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Tra Diocleziano e Costantino : lo stato

riformato
Il periodo inaugurato da Domiziano anche detto dominato, in quanto la figura del
principe assume connotati autocratici, che lo rendono simile ad un dominus nei
confronti dei propri sudditi.
Non a caso in molti documenti ufficiali dellepoca (iscrizioni, monete) egli viene
chiamato dominus noster.
Questo cambiamento pu essere spiegato se si pensa che ormai lelezione del sovrano
era legata agli arbitri dellesercito. La popolazione, inoltre, era sempre pi sfruttata
dalla politica fiscalistica degli ultimi imperatori, costretti a pagare sempre pi alte
spese militari.
Si ebbe ad ogni un modo periodo di sperimentazione istituzionale, che non occup solo
il III secolo d.C, ma mostr alcuni segnali gi a partire dallultima et antoniniana,
quando si rese necessaria una soluzione diarchica (marco Aurelio e Lucio Vero) e
sconvolgenti effetti furono arrecati dalla peste e dalle incursioni dei Quadi e dei
Marcomanni.
Due problemi si ponevano per il nuovo imperatore , eletto nel 284 d.C :
-

La successione imperiale

La sicurezza delle frontiere

Il primo problema nasceva con let di Augusto, che divenuto nuovo princeps,
fondatore di una monarchia che egli fece apparire come continuazione della vecchia
repubblica, non aveva pensato a codificare il sistema della successione. Nel corso
dellet imperiale si attuarono successioni secondo criteri dinastici e meritocratici, per
scelta del senato o degli eserciti.
Per quanto riguarda il secondo problema, dopo il relativo periodo di pace dei primi due
secoli, frequenti sconfinamenti dei barbari avevano minacciato la saldezza dellimpero
e avevano costretto ad un controllo pi attento dei territori sottoposti a questi
attacchi.
A tal fine Diocleziano provvide a dividere il controllo dellimpero con altri. dopo essersi
associato al potere Massimiamo nel 285 d.C, gli confer il titolo di augusto. A questa
prima fase diarchica segu la soluzione tetrarchica, infatti nel 293 d.C ciascun
augusto nomin un proprio Cesare : Diocleaziono Galerio, Massimiano Costanzo Cloro.
Questa suddivisione segn diverse regioni di potere, un Oriente sotto la guida di
Domiziano e di Galerio, un Occidente di Massimiamo e Costanzo Cloro. Gli ufficili che
governavano erano tutti illirici ed erano legati fra loro da vincoli di profonda lealt.
Giuridicamente i loro legami furono sanciti con un matrimonio, per cui Costanzo spos
Teodora, la figliastra di Massimiano, Galerio spos Valeria, la figlia di Diocleziano.
La soluzione divisionista fu garanzia di vittorie militari : Diocleaziano soffoc una
rivolta in Egitto, Galerio vinse i Goti sul basso Danubio, Massmiiamo ebbe la meglio su
una ribellione di indigeni in Mauretania.
Per fini strategici la capitale fu spostata da Roma in quattro centri fortificati, in
promissit dei confini dellimpero. Si trattava dei luoghi di residenza di ciascun

augusto. Si parla, anche se impropriamente, di capitali tetrarchice : Nicomedia


(Diocleziano), Sirmio (Galerio, Milano ( Massimiamo), Treviei (Costanzo Cloro).
Tutto ci comport un processo di detronizzazione, per cui Roma smetteva di essere la
sede dellimperatore, e uscendo fuori dall ambito della elezione imperiale, non
rischiava pi di essere un focolare di rivolte e usurpazioni.
Gli ufficiali e i burocratici che seguivano limperatore nelle province possono essere
paragonati ad una corte itinerante.
Dal punto di vista dei costumi Diocleziano cerc di rinsaldare il culto delle antiche
divinit pagane, in particolare di Giove Ottimo Massimo. Non un caso se si fece
chiamare Giovio, mentre il suo collega, ,scelto come nume tutelare Ercole, Erculeo.
Da un lato dunque assistiamo ad un forte conservatorismo, dallaltro notiamo la
tendenza di questi imperatori a farsi rappresentare come semi-divinit.
Il cristianesimo torn ad un essere capro espiatorio, contro cui gli imperatori, frustrati
dalle continue sonfitte militari, potevano sfogarsi. La spiegazione pi frequente delle
sconfitte che i Romani si davano che era venuta meno la pax deorum, a causa della
presenza di alcuni cittadini che, professando una fede diersa da quella pagana, non
facevano sacrifici agli dei.
La persecuzione fu sancita da quattro editti, che miravano non solamente a eliminare
le gerarchie ecclesiastiche, come Decio e Valeriano avevano gi tentato di fare, ma
anche a sterminare lintera comunit cristiana. Si trattava di un provvedimento che
doveva aumentare le casse dellimpero, in quanto, fra le varie misure, imponeva la
confisca dei patrimoni delle comunit cristiane.
Desta stupore quanto succede nel 1 maggio 305 d.C, nel corso di due cerimonie
parallele a Nicomedia e Milano : Diocleziano e Massimiano abdicano ufficialmente.
Forse che erano provati da una malattia o dalla depressione, forse che volevano
provare se il nuovo meccanismo di successione funzionasse, non possiamo saperlo.
Entrambi si ritirarono a vita privata, Diocleziano a Spalato, Galerio in Italia
meridionale.
I loro successori furono Flavio Severo, cui fu data lItalia e lAfrica, e Massimino Daia,
che ebbe il governo delle province orientali.
Il principio utilizzato fu quello della scelta del migliore, in particolare di colui che aeva
dimostrato il maggior valore militare. Ci avvenne a scapito del principio dinastico.
Il problema si present, per, quando Costanzo Cloro mor a York e le legioni
britanniche, legate ancora al criterio di successione dinastica, elessero il figlio Flavio
Valerio Costantino. Questultimo viene nominato cesare, mentre Flavio Severo sale al
rango di Augusto.
Intanto a Roma veniva acclamato come imperatore Massenzio, figlio di Massimiano..
Massenzio e Massimiano sconfissero Flavio Severo e al suo posto i tetrarchi
nominarono Valerio Liciniano Licinio.
La conferenza di pace nel 308 d.C in Pannonia non serv, perch gli scontri
continuarono finch, nella battaglia definitiva del 312 d.C, svoltasi a Saxa Rubra, un
po pi a nord del Ponte Milvo, le truppe di Costantino non prevalsero su quelle di
Massenzio.

Questo episodio famoso in quanto si narra che Costantino aveva fatto scrivere sugli
scudi dei soldati la lettera greca X, iniziale di Cristo. La decisione era stata ispirata da
una visione. Il giorno prima, infatti, il principe aveva visto in cielo il segno luminoso
di una croce che recava liscrizione In hoc signo vinces. Durante la notte sogn che
Cristo gli ammoniva di far incidere la scritta sugli scudi nella battaglia del giorno dopo.
Costantino era propenso a venerare culti monoteisti, come quelo del Dio Sole e nel
310 d.C aveva assistito ad unapparizione di Apollo : questi dati comproerebbero la
sua conversione al cristianesimo. Biogna ricordare, infine, che per celebrare il proprio
trionfo, egli non offr non depose la solita offerta di ringraziamento al l tempo di Giove
Ottimo Massimo, ma fece costruire un arco a tre fornici nelle vicinanze del Colosseo.
Nel 313 Costantino, insieme al collega Licinio, eman un editto, che passer alla storia
con il nome di editto di Milano, con lintenzione di garantire la libert di culto
nellimpero. Latteggiamento tollerante del nuovo imperatore derivava, sempre, dalla
necessit di ottenere la pax deorum, includendo fra le variet divinit da venerare,
anche il dio dei cristiani.
La condivisione del potere con Licinio fu problematica e nel 317 d.c un trattato di pace
doveva giungere come soluzione finale alla questione : si associavano al comando
dellimpero tre giovani cesari , Crispo, Liciniano e Costantino II.
La scelta dipese da criteri dinastici. Nel 324 d.C a Crisopoli Licinio venne
definitivamente sconfitto.
Costantino, rimasto lunico sovrano, convoc nel 325 d.C il primo concilio ecumenico,
in cui stabiliva ufficialmente la condanna delleresia ariana (concilio di Nicea).
Loccasione della convocazione del concilio, finalizzato alla risoluzione di problemi
dottrinali, gli forn la motivazione per dichiararsi vescovo di quelli di fuori, ovvero
guida dei laici.
Per motivi a noi sconosciuti Fausta e Crispo, moglie e figlio maggiore dellimperatore,
furono uccisi. Nel 317 d.C dei cesari nominati era sopravissuto solo Costantino II, al
quale limperatore affianc suo secondogenito Costanzo II.
Dal 326 al 333 d.C gli unici cesari in carica erano Costantino II e Costanzo II, ma nello
stesso anno fu aggiunta alla coppia la figura di Costante, il fratello minore. I formava
cos il vecchio governo a quattro, anche se il vero potere rimaneva nelle mani di
Costantino.
Egli, nel 330 d.C, spost la capitale dellimpero a Costantinopoli, fondata sul sito
dellantica Bisanzia. La scelta era legata a motivazioni strategiche : poco distante da
Nicomedia, la citt garantiva uno sbocco nel Mediterraneo ma anhe il controllo delle
zone balcaniche.
Costantinopoli poi, come Roma, era costruita su sette colli e circondati da un pomerio.
In essa abbandonavano chiese cristiane, mentre lunico edificio pagano che vi si
trovava era il tempio dedicato alla Dea Fortuna.
Gli ultimi anni del governo furono importanti per Costantino, che sonfisse i Goti lungo il
basso Danubio e con loro stabil un trattato. Nella spedizione militare contro i persiani,
per perse la vita, quando ancora si trovava a Nicomedia, non prima per di aver
ricevuo il battesimo da Eusebio.
Costantino dunque govern dal 284 al 337 d.C, per una durata simile a quella
dellimpero di Augusto, il pi lungo in assoluto.

Fra le numerose riforme risalenti a questo periodo, a citata quella dellesercito che fu
riorganizzato e dotato di unit militari e mobili, pi precisamente di vessillazioni,
che erano unit di pronto intervento, che dovevano reagire alle improvvise incursioni
dei nemici. A questi reparti si aggiungeva il corpo di fanteria, composta dai giovani e
dagli ercoliani, cos chiamati per i loro numi protettori. Linsieme di queste truppe
costituiva il nucleo dei comitatensi (comitatenses).
Quelle truppe che invece risiedavano stabilmente in zone dellimpero erano dette
limitanei (limitanei, da limes) ed erano guarnigioni di prima linea, che dovevano
controllare le infilitrazioni nemiche.
La tendenza di Costantino fu quella di privilegiare gli eserciti mobili, pi funzionali al
nuovo clima di guerra. Nella stessa direzione si mosse quando nel 312 d.C abol le
coorti dei pretoriani, che non solo erano inutili, visto che Roma aveva smesso di essere
la <culla> dellimpero, ma organizzavano spesso rivolte dando sostengo ad
usurpatori. I pretoriano furono sostiuiti dai palatini (guardiani dei palazzi).
Bisogna notare un generale imbarbarimento delle truppe, in cui figuravano, appunti,
numerosi abitanti delle nuove province, non ancora del tutto romanizzate, militanti
non pi solo nelle truppe ausiliare, ma anche nei reparti dellesercito, con i
comitatensi.
Nuovi sistemi di esazione fiscale furono escogitati, e venne introdotto un metodo
universale di riscossione dei tributi, che si basava su unit astratta, dette capita.
Venivano valutate, cio, tutte le propriet del cittadino, compresa la sua manodopera
e il tipo di coltivaione applicato al terreno. In questo mondo non solo si garant un
bilancio di previsione, ma anche lItalia, che prima era rimasta formalmente esente
dalle imposte fondiarie, venne coinvolto nel sistema.
Il popolo era gravato non solo da imposte ordinarie, ma anche da imposte
straordinarie, legate ad occasioni particolari (come gli anniversari della proclamazione
degli imperatori). Era un forma di tassazione addizionale, a cui si aggiungevano i
pagamenti in natura effettuati dagli abitanti locali, che ospitavano le legioni romani e
offrivano loro del foraggio e degli alloggi.
Fra le varie tasse introdotte da Costantino va ricordata quella del crisargiro, che
colpiva le principali forme di commercio. Obiettivo delimperatore fu anche eliminare
linflazione attraverso una riforma monetaria. La moneta doro, introdotta da
Diocleziano, dal titolo molto elevato, sub un processo d i svalutazione con Costantino,
che la chiam solido. Questo tipo di moneta sar utilizzato fino allet bizantina.
Unaltra iniziativa economica rappresentata dalleditto dei prezzi, un editto-calmiere,
emanato nel 301 d.C, con cui si stabiliva il prezzo massimo dei prodotti. Leditto, che
testimoniato da iscrizioni epigrafiche, denuncia un grado generalizzato di povert, in
cui la popolazione, sottoposta per altro a tase e a spese per affitto, abbigliamento,
vitto.
I tetrarchi pensarono anche ad una riforma amministrativa e divisero limpero in 100
province e in 12 diocesi. Le diocesi erano zone interne alle province, dove un
funzionario, chiamato vicario, effetttuava la raccolta delle imposte. In Italia erano due
vicariati : quello dellItalia Annonaria a Nord e al centro sud quello dellItalia
Suburbicaria.
Le dodici diocesi erano raggruppate, a loro volta, in quattro regioni geografiche,
chiamate prefetture del pretorio, vigilate dai cosdetti prefetti del preterio, che
provenivano dal ceto senatorio. Questi avevano incombenze civili, e venivano inseriti,

per scelta dellimperatore, nel vasto e articolato programma burocratico legato


allamministrazione dellimperio.
Un potere visto sempre pi come assoluto e autocratico comport una graduale
orientalizzazione ideologica, per cui nelle corti imperiali cominciarono ad apparire
membri del personale subalterno, fra cui i cubiculari, incaricati della custodia della
stanza dellimperatore. Una pratica, diffusasi in questo periodo, era quella
delladorazione della porpora, che consisteva nelle genuflessione dei sudditi davanti
allimperatore.
Lantico gabinetto del principe prese il nome di concistorio : i suoi memri dovevano
rimanere in piedi (consisto = sto in piedi) in segno di venerazione. Il re venivao
chiamato spesso con nomi di virt astratte : Serenitas Nostra, Maiestas Nostra,
Aeternistas Nostra.

Capitolo 22 : verso la divisione : l'impero nel IV secolo d.C


Alla morte di Costantino gli succedettero i tre figli, Costantino II, Costante, Costanzo II.
Il primo aveva il governo delle province occidentali (Britannia Gallia e Spagna), il
secondo dell'Italia,l'Africa e la Pannonia, il terzo dell'Oriente.
Si trattava di un governo collegiale, che prevedeva una divisione territoriale
dell'impero. La novit che prevalse il principio dinastico, e non quello
precedentemente stabilito da Diocleziano, basato sulla scelta del migliore.
Varie lotte fratricide macchiarono questo governo, prima con l'uccisione di Costantino
II nel 340 d.C, condannato alla damantio memoriae dal fratello attentato Costante.
Per un certo periodo Costante, che aveva inglobato i territori di Costantino II, e
Costanzo II condivisero il potere, seguendo tuttavia una diversa politica religiosa.
Costante infatti aveva aderito alla dottrina stabilita dal concilio di Nicea ed era dunque
un rigoroso cattolico. Il collega, differentemente, era un ariano, cio negava la
consustanzialit di Cristo con il Padre e lo Spirito Santo.
Nel 350 d.C Costante fu assassinato e al suo posto fu eletto l'ufficiale delle legioni
britanniche in rivolta, ovvero Magnenzio. Costui cerc di attuare una politica pi
tollerante nei confronti dei pagani, perseguitati dal suo predecessore, ma fu vinto da
Costanzo II nella battaglia di Mursa del 351 d.C.
Nel 353 d.C Magnenzio fu definitivamente sconfitto in Gallia, si suicid, e Costanzo II
divenne unico imperaore. In un primo tempo si associ al potere il cugino Gallo, ma
anche questi venne ucciso poco dopo e l'imperatore dovette associarsi l'ultimo
sopravvissuto della famiglia, ovvero l'altro suo cugino Giuliano.
Nominato Cesare nel 355 d.C Giuliano ebbe la meglio sugli Alemanni, ma fu costretto a
stringere un accordo con i Franci, ai quali cedette alcuni territori. Nel 360 d.C le truppe
lo placlamarono augusto, e ci sarebbe stato la molla scatenante di un futuro scontro
con Costanzo II, che per mor improvvisamente un anno dopo.
Giuliano noto come ''restitutor Romanae religionis'', cio come quell'imperatore che
cerc di ripristinare i culti della religione pagana. Le motivazioni alla base di questa
sua fede religiosa possono essere diverse : sappiamo che egli fu educato da maestri
pagani, che gli trasmisero i valori della civilt greco-romana, e che doveva essere
rimasto deluso dalle frequenti lotte consanguinee che avevano sconvolto la dinastia
dei Costantini.

L'adesione alla religione pagana, cui giunse dopo un percorso sofferto e un


avvicinamento alla filosofia neoplatonica (al culto del Sole in particolare), gli valse il
nome di ''apostata'' (colui che ha abbandonato la religione cristiana). La sua politica
anticristiana non si manifest con persecuzioni violente ma con l'esclusione e la
marginalizzazione della comunit di credenti dai settori pubblici e dall'incarico
dell'insegnamento.
Erano tempi inadeguati per un ritorno al paganesimo, che sopravvisse a lungo nelle
zone rurali, ma che era stato abbandonato da una buona parte della popolazione,
convertitasi al cristianesimo. Gioviano, il successore di Giuliano, morto nel 363 d.C in
una campagna militare contro i Parti, si fece promotore di una politica di tolleranza e
restitu alla Chiesa i diritti negati.
A Gioviano, morto nel 364 d.C, succedette Valentiniano, che govern insieme al
fratello pi giovane Valente. Possiamo notare anche in questo governo la bipartizione
religiosa : Valentiniano infatti ,di fede cattolica nicena, fu estremamente tollerante nei
confronti dei pagani, mentre Valente, che aveva aderito all'arianesimo, ne fu
persecutore.
Il problema principale che li riguard fu la difesa dei confini, minacciati dalle
popolazioni barbariche dei Goti e dei Persiani. Le differenze fra Romani e Goti
iniziavano a diventare sempre pi sfumate, venendo questi ultimi indotti alla
conversione al cristianesimo (nella variante dell'arianesimo) grazie all'opera di
predicazione del vescovo Ulfila.
Una tattica militare che si profil con Valentiniano fu quella di mettere l'una contro
l'altra alcune popolazioni barbariche (Burgundi e Alemanni) in modo da salvaguardare
il confine renano-danubiano.
Le spese militari costrinsero ad un aumento della tassazione e ad un conseguente
malcontento della popolazione e in particolare dei senatori che possedevano estesi
poderi.
Nel 375 d.C Valentiniano mor e gli seguirono i suoi due figli, eletti per volere delle
truppe : Graziano e Valentiniano II. Il governo di Valente non dur molto a lungo, infatti
in quegli anni le spinte dagli Unni, popolo nomade di origine asiatica, provocarono
ulteriori spostamenti di popolazioni barbariche, come i Goti, alla ricerca di nuovi
territori. Fra i Goti distinguiamo gli Ostrogoti (goti splendenti) e i Visigoti (Goti nobili).
Entrambi diventarono popolo alleato (foederati) di Roma e si stabilirono nelle province
della Mesia e della Tracia. Qui per si verificarono delle rivolte, perch i nuovi arrivati
non erano stati forniti di vettovaglie come si sarebbero aspettati, e alla repressione
delle autorit locali segu la vendetta ad Adrianopoli nel 378 d.C, in cui l'esercito
romano fu interamente annientato.
Graziano, resosi conto di non poter reggere da solo i territori lasciati da Valente, si
affianc nel 379 d.C il comandante spagnolo Flavio Teodosio, insignito del titolo di
augusto. Quest'ultimo cerc un accordo diplomatico con i Goti, concendendo loro
nuovi terreni in Mesia e in Tracia.
I Goti foederati erano una sorta di stato nello stato all'interno dell'impero romano. A
loro fu concessa infatti, in aggiunga ai territori, una certa autonomia, per cui poterono
conservare la loro struttura politica e sociale.
Nel 380 d.C Teodosio, Graziano e Valentiniano II emanarono l'editto di Tessalonica, che
proclamava il cristianesimo religione di stato. Due anni dopo Graziano rinunciava al
titolo di pontefice masimo, avendo riconosciuto una figura simile nel papa all'interno

della comunit cristiana. Una questione dibattuta fu l'eliminazione dell'altare della


vittoria, dove i senatori erano soliti portare offerte e compiere sacrifici in ricordo della
celebre battaglia di Azio, a seguita della quale Augusto si era affermato politicamente.
Simmaco, uno dei senatori pi influenti, difese la conservazione di tale momento,
battendosi perch la religione pagana venisse tollerata, in quanto legittimo anelito a
scoprire il mistero ultimo della realt, insieme al cristianesimo.
Ambrogio, vescovo che aveva favorito l'impronta marcatamente cristiana della nuova
politica, replic alla controversia per l'altare con una lettera in cui si mostra simile a un
ministro divino, scrupoloso seguace della parola di Dio, e per questo impossibilitato a
giungere ad un accordo, ad ammettere a Roma la presenza di divinit pagane.
Nel 383 d.C Graziano viene ucciso per mano dell'esercito guidato da Magno Massimo,
un generale spagnolo che era insorto in Britannia e poi si era spostata in Gallia contro
l'imperatore.
Massimo non ebbe una grande fortuna, perch alla sua vittoria segu il tentavi fallito di
inadere l'Italia e la morte nel 388 d.C ad Aquilea. Nel 389 d.C Teodosio stipul un
trattato di pace con i Persiani, concedendo loro l'Armenia.
In Occidente Valentiniano II fu assassinato nel 392 d.C e al suo posto fu acclamato
Flavio Eugenio, un ufficiale della cancelleria imperiale. Teodosio per riusc a
sconfiggere le truppe dell'usurpatore nel 394 d.C nella battaglia del fiume Frigido,
anche grazie all'aiuto egli alleati Goti. Teodosio fu l'ultimo imperatore a governare,
nell'ultima parte della sua vita, come unico sovrano di tutto il territorio imperiale. A lui,
morto a Milano, succedettero i figli Arcadio e Onorio, che ripresero il sistema della
bipartizione del potere.
In generale notiamo che con l'inizio del dominato il potere degli imperatori assume
tratti autocratici , che si rivelano anche nella scelta di una politica dirigista e nelle
frequenti ingerenze ai danni dei sudditi. Questi furono costretti a seguire il mestiere
paterno in ottemperanza alla ''coercizione professionale'' pensata dagli imperatori per
meglio attuare il loro programma fiscale.
Sempre a tal fine aumentarono i casi di commissariamento straordinario, ovvero l'invio
di funzionari di nomina imperiale addetti al controllo delle amministrazioni locali. Fra i
nuovi funzionari figuravano i correttori (correctores), che in particolare dovevano
sorvegliare le finanze della citt e occuparsi del fenomeno del banditismo. I correttori
assunsero poi il ruolo di governatori civili nelle piccole province italiane istituite da
Diocleziano.
Contemporaneamente a ci, la burocrazia imperiale comincia a riveste ruoli sempre
pi importanti.
L'impianto censitario della societ non mut. L'ordin senatorio aument il numero dei
suoi membri, arrivando a includerne 2.0000 a Roma. I senatori godevano di privilegi
giuridici, erano esentati da pratiche quali la tortura, ma dovevano rispettare alcuni
obblighi, come il versamento di una tassa annuale sulla propriet terriera e l'impegno
nell'allestimento di giochi pubblici.
Aument il numero di grandi proprietari terrieri, possessori di latifondi, grazie ai quali
riuscivano a resistere meglio agli attacchi nemici, ovviando alle loro conseguenze
economiche.In generale si verific una crisi della piccola o media propriet terriera.

Si delinearono nuove gerarchie nell'ordine senatorio. La qualifica massima cui i


senatori potevano aspirare era quella di ''insigni (illustres). Per i senatori era possibile
ricoprire uffici di antica istituzione, come la prefettura urbana e i proconsolati, ma non
solo : furono infatti creati nuovi incarichi, come quello del maestro egli uffici, il
questore del sacro palazzo, il conte delle sacre elargizioni e il conte del patrimonio
privato.
Tali figure facevano parte del nucleo del concistorio, il consiglio privato
dell'imperatore. Fra i senatori erano presenti anche i cosdetti spettabili (spectabiles),
appartenenti al ceto medio, che avevano sia mansioni civili (preside) sia militari (dux).
Qualunque senatore poteva ormai accedere all'inflazionatissimo titolo di ''illustrissimo''
(clarissimus).
Grazie ai provvedimenti di Costantino, nel IV secolo il ceto equestre cess di esistere.
Infatti l'imperatore inser nell'ordine senatorio i cavalieri di rango pi elevato, prima
qualificati come uomini eminentissimi e perfetissimi. Le principali cariche equestri
furono trasformate in senatorie.
I cavalieri che non si trasferirono nel senato diventarono notabili locali.
Nella societ tardoantica gli eredi dei decurioni, cio gli amministratori locali delle citt
imperiali, erano detti ''curiali''. Erano, come i senatori, categoria ricca di privilegi sotto
il profilo penale, e godevano spesso di territori di medie dimensioni, ma dovevano
prestare alcuni servizi, fra cui l'approvigionamento granario della citt oppure le opere
pubbliche, la sicurezze, i giochi destinati ad intrattenere la popolazione.
Inoltre i decurioni si dovevano assumere la responsabilit dei debiti delle comunit che
amministravano e questo favor il fenomeno della fuga.
Il ceto degli humiliores fu sottoposto ad un progressivo livellamento sociale, che si
manifest sia nella diffusa povert sia nell'assenza di libert legata alle masse urbane
e rurali.
A lavorare i latifondi infatti non era pi manodopera libera, costretta invece ad un
lavoro contro la propria libert, come prevedeva l'assetto socio-istituzionale del
dominato. Anche se la schiavit fu un fenomeno in diminuzione, non scompar : infatti
oltre agli schiavi nati famiglie di altri schiavi (vernae), vi erano poi quelli provenienti da
regioni barbariche, in cui l'indebitamento costringeva le famiglie alla vendita di figli.
Dal punto di vista giuridico veniva meno la distinzione fra liberi e non liberi e ci si
mostr in particolare nella condizione dei coloni, che erano legalmente cittadini liberi
che avevano sottoscritto un contratto con un proprietario terriero, del quale
lavoravano una parte del podere. In realt si trattava di un legame coatto (adiscriptio
glebae, letteralmente vincolo al podere) e molti coloni divennero ascrittizi, con il loro
nome incluso nei registri catastali accanto a quello del podere agricolo in cui
lavoravano.
Sia la plebe rurale sia quella urbana erano sottoposte alla politica dirigista fatta di
ingerenze e controlle. La plebe rurale doveva pagare un'imposta in prodotti agrari
(annona) e il testatico (capitatio, mentre quella urbana , era costretta a entrare in
corporazioni professionale, la cui formazione fu funzionale alla riscossione pi facle di
tributi. Esentata dal pagamento del testatico, alla plebe urbana spettava tuttavia il
pagamento delle imposte straordinarie, nonch una tassa sul patrimonio (collatio
lustralis)

Per quanto riguarda l'economia del periodo tardoantico, si pu parlare di una


progressiva chiusura e autarchizzazione dell'agricoltura. Accanto a ci si verific anche
la scomparsa della specializzazione della specializzazione manifatturiera, causata dalla
decadenza del fattore urbana, dalla crisi dell'artigiano e del commercio.
Le uniche grandi industrie che sopravvissero, anzi vissero un periodo di sviluppo,
furono le manifatture d'armi, anche dette fabricae.