Sei sulla pagina 1di 634

-BIBLIOTECALVCCHESI- PALLI

TT

/tS-L-3

SISTEMA
DEL

DIRITTO CIVILE ROMANO

Dgitized by

Google

Digilized by

Google

SISTEMA
DEL

DIRITTO CIVILE ROMANO


per

1'

avvocato

NICOLA DE CRESCENZIO
Professore pareggiato nella Universit di bipoli

ONDA EDIZIONE RIVEDUTA ED AMPLIATA

NAPOLI
Presso

NICOLA JOVENE

libraio-editore

Trinit Maggiore, 39.

18G (J

Digitized by

Google

Propriet letteraria posta sotto la salvaguardia delle leggi e dei


Si avr per contrafatta ogni copia che

merazione

dell' autore.

non porter a fronte

trattati.

la cifraie la nu.

TIPOGRAFIA DELLANCORA
Nel Monastero di

S.

Giorgio Maggiore

n Forrell.i.

Digitized

by

Google

PREFAZIONE
.Al.LA

SECONDA EDIZIONE

Nel nuovo indirizzo degli studii inizialo dopo


razione

ehlii

animo

in

di presentare alla

la

zione della prima edizione.

addimostra, come
il

il

nostra politica rigene-

giovent studiosa un trattalo com-

pleto di diritto civile romano, esponendone le ragioni ed

La quale, essendosi

il

metodo

nella prefa-

esaurita nel corso di pochi anni,

sistema, se non in tutto, in parte almeno, abbia raggiunto

suo scopo.
L

ordinamento ed

il

metodo

seconda edizione sono

di questa

e sebbene siavi in Italia celesta opinione dover

romano

diritto

il

gli stessi

esser trat-

tato in guisa, da presentare in figura principale quegl' istituti che aver po-

tessero oggi ancora una pratica importanza

guardare in modo da lumeggiare


duto insistere nel presentare

sandando

istituto

complemento

n mettendo

sola parte pi o

in

le

romane

ombra alcuna

dell'altro, e

che anzi questi

istituti

medesimi

odierne istituzioni giuridiche, pure ho cre-

le teorie

in tutto

parte

il

loro organismo n tra-

essendo io convinto

che non mai perfetta

meno importante, che creder

si

la

voglia, se

che un

conoscenza di una

non

la si

riguarda

nella sua organica connessione coll'intero sistema.

Li quale erronea opinione se prevaler potesse


tico tesoro della sapienza civile de' nostri

maggiori

si

sperderebbe questo anrestando tra non molli

anni un diritto bastardo ed acefalo, che non sar romano che di nome.

E quan-

Digitized by

Google

VI

do avremo preparalo una o pi generazioni,


na, che avr perduto

1'

una dottrina roma-

allo studio di

austero suo carattere, e con veste di utilit pratica

si

risentir delle contingenze presenti, forse anche transitorie o locali; si vedr

allora quanta poca utilit riporter lo svolgimento delle presenti istituzioni.

La

storia ci addita

quando

pochi vantaggi toccati alle legislazioni moderne

legislatori vollero anch essi accettare

come erano

gliendole

molte dottrine romane, acco-

medesimi alquanto

state trattate dai giureconsulti, c dai

trasformate per renderle accessibili ad attuali contingenze piuttosto, che ispirarsi alle fonti vive

prese per romano, quello che non era pi tale

si

cred in buona fede che


Il

mini che prepararono

pu sconvenire
fonti,

Romani

che

il

progetto del codice del Primo Napoleone

tale fu in fatti,

nella revisione di quel codice

mente nel nuovo codice

italiano

il

si

uo-

gli

ma non

si

fossero state attinte alle pure

romane

se le dottrine

sarebbero evitate molte inesattezze. Laonde

si

pensassero anche a quel modo.

la

Savigny fu certo esagerato, severo, e forse anche ingiusto con

si

segn come progresso,

appo noi nel 1819, c maggior-

riprendere in molti punti

la

pura dottrina

romana.

Ho

voluto accennare a questa falsa tendenza, perch

troppo da vicino, ed una volta

cia

ci fe

pericolo ci minac-

il

paura vestendo una forma

officiale

un ministro di publica istruzione le fece


metodo con una circolare diretta alle univercaso di vedere con Giusti Bruto fatto Commen-

parlo di pochi anni or sono, quando

buon

viso, consigliando cotesto

Regno: fu proprio

sit del

datore

il

Ammiriamo

invece con religioso rispetto questo grande

monumento

della

sapienza civile dei nostri padri, senza portare le mani sagrileghc per mutilarlo

studiamolo anzi in ciascuna sua parte; ed

tendoci rivelare lutto

un mondo

antico,

ruderi sono anche buoni

o mirabilmente

ferme.

follia

sconoscere che molti

adatti alle esigenze della civilt


scientifica del diritto
essi

non

altri

che

il

allo

perci in una trattazione

essere trasandati

imperocch senza

potr mai giungere a comprendere lo spirito

si

credono pi conformi

alle

romano sono poco

del diritto

ma non

presenti istituzioni.

s, nella

po-

tempo e che rimasero

si

debba essere studiato come scienza a


ed

istituti

moderna,

romano debbono

aiutano nelle inda-

ci

gini scientifiche di quelle parti che furono rispettate dal

il

Il

di

valore di quegli
diritto

romano

sua vera ed austera lsonomia,

giureconsulto educato alla severit di quei principii sapr meglio giovare

svolgimento delle moderne istituzioni; poich solo allora pu imparare a

comprendere
Per

le leggi

c a proporne

tutte queste considerazioni

miglioramenti.

ho stimato richiamare sempre pi

f atten-

zione de giovani sulle fonti; quindi invece di presentar loro pochi frammenti
al

principio di ogni paragrafo, ho creduto meglio scegliere

ogni principio enunciato e trascriverlo a pi di pagina

un frammento per

di guisa

che non

>i

VII

o disposizione che non avesse

sia principio

il

suo lesto che direttamente

lo

riguarda.

questo faceva per molte ragioni

primamente perch

desse famigliare col linguaggio delle fonti


principio acquistasse la coscienza

na

in terzo luogo perch

alle volte

da

titoli

non

si

ma

di

la dottrina

ma

di lavoro.

gliorare

il

c ci

mi avrebbe condotto

Dove ho creduto
la materia,

dettato,

egli fin da

romana vera

e genui-

testi, tratti

che in questa seconda edizione

da qualche tempo mi ero accinto


trattare la storia

infine

ma

sotto unaltra for-

pi opportuno, ho cercato di allargare

adoperandomi, per quanto mi stato

rendendo

intelligibili

dotte per maggiore utilit de giovani

al lavoro,

completa degli-

fuori dell indole di questo libro.

Forse verr tempo che questo desiderio sar soddisfatto,


o restringere

ren-

desiderio di molti dei miei discepoli di allar-

il

Appendici

ho dovuto smettere; poich avrei dovuto

stituti giuridici

secondamente perch

apparare

si

diversi, e riportati per analogia.

Avrei voluto soddisfare

nome

giovine

confondesse nel riscontro di molti

gare molto di pi quei chiarimenti storici


presento col

il

possibile,

mi-

molti principi Queste riforme intro-

mi fanno sperare

che questa seconda

edizione riuscir pi compiuta della prima.

Napoli

27

luglio 1869.

Digtized by

Google

Digitized by

Google

PREFAZIONE
ALLA PRIMA EDIZIONE

il vedere con un
Romani, quando ingegni pi

Egli recher certamente sorpresa


trattato di diritto civile de

ertamente la pretensione di essere annoverato,


del tema, di cui le diflcolt

pi far maraviglia, quando

si

un
non ho

publicare

titolo simile

valorosi, tra' quali

sono arrestati innanzi

alla vastit

non possono essere debitamente calcolate. E ci tanto


considerer che libri d istituzione di reputati giure-

si

consulti alemanni sono nelle nostre scuole adottati con pieno successo.

Lungi da

me

al pubblico una qualche novit; sono


troppo convinto della pochezza delle mie forze per tentare qualcosa di simile, e per

non discostarmi

la

temerit di volere offrire

da sistemi tenuti fino

ad oggi per eccellenti; soltantoch per

le

pe-

culiari circostanze, in cui trovasi la scienza presso di noi, e per l'indole de nostri

mi permetteva di apportare qualche modificazione ai libri che trovansi


oggi nelle mani di tutti. In questo modo mi prefiggeva il modesto proposito di recare un qualsiasi giovamento ad uno studio ritenuto generalmente e da secoli come
fondamentale, per noi massimamente, rappresentando questo diritto le pi gloriose
studiosi, io

nostre tradizioni giuridiche, la base necessaria dell' attuale legislazione, ed


di partenza della ventura,

abbracciando cosi

il

presente

il

il

punto

passato e lavvenire della

legislazione.

Nessuno pi di me potr altamente ammirare quei libri d' istituzione che corle mani dei giovani, dopoch mi fu dato udirne qualcuno svolto dallautore
nelle universit di Alemagna; e mi godeva lanimo, quando, ritornalo in
patria, ne vedeva molti generalmente adottati. Con tutto ci non ho per fermo che
essi siano adatti tanto alle nostre scuole, da non esser necessaria una pi o meno
grande modificazione.

rono tra

medesimo

Non
romano,

qualche compendio di storia o delle Istituzioni del diritto


compilarono quelle opere per servire di manuale nelle loro cat-

di rado, eccetto
gli autori

DiriNo romunu.

t>

tized

by

Google

tedre, o per
cipii,

loro ascoltatori; perci sotto le rubriche deparagral

che poi svolgono con

le

conferenze.

Il

accennano iprin-

diligente studioso obbligato a notarsi

nella cattedra la conferenza del suo professore per riempiere

il

vuoto alquanto sen-

manuale. Un tale sistema andato tant oltre, che non raro vedere un
insegnante alemanno dare ai suoi uditori un manuale, in cui non si rinviene, che la
sola rubrica del paragrafo con qualche citazione o controversia; sicch esso presenta
solamente un piano, che il professore manda ad esecuzione dalla cattedra.
Un tale metodo ha le sue difficolt per i giovani meridionali, i quali generalmente non reggono a questo lavoro. Io, che nel privato insegnamento ho cercato introdurre questo sistema, dopo quattro anni mi sono convinto, che volerlo assolutamente sarebbe una pentita di tempo con danno positivo della giovent, la quale ha
bisogno di un manuale, che per quanto possibile, sia condotto in ogni sua parte;
oltre a che non difficile, che un libro, il quale non forma che il piano di un sistema, riesca in qualche parte oscuro per lo stesso insegnante, e poco intelligibile per
sibile del

lo scolare.

Ma prescindendo anche da questa ragione, che si trover poco fondata da molti,


che non da vicino conoscono i nostri giovani, un altro vuoto si manifesta nei manuali tedeschi, che riesce difficile appianarlo, ed impossibile alle volle allo stesso

insegnante.

Il

professore alemanno ha lobbligo di dettare

il

suo corso nel breve

di sci mesi, indipendentemente dal ramo pi o meno importante della scienche svolge; stretto dal tempo egli, sia nel libro, sia dalla cattedra, scende raramente ai minuti particolari, alle ultime conseguenze, ed alle controversie; e, poich

tempo

za,

lo stalo

odierno della scienza glielo permette, rimanda

nografie,

all'

effemeridi di giureprudenza, in cui

svolti nei pi

giovani od

lettori alle

singoli punti della scienza

mosono

minuti particolari. Ora chiaro, che per adottare con pieno successo

un compendio di Diritto Romano di autore alemanno, conviene al coscienzioso insegnante di riempiere questo vuoto, esponendo tutto ci che lautore non fa che citare, servendosi di quelle tali monografie, opere riportate dal medesimo; e ci sia per
completare il troppo ristretto manuale, sia per presentare alla giovent l'ultimo movimento della scienza.
Quanto questo sia malagevole per noi non chi noi vegga; imperocch se l insegnante si limita alle citazioni, come se noi facesse, non potendo il giovane per
la difficolt della lingua riscontrarla da se stesso, dovr assolutamente esporre quelle
teorie, il che riesce difficile, non essendo tutti in possesso di quel non facile idioma,
ed anche ad esserlo, non agevole rinvenire lutto questo tesoro di materiali nelle
nostre biblioteche; per la qual cosa, tuttoch ammirando quei sistemi, notiamo sempre un vuoto, che per le ragioni addotte riesce difficile colmare.

Un libro elementare a mio credere dovrebbe riguardare il ramo della scienza


che tratta da lutti i lati, di guisa che il giovane sia condotto a guardarlo nel suo
vero aspetto, nella sua vera estensione; bisognerebbe che le linee principali del quadro fossero precise ed esatte non solo, ma sufficientemente rivestite ancora, lasciandosi allinsegnante il campo c l'ultimo colorito.
di

Guardando quale a noi si presenta il diritto romano, ci troviamo a fronte della


grandiosa collezione giustinianea in quattro codici, i (piali riuniti formano una sola
legislazione. Ora il libro d'istituzione di diritto romano deve rappresentare in principal figura l'assieme di questo sistema, nella pienezza de suoi principii e nella variet e moltiplieit delle sue conseguenze.

11

pretendere che per (piesto studio fosse

XI

esporre quello che puramente appartiene alle Istituzioni, un errore;


ma non
poich la conoscenza del diritto romano sarebbe non solo poco esatta
avrebbe nessuna pratica importanza al pi potremmo dare ai giovani notizia di un
sufficiente

diritto

romano,

ma

non procurargli

Clic ci si volesse fare

la

conoscenza del medesimo.

come introduzione

allo studio di

un

diritto la cui vastit

fa ancora maravigliare i popoli, sia; ma che poi ci bastasse, sarebbe volere che si
producessero molti e gravi inconvenienti. E di vero sfugge all'occhio del giovane la
importanza del diritto romano, e si conchiude da lui la non necessit di questa di-

sciplina; quindi

non

scorgerli

passando in

tutt altro

mai nessuna relazione

campo non meno


tra le Istituzioni

vasto del diritto civile, egli

da

lui studiate

la disciplina

che ha tra le mani; e quando, come suole avvenire, l'insegnante di diritto civile fa
capo della sapienza romana, egli si trova privo di questo fondamento essenziale, c
ci indipendentemente da ogni altra importanza, che ha in s il diritto romano, come base di ogni legislazione moderna, e perci centro di uno studio di legislazione
comparata, e tesoro inesausto di ogni scibile giuridico. Tutto ci non mestieri ora
sviluppare, s perch l'indole della presente prefazione non mel concede, si perch
oramai generalmente conosciuto. All incontro dopo un corso completo di diritto
romano il giovane studioso, passando allo studio di diritto civile, o a studii pi severi
in fatto di legislazione privata, potr senza grandi sforzi

giungere

all'altezza della le-

il diritto romano ha non una importanza


una importanza positiva ancora.
diritto romano dovrebbe rappresentare questa disciplina quale la

gislazione positiva. Guardato da questo lato,


storica solamente,
Il

sistema del

ma

troviamo nella collezione di Giustiniano; nel lesto bisogna fare astrazione dallo stato
anteriore del diritto, o pure, quando necessario, usarne con parsimonia. Non voglio

per che

si

credesse,

non stimare necessario

la storia del diritto

romano; non

io, che proferir questo paradosso, ma bramerei che si studiasse prima in tutta
sua estensione e successivo svolgimento unitamente alle Istituzioni, lavoro non
meno importante che tender di compiere pi tardi. Ma stimo difettoso un sistema

sar

la

che volesse innestare la storia delle istituzioni insieme alla trattazione positiva delle
medesime, prima perch le materie trattale a questo modo riuscirebbero lunghe al
secondo perch si correrebbe pericolo, che linesperto lettore po-

di l del dovere,

non appartiene che


con una legislazione certa e modificata nella forma e nella sostanza; olil sistema giustinianeo nella sua forma
genuina e nel suo vero carattere tal quale lo troviamo nel corpo del diritto, quantunque con altro ordine disposto.
tesse confondere lo stato del diritto anteriore alla riforma, e che
alla storia,

trech

si

fallirebbe lo scopo di rappresentare

Dallaltra parte accade

il

pi delle volle che la intelligenza dei singoli

istituti

non pu essere mai completa, se non si noli lo stato del diritto anteriore alla riforma, poich indipendentemente dai passi delle Pandette nei (piali continuamente si
fa menzione di un diritto gi trascorso, alcune parli della riforma si collegano cosi
strettamente ad una legge o ad una antica istituzione, che sarebbe poco assennato
tacere Io stato e la successione storica di uri simigliantc istituto. Stimo per conseguenza necessario di ricordare, quando l'occasione lo detta, lo stato prima della riforma giustinianea, n vi sarebbe nessun male, se ci si facesse in ogni istituto giuridico senza alterare

il

testo,

ma

pendice, altrimenti nascerebbero


in questa guisa trattato,

il

esponendolo
i

alla fine di ogni capitolo a

modo

di ap-

succitati inconvenienti.

sistema del diritto romano riguarda gi un punto

by

Google

XII

essenziale, ed l'assieme del diritto giustinianeo che riflette nel

medesimo tempo

la storia delle sue istituzioni. Resta a far notare un ultimo punto, secondo me il pi
importante c di una difficolt quasi insormontabile, atteso lo stato della scienza
,

presso di noi, voglio parlare della interpretazione dei

menti

testi.

inutile clic io

ram-

questo luogo, die in ci consiste massimamente lo studio, e che in questo


divisero le scuole. Questa materia trattata da Irnerio fino ai nostri giorni

in

terreno

si

tali e tante controversie, che oggi ancora l'assieme delle medesime si apius controvcrsuin. Non credo di calunniare gli eletti ingegni
asserendo esser noi alquanto indietro mancando i necessarii materiali. La

suscitava

comunemente

pella

d' Italia

publicazione del codice francese appo noi spezz


ridiche, e ci accadde,

ma

di Accursio.

una

ricca

messe

come

di materiali;

ma

il

filo

tempi avvenne per

in altri

questo riguardo

gli antichi nostri

dopo

la

delle nostre tradizioni giula

publicazione della

Som-

giureconsulti ci possano offrire

scoverla Veronese delle istituzioni di Gaio,

c quella di Angelo Mai si creato un mondo novello, e la scienza prendeva tuli altro indirizzo, di guisa che volendo trattare questo difficilissimo tema non si pu fare
astrazione, anzi indispensabile ri)iortare l'attenzione de'giovani sul

timo della scienza; onde bisogna ricorrere


stemi, monografie, ed effemeridi

non restando

forse pivi

campo

agli

movimento

ul-

per

si-

alemanni, presso de quali

si

trattata ogni rimota parte di questo diritto,

si

alla interpretazione.

precisamente questa circo-

stanza che rende questo punto della scienza di grande difficolt; imperocch

il

citare

tali controversie vengono trattale, accennando per capi la controvermedesima, non gioverebbe che a pochi, i piali sono iniziati nell'idioma tedesco,
ma non alla generalit de leggitori; o almeno questo si potr, quando si tratta di
mettere a rilievo ed a confronto opinioni di autori antichi, le opere dcquali sono intelligibili a tutti. Toglierle di mezzo sarebbe mancare la parte pi interessante ed
indispensabile ad uno studio di diritto romano. Non resta adunque che trattare, qua-

le

opere in cui

sia

lora

do

presentino le occasioni, le controversie

si

le opinioni de pi riputati giuristi

esse, e riportando per esteso

modo un
ziali,

de

il

pi estesamente possibile, accennan-

nostri giorni,

passi su

dando ragione

di

ciascuna di

quali cade la interpretazione. In questo

sistema di diritto civile romano sar completo, riguardando tre punti essen-

lassieme delle determinazioni contenute nel corpo del diritto, la storia delle

medesime,

le

controversie che

si

sono agitate e che

si

agitano attualmente nelle

un doppio vantaggio, prima richiamer la


mente de'giovani ad uno studio pi vasto c pi severo di una legislazione che forma

scuole. Esso presenter ai giovani studiosi

lunico c glorioso fondamento delle nostre giuridiche tradizioni, secondo perch ri-

guardando tutti i punti della teoria, il giovane potr nello stesso libro d' istituzione
che ha nelle mani trovar modo come estendere le sue conoscenze senza essere co,

stretto di ricorrere ad altri autori di sistema e di vedute differenti, c correre pericolo, inesperto ancora, di sperdersi in

una via differente da quella che impar a per-

correre nella scuola; e, se per amore di sapere


sistemi diversi, lo potr fare senza pericolo,

sono state

gli

prender vaghezza

quando

nella guida che

di

confrontare

ha nelle mani

trattate le principali controversie, e si additano quei giuristi

che battono

tutt altra via.

Ecco

il

piano secondo

il

quale ho creduto condurre

ne. Nel testo ho cercato esporre

assieme del

il

presente libro distituzio-

diritto giustinianeo,

rapportando a

principii le singole determinazioni coi suoi pi minuti e svariati particolari, avvisan-

do

alla fine di

ogni capitolo della esplicazione storica di ciascuna istituzione, e senza

Digitized by

Google

Sili

alterare il diritto puramente giustinianeo, innestando in questa guisa la storia allo


sviluppamene sistematico delle teorie. Nelle annotazioni ho tentato di rappresentare il movimento ultimo della scienza cercando, modo di rafforzare le teorie col con-

fronto delle opinioni dissenzienti sulla interpretazione dei testi. Ci faceva con l'aiuto de pi celebri giuristi

alemanni e segnatamente di Savigny, Thibaut, Wchler,


mio maestro Vangerow a cui debbo quel poco che so,

Puclita, e soprattutto del

prendendo ora occasione

di manifestargli eterna gratitudine; cosi oggi ci forza far

tesoro delle fatiche degli stranieri,

come

altra fiata essi si avvalsero delle nostre.

In fine ho stimato conveniente di riportare a fronte di ogni paragrafo in esteso


qualche passo de fonti e ci sia per far concentrare lattenzione de'giovani sulle definizioni, distinzioni, ed elementi esposti dai medesimi fonti, sia per cercare d'infondere negli animi giovanili l'amore per essi; notandosi spesso lo sconcerto, che molti
si

avvisavano studiare diritto romano senza l'aiuto del corpo delle leggi.
In simigliante guisa ebbi la speranza di offrire un libro d'istituzione per

le,

le

scuo-

spinto dal caldo desiderio di essere utile alla giovent italiana. Sperando nella

mi si metter a calcolo le difficolt non lievi che passo passo sorgono trattando un tema per se stesso difficoltosissimo; e se queste umili carte
potessero apportare un vantaggio quantunque piccolissimo alla giovent studiosa,
sarebbe questo un sufficiente guiderdone alle mie fatiche.
benignit de'dotti, credo

Napoli, 10

novembre

1863.

L'Autobe.

Digitized by

Google

PARTE PRIMA

Digitized by

Google

INTRODUZIONE

S-

l-

Del diritto citile romano.

che abbiamo intitolato Sistema del Diritto


Il ramo della scienza
Romano ha per base il diritto dei Romani nell' ultima e totale rifor,

ma
gl

comunemente appellasi Diritto Giustinianeo.


Il Corpus iuris adunque 1' obbietto del nostro studio, ossia queistituti giuridici che hanno un' origine romana, e che sono stati ac,

quello che

cettati dall

Non

ultimo riformatore Giustiniano nei suoi codici.

tutte

per

le disposizioni del

Corpus iuris saranno da noi prese

in esame; la nostra occupazione sar pi limitata, essendo nostro scopo


di occuparci delle basi di ogni istituzione civile; eliminate

que
ed

tutte quelle istituzioni di diritto

che appartengono

saranno adun-

al diritto

publico

ragion penale, non restando come nostra speciale materia che

alla

diritto privato dei

Romani

e svariati particolari

in tutta la

il

sua ampiezza, e nei suoi pi minuti

(a).

Fonti del diritto romano.


2 .

Codici glwatlnioncl.

Lunico fonte del Diritto

Romano

il

corpus iuris

civilis,

il

quale rac-

coglie in s tutta la sapienza civile dei Romani. Esso va diviso in quattro


codici

quali

sebbene

distinti,

pure formano un

sola legislazione; essi sono le Istituzioni,

tutto

armonico ed una

Digesti o le Pandette,

il

Codi-

ce (codex repetitae praelectionis), e finalmente le Novelle.


{)

Savigny, Sistema del Diritto Romano. Berlino 1840.


Diritto

romano.

Digitized by

Google

compilazione non doveva presentare solamente una collezione;

nare

modo da formare un

le teorie in

tutto

accett questo per s

non

ma

ordi-

armonico, senza che ciascun

La commissione

legislativa

facile compito, e scelse la materia

da 39 ope-

giurista perdesse nulla della sua originalit.

re di giureconsulti (2).

Tre anni circa furono impiegali per terminare questo importante lavoro; si prese per base lEditto, e, secondo le istruzioni dell imperatore,
fu eliminato tutto ci che pi non era applicabile, e compilato in guisa
che ciascun frammento form un articolo del codice, portante in fronte il
nome dell'autore, e l'opera, donde era stato ricavato. Perch poi vi fosse armonia in tutto il testo, e tolta ogni ombra di contraddizione facile a
,

succedere in 39 autori differenti

furono definite tutte

le

controversie

togliendo alcune cose, cambiandone altre, e altre aggiungendone ( Interpola tiones o emblemata Triboniani J.

Tutto
titoli,

il

codice delle Pandette dividesi in 50

libri,

ciascun libro io pi

numero pi o meno grande di frammenti, i


un codice, sono oggi da appellarsi pi
questi 50 libri formano 7 parti corrispondenti

e ciascun titolo in un

quali essendo parti integranti di

propriamente leggi. Tutti

alle 7 parti principali dell Editto.

La prima parte lupara) composta dei primi quattro libri, e contiene


una specie d introduzione; la seconda ( de iudiciis ) dal libro 5-11 tratta
del giudizio, delle azioni reali, della legge Aquilia e di altre materie affini;
la terza

parte dal

lib.

12-19 (de rebus) tratta delle condizioni e delle

azioni personali; la quarta dal lib. 20-27 (umbilicus

ne

come

pandectarum) contie-

i mezzi di pruova, il made testamenti ) tratta particolarmente della successione testamentaria coi legati e fedecommessi; la
sesta dal lib. 37-14 contiene la teoria della bonorum possessi, della suc-

differenti materie,

trimonio

il

pegno,

e la tutela; la quinta dal

lib.

le usure,

28-30

cessione legittima, ed altre teorie; finalmente la settima parte dal

contiene molte materie, tra le quali


L
ijesta,

lib.

45-50

le teorie penali.

opera fu publicata il 16 Decembre 533 ed ebbe diversi nomi ; DiPandectae Codex iuris antiqui enucleati: ebbe forza di legge dal
,

30 Decembre del medesimo anno

3)11 Codice

(a).

delle costituzioni

nel suo ardito piano di riforma; egli

il primo lavoro fatto da Giustiniano


ebbe in mente di raccogliere tutte le

costituzioni degl imperatori senza badare se fossero editti, o rescritti, se

fossero o no state raccolte nei tre codici Gregoriano, Ennogeniano e Teo-

dosiano, e dividerle secondo

le

rubriche delle differenti teorie di

diritto.

A tal uopo nomin una commissione di dieci giureconsulti sotto la presidenza di Giovanni ex questore del sacro Palazzo: 1 anno seguente ai 16
(t)

Imi. CoDSt. dedii nobis,

g. 21.

Digtized by

Google

4
di Aprile

rono

529

fu terminato

Non

il

lavoro, publicato e nel

rest questo libro lungamente in uso, in quanto che

v tanto in armonia con la riforma degli


zioni.

medesimo tempo

Per

fu-

codici esistenti.

aboliti gli altri

altri,

non

si tro-

cio le Pandette e le Istitu-

cosa nel 534 Giustiniano nomin una commissione di

la qual

quattro giuristi solto la presidenza di Triboniano, affinch facesse una revisione del Codice, inserisse le novelle costituzioni emanate dal 529-534

(3),

e lo armonizzasse col codice delle Pandette. La revisione fu compiuta, e


nel

medesimo anno

publicata. Questo codice

ebbe perci

nome

il

di C'o-

dex repetitae praelectionis.


Codice diviso in 12

11

questi in un
stituzioni,

diretta,

numero

pi o

avendo a fronte

ed in

fine la data.

libri,

ciascun libro in

e ciascuno di

titoli,

meno grande di costituzioni o frammenti di


il nome dell' imperatore, dellufficiale a cui
In generale si pu dire, che come le teorie

co-

era
dei

giureconsulti furono divise ed ordinate nelle Pandette, cos le costituzioni

da Adriano

in poi nel Codice.

4 ) Finalmente le Novelle, o novellae constitutiones il quarto ed ultimo libro legislativo della grande collezione giustinianea. Gi fin dalla
publicazione degli

altri libri

imperatore Giustiniano

era riserbato

si

il

diritto di modificare, secondo la opportunit e le circostanze, alcuni principii della legislazione

vigente

e di

appena publicati

fatti

continu senza interruzione a riformare.alcuni

che veniva appena ad essere publicata

predetti codici

istituti della

legislazione,

con una serie di pi o meno im-

portanti modificazioni.

Queste costituzioni, la maggior parte scritte in greco,


novellae constitutiones , ed rimarcabile, che

desime sono state


gli altri codici.

scritte nei

Ognuna

la

si

appellarono

maggior parte delle me-

primi cinque anni dopo la publicazione de-

di queste costituzioni contiene

dapprima un

in-

scritto, ossia il nome dell imperatore, e dell ufficiale a cui era diretta;
quindi segue un proemio, specie dintroduzione a tutta la legge, ed infine

un

l Imperatore d le sue istruzioni all impiegato, seconla legge dovrebbe essere applicata.
Queste costituzioni furono raccolte dopo la morte di Giustiniano e formano il quarto libro addimandato comunemente le Novelle.

epilogo, in cui

do che

Questi tre codici con le Novelle che bens possono chiamarsi appendice al Codice, sebbene siano tre parti distinte, pure ci

mano un

sol tutto,

tutto oggi

ed

il

non pertanto for-

solo Codice autentico del diritto romano: questo

chiamato Corpus iuris

civilis,

nome che abbiamo avuto da

Dionisio Gotofredo che primo adoper questo titolo nella sua edizione
(

1583
(b)

1)

(b) (4).
nostro

metodo

di citazione consiste di enunciare

prima

il

segno

. se

il

passo da ci-

Digitized by

Google

5
ANNOTAZIONI
filo,

(1) La commissione fu composta di 16 giuristi, cio: Costantino, Doroteo, TeoAnatolio, Cratino, Stefano, Menna, Timoteo, Leonzio, Prosdocio, Leonida, Ia-

copo, Giovanni, Eutolmio, Costantino e Platone.

frammenti de' quali furono accettati nelle Pandette, sono:


(2) I giureconsulti,
Muzio Scevola, L. Elio Gallo, P. Alveno Varo, Antisteo Labeone, Sempronio Proculo, P. Giuvenzio Celso, Nerazio Prisco, Giavuleno, Aburno Valente, Salvio Giuliano, Sest. Cecilio Africano, Terenzio Clemente, Giunio Mauriciano, Sest. Pomponio, L. Volusio Meciano, Claudio Saturnino, Tarruntino Paterno, Papirio Giusto,
Q. Cervidio Scevola, Ulpio Marcello, Gaio, Emilio Papiniano, Q. Sos. Tertulliano,
Claudio Trifonino, Arno Monandro, Fur. Antiano, Rutilio Massimo, Venuleio Saturnino, Domizio Ulpiano, Giulio Paolo, Callistrato, Elio Marciano, Fiorentino, Licinio
Rufino, Emilio Macerone, Giulio Aquila, Erennio Modestino, Ermogeniano, ed Arcadio Carisio. Da questi nomi facilmente si scorge, che non fu trasandato nessuno, trovandosi i giuristi pi antichi in Muz. Scevola c Labeone, ed i pi giovani in Ermogeniano e Arcadio Carisio; bisogna per conseguenza affermare, che le opere di quei nomi
illustri, come Capitone, Masurio Sabino, ecc., che vediamo brillare nei pi bei tempi della romana giureprudenza. fossero gi andate perdute ai tempi di Giustiniano.
(3) Celebri sono a questo riguardo le cinquanta decisioni [iptinquaginta decisiones), nelle quali Giustiniano sciolse una quantit di pratiche controversie di antichi
romani giureconsulti; la maggior parte di queste decisioni furono emanate tra il
52OJ0.
(4) I. Quantunque il titolo Corpus iuris civilis data come si detto dal 1583, e
fu adoperato massimamente per opporlo ad un altro titolo simile ( corpus iuris cai

nonici )

pur tuttavia mai si dubitato dellunit del sistema giustinianeo, di cui i


non sono che parti integranti. Gli stessi Glossatori non la intendevano
diversamente, quantunque non adoperassero un titolo comune; essi dividevano tutto
il sistema giustinianeo in cinque parti o volumi, dei quali ognuno aveva il proprio
nome. Cosi i primi tre erano detti Pandette, il primo fino al libro 24 titolo 2. in,

singoli codici

il secondo volume detto infortiatum incominmatrimonio /, e termina col libro 38 incluso;


Digestum nomini incomincia dal libro 39 e ter-

cluso era chiamato Digestum vetus;

24

cia col terzo titolo del libro

finalmente f ultima parte col

mina

al libro 50. Il

ne portava il
conteneva le

titolo,

( soluto

titolo

quarto volume conteneva

meno

il

Codex

repetitac praeleclionis di cui

rinvenuti dopo. L'ultimo volume

gli ultimi tre libri

il

5.

authenticarumj, ed i tre libri ultimi del


Codice. In questo modo sono divise le prime edizioni del corpus iuris; pi tardi si
adoper un' altra divisione, in quanto die il primo libro conteneva le Istituzioni,
quindi

tarsi

le

Istituzioni, le

Pandette,

il

Novelle

libar

Codice, e finalmente le Novelle.

appartiene alle Istituzioni, ovvero

la

lettera L. (legge) se esso fa parte

del Codice, e la lettera N. se delle Novelle; quindi

capitolo; appresso la rubrica del titolo,

corrisponde al libro,

liombus

2. 7. );

per

il
i

secondo
Digesti o

le

il

numero

finalmente due numeri

al titolo; p. e.

per

Pandette: L. 0. pr. g.

1.

delle Pandette o

del paragrafo della legge o del


io parentesi

le Istituzioni pr.

ovvero .

de usufructu

L. 1. C. de curatore furiai. (5.70); finalmente per le Novelle: N. 53.

il

primo

ile

dona-

dei quali
1.

(7. 1.);

Ini c.

per

il

Codice:

c. 3. g. 1.

Digitized by

Google

II. Il corpus iuris fino ai nostri giorni ebbe molte edizioni, le quali sono perfettamente estranee allo studio del diritto romano, alcune sono glossate, ed altre
senza glosse. Delle'edizioni della prima specie le pi importanti sono:
1

Lugduni apud Sennetonios

fratres, 1549-1550,

voi. in

f.

2 cura Antonii Contii, Paris 1576, 5 voi. in f.


3) cura Pel. ab Area Iiandoza Cestii, Ludg. 1593, 4 voi. in q.
)

4) cura Io. Peliti, Lug. 1527, 6 voi.

Tra
1

le

la

in

f.

non glossale si distinguono:


Lugduni 1571, correttissima edizione

Contialta,

in 15 voi. in 8. pie.

2) cura Lod. Itussardi, Lug. 1560, 1861.

3) le
za

la

tra le

numerose

edizioni di Dionisio Gotofredn

prime sono da raccomandarsi quelle

edizione di Francoforte 1663, in 4. Fra

edizione di Elzevir

1663

al

1664 in

le

di

parte con note

e parte sen-

Sim. van Leeitwen, Amst. 1663,

edizioni senza note ricercata la bella

8., detta

pars secundus da questo errore di

stampa.
4) cura Lud. Charondae, Anv. 1575 in f.
5| quella di Gebatter-Spangenberg, 2 voi. in 4 gr. Gtling. 1776, 1797.
6) la edizione di Deck, Lipsia 1825, 5 voi. in 8, edizione stereotipa.

Le Istituzioni, e le Panil Codice per Hermann, e le Novelle per


raccomandare in preferenza delle altre per

7) quella dei fratelli Kriegel, Lips. 1833, 3 voi. in 4.

dette sono per cura dei fratelli Kriegel,

Osenbrueggen Questa edizione

si

lascia

la facilit di usarla.

Oltre a queste edizioni di tutto intero


altre di
1

qualche parte speciale, cosi p.

corpo del diritto

vi

sono state ancora

princeps
con glosse, Magunt. 1-468, in f.
la cosi detta Haloandrina
senza glosse, Norimb. 1529, in 8.
cura Iac. Cuiacii, Par. 1585, in f.
la edizione di Riener, Beri. 1812.

a) la cos detta edilio

b)
c

il

e.

In rapporto alle Istituzioni:

la

magnifica edizione di Schrader, Beri. 1832, in 4 gr.


alle Pandette abbiamo:

2) In quanto

detta edilio princeps, con glosse; il Dig. vetus, Perug. 1476 ( F.nr.
ClaynJ, Digestum infortiatum, Bom. 1475 (Vii. PuecherJ. Dig. nov. Rom. 1476.
b) la celebre Haloandrina, Norimberg. 1529, in 4. in 2 ed in 3 voi.
c la magnifica e preziosa edizione di Firenze, chiamata perci fiorentina per

la cosi

cura di Torelli, Fir. 1553, in 2. 3. 4. voi.


3 Per il Codice abbiamo le seguenti edizioni:
)

a la editio princejis, per i primi nove libri per Pel. Schoyffer de Gernshcgm
Magunt. 1475, in f. c per gli altri tre con le Autentiche, Rom. 1476.
b la Haloandrina, Norimberg. 1530, in fol.
4 Per le Novelle abbiamo:
)

a)

la editio

la

princeps,

Rom.

1476, in

Haloandrina, Nor. 1531 ,

in

f.

f.

c) la edizione di Henr. Scrimgerus, Genev. 1558, in

la edizione di

le

stratae

f.

Agglaeus, Col. 1560, in 8.


Novellae constitutiones
ex greco in latinum conversae

I.

F.

Homberg Marb.

Catl. 1717, in 4.

et notis illu -

7
1

f)

Aulhenticum. Novellar, constitutionum lustiniani versio vulgata cura

G. E. Heimbachii, Lip. 1816.


A tutte queste edizioni possiamo aggiungerne una recentissima con

la tradu-

zione in italiano.

Corpo del diritto corredato dalle note di D. Gotofredo e di C. C. Freiesleben


alt. Fcrromontano, preceduto dalla cronologia delle leggi di Roma con 1' aggiunta
delle Ist. di Gaio, dei frani, di Ulpiano, di Paulo e Vat., per Vignali, Nap. 1856

62. 10 voi. in

f.

. 3.

Fonti per la Intelligenza del CORPUS 1URIS.

Il corpus iuris fonie legale del diritto ha bisogno di altri per essere
ben compreso. In questo caso dobbiamo adoperare non solamente gli
scrittori antigiustinianei, i quali possono essere considerati in certo modo
fonti dello stesso corpus iuris
ma ancora gli sforzi della scienza, che da
secoli cerca d illustrare sempre con nuova luce questo singolare monumento di scienza giuridica.
Possiamo dividere in tre categorie questi mezzi per la intelligenza
,

del corpo del diritto:


1

Quei mezzi che

vile dei Giuristi

2 Quelli

ci

Romani

sono pervenuti immediatamente dalia scienza

ci-

impero

bi-

che ebbero origine immediatamente dopo

nell

zantino, dei quali la maggior parte sono interpretazione degl'istessi


pilatori del sistema giustinianeo

com-

3 Finalmente quelli prodotti in occidente per

opera dei Glossatori

fino ai nostri giorni.

ANNOTAZIONI
Tra

fonti della 1.* categoria sono da pregiarsi primieramente le Istituzioni


opera pi preziosa ed importante che avessimo acquistato nel secolo
XIX, per mezzo di questo potente aiuto stato possibile alla scienza di sciogliere
molti dubbii, e rettificare molti errori (a). Sonosi fatti importanti lavori su questo
1

di Gaio;

l'

senza che

un completo commentario. Si distinguono per i seDupont disquisitiones in coma Gaio, Berlino 1831.
cmnmentarius quartus; Elvers prontuarium Gaianurn, Gtt. 1824. Istituzioni di Gaio
comm. 1, IV. Giuseppe Tedeschi, Verona libr. alla Minerva, 1857.
scritto prezioso

guenti lavori

Gans

vi sia

sciolie

rnent. quart. Institutionum Gaii, Lug. Bat. 1823 ; lleffter Gaii Institutionum

(a)

Schradc

Che

guadagna

1, p.

romano per le ist. di Gaio 1 Annali di


Quantum fruclum ceperil Rom. lur. e Gaii ist. VVenh

la storia del diritto

Heidelberga, 1823. N. 60: 64. Baubuld.


upusrola, Voi.

663.

Digitized by

Google

2 Nel medesimo tempo che furono trovate le istituzioni di Gaio, si rinvenne


ancora un antichissimo scritto, il quale appena fu decifrato ebbe il titolo de iure fi)

ma dopo una comparazione fatta segnatamente del . IH, con la


. 5. de iure fisci, lo scritto stato attribuito a Paolo; ma questo un
punto mollo controverso, v. principalmente Valch de aetate frag. vet. Ic. de iure
fisci, Iena 1838, Lachmann negli annali storici (gesch. Zeitschriften) XI. p. HO.
sci d'ignoto autore;

legge 45.

Stefano Edilcher scovri nel 1834

in Vienna un altro scritto prezioso, che dal


pergamene probabile che sia qualche frammento
da confondersi questo frammento coi cosi detti
frammenti di Ulpiano, imperocch erano conosciuti mollissimo tempo prima; secondo alcuni titoli autentici del Vaticano i frammenti di Ulpiano sembrano essere tratti
dall opera di quesjo giurista liber rngulars regutarum confr. Vip. XX. 6: con la
leg. 17 de testibus. V. Schilling. diss. crii, de Ulpiani Fragmentis Vratisl. 1824. Le

titolo scritto in

una

di quelle

delle istituzioni di Ulpiano.

Non

migliori edizioni dei frammenti di Ulpiano sono, quelle di

Hugo

ed. quint. Rerol.

1834, quella di Bcking 1831, ed ultimamente quella di Husclike, Lips. 1861.

Come

appendice ad uno scritto di un grammatico greco del principio del

III.

un frammento giuridico in greco, ed unantica traduzione in latino;


questo frammento principalmente importante per la teoria della manomissione; fu
secolo trovavasi

publicalo in latino la prima volta da Pithou nel 1523, pi recentemente da Scul-

ed in latino da Rover,
de manumissionibus, Lugd. Bat. 1731).

ting, iurisp. anti-iust. I.ugd.Bat. 1714, in 4.,


iuris speciebus et

de

frag. vet. Ic.

5 I frammenti del Vaticano trovati dal Cardinale Angelo Mai formavano probabilmente fra il 372 ed -138 una collezione di passi di differenti giuristi, e di costituzioni imperiali per scopo d istruzione, dai quali stato possibile di ricavare sette
)

titoli

non completi. Una

delle

buone

edizioni con

quella di BvcUholz, Rcgim. 1828, e l'ultima di

un commentario senza dubbio


Hollweg, Bonna 1833.

Bethmann

ancora Bruns quid conferant Vatic. fragni, ad melius cognosc. ius Boni. Tub.
1838.

v.

Non

senza interesse per la intelligenza del diritto romano la cosi detta Lex
legum Romanarum et 4 fosaicarum; un parallello tra molti passi
romane presi da molti giuristi, non che dai Codici Gregoriano ed Ermogeniano, con le leggi mosaiehe. stato pubblicato da Blume, Lex Bei, Bonna 1833
Il cos detto Breviarium AUiricianum, o il codice romano dei Visigoti del
7

G
Dei o

collatio

delle leggi

506. Questo codice importante in quanto contiene molti e lunghi inalterati passi di
giuristi

ad

romani. La migliore edizione quella di Haenel, Lex BomanaVisigotorwn


libror. manuscripl. fdem recognovil, Lips. 1847-49. Il Breviario con-

LXXVI

tiene:

a) 16

libri del

codice Teodosiano. Questo prezioso

monumento incompleto

nel

Peyron in ToTheod. fragmenla inedita ex codice jmlimpsesto bibl. Taurinensisin


lucem protulit atguc illustravit Amed. Peyron 1823; da Clossio, Tlieodos. codicis
genuina fragmenla ex membranis bibl. Ambrosianae Mediolanensis nuneprmum
Breviario stato completato per opera degli Italiani specialmente da

rino. Codicis

La edizione pi conosciuta quella di G. Haenel Codex


Theodosianus ad LIV libror. mantiscrip. et priorum editionwn (idem recognovil
annotalione cri, instruxit G. Haenel, Bonna 1837; migliore quella di Carlo
de Vessine incominciata in Torino nel 1839, gi nei primi tre libri di questa novella
edizione trovansi ben 23 costituzioni inedite;

edidit Clossius, Tb. 1824.

et

Digitized by

Google

9
b)

novelle di Teodosio

le

II,

Valentiniano

III,

Marciano, Magiorano e Severo.

Oltre a quelle contenute nel Breviario, per mezzo di studii dei nostri pi recenti scrit-

venne a conoscenza

tori si

non sono contenute in questo


del medio-evo. La migliore edizione senza dubbio quella dell'infaticaHaenel. Novellar constitutiones imperatomi n Theodosii II, Valentiniani
di altre

Novelle,

le quali

monumento
bile G.

Ad

Majorani, Severi, Anthemii.

III, Marciarli,

libr.

manuscripl.

et

editiomim

dali recognovit et a nnotatione critic. instruxit G. taenel, Bonn. 1844

fi-

Gaio in due libri mollo scorretti, i quali non sono di nessuna


importanza dopo la scoverta veronese;
le receptae sententiae di Paolo in 5 libri, che sonosi stampate poi come ap<1
c

le istituzioni di

pendice ad alcune edizioni del Corjnts i urie,

come segnatamente

in quelle di

Goto-

t'redo;

13

del Codice Gregoriano;

titoli

f 2 titoli del codice Ermogeniano. La migliore edizione di ambo


codici con
aggiunte posteriori quella di G. I laenei. Codici Gregoriani et codici s HemiogeAd XXXV libr. Mstorum etpriorum editionum fidem recognovit
et amiotatione critic. instruxit G. Uaetiel, Bonn. 183.';
i

niaui frugmenta.

g) un piccolissimo frammento de' responsi


corp. iur. anteiust. Voi.

p. it. pag. 39,

di

Papiniano publicato dopo nel

Bonn. 1835;

8 la legge degli Ostrogoti conosciula sotto il titolo Edictum Theodorici , la


quale si compone massimamente delle sentenze di Paolo e di costituzioni imperiali.
)

Il

piu recente lavoro su questo Editto, di pochissimo interesse per la corruzione dei

Bhon comnientatio ad Edictum Theodorici

testi, quella di
Halle 1816, in 4.

regi s

Ostrogotlwmm

9 Finalmente dobbiamo registrare in questa classe il codice dei Borgognoni


chiamato Papiniano o Lex Homana Burgundiomtm compilato tra il 517-534
per
lo pi fu attinto dal Breviario Alariciano, ma trovansi molti passi autentici, e per
ci di grande interesse. Cujacio per il primo lo public dietro alla sua edizione del
|

codice Teodosiano, Lugd. 1560, commentato da Amaduzzi, che lo public con le


novelle di Teodosio dal manoscritto di Ottoboni, Roma 1765, in f.
Questi fonti del diritto antigiustinianeo trovansi riuniti nelle seguenti collezioni;
Iurisprudentia velus Ante-Iustinianea ex recens. et

Lugd. Cat. 1714,

in 4. edit.

cum

not. Ani. Schullingii,

nova praef. est Agrer, Lips. 1737.

lus civile Atile-iustinianoum codicum et optim. edition. ope a societate iurisconsultor. curatimi; praefatus est Gust. Ilugo, Berol. 1815. 2 voi.

Corpus

iuris

romani Antc-Iuslinianei Consilio profes. Bonniensiwn E. Pug-

gaei et Ilelh fnann-IIollwegii et dura in vivis erat E. Puggatx curaverunt iidem as-

sumptis

L.Arndlsio, A. F. Bakovio, F. Blumio, I. F. L.Goeschenio, G. Ilaeuelio aliisque; praef. est E. Boeckngius, Bonn. 1835 seq.
II.

sociis

Tra

le

immediatamente dopo la puimpero bizantino sono da annoverarsi


uno dei collaboratori delle Istituzioni

lavori fatti sulla legislazione giustinianea

blicazione della

medesima

nell'

parafrasi alle Istituzioni di Tcofilo,

sono lezioni scritte ancora prima della publicazione del Codice repetitae praelectionis, interessanti non solo per l'intelligenza delle Istituzioni di Giustiniano, ma ancora di tutto il Diritto Romano. La migliore edizione quella di Beiti
Hag. Coni. 1751 2. voi. in 4;
di Giustiniano,

2)

il

compendio

Virilio

delle Novelle di Attanasio.

romano

Digitized by

Google

10

In questo lavoro le costituzioni furono messe sotto le rubriche di 22

titoli, ed
probabilmente incominciato durante
e finito sotto il suo successore Giustino. La primp edizione coi
prolegomeni quella di Haimbach. nel 1 voi. dei suoi *?-, Lips. 1838;
3 ) il compendio delle Novelle di Teodoro compilato in sul finire del VI. secolo. Questo lavoro ha per base 168 Novelle; una completa edizione stata fatta per
cura di Zachariae su di un manoscritto da lui trovato sopra il monte Atlio v. nei

alla fine del titolo

un

indice.

Questo

scritto fu

la vita di Giustiniano,

suoi 'ArinSarx, Lips. 1843 p. 1. seq.;

4 un piccolo scritto sulla partizione del tempo nel Diritto che viene attribuito
ad Eustazio. Fu publicato ultimamente da Zachariae sotto il titolo. < (*>;
)

un compendio publicato come legge da Basilio il Macedone e suoi figli CoLeone verso lan. 878, in cui gli elementi de! diritto sono esposti in 40 tipublicato primieramente da Zachariae sotto il titolo oir/xxifo< n/ui Imp.

stantino e

Fu

toli.

Basitii, Costantini, et Leonis prochiron.

Heidelberga 1837;

6 le Basiliche una modificazione della legislazione giustinianea fatta dalla


publica autorit sotto il regno di Leone il Filosofo per mezzo di questo lavoro do)

veva essere ordinata tutta la legislazione giustinianea in un solo codice, ossia tutto
ci che si contiene nelle Istituzioni, Pandette, Codice e Novelle doveva essere messo
sotto altre rubriche. Tutta questa materia fu ordinala in greco in

60 libri, che non


pervenuti alla nostra et. Una edizione completa dei libri pervenutici fu
da prima per cura di Fabrot, Parigi 1647 in 7 volumi fol., quindi ristampato con
un supplemento di Itulmke e Reitz,Operis Basilici Fobriotanisupplementum. Lugd.

sono

tutti

fatta

Una edizione pi accurata e completa quella di Haimbach. BasilicoLibri I.X, Lips. 1833 seq. V. voi. 4., alla quale si aggiunto un supplemento
Zachariae: supplem en tum editionis Basilic. Ileim. lib. X V
XVII cuin scholiis
antiquis integros nec non lib. XIX Bas. novi* auxiliis restitutum continens. cdid.
C. E. Zachariae a Lingenthal. Lips. 1846 in 4.
Con pi facilt ad usarsi il manuale delle Basiliche di Ilaubold, Lips. 1819 in 4.
Bai. 1765.

min

di

Sinopsis Basilicorum

il

titolo di

un compendio

delle Basiliche compilato

348 titoli nell'anno 969. L'unica edizione fino ai nostri giorni quella di Liiwenklau con cambiamento di titoli: LX. Libr. sxnAix
Eclogasive Sinopsis Basii.
1575, v. iMbbaei observationes et cmendationes in Sinopsis Basilic. Par. 1606 in 8.
in

8 ) Una interessante monografia sul peculio dei figli di famiglia probabilmente


del Sec. XI. pervenutaci in tre differenti manoscritti editi da Hcimbach in 1 voi. nei
suoi ' ArixSora t p. 147.
or kh ri
9) npcx>
manuale legniti dictum Hexabliblus di
i
Costantino Ermenopolo nel 1345. La migliore edizione quella di Retti nel Thesaurus Meermanni, t. Vili. v. Zachariae historiae juris greco-romani delineatio, Heidelb. 1839
Montreuil histoire du droit Bysantin. III. voi. Paris. 1843-44.
,

f>'

La

terza categoria dei mezzi perla interpretazione della legislazione giustii lavori
de Glossatori, i quali furono i primi in occidente ad iniziare
questo studio ed influirono molto sulla correzione dei testi. Le note scritte immediatamente sotto il testo furono dette Glosse, onde il nome di Glossatori. Per la qual
cosa non senza interesse della scienza il sapere quali passi del corpus iuris sono
III.

nianea sono

stati glossati
1

Le

o quali no.

Istituzioni

sono state tutte glossate.

Digitized by

Google

li

L. 11. de bon.
si Nelle Pandette sono rimaste non glossate le leggi 7 $ 5.
damnator. 1-48. 20) e le leggi 10
19 de interdictis etreleg. (48. 22).
3 Del Codice sono rimaste non glossate Nel libro I le leggi 3. 5. 6. 7. de sum-

L. 15. 17. 18. 20. 24. 25. 26. de eccles. 2) 29. 30. 36. 39.
L. 14. 17. 18. 20. 22. 23. 25.
L. 11. 18. 20. de haer. et Man.
L. 10.
L. de Christ. mane.
L. 18. de Iud. Coel.

de paganis
L.
L. 10 de legib.
de his qui ad
Leg. de vet. enuc. (1.17) L. de praef.
2 de mand. princ.

praet. orient.
praef. praet.
27). L.
L.
19. 23 de
L.
26)
de
com. rer.
52).
33) L. 13. de

L. de ius voc.
Nel libro
L. 18 19 de adv. iud.
L. 27. 28 de proc.
L. de iureiur. propt.
59).
L. 11. de iud.
L. 1.2.
Nel libro
de sport.
L.

de plus. pel.
de
43.) L. 15. de
10) L.
Nel libro IV L.
13.
22. de
16. de
instru.
20) L.
L. 24. mand.
de pign.
21.)
24.) L. 29. 30. de usuris

L.
vect.
nov.
cond.
L.
33.
de
et
35)
65).
62)
Nel libro V L. 6 de spon.
L. manifestimi L. 8 e L. 29 de
L. 12. de repud.
nupliis.
L. 10
de secund. nupt.
L. unica de incer. 48)
Nel libro VI de bon.
Nel libro VII L. 15 de sent.
de
45) L.
51) L. 33. 36.
de
L. de op. pub.
Nel libro Vili L. 12. de aedib.
L.
de duob.
de
exp.
40) L. 29 de
41) L.
Nel libro IX L.
care.
L.
L. de
de cusl. reor.

reus
L.
ad legem Iuliam maiestatis.
L. 37 ad legem Iuliam de

L.
adulteriis
ad legem Comeliam desicariis
(dopo
L.
L.
de
L. de bonis proscr. (9.49).
(9.29) L. 26 de pocn.
Nel libro X L. 11 de iure
L. de et iure
L.

de delator.
L.
13 de annon. et
de exat.
L.
L.
trib.
L. 4. de discus. 30) L.
ut nemini
ma

ss.

tri. (1. 1)

(1.

40. 42. 48. 53. 55. 57. de episcopis et cler. (1.3.)


26. 29. 30. 32. 33. 34. de epis. aud.
5.)

2.

et.

9.

(1

1.

(1.

II

4.

2.

afr. (1.

(3. 2.)

relig. (3. 4-1).

aleat. (3.

15.

1.

2. 4.

(3. 1.)

1. 2.

(3.

16.

test. (4.

act. (4.

fide

(4.

(4. 32.)

loc.

(4.

(4.

tra

(5. 1.)

in fine,

(5. 4.)

(2. 7.)

cal. (2.

3.

5.

off.

div.

(2. 2.)

12.

1.

(1. 14)

6.

ass. (1.

(2. 13)

I,.

12)

aff.

S.

in

III

(4.

(1

iur.

priv. (1.

off.

9.

(1. 10)

eccl.

3.

15)

(1.

2.

(1. 9)

3. 7. 8.

(1. 11)

I,.

2.

1. 4.

9.

(5. 9.)

(5. 17).

lib. (6. 4.)

(6.

fruct. etc. (7.

5.

(7.

apell. (7. 62).

3.

priv. (8. 10.)

1.

reis. (8.

(9. 6.)

liceat

la

(9.

1. 2.

(11.

(II. 1)

(11. 47)

8.

(12.

3.

L. 16. de murilegulis (11.

L.
L.

filiis

ut

2.

nemo

18. 19.

(12. 34)

offi. (12.

Delle Novelle non sono glossale: N. 11

50. 59. 62

65. 68.

144158. 100

75. 87. 101

104. HO.

48.)

121

L.

7.

de

(11. 53).

L.

13. 21. 24.


.

7.)

de erogai, mil.an.

2. public. let. (12. 64).


)

9.

(10.

(10. 55).

L.
de nav.
spect.
40) L. 18 de agric.
Nel libro XII L.
qui mil.
12 demet.
de
41) L.
Nel libro XI

bastai; (10. 3).

trib. (10. 16)

liceat (10. 27.)

2. 3.

quibus muneribus

fide

7.

1.

(10. 11).

(10. 19.)

1 1

47.)

fisci (10. 1).

1. si

(9. 16.)

4.)

crini.

!..

(8. 52).

(9. 5.)

(9. 8.)

7. 8.

1.

inf.

priv.

2.

(9. 4.)

6.

(9. 9.)

2.

(8. 12)

4.

fideius. (8.

6.

de exe.

(12. 38)

(12. 61).

L.

37. 40 43. 45.

32.35

122. 126. 129. 130. 133.

135

142.

168.

V. Biener, storia delle Novelle


tutto queste leggi e Novelle

di Giustiniano, Berlino 1824.

non glossate mancano del

da

notarsi che

tutto nelle antiche edizioni

glossate del corpus iuris. V. l'edizione dei frat. Sennetonios. Lug. 1550.

Digitized

by

Google

12

Bibliografia.

cum supp .Schotlii

V. Lipenii Bibliolh. reai. iuridica,


,

1773. 1789. IV. tom.

Poi.

ab Ulmstein Bi hi. selee.

tom. Schletter , manuale di letteratura giuridira,


Lip. 1840

Lexicon

el

de Senkenberg .

iur. civ. fusi. Ber.

(ir ini

I.ips.

1737.

23.

1821

ma 1813. Egclmann

111.

bih. iur.

litleralurae academico-juridicae in libraria Gthiana venalium,

Lips. 18*28.

Tutta

la bibliografia

distinte, in
I. I

con

romano

del diritto

quali furono

pu dividere

in

3 categorie

primi ad iniziare Io studio del diritto

le loro celebri lectiones bononienses, si

gesi, essi

si

opere esegetiche, sistematiche, e in monografie.

Glossatori,

non mirarono ad

altro

attennero alla pi stretta ese-

che ad annotare

testi (. 3.

N. Ili);

la

XV, naturalmente con diverso carattere,


tendente al metodo sistematico. I Glossatori si attennero al metodo della
stretta esegesi fino ad Accursio, il quale diede un novello avviamento alla
scienza. Le glosse d' Irnerio e suoi discepoli, studiando essi il diritto sui
passi fra loro, valsero non poco a correggere
fonti vivi, e confrontando
testi. Questo metodo termin con Accursio, il quale riunendo tutte le
Glosse in una sola opera (summa) devi dal cammino dei suoi maestri (1)
Fu abbandonata la vera via, e fu presala falsa, come osserva il dotto
Savigny (a), e la scienza ne scapit non poco. Quantunque il dotto giurista alemanno volesse togliere ad Accursio la responsabilit della decaloro scuola continu fino al secolo

denza, pure le

ravano

Somme

testi

si

all'indefinito,

altra scuola,

rono questa

fecero traboccar la bilancia; imperocch

prendeva per

esatta di esso: quindi

si

pass

si

trascu-

non
vago ed

testo tutto ci eh era spiegazione e

al

dommatico,

alla casuistica, al

ed un autore, che pi tardi segnalossi come seguace di una


ebbe a dire severe e dure parole contro giuristi, che seguifalsa via: Verbosi in re facili, in difficili muti, in angusta

diffusi (2).

Questa fu

la

scuola dei Prammatici detta altrimenti scuola dei secondi

Glossatori.

Nel XVI Secolo


dietro ai

si fa

testi, ai fonti

tesoro della filologia e della storia,

vivi, si

scevera

il

vecchio

chiamata francese o umanista, della quale


lante

Giacomo Cuiacio; e

la) Storia

del D. K. vera.

it.

ci

non perch

per Bollali, voi. 2.

si

si

dall antico, si

pi al fondo del senso dei Hornani giuristi, e prende

nome

pu chiamare

torna in-

penetra

quella scuola

l'astro

pi bril-

nella sola Francia sia nata e ere0

c 41, Torino 185".

Digtized by

Google

13

il diritto aveva gi avuto i suoi cultori


secondo questo indirizzo in Italia, in cui prima di Cuiacio venne in rinomanza Andrea Alciati.che a buon diritto possiam chiamare il fondatore di

scinta quella scuola, essendoch

quella scuola. Sebbene


fossero diversi, pure

commento

dei testi

Fin da questo

carattere intrinseco e l'indirizzo di queste scuole

il

autori

gli

si

attennero pi o

meno

strettamente al

(3).

medesimo

Olanda incominciasi
quantunque le materie fossero

secolo, specialmente in

il diritto con sistema pi libero,


ancora esposte nel medesimo ordine de fonti giustinianei; gi nella ste&sa

a trattare

come quelle dei Pramhanno un carattere scientifico pi rigoroso.


metodo perfettamente sistematico un frutto del XVII secolo
in cui cominciarono gli autori ad esporre le materie secondo un proprio
sistema, non vincolato dall ordine del corpo del diritto. Questo modo di
esporre le teoriche del diritto romano acquist sempre pi terreno di maniera, che l antico metodo esegetico sembra oggi del tutto abbandonato.
scuola francese le teorie senza allontanarsi da'fonti,
matici,

II. 11

Astrazion facendo dalla parte generale, alcuni

romane,

si

attengono

alle Istituzioni

se ne allontanano.

altri

questo secolo, massimamente in Germania, dove questo ramo

III. In

essenziale delle scienze giuridiche trova pi cultori, senza che

doni lordine sistematico,


ser prediletto, cosicch
fie.

lo

l'et

si

abban-

studio di qualche materia speciale sembra es-

nostra

si

distingue massime per le monogra-

In quest ultimo indirizzo della letteratura giuridica mentre si scapita

da una parte

nell

insieme della scienza,

si

tamente pi particolarizzato delle teorie;


esposizione di un sistema (4).

ha

il

dallaltra

un quadro

infini-

che non sarebbe agevole nella

ANNOTAZIONI
(1) I

Glossatoli pi celebri furono Irnerio morto probabilmente circa

il

1191

Bulgaro soprannominato Os aureuvi >J< 1116


Martino Gosia soprannominato Copia legumi 1160
Iacopo dalla Porta Bavennata Vp 1178
Ugo >p 1168
Piacentino >i< 1192
Pillio
dopo il 1207
Giovanni Bassiano
Alberico dalla Polla
Ravennata
Azone p dopo il 1229
Ugolino Presbitero
Iacopo Baldovino >p
1235
Accursio >p 1260.
Bartolo; in grande
(2) da distinguersi tra i Prammatici Odofrcdo >p 1265

onore era tenuto questo giurista in

Italia e fuori,

mori nel 1347


mori nel 1337
Baldo

Pistoia, lamico di

sigli, egli

Gino da
di

principi se ne disputavano

con-

Dante e precettore di Bartolo,


non minore autorit del suo maestro Bartolo, mori nel

1400, ecc.
(3)

Furono

celebri in questa scuola Cuiacio >p 1590

sonio, Jacopo Gotofredo, Pietro di


(4)

Tra

Donello, Duareno, Bris-

Area Bandoza.

commentarii, sistemi, e monografe bisogna far menzione

Digitized by

Google

Per commentario sopra

tulio

il

corpo del diritto da mettersi in primo luogo

Le migliori edizioni sono: Cvucn, opera omnia Lutet. Paris 10.


Le due napolitane, una fatta da Ilcinio 1722, e l'altra da Domenico Albanese 1757 in 11. voi. in fol. indispensabile per luso il prontuario di Domenico
l'opera di Cuiacio.

toni, in Ibi.

Albanese, Napoli 1703.

Tra

diversi

commentarii delle

parti del

cotpus iuris sono da commendarsi:

(a) Per le Istituzioni: il commentario di Baldovino, Paris 1546. llotmnanno,


Basilea 1500. Gifanio, Ingoisi. 1596. Giovanni della Costa, Lugd. Bat. 1744. Otto

cima

Vinaio con note di Eineccio, Lugd. Bat. 1726.


Pandette: Odofredi, comment. in Dig. Vet. 1480. Alciati, comment.

Iselii, 17110;

Per

(b)

in vai-,

lil.

le

Dig.

opp. toni.

in

Donelli, colimi, in quosd.


in

tit.

tit.

IL).

I.

Duareni, comm. in Pand.

(in

opp.

sqq.

p. 1.

Dig. (in opp. tom. X. XI.).Gtphanu, lectur. Altorpb.

Dig. et Cod. var. Francof.1605. Ant. Fabri, rat. in Pand. Lugd. 1059.

Brun-

nemanni, comm. in L. librosPand. Francof. 1670.


(c) Tra
commentarii sul Codice sono da distinguersi .Odofredi,
lib.

i
Lect. sup. XII
Cod. 1550. Azonis, Lect. ss. com. ad sing. leg. XII. libr. Cod. Par. 1377. Docoment. absol. in IL III. IV. VI. VII. lib. Cod. Iust. Francof. 1599 (in op. tom.

nelli,

VII lX.).Giphanii, explauatio

difficilior. et

celeb. leg. Cod. Iust. Col. 1614.

Wis-

scnbachii, comment. cathedr. in libr. VII. Cod. Frane. 1701. Perezii, praeleel. in

Cod. Col. 1G01,

Per

(d)

2.

tom. Brunnemanni, comment. in

le novelle:

Balduini,

comm.

expos. Nov. const. Frane. 1008. Bitter sbasii, Ius Iust.


tliod.

XII. Cod. Lipsiae 1697.


Nov. Lugd. 1548. StepUani,

lib.

in praec. Iust.

li.

e.

Nov.

Iust. expositio

me-

Argent. 1005.

Commentarii sopra alcuni passi:AIeia<i, paradoxor. libri VI; praetermis. lib.


XII v. opera omnia. Angustini, em. et opin. lib. IV, Ven. 1543
(in Otlonis thes. t. IV.). Duareni, dispnt. univ. libr. IL (v. opp.). Cujacii, obsv. et
em. libr. XXVIII (in opp. edit. Neap. t. III). Hotomanni, obs. et emen. libr. XIII
(in opp. t. 1). Ani. Fabri, conject. iuris. civil. lib. XX. Lugd. 1691, in C.;Dronchorst,
centuriae quatuor. Lugd. 1598. AL Lyclama a Nycliolt, membranar.
(e)

II; parergor. lib.

VII. Francf. 1008. Panciroli, thesaurus var. lect. ulr. iur. in III libr. distinctus

libr.

Lugd. 1617.

Jul. Pacii

Amaya,
lium

obser. iur.

Water, Observ.

vati de

iur. civ. libr.

centuriae VII, Lugd. 1618.


lib.

iur.

HI. Oen.1033. Chesii, intorpr.

Rom.

IL Gron.1714.

libr. III. Traj. Bat.

prael. ad illustr. quosd.

tit.

IL

(v.

opp.).

cum

IL I.iburni 1657.

(v.

Van Byttkershoek,

Pand. Rotter.

praef. Gebaueri, Hai. 1729. a

locaque selecl. iur.

1773. Merititi, observ. libr. Vili


lib.

iur. lib.

1713. Duirsema, coniectura-

lensii, stricturae ad Iust. Codic. ac

1749. Grotti, flonim sparsio ad ius Iust.

civ.

Costa,

Lugd. 1773. Voorda, Lugd. Bat.

opp.). Noodlii, probab. iur. civ. lib. IV, obser.

obs. iur.

Rom.

edid. Heinecc. Frane, et Lips.

etemend. iur. rom. lib. III. Traj. adRh. 1768. Wieliny, leIL Traj. ad Rh. 1740. d' Arttaud, var. coniect. libr. IL Francf.

1793. Voorda, interp.


ction. iur. civ. lib.

1738. Marckartii, probabilia ree. lect. iur. civ. Traj. ad Rh. 1737; pars. IL 1738.
Conradi, obs. iur. civ. Marb. 1782. Pttmanni, interpret. et obsv. libr. sing. Lips.

1763, probabilia iur. civ. libr.

IL

Lugd. 1772. Crameri, dispunct.

libr.

Suerin et

Wism.

lib.

1792.

IV.

a Tei-

Brunsv. 1806.

Sono interessanti per l'esegesi del Diritto seguenti Dizionarii giuridici: Brisde verbor. quae ad ius civile pertinent signilicatione, opus, Lugd. 1559, in f.,

(1)

sonii,

Rom.

Lips. 1766. Cannegieter, obs. iur.

iur. civ. libr. sing.

sterbant dici. BUderdik, obs. et emend.

Digitized by

Google

15

inf. WtmderUch, additainenta ad Brissonii opus de verb.


Cramer, supplementi ad Brissonii opus de ver. sign. spcc. 1
Kil. 1813. Vicat, vocabularium iuris utriusque ed. 2.* 4. voi. in 8. Neap. 1700. Dirksen, manuale lalinitatis fontium iur. civ. Rom. Berol. 1837. 4. lleumann, lexicon al

cura Ifeinecii, Hai. 1743,

Hamb.

sign.

1778, in

f.

corp. del dirit. civ. Jen. 1840-8 (tedesco). Iiichter, designi!, adv. in iure, Jen.1006.

Kirehinaieri opuscula VI. de


,

lat.

Big. et Inst. cura

Madilm, Hai. 1772.

In rapporto ai sistemi sono degni di menzione:

a) Secondo lordine dei codici giustinianei:

Huberi, praelect. ad

Instit. Iustin.

Hpfner, commentario sulle

Francf. 1078.

istituzioni di Eineccio, Frani. 1783, 7.* ediz.

con

note di Webei-, 8.* ediz. 1818; Maieri, collegium Argentoratense, Argent. 1010-17,

Tabor, Tb. 1057, 3 voi. Struvii, synt. iur. civ. Jena 1059 .Struvii, syntagma iuris. sec. ord. Pand. cum add.
itile ri, Francf. et. Lips. 1738
in 3
voi. Huberi, praelectiones iur. rom. ethod. ad Pandect. Francf. 1089-90, 2. voi. Ixtu-

con note

2. voi.

di

terbaehii, collegium theorico-practicwn,

Tb. 1784. Voet, commento

alle

Pandette

50 ecc. nuova edizione con volgarizzamento a fronte , riveduta e corretta dal


Venezia 1840-55. 0. voi. in 8. Schilleri, praxis. iur. civ. Rom. in

libri

dott. I.one Fortis,

Germ. Francf. et Lips. 1713-33. Strykii, usus modernus Pandect. Hall. 1746.
Bhmeri introductio in ius Dig. Hai. 1 704 edit. nov. 1 791 2. voi. Weslenber-

foro

J. II.
ffii,

principia sec. ord. Dig. Ilardetov. 1712. Berol. 1814-23. 2. voi. Polhier, Pan-

dect. lust. in nov. ord. Dig. Par. 1748, 1818. 3. voi. in

f.

Pothier,

Le Pandette

di

Giustiniano riordinate, versione italiana col testo delle leggi a pi di pagina, Venezia 18-10. 4. voi. in 8. llellfeld, iurisp. forensis secund.

Pand. ord. prop. Jen. 1704.

Jen. 1806. Malblank, principia iur.

Rom. sec. ord. Digest. 3. part. Tb. 1801-2.


Glck, commentario delle Pandette secondo Hellfeld voi. I-XXXIV, seguitato da
Mhlenbntch voi. XXXV-XLIH, 1832-43. Eichmann, interpretazione di diritto cisecondo il manuale di llellfeld sulle Pandette: pari. 1-3, Beri. 1779-1799. Kchy,
commentario teorico pratico sulle Pandette part. 1-3, Lips. 1790-1804.
b Trai sistemi secondo un ordine libero sono da registrarsi .llcise, piano di un
vile

sistema del diritto civile,Hcidelberga

\H2,3. Burchardi, svolgimento e sistema del diprivato traduzione dal tedesco dell'avv. De Conciliis, Nap. 1857, 2. voi.
Haubold, doctrina Pandect. lineam. cum loc. class, et select. lit. Lips. 1820. Bergmartn, compendio di un sistema delle Pandette, Gottinga 1810.7nfer/oirner, Bresl.
1817. llossberger, sistema del diritto civile romano, Beri. 1826. Blume, saggio delle
Pandette, Halle 1829. Bettmann~lloU,weg, piano di lezioni sulle Pandette , Bonn.
1831. Puctha, Sistema del diritto civile comune per uso di lezioni sulle Pandette
Monaco 1832. Rudoi'ff, piano di lezioni sul diritto civile comune, Beri. 1843.
Bcking, piano di lezioni sulle Pandette, Bon. 1845-1848. Les loix civiles dans

ritto

romano

leur ordre nature), le droil puldic. par


2. voi. in

1801

I.

in 4.

Jean Domai, Tom. I-III, Par. 1689 1697 1777.


ad usum hod. adcommodata cura Haubold, Lips.

Berger, oeconomia iuris


Madliin principia iur. Rom. P. I-V. Francf. 1786-91. llofacker, prinI. Tb. 1788. tom. II. etili, cura Ginelin. ibid. 1794-98
,

cipia iur. civ. rom. tom.


ed. 2." ibid. 1800-3.

Dabclow, Sistema

1794.2.* ed. ibid. 1796, 3.* ed. sotto

mano-germanico,

il

ibid. 1803. Tliibaut,

dell

titolo

odierno diritto

civile, 2.

manuale dellodierno

part. Halle,

diritto privato ro-

sistema del diritto delle Pandette, Jena 1803.

7 * ediz. ibid. 1828. 2.


dell

voi., 8.* edizione, Jena 1834, 9.* edizione dopo la morte


autore fatta per cura di Buchhottz, Jena 1810, trad. in ital. per Gius. Colucci,

Digitized by

Google

Nap. 1857. Wiltich, semplice sistema dell'odierno diritto civile, Frane. 1804-5, 3.
voi. Gnther, principia iur. rom. priv. novis. Jena 1805-1800. 2. vo.Bucher, saggio
di

una esposizione sistematica

del diritto privato giustinianeo, Mari). 1808. 3.* edizio-

ne, Erlan. 1822. Mackelde /, compendio delle istituzioni dell'odierno diritto romano, tradotto in latino da Hindetiburg, Lips. 1847. Trad. in

ital.

per Rat. Andreoli,

Nap. 1853.
Sclnveppe,

loro

germanico, Altona
1831-34,3-5 voi.

diritto

il

romano

nella sua applicazione al

1814, ultima edizione per cura di Mejer, Gtt. 1828, dal 1-2. voi

de 1V'eniw/-/n</enJieim,Compendio del

diritto civile, ultima edizione fatta

per cura

Monaco 1836-37. Muhlenbrucli, doctrinaPandeclaruin, Halle 1830-31. Senfcompendio delle Pandette, Viirzb. 1825. Wamkoenig, commentarli iur. rom.
priv. Leod. 1825. Vallet, compend. delle Pandette, Gttinga 1828-29. Haimbergcr,
ius roman. priv. idque purum,Leopoli 1829-30.
Puchta, compendio delle Pandette, Lips. 1838; lezioni sul diritto romano odiei^
no di Puchta edite da Rudorlf. 2. voi. Lips. 1847-18: Gschen, lezioni sul diritto civile comune edile da Erxleben 3. voi. Gottinga 1838-40. Kierulff, Teoria del diritto
Heidelberga 1810. Savigny Sistema del diritto romano odierno
civile comune
Berlino 1840-49. Yangerow, Comp. delle Pandel. Marb. 1851-56. 6* ed.
Sintenis, il diritto comune civile, Lips. 1844.Sc/imid, compendio del diritto vidi Frilz,
ferl,

gente, Lips. 1849.

In rapporto alle sole Istituzioni sono interessanti

lavori di SchUling,

compen-

dio per le Istituzioni e storia del diritto romano, Lips.1846. Puchta, corso delle Isti-

Antonio Turcbiarulo, Nap.

tuzioni, Lips. 1841-47, tradotto in italiano dallavvocato

1851. Boecking, Istituzioni,


dotta in

ital.

man.

delle Isl. Lips. 1857, tra-

dall'avvocato Giuseppe Polignani, 2.* ediz. Napoli 1866.

Delle opere miste sono da registrarsi:

Cuiacii, op.
iacii

Donna

1843. Marezoll,

om.

nell' edizioni

suddette v.

n. 2.

pi un'ultima edizione,

),

Cu-

1C. Tolosatis opera ad Pariensem editionem diligentissime exacta, Prati 1858

42 fxscic.A/etoti, op. om. ed. nov. Frane!'.


1617.2. voi. inf.Corasii, op. om. cura Forsleri, Vit. 1603.2. tom. in f. Duare ni, op.
om. ed. novis. Francf. 1607 in f. Goveani, op. Lugd.1562. Hotomanni, op. cura Leciti, Gene'*- 1599-1600. 3. toni, in f. Coniti, op. edit. MeriU. Par. 1616, in i.Donelli,
(Giacchetti) 10. voi. in 4, si sono pubblicati

op. cura Pellegrini, Luce. 1762-70. 12 tom. in


8.

tom.

in 4.

Augustini, opera Luce. 1765-74.

2. toni, in 4. Atieserrae,

f.

Genlilis, op.

8. toni, in

f.

om. Neap. 1763-69,


Neap.1720,

Merititi, op.

opera, cura Morolta, Neap. 1776-80, 6. tom. in 4. Noodtii,


f. Westenbergii, op.om. Hann. 1746-58.

op. edit. novis. Lugd. Bat. 1767, 2. tom. in


3.

tom. in i.Binker shoekii, op. om. cura Vicoli, Lugd. Bat.1766, in

op.

om.
e

curri sup.

Fra

Genev. 1765-79.

le piccole collezioni si

9.

tom. in

fol.

Heineccii,

4.

distinguono

Brissonii, opera minora Log. Bai. 1747. in f. Iacop. Gothofredi, opera iuridica
minora cura Trotzii, Lugd. Bat. 1733. inf. Reinoldii, opusc. iurid. Lugd. Bat. 1755.
Ludewig, opuscola miscellan. 2. t. Hai. 1720. in f. Waechtlcri, opuscola rarior. c.
praef. JVotr.Traj. ad Rii. 1733. Conradi, opuscola ex iureciv.2. tom.Brem. 1777 -78.
Meister, selector. opus, silloge, Gttingae 1767-75.Sc/m/tingiii, commentationes aca-

8.

demicae, Hai. 1 770-74.

llellfeld, opusc. et dissert. iur. civ.

priv.Jenal775,

disert. et progr. fase. I-XII. Hall. 1775-84. Gebaneri, exerc. acad. varii
t.

I.

II.

in 4. Crell,

argum. Erf.

1776-77, Gtiick, opuscola iur. fase. I-IV. Eri. 1785-90. Walch, opuscola

Digtized by

I.

Googl

17

Hai. 1785-93, in 4. Batteri, opuscola acati. t.I.

I-III.

min. Lips. 1792-97.

tom. in

2.

opuscola acad. Lips.1830-2.

v.

8.

II. Lips. 1787. Winkler, opuscola


Hauboldi, opuscola acad. Lips. 1825-1829. Bieneri,

i.Cramer,

piccoli scritti, Lips. 1837.

Savigny, opusc.

Ant. Fabri, de err. prammal. P. I-IV. Lugd. 1598. Vaudi,


Han. 1595. Hotomanni, quaest. illust. liber. 1598. Bachovii-

varii 5. voi. Beri. 1850.

var. quaest. libr. II.

Echtii, not. et anim. ad disput. Treuleri ed. 2. Colon. 1688. 2.


iur.tract. libri III. Sai m. 1625-34, in 4.

Vtmut,

x.De Valentia,

select. iur. quest, lib. II.

illust.

Lugd. Bat.

1653, in S.Menagii, iur. civ.amoenitates.Par. 1664, in 8. Ul. Uberi, digressiones

iust.

Francf.1696. Lauterbachii, disser. acad. Tub.1728. 4. voi. Bergeri, diss. iur. select.
Lips. 1707.4 .Hertii,
crcit. curiosae,

comm. atque

opusc. Francof. 1737. 2. voi. in 4. de Cocceji, ex-

Lcmgov. 1722. Alef, dies accad. Heidelberg.

{153. Thomasii, dissert.

var. Hai. 1774-80. 4. voi. in 4. Bynkerslioek, opusc. var. ex edit. Conradi, Hai. 1729.
2.

tom. in 4. Nordkerk, obs. decas. Amsterdam 1731. Leyseri medit. ad Pand. voi.

Bhmeri, exercit.
adPandect. cura G.L. Bhmeri, Hann. et Gtt.1745-64. 6. tom. in 4. J/a_/ausu,disp.
iur. Lugd. Bat. 1752. 4. tom. in 4. Woltaer, observ. fase. I. et II. Hai. 1777 e 79. G.L.
Bhmeri, select. iur.civ. Gtt. 1767-78.3. tom. in 4. Pttmanni, advers. iur. univ. L.
I. III. Lips. 1786. in 8. Miscellan. Libr.sig. Lips. 1793. Weber, saggio sul diritto civile
Schv. et Wism. 1801. Frat.Overbeck, Meditazioni sopra differenti materie di diritto 11. voi. Han. 1796-1807. Kchy, Lips. 1797. Bolley, meditazioni in varie materie
di diritto, Stutg. 1831. Iliibncr, disput. iur. civ. Jena 1806. Thibaut, saggio sopra
speciali parti della teoria giuridica, Jena 1897. 2. voi. Lo stesso, dissertazioni civili,
Heidelberg 1814. Bauert, resp. ad quaest. etc. Lips. 1801. 2. voi. in 4. Feuerbach,
saggi civili, Giess. 1803. Buchholz, saggi sopra varie materie di Diritto, Lb. 1808.
Schrader, dissertazioni di diritto civile, Hann. 1808. Goeschen, obsev. iuris Rom.
Berol. 1811. Hufeland, sullo spirito del diritto romano, una serie di dissertazioni,
Giess. 1815-1817, 2. voi. de Blow, dissertazioni sopra alcune materie di diritto ciI-XI. Lips. 1772, voi. XII. et XIII. cura Hoejifneri, Gies. 1774-80. H.

vile

romano, Brun. 1817-18.

2. p.

Kmmerer,
Romano,

dissertazioni sulle materie del diritto


iuris.

rom. spec.

sterding

Regim. 1818. Schweppe

I.

obser. iur.

Rom.

Rost. 1827. Witte,

Beri. 1817. Muhleiibruch, observat.


Magazzino giuridico, Alton. 1818. Ge-

vecchi e nuovi errori de giuristi, Greifsw. 1818. Dirksen, dissert.

Beri. 1820. Saggi sulla critica ed interpretazione dei fonti del diritto

1823. Puchta, dissert.

civil.

Lips. e Beri. 1823.

Franke,

romano

civili,
,

Lips.

diss. civ. Gtt. 1826.

de

Schrter, obs. iur. civ. Jena 1823. Huschke, studii sul diritto romano, Bresl. 1830;
Kritz, esposizione pratica delle materie del diritto Rom. Dresd. e Lips. 1831 Weiske,
.

quaest. iur. civ. in

usum

alcune teorie

odierno diritto romano

dell

fori

comparatae, Zwiccav. 1831. de Buchholz, saggi sopra


Knisberg. 1831. Mller, dissert. civ.
,

Giess. 1833-35. Arndts, esposizione di varie teorie del diritto civile e proced.

1837

von

den Pfordten,

dissert. sul diritto delle Pandette,

dissert. sul diritto civ. 1840-43. Sintenis, capita selecta

Jhering, dissert. di

dirit.

Rom.

Lips. 1844

ex

Wolff,
Giessen. 1840.

lo stesso, spirito del diritto

Ortloff, Heimbach, Schler e Guyet, dissert. civ. c


puano, Dottrina e Storia del D. R., Napoli 1864.

casi di diritto,

Romano.

Jena 1847. Ca-

Collezioni di dissertazioni di varii autori:

6
Tractatus univ. iur (tractatus tractatum), Venet.1584. XXIII, tom. in
)

Bonn.

Erlang.1840

iur. civ.

f.

Otto*

f.; poi tom. I-V. Traj.1733tom. I-IH. Lugd. Batt. 1738-41. in f. Meerman-

nis thesaurus iur. R. tom. I-IV. Lugd. Bat. 1725-29. in

35Heineccii, iurispr.
Diritto romano.

rom. et

alt.

Digitized by

Google

18

I,nov. thes, iur. civ. et can. toni. I-VII. Hag. Cora. 1751-53. in f.supplem. edit.J.
Fellenberg, iurispr. antiqua coni, opusc. et diss.
L. B. de Afeermann, Hag. 1780.
VII. tom. Bern. 1760-61. 4. Oelrch, llies. diss. iur. select. in acad. Belg. habitar.

in
Hagemann e Gnther, Archivio teorico e

in 6. tom. Lips. 1769-70. Colleclio diss. historico-antiquario

II. voi.

acad.

Germ.

habitar.

Bren. 1785,

4.

pratico pei giuristi, 6. voi. Brunsv. 1788-92.

Hugo, magazzino

2. voi.

iuridicar.

civ. 6. voi. Beri. 1791-

37. Magazzino per la filosofia e storia del diritto e della legislazione di

Grolmann.

Giessen 1800-1807. Annali della scienza storica del diritto per Savigny, Eivoi. Archivio di procedura civile per Gensler, Mittermaier e

chhorn e Gschen 15
Schweizer, dal 5

voi.

per Lhr, Mittermaier e Tliibaut

dal 14 voi. per cura di

Linde, Lhr, Mittermaier, Miihlenbruch, Thibaut e Wchler, dal 16 voi. per


fronte, e dal 24 per Vangerow Annali pel diritto e procedura civile per Linde,
MarezoU, Wening-Ingenheim, Giess. 1818-44. 20. voi.
Museo del Reno per Giu-

ris. Filosofia,

e Storia, o la novella edizione sotto

il

titolo:

Museo

del

Reno per la giu-

reprudenza, per cura di Blume, Passe, Puclita, Pugg, quindi la nuova edizione
il titolo: nuovo Museo del Reno per giurisprudenza, Bonna 1871-35. 7. voi.
Temi, annali per la giurisprudenza pratica per Elvers. 2. voi. Gtt. 1817-29
Annali pel lavoro storico e dommatico del diritto Romano, Brunsvic. 1841-4-4, 3. voi.
g) Per monografia e casuistica sono da annoverarsi le seguenti oper e:\fynsinger, consil. decades VI. 1576. Gai U, pract. observ. libri II. Gen. 1740. A. Fai er, code* definit. forens. Gen. 1740. Vultejus, consilia seu responsa facult. iur. IV. voi.
sotto

1611. Berlich, conclusiones practicabiles 1618. Carpsov, iurispr. forensis

1638, ejusd. respons. libri VI. Lips. 1642. Mevius, decisiones,


ger, responsa, Lips. 1708; ejusd. consilia, Lips. 1731.

siones, Halle 1733.

Hommel

Francf.

Wismar 166-4. de Por-

Bhmer, consultationes

rhapsodia quaestionum

et deci-

Lips. 1765. 7. voi. Collectio

notab. decis. 1768-1821, 17 voi. in 4. Kind, quaestiones forenses, Lips. 1792.

Digitized by

Google

LIBRO

I,

Parte generale.

CAPITOLO

I.

DEL DIRITTO IN SENSO OBBIETTIVO.

5.

Della glnatlala e del diritto.

I.

T. Int. de iustitia et iure (1. 1.) T. D. b.

t.

(1. 1.

).

Viro, de universi iuris uno principio et One ano. Marexoll

4-

1.

Lips. 1857. Pachla, corso delle Istituzioni

stema del D. R. voi.

I.

1.

8- 1. ss.,

comp.

deile Istitasioni

Nep. 1854. Smigny

Si-

8- 7. ss., Berlino 1840.

Varii significati ha la voce Diritto nefonti romani; Ulpiano lo fa derivare dall idea della giustizia, e riferendosi alla definizione di Celso, cos
si

esprime:

ciale,

dove

il

Jtzs est

ars boni

et

aequi

Ius altrimenti una legge spe-

(a).

complesso delle leggi della medesima natura,

amministra la giustizia (b).


Prescindendo da tutti questi differenti

il

luogo finalmente

si

ritto dal

doppio

significati,

considereremo

lato obbiettivo e subbiettivo. Diritto in

la norma, la quale procedendo dallidea del Giusto,

si

il

di-

senso obbiettivo
manifesta nella

coscienza giuridica di un popolo, e sancita dall'organo dello Stato, regola


e garentisce lo svolgimento della personalit.

In questa definizione mestieri fare

le

seguenti riflessioni:

La origine del diritto non pu essere che divina, e come ogni alha suo fondamento nellordine eterno delle cose, in quell'ordine cosmico rivelato alla nostra mente come legge morale. Ora, poich per intima sua natura l' uomo- deve conformarsi all ordine eterno, e
con gli altri cooperare al fine a cui Dio diresse luman genere, nasce una
comunanza di scopo, ed una variet di mezzi a quello proporzionati, pei
1

tra disciplina

quali

ognuno

tiene assegnata la sfera della propria attivit; cosicch ogni

individuo, senza contrariar gli altri

durre ad un bene supremo comune a


Nell' ordine morale,

finch tutti tendessero al


stizia,
(a)

il

medesimo

che definivano: constans


L. 1. pr. b.

(b) L. 11. h.

fa dal

suo canto ci che deve con-

tutti.

quale procedendo da Dio, ha leggi eterne afet

fine, i Romani fondavano la idea di giuperpetua volunlas ius suum cuique tri-

t.

t.

Digilized by

Googl

20

buens, ossia la costante e perpetua volont di attribuire a ciascuno la sfe-

ra della sua
stizia nella

del

sommo
2

attivit. I

Romani adunque, come Platone, ponevano

coordinazione di

tutti gli sforzi

la giu-

individuali pel conseguimento

bene.

La tendenza costante

al fine degli

uomini

si

manifesta diversamen-

variamente intesa la idea

te nevarii popoli; rotta lunit del linguaggio, fu

mezzo della parola.


Ora glindividui dun medesimo popolo, avendo comune la religione
favella, comune hanno ancora la idea del Giusto, la quale in una for-

del Giusto, rivelata alluomo per

e la

ma

individuale e concreta si manifesta nella loro civilt. Questa idea, che


prende posto in una comunanza d'individui, che forma il loro legame spiconvincimento di tutti, i quali poi, onde governassero i vicendevoli rapporti, la concretano, genera il diritto. E cos appelleremo la coscienza giuridica del popolo, coscienza comune, la quale, indipendentemente dai singoli, sorge dallo spirito del popolo, unisce il presente col passato e l'avvenire, e si effettua per mezzo della tradizione. Da
rituale, e lintimo

ci nasce essere

il

diritto parte della civilt di

un popolo, uno

pi caratteristici della sua nazionalit, che con lui

si

de segni

svolge nel tempo e

nello spazio.

3 La idea del diritto adunque va strettamente congiunta con quella


dello Stato, eh' la forma sensibile e costitutiva che d al popolo l'ordinamento reale, e la personalit.
Se il diritto ha la sua origine nella comune coscienza di un popolo,
come questo non pu prendere forma concreta che nello Stato, ossia nella
forma in cui il popolo opera, cos quello sanzionato dall autorit dello
Stato, organo della comune coscienza, e prende la forma definitiva pi
perfetta nella Legge sotto l immediato potere dello Stato, che lo garanti)

sce e lo amministra.

Il

diritto cos considerato garantisce

personalit.

La

il

libero svolgimento della

libert di operare nell'ordine giuridico consiste

appunto

come membro di
E per, avendo tutti eguale facolt, la libera esplicamomento che vengono rotti i confini della sfera della

nella libera scelta di quei mezzi concessi alla persona

organizzati individui.

zione violata dal

individuale operazione; dal che chiaramente risulta che

campo

in cui si attua la personale libert, e che

di diritto senza
altri

libero

il

ammettere nel medesimo tempo

campo

il

diritto

il

solo

non pu concepirsi idea


dovere di lasciare agli

il

del loro operare.

5) Qui si fonda e prende origine il diritto inteso nel senso subbiettivo,


che consiste appunto in quella facolt di svolgere la propria personalit,
nell impero dell' arbitrio nei confini dal diritto ( in senso obbiettivo )
assegnati.

21
II.

Della divisione del diritto.

li.

fi-

Del diritto publlco e privato.

Gli uomini vivendo in un consorzio organizzato o nello Stato, possono essere considerati sotto un doppio rapporto; essi hanno la propria informano parti integranti di una pi vasta costituzione. Glindividui adunque si possono considerare come esseri indipendenti 1 uno
rincontro agli altri, oppure come parti di un altro tutto.
Nel primo caso, affinch essi governino la loro vita civile, nascono
delle relazioni tra individuo ed individuo, le quali sancite con principii
determinati e precisi, fonnano quel diritto che appelleremo privato. Al
contrario, quando sorgono relazioni che concernono gli uomini formanti
dividualit, e

parti d' un altra organizzazione, ossia lo Stato preso

un

varie sfere della sua attivit, esse formano

pellasi publico.

come persona con

le

altro diritto, che perci ap-

d'avvertire, che queste relazioni di diritto possono pi

meno mediatamente riguardare l utile deglindividui, ma non considecome tali, sibbene sempre come parti integranti di un altro tutto che

rati

chiamiamo Stato

(a).

. 7 .

B Ina naturale, geminai


T.

I.

De

Savigny

iore oal. gent. et civili

Siti. Voi. 1. g. 22.

1. Il diritto civile

).

Puchta

et civile.
Diritto Consuet. Voi. 1 . cpo 3.

append. primi.

la prima forma del diritto privato, che porta lim-

pronta del popolo che lha costituito; quel

diritto, che, sviluppatosi dalla

il nome di civile, quasi proprio di una citt (a).


Romani dunque quello, che, esplicatosi con la
popolo romano stesso, eia ai cittadini romani soltanto appli-

coscienza giuridica, porta


Il

diritto civile dei

civilt del

cabile.
2.

11

diritto delle genti

(a) g. 4.

vi

Instit.

de

usi. et iur. (1. 1):

tum Pablicam iusest, quod ad slalam


.

ulilitatem perline!.
lii,

quaedam

L. 1. g. 2. h.

L.

privatila.

1. g. 2.

i Romani intieramente lo stesso


norma per regolare i rapporti di uno

non ha appo

significato che presso di noi, ossia la

Huius
rei

iladii dille

Romanie

de iast. et iure

Pablicam ias

(1- I)

in sicris, in

sant positiones, publicum et

spectat; privalum

Vip.: Sant cairn,

pri-

quod ad singoiorum

qaaedim publice au-

sacerdoubas, in migislritibus ronsistit

t.

(i) g. 1. Inst. h.

L. 9. de Iast. et Iar.

(1. 1).

Nam qaod

quisqoe populus ipse sibi ias

consUtait, id ipsius proprium civitilis est, vocalurqae ias civile, quasi ius propriura ipsius

ci-

vitati.

Djqitized

by

Google

22

Stato con un altro, diritto propriamente chiamato internazionale; n vale

a significare
astratto;

ma

diritto naturale

il

un

che riguarda luomo e

come

diritto concreto e positivo

esso lo specchio delle tradizioni giuridiche di

populi utuntur

Un

ne aggiungono un

altro,

spiega

si

sue relazioni in

omnes

popoli, quo

ed il risultato della equit e della naturali? ratio.


sorgeva in Roma per opera dei Pretori.
del diritto privato

diritto naturale (c),

il

priamente un elemento distinto dagli


e la materia su cui versa il diritto.
Di qui

(b),

tal diritto

A questo secondo elemento

3.

le

lo stesso diritto civile;

tutti

come

altri

il

due,

molti giuristi romani,

piano, o non Io ammettono

(d),

lo

fonti e gli scrittori

quale non riguarda pro-

ma

il

fondamento

non escluso

lo stesso Ul-

la base,

confondono col

diritto delle genti (e).

S- 8. Diritto crltto e
T,

de iure naturali gentium et

f.

ti et longa consuetudine
T. C. Quac

Saviyuy,

scritto.

T. D. de legibus senatusque consul-

longa consuetudo (8. 33). Puchta, Diritto consuetudinario, part.

sit

D. R.

Sist. del

Per diritto

non

civili (1. 2).

(1. 3).

scritto

v. I. .

I.

12, 22, 23, 28, 30.

intendiamo quello che, sancito dalla potest legisla-

tiva, promulgato e reso di ragion publica per affissi o per

cosa

qualunque
obbligatorio per tutti (a). Per la qual
prende diverse denominazioni secondo
sua origine, e la sua forza obbligatoria (b) (1).

rende in

altro mezzo, e si

tal

modo

diritto scritto si divide e

il

l'autorit

da cui trae

la

(b) Eodem: quod vero naturalis ratio inter omnes hoYnines conslituit,id apud omnes peraeque rustoditur, vocaturque ius gentium, quasi quo iure omnes gentes utuntur.
(c)

nam

Pr. Inst. h.

ius istud

in terra,

qune

L.

L. 1. g. 3.

li.

t.

Ius naturale est,


est, sed

quod natura omnia animalia

omnium animalium, quae

mari nascuntur, aviutn quoque coinmune

niinac coniunclio,

lo

t.

non humani generis proprium


in

quam

ti.

eod.
(d)

!..

01. de cond. indeb. (12. 6).

Gai. Inst.

Il

ine dcscendit

II. g. tifi.

Leg. 31.

istius iuris peritia censeri.

pr.

depos.

1).

(1. 8).

domino demoliit,

num

de grad. (38.10)

(a) 8- 3.

cos rd
(b)
ta,

L. 50. ad L. Aqn.

(9. 2). Vip.

et eo loco balneas extruxit practcr naturale iui,

soli perlinct, etiam... reliq.

L. 8. 8- 3. de fideius.

de V. S. (50. 16).

(4fi. 1).

L.

fc-

Ea quoque, quae ei hostibus capiuntur naturali ralione no-

69.

L. 2. de superi. (43. 18). L. 4. pr. de grad. (38. 10). L.


L. 2. 3. de div. rer.
L. 39. de O. et A. (44.7). L. 32. de R.

(e) L. 4. $. 2.

quae

L. 4.

(Iti. 3).

stra fiunt. 79. eod.


I. (1

docuit;

in coclo,

maris atquc

nos matrimonium appcllamus, bine libcrorum procreano, hinc educa-

videmus eteniin celer quoque animalia feras etiam,

est.

L.

L.

3. . 13.

ad exh.

(10. 4).

14. de 0. et A. (44. 7).

ll.de
I.

I.

et

(30. 17).

Qui doinum alienam invito

quod

superficies ad

domi-

L. 1. 8* 9. de vi (43. 16).

L. 6. de comp. (16. 2). L.

10.

de pec. cons. (13. 3).


b. t. Constai autem ius nostrum aut exseripto, ani ex non scripto, ut apud Gracci /*tr yypaipo oi
c*.
Ved. Appendice prima alla fine del pres. capitolo.
1. . 7.

Scriptum ius

est lei, plcbiscita, senatusconsuila,

prudenlum responsa.

8- 4. 8. cod.

principum piacila, magistratum edic-

non

diritto

II

scritto o

il

23

diritto consuetudinario la

espressione del sentimento giuridico del popolo

populus probavit, e

cuna potest

si

vi abbia data direttamente la

sua sanzione

impropriamente

si

dice avere

sua origine nella consuetudine,

la

quale

cetto si ha, che

esterna; nulladimeno tale espressione

dera che

il

diritto

momento che

dal

quae

immediata

sine ullo scriplo

manifesta nei costumi e nelle usanze, senza che

n'

pu

diritto

il

(c.

al-

Da questo con-

consuetudinario

la

solamente la manifestazione
giustificarsi,

quando

si

consi-

Consuetudinario incomincia ad avere esistenza positiva


la

consuetudine

si

come

appalesa, ed essa

gazione pel diritto scritto. La consuetudine esiste negli

la

atti delle

promulpersone

non individualmente prese, ma idealmente, cio nel tutto insieme di un


popolo, di una nazione, e come svolgimento successivo di generazioni.
2 Perch la consuetudine o il diritto consuetudinario possa servire
norma, si richiede: 1) che sia continua in riguardo al tempo, e genera)

di

rapporto

le in

alle

persone (consuetudo tenaciter servata); 2) che il prinnon contrario ai buoni costumi; 3 ) e che

cipio di essa sia ragionevole e

finalmente sia o espressamente o tacitamente riconosciuta dalla potest


legislativa;

che non

il

intenda che spetta

alla

potest

medesima

chiarare la massima di diritto consuetudinario e renderla nota a

ci

di di-

tutti (nel

avrebbe il diritto scritto), ma nel senso che sia data ai giudiespressamente o tacitamente la facolt di decidere con un principio di

qual caso

si

consuetudinario una privata quistione.

diritto

Il

consuetudinario cos considerato ha lo stesso valore del


pu servire a rischiarare punti oscuri della legge, corregpu abrogare la legge medesima (d) (2).

diritto

diritto scritto;

gere

il

diritto scritto, e finalmente

ANNOTAZIONI
(1) La publicazione quellatto, che rende di publica ragione la legge, e perci
obbligatoria per tutti. Pur tuttavia si domandato se colui il quale si appella ad una

legge, in caso che venga negata la sua esistenza, possa essere chiamato a provarla.

La publicazione

stala considerala

come un mero

fatto

per conseguenza, come

degli altri fatti, cos della legge si potrebbe provare la esistenza (e). A buon diritto
stata generalmente rifiutata una simile opinione ; imperocch la publicazione
una parte essenziale della legge, senza di cui il concetto di essa impossibile; ora il

giudice dovendo massimamente conoscere


oggetto di prova, ma applicarle ex officio.

le leggi del

suo paese, non deve fame un

Quest' ultima efficacia del diritto consuetudinario ha mosso serie controversie nelle scuole. Che il diritto di consuetudine avesse la virt di abrogare la legge
(2)

(c)
ici,

L. 32. h.

t.

quod minibus

lulianus.

(e)

Thibaut,

De quibus

causis scriplis legibus

et consueiudioe inducimi! est

(d) L. 12. in line h.

l.

li. lnst. h.

t.

don ulimur

id custoditi opin-

N. 8.

c.

15.

Sisl. S. 25.

Digitized

by

Google

24
t., mentre tale virt negata dalla L. 2. h.
In ogni tempo e con ogni argomento possibile hanno tentato i giureconsulti di

espressamente detto nella L. 32. h.


t. (1).

accordare queste due leggi che sembrano in aperta contradizione. Chi voglia farsi
un criterio degli sforzi degli antichi Glossatori per mettere in accordo a qualunque
costo questi due passi, d'uopo, che riscontri la glossa di Accursio

(g),

in cui si ri-

cordano le opinioni d'Imerio, di Martino Bulgaro, ecc ; il che d a divedere essere nel
Secolo XIII questa quistione non meno dibattuta di oggi. Gli scrittori pi recenti
non hanno fatto di meglio che continuare nelle medesime opinioni, e generalmente
non difficile incontrarsi con moderni autori, i quali accettano puramente la opi.

d' Irnerio

nione

e Piacentino, cio che si debba dar preferenza alla legge del Codi1
argomentazione di Giuliano si rapporta massima-

ce; e ci perch (secondo essi)

mente alle idee repubblicane, quando il popolo aveva la potest legislativa; in quel
tempo era facile una consuetudine generale del popolo romano che potesse abrogare la legge, ma ci non era pi possibile al tempo di Costantino. Questa opinione,
sebbene in altra forma, stata accettata dal Savigny (h).
Tale opinione per s stessa poco fondata, imperocch non ci possiamo punto
arrischiare a ritenere, che la legge di Giuliano corrisponda ad un determinato punto storico del diritto romano, dopoch fu accettata nelle Pandette; salvo che non si
voglia credere essere stata una inavvedutezza di Triboniano e dei compilatori. Non
so poi con quanto fondamento si rammenti a questo proposito la potest legislativa
del popolo, ch, quando il popolo romano faceva uso nelle assemblee della sua potest legislativa, non si aveva per effetto il consuetudinario, ma bens il diritto scritto.
Del resto

la precitata

stiniano ripete

il

opinione tanto pi da rigettare, in quanto che lo stesso Giu-

medesimo

principio di Giuliano

(i).

Da che

fa cattiva

prova

la

giuristi hanno tentato un'altra via, considerando la legge


2 di Costantino come se parlar volesse di una consuetudine locale o municipale, e
non di quelle consuetudini generali del popolo romano. Secondo questa lettura la

suddetta interpretazione,

legge 32 di Giuliano parla delle consuetudini generali di tutto

il

popolo, e

come

tali

possono vincere ed abrogare la legge; mentre Costantino, parlando delle consuetunon potranno mai vincere una legge .Tale interpretazione av-

dini speciali, queste

valorata dall'autorit di

Domilo

Savigny

(k);

questi

si

poggia sulle parole non vi-

lis a uctoritas, le quali dnno questo senso, ei dice, che la consuetudine non tanto
grande e tanto potente da poter vincere una legge; e quindi da quella espressione
debbe riconoscersi che Costantino intende parlare solamente di una locale consuetudine. Al medesimo risultato mena la interpretazione del Thibaut, il quale, sebbene ammette che al tempo di Giustiniano non erano impossibili le generali consuetudini di lutto intero un popolo, pure conchiude non parlare la legge 2 cit. se non di

Conti. Consuetudini ususque longaevi non

(f)

momento, ut aut ratiooem

sui valilura
(g)

Ad

quae

1. 2.

(b)

vilis

aucloritas est, veruni non usque ideo

vincat, aut legem.

L. 31. de legibus in Digestum vetus ap. Fratres Sennclonios. Lugd. 1649, et ad


sii

longa cons. eod.

Savigny, op.

c. V. 1.

app. 2.

(ij $. 11. Inst. de iur. nat. (1. 2)... ea vero


quae ipsa sibi quaeque civitaa consliluil, siepe mulari solenl vel tacito consenta popoli, vel alia postea lege lata.
Lei. Dco Auct. 8- 10.
,

N. 89.

c. 15.

(k)

Savigny,

Sist. 1.

app. Conti.

1.

1. c. 10.

Digitized by

Google


una consuetudine

25

una legge

locale contro

del principe o del popolo

romano

(1).

Un

possibile e viene dalla nostra speculazione quando decidiamo una


quistione in astratto, ma non vale a conciliare quei due passi. Che le voci poi non

tale risultato

vilis auctoritas ci facciano

scorgere

e precise per non

consuetudine locale, da dubitare fortemen-

la

consuetudinia ususque longacvi son troppo chiare

te; anzi le parole del legislatore

significare la vera consuetudine stabilita per

comune consenso.

hanno rivolta la loro attenzione alle


il non uso pu ben abrogare la leg-

Altri guidati in parte dalle Basiliche (m)

parole desuetudu e consuetudo; la desuetudine o

ge non facendola applicare, ma non cosi una consuetudine contraria, specialmente


quando lalegge gi in vigore. Questa interpretazione, che, superficialmente considerata, pu aver l'assenso di molti, fondala essendo sulle parole dei fonti, cade dopo

un migliore esame
ne, se

non

tacilo

il

delle parole

medesime. E

traria, se

non

il

medesimo

tacito

si

Che sarebbe

consenso del popolo che

contro la legge, surrogandovi un'altra massima?

con

che sarebbe mai la desuetudiesprime lo stesso Giuliano, che si

di vero,

consenso del popolo, come

manifesta negativamente rimpetto alla legge?

poi la consuetudine con-

si

esprime positivamente

La medesima desuetudine

nel fatto

sua forma negativa ammette anche un principio contrario alla legge, che la
medesima negazione; sicch la distinzione che vorrebbero stabilire ci porta ad un
la

giuoco di parole ed a null'altro. Lasciamo stare che lo stesso Giustiniano si esprimeva in modo da determinare chiaramente, che la consuetudine e non solamente la

desuetudine (nel significato di quei giureconsulti) abroga la legge (n).Non pi felice delle precedenti la prova fatta dal Puchta,i\ quale generalmente ammette che
il

abroga

diritto consuetudinario

dalla consuetudine, questa

requisito necessario alla

Ecco

la legge;

non che

la

ma

distingue

il

la

consuetudine

forma per mez-

il

senso, secondo questo giurista, delle due leggi che

il

legge

diritto di

manifestazione esterna e

primo, e pu essere allora applicata, quando havvi il


sua validit, ossia il generale e giuridico convincimento.

zo della quale riconosciamo

sembrano contraddirsi:

mentre la legge 2 del Codice, della


sebbene ha un lungo uso, pure manca di quel generale giuridico convincimento da potersi addimandare massima di diritto nel pi stretto significato della parola (o). Questa interpretazione pu sembrare sufficiente a prima
giunta, tanto pi che non si pu contradire alla teoria del giurista alemanno, e la distinzione, come abbiamo avvertilo nel lesto, esatta; resta a sapere se veramente
la

112

parla del diritto di consuetudine,

consuetudine,

la

la quale,

legge 2 parla della consuetudine, e del diritto consuetudinario la legge 'd. Egli
non ci danno punto questa facolt, anzi vi

certo che le parole della legge 2 citata

tutta la ragion di credere eh essa parli del diritto consuetudinario; in effetti la conla manifestazione esterna del diritto, dunque quante volte essa si manied applicata per un uso lungo e continuato, in quella manifestazione esterna
il diritto consuetudinario: ossia nella consuetudine con l'interno requi-

suetudine
festa

ravvisiamo
sito del

comune convincimento

esiste

un principio

di diritto in tutta la sua esten-

sione.
Inutile riuscirebbe

ti)

qualunque tentativo se non s'incominciasse da una interpre-

Thibaut, Sistema g. 17.

(m) Libr.

II. t. 1. fr.

61. presso Heimbach,

(n) g. il. Inst. ved. not.


(o)

Puchta, op.
Diritto

c.

P.

romano.

1.

I.

p. 30.

V. Faber, Radon, ad

leg. 32. cil

i.

p. 81. P. li. p. Ite. ss. 199. ss. 213.

Digitized by

Google

26
(azione tutta grammaticale. Costantino si esprimeva .con queste parole infine, ut
rationem vincat aut legem Consideriamo il punto in cui la legge abolita e riconosceremo due momenti, la legge che cade, il diritto di consuetudine che sorge. Il medesimo comune consenso che crea il principio del diritto consuetudinario, volendolo
applicare, fa cadere la legge; cosicch possiamo dire generalmente, che dal momento che sorge il primo, la seconda caduta in disuso. Ora le parole di Costantino indicano un fatto tutto diverso, il vincat suppone un contrasto tra il principio giuridico consuetudinario e la legge, il primo che cerca di essere applicato invece dell' altra, mentre questa lo contrasta. Per la qual cosa Costantino colla legge 2 prevede il
caso in cui una legge proibisca il sorgere di una consuetudine; nascendo adunque
una consuetudine contro una legge che preventivamente la proibisce, il legislatore
si espresso cosi: la consuetudine ha certamente una non vile autorit, ma non
tanto grande da vincere in opposizione la ragione e la legge che la proibisce.
Questa interpretazione non solo pi conforme al carattere giuridico del diritto
di consuetudine, ma ancora una delle tante opinioni dei Glossatori (p), n sfuggiva
del tutto all'acume giuridico del Savigny, specialmente quando interpreta le parole
consuetudo non vincit ratcmetn (q)
In quanto alla prova del diritto consuetudinario evvi anche un punto controverso, poich mentre da una parte si afferma, doversi considerare il diritto consuetudinario come un fatto c per conseguenza poter le parti esser chiamate a provare
resistenza di esso, dall'altra si sostiene, che avendo tutto il valore del diritto scritto,
debba essere dal giudice applicato ex officio. Secondo il suo carattere questo diritto
perfettamente equiparato a quello scritto, avendo, come si veduto, anche la forza di abrogarlo; dobbiamo adunque convenire che, il giudice deve applicarlo ex officio. Ma dallaltro lato questi non obbligato a conoscere tutte le consuetudini del

paese sottoposto alla sua giurisdizione, perci in un caso pratico, in cui egli ignori
la esistenza di una consuetudine, pu invitare la parte, che lo allega per difesa delle

sue ragioni, a provarne

la esistenza

(r).

III.

Divisione del diritto In rapporto al auo carattere ed cstenalone.

La norma fondata sui principii generali di diritto (sia tua o aequitas)


comune (a), e quindi una relazione dicesi per s giuridica,
quando da quella norma trae Tesser suo. Invece una regola pu avere la
sua origine in un estraneo elemento, e propriamente in un atto della potest legislativa, che si giustifica per utilitalem el necessitatem, ed allora
appellasi ius

(p) I. glos. di
(q)
ta,

Sav. O. c.

Acc. in Dig. Vet.


v. I.

I. c.

app. 3. p. 424. 428

Vangerow. Manuale delle Pand.

v. I.g. 16.

no-

Marburgo 1851.
(r)

149.

L. 1. C. h.

t.

N. 106.

Milhlenbruch,
(a)

praef.

Puchta,

L. 18. de vulg. et pup. subst. (28.

cesimum annum

0.

c.

manuale, g. 39. Vangeivw, op.


6).

p. 119.
c.

I-

Savigny.

Sist. v. 1. g.

Papin. Centuno

fliis, si

intra

aelatis sine liberis vita decesserint, directo substiluil; Intra

nos eliam propria bona

filio

substilulus iure

comuni

28. p,

c.

quintum

et vi-

quaiuordccim an-

copiai.

Digitized by

Google


si

ha

il

ius singulare; e perci

27

una relazione, che per s non sarebbe giu-

ridica, addiviene tale in forza di quell'atto (b) che, strettamente considerato, dicesi privilegio.
1 } I privilegi si dividono in convenzionali, e nonf convenzionali o graed in privilegi onerosi e gratuiti; ma questa distinzione si rapporta
forma con cui si manifestano, non al loro fondamento giuridico.
2 Affine al privilegio il diritto singolare nel pi ampio significato
della parola; cio un diritto, il quale, bench si fondi sopra una massima
giuridica, pure per alcune circostanze fa eccezione al diritto comune. I
privilegi tanto in senso Iato, quanto in senso stretto vanno distinti in pri-

ziosi,

alla

vilegi affermativi e negativi, in privilegia personae, rei, et causae.

io.
IV. Dell* interpretazione della legge.

Vico, op.

cit.

83 TTotomann,

cap. 82 a

iurte interpretandi, Basii.

ne discendi inierprclandiquc Iuris


cn iuris,

Ups. 1730

Conradi,

de l'inicrprtation des

I.

romano 1806

L' attivit

Neap. \~2Q\Eckhardi, Hcrmencuti-

civilis, liber 2,

Observationcs iuris

civilis Voi. 1.

loii,

TUibaut

Paris 1822

Savigny,

Sistema Voi.

Marb. 1782

1799 Mailher de

Ilermcncuticae iuris, G6lt.

tich, principia et subsidia

del Diritto

lureconsullus scu libcr de optimo genere

Tom. 2. pag. 1087. Placcius de iureconsullo perfecto,


Rapolla, de Iure consullo, sivc de ratioHamburg. 1693

1539,

seu interpretatione legutn,

JVit-

Chassat, trai-

teoria dcirinlerprelaziooe logica

1. .

32

51.

che diretta a scoprire la mente della legge o

il

vero

pensiero del legislatore, e la ragione di essa chiamata da noi interpreprima viene data

tazione. Essa legale o autentica, usuale e dottrinale; la

dalla potest legislativa quando dichiara


legali. Effetto
il

pensiero del legislatore per vie

il

immediato di questa specie dinterpretazione

carattere, la forma, ed

plicata ai casi pratici

il

che ha tutto

valore di una nuova legge. L'usuale viene ap-

come una novella legge, senza avere per

tutto

il

va-

lore di questa, che nel solo caso speciale applicato, e senza che potesse

essere obbligatoria per


detta.

tutti,

come

l'interpretazione legale propriamente

Questa interpretazione detta usuale perch nasce dagli usi dei Tri-

bunali; essa giustificata dallobbligo, che hanno i giudici di applicare la


legge e di non mai rifiutarsi, adducendo che la legge sia oscura o non

provveda

(a).

(b) L. 10.

de legib.

(i. 3).

Paul. Ius ligulari

est,

quod intra teoarem

liquam utilitolcm auctorilate conslitucntium inirudactum


(a)

L. 2. C. de legibus

(1. 14)

L. 12. h.

t.

aut legibus, sul scnatusconsultis romprchendi; sed


nifesta est,

is,

qui iurisdictioni pracest,

fui.

quum

ralionis propter a-

est.

Non passunt omnes


in aliqua

ad similia procedere atque

articoli singulatim

causa sententia eorum maila ius dicere

debet.

Digitized

by

Google

L'interpretazione dottrinale quella che cerca la vera legge, o

senso della medesima secondo


triplice scopo: costruire

critica; cavare

il

il

le

vero senso,

il

il

vero

un

regole della scienza. Essa pu avere

testo della legge,

ed allora prende

il

nome

di

pensiero, e la mente del legislatore, ed al-

lora chiamasi interpretazione nello stretto significato della parola; e final-

mente applicare

la legge ai casi simili,

ed allora ha

nome

di analogia,

interpretazione analogica.

Quando

l'attivit si

versa a rintracciare lautenticit, ossia

gale, appellasi critica, la quale di

doppia specie,

alta e

testo le-

il

bassa

critica; la

prima consiste nella ricerca della vera legge, l'altra la costruzione della
medesima colle sue parole. Intorno a ci abbiamo le seguenti regole:
1 Se vi sono documenti legali ed autentici, non havvi bisogno di critica, e questo il caso delle leggi nuove; ma se i documenti mancano,
dato al giudice la facolt di servirsi di ogni mezzo per scovrire il vero te)

sto, e quindi la

vera intenzione del legislatore: questo

il

vero caso del

romano, di cui non possediamo il testo autentico. Per conseguenza


ne segue:
2) Che il giudice ha facolt di scegliere quei manoscritti che pi alDiritto

chiamata eletsuo manoscritto in tutta altra

lautenticit si avvicinano; questa specie dinterpretazione

similmente egli potr interpretare

tiva:

maniera che
3)

Il

il

gli editori.

giudice potr leggere

il

detto manoscritto con metodo tutto pro-

prio, e tale specie d interpretazione dicesi critica congetturale,

mente quando

vi sia

antico, tanto

meno va

una

stretta necessit:

onde quanto pi

il

ma sola-

manoscritto

soggetto a questa specie di critica.

Da ultimo quando

il

ma-

giudice avr conosciuto, che nessuno dei

noscritti autentico, potr scegliere quello

che egli crede pi

utile,

di-

chiarandolo nellatto dellapplicazione. Questatto del magistrato chia-

mato modestia (1).


II. La interpretazione nello
prire

il

stretto significato della parola tende a scovero pensiero del legislatore, ed di due specie, grammaticale, e

prima cerca scoprire il senso della legge ed il vero pensiero del


mezzo delle parole; laddove la interpretazione logica adoi mezzi, e non la sola scienza de vocaboli
(2).
Il principio messo innanzi in questa specie dinterpretazione, e di
1
cui si abusato nella legislazione giustinianea, il cos detto argomento
a contrario, il quale consiste in ci, che quando una norma vale per un
caso determinato, per un tempo, per una circostanza, oltre quel caso, quel
tempo, quella circostanza vale la massima contraria; p. e. quando il Pretore pronunziava in unazione queste parole
intra annum iudicium dalogica; la

legislatore per

pera

tutti
)

Digitized by

Google

bo, eravi implicitamente

to

29

(b).

La

2)

interpretazione grammaticale da s sola non basta a costruire

pensiero del legislatore, quante volte

il

annum iudicium non da-

senso seguente, post

il

mezzo grammaticale non va di

il

accordo colla logica.

Quando

le

parole ed

il

pensiero sono in accordo non vi potr mai

essere interpretazione di sorta alcuna. La legge ci

nondimeno pu

esse-

re oscura per varie cause:

per imperfezione o per doppio senso in questo caso decide la


;

quando la grammatica non pu giungervi.


b La legge pu essere troppo angusta, onde

lo-

gica,

la interpretazione

andare
la

ed estendere a pi

al di l della legge,

massima

ivi

mente

casi

non compresi

contenuta; onde interpretazione estensiva

Al contrario

il

deve

in essa

(c).

legislatore si potuto esprimere molto pi larga-

di quel che pensava, per la qual cosa lattivit tende a restringere

onde interpretazione ristrettiva (d).


In qualunque specie di legge permessa l'interpretazione, essendo che in tutte le leggi devesi cercare di costruire il pensiero del legislatore, non escluse le specialit e i privilegi.
III. La interpretazione analogica sta nel sottomettere alla medesima
legge casi simili, oppure estendere la legge a casi pei quali non era direti

casi annoverati nella legge,

tamente data.
1

dem

La base

di questa interpretazione la seguente

legis ratio, ibi

cadem

massima

ubi ea-

legis dispositio (e).

Questa massima non si applica nel diritto singolare, in quelle leggi le quali son fatte contra r.alionem iuris
quod contra rationem iuris
receptum est, non est producendum ad consequenlias (f). Lo stesso si dica

L. 18. de

(b)

nium

dicere

test.

(22. 8.). Paul. Ex co, quod prohibel lei lulia de adulteriis testimo-

condemnaMin mulierem,

colligilur,

ctiam mulieres teslitnonii

in iudicio dicendi ius

habere.
(c)

L. 27. g. 13. ad L. A- (9. 2).

L. 3. ad L. Pom. de par.
Pompeia de consobrino comprehendi, sed non etiam eos

leres sic intellexernnt, eorruperil.


est, lege

verbum fere omnes veMare. Sed sciendum


9)

Vip. Inquit lex ruperii, rupisse


(48.

paritrr compierti, qni pari pr-

pioreve gradu sunl. Sed et novercac et sponsac pcrsonac omissae sunt, senlenlia lamen legis

continentur.
(d) L. 0- g. 2.

lelligendum

de iur. patr. (37.14). Paul. Quainvis nulla persona lege cxcipiatur, lamen in-

de bis legem sentire, qui liberos tollere possunt; itaque

est,

si

iureiurando quis adegerit, dircndum est, non puniri patronum hac lege.
in ius. toc. (2.

4)

40. pr. de ber. pel.

L. 8. g. 0. de trans.
(8. 3)

L. 54.

pr.

(2.

man.

15)

(17. 1)

(e)

L. 12. de leg.

(1. 3).

(f)

L. 14. b.

1. 141. pr. L. 182. de reg.

(40.5)

g. 8.

I.

de iur. natur. gen.

et cir. (1. 2)

castratum libcrtum

V.

p. e. L. 11.

de

L.

L. 11. g. 2. de his qui. not. inf. (3. 2)

L.

2. g. 1.

de cust.

et exbib. (48. 3).

50. 17 L. 23. g. 3. de fideic. liberi.


L. 32. g. 6. C. de appel. (7.62) N. 20. 9.
iur.

c.

Dgitized by

Google

30

delle leggi correlte; imperocch la estensione analogica data

ad una legge
viene giustificata dalle mancanze che sono in essa, qualora poi per la correzione non vi sono lacune, lanalogia non pu essere giustificata.
3) Accanto alla

sposino,
ipsa,

massima

ubi eadem,

leyis ratio, ibi

eadem

leyis di-

collocato laltro principio: cessante leyis ratione, cessat lex

si

che erroneo, perch

il

la legge esiste

non

in forza della ratio,

ma

in forza della publicazione (g).

ANNOTAZIONI
(1).

dano

la

il

regole

testo aulentico.il complesso di queste regole, perci che spet-

romano, tanto importante c

ta al diritto

te

interpretazione della legge, e specialmente poi quelle che riguar-

riconoscere

il

che in questo luogo non intendiamo dare tutte

inutile dichiarare

che concernono

cosi esteso

che forma un ramo e forse

il

pi importante della scienza giuridica. Questo novello ramo di diritto chiamato


Ermeneutica, per cui si fanno raccomandare Eckardi cit. Wittich.cil. ed ultimamenErmeneutica del diritto romano ed introduzione al corso del diritto civile, Lips. 1831. Ci non ostante non fuori proposito raccomandare che s'osservino queste regole generali:
te Clossio

Nei manoscritti pi antichi la punteggiatura o affatto tralasciala, oppure


mollo irregolare; il che spesso tramuta il significato, lestensione, e non di rado il
valore della legge. Cos, vcrbigrazia, nella legge 44 de donationibus inter virum et
uxorem (24. //.dopo le parole faclae donationis deve mettersi un punto, errore per
altro tolto nelle pi recenti edizioni del corpo del diritto; come ancora dopo la parola scicntia dovrebbe sparire qualunque segno; nella L. 25 de liher. leg. (34. 3 )
a

dopo

la

parola

danmas

messo un punto
b

osto

non

pelare, in vece del punto fermo, dovrebbe esser

interrogativo.

raro trovare nei manoscritti lettere puntate e sigle, che sono state

Non

poi erroneamente sciolte: cosi per esempio in molti manoscritti P. R. stato inter-

pretato per praetor, mentre voleva significare Populus lomanus (h); la sigla IT, che
pu significare tanto item quanto Insti tutus, fu interpretata erroneamente presso
Ulpiano, nel qual passo dehbe leggersi item (i); cosi ancora nella legge 8. pr. qui et
a quii. (40. 9) la sigla (FC. causa) fu per errore Ietta fideicomissi causa, in vece di

fraudatonnn creditorum causa;

e finalmente la sigla presso Ulpiano R. V. deve leg-

gersi rei uxoriae in luogo di revera

Non

di

rado

il

(k).

testo guasto, e per

conseguenza oscuro, perch alcune pa-

role clte dovrebbero esser divise sono unite, ed altre che dovrebbero andar unite

trovansi divise, cosi, a mo d'esempio, nella legge 48 de V. Oh. (45. 1) in luogo di id


co, che si trova in alcuni manoscritti, devesi emendare il testo leggendo solamente
ideo; cosi nel

frammento

di Ulpiano VI. 13. in luogo di quatriennio,

Ugo con pi

ragione vorrebbe leggere quac triennio.


(g) L. 35. ile reg. inr. (50. 17).
(h) L. 7.
(i)

(k)

!$.

8. de iniur. (47. 10)

Vip. Fr. IV. 2.

XX.

la

Vip. Fr.

1.

7.

XX.

16.

XXIV. 28.

6.

Vip. Fr. V. S. Confr.

Frat. Sennclonioi, e

le

pi amiche edizioni, specialmente l'edizione di

pi recente di Lipsia dei fratelli Kriegel

I.

Lugduno dei

c.

Digitized

by

Google

31
d

Finalmente non

difficile

trovare le cosi dette parole geminate, e trasposi-

come nella L. 20! de evict. (21 2) in luogo di ut eo nomine deve leggersi tu eo nomine (1)
(2) Non vogliamo intendere linlerpetrazione logica in senso ristrettissimo come

zioni di lettere

il Savign y, il quale propone quattro specie dinterpretazioni, ossia


grammaticale, logica, sistematica e storica. Linterpretazione grammaticale avrebbe

l'intende p. e.

per oggetto la parola, la quale il ponte tra il pensiero del legislatore ed il nostro; la
il nesso logico tra le varie parti duna legge; la storica riguarderebbe lo stato
del Diritto nel tempo in cui la legge fu publicata, e nel quale essa deve avere la ragion di esistere; finalmente lelemento sistematico si riferirebbe al legame, col quale

logica,

sono unite tutte


ta alla

mente

considerata

le

regole e glistituti di diritto nella grande unit, che

del legislatore nellatto di formare e

la cosa,

non cbi non vegga

promulgare

la

si

presenta-

legge. In s stessa

l'esattezza di questa teoria;

ma nondimeno

interpretazione, o l'elemento logico dellinterpretazione preso dal Savigny


significato troppo ristretto; laddove noi prendendo la medesima interpretazio-

la logica

in

un

ne per

tutti

a tutti e tre

mezzi

intellettuali,

e della scienza, accenniamo nel medesimo tempo

suddetti clementi.

(3) Dicemmo che qualche volta si abusato di questa specie dargomentazione;


e di vero, mentre in ogni legislazione largomento a contrario norma certa dobbiam guardarci di farne spesso uso nella legislazione giustinianea, sia perch la maggior parte di questo codice colossale incorre facilmente nella casistica, specialmente
il numero grandissimo dei rescritti, sia perch le dottrine dei giurisono spezzate e non presentano pers stesse una unit; anzi qualche volta gli

se riguardiamo
sti

stessi compilatori staccarono interi passi dalla loro logica connessione. In altri ter-

mini,

nell

interpretazione di ciascuna legge del diritto

romano deesi por mente se

largomento a contrario, oppure laltra massima, unius positio non


questo modo nella legislazione romana largomento a contrario corrisponde pi alla logica, che allelemento grammaticale dellinterpretazione. Eckardi, herm. iur. . 201. 202.
sia pi fondato

est alterine cxclusio. In

Oltre a queste regole generali bisogna che l'interprete abbia innanzi alla

(4)

mente
a

le

seguenti:

In caso di dubbio deve adattarsi quel significato,


disposizione legislativa (m).
)

Tutte quelle disposizioni,

stabilito,

so

si

come

diritti singolari

dica delle leggi corrette

il

quale libera da errori

la

o meno si scostano dal diritto comune


sono da interpretare strettamente; lo stes-

le quali pi

e privilegi,

(n).

c) Nel dubbio deve accettarsi la pi equa, e

la pi mite disposizione (o).


Nel caso che sincontrasse contraddizione nella medesima legislazione giuil solerte interprete ha innanzi alla mente un altro problema a risolvere,
cio quale dei due passi, che si contraddicono, debba essere allaltro preferito? Egli
(5)

stinianea,

(l)

Ter

gli altri casi

V. Eckardi,

(m) Consl. Tanta g. 15. N. 158.


(n) P. e. L. 35. pr. C.
(o)

L. 18. de leg.

da

1. 3.

o. c. g. 00. il.
c. 1.

inolf. test. (3. 28).


).

Cela.

Bcnignias leges interprctandae sunt, quo voluntas carum

1.. 50. Gaus. Semper in dubiis benigniora praeterenda


bus quidem, molimi] taraen in iure, aequitas spedando sit
L. 155,

conservetur.

L. 42. de pocn. (48. 19.).

L. 3.

de bis quae in

sunt.

90. Paul- In omni-

g. 2.

de reg.

iur. (50. 17.);

test. (28. 4.).

Digitzed by

Google

32

i quattro libri della legislazione di Giustiniano formano un tutto armonico cosicch bisogna considerarli come una sola e grande legge; se non che si pu
fare eccezione dell'ultimo, le Rovelle, le quali erano determinate come singole leggi allo sviluppo graduato, ed all'emendazione del diritto; esse non sono state mai

certo, che

riunite in

una collezione

da poterle considerare come le leguna medesima e grande Legge. Se mai una contraddi-

dallo stesso legislatore,

gi del Codice, quali parti di

zione vi fosse tra le Novelle e gli altri libri della legislazione Giustinianea, non solo
agli altri tre libri, ma una Novella pi recente dole Novelle debbono esser preferite

vrebbe esser preferita a quella che ha data pi antica. Non si pu dire lo stesso degli
ponno prendersi paratamente, poich fanno parte essenaltri tre codici, i quali non
tulli e tre insieme sono da riguardare come una
ziale d una grande legislazione, e
g canile legge di Giustiniano. Da questo punto di vista adunque impossibile lidea
di preferire

il

Codice

Pandette, e queste alle Istituzioni. Molti hanno voluto fare

alle

un'altra eccezione per le Istituzioni, le quali dovrebbero esser preferite alle Pandette ed al Codice, essendo unopera tutta del legislatore Giustiniano; altri vorrebbero

invece, che fossero posposte, essendo null'altro che un ristretto delle Pandette. Pi
giusto sarebbe il considerare le Istituzioni come una sola costituzione di Giustinia-

no collegandosi con le altre in una grande legislazione, e da questo aspetto non sono n da preferire, n da posporre alle altre parti. Con pi apparenza di ragione altri han voluto vedere una preferenza del Codice sulle Pandette e sulle Istituzioni in
caso di contraddizione imperocch il Codice fu publicato nel 534, laddove le Pandette e le Istituzioni un anno prima, e per il Codice deroga alle Pandette ed alle Isti;

tuzioni in quelle parti, che discordano da questo novello libro. Questa ragione apparente, non vera, e di fatti l ultimo Codice ( Codex repetitae praelectionis) stato

ed

il

compimento d'una

accetta contraddizioni,

sola legislazione, nella quale Giustiniano

non suppone, n
qua-

ma la ritiene completa iu ogni sua parte integrante.Per

lora s'incontrasse qualche contraddizione tra le diverse parti dei fonti, non bisogna
mai perdere di mira, che le tre parti del sistema formano un tutto, come d una

grande legge, nella quale non s'ammettono contraddizioni (p), e, se discordanza mai
non pu essere che apparente per la qual cosa l'armonia pu e devessere
ristabilita, tenendo sempre innanzi alla mente l elemento storico e sistematico di
quei determinati passi, che sembrano in contraddizione. Finalmente qualora anche

vi fosse,

paragonando
si,

allora

di tutto

il

con le altre della legge medesima, oppure con alnondimeno rimane, ed impossibile conciliare quei pas-

le parti discordanti

tre leggi, la contraddizione

non resta

altro

che preferire quel passo, che

meno

contraddice allo spirito

sistema.

il.

V. Del Diritto In rapporto ni tempo.

Thibaut

Sist. noi. d.

Savigny,

Sist. del

D. R. v. 8, . 38. 3. SS.

Seguendo il diritto lo svolgimento della civilt, avviene, che si dnno


di tempo in tempo occasioni, le quali dan motivo al cambiamento d una
legge (a). Circa 1' applicazione della legge nuova introdotta ai rapporti
(p) L. 2. . 15. C.
(a) L. 13.

de vclere

de legibus

iur. cnucl. (1. 17.).

Savia ny,

Sist,

V.

I.

g. 43. ss.

eie. (1. 3.).

Digitized by

Google

33
giuridici, che

non cambiano nello stesso momento della legge; questi

ponno riguardare sotto due aspetti,


ed in quanto alla loro esistenza.

quanto cio allacquisto dei

in

Nel primo caso si trova perfettamente fondato

I.

il

si

diritti,

la nuo-

principio

ra legge non pu turbare diritti legalmente acquistali; ovvero: la legge


non dispone che per l'avvenire (b). Non bisogna per confondere lacquisto dei

diritti 1

mente

collesercizio dei diritti stessi.

2 colla speranza, 3 ) finalVolendo applicare questo principio

colla potenza di acquistarli,

ai principali istituti giuridici si ha:


1

In quanto allo stato della persona possiamo avere due punti; o

riguardano

impresi sotto la legge anteriore, ed allora

gli atti

principio esposto innanzi; 0

me

si

riguarda

la maggiorit o minorit, ed

cazione

il

lo stato stesso della

principio stabilito non

si

applica

si
il

persona, co-

pu avere

appli-

(1).

2 Pienamente viene applicato nel diritto sulle cose, specialmente


quando concerne acquisto del diritto medesimo; soffre modificazione in
quanto agli effetti, al in quanto allestensione determinata dalla nuova
)

l'

legge.

ordinare a questa gui3 ) Tutte le relazioni di successione si possono


la nuova
sa. Sulla successione testamentaria abbiamo le seguenti regole:
legge pu riguardare lidoneit del testatore, il contenuto dell atto, la persona dell erede. In quanto al primo punto, se la legge nuova riguarda la
idoneit del testatore, non avr nessuna efficacia su lui, per la qual cosa
la data del testamento. Non cos
il punto di partenza per la sua idoneit

quando
ch

il

la legge

nuova versa sulla sostanza dell

testamento,

come

atto

medesimo; impei cioc-

atto di trasmissione della personalit del defun-

del testatore; onde il punto di parto, non possibile prima della morte
questo caso lultimo motenza, per lapplicazione della legge nuova, in
della vita del testatore (2). In riguardo al terzo punto o alla persona

mento

dell'erede, abbiamo, che, secondo

de corrisponde esattamente a

il

romano, l'istituzione dell'erecompresi nel testamento: in effetcontenuto del testamento, co-

diritto

tre punti

del
to essa parte della testamenti factio,

me requisito necessario alla esistenza del medesimo, e dellacquisto delnuova legge, la quale
per conseguenza da conchiudere, che la
rende inidoneo un erede, capace sotto limperio della legge antica, certaprimadell
acquislodel!
eredit(c).
publicata
vien
quando
applicabile
mente
leredit:

et constiiutioncs futuris certuni est dare formsm


(bl L. 7. C. de leg. (1. 14.). Ihtod. Legcs
et de praclcrito tempore, et adirne
negotiis, non ad facia practerila revocaci, nisi nominalim

perdentibus negotiis cautum


(c)

3. a.

Savigny

op.

c.

v.

sit.

8. g. 301.

Vangeroui, manuale delle Pandette,

v. t. g.

26. n.

Marburg 1831.
Diritto Tornano,

Digitized by

Google

34

Per 1 eredit ab intestalo il punto fsso la delazione dell eredit;


quando la legge nuova pubi icata prima della delazionedi essa, questa s'apre secondo la legge nuova, se dopo, va sotto l'imperio della legge antica (3).
4 Nella teoria dei contratti non vha difficolt di ritenere essere applicabile la legge, che vigeva quando il contratto fu perfetto: e tutto ci
)

vale sia in vantaggio, sia in pregiudizio dellatto conchiuso

l'

(4).

Similmen-

da giudicare del matrimonio, considerato come atto, che cade sotto


al tempo della sua celebrazione; non per

te

imperio della legge vigente

considerano

lo stesso qualora si

le

conseguenze dun matrimonio, come

sarebbe, verbigrazia, lo scioglimento di esso, la dote della moglie, o le donazioni

tra

coniugi. In quanto allo scioglimento

il

principio di sopra sta-

non pu avere applicazione, trattandosi non dellacquisto d'un dima dell esistenza o non esistenza d' un istituto giuridico; cosicch,
abolito il divorzio con una nuova legge, questa sar applicabile a quei

bilito
ritto,

matrimonii conchiusi sotto limperio della legge antica, che lo permetteva.

La data

della celebrazione del matrimonio

non potr essere il punto


un istituto a

di partenza pei diritti sul patrimonio dotale; la dote, essendo


s, fissa

tempo

il

della sua costituzione secondo la legge allora vigente nel

domicilio del marito.

La

teoria della retroattivit offre

una

difficolt

alquanto rilevante

nella prescrizione; e, per far semplici le quistioni che sorger

questa teoria, mestieri fermar lattenzione sopra tre casi:

ponno in

possibi-

dopo compita la prescrizione ed allora, agevolmente s intende essa non avr nessun potere sulla prescrizione gi compiuta, anche se allungasse il tempo stabilito dall antica.
2 ) Facile pure il caso quando la prescrizione comincia sotto l imperio
che

le

la

nuova legge

sia publicata

della legge nuova, perocch allora questa sar certamente applicabile.

Finalmente possibile che la nuova legge sia publicata mentre corre


che ne accorci il tempo; qui nasce la difficolt se delinuova o lantica; pi ragionevole sarebbe applicar-

la prescrizione, e

basi applicare la legge


le

entrambe,
II. Il

1'

antica pel

tempo scorso,

la

nuova pel tempo seguente

(5).

principio stabilito che la legge non ha effetto retroattivo non

applicabile:
1

nuova legge abolisce una relazione giuridica o un istiavr senza dubbio effetto retroattivo;
prescritta dalla medesima legge, e sar
casi sorti sotto l imperio dell antica; ma non certo ai casi

quando

la

tuto, allora la legge

quando

applicabile ai

la retroazione

passati in causa giudicata, e pendenti nei tribunali di appello (d);

(d) L. 2. 8- 23. C.

de >el.

Ouae oportet non solum

iur. enucl. (1. 17.).

in casibus

L. 22. g.

quod futurnm tempus

1.

C. de ss. Ecdcs. (I. 2.). lust.

creaverit, sed etiam in

adhuc pen-

Digitized by

Google

35
3

quando

perch allora

la

legge emanata sotto forma di legale interpretazione;

suppone che

si

la

legge antica conteneva implicitamente la

dichiarazione della novella, e che qualunque disposizione contraria nasce

da un errore di

diritto (e).

ANNOTAZIONI

(I)

questa un punto molto controverso nelle scuole di diritto. Volendo mette-

un caso

re questo principio in

un tempo

vesse

pratico

domanderebbe: se

si

la

legge nuova prescri-

pi lungo per la et legale, sarebbe questa applicabile a coloro

quali compirono gi la detta et sotto la legge antica? Ovvero: colui


tre in vigore p. e.

diritto italiano

il

compie

let di 21 anni,

rato novellamente minore, quando, prima chegli compisse

liano venisse surrogalo

il

diritto

La maggior parte degli


altri,

quale,

men-

romano, che prescrive ai 25 anni l'et legale?


alemanni bau risposto negativamente e tra

scrittori

gli

pi profondo tra essi, Carlo di Saviguy,

il

ra del

il

deve poi esser conside25 anno, al diritto ita-

il

Sistema del

diritto

romano ne

il quale nella sua memorabile opeuno speciale paragrafo (f) Egli divide
leggi nei due principii, che noi abbiamo gi

tratta in

tutta la teoria della retroattivit delle

accettati, cio dell'acquisto e della esistenza del diritto;

ed certo che per acquisto

non cessa di rammentare ad


ovvero di quegli atti, che, come direbbe lo Zachariae, sono fondati sulla volont formale o presunta d'uria persona (h).
Ora chiaro che lo stato della persona non pu esser considerato come un di-

di diritti s intende parlare di negozii giuridici, eh egli

ogni occasione

(g),

ritto legalmente acquistato, non essendo un atto fondato sulla propria volont formale o presunta. Che un contratto fatto dalla persona di 21 anni sotto limperio della legge italiana debba esser considerato come atto di maggiorenne, anche quando
venga introdotto il diritto romano, evidentemente certo; ma che un atto fatto dal
medesimo giovane prima daver compiuta let di 25 anni, e dopo che stata introdotta la legge nuova, debba esser considerato come atto di minorenne non men
certo; imperocch l essere minore o maggiore non un atto, che sta nella volont
formale o presunta della persona, ma che ha sua ragion di essere solamente nella

disposizione della legge gi abrogala dalla novella; in altri termini qui

si

tratta piut-

tosto dellesistenza del diritto. E vero per altro che al dotto giurista non poteva nascondersi questa verit, ed egli stesso costretto a confessare che lo stato della persona in s, e la maggior parte delle manifestazioni in rapporto allo stato, son di na-

che non ponno esser riguardati come diritti acquistati ma tenta


sua teoria per mezzo di eccezioni , e specialmente in quanto all et;

tura cosi astratta


di spiegare la

dentibns

et iudiciali

termine

rei,

amicali compositione

C. de eonlr. indie. (1. 53.). /uit.

Quae etiam ad

sactionibns rei iudicationibus sopita sint.

de leg. heredib.
(

4. 29.).

;6.

88

L. 3. C.

).

N.

19. pr. c. 1.

!..

N. 19. praef.

Saviyny, op. c.

N. 143.
v. 8. g.

(g)

Savigny, op.

(b)

Zachariae, diritto

c. v. 8. g.
civile

sopitis

obtincre. L.un. in

fin.

praeterita negotia referri sancimns, nisi tran17. C.

N. 113.

g. 1. de qualr. praescr. (7. 37.).

(e)
(f)

needum
de

fide, instr. (4. 21.).

pr. e c. 1

L.

3. C.

13. g. 3. C.

ad

S. C. Velici.

L. 21. C.

de pac. pign.

(8. 33.).

in fin.

389.

388.

Francese,

v. 1. g.

30. Napoli 1817.

Digitized by

Google

36

sicch appena giunto alla maggiorit sotto limperio dell'antica legge, deve lindivi-

duo esser considerato come maggiore, anche se un mese dopo la legge allunghi il
tempo dell et legale. Per aggiunge il Savigny: la facolt che si d al minore per
decisione dellimperatore (nenia aetatis) non debbe esser negata a colui, il quale,
prima che fosse publicata la novella legge, comp la et legale. Che la venia aetalis
sia da paragonare a questo caso, non sembra, essendoch quella avea tutto il carattere dun privilegio, e di privilegio non deve parlarsi, quando si tratta di priucipii e
conseguenze di diritto comune. In fine il nostro giurista per avvalorare la sua teorica asserisce, che le legislazioni moderne si sieno determinate secondo la sua opinione, e per conferma allega

getto stabilisce:

un

La maggiore

articolo del Codice prussiano,

il

quale su questo og-

et entra ai 24 anni compiuti per quelle persone, le

non lavevano compita secondo le leggi finora vigenti . In questi termini egli ben naturale che colui, il quale aveva gi compita
1' et legale, debba esser considerato sempre come maggiore, non per conseguenza
della dottrina del Savigny, ma perch la legge lo ha espressamente dichiarato; crediamo che sarebbe stato altrimenti, se il Codice prussiano avesse detto in questo
modo: Dal 15 gennaio 1815 la et legale entra dal 21. anno compito ; anzi la nostra opinione tanto pi vera, che il legislatore prussiano, affinch la legge avesse
la conseguenza che vorrebbe il Savigny, l'ha dovuto espressamente dichiarare, senza della quale dichiarazione l' effetto sarebbe stalo certamente diverso. L'eccezione
adunque del Savigny in questa materia non fondata, vieppi se consideriamo un
quali prima dei 15 gennaio 1815

po pi addentro lo stato della persona nell' intero sistema del diritto.


s ammettono, o ci vengono tassativamente
e questo ci sembra il caso dell'articolo del Codice prus(
pruova dal Savigny)-, esse portano sempre l'impronta di principii, i quali pi o meno s' allontanano dal diritto comune, ed hanno il carattere, o
d' un bene publico, o dell equit, che tende a moderare il rigorismo del diritto civile. Applicando queste idee alla nostra questione, 1' eccezione messa dal Savigny
in riguardo al principio della non retroazione sullo stato dell et della persona, non

In diritto le eccezioni o raramente

determinate dal legislatore

siano, addotto per

modo

in verun

giustificata.

della persona in s

Innanzi tratto notiamo

ne
ne

in

il

suo principio, che

il

nessun modo determinata dalle leggi; onde


la

ci

conviene stare

legge

norit

minore

gli

uno

alla teoria

Parrebbe a prima

il

gi

la

che

il

maggiore sotto l'an-

sotto la nuova, e farlo dipendere dalla volont dun terzo,

aveva gi concesso

comu-

vista

chiave della dottrina del dotto giurista; imperoc-

ch, si dice, non forse ingiusto o poco equo, il considerare

la

stato

diritto legalmente acquistato;


punto di leva della sua dottrina non ci vie-

sullo stato della persona considerato in s stesso.

principio di equit possa essere

tica legge,

lo

non pu esser riguardato come

leccezione poi a questo principio, che

padronanza

di s stesso ?

in favore deminori prende molte disposizioni, le quali pi o

quando
la mi-

Se da una parte

stato di dipendenza, daH'alIra parte privilegiata,

essendoch

meno

si

la

legge

discoslano dal

comune; valga per tutte la restituzione in intiero. Tutte queste disposizioni


vengono giustificate dal principio, che la legge supplisce alla immaturit di consiglio del minore; onde questi ha diritto ad una maggiore tutela della legge in suo favore. Ora una legge nuova che in fine non certamente l arbitrario d uno o pi
diritto

legislatori,

ma

il

sentimento comune giuridico),

la quale

rimanda ad un tempo po-

il compimento dell et legale, manifesta il comune convicirnento che le


persone, non ancora giunte a quella et, non sieno affatto capaci a regolare i pro-

steriore

VjOi

le


prii affari,

37

e per degne di maggior tutela.

quei beneficii dati

lutti

bene avessero compilo


giuridico, espresso per

adunque pi equo di concedere

Non

minori anche a quella classe di persone, le quali, sebet secondo la legge antica, pure dal sentimento comune

ai
1*

mezzo

della legge,

non sono stale ancora credute di matura


un diritto, verremmo a negar un patroall' uomo minore di

capacit? Altrimenti, invece di conceder loro


cinio,

il

quale secondo

la

legge nuova non pu essere negalo

25 anni.
La moderna giureprudenza

si dichiarata per la nostra opinione, e non solo


ma arresti di Corte di Cassazione hanno determigli alti fatti dal minore, mentre era considerato maggiorenne dalla legge
debbono esser ritenuti validi dalla nuova; laddove quelli che questa persona
imprender prima di giungere allet legale stabilita dalla legge nuova, debbono
esser considerati atti di minorenne; o altrimenti, secondo la teoria comune, vanno
soggetti all' impero della novella legge.

molti autori di Diritto francese,


nalo, che

antica,

(2) Questa triplice distinzione stata da noi fatta nel senso pi ristretto della
parola, ed avendo presenti le parti integrali del testamento. E, parlando della testamenti faclio adiva, volemmo intendere l' idoneit del subbietlo unicamente iti riguardo alle sue qualit fisiche e personali. Ora bisogna far notare che la persona
del subbietto potr trovarsi in rapporto con lo stesso contenuto del testamento, ed
allora sonvi due punti essenziali, la personalit, ed il contenuto dell' atto, uno dal1
altro inseparabile. In breve, l' espressione dei Romani, testamenti fadio adiva,
bisogna che si prenda in doppio significalo; primieramente circa le qualit fisiche
della pei-sona, come f esser pubere od impubere, mentecatto o di sana mente; in
secondo luogo, riguardo ai giuridici rapporti, come al diritto di disporre; in questo

ultimo significato non hanno la testamenti fadio i peregrini, che in questo caso
suona commerdum. Similmente l' idoneit del testatore in attinenza col contenuto stesso del testamento, ossia colla sostanza dell ultima disposizione; sicch da
questo lato non hanno facolt di far testamento

il

figlio di

famiglia

quantunque

quanto alle sue personali qualit, ha la testamenti fadio nel primo signied il Latino Giuniano |h|. Egli chiaro che in questo caso essendo la facolt del subbietto congiunta all' essere del contenuto, debbesi avere un doppio
punto di partenza; il tempo cio della compilazione del testamento, c la morte del

questi, in
ficato

),

testatore, senza

Quando

poi

che potesse nuocere lo stato intermedio.


il contenuto del testamento non per nulla

cit del subbietto,

tima volont,
la

in relazione colla

sono da considerare principalmente quelle parti

le quali

hanno un carattere

porzione legittima, la quale viene in ogni caso computata

alla

morte del testatore

(i),

come

le relazioni

persona del legatario in ci che risguarda

sull'

capa-

dell' atto di ul-

tutto sostanziale e positivo,

come sarebbe
asse ereditario

materiali dell' erede in rapporto alla

legge Falcidia; oppure


che decidono della validit o non validit dell'atto, e di questo carattere sono
diritti d'un suws o del postumo; per tali cose il punto di partenza la morte del testatore. Ma in queste non
quelle che

le restrizioni della

hanno una importanza meramente

giuridica, e
i

(h)

vip. fragni. XX. 2. 4. 5. 0. 8. 10. 14.

poss. sec. lab. (37. 11


(i)

g. 2. Inst.

redigitur, mortis

).

Savigny,

de L.Fat.

(2. 22;.

tempore spectalnr.

lrimonii eiquirenda

visum

est,

Gai.,

insl. II. g. 147.

L. 1. g. 8.

ile

bon.

op. c. g, 393.

Quantilas autem patrimoni!', ad

quam

73 pr. ad !.. Falc. ( 33. 2).


mortis tempas spectari.
Saviyny, I.
!..

ratio legis Falcidiar,

Gai. In quantitc pac. Zaecltariat,

t.

c.

Digitized by

Google

Servio Tullio. Le deliberazioni prese in cotale assemblea furon dette legcs, perch
fatte coll'intervento di tutte le classi dei cittadini. Ma poich questo modo di far le

romana, non garcnliva in lutto i diritti dei


Monte Sacro ottennero un magistrato proprio, det-

leggi, per vizio intimo della costituzione

plebei, questi dopo la sccessio al

Tribuno della plebe, ed

to

quist di fatto

il

il

diritto di

adunarsi ne'Comizii tributi; cosi

potere legislativo, che prima aveva solo di nome.

Le

plebe ac-

la

deliberazioni

prese nei comizii tributi Plebiscito ) non ebbero per s vigore di leggi, se non dopo
il 415 per mezzo delle leggi Publiliae, e pi tarili per la lex Hortentia nel 4C7; d'allora esse furono obbligatorie per lutto il popolo romano, e la distinzione tra leges e
(

plebiscito

non rest che

nome.

di

deliberazioni legislative in entrambi

Le

comizii

si

facevano dopo la proposta

d'un magistrato superiore, del tribuno, se tributi, del console o altro magistrato superiore, se trattavasi di centuriati.La proposta della logge era fatta nota {promulga-

no

legis

popolo

al

fin dal

momento

della convocazione;

il

che facevasi per

lo pi

nei tre precedenti giorni di mercato. Convocalo il popolo, il magistrato, che faceva
la proposta, lo interrogava ( rogalio legis ) colla formolo solenne: Veliti* iubealis

hoc,Quirites,rogo,ed a sostegno di essa usava pronunziare unorazione.Quindi.dopo


il
il

dibattimento dei sitasorcs e dei dissuasorcs

popolo

legis, si

cominciava

alla parola disceditc, si spartiva nelle varie trib

la

votazione, ed

per rispondere

alla

parole vii rogas, se vi acconsentiva, o colla parola anlupio, se no.

lio colle

era presentata
era affidata

al

al

popolo in termini generali; la compilazione,

magistrato,

al

come

roga-

La legge

dicesi, di essa

quale non mancava mai l'opera degl intelligenti della

materia.

Le

leggi

compresi anche

plebisciti

erano pcrfectac, imperfectac

et

minus

(piani perfectae, secondoch avevano la sanctio legis, che dichiarava nullo ogni atto
1'
aveano per nulla, o l' aveano in parte, cio non sancivano nullo l'atto contrario, ma determinavano una pena. Le leggi prendevano nome
da coloro che aveano fatto la proposta, coU'indicazione talvolta della materia trattaAquilia
Lex lidia de cessione bonorum: ecc.
ta, cosi Lex Sempronia
Il senato non avea potere legislativo, come il popolo, ma
II. Senatus-consulta
solo amministrativo e consultivo, ed il suo ufficio rispetto alle leggi era di proporle,
sostenerle (auctorcs fieri), e dare il suo assenso o diniego dopo che erano state votale dal popolo. Col tempo nondimeno il Senato cominci a mandar fuori deliberazioni di per s senza appellarsi al popolo, queste deliberazioni dette Senatus-consulta non avevano propriamente vigore legislativo, ma lottennero per l autorit che
avea il Senato, e per consuetudine. Nel terzo periodo il Senato ebbe davvero potere

contrario alla legge, o non

di far leggi indipendente dal popolo;

sue deliberazioni venivano da

lui

ma

poich era presedulo dallimperatore, le

promosse per mezzo

di un' Oratio. Tale potere fu

apparente, e sparve del tutto sotto Settimio Severo, e Caracolla.

senaticonsulti

prendevano nome dal console o dalla materia che trattavano; cosi p. e. SC. Trebelliano, de Bacchanalibus ; o da colui che ne diede 1 occasione come SC. Macedoniano.

III. Edicla magislratuum


La magistratura romana era cosi organizzata, che
ampio potere concedevasi al magistrato nell' esercizio delle sue funzioni il che era
;

leva potente di progresso specialmente per l'amministrazione della giustizia. Questo

potere, dapprima alquanto limitato, allorch

nes era vigente

si

il

sistema processale delle legis actio-

estese poscia di gran lunga per

mezzo

della legge Ebuzia,

che

introdusse la procedura formolaria.


ne, ebbero cos

il

41

Pretori , dovendo dare le formole per ogni ario-

polente mezzo di mettere innanzi nuovi principii e novelle regole

senza ingenerare confusione e derogare all'antica legislazione. In fatti queste regole c principii di diritto introdotti non aveano altra forza, che quella che loro dava

n valevano legalmente appo gli altri magistrati: onde, restando


gradatamente a provvedere abisogni del popolo. Cosi
non solo per la forma, ma per la sostanza. Il Pretore, nellesercizio delle sue giurisdizioni fattosi mediatore tra la legge
c il popolo, non faceva che seguire il comune convincimento, e quindi conformavasi quasi sempre ai dettami della naluralis ratio, e alla coscienza giuridica del popolo romano. Quest'autorit rappresenta veramente il principio dialettico, che accordava i con trarii; imperocch la civilt romana svolgevasi tra lo spirito d' individualismo, e quello pi vasto della sua politica, e della sua missione conquistatrice
eri incivilitriee; e l'idea del diritto che esplicavasi colla civilt tra questi opposti, trov il principio conciliativo nell'autorit del Pretore.Quindi vediamo sorgere, accanto al Praetor urbanus, il Praetor Peregrimts, che ispirandosi agli stessi principii
l'autorit pretoria,

saldo

diritto civile, venivasi

il

sorgeva

ius praetorium opposto al ius civile

il

mondo romano e-nella civilt e nel diritto.


Per portare queste innovazioni Pretori non aspettavano che

opera l'unit del

ma

ciali casi,

fin dal principio della loro carica

massime giuridiche

edicevano

si

porgessero spe-

nuovi principii e

un

le

no-

che stadovea esser compreso ed applicato. Ci era dopla maniera come dovevano esser giuquesti
toglievan
via
ogni
cos
apparenza di parzialit.
dicati, ed ai Pretori, perch
Gli editti publicati al primo entrare in ufficio, perch servissero di norma al Pretore durante l'anno della giurisdizione, vennero appellali edicta perpetua, in oppo-

velle

biliva

criterio

il

piamente

con che

col publicarle affigeudole nel foro in

il

editto,

diritto

utile, e ai cittadini

che conoscevano

sizione a quelli emessi per casi speciali, chiamati edicta repentina;

primi, trasmes-

ed accettati per lungo tempo dai Pretori successivi, addivennero tradiaionali e

si

presero
ritto

il

nome

di edicta translaticia. Cos si dischiuse questa novella fonte di di-

quantunque le massime di un editto non avessero vigore di legge, n valesun anno, pure la loro conservazione e successiva ripetizione dette loro

sero che per


il

carattere di ferme regole giuridiche. Tale sorgente di diritto, nata nel secondo

periodo, dur molto

tempo ancora nel

ordinata raccolta degli

editti, la

terzo, e sotto

nome

quale ebbe

Adriano fu fatta unaccurata ed


edictum perpetuarti, o di Sal-

di

vie Giuliano che

ne fu lautore.
Chiamavansi prudentes, periti, iuris-considti, tutti
IV. Responso prude nt uni
coloro che attendevano precipuamente alla conoscenza ed all'applicazione del diritto. Lufficio del giureconsulto dapprima era conceduto esclusivamente ai patrizii,
essendo il ius civile dipendente dal ius soerutti, che regolava ogni faccenda publica e privata, determinando i giorni in cui gli affari doveano esser trattati. Nondimeno nel V secolo Gneo Flavio secretarlo di Appio Claudio, essendo edile public i

i giorni, ne quali era


o vietato di eseguire atti in giudizio. Questo fu il momento da cui cominci il
ad essere elaborato da tutti, e gi il primo lavoro fu quello dello stesso Flache raccolse tutte le formole solenni sia per le azioni della legge legis actio-

fasti, fino allora tenuti secreti dai patrizii, cio la lista di tuli

lecito

diritto

vio

nes

sia

tore ius

per

gli affari giuridici in

generale

Flavianum. Da questo punto

questo lavoro fu nominato dal suo au-

storico si vien

formando

in

Roma un ceto spe-

ciale di cittadini, l'occupazione de' quali era la scienza del diritto e la sua applicaUiritto

romano.

Digitized

by C

gle

rione alla vita reale; di

fatti

Tiberio Caruncanio, primo Pontefice Massimo di condi-

zione plebea, esercit primo l'ufficio di giureconsulto, fino allora tenuto da quepatrizii, che avevano alti gradi e di famiglia e di autorit nello Stato. Dapprima, come
avviene nella fanciullezza d'ogni scienza, la giureprudenza cominci dal prescrive-

re pratiche regole sulla maniera di trattare gli affari, e di questa specie era
di

G. Flavio;

ma

non and guari che

lavori sul diritto,

ormai

opera

patrimonio co-

fatto

mune, acquistassero un maggior sistema di scienza; ed in vero un secolo dopo venne publicato da Elio un altro lavoro molto pi importante, conosciuto perci col
di tus civile AClianum; imperciocch esso era diviso in tre parti, leggi delle
XII Tavole, interpretazione, e legis actiones; e cosi per indicare le formole delle
legis actiones bisognava trattare le altre materie di diritto: verso la fine della Re-

nome

pubblica troviamo nomi, che furon celebri nei

me

fasti della

romana giureprudenza, co-

quei di Cicerone, di Mucio, di Bruto, di Manlio, ecc.

Secondo espone Cicerone,


cavere, agere, scribere

(a).

ufficio del giureconsulto consisteva in

Consiste

il

respondere nel dare

siglio nelle quistioni di diritto, o applicarlo al

il

caso pratico.

respondere,

proprio parere o con11

giudizio o responso

che davasi a richiesta della parte innanzi al giudice, non legava questultimo, chera
sempre libero d attenervisi, o di rifiutarlo. Il cavere stava nel determinare il modo
e la forma d esercitare legalmente un diritto, e condurre un affare con avvedutezza e con tutta la sicurt possibile. Stava l'avere nel prendere parte attiva al processo, vegliando lesecuzione del proprio consiglio, e sostenendo gli oratori del

da ultimo il far mettere in iscritto da' loro scribi i negozii giuridici, era l'ultima occupazione dei prudentes; e questufficio propriamente legava la legge scritta
agli usi della vita reale. Nel terzo periodo ne crebbe di molto la importanza, dapcliente;

poich Augusto, che sent

la necessit dinnestare nel

tivit giuridica, confer a

pi

illustri tra

prudentcs

suo potere questo ramo d'atautorit del

itis

respondendi,

e diede per conseguenza ai responsi quella forza legislativa, chera data al solo principe. Il giudice fu quindi obbligato d attenersi forzatamente ai responsi, specialmente quando i giuristi erano unanimi di parere (sententiae) solamente in caso di
controversia gli

si

dava

opinioni (optmones).
segnati, affinch

non

si

la facolt di appigliarsi alla pi giusta

ed

alla

pi equa delle

responsi di questi giureconsulti dovevano essere scritti e

desse agio alla falsificazione.

Constitutiones principum Elevalo che fu Cesare Augusto

V.
imperatore e rappresentante dellimpero romano, con Y imperi

gli

al trono e fatto
furon dati luti i

tempo in loro mano le


emanale dall'imperatore come organo dello Stato, e sommo
magistrato diconsi constitutiones principum. La prima forma di queste leggi la
Oratio, la quale, dapprima semplice proposta legislativa fatta al Senato, addivenne
poscia una legge annunziata a questa assemblea. La seconda forma consisteva negli
editti, che l imperatore emanava in forza del ius edicendi, in qualit di primo magistrato, pretore o proconsolo. La terza forma era il mandato, col quale il principe commetteva la sua giurisdizione ai luogotenenti, e dava loro a tale scopo istruzioni e regole di diritto. La forma pi frequente era il decreto ed il rescritto; il primo conteneva decisioni sulle quistioni di diritto presentate al principe come a giudice; il secondo conteneva specialmente la risposta ad un quesito, dopo essersi delegato ad un
poteri de'principali magistrati, che avevano avuto fino a quel

sorti di

Roma. Le

(i) Cicer.

leggi

de Orai.

t.

48. in

f.,

top.

I.

Dy

Google

43
magistrato l'esame della causa.
allora chiamavansi epistolae

domanda, ed

nella

troverso, se

o per

tutti

la risposta

allora aveva

decreti ed

rescritti

potevano essere fatti a modo di lettere, ed


poteva esser data scritta a pi di pagina

comunemente

rescritti

il

nome

di subscriptio.

stato con*

avessero forza legislativa pel solo caso particolare,

casi simili; tuttavia quasi

generalmente accettato, che

la

decisione va-

leva pe' casi simili, purch tale fosse stata la volont del principe, e fosse certo che
si volle

esprimere un principio assoluto

tra constitutione* generale

di diritto; cosi si

spiega quella distinzione

e personales.

Grandissimo fu il numero derescrilti e dedecreti dati da' principi merc l'aiuto


che componevano il loro consiglio; e di un gran numero di essi
fanno fede i giureconsulti romani nelle Pandette (b).
de giureconsulti,

CAPITOLO

II.

DELLE PERSONE.

13.

Concetto della persona.

Intendiamo sotto

il

nome

di

Persona ogni subbietto di

diritto, os-

o pu esser subbietto di diritto. La personalit


adunque attitudine, idoneit a svolgere s stesso, la quale in diritto
romano non compresa nel concetto di Uomo; e per non condizione
che accompagna sempre la esistenza umana e ben si pu acquistare
come perdere nella sua totalit. Laonde non ripugna al diritto di Roma
la distinzione tra uomo e persona; il solo uomo, senza la capacit, non
persona, non subbietto, ma obbietto di diritto.
2 Quantunque la personalit non possa risedere che in un uomo,
pure, come in diritto romano abbiamo uomini che non sono persone, cosi
abbiamo persone che non sono uomini, tutte le volte che la capacit, la
personalit non risiede in un individuo, ma in quelle persone, le quali
esistono per finzione di legge, onde a queste si d il nome di persone
sia ogni individuo eh ,
1

l'

giuridiche,

fittizie,

enti morali.

Le persone

si

distinguono per conseguenza in persone fisiche e

morali. In quanto' alle prime bisogna considerare tre punti essenziali:


1

esistenza fisica, la capacit o

modificano

(b) L. 2. pr.

18).

L. 13.

esistenza giuridica, e le circostanze, che

la esistenza fisica e giuridica della

pr.

ad SC. Velloan. (16.


ad Leg. Corn. de

1).

L.

persona.

26. de tib. (28. 2).

L. 8.

pr.

de quaest. (48.

fate. (48. 10), etc.

Digtized by

Google

Delle persone fisiche.

I.

il-

A. Condizioni per

1'

cl<itenza dell

T. D. de stala liominum (1.

diritto di personalit

Il

la

quale incomincia dal

Savigny

5).

nomo* o della emittenza

sist. del

suppone anzi

momento

D. R.

tutto

l'

v. 2. g.

esistenza dellindividuo,

di' staccato dal

di fallo.

61.

corpo materno;

il

come parte del corpo di lei,


e senza propria esistenza (a). Pur nondimeno abbiamo un temperaconceptus pr nato hamento a questo principio nella nota massima
belur, quando cio si tratta del bene del nascituro, si finge nato dal momento del concepimento (b). Non devesi per altro accettare questa massima come totale modificazione del principio generale; imperocch la confeto nel ventre della genitrice considerato

dizione, che

feto

il

cora essenziale:

come

venga perfettamente staccato dal corpo materno, an-

e, soltanto allora

che

il

fanciullo staccatoci considera

prima

di que-

una donna

incinta

esistente fin dal suo concepimento; che segli morisse

sto punto, ritenuto

come mai

fosse esistito. Cos se

libera fatta schiava e partorisce nella schiavit,

il

figlio

sar considera-

postumo ha diritto alleredit del padre, e, nato, rompe il testamento: ma, se morisse pria di venire alla luce, considerato come mai
avesse avuto esistenza, e per pi non ha luogo la precitata massima (c).
2 Bisogna che il bambino viva dopo uscito dal corpo materno, e su
questo punto eravi controversia tra la celebre scuola de' Proculeiani e
primi voleano riconoscere la vita del neonato
quella de Sabiniani
i
dalla voce, mentre gli altri si contentavano di un qualunque movimentoGiustiniano, che ci d notizia della controversia, ritiene l opinione degli
to libero;

il

ultimi (d).

(a) !..

1.

g.

de

1.

portio est Tel viscerum.

Non

(b) L.

quolies de
prosit.
(c)

tu in,

t.

g. 1.

commodis

L. 12 pr. de

in

).

est,

perinde ac

ipsius partus quaeritur,

si in

quamquam

alii,

rebus humanis esset, custodilur,

antequam nascatur, ncquaquam

S. (30. 18).

lib. et post. (28.

etsi eiseclo

).

Vip.

ventre editus

Quod

sii;

dicitur, filium

nam

et bic

natum rompere testamen-

rumpit teslamentum,

scilicet si

potest Le.

129 de V. S. (30. 16) Paul. Qui mortai nascuntur, ncque nati

videntur, quia

29

Paul. Qui in utero

L. 231 de V.

(d) L.

6.

b.

natum accipc,

nasratur

Vip. Partus, antequam edatur


mulieris
( 25. 4 )
!.. 161 de V. S. (50. 16).
ad L. Falc. (38. 2)
Vip.

inspic. ventre etc.

L. 9.

est pupillus, qui in utero est.

lust.

ncque procreali

nunquam liberi appellar! potucrunt.


L. 3 ('.od. de postnmis heredibus instil.
Quod cartatura est apud veteres, nos decidimus. Quum igilur is, qui in ven-

Digitized

by

Google

45
necessario in terzo luogo che avesse forma umana; ma non tutti
coloro che non hanno forma ordinaria sono da considerare monslra o
prodigio ma solamente quelli che non possono avere il predicato di
3.

umano

(e).

ANNOTAZIONE
Oltre a questi tre requisiti molti giuristi ne
t;

il

fanciullo, essi dicono, bisogna

non capace
ignorare

la

di vivere

Il difficile

ammettono un

che nasca vivo e

lungamente, ha

sua esistenza.

vita

vitale;

1'

altro,

uomo

ed

la vitali-

nato vivo, che

apparente e non reale, e per devesi

di questa opinione determinare

il

caso, in cui

fanciullo debba esser tenuto come non vitale. La legge 12 de stai. Iiom. applicome se riguardasse la vitalit; imperciocch, essi dicono, un fanciullo nato
prima dei 182 giorni non pu per ragioni fisiologiche continuare ad esistere, ed,
avendo una vita passeggier, non pu essere riguardato come persona. Contro que-

un

cata

sta opinione basterebbe leggere attentamente quella legge e scorgere

il

per

fine

Septimo mense nasci perfectum


receptum est propter auctoritatcm doctissimi viri Hippocratis; et
ideo credendum est, eum, qui ex iustis nuptiis septimo mense natus est, i ustum
filium esse . Ora l' opinione d' Ippoerate, come vedesi, fu accettata unicamente
per decidere i rapporti di legittimit; il che tanto pi giustificabile nelle leggi,
in (pianto che la conseguenza giuridica del diritto di patria potest e i diritti di suit
son fatti dipendenti dal concepimento avvenuto in un legittimo matrimonio. Ora
latto del concepimento , c rimarr sempre un mistero di natura, ed in una questione sulle attenenze test mentovale, non era difficile che la difficolt cadesse sulla
pruova del concepimento avvenuto nel legittimo matrimonio; bisognava adunque
affidare al giudice la decisione d' una tale controversia, e, trattandosi dun mistero,
si farebbe prevalere l'arbitrio del magistrato in un affare di tanto momento. Per la
qual cosa la legge ha provveduto con un termine fisso, e ha detto: chi nasce dopo
182 giorni dalla celebrazione del matrimonio tenuto figlio legittimo ; con altre
parole, padre quello che viene mostrato dalle legittime nozze; la legge 12 d
luogo ad una presunzione. Dopo ci, qual v necessit di ricorrere ad una presun-

cui fu accettata nei Digesti la teorica d'Ippocrate.

partimi, iarn

se

portabatur, praelerilus fuer.it, qui, si ad lucem fuissct redaelus , suu heres patri etinon alius cum antecederei, et nascendo ruptam teslamcntum facerct: si postuinus
hunc quidem orbem devoluti est, voce autem non cinissa ab hac luce subtractus est, dubitabatur, si is postumi ruplum Tacere teslamcntum possct ? Et veterum animi turbati sunl,
quid de paterno elogio statuendum sit. Cumqne Sabiniani esistimabanl, si virus natus esset,
elsi voccm non emisit, rumpi testamentum, appare!, quod, etsi mutus filerai, hoc ipsum faciebat. Eorum etiam nos laudamus sententiam, et sancimns, si virus perTecle natus est, licei
ittico, postquam in lerram cecidi!, rei in manibus obstetricis decessit, nihilominus testamentum rumpi, hoc tantummodo requircndo, si virus ad orbem lolus processi!, ad nullum declinai raonstrum vet prodigium.

steret, si
in

(e)

L. 12. S 1. de

contra forraam

lib.

et post. eie. (28.

).

L. 1* h.

humani generis converso more procreano,

quid, aut prodigiosum eriiia

sit.

Partus autem, qui

t.

reluti

Paul. Non sunt*Iiberi, qui


si

mulier monslruosum

membrorum humanorum

officia

ali-

ampliavi!,

aliquatenus videtur effectus; et ideo inler liberos eonnumerabilur.

Digitized by

Google

prima dei 182 giorni non vitale,


il punto fisso per la computadella sua nascita; ora in quel tempo che il non vitale vive, breve che fosse questa vita, bisogna che sia qualche cosa;
e segli non persona, sar servo; perocch un essere umano che non sia n persona, n semplice uomo, non si d in natura, n tampoco in diritto. A difesa di questa
rione per stabilire la vitalit?

ma

chi afferma

La

zione ?

opinione

il

Il

fanciullo nato

giorno del concepimento ? chi dar

personalit investe l'uomo al

si

momento

allega la legge 2. C. post, hered. (6. 29), nella quale detto che l'aborto

testamento del padre; ma n qui, n altrove sta detto che un


debba esser considerato aborto sol perch nato prima dei cenil frammento di Ulpiano 1. 12. 1. de liber. et post. eie. (28. 2): Quid tamen, si non integrum animai edilum sit cum spirilu tamen, an adhuc testamentum rumpat ?
f.t noe: tmex hvmi'it. Questa legge non pu essere pi chiara; non credo poi che le
parole cum sjirilv lumen volessero significare la vitalit. V.Savigny, v. II. app. 3.
Thibaul, . 121 Mllenbrucli, . 177. n. 2. Boecking, v. I. . 32. Burchardi, II. .
22. Vangerow, v. I. . 32. not.

non pu rompere

il

fanciullo nato vivo

lottantadue giorni dalla celebrazione del matrimonio. Decisivo per noi

15 .

Termine della esistenza

La morte

estremo termine

non della personalit,

fisica

la

quale

dell

gli

fisica.

uomo, ma della sola esistenza

sopravvive, riveste unaltra per-

sona dopo la sua morte (erede), e per la temporanea mancanza dellerede


informa gli stessi beni, che vengono riguardati perci come persona giu-

Quando si vogliono far valere diritti dipendenti


un uomo, debbesi, al par d' ogni altro fatto provar che
perocch la morte come la vita
non si presume

ridica (eredit giacente).

dalla morte di

questi sia morto

giammai.
2

casi le

veda

Non sempre agevole provare la morte dell'uomo, anzi in alcuni


pruove riescono impossibili, ed allora mestieri che la legge prov-

al

provare

difetto di esse per via di presunzione. Cosi riesce impossibile


la

morte

di colui, del quale

za nel suo ultimo domicilio.

per mollo tempo pi non s'ha contezromano non ci d su ci alcuna de-

Il diritto

ma non cosi che non possa trouna disposizione analogica. Egli sembra, che due leggi nei Digesti

terminazione, ed a questo proposito tace,


varsi

possano estendersi a questo caso, una, parlando del modo con cui debbono essere computati gli anni per sottrarre la quarta falcidia in un legato
di alimenti, assegna diverse gradazioni di et, e giunge fino a 60 anni;

ma

quesja legge, trattando di uno scopo tutto speciale, mal potrebbe ser-

vire all'uopo

(a)

L. 68. pr.

(a).

ad Leg. Falcid. (35.

2.).

Dgtzed by

Google

Laltra ci

pu dare

vero

il

criterio, col

gliere questa difficolt nel diritto

quale

si

sareblw potuto scio-

romano: imperocch Gaio domandando

quanti anni dovrebbe dorare l'usufrutto costituito per una persona giuriil pi lungo termine della vita
uomo (b). 11 diritto romano suppone adunque che la vita umana non.
vada di l dai cento anni; ora qual vha dubbio d' applicare la medesima
presunzione al caso nostro ?

dica? risponde, cento anni, essendo questo


d'un

3 Quando due individui si son trovati in un pericolo di vita, ed insieme son morti come in una guerra, in un naufragio, ec., pu essere di
pratica importanza il sapere qual de due sia morto il primo. regola ge)

nerale che quando

si

possa, delibasi provare la priorit della morte, o, se

non puossi, evvi la presunzione che amendue siano periti nel medesimo
(c). Se mai de due 1 uno provenisse dall altro, si presume che
se il discendente era pubere, sopravvisse al padre, se impubere mor pri-

momento

ma

(d),

eccetto pel diritto di patronato; giacch,

morendo

liberto col

il

fi-

glio in un comune pericolo, si suppone che siano morti nel medesimo momento, di modo che l'eredit devoluta ab intestalo al patrono (e) ; e pel
fidecommesso in cui si ha la medesima presunzione della molle, cio si-

multanea, dell'ascendente e del discendente

(f).

ANNOTAZIONE
La presunzione

della premorienza dell

caso determinato dalla legge

nione del Muhlenbruch


(b)

I,.

56. de usui*. (7.

|g),

impubere allascendente

si

restringe al

per la qualcosa non possiamo qui ammettere

il

quale vorrebbe estenderla di

1} Gaius

Unde sequens dubitatio est, quousque tuendi

in eo usufrurtu ninnici pes ? Et placuit Centura

opi-

l dai termini, in cui

annos luendos esse municipcs, quia

essenl

is finis

vi*

tae Iongaevi hominis est.


(c)

L. 18. pr. de reb. dub. (34.

gai, quis ante spiritum


(d) L. 9.

. 4. cod.

eraisit,

Tryph.

ti.)

Marciati

non videtur
Si

si

alter alteri

Lucius Tilius

cum

pubere

scriptum hcredora liahebat, perierit, inlelligitur sapervixisse


res fuisse, et

filli

pariler decesserint

nec appa-

superbisse.
filio

quem

filius patri, et

sol n rn

testamento

ex testamento he-

hcreditas successoribus eius defertur, nisi conlrarium approbelur. Quodsi

impubes cura patre

filius

perierit, creditur pater supcrvixisse,

nisi et hic

conlrarium oppro-

betur.
(e)

testali

L. 9.

<$.

2.

de

rei,

dub. (34-

5.)

Tryphon.

patrono legitimn defertur hereditas,

Si

cum

filio

suo libcrtus simul perierit, in-

non probalur, supcrvixisse patri

si

filius,

hoc eniro

revercntia patronatus suggerente dicimus.


(f) L. 17. $. 7.

vel

quo

alio

ad SC. Trebcll. (36.

modo simul

ferisse arbitror, quia

curri

1.)

Vip.

Sed

si

naufragio

vcl ruina, vcl aggressu,

patre perierit, an conditio defecerit, videamus. Et rnagis non de-

non est veruni,

filimi! cius

et extinxil conditionera ldeicoramissi, aut

supcrvixisse.

non supervixil,

Aut

igilur filius sopervixil patri,

et cUilit conditio,

quura autera quis

ante, ci quis poslea decesseril, non apparct, exlitisse conditionera tdeicommissi inagis dicen-

dura

est.
(g)

M ihlenbruch,

nell ardi ivio civile, v.

IV $. 391.

Digitized by

Google


stata posta

da Trifonino

48

e supporre in ogni caso, anche quando non

si tratta di

a-

morte dell impubere. Egli argomenta


massimamente che i Romani statuissero una tale presunzione da ci probabilmente, che per esperienza sapevano che de'nati la maggior parte moriva nella impubernon dato
t. Lasciamo stare che ogni presunzione, essendo un ius gingillare
estenderla ad altri casi, ma la ragione del Muhlenbruch perfettamente da rifiutare; imperciocch ben vi poteva essere una esperienza simile, ed anzi benissimo poscendenti e discendenti

la priorit della

tevasi tenere

un

deUimpubere o del pubere;


bi, incerto poi

Beking

1.

ogni qualvolta

tal principio

si

trattasse di decidere della

ma non in questo caso,

che

la

morte

morte certa per entramII. 63 .Puchla, $. 115.

qual dedue sia morto prima. X.Savigny, v.

$- 31.

Mackeldey,

$. 141.

Thibaut,

122. Vangerow,

33.

16 .

Della capacit o dello STATUS c delle diminuzioni nel capo.


T. D. de capite minulis

I. Il

(4.

).

T. Inst. de capitis deminutione (1. 16.).

principio giuridico, che assicura la personalit dell

uomo

chiamato dai Romani stato status hominis ); o vogliam dire il posto che
una persona tiene nella vita romana, ed la condizione candido hominis),
merc cui e secondo cui il diritto riconosce e garantisce la sua giuridica
capacit. Ma come questa pu esser considerata pi o meno perfetta, i Romani riguardano tre stati per assegnare all'uomo il suo posto, e determi(

nare

grado della sua idoneit; essi sono la libert (status

il

libertatis), la

eitladinanza (status civitatis ), e la famiglia (status familiae ).

prima condizione della esistenza giuridica dell uomo, ed in tanto condizione, in quanto che essa non accompagna sempre
l'uomo nella civilt romana, in cui oltre allo stato di libert, vien ricono1

La libert

la

sciuto l'altro della schiavit.


L intero concetto della propriet applicabile

lo schiavo in effetto sia che nascesse tale


to, l>ens

a quest' ultimo stato;

o addivenisse, non era subbiet-

obbietto di diritto, sottoposto alla privata volont del suo padro-

non altramente che qualunque altra cosa; n col cessare lautorit del
fatti, derelitto, veniva considerato come
una res nullius, ed era quindi del primo occupante (a). Questa perfetta
mancanza di capacit non si ristringeva al diritto civile, ma estendevasi
ne,

padrone, acquistava la libert; di

(a) L. 38. g. 1.

(45. 3.}.

lavul.

momenti

uti,

quem

de noi. acl.

Quod servus

L. 8. pr derelitto (41. 7.) L. 36. pr. de slip. serv.


dominus pr dereliclo habebat, nullius est
rem habel, omnimodo a se reiecil, noe potest eius operibus

(9. 4.)

stipula tus est, quein

quia, qui pr derelit

to

eo iure ad se pcrtinere noluil; quodsi ab alio apprehensus est, slipulatione

fere puterit, nani et baec genere

quodam donatio

ei

acqui-

est.

Digtized

by

Google

ancora

a!

diritto delle genti (b);

Romani un

da

49

onde a ragione fu

istituto del diritto delle genti (c).

Da

la schiavit appellata

ci seguirebbe, che lo

schiavo non solo non era idoneo a fare un atto di diritto

civile,

ma non

vera in lui neppure la possibilit che potesse imprendere

atti di

qualun-

que natura

si fossero.

Al contrario lo schiavo non cessava di esser considerato dai Romani

qual essere intelligente, sicch

gli si

assegnava un posto tra

gli obbietti

di diritto distinto dagli obbietti materiali e dagli animali: egli in alcuni

un essere mezzano tra le cose e le persone, ossia veniva riconosciuta in lui una certa ombra di capacit (1). Oltre a ci era fermo principio, che la schiavit era uno stato anormale dell' uomo, che poteva aver
casi era

termine in determinati

per

casi, e

teoria della manomissione, per

libero e prendeva

mo

nato libero

il

nome

La capacit

(d).

qui

effetto di certi atti giuridici; di

la

mezzo della quale lo schiavo addiveniva

di liberto in opposizione

all

ingenuo, ch' luo-

di diritto era la stessa tanto nel liberto,

quanto nell ingenuo: ambi, se cittadini romani, avevano il commercium,


ed il connubium, che vale facolt di acquistare la propriet per diritto cie conchiudere validamente un civile matrimonio; bench in quest'ul-

vile,

timo rapporto

avessero una limitazione di pi, non potendo essi

libertini

membri

contrarre matrimonio con


al

diritto publico

libertini

di famiglia senatoria

non essendo

cittadini

(e).

In riguardo

optimo iure

eran

privi del ius honorum, ed, in quanto al ius suffragio ne tributi comizii

erano posposti aglingenui (2).


Eccettuar si debbe da un tale peggioramento di condizione lingenuo
caduto in prigionia del nemico; perocch, se egli tornava animo revertendi,

non era considerato come uno schiavo ritornato a

to,

ma ipso facto

libert,

come

liber-

acquistava la piena ingenuit in virt di quel diritto ap-

da'Romani ius postliminii.


2 La seconda condizione per 1esistenza giuridica

pellato

civilatis), la

stretto

che

romano

sua

la

civilt

cittadini dello Stato

era rinchiusa in un campo cosi

romano

si

non

polest,

quum

L. 32. de R.

(c)

L.

1. $. 1.

quidem poleslas

iuris civilis
I.

genlium

(1. 6.).

est;

acquiritur.

(e)

L. 64.

de condict. indeb. (12. 6.)

III. alla line del

Vip. (ragni. XIII.


Diritto r ornano.

aitili-

ne praeloris quidem

peraeque gentes animadvertcrc possumus,

in servos vilae, necisquc poteslatem fuisse; et

domino

appendice

in totum,

Uaiui. Igitur in poteslatc sudi servi dominorum. Quae

nam apud omnes

domini

(d) V.

quoque merito ad solemnia

communioucm non babeat

(50. 17.).

de his qui sui

iuris

ri-

consideravano come membri

(b) L. 20. g. 7. qui test. fac. poss. (28. 1.). Vip. Servus

beri

edicli.

la civilas [status

quale nasce dal carattere supremamente individuale ed esclu-

sivo del popolo

I.

quudcunque per servuin acquiritur,

Conf. L.

4.

de

I.

id

et I. (1. 1.).

capitolo.

L. 44. pr. de

rit.

nupt. (23.

2.).

Digilized by

Google


di

50

una comunanza distinta affatto dagli altri popoli, e chiusa a qualunque


non fa meraviglia che questi era appellato hostis,e come tale

straniero; e
trattato

(f).

Poscia,

quando

trare in quel
si

cosi

diritti,

campo

dettami del diritto delle genti cominciarono a pene-

ristretto,

ed estendere la romana

antico egoismo, fu creduto che

ma

di quel diritto

non

attivit,

e temperos-

cittadini fossero capaci di

che fu appellato ius genlium: allora fu messa

la

distinzione tra cives c peregrini.

La importanza giuridica di tale distinzione , che il cittadino personalit romana, e come tale subbietto del diritto civile, il peregrino
non ha capacit, se non di diritto delle genti, e questa sola ha per tutte le
relazioni giuridiche; cosi che il suo matrimonio era vero, ma non giusto;
la sua propriet fu riconosciuta e garantita, ma come propriet naturale.
D'altra parte il lato negativo della peregrinit si comprende in queste
parole: i peregrini non hanno n il ius commercii, n il ius connubii,o con
altre parole, essi non ponilo n acquistare civilmente la propriet, n contrarre validamente un matrimonio civile (3); e rispetto al diritto pubiico,
essi mancano perfettamente del ius suffragii, e del ius honorum.
Tra i non cittadini eranvi alcuni d' un' altra condizione, e quindi
d una capacit quasi partecipando di quella del cittadino e del peregrino; questi erano i Latini, i quali avevano il ius commercii, ma non il ius
connubii in diritto privato, mentre in diritto pubiico, non avendo il ius
suffragii e molto meno il ius honorum (g), erano a peregrini perfettamente equiparati.
Come il diritto delle genti fu il primo e vero fondamento di questa
divisione, cosi, appena i dettati di questo diritto furono ammessi anche
al diritto civile, l'individualismo del popolo romano, improntato nella rigorosit del ius civile, incominci a perdere la sua efficacia; e, quando il
diritto pi equo ed universale preponder all'altro, il severo racchiudersi
di Roma non ebbe pi sua ragion di essere. Questa distinzione adunque
prese a dileguaci sotto l Impero, il quale non sorgeva dal concetto del
popolo o meglio del municipio, ma da quello del comando romano fin
dove si spaziava; di guisa che Caracalla in parte, quindi Giustiniano totalmente, estesero la cittadinanza a tutto limpero, e da quel tempo, come
il cittadino non si distingue dal peregrino, cos il ius gentium non distinto dal diritto civile.

Cctr. de off. I. c. 12. Uoslis apud maiores noslros is dicebalur, quen none peregridicimas. Indicarli SII tabulae, ut: status dies cum hostc; itemque: adversus hostrm ae-

(f)

nom

terna auctorilas.
(g) V.

appendice

III. alla fine

del capitolo.

Digtized by

Google

51

terzo stato, o la terza condizione per la esistenza giuridica la

Il

famiglia

status familiae

).

Dai differenti significati della parola familia

deduce, eh essa dee considerarsi in diritto romano come un tutto, o


insieme di ci che pu essere sottoposto all autorit di una determinata persona: cos appellasi familia tutto il patrimonio ( pecunia famisi

liaque

e nel pi stretto significato le persone le quali son


un padre, princeps familiae, o che, largamente

gli schiavi,

),

soggette

all

autorit di

considerata, vi sarebbero soggette se non fosse morto


re; in quest' ultima accettazione familia denota
ti

avevano

esclusi cio coloro che

il

il

il

comune

genito-

complesso degli agna-

Da

semplice legame di sangue.

ci

avendo questa

si

comprende benissimo che

la

ragion di essere soltanto nel potere di colui, a cui sono o possono es-

alla esistenza della famiglia,

sere sottoposte altre persone, non necessaria strettamente la pluralit

ma

degl individui,

sufficiente che alcuno avesse

e non fosse sommesso

familiam habet

Lo

all'

altrui potest; di qui la

l'

autorit di s stesso

massima emancipatus

(h).

stato di famiglia si fonda principalmente su quello della cittadi-

nanza, per ci che ogni cittadino romano capace di appartenere ad una


di agnati, e per conseguenza ha questo stato colui il quale

comunione

appartiene come

membro ad una

determinata famiglia; di qui nasce che,

si perde come quello di libert


pu solo cambiare.
I membri componenti la famiglia strettamente considerata chiamavansi paterfamilias, filius rei fliafamilias, uxor cum conventione in manum mariti, e ciascuno di essi avea un grado di capacit distinto nellor-

considerato lo stato di famiglia in s, non

e di cittadinanza,

ma

si

dine giuridico; e per vero dal concetto della famiglia, che quello della
potest, nasceva, che quando una persona era indipendente di tale potequesto potere risedeva

re, anzi in lei

contra una persona era


lius familias

stato di famiglia

tanto feconda

sona o
il

gli

romana

teorica dell

mariti; di

homo

sui vel alieni iuris,

padre di famiglia era

la perfetta per-

individuo che avea tutta intera la capacit; mentre

si d'acquistare,

potendo

non

eleva la

d effetti giuridici. Il

quando per
prendeva nome di fimodo che dallo

era paterfamilias

manum

all'

opposto

soggetto alla potest del padre era incapace di aver propriet,

figlio

capace

allaltrui potest sottoposta,

o uxor cum conventione in

ma non

idoneo

acquistare per s; del pari,

egli esercitare sugli altri quella autorit

non

che sopra s non aveva,

meno sopra la propria moglie e i figliuoli; ma


come lui erano sommesse alla potest del padre

era data potest n

queste persone tutte

(h) L. 193.

de V. S.

30. 16

Marnati, manuale

delle Ist. g- 78. Lipsia 1837.

Dgitized by

Google

52
(i). Questo stato durava finch durava la famiglia, e finch i sottopoa quel rigido potere non cessassero di parteciparvi; dal momento adun-

suo
sti

que che uno


to,

di questi

membri cominciava ad

da s come un tutmomento riceveva la per-

esistere

e avere quindi una propria famiglia, da quel

fetta capacit,

diventava idoneo ad acquistare per s, ed aveva un pro-

prio patrimonio. Queste limitazioni eran perfette conseguenze della ne-

gazione del diritto di propriet, e perci dobbiamo nei

figli

di

famiglia

quelle capacit riconoscere, che non fanno punto capo nel diritto suddetto.

Ed

non differentemente da
privato, purch non si tratti del diritto

in vero nel publico diritto egli era capace

suo padre, e nello stesso diritto


di propriet, il figlio era capace come lo stesso padre di famiglia: egli era
cittadino romano, quindi aveva il connubium, la capacit cio di contrarre

un matrimonio

civile;

aveva

il

commerciarli, e se

per s, n quindi disporre, era capace almeno


mancipazione, ed in un testamento.

non poteva acquistare


da testimone in una

di fare

Come abbiamo

parlato del figlio di

famiglia, parliamo ancora delluxor, la quale, essendo negli antichi tempi

considerata fliae loco, era pareggiata

con alcune modificazioni

al figlio

nascenti dalla condizione di donna.


l

Impero ebbe una profonda modificazio-

istituto del peculio,

essendo stato allargato oltre la cerchia

Questo stato di cose sotto


ne; poich
ristretta,

zio

l'

nella quale fu circoscritto dal diritto antico

peculio profetti-

oper un perfetto cangiamento nella condizione del

),

glia; questi fu
lio castrense,

creduto

in effetto

e quasi castrense

figlio di

capace di avere certi beni proprii


),

e,

cetto positivo in rapporto alla propriet, si stabil finalmente la

contraria, essere

il

figlio di

Non sono

).

peculio avventizio regolare ed irrego-

Come

istituto del peculio

glio di famiglia, cos quello della dote


la quale

marito
II.

non fu pi sommessa

all'

cambi

autorit,

ma

la limitazione del solo ius

produsse questa mutazione


la condizione della

bens

al fi-

donna,

al solo consiglio del

(4).

Alla dottrina dello stato si rappicca

o status mutatio, come quella che

tio,

pecu-

massima

rimasti che alcuni diritti del padre di famiglia sopra

beni avventizii del figliuolo, e rispetto a questi


disponendi.

fami-

famiglia idoneo ad acquistare per s. Questo

senso degli ultimi due peculii

il

lare

applicandosi sempre pi questo con-

1'

deminuuno de' tre

altra della capitis

tratta della perdita di

o condizioni dell esistenza giuridica. Queste due espressioni de Romani riguardano due lati della medesima teorica, secondo che essa si
stati

rapporta o

al

soggetto o

alleffetto;

e cos caput che ha tutto

storico nelle tavole del censo, nelle quali

dino romano

(i),

Savigny,

sist.

(i)

dinota
V.

II.

il

dovea essere

il

suo valore

scritto

un

citta-

soggetto, e demnutio la perdita che soffriva;

pp. VI.

Niebuhr.,

slor.

rom. V.

li.

p. 460.

Digitized by

Google


status mutatio,

53

supponendo ogni mutazione la perdita dello stato primieuna di quelle condizioni, onde si hanno in di-

ro, la perdita stessa di

romano

ritto

dello status

nima

tre specie

deminutiones secondo le tre specie

di capilis

e specialmente

la capitis

deminutio maxima, media e mi-

(j).

La prima consisteva

nella perdita della libert, e l'uomo,

da

libe-

ro diventando schiavo, veniva considerato morto civilmente da quando


entrava nella schiavit; si comprende facilmente che la perdita di questo stato portava con s quella degli

po e

la cittadinanza e la famiglia;

avveniva per varii motivi

altri,

donde

perdendosi nel medesimo tem-

la

espressione maxima. Questo

Per la prigionia; il prigione di guerra era diminuito di capo da


quando cadeva in potere del nemico; ma se egli ritornava volontariamente, acquistava ipso facto tutti i suoi diritti come se non fosse mai stato
prigione (k); eccettuati per i casi: se era stato consegnato al nemico in
espiazione di un delitto; in tempo di tregua, e quando si rinunciava allo
scambio de prigionieri; ed in fine eccettuato era parimente il disertore,
a

il

quale, ritornando, non riprendeva pi lo stato primiero

(1).

Per mezzo della rivocazione di un liberto sotto la schiavit (m).


Per vendita da parte di persona che ne aveva il diritto, il che
facevasi dallo Stato su quel cittadino che non si Lisciava censuare per

sfuggire alle imposte, e che

si

sottraeva al servizio militare

Per condanna a morte, o

ma

schiavi eran detti servi poenae ;

trimonio

in

(n).

opus metalli, ed in questo caso

gli

Giustiniano l'abol in favore del ma-

(o).

2 ) La capilis deminutio media era la perdita della cittadinanza, e


con essa della famiglia civile, rimanendo salvo lo stato di libert; e fu
detta media, perch stava in mezzo alle due perdite, ritenendosi la libert, e perdendosi la famiglia. La cittadinanza si perdeva
:

L. 11. de cap. minai.

) Paul.

Capilis deminulioncs tria genera sunt:

maxima,
media, minima, tria onim sunt, quae habemus: libcrtatem, civitatem, familiam. fgitur quum
omnia hacc amiltimus, hoc est libertatem, et civitatem, et lamiliam, maximam esse capitis
(j)

drminulionem;

minutionem,

quinti vero

qaum

4. 5.

amiltimus civitatem, libcrtatem rctinemus, mediani case capitis detantum mulatur, minimam esse ca-

et libcrtas et civitas retinetur, familia

deminutionem constai.

pitis

(k) L. 10.
(l)

de capi,

et posti, et red.

49. 15

).

L. 30. 19. g. 1.4. 8. L. 17. de capi, et postliraini.

(in)

L. 3. pr. de iur. patr.

37. 14

).

Itlarc.

eum

40. 13

).

Divus Claudius libertum, qui probatus fuerit

patrono delatores submississe, qui destatu eius facercnt

ei

quaestionem, servum patroni iussit

libertum.
(n) L. 4.
(o)

N. 22.

10. de re milit. (49. 16).

c. 8.

Digitized by

Google

quando un

romano acquistava un diritto di cittadinanza


come di una citt peregrina odi una colonia

cittadino

incompatibile col- romano,


latina (p);

per la condanna aquae

per deportazione

ritto

Finalmente

et ignis interdictio,

o secondo

ultimo di-

(q).

la capitis

dcminutio minima consisteva nella perdita

del legame di una famiglia civile, mentre si riteneva la libert e la citta-

dinanza. Quest ultima specie della deminuzioue del capo differiva molto
dalle

due prime, perci che mentre

miglia civile, nel medesimo tempo

si

si

perdevano

le relazioni di

una

fa-

acquistavano quelle di un altra pel

principio gi stabilito, che, posta la cittadinanza, dobbiamo ammettere ne-

cessariamente

la

famiglia

(5).

Si soffriva questa capitis dcminutio tutte le volte che si

miglia, e particolarmente

quando un homo

mutava

la fa-

segnatamente
per 1 arrogazione (r), pel matrimonio della donna con la convenzione in
manum, dato per altro che ella non fosse sotto la patria potest prima del
matrimonio; per la rivocazione sotto la patria potest propi cr ingratitudinem, e finalmente secondo il nuovo diritto per legittimazione;
a

sui iuris addiveniva alieni iuris; e

quando un homo alieni iuris addiveniva sui iuris ; come per


)
l emancipato perdeva i legami della sua famied un altra ne formava con novelli rapporti giuridici;
c ) quando un homo alieni iuris passava in un altra famiglia nella
b

emancipazione, perocch
glia,

stessa qualit;

tava che

il

come succedeva per mezzo

figlio di

dell

adozione, la quale impor-

famiglia usciva dalla potest del padre naturale ed en-

trava sotto quella del padre civile, o con altre parole perdeva

diritti

di

agnazione della famiglia naturalo ed acquistava quelli della famiglia civile: similmente eravi questa perdita per la donna, che dalla potestas del

padre passava
del

capo

alla

manus

del marito. Noi

medesimo modo erano diminuiti

arrogato, delladottato, del legittimato, e del rivocato

figli dell'

sotto la patria potest per ingratitudine (6).

(p) Cie,
(q)

pr Cacc. 33. 33. de Orai.

Gai, Inst.

I.

161

L. 2. S- 1.

HO.

de pocnis

(18. 19).

Digitized

by

Googl

55

ANNOTAZIONI
il progresso della romana civilt ed i rapporti nequali
sua condizione trovavasi, non pu non sorgere in lui una certa capacit giuridica, la quale certamente una eccezione ai principii pi rigorosi del

|l)Chi addentro considera

10

schiavo per

la

diritto antico.

Modificazioni alla sorte degli schiavi


sotto gl'imperatori,

quali

grandemente

dificare

il

si

emanarono una

diritto antico

appalesarono nel diritto penale massime


serie di disposizioni, che vennero a

riguardante

mo-

schiavo nella propriet del pa-

lo

credo inutile rammentare a questo proposito la legge Petronia, la quale sottrasse all' arbitrio dei padroni l'uso crudele di mettere gli schiavi in lotta cogli animali; cosi pure Pio e Adriano punirono

drone, e per sotto

la illimitata potest di lui. Non

chi bestialmente incrudeliva contra gli schiavi, e quest' ultimo

neg a'padroni

il

di-

ritto di vita c di morte, che fu rimesso al potere giudiziario non altrimenti che per le
persone; similmente v l'altra disposizione molto pi importante, che colui il quale

ingiustamente uccideva uno schiavo dovea esser sottoposto alla legge Cornelia de
sicariis

(s).

rifiuta grandemente di mettere l'uomo


non debolmente nel sistema di diritto pri-

sentimento naturale di umanit che

11

tra gli ohhietti di diritto, si manifesta e

valo. E di vero in alcuni casi era riconosciuta ancora nello schiavo una certa esistenza giuridica: egli infatti acquistava, sebbene non acquistasse per s; poteva es-

sere istituito erede nel testamento, acquistando la eredit pel suo padrone.il rilievo

una tale esistenza giuridica manifesto molto pi nel diritto di obbligazione, in


non come mediatore tra il padrone ed un terzo: cosi gli schiavi potevano obbligarsi non essendo per essi impossibile una obbligazione naturale, la quale aveva piena efficacia
dopo la manomissione. Il che avveniva nel tenore seguente: lo schiavo non poteva
di

cui in determinate circostanze lo schiavo appare dotato di propria idoneit e

acquistare una obbligazione attiva per s, acquistando sempre pel suo padrone, ma,
se questi volesse addivenire debitore del proprio schiavo, si fondava allora una obbligazione naturale. Similmente poteva esser debitore rispetto e

al padrone e a qualunque terzo, e questa obbligazione era ancora naturale, e rimaneva tale anche dopo
la manomissione; mentre dai delitti dello schiavo contro
terzi nascevano obbligazioni, che addivenivano civili dopo la manomissione (t|. Di maggior importanza era
i

diritto dato allo schiavo dello Stato di una limitata testamenti factio adiva, potendo egli disporre per testamento di una met de'suoi acquisti; di maniera che sc11

isi

L. 2. de bis qui sui. Gai, Inst.I. g. 53. (1.6).

(l)

L. 14 de obi. et set. (44. 7). Vip. Servi ex delictis

tantur, obligati remacene, ei contractibus auleni ciriljier


lilcr et obligantur, et obligant.

tnisso solvam, liberor.


tur, et ideo si quis

L. 13

nomine eius

Dcniquc

pr.

si

quidem obligantur; et si manu nailquidem non obligantur, sed naturamutuam pecuniam dederat, mano-

servo, qui mihi

de cond. ind .(12.

solvat, vel ipsus

6). Paul. Naluraliter elioni servus obligamanumissus, ut Pomponius scribit, ex peculio,

cuius liberato administrationem habeat, repeti non poteri!; et ob id et fideiussor pr servo cceptus tenetur, et pignuspro eo datum tenebitur; et si servus qui peculi administrationem habet, rem pignori in id, quod dcbeal, dederit, utilis pignoraticia rvddenda est.
L.7. g. 18 de

paci

(2. 14)

(39. B).

L. 64.de cond. ind. (12. 6).

Savigny, Sistema

II. g.

63. ap.

L.l.g. 18.depos.
Puchta, corso

1 \.

(16-3).

L. 19.

d Istil. V. II. g.

g. 4.

de don.

210.

Digilized by

Google

56
condo questa disposizione non si credeva impossibile neppure il fatto che lo schiavo
potesse per proprio conto acquistare (u)
(2) La manomissione rendeva lo schiavo alla naturale libert, ma non lo faceva
perfettamente indipendente dal suo padrone, originandosi da rpiest' atto un diritto

manomettente

del

sul

manomesso

in analogia ai diritti di famiglia, appellato diritto

di patronato. Questo diritto consisteva


to

liberto verso

il

suo patrono con

il

massimamente nc\\'obscquium,a

tutti gli effetti giuridici

cui era tenuche dall'ossequio dipen-

devano: p. e. non era lecito al primo di allegare contro l altro l eccezione di dolo,
n chiamarlo in giudizio senza la preventiva licenza del Pretore; il patrono aveva il
pretendere

diritto di

gli

alimenti dal suo liberto, e, nel caso che venisse condannato

godeva il beneficium competenliae. Il pi importante diritto che si originava dal patronato era senza dubbio il diritto ereditario del patrono, se il liberto
venisse a morire senza discendenti legittimi; anzi esso si estendeva anche oltre; imperocch quando il liberto non lasciasse che figli adottivi, il patrono aveva una hoin giudizio,

norum

posscssio conira suos

La

|3|

non naturcdes per

la

met

dell'

asse ereditario

(v).

capacit del peregrino era messa unicamente sul fondamento della

na-

turalis ratio, e quindi tutte le attenenze giuridiche di lui venivano naturali appellate;

che faceva vero contrapposto

il

alla

ragion civile: cos parlavasi di acquisto ci-

vile e naturale, di civile e naturale parentela, di effetti di stretto diritto e di equit;

e mentre
sonalit,

il
il

diritto delle genti si spaziava in tutto lo

svolgimento della

umana

per-

racchiudeva nei due termini del ius commercii, e del ius consi manifestava nel diritto di fami-

civile si

mibii. Questo contrapposto, che precipuamente

due relazioni sommamente civili, che si compredevano nei due precitati iura, si temperava alquanto nel diritto di obbligazione. E ci
per doppia ragione primieramente perch i rapporti d'obbligazione nascendo massimamente dalla dichiarazione di volont, e dal mutuo consenso, meno si opponevano alle massime universali del diritto delle genti; secondamente perch fin dai
primi tempi fu sentito il bisogno di conciliare in certo modo due sistemi, per regolare quei rapporti che il commercio necessariamente creava tra i Romani, e le
vicine popolazioni. Per la qual cosa mentre, stando a' principii fondamentali di diritto, nelegami obbligatorii la capacit del peregrino dovea limitarsi solamente alla
obbligazione naturale, avveniva per contrario che i rapporti di obbligazione tra peregrini davano ancora fondamento ad azioni civili. Pur nondimeno non si credette
derogare ai principii rigorosi di diritto; giacch per giustificare una obbligazione
civile in quella qualit di persone si fece uso di un ripiego, fingendosi in esse per
questo caso la qualit di cittadino, e le loro azioni ebbero per il nome di actiones
ed

glia,

in quello di propriet,

fictitiae (x).

Alla patria potestas ed alla manti*

(4)

cipium come uno


volte

si

come
(u)

estendesse

p. e.

Vip.

al

stalo od
il

una condizione

si

aggiunge comunemente anche il tnanil che sarebbe vero, quante

di famiglia,

significato della parola famiglia di l del concetto di agnazione,

complesso degli schiavi

in propriet del loro

padrone.

11

XX. 16. Scrvus publicus populi romani pr parie dimidia testamenti

mancipio,

faeicndi (la-

bel ius.
(v)

Gai. Inai.

III.

41. V. pi innanzi della patria potest. Lib.

I.

c. 2.

Lib. IV. c. 1. della

bon. poss.
()

Cui. Inst. IV. 37.

Digtized by

Google

57

si acquistava sopra una terza persona comprata per


mancipationein, produceva 1' effetto che questa era considerata servi loco; per
chiaro che un tal rapporto fu creato mollo piu in analogia della relazione tra padro-

vale a dire quella potest che

ne e servo dominica potestas ), che di quella tra padre e tglio (pairia potestas ),
onde non sarebbe uno status familiae (y). Ci non ostante incorrerebbe in errore
un tale individuo volesse mettere nel medesimo grado degli schiavi: al contrario
vi tale differenza tra queste due condizioni della esistenza giuridica di una persona, che, considerandole accuratamente, non si tarder a riconoscere, che il mancipio
era uno stato intermedio tra quello della schiavit e quello di famiglia. La differenza pi rilevante che la schiavit era uno stato di per s concepibile anche senza
un determinato padrone, senza che dipendesse cio da un paterfamilias; mentrech il mancipio stava appunto nella dipendenza da un determinato capo di famiglia,
u era concepibile senza di questo. Gli effetti del mancipiutn parte s'assomigliavano a quelli che derivavano dalla schiavit parte ne differenziavano mollissimo; pareggiato allo schiavo nel diritto puldico era il caput in mancipio
del lutto inidoneo non solo ad occupare una publica carica (ius honorum
ma ancora a dare il
questi diritti nondimeno erano in lui
voto nelle assemblee popolari (ius su/frugii
considerati solamente come sospesi, per lo che dopo la manomissione erano riacqui(

chi

Riguardo

stati ipso facto.

una

oravi pel mancipalo

al diritto

privato e particolarmente al diritto di propriet

perfetta incapacit,

non potendo

egli

neppure servire da

testimone in una maucipazione od in un testamento; e da questo lato

gli effetti di

erano i medesimi che quelli dello stalo di schiavit, mancando


interamente il ius commerci!. Tutt' altro era poi quando si riguardavano i rapporti
di famiglia; imperocch il mancipato poteva benissimo contrarre un matrimonio ci-

una

tale condizione

continuando in questo

vile,

La

|5)

la

il suo matrimonio rimaneva giusto, ed i figliuoli


sommessi alla patria potest dell avo o dello stesso

stato,

concepiti in queste nozze erano

maucipato dopo

manomissione.

teorica dello stato e la corrispondente della capilis detninutio, riconosciu-

moderni scrittori nel modo suddetto, stala in questi ultimi temda Carlo de Savigtuj da un novello punto di vista cosi da riuscir quasi ad
La profondit della dottrina, il lusso di erudizione e la seduttrice

ta dagli antichi e
pi trattala

opposti risultali.

genialit della esposizione ci obbligano ad esaminare accuratamente la novella teo-

somaro

rica del

giurista.

Dopo un profondo ed erudito esame


giurista
il

al

sul concetto dello Stato giunge

seguente risultalo; per Stato nel proprio significalo intendono

posto che ciascuna persona occupa nella sfera sociale rincontro agli

nostro

il

altri.

Romani
Ora

vi-

vendo Tindividuo in un doppio rapporto cio publico e privalo devesi distinguere


un doppio stato a quei rapporti corrispondente. Nel primo da annoverare innanzi
,

tutto la libert e la cittadinanza


cosi ancora ogni publico ufficio

Se non che avendo

come condizione fondamentale de' diritti publici


come di magistrato, di senatore, di cavaliere, ecc.

romani parlato

giuristi

di

questo stato in interesse della loro

scienza, vale a dire del diritto privato, vollero intendere con la parola status quella

condizione nel diritto


sto

il

pulii ico

che ha una grande influenza sul

diritto privalo

que-

caso della libert e della cittadinanza che sono requisiti essenziali alla giuri-

dica idoneit: mentre non cosi delle altre condizioni sociali di carattere publico

(jj

Gai. Inst.

I.

123. HI. 111.

Diritto romano.

Digitized

by

Google

58

la magistratura, il senatorato, ecc. Nello stato privato al contrario bisogna annoverare ogni rapporto di una persona considerata come tale o le relazioni di famiglia; o altrimenti Stato denota sotto questo aspetto la condizione delluomo nelle re-

come

lazioni di famiglia

mi due

(z).

ma per sua

questi tre stati

1.

Questi tre Stati hanno efficacia sulla idoneit di diritto,

ma

rispetto al diritto publico,

per influenza

con influenza

sul privalo,

1'

pri-

ultimo non solo

intrinseca natura.

deminutio,

riferisce la teoria della capitis

si

la

quale

si

carat-

con questa frase la degradazione di un individuo nella sua idoneit di didegradazione era nella libert, si soffriva la massima diminuzione di

terizza

ritto.2.Se tale

capo; se nella cittadinanza, e specialmente quando da un grado su|>eriore si cadeva


in un inferiore, si soffriva la media; quindi cosi era diminuito un latino, quando addiveniva peregrino; e finalmente

la

minima quando

si

era degradato nello status

nimi ossia ne rapporti di famiglia, e particolarmente in due

Quando un

/ionio sui iuris era

Quando un

figlio di

messo

/to-

casi;

sotto la patria potest o in

manum

mariti.

famiglia o una donna

cum

convenlione in

manum

ve-

niva in un mancipio; per mezzo del quale fatto ancora giustificata la capitis demi-

nutio

minima

per lemancipato e l'adottalo

Per quanto
opinione

questo tentativo del Savigivj a voler porre in nuova vista


deminutio, pure crediamo miglior consiglio attenerci alla co-

sia dotto

la teoria della capitis

mune

(aa).

come pi vera e meglio confacente

allo spirilo

non

solo,

ma

alla let-

tera de' nostri fonti.

Non vogliamo

contraddire

non che accettiamo

all

opinione del grande giurista sul concetto dello

solamente nel significato che i fonti


attribuiscono a questo fermine (bb), ossia quel complesso di persone che son sotto-

stato, se

poste ad una

comune

la parola familia

che

potest, o

vi

sarebbero se non fosse morto

nitore; di talch questa parola, abbracciando linsieme degli agnati,

generale di una idoneit giuridica in rapporto

al diritto privato.

il

comune ge-

d un concetto
Per la qual cosa

ci

giustamente osserva il Puchta (cc essersi falsato il concetto dello status in questi
ultimi tempi, giacch si voluto giudicare dello sfufus familiae antico dal diritto
)

posteriore.

Quanto

alle

due prime specie

di capitis

deminutiones

la

comune

dottrina si

trova nei suoi tratti caratteristici di accordo con quella del Saviguy 'eccello che
dotto giurista

ammette una

capitis deminutio

media

nel caso die

il

un Latino addi-

venga peregrino; principio che non ha riscontro ne fonti.


in ci che riguarda poi l'ultima specie della capitis deminutio egli si discosta
molto dalla comune dottrina, per lo che duopo fare le seguenti considerazioni:
Prima di tutto da osservare che ci pare alquanto esagerata la noia di de1
gradazione o peggioramento nell' attivit individuale; i Romani a questo proposito
si esprimono con le parole capitis deminutio, seu status mulatio sicch laggiun)

zione, chegli fa in deterius, affatto arbitraria.

data alla capitis deminutio degiurisli romani,

Che
si

quella sia la sola qualificazione

pu osservare

in

un buon numero

Savigny, app. VII. N. VI.


(aa) Savigny, I. c. N. XII.

(z)

(bb) L. 193. 8- 2. de verb. sign.


(cc)

Puchta, Corso

d' istituzioni

V.

59. 18
II.

).

g. 218. nota.

Dgitized by

Googl


di testi (dd).

ci

il

Savigny oppone

mento
deve

in condizione peggiore: ora, se la

in essa logicamente trovare

mente

il

maxima

bio che la capitis deminutio

la

sua dottrina

mentre

il
1*

59

seguente ragionamento:
e

la

media

si

minima non

medesimo

egli fuori di

caratterizzano per

dub-

un muta-

che parte di questa teoria,

si

carattere: a ci corrisponde perfetta-

altra disconosce

il

legame

logico delle diverse

un

argomento, non

specie della capitis deminutio. Per quanto ingegnoso sia

tale

ci

sembra soddisfacente; imperocch non punto vero che seguaci della comune teoria disconoscano un tale legame logico; ma piuttosto essi lo trovano nel concetto che
nasce dalle parole status mutatio. Imperocch ogni cambiamento suppone una peri

dita, e questo

il

carattere generale che informa le tre capitis deminutiones.

di

vero, anche secondo il nostro modo di vedere, ogni caso della capitis deminutio minima, ha in s una diminuzione nella idoneit di diritto, stantech, con l'uscir fuori
di una determinata agnazione, si perdono lutti quei diritti che a quella vanno con1' uomo
giunti. Vero che in luogo della famiglia perduta
ne acquista un' altra
che gli ofTre forse un vantaggio, una migliore condizione; ma resta sempre provato
che nel concetto della capitis deminutio minima sta la perdita de' diritti di agnazione e per conseguenza una limitazione nella idoneit di diritto. La degradazione
adunque pu in molli casi essere ben conseguenza di una di queste perdite, ma essa
non mai il principio, n il carattere delle diminuzioni di capo.
2) Una grande importanza attribuisce il Savigny al vocabolo caput per sostenere la sua opinione. Con l'autorit del Xiebuhr afferma, che caput denoti la ru,

brica che ciascun

Romano

nelle liste censorie avea, con tutto ci che ai suoi rap-

Quando,

porti personali apparteneva.


liste,

perch

egli dice, avviene

un ordine

individuo entra in

l'

un cambiamento

inferiore di diritto

in queste
iiulividuum dcle-

ha una deminutio capitis ; questo quando un cittadino romano,


perdendo la libert o la cittadinanza, era interamente cassato, come pure quando un
padre di famiglia era arrogato, dovendo entrare come figlio in un altra famiglia.
rioris iurisl,

si

la idea fissa del dotto giurista berlinese la degradazione, il mutapeggio nella attivit giuridica, ed ogni argomento tiene di questa sua

Senza dubbio

mento

in

preoccupazione.

Noi abbiamo accettato in tutto

la

opinione del Niebuhr, e teniamo altra non po-

ter essere la significazione storica della parola caput;

possa di tanto avvalorare

Imperciocch nel

modo

1'

ma

pure non crediamo che

opinione del Savigny da abbattere del tutto

stesso che

rogazione, o pel matrimonio

cum

un paterfamilias.o una donna


conventione in

si

la nostra.

sui iuris per lar-

manum mariti,

era cassato dal

proprio caput ed iscritto per converso in quello del padre arrogatore o del marito;
nel modo stesso l'emancipato, per mezzo dell'emancipazione, si cancellava dalla li-

caput del padre, e veniva iscritto in un proprio (ee|;


n altrimenti era per quei figli di famiglia, che anche come tali, passando in un altra, eran cancellati da un caput, ed iscritti nel tempo stesso in quello della famiglia
sta censoria e propriamente dal

Paul. 1. 7. g. 2., III. 0. g. 29. Pr. g 3. I. h. t.


(dd) Gai. Insl. I. 159. Vip. XI. 13.
Minima capitis deminutio est, quani et civitss et libcrtas retinetur, sed status hominis commutatur; quod accidit in bis; qui, quum sui iuris fuerunt, coeperunt alieno iure subiecti esse, vet
contro. L- I. h. t. L. 2. de in integrum reslit. ( 4. 1 ). L. 9. g. 4 de minor- (4. 4 ).
L- 28-

C. de liber. caus.

7.

Iti ).

(eej Anche da Savigny ammessa la minima diminuzion


on senso differente dal nostro. V- pi in l numero 4.

di

capo per l'emancipato,

ma

in

Digitized by

Google


in cui entravano,
to;

il

come per

che,

rato da giuristi

mente:

CO

pii altri,

avveniva pure pe'

figlinoli dell'

arroga-

non fosse ignoromani Paolo al proposito non si poteva esprimere pi chiaraLiberos, qui arrogatum parentem sequuntur, placet minui caput, quum

ed credibile che un

tal significato

storico della parola capili

quum familiare mutaverinl (IT).


3 ) La testimonianza delle leggi non potrebbe con maggior chiarezza certificare
la nostra opinione, cio che la capiti s deminutio minima consiste nel cambiamento
della famiglia romana, e quindi nella mutazione dell'ordine degli agnati. Innanzi

in aliena potestate siut, et

tratto, oltre al passo test citato, cosi


li

nelur, familia

Tutclas

cim

Paolo dice:

tantum mutatuu, minimum

etiam non

tabulis intervertunlur

eadem

ratione,

quum

et lihertas et civitas reti-

deminutionem constat.
Sed legitimae tulelae exduode-

esse capitis

ainittit capitis minutio....

qua

et hereditates exinde legitimae,

quia agnatis deferuntur, quia desinimi esse familia malati (gg| A questi pas che non potevano essere ignorati dal Savigny, egli oppone, eh essi sienoun sagnon felice di Paolo di fondare razionalmente le tre specie della cap. (lem., e
.

si,

gio

che non devesi attribuir loro una grande importanza, essendo


allontanandosi dal concetto di Paolo,

ci

d:\nno

il

altri

frammenti che,

vero carattere della cap.

dem.min.

Savigny vuol mettere innanzi, son due, c proprio in un luogo UlMinima capitis deminutio est per quam, et civitate et liberiate
salva, status dumtaxat hominis mutatur . Daltra parte Giustiniano afferma
a questo proposito: Minima capitis deminutio est.cum et civitas et libertas reline tur, sed status hominis commutatur
(hh). Tra questi differenti passi il Savigny accetta senz'altro quello di Ulpiano e quello di Giustiniano, o di Gaio donde fu
I testi,

che

il

piano cosi dice:

tratto

il

passo delle Istituzioni, confutando quelli di Paolo per triplice ragione: pri-

mamente pel significato storico della parola deminutio; secondamente per la totale
mancanza di connessione logica tra le due prime e l'ultima dominazione, e finalmente per l'espressione ambigua ed incerta. Secondo lui adunque la questione sta
nello scegliere una opinione, rigettando quelle che non corrispondono in tutto e per
tutto alla sua maniera di concepire
sarebbe giustificato
e ci senza dubbio
quante volte si trattasse di eleggere una delle tante opinioni individuali. Non cosi
quando proprio quei frammenti di Paolo sono stati ammessi nella legislazione di
come
leggi
d'un
medesimo
Giustiniano, ch si deggiono considerare
codice, e per
come il pensiero dello stesso legislatore. Che se vuoisi secondare il dotto alemanno
in questa via, o dobbiamo ammettere per questo contraddizioni nello leggi, o riguardare quali particolari opinioni tutti frammenti degiuristi romani accolti nelle Pandette: e qualora in un caso rifiutassimo un frammento di Paolo o d' altro giurista,
sar permesso altre volte non accettare qualunque altro non corrisponda alle no,

stre speciali concezioni.

poi davvero discordanza tra

passi di Ulpiano e Gaio e

Noi noi crediamo, la sola differenza che in Paolo la teoria


espressa con termini pi precisi, mentre in Ulpiano ed in Gaio non cosi precisa-

quelli di Paolo ?

mente, ma chiara abbastanza; anzi giusto per questo devono ritenersi


di Gaio ed Ulpiano nel medesimo senso di quelli di Paolo (ii).
(IT)

L. 3. pr. h.

(gg) L.
(bli)

II.

7. pr. h.

frammenti

t.

Vip. fragra. XI. 13.;

(li) Il

ris

t.

3. J. h. t.

passo delle istituzioni citalo cosi conchiude:... quoti accidie in his, qui,

quum

sui iu-

fuerunt, coeperunt alieno iure subiecti esse, vel contro.

Digtzed by

Google

61

Messa da banda la precedente esposizione, anche le conseguenze, che dall'opinione del Savigny derivano, non ponno accordarsi colle leggi, n con altri frammenti degli stessi Ulpiano e Gaio: ed in vero esaminando paratamente i casi della
capilis (leminutio minima si vede che
a) Secondo il Savigny i figliuoli di un arrogato, quali unitamente col padre
entrano nella famiglia del padre arrogatore, non soffrono cap. dem., perch certamente non v in questo caso degradazione di sorta alcuna. Ora ci contraddice al
4)

passo citalo di Paolo, n sonvi leggi di contraria dottrina.

Secondo

Savigny

il

allora

solamente era una donna per

la

convenzione in

nianwn diminuita di capo, (piando essa era prima sui iris, non quando era prima
sommessa alla patria potest: per, secondo lui, la minima diminuzione di capo era,
almeno in questo caso, conseguenza della qualit personale, dell esser cio sui vel
alieni iuris:

mentre

in

molte

fonti,

e specialmente in Gaio ed Ulpiano, essa

ri-

guardata come conseguenza della coemtio, senza tener conto dello stato antecedente della persona (jj).
c Da ultimo, secondo lo stesso Savigny, ewi minima diminuzione di capo per
emancipazione c per dolio in adoptionem solamente perch alla forma di questi alti
era necessario che il figlio di famiglia fosse prima posto nel mancipium. Da questa
opinione discende, che qualora per questi atti non pi si richiedesse il mancipium,
n l'emancipazione, n I' adozione dovrebbero arrecare la detta diminuzione. Ma al
)

contrario essa trovasi per lemancipato e l'adottato ancora nel sistema di Giustiniano, in cui, non essendo pi richiesto il mancipium per quegli atti,
secondo l'opinione del Savigny, non avrebbe spiegazione alcuna
(6)

Quanto

alle

conseguenze della cap. dem. min.

d'

la

cap. dem. min.,

(kk).

uopo considerare

le se-

guenti cose:
1 ) La conseguenza immediata la perdita de diritti agnatizii; ma questa conseguenza nella legislazione giustinianea non ha pi quellefficacia chavea nel diritto
antico, essendoch quasi lutti i diritti di famiglia muovono dalla cognazione, la quale per questa diminuzione non saltera punto (11).

2 Essendo il diritto di patronato formato in analogia de' diritti di famiglia, e


segnatamente dell'agnazione, si comprende di leggieri, che il patronato viene estinto dalla cap. dem. min., indifferentemente se il patrono venga a soffrirla, o il li)

berto.

Uno

spiccato cangiamento reca

la

cap. dem. min. alle relazioni obbligatorie

del diminuito di capo, e specialmente:

mezzo

Quanto

alle obbligazioni evvi

il

principio generale ch'esse

si

estinguono per

dem. min., fuorch quelle che nascono da un delitto (min). In virnon si estingue che l'azione contra il diminuito di capo, on-

della cap.

t di questa legge per

de questi rimane obbligato naturalmente


(jj)

Gai. Inst.

I.

162. IV. 38.

(kk) g. 3. Inst. h.

tuzioni V.
(Il)

II. g.

(nini)

I.

3.

Gai. Inst.

minotns

<5

Ist.

tip. XI.

III.

(nn|; di pi

13.

1. !.. 9. conf.

creditore contro la estinzio-

il

Top.

Cic.

con

c. 4.

la L. 8. fin. U. C.

Puchta, corso

dIsli-

g. 58.

g. 138. g. 6. Inst. h.

81. IV. 38.

t.

L. 2.

g. 3. h.

t.

Vip.

Nemo

delictis

emilnr, quam-

sit-

ino) L. 2. g. 2. h.

nem

L.

218. Backing,

Gai. Inst.

vis capite

l.

praecesserunl,

t.

Vip. Hi, qui capite minuuntur, ex bis causis, quac capitis deminutio-

manent

obligati naturaliter;

ceterum

si

postea, imputare quis sibi debebit,

Digitized by

Google

ne dell'azione viene garantito col mezzo straordinario della in integruin rcstitutio


deminiUionem (oo). Se il principio anzidetto e la in integrimi restideminulionem abbiano ancora valore nella legislazione giustiil Burcliardi lo nega recisamente. Egli opina che una simile restituzione, merc l'editto pretorio, era non pi necessaria al
creditore dell emancipato, lo stesso pu dirsi per quello dell' adottalo, e, in quanto

jrropter capitis

tulio propler capitis

nianea, controverso, e segnatamente

agli obblighi dellarrogato, la necessit della restituzione stata totalmente negletta

da Giustiniano

Bisogna assolutamente decidersi contro questa opinione; im-

fpp).

perciocch nelle Pandette troviamo solamente, che colui, il quale uscito dalla padeve avere il cosi detto beneficium compctenliae per gli obblighi con-

tria potest,

tratti durante la soggezione di quella potest; ma da ci non segue, che quelle leggi
abbiano implicitamente abolita la restituzione anzidetta; n si nega che il creditore
solamente per mezzo della restituzione in intiero possa aver diritto allazione contro

colui clic usc dalla patria potest. Nulla di


citato delle Istituzioni;

potrebbe avere

il

imperocch

ivi

non

nuovo ha

statuito Giustiniano nel passo

parla d'altro che della pretensione che

si

creditore sui beni dell'emancipato, certamente dopo la restituzione

qualunque azione contro il diminuito


conseguenze sopradelte della capitis deminutio, e la rene deriva, sono perfettamente ammesse nella legislazione

nello stato primiero, senza cui impossibile

Per

di capo.

la qualcosa le

stituzione in intiero, che

giustinianea.

b ) In quanto poi ai diritti di obbligazione, la capitis deminutio minima non mue non si pu parlare della estinzione di essi: perch se la capitis deminutio
avviene in un homo sut iuris, le azioni si trasmettono, salvo poche, al padre arrogalore, od al legittimante; se invece avviene in un homo alieni iuris, noti
potendo questi acquistare per s, non si pu neppure parlare della loro estinzione (qq). Le poche azioni civili, per eccezione date al figlio di famiglia, sono tali da
non essere menomamente toccate dalla cap. dem. min. : quali sono quelle nascenti
da obbligazioni, tpiae natnralem praestationem habere intelliyuntur, quelle, cio,
che son dirette ad un naturale provvedimento, come legato di alimenti, legalo di
ta nulla,

minima

abitazione e di opera, azioni per alimenti tra prossimi parenti

queste, e simili re-

come bellamente dice Gaio, la ragion civile non pu distruggeche vengono da natura (rr)
4 ) Finalmente la cap. dem. min. ha efficacia sulle personali servit, inquantoch per essa si estingue luso e l'usufrutto, salvo l'abitazione che rimane intatta, appartenendo a quei diritti guae naturalem praestationem habent (ss). Siffatta eslinstano salve, perch,
re

diritti

cur coulraxcril, quanlum mi torba buius nitidi penimi.... Etquidcm,

si

arrogati] sii, nullus

labor; nani perinde obiigabilur ut tiiusfamilias.


(oo) L. 2. g. 1.

tractumve

uun

sii ,

(pp)

li.

t.

Vip. Ait Praclor: Qui, ijuacve, posleaijuum i/uid

cum

his

aclum cun-

capile deminuli deminutae esse dicenlur.in cos eusve perinde i/uusi id

il,

factum

iudiciutn dabo.
!..

2.

quod cuin

co. (14. 3.)

g.

3. Inst.

de acquis. per

arr. (3. 10.).

Burchardi,

Della restii, nello stato primiero g. 170. ss.


(qq) Gai. Inst. 111. g. 83.
(rr)
(ss)

L. 8. h.
Gai.

deportetur,

t.

III.

rei

Savigny,

83

sic

adoplione mutarerit.

Paul.

sst.

III.

V.

11.

g. 71. 72.

6. g. 20. Capitis

minutame

amiltitur, si iosulam fructuarius

causa metalli servus poenae eRciatur, aul

Fragni. Val.

g. 61.

L.

1. pr. g. 1.

si

quib.

statimi ei adrogatiooe rei

mod.

usufr. (7. 4.).

Digitized by

Google

63

zionc slata totalmente abolita da Giustiniano, sicch nel nuovo diritto le servit
personali restano salve, non ostante

la

minima dcminuzione

di

capo

(tt).

C. Circostanze modificative della esistenza fisico-giuridica


della persona.

S.

17.

Orilo wlnto naturale.

Intendiamo per stato naturale quella circostanza, per

I.

individuo ha ricevuto lesistenza


di tal che, in

tsica in

rapporto a questo stato, un

la

quale un

o fuori uu legittimo matrimonio;


figlio pu essere legittimo od il-

legittimo.

figlio legittimo quello che concepito in legittimo matrimonio,


movendo dal concepimento, le iustae mpliae sono l'unico fondamen-

per,

to della legittimit;

ma:

jialer is est,

nato durante
il

il

marito della madre

che nel diritto nostro espresso con questa massi-

il

quem nupliae demonstrant;

matrimonio,

la

cio,

quando un

fanciullo

legge ha per certo che padre di costui sia

(a).

ci richieggonsi quattro requisiti: 1} che determinato e certo sia

genitore del fanciullo; 2) che si riconosca una maternit naturale; 3) che


un giusto matrimonio unisca queste due persone; 4) finalmente che siavi
stato matrimonio nel momento del concepimento. Il secondo ed il terzo
di questi requisiti non offrono veruna difficolt, e, quando potesse nascer
dubbio, posson esser provali con mezzi ordinarli; ma non avviene cos del
primo, e dell'ultimo; imperocch il concepimento misterioso ed occulto,
ad accertare il quale non valgono, anzi sono impotenti allatto, i mezzi ordinari! di prova. Qualora su ci sorgesse dubbio, la decisione del magistrato chiamato a stabilire, in qual tempo probabilmente sia stato conceil

pito il fanciullo, si opporreblie alle guarantige ed allo scopo del diritto;


in effetto regola di tale decisione non potrebbe esser
che 1 arbitrio di
chiunque giudichi un fatto, la cui natura assolutamente incerta, e che, involgendo in s l'onore e la tranquillit delle famiglie , debb'esser riguar,

di) L. 10. g. 2. C. de usulr. (3.

quum

33.) g.

1. Inst.

de acquisii, per arrog.

(3. 10.).

Ecce enim,

palerramilias se in arrogationem dat,omncs rcs cius corporales, et incorporales, quaeque

dcbilae sunt, arrogatoci attica quidem pieno iure acquirekanlur, eiccplis iis, quae per capitis deminulioncin perenni, qualcs sunl npcrarutn obligationes et ius agnationis: usus elenim et
usufructus licei bis ante connumcrabantur, attamen capitis deminutione minima cos tolti noci

stra prohibuit conslitutio.


(a) Pr. inst.

Ved. Vangerotr, o.

de patria polcst.

(1. 9.).

c. g.

Vip. V.

31. annoi. 2.

g. 1.

Digitized by

Google

dato

come

dutilit

personale non solo,

queste ragioni tutte

ha

diritto

il

ma d'interesse morale ancora. Per

stabilito

li

qualunque

tor via

arbitrio,

giudicare la questione per presunzione, fissando, dalla possibile durata


della gravidanza, la nascita legittima di

un

fanciullo. E,

perche secondo

il parto perfetto dal 182 giorno dal concepimento,


o potendosi nei parti tardivi nascere nel decimo mese, determinossi che
figlio nato dopo il primo termine dalla celebrazione del matrimonio,
e nel decimo mese dopo lo scioglimento di esso ritenuto figlio legitti-

l'autorit dIppocrate

un

mo

(b). Questa presunzione non iuris et de iure , ma iuris tantum ,


quanto che non incompatibile la prova del contrario; difatti, tuttoch

in

fosse nato nel tempo stabilito dalla legge, pure la presunzione di legittimit non ha effetto, quante volle il supposto padre provar potesse che gli
stato impossibile generarlo (c).

Negativo

il

concetto della illegittimit della prole, cio a dire vi

illegittimit quando o non esista matrimonio o quando sia nullo.

I figli

unione vengono appellati sparii o vulgo quesiti, e tra


questi si distinguono: i liberi naluralcs generati in concubinato, gli adulterini procreati in adulterio; e gl' incestuosi nati da incesto: ma queste
nati

da

illegittima

specificazioni

non hanno molta importanza giuridica e

tutti

son

detti

spu-

rii (d).

Le conseguenze dello stato naturale sono le seguenti:


I ) I figliuoli legittimi hanno giuridicamente padre e madre, i naturali la sola madre; il che vuol dire che fuori del matrimonio non concepibile la patria potest; e questi ultimi, seguendo sempre la madre, non
possono succedere al padre loro, n pretendere da lui gli alimenti. Il figlio, se vuol seguire il padre, deve necessariamente provare desser stato
II.

(b) L. 12. de slalu boni.

ceplum

et leg. herd.
si

38. 16.).

mense natus

Paul. Scplimo mense nasci pcrfectum parlimi, inni re-

pag. 386

viri llippocratis, et

est, iusltim lilium esse.

L. 6. de in ius ioc.

vulgo conceperit, pater vero

III.

1. 5. ).

propter auctoritatcm dottissimi

est

ex iustis nupliis scplimo

is est

quem

2. 4.

).

ideo

credcndum

Ved.

est,

eum

qui

anc. L. 3. . 12. de suis

Paul Water semper certa est. ctiam


Savigny voi. 11. app.
.

nuptiac demonstrant.

L. 3. . 11.de suis et leg. hered. (38. 16.).Posi dcccin mcnses mortis natus non

admittetur ad legilimam hereditatem.


(c)

L. 6. de bis qui sui vel alien, iur. sunt (1.6

).

Vip. Scd

verbigralia per deccnnium, reversum anniculum invenisse in


sentcntia,

bunc non esse mariti

flium.

Non

lanieri

si

fingamus, abfuisse maritimi,

domo

sua, placet nobis luliani

fercndum lutionus

ait

eum, qui cum uxorc

sua assidue moralus nolit flium agnosccrc, quasi non suum.Sed mihi vidclur, quod et Scaevo)a

probai,

si

constel maritimi nliquandiu

cum

uxore non concubuisse, infirmitele interveniente,

vel alia causa, vel si ea latitudine patcrfamilias fuit, ut generare

mo

natus

est, licei vicinis scientibus, flium

(d) L. 23.

de

stai. boni. (1. 5.).

non

non

possil,

non possunl, vel qui possunt quidem, sed eum babcni, qui babere non
ycd. .11. Jnsl. de nupt. (1. 10.).
appellante xtpir crcpar.

re

bunc, qui

in

do-

esse.

Modest. Vulgo concepii dicuntur, qui palrcm demonslrolicei;

qui et spurii

Digitized by

Google


re

tempo

il

65

generato in un matrimonio legittimo, se la madre,

la lui

niano,

il

quale in favore della prole

Pur nondimeno

basta prova-

che in ogni caso,

stabili,

tener conto del parto e non pi del concepimento


2

gli

in cui fu partorito. Questo principio fu modificato

il

da Giustidovesse

si

(e).

novello diritto ha temperato alquanto questi

principii rigorosi dell antico, e fino ad un certo punto i figli naturali son
come aventi civilmente padre ; ed in vero i nati da concubinato possono avere diritto agli alimenti, hanno un limitato diritto alla successione del padre, quando senza dubbio venissero da lui riconosciuti, e
finalmente possono esser legittimati per susseguente matrimonio: il che
sar manifesto nelle speciali teorie.

considerati

.
2

La diversit

18 .

Del NCMSO.

de sessi in generale

non d motivo a differenza

nelle

attenenze giuridiche, e le persone de due sessi sono egualmente considerate dal diritto privato (a). Quest i regola
1

In molti rapporti giuridici

vero nel
cio; dal

ha due eccezioni :
luomo anteposto alla donna

(b).

di

diritto giustinianeo a questa sinterdice ancora ogni publico uffiche ne segue che non pu esser tutrice, n fare solenne testimo-

nianza; le donne nel matrimonio son soggette alla potest del marito, con-

seguentemente da lui solo debb essere amministrata la dote od il patrimonio matrimoniale; in quanto al domicilio la donna segue sempre o
quello del padre o quello del marito; di pi essa deve osservare

l anno
mentre ci non necessario per 1 uomo, e finalmente, non essendo per lei concepibile una patria potest, non pu adottare. Nel diritto
antico la condizione di donna produceva una differenza rilevante nelle attenenze giuridiche, essendo essa sottoposta quasi continuamente all au-

di lutto,

un uomo.
2 In altri casi la condizione della donna migliore di quella deluomo; per fermo alcuna volta gli errori di diritto, non scusabili, sono
scusabili per la donna, e nel diritto penale si applica per lei una pena
pi mite; la pubert fissata per la donna al duodecimo anno, mentre
per luomo al quattordicesimo anno compiuto (c).
torit di
)

1'

(e)

L. 11. C. de naiur. Iiber.

(a)

L. 1. pr. de V. S. (SO. 16). Vip. Verbuni hoc:

compleclilur.
(b)

!..

L. 195.

9. de stal.

1.

reminarnm, quam musculorum.


(c) L. 5. g.

(5- 27.).
si

quis, la ni mascuios, quarn feminas

pr. eod.

hom.

).

Vip. In multis iuris nostri arlienlis detorior est conditio

L. 45.

pr.

de legati* (31).

3.C. ad Leg. lui. maiest. (9. 8). Arcati.

et /fonar....

Milior

enim

circa eas de-

bet esse sentenlia, quas per infirinitate seius minus ausuras esse confidimu. N. 134.
Diritto

romano.

c. 9.

10.

Digitized by

Google

Intorno alla questione, quali

mafrodito,

Romani stabilirono

diritti

debbansi riconoscere

di riconoscere

nell

er-

che

quel sesso

diritti di

in lui prevale (d).

19 -

3
Savigny,
<)<>i

Dell' alt.

Bocking.

Sist. v. III. $. 106. ss.

Istit.

I. J$.

38. Idem. Del pntrimonio

minori nel diritto romano, e particolarmente della legge Pleioria, Berlino 1833.

Perch un individuo avesse

I.

la facolt di

operare

uopo abbia

proprie azioni o la idoneit del suo arbitrio. Ora

tutta la coscienza delle

manifesto, che luomo, immediatamente dopo la nascita, difetta assoluta-

mente dell uso della ragione, e quindi della libert del suo consiglio, e
che non acquista la perfetta coscienza dell'esser suo, se non dopo un tempo
di regolare svolgimento delle forze fisiche ed intellettive. Ma come la natura non va a salti, ma ascende per gradi, tra questi due estremi vi sono
punti intermedii, in cui la idoneit imperfetta, e che o
tro di quelli si avvicina;
l

diritto perci

il

unoo

all

all'

al-

riconosce quattro gradazioni nel-

assegna diversa capacit di operare.


Infantici, che incomincia dalla nascita e termina

et, alle quali


1. li

anno

settimo

al

compito, lo stato in cui luomo non ha ancora


qui fari non possunt

tes

mancanza
ci che

ma

della favella,

1 uso della lingua, infanche non debbesi prendere per la totale


anche per 1 uso di essa senza la coscienza di

Il

(a).

asserisce.

Infantici

maior: in questo stato trovasi quegli, che ha

uso della

ma che incapace di generare. Questo stato incomincia dal settimo anno compito e
termina al decimoquarto pei maschi, e al dodicesimo compito per le femine. Queste due prime gradazioni della et prese insieme sono appellate
lingua, qui fari potesti cio che parla consapevolmente,

impubert, e
(il)

gis

!..

gl

individui impuberes, pupilli

10. de stai.

hom.

(1. 8).

(a) L.

(b).

Ulp. quaerilur, crmaphrodifum cui

puto huius scxus aeslitnondum, qui

Gai. Inst.

in co praevalet

65. g. 3. ad SC. Trcbel. (36.

L.

1).

1. g. 2.

igitur erit, utruin mulini ipsi snscipcre iudicium,

comparami?

et

ma-

113.

II, g.

de administ- (26.

7).

Vip.... Liccntia

an pupillum cxliibere, ut ipsis auctoribus

iudicium suscipiatur, ita taincn, ut pr his, qui fari non posi uni, vel absint, ipsi lulores iudicium suscipiant.
I..70 de V. 0. (15. 1). Ulp
placcbat ex stipulalu actionetn non esse, quoniam qui fari non poterai stipular! non poterai.
L. 6. rem pup. (46. 6). Gai. Scrvuni

pupilli stipolari

ita

nccesse est,

si

pupillus abest, aul fari non potesl,

fari polest, etiain si eius actatis crii ut

com.

liberi.

40. 3

).

L.

(b) L. 141. g. 2.
laci potcst, eie

1. C.

de V. 0.

L. 5. de R.

I.

non

intelligat quid agat,

ad SC. Tcrt.
43. 1
(

).

SO. 17

6.

56

Gai. Pupillus
).

l..

nam

si

etc. L. 30.

praesens
g. 2. 4.

sit, et

de

fide-

).

ex

licei,

6 rem pup.

quo

46. 6

).

fari coeperil, rcclc stipu-

ved. not. prec.

Digitized

by

Google

67
3 La Pubertas, la quale incomincia dallanno decimoquarto compilo
o dal dodicesimo per le Temine, termina al venticinquesimo anno compito (1). Le persone in questo stato chiamatisi adolescentes, pubcres, mi)

nor es.
Finalmente la maggiore et dall anno vigesimoquinto in poi
4
uomo, giunto a questa et, da quinci innanzi sempre detto maggiore,
senectus ).
v ha termine che fissi lo stato di vecchiezza
II. Ora il diritto, seguendo lo svolgimento naturale della persona,
che, dalla mancanza perfetta d intelligenza e libert, a mano a mano avvanzando, perviene alla lucida pienezza di entrambe, stabilisce una diversa
:

misura e tutela per ciascuna delle esposte gradazioni.


Ed in vero, egli chiaro di per s, che glinfanti, non avendo l'uso
1
)

della lingua o parlando senza coscienza, siano perfettamente privi di volont, inidonei a fare

qualunque

qualsivoglia loro azione.

atto giuridico, e del tutto incolpabili in

dunque

necessaria unaltra persona che operi

per loro, e sono perci sottoposti senza eccezione veruna

al

tutore

(c).

2 Le limitazioni giuridiche della seconda et son regolate da due criterii, perch l infamia maior stata bipartita, modificando cos grandemente il diritto .antico- Dapprima si pose mente a quei giovanetti di questa et, i quali, essendo prossimi a pubert, partecipavano dellattitudine
intellettiva pienamente ammessa a puberi, e vennero appellati pubertati
proximi. In essi fu riconosciuta una parte di capacit giuridica, e proprio
)

potevano imprendere, senza che


per furon

tutore interponesse lautorit, quei ne-

il

non eravi pericolo

gozii, ne quali

detti idonei

di diminuzione pel loro patrimonio; e


a slipulari, incapaci a promettere, perch a que-

il rischio della perdita, mentre nello stipulari v' era


guadagno. Ferma rest lantica massima della perfetta incapit dellimpubere per coloro, che, avendo di poco compito il settimo anno, furon chia-

sto era congiunto

mati infantiae proximi, temperandola nondimeno con un ius s iugulare;

perciocch utililalis causa saccord loro una certa idoneit a'negozii lustipulari ), che infantiae proximus poteva compiere da s, menquando prometteva, non lo poteva senza lautorit del tutore. Onde la
due gradazioni era, che pe prossimi alla pubert la

crativi
tre

l'

differenza in queste

libert di agire nello stipulari venia per

norma generale

di diritto; ai

prossimi alla infanzia fu concessa in virt di un ius singularc-, pi,

erano pienamente tenuti per


(c)

est, qui

le

obbligazioni ex delieto

primi

de inut. slip. ( 3. 19 ). Sed quod diiimus de pupilli, utique de ji verum


iam aliqueni intellectum habenl; nam infans et qui infanti proiimu est, nonanultuin
L.70. d. V. 0. (15. 1).
26. 7 ). ved. noi. a.
g- 2. de adm. et peric. tut.

g. 10. Insl.

a furioso distant, quia huius aeiaiis pupilli nullum habent intellectum

L.

(d) (2).

(d) g. 9. Inst.

de inut. stipul.

3-

19

J.

Pupilla orane negotiuni recle gerii,

Ita

tanien ut,

Digitized

by

Google

Considerala

68

insieme tale gradazione delle prime due et

nell

il

ha:

si

a) linfante, incapacit perfetta di operare; per lui opera in ogni

caso

tutore;

b) linfantiae proximus: capacit imperfetta

ma

promittere, in quanto pu agire,

con

negozii in cui entra

>ei

il

autorit del tutore; intera ca-

pacit nello stipulati, potendo operare da s; incapacit assoluta per le

obbligazioni ex deliclo;

con

il

puberlati proximus, una certa capacit nel promittere, operando

lautorit del tutore; perfetta capacit nello stipulati,

del tutore; capacit di obbligarsi ex delieto, purch

senza lautorit

provi la intelligenza

si

nel delinguere (3).

Il

principio del decimoquinto anno segnava pel

mento solenne

nomano

il

mo-

della sua vita, in cui, spogliandosi della prctcxla, e vesten-

do la toga virile, da fanciullo addiveniva uomo. Questo atto solenne produceva tre conseguenze giuridiche di massima importanza: il pubere usciva
di tutela, poteva disporre del suo patrimonio per testamento, ed era capace di contrarre matrimonio (e). Da ci chiaro, che 1 uomo a quindici
anni avea tutta la libert delle proprie azioni. Facendo salve queste tre
importanti conseguenze, la capacit dei puberi fu alquanto modificata nel
sesto secolo di

Roma

dalla legge Plaetotia, la quale stabil let legale,

legilima aetas, indistintamente per tutti


to

(f).

venticinquesimo anno compiu-

al

Effetto di questa importante legge fu

sicubi luloris aucloritas necessaria

sii,

una

adbibeatur tutor, velini

serie di disposizioni, le

ipsc obligelur; nani aliutn sibi

si

obligare etiam sine tuloris auctoritate potest. $. 10... Scil in proxitnis infanti proplcr utilitatcn

eorum benignior

iuris interpretatio farla est, ut

L. 1- g, 13. de Ob. et Ac. (14. 7


intelligat,

idem

iuris

habeant, quod pubcrtati prosimi.

Gai. Huic proximus est, qui eius aetatis est, ut non doni

).

quid agatur; sed quod ad hunc, benignius acceptum

est,

nam

qui Joqui potest, cre-

dilur et stipular!, et promittere reotc posse. L. 0. de acquircnda vel am. hered-

111. g. 2. de V- 0.
alfectu consisti!, ita

43. 1

dctnum

id intelligat se delinquere

iam
ad

).

g.

lati sit,

L. 23. de furlis

L. ili.

9. 2).

capacem esse

(ej

3.

qui

pr.

de R.

47. 2).

47.

test. fac.

8
(

).

30. 16

I. (

in feminis

vero

3. C. qui test. (6.

).

Vip.

A qua

duodeelmum completum

22).

L. 32. g. 27. de donai,

lmpubcm furlum

29. 2

).

L.

quia furlum ex

).

scripsit.

Cai. Pupillum

Ved.
,

ob

facere posse, si

anc.

3. g. 2.

I..

qui proximus puber-

L. 3. g. 1. de iniur.

47. 10

).

L.

etc.

28. 1

aelate

facere possunl, videamus. Verius est, in tnasculis

dum,

l'tp.

secundo Digestorum

et furandi, et iniuriae faciendae.

2. g. 19. vi bon. rapi.

del... Et placet,

obligari eo crimine itnpuberem si proximus puberlati sii, et

doli capax sit, lulianus libro vigesimo

leg. aquil.

quac ci

18- Inst. de oblig.

Gai. Inst.

11. g.

ini. vir. et ux.

113

(24.

testamentum

vel masculi, vel

fcminac

quidem quarluin deeimum annum spcrlan-

L. 18.

de vulg.

et

Paul. IH. 4. g.l.

1). L.

4.

de R.

Pi.

pup. subst. (28.

L.

(23. 2).

6).

L. 4.

1).
Pomp. Minoretn annis

9. de spons. (23.

duodecim nuptam lum legitimam uxorem fore, quum apud virum eiplessel duodccim annos.
(f) L. 2. C. Th. de donai. (8. 12).
L. un. C. Tb. do his qui vcn. (2. 17 ). L. ull. in f. de
appell. (49. 1 ). Scaso. Idem et in curaloribus observandum est, si interim adullus ad legiti-

mam

aetaiem pervenit.

ved.

L. 1. 6. de minoribus (4. 4).

Digitized by

Goog

i_

60

quali indirettamente cercarono tutelare glinteressi de' minori di anni 25.

Cos in

nore

si

pretorio molto pi importante, cio la restituzione in intiero concessa

ritto
al

prima si minacci di pene criminali colui, che in un affare col micomportasse frandolentemente; quindi segu I altro mezzo del di-

minore, per qualunque affare ed omissione, che


e finalmente Marco Aurelio, affinch

zio,

si

gli

arrecasse pregiudi-

mantenesse

intatto

il

patrimo-

nio del minore, ordin che questi fino allet legale fosse sottoposto al curatore. Di talch senza contraddire del tutto

all

antico principio,

re-

si

strinse alquanto la capacit del puliere in quegli affari, che potevano ar-

recar pregiudizio

suo patrimonio.

al

Il minore poteva addivenir maggiore anche prima della et legale


per speciale concessione dell Imperatore venia aetatix ), purch non
meno di 20 anni, se uomo, di 18, se donna, e purch avesse dato
pruova della sua piena intelligenza; con tutto ci egli non era perfetta(

avesse

mente equiparato
4

maggiori, specialmente nelle alienazioni

ai

L ultima gradazione dell' et, poich

non ha uopo qui

della persona,

comprende

(g).

lo stato perfetto

di particolare esame.

ANNOTAZIONI
(1) 11 punto che fissa il cominciamento della pubert, nellanno decimoquarto o
duodecimo compiuto secondo il sesso, era controverso pa romani giuristi; equantmique questa questione risoluta dall' imperatore Giustiniano abbia perduta ogni
importanza, pure alquanta influenza ha prodotta anche oggid nelle scuole.
i

Giustiniano
bolisce

fa

ricordo di un' inchiesta corporale per accertare

come indecorosa ed immorale

risperiti,

erano

le seguenti.

(h). I.e

opinioni, che

Proculeiani

al

si

la

pubert, e

teneano su

ci

la-

da giu-

Sabiniani, pigliando argomento dallo svolgersi delle

forze naturali, chiedevano la maturit della et, e

contrario stabilivano per punto fsso

finalmente Prisco contemperando f una e

ne ammettevano
il

la inchiesta:

quattordicesimo anno compiu-

o veramente, integrando quella de' Sabiniani, accettava il quattordicesimo anno compiuto, ma voleva
se ne facesse la pruova; cosi che secondo la opinione di Prisco la durata della impubert mai era accorciata, ma poteva allungarsi, dovendo dar luogo al naturale proto:

altra opinione,

gresso della vita (i).Egli sembra, che la opinione deSabiniani fosse stata careggiade

te) L. 2. 3. C.

tiis

qui ven. sei.

mod.

45

2.

).

1. 22 ). Pupilli pupillaeque, quuin pubcres esse coeperint,


(
aulem velercs quidem non solum ex annis, sed eliam ex habitu
corporis in masculis aestimari volcbant. Nostra autem uiaiestas dignum esse caslitate temporum nostrornm bene pularii, quoti in feminis et antiquis impudicnm esse visum est, id est in-

(h) Pr. lnst. quib.

lui.

tutela liberantur. Pubcrlalein

spectionem habitudinis corporis, boc eliam


(

Lex 3. C.

cit.

promulgala, pubertatem

in

in

masculos estendere; et ideo, saneta eonstilutione

masculis post quartum

normam
annum complelum

in

viri

3. C.

quando

(i)

tut.

Cai. Inst.

5.

I.

60

J.

g. 196.

Vip. XI.

decimum annum comple-

feminis personis bene positam

tuin ittico initium acciperc disposuimus, antiquilalis

suo ordine rclinquentes, ut post duodecim

potenles esse crcdantur.

L.

g. 28.

Digitized by

Google


ta in

noma

70

assai piu di quella tutta positiva deProculeiani;e, per fermo, la

poggia su due

stabili

fondamenti, quali sono

la

natura ed

prima

si

costumi tradizionali del po-

polo romano. Nessuno ignora avvenire raramente, che giusto ncU'ultimo giorno del

quattordicesimo anno

aver bisogno

giovine acquisti tutta la maturit di

il

mente e di corpo da non

e da 'essere atto a contrarre matrimonio; ma vi sono tarde c


1
entrare della pubert era segnalo da un atto sogarzone romano, spogliandosi ai quattordici anni della veste giova-

di tutore,

precoci crescenze. D' altra parte

lenne, per cui


nile,

il

prendeva

abito dell'

uomo,

di questo

Ma

sia perch,

giovanetti, che

compivano

la toga virile.

celebrato nel giorno 17 di marzo,

anno dopo

tempo, prendevano

turali di tardiva pubert, si vestiva la toga ai 16, 17, sia

venne per Calligola

(k).

essendo quest' atto


il

quattordicesimo

la toga lanno appresso, sia

Pure quantunque

anche

ai

per ragioni na-

21 anni,

come av-

salda, la opinione de Sabiniani

non po-

teva contrastare alla ragione positiva de Proculeiani; in conferma di che eravi

sanza generale, tranne qualche caso, di dichiarare pubere


pito lanno dccimoquarto.

guari da ci dissentiva

il

la

giovane, che avea

quali fissavano in tesi generale questo termine quale principio della pubert;

una questione

solo in

senso

di fatto

volevano

dee specialmente prendere

si

u-

com-

dottrina dei Sabiniani,

ma

ricorresse alla imlagazione, ed in questo

opinione media di Prisco

(1). Questa quecome abbiam detto innon ammettendo per moralit l'inchieche vengono
nella opinione de' Sabiniani solamente per l importanza d una accertata pubert
nella celebrazione del matrimonio (ri) Perch si affermi ci dopo le citate leggi di

si

la

stione ha perduta ogni valore giuridico, avendo Giustiniano,


nanzi, sentenziato in favore dei Proculeiani,
sta sopradetla (m).

Con

tutto questo sonvi aneli oggi degli scrittori,

Giustiniano, bisogna che vi siano argomenti rhe abbiano qualche apparenza di vero;

ed

in fatti lintrinseca natura del matrimonio, e qualche passo dei Digesti

hanno in-

dotto questi moderni giuristi a creder fondala anche nella legislazione giustinianea
la inchiesta corporale.

certamente

la

pubert, intesa nel senso naturale, ha pel

ma-

trimonio maggiore importanza che non per la tutela e pel testamento; dippi la

menile per le donne si richiede espresduodecimo anno, per gli uomini si fa menzione della pubert, senza determinare proprio il 7-1. anno (o).
Tutti questi argomenti non reggono, imperciocch, indipendentemente dalle ragioni addotte dal Savi'jtiy, inconcepibile che in un sistema di diritto si potesse ammettere una determinazione, la (piale in altro luogo stata espressamente dichiarata immorale dal legislatore medesimo.
della suddetta divi(2) Non si pu debitamente comprendere il valore giuridico
lettera deforiti alquanto dubbia; in vero,

samente

(k)
(l)

il

Svelo. Catigula

Saiiguy,

(mj V. noi.
(n)

c. 10.

Sist. voi. III. 8. 109.


II.

Gn'mmer,

Storia del diritto,

I.

8- 120-

L. 4. de R N. { 23. 2 ). Pomp. Minorcm anni* dnodecim


(o) I.. 9. de spons. ( 23. I ).
nuplani lune legilimam uiorem fore.quum apud virum eiplessct duodeni anno*. 1,. 32. 8-

L. 11. 8- 3- quod fate. tut. 27. 6 ). lui. lulianus li( 24. i ).


bro vicesi mo primo Digcslorum trartal, an eliam in patrem debeai dari haec aedo, qui liliam
Pr. Inai, de Nupt. (1. 10). Iuslas ameni nuptias
minorcm dnodecim annis nuplam dcdil.

27. de donai, ini. Tir. et ut.

inter se cives llomani rontrahunt, qui

pubere, feminae autem viripotenlet

secundum praeeepla legum cocunl

Savigny, Sist.

III. 8-

masculi

quidem

HO-

Digitized

by

Googte


sione della et, se prima non

si

71

tenga conto del progresso storico fatto su

regola fondamentale di diritto antico

gl'

impuberi eran del tutto incapaci

ci.

Per

di alti le-

ed infanzia maggiore mancava di pratica importanza. Se questo discendeva esattamente da' dettami del diritto rigoroso, non di meno
arrecava imbarazzo c nocumento agl' impuberi, quante volte si trattasse di quei nee

gali,

la distinzione tra infanzia

non ammetlevasi

gozii, nei quali

come

ressalo,

l'autorit di

chiunque non era il direttamente intemessa anche da banda la

di mancipazione, di stipulazione e simili,

sconvenienza che la totale incapacit deglimpuberi si cangiasse in un subito nella


perfetta capacit de puberi. Per rimuovere i detti sconci si venne ad un tempera-

mento, e fu questo: esaminando meglio


sebbene al tempo della pubert le forze

lo

svolgimento della persona,

si

vide, che,

intellettive e fisiche giungano a perfetto stamorale libert cominciano a mostrarsi a mano a mano ne-

to,

pure lintelligenza e

gli

anni precedenti, ed anche prima della pubert evvi alquanto lume dintelligenza,

la

e coscienza delle proprie azioni. Posto adunque questo graduai progresso della mente, la legge permise agli adolescenti prossimi a pubert di liberamente compiere
atti legali, che niun danno arrecar poteano al loro patrimonio: ma per con-

quegli

verso restrinse questa libert, qualora fosse a temere alcuno discapito per essi, e
per senza autorit del tutore, i prossimi a pubert non poteano prumittere. Pur

bench avviali in parte, rimaneano sempre per


1 et dell infanzia, a' quali niun atto legale
imprendere; onde convenne in virt d'una favorevole e benigna interpretazione accordare anche a costoro la medesima larghezza d operare. 11 quale
iti singiilarc dopo la precedente determinazione ricordato nel . lO.Inst. de inut.
stip.
3. iti
Sed quod diximus de pupillis silique de his veruni est, qui ioni aliquem intelleetum habent: n am infans, vel (pii infanti proximus est.... nullum Imtuttavia gli sconci notati di sopra,

que' pupilli, clic di poco varcato aveano

era permesso

belli in tclectum.

Sed

in proximis infanti, propter ntlitatem eorum, benignior iu-

idem

ris interpretatio facta est, ut


(3) Difficile

per assegnare

il

iurs habeant, ipiod pubertati

termine che separa

let

proximi

(p).

prossima allinfanzia da

sono levate su ci: la prima divide esattamente il tempo deW'infantia maior, ed assegna come termine i 10 anni e mezzo pei
maschi, 9 e mezzo per le donne (q). Altri per contrario, seguendo il progresso delle
quella prossima a pubert. Tre opinioni

si

facolt soggettive, prossimo all'infanzia chiamano ladolescente, la cui intelligenza


mal ferma e poco svolta, e prossimo a pubert quegli, in cui si prova essere maturit di giudizio. Finalmente la terza opinione quella del Savigny,, il quale intende questo termine nel senso letterale, dicendo che let prossima allinfanzia quella
che corre dal settimo ailottavo anno, e la prossima a pubert quella che tra il decimoterzo e il decimoquarto, o, se parlasi di donna, tra lundecimo e il duodecimo
anno (r). Ognuna delle quali opinioni ha difficolt ed inconvenienze.

(p) V. anc.

(otis

puer

lanieri

!..

6.

rem. pupil. (46.6). Ved.

not.

a. L.

t. 8-

13 de Ob. et Act. (44.

7).

Ved.

L. 9. de acq. tei om. bered. (29. 2). Paul. Tupillus ai fari possil, licei huius aelalis
causam acquirendac hcredilatis non inlclligat, quomvis non vidcalur scire hoiusmodi aeneque enim scire, ncque decerncre lalis aclas polesl, non magia, quam furiosus
cimi tutoris auclorilate beredilatem acquirere polesl; hoc enim favorabiliter iis prae.

noi. d.
sii, ut

sia tur.
(q) V. Accursio ad L. pnpillura.
(r)

Savigny,

Sist. III. .

107.

Digilized by

Google

E di vero la prima sarebbe logica, se potessimo determinare il punto fisso, in


cui incomincia la forza dellintelligenza, e questo punto anche pi arbitrario, quando non viene additato dalla legge. La seconda opinione ha senza dubbio un valido
affatto razionale: ma se noi ci attenessimo meramente al naturale
inciamperemmo nella inconseguenza di dichiarar prossimo
un giovanetto di otto anni, sol perch rapida nel progredire fu la sua mente; e d'altra parte diremmo all'infanzia prossimo ladolescente di 13 anni, la cui intelligenza fosse torpida. Finalmente la opinione del Savigny
bench sembri con-

fondamento, ed

svolgersi dell intelletto,

a pubert

non ha valore nessuno. Difatto qual nome ha 1 et che corre dalall undecimo per le donne?
Lappellativo certamente necessario per determinare la capacit legale; e noi domanderemo: all'infanzia o alla pubert prossimo ladolescente di undici anni? potr egli insomma essere obbligato ex delieto come i prossimi alla pubert, o non sar
punto responsabile civilmente di unazione criminosa, come quelli che sono prossimi
allinfanzia? Ecco il grave imbarazzo in cui mette quella opinione. A noi pare conveniente prescegliere un principio conciliativo della primae del la seconda opinione,
considerando ognora incapace di propria volont c prossimo all infanzia il garzone
che compiuto non abbia il decimo anno e mezzo, o la giovanelta che sia minore di
forme
l

1)

alle leggi,

ottavo al decimoterzo anno pe maschi, o dall ottavo

anni e mezzo:

ma compiute let anzidette, luno e laltra saranno reputati prossimi

a pubert, qualora in essi traluca

che un impubere commetta un


terr incolpabile, se maggiore,

una certa maturit di consiglio: di guisa che, dato


minore degli anni 10 e mezzo, si ri-

delitto, segli
il

giudice dovr ricercare con una causae cognitio se

limpubere ebbe coscienza di delinguere

(s).

20

4) Dello sanili! di corpo c di apirlto.

La mancanza

I.

in

modo da

di sanit

pu perturbare

la capacit di

restringere la sua attivit giuridica.

Il

una persona

difetto di sanit

corpo-

pu manifestarsi o per morbum o per vitium.


Per morbo intendevano i domani la malattia nel vero significato,
1
ossia unaffezione morbosa passeggier, che inalidita luomo per un tempo
pi o meno lungo. I Romani per una legge antichissima tenevan conto ili
una specie di malore, appellato morbus sonticus o morbus inaiar, quando
la malattia ad una persona impediva una giuridica operazione (a). 11 mor-

rale

y.Gensler , dei prossimi

(s)

Museo

del

(a)

Reno

I.

pag. 180.

all

infanzia ed alla pubert: Archivio civile IV. 18.

Dirktcn

ss.

L. 113. de V. S. (50. 16). Javul.

Morbus

sonlicus cst,qui cuique rei nocct. L. 60. de

re iud. (42. 1). lui. Quacsilum est, quutn alter ex litigaloribus febricitans discessisset, et
iudex absente co pronuntiassct, an iure videretur pronuntiassc. Rcspondit, morbus sonticus
etiam invitis litigaloribus oc iudicc diem differ. Sonlicus autem exisiimandus est, qui cuius*

que

rei

agendae impedimento

corporis contra naturam,

est; litigandi

quem febrem

porro quid magis impedimento est,

appellant? igitur

si rei

tigatoribus febrem liabuit, res non videtur iudicaia. lotest

quam motus

iudicandae tempore alter ex

lameu

dici, esse

li-

oliquam et febriutu

Digtized

by

Google

73
bo faceva
rata come

che

la

persona ammalata era negli

affari di diritto

conside-

assente.

2 ) Per vitium iutendevasi un infermit perpetua, od anche la mancanza di un organo essenziale del corpo umano, come il sordomutismo, la
sordaggine, la cecit, lo stato del castrato, del mutilato, e simili (b). Effetti del vizio

sono: o la totale inetlitudinc a quegli


#

atti,

ne'quali neces-

sario l'organo che difetta; cosi leunuco non atto a contrarre matrimo-

pu quindi adottar

nio, n

figliuoli,

perch, non potendo avere natural-

mente potest paterna, gli anche contraddetto di averla civilmente (c);


o una maggior limitazione nellesercizio dediritti, perci si accrescono le
formalit volute dalla legge, com pel cieco nel testare. Generalmente

poi luomo sottoposto alla cura per quegli

impedito

affari, in cui

da un vizio

(d).

Le malattie dello spirito vengono da un disordine delle facolt mentali, o da un indebolimento fino alla totale sterilit di esse. Quelli che son
presi da tale sventura sono appellati dementes, furiosi; dementes diconsi
coloro, la cui mente non ha vila piena o manca affatto, furiosi quelli, il

ma irregolatamente, ed spesso s fattamente perturcome dovrebbe. E gli uni e gli alsono riguardati egualmente dalla legge: vale a dire, privi essendo di
ogni uso di ragione, son creduti del tutto incapaci di qualunque atto giuridico e di aver cura del proprio patrimonio, e loro viene assegnato un
curatore (e). La sola differenza tra il demente e il furioso che per quecui spirito attivo,

bato, che luoino opera al contrario di


tri

st

ultimo sono possibili

rato

come infermo

difTercnliam;

nam

si

(f),

5. 1

mentre pel demente non

si

quartanam habeat, ut

morbum sonticum non babere. L.

in ea

omnibus

negotiis supcrcsse soicat,

65. . 1. de aed. ed.

21. 1

).

L.

4(1

de iu-

).

(b) L- 161. g. 2.
cillitatelo,

non pi considesono gli atti compiti


d mai questo stato.

lucidi intervalli, ne' quali egli

quis santis alias ac robusta tempore iudicandi Inissima febre correptus

fueril, a ut si quis tain veterani

potcrit dici,
diciis

di mente, sicch validi civilmente

nel lucido intervallo

de V.

S.

Moihst. Veruni

est,

morbum

vitium vero perpcluum corporis impedimentum,

esse lemporalem corpuris imbe-

voluti si taluni escussiti

nam

et lu-

scus itaque vitiosus est.


g. 9. lnst. de adopt. (1. 11). Sed et illud utriusque adoplionis

(c)
ii

conimunc

est,

quod

et

qui generare non possunt, quale sunt spadones, adoptare possunt; castrati autein non pos-

sunt.

!..

2. g. 1.

(d) g. 4. Inst.

L. 40.
de cur.

g. 2. de adopt. (1. 7).

perpetuo laboranl, quia rebus suis


(e)

3. 4. Inst. de curai. (1.

que anni sint, tamen

in curatione

!..

6. g. 1. de lib. et post. (28. 2).

mente capti, et surdis, et mutis et qui morbo


superessc non possunt, curatore dandi sunt.
23). Furiosi quoque et prodigi , licei maiorcs viginliquinSed

(1. 23).

et

sunt agnatorum et lege duodecim labuinruin: sed solcai Ro-

inac praefeelus urbi vel praetor, et in provinciis praesides ev inquisitionc

iis

curatorcs dare-

T. D. de curai, fur. (27. 10).


(f)

g. 1. Inst. quih.

Diritto

non

romano.

est perni, test. (2.

12). Furiosi autem

si

per id lempus feceriut

10

Digiiized by

Google


atti

74

non

prodighi, quelli cio che giudizialmente sono stati dichiarati

a serbare e migliorare

onde

il

loro patrimonio, sono per molti capi pareg-

come

con questa differenza che i furiosi son totalmente incapaci di azioni, mentre i prodighi, quando non si tratti d'alienare i loro beni, operano con piena attivit, quindi son affatto imputabili delle lqro azioni ed hanno una certa
libert doperare anche senza il curatore (g).
giati ai furiosi;

essi,

questi,

sono sottoposti

alla cura,

21

5) Della Religione'.
T. C. de haereticis et Manichaeis

et

Samaritis

(1. 5);

de apostat.

(1. 7);

de ludaeis

et Coclicolis (1. 9); de pagani* (1. 11).

La

differenza delle credenze religiose

gione di restrizione di
dello Stato:

ma

diritti,

non mai era stata in Roma canon fu dichiarata religione

finch la cristiana

d allora si stabil

che

la differenza delle professioni di

limitasse lattivit giuridica; di guisa che coloro che


cristiana,

o che

si

non seguivano

dommi ortodossi, erano


a pene pi o meno gravi. Di

discostavano dai

cune azioni legali o sottoposti


vano comunemente quattro classi: cio pagani, giudei ,

la

fede

fede

incapaci di alquesti si face-

eretici

ed apo-

stati.

Pagani eran coloro che professavano tuttora le antiche credenze,


e non erano per nulla convertiti alle nuove idee del cristianesimo. Essi
venivano pi o men tollerati dallo Stato, e non di rado sinfliggevano loro
pene pi severe. Ma pure nel diritto privato, in cui ben poco era limitata
1

la loro attivit, essi

erano quasi in tutto pareggiati

ai cristiani (a).

Pi rilevante la differenza nel diritto privato riguardo agli ebrei,


bench per regola generale loro si dessero diritti eguali ai cri-

ai quali,

stiani (b), era negata in parte la capacit; laonde vietato era

nio tra cristiani ed ebrei a pena di essere tale unione punita

il

matrimo-

come adulte-

leslamentum, quo furor corum intermssos est, iure testati esse videnlur; certe eo, quod ante
furorem fecerint, testamento valente; nani neque testamento rccte facta, neque ullum aliud negotium recte gestum postea furor intcrveniens pcrimit. L. 6. C. de curai, fur. (5. 70). L. 9.
C. qui test. fac. pos. (6. 22).
(g)
(a)

V. oltre alle leg. cit. L. 9. J. 7. de reb. cred. (12. 1).


L, 6. C. de pagania (1. 11).

(b) L. S. 15. C.

de Iudaeis

L. 0. de V. 0. (45.

1).

(1. 9).

Digitized

by

Google


rio

(c),

ed

alla

75

donna ebrea come

leretica

non davasi

diritto ai privilegi

dotali (d).

Maggiore severit ed intolleranza appare nelle leggi verso

tici, cio
cilii

gli ere-

verso quei cristiani la cui dottrina fu dichiarata eresia dai con-

ecumenici. Molte erano le sette religiose formatesi ne primi secoli del-

lra volgare nel mezzo della cristianit, ed ai seguaci d alcune di esse la


legge negava interamente ogni diritto, come ai Manichei ed ai Donatisti (e). Quanto agli altri eretici erano limitati in ci, chessi non potevano

disporre per atto di ultima volont, e n acquistare per esso, purch non
ritrattassero
sti casi

loro errori, non avessero figliuoli ortodossi, giacch in que-

era riconosciuta la loro successione; e da ultimo la donna eretica

maritata non avea


i

beneficii dotali

Finalmente

(f).

gli apostati, ossia

coloro che rinnegavano lortodossia

furono minacciati colle medesime pene degli

massimamente

tt)

T. D.
.18

Ad

eretici,

ed incapaci erano

di testare, e di acquistare per testamento (g).

22

Del domicilio.

Municipaletn et de incolis (50. 1)

C. de

municipibus et originariis

eod. de incolis et ubi quis domicilium ha bere ridelur, etc. (10. 39.)

Sist.

(10.

Savigny,

V. Vili. 8- 330.

Intendiamo per domicilio


sede della sua vita

civile,

una persona quel luogo,

di

e della giuridica attivit

eh centro e

(a).

Perch un luogo sia riconosciuto come legale domicilio, bisogna


che una persona col corpo vi dimori e collanimo, o, pi chiaramente,
duopo che la persona non solo vi risegga, ma abbia ancora la ferma in1

tenzione di rimanervi. Similmente

(c)

Thcod. Arcai.

L. 6. eod. Valcnt.

domicilio vien perduto legalmente

il

Ne

quis cristiana! mutierem in

daeus accipiat, ncque ludaeae cbrislianus coniugium sorliatur. Nani

si

In-

accusaudum pu-

quique rocibus retatala.

(d)

N. 109.

(e)

L. 4. C. h.

(0 L.
(g)

t.

(1. 8).

N. 109. 115.

19. 21. 22. eod.

L. 2. 3. 4. C. h.

rum suarum

t. (1.

c.

summam

constituit,

profectus est, peregrinati videtur,

16). L.

17. g. 13. h.

3. 8- 14.

7).

C. de incoi. (10. 39). Diocl. et

(a) L. 7.

(50.

matrimonium

quis aliquid huiusmodi

admiserit, adultcrii viccm commissi huiusmodi crimcn oblinebit, liberiate in


blicis

Maxim ...

unde rursus non

quod

si rediit

sit

ubi quis larom rerumque ac fortuna-

discessurus,

si nihil

peregrinati iam dcslitit.

arocet; unde

quum

L. 203. de V. S.

t.

Digitized by

Google

animo

corpore contrario,

et

corporale dal luogo,


narvi

ma

il

che

che non basla la sola assenza


ferma intenzione di non pi tor-

significa,

vi alibi sogna la

Da ci risulta che il domicilio di sua natura volontario (c).


Pur nondimeno alcune persone hanno dalla legge assegnato il loro

(b).

domicilio, c questo dicesi allora necessario

hanno

(d); cosi

loro domicilio nel luogo del loro ufficio,

il

glimpiegati dello Stato


militari lo

hanno dove

riseggono. Qualche volta esso suol essere fondato dalla piena, per
i!

relegato ha

donna quello

domicilio della

Il

modo che

domicilio legale nel luogo dove sta espiando la pena

il

(e).

del marito, del figlio di famiglia

Ma riguardo ai figli di famiglia avvi una distinzioponno considerarsi o come incapaci d imprendere
negozii civili, ed allora avranno sempre per domicilio quello del padre,
o come giuridicamente idonei, ed avranno cosi la facolt di scegliere diquello del padre, e finalmente

quello del patrono

il

domicilio del liberto e dei suoi

figli

(f).

ne, in quanto eh essi

verso domicilio

(g).

3 ) Generalmente non si pu avere che un sol domicilio, ma incontra


spesso che una persona abbia pi sedi della sua vita civile, il che specialmente pei mercatanti; in questo caso il domicilio da stabilirsi nelle
questioni di diritto quello, che in

tali

casi fissato per convenzione delle

parti (h).

(b) L. 20. 27. 8. 1. h(c)


li

u ni

L. 31. h.

quod

una persona non abbia domicilio (i)ped allora ha

possibile che

ei

t.

t.

Marce l.

Nihil est impedimento, iiuominus quia, ubi velit, liabeal domici-

interdicami non

sii.

(d) L. 22. g. 1. L. 27. . 3. h.


(c)

L. 22. 8- 3.

li.

t.

t.

Paul, ttelegatus in eo loco, in

quem

relegatus est, iterilo necessarium

domicilium hnbel.
(f) I..

38. 8- 3. L- 22. eod. Paul. Filii lihcrlorum libcrtarumque

troni manumissoris domicilium aut originer sequuntur. 8-

liberti

Vidua mulier

micilimi) retincl, eicmplo clarissimac personal- per inarituin f.iclac; sed

paterni et pa-

aulissi mariti

utrumque

aliis

do-

inter-

venientibus nuptiis perinutalur. 8- 2. Municipes sunt liberti et in eo loco, ubi ipsi domicilium

sua coturnate tulerunl; ncc aliquod ex hoc origini patroni facilini praciudicium; et ulrubiquc

muneribus adstringunlur.
mulier debet
est;

nec enim

dotis factum est,

crai rcdilura.

L.

8.

de R. N.(23.

2).

L. 63.

de iud,

(8. 1).

Vip. Erigere dulciti

uhi maritus domicilium habuil, non ubi instrumentum dolale conscriptum


genus contractus est, ut cteuni locum spcctari oporteat, in quo instrumentum

illic,

id

quam eum,

L.

(g) L. 3. 4. b.

9. C. h.
I.

t.

domicilium

in cuius

et ipsa

mulier per conditionem matrimonii

(10. 39).

Vip. Placet ctiam lliosfamilias domicilium habere posse;

Non utique

ibi,

ubi pater habuit, sed ubicumque ipse domicilium constituit.


(h) L. 8. 6. . 1. 2. h.

tur,

t.

Paul. Labeo iudical, eum, qui pluribus locis ex acquo negotie-

nusquam domicilium habere; quosdam autem

esse, aut domicilium habere;


(i)

L. 27. 8- 2.

11.

quod verius

dicere refert

pluribus locis

eum incolam

est.

Digilized by

Googli

facolt di eleggerne uno.

77

Quando non

come

possibile questa scelta,

nel

caso di ripiano nella legge or ora citata, si ricorre alla origine, vale a
dire a quel luogo dove l'uomo ebbe, sia per nascita, sia per manumissione, adozione, e simili, esistenza giuridica
Sullorigine

gine del

hanno

si

figlio di famiglia

le

(k).

medesime regole che

sul domicilio, cos l'ori-

quella del padre.se nacque di legittimo matri-

monio, della madre se viceversa (1). In alcuni casi ai municipes Roma dava
la scelta dessere sottoposti o al tribunale del loro municipio (forum originisi, o a quello dello Stato, o a quello del luogo, in cui risedevano (fo-

rum

domicilii) (m).

6) La teorica del domicilio e dellorigine ha massimo valore nella


contrapposizione degli

statuti, nelle

questioni sullo stato giuridico di una

persona, e nella competenza delle giurisdizioni.

S- 23.

Della parentela e

dell' affinit.

T. D. de gradibus et aflinibus et notninibus coniti) (38. 10).


cognationis (3. 6).

Schilling .Manuale delle Istituzioni,

delle Istituzioni,

. 288. 303.

II.

Hacking,

Ist. I.

II.

T.

. 39-43.

Itisi,

de gradibus

Puchta

Corso

. 49. 53.

I. parentela la relazione di due o pi persone, delle quali o le uue


procedono immediatamente dalle altre, o tutte procedono da uno stipite
comune.
t } La parentela casi concepita viene dal diritto delle genti ( cognatio
(a), ed diversa dalla parentela puramente civile del diritto antico

(agnatio), la quale, poggiandosi sulla patria potest, era la relazione di pi

persone, le quali o dipendevano dalla medesima patria potest, o che vi

sarebbero sottoposte, se non fosse morto

il

comune

genitore (b).La prima

ha fondamento nel legame di sangue, onde ancor detta naturale;

conda nasce

V. Suviijmj, Sist. Vili. g. 331.

titi

(l)

dal severo concetto della famiglia

L. 6. 8- 1- L. 7. h.

originarli seqnitur.

L. 9.

(m) V. Soriani/,
(a)

L. 4. 8.

nati, rei

1- h.

ab eodem

I.

t.

lui. (1.

ss.

Vip. Si quis a pluribus manumissus

sic,

omnium

palronorura

l.

c.

MaJist. Cognati ab eo

orli progcnilive sint.

(b) Vip. fragni. XI. 4.

deules ciusde

t.

23. pr. h-

la se-

romana, sicch ogni capi-

dici putantnr,

Ved.6-

2. eod.

Agnati sunt a patre cognati,

familiac: veluti patrui, fralres,

quod quasi una coramunilerve

lilii

virilis

scius, per virilem scium descen-

fratres, pairuclcs.

8. 1. Inai. de lcg. agn.

18).

Digitized by

Google

78
tis

deminutio minima scioglie

il

vincolo agnatizio, mentre intatta

esta la

cognazione.

Nel diritto ultimo giustinianeo


giacch

tutti

diritti, che

1'

agnazione ha perduto ogni valore;

da quella traeano origine, sono

messi sul fondamento naturale della cognazione

(c); il

nel

nuovo sistema

che sar chiaro a

suo luogo.
2

Dall idea della

primamente

cognazione discendono due linee di parentela; e

la linea retta, se le

persone procedono immediatamente le uno


secondoch si

dalle altre, e quindi divisa in discendente ed ascendente,

parte da figli salendo

de a

quelli

ai

loro genitori, o per converso da questi

si

discen-

e secondamente la collaterale, se la parentela tra persone

che procedono mediatamente da una terza fa latore venientes).


Nella linea trasversale o collaterale da por mente, se le persone congiunte in parentela procedono dallo stesso padre e dalla medesima

ma-

domanderanno germani: se dal padre stesso e da diversa madre, saranno consanguinei: e se dalla stessa madre e da padre diverso, saran

dre, si

detti uterini.

La parentela
computazione

si

tot

distingue per gradi, ed

il

principio che ne regola la

sunt cjradus, quot generationes, ossia quante genera-

da una persona determinata, che punto di computazione,


tanti sono i gradi (d); per la linea collaterale il punto da cui comincia la
computazione il comune parente. F. notisi che solo nella linea retta si ha
il primo grado di parentela, poich la trasversale incomincia dal secondo.
I parenti pigliano nome specifico secondo i gradi di parentela, che sogliono computarti fino al settimo; da questo in poi si appellano genericamente
maiores gli ascendenti, discendenti posteri (e).
3 Oltre alla parentela provegnente da vincoli di sangue, avvi ancora
una parentela civile (f), la quale si origina dalladozione e dall'arrogazione, merc una finzione di legge, che suppone ladottante e larrogatore vero
padre conforme a natura, e vero figliuolo ladottato e l'arrogato. Le conseguenze della parentela puramente civile sono le medesime con la differenza, che i legami della parentela naturale sono perenni, ma quelli della
civile durano per quanto dura la finzione.
zioni vi sono

La parentela regola e misura

la tutela legittima,

matrimoniali

(c) I. Inst.

de

(()

la successione legittima e necessaria,

diritto agli alimenti,

agn. succ.

legit.

(d) L. 1. . 3-7, h.
(e) L. 3. 1.

il

ed norma per glimpedimenti

e quanto a questi ultimi da por mente ad una distinzione

L. 4. g. 2. h.

(3. 2).

N.

1 IR.

t.

L. 10.

10-11, h.

t.

Digitized by

Google

79
che fanno

do

le leggi.

Poich

matrimonio fu proibito solo fino

il

al terzo gra-

venne eccettuato caso del respeclus parentelae, pel quale


connubio potea vietarsi ancora oltre al terzo grado: questo era proprio
qualora entrambe le persone discendessero per diritta linea, ovvero luna
per diritta linea, daltra per collaterale (g).
inclusivo,

il

il

5 Due persone possono esser tra loro in doppia linea di parentela.


Ci pu avvenire in tre casi
)

se due persone consanguinee procreano

un figlio; cos p. e. a e
d riguardo ad e sar avo dal lato del padre ed avunculus
magnus da quello della madre;
b se due persone della medesima famiglia contraggono matrimonio
con altre due di un altra, e generano figli; cosi p. e. il padre a ed il figlio b sposano le due sorelle c e d,
figli procreati in questi matrimonii
saranno tra loro in doppia parentela; imperocch e in riguardo ad f zio
)

b generano

c,

dal lato paterno, e cugino dal materno;

due persone parenti tra loro e ne


a dopo la morte di sua
in questi due matrimonii
sono fratelli dal lato di padre, cugini dal lato di madre (h).
Lo stesso avviene se alla parentela naturale si aggiunga la civile, cosi
c

ha

figli,

se alcuno sposa successivamente

questi saranno doppiamente parenti; p. e.

moglie sposa

se lavo adotti

tela, la

la sorella di lei c,

il

d ed c procreati

nipote.

Finalmente nelle leggi fatta menzione di unaltra specie di parenquale nasce dalle relazioni puramente spirituali di due persone, e

per detta parentela spirituale. Questa avviene nel battesimo, in virt


del quale il patrino parente spirituale del figlioccio, e questa parentela
mette anche impedimento al matrimonio (i).
II. Lafinit la relazione che passa tra un coniuge ed i pi prossimi
congiunti dellaltro. Gli affini hanno diverse appellazioni, e cos gli ascen-

denti pi prossimi

si

domandano: socer, scrus,

vitricus, noverca (suo-

cero, suocera, patrigno, matrigna): i discendenti: gencr, nurus, privignus,


privigna (genero, nuora, figliastro, figliastra}: ed i collaterali: levir,

glos (cognato, cognata) (k). Questa specie di parentela ha efficacia

impedimento matrimoniale

(g)

L. 17. C. de Nupl. (3.

come

(I).

4). g.

de Nupl.

3. Inst.

(1. 10).

IHrkten, Raccolta,

disserta-

zione VI.
(h)
(i)

Haimbtrgtr,

L. 20. in (in. C. de nupt. (5. 4).

(k) L. 4. g. 3. h.

gnationis,

l.

quae diversac

fnem accedit;
(l)

g. 68.

Modett. Afiines sunt

ab co, quod duac coad alterius cognationis

viri et utoris cognati, dicti

inter se sunt, per nuplias copulantur, et altera

namque coniungendac

aflinitalis

causa

fil

e nuptiis.

g. 7. 8. 9. Inst. de nuptiis (1. 10).

Digitized

by

Google

Per regola generale l affinit non ha gradi: ma questi per analogia


vengono computati in modo che un coniuge sia con ladine
medesimo che questi con l'altro coniuge (in).
Da ci manifesto, che ladinit avendo sua origine dal matrimonio,
termina non appena esso si scioglie.
della parentela

nel grado

24.

8) Della pulillcn stima.


T.D. de
12). C.

bis, qui notanuir infamia (3.

de infamibus

{10. 57)

il

ti.

2) C.

Domili com.

de infamia ex disciplina Romanorum,


1824.
Satigny, Sist* 11. . 76.

Kil.

ex quibus causis infamia irroga lur

(2.

c. 6-8.

Burchardi,

Marczoll, Sullonur

civile, Glessen

iuris civilis

1819.

XVIII.

Lonor civile o la publica stima viene ila illesa dignit personale, ed


dovuto all uomo come cittadino, e come persona capace di dirit-

rispetto

L onore era

affatto

congiunto allo stato di cittadino romano,

e,

purch

appartenesse al consorzio di Roma, luomo avea dignit c stima, della quale


era pienamente disvestito non appena perdeva la cittadinanza romana.
Della publica stima v era una mancanza totale (consumpiio ) ed uno
,

scemamento (minutio)

(a): si

minuzioni di capo, cio per

Vera

za (b).

poi

perdeva totalmente per

le

due maggiori

di-

la privazione della libert e della cittadinan-

scemamento

di stima pel cittadino,

pur rimanendo

tale,

qualora lopinione, che del suo onore aveano i concittadini.o in tutto veniva meno, o in parte; onde, perch il Romano avesse goduto desuoi pieni
diritti,

era mestieri che lonor suo fosse incontaminato ed

illeso.

Qui solo

scemamento della stima noi studieremo, imperocch la totale perdila


di essa si connette alla teorica delle diminuzioni di capo.

lo

E diminuita adunque la stima di chi per proprie azioni o per condizion propria ha scapitato di riputazione nell'animo de' suoi concittadini,
in
si

modo da esser posposto nelle giuridiche relazioni a quelli, che di nulla


possono rimproverare (c). Questa riprovazione pu manifestarsi o per
(m) L. 4. g. 8. h.

t.

Mod est.

Gradus autein

afiinitalis

multi sunt.

L. 40. pr. h.

t.

(a) !.. 5. 8- 1. de citraord. cogn.


180. 43). Cotiixfr. Exislimatio esldignilalis illesac status
legibus ac moribas comproba lus, qui
ex delieto nostro auclorilatc legum aul miituilur aul con-

sumitur.
(b) L.
nti, id est,

,i.

8. 2. eod. Callistr

quum

liberlas ad ni lur ,

portatorum venit, vel


(c)

gnitatis

quum

Consumitur vero, quotics magna capitis minutio intervevclutiquum aqua et igni interdicitur.quae in persona ile-

plebcius in opus metalli, vel in inclallum datur.

L. 5. 8. 3. pr. eod. Minuitur exislimatio, quoties,

pnena plcctimur.

L.

manente

liberiate, circa

statum di-

27. C. de inolT. test. (3. 28).

Digitized by

Googh

81
determinazione di legge, e dicesi infamia; o per pubblica opinione, che
tien luogo di legge, e dicesi turpitudo

Ma

o nata.

iuris chiamata la riprovazione per legge,

famia

per publica voce

La infamia iuti' sempre

I.

oggid nelle scuole in-

ed infamia facti quella

(d).
inflitta,

come pena, e

dichiaratamente

distinguesi in infamia mediala ed immediata; la prima debb' esser neces-

conseguenza di tal fatto,


azione, che senza esser giudicata, infamante per legge; per la

sariamente preceduta da una sentenza,


di tale

prima

Romani usavano questa

1'

altra

frase: si quis condemnat'us fuerit infamis

eslo; per la seconda: si quis fecerit infamis osto.


1} I

possono ridurre ai seguenti; essa viene:

generalmente in seguito duna condanna in publico giudizio

a)
1)

casi dellinfamia mediata si

per alcuni

ed anche qui vale

delitti straordinarii;

che linfamia conseguita allora, che per questi

rale,

tuto intentare un azione penale infamante

annoverano

altri delitti

(f).

la regola

delitti si

In alcuni passi de' fonti

comuni come producenti infamia verbigrazia


,

ma sempre

che vengono

quale condizione richiesta non solo


Ripiano (h) (1);
c) in

furti, vi

conseguenza dalcuni

un publico

trattati in

dall editto pretorio,

delitti privati,

giudizio

ma

si
il

preva-

delitto cxpilatae hereditatis, sepulcri violati (g), la calunnia, e la

ricazione

(e);

gene-

sarebbe po-

la

ancora da

e specialmente dopo l 'aedo

honorum raptorum, iniuriarum e de dolo

dopo

(i) ;

lazione sepul-

cri violali (k), e finalmente in seguito dell actio conira mulierem, quae

per calumniam venlris nomine in posscssionem missa

I.

(1);

!.. 39. de furlis (47. 2).


de obscquiis (37. 18).
7 de publicis iud.(4S.1). .tf ac. Inl'aincm non et onini crimine sententia

(d) L. 2. pr.
(c)

est

i|uod iudicii pulitici causain Imbuii; itaque et cu crimine, quod iudicii pnblici

infamine non seguelur,

nisi

iderimen elea actione

condcmnalu importai, velini


(f)

L. 7. de pub. iud. (48. 1)

tene non et
L.

fui!,

ini'.

(2. 12).

quod non

eo,

1. li.

ved.

Alesanti.

fi)

sii,

L.

(l)

L. 13

1.

irrogai.

infamiam

L. 12.

evitasti.

de cuius calumnia agi pro-

infamis

bunorum raptorum, iniuriarum, de dolo,item

lulelac,

ncc contrarili aclionibus, pr socio, qua ab utraque parte direcla

(k)

is,

erit.

L.

6. g. 3.

de de-

de poen. lem.litig.(4. 16). Et quibusdam iudiciis damnati ignominiosi boni,

eo iudicio damnatus ignominia nolatur.


L. 8. 8. C. b.

infamiam

violati actio

hercditalcm sententia praesidis consti-

praevaricatione (47. 18).,Wacer. Si

2).

g. 2. Inst.

veluli furti, vi

sed eieo,

L.56 pr socio (17. 2).

not. prec.

Si te etpilasse

hibetur, pracvaricalor in causa iudicii publici pronuntiatus

curionibus (80.

facit,

non fuit.damnatam
infamiam

in privato iudicio

et alia pocna libi irrogata est, furti improbioris

L. 4. de

t.

quae ctiam

bunorum raptorum, iniuriarum.

de sepulcro violalo (47. 12). Vip. Sepulcri

(g) L. 1.

C. et quib. caus.

(h)

furti, vi

t.

de scp.

- 17.

Diritta

L.

1. 4. g. 8. h.

mandati, deposito directis

est, et

t. L.l.g.

ob

4.

id quilibet

de dolo malo

et sociis
(4. 3).

(2. 12).

viol. (47. 12)

h.

ved.

not.

li.

t.

rumano.

11

Digitized

by

Google


82
d) pei quattro contratti detti famosi, eio mandato, societ, deposito,
e tutela, solamente per coloro che son chiamati in giudizio con azione diretta (m)

come

poich delle contrarie la sola mandati contraria

infamante

(n)

la diretta;

e) finalmente

infamia mediata colpisce

tutore rimosso per so-

il

spetto, dato chei sia convinto di dolo (o).

Perciocch segua linfamia non necessario, chessa sia direttamente


anzi sufficiente che

inflitta,

ma

tenza;

con

le

il

fatto sia dal giudice accertato nella

sen-

seguenti condizioni: che la sentenza sia data da un giu-

non da un arbitro; che laccusato sia dichiarato reo


specificatamente e dopo una cognizion di causa; chegli venga condannato
suo e non alieno nomine; e finalmente che la sentenza abbia forza di legge,
di maniera che se essa fosse confermata in appello, linfamia comincedice competente e

rebbe dallultima sentenza

gno

(p).

Sono per legge colpiti dinfamia immediata, cio ili quella che nareputati comunemente turpi e vituperevoli, e cade senza bisogiudizio o condanna su colui che li commette:

sce da

fatti

di

a)

soldati che

sono

b) quelli che fanno

il

ignominiae causa

licenziati

mestiere distrioni

c) qui lenocinium fecerit; qui

che in ragione del loro mestiere erano infami

vano

de adulteriis

lenoni patentati

giacch

gli altri

soggiace-

(s);

d) qui corpore suo mulibria passi sunt


(m) L. 1.

L.

infamia mediata condannati eh erano in giudizio publico per

alla

la legge Iulia

I.

(q);

(r);

debbono intendersi

t. conf.

li.

il

g. 2. lnst.

de poen. lem.

(t);

lilig. (4.

i. L.6.

16) ved. noi.

g. 7. h.

apud quem depositimi esse dicelur, contrarium iudicium


merilo in litem non iuratur, non cnim de fide rupta agilur, sed

6- pr. depos. (16. 3). Vip. Ki,

depositi datur; in quo iudicio

de indemnitale eius, qui depositimi suscepit.


(n) L. 6.

mandatum
fideiussi
(

g. 3. h.

t.

mosus

est.

L.

qui lidem,

is,

1. obseq.
(q)

L. 1.

si

(37. 18).
li.

t.

t.

L. 6.

quam

adtersariiis secutus est,

condemnavero, famosum

tut. (1. 26).

3. g. 18. eod. (28. 10).

(p) L. 13. g. 5. 6. h.
g.

Vip. Mandati condemnemus; verbis Edicti nolatur non solum, qui

suscepit, sed et

pr te et solvi, mandati te

0 ) g. 6. Inst. de suspect.

si

4. h.

t.

(r)

L. 3. C.

t.

(2. 12).

-L.

1. 6. g. 2. 6. h.

t.

2. pr.

diminu

erit.

L. 1. 4. g. 2. h.

(t) !..

conf.

1. g. 6.

2. pr.

de re militari (12. 36).


1. h. t.
t.

!..

1. g. 6.

de postai.

(3. 1).

L. 21. C.

h.

Vip. Ail Praelor: qui lenocinium fecerit; lenocinium

stuaria mancipio habuerit: sed et qui in liberis liane


g. 3. eod. 1.

de

t.

L. 1. lulian... Qui artis ludicrae pronuneiandive causa in scaenam prodieri I.

L. 3. 4. pr. g.

(s)

L.

lulian. Praetoris verba dicane infamia nolatur, qui ab exircitu ignomi-

niae cau io, ai Imperatore, eove, cui de ea re attienili potest! /uerit,

g. 8.

non pracstat; ut pula

homi. XVII c. 8.
quidem ob dolum, fa-

9. C. cod. (8. 43).

I,.

L. 17. C. h.
g. 1. h.

Cacio.

Suspectus ameni remolus,

quaestum

eicrcel, in

t.

L. 2.

(2. 12).

qui quae-

faci!,

cadem causa

est

L. 43. g. 6-9. de H. N. (23. 2).

de postulando

(3. 1). Vip.

Removel autem

a postulando pr aliis et

Digitized

by

eum.

Google

83

e) le meretrici publiche (u);


f) la donna colta in flagrante adulterio (v);
g) infame chiunque vive nel medesimo tempo in due matrimonii, o
un matrimonio ed una promessa, ed anche il padre di famiglia, che contrae il secondo matrimonio o i secondi sponsali pel figlio, o che solamente

in

tollera

doppio legame; ne scusato quel

il

che

figlio di famiglia,

si

mette

in questo stato per induzione del padre (x).

infamia data, ancorch

sponsali o

gli

il

secondo matrimonio di

per s fossero nulli (y);


h la vedova che si rimarita prima che finisca l anno del lutto ed
insieme con lei luomo che scientemente lha sposata, il padre che ha consigliato a suo figlio simile matrimonio, fuori del figlio di famiglia che fa
,

queste nozze per comando del padre

(z);

i) il tutore o il figlio che sposa la pupilla prima eh


maggiore, o prima che trascorra il tempo, in cui ella pu
in intiero per causa della minore et (aa);

k
1

usuraio

1
)

addivenga

farsi restituire

(bl>);

maggiori di 25 anni che rompono

ella

patti

le

tr

ansazioni giu-

rate (cc);

qui corpore suo muliebria passi sunt. Si quia (amen

non debet

t.

L. 43. g. 12. de R. N- (23.

(v)

L. 1. in

ttane

sit

2). Vip..,.

L.

2. C.

3.

de

h.

viri

vel

bostium stuprati

est,

Ego puto,
est,

2).

Vip. Ilem

etsi

absoluta

eam

si alteri

sit

post deprebensionem,

in adulterio

deprehensam, quia

sponsa, alteri nupta

incesi, nupt. (8. 8). Dioclet. et

infamia notati sunt.

(y) L. 13. g. 4. h.

praedunum,

g. 13. eod.

t.

Romani nominis, binas uiores babere

huiusmndi

vi

anc. L. 31. C. ad Lcg. lui. de adulteriis (0. 9).

v.

18. de R. N. (23.

g.

abessc debere, quia verum

L. 13. g. 1

f.

punitur

tia Edicti

illi

non sentcntia notaverit.

lei,

(i)

ait.

L. 41. 43. pr.

adhuc tamen nolani

factum

Pomponius

notari, ut et

L. 24. h.

(il)

L. 18.

C.

sit,

ei sentcn-

Maxim. Nemioem, qui sub diquum et in ediclo praeloris

posse, vulgo patet,

ad legem luliam de aduli.

(9. 9).

t.

L. 1. L. 8
L. 13. C. b. t. (2. 12). Gor diari. Decreto amplissimi ordinis
13 pr. h. t.
foeminarum deminuto, tristior habitus ccteraque hoc genus insignia mulieribus remiltuntur, non etiam intra tempus, quo etagere marinilo moris est, matrimonium contrahere per(*)

luctu

mittitur,

quum

etiam,

si

cani duiil uiorem, etiam

cundis nupt.

nuplias alias intra hoc tempus secuta est, tana


si iniles sit,

ea.quam

perpetuo cdicto labcm puduris eontrahat.

is,

L.

qui sciens
l.C. de se-

(8. 9).

de R. N. (23. 2). L. 7. C. de interd. matr. (8. 6). Diaci, et Maxim. Si tutor vel curator pupillam vel adultam quondam suain sibi vel Ulta suo, nullo divino impetrato
beneficio, in matrimonio collocaverit, manet infamia contea eum, veluti confcssum de tutela,
(aa) L- 66. pr.

quia huiusmodi coniuctione fraudem adminislralionis tegere laboravit, et dos data per condi-

ctionem repeti potest.


(bb) L. 20. C. h.

usurarum
(cc)

versus

illicite

I.

(2. 12).

Diocl. et

Maxim. Improbum

foenus eiercenlibus et usuras

eiigcnlibus infamiae macula irroganda est.

L. 41. C. de transact. (2.4). Arcaci, et Uimar. Si quis maior annis viginti quinque ad-

pana

vel transactiones, nullo

cogente imperio, sed libero arbitrio et'voluntate confectas,

Digtized by

Google

m ) i debitori che vengono in un concorso di creditori sol quando


non fecero uso del beneficio della cessione de' beni (dd);
n per senato-consulto Turpilliano infame colui, che lascia cadere
un giudizio criminale gi incominciato senza abolizione (ee)
)

p)

il

figli

del perdurile

(ff);

giudice che per venalit o per parzialit pronunzia uri ingiusta

sentenza, o che

si

comporta barbaramente coi prigionieri

q) l'avvocato, che, menando innanzi


vole dingiurie inutili (hh);
r) colui che ingiuria

un processo,

giudici in appello

(gg);

rende colpe-

si

(ii);

s) chi si fa colpevole di ambito per la dignit di Vescovo (kk)

ed

altri (11).

3) Per ci che s'appartiene alle conseguenze della infamia iuris, bi-

sogna notare che


a)

pi immediato della diminuzione della stima la perdita

effetto

de diritti politici, che


et ius suffraijii;

Romani comprendevano

nelle parole ius

honorum

e linfame non poteva giammai ascendere alle alte dignit

neppure accedere a qualunque onorifico ufficio; e, dato


che una condanna dinfamia fosse inflitta ad un ufficiale dello Stato, questi
dello Stato, anzi

si

considerava ipso facto rimosso dalla carica (mm).

putavcrit esse

veniendum

ve) interpellando

iudiccm

supplicando principibus, vel non im-

vel

plendo promissa.eas auteni invocato Dei oinnipotcntis nomine, eo ouctorc, solidaverit, non soluto notetur infamia, veruni etiam actionc privatus, rei.

(dd)

eorum

11. C. h.

t. (2.

venicrint, infames

(ee) L. 6. g.

non

Alexand. Debitores, qui bonis tesserini, licei ci ea causa bona

liunt.

L.

bon. ccd. poss.

(7.

Gai., Inst.

71)

(9. 41).

II.

151.

L. 2. C.

(9. 45).

L. 5. g. 1. C. ad leg. lui. maiest.

(gg) L. 2. C. de poen. iud. (7. 49).


rato iudicaverit, ei vindicta,

discriminis praebeatur.

pub.

8. C. qui

3 de dccurionibus (50. 2). L. 1. C. ut intra ceri. lemp.

ad SC. Turpillianum
(ff)

12).

quem

L.

1. C.

(9. 8).

Comi. De co, qui pretio depravatus aut gratia porponon solum ciistimationis dispendii, sed etiam litis
L. 8. g. 1. C. ad leg. luliam de vi
(9. 4).

lacseril,

de cusl. reor.

v. priv. (9. 12).

(bh) L. 6. g. 1. C. de post. (2. 0).


(ii)

L. 42. de iniur.

(47. 10).

Paul. ludici ab appellatoribus continuili

lieri

non oportet,

alioquin infamia noianlur.


(kk) L. 31. in
(Il)

f.

C. de cpiscop. et cler. (1. 3).

L. 2. C. de leg. (1. 14).

L. un. C.dc senatusc.


8). I,.

L. 5. g. 1. 2. C. ad leg. lui. maiest. (9.

10. C. de iudiciis (3. 1.)


(5.

27).L. un

C.

v.

anc. L. 8. C. de

ad Leg. Viselliam

decurionib. (10. 31).

L. un.

C.

(9.

3. C.

de stud.

(1.

16)

L. 3. C. ut

lite

pend.

prov.

(1. 40).

(1.

21).

L.
L. C. de lib.
L. 31. 33. C. de

de precib. imp. oITcrend.

oflic. rect.

21). L. 15.

(1. 19).

nat.

1.

C. de appet. (7. 62).

liber. (11. 18).

(min) L. un. C. de infam. (10. 57). Diuclel. et

Maxim, infames

personac,

licei nutlis

ho-

noribus, qui integrae dignilalis bominibus deferri solent, uli possunt, curialium (amen vel civi-

lium

munerum vocationem non

eos satisfacere necesse est.

habent; sed et solemnibus indiclionibus ob

L. 2. 6. C. de dignitat.

(12.

1). L.

8. C.

intelaili

puhlicam

de re mil. (12. 36).

Digitized by

Google


b) L infamia

ha

85

efficacia nel dritto privato, e

specialmente limita la

capacit giuridica del diminuito di publica stima, in quanto che egli

non

potr postulare che per s o per quelle persone solamente, che sono con
lui strettamente legate (nn).

accusatore in

ci segue che linfame

meno procuralor

gnitor e molto

giacch

Da

(oo)

tali giudizii

non pu essere co-

n potr intentare azioni [polari,

come

figura

il

procuratore dello Sta-

to (pp)(2).

Linfame non potr inoltre intentare azione infamante contro persone


dillibata stima; egli escluso dallamministrazione della tutela, e, se fosse
istituito ernie,

me

fratelli del testatore

inofficioso; finalmente la

mitazione (qq).
4) Per regola generale

sua

vita; vi

la

dell'

il

testamento co-

infame ammessa con

li-

nota dinfamia accompagna l'uomo in tutta la

nondimeno qualche eccezione. L'imperatore potr per gra-

zia speciale restituire la stima

linfamia rade di per s,

per una

potranno impugnare

testimonianza

a chi perduta

quando

avesse

( restitutio

famae )

rescinde lazione che la produceva; e

si

quale compensazione

tal

conserva lonore di colui,

si

al

quale

una pena pi grave di quella che la legge stabiliva (rr).


II. L'infamia facti, detta da' Romani vilae turpiludo, avea luogo
quando alcuno per suo procedere o per sua condizione era avuto a turpe

stata inflitta

e spregevole da concittadini, senza che per fosse legalmente diminuito

Questa condanna, bench morale, avea effetti giuridici, che in


gran parte s assomigliavano a quelli dell infamia iuris, per quei diritti
precipuamente che nascono dalla dignit personale (ss).

di stima.

li. de post. (3. 1). Vip. Secondo loco Ediclum proponitnr in ros, qui pr aliit
quo Edicto eicepil Praclor scium et casum, ilem notavi! persona in turpitu-

(nn) L. 1. g.

e postulmt:

in

dine notaliiles.
(oo) Fragra. Val. g. 322. 323.

henlur, cognitores
4.

!..

(pp)

est, cui per

fieri

Ediclum postulare

(qq) L. 11. g. 1.
liberti

dedalo

L. 27.

C.

homiocm

de

Vip.

inoff. test. (3. 28).

(rr) L. 4. C. b. t. (2.

(ss)

v.

Omnes infame qui

postulare prohi-

adversarii.

anc. noi.

12). L. 13.

(mm)

Quibusdam personis non

quum

sit

L. 3.

famosa

pr.

est, et

L.

2. pr.

L. 17. g. 1. de test, tutela (26.

test. (22. 8).

Nov. 90.

Poena gravior

respousum.

dabitur, utpula liberi vel

vel luiurioso alque prodigo, aut

Labeo.

de

g. 7. h. t. Vip.

L. 27. C. de inolT. test. (3. 28).

2. g. 1.

vitae emendatiori, et ita

stimalionem conservai, ut et conslilutum

(3. 1).

I.

licci.

(4. 3).

adversus parente palronosvc,

alias vili adversus


2).

324. Paul.

non possunt, ctiam volentibus

de pop. act- (47. 23). Paul. Popularis arlio integrac personac pcrmittilur, hoc

L.

ultra

c. 1.

legem imposita eii-

10. g. 2. de poenis (48. 19).

de obsc. (37. 15).

L.

1.

g. 5. de post.

(qq).

Digitized

by

Google

ANNOTAZIONI
(

il

Tra i

delitti straordinarii

che hanno per conseguenza l'infamia controverso

caso dello slcUionato, e ci massimamente per due frammenti di Ulpiano accettati

nelle Pandette; luno dequali cos dice: stcllionatus


est ,

scd cercitionem exlraordinariam habel

(tt)

iudicium famosum quidem noti

laltro al contrario suona: slellio-

natus infamiam iirogat, quamvis pubUcum non est iudicium (uu).


La maggior parte dei giuristi antichi prendendo a principio una legge dei Digesti suipublici giudiiii (vv) cercarono di conciliare quei due passi, opinando che
lo stcllionato produce infamia solamente ne' casi, in cui si potr intentare un'azione
infamante come per dolo, pel deposito, ecc. (xx). Questa opinione perde ogni valore
quante volte si considera che il secondo passo, messo dai compilatori delle Pandette
il titolo dell'infamia 6 tanto preciso e generale, che nessun caso di stellionato
possiamo dire libero da infamia: tanto pi che di questo delitto il dolo carattere es-

sotto

senziale. Pi verisimile l'opinione del Marczoll (yy), il quale prende famosum nel
significato di publicum iudicium, di maniera che il senso delle due leggi sarebbe il

seguente: Lo stellionato in generale non di quei delitti, che danno infamia, ossia
non publico giudizio, ma, essendo punito extra ordinati, produce la infamia.
(2) Un'altra conseguenza dell'infamia certamente quella che riguarda il matrimonio; perocch la legge Giulia e Papia vietava ai senatori ed ai loro discendenti

matrimonio con

di contrarre

libcrte. Nella legislazione giustinianea

questa prescri-

zione della legge Giulia non ha importanza che quale notizia storica,

a suo luogo

come

si

vedr

(zz).

II.

Delle persone giuridiche.

Uirksen, Considerazioni storiche sullo stato delle persone giuridiche nel diritto ro-

mano,

dissertazioni civili

II.

1.

Saviy tty,

Sist. II. g.

83

ss.

Pfcifcr, Teoria delle

persone giuridiche, Tubinga 1847.

25.
A. Concetto c specie delle

Da

persone giuridiche In generale.

abbiamo nella prima parte

ci che notato

di questo capitolo si fa

chiaro, che solo luomo-persona capace di diritti, che in lui solo questi
si

concretano, anzi si modificano secondo resistenza fisica morale e civile


(tt)

L. 2. stellional. (47. 20).

(no) L. 13. g. 8. h.
(vv) L. 7.

t.

de pubi. iud.

(48. 1).

(il)

V. Cuiac. Observ. X. 26.

(yy)

Af orcioli, Op.

c. p.

(u) V. Appendice Vili.*

4). N.

Vedi nota

Pondi.

f.

XVIII.

Chic*, V.

p. 102.

135.
alla line del cap.

I.

L.

II.

. inoltre

L. 28. 20. C. de

Nupt.

8.

117. C. 6.

Digrtized by

Googlt


della persona stessa, e che perci

prende

vita nelluorao individuo.

moviamo per

dividualit

confederazione degli
allarga

il

le

87
l

Ma

idea di giuridica attivit

scorgeremo di leggieri che, quanto pi s i

Stati, noi

collettivo sottentra alla

in cui si svolge

ma

un gruppo socomunanza, lente

cerchio della vita, quanto maggiormente esteso

ciale, vie pi tanto sparisce lindividuo, e lidea della

dato,

incarna e

a grado a grado che uscendo dall'in-

diverse societ della vita, dalla famiglia alla

si

persona individuale.

lumana

attivit,

E cosi ogni aggregato sociale,

non come colleganza dindividui riguar-

rappresenta nel tutt'insieme come persona individua, e sorge

lidea collettiva di famiglia, stirpe, municipio, Stato e simili.

Questo concetto universale della persona giuridica non giusto, quantale persona rispetto al diritto privato, e bisogna da un

do consideriamo

lato restringerlo, dallaltro slargarlo.

Ed

in

vero

al diritto

privato importa

solo di quelle persone giuridiche che sono idonee ad aver patrimonio; e

per la famiglia, ed alcuni collegi di amministrazione dello Stato, non


essendo idonei ad aver patrimonio come persone giuridiche o morali, che
dir si vogliano, verranno tralasciati nella nostra trattazione. Oltracci fa
d'uopo ampliare quel primitivo concetto , poich non solo una colleganza
di persone, ma alcune volte un complesso di beni, un patrimonio, pu

come persona giuridica, e


La persona giuridica adunque pu

considerarsi

di beni,

duale

che in virt

di diritto,

fingersi subbietto di diritto.


definirsi:

un aggregato

di persone

finzione prende figura di subbietto indivi-

una

ed esiste astrattamente nellidea collettiva.

Per la sua costituzione sono necessari i seguenti requisiti: anzi tutto


non possibile un tale subbietto di diritto senza che dalla legge non gli
i

sia riconosciuta ed affermata la personalit, sia per

comune

principio di

per speciale concessione dellautorit dello Stato. In secondo


luogo a questa persona abbisogna un corpo, una sostanza, che pu esser
tanto una pluralit di persone fisiche, onde il nome di universitas perso-

diritto, sia

mrurn, come

comuni,

le diverse associazioni, lo Stato

come

subbietto

di patrimonio, ossia il fisco, e qualsisia corpo o comunit; quanto un complesso di beni che serva ad uno scopo, che rappresenti un intento prefisso; e
cos la persona giuridica prende nome di universitas bonorum, come le pie

fondazioni, e leredit giacente


II

(a) (1),

e finalmente richiesto uno scopo.

carattere essenziale della persona giuridica

figurare

un

o morale dunque di

individualit giuridica nello Stato, e di valere

come un vero

subbietto di diritto.

(a) L. 22.

do

fideiuss. et

mandai.

(40. 1).

Florent. Mortilo reo pronttendi eiantc dilani

hcrcdit aleni fdeiussor accipi potest, quia hereditas personee vice funjritur, siculi

municipium

et decuria et societas.

Digitized by

Googlc

>\OTA*IO\E

concetto della persona giuridica stato in questi ultimi tempi esteso di l

(1) Il

del vero, inquantoch s voluto riguardare

abbia sovra un altro una servit prediale.


scrvitus acquiritur

ed altrove

menti. Da' passi

un

sogni di

come persona un qualunque fondo che


questo proposito i testi dicono: fundo

fundus id

iris

non

il

qualunque

citati solo rilevasi:

che per mezzo di una servit

fondo,

ma

diritto di servit;

il

ma

proprietario,

il

il

suo patrimonio

altra parto del

B)

donde alcuni

si

provvede

ai bi-

indubitato, che usa e gode di questo diquale pu disporre della servit

come

di

(e).

Delle universit in generale.

. 26.

fl

I).

(c)

il

fondo, e che essa cos attaccata al fondo medesimo, che acquistandosi

questo, sacquista

T.

aqitae amisit

fondo considerato dalla legge come subQuestopinione da rigettare assolutamente come priva di fondati argo-

bietto (d).

ritto,

|b)

traggono per conseguenza che

giuristi

Carattere generale ed idoneit delle unlverait.

qaod cuiasque

universiiaiis Domine. (3. 4).

Zachariae, liber quest., qu.

10.

un uni versitas personarum, nel senso dichiarato innanzi, quando molte persone si collegano per uno scopo, ed al loro com1) Si costituisce

Da questa definizione
numero di persone fisicomunemente acmembri si siano ridotti ad

plesso lo Stato conferisce la personalit giuridica.

discende, che universita non pu darsi senza un


che,

almeno

cettato

un solo
ciate

riguarda

di tre se si

la

fondazione, essendo

che luniversit sussista anche quando i


(a). Secondariamente mestieri che queste persone

per uno scopo determinato, e finalmente

fa

si

siano asso-

duopo che Io Slato rico-

nosca questassociazione come subbietto di diritto.


2) Costituita una tale persona giuridica, essa per principio generale
affatto

indipendente da ciascuna delle singole persone che

e per debbesi far perfetta distinzione tra

(b) L. 12.
(c)

de

diritti

la

compongono,

e gli obblighi dell uni-

servii. (8. 1).

L. 31. de servii, praed. rust. (8. 3).

(d)

V. Hacking,

(e)

Savigny, 0.

(a)

L. 7. g. 2. h.

Ist. I. g.

c. II. .
t.

62. Ileise,

I.

. 98. n. 18.

103.

Vip. In deenrionibus voi

aliis

univorsitalibus nihil refert,

ntrum omnes

iidem maneanl, an pars mancai, vel omnes immutati sunt. Sed si nnivcrsilas ad unum redit,
magis admiltitur, posse eum convenire et conveniri, quum ius omnium in unum rccidcrit. et
slet

nomen

univcrsitalis.

Digtized by

Google

89

membro o

chiamar si voglia. Per conseguenza i membri stessi possono entrare in rapporti giuridici collunivermedesima (b), ed allora essi sono riguardati perfettamente come terze
persone (1).
3 ) La persona giuridica come subbietto capace di quei diritti, che
convengono al suo carattere intrinseco. La sua idoneit giuridica limitata al patrimonio, e sono quindi esclusi tutti i diritti che suppongono esversiti, e quelli di ciascun

civis che

sit

senzialmente la persona

tsica,

come

diritti di famiglia,

supporre un subbietto di un'esistenza ideale. Per


persona giuridica sono riconosciuti i seguenti diritti:

sibile

propriet

de'quali imposla

qual cosa nella

(2);

b ) diritti di servit e reali e personali, i quali durano per 100 anni,


essendo questa ordinariamente la pi lunga et dell' uomo (c); questi diritti possono easer costituiti indistintamente su qualunque fondo
non
,

esclusi quelli degli stessi


la quale,

essendo

membri

stabilita pel

delluniversit; fuori della servit di uso,

bisogno reale di qualcuno, mal potrebbe con-

venire ad una persona ideale;


c

obbligazioni e

diritti di

credito in ampio significato, e

altrimenti, che per qualunque altra persona; se

non che

le

lutti

non

obbligazioni,

che consistono in dare, come il mutuo, obbligano la persona giuridica solo


quando il dato fu veramente impiegato in suo vantaggio (d).
La distinzione che face vasi nel diritto antico, cio, che 1 universit
acquistava immediatamente i diritti dobbligazionc contratti dal suo schiavo, e mediante u naclio utilis quelli contratti da

tamente negletta nel

(b) L. 7. . 1.

li.

t.

un procuratore,

sono

Stati

molto pi tardi degli

bel universitas, singuli debent.

L. 27. de reb. cred. (12 L. pr. de div.


L. . 7. de quaest. 18). Vip. Servum municipum
1).

(2. 4).

1.

in ccteris scrvis

corporum dicendum

rev.

(1. 8)

(18.

1.

posse in caput civium torqueri, saepissime rcscriptum est, quia non

Idemque

al-

Vip. Si quid universilati debelur, singulis non dekelur, noe quod de-

L. 10. . 4. de in ius vocando

publicac.

perfet-

diritto giustinianeo (e);

eredit. I diritti di successione

est,

sit

iilorum servus, sed rei-

ncc enirn plurium servus vidclur,

sed corporis.
(c)

L. 8. de usu et usuf. (33. 2). Gai. Si usufruclus municipibus


quousque in eo usufrurlu luendi sinl; nani si quis eos perpetuo tuctur,
nudae proprielatis sernper abscendcnlc usufruclu; unde ccntum annos obser-

L. 56. de usuf. (7. 1),

legatus eril, quacritur,


nulla utilitas eri t

vandos esse constai, qui


(d) L. 27.

finis vitae longissinius est.

de rcb. cred. (12.

1).

Vip. Civitas mutui datione obligori polest,

eius pecuniae vcrsac sunt; alioquin ipsi soli, qui contraxerunt,


(e)

L. 11. . 1. de usuris {22.

non

nicipum vel tutori pupilli, vcl curatori furiosi vel adolescenlis


solvi, vel pupillo, vcl furioso,

vel adolescenti, ulilitalis gralia

si

ad

utilitaleni

civitas, tenebuntur.

1). L. 5. . 7. 9. de pecun.const.

(13. 8). Ulp. Si actori

ita conslituoiur;

mu-

municipibus

puto dandam municipibus, vel

pupillo, vel furioso vel adolescenti tuilem aclionem.

Diritto

romano.

12

Digitized by

Google

90
tri

concessi alle persone morali, ed anche con molte restrizioni.

quanto

in

E di vero,

essendo questa perfetta conseguenza


pu senza contraddizione accordarla alla

alla successione intestata,

dei diritti di famiglia,

persona morale,

la

non

si

quale incapace della famiglia e de'dritti che ne deri-

si d il privilegio ad alcune universit, di succedere ab


qualcuno dei loro membri, dato per altro che non vi sieno ere-

vano; con tutto ci


intestato a

di legittimi, nel solo caso cio,


l

che leredit sarebbe passata

al fisco (f).

eredit testamentaria ancora non potrebbe concedersi alle universit;

imperciocch, dovendo leredit essere acquistata con la volont personale


attivit dell'individuo, a ci non pu esser atta la persona, che
non abbia vera esistenza naturale. Per eccezione un senatoconsulto acalla citt d'essere istituita erede nel testamento dal suo liberto, ed

e la propria

cord

acquistarne leredit; a questa eccezione

si

riferiscono tutte quelle leggi,

che ammettono la testamenti faclio passiva per


stata quella eccezione concessa

Quanto

ai legati

non

tutte le

v difficolt

le universit (g),

essendo

persone morali.

veruna

di

concederne lacquisto

alle

universit, e per la forma, e per la sostanza di questa istituzione giuridi-

pur non pertanto fu tardi concessa loro la facolt dacquistare per legato. In sulle prime se ne dette il diritto alle sole citt, quindi ai collegi,
ca;

ai templi,

e finalmente con decreto speciale ai villaggi

(h).

Si dica Io stesso dei fidecommessi, lacquisto dei quali fu espressa-

mente accordato

alle citt

sta per tutte le universit

(f)

da un senatoconsulto, e poscia fu

la regola

po-

(i) (3).

Vip. XXII. g. 8.

(g) Vip. cod. L. un. g. 1. de libert. universilalis (38. 3). L'/p.Municipibus plenum ius in
bonis liberlornm libcrtarum defertur, hoc est, id ius, quod etiam patrono, g. 1. Sed an omnino
bonorum possessioneiu possinl, dubitatur, movet cnim, quod consentire non possunt;

peler

sed per alium possunt potila

bonorum possessione

ipsi acquircre.

suit, ut restitu iis et Trebelliano bereditas possil, et qua ratione


bus iis instilutis a liberto, acquircre hereditatem permissum est,
sionem petere diccndum est
L. 00. g. 7. de legai. (31). L. 0.

Sed qua ratione scnalus ccnalio scnalusconsulto herediila

g.

bonorum quoque posses4.L.l.g. 15. ad Se. Treb.

(36. 1).
(h)

Vip. XXIV. 28.

L. 117. pr. de leg. (30). Marc. Si quid relictum sii civilatibus, Dinne
vel in erudilionem
opus
site in alimenta
sivc quid aliud. 1.. J22. eod.
L. 32. g. 2. eod. l'tp. Si parli civilatis aliquid sii
quod ad ornatura, vel compendium Rcipublicac special, sine dubio debebitur.
L.

vaici, sire in distribulionem relinqualur, sire in

relictum,

puerorum,

77. g. 33. de leg. (31)

L. 5. pr. de leg. (32). Vip. Si fucrit municipio legatura relictum ab hia,


qui rem pubiicain gerunl, fldeicoramissum dari polest. L. 24. de ann. leg. (33. 1). L. 20. g l.

de

alira. (34. 1).

dub. (34.

L.

6. g. 2.

de auro (34.

2).

L. 8. de usu legai. (33. 2).

L.

2. de reb.

8).

(i) L. 23. de ann. leg. (33. 1). L. 20.de reb. dub.


(34.8). Paul. Quumsenatus temporibus
Divi Marci permiserit collegiis legare, nulla dubitatio est, quod, si corpori, cui licci coire, le-

gatura

sit, debeatur.
L. 73. g.l.de leg. (30).Gai.Vicis legata perinde licere capere alque civlutibus, Rescripto Iraperatoris nostri signilcatur.-l'lp.XXlI. 5.-L.20. ad SC.Trebell. (36.1).

Digilized by

Google


Riconosciuta

01

universit quale subbietto di diritto, necessario sta-

il modo onde si manifesta la sua volont.


Le universit sono ordinate o non ordinate;

bilire

rappresentanti

stabiliti,

sentanti ritenuta

come

come

per

le citt, e

la

prime hanno capi e

le

volont dei loro rappre-

quella delle universit stesse, ed

fissato dai diversi statuti

Ma

(k).

il

potere di essi

non sono

se al contrario le universit

ordinate, la deliberazione presa a maggioranza di voti ne esprime la vo-

lont

(1).

ANNOTAZIONI
Una erronea

(1)

propriet dice:

persona

fisica

il

e singolare opinione quella del Konopack (m), il quale sulla


sopra un obbietlo pu appartenere o ad una

diritto di propriet

o ad una persona morale; nel primo caso chiamasi propriet esclusiva,

nel secondo condominio. Questa opinione per la sua stranezza

ma

futazione,

sar

buono cogliere

il

ma

non meriterebbe con-

destro per distinguere in tutto e per tutto

propriet di una universit, dal condominio

la

di certo v'ha tale differenza tra la pri-

e l'altra propriet, quanto tra la propriet individuale e

il

condominio,

il

che sar

chiaro per le seguenti cose:


t

Le

una

disposizioni sopra

rea universilatis

razione della maggioranza; mentre per la res

debbono essere prese con delibe-

communis

disposizioni del tutto, c quelle delle parti; perocch,

come meglio

parte ideale, pu disporre di essa

devesi far distinzione tra

le

avendo ogni condomino la sua


venderla, impegnar-

gli talenta, ossia

sopra una servit, ecc. (n); mentre per le disposizioni del tutto devono
condomini concordarsi, cosi che il veto di un solo pi forte della volont deil che non avviene per l'universit in cui l'opposizione della minoranza non

la, costituirvi

tutti

gli altri;

ha nessuna

efficacia (o).

comunione ciascun condomino pu, se vuole, domandarne lo sciola sua parte ideale cajnbiata in una reale porzione (p); ma per conognuno de'membri deU'univcrsit potr uscirne e sciogliersi dai legami della
associazione, senza che potesse avere la minima pretensione sulla propriet dell'associazione medesima.
3) Quando si ha un fondo di propriet individuale, ed un altro in comune non
pu essere intentala, l'octio finium regundorum jq); mentre si potr benissimo
quando si tratta di regolare confini tra un fondo di un privato c quello delluniver2) In caso di

glimento, sicch
trario

(k) L. 14.

somma

ad man. (SO.

reipublicae

commissa

1).

Papiri. Municipes intclliguntur scire

est.

L. 07. de condii,

et

demons.

quod

(3$. 1).

sciant hi, quihus

L. un.

g. 1.

de

li-

beri. univ. (38. 3).


(l)

L. 180. g. 1. de R.

1.

Vip. Refertnr ad nniversos, quod publice

L. 19. ad munic. (30. 1). Scaro.


egerint.

L.

5. g. 1. C.

de

Quod maior pars curine

eflecil,

fit

per maiorem par lem.

pr co habetur

tc

si

omnes

leg. (10. 63).

(m) Istituzioni del diritto privato romano g. 206.

L.
3). L.

(n) L. 1. C. coni, divid. (3. 37).


(o)

L. 28.

Comm. divid. (10


comm. divid. (3.

(p) L. 3. C.

(q) L. 4. g. 7.

3. C.

de commun,

10. pr. de

aqua

et

rer. alien. (4. 82).

aquae pluv.

(39. 3).

37).

finium regund. (10.

1).

Digitized by

Google

componente, perch nel primo caso 1 attore sarebbe


tempo convenuto, non cosi nel secondo.
Finalmente se alcuno abbia un fondo di propriet individuale ed un altro in
comune, non potr mai sopra questultimo acquistare un diritto di servit; per contrario gli 6 permesso acquistarlo sopra un fondo dell'associazione di cui mem-

sita, di cui lo stesso privato

nello stesso
4)

bro

(r).

Controverso era nella giurisprudenza romana se

(2)

universit poteva posse-

dere in senso legale. 11 possesso come potere di fatto, congiunto alla presenza materiale dellindividuo, pareva incompatibile con la esistenza ideale della persona giuridica. Alcuni opinavano che come eccezione le si permettesse dacquistare il possesso per mezzo di uno schiavo, ma ristretto nelle cose del peculio; altri al contrario
non ammettevano questa eccezione, slantech l'universit non poteva possedere nep-

pure

schiavo

lo

Al tempo aureo della giurisprudenza romana era dato ad essa la


il possesso per mezzo di schiavi, e di rappresentanti (t).

(s).

facolt di acquistare

Molto controverso ancora, se l' universit come tale possa commettere un


reato ed esserne punita, oppure sieno da criminare i singoli membri dell associa(3)

zione.

Alcuni movendo dalla idoneit di diritto e di volere della persona morale rispondono affermativamente, eccettuando per altro alcuni delitti ed alcune pene (v).
Ma, considerando il carattere proprio della persona morale, e la natura del diritto penale, dobbiamo contrapporci alla opinione di questi giuristi.
Autore d un reato solo la persona umana, 1 essere che pensa e vuole eri ha
unit di coscienza; il che certo non pu dirsi della persona morale che sussiste in
virt della legge; poich, se ben si considera, sussiste l'universit solo in quanto allo
scopo determinalo, e fuori di esso i membri che la compongono non operano come
universit costituita, ma come singolari persone. Ora il commettere lui reato non sta
nello scopo dell associazione ch una tale associazione non sarebbe riconosciuta
dalla legge), e quindi, se reato si commette, non da punire luniversit intera, ma
sono da criminare secondo il grado della loro colpa i singoli membri che vollero commetterlo. N altrimenti statuirono i Romani (y): bench qualche passo male inlerpe|

trato abbia fatto seguire contraria opinione

Che Ulpiano

in questultimo passo

(z).

per pojyulus, curia, collegxum, corpus non

voglia intendere universit, persone morali,

de

(r)

L. S. g. 1. in

(s)

L. 1. g. 22. de acq. vel am. poss. (41

si

comprende

dalle paiole siugularis

servii. (8. 1).

L. 2. de acq. vel am. poss. (41. 2).

(t)

II. g.

lin.

2).

L.

7. g. 3.

ad exhib. (10.4)

Savigny,

v.

Sist.

91.

(v)

Mhlenbnich,

I.

g.

196

Sinienis de delictis et pocnis nnivcrsilalum Setveitae,

(y)

(4. 3). Vip.

182S. L.

13. g.

de dolo malo

Scd an in municipes de dolo detur aclio,dubitalur. Et pun, ex suo quidem dolo non

posse dari; quid enim tnunicipes dolo Tacere possunt? Scd

si

quis ad eos pcrvrnil ex dolo coruni,

qui rcs eornm adminislrant, puto dandam,dc dolo autent decurionum in ipsos decuriones dabitur de dolo actio.
(z)

L. 9. g. i. quod

itici,

caus.

4.

).

Vip. Animadvertendum autem, quod Praetor hoc

Ediclo generaliter et in rem loquitur, ncc adiirit a quo gestum; et ideo sire singnlaris

sona, quac

cns

mclum

intuiti, vel

sii

per-

popnlus, vel curia, vel rollegium, vel corpus huic Ediclo lo-

erit.

Digitized by

Google

03

persona; ed infatti non dubbio che molti membri di una universit, o tutti ancora, possono commettere un delitto; ma resta sempre il principio che queste persone
individualmente saranno imputabili delle loro azioni (aa); c ci confermalo da moltissime leggi.

.
t

Termina
ziali

che

Termine

la universit

527.

dell'

uni versiti.

quando vien meno uno

degli elementi essen-

e specificamente:

la costituiscono,

quando i membri consociati per comune consenso si sciolgono,


seblicne non sempre luniversit cessi immediatamente;
2 quando lultimo demenibri morto (a);
3 e finalmente quando lo Stato, che le ha accordato dii itti di persona morale, annulla la sua concessione.
Quanto al patrimonio dell universit dopo lo scioglimento di essa si
hanno le seguenti regole:
quando luniversit publica, ed beni son patrimonio dello Sta1
1

to,

questi ricadono allo Stato medesimo;

2 ) quando poi essa privata o negli statuti fissata la destinazione


del patrimonio, e si provvedere nel modo posto; oppure mancano gli sta,

tuti

in essi

me bona
3

non vha su

ci deliberazione,

racantia sono devoluti al

comune consenso,

beni

si

spartiscono tra

C) Di alcune

ed allora

lieni considerati co-

fisco;

venga abolita dallo

nel caso che luniversit

Stato,

membri

si sciolga

per

(b).

universit in particolare.
28.
t

T. D. de iure

lisci

U)

(49.

Sintende per fisco

come persona morale

il

T. C.

Del Fisco.
de iure

fsci (10. 1).

complesso del patrimonio dello Stato costituito

o con

altre paiole lo Stato quale subbietto di

diritto.

fisco

(aa) V.

non solo persona morale e capace

Kanjeroir, 0.

la) L. 7. s. 2.

(b)

!..

3. pr.

c.

I.

t. (3. 4).

di diritti,

Ved.

si

gode molti

noi. a. del g. 25.

de colleg. et corp. (47. 22). Marc. Cullcgia

ai

qua fucrinl

et conslilulionibus, el senalus-consultis dissolvuntur. Scd pcrinitlitur

pccunias cominunes,

ma

8- 85.

quas habent, dividere pccuniaraque

iis,

illicita,

quum

mandaUs,

dissolvuntur,

ioter se partiri.

Digitized by

Google

ed importanti privilegi sopra

2) quanto aglinteressi
3

se

fisco

il

fisco

abbia venduto

nullare la vendita

danni

persone e fisiche e morali; per vero:

ha lipoteca

fisco preferito ai privati;

di creditori;

potr stipularli anche pi del G per

limite segnato per le contrattazioni private (a);

il
il

il

un concorso

legale, ed privilegiato in

cento, eh e

94

le altre

1) ne diritti di obbligazione

ma

la

cosa di un terzo, questi non potr an-

avr solamente un azione per risarcimento di

(1).

ANNOTAZIONE
(1) Si fa ancora quislionc sovra un passo di Modestino, il quale suona: Aon puto
delinquere eu>, qui in dubiis quaestionibus contro, fiscum facile respouderil (b).
Alcuni credono che il giudice in casi dubbii debba decidere conira il fisco. A costo-

ro domandiamo: perch

il

fisco,

che in ogni caso

privilegiato, qui dev'essere

pospo-

persone? Vera quest' al ha interpretazione, la quale intende cosi il


il giudice deve ne'casi dubbii favorire sempre il fisco come perma non commette delitto se talora gli decide contro.

sto alle altre

passo di Modestino:

sona privilegiata;

29.
t

Una

quantit di beni diretta ad

come persona

esser riconosciuta

me

tale

Delle fondazioni pie.

avr

lutti

quei

diritti

uno scopo pio e

sebbene venga sommessa alcuna volta


potest ecclesiastica o secolare

di

comune

giuridica o morale che dir

che sono concessi

alle altre

alla vigilanza

ed

al

si

utilit,

pu

voglia.

Co-

persone morali,
riscontro di

una

(a).

ANNOTAZIONE
E

controverso nelle

moderne

scuole se

beni delle fondazioni pie rappresenti-

no di per s una persona giuridica. Alcuni giuristi e segnatamente il Hosshirt (b)


hanno del tutto negalo i diritti di persona morale alle fondazioni pia causa; ed affermano che beni debbono considerarsi come beni della Chiesa o dello Stato. Questa opinione non vera; e, sebbene a prima giunta sembri rafforzata da alcuni passi
del Codice, non poi cosi (c). I sostenitori di essa hanno confuso la questione della
esistenza con quella delfamministrazione (d). indubitato per altro che alcune foni

ia) !.. ult. C.

(b) L. 10.
(a)

de

fiscal,

de iure

fisci

usur. (10. 8).


(49. 14).

L. 23. C. de SS. Ecdes. (1.2J.-L. 33. C. de cpisc. cl cler. (1.3J.-N.131. c.10. 11. 13.

(b) Archivio per la

procedura

civile.

V. 10. N. 13.

(c)

L. 24. 49. C. de episc.

(d)

Puchta, man. delle Pandette g. 27.

(1. 3).

n. k.

Digitized by

Google

95

dazioni dipendono dalle chiese, dallo Stato o da una

propria esistenza;

nerale

ma

citt,

ed allora esse non hanno

sarebbe errore ammettere questo principio come massima ge-

(e)

APPENDICE

II.

Manumissione.

Sebbene

umana non fosse in Roma concepita nella sua altezza e uniammessa come diritto la schiavit, Romani tuttavolta non ne sta-

la libert

versalit, e fosse

bilirono la perpetuit, e, superiori in ci agli

uno schiavo potesse addivenir

altri popoli,

sancirono per legge che

libero. L'atto di affrancare lo schiavo dicevasi

manu-

missio. Quest; era solenne o semplice; la prima era di tre specie: viiulicta, censu,

seconda distinguevasi in manumissio inter amicos, manumissio per


epistolam per convivium, ecc.
testamento;

la

La manumissione per viiulicta o manumissio propriamente detta era la dichiail proprio schiavo; il che, dovendo far
cambiare lo stato della persona in modo che un obbietto di diritto addivenisse subbietto, dovea farsi colla forma di una legis actio, e specialmente pei- mezzo della vinrazione del padrone di voler mettere in libert

dicatio in libertatem davanti al magistrato (in iure).


Il

come reclamante contro

difensore dello schiavo ( asserturj presentavasi

drone, che faceva

le parti di

convenuto; e cominciava

il

allo schiavo, toccandolo col bastone ( festuca, vindicta) , c


pai-ole stabilite dalla legge:

cundum su am causam
guiva

sacramentum.

il

sicut dixi; ecce libi


Il

il

pa-

processo col dar di piglio


pronunziando le seguenti

hunc ego hominem ex iure guiritium tneum


vindictam imposui:

esse aio se-

alle quali parole se-

convenuto avrebbe allora dovuto pronunziare

la

conira

ma

poich egli era di accordo col reclamante, si dichiarava confessus,


cio invece di dar di piglio alla viiuiicta c pronunziare le parole della vindicatio, rilasciava ( manumittebat ) lo schiavo, sul quale fin dal principio tenea le mani, palevindicalio,

sando

la

sua volont o col farlo girare

pronunziare espressamente
il

le parole:

circum agere, vertere ) intorno a

hunc hominem

magistrato dichiarava libero perfettamente

missione che fu

la

pi antica,

si

lo

libertini esse volo.

schiavo

(a).

s,

Dopo

Questa forma

di

o col

di

che

manu-

rese sempre pi semplice; fino ad ammettere suffi-

ciente la dichiarazione del padrone davanti al magistrato senza l'intervento di altre

persone e senza altre solennit |b|.


La manumissione per censo avea luogo, quando
schiavo

al

censore, che, accogliendone la professione,

La professio consisteva
zione che far

si

nel

nominare

dovea del proprio

lo schiavo

stato;

perch cosi

delle cose e de' beni posseduti, e riceveva

Finalmente compivasi

mente

la

che

diritti di

il

lo

si

lo

padrone presentava il suo


rendeva libero e cittadino.

volea affrancare nell esposischiavo era tolto dal novero

persona.

manumissione per testamento

dichiarando aperta-

in esso di far libero lo schiavo colle parole: liber esto, liber

iubeo: dato che lo schiavo fosse posseduto ex iure guiritium nel

sit,

tempo

liberum esse
della forma-

zione del testamento 'e della morte. Oltre questa libertas dircele data in cui

le)

V. Fanjerow, 0.

()

V. Puchta, Cors.

(b) L. 8.

c. I.

. 60. Saligni/,

II.

g. 88.

Pucta 0.

c. g-

il

testa-

27.

(l isi. V. II. g. 211de man. vini. (40. 2).

Digitized by

Google

96

avea pure la libertas fidcicommmaria per cui altri


erede ad affrancare uno schiavo. La manumissione testamentaria avea
obbligava
effetto dal momento, che l' eredit era accettala, purch non fosse sottoposta a condizione sospensiva (c). Queste tre forme daffrancazione erano ancora le sole al tempo
di Cicerone (d); ma poscia furono ammesse le altre pi libere inter amicos e per
epistolam. La prima consisteva nel dichiarare a voce libero lo schiavo davanti a cinque testimoni; la seconda con uno scritto segnato dal padrone e da cinque testimolore stesso era

il

inanumissor,

vi

ni. Polevasi

bero

anche dar tacitamente

pcrmcnsam

diritto di libert,

esimili).

che per

tadini ina Latini.

Una

merc dichiarazione

di

la

Ma

libert di fatto, trattando lo schiavo

novella forma di

dar

liil

la (piale

schiavo, fatta nella chiesa ed in presenza

atto.

manomettere, essendo

alla facolt di

come

rendeva simili affrancati non citmanumissione fu introdotta da Costantino

la libert allo

dei sacerdoti che ne sottoscrivevano

Quanto

la

queste manumissioni non dettero allo schiavo

legge Iunia,

la

manumissione una maniera da-

lienazione, lavea colui solamente, che poteva alienare.

Ma

pure nelle leggi romane

si

osserva una certa restrizione del diritto di dal-

mentre quanto alla forma si notalo un progresso di agevolazione. Alcune di queste restrizioni hanno motivo giuridico; altre all opposto sono
dettate da necessit politica, e sono speciali tanto, che senza la legge che le sancisce, non avrebbero ragion diessere.Se molti proprietarii avevano condominio sopra
un solo schiavo, uno di essi non poteva affrancarlo, ma il suo atto valeva come rila libert allo schiavo,

nuncia della sua parte, che ricadeva agli altri condomini; in (ine allora poteva afquando costringeva gli altri a cedere le loro porzioni per I' equivalente

francarlo,

valore ed aggiudicare a lui tutta intera la propriet; questa cessione fu fatta obbliil quale ne determin il prezzo legale, e tolse via il ius ac~
Similmente quando era costituito f usufrutto di uno schiavo, e duil proprietario lo manumetteva, l atto della manumissione non
era nullo, ma lo schiavo non acquistava la piena libert di diritto, se non quando finiva l usufrutto; stantech la sua libert avrebbe leso il diritto dell usufruttuario.
Questa limitazione nasce da un principio giuridico, e Giustiniano, affermandone la
giustizia, ammise solamente il diritto dello schiavo di esser libero anche durante
f usufrutto, senza pregiudicare in nessun modo l usufruttuario. Dalla medesima natura la determinazione della legge Adia Sentia, la (piale permise di oppugnare
una manumissione falla in fraudem creditorie, perocchper mezzo di essa si diminuiva il patrimonio del debitore, ovvero si aumentava l' insolvenza di lui; regola
estesa da Adriano anche ai peregrini con un Senatoconsulto (I). Erano statuliberi
tutti gli schiavi, che per promessa avuta avean diritto d'essere affrancali in un
tempo designato, o per una condizione avvenire.
Le limitazioni, che ebbero natura pi politica che giuridica, e che veramente
apportarono cangiamenti al principio della manumissione, furono determinate da
due leggi, le leggi Aelia Sentia, e Furia Caninia. Colla prima si limit il dritto del
manumiltenle, il quale non iioteva affrancal e, se non avesse almeno venti anni; dip-

gatoria da Giustiniano,

crescendi

i-ante

(c)

(e).

usufrutto,

L. 23. inanimi, lesi.

(d) Cie.

(f)

L.

40. 4

).

Top. 2.

(c) L. 1. C.
1.

de com, scrv. man. (7. 7


1 de statu. ( 40. 7 ).

).

Digitized

by

Google

97

pi poteva solamente esser valida la manumissione l'atta per vindictam, ma il padrone doveva provarne la insta causa innanzi ad un consilium composto in Roma
da cinque Senatori e cinque cavalieri, e da venti recuperatorcs tutti cittadini romani
nelle provincie (g). Ancora questa legge prescrisse, che la manumissione di uno
schiavo minore di trenta anni era sempre invalida, quando non se ne poteva provare
la insta causa dinanzi al consilium. L' affrancazione di uno schiavo condannato per
delitto o marchiato era possibile, ma questi non addiveniva n ci vis n lalinits, ma
aveva linfimo grado della libert, dediti dora ni numero, non poteva dimorare che
ad una certa distanza da Roma; qualora egli fosse sorpreso di qua del cenlesimum
miliarum, era come schiavo venduto in vantaggio dello Stato senza speranza di acquistare inai pi

la libert

La legge Furia
due

(li).

che chi avesse tre schiavi, non poteva manometterne che


da quattro a dieci, non pi della met, da undici

statui

nel testamento; chi ne avesse

a trenta,

non pi

di

un

terzo,

da trentuno a cento, non pi di un quarto, e non piti


da cento a cinquecento; e finalmente nessuno per

di uria quinta parte, chi ne avesse

qualsivoglia

La

numero poteva

affrancare pi di cento schiavi.

violazione di questa legge rendeva nullo

latto.

Delle due specie di limitazioni esposte Giustiniano abol quelle che prendevano
origine dalle condizioni dei tempi in cui

Camma dunque

Furia

la

legge fu

fatta.

Le

leggi Aelia Sentia e

furono abolite, ritenendo solamente quelle disposizioni fatte

in vantaggio del ruanomittente e dediritti del terzo.

Con

modo

tutte queste restrizioni non ccssavasi per di sgrossare l antica forma in


da esser qualche volta inutile anche latto stesso della manumissione. Di tale

carattere leditto di Claudio, che rendeva libero lo schiavo ammalalo abbandonato


dal suo padrone; e similmente quella serie di senaticonsulti sotto Adriano,

ordinarono di aggiudicare

commesso

la libert,

qualora lerede, che

si

quali

era obbligato per fide-

con lassenza anche giusta, o qualora fosse domicilialo in altre provincie (SC. Rubriantnn, SC. Dasu oliamoti, SC. Arliculeiaiium (i) ).
allaffrancazione, cercasse di esimersi dallobbligo

APPENDICE

111.

Cittadinanza.

La

cittadinanza, nascendo dallidea del proprio consorzio e della patria preclusa

agli altri, era pel

Romano

glia; onde,

anche pi che

gimento,

la

il

il

massimo

diritto,

ed

in s

comprendeva

libert e fami-

concetto di libert, quello di cittadinanza ed

chiave del progresso del diritto privato, ch

monumento

il

suo svol-

della sapien-

romano, ed come pietra fondamentale di quella


civilt ch vanto delle et moderne. Da questa idea di cittadinanza discende che chi
non cittadino romano, non ha diritti, e per nelle leggi antichissime vediamo dure
e rigorose conseguenze di tale principio: chi straniero alla societ romana, nemico, n pu esser garentito dalle leggi, perch, non avendo cittadinanza, non ha per-

za, e della vera gloria del popolo

(g) Hip. Fragra.

I.

(h)

T. C. dedilieig

(i)

Purlita,

I.

13.

!..

7. g. 1. qui et a quih. (40. 9).

libert. Ioli. (7. 5).

c.

/brillo rumami.

13

Digitized

by

Google

-.

98onde Cicerone che ci rammenta questo stato antico, scrive: Ilostis apud
maiores nostros is dicebatur, quem mine peregrinimi dicimus. Indicarli XII ta Intlae; aut status dies cum hoste. lem: adversus hostem aeterna aucloritas (a)
Appena il Romano senti essere angusti troppo i confini del suo territorio, e cominci la sua missione di conquista e di civilt, e fin da quando lumanit prese a risonalit;

vendicare merc la manumissione

il

diritto di libert dell'

uomo, sorge un nuovo

una nuova politica, a cui ostava il considerare prive dogni diche ormai venivano in relazione coi Romani.

principio di equit ed
ritto le altre genti,

ostava di

meno

all'

orgoglio

romano

il

far partecipi della loro cittadinanza

genti straniere: onde fu bisogno creare novelle regole giuridiche,


rantissero

diritti del

romano per s

non Romano, e

si lasciasse

merc

cui e

inviolato quel diritto che

costituiva. Nella facolt di governarsi

secondo

il

il

si

ga-

popolo

diritto civile,

o se-

condo quello delle genti, si riducono le differenze tutte della cittadinanza; e di vero
il cittadino avea
diritti di persona civile, non cosi il peregrino, a cui dava personai

lit

solo diritto delle genti.

il

Una

condizione intermedia era quella del Latino,

il

quale partecipava ad alcuno

Roma, ed era nel resto pareggiato a peregrini: poich avea il iris


commerci t, come i cives, ed era privo, come peregrini erano, del ius cormubii.
Adunque il vero contrapposto del civis era il peregrino incapace del commercimi i e del connubium; persona secondo il diritto delle genti, egli rimaneva straniero, finch un atto solenne o semplicemente giuridico non lo facesse degno della
romana cittadinanza; o se mai applicar doveasi per lui qualche massima di diritto
civile, vera bisogno di ricorrere alle finzioni di diritto, dovendosi in lui supporre per
alcun tempo la qualit di cittadino (S. IO. ann. 3).
Si nasceva peregrino, quando specialmente la madre fosse peregrina, qualunque
fosse poi la condizione del padre; o tale si diventava per mezzo della capitis demin litio media, o per affrancazione contraria alla leggo Aelia Sentia, per mezzo della
quale fuvvi unaltra distinzione di peregrini, imperocch alcuni affrancati vennero
de diritti civili di

agguagliati alla condizione di quei popoli assoggettati a Roma per forza ovvero per
dedizione (dediticii/, la condizione de quali sottostava a quella degli altri popoli, e
siffatti

mamuuessi furon

detti

dediticiorum numero ex lege Aelia Sentia

(b).

Unaltra condizione poi era quella dei Latini, i quali, come abbialo detto, in
parte erano equiparati ai cittadini, in parte ai peregrini. La concessione del comi

rnercium certamente un favore dato al popolo latino in preferenza degli altri sodi,
e che probabilmente risale alle pi antiche origini del popolo romano. Ma anche in
questa classe eranvi due gradazioni che nascevano dalla natura del diritto concesso;
il

commercium

in

vero comprende in s due

diritti distinti, la facolt di

pei diritto civile, e quella di far testamento; ora queste

mercio facevano

come

la

duo

acquistare

facolt differenti del

distinzione dei Latini, che avevano tutto intero

il

com-

commercium

Comuni, ai quali era concesso il ius latii o Ialini


che avevano si la facolt di acquistare per dritto civile, ma
testare validamente. Questi Latini erano gli affrancati semplicemente inter
Latini del Lazio, quelli dei

coloniarii; e di quelli

non di
amicos o per cpistolam,

gli schiavi affrancati

quelli ai quali la legge Giulia

fa) Cie.

de

Norbana dava

solamente dall'obbligo

di servire

come

la libert latina, detta peri) latini in-

off. 1. c. 12.

(b) Boi., I. n.

1.1.

Digitzed by

Google

00

inani : e da ullimo Latino di questa condizione era lo schiavo arrancalo che avesse
avido meno di trenlanni contro la disposizione della legge Aclia Senlia.
II.

al

Come non

peregrino e

al

negava

si

allo schiavo la possibilit di addivenir libero,

Latino era negato

tino era accordato con

maggior

lo

addivenir cittadino quando che

facilit.

Ed acquistava

quel Latino delle colonie che avea esercitato

1 )

la
la

neppure

sia, anzi al

piena cittadinanza

La-

magistratura nella propria

citt;

2) per determinazione della legge Aelia Sentia quel Latino che prendeva a
moglie una Latina colonaria, o una civis secondo la legge Giunia, e dichiarava avanti
a sette testimoni di contrarre un legittimo matrimonio, acquistava allora la cittadi-

nanza, quando presentavasi


niculus ed esponeva quei

anche

al

latti

pretore o al preside della provincia con

(causa probare/;

il

un

figlio

an-

qual dritto fu da Vespasiano esteso

ai Latini giuniani;

3) per mezzo della legge Visellia


a tre, nei vigiles di Roma;
i)

il

il

Latino che avea servito sei anni, ridotti poi

Latino che fabbricava una casa in

Roma, applicandovi una

parte de beni

assegnala dalle leggi;


5)

il

Latino che fabbricava un mulino con forno (pistrinum)

e forniva

Roma

di farina e di pane;

6) anche
7)

la

Latina che avea procreati tre

per editto di Claudio

il

figli;

Latino che costruiva un vascello di determinata gran-

dezza;
8) finalmente tutti

Latini e

peregrini potevano divenir cittadini per mezzo

di speciali concessioni degl imperatori; delle quali le pi importanti furon quella

della legge Giulia (664)

che

la estese

Pure

si

tutti

noli

che

che diede

la civilas alle citt italiche,

e quella di Caracalla

cittadini dellimpero.

la

legge di Caracalla non tolse via interamente

Latini e dei peregrini, poich per le leggi antiche ancora vigenti,

la

differenza dei

come

la

lex Aelia

manumissioni semplici inter amicos, ecc. si formavano


novelle schiere di latini e peregrini. La peregrinit e la latinit non furono perfettamente abolite, che da Giustiniano (c).
Sentia, e

per

effetto delle

APPENDICE

IV.*

Persone giuridiche
Ne' primi tempi di Roma non v erano persone giuridiche, perch non richieste
ancora da bisogni civili. Erano associazioni di sacerdoti e di artigiani, che formavano comunit, ma non erano considerate direttamente come capaci di propriet;
poich i mezzi o venivano loro somministrati dallo Stato, o erano messi fuori commercio, come le cose appartenenti al tempio. L idea di persone giuridiche nacque
primieramente quando, accresciutosi Io Stato romano, sorsero dei Comuni sotto la

dipendenza

di

Roma; ma

in seguito pass alle antiche associazioni di sacerdoti, di

artigiani, ai soggetti ideali,

le)

S.

214.

L. unic

C. de dedit

come

Kb.

(rii.

tempii e gli Dei, e infine per astrazione allo Sta-

(7. 3).

L.

un. C. de lal.lib,

loti. (7

fi).

Puchla, O.

c.

ss.

Digitized

by

Google

100

il nome di fsco. I.e persone giuridiche distinguevansi in 4 classi


Persone giuridiche che hanno un fondamento naturale c necessario.
2. Persone giuridiche volontarie, che hanno per fondamento una riunione di persone. 3. Persone giuridiche che hanno un fondamento ideale, cio il fine per cui esistono. 4. 11 fisco, che ha una natura tutt a parte dalle altre persone giuridiche.
I. Tra le persone giuridiche naturali e necessarie primeggiano i Comuni, delti
Municipes o civitates, dei quali ciascuno aveva il proprio territorio c la propria amministrazione, e lutti erano considerati come tanti Stati sotto la dipendenza di

to,

considerato sotto

generali;

1.

Roma.
Appresso vengono i villaggi (Vici) che non arcano indipendenza politica, ma
erano capaci di possedere, e muover lite; e tengono luogo intermedio tra Comuni
Tor, coticiliabula, castella. Quando Roma conquist le terre fuori di
e i villaggi
i

Italia,

queste, sotto

il

nome

di Provincia,

ebbero

la qualit di

persone giuridiche

si-

mile a quella deComuni.

Tra

II.

giose, cio

annoverano in primo luogo le societ reliche potevano acquistare, e succedere


associazioni degli ufficiali o magistrati inferio-

le associazioni volontarie si

collegi di sacerdoti, e le Vestali,

per testamento. In secondo luogo

le

ri, presto formatesi a corpi; tra cui vi ha principalmente il ceto degli scribae appellati anche decuriali dalla loro divisione in decurie. Questi corpi ebbero in Roma
molte distinzioni c molli privilegi. In terzo luogo le associazioni degl industriali, a
cui appartenevano gli antichi corpi di artigiani, e i nuovi di pasticcieri, di barcaiuoli,
e le cosi dette societates, cio associazioni latte per imprese industriali, come la societ per l' esplosione delle mine, le societ delle miniere saline e quelle per la per-

cezione delle imposte. Infine le associazioni amichevoli (sodalitates, sodalitia, colle-

gio sodalitia

surte

ma

conviti modesti,

al

tempo

giulivi,

di

Catone il vecchio, che aveano per iscopo il tener


i costumi antichi, cerimonie religiose in co-

e secondo

mune. Queste societ somigliavano molto a'moderni circoli detti club, specialmente
quando presero sembiante politico; e come furono alle volte cagioni di turbolenze,
vennero quasi sempre proibite, e punite quindi come crimen exlraordinarium.
Tutte quante

ebbero

l'altro

III.

le associazioni volontarie, oltre

specialmente

Le persone

nome

il

nome generico

di universi talt'S

c coUegium.

di coi~pus

giuridiche ideali sono le fondazioni pie, le quali non hanno nei

pia corporazione moderno. Tali persone giuridiche erano rarissime nctcmpi antichi, e non aveano quel carattere ed importanza
chebbero di poi al tempo del Cristianesimo. Vi avea dapprima de'lasciti, delle donazioni a' tempii, c dei beni impiegati per atti di beneficenza, ma non erano altro che
beni addetti a quest'uso, senza rappresentanza giuridica, e sotto la dipendenza dello
lesti

alcun

speciale; quello di

Stato.

Fu

il

Cristianesimo che assegn

come

scopo'all' attivit

umana

la carit in

mezzo di fondazioni indipendenti e durevoli. Quindi sursero le Chiese, che aveano beni propini, distinti da'beni ecclesiastici in generale, e

stessa e le diede corpo per

gl'istituti di carit destinati a raccogliere gli


ciulli,

gli orfani

ammalati,

e simili: individui e proprietarii al

pellegrini,

medesimo

titolo

vecchi,

che

le

fan-

persone

naturali o le corporazioni.

IV. Fisco. Lo Stato considerato

come persona

giuridica era anticamente detto

aerarium, inquantoch, come soggetto di diritto, rieevea tutte le rendile e i tributi


che si pagavano da' sudditi. Quando poi il Senato c l'Imperatore si divisero l'ainmi-

Digtized

by

Google

nis trazione dello Sialo,

il

nome

101

di erario

rimase

alla cassa di

amministrazione del Se-

nato; ed a quella dell'Imperatore si diede il nome di Fiscus da'panieri di vimini die


tributi all Imperatore. Il quale, avendo in seguito attribuito a
si usavano a portare
s medesimo tutte le funzioni dello Stato, fece abolire l'aerarwm, e cosi Fiscus fu il
i

nome con

veniva designato

cui

lo

Stato quale soggetto morale o persona giuridica.

CAPITOLO

III.

DELLE COSE.
30

I.

Concetto

T. In>t. de rebus corporei, et incorporai.


zioni //.

$$.

li

eonu.

(2. 2).

Schilliiuj,

Manuale

delle Istitu-

SO. OS.
\

Intenti osi

per cosa nel suo pi ampio significato tutto ciche o pu

essere obbietto di diritto, o


materiale, ossia

le

il

diritto stesso (a). In qtlesto concetto

primo luogo quegli

fa mestieri distinguere in

obbietti che

ci che nello spazio, che ci circonda, e che percepito per


(res,

quae

tantji

ci la distinguevano con le parole


cose che non hanno esistenza mate-

nome di cose

incorporali, quae tnruji non possimi,

prendono perci

il

sed in iure tantum consislunt, ossia ci che


l

intelletto; cosi tutti diritti,

Riunite insieme queste

corporali
11

si

ha

due

si

pu percepire solamente

rapporti giuridici

{a} L. 5- pr.

col-

(b).

idee, delle cose corporali cio e delle in-

tutta loggettivit del diritto.

concetto naturale delle cose stato, cosi

naturali, esteso ancora pi;

come

quello delle persone

non altrimenti che una quantit pi o meri

L. 23. de V. S. {50. i6). Rei appellatone ei causae, et iura continetur.

(h) L. 1. $ 1.

quaedam

mezzo desensi

Romani per
le

possuni);

res corporalis ed in secondo luogo


riale, e

generale

hanno esistenza

cose nello slretto significato, che consistono in tutto

de divisione rerum

1.

).

Gai. Quuedain praclerea res corpora

incorporale*. Corporale* line sunt, quae langi possunt, voluti fondu*,

les

homo,

sunt,
vesti*,

annuii, argenlum, et denique alile re* innumerabilcs. Incorporale* sunt, quae langi non possimi; qualia sunt ea, quae

modo

in iure

consistimi, sicul herediias, usufrucius, ohligationcs

con tracine. INec ad rem perline!, quoti

in

ipsum

plcrumquc corporale
iu* ulendi fruendi et

est, veluli fuudus,

ipsum

quod

ex aliqua obligatione

homo, pecunia; nam ipsum

ius obligalionis incorporale est.

. 1.

de

damno

infecto (39. 2).

nam

et

nobisdc-

ius successioni* et

Eodem numero sunt

praediorutu urbanorum et rusticorum, quae eliam servitules vocantur.

V.anc. L. 13.

quoquo

heredilatc res corporale* comincili or;

fruclus, qui ex fondo pcrcipiuntur, corporale* sunt; et id,


liclur,

et iura

. i.g. Ins h.

t.

L. 4. g. 27.de usucap. (41. 3).-- Vip. XIX. il.

fragni. Vat. g. 92.

Digitized by

Google

102

grande di persone fisiche pu formare un subbietto di diritto [unirersilas


personarum ), una quantit pi o men grande di cose, concepite in un lutto, pu formare un obbiettu di diritto {unii'ersitas rerum). Similmente come una moltitudine di cose corporali alle volte si rappresenta in diritto
come una cosa sola, cosi l' insieme di cose corporali ed incorporali pu
essere inteso come un solo obbietto (c).

Importanza giuridica

II.

I.

delle cose.

31.

Delle eoc mobili ed Immobili.

Le cose corporali di loro natura sono mobili od immobili: queste


sono le cose che perennemente stanno, e che non sono capaci di movimento n per propria, n per esterna fona; in tal significato il suolo
immobile (a).
2 Le cose sono ancora immobili, non per loro natura, ma per desti1

nazione; ed in questo significato sono considerate dal diritto immobili le

piante attaccate al suolo,

frutti agli allieri e simigliatiti (b).

Le cose immobili

si

distinguono in rustiche ed urbane {pruedia

Romani intendevano per fondi urbani tutti gli editimi situati in citt o in campagna; fondi rustici al contrario quelli, dai
quali se ne ricavano frutti; per un orto, il quale messo con ledificio di
modo che ne forma un accessorio, un fondo urbano (c).
I Romani adoperavano anche la voce praedium suburbanuin per iurustica et urbana

).

te) L. 18' 8 2. de hered- pel. (3.3), Vip. ISunc videamus, quae icniant in hcred ilatis pelinone. Et plaeuit, universas res heredilalis in hoc iudicium venire, sive iura, sivc corpora

siot.

L. 113. 211. 211. de V. S. (30.

(a)

(h) L. 1. g. 0.

de

vi

13. 16

).

Ili).

Vip. Ululi inique in dubiuin non venil, interdirlum hoc ad

rea mobiles non perlincre;

Piane

ai

qnae ree

sint in fundo, ve! aedibus,

deieelus esi, ctiain ramni nomine interdicami competere.


uaufr.

quemadm.

(7. 9

).

L. 10. de acl. cmt. vend.

19.

!..

3. g.

13 eod.

). L. il de R. V.

unde quia

!.. 1.
(

6. 1

g. 1 ile
).

Gai.

Fructus pendenlea pars fundi videntur.


(c)

praed.

L. 3. 1. g. 1.
(

8. 1

).

L.

quibus caus. pig.


198. de V. S.

non solimi ea, qnae sunt

in

30.

2). g. 1. Inst. de servii. (2. 3). L.l.pr. coinin.


16 ). Vip. Urbana prardia omnia ardiRcia accipimns,

'20.

oppidia. sed et

si

forte stabula sunl, vel alia meritoria in villis et

in vicis, vel ai praeloria voloptati

tantum descrvientia, quia urbaniim praedium non locus fased materia. Prolude hortos quoque si qui sunt in aeililiciia consimili, dircndum est urhanorum appellacene contineri. Piane si plurimum horli in redilu sunl, vinearii forte, vel etiam

ci!,

olitorii,

magis

bari-

non sunt urbana.

Digtized

by

Google


dicare quei terreni,

103

quali erano situati nelle vicinanze della citt, che

avevano coltura speciale (d).


2 Le cose si dicono poi mobili quando
)

sia per foraa propria sia per

esterna possono mutare di luogo; se per propria

si

dicono se moventes,

moventes se per esterna (e); tra le prime si distinguono le ferae, quelle


che vagano liberamente; bestiae innnsuetae, le altre che vivono con 1 uomo; e finalmente mansuefactae, quelle che domate restano presso dell'uomo, e sono considerate come mansuete finch restano presso di lui (f).
Le sole cose corporali vanno soggette a questa divisione, poich le
incorporali non possono essere classificate n tra mobili n tra gl' immobili. Pure alle volte non inutile, anzi indispensabile, anche per le incorporali, la medesima divisione; in questo caso si hanno i seguenti criterii:
diritti sulje cose saranno considerati mobili o immobili, secondoch
il loro obbietto un mobile o un immobile: i diritti che saranno congiunti
con una cosa immobile, verranno considerati della medesima natura: i diritti di obbligazione vanno per Io pi sotto il concetto di cose mobiliala uli

timo quando ogni altra via manca, supplisce

B. Urli*

Non

tutte le

la

volont delle parti

(g).

32 .

rose la rommcrrlo o fuori commercio.

cose sono idonee ad easere obbietto di

diritto; in

questo

riguardo le cose corporali vanno divise in cose in commercio, e cose fuori


commercio; quelle cio che non poasono formare obbietto di diritto, e
quelle che ne sono capaci.
In questo luogo bisogna ricordare
iuris

),

le

cose profane

Le rps divini

le

cose di diritto divino

Immani iuris (a).


sono fuori commercio;

divini

iuris

in esse si

distinguono

le res sacrae, le sanctae, e le res religiosae.

(d) L. in. C.
(e)

camus,

de praed. min. ( 3. 71 ).
item moliitium appellatone idem siguili( 30. 10). Cela. Movenlium,
(amen apporci, defunclum animaliuni dunlaxat, quia se ipsa nmverent, morenlia

L. 93. de V. S.
si

vocossc, qiiod veruni


(f)

ndqu.

41.

(g) ved. L. un. g.


(a) L. 1 pr.

L.

res, veluli

I.

C.

1 ).

g.

42. 1.

).

12-16. lnsl. de rcr. div. (2. 1.

de usuc. Iransf.

(1.8). Gai.

iuris, aliae

muri

el porlae,

id nullius in lionis osi, id vero,

aulem

13. g. 2. de re iudic.

).

L.

3. g. 1. 6.

de

1 ).

de div. rcr.

nani elise sunt divini

quoque

est.

L. 1. g. 0. de posi. (3.

rcr. doni.

7.

31

Summa

Immani. Divini

quodammodo

quod Immani

).

L.

13.

de R.

1.

30. 17

).

rcruni divisto in duos arliculos deducitur;

iuris

sunl velati res sacrae el religiosae. Sancla

divini iuris sunt.

iuris est,

Quod

aulera divini iuris est,

plerumque alicuius

in

honis est; polesl

el nullius in bonis esse.

Digitized

by

Google

104

Le res sacrae erano quelle consacrate alla divinit con cerimonie


religiose e con l intervento della publica autorit (b).
b) Erano sanctae quelle cose le quali, come si esprime Marciano,
erano assicurale contro la ingiuria degli uomini con pene private, come
a

le

mura

e le porte della citt

(c).

c) Finalmente dicevansi religiosae quelle che tale addivenivano per

mezzo

un

di

ilei

l'atto

privati, e particolarmente col sotterramento di

morto, purch vi fosse

intenzione di rendere

l'

tempo

di depositare per qualche

il

cose religiose non erano internamente sottratte


in

un

luogo religioso, e non

il

cadavere. d avvertire per che le


al

dominio delle persone,

quanto queste erano nel diritto d' usare di quel luogo. Il carattere di
si perdeva per mezzo della publica autorit, o quando un

cosa religiosa

luogo simile cadeva

in potere del nemico (d).


Le cose Immani iuris sono per regola in commercio, ma in alcuni
o di fatto sono fuori del dominio della persona. Tali

casi esse di diritto

sono

cose che in fatto non hanno alcun padrone, come

le

le fiere

che

trovano nella loro libert naturale

si

le

res nullius,

(e);

b le cose, la cui propriet non possibile per speciale loro natura,


res communcs omnium, come l'aria, il mare la pioggia, ecc. (f).Si noti clic
qualcheduna di queste cose disgiunta pu addivenire propriet di privati,
)

ma

perde allora

L. 6.

(b)

rer. div. (2. 1

).

luti

aedes sacrae

constitulioncm

suo carattere di cosa comune

de contrai), cmt. {18.

pr.

est, id nullius in

il

Nullius

autem

Louis est. .
el

!.. f.

g. 2. 3.

(g).

de rer. div.

suiti res sacrae, et religiosae el

(1.

8) g.

7. S.lnsl.

de

sanctae quod cairn divini iuris

Sacra sunt quae rite et per ponlilices Ileo conserrata sunt, vo-

8.

dona, quae

1).

ad ministerium dei dedicata sunt, quae etiain per nostrani

rite

L. 21. C. de Sacr. cui.) alienari et obligari prohibuimus cxrrpla causa rc-

detnplionis captivorum. Si quis vero auclorilalc sua quasi

Locus autem,

est sed profanimi.

quo aedes sacrae sunt

in

sacrum

sibi consliluerii,sarruin

non

aedificalae, etiani diruto aedilcio sa-

cer adirne inauri, ut et l'apinianus scripsit.

quoque res, velini muri el portae, quodani modo


divini iuris sunt, et ideo nullius in bonis sunt. Ideo autem muros sanctos dicimus, quia pocna
capitis constituta est in cos, qui aliquid in muros deliquerint. Ideo et legum cas portas
quibus pocnas constituirnus adversus eos, qui contra Icgcin fuerint, sancliones voramus.
L. 8.
lO.Inst. de div. rer. (2. 1). Sanctae

(c) g.

9. g. 3. 4. L. il. eod.

de

(d; g. 9. Insl

mortuum

inferi in

de religiosi

sunt

li.

rer. div.

locum smini.

).

L.

(c) g. 12. Inst.

de

de div. rer.

illa,

2. g. 1.

).

rer. div.

Rcligiosum

ved. anc. T.

44 C. eod.

(f) !..

(g)

2. 1

2.

(
(

1.

3.

44

I).

tornili

unusquisque sua voluniale

de mori, infcr. ct sep.

edif. (il. 8).

dum

L. 34

).

1 ).

8). .Marciar. Kt quidom naturali iure

aer, aqua profluens, et mare, et per hoc litora maris.

L. 10. eod.

facit,

L. 14. 50. de acq. rer. doni. (41. 1

).

!..

L.

omnium communio

3. 4. eod.
3. 4.

ne quid in

loc.

pub.

(43.8).

Digitized

by

Google

le

105

Le cose che sono destinate

publiche piazze,

uso publico

all

strade publiche ed

33

Le cose

mente, species

come

suolo delle

il

C. Delle eo*e fungibili c

1.

fiumi navigabili (h).

non

fungibili.

possono presentare alla nostra percezione, o individualcertum corpus, o come obbietti di un genere, genus, in-

si
,

certum corpus. Queste seconde sono appellate nei fonti res, quae numero, pondere, mensura consislunt, dette altrimenti fungibili, non fungibili le prime. Da ci nasce che quando ne rapporti giuridici si pretende
una determinata cosa, ossia quando la cosa si presenta nella sua individualit,

il

allora

promettente non potr sostituire a quella pretesa un'altra cosa,


fungibile; quando invece indifferente se venga data una

non

cosa piuttosto che un

medesima

altra,

si

ha facolt di sostituirne un

altra della

qualit e quantit, allora funcdonemrecipit, ed fungibile

Questa distinzione ne ha generata un

2.

altra;

le

(a).

cose fungibili in

sono appellate consumabili, non consumabili le altre.


Questa distinzione, sebbene sembra che nasca dalla prima, pure deve essere giuridicamente distinta, perch non sempre il caso che le cose fun-

massima parte

si

siano consumabili, e per converso (b); ed anche perch si trovano


le due locuzioni usate in senso diverso in varii istituti giuridici. cosa
consumabile quella che con 1 uso cambia la sua natura.
gibili

Una cosa

fungibile per eccellenza la moneta, la quale

senta mai nella sua individualit,

privarne,

praetorias,
les

quaedam

alii

si

pre-

8). Vip.

Yiarum quaedam publicae sant, quaequas Graeci BjwiXism {regia!), nostri

Has quoque publicas esse quidem


iter constitulum est.
L. nn
Rum. pubi. ( 43. 14). L. 1. g. 3. de Rum. (43. 12). Vip. Fluminum, quaedam publica
quaedam non Publicum Rumen esse Cassius definii, quod perenne sii ; haec sententi
io vicis

dicunl; quod ita verum est,


nt in

non

suo valore.

consulares vias appellaot. Privalae suoi, quas agraria quidam dicunl. Vicina-

sunt viae, quae

sunt,

nel

vicinales. Publicas via dicimus,

ne quid in toc pubi. (43.

(h) L. 1 S- 21. 22.

dam

ma sempre

sunt

si

vel

quae

in vicos ducunt.

non ex collatione privalorum hoc

Cassii,

quum

et Celsus probat, videtur esse probabilis.

L. 1. 3 7. ad leg. Pale.
(a) L. 54. de V. O. ( 45. 1 ).
L. 6. pr. de rei vind. (6. 1).
L. 2 8 1 de reb. cred. (12. 1):
2). 26. C. de usuris ( 4. 32 ). L. 29. de solut. (46. 3)
Paul. Mutui datio consistit in his rebus, quae pondere, numero, mensura consistunt; quoniam
eorum dalione possumus in crcditum ire, quia in genere suo functionem recipiunt per solutionera magis, quam specie; nam in ceteris rebus ideo in credilum ire non possumus, quia aliud

(35.

pr

alio invito creditori solvi

(b) L. 30. 8- 6.
Inst.

de usufr.

2.

Diritto

non

de legai.

potest.

30

).

-L.

34. 8- 4. eod.

L. 37. pr. V. 0.

45.

1 ).

- 8- 2.

4 ).

romano

*4
.

Digitized

by

Google

106

. 34.
A. Delle conti dividile ed Individue.

inoltre in divisibili ed indivisibili

Le cose vanno distinte


). Quantunque

individuae

et

pure in

to,

diritto si

dividuae

le cose sieno per natura divisibili all infinidicono indivisibili quelle cose, la cui divisione venga

a distruggerne la sostanza, o a diminuirne il valore totale. Pur ci nonpertanto le cose si rappresentano in diritto o pr parte divisae o pr indivisae.

Le cose sono divisibili pr parte ), quando la cosa veramente si


da un tutto se ne fanno varie parti, delle quali ognuna da s
tutto: e qui bisogna fare la distinzione tra cose mobili ed
immobili, in queste la divisione possibile per mezzo di confini nei fondi, e di muri negli edificii, o di linee, in modo che ognuna delle parti si
rappresenta come un tutto distinto; nelle cose mobili uon possibile, dac1

divide, sicch

rappresenta un

ch ognuna

si

rappresenta in natura come un tutto a s

(a)

eccetto le cose

fungibili.

Le cose possono dividersi idealmente


quando una cosa mobile od immobile tutta
de quali ciascuno ha solo una parte ideale,
medesima (b). Questa parte ideale in s stessa
2

ma

della cosa,

bens

partcs pr indiviso

non veramente una parte

parte del diritto sulla cosa, ed in questo senso

una

ed incorporali, tranne alcune


come certe servit, sono divisibili (c).

(a)

o sia

e non materiale della cosa

tutte le cose corporali

tur

),

intera appartiene a molti,

L. 19 pr. commuti, divid.

10. 3

).

Paul. Arbor quac

id

est,

in confinio

unilum voca-

nata est, item lapis,

fundum extendilur, quamdiu cohaeret fundo, c regione cuiusque lnium uiriuscommuni dividundo iudicium veniunt; sed quum aut lapis exemptus aut arcommunis pr indiviso fiet.
de stipai, servorum (45. 3). Vip. Servus communis sic omnium est, non quasi

qui per ulramque

que sunt, nec


bor eruta

(b) L. 5.

singulorum
corpore.
1

de V.

car!,
tis

totus, sed pr partibus utique indivisi, ut intcllectu

V.

pr diviso nostrum

ulramque

appellatione

O.

45.

1 ).

sit, id

significeri.

L. 25 quib. mod. usuf.

72 de V.

magis partcs habeont,

quam

21. 2 ).
L. 25. g.
L. 5. g. 15. commodali ( 13 6 ).
(
10); Paul. Quintus Mucius ail, partis appellalionc rem pr indiviso signifi-

L. 04. . 4. de evicl.

S. (50.

nam quod
(c)

L.

in

voi succisa est,

7. 4

).

non parlem, sed tolum.Servius non ineieganter par-

L. 26. de acquir. vel. am. poss

L.

1. . 9.

ad leg. Falc.

35. 2

41. 2
).

).

L. 2. . 1. 2.

Vip. Stipulationes non dividuntur earum rcrum, quae divisionem non

recipiuot, velini viaa, itineris, actus, celeraruraque servituium, eie.

Digitized by

Google

107

. 33 .
K. tirile

ro*r ingoio r om|loftnic.

Le cose possono, secondo Pomponio, essere unite


1

Organicamente

res unitele

);

ed

riamente

dall altra, allora si

avr

la

in tre

modi:

questo caso le parti compo-

in

nenti questo tutto sono tra loro cos coordinate che

una dipende necessa-

cosa singola.

Le case possono essere numericamente e meccanicamente unite


), ma non cos che una dipende necessariamente dallaltra.
3 Finalmente le parti di un tutto possono essere non unite materialmente in nessuna esterna coerenza, ma vengono unite idealmente, cosic2

res connexae
)

ch esse, mentre ognuna

sieme un

tutto ideale

Qui per da

anche

rum

cose connesse

le

si

considera un tutto per se stessa, formano in-

universitates rerum)

riflettersi
(b),

che

(a).

Romani appellevano universitas rerum

e di qui la distinzione tra le universitates re-

rerum distuntium.

coliaerentium, e universitales

ANNOTAZIONE
la universitas rerum si fa comunemente distinzione tra
et universitas facti; la prima sarebbe il patrimonio preso nell' inla massima
locum pretii, et pretium succedit in locum rei. Per lesattezza di una
simile teoria si cita un passo dei Digesti (b), reputandosi universitales turis la eredit, ossia tutto il patrimonio del defunto, ed il peculio, ossia il patrimonio di una

Per

ci

che riguarda

universitas iuris

sieme, e pel quale fondata un'actio in rem universalis; onde sarebbe


res succedil in

persona soggetta alla potest di un'altra. Le universitates facti al contrario sarebbero tutte le altre universitates rerum distantium, appunto perch per esse non
applicabile la sopraddetta

massima

come

caratteristica,

p. e.

una gregge, una

biblio-

teca, ecc.

Quantunque questa
rarsi contrarii

s fatta

teoria paia a

divisione,

prima

come

e clic potrebbe condurre ad erronee conseguenze


sideri

nondimeno dichiaun testo franteso,


mestieri dunque che si con-

vista fondata, bisogna

quella che

si

colloca sopra

(c).

(a) L. 30 pr. de usurp. et usuo. ( 41. 3 ). Pomp. Tris genera sunt corporum: unum, quod
rontinclur uno spirilu et graccc vv/m vocaniur, ut homo, tignum, lapis, elsiroilia; alterum,
quod ei contingenlibus, hoc est pluribus inter se cohaerentibus constai, quod <ivyyQj.ft\r , voca-

tur, ut aedificiutn, navis, arntarium; tertium,

quod ex dislantibus consta t, ut corpora plora

noti

saluta, sed ani nomini subierta, velini popnlus, legio, gres.


(b) L.

L.

8 quod

23
ti

pr.

de nsuc. et usurp.

aul ciani

(b) L. 20. g. 10.


(c)

V.

43. 21

41. 3

).

L. 1

g. 11.

de acqnir.

rcr.

dom.

41. 1 ).

).

de hcred. pel.

Muhlenbruch, Obs.

iuris

(5. 3).

rom. Reg. 1818.

c. 1.

Digitized

by

Google

La regola: in universitatibus res succedit in locum pretti, et pretium si iccei


in locum rei ha origine dal senatoconsulto Giuvenziano sotto Adriano sulla queche cosa dovrebbe restituire il possessore della eredit (d) ? Il significato di
massima
questa
puramente il seguente. L'erede ha facolt, ma non obbligo, di pre)

dit

stione;

tendere dal possessore dell'eredit il prezzo di una cosa ereditaria venduta da queil lucro fattone, ed a questo riguardo detto: in locum hereditariae
rei vendita e pretium ei-successisse, et quedammodo ipsum heredilarium factum. Di

stultimo, ed

qui

scorge chiaramente essere

si

il

significalo di questa regola abbastanza ristretto

nella hereditatis petilione; imperciocch l'erede, eccetto qualche caso speciale,

sempre

il

ha

voluto

diritto di rivendicare le cose ereditarie dal terzo possessore. Si

estendere questa regola mal compresa alle altre universit per la leg. 20. .10. "cit.,
la quale cosi si esprime: Non solimi attieni in hereditate utimur Senatusconsulto,

sed in peculio castrensi, vel alia universitate, che si voluto interpretare in questa
guisa il senatoconsulto vale non solo in riguardo alla petizione dell'eredit promossa
dal successore universale, ma ancora riguardo aH'ocfio in rem universalis, con la
:

quale

il

figlio di

famiglia chiede

il

peculio che

gli

appartiene; e per altre siiniglianti

universit di diritto. Tutto ci erroneo, giacch,

lenbruch

(c),

come

la

il

il

Mh-

senatoconsulto trova la sua

ma

anche per le altre successioni


successione del peculio castrense, ed altre ancora (come la ho-

applicazione non solo riguardo alla vera eredit,


universali,

come dottamente prova

l'interpretazione piuttosto la seguente:

norum

possessio, honorum emtio, eie.). Per questa giusta interpretazione appare di


per s impossibile qualunque estensione della regola, applicata cosi ristrettamente
alla petizione di eredit.

2) Dalla medesima legge 20 prende nascimento laltra caratteristica della cosi


detta universitas iurta, cio che sia il patrimonio di un individuo, pel quale riconosciuta unactio in rem universalis. Il che sarebbe possibile solamente a condizione
che pel peculio e per le altre universit potesse aver luogo un'azione universale simile a quella che ha l'erede in riguardo alia eredit. Quanto fondamento siavi in ci
si

rileva dalla lettura del passo citato, nel quale lazione data esclusivamente per

che pure si ricorda come una delle principali


non ha tale azione universale onde espressamente detto
non darsi una vindicatio peculii ma vendicarsi solamente le sintjulas res. (f). In
i caratteri dati all universitas rerum iuris non sono che proprio dell'eredit, e che erroneamente si son voluti estendere alle altre universit.
Se al contrario si volesse reputare la sola eredit come universitas iuris, a causa di
tale carattere, non vi sarebbe nulla ad opporre, ma sempre pi ragionevole sarebbe
dare il concetto della universit di cose, senza impigliarsi nella mal fondata distin-

la petizione della eredit. Il peculio,

universit di diritto

conchiusione risulta, che

zione iuris

et facti.

da aggiungere nondimeno, che

fa

duopo distinguere in ciascun fatto speciale,

se l'universit possa essere giuridicamente ritenuta

come un

tutto, o se venissero in

considerazione le singole cose che la compongono. Nef primo caso l' universitas resomiglierebbe aH'umversifaSpersonarwm, stantcch in questo modo si avrebbe

rum

fd) L.

20. g. 6. ss. L. 22. 23. de bered. pel. (3.

(e)

0.

(f)

L- 36. de rei. vind. (6.

c.

3).

pag. 338.

sed res singulas

is,

1).

lulian. Vindicatio non ut gregis,

ila et peculii

recepla est.

cui legatura peculium est, petel.

Digitized by

Google

oo1

liti

nuovo obbietto ideale

bietti, dai quali

mento o una diminuzione


quantoch

di diritto,

il

quale da distinguersi da ciascuno degli ob-

composto, rimanendo

lo stesso

anche se

si-

operasse un cambia-

nelle parti componenti. Tuttaltro nel secondo caso, in-

vengono sempre considerate le parti, che unite formano l'universit, e che per caso e non essenzialmente vanno sotto nome collettivo.
Per il primo caso si potrebbe ben adoperare lespressione di univemtos iuris, pel
secondo il nome di universit facti. Quando abbia luogo l'una o l'altra non pu determinarsi con regola generale, ina pu concepirsi solamente secondo la natura dei
ne' rapporti giuridici

rapporti giuridici, e lintenzione delle parli.

assolutamente abbia
teplici universit

il

Non

vi

ha adunque universit,

carattere di universit iuris o facti,

pu secondo

le

circostanze ora prender

ma

la

quale

ciascuna delle mol-

uno ed ora

l'altro carata

tere. Cosi verbigrazia:

Nella teoria del possesso ed in quella dell usucapione che ne dipende non
1
d universits iuris, imperocch impossibile che si possedesse una cosa ideale;
non si possiede n si prescrive p. e. una gregge come tale, ma i singoli animali, e,
se tra questi vi fosse una res furtiva, sarebbe impossibile per essa lusucapione, laddove che sarebbe tutt' altro se potesse mai considerarsi come universit iuris.
2) Quando l'universit obbietto di una vendita si pu congetturare dallinten,

si

zione delle parti, se la universit iuris, aut facti; se


di

una

si

biblioteca, e l'intenzione delle parti fosse quella di

sit iuris; e la

trattasse p. e. della vendita

vendere e comprare

la bi-

volumi singolari che la compongono, allora una univerconseguenza sarebbe ebe non si potrebbe muovere azione in caso di

blioteca senz'attendere

ai

evizione o per vizio occulto di qualche volume; laddove che sarebbe


l'intenzione delle parti desse motivo a considerarla

come

il

contrario se

universit facti

(g).

F. Delle cose principali ed accessorie.

Delle Pertinenze.

Tra le cose accessorie, quelle cio che, non avendo esistenza indipendente, sono collegate con altre o ne dipendono giuridicamente, mestieri
far parola prima delle pertinenze, le quali sono cose connesse alla principale in

modo da formarne

parte

quantunque ne avessero differente

natura.

La

qualit di pertinenza nasce tutta dalla dipendenza ed unione con

altra cosa, a cui fu necessariamente destinata, e per la quale fu gi

messa

in uso (a).
8- "1.

(g)

Vang trote, Pand.

(a)

L. 13. 8. 31. L. 17. 8- 7. 8. de ad. emt. vend. (19.

putea, opercula puteorum, epitoma

non

fistulis

1).

Vip. 8-

Castella

plumbea,

adplumbata, aut quae terra continentur, ijuamvis


constat, sigilla, columnas quoque et personas,

aedium esse constai. 8- 9. Item


et quarum rostris aqua salire solet, villae esse.
aint affila,

Digtzed by

Google

unquesta relazione possono essere unite cose immobili con immobili,

iti

come mobili con

come ancora

rtobili,

mobili con immobili

(b);

senza esser

necessario che fra loro lo siano corporalmente o meccanicamente


si

sar pertinenza di un fondo tutto ci eh congiunto


alberi, gli edifizii,

gli

di

un

edifcio

non pure

quello eh destinato

addobbi

frutti pendenti,

eec. (d).

tutto ci eh unito

uso esclusivo

all

(c).

Co-

come

Ancora sar pertinenza

con esso

delledificio

fxa vincta

ma

),

medesimo, eccetto gli

di

cosa principale od acces-

soria viene da questo principio, che l'accessorio segue

ogni sua pertinenza; come rivendicandosi

principale. Onde

il

tempo medesimo

nella vendita della cosa principale sintende venduta nel

sogno

suolo

(e).

importanza giuridica della distinzione

al

cosa principale, non vi bi-

la

di un' azione speciale per rivendicarne le pertinenze.

37.

T.

de usuris cl frurlib.

I).

Spesa

impensa

22. 1

Delle

S|ietc.

).

tutto quello che

impiega per vantaggio di una

cosa.

Le spese sono necessariae, utiles, o voluptuariae 1 necessario sono


quelle che sono impiegate per non far perire o deteriore lanosa; 2 utili
:

quelle che servono a migliorarne lo stato; 3) voluttuarie finalmente quelle

che

le

danno ornamento e bellezza senza alcuna necessit

(b) L. 52.

Qui

domum

(a).

em. vend. (19. 1)


L.01. g. 3. 5. 6. de legatls {32). Papinian. g. 3.
horlum virinum aedibus compararli, ac poslea donium legavit; si linrul amoeniorem domum ac salubriorcui possiderat, adilumque

3. <lc act.

possidebat,

lum domus causa comparavi!,


in

eum

L.

per

domum

de pen. legala

3. g. 11. L. 4. pr.

(c)

(d)

L. 17. pr. de act. emt. vend.

L. 44. de rei vind. (6.

de pign. et bjp.
(e)

vend.

Imbuii, et aedium horlus additamentuin fuil,

20. 1

33. 9

legata contincbitur.

Guius. Kruclus pendentes pars fundi videmur.

1).

33. 7).

L. 242. . 4.

L. 14. de supcll. lcg.

L. 243. de V. S.

elilibus, aut tabulae religatae catenis

(a) L. 1. g. 1. L. 14.

aul erga parietem affilar, aut

pensae necessariae sunt, quae

impcnsas esse Fulcinius

si

1).

I..

si

!..

16. pr.

simililcr cohacrent lj-

quo ardes

L. 79. de

perficiantur.

V. S. (30. 16). Paul.

faclae non sint, res aul peritura, aul detcrior futura

ait,

quae mcliurem dotem

facianl,

g. 2. Voluptuariae sunt,

quae species duntaiat ornanl

quam

Im-

sit. g. I

non detoriorem esse non

nant; ei quibus reditus mulieri acquiratur, siculi arbusti pastinationc ultra


rat

17. de act. eml.

).Pomp. Slatuae albiac basibus slru-

50. 16

de iinpens. in res. dot. (23.

33. 10).

chni, non sunt aedium, oroalus eoiin aedium causa parantur, non

Cliles

domus

).

).

L. 21. de insl. Icg.


19. 1.

19. 1.

si-

necesse Tue.

non cliam fruclum

Bu-

gimi ul sunt viridia, et aquae salicntes, incrustationcs, loricationes, pitturar.

Digitized by

Googll

Ili

le spese, non ha azione diretta


per farsene risarcire; ma in luogo del ius agendi, il diritto gli riconosce
un ius retinendi, ed un ius tollendi.
1 ) Per le spese necessarie si pu sempre e in ogni caso esercitare il
ius retentionis, ossia si ha facolt di ritenere la cosa, fino a che le spese
non sieno ristorate. Questo diritto, eccetto nel caso di furto, dato a tutti, sinno jiossessori di buona, sieno di mala fede (b).

Quanto

che

agli effetti colui

Per

non

le utili

si

che ha latto

ha regola

ma comunemente accettato
medesimo diritto di ritenere la

certa,

possessore di buona fede abbia

il

cosa; che quello

il

mala fede al contrario non abbia che la facolt di togliere dalla cosa quello che fu impiegato per migliorarla (ius tollendi) (e).
3 Finalmente per le spese voluttuarie il possessore di buona fede
ha il ius tollendi, quello di mala fede diritto nessuno.
Generalmente poi il ius tollendi non pu essere esercitato che con le
ili

seguenti condizioni

mente

che

cipale;

il

la

separazione sia fatta senza deteriorazione della cosa prin-

che

la

separazione non sia fatta animo nocendi; c

non prescelga

proprietario della cosa

che

final-

di risarcire le spese.

38.

T. D. De usuris

et fruct.

22. t

Re Fratti.

).

T. C. de

frucl.

7. 31

).

sono i prodotti organici della cosa, che


servono poi essenzialmente al godimento della persona (fructus naturales
(a). In pi ampio significato sono ancora quei prodotti, che non derivano da forza interna, ma dall'uso che altri faccia della cosa; e cos si
dicono frutti censi, le pigioni, le usure, ecc. (fructus c iviles) (b). Quando
Frutti nello stretto significato

per contrario
(b) L<

cipositus est
fiet,ul, si
(c)

prodotti anche organici sieno di tal natura che

13. de conti, furt.

(8.52). Alex and.

eiposit.

qua

13. i

).

L.

5. C-

de

rei vind.

in

32

3.

).

L. 1.

non possa
C.

de infant.

ignorante te partus ancillae vel adscriptitiac tuae

repeterc etim non prohiberis. Sed rcslitulio eius,

si

non a fare vindicaveri,

ita

alendo eo, vel forte ad disccnduni arlilicium iuslc consumta fuerint, restiluas.

L. 5. C. de rei vind.

(a) g.

Si invito vel

3.

32

37. Inst. de rcr. di v. (2.

).

L. 38. de rei vind. (6. 1


8. Inst. de usu. et hah.

l.

).

4.

(2. 5).

Sed

si

pecoris, voluti

ovium, usus Irgalus, ncque


sunl: piane ad

lactis, neque agri neque lana ulelur usuarius, quia ea in fructu


stercorandum agrum suum pecoribus mi potest.
L. 77. de V. S. (50. 16).
Mercedes piane a colonis occeptac loco sunt fructuum.

(b) L. 29. de her. pel. (5. 3). Vip.

Operoe quoque servoruiu

iumentorum.

L. 62.

pr.

in

eadem erunt

de

causa, qua sunt pensiones. Itcm vecturae

rei vind. (6. 1).

L.

vicem fructuum obtinent, et merito non dehent

19. pr. L. 34. 36. 38. 8

13. b.

navium
t.

et

Usurae

a fructibus separari.

Digitized by

Google

godersene nel senso legale, non vanno annoverati

una schiava

di

come il parto

trafrutti,

Diversa distinzione quella di

(c).

frutti naturali e frutti

industriali; questi secondi sarebbero quelli prodotti per virt dell'indu-

umana

stria

(d).

t
I frutti diconsi pendenti quando sono attaccati agli alberi; essi non
hanno propria oggettivit, formando parti integranti dellalbero al quale
sono attaccati, e da cui necessariamente dipendono (e). Appena separati,
acquistano una individualit propria e distinta dala pianta; e non sono,
come da alcuni si crede, parti separate dell'albero.
)

2 ) I frutti sono separati o percepiti; i secondi son quelli, che il possessore ha fatto suoi, o che ha separati con qualche atto suo proprio.

Quantunque questa distinzione torni

avvenendo

sottile allintelligenza,

il

piu delle volte la separazione e la percezione nel medesimo tempo, pure


si

trover adeguatamente vera, considerando che latto della separazione

debbe necessariamente precedere quello

della percezione. Reca altres


conseguenze giuridiche assai diverse: cos il possessore di buona fede acladdove altri,
quista la propriet de frutti per mezzo della separazione
,

lusufruttuario, l'acquista solamente con la percezione (f).


3) I frutti sono inoltre o -percepii o percipendi ; percipiendi sono
quelli che si sarebbero potuto percepire, se si fosse stato diligente; o pure
quelli, che il proprietario avrebbe percepiti, se fosse stato in possesso del
fondo. Questa distinzione importante nella materia della restituzione

come

de frutti (g).

4
pti);

Finalmente

sono

frutti

primi son quelli che

si

esistenti

o consumati (exstantes, consum-

trovano ancora in ispecie presso

il

posses-

sore, gli altri son quelli gi goduti o consumati; anche questa distinzione

importante per

la restituzione defrutti,

buona fede obbligato a


condannato anche
L. 28.

(e)

fi.

1. h.

prprietatis perline!;

L. 45. h.

te)

L. 44. de

pr. h.

Gaiut. Partus vero anciilae

quello di mala fede

consumati
in trucia

non

(h).
est, ilaque

in tracio esse,

quum

ad dominuin
orane* fructus

gratin comparaveril.

rei viod. (6. 1).

Gaiut. Fructus pendentes pars fundi vldentur.


(7. 4).

Paul

Ialianus

ait: fructuarii

quam

fructus tane

fieri,

a solo separati sint. L. 23.

I.

Papin. Generaliter autem, quum de fructus aeslimanquaeritur, constai animadverti debere, non an malefidei possessor fruilurus sii, sed an pcL. 62. $.

I.

de

rei

ind. (6.

32

).

Diaci, et

1).

possidere licuissel,

(h) 8- 35. Inst. de di, rer. (2.

3.

possessore di

il

I.

titor trai poluerit, si ei

soli exstantes

eos percepcrit, bonae fidei auteni possessoria inox,

(g)

dnm

t.

L. 13. qaib. modis usui.

(t)

qnum

alla restituzione defrutti

absurdum eoim videbalur, hominem

reram natura hominum


(d)

restituire

giacch mentre

Maxim. Certnm

quam

sentenliam Ialianus probat.

2- de pig. ad. (13.7). L. 22. C. de rei ind.


omnes fructus solere, cura ipsa
autem contestationem unirersos.

1). L..22. 8-

est, malaefdei possessore*

re praestare, bonaefidei ero citante, post

lilia

Digitized by

Google

113

$. 31.

Dcllr

Dure.

T. D- de usuris, eie. T. C. de usuri (4. 32;.

1639

Bel.

Nood,

De

fucilare et usuris libri III.

cose fungibili.

Sisl.

liber. I.ug.

122.

paga pel godimento di una quantit


L'obbligo dell'usura non mai indipendente, ma sup-

Usura quellequivalente che


li

Salmutiui, De usuris
VI. pag.
Sarigny,

si

pone sempre unaltra obbligazione principale, di cui loggetto consiste in


una quantit di cose fungibili, ed in particolar modo nella moneta, che
prende il nome di capitale (caput, sors); lusura inoltre dev'essere della
medesima natura; e se tosse qualche cosa non fungibile, sarebbe vietata
dalle leggi

(a).

Lusura ha dunque un carattere

tutto accessorio;

onde

le

seguenti

conseguenze:
1

Appena

estingue la obbligazione principale, si estingue ancora

si

laccessoria delle usure.

ch

Quando per mezzo


non

cipale,

si

pu

Le usure

si

di prescrizione si estingue lobbligazione prin-

far pi parola di usura,

la loro estinzione

succede ex tane

neppure per

le

arretrate, giac-

(1).

originano o immediatamente dalla legge (usurae necessa-

riae ), ovvero hanno origine da private disposizioni (usurae volunlariae),

e specialmente per ultima volont e per contratto

(b).

La legge indipendentemente dalla volont de privati pu ammetvengono per pena:


a in caso di mora, dal momento della lilis confesfafio;
b per mandatarii che usano a loro profitto il denaro ricevuto dal
mandante;
1

tere le usure, anche per pena; cosi


)

c) finalmente pel debitore che trascura


dato senza interesse (c).

di

pagare

il

capitale anche

Si ammettono glinteressi legali nello stretto significato:

a favore

del mandatario che ha impiegato proprii capitali in vantaggio del

mandan-

ti!)

ti;

L. 23. C. h.

I.

Diocl. et

incerti pretii ratio

V. S.

Maxim. Oleo quidam

vel qui busca mque fruclibus

additamrnta usurarum eiusdem materiae suaait admittl.

mutua

da-

L. 121. de

(30. 16).

(b) L. 3. g. 6.

19. 8).
(e)

(26. 7).

de ann. leg. (33.

L. 1. 3. C. h.
L. 10. g. 3.

L.

mand.

).

L.

17. pr. 41. g. 2. b.

conr. L. 12. L. 30. h.

vel coni.

17. 1

).

19. g. 4. de negot. gesl. (3. 3).

L.
L.

t.

L. 21. de praesc. verb.

I.

7. g. 1.
1. g.

1.

10,

12.

de admio. et per. tot.


t. Marc. In bonae

L. 32. g. 2. h.

fide! contractibus et

Diritto

mora usurae debentur.


romano.

15

Digitized by

Google


te;

114

2) a favore del fisco il quale riscuote sempre interessi; 3) a favore dei


quando il negoziante ha ricevuta la merce e non ne ha pagato

pupilli; 4)

il costo, obbligato agli interessi, dal giorno stesso che ricev la merce;
5) quando si promessa una dote, gl'interessi cominciano a correre due
anni dopo la celebrazione del matrimonio (d).
2 Le usure diconsi volontarie quando dipendono dalla volont delle
)

parti, le quali nelle relazioni giuridiche, e specialmente nei contralti

sono stipularle secondo

loro interessi.

Sono

pos-

dette volontarie, per l'arbi-

o no; ma quest arbitrio non gi


senza misura: le leggi al contrario segnano il limite del massimo nel G por
100 l'anno, oltre il quale le usure sarebbero illecite. Oltre di che non si
che hanno

trio

privati di convenirle

pu esigere una somma


del debito principale

che

d interessi arretrati,

sia

maggiore

di

quella

(e) (2).

3 ) Colui che viola queste disposizioni di legge, un usuraio, ed il


negozio giuridico, in quella parte che apertamente od occultamente loro
contrasta, non vincola, ed affatto nullo. Le usure pagate oltre la misura

diminuiscono

legale, ipso facto

il

capitale;

si

genera, quando questo fos-

se di gi pagato, unazione per ripetere leccesso


Affinch

non

si

potesse eludere

non doversi prendere anticipazioni

somma

la

(f).

legge fu particolarmente stabilito

pena di diminuzione

d interessi sotto

prestata: dallaltra parte ci era qualche volta

permesso in
pagamento era fatto prima del tempo della
scadenza, ammesso sempre che non fosse per mascherare usure illeci-

della

pr del debitore, qualora

il

te (g).

a)

Quanto

alla

misura

sono

degl interessi vi

negozianti e fabbricanti possono esigere

illustri

di alto

l8

Nel foenus nauticum o in simili contrattazioni


(d)

L. 17. s-

le

seguenti eccezioni,

per 100. b

Le persone

ordine sociale possono stipulare solamente

fi-

L. 13. h.

t. L.

L. 13.g.20.de ad. eml. verni. (19. 1).

12.

L.

9.

le

il 4 per 100.
usure rimaselo al mas-

mand. (17.1). L. 87. 8-l.de legatis (31).


49). L.3t.g.2.C. de iure dol. (5. 12).

5. C. eod. (4.

(e) L. 10. C. h. t. Antonin. Usurae per tempora solutae non profciunt reo ad dupli contempla lionein. Tunc enim ultra sorti summarn usurae non ciiguntur, quolics tempore solu-

tionis

summa usurarum

eiredit

eam compulationcm.

Yed. L. 27.

. 1. eod.

L.

*2(1.

g. 1.

de

cond. indeb. (12. 6).


(f)

L. 44. h.

l.

Moti est. Poenam pr usuris stipular! nomo sopra

polest. L. 13. g. 26. de ad. emt. vend.


luMtin

Si quis

autem aliquid contro

superfluo habeat oclionem, scd et

si

(19.

1). L.

modum

modum

29. L. 9. pr.h.t.

usurarum licilum

L. 18.26. g. I.C.Ii.

|.

huius feccrit cunslilulionis, nullam penilus de

acceperit, in sortem hoc imputare compclletur, intcrdicla

licentia creditoribus, ex pecuniis foenori dandis aliquid detrattore vcl retinere siliquarum voi

L.
sportularum vcl allerius cuiuscumque gralia.
(g) L. 26. g. 1. C. h. t. L. 37. pr. de pactis

3. g. 6.
(

2. 14

).

de onn.

leg. (33. 1).

Fioroni, Qui in fulurum usuras a

debitore acceperat tacite pactus videtur, ne intra id lempus sortem pelai. L. 2. g. 6. de dol.
exc. (44. 4).

Vcd.

noi. pr.

Digilized

by

Google


come

siino

nellantico dirilto

115

12 per 100

),

il

che fu riconosciuto anche

due casi, cio per le usurai rei iudicatae, e por riparazioni fatte per
una casa in condominio, d Finalmente per villici non si poteva stipu-

in

lare

di l del

iti

Quanto

4 per 100 (h).


mezzo di esigere

al

sarie dalle volontarie; le prime

bbo

principale, e si

si

usure, bisogna distinguere le neces-

le

considerano come un'estensione del de-

debbono ripetere con

gazione principale; di maniera che se

la

medesima azione

della obbli-

attore nell' esercizio dell azione

I'

principale non avesse reclamalo gl'interessi, non lo potrebbe far di poi,

non avendo

altra azione distinta

obbligazione principale

ne

da quella gi consumata nel giudizio sulla


usure volontarie, sebbe-

Dall'altra parte nelle

(i).

obbligazione deglinteressi fosse di natura accessoria, nondimeno

obbligazione distinta, onde anche dopo

il

giudizio sulla obbligazione prin-

cipale, lattore potr reclamare glinteressi

A
Nel caso che

(I)

vi sia

rapporto alla restituzione

(k).

del capitale quanto delle usure, in

indebito bisogna distinguere

seguenti casi

Quando un individuo non debitore, ma per errore paga le usure, egli posempre ripeterle anche quando riteneva dato senza usure il supposto capitale, e
1

tr

un debito putativo tanto


dell'

con separata azione

DOTAZIONI

paga perci scientemente (I).


2 Quando uno debitore di un capitale dato senza interesse, e con lutto ci
paga le usure, non le potr ripetere, ci indifferentemente se paga per errore o
scientemente (m). Weber in una monografia contraddice a questo principio, poich
)

secondo lui, sarebbe contemplato il caso, quando uno paga scienle indebite usure (n). Questa opinione ha per fondamento una distinzione
una legge, che parla nella maniera pi assoluta, il che sarebbe opposto alla

nella legge citata,

temente
fatta in

lij

L. 20. g. 1. C.h.

t.

L.2.

3. C.

de iisurae

rei iud. (7.

81). L.4.C. de

aedif. prie. (8.10

i) I.. I. C. depositi ;t. 31). Alexand. Sed si quum depositi actione expertus es, tanluminodo sorti facta condemnalio est, ultra non potest proplcr usuras experiri. Non mini duoc

sunl anione,

alia sorti, alia

usurarum, sed una, ex qua coudenmationc

iudicatae exceplionc rcpellilur.

!..

13. C. h.

t.

L.

19.

de

aet.

ruota

iterata

emt. lend. (19.

aedo

rei

I).

(k) L. 1. C. de iud. ,3. ij .Sci-eros et .Intintiti, ludiciu cueptu usurarum stipulatio Don est
perenna, superest igilur, ut debitorem cius tempori, quoti non est in iudicium deduclum, con-

venire possi

L. 41. 1. 2. b.

(l) L. 20. g. 2. de cond. indeb.


12. 6 ). Vip. Si quis falso se sortem debere credeos usu(
ras soherit, nec videtur sciens indebitum solvisse.

(m)
vii,

!..

20. pr. de cond. indeb. (12. 0). Vip. Si non surtem quis, sed usuras indebilas sol-

repetere non poteri!,

si sartia

debilac sol vii; sed

Severus

si

supra

modum

Icgilimum

solvit,

Divus

rescripsil, quo iure utimur, repeti quidem non posse


sed sorti imputandum; et si
poslea sortem soltit, sortem quasi indehitam repeti posse. Proinde et si ante sors fuil seduta,
,

usurae supra legitimuin

modum

Poterli dici et lune repclitionem


(n)

Ved. Saggi

civili p.

sulutae quasi sors indebita repetuntur.Quid,

si

simnl solveril?

locum habere.

316.; de usuris indebitis solutisg. 124.

Digitized

by

Google

nota regola
ch, se

si

non distinguente nec nostrum

interpretazione: lege

d'

est

distinguere;

volesse portare distinzioni e suddistineioni nelle fonti, nella legge in di-

scorso per mezzo di un argomento

a contrario

delle

prime parole

si

potr giungere

quale scientemente paga un capitale, potr ripeter-

che un individuo,
che non ammetter certo il Weber. L errore di questo giurista nasce massidall aver voluto scorgere un analogia tra la obbligazione principale c
un capitale indebitamente pa-

al risultato,

il

lo,

il

mamente

quella accessoria delle usure, e cos, potendo ripetersi

si potranno ancora ripetere gl interessi anche per errore pagati


Tutto ci starebbe bene, se gl interessi del diritto romano non fossero messi sotto
un altro ordine didee; di fatti la obbligazione delle usure appartiene piuttosto a quei

gato per errore,

doveri di gratitudine per un beneficio ricevuto, ai quali i Romani il pi delle volte


effetti giuridici (o); il che si scorge chiaramente dalla tacita antichre-

concedevano

uno avesse preso una somma senza promettere interessi, ed ai frutti


raccolti si ritengono
bench non stipulati.
pu dare un altro caso, cio che tanto il capitale quanto glinFinalmente
si
3
teressi sono fondati, ma si paga al di l del maximum dalle leggi stabilito. A questo proposito non inutile trascrivere due passi di Paolo: usiirac supra centesimam
solutae sortem minuunl; consumpla sorte, repeti possunt, ed altrove: usurae, quae
centesimam excedunt etra unno mai salutae, repeti possunt (p). A questo proposito
sis,

cio in caso che

vesse dato in pegno una cosa fruttifera, in questo caso

come

interessi,
)

si

il pagamento delle usure fatte scientemente,


e quelle fatte
mentre in quest'ultimo caso si vide assolutamente fondata la condiprimo caso per le usure indebite si neg l'azione di ripetizione,
il capitale progressivamente; e solamente quando il capitale

fece la distinzione tra

per errore,

e,

ctio indebiti, nel

giacch diminuiscono

consumalo perfettamente, allora


bile, a voler essere

capitale,

si

potr ripetere

il

resto.

strettamente logici, quando le usure

ma non quando

si

fossero pagate dopo o nel

si

Questo sarebbe possi-

fossero pagate prima del

medesimo tempo, e perci una

opinione pi mite permette una ripetizione delle usure indebite anche quando
siano pagate prima del capitale

mezzo

di

un

rescritto di Filippo

(q).
|r),

distinzione, exclusa veteris iuris varietale


(2)

Non

subirono

le

si

si

Questa opinione fu riconosciuta dalla legge per


che nel medesimo tempo tolse di mezzo quella
(s).

potrebbero ben comprendere

fonti se

non

si

seguissero

le fasi,

che

usure nella storia del diritto romano. La pi antica misura deglinteressi

foenus unciarum, che fu introdotto nelle leggi delle XII Tavole (t), il che equivaleva alla dodicesima parte del capitale, che calcolato secondo T anno Romuleo di
304- giorni, importerebbe 1 8 per 100. Posteriormente il plebiscito Genucio nel 412
viet i contratti ad interesse per soli Romani, il quale divieto fu esteso a tutti, anche ai contratti tra latini e peregrini, per mezzo della legge Sempronia nel 561. Se

il

V. Seneca, cpisl. 81. inqratus cnim


Thibaul, Saggi 11. diss. 5. n. 3.
(o)

(p)

Paul. R.

,q!

L. 26. pr. de cond. ind. ved. noi.

(r)

L. 18. C. h.

est.

qui beneficium reddit sine nsuris

V. ni

S. II. 14. 8- 2- 4.

t.

I.

Philip. Indebita usura

propterea minuerc eani non potuerinl),

licei

etiamsi ante sortem solutae non luerint, ai

post sortem redditam creditori fuerint datae,

esclusa seteria iuris anelate, repeti posse, perpenaa ratione (irmetum est.
(a)
(t)

V. Vangerow, O.

c. |. g.

76. ann. 2.

Tac. ann. VI. 16.

Digitized by

Google

ondo queste

leggi

17

conlrutli ad interesse concimisi

non erano

nulli,

ma davano

di-

ad una penale tendente al quadruplo. Posteriormente dal plebiscito


Gabinio nell' anno 687 fu vietato anche per le provincie il prestito ad interesse. Si
credette pi utile limitare le usure ed annullare nel medesimo tempo quelli, quali
sorpassavano la misura data (u). Queste usure furono le centesime, maximae, leqiritto al debitore

timae usarne, fondandosi sugli editti de' magistrati; eccettuato fu lequivalente del
godimento di una moneta che correva sommo pericolo, particolarmente in caso di
spedizione per mare, pecunia traiectitia, poich in questo caso la quantit degl' interessi
foenus nauticum fu lasciala libera al consenso delle parti |v). Le usure
centesime importavano i! 12 per 100, dette cosi, giacch ogni mese pagavasi luno
per 100.
Affinch si determinassero bene le usure pi miti, si consider la quantit degl' interessi come asse, del quale ciascuna parte si appellava oncia. Diviso adunque
)

l'asse in dodici oncie,

sis

pars

/uincunx

uncia

Per
ossia
il

la

hanno queste combinazioni; uncia ~^;sextans Isextaas-

bis

triens.*^^; itodrans

e finalmente

j*

qual cosa

si

le

tertia ass is pars

dequadrans

i.

desextam decem lincine =

centesime usure ch'era

diranno usurae trientes

la

il

os demta qua-

e.

dcunx demta

-pj

massimo

degl' interessi.

terza parte dolle usure centesime,

4 per 100, e lesse* le due terze parti che sar 8 per 100,
le semisses il 6 per 100, ecc. (x).

il

seplunx septem un-

le

usure quadran-

3 per 100,

40

Divieto dell' Anatoeiamo.

limite dell'usura era stato in gran parte consigliato, per evitare che

Il

quella divenisse troppo gravosa per

guiva quando

il

il

debitore; ina lo stesso

danno se-

debitore avesse solamente trascurato per molti anni di

usure di un capitale dato ad interessi; anzi in questo caso il debito


accresceva fuor misui-a, giacch glinteressi si accumulavano, e, pel ri-

dare
si

seinis (seMasis=-j^

dextans u decunx

j-j

^J;trieus

quarta assi* pars

quincpie lincine

/ics

drante

te

ciac

si

quadrati*

le

tardo, generavano altri interessi; la qual cosa appellavano

Romani ana-

tocismus. Permesso illimitatamente dal diritto antico, ristretto da'Pretori

ad un anno (analacismus anniversarius)


Paul. Recepite Seul.

II.

(V)

V. l'uchta,

fi)

A'iebuhr.

(a)

de. ad

iuj

bill u z io ni

14. . 2.

||.

(a),

lanatocismo fu poscia vietalo,

I.

g. 261.

Storia romana, V. 111. g. 61.

Ati. V. 21. 11.

Digitized

by

Google


ed

118

usurarum venne rifermato da Giustiniano (b).


casi nel diritto, che possono essere presi'come un anatocosi quando il debitore paga glinteressi e li ritiene come ca-

divieto di queste usurae

il

Pure avvengono
cismo

tacito:

pitale,

questo

si

come

carattere

accresce di fatto; imperocch quelle usure perdono il loro


e diventano capitali. Similmente il tutore nel dare i

tali,

suoi conti, condannato, deve restituire non solo glinteressi di un capitale del pupillo, ma ancora gl interessi dinteressi. Anche in questo caso

lanatocismo apparente, poich, essendo obbligo del tutore di collocare

sempre
le

capitali del pupillo, si

suppone

chegli avesse esatte

annualmente

usure, e collocata questa moneta a capitale.

CAPITOLO

IV.

DEI FATTI GIURIDICI.


. 41

Concedo
Ogni

atto

o movimento della

do esteriore, un

fatto,

il

quale,

generali*/

umana

volont che

si produce nel montrae conseguenze giuridiha per suo fondamento la


quanto tende a qualche cosa,

quando seco

che, appellasi fatto giuridico. Questo atto, che

volont,

pu manifestarsi positivamente

e pu invece produrre

non

effetti giuridici

in

dal perch si astenne dal manife-

prodotto fatto alcuno (omissione), ed in questo rapporto le omissioni sono considerate dal diritto come vere azioni produ-

starsi, ossia

si

Il movimento della volont pu essere interno ed


il primo non ha importanza alcuna, poich il solo atto esterno, il
pu produrre conseguenze giuridiche; pure latto interno, o la elezione della volont pu essere presa in considerazione, in quanto che il
fatto deve corrispondere alla causa che lo produsse, o allatto intimo della
volont. Finalmente i fatti possono essere leciti ed illeciti, questi sono

centi effetti giuridici.

esterno;
fatto,

;b

L. 26 g. 1 de cond. ind. (12. 6).

L. 27 de

re iud. (42. 1)

L. 28 C. de usur. (4. 32,.

moda usurae usurarum a debitore eiiganlur, et releribus quidem legibus


eonsiilulum fuerat, sed non perfettissime cautum. Si cnim usuras in sortem redigere latrai
/unifilari. Il Dulto

conccssum

et totius

soinmae usuras

usurarum usuras eiigebantur? Hoc

stipular!

certe erat

quae

differcntia eral debitoribus

qui revera

non rebus, sed verbis tantummodo leges po-

nere. Quapropter hoc apertissime lege delinimus

nullo

modo

licere

cuique usuras praelerili

temporis vel futuri in sortem redigere, et earum iterum usuras stipolari, sed

etsi

hoc fueril sub-

secutum, usuras quidem semper usuras manere, et nullum usurarum aliarum incrementimi sentire, sorti auleta antiquae tantummodo incrcmentum usurarum accedere. L.3.C. de usur. rei
iud. (7.

54).

Digitized by

Google


quando

si

reca una violazione

119

nell

ordine giuridico, che produce

effetti

civili.

Da questa

distinzione si scorge la necessit di portare la nostra atten-

zione sopra tre punti essenziali di questa materia: 1) sul fondamento primo del fatto giuridico o la volont, e propriamente sulle azioni in generale; 2
sui latti giuridici stessi, o sulla volont gi manifestata e determinata per un obbietto di diritto, che pi propriamente appelleremo ne)

gozi* civili, e 3

finalmente sui

fatti illeciti.

SEZIONE
DELLE AZIONI

I.

Savigny,

Sist. III. g.

IN

42

I.

GENERALI;.

Della Idoneit Iella volont.


*

10G.

requisito easenziale di ogni fatto giuridico lidoneit della volont,

senza cui non pu il


Ogni soggetto

diritto

riconoscere un atto come produttivo di

effetti

di diritto ha in s come persona lidoneit della vopure per circostanze congenite all umana natura o esteriori, sonovi
in diritto persone, alle quali quest'idoneit manca o continuamente o temporaneamente.

civili.

lont;

Manca continuamente la idoneit di operare ai fanciulli al di sotto


1
medesimamente ai pazzi che sono ritenuti come infanti.
La comunit non potrebbe avere tale capacit, non avendo volont reale,
ma finta come la sua persona, la legge per, riconosciutala come ente,
nel medesimo tempo riconosceva la volont senza cui la persona concessale sarebbe stata illusoria. Onde si reputa come volont della persona
)

dei 7 anni (. 19);

giuridica, quella che, secondo

varii ordinamenti, sar espressa dal

suo

capo, o della pluralit dei suoi

membri (. 26).
Sono momentaneamente non idonei di atti coloro i quali hanno
gi intelletto sano, ma che il lume della mente abbandona per qualche
2

tempo, sicch essi possono riacquistare la mente, rimossa la cagione che


ne ottenebrava lintelletto. Per la qual cosa il furioso, che ha lunghi lucidi
intervalli, liracondo, lubbriaco

saranno non idonei finch trovansi nello

stato di demenza, di ubbriachezza,

o d'iracondia (. 20).
Vi sono casi di parziale inidoneit presso quegl'individui, pei quali

la legge

ha ritenuta necessaria unassistenza, come presso

minori, diver-

Digilized by

Google


semente secondo

120

gradazioni di et.

le differenti

prodigo o

11

dichiarato

il

interdetto appartiene a questa classe, egli limitato specialmente in ci

che riguarda

rapporto poi

le alienazioni; in

ritenuto la sua

ai fatti illeciti

volont perfettamente idonea, onde pienamente responsabile delle sue


illecite azioni.

11

Influenza della violenza. deH'errnre. e della frode.

. 13

A Della violenza
)

T. D. quod melus causa gestuin crii

Savigny, HI. $.

gesta sunt (2. 20).

La

(4. 2).

I.

C.

ile

mclusve causa

his, qufie vi

114.

primo fondamento di ogni fatto


pu sembrare apparente e spoglia di ogni realt, quando una

libera espressione della volont,

giuridico,

men grande influenza.


certamente la violenza, la quale pu essere
modo: o con mezzi esterni, ed allora si ha la forza materiale ris absoluta; o con mezzi morali, ed allora dicesi vis compulsiva,
e pi propriamente metus. Queste due forme di violenza furono contemplate negli editti de' Pretori; pi tardi per una acconcia modificazione si
tenne conto del metus, come corrispondente all una ed allaltra forma (a).
1 ) Sembra a prima vista che la violenza, come contraria alla idea di licircostanza esteriore abbia atuto sopr'essa pi o

Una

di queste circostanze

esercitata in vario

bert, distruggesse perfettamente la libera manifestazione dellarbitrio, e

che una volont manifestatasi sotto

la

sua influenza non avesse di volont

onde il fatto giuridico che ne consegue dovrebbe essere di nessun valore. Tutto ci non n vero, considerata la

libera che la sola apparenza;

cosa in s stessa, n s'accorda coi

non

diritto

ci

testi delle leggi

dato di estenderci a contemplare

di libert idealmente presa; piuttosto

un

atto

come

si

manifesta esteriormente.

colui che produce

un

romane; imperocch in

il

concetto di violenza e

dobbiamo decidere

di fatto,

fatto giuridico; poich, se fra

della libert di

1 il>ero

si

manifesta

tanti partiti

da eleg-

gere, egli ne prescelse quelluno appunto, ci significa chei volle a quel

modo. Questo concetto chiaramente espresso ne fonti (b).


2 Dall altra parte non men vero essere scopo del diritto quello di
)

(a)

L. 3. b.

t.

Vip. Meiuni arcipiendum Libeo dici! non qucmlibet timorem. sed maioris

inalila tjs.

(b) L. 21. 8. 5. eod.

quia,

quamris

Paul.

si libertini etsel,

Si

metus coactus

adii beredrtalem, puto

noluteem, lamen coactus

me

lieredriu affici,

votai.

PiQili zed

by

Googlel
I


guarentire

121

esplicazione della personalit. Ora quantunque fino

la libera

ad un certo punto pu considerarsi liberamente espressa la volont, anche da colui ch' costretto dal timore, pure il timore gi per s un ostacolo

alla libert individuale;

e sarebbe poco equo, se

si

riconoscessero

ad un atto di questa natura. Guidati da questo prinRomani apprestarono alcuni mezzi al violentato per esi-

tutti gli effetti giuridici

cipio di equit,

mersi dalle conseguenze, che, secondo

il diritto rigoroso, produrrebbe la


sotto linfluenza del timore. Questi mezzi sono
quod metus causa, Vexceplio quod metus causa, e, se ci non basta,
mezzo eccezionale della restituzione in intiero propler metus causam (c).

sua volont pur manifestata


actio
il

di usare

Affinch
i

timore fosse preso in considerazione e

il

suddetti mezzi, conviene che avesse

Bisogna in sulle prime che

nacciato non potesse sottrarsi

si

desse facolt

seguenti requisiti:

timore sia

il

tale,

che lindividuo mi-

ossia questo dev essere reale e

al pericolo,

non immaginario (d);


b In caso di dubbio si giudica se il timore o no fondato; in generale quando altri si lascia indurre ad unazione solo dallaltrui autorit, o
dalla riverenza per la potest domestica, non si tien conto del timore, e
latto resta valido con tutte le sue conseguenze (e).
)

B) Dell'errore.
T. D. de iuris et
lonell.

Comm.

facti

igooranlia (22. 6).

iur. civ.

I.

c. 19. ss.;

T. C.

Savigny ,

b.

t.

(1. 18).

115. App. Vili.

111. .

Lerrore quello stato in cui si ha un falso concetto di una cosa, o,


lo stesso, se ne ignora il vero carattere, la vera natura; onde
non da porre differenza tra errore ed ignoranza dal Iato oggettivo, anzi
luno e laltra producono le medesime conseguenze, e nel linguaggio del
diritto le due voci valgono Io slesso. La sola distinzione che si ammette
in diritto questa: se lerrore cade sopra una regola di diritto, dicesi er-

che torna

rar vel ignarantia iuris; se

(c)

(d)

L. 116. pr. de R.
L. 6. h.

I.

Gai.

J.

al

(SO. 17

contrario sulle circostanze di fatto, appellasi

).

Melum autem non

vani hominis, sed qni merito et in homine consun-

L.

tissimo cadal ad hoc edilum prrtincre d.cemus.

3. ex

Melos aulem causa abesse tidetur, qui iusto timore mortis

quibus caus. mai. (4. 6). Vip.

vel cruciatus corporis conterritus

abesl;et hoc ex efleclu eius imclligilur. Sed non sudici!, quulibet terrore

L.
L.

sed huius rei disquisitio iudicis est.


I.

L.13. C. de trausact.
L.
L. 9. pr. h.

(e)

t.

Diritto

ramano.

2. 4

).

3. g. 1.

7. C. h.

2. de rito nupt.

23.

!..

abduclum

7. g. 1. L. 8. g. 1. 2. L. 22.

23

timuisse,
. 1. h.

t.

).

16

Digitized

by

Google

122

error vel ignorantia facti. In questa teoria duopo stabilire

seguenti

principii:
I.

In generale riconosciuto che l'errore non

menoma punto

la libert

del volere, cosicch la volont manifestata chebbe per motivo lerrore,


produce le medesime conseguenze, come se fosse stata libera da qualunque influenza; in altri termini Terrore non guarentisce la persona dai pregiudizii che le vengono dal suo fatto. La ragione che la sua scelta tra
idee contrarie era libera, e dopo un esame piu accurato poteva non avere
quel falso concetto; se ella si determin per questo, stato il suo arbitrio
che prescelse quella falsa idea. Questo principio si manifesta in una quantit di casi,
1

dei quali

pi importanti sono:

Lerrore non ha nessuna influenza ne'negozii

specialmente

civili,

nei contratti,

quando riguarda

chiararsi

eccetto negli atti di ultima disposizione, nei quali lerrore an-

(a);

motivi che determinarono la volont a di-

nulla in tutto la disposizione testamentaria.

2 Quando si operato contro una legge dispositiva o proibitiva,


quando si compie un atto senza le forme prescritte, o quando si conun matrimonio vietato (b).
3 Quando la legge sancisce la perdita di un diritto pel decorso di un
tempo continuo, le giuridiche conseguenze hanno il loro effetto indipendentemente dal fatto se vi fu o no errore (c).
4 Quando si soddisfatto a una obbligazione naturale, scusabile che
fosse lerrore, non si potr ripetere il pagamento (il).
)

p. e.

trae

5) Finalmente di nessuna importanza Terrore per colui,

il

quale

si crede in una posizione peggiore di quella che veramente , p. e.


quando qualcuno compra una cosa da una persona, chegli crede non es-

sere

il

vero proprietario, mentre invece lo (e) (1).


Vi sono casi per i quali fanno eccezione a questo principio ge-

II.

nerale, nequali Terrore determina conseguenze speciali.


(e)

L. 3. g. 7. de cond. causa data

12. 4

Vip

).

Qui dedii ea spe, quod se ab co,

qui acceperit, remuoerari eirstiinaret, tei ainiciorem sibi esse

posse opinione falsa deceptum.


cont. eml.

18. 1

).

Ved. L. 63.

L. 38. de dolo malo.


posa. 28.
L.
(

(b) L. 4. qui test. Tace.

4.

).

2.

g.

curii

(c)

1. C.

est,

non

pr.

de iotcrd. matr.

(8. 6).

de

Sever. et Anton.

connubium

soluberriinc su-

circumveniri rusticitatis et imperitiac telainentis non oporlel.

L. 12. pr. C. de pracscr. longi temp. (7. 33

Thtod. g.

L. 31.

).

Senalusconsulti aucloritalem, quo inler pupillari) et tutoria tilium

blatum

fuiuruin, repelere

de coud. ind. (12. 6

3. Post

hanc vero temporis delinilioncm

).

L. 3. in

nulli

f.

C, de praesc. 30. ano. (7. 39).

movendi ulterius facultalem pctere cen-

seuius, eliamsi se legis ignorantia eicusare tentovcrit.


(d) L. 64.
(e)

quam

de cond. indeb.

L. 9. g. 4. h.

t.

12. 6

L. 10. de O.

Paul. Qui ignoravit

et Act.

dominum

44.

).

esse rei venditorem, plus in re est,

in eiistimatione mentis; et ideo tametsi cstimet, se

non a domino

ei tradatar,

domi-

nila efficitur.

Digitized by

Google

Secondo

il

123

nostro diritto con la bonae

/idei

possessio vanno con-

giunti alcuni vantaggi di grande importanza,

come

usucapire, lacquisto della propriet sui

per mezzo della separazio-

ne, Vactio Publiciana. Ora

frutti

p. e. la possibilit di

primo fondamento del possesso

il

di

buona fede

modo

errore, e consegueutemente in questa teoria lerrore in certo

la condizione necessaria di quei diritti.

2
di

Quando

un tempo

dipendere

la legge fa

utile,

vengono presi

un

la perdita di

diritto dal

decorso
tempo,

in considerazione quegli spazii di

ne quali alcuno fu impedito dallerrore dintraprendere lazione, e colui

che errava Ulcerato dai


3

legali pregiudizii

(f).

Lerrore in certe circostanze motivo di restituzione

Quando per errore si pagato un indebito,


mezzo della condiclio indebiti (h).

si

ha

il

(g).

diritto

a ripe-

terlo per
>

Lignoranza sui

comprato

vizii occulti delloggetto

essenziale per le azioni dell'editto edilizio

condizione

la

ti).

Finalmente nel caso che qualcuno ha prestato denaro ad un

fi
)

figlio

come padre di famiglia; questo


SC. Muccdoniani (j); lo stesso si dica delleccezione del SC. Velleiano, quando il creditore ignorava la intercessione
di una donna (k).
che ha

di famiglia,

errore lo

III.

forti

motivi di ritenere

liltera dall' exceptio

In

tutti

me producente

casi per, nequali lerrore considerato dal diritto co-

effetti giuridici,

strettamente necessario che colui

singanna non avesse posta negligenza alcuna da parte sua; in


devessere invincibile. Generalmente

ni, lerrore

do lerrore ha per oggetto

lf)

acd. cd.

1,.

(g)

2. 8-

21.

L.

non scusa;

38. 18

).

L. 15. g. 5. quod

ti

lui clam.

19. 22. g. 2. C. de iur. delib.

quod.

6.

fals. lui.

27. 0

30

6.

).

Vip Ait Fraetor

).

si

Gai. Inai.

L. 6.
L. 55. de

43. 21.).

Gai., Et verius esl, et co annui numerari, ea quo cognorit.

).

L.

1.

quis ordo

1.

).

quale
termi-

fondo vi esiste una colpa o una neal contrario ritenuto co-

la legge, in

gligenza, e quindi lerrore di diritto

de calumi). (3. 6

il

altri

legge ritiene che, quan-

la

11.

171. sqq.

id actor ignoratil

dabo

in

integrum reslitulioncm. Scienti non subvenit; merito, quoniam ipse se decepit. g. 33. Inst. de
act. ( 4. 6 ).!.. 1. 8. 17. de separai. ( 42. 0 ).
L. 13. pr. de msl. ad. ( 14. 3 ). L. 11. pr.

de caer. rei iud.


(b)

44. 2

Ad. ( 44. 7 ). Gai. Is quoque, qui non debitum accipit per errorem
quidem quasi ea mutui datione, et eadera aclione tenetur qua debitore: cre-

L. 5. . 3. de O. et

solvemis, obligatur
ditorihns.
(i)

g. 3. de cond. ind.

L. 26

L. 14.

g.

L. 3

pr.

1.

probandum

12.

10. de acd. edict. (21. 1

nere edirluin aedililium


(j)

).

est,

L. 19. de SC. Mac.

).

).

ad eos enim morbos vitiaque pedi-

Vip

quae quis ignoravi!,


(

14.

).

Pompon,

natusconsulti Alacedoniani nulli obstare, nisi qui sciret


esse enim, cui
(k) L. 6.

natusconsulto,

crcdebat.

L.

7. 12. 17. pr.

quum

1. 2. C-

g. 1.

scit creditor

eod.

ad SC.

eam

4.

28

Vellei.

vel ignorare potuil.

lulianus scribil, eaceptionem Se-

aut scire potuisset, flium familias

).

15. 1

).

Paul. L. 12. Imo lune loeus est Se-

intercedere.

Digitized

by

Google

124

circostanze
giusto motivo di scusa quell'errore, che ha per oggetto le
fatto
esterne che possono avere una pi o meno grande influenza su di un

me

Regula
quidam ignorantiam cuique nocere, (ad vero ignorantiam non
La ragione che non si pu ammettere un errore sulla esiquanto
stenza o sul tenore di una legge senza una grande negligenza, in
coche la legge dal momento della sua publicazione si suppone essere a
con
poich
il pi delle volte, anche
pefalti,
poi
non
cos
tutti;
di
noscenza
giuridico. Tale distinzione espressa- in questa guisa nei fonti:

est, iuris

nocere

(1).

irriprovevoli?, torna impossibile di conoscerli o di prevenir-

una diligenza

avvertire per che sarebbe erroneo di comprendere questa regola


assolutamente, e ritenere scusabile un errore di fatto, e il contrario assoli.

lutamente per lerrore di

diritto;

molto pi deve tenersi presente

il

princi-

motivo di
pio, essere la diligenza o la negligenza il solo fondamento di un
scusa o di non scusa; donde chiaramente risulta che l errore di latto non
sar mai scusato sempre che sia l'efFetto di una gl ande negligenza, e si
ignorato quello che tutti sanno. Al contrario un errore di diritto sar un
giusto motivo di scusa per quella persona, la quale con tutta la diligenza
una disposizione di leg-

possibile, si trov nella impossibilit di conoscere

ge (m)

(2).

IV. Indipendentemente da questa regola lerrore di diritto


la

le

di persone, e

sua scusa anche per privilegio


qualit di persone in rapporto

zione;

minori,

soldati, le

donne, e finalmente

In rapporto ai minori

pu avere

specialmente quattro sono


preso in considera-

alle quali l'errore

rustici.

privilegio pi esteso, essendo l'errore

il

di diritto equiparato all'errore di fatto (n).

In rapporto ai soldati vi ha la regola, che

dita, lerrore di diritto scusabile (o);


(I)

L. 9. pr. b.

m
ma

ma non

quando

si tratta di

nel lucro; e se

per-

qualche leg-

t.

L. 9. g. 2. b.

t.

Paul.

negligenlia obiicialur

dentimi cuique non nocel,

Seti facli ignoranlia ila

quid cnim

si

onines in civilate sciant, quod

ille

si

non

ei

stim-

solus ignorai? El

neque curiosissimi, ncque negligentissimi honiinis accipiendum,


veruni eius, qui eam rem diligenter inquirendo nolani battere possil. g. 3. Sed iuris igoorantiant non prodessc, Labeo ila accipiendum disumai, si iurisconsulti copiati! habercl, vel sua

ree te

Labeo

definii, scienliam

prudenlia inslruclus

accipiendum
fin.

est.

sii,

ul, cui facile sii scire, ei

Ved. anc.

I..

6. L. 3. g. 1. eod.

detrimento

emt. (18.

1).

L.

li.

f.

L. 55. de aed. ed.

21.

1).

sii iuris

ignoranlia, quod raro

L. 10. de bon. poss.137. 1).

quis ordo (38. 18). I,. 3. pr. de SC. Macedoniano (li.


I..

6,.

L.

15. g. 1.

7. ad SC. Veli. (16.

L.

2. in

de conlrahcnda

1).

I..

5. g. 1.

pr suo (il. 10).


(n L. 9. pr. h. 1. Paul
Vidcamus igilur, in quibus speciebus locum liaberc possil,
ante praemisso, quod minoribus viginli quinque annis ius ignorare perinissum est, quod et in
feminis in quibusdam causis propler scuis inftrmilatcm dicitur.
L. 7. g. 6. de minorib. i.
i ).

L.
(o)

8. C. de in ini. resi. min. (2. 22).

L. 1. C. h.

t.

L. 22. pr. lustinian.

cratissimus legista tur distintavi!.

L. 22.

Arma elenim

g. 15. C.

magia,

quam

de iure delibcrandi

iura scire mililcs sa(6. 30).

Digitized

by

Google

ge

in rapporto al soldato

125

ammette lerrore scusabile anche nel lucro, da

intendersi sotto la parola lucro

il

cessante, ossia la perdita (p).

3 ) Le donne sono ancora privilegiate in questo rapporto, ma solamente in alcuni casi determinati dalle leggi; in rapporto al lucro esse non
hanno un simile privilegio: i casi in cui la donna privilegiata sono dati
in una legge speciale (q), e generalmente essa va libera da molti danni determinati per certe azioni proibite

Finalmente

per

rustici

(r).

la loro

imperizia e semplicit vanno nella

classe delle persone privilegiate a questo riguardo, in quanto che

perfettamente equiparati alle donne

sono

(s).

ANNOTAZIONI
(1)

Alcuni

esprimono

testi si

modo, che sembrano perfettamente contraddire

in

principio stabilito; tanto pi che la generalit, con la quale manifestano

al

pio contrario,

non

ammessa

sabile

enim voluntas
lus

sit

pu

ci

il

princi-

far ricorrere alla distinzione dellerrore scusabile e inescu-

nefonti medesimi; poich

erranti* est: e altrove

erranti* eonsensits, eie.

Aon

si

trovano

le

Aulb,
cnm nul~

seguenti massime:

videtur qui errat consentire:

(t).

Se questo principio fosse cosi generale come sembra, bisognerebbe contraddire


a tutte le leggi che stabiliscono il contrario; per lopposto abbiamo sufficienti ragioni
per ammettere senza tema derrare che il principio stabilito nel testo, lungi dallessere ammesso in un caso particolare, per cui si potrebbe sospettare di una eccezione, entra, come si veduto, in tulio il sistema del diritto romano. Per la qual cosa
mestieri che quelle massime fossero da noi guardate in un altro ordine didee.
indubitato che, quando lerrore riguarda i motivi che decisero la volont
1
1

a dichiararsi, non produce

effetto alcuno, e

questa

si

ritiene

come

se non fosse stata

non lo stesso per quando in un fato disposizione di ultima volont, l'errore riessenza detrailo stesso. Imperocch in questo caso

spinta dal falso concetto di quelle circostanze;


to giuridico, sia tradizione, contratto,

guarda

la sostanza,

tenore, la

il

la volont apparente,

(pj L. 9. g. 1. h.
!q)

L. ult. C. h.

t.

il

che non certamente quando

V.
Leo

ann.

Anthe irt. Ne passim

et

l'errore

solamente netno-

(2) al pres. g.

quae praetcrmiserinl

tra c La re in his,

mnum

t.

liceat

vel ignoraveriot,

mulieribus omnes suo conlractus te-

slaluimus

per igooranliam iuris da-

si

aliquid circa ius vel substantianr suain patiantur, in his lantani casibus, in quibus prae-

leritarum legum auctoritas eis sulTragatur, subveniri.


(r) L. 2. g.

g. 10.

(s)

tem,

de insp. vent. (28.

ad SC. Turp.

adendo

(2.

13

L.

48. 18

).

9. C. ad SC.

vel rusticitalem, vel

Velleionum

ob seium

L. 8. C. qui admilti (6. 9;.

L.

4).

15. g. 8. de leg. Corn. de falsi (18. 10).

L. 38. g. 2. ad. Leg. lui. de aduli.

L. 2. g. 7. de iure Osci (49. 14

L.

lapsi

1. g. 8.

si

48.

).

de edendo 2. 13). Vip.

non ediderunt,

L. 2. g. 1.

L.

L.

1. g. 8.

1.

de

1. 29).

quis in ius

lis,

qui ob aeta-

vel ei alia insta causa, subvenitur.


(2. 5).

L.

3. g. 22.

de SC. silauiano

elClaud. (29. 8
(t)

17).

L. 2. pr. de iud. (8.

L.

8. 9.

h.

1.

1).

L. 20. de aqua

L. 18. de

et aq. pi. (39. 3).

L.

116. g. 2. de B.

I.

(80.

iurisd. (2. 1).

Digitized

by

Google

mentre poi

tivi,

la

126

persona conosceva gi

la

sostanza dell'atto; cosi, senza contrad-

dire ai fonti, possiamo dire nel senso di quelle massime: ci che non
volere; e l'atto in questi casi nullo,

ch manca

non propriamente a causa


per

la volont, requisito essenziale

esistenza di

la

plicazione di questo principio ai casi pratici ci porta oltre


1

nerale; piu tuttavia

non sar

inutile di applicarlo a

un

si

sa non

dellerrore,

si

pu

ma per-

fatto giuridico. L'ap-

confini di questa parte ge-

qualche caso generale, riserban-

doci di trattare questa teorica pi partitamente a suo luogo.

Nella tradizione

passaggio della propriet non ha luogo quando l'errore

il

ri-

dominio, spccialnjente quando si


guarda
errato sulla identit deHobbietto, perch, come dice Ulpiano in un caso, nemo errami rem svan amittit (u).
lintenzione di trasferire

Negli

o acquistare

il

ultima disposizione questo principio anche pi ampiamente

atti di

applicato, cosi p. e. nullo queUatto di ultima volont,

una persona,

sol

perch

che

testatore

il

disposto

il

quale dispone a favore di

errore sulla qualit della medesima, credendo

vi fu

tore che fosse suo figlio o suo congiunto

(v)

il

testa-

Similmente nulla quella disposizione

non avrebbe presa, se avesse conosciuto

le

circostanze dell'oggetto

(x).

c Finalmente ne contratti il principio riconosciuto specialmente: quando i


due contraenti hanno qualche altra cosa in mente che lobbietto del contratto (y)
quando l'errore riguarda la esistenza dell'oggetto, specialmente quando esso andato perduto prima che il contratto fosse stato conchiuso (z): quando finalmente 1' er)

rore concerne la identit dell'altro contraente (aa).


2) Il principio generale, che lerrore non esclude la libert dellarbitrio evidente nei fatti, nei quali la volont si manifesta con atti esteriori, poich in questo
caso la esistenza della

medesima certa. Ma nelle tacite manifestazioni allincontro,


non per s certa, ma si deduce dagli atti che sintra-

la dichiarazione dellarbitrio

prendono. Ora se queste azioni sono intraprese per errore, non possono essere

rite-

nute come tacite manifestazioni della volont; e qui ancora lerrore produce le sue
conseguenze, poich la volont apparente, e l'atto non ha i suoi effetti: cos quando uno si lascia condurre innanzi un tribunale incompetente, che egli reputava competente, il suo atto non si avr come una tacita fori prorogatio, come ci sarebbe,
se non

vi fosse

la

opere

le

come

errore (bb)

aqua

Nellazione de

medesima non ha luogo quando

ne che
per

fatte dal

tacito consenso:

ma

et

aquae pluviae arcendae, si ritio


pu esser danneggiato

proprietario, che

il

suo vicino, lascia fare

le

opere medesime,

se egli tacque, perch ignorava

potevano arrecare, l'azione avr luogo con pieno suo


(u) L. 35.

de acqu.

quasi meaiu vel pupilli,

quia

nemo

errans

de

olii

rem suam

pr emt. (41. 4). L. 3.


(v)

rer.

g. 8.

dom.

amittit.

(y) L. 9. pr.
(z)

non

recessit

V. anc.

L.

legat. (2. 20).

4.

L.

de coni. emt. (18.

7. C.

suo ta-

il

meus vel tutor pupilli rem suam,


dominium, et nulla est alienatio ,
de acq. posa. (41. 2). L. 2. g. A.

L.

ab

34

iis

pr.

de reb. cred. (12.

(bb) L. 15. de iurisd. (2. 1).

de hcred. ins

(8. 24).

67. g. 8. de legat. (31)

L.

1).

14. g. 2. L. 15.

L. 10. C. de legai. (6. 37).

1).

L. 8. pr. L. 15. pr. 44. de coni. emt. (18.

(aa) L- 32.

suo silenzio vale

perch

de cond. caus. dal. (12. 4). L. 13. g. 2. de contr.emt. (18.

lib. et post. (28. 2).

de

il

danno che quelle opere

(41. 1). Vip. Si procuratnr

tradiderinl,

L. 8. C. de test. (. 23).

(i) g. 4. Inst.

il

effetto; giusto

1).

L. 52. 21. L. 60
L. pr. de iud.
g.

1).

2.

g. 4.

de furi. (47.

2).

(5. 1.).

Digitized

by

Google

127

cere sopra un fondamento erroneo non pu ritenersi come una tacita manifestazione
di volont: Nulla enim vluntas errantis est (cc). Similmente quando l'erede istituito, per. errore

prende cura delle cose ereditarie credendole proprie,

non potr essere ritenuto come una


il

tacita

il

suo operare

adesione alla eredit medesima

(dd).

3) A questo principio si congiunge ancora l'altra massima che l'errore esclude


dolo e la mala fede, ossia quando la legge fa derivare una serie di pregiudizii dalla

non hanno luogo nel caso che

esistenza del dolo e della mala fede, questi

rore

vi fosse er-

(ee).

Oltre a questa distinzione unaltra ve ne ha

(2)

Terrore di

diritto:

questa distinzione

la quale

concerne solamente

avendo prodotto molta differenza

di opinioni

nelle scuole, ha mestieri di essere considerata particolarmente in tutte le sue parti.

ignorando non prodest acquirere volenError facti ne inaribus quinon


dem in damnis vel compendiis obesi; iuris aulem error nec feminis in comperidiis prodest; ceterum omnibus iuris error in damnis amittendae rei suae non no-

cet

In un luogo Papiniano sentenzia:

(fF)

principio che da questi

Il

solutamente non nuoce n

due

passi

si

rileva 6

il

seguente: Lerrore di fatto asin rapporto al luerum o com-

damnum, n

in rapporto al

ma Terrore di diritto assolutamente non giova in lapporto al compendium

pendiarli;

non nuoce

in rapporto al danno. Espresso

con ragione
liti

Iuris

nocet: e poscia:

tibus, Situai vero pcteutibus

ti

le pi serie difficolt,

il

principio cosi generalmente, ha elevato

trovandosi in contraddizione con

principii stabi-

nella teoria delTerrore, e con l'applicazione di essa.

di vero

secondo

il

principio stabilito Terrore vincibile non scusa

modo

rore di diritto in special

considerato, rarissimi casi eccettuati,

mai e Ter-

come

TefTetlo

Papiniano abbiamo perfettamente


l'opposto, imperocch Terrore di diritto, nel caso di danno, sarebbe sempre scusabile; e similmente T errore di fatto sarebbe poi in ogni caso scusabile, cio anche
quando prodotto da negligenza. Per tali contraddizioni, Savigny (gg) conchiude, che
testi di Papiniano non meritano considerazione, poich sono una pruova poco felice per stabilire in questa teoria un principio generale. Questo certamente non sarebbe, secondo lui, un errore di Papiniano; ma piuttosto decompi latori delle Pandette: imperciocch se noi potessimo conoscere non un frammento, ma tutta la teoria come fu trattata da questo grande giurista, sapremmo che egli volle discorrere
di negligenza, e quindi nuoce. Ora nel principio di

forse dell errore delle persone privilegiate, e propriamente delle donne.

(cc; !.. 11).

ei
si

20.

ilo

aqna

et acq. pi. (39.

Pomp. Labeoait,

si

Ma

quest in-

pallente vicino opusfaciam,

quo ei aqua pluvia noceal, non teneri me actione aquae pluviac arcendae; L. 20. seti hoc
non per errorem aut imperitiam deceptus fuerit, nulla enim vluntas errantis est.
(dd; L. 20. pr. de acq. hered. :29. 2.

(verb. nec
L. 84.

enim quae ex testamento

de B. V.

8. . C. b.

I.

(6. 1.).

etc.)

V. anc.

de

$. 7. Inst. de test. ord. 2. 10.).

inolf. test. (5. 2.).

L. 79. de legai. (31.).

L. 8. de ber. pel. (5.

L. 20. pr. Tamil,

ere. (10. 2.).

ita,

L. 19.
3.,..

L.

4. 5.

L. 18. C. de R. V. (3. 32.).

(ee) L. 23. 8- 8.
Inst. de usuc. (2. 6.).

de her. pel.

Item

sit is

(5. 3.).
,

ad

L. 36. 8-

quem

credens, tendiderit aut donaverit, furtum

1-

L. 37. pr. de usurp.

ancillae usufructus pertinet

non committil; furtus enim sine

41. 3

).

8-

8.

partum suum esse


non

alTectu furandi

commini tur.
(8)

t.

(gg)

7. 8. h. t.
V. anc. L. 3. C. Th. de spons.(3.
Savigny, 0. C. app. Vili. N. VI.

8).

Digitized by

Google

128

gegnosa opinione del Savigny non soddisfacente: non bisogna provarsi a spiegare
la contraddizione, l'interpetre deve provarsi per eontra a conciliare quei testi colla
legislazione romana.

Hermann al contrario fa distinzione tra significato delle parole compendium,


damnum, e damnum amiUendae rei suae. Compendium sarebbe usucapione e
il

negozii onerosi bilaterali,

gno

damnum

e finalmente

significherebbe le omissioni, per le quali

le

parole damnum

si

perde una sopravvivenza:

amiUendae rei suae avrebbero per

nazioni, la solutio sine causa, specialmente la solutio indebiti

porto

significato le do-

in rapporto al

damnum errore da considerarsi dev essere scusabile


damnum amiUendae rei suae preso in considerazione

pendium
al

un guada-

quali sono conchiusi nella intenzione di fare

l'

generalmente non scusabile

(hh).

com-

mentre in rapanche 1 errore

Questa teoria non solo lascia perfettamente tran-

ma arbitraria, opposta non solo alla lettera de'framancora alla teoria generale dell'errore.
Affinch potessimo procedere con ordine fa mestieri in primo luogo indagare

quilla la contraddizione notata,

menli

di Papiniano,

ma

significato delle parole

il

nostra mente

il

lucrum

compendium

significalo pi

altrimenti dello

Ma dopo un

cessane.

comune,

damnum emergens

attento

damnum.

In sulle prime

significare cio

compendium

esame

il

damnum

il

si

presenta alla

danno

datino negativo

nel sistema giustinianeo

positivo

altrimenti

vediamo es-

essendoch non poche volte il damnum


sere possibile anche un altro significalo
emergens ed il lucrum ccssans vengono compresi con la parola damnum. Difatli
,

Paolo in un luogo dice: In lege enim Aquilia damnum consequimur et amisisse


dicemur quod, aut consegui poluimus, aul erogare eogimui (ii)
e altrove cosi si
esprime Ulpiano Damnum autein pati videtur, qui commodum amillit, quod ex
:

publico consequebatur, qualequale sit (kk).

Ora stando tutto ci non contraria ai fonti l' opinione, che nel damnum di
Papiniano debbasi intendere tanto il danno positivo quanto il negativo, mentre con
,

la parola compendium egli intende quel lucro che s consegue a causa dell' errore.
Tanto pi chenei fonti uriaprecisa distinzione negli effetti tra lucro cessante c. danno
emergente non esiste, anzi tanto l'una che l'altra specie hanno le medesime conseguenze ma non cosi quando comprendiamo la parola compendium nel senso nostro, essendo diverse le conseguenze; giacch la idea fondamentale la perdita di
ci che non avremmo mai avuto senza l'errore.
Indagato il significato delle parole, e [tosto per principio che debbasi tener sem;

pre conto della teoria generale dellerrore, applichiamo questa

ai testi

di

Papinia-

Due interpretazioni sono possibili o sotto le parole error iuris s intende l'errore di,diritto scusabile, ossia quello stalo in cui ad una persona riusciva impossibile
no.

la

conoscenza del

diritto:

ovvero

1'

errore di diritto assolutamente preso, cio an-

che quello che potevasi facilmente evitare. Attenendoci

al

primo

significalo, la

con-

seguenza sarebbe che, in rapporto al compendium o al lucro l'errore di diritto non


scuserebbe affatto; in rapporto al damnum sarebbe poi ammesso solamente l'errore
di diritto scusabile. Che se si volesse eseguire il secondo supposto, il pensiero di
(hh)
(ii)

Hermann

degli effetti dell'errore. Welzl. 1811.

L. 33. pr. ad Leg. Aquil. ,9. 2...

(kk) L. 2. . 11. ne quid in loco pub. (43.


L. 11. pr.

ad ezhib.

(10. 4).

8.) V.anc.

g. 10. Inst.

de Leg. Aquil.

'4.

3).

L. 13- rat. rem. haber. (46. 8.).

Digitized by

Google

129

Papiniano sarebbe

al contrario il seguente
in rapporto al danno scusa qualunque
errore di diritto, nel compendio quello solamente tenuto per scusabile. Per non essere in contraddizione con tutto il sistema crediamo la prima interpretazione pi

esatta. Egli certo

che nel

diritto

romano

tanto vale errore di diritto, quanto er-

rore di fatto prodotto da grande negligenza ora se in rapporto al danno dovesse


scusare ogni errore di diritto, scuserebbe egualmente ogni errore di fatto anche se
la causa del medesimo fu una somma negligenza
sarebbe (presta una conseguenza
da spaventare anche i sostenitori della dottrina contraria ; giacche ci sarebbe con;

trario all'altra

massima

qui sua culjm

damnum

scntit

danmum sentire non

ito-

telligitur. Pi savio consiglio

sarebbe quello di ammettere che Papiniano nelle leggi


citate non voglia fondare un principio generale , ma applicare la teoria dell' errore
ai casi del danno e del lucro , e suppone per conseguenza le regole generali sicch la legge sonerebbe cosi un errore di fatto scusabile ) preso in considera;

zione tanto in damnis quanto in compendila lerrore di diritto (scusabile) pu giovare in damnis ma non in compendi. La difficolti che fa nascere questa interpretazione sta in ci, che in rapporto al compendio 1' errore di diritto anche scusa;

bile

non ha nessun

elletto

e sarebbe poco naturale di ammettere questo pensiero

in Papininiano, di stabilire cio casi in cui

neppure Terrore di

diritto scusabile po-

tesse essere preso in considerazione. Questa difficolt di nessuna importanza

dopo
compendium; in qualche caso di
lucrum cessane la legge chiede che T errore di diritto sia scusabile, come sarebbe
p. e. quando una persona per errore di diritto trascura il termine per la bonorum
che

si

dichiarato

possessi

il

significato del

damnum

e del

(11).

questa nostra opinione potrebbesi opporre che Terrore non potr mai essere

il fondamento di un positivo vantaggio, dappoich se T errore alle volte scusa non


certamente per conseguire un utile, ma per evitare una perdita, e quindi se la legge 8
accenna all'errore in rapporto al compendium, non devesi per questo vocabolo comprendere un reale vantaggio, ma il lucro cessante. A questo proposito bisogna ram-

mentarsi de' vantaggi che vanno uniti alla bonae fidei possessio , cio T usucapione
e lacquisto della propriet dei frutti naturali ed massimamente a questo projx)sito che devesi applicare quel dato punto della regola di Papiniano, cio che T er;

anche scusabile , non ammesso nel compendium ; Paolo dice


Numquam in usucapionibus iuris errar possessori prodest (mm).

rore di diritto
proposito

(Il)

L. 10. de bon. poss. (37.

(mm)

L. 31. pr.

usucapionem
18. pr emt.

1.).

de nsnr. (41.

L.

3.

).

V. anc. L. 24. p{. eod.

op. IV. p. 802.

).

Vangtrotc, O.

Pone Ili,

C. 8- 83. an. V.

coni. lur. civ.

I. c.

Pompon. Ubi

lei inbibel

L. 32. 8- eod. L. 4. h. L. 2. 8 V. an. Cuiacii Obscrv. V. 39. in


21. 8- 13. Muhlonbntch, Arcbir. Civ.
p-

bonatides possidenti nihil prodesl.


41. 4.

al

2. in fin. quis ordo in poss. serv. (38. 15.).

1-

t.

tt.

301.

Diritto

romano

17

Digitized by

Google

C) Della frode.
T. D. de dolo inalo

(4. 3.)

Intendiamo per frode


per un affare giuridico

(a);

T. C. h.

dolus

t> (2.

21).

trarre altrui in errore e giovarsene

il

onde non pu esistere dolo senza lerrore dal-

La volont che nel determinarsi subisce linfluenza della fropu sembrare anche apparente invece essa, come nella teorica della
reale, ed il suo manifestarsi crea un per s valido
dellerrore,
violenza e
negozio: per, come la violenza, la frode; si oppone al libero svolgimento
della personalit, onde vediamo dai Romani consacrare a questo proposito
laltra parte.

de,

medesimi principii di equit e dare a colui che soffre per malizia alcon Yactio e Yexceptio doli e con la restituzione in intiero un mezzo
per rescindere latto (b). Una sola differenza vi ha tra i mezzi dati a causa
del timore, e quelli per la frode, ed , che i primi operano sempre contro
chiunque, ossia in rem, laddove questi contro colui che si serv dellini

trui

ganno, ossia in persomm.


Affinch questi mezzi potessero giovare allingannato conviene che
fede, poich se

questi sia di

buona

de, allora

dolo resta compensato

il

contraenti agirono entrambi con fro(c),

e che

inganno non sia

facile a

rilevarsi (d).

suppone un errore nella parte contraria; ora quando questo errore versa sul diritto ossia non scusabile,
la frode che siavi stato nell altro contraente, non pu dar fondamento a

Da

tutto ci si ricava che la frode

nessuna azione.
Il

(a)

dam

dolo non

si

L. 1. g. 2. b.

presume mai,

t.

Vip.

alterius dccipiondi causa,

ma

Dolum malum

quum

aliud

(b) L. 1. g. 1. L. 4. g. 13. de doli

si

devessere sempre provato

Servios

quidem

mula tur

et alimi agitar.

mali et met. eie. (44.

ita definii,

4).

(e).

machinationem quan-

Paul. Ideo autem hanc cxcc-

ptionem Fractor proposuil, ne cai dolus suus per occasioncm iuris cirilis conira naturalem acL. 13. g. 4. de ad. emt. vend. (19. 1).
L. 7. pr. h. t.
qnitatem prosit.
L. 37. g.
(c) L. 36 b. t. Marc. Si dao dolo malo fecerint, invicem de dolo non agent.

3.

de coni. emt.

(18. 1.).

(d) L. 16. g. 4.
(e)

de minor.

(4. 4).

L. 6. 18. g. 1. do prob. (22.

ne, docere

dolum od missum debet

3.).

Vip. Qni dolo dicit factum aliqnid

L.

6. C. h.

t.

L.

licei in

exceptio-

31. pr. pr socio (17. 2.).

Digitized by

Google

Suvigny

111. 8-

durre

effetti

46 .

Della dichiarazione della volont.

II.

La volont

131

130.

eh

il

fondamento di ogni

nel diritto, se

non

si

fatto giuridico

non pu pro-

momento

manifesta esternamente; dal

ch dichiarata, decidiamo della sua esistenza.

Tale esterna manifestazione pu essere di diversa forma, e propria-

mente pu seguire con

forinole determinate o senza, in

modo

espresso

tacito e presunto.

1) Diciamo essere dichiarazione di volont formulata, quella che non


pu essere altrimenti fatta che nel modo preventivamente determinato
dalla legge; per la validit di essa le forinole sono requisito essenziale
com pel matrimonio, pel testamento, ecc. La dichiarazione che avviene
:

in questa forma

ha

il

vantaggio di offrire una maggiore garantia e circo-

spezione.
2) La dichiarazione della volont pu non aver bisogno della formola,
e allora sar semplicemente espressa; pel che non necessaria assolutamente la parola, basta un atto diretto come lo scritto, un semplice cenno,

e simili

non

(a).

rivolti

Ma se al contrario risulta da mezzi indiretti, i quali, sebbene


manifestamente ad un negozio civile, pure rivelano unintima

risoluzione riguardo ad esso, la dichiarazione

La

tacita dichiarazione in alcuni casi si

si

dir tacita.

pu interpretare in vario mo-

do, e chi argomenta da essa, bisogna che faccia uso delle regole della interpretazione, poich
biguit

come

non difficile che

ed allora colui

in simili

che vuole evitare che

tacito assentimento,

atti indiretti

suoi

atti s

nasca am-

interpretino

ha bisogno di far protesta o riserva, e per

una novella dichiarazione di volont.


silenzio per s stesso non pu essere mai considerato come ma1 atto interno,
finch non si diesteriormente, potr entrare nel dominio della morale, ma non
qualche caso in cui il tacere
Vi

nondimeno
quello del diritto (b).

mestieri

Il

nifestazione di volont, in quanto che


chiari

mai

in
(a)

mun
ci

L. 38. de ubi. et act. {44. 7). Paul.

literae,

bus lingua

bus

ei

impedimento

(b)

sit.

L. 142. de R.

eum non

Non

figura literarum, sed oralionr,

quam

cipri-

obligamur; quatcnus placuit, non minus valere, qood scriptum, quam quod voL. 21. pr. de legatis (32). Paul. Nutu etiam relinqui-

figuratis signifcaretur.

tur Odeicommissum, dumraodo

I.

L.
(

is

nutu relinquat

).

qui et loqui potcst, nisi supervenicns mor-

L. 6. de reb. cred. (12. 1).


de assign. liberi. (38. 4).
Paul. Qui ucci, non utique fatetur, sed tamen veroni est,

1. . 3.

50. 17.

negare.

Digitized

by

Google

132

gi una volont dichiarata, onde la massima qui tacet consentire videtur n; la ragione che la legge stabilisce in certi casi la necessit di manifestare una determinata volont, onde se allora si tace, questo silenzio
chiaro indizio di un volere, e la volont quindi assolutamente presunta : cos p. e. l adozione, nello stretto significato, gi valida pel tacere
dell' adottato (c); il tacere del padre, mentre si contrae il matrimonio di

suo

figlio,

ritenuto come consenso

lenzio del padre in

un mutuo

fatto

come assenso

il

si-

figlio (e), ecc.

La volont, ancorch manifestata

vale ancora

Del consenso del terzo.

III.

(d);

da suo

nelle

forme discorse nel prece-

dente paragrafo, pu alle volte non produrre i suoi effetti, poich sola
non sufficiente; ma ha bisogno del consenso di altre persone; di questa

natura la volont del pupillo, la quale non pu esser valida senza il


consenso del tutore, del figlio di famiglia in molti casi senza 1 assenso
del jiadre, ec. Si richiedono allora due volont egualmente libere, e di-

medesimo scopo: onde ne segue che il consenso del terzo pu analle medesime influenze di ogni altra volont, come alla viopu essere liberamente dato e liberamente

rette al

dar soggetto

lenza, all'errore, alla frode; e

negato.

Questo consenso a sua volta pu essere espresso o tacito ; cos


colui, che deve dare il suo assenso, ha perfetta conoscenza della

quando

volont dichiarata, e per tanto non fa nessuna riserva, il consenso ritenuto come tacito, specialmente quando colui, che dichiara la sua volont,

ha direttamente indirettamente

II

consenso

tacito si

notificata all altro.

manifesta ancora quando colui, eh chiamato

a darlo, fosse presente alla dichiarazione della volont: come se fece da


testimone o in questa qualit ha sottoscritto 1 atto (a).
Mancando il consenso di quelle determinate persone, la volont dichiarata rimane senza efficacia.

(c

L. 8. de adop. (1.7).

(d) pr. Itisi.

de nupl. (1. 10-

(e) L. 12. 16.

(a)

L.

1. 8- 3.

ad SC. Maced.
quod. iussu

).

M.

15. 4.

6.
).

).

L.

26. g. 1. de pign.

20. 1

).

L. 8. g.

15. quib.

Marc. Non videlur autem conscnsisse crediior , si scientcr co debitorem


vendiderit, qnum ideo passus csl venire, quod sciebat ubique pignus sibi durare; sed si suhscri-

mod. pign.

20. 6.).

pscrit Torte in tabulis emtionis, conscnsisse videlur, nisi manifeste apparcat,

quod observari

oportet, et si sine scriplis consenscrit.

deceptum esse;

133

48 .
IV. Della ratificazione.

Buste, de ratihabilionc, Lips. 1831.

Intendiamo per ratihabitio

ratifica,

il

consenso dato ad un netrattisi di affari pro-

gozio posteriormente alla sua formazione, sia che

per

prii, sia di affari altrui,

consenso; appena

la validit dei quali fosse necessario

consenso dato.il negozio

il

civile

nostro

il

considerato valido

come se dal principio fosse stato validamente conchiuso (a); p. e. se Tizio


impegna una cosa di Caio, e questi dopo ratifica il pegno, questo sar valido non dal momento della ratifica, ma dalla costituzione dellatto stesso;
similmente quando un figlio di famiglia contrae un mutuo senza il consenso
di suo padre, e questo segue dopo, il mutuo sar valido dal momento della contrattazione (b). Ma daltra parte la convalidazione dellatto non deve
arrecare nocumento ai

do

p. e.

diritti

legalmente acquistati da terze persone.Quan-

Caio ha oppignorato una cosa di Sempronio dapprima a Tizio, e

poscia aMevio, ed

il

proprietario stesso labbia dato in pegno ad

medesimo tempo

ratificando nel

tamente avere la medesima data;

un

terzo,

due primi, i tre pegni non possono cerin primo luogo verr il creditore del

ma

proprietario dell oggetto, quindi Tizio, ed in ultimo luogo Mevio.


Quando un negozio civile ha tale difetto in s, che pu esser tolto col
semplice consenso, o quando il negozio giuridico poteva essere rescisso,
ma invece della rescissione segue 1' assenso, questo si retrotrae al mo-

mento

della conchiusione del contratto

(c).

Quando.il negozio giuridico non valido per condizioni indipendenti


dalla volont, ossia per difetto, che

circostanza che rendeva nullo


ratificasse

(a)

L. 86. de ind.
est,

tamen,

8. 1

60.

cf.

(c)

L. 28. in

quum
I.

proenrator non esset, litem

80. 17

).

- L.

ad SC. Maced. ( 4. 28 ).
C. de denot. ini. vir. et uxor.

fin

quum amplior

ratifica

retro res in iudicium recto dcducta.

L. 182. g. 2. de R.

(b) L. 7. pr. C.

nalio, vel

negozio civile venisse meno, e questo

71. g.

ad

ratihabitiones negotiorum ad

rem dedneere

sii contestali,

L.

1. 2.

veris-

deinde ratum

16. g. 1. de pign. (20. 1.).

de

so!.

46. 3

).

non amptior sii dosilenUum donatoris, vel donatri-

(8. 16)... Sin vero vel

essel, in artis insinuata sii, lune et

cis, et specialis confirmaiio

si

e non da quello

(d).

Vip. Licei veruni procuralorem in indicio

).

ctsi quis,

domini habuerit, videtur

_L.

assenso non pu togliere via; se la

sarebbe valido dal momento della

della conchiusione dellatto

simum

il

tempus referatur,quo donalio conscripta sii, sicut et alias


reduci tempora oportet , in quibus contrada snnt. Nec iu

illud
illa

celerum sublilem divisionem facti


(d) L. 23. C. de don. int. vir.

vel iuris introduci posse.

et uxor., et

de ralihabitione (8.16.). lustinian....

Nam

ani-

Digitized by

Google

134
Quando

non ha
e. quando un testamento nullo per difetto di fornon pu mai essere ratificato.
La ratihabitio pu essere ancora espressa o tacita cos alcuni atti
giuridici vietati, quando non sono rivocati per tutta la vita
s intendono
la dichiarazione della volont devessere formale (e)

luogo ratificazione; p.
inole,

ratificati

com delle donazioni tra coniugi

giacch quando 0 coniuge

donante neHuItimo momento di sua vita non dispone altrimenti della donazione fatta durante il matrimonio; questa, nulla fino a quel punto, indi considerata valida.

SEZIONE

II.

DEI NEGOZII CIVILI.


. 49.

I.

Concetto c specie del ncgozll

civili.

Intendesi per negozio civile quella dichiarazione di volont

I.

quale crea, modifica o annulla una relazione giuridica.

la

I negozii civili

possono essere di differente natura.


1} Sono unilaterali o bilaterali; in questi necessaria la convenzione
due o pi persone interessate ; negli altri suiliciente la dichiarazione
un solo. negozio civile bilaterale il contratto; unilate-

di

della volont di

rale

il

testamepto, loccupazione, ecc.

2)

Sono

inoltre lucrativi

di liberalit a tutto lucro di

od onerosi

una parte

primi consistono in un atto

come

la donazione

per

gli altri

contrario in uno scambio di equivalenti.

Sono finalmente

3)

guono dai primi


della parte
la

tra vivi o per causa di morte

questi si distin-

dopo

in quanto che gli effetti ne cominciano

di questa natura

sono

testamento,

la

morte
e

legato,

il

codicillo

tenore del negozio civile

si

possono di-

il

il

donatio mortis causa.


II.

Per

ci che concerne

stinguere tre parti integranti

il
;

essenziali, naturali,

ed accidentali. Parti

donationem , minime iniimatam , nec per silentium eins , qui donava, con(innari concedimus. Sin vero spccialiler eas in suprema voluntale donator vel donalrix confirmaverit, sine ulia distinclione ratae habebuntur, ita (amen, ut si quidcin ultra lege ioitam quanplioris qusnlitatis

titatem expositae minime in actis insinuarne fucrint,specialis earum conlrmatio ex eo tempore

vim habeat, ex quo eaedem donationes confirmatae sunt.


L. 27. 65. g.
(e) v.

1.

de

rii.

L.

4. . 0.

do

off.

proc. (1.

16.)

nupl. (23. 2.).

46.

DigitizecLby

Gp oglc

135

essenziali diconsi quei requisiti strettamente necessarii

all

esistenza del

negozio giuridico. Parti naturali quei requisiti che per legge si supponfinch non venga provato che i contraenti abin un atto giuridico

gono

biano disposto altrimenti. Tutto quello poi eh e aggiunto dallarbitrio delle parti

e che per conseguenza non n essenziale

legge, dicesi parte accidentale di

uno negozio

si

suppone per

civile.

. 50.
II.

Sono

Parti essenziali.

parti essenziali d ogni atto giuridico la idoneit del subbietto,

quella dellobbietto, e la valida manifestazione della volont.


1

In primo luogo strettamente necessario per ogni negozio civile

la idoneit del subbietto

(a).

2) In secondo luogo lobbietto dev'essere capace dessere o divenire


obbietto di un negozio civile: giacch quando questo versa sopra un oggetto che

non

esiste

o che non mai

esistito,

nullo; lo stesso

si

dica

(b). Similmente non pu esiha per obbietto una cosa fuori commercio (c).
Nulli sono egualmente quenegozii civili, i quali si mostrano contrarii ai
buoni costumi (d).
3 Requisito indispensabile ancora una valida manifestazione di volont, e propriamente la manifestazione di una sola volont nel negozio
unilaterale, e laccordo di due o pi nel bilaterale. In alcuni negozii ol-

quando

oggetto non pu venire in essere

stervi negozio civile che

tre a ci necessariamente richiesto 1' assistenza di altre persone ; questi


vengono appellati per nomenclatura giuridica negatici solemnia , e le
persone che devono prestare la loro presenza si addimandano perci soatti

lenni testimoni. In qualche altro negozio civile

un

requisito essenziale

la dichiarazione in iscritto: ci riconosciuto nella legislazione giustinia-

nea massimamente per

la intercessione delle

donne

(e).

V. g. 14. ss. 8. 42.

()

(b) 8- 36. Inst.

de legatis (2. 20). L. 35. de verb. ob. (45. 1). L. 31. de R. I. (So. 17).
esl, ncque pacla, ncque stipulationes faclum posse tollere; quod enlm impossibile
neque paclo, neque stipulatione polest comprehendi, ut utilem actionem aut factum efDcere

I lp.
est,

Verum

possit.
(c) 8'

Inst.

de legatis

quas quis habere,


Pentium

ius, vel

10. de legatis (30).

(2. 260).

L. 34. 8-

1.

de coni. emt. (18.

vel possidere, vel persequi potcst, venditio recte

mores

civitatis

commercio ciucrunt

L. 83. 5. de V. O.

(45. 1).

earum

L.

1).
fit,

Omnium rerum,
quas vero natura, vel

Paul.

nulla venditio est.

1. 8- 4.

de 0. et A.

L. 39. 8- 8.
44. 7).

-8-

2.

Inst. de inut. stip. (3. 19).


(d) 8- 30. Inst.

ne

fiat,

(e)

promissum
L. 23. 8-

de legatis

sii,

2. C.

(2. 20).

L. 7. 8. 3. de pactis (2. 14).

Vip. Si ob maleflcium,

nulla est obligatio et Uac conventione. L. 20. 33. 8. 1- V. 0. (45.

ad SC. VeUeian.

1).

(4. 29.).

Digitized by

Google

4) In alcuni negozii civili

come

l'autorit giudiziaria,

Finalmente in

5)

rescritto dell

nell

13G

strettamente richiesta

altri affari giuridici

imperatore

conferma del-

richiesto necessariamente

cos nella impetratio

la

nellalienazione debeni del minore.

un

domimi per principem,

arrogazione.

La natura

di ogni singolo negozio civile

e la legge

avvisano dei

ci

requisiti naturali dellatto.

Parti accidentali de negozii

III.

civili.

Delle condizioni.

51.

1)

Concetto, e specie delle condizioni.

T. D. de condilionibas et demon C.de donai, quae sub modo vel conditione vel certo tempore

T. D. de condilionibus institutionum (28.


slrationibus(35. 1.)

7.)

ciuntur (8. 35.) C. de condii, insertis, etc. (11. 40).


conditiontbns.

V. Ueinnecii iurispr.

Coni. inr. civ. lib. Vili. e. 30


pratico

Rum.

et

A.

sqq. Saoijni/, Sist.

Balduini

I.

pag. 523

III. 8-

confi-

Comnienlarins de

e sqq.

Domili

Sintenii, Diritto civile

116

8- 20.

I.

I. Condizione quella parte accidentale di un negozio civile, la quale


dipendere in modo arbitrario la esistenza del negozio stesso da un
ed incerto ; oppure dicesi condizione 1 avvenimento stesso

fa

fatto futuro

futuro ed incerto in quanto che da esso dipende la esistenza dellatto.

Da questa definizione si scorge che


quando lavvenimento non
1

rente

la condizione

incerto

ma

solamente appa-

che o certo che

si

avvera, o certo che non potr avverarsi; 2) similmente apparente quella


condizione la quale non che requisito necessario dell' atto stesso , ossia
le cosi dette

conditiones tacitae.quae insunt, extrinsecus renimi

se sistituisse

un

un erede con

la condizione

legato con la condizione che

erede

che sopravviva

istituito accetti la

p. e.

(a);

al testatore,

eredit

per,

che devono per diritto essere incondizionati, come l'accettazione, la diseredazione di un heressuus,

quando

simili condizioni

sono apposte ad

valgono come vere condizioni, e perci


ta) L. 99. h. t.
e.

quae

si

).

de hered.

qnis beres distai, et tamen

area etto, et

nem.

L.

guum

latto

non

I.

(b).

3) Nella

mei.

facilini legata condilionalia.

Procul. Sic enim

inst. (28. 5.).

Demo

dubitai

quin

fili!

si ita aliquis

Aerea erit Titiut, filius exheret etto

77. 193 de R.

annullato

Papin., Conditiones extrinsecus, non ex testamento venienles.

tacite inesse videantur,

(b) L. 68. in fin.

fi

35. 1.

atti

nullius

exheredario

cum

eo valet,

filium exberedaverit

momenti

TYliua

esse exheredalio-

Muditi. Exspressa noeent, non cipresso non noeent.

Digitized by

Google

Ili"

desima guisa non vera condizione quella che facesse dipendere la esiun avvenimento passato o presente (c).
II. Le condizioni si distinguono in 1 ) positive o negative; le prime
sono quando l'awemraento che fa condizione positivamente espresso,
ossia deve avvenire affinch il negozio fosse considerato come esistente;

stenza del negozio giuridico da

negative, quando negativamente espresso, ovvero quando dal non accadere di un avvenimento dipende la esistenza dell'atto.

La causa, dalla quale dipende la condizione, pu esistere nellaro in un caso indipendente dalla volont oppure tra
onde la divisione in condizioni potestative, casuali,
e miste. In rapporto a quest'ultima distinzione duopo fare le seguenti
2)

bitrio delle parti

questi due termini

considerazioni:
a) La causa della condizione pu dipendere dallarbitrio di colui, il
quale nel negozio condizionale ha tutto linteresse, o dall' arbitrio di colui, il quale si rappresenta come obbligato
oppure dipendente dalla
;

volont di un terzo.

Nel primo caso


inutile, e

neo

latto

il

ritenuto fatto puramente:

latto

erede sotto

istituito

valido, sebbene

condizione se

la

il

pi delle volte la condizione

come

p. e.

quando un

estra-

voglia (d); in quei diritti poi

una determinata dichiarazione di volont, come


il legato, lacquisto della eredit da parte di un suus heres, una tale condizione reale ed effettiva, e 1 atto vale come condizionato (e). Lo stesso
si dica di quelle altre specie di condizioni le quali
bench dipendano
dalla volont di colui che acquista devono essere espresse con un atto
i

quali si acquistano senza

esteriore

p. e. si

Capitolium ascenderti

e che propriamente consistono

una specie di obbedienza, che l'erede o il legatario debbono mostrare


dopo la morte del testatore (f). regola generale di diritto che le condiin

de V. O. (3. 13. Condiliones quae ad praeterilum rei praesens lem pus


veluli ai Titiut
aul omoino non dilTerunt
Maevius vivil dare spondei ? Nani si ea ita non soni, nihil ralet stipulano;
quae enim per rerum naluram suoi certa, non morantur
obligationem, licei apud nos incerta sint.
L. 100 de V. 0. (45. 1.).
6. Inst.

te) $.

referuntur

sin

ameni

aut statini inHrmant obligationem

contul fuit, vcl

si

ita se

habent, statini valet

(d
g. l.h.

L. un. g. 7. C.
t.

(35. 1).

de cad.

L. 12. h.

etto, in necessario

t.

conditionem

dis persona frustra addunlur,

toll. (6. 51).

L.

(28. 7). Ilermog.

1. S- 8. si

etsi

quis omis. caus. (29. 4

Verta haec: Pulsliut Maevius,

facilini, ut, si nolit,

quum,

beres non existat;

nam

L. 78.

si volet,

/urei

involontaria here-

non (aerini addila, invilus non cOlcitur heres.

L. 0.

C. de nceess. hered. instil. (6. 27).


(e) L. 4.

de hered.

inst. (28. 5).

mi. Sed excipiendus est

filius,

Vip. Snus quoque beres sub condilione beres polest

quia non sub omni condilione

insiditi polest et

condilione, quae est in potcstale ipsius, polest, de hoc enim intcr


L. 69. eod. L. 12. h.
(()

L. 11. S- 1. h.

tem implori

oportere,

Diritto

(28. 7).
t.

Vedi noi.

(35. 1).

si in

romano.

omnes

insti-

quidem sub ea

constai.

L. 80.

pr.

preced.

Paul, item sciendum

est,

promiscuas condiUones post mor-

hoc Gant, ut testamento pareatur, voluti:

si

Capitolium ascenderli.

18

Digitized by

Google

138

deblwno essere giudicate come


in cui avvengono (g).

zioni potestative

tura e

casi

Quando

b)

colui

quale

il

tali

secondo

na-

la loro

al contrario la

si

causa della condizione nellarbitrio di


presenta in un negozio civile come obbligato
allora
,

questo per se stesso nullo p. e. se in una stipulazione il debitore


promette qualche cosa a condizione, che il voglia, la stipulazione sar
:

certamente di nessun momento

deve manifestarsi

Se

Al contrario, quando la condizione

(h).

in un azione esterna dell obbligato,

come condizione

fettamente

pu valere per-

(i).

messa

in fine la condizione

un terzo, bisogna fare la distinzione tra contratti e testamenti; in rapporto ai primi,


potendo il terzo avere un possibile interesse d impedire il contratto che
le due parti vogliono rispettare, tale condizione vera non invalida l'atto:
non cos nelle istituzioni di erede, e ne legati; poich in questo caso tanto
c)

la istituzione di erede,

mente

fedecoramesso

il

quanto

un semplice

fettiva

volere,

ma

legato nullo

il

(j)

se ne eccettua sola-

Finalmente se

(k).

zione dipende dalla volont di


in

nellarbitrio di

in

1*
adempimento della condiun terzo, in quanto che non si manifesta
un atto esteriore, la condizione sar ef-

anche nella istituzione dellerede e nel legato

(1).

In fine le condizioni in rapporto

all effetto si distinguono in sospensive o risolutive, sospensive quando la esistenza di un affare sospesa fino a che la condizione non si avvera ; risolutiva quando, avve-

3)

randosi la condizione,

il

negozio civile

dizioni sospensive si determina

un negozio
et simili,

si

risolve

principio

il

cosicch nelle con-

nelle risolutive la fine di

giuridico.

non promiscuas, etiam vivo

testatore eiistere posse, velati: si Tilius consai Cactus

foerit.
(g) L. 4. 8- 1.

L- 8. de hered.

inst. (28. 8).

L.

28. h.

t.

28.

).

L.

4. C.

de

inst. et

subst. (6. 25).


(h) L. 17. 46. 8- 3. L.

re,

108. 8- 1. de V. 0. (45.

quae ex volnntale promittentis

eod. (4. 38).


(a)

sta min capii.

L. 43. 8- 2. de legatis (30). L.

L. 3. de legatis (31). Paul. Si

favai. Nulla promissio poiest consiste-

1).

L. 7. pr.
11. 8-

ita tcgetur: litri

dare damnas

ascenderti, utile legatura est, quamvis in potestate eius


(j)

L. 68. de ber. inst. (28. 5).

Pomp.

de contr. emt. (18. 1)._


7. de legalis (32).

sii,

esto, si in

Semproniura heredcm instituerit sub hac


quamvis non alias beres esse possil Sempro

nius, nisi Titius ascendisset in Capitolinm, et hoc ipsura in potestate

(It)

Stichum liberum
(I)

Sempronius Aere

esto,

non valet

L. 46. 8- 2- de fidec. liberi. (40. 5). Vip. Et

quemadmodum
L. 68.

si

sit

est exprcssa Toluntas Tilii, erit utilis ca institntio.

pserit: i Titius voluerit,

13.

Capitolium non

ascendere vel non ascendere.

Si quis

conditione: Si Tilius in Capitolium ascendevi!,

lamen scriplura non

i,.

si ita

repositum

Atquin

si

Tilii,

quis

quia

ita scri-

instilutio.

adscriptum

sit: ti

Seius voluerit,

esse volo, raihi videtnr posse dici, valere tiborlalem, quia conditio polius est
mihi legatura est: Si Titius Capitolium ascenderti.

de hcr.

inst. (28.

8). Ved.

not.

j. L.

52. h.t. (35. 1). L.l. pr. de legai. (31).

Digitized

by

Google

139

4) Ogni specie di atto civile pu andai soggetto a condizione, vi sono


per negozii che non possono essere sottoposti a condizioni. Questi sono
1

per eccellenza come ladozione, lemancipazione

gli atti legittimi

ecc.

ANNOTAZIONE
Le

(l)

condizioni impossibili essendo variamente intese, e producendo diverse

conseguenze secondo la diversa natura delle relazioni giuridiche, crediamo utile di


esaminarle partitamente. Le condizioni possono essere impossibili in tre modi, fisicamente, giuridicamente, e moralmente.

Le

I.

condizioni fisicamente impossibili /conditio

annullano perfettamente un negozio civile tra

messe
sopra

in

un

quae natura

impossibiliti est)

sono considerate come non

vivi (m),

atto di ultima disposizione (n). In generale bisogna portare l'attenzione

seguenti punti

1) indifferente se la condizione fisicamente impossibile sia affermativamente o


negativamente espressa; p. e. se fu tocchi il cielo col dito oppure se non piovesse
; purch non voglia intendersi per condizioni impossibili negative le cos dette
,

mai

condizioni necessarie, ossia quelle eh esprimono la negazione delle condizioni impossibili: p. e. se tu

non messe

in

non

tocchi

il

civile (o).

Indifferente ancora la persona che deve adempiere la condizione.

3)

Finalmente quando

la

condizione naturalmente impossibile avviene in forma

di condizione risolutiva, s'intende

restando intanto
II.

Le

il

negozio,

come

da s che la condizione per se stessa annullata,


se fosse stato conchiuso senza condizione.

condizioni giuridicamente impossibili, cio quelle che

leggi, offrono del tutto le

non

sono considerate come

cielo col dito; poich queste

qualunque negozio

2)

medesime regole

potest) p. e. se Tizio acquista

con

fetta di queste condizioni

una

delle

prime non

le

prime

conditio

affatto artificiale,

poich sono veramente impossibili; l'unica distinzione, che

sendo

natura immutabili, ed

le leggi di

vi

(m) g. li.

de innt.

Inst.

stip.

come

(3. 19

ma

essenziale; dap-

pu essere,

le

precedenti

si

oppongono ad un

(p).

Si impossibili conditio obligationibus adiiciatur,

).

nikil valet stipulatio.

Impossibili autein conditio babetur, coi natura impedimento

nus eiistat, veluti

quis

si

ita diierit

L. 31. do O. et Act. (. 7).


de reb. (12.
(n)

1.).

Gai.

Si digito coelum attigero

L.7. de V. 0.

III. .

(30).

L. 8.

g. 4.

(o) g. 11. Inst.

(|28.

non

scripta

dare spande

(p) L.

rem

de inut. stip. (3. 19). At

L. 7. 8. de V. O. (48.

137. g. 6. de V. 0. (48.

sa crani,

est,

quo mi-

L. g. 11.
L. 9. g. 6.
1.

3. 6. g. 1. h.

test. (28. 3).

t.

L. 104. g.

et legati,
(38. 1).

1.

de legai.

coelum non

attigero,

(36. 2.).
si

ita

stipuletur

a i digito

dare spondei ? pure feda obligatio intelligitur; ideoque statini petere potest.
ber. inst. (28. 8).

(idei. (46. 1.)

habetur. L.

L. 16. de iniusto nupt.

7 ).
quando dies

t.

L. 29. de

(2. li). Impossibili conditio in inslitutionibus

nec non fdeicommissis et libertalibus pr


L. 1. 6. 20. pr. h.

{18. 1.).

98.

de hered. inst.

10. Inst.

che es-

principi! del diritto mutabili, alcune di

queste ultime condizioni possono addivenire possibili; ma, finch


principio di diritto, sono impossibili

oppongono alle
quae lege implori
si

cosa fuori commercio. La somiglianza per-

1).

1).

Venul.

Savigng,
Quum

I. c.

L. 80. g. 1. de

p. 188. ss.

quis sub bae condiltone stipulate

sii

si

aut religiosam Titius vendiderit, vel forum aul basilicam, et huiusmodi rea, quae

publicis usibus in

perpetuum

relictae sint.ubi

onmimodo

conditio iure impleri

non

potest, vel

Digitized

by

Google

140

III. Tutt' altro poi se consideriamo le condizioni moralmente impossibili, poich esse possono accadere; se non che contengono un principio contrario ai buoni
costumi: onde le prime due specie sono veramente impossibili, queste sono equipa-

rate alle impossibili.

Per

le medesime conseguenze, cio


sono considerate come non messe in un alto di

qual cosa producono

la

annullano ogni disposizione tra

vivi,

ultima volont (q), sebbene con qualche differenza, e propriamente


Nelle condizioni moralmente impossibili non indifferente
1
)

le

dovrebbe adempiere;

quando

la

persona, che

condizione immorale in un contratto


fa promessa, nullo nella medesima guisa come se di-

cosi p. e.

la

imposta da quello a cui si


pendesse da una vera condizione impossibile; quando al contrario si promette alcuna
cosa a condizione se il promettente commetta una immoralit, il contratto valido (r); e similmente se la condizione immorale dipenda da un terzo.
2) Le condizioni immorali espresse negativamente diversificano alquanto dalle
negative impossibili; dappoich queste ultime il pi delle volte sono considerale come condizioni necessarie e valgono come non messe; laddove le immorali, se dal
promettente, o dal promissario, invalidano sempre il contratto (s). Ma se per conira
debbano adempirsi da un terzo, valgono come vere condizioni.
3) Quando le condizioni moralmente impossibili hanno forma risolutiva applicabile la regola generale (I. 3.) quantunque vi sia qualche differenza: se, p. e.
se colui che acquista commetta una imla condizione espressa in questa guisa
,

moralit, la condizione valida

(ved.

|t)

III. 1.).

IV. Sulle condizioni impossibili in "generale son da fare ancora le seguenti considerazioni

1
possibile ebe la causa, il principio che rende impossibile una condizione
solamente temporaneo; pure, se al momento della conchiusionc del contratto essa
il negozio civile (u). Al contrario, quando la condi)

sia

era impossibile, infirma sempre


al principio

zione era possibile


si

e diventa poi impossibile prima di adempiersi, essa

ritiene per deficiente, anche quando

il

principio deU'impossibilil temporaneo

una condizione

2) Spesso avviene che

(v)

dal principio detratto sia impossibile in

parte, oppure possibile, addivenga dopo impossibile in parte.

Le

leggi tacciono

com-

pletamente in rapporto agli alti tra vivi; sicch mestieri ricorrere alla teoria generale, ossia che l'atto civile addiviene nullo; eccetto per il caso, quando molti in-

sieme debbono intraprendere qualche cosa, ed alcuni si rifiutano; oppure quando si


deve dare qualche cosa a molti, e ci non avviene presso alcuni (x) ammesso per
:

non

id tacere ei

liceat, millius

momenti

fore slipulalionem, proinde ac si ea conditio,

tura impossibili est, inserta esser, nec ad

nune impossibile

dum

(q) L. 123. 137. g. 6.

-L.

3.
(r)
(s)

(2.

rem

pertinet,

quod

non eoim secundum

est, postea possibile fieri;

quae na-

ius mutar! potest, et id,

quod

futuri tempori ius, sed secun-

praeseolis aestimari debet stipulatio.

de instimi.

(u)

(43.1).

Ved. not. preced. L. 8. 14. 18. 27.pr.

1. g. 2.

1).

g. 24. Inst.

L. 2. de cond. ob turp.

L. 121. de V. 0. (43.
!..

h.

t.

(28. 7).

(6. 23).

L. 121. de V.O. (45.1). L. 30. de psctis (2.14).

L. 26. 27. de V. 0. (43.

14). L.
(t)

de V. 0.

(12. 3

1.2. C. si

slip. (3. 19).

. L.

8.

de

mane,

ita

ven. (4. 88).

L. 7. g. 3. de

paci.

tut. et rat. distr. (27.3).

1).

133. 8- 1. L. 137. 8- 6. de V. 0. (43.

(vj

L. 83. g. 3. L. 137. g. 6. de V. 0. (43.

(I)

L. 112. pr. . 2. b.

t.

L.

do inut.

causam

(38. 1).

1).

1).

L. 8. G

b.

t.

g. 2. Inst.

de

inut. stipulai. (3. 19).

(6.46).

Digitized

by

Google

141

non si fosse espressa per ladempimento totale.


3) La medesima regola generale sull'annullamento del contratto applicabile
ancora per quelle condizioni, le quali sono relativamente impossibili, ossia che l'oggetto della condizione possibile, ma relativamente, cosi dette ccmditiones per suppoaitionem, vel per accidcns impossibiles, op. conditiones secundum quid impassialtro che la intenzione de' disponenti

biles

(y).

52.

S) Dell* Attempi mento e degli effetti delle condizioni.

La condizione adempiuta quando

I.

si

compie lavvenimento futuro

ed incerto:

La condizione affermativa adempiuta, quando avviene il fatto indicato, e qualora esso non interamente s' avveri, la condizione non pu
1

dirsi adempiuta.

2)

La condizione negativa

che avvenga

il

fatto indicato.

Ma

quando non pi possibile


davvertire che spesso lavvenimento di

effettuata,

quel fatto diventa impossibile solo dopo la morte di chi potrebbe com-

d gravi difficolt in alcuni negozii giuridici, e segnatamente


ultima disposizione: cos esempigrazia, l'acquisto di un legato
una condizione di forma negativa pu esser protratto molto tempo
dopo la morte del testatore, e fors anco non possibile durante la vita del
legatario; il che contraddice alla intenzione del testatore, ed alla natura
della istituzione. Onde i Romani stabilirono questo provvedimento; che il
legatario poteva acquistare il legato, dando cauzione (cautio Mudano), che,
pirlo, e ci

negli

atti di

sotto

se

il

il legato con tutti i frutti.


deve adempire dalla persona a cui fu imposta, a

fatto contrario si avverasse, restituisse

La condizione

si

favore di colui pel quale venne fissata, nel tempo e nel luogo stabilito, e

forma prescritta (a).


4 ) Finalmente alcune condizioni si presumono
veramente non fossero, nei casi seguenti:

nella

effettuate,

quantunque

a ) Quando colui che non ha interesse che la condizione


mette ogni opera a non farla adempire
(y> L. 1. S- 9.

Cai. Insto.
(a)

III. $.

s effettui

(b).

coof. con L. li. de O. et A. (44.7;.$. 1. 2. Inst. do inut. stipai (3. 19).

97. 98.

7). L. 44. pr. g. 1.3. h. t. (38. lj.Paul.Qui heredi dare


domino dare debet; nam et si alio herede insliluto iussus
quae facti sant, non transenni ad dominano, quemslipnlalns sim,non Tito.sed servo einsdari potest, et baec vera

L. 39. $. ult. de statalib. (40.

iussus est servo alieno inslituto, non

est servo Titii dare, ipsi servo datar, quia,

admoduin

si

mihi aut servo

sant. $. 1. Sed
est, et hie

quam

Titii

heredi dare iussus est, videamus, ne

domino dandum

sit; et

onseqaens

servo dari. g. 3. Centra, qui domino debet dare, non implet cooditionem dando servo

dominus consenserit; nemo enim in tali specie condilionem, nesciente me vel nolenimplere potest.
L. 41. g. 12. de fideicom. Ub. (40 3).
(b) L. 181. de R. I. (80. 17). Cip .Iure civili receptam est, quoties per eum, cuias interest,

eius, nisi si
te,

Digitized

by

Google


Quando

b)

142

quegli, in cui vantaggio

disce e cosi vi rinuncia

messa

la condizione, la

impe-

(c).

qualche volta, specialmente in favore della libert, ritenuta


come adempiuta la condizione, quando colui che dovea adempirla, fu impedito per caso fortuito (d).
c

IL Per
1

gli effetti delle condizioni mestieri osservare queste regole


:
Fintanto che la condizione sospensiva pende, il negozio civile non
ma non si tosto quella avvenuta, che latto civile sintegra co-

compito;

me se

dal principio fosse stato conchiuso senza condizione (retrotrahilur

conditio ab inilio negotii)

nasce che
a

(e).

Dal principio retroattivo della condizione

Se sotto condizione

si

ne resta la propriet al tradente,

come

fatta tradizione di una cosa, certamente


il quale pu prenderne qualunque
dispo-

una servit e simili; ma non


appena la condizione adempita, tutte queste limitazioni del diritto di propriet sono annullate ipso facto; ancora la priorit di un diritto di pegno
computata dal momento della sua costituzione, e non dalladempimento
sizione voglia,

della condizione

ipotecarla, costituirvi

(f).

b Gli effetti della condizione adempita non si alterano menomamente


per morte intervenuta di qualcuna delle parti (g).
)

liat qoominus implealur, perinde tuberi, ac si impleu


conditio fnisquod ad libertatem, et legata, et ad hcrednm institutiones pcrdncitur. L. 81. g. 1.
h. t.
1). L. 83. g. 7. de V. 0. (48. 1). L. SO. de conlrah. eml. (18. 1). L. 38. de stalulib

cond tioneni non impleri,


set,

(3S.

(40. 7).
(c)

L. 24. b.

(35. 1). lulian. Inre civili

t.

condilionem implori,
set;

quod plcrique

L. 11. 23. h.
(d) L.

I.

et

Ct,

ad

(28. 7).

94. b.

t.

rcceplom

est, quotics per euro, cuius interest

quominus impleatur, ut perinde habeatur, ac si impleta


ad heredum institutiones perduicrunt. L. 14.

legata, et

L. 34. g.

(35. 1).

L.

4.

de

legatis.

(31.).- L.

3. g. 8. 10. 11. L. 4. g. 5.

(40. 7). lavai. Si bereditas eius, qui

servum

conditio fuis31. 78.eod

quand. dies (36. 2).


L. 20. g. 3. L. 28. pr. de statu.

8. g. 5.

intra dies triginta mortis suae, si rationes


reddidis-

post dies triginta adita est, iure quidem strido ita roanumissus
liber esse non potest, quoniam conditione dcGcitur, sed favor liberlalis, co rem perduiit, ut respondeatur eipletam conditionem, si per euro, cui data csset, non starei, quominus eipieretur.
set, liberuro esse iusserat,

(e)

L. 78. pr. de V. 0. (48.

1).

Vip. Si

filius familias

sub conditione slipulatus emancipa-

lus fuerit, deinde eititerit conditio, patri actio competit, quia in stipulationibus id
ctalnr,

quo contrahimus. L. 11.

L. 108. h.

t.

(38. 1).

L. 18.

g. 1. qui pot. in pign. (20. 4).

de R.

I.

L.

tempus

spe-

16. de solut. (46. 3).

(SO. 17).

L. 11. g. 1. qui pot. in pign. (20. 4). Gai. Videamus, an idem dicendomi sit, si
sub
conditione stipulatione facta hypotheca data sii, qua pendente alius credidii pure, et acccpit
eandero hypothecam, lune deinde prioris stipulationis distai conditio, ut potior sit, qui postea
(fi

credidissel? Sed vereor,

babetur, ac

melius

si ilio

(g) g. 4. Inst.
iri

num

hie aliud sit

dicendum;

quum enim semel

tempore, quo stipulatio intcrposila

est, sine

conditio eitilit, perinde

conditione facta esset; quod et

est.

de V. 0.

camque ipsam spem

in

Et conditionali stipulatione tantum spes est debitum


heredem iransmittimus, si, priusquam conditio ciistat, more no-

(3. 18)

Digitized

by

Google

c)

143

mentre pendeva la condizione debbono esser resticosa dopo ladempimento, avendo nondimeno sempre riguardo
raccolti

i frutti

con

tuiti

la

alla intenzione delle parti (1).

d ) La stessa cosa per la istituzione dun erede sotto condizione; perocch la successione ereditaria non pu avere altra origine che la morte
del testatore, di guisa che

che tempo, ma tostoch

il

pu essere incerto per qualsempre capo dalla morte del te-

diritto dellerede

sia accertato, far

statore.

e) Pel legato condizionato vale contraria regola circa

mentre pendeva

dallerede,

t del testatore

sto

poich

la condizione;

se un termine, anzich

si

frutti raccolti

interpretata la volon-

una condizione, avesse appo-

(h).

Quando

f)

go

come

come

esercizio di esso

ladempimento della condizione; dappoich


ste relazione giuridica di sorta alcuna

2)

non avr luoavranno origine dalmomento non esi-

la condizione sta nellarbitrio del debitore,

la retrotrazione e s diritto

fino a quel

(i).

Appena certo che la condizione non pu adempirsi (conditio depresume che la relazione giuridica non fosse mai venuta ad esilaonde se un oggetto stato alienato pendente conditione, mancan-

ficiens), si

stenza;

do questa, rivendicato da colui che 1 avr trasferito; cos che questi avr
diritto non solo alla propriet dell oggetto ma a tutti i frutti raccolti dal
possessore pendente conditione (j).
3 ) Al contrario nel tempo che pende la condizione risolutiva il negozio civile si ritiene come compiuto, come se fosse stato conchiuso senza
condizione, ma appena la condizione si avvera, 1 alto si risolve in modo
,

come non
tii

(k).

fosse stato mai conchiuso (conditio retrotrahilur ab inilio nego-

Per

la qual cosa la propriet ritorna ipso facto al tradente

bis contingeril. g. 25. [nst. de inut. stip. (3. 19;.

pr. de per. et coni. (18. 6). L. 57. de V. 0. (15.


erti,

decem

dem

obligalum.

dari spoponderit,

L.

2. g. 5.

de don. (39.

Iulian. Si quia,

de usuf.
ti

(7. 1).

con

L.8.

Tiliut conlui factus

2).

5).

L. 15. g. 6. L. 24. g.

1.

L. 88. . 3. ad Leg. Fate. (35.

18. pr. L. 33. 57. pr. ad SC. Trebell. (36. 1).

L. 108. in

(i)

fin.

de V. 0. (45.

luntate promittentis statura capii.

mod.

1).

g. 1. (in.

quamvis pendente conditione promissor moriatur, relinqnet bere-

L. 22. pr. quando dies (36.

(h)

2). L.

L. 36.

1).

L.

lavul. Nulla promissio polest consistere, quae ei vo9. g. 1. qui pot. in pign. (20. 4).

l~ 3. in fin. quib.

pign. (20. 6).

(j)

L. 37. de cont. emt. (18-

1).

Vip.

Si

quis

fuudnm

iure bereditario sibi delatum ita ven-

mox

intcniatur non emtus, sed

didisset; erti libi

emtus

donalus

videtur quasi sinc prelio facta venditio; ideoque sitnilis erit sub condiUone

testatori,

tanti,

guanti a testatore emt ut

factae venditioni, quae nulla est,

21.

fin.

de solut. (46.

(k) L. 3.

si

conditio defeccrit.

L. 8.

pr.

de per. et com. (18. 6). L.

3).

de cootr. emt. (18.

1).

Vip. Si rcsita distracta

sit,

ut

si displicuisset,

inemta es-

non esse sub conditione distractam, sed resolvi emlionem sub conditione.
diem add. (18. 2).
L. 4. C. de pactis int. emt.
L. 1. de L. commi*. (18. 3).

sct, constai,

de in

est,

L.
(4.

2.

54J.

Digitzed by

Google


tutti

fino

144

i
frutti, e tutte quelle disposizioni prese sulla cosa, le quali, valide
aHavvenimento del fatto, sono annullate (I) (2).

ANNOTAZIONI

(t) Il

dopo adempiuta

diritto dell acquirente

contrastato dal Vangerow,

condizione

si

estende

il

la condizione stato oggi in parte

quale pone la regola generale che la retroattivit della


e non all esercizio di esso, e che il promissario

al solo diritto

non avr altro diritto dopo adempita la condizione che d' avere solamente la cosa,
e non i frutti di essa (m). Questa dottrina ci sembra poco in accordo coi principi
generali della condizione, i quali possono restringersi in queste parole: pendente

negozio civile non esiste completamente,

conditione

il

piena,

giudica perfetto dal

si

dotto giurista da

momento

una parte concediamo

ma

posciach la condizione

della sua conchiusione; ora secondo quel


diritto fin dalla conchiusione dell' atto,

il

parte veniamo a negare le conseguenze di questo diritto; dato adunque


promettente avesse fatto suoi i frutti pendente conditione, adempiuta questa,
dovendosi giudicare il promissario come proprietario dal momento della conchiu-

dall' altra

che

il

sione del contratto, per essere ragionevoli non


diati del diritto di propriet, ossia

ma

dalla conchiusione del contratto,

potremmo negargli

frutti di gi arretrati;

tente deve cessare di esser proprietario

non

non
v

dall

gli effetti

perocch se

adempimento

il

imme-

promet-

della condizione,

ragione perch egli dovrebbe ritenere

per s i frutti raccolti nel frattempo, ossia in quel tempo nel quale egli non dev essere pi considerato proprietario. Si potrebbe certamente rispondere che il promettente raccolse i frutti in virt del diritto di propriet eh egli uvea ancora pendente
il diritto del promissario sui frutti comincia dal solo momento
adempiuta la condizione. Questa obbiezione
per quanto grave sembri a primo aspetto, pure non abbatte la nostra dottrina; imperocch gli effetti della tradizione dovrebbero aver principio dalla giusta causa

conditione, e che

della tradizione, la quale segue dopo

medesima, ossia dalla conchiusione del conti-atto come lo stesso diun effetto della tradizione. Infine se il diritto di propriet
i frutti anche quando avvenuta
condizione, lo stesso dovrebbe essere ancora per la condizione risolutiva: pen-

della tradizione

ritto di propriet, eh

del promettente da tanto da fargli tenere per s


la

dente

la quale,

il

promissario

si

considera proprietario e raccoglie

frutti in forza

del suo diritto di propriet ora non appena la condizione risolutiva si avvera, egli
obbligato a restituire i frutti raccolti pendente conditione; ma le condizioni del
promettente mentre pende la sospensiva, non sono le medesime di quelle del pro;

missario mentre pende la risolutiva ? E se cosi , non dovrebbero valere le conseguenze medesime? vero, entrambi sono certi della loro propriet, finch non avviene la condizione, ma tostoch essa si avvera, questi non considerato pi proprietario fin dalla conchiusione detratto, o con altre pai-ole

il

suo diritto

di propriet

e similmente quegli, proprietario ancora pendente condizione, spoglialo


modo la sua opinione il dotto e facondo professore di Heidelberga ammette, che ci si debba ritenere per presunta intenzione
si risolve,

del suo diritto. Per sostenere ad ogni

(l)

L. 41. pr. de rei vind. (G.

pign. (20. 6).

1).

Ved. noi. preced.

(m) T'anser, 0.

c. g.

L. 4.

g, 3.

de io diesi edd. (18.

2).

L. 3. quib- mod.

93.

Digitized

by

Gc


delle parti.
ti;

ma

Dunque bisogna

quando questa non

145

qualunque caso tener presente la volont delle parmanifesta, bisogna ricorrere ai principii generali. N

in

si

fa caso quellaltra obbiezione; die se questa conseguenza fosse vera si applicherebbe


ai legati, pei quali regge una regola contraria; dappoich generalmente, e

ancora

non a

torto, nei legati si voluto vedere piuttosto un termine apposto all atto, anzich una condizione: per conditioncm tempus demonstratur (n).
il diritto di pro(2) pure controverso se, avvenuta la condizione risolutiva
,

priet

si

estingue, ovvero nasce solo l'obbligo

nione che

il

ad rem resHtuendam. comune opi-

diritto di propriet si estingue ipso facto, in guisa

che tutte

zioni prese dal proprietario interino sono annullate interamente, ed

in

in
ta

le disposi-

il

vero pro-

promettente, potr rivendicare l'oggetto da ogni terzo possessore;


una parola dominio rivocato ex tunc e non ea: nunc. Ultimamente il Riesser
una dissertazione ha perfettamente negata questa teoria comunemente accetta(o|. Questa controversia ha occupato molti grandi ingegni di Alemagna, e perch

prietario, eh

il

il

la dottrina del

Riesser abbatte perfettamente

esporne almeno
Il

la

comune

opinione, non inutile di

punti principali.

Riesser adunque opina, che appena

mettente non avr altro

diritto

per salve rimangono tutte

che

d'

si

compie

obbligar

l'

la

condizione risolutiva,

altro a riconsegnargli

1'

il

pro-

oggetto:

e le parziali alienazioni prese e fatte dal


vero proprietario avr solamente l azione di
risarcimento; questa revocazione del dominio sarebbe adunque ex nunc. Egli cosi
le disposizioni

proprietario temporaneo, e per esse

il

quando per mezzo di un atto si trasferisce ad una persona la propriet


una condizione resolutiva, ci significa, che la propriet immediatamente pas-

ragiona:
sotto

sata al promissario, a condizione che essa, dopo avvenuto

come

se

il

fatto della condizione, ri-

Se

torni al promettente.

riconsegna,

il

si dice che questo ritorno avviene da s senza bisogno di


promettente non fosse cessato di esser proprietario, questa

solamente una finzione, che bisogna sia provata per legge. Ora deve sembrare
massimamente improbabile, che tale finzione possa essere in aperta contraddizione
col principio fondamentale del diritto romano; poich la propriet non si acquista
col solo contratto,

mune

ma evvi

bisogno della tradizione. Ritenendosi adunque la coun solo contratto sulla restituzione aggiunto al con-

opinione, che in forza di

tratto principale si possa riacquistare la propriet, si viene a contraddire

un princiromano. Per quanto ingegnosa possa essere questa argomentazione pure non basta a convincerci. Non possiamo contraddire il principio
dell acquisto della propriet, ma 1' applicazione a questo caso ci sembra poco esatta; imperciocch bisogna convenire, che il contratto, fondamento della tradizione,
pu pi da vicino limitare o determinare il modo come la tradizione dovrebbe cfleltuirsi. La iusta causa un elemento essenziale del trasferimento della propriet,
perci questa pu essere trasferita nella medesima guisa, come stata determinata
nel contratto, quando per contratto stabilita. La stessa durata della propriet pu
essere limitata dalla giusta causa, di maniera ebe quando nel contratto si stabilito
che la propriet dell acquirente dovrebbe durare per un tempo determinato, si ha
che questi potr essere proprietario fino a quel tempo determinato, cosicch, giunto
il momento, egli non pi proprietario, ed una retradizione nel significato giuridico

pio fondamentale del diritto

(n) L. 22.
(o)

quando

dies (30.

Giornate di Giessen,
Diritto

romano.

II.

2). V. ?Aiaut,Disscrt. civili pag. 302. Saoigny,0.c.$. 120.


pag. 1.

ss.

pag. 270.

ss.

10

Digitized

by

Google

140

della parola in questo caso non solo non necessaria, ma non neppure possibile;
poich quello che non si ha, non si pu trasl'erire agli altri. Quando si riconosciuta
la vera natura ed applicazione di questo principio, non si pu non ammettere, che,
qualunque disposizione presa sull'oggetto, cada da se stessa nel tempo determinato.
il contratto con condizione resolutiva determina e limita la propriet dellacquirente, e conseguentemente nell istesso momento che la condizione si avverata,
cessa di esistere la sua propriet con tutte le disposizioni prese sull'oggetto; ed in
questo modo il donrinium revocabile ex tunc corrisponde perfettamente alla natura
delle giuridiche istituzioni. Non mestieri protrarre il ragionamento, quando vi
sono una quantit di leggi in sostegno della comune opinione, che Riesser ha voluto
arbitrariamente interpretare; in un passo di Ulpiano (p) alle parole: rem pignori
esse desinere, egli vuol aggiungere: rem pignori esse non desinere, ed in un altro
passo di Ulpiano contenente lo stesso principio (q), per salvare la sua teorica vuol
vedere piuttosto una condizione sospensiva, che una resolutiva.
E non meno arbitraria l'interpretazione del Riesser ad un altro frammento di

Ora

Si guis
Ulpiano ancor pi chiaro de precedenti. Il romano giurista cosi scrive
ege emerit, ut si alius rneliorem conditioncm atlulerit, recedutile ab milione,
:

hac

post aUatain conditionem iam non palesi in rem aclionc itti. Sed si cui in diem
addictus sii fundtis, antequam adieclio sit facta, ati in rem ad ione palesi poslea
,

non poterit

|r).

Per questa legge adunque stabilito chiaramente il principio, clic appena si


compie la condizione risolutiva, il compratore non potr far uso della rei vindicatio
che prima gli era concessa, ossia immediatamente cessa in lui il diritto di propriet. Ora il nostro giurista vuole che, per interpretare convenientemente questo passo,
mestieri supporre il caso, che lo stesso compratore abbia gi perduto il possesso,
e sia per conseguenza nello stato d'intentare lazione rivendicatoria. Quando in questo stato di cose si avvera la condizione, ossia vien fatta al promettente una migliore
offerta, questi per mezzo dell actio vendili potr obbligar il primo compratore alla
cessione della rei veiidicatio ; la quale cessione devesi nel nostro caso e negli altri
come di gi avvenuta. Per la qual cosa in forza della cessione, e non
per conseguenza della condizione risolutiva, vien negata da Ulpiano al compratore
l'azione rivendicatoria. Quanto sia arbitraria una tale interpretazione non chi noi
simili supporre

vegga, nascendo da una supposizione che la legge non ci permette di fare ; u si


potr mai comprendere come un' azione cosi importante, qual la rivendicazione,

ceduta o si supponga ceduta ipso /itelo mentre la cessione di un interdetto di


minima- importanza (in terdictum de vi aut ciani) suppone necessariamente un
actio vendili (s). Lo stesso si pu dire di tutti gli altri passi clic a questa teorica si
sia

riferiscono, interpretati dal Riesser


si

cosi in altre leggi (t),dove dello

che quaiulu

una vendila secondo la legge cominissoria, e al venditore non sialo paun tempo determinalo gli si concede la rei veiidicatio, il nostro
vuol vedere piuttosto una condizione sospensiva mentre nella legge com-

fatta

gato

il

prezzo in

giurista

(p) L. 4. 8- 3.
(q) L- 3. quib.

de

in

diem. add.

modis pign.

(r)

L. 41. de rei vind. ,61.).

(a)

L. 11. 8- IO.

(I) !..

8.

quud

vi

20.

18.

).

L.

3).

mod. pign.

20. 6

).

).

aul ciani (43. 24).

de lege comin. (18.

3. quii,

L. 4. C.

L.

4. 8- 4.

de paci.

ini.

de

in

diem. add. (18.2).

emlor. cl vendilur.

(4. 34).

Digitized

by

Google


missoria

117

presume sempre una condizione


1. de Ieg. comm. (u).

si

risolutiva

come

attesta lo stesso Ul-

piano nella legge

Impossibile ancora di accettare

l'

interpretazione dello stesso autore della L.

13. <Je pignor. act. (13. 7.) ; imperocch questa legge suppone il caso, che un creditore pignoratario venda la cosa impegnata, e la venda a condizione che il debitore
riprenda l'oggetto, quando avr dato al compratore il prezzo della compra ; ora in
questo caso il debitore pu intentare contro il compratore dell'oggetto impegnato la

rivendicazione. L'interpretazione pi logica di questo passo , che


ratario intraprende la vendita dell oggetto impegnato in

nome

il

creditore pigno-

del debitore sotto

una condizione resolutiva mentre il Riesser nega che vi sia vendita dell' oggetto,
ed opina che si debba giudicare come una cessione del pegno il che impossibile
;

in (pianto che in questo caso per far uso della rei vindicalio bisogna che

non

presti

la

obbligazione per cui sta

il

pegno,

ma

il

debitore

lequivalente della compra.

L'errore del Riesser venuto dal non aver distinti due casi tra loro differenti.
quando si trasmette una cosa senza limitazione o condizione nella pro-

di vero

priet altrui, e

si

ha facolt

di

prender loggetto

un tempo determinato, o

in

in de-

terminale circostanze, chiaro che, venendo il tempo, o accadendo quella circostanza,


tradente avr solamente diritto alla riconsegna della cosa; erroneo certamente

il

confondere questo caso con


zione, ossia

che

la

quando nello

altro

stesso

quando, cio

momento che

si

limitato

trasferisce

il

tempo

della tradi-

obbictto si stabilisce

propriet dell' acquirente dovr durare fino a tempo determinato; perocch

questa una vera condizione risolutiva. Ora tutti gli argomenti di legge che il Riesser cita a conforto della sua opinione, si riferiscono tutti al primo caso (v). Pi ap-

parenza

ha il nostro autore da cinque leggi (x), nelle quali si stabilisce,


una vendila con la condizione della commissoria, o dell addictio in dictn,
frutti
la condizione, pu intentare l'aclio venditi per avere
raccolti dal compratore pendente conditione. Questo argomento uon sta per nulla
in opposizione del principio da noi stabilito; c per certo in queste leggi non si nega

che

il

di ragione

fatta

venditore, avvenuta

vindicalio per conseguire l' oggetto principale ; e quanto ai frutti poi il venli potr mai rivendicare, anche quando fossero extantes, per la ragione,
che questi non furon mai nella sua propriet.
Un alleo argomento crede il Riesser di trovare nella L. 19. de usurp. (41. 3.},
nella quale si domanda, quando un negozio stato conchiuso sotto una condizione
risolutiva , se il riacquirente pu ascrivere a se il possesso del primo acquirente
pendente conditione. Giavuleno crede di rispondere affermativamente c la sua ragione la seguente: quoniam co genere rctroacta venditio essct redhibitioni similis; in qua nondubito tempus eius qui redhibuerit, venditori accessurum, quoniam
ca venditio proprie dici non potcst. Prima di tutto in questa argomentazione non si
tratta del principio della perdita immediata del diritto di propriet , n che avverandosi la condizione risolutiva, avvenga qualche cosa di pi che non la semplice
accessione di tempo ossia la retradizione, il perch Giavuleno mette da una parte
una simile quistionc ma dalla medesima argomentazione ne segue che in rapporto
la rei

ditore non

(u) Conf. L. 1 C. cod.


(v)

L. 18. de cond. can. dal. (12. 4).

L.

(19. 5.).
(x)

3. C.

do paci.

L. 2.decond.

(8. 54.).

L. 4. pr. L. 8. de log. com. (18. 3.)

4. L. 16.

de

in

dicm add.

ind. (12. 6.)

Conf. L. 6. .

1.

L. 12.

de concenti. (18.

de prtes. ver.
1).

L.

4. g.

(18. 2.).

Digitized

by

Google

148

messa analogia dell' aedo rcdhibiloria, ma non perch questa anadebba valere in ogni rapporto poich qui devesi piuttosto ritenere un argomentazione a maior ad minus, in questo modo (piando nellazione redibitoria ha
luogo laccessione, lo anche quando si avvera una condizione risolutiva, poich in
entrambi casi la propriet dell acquirente avviene ipso facto. Finalmente non
all'accessione

logia

argomentazione sulla Leg.

pi felice

caso non

si tratta di

una condizione

7. . 3.

del

risolutiva

I.

D.

ma

di

), poich in questo
una condilio oh causare

23. 3.

datorum.
. 53.
B. Della

Savigny,

III.

. 123-127.

determinazione del tempo.

IHUhtinbrvch, Commcnt. XLI. pag. 33.


un negozio

Unallra parte accidentale di

la

determinazione del tem-

po, e consiste nel fissare un giorno in cui devono o incominciare o aver


termine gli effetti di un negozio civile. Su ci bisogna considerare le regole seguenti
1

La determinazione

tempo pu riferirsi: a) o ad un punto fsso


tempo (un giorno delle calcnde) (a); b) o

del

invariabile nella successione del

ad un fatto che dovr seguire in un punto qualunque della successione


medesima, p. e. il giorno dopo la mia morte; c) ovvero ad un avvenimento che dovrebbe accadere in un punto stabilito, ma non si sa se avverr;
d) o finalmente ad un fatto che pu o no avvenire in un tempo qualunque.

con

altre parole

lus), se si sa

quando

si

incerto, se si sa
il

il

giorno pu essere: assolutamente certo (dies cer-

che deve venire e quando; relativamente certo (dies incertus),

ma

sa che deve avvenire,

il

quando

ma

(c).

relativamente

(b);

signora se avverr:

let legale; e finalmente

quando

incerto, se signora se avverr e

(a) L. 41. g. 1.

signora

quando dovrebbe avvenire,

giorno in cui un terzo compie

Ora

di queste quattro

combi-

nam

vel ex die

de O. et A. (44.7.). Paul. Circa dicm duplex inspcclio est

incipit obligatio, aut confertur in

dirm; ex

p. e.

assolutamente

die, voluti kalendis

Mar Hit

dare spondei? cuius

natura Dace est, ut ante dicm non exigatur; ad diem aulcin: ust/ue ad kalendat dare spondei?
Placet

constimi non posse, non magia quam legatum; nani quod


modis desini! deberi; piane post tempus stipulalor vel petti conven-

edam ad tempus obligationcm

alicui deberi cocpit, certis


ti,

vel doli mali exceplione suminuvcri poteri!. Sic et in tradendo,

superficie tradere, nibil proficii,

quominus

V. anc. g. 2. Inst. de V. 0. (3.13.).


(b) L. 41. 46. pr. g. 1. 47.
(c)

L. 21. pr. 22. pr.

1.

condit. et demonst. (33.1).

c. (30. 2).

Pompon.

caia morietur, deeem dato


decesscril, ad
fucrit
1.

L. 21. pr.

(45. 1)

L. 1.

g. 1.

si

quis dixerit se sotum sinc

quac natura solo cohaerct.

quando

dies. (36. 2).

de cond. et demonst. (33.1). L.

quum

ila

V. anc. 75. ibid.g.

1. . 2.

scribitnr: Aerei

inccrlum mora hnbcl eius, et ideo


transit,

insl. (28.3.).

Dies aulem incertus est,

nam dicm

heredem eius legatum non

moriturum heredem

et superficies transcat

L. 34. de hcred.

de V. O.

si

de

meu

legatarius ante

quia non cessi! dies vivo co, quamvis certuni

1. L.

17. de cond. indeb. (12.

6). L.12.

g.

L. 77. S- 10. de legati (31).

Digitized by

Google

149

nazioni le prime due valgono quali determinazioni di tempo, giacch le


altre

due

si

confondono con

gole di queste

po

relativa ad

(d).

un

le condizioni,

Una eccezione pu
che

fatto,

e quindi sono sottoposte alle reper la determinazione di tem-

farsi

conosce quando, e s'ignora se avverr, qua-

si

lora la intenzione delle parti , che si

debba aspettare assolutamente quel

punto determinato, in cui la circostanza deve accadere (e).


La vera determinazione del tempo adunque la prima e
combinazione, chiamandosi dies certus,
tus la determinazione eh relativa

lamente

il

seconda

la

giorno delle calende, dies incer-

ad un avvenimento di cui signora so-

quando.

il

2 ) La determinazione del tempo similmente come le condizioni pu


riguardare o il principio o la fine dell atto stesso; nel primo caso dicesi

dies

quo, in diem, ex die

(f),

nel secondo dies

ad quem, ad diem

(g).

Il primo termine dinota il giorno, in cui un negozio civile comincer


ad avere i suoi effetti, il secondo quello, in cui laffare giuridico termine-

r di avere efficacia.

3 ) Non si voglia per tanto confondere la determinazione del tempo


con la condizione; la differenza sta nella diversa natura di questi due elementi accidentali di un negozio civile; imperocch la condizione riguarda

un avvenimento futuro, ma essenzialmente incerto, la determinazione del


tempo un fatto essenzialmente certo o un giorno delle calende. Quantunque poi il tempo riguardasse il principio o la fine dellatto, e si assomigliasse alla condizione sospensiva e alla risolutiva; pure da considerare, che la determinazione del tempo non riguarda la esistenza o non esistenza della relazione giuridica come la condizione,
fetti

ma

solamente

gli ef-

della medesima, restando intatta in ogni caso la validit dell atto in-

trapreso

(d)

(h).

L. 36. conf. L. 16. 18. de cond. indeb. (12.

(e) !.. 5. C.
(f)

7). 8-

L. 56.

quando dies

(6. 53).

de cond. indeb. (12.

2. Inst.

de V. 0.

(3.

6).

L. 21.

pr. L. 22. pr. cil. (36. 2).

L. *6. ad SC. Trcbcll (36.


L. 34. de hered. inst. (28.
1).

6).

15). L.

3).

1
I.

43.de 0.

et

A. (44.

V.S. (50.16).tflp.

8. 10. 46. de V. 0. (45. 1).213. pr. de

Cedere diem signiGcat, incipcre deberi pecuniam; venire diem significai, cum diem venisse, quo
pecunia peti possit. Cbi pure quis slipulatus fuerit, et cessil, et venit dies; ubi in diem, cessi!
dies, sed

nondum

venit; ubi sub conditionc, ncque ccssit, ncque venit dies pendente adirne

conditionc. L. 16.
inst. (28.

pr.

de bered. pet.

7). L. 27. qui

et a

(b) g. 2. 4. Inst.

stipulatio

fit,

velati:

diem sliputamur,
pr.

de V. 0.

(5.

3). L.

quib. (40. 9).

(g) L. 34. de ber. inst. (28.

5'..

L.

3. 15)

4-4.

43. g. 1. de iur. dot. (23.3).

L. 22. de 0.

diem autern

L.22.de cond.

A. (44. 7).

decem aurto i primii Kalendit Uartiis dare spondei

slatini

quidem debelur.sed

peti prius,

de V.O. (45. l)./*aul. Cenlesimis Kalcndis dari

est, in

et

de 0. et A. (44. 7).
In diem, quum adieclo die, quo pecunia solvatur,
g. 1.

quam

oliliter

ditata solatio. L. 2. C. de don. sub.

quod in
non potest. 1..46.

? id autern,

dies venial,

sliputamur, quia praesens ohligatio

mod.

(8.

55). L.

5.

de nov. (46.

2).

Digitized

by

Google

Non ad ogni

specie di negozio giuridico pu essere aggiunta una de-

terminazione di tempo;
apposto,

atti

vi

sono

atti

che restano

non messa, o ritenuta come una condizione,


luogo

da un

viziati

termine

tal

ogni determinazione di tempo considerata

ne quali

come

che sar manifesto a suo

il

(i).

$ 54 .

C. Del mollo.

modo

Savignij,

III.

Nelle donazioni e nelle disposizioni di ultima volont occorre

un

T. C. de bis, quac sub

legata vel fdeicomm. rclinq.

(fi.

U3).

8. 128. 129.

al-

tro elemento accidentale, per mezzo del quale singiunge a colui che riceve vantaggio di adoperare 1 obhielto ricevuto, od il suo equivalente in
tutto o in parte per uno scopo determinato; o di dare qualche cosa (a) sen-

za che vi sia una obbligazione dellaltra parte: ci detto da' Romani

modus.
2

Il

modo non

gato, o di

mette in forse come la condizione lacquisto di un

una donazione, ma

fa

nascere in colui che riceve

il

le-

benefizio

lobbligazione di adempiere lincarico impostogli (b).

Qui torna acconcio di far rilevare la differenza che passa tra con-

dizione e mdo; la condizione sospensiva o risolutiva tiene all'esistenza


della stessa relazione giuridica; poich nellun caso incerto se verr alla
esistenza, nellaltro

gozio giuridico sub

dubbio se continuer ad

modo

esistere;

certa, e

la esistenza

diatamente, se non che evvi

mentre

gli effetti

obbligazione di adempire

un ne-

di

seguono immeil modo: per la

condizione bisogna attendere che ('avvenimento

si avveri, affinch l'inte-

ressato potesse far uso del suo diritto, dove nel

modo

(i)

nem,

L. 77. de R. I. (50. 17).

prima

vel cond tio-

vcluli emancipati, aeccplilaUo, hcrcdilalis adilio, servi opti, datio lutoris, in (olimi vi-

liantur per icmpnris vel condilionis adicclionem.

diem non rccte datur, sed

ditas ei die, vel ad


Inst.

ci si potr

Papin. Aelus Icgilimi, qui non rccipiunl dicm,

de hered.
(a) L.

ci eo aliquid tacerci, voluti


tei ci co ut

L. 34. de ber.

vilio

insl. (28. 5). Papiri. llcrc-

(emporis subiato manct institulio. g. 9.

insl. (2. 14).

17. g. 4. de conditimi, et dcmonsl. (33.

parlcm

alii

monumcntum

restitucrct,

1).

Gaius. Quodsi cui

testatori, vel

in

hoc legniuni

sit,

ut

opus, ani epuium municipibus tacerci,

sub mudo Icgalum videlur.

L. . 2. de inanumiss. test

(40. 4).
(b) L. 80.

de cond. et demonst. (35.

Legem, quam rebus


non, incerto udic io,
i

tuis
id est

donando

1).

L. 9. C. de donai. (8. 54

diiisli, sivc

pracscriptis verbis,

stipulammo

).

Pioelei

et

Maxim.

libi prospeiisti, et sllpulalu, site

apud praesidium provinone debes agerc, uthanr

implori proibirai.

Digilized by

Googl

che

vi si

adempiale, per via di cauzione

sospensiva non

si

avvera, o

si

avvera

me mai tosse esistito; quandoch


atto, ma obbliga ad eseguire la
1

le,

considerato co-

modo non

volont del testatore:

e,

annulla

se impossibi-

subbietto trova impedimento nell'adempiere al modo, esso consi-

il

derato

cosi ancora, se la condizione

(c);

la risolutiva, latto

l'inadempiniento del

come adempiuto (d).


Quantunque il modo

tccia sorgere

una obbligazione, pure non

si

in diritto

azione alcuna per costringere il beneficato ad adempierlo, e


ragione che non vi ha persona la quale abbia diritto di credito, e in
alcune istituzioni lazione per ladempimento del modo impossibile; e di
vero in una istituzione di erede sub modo, non avvi altra persona interesla

sata alla esecuzione del medesimo, ed in questo caso lautorit giudiziaria

potr solamente costringere lunico erede o con straordinarii mezzi coercitivi, o col rifiutare 1 azione di eredit proposta dallo stesso erede. Se
sono molti eredi, allora un coerede con la stessa actio familiae crciscunpotr costringere all'adempimento colui, a cui fu imposto il modo.
Una vera forma di obbligazione prende il modo, quando imposto ad
un legatario, in quanto che lerede prende il posto del defunto, e costringe il legatario alladempimento, negandogli il legato per mezzo dellexce-

lae

ptio doli, o pu essere costretto dallautorit stessa

do

il

(e). Finalmente quan aggiunto ad una donazione, indipendentemente da molti casi


che saranno considerati a suo luogo, lo stesso donante pu co-

modo

speciali,

stringere il donatario per mezzo della c ondictio oh causam datorum, ovvero anche un terzo, che ne pu essere interessato, con una ulilis actio (f).
(c,

L. 40.

g. 3. L. 71.

pr. .

2.

I..

80. de cond. cl demonst. (33.

1).

L.

19. de le-

gatis 32). Valerio Si libi legaluin est ve) fidcicommissum relietum, uti quid facias, eliam si

non

intcresl lieredis id fieri,

negandam

libi

aclionem,

si

non caveas hcredi futurum, quud de-

funrlus voluit, Ncrva cl Atilicinus recle pulaverunt.

de cond.

(d) L. 37.
dii.

insl.

(28. 7.).

et

mortilo Siiclio

nomo

demonst.

Idem

Vip

olo, ila ut Sliclium manumiffaf,


dicet,

7. de annuis legai. (33. 1.).

I..

est

atti:

centum

summovendum oum; non

(c)

L. 40. g. 3

dato

ita, ut

eum

L. 71. pr. g. 1. 2.

Quum

in

(f)

I..

8. g. 6.7.

de con-

si

Stichum manumillal; nam

enim defcctus conditione,

si

pare-

palesi.

L. 80. de cond.

et

demonst. (33.1.).

L. 48. de

testamento scriptum est; Stichum Titio lego, vel: Aerei

meni

Titius manumillal, diti, petenti legatario Stichum eiceplionem doli mali ob-

slituram, nisi caver, se libertatem

de ann.

ila lego, ut

vidclur

re condilioni non possit, implenda est enim voluntas,

fid. lib. (40. 3.). lui.

el si ila hercs inslilulus ossei quis: rifin Aerei

Tilia

Icg. (33. 1.).

sccundum voluntatem defuncti pracstiturum. L. 21.

L. 17. de usu lcg.

L. 3. 8. C. de cond. ob

causam

(33. 2.).
4. 6-

).

L.

g. 3.

28. C. de legatis (6. 37.).

Valerian.

cl

Gallien. E* lege in vos celiata

donalio, ut neutri alienandac suae portionis facnltas u Ila competcret, id eflcit, ne allentici coprorsus alienarci, vcl ut donatori vel eius beredi condictto, si non fueril con-

rum dominium

diti servala, quaeralur.

L.

3. C.

de don. quac sub

modo

(8. 58.).

Digitized

by

Google

152

. 55.

III. linllllk

Savigny, IV.

de'ncgozii civili.

g. 202. 203.

Quel negozio civile al quale mancano i requisiti essenziali nullo,


ha solamente apparenza, ma non esiste giuridicamente.
Quel negozio civile il quale esiste per s stesso, ma che pei suoi
pu essere attaccato come nullo per mezzo di unazione giudiziaria,

ossia esso

effetti

una eccezione, o della restituzione per intiero, chiamasi rescindibile,


ed reso nullo in quanto ai suoi effetti da una sentenza.
di

te;

3 ) La differenza che esiste tra queste due specie di nullit rilevanimperciocch nel primo caso propriamente parlando non esiste nego-

adunque la sua esistenza; mentre nel secondo caso il


ma i suoi effetti sono contrastati da un altro diritto; il quale
avendo esistenza indipendente, dal momento che per unaltra circostanza
si estingue, come per prescrizione, rinunzia, ecc., rimane il negozio gi
zio civile, si nega

negozio esiste,

rescindibile nella sua intera validit.

no

La

pu seguire da un avvenimento indipendente dallumacome quando una condizione sospensiva deficiente, o si av-

nullit

arbitrio,

vera una condizione resolutiva: similmente motivi dipendenti dalla uma-

na volont ponno operare

la rescissione;

dappoich una eccezione, una-

zione o altro mezzo giudiziale ed estragiudiziale rende invalido

sia fin

un nego-

determini a combatterlo con questi mezzi.


Il motivo di nullit pu essere gi inerente al negozio civile, osdal principio della sua esistenza; ovvero pu avvenire posterior-

zio civile,

quando

altri si

mente, e questo vale tanto per la nullit propriamente detta, quanto per la

un testamento che manca delle forinole richieste, o


che dimentica un suo, oppure fatto da un impubere sar nullo fin dal suo
rescissione. Cos p. e.

nascere;

ma quando

addiviene nullo per la nascita di un postumo, esso

dal suo principio valido, ed addivenuto nullo per questa circostanza

quando si fatto un atto giuridico sotto la inuna minaccia, esso rescindibile fin dal principio; mentre quannessun momento da una eccezione di
prescrizione, o da una sentenza giudiziaria, il motivo non nellatto stesposteriore. Dallaltra parte

fluenza di

te volte un obbligazione resa di

so,

ma
C

vien di poi.
)

Quando

il

motivo di nullit non riguarda propriamente la essenza


ma piuttosto qualche parte accessoria del medesimo

del negozio civile,

Digitized by

Google

153

allora si annuller la parte viziosa solamente,

principale: Utile

per

inutile

Un negozio civile

il

non viliatur

ma

intatto rester

atto

(a).

quale, valido dal principio, fu reso invalido da una

circostanza, se questa sparisce, riprende novellamente la sua antica vali-

modo come se non vi fosse contro ostacolo di sorta; questo novello


cambiamento del negozio civile appellasi convalescenza, sulla quale da
dit in

notare:
1

Quanto

alla nullit

a questa massima

(b),

Romani

generale: quod initio vitiosum


'2
)

si

sono espressi iu generale contrarii

specialmente nei testamenti e ne' legati per mezzo

non se non

della regola Catoniana, la quale

la ripetizione della

massima

est, eie. (c).

Ci non ostante vi sono casi in cui la convalescenza dell'atto nullo

riconosciuta, ed a questo proposito diflcile stabilire una regola generale; ma duopo decidere secondo i casi particolari: p. e. quando un non
proprietario vende una cosa, ma pi tardi addiviene proprietario, si convalida la vendita senza bisogno di novella tradizione

(d).

In rapporto poi ai negozii rescindibili la convalescenza ha sempre

pu rendere inefficace un affare


di un terzo, che a sua volta pu essere an-

forza, poich in questo caso l'ostacolo che

giuridico consiste nel diritto

che nullo, e pu venir meno.


3) Finalmente non devesi confondere

la convalescenza con la converper forma o per vizio


forma o si spoglia del vizio: il che vuol
dire che il negozio civile riceve unaltra forma ed acquista un altro carattere: e se in quest ultima forma l atto valido, non dal momento della
conchiusione dellatto medesimo, come nella convalescenza; ma dal punto
che prese la novella forma. Un caso di conversione il mantenere un testamento per mezzo della clausola condicillare (e).

quando un
cambia

sione, che avviene

di parte essenziale, si

(a)
(

45.

rili

1.

fatto giuridico nullo

di

L. 11. g. 1. de pecun. const. (13. 5.).


).

Vip. Sed

si

L.

8. de usuris (22. l.J.

mihi Paiuphilum stipulanti tu Pamphilum

adieclionem pr supervacuo hukendain poto; narn

duae suoi quodammodo

slipulationes,

una

si tot

utilis, alia ioutilis;

L. 1. g. 3. de V. O.
Stichum spoponderis , Sti-

et

sunt slipulationes, quot corpora,

ncque

vitialur utilis per

banc inu-

tilem.
(b)

L. 29. eod. Paul.

(c)

L. 201. de R.

(d) L. 42.
(e)

I.

Quod

initio

(50. 17.).

de usurp. (41.

vitiosum est, non potest tractu lem por is convalescere.

L.

1. pr.

de reg. Caton. (34.

7.).

3.).

L. 1. de iure codic. (29. 7.). L.8. C. decodiciU. (8.38.). L. 8. pr. deaccept. (46.4.).

Diritto

romano.

20

Digitized by

Google

134

S.

56.

Della Interpretazione del negozll

IV.

civili.

La volont che si determinata in un affare giuridico pu lasciar

campo

al

dubbio ed

delle parti

Anche qui possiamo avere

terpretazione.

secondoch l'interpretazione

dottrinale,
latto,

ambiguit, onde non appare la vera intenzione

all

(a).

quindi mestieri cercare la vera idea delle parti per mezzo della ininterpretazione autentica e la

l'atta

da quellindividuo che lece

ovvero da un terzo.

Le regole

applicate per la

sono quasi le medesime di quelle


interpretazione delle leggi: con alcuna differenza nascen-

te dal carattere

e dalla natura de negozii giuridici; e particolarmente:

tazione

di questa interpretazione

Quando

le

parole sono per s chiare non

le

parole sono per s ambigue,

si

d luogo ad interpre-

(b).

Quando

come

nellinterpretazione

le,

primieramente spiegare grammaticalmente le paroche esprimono la volont, avendo riguardo naturalmente all'intenzio-

ne

delle parti e alluso della lingua (c).

delle leggi, debbonsi

Se dopo

tale

pruova rimane ancora ambiguit, si deve allora acsecondo cui il negozio esiste, o che risponde alla

cettare quel significato

sua forma e
4

(a)

al

suo carattere

(d).

Cos ancora nel dubbio bisogna accettare la pi mite opinione, ed

L. 96. de R.

I.

SO. 17

).

L. 219. de V. S.

Paul. In ambiquo sermone non ntrumque dicimus


vull,

quam

vult,

quia id non loquitur

(6. 28.).

L. 21. g.

hered. inst. (28.

neque
L. 7.

g. 2.

quod vox

de supell.

qui leslam. fac. (28.

1.)

(80. 16).

quum

sentenlia spe-

L. 3. de reb. dub. (31. B.).

sed id duntaxat
significai,

quod volumus

quia non vult, neque

legat. (33. 10.)

itaque

quod

id,

L. 3. C. de liber. pracl.

L. 12. de Iransact. (2. 15.).

de legalis (32). Paul.

V. L.

L. 9. pr. de

Cum

non debcl

in verbis nulla ambiguitas,

adroilli

3. C. de liber. prael. (6. 28.).

L. 63. g. 7. Marc. Ovibus legalis agni non commentar;

loco sunt, ex usu cuiusquc loci


detur,

id dicit,

5.).

(b) L. 25. g. 1.

Yolnntalis quaeslio.
(c)

1.

maxime

Marciati. In ambiguis orationibus

clanda esl eius, qui eas proluiissel.


qui aliud dici!,

sumendum

ad tonsuram venerint.

esl,

L. 69.

nam

princ.

in

qaamdiu aulem agnorum

quibusdain locis ovium numero esse

eodem. de

legatis (32).

L. 31. de R.

vi.

L. 18. g 3. de inst. leg. (33. 7.).


(d) L. 12.

gua oralio
reat.

de reb. dub. (31.

est,

commodissimum

L. 66. de

ulilius ei est,

5.).

lulian. Quoties in aclionibus aut in cxceplionibns ambi-

est, id accipi,

quo

rcs,

iud. (8. 1.). Vip. Si quis inlenlione

accipiendum est. L. 80. de V. 0.

de qua agitur, magia valeat

ambigua,

(13. 1.).

vcl oratione

L. 67. de R.

usua

quam

sii, id,

pe-

quod

I.

Digitized

by

Google


in ispecial

modo

opinione secondo cui quegli che

5
colui

Nei negozii

latto,

in caso di

dubbio

si

(e).

presume contro

e che poteva esprimersi pi chiaramente

Finalmente vi sono alcuni

obbliga meno aggravato

si

civili bilaterali

quale stipulava

il

155

nelle obbligazioni unilaterali mestieri preferire quella

fatti

sempre

favoriti

(f).

causae favorabi-

per conseguenza devesi interpretare sempre in loro favore; queste


cause sono la libert, la dote, e le dichiarazioni di ultima volont (g).

les), e

Come

l'interpretazione pi o

meno

larga di

un negozio

portare alcun pregiudizio, cosi son dati a colui, che


dalla interpretazione di
diretti

un

come

atto, dei mezzi,

si

contro un possibile pregiudizio; senza che

si

civile

pu

crede pregiudicato

la protesta

e la riserva,

possa con ci mettere

valido ostacolo alle conseguenze indipendenti dalla volont di colui che


agisce, e senza che possa

menomare

il

un

diritto di

SEZIONE

altro.

III.

FATTI ILLECITI.
57.
Idea de

I.

Ma

legge.

fatti Illeciti.

quello che direttamente o indirettamente viola la


affinch possa dirsi tale, mestieri che 1 azione da cui origina

Il fatto illecito

abbia due requisiti, obbiettivo e subbiettivo. Affinch avesse luogo una


obbiettiva illegalit, conviene che
to

il

fatto sia gi

determinato ossia prodot-

da volont gi dichiarata, e che abbia gi violata la legge; un tentativo


non costituisce violazione di legge. Perch vi fosse il se-

in diritto privato

condo elemento,
ta
il

L. 9. de R.

to)

R.

fa

duopo che lazione illegale sia imputabile a determina-

persona; quando invece vi esiste un fatto

illecito,

ma si rileva

che colui

quale Io produsse non ebbe intenzione di violar la legge, non impu-

L.

I.

(f)

Vip. Scraper in obscuris,

I.

quid acttun

sit,

/> opinion.

quorum

est, sequirour.

L.

86. de

Veteribus placet, pactionem obscuram venditori

fuit (nestaie

legem aperlius conscribere.

L. 21. 33. de

L. 38. 3- 18. de V. 0. (45. 1. ). Vip. In stipulationibus quumquaeverba conira stipulalorem interpretando sunt. L. 172. pr. de R. I.

contrah. eml. (18. 1.).


ritur,

quod minimum

34. eod.

L. 39. de paclis (2. 14).

et qui locavit, nocere, in

de R.I. In ambigui pr dotibus respondere raelius est. L. 179.eod. Paul.


L. 24. de reb. dob. Marcili.
In obscura volnntate manumittentis favendum est libertati.
Quum in testamento ambigue aut etiam perperam scriptum est, benigne interpretari, et secun(g) L. 83. pr.

dum

id,

quod

credibile est cogitatum,

credendum

est.

V. anc. L. 12. deR.

I.

Digitized by

Google

156

perch l'azione non effetto di libera determinazione della volont.


un fatto coincidono questi due elementi, esso illecito nel

tabile,

Sol quando in

senso proprio e produce


2)
a)

effetti giuridici.

Quando un tal fatto esiste, consegue in rapporto al diritto privato:


Che unazione vietata non potr mai migliorare la condizione del-

lattore (a).

Che

fatto illecito

il

pu portare con s

la

conseguenza che

il

de-

linquente sia obbligato al risarcimento de danni; altra conseguenza pi

dura consistente nella pena privata, ossia in ci che lautore del fatto debba dare a colui il quale fu pregiudicato dalla sua azione pi di quello che
gli deve; sicch in fine si opera un vero cambiamento di patrimonio, scemandosi quello dell autore del fatto vietato, ed accrescendosi quello del
danneggiato.
. 58 .

11.

Donell.

Comm.

Elvcrs, Doctr.

tir.

ior. civil.
civ.

XVI.

I.

Della colpa.

c.

7.

/lasse,

La colpa

in diritto, Kiel

1815

rom- de culpa prima lincamcnla, Goti. 1822.

La colpa consiste in quel movimento della umana volont, per mezzo


una persona si manifesta autore di una illegalit (a).
1 ) La colpa pu consistere tanto in un azione (culpa in fadendo),
quanto in una omissione (culpa in non fadendo (b) nelle seguenti forme; il fatto pu esser prodotto con piena risoluzione, pu commettersi
sia che scientemente si compie unazione, sia che scientemente si omette;
Roin questi casi vi sempre lintenzione di contraddire alla legge, ed
mani lappellavano dolus, dolus malus (c). Unazione al contrario che si
del quale

L. 134. g. 1.

(a)

de R.

I.

(50. 17.). Vip.

Nemo

ei suo debito mcliorem

suam

condiiioncni

facero potest.
(a)

L. 5. g. 1. Vip. Iniuriam autem hic accipere nos oportet, non

iuriarum aclionem conlumcliam quondam, sed quod non iure factum

circa in-

hoc est contra

ius, id

culpa quis occiderit, et ideo inierdum ulraque ratio cuncurrit, et legis Aquiline,

est, si

inriarum; sed duae erunt acstimaliones,

ad L. Aq.

(9. 2.).

(b) L. 91. pr.


(c)

L.

alia

3. depos. (16. 3.).

de V. 0. (45. 1.)

damni,

L.

L. 1. g. 2. de dolo malo (4. 3.). Vip.

de minor.

Dolum malum

chinationem quandam alterius dccipiendi causa,


legis senlenliam dixerit. Dolo

alia conlumcliae.

9. g. 3.

L. 0.

g.

et in-

L- 10.

(4. 4.).

L. 1. pr. de tut. et rat. distrah. (27. 3.).

g. 1. de fud. (5.1.). Vip. ludei lune litem

dem

quemadmodum
est,

quum

suam

Servius quidem

ita definii!,

aliud simulatur, et aliud agilur.

Tacere intelligitur,

quum

ma-

L. 15.

dolo malo in frau-

malo autem videtur hoc facere, si evidens arguatur cius vel


veram acstimationem litis praeslare rogatur
L. 1.

gratin, vel inimicitia, vel eliam sordes, ut

g. 47.

- L. 13. depos. (16. 3.). - L. 61. g. 5. de furi.

(47. 2.).

- L.

3. g. 6. de

hom.

lib.

e\h.

(43. 29.).

Digitized by

Google

157

rappresenta come illegale, pu essere effetto non di nn animo deliberato,

ma

mancanza

di

ed allora

si

di diligenza,

ha la .colpa nel pi

o di risolutezza in

colui,

che

la

commette,

stretto significato della parola (d). In

mez-

zo a questi due estremi avvi un punto medio, ed quel movimento del1 umana volont, al quale non manca la intenzione alquanto manifesta, o
la coscienza del
illegale,

male operare

ma il

cui prossimo motivo

non ha nulla

di

e perci la volont non propriamente diretta a violare la legge,


al dolo (e).

colpa prossima

Quando

2)

diretta alla violazione della legge , appellasi

la volont

dazione pi propriamente

delitto,

il

quale necessariamente suppone

il

do-

lo (f).

Comunemente

3)

ed extraquilia, per
risarcimento del danno, ancorch 1' azione sia

la colpa si distingue in aquilia

prima si obbligato al
per inavvedutezza , come ci segue massimamente quando si produce un danno neHal trai propriet (g). La colpa extraquilia daltra parte consiste quando non si d ci, che ad un altro si deve in qualit di debitore. Da ci risulta che la colpa aquilia consiste sempre in faciendo e
la

fatta

produce obbligazione

altra

non faciendo, e suppone


mani diligentia.

in

gi

pu consistere tanto in faciendo quanto


una obbligazione; colpa appellata da Ro,

. 59.

A. Gradi della colpa.

gradi della colpa possono essere considerati nel seguente ordine.

1) In

di sorta

primo luogo da considerare il dolo che non ha gradazione


perci si sempre responsabile, quando la intenzione
una violazione manifesta o si suppone che vi sia in deter,

. 58.)

di portare

minate circostanze; cos

il

giudice,

il

quale

manca al suo

ufficio col

rende-

re p. e. una sentenza ingiusta, sempre in dolo.

La colpa che entra nel dominio della legge Aquilia non va soggetta
neppure a gradazioni ; la stessa obbligazione che nasce dal danno com2)

(d) L.

61

(e) L. 7.

malo,

g. 5. de fartis (47. 2.).

depos. (16.

3.).

L. 8. g. 10. mand. (17.

L. 30. g. 2. de furi. (47. 2.). Vip. Rectc Pcdias

(f)

ita

(47. 8.).

noe consilium, vel

L. 3.

g. 2.

opem

ferie sino dolo

de iniur. (47. 10.) conf.

1.).

L. 7. g. 7. de dolo

ait, sicut

malo posse.

L.

12. 14

nemo

L.

(4. 3.).

furlura facit sine dolo

2. pr. 4. pr. vi

de aduli. (48.

8.).

L.

bon. rapi.
10. ad L.

Corn. de sicar. (48. 8.).


(g)

L. 44. ad Leg. Aqu.

(9. 2.).

Vip. In Iege Aquilia et leyissima culpa venit.

Digitized

by

Google

158

messo con pi o meno intenzione di produrlo, nasce ancora da una semplice inavvedutezza

(a).

colpa nello stretto significato della parola si ha qualche grafondamento della seguente distinzione , che colui il quale
sta in una relazione di obbligazione ha interesse di prestare una certa
premura e diligenza , e che la negligenza, sia che si manifesta con una
azione positiva, sia con una negativa, apparisce come una colpa: dalla pi
3) Nella

dazione

il

o meno diligenza o negligenza che altri presta in simile affare nascono


le gradazioni della colpa. Per la qual cosa nella colpa bisogna che si distingua culpa lata dalla culpa levis la colpa lata o la somma negligenza
si ha, quando per estrema non curanza s ignorato quello che tutti san;

no

La colpa

(b).

lieve, levis

diligente padre di famiglia

culpa

quando

si

richiede la diligenza di

un

(c).

pu essere obbligato per dolo e colpa


lata, ovvero per ogni colpa in questo caso vi ha una modificazione nei
testi; imperocch limputato pu validamente scusarsi col provare che in
simile circostanza non poteva far di meglio e che nelle sue cose non si
4) In alcuni negozii civili si
;

( diligentia in suis rebus), detta ancora diligentia in


opposizione alla diligenza in abstracto o la colpa senza

consiglia altrimenti

concreto

(d); in

questa mite modificazione.

ANNOTAZIONI
(1)

estremi ed uno
Si distinta altra volta la colpa in tre gradazioni, due gradi
la culpa levissima, il termine medio
i primi sarebbero stati la culpa lata, e

medio
la

culpa

levis

si

credeva fermamente che

nei lesti in questa guisa

modo

di diritto

dichiarata

non ha nessun vantaggio


;

al contrario

Ac nc is quidern hac lege teneluq qui casu occidit,


de Leg. Aqu. (4. 3.).
dolo, ei culpa quisque
culpa eips Bulla inveoialur; nani alioquin non minus quain

(a) . 3. Inst.

si

la triplice ripartizione fosse

quando un subbietto

giuridico, deve rispondere solamente per culpa lata

da un negozio

hac lege lenelur.


(b) 223.

de V.

Jigunt. V- anc.
(c)

S. (#0. 16.).

L. 113.

L. 13. g. 1.

L.

Paul. Lalae cnlpac

. 2. eod.

L. 7.

finis est

L. 31. ad leg. Aquil. (9. 2.).

g. 4. Inst. quib.

de legatis (30).

mod.

L. 137. g.

qnae diligens paterfa-

2. 3.

re cont. (3. 14.).

quae non

fecit,

de V. 0. (43.

L. 23.

(2.

1.).

g. 7. locati

19.). L. 47. g. 5.

L. 1. pr. de tot. et rat. diL. 17. de iure dot. (23. 3.).


item in his,
Vip. In omnibus, quac fecit tutor, quum tacere non dcbercl ,
rationem reddet boc iudico, praestando dolum, culpam, et quanlain in rebus

(d) L. 72. pr socio (17. 2.).


strah. (27. 3.].

quod otnnes miei-

C. arb. lui. (3. 31.).

L. 22. g. 3. ad SC. Treb. (36. 1.). L. 20. C. de neg. gestis

19 . a.)

suis diligcntiam.
(e)

inlelligere,

14. de pign. acl. (13. 7.). .Paul. Ea igitur

milias in suis rebus praestare solet, a creditore eiiguntur.

non

L. 32. depos- (16.

Doncll, XVI.

3.).

L. 22.

g. 3. SC. Trebcll. (36. 1.).

c. 7.

Digitized by

Google

159

egli solamente, deve rispondere di culpa lenissima ; e se inoltre


entrambi i contraenti ognuno da sua parte han qualche vantaggio allora entrambi
saranno responsabili di culpa levis. Donello per il primo stabiliva una teoria contraria e propriamente una duplice distinzione (e) ; ma la sua opinione non fu accettata
quando in sul principio del presente secolo il Thibaut specialmente difese la

quando guadagna

duplice distinzione di Donello

Quando

sicch la culpa lenissima viene ignorata da molti

pu rilevare quando a denunitamente alla natura delle


,
vero corrisponde poco o nulla al carattere del diritto l'ammetlere, che solamente nel caso in cui si ha tutto il guadagno da un negozio giuridico si dovrebbe prestare la culpa lenissima
poich se ci fosse vero lo stesso

scrittori.

tro

sia fondata la divisione degli antichi, si

consideriamo

il

relazioni giuridiche.

carattere essenziale della colpa

di

principio dovrebbe accettarsi in tutti quei negozii civili che sono stati conchiusi nel

nostro interesse, o in quello di

un contraente.

Gli argomenti di coloro che sostengono la contraria opinione sono

La legge 13. g. 1. de pigri, act. 13. 7.), e specialmente si fondano sulle paVenit autem in hac actione et dolus et culpa, ut in commodalo, venit et cu stodia
vis maior non venit
e la legge 19. G. de pigri. 8. 14. ), nella quale
si rammenta la custodia oltre al dolo e alla colpa ma la custodia non per s una
gradazione della colpa, ma una specie della diligenza.
Pi
apparenza di verit ha l'argomento tratto dalla legge 5. . 2. Commodati
2)
13. 6.), nella quale Ulpiano cosi si esprime: Nunc videndum est, quid veriat in
commodali actione, utrum dolus, an et culpa, an vero et omrie periculum? Et qui dem in contractibus inlerdumdolumsolum.interdum etculpam praestamus; dolimi
1)

role

nam quia nulla utilitas eius versatur, apud quera deponitur, inerito domerces accessit, (tunc enim, ut est et constitutum
etiam culpa exhibetur ), aut si hoc ab initio convenit, ut et culpam et periculum
is, pencs quem deponitur. Sed ubi utriusque utilitas verlitur,ut in emto,

in deposito,

lus praestatur solus, nisi forte et

praestet

ut in locato, ut in dote, ut in pignore,ut in societate, et dolus et culpa praestatur.

Commodatum autem plerumque solam utilitatem continet eius, cui coinmodatur;


Mudi sententia existiniantis, et culpam praestarulam et dili-

et ideo verior est Q.

genliam.

anche

Ora dal perch in queste ultime parole oltre alla colpa si rammenta
non significa che deve prestarsi la diligenza in un grado ideale

la diligenza

ma la

cosi detta diligenza in abstracto', come ancora lo stesso viene in: bis quidem et diligentiam, ecc. della legge 23. de R. I.; e nella
legge 47. g 5. de legalis, diligendo la medesima ossia la cosi, delta diligenza in
abstracto. Daltronde quella distinzione non solo mal fondata, in quanto vi sono
(

lenissima J,

teso nelle parole

altre leggi le quali

espressamente

ci

avvisano del contrario

(f)

;ma

contrasta altres

allo spirito del sistema: cosi p. e. spesse fiate nelle obbligazioni, nelle quali

quella scuola

si

chiederebbe solamente una culpa

ossia la culpa lenissima di quella teoria


(g)

(f)

levis

si

secondo

chiede omnis diligendo

molti affari giuridici poi

che secondo

V. oltre alle leggi citate nella nota c. le L. 17. 8- 2. de praes. ver. (19. #.). 108.

de legatis

(30).

(g) L. 36.

L.

10. 8- 1.

commodati

g. 12.

(13. 6.).

de act. emt. (19. 1.). g. 5. ins de locai, et conduci.

(3.

24.).Conductor omnia

secundnm legem condactionis


et

tacere debet, et, si quid in lege praetermissum fuerit, id ex bono


aequo debet praeslare. Qui pr usu aut vcsUmentoruni aut argenti, aut iumcnti merccdcin

aut dedit, aut promisi!,

ab co custodia

lalis desidcratur,

qualem tliligmtiirimui paterfamilias

Digitized

by

Google


quella teorica sono messi sotto

medesima regola
in cui

cosi p. e. la locazione e

160

due categorie
il

differenti,

comodato

sostenitori della contraria opinione vorrebbero

rammentano

allo stesso proposito

solamente

la

sono nei
(h)

fonti posti sotto la

e ancora in molti casi,

una culpa levissima,

leggi

le

colpa o la diligentia diligenti patris-

famUias.

Da ultimo

nella

medesima legge

un frammenampio del medenon est

Aquilia, in cui solamente trovasi

che parla della culpa levissima |i),


simo con la legge 31, poich detto
provvisum (k).
to

si

evita

quum a
.

significato troppo

il

diligente provideri potuerit,

60 .

B. Begole In rapporto alla prestazione della colpa.

Sulla prestazione della Colpa abbiamo


1

Del dolo

zio civile

risponde sempre:

si

la

seguenti regole

le

stessa nulla, ed considerata contraria ai buoni costumi

Come

convenzione aggiunta ad un nego-

per mezzo della quale un contraente se ne esenta

per se

(a).

pel dolo cosi per la colpa lata si risponsabile in tutti

ne-

ed anzi non rare volte la colpa lata equiparata al dolo (b).


Quel contraente, nel cui interesse un obbligazione stata contratta, obbligato a prestare ogni specie di colpa; mentre chi fa un atto
in favore di un altro deve prestare solamente la colpa lata (c). Questa regola ha qualche eccezione:
gozii civili,

Si responsabile di dolo

quam

suis rebus adhibet;

nebitur. L. 28.

(i)

commod.

L. 44. pr. ad leg. Aq.

si

Milhlenburch, Comp. 11. 134.


L.
deposit.

(b) L. 1. 8. 5.
est;

(16. 3-). Vip. Illud

1. 3. 7.

convenerit; nani bacc eonyenlio cantra

ine bonos niorcs estet ideo nec seqnenda

(c) L.

amiserit, de reslitoenda ea

non

de 0. et A. (44.

7.).

bonam

non probabis,
(idem, contra-

est.

L. 226. de V.

S. (80. 10.).

Paul. Magna negligenza

magna culpa dolus est.


23. de R.

I.

(SO. 17.).

L.

8. 8. 2.

comod. (13.

6.).

veniat in commodali aclione,ulrum dolus, an et culpa, an vero et

Vip.

Nunc videndum est, quid


Et quidam in

omne pcriculum?

contractibus interdum et dolumsolum.intcrdum et culpam pracstamus;dolum in deposito,

quia nulla utiiitas eius versatur, apud


et

merccs accesserit

iuitio

tane cnim,

quem

ctiam culpa cihibetur, aut

quem

si

hoc ab

deponitur. Sed ubi ulriusque

ut in emto, ut in locato, ut in dote, ut in piguore, ut in societale, et dolus, et

Commodalum autem plerumque solam


Mudi senteutia eiistimantis

datur; et ideo verior est Q.

L. 10. 3.

de logatis

nam

deponitur, merito dolus praestatur solus, nisi forte

ut est et constitulum,

convenit.ut et culpam, et periculum pracstet is.penes

utiiitas vertitur,

culpa praestatur.

tiam

tc-

(9. 2.).

27. $. 3. de paclis (2. 14.).

dolimi non esse praestandum,

culpa

rem

(13. 6.).

Ved. Puehtu, Pand. g. 267.

(a) L.

e di colpa lata in quei casi ne quali sealiqao casu

g. 7. locati (19. 2.).

(b) L. 8. $. 18.

(k)

si praestiteril et

1.

L. 12.

pr. eod.

L. 17.

5. 2.

utilitatem conlinel cins, cui cuminoet

culpam praestandam,

do praes. verb. (19. 8.).

I,.

et diiigen-

108. 8. 12.

(30).

Digitized by

Google

161

dovrebbe essere tenuto per ogni colpa; come


nel precario, il quale, quantunque fatto in interesse di chi ha la cosa in
precario, questi obbligato a prestare solamente il dolo (d).
b ) Chi ha prestato opere liberali responsabile solamente per dolo
e colpa lata, quantunque operasse in suo proprio interesse.
c ) Dall altra parte vi sono casi nei quali si tenuto per ogni specie
di colpa, quando secondo la regola generale si dovrebbe prestare solamente il dolo e la colpa lata, questo avviene nel mandato, nella societ,
nella negotiorum geslio (e).
d In altri casi richiesta la diligenza in concreto, mentre non si sarebbe responsabile che per ogni colpa, cos nella communio incidens, per

condo

generale

la regola

si

il

marito riguardo

pillo

ai

beni dotali, pel tutore in rapporto

ai

beni del pu-

(f).

CAPITOLO

V.

DEI DIRITTI.

61.

I.

biettivo

Concetto c divisione de

Ciascun diritto in senso subbiettivo ne suppone uno in senso obche pu essere o una norma di diritto, ovvero una spe( . 5 ),

per casi particolari;

ciale concessione di legge fatta


si

dividono per conseguenza in

gono

regolati

golati

da

diritti

da norme generali, ed

speciali concessioni

Il diritto

diritti.

pu riguardare

propriamente

generale

diritti in

che vena loro volta sono re-

detti (tura),

in privilegi che

).

le persone,

il

che

si

rapporta tanto alla

capacit personale, quanto alla potest di una persona sopra unaltra intesa questa parola nel senso pi ampio; cio

(d) L. 8. g. 3. 6.

de precario

quando taluno soggetto

(43. 26.).

(e) L. 13. C. de mand. ( 4. 33. ). Diaci, et Maxim. A procuratore dolum et omnem cuipam, non ctiam improvisum casino pracslandutn esse, iuris aucloritate manifeste declamar.
L. 23. de R. I. (30. 17.).
L 11. de ncg. gest. (3. 3.). Dump. Si negotia absentis et ignoVed. g. 1. Inst.de obi. quasi ex coni. (3.27).
ranti geras, et culpa et dolum praeslare debes.

L. 20. Cod. de negotiis gestis


(f)

lalibus

L. 22. cod.

24. g. 8. soluto matr. (21. 3.)

ctiam diligentiam praeslabit,

L.

(2. 10.).

L. 17. p. de iur. dot. (23. 3.). Paul. In rebus dovirum praeslare oportet lam dolum, quarn culpam, quia causa sua dotem accipil; aed

quam

23. g. 16. far. ercis. (10. 2.).


Diritta

romano.

in suis rebus cihibel.

L.

1. C.

dchered.

g. 0. Inst.

de societate

(3. 23.).

tut. (8. 54.).

21

Digitized by

Google


un

alla direzione di

162

terzo per limitazioni messe dalla legge alta sua per-

sonale esplicazione. Esso pu riguardare inoltre un oggetto, ed allora

si

ius in re. Finalmente il diritto pu avere per obl)ietto unazione


una prestazione, ed allora abbiamo il diritto di obbligazione.
3 Di queste due ultime specie di diritto il reale adunque si caratterizza per quel totale o parziale dominio sopra un determinato oggetto
quello di obbligazione per la relazione di due persone, delle quali 1 una

avr

il

altrui,

ha da prestare qualche cosa aUaltra. Lobbligo che nasce dal diritto reale
negativo, quello che nasce dal secondo si esprime positivamente; sicch il diritto reale si manifesta per la potest sulla propria azione, quello
di obbligazione pel dominio sullazione altrui. Vi sono per altro obbligazioni le quali hanno l apparenza di un diritto reale, come avviene del
fittaiuolo e dell inquilino; ma tutto ci non che apparente, poich n
1 uno n laltro ha il ius utendi-fruendi, come ha
p. e. lusufruttuario. Il
diritto di obbligazione importante ed ha efficacia solamente contro la
persona

eh direttamente obbligata,

sonale; mentre

il

telare

hanno

ellcacia

diritti

medesimi, cos que' mezzi

contro colui

il

fonda

diritto appellato per-

quali

la distinzione de

mezzi per

hanno per obbietta

contro qualunque persona, sono

tre gli altri, che

sonam

onde questo

reale efficace contro tutti assolutamente.

Questa distinzione di

le

la cosa,

actiones in rem ;

hanno per obbietta una prestazione

altrui,

tu-

ed

men-

e sono diretti

quale direttamente obbligato, appellansi actiones in pcr-

(a).

II. Dell

origine e della estinzione de

diritti.

A. Dell acquisto.

. 62.

Dell'

nrqnlwto In generale.

1 ) Origine del diritto qualunque acquisto da parte di una persona,


fesa suppone quattro elementi: 1 ) una regola di diritto; 2 un subbietto; 3) un obbietta; 4 ) un fatto giuridico: ci non ostante si possono dare
diritti pei quali non si richiede una determinata azione da parte del sul>bietto che l acquista, ed allora il diritto dicesi acquistato ipso iure.
)

2
ti)

Pu

Ved.

acquistarsi

un.

ni g.

un

diritto

il

quale apparteneva ad

altri;

acqui-

79.

Digitized

by

Google


sto allora dicesi derivato.

Ma un

163

diritto simile

non potrebbe essere valido

se quello dell' altro ( auctor non tosse vero; dippi essendo questi

il

ve-

ro autore del diritto del novello acquirente, questo non pu avere pi

grande estensione di quello


limitato.

Quando

al contrario si

quello di un altro,

caso

diritto tutto

il

potendo qualche volta essere pi


acquista un diritto indipendentemente da

dell autore,

acquisto detto originario, primitivo, ed in questo

nuovo, che non esisteva in altri prima che non fosse


l' acquisto per occupazione, per usuca-

acquistato; di questo carattere

pione, ecc.

3 ) Il diritto derivato si acquista in due modi; o lo stesso diritto delauctor si trasmette all acquirente, subentrando questi in luogo del pri-

mo, ed allora

si

ha

la successione, la quale

relazione giuridica tra

acquirente e

diritto di questi si trasmette al

ma

suppone necessariamente una

auctor, per mezzo della quale

primo; o non

si

trasmette tutto

il

il

diritto,

parte di es3o.

. 63.

Savigny,

III. g.

Iteli'

acquisto per successione.

103.

che abbiamo appellato successione, fos-

Allineile lacquisto derivato,

se fondato, duopo che la relazione giuridica tra 1 attore e l' acquirente


non sia interrotta, e che questi dipenda immediatamente dal primo; non
potrebbe conchiudersi per conseguenza chedue individui in diverso tempo
proprietarii di un medesimo fondo, siano luno successore dell' altro. La
successione pu essere singolare
sinyolas res

ha luogo quando

diritti particolari dell

auctor

si

et!
1

ha

universale, la prima

successio per

acquirente succede in un diritto o pi


la seconda ( successio per universi, fa-

quando l'acquisto ha per oggetto lintero patrimonio preso nel suo


o meglio quando la medesima personalit si trasmette al1 auctor rispetto all
acquirente non
una persona estranea, anzi questi si considera la medesima persona del
primo; ed perci che auctor comunemente si usa nel determinare 1 autevi

),

lutto ideale;
1

acquirente, onde in questo caso

tore nella successione singolare.

siste in

Una

specie di successione singolare lalienazione, la quale con-

un negozio

civile tra vivi, per

mezzo del quale una cosa apparte-

nente ad una persona trasmessa ad unaltra. Quando la trasmissione ha


un tal carattere che per mezzo di essa succede un aumento di patrimonio

Digiiized by

Google

nell
l

acquirente, ed

164

una diminuzione da parte

dell

auctor, allora si

ha

alienazione nel pi stretto significato della parola, che pi propria-

mente appellata donazione.


3 L alienazione pu non racchiudere il concetto di successione singolare, e ci avviene quando la trasmissione fatta dall auctor riguarda
una parte del diritto di propriet, ed allora l acquirente non ha lo stesso
diritto del primo, ma uno che ne dipende in quanto alla sua origine; di
tal natura sono i iura in re aliena costituiti dallo stesso proprietario;
alienazione nel pi ampio significato della parola.
)

64.

a
T. Inst. de donslionibns

De donalionibus

Retri,

lionibus,

(2.

Meerm.

Della donazione.

).

T.

D. h.

t.

(39. 8.).

thes. V. pag. 853.

-T.Ch.

t.

(8. 54.)

Klinkhamer, Corniti, de

De
dona-

Amst. 1826.

Suvifjny, Sist. IV. g. 142.

ss. Domili,

Cornili.

V.

c. 2.

g. 10. XIII. c. 22.

XIV.

c.

26-32.

Per donazione intendiamo

che non ha in s l idea


produrre un cambiamento nei

quell alienazione

di equivalente, ed fatta col proposito di

beni e di fare un alienazione gratuita: da questa definizione


I

si rileva

che:

La donazione suppone necessariamente unalienazione; per la qual


diritti che si riferiscono al loro destino dopo la

cosa la disposizione de

morte

del proprietario, ossia la eredit, incompatibile

con

della donazione, dappoich, essendo la personalit dellerede la

il

concetto

medesima

non unalienazione; lo stesso si dica del legato,


non solo perch per mezzo di quest'atto non si rende minore la propriet
del testatore, ma ancora perch il legato una successione mediata, mentre la donazione col concetto dellalienazione una immediata successione.
La donazione devessere necessariamente gratuita, deve produrre
1
almeno una diminuzione ne beni del donante ( liberalitas ); e di vero se
la intenzione del donatore fosse piuttosto di pagare un servigio reso e non
di donare, allora non si ha affatto l animus domandi, e per conseguenza
un atto simile impropriamente appellasi donazione.
per davvertire che non ogni specie di liberalit donazione, poich ogni atto dettato da sentimenti generosi chesclude il concetto di alienazione, una liberalit, ma mal si direbbe donazione.
3 La donazione deve aver per effetto 1 arricchimento di un altro
essa importa un acquisto ex lucrativa causa; escluse adunque sono quelle
di quella del defunto,

Digitized by

Googl

165

non importano una diminuzione di


pagamento del corrispondente prezzo.

concessioni le quali
acquisti fatti col

Finalmente affinch

propriet, o gli

concetto della donazione sia esatto, duopo

il

ammetta un altro requisito, ed la unione della volont delle due


non possiamo immaginare infatti una donazione prima che il donanon avesse contezza dell atto, e che non sia espressamente o tacitamente dichiarato non potest liberalitas nolendi acquiri : p. e. se si d
una somma con la intenzione di donarla, e il donatario ha per fermo che
sia un mutuo, finch dura questo errore, latto non potr mai aversi come
che

si

parti;

tario

donazione

(a).

II. La donazione non di per s un determinato negozio civile, come


sarebbe esempigrazia una vendita, una compra, una pennuta, ecc.; ma
pu avere molteplici forme ed lepore effettuata per mezzo di differenti atti, i

quali si possono ordinare cos: dare, obligare, liberare.

dare consiste nel trasmettere il diritto di propriet o nel costire con la intenzione di donare:
primo di questi mezzi il pi usuale, tanto che ordinariamente
la donazione si ritiene come un mezzo di trasmissione del diritto di propriet; la forma per mezzo della quale si effettua la donazione in questo
1

Il

un

tuire

diritto in

Il

caso non pu essere nel sistema giustinianeo che la tradizione, di cui Iani-

mus domandi ne forma

la insta

valida tradizione riconosciuti:

e quando
sessore;

il

causa (b) ed in tutti i modi dalla legge per


come sarebbe per mezzo di terze persone;
,

donatario potr ritenere le cose del donante di cui era

come

la missio in possessionem, in

quanto che

come se

natario d impossessarsi dell oggetto

si

il

permette

pos-

al

do-

avesse avuto dallo stesso

donante (c): finalmente per il cos detto constitutum possessorium dichiarando il donante che ritiene il possesso dell oggetto in nome del donatario.

(a)

cum

l. 10. h.

Paul.

I.

non

sibi

si nescit,

accaperit, donatae rei

tur, missa fuerit. nisi ca

dem

Ahsenli, sive millast

iubeas, donari recto potest; sed

missam

(pii ferat, sire,

mente servo eius data

L. 58. de 0. et A. (4tf. 7.). conf.

L.

quod

rem, quae apud se

dominns non

fit,

ipse habcat, sibi haberc

est, sibi esse donatali), vel

etiamsi per

servum

fuerit, ut statini eius fiat.

eius, cui

L.

donaba-

19. . 2. co-

A4, de don. ini. vir. et uior. (24. 1.).

L.

18.

pr. de rcb. cred. (12. 1.).


(b) g. 40. Inst.

de

rcr. div. (2. 1.).

Per

tradilionem quoque iure naturali res nobis ac-

quiruntur; nihil enim tam conveniens est naturali aequilali,

rem suam

in

alium transferro, ratam baberi: et ideo, cuiuscumque generis

tradi potest, et a

dem modo

quam voluntatem domini,

domino

tradita alienatur. Itaque stipendiaria

alienantur; vocantur

autem

quoque

volentis

sit corporali res,

et tributaria praedia eo-

stipendiaria et tributaria praedia,

quae

in provinciis

sant, inter quae nec non et Italica praedia ex nostra constitulione nulla est dilferentia.
(c)

L. 4. 10. b.

L- 6. eodem.

- L.

t.

Pomp. Etiam

6. 28. 35. 8- 8. h.

per interpositam personam donatio consumar! potest.

t.

Digitized by

Google

donazione comprendere lusufrutto in quanto

la

tario gratuitamente costituisce

donare
rio

un usufrutto per un

usufruttuario, lasciando gratuitamente

Similmente

(d).

1C6

tura in re possono essere obbietti di donazioni in differenti for-

me, cosi potr

si

potranno donare

le servit,

il

proprie-

ovvero potr

altro;

usufrutto al propriet-

1'

uso, lenfiteusi, la su-

perficie (e).

Obligare consiste in ci, che la propriet di una persona

menta per

la

secondoch

donazione di un credito:

il

che pu essere

fatto in

si

au-

due modi,

donante o una terza persona.


a ) Il primo modo consiste in una promessa, con la quale uno si obbliga verso l altro donandi aiusa. davvertire che la donazione avviene
la obbligazione riguarda lo stesso

momento

nel

tendo
piu

il

della promessa, dappoich quando giunge il pagamento, podonatore essere costretto per vij.di azione giudiziaria, non si ha
ma la conseguenza di un debito fondato dalla

concetto di donazione,

il

promessa. Dna tale promessa, la quale nel diritto nntigiustiniano non poteva avvenire se non per mezzo di stipulazione, fu facilitata dapprima da

Antonino Pio per le sole promesse fatte tra gli ascendenti e discendenti,
dichiarando essere sufficiente ogni dichiarazione di volont per dare all

animus donandi

la

sua

efficacia; la

Giustiniano estesa a tutte le persone

medesima agevolazione

fu quindi da

(f).

La donazione pu consistere nel fondare in favore di un terzo un


diritto di obbligazione, il che pu essere fatto tanto creando la obbligazione nel medesimo momento dell' atto di donazione, quanto nel cedere
un credito gi esistente. Cos alcuno d a mutuo una somma, ma in nome
)

che questi si fa promettere ('adempimento dal debitore per mezzo di contratto, o si concorda con il donatore sulloggetto (g); ovvero quando si fa un deposito presso un terzo con
di colui a cui si vuol donare, in guisa

obbligo di restituire

1'

oggetto depositato al donatario

(h). l<o

stesso si

dica quando la obbligazione gi esiste, e viene trasmessa dal donante al

donatario con la intenzione di donare, nel qual caso la cessione tiene luogo

(d) L. 645. 78.


(e)
llari

8. 3.

nst

(f)

de

iur. dot. (23. 3.).

L. 10. pr.

de locai,

et

L. 11.

cond.

12. . 6. de uso

mal. (24.

7. 8.

).

3.).

. 19.

ut et Jegari, et do-

romiti, praed.

8. 4.).

(3. 21.).

L- 33. . 5. C. de donai.

(g) L.

34. pr.

focncravii,

camquc

h.

t.

filius

(h) L. 31. $. 3. h.

t.

Paul. Si pater emancipati

respondi.

Decius.

non immerito

lilii

nomine donalionis animo pecuniam

stipulata* est, et ipso iure perfeclam donalioncin, anibigi non polcst.


Papiri. Eiusmodi lege deposita

deposuit, follerei, aut post inortem

sferri,

L. 37. sol.

L. 1. . 7. de saperi*. Vip. Sed et trad posse intelligendum est

tossii

in aede arca ut cani ipsc solus, qui

dominr Aelius Speratus non

videri celebratali! donationeni

Spein fulurae acliouis, piena intercedente dooatoris voluntate, posse tranplacuit.

Digitized by

Google

di

donazione

ovvero

(i);

gazione, mentre

il

si

ha

creditore

il

per mezzo di una dele-

effetto

quale vuol donare ad un altro chiede

il

bitore che promettesse a costui

adempimento

(k),

poich in

Finalmente la donazione consiste nel liberare

tutti

al

de-

questi

una vera donazione.

casi esiste

t67

medesimo

quando

si

libera

da una obbligazione ; giacch per questa via


suo patrimonio. Lobbligazione pu essere costituita in favore del donante od in favore di un terzo.
colui, a cui si vuol donare,
si

accresce

il

Quando

a)

obbligazione fatta in favore del donante, la donazio-

la

mezzo di un atto, col quale il donante libera il doun tal atto pu essere una condizione o
un semplice patto apposto tacitamente per mezzo di atti indiretti, che fanno nota la volont del donante (1).

ne pu

effettuarsi per

natario dalla sua obbligazione

donazione potr inoltre

b) Questa specie di

effettuirsi

liberando

il

donatario da un suo debito che ha verso un terzo, sia per mezzo del pagamento fatto con la intenzione di donare , e ci anche in caso di una na-

mezzo

turale obbligazione (m), oppure per

come l'expromissio (n).


La donazione pu essere
di morte

morlis causa donatio

).

dopo la morte del donatore di guisa che essa rivocabile od


nessun momento, qualora il donante sopravviva al donatario una tale

perfetta
di

una intercessione privativa

di

donalio inter vivos

), e per causa
Questa seconda donazione addiviene

tra vivi

donazione essendo
delle successioni

affine co legati

IV.

e.

(. ).

verr trattata di proposito nella teoria

donazione

tra vivi

quando non dipende

essenzialmente dalla morte del donante, quantunque fosse stata

(i)

L. 2. 3. c. b.

(k) L. 2. g. 1.

L.

clam

iussi,

quidcni debitur eiccplione tc agenlem repellere non potcst, quia perinde


a debitore

(Ij

no

Celaut. Scd si dcbilorcm meum libi donationis iml.


an suimnovcris donationis cepliouc, noe no, traclabitur. Et

21. g. 1. h.

modicae causa proniilterc

meus

meo sunimum

L. 17. h.

t.

libi

donaverim,

deductom

donationis causa acccpto lata, diccndum est, locum libcrationem haberc.

L. 27. g. 2

L. 28. g. 2. de pactis. (2. 14.).

(m) L. 7. g. 7. de don.
filius

mod. pigo.

1.

Triphon.

de SC. Maccd. (14.


21. pr. h.

Si Tilius

I.

L.

me

5. g. 8.

cam solutionem

de dol. cicepl. (44.

).

Altxand.

habet, sire in po-

me

4.).

creditori

animo pecuniam dodi!.


L. 33.

meo

de nov. (4.

donatum ob

2.).

stipulanti spopondit

illam oicopiionem, ut, quatcnus tacere potcst, condemnetur;

defcosionc merito utebatur, quia


bitum persequitur.
tali

stipula-

L. 2. C. de ac-

0.). L. 17. g.

0.).

donare mihi volons delcgatus a

non habebit adversus eum


ad versus

quasi eia-

sit, et

L. 17. g. G. de iniur. (47. 10.).


L. 12. C. de neg. gest. (2.19.

tcslatc potris.quum sellerei, fucril, sive sui iuris constitulus donandi

(n) L.

(20.

int. sir. et usar. (24.1.).

pr patre suo dcbilum solverit, nullara actioncm ob

L. 9. .

sum

et tu illuni ci credlderis.

Vip. Si in stipulaturo iudicatum novationis causa

ccpt. (8. 11.). L. 1. de trans. (2. 15.). L. 1. 8- 1. quib.

Si

fatto sotto

t.

nam

co peto barn, ereditar miteni de-

Digitized

by

Google

168

una condizione sospensiva o resolutiva


dopo la morte del donante (o).

la quale

non pu avverarsi che

. 65.

b) Requisiti

I. 1)

nare

il

il

minore,

effetti

dello donazione.

donazione un alienazione , suppone in primo luogo


quale abbia la facolt di alienare epper non potr do-

Essendo

un subbietto

ed

la

mentecatto, e

il

coloro nequali

tutti

riconosce una esi-

si

stenza di diritto solamente e non nel medesimo tempo di

come

2) Lobbietlo,

l'atto.

nelle altre relazioni giuridiche, devessere ido-

neo a potersi trasmettere.


3)

Finalmente

si

richiede

duto nel paragrafo precedente


2)

un valido

di che sar fatto parola a suo luogo

sun momento quella donazione,


passi la

somma

la

efficacia

quando

L. II. c. 1.

quale

secondo

si

ve-

al

);

fatta tra coniugi

similmente sar di nes-

tempo in cui fu

(500 solidi circa 6400

stabilita dalle leggi,

tificarne la potest giudiziaria

atto giuridico

(a).

La donazione non ha nessuna

insinuatici ) (b)

fatta, oltre-

lire)

senza no-

avvertire per che

quando si dona una cosa fruttifera non si computano i frutti delloggetto


medesimo. Cos pure molte donazioni che insieme oltrepassano la somma
stabilita non sono da ritenersi come una sola donazione
ma ognuna ha
propria esistenza tranne che non siasi voluto deludere la legge, o che
tutte quelle donazioni non siano parti di una pi grande (c) (1). La insinuazione non ha mestieri di causae coynitio, e qualunque magistrato po,

tr validamente riceverla.

Vi sono dallaltra parte decasi in cui la donazione, ancorch sorpassi


la

somma

legale,

non ha bisogno dinsinuazione:

p. e.

a ) Gli atti di liberalit che, secondo la definizione pi rigorosa, non


potrebbero essere annoverati tra le donazioni (sensu strido ).
de meri, causa donai. (39.

(o) L. 27.

6.).

nullo casu rerocetur, causa donandi magis est,

Marciati, Ubi

quam

ita

donalur mortis causa

et

mortis causa donalio; et ideo perinde ha-

non valel; ut
endem-

beri debet, atquc alia quaevis inter viros donatio; ideoque intcr viros et uxores

ideo ncc Falcidia locum habet, quasi in mortis causa donalione.


ia)

Sulle

L. 25. g.

2.

forme e limitazioni della legge Cincia Ved. Appendice V. alla fine del Capitolo.
eliam donationibus, quae gestis intervenienlibus minime

(b) L. 36. g. 3. fui (in. Cacteris

snnt insinuatae
30-35. C. h.
(c)

t.

sine aliqua distinclione usque ad quingcntos solidos valituris


g. 2. Inst. h.

L. 34. g. 3. C. h.

quod lei probibel;


L. 30. eodem.
ci!,

in

t.

conf. L. 27.

t.

arg.

L. 29.

fraudem vero qui

da leg.

(1. 3.).

Paul. Contra legem

fneit,

qui id fa-

solvis verbis legis scntenliam ciuscircuinvenil

Digitized by

Google

169

donazioni fatte dal regnante e dalla reggente

le

(d);

quelle di cose mobili fatte da magistri mililum ai soldati

quelle latte per redimere gli schiavi

le donazioni fatte

per riedificare un edificio in rovina

una

quelle per costituire

(e);

(f);

dote, solamente in

(g);

quanto contengono

una donazione relativamente la donna (h).


3 Quando una donazione del valore superiore a 500
}

manca

'solidi

della richiesta insinuazione, per regola generale la donazione nulla pel

dippi della

somma

Per

qualcosa da conchiudersi, che, se vi


propriet del dippi non si trasmette al donatario, ed

stabilita.

stata tradizione, la
il donante potr o adoperare
sore per

si trattasse

una cosa non

contro ogni terzo posses-

la rei vindicatio

la parte dell oggetto

condiclio se

la

somma

superante la

ovvero una

stabilita;

del valore: nel caso che la tradizione riguardasse

fungibile p. e.

cipio test esposto, nasce

un fondo,

si ritiene

un condominio

tra

il

che, applicandosi

donatario ed

il

il

prin-

donante, la

cui quota in caso di controversia viene tassata giudiziariamente.

to,

In questo caso, perch non sorgessero ulteriori controversie, 0 stabiliil proprietario della parte pi grande potr comprarsi laltra, sbor-

che

sando
si

prezzo secondo cui fu tassata; se egli non vorr ci fare, loggetto


la divisione per natura dell oggetto non

il

divider materialmente, e se

fosse possibile,

(il)

!..

31.

[ir.

li.

Si quid

I.

quod sopri lluum

fucrit donatimi, hoc,

tem, quae intra

proprietario della parte pi piccola potrebbe comprare

il

0.

autem supra

cut, tannini mollo

termino conslitutn

legis

est, in

non

legittimali! dclinilioncm

reliquam vero quantiia-

valere,

mio rotture perdurare, quasi nullo peuitusalio

alliccia, sed hoc pr non scripto vcl intcllcclo esse crcdatur; cxccptis donaliouibus lo ni impcrialilnis quam his, quae in causas pi issi mas procedimi. Quartini impcriales quidem donnlioncs

inerito indignari

sancitum

est,

(c) I..

sub ohscrvalione uicuunicnloruiii

fortissimi praeslant

L. 34. pr.

inili

!..

tara a retro priiicipibus,

N. 32.

quam

a nobili

c. 2.

/intima. Simili ctiam modo a gcstoruni absolvimus ordinatio-

II. t.

rei seso

movenlium. quas

viri gloriosissimi inagislri

tam ex sua substantia, quam ex spoliis


quibuscumque locis decere noscunlnr.

tibns

bclloruin occupalionc, sivc in


(f)

lieri,

sed lirniam babcrc pr pria in inaicsiaicin.

30. g. 1. C.

ne donaliones rcrum mobiliai

36. pr. C. h.

t.

mililum

hosliuin, sivc in ipsa

lustinian. Si qnis pr redemplionc captivorum pecn-

nias dcdcril sivc per rautionem dare promisero cuiuscumqtic quantilatis, cognosrat, se neqne

rcpctitioncm habere, ncque exactioncm cautionis posso declinare, ut pot gestis, sicnt in donnlionibtis,

non subsccutis super insinuatione ciusdem quantilatis.


Idem. Mantieni libcralitatcm noslrac legis indulgcmus eliam

(g) L. 30. g. 2. C. h. t.

quorum
litatis

incendio vcl

mina domus corruplae sunt.quilmsdam

praebentibus vel coutionem conscienlibus, ut et

ipsi

forte pccunias cniuseiinquc

ncc repotilionem limeant

ctiam cxarlionem pccuniarum confessioni inserlarum Tacere possint

licet gesta

his,

quan-

vcrum

non fnerint

subiscala.
(h) L. 31. pr. 0.

de iure dot.

bant, sivc matres, sivc

olii

ohscrvalione suscipiehant.
Diritto

romano.

(3. 12.).

/ultima.

cognati vcl tranci, rcrtc

eonf.

N. 110. c. 1.

N.

Quum quidam

doles pr mulieribns da-

qnidem cas mariti


127.

e.

sino

monumentoruni

2.

22

Digitized by

Google


la pi granile,

170

mediante rimborso del prezzo tassato giudiziariamente (i).


una donazione si determinano dal suo contenuto spe-

II. Gli effetti di

ciale: in

ogni caso non potrebbe originarne una successione universale,

anche quando, ci eh possibile, la donazione riguarda tutto il patrimood una aliquota del medesimo (k). Secondo il loro contenuto adunque
le donazioni hanno per effetto la trasmissione della propriet, o la costituzione di un diritto reale, se consistono nel dare; ovvero fanno nascere

nio,

unobbligazione negli

altri casi.

La donazione per s

stessa irrevocabile.

ANNOTAZIONE
(1) Qualche difficolt si presenta nel caso che la donazione avesse per obbietto
una rendita annuale, e ci per l'oscurit della legge 34. . 4. C. li. t., nella quale
ci fa noto esser stato un tal punto molto controverso tra gli antichi giu-

Giustiniano
risti,

egli vuol decidere la quistione. La sua decisione la seguente.


Nos autem certa divisione concludimus.
Ut si huiusmodi quidem fuerit donatio, ut intra vitam personarum

c che
t

stetur

multa intelligantur donationes et liberae a manumentorum observatione. Incertus etenim fortunae exitus hoc nobis suggessit, ut possibile sit, unius anni tantummodo vel brevioris vel etiam amplioris temporis inetas supervivere vel donatorem vel eum, qui donationem accipit, et ex hoc inveitiri, totano summam donationis non excedere legitimam quantitatem.
2
Sin autem etiam liercdum ex utraque parte fuerit mentio.
3) Vel adiicialur tempus vitae vel donatoris vel cius, qui donationem accivel dantis, vel accipientis,

lune, quasi perpetuata donatione et continuatione eius

piet,

>

rem e am

una

efficiente, et

excedere legitimum
convalescere .
lata,

magnam

et opnlentio-

inlelligatur, et quasi densioribus donationibus

modum,

et

omnirnodo acta

rei>oscere, et aliter

Egli fuor di dubbio che questa legge stabilisce tre casi;

il

cumuminime

primo, quando

la

donazione di rendita determinata a vita del donante e del donatario; ed in questo

L. 34. p. . 1. 2. C. de don.

(i)

8. 54.

).

lutlinian.

Ne autem connnunionc inducla do-

natori et ei qui liberalit lem suscepit, aliqua oriatur contcntio, electioncin dotnus ei, qui ain-

summam

redonata habuerit, rcliquam acsliinationis quantitatem ofTcrre ci, qui minorem causai habuit, et totum possidcre. Sin autem hoc minime faccrc malucrit, lune omnipliorem

modo

res dividi

in

secundum quantitatem. utrique parti competcnlcm, si res dividi sinc suo peautem in huiusmodi casibus.in quibus partitio uliliter minime cclcbrari
suinmau dominus nuluerit aestimationem ofTcrre, lune licebit etiam ci, qui

ricolo possibili est: Sin

potest, amplioris

minoris

summac babet

(k) 1.. 11. C. h.

L.

I.

potcstatem, ofTcrre prclium, et totum sibi vindicare.

L.

8. C. de rcv. don. (8. 5G.).

I..

28. h.

t.

L.

37. g. 3. de loga-

l.quac in fraud. (42. 8.).


conf. L. 72. de iure pr. dot. (23. 3.). Paul.
Mulier bona sua omnia in dotem dedii; quaero, an marilus quasi hercs honcribus respondere

lis (32).

17. g.

cogatnr? l'aulus respondit,

eum quidem,

qui tota et repromissione dotis bona inulicris retinuit,

a creditoribus conveniri eius

non posse sed non plus esse

superest deduci acre alieno.

fragni.

Vat. g. 203.

L.

in

promissione bonorum,

quam quod

12. Cod. Ilermug. Ut. VI.

Digilized

by

Googl

caso

che

egli decide,

171

delibatisi ritenere le singole rendile annuali

come

altrettante

il donante o il donatario vivr al pi prospagamento; se adunque ciascuna rendita annuale non sorpassa la
somma stabilita, non vi sar bisogno d' insinuazione. Il secondo, quando la rendita
annuale determinata ancora per gli eredi sia del donatario che del donante; e qui
Giustiniano vuole che per la durata quasi perpetua debba considerarsi come una
grande donazione, e per conseguenza si avr sempre bisogno d insinuazione, quantunque ciascuna rendita annuale presa per s fosse molto al di sotto della somma
stabilita. A questo secondo caso equiparalo un terzo sia nella decisione, sia nei
motivi della decisione medesima, con queste parole vel adiiciatur tempus vitae
vel donatoris vcl eius, qui donationem accipiet, e questo caso ha specialmente elevate molte difficolt.
Comunemente intendesi per la donazione di una rendita, la quale sia determinala per una quantit fissa di anni della vita del donatore o del donatario; la dona-

donazioni, poich incerto chi dei due, se

simo termine

zione, se

la

del

somma

avrebbe bisogno

d'

delle prestazioni dei tanti anni sorpassa

insinuazione

cinquecento

solidi,

(1)

Quest' interpretazione insufficiente, poich

si

trova in contraddizione co

mo-

decisione, quasi perpetuata donaticene. Cuiacio ha tentato di emendare il testo, ed in vece di leggere: vel adiiciatur, legge nec adiiciatur, ovvero: vel non
tivi di

adiiciatur

(in),

il

che

ci

darebbe questo senso

ovvero quando (senza menzionare

tempo della vita delle parti non


di due suoi manoscritti
vorrebbe piuttosto leggere: vcl adiiciatur tempus vitae heredum donatoris, il che
ci porterebbe al risultato di equiparare a quell' altro caso ammesso da tutti (2) l'altro, quando cio la rendita limitata alla morte del pi prossimo erede, sia del dogli eredi
si rileva

la

limitazione della rendita solamente al

espressamente

Al contrario Saingivj nella fede

natario sia del donante (n). Ingegnose che fossero queste interpretazioni, non si pu
sconvenire esservi dentro una gran dose di arbitrio, e miglior consiglio sarebbe interpretale il passo in questo modo: quando la donazione sia estesa sul tempo della

uno dei due, del donatore, o del donatario; il qual caso equiparato all' alquando cio sono rammentati espressamente gli eredi di entrambi.
Il caso di una rendita donata per determinato numero di anni non previsto
in questa legge di Giustiniano; ma egli ben naturale, che in questo caso debbansi
vita di

tro,

sommare

le

rendite dei tanti anni, e, se la

somma sorpassa

il

termine legalmente

stabilito, allora si richiede la insinuazione.

(l)

P.

e.

Marezott, giornale

di Giesien, disscrt. 1.

(m) Cuiacii, Abservationes, e

XLVII.
(n)

!..

comm.

66. presso tlcimbach, toni.

Savigny,

Sis.

IV. 8- 166. noi.

in L. 16.
IV'.

de V.O. (opp.

1. pag. 1173).

pag. 890. Vo et, ad Pand-

XXXVI.

v. Basiliche

8. 8- 16.

r.

Digitized by

Google

j*.

Della

ri

co.

vacazione della fonazione

T. C. de rcvocandis donalionibus

8.

80 ). Monelli, Comi.

iur. civ.

XIV.

c. 26.

seq. Savigny, g. 188. c 100.

Quantunque
1

la

donazione por redola fosse irrevocabile, non manca


una valida donazione pu esser rivo-

eccezione di alcuni casi, nei quali

che avviene sia da parte de terzi, i cui interessi sieno stati pregiudicati per la fatta donazione, e la revocazione qui indipendente dalla

cata.

11

volont del donatore; sia volontariamente dallo stesso donatore.


1

Nel primo caso

Se

si

si

rivoca la donazione

fatta una donazione tra vivi, con cui si lesa la porzione


vana la querela inofficiosi testamenti, gli eredi, che

legittima, e renduta

vennero danneggiati dalla donazione avvenuta, possono impugnarla per


mezzo di un altra querela ( inofficiosi ic donationh ammessa in analogia
ma questa nuova querela ritoglie solamente la parte man)

della prima;

cante della legittima, lasciando valido

to al

resto della donazione

(a).

b) Se un debitore, facendo donazione, abbia cercalo di rendersi inetpagamento, o di aumentare la sua insolvenza, la donazione pu es-

sere impugnata da creditori con

2
d'

il

azione l'auiana

(]>).

La levocazione da parte del donante concessa solamente a causa


quando essa sia manifestata ne seguenti

ingratitudine del donatario,

modi

prescritti dalla legge: ossia villanie, atroci ingiurie reali, insidie

le sostanze del donatore con grave danno, e ila ultimo


inadempimento degli obblighi presi verbalmente o in iscritto verso il do-

contro la vita, e
natore
(a)
(li)

(c)

mas

V. voi.

III.

10. C.

illibalasquc

ila 111 1

lem

(c).

V. ino. voi.

li.

111.

L. IV.

L.
I.

c. 1.

V. c. 4.

lustinian Gcncralilcr sancimus, omnes donniioncs lego tonfeclas

mancrc

si

iniurias alroccs in

non donationis acccplor ingraius

circa

enm

tir-

donnlorcm invcnUtur

ciTundal, 2) vcl manns impias infocai 3) vcl iaclurae maquac non Icvcm sensum ubslanliac donaloris imponi!. 4) vcl
inlulrrit, S
vcl quasdam cumcnlioncs, sire in scriplis donaiioni
,

ci insidiis suis ingoral,

vilac periculum aliquod

ci

imposilas sivc sine scriplis liabitas, quas donationis acccplor spopondit, minime imploro voluerii.

Iris

onim lantunimndo

causi,

si

fucrini in iudiciam diiucidis argnmenlis cognilionalilcr

approbalac, eliam donalioncs in cos fadas merli concedimus.

.
Hoc tatnen usque ad prima
persona lanturnmodo slare censcmus, nulla lieenlia concedenda donatori succcssorihus huiusmodi querimoniarum primordium instilucrc. Klenim si ipsc, qui lioc passo est, laeuit, si-

lonlium cius mancai sompcr, et non

a posleritalc ci us suscitari

conccdatur, vcl adversus ipsum

qui ingraius esse dicitur, vcl adversus cius successorcs.

Digiiized by

Google

vando

azione merc cni

il

173

donante rivoca

la

dal carattere intrinseco della donazione,

sua donazione, non deri-

ma

dalla leggo,

pu bene

esser appellata candiclio ex lerje (d). Lazione di quelle qualificate come


rinrlictam spirante s, e per data al solo donante e non si trasmette agli
eredi, se

morte

non quando

di lui, e

Ma

o almeno preparata avanti

sia stata gi intentata

va diretta unicamente contrg

1*

la

ingrato.

per eccezione non data facolt di rivocarc una donazione,

madre che va a seconde nozze, o mena


seconde nozze Giustiniano temper lan-

fatta in favore de figliuoli, alla

Per

uria vita riprovevole (c).

ma

le

madre

rigore, permettendo alla

tico

rimaritata di rivocare la donazione,

soltanto nei casi dingiurie reali, dinsidie alla vita, di minaccia a

tutto

patrimonio

il

(f).

5 ) L azione rivocatoria vale a far restituire o 1 oggetto donato con


ogni pertinenza, qualora esso fosse ancora nelle mani del donatario, o il
valore, di cui si trovi arricchita la propriet di lui. Questazione produce
del negozio civile, ma per contra meramente personale
I annullamento

verso il donatario per la restituzione degli oggetti donati: onde non potr
mai venir fuori una rei vindicatio.
t>
Finalmente un altro caso speciale di rivocazione ammesso j>el
patrono, che non avendo figli abbia fatto donazione a suoi liberti di lutti
beni, o di parte: se mai in seguito egli avesse prole, potr ad arbitrio
rivocare la donazione (g).
)

<i7.

<1

1)1

T. C. de donai, quac sub

alcune specie di donuzioui-

modo

8.

35

).

Quali donazioni che hanno regole speciali si distinguono, la

natio mortili causa, la donatio inlcr virurn


(d) Savigny,
(c)
(f)

I.

L. 7. C. h.

N. 22-

c.

et

uxo rem,

la

rio-

donatio sub mo-

c. g. 11(9.
t.

35. .Valer (amen, quae

(lio

tinn? ?uis quid donavi!,

si

ad scrnndasnuptias

veneri!, praetevln ingratitudini? datum revocare neqncal. Non enitn sincero iudicio ingratitu-

dinem

obiiecrc vidclur, sed ad sccundas nuptias respiciens in

sumitur,

eam cogitalionem

uisi manifesto prnbelur, llium ve! malris vilae insidia? s Ini vi -se, vel

invilisse, ve! ut totani subslanliani


(g) L. 8. C.

bona omnia,

li.

t.

illi

unquam

liberti?

patronus

(ilio?

non hahens

vcl pattern aliqunm (acuitami)! (uerit doualione largitus, et postea susccperit

bero?, lolum quidquid largitus (uerit, revcrtatur


,

venisse prac-

impias manus

nulerrcl aiiquid rimira Ipsam moiiluin esse.

Constant, el Constant. Si

in ciusdein donatori: arbitrio ac ditionc

li-

man-

surum.

Digitized by

Google


do, e la

ma

174

remunera torio;

delle altre ci

delle prime due sar


rimane qui a far parola.

trattato nelle apposite teorie,

La donatio sub modo consiste in un atto di


liberalit che impone
un obbligo; o pi chiaramente la donazione
di un oggetto o d un valore, di cui una parte dev'
essere adoperata dal donatario in uno scopo determinato. Onde essendovi un obbligo
congiunto alla liberalit, questa
donazione prende un carattere speciale.
I

1
Quanto all obbligo, esso pu stare in una prestazione sia in
favole dello stesso donante, sia in favore di un
terzo, ovvero in tale operazione da cui non nasca diritto per nessuno;
come p. e. la fondazione di
un pubblico istituto.
)

) Quando la prestazione riguarda lo stesso donante, questi avr


per
il donatario all' adempimento 1 actio
praescriptis verbis, essendoch in una simile donazione si contiene un contratto nella
forma di
do ut des, facio ut facias (a).

costringere

'

Quando

al contrario la prestazione in favore di un terzo, la sudnon pu essere intentata dal donante, n dal terzo secondo
da un contratto fatto in interesse altrui non potr venire azione alcuna n pei contraenti n pel terzo (b); ma le ultime leggi concedono al terzo una utili? actio (c).
c ) In tutti i casi sar data al donatore la condictio datorum per ripetere la cosa donata, quando arbitrariamente il donatario non adempie il
modo (d); perocch il modo, sia in favore del donante stabilito, sia di una
terza persona, semprech non adempito, una causa non secuta. Questo principio ha per due eccezioni :
1 ) La condictio non pu essere adoperata quando l'adempimento del
)

detta azione
i

principii rigorosi del diritto; imperocch

modo
(a)

nando

impossibile

8. 84.

).

Vioclet. et

Maxim

Legem, quam rebus

diiisli, sire slipulalione libi prospexisli, ex slipulatu, sire

praescriptis verbis,
C.

(e).

L. 9. 22. Cod. de donat.

de coni.

(b) L. il.

luis donon, inccrlo iudicio, id est

apud praesidem provinciae debes agere, ut hanc impleri provideat.

crai. (4. 38.).

L. 8. C. de

de 0. et A.

44. 7.

).

rer.

pcrmut.

L. 3.

(4. 64.).

Paul. Quaecumque gerimus,

quum

ex nostro contraclu

origioem trobunt, nisi ex nostra persona obtigalionis initium suniant, inanem actum nostrum
cfliciunl; et ideo neque stipulari, neque emere, vendere, conlraberc, ut alter suo nomine
recto
agat, possuraus.

L.

9. g- 4.

de reb. ered. (12.

(c)

L. 3. C. h.

(d)

L. 3. 8. C. de condict. ob. caus.

1.).

8-

4. Insl.

de inut.

(4. 6.).

rum dominium

Valeria n. et Gallica. Ea lego in vos coltala

prorsus alienaret, vel ut donatori vel eius


dilo servata, quaeratur.
(e)

L.

stip. (3. 19.).

t.

donatio, ut neutri alienandae suae portionis facultas ulta competerei, id

cflcit,

bercili condictio, si

ne alteruter eo-

non

fuerit con-

8. C. de cond. ob. caus. (4. 6.).

Digitized

by

Google

2
dell

E quando, secondoch

obbligo

Ma

175

stabilito, non ancora venuto

il

tempo

(f).

dalorum, se

oltre alla condictio

il

donatario avesse

obbligo di

prestare gli alimenti al donante, questi potr anche produrre la rei vindicalio.

Per ci che concerne l atto civile di questa donazione, sono api medesimi principii e limitazioni anzi dette parlando della dola donazione sit modo ha bisogno della
insinuazione; pu essere rivocata per ingratitudine ed impugnata o con
la querela inofficiotitatis o con 1 aclio Pauliana ( . 64. ).
3

plicabili

nazione in generale: cos anche

II. Appellasi donazione rimuneratoria quella che si fa per gratitudine di servigi dal donatario prestati al donante. Quantunque in ci vi

sia

una specie

di

mutua obbligazione

il

che

oppone

si

al

vero carattere

nondimeno da stimare donazione perfetta la rimunenessuno per legge tenuto di dare una ricompensa, e
1 atto
sempre liberale. Dall' altra parte se il donatore avesse la intenzione di soddisfare piuttosto un obbligo che fare una donazione, l'atto,

della donazione

),

ratoria, perch

non essendo

come una

stato fatto coll

animo

di donare,

non pu essere riguardato

donazione.

donazione per natura sua propria ha qualche regola speciae per fermo :
Siffatta

le,

fettuata,

Se la donazione rimuneratoria, eh eccede i 500 solidi, gi efnon pu essere impugnata pel sopravanzo; ma se corsa solo

una promessa,

il

donatario avr lazione per la

somma

legale senza insi-

nuazione.

Se una

tale

donazione seguita tra coniugi, avr pieno vigore, se

ma non si d azione per farla eseguire.


La donazione rimuneratoria finalmente non

effettuata,

ingratitudine
(fj

I..

si

pu rivocare per

(g).

18. pr. g. 1. de don.

3. 8.).

Vip. Arislo

alt,

donalione, obligationem non contraili eo casu, qno donatio


slitnare refert, g. 1. denique refert, Aristonem putare,

si

quom minimi
est; et ila et

semini

sii

cum

ncgolinm

Pomponius eum

eli-

ad hoc, ut

eum

libi tradidero

post quinquennium inanuniiltas, non posse ante quinquennium agi, quia donatio aliqna in esse
videtur.
(g) L. 3i. g. 1. cod.

pr eo ab ipso accipiat,
qnod confcmplalione

est,

Paul.
liaec

Si

quia aliquem a lalrunculis vel hoslibus eripuit, et aliqnid

donatio irrevocabilis est; non merces etimii laboris appellami

salulis certo

modo

aestimari non placuit-

Digitized by

Google

170

B. Della estinzione

68

%.

I dirilli si

llrlltt

tic diritti.

-.Unzione in tcnrmlc.

estinguono nel

modo

stesso che

acquistano, per

fatti

provenienti dalla volont propria del sabbietto, o da avvenimenti esteriori;

ed ancora, come

guere

dunque

diritti,

che hanno forza legale di estinvariano secondo che variano i diritti medesimi. Diffcile
nell

acquisto,

fatti,

un principio comune, una norma certa e generale di


messa nella legislazione di

lo stabilire

estinzione; e la regola del fatto contrario (a)

Giustiniano, e da molti creduta sufficiente, non applicabile a tutti

casi.

Quel principio che un diritto vien meno per un fatto contrario a quello
che lo f nascere, vuol dire che spesso vi sono siffatti motivi naturali di
estinzione; ma certamente altri ve ne sono ancora. Possiamo generalmente
(issare le regole infrascritte
1

altro in

Si estinguono

nome

ci si appella

di colui

quale ha per scopo di far estinguere un diritto;

comunemente

neo senza che il diritto


addimanda rinunzia.

mediante un azione del subbietto, o di un

diritti

il

alienazione; ovvero con labbandono sponta-

rilasciato

venga trasmesso ad un

terzo;

che si

il

2 ) Si possono estinguere anche contro la volont del subbietto, potendo questi perdere un diritto o a cagion di pena (b), o in altro modo sia

mediatamente sia immediatamente.


3 ) Cos si perde immediatamente un

mine

fino al quale valeva

ad quern

dics

diritto; colla

);

coll

scadenza del ter-

avvenimento

di

una con-

dizione risolutiva; con la rivocazione di chi lo ha concesso; col cessare

il

concedeva per la nota massima: resoluto iure concedcntis resolmtur ms mneessum, e secondo i casi col non uso (c).

diritto di colui

(a)

che

lo

L. 33. 133. de K.

I.

(30. 17.).

Paul. Fere, quibuseumque modis obligamur , iisdem


modis acquirimus, iisdem in contrarimi! aclis

in contrarium actis libcramur, quutn quibus

nmiltimus. Ut igilur nulla possessio acquiri,


nisi in

qua ulrumque

(b) L. 3. C.

lum

id,

in

nisi

animo

et

porpore potest,

ita nulla

amitlitur,

contrarium actutn.

de aquaeduct. (11. 42.). Valentin

quod prius iure

yuodsi quis

non so-

alitcr feccrit,

benclicii fuerat conseculus, omittat, veruni pr conditionc

quoque

personae severissima poena plcclctur.


*

(c)

L. 4. pr. de servii. (8. 1.).

L.

0. pr. quibus

Item libera tur pignus, sivc solulum est debilum, sivc


pore linitum pignus
L. 3.

cori.

L.

est,

2. g. 4.

idem dicere debemus,

pr emptore (41.

modis pign. vcl hipolh. ( 20. 0. ). Vip.


co nomine satisl'acluni est. Scd et si tem-

vcl si

qua raiionc obligatio eius

finita est.

4.).

Digitized

by

Google

lunque

dell oggetto;
(

personali con

iura possessioni
5

nei

con

diritti,

che vengono da un quacon la distruzione

diritti reali

estinzione dell obbligo; quelli di possesso

possesso medesimo.

la perdita del

si

pone, principalmente

obbligazione, fra estinzione ipso iure, ed ope exceptionis

diritto si annulla ipso iure,

mento

medesimo;

Di grande importanza la differenza che

diritti di

Un

177

Finalmente cessano mediatamente


stato, col cessare lo stato

quando

il

fatto

lo distrugge perfettamente, di guisa

pre di avere esistenza; all'opposto

il

che ne produce

che

fatto

il

diritto

1
annullatermina per sem-

che produce

annullamento

il diritto, ma ne fa sorgere un
primo, di maniera che nasce una contrapposizione di

ope exceptionis non estingue direttamente


altro opposto al

Appena per

diritti.

nosciuto, laltro
stanza, ossia

si

il

novello diritto riesce a stabilirsi e ad essere rico-

annulla in quanto alla sua eflicacia e non nella sua sofatto e non di diritto; cosic-

suo annullamento avviene di

il

ch da questo punto dr vista possiamo dire con Paolo nihil interest ipso
iure quis aclionem non habeat, un per exceptionem infirmatur. Dal carat:

tere di questa distinzione si rilevano le seguenti conseguenze:

Un

diritto estinto ipso iure

non potr mai pi

risorgere;

quando-

ch, estinto ope exceptionis, ritorna in vigore, se per qualsiasi circostanza


il

ius exceptionis venisse a mancare.

vero nel primo caso potrebbe

di

ma sono indispensacome se 1 antico mai avesse


non basterebbe a creare un novello

sorgere un novello diritto in luogo di quello estinto,


bili tutti

diritto, se

per creare un

requisiti

avuto esistenza,

non contenesse

per nel secondo caso

non

estinto,

ma

se questo secondo

estinto,

all

acquisto necessarii

ope exceptionis

);

imperocch

(d).
l

Tutt altro

antico diritto

per una circostanza qualunque, p. e. per rinunnon che si richiami alla esistenza, non essendo

in tutta la

sua

efficacia (e).

un obbligazione si estingue ipso iure,

(d) V. L. 27. 8. 2. de pactis


(e)

diritto

ma rimane

Quando

requisiti

nato un altro a quello opposto; e per conseguenza

cia, si estingue, lantico

mai

diritto,

p. e. la sola rinuncia

non

si

potr mai

(2. 14.).

Arg. nella medesima. L. 27.

2. pr.

de pactis

(2.

14

).

Paul. Pactus, ne pelerei, po-

stea convenit, ut pelerei; prius pacium per posterius elidelur, non quideni ipso inre, sicnl
li t

ur stipulalo per stipulalionem, si hoc

actum

est,

quia

Inst.

de replicai.

sit conveniri,

ne

(4. 14.).

L.

ulla eiceptio in

4.

8-4.

si

tul-

in stipulalionibus ius continelnr, in

paclis factum vcrsalur; et ideo replicationo ciceptio elidelur,

conf. Gai. Insl. IV. 126.

pr.

quis cautionib. (2. 11.). Vip. Quaesilum est, an pos-

promissione deserta iudicio sislcndi causa facta obiicialur 1 et


et ego puto conveulionem istam ita valere,

ait Atilicinus, conventionem islam non valere. Sed


si specialiler causae

L.

eiceptionum expressac

12. de nov. (46. 2.).

pr. ad SC. Trebell. (36.

L. 28.

pr.

sint,

quibus a promissore sponle renunlatum est.


L. 13. de liber. leg. (34. 3.)
L. 70.

de ieg. (30).

1.).

Dirilto romano.

23

Digitzed

by

Google

178

fondare un obbligazione accessoria come malleveria, pegno; dove al contrario in determinati casi ci possibile, quando la obbligazione estinta

ope exceptionis.
. 69.

Della rinuncia.

La rinuncia quell atto per mezzo di cui spontaneamente si abbandona un diritto, senzach questo venga trasmesso ad altri. Perch un tale
atto sia valido si richiede:
1

Che

il

rinunciante abbia facolt di disporre del suo diritto, ed ab-

bia coscienza dell obbietto della rinuncia

(a).

Che vi sia espressa o tacita dichiarazione di volont; perocch la


rinuncia non mai presunta.
3 ) Che essa sia accettata dall altra parte, ma solamente nel diritto
di obbligazione, ed in quel diritto reale in cui vi una obligatio rei ( pe2

gno

L accettazione

).

diritti reali,

non

richiesta nel diritto di propriet e negli altri

nei quali la rinunzia prende

il

nome

di dereliclio. Nei diritti

di servit si creduta, senza ragione, necessaria laccettazione;

ma

di-

il

re diritto assoluto tanto, quanto quello della propriet, e colui

ritto in

che ha un tus in re, verbigrazia, lusufruttuario non , per nulla in relazione col dominus, ma sibbene con la propriet ( res servit ), onde non
punto necessaria, affinch la rinuncia sia valida, l accettazione del dominus. Le leggi su ci accennano gi ad

do

una rinuncia

unilaterale adoperan-

verbo derelinquere in questo significato (b).Si fa eccezione della serpraediorum urbanorum pel carattere speciale di questa servit, cosi vedr a suo luogo (c).

il

vilus

me

4
sume,

Dna rinuncia sempre


quando vien provata,

e,

di stretta interpretazione, essa

non si pre-

fa mestieri circoscriverla ne pi angusti

limiti (d).

Seguita la rinuncia nelle debite forme, non

gresso

L. 29. C. de paetis ( 2. 3. ).
L. 174. ghabere non potesl, id repudiare non potest.
de usnfr. (7. 1,).

(a)

veli!,

si

d luogo a re-

(e).

1.

de R.

I.

50. 17.). Paul.

Quod q 0

L.

19. de iooff. test. (3. 2.).

quem

in polestate retiniti!, heredi

s, si

(b) L. 64. 65.


(c)

V. Lib. IH.

(d) L.

c. 3.

87. de legat. (30). Papiri.. Filio pater

te instilato legatura

qaoque

reliqait;

stis

non cnlm impugnalur iudicium ab

rationibus noluit negoliis bereditariis implicare


(e)

L. 11. C. de reb. cred.

pr par-

durissima sententia est eiistimantium, denegandam

gati petilionem, si patria abstinuerit hereditale;

(4. 1.).

luUinian

L. 21. C. ad SC.
Satis enirii

ei le-

eo, qui iu-

Veli. (4. 29.).

absurdam

est,

redire ad

hoc, cui renuhliandum putavit.

Digitized by

Google

179

C) Del tempo considerato

rispetto allorigine

ed estinzione de diritti.

70

Divisione del tempo e sua computazione.

11 tempo si divide giuridicamente in anni, mesi e giorni. Il giorno


24 ore, contando da una mezza notte all altra (a).
anno consta di 365 giorni dal l. gennaio fino al 31 dicembre in-

consiste in
L

clusivo.

mese consta

Il

col

ma

naturalmente questo numero varia


il

mese di

(1).

hanno due specie di computazione, quella a momento


altra a die ad diem la prima la cos detta computa-

Nelle leggi v

momentum, e

in

30 giorni,

di

variar de mesi, cos vi sono mesi di 30, di 31 giorni, e v

febbraio che ne ha 28

l'

zione naturale, la quale riusciva difficilissima e quasi impossibile presso

Romani

la

(b),

onde

si

dovette far uso della computazione civile

(c),

eh

seconda.
Nelle relazioni giuridiche la computazione, s civile che naturale, pu

essere di tre guise:

Un anno

che incomincia da qualunque momento dal l. gennaio, e


compiuto al primo momento del 31 dicembre, ossia nella mezza30 al 31 dicembre.
b ) Dn anno che incomincia da un momento qualunque dal l. gennaio, e si ritiene come compiuto allultimo momento del 31 dicembre, ossia nella mezza notte del 31 dicembre al 1. gennaio.
c ) Finalmente da un momento qualunque del 1. gennaio, e si ritiene
come compiuto nello stesso momento dal 1. gennaio dell anno seguente
a

si

ritiene

notte tra

il

computazione naturale
Il

).

carattere della computazione civile , che si

come se

fosse

un momento; sicch non

la

il

giorno in cui incomincia

computazione, quanto lultimo termine di essa: cos quando sincomin(a)

noclis

bus

computa tutto un giorno


una ulteriore divisione

possibile

dei giorno, e questo vale tanto se si riguarda

L. 8. de feriis

media parte

et luce media,

actum

(b) V. Savia ny,


(c)

(2. 12.).

Paulut. More romano dics a media norie incipit, et sequentis

fluitar; itaque
est,

quidqnid

XXIV

in his

boria

id est

duabus dimidiatis noeti-

perinde est, quasi quavis hora lucis actom esset.

sist. tV. g.

180.

L. 131. de V. S. (SO. 16.).

- L. 3. g.

3.

de minor.

(4. 4.).

Digtized by

Google

180

un fatto da qualunque ora del l. gennaio, e deve continuare per un


anno civilmente preso, quel primo gennaio vale sempre per un giorno;
come ancora il precedente giorno dellanno seguente, ossia il 31 dicembre

eia

vale per
tanto

ultimo, in guisa che di quest ultimo giorno

primo, quanto

il

si

potr ritenere

ultimo momento.

Questo principio applicato nel seguente modo: quando si richiede


uno spazio di tempo, affinch si fondasse un diritto, avviene che lultimo
giorno
al

come compiuto

si ritiene

contrario la influenza

ritiene lultimo

si

momento

suo primo momento

fin dal

(d).

Quando

rapporta alla perdita e ad un pregiudizio, si

dell

ultimo giorno 31 dicembre, perch fosse

ritenuto compiuto lanno o qualunque altro spazio di tempo richiesto (e).


La computazione naturale forma solamente una eccezione, essa avviene
in un sol caso (f) (2).

JlNNOTAZIO.HI
(1)

La

difficolt di

questa divisione cosi grande in teora ed in pratica, che im-

porta esaminarla attentamente.

ma

questa computazione

si

Il

oppone

mese abbiamo

detto constare di trenta giorni;

atta naturale divisione del

tempo, c pu in pra-

dappoich dato che uno dovesse perdere


mancanza duso cominciasse in un mese che

tica esser contraria al principio di equit;

un diritto pel non uso di due mesi, e la


ha trentuno giorni, egli, stando alla computazione suddetta, prima che scorressero
due mesi naturali, non potrebbe pi esercitare il suo diritto: p. e. se la omissione
cominciasse ai dieci luglio, quegli ai nove settembre non potr pi far uso del suo
diritto. Pi equa- sembra la computazione del mese civile da un giorno delle calende
al medesimo giorno delle altre calende, poich nel caso nostro due mesi, incominciali al dieci di luglio, terminerebbero ai dieci settembre; ma a ci si oppone che i
Romani difficilmente applicar potevano questo principio per la mobilit delle none
c degl idi. Onde i giuristi han cercato di dimostrare che Romani anche negli affari giur idici dividessero il tempo esattamente, e cos lo applicassero nelle private
questioni. Lo Schradcr tra gli altri di opinione che dovrebbesi considerare il mese
i

305

come

la

dodicesima parte

(d) L. 8.

qui

cius temporia die


(e)

fecit

365 giorni: cio

test. fac. poss. (28.1.).

cnm

Vcd. annoi, pag.

1. !..

183. de manomiss. (40.

1.).

logatum debcbilttr,

L. 6. de O. et A. (44. 7.).

menlioncm,

Anloninos

= 30 giorni e 10 ore. Ora la com-

L. 18. de div. temp. praes. (44. 3.).


L. 49. de cond- et demonsi.
annos decern hercs dare damnatus, aul qnis liber esse iussus est, novis-

L. 134. de V* S. (80. 16.).


(38. 1.). CelJu. Si in

simo

di

et qui

Vcd. annoi. 2.

et libertas ohlingil

L. 101. de R.

I.

(80. 17.).

Idem. Ubi

sexagesimo et primo die venerit, audiendns

divo palrc suo rcscripsit

lei

duornm mcnsium
enim

est; ito

et imperator

L. 30. . 1 . ad leg. lui. de adultcriis (48. 8.). Paul.


Sexaginta dies a dirortio nuincrantur; in diebus anlem sexaginta et ipsc sexagesimns est. L

de sue. edict. (38. 9.).


Latini luniani, Marb. 1833.

1. g. 9.

(f)

L. 1. g. 8.

L. 3. g. 3. de minoribus

6.

quando

appet,

sii.

(49.

4,.).

V.

Vangerotc,

(4. 4.).

Digitized

by

Google

181

(lutazione civile per quanto possibile deve accostarsi alla naturale; e per un mese
sar di 30 giorni, poich la frazione essendo al di sotto di un mezzo giorno, si trasanda; ma due mesi saranno di 61 giorni, poich la frazione in questo caso essendo
di 20 ore si pu computare come tutto un giorno; dippi 3 mesi importerebbero 91
giorni, 4 mesi 122, 5 mesi 152, 6 mesi 182, con lavanzo di 12 ore, ed, essendo giu-

sto
ni;

un mezzo giorno, i 6 mesi si possono contare tanto per 182, quanto per 183 giorma, egli aggiunge, Romani hanno accettato il primo computo come si rileva
i

legit. hered.
38. 16). conf. con la Log. 12. de stai,
5
(g) La opinione dello Schrader tanto importante in quanto fondata
perfettamente sulle parole della legge 101 de R. 1. not. (e): et qui scxagesitno et pri-

dalla Leg. 3. . 12. de suis et


fiotti.

) .

mo
i

die etc. Questa opinione stata generalmente combattuta, e,

giuristi

non

danno

infinite interpretazioni alla

possa prendere

si

il

legge citata.

11

come

naturale,

Savigny sostiene che

suddetto frammento nel senso, che Paolo abbia voluto in

questo passo stabilire una regola generale d'interpretazione sulle leggi passate e fu-

menzione di due mesi; specialmente poi se si riguardano


tempo non si adoperavano come mezzo di esplicamento
non improbabile, egli dice, che Paolo in questo luogo indichi il

ture, le quali facessero


plebisciti,

quali da molto

ma

del diritto;

modo come debbesi interpretare ed applicare una determinata legge antica eh egli
aveva prima citala, e che faceva menzione di due mesi; passando quindi in ressegna
molte leggi antiche, il Savigny si ferma alla legge Giulia municipali)!, commentando
la quale Paolo direbbe: La determinazione della legge ( Giulia), secondo cui i rele elezioni municipali debbono esser fatti fra due mesi, da intendersi
in guisa, che debba esser ammesso anche il reclamo presentato nel 61. giorno.
Ora per combattere la difficolt dei 61 giorni d ammettere che in questo luogo
clami contro

Paolo vuol far valere una pi grande estensione di uno spazio di tempo in opposizione ad un altro pi breve; il dice di Paolo il giorno delle colende, ma come secondo la sua teoria, si pu scegliere una doppia computazione, Savigny crede che
il

giureconsulto romano abbia computato

decemviro
il

questo luogo il primo giorno in cui il


sua elezione; allora il novissiinus dies

ili

eletto abbia avuto contezza della

61. giorno, e cosi per questo perentorio di reclamo

come

stesso

Da
batte la

il

giurista

romano

dice lo

nella leg. 6. de 0. et A. 44. 1. ).


che siam venuto esponendo si rileva che il Savigny in massima comopinione dello Schrader, ed accetta in tesi generale che il mese, che noi
(

ci

civile, consta di 30 giorni, e che due mesi facciano conseguentemente


giorni. Rispetto poi alla legge predetta, la quale apparentemente sembra contraddire alla comune opinione, e confermare quella dello Schrader, non
possiamo ammettere linterpretazione data dal Savigny. Prima di lutto la legge 101
citata parla in modo generale, ed rotta ogni regola d'interpretazione volendola limitare alla sola legge Giulia: n vogliamo disputare se Paolo pensasse o no alla legge
Giulia municipale, poich sarebbe inutile, quando la legge di Paolo fa parte integrante di un codice, ed messa come un principio generale, tanto pi che in altre
leggi del medesimo codice continuamente due mesi sono computati per 60giorni (li),

appelleremo

60 e non 61

(g)

Schrader,

(h) L. 4. . t.

diss. civili 11. 3.

L. 11.

aduli. (4S. 8.). Ved. noi. e


(21. 1.).

8-

- L.

18. pr.

- L. 29. 8

L. 40. de rcb. Ted. (12. 1.).

L. 30. 8- 1.

L. 31.

8. 22.

ad Leg. luliam
de aedil. ediclo

Vip. Si qoid ita venierii. ni, nisi plaeeerit, intra praefinituin lem pus redhibeatur, ea

Digitized by

Google

..

182

Ma ammessa ancora chi; in questo caso speciale Paolo avesse computato come crede
Savigny, e che il dies in questo luogo indica il giorno delle calende, sorge unaltra
difficolt: imperocch se- si deve ritenere il giorno delle calende e computare nel medesimo tempo i giorni intermedi, si avr che computato il giorno delle calende in
cui il magistrato fu eletto, il medesimo giorno delle calende di due mesi dopo, e
coniando nel medesimo tempo i giorni tra questi due estremi secondo i diversi m esi
i giorni non saranno sempre sessantuno.ma possono essere62,63,e, se vi per mezzo il mese di febbraio, saranno ancora meno. Di fatti se il magistrato avesse contezza della sua elezione al 1 .* aprile egli potrebbe secondo la spiegazione di Savi ,

giugno, eh'

fftuj al f.

contando

giorni se

il

medesimo giorno

ne troveranno 62;

delle calende produrre

cos ancora se

il

il

reclamo, ora

magistrato eletto avesse no-

sua elezione al f. luglio fino al f. settembre, eh il medesimo giorno


delle calende, saranno 63, e 60 se da gennaio al l. marzo, onde per essere conscguente bisognerebbe limitare ancora il pensiero di Paolo, ed ammettere eli egli
tizia della

un caso

parli di

speciale, in quei

.che impossibile

due mesi che avranno entrambi trenta

giorni,

il

(i).

ponendo un principio di equit, di che


fanno menzione le glosse, e proprio (piando la legge parla di mesi si concede por
equit un giorno di pi, ma non quando parla di dies. G. Gotofredo al contrario
opina, che essendo mesi di varia lunghezza, 61 giorni sono presi come media di due
mesi (k); questa interpretazione affatto opposta a quelle leggi, che fissano espressamente due mesi per 60 giorni.
Da che queste interpretazioni non sono sufficienti, conchiudiamo che i Romani
contavano il mese legale di 30 giorni (1) e che nella legge 101 il testo guasto, com'
Altri cercano d' interpretare quel passo

provato dalla moderna critica, per lo cui ricerche quasi certo elio la medesima
si legge egualmente nelle Basiliche c presso Euslazio (m); onde proba-

legge non

che

bile

le parole et

fare al testo antico,

Erroneamente
secondo

la

lo

primo non sieno che una


il

falsa

quale facilmente suonava et

Schrader

si

fonda sulla legge

emendazione, die si creduto


die postremo die (n).

premo

3. g. 12.

desuis

eie.;

imperocch

sua opinione, in ogni caso 182 giorni farebbero 6 mesi, laddove, confronde staf. Iiorn., chiaro che si voglia intendere 7

tato questo passo con la legge 12

si ammetta
come ancora la stessa imperfezione di espres-

mesi, septimo mense nasci per fectum partum, nella quale bisogna che

una poca precisa espressione


sione

che

si

tre

scorge nella L-

di Paolo:

ult. pr.

C. detempor appeli.

il

si autem de tempore
accommodalur emtori ad redhibemlnm,
30.). N. 115. c. 2.

nihii contenerli, in

convenite rata habetur;

Savigny, 0. C. pag. 392.

(i)

(k)
(l)

7.

63

),

sistema giustinianeo

dies utiles
(6.

nella quale si dichiara

mesi contengono 93 giorni.

Oltre a queste poche leggi in tutto

I.

Gothof.

al g.

mese 30 giorni

(o)

factum actio intra seiaginta

L. 22.

g. 2. C. de ior. dcliber

185.

comm.

Reinfelder , l'anno civile del diritto

g. 74. noi. d. Lezioni 1. pag. 154.

(m) V. Basii,

olir non.

il

edit.

(n)

Giornale di

(o)

L. 40. de reb. c;ed.

0' terse n,

n. s.

Romano,

Bdcking.,

lleimaba eh

I.

pag. 7t.

Unachkc

11.

Stolg. 1829. pag. 116.

lst- I. g.

Puchta, Pandcl.

121.

Eustathius.

edit. Zaehariae, pag. 149.

pag. 169.

(12. 1.).- L. 11. g.

6. L. 29

g. 5.

ad Leg.

Ini. aduli. (48. 5.)

Die

by LjC )gle

183

Questa computazione ha elevate serie controvarsie e le opinioni sono cosi


un principio comune. La nostra opi-

(2)

svariate, che riuscirebbe quasi difficile trovare

nione

li

ti

ci

pare fondata sopra leggi che sono abbastanza cbiare intorno a

ci.

Quanto alla prima computazione:


Ulpiano nella L. 5. qui test. fac. poss. cos si esprime:
A qua aetate testamentum vel masculi velfeminae tacere possunl, videamus.
Verius est, in masculis quidem quartumdeciiJium annum spectandum, in feminis
autem duodecimura completimi. Utrum autem excessisse debeat quis quartumdecimum annum, ut testamentum tacere possit, an sufficit complesse ? Propone, aliquem kalendis Ianuariis natum testamentum ipso natali suo l'ecisse quartodecimo
anno.an valeat testamentum? Dico valere; Plus arbitrar, etiam ttipridie baiendaruin fecerit post sexlam ho vani noctis, valere testamentum: iam enim coni1

annum quartumdecimum,

plesse videtur

li

Questa legge

che

stata

ut Marciano videtur.
diversamente intesa, e la maggior parte degiuristi crede,
dicembre al primo gen-

le parole di Ulpiano in corsivo indichino la notte dal 31

naio, certamente con poco fondamento; difatti 1' ora dopo la sesta della notte non
certamente l'ultima del pridie kalendarum, ma la prima dell ultimo giorno, ossia
del 1 , gennaio: ora se al giovinetto permesso di fare il testamento nella prima
ora del 1 gennaio, non avrebbero poi nessun significato le parole di Ulpiano plus
arbitror etc., avendo prima nelle parole ipso natali suo espressa la medesima idea;
possiamo ammettere una ripetizione del medesimo concetto ? Or dunque se Ulpiano
ha detto in prima che il giovinetto pu fare testamento, compito il quattordicesimo
anno ipso natali suo, e quindi aggiunge plus arbitrar, ed accenna al giorno innanzi
dopo la mezza notte, deve ammettersi assolutamente la prima ora del giorno innanzi, se non si voglia accettare una ripetizione inutile ed un giro di parole. Molto meno
potrebbe dirsi che la prima frase di Ulpiano debba intendersi nel senso che colui,
il quale volesse fare testamento ,
dovrebbe aspettare il giorno 2 gennaio compimento dell' ultimo giorno; sicch il pensiero di Ulpiano sarebbe allora il seguente:
il quattordicenne giovinetto deve assolutamente attendere il due gennaio per fare
il testamento, ovvero lo potr fin dalla prima ora del l. gennaio? Il testamento,
Ulpiano risponde nella seconda frase, sar valido anche in quest'ultimo caso. Ci si
oppone alle parole stesse della legge: se Ulpiano avesse veramente inteso nella
prima parte che l individuo dovesse attendere la prima ora del giorno 2 gennaio,
non si sarebbe espresso in quel modo; stantech la prima ora del giorno 2 gennaio
,

non

l'

ma il giorno dopo. Per la qual cosa non ci resta che


passo di Ulpiano nella maniera su esposta (p).

ipsa naialis sua dies,

ad intendere

il

Non diverso il significato delle seguenti leggi:


Ulp. LA. de manomise. (40.1.). Placuit,eum,qui kalendis Ianuariis natus post
sextam noctis pridie kalendas quasi annum vicesimum compleverit posse manumittere; non enim maioriviginliannis permitti manumittere, sed minorem rnanu-

mittere vetari; iam autem non minor est,quidiem supremumagitanni vicesimio.

L.

t. g. 10.

ad

se

de iur. delib.

2. C.

(p)

421.

Turpill. (48.
(6. 30.).

16).

N. 118.

V. Reinfchler, l'anno

Bachofer,

civile

della teoria della

L. 28. 31.
c. 2.

Vangtrovi, Latini Iuniani, p. 172. Pandette


lezioni sul diritto civile cornane I,

V.

p.

22. de aedil. edicto (21.

ranjeroto. 0.

c. I. 8-

L. 22. 8- 1-

194.

Lohr, comp.

civil. nell'archivio civile

civile, rivista di

Giessen XVIII, pag. 335.

pag. 32. ss.

computazione

382.

in contr. Savigny, O.C. p.38t.

pag 891. Unttrhvlzner,

XI.

Oschen,

teoria della prescTione plg. 304.

Digtized by

Google

184

Cosi Paolo nella legge 134. de V. S.: Anniculus non statini ut natus est, sed
trecentesimo sexagesimo quinto die dicitur, incipiente piane, non exacto die, quia
annum civiliter, non ad momento temporum, sed ad dies numeramus , e nella
legge 132 eod. Anniculus amittimur qui estremo anni die moritur; etconsuetudo
loquendi id ita esse, decarat: ante diem decimum kalendarum, post diem deci

miun kalendarum; ncque utro enim sermone undecim

dies signiicantur.

si sono elevate per la legge di Vulneio L. 15. de div. temp. jrraecombinata coi le leggi di Ulpiano 6. 7. de usacap. (41. 3.); e queste
difficolt sono state di tanto peso, che anche alcuni di coloro i quali interpretavano
nel senso nostro le leggi di Ulpiano precedentemente citate per queste seconde
leggi si accostano all'opinicne da noi innanzi combattuta; in altre parole 1 Erb, lo

Serie difficolt

scr.

44. 3.

Schweppe e il och hanno per fermo che


come le prime di Ulpiano di noi trascritte
manomiss.

),

che, affinch

cembre.
Ecco

il

legge di Vulneio sia da interpretarsi


L. 5. qui testam. fec. poss., e L. 1. de

la
(

7. de usucap. debbono intendersi nel senso


usucapione fisse terminata, mestieri che scorresse tutto il 31 di-

per contra le leggi 0. e


1

tenore di queste tre leggi

L. 15. pr. de div. tesnp. praes.

minimo momento

Vulneio

In usucapionibus ita servatur, ut,


sit res, nihilominus repleatur

novissimi diei possessa

cliamsi

usucapio, noe totus dies exigitur ad explendum constitutum tempus

tum postremum diem computamus.

L. 6. de usucap. Ulp.

In usucapione

non a momento ad momenlum

Leg.

sed to-

Ideoque qui bora sexta


diei Kalend. Ianuar. possidere coepit, hora sexta noctis pridie kalend.Ianuar. implet usucapionem
Egli certo, che chi a primo aspetto volesse giudicarne dalla legge 7. special7.

lo stesso)

il termine dellusucapione si compie


allora sesta della notte del giorno antecedente a quello
incominci a possedere. Considerando per altro profondamente quel passo

mente, avrebbe buon fondamento per dire che


ncH'ultimo giorno, e proprio
in cui

non

tarder a conoscere, non esser differente da quelli da noi prima interpretati;


debba intendersi il primo momento del giorno ante-

si

cio die anche in questo luogo

riore ossia del 31 dicembre.

Lerrore di questi giuristi avvenuto perch le parole sexta hora noctis furono
interpretate per lora tra le 11 e 12 del giorno 31: quandoch quell ora sexta noctis
indica un sol momento, cio perfettamente le 12; il che vuol dire il primo momento
del giorno 31

Per

(q).

ci

che riguarda

la

seconda computazione le differenti interpretazioni si


6. de 0. et A. (44. 7.). In omnibus leinpo-

versano sul novissimus dies. Paolo L.

ralibus actionibus, nisi novissimus lolus dies cotnplealur,

non

jinitur obligatio

novissimus totus dies non indica n una computazione a momento odinola


alcuni (r) , n il medesimo giorno delle calende ossia
mezza notte tra il 1 ed il 2 gennaio, come vorrebbero altri (s); ma per ultimo giorno
Paolo
quale comunemente sintende, lultimo di dicembre (t); questo dichiara

Ora

il

mentum, come vorrebbero

(q)

Rainfeldtr, 0. C. pag. 91.

Vangerow,

(9)

Giudi comm. V. pag. 887.


Savigny 0. C. p. 389.
Unterholmer,

(t)

ri,

(r)

I.

c.

pag. 202.

Reinfetdcr pag.

1.

I.

c.

pag. 381.

c. p.

2%.

Iti.

Digitized by

Google

185

stesso in altro luogo e specialmente nella L. 30. S i.adleg. lui. adulterile (48. 5)
Sexaginta dies a divorilo numeranlur: in dir bua autcm sexagiata et ipse sex a gesimus est ; dunque i 00 giorni, nei quali il padre ed il marito, iure patrie vel
mariti, possono fare l'accusa, sono computali in guisa che l'accusatore potr procedere anche nel 00 giorno. Con qual fondamento poi il Savigny opina in questo caso
che Paolo non conta il giorno del divorzio, quando ha espressamente detto: sexaginta dies o divortio numeranlur ? Lo stesso si dica del passo di Ulpiano L. 1. $. 9.

de succ.

ed. (38.

intra dies centum honorum possessionem


ut et ipse die centesimo honorum possessio

Quod dicimus

).

peti posse, ita intelligendum est,

peti possit

71.
Drl tempo continuo ed utile.

Haubo

iti,

una

Uno

De tomporis continui

IV. 8- 188.

et utilis

Comm. XVI.

il

nei quali

terminato

l'

il

suo

trasandando

diritto,

giorni in cui

tanti giorni,

le

(a)

tempus, annus

utilis,

Non qualunque

!..

ritenuto utile

sex mcnses

come tempo

imposN

diritto,

L.

utilns,

8. C.

utile;

ammette un

inter-

e lo ritiene sospeso

centum diesutiles

ma

(b) (1).

bisogna che vi concor-

quando

lazione

31. g. 1. de usurp. et usuo. (41. 3.

Icmpns numerarne.
Sopcrvacuam

luttin.

individuo poteva far va-

diritto

il

spazio di tempo prescritto dalla legge, e che non

seguenti condizioni

come

per quanti l'interessato fu impedito, ed allora dicesi uti-

sorpassi lanno da tenersi

rano

gli altri in cui allavente diritto fu

ruzione nel tempo fissato per far valere un


le, utile

Sist

seguendo
non concepibile interruzione di

altra,

sibile intraprendere lazione: in altri termini

per

Saviyny,

tempo allora appellasi continuo (a); ovvero per alcuni casi,


azione dovrebbe essere impresa in un tempo della legge denon pi di un anno ), come una serie interrotta, in cui ven-

gono computati solamente quei


lere

interrotta di piccole frazioni di tempo, e perci,

ogni frazione immediatamente


sorta, ed

computatione, I.ipsiac 1701

c. 8.

spazio di tempo pu essere considerato o generalmente

non

serie

Pontili,

de dolo

).

2. 21.

deve seguire innanzi a magistrato.

Paul. In usucapionibns mobilium continuum


L. 7. C. de Icmpor. in ini. rest. ( 2. 83. ).

).

difletootiam utilis anni in inlegrum reatilutionis a nostra republica sepa-

Roma, et in hac alma urbe, et in Italia, et in aliis provinoli


quadriennium continuum tautummodo numerari ei die, ex quo annus utilis eurrebat, et id lempus tolius loci esse communc, reliq.
(b) L. 2. pr. quis ordo
38. 18 ). lIp. Utile tempus est bonorum possessionum admittenrante:, saneimus, et in antiqua

darum.
dies et

Ita

autem

scierit, et

utile

tempus

est,

dubitatio est, quin dies ei non cedal.


0.

de aed. edicto (21.


Diritto

ut singoli dies in eo utiles sint, scilicet ut per singulos

potuerit admittere; cclerum quacunque die nescieril, aut non pomeri!, nulla

L.

I. . 9. 12.

de snee. ediet.

38. 9.

L. 1. 8.

1. ).

romano.

'

2*

Digitized

by

Googte


nondimeno

Eccettuati sono
il

186

seguenti casi, ne' quali

perentorio dato a deliberare

(c), il

una donna divisa

il

tempo continuo;

termine dellinventario

(d),

30 giorni

sua gra50 giorni per avanzare la scusa dalla tutela (f).


b ) Il tempo utile applicabile solamente a' periodi che stabilisce la
legge, non a quelli stabiliti per privato arbitrio; i termini perentorii o dilazioni date da un giudice in un processo saranno intese sempre per con-

durante

vidanza

(e),

tinue

quali

ed

dal marito potr notificargli la

(g).

Il tempo pu essere utile solamente quando il periodo non sor)


un anno; mai quando si tratta di un pi lungo termine, cos nella
honorum possessio ed in altre prescrizioni di diverse azioni.

passi

3 ) Non tutti gli ostacoli possibili escludono i giorni dal computo; conviene che l ostacolo sia di quelli, che fortuitamente, e temporaneamente
impediscono, non di quelli che son proprii di uno stato particolare della
persona, e sono per conseguenza perenni. Gli ostacoli del primo caratte-

che giovano, possono riguardare sia la persona di colui che


deve imprendere 1 azione, sia la persona contraria, sia finalmente il ma-

re, quelli cio

gistrato.

Stato, e
sibile di

la prigionia di

guerra,

il

servizio dello

carcere (h), ovvero la tempesta, l' infermit che rende imposcomparire in giudizio, e quando in tutti questi casi non si poil

nemmeno

tuto

primo caso sono,

Quelli del

trovar procuratori.

c)

L. 1. C. de inr. delib.

6. 30.

).

(d) L. 22. g. 1. 2. C. eod.


(ej

mus

L. 1. g. 9. de agnos. lib. (23. 3.

ex die divorili.
(f) g.

18

Inai,

Don

J.

Vip. Dies aulem IrjginUt continuo accipere dcbe-

utile*.

de excus.

25.

1.

).

(lui

aulem excusare

se ruluot, nun appellane

od inira dies quinqoaginta continuo, ex quo cognoverunl, excusare se dcbenl, cuiuscnmque

generis sint, id est qualilercunquc dati fucrinl tuiures,

si intra

centesimnm lapidei suoi ab e

loco, ubi lulores dati sunt.


(g) L. 3. C.

de

dilat.

3. 11.

).

L.

1.

de div. temp. pracscr.

tus de ulilibus diebus frequens est, videamus, quid

dem

in primis

exigendum

potestalem, vel habere

ut

est,

eum

sii facultas

si

44. 3.

Vip. Quia tracta-

reo eipcriundi

sire republicae causa absit, sire in rinculis sit,

non habet. piane

is,

qui valetudine impedilur ut mandare pos-

in ea causa est, ut eipcriundi habcal potestalem. lllud utique

neminem

potestalem non habere eum, qui Praetoris copiai non habuit; proinde
ius Praetor reddil.
(b)

}:

secum Tacere
quoque nulla idonea causa im-

sufficit

tempestate in loco aliquo vel in regione delineatur, ut ncque experiri, ncque mandare

possit, experiundi potestalem


sit,

sii,

eipcriundi potestalem liabere. Et qui-

qui se idonee deTendat, nisi aclor

pediatur experiri. Proinde sivc apud hostes


aut

sii,

agendi; ncque

L. 2. C.

L. 3. C. de dilat.

de temp. et repar.

3. 11.

).

(.'orinanti.

7. 83.

Tugit, experiundi

hi dies

ccdunt, quibus

J.

Sive pars, sire

integra dilatio Tuerit data,

eo usque iudicis oficium conquiescat, donec pelili tempori deduicrinl curricula. Ferine autem,
sive repentnae sivc

renlur.

L. 11.

solemnes

S. 8.

ad leg.

sint,

dilationum temporibus non excipianlur, sed his conuumc-

lui. aduli.

48. 5.

).

Ved. noi. prec.

Digita

187

L ignoranza del proprio diritto non riguardata come ostacolo, che


nella bonorum possessio, ed altres per eccezione nella prescrizione delI

azione

(i).

Gli ostacoli cagionati dalla parte contraria, possibili

1) )

solamente

vengono dal non poter muovere 1' azione


siccome pu avvenire
nell actio furti, e nell actio vi bonorum raptorum (k).
c Finalmente nel terzo caso pu venire
ostacolo legale, quando la
persona non trovasi nel luogo ove si amministra la giustizia; per le provincie si teneva conto anche della lontananza essendoch il periodo di
lempo era prolungato di un giorno per ogni 20 miglia romane.
nella prescrizione

dell

per

avversario senza procuratori

assenza

dell

azione,

ANNOTAZIONE
La

tempo

teoria del

utile

stata diversamente intesa da

altri giuristi, le cui

opinioni, essendo state accettate da scrittori di polso, non crediamo inutile di esa-

minare accuratamente.
1. Prima di tutto alcuni

giuristi han creduto che


e continuo debba riferirsi al principio o alla continuazione
le seguenti quattro combinazioni:
1

2
3

la distinzione tra

Quantunque queste quattro combinazioni


(i)

L. 2. quis ordo

ved. not.

3.

quidem

modo

di un'azione,

Tempus utile rottone inilii, et rottone cursus;


Tempus utile rottone inilii, et continuum ratione cursus;
Tempus continuum ratione initii, et utile ratione cursus;
Tempus continuum ratione initii et cursus.

).

A pag. 293. L.

eius, qui dedit

potcslas

38. tS.

ei fieret

fossero accettate

ved. noi. p, e pag. 299.

tempo utile
onde fanno

da molti

giuristi

L. 1. de div. temp. praescr.

(l|,

44.

6. de calumi). (3. 6.). Gaius. Annus autem in personam


pccuniam, ne secum ageretur, ei eo tempore cedit, ex quo dedit, si
illius vero personam, cum quo ut agatur, alius pecuniali)

experiundi. In

dedit, dubtari potest, ulrum e die datae peruniac numerari debeat, an potius ex quo cogno-

datam esse; quia qui nescit, is videtur experiundi potestatem non liabere. Et verius est, ci
eo annura numerari ex quo cogoovit.
L. 13. g. 4. 3. quod vi ( 43. 24 ). Vip. Annus autm cedere incipit, ex quo id opus factum perfectum est, aut Ger desiit, licei perfeclum non
git; alioquin, si a principio operis coepti annum quis numeret, Decesse est, cum his, qui opus
tardissime fecerent, saepius agi. g.5. Sed si is sit locus, in quo opus factum est, qui facile non
vil

adiretur, utputa in sepulcro vi aut clam factum est, vel in abdito alio loco; sed etsi sub terra

(ieretopus, vel sub aqua, vcl cloaca aliquid factum


petit interdictum de eo,

dam, hoc

magna

edicto (21. 1.).

dil.

(10

In

est,

quod factum

ved. not. n. L.

L. 4. g. 7. 8. 9. quando appel).

bonorum

quum

2. C.
(

deaed. ad.

49. 4.

).

L.

annum causa cognita coniannuam cxceptionem remilten-

post

sit, etiain

nani causa cognita

L. 19. $. 6.

4. 38.;.

L. 33. de ac-

L. 8. C. de dolo (2. 21.).

2. g- 1. 2. 3. quis-

ordo

38. 13.

).

Vip.

si sedit quidem Praclor pr


tempus ad bonorum possessionem non ce-

possessione, quae pr tribanali dalur, illud quaeritur,

tribunali, sed poslulationibus

dere,

est;

et iusla causa ignorantiae interveniente

Praeses

aliis

non dedit; potest

dici,

rebus, aut mililaribus, aut custodiis, aut cognitionibus faeril occu-

pa tus.
(I)

Tliibaut, g.

97

Ilopfrter, . 666.

Glilck,

v. 3. g.

269.

a.

JJaubold,

1.

c. p.

403.

Digitized by

Google

188

sono nondimeno confuse nella forma, ed erroneo nella sostanza. da notare che
tale distinzione totalmente estranea ai testi, in cui o le espressioni tempus utile e
temjms continuum sono usate nel modo pi assoluto. A seguire quelle combinazioni
bisognerebbe ammettere p. e. che l'attore al momento elio per lui nasce lazione
impedito legalmente, ovvero sia mentre scorre il termine. Che questo non sia
si rileva da ci, che le leggi non ci danno la minima facolt a questo

sia

ammissibile

riguardo, e clic quegl'impedimenti, che la legge ci addita come producenti il tempo


utile, siano applicabili tanto se avvengono al principio dellazione, quanto se nella
successione del tempo. Da questaspetto, ch il pi naturale, quelle combinazioni

non hanno bisogno

Ma

giuristi,

di ulteriore esame.
che quella opinione sostengono, hanno preso un

altro

punto di

partenza, e tale che, parendo a prima vista venir tacitamente per legge, pu facilmente convincere i meno accorti. E di vero il pensiero de giuristi il seguente:
unazione giuridica pu soffrire ostacolo sia per circostanze esteriori, sia per ligno-

ranza che una persona abbia del suo diritto: ora essendo nelle leggi per differenti
relazioni giuridiche contemplato sia luno sia laltro ostacolo, ne traggono essi quelle
combinazioni: quando cio i due momenti dell'impedimento esteriore e della ignoranza sono ammessi; quando ammesso solamente la ignoranza e non gli ostacoli
esteriori; quando viceversa; c Cnalmente quando entrambi i momenti non vengono
affatto ammessi, sicch il motivo dell'ignoranza avviene sempre al principio, esso
non potr venire nel corso del tempo, essendo rimosso dalla conoscenza.

Dicemmo che

questa teoria ha qualche eco ne nostri fonti, e

la si

scorger fa-

la medesima messa a confronto con la teoria dell'errore. In effetti


quod vi aut clam dura un anno utile, cominciando dal momento che fu
intrapreso latto illecito, e non dalla conoscenza de! medesimo; ma quando lopera

cilmente quando

l'

interdetto

fatta cosi nascostamente che riuscirebbe quasi impossibile all attore di conoscere
il suo diritto ad agire contro, l'anno incomincia dalla conoscenza (m); ora in questi
due casi, nel primo, secondo quei giuristi, vi sarebbe un tempus continuum ratione
inilii et utile

ratione cursus, mentre nel secondo caso sarebbe utile ratione

ratione cursus.
si

Lo

stesso

momento
o che non

la

il

tempo a decorrere

dal

contratto,

il

tempo sarebbe

circostanza che

il

vizio delloggetto fosse troppo occulto,

ch stalo couchiuso

cursus; mentre, dandosi

inilii et

dica delle azioni che nascono dalleditto edilizio, le quali

si

prescrivono in un anno o meno, poich, incominciando


il

mancato la deligenza del compratore,

il

utile

solameule ratione

tempo incomincia a decorrere

contratto, ma da quando il vizio si sia fatto manifesto (n), ed


sarebbe utile ratione initii et cursus.
Questa sarebbe la vera applicazione di questo principio, e guardata la teoria da
certamente una certa apparenza di chiarezza; se non
vista,
avrebbe
di
questo punto
che quei giuristi non sono affatto di accordo fra loro, e mentre si veduto il caso

non dal momento del

in questo caso

in cui

pu avvenire un tempus continuum ratione initii et utile ratione cursus, ecco


ci avverte che questa combinazione non avviene in nessuna rclaziouu

Thibaut che

(m) L. 15. g. 4. 5. quoti, vi ani ciani. ( 43. 33. ). vcd. noi. i.


L. 58. de aedi!, edicto ( 21. 1. ). Papiri. Ouum sci menses uliles , qtii(n) L. 28. g. fi.
bns eiperiondi potestas fuit, rcdhibitoriac aclioni praestanlnr, non videbitur poteslatem exprriundi habuisse, qui vitium fughivi latenti ignoravi!; non idcirco lamen dissolutati) ignoratio-

nein

emioni escusari

oportebil.

L.

2. C.

de

aedil. act.

4. 38.

).

Digitized by

Google

189

Generalmente poi quel principio viene esposto in questa guisa: dove la


utile, deesi comprendere utile utnupte ratirme,
altrimenti sarebbe portare ima distinzione che la logge in se stessa non ha, dove
non stabilito, possono ammettersi le altre distinzioni fo).

giuridica.

legge determina, o certo un tempo

Per

rilevare le inesattezze di questa teoria mestieri innanzi tutto considerare

bene il motivo, chesolamenle la ragione efficiente di quella distinzione.il principio


fondamentale di questa teorica la ignoranza, la quale, quando scusata e porta seco
la conseguenza del periodo utile, avviene sempre al principio di una relazione giurdica; non la si pu immaginare mai nel corso, essendo gi rimossa dalla conoscenza che
si avuta. E veramente se la prescrizione dellazione dovesse cominciare dalla conoscenza della violazione del proprio diritto, essa non comincia se l'individuo questo
ignora; ma appena egli ha conoscenza e la prescrizione incomincia a decorrere, non
si ammetta pi lostacolo, che gi fu rimosso: perci essa
il tempo sempre utile rottone inifii.Per quanto abbia questo
argomento lapparenza di verit, pure pu avvenire il contrario, e nei fonti Ulpiano
determina con parole precise abbastanza nella leg.2.pr. qui* orilo (38. 15.): Fieri
autem potest, ut qui inilio scierit vel potuerit honorum possessionem admittere,
hic inci/iiat net cir vel non posse admittere; scilicet si, cum initio cognovissel

possibile che in questo corso

rende, in questo caso,


10

eum

intestatum decessisse, postea quasi certioro umilio allato dubitare coepcrit,

numquid

rumor perrepserat. Idem

numquid

et in contrario accipi potest, ut quid ignoravi! initio, postea scire incipiat

lestalus decesserit, vel

ammesso

essere

il

Nes-

motivo della ignoranza, che pu produrre

in alcuni casi

mezzo della quale si


condo quella espressione
avvenire tanto

vivat, quia lue

il tempo utile, pu
anche mentre il tempo decorre, n la espressione per
vuole determinare questo stato felicemente scelta; poich se-

sun dubbio adunque,

prigionia o tutti gli ostacoli esteriori possono


quanto mentre scorre il tempo, il che genera uh altra

la malattia, la

al principio

confusione.

Erronea poi

la teoria

se ne consideriamo la causa; imperocch, considerando

non si tarder a riconoscere una teoria inesatta ed ai nostri


motivo della ignoranza del proprio diritto non affatto riconosciuto
dalla legge per regola generale, che nella bon. possesso, e ci a causa del particotar
carattere di questa istituzione giuridica (p), e per eccezione nella prescrizione delle
11

principio generale,

fonti contraria. Il

azioni

cosi oltre ai casi a questo riguardo citati (note

altri; cosi p. e. l'accusa di adulterio

si

i.

m.) possiamo aggiungerne

prescriveva perle donne in6 mesi da contarsi

dallazione cattiva se vedova, dallo scioglimento del matrimonio se maritata (q):


iodio Pauiiana si prescrive in un anno computandosi dal momento dell'aiienazioae

non

fatta e

anno, e

dalla conoscenza

in quelle

(r):

(o)

Haukold,

(p)

I..

I.

nella sola azione di calunnia die dura ancora

poche eccezioni vedute neU'interdetto quod

azioni nascenti dalleditto edilizio,

pag. 434. Gliick , v. IH. p. HOT. GOsckcn, lezioni

c.

ardo

2. pr. qui

(tarimi. Ito autetn utile

38. 13.

tempo

).

Vip. Utile tcntpus est

ei

20. g. 5. ad

fq)

!..

(r)

L. 6. g. 14.

V. Savijny, IV.
L.
aduli.
48. 5.

non cedat.

L.

L.

I.

dalla conoscenza
g. 583. 385.

honorum possessionem adraiuen-

lui.

g. 100. p.

10. g. 18. quac in

).

fr.

crcd.

1. g. 10.
(

un

aut ciani, e nelle

est, ut singuli die iu co utilcs ini, scilicet ut

et scierit, et potuerit admittere; cetrrum quacumqtie die nescicrit, aut

hilalio est, quin dies

vi

tempo incomincia a decorrere

il

42. 8.

).

non

persiogulos dies,

potuerit, nulla du-

434.

ad SC. Tarpiti.
Vip.

48. 16.

Annns huius

in

).

factum

actionis computabilur et die venditionis honorum.

Digitized by

Google

die una persona

190

Per

la qualcosa bisogna conchiudere che


non regola generale, ma solamente una eccezione, quando viene presa in considerazione la ignoranza, e, se ci avviene, non sempre il caso che rende il tempo utile
al solo principio e non al coreo di una azione. D'altronde, se, come essi medesimi ri
avvertono, quando la legge determina il tempo utile, debba intenderei tale per entrambe le ragioni, qual sarebbe poi il caso in cui debba accettarsi utile in una delle
iia del diritto di

agire

(s).

ragioni, e specialmente poi ralioic initii ? quelli forse nei quali presa solamente in

considerazione la ignoranza, e ne' quali


p. e.: la scusa

per

l'

un tempo

casi

determinato

vi

per la non accettazione della tutela,

inventario, e tutti
utile

quando

la

il

il

tempo continuo, coin

perentorio per deliberare, e

Ma

bisogna ammettere in questi


dice espressamente continuo ? Ora se ai

perentorii giudiziarii ?

legge ce lo

ripugnava di mettere una distinzione nella legge, perch vorrebbero


metterla in questi casi f Dall' altra parte dichiarato nel testo il perch questi casi

detti giuristi

notarsi nel tempo utile, ed ora aggiungiamo che l' essere o non essere
considerata la conoscenza o la non conoscenza di un proprio diritto perfettamente
estraneo alla distinzione del tempo utile e continuo, e questa differenza stata an-

non sono da

ello riconosciuta dal

ma
la

nostro diritto

(t).

Ci considerato, lo quattro combinazioni rendono la teoria confusa non solo,


portano seco inavitabili errori, cosi devesi accettare questo principio che quando

legge parla di tempo continuo ed utile parla nella maniera pi assoluta

Cgnioriniu, De die natali


l-ips.

1737

g. 269.

Del giorno Intercalare.

c.

2.

Breuning', Diss.

ad Celsum

in L. 98.

de V. S.

Majantiui, Ad XXX. Ictorum fragmenla 1. p. 101. Oliick, Coni. 111.


de GrOning Quaesliones et conlraversiae de die inter-

Savigny, IV. g. 192.

calari, Gdtt.

fu)

1848.

Le regole stabilite per la computazione del tempo suppongono un


anno ordinario, ossia Tauno composto secondo il calendario di Giulio Cesare di 365 giorni. Secondo questa misura per nella successione del

tempo trovasi ogni 4 anni un giorno di pi, che viene aggiunto al mese
il quale si prolunga di un giorno. Questa modificazione nel
corso del tempo conduce ad una variazione nelle relazioni giuridiche;
quando cio un periodo di tempo avesse principio, o termine negli ultimi
giorni di febbraio di un anno bisestile. I Romani mettevano il giorno in-

di febbraio,

tercalare non all'ultimo del mese di febbraio come oggi, ma tra il giorno
23 terminalia ) ed il giorno 24 ( regifiigium ) (1); ed entrambi, il giorno
24 e l intercalare, erano ritenuti come un solo giorno; stantech questo
(

(s)

L. 6. de calantn.

3. 6.

).

ved. noi.

t.

in.

(0 L. 8. C. de dolo (2. 21. ).


(a) Savigny, IV. g. 190 191

Digitized by

Google


3i

191

considerava come parte integrante del giorno VI, onde la massima trihabetur (a). A questa regola del diritto romano sta per

duumpro uno die

fondamento una base naturalissima, poich se una relazione giuridica cominciava nel regifugium, dovea terminare nello stesso regifugium, il quale
nell anno bisestile era a 25 e non ai 24 di febbraio.
Per questo principio si hanno alcune evidenti alterazioni nel computo
dei termini: cos p.e. nei 30 anni della prescrizione, poich in questo periodo succedono sette od otto anni bisestili, non sono trenta volte 365
giorni,

ma

sette

ovvero otto giorni

di pi;

e a rigore

avrebbe

attore

il

vantaggio, dipoter essere negligente per parecchi giorni di pi senza nulla


perdere del suo diritto.Ancora, valendo questo principio tanto se un fatto
giuridico incomincia in un anno bisestile e termina in

un anno ordinario,
quanto se per contrario, noi possiamo farne le seguenti applicazioni.
Quando una persona nata nel 26 febbraio a mezzogiorno, e
1
anno di sua maggiore et bisestile, egli compir il suo 25 anno nel
giorno 27 di febbraio a mezzogiorno, di guisach egli potr farsi resti)

tuire in intiero in qualit di minore, per affari conchiusi prima di

mezzo
un anno bisestile, il
anno ordinario ai 25 di

giorno. Al contrario se fosse nato nel giorno 26 di

compimento

della

sua et maggiore ricade

febbraio alla medesima ora in cui nato.

nell

Due persone finalmente

delle

1
una sia nata ai 24, l'altra ai 25 del febbraio di un anno bisestile,
giuridicamente sono nate nel medesimo giorno; nihil refert, utrum priore
an posteriore die quis natus sit (b).

quali

2 ) Quando un individuo ha cominciato ad usucapire il giorno 27 febbraio di un anno bisestile, egli terminer 1 usucapione immediatamente

dopo

la mezzanotte del giorno 24 al 25 di un anno ordinario; al contrario


cominciata la prescrizione ai 27 febbraio di un anno ordinario, il termine

che cade in un anno bisestile, sar compiuto al principio del giorno 27.
3 ) Finalmente se lultimo anno di una prescrizione, cominciata a 25
di febbraio, bisestile, linterruzione ne
possibile per tutto il 25 del medesimo; all incontro quando si acquista un diritto all azione ai 25feb-

(a)

L. 98. de V. S. Celi.Quum bisciltim kolcndis est, nihil refert, ntrum priore, aut poste-

riore die quia natus

uno
est,

sit, et

deinceps seitum kalendas eius natalis dies

die habetur; sed posterior dies intercalatur, non prior. Ideo

seno kalendas natus, quum bisextum kalcndis gst, priorcm

est,

nam

biduum pr

id

quo anno intercalatum non

diera natali habct. g. t. Calo

mensem intercalarem additicium esse, oranesque eius dies pr momento tcmporis observat, eitremoquc diei mensis februarii attribuii puinlus Mucius. g.2. Mensis autem intercalare
putal,

constai ex diebus rigirai odo.

L. 3. g.

3.

de minor.

4. 4.

).

Vip. Proinde et

si

bisesto na-

tus est, sire priore sire posteriore die,Celsus scripsil, nihil referre: nani id
biduuin pr uno die
habetur, et posterior dies kalendarnm intercalatur.
b' Ved. noi. prec.

Digitized by

Google

braio di un anno bisestile, un


compiuto il giorno 23.

192

tale diritto

termina per prescrizione appena

ANNOTAZIONI
Affinch

(1)

si

potesse veder chiaro

mestieri conoscere pi da vicino

come ordinavano

anno

l'

il

il

principio e le applicazioni fatte qui sopra,

calendario romano, e specialmente

il

modo

bisestile.

Prescindendo dal calendario di Romolo

304 giorni divisi in dieci mesi e del


quale non trovasi pi vestigio nei libri giustinianei; due calendarii possiamo considerare trai Romani, il cosi detto calendario di Numa, che fu in vigore fino ai tempi di
Cesare; e quello di quest ultimo chiamalo comunemente calendario Giuliano.
Il primo divideva l anno in dodici mesi i quali contenevano 355 giorni, sicch
ogni due anni si trovava un mese di pi, che i primi Romani appellavano Mercedonius,

il

di

quale aveva ora 22, ora 23 giorni. L'intercalazione era fatta tra il nostro 23
si celebrava la festa de termini lermnalia ), ed il 24 del medesimo

febbraio in cui

nel quale veniva celebrata

Per questo

si

la festa del

lare aveva 13 giorni, ed eran messi

ci aveva ora 27 ora 28 giorni.

durata di 300

vuto
mia, ogni 24 anni
la

regifugio

regifxigium

tagliavano cinque giorni da febbraio,

come supplemento

'/, giorni:

ma

il

al

Da questa combinazione

).

quale

nell

anno interca-

Mercedonio,

il

quale per-

l'anno in media avrebbe a-

questa essendo eccessiva per regola di astrono-

si toglievano in una volta 24 giorni


in media ebbe 355 giorni e un quarto (c).
Di questo mese fatto menzione nelle Pandette

dell

anno corrente, per cui

anno

(d)

con

la notizia

che

tutti

mese Mercedonio valevano per un solo momento, e precisamente come


complemento del giorno 23 febbraio. questione se il $. 2. Mcnsis aulein intcrcalaris constat ex diebue vigiliti oclo parli dell antico mese Mercedonio, oppure del
mese intercalare dal calendario giuliano, ossia del mese di febbraio; il Savigny c
giorni del

I'

seler

(e)

affermano

il

secondo supposto;

il

Wangerow

tiene opinione che forse

Celso parlava dell antico mese Mercedonio, ma che i compilatori delle Pandette,
quali poco interesse avevano di questa antica notizia, cambiarono il numero XXII
x'd XIII. in

XXVIII. per

significare

il

mese

intercalare del calendario giuliano

il

quale avea ancora 28 giorni.


Egli quasi fuori dubbio che il mese Mercedonio avesse 27 o 28 giorni compui cinque giorni tolti a febbraio, sia perch Macrobio abbastanza chiaro

tandosi

su questo proposito

(1),

sia

perch parrebbe incredibile che i Romani, interrompen-

un altro mese, dopo di cui semese prima interrotto; pi naturale che facessero terminare il
mese ai 23, e seguire un altro lino alla fine. Al contrario non pare niente inverisimile una interpolazione giustinianea a questo riguardo, ma non nel senso di IVcmgerow; ma piuttosto che Celso vq^e infatti parlare del mese Mercedonio, e non
difficile che si esprimesse in questa guisa mensts axxtem ccmslabat intercalari* ex
do

il

mese

di febbraio al 23 giorno, avessero poi

guitar doveva

il

(d)

Savigny, pag. 321. g. 27.


Ved. no, (i) g. l.

(e)

Cronologia,

(f)

Macrobio, Salumai.

(c)

11.

p. 58.
I. c.

13. 11.

Digitized by

Google


diebus XXV Uvei XXV111

193

i compilatori, che poco interesse avevano in questo mese,


hanno espresso in questa guisa: mensis autem intercalarti
constai ex diebus XXVIII sopprimendo il num. XXVII e cambiando il tempo de!
verbo in presente, volendo significare il mese intercalare del calendario vigente, ossia il mese di febbraio; questo si pu rilevare ancora dal modo come redatta la

che pi non

esisteva,

l'

legge; poich nel

. 1. Celso si rapporta ad un opinione di Catone, Q. Mucio ed i


compilatori hanno lasciate illese queste parole per una notizia storica Cato putat,

mentre nel
il

S. 2. parla o la fanno parlare i compilatori nella maniera assoluta, per


che bisogna intendere questo . nel senso del calendario allora vigente. Nei ma-

noscritti vulgati in questo luogo trovasi

mente da una malintesa correzione

del

il numero XXIX, ma questo dipeso


numero XXVIII. (g).

certa-

Giulio Cesare nel 708 incominci la riforma del calendario che fu publicato

un
anno prima della sua morte nell anno 7G9. Questo nuovo calendario mise per base
l anno astronomico componevasi di 365 giorni e 6 ore; si determin l anno in
giorni, ed ogni quattro anni cadeva un giorno, il quale, come lantico mese Mercedonio, fu intercalato tra il terminalia ed il regifugium; e come nellantico mese,
il nuovo giorno valeva per un sol momento, facendo per parte integrante del giorno 24. Per la qual cosa nel calendario non ebbe numero e fu determinato col medesimo numero VI. come il giorno 24, di modo che, quando veniva un simile anno,
che
365

si

avevano due giorni VI. bis sextus, onde il nome bisestile.


Nell'anno bisestile adunque i Romani contavano gli ultimi giorni di febbraio

in questa guisa.

23
24
25

feb.

dies VII. Kal. Mari. (Terminalia)

feb.

dies VI.
dies VI.

feb.

26 feb.

dies V.

dies IV.

dies III.

27 feb.
28 feb.

intercalaris

regifugium

29 feb. . . pridie kal. Martii.


Ora secondo la nostra maniera di contare, il giorno intercalare sarebbe il giorno
24, e non il 25 come pensa qualche giurista, il quale non pone mente che se Celso
ed Ulpiano dicono sed posterior dies intercalatur nonprior, essi contano i giorni
al rovescio al modo dei Romani.
(2) Il principio generale, che lintercalare non conta come giorno, soffre alcune
eccezioni dettate da una legge di Marcello, sulla quale evvi controversia.La legge contiene cinque casi: I) In tempore constituto iudicatis, 2 ) itera de tempore quo lis peri t, 3 ) side usucapione sit quaestio, 4) aut de actionibus quae certo tempore fmiuntur, 5 ) si quia fundum ita vendiderit,ul itisi in diebus triginta pretium esset solution, inemptus esset fundus, dies intercalaris proficiet emtori. Alibi contro videtur. I primi due casi sono messi in questione, ma dalle parole che seguono sembra
che Marcello avesse voluto decidere solamente il primo di esso, ma quelle stesse
parole debbonsi rapportare anche al secondo (piindi seguono due altri casi senza
che dalle parole si rilevi una decisione, ma con la congiuntiva sono fatti dipendere
dalla prima decisione; da ultimo portato un altro caso, e particolarmente un caso
della legge commissoria, il quale legato in un modo dubbio con i precedenti si
;

(g)

Ved. Glossa, ad g. 2.
Diritto

romano.

24

Digtized by

Google

194 quis

eie.,

finalmente chiude

passo mihi contra videtur,

il

il

che messo assolutamente

sembra una contraddizione alla prima opinione, che generalmente si posta in questione, ed stata creduta decisiva per un solo caso.
Per la qualcosa alcuni hanno creduto sembrare impossibile che lo stesso scrittore, che prima si espresso con le parole sine duino, potesse poi contraddirsi cosi
recisamente, e perci credono che la conchiusione mihi contra videtur fosse una
nota di Ulpiano allo scritto di Marcello (h). Se sia o no una nota di Ulpiauo, difprovarlo, noi siamo chiamati ad interpretare questo testo che dal legislatore ci
viene dato per intero. 1 pi hanno creduto che Marcello nei primi quattro casi
esponga la regola generale, nel quinto la eccezione, e per armonizzare questa opinione con le parole del testo hanno portato gi fin daGlossatori una leggiera emenficile

dazione del testo, mettendo et

si

fundum come

quis

interrogazione, e cosi

il

mihi

contra videtur sarebbe la risposta; una tale opinione guadagna in probabilit, quando in luogo di leggere et si leggesse sed set (i); per mezzo di questa emendazione si
mette certamente in rilievo il contrapposto dei primi quattro casi con quest'ultimo.

Con

rimane sempre la questione in quali casi dev' essere applicata la


altri la eccezione ? Secondo la legge di Marcello a quattro
30 giorni di delazione data al debitore condannato secondo la legge
delle XII. Tav.; quando il giudice deve pronunciare la sentenza in un periodo di tempo, qualora non si volesse far perdere il processo secondo la legge Giulia (k); quindi
per la usucapione, ovvero per le azioni che si prescrivono in un certo tempo (breve )
tutto questo

regola generale, in quali


casi; cio nei

come

nascenti dall' editto edilizio; per

le azioni

caso della legge commissoria poi

il

aggiunto ad un contratto di compra determinato per 30 giorni, non vale la regola


generale, ed il giorno intercalare viene contato come giorno; por conseguenza non

prolunga

Da

tempo come

nei quattro casi precedenti.

quello che siam venuti esponendo,

carattere generale di questa teoria,

un
si

il

pu

stabilire questa regola,

si

si

rileva che, affinch fosse determinato

possono fare due

che quando

riflessioni.

Innanzi tutto

parola di mesi e di anni allora

si fa

il

giorno intercalare non pu essere considerato come giorno as, ma ritenuto come
lo stesso giorno seguente; mentre quando il tempo stabilito a giorni; come il quinto
caso di Marcello, allora

computato

(1).

Questa

il

giorno intercalare, essendo di fatto

la

un

giorno, dev essere

opinione de'Glossatori e di tutti gli antichi giuristi. Que-

sta opinione stata contrastata a ragione negli ultimi tempi specialmente

gny e Grning

(m) per le seguenti ragioni. Se

il

da Savi-

giorno intercalare per regola ge-

nerale non per se stesso un giorno, non dev essere computato n quando un periodo richiesto espresso ad anni o mesi, n quando a giorni, oltrech in uno dei

quattro casi di Marcello specialmente

(h) .Weril/tui, obss. VII. 18.


(i)

(k)

bis

il

primo

periodo di tempo dato

il

al

debitore

Schulling, turispr. anteinst, p. 853.

Binkerthoeck, obss. IV. 8.

Gai. Inst. IV. S- 104. Lcgitima sant iudicis, quae in urbe Roma vel intra primum urmilliarium, inlcr omnes civea romanos sub uno iudice accipianlar; eaque lege Iulia

Romae

iudiciaria, nisi in

lur, civiam
(l)

3. 8-

anno

romanorum

mensibus iudicala

et sei

a lege Iulia litm

Ved. Glossa videtur ad leg.

Tosi,

I.

(m) Savign y,

XI.IV. 3. g.
I. c.

p.

citai;

anno

fuerint, eipiranl; et hoc est

et sei

quod vulgo

dici-

mensibus mori.

Aleiat. in

L. 98 ad V. S.

Lauterbach, XXIV.

Binkerthoeck, obss. IV.

GrOning,

1.

c. 32. sqq.

Digi

Joogle

195

condannato espresso perfettamente a

giorni (30 giorni), e pur cionondimeno il


giorno intercalare prolunga la dilazione medesima.
impossibile che a questo riguardo si potesse accettare la sfuggita di Binkerstoeck, cio che i 30 giorni delle XII. Tavole collettivamente si potevano prendere
per un mese; imperocch lo stesso sarebbe per il caso della legge commissoria. La
opinione pi fondata secondo quei due giuristi che dcbbasi fare la distinzione, se
un periodo di tempo determinato per legge, ovvero per contralto. Nel primo caso
la

la

regola nel giorno intercalare, essendo data dalla legge, conseguentemente qualora
legge determina un periodo di tempo, e questo incomincia o termina nel mese in-

tercalare, non deve essere computato

il giorno: di questo carattere sono tutti i quattro casi di Marcello. Tutt altro poi quando il tempo determinato dal contratto;
giacch questo caso dipendente tutto dalla intenzione delle parti e non da una
legge: cosi se gl interessati hanno messo un termine di 30 giorni, presumibile
eh essi intendevano 30 volte 24 ore, n vi motivo a ritenere assolutamente che
pensassero al giorno intercalare: se al contrario avevano stabilito un anno naturale chessi pensavano al medesimo giorno delle calende dellanno vegnente, sicch
in questo caso di fatto lanno viene prolungato di un giorno, lo stesso si dica se contrattavano a mesi pensando al ritorno del giorno delle calende.
Questa opinione anche, insieme con l' altra espressa nella Glossa, ritenuta da

qualche

scrittore antico (n).

. 73.

4 Del tempo Immemorabile,


{

Thibaut,

g.

74.

Savigny, IV.

8- 195.

un diritto per tanto tempo che sorpassi


l'umana memoria, si presume che egli sia per legge speciale, sia per qualunque altro modo, abbia acquistato legittimamente quel diritto. Le leggi
romane applicano questa regola specialmente quando si tratta di opere
durature, che di gran lunga sopravvivono agli uomini ed ai secoli; e queQuando alcuno ha

sto

esercitato

tempo chiamato vetustas

Affinch la presunzione sia legale conviene che;


1

Il fatto

sia di tal natura che riesca impossibile

provarne

il

comin-

ciamento, e deve esistere da lungo tempo nella medesima guisa (a).


2 ) Questo fatto deve essere provato, al che pu servire la testimo-

nianza di coldfo, de quali la memoria

si

estende almeno per quarantan-

de div. temp. praes. c. 3.


(ajL. 2. 8- 8. de aqua el aquae pluv. ( 39. 3. ). Paul. Idem La beo ait, quum quaerilur,
an memoria enei facto opere, non diem et Consulem ad liquidum exquirendum, sed sufficere,
si quis sciai factum, hoc est, si factum esse non ambigalur; nec ntique nccesse est, supercsse
(n) Cuiac.

qui meminerint, rerum etiam


22. 3.

).

L. 7. C.

de fund.

si

qui audierint eos, qui memoria tenuerinl.

rei priv.

11. 65.

).

L.

L. 28,

14. C. de fund. palrim.

de prob.

11. 61.

).

Digtized by

Google

ni, oltrech si richiede

che tra

le

persone viventi nessuno

si

ricordi di

uno

stato contrario.

3 ) La efficacia di questa pruova pu essere ancora di nessun momento, qualora venisse provato che in un tempo anteriore allo stato attuale, il principio di questo diritto stato illegale.

La vetust trova applicazione per

le strade, per le opere che tutelano


acqua corrente, e per gli aquedotti.
alle vie v era la massima generale che quando una via
era costruita sopra terreni privati, era di privata appartenenza, e poteva
essere impedito il passaggio agli altri viandanti; ma quando da tempo immemorabile questi ultimi passavano, non si poteva pi impedirli, ed allora la strada diveniva publica e di uso comune.
2 ) In quanto alle opere per tutelare la propriet dellacqua piovana
eravi un'antichissima legge, la quale proibiva al proprietario di un fondo
di fare arbitrariamente nella sua propriet tali opere, come piantagioni,
argini ed altro, per cui 1 acqua piovana allagasse il fondo del vicino (b);
ma quando una simile opera era stata da tanto tempo, che nessuno degli
esistenti si ricordava uno stato contrario, la vetust era tenuta per legge,
ed era supposta legale la fondazione di quella opera attualmente esi-

la propriet dall
1

stente

In quanto

(c).

3 ) Circa allaquedotto ewi controversia, essendoch la servit acquistandosi anche per prescrizione pare inutile la prova del tempo immemorabile;
le,

secondo

il

non essendovi

Savigny, devesi intendere laquedotto publico, del qua-

non

proprietario,

concessione su tale aquedotto

possibile la prescrizione; ed

di cui forse si sperduto

il

titolo,

essere giustificata, se non per mezzo del tempo immemorabile

una
non pu

(d).

74.

S Della efficacia del tempo alle relazioni giuridiche In generale.


)

Il tempo pu variamente operare sulle giuridiche relazioni, di modo


che nei pi importanti istituti giuridici il tempo si rappresenta come parte
integrante o come condizione necessaria del fatto che produce la perdita

lacquisto di

un diritto

(a),

e specialmente la influenza si manifesta nelle

seguenti forme.
(b) L. 1. g. 1. 13. L. Il

de aqoa et aquac piu vino

(c)

L. pr. 2. g. 8. de equa et aq.

(d)

Savigny,

(a)

I. c.

usuris (4. 32.

).

L.

pi.

g. 197.

L. 7. 31. de re iud. (42. 1.


3. C.

de

).

err. adv.

2. 3. C.

2. 10.

39. 3.

). Ved.

39. 3.

L.

).

noi. a,

de u.

rei iud.

7. gl.

).

L.

13. C. de

).

Digitized

by

Google

197

pu dipendere solamente da ci, che


un azione ovvero un omissione dura seguitamente per un determinato
1

L esistenza di

un

diritto

spazio di tempo; onde viene:


a) Lantidhissima istituzione della usucapione, per la quale s'acquista
la propriet in forza del continuato possesso per

un tempo determinato,

e per analogia

di essa il non tisus o la longa quasi possessio delle servit.


b La prescrizione dell azione ossia la perdita del diritto di agire
per una continuata negligenza dellattore; e molti casi nei quali linteressato perde tale facolt per una inazione non interrotta per un dato tempo;
come ad esempio la perdita del diritto della restituzione per negligenza
)

di quattro anni;

mine

l'

fissato

per

termini per

un

giudizio determinato dalle leggi;

non vuole
2

ter-

il

agnizione della bonorum possessio; la prescrizione per

exceptio non numeratae pecuniae;


accettare la tutela (b);

L acquisto

cinquanta giorni per la scusa di chi

perentorio per

il

la perdita del diritto

inventario

(c),

ecc.

pu dipendere dalla continua-

zione nel tempo di uno stato indipendente

umano

dall

arbitrio, e qui

i!

tempo opera da s; di questa natura sono quegli acquisti e quelle perdite


che dipendono dalle gradazioni dell et.
3 ) Gli effetti di un negozio civile possono aver cominciamento, o
termine in un tempo stabilito ad arbitrio de privati ( . 53. ).
75.

III.

Quando pi
obbietto in

correnza;

tutti si

possono far valere, nasce una semplice conmodo che l esercizio di

se differenti diritti concorrono in

uno osta ed impedisce


zione de

diritti.

incontrano nello stesso subbietto o sullo stesso

diritti s

modo che

ma

Dello contrapposizione de'

diritti,

esercizio dell altro, v allora la contrapposi-

intorno a cui

uopo notare

le

seguenti regole:

1 ) Un diritto speciale preferito ad un altro meno speciale, e per


conseguenza sar preferito il diritto singolare al diritto comune; al diritto
singolare il privilegio, ed a questo il privilegio pi speciale: et illud po-

tissimum habetur, qwod ad speciem directum est


(b) g. 16. Inst.

saliones el de

de exens.

1. 28.

).

Qui ameni

quibnsdam non probaveri!,

(a).

vult se exeusare, si piures

aiiis uti inira

habeat excu-

lempora non prohibeinr. Qui antem

exeusare se volani, non appellane, sed intra dies quinquaginla conlinuos, ex quo cognoveruni,

exeusare se debent, cuiuscunque generis

lentesimum lapidem sunt ab co


(c) L.
(a)

sint, id esi

I.

SO. 17.

qaalilercunque dati fuerint tutore*

si in

loco, ubi tutores dati sant.

22. g. 2. 3. C. de iur. delib. 6. 30.

L. 80. de H.

).

).

Papin. In loto iure generi per speciem derogatur, et Uiud

potissimum habetur, quod ad speciem directum

est.

Digitized by

Google

Quando

preferito

i diritti

che

diritto pi antico al

il

198

contrappongono hanno medesima natura,

si

pi recente, cosi

il

privilegio anteriore

preferito al posteriore; o pure

il pegno pi antico al pi recente, quanon determinasse in qualche caso Speciale la pre-

lora per questo la legge

ferenza.

Se
guere

le leggi nulla

dispongono, secondo

Thibaut

il

la diretta dalla indiretta opposizione, cio

sono uno contro

bisogna distin-

(b),

quando

diritti

opposti

se un minorenne volesse far valere la re-

allaltro: p. e.

un altro minorenne; e quando due o pi diritti s' inconmedesimo oggetto. Nel primo caso bisogna fare una triplice di-

stituzione contro

trano sul
stinzione:

a ) Quando alcuno tratta di evitare un danno positivo, e


guadagno, sar preferito il primo.

b
c

zano

un

altro

Quando non decide questa regola, allora decide il possesso (c).


Quando non pu applicarsi questa regola, i diritti si neutraliz-

(d).

d avvertire per che la prima regola viene contrastata, non essendo riconosciuta una collisione, in quanto che sulla base delle leggi
sui minori non vi ha lesione del mutuante, restando arricchito dal mu-

tuo

(e).

Se poi

si tratta di

pi

diritti diretti al

medesimo obbietto

p. e. nel

concorso dei creditori contro il patrimonio sufficiente del debitore; preferito quegli che ha il possesso della cosa, ma dato che possesso non vi
fosse, allora se la cosa divisibile si divide, se indivisibile si neutraliz-

zano i diritti, ovvero decide la sorte, quando uno dei diritti devessere assolutamente esercitato (f).
3
gli

Quando pi

dipende

bietto,

concorrono in opposizione nel medesimo sub-

diritti

dall arbitrio dell interessato di far

Quando insieme concorrono un

conviene.

valere quello che pi

diritto limitato

ed un altro

(b) Thibaut, Saggi, II. 14.


(c)
1

io fa ni

L. 11. g. 6.

ili

as

veniatur

L. 34. pr. de minorib.

conteslatae tempore

de dolo malo

}.

L. 11. S- 6. L. 34. de minor.

(f)

L. 6. 8' 7.

rei vind.

de

2. 20.

3. 32.

).

).

L.

).

Paul. Si minor viginti qninqueannis

13. 14.

cant, sorte res discerni solet

L. 8. de pactis

).

2. 14.

leg.

de

30.

iud.

).

24. 3.

80. 17.

fi-

hoc in-

).

de dolo non agent.

).

(c).

).

L. 42. 43.

8. 1.

J. (

fecerint, invicem

L. 39. solai, mat.


Ved. noi.

4. 4.

nisi locnpletior ei

L. 128. pr. de R.

duo dolo malo

24. quae in fraud. cred. (42. 8.

L. 33. de

L.

Si

18. 6.

(e)

4.

qui accessit.

is,

4. 3.

L. 17. de per. et com. rei vend.

leg.

minori pecuniam credidit, melior est cansa consumantis,

liti

(d) L. 36.

).

Vip.

).

L. 128.

de her.

. . .

sed

L. 8. fam. ercisc. (10. 2.).

irai.

de R.
(

I.

28. 5.

qnum ambo

L. 38. pr. 8'

).

L. 18. C. de
8- 23.

Inst.

ad iudicium provo-

1.

de re iud. (42.

1.).

).

Digitized by

Google

199

primo cessa ipso iure: questo il caso della confusione, p. e.


se un individuo acquista un fondo sul quale aveva una servit, questa si
estingue immediatamente.

illimitato,

il

APPENDICE
Legge Cincia
Savig ny, Ragionamenti

La legge Cincia

sulle

storici, IV.

V.

donazioni

S- 65.

pag.

).

V. VI.

del Tribuno M. Cincio Alimento, nel

550

di

Roma,

versava sulla forma e sul quanto della donazione. In quanto alla forma
questa legge statu che non vi poteva essere donazione senza immediata
trasmissione di propriet o di possesso (a), che doveasi fare naturalmente

secondo
vasi la

cose donate: cos per

la qualit delle

mancipazione e

terreni maneipii richiede-

la tradizione, la sola tradizione pei provinciali;

cose mobili chiedevasi, secondo che erano res mancipi


o no, la tradizione e la mancipazione, o solamente la prima; a questa di-

parimente per

le

sposizione si aggiungeva un altra, che

possesso con

l'

il

donatario per proteggere

il

suo

interdiclum utrubi bisognava che possedesse la maggior


mancava 1 emancipazione, si poteva provve-

parte dell' anno, ovvero, se

dere con l usucapione.


Eranvi per persone le quali potevano donare e ricevere una donazione liberamente, senzach fossero necessarie le sopraddette regole; queste

erano personae exceptae

legis Cinciae,

quinto grado, del sesto solamente

il

ed erano

congiunti fino al

subrinus, privigna, nonerca, mtricus,

socer, socrus, gener, nurus, vir et uxor, sponsus et sponsa;


le

donazioni

al

patrono,

il

il

liberto per

tutore per le donazioni al pupillo.

La donazione non

non

sottoposta alle determinazioni della legge Cincia,


poteva esser considerata come valida in questo senso, che al donante

era data una exceptio legis Cinciae contro lazione del donatario fondata
sopra una donazione simile; oppure poteva esser data una replicatio in
caso che

il

proprietario volesse rivendicare le cose donate, ed

rio volesse far valere

exceptio donationis; in fine

il

il donatadonante aveva la

condictio per tutto ci eh era passato nella propriet del donatario contro legem.

Ben si vede che la legge Cincia era legge imperfetta, ossia non produceva ipso iure la nullit dellatto, n prescriveva una pena, ma dipendeva esclusivamente dalla volont del proprietario se la donazione dovesse o no valere; cosicch quando la sua volont persisteva a non voler
(a)

Frigm.

Val. 3(0-313

eod.

Trami. 313. 293. 811.

Digitized by

Google

200
rivocare la donazione, o col non intentare le azioni contro

il donatario, o
non servendosi delle eccezioni contro le azioni di lui, la legge in discorso
non poteva essere applicata e quindi morto il donante la donazione
fatta contro legern rimaneva per sempre convalidata (b), salvo se prima
di morire non avesse fatto intendere di avere cambiata intenzione su ci;
,

poich in questo caso anche

gli eredi potevano giovarsi efficacemente dei


medesimi mezzi per oppugnare la donazione.
In rapporto alla quantit era stabilito che non si potessa donare oltre a 500 solidi; essendovi le medesime conseguenze per qualunque donazione maggiore delia somma assegnata (c).

CAPITOLO
MEZZI PER TUTELARE
S-

VI.
PROPRII DIRITTI

76 -

Del mezzi In generale.


di tutelare i proprii diritti; ma sempre
da s stesso, ch il patrocinio de diritti debbesIl mezzo pu consistere nell' assicurare il diritto
della persona contro una violazione arbitraria di unaltra azione; cos ancora il mezzo giuridico pu essere di tal natura che si oppone all azione
dell attore, la quale col mezzo legale porta una violazione nel diritto del
reo convenuto; il diritto pu dipendere dai mezzi processuali, finalmente
pu essere straordinariamente dato, come la restituzione per intiero.

In vario

modo concesso

vietato di farsi giustizia

sere legittimo e legale.

SEZIONE

I.

DEI MEZZI PRIVATI.


. 77.

Del mezzi privati e delle pene private.

Nel libero esercizio de proprii diritti consiste la libert individuale


armonia- dello Stato, sicch non s tosto il campo dell attivit indivisi viola la libert dell' uomo, e rimane infranta larmonia

duale violato,

(b)

Fragm.

(c)

Puchla, Corso delle IatU.

Vat. 226. 306. 310.


II.

pag. 38.

Digitized by

Google

201

dello Stato; spetta a questa grande personalit sotto

cui patrocinio

il

il

diritto si svolge e si applica, ristabilire lordine ed assicurare

la cerchia delle sue proprie azioni, dando

Luso della propria forza,

diritti.

propria libert
1

autorit

il

ad ognuno
mezzo per difendere i proprii

dell autorit

privata per proteggere la

nell esercizio dei diritti illegale,

la forza privata

per proteggere

perocch

l'

impiegare

diritti attribuire a
s stesso i diritti dello Stato e mettere il proprio arbitrio in luogo della
legge, e per conseguenza non meno una violazione dello Stato. Questo
i

proprii

concetto non pu non avere piena applicazione in uno Stato ben ordinato,

e solamente in alcune rare circostanze, quando

della propria persona rende vana ed inefficace

concesso

torit,

lenza

all

moderameli inculpatae tutelae

diverso

il

imminente pericolo

azione della publica au-

individuo di respingere con la propria forza la vio).

principio del diritto romano, e quantunque nel pi

antico tempo le forme simboliche con

le

quali era avviluppato

il

proces-

danno campo a pensare, non essere luso della propria forza ed ausempre vietato in un tempo in cui lo Stato non era ancora perfetto;
pure il diritto, qual si presenta nel suo svolgimento e nella sua perfezione, consacra nella maniera pi solenne il principio accennato, e luso illegale della propria autorit porta pregiudizievoli conseguenze a colui che
la esercita: senza aver riguardo se una simile azione fosse fatta per proteggere un diritto, non di rado vediamo nel romano diritto applicate le
publiche pene come quelle della legge Giulia de ri publica vel privata.
Quello che pi ci riguarda in questo luogo sono le pene private per
colui che mette la sua autorit in luogo della legge, le quali son sancite
da un Decretum D. Marci, quantunque pi tardi fossero state estese geneso, ci
torit

ralmente a tutti i casi da altri imperatori.


Il decretum D. Marci prescrive adunque, che colui

un diritto di

obbligazione,

si

il

quale, avendo

soddisfa da s stesso senza ricorrere alla pub-

blica autorit, indifferentemente se con la forza o col semplice impossessarsi degli oggetti del debitore, perde totalmente quel diritto. Questo de-

creto concerne non solo quelle obbligazioni che son dirette ad una deter-

minata specie, ma ancora quelle che riguardano una quantit a un genere (a). Lo stesso succede, se il creditore costrinse il debitore a rilasciar-

la)

silos

L. 7. ad L. lui. de vi privata (48. 7.

agant, per iodicem

id,

quod debere

).

Callittr. Credilores, si advcrsus debitore*

sibi putant, reposcore debeat. Aiioquin si in

rem

de-

bitori sui intravcrint.id nullo concedente, D. Marcus decrevit, ius crediti eos non habere. Verba
decreti haec sunt: Optimum est, ut, ti quas putti te habere pelitionct, actionibu experiarit;

interim

lam
titi

i Ile

feci;

in potteuione debet morari, tu petitor et;

Caetar dixit: tu trim putat ette taluni,

quii id,

ti

quod deberi libi putat, non per iudiccm


romano,

Diritto

et

quum Marcianut

lumina vulnercnturf
reposcit;

elicerei: t)m

nui-

vii est et lune,

quo-

non puto autem nec verccundiae,


20

Digitized

by

Google

gli alcuna cosa, o allo stesso scopo s impossessa delle cose di nn terzo,
o dei figli del debitore (b).
A questo decreto si rannoda la costituzione di Valentiniano, Teodo-

sio

ed Arcadio, con cui si determina che colui che strappa il proprio ogmani del possessore, perde il diritto di propriet; ancora colui
s' impossessa a viva forza d una cosa altrui ( qui alienarum re-

getto dalle
il

quale

rum possessione invaserit ) deve non


dannato anche

al

solo restituire loggetto,

ma con-

prezzo del medesimo. Questa legge differisce dal prealsi tratta del diritto di ob-

legato decreto in due punti essenziali: in questo

bligazione ed in quella del diritto di propriet;

che quando non

mente

adopera

la forza,

mentre

il

decreto applicato an-

la legge

suppone necessaria-

la violenza (c).

$
II.

78.

Diritto di ritenzione.

0. L. Domcr, De iure rctentionis ciusquc

eflcctu, Gocll.

1774. Puchla, Pandette

g. 94. n. 0.

Alle regole esposte nel precedente paragrafo v' eccezione,

quando

1 uso della privata autorit per


Questa la facolt data al creditore di rite-

in alcune circostanze la legge permette

un proprio

garentire

diritto.

nere un oggetto del suo debitore, finch non sia soddisfatta


zione

la obbliga-

(a).

Affinch questo diritto potesse esercitarsi conviene:


1

Che

loggetto sia nel vero possesso del creditore nec vi, nec clan,

nec precario; e per:

Che

oggetto sia idoneo al possesso.

nec dignilati lune convenire, quidquam non iure facere. Quitquit igitur probai ut mihi fueri(,

libi

rem ullam debitoria non ab


i ut in eam rem dixisse, >u>

L.

N. 134.

(b)

N. 52.

(c)

L. 7. C. (inde vi

c. 1.

credili

8. 4.

non
(

hubebit.

4. 2.

Conf.

I..

13.

quod

tnci. caus.

4. 2.

).

).

c. 7.
):

Kaicnt. Tlieo. cl .Irrad. Si quis in taninm furoris pervonerit

audaciam, ut possessioni-m rcrum apud fscum

evenlum

eumque

ipso libi traditam ine ullo iudice temere pottidere,

12. g. 2. L. 13. quod. met. causo

iudicialis arbitrii vioienter invaserit

apud homincs quoslibct coslitutarum ante


dominus quidem constitutus possessionem

vcl
,

quam abstulit, restitnal possessori et doniinium eiusdem rei amillat. Sin vero alienarum rerum possessionem invasit, non solutn eam possidenlibus reddat, verum edam aeslimationcm
earundem rerum
terd.

4. 15.

(a)

reslituerc compcllatur.

g. 1. inst. vi bon. rapi. (4.2.).

g- 6. Inst. de in-

).

L. 23. g. 4.

corniti, div.

10. 3.

L. 48.

de K. V.

0. 1.

).

- L. 1 pr. de

pign.

20. 1.

).

L.

14. g. 1.

).

Digitized by

Googie

203
Che vi sia un obbligazione legalmente costituita e perfetta (b),
onde non si potr mai avere diritto di ritenzione per obbligazioni fatte
sotto condizione. Ma il termine e specialmente il dies certus non fa osta3

a questo diritto.
4 ) Conviene da ultimo che l obbligazione abbia connessione con logda ritenersi, il che pu avvenire cos:
a ) Il mercatante potr non consegnare le merci vendute, finch il
compratore non ne paghi il prezzo, o non adempia gli obblighi contratti
exceptio non dum impleti contractus ) (c).
b ) Nei contratti bilaterali ineguali quegli che ha 1 azione contraria,
come il mandatario, potr ritenere V oggetto in vece dintentare lazione.
c Lerede potr ritenere lobbietto del legato finch il legatario non

colo

getto

presti cauzione secondo la legge Falcidia. Similmente il proprietario, che


ha costituito un usufrutto, pu ritenerne loggetto, finch lusufruttuario

non presti cauzione.


d ) legittimo il diritto di ritenzione anche quando la obbligazione
nasce dalla cosa stessa che si vuol ritenere; cos quando un oggetto in

qualunque modo ha prodotto un danno nella cosa altrui, il proprietario


danneggiato potr ritenerlo, finch non venga risarcito del danno.
e
le

Finalmente quando

si

speso per la cosa stessa,

impensac, per

quali vedi . 37.

non d altra facolt al ritenente che


civile.
la semplice e sola ritenzione; n pu essa generare un possesso
ritenuto; e se egli ne prendesse
obbietta
dell
usare
chi
ritiene,
Non pu,
Quanto

agli effetti, questo diritto

prescrizioni
l alienasse, si applicherebbero contro lui le
Da ultimo, dato che il diritto di ritenzione in favore del ritenente, questi sar risponsabile di ogni colpa.
diritto l'exceptio
Il mezzo con cui il ritenente pu far valere il suo

disposizione o

del decreto D. Marci.

doli.

(b) L. 25.

de pign.

20.

intercalai, rctentioni locus

1.

non

).

Modali.

est,

nec

si

(c)

8. 4.

Benfey. Museo del Reno VII!. N. 1.

de doli

rael. exc.

aed. odici. (21. 1.

44. 4.

).

- L.

Qnum

bona

Giornale di Giessen 1. N. 21.

villse vcl inutititer rontroctus pignoris

creditoria

ad fscum perlincant.

Sartoriui, Giornale

13. 8- 8. de act. cmt. vend.

di Giessen.
(

19. 1.

).

V. Linde,

XX.

1.

L. 8.

L. 87.

pr. de

).

Digitized

by

Google

204

SEZIONE

II.

DELLE AZIONI.
T. Insl.

Ic

arlionihus (4. 6.).

T. D.

Do obligalionibus

44. 7.

).

4. 10. ).
Bandii, Commetti, ad Ut. Inst. de
(
opp. lom. VI ). Bachov. Traclatus de actionibus, Franco!-

in

Savigny, Sistema v.

liohincn, Doclrina de actionibus Franco!. 1787.

1023.

et actionibus

T. C. De obligalionibus et actionibus
actionihus Anv. 1584

Dunjcan Tratt des acUons

2. voi. Paris 1845.

I.

79

Concetto generale.

potere di svolgere la propria personalit nellordine del diritto sasi desse alluomo la facolt di difenderlo, e farlo

Il

rebbe vano, qualora non


valere per vie legali.

curare

diritti

Ora questa

facolt necessaria

ad accertare ed

assi-

un

appellasi azione, la quale da questo lato essa stessa

diritto (a). D altra parte puossi intendere sotto

il

nome

di azione lattivi-

quale in forma esteriore si manifesta, o tende a chieder 1 aiuto, affinch il proprio diritto fosse riconosciuto, e difeso contro la violazione

t, la

di

un determinato

avversario. In quest ultimo significato

in atto la facolt di difendere

mezzo per porre

sto concetto appartengono

cora le eccezioni,

non

glinterdetti,

il

proprio

azione

diritto,

ed

il

mezzo straordinario

un

ed a que-

solo le azioni propriamente dette,

ma

an-

della restituzione

in intiero (b).

Nel senso pi ristretto della parola

Romani intendevano

sotto

il

V azione personale, quella, cio, che nasce da obbligazione,


una determinata persona; laddove quelle che potevano
esser dirette contro ogni terzo, o vogliam dire le azioni reali ebbero in
origine il nome di vindicationes, o petitiones. Ci era quando si procedeva nei giudizii ordinarii; ch se la procedura era extra ordinem, le azioni non avevano n il nome di actiones, n di petitiones, ma eran dette

nome

ed

aclio

diretta contro

perseculiones
(a) L. 81.

(c).

de 0. et Ac.

44. 7.

).

Celi. NihiI aliud est

acUo,

qaam

ius,

quod

sibi debea-

tur, iudicio persequendi.


(b) L. 37. cod. Vip. Aclionis

verbo continclur in rem, in personam, direct, nUlis, praeiu-

obtinent, ut

ail Pomponius; slipulalioncs etiam, quac praetoriao sunt, quia aclionum instar
damni infecli, legatorum, et si qnae simile? sunt. Interdici quoque aclionis verbo

continentor.

L.

dicium, sicut

(c)

1.

de except.

et praeser.

44. 1

).

L. 178. $. 2. de V. S. Vip. Aclionis verbum et speciale est et generale;

nam omnis

Digitized

by

Google


riforma

Nell' ultima

205

nome

il

specie di azioni. Di qui viene che

actio fu accettato per tutte le forme c


1

azione nel medesimo tempo un di-

ritto ed un mezzo, ed affinch fosse fondato il diritto principale, mestieri


che anzi tutto vi fosse una violazione. L azione richiede inoltre che vi
sieno almeno due persone l attore ( actor ), ed il reo convenuto ( reus,
possessor ); secondamente duopo che si avesse la idoneit di esercitare

questo diritto secondo le regole generali della idoneit

. 42.

).

Specie di azioni.

II.

. 80.

t.

Essendo

Delle azioni reali personali c pregiudiziali.

diritti

origine e causa delle azioni, ne viene che queste

la divisione di quelli, e

seguono

sonali, cos le azioni ancora


(

personam

aclio in

come

sono o

si distinsero

reali

diritti in reali

e per-

o personali. azione personale

quella che nasce da una obbligazione, o da tale re-

lazione giuridica, che determini senz altro la persona, contro cui dirigersi

deve

azione. Ogni altra azione, che tuteli qualunque diritto che

obbligazione non sia, reale ( aclio in rem ); in essa non lo stesso diritto, come nella personale, ma la violazione del diritto determina la per-

sona del reo

(a). (1).

2 ) Questo corrisponde esattamente alla natura e carattere dei dirite di vero il diritto reale impone un obbligo universale negativo; e,

ti;

come ognuno pu contrapporsi a questo diritto negandolo, 1* azione non


possibile prima che esso non venga violato; per la qual cosa l azione
reale tende a riaffermare

proprio diritto contro qualunque terzo pos-

il

sessore.
Ali

incontro stando

aclio dicitur, sito in

mus

personale in ci, che

non habcnl

iuris ordinarli eicculioncm.

(a) J. 1. Insl.

bitrosve de

de action.

quacumque

sani, aut in

4. 6.

):

ei

ei

re quaeritor,

Vcd.

Appendice VI. in

si

quao

aliae snnt,

line del pres. capitolo.

Omnium actionum, quibus intcr aliquosapnd iudicesarsumma divisi in duo genera deducilur; aut cnim in rem
unusquisqne aut cum co, qui ei obligatus est, vcl ex con-

peraonam. Natnque agii


quo caeu predirne sunt actiones

traete, vel et malefcio;

sarium

debitore dia.

in

eitraordinarias persecnliones pnto contineri, ntpnta fideicommissorum, et


rjuae

il

rem sit pelitio; sed plerumque actiones personalcs solcautem verbo in rem actiones signilicari videnlur; penecutionis verbo

personam, sivc

dicerc, pelilionis

diritto

il

dare aut Tacere oportore, et

aliis

in personam, per quas intendit, adverquibusdam modis. Aut cum eo agii, qui nullo iure

obligatus est, movet tamen alieni de aliqua re controversiam: quo casu proditac actiones in

rem

sunt.

Digilized by

Google


faccia,

nato

diritto,

il

Da

206

presti qualche cosa al creditore,

azione sorge

fin

da quando

determinata essendo la persona a cui pu esser diretta

ci risulta che

(h).

azione reale diretta contro ogni terzo, la

personale contro una speciale persona-,

ma

sarebbe lontano dal vero, chi

prendesse queste due qualit come caratteri essenziali, talmentech si potesse per mezzo di esse sempre riconoscere l azione reale dalla persona-

imperocch vi ha delle azioni personali, le quali sono dirette contro


un indeterminato avversario, come il contrario pu darsi nelle azioni reali;
cos a mo d esempio l'aedo ad exhibendum, diretta contro qualunque trole;

vasi casualmente in condizione di esibire la cosa, vien qualificata quale

azione in personam

Similmente Inetto de aqua et aquae pluviae per-

(c).

sonale, diretta contro

il possessore con qualche limitazione (d); lo stesso


dica delle azioni nossali che sono azioni ex maleficio servorum-, poich
anch esse son dirette contro qualunque terzo, ed ancora 1 azione ed i

si

danni apportati dagli animali, ecc.

(e).

Dall' altro canto vi sono azioni reali che son dirette contro determinate persone; fra cui innanzi tutto da ricordare la hereditatis pelilio, la
quale non diretta contro qualunque possessore come la rei vindicalio,

ma

contro chi possiede pr herede, o pr possessore


Ci vuol dire che

(f).

essere un azione diretta contro qualunque terzo

possessore, o contro una determinata persona non esatta caratteristica

per distinguere

le azioni:

ma conviene

esaminare se essa nasce da obbli-

gazione, o da diritto reale.


Oltre a queste differenze essenziali possiamo considerarne altre

due
grande importanza. Circa l' origine dell azione, la personale nasce appena fatta la obbligazione, noti cos lazione reale, che nasce solo quando

di

un convenuto, ossia qualora un terzo si mette in contraddizione col nostro diritto di propriet: in altre parole nellazione personale

c possibile

de 0. et Ac. (44. 7. ): Vip. Actioncm genera sunt duo: in rem, quae dicitur
quae condiclio appellarne. In rem actlo est, per quam rem noslram,
semper adversus cum est, qui rem possidet. In personam
qua cum eo agimus, qui obligatus est nobis ad facicndum aliquid vel dandum, et
semper adversus eundem locum babet.
(c) L. 3. g. 15. ad eihib. ( 10. 4. ). Vip. Sciendum est, adversus possessore bac actiono
agenda, non solano cum, qui civiliter, sed et eum, qui naluraliter incumbal possessioni.
vcd. anc.L. 7. pr. g. 1. quod vi (43. 24.).
(d) L. 6. g. 8. de aqua et aquae pluv. 39. 3. ).
(e) g. 8. Inst.de noi.act. (4. 8.). Omnis autem nosalis actio caput sequitur. Nam si scrvus
tu us noiiam commiseril, quandiu in tua polestale sit, tccum est actio; si in allerius poleslatem
(b) L. 28. pr.

vindicalio, et in personam,

quae ab

alio possidetur, petimus, et

actio est,

pervenerit,

cum

ilio incipit actio esse, et

guilur noiae dcdilio.


L. 7. pr. de pubi.
(f)

L.
(

1. g. 12. si

39. 4.

si

quad

mauuntissus fueril, directo ipse tenctur, et extin9. 1.

).

Vod. anc.l.. l.J. 13. quod leg.

43. 3.

).

).

L- 9. de hered. pcl.( 8. 3.

).

Paul. Regularilcr

deli mondimi est,

cura demoni teneri pe-

linone hereditatis, qui vel ius pr herede, vel pr possessore possidet, rctiq-

Digilized by

Google

207
non strettamente necessario che

il

diritto venisse violato,

ma sufficiente

che sia fondata la obbligazione; per contrario 1 azione reale non possibile in niun modo prima che il diritto reale non fosse turbato. L altra
differenza radicale si manifesta nella prescrizione; perocch estinguen-

dosi lazione personale per prescrizione,


1

obbligazione;

non

ma

se

1'

cora contro
Oltre

mentano

altri intentare

all

si

estingue nel medesimo tempo

azione reale viene a mancare per prescrizione,

estingue nel medesimo tempo

si

una

il

diritto di propriet, potendosi an-

rei rindicatio (g).

azione in personam ed in rem in un sol caso

un aclio in

rem

scripta, la quale

azione personale; erroneo

il

i fonti ramda considerarsi come vera

dire che questa azione appartenga alla ca-

tegoria delle personali ed unitamente delle reali; imperocch


colui
tro

il

il

il

motivo di

quale metus causa possiede una cosa, non quello di stabilirsi conpoich dal momento che si conosce

diritto di propriet dell attore,

la cosa non esser propria, nasce lobbligo della restituzione. Non importa
che essa intentata contro qualunque possessore, e che non si fonda sopra un contratto o quasi-contratto; imperocch, prescindendo dalle ragioni
addotte, che molte azioni personali possono essere intentate contro qualunque terzo, e qualche azione reale contro una determinata persona,
da considerarsi, che la legge pu fondare anche obbligazioni sopra altri

motivi

(2).

II. lntendesi comunemente per azioni pregiudiziali, quei mezzi che


garantiscono lo stato della persona come dicono le stesse Istituzioni, e risalgono allo stato antico del diritto, nel quale ogni relazione nascente

dallo stato di famiglia si faceva valere con azione reale;


diziali

onde

le

pregiu-

non fanno categoria a parte, ma vanno comprese fra le azioni


Ma una grande differenza corre tra le azioni reali e le pregiudi-

reali (h).

ziali, inquantoch per nascere le prime mestieri che vi sia violazione


del diritto, ci che non possibile nelle pregiudiziali, le quali sono di
forma preparatoria, donde il loro nome; e per conseguenza nell' antico
processo formulario mancavano della condemnatio (i). Por la qualcosa
oggi intendesi per azione pregiudiziale qualunque domanda provvisoria
per accettarsi di uno stato e serve di fondamento ad una quistione
giuridica in giudizio
in questo significato le azioni pregiudiziali non
vanno n sotto la categoria delle azioni personali, n sotto quella delle
;

reali

(j).

(g) L. 8. g. 1. C.
(h) 8- 13. lDst.

de praescr. 30 ann.

de actionibus

4. 6.)

(
:

7. 39.

).

Proeiudiciales aetioncs in

sunt, per quas quaeritur, an aliqnis libcr vcl libcrlus


(i)

(j)

sii, vel

rem esse videntur quales


,

de partu agnosccndo.

Ved. Appendice VI. alla fine del capitolo.


Savigny, voi. V. 8- 207.

Digitized by

Google

208

ANNOTAZIONI
La

(1)

divisione delle azioni in

rem ed

in personam nascente da quella dedritti

in reali e personali stata concepita da giuristi o troppo

ampiamente o troppo

ri-

strettamente.

Thibaut pone

Il

sia in

la

seguente teorica. Quando

rem o in personam,

il

Romani dicono che qualche cosa

significato dottrinale di questa locuzione

il

seguente;

intendevano essi in reni ; tutto ci che ha natura


personam. Questo 6 ancora il significato della divisione in actioncs personales ed in rem, e per conseguenza fa d'uopo
comprendere con questa espressione le azioni di valore assoluto , le quali indipendentemente dallo speciale obbligo del reo convenuto, costringono chiunque si metta
tuttoci che

limitata

ha

come

efficacia assoluta

privilegi, eccezioni, patti reali, in

il diritto dell'attore. Ed tanto vero che questo e non altro sia il significato
rem actiones, che le azioni pregiudiziali, le quali riguardano lo stato
una persona, e che certamente non hanno per obbietto la cosa, sono messe dai

contro

delle parole in
di

Romani
rato

nella categoria delle azioni reali

(i).

Questo concetto del diritto e delle azioni reali datoci da Thibaut ci pare esageimperocch le espressioni in rem ed in personam spesso hanno il significato

volgare, e dinotano
I testi

diritti

e le azioni che

si

versano o sulla persona o sulla cosa

in vero, senz'atlendere allefficacia assoluta o ristretta del diritto, quando vosi esprimono: actio qua res postulalur, quae

gliono determinare lazione reale cos

rerum

gratia movetur, actio

tic

rebus, actio

quae rem sequitur

actio in ipsas res

ecc. (k).

Thibaut ch' la comune, cio che


le azioni pregiudiziali appartengano alle azioni reali, oggi fortemente combattuta.
E di vero il Tibaul con gli altri argomentano esclusivamente dalle Istituzioni le
quali dettano: Praeiudiciales actiones in rem esse videnlur, quales sunt per quas

Quanto

alle azioni pregiudiziali l'opinione del

quaerilur, an aliquis libcr, vel liberlus sit, voi de partu agnoscendo

(1).

La prima interpretazione a questo passo di Tcofilo, clic, essendo stato uno dei
compilatori delle Istituzioni, pu senza obbiezione esser considerato come competente a giudicare un passo di un codice, che avea egli stesso compilato. Egli ci avverte essere le aziotd pregiudiziali domande provvisionali, o provvedimenti temporanei in una questione, c per stabilire le basi del futuro giudizio ; tanto pi che il

praeiudicium si rapporta non all oggetto dell ama alla sua forma di procedura, chera una formola con la sola intentio senza
condemnatio, che usavasi ancora per determinare preventivamente lo stato della

significato originario del vocabolo

zione,
la

persona. Quest' interpretazione di Teofilo fu troppo duramente contraddetta,

(i)

- 13. Insl.

de

ect. (4. 0.}.

Ved. noi.

preccd.;

confi*.

L.40. g.

1.

de

ma

la

test, milit. {29. 1.)

Paul. Idem respondil, ex testamento eius, qui iure militari testatus esset, servato, qui, licei
sub conditione, legatura nieruil, edam libcrtatcm posse sibi vindicare. L. 32. pr. de liber. cau.
sa (40. 12.}.
(k) L. 3. 7. g. 1. C.

L. 22. g. 4.
(l)

fam

de pracscript. quat. ann.

(7.

39.}. L. 2. C.

si

unus ex

plurib. (8.32.)

ercisc. (10. 2).

Thibaut, de genuina

iur. person. et rcr. indole,

Kiel 1790.

Saggi voi.

II. disseti.

2.

SiU. g. 02. 03.

Digitized

by

Google

209
scoverta delle Istituzioni di Gaio

le ha dato piena ragione; in un passo dice questo


Certe intenlio aliquando sola invenitur, sicut in praeiudicialibus forrauqualis est, vel quanta dos sit, et aliac complures vedesi quindi che la stessa

giurista:
lis,

forinola fu adoperata anche in altre

domande che non

si

riferivano allo stato della

persona (m).

Per

la

qualcosa da conchiudersi contro

il

Tliibaut che le azioni pregiudiziali

non appartengono n alle azioni in rem, n alle azioni in personam.


Dopo aver esaminalo il senso troppo ampio dato dal Tlbaut alle

azioni reali e
per contra troppo ristretto dato dal Duroi (n);
rem una specie delle azioni, ma determinate
singole azioni; e specialmente quelle che nascono dal diritto di propriet sopra una
res corporali s; essere le altre azioni che comunemente si appellano reali, azioni utili,
estese ad altri diritti, come ai idra in re aliena e alla eredit: non altrimenti dell'aclio publiciana data a chi non ha dominio; dell'aedo in rem del superfciario e

personali, giova esporre


il

dell enfiteula; dell' actio

significato

il

quale opina non essere

le azioni in

in

rem

hypolliecaria, azione reale sulla propriet altrui

senza diritto di dominio. Onde pel Duroi l azione reale non propriamente che
lazione nascente dal diritto di propriet sulla cosa corporale (n).
in

Basta guardare solamente ai testi per convincersi del contrario: perocch locfio
ci vien determinata come lazione nascente dalla propriet sopra cosa
si adopera ancora 1 espressione pi generale di rei

rem non

corporale, tanto che per questa

vindicalio, che invano vorrebbe negare


(2)

il

Oltre alle azioni reali e personali,

sopraddetto autore
si

(o).

ammette comunemente un'altra specie

di azioni, le quali partecipano delluna e dellaltra, c perci queste nuove azioni sono

conosciute col
Ilari

nome

di azioni miste.

dato origine a questa terza categoria tre azioni dun carattere speciale, le

un obbligo e per conseguenza abbiano

quali, sebbene nascano da

azioni personali,

si

la

allontanano nondimeno da queste, perch con esse

natura delle
si

decide una

questione di propriet, c da questo lato partecipano delle azioni reali. Queste azioni
sono quelle conosciute ancora sotto il nome di divisorie e precisamente l actio fa -

communi

miliae erciscundae,

tano questa terza categoria

dividimelo, fintimi

I giuristi

che accet-

Istituzioni,

che dice a

regundorum.

fondano sopra un passo delle

si

questo proposito: Quaedam actiones mixtam causai obtinere videntur tana in rem,
u quam in personam. Qualis est familiae erciscundae actio, quae competit cohere dibus de dividenda hereditate, item communi dividundo, quae inler eos redditur,

comrnune

finium regundorum

qua

inler quos aliquid

inter eos agilur, qui confines agros habeunt. In quibus tribus iudiciis permittitur

o iudici,

rem

alicui

praegavare videbitur,

eum

(m) Cai. Inst. IV. g. 44.


(n)

Duroi, Archivio civile

(o) g. 19. Inst.

invicela certa pecunia

III. g.

damnatus

L. 7. g. 8. de pubi. act. (0. 2.)

L.

1. g. 17. si is,

C. depos.

vend.

(4. 34.);

(4. 54.);

(p) g. 20.

qui

test.

L.

est,

Ma

qualo-

L. 7. de R. V. (0. 1.) Paul. Si is, qui ob(4. 1.)


nihilominus a possessore recle petilur, sicnt Pedius

L. 2. de tigno iuncto (47. 3.);

L. 38.

de rcscind. vend.

12. C. de furtis (6. 2.)

Ins de

(p) .

unius pars

pag. 282. 380

lib.(47. 4.),

L. IO. C.

condannare

et, si

123.

voi. VI.

de ohi. quae ei dclict.

tulit se fundi vindicationi,

nil.

est, ut id dividatur; ilei

ex litigatoribus ex bono et aequo adiudicare,

g. 4.

(4. 44.);

Ved.

L. 4. ln.reg. (IO.
L. 8.

1.);

de contrahen. cmt. (18.

L. 3.

4. C.

Vamjervit, O. C.

1.).

de paci, intcr emt.

1. g.

et

113.

act. (4. 0.).

Diritto romano.

27

Digtized by

Google


ra bene

si

considerano, non

si

210

tarder a ravvisare in esse

il

carattere di azioni per-

sonali.

di

vero queste azioni sono dirette

dit, allobbligo del

esse

fini;

non son

condomino

obbligo del coerede di dividere la ere-

l'

obbictto comune, o di regolare

dirette a rivendicare la parte dellobbietto, e se

propriet risoluta, lo per conseguenza,


eh

all'

di dividere

sempre per l'obbligo della

con-

una questione di

ma non certamente per lo scopo dell'azione

divisione.

Questo concetto anche materialmente

espresso presso de Romani. Al tempo della procedura formolaria ogni azione avea
tre parti distinte: la natura detrazione si ricavava dalla parte media, la intonilo, che,

se esprimeva obbligo l'azione era in personal, se rivendicazione di un obbictto,


era reale; ora le tre anzidelte invece di tre parli, ne aveano quattro nella forinola,
essendo dopo la intenlio aggiunta l' adiudicatio; la intendo che determinava il carattere dell'azione era in personarn, V adiudicatio in rem, e questa non era se non
la

conseguenza della intenlio; a questo punto storico si rapportano le parole di Giumixtam causata obtinerc videntur tata in rem, quam in personarn. Onde

stiniano

volendo determinare il carattere delle azioni divisorie, le diremo personali; n Romani pensavano diversamente, e Paolo cosi scrive: Finium regundortm aedo in
i

personarn

est.

81

t.

L azione,

quale originalmente era posta, nel caso e nella conilizion

di cose previste dalla legge,

dai casi dati,

jtedones di re et e et utile*, vnlffarcR et In factum,


In lu et In factum conceptae.

azione

si

prendeva nome

estendeva ad

altri

Ma quando

di aclio directa.

nuovi, o a nuove circostanze

di quei casi, appellatasi ulilis; perocch essa era fatta utile in altre condizioni di cose, che quelle prevedute. Tale estensione nasceva

da una

finzione:

perch

altri utilizzasse lazione,

veramente

mettiamo, del proprieta-

rio o dell erede, era supposto eh egli fosse proprietario od erede;

onde

nome di acliones fictitiae (a), ch tali erano senza dubbio riguardo


forma del procedimento, come utiles per la cagione di loro essere
ulililas ) (b). In due modi potevasi concedere per altri casi 1 azione di-

laltro

alla
(

retta,
1

e renderla quindi
)

utile:

quando un principio

legale

pu essere applicato ad

altri casi si-

Gai. tosi. IV. 34-38. g. 34. llabcmus adirne ullcrius generis fictiunes, in quibusdam
formulisi vclul cum is qui ci odialo honorum possessionem pcliil, fleto se berede agii; cimi
ta)

enim

praetorio iure cl non legilimo succedal in locum defuncti, non habel direelas acliones reliq.

(b) Gai. lnst. II. g.

233

g.

4. Inst.

g. 12. Hi, quibus ex successorio cdiclo

de

lid. liercd. (2.

honorum

23.

).

Vtpiani,

tiia

Fragni. XXVIII.

posscssiu dalur, heredes quidem non sunl, seti

beredis loco conslituuniur beneficio practoris. ldeoquc seu ipsi agant, scu

cum

his agatur, Celi -

actionibns opus est, in quibus heredes esse Qngunlur.

Digitized by

Google

onde se per

mili;
ta,

talis

211

la originaria relazione giuridica oravi un azione diret-

questa veniva applicata utilmente

al

caso simile

(e);

2 ) quando unazione per diritto rigoroso estinta, o non v', acquicausa pu essere data o novellamente ammessa; il che principalmente

avviene per

La

la restituzione in intiero (d).

non stava

distinzione di azioni dirette ed utili

ma

esse,

bens nel

modo

nell efficacia di

della forinola, c propriamente si distinguevano

nella parte media, che appellavasi intendo; laonde questa distinzione valida e necessaria nell

ardo iudiciorum privatorum, poich nel sistema di

Giustiniano tutto fu agguagliato

pu avere che un
lazione nel

suo primitivo rigore, ed

tuzione giuridica
II.

al

modo

significato storico

del giudizio straordinario, non


merc cui sappiamo esser diretta

utile

per

la

larghezza usata in unisti-

(e).

Affine a questa distinzione l'altra delle azioni volgari e in far

cium. Le azioni volgari, iudicia prodita, eran quello, che avevano una
precisa, c determinata forinola gi registrata nell'editto del Pletore. In

factum dicevansi quelle azioni, le quali mancavano di questa determinata


e certa formola ma questa era assegnata secondo il caso pratico c se,

condo

medesimo; e ci per la potest che avea il Prenuova relazione giuridica (f). Geneforma sono in factum, eccetto
quelle le quali non nascono dalla estensione di una determinata azione
fuori della sua sfera ordinaria, ma sono esclusivamente fondate nellequit, come l aedo praescripds verbis.
III. Non bisogna certamente confondere questa divisione con laltra
dell aedones in ius et in factum conceplac. Le prime erano quelle che
avevano una turi* civili s intendo, ossia quelle che affermano la esistenza
le circostanze del

tore di formulare un azione per ogni

ralmente quasi

(c) L. 2. g. 3.

tutte le azioni utili nella loro

de equa ctaquae pluv. (39. 3.). Paul.

Quamquam (amen

dcficiat

aquac

pluviae arcendae actio, manieri oplnor, utilem aclinnem vcl inlcrdictum mihi competere adver,

sus vicinum,

ai velini

aggerem

rcstilucrc in agro cius, qui Cactus mihi

qoidem prudesse polcst,

ipsi vero nitrii nociturus est; liacc aequitas suggerii, el si iure dciiciamur.
rer.

nmot.
(d)

23. 2.

1..

21. pr. de net.

).

Gai. Inst. IV. g. 38.

morti causa don.

39. 6.

).

L. 20. g. de tulelae, et rat. dislraen. 27. 3. L. 30 de


L. 20. de iure
Papiri. Scd revocata pecunia in
19. il.
1.

lisci

fideiussorcin iiheratum utilis actio dahitur.

).

).

L. 21.

pr.

de pracscr. verb.

et in faci, actionib.

Vip. Quotics deficit actio vcl ciceplio, utilis actio vel eiccptio est.
L. 47. g. 1. de neg. gest. ( 3. 3. ). Paul. Ncc refert, di(e) Saviyny,0. C. V. g. 213.
rena quis, an utili aclinnc agat vel convcniatur; quia in eitraordinariis iudiciis, ubi conceptio

formularli in non obscrvalur, haec subtilitas supervacua est,

mavime quutnutraquc actio ciusdem

polesini est, cundemquc habet cITcctum.


(f)

L.

1. pr.

de praes.

et in fact. act.

19. 3.

).

Papiri.

Nonnunquam

evenit, ut cessanlibus

quuni prupriutn numeri invenire non possumus, fafactum appeliantur. Scd ne res ciemplis egeat, paucis agam.

iudiciis proditis et vulgaribus actionibus,


cile

dcscendamus ad

eas,

quae

in

Digitized by

Googfe


di

212

relazione giuridica fondata sul diritto civile. Le azioni in factum

una

conccptae sono quelle le quali nella intentio affermano solamente


to,

cosicch questa seconda parte non

si

un

fat-

distingueva dalla demostrazione,

anzi entrambe le prime proposizioni erano insieme fuse. Quelle azioni che

contenevano una forinola perfetta con

la intentio,

che determinava

la

que-

stione di diritto civile rigoroso, erano dette in ius conceptae; le altre


le quali si
e,
il

richiamava lattenzione del giudice non nel

diritto,

ma sul

con
fatto

pecondoch lo trovasse fondato, questi dovea condannare od assolvere


reo convenuto, si dissero actiones in factum conccptae. Ora una certa

corrispondenza tra

quanto

che

factum e quelle in factum conccptae vi in


factum sono anco in factum conccptae, se non

le azioni in

tutte le azioni in

le azioni nascenti dai contratti innominati dette actiones in

viles,

factum ciovvero actiones praescripts verbis avevano una formala in ius conpoich secondo la testimonianza dei fonti si rileva, che tali azioni

cepla-,

avevano una civilis intentio, e che appartenevano alle azioni di buona


non potevano essere se non in ius conccptae (g).

fe-

de, le quali

82

Actionca botino

3.

Gans, Diritto

Iridi lori*, condidioncs.

di Obbligai. Kidclbcrga 1819.

iudicio seu de sirici! iuris, cl

Rom.

fidel,

iud. cvilib.

de

Puchla, Corso delle

bonac

litici

1.

Slcvcr, ile

sommario Itnmanorum
Uachoftn, De

aclionihus, Lipsiac 1822.

de formulis et de rondirlionc, Glling. 1810.

legis aclionihus
Istilla. 3,

163,

269.

Savi'jnt/

Sisl. V. 8-

218.

ss.

Ap-

pend. XIII. XIV.

Le azioni personali si suddividono in actiones stridi iuris o condibonac fi ri ci. Le prime eran quelle, nelle quali pel

cliones, ed in actiones

carattere dell

determinato,

affare

il

del Pretore ed

giuridico in questione che

si

riferiva

ad un obbietto

giudice doveva decidere rigorosamente secondo la formola


i

termini

dell atto

conchiuso, n

gli si

permetteva di deci-

dere altrimenti in via di equit; la sua sentenza non poteva attribuire n


pi, n meno di quello che risultava dallatto e dalla formola che riceveva
dal Pretore, che la determinava in questi termini precisi: dare oportere,

o dare facere oportere. Al contrario quelle

azioni personali, le quali,

na-

da vicendevoli legami, e fondati sul credito e sulla buona fede, laal giudice un potere alquanto pi ampio di decidere la questione
secondo il principio di equit, si appellavano actiones bonac fidei. Quindi

scenti

sciavano

(g)

L. 6. de praescript. verb.

19.

).

Savigny, Sisl.

V. g. 217.

Vangatovi, o.

c.

g. 138.

Digitized

by

Google


nelle prime

213

giudice prendeva a base della sua decisione

il

convenuto secondo

atto giuridico

Un

fede delle parti.

in questa guisa: quidquid

Nm.

l'

obbligo del

e la legge, nelle seconde l'equit e la


espresso nelle parole della forinola

tale carattere era

Ani. Ao. Ao. dare faccre oportet

bona, ovvero quod aequus melius,

Le prime ebbero perci

etc.

acliones, ovvero anche arbitrio

il

ex

fide

nome

bonae

slricti iuris aciioncs, condictiones, iudicia, le altre quello di

di

fidei

(a).

La stridi iuris

aclio nasce da queinegozii giuridici, lobbietto dequali


e che sono conchiusi per una formola rigorosamente civerborum obligalio (slipulatio),c la lilerarum obligalio (c);
obbligazione eh base ad una tale adio strettamente unilaterale. Alincontro se la obbligazione sorge da un contralto consensuale, da un

c un certuni

come c

vile,
1

l'

(b),

la

come

patto, e che fonda unoctio contraria

il

mandato,

il

comodato,

il

de-

ha per obbietto un ncertum, genera un' aclio bonac

posito, e che in fine


fidei (d).

Sulla importanza pratica di siffatta distinzione da osservare, che:


1

La bonac
che

nell affare

il

permette di portare un giudizio pi libero

fidei aclio

fondamento

il giudice non lecome regolarmente avviene nelle

azione, stantech

dell'

gato alle precise parole ed espressioni,


altre azioni (e).

azione di buona fede sorge per motivi pei quali impossibile

adio stridi

intentare un
vi

pel principio di equit

tivi

Verbigrazia quando in un affare giuridico

iuris.

dolo, o violenza, come

il

diritto

prende in considerazione questi mo-

. 43. 44

),

nei giudizii di

buona fede

potr provvedere con la medesima azione del contratto, non


pari nei giudizii di stretto diritto; dalle antiche leggi

no per nulla
(a)

iur.

12- 3.

nuove

considerati, e dalle

Gai. Inst. IV. 47.

Cic. Top.

c. 17.

de

si

tali

si

vi si

potr del

motivi non era-

provveduto con altri mezzi.

off. III. c. 15. Ifi.

17.

L.

5. g. 4.

de in

lit.

).

(b) L. 9. pr.

de rcb. red.

12. 1.

Vip. Certi condictio compclit ci omni causa, ex orani

).

obligationc, ex qua certuni petitur.


(c) Ir. Inst.

de

lil-

obtig.

3. 21.

Sic

lt,

ut hodio, duni quattri non potcsl, scriptum

obligatur; et ei ca nascilur condictio, cessante igitur verborum obligationc.


(dj g. 28. Inst.
stricti

iuris.

Bonae

de actionib. (4. 6
fidei suiti

mandati, depositi, pr

Actionum autetn quaedam bonac

):

fidei sunt,

quaedam

bac: ci cinto, vendilo, localo, conducto, negotiorum gestorum,

socio, lulclac, commettali, pignoralicia, fatniliac crciscundae,

communi

dividundo.pracscriplis verbis, quae de aeslitnato proponilur, et ca, quae ex permulalionc compelit, et hereditatis petitio:

dicia

connumcranda

bonae

(e) L. 99.

bonae

quamvis cniin usque adirne incertum

sit hereditatis petitio, sivc

crai, sivc intcr

bonac

fidei iu-

non, nostra laincn conslitulio aperte cani esse

(idei disposuit.

de V. 0.

45. 1.

).

L.

7.

(idei iudiciis ofTicittm iudicis vaici,

terrogano.

L. 31.

g.

20. de aed. ed.

de negai, gest.

quantum

21. 1.

3. 5.

}.

in stipulationc

Paul

tantundem

nominatila eius

in

rei facta in-

).

Digitized by

Google

214

Similmente quando in un contratto vi un patto aggiunto, nei giudizii di


buona fede lazione del contratto pu essere diretta anche al paclum adiectum, non cos nelle azioni di stretto diritto, sebbene nel nuovo diritto
si

data una pi mite decisione su ci (f).


3 ) Non minore la differenza in rapporto alle eccezioni; imperocch
permesse solamente quelle eccezioni

nelle azioni di stretto diritto erano

espressamente determinate nella forinola; mentre nei giudizii di buona

fe-

de, in virt di pi largo potere concesso al giudice, questi poteva prendere in considerazione anche le eccezioni prodotte innanzi a lui, e trascurate innanzi al Pretore ( in iure ) (g). d'avvertire per che qui si fa parola delle vere eccezioni nel pi stretto significato della parola, c non di
quelle eccezioni o fatti, i quali annullano ipso facto il diritto di agire del1

attore: poich tali eccezioni

sempre prodotte in giudizio.


4 Egualmente rilevante
)

non erano messe nella


la differenza pel

forinola

giuramento in

ed erano

lite,

ed in

rapporto al punto di partenza per la stima in giudizio; imperocch nelle


azioni di stretto diritto il punto di partenza la contestazione della lite,

mentre nelle azioni di buona fede

Quando

in

gamento, valeva

la condemnatio (h).
di stretto diritto stabilito un luogo di pache lazione dovea essere intentata perfetta-

un negozio

la regola,

affinch fossero eliminate le inconPretore lasciava un arbitraria azione


1 attore invece d intentare

mente in quel determinato luogo; ed


venienze che potevano venirne,
(

actio de eo quod certo loco

),

il

in forza di cui

azione nel luogo designato dall atto civile, aveva la facolt d intenterla
buona fede all'incontro questa nuova azione
non punto necessaria, dappoich ci potr fare il giudice secondo la na-

in altro luogo. Nelle azioni di

tura del contratto stesso


(f)

L. 7. 3. de pactis

(i).

2. 14.

). L.

40. do reb. crcd. (12. 1.

Saligni/, Sisl. VII.

pag. 127.
Etsi non pater cxpcrirelur, sed post mortem
Vip
actioni,
cus filia sola de dote agorct, idem crii diccndum, quum cnim doli exceplio insit do dote
inessc hunc simun m actioni
ut in ccteris bonao lido! iudiciis, pelosi dici, ut et Celso videlur,
(g) L. 21. soluto inatr.

de dote, maxime

si

(h) L.',3. 8- 2.

(21.

ex voluntale

commod.

3.

).

iiiiae

factus

sit.

in stridi, lilis contestatae

L.

3.

de rcscind. vend.

(13. 6.). Vip. In hac actionc, sicut in ceteris

simililer in litem iurabilur, et in rei iudicaudae

Icmpus, quanti res

tempus spcclclur. L. 22.

sii,

de reb. crcd. (12.

18. 8.

bonac

).

fidei iudiciis,

obscrvatur, quamvis
1.

L.

).

4. de cond.

L. 28. de no. ( 40. 2. ).


cliamsi in conde eo quod. certo loco ( 13. 4. ). Paul. In bonae fidei iudiciis,
actio conitrahendo oonvenit,ul certo loco quid praesletur, ex emto, vcl rendilo, ve! deposili
quis slipulalus sit, hac actionc
petit, non arbitraria actio. . 1 Si lamcn certo loco traditurum se

tritr.

(i)

13. 3.

).

L. 7.

Ulendum

erit.

8-

33. lnst. de acl.

4. 6.

).

Digitized

by

Google

215

ANNOTAZIONE
Quali azioni appartengano alla prima classe e quali all' altra controverso; ma
ultime investigazioni a questo proposito ci hanno condotti a seguenti risultati;
1 ) Innanzi tutto da rigettare l'opinione che tutte le azioni fossero divise in
azioni di stretto diritto e di buona fede, mentre in verit questa divisione non si
estende che ad un piccolo cerchio di azioni. Ad esse appartengono solamente quelle
che hanno una formolo in ius concepiti, ne sono per conseguenza escluse le azioni
onorarie e le perseculiones.
Di pi non tutte le azioni in ius concepitele entrano in questa divisione, ma solo
quelle che sono in personal n, c di queste quelle che sorgono da negozii civili, ossia

le

da contralti c quasi contratti.


2 Appartengono per conseguenza al numero delle azioni di stretto diritto:
a ) L azione nascente da una verborum obligatio, o da una stipulazione, e ci
pel carattere rigoroso di questa forma di obbligazione (k).
b Lazione nascente da una literarum obligatio, non esclusa la nuova di Giu)

stiniano

(1).

Le azioni ex testamento tanto nel caso dun legato per damnalionem, quanto
uno sinendi modo (m). Le azioni per un fidecommesso appartenevano certamente
al numero delle perseculiones, e quindi non sono n di stretto diritto n di buona
fede, quantunque materialmente fossero considerate quale libere azioni; donde segue che, in virt della cxacguatio leyatorum et fdcicominissorum di Giustiniano
nell' ultima legislazione, le azioni ex testamento non possono pi essere annoverale
c)

di

tra le azioni di diritto stretto (n),

d La condictio ex mutuo con le altre specie della condictio datonim come la


condictio indebiti, la condictio causa data causa non sccuto, la condictio ob turpem
causam, c finalmente la condictio sine causa.
e ) La condictio ex i niusla causa, la condictio furtiva, e l' actio rerum amotarum (o).
In rapporto a questa ultima azione vi una divergenza di opinioni; c specialmente Ueitnbach di opinione clic questa azione, essendo un' azione avente la formolo in factum concepiti, non pu essere annoverala tra le azioni di stretto diritto,
)

e tutto ci per la L. 2. C. rer. amot.

5. 21.

).

Questo giudizio

stione poco esatto; imperocch dalla legge del Codice citata

che
1

nell' editto pretorio

azione non addiveniva onoraria; se

scorso,

l'

12. 3.

).

3.

L. 103.

de reb. cred.

12. 1.

de V. 0. (45.

1.

Buse. Coni. 5.
(l)

la

legge citata

ci

1'

pr. Inst. de

lit.

ubi.

3. 21.

(m) L. 9. g. 1. de reb. cred.

).

).

).

L.

Ved.

12. 1.

ved. not. (b)

sull
si

azione in que-

rileva solamente,

actio rer. amot.,

avverte che

actio rer. amot., poteva essere intentata durante

(k) L. 9. g.
(

era proposta una formola per

il

con ci

azione in di-

matrimonio con

L. 0. . 4. L. G. de in

un. g. 2. C. de rei ui. set.

5. 13.

).

la for-

lit.

iur.

Cic.

pr

nut. (c).
L. 0. de in

lit.

iur.

12. 3.

).

L.

23. de V. O.

(43. 1.).
(n)

I..

2. C. coin.

(o) L. 2G.

de act.

de legalis
rer.

amot.

G. 48.

(
(

23. 2.

).

).

Digitized by

Google

216 che fuori questa circostanza in s quellazione non


armonia questa interpretazione della legge
legge 20 dei Digesti citata, e specialmente con queste parole: rcrwn amo-

mola in factam, a
un'actto in factum;

2 con

la

tarum

stabilirsi,

come

poi sarebbe in

aclio condictio est ?

Finalmente le condictioncs ex lege. Su questo punto si agitata nelle scuole


una controversia per stabilire e determinare simili condictioncs, e ci per un passo
Paolo variamente interpretalo (p). Paolo nella legge unica de cond. ex lege (13.2).
f)

di

cos dice:

Si obligalio lego

nec caulum eadem lego, quo genere

nova introducta

sit,

agendum

est.

actionis experiamur, ex lege

Crediamo che la interpretazione pi naturale di questo passo sia la seguente:


Quando una nuova legge introduce un obbligazione, senza determinare quale speincie di azione vi vada congiunta, l azione sar una condictio ex lege, ossia la sua
senza
tonilo deve essere diretta ad un dare cgm-lerc, o ad un dace facere oportere,
laggiunto di ex fide bona. Poche leggi veramente parlano ili condictioncs ex lege (q)
;

ma non
ex

nea

conchiudeme che, tranne questi

casi,

non

vi siano altre condictiones

da dire secondo allo spirilo della legislazione giustiniale condictiones ex lego le nuove azioni nascenti dalle dona-

annoverare tra
e dal contratto dolale;

di

zioni

ed

vuoisi

lege ; pi giustamente

altre ancora

azione revocatoria per

ingratitudine del donatario;

(r).

controverso se le azioni civili ex dclicto appartengono alle azioni di stretto


(l).
diritto. Alcuni negano questa qualit o simili azioni (s), dove altri 1 affermano
La controversia sta non a sapere se le azioni civili ex delieto sieno di stretto diritto
o di buona fede, ma se entrano come azioni personali in questa divisione. L azione

non pu appartenere alle condictioncs o alle actiones stridi ixiris,


intendo messa nella forinola non diretta al dare o dare facere oporper damnuni decidere oportere ; quantunque, essendo azioni
del medesimo carattere delle condictiones, cio unilaterali, potrebbero esser tratta-

civile
sol

ex

delieto,

perch

tere,

la

ma concepita

te quali azioni di diritto stretto (u).

Similmente altre azioni, perfettamente escluse dalla presente divisione, possono essere considerate come di stretto diritto, o come di buona fede; e la ragione
ne , che tale divisione, massimamente importante per la nomenclatura, e nel tempo
del processo trmolario, allora che il Pretore determinava il criterio del giudice
innanzi al

medesimo magistrato,

(p) Vcil. Gliick XIII.

(q)

trattalo
lutto lo svolgimento della controversia

momento che

nella formolo, dal

se

Vcd. g. 24. Insl. de acl. (4. 0.

stro codice fulgct. L. 2. C. (3. 10), ei

L. 28. ed leg. lui. de aduli.


0. C. de iur. dclili. (6. 30.
(r)

48. 3.

8. 30.

(s)

Savigny,

(t)

Docking,

Quod nostra

menomata d im-

qua duliio procul


).

!.. tilt.

conslitulio indolii qaae in no-

est, ex lege

. 1. C.

de

condicticiam emanare.

L. ult.

g.

licred. pel. (3. 31.

8. 84.

).

L.

0. C.

de dot. proni.

5. 11.

).

).

L.

10. C. de

).

Stai.
I.

dirsi cessata, certo

).

L. 33. g. 3. C. de donai.

revoc. don.

non pu

pag. 337.

V. app.

Num. XX.

p. 377.

de rcb. crcd. { 12. 1. ). Vip. Compclii hacc aclio elioni ex legati causa, et
ex lege Aquilia; sed et causa furtiva per hoc condiclionem condicilur; sed elsi ex Senaiuseonsulto agetur, compatii linee actio, valuti si is cui fiduciaria heredilas rcsliluia esl, agerc vote!.
(u) L. U. g. l.

Digilized by

Google

217

portanza. Per la qual cosa tutte le azioni che non appartenevano dapprima a questa
divisione dovettero essere trattate alla maniera o di quelle conosciute sotto
di actiones stridi iuris, o di quelle appellale

prima maniera sono incontrastabilmente

bonac

fidei.

ex

le azioni civili

Le

il

nome

azioni trattate nella

abbiamo
buona fede.

delieto, di cui

come azioni di
Vanno in questa seconda categoria le azioni in rein (v): ancora quelle che avevano
una forinola in factum conccpta, e le azioni onorarie, per le quali la libert del giudice era gi posta dal carattere del diritto pretorio. Non altrimenti delle persecw-

gi ragionato; le altre possono tutto essere riguardate

lioncs, le quali

strato

una

venivano in

tali

relazioni giuridiche, per le quali si offriva al

magi-

libera cognizione, indipendente dal diritto stretto (x).

Dalle azioni di buona fede fa duopo distinguere quelle in brnuin et in

aequum

conceptae. In alcune relazioni giuridiche, nelle quali era necessaria una stima per
determinare l' obbietto della obbligazione, il giudice avea per la misura della sti-

grande che nei bonae fidei iudicia: il che veniva nella


espresso: quanti bonum aequum videbitur; e per ci le
bonum et aequum conceptae. Appartengono a
adio rei uxoriue (y) ; ! adio iniuriarum aestimatoria (z);
tale specie di azioni:
l odio sepulcri violati (aa); Yadio de clfusis (bb); l'aclio aedilicia per ferite latte ad
un uomo libero (cc); 1 acl io funeraria (dd).
Il principio di equit che dissolve il rigore del diritto civile, si manifesta anche
nelle azioni come nelle altre materie di diritto. La contrariet delle azioni stridi iuris, e condidiones da un lato, con le bonac fidei dall altro riproducono nel terreno
latitudine ancora piu

ma,

modo

forinola nel seguente

azioni ebbero

nome

di actiones in
1'

dei giudizii

ma

principio rigoroso del diritto civile col pi libero della naluralis ratio ;

il

nel progresso del diritto lo stesso principio che modifica le istituzioni, modera an-

cora

modo

rigore delle actiones stridi iuris, per

il

al carattere pi libero delle

bonac

fidei actiones.

sta ultima vicenda delle condidiones

La condidio era

non

cosi appellata dalla

elio le condidiones si avvicinano


Conoscere particolarmente que-

fuori proposito.

leijis

aclio

per condiclionem,

la

quale do-

veva strettamente adoperarsi per certa pecunia, ovvero per certa rcs; la sua natura
era rigorosa a segno che il giudice doveva decidere n pi n meno che la foratola
(v) L.

rii,

possi!,

is,

esl. Si vero

quanti res esl, id

est,

nec ponisi restiiuere, ncc dolo

ad omnia, site iulcrdicta, site actiones

est, et

trai

6. 1 ). Vip
Si vero non potest restituero, si quidem dolo fequanlum adversarius in iitem sioe ulta laxalionc in infinitum iuraverit,
fccil, quo minus possi t, non pluris, quam
quanti adversarii interfuit, condemaandus est. Haec scnlenlia generatis

68. de U. V.

quo miuus

damnandus

iudicis

iur. (12. 3).

quid rcstituitur, locum habet.

g. 2. Inst.

de

off.

L. 12. g. 3. C. de pel. hcred.

est.

(i)

Savigny,

(y)

L. 66. g. 7.

(z)

11. g. 1.

sol.

mat.

(bb)

L. 3. g.

pr.

).

rem, site in personam sunt; ex quibus arbi7. si scrv. viod.

g. 28.

8. 3.

).

L.

3.

de in

Inst de action. (4. 0.). ved. noi.

lit.

d.

).

24. 3.

L. 82. de sol.

44. 7.

3.

1. ).

de bis qui

g.

46. 3.

).

47. 10.). Vip. Iniuriarum aclio ex bono et aequo,

).

L. 6. 10. scpulc. viol.

de aed. (21.

in

L.

474.

A.

!.. 1.

4. 17.

18. pr. de iniur.

et.

(aa) L. 3. pr.

(cc) L. 42.

Sist. V. pag.

L.
L.
L. 34. pr. de O,

iud.

3. 31.

47. 12.

elf. (

).

0. 3.

1. Inst. si

L. 20.

g. 3.

de aeq. hcred.

2. 2.

).

).

quadr. (4. 9.

).

). Vip. Hate aclio, quac funeraria dicitnr, ex bono et


(
a equo oritar. ved. anc. Cujac. abss. XXII. 14. comm. in Paul, ad cdiclum. ad leg. 9. de cap.
min. in op. orna. V. pag. 161.
Savigny, pag. 92.

(dd) L. 14. g. 6. de relig.

11. 7.

Diritto romano.

28

Digitized by

Googlc

218

dare oportere gli dettava; cos Gaio (ee) intende per condiclio quell' azione in personam, la intendo della quale era diretta ad un dare oportere. Secondo la sua origine e la sua natura adunque la condiclio era per un certuni; e perci il nome di
condictio certi. L austerit della condiclio fu temperata probabilmente tra il VI. e
VII. secolo di Roma; e da quel tempo oltre ad una condictio certi si ha una cndiclio incerti.

La differenza mollo rilevante, perocch la prima diretta a somma od oggetto determinato, laltra, quantunque diretta anche al dare, pure non avea cos determinato l obbietto, onde alla parola dare della intendo si aggiungeva 1' altra facere. Dal che consegue differenza importante: che nella condictio certi, essendo tutto
i fatti, non poteva condannare o assolvere il convenuto per quella pecunia od obbietto determinato; nell altra, non essendo confi-

determinato, il giudice, comprovati


nato

obbietto della obbligazione, era lasciala facolt sufficientemente larga al

ma-

Quando sia il caso deli 'una, quando delda decidere secondo la natura delle obbligazioni; e particolarmente:
Nasce allora la condiclio certi quando l'azione ha quei requisiti da noi espo-

gistrato di determinarlo nella sua sentenza.


altra,

1
sti

di sopra, ed diretta solo al dare, essendoch

il facere involge in s un incrcon altre parole dev essere determinato nel quid, nel quale e nel
e la intendo concepita in questa guisa: Mparet, Ani. Ani. Ao. Ao.
ovvero fundum cornclianum, hominem iSlichum dare opor-

te zza. Lobbietto

quantum

((!):

s esterdum decein india,

tere (gg).

Nasce

quando esistono

la condictio incerti,

ma

requisiti fondamentali delle

un oggetto per
buona fede, la intendo
non poteva racchiudere un certum, ma era espressa col dare facere senza laggiunzione ex fide bona, in questa guisa quidquid perct Am. Ani. Ao. Ao. dare facere

condictiones

il

contenuto della obbligazione un incertum

qualsiasi rapporto indeterminato. Per,

come per

le azioni di

oportere, ovvero quidquid oh cani rem.

niam: lege quiilem

Silia cerlae

L. 74. 75. pr. de V.

(fTj

cerlae; certuni est,

Ani. Ao. Ao. dare facere oporlct

quod et

0. (48.

est in stipulalionc,

1.).

Gai. Slipulalionum

ipsa pronnntiatione apparet

pani optimi anphorae centum

homo

quaedam

cerlae sunt,

46. 3.

L. 75. pr.VI/i. ubi

13. 4.

Quum
in

46. 3.

).

Cam-

autem non apparet, quid, quale, quantun-

L. 2.
conf. 42. . 1- de rcb. crcd. 12.
L. 75. g. 8. L. 103. dcV. 0. (45. 1.). L.93. pr. de
1.

136.

conf. L. 29.

).

L. 76.

g. 1.

slipulamur, quidquid te dare [aceri vporlct,

id,

45. 1. ).
. 1. de V. 0.
quod praesenli die duotaiat de-

slipulationem deducilnr, non, ut in iudiciis, ctiam futnrum.

).

in-

ut ecce

}.

(hh) Gai. Inst. IV. 41. 131.

Paul.
belar

sit,

inccrtam esse stipula lionein difendimi est.

de eo quod certo loco

sulut.

qaaedam

quid, quale, quanlumque

Sticbus, tritrici Africi optimi modii centum, vini

(gg) Gai. Inst. IV. 18. 33. 34. 41. 86.


S. 7.

(lih).

pecuniac, lege vere Calpurnia de omni certa re.

aurei decem, fundus Tusculanus,

que

Am.

Gai. Inst. IV- 19. llacc autem legis odio conslituta est per legcm Siiiain et Calpur-

(ee)

Ved. anc. L. 5. g. 1. de usuf. ear. rcr.

7. 5.

).

L.

L- 72. g.

3.

de solut.

35. de servii, praed. urb.

).
L. 22. g. 1.
L. 40. g. 1. de cond. ind. ( 12. 6. ). Marciati. Si pars domus, quac
diem per fdeicommissa relitta est, arserit ante diem fldeicommissi cedcntem
et ea licres
sua impensa refecerit, deduccndam esse impcnsani et lideicomrnisso constai; et si sine deduclionem domum tradideril, posse'in certi condici, quasi plus debito dederit.
L. 3. de cond.

8. 2.

in

caus.

12. 7.

).

dium

tradidcro,

liaris

eam

!..

5. g. 1.

quum

servilutem,

L-

8. pr. de acl. vend. (19. 1.

).

Paul. Si

libi

libcrum prae-

serviens tradcrc deberem, ctiam condiclio incerti compctil mlhi, ut pa-

quam

debuit, imponi.

L.

2. g. 3.

de donai.

39. 5.

).

etc.

Digitized

by

Google

Nelle etnulietiones certi

nem ex

lege Silia

tempi

si

era messa la distinzione,

corrispondente alla legis aclio per condictio-

o per aliata certam

219

(in dagli antichi

se la condictio era per certa pecunia

rem

corrispondente alla condictio ex lego

Calpumia Sulla differenza non si concordi; pretendono alcuni consistere massimamente in ci, che solamente nella condictio diretta a certa pecunia seguisse la
certa condemnatio, nellaltra diretta ad certam rem seguisse una incerta condemnatio (ii|. Questa differenza non ci pare esatta, avendo buoni motivi da credere che anche in questo ultimo caso la condemnatio poteva essere diretta ancora
ad una certa pecunia (jj) piuttosto la differenza rilevante sarebbe, che nella con^ictio diretta alla certa pecunia le parti promettevansi scambievolmente una multa
) .

somma

reclamata da pagarsi dal soccombente a colui che vinceva la lite: mentre nell' altra condictio mancava la spomio pocnalis. Di qui nasce
che solamente la prima prendeva il nomq di condictio certi, ovvero aclio si certum
|

la terza parte della

pctatur, mentre al contrario ogni altra condictio appellavasi triticiaria, poich il frumento fu designato come esempio di una qualunque cosa distinta dalla moneta. Cosi
quest' ultima condizione abbraccia

non

solo la condictio

ad una

rcs certa,

ma an-

la cotidictio incerti (kk).

cora

Altra differenza piaciuta di porre, per interpretare un passo di Ulpiano, il


quale sembra contraddire alla generale teorica, che la condictio certi allora pu essere adoperata, quando giusta la sua natura, abbia per oggetto l'obbligazionc di un

infatti nella L. 9. pr. de II. C. (12.1) scrive: Certi condictio competit ex omni causa, et ex omni obligatione, ex qua certum pctitur, si ve ex certo
contractu pctatur, sire ex incerto. Licci enim nobis ex omni contraclu certum
praesens sit obligatio; caelerum si in diem sit, vel sub condummodo
condicere,

certum. Ulpiano

diem vel conditionem non poter agere .


Per questa legge si fa nascere una condictio certi generale, sulla quale per alnon vanno in niun modo d'accordo. I)a una parto alcuni vanno tantoltre
una condictio generatis in ogni obbligazione, la quale encaso
ogni
in
da ammettere
tra in concorso alternativo con l'azione speciale nascente dallaobbligazionc, qualora
Fattore sia in grado di determinare in un certo il suo diritto; altri al contrari pongono per limitazione, che vi debbano essere i requisiti per una condictio, e che in questo caso allora 1 attore possa valersi di una condictio, anche che F obbielto sia un
incerlum, quando fa che la sua stima non sorpassi quella Fissata dal giudice (11).

ditione obligatio, ante

tro

giuristi

(ii)

Wachtcr, 8ag. 72

Savigny, pag. 612.

L.
Heimbach, credilum pog. 570.
(jj)
peruniam nunieralam petit, illa aclione utitur,

1.
si

pr. de cond. tril. ( 13. 3. ). Vip. Qui certam


certum petelur qui autem alias res, per tri;

ticiariam condiclionem petet. Et gcneralitcr diccnduin est, cas res per Itane aclionem peli, si
quae siut praeter pecuniali! numcratam, sive in pondero, sive in mensura constcnt, sive mohilcs

Quare fundum, quoque per liane actiuncm pctimus, etsi vcctigalis

sint, sive soli.

slipulalus quis

sii, veluli

pag. 622.

PuclUa,

(kk)

Heimbach,

usufruenti, vel servi totem utrorumque praediorum

Islil. .

0 ad Pub. et ad Leg. 9. de K.
identit e connessila, pag. 93.
(Il)

positi

L. 4. 4. 816. 3.

164.

Basii. 11. pag-

(..

de R. C.

E. 47.

44. 2.

).

319 e 593.

ss.

12. 1.

pr. pr soe.

mea

- L- 34.

).

L. 28.

17. 2.

).

de

. 4.

Vip. Scd

intersit.

1. 2.

de O.

sit,

L.
et

A.

5.
(

si

iure.

ad

leg.

12. 2.

).

14

3.

).

cil.,Brackenhoft,

L.

13. g.

ei causa furtiva condiiero

de tutelae act.
44. 7.

sive ius

ved. Savigny,

106. ss.

Gloss. ad pr. lnst. quibus ntodis re

(12. 1.). Cujae. voi. VII. p. 619.

bit pr socio aclio, nisi si pluris

except. rei iud.

Heimbach, credilum pag.

27. 3.

).

L.

1.

de-

cessa8.

de

).

Digitized

by

Google

220

Questa interpretazione c secondo noi poco

esatta.

Non

pu contraddire

si

in varie circostanze di molteplici relazioni giuridiche possono essere fondati


siti

clic

requi-

della condictio, e perci noi troviamo ricordate le condictiones in concorso al-

ternativo con

actio depositi, commodati, pignoratila, mandati, negotiorum ge-

l'

storum, tutelai, pr socio


creto vi siano

(mm), ed

eie.

una

requisiti per

in tutti questi casi vien richiesto

condictio; in questo

modo 6

che in con-

possibile, che

ob-

una condictio, un certuni,


quantunque la obbligazione principale stessa per s un incertum. In questa maniera si pu interpretare la legge 9 citata senza ricorrer ad una novella distinzione
delle condictiones, tanto pi che l' incertus contractus di Ulpiano si rapporta non
all obbietlo dell obbligazione, ma si bene alla forma contrattuale; nessun dubbio
adunque ehcjvi sia un obbietlo certo, ovvero un motivo per la condictio certi, in una
bietto di quella obbligazione, che nasce dai motivi di

obligatio incerta (nn).

Savigny,

Le

V. g. 221.

Sist.

83.

Actioncs arbitraria*-.

1.

Puchta,

azioni arbitrarie, che in

istituzioni g. 168.

niun

modo debbono

quelle di buona fede, hanno la specialit che per esse

nunciava immediatamente

confondersi con

il

giudice

non pro-

ma, esaminato rigorosamente il die convintosene, metteva nella libera volont del conve-

ritto dell attore,

la sentenza,

o restituire

nuto di soddisfare

primo assecondava

la pronunciatici dell arbiler,

attore, p. e. di esibire

oggetto.

era assoluto, se vi

Se

il

si ri-

stimala condanna pecuniaria. Quindi per la inlentio questa forinola era un iudicium, per la condcmnatio invece era un arbitralus iudicis (a). Le conseguenze di questa erano di grande pregiudizio pel convenuto, che non si sottometteva alla volontaria prestazione: in
quantoch spesso andavano oltre di quanto il convenuto avrebbe dovuto
fiutava, seguiva, dietro

soddisfare in forza del primo arbitrato


(mm) Vangcroio,
(a) . 31. Inst.

de acl.

4. 6.

(b), p. e. nell actio quod,

Savigny, o. c.

op. c. g. 139.

(nn) Liebe, stipulazioni pog. 44.


):

voi.

V. pag. 5. 78.

mclus

ss.

Hcimbach, creditum pag. 84.


Practcrca

quasdam

actioncs arbilrarias, id est cz arbitrio

cum quo agitur, adori salir


scrvum dcdal ) conpersonam inveniuntur. In rem veluti

iudicis pendentes.appcllamus, in quibus, nisi arbitrio iudicis is,

faciat,

veluti

rem

restituat, vcl cihibcat, vcl solvat, voi cz notali causa

demnari dcbcal. Sed

islac actioncs

tam

in

rem, quam

in

Publiciana, Scrviana de rebus coloni, quasi Serviana, quac ctiam hypotheraria vocatur; in per-

sonam,
id,

veluti

quibus de eo agitur, quod aut mctus causa, aul dolo malo factum est, item

quod certo loco proinissum

est, petitur:

cuiusque

rei,

de qua actum est, naturai estimare,

(b) L. 68. dei rei vinti. (6. 1

posse resliluerc,

si

):

cum

ad cxhibcndum quoque actio ez arbitrio iudicis

pendei. In bis enim actionibus etcelcris similibus pcrmittitur indici, ez bono et aequo

quemadmodum adori

sccundum

satislieri oporteat.

Vip. qui rcstiluere iussus iodici non paret, conlcndens non

quidem habeat rem, manu

militari officio iudicis

ab co possessio transfer-

Digilized by

Google


causa
rebbe

sentenza era diretta

la

stato sufficiente

sentenza

nell

il

al

221

quadruplo; mentre secondo l'arbitrato sa-

semplice pagamento; come pure

effetto della

aclio doli era la infamia. Ci era espresso nella forinola

dalle parole nisi restitualur, nisi exhibeatur le quali racchiudono tutto

il

carattere di questa specie di azioni.

2
bonae

La differenza che

tra

che queste due ultime

fidei sta in ci,

e stridi iuris e
rapportano solamente alle
e

le azioni arbitrarie
si

azioni in personam, mentre le azioni arbitrarie possono

comprendere tanto
hanno una dif-

queste, quanto le azioni in rem; del resto queste azioni non

ferenza esatta con


si

le azioni stricti iuris

e bonae

fidei,

cosicch

potessero dividere in stricti iuris, bonae fidei e arbitrariae,

le azioni

ma

molte

buona fede sono nel medesimo tempo arbitrarie.


3 ) La regola generale per determinare le singole azioni, che potessero
avere il predicato di arbitrarie, comunemente riconosciuta in tutte quelle
azioni di

libere azioni, in cui secondo il loro speciale contenuto, applicabile il


suesposto processo. Per la qual cosa, volendo applicare questa regola alle
singole azioni, fa duopo escludere in primo luogo tutte le condiclkmes,

come ancora
lattivit

le azioni civili

ex

delieto, la ragione chiara; in

passiva del giudice in queste azioni mal

rattere proprio delle arbitrarie: restano


le azioni di

buona

quantoch
accorderebbe col caazioni arbitrarie

fede, le reali, e tutte le azioni pretorie, e di queste so-

lamente quelle dirette

ne

adunque quali

nisi exhibeatur

alla restituzione (nisi restituatur),

od

alla esibizio-

(c).

. 84.

3
T. Inst.
(

8. 1.

).

De

Cai.

Lazione e

una

iotcrdiclis

Inst. IV.

il

4. 15.

Degl' interdetti.
).

T. D. De interdictis (43.

138. sqq.( Pue/ila, Corso delle

tur, et

1. ).

T.

C. cod.

g. 169.

corrispondente giudizio non poteva aver luogo, che per

lesione di diritto, invece per rimettere

dere una semplice quistione di possesso,

tuerc,

istit.

il

uno

come decinon essendo in que-

stato di fatto,

pretore,

fructuum duntaiat, omnisque causac nomine condcmnaiio IH. Si vero non potasi resliquidem dolo fccit, quo minus possil, is, quantum advrrsarius in litem sinc ulta laia-

si

damnandus est. Si vero nec potcst rcslituere, n cc dolo fecit, quo


minus possi!, non pluris, quam quanti rcs est, id est, quanti adversarii inlerfuit, condemnandus est. ilaec sementi generalo, est, et ad omnia sive inlerdicta, sivc acliones in rem, sive in
personam snnt, ci quibus arbitralu iudicis quid rcslituitur locum habet.
tione in inlnitum iuraverit,

(c)

Savvjny, V.

g.

221.232

g. 31. Inst.

de

ocl. (4.

6.). L.2.g.l. do in iilem

iur. (12. 3).

Paul. Inttrdum quod intersit agentis, solarli acstimatur, voluti quum culpa non restiluentis vel
non eihibentis punitur; quum vero dolus aut contumacia non restiluentis vel non cjhi beali,
quanti in litem iuraverit actor.

Digitized by

Google

222

sto caso possibile un azione ed un giudizio ordinario, dove provvedere


con ordinanze, per mezzo di cui ad istanza di una parte ingiungeva all'altra di fare o non fare qualche cosa. Lordinanza in senso imperativo a restituire

e ad esibire dicevasi decretum, quella in senso proibitivo diccvasi

inlerdictum

(a).

Questultimo

nome

fu inteso generalmente ed applicato

ai

tre ordini; sicch si dissero interdicta reslitutoria, exhibiloria, prohi, ilo-

ria

Se

(b).

qualora

si

non faceva opposizione,

la parte contraria

opponesse, nasceva una controversia, a

cessario un giudizio, pel quale


sto caso,

come

si

il

comando e

diffinir la

il

veniva fondamento alla forinola da determinarsi

finito,

ma

quale era ne-

divieto del Pretore di-

al giudice;

non doveva investigare

parte contraria avesse o pur no operato contro


detti

era

dava un giudice od un arbitro. In que-

facile provvedere,

nel decidere la controversia

tutto

onde questi
non se la

altro, se

editto. In ci gl inter-

erano riguardati come azioni, con la differenza solamente della forma

del processo.

erano simplicia e dupicia, coi primi

Glinterdetti

il

Pretore

si

di-

rigeva ad una delle parti e comandava o vietava qualche cosa; nei duplicia poi

si

dirigeva ad entrami, in

modo che ognuna

di esse poteva nel

medesimo tempo essere attore e convenuto (c). Nei primi poteva darsi uno
due processi, cumpoena o sino poena. La procedura cumpoena
l attore provocava il convenuto a promettergli una
somma, se si provasse che egli avea operato contro leditto pretorio sponsio ), ed allincontro il convenuto lo chiamava ad una reslipulalio pel fatto
contrario, cosicch per la scambievole promessa entrambi ottenevano una
di questi

consisteva in ci che

forinola diretta alla sponsio, o alla reslipulalio. In questa azione

il

giu-

dice indagava se la base di questa doppia stipulazione esisteva, ossia se

una
poi

delle parti avea realmente operato contro


si

editto pretorio. Affinch

raggiungesse lo scopo negl interdetti restitutorii ed

tore alla forinola della sponsio aggiungeva la

domanda

esibitorii, lat-

della restituzione

(a) Cai. Inst. IV. 139. 146.


Pr. Inst. ite interdici. (4. 18.). Sequitur, ut dispiciamus de
interdictis, seu actionibus, quac pr his cxerccntur. Erant miteni interdicta Cormao aut conccpliones verborum, quibus practor aut iubebat aliquid fieri, aut fieri proliibebat. Quod lune

maxime

faciebat,

cum de

possessione aut quasi possessione inler aliquos contcndcbatur.

1. Inst. h. t.: Summa nulem divisio inlcrdiciorum hacc est, quod aut prohibitoria
. . Sunl lamen, qui putant, proprie interdicta ea voquae probibitoria sunt, quia inlcrdicerc est dcnunliare et prohibcre; exhibiloria autem et
reslitutoria proprie decreta vocari: sed tamen obtinuit, omnia interdicta appcilari, quia inler
duos dicuntur.

(b) g.

sunt, aut reititutoria, aut exhibiloria

eari,

(c) g. 7. Inst. h. t.:

Tenia

plicia. Simplicia sunt, veluti in

divisio interdictorum haec est,

quibus

par utriusque liligatoris in his conditio


sed unusquisque lam

rei,

quam

quod aut limplicia sunt aut dii .... dupicia vocanlur, quia

alter aclor, alter rcus est,


est,

ncc quisquam praccipue rcus vcl actor inlelligilur,

actoris partes sustinet.

Ved.

Gai. lust. IV. 187-170.

Digitized by

Google

223

ed esibizione della cosa; qualora la restituzione od esibizione non seguisse, il convenuto era condannato al prezzo della cosa.
Nella procedura sine poena le parti comparivano innanzi al magistrato domandando un arbiter, ed il Pretore dava loro una formula arbitraria, per mezzo della quale il convenuto era condannato ad una somma
determinata in caso che non volesse restituire o esibire la cosa. Questa
procedura era applicabile solamente

agl interdetti restitutorii

ed agli esi-

bitorii.

Negl' interdetti duplicia avveniva un altra procedura: in


stione, in cui

entrambe

volevano per s

le parti

decidere chi dei due dovesse ritenere

il

il

una que-

possesso, facea mestieri

possesso medesimo,

il

che dava

godere provvisoriamente di una cosa durante il processo.


Questa facolt era data a colui che sotlomeltevasi ad una pena mag1 esito del processo
fosse a lui contrario. Se 1 esito del

la facolt di

giore in caso che

processo era contrario


si

al

maggiore offerente nella

licilalio fructus, questi

obbligava civilmente a questa fructus stipulalio in forza della quale la

somma convenuta, e la restituzione della cosa


con frutti raccolti, e la somma convenuta era la pena. Se si decideva in
favore di costui, allora condannava laltro alla summa sponsionis e restiparte contraria chiedeva la
i

pulationis assolvendo

il

primo.

Nel diritto giustinianeo in cui pi non vi ha vestigio di questa pro-

cedura,

gl

sono azioni personali dirette a decidere una relae determinare cos la base di un giudizio diffinilivo di diritto

interdetti

zione di fatto

posscssionis causata habent

), ovvero dirette a difendere un diritto macausam habent) (d). Questi concorrono in alcuni casi
medesimo diritto, e vengono riguardati sempre come
mezzi provvisorii; poich dopo la decisione si pu produrre in giudizio
la medesima questione con 1' azione, la quale opera una decisione dilfi-

teriale [proprietatis

con

le azioni del

nitiva.

Gl interdetti possessorii si

distinguono in interdicta retinendae,

recuperandole, et adipiscendae posscssionis-,

un

atto turbativo di possesso,

primi valgono a far cessare

secondi a ricuperare un possesso per-

duto, gli ultimi finalmente a conseguire un possesso che prima non

aveva
Nam

si

(e).

(d) g- 8. Inst. h.

t.

De ordine

supervocaum
qualia sant hodie omnia iudicia ) non

et relcrc Clini interdiclorum

quolies crtra ordinem ius dicitur

inlerdiclum, sed perinde iadicalur sine ioterdictis, atquc


dita fuissel.

L. 3.

L. 1. 8- 3. b.

t.:

4. C. h.

t.

L. 17. A. de act.

Vip. Interdicta omnia licei in

si ulilis actio

cmt.

4. 48.

).

est ncccsse reddi

ei causa interdicta red-

L.

rem vidcantur cenccpta,

est bodi dicere.

ri

2. 8- 1- 3.

tamen

li.

t.

ipsa persona-

li sant.
Sequcns interdiclorum divisi hacc est, quod quaedam adipiscendae
possessioni s causa comparata sunl, quaedam restituendae, quaedam recuperandae.
!e) 8-

2. Inst. b. t.:

Digitized by

Google

224

85.

6 Aetlonr
)

rei perseentoriae. pocnalca,

mix Ine.

Le azioni dirette al mantenimento del patrimonio possono differire in ci, che alcune tendono solamente a garantire Io stato del patrimonio; altre pretendono qualche cosa di pi. L' azione diretta a rimuovere il danno ingiusto sofferto da una parte, ed il guadagno illegale dall' altra, cos che le due [irti ritornano nello stato antecedente alla violazione, n ve cambiamento nel loro patrimonio, appellasi rei persecutoria.
2 Avviene alle volte in alcune circostanze che alla violazione del
1

diritto tien dietro un altra

conseguenza pi pregiudizievole qual la

pena; cosicch colui che viola un

diritto,

pu

in seguito addivenire pi

povero di quello eli era prima della violazione, e lattore pi ricco; in altri termini succede un cambiamento nei patrimonii delle due parti; quelle
azioni
tligere

adunque che sono unicamente dirette a conseguire il dippi ed inuna pena a colui che violava il diritto, sono dette per questo

poenales.

3 ) Finalmente quando l azione diretta e a ristabilire lo stato del


patrimonio anteriore alla violazione, ed ancora ad infliggere una pena al

conseguentemente a diminuire il patrimonio del condannato


ed aumentare quello del vincitore nella lite, si appeller mista.

violatore, e

In queste ultime azioni la pena pu valutarsi o

sull

azione stessa

del convenuto o sullarbitrio dell'attore, in quantoch questi nel processo

nell' intentare

niaria

azione, egli stesso apprezza

il

danno, o

la

pena pecu-

(a).

(o) Savigny, Sist.


V. g. 16. 18. Insl. de act. (4. 0.): Quaedam adioncs rei persequcndac
gralia compararne sunt, quaedam pocnac perscquendac, quaedam miilae sunt. Rei persequendac causa comparatae sunt omnes in rem actiunes. Earum vero adionum, quae in personam
sunt, line quidem, quae e contraclu nascuntur, fere utnncs rei persequendae causa compararne tidcnlur
Ei malelieiis vero proditae aclioncs aliae tantum poenac persequendae causa
comparatae sunt, aliae lam pocnac, quatti rei perscquendac, et ob id mistaesunl.
.

Digitized by

Gogle

225

Estinzione

III.

azione.

86 .

.
i

dell

Estinzione per morte delle parti.

T. Inst. de perpet. et temp. et. etc.

12.). T. C.et

(4.

tnm heredes conveniatur (4. 17.). Savigny,


com. di GhQck XLIII. pagine 8. 11.

Sist.

deliclis

defunetoram quan-

MMtnbruch,

Continuai, del

Le azioni

dirette a tutelare i diritti, essendo diritti per s stesse,


questi, si trasmettono tauto riguardo all attore, quanto al convenuto; esse non si estinguono per morte delle parti, ma con la successione
si trasmettono nelle persone degli eredi, onde la massima actiones
tran-

come

senni ad heredem et in heredem, ossia le azioni

si

trasmettono attivamente

e passivamente agli eredi. Da questo principio nascono

le seguenti ecce-

zioni.
1

Per

le azioni

riguardo

all

attore, si

comprende d s

che

stesso,

quando il diritto a cui tutela sta 1 azione, si estingue esso stesso con la
morte del subbietto, 1 azione ancora estinta, ed impossibile una trasmissione di essa agli eredi. Questo

il caso de diritti di famiglia, delle


servit personali, dei privilegia personae, di alcune relazioni di contratto
p. e. di societ, di mandato, ecc. Oltre a questi casi sono escluse dalla

trasmissione attiva le azioni popolari, poich queste non appartengono,

prima

della

litis contestatici, alle

come

colt di entrare

cittadino e

dette acliones

ex

morte del suo antecessore,

la

convenuto non

al

lha

come

(a);

si

trasmettono

le azioni

popolari

(bj,

delieto, e proprio nella seguente maniera:

negata

azioni di patrimonio, e se lerede ha fa-

dopo

e finalmente sono ancora escluse le cos


vindictam spirantes (1).

meram

Riguardo

le azioni

attore

non come erede

la trasmissione dellazione

mere poenalis anche quando

la eredit si

veramente accresciuta pel delitto; poich in luogo dellazione


penale, avvi lazione rei persecutoria che pu essere adoperata (c). Tutte
(a)

L.

8. g. 5.

de his qui effund.

9. 3.

).

Vip. Ilaec aulem aclio, quac competi! de eflu-

sia et deieetia,

perpetua est, et hcredi compelil; in heredem vero non dalur. Quac aulem deeo
competit, quod iibcr periisse dicctar, intra aunum dunlaxat compelil neque (in heredem, sed

nec heredi similibusque


popolar, act.

47. 23.

(b) L. 7. 8.

annum

personis,

nam

est poenalis et popularis.

conr. L. 7.

pr. g. 1.

de

).

eod. Vip.

Omnes popularcs

acliones neque in haredes danlur, neque supra

extenduntur.

(c) g. 1. Inst. b. t

heredem non competere,


g. S. 13.

Est

romano.

enim certissima

velati furti vi

de his qui cITund.


Diritto

9. 3.

).

iuris rcgula, ex matefcis poenales acliones in

honorum raptorum, iniuriarum, damni

L.

1. pr.

de privai,

dolici.

47. 1.

iniuria.

!..

8.

).

29

Digitized

by

Google

per che

le volte
l

azione rei persecutoria, essa

ma solo

trasmette passivamente,

pingue per opera

tata pi

226

azione penale sola, senza che le si possa surrogare


si potr usare contro gli eredi, ossia si
per quella parte di cui l'eredit diven-

dell atto illegale (d).

b ) Nelle azioni rei persecutoriae ex delieto vi la regola generale


che possono essere dirette contro l'erede solamente in ragione della parte
di cui la eredit se arricchita a causa del delitto, e lapplicazione di queda una quantit di passi (e); tranne per la consono obbligali in solidum (f).

sto principio viene chiarita

dictio furtiva, in quantoch gli eredi

per

Nelle azioni miste bisogna riconoscere le medesime regole che

le rei persecutoriae, salvo

quando accanto ad

un azione mista vien

data una rei persecutoria, come ci avviene nellazione vi bonorum rapto-

rum, accanto
tere

meramente
3

non
dalla
si

la

condictio furtiva di un carat-

rei persecutoria (g) (2).

Tutte queste eccezioni, per mezzo delle quali le suddette azioni

si

quale viene data anche

alla

trasmettono passivamente agli eredi, sono di nessun

litis

da questo punto

contestatio, e

(d) L.

eum

5.

pr.

de calumniat.

3.

(h) (3).

Vip. In hercdpm autem com petit in id

).

pervenii. Nani est constiiutum, turpia

quod ad

lucra heredibus quoque extorqueri, licet criniina

extinguanlur; ut pula ob falsum,vel iudici ob graliosam senlcnliam


bitur, et si quid aliud

momento

senza eccezione di sorta

le azioni

trasmettono attivamente e passivamente agli eredi

daium

et heredi extorque-

sedere quaesitum.

(c) L. 16. g. 2. quod. met. caus. ( 4. 2. ). Vip. Ilaec actio heredi celerisquc successori bus
(g)
datur, quoniam rei habet persecutioncm. In hcredem autem et cetcros in id, quod pervenit ad

eos, datar non iminerilo; licet

enim poena ad beredem non transeat, altanicn quod lurpitcr vcl


resrriplum, ad cotnpcndium lieredis non debet pertincrc.
L.
4. 3. ).
L. 4. g. 6. de alienai, iud. ( 4. 7. ).
L. 16. de
(
Vip. lulianus autem in heredem iudicis qai litem suam fccit, putat actionem com-

sedere quaes