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A

Tra il nuovo e il vecchio


I movimenti politici del Nord Africa
a cura di

Antonio Sassu
Sergio Lodde
Contributi di
Lahcen Achy
Gianluca Borzoni
Bianca Carcangiu
Salim Chena
Assa Kadri
Mustapha Kraem
Sergio Lodde
Patrizia Manduchi
Gianni Marilotti
Nicola Melis
Grard Prvost
Mariangels Roque
Christian Rossi
Antonio Sassu
Giovanni Sistu
Laura Tocco

Copyright MMXII
ARACNE editrice S.r.l.
www.aracneeditrice.it
info@aracneeditrice.it
via Raffaele Garofalo, /AB
Roma
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I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica,


di riproduzione e di adattamento anche parziale,
con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi.
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senza il permesso scritto dellEditore.
I edizione: novembre

Indice
7

ANTONIO SASSU E SERGIO LODDE


La nuova geografia politica del Nord Africa: quali scenari per
il Mediterraneo?
La rottura del patto sociale e la democrazia incompiuta

13

GRARD PRVOST
Rvolution dans le Monde arabe ou la dmocratie inacheve

55

PATRIZIA MANDUCHI
Il ruolo delle opposizioni religiose nelle primavere arabe. Il caso
dei Fratelli Musulmani in Egitto

79

BIANCA MARIA CARCANGIU


Gheddafi: un dittatore e la sua opposizione

99

LAHCEN ACHY
The Failure of Authoritarianism in the Arab World

119 SERGIO LODDE


La crisi alimentare e la primavera araba
135 SALIM CHENA
LAlgrie des rformes face lAlgrie des rvoltes: quelles
volutions pour quels enjeux?
Leconomia, la societ, i giovani
153 ANTONIO SASSU
Alcuni aspetti delleconomia del Nord Africa
165 MARIA-NGELS ROQUE
Los jovenes en el contexto de las revoluciones del mundo rabe
193 GIOVANNI SISTU
Al Bab scappato. Voci di dentro nel cambiamento in
Tunisia

Indice

205 ASSA KADRI


Rvoltes Arabes. Ruptures gnrationnelles, gnrations de
rupture: la fausse exception algrienne
Il quadro internazionale
219 MUSTAPHA KRAEM
Le Printemps Arabe: Rvolutions ou Rvoltes
225 GIANLUCA BORZONI
Dalle origini alla Primavera araba. La Nato e le crisi
mediterranee tra passato e presente
255 CHRISTIAN ROSSI
LUnione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo dalla Carta
per la Pace e la Stabilit alla Primavera Araba (1970-2011).
Genesi storica e prospettive future
301 NICOLA MELIS E LAURA TOCCO
Il ruolo della Turchia nella primavera araba
323 GIANNI MARILOTTI
Dallinterdipendenza allinter-indipendenza
343 Autori

Tra il nuovo e il vecchio


ISBN 978-88-548-5228-0
DOI 10.4399/97888548522801
pp. 7-12 (novembre 2012)

La nuova geografia politica del Nord Africa: quali scenari


per il Mediterraneo?
Antonio Sassu e Sergio Lodde

Poche societ al mondo potevano vantare il grado di sviluppo


economico e culturale raggiunto dai paesi arabi a cavallo fra il primo e
il secondo millennio. Un viaggiatore di quei tempi poteva ricevere un
ordine di pagamento a Tangeri ed incassarlo a Bagdad. Le grandi
scoperte matematiche che aprirono la strada alla rivoluzione scientifica europea del XVII e XVIII secolo venivano da l, e il nostro
algoritmo deriva il suo nome da un grande matematico arabo:
Mohammad Ibn Musa-al-Khwarizmi. Si pu affermare, senza timore
di smentite, che il mondo arabo era, a quei tempi, il motore della
globalizzazione.
Quellepoca ormai lontana ma le grandi civilt, come i fiumi carsici, si inabissano nel sottosuolo per riemergere non appena si creano
condizioni favorevoli. Non stupisce pertanto che la cosiddetta
primavera araba sia stata salutata come una sorta di risveglio da un
lungo sonno e abbia suscitato tante aspettative, soprattutto fra gli
osservatori dei paesi occidentali.
I moti popolari che hanno investito di recente alcuni paesi nord
africani aprono nuovi scenari sia interni che internazionali ancora, in
larga misura, imprevedibili. La caduta di regimi corrotti e screditati in
Tunisia, in Egitto e in Libia ha indotto molti a ritenere che si fosse
avviato un processo irreversibile di progressiva democratizzazione di
questi paesi con prospettive di un pi ampio e costruttivo dialogo con i
loro nuovi governi. Questo sentimento diffuso stato rafforzato dal
ruolo svolto, almeno nella fase iniziale, dalle giovani generazioni che,

Antonio Sassu e Sergio Lodde

nel mondo arabo, rappresentano un nucleo molto consistente della


popolazione ed esprimono una forte domanda di libert e democrazia.
A quasi due anni di distanza da quegli avvenimenti gli entusiasmi
iniziali, forse un po affrettati, si sono affievoliti. La realt si rivelata
pi complessa e ha suscitato molti interrogativi su quello che sar il
cammino ulteriore dei processi di mutamento da essi innescati. Il
dramma in cui si dibatte attualmente la Siria e linsuccesso delle
proteste popolari in altri paesi come lo Yemen fanno pensare che i
percorsi di democratizzazione di questi paesi, se mai andranno avanti,
seguiranno percorsi assai pi tortuosi di quanto gli avvenimenti
dellinverno 2010-2011 lasciassero intravvedere e, comunque, diversi
da quelli che hanno segnato la nostra storia e che ci appaiono, per
questo motivo, pi naturali. Niente autorizza laspettativa che il punto
finale di questa evoluzione sia laffermazione di un modello di
democrazia simile a quello dei paesi avanzati, quantunque i modelli
culturali occidentali si stiano progressivamente diffondendo fra le
giovani generazioni. Gli avvenimenti pi recenti sembrano suggerire,
al contrario, che gli equilibri politici si stiano evolvendo a favore di
forze di ispirazione islamica, non necessariamente conservatrici, ma
certamente meno attratte dei giovani protagonisti della prima ora dai
modelli occidentali.
Formulare un giudizio sugli avvenimenti in corso e sulle prospettive e gli scenari che essi dischiudono non semplice e forse
prematuro, anche senza voler imitare lestrema prudenza dellex ministro degli esteri cinese Zhou Enlai il quale, intervistato, rispose al suo
interlocutore che era troppo presto per giudicare gli effetti della
rivoluzione francese. Nella consapevolezza che laffermazione di
Zhou Enlai forse meno paradossale di quanto sembri, questo volume nasce con lintento di fornire spunti di riflessione su un fenomeno
che ha per protagoniste le popolazioni nord africane ma interessa
molto da vicino lEuropa e, in particolare, i paesi che si affacciano sul
Mediterraneo. I contributi raccolti affrontano diverse tematiche di
carattere storico, economico, internazionale e socio-antropologico, nel
tentativo di offrire un quadro il pi possibile sfaccettato degli
avvenimenti, della loro genesi e possibile evoluzione e del contesto
internazionale nel quale si inseriscono.

La nuova geografia politica del Nord Africa

La prima parte dedicata allanalisi dei fattori sociali ed economici


sottostanti alle rivolte popolari e alle diverse dinamiche da essi messe
in moto in alcuni paesi. Il contributo di Prvost analizza il processo di
formazione degli stati nord africani mettendone in luce la matrice
coloniale che prescinde totalmente dallarticolazione etnica e sociale
delle popolazioni in essi riunite. Ci ha portato alla costruzione di una
unit nazionale che , in alcuni casi, poco pi che uninvenzione dei
regimi al potere, e alla marginalizzazione dei movimenti sociali
espressione della societ civile. Si spiega cos perch le lites militari,
coprendo un vuoto politico e sociale, hanno svolto un ruolo centrale
nella storia recente di questi paesi e costituiscono ancora una variabile
cruciale dellevoluzione in corso.
Nel secondo articolo Manduchi esamina lo svolgimento degli
avvenimenti che hanno caratterizzato i moti egiziani cercando di
dipanare la complessa matassa degli equilibri politici e sociali che ne
condiziona lo sviluppo ed evidenziando lemergere di una componente
politica, i Fratelli Musulmani, destinata ad avere un ruolo cruciale nel
futuro prossimo e non solo, grazie alla sua organizzazione e agli stretti
legami, sviluppati nel tempo, con larghe fasce della popolazione.
Quello di Carcangiu ripercorre i rapporti fra la ristretta oligarchia che
ha sostenuto il potere di Gheddafi in Libia e la sua opposizione. La
dura repressione da parte del regime ha di fatto contribuito a catalizzare, nel corso degli anni novanta del secolo passato, una opposizione
di matrice islamista che andata progressivamente organizzandosi
intorno alle moschee.
Nei lavori successivi vengono messi in luce alcuni fattori che
hanno consentito la lunga sopravvivenza dei regimi Nord africani e
che, alla fine, ne hanno determinato la caduta. Il contributo di Achy
analizza dettagliatamente la natura del patto sociale tacitamente stipulato fra questi regimi e la popolazione che ha consentito di conciliare,
per un certo tempo, lo sviluppo di elementi di uneconomia di mercato
con un forte autoritarismo. Esso si basava sullo scambio fra bassi
prezzi di alcuni beni di prima necessit e laccettazione di una
distribuzione fortemente sperequata del reddito e del potere. Il progressivo passaggio da uneconomia di stato a una di mercato, con la
necessit di porre in essere politiche di riduzione del bilancio
pubblico, ha reso il patto insostenibile. Nella stessa ottica si colloca

10

Antonio Sassu e Sergio Lodde

lanalisi di Lodde che approfondisce le connessioni fra la crisi


alimentare internazionale e i moti popolari in Egitto. La crisi ha
determinato il rapido impoverimento di vasti strati della popolazione
ed ha agito come fattore di disvelamento agli occhi della popolazione
dellincapacit dello Stato a fronteggiarne gli effetti e a continuare a
onorare quel patto. Diverso , invece, il caso dellAlgeria in cui, come
mostra il contributo di Chena, un patto sociale molto simile ha retto,
attenuando il malessere e bloccando di fatto lo scoppio della rivolta.
Il contesto economico, le dinamiche sociali e, in particolare, il ruolo dei giovani e delle loro forme di comunicazione sono oggetto della
seconda sezione. Il lavoro di Sassu descrive un quadro delle caratteristiche macroeconomiche delle economie nord africane mostrando
come il malcontento popolare affondi le sue radici nella elevata
disoccupazione e nella diffusa povert, nonostante tassi di crescita
abbastanza sostenuti registrati da questi paesi negli anni recenti.
Ai giovani, al loro ruolo, alle speranze e attese da essi suscitate
sono dedicati i contributi di Roque e Sistu. Roque esamina i cambiamenti sociali intervenuti nelle nuove generazioni sempre pi istruite e
urbanizzate, e la loro esposizione a fonti di informazione non locali e
non completamente controllate come i blog su Internet o la TV Al
Yazeera. La primavera araba forse la prima rivolta popolare in cui la
rete Internet gioca un ruolo fondamentale. Il contributo di Sistu mostra
quale importanza abbiano avuto i blog e i social network, in particolare Facebook, nellaggirare le censure allinformazione del regime
tunisino e quanto essi abbiano contribuito ad organizzare e coordinare
la protesta. Una situazione molto diversa emerge invece nellanalisi di
Kadri del caso algerino, in cui una giovent frammentata e ideologicamente orientata dalle grandes coles di Stato e unintelligentzia
mancante di autonomia rispetto al potere dominante non sono state
capaci di operare la rottura ideologica che le ha rese protagoniste del
cambiamento nei paesi limitrofi.
Gli aspetti relativi al contesto internazionale in cui si collocano gli avvenimenti della primavera araba sono trattati nella terza ed ultima sezione. La futura evoluzione politica dellarea legata allatteggiamento dei paesi industrializzati e alla loro capacit di trattenere
rapporti politici ed economici nuovi con i governi emergenti supe-

La nuova geografia politica del Nord Africa

11

rando i residui del post colonialismo. La riflessione di Kraem, a questo proposito, appare improntata ad un forte pessimismo. A suo giudizio i paesi occidentali continuano a considerare il mondo arabo come
una fonte di materie prime, in particolare petrolio e gas naturale. Interessi, questi, che risultavano probabilmente meglio protetti dai vecchi
regimi che dallincertezza dei nuovi equilibri politici. Da qui, al di la
delle prese di posizione ufficiali, una velata ostilit verso il nuovo che
non ne facilita certamente il cammino.
Anche i contributi di Borzoni, Rossi e Marilotti pongono laccento
su alcuni importanti fallimenti nelle politiche dei paesi industrializzati
nei confronti di quelli dellaltra sponda mediterranea. Borzoni si
sofferma sui legami degli Stati Uniti e dei paesi della NATO con i
regimi spodestati e sullincertezza che ne ha caratterizzato latteggiamento di fronte alle rivolte. Incertezza spiegabile con il fatto che la
eventuale egemonia delle componenti islamiche sarebbe per gli Stati
Uniti un problema assai pi che una soluzione. Il contributo di Rossi
analizza i tentativi di pervenire ad un accordo generale di pace e sicurezza nel Mediterraneo e il loro fallimento finale principalmente a
causa della mancata soluzione della questione palestinese. Emerge
comunque qualche segnale che gli avvenimenti nord africani abbiano
contribuito a convincere lEuropa della necessit di assumere un ruolo
pi incisivo e dinamico nello scacchiere Mediterraneo in direzione
della pace e della sicurezza di tutti i popoli dellarea.
Nella loro analisi del ruolo della Turchia Melis e Tocco si chiedono
se questultima possa costituire un modello di riferimento per i futuri
sistemi politici e un fattore di stabilit per larea nord africana. Molti
osservatori sono stati indotti a ritenere tale ipotesi del tutto plausibile
ma, per gli autori, la risposta assai meno semplice date le molteplici
identit sedimentatesi in una storia articolata e complessa come quella
turca. La Turchia ha indubbiamente conquistato una reputazione di
paese affidabile agli occhi dei paesi arabi e una certa influenza
nellarea, anche grazie alla recente politica nei confronti di Israele. Ma
restano ancora molti nodi irrisolti.
Infine Marilotti esamina unaltra promessa fin qui non mantenuta:
la creazione di una zona di libero scambio mediterranea. Larticolo
mette in luce lambiguit dellatteggiamento europeo nei confronti

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Antonio Sassu e Sergio Lodde

della primavera araba e come esso sia stato percepito nei paesi
dellaltra sponda del Mediterraneo, sottolineando come da questi
ultimi provenga una domanda di collaborazione fra pari che i paesi
occidentali e, in particolare, lUnione Europea non sembrano essere in
grado di soddisfare. Larticolo corredato da una testimonianza
accorata, colma di speranze e delusioni, di Raoudha Guemara, docente
di storia dellUniversit di Tunisi.

Tra il nuovo e il vecchio


ISBN 978-88-548-5228-0
DOI 10.4399/97888548522802
pp. 13-53 (novembre 2012)

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Rvolution dans le Monde arabe ou la dmocratie inacheve


Grard Prvost

Peut-on encore supposer un Monde arabe et parler de rvolutions arabes sans voir que c'est dj faire preuve d'exceptionnalisme
mthodologique ? La priorit est aux considrations enthousiastes et
aux commentaires extatiques, sous la prdominance de sources que les
chercheurs ont pour principe de mettre en doute ou de soumettre
l'analyse critique. Articules l'une l'autre, ces sources sont mdiatiques, orientes par les postures idologiques propres chacune d'elles
et partisanes, produites par des protagonistes, guides par les rfrences doctrinales et objectifs des uns et des autres. Les exigences
minimums d'une science sociale normale semblent y trouver laborieusement leur place, comme si elles n'taient pas adaptes aux types
d'objet ou aux processus reprsents par les vnements en Tunisie, en
gypte et dans les autres pays du pourtour mditerranen.
Exceptionnalisme mthodologique puisque la qualification Monde arabe procde d'une invention rcente, quand, par dessein stratgique, la colonisation britannique s'ouvrait la route des Indes vers le
cur mditerranen moyen oriental, pour y installer un contrle en
vue de l'appropriation des marchs conomiques gyptiens livrs du
coup la concurrence trangre et entre tats nationaux dans le cadre
du march capitaliste mondial. Pourtant, l'enregistrement d'un Monde arabe , l'instar de nombre de chercheurs et de commentateurs,
semble s'idaliser maintenant, tel un monde platonicien soutenu par un
tre de monde arabe , existant comme essence ou sous l'effet d'une
quasi thse ontologique ce qui est : le Monde arabe , la-

14

Grard Prvost

quelle prsume videmment sa rplique thologique accroche


l'existence d'une transcendance. Ce Monde arabe qui est , pens
sous l'omnipotence d'une mise en conformit avec son ide ou son
tre , pas plus son tre heideggerien, vnementiel et jaillissant,
constitu par une temporalit qui clairerait et interprterait son sens
dans le temps historique, les rvolutions et autres printemps
arabes comme sa rsultante chaude et dclare, est un monde imaginaire ! Il faut revisiter Edward Sad et bien sr Maxime Rodinson.
L'un pour sa critique de l'orientalisme, une construction sociale et historique, l'autre pour sa dfinition historicise de l'arabit, ainsi peut-on
parler d'arabiss tout autant que de dsarabiss dans un macrocosme o l'ethnicisation inter communautaire et les antagonismes
entre pays sont forts.
Ds lors, l'arabit, sauf se penser sous l'assertion d'une nature
fatalement dcline en race, ne peut tre qu'lan identitaire qui
s'alimente dans l'opposition fabrique avec un monde non arabe
non moins imaginaire ! C'est le Monde arabe dress comme rempart face un Monde non arabe , l'Occident, se dployant dans un
continuum qui ne cache pas son arrogance, ses travers et ses
ambitions1. Ce faisant, la dmarche ethnicise un continent qui n'existe
pas. La preuve, quand on ne dit pas Monde arabe on emploie la
formule Mditerrane , comme s'il s'agissait de contourner la difficult de dsigner un continent. Ce n'est rien moins qu'une mer,
toujours pas un continent. Pourquoi ne pas dire peuples mditerranens comme l'on dit peuples europens ou peuples amricains ? On peroit dj mieux o se situent les fragmentations,
mais plus encore s'agit-il de fragmentations par rapport des peuples
nationaux prenant forme dans des tats nationaux ; les divisions sont
nationalises par des tats au sein desquels se cristallisent leurs
particularismes, les entretiennent et garantissent leur prservation ! En
fait de Monde arabe , en Mditerrane comme ailleurs, il n'y a que
des tats nationaux unissant des peuples en un seul par nationalisation.

Samir Amin et Ali El Kenz, Le Monde arabe : Enjeux sociaux, Perspectives mditerranennes, L'Harmattan, Paris, 2003.

Rvolution dans le Monde arabe

15

Les dsigner comme des pays ou des tats nationaux arabes ne


suffit pas pour penser leur unit ni une cohrence sociale ou politique.
Ni mme symboliquement. Surtout que la Mditerrane touche les
ctes de ces tats nationaux composs de peuples arabiss, ou non
arabiss, dont bien sr une part importante est berbre, puis de
groupes d'origines trs diverses, issus de mixits s'inscrivant dans
diffrents degrs de pratiques lies des rtentions de traits culturels
plus ou moins anciens, des particularismes religieux chrtiens ou
musulmans dclins en une grande varit de rfrentiels et de rituels
dsigns souvent sous la notion d' identit . tablir et justifier un
Monde arabe par l'unit de la langue, comme le lieu o l'on parle
arabe, n'aboutit pas plus un meilleur rsultat ; de toute faon, l'arabe
parl, ou crit, n'y est pas le mme partout ! Les bdouins ont le leur
propre, tout comme les palestiniens, en gypte s'emploie un arabe
dialectal spcifique, beaucoup parlent un arabe standard ou un arabe
classique, post-coranique, littral, sadi, hassanya, chami, etc., et l'on
dnombre au moins trente langues parmi les communauts berbres en
plus de celles, arabises, qui utilisent un arabe marocain.
Nationalisme, frontires et colonisation
Tout ces aspects sont factuellement diffrentiels par rapport aux
socit du nord, il n'y a pas plus en effet de Monde anglo-saxon ou
latino qui se dfinirait par une unit de langue ; les pratiques
sociales et culturelles, les rfrentiels religieux, etc., y sont galement
trs divers. Cependant, ces pays se distinguent des tats nationaux
europens par les processus de formation nationale, lesquels ont
procd de la naissance et du dveloppement du capitalisme. Des
effets socio-historiques de l'intervention de cette forme politique du
capitalisme dtat national dans des socits constitues comme
rserve d'exploitation conomique, les colonies, s'ensuivent les conformations d'tats dans l'espace de la Mditerrane et donc aussi des
circonstances spcifiques chacun de la dcolonisation. Sous idologie nationale, l'unification de peuples en un seul, ces tats se sont
ancrs dans l'histoire fabrique par la colonisation ; ils l'ont nationalise, y compris les frontires dessinant ainsi la future carte de cette

16

Grard Prvost

partie du monde et le cadre sociopolitique de la division en socits et


tats diffrencis travers des constructions identitaires appuyes sur
les modalits territoriales et politiques de ladministration coloniale.
En nationalisant les limites fixes par ladministration coloniale la
suite d'un mouvement unificateur singulier fond sur une rsistance
devenant nationale , les indpendances introduisaient de la sorte,
sous forme de pays , une division historique durable des populations finissant par trouver une lgitimit dabord conjoncturelle, puis
par se cristalliser dans le cadre dtats nationaux et sociaux post
coloniaux qui bordent les six rives de la Mditerrane : vingt-cinq, et
mme vingt-sept si l'on ajoute la Jordanie et le Portugal qui bien que
n'y ayant pas d'accs direct en sont constitutifs.
Ainsi El Watan est-il devenu un discours de lpoque coloniale en
ce qu'il substituait laction guerrire pour la dfense et la promotion de
la religion par celle de la libration nationale contribuant fondre ces
particularismes locaux dans des entits plus larges et donner la
nation son assise objective insre alors dans les consciences et
dans les pratiques. La colonisation arrtait les processus historiques
proprement endognes d'unification que les socits, en leur tat
traditionnel, avaient dj engags pendant la priode Ottomane et dans
le prolongement de son tat, rentier et prdateur par excellence. Ceci a
t oubli, mais le Maghreb est un cas exemplaire des rsistances, de
cette itration du mahdisme maghrbin conduisant des processus
dunification endogne o sinventent des territoires et, en leur
dedans, des formes dtats, jusqu leur dfaite, dont celle dAbd-elKader, d'El Mokrani ou, plus tard, celle das Sbi au dbut du sicle
au sud ouest marocain, constituent des maillons. Ladversaire colonial
a doublement contribu, singulirement, cette fusion des territoires.
Il a dans un premier temps entran une raction unificatrice endogne, portant les hostilits dans les territoires traditionnellement
connus comme appartenant aux tribus engages. Cette intrication
produira un espace commun o les territoires viss suivent le mme
mouvement que celui des segments sociaux qui se restructurent et
sagrgent. Ils nont pas t des frontires abstraites, ni constitues
selon un pseudo et introuvable essentialisme identitaire, national ou
ethnique, mais des limites renfermant des territoires selon des
fonctions utiles et concrtes pour le colonisateur tout autant que pour

Rvolution dans le Monde arabe

17

la rsistance. Cependant, si la dfaite des insurrections, profitant au


colonisateur, interrompra le processus d'unification endogne,
l'unification sociale et politique des peuples, groupes et tribus se fera
ds lors sous contrainte coloniale, fixant le territoire par son
association avec El Watan. L'interruption renvoie toutefois une
parenthse dans le processus historique. Car la lutte contre lennemi
commun ne gomme pas toujours les anciennes divergences. Aprs la
dfaite, des tribus qui hier ont combattu cte cte, peuvent continuer
se vouer des inimitis, souvent hrditaires, qui sont autant de
conflits dintrts vcus ou mythiques, surtout quand elles rsultent de
la transmission de rcits solidement entretenus, tant ils en fixent
symboliquement la continuit.
D'o des caractristiques propres de ce type particulier dunification et de construction nationale, distinctes de celles qui ont prvalu
en Europe et dans l'Amrique du Nord. Elles se lisent dans la forme
mme des tats et des socits qu'ils organisent : systmes politiques
autoritaires sur le modle tat-parti, liens d'intrts entre rseaux
familiaux et institutions politiques, existence maintenue du rles des
tribus, nomades ou non nomades, multiplicit de groupes juxtaposs
ou embots instaurant entre eux des relations particulires, comme en
gypte o prs de trente noyaux historico-culturels revendiquent des
caractres communautaires. Dans ces pays post-coloniaux les survivances socioculturelles prolongent le type segmentaire , selon le
terme utilis pour la premire fois par Durkheim dans De la division
du travail social pour dcrire les organisations tribales lintrieur de
socits organises par une solidarit mcanique , appliqu aux
socits du Maghreb la suite notamment des travaux dErnest
Gellner2. Par l se rvle o achoppent les commentaires journalistiques, tout autant que ceux provenant de la science politique et de
la gopolitique qui entend comprendre la socit politique, parce que
les socits post-coloniales ne rpondent pas leurs rgles. Le cas
libyen est de ce point de vue exemplaire ; les formes sociales y
prsentent une structure qui rendent l'analyse et l'usage des techniques
ordinaires de science politique particulirement difficiles et, de toute
faon, alatoires, sinon fausses pour la plupart. Difficile de saisir sans
2

Ernest Gellner, Saints of the Atlas, Londres, 1969.

18

Grard Prvost

enqutes produites avec des outils de science sociale appropris, une


socit dont seulement quinze pour cent des habitants vivant en
majorit dans les villes de Tripoli et Benghazi sont dtribaliss. Il
faudrait du travail d'anthropologue pour discerner comment infre
l'opposition entre les deux mtropoles sur le mouvement des rebelles , ainsi que les spcificits sociales dcrites par Evans-Pritchard en
Cyrnaque :
Contre les Chrtiens et les Europens, les Arabes et les Turcs n'taient
plus des Arabes et des Turcs mais des musulmans, de mme que contre les
Turcs, les Bdouins et les citoyens des villes n'taient plus des Bdouins et
des citoyens des villes mais des Arabes et, contre les villes, les hommes des
tribus n'taient plus des membres de diffrentes tribus mais une communaut
bdouine3.

L'clairage se situe certes l'poque turque, mais y subsiste


assurment, sinon par hypothse, cette ralit structurelle, ou communautaro-culturelle, pour voquer un prcepte khaldounien. On dit
Berbre le fond de la population en Libye, cependant, suite son
arabisation aux 11me et 12me sicles, les tribus berbres ou dites
berbres n'y reprsentent plus que 10 et 15 % de la population totale,
Les Touaregs ont soutenu Kadhafi et, aprs sa mort, prolongent peuttre cette allgeance dans la rorganisation d'une reconqute post
onusienne, alors que les Berbres de lOuest, comme ceux de lEst se
sont clairement rangs du ct des rebelles. Une ralit reprsentant
pour beaucoup un dfi la rationalit scientifique. clates dans les
rgions, porteuses d'intrts souvent contradictoires, les quelques 150
tribus fractionnes en clans, par lesquels s'incarne la socit libyenne,
n'y constituent pas une structure ni des blocs homognes. Au sein
mme d'une tribu certains clans ont pu se ranger dans le camp du CNT
ou dans celui de Kadhafi ; ainsi chez les Gaddafa, sa tribu, l'un de ses
cousins est-il pass chez les insurgs. D'une tribu l'autre peuvent
exister des liens de rapprochement familial plus ou moins troits,
3

Against Christians and Europeans,Arabs and Turks were no longer Arabs and Turks
but Muslims, just as against theTurks, Bedouins and citizens were no longer Bedouins and
citizens but Arabs, and against the towns tribesmen were no longer members of different
tribes but a Bedouin community. EE. Evans-Pritchard, The Sanusi of Cyrenaic, Oxford,
1949, p. 115.

Rvolution dans le Monde arabe

19

rompus et renous tout instant, y compris dans l'ardeur des combats,


comme pour les Warfallah, la principale tribu de Libye morcele en
plus de 50 clans, prsents en Cyrnaque, Benghazi et Dernah, mais
aussi en Tripolitaine ; ils ont forms le gros des forces de combat du
CNT, mais une partie des clans en tripolitaine est cependant reste
loyale, de mme que la majorit de la Maghara tripolitaine et les tribus
du Sud.
Le brouillage structurel gnralis qui singularise le Monde
arabe appelle une dconstruction pour faire apparatre la ralit de
sa diversit et viter ainsi de placer les mouvements actuels sous le
chapeau gnral de rvolution ; une critique du Monde arabe
qui s'avre d'autant plus ncessaire quand la ralit se trouve noye
dans limpressionnisme mdiatique et sert de support symbolique
toute une srie de positionnements idologiques et politiques,
jusqu'aux justifications onusiennes appuyes sur un droit international qui dissimule mal les dispositifs par lesquels se reconfigure la
hirarchie mondiale entre continents et tats.
Effets coloniaux et particularismes nationaux
Aprs l'unification sous contrainte coloniale, les indpendances
remettent ciel ouvert lensemble des problmatiques dunification
des populations dont les effets sociaux et politiques se lisent travers
des facteurs qui dfinissent les mutations des socits contemporaines
du sud de la Mditerrane. Elles ravivent tout autant les conflits postcoloniaux, ceux qui ont t provisoirement rsolus, par discipline
nationale , pendant les luttes de libration auxquels, dans cet emmlement, se rajoutent les conflits de classement sociaux dans ltat
indpendant, devenant, comme tat national, le cadre et le support de
redfinitions des modalits de lgitimation dune nouvelle stratification sociale et de ses catgories. Lislamisme, le berbrisme, le
rgionalisme Kabyle en Algrie, notamment, font retour sur cette
histoire comme effets des forces socio-historiques libres de la
parenthse coloniale et dans lesquelles sinscrivent des effets de
gnrations intellectuelles marqus par des continuits et des ruptures.
Dans le cas algrien, la configuration sociopolitique actuelle, rapports

20

Grard Prvost

tat/socit, rle de l'arme, type de mouvements sociaux, etc., est


dtermine par cette complexion historique. S'y ajoutent des traits
acquis de l'indpendance elle-mme, car si du point de vue juridique et
politique elle correspond la reconnaissance dune nationalit et dun
tat sur un modle unique des interrelations entre des tats nationaux,
elle correspond plus encore la reconversion dune subordination
conomique et dun dclassement conomique par une promotion
sociale dans et par ltat National. Tous les mouvements nationaux
anticoloniaux en mditerranen ont remplac la colonisation par une
organisation tatique transformant les habitants d'un territoire postcolonial en citoyens nationaux , apparents une lgitimit
obtenue par la nationalisation totale de la socit qu'elle vise. Les
ressortissants de ltat national y ont habit ltat pour assurer
ainsi leur promotion.
Au Maghreb, cela sest fait la vue de tous par le dpart des
europens et des Juifs, puis avec l'aboutissement de la mise sous statut
religieux musulman. Il a t incorpor au mouvement national avec
pour rsultat quil ny existe aujourd'hui que des nationaux musulmans ; une singularit qui le diffrencie et le met en priphrie par
rapport aux autres pays, qu'on les nomme arabes ou musulmans : il ny a en effet quau Maghreb que l'on nomme les habitants
musulmans , ce nest pas vrai ailleurs. Arabo-musulman ne veut
dire quune seule chose au Maghreb, cest quil ny a plus que des
musulmans ! Et dire Monde arabe , c'est ngliger le fait, non seulement, qu'il y a davantage de musulmans en dehors du Monde
arabe , mais que si lon se situe dans le Machreck, il ny a pas que
des arabes musulmans, il y a des arabes chrtiens, des arabes juifs, des
arabes athes, des femmes, des petites communauts, des minorits,
etc. Le mot arabo-islamique nexiste quau Maghreb pour dire
musulman . D'o le caractre priphrique, ce n'est pas le seul, que
prsente cette situation du Maghreb par rapport aux rgions moyennes
orientales ; il est enferm dans une exclusivit qui le met en dehors de
la mixit des minorits, de la mixit de lacit, sans compter la mixit
homme femme. Plus encore aujourd'hui, aprs l'chec des utopies,
dune Algrie algrienne, dune rvision du code de la nationalit au
Maroc, de llargissement de la nationalit tunisienne, etc., sy est mis
en place un verrouillage politico-idologique fond sur un arabisme

Rvolution dans le Monde arabe

21

apologue qui, en l'absence de Monde arabe , se ralise, comme


contre les guerres du golf, dans des manifestations de soutien aux
pays frres .
Ce phnomne s'est donc accru avec la colonisation et le dpart des
juifs et des europens ; non seulement le statut musulman a t inscrit
dans le code de la famille mais il s'est articul avec la nationalit et le
phnomne sociologique de reclassement par la promotion dans ltat.
Les indpendances ont merg d'un tel processus social vers l'avnement d'un tat administratif, d'une fonction publique nationale et
comme promotion sociale par l'tat dans une urbanisation gnralise
sur le modle de l'tat-nation. C'est la fonction de l'tat qui l'a
emport sur ce que l'on appelle encore, tort, une socit civile
autonomise. Ce n'est pas uniquement au Maghreb ou au MoyenOrient en effet que la faiblesse intellectuelle invoque rptition la
socit civile et la coupure entre socit civile et tat. Pourquoi
dire socit civile quand il suffit de dire socit ? L'important est le
lien de dpendance entre socit et tat. Il est donc vain de parler de
socit civile si ce n'est que pour en tre porte-parole. Ce que font
prcisment les intellectuels et les lites du Monde arabe , qui
sont le plus souvent des agents de liaison tatique.
Dans les pays de libration nationale, les partis nationalistes ont
repris le modle communiste, mais en l'inversant ; c'est l'tat luimme issu des commandements militaires qui a institu le parti
lEtat-parti substitu au parti-tat communiste , parce que les militaires tenaient les rseaux constitutifs des armatures tatiques : la
fameuse scurit militaire en Algrie par exemple. En se
dveloppant comme tats administratifs, les tats indpendants ont
tendu la part des individus et groupes intresss l'tat et produit une
osmose entre parti et administration, gestionnaires et lus et mme
dirigeants des organisations dites de masses. On oublie que cette
promotion par ltat a t le vhicule d'intrts divers, de bourgeoisie
et capitalistes, administratifs, gestionnaires, etc., par consquent de la
formation de catgories sociales hirarchises, y compris de formation
de classes, travers la distributions des intrts conomiques. Les
intellectuels, qui croyaient la possibilit d'un dveloppement
l'intrieur d'un cadre proprement national, en ont t les principaux
instruments.

22

Grard Prvost

Dans cette prsentation liminaire l'tude des mouvements actuels


dans ce Monde arabe introuvable, il faut redire que ltat national
y a toujours t un ple politique contre lequel butent les luttes
sociales. Pourquoi ? Parce qu'elles sont conduites par l'ensemble des
segments de la socit attache ltat, cest lui qui garantit le salaire
social et le niveau de salaire, non seulement dans la fonction publique,
mais aussi de toutes les professions statut. De ce fait, le rpertoire de
contestation de l'tat dans les tats nationaux postcoloniaux se traduit
constamment par une demande dtat4 ! Il n'y a d'ailleurs l aucune
exception si l'on compare avec l'hmisphre nord. Dans le sud, la
demande manifeste un rapport plus osmotique entre tat et socit
que dans le nord o il connat des variations, lies des degrs de
diffrenciation selon la force ou la faiblesse de l'tat ainsi qu' d'autres
facteurs sociopolitiques, historiques et culturels, mais jamais jusqu'
une dconnexion entre les sphres politiques et civiles. Une
perspective sociologique et historique plus large montre en effet que
les mouvements sociaux, comme l'on dit aujourd'hui, mais qui se
rfrent historiquement aux luttes de classe des 19me et 20me
sicle constitutives des tats nationaux sociaux, traduisent des
adressages qui portent des attentes et des demandes de rponses
diriges vers l'tat. Cela constitue un invariant des tats nationaux,
comme tats sociaux devenus tats nationaux parce qu'ils ont t
sociaux, c'est--dire intgrateurs ; de faon homologue avec les tats
capitalistes rguls par Providence , avant et aprs Beveridge et
Keynes, on se trouve plus gnralement par consquent en prsence
de demandes dintgration dans ltat. D'o le problme politique
structurel quant la capacit des tats assimiler cette demande qui,
de politique5, tend se transformer en crises , budgtaires surtout.
Dans les tats postcoloniaux, cela donne des mouvements sociaux
formels (ONG, associations) dclars et lgaux, valant pour obtention
de subventions dtat et pour possibilit ou opportunit de classement
social. Ceux qui agissent en tant que critique sociale taient beaucoup
plus rares ; le syndicalisme y relve d'un syndicalisme dencadre4
Cette thse, applique aux tats postcoloniaux est dveloppe par Ren Gallissot,
meutes, ordre tatique et dsordre social , in meutes et mouvements sociaux au
Maghreb, ditions Karthala, Paris, 1999.
5
Jrgen Habermas, Raison et lgitimit , Paris, Payot, 1978.

Rvolution dans le Monde arabe

23

ment jouant son classement dans ltat tout en tant un corps


parallle en son dedans. Aussi, au Maghreb, les rgimes politiques
ont-ils invariablement fonctionn l'alternance de coups d'tat ou de
tentatives d'meutes ; les meutes, nombreuses et constantes dans
leurs quotidiennet, y sont le produit d'un rapport au pouvoir. Parce
que la part de socit assiste et abandonne n'a cess de grandir, au
moindre incident de rue, l' meute locale surgit, et cela continment aprs que les meutes tunisiennes ont conduit au dpart de
Ben Ali et celles, gyptiennes, celui de Moubarak. De ce fait,
lespace des mouvements sociaux se trouvent rduit la marge, placs
sous monopole idologique et sous contrle politique des institutions
tatiques issues des indpendances ; c'est encore largement le cas en
Tunisie et en gypte aprs rvolution putative.
Le nationalisme arabe : de la Nahda l'arabo-islamisme
Le mouvement tunisien semble prsenter une singularit dans une
mosaque socioculturelle et politique o les histoires divergent videmment d'un pays l'autre, du Maghreb au Moyen-Orient ; histoires
connexes aux conditions et modalits de leur colonisation par les
empires occidentaux et, s'ensuivant, aux origines des mouvements
nationaux dans ces zones colonises, terres musulmanes, chrtiennes
et juives, arabes, berbres et arabo-berbres, tout autant mlanges
que dissemblables et segmentes, aprs la Nahda bien sr, le
mouvement de renaissance arabe la fois conomique et culturelle,
puis partir du rformisme islamique, une sorte de seconde Nahda
instrumentalise par les partis religieux pour nourrir leurs rfrentiels,
souvent confondue avec la premire. Les conformations tatiques
aprs colonisation au sud de la Mditerrane rsultent d'effets produits
par les types et objectifs de la colonisation ; s'y combinent des
constructions nationalistes accroches leur insertion dans la configuration des rapports entre tats nationaux dans le monde, avant et
subsquemment la naissance de l'Union Sovitique. Bien qu'il
participe de la reprise de certaines de ses rfrences, la rvolution

24

Grard Prvost

franaise de 17896, le rformisme musulman , ou islamique


n'est pas la Nahda ! Ce nest pas parce que les partis religieux ce sont
empars de ce mot quils en sont lorigine ni qu'ils en reprennent les
principes.
En vrit, les principaux instigateurs de la Nahda, Jaml ud-Dn alAfghni et Muhammad Abdu al-Misr, l'un musulman chiite et l'autre
sunnite, taient engags dans les loges de la franc-maonnerie, surtout
Paris, d'o ils dveloppaient leurs activits politiques rvolutionnaires anticolonialistes et nationalistes. Pour cette gnration,
l'hypothse rformiste de renaissance thico-thologique n'est pas
contradictoire avec celle de rvolution ; elle s'insre pour eux dans
tout projet de rvolution nationale anti-coloniale7. Son sens social se
fonde sur la justice sociale ! Notons d'ailleurs que le lien maonnique travers lequel se transmet l'exprience rvolutionnaire
europenne se retrouve dans la plupart des mouvements nationaux
anticoloniaux sous des formes analogues ; Cuba par exemple c'est
l'imprgnation des ides de loges maonniques parvenues avec la
Conquista et leur articulation avec l'thique chrtienne qui, avant de
devenir socialiste , intronise l'hypothse de la rvolution nationale ! Les pres de la patrie cubaine, Jos Marti et lantiesclavagiste Carlos Manuel de Cespedes taient Francs-Maons.
L'analogie se prolonge plus encore avec la thologie de la libration porte par le christianisme en Amrique Latine et la thologie
islamique de la libration . Due aux contributions de al-Afghni, elle
est rapparue en Europe dans les annes 1970, pour s'teindre devant
la monte du no-salafisme .
Ainsi, la naissance de la Nahda s'inscrit-elle simultanment, avec
l'empreinte de la Grande loge de France suite l'pisode napolonien
en gypte ou celle d'autres obdiences8, dans le rayonnement des
philosophies des lumires et dans la critique des textes coraniques
visant une interprtation rationnelle en phase avec le contexte
historique. Axe sur un nationalisme qui ne donnait pas la priorit la
6

Hamit Bozarslan, Rvolution franaise et Jeunes Turcs (1908-1914) , Revue du


monde musulman et de la Mditerrane, Anne 1989, Numro 52-53, pp. 160-172.
7
Louis Gardet, Les hommes de lislam, Librairie Hachette, Paris, 1977.
8
Dorothe Sommer, Les premires loges cossaises en Grande Syrie (XVIIIme
XXme sicle) , Cahiers de la Mditerrane, N 72, 2006.

Rvolution dans le Monde arabe

25

cration dun tat-nation mais celle d'une Nation arabe culturelle,


elle a largement contribu l'entreprise de Mehmet Ali en gypte, la
premire formation sociale en Orient s'engager sur la voie d'une
construction nationale indpendante travers un tat centralis et o
apparat l'ide de lacit. Ce fut incontestablement un authentique
mouvement de renaissance intellectuelle arabe, laque, compos de
chrtiens, de juifs, d'hommes et de femmes qui renouvellent la langue
arabe, crivent des romans, font de la littrature dimmigration et de
diaspora, avec notamment des auteurs syro-libanais dAmrique ; sur
le volet du rformisme musulman , ses vertus rvolutionnaires
s'orientent sur la dnonciation de lesclavage, de la rpudiation et de la
polygamie.
Au contact de cette Nahda, les obdiences franc-maonnes seront
condamnes par les rformateurs rvolutionnaires musulmans et
dnonces pour leur apptence avec les ambitions du colonisateur et
leur peu d'empressement raliser en situation coloniale les principes
de justice, de libert et dgalit ; elles semblent avoir mieux tenu
leurs promesses Cuba o la Gran logia a toujours pignon sur rue
dans un quartier du centre de La Havane. Les objectifs, confronts aux
contextes lis au dclin de l'Empire Ottoman et l'ascendance du
colonialisme, divergeront donnant naissance des courants qui
s'inscrivent naturellement dans l'histoire postrieure du rformisme
islamique et du nationalisme en Mditerrane : entre le rformisme de
al-Afghni favorable une scularisation de l'Islam et celle de Abdu
qui appelle une rforme de l'islam analogue celle qu' connu le
christianisme avec le protestantisme. Ces aspects sont souvent ngligs, comme sont ngligs par ailleurs la formation d'une Francmaonnerie arabe et son rle en Mditerrane9,
Dans cette renaissance arabe que l'on appelle rformisme
musulman , le courant salafiste-rformiste de la Nahda n'a
strictement rien de commun avec l'intgrisme10 no-salafiste
9

Eric Anduze, La Franc-maonnerie gyptienne (1882-1908) , Chroniques dhistoire


maonnique, n50, 1999, et La Franc-maonnerie au Moyen-Orient et au Maghreb. Fin XIXedbut XXe sicle, Paris, LHarmattan, 2005. Georges Dagher, Gense de la francmaonnerie au Liban , Les Cahiers de l'Orient, N 69, 2003, p. 88. Voir aussi,
10
Bruno tienne, L'islamisme radical, Hachette Littrature, Paris, 1987, p. 176.

26

Grard Prvost

radical ou modr actuel, ni avec ce qui se prsente aujourd'hui,


ultrieurement aux rvolutions putatives en Tunisie et en gypte, ou
en Algrie avec une multitude de partis qui sont autant de groupes
d'intrts en lutte pour des brides de pouvoir ou pour s'accaparer des
parts du gteau laiss par Ben Ali et Moubarak. La renaissance
intellectuelle invoquait la lacit travers la sparation du religieux et
de ltat, elle n'est mme plus pose en Tunisie avec la reprise assure
de l'article 1 de la constitution qui prvalait sous Ben Ali. Quant
l'institution matrimoniale, les rebelles libyens dclarent vouloir y
rtablir la polygamie sous la charia .
Cette invocation de la charia allgue que son manation
coranique fixerait un droit fondamental global pour tous les musulmans. Or, tout autant avant qu'aprs les renversements des gouvernements dans certains tat postcoloniaux du sud de la Mditerrane,
o par ailleurs l'Islam tait religion dtat de droit constitutionnel, la
charia ne constitue en aucun cas un lment unifiant des pays qui
s'en rclament ; sous le halo d'un principe sacralis, subsistent des
dissemblances d'applications qui renforcent la ralit des divisions
politiques et sociales l'intrieur du Monde arabe . Car en tant que
tel, il s'agit d'un droit musulman trs pauvre, qui rgle uniquement le
problme de lautorit du pre de famille et celui de lhritage. C'est
peu de chose parmi les multiples formes de droits musulmans qui ont
exist travers lhistoire ou qui prtendent aujourd'hui en tre sa
matrialisation. Lon y trouve des droits crits, rarement appliqus
sauf pour servir les manuvres des familles de la bourgeoisie, et aussi
un droit musulman coutumier diversifi dans de multiples sousproduits de batailles idologiques. Comme dans le cas kabyle en
Algrie, il a t repris par l'administration coloniale des coutumes et
tradition kabyles pour appliquer une jurisprudence musulmane congruente la version tablie du droit coutumier. Au Maroc, cela
sappellera le droit coutumier berbre appliqu jusquen 1958. A
cette date, sans pour autant la supprimer, la jurisprudence coutumire
dexercice des tribunaux en pays berbre sous autorit coloniale a t
rcupre pour faire croire qu'elle est marocaine ; l'encontre des
mythologies vhicules par le nationalisme qui l'a faite sienne, la
jurisprudence instaure par consquent le fondement des sentences
aujourdhui en pays marocain. En ralit la pratique a t continue, car

Rvolution dans le Monde arabe

27

en matire de justice seule compte la jurisprudence, pas les codes mais


leur application dfinie dans un primtre o s'inscrivent des rapports
sociaux dtermins historiquement et culturellement.
Il en rsulte par exemple pour les femmes le triomphe du droit
patriarcal ; au Maghreb, en pays kabyle ou berbre et en pays de droit
crit, la jurisprudence patriarcale continue de fonctionner. Ceci montre
d'ailleurs combien la colonisation a indur ce que les mouvements des
femmes appellent le statut patriarcal , elle l'a crit et plus encore
sacralis puisquelle la plac dans une justification religieuse. C'est
pourquoi, encore aujourd'hui au Maghreb, les mouvements de droits
fminins ne rclament pas un droit fond sur des principes universels
mais une rforme du code musulman. On peroit mieux ce qu'a cr la
matrice coloniale et combien il sera difficile den sortir, en Tunisie,
gypte, etc.
D'autant plus que la Nahda n'est pas parvenue au Maghreb et n'y a
pas eu d'effets directs, pas plus d'ailleurs que la franc-maonnerie qui
n'y apparat qu'avec la colonisation et la prsence militaire franaise.
Rendant raison al-Afghni et Abdu, dans cette partie des terres
colonises la franc-maonnerie est colonialiste et assimilationniste,
condamne l'enseignement musulman, etc. De mme que la plupart des
Gouverneurs gnraux qui se succderont en Algrie, Bugeaud, qui
utilisait des francs-maons juifs, surtout britanniques, dans les
ngociations avec Abd-el-Kader, tait Franc-Maon11 ; notamment
pour cette raison, les ides maonniques auront une influence ingale
au Maghreb ; elles y restent aujourd'hui encore trs limites. Il sera
par contre touch par diverses formes de rformisme musulman et de
types de rformes, mais tardivement. L'arabo-islamisme qui y svit
maintenant correspond plus au dplacement de rfrences idologiques li une rcupration de ce qui fut produit par l'allgorique
seconde Nahda , une espce de baasisme, quand n'existe plus de
partis ni de mouvements Baas, sauf sous la forme des scurits militaires, polices et armes confondues.
La Nahda ne parvient pas au Maghreb par blocage des tats
coloniaux quant au contrle qu'ils parviendront exercer dans cette
11

Comme l'a soutenu Bruno tienne. Il a aussi mis l'hypothse, trs critique, de
l'appartenance de lmir la Franc-Maonnerie.

28

Grard Prvost

partie du monde ; il l'arrte ds son dbut de concrtisation au sein du


systme tatique mis en place par Mehmet Ali en gypte aprs
l'pope napolonienne. Suite au Trait de Londres de 1840, la
Grande-Bretagne et secondairement les autres puissances europennes
ont pu y imposer l'ouverture de son march, la suppression des monopoles de l'tat sur le commerce et interdire Mehmet Ali de jouer un
rle dans l'entreprise de la Nahda. Il en natra une forme spcifique,
post Nahda, de rformisme musulman faonn dans les mouvements
de mobilisation des jeunes turcs l'poque de la propagande
panislamique, dveloppe autour d'Enver Pacha, contre la conqute
franco-italienne et britannique. Le panislamisme, qui succde donc
la renaissance , a procd de la volont de construire un cadre
unificateur de la partie des arabes maghrbins et gyptiens qui
envisageaient de poursuivre la lutte avec le souverain de l'Empire
Ottoman contre les puissance d'occupation sous mandat britannique et
franais. Ainsi, plus encore, le nationalisme est-il aussi interclassiste,
puisque l'ide d'indpendance et de nationalisme gyptien, de lacit et
d'un tat unificateur y a introduit, sous la conduite des grands propritaires terriens, toute une srie de catgories lies aux nouveaux
capitalistes aprs la rvolution populaire de 1919 ; ce fut une
indpendance purement formelle, obligeant partager le pouvoir avec
le palais royal qui restait soumis la domination coloniale. Du coup,
la lutte pour l'indpendance nationale et la fin de la domination
coloniale s'associera celle de la lutte contre l'aristocratie terrienne.
S'y ajoutera la nationalisation des intrts trangers et la rforme
agraire sous la bannire d'un arabisme appuy par la propagande
panislamique. Y participera, entre autre, Muhammed Ali, cette figure
du nationalisme tunisien, destourien et no destourien, puis fondateur
des syndicats en Tunisie aprs avoir combattu aux cts des troupes
ottomanes au moment de la guerre italo-turque de 1911-1912, un
moment o vont s'intensifier en Tunisie les hostilits entre le
mouvement national amorc par les Jeunes Tunisiens et ladministration coloniale.
Cette configuration dont sont issus les nationalismes arabes est
connue mais doit tre rappele aujourd'hui pour saisir en profondeur
historique la nature des mouvements prsents dans le Monde
arabe . De mme, les organisations syndicales cres dans leur

Rvolution dans le Monde arabe

29

sillage partir de la rvolution des jeunes turcs de 1908 qui voulaient


disputer le droit de la sublime porte au monde islamique aux puissances coloniales, non le Monde arabe revendiqu aujourd'hui, et
des mouvements de Jeunes des annes 1920, Jeunes gyptiens,
Algriens, et Tunisiens tiquette reprise plus tard dans le giron
nassrien avec le mouvement des Jeunes Officiers forment aussi
des lments diffrentiels qui disqualifient un Monde Arabe conceptuel. Leurs filiations se corrlent avec la disparit des situations
sociopolitiques et des types de mouvements qui y existent aprs les
vnements tunisiens et ceux du Moyen-Orient. Elles relient le
nationalisme avec le syndicalisme de la CGT franaise ! En Tunisie, le
syndicat appel d'abord CGTT, dissout en 1925, renatra avec les
mouvements sociaux comme CGT puis, avec l'actuelle UGTT portant
l'hritage du rformisme social de Muhammed Ali. C'est pourquoi si
l'on reste au Maghreb, les sigles, Union Gnrale des Travailleurs
Marocains, Union Gnrale des Travailleurs Algriens, Union Gnrale des Travailleurs Tunisiens, recouvrent la fois une mme
inspiration et des expriences historiques singulires. Sans refaire
l'histoire de chacun des syndicats pour en situer les effets dissemblables dans les tats indpendants maghrbins, il faut rappeler que
s'ils ont en commun d'tre un syndicalisme d'encadrement local, ils ont
aussi t des instruments de contrle de la main-duvre des trois
pays exporte vers l'Europe ; un contrle sous spcificit nationale
exerc en Europe qui a contribu renforcer les divisions sociales,
identitaires et nationales au Maghreb.
La matrice du nationalisme renvoie par consquent un aspect,
souvent nglig, qui le situe dans un environnement international
domin par la dynamique rvolutionnaire impulse en Russie sovitique, anti imprialiste par principe. C'est pourquoi les rseaux sur
lequel repose le panislamisme sont en relation avec l'Internationale
communiste, aprs notamment que Enver Pacha ait rencontr Karl
Radek alors en Prison Berlin et cr Moscou l'Union des Socits
Islamiques Rvolutionnaires12. Cependant, bien que le journal
panislamique Liwa-el-Islam proche des unionistes sera partir de
1921 le vhicule du lien entre le monde islamique et la Russie
12

Gerhard Hpp, Muhammed Ali Berlin, Fondation Friedrich Ebert, Tunis, 2009.

30

Grard Prvost

des soviets 13, la protection contre le risque de contamination de


principes contraires la foi islamique sera une constante jusqu' la fin
du nassrisme, c'est--dire bien qu'avec la deuxime guerre mondiale
et la rvolution de 1952 se soit enracine l'vidence du lien entre le
rglement de la question sociale et celui de la question nationale . Les traits socialistes du nationalisme resteront lests par les
courants interclassistes des mouvements nationaux. S'y ajoutera une
singularit en Tunisie puisque Muhammed Ali, form aux disciplines
de science sociale d'orientation marxiste, a surtout donn la thorie
et la pratique des coopratives conomiques, principalement agricoles, une importance qu'il privilgiera son retour en Tunisie en 1924
pour en faire une alternative l'conomie coloniale, comme nombre
de nationalistes de l'poque qui prfreront la lutte de classe un
projet global orient vers le rformisme social pour les zones de la
Tunisie l'gypte14.
Le nassrisme s'effondre sur la question de la libert du march
tout autant que par les concessions pour l'vacuation des troupes
britanniques, l'affaire du canal de Suez et jusqu'en 1967, ses tentatives
pour contrler la route du ptrole et celle des Indes en servant de
support aux mouvements d'indpendance, anticoloniaux et nationaux
au Maghreb ou au Proche-Orient. A prsent, la tutelle trangre sur
l'conomie gyptienne et sur celle d'un ensemble de pays du sud,
anciennement grs par la Caisse de la dette publique, l'est par le
Fonds Montaire International et la Banque Mondiale. Ceci est capital
dans les donnes prendre en compte pour l'analyse et la caractrisation des rvolutions . Plus encore, nous manque-t-il une analyse
en terme de classe, car si la question sociale se pose dans les
mtropoles urbaines des pays du sud o se concentrent de plus en plus
les catgories proltarises, au Caire, le processus de classe-moyennisation et la formation de classes moyennes s'installent tout
aussi massivement sa priphrie. Cette caractristique sociologique
recoupe une dimension politique qui n'a pas t suffisamment
analyse.

13
14

Ibidem.
Ibidem.

Rvolution dans le Monde arabe

31

Un Monde arabe emblmatique


Pour Ali El Kenz15 l'assertion du Monde arabe relve d'une lutte
symbolique. C'est un postulat cens maner, dans toute sa positivit,
du legs prsum de la puissance symbolique fondatrice de la
Mditerrane , depuis son fonds historique : la mer des cultures , des trois monothismes , des phniciens aux empires
byzantins et arabes, etc. D'o une double exigence, d'une part le
dgager des scories et alas historiques ultrieurs qui le dvaluent
constamment, par un retour critique sur les processus constitutifs des
tats indpendants et de leurs formes sociopolitiques puis, d'autre
part, l'extraire d'un continuum qui le relie aux perceptions socioculturelles ngatives insres dans linfriorisation hirarchique
impose par la prpotence occidentale, depuis le morcellement des
empires musulmans rsultant de formes diverses de colonisation.
Toutefois, face aux symbolisations o s'alimente la prpondrance
occidentale, les activits intellectuelles et politiques conduisant les
processus contres symboliques se dclinent fatalement en intentions
ou attentes htrognes. Ce peut tre la recherche d'un lmentaire
correctif d'o pourrait surgir le rquilibrage politique, conomique et
social entre le Nord et le Sud, d'une inversion en forme de revanche
des rapports de domination, ou lespoir d'une rparation du cours de
l'histoire et de sa reprise accroche aux constructions symboliques
apocryphes d'une Mditerrane historique et de son contenant :
l' esprit arabe et l'thique musulmane . Tous ces usages et postures
en faveur du Monde arabe se situent dans un champ de luttes pour
sa reconnaissance , base symbolique historique et culturelle16.
L'approche, particulirement volontariste, s'est d'abord inscrite en
continuit du projet de Nation arabe qui a pris forme, aprs
l'arabisme baasiste et nassrien, travers la lutte pour un tat national
palestinien. La mobilisation de l'espace symbolique et historique
Mditerranen devait servir valoriser la priode comme rsultant de
processus de cristallisation du Peuple arabe dans la Nation
15

Samir Amin et Ali El Kenz, Op. Cit.


C'est--dire aussi juridique, afin de rtablir son identit morale blesse pour reprendre
la formule d'Axel Honneth, La Thorie de la reconnaissance : une esquisse et Visibilit
et invisibilit : sur lpistmologie de la "reconnaissance" , Revue du MAUSS, n 23, 2004.
16

32

Grard Prvost

arabe , ce que Hegel appelait l'esprit d'un peuple . Malheureusement les symboliques d'une telle nation cohsive, n'ont cess
d'chapper aux ralits sociales et politiques contemporaines, mme si
l'ide semble renatre parfois en rfrence aux tats postcoloniaux o
le populisme et le dficit d'analyse fait exister des peuples
rvolutionnaires . En dficit de Nation arabe reste, pour lui
servir d'quivalent, le Monde arabe prsum donner accs une
vrit mieux objectivable. Du coup, l'itration de ces formules
Monde arabe , Monde musulman , Mditerrane , se fait plus
forte, comme si elles taient des commodits de langage pour viter de
dire ce que ces espaces ne sont pas ou pour relativiser, jusqu' la
rendre inutile, l'analyse de leurs caractristiques pourtant intelligibles
seulement travers la grande diversit des contextes sociaux, historiques et politiques qu'ils entendent recouvrir. Cette ralit disqualifie
la Mditerrane , mme son lgendaire ne russit plus la
lgitimer.
L'on n'y parvient pas mieux en gommant des pans de l'histoire des
socits et des peuples qui en furent les protagonistes afin de croire en
la possibilit d'accder un temps historique, compact et dense,
faonn par une continuit solide. Certes s'agit-il l d'une production
d'identit permettant de penser un imaginaire de la Mditerrane
antique pour le projeter sur l'existence individuelle et collective
contemporaine. Se trouve ainsi mise en jeu l'opposition classique
tradition/modernit, une manire de penser l'identit dans une forme
de continuit inventant et utilisant des techniques de sduction
pour reprendre une thse de George Balandier17. Il y a certes nombre
de continuits chercher dans l'histoire plurisculaire, mais le plus
remarquable d'un point de vue socio-historique, est qu'on les retrouve
sous diverses formes, donnant un large spectre de configurations
sociales et politiques ; une diversit dont elles sont elles-mmes le
principe organisateur18. Ici, dans cette articulation continuit-discontinuit, gt assurment un vaste champ d'tude des productions
culturelles issues de mtamorphoses et de processus d'acculturation,
17
Unissant fascination et sduction prcise George Balandier, Le pouvoir sur scne, Paris,
Fayard, 1980.
18
C'est bien sr ce que pense aussi Clifford Geertz, Observer l'islam. Changements religieux au Maroc et en Indonsie, La Dcouverte, 1992

Rvolution dans le Monde arabe

33

par diffusion ou par contacts, mais ce qu'il faut tudier sont les crises
et les ruptures travers lesquelles le pass prend forme dans des
socits en perptuel changement.
L'histoire de la Mditerrane n'est donc comprhensible qu' partir
de continuits qui se transforment dans des temporalits plus ou moins
longues de discontinuits. Ces moments sont fondamentalement
politiques, relatifs la fois aux formes dtat, leur pouvoir et leur
lgitimation sociale. Le plus difiant reste encore le cas religieux ;
s'obstiner montrer une continuit entre les trois monothismes
abrahamiques ne permet videmment pas de comprendre la
diversification institutionnelle du Dieu unique, laquelle rsulte de la
projection du politique dans lexpression religieuse ! Et si l'on observe
les formes des tats, la discontinuit existe, mme dans les situations
o semble avoir exist une plus grande continuit de ltat, comme en
gypte. Samir Amin y voyait une nation, avec la Chine19, qui traverse
l'histoire ; il anticipait la cration des nations, mais plus encore la
situait-il dans une forte continuit historique qui la ferait remonter
jusqu' l'antiquit. Or, ce nest jamais qu'un fantasme, car les empires
qui se superposent dans la valle du Nil nont jamais eu la mme
assise territoriale, ni la mme continuit, ni la mme capitale ou les
mmes formes de centralisation. Ils se sont superposs des peuples
mobiles, mettant ces derniers en dehors de la plus grande partie de
lhistoire raconte partir des dynasties pharaoniques. Plus encore,
s'il y a eu des moments trs forts de concentration de ltat avec linvention du monothisme, cela reprsente peu dans l'histoire plurisculaire, compare notamment celle des polythismes dtat.
Mais surtout, lextension des empires na aucune correspondance
avec les tats nationaux daujourdhui. L'extension est en gnral
momentane, parfois avec une forme tatique centre unique mais le
plus souvent polycentrique. La forme de l'tat a pu y tre terrienne et
militaire, avec une sdentarisation et des modes de contrle divers sur
les populations ; cela a donn des royaumes, des empires ou des
principauts. Elle a t aussi libralo marchande ou capitalistique comme dirait Maxime Rodinson. Cette forme concerne les
19

Samir Amin, La nation arabe : nationalisme et luttes de classe, ditions de Minuit,


Paris, 1976.

34

Grard Prvost

villes marchandes, amplifies en fdrations de ville aux contours trs


lches. Les phniciens dans lhistoire de la mditerrane en reprsentent un exemple, tout comme les colonisations grecque et romaine
ont ensuite t des formations de fdrations capitalistiques. Les
empires sont donc dextensions trs diverses. Mais l'extension d'empires qui intresse les propagandistes du Monde arabe , concerne
lhistoire maintenant classique de la multiplication des empires hellnistiques autour du bassin mditerranen aprs les conqutes
dAlexandre. Ils ont diffus un modle qui sera le bagage des
justifications thocratiques dans les diffrents empires en Mditerrane. Lempire romain est une des formes de ces empires qui ont
connu une extension au Moyen-Orient, dont un des lieux fut
faussement appel gyptien, en Mditerrane orientale et jusqu
lintrieur de lEurope. Ce n'est par hasard si les tenants du Monde
arabe tente d'y faire entrer le temps du christianisme oriental, il a
connu en effet une importance beaucoup plus grande, par sa dure, par
sa sophistication intellectuelle et artistique, que l'aire arbitrairement
appele occident , la part faible du christianisme, qui l'on donne
gnralement aussi une continuit et une supriorit historique depuis
lantiquit. On peroit o se trouve le fondement controuv du
Monde arabe au profit d'une lutte pour sa reconnaissance
adresse l'occident chrtien travers l'espace d'altercation Sud-Nord
en Mditerrane. Cependant, la dmarche confronte ces mmes
tenants au dfit d'assumer une mise en continuit entre le temps du
christianisme oriental avec un Islam territorialis, puisque cela suggre videmment d'y insrer une continuit politique ; sauf, peut-tre,
en traitant cette question de nature aportique sur un mode simmelien
du conflit qui unit.
Affirmer la porte historique de ce continuum est de toute faon
paradoxal, car tout cela sest transform dans les diffusions
rciproques, inter pays, interrgionales et inter temporelles, qui ont
boulevers radicalement la signification des conflits et des relations
contemporaines. A prsent, les formes dtat procdent, au sens de
Norbert Elias, de la production intellectuelle et culturelle des relations
sociales civilises dans l' occident chrtien, c'est--dire dans le
capitalisme atlantique ! L'histoire trs classique en effet, faite avant et
aprs Braudel par tous les historiens des dplacements des foyers

Rvolution dans le Monde arabe

35

commerciaux, est celle o se prpare la mondialisation capitaliste qui


a eu lieu plus tard. De la Mditerrane orientale la Mditerrane
centrale, par les villes des ctes non encore italiennes, par le royaume
de Catalogne, jusqu' la cte Atlantique par Cadix, etc., puis faisant
jonction par les ctes de la mer du Nord et de la Baltique avec les
routes terriennes, ltablissement du premier capitalisme atlantique, du
premier march mondial donc, est celui des moments particuliers du
dplacement des peuples et d'clatement de ces dplacements qui
existaient dune faon prpondrante autrefois. Cela forme des
configurations nouvelles et diversifies en Mditerrane, partir
notamment de ce que les manuels nomment encore maladroitement
guerres de religion . S'il y a continuit entre christianisme et Islam,
elle s'arrte de toute faon dfinitivement dans la recomposition de la
hirarchie politique et territoriale mondiale lie la fois au
dplacement et la croissance des foyers capitalistes.
Suivant une problmatique proche des partisans du Monde
arabe , l'historiographie nationaliste a d gnrer une histoire propre
chacun en l'inscrivant dans une continuit historique de longue
dure ; mme quand il n'y a pas de prdispositions historiques. Dans le
cas de lAlgrie, o n'existe pas de prdisposition, a t inclus le
patriotisme de rsistance franaise et le catholicisme patriote de SaintAugustin l'algrien , pour servir une histoire algrienne de deux
mille ans devenue histoire du patriotisme algrien. Au Maroc, cest
encore plus fort, puisque sont mis en continuit des empires qui
navaient pas de continuit, cest la colonisation qui a fait lhistoire
des dynasties marocaines. Puisqu'elle voulait conserver un Sultan, elle
la fabriqu comme hritier des dynasties sultaniennes. Or, le Sultanat
daujourdhui na rien voir avec les diffrentes constitutions des
palais clricaux dans lhistoire du Maghreb et au-del.

Monde arabe et Monde maghrbin


Si dire Monde arabe ne signifie qu'une seule chose, la
ratification de son invalidit et de son impuissance historique, voquer
un Monde maghrbin n'a qu'une seule signification : l'inexistence
du Maghreb dont on observe la ralit et les effets travers sa division

36

Grard Prvost

en trois tats nationaux et dans l'impraticabilit d'une UMA


institutionnalise, ni mme mtaphorique ou symbolique. L'intelligibilit des contextes socio-historiques o se constituent les futurs
tats nationaux en Mditerrane et mergent les diffrences entre
ltat national tunisien et ltat national des deux tiers de lAlgrie ou
encore entre le Maghreb et le Proche-Orient, rside dans l'histoire
plurisculaire des enfermements de pays dans des dpendances terriennes et des replis continentaux. Au Maghreb, ce fut celle des pays
berbres dans des empires musulmans qui pratiquaient une arabisation
linguistique dans les cits palatiales en se superposant au dveloppement de ces pays sous forme d'empires momentans. Plus encore,
en devenant le lieu dextension du dernier grand empire nomm
Ottoman , constructeur de villes au Proche et au Moyen-Orient,
lopposition avec le Machreck s'est renforce sous l'effet de
l'enfermement du Maghreb dans son repli terrien et continental, puis,
plus tard, sous celui de la dconnexion du Proche-Orient des foyers de
dveloppement par dplacement des foyers commerciaux en
Mditerrane qui fut celui de ltablissement du premier capitalisme
atlantique et sa mondialisation. Ici rside le fonds historique des
formes du conflit entre rebelles et loyalistes dans le golf de la grande
Syrte en Libye.
Nombre de pays de l'espace mditerranen dpendent prsent du
continent nord amricain. C'est le cas de ltat isralien, avec la
question complexe de son intgration non rsolue dans la rgion qui
reste problmatique, et dont la dpendance avec les tats-Unis est
patente ; pour prendre ce seul exemple, la majorit des entreprises
d'informatique israliennes y ont leur sige. Les relations internationales entretenues par les pays arabes se font essentiellement sous
obdience amricaine et dans la proximit entre les chefs militaires
des tats post-coloniaux avec le Pentagone : les pays du Golfe,
lgypte, le Liban, lIrak d'avant et d'aprs les guerres, etc. Elles le
sont parfois sous servitude Europenne. Mais c'est encore plus tangible pour le Maghreb qui se trouve clairement la priphrie de
lUnion Europenne, plus par rapport au Proche-Orient ! En faisant un
peu d'conomie, on s'aperoit que les deux tiers de son commerce se
font avec l'UE dans le cadre des traits, signs par les tats
maghrbins, de libre-change , ou prtendus tels car le libre-

Rvolution dans le Monde arabe

37

change est un privilge europen, notamment pour les produits


agricoles qui sont exempts de droits. Cela correspond la proportion
coloniale, par consquent le pacte colonial est pass lUnion
Europenne ! L'autre tiers correspond ce qui est totalement mondialis : le gaz, le ptrole, les phosphates, etc., ce qui fait ltat
business . La situation actuelle du capitalisme mondialis semble
maintenant tre larrire plan de cette liaison prfrentielle tablie
entre le Maghreb et lUE d'une part et entre les pays mditerranens et
les autres continents, principalement le continent amricain. Ces
clairages situent, certes de faon incomplte, cette transformation de
la place de la Mditerrane et du Maghreb dans lembotement de
la mondialisation. Cette organisation continentale en train de se mettre
en place aujourdhui tend remplacer les vieilles liaisons coloniales
ou prfrentielles antrieures et rend infaisables les oprations du type
processus de Barcelone , celles encore dans les cartons, ou comme
le projet franais d'UPM.
Sous cet aspect, le Maroc est dsavantag ; parce qu'il rsulte d'une
colonisation trs particulire et, par les effets des conditions fixes par
l'acte dAlgsiras de 1906, il se trouve maintenant plutt en priphrie
du Maghreb. En effet, en priode encore coloniale il est la fois dj
no-colonial et quasiment dans un cadre imprialiste ! L'tat colonial
franais, par le biais de la rsidence gnrale agissait au service d'une
politique no-coloniale qui a consist maintenir le Makhzen, les
services chrifiens, et mme fabriquer le sultan ! Lyautey a rinvent
le Sultan de la mme faon quil a construit les Medersas. Dans le cas
marocain, la colonisation et lentourage de Lyautey, notamment
Robert Montagne20, ont t les fabricants de cette histoire reprise
ensuite dans le nationalisme sultano-royal, sciemment et de faon
outrancire puisque, cest le tour de force de lhistoire marocaine, les
berbres en font partie ! Il y a donc eu cette espce de conservation, de
restauration sultanesque, sinon il ny aurait pas eu de Sultan, par
consquent pas de Mohammed IV aujourdhui. Mais le Maroc fut
typiquement une colonisation imprialiste, la premire, intronise par
le trait d'Algsiras ; les grandes puissances, Russie et tats-Unis
20

Robert Montagne, Les berbres et le Makhzen dans le sud-marocain , in Travaux


de l'Anne Sociologique , Paris, 1930.

38

Grard Prvost

de lpoque notamment, ont demand que le Maroc, bien que destin


un protectorat franais et un protectorat espagnol, serait dans le
commerce mondial soumis des accords commerciaux internationaux
sous ce qui fut appel rgime de porte ouverte ; les droits de
douane ne pouvaient dpasser 18,6%. Avant de passer sous
souverainet conomique, ce fut la premire colonie tre ainsi,
comme le sont tous les pays du monde aujourdhui. Les droits de
douane y furent limits de telle faon que la principale exportation, le
phosphate, dirige par une compagnie transnationale dont le sige se
trouve en Espagne (Penaroya), bien que fabriqu par les franais au
Maroc, ne viendra pas en France mais sera vendue dans le monde
entier partir d'usines qui le traitent, ni en France ni au Maroc, par
lintermdiaire de lOffice Chrifien des Phosphates.
Le Maroc actuel rsulte aussi d'une colonisation imprialiste pour
une autre raison. La constitution dune banque dtat, prvue par le
trait d'Algsiras, y est contrairement devenue une banque prive
avec privilge dtat, notamment celui dmettre la monnaie et de
grer les intrts, etc. Cest une banque dtat, comme consortium
priv, contrle principalement par ce qui s'est appele Banque de
Paris et des Pays-Bas : Paribas aujourdhui. Celle-ci conservera sa
mainmise jusqu la nationalisation de lindpendance et dveloppera
en mme temps son propre domaine avec lOmnium Nord-Africain
pendant toute la priode de la colonisation. Principal actionnaire priv
au Maroc, il a t royalis , par privatisation royale, il na donc pas
t nationalis ! C'est par dispositions lgislatives donnant priorit aux
marocains dans la rpartition des actions que la famille royale est
devenue le principal actionnaire de lONA, fusionn depuis dcembre
2010 dans la Socit Nationale d'Investissement . Ceci explique
que les cadres des gouvernements marocains soient, encore aujourd'hui, des spcialistes financiers de l'ONA.
Ces lments ont une importance capitale pour saisir la marginalit
de la configuration marocaine par rapport aux mouvements sociaux
conduisant aux sorties des indpendances et des rgimes politiques
post-coloniaux en Tunisie et, plus encore, au Proche et Moyen-Orient.
Cela ne signifie pas absence de mouvements sociaux, ils y sont au
contraire trs vifs, surtout identitaires et culturels, mais leur singularit

Rvolution dans le Monde arabe

39

peut se lire en grande partie relativement ce cadre socio-historicopolitique.


Rvolution , Dmocratie et mondialisation idologique
propos des rvolutions dans le monde arabe , l'exceptionnalisme mthodologique est double, d'une part, la presque unanimit
des commentaires chappent cet ensemble de singularits et
diffrenciations socio-historiques, l'ignorent ou pire font semblant de
l'ignorer pour faire du Monde arabe une vidence et, d'autre part,
attribuent aux branlement sociopolitiques qui le secouent, le sens
d'une rvolution dont l'nonciation du mot suffirait, sous un primat
motionnel sinon magique, lui donner sa porte et une valeur, plutt
que d'interroger les catgories d'analyse et les concepts mettre en
uvre quand la construction d'un savoir sur les changements dans
les tats postcoloniaux. Car pour la majorit des commentateurs,
invoquer cette rvolution ne concerne pas les changements dans
les socits dont on sait peu, sauf magnifier les peuples , mais ils
s'intressent uniquement aux changements des rgimes politiques sous
l'angle de la chute des dictateurs et de leurs gouvernements,
laissant ainsi un champ inexplor sur le rle essentiel des institutions
tatiques.
Ce n'est pas le moindre paradoxe, ces deux exceptionnalismes,
chevills au flot de considrations essentiellement journalistiques,
impliquent un ensemble large de catgories sociales et politiques ;
pour les uns, situs plutt gauche et lextrme gauche, anciens et
nouveaux antiracistes et anticolonialistes, il procde d'une culpabilisation postcoloniale rige en populisme moral : les peuples qui se
librent des tyrans mis en place ou soutenus par les puissances
coloniales ne peuvent tre que bons , altruistes et exempts de
contradictions! Oublieux des hirarchies sociales et des classes, ce qui
les proccupent, dfaut d'une rvolution dmocratique , indfinissable mais sacralise, en regard d'une rvolution socialiste qui
ne l'est plus, c'est la rhabilitation du terme rvolution : la preuve
de l'hypothse rvolutionnaire. Pour les autres, la droite politique et,
dans les milieux libraux, les systmes tatiques autoritaire ne sont

40

Grard Prvost

plus efficients pour les activits conomiques dans la nouvelle


mondialisation, aussi leur intrt porte-t-il plus directement sur les
effets idologiques conduisant la valorisation des systmes
politiques dmocratiques en conomie de march . Nonobstant, tous
souscrivent l'antienne Rvolution et transition dmocratique
usant du mot dmocratie comme s'il possdait une vertu magique.
Ce flot conduit au doute : sous quelles injonctions les notions de
dmocratie et de rvolution , ainsi que leur contenu, sont-ils
dtermins ? Certes, s'y tmoigne utilement un attachement motionnel envers ceux qui tente de se librer d'une dictature, mais s'en
dgage en mme temps une dvaluation du concept de dmocratie ,
lui attribuant simplement le sens gnral et minimaliste d'lections
pluralistes dont l'accomplissement conduit inluctablement aux
dispositifs d'alternance en dmocratie librale, entre deux partis
dominants, l'un de droite , l'autre de gauche ou progressiste,
comme dans les grandes dmocraties comme disent les journalistes. Quid de la dmocratie sociale et de la citoyennet ? C'est un
impens au Maghreb et dans les pays du Sud aprs colonisation ! Un
impens qui marginalise aussi bien l'hritage des lumires et celui
construit par les philosophies musulmanes dans Al-Andalus, que les
thories de la dmocratie et les dbats sur son bilan aprs deux sicles
en Europe21. L'impens de la dmocratie c'est tout autant sa substitution par un produit d'importation dvi pour soutenir le surgissement
spcifique des tats nationaux, la Dmocratie Populaire qui suffit
pour nommer citoyen tout individu, que l'orientation privilgie
par les mouvements tunisiens et gyptiens avec l'assemble
constituante et l'absence d'exprimentations formalises. Dans ces
pays, o tout le monde se dit dmocrate et o l'on aime se rfrer
la rvolution franaise, on ignore par exemple qu' travers la constitution de 1791, la plus radicale qui ait jamais t crite mais non
applique, les jacobins cherchaient faire de la pdagogie politique et
penser la citoyennet ; pourtant la consolidation des intrts des
catgories sociales industrielles mergentes ont conduit Thermidor.
Qu'il n'y ait point de dbats partir de ces leons de l'histoire et que
21

Notamment chez Jrgen Habermas, Droit et Dmocratie : entre faits et normes, Gallimard/nrf essais, Paris, 1997.

Rvolution dans le Monde arabe

41

les intellectuels s'en absentent doit tre considr, dans les


circonstances actuelles, comme un fait social majeur.
Car partout depuis, la dmocratie a t pense et pratique uniquement partir de la matrice idologique librale et mercatocentrique
des systmes politiques nord-amricains et europens, comme un
allant de soi, alimentant sa supriorit, morale, philosophique et
politique par elle-mme, puisqu'il n'en serait point d'autre que
totalitaire , destructrice des liberts individuelles. L'opposition est
donc artificieuse, porte dans l'espace public et intellectuel des fins
de conformation des dispositions d'action favorables aux mouvements
proprement erratique et hiratique du capital22. Autrement dit, de la
mme faon que le totalitarisme peut se dcliner sous plusieurs
formes et sous plusieurs visages, la dmocratie ne peut se prsenter comme absolue par le seul fait de son nonciation pure de
toute autre connotation. Car elle perd ce caractre absolutiste et
idaliste ds lors qu'on la soumet l'analyse des systmes politiques
concrets ; elle peut tre directe , parlementaire , populaire et
elle peut tre sociale . Quand la rvolution , on oublie qu'elle
puisse tre conservatrice. Pourquoi donc parler de transition
dmocratique quand c'est de la transition au march qu'il s'agit ?
C'est--dire vers un capitalisme dbarrass, non de l'tatisme, mais de
sa rgulation dans des dispositifs collectifs institutionnaliss par un
tat.
Que ceci soit peu discut dans le champ intellectuel interne aux
tats du sud mditerranen, illustre la puissance de la mondialisation idologique , en sorte qu'elle a russi y importer la version
canonique et, plus encore, sanctifie, de cette relation march/dmocratie charpente par une fonctionnalit rciproque. Dans
ce couple rput indissociable, le terme dmocratie fournit la
trame idologique qui lgitime l'autre. Mais c'est par un effet de
passe-passe historique qu'elle y parvient, effaant l'histoire sociale
au profit d'un paradigme outrageusement fabriqu par l'opposition
artificieuse entre totalitarisme et dmocratie et pour fonder les
reprsentations actuelles de la modernit . D'o une nouvelle
22

Jean Marie Vincent, MAX WEBER ou la dmocratie inacheve, Editions du Flin, Paris, 1998.

42

Grard Prvost

histoire, parfois rvisionniste, disqualifiant tant les mouvements


anticoloniaux que ceux, antilibraux, qui ont form les tats sociaux
redistributeurs, ou rcus l'appropriation prive des richesses produites
par le travail humain. En fait, en l'associant au totalitarisme, la notion
de socialisation des processus et dispositifs co-systmiques de
reproduction sociale de l'humanit se trouve disqualifie par le
nouveau paradigme : la dmocratie , c'est l'antithse qui assure la
libert .
Ce lien a introduit un malentendu philosophique et politique
majeur. Car dans les mouvements sociaux actuels au sud, comme dans
tout mouvement de ce type, le mot dmocratie n'a pas le sens
concret que lui assignent les prdicats des systmes dmocratiques
tablis rpandus par des catgories socio idologiques dont la
typologie est connue, ils en ont au contraire une ide cognitive vague.
Ils revendiquent des liberts ! Et quand ils rclament la dmocratie c'est sous le magistre d'lites intellectuelles l'offensive en
vue de leur classement social. Dans les mouvements sociaux actuels,
les liberts sont appeles dmocratiques uniquement en ce qu'elles
renvoient la libert d'action des individus. C'est le sens immdiat et
sa valeur sociale concrte que ces derniers donnent la dmocratie. Ils
n'ont aucune raison de penser, ni de savoir ce que doit tre un systme
dmocratique. Mme en Europe c'est discutable ! C'est par un
dtournement stupfiant, qui ne peut se comprendre qu' travers la
fabrication historique de la complexit de rapports sociaux et de leur
lgitimation symbolique, qu' cette reprsentation de la libert se
substitue celle de la relation entre libert de march et dmocratie , contre le totalitarisme , son ressort idologique qui la
rapporte un pseudo-universalisme rabattu sur une non moins pseudomorale humaniste, plus moralisante qu'humaniste ; comme si le
march tait synonyme de libert! L est le malentendu. Car si le
capitalisme a besoin de libert, on l'oublie trop souvent, c'est d'abord
pour servir ses intrts au dtriment d'quilibres sociaux fonds sur la
recherche de l'galit.
En Mditerrane, on se trouve dans un moment o le cheminement
du capital a besoin de plus de libert, de commerce et d'changes, de
plus de possibilits de circulation du capital que ne permettaient plus
les rgimes autoritaires postcoloniaux. Si ces derniers pouvaient

Rvolution dans le Monde arabe

43

bnficier d'apprciations favorables accordes par les tats


dominants du nord, qu'elles eussent t ou continuent d'tre
eurythmiques ou proportionnes, et mme de relations parfois
munificentes avec eux, c'est par l'existence du march donnant le
critre d'valuation des formes politiques des tats en Mditerrane,
autorisant des registres trs diffrents: compte avant tout le march,
pas la dmocratie ! Le constat s'impose pour toute une srie de pays
mditerranen, l'Arabie saoudite, la Libye, la Syrie, les pays du
Maghreb et du Machreck. Mais ce qui est remarquable pour ces pays
comme pour d'autres tats postcoloniaux, quant l'valuation et la
qualification du type de dmocratie qu'ils mettent en uvre pour
assurer le fonctionnement du march, est qu'aujourd'hui elle s'tablit
partir des critres de gouvernance invents par la Banque
Mondiale et seconde politiquement par l'ONU, laquelle s'appuie sur
des coalitions armes internationales, en Libye et en Cte d'Ivoire par
exemple.
La nouvelle configuration intronise une lgitimit suprieure aux
lgitimits infra nationales procdant des rapports conomiques
actuels au niveau international ; la dmocratie locale, nationale, locale
ou sociale n'y est que trs relative. Max Weber n'a cess de le
thoriser : les luttes sociales et politiques sont des luttes de lgitimit
et de classement, en vue de rendre le classement lgitime. Ceci, non
seulement discrdite la dmocratie en tant que pratique de la
citoyennet assume dans des rapports de coopration, mais prouve
plus encore que les systmes politiques auxquels renvoient les diffrentes chelles de mondialisation dans la longue dure, ne forment pas
une catgorie autonome, opposs terme terme des systmes
ordinairement dsigns sous le substantif dmocratie , mais
s'insrent dans un mme type o l'cart entre systmes totalitaires
et systmes dmocratiques est une diffrence de gradation. On
peut ajouter qu'en ce sens, un systme dmocratique n'est qu'une
forme particulire de tout systme politique, par principe toujours
totalisant.
La dmocratie apparat sous cette forme dans les pays du sud
comme un problme eschatologique, comme la condition ncessaire
l'affirmation de leur dcollage conomique et un placement
favorable dans la comptition mondiale . On peut cependant

44

Grard Prvost

suggrer que cette ncessit s'accroche aux effets de la


mondialisation idologique alimente au flux des arguments de la
modlisation systmique, mondialisation ou globalisation . Elle
tend se gnraliser sous le triptyque dmocratie, capitalisme,
science et technique ; une sorte d'injonction opinitre auquel les
pays acquiescent, sacrifiant ainsi, semble-t-il sans rserve, au mythe
volutionniste nourri par ce parangon d'idal social qu'illustre
dsormais, avec ses fascinations penses et vcues, sinon subies, le
terme modernit . On peut dduire de cette allgeance, l'existence
vidente d'une relation fonctionnelle qui conduit, non seulement la
rorganisation plantaire des rapports de domination entre les tats
nationaux, mais aussi leur reproduction, rinstallant leur place
hirarchique les anciens territoires devenus des tats nationaux aprs
indpendance, par consquent prtendument indpendants. L'hypothse est que les mouvement sociaux actuels dans les pays excoloniaux rsultent d'une acclration des processus de changement
social que connaissent les socits humaines, gnralement
imperceptibles, mais qui les travaillent en profondeur, aboutissant
une contraction brusque prenant la forme d'une ruption sociale et
d'une irruption d'une multitude d'agents. Les formes et types
sociopolitiques des processus engags prsentement dans les pays
riverains de la Mditerrane par cet invariant de l'histoire sociale se
relient des effets de cette mondialisation idologique qui fait de
la dmocratie librale et du march l'aboutissement de la
rvolution .
Rvolution et transition dmocratique
En toute rigueur, le dficit de connaissances sur les mouvements
sociaux dans les pays postcoloniaux du sud mditerranen rend
alatoire l'analyse des processus de changement social en tant que
rvolutions . L'approximatif et limpressionnisme l'emportent sous
la pression des sommations mdiatiques, des assignations main
stream fortement idologises et valorises pour masquer toute autre
ralit que celle d'une rvolution qui, pour tre avenante et
apparatre sous l'clat controuv de la dmocratie , est crdite du

Rvolution dans le Monde arabe

45

joli nom de jasmin . Aussi aujourd'hui les rvolutions sont-elles


oranges , vertes , des illets , etc., une somme d'euphmismes par lesquels les problmes cruciaux de science sociale se
trouvent transforms, soit en considrations journalistiques simplistes,
qui s'alimentent souvent aux prtentions scientifiques de certaines
approches gopolitiques , soit en une srie de variables issues de la
pense volutionniste dominante en Europe, o se dveloppe par
exemple un archtype de la citoyennet23. Jusque dans les ides de
contagion et de raction en chane , car quand les commentaires
s'emploient les vhiculer, ils accompagnent la production idelle
d'un Monde arabe en rvolution sur un mode volutionniste.
L'itration de la formule transition dmocratique relve d'une
invention sociologique porte idologique, amorce aprs la
seconde guerre mondiale. Elle apparat avec plus de vigueur la fin
des annes 1970 et 1980 en mme temps que les transformations en
Espagne et l'Est. De faon trs imprcise et partiellement errone,
Charles Tilly les plaait au rang des grandes rvolutions
europennes 24. ce moment prenait corps une nouvelle configuration de mondialisation , aprs celle de la rgionalisation du
monde par ltat national, o tait mis en cause le modle
Westphalien dtat social fond sur le droit et la souverainet. L'enjeu
tait de voir si les tensions sociales nouvelles, l'clatement des
territoires, les crises des formes traditionnelles du politique, les
conflits et les guerres ethniques, participaient d'un mouvement gnral
sur l'ensemble du continent europen vers la dmocratie . D'o le
succs des formules transition politique et transition dmocratique porte par la transitologie partir des cas espagnols,
portugais et latino-amricains la fin des annes 1980 par Philippe
Schmitter25. Applique aux transformations l'est, la transition y
est vue comme passage d'un tat un autre, d'un tat totalitaire un
23

Largement emprunt TH Marchall, Class, citizenship and social development, Garden


City, New York, Doubleday, 1964.
24
Charles Tilly, Les rvolutions europennes (1492-1992), Paris, Le Seuil, 1993
25
G. O. Donnel, Ph. Schmitter, Transition. From authoritarian rules : Prospect for Democracy, Tentative conclusions about uncertain Democracies, Baltimore, John Hopkins University Press, 1986. Voir aussi J. J. Linz et A. Stepan, Problem of Democratic Transition and
Consolidation, Baltimore and London, 1996.

46

Grard Prvost

tat dmocratique et bien sr comme consolidation incertaine dans un


processus plus long, mais estime que l'organisation d'lections libres
et l'diction de nouvelles rgles suffisent clore la transition . Or,
le dessein volutionniste qu'elle contenait invitait un exceptionnalisme mthodologique qui ne permettait pas de comprendre pourquoi la dmocratisation s'accompagnait de guerres durables,
autrement dit pourquoi certains groupes s'engagent vers la dmocratie librale et d'autre optent pour la corruption, le crime ou la
guerre. La thse de la transition, appuye sur l'ide que les modalits
de sortie du franquisme et du sovitisme en taient des spcimens,
chappait ainsi la ncessit de se concentrer sur le jeu des catgories
sociales l'offensive dans les pays viss, leur historicit et leur
rationalit, de tenter d'analyser les causes des dsquilibres des
systmes politiques, de saisir l'enchanement des crises et des ruptures
pour comprendre les transformations en cours. Du coup, renvoyant
au dbat classique en sociologie sur la rationalit de l'acteur , la
thorie a fini par se rsumer une tautologie: les rgimes changent
parce qu'ils changent !
L'exceptionnalisme se redouble aujourd'hui propos des
rvolutions arabes . D'o, pour voir ce qui s'est amorc dans les
pays de la rive sud de la Mditerrane, la critique ncessaire de cet
volutionnisme transitologique vhicul par la science politique
anglo-saxonne, par consquent peu convaincante et incertaines 26.
On a besoin au contraire d'une approche socio-historique du politique
et des mouvements sociaux pour comprendre la concatnation de
crises et d'vnements qui crent les configurations actuelles au
Maghreb et au Moyen-Orient. Avec cette perspective, les notions
contigus de transformation 27 et de mtamorphose sont
meilleures que celle de transition . La premire rapporte le changement des processus complexes aux multiples dterminations et
construits selon une forme dont l'issue n'est pas acquise d'avance, La
seconde s'intresse au passage d'une forme une autre de continuits
26

Michel Dobry, Les voies incertaines de la transitologie : choix stratgiques, squences


historiques, bifurcations et processus de path dependence , Revue franaise de science politique, 2000/4-5 (Vol. 50).
27
Karl POLANYI, La grande transformation, aux origines politiques et conomiques de
notre temps, dition franaise Gallimard, Bibliothque des sciences humaines, 1983.

Rvolution dans le Monde arabe

47

culturelles, sociales et politiques, pour voir ce qu'elles produisent en


terme de configuration idologique, de systme politico-tatique, de
rapport sociaux, etc. En effet, la complexit des relations entre les
groupes sociaux, catgories ou classes, n'est pas seulement conditionne par des rapports de force ou par une seule transaction
d'intrts ou de pouvoir, elle l'est aussi par des facteurs sociaux,
politiques, historiques et conomiques. De l dcoule l'impratif de
prendre en considration ce qu'implique dans le cas mditerranen,
des notions comme celle de path dependence utilise pour
analyser l'volution des tats sociaux dans l'hmisphre nord selon
des voies traces par l'hritage institutionnel28, de mme que, pour
reprendre la thse de Michel Dobry, celle de situation stratgique ,
de rupture ou de bifurcation 29 (cf. supra). Car tout cela a manifestement particip la cristallisation des moments politiques et
aux dcisions individuelles et collectives par lesquels s'est engag le
cours des vnements et s'est organis l'intrigue historique jusqu' la
chute des systmes politiques autoritaires tunisiens et gyptiens.
Plutt que persvrer dans l'usage du mot rvolution , pourquoi
ne pas dire, comme le suggre Charles Tilly30, situations prrvolutionnaires ? Des moments o se mlent hasard, volont
individuelle d'un groupe ou d'une organisation et o se constituent le
passage de continuits antrieurement formes. Ainsi, identifier des
variables explicatives des vnements et des phnomnes que l'on
constate aujourd'hui, implique-t-il de prendre au srieux les notions de
mmoire collective , de tradition , de culture , d'exprience
historique , de code culturel , d'historicit , etc. Ncessit aussi
d'tudier les processus qui dterminent l'articulation entre tats
totalitaires en crise et les mobilisations sociales comme une interdpendance dans la conjoncture des annes rcentes o a pris forme la
mondialisation , o l'quilibre des systme tunisiens et gyptiens a
t fragilis radicalement, crant des opportunits politiques. De ce
fait, les contradictions structurelles des rgimes ont accumul des
28

Paul Pierson, Dismantling the Welfare State ? Reagan, Thatcher and The Politics of Retrenchment, Cambridge University Presse, 1994.
29
Qui refuse par ailleurs de prendre en compte la notion de path dependence : Michel
Dobry, Op. Cit.
30
Charles Tilly, Op. Cit.

48

Grard Prvost

tensions , des dsquilibres , qui libraient des espaces o


pouvaient s'organiser des agents sociaux et politiques. Cela souligne
tout autant l'intrt porter sur la faon dont les agents et des groupes
sociaux ont construit une identit individuelle et collective enracine
dans des traditions.
Rvolutions et sorties des systmes politiques en Mditerrane
Quelles hypothses, comparativement avec les modalits de sortie
des rgimes autoritaires dans la pninsule ibrique, peut-on reprer
dans celles aujourd'hui en cours au Maghreb et au Moyen-Orient ?
Dans le cas de l'Espagne, la contraction du changement social s'est
corrle avec le projet d'une bourgeoisie moderniste oriente vers
l'ouverture europenne et son insertion dans le march europen. La
chute de franco et de son rgime est lie cela, parce qu'ils constituaient un obstacle un tel projet. Mais s'il n'en surgit point de
rvolution sociale plus avance, c'est par l'intelligence politique et le
soutien des tats Unis, travers le pacte de la Moncloa nou entre
tous les courants politiques au nom d'une transition dmocratique
ncessaire. La bourgeoisie espagnole s'est ainsi relgitime jusqu'
aujourd'hui o elle domine tout les secteurs de la vie sociale, politique
et culturelle, selon et travers des vecteurs spcifiques l'Espagne,
notamment la persistance du poids politique et social de l'appareil
religieux. On a l un premier lment de comparaison. En Espagne et
au Portugal, la rvolution a t en ce sens politique , le plus
probable en Tunisie et en gypte, c'est--dire des arrangements
constitutionnels et institutionnels, le remplacement des lites sociales,
conomiques et politiques, et des dispositifs de reproduction du
systme de lgitimation des catgories sociales dominantes. Sur un
mode sans doute classiste , car pour tre non seulement politique
mais sociale, il faut que le pouvoir conomique change de mains,
autrement dit qu'il en rsulte une dpossession fondamentale des
anciennes catgories dominantes dans l'conomie et, corrlativement,
dans le systme de dcision politique. On ne connat pas ce jour de
double pouvoir embryonnaire ou actif dans les population de ces
pays revendiquant le pouvoir d'tat. Plus encore, le processus

Rvolution dans le Monde arabe

49

constitutionnel en cours dtourne et arrte au contraire l'mergence de


tels instruments politiques.
Le second, d'ordre gnrationnel, concerne plus spcifiquement la
clture d'une priode qui commence avec la fin du rpublicanisme en
Espagne et au Portugal. Les nouveaux mouvements de contestation,
indigns et autres modes de mobilisation et de transformation
sociale, ONG et associations d'action politique thmatique,
d'organisation et de rapport au politique mme, tourne cette page de
80 annes d'histoire gnrationnelle. C'est par leur caractre transnational que ces mouvements rejoignent les mouvements sociaux en
Mditerrane. Ils ont en commun entre eux de mettre un terme, dans
des configuration socio-historiques qui leurs sont propres, un cycle
gnrationnel politique et social. En Espagne, les gnrations de la
guerre anti franquiste ont puis leur capacit intellectuelles, historiques et idologico-politiques partir desquels s'est construit le
systme actuel. Elles ont appel transition , ce qui tait la formulation de leur reclassement perdu en guerre civile et en immigration
ensuite, dans un tat national social de type social dmocrate assur
par un pacte , c'est--dire un accord interclassiste sous prpondrance de catgories socio-idologico-politiques porteuses de continuits au travers de l'hritage franquiste reformul. Les pactes sont
dj des modalits qui se mettent en place au sud de la Mditerrane.
En ce sens, il existe un dcalage temporel avec la configuration
espagnole, mais si les mouvements sociaux s'ouvrent, ici et l, sur de
nouvelles perspectives portes par des gnrations nouvelles, si les
uns ferment un cycle accroch la guerre civile et antifranquiste, en
Mditerrane, ils concluent le cycle gnrationnel du nationalisme
colonial et postcolonial.
Si la notion gnrale de rvolution ne jouit pas des qualits
adquates pour nommer le surgissement massif dans l'espace public de
catgories en voie de marginalisation conomique et sociale, qu'en estil ? Sans nier l'importance dcisive des effets politiques qui s'ensuivirent depuis la chute des gouvernements autoritaires ou despotiques
jusqu'aux rorganisations tatiques en cours, l'exigence conceptuelle
implique de poser l'hypothse de mouvements gnrationnels
encastrs de part et d'autre dans un ramnagement en cours de la
hirarchie mondiale qui redouble l'effet boomerang du capitalisme que

50

Grard Prvost

fut la colonisation dans ces pays enferms dans leurs replis continentaux et tenus l'cart du dplacement des foyers capitalistiques, vers
un nouveau no-colonialisme31, en dpassement de l'ancien en somme ; les uns et les autres y sont dans un mme rapport contradictoire,
la fois rsistance et acquiescement, thse et antithse. Cela ne dit
videmment rien de ce qu'il en adviendra. Tout au plus est-on assur
que se croiseront des stratgies, donc des conflits, de reclassement
dans l'tat, d'appropriations patrimoniales et de pouvoirs distribus
l'intrieur de nomenclatures et de reconfigurations sociales hirarchises.
Pour la Mditerrane, l'analogie avec une rvolution arabe
prend ds lors un sens prcis : c'est la fin d'un cycle, d'un mouvement
et d'une dure qui met un terme une priode particulire de la
domination coloniale, depuis l'implantation coloniale jusqu' la
production postcoloniale : forme dtats et tablissements de rapports
no-coloniaux. Marquant ainsi la fermeture de la parenthse coloniale,
c'est la fin des systmes politiques dans les tats nationaux
postcoloniaux. L'volution du modle du parti unique organique d'tat
en parti administratif arrive son terme, par l'impuissance de la
gestion sociale et du contrle politique, comme par la contestation
locale et gnrale des appareils administratifs et des partis.
Dans les tats maghrbins, comme partout ailleurs, on est dans des
changements de fonction. Cest mieux que dire crise , car quand on
dit crise, on pense que ltat national va disparatre. Cest plutt la fin
du systme national dans ltat national. L'tat national conserve des
fonctions relais dans les ngociations internationales, dans la
recomposition despaces continentaux no-impriaux comme lUE, ou
la priphrie Maghreb, etc., et il reste des fonctions corporatives.
Cependant il est en dpassement historique. La concentration des
ples relationnels les plus forts sont supranationaux, ils ne sont plus
dans le ple politique national. Linfranational qui reste concerne les
relations qui se dveloppent dans la nouvelle rgionalisation urbaine,
au niveau des conurbations, comme disent les gographes. On est en
prsence d'un processus de dnationalisation de l'tat national
31

Sous des configurations impriales no-impriale. Voir l'approche thorique de cette


problmatique, Michael Hardt et Antonio Negri, Empire, Paris, Exils, 2000.

Rvolution dans le Monde arabe

51

social . Dire fin du national signifie que l'tat national demeure,


mais qu'il se trouve entran dans une mutation transnationale et dans
un travail intrieur de dnationalisation. Ce qui se dfait sur les rives
sud de la Mditerrane, comme ce qui s'est dcompos dans les pays
du glacis sovitique, c'est l'illusion du socialisme national accroche
la violence monopoliste de l'tat-parti. Se sont les rapports l'tat
national qui sont en redfinition. Et puisqu'il ny a plus de promesse
nationale possible, le discours politique prend plus que jamais la
forme du populisme , non seulement pour les islamistes ; la
perspective nationale disparat mais la religion ou la croyance du
peuple et le discours au nom de peuple subsiste.
Tous ces lments se combinent sans se fixer priori, cela dpend
des luttes qui se nouent et se noueront dans la configuration actuelle.
Les mouvements sociaux reconnus dots d'une stratgie peuvent
encore contrler ce qui se passe centralement, parce qu'il y a une place
centrale du politique dans tout processus de mobilisation. Cela
rintroduit l'tat on l'a vu, son histoire et ses traditions comme
variable centrale d'explication dans l'examen des ruptures constates.
Mais l'activit en son sein n'y est ni gratuite ni vide, des options
peuvent sparer tel groupe ou telle personne et les orientations de
chacun ne sont pas quivalentes. Ici se pose la question plus gnrale
de leurs conceptions politiques ou de leurs visions du monde ,
c'est--dire que leur influence sur le cours des vnements se fait dans
le cadre d'une tradition, intgrant des cultures politiques transmises
par des traditions.
La dmocratie inacheve, quelle sortie ?
Le programme scientifique est ainsi plus prcis pour aborder les
questions poses par l'issue rvolutionnaire ou non sur la rive sud
de la Mditerrane, peut-tre mme pour en luder certaines, tant elles
font pour la plupart usage d'exceptionnalisme mthodologique.
L'analyse des changements introduits par les mouvements actuels
dans la nature des tats et dans la relation entre tats devront ainsi
s'envisager non seulement par rapport des mutations politiques
long et moyen terme, mais aussi dans la saisie sociologique de

52

Grard Prvost

processus de formation de catgories et de coalitions de catgories


candidates au pouvoir, les prtentions concurrentes au contrle
exclusif de ltat, ou celles dune ou de plusieurs de ces composantes.
Ceci oriente videmment, tant vers les stratgies des candidats au
pouvoir dtat en vue de rallier des segments sociaux significatifs
leurs prtentions, que vers celles mises en uvre par les dtenteurs
actuels du pouvoir dtat ; comme on le voit aujourd'hui en Syrie ou
au Ymen, elles peuvent s'orienter vers la rpression des coalitions
oppositionnelles, ou inversement vers le ralliement leurs prtentions
comme dans le cas tunisien. Les deux postures stratgiques peuvent
d'ailleurs tre mixtes comme en gypte.
Ds lors, l'analyse des processus sociopolitiques par lesquels
les opposants aux rgimes actuels dans les pays de la zone
Mditerrane accderont ou non au contrle de l'appareil dtat, qu'ils
procdent des ngociations avec le systme politique en place ou une
partie de ses membres, tout autant que des modalits de neutralisation
ou dalliance avec une force arme, est dcisive. Car dans tous les cas
observs en Mditerrane, la force arme a t la principale mdiatrice
entre ces diffrentes postures stratgiques. Elle l'a t dans les
moments rvolutionnaires et elle le sera quant aux issues
politiques venir. L'histoire rcente et ancienne, en Espagne, au
Portugal et dans les pays du glacis sovitique, montre que dans des
configurations rvolutionnaires quivalentes, jamais des blocs
d'opposants politiques nont accd au pouvoir dtat sans contrle
effectif, soit de l'arme en place, soit d'une ou plusieurs fractions
significatives de la force militaire.
Enfin, si le rle des rseaux sociaux mis en exergue reste encore
soumis discussions, en revanche, le transnationalisme a des effets
encore mal mesurs mais sans doute plus oprants. Il dessine les
formes nouvelles des dispositifs d'changes humains et culturels en
phase avec le type actuel de lactivit capitalistique des groupes
sociaux patrimoniaux prpondrants dans un champ conomique
largit un espace transnational, c'est--dire une activit plus
fortement investie dans cet espace que dans la phase multinationale prcdente : celles dinterconnexions rgionales avec les
dlocalisations comme autre face noumnale. Dans sa
configuration prsente lchelle du monde, l'acclration de ce

Rvolution dans le Monde arabe

53

processus durbanisation concourt ce que les gographes dsignent


sous le terme de mtropolisation , une rgionalisation polarit
urbaine et tertiaire, ouverte sur la nouvelle distribution des ples
urbains et rgionaux. Plus encore, tous ces paramtres d'analyse du
processus actuels en Mditerrane devra s'ajouter celui d'un
renouvellement urbain procdant dune rgionalisation entendue
comme degr intermdiaire de recomposition des embotements des
rapports sociaux lchelle plantaire. Dans ce mouvement gnral, la
prise en considration du basculement dmographique en cours, qui
s'effectue de la campagne aux villes par dplacement de populations,
devient galement dcisive.

Tra il nuovo e il vecchio


ISBN 978-88-548-5228-0
DOI 10.4399/97888548522803
pp. 55-78 (novembre 2012)

55

Il ruolo delle opposizioni religiose nelle primavere arabe. Il


caso dei Fratelli Musulmani in Egitto
Patrizia Manduchi

Il ruolo politico della Fratellanza Musulmana nella storia


dellEgitto (1928-1981)
LAssociazione dei Fratelli Musulmani (Jamiyyat al-ikhwn almuslimn) costituisce un ottimo punto di partenza per un approccio
analitico allimportanza e al successo sorprendente dei movimenti di
ispirazione religiosa nel fragile e mutevole contesto politico attuale
del mondo arabo1 perch rappresenta il primo movimento radicalista
islamico ufficiale, costituisce ancora oggi un modello di riferimento
teorico e pratico per tutta la galassia di movimenti radicali islamici
esistenti nel mondo musulmano2 , e infine perch sempre dallEgitto
che si diffonder il pensiero di alcuni dei pi importanti teorici (e
martiri) riconosciuti da tutti i gruppi radicalisti, fra cui sicuramente
uno dei pi noti e influenti, Sayyid Qutb (1906-1966).

Per un primo approccio sulle primavere arabe si legga in lingua italiana: M. e Y.


Brondino, Il Nord Africa brucia allombra dellEuropa, Jaca Book, 2011; F. Rizzi,
Mediterraneo in rivolta, Castelvecchi, 2011; Ala al-Aswani, La rivoluzione egiziana,
Feltrinelli, 2011; Karim Mezran, S. Colombo, S. van Genugten (a cura di), LAfrica
mediterranea. Storia e futuro, Donzelli, 2011; R. Cristiano, Caos arabo. Inchieste e dissenso
in Medio Oriente, Mesogea, 2011, I. Vitelli, Tahrir, Il Saggiatore; AA.VV., Capire le
primavere arabe, Dossier Le Monde Diplomatique/Il Manifesto, 2011.
2
Anche perch, nonostante una pesantissima repressione, voluta da Nasser (Jaml abd alNsir) fra gli anni 50 e 60, il movimento seppe ricomporsi ed espandersi in tutto il mondo
musulmano con incredibile rapidit e forza.

56

Patrizia Manduchi

La loro storia, anche se qui brevemente delineata, aiuta di certo a


comprendere la forza politica e culturale che i Fratelli rivestono da
decenni in Egitto e in tutto il Medio Oriente.
La fondazione dellAssociazione ad opera del maestro elementare
Hasan al-Bann avvenuta ad Ismailiyya nel 1928. Le teorie di alBann possono essere riassunte sinteticamente nelle parole semplici
ed efficaci del suo Credo, adottato nel primo Congresso svoltosi al
Cairo e in seguito pubblicato nelle sue Memorie3. Proprio dai punti
centrali di questo Credo si sviluppa lideologia dei Fratelli Musulmani: ripristino della legge islamica (shara) per ogni attivit e in
ogni settore della vita politica, sociale, economica, culturale; abolizione dei partiti politici in nome di ununit che rispecchi quella
dellet delloro della storia islamica, corrispondente allepoca dei
primi califfi Rashdn (632-661); un sistema di istruzione religiosa e
tradizionale che sostituisca quella di impostazione laica e occidentalizzata, causa della decadenza delle societ islamiche e dellallontanamento degli individui dai princpi e dai valori dellIslam; rifiuto di tutti i modelli culturali e delle ideologie estranee allIslam al fine
di un consapevole recupero della propria identit musulmana e araba.
Negli anni 30 il movimento si diffuse con rapidit (gi dopo un
decennio aveva decine e decine di sezioni in tutto lEgitto), lavorando
alacremente non solo a livello di propaganda religiosa dai forti accenti
nazionalistici, ma anche di organizzazione interna (attivit di aiuto
agli indigenti, ambulatori medici gratuiti, sostegno per listruzione dei
ragazzi pi poveri, servizi nei quartieri pi degradati e via dicendo).
Anche le attivit rivolte allesterno dellEgitto, come nel caso della
raccolta di fondi e altre iniziative umanitarie, come pure lintervento
militare durante le rivolte arabe del 36 a favore degli Arabi di
Palestina, contribuiscono a rendere visibile e molto nota la
Fratellanza.
Il movimento ebbe da subito un enorme successo al quale non
certamente estraneo il fatto che inizialmente i Fratelli Musulmani
furono ben visti dal filobritannico regime al potere, che pensava di
potersene avvantaggiare per contrastare la corrente nazionalista (che si
3

Mudhakkirt al-dawa wal-diyya (Memorie della predicazione e del predicatore),


sorta di autobiografia pubblicata in svariate edizioni al Cairo.

Il ruolo delle opposizioni religiose

57

identificava soprattutto nel partito Wafd, o partito della Delegazione4).


Daltronde la Fratellanza viene descritta dal suo stesso fondatore come
un messaggio salafita (ritorno alle fonti), una via sunnita, una verit
sufi, unorganizzazione politica, un gruppo sportivo, ununione
scientifica e culturale, unimpresa economica ed unidea sociale e
questa ampia e multiforme definizione con buona probabilit appariva
in qualche modo tranquillizzante agli occhi delle autorit egiziane
dellepoca.
Tuttavia le convinzioni apertamente anticoloniali di al-Bann non
tardarono a palesarsi al punto che, nel 1941, egli venne relegato in una
localit dellAlto Egitto per ordine delle autorit inglesi e il movimento cominci ad essere guardato con circospezione dai Britannici e
dalla fiacca monarchia di re Fuad.
Con il V Congresso (1939), i Fratelli Musulmani formalmente si
trasformarono in entit politica, con un programma piuttosto articolato, sintetizzato dallo stesso al-Bann (abile inventore di slogan e
formule di successo), nei famosi cinque punti: Dio il nostro scopo,
il messaggero il nostro modello, il Corano la nostra legge, il jihd il
nostro cammino, la shahda il nostro desiderio.
Fra il 1946 ed il 1947 - anni in cui si registrarono scontri violenti e
incidenti fra regime filo-britannico e opposizioni nazionalistiche,
causati dalle sempre pi pressanti richieste di abolizione delliniquo
trattato anglo-egiziano del 1936 - il movimento continua a diffondersi,
favorito dalla contingente necessit del Governo egiziano di soffiare
sul fuoco dellantagonismo che da sempre opponeva i Fratelli
Musulmani e laltra potente formazione politica egiziana, il Wafd. Il
Governo incoraggi dunque, seppur cautamente, i Fratelli, concedendo favori ed agevolazioni, e permettendo la loro propaganda, ad
esempio attraverso la pubblicazione di un giornale quotidiano fondato
nel 1946, intitolato al-Ikhwn al-Muslimn.
Tuttavia, proprio a causa di questa vicinanza al governo, che
scontentava parte della base pi giovane e agguerrita, dallasso4

Il partito della Delegazione, fondato nel 1919 dopo che una delegazione capeggiata da
Saad Zaghll si era rivolta alla potenza britannica, nella figura dellAlto Commissario
Reginald Wingate, il 13 novembre 1918, due giorni dopo larmistizio che conclude la prima
guerra mondiale, per richiedere la fine del protettorato britannico sullEgitto, instaurato nel
1914.

58

Patrizia Manduchi

ciazione emerse negli stessi anni unala radicale e violenta che port a
termine alcuni attentati, fra cui luccisione di un giudice (marzo
1948); lassociazione venne sciolta nel dicembre seguente con
laccusa gravissima di tentativo di rovesciare lordine stabilito,
terrorismo, assassinio. Tre settimane pi tardi il Primo Ministro
Mahmd Fahm Nuqrsh Psh, che aveva siglato latto di
scioglimento del movimento, venne a sua volta ucciso da un Fratello
Musulmano e, poche settimane dopo, Hasan al-Bann fu assassinato
dalla polizia politica (12 febbraio 1949). Dopo questi fatti drammatici,
lassociazione verr nuovamente riconosciuta dalle autorit egiziane
solo nel 1951, quando il giudice Hasan al-Hudayb ne divenne la
nuova Guida Suprema (al-murshid al-mm).
Per quanto strano possa sembrare, gli Ufficiali Liberi che presero il
potere in Egitto con il colpo di Stato del 23 luglio 1952 erano piuttosto
vicini ai Fratelli Musulmani: sembra che lo stesso Nasser, con il nome
di Abd al-Qdir Zaghll, facesse parte del movimento e che siano
stati frequenti i contatti fra al-Bann e i futuri Presidenti della
Repubblica Nasser e Sadt negli ultimi anni 40. Anzi furono proprio i
Fratelli Musulmani a fornire la base popolare necessaria alla legittimazione del nuovo regime, nonostante esso fosse nazionalista, laico e
socialista. Gli Ufficiali Liberi contraccambiarono questo atteggiamento di apertura e il 16 gennaio 1953, quando venne proclamato il
partito unico, i FM furono lunico gruppo a non essere sciolto (con la
motivazione che non erano un vero partito politico, ma unassociazione con una missione religiosa, risla dniyya). La luna di miele
tuttavia non dur a lungo e gi allinizio dellanno seguente la
situazione si presentava diametralmente opposta. I Fratelli Musulmani
avevano gi manifestato apertamente la loro impossibilit a
convergere sugli obiettivi del nuovo regime, lideologia degli Ufficiali
Liberi era troppo diversa da quella della Fratellanza e lAssociazione
fu sciolta poich riconosciuta come un partito politico e, quindi, si
applic a essa lordinanza del Direttorio della Rivoluzione riguardante
lo scioglimento dei partiti politici (14 gennaio 1954).
Vennero in quelloccasione arrestati circa 450 Fratelli Musulmani
(fra gli altri, anche la Guida suprema al-Hudayb), chiuse le sedi
dellassociazione e - secondo fonti governative - sequestrate anche
grandi quantit di armi. Eppure non fu quello il momento pi duro

Il ruolo delle opposizioni religiose

59

della repressione subita dal movimento: il 26 ottobre 1954 un Fratello


Musulmano tent di assassinare Nasser mentre il futuro Presidente
rivolgeva un discorso alla Nazione; segu inevitabile la reazione del
regime, violentissima, che culmin con limpiccagione (dicembre
1954) di sei alti dirigenti dei FM e limprigionamento, lesilio, la
condanna a morte o a lunghissime detenzioni di migliaia di militanti.
I Fratelli Musulmani, che non avevano pi, come allepoca della
monarchia, quale antagonista un regime debole, corrotto e fortemente
implicato con le potenze colonizzatrici, ma uno Stato forte ed
ambizioso, mobilizzatore di masse, alla ricerca di un consenso globale
e proiettato verso obiettivi tuttaltro che modesti, quindi non disposto
a concedere nessun tipo di legittimit a possibili contendenti politici,
riuscirono comunque a non scomparire. Dai campi di concentramento
e dalle prigioni statali il movimento si and al contrario rinforzando,
elaborando in quegli anni le linee di pensiero e le strategie di lotta
contro il potere costituito, a partire da concetti e categorie strettamente
coranici utilizzati per dimostrare lillegittimit del regime egiziano e
addirittura riconoscerlo come kfir, miscredente, empio5.
Ad un breve momento di distensione allinizio degli anni 60,
quando il Presidente Nasser pales lintenzione di volersi riconciliare
con il movimento, segu un nuovo drammatico periodo: venne diffusa
nel 1966 la notizia di un complotto, un vero e proprio tentativo di
colpo di Stato da parte dei Fratelli Musulmani, ma sembra pi verosimile che il Governo egiziano e lapparato poliziesco abbiano colto
loccasione per colpire nuovamente lassociazione, indebolita in quel
momento da contrasti interni fra lala dura ed il gruppo pi
moderato.

Molti dei Fratelli Musulmani furono internati nel carcere di Lmn Tra, alla periferia
meridionale del Cairo, luogo tristemente famoso per il movimento ed estremamente
importante sia dal punto di vista simbolico che logistico. Nel maggio del 1957, l vennero
uccisi dalla polizia una ventina di membri dei Fratelli Musulmani, episodio che scaten
unondata di indignazione popolare e contribu a far s che, fuori dalle prigioni, si formasse
una rete di aiuto e solidariet per i detenuti e le loro famiglie, che divent in breve il nucleo
per riattivare i contatti fra militanti e far rinascere lassociazione stessa. Un ruolo
fondamentale ebbero le donne del movimento: nel 1956 si era costituita lAssociazione delle
Sorelle Musulmane, diretta dalla pasionaria Zaynab al-Ghazli, che pu essere considerata
il punto di partenza per la ricostituzione del movimento.

60

Patrizia Manduchi

Dalle prediche nelle moschee degli ulam ufficiali sino ai dibattiti


in Parlamento, dai comizi politici agli organi di informazione, una
colossale azione di contro-propaganda, quando non di vera e propria
diffamazione, fu intrapresa a tutti i livelli contro il movimento, mentre
gli arresti, le perquisizioni, le torture si susseguivano implacabili, fino
a che lintera organizzazione non sembr veramente annientata. Il pi
prestigioso teorico di riferimento del movimento, il gi citato Sayyid
Qutb6, il suo pi vicino discepolo Muhammad Hawwsh e il notissimo
Abd al-Fatth Isml, instancabile divulgatore del credo della
Fratellanza, furono impiccati il 29 agosto 1966.
Fino allimprovvisa morte di Nasser nel 1970 e alla salita alla
presidenza di Annur al-Sadt, il movimento della Fratellanza
manifester il suo duplice volto, quello moderato e riformista e quello
estremista e militante. Non possiamo in questa sede occuparci delle
frange pi estreme e violente, spesso armate, che emersero in quei
lontani anni (e che pure ebbero visibilit crescente sino allo spettacolare e riuscito attentato alla vita del presidente Sadt nellottobre
1981), poich questo ci allontanerebbe dalloggetto della nostra
analisi, che invece il ruolo politico che i FM moderati hanno
ricoperto per decenni in Egitto e che oggi sembrano destinati a rivestire da protagonisti nel processo costituente e di transizione
democratica. Seguiremo pertanto il nostro filo conduttore riferendoci
piuttosto alle vicende e allevolversi dellala ufficiale, moderata e
riformista dei FM, che si riconosce sin dal 1969 nel gruppo al-Dawa
(La propaganda), legato alla Guida Suprema, lanziano giudice
Hudayb7.
Composta dai pi anziani del movimento, molti dei quali
imprigionati da Nasser e liberati da Sadt allatto dellinsediamento,
al-Dawa aveva recuperato una certa credibilit nei confronti del
nuovo presidente, che da subito volle riabilitare le opposizioni
6
Per una breve biografia del pi importante teorico della Fratellanza, cfr. Manduchi P.,
Questo mondo non un luogo per ricompense. Vita e opere di Sayyid Qutb, martire dei
Fratelli Musulmani, Aracne, Roma 2009
7
Questultimo autore di uno scritto intitolato Dut... l qudt (Predicatori non
giudici), nel quale si denunciavano come estranee allideologia dei FM le teorie estremiste di
Sayyid Qutb esposte nel suo celeberrimo e diffusissimo Malim fl-tarq (Segnali lungo la
via, 1964), il manifesto dellIslam radicale militante e armato che propugnava una rivoluzione
per rovesciare il Faraone (Nasser) e stabilire un governo veramente islamico.

Il ruolo delle opposizioni religiose

61

religiose cos drammaticamente colpite dal regime precedente. Anche


se lassociazione dei Fratelli Musulmani non fu mai riconosciuta
legalmente8, nondimeno il suo peso politico nei primi anni della
presidenza Sadt9 cominci a divenire consistente, grazie anche al suo
programma, che puntava ad un riformismo nel duplice senso di
riforme sociali, politiche, economiche (tanzmt) e di riforma interiore
(islh), rivendicando unislamizzazione dal basso delle istituzioni
attraverso un movimento di predicazione assolutamente contrario al
ricorso alla violenza.
Lideologia dei FM cominci a diffondersi in ogni livello della
societ egiziana dellepoca non solo grazie allincessante attivit
caritatevole del movimento, ma grazie anche a una continua propaganda, soprattutto sui giornali, fra cui le riviste Majallat al-Ikhwn,
pi conosciuta come al-Muslimn, il cui primo numero era stato
pubblicato al Cairo nel lontano novembre 1951, o al-Mukhtr alIslm (Selezione Islamica), che comparve solo per due anni (dal
1979 al 1981), destinata ad un pubblico pi colto, ma soprattutto
grazie al mensile al-Dawa, che vantava tirature molto elevate e
poteva contare su firme di prestigio e notevoli introiti pubblicitari.
In definitiva, ci che rende peculiare il gruppo pi moderato dei
Fratelli Musulmani questo suo porsi come opposizione legale al
sistema politico sul quale esso esercita s delle pressioni, ma
allinterno di una strategia fatta di dialogo e talvolta di collaborazione.
Questa moderazione ha permesso al gruppo di al-Dawa di utilizzare
strumenti fondamentali per il consolidamento del movimento, di
raggiungere importanti obiettivi e di radicarsi nel contesto sociale e
politico dellEgitto degli anni 70 e 80. Un radicamento che senza
soluzione di continuit si protratto sino ai nostri giorni, facendo s
8

La legge che apr al multipartitismo regolamentando la formazione dei partiti politici,


promulgata nel maggio 1977, vietava espressamente la costituzione di partiti che si
richiamassero nel loro programma alla religione.
9
Sadt amava definirsi il presidente credente e impresse alla politica egiziana un netto
carattere islamico: lo testimoniano lemendamento della Costituzione del 1980 in cui la
shara diventa la fonte principale della legislazione; la creazione del majlis ash-shra
(assemblea consultiva tradizionale islamica), la riabilitazione delle organizzazioni islamiche
di qualsiasi tipo. In realt il suo scopo era utilizzare lislam come uno strumento di creazione
del consenso contro gli oppositori interni, soprattutto la sinistra nasseriana ancora molto
potente.

62

Patrizia Manduchi

che la Fratellanza sia oggi, di fatto, lunico movimento organizzato e


politicamente maturo per gestire la transizione post-Mubrak.
Tuttavia non poteva non verificarsi uninsanabile frattura con la
base, costituita soprattutto da giovani frustrati e radicalizzati nel loro
malcontento, ben lontani dalle dispute e dagli insegnamenti di questa
lite riformatrice, ricca e potente, che si accontentava di reclamare
lislamizzazione delle istituzioni di uno Stato che sostanzialmente essa
accettava e con il quale dialogava.
Non possiamo non citare in conclusione, anche se brevemente,
unaltra importante faccia del movimento dei FM dellepoca: il
movimento delle jamiyyt islmiyya o associazioni islamiche, che
nelle universit egiziane presero piede dal 1973 in poi, allinterno del
movimento studentesco nato subito dopo la sconfitta egiziana del
1967 (guidato dai gruppi marxisti e dalla sinistra nasseriana). Alla
morte di Nasser, in realt, fra gli studenti islamici esistevano pi che
altro dei circoli (usar, famiglie, clan) e gli obiettivi della lotta erano
gli stessi di tutti gli studenti, al massimo con sfumature pi
islamiche; ma nei primi anni Settanta, complice lapertura nei loro
confronti da parte del regime, le jamiyyt islmiyya cominciano ad
acquisire visibilit e sempre pi ampi consensi. Nellestate del 1973
venne organizzato alluniversit del Cairo il primo degli affollati
campus islamici estivi che raccoglieranno ogni anno centinaia di
studenti per meditare sul Corano e il fiqh (la giurisprudenza islamica),
manifestazioni inaugurate ufficialmente dalle pi alte autorit religiose
egiziane, fra le quali il rettore del prestigioso centro sunnita di alAzhar. Fino alla met degli anni 70, le autorit e gli organi
dinformazione guardano a queste riunioni collettive con occhio
benevolo, come a innocui momenti di coinvolgimento religioso di
bravi giovani e non di oppositori al regime, senza rendersi conto che
nei campi islamici le jamiyyt cominciano a organizzarsi anche
materialmente e a vivere la loro utopia islamica.
Tuttavia, anche se le associazioni islamiche, nella seconda met
degli anni 70, controllavano gi lUnione degli Studenti e avevano
ridotto alla quasi totale clandestinit le organizzazioni di sinistra, la
congiuntura politica stava cambiando. Fra il 1979 e il 1981 sono
sempre pi frequenti gli incidenti e le manifestazioni che oppongono i
membri delle jamiyyt agli altri studenti; sono anche gli anni della

Il ruolo delle opposizioni religiose

63

crisi economica scatenata dalla fallimentare politica di apertura


(infith) voluta da Sadt, e degli scontri interconfessionali scaturiti dal
radicalizzarsi dellintolleranza reciproca fra le due comunit religiose
pi importanti in Egitto (quella musulmana e quella cristiano-copta).
In questatmosfera tesa e confusa si giunse allo scioglimento delle
jamiyyt, il 3 settembre 1981. Un mese dopo il gruppo militante
islamico al-Jihd di abd al-Salm Farj, sorto certamente in ambienti
molto vicini alle jamiyyt islmiyya, uccideva - durante la parata
militare del 6 ottobre 1981 - il presidente Sadt, reo di aver firmato
gli accordi di Camp David ma anche di aver scatenato, in quello che
stato efficacemente definito lautunno della collera10, una terribile
repressione con migliaia di arresti che avevano colpito duramente i
membri di tutti i partiti e gruppi di opposizione, e fra i primi, come al
solito, i militanti della Fratellanza.
I FM nel trentennio Mubrak (1981-2011)
Il vice Presidente, Hosni Mubrak, ferito nellattentato che cost la
vita a Sadt, succedette a questultimo dopo un voto plebiscitario
assolutamente prevedibile. Era linizio di una lunghissima carriera,
conclusasi dopo esattamente 30 anni in maniera drammatica, con la
sollevazione popolare del gennaio 2011, le dimissioni, la fuga l11
febbraio seguente e il processo cui tuttora sottoposto per violazione
dei diritti umani. Uomo della continuit e del compromesso, Mubrak
aveva puntato da subito sulla stabilizzazione interna e sulla sicurezza,
con una politica pragmatica e di relativa (spesso falsa) apertura nei
confronti delle opposizioni politiche (con lovvia esclusione
dellestremismo islamico). Le parole chiave del suo governo, amn
(sicurezza), istiqrr (stabilit) e istimrr (continuit), ben si prestarono a giustificare il restringimento degli spazi di libert politica e
civile ma anche il graduale e inesorabile processo di accentramento
del potere politico e delle ricchezze nazionali nelle mani della sua
famiglia e del suo pi stretto entourage. Alternando misure coercitive
10

Hassanein Haykal M., Autumn of Fury. The Assassination of Sadat, Random House,
New York, 1983

64

Patrizia Manduchi

a misure definibili liberali, che presentavano il regime come


fortemente impegnato verso la democrazia e la tutela delle libert
civili e politiche (argomenti sempre cari agli USA, amici e grandi
finanziatori dellEgitto), Mubrak riusc nel difficile compito di
presentarsi contemporaneamente come un democratico agli occhi
dellOccidente e un despota verso il popolo egiziano. A partire dal
decennio Novanta, il regime adotta una politica di irrigidimento senza
precedenti nel campo delle libert civili e politiche, da quelle di
espressione, associazione e manifestazione a quella sindacale, con un
occhio di particolare riguardo alla libert dinformazione, che venne
gradualmente imbavagliata, con un controllo sempre pi asfissiante su
tutti i mezzi di comunicazione (in particolare ricordiamo la legge
93/1995 sul reato di falsa informazione e il blocco dei periodici
egiziani registrati allestero, imposto nel 1997).
Mubrak pot adottare misure sempre pi coercitive e liberticide,
non solo a causa degli ampissimi poteri nella gestione della sicurezza,
concessigli dal mantenimento dello stato di emergenza nazionale
dichiarato subito dopo lassassinio di Sadt e di fatto mai abrogato11,
ma soprattutto grazie a due avvenimenti esterni alla storia dellEgitto,
il primo dei quali fu la terribile crisi che lAlgeria visse dopo il colpo
di Stato bianco del 1991, il secondo lattentato alle Torri Gemelle
dell11 settembre 2001. Il primo evento blocc la definitiva salita al
potere del Fronte Islamico di Salvezza, partito integralista islamico
algerino, ma caus al contempo linizio di una terribile spirale di
violenza con migliaia e migliaia di morti. La paura che lEgitto
potesse essere contagiato dallinstabilit politica e dalla violenza
religiosa che la vicina Algeria stava vivendo12 offr uno strumento
molto efficace al regime egiziano (e non solo) per ridurre gli spazi di
libert despressione nel Paese. Le manifestazioni di opposizione
politica divennero tout court reati di connivenza con il terrorismo e le
carceri egiziane si riempirono di terroristi islamici veri o presunti.
Quando poi, l11 settembre 2001, il mondo intero sembr preso di
mira dalla nuova rete internazionale del terrore denominata al-Qaida,
11
In realt, escluso un periodo di 18 mesi fra il 1980 e il 1981, lEgitto in stato di
emergenza dalla Guerra dei Sei Giorni del 1967.
12
Per approfondimenti cfr. G. Calchi Novati, Storia dellAlgeria indipendente, Bompiani,
1998.

Il ruolo delle opposizioni religiose

65

tutti i regimi arabi ebbero unulteriore e formidabile legittimazione per


reprimere ogni forma di dissenso, religioso o politico, e lEgitto divenne uno dei baluardi pi affidabili contro il diffondersi del terrorismo
internazionale.
Mubrak incarn con molta convinzione questo ruolo e grazie alla
fiducia che lOccidente mostr nei suoi confronti (e che si sostanzi in
un notevole e duraturo sostegno finanziario alleconomia del Paese),
egli divenne paradossalmente il difensore della libert e della
democrazia nel Medio Oriente. Non un caso che nelle varie tornate
elettorali, sia politiche che presidenziali, il PND (Partito Nazionale
Democratico) del presidente ottenne sempre la stragrande maggioranza dei seggi dellAssemblea, grazie a un totale monopolio
dellinformazione nelle varie campagne elettorali, agli ostacoli alla
libera partecipazione dei candidati, ai brogli, alle intimidazioni, ma
anche al discreto ma vigile sostegno della comunit internazionale. Il
presidente fu sempre rieletto, con percentuali bulgare, ben oltre il
numero di mandati che la Costituzione (opportunamente emendata) gli
avrebbe concesso, e si apprestava a lasciare magnanimamente il suo
posto al figlio Jaml, n pi n meno che come un qualsiasi monarca.
In questo contesto di chiusura e repressione le prime vittime furono
i militanti e i simpatizzanti della Fratellanza, che tuttavia non solo non
scomparvero ma aumentarono in misura esponenziale, soprattutto fra i
giovani e giovanissimi. Anzi, si pu affermare che proprio la chiusura
politica, la fallimentare liberalizzazione economica e il dilagare della
corruzione abbiano contribuito ad ampliare il bacino di approvvigionamento della militanza islamica fra le classi pi basse, la
giovent urbana povera ma istruita, priva di prospettive di realizzazione personale e sempre pi consapevole delle disparit sociali e
dellarroganza e prepotenza dei mustakbirn, le lite clientelari che
circondavano il presidente e la sua famiglia.
Dallassassinio del presidente Sadt nel 1981 lattivismo islamico
in Egitto ha mostrato con ancor pi evidenza la sua duplice natura: da
un lato una radicalizzazione e una deriva violenta e terroristica, che si
manifesta in attentati e violenze contro egiziani e stranieri; dallaltra la
tendenza al riformismo religioso pacifico e moderato, che a nostro
avviso laspetto assolutamente preponderante, pi genuino del
pensiero fondamentalista islamico, erede in qualche misura del grande

66

Patrizia Manduchi

movimento di risveglio religioso e nazionale della Nahda13 del XIX


secolo.
In particolare nel primo decennio della presidenza Mubrak si
diffusa la tendenza riformista a cui abbiamo gi accennato, quella
della Dawa, e la visibilit della Fratellanza divenuta piuttosto evidente nelle imprese economiche, nelle associazioni professionali e
nella vita politica. Lo testimoniano le elezioni del 1984, in cui i FM,
uniti allo storico partito laico Wafd, ottennero ben 59 seggi in
parlamento, come pure le elezioni del 1990, quando essi aderirono
pubblicamente, insieme a tutti i partiti di opposizione, al generale
boicottaggio.
Il periodo di calma sinterrompe bruscamente proprio nel 1990, con
lassassinio del presidente del parlamento egiziano, Rifaat alMahgb, da parte del gruppo armato jamat islmiyya (una frangia
impazzita del fondamentalismo islamico che fu sempre denunciata
come estranea dalla dirigenza dei FM, da non confondere con le
succitate associazioni studentesche islamiche), in risposta alluccisione di un loro leader.
Latmosfera politica si fece sempre pi tesa, dominata da un lato
dallacuirsi degli scontri interreligiosi fra musulmani e copti e delle
violenze islamiche contro intellettuali laici o turisti stranieri, dagli
attentati contro luoghi considerati contrari ai valori dellislam
(alberghi, discoteche, spacci di alcoolici, videoshop), e dallaltra dalla
repressione cieca da parte del governo: controllo delle moschee,
sistematici rastrellamenti della polizia, detenzioni arbitrarie, processi
farsa, torture e sparizioni.
Il report di Amnesty International del 1993 riferisce della
spaventosa brutalit e della licenza di uccidere senza impunit
delle forze di sicurezza, definendo le Corti Militari (che giudicavano
anche i civili) una parodia della giustizia. La terribile spirale di
violenza port negli anni 90 a una recrudescenza senza precedenti
della violenza islamica: lomicidio dellintellettuale Faraj Foda nel
1992, il tentativo di omicidio del premio Nobel Najb Mahfz nel
13
Movimento culturale e religioso riformista sorto in Egitto fra la fine del XIX e linizio
del XX secolo, i cui protagonisti principali sono stati Jaml ad-Dn al-Afghn, Muhammad
Abdh e Rashid Rid. Cfr. M. Campanini, Il pensiero islamico contemporaneo, Il Mulino,
2005.

Il ruolo delle opposizioni religiose

67

1994, fino alla terribile strage in cui morirono 58 turisti e 4 poliziotti


egiziani vicino a Luxor, nel novembre del 1997.
Dopo questo episodio le violenze diminuirono e il governo ne
approfitt per dichiarare di aver vinto la sua battaglia contro il terrorismo di matrice islamica, iniziando nel contempo un suo personale e
difficile percorso di islamizzazione ufficiale delle istituzioni statali,
attraverso laiuto del prestigioso centro di al-Azhar, ai cui ulam si
demand la gestione delle questioni islamiche e il controllo sulla
produzione culturale in Egitto.
La lotta contro la violenza dei gruppi armati - in un momento
storico in cui centinaia e centinaia di reduci afghani14 offrivano i loro
servigi ai quattro angoli del mondo musulmano, e in cui la gi citata
tragedia algerina si andava consumando poco distante - forn al regime, come gi detto, loccasione giusta per rafforzare la propria posizione verso tutti gli avversari politici, compresi gli islamici moderati e
riformisti, lontani da tentazioni terroristiche.
Si rivel manovra semplice ma molto efficace aggregare, come
fossero ununica entit, tutti i gruppi di matrice islamica e delegittimare cos la pi forte opposizione politica che storicamente in Egitto
si fosse manifestata contro i vari regimi dittatoriali di Nasser, Sadt e
Mubrak, quella della Fratellanza.
Ai Fratelli Musulmani fu impedito di esprimersi liberamente, di
partecipare alle elezioni, se non in maniera clandestina, come indipendenti in liste di altri partiti; gli strumenti di repressione furono
primariamente indirizzati contro di loro, non risparmiando i militanti, i
funzionari o persino i semplici simpatizzanti, anche se non coinvolti in
alcun genere di violenza. La maggior parte delle violazioni dei diritti
umani perpetrate nellEgitto di quegli anni fu indirizzata contro i
militanti islamici e le loro famiglie (sparizioni, arresti e detenzioni
senza giusta causa, torture, ricatti e ritorsioni). Per quanto possa
apparire paradossale, tutto questo accadeva mentre la capillare diffusione della propaganda e il successo delle attivit che ai Fratelli

14

Il terribile conflitto afghano si concluse nel 1989 con il ritiro dellArmata Rossa e lo
scioglimento delle brigate in cui avevano militato per un decennio migliaia di mujhidn di
varia provenienza, pronti ora a combattere il loro jihd in altre parti del mondo musulmano.

68

Patrizia Manduchi

facevano riferimento non registrava alcun calo di intensit. I FM erano


dappertutto ma politicamente non esistevano.
Infine, non si pu non accennare che latteggiamento che il governo Mubrak ha adottato verso i FM nei trentanni di presidenza stato
diverso non solo a seconda dei periodi ma anche a seconda dei settori
di confronto. Come ha ben evidenziato Laura Guazzone15, dal 1990 al
2000 e dal 2006 al 2010 il governo ha mostrato nei confronti del
movimento il suo volto pi duro e implacabile, mentre periodi di
relativa tolleranza si sono avuti fra il 1981-1990 e il 2000-2005.
Inoltre, latteggiamento del governo fu ambiguo e altalenante a
seconda del terreno di confronto: se nel campo economico si riscontra
una forte connessione fra finanza e imprenditoria islamica e reti
clientelistiche vicine al potere, nel settore socioculturale il regime di
Mubrak ha represso la Fratellanza e incoraggiato la diffusione di
forme di religiosit alternative, come quella conservatrice e quietista
tipica delluniversit al-Azhar e della rete di moschee pubbliche, la
religiosit consumistica di certe forme di Islam di mercato, come
pure le nuove forme di integralismo neosalafita (fortemente
influenzate dal wahhabismo saudita), inedite fino a pochi anni prima
in Egitto. I salafiti sono fortemente critici nei confronti dei FM,
accusati di essere destinati al fallimento per lincongruenza della loro
ideologia e lambiguit e incoerenza delle loro scelte politiche (alikhwn al-muflisn, i Fratelli Falliti, vengono ironicamente etichettati).
Infine, nel campo politico, soprattutto dopo il successo elettorale
dei FM nel 2005 (quando ottennero come indipendenti ben 88 seggi),
il regime ha intrapreso una politica di generale repressione della
dissidenza con una legislazione liberticida, volta soprattutto contro la
Fratellanza: alla fine del 2010 il 30% dei membri del Consiglio
consultivo della Fratellanza, il majlis ash-shra, era detenuto nelle
patrie galere e lAssociazione sembrava essere vicina allo
scioglimento16.

15

L. Guazzone, Les Frres Musulmans en Egypte (1999-2011): entre no-authoritarisme,


rformisme et islamisme, im Maghreb-Machrek, n. 207, 2011, pp. 127-144.
16
Ibidem, p. 130. Non va dimenticato limpegno con cui il regime ha incoraggiato e
manovrato anche le divisioni interne al movimento, come quando nel 1996 il gruppo della
generazione di mezzo ha messo in discussione la leadership ufficiale.

Il ruolo delle opposizioni religiose

69

Dallaltro lato, la strategia politica dei FM non mai mutata dai


tempi della loro fondazione e li ha portati ad operare, generalmente
con successo, non di certo solo nelle moschee, ma nelle universit,
nellinformazione, nei servizi sociali, nelle scuole, negli ospedali e
ambulatori di quartiere, nei tribunali. I FM, proprio grazie a questo
lavoro dietro le quinte, non di rado in sinergia con i partiti politici
esistenti e sfruttando ogni possibilit di inserirsi nella sfera pubblica
egiziana, sono da decenni protagonisti della vita politica, avendo in
pi occasioni ottenuto, come gi visto, una certa rappresentanza anche
nellAssemblea del Popolo, soprattutto nelle gi citate elezioni
legislative del 2005, dopo le quali Mubrak, spaventato, li estromise
dal gioco politico.
Questa islamizzazione dal basso, pacifica, graduale e capillare, di
fatto quella propugnata dal fondatore Hasan al-Bann, e non quella
violenta dello shahd (martire) Sayyid Qutb: essa ha permesso ai FM
di conquistare la maggioranza dei seggi nei sindacati e nelle
organizzazioni professionali (giornalisti, medici, ingegneri, avvocati,
farmacisti, commercianti, professori universitari) in tutto lEgitto e,
altro aspetto sorprendente, non ha impedito loro di aprire un dialogo
con il mondo laico della politica e della cultura.
Questa strategia, che daltra parte li ha portati a mantenere un basso
profilo dal punto di vista politico e non di rado a privilegiare la loro
sopravvivenza alla denuncia esplicita, in realt deriva dallassenza di
sviluppo di una vera riflessione programmatica e ideologica interna,
coerentemente con i principi stessi dellAssociazione, che dichiara da
sempre di non avere come scopo principale la conquista del potere, ma
la realizzazione di una societ islamica e di un ordine islamico
attraverso gli strumenti delleducazione e dellazione sociale. La
politica occupa il sesto posto fra i sette punti dichiarati nello Statuto
dellAssociazione nel lontano 1945 (ancora oggi in vigore), dunque la
creazione di uno Stato islamico non era (ufficialmente) fra le priorit
della Fratellanza. E non dovrebbe esserlo neppure oggi, se si deve
credere alle parole pronunciate dalla nuova Guida Suprema
Muhammad Badie, insediatosi il 16 gennaio 2011, che ha ribadito la

70

Patrizia Manduchi

priorit della dawa (propaganda, insegnamento) sulla siysa


(politica)17.
I Fratelli Musulmani e la rivoluzione di piazza Tahrr
Prima di affrontare il tema del ruolo svolto dalle opposizioni
religiose nella rivoluzione egiziana opportuno tentare di tracciare
una rapida cronologia dei tumultuosi avvenimenti che nel giro di un
mese hanno cambiato la storia dellEgitto, per delineare almeno a
grandi linee il contesto e i protagonisti che hanno portato alla caduta
del Faraone Mubrak.
Leffetto domino seguente la rivoluzione del gelsomino in Tunisia
tocca lEgitto il 25 gennaio 2011, quando migliaia di persone si
riversano pacificamente in piazza Tahrr, al centro del Cairo, ma
anche in tante altre piazze nel paese, urlando slogan contro la tortura,
la corruzione, la povert, la disoccupazione e contro il presidente
Mubrak e la cricca al potere da un trentennio18. La piazza comincia a
essere presidiata da una moltitudine di giovani e meno giovani, di ogni
ceto sociale e di ogni sensibilit politica, accomunati dal richiamo
lanciato dalla rete: non casuale che la prima reazione del governo (il
27 gennaio) sia stata quella di oscurare Facebook e Twitter, i
potentissimi strumenti che avevano veicolato il malcontento e la
rabbia scavalcando i normali canali della mobilitazione politica, e
subito dopo di arrestare uno dei pi attivi e noti internauti egiziani, il
dirigente di Google Wael Ghonm19. Mohamed el-Baradei, ex direttore dellAgenzia internazionale per lenergia atomica (dal 1997 al
2009) e premio Nobel per la pace nel 2005, che aveva rilasciato
unintervista nellottobre del 2009 alla CNN nella quale aveva
dichiarato senza mezzi termini che Mubrak doveva andarsene,
17
Questo non ha impedito ai FM di presentarsi alle elezioni della fine del 2010, non
aderendo al boicottaggio da parte della Campagna nazionale per il cambiamento proclamata
da el-Baradei, n di costituire il partito politico Libert e Giustizia, come vedremo.
18
Non va dimenticato che il 18 gennaio due persone, emulando il giovane Bouazizi in
Tunisia, si erano date fuoco al Cairo ed ad Alessandria.
19
Che aveva aperto una cliccatissima pagina Facebook intitolata Siamo tutti Khaled
Said, dal nome del giovane, divenuto simbolo della rivolta egiziana, massacrato dalla polizia
il 6 giugno 2010. Ghonim sar liberato l8 febbraio.

Il ruolo delle opposizioni religiose

71

rientrato trionfalmente al Cairo il 19 febbraio del 2010, dove viene


accolto da migliaia di persone, si schiera apertamente con i
manifestanti, dichiarando la sua disponibilit a impegnarsi politicamente. Nasce il gruppo dei suoi sostenitori che prende il nome di
Comitato per Baradei.
Una manifestazione enorme si concentra nella piazza il giorno 28
gennaio, il giorno della rabbia. Mubrak tenta la mossa inutile di
dimissionare il Governo (nominando il 1 febbraio Omar Sulayman,
ex capo dei servizi segreti, come vicepresidente) mentre una
moltitudine sempre pi incredibile di manifestanti continua a chiedere
le sue dimissioni. Dal 2 febbraio il regime gioca la carta della discesa
in piazza di sostenitori (veri o presunti) del regime, molti dei quali
liberati dalle galere, che fomentano scontri violenti con i manifestanti.
Lesercito viene schierato al posto dei reparti antisommossa, ma ben
presto manifester il suo appoggio alla popolazione.
L11 febbraio la piazza sembra esplodere: a sera giunge la notizia
che Mubrak si finalmente dimesso lasciando il potere al Consiglio
Militare, cio allesercito, che scioglie il Parlamento, sospende la
Costituzione e annuncia prossime elezioni. Nel frattempo il potere
rimarr nelle mani dei militari fino allo svolgimento delle elezioni
legislative e delle presidenziali e la Costituzione verr sottoposta a
referendum popolare. La gioia della piazza incontenibile ma di breve
durata: il governo che giura il 22 febbraio, guidato al primo ministro
Ahmed Shafq, non risponde certo alle richieste del movimento
denominato genericamente del 25 gennaio, poich troppi suoi membri fanno parte della vecchia nomenclatura, e cos Shafq costretto a
dimettersi il 3 marzo, sostituito con Essam Sharf, che nomina a sua
volta come ministro dellInterno il generale Mansr Essai. Tutti
personaggi del passato regime.
I FM inizialmente sembrano essere colti di sorpresa dai moti del
gennaio, e non scendono in piazza ufficialmente nei primi giorni della
rivolta. Ma entro breve tempo essi riescono a recuperare un ruolo
specifico e - secondo molti osservatori - danno inizio a una vera e
propria campagna elettorale. Il movimento di piazza Tahrr continua a
essere compatto sulle sue specifiche richieste di dimissioni del
governo e la Fratellanza, pragmaticamente, si adegua: nessuno slogan
religioso, nessun atteggiamento antiamericano o antisraeliano:

72

Patrizia Manduchi

In realt il movimento della Fratellanza non compatto, ma diviso


in almeno tre schieramenti: la gi citata fazione moderata della Dawa,
che si riconosce nella nuova Guida Suprema Muhammad Badie;
quella dei conservatori pragmatici rappresentati dal parlamentare
Saad al-Katatni e da Muhammad Murs, che puntano ad una diretta
partecipazione politica; la fazione dei riformisti (guidata da Abdel
Mounm Habb e da Muhammad Abul el-Futh), molto seguita dai pi
giovani Fratelli per la sua tendenza aperta e progressista. questultima fazione ad aver preso pi direttamente parte alla rivolta di piazza
tramite figure che divengono carismatiche nonostante la giovane et,
come Muhammad al-Qasss e Mustaf Naggr (blogger e portavoce
del Comitato di Baradei).
Solo il 2 febbraio la Guida Suprema Badie render ufficiale
lappoggio alla intifda mubraka (sollevazione benedetta) del popolo
egiziano. Il 5 febbraio la Fratellanza partecipa con due suoi esponenti
al colloquio con i rappresentanti della piazza, voluto dal generale
Omar Sulayman, ma si limita ad aggiungere qualche richiesta specifica (come la liberazione dei prigionieri politici), associandosi per
tutto il resto alle richieste del movimento del 25 gennaio20.
Contestualmente la Fratellanza accelera il lavoro per la creazione di
un nuovo partito politico, Hurriyya wa adla (Libert e Giustizia),
che sar costituito il 30 aprile, il cui presidente Muhammad Murs
(vicepresidenti Rafq Habb ed Essam el-Erian, questultimo con
funzioni anche di portavoce) e il cui segretario generale Saad alKatatni. Tutti e quattro i leader, che sono membri del maktab alirshd (Ufficio di Guida) della Fratellanza, si impegnano in
unincessante campagna dinformazione presentando la loro piattaforma politica che si sostanzia nel sostegno alla transizione democratica (e quindi anche alla gestione di essa attraverso il Consiglio
Supremo) e in continue rassicurazioni (sia al movimento di piazza sia,
soprattutto, allestero) circa la moderazione delle loro rivendicazioni
politiche, che puntavano a una maggioranza parlamentare ma non alla

20

In ogni caso, come noto, questo primo momento dincontro non sar giudicato
sufficiente perch non prevedeva le dimissioni di Mubrak, punto sul quale la piazza rimane
inamovibile.

Il ruolo delle opposizioni religiose

73

presidenza. Libert, giustizia sociale e uguaglianza il motto del


partito.
Questo sostegno a una stabile e progressiva riforma si concretizza
nellappoggio al Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF) che
viene costituito il 10 febbraio e si traduce in una lunga serie di segni
inequivocabili di avvicinamento fra i militari e i FM.
Il dopo Tahrr
Nove mesi dopo lesplosione di gioia per le dimissioni del rais (la
rivoluzione di gennaio che si conclude con la fuga di Mubrak pare
abbia causato oltre 800 vittime), la folla torna a protestare in piazza
Tahrr contro chi vuole rubare la rivoluzione: il paese piombato in
una gravissima e prevedibile catastrofe economica, nessun appoggio e
aiuto economico dallOccidente, turismo ed economia in generale
sullorlo del collasso, la disoccupazione giovanile alle stelle. Politicamente la situazione stagnante e latteggiamento del Consiglio
Supremo estremamente ambiguo e cauto. La mancanza di una leadership del movimento del 25 gennaio si fa drammaticamente sentire e la
fase costruttiva, dopo la caduta del regime, si rivela difficile e lunga.
I generali, che la piazza aveva salutato fiduciosamente, da mesi
reprimono il dissenso in maniera feroce (da febbraio a novembre sono
circa 12.000 i civili incarcerati e sottoposti a processi militari) e sono
poco chiari sul percorso che dovr condurre a una nuova Costituzione.
necessario qui un breve inciso per sottolineare il ruolo dellesercito nella storia dellEgitto contemporaneo. Non si pu prescindere
infatti dalla considerazione che il potere dellesercito in Egitto dal
1952 radicato in tutti i settori della societ: i soldati in servizio attivo
sono 500.000 pi altrettanti di riserva; lindustria della difesa il pi
grande datore di lavoro in Egitto, con ampi settori delleconomia
nazionale in mano a generali in pensione, nei pi svariati campi.
Anche se con un calcolo molto approssimativo (perch anche dopo
Tahrr tutto quello che riguarda lesercito top secret) si pu
ipotizzare che 1/3 del PIL nazionale egiziano sia in mano ai militari:
neppure le privatizzazioni volute dal figlio di Mubrak, Jaml,
convinto sostenitore della libera impresa, sono riuscite a toccare le

74

Patrizia Manduchi

imprese in mano ai militari (costruzioni, benzina, acqua minerale,


olio, pane, latte etc.). Indubbiamente questo fattore non stato
ininfluente sul favorevole atteggiamento dei militari, schieratisi
praticamente da subito con i manifestanti nel richiedere la fine del
regime di Mubrak e del suo successore designato: in questo
incredibile momento storico per lEgitto non si possono non intravedere anche i segni di una lotta senza quartiere fra il generale
Mohamed Hussein Tantwi, capo delle Forze Armate, ministro della
Difesa di Mubrak e poi al vertice del Comitato che guida la transizione21, sostenitore delleconomia di Stato e dello status quo, e il
giovane Jaml Mubrak e le sue idee di riconversione economica.
Ma anche un altro tipo di scontri funesta i giorni di Tahrr e del
dopo-Tahrr, e sono gli scontri interreligiosi, o meglio gli attentati che
insanguinano lEgitto in quei mesi22.
Gli scontri interreligiosi hanno guastato la festosa atmosfera dei
primi giorni del dopo Mubrak, e sono stati preludio di incidenti pi
gravi avvenuti nei mesi seguenti.
Gi il 1 gennaio 2011, una ventina di giorni prima dellinizio della
rivolta di piazza Tahrr, un giovane si era fatto esplodere davanti alla
chiesa dei Santi di Alessandria, causando 21 morti e decine di feriti. Il
Capodanno di sangue dei copti inaugura un periodo di tensioni
crescenti e, anche se durante tutto il periodo delle manifestazioni copti
e musulmani hanno protestato insieme, e anzi una delle peculiarit
della piazza era stata proprio la sinergia dei giovani delle due
comunit che proclamavano ununit di intenti e di obiettivi, gli
scontri riprenderanno dopo la fuga di Mubrak, quando le acque
sembravano pi calme, in particolare dal maggio seguente. L8
maggio, 13 morti dopo lincendio di due chiese copte nel quartiere
degli zabbaln, raccoglitori di spazzatura, al Cairo; il 7 e il 14 maggio
scontri a Imbaba e in altri quartieri del Cairo, con morti, feriti e chiese
distrutte; infine, domenica 9 ottobre, altra strage al Cairo, con decine

21
Molto inviso alla popolazione a causa della vicinanza al rais e per le implicazioni
personali nella gestione dei luoghi di detenzione.
22
La storica e importante minoranza copta (10% della popolazione) concentrata soprattutto nella zona di Alessandria.

Il ruolo delle opposizioni religiose

75

di morti, dopo una marcia dei copti verso piazza Tahrr a seguito
dellincendio di una chiesa ad Assuan.
Mentre il papa copto Shenuda III e il grande imm delluniversit
di al-Azhar Ahmed al-Tayyeb lanciano appelli per una pacifica
convivenza, non ancora chiaro quali siano le responsabilit degli
attentati e delle violenze e non pochi osservatori parlano di una vera e
propria strategia della tensione con obiettivi facilmente comprensibili. Un dato certo: la totale estraneit alle violenze del partito
Libert e Giustizia dei FM.
A met novembre, pi precisamente dal giorno 19, piazza Tahrr si
ritrova a contare i suoi morti a decine e migliaia di feriti, fra i
manifestanti che chiedono le dimissioni del maresciallo Tantwi.
Dopo gli scontri, questultimo porge scuse ufficiali per i morti
causati dallesercito fra i figli leali della nazione e, il 24 novembre,
nomina primo ministro (in sostituzione di Essam Sharf), Kaml
Ganzri, ma la sostanza non cambia in quanto anche questultimo
personaggio politico dellera Mubrak, essendo stato primo ministro
dal 1996 al 1999.
Comunque, i leader di 25 delle 44 formazioni politiche che si
presenteranno alle elezioni firmano un documento comune che chiede
al Consiglio Supremo di non annullare il turno di novembre delle
elezioni e di procedere entro aprile 2012 alle consultazioni presidenziali.
La leadership dellesercito dichiara di non voler bloccare il
processo elettorale e fornisce una data certa per le elezioni
presidenziali (entro giugno 2012). Dietro questa scelta c locchio
vigile degli USA, che auspicano il ripristino della stabilit e della
sicurezza entro il pi breve tempo possibile e che minacciano di
bloccare i finanziamenti allEgitto, equivalenti a 1,3 miliardi di dollari
allanno23.
A questo proposito, non un caso che le trattative interne siano
condotte dal Consiglio Supremo in primo luogo con i FM, che gi
appaiono protagonisti della transizione politica e con i quali si trova
un accordo sulla necessit di affidare a un personaggio neutrale il
23

Va ricordato che il 29 giugno 2011 gli USA annunciano la riapertura di canali


diplomatici con i FM, che rispondono positivamente.

76

Patrizia Manduchi

governo di transizione: i nomi che si fanno sono i soliti Mohammed


el-Baradei e Amr Msa, ex ministro degli Esteri sotto Mubrak ma
soprattutto ex segretario generale della Lega Araba dal 2001.
I Fratelli Musulmani e linizio del lungo processo elettorale
Nonostante gli scontri e le decine di morti gettino unombra sinistra
sul primo turno delle elezioni, che sono cominciate il 28 novembre,
queste ultime si sono svolte con unaffluenza massiccia e ordinata dei
votanti e con modalit regolari e trasparenti, cui gli egiziani non erano
di certo abituati. 50 milioni di aventi diritto (su 84 milioni di abitanti)
vengono chiamati alle urne per eleggere i rappresentanti della camera
bassa del Parlamento egiziano (majlis ash-shaab, Consiglio del
popolo).
I partiti che si contendono i seggi sono una quarantina: fra essi
spiccano anche antiche formazioni politiche come il Wafd, altre di
sinistra (come il Partito socialdemocratico e il Partito Tagmmu, di
orientamento socialista), alcune liste che in qualche modo si ricollegano al passato regime e numerose formazioni nuove, come gli
Egiziani Liberi del magnate copto Naguib Sawiris (proprietario di
Wind e Orascom).
A queste coalizioni partecipano anche i molti movimenti nati dalle
contestazioni del gennaio, come il Movimento 6 aprile (nato nel 2008
dalle proteste operaie di Mahalla al-Kubra, nella zona del Delta del
Nilo, guidato da Ahmed Maher e Amr Ezz e i cui membri per statuto
non possono avere pi di 30 anni) o il movimento Siamo tutti Khaled
Said, o ancora il movimento 9 marzo, attivo prevalentemente nelle
universit. Il Movimento Kifya (Basta) guidato da George Ishak,
fondato nel 2004 e vicino a el-Baradei, ha boicottato le elezioni.
Una galassia di partiti e movimenti dai pi disparati orientamenti
politici, con un numero di candidati elevatissimo.
Rispettando tutti i pronostici, vince la coalizione denominata
Alleanza Democratica per lEgitto (7 formazioni partitiche, fra cui le
pi importanti sono il partito della Dignit, Karma, fondato da Ami
Iskandar, copto, nasseriano, laico; e il partito Ghad al-thawra, dellex
candidato alla presidenza Ayman Nur, liberale vicino agli USA). In

Il ruolo delle opposizioni religiose

77

realt la coalizione dominata dal partito della Fratellanza, Libert e


Giustizia, che presentandosi come privo di riferimenti religiosi come
prescrive la legge, ma con una disciplina e unorganizzazione quasi
militare, e rivolgendo frequenti appelli alla moderazione e alla collaborazione politica con le altre forze, riesce a conquistare molti
consensi e di fatto domina la coalizione politica. La vittoria
ascrivibile innanzitutto al partito dei Fratelli Musulmani.
La domanda che sorge spontanea, e con la quale ci piace concludere questa breve riflessione, : perch i Fratelli Musulmani appaiono
vincenti dal punto di vista politico e sociale, dopo una rivolta che ha
fatto emergere un Egitto altro, giovane e laico, modernissimo nelle
sue aspirazioni politiche e nelle sue forme di lotta? Sono in tanti a
chiederselo e le risposte sono molteplici, ma tutte in qualche modo
condivisibili. La Fratellanza, pur non essendo mai esistita politicamente a livello ufficiale, ha saputo innanzitutto crearsi nel tempo un
radicato consenso popolare in quanto movimento di opposizione nei
confronti delle spesso scellerate politiche governative; in secondo luogo, dando risposte concrete in termini di servizi soprattutto per i ceti
pi poveri; mostrando infine, nel contempo, il volto pulito della politica, lontani dalla corruzione dilagante o dalle forme di sottomissione
agli imperativi del contesto internazionale. Ma, a nostro avviso, stata
soprattutto la sua forza di coesione interna (che altre formazioni politiche e ideologiche stentano a raggiungere), unita a una collaudata
struttura organizzativa e a una strategia tuttaltro che refrattaria alle
alleanze politiche, che le ha consentito di affrontare in maniera vincente questa opportunit storica.
Una coesione interna che tuttavia, bene ricordare, stata messa in
crisi dagli eventi della rivoluzione del 2011: oggi le due anime, quella
del jihd e quella della dawa, sono ancor pi contrapposte, e a questa
articolazione interna storica si aggiunge a quella, pi recente, emersa nei giorni di Tahrir, fra la vecchia guardia e i giovani Fratelli Musulmani, che chiedono s pi rispetto per la cultura e la religione islamica, ma che allo stesso tempo rifiutano uno Stato islamico basato su
uninterpretazione obsoleta e inefficace della Legge coranica. Qualunque sar il percorso del nuovo Egitto, il ruolo che in esso avranno i
movimenti di ispirazione religiosa non potr che essere rilevante.
E a questo proposito bene sfatare un radicato pregiudizio: sono

78

Patrizia Manduchi

stati proprio i corrotti regimi al potere nel mondo arabo, e non i movimenti religiosi moderati come i Fratelli Musulmani, a ostacolare la
crescita delle societ civili e delle istituzioni democratiche, alimentando lintolleranza religiosa, il fanatismo, la violenza e il terrorismo.
Nonostante le paure dellOccidente, le inquietudini delle forze laiche e
lansia (relativa) delle minoranze copte, il partito Libert e Giustizia si
attester, questa lopinione condivisa degli osservatori pi accorti, su
posizioni moderate e politicamente aperte, sia per salvaguardare le alleanze interne, fragili ma indispensabili per ottenere un ampio consenso, sia per presentare il nuovo Egitto agli occhi del mondo come
una democrazia liberale anche se di orientamento decisamente conservatore. Un nuovo Egitto attento a salvaguardare il suo ruolo nel contesto arabo, mediterraneo e internazionale, aperto al turismo e agli
scambi commerciali, in qualche modo ancor pi legittimato che in
passato a ricevere i sostanziosi aiuti che gli USA continuano ad elargire a sostegno di uneconomia disastrata dal difficile percorso postrivoluzionario, ma anche orgoglioso della propria identit culturale e
religiosa ritrovata, e pronto a rielaborare la sua ideologia conservatrice
e puritana in una versione pi idonea alle sfide politiche, sociali, economiche e culturali che il governo di un Paese grande e importante
come lEgitto impone.

Tra il nuovo e il vecchio


ISBN 978-88-548-5228-0
DOI 10.4399/97888548522804
pp. 79-98 (novembre 2012)

79

Gheddafi: un dittatore e la sua opposizione


Bianca Maria Carcangiu

Le immagini del volto insanguinato di Gheddafi hanno fatto


velocemente il giro del mondo quanto quelle che da sempre lo
avevano ritratto durante i suoi acclamati viaggi allestero e dove gli si
consentiva di piantare la sua tenda. Lestroso e volitivo dittatore
spesso aveva rasentato limpudenza e come sempre aveva sfidato i
suoi interlocutori. Era un atteggiamento vincente e anche i suoi figli
lavevano adottato: erano daltronde i discendenti di colui che aveva
creato la Libia, aveva espulso gli occidentali dalle loro basi militari,
aveva ideato la Terza Teoria Universale esponendola nel Libro Verde,
aveva portato il suo Paese ad un livello internazionale, aveva sfidato
gli stessi Stati Uniti dAmerica. La stabilit interna doveva, per,
essere una conditio sine qua non e doveva essere raggiunta ad ogni
costo. Inizialmente con il colpo di Stato del 1 settembre 19691 il
consenso fu molto ampio, la popolazione aveva inneggiato ai giovani
militari che avevano rovesciato la monarchia senussita. In realt il
vero artefice del colpo di Stato era stato il capitano Muammar alGheddafi, promosso colonello sul campo dai suoi compagni di lotta,
riunitisi nel Consiglio del Comando della Rivoluzione (CCR). In altri
paesi arabi, dove le rivolte erano avvenute anni prima, le parole di

D. Vandewalle, Storia della Libia contemporanea, Salerno Editrice, Roma 2007; L.


Anderson, The State and Social Transformation in Tunisia and Lybia, 1830-1980, Princeton
University Press, Guilford 1986; A. Del Boca, Gheddafi. Una sfida dal deserto, Laterza,
Roma 2001; A. Del Boca, Gli italiani in Libia. Dal fascismo a Gheddafi, Laterza, Roma-Bari
1991.

80

Bianca Maria Carcangiu

Gheddafi potevano sembrare ingenue e superate2, in Libia invece i


giovani ufficiali rappresentavano un cambiamento radicale poich le
generazioni precedenti erano state sempre tradizionaliste e timorose. Il
nuovo regime infatti fu una totale cesura con il passato, parl di lotta
contro lo sfruttamento, la corruzione, il nepotismo e si present come
nazionalista, anti-imperialista e panarabo3. Nasser stato il forte
ispiratore4 di questo primo programma del nuovo governo che non
soltanto ebbe un iniziale appoggio popolare ma avrebbe agito poi per
conservarlo e si sarebbe mosso in quella direzione commettendo
inevitabili errori, causa principe delle prime forme di opposizione al
regime di Gheddafi che andranno via via diventando sempre pi
importanti e insostenibili.
La Libia di Gheddafi
Nella Costituzione5 dell11 dicembre 1969 si leggeva che il
Consiglio Rivoluzionario era il maggior organo del potere cui spettava
il compito di legiferare e dirigere la politica del governo, in pratica
aveva in mano tutti i poteri e il Consiglio dei ministri era tenuto soltanto a discutere i progetti di legge. Gheddafi era il presidente del
CCR e il comandante in capo delle forze armate, egli disponeva quindi
di tutti i poteri dello Stato. Sebbene le decisioni sembrino essere prese
dalla collegialit del CCR, in realt lunico a decidere, ad avere
lultima parola Gheddafi. Egli ha anche una particolare abilit nello
strumentalizzare la stampa con lo scopo di creare il mito di se stesso,
dei membri del CCR e della loro rivoluzione. Aveva un linguaggio
aggressivo e possedeva un qualcosa di affascinante e di audace al
2

H. Breton, La Lybie Rpublicaine. Essai dAnalyse dun changement politique!, in


Annuaire de lAfrique du Nord, 1969, p. 359.
3
Ronald Bruce St John, The Ideology of Muammar al-Qadhdhafi: Theory and Practice, in
International Journal of Middle East Studies, n. 4, nov. 1983, pp. 471-490. Sul carisma di
Gheddafi si veda: Raymond A. Hinnebush, Charisma, Revolution, and State Formation:
Qaddafi and Libya, in Third World Quarterly, n. 1, 1984, pp. 59-73.
4
P.J. Vatikiotis, Nasser and His Generation, Croom Helm, London 1978; Fouad Ajami,
On Nasser and His Legagy, in Journal of Peace Research, n. 1, 1974, pp. 41-49.
5
Proclamation Constitutionelle de la Rpublique Arabe Libyenne (11 dcembre 1969) Documents 1969, in Annuaire de lAfrique du Nord, 1969, p. 949.

Gheddafi: un dittatore e la sua opposizione

81

tempo stesso forse per la sua irruenza nellesprimere verit che non ne
faceva un esempio di diplomazia.
Dopo lincruento colpo di Stato i personaggi legati al vecchio
regime non furono perseguitati ma semplicemente destituiti. Il governo comunic che il tribunale rivoluzionario avrebbe garantito la difesa
degli imputati che, in massima parte, subivano dei brevi periodi di
detenzione o delle raccomandazioni. Giustizia rivoluzionaria del
primo momento, quindi, abbastanza clemente. La reazione iniziale al
colpo di Stato si pu considerare molto scarsa, ma non si deve dimenticare la depoliticizzazione della popolazione durante il periodo precedente quello della monarchia senussita. Come scrive Herv Bleuchot,
per, le resistenze a Gheddafi cominciarono ad apparire abbastanza
presto.
La celebrazione del regime era la regola, anche se limportanza di
certe vittorie come levacuazione delle basi straniere era stata
deliberatamente enfatizzata. Molto presto, per, emersero disaccordi
fra il potere e lamministrazione da una parte, gli studenti e gli
intellettuali dallaltra. Llite della nazione non si riconosceva in
questo messaggero venuto dal deserto, in questo appassionato
ideologo che era il colonello Gheddafi. Nel 1972 inizia uno scontro fra
opposizione diffusa e potere che, nel tentativo di unificarla, fa ricorso
a una motivazione ideologico-rivoluzionaria che non fa altro che
riproporre lopposizione6.
A questo processo si aggiunsero le ripercussioni della politica
estera che da subito ebbero una grande importanza nella vita politica
libica, anche per volont dei dirigenti che avevano accettato spesso di
compensare un fallimento esterno con un rilancio interno. In una
atmosfera, pertanto, ancora tranquilla, il CCR pubblic una legge
contro le attivit dei partiti politici (hizbiya) che prevedeva la
condanna a morte degli oppositori del regime colpevoli di diffondere
un pensiero politico contrario allideologia ufficiale.
Inizi, allora, a manifestarsi la pi importante contraddizione di
Gheddafi riguardo al suo popolo per il quale aspirava ad una
partecipazione politica pi attiva. Quando, infatti, si delineavano resi6

H. Bleuchot, Chronique Poplitique. Rsistances, in Annuaire de lAfrique du Nord,


1975, pp. 446-456, in particolare p. 446.

82

Bianca Maria Carcangiu

stenze o opposizioni di qualsiasi natura, reagiva immediatamente con


loppressione, con la ritorsione e con la detenzione. Stato di cose che
col tempo sarebbe degenerato in uccisioni, torture, condanne a morte e
massacri.
La protesta degli studenti e la svolta nella politica di Gheddafi
La riforma dellinsegnamento in Libia aveva fatto crescere il
numero degli studenti delle scuole primarie, secondarie e
dellUniversit, e aveva dato al genere femminile possibilit di
frequenza tali che, nel 1975, nelle scuole primarie il numero dei
bambini era quasi pari a quello delle bambine7. Oltre allUniversit di
Tripoli era stata creata anche lUniversit di Bengasi i cui docenti
erano essenzialmente stranieri: nellanno accademico 1974/75 a
Tripoli vi erano 272 docenti stranieri a fronte di 60 libici, e a Bengasi
340 stranieri a fronte di 110 libici8. Il numero elevato degli insegnanti
stranieri era dato dalla mancanza di personale docente libico.
Daltronde i bisogni del paese, le esigenze del progresso economico e
soprattutto la necessit di manodopera di alto livello e di inquadramento nelle differenti discipline dellinsegnamento richiedevano
insegnanti per il funzionamento universitario. Grazie alla rendita del
petrolio la Libia si impegn decisamente nel reclutamento di insegnanti in tutte le discipline tanto che il governo nel 1975 cre un
servizio al ministero degli affari esteri dedito essenzialmente a tale
scopo. Obiettivamente il regime di Gheddafi stava sfruttando tutte le
possibilit esistenti per diffondere listruzione superiore e la scarsa
densit degli abitanti aveva permesso di fare un ottimo lavoro. Non
altrettanto si poteva dire per le libert presenti allinterno delle
universit. Il 1975, infatti, vide un diffuso malcontento fra gli studenti.
I motivi furono diversi. Prima di tutto le disposizioni contenute in un
decreto del capo di Stato maggiore del 4 febbraio 1975 che decretava
7

T. Monastiri, Chronique sociale e culturelle, Libye, in Annuaire de lAfrique du Nord,


1974: T. Monastiri, Chronique sociale e culturelle, Libye, in Annuaire de lAfrique du
Nord, 1975, pp. 591-604, in particolare p. 594.
8
H. Bleuchot, Chronique Politique. Rsistances, in Annuaire de lAfrique du Nord,
1975, pp. 446-456, in particolare p. 446. Ivi, p. 599.

Gheddafi: un dittatore e la sua opposizione

83

il periodo del servizio militare degli studenti dal 1 luglio alla fine del
mese di agosto, cio il periodo estivo delle vacanze.
Lausterit, inoltre, imposta dallo Stato, accrebbe l insofferenza dei
giovani libici. Fu vietato, infatti, il consumo e la vendita di qualsiasi
bevanda alcolica e nel perseguire il processo di arabizzazione e
islamizzazione del paese iniziato dopo il 1969, la polizia aveva sequestrato la musica occidentale da tutti i rivenditori di dischi e furono
emanate diverse leggi per regolare i buoni costumi9 allinterno del
paese10. Queste imposizioni portarono gli studenti a manifestare
nonostante i possibili rischi contro la reazione opposta da parte dello
Stato. In realt i motivi del malcontento studentesco erano ben pi
seri: gli studenti volevano elezioni libere per le loro associazioni e
libert di espressione e di riunione. Il potere politico pubblico non
poteva permettere che si creasse un ambiente tanto favorevole alla
cultura, per se stessa origine di ogni possibile contagio. Il 2 marzo
1975, peraltro, Bengasi era stata la sede di una manifestazione in cui si
gridava gli studenti sono nelle prigioni, mentre in altre occasioni si
protestava contro il servizio militare. La dimostrazione pi violenta,
quella del 3 marzo, termin con lintervento dellesercito che
accerchi la zona universitaria arrestando numerosi studenti. Secondo
la stampa del Cairo nel mese di aprile ci furono i primi arresti di
massa, circa 1200 persone11. Il CCR stava concretamente dimostrando
che lopposizione organizzata contro lideologia ufficiale andava
combattuta con tutti i mezzi e con linevitabile ricorso alluso della
forza da parte dello stato. La creazione, nel 1971, dellUnione Araba
Socialista (UAS), partito di massa di ispirazione nasseriana, voluto da
Gheddafi per ingenerare nel popolo un congruo interesse, non aveva
conseguito il risultato voluto. Nonostante lirrigidimento del regime
avesse dato i primi segnali fin dal 1972, con la rivoluzione popolare
del 1973, Gheddafi lanci uno stile nuovo nella politica interna. Il suo

I buoni costumi sono compresi in un senso molto stretto gi da lungo tempo: una
coppia che si tiene per mano viene automaticamente fermata almeno per vedere che si tratti di
una coppia legittima. Questi soprusi sono comunque sporadici e isolati. Ivi, nota n. 8.
10
Ivi, p. 447.
11
Ivi, p. 447.

84

Bianca Maria Carcangiu

discorso a Zwara12 inaugura il periodo della rivoluzione popolare, cos


da lui definita. La creazione dei comitati popolari gener una iniziale
confusione perch non furono chiaramente esplicitate le loro incombenze. Nel novembre del 1974 si scaten uno scontro allinterno del
CCR fra coloro che sostenevano una pianificazione economica
progettata in un modo pi programmatico e i sostenitori della necessit di spendere parte delle ricchezze nazionali per conseguire obiettivi
ideologici, in particolare quello dellunit araba. Questa lotta interna si
aggiunse alle agitazioni studentesche.
Quando, nellestate del 1975, la stampa araba rende note le voci di
tentativi di colpi di Stato, emerge chiaramente che allinterno del CCR
il dissenso riguardava anche il potere personale di Gheddafi in crescita
esponenziale e i costi del suo programma politico per la realizzazione
dellobiettivo panarabo. Nellagosto del 1975 due membri del CCR,
Bashir Howadi e Omar el Mehichi, tentarono un colpo di Stato, forse
il pi importante fino a quel momento. Le accuse rivolte a Gheddafi
furono durissime e riguardarono essenzialmente lincompetenza del
colonnello nelle questioni economiche e nella gestione del petrolio in
particolare. La denuncia nei suoi confronti era ormai assai diffusa.
Di fronte ad uno stato di sfiducia generale il capo del governo non
pu fare assegnamento che sulle persone della sua trib. Gli ufficiali
dellesercito sarebbero stati rimpiazzati dalla gente di Sirte (patria di
Gheddafi). La repressione, gli arresti arbitrari, la tortura sarebbero
stati inevitabili. Gheddafi, avrebbe, per la sua ideologia, falsificato il
linguaggio e i simboli democratici e socialisti per coprire una realt
totalmente differente. Qualunque fosse stato questo regolamento di
conti, al congresso del gennaio 1976 non sarebbero stati presenti, su
undici componenti il CCR, che quattro: Mustapha Kharroubi,
Abdessalam Jalloud, Abu Bakr Youns e Khoueldi El Hamidi. Lanno
1975 rappresenta la fine del CCR13.
Queste sono rivelazioni fatte da El Mehichi. Lassenza di informazioni sufficienti da parte degli organi ufficiali libici sulla vita del
CCR e sullopposizione e sulla sua repressione inficiano e rendono
12

Meeting tenuto il 15 aprile del 1973 a Zwara, cittadina sulla costa a circa 150 km da
Tripoli.
13
H. Bleuchot, Chronique politique. Rsistances, 1975, cit., p. 452.

Gheddafi: un dittatore e la sua opposizione

85

difficile la ricostruzione dei fatti.


Scomparsa lopposizione istituzionalizzata, Gheddafi si sent pi
forte e libero di portare avanti la sua visione di una societ senza
Stato. Era inevitabile, pertanto, che la sua ideologia personale si
identificasse con la rivoluzione. I tecnocrati furono messi da parte, nei
posti chiave dellesercito e della sicurezza fu inserito un maggior
numero di membri della trib di Gheddafi e poi della sua pi ristretta
famiglia.
Gheddafi diventa la Guida della Libia
Con la pubblicazione del Libro Verde14, nel 1975, in cui Gheddafi
codificava i principi cardine della rivoluzione e con la proclamazione
della Jamahiriya Libica popolare e Socialista (marzo 1977) il governo
del paese venne riorganizzato. Nacquero i congressi popolari di base e
ogni cittadino aveva il diritto di parteciparvi. Ogni congresso popolare
di base nominava un comitato popolare, il suo segretario e i suoi
collaboratori: si voleva cos sostituire lamministrazione governativa a
ogni livello. Le categorie professionali creavano delle unioni, dei sindacati e delle associazioni professionali e queste insieme ai congressi
e ai comitati del popolo avrebbero riferito annualmente al congresso
generale del popolo (una specie di grande parlamento) per presentare e
dare forma alle decisioni popolari. Una volta prese le delibere, queste
sarebbero state poi trasmesse ai diversi congressi perch i comitati
potessero darne esecuzione. Alla prima sessione del congresso
generale del popolo (marzo 1977) furono adottate tutte le misure per
abolire il CCR, la figura del primo ministro fu sostituita da un segretario generale del congresso generale del popolo, ed ancora, sempre
nella stessa sessione, si decise di eleggere il rivoluzionario intellettuale e il leader, il colonello Muhammar Gheddafi15 in veste di
segretario generale del congresso generale del popolo, carica che
tenne sino al marzo del 1979, quando egli stesso decise di abban14
Moammar el-Gheddafi, Il libro Verde, Centro Internazionale Ricerche e Studi sul Libro
Verde, Tripoli, 1994.
15
Sami G. Hajjar, The Jamahriya Experiment in Libya: Qadhafi and Rousseau, in The
Journal of Modern African Studies, 1980, n. 2, pp. 184-188.

86

Bianca Maria Carcangiu

donare tutte le cariche tenendo solo quella di Guida della rivoluzione.


Labolizione definitiva dei partiti come egli stesso scrisse nel Libro
Verde poneva la Libia completamente nelle mani di Gheddafi.
Il partito uno strumento di potere dittatoriale che d la possibilit ai fautori di ununica idea e di un unico interesse, di governare il popolo intero,
qualunque esso sia, giacch il partito la minoranza rispetto al popolo, e lo
scopo della sua costituzione la creazione di uno strumento per governare il
popolo, cio, il governo di coloro che sono al di fuori del partito per mezzo
del partito [] gli interessi e i programmi della societ diventano vittime
della lotta dei partiti per giungere al potere [] Per la societ la lotta dei partiti ha lo stesso effetto negativo e distruttivo della lotta tribale o settaria 16.

Lassenza delle istituzioni statuali in definitiva lidea fondamentale espressa da Gheddafi nella sua Terza teoria universale e daltronde
le entrate del petrolio erano fondamentali per attuare le direttive
esposte nel Libro Verde e fu proprio per questo che lindustria petrolifera non fece parte del sistema economico creato con la rivoluzione
culturale. Con la crisi petrolifera del 1973 che impose alle compagnie
condizioni molto onerose, la Libia entr in possesso di una gran
quantit di petrodollari che la Guida, da allora, pot spendere per la
sua rivoluzione e per le rivoluzioni da lui caldeggiate. Alla fine degli
anni Settanta, per, sulla Libia incominci a pesare il sospetto di un
coinvolgimento nellattivit terroristica internazionale tanto che gli
Stati Uniti posero delle restrizioni al commercio17. La linea ascendente
delleconomia del paese prese a calare e i programmi economici stilati
per una migliore spesa furono o volutamente ignorati o non seguiti.
Con lembargo statunitense del 1982 contro il petrolio libico, la
situazione inizi a vacillare tanto che nel 1981 la produzione fu
inferiore del 40% rispetto al 1980. Agli inizi degli anni Ottanta,
pertanto, la Libia pur avendo grossi introiti dalla vendita del petrolio,
si trov con uneconomia mal gestita dove le entrate venivano
orientate prevalentemente verso i sogni politici del colonello
Gheddafi.
16

Moammar el-Gheddafi, Il libro Verde cit., p. 19.


Mahmous Gebril ElWarfally, U.S. Policy Toward Libya, 1969-1982. The Role of
Image, B.A. University of Cairo, 1975, M.A. University of Pittsburgh, 1980, University of
Pittsburgh, Ph. D. 1985, UMI Dissertation Information Service, Ann Arbor, Michigan 1985.
17

Gheddafi: un dittatore e la sua opposizione

87

Lopposizione negli anni Ottanta


Nei piani di sviluppo economico presentati dal governo agli inizi
degli anni Ottanta gli obiettivi erano sempre gli stessi dei piani
precedenti e cio diversificazione delleconomia, autosufficienza
alimentare, crescita del settore industriale, fornitura di servizi sociali e
abitativi, creazione di una forza lavoro locale in grado di sostituire i
tecnici locali. Pur avendo, per, messo in cantiere il progetto del Grande fiume artificiale per trasportare le acque dal deserto alla costa, gli
obiettivi principali non furono raggiunti e soprattutto il paese
dipendeva sempre da manodopera e tecnici stranieri18. Ma c un elemento che non deve essere per niente sottovalutato. Prima di tutto
come scrive Lisa Anderson19:
Nonostante la diminuzione drammatica degli introiti petroliferi negli anni
Ottanta che costrinse il regime a far diminuire drasticamente le sue riserve, il
paese rimase comunque molto ricco, specie se si considerano gli standard del
mondo non industrializzato. Il regime di Gheddafi utilizz la ricchezza che
gli procurava il petrolio per garantire a tutti i libici un alto tenore di vita. Il
propagandato egalitarismo e le vistose e straordinarie spese militari spesso
hanno offuscato il fatto che la situazione economica era stata favorita in larga
misura dagli investimenti sbagliati del regime. Questi, per raggiungere gli interessi politici di breve periodo e ottenere unampia acquiescenza popolare se
non aperto supporto, hanno trascurato gli investimenti per lo sviluppo di lungo periodo del paese, a parte i progetti faraonici per lacqua, come i 22 bilioni
di dollari per il Great man-made River project per trasportare lacqua fossile
dalle oasi del sud alla costa per lagricoltura []

Il regime di Gheddafi, in realt, in campo politico ha determinato


effetti contradditori come ha sottolineato Franois Burgat:
Da un lato, il regime rivoluzionario per molti aspetti repressivo e manipolatore. Molte delle sue politiche sono organizzate per atomizzare la popolazione e scoraggiare lorganizzazione indipendente nella societ civile. Dalle
18
D. Vandewalle, Storia della Libia contemporanea, Salerno Editrice, Roma,2007; G.
Buccianti, Libia: petrolio e indipendenza, Giuffr, Milano 1999; M. Djaziri, tat et societ en
Libye, LHarmattan, Paris 1996; D. Vandewalle (ed. by), Qadhafis Libya. 1969 to 1994,
MacMillan Press, Hampshire and London 1995.
19
L. Anderson, Qadhafi and His Opposition, in Middle East Journal, 1986, Spring, pp.
225-237, in particolare p. 228.

88

Bianca Maria Carcangiu


associazioni dei dettaglianti agli sport club, dai suq ai caff, il regime ha
chiuso istituzioni e luoghi dove il popolo avrebbe potuto radunarsi fuori dalla
supervisione del governo. Questo aveva ottenuto il risultato abbastanza ironico di rafforzare il ruolo dei legami parentali nellorganizzazione politica
qualcosa che lo stesso Qadhafi aveva definito tribalismo perch lultimo
legame organizzativo disponibile fuori dal controllo delle autorit governative. Mentre queste politiche hanno cos neutralizzato la comparsa di
unopposizione organizzata al regime entro il paese, esse hanno anche ostacolato comportamenti cooperativi nella popolazione ai quali la partecipazione
politica genuina e produttiva associata.
Dallaltra parte, la ripetuta insistenza di Qadhafi che il popolo governa se
stesso e le sue politiche radicalmente ugualitarie hanno politicizzato
segmenti della popolazione che erano precedentemente quiescenti, soprattutto
coloro che non erano privilegiati: i giovani e quelli di umili origini. Lesperienza della democrazia sociale e economica nella rivoluzione, per quanto
eccentrica e incompleta, ha introdotto nellarena politica richiedenti il potere
che hanno improbabilmente ceduto i loro diritti acquisiti senza lotta20.

Negli anni Ottanta lopposizione al regime veramente consistente,


gli attentati alla vita di Gheddafi e i tentativi di rovesciarlo non si
contano pi e la stampa straniera li pubblicizza notevolmente,
soprattutto quella dei paesi confinanti. Come rileva Franois Burgat21
le voci di complotti, sabotaggi e attentati diventano pi insistenti e
numerose quando la Libia si trova in contrasto con i suoi vicini. Per
tutti gli anni Ottanta la stampa riporta un numero crescente di
disordini interni, di ammutinamenti militari o di attentati e complotti,
non si sa se veri o falsi22. Lopposizione libica negli anni Ottanta fu
clandestina e spesso pi teorica che concreta. I movimenti nascono,
alcune volte si fondono e poi scompaiono. Difficile, quindi, individuare le loro ideologie, alcune volte abbastanza vaghe. Per di pi le
fonti sono solo dei comunicati provenienti da unopposizione allestero, a Londra, negli Stati Uniti o in Arabia Saudita che non contengono alcuna informazione sui rapporti con eventuali correnti politiche
interne23. In prima fila, allopposizione si trovavano i monarchici: la
20

Ivi, pp. 228-229.


F. Burgat, Chronique Libyenne-meutes, Procs et Complots, in Annuaire de
lAfrique du Nord, 1980, p. 551.
22
F. Burgat, Chronique Libyenne-Politique intrieure: des opposants?, in Annuaire de
lAfrique du Nord, 1982, p. 557.
23
Ivi, pp. 558-559.
21

Gheddafi: un dittatore e la sua opposizione

89

Libyan Constitutional Union, formata nel 1981 da Muham-mad Bin


Ghalbun, sosteneva la ricostituzione della monarchia, i cui seguaci
erano numerosi fra i libici residenti in Gran Bretagna, a Manchester,
oggetto di numerosi attacchi da parte dei comitati rivoluzionari24. Fin
dalla sua creazione, questo partito non ha smesso di affermare il suo
rispetto verso la costituzione del 1951. Era contrario a qualsiasi azione
militare per rovesciare il regime di Gheddafi e ad ogni tipo di
intervento straniero giacch doveva essere il popolo, sosteneva, ad
eliminare colui che aveva preso il potere nel 1969, e non ammetteva
alcuna intromissione delloccidente negli affari interni della Libia.
Dopo gli accordi di Camp David del 1979, fonte di un acceso antiamericanismo libico, i rapporti con gli Stati Uniti divennero sempre
pi tesi fino alla chiusura dellambasciata libica a Washington. La CIA
inizi allora a programmare piani per destabilizzare e far crollare il
regime di Gheddafi e avviare un processo di creazione dellopposizione alla Guida libica. Dopo il mese di ottobre del 1981 la CIA
cerc di influenzare il Fronte Nazionale di Salvezza della Libia
(NFSL)25, rappresentato soprattutto da quella generazione di tecnocrati che avevano visto svanire i progetti di sviluppo interno e dalle
leadership religiose ostili al colonello che aveva tentato di minare la
loro posizione economica e manipolare a suo uso e piacimento
lIslam. Il NFSL si proponeva come unalternativa democratica al
regime con la sospensione di tutte le leggi e le istituzioni successive al
1969. Proponeva, inoltre, in campo economico, un progetto di liberalizzazione delleconomia, mantenendo comunque un settore economico pubblico strategico e vitale per il paese. Il settore bancario e
petrolifero doveva essere riorganizzato, ma non si doveva dimenticare
limportanza del settore agricolo26.
LAlleanza Nazionale Libica (ANL) nacque nel 1984 su ispirazione
di Mansour el-Kikhia che fu politicamente vicino a Gheddafi fino al
24
F. Burgat, Chronique Libyenne-Les oppositions, in Annuaire de lAfrique du Nord,
1983, pp. 771-772. Abd sl-Hamid Bakkoush, lultimo primo ministro del governo
monarchico, fond nel 1982 la Libyan Liberation Organization. Durante il suo esilio al Cairo
(1986) stato oggetto di diversi tentativi di assassinio i cui mandanti stavano nel clan
Gheddafi. F. Burgat, La Libye, Presses Universitaires de France, Paris 1996.
25
M. Sicker, The Libyan Opposition to Qaddafi, in Global Affairs, 1988, p. 33.
26
Moncef Djaziri, tat et socit en Libye, LHarmattan, Paris 1996, pp. 228 e ss.; J.
Bessis, La Libye contemporaine, LHarmattan, Paris 1986, pp. 166 e ss.

90

Bianca Maria Carcangiu

suo abbandono della Libia nel 1980. Mansur sosteneva che il suo
partito sarebbe potuto essere la soluzione per tutti i gruppi di
opposizione per unire le forze ed evitare lotte intestine e dissensi interni, costituendo quindi un fronte unito. In questo modo lalleanza
nazionale dellopposizione avrebbe potuto rappresentare un regime
alternativo in esilio che al momento opportuno si sarebbe potuto
trasferire in Libia. Lobiettivo dellopposizione, sosteneva Kikhia,
doveva essere la difesa dellinteresse nazionale, ma soprattutto doveva
cercare di instaurare un dialogo con il regime libico, a condizione che
questo riconoscesse ufficialmente lopposizione27.
Le contestazioni al regime ormai erano abbastanza frequenti e si
rendeva fortemente necessario un intervento che Gheddafi pose in atto
dando due risposte opposte alla popolazione.
Dapprima, il 17 febbraio 1987, la televisione libica trasmise le
immagini dellesecuzione di sei civili e di tre militari oppositori. Il
regime inviava un segno molto forte alla popolazione. A distanza di
circa un mese, il 27 marzo dello stesso anno, il leader libico annunci
una serie di misure per liberalizzare la politica e leconomia del paese,
definita da Gheddafi una rivoluzione nella rivoluzione.
In realt accaddero e si videro cose mai ipotizzate: il rilascio di
prigionieri politici, la demolizione della prigione centrale di Tripoli, la
distruzione di centinaia di file dei servizi segreti, la concessione ai
libici di viaggiare e di spostarsi liberamente, i tentativi di conciliazione con lopposizione. Si spinse fino alla promulgazione, nel giugno
del 1988, della carta verde dei diritti delluomo, in cui si parlava di
libert personali, di garanzie di giustizia e di indipendenza religiosa.
Anche in questo documento le contraddizioni del leader libico erano
tante e non difendibili. Fu, come stata definita da Vandewalle28, la
perestroika di Gheddafi. Le misure correttive prese fra il 1987 e
linizio degli anni Novanta si inseriscono nel copione della Guida di
fare qualsiasi cosa per mantenere sotto controllo qualsiasi tipo di
opposizione e di salvaguardare il sistema politico vigente. In quel
sistema, in cui il simbolismo e la leadership carismatica avevano gio27
Mansour O. El-Kikhia, Libyas Qaddafi. The Politics of Contradiction, University Press
of Florida, Gainesville 1997.
28
D. Vandewalle, Qadhafis Perestroika: Economic and Political Liberalization in
Libya, in Middle East Journal, n. 2, Spring 1991, pp. 216-231.

Gheddafi: un dittatore e la sua opposizione

91

cato un ruolo importante, la campagna diplomatica di pulire limmagine della rivoluzione della Libia sia allinterno che allesterno era
intesa a portare un lustro rinnovato ad un esperimento politico
compromesso29.
Lopposizione negli anni Novanta
Lopposizione che ha messo maggiormente in difficolt il regime
libico fu quella fondamentalista30, condivisa da alcuni strati della
popolazione. Come gli altri gruppi di opposizione anche gli islamisti
erano presenti da lungo tempo. La loro diffusione ebbe caratteristiche
differenti rispetto alla Tunisia e allEgitto, paesi confinanti. Questa
particolarit dipende dalle specificit economiche e culturali della
Libia. Economiche perch lopulenza data dal petrolio ha consentito
allo Stato di avere una credibilit direttamente proporzionale alla sua
capacit distributiva; culturali in quanto Gheddafi ha cercato fin dal
primo momento una certa legittimit islamica, facendosi promotore
dei principi coranici dopo averli interpretati e adattati ai suoi scopi 31.
La prima contestazione islamista nacque proprio dai concetti espressi
nel Libro Verde soprattutto riguardo alla condizione delle donne32. Per
di pi, per troppi anni, Gheddafi ha tenuto una posizione ambigua
riguardo agli islamisti. Egli non esitava a servirsene per i suoi giochi
di potere e per mettere in difficolt gli stati nemici, mentre in patria li
combatteva aspramente impegnandosi fino dal suo colpo di Stato a
neutralizzare linfluenza dei Fratelli Musulmani e della confraternita
della Sanussia. Il regime ha sempre accusato i suoi oppositori,
islamisti o non, di essere Fratelli Musulmani con velleit
controrivoluzionarie.
Anche quando ci fu lattentato contro la residenza di Bab-al29

Ivi, p. 230.
Yehudit Ronen, Qadhafi and Militant Islamism: Unprecedent Conflict in Middle
Eastern Studies, n. 4, 2002, pp. 1-16.
31
F. Burgat, Chronique Libyenne, in Annuaire de lAfrique du Nord, 1989, p. 594.
32
B.M. Carcangiu, Emancipazione della donna in Libia. Mito o realt?, in B.M.
Carcangiu (a cura di), Donne e potere nel continente africano, LHarmattan Italia, Torino
2004 (edizione rivista 2006).
30

92

Bianca Maria Carcangiu

Aziziya a Tripoli furono accusati i Fratelli Musulmani, nonostante


fosse stato rivendicato dal Fronte nazionale libico di salvezza, un
partito non a sfondo religioso finanziato dalla CIA33.
La natura rivoluzionaria e autoritaria del regime, sottolinea Yahia
Zoubir,
combinata ad una repressione implacabile, riuscita a bloccare lemergere di
una opposizione islamista strutturata, ma essa non ha impedito una contestazione islamista, certo molto disorganizzata, di svilupparsi progressivamente.
La politica coercitiva condotta al loro riguardo ha convinto gli islamisti radicali libici che la violenza era il solo modo di far cadere il regime del colonnello Qadhafi [] Il dirigente libico doveva giustificare la repressione considerando che quando un animale malato, il veterinario deve abbatterlo
per evitare la contaminazione degli altri animali [] Noi non possiamo permettere che questa epidemia annienti la societ. Noi dobbiamo essere crudeli. Ogni persona infetta sar considerata come contagiata da una malattia
grave e incurabile e dovr dunque sparire [] Servendosi delle risorse della
religione, il regime non ha avuto tregua nellaccusare gli islamisti di essere
degli atei avendo rinunciato allislam. Dovevano anche essere abbattuti come cani34.

Questa repressione eccessiva e severa che segnava la fine della


liberalizzazione degli anni Ottanta, port alla costituzione e allemergere di gruppi sempre pi radicali. Nonostante le misure repressive, le
moschee sono sempre state, soprattutto nella parte orientale del paese,
il focolare principale di opposizione alla politica socio-economica e
politica del regime. I giovani, in modo particolare, i militari scontenti
originari delle regioni povere trovavano sfogo nei movimenti
fondamentalisti. Il logorio del regime e il fallimento della politica
economica, infatti, spinsero molti giovani a ricongiungersi ai gruppi
armati come il Partito della liberazione islamica, il Movimento dei
martiri della Libia e il Gruppo islamico della Libia. Altri gruppi armati
nacquero nel 1996, il gruppo islamico libico o i Discepoli di Dio e nel
1997 il Movimento dei patrioti libici. Questi gruppi fra i pi violenti
33

Yehudit Ronen, Qadhafi and Militant Islamism: Unprecedented Conflict, in Middle


Eastern Studies, octobre 2002, p. 1; Yahia H. Zoubir, Contestation islamiste et lutte
antiterroriste en Libye (1990-2007), in LAnne du Maghreb. La fabrique de la mmoire,
CNRS Editions, dition 2008, pp. 267-277, in particolare p. 268.
34
Ibidem.

Gheddafi: un dittatore e la sua opposizione

93

erano formati dai veterani della guerra in Afghanistan (i famosi


Afghani arabi) e avevano condotto azioni armate nel centro e nella
parte orientale della Libia. Le forze di sicurezza, per, le ha neutralizzate tutte soprattutto nel periodo 1996-1998 e fu solo nel 1999 che
riuscirono a bloccare le forze jihadiste.
Si deve sottolineare che Gheddafi non ha fatto ricorso allesercito
per contrastare i movimenti jihadisti ma alle forze di sicurezza proGheddafi le pi leali per evitare che i militari fornissero aiuti ai
movimenti islamisti e la loro forza fosse quindi indebolita. Nella
prima met degli anni Novanta, infatti, la diserzione di alcuni militari
dalle simpatie fondamentaliste aveva messo in guardia il colonello
libico. I libici, come scrive Yahia Zoubir35, pensavano che la resistenza degli islamisti fosse legittima ma non desideravano che si
verificasse una situazione come quella algerina.
Contrariamente, per, agli algerini, che non si sono lasciati
condizionare a lungo dalla propaganda del potere, i libici sono rimasti
sensibili al discorso antimperialista del regime. Il Partito della
liberazione islamica, il gruppo jihadista pi strutturato (largamente
decimato nel 1996) criticava il letargo del popolo libico traendone la
conclusione che non fosse pronto a rovesciare il regime. I libici
continuavano ad ispirarsi anche alla teoria gheddafiana secondo la
quale gli Stati Uniti e lONU imponessero sanzioni ingiuste che non
facevano che incitare il nazionalismo dei libici che si mobilitarono,
soprattutto nella seconda met del decennio del 1990, attorno alla
Guida.
anche vero che il colonello Gheddafi ha sempre saputo giocare
sulla paura delle minacce provenienti dallestero. Infatti, lungi dal
favorire la caduta di Gheddafi, le sanzioni hanno avuto leffetto
opposto. Alla fine dei conti, i fondamentalisti libici, contrariamente
agli algerini tra il 1993 e il 1996, non hanno mai rappresentato una
seria minaccia per la sopravvivenza del regime. La natura del terreno e
la debolezza dei mezzi militari a disposizione dei movimenti islamisti
hanno facilitato il compito repressivo delle forze di sicurezza36.
I jihadisti libici erano effettivamente male organizzati e ci spiega
35
36

Ivi, pp. 270 e ss.


Ivi, p. 271.

94

Bianca Maria Carcangiu

il loro fallimento ma anche la loro volont di andare via dalla Libia,


negli anni Novanta per raggiungere i gruppi armati in Algeria e poi in
Iraq. Sembra fosse vero, secondo la rivelazione di un Afghan arabe
Abou Masab, che gli algerini e i marocchini reclutassero molti
giovani islamisti sia in Libia che in Tunisia37.
La repressione da parte del regime ha riguardato soprattutto
Bengasi, in modo particolare nel 1998 in seguito ad un ennesimo
tentativo di assassinare Gheddafi. La situazione politica e sociale
diventava sempre pi difficile da gestire e fu proprio in questo
contesto che il governo libico cerc di normalizzare le sue relazioni
con lONU e gli Stati Uniti per ottenere la fine dellembargo.
Gli avvenimenti dell11 settembre e i migliorati rapporti con gli
USA hanno dato alla Libia la possibilit di inasprire la repressione
contro gli islamisti o per meglio dire contro ogni forma di opposizione
accusata di essere islamista che aveva da quel momento tutte le
ragioni per contrastare la Guida. Diventato paladino della repressione
di ogni forma di terrorismo, ma soprattutto amico e solidale con gli
Stati Uniti e loccidente in generale, Gheddafi non aveva pi
argomenti forti per circuire il suo popolo con i suoi discorsi. E ancora una volta la debolezza dei gruppi fu la loro frammentazione: si
erano formati tanti movimenti di opposizione ma mai un legame forte
e vincente anche con quelli in esilio. In Libia, per di pi, nonostante i
problemi economici, non si form quella povert esasperante che crea
le condizioni per il diffondersi del fondamentalismo.
Saif al- Islam Qaddhafi, colui che aveva contribuito alla normalizzazione dei rapporti con gli Stati Uniti dopo lo smantellamento, alla
fine del 2003, del programma libico di armi di distruzione di massa,
nel 2009 era ormai diventato il numero due del regime: designato dal
padre mancava solo la ratifica da parte del Congresso Generale del
Popolo (CGP). Nella sessione annuale del 26 gennaio 2010 il CGP
non ratific la designazione del figlio di Gheddafi come coordinatore
generale dei comandi popolari e sociali, ossia de facto come il numero
due dello Stato38. La settimana precedente Saif aveva chiesto un
nuovo progetto di Costituzione e un pluralismo politico con elezioni
37
38

El Khabar, 13 avril 2008 (online).


Abdelaziz Barrouhi, Qui a peur de Seif el-Islam, in Jeune Afrique, 02/02/2010.

Gheddafi: un dittatore e la sua opposizione

95

dirette, trasparenti e leali. A Tripoli si diceva che la nuova


Costituzione non facesse altro che rafforzare il potere dittatoriale. Era
una farsa organizzata fra padre e figlio? i retroscena di questi eventi
dovranno essere studiati alla luce di fonti imparziali e di esposizione
oggettiva dei fatti. Vero che gi dal 2005/2006, Saif al- Islam aveva
messo mano a una nuova strategia di lotta al terrorismo: in una
societ libica conservatrice e pia, il miglior modo per combattere gli
estremisti sarebbe stato quello di mettersi in buoni rapporti con i loro
ideologi e capi disse in unintervista a Jeune Afrique. Egli inizi
quindi dei negoziati con i capi detenuti nella prigione di Abu Salim,
dei quali molti erano stati liberati o esiliati a Londra con lavallo della
Guida e riusc, dopo tre anni di mediazione, a raggiungere una
riconciliazione con il Gruppo Islamico Combattente (GILC). In
occasione dei festeggiamenti per il 40 anniversario della presa del
potere da parte di Gheddafi, i capi del GILC indirizzarono un
messaggio di congratulazioni in cui chiedevano le scuse per quanto
commesso in passato, a cominciare dalla creazione del gruppo
clandestino e per tutte le azioni intraprese39. Pochi giorni pi tardi,
sempre secondo Jeune Afrique40, essi terminarono la redazione di un
documento di 417 pagine dal titolo Studi correttivi nella comprensione del jihad che delegittima luso della lotta armata in Libia e
altrove, tranne nel caso di resistenza a una occupazione, impegnandosi
a prendere le distanze dai jihadisti di al-Qida. Molti altri detenuti
del carcere di Ab Salim furono liberati e reintegrati nella societ
grazie a Saif sostenitore della necessit dellapporto di tutti i cittadini
libici per portare avanti il processo di modernizzazione del paese41.

39

Abdelaziz Barrouhi, Seif el-Islam fait sa rvolution, in Jeune Afrique, 28/12/2009.


Ibidem.
41
Amy Kellogg, Gaddafis Son: New Tactic Fighting Terror, Fox news,
www.foxnews.com, 24 marzo, 2010. Si veda una tesi di laurea magistrale particolarmente
interessante che ha affrontato lattivit politica di Saif-al Islam: Alessia Zanda, La Libia di
Gheddafi: Quaratanni dopo il colpo di stato. Evoluzione politica, economica e sociale?, a.a.
2009-2010.
40

96

Bianca Maria Carcangiu

Entra in scena il risentimento delle trib libiche


Nonostante la Libia avesse vissuto un processo di industrializzazione, con lo sfruttamento del petrolio, lantica tradizione tribale
rimaneva sempre una base molto forte della struttura sociale e
familiare. Dagli anni Settanta, per, le strutture di base della societ
libica subirono un lento ma inevitabile cambiamento, dato dal
fenomeno dellurbanizzazione che vide lesodo di migliaia di
agricoltori dal sud verso la costa nelle industrie e nelle fabbriche.
Come ha scritto Aldo Nicosia:
Linurbamento delle classi basse non distrusse del tutto i vincoli di appartenenza tribale (nelle citt di arrivo gli immigrati sceglievano di abitare
vicino ai membri del proprio clan), ma il legame della comunit dorigine
indubbiamente ne usc ridimensionato [] Lindividualismo fece breccia in
un sistema sociale in cui tutti gli individui erano responsabili delle azioni di
altri membri. Il tribalismo degli anni Novanta cambiava faccia. Parallelamente non riusciva a decollare un senso di fedelt alla nazione, anche perch
il sistema era pieno di contraddizioni42.

Il regime rivoluzionario dopo il colpo di Stato aveva cercato di


attenuare la forza di questo elemento e aveva sperato che la popolazione facesse ricorso alle strutture create dalla rivoluzione. Ma gi
dalla fine degli anni Settanta linfluenza del tribalismo era riemersa in
modo tanto marcato da ottenere la spartizione delle cariche e dei
proventi derivanti dal petrolio43. La trib consentiva di gestire e
appianare conflitti e defezioni in seno alla societ libica44. Le trib
avevano sempre giocato un ruolo politico importante ed erano tante,
almeno 140 secondo lo studioso libico Far Nam, anche se soltanto
una trentina fra queste avevano un reale potere politico. Gheddafi
esercitava una sorta di controllo politico basato su accordi intrecciati
tra le famiglie tribali tramite matrimoni e incarichi allinterno dellap42
Aldo Nicosia, Tante trib e nessuna nazione, in Limes, n. 1, 2011, pp. 63-69, in
particolare pp. 66-67.
43
Karim Mezran, Libia. La fine di unera?, in Karim Mezran, Silvia Colombo, Saskia van
Genugten (a cura di), LAfrica Mediterranea. Storia e futuro, pp. 50-77.
44
Nicosia, Tante trib cit.

Gheddafi: un dittatore e la sua opposizione

97

parato statale. La trib lunica istituzione che da secoli ha plasmato,


difeso e regolato la societ delle popolazioni arabe che hanno abitato
le regioni della Tripolitania, Cirenaica e Fezzan. Laffermazione del
sistema politico tribale fortemente voluto e sostenuto dal regime di
Gheddafi proprio per impedire la nascita di una societ civile, basata
su istituzioni pluralistiche e democratiche (cui contrappone la banale
demagogia dello slogan del potere alle masse), comincia a provocare il ripiegamento del libico verso la trib di appartenenza, e
parallelamente fa sprofondare il Paese nella corruzione, a tutti i livelli.
Unappartenenza tribale destinata a segnare il presente e il futuro della
Libia.
La regione della Cirenaica fu sempre la pi riottosa, diffidente, era
daltronde la patria della Sansiyyah molto pi vicina allEgitto e alla
Gran Bretagna dalla quale era spesso influenzata ed era il territorio
che maggiormente sfuggiva al controllo politico di Gheddafi.
Fu proprio in Cirenaica che il leader libico aveva mostrato tutta la
sua debolezza per mancanza di accordi e per il ricorso alla violenza
data dallinascoltata protesta dei giovani scesi in piazza. Le proteste,
daltronde, erano iniziate proprio a Bengasi il 16 febbraio 2011, in
favore di un avvocato, attivista dei diritti umani, Fathi Tarbil e
rappresentante legale delle famiglie delle vittime di Abu Salim, un
carcere vicino a Tripoli dove nel 1996 erano stati uccisi circa 1200
detenuti, per la maggior parte perseguitati politici.
Famiglie tribali potenti quali i Warfalla, i Magariha, i Mirta e
Qaafa a occidente, e a oriente i Murba, gli Awqir, gli Ubaydat,
i Firn, gli Zuwyya con le quali Gheddafi non riusciva pi a trovare
intese. Fu proprio uno dei capi dei Warfalla, che contava oltre un
milione di abitanti nel paese, che avrebbe dichiarato che Gheddafi
non pi un fratello e che, quindi, non poteva pi stare in Libia.
Nella societ libica, come afferma lo studioso Massimo Papa45, non
mai scomparso il sentimento di appartenenza a una trib e Gheddafi
era riuscito a sfruttare i precari equilibri tra i diversi clan per mantenere a lungo il potere giocando sapientemente su questo elemento.
Egli aveva sfruttato gli antichi vincoli di solidariet che regolano i
rapporti tra i membri di una trib, spesso ignorati e sottovalutati e
45

Massimo Papa, Gheddafi e le trib libiche: un difficile equilibrio, in Treccani.it.

98

Bianca Maria Carcangiu

erroneamente paragonati alla realt yemenita e afgana.


Lequilibrio creato da Gheddafi a spese di uno dei principali diritti
delluomo, la libert di espressione, si rotto e questa cronaca. Forse
il volto buono di Saif al-Islam, uno dei rampolli della Guida, aveva
capito e potuto dare una sterzata ad una situazione non pi gestibile,
neppure dal padre morto nella sua Libia vicino alla sua Sirte.
Dinamiche interne e soprattutto internazionali avevano deciso verso
quella direzione. Rimane lamarezza per tutta lAfrica che il principio
con il quale Gheddafi si era tenuto a galla per quaranta anni e per il
quale molti si erano battuti era stato disatteso per lennesima volta e
aveva vinto: gli affari dellAfrica dovevano essere decisi dagli stessi
africani e non dalle potenze e forze occidentali. Questo concetto non
soltanto era espresso sempre nei discorsi di Gheddafi ma anche nei
libri sui quali studiavano gli studenti libici. Solo che in passato
nelle scuole libiche ci si limitava a seguire le direttive impartite dallalto. Il
preside era un dirigente scolastico, ma anche un rilevatore del dissenso politico. In tutti gli istituti cerano delle spie. Il sistema lasciava la briglia corta
agli insegnanti, ma ora venuto il momento di allentarla. Se non siete
daccordo con qualcosa, dovete dirlo. Se rimanete in silenzio alimentate la
negativit, dice listruttrice. La democrazia, spiega, il diritto a dissentire e
a risolvere i conflitti senza litigare. E questo vale anche per le scuole [] Il
dialogo sempre positivo, dice una maestra con il velo rosa. Ci hanno
sempre mentito. Noi vedevamo che pioveva e tirava il vento, ma il governo
ci diceva di metterci gli occhiali da sole e di accendere laria condizionata 46.

Il popolo libico dovr in futuro, ripensando alla sua storia,


assumersi le sue responsabilit e guardare con occhi diversi a uno
Stato effimero nato nel lontano 1950 soltanto dalla volont e per gli
interessi delloccidente.

46

sne Seierstad, Libia. Ritorno a scuola, Newsweek, Stati Uniti, in Internazionale, n.


932, gennaio 2012, pp. 34-36, in particolare p. 35.

Tra il nuovo e il vecchio


ISBN 978-88-548-5228-0
DOI 10.4399/97888548522805
pp. 99-118 (novembre 2012)

99

The Failure of Authoritarianism in the Arab World


Lahcen Achy1

Introduction
The authoritarian regimes in the Arab countries survived over decades in which democratic waves rolled across different regions from
Latin America to Eastern Europe and Sub-Saharan Africa. For a long
time, the authoritarian bargain model explained the dynamics in the
region and its resilience to change.2
Authoritarian regimes, according to the model, share state resources
between repressing opponents and rewarding supporters. They implement selected economic and social policies through which they channel benefits to their constituencies. Some policies such as land reform,
nationalization of private assets or privatization of state owned assets
alter social balance of power by changing property rights structure.
Other policies take the form of recurrent flows of benefits granted to
the whole population (universal consumption subsidies and free public
health and education) or to specific segments (welfare programs, trade
protection, guaranteed lifetime jobs to civil servants, cheap credits to
industries and subsidies for farmers).
1

I would like to acknowledge financial support from the FEMISE (The Mediterranean
Forum for Economic Institutes) and valuable research assistance provided by Joulan Abdulkhalek and Peter Gruskin. The usual disclaimer applies.
2
According to Desai et al., (2009), the authoritarian bargain refers to an implicit arrangement or contract between the regime and the population whereby people renounce to
their political freedom and political participation in exchange for public goods and other economic benefits.

100

Lahcen Achy

For a long time, such policies offered a strong social base to support the authoritarian regimes in the Arab Mediterranean region. Even
with structural adjustment programs and a number of market reforms,
the regimes managed the contradiction between market transformation
and persistent authoritarianism. Whenever budget constraints come into sight, the regimes make careful trade-offs to preserve their resilience. Austerity measures were targeted to specific segments, generally
the weakest economically and the less vocal. In the meantime, the regimes coopted or harshly repressed dissidents and potential rivals.
Sporadically, the regimes granted some degree of freedom and political rights as security valve to avert radical uprising and secure their
survival.
Until recently, the Arab Mediterranean regimes seemed to maintain
a significant level of political stability and to secure sufficient support
for their regimes. The recent uprisings showed that their faades
stability was a mere chimera and called into question the foundations
of the prevailing authoritarian bargain. Two non-exclusive arguments
seem plausible to explain the historical shift.
First, the authoritarian regimes violated the terms of the old bargain
and did not offer any credible and viable alternative. The transition
from state-led to market oriented economy implemented in a
context of hardship led the authoritarian rulers to slash or stop to
provide economic benefits to large segments among their traditional
supporters. The regimes shifted gradually their core social base from
the masses of workers, peasants and civil servants to a minority of
influential urban rent-seeking bourgeoisie and rural landed elite and
built new networks of patronage through privatization and other
private sector related policies. Rapid demographic growth and
massive flows of educated jobless imposed severe dilemmas for the
regimes. Although, they managed to achieve some economic growth,
inequality and exclusion have been on the rise. The inability of the
authoritarian regimes to buy loyalty and obedience of large segments
of their populations or to offer any viable alternative eroded their
legitimacy and raison dtre for the majority, which in the end
chose to rebel against the status-quo.
In all countries in region, the first reaction after the uprising began
was to increase wages in the public sector and expand subsidies and

The failure of authoritarianism in the Arab world

101

other social transfers to mend the old bargain and put an end to the
radical political demands. An oil-producer country such as Algeria has
been able, so far, to inject large amount of public money in the form
of transfers and wage increases to maintain the regime alive. Morocco,
with much limited financial resources, had instead made political concessions by reforming its constitution. In Egypt and Tunisia, the rulers
attempted a combination of repression, economic benefits and political concessions. However, both countries failed to weather the storm
and their authoritarian regimes collapsed. Second, the authoritarian
model is no longer valid because the majority of people no longer
accept the terms of the bargain. Over the last decades during which
the authoritarian regimes have been ruling, fundamental changes
occurred in the Arab Mediterranean societies. Their populations
became larger, younger, more educated and urbanized. Unlike their
parents, the new generations, which account for almost two thirds of
the total population; challenge the legitimacy of their rulers and point
more comfortably to their failures3. They also value freedom,
dignity and social justice more than any economic benefits they
can get from an authoritarian regime4. Political rights and economic
gains can no longer be substitutes as the old authoritarian bargain
stipulated.
This paper argues that in addition to the authoritarian bargains
erosion, three factors were at the heart of the massive uprising in the
region. First, the magnitude of inequality went up dramatically over
the last years as did economic exclusion and social frustration.
Second, endemic corruption proliferated beyond redemption in the
regimes inner circles. Third, the social media by enabling people to
share awareness, overcoming official medias censorship and easing
coordination among a very large number of individuals, exposed the
authoritarian regimes to unprecedented challenges.

According to Richard and Waterbury (2008), the large cohorts of literate, urban Arabs
could no longer be contained within the paternalistic authoritarian and repressive regimes.
4
The slogans used by protesters in the region insisted more on dignity, freedom and social
justice.

102

Lahcen Achy

The resilience of the authoritarian bargain


The Economist Intelligence Units Index of Democracy classifies
countries into four types of regimes: full democracies; flawed democracies; hybrid regimes; and authoritarian regimes. This classification
is based on five criteria: electoral process and pluralism; civil liberties;
the functioning of government; political participation; and political
culture. Except Lebanon and Palestine Territories considered as hybrid regime, the rest of the Arab Mediterranean regimes were rated as
autocracies by the EIUs index in 2010.
The authoritarian regimes lack popular legitimacy5 and are not
subjected to any checks and balances. Those regimes, instead,
combine coercive and incentive-based policies and share state resources between repressing opponents and rewarding supporters. To
survive in power, they establish their authority on the basis of security
apparatuses and a system of competition for public patronage they can
arbitrate.
Provisions of Economic Benefits
Despite some differences among the countries, overall Arab Mediterranean regimes behaved in line with the authoritarian bargain model during the past four to five decades.
Most Arab Mediterranean countries set up land reform policy,
which broke up the vast holdings of the feudal landlords and
distributed some of the expropriated land to landless and small
farmers. Nasser's regime in Egypt and Baath regime in Syria, for
instance, enjoyed strong legitimacy due to land reforms. The Nasser
regime issued the first land reform law in September 1952, which
placed a 200 feddans ceiling on land ownership6. Large landowners
share decreased from around 27 percent of total land ownership to
only 6.5 percent and the share of the 95 percent smallest owners rose
5

Political legitimacy is the popular acceptance of a regime. According to Max Weber,


there are three sources of legitimacy: charismatic authority derived from the leaders
charisma; traditional authority earned from tradition (case of a monarchy) and rationallegal
authority based on constitutional rules.
6
One feddan is equivalent to 0.42 hectare.

The failure of authoritarianism in the Arab world

103

from 35 percent to 57 percent7. The government reduced the ceiling to


100 feddans in 1961; then to 50 feddans per person and 200 feddans
per family in 1969.
In Syria, after the takeover by Ba'ath Party, the government
enforced radical provisions against landowners in the decree law of
March 1963. It restricted individual ownership to between 15 and 45
hectares of irrigated land and 80 to 300 hectares of rainfed land
depending on the area. From early sixties to mid seventies, the
government in Syria distributed 40.5 percent of total cropland and
allowed 25 percent of farm families to acquire land. Land reform
program in Syria led to a sharp decline in land concentration due to
ownership ceiling stipulated by law (Keilany 1980). The government
was able to broaden its social base in the countryside and secure
support by the segment of the peasants at the expense of landlords.
The implementation of land reforms allowed the rulers to weaken
the landed elites and form a strong social basis for their regimes. It
was a pivotal policy of the regimes in their attempt to consolidate their
power and win the allegiance of poor rural communities. The
literature indicates that heavy land redistribution tends to occur more
often in autocratic regimes and those that engage in more redistribution early in their tenures were likely to remain longer in power8.
The regimes promoted landless and small farmers through land
expropriation and redistribution. Insecure property rights and state
supervision of agricultural activity led to lasting contract of patronage
and clientelism between the authoritarian rulers and the rural
smallholders.
First, property rights granted by the state to beneficiaries were most
often incomplete. The evidence shows that by granting incomplete
property rights, the political regime can secure future control over
land recipients and their descendants9. Second, farmers through their
membership in state-run cooperatives had to rely on state policy for
credit, input subsidies, warehousing and transport, marketing and output administered prices.
7
El-Ghonemy (1990), The Political Economy of Rural Poverty: The case of land reform,
London: Routledge 1990
8
Albertus and Menaldo (2010)
9
Janvry and Sadoulet (2011), The three puzzles of land reform

104

Lahcen Achy

By doing so, the state created for itself a burden it can barely assume. When under fiscal constraints and changing policy trade-offs
the state cut the delivery of these complementary services, or shifted
its policy towards large farmers; most small farmers encountered difficulties and often fell into poverty and marginalization.
To deliver benefits and secure loyalty to the authoritarian rulers of
the educated elite and urban dwellers, the regimes created a large
bureaucracy. Nationalization of economic assets, use of central planning and adoption of explicit or implicit job guarantees led to
substantial expansion of public sector employment. In most countries,
the size of the public sector increased to exceptionally high level,
compared to international averages, during the seventies and the
eighties. Public sector guaranteed lifetime employment with generous
wages and other non wage benefits.
Some countries in the region guaranteed civil service employment
for graduates of secondary and higher education; others operated as
employers of last resort10. Till the mid 1980s, employment in the
public sector represented, on average, more than one third of total
employment in the Arab Mediterranean countries (20 percent in the
government sector and 13.7 percent in state-owned enterprises).
Public jobs were one of the most important tools for the regime to
extend favors and exert its political and social control.
The provision of free education and health services and heavily
subsidized basic goods was another key component of the
authoritarian economic and social bargain in the region. According to
IMF (1999), subsidies cover about 40 percent of total domestic
production costs for wheat products in Tunisia and approximately two
thirds in Egypt. About half the sugar consumption in Egypt and Jordan
and bread flour consumption in Morocco is subsidized, while almost
all rice and powdered milk consumption in Jordan was subsidized in
the early 1990s.

10

World Bank (2004) suggests that public sector employment in MENA is part of a social
contract in which governments guaranteed young educated access to public jobs. MENA Development Report: Unlocking the Employment Potential in the Middle East and North Africa. Washington, DC

The failure of authoritarianism in the Arab world

105

These benefits improved living standards of the poor and middle


groups, strengthened political stability and reduced the pressure for
political reforms.
Politics of Fear and Repression
The provision of subsidies, social benefits and public sector
employment can only partly explain the resilience of the authoritarian
regimes in the region. The authoritarian bargain faced opposition,
from its early days, and was challenged either by those who never
accepted the terms of the contract and refused to trade freedom for
bread or by the crowds that occasionally took the streets to express
their anger and dissatisfaction. In combination with economic benefits, the authoritarian rulers developed three repressive strategies to
deter potential dissidents, contain their influence and punish them;
using exceptional procedures and legal provisions stipulated in emergency and anti-terrorism laws and regulations.
First, authoritarian rulers developed emotionally powerful rhetoric
to control society and justify repression. The Arab nationalist rhetoric,
predominant in the sixties and seventies, enjoyed considerable popular
appeal and led to the imposition of a single party system in most
countries11. It helped the authoritarian regimes in the region to
mobilize the masses, buttress their legitimacy and consolidate their
power. The late sixties represented a dramatic turn, however. After the
naksa12, the rulers shifted to pragmatism and narrow national interests.
The political discourse emphasized the priority of national security,
unity and sovereignty against foreign conspiracy over any other
political, economic or social issues. This argument was systematically
used to dismiss any real or potential threat for the regimes stability
and as pretext for state repression.
Second, the authoritarian rulers implemented legal means of repression through Emergency Laws that restrict individual freedom and
allow use of unchecked power by the state. Such laws prevailed in
11
12

1967.

Ottaway and Choucair (2008), Beyond the faade: Political reforms in the Arab World.
This word refers to the defeat of the Arab bloc against Israel in the Five Days war in

106

Lahcen Achy

Algeria, Egypt and Syria and only lifted after the beginning of the
Arab revolts. Despite some minor differences, emergency laws restrict
peoples freedom of assembly, movement and residence. The law
allows the arrest of suspects who threaten public security and detain
them, and permits inspections of persons and places without
restriction by the Criminal Procedure Code.
In Egypt, more than 1,000 civilian defendants were tried in military
courts between 1992 and 2000 under the emergency law. This resulted
in 92 death sentences and 644 life imprisonment13. Human rights
organizations estimated the number of Islamists and other political
prisoners who were detained under emergency law in Egypt ranged
between 13,000 and 20,000 by end of 200114. In Jordan, Morocco and
Tunisia, anti-terrorism laws empowered the security forces through
exceptional provisions and resulted in recurrent human right violations
and serious restrictions on fundamental freedoms15 16. In Tunisia, as
many as 2,000 persons were detained, charged, and/or convicted on
terrorism-related charges between 2004 and 200917.
Third, in many cases the authoritarian regimes in the region
resorted to massive and disproportionate use of force and violence
against bread riots and peaceful protesters, mass arbitrary arrests, cruel
torture and widespread intimidation18.
Unsustainable Bargain
Under the authoritarian bargain, countries in the region manage in
the sixties and part of the seventies to achieve relatively high
economic growth and improve their human capital indicators due to
13

Kassem (2004), Egyptian Politics: The Dynamics of Authoritarian Rule


U.S. State Department, 2001 Country Reports on Human Rights Practices: Egypt.
15
Amnesty international (2006), Jordans anti-terrorism law opens door to new human
rights violations
16
UN CCPR (2004), Human rights body criticizes anti-terror law in Morocco
17
Congressional research service (2011), Tunisia: recent developments and policy issues
18
According to Friedman the slogan among the Arab autocrats was: Rule by fear -strike fear in the heart of your people by letting them know that you play by no rules at all, so
they won't ever, ever, think about rebelling against you.
http://www.nytimes.com/2011/08/03/opinion/the-new-hama-rules.html
14

The failure of authoritarianism in the Arab world

107

populist redistributive policies. The countries enjoyed large financial


flows that allowed them to finance such policies. Egypt, Syria and
Tunisia were small producers by international standards but had
significant oil resources. Oil accounted for a large share of their exports and government revenues. Morocco and Jordan were major
producers of phosphates, the price of which increased five-fold after
1973.
During the 1980s much of this pattern was reversed. The decline in
government revenues due to the collapse of oil and phosphate proceeds; the decline in migrant remittances and aid from the Gulf States
imposed severe restrictions on their budgets. The prevailing social
bargain became unsustainable.
The economic reforms implemented hurt large segments of the
population in the Arab Mediterranean countries, without offering real
political opening through which grievances might be expressed19.
Under adjustment programs of the eighties and nineties, the terms of
the bargain were dramatically affected. The liberal policies slashed or
phased out most of the benefits, reversed land reforms by promoting
land concentration, and pushed a large number of small and mediumsized farmers into poverty.
But by the late eighties, the public sector was overstaffed and
inefficient, and its wage bills represented a huge burden for the state
budget. It accounted for 55 percent of the government current revenues in Morocco, 52 percent in Algeria, 42.5 percent in Tunisia. In
addition to job stability and other non-wage benefits, public sector
jobs offered relatively higher wages compared to those prevailing in
the private sector20.
The state reacted by reducing the number of new positions offered
in the public sector. The contribution of the public sector to total job
creation dramatically declined in the late eighties and early nineties in
Algeria, Morocco, Egypt and Jordan. The impact was felt mostly by
educated jobseekers (particularly female educated) who usually
perceived civil service as a natural and guaranteed option after they
complete their degrees. This impact translated into higher unem19
20

Richards and Waterbury (2008), p 323


Pissarides

108

Lahcen Achy

ployment rates and longer queuing/waiting time for a job. Free


education and increased access to secondary and tertiary education
made things worse. Unemployment rates among educated youth
surged to more than 20 percent up from negligible levels. As a result,
authoritarian regimes in the region lost one key avenue through which
they used to acquire their legitimacy and exert their control.
In order to limit the burden of the wage bill on state budget, public
sector wages were kept frozen or occasionally raised but not enough
to offset for eroding effect of price liberalization and inflation. The
purchasing power of civil service wages declined sharply in countries
such as in Tunisia and Egypt. In the latter, the average wage in the
government sector lost 60 percent of its value during the nineties. The
process of wage erosion persisted in the years 2000 at a faster rate in
the public administration compared to other economic sectors. Reductions in food and other subsidies resulted in riots, but they were
reversed at times to preserve social peace and political stability.
Increasingly however, the authoritarian regimes started to lose their
legitimacy within their traditional supporters, mainly landless and
small-sized farmers, public sector employees and poor and middleclass households. Over the past decade, Arab Mediterranean countries
have seen an increase in strikes, demonstrations, and other forms of
social protests motivated by economic and social grievances21. The
anger and frustration swept across the poor in the countryside, educated jobless, marginalized street vendors and impoverished civil
servants. The stability of the regimes was not, however, called into
question. The authoritarian rulers were able to come up with a number
of strategies to preserve their power and renew some of their eroded
legitimacy.
Alternative survival strategies
To preserve the regimes and strengthen their resilience, three strategies were developed. First, the regimes shifted gradually their social
21

Ottaway and Hamzawy(2011), Protest movements and political change in the Arab
world.

The failure of authoritarianism in the Arab world

109

base to a minority of influential business elite and built new networks


of patronage through privatization and other private sector related incentives. Second, the regimes granted some limited degree of freedom
and political rights as security valve to avert radical uprising. Third,
the regimes seized the opportunity of escalating international terrorism
in the early 2000s to secure support from the West and establish themselves as vital partners in the international war against terror. At the
same time, they consolidated their police and security forces to crackdown on protesters and dissidents when necessary.
Create Networks of patronage
The authoritarian regimes used the opportunity of privatization
policy to create a form of crony capitalism in which businessmen are
heavily dependent on the state for access to power and favors. By
doing so the regimes goal was twofold. First, create a new social
coalition for the regime as a counterweight to the traditional supporters hit by market reforms, cuts in subsidies and other social benefits.
Second, preserve the control of the economy and avoid any potential
challenge that may emerge from an independent business community.
As a result, the regimes were able to create a loyal elite of entrepreneurs made of private sector capitalists, landed elites, the military
officer corps and top state officials22. All of them secured windfall
profits by purchasing the privatized assets sold at nominal prices.
Many cases of undervaluation or underpricing of public enterprises
privatized were reported. Privatization turned out to be an extension to
the power of the state and its entrenchment in a new socioeconomic
model.
The regimes also used costly incentive schemes, tolerance to tax
fraud, and easy access to finance and public procurement as tools to
control and discipline the private sector. In Tunisia, for instance, the
government gave up every year between 50 and 60 percent of due
corporate taxes in the form of tax incentives during 2000-200723. The
22

Stephen King (2009), The new authoritarianism in the Middle East and North Africa
Authors calculation based on fiscal data in Tunisia and La fiscalit tunisienne et la
question de cohsion sociale UGTT (2006).
23

110

Lahcen Achy

sluggish private sector investment and the failure to reduce unemployment call the relevance of these incentives into question.
Implement faade political reforms
The authoritarian rule in the region was both persistent and
dynamic24. In addition to provision of economic gains and use of
different repressive strategies, the resilience of the authoritarian
regime in the region was also due to its ability to introduce marginal
political reforms to manage internal or external pressures for
democracy. Despite their imperfections, the shift to multiparty system
and the regular organization of elections conferred the authoritarian
regimes in the region some faade legitimacy.
Most countries in the region started to hold regular legislative
elections (since 1976 in Egypt and since 1989 in Tunisia and since
1991 in Algeria) and allowed for some degree of pluralism. Syria
launched elections to its Peoples assembly in 1990 and the Baath
partys congress endorsed the idea of independent political parties in
2005. Egypt, Tunisia and Algeria introduced nominal competitive
presidential elections in the mid-1990s. However, incumbent regimes
controlled electoral processes from the voters lists, to parties and
candidates enabled to participate, modes of elections and use of media
in electoral campaigning. By doing so, the regimes succeeded to avert
undesirable electoral outcomes and subverted political openness25.
Instead of weakening the incumbent regimes, these timid reforms
produced new authoritarian systems that integrated liberal economic
policies, new ruling alliances, some superficial pluralism and electoral
legitimization tactics26. Unlike a genuine process of democratization,
the top-down and shallow political reforms of the last two decades in
the region did not lead to the redistribution of power and slipped into
reverse in some cases.
24

Stephen King (2009)


In the 2000 parliamentary elections, independent candidates won more than half of the
seats of the Peoples Assembly compared with 38 percent for the ruling National Democratic
Party (NDP). However, as most of the independents later joined the NDP bloc, the ruling
party enjoyed a solid 87 percent majority in the assembly. See for details, Dunne and
Hamzawy (2008) in Marina and Choucair.
26
Stephen King (2009)
25

The failure of authoritarianism in the Arab world

111

Secure western support


The September 11 terrorist attacks prompted the debate on political
reforms and democracy in the Arab region in the US foreign policy.
The Bush administration accused authoritarianism as being
responsible for the expansion of terrorism and made the commitment
to promote democracy in the region. Following various electoral
experiences in the region between 2001 and 2004, the US realized that
democratization will likely lead to Islamist domination of Arab politics. The risk is that Islamist governments would be much less willing
to cooperate with the United States than are the current authoritarian
rulers27.
The authoritarian regimes seized this unexpected opportunity to
renew their discourse and establish themselves as vital partners in the
international war against terror. The fear of Islamists argument was
used to deter all forms of domestic opposition and justify excessive
repression. As a result, the West tolerated human right violations and
manipulation of elections and preferred to support authoritarianism in
the region and preserve its interests instead of promoting a risky
democratization process.
Factors that speeded the authoritarian collapse
During the past six years, economies of the region expanded, at
relatively higher economic growth rates compared to the nineties; and
most of them seemed to have had curbed the impact of the
international economic crisis. Three factors, at the heart of the massive
uprising in both countries, have however affected the resilience of the
authoritarian bargain model in the region and led, so far, to its collapse
in Tunisia and Egypt. First, the fruits of economic growth were very
unequally shared among the different social groups. The magnitude of
inequality went up as did economic exclusion and social frustration.
Second, endemic corruption proliferated beyond redemption in the
27

According to Gregory Gause (2005), no one can predict the course a new democracy
will take, but based on public opinion surveys and recent elections in the Arab world, the democracy seems likely to produce new.

112

Lahcen Achy

regimes inner circles. The situation reached boiling point in Tunisia


with the release of wiki leaks that gave robust momentum to peoples
frustration. Third, the social media by enabling people to share awareness, overcoming official medias censorship and easing coordination
among a very large number of individuals; exposed the authoritarian
regimes to unprecedented challenges. Bouazizis self-immolation
provided fuel for social explosion that spread across the whole region.
Rising inequality
Household surveys, on the basis of which inequality indicators are
computed, focus exclusively on income or consumption inequality.
Bibi and Nabli (2010) emphasized that in comparison with the rest of
the world, income inequality in the Arab region has remained moderately high with GINI coefficients lower than Latin America and SubSaharan Africa, comparable to those of East Asia but higher than
those of Europe, Central and South Asia. Bibi and Nabli argued that
there is an overall decline in income inequality in the Arab world.
This finding, however, dissimulates diverging trends among countries
as shown in the table.
For methodological reasons, household surveys underestimate the
true level of inequality because of extremely limited information on
the richest individuals and the degree of underestimation can differ
from one country to the other rendering international comparisons
meaningless. For instance, inequality in earnings appears to be relatively higher in Arab Countries compared to other regions, and the
distribution of other non-income indicators such as education, health,
and land ownership reveal that the Arab countries are among the most
unequal worldwide28.

28

Sami Bibi and Mustapha Nabli (2010), Equity and inequality in the Arab region, ERF
Policy Research Papers

The failure of authoritarianism in the Arab world

113

Source: Sami Bibi and Mustapha Nabli (2010)

Moreover, in countries plagued by corruption and fraud, data on


declared incomes lack relevance and are likely to poorly capture the
magnitude of inequality. Wealth inequality might be more relevant in
such circumstances, but figures are usually not available. Beyond
statistics, public perception of inequality and the feelings of injustice
it generates can be much more meaningful.
Liberal economic policies and the shift in the social base of the
authoritarian regimes translated into rising inequality, and extreme
forms of social and regional exclusions. The poor and middle class
who invested in the education of their children reaped frustration and
unmet dreams and expectations. The prevalence of nepotism makes
the issue even worse. Unlike youth from richer backgrounds who rely
on dense networks, those from unprivileged families usually end up
unemployed or stuck in bad jobs.
Over the last few years, sharp swings in international prices led to a
double digit inflation on basic products in most countries in the
region. As the rich spend only a small share of their income on food,
these upsurges in hit the poor harder and their sense of inequality and
injustice has grown further. A recent IMF study reveals that food
prices increases the incidence of anti-government demonstrations,
riots, and civil conflict29.

29

IMF (2011), Food prices and political instability

114

Lahcen Achy

Endemic corruption in the regimes inner circles


The authoritarian regimes in the region have for a long time
attributed poverty and unemployment in their countries to the lack of
sufficient domestic financial resources and focused their policies on
promoting foreign investments, remittances and occasionally international aid. However, the escalation of high profile corruption, abuse
of position and embezzlement of public money by friends, allies and
clients of the regimes made people distrustful and angry. They now
recognize that corruption and poor governance has been the
significant cause of the failure.
Their frustration with scandalous corruption cases was one key
grievance expressed in their protests. Corruption infringes the fundamental human rights to fair treatment, unbiased decision-making, and
secure civil and political status.
In Tunisia, for instance, members of Ben Alis family were taking
advantage of their positions in power to build up for themselves a
position from which they could accumulate wealth, by monopolizing
the function of intermediary financers in privatizations, in importexport operations, in access to public markets, and in access to information. They also proceeded by intimidation, seizing on a share of
capital from flourishing businesses, and increasing the number of
matrimonial strategies in order to widen their field of intervention30.
According to Global Financial Integrity (GFI), Egypt is losing
more than US$6 billion per year during the period 2000 to 2008 in
illicit financial activities and official government corruption31, which
is the equivalent of 5 percent of GDP over the same period. Needless
explain why Egyptians were upset about Mubaraks regime.
Role of social media
The use of mobile phones, access to satellite TV channels, Internet
and other social media technologies increased tremendously in the
region during the past decade. Their affordability and easy access,
30

Hibou, Meddeb and Hamdi (2011), Tunisia after 14 January and its social and political
economy
31
http://www.gfip.org/index.php?option=com_content&task=view&id=366&Itemid=70

The failure of authoritarianism in the Arab world

115

including among people living in remote areas with poor infrastructure, made them popular. These modern communication technologies
allowed ordinary people to overcome censorship imposed in statecontrolled media. People in the region become aware of how badly
things have gone wrong, and conscious of the differences between
their world and the rest in terms of standard of living, achievement,
and, more generally, human and cultural development.32
The social media also lifted constraints imposed on the public
sphere through emergency laws and restrictions on freedom of
assembly and public demonstrations. Digital activism, through
dedicated blogs, and Facebook pages replaced traditional forms of
activism. In Egypt, for instance, less than 5 percent of young people
belong to political parties33.
The social media enabled people to built trust and share awareness
on the major economic and social issues. Information and Communication Technologies facilitate mobilization on the ground by
connecting like-minded citizens, offering non-official information to
anybody interested and inviting protesters to gather in public places,
marches or other forms of political activism34.
The authoritarian bargain proved to be unsustainable. The
transition from authoritarianism, either orderly or through mass protests and toppling of the incumbent rulers, should lead to more
inclusive political system with space, in the decision-making process,
to political diversity and civil society participation (labor union,
private sector organizations, and youth organizations).
The end of the authoritarian bargain requires a clear shift from
patronage-based legitimacy to rational legitimacy built on constitutional means, and performance-based economic and development
agencies. But the political openness is not the ultimate objective, it
should be reflected in economic and social policies and its effects
trickle down to middle and poor segments of the population. By
shifting from cooptation and clientelism to merit-based mechanisms of
32

Bernard Lewis (2005), Freedom and Justice in the Modern Middle East, Foreign Affairs
National Human Development Report (2010).
34
Ritter and Trechsel (2011), On the Role of Texts, Tweets, and Status Updates in Nonviolent Revolutions.
33

116

Lahcen Achy

appointment and promotion in the public sector, more opportunities


should be available for young and female leadership, and other underrepresented social or ethnic segments.

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Development Report. January 2004.

Tra il nuovo e il vecchio


ISBN 978-88-548-5228-0
DOI 10.4399/97888548522806
pp. 119-134 (novembre 2012)

119

La crisi alimentare e la primavera araba


Sergio Lodde

Le cause della crisi alimentare


Dopo un decennio di relativa stabilit, a partire dal 2006, i prezzi
dei generi alimentari sul mercato globale hanno registrato una forte
accelerazione raggiungendo un massimo storico nel 2008 (fig. 1). Il
prezzo del riso ha subito unimpennata del 217%, quelli del grano e
del mais del 136% e 125% rispettivamente. Nella seconda met del
2010 una nuova ondata di aumenti ha interessato prodotti come zucchero (76%), sorgo (69%), grano (68%) e mais (64%), superando
ampiamente il picco raggiunto nel 2008 nel primo semestre del 2011.
Secondo molti analisti questo fenomeno dipende da cause strutturali che potrebbero dar luogo, in un futuro ormai non lontano, a una
crisi alimentare globale di ben maggiore portata e gravit rispetto a
quella attualmente in atto.
I motivi sottostanti sono molteplici e non semplice definire
limportanza relativa di ciascuno di essi. Alcuni hanno a che fare con
la domanda di generi alimentari a livello globale altri con landamento
dellofferta. In questo meccanismo complesso interagiscono inoltre
fattori di breve e lungo periodo.
La connessione fra i prezzi dei prodotti energetici e quelli agricoli ha
svolto un ruolo importante. Laumento del prezzo del petrolio ha reso
pi conveniente destinare quote crescenti dei raccolti di mais, semi di
colza e zucchero di canna alla produzione di biocarburanti. La conseguenza di questa scelta produttiva stata una contrazione dellofferta
di questi beni per usi agricoli con inevitabili ripercussioni sui prezzi.

Sergio Lodde

120

Figura 1. Indice dei prezzi dei prodotti alimentari. Valori deflazionati


(media 2002-2004=100). 1990-2011
240
Indice
generale

220
200
180
160

140
120
100
1990
1991
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011

80

Fonte: F.A.O.
Gli effetti non si limitano ai beni direttamente utilizzati per la
produzione energetica ma si estendono anche ad altri beni agricoli
come il grano, perch una quota crescente di terra coltivabile viene
sottratta alla sua produzione per essere destinata a quella del mais.
Attualmente negli Stati Uniti circa il 30% della produzione di mais
impiegata nella produzione di bioetanolo. Inoltre, secondo le stime
della F.A.O., la produzione di mais cresciuta del 12 % nel solo
20071
La relazione in questione rafforzata dal fatto che il petrolio e il
gas naturale sono input essenziali nella produzione agricola su larga
scala e ne influenzano i costi di trasporto2.

F:A.O.: The State of Agricultural Commodity Markets, 2009


Per esempio il prezzo del concime azotato strettamente legato a quello dei prodotti
energetici perch la sua produzione ne richiede ingenti quantit.
2

La crisi alimentare e la primavera araba

121

Un secondo motivo laumento della domanda proveniente da


paesi a crescita sostenuta, come Cina e India. Allaumentare del
reddito, in questi paesi, la composizione della spesa alimentare muta
in direzione di un maggiore consumo di carne, la cui produzione
molto inefficiente dal punto di vista delluso delle risorse alimentari3.
Gli effetti della speculazione sui prezzi si aggiungono a quelli
generati dai fattori menzionati amplificandoli. In concomitanza con la
crisi finanziaria globale e lo scoppio delle bolle speculative nelle borse
e sui mercati immobiliari, gli investitori hanno cercato di diversificare
i propri portafogli orientandosi verso i mercati delle commodities.
Bench sia difficile affermare che la speculazione sia la causa principale della dinamica dei prezzi, essa ha svolto comunque un ruolo
rilevante, soprattutto per quanto riguarda la loro volatilit.
Ultima e, forse, pi importante come causa di variazioni repentine
il clima. La siccit prolungata in Australia e in Russia ha causato una
forte contrazione dellofferta di grano sul mercato internazionale e
unimprovvisa impennata dei prezzi. Il fattore climatico ha sempre
condizionato il mercato agricolo ma, negli ultimi anni, il mutamento
globale del clima sta divenendo sempre pi una tendenza strutturale di
lungo periodo che lascia presagire nuove e pi gravi crisi alimentari
nel futuro.
Nessuna di queste cause , di per s, in grado di determinare
impennate improvvise dei prezzi ma, quando agiscono simultaneamente interagendo fra loro, il risultato una sorta di tempesta
perfetta dagli effetti imprevedibili. I fattori di lungo periodo causano
una progressiva riduzione degli stock accumulati di beni agricoli.
Raggiunta una certa soglia e in concomitanza con fenomeni climatici
significativi, la contrazione dellofferta pu essere tale da generare
dinamiche esplosive dei prezzi in un arco di tempo molto breve.

Per ottenere un chilogrammo di carne bovina necessario impiegare ben otto


chilogrammi di mais.

122

Sergio Lodde

Crisi alimentari e instabilit politica


Una stretta relazione fra prezzi e disponibilit alimentari da un lato
e sommosse popolari dallaltro sempre esistita storicamente, lesempio pi noto sono senzaltro i moti popolari che hanno dato il via alla
rivoluzione francese. Al giorno doggi questa relazione continua ad
avere una notevole importanza nelle vicende politiche dei paesi in via
di sviluppo. La crisi del 2008 stata accompagnata da sollevazioni e
dimostrazioni di protesta in 25 paesi dellAfrica, Medio oriente, Asia e
America Latina (Schneider, 2008) 4.
La connessione fra shock economici e instabilit politica stata
ampiamente analizzata nella letteratura economica5. Alcuni studi
hanno esaminato pi specificamente gli effetti di mutamenti improvvisi dei prezzi agricoli sullinsorgenza di sommovimenti politici in
vari paesi del mondo (Bellemare, 2011; Lagi, Bertrand e Bar-Yam,
2011; Arezki e Brckner, 2011). I risultati mostrano chiaramente che
la connessione fra le due variabili molto forte a livello globale.
La figura 2, molto indicativa a questo proposito. Essa descrive
landamento dellindice globale dei prezzi alimentari fra il 2004 e il
2011 e il simultaneo verificarsi di episodi di instabilit politica. I due
picchi dellindice nel 2008 e nel 2010 sono accompagnati da una
elevata concentrazione di eventi di questo tipo, non solo quelli - ben
noti - avvenuti nei paesi del Nord Africa ma anche in altre parti del
mondo. Nei pochi casi in cui non vi piena corrispondenza (Mauritania, India, Mozambico ecc.) gli episodi hanno avuto comunque
luogo in periodi di forte accelerazione dei prezzi.

I paesi interessati sono i seguenti: Burkina Faso, Cameroon, Costa dAvorio, Guinea,
Madagascar, Mauritania, Marocco, Mozambico, Senegal, Somalia, Zimbabwe, Egitto,
Giordania, Tunisia, Yemen, Bangladesh, Filippine, India, Indonesia Argentina, Haiti,
Messico, Nicaragua, Per, Salvador.
5
Acemoglu e Robinson (2001, 2006) hanno sviluppato una teoria formalizzata della
transizione alla democrazia dove shock economici creano opportunit di mutamento di regimi
autoritari in senso democratico. Questa teoria ha ricevuto supporto empirico dalle analisi di
Bruckner e Ciccone (2010) e Burke e Leigh (2010) sul mutamento in senso democratico nei
paesi africani.

La crisi alimentare e la primavera araba

123

Figura 2. Indice dei prezzi alimentari ed episodi di instabilit politica.


2004-2011

Fonte: Lagi, Bertrand, e Bar-Yam (2011)

Limpatto della crisi alimentare sui paesi del Nord Africa


Sarebbe semplicistico e azzardato affermare che questa correlazione statistica sia in grado di spiegare i recenti avvenimenti nei paesi
nord africani. Ci che sta accadendo in questi paesi qualcosa di assai
pi complesso di una semplice rivolta alimentare. Tuttavia, in presenza di determinate condizioni sociali e politiche, questultima pu
saldarsi con altri fattori e diventare un importante detonatore del
risveglio della coscienza dei propri diritti da parte di vasti strati della
popolazione e della loro percezione di situazioni di ingiustizia sociale,
se non altro perch il diritto al cibo costituisce il simbolo materiale pi
elementare del contratto sociale. Perch tale risveglio si manifesti non
necessaria una situazione di profonda deprivazione materiale quanto,
piuttosto, un gap rilevante fra i diritti effettivi e quelli percepiti come
inalienabili nella coscienza sociale.

124

Sergio Lodde

Nonostante livelli di reddito pro capite pi elevati che in altre aree


del mondo, una povert meno diffusa e politiche di sussidi che attenuano la trasmissione della dinamica dei prezzi internazionali a quelli
interni, limpatto della crisi alimentare sulle condizioni di vita della
popolazione stato tuttaltro che marginale nei paesi del Nord Africa,
per via di alcune peculiarit relative alla produzione e alla sicurezza
alimentare.
La dipendenza dalle importazioni alimentari della regione nord
africana la pi alta nel mondo. In base ai dati della FAO, nel 20002002 le importazioni nette di beni alimentari variavano fra il 25% e il
50% dei consumi nazionali a seconda dei paesi. Dal lato della
domanda ci dipende dalla forte crescita della popolazione6 e dalla
mutata composizione del paniere dei consumi in direzione di beni
superiori pi costosi. Dal lato dellofferta si sommano diversi fattori,
tra i quali un ambiente molto sfavorevole allagricoltura a causa della
scarsit di risorse idriche e della limitata estensione di terra coltivabile7. A ci si aggiunge il progressivo abbandono della produzione
agricola, dovuto sia ai flussi migratori dalle campagne alle citt, sia a
politiche agrarie errate che hanno contribuito ad accentuare il
fenomeno.
La dipendenza dallestero importante per valutare limpatto della
crisi alimentare ed economica globale. Gli effetti della crescita dei
prezzi agricoli internazionali su un determinato paese dipendono dal
saldo fra venditori di beni alimentari, che ne beneficiano, e acquirenti
netti che ne subiscono le conseguenze negative. Queste ultime sono
inoltre direttamente correlate con la quota di beni alimentari importati
e la loro incidenza sulla spesa alimentare allinterno del budget
complessivo delle famiglie che, nei paesi nord africani, molto
elevata superando, in molti casi, il 40%8.
Il rapporto fra esportazioni totali e importazioni alimentari un
utile indicatore della sicurezza alimentare, ovvero della capacit di un
paese di pagare le proprie importazioni alimentari grazie agli introiti
6

Negli anni 80 i tassi di fertilit erano in media intorno al 5% nella regione.


Secondo le stime della Banca mondiale il Nord Africa dispone di meno dell1% delle
risorse idriche a fronte del 5% della popolazione mondiale.
8
Secondo una ricerca sui consumi condotta dal Credit Suisse (2011) in Egitto essa era
pari al 42% nel 2010.
7

La crisi alimentare e la primavera araba

125

provenienti dallexport. Un valore pi basso del rapporto indice di


minore sicurezza alimentare. In un paese come lEgitto esso pari a
7,3 a fronte di un valore medio di 11,3 a livello globale9.
A parit di altre condizioni gli effetti degli aumenti dei prezzi
internazionali sulle condizioni di vita della popolazione dipendono da
quello che gli economisti chiamano il grado di pass-through. Con
questo termine si intende la misura in cui la dinamica dei prezzi
internazionali si trasmette a quelli interni. Nel caso sotto esame la
trasmissione influenzata da due fattori con effetti contrastanti. Da un
lato una struttura di mercato fortemente concentrata con pochi
produttori e importatori, in grado di esercitare uno stretto controllo sul
mercato, favorisce la trasmissione. Le politiche di sussidi alimentari,
che operano alla stregua di una cintura di protezione del mercato
interno, agiscono in senso opposto. Entrambi questi aspetti sono presenti in varia misura nei paesi in questione, effetti di pass-through
variabili fra 0,2 e 0,4 sono stati osservati in diversi paesi del Nord
Africa e Medio Oriente. In alcuni di essi come, Gaza, Egitto e Iraq
essi sono risultati superiori a 0,410.
Nel corso del 2010 linflazione alimentare ha raggiunto livelli
molto elevati come appare dalla tabella 1.
Tabella 1. Inflazione alimentare in alcuni paesi del Nord Africa.
Gennaio 2010-gennaio 2011.
Paese
Egitto
Siria
Giordania
Tunisia
Algeria

Tasso % di inflazione
alimentare
18,7
13,2
6,2
5,4
4,1

Fonte: World Bank

9
In pratica ci significa che lEgitto impiega il 13,7% del valore delle proprie
esportazioni per pagare le importazioni alimentari conro l8,8% degli altri paesi.
10
World Bank (2008). Un pass-through pari a 0,4 significa che un aumento del 100% dei
prezzi internazionali si traduce in un aumento del 40% di quelli interni.

126

Sergio Lodde

Egitto e Siria sono i paesi in cui il fenomeno appare pi accentuato.


In Egitto gli aumenti pi consistenti si sono verificati nel secondo
semestre del 2010, in cui i prezzi dei cereali sono passati da una fase
di relativa stabilit a un repentino aumento del 16%. In Siria i prezzi
dei prodotti giornalieri, olio da cucina e frutta hanno subito aumenti
del 27%, 28% e 14% rispettivamente allincirca nello stesso periodo
di tempo. Ci che ha caratterizzato la dinamica dei prezzi alimentari
stata quindi, soprattutto, la rapidit con cui linflazione mutata nel
tempo11.
Limpatto dellinflazione alimentare sulle condizioni di vita della
popolazione in paesi con le caratteristiche descritte in precedenza non
facilmente valutabile ma esistono alcune stime che offrono qualche
indicazione. Sebbene i tassi di povert rilevati siano pi bassi rispetto
ad altre aree del mondo, nei paesi nord africani una quota elevata della
popolazione, pur trovandosi al di sopra della linea della povert, si
colloca in prossimit di essa. Ci implica una elevata vulnerabilit
rispetto a shock dei prezzi e un forte rischio di essere risucchiati al di
sotto della linea stessa. Secondo le stime della World Bank, portando
la linea da 2 a 3 dollari al giorno, la popolazione al di sotto della
soglia di povert aumenterebbe da 45 a 92 milioni di individui
nellarea Nord africana. I ricercatori dellUNDP (United Nations
Development Program) hanno calcolato che laumento dei prezzi fra il
2005 e il 2008 ha causato un aumento della popolazione urbana in
condizioni di estrema povert del 2,4% (UNDP, 2009). In Egitto, per
esempio, un aumento del 30% dei prezzi alimentari farebbe crescere la
quota dei poveri del 12% (Yemtsov, 2008).
Indubbiamente il grado di trasferimento dai prezzi internazionali ai
prezzi interni attenuato dalla presenza di politiche di sussidi
alimentari ma non bisogna dimenticare che la copertura parziale e
limitata ad alcuni generi alimentari (nella maggior parte dei casi il
pane). Inoltre laumento dei prezzi si traduce in un forte aggravio
della spesa pubblica per sussidi, rendendo necessari tagli su altre voci
come aumenti salariali o nuove assunzioni nel pubblico impiego.
11

Il tasso di inflazione stato inoltre crescente fra il 2010 2011. Se si considera il periodo
aprile 2010-aprile 2011 linflazione alimentare ha raggiunto il 22% in Egitto (World Bank,
2011)

La crisi alimentare e la primavera araba

127

Tutto ci finisce per avere un impatto negativo sulla capacit di spesa


delle famiglie.
Un altro aspetto di fondamentale importanza che il doppio shock
dei prezzi alimentari aggiunge i suoi effetti a quelli generati dalla crisi
economica globale. In altri termini esso sopraggiunge in un momento
di contrazione della crescita economica, delloccupazione (soprattutto
nel settore pubblico) e dei salari, dovute anche alle politiche di
aggiustamento messe in pratica dai governi per soddisfare le
condizioni poste dal Fondo Monetario Internazionale. Le conseguenze
della crisi generale sulla situazione occupazionale interessano soprattutto i giovani che, in questi paesi, rappresentano una quota cospicua
della popolazione.
Il caso dellEgitto
Non casuale che lo shock del 2008 abbia dato origine in Egitto ad
una reazione popolare tradottasi in numerosi scioperi operai
nellindustria che possono essere visti come le prove generali del pi
ampio movimento che, saldandosi con il disagio giovanile, ha condotto alla caduta del regime di Mubarak appena due anni dopo.
Inflazione alimentare, crisi economica generale e disoccupazione:
la convergenza di questi fattori ha avuto un ruolo sicuramente
importante nellaccrescere il malessere sociale e, di conseguenza,
negli avvenimenti che hanno caratterizzato la rivoluzione egiziana. Per
capire perch necessario esaminare pi a fondo la struttura economico-sociale e demografica di questo paese.
Come tutti i paesi arabi lEgitto ha registrato una sostenuta crescita
della popolazione negli ultimi decenni (in media il 2% allanno).
Leffetto principale di questa dinamica un maggiore peso delle
giovani generazioni nella struttura per et della popolazione. Attualmente i giovani fra 18 e 29 anni sono circa un quarto della popolazione egiziana12.

12

Per avere unidea si consideri che in Italia la quota corrispondente 12,9%.

Sergio Lodde

128

Tabella 2. Tasso di disoccupazione giovanile (et 15-24) in Egitto.


1998-2005
Anno
1998
1999
2001
2002
2005

Maschi
15,8
13,8
19,2
21,4
23,3

Femmine
42,8
36,7
51,1
40,0
62,2

Totale
23,1
20,4
27,7
27,1
34,1

Fonte: Nazioni Unite, Divisione statistica

Nonostante una crescita economica abbastanza rapida che ha raggiunto punte del 7% nello scorso decennio, la creazione di posti di
lavoro non ha tenuto il passo con lesplosione demografica.
La tabella 2 mostra la crescita della disoccupazione giovanile fra il
1998 e il 2005.
In base al Rapporto sullo sviluppo umano in Egitto del 2010
redatto dallo staff del United Nations Development Program, nel
2009 la disoccupazione maschile nella classe di et 15-29 anni era pari
al 32%13. Dallo stesso rapporto emerge che il tasso di disoccupazione
correlato positivamente con il titolo di studio (25,6% per il laureati
contro il 14,7% per la scuola secondaria inferiore e il 22,3% per la
secondaria superiore).
Non si tratta evidentemente di un problema esclusivamente
egiziano ma, in questo paese, assume tratti peculiari perch negli anni
passati lo sbocco principale dei giovani istruiti stato limpiego
pubblico. Le politiche di sostegno allistruzione intraprese dai governi
egiziani fin dagli anni settanta del secolo scorso hanno dato notevoli
risultati: la popolazione egiziana tra quelle pi istruite nel gruppo di
paesi a reddito comparabile, ma stata accompagnata da una
sostanziale garanzia di impiego nel settore pubblico per i giovani
provenienti dalle scuole statali. Anche per questo motivo, negli anni
novanta, il peso della spesa pubblica per stipendi divenuto
insostenibile rendendo necessarie misure di contenimento. La capacit
di assorbimento di nuovi occupati del settore pubblico si notevolmente ridotta, proprio mentre cresceva esponenzialmente lofferta
13

UNDP (2010)

La crisi alimentare e la primavera araba

129

di lavoro giovanile, in particolare nei gruppi ad istruzione elevata.


Nello stesso tempo il settore privato si rivelato incapace di tradurre
la pur notevole crescita in un congruo numero di posti di lavoro
qualificato, sia per la struttura molto tradizionale dellindustria che per
problemi di mismatching nelle competenze della forza lavoro istruita.
Situazioni di disagio sociale sono presenti non soltanto nella forza
lavoro giovanile ma anche fra i lavoratori adulti. Il tasso di disoccupazione generale significativamente aumentato negli anni recenti
fino a raggiungere nel 2009 il 10/11% della forza lavoro secondo le
rilevazioni dellOrganizzazione Internazionale del Lavoro. Questo
dato stato ritenuto poco attendibile dallOrganizzazione Araba del
Lavoro che ha stimato un pi realistico 17% (Kawach, 2009).
Inoltre, al contrario di quanto accade nei paesi sviluppati dove la
condizione di povert limitata ai disoccupati ed esclusi dalla forza
lavoro, nei paesi in via di sviluppo essa frequente anche fra i
lavoratori occupati. In particolare in Egitto i salari reali sono rimasti
sostanzialmente invariati dal 1981 in poi e, in molti casi, non consentono ad un lavoratore di provvedere ai bisogni essenziali di nutrizione,
salute e istruzione della propria famiglia.
La popolazione al di sotto della linea della povert (2 dollari al
giorno) considerevolmente aumentata nel decennio scorso, passando
da 16,7% nel 2000 al 17,6% nel 2005 e, infine , al 22% nel 2008
(World Bank, 2011). Ancor pi significativo il fatto che il 26,3% dei
lavoratori occupati viveva in condizioni di povert nel 2004 contro un
valore medio di meno della met (11,7%) per lintera regione Nord
Africana (ILO 2009)14.
A causa della forte dipendenza dallestero la crisi alimentare ha
avuto un impatto consistente sulla dinamica della povert in Egitto.
Secondo alcune proiezioni, il tasso di povert nel 2010 sarebbe
rimasto su valori molto simili o superiori a quelli del 2008 (Korotayev e Zinkina, 2011). In base a queste stime, sia nel 2008 che nel
2010, circa tre milioni di egiziani sarebbero precipitati al di sotto della
soglia della povert nel giro di pochi mesi.
14

Si noti che i due dati (popolazione povera e lavoratori poveri) non sono confrontabili
fra loro perch provenienti da rilevazioni differenti ma mostrano comunque che lEgitto si
differenzia dagli altri paesi arabi in entrambi i casi.

Sergio Lodde

130

Le politiche contro la povert


In questa situazione di disagio sociale non stupisce che linflazione
dei prezzi alimentari sia stata allorigine dei moti popolari di protesta
del 2008 e dei successivi scioperi nellindustria e nel settore pubblico.
Limportanza di questo fattore stata spesso sottovalutata nel caso
dellEgitto argomentando che le politiche di sussidio dei beni alimentari di prima necessit come il pane baladi ne avrebbero fortemente
attenuato limpatto. Indubbiamente tali politiche sono state uno
strumento cruciale ai fini del mantenimento della pace sociale durante
il regime di Mubarak, ma non devono sfuggire due aspetti importanti.
Il primo riguarda linefficienza e la dubbia efficacia di queste misure
nel risolvere o, quantomeno, attenuare il problema della povert; il
secondo che le risorse destinate a queste politiche erano state
fortemente ridimensionate nel corso del decennio precedente.
Il sistema egiziano dei sussidi alimentari si articola in due strumenti
fondamentali: il sussidio e la tessera di razionamento. Il sussidio
applicato sul prezzo del pane del tipo baladi e sulla farina ed ha
estensione universale. Ogni cittadino egiziano ha il diritto di
acquistare 20 pagnotte di baladi al giorno al prezzo di 5 piastre per
pagnotta. Si tratta di un sistema di sussidio auto-selettivo, nel senso
che non individua i fruitori mediante controlli amministrativi, bens
attraverso il tipo di bene sussidiato15. Il secondo strumento, la tessera
di razionamento, permette alle famiglie di acquistare ad un prezzo
sussidiato una certa quantit mensile di alcuni generi alimentari di
base come zucchero, riso, olio per cucina.
Queste politiche hanno contribuito ad attenuare le condizioni di
povert ma non sono state sufficienti a neutralizzare completamente
gli effetti della crisi alimentare. Per molti generi alimentari sottoposti
al regime della tessera di razionamento la copertura solo parziale.
Una famiglia egiziana tipo pu acquistare a prezzi sussidiati circa il
60% della quantit consumata di zucchero, il 73% di olio e il 40% di
riso (Korotayev e Zinkina, 2011). Inoltre questo sistema produce notevoli distorsioni. Buona parte della farina sussidiata non viene
utilizzata per la produzione del pane ma rivenduta sul mercato nero ad
15

Il baladi consumato pevalentemente dalle classi povere.

La crisi alimentare e la primavera araba

131

un prezzo molto pi alto per essere poi destinata allalimentazione


animale. Questo fatto ha creato problemi di scarsit nella produzione
del pane con conseguente razionamento e lunghe file che hanno finito
per causare un forte malcontento nella popolazione.
Tabella 3. Distribuzione dei sussidi alimentari fra classi povere e
benestanti. Valori percentuali
molto
poveri
pane baladi
pane da 10
piastre
tessere di
razionamento
totale

quasi
poveri

totale
poveri

4
0

moderatamente
poveri
14
1

benestanti

totale
generale

20
3

38
4

62
96

100
100

16

23

43

57

100

14

20

38

62

100

Fonte: World Bank, Arab Republic of Egypt: Poverty Assessment Update,


2007

Un altro problema leccessivo costo dei sussidi rispetto ai


benefici prodotti in termini di riduzione della povert. Buona parte
delle risorse impiegate a questo scopo finisce per beneficiare fasce di
popolazione a reddito medio alto, come emerge dalla tabella 3 che
mostra la distribuzione dei sussidi fra classi povere e benestanti.
I problemi di efficienza del sistema di self targeting sono abbastanza evidenti nel caso del pane baladi, la principale misura di
contrasto alla povert: il 62% della spesa va a beneficio di ceti sociali
non poveri. La stessa distribuzione dei benefici si riscontra anche per
le politiche di sussidio nel loro complesso.
Verso la met degli anni novanta, proprio a causa delleccessivo
costo, il ridimensionamento del sistema dei sussidi fu posto dal Fondo
Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale come condizione
per lottenimento di prestiti internazionali nellambito dellERSAP
(Economic Reform and Structural Adjustment Program). Successivamente il budget ad esso destinato ha subito progressive riduzioni
passando dal 18,4% del PIL egiziano nel 1985 al 7,6% nel 1991 e,
ancora, al 6,5% nel 1997 (Youssef, 2008). Tutto ci avveniva in una

132

Sergio Lodde

situazione di stallo dei salari che nello stesso periodo avevano


registrato una dinamica negativa in termini reali. I salari pi elevati
nellindustria ammontavano a 975 lire egiziane nel 2008 ma, secondo
le stime delle Nazioni Unite per essere al di sopra della linea della
povert di 2 dollari al giorno un lavoratore egiziano con una famiglia
media a carico (3,7 individui) avrebbe dovuto guadagnare almeno
1.200 lire al mese.
In queste condizioni laumento dei prezzi tra il 2007 e il 2008 non
poteva non creare una situazione insostenibile in cui matur la decisione di proclamare lo sciopero a Mahalla il 6 aprile del 2008 che
avrebbe dovuto sfociare, nelle intenzioni dei lavoratori, in uno
sciopero nazionale per ottenere aumenti salariali in grado di controbilanciare laumento dei prezzi.
Gli avvenimenti successivi sono ben noti. Le rivolte popolari hanno
portato alla caduta di tre regimi apparentemente inamovibili fino a
poco tempo prima. Indubbiamente il carattere repressivo di tali regimi
e la progressiva concentrazione del potere e della ricchezza in una
ristretta oligarchia molto vicina e, spesso, direttamente imparentata
con i tre dittatori deposti hanno avuto un ruolo cruciale nella crescita
del malcontento popolare, ma questi problemi non sono certo una
novit degli ultimi anni. La rottura recente del patto sociale fondato
sullo scambio fra bassi prezzi di alcuni beni primari e occupazione nel
settore pubblico da un lato e accettazione di una distribuzione della
ricchezza e del potere profondamente diseguale dallaltro, che era
stato a lungo la base fondamentale della stabilit di questi regimi (si
veda su questo tema il contributo di Achy in questo stesso volume),
stata probabilmente il vero detonatore della rivolta. A nostro avviso la
crisi alimentare, e il repentino impoverimento della popolazione che
ne seguito, hanno avuto un ruolo importante nel rendere palese agli
occhi di vasti strati della popolazione che il patto era ormai venuto
meno.

La crisi alimentare e la primavera araba

133

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Sergio Lodde

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Tra il nuovo e il vecchio


ISBN 978-88-548-5228-0
DOI 10.4399/97888548522807
pp. 135-152 (novembre 2012)

135

LAlgrie des rformes face lAlgrie des rvoltes :


quelles volutions pour quels enjeux ?
Salim Chena

Lanne 2011 a t marque par les rvolutions dmocratiques


tunisienne, gyptienne et libyenne et par les rvoltes populaires au
Ymen, au Bahrein et en Syrie. Le Royaume marocain, lui, a rvis sa
constitution de faon tablir une monarchie constitutionnelle et a,
galement, promu au rang de langue officielle le berbre. Ayant
surpris lensemble des observateurs et des praticiens de la politique
dans la rgion comme dans le monde, ces mobilisations populaires ont
surtout rendu obsolte le paradigme orientaliste1, fond sur lexceptionnalisme politique et culturel des mondes arabe et musulman, et la
thorie du Choc des civilisations 2, qui dfendait la thse de
lirrductibilit des diffrences et des conflits entre les peuples
dOrient et dOccident. Plus encore, ces changements de rgime ou
ces contestations diriges contre des pouvoirs claniques ont entran
un bouleversement de la carte gopolitique de Rabat Damas.
Louverture du politique en cours, soutenue par les puissances occidentales et par le Qatar, sest dailleurs largement accommode de
larrive au pouvoir de partis islamistes jusque-l interdits ou
marginaliss, voire mme danciens proches du salafisme international
en Libye.

1
2

Bernard LEWIS, uvres, Paris, Gallimard, 2005.


Samuel HUNTINGTON, Le Choc des civilisations, ditions Odile Jacob, Paris, 2007.

136

Salim Chena

Au sein du Maghreb, lAlgrie apparat donc comme le seul tat


ayant t pargn par ces mouvements de masse rclamant la fin des
autoritarismes et de larbitraire, et dnonant la corruption des lites
sociales et politiques. Malgr quelques tentatives de mobilisation par
certains partis et organisations de lopposition, seuls les tudiants,
runissant le 12 avril 2011 environ 2 000 personnes, ont russi
marcher dans la capitale, une premire depuis les vnements du
Printemps noir en Kabylie, en 2001, qui avaient fait plus dune
centaine de morts, et qui staient conclus par une marche sur Alger
particulirement rprime. Dans cette quation algrienne, la
principale inconnue se rvle tre la population qui, en dpit de
rvoltes locales quotidiennes, ne sintresse plus un jeu politique
quelle estime fauss par les manipulations du pouvoir et refuse, en
outre, de retomber dans la violence aveugle des annes 1990.
Cependant, elle nest pas apolitique, mais plutt dpolitise par une
offre politique soigneusement encadre par les services de scurit ou
domestique par la rente ; selon Lahouari Addi : il y a dun ct
labsence de crdibilit des partis et associations du pouvoir,
caractriss par lincapacit mobiliser au-del des clientles, et de
lautre, le vide politique organis par le DRS 3. En effet, face la
socit algrienne se trouve un pouvoir jouissant dune rente
ptrolire et gazire lui assurant la fois la capacit dacheter la paix
sociale, de coopter une partie des lites contestataires et de reprsenter
un enjeu stratgique pour les puissances occidentales dont les firmes
multinationales pourront, en retour, obtenir de juteux contrats.
Pour expliquer cet apparent immobilisme de la socit algrienne,
il convient dans un premier temps de revenir sur la structure et
lhistoire du pouvoir algrien qui, en comparaison avec celles de ses
voisins, bien que domines par les services de scurit et larme, a vu
merger un ple civil concurrent en la personne dAbdelaziz Bouteflika. Ensuite, contrairement au cas gyptien, lislamisme algrien ne
reprsente plus aujourdhui une force de mobilisation de masse dans la
mesure o il a t fragment puis coopt au sein du pouvoir : ds lors,
3

Le Dpartement du Renseignement et de la Scurit rassemble les diffrentes branches


des services secrets algriens ; Lahouari ADDI, Le rgime algrien aprs les rvoltes
arabes , Mouvements, n66, t 2011, p. 97.

LAlgrie des rformes face lAlgrie des rvoltes

137

ne reste quune socit civile en proie des divisions face un


pouvoir vieillissant qui sest trouv gn par les rvoltes et rvolutions
arabes.
Rformes et rvoltes en Algrie dans le sillage du Printemps
arabe
En 2009, lorsque dbute le troisime mandat dAbdelaziz
Bouteflika, Mohamed Hachemaoui fait le constat suivant : Nous
avons limpression davoir affaire une configuration bicphale du
pouvoir : dun ct, Bouteflika, prsident civil, de lautre, le gnralmajor Toufik4, tirant les ficelles dans lombre () Il faut dire que le
coup de llection prsidentielle davril 2004 ne pouvait pas se faire
sans son appui. Le DRS est lappareil le plus important du systme,
cest la colonne vertbrale du rgime. Bouteflika na pas russi, au
cours de ses deux premiers mandats, prendre le contrle de cet
appareil. Chacun exerce une sorte de veto sur lautre 5. Pourtant, aux
lendemains de son troisime mandat, acquis grce au soutien du DRS,
les services anti-corruption de ce dernier lancent une vague darrestations la direction de la Sonatrach ainsi quau sein des ministres
chargs de la ralisation et de la planification de lautoroute est-ouest.
En mai 2010, Bouteflika remanie son gouvernement et se spare de
deux de ses principaux appuis depuis 1999 : Chakib Khellil qui tait
ministre de lEnergie et Noureddine Zerhouni, ministre de lIntrieur,
aujourdhui vice-premier ministre sans portefeuille. Paralllement, Ali
Tounsi, chef de la police rappel en 1995 par les prtoriens , est
assassin dans son bureau par un collaborateur au printemps 2010,
aprs une lutte dinfluence autour de certaines nominations au sein de
diffrentes branches de la police, qui lavait oppos au ministre de
lIntrieur.
Cest dans ce contexte ambigu quclate la rvolution tunisienne en
dcembre 2010, puis que les manifestations populaires au Maghreb et
4

Mohamed Mediene, dit Toufik , dirige le Dpartement du Renseignement et de la


Scurit (DRS) depuis 1990.
5
El Watan, 2 mai 2009.

138

Salim Chena

au Machrek prennent de lampleur tout au long du premier semestre


20116. LAlgrie connat, elle, une semaine dmeutes nationales qui
coteront la vie cinq personnes suite une flambe des prix de
lhuile et du sucre ds les premiers jours de lanne. Le 21 janvier est
annonce la constitution dune Coordination Nationale pour le
Changement et la Dmocratie (CNCD) linitiative de plusieurs partis
dopposition, dassociations, de syndicats autonomes et de la Ligue
Algrienne de Dfense des Droits de lHomme (LADDH).
Rapidement affaiblie par les divisions et les suspicions de manipulations7, sa tentative dorganiser des marches hebdomadaires le
samedi, spuisera rapidement et narrivera pas fdrer lensemble
des forces de lopposition et de la socit civile algrienne. Cependant, aprs plusieurs mois de silence, le 15 avril, le prsident
Bouteflika prononce un discours annonant des rformes politiques
profondes, quelques jours aprs une manifestation tudiante Alger,
la premire dans la capitale depuis 10 ans. Entre-temps, se sont
constitues plusieurs organisations dont les plus importantes sont la
Coordination pour la Dfense des Droits des Chmeurs (CNDDC),
trs active dans le sud du pays, et le Mouvement des Jeunes Indpendants pour le Changement (MJIC), qui regroupent des militants sur
la toile. Finalement, alors que la mobilisation citoyenne sessoufflait
ds la fin du printemps, une commission consultative ad hoc fut
charge de rcolter les avis de partis politiques et dorganisations de la
socit civile ; dirige par le prsident de la chambre haute et par deux
conseillers prsidentiels, dont le gnral-major Mohamed Touati,
proche des prtoriens , elle fut boycotte par les principaux
membres de lopposition.
Prcd par une importante campagne dattentats terroristes8, ce
processus de consultation a donn lieu la discussion au Parlement de
6

Pour une revue plus dtaille de cette priode en Algrie voir, Salim CHENA,
LAlgrie dans le Printemps arabe entre espoirs, initiatives et blocages , Confluences
Mditerrane, n77, 2011, pp. 105-118.
7
La CNCD est infiltre et certains de ses membres ont t achets notait-on ds mars
2011 ; Amel B., Bouteflika pourrait partir , Le Monde Diplomatique La Valise Diplomatique, 4 mars 2011.
8
Du soir mme du discours prsidentiel du 15 avril jusquaux premiers dbats
parlementaires sur les rformes, une recrudescence importante des actes terroristes a t

LAlgrie des rformes face lAlgrie des rvoltes

139

plusieurs projets de lois parmi lesquels une nouvelle loi sur les partis
politiques qui, sans vritablement assouplir les conditions de cration
de partis, garantit, au contraire, le non-retour dans la vie politique
danciens membres du FIS. De mme, la loi sur les associations a t
critique dans la mesure o elle encadre strictement celles-ci dans
leurs rapports avec des organisations trangres et prvoit divers
motifs de dissolution pour dfendre la souverainet nationale. La loi
sur linformation ne permet pas, elle, de faciliter la cration de titre de
presse prive, ne prvoit pas louverture de laudiovisuel et fixe les
limites de la libre expression des journalistes sur les questions de
scurit nationale, de politique trangre et dinformation conomique
stratgique9. Finalement, la seule avance en Algrie lie au
Printemps arabe concerne la leve de ltat durgence, en vigueur
depuis prs de 20 ans, intervenue en fvrier 2011. Et pourtant, aucune
manifestation nest autorise Alger o chaque tentative a t avorte
par la prsence de plusieurs milliers de policiers et les interventions
violentes de baltagia, recruts pour loccasion, destines disperser
les manifestants10. Or, ds avant le dclenchement des rvoltes arabes,
la question de la succession dAbdelaziz Bouteflika, qui est apparu
trs affaibli lors de son discours11, tait dj lenjeu principal de la
politique algrienne12. Cest pourquoi le processus de rformes en
cours masque la lutte dinfluence entre Bouteflika, les prtendants sa
enregistre et a culmin dans les attentats suicides contre le commissariat de Tizi Ouzou et
lacadmie militaire de Cherchell en aot 2011.
9
Salim MESBAH, Les rformes politiques ou comment le pouvoir va resserrer les
boulons , El Watan, 2 dcembre 2011.
10
Baltagia est un terme dorigine turque signifiant ceux qui terrorisent les gens ou
ceux qui portent un couteau ; il dsigne, depuis les vnements gyptiens, les personnes recrutes par le pouvoir pour troubler les manifestations. Certains jeunes des quartiers o se
sont droules les diffrentes marches de la CNCD ont t mobiliss pays pour insulter et agresser, sous prtexte de soutien au prsident Bouteflika, les manifestants ; par
exemple, Le Soir, 20 fvrier 2011 ; El Watan, 5 mars 2011 ; et la chronique de Mustapha
Hammouche, Libert, 14 fvrier 2011 ; sur la dfinition, Le Temps dAlgrie, 5 fvrier 2011.
11
Tayeb BELMADI, Une preuve physique : Bouteflika a d sy reprendre quatre fois
pour enregistrer son discours , Dernires Nouvelles dAlgrie, 16 avril 2011 ; Farid ALILAT, Les rumeurs le disent gravement malade : les tranges absences du prsident Bouteflika , Dernires Nouvelles dAlgrie, 27 septembre 2011.
12
Le prsident du Rassemblement pour la Culture et la Dmocratie (RCD), Sad Saadi,
dclarait en octobre 2010 que laprs Bouteflika [tait] engag ; Sonia LYES, Sad
Sadi : Laprs Bouteflika est engag , Tout Sur lAlgrie, 15 octobre 2010.

140

Salim Chena

succession, dont le Premier ministre Ahmed Ouyahia, favori des


prtoriens , et les services de scurit.
Lavnement des prtoriens
Mohamed Hachemaoui appelle collge des prtoriens 13 ce que
Sami Nar appelait groupements dintrts militaires 14 et que
dautres encore ont qualifi de junte ou de cabinet noir . Ces
expressions dsignent une partie du haut commandement de lArme
Nationale Populaire (ANP) et de la Direction du Renseignement et de
la Scurit (DRS). Ce groupe dofficiers suprieurs et gnraux est
arriv aux plus haut chelons du pouvoir civil et militaire tout au long
des annes 1980, la suite des meutes doctobre 1988 et, surtout, la
faveur de linterruption du processus lectoral en 1992 qui a abouti
la dmission force du prsident Chadli Bendjedid. Larme algrienne a ceci de particulier que sa lgitimit historique repose sur le
rle de lArme de Libration Nationale dans la dcolonisation ; puis,
son rle sest accru avec linstauration du pouvoir militaire Alger
aprs le coup dtat de Houari Boumediene en 1965. Cest la mort
de ce dernier, en 1978, que la logique sinverse daprs Rachid
Ouaissa : La diffrence entre les formes de domination de Chadli et
de Boumediene est que Boumediene porta larme au pouvoir, alors
que Chadli fut port au pouvoir par larme. Larme, jusqualors un
bloc dans lombre de Boumediene, ne se mlant pas de politique, fut
introduite dans le petit cercle des dcideurs politiques. Des officiers
hauts grads participrent la prise de dcision sur lorientation
politique et conomique du pays 15.

13

Voir, par exemple, ses interviews au quotidien El Watan du 30 avril et 2 mai 2009.
Sami NAR, Crise dune nation , Confluences Mditerrane, n11, 1994, p. 60.
15
Rachid OUAISSA, La Classe-tat algrienne 1962-2000. Une histoire du pouvoir algrien entre sous-dveloppement, rente ptrolire et terrorisme, Paris, Publisud, 2010, p. 124 ;
voir galement, Isabelle WERENFELS, Managing instability in Algeria. Elites and political
change since 1995, Londres, Routledge, 2007 et Abdelkader YEFSAH, Le pouvoir et
larme en Algrie de 1962 1992 , Revue du Monde Musulman et de la Mditerrane, n
65, 1992, pp. 77-95.
14

LAlgrie des rformes face lAlgrie des rvoltes

141

Les meutes doctobre 1988, qui ont fait plus de cinq cents morts et
ont vu la pratique massive de la torture16, sont aujourdhui considres
comme une manuvre dun groupe proche de la prsidence et
favorable la libralisation conomique, alors oppos la vieille
garde du FLN plus conservatrice17. La nouvelle constitution, adopte
lanne suivante, entranera la fin du rgime parti unique, celle du
monopole de linformation et dimportantes rformes librales dans le
commerce extrieur et lconomie nationale. Le groupe des rformateurs, emmen par le chef de gouvernement Mouloud Hamrouche,
se heurtera cependant aux prtoriens lorsque, aprs son officialisation, le Front Islamique du Salut (FIS) simposera comme la
premire force dopposition de masse au FLN. Le FIS sest, en effet,
vu utilis par les prtoriens pour encadrer la rue vers le retour au
calme en 1988 avant que son influence ne prenne de lampleur et que
ses victoires lectorales aux lections locales de 1990 puis au premier
tour des lections lgislatives de dcembre 1991, ne viennent menacer
leur hgmonie.
Lorsquune victoire du FIS tait devenu inluctable, le groupe de
prtoriens , emmen par Larbi Belkheir et Khaled Nezzar18, dcida
de ne pas procder au second tour des lections lgislatives et de
confier le pouvoir un Haut Comit dtat (HCE), cr pour la
circonstance. Linterruption du processus lectoral entame lengrenage
de la violence : Dans tout systme politique o lopposition ne peut
voluer quentre deux limites ratifier la politique gouvernementale
ou renoncer toute fonction critique il est invitable la longue que
labsence dinstitutionnalisation du conflit ou le dtournement de
rgles du jeu gnre la violence analysait Mohamed Harbi en
199419. Pour assurer une lgitimit minima, Mohamed Boudiaf, lun
des fondateurs du FLN, fut rappel de son exil au Maroc o il se
trouvait depuis lindpendance du fait de son opposition au pouvoir
16

Comit national contre la torture, Cahier noir dOctobre, Alger, ENAG, 1989.
Sid Ahmed SELMANE, Octobre, ils parlent, Alger, Le Matin, 1998.
18
Ils ont t, respectivement, secrtaire gnral la prsidence puis chef de cabinet de
Chadli, avant dtre nomm ministre de lIntrieur aprs la chute des rformateurs ; Khaled
Nezzar a t commandant des forces terrestres charg de la rpression des meutes doctobre
1988, puis chef dtat-major et, enfin, ministre de la Dfense.
19
Mohamed HARBI, Lislamisme, une rvolution conservatrice ? , Confluences
Mditerrane, n11, 1994, p. 67.
17

142

Salim Chena

militaire. Or, ce dernier entamera une lutte contre la corruption au plus


niveau de ltat, prparera le rglement du conflit du Sahara
occidental avec le Maroc qui pesait sur les finances de lAlgrie
alors en pleine crise de lendettement et limogera Mohamed Lamari,
un prtorien qui sera ensuite chef dtat-major pendant onze ans,
de son poste de commandant des forces terrestres : six mois aprs son
arrive, Boudiaf sera assassin lors dune intervention publique.
Dirige officiellement par le HCE depuis 1992, lAlgrie se dote, en
1994, dun prsident de la Rpublique en la personne du gnral
Liamine Zeroual qui sentourera du gnral Mohamed Betchine, un
ancien responsable de la Scurit militaire (SM) ; malgr les volonts
dmancipation de ce groupe autour du prsident Zeroual, les prtoriens garderont la haute main sur un pays alors en proie une guerre
civile dune rare violence (assassinats, massacres collectifs, viols,
disparitions forces, torture systmatique) dont le bilan est estim
aujourdhui 200 000 morts, entre 15 et 20 000 disparus et 1,5
millions de dplacs internes.
Lintronisation de Bouteflika
larrive au pouvoir dAbdelaziz Bouteflika, en 1999, lAlgrie
est donc domine par les prtoriens qui ont t les grands
ordonnateurs de la lutte anti-terroriste durant les annes 1990 ; ils
occupent les plus hautes fonctions dans larme et les services de
scurit et contrlent en grande partie le commerce extrieur par la
distribution et la dfense de monopoles de fait. Or, suite plusieurs
dfections, la publicit autour de la violence de la politique antisubversive algrienne a entran un isolement du pays sur la scne
internationale, dont le paroxysme est atteint aux lendemains des
grands massacres collectifs de 1997 et 1998 ayant chacun cot la vie
plusieurs centaines de civils et durant lesquels larme avait reu
lordre de ne pas intervenir. Daprs le rcit du journaliste Farid
Alilat, Larbi Belkheir, qui deviendra chef de cabinet de Bouteflika
jusquen 2004, russit alors convaincre la haute hirarchie militaire
et scuritaire de la ncessit de la candidature dAbdelaziz Bouteflika,

LAlgrie des rformes face lAlgrie des rvoltes

143

ancien ministre des Affaires trangres de Boumediene20. Lun des


objectifs principaux est alors de redonner lAlgrie sa place dans le
concert des nations21 et de redresser lconomie. Or, Bouteflika refuse
dtre un trois-quarts de prsident et naura de cesse ds lors de
chercher accrotre ses marges de manuvre vis--vis du pouvoir
militaire dont il salinera une partie du haut commandement pour sa
rlection en 2004. Durant son deuxime mandat, plusieurs dmissions dans larme, dont celle de Mohamed Lamari, la mutation de
Larbi Belkheir au poste dambassadeur dAlgrie au Maroc, puis son
dcs en 2010, ainsi que le dcs en 2007 du chef du contreespionnage algrien, Smal Lamari, joueront son avantage.
Surtout, Bouteflika profitera de la monte des prix du ptrole qui
fourniront une assise financire assurant ltat une marge de
manuvre qui avait t largement entame par les plans dajustements
structurels des institutions financires internationales durant les
annes 1990. LAlgrie remboursera alors par anticipation sa dette
publique au milieu des annes 2000. Le gouvernement lancera
galement de grands projets dinfrastructures dans le cadre de plans
quinquennaux record qui attireront de nombreuses firmes trangres,
particulirement chinoises. Cependant, les succs escompts ont t
plombs par les nombreuses affaires de corruption et les retards qui
ont entach ces grands contrats. Par exemple, la politique de construction de trois millions de logements bute toujours sur les projets non
encore termins, ceux termins mais non encore livrs, ceux qui ont
t attribus puis qui ne sont pas habits dans un but de spculation et,
enfin, ceux qui sont attribus et dont le mode dattribution est contest
par les citoyens : en fin de compte, peine la moiti des projets a t
ralis. Lconomie informelle sest, elle, progressivement substitue
lconomie relle et productive, dlaisse par les pouvoirs publics :
cela sert la fois les rseaux de contrebande tablis et bnficiant de
20

Certains y taient hostiles suite au dsistement de dernire minute de Bouteflika lorsque


le poste lui avait t propos en 1994 avant quil nchoie, par dfaut, Liamine Zeroual ;
Farid ALILAT, Le crpuscule des gnraux , Afrique magazine, n282, mars 2009.
21
Akram BELKAD, La diplomatie algrienne la recherche de son ge dor ,
Politique trangre, t 2009, pp. 337-344 ; sur lhistoire diplomatique algrienne, Nicole
GRIMAUD, La Politique extrieure de lAlgrie, Paris, Karthala et Amine AT-CHAALAL,
LAlgrie, les tats-Unis et la France : des discours laction, Paris, Publisud, 2000.

144

Salim Chena

protections diverses tout en fournissant de petits revenus dappoint


aux jeunes chmeurs sans leur garantir de protection sociale22 ; la lutte
contre les plus petits oprateurs de ce secteur a dailleurs t remise
plus tard aprs limmolation de Mohamed Bouazizi en Tunisie
Durant les treize annes de prsidence de Bouteflika, la corruption,
petite ou grande, sest accrue, revenant en force dans les administrations publiques : la tchipa ou le bakchich sont devenus quasiment obligatoires pour certaines dmarches. Dailleurs, de nombreux
projets accords des firmes trangres, notamment venant du Golfe,
ont t bloqus ou annuls partir de 2009 du fait de leur proximit
avec la prsidence. Les frres de Bouteflika, notamment Sad, ont t
dcrits comme des lments importants du systme algrien de
corruption dans des cbles diplomatiques amricains publis par El
Pas en dcembre 2010. Mais, dans le contexte conomique algrien,
marqu par la stagnation et la faiblesse des salaires, le chmage et
labsence dune conomie cratrice demplois productifs, cette
recrudescence de lenrichissement personnel indu dune petite caste
passe mal auprs de la population et contribue souligner le
dveloppement vertigineux des ingalits : La rente profite essentiellement environ 200 000 personnes (pour 34,5 millions
dhabitants) lies, de prs ou de loin, lappareil dtat. Un scnario
qui rappelle les ingalits aveuglantes du Brsil ou de lAfrique du
Sud dclarait LExpansion Ghazi Hidouci, ancien ministre
rformateur, en avril 2011. Paralllement, les adversaires politiques de
Bouteflika critiquent ses prises de dcisions autoritaires et sa volont
de mettre lAlgrie en coupe rgle de faon ne pas tre critiqu et
garder secrte sa vie prive et celle de ses proches23. Sa volont se
distancier de larme et des services de scurit, voire les critiquer
allusivement dans ses dclarations publiques, lont galement amen
se rapprocher des islamistes, et particulirement des anciens de lexFIS qui ne dsesprent pas de revenir dans le champ politique.

22
Ahmed HENNI, Ajustement, conomie parallle et contre-socit , Naqd, n7, 1994,
pp. 50-57.
23
Mohamed BENCHICOU (dir.), Notre ami Bouteflika : de ltat rv ltat sclrat,
Paris, ditions Riveneuves, Paris, 2010.

LAlgrie des rformes face lAlgrie des rvoltes

145

Lislamisme algrien sans parti de masse en 2012


Politiquement, la vritable consquence des rvoltes arabes a t
lavancement des lections lgislatives au printemps 2012. Sans que
cela soit confirm, plusieurs partis en attente dagrments, certains
depuis une dizaine dannes, devraient pouvoir participer sils arrivent
tenir leur congrs constitutif temps24. La recomposition en cours
du champ politique algrien vise renouveler la reprsentativit des
institutions parlementaires en vue de la rvision annonce de la
constitution. Un autre objectif consiste en la division de llectorat
islamiste de faon prvenir lmergence dun parti islamiste de
masse linstar du FIS il y a vingt ans. Si de nouveaux partis sont
autoriss, il pourrait alors y avoir pas moins de six partis islamistes
plus ou moins proches des diffrents centres de pouvoir25. Les deux
plus importants sont le Parti pour la Libert et la Justice (PLJ) de
Mohamed Sad, qui reprsente lislam traditionnel et tait candidat
la prsidence en 2009, et le Front pour la Justice et le Dveloppement
(FJD) dAbdallah Djaballah, islamiste prsent sur la scne politique
depuis une vingtaine dannes et ayant dj cr deux partis islamistes
par le pass avant de les quitter ou den tre vinc El Islah et
Ennahda26.
Alors quen Tunisie, au Maroc et en gypte, les parlements sont
domins par des partis islamistes, lenjeu est bien, en Algrie, le
contrle et la neutralisation de ce courant politique par la cooptation
des lites politiques islamistes limage du mouvement Hamas
(aujourdhui MSP) dans les annes 1990. Tandis que Bouteflika
cherche rallier depuis plusieurs annes les proches de lex-FIS et
sappuie sur lislam traditionnel des zaouas pour consolider son
influence, lestablishment militaire cherche fragmenter et contrler
le poids politique de la mouvance islamiste. De mme, lintroduction
24

Aucun parti na t autoris par le ministre de lIntrieur algrien depuis 1999. Sur les
nouveaux partis voir, Nawal IMES, Qui sont ces partis en attente dagrments ? , Le Soir
dAlgrie, 24 novembre 2011
25
Salim MESBAH, Ali Yahia Abdenour : La grande question est de savoir comment
larme va ragir au lendemain des lections lgislatives , El Watan, 6 janvier 2012.
26
Hacen OUALI, Le PLJ et le FJD tiendront leurs congrs ce week-end , El Watan, 24
janvier 2012.

146

Salim Chena

probable de nouveaux partis laques et nationalistes devrait servir


pallier le manque dattraction des formations dominantes que sont le
FLN et le Rassemblement National Dmocratique (RND) du Premier
ministre Ahmed Ouyahia. LUnion pour la Dmocratie et la Rpublique (UDR), parti laque qui sera probablement agr pour les
lections lgislatives, est ainsi la cration dAmara Benyounes, ancien
cadre du RCD, et viendra complter loffre laque. Si la question dun
accord de fond au sein du pouvoir sur la direction de lvolution
politique du pays reste pose, celle du poids des islamistes dans la
future Assemble Populaire Nationale (APN) semble tre au cur des
dbats27.
Une socit divise, une opposition illisible
Cependant, les faiblesses de la seule offre politique, quel que soit
son degr dautonomie, ne sauraient constituer lunique facteur
explicatif de labsence dune mobilisation populaire en Algrie dans la
foule des vnements stant drouls chez ses voisins les plus
proches. Des diffrences de classes (lites politiques et conomiques,
classes moyennes sinistres, tudiants mobiliss, jeunesse urbaine
marginalise), de culture (arabophones, berbrophones, francophones)
et dorientations politiques (lacs dmocrates ou socialistes, islamistes,
nationalistes) prviennent lmergence dun front uni de revendications dmocratiques. Chaque frange de la socit civile se mfie
en outre de ses homologues dans la mesure o la stratgie de
cooptation et dinstrumentalisation du DRS est la fois redoutable et
avre28. La Kabylie, dhabitude si prompte se rvolter, est ainsi
reste sans voix face aux diffrentes bavures de larme qui ont cot
la vie plusieurs civils lors de lt 2011 ; et, malgr les avances
27
Hadjer GUENANFA, Entretien avec le politologue Mohamed Chafik Mesbah : La
vritable feuille de route de Bouteflika me parat bien tre la mise en uvre d'une victoire
islamiste , Tout Sur lAlgrie, 12 dcembre 2011.
28
Fait indit, un grand dossier sur le DRS a t publi par le quotidien El Watan du 15
mars 2011 ; lon pouvait y lire : En priv, de nombreux responsables politiques proches du
pouvoir admettent que sans laval du DRS rien ne peut se faire dans le pays. Son empreinte
est partout, dans la nomination de hautes fonctions de ltat, dont des ministres, jusqu la
plus anodine des dcisions dont lintrt nest pas avr pour le commun des mortels .

LAlgrie des rformes face lAlgrie des rvoltes

147

obtenues par les marocains, le mouvement culturel berbre algrien


est aujourdhui inexistant. Enfin, le dveloppement de linscurit, qui
sest dj manifeste Annaba29 ou dans la banlieue dAlger, semble
plus servir les intrts du pouvoir, en attisant la crainte de linstabilit,
que relever de la dlinquance ordinaire.
Au sein de lopposition lgale, alors que le Front des Forces
Socialistes30 (FFS) avait quitt la CNCD en protestant contre les
volonts hgmoniques du RCD, ces derniers menacent maintenant de
boycotter les prochaines lections lgislatives tandis que les premiers
ngocieraient leur participation contre un quota de siges31 : jusque-l,
le FFS faisait pourtant figure dopposant irrductible et le RCD de
parti proche des prtoriens depuis son soutien au coup dtat de
1992. De mme, le Mouvement pour la Socit et la Paix (MSP),
rput proche des Frres musulmans, a officiellement quitt lAlliance
prsidentielle tout en laissant prsents la tte de plusieurs ministres
certains de ses membres. Il est, dailleurs, lui-mme en proie une
scission sous la forme dun Front pour le Changement National. Le
FLN connait galement des dissensions entourant la mainmise
dAbdelaziz Belkhadem, barbe FLN proche de Bouteflika, sur le
parti et un courant dissident de redressement prvoit de prsenter
ses propres listes aux prochaines lgislatives. Enfin, de nombreuses
initiatives venant de personnalits politiques nationales ont clos lors
du Printemps arabe : Hocine At Ahmed, Ahmed Benbitour,
ancien Premier ministre, et Abdelhamid Mehri, ancien secrtaire gnral du FLN et opposant au coup dtat de 1992, ont pris position
publiquement pour le changement pacifique en proposant des feuilles
de route avant de disparatre compltement de la scne sans donner
suite leurs propositions32. Pour beaucoup dAlgriens, ces
29

Le Centre de documentation de la Ligue Algrienne de Dfense de Droits de lHomme


y a t saccag sans raison apparente.
30
Fond en 1963 par Hocine At-Ahmed, membre fondateur du FLN, le FFS est le plus
ancien parti dopposition en Algrie et sest surtout distingu par son boycott quasisystmatique des lections nationales depuis 1992 ; il est prsent au niveau local,
principalement en Kabylie.
31
Kamel AMARNI, lections lgislatives. Comment le pouvoir sy prpare , Le Soir
dAlgrie, 12 dcembre 2011.
32
ce sujet voir, Unanimit pour un changement pacifique du rgime , El Watan, 31
mars 2011.

148

Salim Chena

gesticulations ne concernent quune course aux siges et aux postes


que lon ngocie avec le srail .
Cette agitation politique, associe aux diffrents remous publics
lors de la discussion parlementaire des rformes, a permis de donner
limpression dun dbat dides sans que le fond des nouvelles lois ou
du rgime nen soit chang pour autant. Mais lillisibilit de la scne
politique algrienne tient galement au caractre rentier de ltat qui
dispose de prs 180 milliards de dollars de rserves de change : ce qui
lui laisse toute latitude pour acheter la paix sociale. En effet, durant le
premier semestre 2011, les revendications dmocratiques de la CNCD
ont rapidement t supplantes par un printemps social touchant tous
les secteurs dactivits. Ltat a donc procd une redistribution
partielle de la rente ptrolire allant, dans certains secteurs publics,
jusquau doublement des rmunrations. Un systme de subvention
des denres de base a aussi t mis en place pour ne pas ritrer le
scnario du dbut de lanne 2011 au sein des classes populaires ; le
chmage des jeunes a t, lui, artificiellement limit par loctroi tous
azimuts de subventions publiques la constitution dentreprise par le
biais de lAgence Nationale de Soutien lEmploi des Jeunes (Ansej).
Enfin, pour sassurer la loyaut des forces de scurit civiles et
militaires, les salaires de ces dernires ont t augments avec un effet
rtroactif sur plusieurs annes. En effet, les premires tendent
occuper une place jusquici tenue exclusivement par les secondes :
forte de prs de 200 000 membres, les forces de la police algrienne
sont aujourdhui le principal outil de contrle de lespace public, alors
que larme sest concentre sur la lutte anti-terroriste et que le DRS
garde son rle danimation et de surveillance de la vie politique33.
Au-del de la rente, des lames de fond
La situation politique en Algrie apparat ainsi particulirement
favorable au maintien du statu quo. Et pourtant, lanne 2010 avait t
celle des mille et une meutes avec plus de 10 000 meutes, sit-in
33

Sur le rle de larme et des services de scurit dans la vie politique algrienne voir,
Madjid BENCHIKH, Un systme politique militaris, Paris, LHarmattan, 2003.

LAlgrie des rformes face lAlgrie des rvoltes

149

ou manifestations recenss par la Gendarmerie nationale34. Face


lpuisement des structures politiques existantes, le retour du peuple
au premier plan de la scne politique pourrait bien prendre la forme de
la Rvolution de jasmin tunisienne : comme chez son voisin de
lest, ce sont aujourdhui les marges gographiques, souvent dlaisses par le pouvoir central en termes dinfrastructures, qui se
mobilisent. Laghouat, en janvier 2012, une protestation pacifique,
rprime par la police, a contest la publication dune liste
dattribution de logements sociaux sur laquelle figurait 25 noms dune
mme famille et 14 trangers au dpartement. Dans cette ville du sud,
comme Ouargla ou sur les Hauts Plateaux, la CNDDC et la LADDH
dfendent sur le terrain les revendications locales des populations. Les
mouvements issus des universits ont continu de se structurer mme
si la coordination tudiante a cess ses mobilisations, poursuivies dans
ce secteur par les lycens. Oran, les classes moyennes et suprieures
proches de la socit civile ont galement tent des actions de
mobilisation en dpit de lassassinat du Pr. Ahmed Kerroumi, militant
du Mouvement Dmocratique et Social (MDS). Depuis ltranger, le
mouvement Rachad a lanc une chane satellitaire et ses membres ont
eu des rencontres avec de hauts responsables tunisiens et libyens ;
suite un sjour Paris, Mourad Dhina, ancien cadre du FIS install
Genve et membre fondateur de Rachad, a t arrt et plac en
dtention en attendant une dcision sur son extradition, sur demande
expresse dAlger.
Paralllement, un changement important a eu lieu en dcembre
2011 la tte du contre-espionnage algrien avec le rappel du gnral
en retraite Bachir Tartag, dit Athmane , aguerri au front de la lutte
anti-terroriste durant la dcennie noire. Officiellement, cette dcision
est lie la recrudescence de linstabilit au Sahel ; selon dautres
sources, il sagirait, dune part, de renforcer le contrle sur la socit
dans un contexte explosif35 et, dautre part, de matriser au mieux le
droulement des prochaines lections lgislatives tout en cartant un
34
Chrrif BENNADJI, Anne 2010 : lanne des mille et unes meutes , LAnne du
Maghreb, vol. VII, 2011.
35
Yahia BOUNOUAR, Changement au DRS : la dernire carte de Toufik , KalimaDZ,
24 dcembre 2011.

150

Salim Chena

gnral jug trop proche de Bouteflika36. Cest donc bien les services
de scurit qui reprennent la haute main sur les institutions et la vie du
pays aprs la nomination du gnral Abdelghani Hamel la tte de la
police en 2010. La presse algrienne a rvl un autre signe de la
crainte de la classe dirigeante algrienne de voir merger des revendications dmocratiques populaires : plusieurs ministres et des acteurs
importants de lconomie informelle auraient procd des oprations
de change sur le march parallle pour obtenir des devises ainsi qu
la liquidation de certains de leurs biens immobiliers en Algrie pour
les replacer ltranger37. Enfin, lappel manifester le 17 septembre
2011, parti depuis une page Facebook anonyme, sest rvl tre un
chec retentissant dune manip dtat en vue de dcrdibiliser
lopposition algrienne sur la toile38.
Enfin, il est utile dvoquer la place renouvele de larme dans le
systme politique algrien. Largement domine par les prtoriens
jusquen 2004, la position de larme en tant quinstitution dans le
champ politique algrien est aujourdhui diffrente que lors des dcennies prcdentes. Dabord, Bouteflika a nomm un proche, Gad
Salah, la tte de ltat-major au moment du dpart de Mohamed
Lamari : les prtoriens ont donc perdu leur prrogative naturelle
sur le positionnement de larme. Ensuite, le prsident a contribu
lmergence de nouveaux officiers suprieurs qui lui garantissaient
leur allgeance, notamment par lappartenance rgionale, lors des
promotions annuelles du 5 juillet ; cela lui permettait aussi de se
protger en cas de tentative de coup dtat militaire. Enfin, le renouvellement gnrationnel a dpolitis larme qui na plus ncessairement envie de revenir aux devants de la scne politique et, en
sopposant au peuple, davoir assumer la responsabilit politique et
morale de la rpression. Ainsi, un scnario lgyptienne ou la
tunisienne nest pas impensable en Algrie en cas dmergence dun
mouvement populaire de masse pour le changement dmocratique.
36
Ali GRAICHI, Les dessous dune valse au DRS , Algrie Express, 26 dcembre
2011 ; Lgislatives : la note du DRS , Algrie Express, 19 janvier 2012.
37
Zoheir AT-MOUHOUB, La mafia politico-financire vide ses comptes , El Watan,
22 avril 2011.
38
Zoheir AT-MOUHOUB, Appel du 17 septembre : une manip dtat ? , El
Watan, 23 septembre 2011.

LAlgrie des rformes face lAlgrie des rvoltes

151

Conclusion
Dans le contexte du Printemps arabe , lAlgrie occupe donc
une place toute particulire au sein des rgimes autoritaires du
Maghreb et du Machrek. Contrairement ses voisins, labsence dun
centre unique du pouvoir a prvenu la population dexiger un
changement radical en entretenant un flou de la cible 39 laquelle
adresser les revendications. En outre, le lien troit entre violence,
corruption et autoritarisme en Algrie rend la population mfiante de
tout mouvement de masse, lui confrant cette apparente dpolitisation
qui favorise dabord les revendications locales et sectorielles40. La
rente financire issue de lexploitation et de lexportation des
hydrocarbures, quasiment lunique ressource financire de lAlgrie,
favorise la corruption, consolide le pouvoir de cooptation et dinstrumentalisation du rgime tout en encourageant les pratiques
mafieuses41 : sans elle, le pouvoir ne pourrait se prvaloir vis--vis de
ses partenaires extrieurs dune telle stabilit.
Lexceptionnalisme algrien reste cependant la merci dune
situation socioconomique explosive et de linfluence des puissances
occidentales sur le droulement des prochaines lections lgislatives.
En effet, le pouvoir algrien a publiquement encourag des dlgations de lUnion europenne, de lOrganisation de la Confrence
Islamique et de lUnion africaine venir surveiller le scrutin du
printemps 2012. Si les chutes de Ben Ali et surtout, de Moubarak
nont pu se faire sans la perte de leurs soutiens extrieurs, en Algrie,
chacune des visites dofficiels trangers, notamment amricains et
europens, a permis aux interlocuteurs dAlger de saluer la stabilit du
rgime et son processus de consultation limage du ministre franais

39

Kamel DAOUD, Rvolutions, bouteflikismes, milliards gratuits et tat par courrier :


Les Algriens entre dsir de changement et peur du chaos , Le Quotidien dOran, 2 avril
2011.
40
Djillali HADJADJ, Violence et corruption : cas de lAlgrie , Bulletin de lAPAD,
n25, 2003 : apad.revues.org/203 ; Mohamed HACHEMAOUI, La corruption politique en
Algrie : lenvers de lautoritarisme , Esprit, Juin 2011, pp. 111-135.
41
Hocine MALTI, Lettre ouverte Messieurs les enquteurs du DRS , El Watan, 30
janvier 2010 ; plus gnralement, voir Luis MARTINEZ, Violence de la rente ptrolire.
Algrie, Libye, Irak, Paris, Presses de Sciences-Po, 2010.

152

Salim Chena

de lIntrieur, Claude Guant, en dcembre 2011 qui stait dclar


impressionn par les rformes en cours.
Le rle de lAlgrie dans la livraison dhydrocarbures lEurope et
aux tats-Unis et sa place stratgique dans la lutte contre le terrorisme
au Sahel, rappele par les nombreux enlvements de ces derniers
mois, rendent un changement radical du rgime algrien hasardeux
pour ses partenaires occidentaux. Dans le contexte dune Libye dstabilise, cette importance gostratgique de lAlgrie ne semble
branle que par son isolement rgional, qui a entran un rchauffement des relations algro-marocaines et une relance de lUnion du
Maghreb Arabe, et par sa politique des petits pas au sein de la Ligue
arabe qui la loigne de ses allis qataris. La bienveillance des
puissances occidentales, dont le poids dans les rvoltes arabes pose
encore question, se mesurera donc face leur attitude devant le
scrutin, aprs le silence oblig lors de llection prsidentielle de
2009 : un cble de Wikileaks avait rvl une participation tournant
autour des 25 % du corps lectoral contre les 74 % annoncs 42. Alors
que le nombre dlecteurs sera opportunment augment, les dernires
lections, prsidentielles comme lgislatives, avaient t marques par
une abstention record qui traduisait on ne peut plus clairement le
dsintrt et le dsamour des Algriens pour la vie politique officielle
de leur pays domine par des lections la Naegelen selon le mot
mme de Bouteflika en rfrence au gouverneur franais ayant truqu
les lections daprs guerre43.

42

Hakim AROUS, Les Amricains observent la fraude, les irrgularits et les dangers
du statu quo , Tout Sur lAlgrie, 23 septembre 2011.
43
Sad RABIA, Le cauchemar de labstention , El Watan, 12 janvier 2012.

Tra il nuovo e il vecchio


ISBN 978-88-548-5228-0
DOI 10.4399/97888548522808
pp. 153-164 (novembre 2012)

153

Alcuni aspetti dell'economia del Nord Africa


Antonio Sassu

Introduzione
Nelle interpretazioni sulle cause della primavera araba i fattori
determinanti sono vari e fra questi quelli economici sono importanti.
Vi accordo nel ritenere che, nel medio e lungo periodo, man mano
che la democrazia si sviluppa, leconomia e lo sviluppo economico
siano gli elementi cruciali con cui le classi dirigenti avranno a che
fare. A distanza di diverso tempo dalla prima sollevazione ancora non
facile individuare quali saranno le strategie di politica economica
che adotteranno questi stati. Esistono certamente differenze fra di loro
ma esse non sono tali allo stato attuale da giustificare nel prossimo
futuro traiettorie economiche proprie. Si riconosce che gli stati del
Maghreb e del Mashrek hanno, ognuno nel suo genere, caratteristiche
peculiari, tuttavia, si ritiene che ci siano elementi comuni che suggeriscono alcune linee guida valide per tutti i sistemi economici del nord
Africa.
Si prenda per esempio la disoccupazione. Al di l delle cifre
ufficiali, la disoccupazione giovanile in Algeria e in Egitto circa il
25 %, in Tunisia il 32%, mentre in Libia, nonostante ci che il
deposto regime dicesse, circa il 30%, in Marocco cifre ufficiose
indicano il 22%, ma tra laureati e diplomati si raggiunge il 50% .
Come si vede, quindi, la disoccupazione molto alta in tutti questi
paesi e pu considerarsi una caratteristica comune.

154

Antonio Sassu

La povert ampiamente diffusa in tutti i paesi del nord Africa.


Per esempio, circa un terzo della Libia sotto la linea della povert,
mentre circa il 50% della popolazione egiziana vive con meno di 1,25
euro al giorno. La distribuzione della ricchezza, nonostante non sia
evidente nelle cifre ufficiali, concentrata presso gli autocrati del
regime attraverso la corruzione. Il settore pubblico esteso e ingombrante ed caratterizzato da inefficienza e corruzione. In gran parte
delle aree c una carenza di importanti infrastrutture come le
condutture dellacqua. Infine, bench il nord Africa abbia sperimentato negli ultimi anni una forte crescita, in gran parte i frutti dello
sviluppo economico non sono stati distribuiti equamente, anzi, non
sono stati utilizzati per elevare le condizioni delle masse.
Esistono quindi problemi comuni che possono essere combattuti
con politiche economiche che potrebbero avere una identica direzione. Obiettivo del lavoro duplice: in primo luogo, descrivere,
seppure in maniera sintetica, le economie del Nord Africa. Si vedr
come le strutture economiche necessitano di profonde trasformazioni
in vista di una apertura internazionale non pi procrastinabile; in
secondo luogo, indicare alcune prime e importanti misure che possono servire per uno sviluppo durevole ed equo.
Nel secondo paragrafo, dopo questa introduzione, illustreremo le
caratteristiche generali pi importanti di queste economie; nel terzo
paragrafo daremo una prima valutazione delle loro condizioni e dei
problemi che riteniamo cruciali; nel quarto paragrafo presenteremo le
prime misure essenziali per uno sviluppo duraturo e propulsivo; infine, trarremo alcune conclusioni.
Breve sintesi delleconomia dei paesi del Nord Africa
Lo scopo del paragrafo quello di porre il lettore nelle condizioni
di poter comprendere la situazione in cui queste economie si trovano
ed avere adeguati elementi di giudizio.
Sembra opportuno iniziare con alcune caratteristiche molto generali
che ci danno unidea della struttura economica di questi paesi. La
tavola 1 descrive la loro consistenza dimensionale e reddituale.

Alcuni aspetti delleconomia del Nord Africa

155

Tavola 1 Reddito, popolazione e disoccupazione, anno 2010


Paese

UE 27
Marocco
Algeria
Tunisia
Libia
Egitto

PIL pro
capite,
PPP USD

Popolazione
Milioni

30.500
4.710
8.210
8.270
18.850
5.910

498
32,4
35,9
10,4
6,5
84,6

Disoccupazione
%
10,0
9,1
10,0
13,0
n.d.
8,9

Disoccupazione
15-24 anni %
21,4
22,0
24,3
31,6
n.d.
25,0

Fonte: Onu, statistiche nazionali

In genere sono economie non tanto povere, talvolta molto


popolate, in cui la distanza con la media europea enorme. Si pensi
che la Libia la pi ricca, eppure solo leggermente superiore alla
met della media europea. Possiamo renderci conto, pertanto, della
situazione di disagio economico in cui esse si trovano. Elevato il
tasso di disoccupazione, soprattutto di quello giovanile, e molto
diffusa la disoccupazione nascosta.
Loccupazione ufficiale risente molto dei posti di lavoro poco
qualificati creati dal settore pubblico esclusivamente per motivi di
consenso politico. C una forte discrasia fra la crescita dei posti di
lavoro e la crescita demografica e una altrettanto forte discrepanza fra
i posti di lavoro creati e le competenze della manodopera, specie
quella giovanile. Leconomia, nonostante i progressi fatti recentemente, non riesce ad arrestare il flusso degli emigranti. Se si pensa
che la popolazione registra una veloce crescita e quindi costituita in
gran parte da classi di et giovanile, ci si rende conto del dramma
economico che questi paesi attraversano. La disoccupazione giovanile,
spesso istruita, ha rappresentato un elemento determinante del disagio
di queste economie da diversi anni e si acuita nellultimo periodo per
la crisi che ha colpito le economie occidentali. Le cifre dichiarate dai
governi nazionali sono spesso inattendibili o, comunque, meritano una
maggiore definizione perch i criteri spesso non sono standard. Si
pensi ai paesi in cui i sussidi governativi alterano la situazione del
mercato del lavoro.

Antonio Sassu

156

E in atto da diverso tempo un intenso processo di urbanizzazione.


Gran parte delle popolazioni si riversa nelle grandi citt della costa,
contribuendo ad aumentare la povert delle aree interne e, allo stesso
tempo, delle periferie urbane.
La Tunisia la pi integrata con lOccidente e ha introdotto molte
trasformazioni nelleconomia. Appunto perch la pi occidentale di
queste nazioni, essa ha anche un livello di istruzione che pi si avvicina allEuropa, almeno per quanto riguarda lalfabetizzazione, e gode
di una forte superiorit rispetto agli altri paesi. Di conseguenza si pu
ben affermare che la disoccupazione giovanile, in questo paese pi
che in altri, colpisce molto i diplomati e i laureati.
Diamo uno sguardo alla tavola 2 per renderci conto della diversit
fra paesi e, comunque, della strada che tutti ancora devono compiere.
Tavola 2. Iscrizioni alla scuola elementare e media, valori %
Paese
UE 26
Algeria
Egitto
Marocco
Tunisia

Scuola elementare
2000 2004
2009
97,4
97,9
98,2
95,7
96,3
96,8
96,1
88,8
89,7
79,0
87,6
93,7
97,2
96,9
97,4

Scuola secondaria inferiore


2000
2004
2009
94,1
96,6
97,4
61,1
66,8
76,5
n.d.
63,5
61,7
26,6
34,0
48,0
66,9
83,4
91,5

Fonte: Eurostat

Se lalfabetizzazione quasi superata, non altrettanto si pu dire,


riferendoci al 2009, quella che noi chiamiamo scuola dellobbligo.
Una pi precisa rappresentazione di queste economie deriva da un
esame della composizione del reddito, cio, da come il PIL formato
e dai settori che ad esso contribuiscono (tavola 3). Orbene possiamo
dire che, se si fa eccezione per la Libia, i cui dati non sempre sono
attendibili, questi paesi hanno una agricoltura molto diffusa.
Nonostante ci essi sono in gran parte debitori nella bilancia agroalimentare, indice di arretratezza dei modi di produzione e di
dipendenza dagli eventi atmosferici. Non esiste ricerca e anche le
innovazioni imitative sono molto limitate. Scarsamente sviluppata
lindustria. Le economie esportatrici di gas e petrolio, spesso, hanno
un industria consistente solo di risorse energetiche, e, dove queste

Alcuni aspetti delleconomia del Nord Africa

157

non esistono, i paesi registrano un diffuso comparto delle costruzioni.


Non si pu trascurare, per, che nellultimo periodo molti progressi
sono stati fatti nel settore dellindustria agroalimentare, tessile e
meccanica e nel turismo, in particolare in Egitto e in Tunisia. Anche il
settore dei servizi ha subito una profonda trasformazione e i governi
hanno dedicato particolare attenzione al trasporto, alla finanza e al
commercio, in alcuni casi grazie alle rendite delle risorse energetiche.
Questi comparti sono amministrati generalmente dal settore pubblico
che esercita grande influenza.
Tavola 3. Composizione settoriale del PIL, valori %, 2010
Paese
Marocco
Algeria
Tunisia
Libia
Egitto

Agricoltura
14,8
8,3
8,0
2,6
14,1

Industria
15,3
n.d.
16,5
n.d.
15,6

Servizi
48,6
30,6
61,9
34,6
48,3

Fonte: Servizio Studi, Intesa San Paolo

Per quanto riguarda lo sviluppo si deve dire che, dopo un lungo


periodo di stagnazione durata fino agli anni novanta, i paesi dellarea
hanno vissuto un periodo di rilevante crescita economica. Se vogliamo
limitarci allarco di tempo che va dal 2004 ad oggi, possiamo illustrare
le variazioni del PIL pro capite nella tavola 4. Nel periodo 2004-2008
tutti i paesi hanno visto crescere le loro economie a tassi relativamente
alti e non solo per la produzione e la valorizzazione di risorse energetiche. Paesi come la Tunisia e il Marocco, totalmente privi di gas e
di petrolio, e lEgitto, con una economia diversificata, hanno realizzato una crescita fra le pi elevate e le previsioni per il 2012 si
mantengono ancora favorevoli se si fa eccezione per la Libia e, da
ultimo per il Marocco . Per la Libia e per lAlgeria il tasso di sviluppo
in gran parte dato dalla produzione di gas e di petrolio, ma negli altri
paesi c uno sforzo notevole prevalentemente nel turismo, nelle
costruzioni e nei servizi. LAlgeria usa la sua rendita petrolifera per la
costruzione di infrastrutture sulla costa e per mantenere il consenso
politico o tacitare i movimenti contrari al regime.

Antonio Sassu

158

Tavola 4. Saggi di variazione del PIL, valori %


Paese
Marocco
Algeria
Tunisia
Libya
Egitto

2004-08
4,7
3,6
5,3
6,6
5,9

2009
4,7
2,0
3,1
-2,3
4,5

2010
3,6
3,3
3,7
4,2
5,6

2011
3,8
4,6
-0,7
n.d.
-1,6

2012 E
3,3
3,8
3,0
n.d.
4,9

Fonte: Servizio Studi, Intesa San Paolo

Il tasso di sviluppo che si verificato negli ultimi anni, tuttavia,


non ha modificato molto la situazione del benessere delle popolazioni
e poco anche i diversi settori, ad iniziare dallagricoltura. Si pensi che
gran parte dei terreni sono destinati a pascolo (Algeria, 79%,
Marocco, 68%;Tunisia, 48%) e, quando sono utilizzati dallagricoltura, i terreni sono prevalentemente destinati a produzioni permanenti: di solito olivicoltura e qualche volta agrumicultura. Le tecniche
di coltivazione sono migliorate nellultimo periodo, specialmente nelle
produzioni orticole, ma sono ancora inefficienti. Per quanto riguarda i
beni di prima necessit, di cui la popolazione ha bisogno, come per
esempio i cereali, esiste un grande deficit nella bilancia
agroalimentare di tutti questi paesi. Il bacino di importazione prevalentemente lAmerica ma anche lEuropa. Siccome i prezzi sono
fortemente aumentati da qualche tempo a questa parte, si verificato
un aumento del malessere generale e un abbassamento dello standard
di vita.
Una valutazione generale
Sulla base di quanto si detto sopra possibile trarre alcune
considerazioni ed esprimere, seppure in via approssimativa, una breve
valutazione. Si tratta di economie che hanno trasformato negli ultimi
venti anni la loro struttura economica, per, anche con lo sfruttamento
delle risorse energetiche, le popolazioni sono relativamente povere,
comunque sono molto giovani e abbastanza istruite, consapevoli della
propria capacit e della possibilit di avere una qualit della vita
superiore a quella che le classi dirigenti riservano loro. I modelli

Alcuni aspetti delleconomia del Nord Africa

159

culturali dellOccidente, sia quelli economici, sia quelli istituzionali,


sono punti di riferimento. Non che li approvino necessariamente, ma
sono spesso da loro attratte per la qualit della vita e per la libert di
espressione. Tuttavia, una crisi come quella attuale che colpisce i
sistemi capitalistici dellOccidente rappresenta per questi paesi una
remora e non li stimola a fare un passo decisivo verso una completa
economia di mercato. La transizione politica che stanno affrontando,
anche se li porter verso istituzioni pi occidentalizzanti, non necessariamente costituir la premessa per un modello economico di
stampo europeo.
La composizione del valore aggiunto mostra la debolezza
delleconomia. I paesi che basano la loro ricchezza sul settore energetico sono poco diversificati e, allo stesso tempo, arretrati. Quelli pi
diversificati hanno goduto di una trasformazione industriale ma non
sono ancora in grado di competere con la concorrenza internazionale.
Inoltre, in un periodo di grande difficolt per lEuropa in cui si
riversano molte esportazioni di questi paesi, risentono della crisi nei
mercati domestici.
Lagricoltura ha una dimensione troppo ampia rispetto agli altri
settori, e direi amplissima in alcuni paesi come il Marocco, e ci
denota arretratezza nei modi di produzione. Tenuto presente, inoltre,
che la produzione nazionale non riesce a produrre quanto richiesto dal
fabbisogno, specialmente per i cereali, non desta meraviglia che
lagricoltura sia cos diffusa e allo stesso tempo totalmente inefficiente. In molte aree, ma in particolar modo in quelle interne e
desertiche, vi carenza di acqua e di infrastrutture. Lindustria, se si fa
eccezione per la produzione delle risorse energetiche, estremamente
limitata e, in gran parte, consistente del comparto delle costruzioni
notevolmente arretrato. In tutti i settori, comunque, sempre presente
lo stato e i privati hanno un ruolo residuale. La globalizzazione
comincia a mietere vittime fra le imprese locali, gestite molto spesso a
livello familiare e con criteri di sostentamento, o fra le imprese
amministrate dallo stato in una situazione di grande deficit finanziario.
Esistono enormi squilibri, peraltro in continua crescita, fra i diversi
territori. Quelli dellinterno, cio delle zone desertiche e delle oasi,
subiscono progressivamente un degrado ambientale man mano che
molti si trasferiscono nelle citt.

160

Antonio Sassu

Nonostante i progressi fatti nellultimo periodo, pu dirsi che ci


troviamo di fronte a strutture economiche impreparate ad affrontare la
concorrenza internazionale e con apparati statali estremamente rigidi,
elefantiaci, sovente creati per il controllo della popolazione piuttosto
che al suo servizio, o per dare ad alcuni cittadini, cio, a coloro che
sono pi vicini al potere, il privilegio di un reddito stabile.
Lo sviluppo stato concentrato soprattutto in tre settori: Il turismo,
dove tuttavia, non c grande qualificazione; nella costruzione di
immobili e di grandi infrastrutture, fatti ad opera del settore pubblico
spesso per motivi speculativi o per accontentare cittadini compiacenti;
nel gas e nel petrolio i cui benefici non sono distribuiti, se non marginalmente, fra la popolazione. Gli altri settori, in particolare, quello
manifatturiero avanzato, sono poco presenti. Questo ha per risultato
uno sviluppo estremamente squilibrato nelle attivit produttive e, ci
che pi grave, una distribuzione iniqua fra i membri della societ e
fra le province di tutta larea. Non c da stupirsi pertanto se adesso
questi paesi devono affrontare problemi fondamentali quali la
disoccupazione, il degrado ambientale, la scarsit di acqua, il consumo
insostenibile di risorse naturali e la desertificazione del territorio. Il
pi grande problema, ritengo, la presenza burocratica dello stato le
cui decisioni, spesso arbitrarie e invadenti politicamente, rappresentano un freno allattivit economica.
Inoltre ci sono elementi contingenti come lelevata inflazione e
laumento del costo della vita che sono aumentati rapidamente
nellultimo periodo accrescendo la povert degli abitanti.
Appare in tutta evidenza, fin da ora, che necessario un programma di politiche economiche di medio e di lungo periodo che tenti
di risolvere alcuni problemi preliminari allo sviluppo di qualsiasi
economia, indipendentemente, cio, dal modello finale che potr
essere adottato.
Primi suggerimenti di politica economica di medio e lungo periodo
In questa sede il nostro compito quello di suggerire alcune linee
guida di carattere generale. Tre obiettivi, in qualche modo condivisi
gi dalla classe dirigente, almeno a parole, sono da perseguire: il ruolo

Alcuni aspetti delleconomia del Nord Africa

161

del capitale privato nazionale ed estero, la diversificazione produttiva


e lapertura al mercato internazionale. Il ruolo del capitale privato,
anche per motivi ideologici, stato completamente trascurato. Lo
stato, a causa del suo debito pubblico, potrebbe non introdurre gli
investimenti di cui il paese ha necessit, come avvenuto nel recente
passato, pertanto il capitale privato essenziale. Esso svolge un
compito molto importante. Nel breve periodo rappresenta un elemento della domanda globale mentre nel lungo periodo un fattore
dellofferta: aumenta la capacit produttiva, migliora la razionalizzazione della struttura e la produttivit nel lungo periodo. E con
questa ottica che deve essere favorito. Invece, esistono molti lacci nei
confronti del capitale privato, in particolare di quello straniero.
Lespansione della spesa pubblica nellultimo periodo, soprattutto da
parte dei paesi che hanno resistito ai sommovimenti popolari con
aumento dei salari e delle opere pubbliche, ha peggiorato, piuttosto
che migliorato, la situazione del capitale privato. Invece, va favorito,
deve essere reso pi facile investire nellindustria e vanno incentivate
specialmente le piccole e medie imprese. Esse rappresentano in tutti i
paesi industrializzati una stragrande maggioranza del tessuto
produttivo. Peraltro, il capitale privato straniero portatore di cultura
imprenditoriale e produttiva diversa da quella locale, creatore di
nuove idee e di innovazioni. In un mondo liberalizzato, la circolazione
delle idee favorisce il merito e lefficienza. In questi paesi, invece, il
settore privato residuale, mentre il settore pubblico, burocratico e
inefficiente, molto diffuso, poco trasparente e comporta inutili
perdite di tempo. Una delle prime cose da fare, quindi, una riforma
legale e amministrativa che porti anche ad una maggiore chiarezza e a
una certezza nelle decisioni. Naturalmente non devono essere
penalizzati gli stranieri, come spesso avviene ora, che non possono
detenere partecipazioni di maggioranza, cosa che, ovviamente, li tiene
lontano dallinvestire. I provvedimenti pubblici che hanno ampliato la
dimensione dello stato nelleconomia hanno spesso il sapore populistico di accontentare la popolazione in grande difficolt e allo stesso
tempo disincentivano il capitale privato che pu rappresentare una
minaccia per i politici locali e un freno ad un sistema basato sulla
corruzione molto diffusa.

162

Antonio Sassu

E questa una profonda ristrutturazione del sistema economico. Ma


non basta. Se si fa eccezione per il settore energetico, in cui la
presenza degli investimenti indispensabile, lindustria molto fragile e limitata percentualmente. Fin da ora necessario che vengano
eliminate alcune strozzature. Ci riferiamo alle infrastrutture, alla
formazione e allinnovazione. Ci sembrano queste le pi elementari.
Tutta la regione, seppure in maniera diversa, forse con leccezione
dellEgitto, soffre per la mancanza d acqua e per la sua cattiva
distribuzione. Ci che bisognerebbe fare una utilizzazione dellacqua
e una modalit di trasferimento pi razionale; altrettanto dicasi per le
strade e le moderne reti di comunicazione, compresa la diffusione
della ADSL. Oltre che favorire lo sviluppo nel medio e lungo periodo,
un piano di opere di infrastrutturazione eleva notevolmente la
domanda globale e favorisce loccupazione di cui questi paesi hanno
estremo bisogno.
Intanto bisogna potenziare lindustria e la sua competitivit. Si pu
iniziare con la valorizzazione dei settori tipici e identitari che favoriscono anche la creativit. Sono molte le attivit che le popolazioni
hanno fatto e sanno fare e sono ancora apprezzate in tutto il mondo.
Esse vanno attualizzate rispetto alla concorrenza e alla globalizzazione imperante e costituiscono il nucleo dei saperi locali da cui
potranno nascere moderni comparti.
Lapertura ai mercati esteri laltro obiettivo fondamentale.
Lestero rappresenta uno sbocco delle produzioni locali che non solo
incrementa la domanda ma d un impulso alla efficienza della
struttura produttiva nazionale. Ci si cimenta con la concorrenza estera
da cui si devono prendere gli aspetti migliori, senza pregiudizi.
Inoltre, in qualunque economia sono necessarie listruzione e la
formazione che, tuttavia, non bastano. Una economia moderna, aperta
al mercato internazionale, non pu fare a meno di un settore in cui
ricerca e innovazione sono vivaci, coprono e sostengono almeno una
parte dellattivit produttiva. Lalfabetizzazione molto elevata ma
non sufficiente. Ci vuole una istruzione qualificata in modo da far
aumentare la produttivit e far crescere le forze pi capaci che
possono meglio contribuire alla ricchezza nazionale. Infine, bisogna
operare fin da ora per diversificare leconomia. Alcuni settori possono
essere potenziati presto. Il turismo ultimamente stato incentivato

Alcuni aspetti delleconomia del Nord Africa

163

soprattutto in Egitto e in Tunisia, ma ci avvenuto sulla costa, cio,


per il mare e la spiaggia. Eppure questi paesi possono fare concorrenza ai migliori siti dellEuropa per la ricchezza del patrimonio
culturale. Da questo punto di vista pochissimo stato fatto. Solo
lEgitto ha valorizzato un po il suo antico passato, ma molto rimane
da fare. Si pensi solo alla Libia, alla Tunisia e allAlgeria, ricchissime
di vestigia pre-romane e romane, quasi completamente abbandonate,
e di ricchezze bizantine e islamiche. Tra laltro, il turismo agisce
anche come fattore di destrutturazione socio-culturale che accelera la
circolazione delle idee e quindi le specificit culturali.
Conclusioni
Dopo un periodo di sviluppo come quello che questi paesi hanno
sperimentato non c da stupirsi che, in una situazione di depressione
economica, ci sia stata grande insoddisfazione popolare che si
manifestata in un sommovimento politico e sociale. Peraltro, le
comuni esigenze di natura politica e le comunicazioni esistenti hanno
fatto s che la sommossa, nata nella Tunisia, si sia rapidamente
ampliata e diffusa in tutti i paesi del nord Africa e del medio oriente.
E in qualche modo comprensibile, perci, che ci sia stato un grande
movimento popolare con richieste di carattere politico, sociale ed
economico. Questi paesi hanno diritto alla democrazia, allo sviluppo
e al benessere, alla stregua di ci che stato ottenuto dalle popolazioni
europee. C, pertanto, lesigenza di una politica economica di crescita
di questi paesi, che predisponga gli elementi basilari di uno sviluppo.
Cos necessario che siano essi stessi i primi a dare vita a una
politica di collaborazione e a una politica commerciale fra paesi arabi.
Sono paesi vicini geograficamente e culturalmente che, per, anche a
causa delle differenze esistenti fra loro, hanno un limitato dialogo e un
interscambio molto scarso.
Daltra parte, lEuropa ha grandi responsabilit. Non parlo tanto del
passato coloniale quanto del presente attuale. Mi riferisco allaccordo
per la costituzione della zona di libero scambio stipulato nel lontano
1995 a Barcellona e alla politica agricola comune che stabilisce
privilegi per gli agricoltori europei e danneggia fortemente i paesi del

164

Antonio Sassu

nord Africa per le produzioni agricole. In ultima analisi sempre forte


la tentazione di vedere la sponda nord del mediterraneo avvantaggiarsi in qualche modo a scapito della sponda sud. Se si vuole affrettare il percorso della democrazia e dello sviluppo economico in questi
paesi necessario che lEuropa rinunci ai suoi privilegi e adotti una
logica basata su interessi comuni. La cooperazione euro-africana
inaugurata a Barcellona ha avuto addirittura effetti regressivi e oggi il
commercio tra lEuropa e il nord Africa registra minori flussi.
Pertanto necessario rinegoziare rapidamente la zona di libero
scambio rimuovendo gli ostacoli che la PAC pone; assistere questi
paesi per lelaborazione e la concretizzazione di un programma pilota
dello sviluppo agricolo e rurale; organizzare gli investitori stranieri e
coinvolgere direttamente la BEI per mettere a disposizione maggiori
capitali; complessivamente rafforzare il dialogo macroeconomico fra
le due rive del mediterraneo che devono muoversi in direzioni
convergenti.

Tra il nuovo e il vecchio


ISBN 978-88-548-5228-0
DOI 10.4399/97888548522809
pp. 165-192 (novembre 2012)

165

Los jovenes en el contexto de las revoluciones del mundo


rabe
Maria-ngels Roque

Hablar de los jvenes siempre es difcil ya que existen mltiples


teoras sobre la juventud. Teorizar sobre los jvenes en el contexto de
la llamada primavera rabe an es ms complicado porque deberamos hablar primero del contexto de cada pas. Quizs, la juventud
rabe, desacreditada con ms frecuencia de lo habitual, recuper su
autoestima, tras las imgenes que fueron mostradas al mundo. Los
jvenes tunecinos y egipcios, nacidos poco antes o despus de la
Guerra del Golfo, han conseguido inspirar a la juventud rabe: esos
cien millones como mnimo de edades entre los 15 y 30 aos. Esta es
una generacin que ya tiene poco que ver, no solo con la de sus
padres, sino con todas las anteriores, y por muchas razones como
veremos que apuntan diversos analistas. Estamos viviendo como
nunca hasta ahora en un mundo donde todos sus mbitos se hallan
fuertemente interreralacionados, por lo que muchos de los tpicos
culturales decaen. En esta tesitura debemos plantear nuevos enfoques
que mejoren el presente y el futuro para no caer en un determinismo
cultural y conseguir un mundo ms proactivo del que concebimos
hasta ahora.
Las culturas no son estticas y siempre han tenido procesos de
cambio y de adecuacin en sus sistemas, pero actualmente todava

166

Maria-ngels Roque

menos pueden ser consideradas como cuerpos compactos, se produce


lo que Garcia Canclini ha denominado culturas hbridas. Los
jvenes son los que llevan la delantera en dichos cambios y, en este
sentido, el ciberespacio es un espacio de libertad especialmente para
los jvenes de los pases musulmanes que no slo huyen del control de
su familia sino tambin de los gobiernos dictatoriales.
Hace cuarenta aos la antroploga Margared Mead que trabajaba
temas sobre cultura y personalidad escribi un libro que creo que
contina teniendo vigencia Cultura y compromiso. Estudio sobre la
ruptura generacional (1980), en esta obra construye una tipologa
sobre la manera en que se interrelacionan las nuevas y viejas
generaciones segn el tipo de sociedad. As denomina posfigurativa
(de lenta transformacin) donde los jvenes aprenden de los adultos
no slo la religin sino tambin especto culturales de carcter local;
cofigurativa (sociedades de cambio moderado) donde nuevas y viejas
generaciones aprenden entre ellas y prefigurativas (de transformacin
acelerada) donde los adultos pueden aprender de los jvenes.
Cuando escribi la autora Cultura y Compromiso, la cultura americana estaba en crisis debido a los cambios econmicos, tecnolgicos
y de mentalidad que se estaban produciendo en su sociedad en los
aos sesenta. En aquel momento los jvenes se mostraban ms
activistas que nunca, como consecuencia de diversos factores tales
como la aparicin de una comunidad mundial, la revolucin cientfica
del siglo XX, la revolucin mdica que aument la poblacin, y las
transmisiones a escala global de la radio y la televisin.
Para Mead la revolucin tecnolgica ha marcado una bisagra, y los
nacidos antes de ella no cuentan con el conocimiento necesario para
adaptarse a las nuevas condiciones de vida, porque no entienden lo
que significa. La cultura prefigurativa indica que no slo los padres
dejan de ser guas, sino que adems no existe ningn modelo. Los
adultos no tienen descendientes, al igual que los jvenes no tienen antepasados.
La cultura prefigurativa implica la existencia de inconvenientes generacionales. Para sortearlos, la antroploga explica que la clave est
en hallar la verdadera comunicacin. Pero sucede que los padres se
sienten inseguros y no saben de qu manera criar a sus hijos, quienes
son muy diferentes. Adems, la mayora de los jvenes no tiene la ca-

Los jovenes en el contexto de las revoluciones del mundo rabe

167

pacidad de aprender de estos padres y adultos, pues jams se parecern a ellos.


Margaret Mead concluye con una afirmacin que puede adecuarse
a nuestros tiempos actuales. Dice que la ubicacin del futuro debe
modificarse, si se pretende construir lo prefigurativo. Hay que situarse
en una comunidad de hombres, mujeres y nios como algo listo para
ser trabajado, sino ser demasiado tarde. De modo que, como dicen
los jvenes: El Futuro Es Ahora.
Tambin el pensador francs Edgar Morin, uno de los principales
precursores del pensamiento complejo, que en los aos sesenta creo
en Pars el centro de estudios de Comunicacin de Masas, vio a los
jvenes no slo como consumidores de esa cultura de masas sino
tambin como paradigma del proceso de desgerontocratizacin que
se estaba dando en Europa y que afectaba a la poltica, la familia y la
cultura. Mucho podramos decir en relacin a la actual explosin que
atae a los jvenes arabo-musulmanes en una sociedad no slo
patriarcal sino tambin gerentocrtica.
El socilogo Prez Islas en la introduccin al libro Teoras sobre
la Juventud, la mirada de los clsicos (2008) se extraa y con razn
de que
Nadie prcticamente retoma el pensamiento esbozado de Antonio
Gramsci en sus Cuadernos de la crcel, escritos alrededor de 1930, donde
inslitamente para la poca, parte del conflicto generacional como un asunto
de poder, que asume diferentes formas (misticismo, sensualidad, indiferencia,
etc) pero que no lo atribuye a la naturaleza interna de la juventud, sino a los
contextos histricos cambiantes, que determinan la crisis de autoridad,
donde los mismos jvenes de la clase dirigente se rebelan y se pasan a la
clase progresista (Perez Islas, 2008, p. 22).

Ms adelante en el repaso que Perez Islas hace de los textos sobre


la juventud aporta la contribucin de diversos autores que en los aos
setenta ligan con una relectura de Gramsci el cual valoriz la
importancia de lo popular y las subculturas juveniles, los medios de
comunicacin, la raza y el gnero a travs del uso del concepto de
hegemona.
Escojo como parte terica estos tres intelectuales de la historia
reciente porque, entre otros temas, se han interesado por los jvenes y

168

Maria-ngels Roque

su papel social dentro de la cultura. Sus anlisis nos sirven de


referencia para explicar el que est ocurriendo en los pases arabomusulmanes a pesar de que el modelo tradicional, en principio
vigente, las mujeres y los jvenes estn sometidos al patriarcado en
la familia y a la represin de la libertad de expresin en la poltica.
Pero donde desde hace un par de dcadas aparece con gran potencia
una cultura prefigurativa, al igual que analizaba Mead en relacin a
haber nacido con unas tecnologas de la comunicacin y de la
informacin sin precedentes para sus mayores y tambin, como apuntaba Gramsci, donde aparece la crisis de autoridad de unos gobiernos
que no han sabido corresponder a las expectativas ciudadanas y
menos an a la masa de jvenes cada vez ms educados pero sin
expectativas de futuro en su pas.
El positivismo gramsciano.
Los pases rabes son diversos especialmente si hablamos del
Magreb o el Machrek, pero s que comparten, a parte de la religin,
una serie de aspectos como que la mayor parte de ellos son producto
de la desintegracin del Imperio Otomano y del colonialismo. Tras la
emergencia del Estado nacin han tenido la necesidad de definir una
identidad propia, diferente al colonizador, pero vinculndose a los
procesos econmicos mundiales asi como a las tecnologas necesarias
para su adecuacin. Voy a concentrarme especialmente en los pases
del norte de frica que son los que mejor conozco por los trabajos
realizados en el campo del asociacionismo de la sociedad civil, donde
mejor transcurre el mundo juvenil muy desafecto a la poltica (Roque,
M. A. 2002).
Tras la descolonizacin de los pases magrebes, iniciada en 1956
en Marruecos y finalizada en 1962 en Argelia, se inicia la evolucin
histrica en la no debe olvidarse la situacin creada por treinta aos de
accin voluntarista y unilateral del Estado-nacin. Los aos sesenta
marcan una importante transformacin de las sociedades tradicionales,
donde las tribus sern substituidas por la gran tribu rabe e islmica,
regida por el Estado-nacin. Los intelectuales se involucran en el
proceso desarrollista y de nacionalismo de Estado a travs de un

Los jovenes en el contexto de las revoluciones del mundo rabe

169

conocimiento positivista que fomentar lo que el historiador marroqu A. Laraoui (1967) ha denominado el marxismo objetivo. Segn
el socilogo tunecino A. Zghal, el paradigma desarrollista o el
marxismo objetivo no se limita slo al mundo rabe ni a la intelligentsia moderna de los estados-nacionales surgidos de la descolonizacin de los aos cincuenta y sesenta; tambin se encuentra esta
nueva ideologa, desembarazada del vocabulario marxista, en coyunturas histricas similares, como Turqua, Mxico o Brasil, donde se
intenta crear un Estado moderno laico.
La sociedad ser percibida como una entidad abstracta sin
representaciones mentales, sin mitos, sin creencias ni rituales. Este
saber positivista promover una visin dual: por un lado, la modernidad concebida como ruptura y progreso y, por el otro, la tradicin
asimilada a continuidad y subdesarrollo (Zghal, 2001).
Han sido sobre todo los intelectuales tunecinos los que han
contribuido en un primer momento al debate sobre la sociedad civil.
A. Zghal, A. Hermassi y L. Ben Salem insistirn, ya a partir de finales
de los aos setenta, en el cambio social de las sociedades magrebes y
en su transicin hacia valores capitalistas. Pero sern sobre todo las
tesis de Gramsci las que mejor se adecuarn al intento de los intelectuales arabomusulmanes para influir en sus respectivos pases. En este
sentido, se llevaron a cabo diversos seminarios tras la constatacin de
que Gramsci es, en la dcada de los ochenta, el pensador europeo ms
citado en el mundo rabe: tanto las revistas especializadas como las
publicaciones de los universitarios libaneses, tunecinos, argelinos,
marroques o del exilado palestino E. W. Said, quienes producen
comentarios motivados por el papel que Gramsci concede a los
intelectuales dentro de los procesos de transformacin social.
(Brondino y Labib, 1994). Entre los diferentes seminarios podemos
destacar el que realiz el Centro de Estudios rabes del Cairo y la
Asociacin rabe de Sociologa en 1992 en El Cairo bajo el ttulo La
sociedad civil rabe a la luz de las tesis de Gramsci.
Si segn la concepcin grasmciana, el espacio de lucha por la
direccin intelectual, ideolgica y cultural de la sociedad, una de las
razones principales que ms se valoran para la aceptacin en el mundo
rabe de sus tesis es su sensibilidad cultural. Como manifiestan
Brondino y Labib:

170

Maria-ngels Roque

La relacin que Gramsci establece entre lo universal y lo singular asegura


la especificidad rabe. Se aprecia en Gramsci el hecho de que se conserve
muy italiano en sus explicaciones, y se aprecia todava ms que est ligado al
sur de Italia: es casi la ribera sur!. Uno se detiene con admiracin e inters
ante su famosa comparacin entre Rusia e Italia donde slo se habla de
diferencias. Su pensamiento es universal porque es profundamente
especfico. Pero la ecuacin no es la cuestin social. Es identitaria
(Brondino y Labib, 1994).

De todas maneras, el debate sobre la sociedad civil incluidos los


jvenes se producir en el transcurso de los aos ochenta, como
manifiesta Zghal (2001), ms extensamente en el Magreb que en el
resto del mundo rabe, para tratar de definir, entre otros aspectos, su
coyuntura de transicin del partido nico hacia el multipartidismo.
Gellner y las dificultades de la sociedad civil
Ernest Gellner, quien realiz durante largos aos su trabajo de
campo en Marruecos y produjo obras ciertamente memorables, escribe esta vez (Gellner, 1996) una reflexin centrada en la sociedad civil,
estimulado por los acontecimientos de la cada del Muro de Berln y la
desintegracin de los regmenes totalitarios de los pases del Este.
Gellner es un atento conocedor de las sociedades musulmanas
magrebes, y especialmente de Marruecos; sus anlisis son finos y
matizados y describe bien los procesos, pero todo ello viene laminado
porque al referirse a las sociedades islmicas se mueve de forma rgida
en el campo terico, ya que contina adscribindose, como en anteriores trabajos, a las tesis de la segmentariedad, extradas del historiador magreb del siglo XIV, y socilogo avant la lettre Abenjaldn.
El antroplogo britnico considera incompatible el Islam escriturario de las clases medias urbanas con los valores de la sociedad
civil. La hiptesis de la incompatibilidad del Islam con los valores de
la sociedad civil se basa en la existencia de un estatuto autnomo de
los ulemas, que de manera permanente desempean el papel de
guardianes vigilantes de la ortodoxia de las decisiones polticas. Esta
descripcin tpica de la sociedad musulmana se completa con la
imagen de una poblacin que lo nico que espera de la poltica es el

Los jovenes en el contexto de las revoluciones del mundo rabe

171

respeto a la ley religiosa en su ideal de justicia. Todo ello se


traduce, segn Gellner, en la resistencia excepcional de las sociedades
musulmanas al proceso de secularizacin, condicin de pluralismo
intelectual y poltico de la sociedad civil. Segn dicho modelo, la
sociedad musulmana es un Estado dbil y una cultura fuerte. Ni que
decir tiene que han surgido voces crticas, especialmente desde los
intelectuales magrebes, que consideran estas hiptesis dentro de un
pensamiento ligado a un cierto determinismo cultural.
Abdelkader Zghal (2001), mantiene en un reciente trabajo una
visin muy crtica y califica la argumentacin de Gellner de culturalista y determinista. El socilogo tunecino analiza cmo el Islam no
es el nico que presenta resistencia al proceso de secularizacin de las
relaciones sociales:
Todas las religiones tienden a producir su propio puritanismo polticoreligioso. Incluso ante la singularidad de sociedades como las marxistas, en el
imaginario occidental y en el de Gellner, el Islam ha constituido siempre el
contra-modelo ms coherente de los valores de la sociedad civil. (Quaderns
de la Mediterrnia 2001, p. 27)

Ante la afirmacin de una sociedad musulmana con un Estado dbil


y una cultura fuerte, el autor compara este modelo, considerado como
un tpico, con datos empricos relativos a la progresiva secularizacin
de las principales instituciones musulmanas en el caso concreto de
Tnez, que, segn Zghal, es el ejemplo contrario: una cultura dbil y
un Estado fuerte. Zghal concluye con una alusin a la necesaria
revisin de la especificidad cultural, que ha de contemplarse no slo
como una herencia del pasado, sino tambin como aquello que
nosotros mismos decidimos que hemos sido.
Por su parte, el filsofo marroqu A. Filali-Ansari (2001) tambin
entra en la polmica, al considerar el siglo XX en su conjunto.
Conviene que es fcil constatar que
en cuanto a las sociedades magrebes se refiere, han vivido momentos
en los que los ideales religiosos han predominado y determinado los
comportamientos, y otros en que tuvieron este papel las concepciones
nacionalistas. A veces ambos se han fusionado o han conjugado sus
efectos, hasta el punto de que en ciertos momentos no es posible

172

Maria-ngels Roque

asignar a uno u otro el papel principal en la direccin de las


conciencias y los comportamientos.

Pensadores como A. Laraoui y M.A. Jabri sealan - con formulaciones distintas - que en el transcurso del siglo ya terminado, varias
elites se han sucedido en - o se han disputado - la direccin de las
sociedades rabes (ulama tradicionales, eruditos modernistas, nuevos
intelectuales arabizados, etc). Tambin se puede explicar el dominio
que estas elites ejercen por turno mediante la atraccin que fomentan
en las mentes - y en el seno de la sociedad en su conjunto, que se ha
convertido en permeable a la comunicacin de masas - precisamente
por una u otra de estas dos concepciones principales del orden social y
de la prctica poltica: una que podramos denominar modernista y
otra tradicionalista. En esta perspectiva, se pregunta Filali-Ansari:
Acaso no estamos cerca de las variaciones de signo poltico que se
constatan en los entornos modernos, los de Europa occidental y
Norteamrica? (Quaderns de la Mediterrnia 2001, p. 11). Esta
reflexin implica sin duda a los intelectuales europeos, ya que, si
hablamos de globalidad, debemos hacer reflexiones ms sosegadas.
El socilogo tunecino A. Boudhiba (1997), por su parte, reflexiona
sobre cmo las sociedades musulmanas a pesar de reclamar un fondo
comn de unos valores culturales propios, proceden al reajuste de sus
sistemas de valores sociales y polticos. Y que existe toda una serie de
prejuicios en la ribera norte que no tienen en cuenta que la mentalidad
de los pases musulmanes cambia, que tambin es dinmica, y que se
est produciendo ya un proceso de secularizacin y de individuacin
en dichas sociedades.
No obstante, no va desencaminado Ernest Gellner cuando manifiesta que las creencias y las instituciones rellenan a menudo las
funciones; decir que en una sociedad todo funciona es absurdo. Este
antroplogo no es un historicista; est convencido, al igual que Durkheim, de que los conceptos slo son posibles en un contexto social.
Si se favorecen unos valores en detrimento de otros es debido a la
existencia de buenas razones sociolgicas. Con esta premisa podemos
analizar ahora las razones sociolgicas que permiten el cambio y la
aparicin de los jvenes fuera de los marcos polticos de los partidos o

Los jovenes en el contexto de las revoluciones del mundo rabe

173

de las facciones islamistas, pero tambin su escasa capacidad y las


dificultades para dar un nuevo contenido poltico.
A mitad de la dcada de los ochenta, el desfase entre un nmero de
demandas cada vez mayor y la incapacidad del Estado para movilizar
recursos se hace patente y se manifiesta espordicamente a travs de
manifestaciones de violencia popular, que pese a que no son la
expresin de reivindicaciones claramente definidas, s muestran la
existencia de un alto grado de insatisfaccin. Este contexto nos
muestra tambin que las relaciones tradicionales entre notables, laicos,
religiosos, instituciones modernas, sindicatos, partidos, asambleas
electas y agentes locales del Estado, llegan difcilmente a formular y a
transmitir esta demanda. El alejamiento del Estado respecto de la
sociedad civil es causa de fragilidad, acrecentada por la insuficiencia
de sistemas de representacin antiguos o modernos.
Ante esta situacin, los pases del Magreb manifiestan, precisamente a partir de esta dcada, una cierta voluntad de ampliar las
bases de la consulta popular, y especialmente de renovar la formas del
ejercicio del poder, sus modos de expresin, sus finalidades y sus
formas de legitimacin. As, tras el constante desfase entre los actores
polticos y la sociedad, la nocin de sociedad civil toma todo su
sentido. Su emergencia se manifestara a travs del desarrollo de un
movimiento asociativo y las reivindicaciones a favor de los derechos
humanos y del Estado de derecho. La sociedad civil se considera en
esta nueva etapa un vehculo de intermediacin a travs de asociaciones voluntarias, entre los intereses movilizados y movilizables y el
funcionamiento del centro poltico.
Sin duda, en el Magreb, el caso de Marruecos es el ms prolfico y
el que ha protagonizado la mayor apertura en los ltimos aos, puesto
que han emergido asociaciones de todo tipo y la represin y el grado
de conflictividad no son tan patentes como en los casos de Tnez y
Argelia. Pero tambin en esos pases se ha ido desarrollando un
entramado que, a falta de poder traspasar ciertos umbrales donde se
sita la lucha por los derechos humanos, s han conseguido, sin
embargo, desarrollar actividades que colateralmente pueden ayudar a
avanzar en dicha direccin. Pero las modalidades son mltiples, los
actores, diversos y la accin de los estados no siempre es alentadora.
Por ello, desde la puesta en marcha del partenariado, el concepto de

174

Maria-ngels Roque

cooperacin entre sociedades civiles en el rea mediterrnea ha


recibido crticas por diferentes razones, aunque fundamentalmente
porque el intercambio no es sinnimo de margen de maniobra.
Figura 1. Estructura de la poblacion por edad

Es cierto que, en el caso de Marruecos, el Estado ha acompaado el


discurso asociativo y en muchas ocasiones ha ayudado a desarrollar
algunas de las asociaciones regionales que nacen de las zonas urbanas.
La estrategia que en los aos sesenta y setenta consista en apoyar a
los notables rurales segn las tesis de Rmy Leveau (1985)
ahora no es suficiente para asegurar el nivel de control social y
poltico deseado por el Majzn. Las ONG, por su parte, se han convertido en socios influyentes en la escena internacional por su capacidad
de accin sobre el terreno dejado vaco por el Estado o los poderes
locales y por su papel como socios de organizaciones internacionales
y de los propios estados.

Los jovenes en el contexto de las revoluciones del mundo rabe

175

A partir de los aos noventa, diversos analistas han descrito y


clasificado el asociacionismo y la vinculacin de los jvenes, especialmente en Marruecos (Saaf, 1992; Denoeux y Gateau, 1995; Bussief,
1999; Roque, 2002). A pesar de las dificultades y de las distinciones
tericas, todos ellos convienen en sealar que, en el reino alau, lo
que se mueve son las asociaciones y que stas impulsan hasta cierto
punto la democracia y el desarrollo local.
El papel de la demografa
Los 23 pases del norte de frica y Oriente Prximo que
pertenecen a la Liga rabe con una poblacin agregada de casi 360
millones de personas segn los datos del World Population Prospects
comparten una cierta identidad lingstica, tnica y religiosa pero
presentan tambin peculiaridades que los singularizan no solo desde el
punto de vista econmico, social y poltico, sino tambin demogrfico.
La realidad ms destacable es que la fecundidad ha decado entre
1990-95 y 2005-10 en ms de un 40% entre seis de los 23 y entre 30%
y 40% entre otros diez de estos pases. Solo en siete la cada ha sido
menor del 30%. La edad mediana del conjunto de los pases rabes es
de 23 aos. Dicho de otro modo el 50% de la poblacin actual de los
pases rabes an no ha cumplido los 23 aos. (Reher y Requena,
2011. p. 28). Se advierte el significado de este dato cuando se compara, por ejemplo, con la media de edad de un pas como es Espaa
demogrficamente es de 40 aos. En torno a una de cada cinco
personas en el conjunto de los pases rabes tena en el 2010 entre 15
y 24 aos. De nuevo la importancia de esta proporcin se pone de
manifiesto al compararla con Espaa en la misma fecha que es solo
del 10%. Hacia el ao 2000 la poblacin rabe pasa de 170 millones
(1970) a 300 millones (en 2000). Los jvenes son los ms numerosos
y los ms formados y las necesidades se hacen ms perentorias.
Diversos dirigentes histricos desaparecen: Nasser en 1970 y Boumediene en 1978, Hassan II en 1999, Bourguiba en 2000 y Hafez el
Assad en el 2000.

176

Maria-ngels Roque

Como los dirigentes nacionalistas rabes no tienen la legitimidad


ya que la mayora ha surgido del ejercito, se escudan en la legitimidad
histrica que es algo parecido a lo que Joseph Maila denomina la
lgica de restitucin articulada alrededor de la restauracin de la
integridad territorial a travs de la lucha anticolonial y de la regeneracin de una comunidad colonizada. Por lo que Khader afirma que en
ese espacio no es la figura del jefe sino la del padre fundador de la
nacin, al que se le debe no slo obediencia sino tambin respeto. El
estado nacionalista se convierte en empresario, gestor y arrendatario.
Haciendo un contrato social tcito con la poblacin segn el cual, el
Estado toma a su cargo las cuestiones del desarrollo, de independencia
poltica y de justicia social, a cambio de que la poblacin no se
muestre demasiado reivindicativa sobre la cuestin de la participacin
poltica (Bichara Khader, 2011 )
Por qu emerge la figura del padre? Se podran dar diversas
respuestas en relacin al patriarcado pero veamos una visin
vinculada al mundo del trabajo dada por un socilogo que ha
trabajado en el mundo empresarial. Philippe dIribarne escribi un
artculo en el libro Identidades y conflicto de valores sobre Trabajo
digno y trabajo indigno: unidad y diversidad mediterrneas donde
compara lo que se considera digno entre los trabajadores magrebes
tomando un ejemplo de la sociedad tunecina basado en un trabajo
realizado en los aos ochenta. Destaca la existencia de proverbios
populares como: Solo la miseria lleva a un hombre libre a trabajar
para otro hombre libre. La referencia a una relacin familiar que
implica una igualdad de condicin entre partes, constituye un medio
de salir de la situacin. As la relacin empleador-empleado se define
en trminos ms que amo-servidor. De este modo manifiesta Iribarne
se espera del jefe que demuestre cualidades paternales: modestia,
comprensin, respeto. Todas estas actitudes expresan un modo de
relacin que se opone a la dureza del amo hacia el que no es ms que
un esclavo.(1997, p.181).
Los avances mdicos y el paso de rural a urbano durante la dcada
de los setenta y ochenta incrementaron enormemente la poblacin.
Pero los Estados rabes, especialmente el Magreb ya no disponen de
la posibilidad de canalizar la poblacin hacia el exterior, por medio de
las migraciones tras las trabas europeas con lo que aumenta la

Los jovenes en el contexto de las revoluciones del mundo rabe

177

poblacin inactiva. El mercado de trabajo no llega a absorber a todos


los que dejan el sistema escolar. Los pases rabes deberan crear cada
ao 7 millones de empleos; no consiguen creara ms que un cuarto,
suscitando en la juventud una inmensa frustracin, terreno de la
contestacin radical. A las puertas del tercer milenio los dictadores
segn la frase de Nol Mamre en su prefacio al libro de Moncef
Marzouki: Dictateurs en sursi: la revanche des peuble rabes (2011).
no tienen otra ideologa que su propia reproduccin. Se puede
encontrar el origen del desempleo juvenil en un seguido de problemas
importantes de tipo econmico, poltico y social, que incluyen la
ausencia de estrategias de desarrollo slidas, debilidades en el mbito
empresarial, gobierno autocrtico, falta de transparencia y
contabilidad, y corrupcin extendida.
PIB
per capita

Crecimiento
del PIB

Tasa de
desempleo

Poblacin menor
de 25 aos

Tasa de pobreza

Yemen

2.900

6,20%

35%

65,40%

Marruecos

4.670

3,20%

9,80%

47,70%

45,20%
15%

Siria

4.730

4,00%

8,30%

55,30%

11,90%

Jordania

5.240

3,20%

13,40%

54,30%

14,20%

Egipto

5.860

5,10%

9,70%

52,30%

20%

Argelia

8.220

4,10%

9,90%

47,50%

23%

Tnez

8.620

3,40%

14%

42,10%

3,80%

Libia

18.720

3,30%

sin datos

47,40%

30%

Bahrein

23.980

4,10%

15%

43,90%

sin datos

Arabia Saudita

22.850

3,80%

10,80%

50,80%

sin datos

PIB per cpita para el 2010 (PPA en USD)


PIB 2010 (% tasa real de cambio)
Tasa de desempleo registrada para 2010
Economist OnLine, "Mapping the Arab World", 17 de febrero de 2011
Porcentaje de la poblacin por debajo del umbral de la pobreza, CIA World Factbook, ltimos datos
registrados

El Carnegie Middle East Centre (CMEC) acogi una serie de


expertos de Argelia, Egipto, Jordania, Lbano, Marruecos, Siria,
Tnez y Yemen para debatir sobre el desempleo juvenil. En el informe
llevado a cabo por una serie de especialistas para el Arab Youth
Unemployment: Rots, Risks and Responses se manifiestan no slo las

178

Maria-ngels Roque

races del desempleo juvenil sino tambin los riesgos que ello conlleva
en las sociedades rabes. Este trabajo efectuado en febrero de 2011
pretende dar ms unas polticas de respuesta que unas respuestas
polticas. El informe expone que en el Oriente Medio y el Norte de
frica (MENA), dos terceras partes de la poblacin son menores de
18 aos. La agitacin poltica reciente en el mundo rabe ha situado a
esta juventud al frente del debate poltico y econmico. Son vctimas
de un gran desempleo la regin MENA se sita entre las peores del
mundo en cuanto a desempleo juvenil, llegando cerca del 30%, un
gran crecimiento demogrfico y una educacin pobre. La tasa de
desempleo en la gente joven (de 15 a 24 aos) en el Norte de frica y
el Oriente Medio es del 30 % o ms. La frustracin de los jvenes
desempleados y subempleados/ infrautilizados est volcada ahora en
las calles. En este sentido se debilitan las estructuras sociales y
culturales. El desempleo juvenil provoca que al no puede encontrar un
trabajo digno son mucho menos susceptibles de iniciar familias o
comprar casas. A largo plazo provoca un descontento social que
pueden llevar a un sentimiento de marginalizacin y exclusin, tanto a
nivel individual como colectivo. Ello lleva a extremos en el comportamiento individual e incluso a un sentimiento colectivo de exclusin
y resentimiento. Ejemplos de tales comportamientos extremos pueden
encontrarse en los suicidios por inmolacin recientes en Tnez,
Argelia, Egipto, Yemen y otras partes de la regin.
Continua el informe que no solo las tasas de paro de la zona son de
las ms elevadas del mundo sino que adems, a diferencia de lo que
sucede en otros pases en desarrollo, los titulados son los mas
susceptibles de sufrir el desempleo. Este horizonte bloqueado se hace
patente en una tasa media de paro juvenil superior al 25% en Tnez,
Marruecos, Argelia y Egipto; esto es, el doble que la correspondiente
al conjunto de la poblacin. La generacin ms formada, pues, es la
que no encuentra trabajo, lo que multiplica la ira y la frustracin de os
jvenes rabes, vctimas de una ilusin colectiva que se ha tornado en
desempleo y en precariedad perpetua. A menudo reducidos a pasar
largas horas en los cafs o a sostener las paredes, como dicen, por
ejemplo, en Argelia los jvenes se hallan desorientados y dispuestos a
arriesgar la vida en las redes de inmigracin clandestina al sur de
Europa.

Los jovenes en el contexto de las revoluciones del mundo rabe

179

Por otro lado nos encontramos con un sistema educativo mal


adaptado. Los graduados universitarios estn luchando para encontrar
trabajo, por no decir uno que se corresponda con sus calificaciones y
expectativas. Al final, el sistema educativo no se est adaptando al
mercado laboral, dejando a los graduados con una formacin que no
satisface las necesidades de empleadores potenciales. La tasa de
desempleo se dispara, sobre todo entre los jvenes y los diplomados.
El sentimiento de desamparo provocado por tales disparidades
sociales, generacionales y geogrficas encontr su expresin simblica en la inmolacin el 17 de diciembre del 2010 en Sidi-Boouzadit
(Tunez) de un joven diplomado en paro que ganaba su vida como
otros diplomados dedicados al pequeo comercio. Mohamed Bouazizi
de 26 aos venda fruta y se nego a ser extorsionado por la polica
para poder proseguir con la venta. Su suicidio que podemos relacionar
con el concepto de no futuro se convirti muy rpidamente en el
smbolo de un malestar mucho ms extendido. Despus de su muerte,
un nmero importante de jvenes empez a manifestarse en el sur y el
centro del pas, reclamando empleo, perspectivas sociales y mejores
infraestructuras tanto en el mbito de la educacin como en el de la
salud.
La revolucin del Jazmn como se ha denominado en Tnez ha
patentado el slogan Trabajo, Libertad y Dignidad. Dignidad,
especialmente coreada por estos jvenes diplomados sin derechos ni
trabajo.
Activistas polticos en Egipto, Siria, Tnez y ciertas partes del
Golfo llamaron la atencin sobre las numerosas violaciones de los
derechos humanos que los regmenes de estos pases haban causado;
organizaron manifestaciones para protestar contra estos abusos; y en
algunos casos el ms notable el de Egipto propiciaron un dinamismo que rpidamente gan impulso y que evolucion en manifestaciones de toda la sociedad que consiguieron derribar una
administracin vieja y corrupta de 30 aos. Un activismo de tales
caractersticas, claramente, produjo resultados tangibles y propici
unas diferencias transcendentales en sus sociedades. Tienen la
oportunidad de ir ms all.

180

Maria-ngels Roque

Las tecnologas de la informacin y de la comunicacin


La visin pesimista del informe sobre el empleo en los pases
rabes, viene contrastado por la sociloga marroqu Fatema Mernissi,
entusiasta de la sociedad civil y de las tecnologas de la informacin
por su poder para revolucionar mentalidades del patriarcal y poco
democrtico mundo rabe. Desde el ao 2000 no ha cesado de escribir
artculos o de conceder entrevistas donde expone su visin de cambio
de mentalidad y el potencial de los jvenes.
En una reciente entrevista en la revista online en la revista
Babelmed a propsito de las revoluciones rabes, Mernissi comenta
cmo se ha dado el cambio de mentalidad y se ha perdido el miedo:
Para mi, la revolucin de los jvenes del 2011 muestra al fin esa
transformacin radical de la cultura, de las mentalidades y de las referencias,
sean estas sexuales, polticas o econmicas. Para realizar lo que ha pasado, es
necesario recordar que todos los cuentos de las Mil y una noche terminaban
con esta frase: El alba atrap Scherezade y ella se call, porque era el fin de
la palabra permitida.
Scherezade no hablaba durante el da, porque es el hombre que el habla
durante la jornada. Ella solo puede hablar la noche. Ahora, las Scherezades
hablan desde Al Jazeera sin parar, son las directoras de programas,
periodistas que cuestionan sin temor a los gobernantes. No se puede entender
lo que ha pasado en las calles desde la revolucin del Jazmn o Primavera
rabe, si no se recuerda como se han destruido ya las relaciones de fuerza y
las relaciones de sumisin horizontal. Parece que ahora se est descubriendo
Facebook, pero los satlites haban empezado mucho antes: en la mayora de
las televisiones, se poda enviar un SMS. La interactividad exista ya. Los
jvenes han nacido en un espacio interactivo.

Mernissi es muy optimista y evidentemente no se ha destruido ni


cambiado totalmente las antiguas representaciones pero quizs s que
se haya perdido el miedo y se haya ganado valor para pedir una
ciudadana digna, especialmente entre los jvenes y las mujeres.
La sociloga, tras ganar el Premio Prncipe de Asturias en el 2003,
regres de nuevo a Espaa para presentar su libro El hilo de Penlope
(cuyo ttulo original en francs es Les simbads marocains: voyage
dans le Maroc civic), un ensayo sobre cmo internet escapa en los
pases rabes al control del poder y cmo se est tejiendo la red de la

Los jovenes en el contexto de las revoluciones del mundo rabe

181

ciberdemocracia especialmente en su pas, Marruecos. En una entrevista concedida al peridico espaol El Mundo el 24 de mayo de
2005, seala:
La gente que ahora tiene 20 aos est realizando el sueo que yo
realic. Porque tienen una ventana abierta al mundo. Ellos aprenden una
lengua extranjera a travs de esa ventana y de esa manera pueden acceder
a algo que yo no conoc hasta mucho ms tarde. Ahora se trata de abrir el
navegador (). Por ejemplo el artista Bannur que aparece en mi libro, me
explic que slo haba estado en una galera de arte a travs de AlYazira,
cosa que no poda hacer fsicamente de otro modo. Despus de que
internet llegara a su pueblo, el ha construido un estudio que sirve de
galera y ahora lo visitan los turistas (). Bannur nunca quiso emigrar
para desarrollar su creatividad y es solo gracias a internet que ha podido
quedarse en su pueblo pero conectado al mundo.

Para explicar la fuerza de los canales digitales explica:


En Madrid por ejemplo en la habitacin de mi hotel solo hay acceso a
30 canales y ninguno de ellos es del mundo musulmn, mientras que en
Marruecos tengo acceso a 200 canales a travs de internet. No solo es
Internet, no debemos olvidar la importancia de la televisin va satlite. Y
no hay que olvidar el hecho de que en los pases rabes se comparte la
misma lengua entre 300 millones de personas como la UE. As que
vivimos una competencia dursima entre los medios de comunicacin
rabe. La tecnologa digital puede significar en el mundo rabe el fin del
control de los medios de comunicacin y de, digamos, las perrogativas
absolutas del poder.

Diversas son las obras que dedica esta autora a los jvenes que son
capaces de acceder no solo a mundos nuevos sino a fomentar la
creatividad. En A quoi rvent les jeunes? Mernissi llega a la
conclusin que a pesar de la ferocidad de una globalizacin manipulada por las redes transnacionales y las mutaciones tecnolgicas que
erodan la autoridad de los padres, como las cadenas satlites y el
acceso a internet en los cibercafs, el dilogo de generaciones continua en Marruecos (2007, p. 4).
La periodista y analista del mundo rabe Randa Achmawi colabora
esta visin en un reciente articulo sobre el papel e de las mujeres en la
primavera rabe (Q.M.,2011)

182

Maria-ngels Roque

A partir de su su descenso en las calles para para uniese en las


manifesta-ciones contra los gobernantes despticos, las mujeres rabes no
han protestado solo contra la tirana, la corrupcin la injusticia reinante en
cada pas , estaban al mismo tiempo desafiando el estatu quo de sus
sociedades conservadoras y paternalistas, en la que el lugar de las mujeres es
un espacio privado y no el de las calles, las plazas pblicas o las
manifestaciones polticas. En Egipto, las chicas jvenes han osado desafiar
sus familias y pasar las noches acampadas en la plaza Tahir, cosa que va
contra las costumbres arabes, segn las cuales una joven no debe pasar una
noche lejos de su familia. Mis padres han intendo encerrarme en casa para
evitar que yo tomase parte en las manifestaciones, pero no lo han conseguido.
Era absolutamente necesario que yo estuviera presente en el momento de la
lucha por el cambio de la situacin de mi pas. Esta es una frase recurrente
en el conjunto de las jvenes entrevistadas, sea en Tunez, en Egipto, Bahrein,
Yemen o en otras partes

De ser mujeres resistentes pero opacas, algunas hoy en da han sido


reconocidas como Tawakkul Karman, herona yemen que ha compartido el premio Nobel de la Paz con otras dos mujeres africanas.
Esta mujer de 32 aos ya en el 2005 funda su propia organizacin
Mujeres periodistas sin cadena que trabaja por la promocin de los
derechos civiles, particularmente los de la libertad de expresibn y la
defensa de los derechos democrticos. Amenazada por el Gobierno
que no quiso conceder a su organizacin una licencia para un
peridico y una estacin de radio. Tawakkul inicia un servicio de SMS
a los telfonos mviles, a travs de los cuales enva noticias sobre los
abusos de los derechos humanos habidos en su pas. Tras la revolucin
del Jazmin en Tunez, Tawwkkul Karman, anuncia solemnemente que
la segunda revolucin dwel Jazmin tendr lugar en Yemen.
Infatigablemente consigue organizar una serie de manifestaciones
desde la Universidad. Segn las evaluaciones cada da casi mil
estudiantes se reunan en las manifestaciones del Yemen.
Randa Asmawi nos muestra uno de los personajes ms
emblemticos de la revolucin egipcia Asma Mahfouz, a la cual
presenta de la siguiente manera: una de las fundadoras del
Movimiento 6 de abril. Hoy miembro de los llamados Coalicin de
Jvenes Revolucionarios del 25 de Enero. Asma es una joven
activista que lleva velo, de 26 aos que ha sido, sin dudad, una de las

Los jovenes en el contexto de las revoluciones del mundo rabe

183

voces ms potentes y valerosas del alzamiento egipcio que ha


conseguido la salida de Mubarak el 11 de febrero. Unos das antes,
Asmaa ha colgado en Youtube un video donde, tomando un gran
riesgo deca lo siguiente:
Yo, una chica, voy a ir a la plaza Tahrir y pienso llevar conmigo una
banderola donde se leer mis demandas y quizs la gente sabr mostrar
signos de honor. No pienso que nadie de nosotros se pueda sentir seguro.
Todo el mundo est amenazado. Por este motivo es necesario venir con
nosotros para reivindicar, vuestros derechos, mis derechos, los de nuestras
familias. El 25 de enero bajar a la calle para decir no a la corrupcin y no a
este rgimen.

En una entrevista para la cadena BBC en rabe, Asma dijo lo


siguiente:
He registrado un video pidiendo a la gente que no tenga miedo,
preguntando cunto tiempo queran vivir con miedo, para decirles que debemos salir a la calle, que hay mucha gente en Egipto y que podemos
protegernos de las brutalidades de Mubarak. Ahora recibo llamadas de la
gente de Mubarak ordenndome que no salga de mi casa y amenazndome
con que, de lo contrario, nos matarn a m y a toda la familia.

De la subcultura globalizada a la contracultura revolucionaria


El aumento en la penetracin de internet a travs de todo el mundo
rabe, la extendida adopcin de redes sociales digitales como un
medio para compartir, probar, debatir y diseminar ideas, y el potencial
que estos nuevos medios han demostrado en los casos de las
revoluciones de Tnez, Egipto y Siria significan que las nuevas
narrativas sociopolticas y culturales que el dinamismo de los jvenes
rabes seguramente ocasionar el resurgir en estos nuevos espacios
pblicos. Los partidos polticos, los medios tradicionales, las
universidades, los profesionales sindicados y las organizaciones
laborales continuarn siendo vitales para presentar nuevas ideas,
mover el debate pblico y aportar legitimidad a nuevos movimientos
polticos. Pero el nuevo espacio digital es cada vez ms el medio
escogido por las agrupaciones ms activas en el sector demo-

184

Maria-ngels Roque

grficamente dominante: los jvenes rabes. Todo ello presenciar la


batalla de ideas que seguramente surgirn entre diferentes grupos
ideolgicos en el mundo rabe en los siguientes aos.
Los especialistas que viven en los pases rabes, o que estn
conectados de forma regular, llevan tiempo hablando de la
importancia de las nuevas tecnologas en las revueltas rabes que se
han ocasionado antes de 2011, como podemos observar en el artculo
del profesor de poltica internacional de la Universidad de Hamburgo,
Mohammed Ibrahrine, Comunicacin mvil y cambio sociopoltico en
el mundo rabe publicado en la revista Quaderns de la Mediterrnia
dedicada a Jvenes y Desafos mediterrneos.
Ibrahrine manifiesta que se ha argumentado que diversas
caractersticas clave del telfono mvil, en especial la flexibilidad y la
hipercoordinacin, pueden favorecer relaciones personales que de otro
modo no se entablaran, y permiten as una mayor libertad de
expresin colectiva (2009, p. 2011). La capacidad del telfono mvil
para sincronizar movimientos continuamente puede resultar un desafo
para los regmenes autoritarios y sus arsenales de represin: Todo es
virtual hasta que los grupos, los lugares y los momentos se unen para
hacerlo real (2009, p. 12). Esto aumenta la flexibilidad de las
personas implicadas y permite un control total de la preparacin y la
organizacin previas a la propia manifestacin.
Su argumentacin es que all donde los medios de comunicacin
de masas se hallan ms estrictamente controlados, los activistas pro
derechos humanos han aadido las funciones de los telfonos mviles
(mensajes de texto e imagen) a las tecnologas de las que disponen,
como los correos electrnicos masivos, Internet y los blogs, a fin de
organizar sus acciones.
Es cierto que el telfono mvil desempea una funcin de movilizacin
mucho ms eficaz que otros canales de comunicacin, pero no siempre ni en
todas partes. En el actual escenario rabe, fundamentalmente reido con la
movilizacin espontnea de base, el potencial del telfono mvil a la hora de
movilizar a las denominadas multitudes inteligentes es extremadamente
limitado.

Continua el politlogo

Los jovenes en el contexto de las revoluciones del mundo rabe

185

Los regmenes autoritarios no permiten las manifestaciones espontneas.


En todo el mundo rabe, la libertad de reunin es prcticamente inexistente, y
las agrupaciones y manifestaciones polticas ad hoc son ilegales. El telfono
mvil se considera un medio de coordinar las actividades de los
manifestantes (p. 13).

Para resaltar su argumento, Ibrahrine explica un caso significativo


durante las elecciones presidenciales y parlamentarias egipcias de
2005.
En ese momento poltico clave, los telfonos mviles potenciaron y
movilizaron a grupos marginados, incrementando as el abanico de acciones
alternativas al alcance de los individuos, las fuerzas de la oposicin y los
grupos de la sociedad civil, especialmente aquellos que disponan de una
potente red de estudiantes, activistas y jvenes profesionales (ibiden).

Si nos paramos a pensar que la tasa de analfabetismo en el mundo


rabe es aproximadamente del 30% (y del 40% entre las mujeres
adultas segn estimaciones del Arab Fund for Economic and Social
Development), puede resultar ms comprensible que la mayora
numrica de los rabes no est familiarizada con Internet en s,
especialmente cuando tenemos en cuenta que los dominios y URL
rabes todava no se usan. Pero el periodista e investigador en
activismo poltico y social Ismail Alexandrani nos demuestra lo
contrario en un artculo escrito tras las primeras manifestaciones de
la primavera rabe en la revista afkar/ideas con el sugestivo ttulo de
Una generacin mercurial en Twitter. Alexandrini afirma que
No necesitbamos una mayora para hacer estallar la revuelta, aun cuando los
ciudadanos alfabetizados y analfabetos la hicieron. Esto arroja luz sobre el
concepto de la masa crtica que se requiere para el cambio. En este punto,
podra preguntarme qu pasara si YouTube hubiese sido una plataforma para
compartir el ritmo de las canciones de Um Kulzum, o si Twitter fuese un foro
para ms de 140 caracteres.()Todos estbamos en la misma trinchera del
combate contra los regmenes autoritarios que disfrutaban reduciendo sus
ingresos y oportunidades y aplastando nuestros sueos y esperanzas.
Simplemente, seguimos adelante y ahorramos energa para no perderla en esos
debates estriles (2011, p. 90).

186

Maria-ngels Roque

Por lo que podemos decir que existe una masa crtica de jvenes
que son activos y que trabajan dentro del mundo asociativo y
reivindicativo. En relacin a los valores de los jvenes marroques
Driss Guerraoui de la Universidad Mohamed V de Rabat comenta a
propsito de las elecciones de 7 de septiembre del 2007 en Marruecos.
En efecto, polticamente los jvenes tienen cada da ms el sentimiento y es
ms una realidad que un sentimiento- que ellos estn excluidos del proceso
de decisin y de desarrollo de su pas. De hecho se encuentran fuera de una
participacin efectiva en la vida de la colectividad nacional y en la
construccin de su futuro.
Socialmente, los jvenes, especialmente los ms diplomados conocen un
paro endmico, junto a las mltiples privaciones y frustraciones agravadas
por un contexto marcado por el peso del analfabetismo en las mujeres rurales
y por la emergencia de nuevas formas de pobreza en los jvenes tanto en el
medio rural, urbano y peri-urbano (Mernissi, 2007, p.17).

Guerraoui juntamente con Affaya hizo un encuesta en el 2005 con


una muestra de 100 jvenes lideres pertenecientes a todas las regiones de Marruecos y surgidos de todos los mbitos sociales, dentro

Los jovenes en el contexto de las revoluciones del mundo rabe

187

del movimiento asociativo juvenil que se mueve entre el medio urbano


y rural. Esta encuesta demuestra que el 87,2% perciben con optimismo
el futuro de Marruecos, que una gran mayora expresa una vinculacin voluntarista en las acciones ciudadanas, aspira a una gobernanza del pas libre de todas las formas de desviacin, con una
conciencia aguda de los problemas del medioambiente, afirma con
fuerza la importancia de la libertad y de la tolerancia, rechaza el abuso
de autoridad y la violencia del dinero y esta muy ligado a la familia y
la practica religiosa.
Estas paradojas no sorprenden demasiado al observador objetivo y atento
a la evolucin de la sociedad marroqu. En efecto, en los ltimos quince aos
Marruecos ha cambiado muy rpidamente tanto en el plano demogrfico,
sociolgico, econmico, poltico y cultural, pero los esfuerzos intelectuales
para comprender esos cambios no llegan a conseguir y hacer inteligibles las
grandes mutaciones de la sociedad.

A guisa de conclusin
En este trabajo, para analizar el papel de los jvenes en la
Primavera rabe hemos utilizado una serie de artculos aparecidos en
las revistas Quaderns de la Mediterrnia i afkar/ideas, publicadas por
el IEMed, por lo que debemos agradecer a los autores citados, as
como tambin entrevistas, informes y artculos obtenidos a travs de
las pginas web de otras instituciones. Con todo, vamos a hacer una
rpida recapitulacin.
x Durante la segunda mitad del siglo XX se producen un seguido de
transformaciones sociales relevantes. Asistimos incesantemente a
los efectos acumulativos de poderosos factores de cambio: los progresos de la educacin y la aceleracin del xodo rural. El mundo
rabe, hasta entonces fundamentalmente rural (incluyendo las formas especficas de esta regin, como el nomadismo, por ejemplo)
es ahora un mundo mayoritariamente urbano.
x La juventud nacida en los pases rabes a finales del siglo XX es,
pues, una juventud ampliamente urbana y con estudios. Lo mismo

188

Maria-ngels Roque

puede decirse de las mujeres, en particular de las que nacern en


este nuevo contexto. Aun cuando pueden acceder a la educacin en
las mismas condiciones que los hombres (y a menudo con mejores
resultados), muchas siguen mostrando su adhesin en su forma de
vestir, por ejemplo- a la definicin tradicional de su lugar en la sociedad.
Como manifiesta Yves Gonzlez-Quijano, investigador del Instituto Francs de Oriente Prximo en Damasco, a partir del modelo de
la industria musical como parte de las industrias culturales globalizadas, la industria cinematogrfica (rabe) conocera, a finales de
siglo, una evolucin comparable a la produccin estacional de
comedias destinadas al pblico joven, a menudo rodadas con las
mismas estrellas: jvenes guapos y guapas que se presentaban con
gusto a convertirse en iconos publicitarios de grandes empresas
planetarias al estilo de Pepsi o Coca-Cola.
La ltima dcada del siglo XX fue la de los canales satlite, cuyo
rpido desarrollo transformara completamente el panorama audiovisual. El fenmeno casi siempre se ejemplifica con el caso sin
duda relevante- de Al Yazeera.
Aunque los principales analistas hablen del nacimiento de una generacin de periodistas ciudadanos y blogueros activistas, basta observar las prcticas para darse cuenta de que la juventud rabe navega en busca de otra cosa, tal como manifiesta Fatema Mernissi.
Es cierto que las redes sociales no hacen solas las revoluciones. Se
les puede reconocer, sin duda, su importancia en las fases de movilizacin e incluso de organizacin de estos levantamientos en estos ltimos aos como recoge el analista Nader Fergany (2010) para el caso de Egipto.
El carcter desorganizado de la revuelta (ausencia aparente de
liderazgo, de objetivos a largo plazo, de estructuras organizativas
reconocidas) ha hecho que prevaleciera frente a las fuerzas de
represin, pilladas por sorpresa por una insurreccin con formas
desconocidas.
En segundo lugar, la propagacin de las redes de la globalizacin
en los pases rabes ha tenido, sin duda, consecuencias ms
importantes y rpidas que en otros lugares, algo tal vez compren-

Los jovenes en el contexto de las revoluciones del mundo rabe

189

sible teniendo en cuenta el peso demogrfico de las capas ms


jvenes en la poblacin total.
x Deben incluirse en el anlisis los otros vectores de cambio que representa el desarrollo de las prcticas digitales en la juventud rabe.
x Esta generacin afirma un yo autnomo muy desvinculado de las
jerarquas tradicionales, ya sean de la esfera de las relaciones con la
autoridad familiar, religiosa o incluso poltica.
x El carcter aparentemente extraordinario del alzamiento de la juventud rabe es precisamente el resultado de algn modo normal
de las muchas rupturas que hemos destacado antes.
En los pases rabes con dictaduras o con regmenes sin elecciones
transparentes los partidos polticos actuales no son el modelo que
atraiga a los jvenes ni que les generen confianza, aunque una mayor
transparencia va ayudar a la mejor aceptacin de estos. La participacin en las asociaciones de derechos humanos, asociaciones de
mujeres, culturales o de desarrollo local son mejor vistas para su
actuacin e implicacin activa.
El hecho de que en Tnez y Egipto las revoluciones pacificas
hayan conseguido la marcha de los dictadores, sin duda es un modelo
interesante teniendo en cuenta la dureza represiva de estos gobiernos.
La demanda de la ciudadana, viene mayormente dada por la
necesidad de convertirse en actores sociales, conseguir la dignidad,
especialmente para conseguir derechos individuales y colectivos y
tambin una mayor implicacin. Los jvenes son sin duda los mejores
representantes de esa cultura hibridas que se va adueando del
planeta.

190

Maria-ngels Roque

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192

Maria-ngels Roque

Entrevista con Fatema Mernissi recogida en Babelmed (junio 2011):


http://www.babelmed.net/index.php?c=1784&m=&k=&l=fr
Entrevista con Fatema Mernissi recogida en El Mundo (24 de mayo de
2005):
http://www.elmundo.es/encuentros/invitados/2005/05/1568/index.h
tml
Los artculos de Quaderns de la Mediterrnia pueden encontrarse
libremente en: www.iemed.org/quaderns

Tra il nuovo e il vecchio


ISBN 978-88-548-5228-0
DOI 10.4399/978885485228011
pp. 193-203 (novembre 2012)

193

Al Bab scappato". Voci di dentro nel cambiamento in


Tunisia
Giovanni Sistu

Introduzione
Rabat 19 gennaio 2012- Quattro giovani disoccupati si sono dati fuoco
per protesta a Rabat, uno in gravi condizioni. La notizia rimbalzata su
Twitter da parte di blogger e giornalisti marocchini, accompagnata da un
breve video1
La censura impedisce la diffusione dellinformazione ma internet, per sua
natura, il mezzo pi potente ed efficace per superare qualsiasi frontiera.
Grazie al web possibile scavalcare la censura e gettare la notizia oltre il
confine; quando questo accade nei Paesi dove vigono le dittature, si crea una
miscela esplosiva. Fame, democrazia, disoccupazione, libert e web si
intrecciano: spesso come la storia recente ha dimostrato, mettono in moto
agitazioni popolari, manifestazioni e a volte, vere e proprie rivoluzioni. 2.

Il 14 gennaio 2011 Ben Ali fuggito dalla Tunisia. Per oltre un


mese, a partire dal 17 dicembre 2010, ogni generazione, classe sociale
o area territoriale aveva partecipato ad un immenso movimento di
protesta nato nella periferia pi povera del Paese. A partire dal
suicidio di Mohamed Bouazizi, a Sidi Bouzid, la vittoria sulla paura
ha attivato unondata continua di proteste che ha favorito lattuarsi di
una rivoluzione di palazzo e ha segnato la fine di un regno e lultimo
disperato tentativo di neutralizzare gli effetti del cambiamento in atto.
1
2

www.repubblica.it.
Locatelli, G., 2011, p. 30.

194

Giovanni Sistu

Negli spazi pubblici e non pi solamente nel segreto delle loro


intimit le persone parlano, attaccano la polizia, esprimono le loro
gioie, le loro speranze e le loro rivendicazioni3.
Per lungo tempo, la passivit del popolo tunisino stata il frutto del
comporsi da un lato della violenza insidiosa e latente della polizia e
dei quadri del partito unico e dallaltro di potenti meccanismi di
inclusione. Quello che B. Hibou ha definito patto di sicurezza
esercitato attraverso meccanismi coercitivi di potere nelle azioni e
nelle pratiche economiche pi banali4.
... Ce n'est pas un conflit de gnration... Je suis dsole mais des jeunes
qui se donnent la mort, ce n'est certainement pas par paresse... L'heure est
grave et arrtons de faire la politique de l'autruche... Un pays qui en demi
sicle a connu que deux prsidents est plus que malade ... Arrtons de nous
mentir en regardant seulement ce qui nous plat ... Un peu d'auto critique
nous fera beaucoup du bien ... C'est moins l'esprit de l'entreprise qu'il faut
inculquer la jeunesse que l'esprit de la critique... Depuis la naissance, on
n'arrte pas de nous faire peur : le pre, l'instituteur, l'employeur, le prsident,
et Dieu.. Aujourd'hui, enfin un souffle ... un souffle de pense libre ... Certes,
je continue avoir peur que tout a fini par un bain de sang bien rcupr par
les intgristes islamistes... Mais mme si cette menace est relle, la seule
issue est la libert politique... sans cette libert tout le reste n'est qu'un leurre
... un quilibre illusoire ... donc ne reprochez pas cette jeunesse de vouloir
vivre et ne pas seulement survivre 5

La funzionalit di questo patto non stata sinonimo di adesione ai


modi di governo e di sottomissione; il malcontento poteva esistere,
cos come la critica, fino allesasperazione e alla sofferenza. Ma questi
ultimi sono stati sempre espressi nella sfera privata e cos li hanno
vissuti molti occidentali che si sono trovati a lavorare in questi
decenni nel Paese (introitando essi stessi un meccanismo di
rassegnazione interiore ad un compromesso politico che pareva
modificabile solo dallo stato di salute dei leader). Per lungo tempo
questo compromesso stato ritenuto accettabile da quella parte della
popolazione che ha goduto di miglioramenti reali del livello di vita,
3

Tg3, 5 gennaio 2011.


Hibou B., pp. 5-22.
5
Forum on line AMTT, 11 gennaio 2011.
4

Ali Bab scappato

195

dellaccesso alla societ dei consumi, di una certa valorizzazione


individuale e sociale, del rispetto di alcuni diritti costituzionali.
Nei conflitti principali del XXI secolo da una parte ci sono i teppisti
del regime che sparano pallottole, dallaltra giovani manifestanti che
sparano tweed6
Il malessere andato via via crescendo man mano che il codice non
scritto alla base del compromesso sociale non era pi rispettato. In una
recente analisi lEconomist suggerisce quale possa essere un insieme
di indicatori utili a individuare gli elementi di debolezza di regimi
quali quello tunisino che possano far prevalere il desiderio di cambiamento sulle paure per gli effetti della ribellione: gli anni di durata del
regime, la percentuale di popolazione con meno di venticinque anni
det, il reddito medio, la diffusione della corruzione, lalfabetizzazione, il livello di democrazia, la libert di stampa, la diffusione
di internet.
In Tunisia Ben Al era al potere sin dal 1987, governava una
popolazione di oltre 10 milioni composta da oltre 4 milioni di giovani,
il reddito pro- capite era di 8620 $, il paese occupava il 145 gradino su
167 nella classifica mondiale per il grado di democrazia, il 59 su 178
nella classifica mondiale sulla corruzione, il 186 su 196 per la libert
di stampa, il tasso di alfabetizzazione del 78%, il tasso di disoccupazione reale stimabile del 44,9%, il numero degli utenti internet
costituiva il 21% della popolazione totale.
Je peux comprendre que nos jeunes n'ont pas la tradition de protester.
Mais trop c'est trop et on doit faire quelque chose pour arrter cet escalade.
Appel tous les parents de bien calmer leur enfants afin d' viter de les
pleurer aprs. J'attends vos suggestions pour voir comment faire pour calmer
ces jeunes.... Amel7.

Il dualismo fra zone costiere e zone interne del Paese ha costituito


lariete pi forte per la sconfitta della paura. La corsa al soddisfacimento dei bisogni primari non stata pi sufficiente, la percezione
collettiva della moltiplicazione delle situazioni di ingiustizia sociale si
associata alla crescente domanda di visibilit e ascolto delle nuove
6
7

Kristof Nicholas D., 2009.


Forum on line AMTT, 13 gennaio 2011.

196

Giovanni Sistu

generazioni, escluse da ogni compromesso sociale e pi di altre


colpite dalla violenza della polizia, dalla distribuzione ineguale delle
ricchezze e dalla censura dei media.
Nel ripercorre alcuni passaggi significativi di questi eventi, possiamo
riflettere sul ruolo che controllo dellinformazione e networks sociali
vi hanno avuto.
Con Ali Baba
Lera pi oscura della storia della Tunisia passa anche attraverso un
controllo rigido della comunicazione.
Nellultimo decennio, allinterno di un sistema della comunicazione rigidamente controllato dal governo, un significativo ruolo di
cassa di risonanza dellinsoddisfazione popolare stato assunto dai
network satellitari in lingua araba, primi fra tutti Al-Jazeera e AlArabiya, che sono riusciti dar voci al silenzio di quegli strati della
popolazione che in Nord Africa e in Medio Oriente sono rimasti fuori
dagli accordi non scritti alla base della stabilit di molti regimi. Nel
caso della Tunisia, si trattato di un processo non privo di
compromessi e non asettico, ma che ha avuto il merito di mostrare
come, al di l della retorica ufficiale impegnata ad utilizzare i mezzi di
comunicazione per esaltare il successo economico del Paese, le nuove
forme di comunicazione potessero offrire una occasione di visibilit
alle istanze di una parte importante della societ. La modernizzazione
ha in qualche modo risvegliato le coscienze, seppure, per lungo
tempo, senza riuscire a vincere la paura.
La Tunisia stato il primo dei Paesi africani a collegarsi a Internet nel
1996. Ha fatto dellInformation Technology il suo cavallo di battaglia:
un milione di PC dentro le case tunisine entro il 2009, caravan computerizzati e pi di 300 internet-caf in tutto il paese.
Nonostante la costituzione tunisina abbia garantito formalmente la
libert di stampa, la stessa legge per la stampa puniva la diffamazione
anche con larresto. La Tunisia era considerata da Reporters senza
Frontiere il watchdog dei media. Secondo il TNG (Tunisia Monitoring Group), gruppo di 13 associazioni appartenenti allInterna-

Ali Bab scappato

197

tional Freedom of Expression Exchange, il regime pi autoritario in


materia di diritti civili.
LInternet cercato era percepito come una potenziale minaccia per
la stabilit e la sicurezza del Paese e controllato attraverso lATI
(Agenzia Tunisina di Internet) e il DNS (Domain Name System) dai
servizi segreti. Ulteriori forme di controllo derivavano da leggi e
regolamenti specifici. Nel codice della stampa le offese al presidente
costituivano un reato penalmente punito.
Per i dissidenti online le punizioni sono state pesanti: lavvocato
Mohamed Abbou stato condannato a tre anni di carcere nel 2005 per
la pubblicazione su un sito web vietato di un testo sulluso della
tortura nelle prigioni tunisine. Ancora nel giugno 2010 le autorit
hanno fatto arrestare e condannare a 28 mesi di carcere Zouhair Ben
Said Yahyaoui colpevole di aver creato un sito satirico sporadicamente dedicato anche a temi politici.
In tutti gli internet caff il controllo era molteplice: i proprietari
erano tenuti alla rigida sorveglianza degli accessi, gli utenti erano
costretti a segnare lindirizzo IP prima di accedere al servizio; tecnici
della sorveglianza controllavano i download o laggiunta di un
allegato via mail e un server centrale poteva censurare i contenuti e la
posta elettronica. In particolare il Web-filtering veniva realizzato con
luso di un software commerciale, SmartFilter, venduto dalla
compagnia statunitense Secure Computing. Poich tutti i siti internet
su linea fissa passavano attraverso strutture controllate dallATI, il
governo era in grado di filtrare i contenuti attraverso il software
installato nei propri server e inserire lasettico messaggio 404
standard File not Found per i siti non graditi, senza che ci potesse
essere da parte dellutente alcuna cognizione della reale operativit del
sito cercato. Nel marzo 2008 ci fu il primo blocco di Facebook, in
aprile fu rimesso in chiaro ma furono aumentati i controlli. Infatti, il
governo di Tunisi stato in grado di minare tramite attacchi hacker
vari account di Facebook e di entrare in possesso di password che
hanno consentito di cancellare video, foto, oppure di modificare le
notizie riportate da altri utenti.
Per comprendere quale sia stato il livello di tolleranza delle istituzioni
internazionali nei confronti del regime tunisino si pu ricordare che
dal 16 al 18 novembre 2005 venne organizzato a Tunisi il WSIS

198

Giovanni Sistu

(World Summit on the Information Society) sulla libert di


espressione e sui diritti individuali compreso laccesso alla rete. Con
lallora segretario dellONU Kofi Annan parteciparono cinquanta capi
di stato e di governo e oltre ventitremila delegati. Dal vertice, per la
verit scarsamente fruttuoso, scaturirono due documenti di principio e
di strategia: il Tunis Commitment e la Tunis Agenda for the Information Society, questultima destinata a tracciare con chiarezza i passaggi
del percorso destinato a riassorbire il digital-divide nord-sud. I tunisini
ricordano bene quei giorni (di vacanza per tutti i dipendenti pubblici,
onde evitare pericolose concentrazioni di persone nel centro della
citt, e di apparente interruzione della censura telematica), ma pochi
potranno ricordare significativi risultati del vertice (se non lavvio di
stanziamenti importanti per linformatizzazione di paesi come il
Brasile o la conferma del pieno controllo dellIcann da parte degli
Stati Uniti), ottenuti nelle sessioni successive.
Basta con Ali Baba!
La fine del 2010 fa emergere la Tunisia sopita. La protesta ha
formalmente preso il via con limpressionante suicidio di Mohamed
Bouazizi. Nelle proteste i morti sono decine, la polizia attacca i
manifestanti senza piet.
Il 3 gennaio 2011 sul sito www.anonnews.org si poteva leggere
Questo un avvertimento al Governo della Tunisia: non saranno pi
tollerati gli attacchi alla libert di parola e dinformazione dei suoi
cittadini. Qualsiasi organizzazione coinvolta nella censura sar presa
di mira e non sar rilasciata fino a quando il Governo tunisino non
ascolter la richiesta di libert del suo popolo. E nelle mani del
Governo tunisino fermare questa situazione. Liberate la rete e gli
attacchi cesseranno, continuate e questo sar solo linizio 8.
Presidente, oggi parlo con te / nel nome mio e nel nome di tutto il popolo
/ un popolo che vive nel dolore ancora nel 2011 / C ancora gente che muore
di fame! / Vogliono lavorare, vogliono sopravvivere, / ma nessuno ascolta la

Locatelli, G., Twitter e le rivoluzioni, Editori Internazionali Riuniti, 2011, pag.67.

Ali Bab scappato

199

loro voce! / Scendi in strada e guarda! / La gente sta impazzendo e i poliziotti


diventano mostri / ormai sanno usare solo i manganelli / tac tac / non gliene
importa / tanto non c nessuno disposto a dire no! 9.

Nel week-end dell8 e 9 gennaio i morti sono stati 25 ma solo 14


vengono confermati dagli organi di informazione del regime. In questi
momenti Facebook, Twitter, Youtube costituiscono il mezzo per un
incredibile tam tam informativo. Attraverso questi siti, la crisi del
governo tunisino si manifesta anche attraverso la visibilit data alle
rivelazioni del sito Wikileaks che pubblica i cablogrammi dellambasciata USA in Tunisia nei quali si accusa la famiglia presidenziale di
corruzione, di coinvolgimento in attivit illecite e di eccessi di ogni
genere. Ma gli stessi mezzi sono anche quelli attraverso i quali
organizzare la proteste, superare gli ostacoli fisici posti dagli schieramenti di polizia, agire sulla resistenza dellesercito a farsi strumento
della repressione di regime.
La censura tunisina non riesce ad arginare lenorme flusso di
informazioni provenienti dai social network, soprattutto Facebook.
Questultimo, mescolando pubblico e privato, ha reso difficile il
lavoro della censura che, data la mole dello scambio di informazioni
(su wall, post, commenti e foto di centinaia di migliaia di utenti), non
poteva essere in grado di discernere la specificit dei contenuti di
ciascuna comunicazione. La moltiplicazione dei contenuti ne ha
impedito il blocco e ha reso fluido il fiume di informazioni funzionali
allorganizzazione della protesta e alla sua diffusione alla scala
globale. In tale quadro lattacco del gruppo di hackers Anonymus ai
siti istituzionali, nel momento pi aspro della battaglia sulle piazze, ha
contribuito a rafforzare la sensazione del crollo del regime in atto.
Il 10 gennaio, spinto dallaggravarsi della situazione, il presidente
appare in televisione e pronuncia un discorso sulla rete TV7 nel quale
promette 300.000 posti di lavoro e la crescita del tenore di vita.
Il 13 gennaio, per la prima volta in 23 anni di potere, Ben Ali
pronuncia alla TV di Stato un secondo discorso utilizzando questa
volta un tono completamente diverso: fahimtukum (vi ho capito),
condanna luso delle armi nella repressione e promette di arrestare e
9

Traduzione dallarabo di Rais LeBled brano del rapper Hamada Ben-Amor - El Gnral,
http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/383285/.

200

Giovanni Sistu

punire i responsabili; dichiara di aver commesso degli errori perch


mal consigliato e male informato sullo stato del paese, promette
libert di stampa e di espressione, libert di accesso alla rete e
democrazia, comunica inoltre la sua volont di indire entro sei mesi
elezioni anticipate e il suo intendimento di non presentarsi alle elezioni presidenziali del 2014. Troppo tardi. Il regime crolla su se stesso
in poche ore.
Ancora una volta il Web d voce ai sentimenti. Le reazioni sono
infinite e mischiano ironia, concretezza, voglia di futuro (Una
bancarella di frutta ha finalmente posto fine a 24 anni di dittatura!; I
francesi hanno il loro 14 luglio. Noi ormai abbiamo il nostro 14
gennaio., Ben Al, d a Mubarak che c un aereo pronto anche per
lui.).
En dpit de la censure notre forum - en cinq annes de lutte - na pas
attendu le dcret prsidentiel dhier soir pour assumer son plein droit faire
prvaloir la libre pense dans le pays ! sachant que :
--- la libert dexpression ne mrite pas dtre dfendue dans les coulisse de
la clandestinit ou sur la toile du net en dehors des frontires virtuelles du
pays.
--- le chemin de la libert tant parseme dembches et la moindre critique
au pouvoir en place tait terriblement sanctionne.
Notre choix tait clair il fallait user de tous les moyens y compris lironie
pour dfendre la cause sacr de la libert. Aujourd'hui quon assiste aux
prodromes dun changement il faut intensifier les revendications pour une
Tunisie qui se respecte et respecte la dignit de ses citoyens. Soyons vigilants
! Vive la libert10.

Dopo Ali Baba


Nella Primavera araba, secondo Wikipedia, Le proteste che
hanno colpito i Paesi appartenenti alluniverso arabo hanno in comune
tecniche di resistenza civile comprendente scioperi, manifestazioni,
marce e cortei, talvolta atti estremi come il suicidio e lautolesionismo
ma anche luso dei SN per organizzare, comunicare, divulgare gli
eventi a dispetto della repressione statale.
10

Forum AMTT 14 gennaio 2011.

Ali Bab scappato

201

Ma quale riflessione pu farsi a distanza di un anno dalla caduta del


regime tunisino sul ruolo della comunicazione e in particolare dei SN?
Sul loro ruolo emergono due punti di vista abbastanza differenziati.
Da un lato possiamo affermare che certamente le nuove modalit di
comunicazione hanno assunto un ruolo che non era quello atteso dai
loro stessi creatori. Come spesso succede le regole che governano i
nuovi strumenti ottengono effetti diversi da quelli attesi.
Nel caso di Twitter il tam tam virtuale, lo spirito di condivisione, il
dimensionamento standardizzato della comunicazione sui 140 caratteri
hanno reso la comunicazione diretta, essenziale, capace di trasferire
sensazioni e contenuti in pochi secondi (Mosca, 2011). Questa
capacit ne ha fatto lossatura di un modo di comunicare non
reversibile, largamente in uso anche nella fase post-rivoluzionaria, di
dibattito e confronto sulle prospettive politiche e sulle modalit per
uscire dalla crisi economica della nuova Tunisia.
Se nel 2010 il programma di punta dellora di massimo ascolto della
televisione di stato era la versione locale di Affari Tuoi, nel 2011 alla
stessa ora e per molte ore si trasmettono le sedute dellassemblea
costituente eletta nello scorso ottobre, seguitissime e largamente
commentate sui SN, anche attraverso le pagine personali di diversi
deputati che, fuori dalle pagine ufficiali dei singoli partiti di
appartenenza, accettano suggerimenti e discutono fino a tarda notte.
Avis pour tous! Des pirates sont maintenant sur Facebook e sur les murs
de vos amis, ils crivent des insultes sous votre nom. Vous ne verrez rien,
mais vos amis voient votre nom qui est crit dessous des insultes. Si vous
obtenez quelque chose de moi qui est offensant, a ne vien pas de moi
Passez le mot11.

Anche Hillary Clinton ci ha ricordato che le moderne reti di


informazione e le tecnologie che sostengono possono essere gestite
per il bene o per il male12. In questo senso la visione pessimistica
quella che sostiene che la visione demiurgica di Internet costituisce
un inganno, unillusione, una cyber- utopia che ha come effetto ultimo
quello esattamente contrario, ossia il consolidamento delle
11
12

Pagina personale su Facebook del deputato Chokri Yaich, 26 gennaio 2012.


Morozov, E., 2011, p. 284.

202

Giovanni Sistu

dittature13. Secondo questa visione il determinismo tecnologico porta


i governi occidentali a sottovalutare le autentiche ragioni del
cambiamento sociale illudendosi dellautenticit dellequazione in
forza della quale pi tecnologia corrisponde a maggiore democrazia.
In realt Internet e i social network sono utilizzati anche dai regimi
dispotici per reprimere e censurare. Anche una piccola falla nella
sicurezza di un profilo Facebook pu compromettere la sicurezza di
molti altri14. Gli usi della rete generano opposti effetti: danno voce,
apparente visibilit e protezione conseguente ai dominati ma moltiplicano anche le attivit di censura, sorveglianza e propaganda dei
regimi dispotici.
Un outing senza precedenti nel mondo arabo. Nella giornata di mercoled
18 gennaio stato postato in rete, e fatto circolare tra i contatti tunisini, un
lungo video che mostra il rapporto erotico tra due compagni di cella, ripreso
quasi vent'anni fa con una telecamera nascosta. Uno dei due detenuti Ali
Laarayedh, allora prigioniero politico, appartenente al partito islamista
Ennahda: oggi il ministro degli Interni del nuovo governo tunisino. Nei
giorni scorsi il ministro Laarayedh era stato contestato da una parte dei
sindacati dei poliziotti per aver dato il via al primo serio ricambio nei vertici
della polizia dopo la fuga del dittatore Ben Al. In particolare il neo-ministro
ha deposto il direttore generale della polizia Moncef Lajimi, che era rimasto
al suo posto nonostante la caduta del regime. () La reazione della opinione
pubblica tunisina, comunque, stata tra l'incredulo e il liberale,
disinnescando cos la trappola15.

Forse davvero i SN pi che essere strumento esclusivo di dominio


o di riscatto sono piuttosto il luogo dove si combatte una nuova
battaglia, il terreno dove si coltivano le nuove dinamiche di potere,
possono essere usati sia per fare la rivoluzione che per reprimerla.
Non sono n il bene, n il male: sono un mezzo non il messaggio16.
La verit che forse qualsiasi altra tecnologia che permetta di aggirare
la censura governativa sarebbe da osannare, oggi tocca a Twitter,
domani chiss.

13

Morozov, E., op. cit, p. 237.


Locatelli, G., op. cit., p. 172
15
www.repubblica.it, 16 gennaio 2012.
16
Locatelli, G., op. cit., p. 173.
14

Ali Bab scappato

203

Censura preventiva, anzi selettiva. Per mano del pi grande


microblogging del pianeta, Twitter. L'azienda di San Francisco si detta
pronta - con un post sul suo blog dal titolo "Twitter still Must Flow 1", i
tweet devono continuare a scorrere - a bloccare la pubblicazione dei messaggi
nei singoli paesi, qualora gli venisse richiesto dalle autorit per motivi legali.
E immediatamente scatta la protesta nella blogosfera nei confronti delle
nuove politiche di Twitter: per avere un'idea di come monta la protesta basta
seguire l'hashtag #TwitterCensored. E sono molti gli utenti che si coagulano
attorno a una forma di protesta - smettere di usare il microblog per un giorno,
che domani potrebbe vedere Twitter particolarmente desolato17.

Bibliografia citata
Kristof N. D., Tear Down This Cyberwall!, New York Times, 17
giugno 2009.
Hibou B.,Tunisie. conomie politique et morale dun mouvement
social, Politique Africaine, 121, Marzo 2011, pp. 5-22.
Locatelli G., Twitter e le rivoluzioni. La primavera araba dei social
network: nulla sar pi come prima, Editori riuniti, 2011.
Morozov E., Lingenuit della rete. Il lato oscuro della libert di
internet, Codice Edizioni, 2011.
Mosca G., Twitter:il social network che non ti aspetti. Ideato per
essere altro, diventato il re della comunicazione, Il Sole 24 ore, 1
gennaio 2011.

17

www.repubblica.it, 27 gennaio 2012.

Tra il nuovo e il vecchio


ISBN 978-88-548-5228-0
DOI 10.4399/978885485228012
pp. 205-218 (novembre 2012)

205

Rvoltes Arabes: la fausse exception algrienne


Assa Kadri

Les contestations, nouvelles formes , nouvelles modalits ,


consquences de transformations lchelle du monde et des pays
concerns.
Les contestations populaires, les mouvements sociaux qui traversent les pays du sud de la mditerrane et sans doute pas seulement
ceux-ci, que lon pense aux mouvements des Indigns ici ou l, aux
mouvements tudiants en Amrique Latine, sinscrivent dans un
moment gnrationnel identique (nous entendons ici gnration dans
le sens de lapproche quen fait Karl Mannheim1 , cest dire en tant
que catgorie socio-historique - au-del des effets d'ge - permettant
de dlimiter l'espace temps des expriences et des rfrences communes, exprimant ou rvlant un "air du temps", un "esprit d'poque",
une mme respiration idologique, la mme contemporanit )...
moment gnrationnel donc qui est en rupture avec le pass ( pass
dfinit dans laire culturelle en question ici, par le nationalisme
dclin sous ses diffrentes formes national-dveloppementaliste,
nationalisme arabe, arabo-islamisme islamo-nationalisme).
Il y a en effet quelque chose de transversal dans lexpression et
laffirmation de ces mouvements sociaux qui sinscrivent dans un
espace-temps gnrationnel de basculement vers de nouvelles
demandes, de nouvelles faons dtre et de se reprsenter face au
1

Karl Mannheim, le problme des gnrations, 1928), trad. Grard Mauger, Paris,
Nathan, 1990

206

Assa Kadri

politique, la pauprisation accrue de larges pans des socits, la


mal vie et aux drives de la financiarisation du monde, dautres
faons, dautres modalits de participation citoyenne qui sont en rupture avec les modes traditionnels de faire de la politique, dexister,
qui ont prvalus jusque l.
Les mouvements sociaux qui ont affect, dans de nouvelles formes
de radicalit, de pratiques et de rpertoires dactions ces derniers mois
les pays de laire culturelle en question, ne sont pas ainsi le fruit du
hasard. Ils ne sont pas apparus tel un coup de tonnerre dans un ciel
serein, comme semblent les dcouvrir des classes politiques et
analystes rapides, faiblement informs des transformations qui
travaillaient au fond ces pays. Ils remontent loin et sinscrivent dans
des processus qui trouvent leur fondement dans les dsenchantements
qui ont suivi lchec des nationalismes dveloppementalistes la fin
des annes 70, le reflux du tiers-mondisme , la monte de mouvements identitaires, sous leffet de lemprise dune mondialisation
ingale. Sil y eu ici ou l toujours, et ceci depuis les indpendances,
des contestations de rgimes politiques vcus comme illgitimes et
oppressifs, que lon songe au mouvement dit du printemps
berbre , aux meutes doctobre 88 en Algrie, plus prs de nous, au
mouvement des arouchs, aux meutes de Redief , de Gafsa en Tunisie,
de Sidi Ifni au Maroc, ces derniers ne sont pas apparus comme
porteurs de modalits de transformations au fond des systmes en
place, ils en fortifie a contrario les conservatismes qui travaillent au
fond les socits et esquissent de nouvelles formes de domination.
Nul doute cet gard que les mouvements sociaux qui affectent les
pays au sud de la mditerrane principalement ceux des pays dits
arabes - sont de nature diffrente, ils relvent de situations diffrentes, sinscrivent dans des profondeurs historiques diffrentes et
renvoient des conditions diffrentes, conditions socio-anthropologiques, culturelles, politiques diffrentes. Mme si on peut relever
quelques invariants dans les formes de prennisation de la domination
par des pouvoirs illgitimes, autoritaires ou dictatoriaux, La Libye
nest pas de ce point de vue le Ymen, lEgypte est assez diffrente de
la Tunisie, le Maroc de la Jordanie, la Syrie de lAlgrie. Cependant,
on peut ici transposer et poser, sans trop forcer lhistoire, que la mort
de Bouazizi a t cet vnement fondateur qui a traduit l le refus, la

Rvoltes Arabes : la fausse exception algrienne

207

rupture donc dune jeunesse, inscrite dans les bruits du monde,


conforte par les moyens modernes de diffusion, jeunesse qui
smancipe des catgories du national, par des pratiques, codes et rites
nouveaux ; se situant par certaines pratiques, par transfert, dans
lespace monde ou pour certaines catgories, dans lailleurs, la cit
dnique retrouver ici et maintenant.
Lespace temps inaugur par lvnement fondateur qua t la
mort de Bouazizi en Tunisie, marque de ce point de vue une transformation qualitative dans les formes et les modalits de la contestation
dans laire culturelle. Si celle-ci peut relever de caractristiques
invariantes que lon retrouve ici ou l, elle se manifeste nanmoins de
manire diffrencie selon les pays, ces diffrences expliquant les
formes et les modalits varies des transformations observes. Et pour
nous focaliser ici que sur lAlgrie et par comparatisme, nous
souhaiterions tracer quelques pistes explicatives de ce qui est faussement considr comme une exception algrienne la contagion
ou leffet dominos du dit printemps arabe qui nest rien moins
que le dbut dun long processus historique fait davances et de
reculs.
LAlgrie, une fausse exception !
Beaucoup darguments ont t avancs quant au fait que lAlgrie
na pas t concerne et nest pas concerne, sinon de manire
indirecte par les contestations qui ont affect les pays de la rgion. On
peut citer ple-mle ou dans un ordre plus hirarchis de dterminations, les arguments avancs pour expliquer que lAlgrie
chappe ce mouvement de contestation qui a emport sous la pousse de mouvements populaires dautant plus exigeants quils ont t
longtemps refouls, des rgimes politiques en apparence durablement
installs .
Il y a en premier lieu, pour certains observateurs, largument de
leffet des violences qui ont marqu la dcennie quatre-vingt dix, violences qui ont travers les familles, la socit et qui nont pas t sans
marquer et traumatiser les esprits par leurs cruauts, leurs drives
sanglantes; Pour beaucoup dobservateurs la prsence trs vive des

208

Assa Kadri

blessures encore ouvertes, ttanisent les populations, qui refusent de


revivre les drames et les cauchemars de ce qui a t caractrise
comme la dcennie rouge.
Pour dautres laisance financire du pays, concomitante de
laugmentation du prix du baril, a permis dacheter la paix sociale par
une politique daugmentation salariale et de corruption de larges pans
de la socit. Dans un contexte de crise conomique gnralise, en
Algrie, toute catgorie qui manifeste, voit ses dolances, aprs des
ngociations assez formalistes tentant de sauver les apparences dun
Etat affaibli et dconsidr, exauces, contrevenant toute rgle
conomique. Certains salaires ont t tripls et les prbendes sont
distribues sans limites autres que le clientlisme et lachat des
allgeances.
Certains autres observateurs, plutt locaux qui se retrouvent parmi
les intelligentsias qui ont accompagn le pouvoir en place, avancent
que le jeune nationalisme algrien est plus exacerb que dautres et
que les algriens, histoire oblige, chauds par les exemples libyen et
syrien qui manifestent dans un cas des ingrences intolrables, dans
lautre des interfrences peine dguises, sont tout fait conscients
des enjeux de redploiement de lEmpire et des ses affids, et ne
veulent pas de la rdition dun tel scnario pour le pays. Dans le
mme tat desprit, certains autres ou les mmes avancent que
lAlgrie a connu son printemps en octobre 88, occultant le fait que
celui-ci sest transform en automne, voire en hiver par la force dun
systme qui renat toujours de ces cendres.
Les plus intgrs au systme et les bnficiaires des repltrages
conscutifs la secousse de 88 restent convaincus, en dpit de la
faillite et de la consolidation du systme autoritaire que lAlgrie est,
depuis cet vnement, revendiqu comme fondateur , sur la voie de
la dmocratisation comme lattesteraient lexistence dune presse
iconoclaste et dun espace politique avec plus dune cinquantaine de
partis o mme lextrme gauche (sic) est reprsente au parlement.
Nul doute que tous ces arguments, sont explicatifs dune certaine
rsilience algrienne. Ils peuvent clairer en partie, mais seulement en
partie, ce qui se manifeste comme une inertie inexplicable, comme
blocages du changement ncessaire, dans une situation de drglements et danomie du systme politique ; ils permettent surtout de

Rvoltes Arabes : la fausse exception algrienne

209

justifier lassurance affiche de certains autres, pour qui lAlgrie, son


systme politique, traverseront le contexte, la situation rvolutionnaire qui prvaut quasiment dans lensemble des pays de laire
culturelle, sans tre affects au fond. Il y aurait donc, nonobstant les
pays du Golfe et lArabie, pour dautres raisons, encore que Bahrein et
les frmissements que lon observe dans ces pays indiquent galement
que la situation est en train dvoluer assez vite, une exception
algrienne.
Cest sans doute, sinon aller trs vite en besogne, du moins prendre
la lettre les satisfcits dun rgime dont lautisme nest plus
dmontrer mais dont laveuglement na dgale que la situation proche
de limplosion gnralise qui caractrise le pays.
Les arguments avancs plus haut, ne sont pas notre sens
compltement explicatifs de ce quexprimeraient, par ailleurs, un faux
et formel statu quo, une stabilit prcaire et illusoire. Nombre
dexemples historiques peuvent tre convoqus, et en premier lieu
celui de lAlgrie lui-mme, qui sortie dune guerre de libration
nationale qui la rendue exsangue, na pas attendu un renouvellement
gnrationnel consquent pour succomber des violences pour la lutte
pour le pouvoir.
Dans le cas prsent, ce sont a contrario, les blessures non
cicatrises et les dnis de justice que portent les principaux protagonistes des violences rcentes, qui peuvent tre le ferment de
nouvelles revanches et drives.
La redistribution tous azimuts de la rente elle-mme ny pourra
rien. Si dans la situation actuelle, elle permet dteindre les feux qui,
ici ou l, prennent sur la base dintrts catgoriels non durablement
satisfaits, elle ne pourra rien dans une situation dincendie gnralise.
Lappel dair quelle permet conjoncturellement ne saurait durer dans
une situation de reflux conomique et de rcession mondiale, face
des contestations qui se nourrissent les unes des autres linfini et se
renforcent par le spectacle des passe droits et de la corruption
gnralise.
Largument de la mise en uvre de rformes de fond concertes ne
tient pas non plus lpreuve de lanalyse du processus engag par le
haut, qui va du mme au mme, dlgitimant toute pratique politique
organise, alternative. Il ne convainc par ailleurs quune classe

210

Assa Kadri

politique vieillissante, ses clients et ses interlocuteurs trangers,


intresss en ces temps de disette par la manne conomique que le
pays dtient et effrays par une dstabilisation gnralise de lespace
sahlo-nord-africain, qui sera non sans effets sur les populations
dorigine qui vivent sur la rive nord.
La situation algrienne est en effet semblable celles de socits
rgime autoritaire, qui contests, procdent par retouches cosmtiques
pour ne rien cder sur lessentiel : la perptuation de privilges et de
prbendes. Elle est cependant diffrente dans le degr davance des
contestations et leurs modalits dexpression.
Le mouvement social est ici plus en retard que dans certains pays,
o les rvoltes ont opr des sauts qualitatifs, sans que lon puisse
parler de rvolutions. Elle tmoigne de manire particulire de
limmaturit du mouvement social, de la fragmentation de contestations qui narrivent pas faire coalescence pour des raisons historiques, sociologiques et politiques, tenant tout la fois labsence de
mdiations crdibles et lgitimes, aux rles dlites largement instrumentalises, la nature socio anthropologique dun pouvoir clanique,
qui se rgnre et slargit travers des rseaux clientlistes et sans
doute aussi, de manire subsquente, au contexte gopolitique
rgional.
De quelques facteurs explicatifs de la rsilience algrienne.
Une jeunesse plus fragmente quailleurs
LAlgrie prsente les caractristiques dune fausse exception et si
le mouvement social na pas atteint un degr qui permette la rupture
avec un systme dlgitim et arcbout sur ses derniers recours : la
rpression et la corruption ; cest dabord, que la force motrice, la
jeunesse, qui dans les pays voisins a permis les basculements
qualitatifs, est ici tout fait en dcalage voire dconnecte des
mouvements sociaux, si lon excepte de petites minorits actives qui
se sont vite puises.
La part centrale des populations jeunes en Algrie est celle, partir
du milieu des annes 80, des exclus, des catgories des dscolariss ou

Rvoltes Arabes : la fausse exception algrienne

211

de jeunes diplms chmeurs, formats par un systme scolaire


massifi en voie de dsinstitutionnalisation et de retraditionnalisation.
Il ne sagit plus des tudiants dont les manifestations se sont
dveloppes sur une base politique tout au long des dcennies 60/80.
Alors que le Maroc, la Tunisie et lEgypte ont connu assez tt le
dveloppement dun haut enseignement suprieur priv ou semipublic ouvert sur linternational, offrant pour les enfants des classes
moyennes et des catgories suprieures des classes populaires, une
alternative tout la fois lenseignement public massifi et asphyxi
et la formation ltranger de plus en plus verrouille, lAlgrie
entrait tardivement, de manire timide et vellitaire, dans les
contournements dune universit en voie de dsinstitutionalisation.
La mise en place dun systme de grandes Ecoles slectives ces
dernires annes, outre son caractre tardif, ttonnant, bureaucratique,
fait dallers et de retours, reproduisant les mmes logiques de
clientlisme, na pas permis laffirmation dlites jeunes conscientes,
enracines dans le pays et de leur temps, qui pouvaient manifester de
nouvelles exigences de participation sociale et politique. Ces caractristiques du systme denseignement, les blocages du processus
daffirmation politique des jeunes algriens, clairent le fait que ceuxci sont les plus en retard, lchelle des pays qui sont entrs en
contestation, du point de vue de laccs aux moyens modernes
dchanges et de diffusion (Internet, FaceBook, Twitter).
Soumis des contrles dorganisations syndicales tudiantes
clientlistes infodes aux partis du pouvoir, confronts des
problmes de vie universitaire difficile, subissant des formations
tronques dveloppes sur la base de pdagogies et de contenus
obsoltes, retraditionnaliss, Les jeunes tudiants algriens, le nez
sur le guidon de leur difficile vie au quotidien, ne sont pas entrs
dans les luttes sur une base de contestation du cadre politique qui
phagocytait leur affirmation.
La jeunesse diplme sans emplois, issue des classes moyennes
infrieures et des classes populaires, apparat plus mobilise dans les
pays comme le Maroc, la Tunisie ou lEgypte, quen Algrie. Le
mouvement des diplms chmeurs est plus ancien, plus organis,
plus actif, au Maroc. Il est fortement prsent en Egypte et en Tunisie
o il avait commenc saffirmer sur les dernires annes, surtout

212

Assa Kadri

localement dans certains gouvernorats de lintrieur. Si les jeunes


diplms algriens sont confronts aux mmes problmes dinsertion
sur le march du travail, ils ne sont pas organiss dans un mouvement
de diplms chmeurs actif et prsent et ils affrontent les obstacles de
manire divise.
Dans le mme moment o les pays qui ont vu les jeunes qui sont le
produit dinstitutions prives internationalises de contournement des
institutions publiques massifies , que cela soit dans le mouvement de
la place Tahrir, de la Tunisie des blogueurs, ou au Maroc dans le
rseau du 20 fvrier, intervenir de manire plus organise, plus en lien
avec dautres catgories sociales, laffirmation des jeunes algriens
produits dune universit massifie anomique, apparat plus dbride,
plus htrogne, plus erratique et coupe de toute autre forme de
mobilisation.
Se pose ainsi de manire plus aige en Algrie quailleurs la
question des modes darticulation de ces contestations de base, jeunes
avec les catgories qui peuvent en coalescence leur donner sens et les
faire passer un niveau qualitatif.
Des mouvements plus territorialiss
Dans cet espace temps des contestations tous azimuts, la part du
national de ces mouvements, laisse place de plus en plus des
manifestations plus locales, plus territorialises. La transmutation du
local au national sest dveloppe en Tunisie, et en Egypte par la
jonction avec les intelligentsias et les laisss pour compte des Etats en
crise. Au Maroc le mouvement du 20 fvrier sest galement
dvelopp sur une base nationale en souvrant au dpart des contestations ces mmes catgories
Le comparatisme avec les pays voisins montrent trs vite que les
meutes et mouvements sociaux anticipateurs des ruptures de lhiver
2011 ont t au dpart plus prgnants localement et relativement
encadrs par des avant-gardes plus politises comme ATTAC Maroc
Sidi Ifni et une direction ouvrire Redeyef. En Tunisie la
contestation sest dveloppe sinon en lien, du moins sur la base dun
mouvement syndical bien enracin localement et non compltement
dlgitim. Au Maroc lmergence de coordinations syndicales sous

Rvoltes Arabes : la fausse exception algrienne

213

leffet de linfluence du mouvement associatif en lien avec limmigration na pas compltement coup les contestations de base de
certaines intelligentsias ouvrires ou intellectuelles.
En Algrie, o leffet conjugu de la rente, dun syndicalisme
corrompu, de labsence de direction et de mdiation, les fractures sont
plus nettes entre base et intelligentsias commises et instrumentalises.
Les contestations apparaissent de ce fait dbrides et sans autres
objectifs que corporatistes ou dintrts matriels catgoriels immdiats (logements, produits de consommation, eau, routes, emplois,
salaires, primes, concours daccs aux postes et cycles dtudes,
morale sociale ciblant les femmes et lalcool, etc)
La faillite des Intelligentsias
Il y a un ensemble de causes spcifiques lAlgrie, la fois
dordre historique et sociologique qui expliquent que les
intelligentsias et les intellectuels diviss, nont pu sautonomiser dans
leur rapport lEtat et aux pouvoirs. La priode coloniale a t de ce
point de vue, importante en ce quelle a structur durablement ces
rapports, o les intelligentsias et les intellectuels, ont t de manire
gnrale coopts et instrumentaliss dans le procs de domination.
Dans le processus de contestation de lordre colonial lintelligentsia
algrienne a t la trane du mouvement national. Lide indpendantiste en effet est ne au sein de limmigration ouvrire algrienne et les lites , les intelligentsias nont fait que suivre le
mouvement, elles se sont agrafes au mouvement plbien en en
intgrant les valeurs. Aux lendemains de lindpendance, les vellits
dautonomie des tudiants et de certains intellectuels qui avaient
ouvert des dbats critiques sur les langues, la culture, lducation ont
tourn court et la fin des annes 1960, ces intelligentsias se sont
inscrites dans une logique de soutien critique aux thses du nationaldveloppementalisme. A partir des annes 70 le mouvement social a
pti de lentrisme dune catgorie dominante de llite. De ce point de
vue les intellectuels et intelligentsias inscrits dans la mouvance du
Parti de lavant-garde socialiste (PAGS), soutien de ce qui tait proclam comme les tches ddification nationale ont eu une grande
responsabilit dans les blocages du mouvement social et dans sa

214

Assa Kadri

transformation qualitative, dans son affirmation dans lespace national.


On observe ainsi une rsurgence de ces engagements aujourdhui
chez une grande partie de la gnration des lites qui taient au devant
de la scne dans les annes 70 et qui bnficient des prbendes de
lEtat rentier, o au nom dune prtendue consolidation de lEtat, de la
lutte anti-imprialiste et du danger dimplosion nationale, les luttes
sociales, la contestation des pouvoirs autoritaires, lexigence dune vie
plus dmocratique, sont perues comme autant de complots.
Lenfermement dans le positionnement binaire ou exclusif, Etatisme versus populisme a fait que ces intelligentsias, ces intellectuels
nont pu produire du sens, accompagner ou sinscrire dans les mouvements sociaux. Elles nont pu faire jonction avec ces mouvements et
leurs propres mouvements ont t le plus souvent dcals par rapport
ce qui travaillait au fond la socit.
Un recul du mouvement associatif plus marqu quailleurs
Il y a sans doute bien dautres causes et raisons explicatives la
fois invariantes et spcifiques lAlgrie, entre autres la nature sociopolitique de lEtat, ses ressources et ses modes de lgitimation, les
nouvelles formes de contrle de la socit par lEtat : celui-ci pris
dans le dilemme d la fois dstructurer, fragmenter tout mouvement
alternatif porteur de transformations, et donc rprimer et infiltrer les
cadres dirigeants, militants et dencadrement au risque de dvelopper
la chienlit et des mouvements non contrlables mais en mme temps
tentant de mettre en avant des structures ou des corps intermdiaires
qui feraient remonter les demandes et les exigences, nest pas arriv
dpasser ses contradictions, contrler et faire advenir des mdiations
crdibles. De fait la fragmentation indure et sapprofondit.
A cet gard le pitinement du mouvement associatif, son recul
aussi, a libr des mouvements contestataires plus radicaux. Son
ingale avance dans les diffrents pays de la zone claire en grande
partie les formes et les modalits des contestations actuelles selon les
pays considrs.
Nul doute que le dveloppement du mouvement associatif na pas
t sans effet sur les mobilisations rcentes, il en exprime tout la fois

Rvoltes Arabes : la fausse exception algrienne

215

les caractristiques et les limites. Sil a prpar certaines conditions


dmergence de ce quon pourrait appeler socits civiles , le
mouvement associatif a galement mis en vidence les obstacles
laffirmation de celles-ci.
Les contestations et les mouvements sociaux, en creux dans un
mouvement associatif effervescent, se sont dvelopps dans les pays
arabes , en partie articuls un mouvement associatif dj l. Cest
dans les pays o le mouvement associatif tait sinon le plus dynamique du moins le plus prsent, que les contestations ont trouv des
appuis. Ces appuis ont permis le dveloppement des rseaux sociaux
et ont t dautant plus efficaces quils avaient des liens avec
linternational qui, tout en leur permettant une plus grande professionnalisation, leur a permis une plus grande autonomisation. De ce point
de vue, lAlgrie apparat trs en retard sur le Maroc ou lEgypte par
exemple. La dimension du lien international avec des ONG
diasporiques ou internationales, institutionnelles ou non, a particip
dune pdagogie de lapprentissage dmocratique, par ce quil offrait
comme pluralits de points de vue et dactions et comme intrt aux
demandes sociales les plus exigeantes. En cela il a permis dans ces
pays (Maroc, Egypte le cas tunisien tant quelque peu spcifique, ce
rle a plus t rempli par la base syndicale et quelques associations de
classes moyennes de plaidoyer) lintriorisation dun rapport de force
pacifique dans les luttes sociales et politiques.
Dans le cas de lAlgrie, nombre dassociations se sont construites
au bout de la double dcennie, comme espaces de lgitimit pour des
notabilits qui cherchaient lintgration lEtat. Et de fait une fracture
de plus en plus vidente a tendu sparer lites associatives et
catgories sociales jeunes et populaires qui de plus en plus sinscrivaient dans la contestation et lmeute faute despaces et de rseaux
dexpression.
Ne sont restes prsentes sur les terrains que les associations les
plus proches des catgories dmunies, et de ce point de vue, ce sont
celles articules sur les rseaux religieux, les associations
islamiques dclares ou non en tant que telles, mais aussi les
associations identitaires berbristes, et certaines associations de
femmes, qui sont les plus prsentes et actives. Ces associations

216

Assa Kadri

deviennent ainsi les lieux emblmatiques de gestion de conflits


politiques.
Un contrle plus serr du mouvement associatif sur la dernire
dcennie, la fermeture envisage travers la nouvelle loi dite de
rforme des associations, augurent l aussi dun enfermement qui ne
laisserait place, faute despaces dexpression autonomes, qu des
revendications, corporatistes, locales, ractives qui prendraient de plus
en plus des formes violentes. Les contestations et les meutes deviennent ainsi rcurrentes et endmiques lchelle du pays et rien
nautorise penser que la situation va changer, en labsence de toute
alternative, o lopposition politique et le mouvement associatif sont
contraints, fragments, ghettoss par un pouvoir de plus en plus
spar de la socit. La nature ayant horreur du vide, labsence
dintermdiations crdibles et actives ouvre ainsi la voie toutes les
aventures.
Ce recul du mouvement associatif, labsence des lites sur le terrain
des luttes, laissent la voie libre un dveloppement gnralis de la
corruption qui devient consubstantielle au fonctionnement de lEtat et
de la socit, le clientlisme irriguant dsormais toute la socit,
participant lrosion et lusure des idologies mobilisatrices (et on a
pu observer lors des contestations labsence de slogans qui prvalaient
dans les annes 70) mettant au devant de la scne des gnrations (
pour le coup ici de classe dge) dsidologises, en partie en recherche dinsertion travers la recherche du gain facile et dans son plus
grand nombre, en recherche de reconnaissance, de dignit, de libert,
de refus de la Hogra .
Il y a l une dimension transversale gnrationnelle ces mouvements sociaux qui vont des indigns des pays du Nord aux rvolts
des pays du sud qui sont dans le refus des cadres socio-conomiques
dun nolibralisme dbrid, de classes politiques puises,
corrompues, fonctionnant selon des modes dpasss, pour le moins
rcuss.
Les effets de la gopolitique mondiale et rgionale
Enfin et non des moindres la part des effets de la gopolitique, du
poids des variables externes dans leurs rapports aux variables internes

Rvoltes Arabes : la fausse exception algrienne

217

reste dterminante dans les volutions du moment et celles venir. Le


systme politique algrien entr plus tt que ses voisins dans des
logiques rpressives massives, dautant plus sophistiques quil avait
senti le boulet passer trs prs en 1988, sest prsent au bout de la
double dcennie dune lutte pour sa survie, comme linterlocuteur le
plus crdible, au plan international, le plus arm pour lutter contre le
radicalisme islamiste , qui tait de fait lexpression dnature et
obvie dune lame de fond de contestation populaire dun pouvoir
autoritaire et corrompu.
Ce positionnement, confort par linstallation de formes de
contestations hybrides aux portes de lEurope conjuguant les revendications politiques celles identitaires et celles plus largement
mafieuses, articul la prsence dune forte population immigre au
cur de lEurope, a rendu le pouvoir algrien incontournable dans sa
volont de se prsenter comme linterlocuteur rempart contre le danger et les drives islamistes notamment au Sahel.
Sans tre tout fait dupes, lEurope et les USA qui ont pu mesurer
les effets collatraux de la dcennie rouge algrienne, soucieux de
la stabilit dun pays charnire en mditerrane occidentale, dans le
moment o dautres fronts se sont ouverts et o le Sahel peut devenir
un nouveau point de fixation et daffrontements, cherchent plus
accompagner un passage, qu peser sur des transformations au fond
ici et maintenant. Le rgime en tire un bnfice quil met au compte
de sa bonne gouvernance alors que le feu est dans la maison et que le
satisfecit dlivr nest sinon, flatteries pour ralisation dintrts bien
concrets, du moins containment et mise distance en attendant les
recompositions territoriales et politiques futures.
Conclusion
Lanalyse sociale, anthropologique et politique montre quon est l
dans un moment de basculement, un peu limage du printemps 68 en
France et en Europe ? au moment de la chute du mur de Berlin en 90,
de ruptures gnrationnelles. Les pays, ceux du sud plus que les autres
sont tous concerns, LAlgrie autant que les autres et les rformettes,
les repltrages imposs par le haut ne changeront pas la donne ; dans

218

Assa Kadri

le paralllisme des formes dvolution, tous les pays domination


autoritaire seront touchs par la contestation et lexigence de libert,
de recherche de sens et de demande de participation la vie de la cit,
ce qui est en question, pour lAlgrie comme pour les autres pays de
laire culturelle, dont on voit que les stratgies mises en uvre cherchent plutt conserver le statu-quo des rapports entre bnficiaires
bourgeoisies dEtat, nouvelles bourgeoisies daffaires nes du dveloppement exponentiel du systme informel- et classes populaires ou
franges de classe moyenne en pauprisation acclre, cest
simplement le moment, lampleur et les formes que prendra le
mouvement social qui sont encore imprvisibles. En labsence de
toute alternative casse par un rgime clanique et clientliste,
limplosion algrienne risque, les blessures tant toujours l, dans un
contexte de dliquescence institutionnelle o les conseils des ministres sont tenus selon le bon vouloir des gouvernants, la non prise
en compte des rgles pourtant dictes par ceux l mmes qui sont
chargs de les appliquer comme en tmoigne le mandat sans fin du
prsident du conseil constitutionnel, la quasi- absence de rgulation
conomique, administrative et politique, les interfrences dans les
conflits au sahel, dtre plus grave quailleurs dans le monde arabe, et
non sans effets sur la rive nord de la mditerrane.

Tra il nuovo e il vecchio


ISBN 978-88-548-5228-0
DOI 10.4399/978885485228013
pp. 219-224 (novembre 2012)

219

Le Printemps Arabe : Rvolutions ou Rvoltes


Mustapha Kraem

Toutes les grandes civilisations anglaise, franaise, germanique,


italienne, russe, chinoise, japonaise etc.. ont opr, diverses poques, leur modernit et leur dveloppement, sauf la civilisation arabomusulmane.
La modernit fut lance la fin du XVme sicle avec la Renaissance. Cest tout un ensemble cohrent qui repose sur de nombreux
facteurs pour raliser cette modernit. Il sagit en gnral dune
rupture totale avec les valeurs mdivales.
Sur le plan politique, la Renaissance fut une guerre contre le
christianisme qui stait prolonge pendant des sicles et avait abouti
la sparation de la nature et de Dieu. Dieu nest plus immanent dans
tous les secteurs de lactivit de la vie humaine. Lhomme nest plus
gouvern par le ciel mais il gre ses propres affaires et lon assiste
llimination progressive des rgimes de droit divin et ladoption de
la souverainet populaire et de la dmocratie.
Paralllement, apparut en force lindividu qui fondait le capitalisme
qui na pas cess de se transformer pour aboutir la globalisation :
capitalisme mercantile, capitalisme industriel, colonisation et systme
boursier, march terme la place du march au comptant, haute
technologie et globalisation.
Par ailleurs il faut noter le dveloppement sans prcdant des
sciences exactes, sociales, conomiques et humaines et des techniques
dans tous les domaines etc.
Ce bref dveloppement est ncessaire pour comprendre lvolution
du monde arabe et sa situation actuelle.

220

Mustapha Kraem

Le monde arabe est rest en dehors de ce processus jusquau dbut


du XIXme sicle. Accroch un monde mdival qui navait plus de
signification depuis le XVIme sicle, il rentrait dans une dcadence
irrmdiable pour se voir soumis une colonisation gnralise.
La colonisation a cr un choc considrable et les lites locales
nont ni la conscience ni le savoir de la nouvelle civilisation occidentale. Leurs projets ntaient pas au diapason de la nature de la
modernit et ils ont considr en gnral que le salut consiste dans le
retour lIslam antique et lemprunt dinstitutions modernes
condition que celles-ci ne soient pas en contradiction avec la religion.
Bref lchec tait vident alors que les nouvelles administrations
coloniales entreprenaient des travaux dinfrastructure pour lexploitation des ressources locales au profit du capitalisme mtropolitain.
Certes ces travaux ont dclench un processus de modernisation mais
non de modernit : agriculture coloniale moderne, routes, chemins de
fer, naissance dun noyau de proltariat, syndicats, partis politiques,
presse, coles etc., en priorit au profit de la colonie europenne mais
ayant aussi profit une petite minorit de la population autochtone.
LIndpendance est arrive un moment o ladministration
directe des coloniss nest plus rentable contestations, rbellions
armes, dmographie galopante, misre et pauvret de limmense
majorit de la population. Lindpendance fut en gnral issue dun
accord tacite qui remet le pouvoir politique entre les mains de llite
philo occidentale et la sauvegarde des intrts conomiques et stratgiques de la puissance coloniale. Ainsi nous passions de la colonisation directe au no-colonialisme et aux rapports ingaux.
Ce nouveau statut ncessite une coopration et un appui total des
pays europens aux rgimes installs dans les anciennes colonies,
fourniture darmes, de la technologie de surveillance et de rpression,
envoi de cooprants pour le renforcement des rgimes, fermeture
des yeux sur les actes de torture et mafieux, vols des ressources
financires et leur placement dans les banques europennes et
amricaines. Bref, on sest trouv trs vite devant des tats
autochtones vassaux soumis ltranger et hostiles aux intrts de
leurs peuples avec le seul souci de conserver le pouvoir et la
bndiction de lOccident.

Le Printemps Arabe: Rvolutions ou Rvoltes

221

Les peuples arabes se sont rapidement rendus compte que


lindpendance acquise avec tant de sacrifices tait illusoire. Ils se
voient devant un changement de pouvoir et que ltat dit national na
rien envier aux pratiques rpressives et despotiques de la
colonisation. Or les lites de lindpendance ont fond leur lgitimit
sur la lutte anticoloniale de leurs peuples et leur volont de raliser le
dveloppement. Un demi sicle plus tard, la misre, le chmage, la
pauvret, lanalphabtisme frappent la majorit de la population. Les
pays se sont transforms en un immense dsert. Le systme ducatif
est caduc et les diplmes dlivrs ne valent rien. La culture sest
transforme en matchs de football, toutes les institutions sont
formelles. Police, justice, administrations sont l au seul service du
pouvoir. Tout rgime qui se fonde sur une idologie totalitaire
marxisme, religion qui est aussi une idologie volue rapidement
vers la dictature, la tyrannie, la corruption et la mafia.
Les peuples arabes nont cess de se rvolter ces cinquante
dernires annes. En Tunisie, lhistoire est seme de ces rvoltes
souvent occultes par loccident : rvolte contre les coopratives dans
les annes 60-70, rvolte du 26 janvier 1978 avec des centaines de
morts et de blesss, rbellion de Gafsa en 1980, les meutes du pain
dbut 1984 avec un bilan plus grave que celui de 1978, rpression
atroces, tortures de tous les opposants et grve durement rprimes par
Ben Ali.
Les populations ont rejet les lites dites modernistes qui les
gouvernent et viennent en Tunisie, en Lybie et en gypte de se jeter
dans les bras dun autre systme de droit divin, celui des islamistes.
Dans ces conditions, peut-on parler de rvolution quand, depuis des
millnaires, nous navons connu que le despotisme et que les facteurs
de la modernit, lorigine de la dmocratie, nont pas rellement
touch notre socit ? Certes, nous ne pouvons pas trancher dune
faon dfinitive. Le grand problme absent est linexistence dune
lite moderne, autonome du pouvoir politique, capable de servir de
locomotive pour entraner lensemble de la socit et prendre en
charge un vrai changement en rupture avec les valeurs du Moyen ge
Cest l mon avis le nud de la question, car nous vivons dans un
monde globalis. Aujourdhui existe un globaland compos de
lAmrique du nord, de lEurope occidentale, de lAsie du sud-est, de

222

Mustapha Kraem

lAustralie, de la Nouvelle Zlande et dIsral. Cest un espace ouvert


pour les personnes, le commerce, lconomie. Le reste du monde est
en dehors du globaland et il est condamn la marginalisation et au
sous-dveloppement. Le monde arabe en fait partie et parler dune
coopration ou de collaboration entre ces deux espaces ne peut se
raliser que dans le cadre de rapports ingaux et selon le schma du
Pacte colonial. Ceci nous amne aux relations futures de loccident
avec les rvolutions arabes . LOccident est la mre de la dmocratie et ne peut logiquement quapplaudir les dmocratie naissantes
mais seulement au niveau du discours car la politique des pays est
gre en fonction des intrts nationaux. Quels sont les intrts de
lOccident dans le monde arabe ?
LOccident considre le monde arabe comme source de matires
premires et en particulier de ptrole et gaz naturel.
LOccident a pour souci majeur la scurit dIsral et sa domination sur le Proche-Orient.
LOccident sait que le monde arabe dispose dune situation
gographique stratgique : au confluent de trois continents, il contrle
des passages internationaux dun intrt vital : le canal de suez, le
dtroit de Gibraltar, le dtroit dOrmuz.
LOccident est convaincu que la rive sud de la Mditerrane est
une vritable frontire qui est susceptible de dstabiliser la rive nord
sous forme dmigration massive ou de diffusion dpidmies ou
autres.
Ces considrations expriment en fait la mfiance, voire lhostilit
de lOccident tout changement vritable dans le monde arabe. Une
rvolution tunisienne russie ne peut que servir de mauvais modle
pour les pays du golfe, vitaux pour lOccident.
Le Printemps arabe se trouve ainsi confront une situation
complexe et difficile : des blocages historiques, sociologiques, conomiques et culturels et surtout une sourde mais relle hostilit de
lOccident.
Tout ceci se voit dailleurs dans la ligne de conduite des tatsUnis face au dclenchement des rvolutions. La France et les tatsUnis ont tout essay pour le maintien des anciens rgimes mme avec
le recours des personnalits qui acceptent la perduration du systme.
Mais devant lchec de cette option, les U.S.A ont ngoci le

Le Printemps Arabe: Rvolutions ou Rvoltes

223

changement avec larme et avec les partis islamiques qui ont accord
toutes les garanties demandes, dautant plus quils se trouvent
confronts une situation conomique dsastreuse : arrt des
investissements, arrt du tourisme, dpart dinvestisseurs pour dautre
cieux, croissance ngative, augmentation du chmage et de linscurit, renaissance de la contre rvolution.
Les courants islamiques reprsentent une nbuleuse. Pour
comprendre lislamisme, il est ncessaire de se rfrer lhistoire de
la religion, la dcadence sculaire des musulmans, la colonisation
occidentale et aux rponses des lites islamiques pour rompre la
dcadence et la dpendance. Lobjectif majeur qui lie les courants
islamistes est la sortie du sous-dveloppement et la rcupration de
lindpendance dans le cadre dun retour lislam primitif et avec le
but de rislamiser les socits musulmanes, retombes pour les
islamistes dans lre de la Jahilia Priode ante islamique. La diversit des groupes islamiques allait se manifester dans les moyens et les
mthodes pour atteindre cet objectif. Tous admettent que lexploitation des richesses nationales et la misre de limmense majorit des
Musulmans est le produit dune politique occidentale qui sappuie sur
des valets autochtones pour maintenir le statu quo.
Le courant dEl Qaida juge que la renaissance du monde
islamique passe par llimination de lautre, cest--dire, lancien et le
nouveau colonisateur en portant la guerre contre lui, l ou il se trouve.
Les courants salafistes concentrent leurs efforts sur leurs socits
en prchant un intgrisme totalitaire par lapplication de la charia. Les
pays du golfe sont les promoteurs de ce courant quils considrent
comme le garant du maintien de leurs rgimes et font tout pour
diffuser ce modle dans les autres pays musulmans en accordant des
prts, en construisant des mosques et en encourageant matriellement
leurs partisans locaux. Pour raliser cette islamisation, les salafistes ne
reculent ni devant la coercition ni devant la violence physique contre
les gens.
Le courant de la Nahdha, apparu au XIXme sicle, prconise une
modernisation des socits musulmanes en empruntant lOccident
certaines de ses institutions condition quelles ne soient pas en
conflit avec lidologie musulmane. Ces mouvements ont volu pour
constituer linternationale islamique des Frres Musulmans.

224

Mustapha Kraem

partir des annes 90 est apparu un nouvel islamisme, qui adopte


la lacit et les valeurs de la modernit, savoir notamment
lislamisme turc de Taieb Ardogan. Cest en quelque sorte une
rplique des parties dmocrates-chrtiens europens qui ont adopt la
lacit et les valeurs de la modernit et de la dmocratie.
Tout en ne sidentifiant pas au modle turc, le parti islamiste
tunisien, bien que nayant pas adopt la lacit se rapproche le plus de
lexemple turc. Il proclame son adhsion la dmocratie, la libert
dexpression, lalternance au pouvoir. Dans les annes 70-80, ce
parti tait salafiste. La rpression atroce dont il fut lobjet, lexil,
lchec de lIslam radical pourraient expliquer sa mutation. De toutes
les faons, les socits musulmanes ont exprim clairement en
Tunisie, en gypte et au Maroc leur adhsion un islam modr. Estce la bonne faon de rentrer dans lhistoire daujourdhui ? De toute
les faons et comme nous lavons vu, les obstacles qui se dressent
devant une vraie rvolution sont immenses et les jeux ne sont pas
faits. moins dun miracle, nous sommes plutt tents de parler de
rvoltes.
propos de la question palestinienne, il sagit incontestablement
de lune des questions majeures du monde arabe. Sa non rsolution
demeurera lun des facteurs importants de dstabilisation des rgimes
pro-occidentaux. La politique amricaine en particulier et europenne
en gnral ont engendr un rejet et labsence de crdibilit de leurs
discours concernant le droit des peuples, la libert, les droits de
lhomme etc. De toute les faons lpoque de lalliance des rgimes
arabes lgypte et les pays dit modrs est mon avis rvolue. Les
rgimes sont bon gr mal gr obligs de tenir compte de leur opinion
publique, hostile la dmesure dIsral. Il ny aura plus mon avis de
chien de garde la faon de Moubarak pour rprimer publiquement
les Palestiniens au profil de ltat hbreux. Le printemps arabe
profitera la longue la tendance radicale des Palestiniens et les
rgimes islamistes au Caire, Tunis et ailleurs ne peuvent que porter
discrtement secours leurs frres musulmans palestiniens.
Comme dans le reste du monde arabe, des lections libres et transparentes en Palestine ne peuvent quaboutir la dconfiture du courant
pro-occidental.

Tra il nuovo e il vecchio


ISBN 978-88-548-5228-0
DOI 10.4399/978885485228014
pp. 225-253 (novembre 2012)

225

Dalle origini alla primavera araba. La Nato e le crisi mediterranee tra passato e presente
Gianluca Borzoni

Introduzione. Matrice atlantica e contaminazioni mediterranee


These last few months have been among the most eventful that I can
remember. We have seen a new wave of freedom spreading across the
Middle East and North Africa. From Tunis to Cairo to Benghazi, people
broke down the wall of fear, just as another brave generation broke down the
Berlin Wall. [] Obviously, this development is of immense importance.
And it matters a great deal to NATO. Our essential mission is to ensure that
the Alliance remains an unparalleled community of freedom, peace, security
and shared values. [] But how safe can we really be when a crisis breaks
out on our doorstep? Throughout history, the fates of Europe and North
Africa and the wider Middle East have been linked. Our economies are
linked. Our people are linked. And our security is linked too. We face the
same threats: terrorism, proliferation of weapons of mass destruction,
potential disruption to our energy supplies, and illegal trafficking. These
threats are the same wherever we live [and] we must work together to deal
with them.

Cos, il primo giugno 2011, il segretario generale della NATO,


Anders Fogh Rasmussen apriva un suo atteso intervento al Forum for
a New Diplomacy organizzato al Palais dEgmont di Bruxelles dalla
Carnegie Europe insieme con Acadmie Diplomatique Internationale e International Herald Tribune1. Dopo saltuari e poco
1

NATO and the Arab Spring - Speech by NATO Secretary General Anders Fogh Rasmussen at the Forum for New Diplomacy hosted by Carnegie Europe, 1 giugno 2011, in

226

Gianluca Borzoni

considerati segnali del malessere montante, londa della protesta che


dalla sconosciuta cittadina tunisina di Sidi Bouzid nei sei mesi
precedenti era giunta a squassare consolidati equilibri politicoistituzionali dallAfrica occidentale alle estremit del Golfo Persico,
viene salutata con lenfasi dovuta ad un avvenimento epocale e
lauspicio che possa in breve schiudere prospettive di fattiva e duratura cooperazione.
In piena sintonia con il pensiero largamente dominante presso
lopinione pubblica occidentale, queste parole si pu dire rappresentino il punto di vista dellAlleanza Atlantica in maniera sincera, ma
non necessariamente completa. Le insorgenze occorse nel variegato
mondo arabo conservano infatti aspetti non compiutamente decifrati,
con una linea di demarcazione tra opportunit di proficuo cambiamento ed occasione di preoccupanti perturbazioni ancora labile e tale
da imporre ponderazione nelle mosse future. Ci anche in ragione
delle diverse sensibilit presenti tra gli alleati. Di certo, nelle parole di
Rasmussen si pu cogliere una volta di pi il prioritario interesse
dellorganizzazione nordatlantica per lo scenario mediterraneo. Un
interesse notoriamente non recente n secondario.
Il tema degli assetti del Mare Interno condizion infatti da subito il
dibattito circa il costituendo sistema difensivo occidentale, a
cominciare dalla questione della membership. Gi al momento delle
trattative preliminari per la realizzazione del Patto Atlantico, reputata
inaccettabile ogni ipotesi di coinvolgimento della Spagna franchista,
dest seri dubbi anche l'ipotesi di estendere al resto del Mediterraneo
larea garantita dallaccordo; e gli Stati Uniti, dopo avere considerato
il problema, nella primavera del 1948 diedero parere negativo
allinserimento di Italia, Grecia, Turchia tra quelli invitati a far parte
della costituenda alleanza, dal momento che avrebbero alterato la base
geografica di un accordo con una diversa matrice regionale2.
Fu il caso italiano a imprimere una svolta di diverso tenore.
Oggetto in precedenza di unirritazione politica che motivava in
maniera pi decisiva della componente geografica latteggiamento di
http://www.nato.int/cps/en/natolive/opinions_74993.htm?selectedLocale=en; http://carnegiemec.org/events/?fa=3260.
2
ELENA CALANDRI, Il Mediterraneo e la difesa dellOccidente, 1947-1956 Eredit imperiali e logiche di guerra fredda, Il Maestrale, Firenze, 1997, pp. 83-85.

Dalle origini alla primavera araba

227

chiusura statunitense irritazione ampiamente condivisa dai cinque


partner dellUnione Occidentale3 quando gi si era giunti alla fase
finale del negoziato venne a palesarsi lisolata, ma strenua, volont
francese di inserire lItalia allinterno della zona coperta dal patto.
Prosaicamente ispirata dalla necessit di allargare questultima fino a
ricomprendervi anche i dipartimenti metropolitani dellAlgeria4, tale
volont ebbe la meglio sullaltrui contrariet e lAlleanza, oltre che
atlantica, nacque anche mediterranea. Tuttavia, complici le non
risolte rivalit anglosassoni in merito alla gestione operativa dellarea,
circa il ruolo che questa avrebbe rivestito nelle future scelte
geopolitiche comuni non pochi dubbi permanevano.
Scontro globale, limes mediterraneo e nuovi attori
La prospettiva si chiar in occasione di un avvenimento accaduto a pi
di novemila chilometri di distanza. Il passaggio del 38 parallelo da
parte dellesercito di Pyongyang, il 25 giugno 1950, al fine di superare
per via militare lartificiosa suddivisione della Corea in due stati
ideologicamente e politicamente contrapposti, in occidente condusse
in breve tempo a modificare limpianto strategico esistente, sulla base
dellassunto fortemente avvertito a Washington che simili aggressioni apparentemente locali, in realt dirette dalla regia sovietica,
potessero venire replicate nel teatro europeo.
Per questo motivo, alla fine dellestate il presidente Truman fece
sapere a contrariati inglesi e francesi che gli Stati Uniti sollecitavano
la creazione di un esercito tedesco occidentale di dieci divisioni. Il
problema della difesa continentale veniva rilanciato ai massimi livelli
e la scelta delle modalit di riarmo tedesco impegnarono per pi di
quattro anni le cancellerie alleate. Questione centrale, non si trattava
tuttavia dellunico elemento necessario al perfezionamento di un sistema euro-atlantico tanto possente dal punto di vista politico in virt
del legame creato dallaccordo del 4 aprile dellanno precedente
3
PIETRO PASTORELLI, Ladesione dellItalia al Patto atlantico, in ID., La politica estera italiana del dopoguerra, Il Mulino, Bologna, 1987, pp. 220-221.
4
Sul negoziato, ESCOTT REID, Time of Fear and Hope: the Making of the North Atlantic
Treaty, 1947-1949, McClelland and Stewart, Toronto 1977, soprattutto le pp. 210-218.

228

Gianluca Borzoni

quanto imperfetto a livello operativo. Accanto ad esso si svilupp


perci la messa in opera di una forza integrata sotto un comando
centralizzato, adeguata a funzioni di deterrenza rispetto ad unaggressione e ad assicurare la difesa dellEuropa occidentale5.
Al prezzo di nuovi dissidi lungo lasse portante Londra-Washington, il
Mediterraneo entr a pieno titolo nellopera di risistemazione che ne
consegu. Si inizi infatti con il dotare i Supreme Headquarters Allied
Powers Europe di quattro comandi subordinati su base geografica, due
dei quali direttamente collegati allambito mediterraneo. Si continu,
soprattutto, con la decisione politica di allargare la partecipazione al
patto a greci e turchi6: i primi destinatari degli aiuti americani,
stanziati dal 1947 al fine di prevenire il collasso delle libere
istituzioni e la perdita di indipendenza [] disastrosi non solo per loro
ma per il mondo7, poi dimenticati in sede di negoziato per
lalleanza, si vedevano finalmente riconosciuta la specialit di aree di
confine tra gli schieramenti. Ricevettero perci nel settembre del 1951
linvito ad accedere allalleanza e nel febbraio dellanno seguente, alla
riunione del consiglio atlantico tenutasi a Lisbona, fecero il loro
ingresso nellorganizzazione.
Oltre ad allargarsi, la dimensione mediterranea della Nato cominciava
cos ad approfondirsi. Il maggior tasso di condivisione politica
condusse presto alla definizione delle basi politiche e giuridiche
per la realizzazione concreta di impianti alleati di stazionamento e
approvvigionamento di truppe e mezzi. Spiegava al riguardo il primo
comandante supremo delle forze alleate in Europa, generale Dwight
D. Eisenhower, che il Vecchio Continente poteva essere considerato
un lungo collo di bottiglia alla base della quale sta la Russia, con la
Spagna allaltro estremo. Agli estremi di questo collo ci sono mari che
controlliamo, con territori allinterno ottimi per linstallazione di
basi. A livello operativo, concludeva perci, tramutate Danimarca ed
5

LORD ISMAY, NATO The First Five Years 1949-1954, parte prima: History, capitolo
IV: The Pace Quickens, in http://www.nato.int/archives/1st5years/chapters/4.htm.
6
Ivi, Chart 9, in http://www.nato.int/archives/1st5years/graphics/a-c-a54.gif.
7
Address of the President of the United States delivered before a joint session of the Senate and the House of Representatives, recommending assistance to Greece and Turkey, 12
marzo 1947, in http://www.trumanlibrary.org/whistlestop/study_collections/doctrine/large/
documents/pdfs/5-9.pdf#zo om=100.

Dalle origini alla primavera araba

229

Olanda in un grande porcospino, con copertura aerea e massiccio


supporto navale nel Mare del Nord, farei la stessa cosa nel
Mediterraneo8. Per parte loro, gli Stati Uniti seppero dare il buon
esempio e dopo essersi risoluti ad aggiungere altre due divisioni alle
quattro gi presenti nel vecchio continente riuscirono ad espandere
larea mediterranea interessata alle facilities, negoziando la concessione di basi con i governi amici di Marocco e Libia (oltre allArabia
Saudita)9.
Il quadro assumeva ora contorni pi rassicuranti. A suo tentato
completamento, elaborazione politica che avrebbe potuto dare
sostanza alle crepe esistenti nello schieramento avverso, il patto
balcanico sottoscritto ad Ankara nel febbraio 1953 ed il suo seguito
rappresentato dallaccordo di Bled dellanno successivo, istituivo del
vincolo di alleanza, univano al carro occidentale anche la Jugoslavia
titina attraverso il legame con Turchia e Grecia. Un legame per la
verit mai capace di raggiungere livelli di approfondimento tali da
rendere irreversibile la separazione tra Belgrado e Mosca, che infatti
alla met del decennio celebrarono la loro riappacificazione,
precipitando lalleanza ultima nata dalla routine allindifferenza10.
Discorso analogo potrebbe essere svolto in relazione al completamento mediorientale (nellaccezione americana) dellimpianto
strategico, rappresentato dal patto di Baghdad siglato nel 1955 tra
Gran Bretagna, ancora Turchia oramai vero anello di congiunzione
tra Nato e partner orientali Iraq, Iran e Pakistan: destinato al
contempo a rinsaldare la barriera anti-sovietica e costituire un
elemento di stabilizzazione politica per larea, nonostante la sua durata
pi che ventennale risult nei fatti ancor meno capace di addivenire ai
risultati sperati ed anzi, suscitando da subito lirritazione sia di altri

Sul punto cfr. MARC TRACHTENBERG, The Nuclearization of NATO and U.S.-West European Relations, in CHARLES S. MAIER (edited by), The Cold War in Europe - Era of a Divided
Continent, Markus Wiener, Princeton, 1996, p. 353.
9
STEPHEN E. AMBROSE, Rise to Globalism - American Foreign Policy since 1938, Penguin Books, New York, 1993, p. 122.
10
GIULIANO CAROLI, LItalia e il Patto Balcanico, 1951-1955 Una sfida diplomatica tra
Nato e Mediterraneo, FrancoAngeli, Milano, 2011, p. 255 e segg.

230

Gianluca Borzoni

paesi arabi (dallArabia Saudita allEgitto) sia di Israele, fu talora


allorigine di conseguenze di segno opposto11.
Vista retrospettivamente, la militarizzazione di un contenimento che le
nuove condizioni imponeva globale perch globale appariva la
minaccia nascondeva soprattutto un vacuum politico, in termini
progettuali, di cui non si aveva coscienza in quellepoca di conflitto,
per quanto freddo. In ambito mediterraneo fu soprattutto nella
regione nordafricana che emersero le diversit di approccio e di
soluzioni pratiche ai problemi esistenti, mentre il processo di
decolonizzazione si imponeva anche agli occidentali in tutta la sua
ampiezza.
I venti di crisi
Per quanto occasionali disparit di giudizio non fossero mancate, in
sede Nato, neppure al momento del prorompere delle istanze nazionali
in Algeria, Tunisia e Marocco12, i nodi vennero al pettine in maniera
traumatica solo al momento della crisi egiziana del 1956.
Dagli inizi del decennio, i tentativi di revisione del trattato angloegiziano del 1936, pi volte esperiti senza successo dal governo del
Cairo con lobiettivo di ottenere un rimpatrio anticipato delle truppe
britanniche collocate a difesa del canale di Suez (previsto per il 1956),
vivevano una nuova stagione: dietro limpulso del partito wafdista al
potere, lEgitto rilanciava il principio dellunit ed indipendenza
dellintera valle del Nilo, da cui discendeva la necessit di procedere

11

BEHET KEMAL YEILBURSA, The Baghdad Pact: Anglo-American Defence Policies


in the Middle East, 1950-1959, Frank Cass, New York, 2005, p. 90 e segg.
12
Tra gli altri: sugli Stati Uniti garanti dellImpero francese durante la Quarta repubblica e osservatori critici del caso algerino, BRIAN T. EDWARDS, Morocco Bound: Disorienting America's Maghreb, from Casablanca to the Marrakech Express, Duke University
Press, 2005, e IRWIN M. WALL, France, the United States, and the Algerian War, University of California Press, Berkeley and Los Angeles, 2001 ; sulla ambiguit di comportamento
italiana nei confronti dellindipendenza tunisina e marocchina, BRUNA BAGNATO, Vincoli europei, echi mediterranei LItalia e la crisi francese in Marocco e in Tunisia, Ponte alle Grazie, Firenze, 1991.

Dalle origini alla primavera araba

231

senza esitazioni allo sgombero da Suez e dal condominio sudanese13.


Lo stallo che ne segu port alla denuncia unilaterale egiziana degli
accordi esistenti, proprio alla vigilia di una proposta anglo-francoturco-statunitense volta allinserimento dellEgitto in un Middle East
Command, tale da salvaguardare al contempo la presenza inglese nel
canale (da tramutarsi in presenza alleata) e le istanze e la sensibilit
nazionali del Cairo14. Lo scoppio delle violenze lungo il triangolo
Cairo-Porto Said-Suez diede origine ad una diversa fase della
contrapposizione, prima del trapasso della monarchia egiziana e
dellassunzione del potere da parte degli ufficiali liberi, ma non
alter la realt di una pervicace e sgradita presenza straniera in unarea
di primario interesse commerciale e strategico per il Mediterraneo.
Dopo i faticosi accordi raggiunti nel 1954, levacuazione britannica di
due anni successiva apr la via alla realizzazione di quello che
nellottica di Gamal Abdel Nasser appariva il dovuto recupero di un
emblema della sovranit nazionale egiziana, ma anche lavvio di
unintrapresa economica capace di alimentare i progetti di
modernizzazione del paese. Tuttavia, la nazionalizzazione della
Compagnia del Canale provoc la reazione degli stakeholders anglofrancesi e dei nemici israeliani, intenzionati ad infrangere il blocco
loro imposto sui transiti navali nel golfo di Aqaba. Loperazione che
ne segu, male ideata e peggio condotta destinata, in seguito ad un
attacco israeliano attraverso il Sinai, alla rioccupazione del Canale con
la pretestuosa motivazione di separare i contendenti suscit non
solo la scontata, accesissima opposizione di Kruscv, ma anche
lirritazione di Washington, apertamente manifestata agli occhi del
mondo allorch declinata diplomaticamente al Palazzo di Vetro
dellONU15.
In seno alla Nato una crisi di fiducia fece perci seguito alla
vicenda, esasperando le differenze esistenti nelle linee politiche degli
13

F.S. NORTHEDGE, Britain and the Middle East, in R. OVENDALE (edited by), The Foreign Policy of the British Labour Governments, 1945-1951, Leicester University Press,
Leicester, 1984, pp. 167-173.
14
Documents on International Affairs, 1951, Royal Institute of International Affairs, Oxford University Press, 1954, pp. 425-427.
15
Da ultimo, si veda la riedizione dellaccurato KEITH KYLE, Suez Britains End of Empire in the Middle East, Tauris, London-New York, 2011, p. 167 e segg.

232

Gianluca Borzoni

alleati lungo le direttrici nordafricana e mediorientale e favorendo le


inclinazioni statunitensi a percorrere strade individuali, al fine di
massimizzare il credito politico ottenuto presso i paesi arabi; un
credito peraltro parzialmente compromesso allindomani della
proclamazione della dottrina mediorientale elaborata dallAmministrazione Eisenhower nel gennaio del 1957 e delle applicazioni
operative nel Mediterraneo orientale conseguitene nei venti mesi
successivi.
Non furono pochi i paesi europei che criticarono la propensione
statunitense a questa ed altre scelte unilaterali o poco condivise.
Nellarroventato clima post-Suez, queste critiche diedero ulteriore
impulso al malessere esistente relativamente allannoso problema del
nuclear sharing negato e in breve, tra il 1956 e il 1957 il controllo
delle armi nucleari [divenne] il problema centrale della Nato16.
Anche al fine di ricompattare il fronte occidentale, a Washington si
pens perci di consentire ci che in precedenza si era negato e missili
Thor e Jupiter, da armare con testate nucleari, vennero offerti agli
europei. Attraverso alterne vicende, fu in area mediterranea che questa
proposta si fece operativa, e lItalia e la Turchia furono cos dotate di
Intermediate Range Ballistic Missiles17.
Non fu il preludio di una luna di miele politica. Al contrario, i
successivi anni 60, per lAlleanza, furono ancora complicati, a
cominciare dalla drammatica crisi missilistica cubana dellottobre
1962. Tra le molteplici conseguenze che questa and a determinare,
nel Mediterraneo rappresent lorigine del ritiro degli stessi missili
italiani e turchi. Se questa decisione sulle prime non provoc
soverchie opposizioni, che si tent di tacitare attraverso lalternativa
offerta statunitense di sostanziale rimpiazzo con i SubmarineLaunched Ballistic Missile Polaris, con il trascorrere delle settimane
essa suscit il timore cui si era particolarmente sensibili ad Ankara
che potesse essere percepita alla stregua di un indietreggiamento, con
serie conseguenze in termini di credibilit politica proprio in una fase
in cui cancellerie e opinioni pubbliche del Vecchio Continente non
16

LEOPOLDO NUTI, La sfida nucleare La politica estera italiana e le armi atomiche 19451991, Il Mulino, Bologna, 2007, p. 117.
17
Ivi, pp. 171-177.

Dalle origini alla primavera araba

233

mancavano di manifestare la propria irritazione. La precariet


dellatmosfera ricominci a riverberarsi sugli equilibri mediterranei.
La contrariet del presidente francese de Gaulle, sfociata agli inizi del
1963 nella secca bocciatura dei grandi disegni kennedyani anche in
tema di forze multilaterali, condusse prima al ritiro del personale
francese dalle unit navali alleate e ci proprio allindomani
dellindipendenza algerina, che portava a pieno compimento la
decolonizzazione nord-africana al prezzo di un nuovo indebolimento
del fianco sud dellAlleanza e poi alla clamorosa scelta di uscire da
tutti gli organismi nordatlantici18. Rimasti interdetti gli altri membri
Nato, dagli Stati Uniti non si nascose il timore che questa decisione
incoraggiasse unavanzata di Mosca, a partire proprio dal
Mediterraneo.
e lEskadra sovietica
In effetti, queste difficolt trovarono una corrispondenza
nellincremento della presenza sovietica nel Mare Interno, che a sua
volta ispir Mosca ad una maggiore intraprendenza nelle scelte
politiche e strategiche di ambito regionale. Un desiderio di
lunghissimo periodo, quello dellaccesso russo ai mari caldi attraverso
Bosforo e Dardanelli; un obiettivo geo-politico carezzato invano dagli
zar, mai abbandonato dalla dirigenza sovietica ed apparentemente
capace di riproporsi con migliori prospettive in conseguenza della
vittoria nel secondo conflitto mondiale e della previsione di modifica
dello statuto degli Stretti definito nel 1936, contemplata nel protocollo
finale della conferenza di Potsdam19. Limmediato dopoguerra aveva
tuttavia visto le ambizioni staliniane totalmente svilite dallemergere
del contenimento statunitense, inaugurato dagli aiuti a Grecia e
18
SEBASTIAN REYN, Atlantis Lost The American Experience with De Gaulle 1958-1969,
Amsterdam University Press, Amsterdam, 2010, pp. 221-221.
19
The three Governments recognized that need for revision of the Convention on the
Straits concluded at Montreux as failing to meet present-day conditions. It was agreed that as
the next step the matter should be the subject of direct conversations between each of the
three Governments and the Turkish Government; Foreign Relations of the United States
Diplomatic Papers, The Conference of Berlin (The Potsdam Conference), 1945, vol. II, United States Government Printing Office, Washington, 1960, pp. 1496-1497.

234

Gianluca Borzoni

Turchia20. Con l'avvicinamento di Belgrado ad Atene ed Ankara a


completare un quadro mediterraneo dal quale risultava in buona
sostanza emarginata, lUnione Sovietica dovette perci accontentarsi
di un saltuario co-protagonismo a partire dalla seconda met degli
anni 50.
Nasserismo e crisi di Suez aprono gli spazi politici che preludono
al dispiegamento di una forza militare capace di suscitare le citate
apprensioni alleate. Da questo punto di vista, la comparsa del Quinto
Squadrone Mediterraneo sovietico Sovmedron nellacronimo anglosassone manifesta anche da un punto di vista simbolico il
cambiamento in atto. A differenza del passato, lEskadra andava
infatti ad operare in permanenza nelle acque mediterranee, fungendo
altres da contrappeso al dispiegamento dei Polaris21.
Ai fini della valutazione della rincorsa sovietica, il prorompere
della successiva guerra dei Sei Giorni a segnare una svolta essenziale:
al momento del vittorioso attacco preventivo israeliano, attraverso i
Dardanelli transit infatti una settantina di navi da guerra sovietiche
con lasserito obiettivo di sostenere le ragioni dei paesi arabi. Da qui
ai cinque anni successivi gli analisti di Washington registrarono il
costante incremento della presenza navale avversaria. Agli occhi
alleati, la realizzazione di unefficace catena di appoggi logistici,
accompagnata dalla forte propaganda anti-capitalistica che si faceva
anti-occidentale, andava ad allargare il fronte dello scontro, trovando
corrispondenze politiche nelle varie vie al socialismo islamico che
iniziavano ad intravedersi, dallAlgeria di Houari Boumedienne alla
Libia del capitano Muammar al-Gheddafi, sovvertitore nel settembre
1969 della dinastia senussita e artefice, dopo le cautele iniziali, di un
progressivo allontanamento dallo schieramento occidentale che come
primo atto cost ad inglesi ed americani le basi di el-Adem e Wheelus
Field22. Lincremento, da parte di Mosca, della cooperazione militare
20
MELVYN P. LEFFLER, Strategy, Diplomacy, and the Cold War: The United States, Turkey, and NATO, 1945-1952, in The Journal of American History, vol. 71, n4 (marzo 1985),
p. 807 e segg.
21
GALIA GOLAN, The Middle East, in KURT LONDON (edited by), The Soviet Union in
World Politics, Westview Press, Boulder, 1980, p. 106.
22
Sul tema, MASSIMILIANO CRICCO, Il petrolio dei Senussi Stati Uniti e Gran Bretagna
in Libia dallindipendenza a Gheddafi (1949-1973), Polistampa, Firenze, 2002, p. 186 e segg.

Dalle origini alla primavera araba

235

con Egitto e Siria, perfezionata in occasione delle prime esercitazioni


congiunte su larga scala di fine decennio, e lampliamento del numero
delle basi utilizzate e degli ancoraggi internazionali fino a coprire
larea da Gibilterra al Medio Oriente, con ricadute positive anche in
capo al monitoraggio delle flotte occidentali, introdusse alla fase del
massimo dispiegamento di forze sovietiche nel Mediterraneo23. Il
segretario generale del PCUS Leonid Breznev lo aveva preannunciato
alla vigilia del terzo conflitto arabo-israeliano: lUnione Sovietica
doveva essere considerata a tutti gli effetti una potenza mediterranea, in diretto antagonismo con gli Stati Uniti e la loro Sesta
Flotta24. Nella primavera del 1970, Okean, la pi estesa
esercitazione dalla seconda guerra mondiale, effettuata in contemporanea in teatri atlantici (e mediterranei) e pacifici, and a ben
rappresentare il concetto25.
LAlleanza reagisce
Non fosse bastata lavanzata sovietica, per la Nato un ulteriore
elemento di debolezza derivava dal fatto che, specie con riferimento
allarea mediterranea, da qualche tempo i membri europei della Nato
non davano buona prova di s: esplosione della contesa su Cipro (con
la conversione dellarcivescovo Makarios al movimento dei non
allineati a creare ulteriori problemi politici allAlleanza26) mentre in
Grecia il repressivo regime dei colonnelli insinuava forti dubbi anche
presso gli iniziali sostenitori di Papadopoulos27, sclerotizzazione del
23

DAVID E. THALER, The Fifth Eskadra: Soviet Maritime Power in the Med, in
http://www.securityaffairs.org/archived_site/1987/mar1987.pdf.
24
LAWRENCE S. KAPLAN and ROBERT W. CLAWSON, NATO and the Mediterranean Powers in Historical Perspective, in L.S. KAPLAN, R.W. CLAWSON and R. LURAGHI (edited by),
NATO and the Mediterranean, Scholarly Resources, Wilmington, 1985, p. 13.
25
NORMAN POLMAR, The Naval Institute Guide to the Soviet Navy, United States Naval Institute, Annapolis, 1991, p. 40.
26
MONTEAGLE STEARNS, Entangled Allies: U.S. policy toward Greece, Turkey, and
Cyprus, Council on Foreign Relations Press, New York, 1992, p. 36.
27
ENNIO DI NOLFO, The Cold War and the transformation of the Mediterranean, 1960
1975, in MELVYN P. LEFFLER and ODD ARNE WESTAD (eds), The Cambridge History of the
Cold War, Volume 2: Crises and Dtente, Cambridge University Press, 2010, p. 248.

236

Gianluca Borzoni

conservatorismo autocratico portoghese, pericolosamente anacronistico proprio rispetto ai temi della decolonizzazione, fragilit interna e
traviamenti politici (reali o solo percepiti) in Italia e Francia, le cui
pulsioni filo-arabeggianti giungevano quanto mai sgradite a Washington. E naturalmente, dallaltra parte dellAtlantico anche gli statunitensi stavano pagando a caro prezzo le scelte compiute riguardo al
lontano Viet Nam, mentre la declinante autosufficienza energetica
avrebbe imposto scelte politiche misurate.
Ciononostante, ci si rese conto che un sussulto di volont risultava
indispensabile, anche al fine di rinsaldare i legami in seno allAlleanza, non riavutasi dallo strappo francese e sferzata da stentoree voci
terzomondiste, neutraliste e anti-americane presenti nella pubblica
opinione europea. Daltronde, da Praga a Tirana, neppure oltrecortina
mancavano situazioni di difficolt e debolezza, da sfruttare opportunamente. Per questo motivo, negli Stati Uniti del nuovo presidente
repubblicano Richard Nixon deciso ad ottenere questo rilancio
delliniziativa anche procedendo da solo, convinto che presto o tardi
anche gli alleati avrebbero seguito prese corpo una linea volta a
favorire la distensione nel ginepraio mediorientale (e la diplomazia
kissingeriana consegu qui molti dei risultati sperati), nellambito di
un cammino di confronto serrato ma aperto con la controparte, specie
nel campo del controllo degli armamenti. Analogamente a quanto
compiuto nel vitale settore asiatico, questo approccio dialogante
sapeva accompagnarsi a ferree prese di posizione di tipo militareoperativo, non avulse dal quadro diplomatico, ma anzi destinate a
darvi consistenza nel medio termine, fornendo nellimmediato risposte
adeguate in termini di sicurezza. Nei primi anni 70, gli esiti
mediterranei di questo concetto appaiono illuminanti, a cominciare dal
trasferimento del Comando delle Forze Navali Alleate per lEuropa
Meridionale a Napoli, dove andava ad operare anche il subordinato
Marairmed, che associava unit aeronavali statunitensi, britanniche,
italiane, greche e turche. E dal Comnavsouth dipendevano anche le
attivit di una specifica, neo-organizzata forza marittima on-call,
anchessa multinazionale, che oltre ai compiti operativi sotto il profilo

Dalle origini alla primavera araba

237

politico andava a dimostrare una recuperata solidariet tra gli alleati28.


E in questo scenario di rilancio pu ben aggiungersi lapprontamento
di quella che sarebbe divenuta la base statunitense per sottomarini
atomici presso lisola di Maddalena in Sardegna, a partire dalla
seconda met del 1972.
Sul versante opposto, non deve essere sottostimato linflusso che
esercit la fine del nasserismo in Egitto, seguito dallallontanamento
della flotta e dei tecnici sovietici dal paese, da parte della nuova
leadership giunta al potere29. Su questa posizione relativamente
declinante dellURSS andarono probabilmente ad influire anche valutazioni di diversa natura compiute in autonomia da Mosca (tra le quali
linutilit di spiegamenti di forze sovradimensionati rispetto alle
necessit tattiche connesse con l'interpretazione sovietica della
deterrenza mediterranea), per cui non si tratt solo di ritirata, ma
anche di riposizionamento lungo i versanti meridionali ed orientali del
bacino. Tuttavia, una volta verificate le difficolt di manovra al
riemergere della contrapposizione armata tra Egitto ed Israele se,
come detto, la presenza navale sovietica raggiunse in questa occasione
il suo apice, sul piano politico Sadat conferm lavvenuto mutamento
di rotta, e rifiut lofferta di rifornimenti dopo il primo attacco 30
anche a livello logistico risult obbligata per Mosca la scelta di un
ripiegamento, principalmente sulle destinazioni siriane (non altrettanto
equipaggiate rispetto a quelle egiziane), unitamente al rinvenimento di
nuovi attracchi, da definirsi su base contrattuale.
Le condizioni erano quindi mutate, ancora a vantaggio
dellAlleanza, che increment ulteriormente il proprio coinvolgimento
mediterraneo, tanto da far parlare per questa fase di un mare nostrum
per la Nato come lo fu per Roma due millenni orsono e per la Gran
Bretagna nel corso del [XIX] secolo31: al di l delliperbole,
28

JOEL L. SOKOLSKY, Seapower in the Nuclear Age: the United States Navy and Nato,
1949-1980, Routledge, London, 1991, p. 111.
29
Sul tema si veda da ultimo BRUNO PIERRI, Stati Uniti, Gran Bretagna e la Balance of
Power mediorientale: dalla morte di Nasser allespulsione dei tecnici sovietici dallEgitto
1970-1972, in ANTONIO DONNO e GIULIANA IURLANO (a cura di), Nixon, Kissinger e il Medio
Oriente (1969-1973), Le Lettere, Firenze, 2010, pp. 373-420.
30
DI NOLFO, The Cold War and the transformation of the Mediterranean, cit., p. 251.
31
KAPLAN and CLAWSON, NATO and the Mediterranean Powers in Historical Perspective,
cit., p. 3.

238

Gianluca Borzoni

certamente rispetto ai timori di un decennio prima la realt presentava


un rafforzato controllo sulle porte daccesso al Mediterraneo nella
tarda primavera del 1982 si registr limportante novit dellingresso
nellAlleanza della Spagna post-franchista ma anche il progresso
militare determinato dallinstallazione dei cruise missiles in Italia; e
questo mentre nella sponda sud il neo-presidente egiziano Hosni
Mubarak si manteneva su strade reputate sicure, rinforzate da cospicui
finanziamenti statunitensi e, alluopo, da interventi diretti di
Washington, come nel marzo del 198232. In definitiva, prendevano
corpo le basi per una rinnovata supremazia, che gli avvenimenti di
fine decennio avrebbero reso incontrastata, o quasi; tanto da
consentire la pianificazione di operazioni precedentemente sconsigliate o persino impraticabili, come il bombardamento aereo
statunitense di Tripoli del 1986. E infatti, pi che dalla eventuale
ritorsione del Patto di Varsavia, la Nato risult scossa soprattutto da
dissidi al suo interno33.
Pi in generale, considerando come per il passato la presenza
militare sovietica quale variabile dipendente della capacit di
esercitare un ruolo politico prioritario sui governi mediterranei amici,
emerge la conferma dei sintomi dinizio decennio, stavolta a tutto
detrimento di Mosca: dopo lespulsione dallEgitto, lo testimoniano
linaspettata incapacit di esplicare un ruolo di peso durante lultimo e
pi serio manifestarsi della crisi cipriota nel 1974, i limitati effetti
per usare un eufemismo dellazione dispiegata nei confronti della
Siria nel 1976 e nei successivi anni 80 rispetto a Libano, questione
palestinese e guerra tra Iran e Iraq, mentre anche lassistenza fornita a
algerini e libici non era nel frattempo mai giunta a tramutarsi in
concreta possibilit di esercitare un indirizzo politico34. Tutto ci
naturalmente fino al momento in cui, nellambito del tentativo di
risanamento economico che la perestrojka portava con s, sarebbe
stata progressivamente decurtata anche la presenza navale, che al
32

Alcuni scenari da un punto di vista arabo in SAAD SHAZLY, The Arab Military Option,
American Mideast Research Publishing, Sacramento-San Francisco, 1986, p. 123.
33
RONALD BRUCE ST. JOHN, Libya and the United States: Two Centuries of Strife,
University of Pennsylvania Press, Philadelphia, 2002, p. 135 e segg.
34
MELVIN A. GOODMAN, Gorbachev's Retreat: the Third World, Greenwood, New
York, 1991, p. 149.

Dalle origini alla primavera araba

239

momento del fatidico 1989 giunse a risultare composta da una


manciata di navi da guerra, uno o due sottomarini, alcune navi
ausiliarie35.
Tramonto bipolare, risveglio regionale
Dopo il 1991, dissoltasi con lUnione Sovietica la coltre pervasiva
che aveva fatto credere che il mondo si risolvesse nella contesa tra due
paesi e due sistemi (ed alleanze) ad essi collegati, lorganizzazione
nordatlantica si trov per nella necessit di ridefinire obiettivi e
priorit. Accanto alla creazione di nuovi fori di dialogo politico,
laccento venne posto sulla prevenzione dei conflitti e la stabilizzazione regionale. Allindomani della tempesta del deserto irakena,
quindi, si procedette da un lato alla revisione dellimpianto militare
per renderlo pi confacente alle mutate esigenze internazionali,
attraverso lapprontamento di opportune strategie per raccogliere la
sfida di nuovi radicalismi in emersione e il potenziamento delle
specifiche attivit cos dette fuori area. Dallaltro lato, in
applicazione dei dettami del nuovo Concetto Strategico approvato agli
inizi di novembre 199136, si avvi il necessario approfondimento del
confronto con paesi esterni allAlleanza, ex-nemici in cerca di
collocazione, vicini potenzialmente interessati a forme di partenariato
e di dialogo rafforzato, amici da tempo poco frequentati che era tempo
di coinvolgere in questo nuovo quadro di riferimento. Dalla met del
decennio, accanto alla Partnership for Peace finalizzata allo sviluppo
della cooperazione bilaterale con i paesi gi facenti parte dellUnione
Sovietica o suoi ex satelliti37 ed allo specifico capitolo destinato ad un
dialogo con la nuova Russia, venne attribuito uno spazio apposito
anche al Mediterraneo, la cui rilevanza strategica nel dopo-Guerra
Fredda risultava esponenzialmente cresciuta nei confronti del

35

Ivi, p. 5.
Se ne vedano i punti 19, 25, e 28 in http://www.nato.int/cps/en/natolive
/official_texts_23847.htm.
37
Cfr. http://www.nato.int/cps/en/natolive/topics_50349.htm.
36

240

Gianluca Borzoni

cosiddetto fronte centrale38. Il Dialogo Mediterraneo, lanciato nel


1994 con lobiettivo di forgiare uno strumento di confronto commisurato alla nuova realt e dispel any misconceptions about NATO
among Dialogue countries (ora giunto ad annoverare tutti i paesi
dellAfrica mediterranea, pi Mauritania e, in Medio Oriente, Israele e
Giordania39), non si pu tuttavia dire abbia conseguito del tutto le
proprie finalit, permanendo un gap di comprensione con i partner
meridionali specie sui temi della sicurezza40.
Prescindendo dal giudizio circa gli esiti di questa revisione
complessiva, pochi dubbi sembravano esistere in merito alla
opportunit di procedervi, in un momento in cui dimenticate le
speranze suscitate dalla fine del secolo breve la riproposizione di
conflitti da tempo latenti, sopiti e mai superati al tempo del
bipolarismo, improvvisamente ricordava alla comunit internazionale
il rilievo imprescindibile di nazionalit e nazionalismi, contrapposizioni locali e altrui velleit interventiste. A tale proposito, nello
scacchiere adriatico-balcanico, gli esiti della dissoluzione jugoslava
assunsero aspetti emblematici. Nellottica della Nato, dopo una prima
verifica dei nuovi assetti e dei nuovi compiti durante la guerra di
Bosnia dalle operazioni di monitorizzazione e interdizione fino al
dispiego della forza aeronautica con loperazione Deliberate Force
stata la vicenda kosovara a rappresentare un banco di prova specifico,
di tipo militare e politico: un impegno controverso, assunto all'indomani del sostanziale fallimento del monitoraggio Osce della fine del
1998 e del tentativo negoziale svoltosi in terra francese tra il febbraio
e il marzo seguenti, tramutatosi in campagna militare caratterizzata da
copiosi bombardamenti aerei e, sul piano politico, dalla volont di
collocare l'utilizzo dello strumento militare in un clima di
condivisione, dopo i forti contrasti iniziali, specie tra gli europei. La

38

F. STEPHEN LARRABEE, JERROLD GREEN, IAN O. LESSER, MICHELE ZANINI, NATO's


Mediterranean initiative: policy issues and dilemmas, National Security Research Division,
Rand, 1998, , p. xi.
39
http://www.nato.int/cps/en/natolive/topics_60021.htm.
40
Cfr. EMR_YE BADGAGUL ORMANCI, Mediterranean Security Concerns and Natos Mediterranean Dialogue, Nato Individual Research Fellowship, p. 20, in
http://www.nato.int/acad/fellow/98-00/ormanci.pdf.

Dalle origini alla primavera araba

241

guerra per salvare la Nato41 lasci tuttavia stratificati residui di


risentimento e delusione, tanto da far sottolineare, appena all'indomani
della fine delle operazioni, che la guerra was the unintended consequence of a gross error in political judgment42.
11 settembre 2001: rispetto al tema considerato, la data pi
evocativa della recente storia della politica internazionale non pu che
implicare una ulteriore spinta, in ambito mediterraneo, alla lotta antijihadista dellAlleanza. Prima, pi rilevante ed ancora attiva
operazione a tale fine orientata, meno di un mese dopo lattacco alle
Torri Gemelle prese avvio Active Endeavour, unica applicazione nella
storia dellAlleanza dellarticolo 5 del patto istitutivo, in base al quale
ogni attacco subito da un paese membro sar considerato come
sferrato contro tutti i consociati, che saranno tenuti allassistenza,
anche di tipo militare43. Allargata, a partire dal 2004, anche a paesi
non-Nato da ultimo anche a Marocco e Israele44 dai primi
pattugliamenti nel Mediterraneo orientale allallargamento delle aree
coinvolte e delle attivit espletate, fino a ricomprendervi la scorta
attraverso Gibilterra e le ispezioni su convogli sospettati di attivit
terroristiche, l'operazione in dieci anni ha portato ad unestensione
della presenza fisica della Nato nel Mare Interno45 (circa centomila
controlli su navi mercantili, ma anche operazioni di salvataggio) ed
attualmente sperimenta un tentativo di trasformazione verso una
combinazione di unit on-call e surge operations invece che forze
dispiegate46.
Anche questo sviluppo non appariva per sufficiente, richiedendo
che alla base la Nato procedesse ad un nuovo approccio olistico,
basato su un dialogo politico-diplomatico intensificato ad ampio

41

Lespressione di JOE PIRJEVEC, nel suo fondamentale Le guerre jugoslave, 19911999, Einaudi, Torino, 2001, (si vedano specialmente le pp. 588-646).
42
MICHAEL MANDELBAUM, From the Archives: The Failure of Intervention, Foreign Affairs, volume 78, n5 (September/October 1999),
http://www.foreignaffairs.com/issues/1999/78/5.
43
The North Atlantic Treaty, Washington D.C., 4 aprile 1949, in
http://www.nato.int/cps/en/natolive/official_texts_17120.htm..
44
Cfr. http://www.nato.int/cps/en/natolive/topics_7932.htm.
45
www.oaenow.com/background.html.
46
http://www.nato.int/cps/en/natolive/topics_7932.htm, cit.

242

Gianluca Borzoni

spettro47. Nel bacino mediterraneo si ritenne a tal fine utile proseguire


lungo il solco tracciato con il Dialogo, da estendere geograficamente e
rafforzare nellimpegno alla lotta antiterrorismo. Questi generici
assunti, rilanciati in occasione dellincontro dei ministri degli Esteri
dellAlleanza tenutosi a Bruxelles alla fine del 2003 e di seguito
oggetto di approfondimento a cura del Consiglio48, trovarono
unapplicazione pratica al momento del summit tenutosi a Istanbul agli
inizi dellestate successiva, con lattivazione dellomonima Iniziativa. Ancora muovendo dalla Turchia, con lobiettivo di catalizzare
linteresse specifico dei paesi del Broader Middle East alla
realizzazione di accordi di cooperazione bilaterale sui temi della
sicurezza con la Nato49, lIstanbul Initiative offre ai partecipanti un
menu di attivit bilaterali di alto profilo relativamente a consultazione e consulenza, ma anche coordinamento militare attraverso
esercitazioni comuni. Lincoraggiante interesse manifestato dal
Consiglio di Cooperazione del Golfo e la successiva entrata a far
parte dellIniziativa di quattro dei suoi sei membri (Bahrein, Qatar,
Kuwait e Emirati Arabi Uniti50) non nasconde la necessit di ulteriori progressi per non tramutare il progetto in un nuovo pletorico
foro, politicamente di scarsa efficacia. E sulla opportunit che le
nuove sfide vengano affrontate in quella cornice di condivisione che
lIniziativa consente, il segretario generale Rasmussen tornato pi
volte51.
Parallelamente a ci, la Nato ha comunque intrapreso anche un
percorso interno, non ancora terminato, di rilettura dei contenuti
della sua mission: da una definizione rigida dei teatri di impegno ad
ipotesi di ampliamento globale degli stessi; da una probabilmente
anacronistica centralit della difesa collettiva al sempre pi evidente
coinvolgimento nei problemi di sicurezza di aspetti non militari,
47

MASSIMO DE LEONARDIS, Alla ricerca della rotta transatlantica: la relazioni tra Europa e
Stati Uniti dopo l11 settembre 2001, CeMISS, 2008, p. 150.
48
A More Ambitious and Expanded Framework for the Mediterranean Dialogue, in
http://www.nato.int/cps/en/natolive/official_texts_59357.htm.
49
Cfr. http://www.nato.int/cps/en/natolive/topics_58787.htm.
50
Ibidem.
51
Speech by NATO Secretary General A.F.Rasmussen at the occasion of his visit to the
Kingdom of Bahrain, Manama, 7 marzo 2010, http://www.nato.int/cps/en/SID-8BD342AA892EBE47/natolive/opinions_62052.htm?selectedLocale=en.

Dalle origini alla primavera araba

243

secondo un comprehensive approach alle questioni trattate. In


questottica, lo stesso strumento militare necessitava di una riconsiderazione, da parte del nuovo Allied Command Transformation,
definito nel 2003 proprio alla luce di tali obiettivi52.
Preceduto pertanto da una lunga elaborazione, al vertice di Lisbona
del novembre 2010 stato infine presentato il nuovo Concetto Strategico, che ancora una volta intende attualizzare il ruolo dellAlleanza ai
nuovi scenari globali ed alle minacce che ne possono scaturire. Cos,
se sul piano militare una fonte di preliminare sicurezza dovrebbe
conseguire alladozione del sistema strategico di difesa statunitense,
nella sua versione obamiana, con il collocamento dei missili
intercettori (destinati a colpire eventuali ordigni scagliati contro i
paesi alleati, previamente segnalati dal sistema radar della Nato 53)
anche su navi in servizio nel Mediterraneo, sul piano politico a prima
vista emerge un approccio maggiormente inclusivo degli attori
regionali. Ci che, rispetto ai profili mediterranei, ai sensi del punto
35 richiederebbe ancora lallargamento del Dialogo Mediterraneo e
lapprofondimento dei legami con i paesi amici del Golfo54, non
dimenticando il primo partner strategico, lUnione Europea.
In attesa di pi corpose iniziative, da ultimo lAlleanza appare
perci impegnata a promuovere ripetute occasioni di dialogo con
esponenti della societ civile, specie dei paesi dellAfrica maghrebina,
utilizzando gli strumenti propri della public diplomacy, in una
declinazione rigorosamente statunitense: giornalisti mauritani in visita
al quartier generale dellorganizzazione55; opinion leaders algerini a
colloquio, tra gli altri, con il vice segretario generale Claudio Bisogniero sui temi mediorientali, sulla lotta al terrorismo e gli esiti
dellincontro di Lisbona, a fine ottobre 201056 e loro colleghi maroc-

52

GIAMPAOLO DI PAOLA, Unalleanza in continua trasformazione, in


http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1102.
53
RICK ROZOFF, Nato Surrenders to U.S. Global Missile Shield Project, in
http://www.natoinfo.ge/index.php?lang=eng&action=publication_item&id=31.
54
http://www.nato.int/lisbon2010/strategic-concept-2010-eng.pdf, p. 10.
55
http://www.nato.int/cps/en/SID-791C3632-8139A734/natolive/news_64887.htm.
56
http://www.nato.int/cps/en/SID-5E713767-24353C88/natolive/news_67913.htm.

244

Gianluca Borzoni

chini ricevuti con modalit analoghe nella prima met di novembre57;


quindici parlamentari tunisini di alto rango giunti a Bruxelles per due
giornate dense di incontri, nel breve intervallo tra le due visite precedenti58. E cos di seguito.

Arab Spring: timori e opportunit


Nel mondo arabo covava tuttavia un fermento dampiezza
straordinaria, inattesa per larga parte degli establishment locali, in pi
di unoccasione sorpresi e travolti dagli esiti politici che ne sarebbero
scaturiti. Anchessa in un primo tempo spiazzata, lAlleanza da subito
non ha brillato per la consonanza delle voci dei suoi adepti, a loro
volta trovatisi in svariate occasioni a rettificare posizioni pregresse in
tempi assai ristretti: si pensi al revirement francese nei confronti della
Tunisia del traballante Ben Ali il cui pervicace sostegno ha portato
Parigi a un rimpasto ministeriale, senza peraltro far dimenticare
passate cedevolezze dei vertici istituzionali59 o alla trentennale
simpatia statunitense nei confronti di Mubarak60, fino allondivaga
politica libica dellItalia. Il tutto in un momento di forte frizione nei
rapporti tra Israele e Turchia, mentre il governo di Ankara imboccava
in grande stile la strada di un nuovo ottomanismo, illustrato dalle
visite del suo presidente nelle antiche provincie egiziane, tunisine e
libiche della tarda estate 201161.

57

http://www.nato.int/cps/en/natolive/news_68126.htm. Gi ad inizio 2010 lambasciatore Bisogniero si era recato in visita a Rabat, dove aveva partecipato con un intervento al
convegno The Mediterranean Dialogue and the New Strategic Concept of NATO: Seize the
Moment for an Enhanced and Reinforced Mediterranean Dialogue; si veda
http://www.nato.int/cps/en/natolive/news_60885.htm?selectedLocale=en).
58
http://www.nato.int/cps/en/SID-6623F618-44E03613/natolive/news_67864.htm.
59
Ad esempio STEVEN ERLANGER, France Seen Wary of Interfering in Tunisia Crisis,
The New York Times, 16 gennaio 2011, in
http://www.nytimes.com/2011/01/17/
world/africa/17france.html.
60
Tra cronaca e sintesi dellevoluzione recente, TONY KARON, What the U.S. Loses if Mubarak Goes, 31 gennaio 2011, in
http://www.time.com/time/world/article/0,8599,2045248,00.html.
61
STEVEN A. COOK, Erdogan's Middle Eastern Victory Lap - Turkish Domestic Politics
After the Uprisings, 15 settembre 2011, in Foreign Affairs,

Dalle origini alla primavera araba

245

Su un piano generale non sono naturalmente mancati gli auspici a


che le domande di cambiamento fossero accompagnate da
unevoluzione democratica delle proteste, necessaria al mantenimento
della stabilit regionale. Da questo punto di vista, la Tunisia
impegnata nelle libere elezioni, convocate il 23 ottobre per eleggere
lAssemblea Costituente incaricata di promulgare la nuova carta
costituzionale, non pareva suscitare eccessivi timori, in virt della
lunga tradizione di partenariato con loccidente. Anzi, le congratulazioni che il segretario generale Rasmussen ha voluto porgere al
popolo tunisino in occasione della consultazione elettorale
(considerata a historic achievement for the country that opened the
way for the Arab Spring and another important milestone for the
whole region62), giungevano dopo numerose espressioni di plauso e
concreti segni di apprezzamento da parte delle istituzioni comunitarie
europee63 e degli Stati Uniti64; che, per parte loro, salutata la nuova
Jasmine Revolution con uno stanziamento di 40 milioni di dollari in
aiuti, alla vigilia del voto hanno altres sottoscritto con le autorit
transizionali un accordo per dare vita ad un new framework for
bilateral cooperation, the U.S.-Tunisia Joint Political and Economic
Partnership65. Questo scenario di estrema cordialit, corroborato dai
costanti richiami alla fattiva collaborazione tra il governo di Tunisi e
lAlleanza Atlantica in occasione di Active Endeavour, stato tuttavia
integrato da polemiche che hanno affiancato e seguito il voto, cos che
latteggiamento del partito di maggioranza Ennahda caratterizzatosi

http://www.foreignaffairs.com/articles/68269/steven-a-cook/erdogans-middle-easternvictory-lap.
62
NATO Secretary General statement on end of Libya mission, 28 ottobre 2011, in
http://www.nato.int/cps/en/SID-75E1BD6C-4ADE8F28/natolive/news_80052.htm.
63
Cfr. le dichiarazioni dellAlto Commissario Ashton, in visita in Tunisia a fine settembre
2011; Comments by the HR/VP Catherine Ashton following the EU/Tunisia Task Force, in
http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/11/650&format=HTML&a
ged=0&language=EN&guiLanguage=en.
64
ALEXIS ARIEFF, Political Transition in Tunisia, Congressional Research Service, 20
settembre 2011, in http://www.fas.org/sgp/crs/row/RS21666.pdf.
65
Joint Statement on the U.S.-Tunisia Joint Political and Economic Partnership issued by
U.S. Secretary of State Hillary Rodham Clinton and Tunisian Foreign Minister Mohammed
Mouldi Kefi in New York, 22 settembre 2011, in http://geneva.usmission.gov/2011/09/23/ustunisia-political-economic-partnership/.

246

Gianluca Borzoni

dal principio per latteggiamento dialogante con lOccidente66, ma


anche per gli stretti rapporti con gruppi massimalisti, tra i quali il
partito Hizb al-Tahrir67 continuer in futuro a rivelarsi cruciale.
Intanto, la coalizione governativa tripartita scaturita dalle urne procede
sulla complessa via del rinnovamento, non senza occasionali contrasti
tra le diverse anime della maggioranza, impersonate ai massimi livelli
dal binomio Marzouki-Jebali68.
Per la verit, in tutto il settore nordafricano, la necessit di
manifestare a livello internazionale limpegno ad intraprendere un
cammino di democrazia e partecipazione si accompagnata, con
sfumature diverse, alla volont di recuperare da subito la componente
religiosa alle esperienze politiche che dal laicismo erano state
permeate ad iniziare dalle dichiarazioni dellestate 2011 provenienti
dal Cairo circa la matrice islamica delle proteste69, o a quelle
pronunciate dal leader libico Mustafa Abd al-Jalil sulla poligamia70
che allo stato non ha tuttavia condotto ad ipotizzare la messa in
discussione di un trend consolidato.
Altro elemento di stabilit regionale sotto osservazione, si continua
ad affermare che la dinastia marocchina rappresenta per la Nato un
key-partner mediterraneo. Negli anni, il governo di Rabat ha certo
rafforzato la linea di cooperazione e affidabilit rispetto allAlleanza71,
mentre Mohammed VI ha voluto proseguire la tradizionale amicizia
che legava il padre agli Stati Uniti, anche nella partecipazione ai fatti
dell11 settembre 2001 e nelle ferme campagne antiterrorismo operate
66

www.guardian.co.uk/world/2011/jan/30/islamist-ennahda-leader-returns-tunisia?

INTCMP=SRCH; www.ispionline.it/it/3domande.php?idDom=66. Un agevole sunto


dellazione politica di Gannouchi in Anthony Shadid, Islamist Imagines a Democratic Future
for Tunisia, 19 ottobre 2011, http://www.nytimes.com/2011/10/20/world/africa/rachid-alghannouchi-imagines-democratic-future-for-tunisia.html?pagewanted=all.
67
Cfr. http://english.hizbuttahrir.org/.
68
http://www.tunisia-live.net/2012/08/24/tunisian-interim-president-criticizes-ennahdhaat-cprs-national-congress-opening-ceremony/.
69
Egypt's Islamists threaten angry action, The Egyptian Gazette, in
http://213.158.162.45/~egyptian/index.php?action=news&id=20314&title=Egypt's%20Isl
amists%20threaten%20angry%20action.
70
LORENZO CREMONESI, La nuova Libia rinascer sul Corano. La poligamia non sar pi
un tab, Corriere della Sera, 25 ottobre 2011.
71
Cfr. ad esempio http://magharebia.com/cocoon/awi/xhtml1/ en_GB/features/
awi/features/2007/ 06/17/ feature-02.

Dalle origini alla primavera araba

247

negli anni successivi. Peraltro, se la consonanza alle scelte della Nato


ha ricevuto ulteriore conferma anche in occasione dellazione contro
la Libia72, anche evidente come dopo le straripanti manifestazioni
della primavera 2011, rilanciate da unagguerrita campagna virtuale,
lopinione pubblica occidentale abbia cominciato a manifestare
interesse verso un movimento di protesta che esibisce richieste
politicamente mature; le quali, tuttavia, saldandosi a loro volta a
tradizionali contese sul versante esterno si pensi soprattutto alla
vicenda del Sahara occidentale ed ai suoi effetti a cascata anche in
capo alla politica algerina agli occhi di Bruxelles (e di Washington)
possono giungere a tramutarsi in germi di instabilit73. Perci, mentre
la transizione sollecita riflessioni talvolta scettiche e dibattiti
animati74, non si dimentica che il network marocchino del terrore in
passato ha saputo sfruttare le occasioni a s propizie75 ma si preferisce
ricordare che lesperienza marocchina di primavera araba viene
considerata in Occidente a model of what can be achieved76.
Come gi costantemente nei decenni scorsi, tuttavia ancora
lEgitto a rappresentare l'incognita politica di maggiore rilievo e la
fonte di maggiore apprensione per la Nato, nella cui ottica il governo
di Hosni Mubarak, caduto dopo tre decenni di un potere ormai
sclerotizzato e verosimilmente degenerato in familismo e corruzione,
rappresentava un affidabile fattore di equilibrio. Questa conside72

Da
ultimo
http://www.nato.int/cps/en/SID-D81F3592-186B5FA2/natolive/
news_79301.htm.
73
RAINER C. HENNIG, Riots in North Africa: the Saharawi Dilemma, in
http://www.rightsmonitoring.org/2011/02/riots-in-north-africa-the-saharawi-dilemma/.
74
Si vedano ad esempio le recenti polemiche sollevate in Marocco dallarticolo di JAMES
TRAUB, The Reformer in Rabat - Is Moroccos King Mohammed VI the savviest ruler in the
Arab world?, pubblicato sulla rivista Foreign Policy il 10 agosto 2012
(http://www.foreignpolicy.com/articles/2012/08/10/the_reformer_in_rabat ), seguito
dalle risposte degli editor del sito Mamfakinch (che dallindomani delle manifestazioni del
20 febbraio 2011 raccoglie e diffonde informazioni sulle proteste nel paese), fino alla controreplica dellautore (https://www.mamfakinch.com/theres-more-a-response-to-jameshttps://www.mamfakinch.com/james-traubtraubs-piece-on-foreign-policy/;
responds/ )
75
F.S. LARRABEE, Ma lAmerica rimane una potenza mediterranea, in Limes,
supplemento al n3/2009, p. 41.
76
Cos il segretario di Stato Clinton a Rabat il 26 febbraio 2012;
http://www.state.gov/secretary/rm/2012/02/184667.htm.

248

Gianluca Borzoni

razione ha rigidamente orientato le scelte degli Stati Uniti,


dispensatori di oltre 1 miliardo e duecento milioni di dollari annui in
assistenza militare, completata dalle abituali esercitazioni congiunte
nel Sinai; uno stretto rapporto che, dopo un periodo di declino al
tempo della prima Amministrazione di George W. Bush, ha vissuto
una nuova fase di sviluppo con la presidenza Obama. Anche per tali
ragioni, allemergere della rivolta, Washington ha mantenuto un
atteggiamento estremamente cauto, corredato da dichiarazioni pubbliche di sostegno allultimo faraone77. Questa linea progressivamente scivolata verso la rigidit in parallelo con le manifestazioni di
piazza Tahrir, sebbene la Casa Bianca non esprimesse chiaramente
una preferenza tra la fuoriuscita immediata di Mubarak e il suo
mantenimento in carica per un periodo transitorio78. Allo stesso modo,
solo l11 febbraio 2011 il segretario generale della Nato giunto a
salutare con favore gli esiti delle sollevazioni, sottolineando come
nel lungo periodo nessuna societ [possa] negare la volont
popolare, e che la democrazia significa molto pi della regola della
maggioranza [in quanto] rispetto della libert individuale, delle
minoranze, dei diritti umani e del governo della legge. Valori sui
quali naturalmente si basa anche la nostra Alleanza79.
La tardiva sconfessione non ha perci implicato mancanza di
volont di intrattenere rapporti con la nuova dirigenza, sebbene non si
possa negare che lirrigidimento delle relazioni egiziane con Gerusalemme abbia da subito suscitato non pochi timori80. Soprattutto, dietro
il paravento di un temporaneo ripiegamento in posizione di wait-andsee, nel corso dellultimo anno lAlleanza ha dapprima manifestato la
propria preferenza perch dalla transizione scaturisse una leadership
liberale che desse positiva risposta alle preoccupazioni per il
77

Particolare sensazione ha suscitato ad esempio lappassionata difesa del vice presidente


Biden, che ha sostenuto lerroneit della qualifica di dittatore per Mubarak, ribadendone viceversa la condizione di alleato, nellambito tuttavia di una pi complessiva ricostruzione;
cfr. http://www.youtube.com/watch?v=Vk-Ae25tPNE.
78
DAVID SCHENKER, Egypt After Mubarak Egypts Enduring Challenges as it Faces the
United States, http://www.thecuttingedgenews.com/index.php?article=52417.
79
Statement by the NATO Secretary General on events in Egypt, 11 febbraio 2011,
http://www.nato.int/cps/en/natolive/news_70588.htm.
80
ARTURO MARZANO, Il nuovo Egitto che preoccupa Israele, in
http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1838.

Dalle origini alla primavera araba

249

riemergere di contrapposizioni su base religiosa81 ed alleventualit di


esiti turchi delle proteste82. Poi ha seguito con vigilante apprensione
lirrigidimento dei rapporti tra un Consiglio Supremo delle Forze
Armate comunque proteso a vedersi riconosciuta leredit diplomatica
di Mubarak e i Fratelli Musulmani largamente pi rappresentativi del
sentimento popolare; effetto di questa incerta visuale, solo nello
scorso mese di luglio sono giunti al Cairo il segretario di Stato ed il
segretario alla Difesa statunitensi, e Hillary Clinton ha ostentatamente
voluto incontrare sia il presidente Morsi sia il capo del Consiglio
Supremo, Tantawi, comportandosi stato il commento degli
osservatori come se il paese avesse due capi di Stato83.
La realt appare differente ma, a dispetto degli errori tattici, sembra
che lOccidente inizi a percepire la necessit di un pi approfondito
confronto anche con lattuale establishment. Dal lato egiziano, con le
critiche ai contenuti e allapplicazione degli accordi di pace con
Israele e le recenti prese di posizione a sostegno dellIran di Mahmud
Ahmadinejad84, da una parte, e le prese di distanza rispetto al regime
siriano dallaltra, si lanciato un messaggio: nessuna sgradita
questione regionale deve considerarsi definitivamente archiviata, ma
si disposti ad un atteggiamento dialogante sui temi inerenti la
stabilit politica del quadrante mediorientale. Si tratta di segnali da
verificare al pi presto, magari a partire dalla visita di Morsi a
Washington, alla fine del prossimo mese di settembre 201285.

81

ANNA MAHJAR-BARDUCCI, The Copts' New Enemy: Mohammed Hussein Tantawi, Udson New York, 21 ottobre 2011, in
http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_contenttask=view
&id=12990&Itemid=72.
82
SCHENKER, Egypt After Mubarak, cit.
83
ESAM AL-AMIN, Mohamed Morsis Evolving Relationship with Egypts Military,
August 24, 2012, in http://www.internationalpolicydigest.org/2012/08/24/mohamed-morsisevolving-relationship-with-egypts-military/. Per le dichiarazioni finali dellincontro cfr.
Remarks With Egyptian Foreign Minister Amr, Presidential Palace, Cairo, Egypt, July 14,
2012, in
http://www.state.gov/secretary/rm/2012/07/195027.htm
84
JODI RUDOREN, Developments in Iran and Sinai Deepen Israels Worries About Egypt,
August 22, 2012, in http://www.nytimes.com/2012/08/23/world/middleeast/israels-worriesabout-egypt-deepen.html?_r=1&pagewanted=all
85
Ibidem.

250

Gianluca Borzoni

Da quanto precede, non si pu in definitiva non porre in rilievo una


discrasia tra un ruolo delle proteste considerato propulsivo, strumentale agli interessi della Nato rispetto a realt politico-istituzionali
sgradite, ed un temibile effetto destabilizzante delle stesse in contesti
differenti, come emerge con tutta evidenza specie riguardo ai partner
strategici del Golfo Persico: dallArabia Saudita al Qatar allemblematico caso del Bahrein, sede del comando della Quinta Flotta degli
Stati Uniti operativa nellarea.
Poche incertezze sulla collocazione della vicenda libica, peraltro
evidentemente peculiare in considerazione del fatto che in questo caso
londa della protesta ha condotto al terzo intervento dellAlleanza
contro un paese islamico negli ultimi dieci anni. A dispetto dei timori,
non stato tuttavia scoperchiato il vaso di Pandora della condanna
islamica, come prevedibile considerati i problematici rapporti del rais
di Tripoli con molti dei vicini e la stessa Lega Araba. Con questo
viatico, anche Anders Fogh Rasmussen ha potuto rivolgere a Gheddafi
espressioni analoghe a quelle pronunciate nei confronti di Mubarak,
sostenendo il forte desiderio di cambiamento democratico del popolo libico e aggiungendo che come segretario generale di unalleanza
di democrazie, credo fortemente che la democrazia sia la sola solida
base di una stabilit durevole. Nel lungo periodo, nessuna societ pu
ignorare la volont del popolo, perch il desiderio di libert risiede in
ogni essere umano86.
Dal punto di vista politico, tra le pieghe dellintervento libico
nelle parole di Rasmussen operato al fine di ottenere nothing more,
nothing less che il conseguimento del mandato sancito dalle
risoluzioni 1970 e 1973 del Consiglio di Sicurezza dellONU87 si
sono tuttavia celate insidie da non sottovalutare. Le operazioni sono
86

Statement by the Secretary General on Events in Libya, 21 febbraio 2011, in


http://www.nato.int/cps/en/SID-D8BBFACC02500753/natolive/news_70731.htm?selectedLocale=en.
87
Cfr. http://www.nato.int/cps/en/natolive/topics_71652.htm?); riguardo le risoluzioni, si
veda UNITED NATIONS SECURITY COUNCIL, Resolution 1970 (2011) - Adopted by the Security Council at its 6491st meeting, 26 febbraio 2011 (in http://daccess-ddsny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N11/245/58/PDF/N1124558.pdf?OpenElement); e Resolution
1973 (2011) - Adopted by the Security Council at its 6498th meeting, 17 marzo 2011
(http://daccess-ddsny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N11/268/39/PDF/N1126839.pdf? OpenElement).

Dalle origini alla primavera araba

251

state infatti precedute e accompagnate da disparit di vedute in seno


alla componente europea, quale conseguenza di una pluralit di interessi talora concorrenti o divergenti: si cos assistito in breve tempo
al riposizionamento dellEntente Frugale infine osannata a Tripoli,
allimpegno con il quale il governo italiano ha tentato di recuperare
terreno facendo valere impegni pregressi che non interesse della
nuova dirigenza libica sconfessare del tutto, mentre il governo tedesco
ribadiva la propria recisa ostilit ad ogni ipotesi di intervento. Da qui
lo scollamento che ha caratterizzato i primi passi dellazione militare
condotta da Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti, con questi ultimi
intenzionati a favorire il superamento di un regime con il quale pure
negli ultimi anni si era sperimentato un allentamento delle tensioni88.
Le fasi terminali di Unified Protector denominazione delloperazione a partire dallassunzione diretta del comando da parte della
Nato89 si sono peraltro caratterizzate per una sbandierata maggiore
concordia, ed i membri dellAlleanza hanno unitariamente espresso
sostegno al governo transitorio libico ed al progetto di costruire un
paese nuovo, democratico e pluralistico. Sul piano generale, questa
linea stata ribadita anche nellincontro parigino di inizio settembre
2011 degli amici della Libia90, raggruppamento per la verit assai
ampio e composito, di cui i membri Nato partecipanti allazione sono
stati parte qualificante insieme ad alleati estranei allintervento, a
grandi potenze decisamente contrarie (Russia, Cina e India), ad
organizzazioni internazionali quali Nazioni Unite, Unione Europea,
Unione Africana, Lega Araba91. I prossimi mesi, con gli sviluppi
connessi alla ricostruzione politica e materiale del paese, chiariranno
dunque meglio i contorni di una vicenda che non si pu dire sia

88

E ci parallelamente alla dismissione degli impianti nucleari libici; cfr. CHRISTOPHER


M. BLANCHARD, Libya: Unrest and U.S. Policy, Congressional Research Service, 29 settembre 2011, in http://www.fas.org/sgp/crs/row/RL33142.pdf.
89
http://www.nato.int/cps/en/natolive/topics_71652.htm.
90
Chairmans Conclusions, Conference in Support of the New Libya, Elyse Palace, 1
settembre 2011, in
http://www.nato.int/nato_static/assets/pdf/pdf_2011_09/20110926_110901-parisconference-libya. pdf.
91
Cfr. http://articles.cnn.com/2011-08-31/world/libya.paris.meeting_1_libyan-assetslongtime-libyan-leader-national-transitional-council?_s=PM:WORLD.

252

Gianluca Borzoni

terminata92, mentre gi si scorgono segni di nuovi strascichi di


insoddisfazione lungo la rotta atlantica rispetto alla apparentemente
irrinunciabile leadership statunitense nelle situazioni operative
dellAlleanza in ambito mediterraneo. Che lesperienza libica pare
segnalarlo inizia oggi a pesare anche a Washington93.
Intanto, proprio da un punto di vista militare Unified Protector si
rivelata unoperazione di successo94. O meglio, ha sostenuto ancora
Rasmussen, one of the most successful in NATO history95. Definita
in tempi brevi, ha portato alla distruzione del dominio della paura
gheddafiano, chiudendo un lungo e oscuro capitolo nella storia [della
Libia] e apre[ndo] una nuova pagina96. Il termine della missione
stato perci accompagnato dalla storica visita del segretario
generale a Tripoli. Alla conferenza stampa congiunta con il capo del
Consiglio Nazionale di Transizione Jalil, egli ha sostenuto che il
popolo libico poteva ora dirsi libero da Bengasi a Brega, da Misurata
alle montagne Nefusa e Tripoli. Si detto orgoglioso del ruolo
ricoperto dallAlleanza e, contrariamente a quanto affermato in
passato97, ha in questa occasione sostenuto la disponibilit dellorganizzazione nordatlantica a dare un contributo nella ricostruzione e
persino ad accogliere one day soon la nuova Libia nel circolo dei
propri partner, se questa la volont del popolo libico98.
A dispetto delle incognite esistenti, la rotta pare segnata. Una storia
di pi di sessant'anni ha manifestato come le crisi passate siano state
92

GIAMPIERO GRAMAGLIA, Passa per Parigi la corsa al dopo-Gheddafi, Affari Internazionali, 2 settembre 2011, in http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1841.
93
NATO After Libya, The New York Times The Opinion Pages, April 18, 2012, in
http://www.nytimes.com/2012/04/19/opinion/nato-after-libya.html
94
Sulla sua riuscita sul piano operativo, ma anche politico, hanno infine ufficialmente
concordato i capi di stato e di governo riunitisi a Chicago nel maggio 2012; cfr. Summit Declaration on Defence Capabilities: Toward NATO Forces 2020 - Press Release, 20 May
2012, in http://www.nato.int/cps/en/natolive/official_texts_87594.htm?mode=pressrelease.
95
NATO Secretary General statement on end of Libya mission, 28 ottobre 2011, in
http://www.nato.int/cps/en/SID-76233492-C2AD542B/natolive/news_80052.htm.
96
Statement by the NATO Secretary General on Libya, 20 ottobre 2011, in
http://www.jfcnaples.nato.int/Unified_Protector/page190904153.aspx.
97
Sul punto si veda l'analisi di LEO MICHEL e JOHN HERBST, della National Defense University, in Libya After Gaddafi: Europe's Looming Challenge, in http://www. europeaninstitute.org/EA-July-2011/libya-after-gaddafi-europes-looming-challenge.html.
98
NATO Secretary General Makes Historic Libya Trip, in http://www.nato.int/cps/en/
SID-E95F1439-4FB00C1E/natolive/news_80100.htm.

Dalle origini alla primavera araba

253

per la Nato occasioni di cambiamento, talvolta di segno negativo,


talvolta di crescita. La primavera araba pu definire nellAfrica mediterranea nuovi spazi politici per il rafforzamento di unarea di
partenariato e stabilit, facilitando la partecipazione alleata ai processi
di definizione di nuovi assetti di governance e soprattutto di ricostituzione degli apparati di sicurezza, con un impatto virtuoso diretto
in capo a questioni annose che assillano soprattutto i membri europei;
tra tutte, il controllo dei flussi migratori attraverso le porte duscita
tunisina e libica.
A Bruxelles, nellintervento citato in apertura, Rasmussen aveva
cos terminato la sua relazione:
Ladies and Gentlemen, NATO member states form a unique community
of values, committed to individual liberty, democracy, human rights and the
rule of law. We consider these to be universal principles that apply to all
peoples of the world, including in North Africa and the Middle East. Thats
why NATO Allies support the legitimate aspirations of people throughout
this region. The Arab Spring has inspired us all. It has shown the tremendous
potential waiting to be unlocked in the region. And NATO is ready, willing,
and able to help to unlock it. We can help countries in the region build the
future they want. But stability, security and prosperity cannot be imposed
from outside. They can only come from within. They can only come by
meeting the legitimate aspirations of people throughout the region. They can
only come once all the people in the region have the opportunity to enjoy the
universal values we all cherish: freedom, democracy and human rights 99.

Ma non dipende solo dallatteggiamento dei partner, presenti e


auspicabilmente futuri. Perch il percorso sia coronato dal successo
occorre che sia anche partecipato. Al termine della primavera, i
sopravvenuti accenti critici nei confronti delloccidente manifestano
tra le pieghe anche questa esigenza da parte dei paesi della sponda sud
del Mediterraneo.

99

NATO and the Arab Spring, 1 giugno 2011, cit.

Tra il nuovo e il vecchio


ISBN 978-88-548-5228-0
DOI 10.4399/978885485228015
pp. 255-299 (novembre 2012)

255

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo dalla


Carta per la Pace e la Stabilit alla Primavera Araba
(1970-2011). Genesi storica e prospettive future.
Christian Rossi

Introduzione
Il 2011 per i paesi che si affacciano nel Mar Mediterraneo
stato un anno di profondi cambiamenti di tipo politico, sociale ed
economico. Sia i paesi europei, alle prese con la crisi economica, sia i
paesi della sponda Sud del Mediterraneo e del Vicino Oriente, alle
prese con una crisi di tipo politico, hanno dovuto affrontare
grandissimi mutamenti che, talvolta, soprattutto nel caso di questi
ultimi, hanno comportato un mutamento istituzionale radicale. La
spinta che ha portato i paesi del Nord Africa e Vicino Oriente a questi
cambiamenti radicali, nata dai movimenti di massa delle popolazioni,
stata ribattezzata "Primavera Araba" ed ha investito pi o meno tutti
i paesi della sponda Sud. L'Unione Europea ha dovuto fin da subito
prendere posizione per cercare di dare una risposta coerente e decisa a
questi movimenti che, alla lunga, potrebbero modificare radicalmente
i rapporti esistenti e consolidati nel corso degli anni, nati in epoca
coloniale e rinnovati dopo il processo di decolonizzazione. In
particolare, ed questo che si cercher di mettere in evidenza in
questo saggio, l'Europa ha cercato di costruire un rapporto di fiducia e
di mutuo rispetto nel tentativo di stabilizzare la regione del
Mediterraneo e costruire una zona di pace, stabilit e sicurezza,
preludio dell'apertura di una zona di libero scambio economico. L'idea
pi concreta si fatta avanti nel corso degli anni Settanta quando per
la prima volta si parl, a livello diplomatico prima, e ministeriale poi,

256

Christian Rossi

di un vero e proprio accordo per la pace e la stabilit. Ci furono


proposte, colloqui e incontri, ma nel pieno della Guerra Fredda il
problema veniva rimandato di volta in volta in attesa di tempi migliori
per la sua riproposizione.
Proprio il 1989, secondo alcuni studiosi, stato per molti aspetti
un anno di partizione. La fine del confronto tra Stati Uniti e Unione
Sovietica, in effetti, ha mutato in maniera radicale il quadro generale
della sicurezza mondiale. L'intervento degli Stati Uniti e dell'Unione
Sovietica innalzava il livello dello scontro al rango di conflitto
globale, modificandone la prospettiva. La scomparsa di questo
deterrente ha accresciuto la libert d'azione degli "attori" locali nella
gestione delle crisi, modificando ipso facto anche il ruolo dell'Unione
Europea1. Inoltre, rispetto al passato, mutarono sensibilmente i
problemi che lEuropa si trov a fronteggiare, in particolare crebbe la
necessit di combattere e vincere le sfide delleconomia sempre pi
globalizzata, di una politica sempre pi mutevole, e di una sicurezza
sempre pi instabile2. A ben guardare, il quadro strategico generale
del bacino Mediterraneo coniuga molteplici aspetti dei quali tenere
conto, da quello economico, al politico-strategico, fino a quello delle
politiche migratorie e al tentativo di risolvere i profondi squilibri
economici esistenti fra la sponda Sud e quella Nord. L'Europa, gi
dagli anni Sessanta, in virt della sua posizione geografica e degli
accordi di associazione con paesi terzi rivieraschi, uno di quegli
attori dello scenario internazionale ad aver avuto un ruolo
preponderante nello sviluppo delle politiche per il Mediterraneo. In
generale le relazioni politiche ed economiche tra i paesi dell'area
mediterranea ed europea sono state forti sin dagli albori del processo
di integrazione. L'interesse dimostrato nei riguardi del Mediterraneo
deriva da ragioni economiche e di sicurezza, ma anche dalla necessit
di approvvigionamento petrolifero. Proprio la sicurezza, tuttavia,
sembra essere il fattore di importanza preponderante perch la sponda
Sud del Mediterraneo, come si detto, era ed tuttora vista come
focolaio di pericolo data la sua instabilit politica che gli odierni
1
S. Silvestri, Il nuovo quadro strategico del Mediterraneo, in R. Aliboni (a cura di), Il
Partenariato nel Mediterraneo, Franco Angeli, Milano, 1998, p. 17.
2
M. Smith, The External Relations of the European Union, in The European Union
Encyclopedia and Directory 2010, Routledge, London New York, 2009, p. 237.

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

257

problemi del terrorismo internazionale e l'immigrazione clandestina


hanno accresciuto3. Gaetano Martino, ministro degli Esteri italiano
notava con grande lungimiranza al momento della firma dei Trattati di
Roma nel 1957 che l'Europa avrebbe dovuto assumere un ruolo guida
nella ricerca della sicurezza nel Mediterraneo4. Le preoccupazioni
prevalenti nella sponda europea erano gi nel passato, come oggi,
quelle di garantire sicurezza, stabilit e democrazia nella sponda
meridionale5, in modo sinergico e non unilaterale, a dimostrazione del
fatto che la soluzione dei problemi non deve essere una contrapposizione tra Unione Europea e paesi rivieraschi meridionali, ma la
cooperazione6, nonostante il Mediterraneo non appaia alle volte come
uno spazio politico unitario, ma un luogo dove si attuano politiche
trans-regionali grazie all'incontro tra spazi e culture differenti7.
Il 1989, a onor del vero, ed a parziale smentita di alcuni autori,
non ha modificato totalmente l'azione politica che i paesi europei,
singolarmente o sinergicamente nella Comunit Economica Europea,
hanno attuato verso il bacino del Mediterraneo. Il tentativo di adottare
una Carta per la Pace e la Stabilit, che in questo saggio si ripercorre,
non stato che l'ultimo, anche se ugualmente infruttuoso sforzo in
questa direzione.

F. Longo, L'Unione Europea e il Mediterraneo: politiche a confronto, in "Nord e Sud",


1999, n 5, p. 68.
4
Ministero degli Affari Esteri, Servizio Storico e Documentazione, Gaetano Martino e
l'Europa. Dalla Conferenza di Messina al Parlamento Europeo, IPZS, Roma, 1995, p. 100;
A. Villani, Un liberale sulla scena internazionale. Gaetano Martino e la politica estera
italiana 1954-1967, Trisform, Messina, 2008, p. 192. In merito all'azione politica pi generale
di Gaetano Martino si veda su tutti l'ultima biografia pubblicata: M. Saija, A. Villani, Gaetano
Martino 1900-1967, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2011.
5
C. Dodi, Politiche di cooperazione dell'Unione Europea con i Paesi Terzi del
Mediterraneo, in "Africa e Mediterraneo", 1995 (a. 4), n 1, p. 26.
6
G. Borzoni, Il Mediterraneo, "Spazio per la cooperazione e la partnership"? Gli
interessi particolari e le prospettive di un dialogo, in "Cooperazione Mediterranea", 2005 (a.
16), n 4, p. 26.
7
F. Longo, op. cit., p. 70.

258

Christian Rossi

Le prime proposte per la sicurezza nel Mediterraneo


La preoccupazione nei riguardi della sicurezza del Mediterraneo
non era affatto nuova perch in piena guerra fredda, all'inizio degli
anni Settanta, ci furono diverse proposte per rendere il Mediterraneo
un mare sicuro. A dire il vero, gi dalla fine degli anni Cinquanta gli
Stati Uniti, che per primi si erano occupati di questo aspetto, avevano
spronato i paesi europei a fare altrettanto, soprattutto nel campo della
cooperazione, particolarmente verso la sponda Sud8. Il dialogo era poi
ripreso a livello europeo alla fine del decennio con la spinta sia dei
paesi della Comunit sia di quelli dell'Africa Mediterranea in
concomitanza con i lavori preparatori della Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa9. Molti paesi10, tra i quali il pi
attivo fu l'Algeria11, fecero proposte atte a modificare gli equilibri del
Mediterraneo spingendosi addirittura a figurarne l'immagine come
"lago della stabilit". Il concetto che gli algerini espressero era riferito
al fatto che, a detta loro, i conflitti esistenti erano tutti, o quasi, caratterizzati dall'interferenza esterna delle potenze coloniali. Vi era,
inoltre, il timore dei paesi della sponda Sud che l'Europa pensasse alla
propria sicurezza senza tenere conto delle esigenze delle popolazioni
esterne dell'Africa. A tale proposito i diplomatici di Algeri, che
8

C. Rossi, La Freedom Doctrine di John F. Kennedy. Cooperazione allo sviluppo e


disarmo nell'Europa Mediterranea (1961 - 1963), FrancoAngeli, Milano, 2006, pp. 49-50; L.
Tosone, Gli aiuti allo sviluppo degli Stati Uniti in Africa durante l'amministrazione Kennedy,
in D. Caviglia, A. Varsori (a cura di), Dollari, Petrolio e aiuti allo sviluppo. Il confronto
Nord-Sud negli anni '60-70, FrancoAngeli, Milano, 2008, pp. 19-45; G. Migani, Gli Stati
Uniti e le relazioni euro-africane da Kennedy a Nixon, ivi, pp. 47-64; L. Tosone, La politica
di assistenza americana (1949-1963), in L.Tosi, L. Tosone (a cura di), Gli aiuti allo sviluppo
nelle relazioni internazionali del secondo dopoguerra. Esperienze a confronto, Cedam,
Padova, 2006, pp. 8-26.
9
C. Meneguzzi Rostagni, The Helsinki Process. A Historical Reappraisal, Cedam,
Padova, 2005.
10
Anche il Ministro degli Esteri italiano Moro propose, a maggio del 1972, una
Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione nel Mediterraneo da collegare a quella europea
cfr. L. Riccardi, Aldo Moro e il Medio Oriente (1963 - 1978), in F. Perfetti, A. Ungari, D.
Caviglia, D. De Luca (a cura di), Aldo Moro nell'Italia Contemporanea, Le Lettere, Firenze,
2011, p. 573; C. Meneguzzi Rostagni, Aldo Moro, l'Italia e il processo di Helsinki, ivi, p. 401;
G. Garavini, Moro, la Comunit Europea, la distensione nel Mediterraneo, ivi, p. 587
11
Per una precedente valutazione sulle proposte algerine si veda: F. Soglian, Una
conferenza per il Mediterraneo: motivi e proposte, in "Politica Internazionale", n 4, aprile,
1973.

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

259

avevano sollevato il problema, argomentavano, piuttosto saggiamente


secondo l'ambasciata britannica nel paese nordafricano12, che la
sicurezza europea non poteva essere separata da quella delle coste
dell'Africa del Nord e viceversa, come d'altra parte era stato
dimostrato in occasione della Seconda Guerra Mondiale. Il ministro
degli Esteri Abdelaziz Bouteflika, a febbraio del 1972, cominci
seriamente a pensare di organizzare una conferenza mediterranea per
la sicurezza e a tal fine furono fatti degli interventi esplorativi con i
ministri degli Esteri di Spagna e Yugoslavia, due paesi interessati alla
creazione di una zona di pace e stabilit nel Mediterraneo. Un'ipotesi
sostenuta chiaramente anche dalla Tunisia che aveva dato delle
valutazioni positive al progetto stilato da Algeri. Una conferenza del
genere, tuttavia, affrontava una strada in salita se partiva dal presupposto che si dovessero eliminare totalmente le interferenze esterne,
come appunto postulava l'Algeria, perch sarebbe stato alquanto
difficile non tenere conto delle alleanze e degli interessi che si erano
creati attorno e all'interno del Bacino del Mediterraneo, soprattutto in
termini di accordi per la sicurezza13. Superato l'iniziale ostacolo in
merito ai dubbi sulla proposta di una conferenza internazionale le
autorit algerine cercarono di sondare il terreno anche con gli egiziani
cosa che fu fatta direttamente dal ministro degli Esteri Bouteflika in
occasione della visita ad Algeri dell'omologo egiziano Murad Ghaleb.
Lo stesso ministro algerino, tuttavia, si rese conto che la gestione di
una conferenza internazionale, in quel momento storico, forse sarebbe
stata difficile, mentre sarebbe stato pi semplice organizzare una
conferenza di paesi con uno spiccato interesse in ambito mediterraneo,
ma non allineati ad alcun patto strategico con nessuno dei due
Blocchi. Vi erano poi motivi di perplessit legati al rischio che gli
Stati invitati non accettassero di partecipare e l'Algeria non voleva
rischiare di ricevere dinieghi. Alla luce di ci fu deciso che il criterio
12
Il Regno Unito, entrato nel 1973, nella Comunit Economica Europea segu con grande
interesse gli sviluppi della politica mediterranea anche perch si era attivamente impegnato
gi a partire dal 1969 nelle more del Vertice dell'Aja, al programma di rilancio europeo cfr.
M. E. Guasconi, L'Europa tra continuit e cambiamento. Il vertice dell'Aja del 1969 e il
rilancio della costruzione europea, Edizioni Polistampa, Firenze, 2004, pp. 39-49.
13
Burroughs a Craig, lettera del 13 aprile 1972, The National Archives, Kew Gardens,
Londra (d'ora in poi NA), Foreign Office, North and East African Department (d'ora in poi
FCO 39/1029).

260

Christian Rossi

da utilizzare fosse quello del non allineamento. I paesi da invitare,


quindi, sarebbero stati: Tunisia, Marocco, Libia, Egitto, Libano, Siria,
Cipro, Malta, Jugoslavia, pi Francia e Spagna, per ragioni di
opportunit politica. I diplomatici algerini erano ovviamente consci
del fatto che tra il lancio di un'idea, per quanto valida, e la sua
compiuta applicazione con il raggiungimento di risultati concreti vi
fossero molteplici problemi e sicuramente la strada sarebbe stata irta
di difficolt. I diplomatici britannici ad Algeri, che erano venuti a
conoscenza degli intendimenti dei loro ospiti, erano alquanto perplessi
sul fatto che realmente l'Algeria potesse concludere il negoziato per
una conferenza generale sul Mediterraneo e si chiedevano se fossero
essi stessi sicuri di farcela. Difatti, anche fossero riusciti a condurre in
porto le trattative, difficilmente la conferenza avrebbe raggiunto
risultati concreti stante la mancanza di paesi fondamentali per il
Mediterraneo come Italia, Grecia e Turchia, i quali di certo non
avrebbero avallato una riunione, e gli eventuali risultati, senza una
loro fattiva partecipazione. Senza contare il fatto che le due
superpotenze non avrebbero gradito farsi sfuggire di mano il ruolo di
arbitro della questione mediorientale14. Anche tra i paesi coinvolti,
poi, non vi era unanimit di vedute. La Jugoslavia era dell'idea che
fossero maggiormente idonei dei contatti diretti tra i paesi piuttosto
che una conferenza generalizzata, mentre la Francia difficilmente
avrebbe accettato l'invito a partecipare ad una conferenza in Algeria,
per di pi, in "dubbia compagnia"15. Le previsioni si rivelarono esatte
perch sia la Francia sia la Jugoslavia sollevarono numerose riserve16.
Dal canto loro gli algerini dicevano di aver svolto debite consultazioni
preliminari con i paesi citati nei comunicati ufficiali, ad esclusione di
Malta e Cipro. Le mosse del governo, secondo i diplomatici britannici
ad Algeri, tuttavia, non erano dettate da vera aspirazione alla
risoluzione dei problemi del Mediterraneo e alla pace, ma erano
motivati da un puro calcolo utilitaristico. Difatti, in previsione della
conferenza dei paesi non allineati in programma nel 1973 proprio ad
Algeri, si voleva in questo modo accreditare, per il tramite del
14

G. Garavini, op. cit., pp. 589-90.


Burroughs a Craig, lettera del 13 aprile 1972, NA, FCO 39/1029.
16
Wilberforce a Tickell, lettera del 26 aprile 1972, NA, Foreign and Commonwealth
Office, European Economic Organizations Department (d'ora in poi FCO 30/1258).
15

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

261

successo di una conferenza sul Mediterraneo, la tesi che la teoria del


non allineamento fosse preferibile. Oltre a questo, la conferenza
sarebbe servita a Bouteflika per mostrare che l'Algeria non era
soltanto l'appendice del mondo arabo, ma aveva un occhio rivolto al
Sud Europa e al Mediterraneo17.
La questione della creazione di una zona libera da pressione
militare, e quindi di un bacino senza flotte o basi militari, and avanti
ancora per qualche anno, sempre dietro la spinta dei paesi dell'Africa
del Nord18 con un rilancio anche da parte del presidente della
Jugoslavia Tito19. Le posizioni furono ribadite, in seguito, anche in
occasione della Conferenza sulla Neutralizzazione del Mediterraneo,
che si svolse a giugno del 1974 a Oxford nel Regno Unito,
sponsorizzata dalla Ditchley Foundation20. Il filo conduttore della
conferenza doveva essere la possibilit di raggiungere pace e stabilit
nel Mediterraneo e nel Medio Oriente in occasione dei colloqui avviati
con la distensione e grazie ad un radicale cambiamento politico dei
paesi costieri, Italia, Francia e Spagna, e all'allontanamento delle
Grandi Potenze dal Mediterraneo21. Tutte ipotesi che sarebbero state
sostenute forse pi per bandiera che per convinzione, ovviamente con
numerosi distinguo, da alcuni Stati europei come Italia e Francia,
sostegno che non arrivava mai a suggerire il disarmo22, e che quindi
avrebbero avuto pochi riflessi sulla situazione generale.
Le linee di azione della Comunit Economica Europea nel Mediterraneo
Nello stesso periodo in cui i paesi della sponda Sud del
Mediterraneo, con l'Algeria in testa, pensavano ad una conferenza per
il Mediterraneo, anche i paesi della Comunit Economica Europea
17

Burroughs a Craig, lettera del 13 aprile 1972, cit.


Nota del 29 aprile 1974, NA, Foreign and Commonwealth Office, Disarmament
Department and Arms Control (d'ora in poi FCO 66/629).
19
Harris a Richards, promemoria del 1 maggio 1974, ivi.
20
http://www.ditchley.co.uk/page/190/1974.htm.
21
Summerhayes a Maitland, lettera del 17 giugno 1974, NA, FCO 66/629.
22
Harris a Richards, promemoria del 1 maggio 1974, cit.
18

262

Christian Rossi

promossero numerose iniziative per definire un agire comune nel


bacino del Mediterraneo, ma soprattutto per rispondere ad una
domanda ricorrente dei paesi del Nord Africa su quale fosse la politica
Mediterranea dell'Europa23. Il Foreign Office cominciava a domandarsi quale fosse la politica mediterranea europea e in che modo si
dovesse rispondere alle sollecitazioni che arrivavano dall'Africa
Settentrionale. Alcuni diplomatici ormai ammettevano candidamente
che non vi era un modo di procedere ben definito n vi erano degli
obiettivi prefissati su quello che l'Europa voleva ottenere nel Mediterraneo e pertanto era necessario riunirsi, e ci fu fatto al Foreign Office, per stabilire una linea comune e concordata, da proporre eventualmente in sede comunitaria24. Anche i politici italiani, Aldo Moro
in prima linea, erano del parere che l'Europa avesse la necessit di
contare di pi promuovendosi come attore unitario, soprattutto per
quanto riguardava gli affari petroliferi e il conflitto arabo-israeliano25.
Nonostante non vi fosse nell'immediato alcuna urgenza, n vi fossero
problemi particolari che riguardassero l'intero Mediterraneo, era
quanto mai necessario fare il punto della situazione in previsione di
una riunione futura con altri organismi internazionali, con gli alleati
della Nato e gli altri paesi della Comunit Economica Europea 26. Una
necessit quanto mai urgente alla luce degli incontri nell'ambito della
preparazione della Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in
Europa, i quali misero in evidenza le divergenze e i punti di contatto
esistenti all'interno dei paesi della Comunit e tra questi e la Nato27.
La posizione dei paesi della Comunit Economica Europea nei
riguardi del Mediterraneo era alquanto composita, gli interessi in
campo erano molteplici e, a dire il vero, non sempre conciliabili tra un
paese e l'altro. In particolare, vi erano delle questioni che potevano
essere discusse e risolte solo con un incontro plenario tra i vari partner
europei, in occasione del quale, tuttavia, sarebbero anche esplose le
23

Kay a Thomas, minuta del 21 gennaio 1972, NA, FCO 30/1258.


Kay a Thomas, minuta del 3 febbraio 1972, ivi.
25
G. Garavini, op. cit., p. 587.
26
Thomas a Kay, minuta del 26 gennaio 1972, NA, FCO 30/1258.
27
In merito alle consultazioni preparatorie per la CSCE tra i paesi della Comunit
Economica Europea si veda su tutti: A. Romano, From Dtente in Europe to European
Dtente. How the West Shaped the Helsinki CSCE, Peter Lang, Bruxelles, 2009, pp. 141-167.
24

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

263

contraddizioni interne perch le posizioni dei vari paesi erano


divergenti. In molti, tra cui i Paesi Bassi, non ritenevano utile, ma anzi
controproducente, una presa di posizione della Comunit nei riguardi
della questione mediorientale perch avrebbe posto in una posizione
difficile chi stava tentando di mettere pace tra Israele e i paesi arabi.
Molti altri paesi, quali anche l'Italia stavano perseguendo delle proprie
linee d'azione individuali perch la pace nella regione mediorientale, e
la riapertura del Canale di Suez, rientravano negli interessi nazionali
italiani28.
Per quanto concerneva pi estensivamente il Mediterraneo era
certamente chiaro che la Comunit dovesse assumere una posizione
comune, ma prima il problema andava esaminato e studiato. Pertanto
fu deciso, su proposta italiana, di suddividere i paesi extracomunitari
del Mediterraneo tra i vari paesi membri perch ognuno ne studiasse
un gruppo di due o tre per poi riferirne agli altri. In base a questa
suddivisione la Francia avrebbe prodotto un resoconto su Marocco,
Tunisia e Algeria; la Germania Ovest si sarebbe occupata della
Penisola iberica; l'Italia della Jugoslavia e dell'Albania; i Paesi Bassi
della Libia e il Belgio del Levante (esclusa la questione tra Israele e
Paesi Arabi). Restavano Cipro, Malta, Grecia, Egitto e Sudan che a
detta del rappresentante olandese potevano essere suddivisi tra i Paesi
Bassi stessi e il Regno Unito. La proposta che circol fu quella di far
girare tra i paesi della Comunit una serie di documenti molto brevi
che sintetizzassero il punto di vista comune su ognuna delle aree del
Mediterraneo e sul riflesso che esse avevano nei confronti della
Comunit stessa. In seguito si sarebbero decise le azioni da prendere
dopo un'attenta ponderazione dei documenti. In definitiva gli stessi
diplomatici britannici, che agivano in contatto con i colleghi olandesi,
si resero conto che questo modo di procedere oltre che essere alquanto
farraginoso non avrebbe prodotto alcun risultato apprezzabile nel
breve periodo. Inoltre si creava un meccanismo tale per cui solo i
paesi direttamente impegnati, con la presidenza di turno o per una
particolare sensibilit verso l'area del Levante, avrebbero avuto la
28
Sulla politica mediorientale dell'Italia tra gli anni Sessanta e Settanta si veda: D.
Caviglia, M. Cricco, La diplomazia italiana e gli equilibri mediterranei. La politica
mediorientale dell'Italia dalla guerra dei Sei Giorni al conflitto dello Yom Kippur (1967 1973), Rubbettino, Soveria Mannelli, 2006.

264

Christian Rossi

possibilit concreta di incidere rispetto agli altri paesi membri29. La


proposta di suddivisione geografica fu infine accolta sebbene con
taluni lievi mutamenti30.
A febbraio dello stesso anno, come d'altronde previsto dagli
accordi preliminari intercorsi tra i paesi membri della Comunit, si
riun a Citt del Lussemburgo il gruppo di lavoro europeo sul
Mediterraneo e ci si rese conto fin dalle prime battute che gli
argomenti sul tappeto erano numerosi e delicati. In particolar modo le
istanze maggiormente sentite dalla Comunit al principio degli anni
Settanta riguardavano pi l'assetto e la crescita del lato europeo del
Mediterraneo piuttosto che della sponda meridionale. Se vero,
difatti, che Portogallo e Spagna avevano espresso il desiderio di
compiere un percorso di maggiore integrazione con gli altri nove paesi
della CEE, anche importante notare che il percorso restava arduo e
difficile da percorrere perch i due paesi erano ancora lontani
dall'intraprendere un cammino democratico e, inoltre, sulla Spagna
pesava il contenzioso con il Regno Unito riguardante Gibilterra31, in
merito al quale non vi era nessuna intenzione da parte britannica di
modificare lo status quo, tanto pi che nella colonia era stata
approvata una nuova costituzione nel 196932. Per quanto invece
concerneva l'altro punto caldo, ossia gli impegni di pace per la
risoluzione della questione mediorientale, la Comunit Economica
Europea cerc di non addentrarvisi troppo, ma si rifece alla lettura
della risoluzione 242 delle Nazioni Unite sulla quale i ministri riuniti a
29

Faber a Mason, lettera del 7 gennaio 1972, NA, FCO 30/1258.


Relev de conclusions, Mediterranean Working Group, senza data, ivi.
31
Luxembourg Meeting 15-16 February 1972, Mediterranean Working Group, ivi. Sulla
questione dell'ingresso della Spagna nella Comunit Economica Europea e sui rapporti in
generale con l'Europa occidentale si veda: P. Preston, D. Smyth, Spain, the EEC and NATO,
Routledge & Kegan, London, 1984 e A. Moreno, Espana y el proceso de construccion
europea, Ariel, Barcelona, 1998; sulla politica di integrazione europea della Spagna durante il
regime di Francisco Franco cfr. A. Moreno, Franquismo y construccion europea, Tecnos,
Madrid, 1997. Sull'avvicinamento portoghese alla Comunit durante il periodo della dittatura
si veda: M. Del Pero, I limiti della distensione: gli Stati Uniti e l'implosione del regime
portoghese, in A. Varsori (a cura di), Alle origini del presente. L'Europa occidentale nella
crisi degli anni Settanta, FrancoAngeli, Milano, 2007, pp. 58-66.
32
Oral Answers by the Minister of State at the Foreign Office, Mr. David Davis, House of
Commons, 12 febbraio 1997, Documents on British Foreign and Security Policy, vol. I: 19951997, The Stationery Office, London, 1998, p. 186.
30

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

265

Lussemburgo fecero pi un esercizio di ipotesi di scuola che un vero e


proprio esame che esprimesse il punto di vista europeo. Anche perch
nessuno alla fine faceva mistero della sua difficile applicazione33.
Secondo i paesi comunitari la risoluzione della questione incombeva
in primo luogo sulle parti in causa: Israele, Egitto, Giordania e Siria,
paesi che dovevano prendere coscienza del problema e affrontarlo,
mentre l'unico paese che avrebbe potuto ricevere un sostegno diretto
era il Libano, che fino a quel momento, anche se ancora per poco, non
aveva avuto scontri diretti con Israele34. Oltre ai paesi citati per vi
erano altri paesi, come Algeria e Iraq, che avevano partecipato alla
guerra del 1967 mediante l'invio di truppe e che avrebbero dovuto in
qualche modo partecipare al processo di pace, dato che si consideravano ancora in stato di belligeranza con Tel Aviv. Tuttavia era
difficile capire che tipo di intesa generale si potesse concludere, e
forse, proprio per la palese impossibilit di concludere un accordo
generalizzato si apr la strada all'eventualit di chiudere tanti patti
bilaterali che contenessero il riconoscimento della sovranit reciproca,
la fine di tutte le rivendicazioni, il mutuo riconoscimento del diritto a
vivere in pace entro i propri confini, il rispetto della popolazione
stabilitasi nei vari paesi35. Tutti punti contenuti, implicitamente o
esplicitamente, nella risoluzione 242, ma che comunque indicavano lo
stato di profonda incertezza in cui si trovava il Mediterraneo Orientale
e, per cos dire, l'impotenza che i Paesi europei vivevano nei confronti
della questione che avrebbe portato ancora pi instabilit nei rapporti
con i paesi arabi e del Maghreb dopo la guerra dello Yom Kippur,
allontanando la possibilit di creare un dialogo euro mediterraneo
ancora per molti anni36. Israele, inoltre, aveva fatto chiaramente
33

H. Mejcher, Sinai, 5 giugno 1967. Il Conflitto arabo-israeliano, Il Mulino, Bologna,


2000, p. 207.
34
Engagements de Paix, 7 febbraio 1971, Mediterranean Working Group, NA, FCO
30/1258. Sulla percezione che i paesi europei ebbero in merito alla posizione delle parti in
causa sulla risoluzione 242 vi un interessante resoconto di Aldo Moro in seguito ad un
tentativo di mediazione fatto nel 1970 in D. Caviglia, M. Cricco, op. cit., pp. 61-75. Sulla
posizione di mediazione di Moro nei riguardi del Medio Oriente si veda anche: L. Riccardi,
Aldo Moro e il Medio Oriente (1963 - 1978), cit., pp. 551 - 583.
35
Engagements de Paix, 7 febbraio 1971, Mediterranean Working Group, cit.
36
La politica altalenante dei paesi della Comunit Economica Europea li port ad una
posizione paradossale di frizione con gli Stati Uniti in occasione della Guerra del Kippur
quando unico paese a concedere le basi agli aerei americani fu il Portogallo cfr. M. Del Pero,

266

Christian Rossi

intendere di non condividere il punto di vista espresso fino a quel


momento dai documenti prodotti dalle cancellerie europee, non ultimo
quello della presidenza di turno lussemburghese, sul quale vi era poca
convergenza37. La riunione tenuta a Lussemburgo, ad ogni modo, ebbe
solo un valore preliminare perch non essendo presenti personalit
con incarichi di governo i diplomatici dei vari paesi comunitari
decisero di riferire ai rispettivi ministri prima di impegnare formalmente la Comunit, senza contare che non vi era neppure tra gli stessi
diplomatici un'unit d'intenti38. L'immobilismo della Comunit venne
parzialmente meno soltanto in piena crisi energetica quando i ministri
degli Esteri chiesero a Israele l'osservanza della risoluzione 24239.
La questione mediorientale, tuttavia, non doveva far passare in
secondo piano altri problemi, che per la Comunit non erano meno
importanti perch la loro risoluzione o il loro perdurare avrebbe alla
lunga avuto delle ripercussioni sulla pi generale stabilit economica e
politica40. Era necessario, inoltre, iniziare a pianificare nei confronti
dei paesi terzi una politica di cooperazione di lungo periodo e diversa
rispetto al passato, anche alla luce dell'ampio dibattito in sede internazionale, di cui uno dei massimi ispiratori era stato l'italiano
Amintore Fanfani, soprattutto durante la presidenza dell'Assemblea
Generale delle Nazioni Unite41. Agire sul lungo periodo significava
pianificare dei punti fermi che guidassero la Comunit ad ottenere dei
risultati precisi, soprattutto perch, come si visto, dalla sua nascita la
politica mediterranea aveva stentato a decollare. Per fare il punto sulla
situazione e sulle possibili linee guida, come si detto, fu investito del
Kissinger e la politica estera americana nel Mediterraneo: il caso portoghese, in "Studi
Storici", a. 42 (2001), n 4, p. 978.
37
Minute on EEC Political Consultation, Middle East, 13 marzo 1972, NA, FCO
30/1258.
38
Minute on EEC Political Consultation, Middle East, 13 marzo 1972, ivi.
39
F. Petrini, L'arma del petrolio: lo "shock" petrolifero e il confronto Nord-Sud. Parte
prima. L'Europa alla ricerca di un'alternativa: la Comunit tra dipendenza energetica ed
egemonia statunitense, in D. Caviglia, A. Varsori (a cura di), op. cit., p. 99.
40
L'Ambasciata a Belgrado al Foreign Office, telegramma del 13 marzo 1972, NA, FCO
30/1258.
41
Sulla politica di cooperazione condotta da Amintore Fanfani si veda: A. Villani,
Fanfani, l'ONU e la politica italiana di distensione internazionale, in A. Giovagnoli, L. Tosi
(a cura di), Amintore Fanfani e la politica estera italiana, Marsilio, Venezia, 2010, pp. 210232; A. Brogi, Fanfani e l'unilateralismo americano nel Mediterraneo, ivi, pp. 337-339.

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

267

problema un gruppo di lavoro ristretto, il quale si riun, tra il 1971 e il


1972, seguendo uno schema abbastanza preciso. Sicuramente non
sarebbe stato semplice fare il punto della situazione e decidere quale
linea attuare senza prima stabilire un confine d'intervento, una linea
geografica di riferimento sulla quale muovere le politiche per il
Mediterraneo. A tal fine si convenne in maniera concorde che per
Mediterraneo si dovessero intendere due zone, il Mediterraneo stricto
sensu che comprendeva tutti i paesi rivieraschi pi alcuni paesi che
potevano essere considerati di fatto mediterranei quali Portogallo,
Giordania e i paesi rivieraschi della CEE, e il Mediterraneo lato sensu,
comprendente tutti quei paesi che potevano essere considerati in un
certo qual modo "mediterranei" per ragioni storiche, culturali,
economiche o politiche quali Arabia Saudita, Sudan, Romania e
Mauritania. Questi ultimi paesi erano importanti perch bisognava
tenere conto anche della loro necessit nel momento in cui si
sarebbero dovute formulare politiche comunitarie per il Mediterraneo.
Un caso a parte meritavano, invece, i problemi riguardanti il conflitto
arabo-israeliano il quale sarebbe stato tenuto sotto osservazione da
parte di un apposito comitato europeo che avrebbe deciso una posizione unitaria42, anche se, a dire il vero, alquanto defilata.
La Comunit cerc di porre un limite alla pratica invalsa di
attuare una politica per il Mediterraneo distinta per ciascun paese, un
metodo dannoso perch non portava risultati di lungo periodo e creava
divisioni e rivalit all'interno della stessa Comunit, che invece
avrebbe dovuto parlare con una voce sola, soprattutto nei riguardi del
mondo esterno. A maggior ragione nei riguardi di un vicino di casa
che attendeva una politica univoca, non conflittuale e non
concorrenziale. A tal proposito fu deciso che si sarebbe tentato, in
futuro, di utilizzare dei principi generali univoci validi per tutti i paesi
della Comunit e per quelli dell'area mediterranea estesa. Tali principi
avrebbero dovuto essere le linee guida alle quali sarebbero stati improntati in futuro i rapporti tra le due sponde del Mediterraneo. Innanzitutto la Comunit riaffermava la sua aderenza ai principi sanciti
dalla Carta delle Nazioni Unite, rinunciava all'uso della forza nella
risoluzione delle controversie, aderiva ai principi della non discri42

Rapporto del Gruppo di lavoro sul Mediterraneo, 8 febbraio 1972, NA, FCO 30/1258.

268

Christian Rossi

minazione razziale o religiosa, si pronunciava contro l'espansione


territoriale e contro tutte le forme di imperialismo politico o
economico. Le linee guida mettevano in risalto, inoltre, come l'Europa
fosse ormai un crogiuolo di culture diverse, derivanti da un punto
comune, che proprio nel Mediterraneo avevano il loro fulcro. Nel
corso dei secoli si erano create delle linee di cooperazione culturale
che bisognava incrementare e rinforzare in uno spirito sinergico. Gli
estensori materiali delle linee guida che i paesi della CEE avrebbero
dovuto osservare, ma il discorso valeva anche per i paesi della sponda
Sud, fecero presente la necessit che vi fosse una politica economica
attenta allo sviluppo dei paesi terzi rivieraschi verso i quali si doveva
condurre una politica di cooperazione economica e tecnica conforme
ai loro mezzi e adatta alle loro circostanze. Il problema generale, come
da pi parti era stato fatto notare, riguardava l'assenza di una politica
di accordo globale tra i paesi della CEE e quelli terzi, un'assenza che
si riverberava anche sugli accordi conclusi nel corso degli anni. Per
questo motivo era necessaria, e urgente, un'armonizzazione che
conducesse ad accordi univoci tali da avere lo stesso impatto e
produrre le medesime opportunit in tutti i paesi interessati. Soltanto
in casi limitati, in ragione di situazioni oggettive, era consigliabile
utilizzare accordi ad hoc all'uopo modificati. Allo stesso principio
avrebbero dovuto attenersi i paesi europei qualora avessero voluto
concludere degli accordi bilaterali indipendenti. Tutto questo doveva
servire ad armonizzare i rapporti tra l'Europa e la sponda Sud e tra gli
stessi paesi terzi mediterranei nei quali si doveva cercare di
promuovere la cooperazione regionale con il fine ultimo di stimolare
la collaborazione tra zone geografiche, economiche e politiche omogenee favorendo al tempo stesso la nascita di una consapevolezza
dell'esistenza, al di l dei particolarismi, di interessi comuni tra i paesi
del Mediterraneo43. Un concetto che sarebbe risuonato nuovamente in
futuro nella revisione delle politiche di aiuto e sviluppo nei riguardi
del Mediterraneo.
I rapporti tra la CEE e i paesi rivieraschi andavano riesaminati in
un'ottica globale con l'obiettivo immediato di rinforzare le relazioni e
con l'obiettivo generale a lungo termine di creare una zona medi43

Ibidem.

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

269

terranea di stabilit, sicurezza e progresso culturale, sociale ed


economico. La creazione di un sistema globale di relazioni tra i paesi
della CEE e i paesi terzi mediterranei avrebbe agevolato, sempre nel
lungo periodo, la creazione di una struttura organizzativa a carattere
regionale, per i paesi che avessero voluto farvi parte, destinata a
facilitare il funzionamento degli accordi, a razionalizzare la
cooperazione economica, tecnica e commerciale, cos come a favorire
l'eventuale contribuzione finanziaria dei paesi esterni alla zona euromediterranea incentivando un'atmosfera di solidariet e di comprensione reciproca. Fu questo uno dei presupposti della cooperazione in
ambito culturale, sociale e umano stabilita, come si vedr, molti anni
dopo a Barcellona. Naturalmente tutto questo non bastava per creare
fiducia reciproca, n tra i paesi terzi, n tra questi e la Comunit
perch bisognava tenere conto dello stato dei rapporti esistenti non
sempre idilliaci. Per questo veniva suggerito un primo approccio di
tipo informale tendente semplicemente ad un'armonizzazione dei
rapporti, senza la creazione di una struttura di tipo istituzionale. La
Comunit, inoltre, avrebbe dovuto modificare in parte la sua attitudine
generale nei riguardi dei paesi rivieraschi attuando una correzione dei
propri obiettivi di lungo periodo per renderli accettabili agli occhi di
questi ultimi che avevano manifestato interesse per tali iniziative di
cooperazione44.
Il rilancio della politica comunitaria nel Mediterraneo e la crisi in
Medio Oriente
Per cercare di dare un rilancio alla politica mediterranea si
doveva innanzitutto capire quali fossero i problemi generali
riguardanti il Mediterraneo e i loro riflessi sulla Comunit, la possibilit di avere una politica comune e i settori prioritari d'intervento,
soprattutto in un periodo durante il quale tutti i paesi comunitari
cercavano una migliore collocazione dei propri obiettivi nazionali45.
44

Ibidem.
A. Varsori, La questione europea nella politica italiana (1969 - 1979), in "Studi
Storici", a. 42 (2001), n 4, pp. 955-956.
45

270

Christian Rossi

Non si doveva neppure dimenticare la vocazione all'allargamento della


Comunit per cui era altamente probabile che nel corso degli anni gli
equilibri e gli interessi nei riguardi del Mediterraneo sarebbero
cambiati, infine sarebbe stato importante individuare i problemi sul
tappeto suddividendoli anch'essi sulla base delle varie aree
geografiche interessate. Il gruppo di lavoro, inoltre, separ i problemi
esistenti in due fasce: medio termine e lungo termine. Per quanto
concerneva la prima fascia ci si riferiva, evidentemente, ai problemi
politici, strategici, ed economici immediati, e alla distensione nella
regione del Levante; allo sviluppo dei rapporti con i paesi del
Maghreb; allo sviluppo dei rapporti con l'area balcanica. Inoltre, come
gi detto, si previdero i mutamenti nei rapporti con i paesi della
Penisola iberica, candidati ad un prossimo allargamento non appena la
situazione politica lo avesse consentito. Dal punto di vista strategico la
questione sembrava leggermente pi complessa perch bisognava
comprendere quale fosse la reale importanza strategica dei paesi
affacciati nel Mediterraneo e bisognava studiare attentamente i rapporti di forza tra le zone e tra i differenti paesi. A questo riguardo v'
da sottolineare che, non esistendo degli studi ad hoc, ci si dovette
rifare a studi preesistenti, commissionati per altri scopi e occasioni,
quindi difficilmente utilizzabili per una valutazione compiuta e
puntuale della situazione. Infine vi erano i problemi di tipo economico
e riguardavano principalmente le risorse energetiche indispensabili
all'Europa, i rinnovi e il coordinamento sugli accordi comunitari e sui
paesi del Mediterraneo, ivi compresi i problemi posti dall'allargamento comunitario, sviluppo economico dei paesi arabi, lotta contro
l'inquinamento nel bacino mediterraneo. I paesi della Comunit,
inoltre, dovettero tenere conto, in quel determinato periodo storico,
anche delle conseguenze legate alle alterne vicende del Canale di Suez
e alle ripercussioni politiche ed economiche46.
Ci per di cui i paesi della Comunit si erano resi conto, anche
grazie alle interrogazioni giunte da pi parti nel Parlamento Europeo
46

T. G. Fraser, The Arab-Israeli Conflict, MacMillan Press, London, 1995, pp. 105-116;
C. D. Smith, Palestine and the Arab-Israeli Conflict. A history with documents, Bedford/St.
Martin's, Boston-New York, 2001, pp. 241-263; A. Tonini, Un'equazione a troppe incognite.
I paesi occidentali e il conflitto arabo-israeliano 1950-1967, FrancoAngeli, Milano, 1999, pp.
189-209.

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

271

riguardava la necessit, nel lungo periodo, di creare una zona euromediterranea di stabilit politica, di prosperit economica e di
progresso culturale e sociale47. Una politica che diversi paesi europei,
Italia in primis, stavano portando avanti gi dalla fine del secondo
conflitto mondiale48. Un'idea che veniva da lontano e che fu riproposta
come un qualcosa di irrinunciabile nel corso degli anni successivi alla
formazione della Comunit quando si tratt di creare un legame pi
stretto con tutti i paesi del Mediterraneo. Di sicuro, anche in seguito al
fallimento delle azioni politiche intraprese nel corso degli anni, se si
voleva attuare una politica per il Mediterraneo seria e duratura era
necessario attivare azioni di lungo corso e, soprattutto, concertate tra
tutti gli attori della regione, a cominciare dai paesi europei. Un tema di
primaria importanza sul quale si era discusso molto, e che a questo
punto andava risolto, riguardava l'armonizzazione delle iniziative dei
paesi comunitari, perch non era pi pensabile andare avanti con
politiche talvolta contrastanti tra loro e che, ancora pi spesso, tenevano conto solo dell'interesse parziale di alcuni paesi senza tener
conto di quello pi generale della Comunit. Il superamento di questo
modo di procedere poteva essere attuato mediante il sistematico
esame, a livello politico generale, di tutti i progetti d'interesse
mediterraneo in predicato di assumere natura comunitaria, cos come
sarebbe stato opportuno ricercare sulla maggior parte delle azioni
politiche una posizione concertata in vista dell'attuazione di obiettivi
comuni. I diplomatici europei si resero conto, inoltre, che era
necessario proseguire incessantemente sulla linea d'azione raccolta
senza indugio nei primi anni Sessanta, e forse in parte poi abbandonata, o per lo meno sottovalutata, linea che prediligeva la
destinazione di una larga fetta di aiuti per lo sviluppo49. Per far ci
sembrava importante rilanciare la politica di cooperazione dirigendo
verso l'area del Mediterraneo tutti gli sforzi finanziari e tecnici

47
Allegato B al Rapporto del Gruppo di lavoro sul Mediterraneo, 8 febbraio 1972, NA,
FCO 30/1258.
48
L. Medici, Aldo Moro e la cooperazione culturale nel Mediterraneo, in F. Perfetti, A.
Ungari, D. Caviglia, D. De Luca (a cura di), op. cit., p. 607-622; M. Cricco, Aldo Moro e la
cooperazione economica con i paesi arabi, ivi, pp. 623-640.
49
C. Rossi, op. cit., pp. 48-54.

272

Christian Rossi

normalmente diretti verso i paesi in via di sviluppo50. V' da dire che il


Foreign Office non pot fare a meno di notare che sarebbe stato
difficile nel breve periodo, per i vari gruppi di lavoro, trovare dei
suggerimenti appropriati che recassero delle soluzioni ai problemi
immediati. Di certo, anche per il Regno Unito, le scelte che l'Europa si
apprestava a fare per il Mediterraneo dovevano necessariamente
essere basate sull'analisi degli aspetti economici nel medio e lungo
periodo51. In tutto questo bisognava anche tenere conto dei riflessi nei
rapporti con gli Stati Uniti, che pur avendo favorito la cooperazione
nel Mediterraneo, non volevano certamente essere danneggiati dal
punto di vista commerciale52.
Dai discorsi che emergevano tra i diplomatici europei tutto
giustificava una nuova spinta per una politica unitaria della Comunit
nei riguardi del Mediterraneo, da estendere alla cultura e all'economia.
Tutto giustificava l'avvicinamento morale e politico delle due sponde
del Mediterraneo, tanto che fu perfino rispolverato l'argomento, a dire
il vero alquanto forzato, del legame esistente tra le religioni
monoteiste53. Di certo, un legame ormai secolare che aveva legato le
due sponde, rafforzatosi, al di l dei motivi di attrito, nel corso
dell'ultimo secolo. Non andava poi sottovalutato il volume immenso
degli scambi commerciali, favorito dalla posizione geografica dei vari
paesi coinvolti, riuniti pi che separati dal Mediterraneo, un legame
tra le due sponde che ormai era divenuto una realt e andava quindi
gestito, normalizzato e organizzato. Senza contare il fatto che gli
approvvigionamenti di petrolio per i paesi occidentali passavano
principalmente dal Levante, cos come le relazioni commerciali tra
l'Europa, l'Oceano Indiano e l'Estremo Oriente passavano normal50

Allegato B al Rapporto del Gruppo di lavoro sul Mediterraneo, 8 febbraio 1972, cit.
Political Directors Meeting 15/16 February 1972, Mediterranean Working Group, NA,
FCO 30/1258.
52
M. Bonanni (a cura di), L'Italia nella politica internazionale (1972-1973), Istituto
Affari Internazionali, Edizioni La Comunit, Milano, 1973, pp. 161-162.
53
Curiosamente il documento, nel frettoloso e ardito collegamento ecumenico, fa
riferimento solo a due religioni, senza nominarle, pur sembrando riferirsi a Cristianesimo e
Islam, non tenendo conto del fatto per che le religioni monoteiste che hanno le loro radici nel
Levante sono tre (Cristianesimo, Ebraismo e Islam) tutte indissolubilmente collegate fra loro
pur avendo dato vita a culture diverse cfr. Relazione dei paesi della Comunit con i paesi del
Levante, allegato a Mason a Bullard, lettera del 23 febbraio 1972, NA, FCO 30/1258.
51

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

273

mente per il Canale di Suez. Il Levante, poi, si trovava in una


posizione strategica unica per la difesa del Mediterraneo, delle vie
d'accesso all'Oceano Indiano e dell'intera Europa Occidentale54,
motivo per cui era stato oggetto nel corso degli anni di attenzione
specifica da parte dei paesi occidentali, ma soprattutto degli Stati
Uniti55. Ci si rendeva comunque conto che una politica europea unica
nei riguardi dei paesi terzi del Mediterraneo non sarebbe stata
possibile, o per lo meno efficace, senza mettere la parola fine al
conflitto in corso tra arabi e israeliani. A tal fine sarebbe stata
opportuna una politica univoca e concertata da parte dei paesi europei
per aiutare le due parti in conflitto a recuperare il dialogo ed eventualmente sedersi ad un tavolo comune di pace. Inoltre, v' anche da
dire che la pressione dell'Unione Sovietica sui paesi arabi era stata
alquanto forte nel corso degli anni56, e si doveva facilitare, per quanto
possibile, l'allontanamento degli interessi tra questi ultimi e l'URSS e
doveva essere fatto favorendo l'indipendenza dei paesi del Levante, la
cooperazione sia tra loro sia con l'Europa Occidentale. La sensazione
dei paesi del blocco occidentale, poi, era quella che Mosca stesse
utilizzando l'avvicinamento ai paesi del mondo arabo in funzione
collaterale e strategica delle proprie posizioni in Europa Centrale 57. Il
conflitto arabo israeliano, inoltre, aveva destabilizzato la stessa area
perch anzich spingere ad un riavvicinamento e una coesione
maggiore fra tutti i paesi arabi non aveva fatto altro che provocare
ulteriori divisioni e scontri interni, in particolare in Giordania e
Libano58. Si era creata tuttavia una certa solidariet con alcuni paesi
produttori di petrolio che avevano inviato denaro e aiuti di altro
genere all'Egitto e alla Giordania e vi era, come si gi detto,
l'insidiosa influenza che l'Unione Sovietica esercitava nei riguardi di
diversi paesi arabi, in particolare Egitto e Siria, anche se nel corso del
54

Ibidem.
A. Tonini, op.cit., pp. 17-38.
56
A. Brogi, L'Italia e l'egemonia americana nel Mediterraneo, La Nuova Italia, Firenze,
1996, pp. 305-7; C. Meneguzzi Rostagni, Aldo Moro, l'Italia e il processo di Helsinki, in F.
Perfetti, A. Ungari, D. Caviglia, D. De Luca (a cura di), op. cit., pp. 399-400.
57
M. Guderzo, Interesse nazionale e responsabilit globale. Gli Stati Uniti, l'Alleanza
atlantica e l'integrazione europea negli anni di Johnson, 1963-1969, Il Maestrale, Firenze,
2000, p. 490.
58
C. D. Smith, op. cit., pp. 352-357; 366-385.
55

274

Christian Rossi

tempo aveva subito alterne fortune. I due paesi, difatti, sebbene


tentassero di agire con una politica totalmente autonoma, in definitiva,
anche e soprattutto a causa del conflitto in corso, dipendevano quasi
totalmente dalle forniture di armi sovietiche, ma nonostante la vicinanza politica con l'URSS non sembrava, per, che l'ideologia
comunista avesse fatto breccia59. E questo era l'aspetto forse pi
importante perch lasci spazi di manovra ad una futura penetrazione
economico politica.
Ci che maggiormente preoccupava la Comunit Europea era il
blocco allo sviluppo economico causato dal conflitto, che colpiva in
generale un po' tutti i paesi del Levante, ad esclusione del Libano. Un
blocco persistente causato da diversi fattori, non ultimo quello dovuto
alle ingenti spese militari e, conseguenza diretta del conflitto, dalla
perdita di introiti causati dal mancato sviluppo turistico. Stessa
ragione che bloccava poi anche gli investimenti stranieri nella regione,
armi a parte. Un altro problema era poi dovuto alla menomazione
territoriale subita da questo o quel paese in seguito alle guerre e,
infine, dal blocco del Canale di Suez. Da questo punto di vista Israele
stava un po' meglio perch aveva superato il picco del sottosviluppo e
le continue guerre avevano se non altro sviluppato l'industria bellica e
la ricerca scientifica. L'Europa comunitaria era giustamente preoccupata di questa situazione perch, a ben guardare le cifre, il
complesso degli Stati membri occupavano una posizione di primo
piano nel volume commerciale esterno dei paesi del Levante, soprattutto per quanto concerneva le esportazioni (che ammontavano al 41%
verso l'Egitto, al 53% Israele, al 52% Libano, e 33% verso la Siria).
Le importazioni sfavorivano Egitto e Libano, mentre rimanevano pi
o meno invariate per gli altri paesi, il tutto secondo un rapporto del
Fondo Monetario Internazionale dei primi anni Settanta60.
In linea generale le relazioni tra la Comunit Economica
Europea e i paesi del Medio Oriente erano state regolate, fino a quel
momento, da accordi di natura commerciale, culturale, d'assistenza
tecnica e finanziaria. Parallelamente erano in vigore degli accordi di
59

Relazione dei paesi della Comunit con i paesi del Levante, allegato a Mason a Bullard,
lettera del 23 febbraio 1972, cit.
60
Ibidem.

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

275

natura multilaterale siglati all'interno delle grandi organizzazioni


internazionali (UNESCO, UNRWA, BIRD, FMI, UNCTAD), favoriti
nel decennio precedente dalla amministrazione statunitense61. La
numerosit degli accordi, come si visto, era alquanto variegata nel
tipo e nell'oggetto. Israele, Libano e Egitto avevano tutti un legame
diretto con la CEE che garantiva loro un trattamento preferenziale e
delle concessioni equilibrate che tuttavia per il momento li favorivano
rispetto ad altri paesi del Mediterraneo (Tunisia, Marocco, Siria e
Giordania). Il Libano, in modo particolare, godeva di un accordo che
lo privilegiava rispetto a tutti gli altri paesi dell'area nei suoi rapporti
con la Comunit, intesa giustificata dalla situazione singolare
ricoperta fino agli anni Ottanta come piazza finanziaria di primo piano
nel Medio Oriente. Gli accordi esistenti con i differenti paesi dell'area
erano quindi molteplici, avevano tutti caratteristiche diverse, e questo
rendeva difficile un'uniformit di trattamento e, alla lunga, creava
sperequazioni tra un paese e l'altro. Proprio per non creare disparit
era importante che i paesi del Nord Africa non fossero considerati
come una realt separata rispetto ai territori del Levante. A margine,
qualcuno sollev dei problemi di tipo etico in quanto la Comunit
stringeva accordi con paesi il cui processo democratico era alquanto
lontano dal compiersi. Un discorso in parte giustificato anche se
secondo i pi doveva cedere il passo a considerazioni di ordine
politico e strategico d'interesse primario per l'Europa occidentale. Per
cercare di porre rimedio a questa situazione confusa, fu stabilito che in
futuro la Comunit avrebbe dovuto prendere ad esempio come
accordo-quadro unico proprio gli accordi di cooperazione tecnica
stipulati a suo tempo con il Libano. Si trattava di una base che andava
migliorata, ma sembrava per l'epoca il migliore modello possibile.
Naturalmente si trattava di una soluzione provvisoria perch si doveva
cercare di arrivare ad intese puramente ed esclusivamente comunitarie
e non bilaterali. Per raggiungere questi obiettivi i paesi della Comunit
dovevano coordinarsi, cos come stavano facendo fino a quel
momento, con consultazioni periodiche, con l'armonizzazione delle
iniziative a favore dei paesi terzi mediterranei, ma soprattutto con
l'analisi sull'impatto di medio-lungo periodo delle loro decisioni,
61

A. Brogi, op. cit., pp. 319-24.

276

Christian Rossi

mediante la ricerca di una posizione concertata in vista dell'obiettivo


comune da raggiungere. Si dovevano inoltre trovare strumenti precisi
d'intervento adatti alle differenti situazioni che si fossero presentate e,
fatto ancora pi importante, si dovevano dedicare ai paesi in via di
sviluppo della zona mediterranea una parte importante degli sforzi
finanziari e tecnici europei62.
La necessit di una politica comune europea per il Mediterraneo
In linea generale si pu dire con certezza che a partire dai primi
anni Settanta i paesi europei si fossero resi conto del fatto che fosse
pi che opportuno avviare una politica comune nei riguardi del
Mediterraneo, giustificata da fattori politici, strategici ed economici,
storici e culturali63. Se questi erano per i motivi di fondo, come si
visto, era necessario stabilire gli obiettivi per una politica europea
univoca e valida per tutti i paesi comunitari, che avrebbero quindi
dovuto cominciare a parlare con una voce sola. Servivano per delle
premesse che passavano per il rafforzamento dei rapporti tra l'Europa
e i paesi terzi, per il blocco della penetrazione sovietica, per
l'incoraggiamento dello sviluppo economico, la stabilit politica e la
crescita delle zone regionali, e non ultimo per la riduzione della
conflittualit locale. Un altro fatto di fondamentale importanza era
dato dallo studio preliminare dell'eventuale impatto, in termini di
gradimento, che la politica europea avrebbe avuto sui paesi della
sponda Sud e sarebbe stato anche necessario verificare lo stato
dell'arte in merito agli accordi in essere con i paesi terzi, anche in
relazione alle richieste che gli stessi avrebbero avanzato nei confronti
dell'Europa64.
La spinta perch la Comunit cominciasse a dotarsi di una
politica mediterranea unica e coerente era giunta oltre che da alcuni
esponenti politici di spicco anche da diverse parti dell'opinione
pubblica e dagli analisti politici europei secondo i quali il Mediter62
Relazione dei paesi della Comunit con i paesi del Levante, allegato a Mason a Bullard,
lettera del 23 febbraio 1972, cit.
63
M. Bonanni (a cura di), op. cit., pp. 607-608.
64
Rens a Mason, lettera del 30 marzo 1972, NA, FCO 30/1258.

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

277

raneo doveva essere considerato parte integrante e fondamentale


dell'azione europea. Fino a quel momento la politica per il
Mediterraneo era stata poco chiara e costituita da un mosaico di
accordi diversi e parcellizzati che non presupponevano alcuna
coordinazione. I suggerimenti che venivano dati per superare questa
situazione, e che in parte sarebbero stati accolti soltanto in futuro,
prevedevano la regionalizzazione degli accordi, mediante il raggruppamento dei paesi terzi a scaglioni e per affinit regionale, oppure
raccomandavano la creazione di una zona doganale comune limitata a
determinati prodotti. In buona sostanza, da pi parti, si consigliava di
avere un approccio totalmente nuovo per il bacino mediterraneo, fare
da forza trainante, piuttosto che cedere all'inerzia. Questo nuovo modo
di agire avrebbe dato alla Comunit quella necessaria autorevolezza
tale da consentirle di assumere autonomamente delle azioni politiche
vere e proprie nella speranza di avere una qualche chance di riuscita65.
Per comprendere appieno il mutamento di orizzonte della
politica europea nei riguardi del Mediterraneo v' da puntualizzare il
fatto che fino alla caduta del Blocco Sovietico, ma forse anche e
soprattutto a causa della presenza nella Comunit di una maggioranza
di paesi dell'Europa settentrionale, la politica comune sempre stata
orientata verso Nord, con un'inversione di tendenza soltanto a partire
dal 1986 con l'adesione di Spagna e Portogallo. Tutto ci non significa
che il Mediterraneo fosse ignorato, tuttavia, prima del vertice di
Barcellona del 1995, che diede vita ad un processo di tipo sistematico,
le relative politiche comunitarie, come si visto, si orientavano verso i
Paesi Terzi Mediterranei (PTM), uti singuli e quasi mai con accordi di
tipo globale66. La Commissione Europea, nel corso degli anni, si rese
conto della disparit di accordi tra i vari paesi67, e da pi parti emerse
la richiesta di una politica mediterranea univoca per uniformare la
serie di accordi bilaterali posti in essere tra l'Europa e i singoli paesi
terzi. Il punto di svolta da cui si inizi a mettere fine alla parcellizzazione degli accordi tra i paesi mediterranei rappresentato dal
Vertice di Parigi del 1972 quando la Comunit Europea, in seguito
65

Europe. Information Internationales pour la Presse, 6 aprile 1972, , NA, FCO 30/1258.
F. Longo, op. cit., p. 69.
67
V. Javicoli, I rapporti euromediterranei: dalla cooperazione al partenariato, in "Affari
Esteri", 1995 (a. 27), n 107, p. 602.
66

278

Christian Rossi

all'input fornito dalle riunioni dei gruppi ristretti dei diplomatici di cui
si detto in precedenza, decise finalmente di intraprendere una
risoluta politica comune per il Mediterraneo68. Nel giro di un mese le
direttive del vertice furono recepite dal Consiglio dei Ministri e la
prima politica generale per il Mediterraneo dell'Unione Europea,
denominata Politica Mediterranea Globale (o anche Politica di
Approccio Globale), vide la luce a novembre del 197269. Fu un inizio
tutt'altro che globale, nonostante la denominazione, dato che le
direttive della Commissione furono realizzate soltanto in parte. Lo
strumento di attuazione dei nuovi accordi con i Paesi terzi rimase il
vecchio accordo bilaterale differenziato da paese a paese, anche se si
cerc di renderli omogenei nella forma. I fini generali della politica
mediterranea globale erano quelli di avvicinare l'Europa ai paesi
mediterranei per favorirne lo sviluppo. La struttura di una tale politica,
fatta ancora da accordi bilaterali, ma soprattutto la crisi economica e il
successivo allargamento a Grecia, Spagna e Portogallo, diretti
concorrenti dei paesi terzi, determin il suo fallimento. Da quel timido
approccio passarono altri tredici anni prima che si decidesse di metter
mano alla riforma dei rapporti euro-mediterranei sulla spinta del
Memorandum stilato nel 1982 da Edgard Pisani con il quale si fece un
bilancio dei vent'anni di cooperazione allo sviluppo della Comunit
Europea. Il Memorandum rivoluzionava, almeno intenzionalmente, la
politica generale europea verso l'area mediterranea e i paesi in via di
sviluppo. Il punto di maggiore interesse era la spinta al rafforzamento
del dialogo Nord - Sud rispetto al dialogo Nord - Nord utilizzato fino
a quel momento70. Una presa di coscienza che faceva propria sia una
richiesta delle Nazioni Unite71, sia una risoluzione del Consiglio
Europeo del giugno 1981. Quest'ultimo, durante una riunione tenuta a
Citt del Lussemburgo a giugno aveva difatti approvato, tra le altre
68

19.

69

F. Valentini, Riflessioni sul vertice di Parigi, in "Affari Esteri", 1973 (a. 5), n 17, p.

V. Javicoli, op. cit., p. 605.


Memorandum Pisani sulla politica comunitaria di sviluppo presentato al Parlamento
Europeo il 7 ottobre 1982, in "Rivista di Studi Politici Internazionali", 1983 (a. 50), n 1, p.
78.
71
Risoluzione A/RES/34/139 dell'Assemblea Generale dell'ONU del 14 dicembre 1979
(34a Sessione Ordinaria), Proposals for Global Negotiations Relating to International
Economic Co-Operation for Development, www.un.org.
70

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

279

cose, la relazione sulla politica Nord-Sud, preparata dal Consiglio


Affari Generali, secondo la quale la cooperazione con i paesi in via di
sviluppo da parte della Comunit sarebbe servita a rafforzare sia
l'economia degli stessi PVS sia l'economia mondiale72. Ci che
emerse, in definitiva, fu che la Comunit doveva instaurare un
rapporto politico di ampio respiro con i paesi beneficiari degli accordi
economici tale da portare ad un controllo dell'operato dei governi
stessi, pur nel rispetto della loro sovranit nazionale73. Una formula
eufemistica che poteva anche mascherare una nuova forma di colonialismo, facilmente attaccabile dai detrattori del processo
europeistico e da coloro i quali puntavano alla copertura del debito dei
PVS. Il Memorandum Pisani importante anche perch conteneva un
indiretto accenno a quella che sarebbe poi divenuta la Partnership
Euro-Mediterranea. La Comunit riconosceva difatti che la stabilit e
la prosperit dei paesi in via di sviluppo nel Mediterraneo era legata ai
propri interessi politici ed economici e, pertanto, si sarebbe impegnata
con tutti i mezzi a propria disposizione per favorirne la crescita.
Come si visto, la Comunit Europea cominciava a riprogrammare la propria politica mediterranea, facendo autocritica. La
preoccupazione principale dei partner europei era quella di preparare
l'economia dei paesi della sponda Sud a subire il contraccolpo che
l'ingresso dei nuovi membri avrebbe dato. Se fosse venuto a mancare
il pilastro della cooperazione la Comunit sarebbe stata esposta a un
deterioramento delle sue relazioni con i paesi terzi. Questa debolezza
nella cooperazione allo sviluppo era il risultato della frammentazione
esistente a livello dei rapporti bilaterali e, pertanto, era opportuno
sostituire ad essi un unico accordo generale tra la Comunit e i paesi
del bacino. Una volta portato a regime questo nuovo approccio il
Mediterraneo avrebbe di nuovo avuto il ruolo di "centro di scambi
economico-culturali" rivestito anche nei secoli passati74. Un punto di
svolta si ebbe finalmente nel 1990 quando, con la Politica Mediter72
Dichiarazione finale della Riunione dei Capi di Stato e di Governo (Consiglio
Europeo) del 29 - 30 giugno 1981 in Lussemburgo, in Ministero degli Affari Esteri, Servizio
Storico e Documentazione, Testi e documenti sulla politica estera italiana, 1981, IPZS,
Roma, 1985, p. 424.
73
Memorandum Pisani, cit., p. 78.
74
Memorandum Pisani, cit., p. 78.

280

Christian Rossi

ranea Rinnovata si giunse alla forma politico-economica pi prossima


alla futura Partnership Euro-Mediterranea con la quale nel 1995 si
ebbe il vero cambio di rotta75.
Il Partenariato Euro - Mediterraneo e la proposta della Carta per
la Pace e la Stabilit
Il Partenariato Euro-Mediterraneo fu istituito in occasione della
Conferenza Euro-Mediterranea di Barcellona il 27 e 28 novembre
1995 con l'obiettivo di instaurare una cooperazione riguardante l'intero
assetto delle relazioni reciproche tra l'Unione Europea e i paesi della
sponda Sud del Mediterraneo. In questo contesto aspetti economici,
politici, culturali, sociali e di sicurezza furono ricompresi in un quadro
comune di riferimento rappresentato dalla Partnership76. Per gli
europei il processo avviato a Barcellona aveva il significato di
innescare stabilit sociale, politica e crescita economica in modo da
preservare la collocazione europea nella scena regionale e mondiale77.
Si trattava, per, anche di un partenariato che doveva ricomprendere i
molteplici aspetti propri dei paesi interessati, tanto che i partecipanti
alla Conferenza di Barcellona dichiararono che l'accordo serviva a
migliorare tutte le azioni intraprese fino ad allora per la ricerca della
pace. Il riferimento era al Medio Oriente e si trattava di un fatto
importante perch sia Israele sia l'Autorit Nazionale Palestinese
facevano parte del Partenariato. Quest'ultimo, nell'intenzione dei suoi
ideatori, doveva avere i suoi punti cardine nel rafforzamento del
dialogo politico, su base continua, nello sviluppo della cooperazione
economico-finanziaria e, infine, nell'enfatizzazione dell'aspetto sociale, culturale e umano. Tre prospettive che divennero i pilastri del
partenariato stesso organizzato in tre cesti: area politica e di sicurezza;
area economico-finanziaria; settore sociale, culturale e umano. La
dichiarazione di Barcellona impegnava tutti i partecipanti nel
75

F. Longo, op. cit., pp. 73-74.


F. Longo, op. cit., p. 79.
77
F. Attin, Unione Europea: il rafforzamento della presenza mediterranea, in C. Zangh,
L. Panella (a cura di), 50 anni di integrazione europea. Riflessioni e prospettive, Giappichelli,
Torino, 2010, p. 91.
76

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

281

perseguimento del fine ultimo della democrazia all'interno dei propri


sistemi statuali; al rispetto dei diritti umani e del libero esercizio delle
garanzie democratiche e di libert individuali senza alcuna
discriminazione; al rispetto della dottrina dell'eguaglianza degli Stati
sovrani; al rispetto dell'integrit territoriale degli altri partner; alla
risoluzione pacifica delle controversie e alla rinuncia all'uso della
forza contro l'integrit territoriale degli altri partecipanti; alla rinuncia
all'uso delle armi vietate dalle convenzioni internazionali, al regime di
non proliferazione degli armamenti. I partecipanti si impegnarono,
soprattutto, ad instaurare nel Medio Oriente una zona libera dalle armi
di distruzione di massa, nucleari e biologiche, come era stato gi
auspicato in occasione degli incontri diplomatici degli anni Settanta.
Ovviamente anche quest'ultima richiesta era rivolta ai due membri pi
direttamente interessati: Israele e ANP affinch, almeno formalmente,
si impegnassero a sottoscrivere un accordo che li spingesse sulla
strada della rinuncia alla guerra e alle armi come mezzi per risolvere i
loro problemi78. Una condizione imprescindibile per attuare uno dei
punti previsti dalla Partnership: l'adozione della Carta per la Pace e la
Stabilit nel Mediterraneo.
Le motivazioni che spinsero l'Europa ad adottare il Partenariato
furono molteplici e legate sia a fattori interni al processo di
integrazione europea sia a dinamiche sistemiche. La Partnership
aveva, difatti, una sorta di carattere "difensivo" e questo significava
che l'Unione vedeva nel Mediterraneo un vicino eccessivamente
turbolento. In questo contesto si pu dire che i nuovi concetti di
sicurezza venissero individuati dalla multi - direzionalit e dalla
multidimensionalit dei rischi e delle minacce. Il nuovo concetto di
sicurezza, definito talvolta soft security affiancava il concetto
tradizionale in quanto alle minacce militari gi note si aggiunsero
quelle legate al terrorismo. Il Partenariato, pertanto, strutturava un
modello di relazioni tra area mediterranea e Unione Europea
adattandole alle nuove esigenze di sicurezza79.

78

Barcelona Declaration adopted at the Euro Mediterranean Conference, 27-28


November 1995, http://eeas.europa.eu /euromed/docs/bd_en.pdf.
79
G. Borzoni, op. cit., pp. 27-31.

282

Christian Rossi

Tenuto conto di quello che era stato il processo di presa di


coscienza del concetto di sicurezza da parte dei paesi europei e di
quelli della sponda meridionale del Mediterraneo, il cammino che si
era instaurato con la Conferenza di Barcellona non era che una ripresa
di concetti gi esaminati dai vari governi nel corso degli anni. Tuttavia
i problemi che, come si visto, avevano ostacolato la creazione di una
zona di sicurezza non solo non erano stati risolti, ma avevano creato
ulteriori diffidenze. In seguito alla Conferenza di Barcellona i lavori
per la creazione della Carta per la Pace e la Stabilit proseguirono
molto a rilento e fu soltanto in occasione della Conferenza euro
mediterranea di Stoccarda nel 1999 che le discussioni in merito
entrarono nel vivo e proseguirono per un breve periodo in modo
spedito, almeno fino a novembre 200080. I lavori che avrebbero
dovuto portare alla stesura di una bozza condivisa di Carta per la Pace
e la Stabilit entrarono nel vivo soltanto a luglio del 2000, quando
cominci a riunirsi il gruppo di lavoro dei paesi europei nominato
dalla Conferenza Euro mediterranea. Il gruppo si incontr dapprima in
sessione ristretta con la partecipazione dei soli paesi europei
allargando i lavori ai paesi terzi mediterranei in un secondo momento.
Le posizioni dei vari paesi coinvolti erano, come facile immaginare,
distanti fra loro e serv molta pazienza e una buona dose di
immancabile diplomazia per giungere almeno ad un intendimento
generale. Le riunioni furono condotte per lo pi sotto la guida della
Francia, presidente di turno del Consiglio Europeo, la quale consider
che la Carta dovesse rivestire un carattere globale della sicurezza
nel Mediterraneo e sarebbe dovuta servire come risposta a tutte le
minacce. In una tale ottica doveva essere uno strumento complementare e definitivo rispetto alla Dichiarazione di Barcellona. Il
rappresentate francese alla riunione preliminare, tuttavia, sottoline
che i paesi del Mediterraneo non erano pronti, in quel momento, ad
accettare meccanismi specifici per la sicurezza, mentre la sola cosa
che avrebbero accettato, pur con diversi distinguo, era una concer80

Draft Euro Mediterranean Partnership for Peace and Stability, 3 novembre 2000,
Presidence, Document de Sance n 63/00 Rev. 1, Ministero degli Affari Esteri (dora in poi
MAE), Archivio Direzione Generale per il Mediterraneo e Medio Oriente (d'ora in poi
DGMMO). Si ringrazia il Ministero degli Affari Esteri italiano, Direzione Generale per il
Mediterraneo e il Medio Oriente per la gentile e preziosa collaborazione.

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

283

tazione ministeriale in caso di crisi. La Carta sarebbe stata un accordoquadro di tipo flessibile e adattabile alle circostanze, mezzo politico
per l'adozione dei principi stabiliti a Barcellona per quanto concerneva
le questioni globali di pace e stabilit81. Un fatto che dipendeva dalla
enorme diffidenza e distanza politica tra i vari paesi partecipanti al
Partenariato superabile soltanto con la creazione di unatmosfera di
fiducia e confidenza reciproche senza le quali non sarebbe stato
possibile arrivare alla firma della Carta, come difatti accadde. A dire il
vero, gli stessi paesi europei, pur nellunit di intenti, avevano qualche
perplessit, come mise in evidenza il rappresentante del Lussemburgo
secondo il quale andava meglio definito il ruolo stesso dellUnione
Europea che sembrava solo un gruppo di coordinamento per ladozione della Carta e non anche parte in causa 82. Le considerazioni
preliminari sulle quali i rappresentanti europei lavorarono tennero
conto dei principi della Conferenza di Barcellona, che venivano
ovviamente richiamati, e in base ai quali il presupposto fondamentale
era quello giungere a promuovere e rinforzare la stabilit e la
sicurezza nella regione, cos come il dialogo e la cooperazione. Inoltre
veniva confermata, senza alcun indugio, la volont dei partner europei
di creare una zona di pace e stabilit con uniniziativa che teneva
conto delle divisioni esistenti, dei problemi e delle differenze tra una
regione e laltra, sia in Europa sia nei paesi terzi mediterranei. Per
questo motivo il processo di pace in Medio Oriente sarebbe stato
trattato e seguito con una particolare attenzione che avrebbe rispettato
lautonomia degli attori coinvolti per la sua risoluzione83. In questo,
come si nota, si ravvisarono le stesse perplessit che lEuropa aveva
avuto negli anni Settanta in merito alla medesima questione.
Di certo i paesi dellUnione Europea navigavano a vista, e
questo dopo cinque anni dal lancio del Partenariato e degli intenti di
creare la Carta per la Pace. Molti dei rappresentanti alla riunione
81

Projet. Charte Euro-Mediterranenne de Paix et de Stabilit, Presidence, 3 novembre


2000, Document de Sance n 63/00, Rev 1, MAE, DGMMO.
82
Appunti del Rappresentante italiano alla riunione preparatoria del 5 luglio 2000,
MAE, DGMMO; Amendements tunisiens au Projet de Charte, 8 dicembre 2000, Tunisie,
Document de Sance n 73/00, ivi.
83
Preparation du projet de Charte Euro-Mediterraneenne de Paix et Stabilit, 5 luglio
2000, Presidence, Document de Sance n 21/00, MAE, DGMMO.

284

Christian Rossi

suggerirono, visto il lasso di tempo che era passato dalla Conferenza


istitutiva, di inserire dei richiami sia alla Conferenza di Barcellona sia
a quelle successive in occasione delle quali si era ribadita limportanza
del Mediterraneo come zona di pace. Il Regno Unito sugger di
includere nelle dichiarazioni e nelleventuale preambolo della Carta
un richiamo alla Carta delle Nazioni Unite84. Un suggerimento affatto
fuori luogo dal momento in cui il richiamo alla Carta o alle stesse
risoluzioni ONU era stato pi volte fatto, anche nel passato, nei vari
documenti che avevano riguardato le questioni per il Mediterraneo ad
opera dei paesi comunitari.
Per facilitare ladozione della Carta i paesi europei proposero di
inserirvi dei presupposti generali che fossero accettati da tutti i partner
con lobiettivo di garantire una stabilit effettiva, e durevole, della
sicurezza nel Mediterraneo. Il tutto avrebbe dovuto essere racchiuso in
un accordo-quadro modificabile, basato sullimpegno politico dei
paesi coinvolti, e giuridicamente non vincolante, la cui messa in opera
sarebbe avvenuta progressivamente grazie ad un dialogo rinforzato e
costante a livello di ministri degli Esteri e funzionari85. Pur prevedendo lopposizione di alcuni paesi, che avrebbero preferito
ladozione di decisioni allunanimit come per esempio la Siria fu
deciso comunque che le deliberazioni sarebbero state determinate con
il metodo del consensus86 e la loro applicazione sarebbe stata lasciata
alla libera scelta delle parti in causa. Man mano che le discussioni
andarono avanti il concetto relativo ai presupposti della sicurezza e
della stabilit si fece vieppi preciso, in particolare i fattori considerati
imprescindibili. Tra questi ve nerano quattro che furono inseriti nelle
84

Appunti del Rappresentante italiano alla riunione preparatoria del 5 luglio 2000, cit.
Preparation du projet de Charte Euro-Mediterraneenne de Paix et Stabilit, 5 luglio
2000, cit.
86
Per una definizione di consensus a livello di decisioni politiche interessante ci che
disse lex primo ministro britannico Margaret Thatcher al riguardo, riprendendo la definizione
data dall'allora presidente della Guyana ad una riunione del Commonwealth nel 1981: il
consensus " qualcosa che si ha quando non si riesce ad arrivare ad un accordo". Il primo
ministro britannico complet la citazione affermando: "A me sembra che il consensus sia il
processo di abbandonare tutte le credenze, i principi, i valori e i sistemi in cerca di qualcosa in
cui nessuno crede ma a cui nessuno si oppone; il processo di evitare i problemi che si devono
risolvere semplicemente perch non si riesce a raggiungere un accordo sui modi per farlo.
Quale grande causa sarebbe stata combattuta e vinta sotto la bandiera del consensus?" cfr. M.
Thatcher, Gli anni di Downing Street, Sperling & Kupfer, Milano, 1993, p. 146.
85

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

285

primissime versioni delle disposizioni preliminari della Carta e sulle


quali praticamente tutti i rappresentanti concordarono: il ruolo
primario del dialogo e della cooperazione, che veniva chiamato
principio della sicurezza cooperativa; il carattere globale e
indivisibile della sicurezza, dallinterdipendenza, alla vulnerabilit e
alle minacce; la necessit di considerare la stabilit come un tutto,
implicante unazione simultanea sullinsieme delle sue dimensioni,
considerando lesistenza di minacce dorigine interna; infine, la
necessit che i partner partecipassero alle decisioni e alla loro applicazione su un piano di parit87. Si tratt di un passaggio importante
perch alcuni rappresentanti non avevano compreso cosa si intendesse
per minacce dorigine interna, per le quali la presidenza di turno
francese intendeva quelle che venivano dalla zona Sud88. La zona
Sud, motivo per cui si era addivenuti alla creazione del Partenariato,
era vista quindi come lanello debole della catena tra le due sponde ed
era importante cercare di darle una stabilit interna con ogni mezzo a
disposizione, in particolare grazie allimprescindibile sviluppo economico e sociale, dando impulso ad unarmonica crescita economica,
che tenesse conto dello sviluppo di ciascuna zona. Infine, con la
realizzazione di una zona di libero scambio anche grazie alla chiusura
di nuovi accordi di cooperazione. Tutto questo doveva andare di pari
passo con la promozione dello stato di diritto, dei diritti umani, del
pluralismo, della giustizia e delle buone pratiche nellamministrazione
della cosa pubblica89. Un tema alquanto delicato perch, secondo il
rappresentante spagnolo, i paesi terzi mediterranei non dovevano
avere la percezione che lEuropa stesse perpetrando un'indebita
ingerenza nei loro affari interni90.
Visti i presupposti sembrava importante che tutti i partner
coinvolti facessero trasparire la loro volont che la Carta significasse
per loro una tappa nuova e importante nelle loro relazioni in materia di
stabilit e sicurezza. Ci significava che i rapporti comuni si sarebbero
87
Preparation du projet de Charte Euro-Mediterraneenne de Paix et Stabilit, 5 luglio
2000, cit.
88
Appunti del Rappresentante italiano alla riunione preparatoria del 5 luglio 2000, cit.
89
Preparation du projet de Charte Euro-Mediterraneenne de Paix et Stabilit, 5 luglio
2000, cit.
90
Appunti del Rappresentante italiano alla riunione preparatoria del 5 luglio 2000, cit.

286

Christian Rossi

dovuti fondare sul dialogo, sul rispetto reciproco, lequilibrio,


luguaglianza e la trasparenza, per favorire progressivamente la
creazione di un clima di mutua fiducia e di cooperazione necessario
perch la regione potesse affrontare efficacemente le sue sfide.
Naturalmente furono anche chiariti alcuni concetti che erano stati
definiti in modo alquanto superficiale nel 1995 a Barcellona. In merito
alla stabilit esterna si ribadiva la rinuncia allutilizzo o alla minaccia
delluso della forza e la necessit di ricorrere a procedure di
regolamento pacifico delle controversie in caso di disaccordi; il
rispetto delle frontiere, dellintegrit territoriale e del principio di non
ingerenza, diretta o indiretta, negli affari interni dei paesi interessati; il
rispetto delluguaglianza della sovranit dei vari partner e dei diritti
cos come degli obblighi che ne derivavano. Secondo i rappresentanti
europei era importante anche che i vari stati si sforzassero di rispettare
le regole basilari del diritto nei riguardi dei propri popoli. Si trattava di
un aspetto molto importante perch implicitamente si riconosceva la
possibilit che una compressione dei diritti naturali dei cittadini
potesse portare nel lungo periodo ad una destabilizzazione e possibili
pericoli allintera Unione. Infine, si segnalava la necessit di intraprendere serie iniziative per la limitazione e la riduzione degli armamenti. Questultima questione veniva nuovamente collegata al Medio
Oriente per il quale i partecipanti alla Conferenza di Barcellona, come
si visto, si erano impegnati a farne una zona libera da armi di
distruzione di massa, nucleari, chimiche, batteriologiche, anche per il
tramite di azioni verificabili sul campo. Era importante poi che si
affermasse la necessit di un regolamento rapido e pacifico dei
conflitti e delle controversie esistenti91. In merito alle minacce alla
stabilit esterna il Regno Unito sugger che fossero inserite anche
questioni ulteriori come il traffico di droga proveniente dallAmerica
Latina o dai Balcani, anche se su questo punto vi fu il disaccordo del
rappresentante francese per il quale era meglio non allargare troppo il
quadro discostandosi dal documento di Barcellona, appoggiato dalla
Germania che voleva evitare di aprire un vaso di Pandora
permettendo cos ai paesi terzi di allungare la lista dei distinguo e
91

Preparation du projet de Charte Euro-Mediterraneenne de Paix et Stabilit, 5 luglio


2000, cit.

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

287

delle richieste con riferimenti avulsi rispetto alla dichiarazione di


Barcellona92.
Stabilit e sicurezza, due concetti alquanto generali che andavano corredati con elementi che aiutassero a costruire fiducia tra le
popolazioni coinvolte europee e non. In particolare sembr necessario
prevedere delle misure di tipo umano e culturale che agevolassero una
maggiore integrazione fra i popoli. Tra le azioni urgenti si prevedeva
soprattutto il dialogo tra le religioni, fonte nel corso dei secoli dei
maggiori contrasti, il dialogo sulle migrazioni, e l'intensificazione
degli sforzi in favore dello sviluppo sociale e della cooperazione subregionale, con unattenzione particolare al ruolo femminile. Infine era
importante incoraggiare il movimento dei giovani e accrescere la lotta
contro la xenofobia e il razzismo. Al termine della riunione
preliminare i rappresentanti europei fecero anche un resoconto di
quelle che avrebbero potuto essere le minacce pi concrete alla
sicurezza nel Mediterraneo. Tenuto conto, quindi, delle minacce
globali che avrebbero potuto attentare specificamente e direttamente
alla stabilit e alla sicurezza i partner della Conferenza di Barcellona
avrebbero dovuto proseguire nel dialogo reciproco per rinforzare la
cooperazione al fine di prevenire e combattere pi efficacemente il
terrorismo; intensificare lazione e la cooperazione per lottare contro
la criminalit organizzata e i traffici di droga, di riciclaggio del denaro
sporco e limmigrazione clandestina. A margine, si ritenne anche
importante includere tra le materie che in qualche modo avrebbero
avuto riflessi di natura strategica e di sicurezza, lefficacia e la
coordinazione delle azioni in vista di rinforzare la sicurezza dei
trasporti marittimi, la lotta contro linquinamento marino e la
conservazione dellambiente, cos come la prevenzione e la gestione
delle catastrofi naturali93.
Il 6 luglio 2000 si svolse la seconda riunione dedicata alla
ripresa dei contatti per la stesura della Carta per la Pace e la Stabilit,
questa volta con la presenza dei rappresentanti dei Paesi terzi

92

Appunti del Rappresentante italiano alla riunione preparatoria del 5 luglio 2000, cit.
Preparation du projet de Charte Euro-Mediterraneenne de Paix et Stabilit, 5 luglio
2000, cit.
93

288

Christian Rossi

mediterranei94. Pi o meno tutti accettarono il piano di lavoro


preparato dalla presidenza francese anche se vi furono alcuni distinguo
e qualche critica. La Siria, in particolare, fece delle vibrate rimostranze per il mancato invito alla Conferenza di Libia e Mauritania e
protest, come di consueto, per la presenza di Israele tra i convenuti.
Dal canto suo il rappresentante di Israele si dimostr alquanto perplesso sullinserimento della clausola sul disarmo, che riteneva un
punto sensibile. Disse che il suo paese non era pregiudizialmente
contrario, ma riteneva che la Carta non fosse lo strumento adatto e la
sede di discussione sia del disarmo sia di unaltra serie di temi sensibili che per non indic specificamente95.
La riunione preliminare inizialmente sembr dare buoni risultati
tanto che furono definiti nel corso degli incontri successivi gli
obiettivi minimi di sicurezza di cui il Mediterraneo necessitava e le
misure di costruzione del Partenariato. Tutto ci ovviamente avveniva
al netto del problema legato al processo di pace in Medio Oriente che
avrebbe dovuto essere agevolato, senza interferenze dirette dei paesi
europei96. Si trattava, come si gi detto, di un punto ribadito
assiduamente in tutti gli incontri e, paradossalmente, dimostrava la
duplicit della politica europea: terza ed estranea alle contese locali
quando agiva come Comunit, parte in causa quando i paesi agivano
con la propria politica estera autonoma. Una situazione che certamente
non aiutava nel dialogo con i paesi arabi i quali si sentivano sovente
presi in contropiede da questo modo di fare. I rappresentanti europei
riuniti per cercare di creare una Carta per la Pace e la Stabilit che
avesse la minima possibilit di funzionare erano consci del fatto che
fossero necessarie delle misure di lungo periodo per creare fiducia tra
tutti i membri partecipanti alla Partnership Euro-Mediterranea97. Il
primo e pi importante atto in questa direzione sarebbe consistito
nelleliminazione del velo di segretezza sulle rispettive azioni militari
94
Per una posizione particolareggiata sulla politica dei paesi arabi si veda: H. H. Habeeb,
The Euro-Mediterranean Partnership Pros and Cons: An Arab View, Universal Publishers,
USA, 2002.
95
Appunti del Rappresentante italiano alla riunione preparatoria del 5 luglio 2000, cit.
96
Preparation of a draft Euro-Mediterranean Charter for Peace and Stability, 30 agosto
2000, Presidence, Document de Sance n 21/00, ADD 2, MAE, DGMMO.
97
A. Soliman, The Euro Med Partnership and the Arab Israeli Conflict, in "The Atkin
Paper Series", October 2011, pp. 9-17.

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

289

per dimostrare chiaramente e fattivamente il desiderio di pace


dichiarato da tutti soltanto sulla carta. A tal proposito, per, venne da
chiedersi a chi giovasse questa clausola, perch sembrava quasi che
l'Europa non si fidasse dei propri partner esterni e chiedesse una
trasparenza che somigliava pi che altro ad un controllo. Inoltre,
sarebbe stato opportuno gettare le basi per una politica di
cooperazione che potesse rispondere concretamente alle sfide di certe
categorie di minacce non militari che attentavano alla sicurezza
dellintero bacino del Mediterraneo. Si trattava di misure che sarebbero state presentate per lapprovazione ai ministri degli Esteri e la cui
applicazione sarebbe stata graduale, in taluni casi differita, per
rispettare le decisioni dei singoli partner, il cui coordinamento
generale sarebbe spettato allUnione Europea. Allo stesso tempo,
inoltre, era ritenuto di importanza fondamentale che si potessero
concludere, sempre allinterno del quadro della Carta, accordi di buon
vicinato, di cooperazione transfrontaliera e di sicurezza sub-regionale
nellottica di una futura area di sicurezza comune. Naturalmente
dovevano essere previste misure di lungo periodo che favorissero una
diplomazia preventiva precisa e concordata a livello di ministri degli
Esteri, che permettessero a tutti gli attori coinvolti una gestione
pacifica, coordinata e conciliativa delle crisi e dei problemi pi vari
che fossero sorti in ambito mediterraneo. Infine, sempre nellottica di
una costruzione armonica della fiducia reciproca, sarebbe stato
opportuno cooperare facendo riferimento agli altri settori di impegno
stabiliti alla Conferenza di Barcellona. Tutte le azioni intraprese al
fine di stabilizzare le relazioni tra i vari partner avrebbero potuto
usufruire dei fondi stanziati attraverso i programmi finanziari stabiliti
con il processo di Barcellona e con i fondi della Banca Europea per gli
Investimenti, anche a favore di quei paesi che non avevano preso parte
al Processo e che desideravano associarsi esternamente98.
Nellambito della costruzione delle misure che avrebbero
condotto alla fiducia reciproca tra i vari partner fu stilata una lista di
azioni intraprese, o da intraprendere, che sarebbero servite nel medio e
nel lungo periodo a raggiungere lo scopo prefissato. Si trattava di
98

Preparation of a draft Euro-Mediterranean Charter for Peace and Stability, 30 agosto


2000, cit.

290

Christian Rossi

misure che ovviamente lUnione Europea portava in dote dagli anni


passati e dalle precedenti azioni verso i paesi mediterranei, che come
si visto, erano state condotte nel corso degli anni. Tra le misure gi
adottate quelle di maggiore importanza erano il network di contatti per
le questioni politiche e di sicurezza; lo scambio di informazioni
sullaccesso agli strumenti internazionali in materia di disarmo, di
controllo degli armamenti e di terrorismo, sui diritti delluomo e per la
prevenzione di conflitti armati. Un'altra misura ritenuta particolarmente importante era quella di tenere seminari informativi per i
diplomatici di tutti i paesi coinvolti, anche per creare una rete di
conoscenza personale e come misura di confidence building. Ci su
cui i funzionari dell'Unione Europea insistettero era la creazione di
una rete di informazione militare tra i vari paesi in modo da stabilire
delle misure di trasparenza sia a livello generale sia di informazioni
sensibili. Tutto questo doveva essere fatto nell'ottica di rinforzare la
sicurezza generale nel bacino del Mediterraneo99.
Il gruppo di funzionari dell'Unione Europea e dei paesi terzi
mediterranei incaricato di rilanciare la questione della Carta per la
Pace e la Stabilit si riun ancora poche volte e riafferm la validit
dei passi compiuti fino a quel momento per lanciare una Carta che
potesse funzionare nel corso degli anni futuri e condurre il
Mediterraneo alla stabilit, anche in vista delle sfide sempre pi
pressanti a cui la globalizzazione sottoponeva tutti i paesi. Come era
gi capitato in passato, anche per la Carta per la Pace e la Stabilit,
concetto, come si visto, ribadito alle riunioni precedenti, ci si doveva
rifare ai principi sanciti nella Carta delle Nazioni Unite, anche perch,
per il momento, e visto il conflitto in corso in Medio Oriente, i
principi previsti dalla Carta per la Pace non avrebbero avuto la forza
per imporre delle decisioni che discendevano direttamente dalle
risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L'Unione
Europea non poteva rischiare di ricevere uno smacco proprio all'avvio
del progetto, mentre tutto quanto quello che si programmava doveva
servire a rinforzare la cooperazione regionale perch le basi della
stabilit, e di conseguenza della pace, fossero durature. Si potevano
costituire dei valori comuni, e quindi condivisi, per cercare in un
99

Ibidem.

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

291

futuro prossimo di creare uno spazio comune che ne condividesse le


aspettative. Cos come era stato deciso alla Conferenza di Barcellona,
sulla base degli accordi e degli incontri che vi erano stati a livello
euro-mediterraneo a partire dagli anni Settanta veniva confermato che
il Mediterraneo doveva essere libero dalla presenza di armi di
distruzione di massa, nucleari, chimiche e batteriologiche, concetto
ribadito soprattutto per il Medio Oriente. Le misure di costruzione
della sicurezza in senso stretto, che sarebbero passate per
l'eliminazione del pericolo dell'utilizzo di armamenti di vario tipo, non
potevano ovviamente essere slegate dalla previsione dello sviluppo
economico e sociale che risultava essere di gran lunga il maggior
elemento necessario alla costruzione di una zona di stabilit, e di pace,
nel lungo periodo. Parallelamente quindi alla cooperazione strategica
serviva tra i paesi terzi mediterranei, sia fra loro, sia con l'Unione
Europea, la creazione di un efficace legame economico e commerciale
che sarebbe stato perseguito mediate un partenariato economico e una
zona di libero scambio. A tutto questo si deve aggiungere che i paesi
che sarebbero entrati a far parte della Carta avrebbero dovuto accettare
le basi dell'aquis communautaire, oltre ad impegnarsi a combattere la
nuova minaccia che si profilava all'orizzonte, quella del terrorismo
internazionale. Le nuove istituzioni che sarebbero state create in
occasione dell'adozione della Carta per la Stabilit avrebbero dovuto
essere strutturate in modo da creare una struttura di emergenza che
potesse far fronte a situazioni di tensione improvvise nel Bacino,
anche in cooperazione con altre strutture regionali gi attive100. Alla
luce di quanto fu stabilito nel corso delle varie riunioni risultava
chiaro che la Carta avrebbe dovuto avere un'applicazione rigorosa,
nonostante da pi parti si mettesse in evidenza che la sua realizzazione
sarebbe dovuta essere graduale, perch i principi che venivano
enunciati al suo interno potessero avere una qualche efficacia. Forse
per questo motivo alcuni paesi, come il Marocco, chiesero dei termini
dilatori, se non addirittura una sorta di clausola di opting out per taluni
100
Avant Projet Revise de Charte Euro-Mediterraneenne de Paix et de Stabilit, 8
novembre 2000, Ambassade d'Algerie, Document de Seance 69/00, MAE, DGMMO;
Amendements tunisiens au Projet de Charte, 8 dicembre 2000, Tunisie, Document de Sance
n 73/00, ivi.

292

Christian Rossi

aspetti della stessa Carta101. Un fatto che, se per un verso dava


garanzia a chi la chiedeva, per l'altro ne inficiava la totale applicazione
e indeboliva l'intero progetto.
L'abbandono sine die del progetto
Nonostante gli sforzi fatti dalla presidenza di turno dell'Unione
Europea v' da dire che non tutti i paesi partecipanti, per tutta una
serie di motivi, opportunit politiche e contingenze pratiche, furono
concordi nel ritenere il documento presentato dalla presidenza come
definitivo e conclusivo. Inoltre, alcuni paesi arabi, in particolare la
Siria, lamentavano il fatto, come pi volte sottolineato, che il processo
di Barcellona, nel momento in cui aveva lanciato il programma della
Carta per la Pace e la Stabilit aveva implicitamente previsto la
risoluzione dell'annoso problema nel Medio Oriente. Anche se, a onor
del vero, i vari paesi europei nel corso degli anni avevano sempre
precisato che il conflitto mediorientale dovesse essere risolto senza
alcuna interferenza esterna per non compromettere la terziet
dell'Unione stessa. La Siria, a nome del Gruppo Arabo, lamentava ora
il fatto che il processo non solo non fosse stato risolto, ma stagnava a
causa della scarsa volont da parte dello Stato d'Israele nella risoluzione del problema, nell'applicazione delle risoluzioni del Consiglio di
Sicurezza, degli accordi presi alla Conferenza di Madrid e del
principio "land for peace". Per il Gruppo dei Paesi Arabi, di cui la
Siria si faceva portavoce, non era possibile adottare un documento di
una tale importanza proprio in un momento cos drammatico della
questione mediorientale, quando non vi era nessun barlume di
speranza che le parti in causa potessero addivenire ad un accordo. Le
parole usate furono anche pi esplicite e ovviamente tendevano a far
ricadere le colpe su Israele, ma la sostanza non cambiava di molto. Il
concetto che la Siria esprimeva era alquanto semplice: non era
possibile entrare in termini di fiducia con tutti i partner coinvolti dal
momento che vi era uno stato di tensione e di occupazione in una delle
101

Final Provisions, Marocco, 2 novembre 2000, Document de Seance 71/00, MAE,


DGMMO.

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

293

regioni coinvolte. Inoltre era anche vero che molti dei concetti indicati
dalla Carta non erano affatto definiti, come per esempio il concetto di
"sicurezza cooperativa". Nel merito non si capiva affatto se
l'intenzione fosse quella di proteggersi verso minacce e rischi esterni,
e questo era il vero punto debole della Carta, oppure se il riferimento
era a conflitti interni tra i partner. Stesso concetto riguardava la
cosiddetta hard security, la si doveva intendere come sicurezza
militare o come un concetto misto? E sopratutto non si comprendeva
se dovesse travalicare i confini della zona euro-mediterranea. In
merito alle due questioni la posizione del Gruppo Arabo fu abbastanza
netta, non sarebbe stato possibile raggiungere stabilit nella regione
senza bilanciare lo sviluppo dei paesi partecipanti e per quanto
riguardava l'aspetto militare era necessario stabilire l'aspetto in
maniera puntuale perch vi erano degli obblighi che i paesi arabi
dovevano rispettare nel quadro pi generale del Trattato di Difesa
Comune, considerato la base nel sistema di sicurezza arabo 102. Le
questioni poste dalla Siria erano effettivamente quasi una pietra
tombale sulla Carta per la Pace e la Stabilit perch molte delle sue
previsioni collidevano con diversi principi stabiliti dallo Statuto della
Lega Araba e ancora di pi, in materia di sicurezza, con il Trattato di
Difesa Comune103.
Le critiche del Gruppo Arabo alla Carta furono talmente
approfondite da metterne in discussione non solo l'impianto di fondo e
l'operativit, ma addirittura la stessa essenza, perch in definitiva non
si capiva quale fosse il suo fine ultimo. Non bisognava neppure
dimenticare il fatto che la stessa adozione dipendeva dalla pace in
Medio Oriente e dalla fine del conflitto arabo-israeliano, un fattore
totalmente, e a questo punto volutamente, indipendente dalla volont
dei paesi dell'Unione Europea. La pace e la sicurezza dell'intera zona
euro-mediterranea, visto che il concetto restava completamente
indefinito, si traduceva in insicurezza per il mondo arabo perch
preludeva alla possibile aggressione esterna e all'occupazione di paesi
di confine, quali quelli arabi. Infine la Siria rimarcava il fatto che il
102
L'Ambasciata della Repubblica Araba Siriana alla Presidenza della Commissione
Europea, lettera del 20 settembre 2000, Document de Seance 71/00, MAE, DGMMO.
103
R. Scarfi, Le organizzazioni regionali nel mondo arabo-islamico, in "Informazioni
della Difesa", n 1/2005, pp. 12-15.

294

Christian Rossi

concetto di libert dalle armi di distruzione di massa dovesse


applicarsi anche e soprattutto al Medio Oriente. E la qual cosa, tra le
righe, era ritenuta di difficile attuazione. Fu anche ribadito che
l'adozione della Carta doveva essere preceduta dal rispetto della Carta
delle Nazioni Unite e delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, la
numero 242 e la 338, cos come dei termini stabiliti alla Conferenza di
Madrid. Quindi, ci che il Gruppo Arabo chiedeva, in cambio di un
via libera alla Carta per la Pace e la Stabilit, era il ritiro pieno di
Israele da tutti i territori arabi occupati, ivi inclusi Gerusalemme, il
Golan siriano, sulle linee del 4 giugno 1967 e il riconoscimento dei
diritti legittimi dei popoli palestinesi di stabilire uno Stato
indipendente in Palestina104. Come facile prevedere la lettera del
Gruppo Arabo alla presidenza della Commissione Europea non era
altro che il certificato di morte per la Carta.
Conclusioni: prospettive e scenario per il futuro
In seguito alle prese di posizione del Gruppo Arabo la
successiva Conferenza Euro - Mediterranea di Marsiglia, riunita con
lo scopo di rinvigorire il processo Euro-Mediterraneo, non fece altro
che registrare lo stato di tensione esistente nei rapporti tra Israele e i
palestinesi e constatare che, per il momento, non vi era la possibilit di
risolvere il problema, e quindi di far fare un salto di qualit al progetto
di pace e stabilit. Nonostante quindi i lavori preparatori di questa
conferenza fossero partiti con i migliori auspici, nella convinzione
generale che si dovesse compiere un deciso passo in avanti nel rinvigorire i tre cesti previsti dal Processo di Barcellona, un'impalcatura
istituzionale la cui validit non era messa in discussione, a Marsiglia si
discusse principalmente della questione in Medio Oriente, soprattutto
dopo lo scoppio, due mesi prima, della Seconda Intifada nei territori
palestinesi. Le preoccupazioni degli europei emersero chiaramente
alla conferenza perch, sia in seguito alla presa di posizione del
Gruppo Arabo, sia all'inasprimento della tensione in Palestina, era
104

L'Ambasciata della Repubblica Araba Siriana alla Presidenza della Commissione


Europea, lettera del 20 settembre 2000, cit.

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

295

ormai chiaro che la crescita politica, economica e sociale del


Partenariato era indissolubilmente legata al processo di pace in Medio
Oriente. L'Europa si trov all'inizio del nuovo millennio ancora con le
mani legate e impotente avendo come unico mezzo possibile
utilizzabile quello della moral suasion perch si ristabilisse un clima
di mutuo rispetto, di fiducia e comprensione. Il comunicato finale
della Conferenza di Marsiglia auspicava che gli sforzi che gli Stati
Uniti stavano compiendo per riportare al tavolo delle trattative i
contendenti andassero a buon fine. Ancora una volta, come gi avevano fatto negli anni passati, i paesi dell'Unione Europea invocavano
il rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite, in particolare la 242 e
la 338, cos come tutti gli accordi successivi da Madrid a Oslo105.
Nuovamente il punto di vista dell'Europa risultava quasi quello di uno
spettatore passivo piuttosto che di un protagonista. I problemi del
Mediterraneo sembravano di difficile risoluzione e i mezzi che l'Unione metteva in campo inadeguati allo scopo ultimo, quello della
composizione di un conflitto che altrimenti avrebbe impedito la
creazione di una zona di pace, stabilit e sicurezza e la conseguente
adozione di una Carta per la Pace e la Stabilit. Un risultato che
dipendeva dal clima di sfiducia creatosi attorno alle istituzioni europee
troppo dipendenti in politica estera dagli Stati membri i quali non
rinunciavano alla loro sovranit in materia di politica estera e di difesa
e che spesso attuavano azioni contraddittorie. Era chiaro che se si
voleva pensare di giocare un ruolo da protagonisti nel Mediterraneo e,
ancora di pi, essere arbitri e registi di una zona di pace e stabilit, i
paesi europei dovevano cominciare a giocare un ruolo primario nel
tentativo di risoluzione della questione mediorientale. Nel corso degli
anni, inoltre, la situazione anzich risolversi si forse complicata, a
causa dell'agitazione sociale e politica che ha contagiato praticamente
tutti i paesi della sponda Sud del Mediterraneo mettendo a dura prova
il dialogo instaurato con il Processo di Barcellona. L'Unione Europea,
anche in quest'ultimo caso non riuscita a parlare con una voce sola,
ma i principali paesi membri si sono nuovamente mossi secondo
105

Fourth Euro - Mediterranean Conference of Foreign Ministers, Presidency's Formal


Conclusions, 16 novembre 2000,
http://www.consilium.europa.eu/ueDocs/cms_Data/docs/pressData/en/er/00006.en0.html.

296

Christian Rossi

interessi nazionali con un comportamento politico che sicuramente ha


denotato lo scarso interesse nel raggiungere una comune soluzione
europea ai problemi del Mediterraneo.
Un tentativo di recupero si fatto, tuttavia, negli anni successivi
al rinvio dell'adozione della Carta per la Pace e la Stabilit, quando la
politica dell'Unione Europea ha subito un'evoluzione graduale e ha
dovuto muoversi su un doppio binario. Da un lato proseguito il
dialogo con i paesi della sponda Sud del Mediterraneo, evolutosi
all'interno della Politica Europea di Vicinato e di Unione per il
Mediterraneo e dall'altro nell'impegno di trovare una soluzione alla
Questione Mediorientale. In particolare su quest'ultimo versante gli
sforzi dell'Unione Europea si sono uniti a quelli pi generali della
comunit internazionale per cercare di metter fine al continuo stato di
conflitto tra le parti in causa. A partire dal 2002, difatti, l'Unione
Europea entrata a far parte, insieme con Stati Uniti, Russia e Nazioni
Unite, del Quartetto per il Medio Oriente trasformato quasi immediatamente in un forum permanente. Il Quartetto ha svolto la sua opera
di mediazione incessantemente, anche se fino ad oggi con risultati non
particolarmente brillanti.
In seguito allo scoppio della Primavera araba nel 2011 nei paesi
della sponda meridionale del Mediterraneo, il tema della stabilit
tornato d'attualit e anche l'Unione Europea ha dovuto modificare in
parte la propria linea politica generale nei confronti dei paesi facenti
parte dell'Unione per il Mediterraneo, evoluzione del Partenariato, e
nei riguardi della questione palestinese, connessa intimamente, come
si visto, alla possibile creazione di una zona di pace e stabilit nella
regione. Lo scoppio delle rivolte nei paesi arabi ha dato quindi lo
spunto ai paesi europei per ribadire la necessit di accelerare il
processo di pace in Medio Oriente. I documenti conclusivi emanati in
seguito alle numerose riunioni svoltesi a livello di Consiglio Europeo
hanno messo in evidenza la maturazione, avvenuta nel corso degli
anni, della posizione europea al riguardo della questione
mediorientale, divenuta sempre pi chiara e pi netta. Gli avvenimenti
della Primavera araba, difatti, hanno dimostrato la necessit di
acconsentire alle legittime aspirazioni dei popoli della regione, un'entit statuale autonoma per i palestinesi, la sicurezza per gli israeliani.
L'Unione Europea, conscia del fatto che lo stallo, in taluni periodi

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

297

diventato tensione e scontro aperto tra le parti, ha avuto un impatto


negativo sui rapporti pi generali nel bacino del Mediterraneo, auspica
la risoluzione della questione mediorientale il prima possibile. Inoltre
l'Unione, come era gi stato affermato in occasione delle dichiarazioni
finali del Consiglio Europeo di Berlino nel 1999, auspica la risoluzione dello status della citt di Gerusalemme come futura capitale
dei due Stati e si dichiarata pronta a riconoscere lo Stato palestinese
a tempo debito. Il modo migliore per addivenire ad una soluzione
condivisa rimangono i continui e costanti negoziati diretti tra le parti
in causa, e in questo la posizione rispetto agli anni precedenti non
cambiata molto, anche se a differenza del passato emerge una
maggiore apertura al proprio coinvolgimento, strutturato nel Quartetto
per il Medioriente, nelle azioni di peace enforcing. In un contesto di
riconciliazione l'Unione Europea pronta, in futuro, a compiere ogni
sforzo possibile sia di tipo politico, sia finanziario per aiutare i palestinesi nella creazione del loro Stato, sempre nel rispetto delle regole
di pace e previa accettazione del legittimo diritto di Israele ad esistere
e vivere in totale sicurezza106.
Come si visto, per, la questione mediorientale non pu essere
slegata dalle politiche pi generali per il Mediterraneo che formano
l'altra faccia di una stessa medaglia. In questo contesto i paesi europei
hanno cercato, dal 2000 in avanti, di monitorare la situazione attuando
un tipo di azione sinergica con i paesi della sponda Sud in modo da
incrementare la cooperazione su migrazioni, mobilit e sicurezza, tre
capisaldi messi in evidenza anche nei progetti di studio della Carta per
la Pace e la Stabilit. A maggior ragione dopo lo scoppio delle proteste nei paesi del paesi del Nord Africa e Vicino Oriente la politica
europea si orienter al monitoraggio, al dialogo e alla cooperazione su
questi tre temi. Il dialogo che l'Unione Europea vuole costruire
basato sempre sul principio del confidence building, mediante la
responsabilizzazione degli interlocutori nel processo decisionale nei
rapporti bilaterali107. Il compito da attuare nel corso degli anni a venire
arduo e per cercare di compierlo al meglio l'Alto Rappresentante per
106
Council of the European Union, Council Conclusions on Middle East Peace Process,
23 maggio 2011, http://eeas.europa.eu/euromed/news/index_en.htm.
107
Southern Mediterranean: towards a new era of dialogue and partnership, 24 maggio
2011, Memo/11/330, http://eeas.europa.eu/euromed/news/index_en.htm.

298

Christian Rossi

la Politica Estera e di Sicurezza Comune dell'Unione Catherine


Ashton ha deciso di istituire una Task Force per il Mediterraneo
Meridionale. La Task Force agir come centro per l'assistenza ai paesi
dell'Africa Settentrionale che stanno andando incontro a radicali
trasformazioni politiche e come punto di contatto con le varie istituzioni europee, tra cui la Banca d'Investimento Europea e la Banca
Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. L'Alto Rappresentante
conscio del fatto che l'Europa sar giudicata per come risponder alla
crisi in atto e agli eventi che si sono susseguiti nei paesi investiti dalla
Primavera Araba. Per queste ragioni opportuno che l'Unione
stabilisca una linea di condotta univoca, riconducibile alla nuova
Politica Europea di Vicinato, tenendo anche conto di quella che la
linea politica decisa per la sponda Sud del Mediterraneo nel corso
degli anni. In merito ai fatti occorsi dopo la Primavera Araba l'Unione
Europea ha cercato di rispondere celermente mediante la
corresponsione di aiuto finanziario, assistenza e sostegno politico a
paesi come la Tunisia e l'Egitto che cercano di stabilire nuove
profonde democrazie. Inoltre l'Unione ha da subito avviato un
coordinamento con gli altri attori internazionali coinvolti tra i quali le
Nazioni Unite, la Lega Araba, l'Unione Africana e il Consiglio dei
Paesi del Golfo in modo da attuare politiche repressive nei confronti
di tutti quei regimi che opprimono i bisogni di libert democratica dei
loro popoli108.
L'Unione Europea, inoltre, ha di fatto chiarito di voler assumere
un ruolo di maggiore responsabilit con i suoi vicini del Mediterraneo,
pur nel contesto dei buoni rapporti esistenti con gli Stati Uniti nella
comune visione di una risoluzione condivisa dei problemi esistenti. In
quest'ottica si deve leggere la decisione di aprire lo European External
Action Service, un servizio adatto ad avvicinare politica ed economia e
permettere a tutti i paesi esterni allUnione di parlare con un unico
ente anzich con differenti e molteplici istituzioni. Ci che allUnione
Europea premeva era di non essere giudicata soltanto per la gestione
della crisi seguita alla Primavera Araba, ma per tutto quanto era stato
fatto nel corso degli anni per creare dei legami duraturi con i paesi
108

HR Catherine Ashton sets up Task Force for the Southern Mediterranean, 7 giugno
2011, A 226/11, ivi.

L'Unione Europea e la sicurezza nel Mediterraneo

299

terzi mediterranei. Una cosa comunque certa, lUnione Europea non


ha intenzione, al momento, di trattare i diversi paesi nei quali sono
scoppiati i disordini allo stesso modo, ma intende fornire loro un aiuto
diversificato a seconda delle esigenze manifestate e, ovviamente, a
seconda del grado di democratizzazione che seguir ai disordini in
atto. Come noto, vi poi, a margine, il problema del Processo di
Pace in Medio Oriente che andr risolto insieme con i componenti del
Quartetto. In linea generale il sostegno dellUnione Europea punter
alla creazione di strutture democratiche, economiche e sociali in grado
di avviare i paesi ad un futuro scevro da ulteriori lotte intestine
nellottica di garantire maggiore sicurezza alla stessa Unione109. Un
pacchetto di misure in questa direzione stato varato nel mese di
settembre 2011 allinterno della Politica Europea di Vicinato e
ribattezzato Spring Programme110, Support for Partnership, Reform
and Inclusive Growth, finanziato con un fondo di circa 350 milioni di
Euro, e corredato da altre iniziative complementari111. Solo in questo
modo, ridando autonomia finanziaria e politica a questi paesi sar
possibile in un prossimo futuro riattivare tutte le azioni stabilite a suo
tempo alla Conferenza di Barcellona per creare una zona di pace e
stabilit che leghi tutti i paesi del mediterraneo.

109
Remarks by EU High Representative Catherine Ashton on The EU Response to Arab
Spring, 12 luglio 2011, A 276/11, ivi.
110
EU Response to the Arab Spring: the Spring Programme, 27 settembre 2011,
Memo/11/636, ivi.
111
European Commission, Press Release, EU Response to the Arab Spring: New package
of support for North Africa and Middle East, 27 settembre 2011, IP/11/1083, ivi.

Tra il nuovo e il vecchio


ISBN 978-88-548-5228-0
DOI 10.4399/978885485228016
pp. 301-321 (novembre 2012)

301

Il ruolo della Turchia nella primavera araba


Nicola Melis e Laura Tocco

Introduzione
Secondo numerosi osservatori, una delle conseguenze pi vistose
della cosiddetta primavera araba sarebbe il maggior peso politico
acqui-sito dalla Turchia negli equilibri regionali. Le recenti visite
ufficiali delle massime autorit turche nelle capitali arabe sono la
dimo-strazione di uninfluenza sino a pochi anni fa inimmaginabile.
La maggioranza degli osservatori europei ritiene che Ankara potrebbe
rappresentare un modello per i paesi arabi in rivolta. Vi , poi, chi
prevede unegemonia regionale turca come esito probabile, o addirittura inevitabile, della trasformazione in corso in Nord Africa e nel
Vicino oriente. Non unipotesi assurda, ma si basa su una lettura
troppo ottimistica e poco realistica delle dinamiche regionali. Ci pare,
infatti, di potere affermare che da parte dellEuropa manca una piena
comprensione del fenomeno turco. Anche nel mondo arabo, a dire il
vero, sussiste una certa confusione su questo punto: un recente sondaggio indica che il 72 per cento degli intervistati nel mondo arabo
considera la Turchia un buon modello per lEgitto, la Tunisia e la
Libia del post-rivoluzione; allo stesso tempo, un altro sondaggio,
realizzato a Istanbul, grosso modo in contemporanea con laltro,
mostra dati opposti: il 59 per cento delle opinioni considera la Turchia

302

Nicola Melis e Laura Tocco

un modello improponibile per i Paesi arabi1. Uno dei problemi


principali dovuto al fatto che numerosi analisti e studiosi tendono a
considerare un singolo fattore della societ turca (lIslam, il neoottomanisimo, il pan-turchismo ecc.), trascurandone altri, altrettanto
importanti. Per una migliore e pi completa comprensione sarebbe
utile e necessario individuare la dimensione storico-politico-antropologica che spesso e volentieri risulta negletta nella letteratura corrente.
Inoltre, assolutamente necessario attuare unanalisi storica di
lungo periodo, non potendosi considerare esclusivamente la dimensione evenemenziale di media o, persino, di brevissima durata, come
assai spesso avviene nei media. Pertanto, nel presente articolo, cercheremo di individuare alcuni dei fattori storico-politici che potrebbero
risultare determinanti per il ruolo che la Turchia riuscir a giocare nel
Vicino oriente del futuro.
In primo luogo, necessario tenere presente lattuale posizione
internazionale e regionale della Turchia, che vede come protagonista
principale linfluente ministro degli esteri, Ahmet Davutolu, gi noto
docente universitario, in carica dal maggio 2009, ma consulente per
gli Esteri fin dai primi anni del governo islamico. costui il fautore di
quella che fino a tempi recentissimi era considerata come una svolta
in politica estera. Il suo manifesto programmatico contenuto nel
celebre testo dal titolo Profondit strategica (Stratejik Derinlik), in
cui Davutolu illustra la teoria dei sei principi in politica estera, che
sono riassumibili come segue (Davutolu 2010a):

Lesito negativo si verificato in occasione di una puntata dei famosi Dibattiti di


Doha (The Doha Debates), programma che va in onda otto volte allanno nel canale della
BBC World News. Il programma condotto dal celebre ex corrispondente della BBC e
intervistatore, Tim Sebastian., e si concentra su un singolo tema controverso per puntata, con
due fazioni, una favorevole e una contraria. Una volta che ciascun oratore ha illustrato le
proprie argomentazioni, la discussione aperta al pubblico con una votazione finale
elettronica. Nella puntata andata in onda il giorno 12 gennaio 2012 il dibattito si svolto
allUniversit del Bosforo di Istanbul sul tema La Turchia pu essere un modello per il
mondo arabo? Le fazioni erano composte dal giornalista Ece Temelkuran e dallo studioso
Hassan Mneimneh (favorevoli a non considerare la Turchia un modello idoneo per gli arabi),
e dal giornalista marocchino Aboubakr Jamai e dallo studioso turco Sinan Ulgen (contrari alla
mozione).

Il ruolo della Turchia nella primavera araba

303

1) il principio in base al quale deve esistere una equazione tra libert e


sicurezza: per garantire la sicurezza necessario stabilire la pace, ma
per stabilire la pace non bisogna compromettere la sicurezza;
2) zero problemi con i paesi vicini: necessario integrarsi con i
paesi della stessa area, impegnandosi per risolvere, per vie pacifiche,
le questioni regionali aperte;
3) sicurezza per tutti: bisogna attuare una diplomazia efficace e di
primo piano, fondata sul dialogo politico ad alto livello e sul rispetto
culturale reciproco, tenendo in debito conto le pressanti esigenze
economiche, legate alla stretta interdipendenza dovuta alla globalizzazione;
4) complementarit dellazione politica rispetto ai grandi attori
internazionali globali;
5) ruolo da protagonisti nelle sedi internazionali per la risoluzione
delle controversie (Onu, Nato, O.C.I. ecc.);
6) percezione di una Nuova Turchia, moderna e dinamica, che cerca di
sfuggire alle tradizionali disfunzioni dellepoca repubblicana, per
proporsi come nuova potenza regionale emergente.
Coerentemente con i principi sopra esposti, la Turchia aveva
avviato un processo di definizione delle relazioni con tutti i paesi
vicini allo spazio geografico turco, divenendo uno dei principali
partner commerciali degli stati confinanti e prossimi, anche attraverso
la creazione di una zona di libero scambio regionale. Si pensi agli
accordi per labolizione dellobbligo del visto che avevano coinvolto
Siria, Libano e Giordania. Si tenga conto, tuttavia, della attuale crisi
politica che vede coinvolta la Siria e che annulla i risultati positivi
ottenuti in precedenza. Secondo Davutolu, se la Turchia vuole
diventare un paese importante, deve liberarsi della sua dipendenza
dagli Stati Uniti e ricollocarsi a livello di politica internazionale. La
Turchia, infatti, nellopinione del Ministro, ha dovuto subire le
conseguenze di una politica statunitense, troppo filo-sionista e troppo
oil-oriented in relazione alla questione irachena. Anche lUE si
rivelata pi favorevole agli USA di quello che dovrebbe essere in
linea di principio e in pratica.

304

Nicola Melis e Laura Tocco

Il fattore islamico
Le grandi riforme imposte dallalto alla societ turca a partire dalla
fondazione della Repubblica, nel 1923, determinarono una profonda
modifica del ruolo dellIslam nella vita pubblica e, pi specificamente,
politica. Il laicismo (laiklik) divenne uno dei pilastri della tradizione
kemalista statocentrica. Si trattava, tuttavia, di un laicismo a la
turca, che nella percezione kemalista non puntava tanto alla separazione tra religione e Stato, quanto piuttosto a creare uno stretto
controllo della religione da parte dello Stato. Con il passare degli anni,
poi, i diversi partiti islamici succedutisi nel contesto partitico turco,
hanno finito per spostare la loro impronta strettamente legata allIslam
politico, verso unimpostazione tesa a considerare, pi modestamente,
lIslam un riferimento culturale. La liberalizzazione economica e
lapertura politica degli anni Ottanta avevano innescato un fermento
intellettuale che, alla fine degli anni Novanta, trov conferma nella
diffusione di gruppi religiosi con una forte predisposizione per lo
studio, la scienza, la tecnologia e il libero mercato (Guida 2011).
Lattuale impostazione islamica presenta molti aspetti in comune con
lorientamento del Partito della Madrepatria (Anavatan PartisiANAP), di Turgut zal, che govern in quegli anni. Lestabishment
islamico oggi al potere, infatti, condivide con zal il retroterra
culturale e religioso dellAnatolia e, non a caso, raccoglie una parte
della sua eredit politica. Nello specifico, prende in prestito lo spirito
della sintesi tra valori islamici e liberali, tra modernit e religione.
Come lANAP, anche il partito islamico di Giustizia e Sviluppo
(Adalet ve Kalknma Partisi AKP) cerca di insediarsi nel mondo
capitalista, liberale e democratico. Il suo riferimento religioso,
divenendo un richiamo alle radici culturali del passato, intende, allo
stesso tempo, affrontare leterogeneit culturale del paese (Gzen
2011). Il successo del governo di Turgut zal aveva tentato, per
primo, di coniugare gli aspetti della tradizione islamica e del
secolarismo in un progetto noto come sintesi turco-islamica.
Divenuto Primo Ministro nel 1983, zal non nascose mai la sua
devozione religiosa che, al contrario, mostr sempre con sincerit

Il ruolo della Turchia nella primavera araba

305

senza mai ricorrere ad essa come strumento di conquista dei consensi2.


In questo modo, riusc a governare trovando il compromesso tra la
natura religiosa del paese, le richieste democratiche e lideologia
kemalista. La costante islamica della societ turca, infatti, era un
aspetto con il quale necessariamente le istituzioni avrebbero dovuto,
prima o poi, dialogare e trovare il giusto equilibrio. Per zal, la secolarizzazione avrebbe dovuto comportare una politica neutrale delle
istituzioni rispetto a tutte le fedi religiose. Nella sua ottica, pertanto,
nessuno avrebbe dovuto imporre al singolo individuo di propendere
per il secolarismo e, allo stesso tempo, lindividuo avrebbe dovuto
scegliere liberamente quale tra le tanti fedi religiose praticare, inclusa
quella del secolarismo.
In questi anni, come ha sottolineato Gnl Tol, lislam turco, da
forza anti-sistemica, divenuto una componente sistemica capace di
interagire con il contesto esterno (Tol 2011). Pertanto, se prima
lislam si identificava come una forza dissidente, attualmente, viene
incluso allinterno delle logiche istituzionali. Lo stesso AKP stato
capace di divenire, da anti-stato quale era, espressione dello stato3.
Infatti, attraverso le riforme dellesercito, del sistema giudiziario e
della politica, stato in grado di insediarsi negli apparati statali
riappropriandosi di una rinnovata formula kemalista, attraverso la
rivalutazione della continuit con il passato ottomano e non pi esclusivamente attraverso lesaltazione della Repubblica. Come ha fatto
notare Hamit Bozarslan, lAKP non avrebbe islamizzato la societ: il
consenso ottenuto sembrerebbe nascere dalla capacit del partito di
aver innovato la formula storica e politica del paese (Tetta 2012).
Salito al potere con la vittoria elettorale nel 2002 (e da allora
stabilmente al governo), lAKP si presenta non come un partito
islamista, ma come un partito moderato laico costituito da musulmani. Fin dal 2002 sorge il dibattito sulla linea di politica estera del
partito, che mirava a rendere la Turchia una potenza regionale dotata
di influenza nelle capitali dei quadranti geopolitici mediterraneo e
vicino orientale. Fino ai recenti fatti nei vicini paesi arabi, tale
2

La sua fede religiosa divenne sempre pi visibile, tanto da essere definito, negli anni
della sua Presidenza della Repubblica, il presidente devoto.
3
Intervista ad Hamit Bozarslan in Tetta 2012.

306

Nicola Melis e Laura Tocco

prospettiva, per, sembrava destinata al fallimento. Nel momento


stesso in cui si manifestata la nuova realt di rivolta nel mondo
arabo, Erdoan si proposto come mediatore dei conflitti in corso,
grazie alla credibilit acquisita dopo anni di governo, in cui il nuovo
modello turco ha dimostrato di sapere coniugare, sebbene con grandi
tensioni interne, laicit e religione. Lapproccio islamista, infatti, lo
rende credibile nei confronti delle masse arabe, al punto che gli stessi
Fratelli Musulmani in Egitto, si sono ripetutamente espressi in termini
molto positivi rispetto alla Turchia, affermando anche che lAKP
potrebbe essere un modello per lEgitto post-Mubarak. Viceversa,
lapproccio pragmatico e liberista in economia, lo rendono pi accettabile agli occhi di un certo establishment dellUnione europea. La
nuova strategia regionale il frutto di motivazioni diverse. Vi sono
certamente ragioni politico-economiche che rendono fortemente
compatibile il modello neo-islamista dellAKP, che ritiene accettabile,
in qualche modo, lalleanza con lEuropa e il cos detto Occidente;
anzi rappresenta una valenza in pi per linfluenza stabilizzatrice
nellarea. La Turchia un paese giovane e dinamico che vanta una
popolazione di oltre 73 milioni di abitanti e unet media di 27 anni,
uneconomia in costante crescita, con tassi intorno al 10% per parte
del 2011 (nel 2010, secondo lOcse, nellordine dell8,2%) e
uninflazione relativamente stabile, almeno rispetto agli standard
turchi.
La nuova politica estera di Davutolu teneva conto sia dei fattori
geografico-territoriali sia di quelli storico-politici. Questa politica,
pertanto, si riferisce alla comune religione islamica, senza tuttavia
enfatizzarla. La radice islamica non pu cancellare il tradizionale
distacco culturale e identitario tra arabi e turchi venutosi a creare negli
anni dieci del Novecento, specialmente allindomani del primo
conflitto mondiale, che vide gli arabi schierarsi con il nemico
britannico, in chiave anti-ottomana. Era unepoca in cui il giovane
nazionalismo turco, ultimo arrivato nella galassia di nazionalismi
diffusi nellarea euro-asiatica, si presentava in veste ultra-aggressiva
nei confronti dei gruppi identitari non turchi (Akam 2005).
LIslam divenne una delle componenti necessarie nella costruzione
dellidentit turca, ma, come detto, si trattava di un islam nazionale:
un turco era completo in quanto musulmano, ma un musulmano non

Il ruolo della Turchia nella primavera araba

307

turco aveva difficolt ad essere accettato come uguale nello scenario


nazionalista repubblicano. Gli arabi, i traditori, diventarono cos
alieni rispetto al progetto nazionale e nazionalista kemalista. Nel corso
degli odierni disordini arabi questa lontananza si potuta facilmente
avvertire, anche a livello di quotidianit. Tanto per citare un esempio,
si pensi che buona parte dei giornalisti turchi, inviati nei paesi arabi
dalle principali testate giornalistiche di Turchia, con rare eccezioni (su
tutti, si pensi a Cengiz andar), non parlava larabo, lingua sacra dei
musulmani, ma utilizzava in loco linglese come lingua veicolare,
come un qualunque giornalista europeo, estraneo alla cultura islamica.
Il neo-ottomanismo
Alla base del nuovo protagonismo turco nel mondo arabofono vi
anche un riesame critico del passato ottomano e del kemalismo che ha
plasmato, grazie allopera del padre della Turchia moderna Kemal
Atatrk, la politica turca negli ultimi decenni. In particolare proprio
Davutolu a enfatizzare tale retroterra storico e culturale
Numerosi studiosi hanno visto in questa nuova fase della politica
turca unevoluzione del cosiddetto neo-ottomanismo, un passo in
avanti in senso neo-imperialista che si richiama al retaggio storico
ottomano, al fine di dare impulso al nuovo corso politico. fuor di
dubbio che Davutolu valuta positivamente il passato ottomano del
suo paese, ma, insieme al suo entourage, rifiuta laccezione negativa
che il termine neo-ottomanismo sottintende. Non lha mai utilizzata e
non ammette che si presuma una volont imperialista oppressiva da
parte della Turchia di oggi.
La formula neo-ottomanismo (Yeni Osmanlclk), in realt, era
gi stata utilizzata per designare una corrente di pensiero, sorta a met
degli anni Sessanta del secolo appena passato, quando gli eventi
internazionali e le dinamiche interne avevano implicato una prima
ridefinizione della politica estera turca. La sua revisione significava
sfidare la rigida impostazione kemalista, che, minando il legame
storico con il passato imperiale, cercava di sfuggire alla sua pesante
eredit. Questa svolta, recuperando il cosmopolitismo della tradizione
ottomana, apriva le porte alla storica molteplicit dellImpero,

308

Nicola Melis e Laura Tocco

proponendosi ad essa come referente di primo piano. Tale spirito trova


riscontro nel tentativo di recuperare le componenti dellidentit turca,
quella europea, asiatica, islamica e ottomana, coniugando altres
religione, interesse nazionale turco e valori capitalistici. Questa impostazione comporta delle conseguenze significative sul piano storico,
politico e sociale. Nello specifico, il riesame di alcune delle questioni
irrisolte della Repubblica turca, conduce lentamente ad una rivisitazione dei rapporti con le comunit curda e armena (Knklolu
2012).
Lesigenza di ridefinire il rigido approccio kemalista come detto
ha avuto dei primi risvolti concreti negli anni Ottanta, grazie alle
politiche di Turgut zal (Zrcher 2004). La classe governativa attuale,
infatti, ha raccolto il retaggio dei governi dellepoca dando vita ad una
vera e propria politica di apertura nelle relazioni internazionali. Pur
non risolvendo i nodi della storia del paese, la Turchia, in parte, ha
rinnovato il concetto di sicurezza secondo il criterio della
cooperazione, intesa anche come strumento a fini strategici. Pertanto,
il termine porta con s il segno di una profonda rottura con la politica
precedente, nella quale il bisogno di sicurezza veniva risolto
attraverso unimpostazione esclusivamente unilaterale. Ci significa
che la cooperazione si presenta come una nuova arma in grado di
raggiungere gli obiettivi strategici del paese.
Il termine neo-ottomanismo poco apprezzato dai vertici politici
turchi perch coniato dai greci in occasione delloccupazione militare
di Cipro, nel 1974, per designare una politica aggressiva e
imperialistica (Karpat 2002). importante sottolineare che la stampa e
laccademia, turca e occidentale, ricorrono spesso alla dicitura di
neo-ottomanismo, impiegandola con una certa superficialit e
inserendo la politica turca in categorie predefinite che escludono un
suo esame pi approfondito.
Il 12 settembre del 1980, per la terza volta in ventanni, lesercito
prese il potere e inaugur unaltra epoca di repressione del dissenso
(Zrcher 2004). Solamente le formazioni politiche selezionate dal
Consiglio avrebbero avuto la possibilit di presentarsi alle successive

Il ruolo della Turchia nella primavera araba

309

elezioni. Tra le tre formazioni politiche selezionate4, i militari ammisero un terzo partito, di stampo liberale, lANAP di zal (Belgenet
2012).
Dal punto di vista delle relazioni con lestero, lapertura verso gli
ex-territori dellImpero ottomano trover pieno compimento ventanni
dopo, tuttavia, la politica dellANAP sar necessaria al fine di
edificare i presupposti del neo-ottomanismo. In questa fase, quindi,
il concetto di sicurezza inizia ad essere rivisitato e reinterpretato
attraverso una chiave di lettura che rifiuta lapproccio imperialista e
ricorre agli strumenti della cooperazione, quali il confronto pacifico e
il dialogo.
In questa fase, la Turchia inizia a conquistare lentamente un ruolo
attivo di protagonista nello scenario internazionale. In aggiunta, evidente che tale approccio sar accentuato dalla fine della guerra fredda
e, conseguentemente, dal venir meno della minaccia sovietica. Il
crollo del mondo socialista, infatti, prospetta ulteriori realt verso le
quali instaurare pacifiche relazioni.
Lapertura in politica estera fece di zal un leader affermato nello
scenario internazionale. Quellapproccio basato sullesigenza di
garantire la sicurezza venne gradualmente meno al fine di lasciare
spazio ad una nuova forma di sicurezza pi collaborativa nei confronti
dellestero. La vecchia impostazione kemalista, infatti, diveniva sempre pi remota e, alla luce degli anni, si presentava come la causa delle
crisi sociali ed economiche del paese. Per tale motivo, iniziarono a
migliorare le relazioni con lIran e con lUnione Sovietica, paese nel
quale, in seguito alla perestrojka, la Turchia inizi ad ottenere un
numero significativo di appalti.
Un segnale della svolta di Ankara rintracciabile anche nella
richiesta, avanzata nel 1987, di divenire membro della Comunit
Economica Europea (solamente nel 1999 il Consiglio di Europa, ad
Helsinki, avrebbe accettato la richiesta turca e inaugur i negoziati di
adesione). La svolta tracciata da zal consiste nellintrodurre una
4

Soltanto tre partiti ottennero tale diritto. Oltre allANAP, venne ammesso ii Partito della
Democrazia Nazionalista (Milliyeti Demokrasi Partisi MDP) che, capeggiato dal generale
in pensione Turgut Sunalp, proponeva una linea vicina alla classe militare. La formazione di
sinistra si identificava nel Partito Populista (Halk Parti HP) che proponeva una
piattaforma politica vicina allala kemalista del Partito Repubblicano del Popolo, CHP.

310

Nicola Melis e Laura Tocco

nuova formula politica che si serve degli strumenti della cooperazione


e del dialogo e lascia da parte quelli di natura prettamente militare.
Pertanto, la filosofia di zal trov riscontro, da un lato, nella
costruzione di relazioni estere che non avevano precedenti e,
dallaltra, nella ridefinizione dei rapporti con lestero gi esistenti
secondo dei criteri cooperativi.
Il turchismo
Altro fattore, spesso trascurato dagli analisti, il turchismo,
importante nella misura in cui ha rappresentato uno dei vincoli per
laccettazione della componente araba da parte turca, la quale si ispira
a un modello di sviluppo europeo in versione nazionalista turca. Sin
dalla sua fondazione, infatti, la Repubblica turca ha impostato la
propria architettura di sicurezza secondo le linee del kemalismo,
dellIslam e dellapparato militare (Fiorani Piacentini 2006, p. 35).
Nello specifico, il turchismo, elemento basilare della Repubblica, ha
costruito una politica di sicurezza finalizzata alla difesa del proprio
territorio. Lesigenza di tutelare lo status quo emerso dalla guerra di
liberazione del 1920-225, diventa il principio con il quale si
definiscono le relazioni estere. Questa impostazione, riconducibile al
celebre motto kemalista pace a casa, pace nel mondo (in turco
Yurtta Bar, Dnyada Bar), ispir la politica turca secondo una
linea prudente e realistica (Zrcher 2004, p. 245). In aggiunta, tale
strategia, finalizzata allintegrit dei valori secolari e
dellindipendenza repubblicana, comport ladozione di manovre
significative in ambito domestico e, in misura minore, nella politica
estera. Ci non significa che la Turchia rimase fuori dalle relazioni
internazionali; infatti, la questione della sicurezza e della tutela
dellintegrit nazionale ponevano nellagenda del paese anche la
politica estera. In virt di questi principi, la Turchia cerc di affermarsi sul piano internazionale come unentit statuale capace di
5
Il Trattato di Svres (1920), stipulato tra lImpero Ottomano e le potenze vincitrici della
Prima Guerra Mondiale, stabil la divisione delle terre dellImpero e dellAnatolia. Questa
aggressione scaten la cosiddetta guerra di Liberazione, guidata da Mustafa Kemal
(Zrcher 2004).

Il ruolo della Turchia nella primavera araba

311

confermare la propria sovranit. In particolare, il kemalismo guardava


al progresso dellOccidente cercando di estrarre dalla sua storia gli
strumenti per la modernizzazione ed evitando, al tempo stesso, linterferenza da parte dei poteri stranieri.
Sulla base del principio dellautodeterminazione e al fine di affermarsi come attore sovrano, la Turchia increment le relazioni con i
paesi vicini, cercando di farsi valere come entit statuale che, seppur
giovane, si mostrava capace di negoziare in forma autonoma le proprie
rivendicazioni a prescindere dalle logiche europee. Il timore pi
grande, infatti, rimaneva limperialismo europeo e occidentale.
Nel secondo dopoguerra la Turchia firm la Carta della costituzione dellOrganizzazione delle Nazioni Unite. In seguito, il finanziamento di 400 milioni di dollari a sostegno di Grecia e Turchia nel
1947, e il Piano Marshall nel 1948, con conseguente adesione all
lOECE6, si presentarono come manovre evidentemente nellambito
della strategia del contenimento della minaccia sovietica. Pertanto, il
sostegno ai turchi rappresentava una tappa necessaria per garantire un
bastione filo-americano nel Vicino e Medio oriente (Hale 2001; Di
Nolfo 2008). Nello scontro tra i due modelli di vita, la Turchia veniva
gradualmente inglobata dal mondo del libero mercato7.
Con la radicalizzazione dello scontro ideologico, la Turchia, situata
nellincrocio tra Europa e Asia e ai confini dellUnione Sovietica e
dellintero blocco socialista, acquisiva per gli Stati Uniti un ruolo
sempre pi rilevante sul piano strategico (Elanchenny 2008). La
politica estera del secondo dopoguerra, pertanto, sar scandita dalle
dinamiche scatenate dal mondo bipolare.
Il crescente protagonismo acquisito da Ankara nel periodo del
bipolarismo era riconducibile al rinnovato concetto di sicurezza che
andava definendosi parallelamente allintegrazione al blocco NATO.
La Turchia impost la propria politica ponendosi come un bastione di
difesa dei valori occidentali tanto da divenire una pedina strategica nel
Mediterraneo. Non a caso, cerc di consolidare le relazioni con i paesi
6

LOrganizzazione per la Cooperazione Economica Europea venne istituita nel 1948 per
gestire gli aiuti del Piano Marshall. Nel 1961 venne riorganizzata e prese il nome di
Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economici, con sede a Parigi.
7
La Turchia entr a far parte anche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca
Mondiale.

312

Nicola Melis e Laura Tocco

balcanici. Infatti, nel 1953, stipul il Trattato di Ankara con Belgrado


e Atene. Anche nel contesto arabo, la Turchia sostenne le politiche
imperialistiche dellOccidente e, in questottica, riconobbe, sin dal
1949, lo Stato dIsraele. Allo stesso tempo, si mobilit per coinvolgere
i paesi arabi nel modello capitalistico.
Sebbene le posizioni assunte in politica estera sino agli anni
Sessanta, siano state guidate dagli interessi occidentali, la linea turca
non mancava certo di una forma di pragmatismo. Si prenda come
esempio la questiona cipriota, che ha sempre seguito finalit diverse, a
seconda del momento contingente (Nocera 2011). Lazione militare
del 1974, tutel le esigenze dellidentit nazionale in chiave turchista.
La minaccia subita dalla comunit turcofona presente a Cipro, infatti,
colpiva emotivamente la societ turca dAnatolia, che continuava a
sentirsi coinvolta in quanto nazione unica. Pertanto, lesigenza di
tutelare lintegrit del paese si allargava anche al di fuori degli stessi
confini e lanciava ulteriori sfide alla dirigenza politica turca.
Cos, la questione cipriota, ancora oggi rappresenta uno dei temi
pi discussi nellambito del turchismo e della relazioni internazionali
turche. A partire dalloccupazione, infatti, lincondizionato sostegno
alla causa occidentale da parte turca inizia ad essere meno scontato.
Questo non significa, che il suo supporto verr a mancare in futuro,
tuttavia levento costituisce un passo significativo per la revisione
delle relazioni con gli altri paesi. Piuttosto che affidarsi ciecamente
alla linea statunitense, la Turchia inizia a costruire i presupposti per un
allentamento della precedente linea filostatunitense. In seguito
alloccupazione, gli Stati Uniti imposero lembargo alla Repubblica
Turca di Cipro del Nord, proclamata nel 1983, mentre Ankara chiuse
le basi militari della Nato. Anche lONU condann loperazione e
solamente la Turchia riconobbe la Repubblica di Cipro del Nord
(Zurcher 2001).
Il Panturanesimo
Il panturanesimo ha costituito nella storia repubblicana una valida
alternativa al discorso islamico. Si tratta di unideologia, sorta
nellultima fase dellImpero Ottomano, che auspica lunificazione di

Il ruolo della Turchia nella primavera araba

313

tutti i popoli turanici, cio ugro-finnici, turcofoni, mongoli, dravidi, e


giapponese (Landau 1995). La dissoluzione dellimpero sovietico
port alla ribalta i sogni del panturanesimo diffondendo un sentimento
di apertura nei confronti delle repubbliche centro-asiatiche turcofone.
In questottica, nacque la TKA8, unagenzia per la cooperazione e lo
sviluppo, che inizi a stipulare accordi con diversi paesi dellarea
centro-asiatica. Il crollo del muro di Berlino, infatti, comport
unulteriore definizione dei rapporti con lestero, tuttavia, lasci
intravedere la possibilit di un mercato ancora pi ampio rispetto al
precedente. Per tale motivo, zal, inizi a guardare con un certo
ottimismo anche oltre il Vicino oriente, allargando la zona di interesse
al Medio oriente e allAsia centrale. Nel 1992, questo entusiasmo ebbe
riscontro nella cooperazione economica del Mar Nero e nellapertura
dei visti di ingresso per la Turchia.
Con la caduta dellUnione Sovietica, oltre al venir meno di una
minaccia presente al confine, si apriva la possibilit di stringere
rapporti pi stretti con il mondo turcofono. Per tale scopo, Ankara
riconobbe presto le nuove repubbliche che, con qualche eccezione,
lasciarono aperte le porte ai gruppi religiosi provenienti dalla Turchia
(Zrcher 2005, pp. 397-400). Nonostante ci, i risultati furono
deludenti, in quanto, ad un nazionalismo panturanico, si contrapposero
i vari nazionalismi locali a nazionali (uzbeko, kirghizo ecc.). Secondo
alcuni osservatori, il quadro attuale nel mondo arabo trova una
similitudine con quellepoca: di fronte a tante aspettative scaturiscono
scarsi risultati, se alimentati solo dalla retorica e dalle ideologie
(panturanica allora, panislamica oggi).
La Real Politik turca
Uno dei tradizionali interessi nazionali di Ankara sempre stata la
stabilit regionale: qualunque fenomeno che potesse, in qualche modo,
mettere a repentaglio gli equilibri delle regione vicino e medio
8

TKA unagenzia di cooperazione di lingua turca (Turk sbirligi ve Kalkinma Ajans),


creata nel 1992, dopo la caduta dellURSS, allo scopo di sviluppare le cooperazioni tra popoli
di lingua turca e Turchia.

314

Nicola Melis e Laura Tocco

orientale, andava isolato o emarginato. Al di l dei pure importanti


fattori islamico, turchista o nazionalista, la politica regionale turca
stata essenzialmente mossa da interessi e considerazioni pragmatiche e
ultrarealistiche. Per esempio, a dispetto della propria identit islamica,
fino alle vicende recenti, le relazioni turco-israeliane sono state molto
buone, soprattutto sul piano militare, dellintelligence e del controllo
delle risorse idriche, anche se non molto vistose (per la necessit di
tenere buoni rapporti con il mondo arabo).
La diplomazia statica, unilaterale e rigida, oggi, con il governo
islamico, viene sostituita da una diplomazia dinamica, flessibile e
multilaterale, capace di mettere in discussione i precedenti assetti, di
innovarli e di ridefinirli secondo criteri di praticit. Si pensi alle crisi
libica e siriana: il vecchio regime di Gheddafi (al-Qaf) era legato
alla Turchia da accordi bilaterali; appena entrato in crisi, per, il
regime stato abbandonato e, poi, attaccato militarmente dal vecchio
alleato turco che si dimostrato interessato unicamente allaspetto di
convenienza economica e alla necessit di organizzare la pi grande
missione umanitaria dalla fondazione della Repubblica (cinquemila
cittadini turchi rimpatriati).
Quello siriano, invece, costituisce un caso ancora diverso. Il regime
bathista guidato da una lite appartenente alla minoranza sciita
degli Alaw (Alevi, esistente anche in Anatolia). Quindi, un governo
di stampo fortemente sunnita come quello dellAKP ha finito per
esprimere delle riserve nei suoi confronti. Dalla firma degli Accordi di
Adana del 20 ottobre 1998, in epoca pre-Erdoan, i rapporti tra i due
paesi erano andati gradualmente rafforzandosi, culminando con le
visite di stato, rispettivamente di Asad ad Ankara, nel 2007, e di
Abdllah Gl, nel 2009, e con la firma degli accordi bilaterali per la
libera circolazione di merci e persone, siglati nel biennio 2008-09.
Anche allinizio della rivolta siriana, la Turchia aveva confermato tali
buoni rapporti, salvo poi fare un voltafaccia e condannare il regime di
Asad per le violenza con cui sta reagendo alle sollevazioni.
Quanto alle aree ex sovietiche, agitate da moti interni, flussi
migratori e richieste di protezione, in cui si evocano presunti obblighi
legati al passato ottomano, da un punto di vista di Real Politik, sono
da considerare un mercato, occasioni per concludere accordi
commerciali ed economici: va letta esclusivamente in questo senso la

Il ruolo della Turchia nella primavera araba

315

recente apertura politica e la necessit di rafforzare le relazioni e lo


scambio tra Turchia e i paesi confinanti (Davutolu 2010a).
Lapproccio dinamico e flessibile rappresenta lunica strada per
rispondere ai cambiamenti regionali e internazionali. Per questa
ragione, limpostazione unilaterale e filo-NATO di un tempo ha avuto
una revisione, senza tuttavia comportare un abbandono della linea
precedente. Al contrario, la Turchia ha confermato la sua adesione alla
NATO, valorizzando, allinterno di questo percorso, la sua vicinanza
al Vicino e al Medio oriente. Nel dicembre del 2009, in occasione di
un incontro presso la Fondazione per la ricerca politica, sociale ed
economica (SETA Siyaset Ekonomi ve Toplum Aratrmalar) di
Washington, Davutolu ha ribadito il proprio tentativo di ricerca di un
equilibrio regionale. Pertanto, ha evidenziato il bisogno di rivedere,
attraverso uno sforzo unanime, il ruolo della NATO alla luce della
nuova congiuntura globale (Davutolu 2009).
Prova dellapertura politica stato anche il vertice del
Development-8, tenutosi l8 luglio del 2010 ad Abuja, in Nigeria,
insieme a Iran, Pakistan, Egitto, Nigeria, Bangladesh, Indonesia e
Malesia. La politica estera turca mostra definitivamente il suo nuovo
volto nellambito delle relazioni con lIran, Paese sciita, storicamente
avversario della Turchia. Anche in questo caso, le ragioni delle mosse
di Davutolu risiedono in un cammino pragmatico tracciato dalla
precedente classe dirigente, senza risentire del fattore che vede il
sunnismo turco avversare lo sciismo9. In aggiunta, la Turchia svolge
un ruolo di mediazione importante sulla tematica del nucleare. Al
riguardo, nel maggio del 2010, ha firmato un protocollo con Brasile e
Iran per ribadire il trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, il

In particolare, nellagosto del 1996, Erbakan, allepoca Primo Ministro, si rec a


Teheran per firmare un accordo che sanciva lacquisto del gas iraniano, una questione
importante ai fini della sopravvivenza energetica del paese. Sebbene Erbakan sia
riconducibile alla classe politica religiosa di allora, questo non deve indurci a pensare che
laccordo sia sorto da ragioni di vicinanza religiosa. Il protocollo infatti, aveva radici nel
precedente governo della Tansu iller. Primo Ministro dal 1993 al 1996 con il Partito della
Retta Via (Doru Yol Partisi DYP). Questo venne fondato da Demirel nel 1983 e
rappresenta, ancora oggi, la continuit del vecchio Partito Democratico (DP) degli anni
Cinquanta. Inoltre, nellottobre del 1998, la Turchia firm con la Siria gli accordi di Adana
scongiurando il conflitto tra i due paesi. (Torelli 2011).

316

Nicola Melis e Laura Tocco

diritto a condurre ricerche e a produrre e utilizzare lenergia nucleare a


scopi pacifici e senza discriminazione (al-Jazeera 2010).
In aggiunta, la guerra in Iraq ha contribuito a modificare gli
equilibri regionali. Il vuoto di potere iracheno, infatti, ha esteso i
timori su una possibile entit curda capace di minare lintegrit
dellIran, della Siria e della Turchia. Da questa fase, pertanto, ha avuto
inizio una collaborazione sempre pi intensa. In aggiunta, la Turchia
si proposta come mediatrice nei rapporti tra la Siria e Israele 10, un
tentativo naufragato a causa delloperazione militare israeliana
denominata Piombo Fuso11 e del successivo attacco israeliano
contro la flottiglia di attivisti turchi diretta a Gaza, la Mavi Marmara12
(Talbot 2011).
Nel corso della Prima Guerra del Golfo, la Turchia aveva aderito
allembargo imposto dagli Stati Uniti e aveva offerto le proprie basi
per linvasione dellIraq che, fino ad allora, si serviva degli oleodotti
turchi per il passaggio del petrolio verso il Mediterraneo. Questa
operazione, sostenuta dal governo zal e finalizzata a conquistare la
fiducia dellOccidente, tuttavia, procur numerose inimicizie con i
paesi arabi. Nel 2003, tuttavia, il Parlamento turco rifiut la proposta
di legge che intendeva sostenere loccupazione dellIraq e, da allora, i
rapporti con gli Stati Uniti si sono indeboliti. Anche allinterno del
paese, emerso un sentimento di anti-americanismo che si
consolidato con le politiche imperialistiche del Presidente americano
George Bush. Lanti-imperialismo uno di quei fattori che
contribuisce ad avvicinare il mondo arabo a quello turco repubblicano.
Recentemente, lessersi posta contro Israele, bastione dellOccidente nel Vicino oriente, con coraggio e autonomia davanti alle
dinamiche storiche e senza ammettere compromessi, ha garantito alla
Turchia un momento di grande successo e popolarit davanti
10

Nel corso della Guerra dei sei Giorni, le forze armate israeliane allargarono il proprio
territorio occupando aree dei paesi arabi confinanti. Tra queste, Israele occup le alture del
Golan strappandole alla Siria che, ancora oggi ne chiede la restituzione.
11
LOperazione Piombo Fuso laggressione israeliana scatenata da Israele contro la
Striscia di Gaza tra il 27.12.2008 al 18.01.2009.
12
Il 31 maggio del 2010, una nave di attivisti turchi stava cercando di raggiungere la
Striscia di Gaza per portare aiuti umanitari. Nelle acque internazionali del Mediterraneo
stata intercettata dallesercito israeliano e aggredita. Sono morti 9 civili (8 di nazionalit turca
e uno di nazionalit statunitense ma di origini turche).

Il ruolo della Turchia nella primavera araba

317

allopinione pubblica araba. Sulla questione, Davutolu ed Erdoan si


sono sempre presentati intransigenti e, in pi occasioni, hanno chiesto
le scuse ufficiali per i morti uccisi nelloperazione contro Gaza e per i
crimini commessi nelle acque internazionali. Nel gennaio del 2009, in
seguito allaggressione contro la Striscia di Gaza, il Primo ministro
turco ha abbandonato il Forum Economico Mondiale13, a causa di uno
scontro con il Presidente israeliano Shimon Peres il quale difendeva la
necessit delloperazione Piombo Fuso14. Anche sullepisodio della
Mavi Marmara, Erdoan non sembra aver fatto, ad oggi, dei passi
indietro. La richiesta di scuse ufficiali e il risarcimento alle famiglie
degli attivisti turchi sembrerebbero costituire le condizioni per la
normalizzazione definitiva delle relazioni tra Ankara e Tel Aviv.
Sul successo economico turco degli ultimi anni sono state elaborate
delle teorie in parallelo alla tesi weberiana relativa alletica del
protestantesimo, in base alla quale il prevalere di una cultura individualistica e pro-business costituirebbe un elemento sempre pi
dominante allinterno della societ turca. Il successo economico di
questi anni trova conferma nellAnatolia centrale che, oltre ad essere
una base importante dellelettorato dellAKP, divenuta la casa delle
celebri tigri anatoliche, Anadolu kaplanlar15. Il dibattito sul
successo economico turco alimentato dalla letteratura prodotta
dallAssociazione degli uomini di affari e degli imprenditori turchi
(MSAD), che promuove i legami tra islam e libero mercato. Al
riguardo, lo spirito religioso troverebbe riscontro negli interessi
materiali della classe media sorta negli anni Ottanta, quando,
lemergere dei movimenti religiosi ha posto al centro il tema della
scienza, della tecnologia, della modernit e delliniziativa privata
(Tapnar 2008). La svolta nella politica estera, pertanto, stata
accompagnata da un estremo pragmatismo, poco ideologico, e dalle
13

Il Forum Economico Mondiale si tenuto a Davos dal 28 gennaio 2009 al 1 febbraio


2009, ha ospitato circa 2500 partecipanti provenienti da 96 paesi diversi.
14
Erdoan si rivolto a Peres dicendo Peres, lei pi vecchio di me. Lei parla ad alta
voce e il tono alto della voce copre una coscienza sporca. Quando il momento di uccidere,
voi sapete bene come farlo, (Peace Reporter 2011).
15
Per citare un esempio attuale, Denizli una delle province pi sviluppate. La sua
economia si basa prevalentemente sul settore tessile. Il suo successo sorto in seguito alla
politica basata sulle esportazioni e alle misure di liberalizzazione introdotte da zal negli anni
Ottanta. (zgr 2007).

318

Nicola Melis e Laura Tocco

trasformazioni sociali ed economiche: la profondit strategica di


Davutolu potrebbe essere considerata uno dei volti di questo
successo economico (Talbot 2012).
Conclusioni
I recenti disordini del mondo arabo rappresentano un difficile banco di
prova per la Turchia. Nel contesto arabo, la politica dei zero problemi
con i vicini, accompagnata dal braccio di ferro con Israele per
lassedio a Gaza, ha fatto della Turchia un paese affidabile agli occhi
dei paesi arabi. Questo consenso ha avuto prova in occasione della
visita del Primo ministro Erdoan in Egitto, dove stato acclamato
quasi come un eroe. Sebbene le proteste arabe abbiano messo in crisi
il desiderio di Ankara di costruire un equilibrio regionale, rimane il
fatto che la Turchia sia stata capace di tessere forti legami con la
societ araba e di conquistare spazi di influenza al di l della
leadership dei vecchi governi coinvolti nelle proteste. Anche se, va
detto, la troppo repentina virata nella crisi siriana rimette in dubbio
questa affidabilit. Pertanto, la Turchia dovr continuare a perseguire
la linea della sua politica plurilaterale, e dimostrare, nel nascente
ordine regionale, la capacit della sua politica estera di adattarsi ai
cambiamenti e a contesti politici, economici e sociali.
Tuttavia, rimangono ancora delle annose questioni. Nonostante il
tentativo di diversificare la propria politica estera, quellantiquato
concetto di sicurezza, appartenente alla vecchia scuola militare,
continua ad essere ripreso nellambito della politica contro il separatismo curdo, come monopolio dei militari. Su questo fronte, non ha
convinto molto lannuncio del 2009 di Davutolu, di voler trovare
ununione tra arabi, curdi e turchi. Anche se, nel novembre dello
stesso anno, tale apertura si concretizzata in un momento storico:
lincontro tra Davutolu con il politico curdo-iracheno Masd
Barzn. Tuttavia, questo evento, pi che rappresentare un punto di
svolta, sembra confermare quella tacita separazione di giurisdizione
tra i militari e il potere civile turco. In virt di ci, ai militari
spetterebbe il controllo del separatismo curdo (e, quindi, dellest
anatolico), un compito svolto secondo lantico principio della

Il ruolo della Turchia nella primavera araba

319

sicurezza militare. Pertanto, quello spirito che ha spinto la Turchia


allintroduzione delle riforme democratiche e dello strumento della
diplomazia, nellambito delle relazioni internazionali, sembra venir
meno nel contesto del Kurdistan turco. LAnatolia pi lontana
dallepicentro delle riforme, infatti, continua ad essere al margine del
processo della politica dei zero problemi, come dimostrato dalle
recenti manovre militari, che hanno provocato morte tra i civili curdi:
da un lato si contesta la violenza militare israeliana, dallaltro la si
mette in pratica nelle zone curde del Paese.
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http://www.setav.org/public/HaberDetay.aspx?Dil=tr&hid=13174
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320

Nicola Melis e Laura Tocco

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Il ruolo della Turchia nella primavera araba

321

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+-+Peres.+Il+premier+turco+abbandona+il+forum [consultato il
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Tra il nuovo e il vecchio


ISBN 978-88-548-5228-0
DOI 10.4399/978885485228017
pp. 323-343 (novembre 2012)

323

Dallinterdipendenza allinter-indipendenza
Gianni Marilotti

Lesplosione delle rivolte nel Nord Africa e in Medio Oriente ha


colto di sorpresa le diplomazie di tutto il mondo, in alcuni casi
confuse e imbarazzate, in altri preoccupate, in tutti i modi impreparate
a sintonizzarsi con la nuova situazione e a fornire risposte tempestive
ed efficaci. Prudenza e attesa dello sviluppo degli eventi sono
sembrati inizialmente gli atteggiamenti prevalenti, con qualche timida
apertura ai protagonisti del nuovo corso in attesa di capire pi esattamente cosa stesse realmente accadendo e quali scenari si aprissero.
Appare fuori di dubbio, anche a voler seguire i giudizi pi tiepidi, che
un nuovo corso si sia aperto in tutto il mondo arabo anche se non
affatto chiaro quali siano le forze che lhanno aperto e con quali
finalit ultime, ammesso che ve ne siano.
Ha colpito in primo luogo la simultaneit delle rivoluzioni, leffetto
domino che ha spazzato via regimi che sembravano immarcescibili e
la spinta al cambiamento che non sembra essersi del tutto esaurita.
Riepilogo dei fatti essenziali.
Il 14 gennaio 2011 a poco meno di un mese dallinizio delle rivolte
popolari il presidente tunisino Zine El Abidine Ben Al, da ventitre
anni al potere, dopo aver tentato inutilmente prima di reprimere i moti
e poi unimpossibile mediazione, fugge ignominiosamente dal suo
Paese (portando con s ingenti ricchezze frutto di due lustri di rapine
ai danni del popolo) e trova rifugio in Arabia Saudita. E la vittoria
della rivoluzione del gelsomino. Il 25 gennaio indetto in Egitto Il

324

Gianni Marilotti

giorno della rabbia e Piazza Tahrir al Cairo assediata pacificamente: in un crescendo di tensioni e scontri armati, lesercito prende
il comando delle operazioni ponendosi quale garante della transizione
democratica. La richiesta dei manifestanti niente di meno delle
dimissioni del dittatore Hosni Mubarak, Presidente dellEgitto da
trentanni. Non bastano le promesse di nuove elezioni e di riforme
democratiche; non basta lannuncio della non candidatura di Mubarak
e di suo figlio Gemal alle future elezioni: il rais costretto alla fuga a
Sharm el-Sheikh, un altro regime stato spazzato via (12 febbraio).
Contemporaneamente in Algeria e in Marocco esplode la rabbia
popolare, questa volta alle richieste di democrazia e libert si
affiancano obiettivi economici e sociali: sono manifestazioni contro il
caro prezzi dei generi alimentari e delle case e contro linflazione che
si sta mangiando il potere dacquisto dei gi bassi salari. In questi due
Paesi sia il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika che il Re del
Marocco Mohammed VI, accusati apertamente dai manifestanti di
corruzione e di avidit, riescono a costo di arresti in massa a
mantenere lordine (il centro di Algeri sar blindato con soldati e
checkpoint). Anche in Giordania dal gennaio la popolazione e il
Movimento Islamico insorgono contro linflazione costringendo il Re
Abdallah II a nominare un nuovo Primo Ministro e ad annunciare un
programma di riforme economiche e sociali. Ma ci non basta, in
questi ultimi mesi va consolidandosi un fronte di opposizione che
chiede la fine della monarchia assoluta e una riforma nel senso di una
monarchia costituzionale nella quale il primo Ministro venga scelto
dal Parlamento e non dal Re. Echi di queste proteste si hanno anche
nello Yemen e in Iran, anche qui a rivendicazioni economiche ( grave
la mancanza di carburante dovuta a problemi di approvvigionamento
nello Yemen) si uniscono richieste di riforme o di cambi di regime.
Nel mirino dei manifestanti il Presidente yemenita Ali Abdullah
Saleh, al potere da trentadue anni, e il regime di Mahmoud Ahmadinejad. Limponente manifestazione del venerd dellavvertimento
nella capitale yemenita Sanaa sar stroncata dalluso dellesercito
che sparando sui manifestanti provoca quaranta morti e pi di
duecento feriti. Colpito ma non piegato il movimento di riforme
prosegue con il timido sostegno della comunit internazionale.
Sostegno che nel caso dellIran non per ora bastato a scalfire il

Dallinterdipendenza allinter-indipendenza

325

regime di Ahmadinejad che ha proceduto, forte anche di un non


trascurabile sostegno popolare, ad arresti dei capi della rivolta.
Non possiamo chiudere questa rassegna senza affrontare i due casi,
al tempo stesso esemplari e speculari, del Bahrein e della Libia. Nel
Bahrein le proteste sono cominciate nel febbraio del 2011 contro il
Primo Ministro Sheikh Khalifa Bin Salman al-Khalifa che amministra
lo staterello del Golfo fin dal 1971, poi esse si sono estese fino a
coinvolgere lintera famiglia reale, un clan di monarchi sunnita che
guida uno Stato a maggioranza sciita. In un alternanza di trattative con
le opposizioni e di uso della forza, bastato lannuncio del leader di
un gruppo radicale sciita Hassan Meshaima, esule a Londra e sotto
processo in contumacia per terrorismo, di voler tornare in patria per
capeggiare la rivolta per far precipitare la situazione. Immediata la
contromossa: nellambito della forza comune del Consiglio di
Cooperazione del Golfo, pi di mille soldati dellesercito dellArabia
Saudita sono stati inviati nel Bahrein a controllare la situazione e a
normalizzarla. Le opposizioni, ancora in stato di permanente agitazione, denunciano loccupazione straniera, gli Usa parlano di
normale operazione di polizia. Due pesi e due misure? Paura del
contagio in unArea ricca di petrolio e governata da regimi filoamericani?
Dubbi che si accrescono con la crisi libica. Le prime rivolte contro
il colonnello Muammar Gheddafi, al potere da 1969, scoppiano a
febbraio a Bengasi, si estendono alla capitale Tripoli in occasione del
giorno della collera. E linizio della guerra civile e dei massacri.
Centinaia i morti, cecchini sparano dai palazzi non risparmiando
nemmeno cortei funebri. Il paese si spacca in due. Gheddafi promette
di resistere fino alla morte e incita i suoi alla guerra. Molte sono le
diserzioni tra i suoi: il Ministro della Giustizia, il vice ambasciatore
libico presso lOnu, ufficiali dellesercito; una nave da guerra con
duecento marinai che si trova al largo della Valletta ammaina la
bandiera libica. Immediata questa volta la reazione della comunit
internazionale. Con la risoluzione ONU 1970 vengono comminate
sanzioni contro Gheddafi e la sua famiglia (congelamento dei beni,
blocco dei visti, bando al rifornimento di armi e munizioni). Di l a
poco per impedire il massacro di civili da parte delle truppe fedeli al
rais viene stabilita la no-fly zone . E il prodromo dellintervento

326

Gianni Marilotti

militare diretto nel paese per annientare definitivamente il regime. A


Gheddafi non sar nemmeno concesso il disonore di essere processato per crimini contro lumanit da un tribunale internazionale.
Leffetto domino
La simultaneit di queste azioni di lotta ha fatto pensare in un
primo tempo che esse fossero coordinate e che vi fosse una regia
occulta. Ma poi, analizzando pi freddamente gli eventi, i protagonisti
delle lotte, gli obiettivi che emergevano dalle piazze, la maggior parte
degli osservatori ha verificato come empiricamente infondata quella
ipotesi. C stato sicuramente un effetto domino, un rimbalzo di
notizie da un blog allaltro, una corsa allemulazione ma semplicemente perch, pur con qualche differenza tra paese e paese, maturi
erano i tempi per la ribellione e comune il sentire di tanti cittadini.
Diversi osservatori hanno paragonato la primavera araba alle
rivoluzioni democratiche nellEst europeo che, con la fine dellURSS
e la caduta del muro di Berlino, dunque a partire dal 1989, hanno
rovesciato uno dopo laltro i regimi comunisti. Paragone abbastanza
calzante in primo luogo perch in quelle societ, cos come nel
mondo arabo, larretratezza delle strutture economiche unite
allinefficienza degli apparati dello Stato avevano prodotto un malcontento sociale diffuso e la richiesta di maggior benessere; altrettanto
similari sono state le lotte per i diritti civili e soprattutto per la libert e
la protesta contro regimi polizieschi.
Nel corso della primavera araba preponderanti sono state le lotte
per radicali riforme in senso democratico, per le libert personali e
collettive, per una effettiva partecipazione alla vita politica, per
prendersi in mano il proprio futuro. Non a caso sono stati i giovani,
ragazzi e ragazze con un livello di istruzione medio-alta, i veri
protagonisti delle rivolte. Questa circostanza richiama alla mente
unaltra esperienza storica che, forse ancor pi delle rivoluzioni
nellEst europeo della fine del secolo scorso, pu a buon diritto essere
paragonata ai fatti che stiamo esaminando. Mi riferisco a quellevento
che molti storici hanno definito la primavera dei popoli: il 1848.
Quellesplosione di moti rivoluzionari che dalla Francia allItalia,

Dallinterdipendenza allinter-indipendenza

327

dallImpero Asburgico alla Prussia scosse gli Stati protagonisti della


Restaurazione con una forte ventata di democrazia. Anche allora
protagonisti furono i giovani e gli studenti animati da forti ideali
costituzionali e democratici, anche allora manc una regia, anche
allora, pur con accentuazioni diverse, a seconda del grado di maturit
dei protagonisti e delle condizioni storiche dei rispettivi paesi, sembr
un movimento che si muoveva allunisono. Non a caso coordinata e
simultanea fu la risposta delle forze dellancien regime che
procedettero ad arresti ed esecuzioni sommarie tentando un ritorno ad
una nuova e antistorica Restaurazione.
Il fatto che quando sono mature le condizioni per grandi
trasformazioni politiche non si aspetta, ieri come oggi, che la scintilla
accenda la miccia. Come noto la scintilla stata innescata
dallestrema protesta di un giovane, Mohamed Bouazizi, ventisette
anni, che viveva in una cittadina della Tunisia profonda facendo
lambulante per mantenere la sua famiglia: Bouazizi si cosparso di
benzina e si dato fuoco davanti al Municipio di Sidi Bouzid per
protestare contro lennesimo sopruso della polizia di Ben Al che gli
aveva sequestrato il carretto con tutta la mercanzia perch non in
regola con la licenza. Le immagini di questo gesto, riprese da
testimoni presenti in quella piazza, sono state messe in rete e hanno
fanno il giro del mondo. Qui abbiamo una prima fondamentale novit
rispetto al passato. Non la prima volta, infatti, che episodi del genere
accadano in Tunisia e in altri paesi arabi, gli ultimi in ordine di tempo
le rivolte nel bacino minerario di Gafsa in Tunisia nel 2008, nel
comparto tessile di Kafr el Dawwar in Egitto nel 2007, le rivolte per il
pane in tutti i paesi arabi in seguito al crollo della produzione
mondiale di grano nel 2008 che ha colpito in modo diretto un mondo
in piena crescita demografica . I regimi polizieschi per, forti del
controllo totale dellinformazione, ben difficilmente avevano
consentito che le notizie delle proteste (e delle conseguenti repressioni) avessero una corretta circolazione pubblica. Ora diverso.
Migliaia di frequentatori della rete Internet hanno rimandato e diffuso
attraverso i social network ( Facebook, Twitter, i blog, You Tube)
immagini e foto delle rivolte e della repressione poliziesca, dalla
Tunisia allEgitto, fino allo Yemen. E quando i regimi hanno cercato
di oscurare questi network, questi giovani rivoltosi hanno trovato,

328

Gianni Marilotti

attraverso la solidariet di hackers, reti alternative o fatto largo uso


dellinformazione grazie alla telefonia mobile in particolare gli SMS.
Le menzogne dei regimi sono state cos smascherate, il re nudo, in
tutto il mondo arabo; tra laltro questo nuovo sistema di informazione
si rivelata la carta vincente per poter mantenere contatti e
programmare le azioni di lotta del movimento.
Le reazioni del mondo occidentale
LOccidente stato colto di sorpresa, i regimi, sotto la pressione
dei rivoltosi, si sono rivelati impreparati, tutto il mondo arabo
seriamente preoccupato per un possibile contagio ed estensione
delle rivolte. Non sfuggito, infatti, che gli elevati tassi di disoccupazione, la diffusa povert, la corruzione, le crescenti diseguaglianze sociali, lassenza di democrazia, la repressione dellopposizione, il ferreo controllo dellinformazione sono fattori comuni in
tutti i paesi del Nord Africa e in gran parte del mondo arabo. Il vertice
dei paesi della Lega Araba di Sharm el-Sheikh, convocato il 19
gennaio allindomani della cacciata di Ben Al, si era proposto di dare
delle risposte economiche tampone per circoscrivere la portata della
rivoluzione tunisina e porre un argine allestendersi delle rivolte, ma
grave stata la sottovalutazione dei fattori politici rispetto ai quali il
Vertice nulla ha detto se non ribadire limpegno a difendere lattuale
ordine politico. Il risultato, come sappiamo, che appena tre settimane
dopo un altro tassello di quell ordine politico stato spazzato via
con la cacciata di Mubarak.
Come si detto, di fronte a queste rivolte pacifiche e di segno
manifestamente democratico, lOccidente apparso sorpreso ed
imbarazzato. Sorpreso perch non si aspettava che regimi cos solidi,
cos ben supportati dalla UE o dagli USA, cos affidabili sul piano
delle alleanze internazionali, potessero cadere in cos poco tempo a
seguito della rivolta della piazza. Imbarazzato perch quei regimi
venivano indicati fino al giorno prima come societ rispettose dei
diritti umani e delle libert politiche e Ben Al e Mubarak come due
grandi statisti decisivi nella costruzione di relazioni con lUe e con gli
Usa improntate alla pace, alla cooperazione , alla sicurezza e alla

Dallinterdipendenza allinter-indipendenza

329

comune prosperit. Possibile che le diplomazie non avessero avuto


sentore delleccezionalit della situazione? Non avessero percepito
lorgoglio ferito di masse popolari costrette ai margini della vita
politica? Il loro desiderio di diventare protagoniste del futuro del loro
paese? Il fatto che nella percezione occidentale quel mondo rappresenta unanomalia, uneccezione, nel quale del tutto inutile voler
applicare i principi di uno Stato di diritto, poter sperare nella
costruzione di una societ democratica. Per loccidente i regimi di Ben
Al o di Mubarak, cos come quelli di Bouteflika o di Mohammed VI,
rappresentano il massimo di democrazia possibile in quei paesi per cui
il problema si sposta su altre priorit: il problema della stabilit, della
sicurezza, degli approvvigionamenti di greggio, quello del controllo
dei flussi migratori, del contrasto al fondamentalismo, dello scambio
commerciale.
Non sorprende allora che ci che ha spiazzato maggiormente sia
lEuropa che gli Stati Uniti stato il fatto che queste rivolte hanno
avuto tuttaltro segno rispetto alle tradizionali paure: nessuna bandiera
americana stata bruciata nel corso delle manifestazioni, nessun
manifesto eretto contro limperialismo Usa, gli slogan improntati
allinsegna della lotta contro i dittatori, per la libert e per la
democrazia. Manifestazioni pacifiche e, per quanto impetuose,
ordinate, al termine delle quali squadre di volontari pulivano le piazze
dimostrando senso civico e attaccamento alle bandiere del proprio
paese. Di fronte a questi reportage lo stesso presidente Barak Obama,
inizialmente prudente, ha dovuto rilasciare dichiarazioni di adesione
nei confronti del nuovo corso (ma solo dopo la cacciata di Ben Ali)
auspicando il rispetto dei manifestanti e la salvaguardia dei diritti
umani. Sorprende la sorpresa: il presidente americano aveva da tempo
tutti gli elementi per una valutazione pi attenta dei fatti se vero che
gi un anno prima gli studenti Egiziani avevano ascoltato composti il
suo storico discorso al Cairo applaudendo solo i riferimenti alla
democrazia e ai diritti umani, sociali e politici.
Per quel che riguarda la UE latteggiamento nei confronti della
primavera araba stato, se possibile, ancora pi imbarazzato e
imbarazzante. Allindomani dellinizio delle rivolte in Tunisia i due
paesi maggiormente interessati per ragioni politiche e commerciali,
vale a dire la Francia e lItalia, responsabili dellascesa politica di

330

Gianni Marilotti

Ben Ali e suoi principali sponsor politici, hanno reagito promettendo


totale sostegno. Sia il Ministro degli Esteri Frattini e, con maggior
enfasi, la sottosegretaria Stefania Craxi avevano espresso solidariet
dichiarando di esser pronti a qualsiasi atto che potesse venir incontro
allamato e fedele alleato. Dopo la cacciata di Ben Ali Stefania Craxi
rilascer una dichiarazione che esprime tutta la sua amarezza e che
rende superfluo ogni ulteriore commento: Ben Ali sar rivalutato
dalla storia. Addirittura il Ministro degli esteri francese aveva offerto
a Ben Ali il know how francese per reprimere le rivolte. Non sarebbe
servito. Allindomani della caduta del dittatore, Catherine Ashton,
responsabile degli Affari Esteri e della politica di sicurezza della UE,
aveva manifestato tutte le paure, le preoccupazioni e lincompetenza
sua e della istituzione che rappresenta ammonendo le popolazioni in
rivolta che non basta un cambio di regime, occorre un cambio di
sistema e che bisogna tendere a creare una democrazia profonda, la
migliore e certamente la sola risposta a quelli che temono che la
caduta della tirannia porti ad un populismo impregnato di estremismo
antioccidentale. Un bel compitino, una bella lezione impartita a
quanti nullaltro avevano chiesto se non la fine di un regime
repressivo e corrotto che conculcava le libert civili e politiche, il
commento di Franco Rizzi, studioso dellEuropa e del Mediterraneo1.
SullEgitto di Mubarak notiamo le stesse ambiguit e incomprensioni.
Anche in questo caso siamo di fronte ad un alleato fedele, affidabile,
assolutamente difendibile. Sentiamo il premier Berlusconi: In Egitto
spero in una transizione senza rotture con Mubarak. Confido e credo
che tutti gli occidentali pensino la stessa cosa: che ci possa essere in
Egitto una transizione ad un sistema pi democratico senza rotture con
un presidente che da tutto loccidente, Stati Uniti in testa, stato
sempre considerato luomo pi saggio e un punto di riferimento per
tutto il Medio Oriente (da F. Rizzi, op.cit., p. 142). Solo di fronte
allestendersi della rivolta, alle morti e ai feriti in piazza, allassassinio
di giornalisti, Berlusconi con Cameron, la Merkel, Sarkozy e Zapatero
firmeranno una dichiarazione di appoggio ai diritti dei manifestanti e
di condanna della repressione. Nel caso della Libia gli imbarazzi per
aver costruito un asse preferenziale con Gheddafi (in particolare
1

F. Rizzi, Mediterraneo in rivolta, Alberto Castelvecchi Editore, Roma, 2011, p. 141.

Dallinterdipendenza allinter-indipendenza

331

dellItalia) sono rapidamente superati dal fatto che qui sono in gioco il
petrolio e il gas essenziali per le nostre industrie. Come noto
liniziativa inglese e francese ha persino preceduto e forzato le
risoluzioni ONU per arrivare ad una conclusione inevitabile: la guerra
contro il dittatore libico e la fine del suo regime.
Uno sguardo rovesciato
Abbiamo finora analizzato come il mondo arabo stato percepito
dallOccidente, prima e durante le rivolte dello scorso anno, utile al
fine dellanalisi soffermarsi su come lOccidente viene giudicato dal
mondo arabo. Non sono sfuggite le ambiguit, gli imbarazzi, i
tentennamenti sia dellUE che degli USA denunciati da quel tanto di
stampa libera esistente nel mondo arabo e soprattutto nei blog. Sotto
accusa lasimmetria nei giudizi, frutto di una lunga campagna di
incomprensione, denigrazione, respingimento (non solo fisico) del
mondo arabo nel limbo dei paesi non democratizzabili. Il concetto di
eccezione araba, vale adire limpossibilit di riforme realmente
democratiche in questi paesi per il persistere di pregiudizi di tipo
religioso, percepito dagli arabi come profondamente ingiusto e
sintomo di doppiezza occidentale2. Quella stessa doppiezza cos
evidente nei comportamenti di politica internazionale che mettono in
gioco la stessa validit del diritto internazionale e la credibilit delle
Istituzioni internazionali: rigorosi quando a violare le norme sono
regimi islamici (Afghanistan, Iraq, Iran la stessa Libia), lassisti o
peggio quando a violare quei principi del diritto internazionale sono
regimi amici (Israele, Arabia Saudita, Bahrein, Yemen).
Vi sono molte ragioni che spiegano questi atteggiamenti: scarsa
conoscenza del mondo arabo e della civilt islamica, diffidenze legate
a fattori religiosi, pregiudizi sullarretratezza delle societ arabe e sul
presunto e incolmabile (perlomeno per un certo periodo di tempo)
gap tra quelle societ e levoluto Occidente. Ma la ragione principale

Si veda per questa analisi il bel saggio di Michele Brondino e Yvonne Fracassetti, in
Nord Africa brucia allombra dellEuropa, Jaka Book, Milano, 2011

332

Gianni Marilotti

che lEuropa ha accettato passivamente, priva di una politica estera


unitaria, la teoria Usa della guerra al terrorismo come priorit assoluta.
Declino delle politiche euromediterranee
Dopo l11 settembre si sono progressivamente spente le velleit
europee di costruire una politica euro mediterranea fondata non
esclusivamente su un approccio commerciale. La strategia di
Barcellona completamente fallita. LUpM (Unione per il Mediterraneo) ne un confuso surrogato. Sotto i nostri occhi stanno
accadendo avvenimenti epocali dalle conseguenze imprevedibili.
Siamo nel bel mezzo di una fase storica di transizione iniziata con il
crollo dellimpero sovietico e la fine del bipolarismo. Si era pensato
allora che il mondo fosse diventato unipolare e che la superpotenza
americana fosse rimasto lunico arbitro delle sorti del pianeta. A
ventidue anni di distanza possiamo toccare con mano che cos non
stato, ma ancor di pi prevedere che cos non sar nellimmediato
futuro.
Colleclissarsi del nemico storico, gli USA hanno potuto constatare
la fragilit del sistema politico internazionale ed hanno dovuto
affrontare praticamente da soli le emergenze internazionali in Asia
come in Africa o in Europa: dal conflitto indo-pakistano a quello
coreano; dal Medio Oriente alla crisi sudanese; dal perenne conflitto
israelo-palestinese alla crisi dei Balcani. Per giustificare sul piano
interno gli ingenti finanziamenti al comparto militare necessari per
ragioni geopolitiche ed economiche gli USA hanno dovuto inventarsi
un nuovo nemico: il terrorismo Islamico contro cui lanciare la
strategia della guerra preventiva: gli Stati canaglia, lAfghanistan,
lIraq, lIran
Nel far ci hanno dovuto rafforzare il blocco dei paesi islamici
moderati, foraggiandone regimi traballanti, incoraggiare il ruolo
militare regionale di Israele, scoraggiare e boicottare i tentativi, per la
verit timidi e privi di respiro, dellUE di costruire un nuovo ordine
economico-monetario (oggi fondato sul dollaro) tra un cartello di
paesi produttori (in primis Iran, Venezuela, Messico, Russia) e paesi
fruitori (UE e Cina su tutti).

Dallinterdipendenza allinter-indipendenza

333

E appena il caso di ricordare che per gli USA vitale che le


transazioni internazionali avvengano utilizzando il dollaro poich
questo sistema rappresenta la moderna forma di sfruttamento
coloniale, essendo il governo di questa moneta interamente nelle mani
della Federal Reserve. Non a caso qualcuno ha parlato di inflazione
totale come ultima arma nelle mani del governo degli USA per
evitare il declino economico e contrastare lo strapotere della Cina che
detiene una grossa quantit del poderoso debito pubblico americano.
In questo scenario, nel quale nuovi colossi economici stanno
conquistando le pi redditizie fette di mercato (la Cina con i cinque
dragoni asiatici, Brasile e Messico), lEuropa mostra tutta la sua
fragilit. Ad eccezione della Germania, lEuropa nel tunnel di una
crisi strutturale di non breve corso. Anche qui si aprono scenari non
previsti e non prevedibili. La solidariet, la condivisione, la faticosa
ricerca di un divenire comune potrebbero cedere il passo a favore di
strategie di disunione: mai come oggi il progetto di Unione Europea
in crisi. Si tratta di una crisi di lungo corso che ha le sue radici
nellindecisione, nella mancanza di coraggio, nellassenza di una
politica estera condivisa, nellaffrettato allargamento della UE che ha
accresciuto i problemi politici ed istituzionali ereditati dalla vecchia
Unione. Quello che stato definito un gigante economico privo di
una testa politica rischia di diventare un pachiderma economico
senza pi anima.
Su tutte le questioni internazionali lUe stata assente e divisa, pi
esattamente assente perch divisa: Balcani, Afghanistan, guerra
israelo-palestinese, Iraq. Spaventata dallonda migratoria e dal
pericolo terrorista, lUE ha finito per svendere i principi e gli accordi
sottoscritti con la Conferenza di Barcellona del 1995 per ripiegare su
pi flessibili e, si credeva, pi funzionali accordi bilaterali. E questo
il senso del passaggio dallo strumento della PEM (Politiche euro
mediterranee) che prefiguravano una politica globale per larea
mediterranea fondata su accordi multilaterali condivisi, sulla
sicurezza, il co-sviluppo e il partenariato, allo strumento della PEV
(Politica europea di vicinato) che prevede la creazione di una zona di
sicurezza, stabilit, prosperit nellarea a ridosso dei confini
dellUnione Europea. Questo strumento, inizialmente (2003) rivolto a
quei paesi dellest europeo rimasti fuori dallUnione (Ucraina,

334

Gianni Marilotti

Bielorussia, Moldavia, Armenia, Azerbaigian, Georgia) stato esteso


nel 2007 ai paesi mediterranei ( Algeria, Egitto, Giordania, Israele,
Libano, Marocco, Palestina, Siria, Tunisia) con il varo dellENPI che
avvia un processo transfrontaliero con programmazione pluriennale
secondo i principi della responsabilit condivisa, della differenziazione e della condizionalit.
Al di l del burocratese lUE passata da una strategia globale, la
PEM (Dichiarazione di Barcellona, Area di libero scambio,
cooperazione multilaterale, definizione di Area Mediterranea come
Regione con una governance condivisa) alla PEV che ha trasformato
la cooperazione euro mediterranea in una relazione fondata su rapporti
bilaterali non impegnativi rispetto ad un progetto comune. Come
noto la Sardegna diventata con la Giunta Soru lAutorit dambito
per la gestione del programma europeo ENPI ma nessuna ricaduta
positiva si verificata n nella sponda sud del Mediterraneo n in
Sardegna.
Ad accrescere la confusione il presidente francese Sarkozy, nel
2007 presidente di turno della UE, insoddisfatto per la stagnazione
delle relazioni euromediterranee ha imposto con la dichiarazione di
Parigi la nascita dellUpM cui aderiscono 43 paesi: i paesi membri
della UE e quelli che si affacciano sul Mediterraneo tranne la Libia.
La sede dellUpM Barcellona. Varato nel 2009 non ancora chiaro
se lUpM si propone di rilanciare la Dichiarazione di Barcellona (che
non ha realizzato gli obiettivi che si era prefissa nel 1995) o se sia
uniniziativa estemporanea del presidente francese in crisi di consensi
e alla ricerca di una visibilit internazionale. Per ora nulla successo.
Anzi successo il finimondo. Perch dallAlgeria alla Tunisia,
dallEgitto alla Libia, dal Bahrein al Libano e alla Siria assistiamo ad
un ribollire di rivolte popolari sfociate in alcuni casi in autentiche
rivoluzioni. Quei regimi traballanti ai quali gli USA non sono pi in
grado di garantire sostegno economico e ai quali la UE, mossa
esclusivamente da problemi di sua sicurezza e da un approccio
mercantilistico, non stata in grado di fornire risposte progettuali
sono implosi facendo emergere tutte le contraddizioni derivanti da una
politica di dipendenza.
Ci che questi popoli chiedono una politica di indipendenza,
quellindipendenza che con il processo di decolonizzazione, avvenuto

Dallinterdipendenza allinter-indipendenza

335

nel secondo dopoguerra, non sono riusciti ad ottenere nella sostanza.


Ci che da allora mancato un processo di stabilizzazione del
Mediterraneo capace di disegnare nuovi scenari di un ordine politico
ed economico fondati sul co-sviluppo, sulla reciproca sicurezza e sulla
comune prosperit. Il Mediterraneo stato invece terreno di scontro,
prima della contesa tra le due superpotenze, poi della dissennata politica di divisione ed aggressione dellamministrazione Bush su cui
andata ad infrangersi, impotente, la strategia della UE.
E chiaro che le politiche bilaterali tra UE e singoli paesi del
Mediterraneo, gestite tra laltro in terra africana da classi dirigenti
corrotte e prive di consenso popolare, non bastano pi. Nasce da qui la
protesta, la rabbia ma anche la proposta di un nuovo corso che vede
protagonisti i giovani dei paesi del Maghreb e del Mashrak, per ora
manifestatesi solo in quegli Stati non governati da dinastie regnanti,
ma che presto potrebbero estendersi anche in Marocco, Giordania e
nella penisola arabica.
Gli scenari futuri: dallinterdipendenza allinter-indipendenza
Quali siano gli sbocchi di queste rivolte non possibile prevederlo
con certezza tante sono le variabili, sia interne al mondo arabo, sia a
livello internazionale; che esse ci riguardano direttamente, non solo
come Europa, ma come Sardegna appare invece chiaro. Sulla sponda
sud del Mediterraneo stanno emergendo nuovi soggetti politici, nuovi
interlocutori ai quali non possiamo riproporre eternamente solo logiche mercantili, ma con i quali pu nascere una riflessione comune
nella ricerca di nuovi orizzonti di convivenza. I temi della decrescita,
di economie fondate sullo scambio e non solo sul danaro, sulla
reciprocit, condivisione sono i temi delloggi.
E abbastanza evidente che la logica che ha sotteso finora le
politiche euro mediterranee, quella basata sulla interdipendenza e
complementariet, ha fatto il suo tempo. Linterdipendenza un
concetto che suppone una relazione tra pari, ma cos non mai stato e
di ci i nuovi protagonisti delle rivoluzioni in Nord Africa iniziano a
trarne delle conclusioni. Gli effetti della globalizzazione, il prevalere
delleconomia di finanza, il peso sempre pi crescente di holding e

336

Gianni Marilotti

istituzioni finanziarie capaci di condizionare landamento dei mercati


hanno provocato una dura recessione in Europa e disastri nelle
economie della sponda sud e sud-est del Mediterraneo. In questi
paesi non sembra in gioco la sostituzione di un dittatore con un altro,
magari pi presentabile. LUE alla ricerca di nuovi interlocutori
politici affidabili con cui negoziare per attuare politiche mercantili e di
contenimento dei flussi migratori. Ma ci che sta emergendo da questi
paesi una forte richiesta di cooperazione tra pari che ponga al primo
posto politiche di indipendenza economica e di redistribuzione della
ricchezza mondiale. E una sfida che lUE pu raccogliere.
Nellambito della cooperazione decentralizzata gi oggi parzialmente operante tra Organizzazioni Non Governative, Universit, Citt,
Regioni, nazioni senza stato, possibile sperimentare partnership
nuove. La Sardegna un osservatorio privilegiato nel quale possibile sperimentare forme nuove di cooperazione in questa difficile fase
di transizione.
Sarebbe linizio di una nuova stagione politica capace di dare
prospettive e respiro internazionale alla nostra aspirazione alla libert
e al tempo stesso di fornire risposte alla domanda che emerge, forse
ancora confusamente, dai movimenti di rivolta nella sponda sud e sudest del Mediterraneo.
Sarebbe un modo per contribuire fattivamente, con idee e con
progetti, al superamento della crisi che attraversa lintera euro-zona.
Le politiche dirigistiche o paternalistiche non servono pi, hanno fatto
fallimento, ci che occorre una strategia globale coraggiosa capace
di superare lapproccio mercantilistico e di dare respiro ad una politica
nuova.
Conclusioni provvisorie
LUE passata nellultimo decennio da un approccio multipolare
ad uno bipolare, da una strategia globale alla risoluzione di problemi
di vicinato. Ci ha comportato ancor di pi il rafforzamento e il
sostegno a regimi dittatoriali e corrotti, Ben Al da Francia, Italia e
Usa, Mubarak da quasi tutti i paesi europei e dagli Usa, Gheddafi in
particolare dallItalia, Buteffika dal complesso dei paesi esportatori di

Dallinterdipendenza allinter-indipendenza

337

gas metano. Algeria e Libia garantivano greggio e gas naturali e un


controllo sullarrivo di immigrati dal continente africano ottenendo in
cambio appoggio politico e mani libere per gestire il potere allinterno
con metodi non ortodossi; Egitto, Tunisia e Marocco garantivano
lapertura dei loro mercati agli investimenti occidentali in particolare
nellindustria turistica ricevendo in cambio appoggio politico. Per tutti
un impegno a frenare o contrastare lascesa del radicalismo islamico,
delle partenze di immigrati e di schierarsi sul fronte dei paesi moderati
nella politica estera, diluendo il loro sostegno alla causa palestinese.
Si comprende allora che mentre sulla sponda palestinese la
primavera araba stata salutata con entusiasmo come evento capace
di invertire lisolamento esistente di fatto, molto preoccupate sono
state le reazioni in campo israeliano.
Ma cosa c a fondamento del risveglio dellorgoglio nazionale?
Quali gli obiettivi? Come si detto nessun riferimento ai tradizionali
obiettivi di lotta antimperialisti o evocativi del panarabismo. Campeggiano su tutti i temi della lotta ai dittatori, per le libert per un futuro
migliore, per la democrazia.
Assoluto rilievo stato dato ai temi dellidentit, non araba o
religiosa o di civilt, ma identit comunitaria, di popolo. Si ha
limpressione che a 60 anni dallindipendenza, questi giovani, questi
protagonisti della rivolta abbiano pienamente percepito che lindipendenza sia un obiettivo ancora da raggiungere e che per non essere
relegati nel limbo della storia occorra passare da politiche di
interdipendenza a politiche fondate sullinter indipendenza, solo modo
per superare la fragilit di sistemi economici, politici e sociali retaggio
del passato post coloniale.
Ci pone domande cruciali allEuropa, non pi eludibili. Sapr o
vorr lUe raccogliere la sfida?

338

Gianni Marilotti

Appendice
In riferimento alle rivoluzioni promosse dalla giovent araba ho
parlato di orgoglio nazionale, di ricerca della propria identit, di
aspirazione ad uneffettiva indipendenza, di lotte pacifiche per la
libert, i diritti e la democrazia. Sentimenti e aspirazioni che effettivamente sono sembrate al centro del dibattito politico. Sappiamo per
che quelle societ sono attraversate anche da fermenti religiosi e che i
partiti o i movimenti di ispirazione islamica sono in crescita ovunque.
Finora non sono sembrati alla testa delle rivoluzioni ma potrebbero
giocare in futuro un ruolo importante.
Le notizie che ci giungono oggi dalla Tunisia, per ora ancora
confuse, parlano di una recrudescenza dello scontro con episodi di
violenza. In due cittadine di media grandezza pare che il movimento
islamico abbia proclamato la sharia, la legge islamica. Sembra la
replica di quanto gi successo in Algeria prima del colpo di stato militare di Zeroual. Se fosse vero sarebbe un fatto grave poich la Tunisia
, fin dalla sua indipendenza, un paese laico. In assenza di
informazioni pi precise penso sia utile pubblicare due testi di una
testimone di questi fatti, la docente di Storia dellUniversit di Tunisi,
Raoudha Guemara, scritti a distanza di un anno: gennaio 2011, quando
la rivoluzione del gelsomino era in pieno corso e gennaio 2012 cio
oggi.
Testo di Raoudha Guemara del gennaio 2011
Nel mio paese la Storia si scrive ogni minuto e ciascuno si permette
di dare lezioni e spiegazioni. La politica diventata di dominio
pubblico; tutti i Tunisini sono diventati legislatori e politici. Ho
paura, molta paura poich dopo la caccia alle streghe, si arriver al
linciaggio ( gi cominciato) in nome della democrazia. I profeti
spuntano come funghi, quelli che hanno labitudine di cambiare
giacca, non ce lhanno pi, si vestono di tutti i colori!
Intanto che fanno i vicini e gli amici che si sentono in dovere
di aiutarci? Ci promettono larrivo degli integralisti o i colpi bassi dei
pazzi come Gheddafi? Di pazzi ce ne sono molti tra di noi. Questa

Dallinterdipendenza allinter-indipendenza

339

brezzadi democrazia rischia di trasformarsi in un vento violento


che ci scompiglier e permetter a un uomo duro (o a un gruppo) di
rimetterci nei ranghi dopo aver seppellito altre persone nelle fosse
comuni. La si battezzata la primavera del gelsomino in
riferimento a quel fiore gracile e profumato che ha solo qualche ora
di vita, ma il cui profumo simpone nel nostro ricordo poich uno
dei primi profumi che noi percepiamo nella nostra vita. La nostra
primavera dal profumo cos delicato, scomparir al nostro
risveglio, allalba di un giorno nuovo, dopo una notte stellata
trascorsa in un letto cosparso di questi fiori, anchessi a forma di
stella?
Gli avvoltoi sono tra noi. Volteggiano nel nostro cielo azzurro ed
iniziano ad oscurarlo. Volano sempre pi bassi perch incominciano
a sentire il puzzo delle carogne. Le carogne sono forse allangolo di
ogni strada nel cuore di questi maestri di lezioni, queste colombe
che si sono rifatte una verginit (e non solo un lifting) per presentarsi
in televisione, incuranti del farsi riconoscere da coloro che hanno
cullato (illuso) con altri discorsi. Una vera cacofonia che rischia di
trasportarci nel mondo della follia. Una vera droga che cincolla ai
media, alle loro analisi, alle loro informazioni (e intossicazione). Non
c pi tempo per prenderne la distanza. Per una volta la storia ci
supera. stata scritta dalle (e sulle) reti sociali. Non capisco pi
nulla, poich ho appreso ad analizzare la Storia sulla carta,
prendendomi il tempo naturale per passare da un libro allaltro o
da un documento allaltro. Ah! Se questo benedetto studente
americano che ha confezionato Face book per incoraggiare gli
studenti del suo campus a socializzare tra loro, avesse potuto
immaginare il risultato della sua prodezza! Lontano, molto lontano da
lui, in una piccola contrada di cui senzaltro non sospettava
lesistenza, dei piccoli Gavroche tunisini hanno vissuto la loro
rivoluzione col rovesciare uno dei regimi pi autoritari, allorch i pi
anziani continuavano a vivere a testa bassa, schiacciati dalla vergogna e dallumiliazione, presi dalla paura di perdere tutto (o un po) di
ci che hanno acquisito, scegliendo di far tacere i loro sogni (e le
stesse conquiste ) della loro giovent.
Non ho pi la forza dosservare. Sono incapace di ragionare. Non
posso che:

340

Gianni Marilotti

- Amare, amare e amare ancora il mio Paese,


- Mettermi in ginocchio davanti ad una giovent che si rivelata
pi adulta di noi,
- E TACERE. Tacere la mia paura per lavvenire. Inghiottire le
lacrime della mia vergogna davanti a questi Piccoli Principi tunisini
che hanno imparato sulla loro pelle lamore della libert per darci
una lezione di coraggio dallalto dei loro pulpiti e allontanarci dalle
nostre cattedre universitarie a cui noi continuiamo ad aggrapparci
senza renderci conto che siamo degli idoli dargilla. Vorrei non dire
loro la mia paura e non passare per una vecchia che ha paura
delloscurit della notte. E tuttavia vorrei gridare loro la mia paura
per la sopravvivenza del loro sogno realizzato, di cui molti vogliono
appropriarsi.
Testo di Raoudha Guemara, gennaio 2012
Vi chiedo scusa e tante altre volte scusa per il mio silenzio. E'
senz'altro il periodo pi difficile della mia vita. Di solito, anche
quando tutto sembra nero, intravvedo sempre un barlume e vado
avanti, fiduciosa nella mia volont e nella mia caparbiet, credendo
fortemente che, finch c vita, continuer a muovermi e andare
avanti. Da circa un anno, ho cominciato a temere di giungere al
muro di cui sospettavo lesistenza, perch, a volte, il mio sguardo
da presbite ne vedeva la sagoma. Non ne parlavo intorno a me per
non provocare la delusione degli altri o, piuttosto, per non sentire le
critiche per la mia forte negativit. Adesso, il muro ce lho
avanti. immenso, la parete ruvida, il colore cupo e laltezza
insormontabile. Eppure cos trasparente perch mi fa vedere il
mondo che nasconde. Questa trasparenza mi ricorda uno sceneggiato
dorrore (o di fantascienza) che non ha colto, pi di tanto, linteresse
della ragazza che ero tra la fine degli anni 70 e gli inizi degli anni
80 del secolo scorso. Era ambientato in un altro mondo (lAsia),
su unaltra terra (Iran). Allinizio della prima puntata, i personaggi
belli e potenti sono stati mangiati da un orco brutto e cattivo. Ho
spento il mio televisore ed ho badato ad altro: la vita era cos
bella, piena di successi e, pi che altro, promettente!!! Di tanto in

Dallinterdipendenza allinter-indipendenza

341

tanto mi arrivavano echi degli sviluppi delle varie puntate: i diversi


scenari trattenevano lorrore dei fatti del mostro e dei suoi accoliti
e partigiani (spesso pi ferventi e pi esperti del loro maestroguida). Mi accontentavo di girare gli occhi e di continuare il mio
cammino, senza lasciarmi coinvolgere perch ero lontana milioni di
anni luce! E poi... a narrive quaux autres!
Dopo un decennio, mentre il primo sceneggiato continuava a
attirare spettatori nella sala del cinema mondiale, un altro
sceneggiato, concorrente, viene trasmesso sugli schermi di una terra
ancora pi lontana (Afganistan). Gli attori con vestiti sozzi e facce
cattive, senza senso della cultura, giocano colla dinamite davanti a
monumenti maestosi della civilt universale e sgozzano chi non adotta
lo stile che propongono. La maturit della mia prima et adulta mi ha
obbligata a buttare locchio sui fatti salienti delle prime puntate. I
film di fantascienza continuavano a non interessarmi, ma largomento, trattato nuovamente, mi coinvolgeva perch tocca la mia
religione e il mio genere. Tutto ci che riguarda le donne minteressa
e tutto ci che si dice sullIslam da parte degli ignoranti mi suscita un
senso di ribellione. Allora ho cominciato a partecipare - ahim! con
timidezza a dibattiti pubblici per testimoniare da cittadina di un paese
in cui i diritti della donna sono pi che riconosciuti e dove la
religione non mai stata una causa di violenza o di guerra, esclusi
episodi di esaltazione di fanatici che sono stati calmati poi
dimenticati (errore!!!) facilmente.
Dopo tre decenni, popolati dai revival dei film hollywoodiani in
bianco e nero, tornano le versioni dei film asiatici a sfondo
musulmano. Tornano dominate dal rosso del sangue versato e dal
nero dei vestiti femminili e delle lunghe barbe dei maschi. Arrivano
perfino a casa mia. Questa volta, lartrosi cervicale non mi permette
di girare la testa per ammirare altri scenari e le mie ginocchia non
reggono pi lo sforzo per scappare lontano lontano, l dove splende il
sole in un cielo sereno. Allinizio dellinverno della mia et adulta, il
tempo di un sogno effimero, ho annusato il profumo leggero del
gelsomino e creduto nel ritorno effimero di una primavera. E s! La
speranza illude qualche volta anche le persone che credono aver

342

Gianni Marilotti

raggiunto la pace dei sensi e dello spirito! Il risveglio difficile. Pi


la luce naturale inonda la giornata e pi le pareti della mia stanza si
coprono di nero. Tutto diventa freddo, poi gelido. Il film dorrore non
proiettato sullo schermo di un cinema e su quello del televisore, ma
su uno schermo in forma di cerchio che mi circonda e mimprigiona
collobbligo di guardare. Gli attori abitano il mio cervello, i loro
flussi alimentano il mio cuore coi loro gas distruggenti e infestano i
miei polmoni con i loro germi resistenti.
E il film che vedo attraverso la trasparenza del muro spesso,
cupo e imponente che mi sta di fronte. Non ho pi bisogno di
focalizzare per distinguere meglio gli elementi della scena. Sto ferma,
come paralizzata. Sbarro gli occhi nellattesa che questa parete
caschi o svanisca nel nulla. Chiss perch? Forse perch, in uno
ultimo sprazzo di resistenza, vorrei guardare in faccia chi mi dar il
colpo di grazia. Vorrei riconoscere lignoto riuscito ad imporre la sua
volont grazie alla convinzione di tante persone (pure la mia) che
hanno sognato, poi lottato perch democrazia sia! Non lo ringrazier.
Avr la mia maledizione. Proprio quella che riserver a me stessa e a
tutti i miei simili che, come me, hanno snobbato quel film di
fantascienza proiettato tanti anni fa, invece di guardarlo, discuterne il
tema ed organizzare dibattiti con i giovani intorno al suo argomento
perch i fatti che racconta non accadano mai pi!!!
Per decenni di egoismo, ho provato a costruire la mia testa,
acquisire esperienze e crescere da cittadina del mondo". Alla resa
dei conti, mi ritrovo oggi, pi propensa ad essere schiava sulla mia
terra (che farebbe bene a negarmi la cittadinanza per la mia
indifferenza), dovendo pagare per essere donna. In realt, pagher
per essere stata una intellettuale illusa, convinta che chi capisce il
mondo, vince la Storia.
Povero Piccolo Paese mio!
Perdono!

Dallinterdipendenza allinter-indipendenza

343

Credo che questi due testi facciano riflettere. Sono convinto che
questo pessimismo un pofatalista che aleggia nellamara riflessioneconfessione di Raoudha Guemara rifletta la condizione di isolamento
in cui molti democratici arabi sono costretti a vivere questa difficile
fase di transizione. Consapevoli che, data la crisi economica mondiale,
non allorizzonte alcun Piano Marshall per aiutare la Tunisia o
altri paesi arabi, si aspettano per dallEuropa quei segnali politici
capaci perlomeno di indicare una strada nuova. Segnali e scenari che
per ora non si vedono, ma che sarebbe urgente che si iniziasse a
disegnare.

Tra il nuovo e il vecchio


ISBN 978-88-548-5228-0
DOI 10.4399/978885485228010
pp. 345-347 (novembre 2012)

345

Autori
Lahcen Achy ricopre il ruolo di Senior Associate del Carnegie
Middle East Center Beirut. Ha una formazione da economista con
particolare esperienza nei campi dello sviluppo, del lavoro e del
commercio nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. Ha svolto
attivit di ricerca e insegnamento presso diverse universit, fra cui il
Moroccos National Institute of Statistics and Applied Economics e la
libera Universit di Bruxelles.
Gianluca Borzoni ricercatore presso il Dipartimento di Scienze
Sociali e delle Istituzioni dellUniversit di Cagliari. Insegna Storia
delle Relazioni Internazionali e Politica Internazionale nellArea
Mediterranea nel Corso di studi in Scienze Politiche. Tra i suoi
interessi di ricerca, la politica estera italiana e le relazioni
internazionali in ambito mediterraneo in epoca contemporanea.
Bianca Maria Carcangiu professore associato di Storia e Istituzioni
dellAfrica presso la Facolt di Scienze Politiche di Cagliari. Le sue
principali linee di ricerca sono il colonialismo, i nazionalismi africani
e le questioni transfrontaliere. Coordina il Centro di Studi Africani in
Sardegna (CSAS).
Salim Chena ha conseguito la laurea in Scienze Politiche allEcole
des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS) ed redattore
aggiunto della rivista on line Dynamiques internationales.
Assa Kadri professore di Sociologia presso lUniversit Paris8 e
direttore dellInstitut Maghreb-Europe, creato nel 1992 presso la
stessa universit con lobiettivo di promuovere linsegnamento, la
formazione e la ricerca interdisciplinare sui temi che interessano la
regione Maghreb-Europa. autore di importanti saggi sulla scuola e
llite intellettuale algerina.
Mustapha Kraem professore emerito di Storia presso lUniversit
di Tunisi. Autore di numerose pubblicazioni sulla storia della Tunisia
pre coloniale, su quella del partito comunista e dei sindacati tunisini si
interessato anche alla presenza italiana in Tunisia durante la seconda
guerra mondiale.

346

Autori

Sergio Lodde professore ordinario di Politica Economica presso il


Dipartimento di Scienze Sociali e delle Istituzioni dellUniversit di
Cagliari. I sui interessi di ricerca sono incentrati sulle tematiche dello
sviluppo, con particolare attenzione al ruolo del capitale umano e alle
dinamiche dello sviluppo locale.
Patrizia Manduchi professore associato in Storia dei Paesi Islamici
presso la Facolt di Scienze Politiche di Cagliari. la curatrice del
volume Voci del dissenso. Movimenti studenteschi, opposizione
politica e transizione democratica in Asia e in Africa, Aracne editore,
Roma 2011.
Gianni Marilotti docente di Storia e Filosofia presso il liceo L.B.
Alberti di Cagliari. Dal 1990 presidente dellAssociazione Culturale
Mediterranea e si occupa di storia mediterranea e di cooperazione allo
sviluppo. Vincitore del Premio Italo Calvino con il romanzo La
quattordicesima commensale.
Nicola Melis ricercatore di Storia e Istituzioni dellAfrica
mediterranea e del Vicino oriente presso il Dipartimento di Scienze
sociali e delle istituzioni dellUniversit degli Studi di Cagliari. I suoi
interessi di ricerca riguardano in particolare la storia della Turchia.
Grard Prvost professore di Scienze Sociali allUniversit di
Parigi 8. Dirige inoltre il Dpartement Mditerrane - Monde
maghrbin. I suoi interessi di ricerca riguardano lanalisi comparativa
delle politiche di integrazione, le migrazioni, i conflitti e la violenza
nel Maghreb.
Christian Rossi ricercatore in Storia delle Relazioni Internazionali
presso lUniversit degli Studi di Cagliari. Ha conseguito il Master of
Arts in International Relations presso la University of Kent e il
Dottorato di Ricerca in Storia, Istituzioni e Relazioni Internazionali
dellAsia e dellAfrica Moderna e Contemporanea presso lUniversit
di Cagliari. Tra i suoi interessi di ricerca lanalisi delle relazioni
internazionali nello scacchiere mediterraneo.
Maria-ngels Roque dottore di ricerca in Antropologia Sociale e
Culturale e direttrice del Departamento de Estudios de Culturas

Autori

347

Mediterraneas e della rivista Quaderns de la Mediterrnia (IEMed)


pubblicata a Barcellona.
Antonio Sassu professore ordinario di Politica Economica Europea
nellUniversit di Cagliari; gi presidente del Banco di Sardegna; gi
assessore regionale alla programmazione; i suoi interessi di studio
riguardano lo sviluppo economico e, attualmente, leconomia della
salute.
Giovanni Sistu professore associato di Geografia Politica ed
Economica presso la Facolt di Scienze Politiche dellUniversit degli
Studi di Cagliari. Fra i temi di ricerca da lui affrontati si segnalano le
politiche ambientali e lo sviluppo locale nellarea mediterranea.
Laura Tocco dottoranda in Storia e Istituzioni dellAsia e
dellAfrica con una tesi sulla societ civile turca.


Scienze matematiche e informatiche
Scienze fisiche
Scienze chimiche
Scienze della terra
Scienze biologiche
Scienze mediche
Scienze agrarie e veterinarie
Ingegneria civile e architettura
Ingegneria industriale e dellinformazione
Scienze dellantichit, filologicoletterarie e storicoartistiche
AREA

Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche

Scienze giuridiche
Scienze economiche e statistiche
Scienze politiche e sociali

Il catalogo delle pubblicazioni di Aracne editrice su


www.aracneeditrice.it

Compilato il novembre , ore :


con il sistema tipografico LATEX 2
Finito di stampare nel mese di novembre del
dalla ERMES. Servizi Editoriali Integrati S.r.l.
Ariccia (RM) via Quarto Negroni,
per conto della Aracne editrice S.r.l. di Roma