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Titolo originale The Family.

Apparso in Man, Culture and Society, volume miscellaneo edito


a cura di Harry L. Shapiro, Copyright 1956 by Oxford University
Press, London. Ancora inedito in lingua francese.

La parola famiglia cos usuale, e si riferisce a un


tipo di realt cos legato all'esperienza quotidiana che potremmo illuderci, in questo capitolo, di trovarci di fronte
a un problema semplice. Sennonch gli antropologi sono
una strana specie: hanno la mania di far sembrare misterioso e complicato anche ci che familiare. Infatti, lo
studio comparato della famiglia presso popolazioni diverse ha suscitato alcune fra le pi aspre polemiche della storia del pensiero antropologico, oltre che uno dei suoi pi
spettacolari rovesciamenti.
Durante la seconda met del secolo xix e all'inizio del
xx, gli antropologi lavoravano sotto l'influenza dell'evoluzionismo biologico. Essi cercavano di coordinare i loro
dati in modo che le istituzioni delle popolazioni pi semplici corrispondessero a uno stadio primitivo dell'evoluzione dell'umanit, mentre le nostre istituzioni venivano
collegate alle sue forme pi progredite e sviluppate. E
poich fra di noi la famiglia fondata sul matrimonio monogamico veniva considerata l'istituzione preferibile e pi
evoluta, ne venne immediatamente dedotto che le societ
selvagge - equiparate di proposito alle societ agli albori
dell'esistenza umana - potevano solo averne di tipo diverso. Perci, i fatti vennero distorti e fraintesi; anzi, si
giunse al punto d'inventare di sana pianta immaginar! stadi primordiali dell'evoluzione, come il matrimonio
di gruppo e la promiscuit, per spiegare il periodo
in cui l'uomo era tanto barbaro da non poter arrivare alle
finezze della vita sociale, prerogativa di cui gode l'uomo
civile. Ogni usanza diversa dalle nostre era accuratamente
selezionata come vestigia di un tipo anteriore di organizzazione sociale.

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Questo modo di affrontare il problema divenne antiquato quando l'accumularsi dei dati rese ovvio il seguente fatto: il tipo di famiglia caratteristico della civilt moderna, quello cio fondato sul matrimonio monogamico,
sulla dimora autonoma della giovane coppia, sul rapporto affettuoso fra genitori e prole, ecc., non sempre facilmente riscontrabile dietro il complicato intrico di strane
usanze e istituzioni dei popoli selvaggi, ma lo in modo
evidente fra coloro che sembrano essere rimasti o essere regrediti - al livello culturale pi semplice. Trib come
gli Andamanesi, delle sole Andamane nell'Oceano Indiano, i Fuegini dell'estremit meridionale del Sud America, i Nambikwara del Brasile centrale, e i Boscimani del
Sud Africa - per limitarci a pochi esempi - vivono in piccole bande seminomadi; la loro organizzazione politica
scarsa o inesistente, e molto basso il loro livello tecnologico poich, alcune di esse almeno, mancano di ogni rudimento di tessitura, di ceramica, e persine di tecnica costruttiva delle capanne. Cos, l'unica loro struttura sociale
di cui valga la pena di parlare la famiglia, il pi delle volte monogamica. L'osservatore che opera in questo campo
identifica senza difficolt le coppie sposate, strettamente
associate da legami sentimentali e di cooperazione economica, come pure dall'allevamento dei figli nati dalla loro
unione.
Esistono due modi d'interpretare questa preminenza
della famiglia alle due estremit della scala di sviluppo
delle societ umane. Alcuni autori hanno sostenuto che le
popolazioni meno evolute possono essere considerate come una sopravvivenza di quella che pu essere considerata come et dell'oro, antecedente al soggiacere dell'umanit alle infauste perversioni dell'incivilimento; pertanto l'uomo avrebbe conosciuto, in quel primo stadio, le
gioie della famiglia monogamica solo per poi rinunziare
ad esse fino alla pi recente riscoperta cristiana. La tendenza generale, tuttavia, di sempre pi numerosi antropologo, eccettuati quelli della cosiddetta scuola viennese,
consiste nel ritenere che la vita familiare sia presente praticamente in ogni societ umana, persine in quelle i cui
costumi sessuali ed educativi sono molto diversi dai no-

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stri. Cosi, dopo aver sostenuto per una cinquantina d'anni che la famiglia, quale conosciuta dalle societ moderne, poteva solo essere il recente risultato di un'evoluzione
lenta e duratura, gli antropologi ora propendono per la
convinzione opposta, ossia che la famiglia, costituita dall'unione pi o meno durevole, socialmente approvata, di
un uomo, una donna, e i loro figli, sia un fenomeno universale, presente in ogni e qualsiasi tipo di societ.
Sennonch queste posizioni estreme soffrono entrambe
di eccessivo semplicismo. noto infatti che rarissimi sono i casi in cui si possa sostenere l'inesistenza dei vincoli
familiari. Un esempio lampante ci fornito dai Nayar, un
cospicuo gruppo umano situato nella costa Malabar dell'India. In passato, la vita guerriera impediva ai Nayar di
formare una famiglia. II matrimonio era una cerimonia
puramente simbolica che non implicava un legame permanente fra uomo e donna. Anzi, alle donne sposate era consentito di avere quanti amanti volevano. Il sistema era
rigorosamente matrilineo, e l'autorit giuridico-familiare
sui figli e sulla terra veniva esercitata non dal marito occasionale ma dai fratelli della moglie. Siccome la terra veniva coltivata da una casta inferiore, soggetta ai Nayar,
fratelli della donna erano completamente liberi, come gli
amanti e i temporanei mariti delle loro sorelle, di dedicarsi alle attivit militari.
Orbene, il caso dei Nayar stato spesso frainteso. In
primo luogo essi non possono essere considerati come la
vestigia di un primitivo genere di organizzazione sociale
che in passato fosse molto diffuso nell'umanit. Anzi, i
Nayar manifestano un tipo di struttura sociale estremamente specializzato ed elaborato, e, da questo punto di vista, il loro esempio non prova granch.
D'altra parte molto probabile che Nayar rappresentino la forma estrema di una tendenza che nelle societ
umane molto pi frequente di quanto non si riconosca
di solito.
Esistono numerosissime societ umane che, sebbene
non arrivino sino al punto dei Nayar nel misconoscere la
famiglia come unit sociale, hanno tuttavia conciliato tale
riconoscimento con la simultanea ammissione di modelli

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di tipo diverso. Per esempio, le trib africane dei Masai


e dei Chaga riconoscevano la famiglia come unit sociale.
Eppure, come fra i Nayar, e per gli stessi motivi, questo
non valeva per le classi pi giovani degli uomini adulti
che si dedicavano alle attivit guerriere, e che di conseguenza avevano la proibizione di sposarsi e di fondare
una famiglia. Usavano vivere in organizzazioni militari ed
era loro consentito, durante questo periodo, aver relazioni promiscue con le classi pi giovani delle ragazze adulte. Cosi, in queste popolazioni, la famiglia coesisteva con
un tipo non-familiare e promiscuo di relazione fra i sessi.
Per ragioni diverse, lo stesso tipo di duplice modello
prevaleva fra i Bororo e parecchie altre trib del Brasile
centrale; fra i Muria, fra altre trib dell'India e dell'Assam, ecc. Tutti gli esempi noti potrebbero essere coordinati in modo da far apparire i Nayar solo come il caso pi
consistente, sistematico e portato alle sue estreme conseguenze logiche, d una situazione che pu finire per ripresentarsi, almeno in forma embrionale, nella societ moderna.
Un'eloquente dimostrazione se n' avuta nel caso della
Germania nazista, dove una simile frattura cominciava a
palesarsi nell'unit familiare: da una parte gli uomini dediti ad attivit politiche e guerriere, con mille libert derivanti dal prestigio della loro posizione; dall'altra le donne, designate alle tradizionali funzioni dalle 3 K : Kuche, Kirche, Kinder (cucina, chiesa, bambini). facile immaginare che, se lo stesso orientamento fosse stato seguito per molti secoli, questa netta divisione di funzioni tra
uomini e donne, unita alla conseguente differenziazione
della loro rispettiva condizione sociale, avrebbe potuto
molto facilmente dar luogo a un tipo di organizzazione sociale in cui l'unit familiare ricevesse altrettanto scarsa
considerazione che fra i Nayar.
In anni recenti gli antropologi si sono adoperati a dimostrare che, persine tra le popolazioni che praticano il
prestito della moglie, o periodicamente in cerimonie religiose o su basi statutarie (come nei casi in cui consentito
che gli uomini entrino in un rapporto di amicizia istituzionalizzata che implica il prestito della moglie fra i mem-

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bri)> tali costumi non vadano interpretati come sopravvivenza di matrimonio di gruppo, in quanto essi coesistono con la famiglia e addirittura ne comportano il riconoscimento. Se non altro perch, per poter prestare la propria moglie, occorre anzitutto averla. Tuttavia, se consi' deriamo il caso di alcune trib australiane come i Wunambal situati nella regione nordoccidentale del continente,
un uomo che non prestasse sua moglie agli altri mariti potenziali durante le cerimonie sarebbe considerato molto
avido , come se cercasse di monopolizzare un privilegio
che il gruppo sociale considera invece appartenente a numerose persone ugualmente qualificate. E siccome questo
atteggiamento in merito all'approccio sessuale con la donna coesiste con il dogma ufficiale per cui gli uomini non
contribuiscono assolutamente alla procreazione fisiologica
(il che dava due buone ragioni per negare qualsiasi legame
fra il marito e i figli della moglie), la famiglia diventa un
raggruppamento economico in cui l'uomo procura i prodotti della caccia e la donna quelli della raccolta. Gli antropologi che pretendono che questa unit economica costruita sul principio del compromesso sia una prova dell'esistenza della famiglia persine fra selvaggi meno evoluti, hanno certo meno ragioni per suffragare la loro tesi
di quanti sostengono che questo tipo di famiglia ha in comune, con l'altro tipo di famiglia osservata altrove,'ben
poco pi del puro e semplice termine.
La stessa prospettiva relativistica consigliabile per
quanto riguarda la famiglia poligamica. Va ricordato che il
termine poligamia si riferisce tanto alla poliginia, o sistema in cui un uomo ha diritto a parecchie mogli, quanto alla poliandria, o sistema complementare in cui parecchi mariti condividono la medesima moglie.
Ora, vero che, in molti casi osservati, le famiglie poligamiche non sono altro che un insieme di diverse famiglie
monogamiche, dove per la stessa persona assume la parte di pi coniugi. Per esempio, in alcune trib dell'Africa
bantu, ogni moglie vive in una capanna separata con i
suoi bambini e la sola differenza rispetto alla famiglia monogamica consiste nel fatto che lo stesso uomo a fare da
marito per tutte le sue mogli. In altri casi, tuttavia, la si-

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tuazione non cos chiara. Fra i Tupi-Kawahib del Brasile


centrale, un capo pu sposare parecchie donne che possono essere sorelle, o persine una madre con le figlie da lei
avute in un matrimonio precedente: in tali casi, i bambini
sono allevati tutti insieme dalle donne, le quali non sembrano preoccuparsi granch del fatto di curare figli propri
o altrui; inoltre, il capo presta volentieri le sue mogli ai
fratelli minori, ai funzionari di corte, o agli ospiti. Ci troviamo insomma di fronte a una combinazione di poliginia
e poliandria, e la confusione accentuata dal fatto che le
co-mogli possono essere unite fra loro da stretti legami
consanguinei anteriori al matrimonio con lo stesso uomo.
In un caso osservato dal sottoscritto, madre e figlia, sposate con lo stesso uomo, badavano insieme a bambini che
erano in pari tempo, figliastri dell'una e, a seconda dei casi, nipoti o fratellastri dell'altra.
Quanto alla poliandria, essa pu talvolta assumere forme estreme: ad es., fra i Toda, dove pi uomini - di solito fratelli tra loro - condividono la stessa moglie, il padre
legittimo dei bambini colui che ha compiuto una speciale cerimonia, ed egli rimane il padre legale di tutti i bambini che nasceranno finch un altro marito non decide di
assumere il diritto di paternit con lo stesso procedimento. Nel Tibet e nel Nepal, la poliandria sembra spiegabile
in base a fattori di occupazione dello stesso tipo di quelli
che abbiamo constatato per i Nayar: per uomini che vivono un'esistenza seminomadica come guide e portatori, la
poliandria garantisce la possibilit che, in ogni momento,
ci sia almeno un marito a portata di mano per badare alla terra.
Se l'identit legale, economica e sentimentale della famiglia pu essere affermata persine in un assetto poligino
o poliandrico, non detto che ci possa valere anche nei
casi in cui la poligamia coesiste con la poliginia. Come abbiamo gi visto poco fa, entro certi limiti, con l'esempio
dei Tupi-Kawahib, presso questa trib esistevano matrimoni poligini, almeno come privilegio del capo, in combinazione con un elaborato sistema di prestito della moglie a fratelli pi giovani, aiutanti e ospiti appartenenti
ad altre trib. A questo punto si potrebbe desumere che

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il legame fra una donna e il suo marito legale fosse differente pi per grado che per genere da una gamma di altri
legami che potrebbero essere elencati, quanto a solidit,
in ordine decrescente: dagli amanti legittimi e semipermanenti a quelli occasionali. Tuttavia, persine in questo
caso, lo stato civile dei bambini era definito dal matrimonio legale, e non da altri tipi di unione.
Se ora consideriamo la moderna evoluzione dei Toda
nel secolo xix, ci avviciniamo al cosiddetto matrimonio
di gruppo. I Toda avevano originariamente un sistema poliandrico, reso possibile dall'usanza dell'infanticidio
femminile. Quando essa venne proibita dall'amministrazione britannica, e fu quindi ripristinato il naturale rapporto sessuale, i Toda continuarono a praticare la poliandria; ma allora i fratelli, anzich condividere un'unica
moglie, poterono sposarne parecchie. Come abbiamo visto con l'esempio dei Nayar, i tipi di organizzazione che
sembrano lontanissimi dalla famiglia coniugale non vigono nelle societ pi selvagge e arcaiche, ma nelle forme di sviluppo sociale relativamente recenti ed estremamente sofisticate.
Appare chiaro, tuttavia, che il problema della famiglia
non deve essere affrontato in modo dogmatico. In realt,
questo uno dei punti pi ambigui dell'intero campo dell'organizzazione sociale. Del tipo di organizzazione che
prevaleva ai primordi della umanit conosciamo pochissimo, poich i resti umani risalenti al paleolitico superiore
(circa cinquantamila anni fa) consistono principalmente
in frammenti di scheletri e in utensili di pietra che forniscono soltanto indicazioni minime sulle leggi e sulle usanze sociali. D'altra parte, quando consideriamo le profonde
diversit che contraddistinguono le societ umane osservate, diciamo, da Erodoto ai nostri giorni, la sola affermazione che si pu fare la seguente: la famiglia monogamica e coniugale molto frequente. Quando sembra che sia
sostituita da tipi di organizzazione diversi, vuoi dire che
ci troviamo di fronte a societ molto evolute e sofisticate,
e non, come si riteneva una volta, a societ pi semplici e
rozze. Inoltre, i pochi esempi di famiglia non coniugale
(inclusi quelli poligamici) rendono indubitabile che l'alta

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frequenza del tipo coniugale di raggruppamento sociale


non dipenda da una necessit universale. E almeno concepibile che una societ perfettamente stabile e durevole
possa esistere senza di esso. Donde l'arduo interrogativo:
se non esistono leggi naturali che rendano la famiglia universale, come possiamo spiegare che essa sia riscontrabile
praticamente dappertutto?
Per risolvere il problema, cerchiamo anzitutto di definire la famiglia: non integrando le numerose osservazioni
di fatto compiute in diverse societ e neppure limitandoci
alla situazione prevalente fra noi, ma costruendo un modello ideale di ci che abbiamo in mente quando adoperiamo la parola famiglia. Ci rendiamo conto, allora, che
questa parola serve a designare un gruppo sociale dotato
di almeno tre caratteristiche: i ) trova origine nel matrimonio; 2) consiste nel marito, nella moglie e nei figli nati
dalla loro unione, anche se possiamo ammettere che altri
parenti si integrino a questo nucleo essenziale; 3) i membri della famiglia sono collegati fra loro da a) vincoli legali, b) vincoli economici, religiosi, e altri generi di diritti e
doveri, e) una precisa rete di diritti e divieti sessuali, e un
insieme variabile e differenziato di sentimenti psicologici
come l'amore, l'affetto, il rispetto, il timore, ecc. Procede: remo ora a un accurato esame di questi diversi aspetti alla
luce dei dati disponibili.
Matrimonio e famiglia.
Come abbiamo gi notato il matrimonio pu essere monogamico o poligamico. Dovrebbe essere immediatamente segnalato che il primo tipo pi frequente del secondo,
anzi molto pi frequente di quanto un frettoloso inventario delle societ umane potrebbe far pensare. Fra le societ cosiddette poligamiche, un buon numero appartengono
davvero a questa categoria; ma molte altre stabiliscono
una netta differenza fra la prima moglie, che la sola vera,
dotata di tutti i diritti attinenti alla condizione coniugale,
e le altre, che talvolta sono poco pi che concubine ufficiali. Inoltre, in tutte le societ poligamiche, il privilegio

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di avere pi mogli effettivamente goduto da una ristretta minoranza. La cosa facilmente comprensibile, perch
il numero degli uomini e delle donne in qualsiasi gruppo
considerato, ? di solito, approssimativamente lo, stesso.,
con una normale oscillazione del 110/100 a favore dell'uno o dell'altro sesso. Solo in base a condizioni precise
la poligamia diventa possibile o i bambini di un dato sesso vengono deliberatamente soppressi (usanza, questa, di
cui notoriamente esistono rarissimi esempi, come l'infanticidio femminile fra i Toda riferito pi sopra), oppure
speciali circostanze determinano diverse previsioni di vita
a seconda del sesso, come fra gli Eschimesi e presso alcune trib australiane, dove molti uomini morivano giovani
perch le loro occupazioni caccia alla balena nel primo
caso, stato di guerra nel secondo - erano particolarmente
pericolose. Oppure dobbiamo riferirci a un sistema sociale profondamente gerarchizzato, dove una data classe
degli anziani, dei sacerdoti o stregoni, dei ricchi, ecc. sia abbastanza potente da monopolizzare impunetnente un
settore di popolazione femminile superiore a quello che
spetterebbe loro, a scapito dei pi giovani o dei pi poveri. Conosciamo infatti societ - specie in Africa - dove
bisogna essere ricchi per avere molte mogli (in quanto ogn moglie ha un prezzo), ma dove, in pari tempo, a un
maggior numero di mogli corrisponde un proporzionale
aumento del benessere, poich il lavoro della donna ha un
preciso valore economico. chiaro comunque che la pratica sistematica della poligamia automaticamente limitata dal mutamento di struttura che essa stessa introduce
nella societ.
Tuttavia, non dobbiamo meravigliarci troppo della predominanza del matrimonio monogamico nelle societ umane. Che la monogamia non sia iscritta nella natura dell'uomo sufficientemente dimostrato dall'esistenza della
poligamia in forme ampiamente diverse e In molti tipi di
societ; d'altra parte, per, la prevalenza della monpga_mia dipende dal fatto che, a prescindere da speciali condizioni dipendenti o meno dalla volont di qualcuno,, ci sia
normalmente ali'incirca una donna disponibile per ogni
uomo. Nelle societ moderne, ragioni economiche, mora-

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li e religiose, hanno sancito come ufficiale il matrimonio


monogamico (regola che nella pratica attuale viene infranta in svariati modi, come la libert prematrimoniale, la
prostituzione e l'adulterio). Ma nelle societ a livello culturale meno evoluto, dove non esistono pregiudizi contro
la poligamia, e dove magari la poligamia pu essere realmente permessa o desiderata, il risultato pu essere lo
stesso per via ideila mancanza di differenze sociali o economiche, cosicch nessun uomo ha i mezzi e la facolt di
ottenere pi di una moglie: onde ognuno costretto a fare di necessit virt.
Se diversi tipi di matrimonio sono osservabili nelle societ umane monogamico o poligamico, e, in quest'ultimo caso, poliginico, poliandrico, o entrambi; e contratti
mediante scambio, acquisto, libera scelta, o imposti dalla
famiglia, ecc. - il fatto sorprendente che dappertutto esista una distinzione fra il matrimonio, cio un vincolo legale e sancito dal gruppo fra un uomo e una donna, e il
tipo di unione, permanente o temporanea, determinata da
violenza o dal puro e semplice consenso. Non importa che
l'intervento del gruppo sia rilevante o di scarso rilievo.
L'importante che ogni societ abbia modo di operare
una distinzione fra unioni libere e legittime. Tale distinzione avviene a diversi livelli.
In primo luogo, quasi tutte le societ tengono in grande considerazione la condizione matrimoniale. Dovunque
esistano classi di et, sia in forma istituzionale sia in modi
non cristallizzati di raggruppamento, si stabilisce una certa connessione fra il gruppo degli adolescenti e dei celibi,
fra gli sposati meno giovani e senza prole, e fra gli adulti
con pieni diritti, i quali ultimi raggiungono parit di condizione con la nascita del primo bambino. Questa triplice
distinzione era riconosciuta non solo presso molte trib
primitive, ma anche nell'Europa contadina occidentale, almeno in occasione di feste e cerimonie, fino all'inizio
del xx secolo.
La cosa pi sorprendente, per, il vero e proprio senso di repulsione che molte societ provano nei confronti
del celibato. Parlando in termini generali, si pu dire che
fra le cosiddette trib primitive non esistano scapoli, per

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il semplice motivo che non potrebbero sopravvivere. Uno


dei pi vivi ricordi che chi scrive ha riportato dalla sua esperienza sul terreno stato l'incontro, fra i Bororo del
Brasile centrale, con un uomo di circa trent'anni, sporco,
denutrito, triste e solitario. Alla domanda se quell'uomo
fosse seriamente malato, la risposta degli indigeni ebbe
l'effetto di una scossa: che cosa aveva che non andava? niente, a parte il fatto che era celibe. E in effetti, in una
societ in cui il lavoro sistematicamente suddiviso fra
uomo e donna, e in cui solo la condizione matrimoniale
permette all'uomo di beneficiare del lavoro della donna
inclusi lo spidocchiamento, la pittura del corpo, la depilazione, il cibo vegetale e la cottura dei cibi (poich la donna bororo coltiva il terreno e fabbrica stoviglie) -, un celibe realmente un uomo a met.
Ci vale per lo scapolo, ma anche, in minor misura, per
la coppia senza figli. Infatti essi possono guadagnarsi la
vita, ma ci sono molte societ in cui un uomo (o una donna) senza figli non raggiunge mai piena dignit all'interno
del gruppo, n, aldil del gruppo, in quell'importante zona sociale che costituita dai parenti defunti, e dove un
individuo pu aspettarsi un riconoscimento solo in quanto antenato, grazie al culto resogli dai discendenti. Viceversa, un orfano si trova nella stessa disperata condizione
dello scapolo. Infatti entrambi i termini rappresentano i
peggiori insulti esistenti nel vocabolario indigeno. Celibi
e orfani possono addirittura essere associati agli storpi e
alle streghe, come se la loro condizione fosse il prodotto
di una sorta di maledizione soprannaturale.
L'interesse dimostrato dal gruppo per il matrimonio
dei suoi membri, pu venire espresso direttamente, come
succede da noi, dove i futuri coniugi, se sono in et di matrimonio, devono anzitutto ottenere il permesso, e poi assicurarsi i servigi ufficiali di un rappresentante riconosciuto del gruppo per celebrare la loro unione. Sebbene questa relazione diretta dei singoli indivdui con il gruppo nel
suo complesso abbia luogo almeno sporadicamente in altre societ, per ben lungi dall'essere un caso frequente. caratteristica pressoch universale del matrimonio
l'essere originato non dagli individui, ma dai gruppi in

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questione (famiglie, stirpi, clan, ecc.) e di legare gruppi,


prima e al di sopra degli individui. Due ordini di ragioni
determinano questo risultato. Da una parte, l'importanza sovrana dell'essere sposati tende a far s che i genitori, persine nelle societ pi semplici, comincino presto
a preoccuparsi di procurare ai loro figli partner idonei, e
ci pu condurre sino al caso estremo dei bambini promessi l'un l'altro in tenera et. Ma soprattutto ci troviamo qui di fronte allo strano paradosso, sul quale ritorneremo in seguito, per cui, sebbene il matrimonio crei la famiglia, la famiglia, o piuttosto, sono le famiglie a creare
il matrimonio come il pi importante mezzo legale a loro
disposizione per stabilire un vincolo fra loro. Come avviene fra gli indigeni della Nuova Guinea, il vero scopo
del matrimonio non tanto quello di ottenere una moglie,
quanto quello di assicurarsi un cognato. Se il matrimonio
avviene fra gruppi anzich fra individui, parecchie usanze
strane diventano immediatamente pi chiare. Ci rendiamo conto, per esempio, come mai in alcune regioni dell'Africa, dove la discendenza patrilinea, il matrimonio possa dirsi davvero concluso solo quando la moglie partorisce un figlio maschio, soddisfacendo cosi la sua funzione
di perpetuare la discendenza del marito. I cosiddetti levirato e sororato sono spiegabili alla luce dello stesso principio: se il matrimonio vincolante per i due gruppi ai
quali gli sposi appartengono, entrambi i coniugi possono
essere sostituiti senza contraddizione rispettivamente dai
fratelli e dalle sorelle. Quando il marito muore, il levirato
prevede che i fratelli non sposati abbiano un diritto preferenziale sulla vedova (o, come pure succede, che si assumano il dovere del fratello morto di mantenere sua moglie
e i figli), mentre il sororato permette all'uomo di sposare
preferenzialmente, nei matrimoni poligamici, le sorelle di
sua moglie oppure nei matrimoni monogamici di sostituire la moglie con una sua sorella nel caso che la prima
moglie rimanga senza figli, o lo induca a divorziare per
cattiva condotta, o muoia. Ma qualunque sia il modo in cui
la societ esprime il suo interesse per il matrimonio dei
suoi membri, sia attraverso l'autorit conferita ai gruppi
consanguinei, sia, pi direttamente, attraverso l'interven-

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to dello stato, resta il fatto che il matrimonio non , n potrebbe mai essere, una faccenda privata.
Porrne di famiglia.
Dobbiamo ricorrere a casi estremi come quello dei Nayar, gi descritto, per trovare societ in cui non esista almeno un'unione temporanea de facto fra marito, moglie
e figli. Ma dovremmo tener presente che, mentre da noi
un raggruppamento simile costituisce la famiglia, e viene legalmente riconosciuto, ci non vale assolutamente
per numerosissime societ umane. Esiste, certo, un istinto
materno che spinge la madre ad aver cura dei suoi bambini e le fa provare una profonda soddisfazione nell'esercizio di tale attivit ed esistono anche impulsi psicologici
che spiegano come un uomo possa sentire calore affettivo
verso la prole della donna con cui vive, e possa seguirne
lo sviluppo passo per passo, anche se egli non crede (come avviene presso le trib che, a quanto si ritiene, disconoscono la paternit fisiologica) di aver avuto parte attiva nella procreazione. Alcune societ cercano di rafforzare questi sentimenti convergenti: la famosa couvade, l'usanza cio secondo la quale l'uomo condivide le inabilit
(naturali o socialmente imposte) della partoriente, stata spiegata come uno sforzo di costruire una salda unit indipendentemente da questi materiali altrimenti non troppo omogenei.
La grande maggioranza delle societ, tuttavia, non dimostra un interesse molto attivo per una forma di raggruppamento che invece, ad alcune d loro (fra cui la nostra) appare cosi importante. Anche qui, sono importanti
i gruppi, e non le temporanee unioni degli esponenti individuali del gruppo. Per esempio, molte societ sono interessate nello stabilire chiaramente le relazioni della prole con il gruppo del padre e con il gruppo della madre, ma
lo fanno differenziando fortemente i due tipi di relazione.
I diritti territoriali possono essere ereditati attraverso l'una stirpe, e i privilegi e gli obblighi religiosi attraverso
l'altra. La stessa distinzione ereditaria pu concernere, ad

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esempio, il rango sociale e le tecniche magiche. Innumerevoli esempi concreti potrebbero essere citati riferendosi
all'Africa, all'Australia, all'America, ecc. Per limitarci a
uno solo, sorprendente il confronto tra la minuziosa cura con cui gl'Indiani Hopi dell'Arizona riferiscono differenti tipi di diritti legali e religiosi alla linea paterna e alla
linea materna, e la frequenza del divorzio che rende la famiglia talmente instabile che molti padri non abitano la
stessa casa dei loro figli, perch le case sono propriet delle donne e, dal punto di vista legale, la discendenza matrilinea.
Tale fragilit della famiglia coniugale, cosi comune
presso i popoli cosiddetti primitivi , non impedisce loro
di attribuire valore alla fedelt coniugale ed all'attaccamento per i figli. Tuttavia, queste sono norme morali e dovrebbero far netto contrasto con i regolamenti legali che
in molti casi riconoscono formalmente la parentela dei
bambini solo con la linea paterna o solo con quella materna, o che, quando entrambe le linee sono formalmente riconosciute, istituiscono tipi del tutto diversi di diritti e/o
di obblighi. Sono stati registrati casi estremi, come quello
degli Emerillon, una pccola trib della Guiana Francese
ora ridotta a circa cinquanta persone. Col, secondo recenti informazioni, il matrimonio cos instabile che, durante un'intera vita, ognuno ha molte possibilit di sposare
ciascun altro individuo del sesso opposto, e si dice che la
trib usi per i bambini nomi speciali, per indicare di quale
fra almeno otto matrimoni consecutivi essi siano la prole.
Si tratta probabilmente di recenti sviluppi, spiegabili con
la piccolezza della trib e l'instabilit delle condizioni in
cui ha vissuto nel secolo scorso. Il caso comunque dimostra che possono darsi condizioni in cui la famiglia coniugale sia difficilmente riconoscibile.
Gli esempi precedenti possono essere spiegati con l'instabilit: ma altri impongono considerazioni del tutto opposte. In gran parte delle regioni dell'India contemporanea e in molte zone dell'Europa occidentale e orientale,
in taluni casi sino al secolo scorso, l'unit sociale di base
era costituita da un modello di famiglia che andrebbe descritto pi come domestico che come coniugale: proprie-

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tario del terreno e dell'abitazione, oltre che detentorc dell'autorit paterna ed economica, era il pi vecchio antenato vivente, o la comunit di fratelli discendente dallo stesso antenato. Nel bratstvo russo, nella zadruga slava meridionale, nella maisnie francese, la famglia era effettivamente composta dall'antenato o dai fratelli sopravvissuti
con le loro mogli, dai figli sposati con le mogli e con le figlie nubili, e cos via sino ai pronipoti. Questi vasti gruppi, che potevano talvolta includere diverse dozzine di persone viventi e lavoranti sotto una comune autorit, sono
stati designati come famiglie associate o famiglie estese.
Tali definizioni sono utili ma ingannevoli" perch implicano che quelle piccole unit fossero costituite da piccole
famiglie coniugali. Come abbiamo gi visto, mentre vero
che la famiglia coniugale limitata a madre e bambini praticamente universale in quanto basata sulla dipendenza fisiologica e psicologica che esiste fra loro almeno per un
certo periodo, e che la famiglia coniugale consistente in
marito, moglie e figli quasi altrettanto frequente per ragioni psicologiche ed economiche che vanno aggiunte a
quelle citate poco fa, il processo storico che ci ha condotti
al riconoscimento legale della famiglia coniugale invece
molto complesso: solo in parte stato determinato dalla
crescente consapevolezza di una situazione naturale. Ma
non ci sono dubbi che, in larga misura, esso sia risultato
dall'applicate a un gruppo, per piccolo che fosse, lo statuto legale che nel passato delle nostre istituzioni era conferito a un gruppo molto vasto. Insomma, non si sbaglierebbe a rifiutare i termini di famiglia associata e famiglia
estesa:- semmai, la famiglia coniugale che merita di essere designata come famiglia ristretta.
Abbiamo visto che, quando attribuiamo alla famiglia
un limitato valore funzionale, essa tende a scomparire
persine sotto il livello del tipo coniugale. Invece, quando
la famiglia ha un grande valore funzionale, s realizza molto al di sopra di quel livello. La nostra cosiddetta famiglia coniugale universale corrisponde allora pi a un equilibrio instabile fra estremi che non a un bisogno permanente ed eterno derivante dalle necessit pi profonde
della natura umana.

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Finalmente, per completare il quadro, dobbiamo considerare i casi in cui la famiglia coniugale differisce dalla nostra, non tanto per una diversa quantit di valore funzionale, quanto perch il suo valore funzionale viene inteso
in modo qualitativamente diverso dalle nostre concezioni.
Come vedremo pi avanti, ci sono molti popoli per i
quali il genere di conuge da sposare molto pi importante del tipo di unione che essi realizzeranno insieme.
Questi popoli sono pronti ad accettare unioni che a noi
sembrerebbero non solo incredibili, ma in diretta contraddizione con gli intenti e i propositi connessi alla formazione di una famiglia. Per esempio i Cukci sibcriani,
non erano per nulla contrari al matrimonio fra una ragazza adulta, poniamo sulla ventina, con un marito bambino
di due o tre anni. Allora, la giovane donna, a sua volta resa madre da un amante autorizzato, avrebbe curato insieme suo figlio e il piccolo marito. Cosi pure i Mohave dell'America settentrionale avevano l'usanza opposta di un
uomo che sposava una bambina e la curava finch lei non
diventava abbastanza adulta da adempiere ai doveri coniugali: tali matrimoni erano considerati molto saldi, poich i sentimenti naturali fra marito e moglie erano rafforzati dal ricordo delle cure prodigate dal coniuge pi adulto all'altro. Questi sono casi del tutto eccezionali che si
spiegano in base a straordinarie anomalie mentali. Analoghi esempi potrebbero essere raccolti da altre parti del
mondo: America del Sud, sia tropicale che montuosa,
Nuova Guinea, ecc.
Infatti, gli esempi che abbiamo citato sinora rispettano, in larga misura, la dualit dei sessi, che noi pensiamo
sia un requisito del matrimonio e dell'edificazione di una
famiglia. Ma in alcune regioni dell'Africa, era consentito
a donne di alto rango di sposare altre donne e d permettere lorcr di generare figli valendosi dei servigi di amanti
maschili non riconosciuti, e la nobildonna era autorizzata a diventare il padre dei suoi bambini e a trasmettere
loro, conforme al prevalente diritto paterno, nome, condizione sociale e potere. Infine, esistono casi, certo meno
sorprendenti, in cui la famiglia coniugale era considerata
necessaria a procreare bambini ma non ad allevarli, poi-

LA FAMIGLIA

163

che ogni famiglia cercava di allevare i figli di un'altra (possibilmente di rango pi elevato) mentre i loro figli venivano prescelti da un'altra famiglia (talvlta prima della loro
nascita). Ci avveniva in alcune zone della Polinesia, mentre il baliatico, ossia l'usanza per cui un figlio veniva
affidato al fratello della madre perch lo allevasse, era comunemente praticata nella costa nordoccidentale dell'America come nelle societ feudali europee.
/ vincoli familiari.
Nel corso dei secoli ci siamo abituati alla morale cristiana che considera il matrimonio e la costruzione di una
famiglia il solo modo di evitare che la gratificazione sessuale sia peccaminosa. Questa connessione si rivelata esistere altrove in qualche caso isolato; ma non pu certo
dirsi frequente. Presso molti popoli, il matrimonio ha ben
poco a che fare con il soddisfacimento degli impulsi sessuali, poich l'assetto sociale vi provvede offrendo molte
opportunit che possono essere non solo esterne al matrimonio, ma addirittura in contraddizione con esso. Per
esempio, fra i Muria di Bastar, nell'India centrale, quando
viene la pubert, ragazzi e ragazze sono mandati a vivere
insieme in capanne comuni dove godono di un'ampia libert sessuale, ma dopo alcuni anni di questa tolleranza,
essi si sposano seguendo la regola che non permette loro
di unirsi con nessuno degli amanti adolescenti avuti sino
allora. Inoltre, data la piccolezza del villaggio, ogni uomo sposa una moglie da lui conosciuta negli anni giovanili
come l'amante del vicino (o dei vicini).
D'altra parte, se le considerazioni sessuali non sono
predominanti ai fini matrimoniali, le necessit economiche occupano dovunque il primo posto. Abbiamo gi mostrato che il matrimonio un bisogno fondamentale nelle
societ tribali a causa della divisione del lavoro fra i sessi.
La divisione del lavoro, come la forma della famiglia,
determinata pi da considerazioni sociali e culturali che
non da considerazioni naturali. Certo, in ogni gruppo umano, le donne generano i figli e ne hanno cura, e la pre-

104

LA FAMIGLIA

rogativa degli uomini consiste piuttosto nelle attivit venatorie e guerresche. Senonch, anche qui, ci toviamo di
fronte a casi ambigui : naturalmente gli uomini non generano mai bambini, ma in molte societ, come abbiamo visto con la couvade, essi si comportano come se li generassero. E c' una grande differenza fra il padre Nambikwara
che cura il suo bambino e lo pulisce quando si sporca, e
il nobiluomo europeo di non molti anni fa, al quale i figli
venivano presentati formalrnente ogni tanto, e altrimenti
restavano confinati nei quartieri delle donne finch non
fossero diventati abbastanza grandi da andare a cavallo e
tirare di scherma. Viceversa, le giovani concubine dei capi Nambikwara disprezzavano le attivit domestiche e
preferivano condividere le spedizioni avventurose dei mariti. Non affatto improbabile che una simile usanza, prevalente fra le trib sudamericane, dove una speciale classe di donne, mezze amanti e mezze aiutanti, non si sposavano, ma accompagnavano gli uomini sul sentiero di guerra, sia all'origine della famosa leggenda delle Amazzoni.
Quando consideriamo attivit meno fondamentali dell'allevamento dei bambini e della guerra, diventa sempre
pi difficile discernere fra le norme che governano la divisione del lavoro fra i sessi. Le donne bororo coltivano la
terra, mentre invece fra gli Zuni quest'attivit maschile;
a seconda delle trib, la costruzione della capanna, la fabbricazione del vasellame, la tessitura, possono essere prerogative dell'uno o dell'altro sesso. Perci occorre non
trascurare di distinguere il fatto della divisione del lavoro tra i sessi, che praticamente universale, dal modo in
cui i diversi compiti sono attribuiti all'uno o all'altro sesso; solo nel modo possiamo riconoscere la stessa predominante influenza dei fattori culturali, cio la stessa artificialit che presiede all'organizzazione della famiglia.
Anche qui ci imbattiamo nel problema che abbiamo incontrato poco fa: come mai le ragioni naturali, che potrebbero spiegare la divisione del lavoro fra i sessi, sembra non assumano una funzione decisiva, non appena abbandoniamo il solido terreno della specializzazione biologica della donna nella produzione dei bambini? Il semplice fatto che essa vari di continuo secondo la societ consi-

LA FAMIGLIA

165

derata dimostra che, per quanto riguarda la famglia, solo


la sua esistenza misteriosamente necessaria mentre la
forma in cui viene ad esistere del tutto irrilevante, almeno dal punto di vista di una necessit naturale. Sennonch, dopo aver considerato i diversi aspetti del problema, siamo ora in grado di cogliere alcune caratteristiche comuni che ci possono portare pi vicini a una risposta di quanto non lo fossimo all'inizio di questo capitolo.
Siccome la famiglia ci appare come una realt sociale positiva, forse la sola realt sociale positiva, siamo inclini a
definirla esclusivamente in base alle sue caratteristiche
positive. Ora bisognerebbe rilevare che, ogniqualvolta abbiamo cercato di definire che cosa sia la famiglia, ci implicava anche la definizione di ci che la famiglia non ,
e tali aspetti negativi possono essere altrettanto importanti degli altri. Per ritornare alla divisione del lavoro che
stavamo per l'appunto discutendo, quando si dichiara che
un dato sesso deve eseguire certi compiti, ci significa
che all'altro sesso proibito eseguirli. Da questo angolo,
la divisione sessuale del lavoro si riduce a un espediente
per istituire uno stato di reciproca dipendenza tra i sessi.
Lo stesso pu dirsi dell'aspetto sessuale della vita familiare. Anche se non vero, come abbiamo spiegato, che la
famiglia possa essere spiegata da ragioni sessuali, poich
per molte trib vita sessuale e famiglia sono ben lungi
dall'essere strettamente connesse come le nostre norme
morali impongono, esiste un aspetto negativo che molto
pi importante: la struttura della famiglia, sempre e_comunque, rende impossibili, o almeno illeciti, certi tipi di
relazioni sessuali.
In realt, le limitazioni possono variare in larga misura, secondo la cultura considerata. Nell'antica Russia, c'era un'usanza nota come snochacestvo in base alla quale il
padre aveva diritto al privilegio sessuale sulla giovane
moglie del figlio; un'usanza simmetrica stata osservata
in alcune regioni dell'Asia sudorientale, dove le persone
implicate sono il figlio della sorella e la moglie del fratello di sua madre. Noi stessi non abbiamo nulla da eccepire
di fronte al matrimonio di un uomo con la sorella di sua
moglie, pratica, questa, che la legge inglese considerava

l66

LA FAMIGLIA

incestuosa ancora verso la met del secolo scorso. Resta


vero che ogni societ conosciuta, passata o presente, proclama che, se la relazione marito-moglie, alla quale, come abbiamo visto, altre possono essere eventualmente aggiunte, implica diritti sessuali, ci sono per altre relazioni
pure derivate dalla struttura familiare, che rendono le relazioni sessuali inconcepibili, peccaminose o punibili penalmente. La proibizione universale dell'incesto determina, come norma generale, che persone considerate come
genitori e figli, o fratello e sorella, anche solo di nome,
non possono avere relazioni sessuali e ancor meno sposarsi fra di loro. Si sono registrati alcuni casi come nell'antico Egitto, nel Per precolombiano, e in alcune societ
dell'Africa, dell'Asia sudorientale e della Polinesia - in
cui l'incesto era definito molto meno rigorosamente che
in altri. Anche in quei casi, tuttavia, esisteva una regola,
in quanto l'incesto era permesso a un gruppo minoritario,
la classe dominante (con l'eccezione, forse, dell'antico Egitto, dove tale fenomeno era pi comune); d'altra parte,
non tutte le categorie di parenti stretti erano consentiti
come coniugi: per esempio, lo era la sorellastra, e la sorella vera era proibita; oppure, se lo era quella vera, ci
valeva per la maggiore, e sposare la pi giovane era incestuoso.
Ci manca qui lo spazio per dimostrare che, in questo
caso come precedentemente, l'usanza non si fonda su ragioni naturali. Gli studiosi di genetica hanno chiarito che
i matrimoni fra consanguinei, mentre danno cattivi risultati in una societ che li abbia coerentemente evitati in
passato, sarebbero molto meno pericolosi se la proibizione non fosse mai esistita, perch allora avrebbero ampiamente consentito alle dannose caratteristiche ereditarie di
diventare evidenti e di venire automaticamente eliminate
attraverso la selezione: questo infatti il sistema adottato dagli allevatori per migliorare la qualit dei loro capi.
Perci il pericolo dei matrimoni fra consanguinei non
tanto la ragione, quanto la conseguenza della proibizione
dell'incesto. Inoltre, siccome moltissime popolazioni primitive non condividono la nostra credenza nella nocivit
biologica dei matrimoni fra consanguinei, ma hanno teorie

LA FAMIGLIA

l6/

completamente differenti, la ragione del divieto dovrebbe


essere ricercata altrove, in modo pi coerente con le opinioni di tutta l'umanit in genere.
La vera spiegazione andrebbe ricercata in una direzione diametralmente opposta, e quanto abbiamo detto sulla
divisione sessuale del lavoro ci pu aiutare a formularla.
Abbiamo infatti chiarito come essa sia un espediente per
istituire una reciproca dipendenza fra i sessi in base a ragioni sociali ed economiche, onde viene nettamente stabilita la superiorit del matrimonio sul celibato. Ora, proprio come il principio della divisione sessuale del lavoro
stabilisce una mutua dipendenza fra i sessi, obbligandoli
in tal modo a perpetuarsi e a fondare una famiglia, cos la
proibizione dell'incesto stabilisce una mutua dipendenza
tra famiglie, obbligandole, per perpetuarsi, a dare origine
a nuove famiglie. La similarit dei due processi viene trascurata solo per uno strano abbaglio, dovuto all'uso di
due termini - divisione e proibizione - tanto dissimili fra
loro. Potremmo facilmente mettere in rilievo l'aspetto negativo della divisione del lavoro definendolo una proibizione di compiti; e, viceversa, mettere in evidenza gli aspetti positivi della proibizione dell'incesto definendola il
griricipio di divisione tra famiglie degli aventi diritto al
matrimonio. La proibizione dell'incesto infatti stabilisce
semplicemente che le famiglie (comunque siano esse definite) possono stabilire vincoli matrimoniali solo al loro
esterno e non al loro interno.
Ci rendiamo ora conto perch sia tanto erroneo cercare
di spiegare la famiglia in base a ragioni puramente naturali quali la procreazione, l'istinto materno e i sentimenti
psicologici che intercorrono fra uomo e donna e fra padre
e figli. Nessuno di questi fattori basterebbe a dare origine alla famiglia, e ci per un motivo abbastanza semplice: per tutta quanta l'umanit, il requisito assoluto alla
costituzione di una famiglia, la preliminare esistenza di
altre due famiglie, una che fornisca l'uomo e l'altra che
fornisca la donna, i quali, con il loro matrimonio, daranno luogo a una terza, e cosi via. In altri termini, ci che
rende l'uomo differente dall'animale, il fatto che, nell'umanit, non ci potrebbe essere famiglia senza societ:

l68

LA FAMIGLIA

senza, cio, una pluralit di famiglie disposte a riconoscere che ci sono altri legami oltre a quelli consanguinei, e
che il processo naturale di filiazione pu essere perseguito
solo attraverso il processo sociale d'imparentamento.
Come questa interdipendenza tra famiglie sia stata riconosciuta un altro problema, che non siamo in grado di
risolvere, perch non c' ragione di credere che l'uomo,
da quando emerso dalla condizione animale, non abbia
goduto di una forma basilare di organizzazione sociale,
che, per quanto riguarda i principi di fondo, non potrebbe essere essenzialmente diversa dalla nostra. Anzi, non
s insister mai abbastanza sul fatto che, se l'organizzazione sociale ha un inizio, tale inizio pu consistere solo
nella proibizione dell'incesto, poich, come abbiamo appena dimostrato, la proibizione dell'incesto , in fondo, una
sorta di rimodellamento delle condizioni biologiche di accoppiamento e di procreazione (che non conoscono regole,
come s pu vedere osservando la vita animale) che costringe a perpetuarsi solo in una intelaiatura artificiale di
tabu e di obblighi. In ci, e solo in ci, troviamo un passaggio dalla natura alla cultura, dalla vita animale alla vita
umana, e la possibilit di capire l'autentica essenza del loro articolarsi.
Come Tylor ha mostrato circa un secolo fa, la spiegazione ultima probabilmente che l'umanit si rese conto
molto presto che, per potersi liberare da una selvaggia lotta per l'esistenza, doveva scegliere molto semplicemente
fra lo sposarsi fuori, o l'essere ucciso fuori . L'alternativa era fra famiglie biologiche viventi a contatto e tendenti
a rimanere unit chiuse e autoperpetuantisi, sopraffatte
da timori, odi e ignoranze, e la sistematica instaurazione,
attraverso la proibizione dell'incesto, di vincoli intermatrimoniali fra loro, riuscendo cos a costruire, oltre agli
artificiali legami di parentela, una vera societ umana, nonostante l'influenza isolante della consanguineit, e persin in contrasto con essa. Possiamo perci capire meglio
come sia avvenuto che, sebbene non sappiamo ancora esattamente che cosa sia la famiglia, siamo ben consapevoli dei presupposti e delle norme pratiche che costituiscono le condizioni del suo perpetuarsi.

LA FAMIGLIA

169

I popoli cosiddetti primitivi hanno, in proposito, regole molto semplici e ingegnose che le dimensioni e la
fluidit tremendamente aumentate del nostro contesto sociale ci rende talvolta difficile capire.
Per essere sicuri che le famiglie non si racchiudano in
se stesse e che non costituiscano progressivamente tante
unit autosufficienti, noi ci accontentiamo di proibire il
matrimonio fra parenti stretti. La quantit d rapporti sociali che un dato individuo ha la possibilit di mantenere
al di fuori della sua ristretta sfera familiare abbastanza
grande da consentire buone probabilit che, in media, le
centinaia di migliaia di famiglie che costituiscono, a un
certo momento, una societ moderna, non si coagulino , se mi lecita l'espressione. Anzi, la maggiore libert possibile nella scelta del compagno (alla sola condizione che essa avvenga al di fuori del ristretto ambito familiare) assicura che le famiglie saranno mantenute in fluidit permanente, e che fra di esse prevarr un soddisfacente processo di continue mescolanze matrimoniali, dando
luogo cosi a una trama sociale omogenea e bene intessuta.
Le condizioni sono completamente diverse nelle societ cosiddette primitive: in esse, la cifra globale della popolazione piccola, sebbene possa variare da poche dozzine ad alcune migliaia di componenti. Inoltre la fluidit
sociale molto bassa, e solo pochissime persone hanno la
possibilit, nell'intero corso della loro esistenza, di conoscerne altre che non siano quelle residenti entro i limiti
del villaggio, del territorio di caccia, ecc., bench sia vero
che molte trib abbiano cercato di favorire le occasioni di
contatti pi vasti, per esempio durante feste, cerimonie
tribali, ecc. Persine in questi casi, tuttavia, le possibilit
sono limitate al gruppo tribale, perch molti popoli primitivi ritengono che la trib sia una specie d vasta famiglia, e che le frontiere dell'umanit coincidano con il limite di estensione dei vincoli tribali.
In tali condizioni, dovrebbe essere ancora possibile assicurare la fusione delle famiglie entro una societ bene
amalgamata, usando procedimenti simili ai nostri, vale a
dire una pura e semplice proibizione del matrimonio fra
parenti senza una forma di prescrizione positiva, come ad

I/O

LA FAMIGLIA

esempio chi si dovrebbe correttamente sposare, e dove.


L'esperienza dimostra tuttavia che questo avviene solo in
piccole societ, e a condizione che le minuscole dimensioni del gruppo e la mancanza di mobilit sociale sia compensata da una notevole estensione della sfera dei gradi
proibiti. Cos, dovrebbe essere vietato sposare non solo
la sorella o la figlia, ma qualsiasi donna con cui possano
essere reperiti rapporti di consanguineit, per quanto remoti essi siano. Gruppetti minuscoli di basso livello culturale e dall'organizzazione politica e sociale non ben definita, come alcune isolate trib nordamericane e sudamericane, ci forniscono esempi di questa soluzione.
Comunque, la grande maggioranza dei popoli primitivi
ha escogitato un altro metodo per risolvere il problema.
Invece di limitarsi a un processo statistico, fondato sulla probabilit che, stabiliti certi divieti, risulti spontaneamente un soddisfacente equilibrio di scambi tra famiglie
biologiche, hanno preferito inventare norme che ogni individuo e famiglia dovrebbe seguire scrupolosamente, e
dalle quali sorga una data forma di mescolanza, sperimentata come soddisfacente.
Quando ci avviene, Finter campo della parentela diventa teatro di un gioco complicato, e i termini di parentela vengono usati per distribuire tutti i membri del gruppo in categorie diverse, in quanto norma che la categoria
dei genitori definisca sia direttamente che indirettamente
la categoria dei bambini, e che membri del gruppo, a seconda della categoria a cui appartengono, possano o non
possano sposarsi. Lo studio di queste norme di parentela
e di matrimonio costituisce uno dei capitoli pi difficili e
complessi della moderna antropologia. Evidentemente popoli ignoranti e selvaggi sono stati capaci di escogitare
sul piano fantastico codici ingegnosi che talvolta richiedono, per poterne capire il funzionamento e gli effetti, i migliori logici e persine i migliori matematici disponibili
nella civilt moderna. Ci limiteremo perci a spiegare i
principi pi grezzi che s'incontrano con maggiore frequenza.
Uno di questi indubbiamente la cosiddetta regola di
matrimonio fra cugini incrociati, che stata adottata da

LA FAMIGLIA

I/I

innumerevoli trib in tutto il mondo. questo un sistema


complesso secondo il quale i parenti collaterali si dividono in due categorie fondamentali: i collaterali paralleli , quando le relazioni di parentela possono essere tracciate attraverso due fratelli dello stesso sesso, e collaterali incrociati , quando la relazione di parentela tracciata attraverso due fratelli di sesso opposto. Per esempio,
mio zio paterno un parente parallelo e cos mia zia materna; mentre lo zio materno e la zia paterna sono parenti
incrociati. Analogamente, i cugini imparentati attraverso
due fratelli o due sorelle, sono cugini paralleli; e quelli
che sono imparentati attraverso un fratello e una sorella
sono cugini incrociati. Nella generazione dei nipoti, se io
sono un uomo, i figli di mio fratello saranno i miei nipoti
paralleli, mentre quelli di mia sorella saranno i miei nipoti incrociati.
Ebbene, il fatto pi sorprendente di questa distinzione
che, praticamente, tutte le trib che la fanno, sostengono che i parenti paralleli sono la stessa cosa di quelli pi
stretti dello stesso livello di generazione: il fratello di mio
padre un padre , la sorella di mia madre una madre; i miei cugini paralleli sono per me come fratelli o
sorelle; i miei nipoti paralleli sono come figli. Il matrimonio con uno di questi parenti sarebbe incestuoso e di conseguenza proibito. D'altra parte, i parenti incrociati sono designati da speciali termini, e fra loro, preferibilmente, ciascuno dovrebbe trovare il proprio compagno. Tant' vero che, molto spesso, esiste un unico termine per
designare il cugino incrociato e il coniuge. Quale
pu essere la ragione di un'asserzione, identica in centinaia di trib differenti dell'Africa, dell'Asia, dell'America e dell'Oceania, secondo la quale non si dovrebbe sposare la figlia del fratello del padre, poich ci significherebbe sposare la propria sorella, mentre il miglior coniuge
concepibile sarebbe la figlia del fratello della madre, vale
a dire un parente che, su un piano puramente biologico,
altrettanto stretto del primo?
Ci sono persine trib che, quanto a sottigliezze di distinzioni, vanno ancora pi in l. Alcune ritengono che
dovrebbero sposarsi non i cugini incrociati in generale,

1/2

LA FAMIGLIA

ma solo i cugini incrociati di secondo o terzo grado (ossia


i figli dei cugini incrociati); altre, e questo senz'altro il
caso pi frequente, non si appagano della semplice distinzione fra cugini incrociati e paralleli, ma suddividono i cugini incrociati in sposabili e no. Per esempio, sebbene la
figlia del fratello della madre sia, secondo le precedenti
definizioni, una cugina incrociata n pi n meno della figlia della sorella del padre, esistono in India trib, confinanti fra loro, che credono che una sola delle due ora
l'una, ora l'altra, secondo la trib - possa essere una sposa conveniente,.e che al peccato di sposare l'altra sia preferibile la morte.
Tutte queste distinzioni (a cui se ne potrebbero aggiungere altre) a prima vista sono bizzarre, perch non possono essere spiegate su basi biologiche o psicologiche. Ma,
se teniamo conto di quanto abbiamo spiegato nel paragrafo precedente, ovverosia che le proibizioni matrimoniali
hanno l'unico fine di stabilire dipendenze reciproche fra
famiglie biologiche, allora tutto diventa chiaro. Infatti
questi complicati sistemi di regole e di distinzioni non sono nient'altro che i processi secondo i quali, in una data
societ, ogni famiglia si contraddistingue rispetto alle altre per stare al gioco del matrimonio.
Consideriamo brevemente le regole del gioco. Siccome
le societ cercano di mantenere la loro identit nel tempo,
ci deve essere in primo luogo una regola che fissa la condizione sociale dei figli in base a quella dei loro genitori.
La pi semplice regola possibile a tal fine, e di gran lunga
la pi frequentemente adottata, quella in genere definita
di discendenza unilineare, vale a dire che i bambini acquistano o la condizione del padre (discendenza patrilinea] o quella della madre (discendenza matrilinea}. Pu
anche darsi il caso che vengano prese in considerazione sia
la condizione sociale paterna che quella materna, e che entrambe concorrano a definire una terza categoria in cui
collocare i bambini. Per esempio, il figlio di un padre appartenente alla condizione A e di una madre appartenente
alla condizione B, apparterrebbe alla condizione C; e alla
condizione D, se il padre a essere B, e la madre A. Allora, C e D si sposeranno fra loro e genereranno figli A o B

LA FAMIGLIA

173

secondo il sesso, e cos via indefinitamente. Chiunque con


un po' di tempo a disposizione pu escogitare regole del
genere, e sarebbe davvero sorprendente se non si potesse
trovare almeno qualche trib in cui ogni regola venga effettivamente applicata.
Definita la regola della discendenza, il secondo problema quello di sapere in quanti gruppi esogamici sia divisa
la societ presa in esame. Un gruppo esogamico quello
al cui interno il matrimonio proibito, e che, di conseguenza, richiede almeno un altro gruppo esogamico con il
quale possa scambiare i figli o le figlie a scopi matrimoniali. Tra noi i gruppi esogamici si identificano con le famiglie ristrette, cio sono straordinariamente numerosi, e
ci ci consente di basarci sulla probabilit. Nelle societ
primitive, invece, tale numero di solito molto inferiore,
sia perch il gruppo stesso pi piccolo sia perch i legami familiari sono molto pi ramificati che da noi. La nostra prima ipotesi sar la pi semplice: siano due gruppi
esogamici A e B, di discendenza unilineare . In tal senso la sola soluzione sar che gli uomini di A sposino le
donne di B, e gli uomini di B sposino le donne di A. Sar
tipica allora l'eventualit che due uomini, rispettivamente A e B, si scambino le loro sorelle in modo da poter avere una moglie ciascuno. Baster che il lettore prenda una
matita e un foglio di carta per tracciare la genealogia teoretica che sar il risultato di questa sistemazione. Qualunque sia la regola di discendenza, i fratelli e cugini paralleli apparterranno sempre alla stessa categoria, mentre i
cugini incrociati di qualsiasi genere apparterranno alle categorie opposte. Perci, solo i cugini incrociati (se stiamo
al gioco con 2-4 gruppi) o i figli di cugini incrociati (se
stiamo al gioco con 8 gruppi; con 6 in un caso intermedio)
potranno seguire la regola iniziale per cui gli sposi debbano appartenere a gruppi opposti.
Sinora abbiamo considerato l'ipotesi che i gruppi siano
in numero pari: 2, 4, 6, 8. Quanto sopra, dunque, vale
solo per tali numeri. Che cosa succeder, allora, se la societ formata da un numero dispari di gruppi in relazione di scambio?
In base alla regola precedente, ci sar un gruppo che ri-

1/4

LA FAMIGLIA

marra isolato, senza un partner con cui stabilire una relazione di scambio. Donde l'esigenza di regole addizionali,
che potranno essere utili qualunque sa il numero degli
elementi, pari o dispari.
Ci sono due modi di risolvere la difficolt. Lo scambio
pu o rimanere simultaneo e diventare indiretto, o rimanere diretto e diventare consecutivo. Il primo tipo quello in cui il gruppo A da le proprie figlie in moglie al gruppo B, B a C, C a D, D a n... e finalmente n ad A. Quando
il ciclo chiuso, ogni gruppo ha dato una donna e ne ha
ricevuta una, sebbene il gruppo a cui l'ha data non sia
quello stesso da cui l'ha ricevuta. In tal caso si pu dimostrare con carta e matita che, per ciascun componente, i
cugini paralleli appartengono sempre al proprio gruppo
come i fratelli e le sorelle, e non possono di conseguenza
essere sposati senza trasgredire la norma. Quanto ai cugini incrociati, sorger una nuova distinzione: la cugina incrociata materna (cio la figlia del fratello della madre)
apparterr sempre al gruppo sposabile (A a B, B a C, ecc.)
mentre la cugina incrociata paterna (la figlia della sorella
del padre) apparterr al gruppo opposto (cio a quello a
cui il mio gruppo da mogli, ma da cui non ne riceve: B
ad A, C a B, ecc.).
L'alternativa sarebbe quella di mantenere lo scambio
diretto, ma in generazioni consecutive: per esempio A riceve una moglie da B, e restituisce ad A la figlia nata da
quel matrimonio perch diventi la sposa di un uomo A
della generazione successiva. Se noi elenchiamo i nostri
gruppi nella serie A, B, C, D, ..., la sistemazione generale sar allora la seguente: ogni gruppo, ad es. C, in una
generazione da a D e riceve da B; nella generazione successiva, C ripaga B e viene ripagato da D, e cos di seguito, all'infinito. Anche qui il lettore paziente si render
conto che i cugini incrociati sono distinti in due categorie, ma stavolta in modo rovesciato: per un uomo, la compagna ideale sar sempre la figlia della sorella del padre:
mentre la figlia del fratello della madre sar sempre nella
categoria sbagliata .

LA FAMIGLIA

175

Questi sono i casi pi semplici. In tutto il mondo esistono ancora sistemi di parentela e regole matrimoniali
per le quali non si sono ancora trovate interpretazioni
soddisfacenti; tra gli altri, il sistema degli Ambrym nelle
Nuove Ebridi, quello dei Murngin dell'Australia nordoccidentale, e l'intero complesso nordamericano conosciuto
come il sistema di parentela Crow-Omaha. sicuro, comunque, che per spiegare questi e altri sistemi di regole,
si deve procedere come abbiamo mostrato qui, interpretando cio i sistemi di parentela e le regole matrimoniali
come applicazioni di quel giucco singolare che consiste,
per gruppi consanguinei di uomini, nello scambiarsi le
donne, cio nel costruire nuove famiglie con pezzetti di
quelle precedenti, che dovranno perci essere frantumate.
Le lettrici di questo saggio, che potranno rimanere turbate nel vedere il genere femminile trattato come una merc sottoposta a transazioni fra operatori maschili, possono
consolarsi tenendo conto che le regole del gioco rimarrebbero inalterate se decidessimo d considerare gli uomini come oggetti d scambio per gruppi di donne. Infatti,
qualche rara societ di tipo matrilineo molto pronunciato,
ha tentato entro certi limiti di articolarsi in questo modo.
Ed possibile accontentare entrambi i sessi con una formulazione ancora diversa dal gioco (ma in questo caso un
tantino pi complicata), per la quale si potrebbe dire che
gruppi consanguinei, composti sia di uomini sia di donne,
sono impegnati nel reciproco scambio di vncoli di parentela.
La conclusione importante da ricordare che la famiglia ristretta non pu essere considerata n un elemento
n un prodotto del gruppo sociale. Piuttosto il gruppo
sociale che pu cominciare a instaurarsi in contrasto, e fino a un certo punto in accordo, con la famiglia, poich,
per poter mantenere la societ nel tempo, le donne devono procreare figli e beneficiare della protezione maschile
mentre sono impegnate nel parto e nell'allattamento, e
poich sono necessari precisi insiemi di regole per perpetuare attraverso le generazioni il modello fondamentale
del tessuto sociale. Eppure, la principale preoccupazione

1/6

LA FAMIGLIA

sociale riguardo la famiglia non di proteggerla o di rafforzarla: si manifesta semmai in un atteggiamento di diffidenza, in un rifiuto del suo diritto di esistere isolata in
permanenza; alle famiglie circoscritte consentito di vivere per un periodo limitato di tempo, lungo o breve secondo il caso, ma alla rigorosa condizione che i suoi elementi costitutivi siano incessantemente spostati, offerti,
richiesti, ceduti o restituiti, in modo che famiglie circoscritte possano essere create senza fine oppure eliminate.
In tal modo, la relazione tra il gruppo sociale nel suo insieme e le famiglie circoscritte di cui risulta costituito,
non statica, come quella fra il muro e i mattoni che lo
compongono. piuttosto un processo dinamico d tensione e opposizione con un punto d'equilibrio estremamente
diffcile da trovare, poich la sua esatta localizzazione
sottoposta a infinite variazioni che dipendono dal tempo
e dalla societ. Ma le parole delle Scritture Lascerete padre e madre formulano la regola fondamentale per la costituzione e per il funzionamento di qualsiasi societ.
La societ appartiene all'ambito della cultura mentre la
famiglia l'emanazione, a livello sociale, di quei requisiti
naturali senza i quali non ci potrebbe essere la societ, n,
in fondo, il genere umano. Come ha detto un filosofo del
secolo xvi l'uomo pu vincere la natura solo conformandosi alle sue leggi. Perci la societ deve dare alla famiglia un quid di riconoscimento. E non sorprendente che,
come anche i geografi hanno notato in merito all'uso delle risorse naturali della terra, la maggior dose di arrendevolezza alle leggi naturali sia pi facile trovarla ai due estremi della scala culturale: tra i popoli pi semplici come tra quelli pi civili. In effetti, i primi non sono in grado di pagare il prezzo di una eccessiva deviazione, mentre
i secondi hanno gi sbagliato e sofferto abbastanza da capire che Tarrendevolezza la miglior politica. Ci spiega
perch, come abbiamo notato, la piccola, relativamente
stabile, famiglia monogamica ristretta, riceva i maggiori
riconoscimenti, tra le popolazioni pi primitive e nelle societ moderne, che non in quelli che noi possiamo chiamare (per ragioni di argomento) i livelli intermedi. Si tratta
solo, comunque, di un superficiale mutamento del punto

LA FAMIGLIA

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di equilibrio tra natura e cultura, e non intacca il quadro


generale offerto in questo capitolo. Quando si viaggi lentamente e faticosamente, le fermate dovrebbero essere
lunghe e frequenti. E quando qualcuno ha la possibilit di
viaggiare spesso e in fretta, costui o costei dovrebbe anche, sebbene per ragioni differenti, prospettare di fermarsi
e di riposare frequentemente. Pi sono le strade, e pi
probabile trovare incroci. La vita sociale impone alle stirpi
consanguinee dell'umanit un incessante andirivieni, e la
vita familiare poco altro che l'espressione del bisogno di
rallentare il passo agli incroci e approfittarne per riposare.
Ma gli ordini sono di continuare a marciare. E la societ
non pu dirsi costituita dalle famiglie come un viaggio
non costituito dai viaggiatori in sosta che lo interrompono con tappe discontinue. Essi sono nello stesso tempo
la sua condizione e la sua negazione.