Sei sulla pagina 1di 214

Digitized by the Internet Archive

in

2011 with funding from


University of Toronto

http://www.archive.org/details/lateoricadellacoOOcort

Dott.

SETTIMIO CORTI

\liievo della R. Scuola N'ormale Snperioi-e

li

Pisa

LH TEORICA IELLA CONOSCENZA


IN

LOCKE E LEIBNITZ
Xiliil est in iutellectu quod itrius
uon fuerit in sensu .... Nihil est in
senau qaod non piiu.s fuerit in in-

tellectu ....
(

Hegel

Loyique.

liitrod..

^-^

^i^'^^

Un-STAH.

'111'.

1:

N A

IJITTA

CaKLO

HMIcS.

NaVA-JIV^

1 1

Dott.

SETTIMIO CORTI

Allievo della R. Scuola Normale Superiore di Pisa

LA TEORICA IELLA CONOSCENZA


IN

LOCKE E LEIBxNITZ
Nlhil est in intellectu quoti prius

non

fuerit in sensu .... Nihil est in

sensu quod non prius fuerit in

in-

tellectu ....

(Hegel

Logique,

Introd., YIII).

SIENA
699-Stab. Tip. Ditta Carlo Nava

1908.

699

AI MIEI GENITORI

VirALmiiO [ORTI e ANTONIETTIl

ROiON

AVVERTENZA

La

dottrina della coosceiza include tre argo-

menti fondamentali: V

esteisione,

lore obiettivo del pensiero

umano.

il

va-

Perci, nel trattare

gnoseologica di Locke

la dottrina

origlile,

di Leibiitz,

abbiamo creduto bene far corrispondere a' suddetti


argomenti fondamentali i tre capitoli del presente
lavoro.

Nel primo di questi, riguardante V esteisione


della conoscenza, si cerca dimostrare
di Ljocke e
tolo

il

Dommatismo

Criticismo

il

di L^eibnitz. Nel capi-

secondo, riflettente V origine delV idee, si mette

in rilievo V

Empirismo

Leibnifz. NelV ultimo

di LjOcke e V Idealismo di

capitolo poi, che si riferisce

alla realt della cognizione, si spiega

vismo empirico di Locke

il

Subietti-

V Idealismo metafsico

di Leibnitz.

Settlmio Corti

*is(i,

R. Scuola

Xormae Superiore Universitaria

6 Giiguo 1907.

CAPITOLO
11

Criticismo di Locke e

il

I.

Dommatismo

di Leibnitz.

[.

A spezzare i vincoli del vacuo e tradizionale


formalismo, in cui la Scolastica seguitava ad
aduggiare e ad esaurire il pensiero, fin dagli
ultimi scorci del Medio Evo, a richiamare la speculazione dalle verbali dispute delle vecchie accademie, all' esame hbero della vera e indubitabile
realt della vita, sorge, suU' inizio dell' et moderna, Cartesio. Disgustato e sfiduciato dell' insegnamento ufficiale, impartitogli alla scuola dei
Gesuiti di La Flche, egli ben presto si accorse
di avere, fin dai primi suoi anni, ritenuto per
esatte e sicure una gran quantit di false opinioni (1). Per questa triste constatazione, frutto di
un' indagine lenta e serena sul contenuto caotico
e contraddittorio del proprio pensiero, il sommo
filosofo di La Haje, convintosi che 1' edificio in(1)

Descartes

Premire mditation.

scours de la Mthode,

I.

Cfr.

pure

Bi-

2
tellettuale, costruito su basi cos mal sicure, doveva necessariamente essere dubbio ed incerto,
pens bene di spogliarsi, una volta tanto nella

ogni idea ricevuta in passato, e di ricominciare tutto da capo, per stabilire 1' uhi consistam saldo e costante nelle diverse scienze (1).
Fra tanti dubbi, fra tante incertezze e contraddizioni, che travagliavano la sua mente, avida
di verit, Cartesio si propone di cercare un punto
solo, in cui poter sicuramente fermare il piede,
e da cui poter poi muovere il passo franco e spedito, per ogni ulteriore affermazione. Era quindi
necessario rigettare, e porre momentaneamente,
vita, di

in

quarantena tutto

ombra

di

dubbio.

ci che contenesse la

Je pensai.

minima

egli dice,

que je rejetasse, comme absolument


faux, tout ce en quoi je pourrais iraaginer le moindre doute, afin de voir s' il ne me resterait point,
qu'

il

fallait

aprs cela, quelque chose en


entirement indiibitable

ma

(2).

crance, qui fut

In questa intima

profonda ricerca, in questo improvviso dissolvimento di tutta la vecchia speculazione, sotto i


rigidi colpi di un dubbio metodicamente demolie

tore,

una

sola

cosa pare a Cartesio che

con evidente

si

ponga

pensiero.

e indiscutibile certezza: il
Di tutto noi possiamo dubitare fuorch del pen-

siero,

che un fatto

di

cui

sempre necessaria-

Cfr. pure
Dlscours de la
Op. cit.
(1) Descartes
Mthode, IL
Dlscours de la Mthode, IV.
Cfr.
(2) Descartes
anche: Les principes de la philosophie, (Part. I, - 1, 2, 3);
e Mditation premire.

mente abbiamo coscienza, perch, anche per dubisogna mettere in azione

bitare,

Nous SLipposons

pensiero.
il

filo-

y a point de Dien, ni de
ni de terre, et que nous n' avons point de

sofo francese,
ciel,

facilenient,

qu'

il

entra a dire

il

n'

corps; mais nous ne saurions supposer de

mme

que nous ne sommes point, pendant que nous


doutons de la vrit de toutes ces choses car
nous avons tant de rpugnance, concevoir que
ce qui pense n' est pas vritablement, en mme
temps qu' il pense, que, nonobstant toutes les
plus extravagantes suppositions, nous ne saurions
nous empcher de croire que cette conclusion
je peise, dono je suis ne soit vraie, et par
onsquent la premire et la plus certaine, qui
;

se prsente celui qui conduit les penses par


ordre
(1). Cos, attraverso il mare del dubbio,

neir irreparabile naufragio della scienza tradizionale, riesce

il

nostro profondo pensatore ad affer-

una tavola di salvezza, per raggiungere


del nuovo mondo speculativo.

rarsi ad
la riva

Cartesio desiderava di ricostruirlo su basi

nuovo mondo speculativo, perch


suo dubbio non era scettico e negativo, ma
metodico e critico (!2). Trovatosi dunque nella
certezza di potersi assolutamente affidare al pensiero, che da s, come pensiero, afferma la propria
realt, egli dalla fase critica cade in quella domsicure questo
il

(1)
I,

7).

Descartes
Les princlpes de la phiosoplue. (Pari.
Cfr. pure: Discours de la Mthode, IV; e: Mdita-

tion deiixime.
(2)

Cfr: Descartes

Discoiirs de la Mthode.

111.

_4
malica. verissimo ci che afferma Hegel (1) che
con Cartesio la filosofa si trova pienamente a.

casa sua, poich, qualunque sia l' indirizzo che


dare, essa avr sempre oramai per
essenziale oggetto il pensiero e il
primo
ed
suo
conoscere. Ma Cartesio non comprese tutta l' importanza della innovazione compiuta, basando sul
pensiero ogni affermazione concernente la realt
Egli infatti dalla nuova, indiscutibile verit, riguar-

le si voglia

dante

la certezza dell' esistenza del pensiero, s

part, per ricostruire,


i

il

mondo

suoi difetti ed errori, salvo

antico con tutti

una modifcazione^

leggera nell'apparenza, gravissima nella sostanza,,


perch, secondo lui, il passaporto per l'antica esteriore e trascendente realt, non dato che dalla

sua idea,

la quale,

appartenendo

al

pensiero,

parte costitutiva dell'essere suo


(2). Sta il fatto
per che l' ipostasizzazione della coscienza e dell'

assoluto trascendente preclusero al filosofo di

La Haje

ogni ulteriore passo di conquista nella

via maestra della filosofa moderna.

Ad

ogni modo, tralasciando la degenerazione


dommatica del pensiero iniziale di Cartesio, indubitabile che questi, con -il suo allontanarsi dai
maestri della Scuola (3), con 1' affermazione della

(1)

Vorlesungen uber die GescMchte der Philosophie, hrsg.


3 Bde. {Werke, Bd. XIII-XV),

VOQ Karl Ludw. Michelet,


Berlin, 1833-1836.
{"2,)

Vedi

D.

Jaia

Sentire

pensare, pagg.

17,

18.

(Tip. della R. Universit di Napoli).


(3) Cartesio, nella Prefazione a' Principi di filosofia, deplora il travisamento delle dottrine aristoteliche, e V anarchia intellettuale delle Scuole.

propria indipendenza, nella ricerca della verit,


abbia influito potentemente sullo spirito critico
di Giovanni Locke. I primi libri che fecero gustare la filosofa all' acuto pensatore inglese furono, dice il Le Clerc (1), quelli di Cartesio per
la loro chiarezza. Locke infatti lesse le opere del
filosofo francese

fu per

rivelazione
il

all'

lui, coni' egli


{^).

una vera

stesso ebbe a dire,

N poteva

dubbio metodico

iniziata,

et di ventisette anni, e ci

essere altrimenti; perch

da costui

di Cartesio, la ricerca

per trovare il criterio sicuro della verit,


attrarre fortemente 1' animo di Locke,

dovevano

infastidito dalle insufficienti e artificiose dottrine

della Scuola. L'Autore del Saggio, appunto

come

il filosofo
francese, dichiara con franchezza di
aver perduto molto tempo, al principio de' suoi
studi, perch ad Oxford, quand'egli vi era scolaro,
non si conosceva altro che un peripatetismo infarcito di motti oscuri e di ricerche tradizionali
inutili (3). L'istruzione che era in voga a' suoi
tempi, inspirata a' soliti criteri formali, gli appariva del tutto vana ed assurda. Per questo egli
paragonava un giovane che si perdesse nelle sterili questioni di logica delle Scuole a chi, volendo
imparare la pittura, esaminasse soltanto fili delle
tele su cui deve lavorare, e contasse le setole di
i

Eloge historiqiie de Mr. Locke^ in:


(1) J. Le Clerc
Oeuvres diverses de Mr. Locke,
(Tom. 2. Amsterdam,

MDGCXXXIl),
(2)

Tom.

Cfr: Fr. Bouillier

bienne.
(3)

Cfr:

T.
J.

II,

Ir.

Ilistoire de la philosophie cart&-

Chap. XXI.

Le Clerc

Op.

cii.

pag. XVI.

6
tutti
i

pennelli di cui deve servirsi per applicare

colori

(1).

Cos Locke, con il suo spirito di libero esame,


si ribella al vieto tradizionalismo imperante negli
studi. Come tutti promotori della filosofa moderna, l'allievo di Oxford, nota il Rmusat (2), morde
il seno della sua nutrice. Egli non considera l'Unii

da cui

che Bacone,,
ottanta anni avanti, non avesse considerato l'Universit di Cambridge. Troppo la sua intelligenza
era stata offuscata e tediata dalle insipide disquisizioni scolastiche, a base di aridi ragionamenti
concludenti in forma, e dall' abuso del sillogismo^
contro il quale egli non manca di rivolgere le sue
critiche di empirico nominalista. Troppo unilateversit,

rale era

uscito, piti di quello

stato per lui

basato sulla dottrina


scibile da'

l'

insegnamento

ufficiale^

aristotelica, resa irricono-

commentatori

delle Scuole. Egli

lamen-

tava con ragione l' insufficienza e la vacuit delle


imposte teorie, oscure ed involute. Sopratutto lo
avevano irritato gli studi, che, per un inveterato
pregiudizio, subivano passivamente l' influsso dei
vecchi Autori.
Il Locke sdegnava la morta gora del pensiero
medioevale, uniforme e lontano dalle vive sorgenti delle verit naturali. La rassegnazione accidiosa, la esagerata remissivit delle menti, verso

(1)

Locke

De la Conduite de

l'esprit,

dans

la rechercJie

la vrit, par. 38, nelle gi citate Oeiivres dlverses,


(2)

Charles de Rmusat

Premire partie,
tembre, 1859.

nella

Tom.

de

ler.

Locke, sa vie et ses oenvres,

Bevue des Deux Mondes,

Sep-

peripatetismo, avevano disgustato 1' animo del


nostro filosofo. Non gli pareva vero che un Auil

tore, sia pur grande, avesse potuto per tanto


tempo, e potesse ancora tiranneggiare le menti.
Eppure, constatando la realt dei fatti, si sentiva
costretto di dover dire che, a vedere l' inerzia
del Medio Evo, pareva che Dio si fosse contentato di fare dell' uomo un animale bipede, lasciando ad Aristotele la cura di farne un essere
pensante.
Per questa sua profonda avversione al passato, Locke muove spesso con validi argomenti
contro il principio di autorit dottrinale, incuorando se e gli altri a pensare, ad investigare liberamente, e indipendentemente da qualsiasi preconcetto sistema. interessante vedere come nel
trattato De la Conduite de V esprit, e in alcune
pagine sparse del suo Journal (1), condanni l'uso
errato di pensare, dietro 1' esempio altrui, senza
Chi diffida di se in tutto,
critica personale.

(l)

Locke annotava sempre pensieri,

osservazioni,

su

appositi registri.
di

riflessioni

del 1675,

Il

di

quando

il

a Montpellier, dove

ricordi, citazioni,

pi svariati argomenti. Perci teneva

Journal non altro che una raccolta


impressioni, cominciata nel
filosofo lasci
gli

l'

Novembre

Inghilterra, per recarsi

era stato consigliato di andare, per

Questo Journal fu da lui continuato


anni, fin dopo al suo ritorno, nell' Aprile

ristabilirsi in salute.

per pi di tre

La parte che riguarda quest' anno si trova al


Museum. Il resto fra le carte di Locke, possedute
dal Conte di Lovelace, e di cui Lord King ha dato lunghi
estratti. (Vedi: Lord King The Life of John Locke, with
ecctracts front his Correspondence. Journals and Comntondel

1679.

British

place Books).

8
egli dice,

non

si

mai

riferisce

alla propria in-

telligenza, nella ricerca della verit,

gambe per

stesso le

fai'si

taglia egli

si

portare dagli

altri, e si

rende anche ridicolo, dipendendo dal sapere altrui,


che forse non gli potrebbe essere di nessun vantaggio, perch,
io

di
di

se

seguita a dire

il

nostro filosofo,

non posso conoscere una cosa con la mente


un altro, come non posso vedere con gli occhi
un altro. Non si pu essere quindi nel vero,
non quando sappiamo da noi
(1). In queste

savio consiglio, sapere aiide ! espresso


da Kant, quasi un secolo dopo, nel prezioso opuWas ist Aitfklrung ?
scolo
(2), solenne-

parole

il

mente preannunziato da Locke,


come Cartesio, vuole pensare da
tarsi nella ricerca della verit

(3).

il

quale, proprio

da se orienDi questa sua fe-

se, e

disposizione di animo, di questa assoluta indipendenza mentale, sembra anzi menare un certo

lice

vanto ostentato. Al Limborch, che


gli

di

in

una

lettera

parla della libert di indifferenza , risponde


termine, perch non ha

non avere usato questo

pensiero di nessuno in particolare, ed


anche perch non ha consultato libri (4).
Tanta indipendenza di' pensiero, se da un lato

seguito

il

esagerata e riprovevole, d' altra parte si spiega.

(1)

Vedi: Lord King

(2)

Kant

schrlff,

Was

(Decembre,

ist

Op.

cit.

Aufklrung

pagg. 104, 105.


in Berliner Monats-

?,

1784).

diffidasse delle opinioni altrui, e delautorit, in fatto di filosofia, si veda nel Saggio, specialmente al Liv. I, Chap. Ili, 23, e al Liv. IV, Ghap. XX, 17.
(.3)

Come Locke

(4)

Vedi: Lettre

l'

XVIF

de Mr. Locke Mr. de Limborch,

nelle gi citate Oeuvres diverses,

Tom.

II

pagg. 343, 344.

9
e magari

vsi

assolve, considerando

quanta era stata


tempo di Locke,

ad essere, anche al
che le vecchie dottrine
esercitavano sulle menti degli studiosi. E non
mostrerebbe certo di valutare pienamenle il significato e r importanza del pensiero del filosofo
di Wrington chi, come il Conti (1), gli rimproverasse di avere abusato del libero esame. Bisogna ricordare che la critica delle dottrine tradizionali, inaugurata da Bacone e da Cartesio, e
proseguita con sagacia dall' Autore del Saggio,
non ha certo il significato di una veduta arbitraria e peisonale, ma invece l' espressione del pensiero filosofico, che si rinnuova, accrescendo il
proprio contenuto e il proprio valore. Locke, sotto
l'inavvertito influsso de' tempi, ormai maturi,
e de' pi arditi innovatori, mirava appunto a rie continuava

la costrizione intellettuale,

stabilire la sovranit della ragione nel

scienze, della

campo

delle

morale, della politica, e a reinte-

grarla al di sopra del servile ed esausto convenzio-

nalismo dommatico. Con tale giusto intendimento


rifugge ad arte da ogni pedissequa imitazione.
Per lui non sembra che siano esistiti ne Platone,
n Aristotele, per lui la Scolastica, scrive il Rmusat (2), non ha che chimere. Non si proclama
allievo di Bacone, e lo cita una sola volta nei
suoi scritti. Tace di Hobbes, e non rammenta
Cartesio, se non per combatterlo, quantunque,

Voi. II, LeStoria della filosofia.


(1) A. Conti
zione Xl\\ pag. 297. (Firenze, Barbera, 1864).
Deuxime Partie,
Op. cit.
(2) Charles de Rmusat

nella Revue des

Deux Mondes,

15 Septembre, 1859.

10

per il metodo critico, gli debba, almeno in parte,


la propria resurrezione intellettuale,
11 nostro filosofo segue 1' Autore del Discours
de la Mthode, finche questi combatte la Scolastica e la tradizione. Poi lo abbandona, e ne
avversa il conseguente dommatismo. Mentre infatti Cartesio, per le favorevoli accoglienze che i
contemporanei, preoccupati dallo scetticismo, avevano fatto alla sua nuova dimostrazione dell' immortalit dell'anima e dell'esistenza di Dio, si dedica con entusiasmo a ristabilire, per via di nuovi
metodi, la vecchia metafsica (1), tentando di conciliarla con i risultati delle scienze positive, Locke,
al contrario, procede sempre cauto sulla via della
critica. Con la sua gnoseologia inaugura J' ra
epistemologica moderna, che doveva poi essere
la caratteristica flosofca del secolo diciottesimo,

raggiungendo in Kant il suo punto culminante,


e riesce ad impersonare la reazione contro il
dommatismo dell' autorit (2). Mentre fioriscono
i

pili

importanti sistemi metafisici della filosofa

moderna, egli prende posizione di battaglia contro


tutti, pur facendo le viste di non curare nessuno.

(1)

Cfr: F. A.

Lange

tique de son importance


leni,

sur la deux. ed.

Reinwald, 1877, 1879);

Histoire

cu

materialisme

et cri-

Trad. de l'Al notre epoque.


par B. Pommerol, (Tom. % Paris,
Tom. Jer, Deux. Parile, Ghap. Ili,

pag. 228.
(2) Cfr: A. Campbell Fraser An Essay concerning
human Under standing by John Locke collated and annotated,

with Prolegomena biographical, criticai and historical.


(Voi. % Oxford, al the Clarendon Press, 1894); Prolegomeni,
pag. LV.


Le questioni

dell'

11

ontologia di Spinoza e di Leib-

nitz, del materialismo di Hobbes, dell' occasionalismo di Malebranche, del dualismo di Cartesio,
sono tutte tralasciate da Locke, come insolubili e
vane. In tal modo viene determinandosi il compito
del pensatore inglese, che si studia di richiamare
le menti dalle speculazioni metafisiche. Invece di
entrare in merito alle agitate questioni dei dommatici, si limita a cercare di ben definire
limiti,
l'estensione e il valore della nostra conoscenza.
Da buon inglese, dotato di un illuminato spirito pratico, come mostr mirabilmente, non solo
i

negli

scritti

politici,

economici, e religiosi,

ma

anche nella vita pubblica del tempo, egli dovette


senza dubbio dilettarsi anche delle opere di Bacone, inspirate ad un sentimento di diretta praticit, e pot rafforzare in esse quel senso empirico,
che informa tutta la sua teoria conoscitiva. Lo spirito fondamentale deVIn stati ratio Magna si riconnette facilmente a quello ond' animato il Saggio
sulV Intelletto umano. Locke del resto sembra non
disconoscere una certa dipendenza da Bacone,
neir inizio empirico e nel fine critico della propria
analisi psico-gnoseologica, perch neh' Introdu Conduite de V esprit , deplorando
r insufficienza della logica scolastica, loda espressamente Bacone, che, rompendola col passato,
bandisce un metodo migliore e pi perfetto per
guidare la mente (1).

zione alla

indubitato dunque che

l'acuto Critico del-

(1) Della controversia circa 1' influenza che Bacone pu


avere esercitato su Locke, parleremo in seguito.

12

r idea di sostanza, da' fondatori della filosofia


moderna, Bacone e Cartesio, eredit, per un lato,
la ribellione al passato, T incitamento all' esame,
lo spirito di osservazione empirica, e per 1' altro

bisogno di un criterio di verit, al lume del


quale poter dirimere le questioni che V analisi
dell' intelletto dimostrer capaci di risoluzione.
Basta aver conoscenza delle opere di Locke,
per persuadersi come egli sia continuamente spinto a considerare e a valutare ogni opinione, prima
di concedere ad essa il proprio assentimento.
Provare tutto e ritenere ci che buono,
egli
dice,
un precetto che viene dal padre della
luce e della verit
(1). Il suo pensiero si sforza
quindi in un' incessante ricerca, per stabilire con
certezza la giusta spiegazione di ogni fatto osservato. Desideroso di fermare sempre il piede su di
un terreno ristretto s, ma sicuro, V Autore del
il

Saggio, sugli argomenti controversi,

non

si affretta

ad asserire categoricamente, ma avanza volentieri


delle semplici ipotesi. La prova pi evidente di
questo suo spirito critico, oltre che nelle varie
sue opere, 1' abbiamo 'nel fatto che egli non fin
mai di ritoccare il suo piti importante lavoro, il
Saggio, in quelle parti che via via apparivano
deficienti ad una pii matura riflessione (2). Noi

De la Condiate de V esprit ecc, nelle gi


L' Apostolo
Oeuvres diverses, Tom. 1^ par. 3.
Paolo neir Epistola ad Thessalonicenses I, Gap. V, 19-21,
dice:
Spiritum nolite extinguere. Prophetias nolite spernere. Omnia autem prohate quod bomim est tenete.
(2) Si sa che il Saggio sulV Intelletto umano non fu
scritto tutto in una volta, ma che occup per ben venti
(1)

Locke

citate

13

vediamo, per esempio, come egli, nella seconda


edizione, cambi le proprie vedute in riguardo al

anni la mente del filosofo. La prima idea di occuparsi del


problema, concernente V origine e i limiti della conoscenza,
venne a Locke nell' inverno 1670-1671, in una conversazione
fra amici, appartenenti alla Societ Beale, che solevano
adunarsi in casa del filosofo, per discutere famigliarmente
intorno a questioni scientifiche, morali o religiose. (Vedi:
Essai philosophique, Prface de V Auteiir, pagg. XXXIII^
XXXIV). James Tyrrel, che prese parte alla conversazione,
ci fa sapere, in un appunto, scritto su di un esemplare del
Saggio, conservato al British Museum, che la disputa nella
quale Locke fu indotto a porsi il quesito dell' origine e dei
limiti del sapere, si aggirava intorno a' principi della morale e della religione rivelata. Fin da quel momento il filosofo
cominci a meditare sul tema propostosi, che fu da lui, a
poco a poco elaborato, durante la dimora in Francia e V esilio in Olanda, e terminato nel 1687. Nel numero di Gennaio
del 1688 della

compendio

Bibliothqne Universele comparve il primo


in novantadue pagine, tradotto in

del Saggio,

Extrait d'un livre anpas encore publi, intitul Essai philosophigiie concernant V enfeidement , oii T on monlre quelles
sont r etendue de nos connaissances certaines et la manire
Nel
dont nous y parvenons: communiqu par Mr. Locke.
1690 fu pubblicata V opera completa. Locke ne ha dato ben
cinque edizioni, (la prima del 1690, la seconda del 1693, la
terza del 1695, la quarta del 1700, la quinta, apparsa dopo la
morte dell' Autore, nel 1706), e ne ha curato due traduzioni,
(quella latina di R. Burridge, cominciata nel 1695 e terminata

francese dal Le Clerc, e intitolato:


glais, qui n'est

nel 1701

quella francese di Coste, la pi diffusa, del 1700).

Di edizione in edizione, come risulta dalla Correspondence^


Locke sempre occupato in questioni dirette a correggere
e perfezionare il suo lavoro. Il IV<* libro fu continuamente
ritoccato. Il Gap. XIX non figura nelle tre prime edizioni,
e non fu scritto da Locke che presso al termine della sua
vita. Meno di tulli fu ritoccato il libro HI. Il libro 11 ebbe

14

problema della libert e della volont (1), dichiarando di credersi piti interessato a rinunciare ad
una sua opinione, quando la verit gli appare
contraria, che a combattere quella di un' altra
persona (2).
Era una felice abitudine ne' suoi studi di ponderare ogni questione scrutandone gli argomenti
favorevoli e contrari. Oltre 1' opera principale ci
testimone di questo suo critico procedimento
la sua raccolta di Adversaria. Sotto questo titolo,
che

ci

stico

rammenta

Abelardo

il

(3),

Sic

et

Non

del celebre scola-

Locke soleva raggruppare

in

Il Gap. XXIII
Gap. XXXIII, scritti nel 1695, comparvero per la prima
volta nella quarta edizione. Il Gap. XII fu rifatto quasi del
tutto. Il libro 1 poi, contro l'innatismo, fu scritto in ultimo.
Gi rivela il procedimento critico seguito da Locke. (Su
queste notizie cfr: H. Marion
/. Locke. Sa vie et son
Deux. Ed.
oeuvre cV aprs des documents nouveaux.
(Paris, Alcan, 1893); Partie I^re, pagg. 17, 56,57, e Partie
Ilme, pagg. 130, 131, 13^, 133.
Essai philosophique concernant V Entende(1) Locke
ment humain, o V on tnontre quelle est V tendue de nos
connaissances certaines et la manire dont nous y parvenons,

via via importanti modificazioni ed aggiunte.


e

il

(Trad. par M. Goste, Deux.

MDGGXXIX)
(2)

pag.

Locke

Liv.

II,

Ed.,

Ghap.

Amsterdam, P. Mortier,

XXL

Essai philosophique ecc., Prface de VAuteur,


confronto fra le diverse vedute, in ri-

XXXVII.

Il

guardo alla questione della volont, espresse successivamente da Locke nella prima e nella seconda edizione del
Saggio, si veda nella gi citata opera di A. Gampbell Fraser.
(3) L'

opera Sic

anno

et

Non

di

Abelardo, conosciutissima nel

ma

inedita fino al 1836, fu pubblicata in questo


dal Gousin, {Ouvrages indits d'Abelardo Paris, 1836),

Medio Evo,

su due manoscritti,

1'

uno

della biblioteca di Avranches,


tanti articoli

il

pr e

15
il

contro di tutte

le

stioni filosofiche e teologiche. Egli annetteva

que-

una

grandissima importanza a queste ricerche personali, e indipendenti, dirette soltanto ad appurare


il

lato giusto di ogni dottrina.

Anche

nello scritto

Error (1) insiste sulla necessit della


indagine serena e leale, in cui consiste l' imprescindibile dovere della gente di studio, in tutte
le sue opere il nostro filosofo mette in pratica
il metodo critico sostenuto e difeso teoricamente.
Senza abbandonarsi allo splendore della fantasia,
senza farsi dominare dal facile slancio della passione, egli compie le sue analisi freddo e severo.
Una volta entrato nella via dell' esame, con piena
coscienza critica, varca i limiti, imposti allo spiintitolato

rito indagatore, dall' autorit e dal

senz' altra preoccupazione

gioso,

domma

all'

reli-

infuori

di

quella della sincerit. In tale opera di risanamento


scientifico

non

si

turba, se anche arriva a con-

11 motto di Spinon indigiari, sed infelligere


il suo. Di lui potreunno ripetere quello che il
Fouille ha scritto a proposito del poeta e filosofo
francese Guyau. Anche Locke, come il sugge-

clusioni sconfortanti e negative.

noza

1'

non

fiere,

altro di quella di Tours.

una

raccolta di

numerose

tazioni tolte dalle Scritture e da' Padri, nelle quali si


il

pr e

il

contro sugli argomenti teologici. Vi

si

ci-

enuncia
conten-

gono centocinquantasette questioni di diversa importanza.


Nel Sic et Non Abelardo non voleva sostenere uno scetticismo in materia di religione,

ma

intendeva di illuminare

e rafforzare la fede, giustitcandola razionalmente.


(1) Questa trattazione si trova stampata nella The Life
John
Locke, by H. R. Fox Bourne, London, 1876.
of

16

stivo Autore de' Ver s d'un pMlosophe, diErontdi


coraggiosamente tutti i problemi, senza curarsi
di ci che si potr pensare o dire, ma col solo
intento di mettersi in presenza della realt, come
credendo di mettersi in presenza di Dio (1).
Entrando ora proprio nelF esame dell' opera
maggiore del filosofo inglese, noi possiamo subito
convincerci della posizione critica assunta da lui
nel problema filosofico.
dice
Locke tent,
bene il Riehl,
di sciogliere il compito critico,
che egli per il primo comprese nella sua importanza, con l'analisi psicologica delle rappresentazioni, e con l'osservazione della loro origine
(2).
Sperimentata personalmente la dubbiezza e la illegittimit di certe discussioni, che portano oltre i
limiti dell' umano conoscere, egli venne nel pensiero di cercare, come appunto si esprime nel

titolo del Saggio, qual'

1'

estensione delle nostre

conoscenze certe, e il modo con cui noi perveniamo ad esse. Due problemi adunque si propone
di risolvere: l'esame critico sul valore obiettivo
delle idee, e la illustrazione del processo psicologico, mediante il quale la mente viene in possesso di queste.

La

ricerca suU' estensione della

nostra conoscenza, e

il

modo come

noi vi per-

A. Fouille
Philosophes frangais contempo(1) Cfr
rains : M. Guyau in Revue philosophique de la Franca et
de V tr anger, Novembre, 1888, pag. 444.
Der philosophische Kriticimus und seme Be(2) Riehl
:

deutung
Bd. I.
Storia

fiir

die positive Wlssenschaft.

(Leipzig, 1879)

Abschnitt I, Gap. I, 19.


Cfr. pure: Cesca
e dottrina del Criticismo.
Parte I, Gap. I, pag. 5
e segg. e Conclusione, pagg. 252, 253.

17

veniamo, sono in Locke due questioni intimamente connesse, perch, se ben si osserva lo
svolgimento del Saggio, si vede che la prima dipende necessariamente dalla seconda. Perci a
noi sembra che abbia ragione il Fischer (1),
quando sostiene contro l'Hartenstein (2), il quale
avvicina Locke pi ad Herbart che a Bacone, che
xiiella

dottrina del filosofo

inglese,

l'

esame del

retore conoscitivo de'concetti dipende dalla teoria


sensista suU' origine di essi. Il criticismo di Locke

preValentemente empiriopsicologico, perch tale


doveva essere nel tempo in cui fior il pensiero
di lui. Ed appunto per la sua base psicologica
che la critica lockiaiia differisce sostanzialmente

eminentemente logico-idealista di
Emanuele Kant (3). Il Locke per si trova d' accordo col filosofo di Konigsberg nel dimostrare
dalla

critica

r impossibilit di una giustificazione gnoseologica


della vecchia metafisica. In questo senso egli precorre addirittura Y opera del sommo pensatore
tedesco.

Tutti riconoscono la priorit di Locke nell' in-

(1)

K. Fischer

Geschichfe der neiieni PJiilosophie.

(Francis

Bacon nnd selne Schule), (Dritte Auflage,


Bd. X.
Heidelberg, 1904) Buch III, Tap. Vili, 4.
{) Locke's Lehre vom der menschlichen Erkenntniss in
Vergleichimg mit Leihnitz's Kritik derselben, dargestellt
VOI! G. Hartenstein, (Des IV Bandes der Abhandlungen der
philosophisch-historischen Classe der Knigl. Sdchsischen
Gesellschaft der Wissenschaften N. II, pag. 145 e 189).
Riehl
Bd. I, Abschnitt I, Gap. I,
Op. cit.
(3) Cfr
Coneltisionet
Vedi pure Cesca
Op. cit.
pagg. 6i2, 63.
pagg. 252, 253.
;

-- 18

tuizione critica. L' Ueberweg,


stein,

il

Fischer,

Lange, V HartenHoffding dichiarano che il filo-

1'

sofo inglese, con

il

analisi psico-gnoseologica del


E
questione del criticismo.
osserva il Tarantino,
mio convincimento,
che spetti alla Scuola Inglese, la gloria, da lutti
attribuita esclusivamente a Kant, di aver fondato
il criticismo. Le basi di esso sono nel Saggio di
iS'ai/^io,

pone gi

Hume

1'

la

port al suo completo svi(1). Per bisogna essere cauti nel riavvicinare Locke a Kant. Finche ci si limita a dire

Locke, e
luppo

lo

il primo precorre il secondo nell'opera ci'itica,


va bene; ma se poi volessimo affermare una
piena identit di vedute fra i due filosofi, sai-einmo
ben lontani dal vero. Noi avremo occasione di occuparci pi oltre del vero rapporto che si pu stabilire fra questi pensatori. Per ora ci limitiamo
a fare osservare che Locke e Kant, oltre non

che
ci

professare la stessa dottrina sulla funzione dello


spirito, nel fatto conoscitivo, non si trovano d ac-

cordo ne]9pure in quella che parrebbe la loro


identica posizione critica. Mentre infatti il criticismo del filosofo inglese in sostanza soltanto
iniziale, e si offusca nelle incoerenze involontarie
che si riscontrano nel Saggio, e che noi avremo
luogo di vedere, quello del filosofo tedesco sistematico e compiuto. Mentre Locke d alla sua
critica uua base prettamente empirica, Kant, al

Saggio sul Criticismo e sulV Associa(1) G. Tarantino


Avzionismo di Davidi Hume,
(Napoli, Morano, 1887);
vertensa.
Cfr. pure del medesimo Autore: Giovanni Locke,
in Bivista di filosofia scientifica, Settembre, 1886.

19

un carattere essenzialmente ideainspirandosi ad un deciso apriorismo (1).


abbatte la vecchia metafisica pi che con le

contrario, le d
listico,

Kant

conclusioni negative della Dialettica Trascendentale,

con quella sua concezione del potere sinte-

tico dello spirito, dall.i ({naie scatur l'idealismo

assoluto.

Ad

ogni

modo

che l'Auprimo ad intuire che, per

giusto riconoscere

tore del Saggio fu

il

anarchia
quali favorivano h

togliersi dall'

d'elle

le

mettersi

sulla via

dottrine dommatiche,

atticismo, era necessario


critici

conoscitiva.

'ligia di h spirito limano^


Cos Locke con la sn^r
seni!*
i istante dover por fine
dice Kant,
a tutte le controversie de' dommatici
(2). E
senza farsi illudere dal facile miraggio di sapienti
costruzioni metafisiche, trovandosi nello stesso
stato d'animo, in cui si doveva trovare pi tardi il
filosofo di Knigsberg. ;^i'a fine della fase domquando, accortosi del
matica del suo pensic.
vano brancolare de' metafisici entro semplici con-

>,

cetti, sent

la necessit

della

Critica

(3),

Locke

pens bene di gettare lo scandaglio, per guidarsi


con sicurezza nel mare della speculazione. Egli
era convinto che, prima di filosofare, occorre valutare la portata della nostra mente, per non
perdersi in questioni insolubili, che oltrepassano

(1)

Cfr: G.

Bocca, 1905);
(2)

Kant

Villa.

moderno^

Critique de la raison purey

premire dition.
Op.
(3) Kant

V idealismo

(Torino,

Introd., pag. 14.

Cit.

Prface de la

Prface de la seconde ditiou^

20

potenza conoscitiva. L' occasione di


una disputa con alcuni suoi amici (1) lo aveva fatto

limiti della

avvisato de* pericoli e delle difficolt che si in-^


contrano, quando ci poniamo a discutere, senza
aver prima esaminato la capacit della nostra
conoscenza, e veduto quali oggetti sono alla por-

sopra della nostra comprensione (2).


Soltanto mediante l' esame delle forze del nostro
spirito ci si pu salvare da' pericoli dello scetti-

tata, o al di

egli dice,
Nel viaggio speculativo,
il en est de nous, comme d' un pilote qui voyage
sur mer. Il lui est extrmement avantageux de savoir quelle est la longueur du cordeau de la sonde,

cismo.

quoi qu' il ne puisse pas toujours reconnatre,


par le moyen de sa sonde, toutes les differente^
profonde urs de V Ocan. Il suf!t qu' il sache que^
le cordeau est assez longue, pour trouver fond
en certains endroits de la mer, qu' il lui importe
de connatre pour bien diriger sa course, et pour
viter les bas-fonds, qui pourraient le faire chouer. Notre affaire dans ce monde n' est pas de
connattre toutes choses, mais celles qui rgardent
conduite de notre vie. Si donc nous pouvons
trouver les rgles par lesquelles une crature
raisonnable peut et doit conduire ses sentiments,
si, dis-je, nous pouvons en venir l, nous ne devons pas nous inquiter de ce qu' il y a plusieurs autres choses qui chappent notre connaisla

sance
(1)

Vedi

(3).

il

Locke
pag. XXXIII.
(3) Locke
(2)

presente capitolo, pag. 1% nota 2.


Essai philosophique, Frface de V Auteur,

Op.

cit.

Avant-Propos, par.

6.

21

Premeva a Locke di delineare con sicurezza


campo, entro il quale la mente umana potesse
spaziare con libert, senza tema di errore. Desi-

il

deroso di scoprire una via sicura, in mezzo alle


aperte contraddizioni delle dottrine precedenti,
sentiva che era necessario ad ogni persona
amante della verit di esaminare se i principi ammessi fossero veri o falsi, e fino a qual punto si
(l). E mentre
potesse in essi sicuramente posare

da una parte cerca di giustificare criticamente


l'empirismo di Bacone, mediante una diligente
analisi psicologica dello spirito

umano

(2), dall'al-

dubbio metodico, come


spinta alla propria ricerca conoscitiva, mostrando
di convenire pienamente con lui, nell'affermanihil utilius quaeri potest quam quid
zione, che
idque semel in vita ab
sit liumana cognitio,
tra accetta

da Cartesio

il

unoquoque ex

iis,

qui tantillum

esse faciendum, quoniam, in

Locke

De

amant

illius

veritatera,.

investigatione,

Conduite de V esprit ecc., nelle gi


(Tom. I^r) par. 1^.
certi
che 1' affermazione di Locke
Possiamo
esser
(2)
no innate principles, con cui si intitola il primo libro
del Saggio, la conseguenza dell' esame psicologico e gnoseologico, svolto negli altri tre libri, perch il libro che
(1)

la

citate Oeuvres diverses,

figura primo, nella disposizione dell' opera, fu scritto

timo

in ordine di

tempo. (Vedi<a

tal

1'

proposito: H. Marion

Op. cit. (Partie Ilme^ n,[[Q gi citate pagg. 132, 133).


stesso del resto dichiara, {Essai philosophique, Liv.

ul-

Locke

II,

Chap.

che quelche fu scritto nel primo libro contro le idee


innate, sar accettato con pi facilit, quando si potr vedere, doide la mente pu ricavare il suo materiale e per
quali vie esso entra nello spirito.
I,

1),

22

Tera instrumenta sciendi et tota methodus continentur


(1).
A Locke non importa che la sua sia una filosofa negativa, nel senso che essa frena il pensiero, rattenendolo dalle vane dispute su ci che

Egli,
trascende il nostro intelletto
(2).
come osserva bene il Taine,
esita, dubita sempre, procede cautamente, si interdice le alte questioni, e si sente spinto ad interdircele. Sono i nostri limiti che egli cerca, li trova presto, e non se
ne lagna. Chiudiamoci, dice, nel nostro piccolo dominio, e lavoriamo dihgentemente
(3). Il suo
un compito modesto. Non desidera di fare grandi
conquiste nel campo del sapere: si contenta di
portare l' ordine, la chiarezza nelle varie cognizioni. Vuole sgombrare il terreno della scienza
da tutti gli ostacoli, per rendere pi agevole l'oTout
pera di esplorazione de' grandi ingegni.
ne peut pas sdice il filosofo,
le monde,
prer d" tre un Boyle, ou un Sydenham, et dans

un

siede, qui a produit d' aussi grands matres

que r

fluygens

illustre

Newton

e'

est

et

l'

incomparable

M.

un assez grand honneur que

employ, en qualit de simple ouvrier,


nettoyer un peu le terrain, et carter une partie
des vieilles ruines, qui se rencontrent sur le chemin de la connaissance
(4).
d'tre

(1)

(2)
(3)

Regulae ad directionem ingenti. Vili.


Descartes
Essai philosophique, Avant-Propos, 4.
Locke
Histoire de la litterature anglaise, (III.^
H. Taine

Ed. Paris, Hachette, 1873); Liv. Ili, Chap. Ili, pag. 310.
Essai philosophique, Prface de V Auteur,
(4) Locke
pagg. XXXV, XXXVI.

23

intimo significato che traspare


ne' vari paragrafi dell' Introduzione dell' opera di
Locke. Questi d' accordo con Kant nel tracciare

Tale tutto

1'

il suo nihil
sue colonne d'Ercole, affinch essa
possa continuare la propria via e non azzardarsi
in un oceano senza riva, o verso orizzonti sempre
ingannatori (1). Locke preferisce aggirarsi in un
campo ristretto di cui si abbia piena conoscenza,
anzich vagare senza bussola nel vasto mare
della speculazione, correndo il rischio di perder
i

limiti della ragione, nell'assegnarle

ulterhts,

di vista

il

le

faro luminoso

spiegare nettamente tutte


soluzioni

ambigue

confuse.

ama

della verit. Egli


le cose, e

rifugge dalle

Come

il

Cusano,

air alba del Rinascimento, trovava la vera vita

doda

pensiero in quella che egli disse la

del

giudicando contraddittoria r opinione di Malebranche, circa l'o-

igiorantia, cos

filosofo inglese,

il

rigine delle idee, dichiara di preferire

una savia

ignoranza ad una vuota ed oscura spiegazione di


qualsiasi fenomeno (^2). Come Kant, nello scritto
occasionato dalle presunte visioni di Swedenborg (3), si mostra avverso al facile dommatismo,
suoi scritti, sdegna le afcos Locke, in tutti
i

(1)

par

Cfr

mo-

conclusioni metafisiche e cerca di

frettate

Kant

Critique de la raison pure, (Ille

Tome

Ed.

pagg. 466, 467.


(2) Cfr: Exauien du seutiment dii P. Malebranche, qui
porte que noiis voyous toutes choses en Bieu, nelle gi ciJ.

Tissot, Paris, 1864)

tate Oeuvres diverses,


147, 148,
(3)

155, 156 e

Trdumen

Tom.

11^

);

II,

specialmente

alle

pagg.

passim.

eiues Geistersehers erldutert durch

der Metaphysik. (1766).

Trume


strarne

tutta

edificare

la

24

vacuit.

Egli

un sistema compiuto

non ambisce
di filosofa,

ne

di
si

attenta a portarsi col pensiero verso le eccelse


regioni della speculazione dommatica, ma sembra
far suo

il detto di Bacone, intellectum non contemnimtis sed regimus (1). E come il grande

Cancelliere inglese aveva sentito la necessit di

pensiero non gi le penne,


sed
plumbum potius et pondera
esso
(2), perch
non si perdesse in voli fatali, cos Locke ci av-

dover porre

al

verte cautamente che

sotto

zardano nelle vaste


incomprensibili

1'

abisso di Icaro sta aperto

coloro che, sulle

ali

della fantasia,

e pericolose regioni

si

az-

di verit

(3).

mezzo alle sterili e vanitole elucubrazioni della dottrina scolastica, viene facendosi strada il modesto criticismo del popolare
cos che in

filosofo di

Wrington.
II.

Or bene, mentre per

risultati contraddittori

Locke aveva sensuo grande avversario Leibnitz invece, dal dualismo di Cartesio
e dal monismo di Spinoza, si apriva la via ad un
edifcio eminentemente dommatico. In esso, superando il permanente miracolo degli Occasionalisti,
della precedente speculazione,

tito la necessit della critica,

(1)

Novum Organum

naturae
(2)
(3)

sive judicia vera de interpretatione

regno hominis,
Lib.
Ibid., Aph. GIV.
Vedi Lord King
Op. cit
et

il

I,

Aph. CXXVI.

pag. 105.

25

voleva conciliare, in un' armonia superiore, la

fi-

religione, la matematica con la


meccanismo con la teleologia, la
materia con lo spirito, 1' empirismo con l' inna-

con

losofa

la

metafsica,

il

nesso universale delle cose con la libera


spontaneit della monade, la provvidenza con il
male, il possibile con il reale. Lo spirito conciliativo di Leibnitz si manifesta indubbiamente in
tismo,

tutti

il

campi

dell'attivit

nella politica,

morale, nella scienza. Vi-

religione, nella

nella

vendo

umana:

che
Europa, interessati nelle gravi questioni spirituali, che allora
in

un'epoca

di profondi rivolgimenti,

tenevano in agitazione
si

popoli

d'

Scuole, nelle

dib-^itevano nelle

Chiese, nelle

propone di escogitare una dotgli uomini possano convenire,

Corti, Leibnitz si
trina, in cui tutti

trovando in essa

giustifcate

le

loro aspirazioni

religiose e morali.

La formazione
politico-religiosa

di

fra

una
i

forte e

concorde unit
una Chiesa

popoli, sotto

universale, in cui avessero diritto di cittadinanza


tutte le fedi, unite nella lotta contro la barbarie

mussulmana, ecco

sogno che Leibaitz cerc

il

di

attuare attraverso a tutte le difficolt, oppostegli


dalla diffidenza, o dall' intransigenza de' potenti
suoi contemporanei
sto sogno

(1)

desco,

Su questa
si

(1).

generoso

veda

il

attivit

Alla realizzazione di que-

egli rivolge tutte le

politico-religiosa

recente libro di

J.

Baruzi.

del

sue mi-

filosofo

te-

Leihnits et

(V aprs des documents


(Vexpansion vers VOrient)

V organisatiou rligiense de la Terre,


indits, (Paris. Alcan); Partie

Partie

II,

I.

(Constrnction de V ylise universele).

26

gliori energie di filosofo

diplomatico.

Infatti

noi

profondo e di accorta
vediamo trattare a

lo

lungo con Bossuet, per la conciliazione fra la


Chiesa protestante e quella cattolica, rivelando
una nobile larghezza di idee, che contrasta con
r intransigenza cieca e confessionale del Vescovo
di Meaux. Ma non si creda, come parrebbe a
prima vista, che la libert di giudizio, mostrata
da Leibnitz in questa celebre controversia confessionale, costituisca una vera e propria ribel-

dommatico della Chiesa.


Hannover non condanna in modo

lione al vecchio edifzio


Il

filosofo di

il contenuto della religione, vuole semplicemente che esso si trasformi, per mettersi
in armonia co' tempi rinnovati. Si direbbe che
gli odierni Modernisti, i quali sperano di poter
trovare ne' principi del Cristianesimo, purificati
dalla scorie della superstizione, e conciliati con
la scienza moderna, una formula di condotta morale, ^biano in Leibnitz uno de' pi grandi, se
non addirittura il pi grande precursore. Anche
egli, come loro, si d alla filosofia^ non gi per
amore della verit in se stessa, e indipendentemente da tutte le credenze etico-religiose, come
fa Locke, partendo dal punto di vista del dubbio
metodico, ma mosso invece da un disegno morale da risolvere ed attuare, e dal desiderio di
mettere d'accordo le pi opposte tendenze. Anche
egli, come i Modernisti, di fronte al naturalismo
che minacciava di dilagare a' suoi tempi, e che
poi, com' egli prevedeva, ha avuto il sopravvento
sulle teorie dommatiche, si sentiva in dovere di

assoluto

riparare

l'

imminente dissolvimento

degli istituti

Ti

tradizionali, e di salvare la fede, seriamente mi-

nacciata dagli

scettici,

razional-

giustificandola

mente, e rendendola pi

umana

ed universale.

Autore della Teodicea vuole impedire ad ogni

L'

costo che la libert di critica porti

all'

ateismo.

La

religione naturale offriva, secondo lui, meglio

di

quella rivelata,

un argine potente

alla

furia

demolitrice delle correnti scettiche ed eretiche.

Un

siede philosophique va naitre,

scriveva

au
rpandra mme parmi les
Il faut prendre garde que la drnire des hrsies soit, je ne dis pas 1' athisrae,
mais le naturalisme pubbliquement professe.
Preoccupato dell' avvenire della fede, egli sente
la necessit di dover sbarazzare la religione di
ad Arnauld,
dhors des
poHtiques

oi le

souci de la verit, gagnant

coles, se

tutto

pur

r insostenibile infarcimento

superstizioso,

sua parte migliore di perenne


Bossuet vuole l'umiliazione, la

di salvarla nella

verit.

Mentre

piena dedizione de' protestanti, e il trionfo assoluto de' cattolici, Leibnitz cerca la pace in una
dottrina larga e comprensiva, che, risolvendo tutte
le questioni, e distruggendo i dubbi, prepari il
trionfo dell'unit religiosa.

giustamente

il

Rmusat,

trattato di Westfalia nel

L'uno,
osserva
vuole trasportare il

dominio

delle coscienze^

r altro annullarlo nelle sue conseguenze morali,

con la sottomissione all' autorit. Bossuet ragiona in fondo,


come avrebbe potuto fare, se Gustavo Adolfo fosse
e sostituire

1'

stato battuto

dritti,

(1).

Charles de Rmusat Leihnitz


Deux Mondes. 15 Janvier, 1861.

(l)

des

eguaglianza dei

et

Bossuet: in Revu

28

Gli scritti Theologica et Irenica (1) ci provano


quanto ardente fosse il desiderio di Leibnitz di
attuare fra le anime una pace sincera, una perfetta armonia spirituale. L' accordo fra gli uomini
di scienza, conseguito con il trionfo delle proprie
dottrine la sua ambizione. Egli spera di potere
attrarre nell' ambito delle sue idee anche i Gesuiti, e fa di tutto di non svegliare la loro intransigente suscettibilit, sia criticando con ardore
la filosofa cartesiana (2), sia adattando di pro-

posito le proprie vedute flosofiche

alle

pi di-

sparate concezioui metafsiche.


Ora questa attitudine di Leibnitz, di fronte

problema speculativo, mentre denota

in lui

al

un

nobile intento, indizio altres di spirito forte-

mente dommatico.
preoccupazione

la

(1)

si pone a flosofare con


dover creare un sistema, che

Egli
di

Vedi: A. Foucher de Careil

publies pour la premire fois d' aprs

Oeuvres de Leihnits
les

niamiscrits origi-

naux, (Paris, 1859); Tome ler.


(2) Un frammento pubblicato da Gerhardt, (Die philosophischen Schriften von G. W. Leibnitz, Berlin, 1875-1890,
IV, 346), in cui si contiene una viva critica del cartesianismo, un aperto invito a' Gesuiti ad assumere la sua filo-

La logique de Leibnitz, (Paris);

Vedi L. Couturat
pagg. 513-515.
Ma Leibnitz

sofia.

si

illudeva,

quando pensava

fare de' Gesuiti tanti apostoli disinteressati della vera

Pregando

di
fi-

P. Kochanski, di metterlo in relazione


suo ordine, si sente rispondere che le
scienze sono poco coltivate nella Compagnia di Ges, perch
l'originalit di pensiero vi sospetta.
Si veda la corrispondenza fra Leibnitz e Kochanski, per cura di Bodemann e
e Dick Stein, in Brace Matematycsno fisycsne, t. XII, (1901),
e t. XIII, (1902), Varsavia.
losofa.

con

il

sapienti del


concili

non

29

solo le tendenze filosofiche,

ma anche

quelle religiose. Dice da se di cominciare da

fi-

losofo e di finire da teologo. L' unit della fede,

r armonia superiore delle menti si risolve per lui


neir adozione della sua filosofia, creata apposta,
per potere integrare tutte le intuizioni. Convinto,
come Bacone, che la filosofia, se profondamente
studiata, anzich allontanare gli uomini da Dio,
li riconduce a lui, in
una perfettta comunione di
sentimenti e di ideali (1), egli crede, con la sua
profonda speculazione, di superare gli ostacoli
avanzati dagli scettici, ed ha la ferma certezza
di poter trovare, nelle gravi controversie intellettuali, l'ultima e sicura espressione conciliatrice
della fede e della ragione. L' accordo di queste
il pensiero di tutta la sua vita. Contro Bayle,
il quale sostiene essere la religione contro la ragione, Leibnitz, afferma la necessit di distinguere
ci che al di sopra della ragione, da ci che
con essa in contrasto (:2). Come il Cusano, egli
sostiene che i filosofi e i teologi son d' accordo,

(1)

Cfr

G.

Atheistas, Pars

G.
I

Confessio nafurae contra


Leibnitii Opera omnia in
collecta studio L. Dutens, (Genevae,

in: G. G.

sex tomos distribiita,

De Tournes, MDCCLXVIII)

minum

Leibnitii
,

Tom.

K^

Cfr.

pure: Tenta-

Theodlceae, de bonitate Dei, liberiate iominis et

origine mali. Pars 111, 296. (Nella stessa edizione Dutens,

Tom.

1"9).

Quando in

seguito occorrer citare quest' edi-

zione delie opere di Leibnitz, scriveremo soltanto: Dutens,


con accanto il numero romano indicante il respettivo vo-

lume.
(2)

Vedi

Dissertano de conformitate

39-46, 60. (Outens,

Tom.

I").

fdei ciim ratione,

quando

il

loro spirito

Perci Leibnitz

si

30
si

eleva verso l'infinito

(1).

sforza di evitare tutte le in-

E quantunque sembri filosofare liberamente, con larghezza di criteri, e senza dipendere in particolare da nessun dommatismo

conciliabilit.

religioso, esclusivista, in realt egli subisce l' influenza di tutti i preconcetti dommatici, che di
proposito cerca spiegare e conciliare nella sua

un dommatismo confessionale, come quello del Bossuet, per un


dommatismo metafisico, che ha per fine di dover

dottrina. Se

il

suo non

mostrare l'accordo di tutte le chiese cristiane,


accogliendo i principi teologici di ognuna in una
verit superiore.
Si potr discutere, se Leibnitz abbia avuto,
o no coscienza de' ripieghi e sotterfugi, come
li chiama l'Hoffding (2), piti o meno riusciti, ai

quali ricorre, per attuare

il

suo intento. E forse

dovremmo concludere

che i mezzi termini da lui


adoperati erano proprio espressamente cercati
e voluti (3). Ma ad ogni modo, per stabilire il

Grimdziige der Philosophie des


(1) Cfr: R. Falkenberg
Nicolaus Cusaniis niit besonderer Berucksichtigung der Lehre
vom Erkennen, (Breslau, W. Koener, 1880) Gap. V, e Gap.
VI.
In questo lavoro si possono trovare esposti i molti
punti di contatto che Leibnitz ebbe con il grande precursore di Gues.
Trad.
Storia della filosofia moderna,
(2) H. Hffding
del Prof. P. Martinetti, (Torino, Bocca, 1906)
Voi. Io
Lib. IVo
{La filosofia inglese delV esperienza) pag. 376.
;

(3)

Leibnitz, avverte

il

che

egli era

buon

cristiano, denota

ha
come fanno

Lichtenberg,

religione cristiana. Goncludere perci,

difeso la
i

teologi,

una mediocre conoscenza


dommatismo

31

Autore del sistema dell'armonia


sua assoluta fiducia
di poter risolvere tutte le questioni, anche di carattere teologico, con ragionamenti derivati da
deli'

prestabilita, basta notare la

non discute 1' origine e il


valore. Invano cercheremmo nelle opere di Leibnitz una spiegazione critica del modo come il
principi,

di cui

egli

principio di ragion sufficiente derivi da quello di

come questi due assiomi fondamentali,


ammessi, si accordino fra loro e con i postulati della Monadologia (1). La prestabilita universale armonia delle cose, che, come intuizione
metafsica, si insinua presto nella mente di Leibidentit, e

da

lui

un giusto desiderio nell' animo del


non conferisce certo alla sua libert e
indipendenza intellettuale. Le contraddizioni del
nitz,

se

filosofo,

sistema, rimproverategli da molti, derivano

punto dall'aver

egli

voluto filosofare su

ap-

un disegno

preconcetto, che contenesse, nelle sue grandi linee,


in un' unit armonica, integrativa, tutti

dogmi

della scienza e della fede tradizionale. Del resto,

ripetiamo, era gi
trare

ci

un dommatismo quello

discutere di

rienza, senza imporsi

degli uomini.

verit trascendenti

di en1'

espe-

nessun cauto riserbo,

ma

La vanit di parlare un p meglio delle persone


un uomo come Leibnitz, che aveva poca

di mestiere , in

una spinta

dalla quale fu mosso, piuttosto che


(Lichtenberg
Vermischte Schriften, I
Bd., citato dal Lange
Op. cit. Tom. ler, in Notes de la,
solidit,

dalla religione.

lye Partie, pag. 528).


Lockii et Leibnitii de cogni(1) Cfr: R. Quaebicker
tione humana sententiarum inter se oppositarum disquisitio
comparativa, (Halis Saxonum, MDCGGLXVIII) pag. 37.


con

presunzione di poter risolvere tutte

la

tricate questioni
si

32

avvedeva che,

di ricadere in

balismi, dei

della teologia.
cos

facendo,

le in

Leibnitz non
era il pericolo

Il

e'

quegli oziosi

e interminabili verquali la scienza moderna, emanci-

pandosi da tutte le autorit filosofiche e religiose,


aveva riportato vittoria.
Pi accorto di lui, Locke aveva chiaramente
avvertito la steriht di certe sottili disquisizioni
teologiche, e V impedimento che i preconcetti religiosi

oppongono allo svolgersi dell'indagine speEgli ammetteva con Leibnitz che vi

culativa.

possano essere delle verit al di sopra della ra(1). Riteneva la fede rivelata come necessario complemento di quella razionale, pur osser-

gione

vando che la Rivelazione, per essere accettata,


non dovesse mai contraddire ai principi della

Ma

sebbene riconoscesse i dritti della


fede, nondimeno, ad evitare vani discorsi e dissidi
pericolosi, affermava la imprescindibile necessit di
distinguere nettamente il contenuto della fede da
quello della ragione.
Avant d'avoir determin,
egh dice,
jusqu' o nous sommes guids par la
Raison, et jusqu' o nous sommes conduits par
la Foi, e' est en vain que nous disputerons, et que
nous tcherons de nous convaincre 1' un 1' autre
sur des matires de rligion
(2). Con il suo
Saggio, che un' opera esclusivamente filosofica,
ragione.

(1)
J,

Locke

(2)

Essai philosophique, Liv. IV, Ghap. XVII,


Chap. XVIII, 7.
Essai philosophique, Liv. IV, Chap. XVIII, 1.

24, e

33

com'egli scrive a Limborch (1), Locke ritiene di


aver delineato il sicuro campo, in cui la ragione

deve esplicare V opera sua, senza entrare in quenon le appartengono. Il nostro filosofo
non intende assolutamente di creare confusioni
fra la fede e la ragione. Le vuole distinte, perch
stioni che

l'una

non usurpi, o menomi

ragione,

egli dice,

dritti dell'altra.

La

la scoperta della certezza

o della probabilit delle proposizioni che lo spirito arriva a

conoscere, per deduzioni, tratte da

con 1' uso delle sue facolt naturali, cio con la sensazione e con la riflessione.
La fede poi l'assentimento che si d ad ogni
proposizione, la quale non cos fondata su argomenti razionali, ma sulla credenza che essa
venga da Dio per mezzo della rivelazione
(2).
Le verit che trascendono i limiti della conoscenza
umana sono in tal modo relegate nell' ambito
della fede, e la ragione non pu occuparsene con
idee, acquistate

reale vantaggio.

Ad

essa

soltanto riservato

il

dritto di accettare o di respingere ogni proposi-

zione rivelata,
dittoria.

quando questa sia in s contradla fede, quantunque abbia il suo

Quindi

campo

intangibile, pure deve sempre, in tutto il


suo contenuto, sottostare alla sanzione della ragione, e non pu mai basarsi su principi che
apertamente sono in conflitto con questa (3). La

(1)

citate
(:2)

(3)
5,

II de Mr. Locke Mr. Limborch, nelle gi


Oeuvres diverses, Tome II pag. 2()4.
Essai philosophiqiie, Liv. IV, Chap. XVIII, 2.
Locke
Essai philosophique, Liv. IV, Chap. XVI,

Lettre

6 e segg.

,i)


superiorit e

l'

34

indipendenza del pensiero

umano

naturale sono cos difese e sostenute da Locke.


egli dice,
contraire, ou incomNulle chose,
patible avec des dcisions de la Raison, claires et

videntes par elles-mmes,n'a droitd'tre presse,


ou rcQue, comme une matire de foi, laquelle

la raison n'ait rien voir

un

lato

Locke riserva

alla

(1).

Ma mentre

ragione

il

giudicare, se certe verit di fede sono, o


di

assentimento,

dall' altro

avvertire della inutilit di tutti

pena

fare,

da
di

no degne

relegandole oltre

miti del nostro potere conoscitivo,

potrebbero
con vedute

dritto

li-

sembra volere

gli sforzi

che

si

per intenderle, e per conciliarle


La ragione non pu, sotto

filosofiche.

di rinunziare a' suoi principi costitutivi, e di

vagare cos in ipotesi arbitrarie, mettersi a discutere su temi che trascendono la nostra esperienza. Perci Locke, interdicendo al pensiero le

mostra di avere intuito


assoluta distinzione fra la

alte questioni religiose,

meglio di Leibnitz

1'

scienza e la fede. Al

contrario

del

filosofo

di

Hannover che, per mezzo della ragione, si propone a bella posta di creare un sistema filosofico
con pretese religiose, 1' Autore del Saggio vuole
che

il

pensiero, al di sopra di ogni credo tradi-

zionale,

non assolva

indagine fredda

altro

compito

di quello della

e spassionata.

Su questi concetti Locke conduce le sue opere


religiose. Ne ha bisogno dei ripieghi usati da Leibper conciliarle con la sua filosofia, perch,
animato da un prudente riserbo su tutte le que-

nitz,

(l) Ibid.,

10.

35

questioni trascendenti, non pretende mai di creare


un sistema di verit assolute. Lascia ad ognuno,

ome

del resto fa

bert di pensare,

anche

il

suo avversario, la

come meglio

li-

ma non

crede,

cerca le conciliazioni, volute dal filosofo tedesco, su problemi, che oltrepassano 1' umano
conoscere. Si contenta di un latitudlnismo, che
non abbia un credo assoluto, ne religioso, ne metafsico (1). I dommi per Locke sono troppo al
di l del nostro pensiero, perch se ne possa
tentare la spiegazione filosofica. Teme che, una
volta entrati in questioni teologiche, e privati del

lume

della ragione, siano possibili tutte le astru-

serie, tutti

Onde

dissidi.

egli si

sente natural-

ad un Cristianesimo razionale, semplice e ridotto alla sola fede della venuta del
Messia (2). Il suo latitudinismo, che si basa non

mente

tratto

gi su affermazioni metafisiche,
critico-conoscitive,
scettico, per

(l)

il

se

ma

su limitazioni

ha un fondo beatamente

pi utile alla scienza, perch

Locke definisce cos

il

latitudinismo:

Avere

legj^i

severe circa la virt e il vizio, ma estendere quanto pi


possibile i termini del credo religioso, cio fare in modo;
che gli articoli di fede siano pochi e larghi, le cerimonie

poche e facili ecco ci che costituisce il latitudinismo. {An.


Op. cit.
essay concerning toleration, in: Fox Bourne
Voi. I, pagg. 174-194).
The Rasonableness of Chriitiauity as
(i) Cfr
Locke
;

delivered in Scriptiire.

Quanto fosse razionale

e tolle-

rante la religione professata da Locke, si pu vedere spe-cialmente anche in queste altre sue opere: Lettre sur la
tolrance,

Befections

Op.

cit.

(nelle gi citate

upon

the

Oeuvres diverses, Tom.

roman commonwealth,

in

Ir),

Fox Bourne


la

rende indipendente

36

e libera ne' suoi processi.

Leibnitz, che giustifica la fede razionalmente, e

che crea un sistema di verit assolute, non garantisce altrettanto la filosofa, perch la costringe
dentro T ambito di una preconcetta rehgione universale. L' Autore del Saggio, seguace di un Cristianesimo senza dommi, ed accessibile a tutti,
dotti ed ignoranti, sostenitore di una flosofia,

dommatismo relinon ha riguardi per nessuno, e tanto meno

svincolata da' lacci letali del


gioso,

per

le

opinioni di coloro, che

sitari della fede, e

si

dicono

della verit rivelata.

depoMentre

Leibnitz dichiara che non bene dare appiglio


agli

Ecclesiastici,

quanto

e che

bisogna rimettersi, per

possibile, alle loro formule (1), Locke,,

al contrario,

non vuole che

la propria specula-

zione abbia nessuna tutela. Contro Stillingfleet,

quale criticava, come


alcune dottrine del
sostiene
una
polemica,
Saggio,
che al dire delsi
l' Hoffding,
pu considerare come 1' ultimo

vescovo

di

dannose

alle verit della fede,

Worcester,

il

duello della scolastica con la filosofia

moderna

(2).

VII de Leihnits Thomas Burnet, (Han


(1) Lettre
nover - Wolfeiibuttel, 24 aot, 1697), (Dutens, Tom. VI^^
Pars la).
Op. cit. Voi. I, Lib. IV, (La filo(3) H. Hoffding
Fra i molti
pag. 869.
losofia inglese delV esperienza)
censori delle dottrine contenute nel Saggio, uno de' pi
accreditati fu il Dott. Stillingfleet, vescovo di Worcester.

nello scritto En vindication of Trlnity, pubblicato nel 1697, attacc alcuni pensieri di Locke, circa la

Questi,

conoscenza delle sostanze, temendo a torto che in essi si


celasse il germe dell' eresia. Il passo che specialmente la

37

considerare bene nel loro complesso le dotdue filosofi, noi vediamo in Locke lo

trine de'

spirito di indipendenza, la spontaneit

del pensentimento religioso.


In Leibnitz invece si nota l' attaccamento alla
tradizione, con il compito di renderla pi razionale, senza negarla, la voluta e preconcetta sistemazione del sapere in un corpo dottrinario, che
siero, e la naturalezza

integrasse

del

ogni credo in

conciliasse

superiore, pur sempre dommatico, se

un credo
non nella

sanzione esterna, certo nelF intima sua natura,


e r artificiosit di una fede, la quale, anzich
rampollare dal cuore, doveva imporsi alle menti,
on la sua griustificazione filosofica. La filosofia

aveva insospettito il seguente:


Nous avons des ides
de la Matire et de la Pense; mais peut-tre ne seronsnous jamais capables de connatre, si un tre purement
materiel pense ou non, par la raison qu' il nous est impossi

ble de

dcouvrir, par la contemplation de nos propres

a point donne quelques


il le trouve propos, la
puissance d' appercevoir et de penser ou s' il a joint et
uni la Matire, ainsi dispose, une substance imniaterielle qui pense. {Essai phiosophique, Liv. IV, Chap. Ili,
ides, sans Rvelation, si

amas de

Matire, disposs

Dieu

n'

comme

6).

Alle critiche mossegli

lingfleet replic nello stesso

Locke rispose subito, e Stilanno 1697. Questa replica fu

contraddetta da una seconda lettera di Locke, (1(597). Il


vescovo insist ancora nelle sue critiche, con un altro
scritto nel 1698, al quale Locke oppose nel 1699 una terza
risposta, in cui si scagiona dalle accuse di scetticismo.

Dans

cette dispute,

dice

il

Le

Clerc,

on

adniira la so-

de la doctrine de Mr. Locke, sa nettt, et son exaet V on fut surpris qu' un homme aussi savant
que Mr. Stillingfleet, se ft engag dans une dispute, oi
il avait tort tous gards. Cet illustre Prlat n' avait que
lidit

ctitude ...

di

38

Locke che non afferma

naturale del

se

non contraddice

della critica, e

suo Autore,

non

la necessit

cos alla religione

tanto

lontana dalla

dottrina leibnitziana, che, nelle sue conclusioni


assolute e definitive, ha la pretesa di sostituirsi
in una veduta
quanto la scepsi lontana dal
domma. Pare che i due pensatori abbiano respettivamente ereditato dal grande Cusano, 1' uno la

a tutti

sistemi, armonizzandoli

superiore,

di

docta ignorantia^ V altro

le

spirito

universale e

conciliativo di tutte le dottrine.

Locke di non essersi


saputo liberare del tutto da un ultimo avanzo di
dommatismo, escludendo, nel suo scritto The funSi potr rimproverare a

trs peu de connaissance de la philosophie, et n' tait pas


accoutum penser, ni crire tbrt exactement c'tait l 1&
fort de Mr. Locke. Gependant cet excelleiit Philosophe, quel^ue avantage qu' il et, dans cette dispute, et quelque sujet
;

qu'

il

et de se plaindre de Mr. Stillingfleet, qui

avait at-

1'

taqu injustement et sans connaissance de cause, n'a jamais abus de sa superiorit, et a toujours relev les faute&
J'avoue
de son Adversaire, avec douceur et avec respect
que je n' ai jamais lu une dispute menage avec tant de
sang froid, tant d' art et tant de finesse, d' un cot et de
r autre d' une manire si injuste, si embrouille, et si peu
{loge historique de
propre taire lionneur V Auteur.
Mr. Locke, par J. Le Clerc, nelle citate Oeuvres diverseSy.
.

Anche Leibnitz,
Tom. Jer, pagg. LXXIII, LXXIV, LXXV).
riguardo a questa polemica, ha parole lusinghiere per Locke.
Nella sopra citata lettera a Thomas Burnet, (Hannover
Wolfenbuttel, 24 aot, 1697), il filosofo tedesco dice:
Je
tirai avec attention les amoeboea de M. l'veque de Worcester et de M. Locke. Je ne doute point que celui-ci ne se
tire fort bien d' affaire.
Questa controversia ordinariamente pubblicata in appendice al Saggio.

39

damental Constihitions for


lina

Ma

(1),

da' dritti

civili

bea consideriamo

the
gli

gomrnment of Caroatei e

papisti

(2).

tempi di feroce intolleranza religiosa, ne' quali viveva il filosofo, potremo subito convincerci che egli, nel ridurre la
religione a quel muilmiini che basta, per credere
in Dio, faceva opera di avveduto uomo politico,
se

e non di teologo intransigente. D'altra parte egli


intende escludere gli atei e gli ortodossi impenitenti, non gi per la presunzione dommati'ca di
aver trovato, nella religione naturale, la verit

ultima ed assoluta da imporre a loro, ma soltanto


per ragioni politiche e morali. Egli non credeva,

va rimproverato, data 1' epoca in cui


visse, che un ateo potesse essere un buon cittadino, ossequente delle leggi, e riteneva pure essere
ne

di ci

dannosa

di

allo

Stato

una

societ

confessionale,

(1) Quest' opera del 1669. Iti essa Locke, premuroso


assicurare la libert religiosa, nou fa che applicare le

idee sulla tolleranza, espresse fino dal 1667, nel gi citato

Essay concerning toleration.


scrive Locke a Lim(2) Je partage en deux classes,
borch,
ceux qui font profession du Christianisme, en

Evangreliques et en Fapistes. ^eux-ci

quence de F

infaillibilit qu'

il

s'

s'

arrogent en conse-

attribuent,

un empire de-

spotique sur les consciences. Mais les prmiers n' ayant


pour objet que la vrit, cherchent seulement s' en convaincre et n' emploient, pour la persuader aux autres, que
des raisons fortes et solides. Compatissant aux erreurs de
leur prochain, ayant toujours devant les yeux leur propre

excusent dans les autres, et demandent que


r on excuse en eux-mmes la fragilit et V ignorance humaine. (Lettre X de Mr. Locke Mr. LimborcJi, in Oeuvres
diverses, Tom. II e pag. 307).
imbecillite, ils


tendente a distruggere

40

l'altrui libert di coscienza,

ad un principe straniero (1). Prima di


rimproverare a Locke un apparente dommatismo,
si pensi ancora che a que' tempi poteva essere
pericoloso mostrarsi indulgente con gli atei. Per
queste ragioni noi crediamo dover concludere
che, anche in fatto di religione, Locke si mantiene sempre in una posizione critica, rifuggendo
dal tono affermativo delle scuole teologiche. Di
Leibnitz non possiamo certo dire altrettanto.
L' Autore del sistema monadologico cerca, nel
suo ottimismo, la spiegazione e la ragione ultima
di ogni fenomeno naturale ed umano. Niente per
lui deve restare nelP ombra sconfortante del dubbio: dalle pili complesse e pi alte manifestazioni
dell' essere, fino alle piti semplici ed infinitesime,
tutto egli tenta di spiegare e di comprendere, in
un meraviglioso sistema armonico, che rispecchi
fedelmente la realt. Delle dottrine in voga al
suo tempo, tanto il cartesianismo, quanto lo spinozismo, gli sembravano unilaterali ed insuffie legata

cienti.

in

Pur ritenendo che

la dottrina di Cartesio,

che aveva di buono, fosse 1' anticamera


della vera filosofia, e che restasse difficile penetrare avanti, senza essere passati di l, egli diceva
che ci si priverebbe dell' esatta conoscenza delle
ci

cose,

(t)

quando

ci

si

fermasse in essa

(2).

E da

i gi citati scritti:
Essay concerning
The ftindamental Constitiitions for the goverii-

Si confrontino

toleration, e:

ment of Carolina.
(2) Rponse aux Rflexions, qui se trouvent dans le 23
Journal cles Savants de cette anne, touchant les cons-

41

non

eredita il Leibnitz il dubbio metoconseguente posizione critica di Giovanni Locke, ma soltanto V indirizzo dommatico,
concentrato tutto nella determinazione oggettiva
dell' idea di sostanza; di queir idea appunto contro la quale Locke moveva i suoi violentissimi
attacchi. Portato per inclinazione ad abbracciare in una veduta alta e comprensiva tutta la
realt, a differenza di Bacone, di Cartesio, di
Locke e anche di Spinoza, i quali, ciascuno dal
proprio punto di vista, cercano di restri ugere
limiti della filosofia, decisi come sono a sacrificare l'estensione della conoscenza alla certezza,

Cartesio

dico,

la

come avverte il Boutroux (1), per il primo ne' tempi moderni, ritorna
all' audace definizione che della filosofia aveva
gi dato Aristotele, e la concepisce come la scienza
de' primi principi delle cose. Non si tratta pi.
per lui di indicare la portata e i limiti della conoscenza umana, come fanno, pure in diverso
modo, Descartes e Locke, o di determinare esclusivamente le condizioni del benessere e della
felicit dell' uomo, come fanno Bacone e Spinoza:
egli, dietro 1' esempio degli antichi, vuole arriall'utilit pratica, Leibnitz,

vare all' v'j-O-sTov in s.


Leibnitz metafisico,

quences de qiielques

avverte

il

Fonte-

eiidroits de la Philosophie de Descartes,

Tom. II "s, Pars I). Cfr. pure: Lettre de


Mr. Leibnitz un Ami, sur le Cartesianisme. 1695, (Dutens,
Tom. II a^ Pars I).
1697, (Dutens,

La

(1) Leibnitz
Delagrave) pag.
;

!27.

Monadologie, par E. Boutroux, (Paris,

42

sarebbe stata una cosa quasi impossilo fosse, perch il suo spirito, tropera portato facilmente a cogliere
universale,
po
i
principi pi elevati e pi generali, ne' quali
appunto consiste la metafsica (1). E' naturale
quindi che egli ammiri pi la fsica di Aristotele,
che le Meditazioni di Cartesio. E lo dichiara apertameute, scrivendo:
Dicere non vereor plura
me probare in libris Aristotelis, Ttspl ^^oai^c; xpoaswc, quam in Meditationibus Cartesii; tantum
abest ut Gartesianus sim
(2). Il suo spirito
comprensivo non pu assegnarsi de' limiti; esso
vuole spiegare tutto il reale, nella pienezza e
nella molteplice variet delle sue forme. Sicuro
di se e delle proprie dottrine, egh lamenta che
Cartesio cominciasse con il dubbio e con la condanna della vecchia speculazione. Quantunque
riconosca nell' esperienza un mezzo limitato per
conoscere, pure ritiene che il pensiero possa spaziare liberamente, e raggiungere la verit con
piena chiarezza e determinazione. Data la dottrina
di Cartesio e di Spinoza, Leibnitz capisce bene
quale deve essere il compito suo. Affermare contro il dualismo posto dal primo, fra le sostanze
estese e quelle pensanti, il principio che tutte le
sostanze, considerale non gi come unit di estensione, ma come unit di forza, sono attive e
nelle;

bile che

non

rappresentative, con varia intensit e chiarezza.

(1) loge de Mr. Leihnits par Mr. Fontenelle, pag. XLI,


(Dutens, Tom. l^^).
(2) Leibnitius Thomasio, Episto a l^,{l>iiieis, Tom. IV",

Pars

la).


Dimostrare contro

43

secondo

il

la

pluralit delle

sostanze stesse, unite e corrispondenti fra loro,


non come gli infiniti modi de' due attributi, pensiero ed estensioie, di un' unica sostanza, per

mezzo

un meccanismo naturale,

di

ma

mediante

un' armonia prestabilita.

Come ben

si

vede,

il

pensiero di Leibnitz

si

esaurisce tutto essenzialmente in questi problemi,

che

si

riconnettono

E in tali
come fa

questioni

al

il

dommatismo precedente.

fdosofo tedesco non

si

parte,

Locke nell'opera sua, da un punto di


vista critico, ma comincia dall' esame della sostanza, in base al quale la sua metafsica assume
una fisionomia tutta propria. N forse questo
il

atteggiamento del pensiero di Leibnitz manca di


una profonda ragione storica. Congiunto com' era
al periodo naturalistico della filosofia moderna,
durante il quale le menti si erano rivolte alla
natura, supposta conoscibile, egli non poteva certo
proporsi come autonomo il problema specifico
del criticismo, sul valore e su limiti della conoscenza. Ala come un tal problema, avente per
oggetto la spiegazione della possibilit dell' umano
conoscere, era conseguente alla conoscenza della
natura, cos in Leibnitz la teoria gnoseologica,
pur preparando il criticismo, doveva dipendere
dalle dottrine metafisiche di lui, concernenti il
presupposto naturalistico della sostanza (1).
Mentre dunque Locke procede in generale con
metodo critico, o almeno dichiara di avere questa
i

(1)

Cfr

A. Paoli

lano, Hoepli,

188*2),

Hume

Parte

principio di causa, (MiGap. 1I, n. XII.

e il

II ,

44

intenzione, Leibnitz stabilita

dommaticamente

la

natura della monade, fa dipendere da essa, come


vedremo in seguito, tutta la sua gnoseologia. E
nel subordinarla ad altre questioni, egli, secondo
r Ueberweg (1), si trova d' accordo con Herbart.
Tutti e due questi pensatori pongono la metafsica a base delle loro concezioni psico-gnoseologiche. Anzi, mentre per 1' Herbart la rappresentazione

resta
la

si

limita alla psicologia, per Leibnitz essa

sempre un concetto metafisico, illustrante

natura intima della monade

(2).

III.

Per convincersi che

il

Leibnitz fa dipendere

la questione dell' origine e del valore della cono-

scenza umana da presupposti dommatici, basta


considerare un istante lo svolgimento del suo
pensiero filosofico, e vedere come egli, prima di
occuparsi in modo speciale del problema gnoseologico, avesse completamente ideato il sistema
metafsico delle monadi.

Esaminando

il

successivo

prodursi de' principali, fra i suoi innumerevoli


scritti, noi possiamo notare che gi nella trattazione del 1680
(1) F.

(8), il

Ueberweg

nostro filosofo getta

le

prime

Grundriss der Geschichte der Phllo-

sophie, {Zehnte Aufl., Berlin, 1907); Dritter Theil, pag. 171.

Inwiefern ist Leibnitz


Dott. J. Barchudariaii
(2) Cfr
in der Psychologie ein Vorgaenger Herbarfs^, (Jena, Pohle,
:

1889).
(3) Per quel che riguarda V anno di questa trattazione,
atteniamo a quel che scritto nella nota 69, pag. 500,
del primo volume della Storia della filosofia moderna del-

ci

45

basi del suo edifizio speculativo,

il

quale viene

poi consolidandosi ed integrandosi nel Petit di-

scours de Mtaphysiqiie, composto

1685. Nel
scrivendo ad
Arnauld, fa vedere di aver gi determinato la
natura dell' unit sostanziale sull' analogia dello

Novembre

spirito.

dell'

anno successivo

Nel 1690

le

nel

egli,

sue idee metafsiche

strano ancora pi formate. In

una

si

mo-

lettera del

23 Marzo di quest' anno, scritta da Venezia ad


Arnauld (1), parla gi delle sostanze semplici
individuali, deducenti tutte le loro azioni dal
proprio fondo, ed esprimenti, ciascuna dal suo

universo intero. Come pure in


questa stessa lettera detto che 1' unione deli' anima col corpo, e 1' operazione d' una sostanza
sull'altra, avvengono per un'armonia prestabilita.
Oltre a ci, dopo avere dal 1691 al 1694 lumeggiato in vari scritti, contro i Cartesiani (2), la sua

punto

di

vista,

1'

r Hffding. In questa nota si dice:


La memoria dell'anno 1(580 non reca alcuna soprascritta. Erdmann, che fu

primo a trarla fuori dalla biblioteca di Hannover, le diede,


sua edizione dell' Opera philosophica di Leibnitz,
1840), il titolo De vera methodo philosophiae et theologiae ,
e la pose verso il 1690-91. Che la sua origine sia anteriore
a tale epoca, lo si deduce da criteri interni ed esterni, e
specialmente dal confronto con il Petit discours de Mtaphysique, il quale venne compilato nel 1685, e inviato, nell'anno seguente, ad Arnauld. Intorno a ci si cfr. Selver
Ver Entwickelmigsgang der Leibnitz' schei Monadenlehre bis
1695, (Philosophische Studien herausgeg. von W. Wundt,
il

(nella

III),

pag. 443).

Lettre de Leibnitz Arnauld, (V^enise, 23 Mars, 1690),


(Dutens, Tom. II^^).
(\)

(2)

Leibnitz

Lettre sur la question

si

V essence

du

46

dottrina della sostanza, nel 1695 espone specifi-

catamente

il

proprio pensiero

dell'

armonia pre-

stabilita nel Systme noiiveau de la nature et de


la comunication des suhstances, aussi hien que de
V union, qu' il y a entre V me et le corps (1), dimostrando cos di avere gi stabilito le principali
vedute della sua filosofa.
Perci, non solo quando nel 1703 cominci a
a scrivere i Nuovi Saggi, ma anche quando nel
1688 prima, e nel 1690 dopo (2), comparve la dottrina di Locke, Leibnitz aveva in complesso risolto, per conto suo, i problemi metafisici, che
erano in voga a quel tempo. Le stesse Rflexions
sur l'Essai de V Entendement humain de Mr.

Locke (3), che egli nel 1696 aveva gi contrapposto


al Saggio (4), risentono 1' influsso delle dottrine
dom maliche. Ne si creda che le Meditationes de

corps consiste dans V tendue, {Journal de Savants, Juin,

Tom.

1691), (Dutens,

II la,

Pars la).

ce qu il a avance
dans la pice prcdente, (Loc. Cit., Janvier, 1693), (Dutens,
Tom. 11^19, Pars I).
De primae philosophiae emendatione et de notlone substantiae, {Ada Erudii., 1^^^), (Dutens, Tom. U^^, Pars I),
(1) (Dutens, Tom. II ^3, Pars I^).

Extrait

d'

une

lettre

pour soutenir

Vedi la nota 2 della pag. 12 del presente capitolo.


Si veda questo lavoro nelle Oeuvres philosophiques de
In seguito,
Leibnitz par P. Janet, (Paris, 1900); Tom. Ir.
quando occorrer citare questa edizione delle opere di
Leibnitz, scriveremo solo: Janet, con accanto il numero
romano indicante il respettivo volume.
(4) Vedi: Lettre IIP de Leibnitz Thomas Biirnet, (7-11
Mars, 1696) e Lettre IV^ de Leibnitz Thomas Burnet,
(Hanover, 17-27 Juillet, 1696) (Dutens, Tom. Vl^s, Pars la).
(2)
(3)

cognitione,

verifate

et

47

ideis (1) del

1684 trattino

modo, da far ritenere che


Leibnitz intuisse il problema gnoseologico nello
stesso senso di Locke. Questa sua trattazione non
certamente un esame critico sulla conoscenza,
condotto con rigoroso metodo psicologico, come
della conoscenza

in

quello dell'Autore del Saggio. In essa


tedesco, presupponendo

la

il

filosofo

piena conoscibilit del

determinare formalmente
secondo la loro struttura

valore

reale, cerca di

il

de' concetti,

logica,

combatte

il

criterio

di

intelligibilit

riposto da

Cartesio nella pura evidenza.

quindi manifesto che Leibnitz, quando cominci ed esaminare l'opera di Locke, non poteva
trovarsi in

una posizione

critica tale,

nuare nella teoria conoscitiva


cipali

gli

proprie dottrine dommatiche.


questioni, concernenti

si

il

da non

insi-

elementi delle

badi che

le

prin-

Saggio di Locke,

appunto dommaticamente. L' origine della conoscenza spiegata con l' innatismo,
principi generali della sua
concepito, secondo
filosofia, come una virtualit naturale, che costi-

egli le risolve

tuisce tutta la

base degli

ulteriori

chiarimenti

rappresentativi dello spirito. L' esperienza sensibile anch' essa spiegata

dommaticamente, senza

essere ben distinta dalle idee, perch Leibnitz,

come not bene il Rosmini, posto il principio che


il corpo
non poteva esercitare nessuna azione
suir anima, fece nascere tanto
le

idee dalla

non
ri)

stessa

le sensazioni che
energia interiore umana, e

riusc a definire la lora vera


In: (Dulens,

Tom.

Il",

Pars I).

ed esatta na-

48

Cos i Nuovi Saggi, anzich una teorica


indipendente della conoscenza, non sono
altro che la confutazione, a base dommatica,
dell'empirismo lockiano, che andava conquistando
le menti delle persone colte d' Europa. N si
obietti che il Leibnitz, nell' esame del Saggio del
filosofo inglese, oltre il metodo acroamatico, a

tura

(1).

critica

anche

priori, si valse

Non

di quello

exoterico,

a po-

creda cio che egli, oltre fare


quest' esame, prendendo la nozione dommatica
dell'anima come punto di partenza, lo abbia anche
integrato, procedendo dalla supposizione volgare
dell' azione del corpo sull' anima, ed osservando
quindi come certe idee non ci vengono da' sensi.
facile persuadersi come il metodo acroamatico
prevalga e costituisca l'anima di tutta la dottrina
conoscitiva di Leibnitz. Basta riflettere come il
nostro filosofo, dopo aver dichiarato non solo di
parteggiare per le idee innate, ma di ritenere
addirittura che tutti i pensieri e tutte le azioni
dell' anima provengono dal fondo di essa, senza
esserle date da' sensi, dica di lasciar da parte

steriori (2).

si

per ora quest' ultima ricerca, e di limitarsi, in


via transitoria, ad esaminare in qual modo, anche
secondo l' accezione volgare, vi sono idee e principi

che non

(1)

Gfr:

ci

vengono dall'esperienza

Rosmini

Nuovo

Saggio sulV origine

(Torino, 1852), Voi. I, n.o 296.


(2) Leibnitz distingue due metodi
e,V acroamatico o scientifico.

sensibile.

delle idee

Vexoterico o popolare,

Vedi in proposito

Nouveaux

Essais sur V Entendement humain, Liv. II, Chap. XXIX,


(Janet, I, pag. 219).
Come pure vedi: Dlssertatio de stilo
philosophico Nisolii, XVI, (Dutens, Tom. IV s, Pars I).


Leibnitz suppone
l'

anima

con

gli

del sole.

49

questo punto

1'

azione del-

come copernicani, parlando


uomini, suppongono il movimento

sul corpo,
altri

In tal

modo

risulta evidente che

cesso exoterico puramente

il

pro-

accidentale, acces-

e, diremo, quasi opportunistico, per rendere pi accessibile ci che in altra veste sarebbe

sorio,

stato oltremodo difficile

(1).

Del resto che il Leibnitz, nella critica delle


idee di Locke, si valso in generale de' principi
dommatici, che era venuto maturando nel suo
pensiero, lo dimostra anche il fatto che egli sente
il bisogno di esporre, in linee generali, nel capitolo

primo del

libro

primo

Nuovi Saggi,

de'

il

proprio sistema, non gi per la vana soddisfazione di mostrare di aver risolto tutti

come avverte
lui, la

il

Boutroux

(^),

ma

teoria della conoscenza

in filosofa, e

suppone

risolte

problemi,

perch, secondo

non

preliminare

principali que-

le

La question de l'origine
nos maximes,
dice,

stioni della metafsica.

de nos ides

et

de

egli

n'est pas prUminaire en philosophie, et

il

faut avoir

fait de grands progrs pour la bien rsoudre. Je


crois cependant pouvoir dire que nos ides, mme
celJes de choses sensibles, viennent de notre propre fond, doni on poiirra mieiix juger par ce que
j' ai puhli toHchant la nature et la comunication

(1)

Leibnitz

Xoiiveaux Essais. Liv.

I,

Chap.

I,

(Janet,

I,

pag. 41).

Nouveaux Essais etc, (Avant-Propos et


(2) Leibnitz
Livre Premier), par E. Boutroux, (Paris, 1899) pag. 1(54,
nota 1.
;


des suhstances,

V
il

me

avec

le

et ce

corps

50

que V on appelle V union de


(1). Con ci provato come

Leibnitz, nella sua dottrina conoscitiva,

si

va-

lesse de' principi gi stabiliti nella propria meta-

Ammette, vero, che la ricerca delia conoscenza sia la chiave di tutte le altre (2), ma chi
non vede come questa sua dichiarazione solo
transitoria, e non confortata da un conseguente
esame strettamente critico ? Il Leibnitz non ebbe
certo coscienza del profondo significato che aveva
la posizione critica di Giovanni Locke. Ben lungi
fisica.

dal comprenderne

il

valore, egli, pur mostrando,

specialmente nelle lettere a Burnet, una grande


stima dell'ingegno e dell'opera del pensatore inglese, non si stanca mai di censurare come troppo
superficiali e limitate

le

dottrine di lui

(3).

Ne

poteva essere altrimenti, data


zione intellettuale e 1' opposta intenzione de' due

la diversa inclina-

filosofi.

L'Autore del sistema dell' armonia prestabihta


non sapeva porre confini alla mente umana. Come
la monade da lui ideata era capace di rispec-

(1)

Rflexions sur V Essai de V Entendement


de Mr. Locke, (Janet, I, pag. 3).
Ibid., (Janet, I, pag. 1).
Vedi su ci, oltre gli altri scritti, la lettera di Leib-

Leibnitz

humain
(i)
(3)

nitz alla regina

K. Fischer

Sofia Carlotta,

1902); III Bd., (G.

pag. 268.

(25 Aprile,

1704), citata

da

Geschichte der nenern Philosophie, (Heidelberg,


W.

Leibnitz, Leben,

Si vedano pure: Epistola

III<^

Werke tind Lehre),


Leibnitii ad Seba-

stianum KorthoUum, (Hanov., 18 Aug. 1707), e: Lettre 11^


de Leibnitz Bmond de Montmort, (Vienne, 14 Mars 1714),
(Dutens, Tom. V^s).

51

chiare in se tutto V universo, ed esprimerlo, nel

suo processo dinamico interiore, cos io spirito


del grande filosofo, sentiva di dovere abbracciare,
nella sua alta intuizione metafisica, il regno del
possibile e del reale. Egli aveva illimitata fiducia
nel pensiero

umano,

credeva

di poter

raggiun-

gere la verit con assoluta chiarezza e precisione.

Era impossibile che potesse rassegnarsi ad abbatpassato tradizionale, e a limitarsi ad una


critica esclusivamente negativa delle dottrine, che
si disputavano il primato nel campo della filosofia. Non aveva potuto Cartesio rimanere nella
posizione critica, conquistata con il dubbio metodico, ed era ricaduto nel dommatismo antico,
pur tentando di giustificarlo razionalmente, figuriamoci se poteva Leibnitz, con la sua mente
enciclopedica, dedicarsi ad una severa critica cotere

il

noscitiva,

monismo

quando
di

il
dualismo cartesiano, e il
Spinoza esigevano una conciliazione

superiore.

Pur riconoscendo a Locke

il merito di aver
combattuto contro pregiudizi, mediante la critica
del presunto innatisno, il filosofo tedesco vuole
che gli uomini di intelletto si adoperino piuttosto
i

a costruire e a progredire, che a indietreggiare


e a distruggere (l). Con ci evidente la preoccupazione del sistema in ogni questione che Leibnitz si accinge a risolvere. Inclinato, coni' egli
stesso dice, verso le questioni morali (2), vuol
(1)

Leibnitz

pag. 67).
(2) Leibnitz
pag. 37).

Nouveaiix Essais, Liv.

Xouveatix Essais, Liv.

I,

I,

Ghap.
Chap.

II,

I,

(Janet,

I,

(Janet, T,

52

trovarne la vera base filosofica; e converge tutta


sua attivit mentale nella ricerca di una legge,
che possa conciliare il mondo delle cause con
quello de' fini. Ed nel concetto del fine, afferma
il Fischer, che Leibnitz scopre il punto di coincidenza del mondo naturale e morale,
den
Coincidenzpunkt der naturlichen und moralischen
Welt
(1).
la

suo metodo non propriamente critico, ma


sebbene integrato da una ricerca perJ'ai trouv,
sonale.
egli dice,
quelaplupart
des Sectes ont raison, dans une bonne partie de
ce qu' elles avancent, mais non pas tant en ce
qu' elles nient
conferma
(2). Anche altrove
questo suo pensiero, e manifesta lo spirito ecclettico e conciliativo dell' opera sua, dicendo che
la vrit est plus rpandue qu'onne pense;
en faisant remarquer ces traces de la ve che,
rit dans les Antrieurs, on tirerait l' or de la
bone, le diamant de sa mine, et la lumire des
tenbres; et ce serait en effet perennis quaedam
Il

ecclettico,

philosophia

(3).

Perci egli dichiara di essersi


di scoprire e di integrare

sempre dato premura

la verit nascosta e sparsa in tutte

le

opinioni

de' filosofi (4).

Data questa sua intenzione


(1)

K. Fischer

Op.

Werke und Lehre), pag.

cit. Ili

Bd., (G.

di

W.

riunire in

un

Leihnitz, Leben,

391.

(2) Lettre I de Leihnltz Bmond de Montmort, (Vienne,


10 Janvier 1714), (Dutens, Tom. V^s).
(3) Lettre III^ allo stesso, (Vienne, 20 Aot 1714), (Du-

tens, Ibid.).
(4)

Vedi

]a gi citata Lettre 7

Bmond de Montmort^

53

vedute generali metafisiche tutte le


non ha verso la
Scolastica queir atteggiamento ostile e diffidente,
che contro di essa avevano avuto Cartesio (1) e
Locke (2). In opposizione a' molti che vogliono
abolire la filosofia delle Scuole e sostituirle la
filosofia cartesiana, egli afferma che la filosofia
degli antichi solida, o che bisogna servirsi di
quella de' moderni per arricchirla, e non per di-

sistema

di

dottrine del passato, Leibnitz

struggerla

(3).

Gli Aristotelomastiges

hanno

torto,

accusare Aristotele, il quale, ben


lungi dal dover essere responsabile degli errori
commessi dagli interpreti Scolastici, autore di

secondo

di

lui,

una dottrina conciliabilissima con quella de' moderni (4). D' altra parte ingiusto il condannare sistematicamente le vecchie dottrine e disconoscere
anche

meriti di tanti studiosi, che, sebbene vis-

suti in tempi

per la cultura scientifica,

infelici

furono, almeno in qualche cosa, benemeriti della


filosofia (5). Il Leibnitz anzi ritiene che gli antichi
(1)

face.
(:i)

Vedi

Cfr.

Vedi

Principes de la philosophie, PrDescartes


pure: Discoiirs de la mthode, I.
Locke
De la Condiate de V esprit eie, In-

troduzione, e par. 38, in Oeuvres diverses gi citate, Tom.


ler. Cfr. pure
Essai ph ilo sopii iqiie, Liv. Ili, Chap. X, 6.
:

(3)

II ns.
(4)

Lettre de Leibnitz aii P. Bouvet, 1697, (Dutens, Toni.

Pars la).
Leibnitz

Dissertano de

XXVI, (Dutens, Tom. IV ii. Pars


tius Thomasio, Epistola J

(^20-30

stilo pliilosophico

Nizolii,

pure: LeibniAprii. 1669), e: Leibnitius

I).

Cfr.

(Francof. 6. Cai. Octobr., 1668),


Ihomasio, Epistola 7V
<Dutens, ibid.).
Dissertano de stilo philosophico Nizolii^
(5) Leibnitz
,

XXVlI.

54

per acume, modestia, e circospezione,,


stati superiori a' moderni (1). La lora

Scolastici

siano

produzione abbonda, vero, di inezie; ma non


deve per questo essere del tutto rigettata, perch
aurnm est in ilio coeno (2), e multiim anri conditum in stercore Scholasticorum (3). Anche la
logica delle Scuole, se giustamente intesa, non
pu essere condannata (4). Essa pi utile di
quelche non si creda.
Locke e gli altri,
dice
mostrano
Leibnitz,
che la disprezzano tanto,
di non capire
(5). Tali sono le tendenze ecclettiche e conciliative del filosofo di Hannover,
che, tentando di armonizzare nella sua filosofia
tutti i sistemi, spinge la mente alla disamina delle
pi alte questioni metafsiche.
Contro Locke, il quale limita l'estensione della
qu' il
conoscenza umana (6), Leibnitz oppone

faut aller plus avant, et qu'

de ses

(di

il

faut

mme

s'carter

Locke) sentiments, lorqu' il en a pris,


il ne faut, et raValent

qui nous bornent plus qu'

xxvn,

(i)

ibid.

(2)

Eplstolae

XXVIII.

mutuae

G. G. Leibnitii et F. G. Bierlingii^

Besponslo Leibnitii, (Hanoverae, 24 Octobr.

Tom.

1709),

(Dutens^

Y^^).

Excerptum ex Epistola ad Atnicunt, de historia philo1697, (Dutens, Ibid.), e: Lettre III de Leibnitz
lmond de Montmort, (Vienne, 26 aot 1714), (Dutens, Ibid.)
(4) Epistolae mutuae G. G. Leibnitii et F. G. Bierlingiir
(3)

sophiae,

Besponsio Leibnitii, (28 Octobr.

1710), (Dutens,

Epistola ad Gorn. Bieter.


15 Julii 1715), (Dutens, Ibid.)
(5)

(6)

Ghap.

Tom.

V^s).

Kockium, (Hanoverae,.

Vedi particolarmente: Essai philosophique, Liv.


III.

IV,.

OD

un peu trop non seulement

la

condition de l'hom-

mais encore celle de


univers
(1). Cos
Leibnitz mostra il desiderio di volere che la
mente non debba aver chiuso nessun campo alla
propria potenza conoscitiva, ma che debba saper
comprendere nelle sue rappresentazioni tutta la
1'

nie,

realt. L' applicazione

per cui

esame

si

del calcolo infinitesimale,

generalizza non solo ogni specie

e lo si

estende

all' infiaito,

ma

si

di

libera e

l' immaginazione in tutti i problemi (2),


prova pi manifesta del bisogno che aveva
Leibnitz di espandere la propria conoscenza, senza
trovare davanti a s limiti od ostacoli di sorta.
Dalla importante constatazione che la conoscenza
pu essere necessaria, soltanto quando la tiriamo

si

agevola

la

nostro proprio interno (3), egli, invece di


concludere, come Kant, dall' inneit alla relati-

dal

negando la conoscenza dell'assoluto, afferma


una necessit assoluta, facendo di Dio 1' oggetto
e il fondamento delle nostre anime (4). Invano
Locke vuol sostenere che la nostra ignoranza
vit,

infinitamente pi grande della nostra conoscenza,


e

che pericoloso inoltrarsi in questioni che sor-

(1)

Leibnitz

Nouveaiix Essais, Liv.

I,

Chap.

I,

(.Tanet, I,

pag. 40).
(^2)

Ibid. Liv. IV, Cliap.

XVII, (Janet.

I,

pagg. 455, 456).

Prface aux Nouceaux Essais, (Janet, I,


pagg. 15, 16). Cfr. pure: Nouveaux Essais, Liv. 1, Chap. I,
(Ibid. pagg. 41, 4^2, 47). Vedi anche: Monadologie, 33, (Ibid.
(3)

pag.

Leibnitz

71^2).

NoHveauxEssais, Liv. II, Chap. XV, (Janet, I, pag.


Chap. XXIII, (Ibid. pag. 183); Chap. XVII, (Ibid. pag.
Cfr. pure: Monadologie, 43, (Ibid. pag. 713).
(4)

117);
1^21).


passano
nitz

nostra mente

la capacit della

non vede

56

Leibquesta sconfortante
crede anzi che il nostro potere
sia tanto trascurabile (2).
la sua presunzione dommatica,
della conoscenza, non gli poteva
(l).

la necessit di

dichiarazione, e

non
Data quindi

conoscitivo

sulla estensione

mai passare per

la

mente

1'

idea di

una

critica

sostanza come 1' aveva fatta il


Locke. Anzi, di fronte agli argomenti del filosofo
inglese, egli oppone con dommatica certezza che
la conoscenza della sostanza la chiave di tutta
del concetto

di

la filosofia interiore (3). Cos,

domanda:

mentre Locke

Qual' la natura delle cose?

alla

si

chiude in un prudente agnosticismo, la filosofia


di Leibnitz risponde con il concetto di sostanza,
come Descartes e Spinoza (4). Per 1' Autore dell'

armonia prestabilita

la metafisica, ne' suoi og-

anima, il mondo, assurdi un vero e proprio sistema,

getti fondamentali, Dio,

geva a' fastigi


mentre dal modesto
prime,

1'

filosofo di

Wrington riceveva

Locke, stabilendo
mediante la
conoscenza sensitiva (5), la quale si limita all' esistenza delle cose che colpiscono attualmente i

le

terribili

l'esistenza

Locke

(1)

Leibnitz

(2)

(Janet,
(3)

degli

I,

scosse.

esseri

Il

particolari,

Essai philosophique, Liv. IV, Chap. ITI, *22.


Nouveaux Essais, Liv. IV, Chap. Ili,

pagg. 350, 351).

Epistola F Leibnitil ad Bourguet, (Vienne, 22 mars

Tom. VI^^, Pars la).


Fischer Op. cit., ITI
Leben, Werke und Lehre), pag. 355.

1714), (Dutens,
(4)

Cfr: K.

(5)

Locke

Bd., (G.

W. Leibnitz,

Essai philosophique, Liv. IV, Chap.

II,

14.


sensi

he

0/

tende ad affermare

(1),

1'

esistenza di

ci

sembra

cosi

in relazione co' sensi stessi, e

escludere la possibilit di
delle cose, che

non

si

conoscere

1'

esistenza

possono attingere con per-

cezione sensibile. Quindi, dato che noi conosciamo


soltanto

propriet

le

non

la

sostanza delle

cose (2), i soli fenomeni saranno l'oggetto della


nostra speculazione, mentre F essenze dovranno
essere bandite dal

Cade

cos

come

campo

della vera filosofa.

insussistente, ogni pretesa spie-

senso obiettivo, delle forme sostandalle Scuole.


Tutto quello che
intorno ad esse credesi sapere,
dice Locke,
non che una pomposa ignoranza
(3). Perci
il filosofo inglese combatte
decisamente il cieco
e grossolano realismo della Scolastica, ed afferma,
con la critica dell' idea di sostanza, il concetto
della subbiettivit intellettiva. Per lui la conoscenza si risolve in un fenomenalismo empirico
che, nella sua relativit conoscitiva, non ha nulla
a che fare con l' idealismo metafsico di Leibnitz.
Nel primo infatti noi abbiamo a base l'inconoscibilit della sostanza, nel secondo la piena conoscibilit di essa. Onde, se per Locke i fenomeni
costituiscono da soli la conoscenza, se sono per
lui tutto quello che di meglio e di pi certo pu
raggiungere la nostra mente, e al di l di essi
tutto ipotesi vana, astrazione infeconda, non
gazione,
ziali,

(1)
(2)

(3)

in

ammesse

Essai philosophique, Liv. IV, Chap. Ili, 5.


II, Chap. XXIII.
De la Condnite de V esprit eie, nelle citate Oeuvres

Locke

Ibid. specialmente: Liv.

diverses,

(Tom.

l'^O;

par. 20.

58

cos vanno le cose nella dottrina di Leibnitz. Si sa


giunto alla convinzione,
bene come questi,
dice r Hoffding
(1), che propriamente soltanto
esistano esseri percipienti, con vario grado di

oscurit e di chiarezza, consideri la materia una


pura apparenza.
Secondo lui, se pi monadi
si raggruppano insieme, e noi, per la passivit
della nostra anima, abbiamo solo percezioni confuse di ognuna di esse, la percezione che ne
risulta, non ha per oggetto le singole monadi;
ma il fenomeno di esse, ossia un corpo (2). Il
fenomeno dunque per Leibnitz, non l'unico e

pi sicuro reale,

come

lo era

per Locke,

ma

sup-

pone invece le monadi, sostanze attive, che in


massima son dichiarate conoscibili, e che danno
luogo a fenomeni, solo quando vengono percepite
confusamente. Il fenomenalismo di Leibnitz
transitorio, e costituisce soltanto il primo grado
della conoscenza, quando il reale viene percepito
confusamente dal senso, sotto la forma oscura

(1)

Hoffding

Op. cit

Voi !, Lib. Ilio,

(l

grandi

si-

stemi), pag. 338.


C^) Epistolae Leihnitii ad P. Des Bosses, (Hanoverae,
8 Sept. 1709), e: (Hanoverae, 15 Martii 1715), come pure:
(Hanoverae, 29 Maji 171), (Dutens, Tom. II ^i^, Pars I).
De modo distinguend phaenomena realia ab
Cfr. pure
{God. Guil. Leihnitii opera philosophica
imaginariis, in
quae extant latina, gallica, germanica omnia, Ed. ErdDa qui in
mann, Berolini, MDCCCXL); pag. 445 b.
avanti quando vorremo indicare quest' edizione delle opere
di Leibnitz, scriveremo semplicemente: Erd., con accanto
il numero
indicante la pagina, e la lettera indicante la
colonna.
:

59

della materia; quello di Locke continuo, ed


esprime da solo la natura del nostro conoscere.
Il filosofo tedesco non ammette decisamente, come
fa r Autore del Saggio, una vera e propria rela-

conoscitiva,

tivit

ma

ritiene

air inizio

se

che,

del nostro conoscere noi percepiamo

corpi sen-

sibili,
quali per lui sono fenomeni, in seguito,
passando da questa conoscenza oscura de' sensi,
i

ad attinvera natura

alla chiara visione intellettiva, si arriva

gere

le

monadi, che costituiscono

la

della realt.

Ognuno vede
nione

di

Locke

di qui

quanto diversa

sia V opi-

riguardo all'eper capire ancor

e di Leibnitz, in

stensione della conoscenza.

Ma

meglio le essenziali differenze che corrono, fi-a il


Saggio del filosofo inglese, e i Nuovi Saggi di
Leibnitz, in riguardo al problema de' limiti dell' umano intelletto, basta esaminare, sia pur bre
veniente, la relazione che le teorie de' due pen-

hanno con la metafsica. Questa viene da


Locke scalzata fin dalle fondamenta, mentre da
Leibnitz rinnovata nella sua base. Dopo aver
satori

negato la conoscibilit della sostanza in genere,


il Locke, dichiara che noi non conosciamo, nella
loro natura sostanziale, n il corpo, ne lo spirito.
La substance de V esprit nous est inconnue,
(1).
et celle du corps nous l'est tout autant
N solo questi due oggetti son dichiarati inconoscibili, ma anche 1' oggetto, corrispondente alla
Tutte le
idea di Dio, soffre la stessa sorte.

(1)

Locke

Essai philosophique,

Liv.

II,

Chap. XXIII,

3().

60

idee delle differenti specie di sostanze,


il

filosofo inglese,

afferma

non sono che collezioni di idee


un

semplici, con la supposizione di

soggetto, al

quale esse appartengano e nel quale sussistano;


sebbene noi non abbiamo nessuna idea chiara
e distinta di questo soggetto

essere pi espliciti di cos.

Non

(1).

Da queste

si

pu

dichiarazioni

con la sua teologia, cosmoLocke


del resto condanna francamente come frivole e
vane la maggior parte delle proposizioni della
la vecchia metafisica,

logia e psicologia razionale, esce demolita.

(2). vero
per cauto senso di

metafsica, e della teologia scolastica

che poi, per ragioni morali,


praticit,

come vedremo

in

seguito,

si

mostra

incongruente col proprio criticismo empirico, e


ricostruisce la metafsica, gi distrutta dalla critica dell' idea di sostanza

(3).

come

lo

sopra

di fuggevoli e spiegabili

spirito

della

chi

non vede

dottrina lockiana,

compendia tutto nel voler


(1) ihid.,

Ma

al

inconseguenze,

ristringere

la

di
si

mente

37.

Essai philosophiqiie, Liv. IV, Chap. Vili, 9.


(3) 11 Gioberti, fra le note che contrassegnano la seconda
classe, (quella di Locke), delle scuole filosofiche, figliate, a
suo parere, dal funesto psicologismo di Cartesio, annovera
r omissione e lo sfratto implicito e tacito di ogni ontologia.
senza ripudiare
I filosofi di questa scuola,
egli dice,
espressamente le ricerche ontologiche, non vi danno opera,
o, riputandole un semplice accessorio, le trattano per cerimonia e per politica, anzi che per altro; onde non si pigliano alcun pensiero di collegarle con la loro psicologia, e
le piantano su tali principi, che a questa apertamente ripugnano.
(V. Gioberti
Introduzione allo studio della filo(2)

sofia, Firenze, 1848); Voi. II, pag. 85.

Gisemplice osservazione de' fenomeni, acces


per mezzo dell'esperienza? Locke non vuole
da questa allontanarsi, perch persuaso che
uscire fuori di essa correre dietro a vani conDs
cetti, brancolare neir errore e nel vuoto.
alla

sibili

que nous voulons alter au dl des ides simples,


qui nous viennent par la sensation, ou par la rfleammonisce saviamente il filosofo inglexion,
et pntrer plus avant, dans la nature des
se,
choses, nous nous trouvons aussi-tt dans les
tnbres, et dans un embarras de difficults ine-

xplicables, et ne

pouvons aprs tout

dcouv^rir

autre chose, que notre ignorance, et notre propre

aveuglement
(1).
Tale modesto ma significante avvertimento
doveva certo sembrare molto meschino aLeibnitz,
il quale spaziava con la mente nelle regioni della
pi alta speculazione. Contro le difficolt avanzate da Locke circa l' idea di sostanza, egli soche la considerazione di essa uno dei
pi importanti e pi fecondi della filosofia (^). Sembra a lui che sia nodum quaerere in
scirpo, voler trovare intoppi nella spiegazione della
sostanza, e capovolgere la difficolt, prendendo,
come fa Locke, le qualit, o altri termini astratti,
stiene

punti

per ci che vi di pi
vece per qualcosa di assai

facile,

concreti

difficile (3).

in-

Cos pensa

Essai philosophiqie, Liv. II, Chap. XXIII, 32.


Locke
Essais, Liv. II, Chap. XIII, (Janet, I, pag. 113).
Noiveaux
(2)
(3) Nonveaux Essais. Liv. II, Chap. XIII, (Janet, I, pag.
Cfr. pure:
113), e Chap. XXIII, (Ibid. pagg. 178, 179).
Dissertano de stilo pliilosophico Nizolii, XVII, (Dutens,
(1)

62

Leibnitz; n pu essere altrimenti, dal

momento

che egli vede, nella spiegazione della sostanza,


Cette considela base di tutta la sua metafsica.
egli dice,
tonte mince
ration de la substance,
qu' elle parat, n'est pas si vide et si sterile qu' on
pense. Il en nat plusieurs consquences des plus
importantes de la philosophie, et qui sont capa(t). Ed
bles de lui donner une nouvelle face
sulla nuova determinazione del concetto di
sostanza che 1' Autore dell' armonia prestabilita
spiega tutta la realt. Dio per lui la sorgente

delle possibilit,

come

delle esistenze; delle

une

per la sua essenza, delle altre per la sua volont (2). Dall'essere supremo s'irradiano ininterrottamente, come fulgurazioni perenni (3), le
monadi infinite, con la concezione delle quali
Leibnitz frantuma

il

monismo

di

Spinoza, come

in infiniti specchi riflettentisi a vicenda, ed espri-

menti, in accordo mirabile,

l' intero universo (4).


Tale intuizione metafisica sorpassa tutti i limiti e spezza tutti i freni, che il prudente criti-

Tom.

IVi^s,

Bosses,

Pars
(1)

Pars

I^);

(Guelfebyti,

ed anche: Epistolae Leibnitii 3idP. Des


20 Sept. 1712), (Dutens, Tom. II^^^

I^).

Nouveaux

Essais, L\v.

l,

Ghap. XXIII, (Janet,

I,

pag. 179).
(2)

Nouveaux

Essais, Liv.

II,

Ghap. XV, (Janet,

I,

pag.

117).

Monadologie, 47, (Ibid. pag. 714).


V de Leibnitz Beniond de Montmort, (Hanover, 11 Fvrier 1715), (Dutens, Tom. Y^). Vedi pure:
Lettre Mr. Dangicourt, sur les monades et le calcul infinitsimal, (Hann., 11 Seplemb. 1716), (Ibid. Tom. HI").
(3)

(4)

Lettre

cismo

63

Locke voleva imporre

di

allo spirito

umano.

troppo fido al dommatismo, dice


il Cantoni, per riconoscere
risolutamente de' limiti al pensiero (1). Egli, in molte parti della sua
Il

Leibiiitz, era

teoria conoscitiva, come, per esempio, nel deter-

minare a priori

il

fondamento

della conoscenza

universale e necessaria, nello stabilire l'idealit


dello spazio e del tempo, nell' ipotesi della virtualit

dello spirito, prepara,

kantiano,
di esso.

ma

il

criticismo

ben lungi dal profondo

significato

Kant, con la sua

vero,

esclude la co-

critica,

gnizione del soprasensibile, tesoreggiando cos il


vero significato di tutta la dottrina sensista, Leibnitz

del

invece spiega la sua metafsica nel

puro

intelligibile,

attraverso

le

a cui crede

di

campo

giungere,

percezioni oscure e confuse, conse-

guite co' sensi. Onde, se pur


col Troilo che

il

si

pu ammettere

filosofo dell'armonia prestabilita,

un criteassumala
identica posizione critica, espressa da Kant nella
domanda:
come giudizi sintetici a priori sono
possibili ?
(2), nondimeno non si pu ritenere,
come ritiene il Troilo stesso (3), che Leibnitz veda
nella questione conoscitiva un problema essenzialmente autonomo, allo stesso modo del filosofo

nel sentire

il

bisogno, per

la filosofia, di

rio di certezza e di universalit assoluta,

(1)

C.

Cantoni

Emamiee Kant, (La filosofia teoretica)^

(Torino, Bocca, 1907); pag. 33.


La dottrina
(2) E. Troilo

della conoscenza ne moderni precursori di Kant, (Torino, Bocca, 1904); Cap. li",
pagg. 112,113, 134.
(3)

Ibid. pag. 159.


di Knigsberg.

64

Basta pensare all'intimo nesso che

corre fra la metafisica e la gnoseologia leibniziana,

precedenza storica

alla
sta,

que-

e logica di quella su

per convincersi del dommatismo che

dall'

una

dipendenza della seconda dalla prima. Dica pure il Leibnitz che^


etsi omnia in Deo videremus, necesse tamen
s' infiltra nell' altra, e della

habeamus et ideas proprias, id est non


quasi icunculas quasdam, sed affectiones sive

esse, ut

modiflcationes

respondentes

mentis nostrae,

ad

ipsum quod in Deo perciperemus


(1). In
questo passo non si pu vedere 1' accenno alla
possibilit di una completa indipendenza della
id

gnoseologia, come vorrebbe il Troilo ma soltanto


si nota r affermazione della libera attivit del
;

pensiero, contro

gli

empirici e contro

gli

ontologia

Il Leibnitz non ebbe certo coscienza di una


critica conoscitiva che si ponesse e procedesse
liberamente, al di sopra delle esigenze del sistema,

come quella svolta con paziente analisi da Giovanni Locke. quindi azzardato il voler trovare
nel filosofo tedesco asserzioni e vedute, le quali
siano qualcosa di pi del necessario presupposto
storico della critica di Kant.

a tutti noto

come questa sorga con

intenti

onde

con metodi ben diversi da


mata la teoria della conoscenza

di Leibnitz.

tore della Critica della ragion

pura

quelli,

ani-

inizia

L'Auil

suo

periodo critico, quando il dubbio di Hume lo


aiuta a scuotere il giogo di quel dommatismo wol(1)

Tom.

Meditationes de cognitione, veritate


Pars I).

IlTi,

et ideis^

(Dutens,


fano, che, nelle sue

65

vedute fondamentali, ripro-

duceva, con criterio e con ordine sistematico, lo


spirito delle sparse teorie leibniziane. Ma chi altri
se non il Locke, con il suo criticismo psicologico

ed empirico, dimostrante l'impossibilit di una


conoscenza sostanziale delle cose, aveva aperto
ad Hume la via, per muovere criticamente contro
tutti i concetti, che sono di importanza nella metafisica f (1). Chi altri se non il Locke aveva dato
ad fiuQie il modo di poter dichiarare definitivamente che
r unico mezzo di liberare la scienza
da inutili tentativi, quello di ricercare la natura della mente umana, e di mostrare, con un
esatta ricerca delle sue forze e propriet, che
essa non adatta agli oggetti reconditi della metafisica?
(2). Con ci manifesto che la dottrina
conoscitiva di Kant, nella sua intenzione critica,
non gi nelle conclusioni fondamentali, e nel suo
apriorismo, da un lato la legittima conseguenza,

e la pi alta integrazione del criticismo inglese,


e dall'altro la pi espressiva antitesi del

douima-

tismo idealistico della filosofia leibniziana.


Possiamo quindi affermare che la posizione assunta da Locke e Leibnitz, riguardo al problema
della conoscenza, essenzialmente diversa, come
diverso lo spirito che anima i due insigni filosofi.
L'uno si sforza di togliere la speculazione dall' intricato labirinto, in cui essa

strando che nella filosofa

(1)
(^)

Riehl
Cfr:

Op.

Hume

cit.,

Bd.

I,

il

si

era smarrita,

vero

filo

Abschnitt

I,

mo-

conduttore,

Gap.

II,

pag. 63.

Essai s pliilosophiqiies sur V entendement

hiimain, (Amsterdam,

MDCCLXI);

/'''

Essai.

-Geli

salutare stame di Arianna, deve essere la cri-

tica della estensione e del valore del nostro po-

conoscitivo. L' altro,

tere

di

criterio

campo

limitazione

ben lungi da questo


mente, spazia nel

della

del puro intelligibile, e con le sue geniali

intuizioni, spiana la

tiano.

Il

strada all' apriorismo kanLocke, nel suo studio freddo, severo,

noncurante del
altro scopo che

fragile

tradizionalismo,

non ha

La v-

la ricerca della verit.

mon unique but!


(1) egli dice. Nel
intelletto
umano,
Saggio
suU'
si propone di
suo
esaminare criticamente la certezza e 1' estensione
delle conoscenze, senza entrare a considerare la
natura dell' anima, e vedere ci che ne costituisce
r essenza (2). Leibnitz al contrario, ricollegandosi
al dommatismo precedente, si propone di correggerne e conciliarne le tendenze in un' armonia
superiore, in cui pare che egli scorga l' eterna
rit

a t

immutabile verit delle cose. Lo

spirito,

secondo

non soffre le limitazioni volute da Locke, ma


comprende in se tutto l'universo; addirittura
Pour ce qui est de 1' me
un' immagine di Dio.
raisonnable, ou de 1' esprit,
il y a
egli dice,
quelque chose de plus que dans les monades, ou

lui,

mme dans les simples mes. Il n' est pas seulement un miroir de l'univers des cratures, mais
encore une image de la Divinile. L' esprit n' a
pas seulement une perception des ouvrages de
Dieu mais il est mme capabie de produire
;

(1)

Essai philosophique, Liv.

I,

Chap.

Ili,

23

Cfr.

pure:

Ibid. 25.
(2)

Locke

Essai philosopliicpie, Avant-Propos,

2.

67

quelque chose qui leur ressemble, quoiqu' en petit


(1). Basta una tale affermazione, per mostrare quanto Leibnitz sia lontano dal sagace

E del resto noi abbiamo gi


veduto, come egli costruisca la teoria della conoscenza, in base alla concezione dommatica della

criticismo di Locke.

sostanza spirituale, e come ritenga, contro il filosofo inglese, che la questione dell' origine delle
nostre idee e de' nostri principi, non sia preliminare in filosofia, e che bisogna aver fatto grandi
progressi, per riuscire a risolverla bene (^).
Per, se il Leibnitz, nella propria dottrina
gnoseologica, pecc di dom.matismo, seppe d'altra
parte intuire nella metafisica molte verit, che
la scienza moderna sembra dover confermare. A
parte la concezione dommatico-realista di Leibnitz,
il quale presume di spiegare la vera natura della
realt con le sostanze metafisiche, ammesse nel
proprio sistema, mentre la scienza moderna spiega
e traduce l'essere in leggi e in espressioni subiettive, nessuno pu negare che le monadi, concepite come unit di forza, abbiano una certa analogia con gli elettroni, a' quali oggi si riduce
ogni manifestazione del reale. E V animismo evolutivo del filosofo di Hannover non oggi confermato dalla biologia, e non sar forse anche
ammissibile nel mondo inorganico, dopo le importanti scoperte che il Prof. Von Schron ha fatto

(l)

Leibnitz

fonds en raison,
(^) Leibnitz

<Janet,

I,

pag.

3).

Principes de la nature et de la grdce


(Dutens, Tom. !(", Pars I").
Hflxions sur V Essai de Mr. Locke,

14,


sulla vita

68

sulF anima de' cristalli ?

Ma anche

prescindendo da queste analogie, che potrebbero


sembrare azzardate, la dottrina del Leibnitz contiene, senza dubbio, un profondo significato. Giacche, se Locke ebbe un gran merito nel definire
porre in
i limiti della conoscenza umana, e nel
rilievo i dritti, e l' importanza della sensazione
nel fatto conoscitivo, il Leibnitz, dal canto suo,
present il vero problema della filosofia moderna;
cio, osserva lo Spaventa (1), il mistero, in cui
si compendiano tutti i misteri. Questo mistero
non era per lui la natura, ma lo spirito. Conosciuto lo spirito, egli capiva che ogni cosa sarebbe
stata conosciuta. Tale, di fronte al criticismo empirico di Locke, il significato delia filosofia leibniziana, nella quale par che il pensiero umano,
affaticato nelF analisi e nell' indagine scientifica,
si soffermi, e riconcentri tutto il suo passato,,
prima di arrivare alla critica di Emanuele Kant.

Scritti filosofici, raccolti da G. GenB. Spaventa


(Napoli, Morano, 1901); pag. 137.

(1)
tile,

CAPITOLO
L' Erapirismo di Locke e

II.

V Idealismo

Leibiiitz,

di

I.

quando si pose
intendimento umano, era
di spiegare con un esame minuzioso, la formaL' intento di Giovanni Locke,

a scrivere

il

Saggio

suli'

zione progressiva di tutte


principi, che costituiscono

le
il

idee

di

tutti

patrimonio della no-

stra mente. Egli voleva descrivere, per dirla col

Fischer

mano,

(1),

la storia naturale dell'intelletto urna-

(die Naturgeschichte des menschlichen Ver-

standes).

Ma

cogliere le idee primitive, acquisite

con r esperienza, mostrare come da esse derivi


tutta r immensa trama del pensiero, significava
per Locke combattere la comoda dottrina delle
idee innate, con cui si tentava mascherare e giustificare un'illegittima

de' maestri, e

(1)

K. Fischer

delberg, 1904);
375, 370.

una

acquiescienza alle opinioni

pigrizia intellettuale,

contra-

Geschichte der neuern Philosophie (HeiBd., (F.

Bacon und

seine SchuJe), pagg.

70

stante con lo spinto critico della vera scienza

(1).

Leibnitz stesso vedeva nell' ipotesi dell' innatismo


una gretta prevenzione, per esimersi dalla ricerca
della genesi delle idee

same

(2).

Iniziare

adunque

1'

e-

origine de' nostri concetti era lo stesso

sull'

quali riche scendere in campo contro coloro


tenevano la mente capace di conoscenze innate.
La polemica si delincava, in modo speciale, confilosofi scolastici, i platonici di Cambridge,,
tro
ed Herbert di Cherbury, del quale nel Saggio si
i

fa esplicitamente

Quanto a

il

nome

(3).

Cartesio, gli attacchi di

Locke non

potevano, o almeno non dovevano colpirlo, per-

come

ch,

ormai da

tutti riconosciuto,

sofo francese, con l'espressione,

non intendeva concetti gi formati,


primigenie attitudini della mente.

filo-

ma

soltanto

Non enim unquam scripsi, vel indicavi,


mentem indigere ideis innatis, quae
dice,

egli

diversum ab eius facultate cogitandi

sint aliquod

il

idee innate^

(4).

nella risposta alla decmia obbiezione di

Hobbes, sulla terza Meditazione, dichiara espliLorsque je dis que quelque ide
citamente:

(1)

Cfr:

Locke

Essai philosophiqiie, Liv.

I,

Chap.

Ili, 24.
(2)

Rflxions sur V Essai de V Entendement humain de


Cfr. pure; Nouveaux Essais,
(Janet, I, pag. 1).

M, Locke,
Liv.

I,

Chap.

I,

(Ibid. pag. 41).

I, Chap. Il, 15.


Notae in programma quoddam. Su
Mditation troislme, (conquesto argomento vedi pure
Scritti filosofici^
clusione). Cfr. anche: B. Spaventa
raccolti da G. Gentile, (Napoli, Morano, 1901); pag. 84.

(3)

Locke

(4)

Descartes

Essai philosophique, Liv.


ne avec

est

nous,

71

qu' elle

oii

ment empreinte en nos mes,


qu' elle
ainsi

il

est

naturelle-

entends pas
se prsente toujours notre pense, car
n' y en aurait aucune; mais j' entends
je n'

seulement que nous avons en nous


facult de la produire.

Ad

ogni

mmes

la

modo, qua-

lunque fosse stato il pensiero di Cartesio su queiisto argomento, sta il fatto che la parola
nato fu disgraziatamente causa di molti errori.
L'innatismo del llosofo francese fu inteso nel
medesimo modo grossolano, con cui molti, e spe-

cialmente

il

Mamiani

in Italia (1), interpretarono

poi, nel secolo scorso,

stesso, senza

Va

Il

Locke

significato

equi-

priori di Kant.

prima chiarire

il

voco del termine


innato, inizia subito la
sua ricerca psicologica, e, pei* evitare il pericolo
di un innatismo volgare, cade nell'esagerazione
opposta. Se egli per avesse meglio considerata
la teoria delle idee innate, forse avrebbe veduto
il lato di verit che in essa si nascondeva, e non
sarebbe facilmente incorso in quell' empirismo
unilaterale, di cui a buon dritto doveva rimproverarlo

Ma
si

il

Leibnitz.

poich era intenzione di Locke, come gi

notato, di seguire

il

pensiero, nella sua gra-

duale formazione, non fa meraviglia che egli mirasse a condannare senza riguardo un innatismo,
col quale si impediva alla critica di discutere il
valore e l'origine de' primi principi. Per lui tutte
le

idee

(1)

1865);

T.
I,

provengono
Mamiani
55, 56.

dall'

esperienza,

tutte

ema-

Confessioni di un metafisico. (Firenze,

72

nano da due sorgenti: la sensazione e la rifles(1). Anche le idee pi sublimi, quelle che
meno sembrano doversi ricondurre a s umile
sione

riconnettono necessariamente.
Toutes ces penses sublimes,
dice Locke,
qui s' lvent au dessus des niies, et pntrent
origine, vi

si

jusque dans les cieux, tirent de l leur origine; et dans tonte cette grande tendue que
r me parcourt par ses vastes speculations, qui
semblent s' lever si haut, elle ne passe point
au dl des ides que la sensation, ou la rflxion lui presentent, pour tre les objets de ses
contmplations
(2). Non solo noi ricaviamo dall'esperienza tutte le idee semplici, ma anche tutte
quelle altre che lo spirito compone con le prime,
e che Locke chiama idee complesse (3). Seguendo
passo a passo il processo formativo del nostro
spirito, osservando come esso elabora i materiali
fornitigli da' sensi esterni e dal senso interno,
dalla sensazione cio e dalla riflessione, noi ci
protremo convincere, dopo quest' analisi minu-

ziosa e diligente, che tutti

pensiero, anche

vengono

prodotti del nostro

pi astrusi e

pi estesi,

ci

esperienza (4). Se quindi noi, prima


di metterci in relazione col mondo esteriore, mediante i sensi, non abbiamo nessuna idea, se la
tabula rasa,
se
nostra mente allora una
dall'

(1)

(2)

(3)
(4)

XII, 8.

Essai philosophiqiie, Liv. TI, Chap. 1, 1-6.


Essai philosophiqiie, Liv. II, Chap. I, 24.
Ibid., Chap. XII, 1, 2.
Cfr Locke
Essai philosophique, Liv. II, Chap.

Locke
Locke
:

non

si

73

pu parlare d'altro

in

principio,

che

di

quella expiirgata, abrasa, acquata mentis arena.,


di cui parla Bacone (1), con qual dritto si possono ammettere
principi innati?
Locke, con la sua critica recisa, inspirata al
pi intransigente empirismo, scalza addirittura
i

le

basi di ogni edifizio speculativo, che

gia suir esperienza.

pera,

(lib.

Il,

Con

III, IV),

quella negativa,

(lib.

non pog-

la parte positiva dell'o-

che fu composta prima di


I), il nostro fdosofo svolge

empiricamente, fin dal germe primitivo, tutta la


varia ed alta fioritura ideale della conoscenza
umana. E in tal guisa rende inutile l' ipotesi
Vedi: Distrihutio operis. e anche: Xovum Organuniy
I.
Il confronto dello spirito con una
tavola vuota, o con una carta non scritta, antico quasi
quanto la filosofa. Si pu dire che si risolve in esso la
prima intuizione volgare circa la natura della niente. Non
molto prima di Locke lo avevano accennato F. M. van
Helmont, Hobbes e Gassendi. Ma, a voler risalire pi indietro, noi troviamo gi in Platone paragonata la mente ad
una specie di tavoletta incerata, (xVjp'.vov sxiiaysov), {Theaetetus, 191 C). Anche Aristotele, {De anima, Lib. Ili, Cap.
4), parla dell' anima come di un ypaiijjLaxerov. Per egli, ben
lungi dall' avere un concetto sensistico dello spirito, afferma che !e idee in esso son contenute come in potenza
(5'jv}jL'.), sebbene non vi siano in atto (vtsXsx*-?)- ^l' Stoici
invece considerarono 1' anima proprio sensisticamente, paragonandola ad un foglio non scritto, senza nessuna predisposizione virtuale. (Cfr. specialmente: Plutarchi
De
(1)

Praefatio, e Lib.

placitis philosoplioi'um. Lib.

IV^,

11, e:

Sexti Empirici

Commentarli contradictionum ad versus mathematicos et


ad versus phiosophos, Lib. VII, "^^7, ^^8). dunque al pensiero degli Stoici che

Locke.

si

riconnette la dottrina empirica di

74

combattuta anche in modo diprimo libro del Saggio. Per Locke il


consentimento universale prestato a certi principi, anche se si ottenesse sempre, non proverebbe nulla in favore dell' innatezza di essi (1).
Ne, secondo lui, si pu concludere che certe massime siano congenite alla natura della mente,
per il solo fatto che esse sono accettate ed intese,
appena vengono proposte (2). Oltre a ci, se esistessero davvero delle verit innate, queste si
dovrebbero conoscere attualmente da tutti, perch
delle idee innate,

retto nel

essere nelV intelletto

significa

essere per-

compreso dall' intelletto.


Altrimenti^
dato che si abbiano nello spirito certi principi
impressi e non percepiti, essi non possono differire, per la loro origine, da ogni altra verit che
lo spirito capace di conoscere. In questo senso
si devono dire innate tutte le idee, che noi siamo
in grado di acquistare (3). Con tali argomenti
Locke crede di aver mostrato V insussistenza e
la vanit delle ragioni addotte, per giustificare
e difendere l' innatismo. Ma la sua critica pecca,
subito all'inizio, di un gravissimo errore, che noi
presto vedremo, e che egli non poteva certo avvertire, tutto inteso com' era a ristabilire
dritti
del senso, nel fatto della conoscenza umana.
Si era ormai troppo trascurato questo elecepito

(1)

Locke

Essai philosophique

Liv.

I,

Cliap.

I,

2, 3^

4, 5.
(2) Ibid.,

(3)

Locke

17 e segg.

Cfr. pure: Ibid.,

Essai philosophique, Liv.


Chap. IIL 20.

I,

Chap.

I,

5.

75

mento importantissimo,

troppo

si

era vaneg

giato nell'astrusa dialettica delle Scuole, correndo


dietro a puri fantasmi intellettuali, dispregiando

quasi di osservare 1' umilissimo, ma necessario


mezzo che ci mette in relazione col mondo esteriore, e che ci fa cominciare a conoscere. E gi
Bacone aveva reso giustizia al senso, inspirando

ad un criterio strettamente empirico tutta l'opera


sua (1), e dichiarando fra l'altro che il senso, a
guisa del sole, ci scopre e ci rivela la faccia del
globo terrestre (2). La dottrina conoscitiva di
Locke, nella quale si raccoglieva integrandosi, la
tesi della filosofia empirica,

bes, rispondeva quindi

speculazione.

Il

a'

da Democrito a Hob-

bisogni della rinnovata

sentire est sapere

del

no-

Campanella stava per avere nel filosofo di


Wrington, il suo pi geniale interprete, il suo
primo facile divulgatore. E il Locke si pose con
entusiasmo a rilevare V alta importanza della natura sensibile, mostrando che la conoscenza non
poteva farne a meno, ma che doveva anzi partire da essa, per acquistare solidit e certezza.
Non si pu negare, dice lo Spaventa,
che la ricerca del Locke corrisponde ad un nuovo
stro

bisogno della filosofa. Non si poteva restare nelr intuito immediato di Cartesio e di Spinoza. E
Locke non volle atfdarsi a questa specie di oracolo che r intuito, e si mise in testa di esaminare come le idee sono vere, di dedurle, di

Locke e il sensismo francese, (Mo(1) Cfr. M. Ferrari


dena, 1900); Gap. I, pagg. 8, 9, 10 e segg.
(^) Instaurano Magna, Praefatio.


trovare

fondamento

il

76

della loro verit;

in altri

termini di assegnarne Y origine


(1).
Se adunque l'empirismo era una necessit, per
liberarsi da' queruli vaneggiamenti della Scolasti-

non deve far meraviglia che Locke, sviscerando tutto l'intimo significato di questa dottrina,

ca,

ne

abbia esagerato l'importanza, concludendo


che tutte le nostre idee, nessuna
esclusa, derivano dall' esperienza, o ad essa, in
ultima analisi, devono riconnettersi. Secondo lui
la conoscenza umana pu effettuarsi sulla sola
base della sensazione e della riflessione, senza
bisogno di preesistenti idee innate.
D' abord,
egli dice,
les sens remplissent, pour ainsi
dire, notre esprit de diverses ides qu' il n'avait
point; et 1' esprit se rendant peu peu ces ides
familires, les place dans sa memoire, et leur
donne des noms. Ensuite il vient se rprsenter d' autres ides, qu' il abstrait de celles-l, et
il apprend 1' usage des noms gnraux. De cette
manire 1' esprit prpare les matriaux d' ides
et des paroles, sur lesquels il exerce la facult
de raisonner
(2). Tale il processo formativo
del pensiero umano, che trova per Locke la sua
condizione necessaria e sufficiente nell'esperienza
sensibile. A questo punto per il filosofo inglese,
deciso a combattere l' innatismo, non si avvede
di commettere nell'analisi sua un gravissimo errore di metodo. Egli dichiara di esaminare per
addirittura

B. Spaventa
Da Socrate a Hegel, (Bari, 1905);
sensualismo del secolo XVIII e V. Cousin), pag. HI.
Essai philosophlque, Liv. I, Chap. I, 15.
(2) Locke

(1)

(Il


prima cosa V origine
accorge,

11

delle idee

(1).

come avverte benissimo

il

Ma non
Gousin

si
(2),

che avanti di disculere tale questione, e di esporsi


quindi al pericolo di dover poi circoscrivere il
numero e il valore de' concetti nell'ambito delle
sole due fonti, ipoteticamente supposte, bisogna
esaminare il contenuto, il carattere, le note speessi, e che, solo dopo
pu cercare donde le conoscenze
derivino, senza sacrificarne nessuna a precon-

cifiche e differenziali di

tale analisi, si

di

cetti

sistema.

Leibnitz sembr intviire tale necessit;

Il

e,

postosi a riflettere sulla natura delle idee, cap

sono nello

subito che

vi

che

non possono

elementi tali,
perch questi
mostrano, si, quelche accade, ma non quelche
deve accadere (3). In base a tale ossevazione egli
si vede costretto a distinguere due sorta di verit^ quelle di ragione e quelle di fatto, le necessarie cio e le contingenti (4). Le prime provengono
dal lume naturale interno, le seconde dell' espeJ' avoue,
rienza.
egli dice,
que les vsensi

spirito

fornire,

Avant-rropos, 3.
Cousin
Fliilosophie de Locke. (Paris, 1861); Legoii

(1) Ibid.,
(2)

IV*^

Prface aitx Xonveau.v Essnis. (Janet, 1, pag. 15).


pure: Cotsiderations sur la doctriue d'un esprit
universel, {Ibid., pag. (38i).
Vedi: Epistolae mufuae G. G.

(3)

Cfr.

Leibnitii et F. G. Bielinfjii. (llesponsio Leibitii), (28 Octobr.


1710), (Dutens,

Tom.

V").

Cfr. Rfxions
Monadologie. 33, (.Janet, I. pag. 712).
sur V Essai de Locke. (Ibid., pag. 9), e .IXouceaux EssaiSy
Liv. IV, Chap. XI, (Ibid., pag. 410).
(4)

78

ou de fait nous viennent par


par l'experience; maisje tieiis
que les vrits necessaires drivatives dpendent de la demonstration, e' est--dire des dfirits contngentes,

r observation

ou

nitions,

Et

et

ides, jointes

aux vrits primitives.

ne viennent point des


sens, ou de 1' experience, mais de la lumire naturelle interne, et e' est ce que je veux, en disant
qu' elles sont nes avec nous
(1). Mentre duncjue il Locke inizia la sua ricerca sull'origine delle
idee, partendo dall'ipotesi della tabula rasa (^), e
supponendo in tal modo quello che vuol dimostrare, senza prima avere esaminato la diversa
natura delle nostre conoscenze, Leibnitz al contrario pone giustamente la differenza fra Va priori
e V a posteriori (3). Stabilita questa netta distinles vrits primitives

zione,

dremo

il

Hannover

filosofo di

riuscir,

come

ve-

in seguito, a spiegare la possibilit dell'e-

sperienza, correggendo ed integrando l'empirismo


di Locke.

Nel problema conoscitivo 1' Autore del Saggio


aveva confuso, come nota lo Spaventa (4), il processo logico dell' idea con il processo psicologico

Bflxions sur V Essai de Locke, (Janet, I, pag. 9).


Vedi anche: Nouveaiix Essais, Liv. I, Chap. I, (Ibid.,
Cfr. pure: Causa Dei asserta per
pagg. 41, 42, 47, 48).
jiistitiam eius, 100, (Dutens, Tom. I^* ).
Essai philo sopii ique, Liv. II, Chap. I, 2.
(2) Locke
jLocfcw et LeibnitU de cognitione
(3) Cfr: Quaebicker
humana senfentiarum inter se oppositarum disquisitlo com-

(1)

parativa, (Halis Saxonum, MDGCCLXVIII); pag. 34.


(4) Op. cit., (Il sensualismo del secolo XVIII e V. Cousin), pag. 114,

79

delle rappresentazioni. Egli


il

mostrava benissimo

succedersi cronologico delle conoscenze, consi-

derate

come modi

e stati dell'

lo; e in questo

senso aveva ragione di dire che le idee particoprecedono quelle universali (1). Ma non
capiva che tale precedenza puramente cronologica, e riguarda le idee, in quanto compariscono
nella nostra coscienza, rendendosi a noi manifeste. Evidentemente Locke confondeva qui Tessere con r apparire, la possibilit del sorgere
delle idee con la consapevolezza che noi ne abbiamo. Ora Leibnitz, dopo aver cercato di penetrare bene addentro alla natura dello spirito, si
era accorto che le condizioni necessarie per l'origine delle idee, precedono logicamente 1' appalari

rire delle idee stesse.

Il

est vrai,

egli dice,

que nous commencons plutt de nous apercevoir


des vrits particulires, comme nous commengons par les ides plus composes et plus grossires, mais cela n' empche point que V ordre
de la nature ne commence par le plus simple,
et que la raison des vrits plus particulires

ne dpende des plus gnrales, dont elles ne


sont que les exemples
(^). Solo che si ritletta
sulle condizioni a priori della nostra conoscenza,
ognuno vede quanta ragione abbia il Leibnitz di
affermare che le energie virtuali sono necessarie
al pensiero, come i muscoli a chi cammina, sebbene esse non si avvertano attualmente (3). Il

(2)

Locke
Essai philosophiqne, Liv. I, Chap. I, 20.
Nouceaux Essais. Liv. \, Chap. I, (Janet, I. pag. 51).

(3)

Ibid.

(1)


filosofo tedesco cos
dell' origine delle idee

logico,

come

fa

il

80

non guarda

la

questione

dal punto di vista psico-

Locke,

ma

capisce che bisogna

considerarla piuttosto dal punto di vista logico.

L'Autore del Saggio aveva sostenuto che ogni


nozione intellettiva deve essere manifesta, e che
quindi, siccome delle idee innate noi non abbiamo coscienza, queste non possono essere impresse naturalmente nel nostro spirito. Dire che
vi sono principi congeniti, senza che noi ce ne
accorgiamo, sembrava a Locke un'assurdit vera
e propria. Questa sua opinione ci mostra chiaro
come egli partisse da un presupposto psicologico, per il quale credeva che tutto ci che
nello spirito dovesse essere attualmente ed espressamente percepito. Secondo lui nella coscienza non
in base a

si

hanno gradi

questa

di sviluppo.

convinzione,

Locke

Perci,

crede

si

autorizzato a concludere che, se vi sono idee,


le quali non si avvertono con chiarezza e per-

sfuggono aUa coscienza, esse devono


ritenersi vane chimere, anzi come tali non possono esistere affatto. evidente che Locke, considerando in tal modo la questione, tiene dietro

spicuit, e

solo al fatto

psicologico

del

manifestarsi

delle

rappresentazioni alla soglia della coscienza, tra-

scurando tutto ci che non rientra nell' ambito


Questo 1' errore che il filosofo inglese
condivide con i Cartesiani, a'quaU sfuggiva l'importanza delle rappresentazioni incoscienti. Essi
di essa.

confusero rappresentare e sapere, perch non


seppero distinguere la percezione dall'appercedice
est fante de cette distinction,
zione.

81

que les Cartesiens ont manqu, en


comptaiit pour rien les perceptions doni on ne
s' apercoit pas, cornine le peuple compie
pour
Leibnitz.

rien les corps insensibles

(1).

Ma

se Cartesio

identific rappresentare e sapere (vorstellen

und

Locke dal canto suo, secondo lo stesso


non vide la differenza fra rappre-

u'issen),

preconcetto,

sentazioni innate e

come

o,

rappresentazioni

dice Leibnitz, fra innato e

(angehorene Yorstellufjen
si

faceva quindi per

modo

e di

lui

nud

coscienti,

conosciuto,

hevusste)

(2).

Non

questione di possibilit

del sorgere delle idee,

ma

di

quando

esse nascevano, e si rivelavano allo spirito. Ora


sta il fatto che tutte le nostre conoscenze, come

Kant stesso ha riconosciuto, dando in ci ragione


sensismo, cominciano con l'esperienza, sebbene non tutte derivino da questa (3). Locke si
afferr alla prima parte di tale verit, ed assial

stendo

prodursi successivo delle idee, in se(e in quel


tempo non si poteva fare altrimenti), che tutte
derivano da essi. Non si avvedeva per che, cos
facendo, svolgeva l'ordine cronologico delle nostre
rappresentazioni, senza curarsi del modo come
al

guito air azione de' sensi, ne concluse,

esse sono possibili, e di

tutto ci che la loro


apparizione nella coscienza presuppone.

(1)

Fiiicipes de hi nature et de la grace fonds en rai-

Il"*, Pars I). Cfr. pure: Monapagg. 708, 709).


Geschichte der ueuern Philosophie^
K. Fischer
(^) Cfr
(Heidelberg, 11K>2); 111 Bd., (G. W. Leibnitz, Leben, Werke

son, 4, (Dutens,
doloiiie,

Tom.

14, (Janet,

I,

und

Lehre), pag.

(3)

Kant

48^2.

Criiique'de la raison pure,

Introduclion,

1, 2.

82

Leibnitz al contrario avvert che, sebbene

nima pensi sempre, perch non

l'a-

sostanza
energia continua, pure non
vi

semplice priva di
tutte le sue azioni sono avvertite dalla coscienza (1). Il mondo della subcoscienza ha per Leibnitz un' importanza grandissima nel fatto conoscitivo. La continuit rappresentativa dello spirito
neir Autore del sistema dell' armonia prestabi-

una conseguenza

che egli ha
per lui non pu mai
essere una pura potenza, perch potenze inerti
non si danno in natura. Confessa nondimeno
che, per avvertire le minutissime rappresentazioni, che ordinariamente ci sfuggono, occorre molta
attenzione ed necessario inoltre uno stato superiore di chiarimento dello spirito. Ci possibile, quando questo, nel suo processo dinamico
rappresentativo, giunge al grado della appercezione, la quale non va confusa con la semplice
percezione.
Il est bon,
dice Leibnitz,
de
fair e distinction entre la perception, qui est l'tat
intrieur de la monade rprsentant les choses
lita

del concetto

della sostanza, la quale

externes, et

ou

1'

apperception, qui est la conscience,

connaissance rflxive de cet tat intrieur,


laquelle n' est point donne toutes les mes,
ni toujours la mme me
(2). Data questa
la

(1)

e 11).

Rflxions sur V Essai de Locke, (Janet,

I,

pagg. 4

Vedi pure: Prface aux Nouveaux Essais


20). Cfr. Nouveaux Essais, Liv. II, Chap. I,

(Ibid.,

(Ibid.,
pagg. 19,
pagg. 76-83).
(2) Principes de la nature et de la grdce fonds en raison,
Cfr. pure: Monadologie, 14;
Pars P).
4, (Dutens, Tom. 11"^
e: Nouveaux Essais, Liv. II, Chap. IX, (Janet, I, pag. 97).
,


distinzione, facile per

83
il

Leibnitz spiegare come,


si avver-

nel primo grado del nostro conoscere,

tano soltanto le idee particolari, la cui origine


implica necessariamente 1" azione dell' esperienza,
e come non ci si accorga allora delle idee innate,
le quali si celano nel fondo dello spirito allo
stato di semplici virtualit.
11

Locke aveva ragione

rilevare

di

V impor-

esperienza nel fatto conoscitivo. Per


il Leibnitz nota che, se 1' esperienza occorre per
pensare alle idee, se cio essa psicologicamente

tanza

dell'

condizione necessaria, perch le idee si abnon consegue che essa, da sola,


possa farle nascere, e sia cos logicamente condizione necessaria e sufifciente. In noi, allo stato
la

biano, da ci

di oscurit e di involuzione,

un mondo, pronto a

chiarirsi

nasconde tutto
con 1' attenzione,

si

cagionata da' sensi (1). L'animo nostro, per rispetto alle idee, somiglia ad un marmo venato,
in cui le venature mostrano a preferenza la figura di Ercole, la quale pu considerarsi in esso

come

innata,

sebbene occorra del

lavoro,

per

farla risaltare dalle preformazioni naturali della

roccia.

Le idee

nello spirito,

e le

come

verit

sono quindi

inclinazioni,

innate

determinazioni,

disposizioni virtuali. Noi possediamo von


aus, secondo
il

1'

Hause

espressiva frase dello Zeller

(2),

potere di sviluppare dal nostro interno queste

(1)

Rflxions sur V Essai de Locke; e: Prface

aux

Nour-

veaiix Essais.
(2) Geschichte der deutscheii Philosophie seit LeibnitSy
<MUncheii, 1875); pagg. i\% 113.

, 84

C est

que
nous sont innes comme des inclinations, des disposilions, des habitudes, ou des
virtualits natuielles, et non pas comme des
actions, quoique ces virtualits soient toujours
accompagnes de quelques actions souvent insensibles, qui y rpondent
(1). Da tale affermazione risulta chiaro il grave dissenso de' due
verit.

ainsi,

dice

Leibnitz,

les ides

filosofi nella considerazione della natura della


mente.
Per Locke essa una tabula rasa, priva di

qualsiasi idea attuale, e soltanto fornita di

po-

tenze che, come in seguito vedremo, vengono


all' atto, solo quando le idee semplici si sono gi
formate e costituite. Per Leibnitz invece lo spi-

racchiude virtualmente tutto 1' universo. Con


la ipotetica vacuit della mente Locke, nell'esame
deh' origine delle idee, parte dal medesimo prerito

supposto stato naturale, ammesso anche da Hobbes neir esame dell' origine della societ, e spiega
il sorgere della conoscenza, come una generatio
aeqiiiioca. Leibnitz di contro, con la sua teoria
delle piccolissime percezioni, ci mostra la meravigliosa continuit dello spirito, e vuole spiegare
r origine delle idee come una generatio ab ovo.
Mentre per Locke il conoscere sorge da un fondo
che non cognizione, perch egli ammette, come
punto di partenza, la vuotezza della mente, per
Leibnitz invece ogni appercezione nasce da una
percezione divenuta chiara

(1)

e distinta.

La

perce-

Prface aux Nouveaux Essais, (Janet, I, pag. 18). Nouveaux Essais, Liv. I, Chap. I, (Ibid., pag. 48).

Gfr. pure:

85

come innata, l' appercezione in un certo


senso si acquisisce. Il filosofo di Hannover insiste su questi concetti specialmente nella Prefazione e nel primo libro de' Nuovi Saggi, ove ad
ogni passo rintuzza l' empirismo di Locke, sostenendo che l'animo contiene in se infinite rappresentazioni, nello stesso stato virtuale ed oscuro
delle verit innate, che noi possiamo conoscere,
mediante una accurata riflessione. Egli afferma
sempre che tutte le idee, anche quelle delle cose
sensibili, derivano dal fondo dello spirito (1).
Je crois pouvoir dire que nos ides, mme celles
des choses sensihles, viennent de notre propre
fond... Je ne suis nullement pour la tabula rasa
d' Aristote et il y a quelque chose de solide dans
ce que Platon appellait la reminiscence. Il y a
mme quelque chose de plus, car nous n'avons
pas seulement une reminiscence de toutes nos
penses passes, mais encore un pressentiment
de toutes nos penses futures. Il est vrai que
e' est confusment et sans les distinguer; peu
prs comme lorsque j' entends le bruit de la mer,
j' entends celui de toutes les vagues en particulier, qui composent le bruit total,
quoique ce
soit sans discerner une vague de 1' autre. Ainsi
il est vrai dans un certain sens que, non seulement nos ides, mais encore nos sentiments,
- - (2). Leggendo
naissent de notre propre fond.
zione

(1)

3); e

Cfr

Rfxios sur V Essai

Nouveaux

Essais, Liv.

I,

c?e

Chap.

Locfee, (Jan et,


I,

(Ibid.,

I,

pajj.

pagg. 41, 45,

46): e: Liv. IV, Chap. IV, (Ibid., pag. 354).


{'!)

RflxioHS sur V Essai de Locke, (Janet,

I,

pagg.

3, 4).

86

queste parole, non sembra forse di vedere lo spirito,

come

tutti

immaginava Leibnitz, dispiegare


s, quasi in un

lo

suoi stati e concentrare in

microcosmo, tutti gli infiniti atteggiamenti deluniverso? L' insigne filosofo infatti dichiara

l'

che, in virt delle piccole percezioni,

il

presente

gravido dell' avvenire e carico del passato, che

tutto cospirante,
te), e

che, nella

come

tranti
il

(aD[x7uvoia Travia,

diceva Ippocra-

minima

quelli di

delle sostanze, occhi peneDio potrebbero leggere tutto

seguito delle cose dell'universo,


quae

sint,

Lo

quae

quae

fuerint,

spirito

dunque

presentative, che lo

mox

futura trahantur

ripieno

spingono

stato inferiore e passivo

di

di

energie

passare,

oscurit,

(1).

rapdallo

quello

superiore attivo di chiarezza. A Leibnitz, che da


per tutto vedeva riflettersi in mirabile armonia
la forza animatrice delle monadi, non poteva
certo soddisfare l'ipotesi della tabula rasa, vuota
di concetti, senza virtualit vere e proprie, e solo

capace di elaborare

mente

dall'

esperienza.

materiali ricevuti passiva-

questo
giudizio che dovre-

Perch,

fatto importantissimo, per

il

(si

noti

mo

emettere sulla dottrina conoscitiva di Locke),


le idee semplici, considerate da lui come gli elementi fondamentali di tutto il mondo intellettivo,
sono ricevute passivamente dallo spirito (2), il
quale agisce soltanto dopo, nella formazione delle
idee complesse (3). Quindi la tabula rasa di Lo-

(1)
(2)
(3)

Prface aux Nouveaux Essais, (Janet, I, pag. 21).


Essai philosophique, Liv. II, Chap. I, 25.
Ibid., Chap. XII, 1.

Locke

87

cke una pura potenza recettiva, in tutto il


primo periodo della vita conoscitiva, quando la
sensazione e la riflessione popolano lo spirito
di idee semplici. Tanto ci vero, che Locke
aveva anche creduto di poter paragonare l'intelletto ad una camera oscura. E come in questa
entrano per dei forellini le immagini luminose,
cos nella mente, per le vie

della

sensazione

della ritlessione, entrano le idee delle cose.


Les sensations extrieures et intrieures,
egli
dice,
sont les seules voies, par o je puis voir
que la connaissance entre dans 1' entendement
humain. Ce sont l, dis-je, autant que je puis
m' en appercevoir, les seuls passages par lesquels la lumire entre dans cette chambre ohscure. Car, mon avis, l' entendement ne ressemble pas mal un cabinet entirement obscur,
qui n' aurait que quelques petites ouyertures,
pour laisser entrer par dhors les images extrieures et visibles, ou, pour ainsi dire, les ides
des choses
(l). La mente per il Locke si riduce dunque, nel primo inizio della conoscenza,
con la sua passiva impressionabilit, (ci si passi
il confronto), ad una semplice lastra fotografica,
pronta ad accogliere indifferentemente questa o
quella immagine, senza nessuna virtuale predi-

sposizione.

Ma non

cos la pensa il Leibnilz, il quale


bisogno di correggere e di integrare il
pensiero di Locke, in riguardo alla natura dell' intendimento.
Passi pure,
egli dice, il

sente

il

(1)

Locke

Essai philosophique, Liv.

II,

Chap. XI,

17.

88

confronto con la camera oscura, ma si supponga


altres, per essere esatti, che in questa camera
vi sia una teia a pieghe, rappresentanti le idee
innate e capaci di un' azione e di una reazione, in
riguardo alle nuove impressioni.
Pour rendre

ressemblance plus grande,


osserva Leibnitz,
il
faudrait supposer que dans la chambre
obscure, il y et une toile, pour recevoir les
espces, qui ne ft pas unie, mais diversifie par
des plis, rpresentant les connaissances innes
que de plus cette toile, ou membrane, tant
tendue, et une manire de ressort, ou force d'agir, et mme une action, ou raction accom-

la

mode tant aux plis passs qu' aux nouveaux


venus des impressions des espces
(1). Con

questa ed altre simili osservazioni, Leibnitz vuol


porre in rilievo tutta l'intima attivit dello spi-

non ancora, per la sua


natura metafisica, 1' attivit sintetica kantiana,
pure tale che segna un passo necessario all' a
priori di Kant. Partendo dal concetto che ogni
potenza intimamente connessa all' atto, pi di
quelche non pensasse Aristotele affermando anzi
che ogni potenza include gi qualche azione,
senza della quale essa non potrebbe esistere,
rito,

la quale, se in lui

Leibnitz rigetta F ipotesi lockiana della

La

rasa.
zione,

considera, e

allo

stesso

non a

modo

(1)

da' vecchi

come una

de' concetti

degli atomi, o della materia

ammessi

torto,

filosofi

tabula
fin-

del vuoto.,

prima senza forma,


(2). Secondo lui lo

Nouveaux Essais, Liv. II, Chap. XII, (Janet, I, p. 107).


Nouveaux Essais, Liv. II, Chap. I, (Janet, I, p. 75).

(2) Cfr:

soproprio dinamismo rappresentativo


passa dalle piccole percezioni insensibili, comuni
a tutte le entelechie organiche, alle percezioni pi
distinte e pii chiare, finche arriva all' appercezione, alla coscienza, con la quale dal regno animale si entra nel vero regno umano (1). J3istinguendo, contro Locke, il pensiero dalla percezione semplice, e mostrando come, mediante un
processo di riflessione, da questa si perviene a
quello, per virt intrinseca della monade, Leibnitz
supera la falsa posizione del filosofo inglese, che
era partito dall' ipotesi di una pura indifferenza
recettiva, e mostra con ci tutta la debolezza
originaria dell' empirismo, che ha bisogno di una
ipotesi, nel momento appunto in cui nasce e si
rivela il pensiero (2). Leibnitz soddisfa qui pi
di Locke, spiegando come il primo pensiero non
sia un prodotto dell' esperienza, ma un chiarimento di ci che gi nello spirito. Esso infatti
tale, che non pu essere prodotto da altro che

spirilo,

da se

per

il

stesso, e

Con

non ammette antecedenti

la teoria

delle piccole

di sorta.

percezioni, e

con

quella della virtualit de' principi, il filosofo tedesco, superando il vuotisno empirico, (ci si
passi il termine), di Locke e il grossolano innatismo, che poteva metter capo alla tradizionale

(1)

101,

Nouveaux

10-2).

Essais, Liv.

11,

Chap. IX, (Janet,

I,

pagg.

Cfr: Ibid., Chap. XXI, (Ibid., pagg. 135, 171).

Vedi anche: Commentano de anima hrntorum, {DxienSy


Il"^ Pars I ).
Op. cit., (Il sensualismo del secolo
{") Cfr: B. Spaventa

Tom.

XVIII

V.

Causili

I.

pag.

115.

90

reminiscenza platonica, riesce a conciliare, nel


fatto conoscitivo, i dritti dell' a priori con quelli
dell' empirie. Non accetta da un lato le teorie che
attribuiscono

all'

intelletto

concetti

gi

espres-

samente formati, dall' altro rifiuta la dottrina che,


negando allo spirito ogni energia informatrice,
ammette in esso una semplice indifferenza recettiva. All'azione determinata della potenza pensante

sostituisce

quella predisposizione,

virtualit dinamica,

quella

suo giusto signifiimportante addentellato

che, nel

cato, viene a costituire

commesso da Leibnitz

l'

alla

futura speculazione.

Alla passivit della tabula rasa contrappone l'intimo tessuto fondamentale dello spirito, ricco di
vita e di forza rappresentativa. Riconosce che
Locke aveva avuto facile ragione dell'innatismo
cosciente di Cartesio, col mostrare che le presunte idee innate non sono avvertite da' fanciulli
e da' selvaggi, e che negli altri uomini sorgono

dopo

le

esperienze particolari

Ma

se

il

filo-

sofo inglese era cos riuscito a rintuzzare la

tesi,

(1).

comunemente accettata, delle nozioni primitive,


non poteva, con suoi argomenti, escludere qualunque specie di innatismo pi generico e meno
i

determinato. Se Locke, in luogo dell' attivit primigenia della mente, poneva la tabula rasa, se
Cartesio aveva esagerato il razionalismo, il concetto di Leibnitz, sulla natura e sullo sviluppo
dello spirito, nota il Fischer (2), sciolse la que-

(1)

Locke

(^2)

Op.

cit.,

und Lehre)

Essai philosophique, Liv.


Ili

Bd., (G.

pagg. 479-485.

W.

1,

Leibnitz,

Chap.

IL

Leben, Werke

91

stione fra Cartesio e Locke.

Il

punto superiore,
quegli con l'em-

l' innatismo di
pirismo di questi, sta nel fatto che lo spirito
umano non ne immediata conoscenza (unmittelbare Erkenntniss), come vuole il primo, n tahiila rasa, come crede il secondo, ma disposizione
alla conoscenza (Anlage ziir Erkenntniss).
Con la virtualit, riconosciuta nello spirito,
il filosofo deir armonia prestabilita in
grado di
spiegare tutti gli elementi che costituiscono il
nostro conoscere. Locke al contrario non li

in cui si concilia

spiega,

ma

li

espone

nell'

ordine in cui essi

si

presentano alla coscienza.


Noi abbiamo gi veduto come Leibnitz distingua contro Locke le verit di fatto dalle inerita di ragione, le contingenti cio dalle necessarie,

come alle une assegni per fonte l'esperienza,


(sempre intesa metafisicamente, come una fase
primitiva ed oscura della cognizione), alle altre
invece il lume naturale dell'intelletto. Ci noto
inoltre che egli, in tesi generale, negava alla conoscenza empirica il carattere supremo di una
perfetta universalit e di un' assoluta necessit.
Or bene, dopoch si mostrato quante intime
e

forze latenti

ammetta

il

filosofo di

Hannover

nel

fondo inesauribile dello spirito, facile capire da


quale fonte egli potesse trarre la certezza apodittica della conoscenza umana. Per lui
caratteri
di universalit e di necessit, che si riscontrano
nel pensiero, trovano la loro ragion d' essere nella
virtuale energia dell' intendimento. Ed appunto
in base a questo suo apriorismo che Leibnitz
realisti e
nominalisti
riesce a spiegare contro
i

- m
la vera natura delle idee universali, dichiarando

une possibiht indeche esse rappresentano


e che costituiscono
finie dans la ressemblance,
quindi il legittimo fondamento di ogni dimostrazione scientifica

Ond'

che

(1).

sostiene giustamente, e con

egli

successo, anche la validit e

gismo, sul quale


e

il

discredito.

1'

utilit

del sillo-

empirici gettavano lo scherno

gli

A questo

proposito nel libro quarto

Nuovi Saggi si leva contro l'espositore della


dottrina di Locke, ed afferma per bocca di Teode'

filo

che

l'invention de la forme des syllogismes

une des plus

humain, et
mme des plus considerables. G'est une espce
de raathmatique universelle, dont l'importance
n' est pas assez connue; et 1' on peut dire qu'un
art d'infaillibilit y est contenu, pourvu qu'on
sache et qu' on puisse s' en bien servir
(2). E
in una lettera a Bourguet insiste su questi conest

belles de

1'

esprit

cetti scrivendo:
La logique des syllogismes est
veritablement dmonstrative tout comme 1' arithmtique ou la geometrie
A questa di(3).

(1)

pag.

Cfr:

Nouveaux

^283); e:

Chap.

Essais, Liv.

Ili,

sertatio de stilo philosophico Nizolii,

Tom.

IV^s, Pars I^

Ili,

Chap. VI, (Janet, I,


Cfr. pure Dis-

(Ibid., pag. 251).

XXXI e XXXil,

(Dutens,

).

Noiiveaux Essais, Liv. IV, Chap. XVII, (Janet, I,


Bissertatio de
Cfr. pure su tale argomento
pag. 445).
stilo philosophico NizoHi, XXI, (Dutens, Tom, IV^s, Pars I ).
Vedi anche Schreiben an G. Wagner vom Nutsen der Vernunftkunst oder Logik, (JErd., 419).
(3) Epistola Va Leibnitii ad D. Bourguet, (Vienne, 22
niars 1714), (Dutens, Tom. VIs, Pars P).
(2)

93

chiarata ed espressa difesa del sillogismo Leibnitz

era stato condotto dalle ingiuste critiche, che ad


esso aveva fatto Giovanni Locke. Sotto l'influsso

nominalismo

di Occam, V Autore del Saggio


mostrato propenso a considerare
gli universali come semplici idee collettive, senza
carattere di necessit, e conseguibili, mediante
la sola astrazione (1).
Tout ce qu' on nous
debite grand bruit,
aveva detto,
sur les
genres, sur les espces et sur leurs essences
n' emporte dans le fond autre cliose que ceci,
savoir, que les hommes,, venant former des
idees abstraites, et les fixer dans leur esprit,
avec des ioms qu' ils leur assignent, se rendent
par l capables de considerer les choses et d' en
discourir, comme si elles taient assembles, pour
ainsi dire, en divers faisseaux, afn de pouvoir

del

si

era subito

plus

commodment

s'

entrecommuniquer leurs

avancer dans la connaissance des


choses, od ils ne pourraient faire que des progrs fort lents, si leurs mots et leurs penses
taient ntirement bornes des choses particulires
(^). In seguito a questa sua teoria
empirica, sulla natura delle idee generali, Locke
era passato facilmente a negare al sillogismo
ogni valore dimostrativo e ogni utilit scientifica (3), sembrando accogliere da una parte il
penses,

et

(1) Vedi
9; e: Liv.

Locke

Ili,

Essai piiosopiiqup.

Chap.

(^2)

Ihid., Liv. Ili,

(3)

Vedi

XVII.

Locke

Ili,

11,

\%

13,

\\.

IT. (!li;ip.

XI,

14.

Chap. Ili, ^20.


Essai philosophiqne, Liv. IV, Chap.


famoso
Bacone

rejicimus

94

igitiir

syllogisnmm

di

preannunziare dall'altra la moderna


(2). N egli poteva fare altrimenti. Negata infatti dal filosofo inglese ogni
attivit a priori dello spirito, la quale, integrando
(1), e

critica di Stuart Mill

l'astrazione, potesse effettuare quella che Galluppi

chiama

la generalizzazione, necessaria per ottenere gli universali (3), il sillogismo non poteva
contenere nessuna proposizione universale, e
quindi doveva necessariamente ridursi ad una

tautologia.
L' induzione stessa, che da Bacone era stata
considerata come il fondamento del sapere, pare
ridotta da Locke ad una semplice argomentazione

per analogia, ed relegata nel modesto campo


della verosimiglianza (4), perch derivando essa
dall'esperienza di pochi casi particolari, non
contiene in se nessun elemento di apoditticit (5).

(1) Distribtitio

operis.

al sillogismo vedi pure

Per le critiche che Bacone muove


Novum

Organiim, Lib.

I,

Aph. mi.

Xl-XIV.
(2)

Cfr

J.

Stuart Mill

A system

and

and

logicai vaine of the syllogism).

(3)

(La

Book

tive

inductive,

Vedi: P. Galluppi

II,

Chap.

of Logic ratiocina-

Ili,

Elementi di

(Of the functlons


filosofia,

Voi.

Io

logica pura), Gap. XI, par. 110.

(4j

XVI,

Gfr

Locke

Essai philosophique, Lv. IV, Ghap.

12.

(5)

Gfr: Ibid., Liv. IV, Ghap.

ha ragione

VI,

7,

13,

16.

L' Har-

Locke la mancata analisi


del ragionamento induttivo, ma ha torto, quando vuole
negare per questo ogni particolare influsso di Bacone su
tenstein

Locke.

di rilevare in

Den Schluss nach Induction,

zergliedert er (Locke) nirgends ausfiihrlich,

egli afferma,

wie iibeihaupt

Con

ci

il

empirismo,

95

Locke era certo conseguente

ma non

conoscitiva dello spirito umano.


riconosce,
se

non

il

come

al

suo

esatto valutatore della natura

lui,

che

l'

Anche

il

Leibnitz

esperienza non

ci

singolo, e che quindi V induzione

d
non

potrebbe trarre da essa nessuna necessit. Per

nirgeuds in seinem Werke Erorterungeii vorkommen, die


auf einen besonderen Einfluss der Lehre Baco's von Verulam auf ihn schliessen lassen.
(G. Hartenstein
Locke's Lehre voti der meuschlichen Erkenntniss in Vergleichung mit Leibnitz' s Kritik derselben ; pagg.
188,
189, nota !208). Anciie il Cousin, (Op. cit., Legon XII ), si
meraviglia che Locke, compatriotta di Bacone, abbia trascurato r induzione come mezzo di conoscenza. Noi pensiamo che questa pretesa lacuna in Locke non sia che la
legittima conseguenza del suo nominalismo. Se si nega
allo spirito ogni attivit sintetica, l' induzione non pu
avere mai un valore necessario e universale. Il silenzio d
Locke, in questo punto, non pu essere V avviso della conseguente critica, che dovr fare Hume all'esperienza? Del
resto supponibile che Locke, giunto ormai al termine
della sua critica conoscitiva, non abbia voluto estendersi
di troppo su altre considerazioni di indole logica, ed abbia
soltanto voluto farne un cenno puramente accessorio. N
si pu negare V influsso diretto del Verulamio su Locke,
quando si pensa che questi, come gi si veduto nell'introduzione alla Condiiite de V esprit , deplorando l' insufficienza della logica scolastica, loda espressamente Bacone
che, rompendola col passato, bandisce un metodo migliore
e pi perfetto, per guidare la mente. Ma v' anche un altro
fatto, rilevato gi dal Rmusat, {Locke, sa vie et ses oeuvres.
Premire Partie, Heine des Deux-Mondes, l septembre 1859),
e secondo noi importantissimo, che ci spinge a riconoscere
in Locke il seguace dell'indirizzo baconiano. Chi conosce uno
dei pi importanti scritti del grande Cancelliere inglese, cio
i Cogitata et visa de iuterpretatioue naturae, sa che ognuno

98

aggiunge che questa necessit esiste e ci viene


fornita dalla ragione (1). Egli dichiara che
veritates necessariae ex solis principiis menti
insitis, non ex inductione sensuuin demonstrari
possunt. Neque enim inductio singularium unquam necessitatem universalem infert
(2). Il

compone, comincia
sempre con la formula: Franciscus Baconus sic cogitavit
Cogitami et illud. Or bene Locke, pur senza citare Bacone,
intitola cosi un articolo di una sua raccolta: Sic cogitavit
de intellectu hiimano Johannes Locke, an. 1671. Quest'uso
di un' identica formula, premessa ad una teoria empirica
della conoscenza, ci pare che costituisca un significante
richiamo a Bacone. Perci noi, se da un lato incliniamo a

de' diciannove paragrafi, di cui esso si

son oeuvre d' aprs


pagg. 83, 84,
85), che Locke fosse per natura animato dallo spirito che
informa 1' histaiiratio Magna, dall' altro crediamo che
l'opera del Verulamio abbia rinvigorito la spontanea tendenza empirica di lui.
Giunti a questo punto, per ben dirimere la controversia
concernente l' influsso di Bacone su Locke, dovremmo esaminare in proposito il pensiero di Kuno Fischer, rimproverato dal Prof. Paoli, {Hume e il principio di causa; Parte
II, pag. 130), di essersi troppo ostinato a voler
I, Gap.
riconoscere in Locke il seguace della scuola baconiana. Ma
ci allontaneremmo dal nostro tema principale, se entrassimo in tale argomento. Si veda, a questo riguardo, anche
Locke e il senil gi citato lavoro del Dott. M. Ferrari
sismo francese, (Modena, 19G0).
(X) Nouveaux Essais, Liv. I, Chap. I, (Janet, I, pag. 48).
(2) Causa Dei asserta per iustitian eius, 100, (Dutens,
credere col Marion,

(J.

Locke, sa vie

des documents nouveaux,

et

Deuxime

Partie,

Tom.
Bolii,

1^8).

Gfr.

XXXIl,

pure

(Ibid.,

Dissertatio de stilo philosophico Ni-

Tom. lVu^ Pars

mentano de anima brutorum,

Come

I*

(Ibid.,

).

Vedi anche: Com


Pars

Tom.

pure: Monadologie, 26-29, (Janet,

I,

Ilus,

pag. 711).

).

Leibnitz non

97

abbandona

la validit

scientifiche alla contingenza

dell'

delle

leggi

empirie,

come

dovendo, per il suo empirismo,


riconoscere, in un senso puramente subbiettivo,
che una certezza universale non pu trovarsi che
nelle nostre idee (1), prepara in sostanza le estreme conseguenze scettiche di David Hume. Il fifa Locke. Questi,

losofo di
esplicito,

sempre

Hannover al contrario afferma, in modo


che il fondamento della necessit

possibile, e che

garantito dalle intime

ci

energie dello spirito.

II

Esaminando ancora

la

teoria conoscitiva di

vediamo che dove questi


supera maggiormente l' empirismo del suo
avversario, ed ha ragione sulle vedute superfi-

Locke

e di Leibnitz, noi

ciali di lui, nello

ficio dell'

spiegare la possibilit e l'uf-

esperienza,

nel!'

modo indeterminato ed
spirito,

con

la

quale

si

accennare, sia pure in

imperfetto, la sintesi dello

pone

1'

oggetto del nostro

conoscere. Al diligente e minuzioso scrittore del


ScKjgio questi

problemi erano del tutto sfuggiti.

Egli part dall' esperienza, considerandola

un dato

non avesse
come moderni

indiscutibile, che

spiegazione. Convinto,

come

i)isogno di
positivisti,

che l'oggetto sia, e che da esso lo spirito riceva


tutte le sue forme e le sue determinazioni, il
Locke non si cura di vedere co>>ie esso ci si trovi

(l)

Essai pliilosophique, Liv. IV, Clinp. VI,

13,

10.

98

noi siamo ad esso


dall'esame di questo
rapporto dipende, come giustamente afferma il
dinanzi, e in che rapporto

legati.

Non

avverte

Prof. Jaia, tutto

il

che

valore della cognizione, della

scienza e della realt (1). Per


scitivo in questo senso, egli

problema cononon ha neppure

il

il nostro ArKant,
non pu non
dig (2) che, venuto dopo
dichiararsi in qualche modo su tale importante
questione. Ma se il Locke si mosse nella sua

quella sine cura, con cui lo tratta

analisi conoscitiva, dalle idee fornite

rienza senza curarsi del


possibili,

non

modo

creda che

si

il

dall'

con cui esse

espe-

sono

Leibnitz abbia trat-

problema gnoseoloe con esauriente


Kant non si poteva affron-

tato quest' ultimo punto del


gico,

con proposito determinato

Prima

spiegazione.
tare

il

prima

di

quesito nel suo esatto significato, perch


non si aveva il concetto che il pen-

di lui

siero fosse un'unit sintetica originaria.

pensatore

di

Hannover

Il

intu soltanto che

grande
1'

espe-

rienza possibile, mediante V innatismo del pensiero, e che essa serve a svegliare e tradurre in
atto ci che lo spirito contiene virtualmente.
L' experience,

afm que

l'

me

egli dichiara,

(1)

Gfr

est ncessaire

determine telles, ou telles


afn qu' elle prenne garde aux ides
soit

penses, et
qui sont en nous

letta air

D. Jaia

Accademia

(3).

L' ufficio

de' sensi

si

L' intuito nella conoscenza, (Memoria

di Scienze morali e politiche della So-

ciet Reale di Napoli). (Napoli, 1894); pag. 38 e segg.

Opere filosofiche di Roberto Ardig, Voi. I, (Mantova,


1882), Al lettore, pagg. V, VI.
(3) Nouveaux Essais, Liv. II, Chap. I, (Janet, I, pag. 75).
(2)

99

imita dunque, per Leibnitz, a preparare

il

ter-

mezzi adatti a far sorgere


a conoscenza. L' intelletto d ad essa caratteri

'eno,

il

materiale e

iella necessit e dell' universalit,

sensi

danno

'elemento contingente, che stimola e fa tradurre


n atto la virt informatrice dello spirito.
L' esperienza quindi necessaria nella cognidone, perch, senza di essa, la mente non porebbe utilizzare i propri virtuali tesori. Leibnitz
liferma che non si ravviserebbero nemmeno le
dee innate della matematica, se non

fosse

si

mai

ne toccato niente (1). Egli riconosce, prosi comincia a pensare con


a sensazione (2), e che quindi V esperienza ha
jn ufficio importantissimo, per stimolare il pender ad esprimere se stesso. D pure ragione a
Locke, dichiarando che 1' esperienza occorre per
Densare alle idee, ma non vede come da ci consegua che le occasioni, le quali fanno ravvisare
e idee, le facciano anche nascere (3). Per il
Leibnitz adunque l'esperienza rappresenta l'urto,
k'eduto,
prio

come Kant, che

capace di fare esplodere nella mente


virtuali di cui essa ripiena.

Lo

energie

le

spirito col pro-

opera de' sensi la sua


Mentre da una parte il vario,
molteplice dell'esperienza sono

prio apriorismo, trova nelF

possibile attuazione.
il

contingente e

Cfr.

il

pure: Ibid., Ghap. XXI, {Ibid., pag. 174).


I, Chap. 1, (Ibid., pagg. 47, 48)
dace aiix Nouveaux Essais, (Ibid., pagg. 15, 16).
(1) Xouvenux Essais. Liv. I, Chap. I, (Janet, I,
inche: Ibid., Liv.

(2) Ibid., Liv.

Chap.
(.'J)

I,

I,

Chap.

III,

(Janet,

1,

Vedi

e: Pre-

paj?. 45).

pag. 70); e: Liv.

II,

(Ibid., pa^r. K]).

lifiexions sur V Essai de Locke, (Janet,

I,

pag.

7).


informati

da

100

pensiero, questo riceve

dall' attivit del

essi la spinta, per passare, dallo stato di in-

voluta oscurit percettiva, a quello superioi'e di


chiara visione. Il Leibnitz sembra in questo punto
riconoscere che il pensiero, senza 1' esperienza,
non possibile. Egli, contro gli empirici, che
tutte le determinazioni del soggetto volevano ricavarle dal mondo esterno, ritiene che anche la
forza interiore ha la sua importanza nell'umana
Nihil est in intellectii qiiod
cognizione. Al motto:

non

fuerit in

tazione:

sensu,

appone

egli

la saggia limi-

excipe: nisi ipse intellechis

ben consideri quel


dr in esso, come

in

(1).

nisi ipse intellechis,

chi

ve-

embrione, accennata tutta

la dottrina kantiana.

Grandissima

infatti

analogia fra

l'

il

pensiero

Kant e di Leibnitz riguardo all' esperienza.


Per il filosofo di fiannover essa serve, come s'
visto, ad attuare, in un campo concreto di codi

gnizioni, la possibilit conoscitiva dello

spirito,

quale, senza di essa, rimarrebbe nel semplice


stato della percezione, e non passerebbe a quello

il

appercezione, in cui si afferma veramente il


pensiero. Questo, privo dell' aiuto dell'esperienza,
non per Leibnitz capace di conoscere, come
dell'

quella non possibile, senza l'attivit di esso.


Non diversamente, in tesi generale, sebbene da

un

altro

punto

di Konigsberg.

pensa

di vista,

Per

lui

sensi

sommo

il

filosofo

forniscono

alla

materiale empirico che, divenuto intuizione sensibile, con le forme a priori della sen-

mente

(1)

il

Noiiveaux Essais, Liv.

II,

Chap.

I,

(Janet,

I,

pag.

76).

sibilila,

101

tempo, pu

spazio e

essere

informato

Kant afferma,
proprio come Leibnitz, (intendiamo sempre in gedalle categorie e divenire concetto.

nerale), die l'intelletto

non pu pervenire

da

solo,

senza l'esperienza,

alla cognizione, e clie l'espe-

sua volta, non possibile, senza un'ata priori del soggetto, quando dice che la
categoria, senza l' intuizione, vuota e 1' intuizione, senza la categoria, cieca.
Sans la sensibilit,
nota Kant
aucun
objet ne
(1),
nous serait donne, et sans 1' entendement, aucun
ne serait pens. Des penses sans matire, ou sans
objet soni vaines, des intuitions sans concepts
soni aveugles.
A parte dunque la concezione
fondamentale metafsica della teoria leibnitziana,
che consiste in un vero e proprio occasionalismo
rienza, a
tivit

come vedremo in seguito,


mancata distinzione netta del mondo sensibile
da quello intelligibile, e la ingombrante e troppo
lata spiegazione dell' a priori, il filosofo tedesco
Ila sapulo ben definire, contro Locke, la qualit
gnoseologico, a parte,
la

ufficio dell' esperienza, e

nel fatto conoscitivo.

del

pensiero

puro,

La prima suppone un an-

secondo, nascendo
dell' appercezione, ha bisogno dell'esperienza, la quale consiste appunto nello stato di oscura e confusa
teriore, virtuale

innatismo,

il

dalle percezioni confuse, per

passivit dello spirito

(1)

Od.

cit.,

mezzo

(^).

(Lofjique transcendeutale)

Introd.

I,

n.

8'^.

Nouveaujc Essais sur V Entendement


humain, (Avant-Fropos et Livre premier), par E. Bouroux, (Paris, 181H)); pag. 94 e segg.
(^2)

Cfr: Leibnitz

102

Avvertendo che la conoscenza sperimentale


non ci assicura mai di una perfetta universalit^
e ancor meno della necessit, Leibnitz ne mette
benissimo in rilievo il carattere particolare e contingente, ed afferma con ci una proposizione
accettata poi integralmente da Kant. Questi infatti

riconosce che

1'

esperienza

ci

apprende,

una cosa questa o quella, ma non


capace di mostrarci che non possa essere altrimenti (1). Tutti e due questi filosofi sono d' accordo nel rilevare, contro l'empirismo inglese,.
che la necessit e 1' universalit assoluta sono i
caratteri certi di una conoscenza a priori. Quanto

vero, che

poi air ufficio spiegato dall' esperienza, nella formazione delle idee, noi abbiamo visto che Leib-

annunzia ancora qui uno de' punti fondamentali del criticismo kantiano, mostrando come
r esperienza sia capace di eccitare lo spirito ale indistinto
l' attuazione del suo indeterminato
innatismo. vero che Leibnitz, considerando,
nitz

insieme
cie di

agli ontologi, l'esperienza

come una spe-

oscuramento del potere conoscitivo, d

di

essa un' interpretazione metafsica, e nou la distingue sostanzialmente dal pensiero, mentre Kant

determina ed oppone in modo esplicito i due


elementi, stimolo sensibile e a priori che concorrono a costituirla. Ma, tralasciando questo
lato metafsico della gnoseologia leibnitziana, crediamo di potere affermare che tanto Leibnitz,
quanto Kant hanno un analogo concetto dell'esperienza, quando la considerano, sia pure in
(1)

Kant

Op.

cit.,

Introd.

II, n. 6.


modo
si

diverso,

come

il

103

campo

azione in cui

di

traduce in atto la virtualit aprioristica dello

spirito.

Locke non aveva considerato mai


lit

dell'esperienza sensibile, n

il

ri

modo

la

e le

quacon-

dizioni a priori della possibilit di essa. Partito

dalla sensazione e dalla riflessione,


fatti, su'

quali

non

come da due

necessario discutere, credette

legittimo di poter ricavare da esse tutta la co-

noscenza. Egli non aveva avvertito che

il

muo-

vere dall'esperienza sensibile, nell'analisi della


origine delle idee, se da

partenza pi ovvio,

un

dall' altro

lato

il

punto

di

un punto tale,
tutto un intimo e

che presuppone avanti a s


importante lavorio della mente. Chiuso, coni' egli
era, nelF ambito della prima conoscenza volgare,
e avendo osservato, con ragione, che, senza il commercio della nostra natura sensibile con il niondo
esterno, il pensiero non nasce, egli si sent autorizzato a concludere

mente

dall'

che esso sgorga esclusiva-

esperienza.

Il

compito

di lui

doveva

quindi consistere nell' analizzare tutte le idee,


mano mano che queste sorgono nella mente, dopo
la sensazione. Ma egli non si accorse che cominciare di qui, dall'esperienza sensibile, era supporre,
o trascurare la vera origine della cognizione, che
si

cela pili in alto, in

quanto inavvertito,
e
il

un giudizio tanto primitivo,

in

primitivo, di cui gi

Reid
(l)

(1).

si

tal

giudizio naturale

accorse confusamente

Nessun' idea nasce senza

Cfr: Reid

Sect. IV.

quel

la

esperienza

Hecherches sur V enteucletuett hionain,

104

Locke in questo punto ha ragione, e il Leibnitz


e Kant convengono con lui. Ma d' altra parte non
assolutamente vero che le idee, pur nascendo
con r esperienza, derivino soltanto da essa. Qui
Locke ha torto, e il Leibnitz fa rilevare, ne' suoi
Nuovi Saggi, questo errore gravissimo, e cerca
di spiegare il nascimento del pensiero, oltrech con r esperienza, anche mediante un' energia
virtuale a priori intrinseca allo spirito, la quale,
se da una parte spiega la possibilit dell' esperienza, dall' altra non pu tradursi in atto senza
di questa. Non si afferma con ci in Leibnitz la
natura esplicita ed esatta della sintesi a priori.,
quale la pone Kant, ma, come si vede, la dottrina
del filosofo di Hannover una buona premessa
per il criticismo kantiano.
La conoscenza suppone necessariamente una
sintesi a priori; e quindi, prima di procedere alla
analisi delle idee, come si manifestano in successione psicologica, mediante le sensazioni,
necessario volgere 1' attenzione a questa sintesi,
perch in essa si cela tutto il grande enigma della

cognizione, trascurato di risolvere

il

quale,

ci

allontaner infinitamente dal vero e vitale problema della filosofa. Il primo nascere della cogni-

primo psicologicamente, e ritenuto


gran maggioranza degli uomini, secondo logicamente, perch, per nascere, ha bisogno di quella sintesi, in cui Galluppi fa consistere
la prima epoca del sapere umano. Questa sintesi,
secondo l' insigne filosofo calabrese, forma gli
oggetti dell' esperienza e compone il gran libro
della natura sensibile. In questa epoca lo spirito
zione, quello
tale dalla

105
pone un di fuori, fonila de' corpi esterni, e se
ne forma uno proprio, che lega con gii altri (1). Ora
il Locke, volgendosi subito agli oggetti dell' esperienza, supponendoli come dati, senza curarsi di
vedere come essi nascono, ha cominciato dalla
seconda epoca, dalla lettura del libro della natura. Ha tralasciato Y esame di questa sintesi
primitiva, ed caduto in molti errori e in gravi
contraddizioni, quando poi, col suo empirismo
subiettivo, ha voluto spiegare la realt della conoscenza. Egli,

mato

dice

il

Galluppi,

suppone

for-

gran libro della natura, ed introduce lo


spirito per leggerlo e comprenderlo. Egli parte
da questo fatto che sensi ci danno le idee complete degli individui, che sono gli oggetti dell'espeil

rienza; egli suppone

come

dati

1'

esteriorit delle

unione in un oggetto; ed
conseguenza derivare, per mezzo del-

sensazioni, e la loro
egli fa in

l'analisi, dall'esperienza

tutte

Ma

pi

rimonta

l'ideologia

sporta

le

idee semplici.

alto;

ella

tra-

si

al di l dell'esperienza, al principio della

prima epoca del sapere umano, ella cerca come


nostre sensazioni producano tutte le nostre

le

incomincia dalla sintesi, per far nascere


i
fenomeni de' corpi, quello del me e di tutta la
natura sensibile (^). Leibnitz, ammettendo nello
spirito un'innatezza virtuale, che rende possibile il nascere de' concetti, mediante 1' esperienza,
idee. Ella

(1)

P. Galiuppi

filosofia

da Cartesio

Lettere filosofiche sulle vicende delia


a Cousin, (Firenze, 184^)
Tjct-

fino

tera Vili.
(2)

Galiuppi

Op.

cit..

Ibid.

106

sembr intuire questa sintesi primitiva, mentre


Locke non la intravide per niente.
Le idee semplici, che sono alla base della teoria
inglese, derivano tutte
esperienza esterna, o interna. Ora se l' intel-

conoscitiva del filosofo


dall'

letto, rispetto

Locke

ad

esse,

puramente passivo, come

vuol dire che 1' esperienza non


pu produrre altro, che modificazioni sulla nostra
natura sensibile; vuol dire che, mediante la sua
azione, noi ci troviamo in rapporto con il mondo
ritiene

(1),

esterno. Se cos, siamo ancora nel regno

ani-

male; la coscienza, che nell'intima natura sua,


pur essendo unit, si manifesta come dualit, e
pone r io
di contro al
non- io,
non sorge
con la sensazione. Questa infatti non se non modificazione fisiologica, apportata nel nostro orga
nismo da uno stimolo, che ancora noi non possiamo porre come esterno, e che quindi potremmo
chiamare col Rosmini, non
oggetto,
terma
mine
(2). Perch, sulla base del senso, si abbia
l'idea, la conoscenza, il pensiero, 1'
io
necessario un altro importantissimo sviluppo interiore:
bisogna che si attui la coscienza (3). Con essa la
natura, che prima era semplicemente senziente, e

sentiva s in relazione col

mondo

esterno, passa

(1)

Essai pMlosophique, Lv.

II,

(2)

Nuovo Saggio sulV origine

delle idee, Voi.

Vedi pure:

Cliap.

I,

25.
I,

n. 297.

nota 1; e: Ihid., n. i237.


(3) Questi concetti, in base a' quali noi facciamo la presente critica, si trovano ampiamente svolti e illustrati ne*

due corsi

Ihid., pag. 58,

di filosofia teoretica, tenuti dal Prof.

Donato

Jaia,

nella R. Universit di Pisa, gli anni accademici 1905-1906

e 1906-1907.

107

a sentire se che sente il mondo esterno, e riesce


a porsi di contro a questo. Dopo i risultati della
critica kantiana, noi possiamo affermare che il
passaggio avviene mediante un giudizio sintetico
a priori, il quale di natura sua giudizio esistenziale, primo giudizio necessario, per la formazione
de' soggetti di ogni altro ulteriore giudizio logico.
In questo giudizio sintetico primitivo, in cui l'essere nasce, il predicato lo pone la mente da se,
e non pu venirle dal di fuori, perch qualunque
intuito, sia quello dell' essere indeterminato del
Rosmini, sia quello dell' ente creatore del Gioberti,
deve necessariamente supporlo. 1 soggetti, le idee
nascono quindi coi la esperienza, non gi dalla

sola esperieiza.

Ora
battere

il

Cartesio a comnon era stato gros-

Locke, venuto dopo

un innatismo, che

se

solano neirintenzione dell' Autore francese, certo


si era manifestato tale, neh' accezione comune,
doveva far valere tutta l'importanza dell'esperienza nel fatto conoscitivo. Trovata quindi la
verit che le idee nascono con essa, e che senza
di essa vita conoscitiva non sperabile che sorga
mai, egli cred giusto di concludere che la prima
origine delle idee sta appunto nelT esperienza.
Tutto il carattere delle ricerche di Locke, osserva
saviamente il Fischer, determinato dalla posizione che egli accetta da

noscenza
fahrung)
(1)

(1).

Il

K. Fischer

Schule)

Bacone:

Ogni coist Er-

esperienza, (alle Erkenntniss

pag. 375.

illosofo inglese definisce la

Op.
X
Vedremo
cit.,

sen-

Bd., (F. Bacon, unii seine


in seguito

per che

il

Fi-

108

V entre actuelle des ides dans


sazione come
l'entendement, par le moyen des sens
(1). Nella
sensazione esterna e in quella interna che, si
badi, agisce quando gi molte idee si sono formate, per mezzo de' sensi (2), e quindi non pu
addursi come vera fonte a priori dello spirito,

Locke vede non

ma

uniche connascere de' concetti.


Questo suo convincimento, questo suo pieno e
incondizionato riconoscimento de' dritti dell'esperienza non a dirsi che fosse momentaneo e di
pura polemica contro Cartesio, perch costituiva
anzi il resultato legittimo di tutto un sistema di vedute empiriche, che Locke era venuto elaborando
nel proprio pensiero. Gi all' et di ventiquattro
anni egli aveva, si pu dire, steso il suo programma filosofico con questo motto abbastanza
espressivo:
Necessiti/ was the first finder-out
dizioni

solo le basi,

necessarie

per

le

il

of moral philosophy, and experience, (wich is a


trusty teacher), was the first master thereof
(3).
In base a questo empirismo, l'Autore dei Saggio

scher prende un po' troppo alla lettera la vuotezza dello


da Locke, e fa quindi di lu un sensista

spirito affermata

addirittura.

Locke

Essai philosophiqAe, Liv. II, ('hap. XIX,


pure: Ihid., Chap. I, 2, 3.
(2) Ihid., Liv. II, Chap. I, 2, 3, 4, 5.
(3) Questa frase si trova nello scritto di Locke, intitolato
Philosophy e Of the Kincls of teachiug moral philosophy, e inserito da lui nel Memorandum-hook di suo padre,
attualmente al Brltish Museum.
Del filosofo inglese non
si ha nessun altro scritto filosofico anteriore a questo.
<Cfr: Marion
Op. cit., Deuxime Partie, pag. 93, e: Liste
complte des crits de Locke, pag. 145).
(1)

1.

Cfr.

109

esperienza anche Y idea


dell'essere (1), l'idea madre del primitivo giudizio, necessario, insieme alla sensazione, per
crede di poter trarre

dall'

formare qualsiasi concetto.

egli dice, sont

L' existence et la

deux autres ides, qui


sont communiques l' entendement, par chaque
objet xterieur, et par cbaque ide que nous ap-

unite,

percevons en nous mmes


(2). Ma come pu
Locke affermare che V essere ci viene comunicato
da un obietto esteriore?
egli intende dire che
r obietto posto da noi come esteriore, (e cos
veramente), o che non lo , ma che anzi esso
che ci d l' essere. Se posto da noi, risulta
evidente che l' idea dell' essere noi 1' abbiamo
prima, che esso ce la comunichi, anzi esso in
virt dell' azione informatrice di questa idea, che
costituisce

poi

il

r obietto

predicato del giudizio primitivo. Se


non posto da noi, e V essere lo

riceviamo dal

di

fuori,

come pu esso

dirsi a

noi

Esteriore vuol dire fuori di


e fuori di
vuol dire qualcosa
Dunque noi riceviamo V idea del-

esteriore ?
noi,

ioi

di esistente.

l'essere, che

prima non

si

aveva, da un ojjietto

considerato a noi esteriore. Prima c' l'obietto


esteriore, e poi noi da esso abbiamo 1" idea dell'

essere.

Ma quando

dell'essere

gi

diciamo

entrata

esteriore, Tidea

in

campo, ed invano

Locke potreijbe sostenere che essa viene dopo,


perch, se venisse dopo, allora l'oggetto non sarebbe pi esteriore, ossia non esisterebbe per noi,
e la cognizione non potrebbe effettuarsi.

(1)

Locke

(^2)

Ili!., 7.

Essai philosophique, Liv.

II,

Chap. VII,

1.

facile del resto

110

vedere come anche la stessa

dottrina del Locke, in riguardo all'origine dell'

idea di esistenza, debba per forza risolversi in

un circolo vizioso. Egli afferma che quest' idea


l'abbiamo dagli oggetti considerati come esterni
a noi. Quindi, secondo lui, prima nel nostro spirito ci sono questi oggetti, o meglio, le loro idee,
prodotte in noi dall'esperienza; poi interviene la
mente che, con la quarta forma conoscitiva (1),
ossia con quella dell'
esistenza,
riconosce
la realt attuale di queste idee, e considera gli

come esterni. Cos 1' oggetto diviene esterno, quando la mente lo riconosce tale, e non
prima. Ma allora se, come vuole Locke, 1' ogoggetti

getto che fornisce allo spirito

e questa

non pu

avere,

sofo, valore obiettivo, se

con

l'

idea di esistenza,

secondo

il

nostro

non interviene

filo-

la mente,

quarta forma conoscitiva dell'esistenza


vale dire che F oggetto d al soggetto un elemento che questo non ha, e che quello
d' altronde non potrebbe avere, se il soggetto
stesso, che non 1' ha, non fosse il primo a darglielo. La contraddizione evidente, come pure
evidente che l' idea dell' essere non pu venire
impressa nello spirito dal mondo esteriore senla

stessa, tanto

il quale, appunto perch tale, deve necessariamente presupporla.


Bisogna quindi concludere che la conoscenza
sorge per una virt sintetica deho spirito. Questa

sibile,

sintesi

(1)

il

Locke non

1'

avvert in nessun

Essai philosophique, Liv. IV, Chap.

I,

modo.

Ili

suo era iiu ompirismo troppo gretto, perch


dovesse accorgersi del giudizio primitivo, che,
nascendo dalla nostra potenza interiore, quando
per mezzo de' sensi siamo in relazione col mondo
esterno, capace di porre V oggetto di contro
11

egli

alla

mente

conoscere. Eppure

di farcelo

il

fi-

losofo inglese aveva avvertito che la cognizione


si

ha soltanto, quando avviene un

giudizio.

Il

la perception
conoscere l' aveva definito come
liaison
convenance,
et
ou de 1' opposition
de la
et disconvenance qui se trouve entre deux de nos
ides
(1). E siccome aveva anche dichiarato
espressamente che la percezione dei rapporti costituisce il giudizio (^), definendo ora V atto conoscitivo come una percezione di rapporti, mostrava di sottintendere in esso un giudizio davvero.
Ma a questo punto lecito fare sulla dottrina di
Locke la stessa osservazione acutissima, fatta in
Qui,
entra a dire il
proposito dal Rosmini.
o il Locke non
venerando filosofo di Rovereto,
coerente con se medesimo, oppure attrihuisce
alla parola
idea
un senso diverso da quello che
le attrihuisce il comune degli uomini. Il comune

degli

cosa

uomini dice ugualmente

avere idea di una


una cosa, e nes-

avere cognizione di

suno pu intendere come

si

possa avere idea

di

una

cosa, senza avere qualche cognizione di essa.

dunque
comune

contraddittorio

delle parole:

il

io

dire, nel

ho idea

di

Se

significato

una cosa,

Essai philosophique, Liv. IV, Cliap, I, 2.


Essai philosophiqne, Liv. II, Chap. XI, 2 e: Liv. IV,
Chap. XVII, 1(5.
(l)

(!2)


ma non

112

conosco n punto, ne poco;


conviene
come sentenza dagli uomini generalmente ammessa, che nell'idea di una cosa v'abbia
sempre compresa qualche cognizione della stessa.
Di che sembra potersi inferire che, se il Locke
giunse a conoscere che noi non possiamo avere
cognizione alcuna, senza un giudizio, egU travide
ancora che noi non possiamo, senza un giudizio,
avere nessuna idea; ma che tuttavia, non sapendo
la

concedere,

trovar poi

modo onde

formazione delle prime idee,

la

medesimo
giacche non era

spiegare a se

di quelle un giudizio, il quale


suppone qualche idea precedente, per evitare
questa importuna difficolt, ricorse all'immagi-

possibile avanti

naria distinzione tra cognizione e idea, e all' assurdo di supporre delle idee che non contengano
in se alcuna cognizione, pel bisogno che aveva
che non esigessero nessun giudizio
(1). Per il
preconcetto di negare alla mente ogni altra attivit, oltre quella che solo si esplica su' materiali

forniti dall' esperienza,

della sua giustissima,

mentanea veduta

Locke non seppe valersi


indeterminata e mo-

ma

circa la vera natura della

co-

noscenza, che dev' essere giudizio. Tanto meno


egli cerc di penetrare nello spirito, per scoprire
quello che, sebbene di natura diversa, doveva
essere

il

primo nella

serie

degli infiniti

giudizi,

costituenti la catena ideale delle cognizioni


ne.

Come

che

si

(1)

uma-

volgo non avverte se non il rapporto


pone tra le idee gi formate, e non si cura
il

Rosmini

Op.

cit.,

Voi.

I,

n.

114.

113

del come esse nascano, cos Locke si limit ad


esaminare soltanto la seconda specie di giudizio,
senza curarsi di un altro, gnoseologicaaiente pi
importante, che serve alla formazione de' soggetti
di tutti gli altri giudizi, ed condizione necessaria perch sorgano le idee.
Resta per molto interessante vedere come
Locke, desideroso di dare alla conoscenza una

saldezza obiettiva, mostri un

vivo desiderio di

conseguire e assicurarsi Vessere. Nel novero delle


(l), sente il bisogno
pure senza riconoscerne tutta
r altissima importanza, e senza dedurlo dalla sua
vera' origine. Nella classificazione che egli fa de'
modi di conoscere, dopo avere esposto le prime
tre forme di percezione di rapporti ideali, (iden-

idee

semplici fondamentali

di ricordarlo, sia

diversit,

tit

sione necessaria)

relazione,
(^),

campo assolutamente

che

coesistenza
si

o connes-

esauriscono

in

un

subiettivo, la necessit del-

senza di cui la cognipara davanti. E noi vediamo che egli, senza nessuna spiegazione od
esame, pone nell' esistenza la quarta forma dell' umano
conoscere. Il geniale pensatore inglese,
chiuso nel suo empirismo, non riesce a cogliere
Vessere l dove esso si rivela, e, pur sentendone
il bisogno, lo pone, senza curarsi di legittimare,
con uno studio diretto, l' apparizione di esso.

l'

essere,

dell' esistenza,

zione vana,

Qua
gita

(1)
(2)

gli

si

sembra intuire di sfugdell' essere; ma


primo
rivelatore
giudizio

e l, ne' suoi scritti,


il

Essai philosop1tiqne, Liv. II. Chap. XXI,


Essai pliiosopliique^ Liv. IV, Chap. I, 3,

73.
4, 5, 0,

7.


si

114

tratta di accenni vaghi, passeggeri e

insigni-

esempio,

parlando delle idee


vere e delle idee false, il nostro filosofo esce ad
un tratto a dire:
On peut dire, la vrit,
ficanti.

Cos, per

que

les ides et les

dre

le

mot de

comme on

mots sont veritables, prendans un sens metaphysique,

vrit

des toutes les autres choses, de


elles existent, qu'ellessont
est--dire qu' elles sont vritable-

dit

quelque manire qu'


veritables,

ment

e'

telles qu' elles

existent; qiwicpie

dans

les

choses que nous appellons veritables mnie

en ce
y alt peut-tre un secret rapport nos
ides, qtie nous regardons comme la msure de
cette espce de vrit, ce qui revient tuie proposition mentale, encore qu' on ne s' en appergoive
pas ordinairement
(1). Da questo passo sembra
trasparire che qui Locke connette 1' esistenza
delle cose ad una tacita proposizione, ad un
giudizio inavvertito. Ma questo accenno semplice,
e, in verit, anche un po' confuso,
sparisce, e
perde qualunque significato di fronte alla pienezza dell' empirismo di Locke, che non arriv
a scoprire come la prima operazione dell' intelsens,

il

letto sia la sintesi e

oltre

il

giudizio

non

logico,

idee gi formate, vi sia

l'analisi, e

come

stabilente

rapporti

un primo

giudizio sintetico, necessario perch

gano nella mente.

Egli,

idee sor-

Essai philosophique, L\v.


Ibid., Liv. IV, Chap. V,

II,

11.

le

come vedremo

breve, credette sempre in massima,


(1)

le

fra

anteriore

nonostante tutte

viazioni in senso aprioristico,

anche:

quindi,

fra

stesso

allo

Chap. XXXII,

de-

3.

Cfr.


modo

moderni

Ilo

che

soggetto si
modellasse sull' oggetto, e non ebbe quindi idea
della sintesi a priori, che rende possibile la code'

positivisti,

il

gnizione.

Contro di lui Leibnitz avverte benissimo che


noi siamo come innati a noi stessi (l), e che
perci troviamo in noi gli elementi formali di
ogni esperienza. Non spiega chiaramente e sistematicamente la natura di questo innatismo,
ma nei suoi scritti mostra di avere bene intuito,
contro Locke, 1' importanza dell' a priori nella
formazione de' concetti. L' idea dell' essere, che,
per il filosofo tedesco, entra in tutti i nostri pensieri e ragionamenti (2), non pu venirci dalla
esperienza. Mentre l'Autore del Saggio, nel novero delle idee semplici primitive, la pone dopo
quelle che

ci

vengono, secondo

lui,

da' soli sensi,

dopo quelle che nascono dalla sola riflessione,


dicendo che 1' acquistiamo per mezzo del senso

interno

ed esterno insieme, Leibnitz, corregge

questa disposizione, e pone 1' idea dell' essere in


prima linea, ravvisando in essa 1' elemento conoscitivo fondamentale (3). Egli nota che questa
idea intrinseca alla natura dello spirito, e che
non ci pu venire dal di fuori. Essa nasce dal
nostro proprio fondo, appunto perch siamo degli
esseri noi stessi. E un' idea tale, che non pu
avere antecedenti di sorta, ma che si pone, col
porsi della nostra esistenza.
Je voudrais bien

(l2)

Xouveaux
NoHveaux

(3)

ma.,

(1)

Liv.

Essnis, Liv.

I,

Chap. Ut, (Janet,

I,

Essais, Liv.

I,

Cihap.

I,

II,

II I

Chap. XXI, (Janet,

(Janet,
I,

pag. 68).
pag. 68).

pag. 173).


savoir,

comment noiis pour-

116

dice Leibnitz,

si nous n' tions des


nous-mmes, et ne trouvions ainsi 1' tre
en nous
(1). E quantunque il filosofo tedesco
non abbia mai bene spiegato la ragione della
presenza, nell' animo nostro, di questa idea ge-

rions avoir l'ide de V tre,


tres

neratrice

molti

dell'

passi

umano

de' suoi

pensiero, pure
scritti

sulla

insiste

in

necessit

di

dover riconoscere la nozione dell' essere come


indipendente del tutto dal mondo esteriore sensibile, e come esclusiva emanazione del soggetto
pensante. Mentre Locke vuole che, all' inizio della
conoscenza, la mente sia una
tabula rasa
con potenze puramente recettive, Leibnitz ritiene
che r animo nostro contenga, in modo virtuale
e indeterminato. Vessare, la sostanza, V uno e
molte altre nozioni che i sensi non potrebbero
dare (2).
A questo punto l'Autore e' Nuovi Saggi sembra trovarsi nell' identica posizione cartesiana,
secondo la quale 1' essere posto dal pensiero.
Egli per non insiste in tale intuizione, e non
esamina il modo con cui quest'essere si rivela
nello spirito. I luoghi dove Leibnitz, coerente al
suo virtualismo, rammenta l'originariet del concetto di esistenza, non hanno evidentemente un

(1)

NouveauxEssais,h\\\

(2)

Nouveaux

Chap. I, (Janet, l, pag. 53).


Chap. I, (Janet, I, pag. 76).
Cfr: Monadologie, 30, (Ibid., pagg. 711, 712); e anche:
Nouveaux Essais, Liv. II, Chap. VII, (Ibid., pag. 92).
Vedi pure: Bemarques sur le sentiment du P. Malebranche
qui porte que nous voyons tout en Dieu, concernant V examen que Mr. Locke en a fait, (Erd., 452 b).

Essais, Liv.

I,

II,

117

Il pensatore di Hannover assorbe questa sua veduta in una concezione deWa


priori troppo generica ed estesa, tanto da meritare i giusti rimproveri del Rosmini (1), al quale
bastava, oltre 1' azione de' sensi, una sola idea
innata, per spiegare il sorgere di tutte le altre.
Ma, al di sopra del suo esagerato virtualismo,
innegabile che Leibnitz ha su Locke il vantaggio
di avere intuito che, nella formazione delle idee,
oltre l'esperienza, necessaria una virt a priori
intrinseca alla natura dello spirito.

significato speciale.

ITI,

Per meglio rilevare ancora la differenza fra le


conoscitive de' due filosofi, basta, come
nostro ultimo argomento, in questo capitolo, porre
teorie

le loro

dottrine in confronto della Critica di

nuele Kant.
zio e

E cominciando

tempo,

di

dalle nozioni di spa-

intuizioni

le

Ema-

pure

dell' Estetica

ancora
profonda opposizione fra Locke e
Leibnitz. Tutti e due questi filosofi, nella considerazione metafisica dello spazio, si trovano in
generale d'accordo fra loro, negando ad esso,
come Berkeley e Kant, l' assoluta esistenza obiettiva. Locke aveva sostenuto, contro Cartesio, non
Trascendentale,

una

ci

facile rilevare subito,

volta, la

solo che il pensiero un' azione e non l'essenza


dell'anima (^), ma anche che il corpo e V estenVoi.

nn.

(1)

Op.

(2)

Essai philosophique, Liv.

cit..

Chap. XIX,

3, 4.

I,

^295,

e 300.
Il,

Ghap.

I,

10; e: Ibid.,


non sono

sione
stesso

gli

la

118

medesima cosa

(1).

Leibnitz

in ci implicitamente ragione,

quando

essenza de' corpi consista nella sola


ammettendo che questa sia un
Si l'essence du corps conelemento essenziale.
sistait dans F tendue,
dice Leibnitz,
cette
tendue seule devrait suffre pour rendre raison
de toutes les proprits du corps. Mais cela n'est
point
(2). Per il filosofo tedesco, come anche
per Locke, lo spazio non ha sostanzialit ed
esclude che

l'

estensione, pur

obiettivit, un' idea

corpo, un rapporto,
esistenti,

due,

ma

anche

ben distinta da quella del


un ordine non solo fra gli

fra

possibili

(3).

afferma Leibnitz, est l'ordre

stences possibles,

comme

le

L' ten-

des coxitemps est 1' ordre

des possibilits incostantes, mais qui ont pourtant de la connexion


(4).
Se per i due pensatori si trovano d' accordo
nella considerazione metafsica dello spazio, dissentono poi radicalmente, nella spiegazione psi-

Chap. IV, 5; e: Ibid., Ghap, XIII, 11, 14.


Extrait cV une lettre de Mr. Leibnitz sur la questlon si r essence du corps consiste dans V tendue, (1691,
Juin, Journal des Savants), (Dutens, Tom. Ih^^, Pars I ).
(3) Nouveaux Essais, Liv. II, Chap. IV, (Janet, I, pag.
90); e: Ibid., Chap. XIII, (Ibid., pag. 112).
(4) Bplique de Mr. Leibnits aux rflxions contenues
dans la seconde dition du Dictionnaire critique de Mr. Bayle,
y strne de V harmonie prtablie,
article Borarius, sur le
Cfr. pure: Examen des
(Dutens, Tom. \\^^, Pars I
Vedi anche Reprincipes du R. P. Malebranche, (Ibid.)
cueil de lettres entra Leibnits et Clarke, sur Dieu, V me,.
V space, la dure ecc. (Cinquime crit de Leibnits, ou rponse la quatrime rplique de Mr. Clarke, (Ibid.).
(1) Ibid.,

(2)

Cfr

cologica,

riflettente

119

l'origine

dell'idea di

esso.

empiricamente da due sensi: il


tatto e la vista (1). Ma non si avvede di confondere in tal modo lo spazio sensibile a tre dimensioii con lo spazio puro, o, come nota il Cou-

Locke

sin

la deriva

(:2),

di identificare, per vizio del sistema, l'idea

corpo con quella

di

di

spazio, da lui stesso al-

trove distinte. Leibnitz. al contrario, afferma che

ridea

di spazio

l'esperienza

la

una nozione dell'intendimento,


pu risvegliare, preesistendo

virtualmente nell' intelletto.


Ces ides
dit venir de plus d' un sens,
nota il
filosofo,
nous sont plutt du sens commun,
c'est--dire de 1' esprit mme, car ce sont des
ides de l' entendement pur, mais qui ont du
rapport l'xterieur, et que les sens font appercevoir (3). In tal modo l'Autore del sistema
monadologico si trova d'accordo con Locke solo
nel negare allo spazio ogni sostanzialit obiettiva, tanto da respingere arditamente, procedendo
verso l'assoluta idealit di esso (4), anche il concetto teologico di Lessius e di Otto Guericke, che
vedevano in Dio il luogo delle cose (5), e da sostenere poi la memorabile disputa, contenuta
essa

qu' on

Essai philosophque, Liv. II, Chap. V, e Chap. XIII, ^


Cousin
Op. cit.. Cinquime Legon.
(3) Nonveanx Essais. Liv. II, Chap. V, ^Janet. I pag. 91
Cfr. pure: Ihid., Chap. XIV, (Ibid., pag. 116).
La dottrina della conoscensa u
(4) Cfr: E. Troilo
moderni precursori di Kant; (Torino. Bocca, 1904); pagg
(l)

C'I)

IW.

145.

(5)
I,

Cfr: Xoiiceaiix Essais,

pag.

11-2).

Liv.

II,

Chap. XIII, (Janet

120

nella corrispondenza con Glarke, (1715-1716), contro la dottrina teologico-materialista di


che, neir

Appendice

dell' Ottica,

Newton

aveva detto

lo

spazio Sensoriimi Dei.

il

Circa poi r origine di questa idea, evidente


dissenso fra i due per Locke essa proviene
:

dall' esperienza,

per

Leibnitz

una funzione

ideale ordinatrice dell' esperienza stessa. Di qui

consegue che i nostri filosofi non debbano trovarsi d' accordo neppure sull' origine dell' idea
di tempo. Anche per questa, come per tutte le
altre idee, 1' Autore del Saggio, comincia subito,
anzich col valutarne la natura e i caratteri specifici, con r esaminarne 1' origine, che necessariamente deve essere empirica, per non smentire la
tesi informatrice dell'opera lockiana.

tempo con

Confondendo

condizione logica della successione con la successione stessa,


egli deduce, in un'ultima analisi, l'idea di tempo
da una delle due fonti dell' esperienza: dal riflettere sul seguito delle idee che appariscono una
dopo l'altra nel nostro spirito (1). Ne si accorge
dopo
c' l'espressione
che in quella particella
il

la successione, cio la

netta e precisa di un' attivit a priori dello spirito,


quale rende con essa possibile il conseguimento

il

dell'

idea di successione. Di ci sembra avvedersi

dopo aver rigettato, come gi per


r ipotesi cartesiana della obiettivit assoluta del tempo, considera questo un'idealit subiettiva, della stessa natura delle verit eterne (2).
Leibnitz, che,
lo spazio,

p.

(1)

Essai pMlosophique, Liv.

(2)

Nouveaux

116).

Gir:

Essais,

Liv.

pure Nota 4 a

p.

Chap. XIV.
Chap. XIV, (Janet. I,
118 del presente capitolo.

II,

II,


Come

si

121

vede, anche in riguardo alla dottrina

due filosofi si trovano


Per Locke queste idee sono
date al soggetto pensante dall' esperienza, e non
han quindi nessun rapporto con le forme a priori

dello spazio e del tempo,

in aperta opposizione.

ammesse dall'Autore della


pura (1). Per Leibnitz invece

deWiiituizione sensibile
Critica della ragion

sono forme

ideali,

conoscenze,

e,

regolatrici di tutte le nostre


per la loro natura subiettiva, costituiscono una buona preparazione delle forme

priori dell' Estetica Trascendentale di Kant.

vero che

il

filosofo

di

Konigsberg

mosse

delle

critiche alla teoria leibnitziana dello spazio e del

tempo,

ma

esse

non intaccano

la idealit de'

due

dall'Autore ^' Nuovi Saggi.


Sono semplicemente una conseguenza accessoria
della critica generale con cui Kant investe la dotconcetti,

stabilita

(1) Siccome in Locke le idee semplici, una volta entrate


empiricamentf^ nello spirito, offrono la possibilit di ogni
conoscenza, il Troilo, {Op. cit., pagg. 201, i202), vuole per que-

sto che la

durata

idee semplici,

V estensione, che sono fra

le

principali

ammesse da Locke, siano una vera prepara-

a priori della sensibilit, illustrate da


Kant. Ma non avverte il Troilo che, mentre queste ultime rendono possibile l' inizio dell' esperienza, mentre esse
non ammettono avanti a s, come formato, nessun concetto,
e sono quindi la condizione prima del sorgere di ogni idea,
esplicando la loro funzionalit in un mondo intellettuale
zione alle forme

ancora in forma/ione, le due idee semplici di Locke, non


rendendo possibile l' esperienza, ma presupponendola, si
limitano ad essere il fondamento di quelle idee complesse,
che presuppongono tutte le idee semplici, entrate nello spirito indipendentemente dalle nozioni a priori di spazio e
di tempo.

122

trina conoscitiva di Leibnitz

come vedremo anche


letto,

ma

(1),

che non distingue,

noi, la sensibilit dall' intel-

sacrifica quella a questo, intellettualiz-

zando il tempo e lo spazio (2).


Quanto poi alle forme a priori dell' intendimento, illustrate da Kant neW Analitica Trascendentale, risulta dimostrato, da quelche abbiamo
detto, che esse hanno il loro precedente storico
e la loro remota preparazione in quella indeterminata,

ma attiva virtualit,

consistere

stema

il

delle

fondo dello

in cui Leibnitz faceva

spirito.

monadi non ebbe

L'Autore del
certo

il

si-

concetto

esatto dell' unit originaria degli opposti, (intui-

zione e categoria^ particolare e universale)^ stabilita

da Kant.

del filosofo di
di

Konigsberg

Ma

un' analogia fra

Hannover

l'

innatismo

e l'a priori del filosofo

certamente innegabile. Ne va

trascurato che in Leibnitz

pensiero

il

umano

co-

mincia ad assumere una posizione autonoma, e


non presuppone, a fondamento della propria legittimit, quella veracit di Dio a cui era ricorso

Mens non pars


sed simulacrum

Cartesio (3).
nostro filosofo,

praesentativum
chiae

(4).

universi,

Possiamo dunque

Op.

(1)

Cfr: E. Troilo

(2)

Cfr

civis

Kant

Op.

cit.,

clt.,

est,

dice

il

divinitatis, re-

divinae

monar-

dire che in Leibnitz

pagg. 147, 148, 149.

(Logiqiie transcendentaJe), Pre-

mire division, (Analytiqiie transcendentale), Liv. II, Chap.


Ili, (Observation sur V amphiboUe des concepts rflchis).
Ragnisco
Storia critica delle categorie, Voi
(3) Cfi'
:

li,

pag. 582.

(4) Epistola ad Hanschium de philosophia platonica


de enthusiasmo platonico, (Dutens, Tom. l[^. Pars I'^

si ve
).

123

possedere queir energia sua proche rende possibile l' esperienza, si pone
quasi come fulcro e ragione di tutta la realt.
Esorbiterebbe ora dai limiti imposti al nostro
tema il trattare pi diffusamente i rapporti che
corrono fra la teoria conoscitiva di Leibnitz e la
Critica d Kant. Questi ha il merito di avere espreslo spirito, oltre

pria,

samente dichiarato la dottrina del giudizio sintetico a priori, e di aver veduto cos megho di ogni
altro filosofo moderno, come nota Rosmini, che
tutte le operazioni dell' intendimento si riducono
a giudizi (1). Il Leibnitz dal canto suo seppe preparare con r innatismo virtuale la veduta kantiana, ma, offuscato com' era nelle tenebre della
vecchia metafisica, che accordava all'ordine a
priori una realt in se, indipendentemente da
qualunque esperienza (2), non ebbe modo di prevedere la rivoluzione intellettuale, compiuta dal
filosofo di Knigsberg. E del resto, da quelche
abbiamo detto, risulta chiaro che, a parte gli
accessori ed insignificanti accenni
esatto concetto di

presenta,

come riconosce anche

n in Locke, ne
Locke.

(1)
(2)

un giudizio

vero,

in Leibnitz.

come afferma

Rosmini

Op.

cit.,

L'
Voi.

(3),

il

vero ed

sintetico
1'

non

Hartenstein

si

(4),

Tanto meno poi

Ueberweg
I,

(5),

d'

in

ac-

n. 34^).

Op. cit., Lettera Vili.


Cfr: Galluppi
Cfr. per il Locke: Essai philosophique,

Liv. IV,
(3)
Chap. Vili, 13; per il Leibnitz, vedi: Xoiiceaux Essais^
Liv. IV, Chap. XVII, (Janet, I, pag. 445).
(4) Op. cit., pagg. 182, e 257, nota 348.
(5) GnuKriss der Geschichte der Phiosophie, (Berlin

124

cordo con molti altri, che il filosofo inglese ebbe


nel suo empirismo elementi razionalistici. Ma non
si pu vedere in essi nemmeno 1' ombra dell' apriorismo kantiano. Si ammetta pure, insieme
allo Spaventa, che Locke,

conosce

con

la

riflessione,

ri-

la impossibilit di derivare dalle sensa-

zioni le potenze

stesse

animo, cio quelle

dell'

condizioni medesime, supposte da Kant all'esperienza (1). Ci non prova che egli avesse coscienza
del vero significato dell'innatismo kantiano. L'elegante scrittore di Wrington ammetteva la rifles-

sione come

un senso interno che entrava in


campo, quando le idee semplici, fornite da' sensi
esterni, si erano gi formate (2). Quindi escluso
che

vedesse in questa facolt un elemento


com' F a priori in Kant.
Per Locke, quando la riflessione comincia ad
agire, alcune idee sono gi costituite nella mente.
Nondimeno bisogna riconoscere che il filosofo
inglese, ammettendo che si possano percepire le
egli

fattivo dell' esperienza,

azioni dell'
da' sensi

mente

il

spirito

anima

(3),

sulle idee semplici, acquistate

riconosce,

come

gli

osserva giusta-

Leibnitz, un'attivit innata propria dello

con

le

sue operazioni

(4).

Ma

questo

fatto,

1907); Dritter Teil, (Die Neuzeit bis sum Encle des achtseinien Jahrhunderts), pagg. 164, 167, 171.
Scritti filosofici, raccolti da G. Gentile,
(1) Spaventa
pag. 84.
(2) Cfr: Essai phiosophique, Liv. II, Chap. I, 4.
(3) Essai phiosophique, Liv. II, Chap. I, 4.

Nouveaux

Essais, Liv. II, Chap. I, (Janet, I, pag.


anche: Ibid., Chap. XXI, (Ibid., pag. 173).
Vedi pure: G. Tarantino
Giovanni Locke, in: Rivista di
(4)

76).

Cfr.


se

da nn lato

125

pu indurre a rimproverare

ci

al

Fischer di voler prendere troppo alla lettera la


tabula rasa di Locke, fino a riconoscere in lui
un sensista dichiarato (1), dall' altro non dimostra che Locke, neh' attivit dello spirito tacitamente ammessa, affermi un apriorismo sintetico,
qual' quello di Kant. L' Autore del Saggio
tratta

di

sensibile,

un'attivit susseguente

non

all'esperienza

di un' attivit informatrice e

dizionante r esperienza stessa. Questo


su cui noi crediamo dovere insistere.
Quindi, come gi si notato, contro

che

lo

genere,

spazio e

tempo

il

le

punto

il

il

con-

Troilo^

semplici

idee

in

ammesse da Locke, non hanno

vedere con

le

nulla a
Kant, cos
stesso, che

intuizioni sensibili

di

pu ripetere, contro il Troilo


esagerato riconnettere le quattro forme della conoscenza, esposte dal filosofo inglese, all'a i^r/or^
deW Analitica Trascendentale. La differenza adsi

dirittura sostanziale

(2).

Locke parla

della cogni-

zione, consistente nel percepire rapporti fra idee

gi costituite,

Kant parla di funzioni sintetiche


si formano le idee,
soggetti-

a priori, con cui

settembre 188(); e anche: M. \V. DroUeber Locke, deu Vorldiifer Kant' s,n: Zeitschrift
exacte Phiosophie. II, 1861, pagg. 1-3-2.

fosofa scieniifcn.

bisch
fili'

(1)

Cfr: K. Fischer

seine Schule); pagg. 351,

Op.

3%

cit.,

Bd.,

(F.

Bacon und

375, 433, 434, 447,

448,

534,

535, e passim.
(2)

Il

come

il

Vedi

la

Gentile avverte che un errore

problema kantiano
recensione

Troilo, in:

La

il

voler dimostrare

dibattesse prima di Kant.


del Gentile al gi citato lavoro del

Critica,

si

(anno

Ili,

fase. V, pag. 413).

126

Nella formazione di
Autore della Critica trae predicati dallo spirito Locke, nella determinazione
delle idee, gi sorte secondo lui empiricamente,

di tutti

seguenti giudizi.

questi soggetti,

1'

predicati

li

trae, in

ultima analisi,

dall'

espe-

Giova dunque ripetere che


modi di conoscere si attuano in Locke su idee gi costituite;
le forme a priori della conoscenza in Kant servono a creare i concetti. Locke riconosce una
rienza.

ma

questa non quella


di potenziare il dato sensibile, della quale parla il
filosofo di Konigsberg. Si rammenti che nell'Autore del Saggio prevale sempre, come nota anche
il Trendelenburg (1), a proposito delle presunte
certa attivit allo spirito,

tale specifica attivit integrativa, capace

categorie del filosofo inglese, la ricerca psicologica su quella logica. E anche nel fatto della

conoscenza, si vede che Locke espone i modi se


condo cui avviene la cognizione, ma non dimostra la logica possibilit di essi.
Si per notato da alcuni, e non del tutto
a torto, che il Locke afferma un a priori esplicito, nella

conoscenza matematica

morale.

Il

filosofo infatti dichiara che la realt della cono-

scenza, in queste due discipline,

che esse han per oggetto

le

si

basa sul

fatto

idee complesse, (ec-

cettuate

quelle di sostanze), formate dallo spiquah, essendo archetipi a se stesse, non


hanno bisogno, per essere reali, di conformarsi

rito, le

agli oggetti del

(1)

mondo

A. Trendelenburg

(Berlin, 1846);

esterno.

Sono

questi in-

GescMchte der Kategorlenlehre,

Bd., 15, pag. 265.

mi

conformano ad esse (1).


Toutes
de cet ordre,
dice Locke,
sont
elles-mmes consideres comme des archetypes;
et les choses ne sont consideres, qu' entant
qu' elles y sont conformes. De sorte que nous
vece che

si

les ides

ne pouvons qu' tre infailliblement assurs que


tonte notre connaissance, touchant ces ides, est
relle, et s' tend aux choses nimes, parce que,
dans toutes nos penses, dans tous nos raisonnenients, et dans tous nos discours, sur ces sortes d' ides, nous n' avoris dessein de considerer
les choses qu' autant qu' elles sont conformes
nos ides, et par consquent nous ne pouvons

manquer

une realit
Tale veduta di
certaine et indubitable (^).
considerare le idee, non come modelH delle cose,
ma come archetipi a cui queste devono conformarsi, per essere conosciute, parrebbe un apriorismo dichiarato, in quanto che, secondo questa
dottrina, lo spirito che traduce a suo modo
d' attraper,

sur

ce

sujet,

adatta alle esigenze di esso.


In questo punto Locke sembra trovarsi in pieno
accordo con Kant, perch lo stesso Autore della
Critica aveva sentito il bisogno di invertire i
termini, nella questione della conoscenza umana^
come Copernico li aveva saggiamente invertiti
neir astronomia. Il punto importantissimo, e
merita che in proposito si riportino le stesse paJusqu'ici,
role del sommo pensatore tedesco.
1' on
egli diceva,
a cru que tonte notre
la realt, la

quale

(1)

(2)

si

Essai phUosophiqne, Liv. IV, Chap. IV,


Essai philosophique, Liv. IV, Chap. IV,

5,

5.

6,

7.

128

connaissance devait se rgler

d'

aprs les objets,

mais tous nos efforts, pour dcider quelque chose


a priori sur ces objets au raoyen des concepts,
d'

afii

accroitre par l notre connaissance, sont

dans cette supposition. Essayons donc si


on ne russirait pas mieux,
dans les problraes mtaphysiques, en supposant
que les objets doivent se rgler sur nos connaisIl
en est ici comme de la premire
sances
pense de Copernic, lequel, voyant qu' il ne servait de rien pour expliquer les mouvements des
corps clestes, de supposer que les astres se meuvent autour du spectateur, essaya, s' il ne vaudrait pas mieux supposer que e' est le spectateur
qui tourne, et que les astres restent immobirests sans succs
1'

les

(l).

pensiero di Locke e di Kant pu qui sembrare perfettamente identico a chi considera le


cose in modo superficiale, senza por mente all'eIl

satta natura

del formalismo

esamina a fondo

le

kantiano.

dottrine de' due

Ma

filosofi,

chi

ca-

trovano neppure
vedute. Mentre
infatti r apriorismo di Kant informa in modo
essenziale tutto lo spirito della Critica, ed ab-

pisce subito che

qui in

una

essi

non

perfetta identit

si

di

braccia tutte le conoscenze possibili, fm dal loro


inizio, quello di Locke invece, che, pi che apriorismo, noi lo diremmo subiettivismo empirico,

perch posto senza spiegazione sufficiente,


accessorio, susseguente e parziale, tanto che
quasi sparisce di fronte a' criteri empirici fonda(1)

Kant

Op.

cit.,

(Prface de la seconde dition).

1^29

mentali del Saggio. Il Riehl, pur riconoscendo in


questo punto un rapporto molto notevole, (sehr
vierki'ih'diges VerhaUiiiss), fra Locke e Kant, avverte con ragione che Locke divise le rappresentazioni a priori, (matematiche e morali), dalle
sensihili, e fece precedere, in ordine di tempo,
le ultime a quelle. Egli non cap che
sensi, o
in generale la recettivit del suhietto non possono dare rappresentazioni, perch queste sono
sempre determinate a priori (1). Gli archetipi
i

che

filosofo inglese

il

ginari e primitivi,

ma

ammette non li ritiene


li pone sempre e li fa

gere dopo r esperienza,

in

base

gi costituite. L' a priori di


la cognizione,

dal

fin

ori-

sor-

alle idee semplici

Locke non investe

suo primo

nascere,

ma

sorge dopo e non per tutte le specie di idee.


Quello di Kant invece sempre necessario per
tutte le conoscenze.

Con ci non intendiamo sostenere che Locke


abbia considerato la mente come priva di molte
attivit, ritenendola per una vera e propria
tabula rasa. L' Autore del Saggio non un
sensista dichiarato

(2),

tore della sua dottrina,

come

lo fu

il

semplifica-

Gondillac. Egli

spesso,

per esempio nel considerare la formazione delle


(I)

Riehl

Bedeutang

fiir

Der philosophische Kriticismus nnd seine


die

'positive

Wisseascliaff,

(Leipzig, 1876);

pagg. 55, 56 e 60.


Die Suhsfan("1) Vedi
a tal proposito: A. de Fries
seulehre J. Locke' s mit Besiehung auf die cnrtesianische
Philosophie krif. entwickelt und untersucht. (Bremen, 1879).
I

Bd.,

Abschriitt, Cap.

J,

Cfr.

anche:

1858).

Webb

The intellectHaism of Locke. (London,


idee

130 -

complesse, spostandosi dalla sua posizione

empirica, passa a delle vedute razionaliste, forse,

osserva F Ueberweg, per

1'

influsso della Scuola

di Cambridge (1). Ma se per tutto ci non dobbiamo vedere in Locke quel sensista schietto
che par che veda il Fischer, d' altra parte non
giusto considerarlo senz' altro un deciso pre-

cursore di Kant, nella concezione

dell' a priori.
Locke prevenne Kant nella posizione critica assunta di contro al vecchio dommatismo, ma non

ebbe coscienza

importante sintesi intellettuale primitiva, necessaria per la formazione


di qualsiasi concetto, la scoperta della quale
costituisce la gloria del grande fdosofo di Konigsberg. 11 Locke fu dunque un empirico che, pur
dipendendo da Bacone, sentiva anche l'influenza
del razionalismo di Cartesio. In lui e' il progresso dal puro empirismo del Verulamio al puro
sensismo del Gondillac da una parte, e all'idealismo fenomenico di Berkeley dall'altra. Sensista
deciso non , apriorista vero e proprio neppure.
L un empirico illuminato e sagace che, pur riconoscendo spesso un' attivit informativa alla
mente umana, nondimeno, in linea generale, considera sempre la cognizione come subordinata
all' esperienza. Egh, avverte l'Erdmann, ritorna
sempre ad affermare che lo spirito dipende dal
mondo esterno, al contrario di Leibnitz, il quale

(1)

Ueberweg

sum Ende

di quella

Op.

cit.,

Dritter

des achtsehnten

Teil,

(Die

Neuseit \

Jahrhunderts); pag. 167


J. Locke und die Schule
Cfr. pure: Geo. von Hertliiig
von Cambridge, (Freiburg in Breisgau, 1892).

bis

nella

monade non

131

fa entrar nulla

dal di fuori,

perch essa porta tutto con se (1).


I nostri due filosofi esagerano cos, ciascuno
dal proprio punto di vista, T importanza de' due
elementi essenziali per la conoscenza: la sensaIl Locke
non avverte bene
pur essendo necessari, per l'acquisto
delle idee, hanno per bisogno delle forme a
priori dello spirito, senza delle quali la cogni-

zione e r a priori.

che

sensi,

zione non pu effettuarsi. Leibnitz al contrario,

pur avendo ragione di affermare contro Locke


che la cognizione non possibile, senza un' intrinseca attivit del soggetto pensante, esagera
troppo la virtualit potenziativa dello spirito.
Egli, con l'energia indipendente ed intima delle
monadi, che non han finestre (2), dice lui, per
comunicar con l'esterno, poteva anche fare a meno
de' sensi (3). Per il presupposto metafsico della
Monadologia, escludente ogni mutuo influsso fra
r anima e il corpo, Leibnitz non pu effettivamente riferire l' esperienza a cause esteriori, ma
la considera come uno stato di interna passivit
della monade, necessario per spingere questa a
gradi pi elevati di distinta e chiara visione intellettuale. Ma se r esperienza non altro che
una specie di depotenziamento conoscitivo, causato da uno

(l)

chen

Cfr

J.

E.

stato

di

Erdmann

Darsteluiy

passivit

monade.

Verstich einer wissenschnftli"


der Geschichte der neuern Fkilusophie^
Bd., 1 Abth., pagg. 76, 77.

(^2)

18W); Il
Monadolooie, 7 (Janet,

(3)

Cfr:

(Leipzig;,

della

Quaebicker

Op.

I.

pagg. 707, 708),


pagg. 35, 36.

cit.,


indipendentemente dal

132

come pu

il Leibsenso? Perch
Dio aggiungerebbe un corpo all' anima? Non
questa una creazione inutile? (1) Il Foucber aveva ragione di muovere questi appunti alla dot-

nitz

giustificare

di fuori,

la validit

del

trina leibnitziana.

Hannover, con la sua interiore


continuit psichica, se da un lato salv i dritti
dell' a priori, dall' altro non segn esattamente
il punto dove la sensibilit finisce e l' intelletto
comincia. Seppe rilevare le deficienze e le lacune dell' empirismo di Locke, ma, avviluppato
dal proprio dommatismo monadologico, fece asIl

filosofo di

sorbire

1'

tonoma

attivit de' sensi dalla interna

virtualit dello spirito.

Kant

ed au-

asser giu-

stamente che Leibnitz intellettualizza i fenomeni,


come Locke sensifica tutti concetti dell' intendimento (2).
Nessuno de' nostri due filosofi riusc dunque
a spiegare la conoscenza; ma ognuno rilev un
elemento importantissimo di essa. Locke alle categorie astratte e senza mutua connessione, ammesse dalla vecchia metafisica, oppone la percezione sensibile (3). In essa e per essa egli vede
i

(L) Cfr: Bponse de Mr. Foucher Mr. Leibnifs sur son


nouveau systtne de la conniinication des substances, (Dutens, Tom. Il^S Pars I^).
PreOp. cit., (Logique transcendentaJe)
(2) Kant
,

(Anaytique transcen dentale), Liv. II, Chap.


(Observation sur V amphibolie des concepts rflchis).

mire
Ili,

(3)
tile,

di vi Sion,

Cfr

(La

Spaventa

filosofia di

Scritti filosofici, raccolti


Kant

italiana); pagg. 5, 6,

7.

e la

da G. Gensua reiasione con la filosofia

133

possibilit dell' umano conoscere. Leibnitz,


contro il filosofo inglese, avverte con ragione che
r esperienza non un dato primitivo, ma che
subordinata all' energia dello spirito, il quale a
sua volta, per chiarirsi, ha bisogno degli stati

la

passivi, costituenti

Le

gli

stimoli

dottrine de' due filosofi,

della

sensibilit.

informate a questi
concetti fondamentah, ebbero un'importanza grandissima per la soluzione del problema conoscitivo. La controversia loro prepar certamente la
definitiva distinzione dell' intendere e del sentire,
e sparse il germe fecondo da cui doveva nascere
il
pensiero kantiano. Fu infatti dalle teorie di
Locke e di Leibnitz che il filosofo di Knigsberg
seppe trarre le fila, per condurre la trama della
sua Critica, rinnovatrice del pensiero filosofico

moderno.

t-.^'rr^s^^ys-^^

CAPITOLO
Il

Subiettivisnio empirico di
e

III.

Locke

r Idealismo metafisico di Leibiiitz.

1.

aver mostrato, nel secondo


le idee provengono per
via empirica nello spirito, sente poi il bisogno
di vedere ancora come esse corrispondano alla
11

libro

Locke, dopo

del

Saggio,

realt. Egli

si

come

propone

di

mondo psimondo ogget-

passare dal

cologico delle rappresentazioni

al

tivo delle cose realmente esistenti. Partito dalla

per essa alla spiegazione


vuole subito gettare,
come suol dirsi, il ponte dal pensiero alla realt.
Ora noi vediamo clie, mentre il nostro filosofo
tenta di valutare criticamente la portata della
esperienza, e arrivato
di

tutti

prodotti

ideali,

cognizione, e nel quarto

libro del Saggio, fa

di

questa la certezza obietsi muove dall'esame


al
contrario
tiva, Leibnitz
oggettivo della sostanza, senza nessuna rigorosa
critica conoscitiva, e in conformit de' risultati
di esso costruisce dommaticamente tutto il suo
tutto, per assicurare a


sistema

136

filosofico. Dall'oggetto, ritenuto conosci-

una
adeguata e indiscutibile spiegazione della vera
natura della realt. Cos, mentre il procedimento
del geniale critico dell' idea di sostanza tende a
legittimare e circoscrivere l'ambito dell'umano

bile in se, egli crede di poter giungere a dare

conoscere, in riguardo
riore,

il

filosofo di

mondo
muove dalla

rapporti col

a'

Hannover

si

estespie-

gazione dommatica di questo, e subordina quindi


del fondamento obiettivo della cono-

la critica

scenza.

La dottrina di Locke, il quale esclude che si


possa attingere la forma sostanziale delle cose,
tende ad esaurire l' intera realt in fenomeni del
tutto soggettivi, (parvenze per quaciino), quella
del Leibnitz invece, come giustamente l'Hoffding (1) afferma contro il Dillmann (2), considera
i
fenomeni in rapporto a sostanze supposte co(parvenze di qualche cosa).

noscibili,

Il

filosofo

inglese preparava l'idealismo fenomenico di Ber-

mentre l'Autore della Monadologia era


tanto lontano da questa intuizione subiettiva del
Vescovo di Gloyne che, quando apparve la dottrina di lui, egli, ben lungi dal poterla condividere,
Qui in Hybernia corposcrisse a Des Bosses:
rum realitatem impugnai, videtur nec rationes afkeley,

ferre idoneas, nec

(1)

Cfr: Hffding

mentem suam

Storia

satis explicare.

della filosofia moderna, Trad.

del Prof. P. Martinetti, (Torino, Bocca, 1906)

Voi.

I,

Lib.

HI, (I grandi sistemi); pagg. 338, 339, e nota 71.


(2)

Vedi

E.

Dillmatm

Neiie Barstellung der Leibni-

zischen Monadenlehre, (Leipzig, 1891).

137

Suspicor esse ex eo liomiaum genere, qui per


paradoxa cognosci voluut
(1).
Il Locke parte adunque dalle idee, per spiegare la realt. Egli non mette in dubbio che
noi siamo in rapporto soltanto con le nostre
rappresentazioni (:2). Queste per, secondo lui, non
hanno di per se nessun significato obiettivo, e
non possono quindi essere ne vere ne false, allo
stesso modo che i nomi degli oggetti non possono
essere n falsi ne veri (3). Il Locke, facendo suo
il concetto cartesiano che noi siamo in relazione
non gi con gli oggetti, ma soltanto con le semplici percezioni, si preclude la conoscenza del
mondo esterno, e vede nell' idea non gi un elemento di cognizione obiettiva, ma, come Cartesio (4), un termine rappresentativo con carattere
d assoluta neutralit e indifferenza gnoseologica.
Tale opinione, in riguardo alla natura e al valore
delle idee, , nel filosofo inglese, una conseguenza necessaria del suo empirismo, poich, osserva bene il Fiorentino, quando l'idea ridotta
a stare immobile ed irrigidita innanzi allo spi-

spettatore inerte anche

rito,

svisata la

ma

lui,

non solo

genuina natura dell'una

sempre

e dell'altro,

una lente priva di vaun automa vacuo di operosit e

r idea stessa diviene

lore, e lo spirito

(l)

{")

ad
Tom.

Epistoae Leihnitii

Locke

P. Des Bosses, (Hanoverae, 15

11'"^, Pars !<')


Essai philosophiqHe. Liv. iV, Cliap.

Martii 1715), (Dutens,

Chap. IH.
(3)

Cfr: Ibk., Liv.

(4)

Vedi: Descartes

II,

Chap. XXXII,

1.

Militatiou troisinie.

I,

1;

e:

138

Considerato in generale l' inrecettiva, ossia senza


nessuna attivit sintetica, V idea in se stessa non
ha per il Locke nessun rapporto con il mondo
esterno, perch questo rapporto dovrebbe esserle
dato da un giudizio esistenziale a priori, che il
filosofo empirista non pu mai riconoscere. Egli
quasi senza vita

telletto

(1).

come una potenza

aveva posto, come


pensiero,

l'

inizio essenziale della vita del

esperienza, senza curarsi di

marla con un esame

critico, e di

legitti-

vedere da quali

condizioni del nostro intelletto essa resa possibile.

Per questa mancata spiegazione i prodotti


della mente venivano a ridursi a tanti stati suprivi

biettivi,

di

qualsiasi

rapporto

esteriore.

Erano impressioni, rappresentazioni individuali


al di l dalle quali non si poteva affermare nulla
realmente certo e sicuro. La conoscenza stessa,
da percezione di rapporti fra idee (2),
viene ad essere relegata, secondo la teoria di
Locke, in un campo del tutto subiettivo, perch
non arriva ad apprendere altro che
il soggetto
relazioni ideali, senza poterle riferire a nessuna
realt esteriore. In tal modo si consegue un conoscere vero verbalmente (3), ossia puramente
subiettivo, non una cognizione piena, soddisfacente la naturale tendenza del pensiero, che deve
attingere, come ultimo suo necessario obietto,
l'essere reale. E si badi che, inteso cos, quello
di

costituita

(1)
(2)
(3)

Scritti vari, paj?. 526.


Fiorentino
Cfr Essai philosophique, Liv. IV, Chap.
Ibid.. Chap. V, 8.
:

I,

2.

del

Locke non

139

un soggettivismo con caratteri


comuni a tutte le coscienze,

intrinseci, costitutivi,

esprimano in atto le forme generiche


ne tale che si avvicini soltanto alla
ma esso tend^^
teoria fenomenica di Berkeley
anche alle pi estreme esagerazioni di quel soggettivismo personale che ha nome soUpsisno. Se
ne' quali si
di queste;

infatti nel pensiero non esiste, e tanto meno si


spiega per Locke, una necessit logica universale
a priori, comune a tutte le coscienze, V atto co-

noscitivo pu facilmente ridursi a percezione di

rapporti fra idee, secondo vedute puramente individuali, senza

modo

il

nessuna validit

scientifica. In tal

processo psicologico delle rappresentamutevole, e personale non solo ne' di-

zioni, vario,

versi individui,

ma

in uno stesso individuo,


momenti psichici, finirebbe

anche

a seconda
per essere identificato con la verit, la quale
di sua natura necessaria, immutabile e universale.
La logica rientrerebbe cos nella psicologia, e,
com' contingente il contenuto rappresentativo
de' singoli esseri pensanti, cos sarebbe continde'differenti

gente la verit.

L'empirismo di Locke, non riconoscendo nel


pensiero nessuna forma a priori, necessaria, universale, deve dunque, per coerenza, chiudersi in
ultimo in quella tipica forma di assoluto soggettivismo, che fu gi da Protagora espressa nella nota
formula:

(1)

::vicov

51.

(1).

De citis, doffindtibus et
claronim philosophonim, Lib. IX'"*,

Vedi: Dioci^enis Laerlii

apoplitliegmatihus

Segm.

ypr^ixtwv (xifvov avO-f>o~o?

il

filosofo inglese

scettiche, ricorrendo

140

pu

evitare tali conseguenze

ad un argomento

ed inferendo, per mezzo

di analogia,

rappresentativo delle altre coscienze da quello della coscienza propria. Infatti, perch 1' analogia possa
di esso, lo stato

istituirsi,

necessario che vi siano

confronto.

Ma

due termini del

nel caso dell' empirismo in genere,

e di quello di Locke in specie, dal momento che


esistono soltanto stati rappresentativi di assoluta
indifferenza gnoseologica, come pu la coscienza

individuale ammettere un

fuori di quale
s,

condo termine dell'analogia? Supporre

se-

l'esistenza

di altre coscienze, oltre la propria, gi varcare

arbitrariamente

il

limite

di

indifferenza gnoseo-

logica che, secondo la dottrina di Locke, caratterizza l'idea; gi dare

un corrispondente

alle

obiettivo,

rappresentazioni

che trascende

gli

ammessi dal filosofo


analogia fra un soggetto

inerti stati rappresentativi,

inglese. Perci istituire

l'

personale, chiuso assolutamente in se stesso, ed


altri soggetti,

non

vero che ogni


io;

due
il

che

il

poli della

in

alcun

modo

possibile.

io suppone sempre un non-

soggetto e l'oggetto sono come i


coscienza, e che 1' uno quindi

vero
considerato come

necessario termine supposto dall' altro.

anche che il Sich-selbst-denken,


semplice stato subiettivo, una vera e propria
astrazione, e che perci l' inferire per analogia
dalla propria coscienza alle altre sempre possibile. Ma tali considerazioni non possono accordarsi con la dottrina empirica di Locke. Questi
non spiega come il soggetto supponga necessariamente r oggetto; non fa vedere per quale atto

di sintesi

L'Autore

1'

noi-io.

141
proietti e

io

riferisca

a s

del Saggio viene ad

il

am-

mettere il mondo esterno non gi per una ragione


che emani direttamente dalla sua dottrina, ma
per un presupposto ingenuo e volgare, evitando
cos la diflcolt della spiegazione. Per, dato
anche che Locke abbia sempre possibiHt di dedurre dalla sua teoria i termini voluti per il confronto fra il soggetto e gli altri soggetti, come
pu egli trovare un termine comune fra 1' esperienza propria e quella altrui, per istituire 1' analogia ?

Dove sono per Locke

caratteri a priori,

intrinseci a tutti gli stati rappresentativi,

intuizioni

come

sensibili e le categorie, stabiliti

le

prima

con una coerente analisi critica del potere conoscitivo, dal momento che egli ammette per unica
fonte del conoscere 1' esperienza, la quale presuppone, ma non d le forme della necessit e
della universalit?

Per

tali

ragioni evidente che

il

soggettivismo

Locke non riesce a superare se stesso, quantunque il filosofo cerchi, come vedremo in seguito,
di uscirne fuori. Anzi lo stesso vano tentativo
di

al

quale ricorre l'Autore del Saggio, per varcare

cerchio subiettivo, chiusogli attorno dall' empirismo, dimostra ancor pii com'egli in sostanza,
il

all' infuori del sentimento di evidenza istintiva


ed abituale, non possa addurre valide ragioni,
pei" superare la posizione scettica alla quale

giunto.

Se le idee di per se non hanno, secondo Locke,


nessun significato obiettivo, e si riducono quindi
a semplici stati rappresentativi,

riferibili

soltanto

14^2

al soggetto pensante, se noi

scere

altro

che

mondo

relazione col

non possiamo cononessuna

rapporti, senza

loro

esterno, se in ultimo questi

rapporti sono possibili nelle tre forme di identit

o diversit, di relazione, e di coesistenza o con(1), il nostro pensiero, giova

nessione necessaria
ripeterlo,

deve per forza rimanere chiuso in se

stesso, privo di ogni saldezza

reale.

dica

si

il Locke aggiunge alle tre forme di cognizione


da noi ricordate anche quella dell' esistenza (2),
e che quindi il conoscere nostro pu estendersi

che

per

lui

anche

al

verit subiettiva

mondo

esterno, e passare dalla

a quella reale. L'ultimo

modo

ammesso da Locke, senza nessun


ha tutta 1' apparenza di un ripiego

del conoscere

esame critico,
un mezzo, per evitare
abbiamo gi veduto che il

e di

il

subiettivismo. Noi

filosofo

inglese

non

spiega la presenza dell'essere nella nostra mente,


e che nondimeno avverte la necessit di ricorrere
ad esso, come all' estrema ragione del pensiero

umano. EgU, che non poteva, con il processo empirico, spiegare in principio come la fonte dell'essere
fosse nella natura interiore dello spirito, trovandosi

poi costretto nel suo subiettivismo, ricorre, (con

quanto insuccesso lo vedremo), anche alla testimonianza de' sensi, per dar base reale alla conoscenza (3). Pare che voglia evitare a tutti i costi
che, nel proprio sistema conoscitivo, la spiegazione

della realt

si

debba

risolvere in giudizi

ph ilo sopii iqiie,

Liv. IV, Chap.

pura-

(1)

Gfr: Essai

{l)

Gfr:

(3)

Cfr: Essai philosophiqne, Liv. IV, Chap. 111,21, 22.

Ihicl.,

3,

I,

3, 4, 5, 6.

7.


mente

ideali.

Locke, per

143

Per ora a noi basti constatare come


suoi preconcetti empirici,

fronte ad idee, che, invece

essere

di

si

trovi di

il

tramite

dallo spirito alla natura esteriore, perch legate

da una parte
cono

all'

intuizione

sensibile, dall' altra

a priori, si riducontrario a simboli senza espressione

informate
al

dall' attivit sintetica

a termini astratti che restano fine a se

reale,
stessi.

nostro filosofo per ha coscienza di questo


risultato della sua critica, e, dopo aver dichiarato
Il

forme

in quali

gradi essa

si

la

conoscenza

ottiene

(1),

porsi la questione, se

possibile, in quali

sente poi

il

bisogno di

rapporti stabiliti fra le

puramente soggettivi, o non si riferiscono anche al mondo esteriore. Gli si para davanti il dubbio che la fantasia umana innalzi

idee sono

tanti castelli in aria, senza

damento

reale.

qu' prsent

mon

un

serio e sicuro fon-

Je ne doute point, egli dice,

il

ne puisse venir dans

lecteur que je n'

ai travaill

1'

esprit de

jusqu'

ici

qu'

ne soit tent
air, et qu'
btir un chteau en
de me dire: quoi bon tout cet talage de raisonnements ? La connaissance, dites-vous, n' est
autre chose que la perception de la convenance
ou de la disconvenance de nos propres ides. Mais
1'

il

qui fait ce que peuvent tre ces ides

a-t-il

extravagant que les imaginations qui


se forment dans le cerveau des hommes ? O
est celui qui n' a pas quelque chimre dans la
tote ? Et s' il V a un homme d' un sens rassis et
rien de

(1)

si

Vedi: Essai philosophique, Liv. IV, Chap.

II.

144

d'un jugement tout--fait solide, quelle difference


y aura-t-il, en vertu de vos rgles, entre la connaissance d' un tei homme et celle de 1' esprit le
plus extravagant du monde ?
Locke
(1). Il
mostra con queste parole di essere consapevole

della posizione ultrasubiettiva in cui

si

trova, e

anche allontanandosi,
come vedremo, dal suo empirismo iniziale. Egli
vuole che la realt si riveli per mezzo del pententa uscirne a tutti

costi,

quindi un criterio che spieghi come


idee, con cui noi comunichiamo, convengano

siero, e cerca
te

con

Quel sera notre critrion,


nostro filosofo.
Gomment l'esprit qui n' apperQoit rien que les propres ides
connatra-t-il qu'elles conviennent avec les choses

si

le

cose

reali.

domanda

mmes?

il

(2). Ecco dunque che le idee, le quali


prima rispondevano ad un rapporto subiettivo,
devono essere ora inquisite, interrogate del come
si comportano verso la realt.
Il Locke almeno, a differenza del Leibnitz, si
propone proprio ex professo la questione, e tenta
di spiegare con intendimento critico la validit e

r estensione del nostro conoscere. Il fdosofo di


Hannover invece, pur trovandosi, per altre ragioni,
in un subiettivismo analogo a quello dell'Autore
del Saggio, non mostra di averne coscienza, e non
cerca di esaminare criticamente la validit degli
stati rappresentativi interiori di cui ricca la

mo-

nade. Stabilita la natura della sostanza, contro


il dualismo di Cartesio e il monismo di Spinoza^

(1)

Essai philosophique, Liv. IV, Chap. IV,

(2) Ibid., 3.

1.

145

noi abbiamo visto come Leibnitz ammetta l'esistenza di infinite unit di forze rappresentative,
in ciascuna delle quali,

come

in

una

lente

raggi

concentrano tutti i vari atteggiamenti


dell' universo. Giunto a questo risultato per via
obiettiva, egli doveva pur proporsi il problema critico, per esaminare se e come le rappresentazioni
della monade erano in grado di spiegare la realt.
Nella considerazione della natura, oltrech dal
punto di vista obiettivo, dommatico, il filosofo
tedesco doveva inoltre partire da quello subiettivo, critico, per vedere, se, anche per tale via, si
sarebbero ottenute le stesse conclusioni, e per spiedel sole,

gare

si

come

dal subiettivismo, a cui egli era arri-

vato, fosse possibile accedere al

mondo

esteriore.

Noi sappiamo che per lui la monade un mondo


chiuso in se, senza reale, effettivo rapporto con
le altre (1). Basterebbe ora questo solo principio,
per circoscrivere Leibnitz in un subiettivismo assoluto. Ala nella sua dottrina si hanno tante altre affermazioni, che riescono

sempre ad un idea-

lismo metafisico.
Egli pensa che

tutte le idee, anche quelle


provengono dal fondo dello spirito, indipendentemente dall' influsso fisico del corpo
suir anima (^), e da' rapporti di essa col mondo

sensibili,

Monadologie, 7, 11, (Janet, I, pagg. 707, 708).


pure: Tettamiunm tlieodiceae, de houitate Bei, lihertate homiiiis, et origine mali. Pars Tertia, n. 400, (Dutens, Toni. I'"*;.
Nouveaux Essais, Liv. II, Chap. XXI,
(Janet, I, pag. 17i2).
(i) Monadologie, 78, 79, 80, 81, (Janet, I, pagg. 719, 7i>0).

(1) Cfr.

Cfr.

10

146

naturale. L' esperienza sensibile inoltre


lui

uno

non

per

stato di passivit vera e propria, cagio-

nato dagli stimoli esteriori agenti realmente sul


corpo, ma costituisce un grado inferiore di oscura
rappresentazione dello spirito. Ogni monade, come microcosmo, riproduce l'universo dal proprio
punto di vista con idee distinte e confuse, e solo
r accordo di tutte le monadi d la conoscenza
adeguata dell' essere, perch in tale accordo le
percezioni distinte dell' una integrano quelle confuse dell' altra (1). evidente che con questa
dottrina il Leibnitz veniva a mostrare come lo
spirito sia soltanto in relazione con le proprie
idee, e come quindi la nostra conoscenza possa
solo abbracciare ci che avviene in noi, senza
sapere nulla del mondo esterno. Se tutto il nostro contenuto rappresentativo proviene dal fondo
dell' anima, e se questa non comunica con nessun elemento esteriore, come si pu affermare con
di fuori
? Trascucertezza l' esistenza di un

rare la sensibilit precludersi la via, e scalzarsi


il fondamento per l'adeguata spiegazione concer-

nente la realt

dell' atto

conoscitivo. Se lo spirito

da essere capace
1'
sensibile, inanche
esperienza
di ricavare da
dipendentemente da ogni estrinseco influsso, in
qual modo si pu stabilire la realt del nostro
conoscere? Come possiamo noi assicurarci che il
nesso delle rappresentazioni conforme alla vera
cos ricco di intime

energie,

se

(1)

Monadologie, 52, 56, (Janet,

I,

pag. 715).

Vedi pure:

Lettre de Leihnits Arnauld, (Venise, 23 mars 1690), (Dutens,

Tom.

ll^s.

Pars

I^).

obiettiva

147

natura delle

gravi e significanti

cose? Queste sono le


che si presentano

difficolt

neir idealismo metafsico del filosofo tedesco.

In forza de' suoi principi, osserva Galluppi,


Leibnitz doveva rimaner solo nell'Uniil

il

che diviene

verso,
sofa

monia

(1).

egli,

prestabilita, cerca spiegare

create da Dio possano

ma

nella sua filocon l'ipotesi dell'ar-

un' illusione

Se non che

anche, mediante

le loro

non

monadi

altre

le

con

ed arrivare cos a co-

("),

le

solo riflettere se stesse,

corpo, tutte

il

rappresentazioni

un'immagine viva
sentent,
Le anime
stituire

come

perenne dell'universo.

egli dice,

ce

qui

se

passe hors d'elles, par ce qui se passe en elles,


rpondant aux choses de dehors; en vertu de
l'harmonie que Dieu a prtablie par la plus belle
et la plus admirable de toutes les productions,
qui fait que chaque substance simple, en vertu de
sa nature, est, pour ainsi dire, une concentratiou
et un miroir vivant de tout l'univers, suivant soii
point de vue
(3). Ma Leibnitz per non si avvedeva che l'ipotesi dell'armonia prestabilita non
era se non un semlplice correttivo dell' occasionalismo. Invece di un miracolo permanente, effettuato volta a volta dall'intervento di un Deus ex
machina, si veniva ad ammettere, con la teoria

(l)

losofa

P. Galluppi

da Cartesio

Lettere filosofiche sulle


fino

a Cousin, (Firenze,

vicende della

1842);

fi-

Lettera IV.

{^)

Monadologie,

(3)

Recueil de lettres entre Leibnitz et Clarke, sur Diett,

rame, V

6:2,

(Janet,

I,

pag. 717).

espace, la dure eie. {Cinquime ccrit deLeihnits^


OH rponse la quatrime rpliqne de Mr, Clarkc)^ (Dix{en&,
Tom. ll"^ Pars 1').

148

un grande miracolo iniziale. E poi


anche ammessa V armonia come un dato di fatto,
era necessario pure spiegarla criticamente. L'Autore del sistema monadologico non affront un
tale problema, e lasci cosi la propria dottrina
senza una seria e valida giustificazione gnoseologica. Per quanto egli ricorra a' rapporti armonici fra la natura e lo spirito, non riesce mai a
togliersi dalla posizione subiettiva, conseguente
Le teorie
al suo procedimento dommatico.
della forza rappresentativa e dell' armonia prestanon sono sufficienti,
bilita,
dice il Galluppi,
per evitare l' idealismo. Esse provano soltanto la
possibilit di un accordo fra i moti del corpo e
le rappresentazioni dell'anima, ma non ne dimostrano punto l'esistenza; esse spiegano l'accordo,
supposto che vi sia, ma non ne provano la

del Leibnitz,

realt
Il

(1).

Leibnitz inoltre, in virt del proprio su-

biettivismo monadologico,

non poteva neanche

ma

doveva
trovarsi di fronte ad una monade sola con le
sue rappresentazioni. Per impedire questo inconveniente, egli, dopo aver determinato la natura

ammettere che

della sostanza,

vi

fossero pi monadi,

come

loga alla natura

dell'

legge di continuit,

mero

ne

I,

servendosi della

di

forze

vi

sia

un nu-

rappresentative.

applicazione del principio di analogia,

.(1) P.
Ci)

(^),

ammette che

infinito di gradi

Con r

forza rappresentativa ana-

io

(Av

Galluppi
:

Op.

cit.,

Lettera IV.

Correspondance de Leibnitz

pag. 560).

il

et d'

Arnauld, (Ja-

149

nostro filosofo lenta uscire dalla coscienza individuale, e stabilire 1' esistenza e la natura delle
altre monadi, costituenti la vera realt. Ma nem-

meno

cos egli riesce a spiegare

completamente

rapporto esteriore, obiettivo della cognizione.


Si ammetta pure che l' armonia consente una
corrispondenza fra la natura delle cose e gli stati
rappresentativi del nostro pensiero. Quella cognizione della realt che si arriverebbe a conseguire,
anche accettando questa ipotesi, non potrebbe
mai essere piena e distinta. Ce lo conferma Leibnitz stesso. Egli riconosce infatti che ogni monade, se da una parte attiva, in quanto rappresenta in grado distinto diverse sostanze semil

dall'altra

plici,

passiva, e

si

sente

limitata

idealmente da alcune monadi, perch, riguardo


a queste, non ha se non percezioni oscure e
confuse (1). Del resto poi il nostro filosofo ammette ancora che l'uomo non potr mai arrivare

ad una completa

e perfetta

conoscenza

dell'

uni-

verso. Se inoltre, com' egli spesso ripete, ciascuna

monade vede

la realt

dal suo punto

di

vista

individuale, la conoscenza deve necessariamente

essere relativa alla particolare condizione della

monade

stessa.

Cos Leibnitz viene a trovarsi di necessit in


una posizione abbastanza curiosa. Mentre da un
lato egli ci vuol dare nella Monadologia la chiara
e distinta conoscenza dell' universo, dall' altro,

attribuendo

grado
(1)

di

alle

monadi una

oscurit, impedisce

Monadologie, 49, 52, 60, (Janet.

li?nitazione

uq

che esse possano


I,

pagg. 714. 715, 716).

150

pienamente rappresentare

la

Il

natura delle cose.

carattere di parziale oscurit rappresentativa,

ammesso
lit di

monadi, contraddice

nelle

alla possibi-

quella chiara e distinta conoscenza, di cui

Se infatti,
esse devono essere apportatrici.
tutte le cose sono monadi,
osserva il Fischer,

tutte le

monadi sono

forze

quindi

limitate, e

rappresentazioni confuse, (venvorrene Vorstellunmonadi impossibile. Keine

gen), la dottrina delle

Monade

kann Monadolog

der Welt

sein

(1).

Ammesso anche che la teoria di Leibnitz sia vera


obiettivamente, bisogna pur convenire che essa
subiettivamente

non

attribuisce

impossibile, perch

alle

monadi

il

caratteri

sentativi necessari, per effettuare

filosofo

rappre-

una conoscenza

distinta.

Egli voleva certo ottenere, con le sue dottrine


una cognizione esatta della natura,

metafisiche,

ma non

pot riuscirvi. Chiuso nella monade, il


pensiero aveva bisogno di rompere l' involucro
ideale rappresentativo, che vietava di attingere
la realt delle altre monadi. Leibnitz lo ruppe

con un ragionamento analogico, e con un appeho


al miracolo, effettuato dalla presunta armonia
prestabilita.

smo

Con

ci

veniva a creare un ideali-

metafsico, che sotto

ricondurre

all'

ideahsmo

certi

rispetti

di Platone.

si

pu

Egli stesso

Geschichte der neuern Philosophie,


(1) K. Fischer
(Heidelberg, 1902); ITI Bd., (G. W. Leibnitz, Leben, Werk&
Vedi pure a questo propound Lehre), pagg. 612, 613.

sito: P. H. Ritter

den, 1882), Gap.

III.

Die Monadenlehre von Leibnitz, (Lei-

151

sembr avere coscienza


propria

della

discepolo di

di questo lato di affinit


con quella del sommo
Socrate, quando, scrivendo a R-

dottrina

mond

de Montmort, diceva:
Si quelqu' un
rduisait Platon en systme, il rendrait un grand
service au genre humain, et l' on verrait que
j'en approche

un peu (1). Quest'avvicinamento

a Platone va per inteso a modo. Non , come


vorrebbe lo Stein (^), che V identit della forza
e della sostanza, ammessa da Leibnitz, dipenda
dal concetto

come
non

Le forme escogitate da Leibcome gli archetipi di Platone,

esistono,

nitz

al di l dalle

ritenute
l'

altro

cose,

ma

come quelle
da un lato

operanti,

quali

forze

conciliano, dice

considerate

idee platoniche,

delle

forze attive.

sono nature vivamente


monadi,
quali forme eterne, e daldi Aristotele. Nelle

costitutive

Fischer

il

(3),

della

realt,

concetti

si

formali

platonici e aristotelici.

IL

Mentre adunque il Leibnitz attende con spirito dommatico al suo ideaHsmo metafsico, noi
abbiamo veduto che Locke, arrivato con la sua
teorica conoscitiva ad un pericoloso subiettivismo
empirico, cerca di uscirne, proponendosi il pro-

Lettres de

(1)

{Lettre
(2)
(3)

ben.

G. Lelhnits

(r.

Hanover,

de

Montmort,

(Dutens, Tom. V").


Leihnits und Spinoza, (Berlin, 1890).

Vedi: L. Stein
K. Fischer
Op.

Rmond

Il Fvrier 1715),

cit.. Ili

Werke und Lehre), pagg.

Bd., (G.

3r>4,

355.

W.

Leihnits, Le-

blema

152

vera realt della conoscenza. Se


questa consiste in percezione di rapporti fra idee,
come si fa a sapere che questi rapporti hanno
anche una base obiettiva? Quale sar il criterio?
Cos Locke, dal mondo ideale in cui si trova,
tenta di scendere a quello oggettivo. Dato che
la conoscenza sia vera, quando e' conformit
fra le idee e le cose esistenti (1), egli pu assicurarsi che tutte le idee semplici sono reali.
Infatti, siccome lo spirito riguardo a tali nozioni
assolutamente passivo, e non se le pu quindi
formare, bisogna che esse siano prodotte da cose
agenti direttamente su di noi (2). Queste idee, o
rappresentano le prime qualit de' corpi, e allora
somigliano per se a' loro oggetti; oppure rappresentano le qualit seconde, e anche allora sono
sempre reali, facendoci distinguere le potenze che
sono realmente ne' corpi sensibili (3).
Ainsi,
dice Locke,
nos ides simples sont toutes
relles et vritables, parce qu' elles rpondent
toutes ces puissances que les choses ont de
les produire dans notre esprit; car e' est l tout
della

ce qu'
et

il

faut pour faire qu' elles

non de vaines

fictions

soient relles,

songes plaisir

(4).

Sicuro il nostro filosofo della legittimit dei


suoi ragionamenti, no)i ritenendo sbagliata la distinzione fra le

qualit de' corpi in prime e in

Cfr: Essai pMlosophique, L'iv. IV, Chap. IV, 3.


Essai philosophique, Liv. IV, Chap. IV, 4.
Vedi
pure: Ibid., Liv. II, Chap. XXXII, 16.
(3) Cfr: Ibid., Liv. II, Chap. VIII, 15; e Chap. XXX, 2.
(4) Ibid., Chap. XXX, 2.
(1)

(2)

153

seconde, passa a dimostrare come anche tutte


idee complesse di

modi

e di relazioni

sono

le

reali,

perch non devono rappresentare altra cosa che


se stesse. Tali idee, sehhene non si riferiscano ad
oggetti esteriori, pure hanno attinenza con il
mondo corporeo, in quanto questo si conforma
Toutes les ides de cet
a' loro archetipi (1).
sont elles
atferma il nostro filosofo,
ordre,
mmes consideres comme des archetypes, et
les choses ne sont consideres qu' entant qu' elles y sont conformes
(2). Cos per Locke Ja
obiettivit del hi conoscenza in gran parte assi-

curata per tutte

le

idee, eccettuate

quehe

di so-

stanza. Riguardo alle idee complesse, formate


termini
liberamente dallo spirito, egli inverte
del rapporto reale in senso subiettivo. Non il
pensiero qui che si foggia sulla realt, ma
questa che si conforma e si adatta all' interpretazione subiettiva di esso. Noi abbiamo notato
come siffatta veduta abbia una lontana analogia
con il pensiero di Kant, pur differendone sostanzialmente. Mentre infatti 1' Autore della Critica
i

pone r essere

alle cose,

mediante una sintesi a

prio'L includente necessit ed universalit logica,

Locke invece, ammettendo che la spirito foggi


arbitrariamente le idee complesse di relazione e
di modi, da una parte viene meno al suo empirismo, e dall'altra cade in un subiettivismo grossolano, che non spiega punto la vera natura sintetica della conoscenza liatcmatica e morale.
(1)

Cfr: Essdi phisophiqHe. Liv. IV, Chap. IV,

C2) Ibid.

5.

154

Come del resto, pur ravvisando che la conoscenza


empirica non capace di verit generali e universali, e pur attribuendole alla contemplazione
delle nostre idee astratte (1), Locke non riesce a
dar ragione di queste verit generali, perch lo
spirito, privo, secondo lui, di ogni attivit a priori,
non capace di imprimere in esse i loro caratteri propri. Anche a questo proposito la dottrina
empirica del filosofo inglese degenera in un subiettivismo volgare.
Ma tralasciando per ora le idee complesse e
venendo

all'

esame

di

quelle semplici,

ha Locke

spiegato davvero la loro realt? Tutto il suo


argomento si riduce alla considerazione che, sic-

come

spirito

lo

non pu produrre nessuna

di

queste idee, ci deve essere qualcosa di esterno


che le produce. Egli usa qui il principio causale

con certezza veramente dommatica. Oltre a ci


le qualit in prime e in seconde (2),

distinguendo

(1)

Cfr: Essai pMlosopJiique, Liv. IV, Chap. VI, 13, 16.

(2)

La

distinzione adottata dal Locke fra qualit prime

ad epoca antichissima. Se ne ha gi un
accenno manifesto nelle Scuole greche con Democrito.
(Vedi Mullach
Fragmenta philosophorum graecorum,
Democriti fragmenta,
Voi. I, pagg. 357, 362). Pi tardi
e seconde rimonta

in Aristotele

si

nota la distinzione fra

sensibili propri,

comuni, (-aoivoi); (Aristotele


De anima, Lih. II,
Gap. VI). Ne'tempi moderni il nostro Galileo sviluppa questa
distinzione con gli stessi intendimenti di Locke, attribuendo
l'oggettivit vera alle qualit prime e la pi assoluta subiettivit alle seconde. (Vedi: Galileo
Il Saggiatore, 4:8).
Cartesio pure distingue le qualit de' corpi, (cfr: Les prin{Iticc),

cipes de la philosophie,

come Locke,

le

I,

seconde

li,

13; IV, 19), e riduce,

prime.

Per, mentre questi

51, 64;
alle

155

senza per spiegare criticamente le prime, e non


accorgendosi che tutte devono essere di necessit subiettive, cade in un grave errore che sar
poi corretto da Hume (1), e da Berkeley (2), molto
pi conseguenti di lui in riconoscere il tono relativo di tutte le qualit de' corpi. La stessa scienza
moderna, se da una parte d ragione a Locke di
aver riconosciuto che le qualit sensibili dipendono dalla natura dei soggetto senziente, dall'altra
non pu ammettere che esistano qualit veramente obiettive, perch gli stimoli del mondo
reale, riducendosi non ad altro che a moto, ven-

gono sempre trasformati dall'energia


de' sensi

in

presunte qualit prime, di cui noi


afferma
trario

1'

specifica

Cosicch

impressioni subiettive.

avremmo,

le

se-

obiettivit assoluta delle prime, Cartesio, al con-

anche

di Galileo,

psicologica che

l'

anima

avendo ammesso nella sua teoria


sente nel cervello, (cfr: Les prin-

ph ilo Sophie, IV,

che perci noi, anzich


siamo con la
impressione psichica, prodotla dall' accoglimento effettuato
da parte de' nostri sensi riguardo allo stimolo, lascia intravedere il carattere subiettivo anche per le qualit prime.
E in ci gli vien data ragione dalla psicologia moderna,
che rigetta la vecchia distinzione delle qualit, ed ammette
cipes de la

189), e

essere in relaziotie diretta con

gli

la relativit di tutte le sensazioni. L'

oggetti, lo

Hobbes stesso accenna

ad un analogo soggettivismo, quando dice che


sione

il

la spinta dell' oggetto.

sophiae. ^ap.
(1)

XX V^,

seusa-

(Vedi

Hobbes

Elementa philo-

2).

Cfr: Essais phlosophiqnes sur V entendement

de Hume, (Amsterdam,
la philosophie
(2)

la

ffinfasnia attivo che sorge dalla reazione contro

MUCCLXl); Donzime

acadmique ou

sceptique).

I,

hnmain

Essai, (Sur

pagg.

'M'i-'il

Cfr: Traile des principes de la connaissance humaine,

nn. 9-10.


ondo Locke,
nel

numero

lative

al

156

idee perfettamente esatte, rientrano

sono anch' esse reperch anche

delle seconde, e

nostro

modo

di

sentire,

esse dipendono dalla potenza recettiva sensibile.


Il

filosofo

inglese, nella

sua distinzione

qualit de' corpi, confondeva

le

fra

le

idee delle qualit

prime, che sono idee fondamentali e necessarie,


per il concetto relativo che noi ci facciamo dei
corpi in se stessi, con la percezione sensibile di
esse, ritenuta esattamente conforme alla realt,
la quale invece sempre da noi percepita nel

modo soggettivo delle qualit seconde. Eppure il


Locke, che aveva avvertito l' importanza dell' attivit sensitiva nella formazione delle impressioni
producenti le qualit seconde (1), poteva riflettere
che una tale energia doveva manifestarsi anche
in riguardo a quelle che egli chiamava prime, s
da renderle

soggettive

come

le altre.

Forse Locke voleva avere una solida base reale


per la conoscenza, ritenendo che le idee delle
qualit prime sono in piena conformit con i loro
archetipi esterni. Egli credeva cos di avere una
ragione di pi, per dare un fondamento obiettivo alla conoscenza de' corpi. Ma n le qualit
primarie, n le secondarie possono garantirci in
questo. Se infatti, come s' notato, anche le prime sono subiettive come le seconde, noi, trovandoci soltanto in rapporto con le nostre impressioni, non possiamo paragonarle con i corrispondenti oggetti esterni, che non conosciamo quali
siano in s. Inoltre Locke esce dal vero campo
(l)Cfr: Essai philosophlque, Liv.

II,

Chap. Vili,

13.


critico filosofico,

157

quando, per spiegare

il

valore

obiettivo delle nostre idee semplici, ricorre ad un


nesso causale, posto, dice lui, dal Creatore, in
virt del quale esse ottengono una piena corri-

spondenza

col

mondo

rement, osserva

esterno.

egli,

Il

faut necessai-

qu' elles,

(le

idee

sem-

soient produites par des choses qui agissent

plici),

naturellement sur l'esprit, et y font naitre les


perceptions auxquelles elles sont appro})ries, par
la sagesse et la volont de Gelui qui nous a

faits

(1).

In questa spiegazione non

lontani dall' affermare

una

specie di

si molto
armonia pre-

Locke, ricorrendo in ultimo all' onnipotenza divina, per rendersi ragione della obiettivit delle idee semplici, d la prova pi evidente
di non poterla spiegare altrimenti per via critica.
N pi fortunata la sua teoria in riguardo
alle idee complesse di modi e di relazioni. Lontano con esse dalla realt esteriore, perch lo
spirito liberamente si foggia questi archetipi, incapace, per il suo empirismo, a trovare nella mente
una virt sintetica necessaria ed universale, egli

stabilita,

fi

costretto

ad abbandonarsi non gi ad un idea-

lismo vero e proprio, ma piuttosto ad un subiettivismo volgare, senza giustificazione critica. Il


nostro filosofo infatti si limita a dire che la realt

conforma a queste idee complesse, ma non


mostra la ragione di tale presunta conformit.
Con le sue facili spiegazioni non colma il vuoto
si

fra

il

(1)

anche

mondo

oggettivo

il

sapere ideale, e fa

Essai phiosophique, Liv. IV, Cliap. IV,


Ibid., Liv. II, Chap. XXX,

4.

Cfr.

- 158

rimanere

il

lettore nel

non ha

tivismo. Egli
il
l'

campo chiuso del subietcome si era proposto,

gettato,

ponte che riunisce


esistenza esteriore

il

(1).

mondo
Partito

del

pensiero

al-

dalla sua posi-

gli dava modo di spiegare


conoscenza matematica e morale, ricorre a
principi idealistici, che contrastano con lo spirito
generale della sua teoria.
Pi conseguente di lui si mostra il Leibntz,
il quale spiega la realt della conoscenza sempre
con criteri che collimano perfettamente col suo
idealismo metafisico. Secondo lui le idee semplici
ci darebbero una beu limitata certezza, se avessero il solo fondamento de' sensi ('2), come pensa

zione empirica, che non


la

Locke, il quale ritiene l'intelletto intieramente


passivo riguardo a tali idee. Leibnitz crede che
tutti i concetti siano originariamente nello spirito, e vengano dal nostro proprio fondo ad uno
il

stato di visione distinta. Cos le idee delle qualit

sensibili

vengono

ci

percezioni confuse.

Con

da' sensi,

ossia

dalle

la virtualit attiva dello

grado di poter dichiarare, con


con pi coerenza di Locke, che le

spirito egli in

pi ragione

verit universali

hanno

il

fondamento

della loro

certezza nelle idee stesse, indipendentemente dai


sensi, allo stesso modo delle idee pure che, come

essere,

(1)

non

Gfr: R.

ci

vengono dal

Palm

di fuori (3).

Wie hegrundet Locke

(3)

Cfr: Ibid.

ve-

die Realitdt

der Erkenntniss ?, (.Iena, 1881); pag. 39.


(2) Cfr: Nuiiceaux Essais, Liv. IV, Chap. IV,
pag. 354).

La

(Jai.et, I,

159

delle cose sensibili si giustifica per il


legame, che dipende da' principi intellettuali
dati nella ragione.
La vrit des choses
sibles,
dice Leibnitz,
se justifie par
rit

loro

fon-

senleur

dpend des vrits intellectuelles fondes en raison


(1). Mentre poi il Locke, per
stabilire la realt delle idee complesse di modi
e di relazioni, ricorre ad una soluzione subiettiva,
e lascia sempre qualcosa di arbitrario in questi
liaison, qui

nostra mente, Leibnitz partendo


dal principio che un' idea reale, quand' possibile {^). conferma la realt a tutte le idee dell' intelletto, perch esse hanno il loro fondamento
nella ragione suprema delle cose (3). Per lui
r essenza, trovando la propria giustificazione e
possibilit in Dio, fonte di tutti gli esseri, tende
di per s ad esistere, e a divenire reale (4).
Gum Deus calculat et cogitationem exercet mundus fit
(5). Il filosofo di Hannover si trova in
prodotti

della

Nonveaux Essais,

Liv. IV, Chap. XI, (Janet, I, pag.


pure: Ihid., Chap. IV, (Ibid., pag. 354).
(2) Cfr: Nouveaiix Essais, Liv. II, Chap. XXX, (Janet,
I, pa^. ^H- e segg.). Cfr. pure: Ibid., Chap. XXXII, (Ibid.,
pag. ''l). Cfr. anche: Meditafiones de cognitione, veritate
et ideis, (Dutens, Tom. II"s^ Pars l^).
Come pure: Rflexions sur V Essai de Locke, (Janet, I, pag. 3).
(1)

408).

Cfr.

\ouveaux Essais,

Liv. III, Chap. IV, (Janet, I,


Vedi anche: Ibid., Liv. II, Chap. XII,
(Ibid., pagg. 107, 108), e: Ibid., Chap. XXV, (Ibid
pag. 187).
Come pure: Ibid., Chap. XXX, (Ibid., pag. 2^23).
(4) Cfr: Monadologie, 43, 44, (Janet, I, pagg. 713, 714).
Vedi pure: \onveaux Essais, Liv. II, Chap. XV, (Ibid.,
(3)

pagg.

Cfr:

^254,

258).

pag. 117).
(5)

Vedi: DiaJogus de connexione inter res

veritatis realitate, (Erd., 77 a).

et

verba

et

160

tal modo a spiegare la realt, confertiiando


propri principi metafisici, e rafforzando il proprio
idealismo dommatico.

Neil' intelletto

divino egli ravvisa la fonte di

tutte le possibili realt, e con questa sua veduta

ideale in grado di spiegare

anche

la

validit

che per Locke non pu


avere se non un valore ipotetico ed arbitrario.
Noi abbiamo gi avuto occasione di osservare
come, in riguardo a questo concetto, i due filosofi si trovino in posizioni diametralmente opposte. Senza la determinazione oggettiva e la
dell'idea di sostanza

(l),

perfetta conoscenza intellettuale dell' idea di so-

perde il suo
essenziale. Locke invece, constatando
per il suo empirismo, che la sostanza, su cui
tanto rumore levavano le Scuole, esaminata con
critica severit, si riduce ad un modesto
non so
che,
dichiara che questo
non so che
merita di essere preso in considerazione
non so
quando
(2). Dopo avere avvertito che l' idea di
sostanza non ci viene n dal senso esterno, n
da quello interno (3), Locke non si cura di vedere,
se essa un' esigenza del nostro spirito, che per
conoscere ha bisogno di dare a' fenomeni sensibili un sostegno ideale; ma subito la dichiara
stanza, la metafsica

leibnitziana

fondamento

Nouveaux

Essais, Liv. Ili, Chap. IV, (Janet, I,


Vedi pure: Ibid., Liv. II, Chap. XXXI,
Ibid., pag. 227), e: Ibid., Chap. XXX, (Ibid., pag. 224).
(2) Vedi: De la Conduite de l'esprit etc, nelle gi citate
Oeuvres diverses, (Tom, l^^'); par. 2(5.
(3) Cfr: Essai philosophique, Liv. I, Chap. Ili, 18.
(1)

Cfr:

pagg. 254, 258).

161

oscura ed enigmatica (1), pur assegnandole, forse


per convenienza morale, un archetipo esterno (2).
Avendola cos avvolta in un velo misterioso, gli
resta difficile dimostrarne la validit obiettiva.
Egli vede bene che, per avere idee di sostanza,
le quali nella loro conformit con le cose ci diano

una cognizione
come ne' modi,

reale,

non basta unire insieme,


non siano incompatibili

idee che

Il en est tout autrement 1' gard


de nos ides des substances
(3), egli dice.
Occorre che queste idee, essendo copie di archetipi reali, fuori di noi, siano formate su qualcosa
che esiste, o che abbia esistito. Quindi esse saranno reali, quando constino di idee semplici,
date da pii^i qualit realmente coesistenti in natura. Cos Locke crede di aver trovato il criterio,

fra loro.

per

stabilire

la

realt

delle

Nondimeno egli conferma che


domina un'incertezza assoluta
poco esatte degli archetipi

come

idee

di

sostanza.

in questi concetti
(4): essi

sono copie

del resto,

reali (5).

pu
composta di idee semplici, date da pi qualit
reali, quando queste qualit sono tutte soggettive, e quando, a confessione dello stesso Locke,
esse sono prodotte da cause esteriori che noi
si

ci

assicurare, se un'idea di sostanza

(1)

Cfi":

Ibl., Liv.

Essai philosophique,
11,

Chap. XIII,

17,

18,

Liv.
19.

I,

Chap. Ili, 18; e:


Vedi pure: Ibid.,

Liv. IV, Chap. VI, 15.


("2)

(3)
(4)

6, 7,
(5)

Cfr: Essai phiosophique, Liv. IV, Chap. IV,

11.

Essai philosophique, Liv. IV, Chap. IV, '-l.


i'A'v: Essai philosophiqne,
Liv. IV, Chap. VI,
15.

CIV: ihid., Chap. IV,

4, 5,

162

non possiamo conoscere, perch


l'adito
11

agli

criterio

intirai

penetrali

precluso

ci

della

natura?

(1).

dato quindi di per se stesso insuffi-

ciente.
Il nostro filosofo, per quanto cerchi di spiegare la corrispondenza fra le idee e il mondo
esteriore, non riesce mai a dare una soluzione
adeguata. Ogni edifzio intellettuale, che egli tenti
di costruire sulle idee semplici, resta necessaria-

mente campato in aria, perch esse si riferiscono


sempre a qualit soggettive. D'altra parte l'attivit dello spirito non tale per Locke, che possa
darci l' essere, che anzi, secondo lui, essa lo riceve
dal mondo esterno. Per il suo empirismo l'Autore
del Saggio non in grado di spiegare la realt.

Ma

di fronte agli scettici che osassero

reale esistenza del

mondo

esterno,

negare la
assicura di

ci

avere un grado di certezza, che di troppo supera


egU dice,
je crois
Pour moi,
il dubbio.
vidence
avons
un
dgr
d'
nous
que
pourtant
(2). Cos
qui nous lve au dessus du doute
Locke finisce con 1' appellarsi a un sentimento
di evidenza istintiva ed abituale, corroborato

dalla fiducia che Dio

ci

abbia dato una certezza

ed adatta alle condizioni di vita in cui


ci troviamo (3). Questa soluzione per non in
verit conforme allo spirito critico con cui Locke
vuol condurre la sua ricerca speculativa. Egli
doveva dimostrare, senza ricorrere ad argomenti,

sufficiente,

(1)

Cfr: Ibid., Chap. VI, 11.

(2)

Essai philosophique, Liv. IV, Chap.

(3)

Cfr: Essai philosophique, Liv. IV, Chap. XI, 3, 8.

II,

14.

163

o a presupposti dominatici, come dalle idee si


passi ad essere sicuri della realt esteriore. Ma
egli, avendo negato allo spirito ogni virt informatrice e produttrice

dell'

esperienza, costretto

a considerarlo come un mondo a s, senza relazioni con la natura sensibile, e non pu quindi
trovare nessuna via, per poterlo a questa ricondurre, e mostrare la corrispondenza delle idee
con gli oggetti esterni. Pure tenta di risolvere la
questione, e, quando ha esaurito ogni argomento,
crede di poter ricorrere all' ipotesi di una provvidenza divina, la quale avrebbe disposto le cose
in modo, che noi non avessimo nulla a temere
in riguardo alla realt delle nostre idee.
Ma, sebbene Locke dichiari di non aver dubbi
sul valore obiettivo della cognizione, pure,

ognun vede,

lo scetticismo la

come

pi legittima e

naturale conseguenza della sua teoria empirica.

La

stessa risposta, che egli

in proposito agli scettici,

si

sente spinto a dare

un segno molto

si-

ci
quel penoso
di
dubbiosa incertezza in cui si dibatteva l' animo
principi gnoseologici, espressi e sostesuo. Se
nuti nel Saggio, non erano tali da assicurare e

gnificativo, che

rivela

stato

nostro filosofo della perfetta corrispondenza fra il pensiero e la realt, rimaneva


a lui, come ultima prova, il fatto che egVi sentiva
la necessit di questa corrispondenza. E tale fiducia spontanea, nel valore reale della cogni-

convincere

il

zione, era convalidata dalla fede che Dio doveva aver dato all' uomo la possibilit di una
conoscenza adeguata, e rispondente a' bisogni
della vita terrena. Se non che, costretto il Lo-


cke

ricorrere

164

tale

argomento, per assicu

rarsi del perfetto occordo

fra

pensiero

il

la

il dubbio che V uomo nel


conoscere possa ingannarsi, poteva addirittura

realt, e per escludere

appellarsi o alla
fatto Cartesio,

o,

veracit

meglio

un' armonia prestabilita,

come aveva

Dio,

di

ancora,

come

ipotesi

di

fece Leibnitz.

La

all'

ragione data dal filosofo inglese, per dimostrare


la realt della conoscenza, si accorda perfetta-

mente, per lo spirito dommatico che la informa,,


non gi per il suo contenuto, con le spiegazioni
escogitate, sulla stessa materia, da' due pi eminenti filosofi dommatici di quel tempo.
Incamminatosi ormai sulla via delle inconse-

guenze

come

e delle

contraddizioni,

il

Locke

arriva,

notato altrove, fino a ricostruire tutta


la metafisica, che virtualmente era gi stata abbattuta dalla critica dell' idea di sostanza. N si
limita a parlare di oggetti corporei, i quali, secondo la sua teoria, non potevano essere percesi

piti, perch per lui noi siamo in relazione soltanto con modi e con fenomeni; ma arriva ancora
a dimostrare 1' esistenza di Dio (1). Solo rimane

fedele al proprio criticismo,

non decidendo

net-

vera natura dello spirito, ma sosterirido, contro il Vescovo di Worcester, che esso
pu anche essere materiale. Cos Locke, mentre
da un lato, affermando che noi possiamo cono-

tamente

la

scere le sole qualit,

non

il

soli accidentali attributi, e

sustrato di questi, F

(1) Cfr:

in-, la Ding

Essai phllosophique, Liv.

Yedi specialmente:

Ibicl.,

s,

I,

(lliap.

Liv. IV, Ch/ip. X.

Ili, 9,

16.

165

<xn sich,

prepara la distinzione di Kant fra nou-

meno

fenomeno,

e le

conseguenze estreme della


non tenendo

Dialettica Trascendentale, dall' altro,

conto della critica fatta suU' idea di sostanza,


tenta di dar valore reale a' concetti fondamentali della vecchia metafsica, e cade cos in alcune
gravi inconseguenze. Ed invero, mentre il feno-

menismo, risultante

da' principi formulati e

stenuti nel Saggio, includeva

solo di conoscere,

ma anche

stenza reale di ci che

si

l'

di

impossibilit

affermare

1'

so-

non
esi-

ritiene essere al di

delle apparenze, e delle varie manifestazioni della

natura, Locke,

come abbiamo avuto occasione

notare, attribuisce

all'

di

idea di sostanza in genere

un archetipo esterno misterioso, inconoscibile.


Perfino alla essenza de' corpi sembra che arrivi
ad accennare il filosofo inglese! Ed ben strano
vedere com' egli, che a buon dritto combatte le
vane discussioni sulle pretese essenze reali, inerenti alle sostanze (l), ammetta poi, di?nentico
del suo salutare criticismo, e dominato per un
momento dalla comune tendenza dommatica del
tempo, che

1'

essenza de' corpi consiste nella so-

lidit (2).

Ma

le

incoerenze, in cui cade Locke,

non

si

affermazione della esistenza reale di


ci che non conoscibile, ossia della sostanza,
e alla determinazione dell'essenza de' corpi. Nella
sua teoria conoscitiva, dimostrante Y impossibilimitano

Su ci vedi specialmente: Essai philosophique, Liv.


Chap. VI, 9; e: Ihid., Chap. IX, 12.
(^2) Cfr: Essai philosophique, Liv. II, Chap. IV.

(l)

Ili,

all'

166

penetrare fin dentro alla natura obiettiva


delle cose, egli pretende anche di stabilire ed at-

lit di

come s' veduto, le supposte qualit


prime, considerate quali entit reali in perfetta
tingere,

corrispondenza con
tre, se

idee che ne abbiamo. Inol-

le

Locke tiene un prudente riserbo

stione dell' essenza dell' anima, pure

fenomeni

sulla queegli, al

di

sarebbero i soli elementi del mondo interiore supposti conoscibili


nella sua teoria, afferma ed assicura 1' esistenza
dello spirito (1). Ed forse per avere ammessa
la realt sostanziale dell' anima, che Locke, pur
rifiutando la dottrina delle facolt nel senso aristotelico, non riesce a liberare completamente la
psicologia da ogni presunta ipostasizzazione delle
varie specie di fenomeni interni (2).
Per quelche pi meraviglia nella teoria del
Locke la mancata critica dell' idea di causa.
Se egli nega che 1' idea di sostanza provenga
dall' esperienza, come pu ammettere che da questa derivi F idea di causa? (3) L' esperienza d
la pura successione, non il legame necessaria
fra due fenomeni che si succedono. E poi in qual
modo poteva egli asserire che 1' idea della necessit causale fosse procurata al soggetto dal di
fuori, se solo per virt di essa noi pensiamo le^
l dei

(1)

Chap.

psichici, che

Vedi specialmente

Essai philosophique,

Liv.

IV^

Ili, 6.

Essai philosophique, Liv. II,


(2) Vedi a tal proposito
Giovanni^
Chap. IX, X, XI, XXI.
Si efr: G. Tarantino
:

Locke, in Rivista di filosofia scientifica, Settembre, 1886.


(3) Cfr: Essai philosophique, Liv. II, Chap. XXVI, 1, 2 ete

167

cose

come prodotte, come

effettuate? Inoltre, se

causa un rapporto, un nesso tra due fenomeni, e se i rapporti, secondo Locke, non derivano dall' esperienza (1), perch 1' idea di causa
dovrebbe derivare da questa, ed avere un valore
obiettivo? Una si evidente ed estrema inconseguenza si spiega soltanto pensando che Locke
doveva valersi dommaticamente dell' idea di causa, per provare, col noto argomento cosmologico,
r esistenza di Dio. Ne egli avrebbe potuto fare
a meno, nella propria filosofia, dell' esistenza di
un essere supremo, senza mettersi in un pericoloso contrasto con le credenze comuni de' suoi
contemporanei. Fu forse una ragione di indole
pratica che gli imped di compiere, com' era logica conseguenza delle dottrine espresse nel Sagla

gio, la critica dell'

idea di causa.

Locke, quantunque
mostrasse una grande e lodevole libert di pensiero, e spesso filosofasse ii opposizione alle opinioni pi comunemente accettate, pure abbia voluto mantenere, nel suo esame critico, un prudente
riserbo sulF esistenza di Dio, e abbia quindi voluto sottrarre la fede alle conseguenze negative
della propria dottrina conoscitiva. E ci tanto
pi ragionevolmente supponibile, in quanto che
Locke, se da un lato amava professare la pi
larga indipendenza di pensiero, dall' altro, data
r epoca in cui visse, sentiva di non doversi spingere tanto oltre, da scuotere e indebolire quelle
Infatti supponibile che

Cfr: Essai pliilosophique. Liv. IV, Cliap.


Chap. XXV.

(1)
11,

Ili;

e:

Liv.

168

credenze

fondamentali, che costituivano allora


da sole
unica base della vita morale. Dice bene
quindi il Rmusat che, a considerare la prudenza,
il tatto, r indipendenza di pensiero di Locke, si
pu sospettare che egli si sia applicato ci che
si legge in un suo giornale confidenziale.
Les
esprits populaires s'offensent de tout ce qui rpugne leurs prjugs. On doit donc prendre
garde, dans tous les discours narratifs, ou relatifs des faits, destins enseigner une doctrine,
ou persuader, de choquer 1' opinion regue de
ceux avec qui 1' on a affaire, qu' elle soit vraie,
1'

ou fausse
(1).
Mentre adunque il filosofo inglese
qua e l incoerente con il proprio

si

mostra

criticismo,

Leibnitz, nella sua dottrina conoscitiva, anzich

rinsalda tutte le sue vedute mePer spiegare la validit dell' idea di


sostanza, il Locke aveva supposto che ad essa
dovesse corrispondere un archetipo reale; il flo-

contraddirsi,
tafsiche.

sofo tedesco invece semplifca la questione, intro-

ducendo, come si visto, un nuovo concetto della


Per lui basta che le idee siano possibili,
per essere reali. I possibili infatti trovano la loro
realt.

giustifcazione nel

fondamento

delle verit eterne,

quale anche la ragione suprema


di tutto ci che esiste. Quindi Leibnitz ritiene
che, per la realt delle idee di sostanza, basti la
sola possibilit ideale, come per le idee de' modi.
ossia in Dio,

(1)

il

Charles de Rmusat

Deuxime

Partie,

Septembre, 1859.

Locke, sa vie et ses oeuvres,

nella

Bevue des Beux Mondes, 15

Ed

invero perch

per

il

Locke,

il

quale ammette che

modi ha valore

idee de'

le

169

reale

resultato

il

ora, per

della libera attivit dello spirito, vuole


le

idee di sostanza, oltre la possibilit, anche la

mondo esterno? Se uno scienun nuovo corpo chimico con ele-

corrispondenza col
ziato

si

foggia

menti conosciuti, per il filosofo inglese questo


nuovo corpo escogitato non sarebbe altro che una
idea di una sostanza chimerica, e non diverrebbe
entit reale, se

non quando un

altro

scienziato

un corpo siffatto.
medesima sostanza, pensata da
diverse menti, sa'ebbe nello stesso tempo reale

scoprisse davvero V esistenza di

In tal

modo

la

e chimerica (1).

Il

Leibnitz combatte Locke con

questo stesso argomento.


il

filosofo

dono una
non sono

tedesco,

Se

sono

modi,

reali,

osserva

quando

inclu-

sostanza invece
reali, se non hanno un corrispondente
archetipo esteriore, bisogner dire che chi, per
esempio, parla di una rosa nella stagione invernale, parla di una pura chimera
(^). Per 1' Auloro
tore de' Nuovi Saggi le sostanze hanno
archetipi neh' intelletto supremo, che il luogo
di tutti i possibili. Cos il Leibnitz, nel suo idealismo, assicura la conoscenza vera e reale in tutte
possibilit, e le idee di

le

idee.

Locke non aveva saputo spiegarsi


di

la

nozione

sostanza, perch, invece di considerarla come


pensiero, e de-

un' esigenza a priori del nostro

Palm Op. cit., pa^g. ^27, 28.


Nouveaux Essais, Liv. Il, Chap. XXX,

(1)

Cfr: R.

(2)

Cfr:

paf?. 224.)

(Janet,

I,

170

durla quindi dallo spirito, pretendeva ricavarla


Il Leibnitz, pi avveduto,
conobbe bene che l' idea di sostanza, come quella
dell'essere, proviene dalla virtualit ideale, intrinseca alla natura del soggetto pensante. In questo
egli ebbe ragione di Locke, ma cadde poi nello
stesso errore di lui, quando, con evidente illusione, cred di poter dare valore reale a ci che
dall'esperienza sensibile.

non

se

non un' esigenza, una necessit a priori


Nondimeno grande il diva-

del nostro pensiero.


rio

che corre fra

Mentre

il

due pensatori in questo punto.


pur attribuendo validit

filosofo inglese,

obiettiva alla sostanza, la dichiara inconoscibile, e

bandisce cos dal campo scientifico la vana ricerca


delle forme sostanziali, il filosofo di Hannover
crede, come abbiamo veduto, di potere attingere
non solo i fenomeni dello spirito e della natura
sensibile, ma anche i voo6{ieva. Secondo lui noi posente in s,
perch siamo
siamo conoscere l'
che
obiettiva,
la
verit
di
conseguire
in grado
consiste nel consenso fra la cosa conosciuta e il
nostro pensiero (1). Egli per non tenta spiegare
criticamente in qual modo questa conoscenza assoluta sia possibile, ma trascura del tutto, da vero
dommatico, la relazione fra il pensiero e l'essere.
Il Locke, a questo proposito, si mostra a lui superiore, nonostante le sue contraddizioni e i suoi
dubbi. Il principio fondamentale della dottrina
lockiana, secondo il quale tutte le idee, in ultima

analisi,

(1)

devono

Cfr:

pag. 359).

ridursi all'esperienza, contiene

Nonveaux Essais,

Liv. IV,

una

Chap. V, (Janet,

I,

171

verit importantissima. Per il filosofo inglese la


cognizione possibile, quando suppone l'elemento
materiale sensibile. Senza di questo l'umano co-

noscere resta privo di base, e corre rischio di


perdersi in vuote astrazioni. Leibnitz ha avuto il

non comprendere questo lato di verit, che


nascondeva nella teoria del geniale critico dell'idea di sostanza. Egli, per i suoi presupposti metafisici, ha voluto troppo idealizzare Tesperienza
sensibile, considerandola uno stato inferiore ed
oscuro del pensiero umano, senza nettamente distinguerla da esso. vero che le aveva riconotorto di

si

sciuto

r ufficio di risvegliare

le

energie latenti

dello spirito, e tradurle in conoscenze attuali,

ma

questa sua giusta veduta viene adombrata dal


principio metafsico della incomunicabilit delle
sostanze, ed quindi subordinata all'ipotesi dell'armonia prestabilita.
Il concetto della monade, considerata come
unit di forza rappresentativa, ed elemento sostanziale della realt, condusse il Leil)nitz a ricorpi come puri fenomeni.
tenere la materia e
E noi abbiamo avuto occasione di vedere che il
fenomenismo leibnitziano, non costituendo se non
un supposto grado inferiore di conoscenza, quella
sensibile, da cui si pu arrivare fino alla conoscenza ideale delle vere sostanze, non ha nulla
a che fare con il relativismo conoscitivo affermato
da Locke, per il quale si esclude la conoscibilit
i

della sostanza. 11 fenomenismo leibnitziano


privo di ogni fondamento gnoseologico, e ne ha
L'Autore del sistema
soltanto uno metafsico.

delle

monadi, non

si

cura di provare,

osserva

172

Gesca,
come e perch la conoscenza della
materia non possa mostrarci la vera natura delle
cose, ma suppone dommaticamente che vera e
sola sostanza sia la forza, e che quindi tutto ci
che diverso da questa non sia che una nostra
parvenza
(1). Il Leibnitz, che aveva riconosciuto
nella cognizione un elemento a priori, doveva
estendere dappertutto il suo fenomenismo, e convenire che ogni atto conoscitivo, essendo sempre
condizionato dalle forme sintetiche del pensiero,
il

non pu mai trovare

nella realt

1'

oggetto in

s,

la natuj'a sostanziale delle cose.


I]

Locke,

arrivare

all'

dall'

esperienza sensibile, cerca di

obiettivit del pensiero

con ripieghi

che non salvano il suo sistema da un


subiettivismo empirico, in cui non si spiega la
vera ragione de' caratteri di apoditticit e di universalit delle conoscenze in genere, e delle maidealistici,

tematiche e morali in specie. Gli va per riconoil merito di avere limitato il pensiero nel
modesto, ma sicuro campo dell' esperienza sensibile, e di avere in tal modo accennato ad uno
de' pi fecondi risultati del criticismo kantiano.
Leibnitz, pur definendo bene l'origine dell'umano
conoscere, mediante elementi a priori e a posteriori, toglie ogni efficacia a questi suoi giusti
concetti, quando, presupponendo lo spirito come
chiuso ad ogni influsso esteriore, riduce 1' esperienza ad un grado oscuro dell'intendimento, svisandone la vera ed esatta natura. Gon l' ipotesi
sciuto

La metafisica e la teorica della cono(1) G. Cesca


scensa del Leibnitz, (Padova, Drucker, 1888); pagg. 43, 44.


che

la

monade tragga

173

tutto

dal suo fondo, egli

viene a trovarsi in relazione soltanto con i prodotti rappresentativi del proprio pensiero. E quando, con l'applicazione del principio di analogia,
dalla natura della

monade

individuale, conclude

non spiega gi criticonoscenza, ma con mirabile ed armonica intuizione crea queir idealismo
metafisico, che dovr poi degenerare nello scolasticismo di Wolff.
Per le loro vedute unilaterali ed esagerate in
senso opposto, n Locke ne Leibnitz riescono a
spiegare bene la realt della conoscenza. Nessuno
dei due arriva a capire pienamente la vera natura del pensiero. Locke lo separa dal mondo
esteriore, e ne fa una tabula rasa, che deve riempirsi con le impressioni provenienti dal di fuori.
Leibnitz assorbe in esso ogni esperienza sensibile.
In tal modo n il popolare filosofo inglese, n il
grande metafisico tedesco si trovano in grado di
ricollegare il pensiero alla realt. Essi avrebbero
forse risolto 1' arduo problema, se avessero potuto intuire che il pensiero, essendo unit sintetica originaria, abbraccia e contiene in s Tessere
per quella

camente

di tutte le altre,

la realt della

indeterminato,

il

quale, all'occasione de' sensi,

si

determina negli infiniti fenomeni della natura.


Cosicch il mondo esteriore non staccato, ma
posto dal pensiero, e trova quindi in esso soltanto la sua piena validit.
Ma, prima di Kant, era impossibile che sorgesse una tale intuizione. Occorreva che le due

scuole filosoiche dell'et moderna, iniziate rispettivamente con Bacone e con Cartesio, esplicassero.

174

una lenta e secolare evoluzione di pensiero,


due opposti lati del problema conoscitivo. Bisognava che r empirismo di Bacone, di conseguenza in conseguenza, arrivasse allo scetticismo
in

di

Hume,

il

razionalismo di Cartesio finisse mi-

seramente nella teoria dommatica

sommo

di

Wolff. Sol-

Knigsberg,
sfiduciato da una parte della vecchia metafisica,
dall' altra stimolato dallo scetticismo di Hume, di
fronte alla irrefutabile certezza delle scienze, poteva proporsi il problema della Critica della ragione, e risolverlo con quella sua dottrina della
sintesi primitiva dello spirito, la quale necessariamente deve essere la pietra angolare di ogni
tanto

allora

il

filosofo

solido edifizio speculativo.

c^xg-SiijXiLX^?

di

CONCLUSIONE

I.

Tutto il valore della dottrina lockiana pu


compendiarsi, secondo noi, nell' affermata necessit di determinare i luniti e 1' estensione del
pensiero umano, e nella decisa teoria empirica,
riguardante l'origine delle idee. Per la filosofia
dell' Autore del Saggio, sebbene, per questi due
buoni lati, abbia una grande importanza nella
storia del pensiero, si mostra difettosa nelle sue
esagerate conclusioni. Ed infatti, se Locke ebbe
di opporsi con il suo criticismo alle
il merito
comuni tendenze dommaticbe del tempo, e di
affermare con il suo empirismo l' importanza che
hanno i dati sensibili per la formazione de' concetti, non riusc a ben definire la natura e 1' ufesperienza nel fatto conoscitivo. Egli,
secondo un preconcetto volgare, supponeva una
realt a se, distinta e indipendente dal soggetto,

ficio

il

dell'

quale, dal canto suo, doveva arrivare alla co-

gnizione

di

essa

per

le

esterno e di quello interno.

due vie del senso


causa di questa esa-

sole

gerata teoria empirica,


bilit

di

derivare

176
egli

dall'

non vide

esperienza

l'

impossi-

contingente,

particolare, molteplice, le forme del pensiero, che,

per la loro natura necessaria ed universale, sono


attivit unificatrici e qualitativamente diverse dai

dati sensibili. Egli

natura logica

non

si

cur di esaminare la
ma, limitandosi a

di queste forme,

spiegarne la genesi dal punto di vista psicologico^


non fece altro che avvertire 1' occasione sensibile,
per la quale esse vengono all' atto. Cos egli mostrava soltanto quando

le

funzionalit logiche

si

affermano nel pensiero, non gi donde esse derivano, e qual' quindi il loro carattere costitutivo.
Non si avvedeva di confondere u\ tal modo,
nella propria critica conoscitiva, 1' analisi psicologica con quella logica.
Per quelche riguarda poi 1' attivit ordinatrice
che egli attribuisce al pensiero, abbiamo visto
che essa non ha nessuna sostanziale relazione
con le forme a priori stabilite da Kant. 1 ripieghi
idealistici, a' quali Locke ricorre, per assicurare
la realt conoscitiva, seriamente compromessa
dall'empirismo, pur costituendo un passo, un progresso nella storia generale del pensiero, non
arrivano a spiegare i caratteri di universalit e
di

necessit, propri

de' concetti, e quindi, piut-

tosto che mostrare criticamente le


di

attivit

de'

soggetti

supreme forme

pensanti, espongono la

teoria lockiana al pericolo di degenerare in

sconfortante subiettivismo

individuale.

uno
dalle

conseguenze scettiche del suo sistema egli crede


di potersi liberare, quando, dopo avere tentato,
sul problema della realt conoscitiva, ogni solu

177

zione indipendente da presupposti dommatici, si


sente costretto a ricorrere all' ipotesi della prov-

videnza divina. Per Locke si rassegna evidentemente di mal' animo a quest' ultimo ripiego di
natura dommatica. Vi ricorre, come abbiam visto, pi per un cauto senso di praticit che per
altro.

Ma

fuggevoli

le

incoerenze commesse dal

fi-

losofo inglese, in senso idealistico e dommatico,

non sono

certo

avere, per

il

tali da menomargli il merito di


primo, non solo sostenuto la necessit dell' esame critico della conoscenza, ma di
averlo anche compiuto per conto proprio, e con

vedute, sebbene non identiche, pure analoghe a


quelle del criticismo kantiano. Locke, affermando
la relativit e la limitatezza del potere conoscitivo,

liber

il

pensiero da' vaneggiamenti della vecchia

che aveva fatto entit concrete di


vane categorie, e fece opera di somma
utilit per la scienza, richiamandola all' esame
nostri
de' fenomeni naturali che cadono sotto
sensi. certamente per tali meriti che il Voltaire
loda il savio e modesto filosofo di Wrington, questo
metafsica,

tutte le sue

credenze tradizionali in
materia di filosofia, questo simpatico assertore
della sovranit della ragione nel campo della
scienza, e della sovranit popolare nel campo
critico severo di tutte le

della politica,

ce Locke,

eri

un mot, dont

la

main coiirageuse

a de l'esprit liumain pose la borne heureuse!

(I)

Voi la ire

Poeme sur

In

lai nnturclle,

(1)

Partie IH*

178

Oltre al merito di aver definitivamente stabilito la subiettivit del

conoscere, in opposizione

ingenuo realismo della Scolastica, Locke ha


anche quello di aver dato impulso, con V esempio
della sua analisi conoscitiva, alla psicologia analitica. Nel Saggio, fra i diversi e indistinti accenni
a teorie, ormai acquisite alla scienza, noi troviamo anche quella del graduale divenire psiall'

chico e del progressivo accrescersi e differenziarsi


del contenuto dell'attivit interiore. Questo concetto di formazione e perfezione evolutiva della

psiche posto da Locke, quando, combattendo


la pigra ipotesi dell'innatismo, egli cerca di rin-

tracciare r origine delle conoscenze, e mostra

il

lento e successivo formarsi di queste dalle idee


piti

semplici alle pi complesse.

contenuto della dottrina di Locke


cos vario e cos ricco, che in esso si trovano
insieme gli elementi informativi delle pi opposte

Del resto

teorie.

Lo

il

spirito razionalista cartesiano e

il

ca-

rattere empirico baconiano, associati nel Saggio,

se da

un

lato furono causa delle contraddizioni

nell' opera del filosofo inglese,


poterono dare origine a due diverse
tendenze speculative: a quella di Berkeley e a
quella di Hume. Il primo ha infatti dedotto dai
principi del Saggio la subiettivit delle qualit
primarie, la negazione della sostanza materiale,
e di conseguenza in conseguenza il suo mistico
e nebuloso idealismo. Il secondo, animato dallo
stesso spirito critico di Locke, ha dedotto la cri-

che

si

riscontrano

dall' altro

tica dell' idea di causa,

zionista,

mostrando

il

fenomenismo associa-

cos l'assoluta inconciliabilit

179

sostenuti da Locke, con la


affermazione, espressa nel Saggio, intorno alla
esistenza sostanziale del corpo, dell'anima, di Dio.
de' principi empirici,

Cos,

se

nel

campo

studioso di evitare

della

metafsica Locke,

pericoli del

dommatismo

scetticismo, bilanciandosi fra queste due


diverse concezioni, spian la via all'una e all'altra:
dello

al

dommatismo idealista di Berkeley e allo scetHume; per quelche riguarda la gno-

ticismo di

elementi di due altre opposte


come il Maine de Biran,
abbandonata la sensazione, credettero di trovare
nella riflessione la sola fonte di ogni valida conoscenza. Altri, come il Gondillac, tenendo la via
seologia prepar

gli

dottrine. Infatti alcuni,

opposta, ridussero la l'iflessione alla sensazione,


e svilupparono il sensismo. Da questo fu facile
alla lilosotia francese passare al materialismo
del Lamettrie e del D' Holbach. E tanta si rivel

anche

in seguito

lockiane,

che

Saggio noi lo

lo

1'

intima vitalit delle dottrine


carattere empirico del

stesso

vedemmo

positiviste dello

diffondersi

nelle

teorie

Stuart Mill e dello Spencer, ed


nuove esigenze della spe-

adattarsi benissimo alle

culazione filosofica, e a' mirabili risultati delle


scienze moderne, inalveandosi nella rigogliosa
corrente di pensiero, opposta all' idealismo assoluto degli epigoni di Kant.

feconda perennit ond' animato, il


pensiero lockiano dimostra il proprio valore e la
propria importanza. Il Locke, vissuto in un' epoca
in cui il donnnatismo era sovrano ^gnore della
cultura, pose con evidente chiarezza e con lodevole

Per

la

risolutezza

il

problema conoscitivo, mostrandone

180

la necessit, e rilevando

vantaggi che dalla di-

scussione di esso sarebbero derivati alla scienza.


La sua critica provoc, nel campo donunatico a
lui avverso, la vigorosa ed elevata confutazione
dell' empirismo esposta da Leibnitz ne' Nuovi
Saggi. Dall' importante polemica di questi due
campioni dell'empirismo e dell' idealismo scatur
pensiero kantiano, dal quale informato lo
il
spirito scientifico moderno. Forse lecito supporre che, senza la teoria critica del Locke, il

tendenze filosofiche non


sarebbe stato ne si vivo, ne si fecondo di risultati. Senza di essa il dommatismo, stagnante
dibattito

tra

neir inerzia

le

varie

intellettuale

de' popoli,

nei

quali,

per la lunga schiavit del pensiero, si era quasi


spenta la salutare tendenza alla riflessione, avrebbe forse pi a lungo ottenebrate le menti.

risvegliare

dormienti, a stimolare

pigri,

suscitare nelle menti il dubbio sempre fecondo


di verit, a provocare nell'Europa, stanca ed esausta dalle cruente lotte religiose, libere e salutari
discussioni, nel campo sereno della scienza, ci
voleva proprio 1' opera di Locke. Quel libro che,
intitolato modestamente Saggio, apparve cinque

anni dopo la revoca dell' editto


colto con entusiamo da tutti

come

di
i

Nantes, fu ac-

dotti, aspiranti

annunzio della criserena contro il rude ed intransi-

alla libert religiosa,

1'

tica franca e
gente dommatismo. Esso, nella storia della filosofa, pu essere benissimo considerato come il
guanto di sfida che il pensiero umano, ormai
maturo, gettava contro al tradizionalismo confessionale. E lo spirito di indipendenza, l'abitu-

181

dine all'esame, la serenit e la freddezza nella


analisi scientifica, costituirono il prezioso retaggio affidato da Locke a' pensatori moderni.
II.

Ma

Locke non doveva, nella sua


giusto del suo
empirismo, trionfare senza opposizioni. Per la
legge fondamentale di contrasto, che regola il
divenire del pensiero umano, facendo s che ogni
teoria ahbia la sua antitesi in un' altra, finch
la teoria di

savia tendenza

critica, e nel lato

ambedue non si concilino


riore, alla nuova corrente

in

una

sintesi

di

idee,

sorta in In-

supe-

doveva opporsi, come difatti si oppose,


dommatica. E in questo ideale conmentre dovevano risaltare la deficienza

ghilterra,

la tradizione
flitto,

delle teorie empii'iche di Locke, e l'impotenza della

vecchia speculazione a risolvere i problemi del


pensiero, si doveva anche riconoscere la giustezza
del criticismo sostenuto dal filosofo inglese, e il
valore degli elementi idealistici inclusi

nel

dom-

matismo. Il rappresentante pi illustre di questa


opposizione fu Leibnitz. Egli, alla soglia dell'et
moderna, mentre la scienza si libera dall' influenza
funesta della tradizione dommatica, crea un grandioso sistema metafisico, in cui tutte le pi disparate teorie trovano la loro giustificazione.
Ma la dottrina monadologica include, come
abbiamo visto, una stridente contraddizione pro-

suo problema specifico: quello della


realt della conoscenza. Essa sostiene ed assicura che v' una concezione chiara dell' essere.
prio circa

il


e d' altra parte,

182

attribuendo

alle

monadi

oscuri di rappresentazione e limitazioni

stati

subiet-

negare loro una conoscenza piena


e distinta. Quindi evidente che la stessa veduta
delle cose, chiamata da Leibnitz Monadologia,
impossibile. Cos il filosofo di Hannover mostra,
senza avvedersene, i limiti della conoscenza umana gi affermati da Locke, e pure lancia arditamente il pensiero nel dommatismo. Facendo
in questo modo si comporta come que' teologi, i
quali, pur affermando che Dio inaccessibile alla
tive, finisce col

conoscenza umana, hanno poi la vana pretesa di


noverare e spiegare le sue numerose perfezioni.
Per se Leibnitz, con 1' ipotesi della monade
che tira tutto dal proprio fondo, non riesce a
spiegare la realt della conoscenza, afferma nondimeno r importante principio, non riconosciuto
da Locke, che V oggetto deve spiegarsi per il soggetto.

11

Leibnitz sembra qui intuire che nell'-io,e il conoscere costituiscono un atto

dove r essere

solo, risiede la

conoscitivo.

ultima del problema


ha grandissima importanza,

soluzione
se

nella dottrina del filosofo tedesco,

il

tentativo di

determinare e modellare la natura delle altre monadi sulla virti rappresentativa deUa monade
individuale, dell' - io, - non minore significato
contiene il concetto dell' armonia prestabilita. In
esso infatti noi possiamo vedere come la ragione

suprema, necessaria ed universale di tutta la


realt. Leibnitz, con questa sua veduta, riesce a
stabihre quel principio intelligibile, informatore
deh' essere e della conoscenza, principio che Locke, per

il

suo empirismo, non aveva potuto tro-

183

vare. In tale ipotesi dell' arinoaia prestabilita noi

vediamo espresso l'ordine logico delle leggi eterne


che governano l'universo, e ne costituiscono la
vera anima razionale.
Nella dottrina di Leibnitz pure degno di
il concetto con cui egli detinisce
ragion d' essere della realt. Noi sap-

essere rilevato
e spiega la

piamo che per il filosofo tedesco Dio


rato come la sorgente delle possibilit

considee delle esi-

stenze. Di quelle per la sua essenza, di queste per


la

sua volont. Secondo tale

ipotesi, la divinit

viene ad essere la giustificazione ideale,


assoluta dell' universo. Ogni

1'

monade trova

unit

in

Dio

ragione della propria esistenza. Ora Leibnitz,


che ammette dommaticamente la trascendenza
la

trova in evidente contrasto con le


proprie idee filosofiche. Dato infatti, come vuole
lui, che le monadi siano sostanze attive, sarebbe
contraddittorio il supporre che esse dipendano
da qualche cosa di esterno, e che non abbiano
in se stesse la ragione della propria esistenza.
del divino,

si

Che cosa poteva rimanere


nica di tutto

monadi

il

reale,

armocomplesso

fuori dell'unit

costituita dal

Se queste non avessero incluso


nel loro insieme la ragione di se stesse, e non
avessero trovato in se la propria giustificazione,
sarebbero divenute entit dipendenti, ed avrebbero quindi cessato di essere sostanze. Cos Leibnitz, costretto ad affermare la dipendenza di
tutti gli elementi del reale da un principio assoluto, si sarebbe trovato, suo malgrado, vicinisdelle

simo a Spinoza.
Possiamo quindi concludere che

il

filosofo di

184 -

Hannover, invece di dimostrare chiaramente, nella


sua teoria, la trascendenza dell' unit assoluta,
in cui vengono a trovare la loro giustificazione
tutte le essenze e le leggi

logiche,

ci

rivela

la

necessit di dovere ammettere l'esistenza di una


ragione universale immanente in tutti gli esseri,

non

distinta da questi. Anche la manifesta indecisione di Leihnitz a considerare le monadi, unit


coscienti, ora, secondo la teoria dell'emanazione,

come

fulgurazioni continue dell' essere assoluto,


secondo la dottrina della creazione, come effetti di un soprannaturale atto creativo, rivela chiaramente la tendenza della filosofia monadologica
ad ammettere un assoluto immanente alla realt.
Dalle vedute metafsiche della propria teoria
r Autore de' Nuovi Saggi pu dedurre diverse
utili verit, riguardo alla soluzione del problema
gnoseologico. Noi abbiamo veduto coni' egli soora,

stenga che la vita interiore rappresentativa non


si

risolva soltanto ne' gradi coscienti di

chiarezza,

ma

che

si

estenda anche

della soglia della coscienza,

al

massima
di

sotto

pi
deboli e pi indistinti. Nelle percezioni consiste
il sustrato di tutta 1' attivit psichica, nelle
apfino

agli

stati

percezioni si raggiungono
progressivi chiarimenti intellettuah della monade. In tal modo
Leibnitz, mettendo in rilievo, per il primo, il
valore de' fenomeni oscuri dello spirito, introduceva nella filosofia il concetto dell' inconscio,
ed assicurava il fatto importantissimo della coni

tinuit della vita psichica.

Ammesso

che la monade sia ricca di tante


grado in grado,

virtuali energie, esplicantisi, di

185

dagli stati pi infimi rappresentativi fino a quelli

pi elevati della ideazione cosciente, era facile

taper Leibnitz combattere la dottrina della


E sebbene egli, per 1' esagerata
bula rasa.
affermazione che la monade trae tutto dal proprio
fondo, non distingua bene il senso dall'intelletto,

pure

da
il

riesce

pensiero
lui

rilevare

puro

per

instituita,

la

tutta

1'

importanza del
Nella critica

cognizione.

contro l'empirismo di Locke,

filosofo tedesco afferma l'esistenza di elementi

conoscitivi
verit
egli

priori,

razionali

mostra

di

distingue

da quelle

capire che

nettamente

empiriche.
concetti

Con

le

ci

non potreb-

bero sorgere, se nella mente non fossero innate


informative, le quali ven-

certe virtuali energie

rendono coscienti all'occasione


Possiamo lamentare soltanto che Leibnitz non abbia bene spiegato come queste condizioni conoscitive a priori esistano, quali siano,
e che rapporto abbiano con la realt. Ma la sola

gono

all'atto e si

de' sensi.

affermazione

non

dell'

esistenza

di

principi

formali,

derivabili da' sensi, agevolava di per se

la

soluzione del problema gnoseologico. Cos Leib-

abbia da se forze
produttive originarie, concilia il razionalismo di
Cartesio, con l'empirismo di Locke, e prelude alla
dottrina delle categorie di Emanuele Kant.
E la filosofa leibnitziana non feconda di
nitz,

con r ipotesi che

lo spirito

verit utili soltanto nel

campo

della gnoseologia,

ma

contiene anche principi importantissimi, che


hanno contribuito e contribuiscono tuttora al
progresso delle scienze. La metafisica del filosofo
tedesco include in germe molte teorie, oggi soste-

186

nule da' pi dotti cultori delle discipline fsiche


e naturali. Noi abbiamo gi notato l' analogia
fra la monade leibnitziana, riducentesi ad un' unit di forza rappresentativa, e costituente T elemento ultimo irriducibile dei reale, con gli elettroni ne' quali si fa consistere la vera natura
della,materia. L' ipotesi dell'

animismo evolutivo,

affermata da Leibnitz, accolta da molti biologi


moderni. Mediante la teoria della continuit della

natura Leibnitz pu affermare, nel campo filosofico, ci che oggi affermano gli evoluzionisti sulla
base di ricerche empiriche. Valendosi del principio
ragion sufficiente e di quello di continuit, la
scienza pu avanzare le sue ipotesi in campi
ancora inesplorati, per facilitare nuove scoperte.
Cos il pensiero moderno, se da un lato deve
a Locke lo spirito critico, ond* esso felicemente
di

informato,
utili

dall' altro

deve pure a Leibnitz tante

vedute, che servono di orientamento nella

ricerca della verit.

Tanto r Autore del Saggio come 1' Autore del


sistema monadologico furono altamente benemeriti

della filosofia

mando

della

scienza. L' uno, affer-

sostenendo l'idealismo
metafisico, posero nettamente, per la critica kantiana, due opposti lati del problema gnoseologico.
Le loro dottrine offrirono elementi fecondi di
verit, e prepararono le pi vitali questioni speculative, che da Kant in poi tengono tuttora desto
l'empirismo,

l'altro,

il

pensiero filosofico.

IVIDX

OK

Dedica

pag.

Avvertenza
Capitolo

I.

Criticismo di Locke e

Il

il

Cartesio e

dubbio metodico

il

La prima

sum Come Cardommatismo Il pensiero

sicura verit: cogito ergo


tesio ricade nel

di Cartesio influisce su LoRibellione di questi alle teorie delle

critico iniziale

cke

Locke combatte l'autorit dottri Abbandona Cartesio al suo dommatismo e procede sulla via della critica
Scuole

nale

Influenza di Bacone sull'Autore del Saggio

Spirito critico di

tore del criticismo

Locke

Locke fonda-

Differenza fra il criticismo di Locke e quello di Kant -- Locke

afferma

la

necessit di determinare

della conoscenza

Il

limiti

modesto compilo

di

Locke.

IL

Leibnitz

il

suo universalismo metafisico-

Leibnitz precursore degli odierni


Modernisti Tentativo di unione fra la

religioso

LeibChiesa protestante e quella cattolica


Spirito conciliativo di Leibnitz e Bossuet
Ditz Presunzione dommatica di Leibnitz
e cauto riserbo di Locke nelle questioni me-

Dommatismo

di Leibiiitz
I.

188

Latitudinismo di Locke,
derivante dal suo spirito critico e indipendente
Come si spiegano in Locke certi
avanzi di dommatisnio
Compito e carattere
tafisico-religiose

metafsico della flosoia leibntziana


Ragione storica del dommatismo di Leibnitz.

IIL

Leibnitz

fa dipendere la teorica della conoscenza da presupposti dommatici


Tratla-

zione dommatica delle questioni concernenti

Saggio di Locke
Secondo Leibnitz il
problema dell'origine della conoscenza non

il

preliminare in filosofia
Leibnitz non
comprende l' importanza del criticismo di
Locke
Leibnitz, nel suo ecclettismo, ap-

prezza Aristotele e la Scolastica


Non
vuole che alla conoscenza si pongano limiti
Leibnitz e la critica lockiana della sostanza

Il

fenomenalismo

critico di

lismo metafisico di Leibnitz

Locke e l'ideaI due filosofi

fronte alla metafisica


Leibnitz nella
questione conoscitiva non vede, come Kant,
un problema autonomo
Influenza del criticismo inglese su Kant
Locke e Leibnitz
di

di fronte al

problema conoscitivo

Impor-

tanti intuizioni e profondo significato

della

metafisica leibnitziana.

Capitolo

II.

L'

Empirismo

di

Locke

e l'Idealismo di

Leibnitz
I.

pag.

Locke e gli innatisti


L'equivoco dell'innatismo cartesiano
L'empirismo di Locke
Come Locke combatte l' innatismo
Giustificazione storica dell' empirismo esagerato di Locke
Grave errore di metodo
in Locke
Differenza posta da Leibnitz fra

verit necessarie e contingenti

afferma contro Locke


dell'universale

Leibnitz

precedenza logica

Punto di vista esclusivaLocke


Percezione ed
Leibnitz
Le virtualit dello

mente psicologico
appercesione in

la

di

69

189

secondo Leibnitz

spirito

Locke spiega

il

sorgere della conoscenza come una generatio


aequivoca, Leibnitz come una geti<iratio ah
La tabula rasa, ammessa da Locke,
ovo

una pura potenza

fa dell' intelletto

recettiva

Leibnitz rigetta V ipotesi di Locke sulla

passiva

recettivit

dello

spirito

Come

Leibnitz concilia l'innatismo cartesiano con


Leibnitz riesce a
l'empirismo di Locke

spiegare la necessit e l'universalit della


Locke e Leibnitz giudicano
conoscenza
Loro diverso
diversamente il sillogismo

giudizio suir induzione.

IL

Il

dell' esperienza, non spiegato da


avvia per Leibnitz alla sua soluAnalogo concetto dell' esperienza in

problema
Locke,

si

zione

Kant

e in Leibnitz

come un

rienza

Locke accetta

fatto irriducibile, e

1'

espe-

non

la

Trascura la sintesi primitiva dello


spirito La sensaziojie non arriva, come
crede Locke, a produrre l'idea L'empirismo

spiega

di

Locke

Come

esistenza

frutto di

una lunga

riflessione

filosofo inglese spiega

il

Critiche del

trina lockiana

Rosmini

Locke riconosce

l'idea di
dot-

alla

nell'essere

fondamentale, ma non ne spiega


Leibnitz avverte che 1' idea delessere un'emanazione del soggetto

un' idea

r origine
l'

Critiche del Rosmini allVt pivorileibnitziano.

III. Locke

e Leibnitz

stanzialit
filosofi

di

circa

tempo

negano

obiettiva

1'

allo spazio

Dissenso

una sodue

fra

origine dell' idee di spazio e

Analogia

fra

T innatismo

di

a priori kantinno i caratteri


razionalistici dell' empirismo di Locke non
hanno il valore dell' a priori di Kant Le
forme conoscitive, ammesse da Locke, non si
possono riconnettere all' a priori 6e\V AnaLeibnitz e

litica

1'

Trascendentale

Il

subiettivismo lo-

190

ckiano, nella conoscenza matematica e moe V a priori di Kant Locke non


pu essere considerato come un sensista,
sebbene sostenga un troppo facile empirismo

rale,

Leibnitz esagera la virtualit dello spirito,


sacrificando
diritti dell' esperienza
due
I

filosofi

pongono

gli

elementi della dottrina

kantiana.

Capitolo IH.
r Idealismo

I.

Locke

....

Subietti vismo empirico di

II

metafisico di Leibnitz

Leibnitz tengono

diverso, per spiegare

Locke

pag. 135

un procedimento

valore obiettivo della

il

Fenomenismo di Locke e domdi Leibnitz La neutralit gno-

conoscenza

matismo

seologica dell' idea,

una conseguenza

ammessa da Locke,

del

suo empirismo

Il

pericoloso soggettivismo del Locke paL'arragonabile al moderno solipsismo


gomento di analogia, che dal soggetto individuale inferisca per gli altri soggetti, non
possibile nel subiettivismo di Locke
L' esistenza, quarta forma di conoscenza
ammessa da Locke, non impedisce il subietLocke si propone direttamente
tivismo

problema della realt della conoscenza


Leibnitz non spiega criticamente come gli
stati delle monadi corrispondano alla realt

11

La

teoria di Leibnitz

idealismo metafisico

monia

conclude per un
L'ipotesi

dell'ar-

prestabilita insufficiente per evitare

La limitazione ideale delle


r idealismo
monadi impedisce una piena conoscenza delL'idealismo di Leibnitz e quello
l'universo

di Platone.

II.

Come

Locke dimostra

semplici

Per

le idee

la

realt

delle

complesse

idee

la realt

Locke non si
si conforma al pensiero
avvede che tutte le qualit sono seconde e
subiettive

Insufticiente

domniatica

di-

191

mostrazione della realt delle idee semplici


Locke non mostra la ragione della presunta conformit del reale alle idee complesse

Come

Leibnitz spiega

semplici e complesse

idee

la realt delle

La

realt dell' idea

sostanza secondo Locke e Leibnitz


Locke non d una esauriente spiegazione
Locke
critica della realt della conoscenza
con inconseguenza ricostruisce la metafisica
Idee dommatiche di Locke intorno alla
sostanza, alle qualit dei corpi, e all' anima
RaMancata critica dell' idea di causa
gioni morali delle inconseguenze di Locke
Leibnitz critica Locke di non avere, anche

di

per

le

sostanze, preso

la possibilit

come

criterio di realt,

Leibnitz afferma la piena

ii-s
Locke determina
conoscenza dell'
meglio di Leibnitz la necessit dell' espeLeibnitz non prova come la conorienza
scenza della materia non possa mostrarci
Lati buoni delie
la vera natura delle cose
Nessuno
dottrine di Locke e di Leibnitz
dei due filosofi chiarisce bene la vera naPrima di Kant non era
tura del pensiero
possibile la soluzione del problema cono-

scitivo.

pag. 175

Conclusione

difetti principali
In che consistono i pregi e
Esagerazione deldella dottrina lockiana
i

Gli elementi idealistici in


l'empirismo
ImporLocke sono causa di scetticismo
Locke pone
tanza del criticismo di Locke
Da' prinil concetto evolutivo della psiche
cipi dottrinari del Saggio nascono le opposte
Il sensismo,
teorie di Berkeley e di Hume
il materialismo e il positivismo sono influenzati da Locke Il pensiero di Locke provoca

la dottrina conoscitiva di Leibnitz e di

Locke

e la libert di critica.

Kant

^
II.

192

Leibnitz contro Locke

Contraddizione fon-

damentale della dottrina monadologica

Importanti principi inclusi nella teoria di


Leibnitz
Leibnitz non poteva dimostrare
la trascendenza dell' unit assoluta del reale
Leibnitz afferma la continuit della vita
psichica
Rivela 1' esistenza di elementi a,
priori nel fatto conoscitivo
Leibnitz e la
scienza
I due filosofi pongono le pi im-

portanti questioni speculative.

DELLO STESSO AUTORE

L'Assurdit

della

Metodica

Scolastica

neir Insegnamento IMedio


(Siena, Stab. Tip. C. Nava, 1907)

Di

prossima pubblicazione:

OSSERVAZIONI
SUL

PRAGMATISMO
X'^f^^

FB 2 8)973

PLEASE

CARDS OR

SLIPS

UNIVERSITY

B
1298
K7G67

DO NOT REMOVE
FROM

THIS

OF TORONTO

POCKET

LIBRARY

Corti, Settimio
La Teorica della
conoscenza in Locke e Leibnitz