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N. 00032/2017 REG.PROV.COLL.

N. 01672/2016 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania
sezione staccata di Salerno (Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul

ricorso

numero

di

registro

generale

1672

del

2016,

proposto

da:

Caterina Di Biasi, rappresentata e difesa dall'avvocato Elena Conte, con domicilio eletto presso lo
studio Ciro Del Grosso in Salerno, via G.B. Niccolini n. 9;
contro
Comune di Castellabate, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Gennaro
Maione, con domicilio eletto in Salerno, via L. Cassese n. 19, presso lavv. Lamberti;
per l'annullamento
1. del silenzio diniego serbato dal Comune di Castellabate sulla richiesta di accesso agli atti
presentata dalla sig.ra Di Biasi Caterina in data 2.8.2016, diretta ad ottenere una password di
servizio per l'accesso al programma contabile dell'Ente;
2. della nota prot. 0021783/2016, a firma del Responsabile dell'Area Economico Finanziaria e
Tributi del Comune di Castellabate, mai notificata, recante diniego di rilascio password;
3. ove lesiva, della deliberazione della Giunta comunale n. 99 del 4 giugno 2015, allegata alla nota
sub 2);
4. di tutti gli atti lesivi, anche non conosciuti/notificati, successivi, presupposti o comunque
connessi
nonch per la declaratoria

del diritto all'accesso agli atti mediante il rilascio di password di servizio per l'accesso alla banca
dati contabile da remoto, senza limitazione di uso, postazione, orari, modalit
e per la conseguente condanna
dell'ente intimato al rilascio della password richiesta

Visti il ricorso e i relativi allegati;


Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Castellabate;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 19 dicembre 2016 il dott. Ezio Fedullo e uditi per le
parti i difensori Conte e Maione;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO
E controversa, nellambito del presente giudizio, la titolarit in capo alla ricorrente, quale
consigliere comunale di minoranza, del diritto di conseguire da parte del Comune intimato il
rilascio di una password di servizio per la consultazione da remoto del sistema contabile
dellEnte.
Deduce la ricorrente, in particolare, linsussistenza degli ostacoli opposti dallAmministrazione, con
la nota prot. n. 0021783/2016 del 25.8.2016, alla istituzione della suddetta modalit di esercizio
dello speciale diritto di accesso riconosciuto ai consiglieri comunali dallart. 43 d.lvo n. 267/2000:
ostacoli rappresentati, da un lato, dalla possibilit, sancita con la delibera di Giunta n. 99 del 4
giugno 2015, di accedere ai dati contabili dellEnte avvalendosi di una postazione fissa
appositamente istituita presso gli uffici comunali, dallaltro lato, dalla impossibilit allo stato,
comunicata dalla software house, di certificare postazioni di accesso remote.
Quanto al primo profilo, infatti, deduce la ricorrente che quella introdotta con la citata delibera di
Giunta rappresenterebbe una mera modalit alternativa di esercizio del diritto di accesso, inidonea
ad escludere quella da lei invocata, quanto al secondo, invece, la circostanza affermata

dallAmministrazione

sarebbe

smentita

dalle

stesse

informazioni

ricavabili

dal

sito internet della software house (PA Digitale).


Il difensore del Comune di Castellabate si oppone invece allaccoglimento del ricorso, di cui
eccepisce anche linammissibilit relativamente allimpugnazione della delibera di Giunta n.
99/2015.
Tanto premesso, il ricorso, ad avviso del Tribunale, non meritevole di accoglimento: ci che
consente di prescindere dallesame delleccezione di inammissibilit del difensore comunale.
Deve precisarsi, in via preliminare, che esso ha ad oggetto, piuttosto che un diniego di accesso tout
court ipoteticamente opposto alla pretesa ostensiva della ricorrente, la determinazione negativa
assunta dallAmministrazione a fronte dellistanza della medesima intesa ad ottenere listituzione di
una specifica modalit di consultazione degli atti contabili dellEnte, costituita dal rilascio di
una password di servizio attraverso la quale accedere, anche da remoto, al sistema contabile
informatico del Comune intimato.
La ricorrente infatti, pur prendendo atto della decisione dellAmministrazione (consacrata nella
delibera di Giunta impugnata) di consentire laccesso dei consiglieri comunali mediante una
postazione informatica appositamente istituita presso gli uffici comunali, ritiene che tale modalit di
esercizio del diritto di accesso sia meramente alternativa a quella da lei auspicata e comunque meno
rispondente, rispetto a questultima, allinteresse pubblico, in quanto implicante quantomeno la
disponibilit di un impiegato che presenzi allattivit di consultazione del consigliere comunale,
distraendolo da altre attivit.
Osserva preliminarmente il Tribunale che, per ormai consolidata giurisprudenza (cfr., di recente,
T.A.R. Marche, Ancona, Sez. I, n. 216 del 2 aprile 2016), la posizione giuridica compendiata
nell'acronimo "diritto di accesso" ha per l'appunto natura di diritto soggettivo, e ci ad onta del fatto
che la vigente normativa prevede il potere della P.A. di conformare tale diritto (soprattutto nella
forma del differimento) e che il codice di rito processuale amministrativo stabilisce un breve
termine decadenziale per agire in giudizio avverso il diniego esplicito o tacito.
Consegue da tale osservazione preliminare, di carattere sistematico, che il sindacato giurisdizionale
non si svolge lungo il binario (tipico dellinteresse legittimo) del rapporto tra interesse sostanziale

del privato e interesse pubblico perseguito dallAmministrazione, al fine di verificare se questa


abbia correttamente operato il reciproco bilanciamento degli stessi nellindividuazione della
concreta soluzione provvedimentale, ma nel segno della verifica della eventuale attitudine del
contestato comportamento dellAmministrazione a frapporre un impedimento, o comunque a
rendere eccessivamente difficile, lesercizio del corrispondente diritto del cittadino (ovvero, nella
specifica configurazione che il diritto di accesso riceve dallart. 43 d.lvo n. 267/2000, del
consigliere comunale).
Ebbene, ritiene il Tribunale che la scelta dellAmministrazione intimata di consentire lesercizio del
diritto di accesso dei consiglieri comunali mediante listituzione di una apposita postazione
informatica per la consultazione dei dati contabili dellEnte non frapponga significativi ostacoli al
soddisfacimento delle esigenze ostensive di cui gli stessi sono portatori (anche considerando la
peculiare condizione - di recente genitrice - della ricorrente): restando invece irrilevanti, nel
suindicato sistema di tutela offerto dallordinamento allesercizio del diritto di accesso, i riflessi
negativi che la soluzione organizzativa prescelta eventualmente riverbera sullinteresse pubblico al
corretto ed efficiente impiego delle risorse comunali.
A diverse conclusioni dovrebbe pervenirsi qualora la specifica modalit di accesso negata
dallAmministrazione costituisse lunica possibilit di esercizio della pretesa ostensiva, risolvendosi
in tal caso la preclusione di quella modalit nellimpedimento assoluto allesercizio del diritto di
accesso, dovendo quindi necessariamente il giudice amministrativo verificare la fondatezza delle
ragioni alluopo addotte dallAmministrazione.
Quanto poi allorientamento espresso dal giudice amministrativo con la sentenza del Consiglio di
Stato, Sez. V, n. 5058 dell8 settembre 2011, richiamata dalla parte ricorrente, deve osservarsi che
essa non offre argomenti decisivi per risolvere, in senso favorevole alla medesima, la presente
controversia: basti osservare che il citato precedente afferma semplicemente la possibilit di
esperire laccesso mediante rilascio di una password con la quale accedere alla visione di un
programma di contabilit (password che, peraltro, dovr essere rilasciata anche in occasione
dellesercizio del diritto di accesso secondo le modalit disciplinate dalla delibera di Giunta n.

99/2015), senza esprimere alcun principio interpretativo in relazione alla possibilit, reclamata dalla
ricorrente, di accesso al sistema contabile dellEnte da remoto.
La valutazione delle pronunce della Commissione per laccesso richiamate in ricorso, comunque
non vincolanti per il giudice amministrativo, resta invece impedita dalla mancata produzione in
giudizio delle stesse ad opera della parte ricorrente.
Il ricorso, in conclusione, deve essere respinto, mentre la peculiarit delloggetto della controversia
giustifica la compensazione delle spese di giudizio: resta cos superata anche lesigenza istruttoria
rappresentata dalla parte ricorrente, relativa alla verifica della possibilit tecnica, negata
dallAmministrazione, di rilasciare la password di servizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, Sezione staccata di Salerno, Sezione Prima,
definitivamente pronunciando sul ricorso n. 1672/2016, lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorit amministrativa.
Cos deciso in Salerno nella camera di consiglio del giorno 19 dicembre 2016 con l'intervento dei
magistrati:
Giovanni Sabbato, Presidente FF
Ezio Fedullo, Consigliere, Estensore
Paolo Severini, Consigliere

L'ESTENSORE
Ezio Fedullo

IL PRESIDENTE
Giovanni Sabbato

IL SEGRETARIO