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Capitolo 4 Candidaneve coi Canonici Corti

nome del gioco

Tautogramma narrativo.

meccanismo Si applica la regola del tautogramma (tutte le parole devono avere la stessa lettera iniziale) in un testo che riassume o parafrasa un altro testo, di solito narrativo.

nota Si diceva che in sé il tautogramma piace piú a chi lo

fa che a chi lo legge. Uno dei modi per renderlo piú di-

vertente è parafrasare testi già esistenti e molto noti: o

brevissimi, come i proverbi, o piú lunghi, come nel caso

di questo capitolo.

come e dove lo si è giocato Lo si è giocato ovunque. Un

ottimo precedente è il libro Povero Pinocchio (Comix edi- tore, 1996), curato da Umberto Eco, che contiene eserci-

zi di stile derivati da un corso di scrittura creativa tenuto

da Eco all’università di Bologna. Il titolo derivava da un

tautogramma collettivo, scritto dai diversi partecipanti al corso, e assemblato da Eco, testo che parafrasava Le av- venture di Pinocchio. Nel corso del premio Gradara Ludens il tautogramma fu declamato al pubblico anche televisivo

da Francesco Guccini: «Povero papà (Peppe) palesemente

provato penuria, prende presto polveroso pezzo pino poi, perfettamente preparatolo, pialla pialla, progetta prefab- bricarne pagliaccetto…» L’anno successivo, una raccolta

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di scrittori under 30 pubblicata dal comune di Roma pro-

poneva una Biancaneve tautogrammata in C da Cristina

D’Agostino, una ragazza che non si sarebbe piú cimentata

in altri exploit (e che ora ringrazio per il permesso che mi

ha accordato di ripubblicare il suo geniale tautogramma).

Candidaneve coi Canonici Corti.

Contasi che castellana coronata consumavasi con conti- nui crucci: «Che condizione crudele» commiseràvasi, cúpi- da concepire cittino che crescesse contento, conferendole consolazione, comunicandole calore. Capitò casualmente che certo corto corpuscolo cromato con cui costei cuciva, colpissene cute, conficcandovisi. Conseguentemente, colò coagulo carminio. Contemplan- dolo, cosí commentò: «Cielo, concedimi concepire crea- turina carina, col colorito chermisino come codesto coa- gulo, colla carnagione chiara come certe cime coperte con candida coltre, coi capelli corvini». Cosí concepí cittina, che chiamò Candidaneve. Come cresceva compíta, Candidaneve! Correva, canta- va, coglieva crochi, carezzava cavalli, cagnolini, con cuore coraggioso, carattere cordiale. Cotanta contentezza cessò celermente, ché colei che con- cepí Candidaneve crepò. Calamità colossale! Consorte coronato considerò conveniente coniugarsi con certa castellana che conosceva. Contro Candidaneve codesta consorte commetteva continue cattiverie, cosí consentitemi chiamarla Crudelia. Covava cupe cogitazioni, cospirava contro colei che credeva colpevole, ché Candidaneve, con castissimo charme, cattura- va consensi, carezze, complimenti, conquistando chiunque.

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dando buca a godot

Crudelia, con cadenza cotidiana, consultavasi con certo chiacchierone consigliere catarifrangente, che coltivava cu- riose capacità chiaroveggenti. Chiedevagli: «Confrontaci, consigliere cristallino. Chi consideri carina? Candidaneve? Crudelia? Chi?» Costui concludeva, caustico: «Candidane- ve, certamente!» Cosí Crudelia chiama cacciatore, comandandogli: «Con- duci Candidaneve col cavallo; colpiscila, cosí creperà; cava- ne cuore col coltello. Capito?» Costretto, cacciatore condiscende. Chiama Candidane- ve che, coltolo col coltello, capisce, cade carponi, chiedendo compassione. Costui, commosso, cede. «Come cavarmela con Crudelia? – chiedesi. – Certo! Carpirò cerbiatto, caveronne cuore, cosí costei crederà Candidaneve crepata. Corri celere, Candidaneve! Corri, corri!» Candidaneve corre come capriolo, confusa, costernata:

«Come camperò?» Cammina cammina, che càpita? Costí compare casupola col comignolo corto corto, col cancellet- to cigolante. Curiosa, Candidaneve chiede: «Compermesso?» Che cal- duccio confortevole, colà! Ciocchi caldi che crepitano, cioto- line colme con carne cotta contornata con cicoria, cavoletti, caldarroste, croccante castagnaccio… Candidaneve, cibata- sene copiosamente, coricasi contenta. Come cancelletto cigola, cessa crogiolarsi: compaiono certi corti cosini, con curiosi copricapi conici color chermi- si, che chiedono:

«Che cosa combini costí? Chi cerchi?» «Come chiamarvi?» «Chiamanci Canonici Corti, cara». «Canonici?» «Contaci: capirai che ci compete chiamarci cosí, ché cor- rispondiamo con certe cose che comunemente consideransi

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canoniche: cattiverie capitali, concessioni celestiali, conside- revoli costruzioni classiche come certo ciclopico Colosso…» Candidaneve capisce cosí cosí codesto criptico chiarimento, comunque contagli ciascuna circostanza capitatale. Canonici Corti capiscono che costei cerca comprensione, compagnia. Cosí comincia convivenza. Candidaneve compra cibo, cucina, cuce calzini, camici- ne, cappellini, canticchiando come cinciallegra; Canonici Corti cavano costosi cristalli, come corniola, calcedonio ceruleo, carbonio cristallino, colmandone colossali carriole. Contemporaneamente, Crudelia continuava consuete con- versazioni col consigliere catarifrangente. Consultato, costui comunicò che Candidaneve campava contenta coi Canonici Corti. Che colpo! Crudelia concerta come colpire con cer- tezza: come camaleonte, cambiasi connotati, combinan- dosi come canuta contadina con cesto contenente cachi cosparsi con cicuta. Circuisce Candidaneve, che ci casca: convintasi, compra caco; cibatasene, cade cianotica. Compiuto cotale cinico cri- mine, Crudelia corre contenta. Come cambiarono colore, cari Canonici Corti, con Can- didaneve cosí conciata! Chiamarono costernati: «Candida- neve, Candidaneve!» Chetatisi, costruirono capace cassetta col coperchio cri- stallino: «Cosí chiunque contemplerà con cristiana compas- sione codesto caro corpicino», consolàvansi. Capitò che certo castellano, chiamato Conte Celeste, ca- valcasse colà cacciando coi compagni. Contemplò Candi- daneve costí chiusa. Colpitone, conferí coi Canonici Corti:

«Cari Corti, concedetemi condurre costei colla carrozza, ché cuore comàndamelo». Commossi, costoro consentirono. Con corde, con chiodi, caricarono codesta cassa che conte- neva Candidaneve.

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Ci credereste che cosa capitò? Carrozza, correndo, ca- racollò, cosicché cadde caco che, con cicuta, contaminava Candidaneve, causandone collasso comatoso; contempora- neamente, cessò catalessi: costei, colorendosi celermente co- me carnoso ciclamino, chiese, calma calma: «Che càpita?» Che commozione! Conte Celeste, cavallerescamente, corteggia Candidaneve; costei corrisponde, consideran- dolo carino. Coccolandosi come colombi, concludono che conviene congiungersi coniugalmente. Che cerimonia! Cinquecento convitati (Canonici Cor- ti compresi), calici colmi con champagne, confetti, cavalli, carrozze, crinoline… ciascuno complimentasi con Candida- neve, corrusca come cometa. Crudelia, conosciuto ciò che capitava, choccata, crepò. Cosí concludiamo come conviene: cattiveria contempla castigo; cuore candido, coraggio, costanza chiamano com- penso centuplicato.