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A P R I L

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N. 4 7
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PHILIPPE
MALOUIN

MAX
LAMB
MICHEL
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Analogia
Project
Maarten
Baas
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Boudin
Nacho
Carbonell
Matteo
Cibic
Nitzan
Cohen
Formafantasma
Adam
Nathaniel
Furman
Duccio
Maria
Gambi
GamFratesi
Lanzavecchia
+Wai
Oscar
Lhermitte

Mario
Milana
Mischer
Traxler
Giacomo
Moor
Nendo
Luca
Nichetto
Oeuffice
Jonathan
Olivares
Raw
Edges
Studio
Brynjar
& Veronika
Studio
Swine
Bethan
Laura
Wood

WWW.DIOR.COM - 02 38 59 59 59

In Cover
DESIGN UNDER 40: chi sono i nuovi
nomi che lo stanno rivoluzionando
ra il 2008 quando usc un
numero de LUomo Vogue che molti hanno collezionato. Un numero interamente dedicato ad
architettura e design, con
due copertine: Rem Koolhaas e
Marc Newson. Sono passati diversi
anni e il nostro magazine non ha
mai smesso di occuparsi di quegli argomenti, ma questa volta abbiamo
deciso di affrontare il tema, che nel
mese di aprile ovviamente legato
anche allattualit del Salone del
Mobile milanese, da un punto di vista del tutto differente. Abbiamo limitato il campo: i personaggi fotografati in questo numero sono anzitutto designer (e non architetti); il
design la loro occupazione principale pur essendoci chi si definisce
anche artista, chi artigiano, chi curatore. Inoltre tutti, tassativamente,
hanno meno di 40 anni. Vincoli (piacevoli) che ci hanno permesso di calibrare il campo dazione entro il
quale operare le nostre scelte. Unaltra annotazione. Questo numero
non vuole in alcun modo sostituirsi
ai giornali di settore: non il nostro

intento. Anche se tra le firme del


giornale figurano alcuni tra i maggiori esperti di design di oggi, LUomo Vogue fa LUomo Vogue, con
uno stile unico, il nostro. Le immagini sono state realizzate da un pool
eterogeneo di fotografi, come eterogenea limpronta, il gusto di ogni
designer. A Londra, in Italia, in
Olanda, ma anche in California e a
Singapore. Uno sguardo spesso intimo sulla loro realt, sul loro essere
tutto sommato ancora upcoming, indipendenti. Eppure gi star. Basta
dare unocchiata al programma del
Fuorisalone, dove alcuni di loro firmano gli appuntamenti pi attesi.
Ne risulta una chiave di lettura del
nuovo corso di questo settore: lartigianalit e il connubio tra storia e
innovazione (come indicano molti
dei pezzi che leggerete in queste pagine). Per il servizio di copertina ci
siamo chiesti a lungo, insieme a
Marco Sammicheli che ha scritto il
testo (e al quale va un grande grazie
per averci molto aiutato con questo
numero), chi volessimo coinvolgere.
Avremmo potuto allargare il gruppo o cambiarlo, ma si tratta di una

THE COVER STYLE


In copertina. Da sinistra e in senso
orario. Michel Charlot. Philippe
Malouin. Max Lamb. Tim Simpson.
Sarah van Gameren. Per tutti: total
look Prada Fall-Winter 2016-17.
Photo by Anton Corbijn.
Fashion editor Robert Rabensteiner.

scelta personale. Per il resto questo


uno speciale volutamente senza classifiche che lascia a ogni lettore la possibilit di scoprire un mondo, e un gruppo di designer, che
sta gi (ri)creando lestetica delle
cose che ci circondano. Alan Prada

Contents
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MAARTEN BAAS
foto di Petrovsky & Ramone
testo di Max Fraser
fashion editor Analik Brouwer
BETHAN LAURA WOOD
foto di David Bailey
testo di Maria Cristina Didero
NACHO CARBONELL
foto di Inga Powilleit
testo di Max Fraser
fashion editor Tatjana Quax
MISCHERTRAXLER
foto di Julian Mullan
testo di Fabia Di Drusco
fashion editor Maximilian
Mrzinger
FORMAFANTASMA
foto di Pablo Delfos
testo di Francesco Urbano
Ragazzi
fashion editor Caroline Fuchs

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ADAM NATHANIEL FURMAN


foto di Hugo Tillman
testo di Marco Sammicheli
fashion editor Jeanie AnnanLewin
JONATHAN OLIVARES
foto di Max Montgomery
testo di Su Wu
fashion editor Ayako Yoshida
NENDO
foto di Hirohisa Nakano
testo di Takafumi Kawasaki
fashion editor Takafumi
Kawasaki
STUDIO SWINE
foto di Janneke van der Hagen
testo di Elena Bordignon
fashion editor Tamara Rothstein
OSCAR LHERMITTE
foto di Hugo Tillman
testo di Maria Grazia Meda

10

100 ANALOGIA PROJECT


foto di Andy Massaccesi
testo di Elena Bordignon
102 NITZAN COHEN
foto di Alberto Zanetti
testo di Michele Fossi
fashion editor Gaia Fraschini
106 GIACOMO MOOR
foto di Lorenzo Bringheli
testo di Marco Sammicheli
fashion editor Sarah Grittini
110 GAMFRATESI
foto di Sune Czajkowski
testo di Marco Sammicheli
112 MATTEO CIBIC
foto di Lorenzo Bringheli
testo di Anna Siccardi
fashion editor Sarah Grittini
116 LANZAVECCHIA + WAI
foto di Rebecca Toh
testo di Pia Capelli

Escale Time Zone.

Contents
118 MARIO MILANA
foto di Shayne Laverdire
testo di Anna Siccardi
fashion editor Ahnna Lee
122 RAW EDGES
foto di Janneke van der Hagen
testo di Federica Sala
fashion editor Tamara Rothstein
124 PHILIPPE MALOUIN,
GLITHERO, MAX LAMB,
MICHEL CHARLOT
foto di Anton Corbijn
testo di Marco Sammicheli
fashion editor Robert
Rabensteiner
130 LUCA NICHETTO
foto di Jrgen Ringstrand
testo di Maria Cristina Didero
132 ANTOINE BOUDIN
foto di Nathalie Tufenkjian
testo di Maria Grazia Meda
134 DUCCIO MARIA GAMBI
foto di Lorenzo Bringheli
testo di Maria Grazia Meda
fashion editor Sarah Grittini
138 OEUFFICE
foto di Scandebergs
testo di Elena Bordignon
fashion editor Sarah Grittini
142 STUDIO BRYNJAR &
VERONIKA
foto di Steven Kohlstock
testo di Francesco Urbano
Ragazzi
fashion editor Raki Fernandez

Q U A L I T Y

I S

O U R

B U S I N E S S

P L A N

Ci accontentiamo semplicemente del meglio e creiamo i migliori prodotti editoriali.


Per questo abbiamo LUomo Vogue, il mensile pi autorevole a livello internazionale,
GQ, il mensile maschile pi letto, e Wired, il brand divenuto ormai sinonimo
di innovazione e futuro. Per questo siamo leditore italiano pi seguito sui social.
Per questo ogni mese oltre 6 milioni di uomini scelgono i nostri siti.
Tradotto in una parola, Qualit. In due parole, Cond Nast.
Direttore Responsabile

FRANCA SOZZANI
Direttore Creativo LUCA STOPPINI
Vice Direttore ALAN PRADA
Editor at Large ROBERT RABENSTEINER, Special Editorial Advisor LAURA LAZZARONI
Attualit FABIA DI DRUSCO Caposervizio, EMANUELA GRIGLI Caposervizio
ROBERTA ROTTA Caposervizio
Photo Editor ALESSIA GLAVIANO, Moda GAIA FRASCHINI, SARAH GRITTINI
Reparto Artistico MARIO BAZZONI, FRANCESCA BOGGERI, COSTANZO COLOMBO REISER
Segreteria ANTONELLA AIRAGHI, SABRINA FERRACIOLI
NEW YORK: GRAZIA DANNUNZIO Special Project Editor, CHRISTINA NICASTRI Segreteria e Redazione
PARIGI: Segreteria e Redazione FRANOISE GUITTARD Responsabile Produzione, VIOLA BISIACH
Collaboratori:
JEANIE ANNAN-LEWIN, MARY-LOU BERKULIN, ELENA BORDIGNON, ANALIK BROUWER, ISABEL BUSH, PIA CAPELLI,
MARIUCCIA CASADIO, FILIPPO CASAROLI, GAIA DE VECCHI, MARIA CRISTINA DIDERO, JUSTIN FERNANDEZ, RAKI FERNANDEZ,
FRANCESCA FERRANTE, MICHELE FOSSI, MAX FRASER, CAROLINE FUCHS, ALESSANDRO GIUDICE, TAKAFUMI KAWASAKI,
STEPHANIE KHERLAKIAN, PAOLO LAVEZZARI, AHNNA LEE, MAXIMILIAN MRZINGER, MARIA GRAZIA MEDA, TATJANA QUAX,
FRANCESCO URBANO RAGAZZI, TAMARA ROTHSTEIN, MARCO SAMMICHELI, ANNA SICCARDI, SU WU, AYAKO YOSHIDA
Direttore Editoriale FRANCA SOZZANI

Divisione LUomo Vogue, GQ, Wired, AD, Traveller

Attualit
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ABOUT/LE CAVALLERIZZE
di Paolo Lavezzari
ABOUT/FONDAZIONE PLART
di Mariuccia Casadio
ABOUT/FONDAZIONE CINI
di Pia Capelli
LEISURE/XV BIENNALE
DI VENEZIA
di Pia Capelli
LEISURE/XX1T
di Elena Bordignon
ART/THE ACCIDENTAL FOLD
di Maria Grazia Meda
BEAUTY/IL NUOVO
ARMANI CODE
di Fabia Di Drusco
MOTORS/LEVANTE
di Alessandro Giudice
STYLE/MARCEL WANDERS
di Fabia Di Drusco
VIAGGIO
di Roberta Rotta
BY CITTERIO
di Emanuela Grigli
STYLE/ROCKSTUD UNTITLED
di Gaia De Vecchi
STYLE/ATTOLINI
di Francesca Ferrante
STYLE/DESIGNS ESSENTIALS
fashion editor Gaia Fraschini
foto di Toni Campo

Direttore STEFANIA VISMARA


Advertising Managers EMMELINE ELIANTONIO, NICOL CAMILLO VANNUCCINI
Marketing & Special Projects Manager TIZIANA PERGOLA
Direttore Vendite GIANCARLO ROPA
Digital Advertising: ELIA BLEI Direttore, CARLO CARRETTONI Responsabile Centri Media
Moda e Oggetti Personali: MATTIA MONDANI Direttore. Beauty: MARCO RAVASI Direttore. Grandi Mercati: ELIA BLEI Direttore,
GIOVANNI AZZIMONTI Responsabile. Piemonte, Liguria, Valle dAosta: MATTIA MONDANI Area Manager
Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia: SABRINA GRIMALDI Area Manager. Emila Romagna, Marche, Toscana,
Umbria: GIANCARLO ROPA Area Manager. Toscana, Umbria: ANTONINO ACANFORA Area Manager
Lazio e Sud Italia: ANTONELLA BASILE Area Manager. Uffici Pubblicit Estero - Parigi/Londra: ANGELA NEUMANN
New York: ALESSANDRO CREMONA. Barcellona: SILVIA FAUR. Monaco: FILIPPO LAMI
Digital Marketing: MANUELA MUZZA. Social Media: ROBERTA CIANETTI

EDIZIONI COND NAST S.p.A.


Presidente e Amministratore Delegato GIAMPAOLO GRANDI
Direttore Generale FEDELE USAI
Vicedirettore Generale DOMENICO NOCCO
Vice Presidente GIUSEPPE MONDANI, Direttore Business Development MICHELE RIDOLFO, Direttore Digital MARCO FORMENTO
Direttore Comunicazione LAURA PIVA, Direttore di Produzione BRUNO MORONA, Direttore Circulation ALBERTO CAVARA
Direttore Risorse Umane CRISTINA LIPPI, Direttore Amministrativo ORNELLA PAINI, Controller LUCA ROLDI
Direttore Tecnologie GIUSEPPE SERRECCHIA, Direttore Prodotti Digitali BARBARA CORTI, Direttore CN Studio ROBERTA LA SELVA
Direttore Creativo CN Studio CRISTINA BACCELLI, Direttore Branded Content RAFFAELLA BUDA
Sede: 20121 Milano, piazza Castello 27 - tel. 0285611 - telegr. NASTIT - fax 028055716. Padova, via degli Zabarella 113, tel. 0498455777 - fax 0498455700.
Bologna, via Carlo Farini 13, Palazzo Zambeccari, tel. 0512750147 - fax 051222099. Firenze, via Jacopo Nardi 6, tel. 0552638789 - fax 0552009540. Roma,
via C. Monteverdi 20, tel. 0684046415 - fax 068079249. Parigi/Londra, 4 place du Palais Bourbon 75007 Paris - tel. 00331-44117885 - fax 00331-45569213.
New York, 125 Park avenue suite 2511 - New York NY 10017 - tel. 212-3808236 - fax 212-7867572. Barcellona, Passeig de Grcia 8/10, 3 1a - 08007
Barcelona - tel. 0034932160161 - fax 0034933427041. Monaco di Baviera, Eierwiese 5b - 82031 Grnwald - Deutschland - tel. 0049-89-21578970 - fax
0049-89-21578973. Istanbul, Yenimahalle Tayyareci Fethi Sok. 28/7 Bakirkoy - 34142 Istanbul - Turkey - Cell. 0090-532-2614343 - email: arin@condenast.it
Redazione: 20123 MILANO - piazzale Cadorna 5 - tel. 0285611 - fax 0285613142

APRILE 2016

N. 470

About
LE CAVALLERIZZE tornano oggi
al loro originario splendore
Al Museo della Scienza di Milano
il restauro firmato da Cipelletti
www.vogue.it/l-uomo-vogue/news
isitando i monumentali,
davvero museali, spazi
delle Cavallerizze, oggi
finalmente aperte accanto al Museo della Scienza e della Tecnologia di
Milano, viene in mente quanto scriveva (profetizzava?) Calvino in Le
citt invisibili: La citt non dice il
suo passato, lo contiene come le linee duna mano, scritto negli spigoli
delle vie, nelle griglie delle finestre,
negli scorrimano delle scale, nelle
antenne dei parafulmini, nelle aste
delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature,
intagli, virgole. cos che gli ottocenteschi volumi di austriaca, equestre edificazione, recuperati dopo
infiniti anni dabbandono, bombardamenti bellici ed esponenziale de-

grado, si presentano con gli indispensabili restauri e integrazioni al


visitatore. Impostate su un percorso
lineare di circa 80 metri concepito
dallarchitetto Luca Cipelletti, autore del progetto, le alte pareti-palinsesto ripercorrono con la loro stratigrafia le vicende dellarchitettura
che diventano, negli interni sovrastati da capriate lignee, un decoro a
pi voci, una trama/ordito dinterventi cementizi, mattoni rossi, strutture dacciaio, un modernissimo impianto dilluminazione e nella parte centrale , ove ieri mancavano e
ora sono ripristinate, quattro grandi
facciate con serramenti rivestiti di
pannelli di bamb alternati a tagli
vetrati per tutta laltezza di facciata.
Pice de rsistance , sulla parete
cementizia che accompagna il per-

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corso, la essenziale decorazione lineare graffita nella superficie, forse


una citazione, di un analogo dcor
ceramico, firmato da Lucio Fontana
per un palazzo su via Senato. Ma
non solo: passeggiando lungo i vari
corpi, al visitatore piacer lasciare
scorrere lo sguardo e scoprire i tanti
giochi di rimandi e corrispondenze
geometriche che legano gli interventi alle originali architetture.
Allesterno, di contro, prevalgono i
toni pi scuri degli intonaci e dei
materiali di progetto cos scelti per
meglio legare larchitettura al contesto che accosta i volumi del monastero-museo al padiglione Ferroviario degli anni Cinquanta, alla nera
silhouette del sottomarino Enrico
Toti. Sfida bella, e vinta, questa del
recupero delle Cavallerizze che in
una citt-puzzle come Milano, costellata di tanti episodi architettonici finora scollegati fra loro, svela una
nuova tessera di un mosaico che in
questi anni si sta (ri)componendo:
cos, dopo la costruzione dellasse
che da Brera passa per le Gallerie
dItalia e la Scala per giungere al
Duomo e a Palazzo Reale; e dopo la
ricongiunzione dellIsola Garibaldi
via il Bosco Verticale e piazza Gae
Aulenti alla direttrice corso Comocorso Garibaldi, ecco il nuovo percorso Museo della Scienza e della
Tecnologia, Cavallerizze, SantAmbrogio. Ieri citt da bere, oggi Milano
da sorbire con la dovuta lentezza.
(Due vedute delle Cavallerizze. Ph.
Henrik Blomqvist) Paolo Lavezzari

BOSS 0777/S

HUGOBOSS.COM

About
Esposizione, conservazione, restauro:
la missione di FONDAZIONE PLART
Nel museo di Napoli, circa 1.800
oggetti e opere darte di plastica
www.vogue.it/l-uomo-vogue/news
nevitabilmente anche
loggi invecchia, la modernit ormai centenaria e le innovazioni
formali di arte, architettura e design appaiono crucialmente indisgiungibili
dalladozione e sperimentazione di
materiali tecnologicamente evoluti.
Si tratta di opere uniche che hanno
comportato limpiego di prodotti seriali, ready-made oggi fuori mercato.
E altrimenti di pezzi irriproducibili
o riproducibili, oggetti prototipo o
design realizzati industrialmente e
replicati in larga scala, che hanno segnato e mutato il tempo, rivoluzionato limmaginario e oggi inevitabilmente recano tracce di deterioramento. Oggetti in materiale plastico,
per esempio, come i circa 1.800 che
raccoglie la Fondazione PLART di
Napoli, una museo polifunzionale
nato nel 2008 dalla volont e dallin-

gegno dellimprenditrice collezionista Maria Pia Incutti, che in tempi


non sospetti, tra anni Settanta e Novanta, si metodicamente occupata
di acquisirli in giro per il mondo, intercettandoli pezzo dopo pezzo in
mercatini, fiere antiquarie e aste internazionali. E cos da creare una
raccolta unica nel suo genere, che
ha dato origine alla Fondazione, si
arricchita nel tempo di ulteriori
donazioni e costituisce oggi una delle pi vaste e importanti dEuropa.

Una raccolta non certo fine a se


stessa, intorno alla quale sono fiorite
e continuano a generare iniziative
diverse. Oltre allattivit espositiva,
PLART, che ha sede in un antico palazzo nobiliare e si snoda su una superficie di 1.000 mq, nei quali le opere darte contemporanea dialogano
con prototipi anni Sessanta in schiuma poliuretanica, e con oggetti in

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bakelite o gommalacca, che della


plastica documentano la storia, dalle
origini a oggi, e da quella derivata
dal petrolio a quella biocompatibile,
accoglie infatti al suo interno un laboratorio per il restauro e la caratterizzazione dei materiali polimerici.
Oltre a promuovere corsi di formazione e giornate di studio dedicati ai
temi della ricerca scientifica applicata ai Beni Culturali, che per la prima
volta si confrontano con le caratteristiche dei polimeri di sintesi, protagonisti del nostro tempo e allorigine
di artefatti eccellenti, progetti e oggetti di design che, erroneamente
considerati indistruttibili, tendono
invece e purtroppo a invecchiare, a
degradarsi, sbiadirsi, opacizzarsi persino a pochi anni di distanza dalla
loro messa in produzione, rendendo
pertanto necessario e impellente lo
studio e la messa in atto di specifiche
soluzioni. Le cause del deteriora-

mento possono essere molteplici:


fattori chimici come lossigeno, lacqua, la luce, il calore, linquinamento;
fattori biologici come microrganismi, fattori fisici o meccanici come
luso improprio o le scorrette modalit di utilizzo da parte degli artisti,
che spesso non si preoccupano della
durata delle loro creazioni oppure
non conoscono a fondo le caratteristiche chimiche dei materiali adottati. A causa dellestrema variet dei
materiali polimerici, ogni oggetto
un unicum, e pu reagire in maniera
differente agli stress ambientali. Bisogna inoltre tener presente che, nella maggior parte dei casi, un materiale sintetico un sistema costituito
da componenti diversi, in cui sono
presenti numerosi additivi. E che
linvecchiamento, come nota Michele Colucci nel suo resoconto sul tema La plastica: tesori e opere da
salvare. Progettazione di un allestimento manutentivo per le opere polimeriche, pu dipendere dalla stabilit di queste sostanze prima ancora che da quella dei polimeri. Il degrado pu essere influenzato anche
dalle impurit o dalle anomalie
strutturali formatesi durante i processi di produzione del polimero.
Una volta innescato, il deterioramento non reversibile e pu essere
solo rallentato o attenuato; quindi
per evitare interventi conservativi
che possono risultare dannosi, rischiosi e invasivi, indispensabile
progettare una conservazione preventiva e una manutenzione ordinaria che comportino un monitoraggio
delle condizioni e le procedure basilari per proteggere e allungare la vita dellopera. Ma giuste strategie

conservative sono possibili solo se i


materiali vengono esattamente identificati con opportune tecniche diagnostiche basate sullanalisi chimica
strumentale, utili per la caratterizzazione chimico-fisica e per individuare il loro grado di invecchiamento.

Sia che si tratti di oggetti emblematici, popolari e di successo, che, dai


tappeti natura di Piero Gilardi alle
multicolori composizioni-rappresentazioni con plastiche trovate di Tony
Cragg, e dai punti luce di Castiglioni
per Flos agli apparecchi radio o Tv di
Brionvega, hanno segnato il tempo.
Sia che si tratti di oggetti anonimi,
utili e inutili, pregevoli e kitsch, che,
dagli interruttori ai soprammobili ai
gadget, testimoniano i tratti e gli stili
del quotidiano nel nostro passato recente, ladozione e la stratificazione
di scelte estetiche, tecnologie e soluzioni tecniche diverse, oltre che le innovazioni della ricerca scientifica e
della produzione che sono derivate
dallimpiego di questi materiali, dai

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polimeri semi-sintetici delle origini a


quelli super-performanti dei nostri
giorni, che crescentemente aspirano
a slegare la plastica da ogni tipo di
dipendenza dal petrolio. Ogni pezzo
implica lo studio di scelte e soluzioni
ad hoc, specializzazioni e formazioni
professionali che gi si prospettano
assai utili, vieppi indispensabili e ricercate nel tempo. Non a caso, la prestigiosa rassegna Restauro, Salone
dellEconomia, della Conservazione,
delle Tecnologie e della Valorizzazione dei Beni Culturali e Ambientali,
che si svolge a Ferrara dal 6 all8
aprile e giunge questanno alla sua
XXIII edizione, si da anni fatta carico dinvestigare il rapporto tra conservazione del passato e innovazione, la sperimentazione di nuovi materiali, tecnologie e soluzioni, linterscambio fattivo tra attivit espositiva
e riflessione teorica, formazione e
confronto professionale, nonch il
dialogo e la collaborazione tra pubblico e privato. E ha invitato questanno la Fondazione PLART di
Napoli che, in quanto museo, allestir uno stand espositivo con una ricca
variegata selezione di pezzi della sua
collezione permanente, non senza
resocontare sui risultati raggiunti dal
laboratorio di restauro di recente costituzione, coordinato da Alice Hansen e Antonella Russo. Gioved 7
aprile, alle ore 15, verranno infatti
presentati anche gli atti del convegno Il futuro del contemporaneo.
Conservazione e restauro del design (Gangemi Editore), uno degli
eventi pi attesi, interessanti e internazionalmente prestigiosi del Salone.
(In queste pagine. Foto courtesy Fondazione PLART) Mariuccia Casadio

About
Un periodo di svolta, in cui gli artisti per la prima
volta disegnano anche oggetti di uso quotidiano
www.vogue.it/l-uomo-vogue/news

e Stanze del Vetro si visitano sullIsola di San


Giorgio Maggiore, nel
bacino veneziano di San
Marco, come si visita
unoasi di cultura incarnata in oggetti quasi magici. Sono le
sale nelle quali la Fondazione Giorgio Cini articola il progetto che d
loro il nome, un percorso che da una
parte celebra i maestri del vetro italiano, la storia di Venini a Murano, le
creazioni di Carlo Scarpa, e dallaltra esplora luso del vetro in Europa
con una serie di approfondimenti
inediti (come il folgorante padiglione Glass Tea House Mondrian del
giapponese Hiroshi Sugimoto). La
mostra che ha aperto a met aprile
(fino al 31 luglio) invece dedicata
alla Vienna degli anni 1900-1937, periodo fervido compreso tra gli ultimi
decenni dellImpero Austro-ungari-

co e la Prima Repubblica, e si intitola Il Vetro degli Architetti. In collaborazione con il MAK, con la curatela di Rainald Franz, e con prestiti anche da molte collezioni private,
sono esposti per la prima volta in
Italia pi di trecento pezzi tra bicchieri, calici, vasi, coppe, bomboniere, fotografie, progetti, microdisegni,
accompagnati da una documentazione fotografica che serve a rievocare le mostre che nel primo scorcio
del Novecento portarono il vetro fra
i materiali dellarte. un passaggio
della storia del gusto. la Vienna
della Finis Austriae, il periodo della
nascita di un nuovo mondo, spiega
Luca Massimo Barbero, che dellIstituto di Storia dellArte della Fondazione Cini il direttore. Se vogliamo possiamo dire che la storia
del protodesign, quando in risposta
a Klimt e a Schiele gli architetti ini-

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ziano a disegnare anche oggetti di


tutti i giorni, a partire dai bicchieri,
aprendo la strada alluso quotidiano
che oggi facciamo dei pezzi di design. I protagonisti di questa svolta
sono Adolf Loos, Josef Hoffmann,
Koloman Moser, Joseph Maria
Olbrich, Leopold Bauer, Otto
Prutscher, Oskar Strnad, Oswald
Haerdtl, che lavorano vicino alle fornaci per comprenderne a fondo il
materiale, e aprono da pionieri la
strada alla produzione vetraria moderna nel segno di una nuova collaborazione fra arte, artigianato e industria. I loro raffinatissimi oggetti
ridisegnano il mondo, dice Barbero: Un grande disegnatore e progettista come Olbrich inventa vetri
calati in strutture metalliche, dallestetica delicatissima e organica,
mentre il pi noto Hoffmann applica a questo materiale, classico e duttile al tempo stesso, la rigorosa esattezza delle linee rette, facendo di
Vienna la citt centrale per la rinascita delle arti europee. (Nelle foto.
Dallalto. Hiroshi Sugimoto, Glass
Tea House Mondrian. Il vetro finlandese nella collezione Bischofberger. Ph. Enrico Fiorese) Pia Capelli

Leisure
Alla XV BIENNALE DI VENEZIA va
in scena il participatory design
Un concetto di architettura
fondato sulle necessit umane
www.vogue.it/l-uomo-vogue/news
e il design ha un potere,
quello della sintesi.
Cos larchitetto Alejandro Aravena aveva iniziato a sedurre le folle nel
suo famoso Ted Talk di
due anni fa, cominciando a cementare il suo status di rockstar dellarchitettura socialmente impegnata. Nato
nel 1967 in una citt, Santiago del Cile, che ha dovuto fronteggiare una
crescita mostruosa cento anni fa
aveva 500mila abitanti, oggi ne conta
oltre sette milioni Aravena cura ora
una Biennale dArchitettura intitolata Reporting from the front: la sua
mostra centrale, che si dipana dai
Giardini allArsenale (28 maggio-27
novembre), include 88 studi da 37 paesi (con pi di un terzo degli architetti
under 40), mentre i 62 padiglioni nazionali occuperanno spazi in tutta Venezia. Quello italiano curato da Simone Sfriso in team con Massimo
Lepore e Raul Pantaleo di TAMassociati. Il fronte su cui si muove la
mostra di Aravena, vincitore anche

del Pritzker Prize 2016, quello


di una sfida globale: Con il giusto design, la sostenibilit sta nelluso rigoroso del buon
senso, dice lui, convinto che lavanzamento dellarchitettura non sia un
obiettivo in s, ma un mezzo per migliorare la qualit di vita delle persone, e che la prima fase di ogni progettazione debba essere fatta di osservazione e di ascolto. Questa biennale veneziana attinge infatti idee e
soluzioni dagli ambienti meno architettonici del pianeta: le favelas, gli
slums, le periferie, le zone colpite da
disastri ambientali. Dove la risorsa
principale non il denaro (che spesso
manca) bens la capacit di coinvolgere chi in quelle zone ci vive e ci vivr: il concetto di participatory design si fonda nelle necessit umane
prima che in quelle estetiche, e scioglie larchitettura (ma anche la Biennale) dalla tendenza allautoreferenzialit. Tra le questioni in campo, la
segregazione, le disuguaglianze, laccesso a strutture igienico-sanitarie, la
carenza di alloggi, la migrazione, linformalit, la criminalit, il traffico, lo
spreco, linquinamento. Dato che la
vita oscilla tra le necessit fisiche pi
essenziali e le dimensioni pi imma-

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teriali della condizione umana, ne


consegue che limpegno per migliorare la qualit dellambiente edificato
deve agire su molti fronti: dalla garanzia di standard di vita molto pratici e
concreti allinterpretazione e alla soddisfazione dei desideri umani, dal rispetto dellindividuo alla cura del bene comune, dallefficienza nellaccogliere le attivit quotidiane allespansione dei confini della civilt, dice il
curatore. Che usa come immagine
quella dellarcheologa Maria Reiche,
che Bruce Chatwin incontr nel deserto peruviano con una scala dalluminio in spalla: le serviva per sollevare il punto di vista e individuare le figure tracciate dalle linee Nazca. Laugurio di questo expanded eye
quello che la biennale fa a se stessa.
(Dallalto. Luyanda Mpahlwa DesignSpaceAfrica, ph. Wieland Gleich.
Enabling Structures, Warwick, Durban, ph. Roger Jardine) Pia Capelli

FONDAZIONE ALTAGAMMA
MASERATI
BORSA ITALIANA
LUOMO VOGUE
present

LA
2 EDIZIONE
DEL
PROGETTO
DI
MENTORSHIP
DEDICATO
ALLE
GIOVANI
IMPRESE
ITALIANE

TECHNIQUE & AESTHETIC

BELIEVING IN THE FUTURE


Lanciato lo scorso anno con successo dalla Fondazione Altagamma in collaborazione con LUomo Vogue,
Borsa Italiana e Maserati, torna ledizione 2016 di Premio Giovani Imprese - Believing in the Future. Il programma aperto a tutti i brand emergenti italiani con un fatturato minimo di 500mila euro che operano sul
mercato da non pi di 10 anni. Una giuria di esperti selezioner il miglior progetto (che sar premiato con
un percorso di mentorship ad hoc) per ognuna di queste categorie di eccellenza: moda, design, gioielleria, food & beverage, motori, htellerie, digital/innovation. Per tutte le informazioni: www.altagamma.it,
www.vogue.it/uomo-vogue. Le candidature chiuderanno il 15 giugno.
Successfully launched last year by Fondazione Altagamma in association with LUomo Vogue, Borsa Italiana
and Maserati, the Giovani Imprese - Believing in the Future Award returns in 2016. The program is opened to
all Italian emerging brands which have operated on the market for no more than ten years and generate
revenues of minimum 500,000. A jury of experts will select the best project (which will win an ad hoc
mentorship program) in each of the following categories of excellence: fashion, design, jewelry, food &
beverage, cars, hotel business, digital/innovation. Info: www.altagamma.it, www.vogue.it/uomo-vogue.
Applications cut-off date: 15 June.

FONDAZIONE
ALTAGAMMA

MASERATI

BORSA
ITALIANA

Fondazione Altagamma riunisce


dal 1992 le imprese dellalta industria culturale e creativa che
promuovono nel mondo leccellenza, lunicit e lo stile di vita
italiani. La missione accrescere la competitivit dellalta industria culturale e creativa italiana, contribuendo alla crescita
economica e sociale dellItalia.

Simbolo delleccellenza italiana,


Maserati rappresenta lassoluto opposto allordinario dellindustria automobilistica di riferimento. I modelli
della gamma Maserati sono un
connubio unico di eleganza, forza
sportiva e raffinatezza tecnica. Per
questo Maserati il partner ideale
di uniniziativa che vuole valorizzare
la bellezza, lingegno e linnovazione.

Borsa Italiana da sempre fortemente impegnata a supportare la


crescita e a valorizzare lo sviluppo
delle numerose imprese italiane.
Anche attraverso programmi dedicati, come per esempio ELITE, un
percorso unico che accompagna
le imprese piccole, spesso anche a
conduzione familiare e non quotate, verso lapertura del capitale.

QUALITY & INNOVATION

Leisure
XX1T: il megaprogetto espositivo
della Triennale di Milano
Mostre, spettacoli e workshop per
decodificare il nuovo millennio
www.vogue.it/l-uomo-vogue/news
edici sedi, 20 mostre, 30
paesi coinvolti, 22.000 mq
di superfici occupate tra
Milano e Monza. Ma anche concerti, festival, spettacoli teatrali, workshop e
convegni: un fitto programma di
eventi disseminati dalla Triennale
allHangarBicocca, dalla Fabbrica
del Vapore al Politecnico, dal MUDEC al Palazzo della Permanente.
Gi il titolo della XXI Esposizione
Internazionale della Triennale di Milano (fino al 12/9), 21st Century. Design After Design, un ottimo punto di partenza per scoprire un progetto espositivo che non ha precedenti
nella storia dellistituzione. Summa di
scrupolose indagini scientifiche, il
megaprogetto vuole fare il punto su
come si aperto il nuovo millennio
in merito allidea stessa di progettualit. Non avendo pi senso parlare di
design in senso stretto, ora questo
sviscerato in relazione a un ampissimo spettro di discipline, dallarte
allantropologia, dallarchitettura alla
sociologia. Quasi provocatorio suona
il titolo della mostra che idealmente

apre la grande rassegna: Neo Preistoria: 100 verbi, a cura di Andrea


Branzi e Kenya Hara. Scrive Branzi:
Questo secolo nuovo, cos diverso,
cos contraddittorio, deve coraggiosamente guardare il Presente pi che
il Futuro, perch adesso che si gioca
la partita pi difficile, di fronte a una
realt sempre pi complessa, dove la
politica e il progetto sembrano incapaci di proporsi come strumenti di
ordine, di programmazione o di giustizia. Design After Design significa questa discontinuit nelle pratiche
del progetto, nelle sue modalit operative, accettando il Caos non come

Tra le tante location,


anche la riapertura
straordinaria di due
padiglioni di Expo
semplice mancanza di ordine ma come partecipazione alla legge che governa luniverso degli uomini e delle
cose. La mostra, chiosa o preambolo di una costellazione di progetti

30

stratificati, ci guida lungo un percorso che parte dagli strumenti dellantica preistoria fino alle moderne nanotecnologie. Un tragitto dove 100
verbi e 100 strumenti ci accompagnano attraverso le parti spesso in
ombra della storia e del pensiero
delluomo. Forse questa una delle
conquiste fondamentali del XXI secolo: accettare lesistenza di problemi che non possono essere risolti.
(Dallalto. Zhang Xinyu, White,
School of design ECNU Shanghai,
China; Bosnia, Progetto per XX1T;
Remed, INFART Festival 2011,
Bassano del Grappa; Tunisia, Progetto per XX1T) Elena Bordignon

Art
Saskia de Brauw racconta il suo
libro THE ACCIDENTAL FOLD
Due versioni ultralimitate per
lart travelogue della modella
www.vogue.it/l-uomo-vogue/news
askia de Brauw
ha sempre fatto le
cose un po diversamente, come se
seguisse un percorso a zig zag. La
carriera di modella lha iniziata seriamente a 28 anni, quando era gi
vecchia insomma rispetto alla norma tacitamente accettata nel mondo
della moda. E come attivit extralavorativa, invece di fare del cinema o
di lanciare una linea di abbigliamento come tante sue colleghe, ecco che
pubblica dei libri dartista e si esibisce in performance molto vicine
nello spirito e nel concetto alle pratiche dellarte contemporanea. Mi
piacerebbe poter raccontare che da
piccola ero unartista e avevo la testa
piena di pensieri complessi molto artistici... invece no, ero come tutte le
bambine della mia et, e giocavo con
la Barbie, spiega abbozzando un
sorriso. La incontriamo a Parigi, dove vive attualmente, in occasione
della presentazione del suo nuovo
artist book The accidental fold,
self-published e proposto in edizione
limitata di 500 copie presso la galleria Yvon Lambert, e in una versione
ancor pi limitata di pezzi unici da
Colette. Queste sono le copie
rates, contengono degli errori.
Per esempio unimmagine stampata
male, o due foto erroneamente
sovrapposte, oppure un testo
tagliato a met. A rigor di
logica questi esemplari
sarebbero destinati al
macero, ma li ho trovati belli nella loro
imperfezione, c
una certa poesia
nella fragilit,
nellinatteso.
Parla con un

tono calmo, la grazia lenta dei gesti e


dei movimenti dettata dallingombrante pancione: Saskia allottavo
mese di gravidanza. Uno dei miei
libri preferiti che ho previsto di leggere al mio beb Harun e il mar
delle storie di Salman Rushdie.
Questa storia mi aveva talmente incantato che ho sempre pensato che
se avessi avuto un bambino lavrei
chiamato Harun... ma femmina.

Nata e cresciuta ad Amsterdam,


Saskia aveva pensato per un breve
periodo di seguire le orme dei genitori, entrambi avvocati, e di iscriversi
a giurisprudenza, trovando magari
un po di poesia anche negli aridi testi di diritto. Ha optato invece per
lAccademia delle Arti, dove ha studiato design tessile e fotografia, materie che hanno probabilmente influenzato il suo modo di lavorare e di
osservare il mondo. Le centinaia di
immagini accumulate durante i suoi
tanti viaggi alcune presentate appunto nel libro The accidental fold
sono in effetti riproduzioni di oggetti eseguite con uno scanner. Non
oggetti glamour o esteticamente accattivanti, ma frammenti di qualcosa
ormai rotto, abbandonato e irrecuperabile. Un pezzo di sandalo, dei fili

32

Immagini di oggetti
rotti, abbandonati,
irrecuperabili,
tendenti allastratto
colorati, un pettine sdentato, una
piuma di gabbiano, una carta da gioco sgualcita, resti di un passato recente che hanno attirato il suo
sguardo. Decontestualizzati e restituiti sulla carta con una nuova
texture diventano elementi misteriosi di un travelogue senza tempo.
La loro bellezza quasi astratta sottolineata dai testi che, pur non illustrandole, accompagnano ogni immagine, provocando nel lettore un
effetto straniante. Whats next
Saskia? Continuare il mio
lavoro... ma qualunque cosa faccia limportante
farlo con amore.
(Nelle foto. Immagini
e una doppia pagina del libro The
accidental fold
di Saskia de
Brauw) Maria
Grazia Meda

ADVERTORIAL SECTION

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MIL IL 12DIS AN DE 17, 201
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CRECOVERSIGN W
OF ATIVE MINI EEK
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CE USE

ALLA GUIDA DI NUOVA MINI


CABRIO, LEMOZIONE SI MOLTIPLICA
GUARDANDO ALLAMBIENTE
CIRCOSTANTE E AL CIELO APERTO.
SONO NECESSARI SOLTANTO 18
SECONDI PER APRIRE LA CAPOTE
E GODERSI IL FEELING OPEN-AIR.
DA SCOPRIRE AL FUORISALONE DI
MILANO, DOVE MINI PROTAGONISTA
CON UNINSTALLAZIONE DEDICATA
AGLI SPAZI CONDIVISI
Da sempre MINI universalmente riconosciuta per la capacit di fondere tensione alleccellenza tecnologica e attitudine giovane e creativa,
anche nella gestione degli spazi ispirati dal concetto di Creative Use
of Space. Nella Nuova MINI Cabrio, neonata della casa automobilistica, il bagagliaio (pi ampio del 25%) un vero e proprio invito a riempire di vita ed energia i viaggi, mentre la capote automatizzata con
funzione di tetto scorrevole apre labitacolo al cielo aperto in soli 18 secondi. Per respirare a pieni polmoni il mondo intorno. Loccasione ideale per scoprirla? Il Fuorisalone di Milano, con cui MINI ha un legame
speciale dal 2004. Per ledizione 2016 della settimana-evento dedicata al
design MINI ha scelto di collaborare con lo studio giapponese di architetti On Design e lo studio di ingegneria tedesco Arup: ne nato MINI
Living, un progetto dedicato alluso creativo e condiviso degli spazi.

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THE 3 STEPS OF THE CREATIVE USE OF SPACE:

VIENI A
SCOPRIRE
MINI LIVING E
LA NUOVA MINI
CABRIO DAL 12
AL 17 APRILE
IN VIA VIGEVANO
18 A MILANO

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LINDIVIDUALIT SI DEFINISCE
IN RELAZIONE ALLA COMUNIT,
GLI SPAZI SI TRASFORMANO IN
UN LABORATORIO CREATIVO E
FIORISCONO LE IDEE. IL VIVERE
PI INNOVATIVO IN CITT
RISPONDE A UN DIKTAT CHE
AL TEMPO STESSO ISPIRATIVO E
ASPIRAZIONALE: DO DISTURB

Prende il via il 12 aprile a Milano Fuorisalone 2016,


che per 5 giorni accende la citt di eventi dedicati
al design: in parallelo al Salone Internazionale del
Mobile, in scena nei padiglioni di Rho Fiera, levento
apre al pubblico il mondo di progetti, idee, innovazioni riguardanti il vivere gli spazi. La parola chiave per le proposte provenienti da tutto il mondo e
dedicate ad architettura e design? Creativit. MINI
sceglie il Fuorisalone come vetrina del suo progetto MINI Living che segue le collaborazioni degli
anni precedenti con il duo specializzato in ceramiche
Scholten & Baijings nel 2012, con il collettivo di artisti di base londinese United Visual Artists nel 2014
e con lartista e designer spagnolo Jaime Hayon nel
2015. MINI Living una speciale installazione che
mostra come il concetto di uso creativo degli spazi di
MINI possa essere tradotto nel mondo urbano, giocando con i concetti di spazi privati e spazi condivisi.
La casa del futuro un appartamento di 30 mq che
lascia ampi margini alla socialit: un sistema modulare di pareti che si aprono diventando uno spazio
di condivisione e di community. Le barriere tra sfera
privata e pubblica cadono, si moltiplicano le opportunit di vivere gli spazi: una vera e propria ridefinizione innovativa del concetto di sharing. Linvito di
MINI Living Do Disturb: nella condivisione
degli spazi nasce la risposta allanonimato di alcune realt urbane odierne. Lappartamento diventa
quartiere, la creativit si condivide e si moltiplica.

Beauty
Dichiaratamente seduttivo, il nuovo ARMANI CODE
PROFUMO lequivalente olfattivo di uno smoking
Il naso Antoine Maisondieu racconta la fragranza:
sensuale, persistente. Dedicata ai party goers
www.vogue.it/l-uomo-vogue/beauty
ra i profumi creati da
Antoine Maisondieu
ci sono parecchi Comme des Garons, tanti
Etat Libre dOrange, e
il super daring, per lepoca, Gucci Rush for Men, tutti
programmaticamente estranei ai
gusti e alle tendenze mainstream.
Eppure per il naso nato a Grasse,
nipote di Albert Camus, il profumo
pi audace che abbia mai composto (forse persino pi di Stephen
Jones per Comme des Garons)
Armani Code: Unire il massimo
della creativit con il massimo della vendibilit non stata una sfida
semplice. E infatti il lavoro sul profumo stato lunghissimo. stata la
prima fragranza Armani che ha
puntato sulla sensualit invece che
sulla freschezza che era la caratteristica identificativa di tutti i precedenti profumi del
marchio. stata anche
la fragranza che ha introdotto nella profumeria maschile luso
massiccio della fava
tonka, una nota molto
calda, che ho accostato
a diversi legni. Un accordo che oggi diventato un classico presente in molti maschili, ma che allora aveva
un unico, lontanissimo
precedente, il primo
Montana pour Homme. A rendere Armani
Code contemporaneo
invece che un omaggio
nostalgico agli anni 80
trovo sia una souplesse
particolare, in grado di
scongiurare un eccesso
di note ambrate. Au-

tore anche di Ultimate, unaltra


fragranza della franchise (in tutto 8
profumi: esaurite le edizioni limitate, oggi sul mercato ne rimangono tre), Maisondieu firma anche il
nuovo Armani Code Profumo,
che si apre con note fresche di
mandarino verde e mela verde,
per poi dare spazio al cardamomo,
ai fiori darancio, alla fava tonka
con le sue nuances tabacco, e a
una dolcezza pralinata finale.

Maisondieu, che

ha composto
anche una delle cinque fragranze
che hanno segnato il debutto di Armani/Priv,
Eau de Jade (Brief: la
colonia senza tempo che
indosserebbe Giorgio Armani), considera Armani Code e Armani Code
Profumo come dei basic
contemporanei: Uno dei
due (in alternativa, a seconda dei gusti) dovrebbe sicuramente far parte
di un guardaroba ideale
di profumi delluomo di
oggi. Accanto a Eau Sauvage (di Dior, ndr), a una
bella colonia, e a Monocle, un altro
mio profumo (per Comme des
Garons, ndr) al tempo stesso edgy
ed elegante. Pensato da Giorgio
Armani come lequivalente olfattivo del suo smoking plebiscitato dalle star di Hollywood, da Tom Cruise a Russell Crowe, a Leonardo
DiCaprio, il profumo incorpora
nel flacone un simbolico richiamo
alla fascia del pi elegante e classico degli outfit da sera. Testimonial sempre Chris Pine, volto Armani Code dalla primavera 2014.
Prima ancora che nello spot, diretto
da Seb Edwards, lo vedremo ne

40

Lultima tempesta, nelle sale dal


31 marzo. Poi sar di nuovo il capitano Kirk in Star Trek Beyond, in
uscita da noi a fine luglio, anche se

FORMULA:
nota feticcio
la fava tonka,
distintiva della serie
Armani Code.
Associata allo styrax

Testimonial
Chris Pine,
il volto di
Armani
Code. Dopo
il capitano
Kirk di Star
Trek sar il
love interest
di Wonder
Woman

forse il suo film pi atteso Wonder Woman, di Patty Jenkins,


tratto dal fumetto creato da William Moulton
Marston nel 1941. Nel
film sar Steve Trevor, il
pilota americano della
Seconda guerra mondiale oggetto del desiderio di Diana Prince/
Wonder Woman, interpretata da
Gal Gadot. (A sinistra. Armani Code Profumo. Sopra. Chris Pine nella
campagna pubblicitaria, foto Matthew Brookes) Fabia Di Drusco

Eleganza
e stile by
ASKO
Design minimalista e
performance di alto livello:
gli elettrodomestici ecosostenibili made in Svezia
ato negli anni 50 in Svezia, per
esattezza nel borgo rurale di Vara della contea di Vstra Gtaland grazie allintuizione di un giovane
agricoltore che voleva creare una lavatrice innovativa che rendesse pi semplici i lavori domestici, ASKO diventato in questi oltre 60 anni di storia un
brand mondiale leader nella produzione di apparecchiature di qualit per la
cucina, la cura della biancheria e per uso
professionale. Presente in oltre 35 paesi
(in Italia distribuito da BSD) rimane
per fedelissimo alle origini grazie al
design scandinavo pulito ed estremamente funzionale che si adatta perfettamente a ogni ambiente. A ci si aggiunge una progettazione curata nei minimi
dettagli per garantire prodotti solidi e di
grande qualit. La filosofia ASKO si basa sulloffrire la massima efficienza, intesa sia come facilit dutilizzo che come rispetto ambientale. I prodotti sono
infatti concepiti per offrire le migliori
performance e dare un aiuto concreto
pur consumando la minore quantit di
risorse possibili.

I forni Elements di ASKO sono progettati per


essere combinati in base alle esigenze di
ogni cucina: si possono disporre allineati
oppure uno sopra allaltro. Consentono di
cucinare con varie funzioni combinate con il
vapore. inoltre possibile usare solo la funzione a vapore per cuocere anche sous vide.

ADVERTORIAL SECTION

Motors
Ecco LEVANTE, il nuovo SUV di casa Maserati.
Sportivit e dinamismo con un design impeccabile
In commercio da maggio, completa la gamma
delle berline e delle sportive firmate dal Tridente
www.vogue.it/l-uomo-vogue/news

e il vero lusso costituito dal tempo che


ognuno dedica a se stesso, a Maserati riesce loperazione di renderlo
anche dinamico. Lo fa secondo sua
tradizione, ovvero preservando le
caratteristiche di sportivit che ci si
aspetta dalle sue auto senza rinunciare agli stilemi di un design assolutamente inconfondibile. Fin qui tutto sotto controllo, anche se lo scenario in cui la Casa modenese ha voluto misurarsi quello degli Sport
Utility Vehicles, terreno di conquista ricco e complicato, affollato di
marchi trasversali e player di alto lignaggio. Ma larma che il Tridente
dedica a questa nuova sfida forte,
potente e assolutamente affascinante. Si chiama Levante e, come la
Ghibli, prende il nome da un vento
mediterraneo che per, invece che
caldo e secco, fresco e pieno di
promesse. Che sembrano tutte mantenute, sia a livello estetico che tecnico. Levante Maserati al 100%. Il
concept da cui deriva quella Kubang che nel 2011 fu una delle stelle
del Salone di Francoforte aveva

gi anticipato forme muscolose e


unidea che fosse pi vicina al mondo SUV: con Levante il cerchio si
chiude e lo stile diventa marcato e
personalissimo, trasportandola al di
fuori e al di l di auto simili. La linea
appare estremamente filante nonostante abbia a che fare con unaltezza che sfiora i 170 cm. Merito di un
abitacolo che si raccoglie verso la
coda, con una finestratura pi adat-

IN FUTURO
anche un
sistema di
guida con pilota
automatico, da
attivare in autostrada
ta a una coup e un tetto che fila via
basso, reso spiovente e profilato dal
disegno del montante posteriore di
forma triangolare. Proprio la coda
merita unattenzione particolare: riesce infatti a integrare perfettamente la funzione pratica del portellone

44

con le esigenze aerodinamiche e stilistiche di una sportiva. Lo fa assottigliando labitacolo e appoggiandolo a due parafanghi piuttosto bombati e leggermente rtro, e con
questa espressione si intende il disegno classico e arrotondato delle GT
italiane degli anni 60: un insieme reso leggero e contemporaneo dalle
luci, affilate secondo la new wave
del Tridente e impreziosite dallimpiego della tecnologia Led. A bilanciare la parte opposta di una fiancata slim fit c il lungo cofano, contenitore del potente sei cilindri a V da
275 (diesel) e 430 CV (benzina): di
dimensioni generose, bombato verso la parte anteriore e attraversato
da profonde nervature che danno
personalit e grinta. Come secondo gli stilemi futuristici espressi dalla Alfieri, la magnifica coup che nel
2014 ha festeggiato i 100 anni del
Tridente la larga calandra che domina il muso affiancata da fari sottili
e vagamente minacciosi. Imprinting
di fabbrica che fa sobbalzare chiunque ne veda le forme attraverso lo
specchietto retrovisore, trasmetten-

dogli un ordine subliminale irrevocabile: fai strada! Levante, in fondo,


proprio questo: una granturismo
vera che ha fatto della duttilit di
impiego una sua prerogativa non
negoziabile, da ottenere con soluzioni tecniche e meccaniche studiate ad hoc e in grado di trasformarla, con la semplice pressione di un tasto, da dottor Jekyll
a mister Hyde. Partecipano a questa straordinaria migrazione di
ruoli il sistema di sospensioni attive pneumatiche e quello di mappatura delle funzioni dinamiche. Il
primo dei due influisce anche sul
fattore estetico, modificando la distanza da terra del corpo auto fino a 8,5 cm attraverso cinque diversi assetti, studiati in base al tipo di impiego: oltre al Normal,
Aero 1 e 2 garantiscono maggior
efficienza aerodinamica
Ampi ed ele- in autostrada come inganti gli
vece Off-Road 1 e 2, che
interni, con alzano lauto nelluso se
non propriamente fuorimateriali
stradistico, almeno in
esclusivi,
come i tes- condizioni di sterrato o
suti Levan- neve alta. A questi va
aggiunta la courtesy opte Zegna

Edition

45

tion dellEasy Entry, con Levante


che si abbassa al massimo per facilitare laccesso e le operazioni di carico. Stesso discorso vale per la scelta
della modalit di guida, che nella sicurezza della trazione integrale soddisfa i desideri di chi sta al volante
modificando la risposta dellacceleratore, la velocit di cambiata, lintervento del controllo di stabilit e
last but not least il rombo del
motore. Il tutto viaggiando nelleleganza discreta fatta di materiali e finiture deccellenza (come i preziosi
tessuti della Levante Zegna Edition) che arredano gli ampi spazi di
Levante, in continuit con il DNA
di artigianalit e accoglienza espresso da sempre da Maserati. Il tocco
in pi lha poi dato Harald Wester,
AD di Maserati, che al recente New
York Auto Show ha annunciato il
sistema di guida semi-autonoma
che a Modena stanno sviluppando
per Levante: una sorta di pilota automatico che in autostrada lascer
al SUV del Tridente il compito di allineare la propria andatura al traffico. Come dire, tecnologia al servizio della tradizione. (Nelle foto. Levante Maserati) Alessandro Giudice

Style
Gli occhiali poetici by MARCEL
WANDERS, nuova capsule di Safilo
Unidea di hidden beauty, di fuga Unoasi del relax madeto-order, allinsegna del
dalla realt: See the unseen
www.vogue.it/l-uomo-vogue/news
ive your dream, see the
unseen: la tagline di
Marcel Wanders per raccontare la sua nuovissima
capsule collection di occhiali by Safilo. Il designer olandese, trasformato da promessa del settore in overnight celebrity nel 96 dal successo della Knotted chair, continua cos a espandere
il suo mondo immaginario, fondato
sullincontro tra materiali innovativi
e recuperi stilistici da epoche ben riconoscibili. Alle collaborazioni con
Kartell, Vuitton, Baccarat, Flos, Cappellini, Moroso e Vista Alegre, tanto
per citarne qualcuna, alla sua attivit di interior designer, si aggiunge
ora appunto una linea di occhiali, da
vista e da sole, di elegante semplicit, caratterizzati da un dettaglio nascosto. La montatura di metallo, declinata allesterno in una palette di
colori decisi, royal blue, verde prato,
rosso rubino, nero e ametista, allinterno delle stanghette presenta infatti vari patterns incisi sul metallo,
invisibili allesterno e noti solo al
possessore degli occhiali. Unidea di
hidden beauty connessa, nelle parole di Wanders, con lanima e limmaginazione di chi li indossa. Un frammento di opera darte come una fuga dalla realt, ispirata da unim-

VIAGGIO
una chaise longue (sopra) il
nuovo pezzo cult che affiancher le gi iconiche creazioni di Maarten Baas, Nendo,
Patricia Urquiola - tra gli
altri - nella collezione
Objets Nomades di Louis
Vuitton, oggetti ispirati al
viaggio che celebrano lincontro tra il savoir-faire
della Maison e il design.
Progettata dallolandese
Marcel Wanders, la seduta pieghevole e facilmente trasportabile - costituita da
tre moduli indipendenti che si
incastrano come un puzzle
dando vita a tre sedute: chaise
longue, poltrona e pouf. R.R.
magine ideale del paradiso in terra,
della natura e dellamore, del futuro
e della fantasia, dei sogni e della magia. Al tempo stesso, precisa Wanders, il motivo interno diventa la
continuazione ideale di quello che si
vede nella realt attraverso le lenti,
influenzandola positivamente. Un
oggetto porte-bonheur insomma,
destinato a diventare di culto per i
fans del creativo. (Dallalto. Marcel
Wanders. Modelli della sua colle
zione per Safilo) Fabia Di Drusco

Technogym presenta Power Personal

BY CITTERIO
Performance professionali pi design dautore. Power Personal, lultimo elemento della
collezione Personal disegnata da Antonio
Citterio per Technogym che sar presentato
in occasione del Salone. Pensato specificamente per lallenamento della forza, composto da due elementi: Bench Personal,
panca regolabile per esercizi di potenziamento e tonificazione, e Rack Personal, struttura per il free weight training. Le colonne
portanti sono costituite da un monolite di
alluminio, frutto di un avanzato processo
tecnologico. Risultato: un training hi-performance con un design accattivante. E.G.

DRIVEN

by style
TRE GIOVANI PROMESSE DEL CINEMA
ITALIANO CI RACCONTANO COSA
GUIDA LE LORO SCELTE DI STILE

ADVERTORIAL SECTION

LO STILE? Per me qualcosa


di innato, assolutamente
unico e strettamente legato
alla personalit. Che si
evolve con me, perch la
rappresentazione di quello che
sono e anche delle mie radici:
leleganza e la nonchalance
inglese, con un pizzico di
eccentricit.

KATY SAUNDERS

Attrice, 31 anni, padre


britannico, madre
colombiana. Famosa per essere
stata la protagonista di Tre
metri sopra il cielo, accanto
a Riccardo Scamarcio. Ora nei
cinema in On Air - Storia di
un successo.

EDOARDO NATOLI

33 anni, romano, attore e


regista. Visto di recente ne
Il giovane favoloso in cui
interpreta Carlo Leopardi al
fianco di Elio Germano. Ha
assistito registi come Gabriele
Muccino, Paolo Virz e Luca
Guadagnino. Ha lavorato,
sempre come assistente alla
regia, sul set internazionale di
Zoolander 2. Sta lavorando
al suo primo film da regista.

UNICONA DI STILE?
Federico Fellini. Un regista
con un immaginario estetico
unico, che pi incarna quello
che io definisco il bello:
elegante, onirico, magico.
Cosa guida le mie scelte di
stile? Istinto e curiosit al
primo posto.

PAOLO BRIGUGLIA

41 anni, palermitano
trapiantato a Roma ormai da
pi di 20 anni. Si divide tra
teatro, tv, cinema. Tra i suoi
ruoli pi popolari, quello in
Basilicata coast to coast.
Tra i suoi progetti: una serie
televisiva che racconta in
modo nuovo il rapporto tra
genitori e figli.
Fashion assistant Filippo
Casaroli. Hair stylist Franco
Chessa@WM-Management.
MakeUp artist Arianna Cattarin@
WM-Management using Mac
Cosmetics. Fashion editor Sarah
Grittini. Photo by Paolo Leone.

DNA molto francese, tecnologia allavanguardia, linee innovative e raffinate. Sono i


tratti distintivi di Nuova DS 3 e Nuova DS 3 CABRIO, ultime nate di casa DS Automobiles. Riconoscibili fin dal primo sguardo, grazie al nuovo frontale DS Wings, scolpito
come una vera opera darte. In pi Nuova DS 3 e Nuova DS 3 CABRIO sono completamente personalizzabili: pi di 3 milioni di possibilit se si contano tutte le combinazioni tra tetto, carrozzeria, interni e diverse motorizzazioni disponibili. Una scelta
di stile precisa, che non rinuncia a comfort, sicurezza e tecnologia. Nel corso del 2016
verr lanciata lapp MyDS che permetter di essere sempre connessi alla propria auto;
lapplicazione consente di localizzare la propria auto parcheggiata, e durante la guida,
se la vettura equipaggiata con il New Mirror Screen, permette di dettare e ascoltare gli SMS in tutta sicurezza. Chic e funzionale, sempre. #NuovaDS3 #DrivenByStyle

UNATTITUDINE PERSONALE, che riguarda pi la sostanza


che lesteriorit, parte da dentro e si riflette nelle cose che
facciamo e in come le facciamo. Per me contano affidabilit,
coerenza, essenzialit. E amo il design funzionale: un
oggetto davvero bello sempre anche pratico.

Style
ROCKSTUD UNTITLED la nuova
collezione firmata Valentino
Dodici pezzi unisex rielaborati
secondo i codici della Maison
www.vogue.it/l-uomo-vogue/news
un tributo allimperfezione, a quel dettaglio
non finito ma che racconta comunque una
storia di lusso il nuovo progetto Rockstud
Untitled di Valentino, capsule collection di dodici capi gi iconici.
Ispirandosi alla concezione filosofica wabi-sabi, che rimanda a unestetica incompleta di perfetta imperfezione, Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli hanno ripreso i capi
base del guardaroba e ne hanno
estratto lessenza, rileggendoli con
quella raffinata accuratezza che il
linguaggio distintivo della Maison.
Rockstud Untitled una perfetta
fusione di craftsmanship e tecnologia, dodici pezzi unisex immediatamente riconoscibili da un profilo
interrotto da semplici borchie dorate. Abbiamo scomposto e riassemblato i capi trasformandoli in modo
naturale per esaltarne lanima, il
cuore, attraverso il savoir-faire Valentino, spiegano i direttori creativi. Abbiamo voluto creare una minicollezione seasonless composta

IL KINTSUGI
il punto di
partenza.
dallimperfezione
che pu nascere
qualcosa di unico
da capi essenziali che esprimono un
nuovo linguaggio sartoriale e una
visione estetica basata sullidea che
da unimperfezione possa nascere
qualcosa di unico e irripetibile. Il
punto di partenza infatti la tecnica
del Kintsugi, antica arte giapponese

usata per riparare con polvere doro (o dargento) gli oggetti in ceramica rotti per riunirne i frammenti
dandogli un aspetto nuovo attraverso preziose cicatrici: una pratica che non nasconde ma enfatizza
limperfezione e la
riconduce verso una
forma superiore di
perfezione estetica
che conserva i valori
del tempo e rende
gli oggetti unici. Nella capsule di Valentino sono le borchie a
fare da collante in
tutti i dodici elementi del guardaroba perfetto: la camicia bianca, il peacoat
blu, il trench beige, il
denim dlav, la tshirt grigia, il cappotto cammello, i pull girocollo, le
sneakers bianche, la sahariana
verde militare, la giacca in pelle e
la pochette black. Ogni singolo
capo, in bilico tra serie e unicit,
tra artigianale e industriale, non
stato solo numerato e foderato
in white canvas, ma anche custodito in un sacchetto speciale di
tela bianca. E se la capsule ha
mantenuto i toni neutri dei capi
raccontandoli con un nuovo
estro, la naturale evoluzione di
Rockstud Untitled stata sviluppata per la Fall/Winter 2016-17
nel monocolore nero, nuance che
ha ricoperto capi e accessori rifiniti da borchie in rutenio ton sur
ton. (Nelle immagini a destra. Alcuni key pieces della capsule unisex Rockstud Untitled: il trenchcoat, le sneakers, la camicia
bianca. Manichino Almax. Photos
by Toni Campo.) Gaia De Vecchi

50

Ph: baimaging.it

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Style
ATTOLINI, da tre generazioni
lossessione per lartigianato
La nostra produzione oggi
esattamente come 80 anni fa
www.vogue.it/l-uomo-vogue/news
rima di tutto quello che
facciamo unemozione, poi un business. La
genialit dellintuito
la nostra tradizione e,
come tale, sentiamo la
responsabilit di portarla avanti. Se
abbiamo unispirazione per un tessuto non stiamo l a chiederci se
vender o meno, lo produciamo e
basta. Proprio come un artista che
impugna il pennello e inizia a dar vita a quello che ha in testa. Massimiliano e Giuseppe Attolini potrebbero parlare per giorni della passione per il proprio lavoro allinterno
di unazienda storica del sartoriale
napoletano, fondata nel capoluogo
campano da nonno Vincenzo nel
1930 e sviluppata poi da pap Cesare fino agli anni 80. Fu proprio Vincenzo Attolini a instaurare il primo
rapporto con il mondo dellarte per
la creazione di un binomio che ancora oggi caratterizza fortemente
lidentit del brand. Allepoca tanti
artisti vestivano Attolini, da personaggi dello spettacolo come Tot a
pittori di fama mondiale come Luigi
Crisconio, spesso talmente legati al

nonno da concordare dei veri e


propri cambi merce: un quadro
per un abito. Una sensibilit trasmessa poi da Cesare ai suoi figli,
oggi appassionati sia di arte ottocentesca napoletana che contemporanea, tanto da sponsorizzare
eventi in tutto il mondo e da instaurare rapporti di amicizia e fiducia
con artisti emergenti e star internazionali. Vincenzo Attolini cre
quello che oggi lesatta definizione
dello stile napoletano, alleggerendo
per esempio la giacca inglese che
era rigida, pesante e dai larghi volumi, reinventandone completamente
interno ed esterno. Siamo lunica famiglia a mantenere ancora la medesima impostazione sartoriale, tanto
che la nostra produzione esattamente come ottantanni fa: ago, filo,
ditale e forbici. Centocinquanta persone che cuciono con le proprie mani, senza tagli a laser o cuciture a
macchina. Entrambi fanno da manager e da stilisti, proprio perch
sappiamo che il nostro prodotto
indissolubilmente legato alle persone che lo pensano, a una passione
viscerale che sappiamo non essere
replicabile. Scegliamo personalmente
tutti i tessuti, disegnati in esclusiva e realizzati per la maggior
parte in Inghilterra e
Scozia (il 30% in Italia, nda). Per ogni disegno di una nostra
giacca non si trovano
pi di quindici/venti
esemplari in tutto il
mondo. Attolini
oggi presente in tutte le capitali mondiali, anche attraverso
flagship store a New

52

York, Los Angeles e, ovviamente,


Napoli. Entro la fine del 2016 apriremo anche a Milano e a seguire a
Miami. La sfida per il futuro mantenere elevato il nostro standard
qualitativo. Resteremo di dimensioni contenute proprio perch questa
la nostra storia e la nostra concezione di lusso: qualit ed esclusivit
di un prodotto non facilmente reperibile, personale, unico e maniacalmente artigianale. (Nelle foto. Creazioni Attolini) Francesca Ferrante

NEXT
Negozi a
Milano e
Miami.
La sfida crescere
senza abbassare
mai il nostro
standard qualitativo

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L a p a r o l a Z A C A PA e i l l o g o a s s o c i a t i s o n o m a r c h i r e g i s t r a t i R u m C r e a t i o n & P r o d u c t s , I n c . 2 0 1 5

BEVI RESPONSABILMENTE

ROSE:
RED HEART OF

MAREMMA
La scommessa dei pionieri: credere in un territorio dalla
vocazione produttiva per nulla scontata, intuirne il potenziale,
promuovere una crescita intelligente, ponderata, organica.
Nellarco di 4 generazioni,la famiglia Cecchi ha consolidato le sue
radici nel Chianti Classico (dove gi a fine 800 le aveva piantate
Luigi Cecchi, assaggiatore professionista di vino, tra i primi
dItalia) e ne ha stabilite di nuove, superando di volta in volta
il confine della regione (con la tenuta Alzatura a Montefalco, in
Umbria) e in Toscana il confine della denominazione: nata
cos la tenuta Val delle Rose, a Poggio la Mozza, in Maremma.
Qui siamo arrivati tra i primi, ormai ventanni fa, e oggi
abbiamo 105 ettari di propriet e 75 in affitto, spiega Andrea
Cecchi (alla guida dellazienda con il fratello Cesare) a proposito
della tenuta, situata nel cuore della zona di produzione del
Morellino di Scansano. Con letichetta Val delle Rose sono in
commercio un Morellino di Scansano Docg e una Docg Riserva
(Poggio al Leone), oltre a un Vermentino (Litorale) e
a un Maremma Toscana Doc a base di Merlot (Aurelio),
presentato questanno. A quelli della mia generazione spetta la
non facile missione di togliere la polvere dal mondo del vino: noi
pensiamo che questo sia possibile solo cambiando il paradigma
del racconto e non accettando compromessi sulla qualit. Una
risoluzione ben rappresentata dalla cantina di Val delle Rose,
armoniosa struttura integrata nel paesaggio e volutamente
understated (non mai stata nostra intenzione farla firmare
da un archistar, non nel nostro stile: ci siamo invece affidati
volentieri a un team di architetti toscani) dove alla tecnologia
pi avanzata impiegata per la lavorazione delle uve la famiglia
Cecchi affianca il calore dellospitalit. Le porte della
cantina sono aperte: il prodotto passa anche dallesperienza,
e i visitatori, gi numerosi, ci danno ragione. Le particolari
caratteristiche pedoclimatiche, unite alle migliori pratiche
agronomiche, permettono la produzione di vini che sempre pi
affascinano il mercato internazionale. Il sangiovese in questo
senso rappresenta un po il passato, conclude Cecchi. Molto
interessante il ciliegiolo,vitigno pi maremmano che bolgherese,
ma di nicchia. Il futuro? Litorale e Aurelio: con questultimo ci
siamo davvero avvicinati a un nuovo modo di produrre vino.

ADVERTORIAL SECTION

VAL DELLE

Macchia mediterranea,
cereali, vigneti. Una
holiday & wine area con
un paesaggio introvabile
altrove. E uno stile di
vita wild pettinato
che piace ai veri
connoisseur.

AURELIO

95% merlot, 5% cabernet franc:


del 2013 la prima vendemmia
di Aurelio, da pochi mesi in commercio. 6.500 bottiglie in cui
racchiuso il succo di un eccellente cru aziendale. Le
uve di merlot provengono
dalla costa, dove abbiamo
ottenuto ottimi risultati
qualitativi. La minima dose
di cabernet franc serve a
potenziare la nota olfattiva.
Una grandissima espressione
territoriale, fresca, contemporanea, ideale per accompagnare piatti di cacciagione e formaggi stagionati.

Style
La ventiquattrore di vitello, le derby di capretto, lorologio
dacciaio, gli occhiali aviator. DESIGNS ESSENTIALS

DA SINISTRA. IN BASSO E IN SENSO ORARIO. CARTELLA DI VITELLO TAMPONATO A MANO, A.TESTONI. STIVALETTI TEXANI DI PELLE CON MAXIELASTICO LATERALE, GIUSEPPE ZANOTTI DESIGN HOMME. OCCHIALI DA SOLE, VERSACE EYEWEAR. DERBY IMPUNTURATE ARGENTO EFFETTO USED, SARTORI GOLD. DOPPIE FIBBIE DI BUFALO CON FONDO DI CUOIO E
CUCITURE BLAKE RAPID FLEX, FRANCESCHETTI. DERBY DI CAPRETTO INTAGLIATO A DIAMANTE, LORIBLU. OROLOGIO CON CASSA DI ACCIAIO, QUADRANTE SCHELETRATO, LANCETTE
E INDICI APPLICATI IN ORO ROSA, BRACCIALE IN ACCIAIO CON CHIUSURA DPLOYANTE AP E MOVIMENTO AUTOMATICO DI MANIFATTURA, COLLEZIONE ROYAL OAK: AUDEMARS
PIGUET. TAVOLINO IN LAMINATO PLASTICO E LEGNO LACCATO FLAMINGO DI MICHELE DE LUCCHI 1984, TAVOLINO IN LAMINATO PLASTICO E LEGNO LACCATO POLAR DI MICHELE DE LUCCHI 1984: ENTRAMBI I TAVOLINI SONO DELLA COLLEZIONE MEMPHIS MILANO - COURTESY MEMPHIS SRL. PHOTO BY TONI CAMPO. FASHION EDITOR GAIA FRASCHINI.

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R O T O N D A P E R E C C E L L E N Z A D I R AYBAN. LE TRADIZIONALI LENTI VERD I G 1 5 S I A C C O M PA G N A N O A U N A
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THE EYE OF
THE DESIGNER
Progettisti e architetti che con la loro
visione unica e riconoscibile stanno
dando unidentit forte al proprio lavoro

KATRINA HERNANDEZ & JOSHUA GREENE. Hernandez Greene uno studio di interior design con sede a New York fondato nel 2014. Dopo
aver lavorato insieme su progetti legati alla moda il duo ha deciso di lanciare il proprio studio, da subito riconosciuto per il loro sapiente uso di diversi codici, con uno stile caratterizzato da un raffinato senso del colore, texture e pattern. (hernandezgreene.com)

PER MARK. RAY-BAN CHROMANCE TM .


MONTATURA DA SOLE GLASANT,
DALLANIMA SPORTIVA SUGGERITA DAL PONTE IN FIBRA DI NYLON
E DALLE ASTE LEGGERE E SOTTILI
CON TERMINALI GOMMATI. LE INNOVATIVE LENTI DA SOLE CHROMANCE TM
SFUMATE E SPECCHIATE NON AGGIUNGONO SOLO UNA NOTA DI CLASSE, MA ANCHE CARATTERISTICHE
TECNICHE ALLAVANGUARDIA; LE
LENTI INFATTI CALIBRANO LA LUCE
IN MODO DA RENDERE LO SPETTRO
VISIBILE DEI COLORI PI CHIARO E
LUMINOSO, FILTRANO I RAGGI UV
DANNOSI ED ELIMINANO I RIFLESSI.
PER JOE. GIORGIO ARMANI - NATURAL EDITION. QUESTO ICONICO
MODELLO RACCHIUDE ELEGANZA
IMPECCABILE E DESIGN RAFFINATO.
IL FRONTALE IN CORNO NATURALE
ARRICCHITO DAI PARAOCCHI IN
NYLON NERO INIETTATO, FISSATO
ALLE ASTE CON I DISTINTIVI DOPPI
RIVETTI CHE CONFERISCONO AGLI
OCCHIALI UNIMPRONTA RTRO. LA
FORMA A MASCHERA DEL FRONTALE
REGALA ALLA MONTATURA UN APPEAL FORTE E MOLTO MASCHILE. LE
LENTI ULTRAPIATTE COMPLETANO
LESCLUSIVO DESIGN DEL FRONTALE.

MARK PROMMEL. Mark partner e design director presso Pensa, dove dirige un gruppo eterogeneo di progettisti che lavorano al
crocevia tra progettazione e invenzione. Durante i suoi oltre 17 anni di esperienza nel product design ha ricevuto numerosi
premi, privilegiando sempre la ricerca di soluzioni che migliorano la vita di tutti i giorni. (pensanyc.com; pensalabs.com)

JOE BOWERS. Con il suo studio chiamato The Well Joe opera su diversi fronti del design industriale, dalle cuffie auricolari ai mobili. Al momento il lead designer di Bellroy, occupazione che lo porta spesso a Melbourne dopo esperienze freelance come
consulente di progettazione per agenzie di New York (come Studio Dror), Portland e Salt Lake City. (joebowerswebsite.com)

PER JORGE. GIORGIO ARMANI - FRAMES OF LIFE. DALLINTERPRETAZIONE ORIGINALE E CONTEMPORANEA


DELLA TRADIZIONALE MONTATURA
SEMI-CERCHIATA, QUESTO OCCHIALE DA VISTA HA IL PROFILO IN METALLO TUBOLARE INSOLITAMENTE
POSIZIONATO NELLA PARTE INFERIORE DEL FRONTALE. IL MODELLO,
CHE ARRIVA DIRETTAMENTE DALLA
SFILATA GIORGIO ARMANI UOMO,
ESPRIME PERFETTAMENTE LO STILE
CLASSICO, MA ALLO STESSO TEMPO
MODERNO, DEL BRAND. PER CARLOS.
ALAIN MIKLI 3057. LA FORMA RETTANGOLARE DAL TAGLIO MASCHILE
DI QUESTO OCCHIALE ARRICCHITA DA UN ESCLUSIVO PROFILO IN
ACETATO CHE DELINEA LINTERO
CILIARE E LE ASTE. LA SALDATURA
DELLACETATO OTTENUTA TRAMITE FRIZIONE. LICONICA FORMA
CONVESSA DELLA PARTE SUPERIORE
CONFERISCE A QUESTO MODELLO
IL CARATTERISTICO TOCCO MIKLI.

JORGE URIAS. Nato negli Stati Uniti e cresciuto in Messico, laureatosi al Pratt Institute, Jorge il fondatore e director di JUA, un
giovane studio di architettura con uffici a Brooklyn e in Messico. I suoi progetti mirano a una profonda unione tra costruzione e sito, grazie a questa particolarit vengono spesso descritti come un incrocio tra arte e architettura. (jorgeurias.com)

CARLOS HUBER. Dopo gli studi di architettura in Messico e a Parigi, e poi in conservazione storica presso la Columbia University
a New York, Carlos ha trovato una nuova strada. Infatti al suo brand di profumi esclusivi, Arquiste, che ora si dedica anima
e corpo. Carlos collabora con alcuni tra i nasi pi famosi per recuperare le note olfattive di momenti storici. (arquiste.com)

P E R S C O T T. R AY- B A N E R I K A . C O N
L U M I N O S I T E R I F L E S S I S C I N T I L L A N T I , R AY- B A N M E T T E I N L U C E
L I N F I N I T O P O T E N Z I A L E D I R AY- B A N
E R I K A , O R A A N C H E I N U N A N U O VA
V E R S I O N E M E TA L L I C A S F U M ATA .
L A L E G G E R A S T R U T T U R A F L ATM E TA L D E L L A M O N TAT U R A M E TA L LICA A CERCHIO INTERO DI FORMA
PA N T H O S VA L O R I Z Z ATA D A L L I N C O N F O N D I B I L E P O N T E A C H I AV E E
D A L L E A S T E U LT R A S O T T I L I . P E R
D O M I N I C . S TA R K E Y E S 5 0 1 4 . Q U E STO MODELLO CON DOPPIO PONTE
E LENTI PILOT OVERSIZE PRENDE
SPUNTO DAGLI ANNI 80 E SI CONT R A D D I S T I N G U E P E R I L F R O N TA L E
R E A L I Z Z AT O I N G R AV I T Y E V O E
P E R L E A S T E I N A C E TAT O L AV O R AT E
A M A N O . L I S P I R A Z I O N E V I N TA G E
T R O VA U N C O N T R A P P U N T O I D E A L E
NELLE LENTI A SPECCHIO DI GUSTO
PI MODERNO. LA CERNIERA CON
T E C N O L O G I A B I O L I N K , I S P I R ATA
A L L A M I C R O - C L AV I C O L A U M A N A ,
G A R A N T I S C E U N A F L E S S I B I L I T A
360. PER ENRICO. PERSOL 8649S.
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CONTEMPORAN E A D E L L I C O N I C O P E R S O L 6 4 9 ,
QUESTO OCCHIALE DA SOLE IN ACETAT O E M E TA L L O C A R AT T E R I Z Z A TO DA UN NUOVO DESIGN CHE NE
MODIFICA IL PROFILO; SOTTILE E
L E G G E R A , L A M O N TAT U R A H A U N
F O C U S S U L F R O N TA L E A R R I C C H I T O D A L L A N U O VA V E R S I O N E D E L
P O N T E V I C T O R F L E X I N M E TA L L O E
A S T E I N M E TA L L O C O N I N C I S I O N I .

SCOTT HENDERSON. Dirige uno studio di design con sede a Brooklyn, dove progetta diversi tipi di prodotti per i clienti in tutto il
mondo. Noto per la sua capacit di trasformare il banale, Scott ritiene che se qualcosa ti fa sorridere diventa anche pi facile da
usare. Per lui non si tratta di privilegiare la forma o la funzione, ma di pensare alla visione generale. (scotthendersoninc.com)

DOMINIC KOZERSKI & ENRICO BONETTI. Fondato nel 2000 a New York, lo studio di design e architettura Bonetti/Kozerski guidato
dallitaliano Enrico Bonetti e dallinglese Dominic Kozerski. Lapproccio trasversale ha contribuito al successo del loro ufficio,
che oggi composto da uno staff di 18 persone e si occupa di progetti sia commerciali sia residenziali. (bonettikozerski.com)

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MARIA
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Independent curator
solo una questione di buone idee.
Idee intelligenti confezionate al meglio. Sembra facile ma non lo . Il
concetto di design oggi sempre pi
fluido. Se da una parte si sente dire
spesso come on, its just another
chair, dallaltra il termine design
sempre pi utilizzato e applicato a
diversi campi dazione, dal graphic
design al fashion design o ancora digital, territory, critical design, ma anche museum design, food design e
perfino speculative design, unaccezione del tutto astratta che priva il
termine di una funzione diretta, ma
capace di aprire la nostra mente a
nuovi fronti. Questa moltiplicazione
impaziente segnala un transfer singolare per il quale la parola design
viene immediatamente associata
allidea di progetto come ragionamento, a dire che dove c design c
un concetto, unanalisi, uno sviluppo,
e in maniera pi ampia c collaborazione, inventiva e condivisione. Al
di l delle pi variegate definizioni
del termine gi nel passato abbiamo
avuto diversi esempi di questo approccio globale e interdisciplinare

Munari nel suo Arte come mestiere sosteneva che anche linsegna
del macellaio poteva essere ripensata. Circoscrivendo queste righe al
contesto del furniture design, considerata la grande offerta a cui siamo
sottoposti, ultimamente molti credono che questo sia divenuto un mercato saturo e ormai asfittico. Altri
tra cui chi scrive sono invece convinti che ci sia luce, possibilit, scoperta e aria fresca da respirare. Al
netto degli esempi infelici che purtroppo esistono o dellaura di leggenda che accompagna (influenzandone la percezione?) il pezzo firmato dal celebrity designer, vogliamo
provare a guardare al messaggio intrinseco alloggetto o alla storia da
cui nasce? Cerchiamo di concentrarci sulla persona con la matita in mano, sulla differenza di approccio e
poi certo, ovviamente, sul risultato
ultimo. Il fermento c ed plurivalente nelle espressioni, e trovo interessante che si declini in attitudini
radicalmente dissimili ( per determinante comprendere chiaramente
ci che si guarda per non deludere le
aspettative). Basti pensare ai makers, indipendenti e svincolati dal filtro dellazienda, o alle piccole collezioni firmate dai grandi maestri che
solitamente affidano i loro disegni
alla produzione seriale (considero

Dieter Rams ed Ettore Sottsass confini della stessa geografia) o ancora


ai giochi senza frontiere delle edizioni limitate, alle ricerche tecnologiche
capaci di realizzare prodotti innovativi permettendo la sperimentazione
di processi radicalmente nuovi o inconsueti. Le piccole e grandi rivoluzioni nascono dalla volont di mettersi in discussione, di provare a fare
altro e in un altro modo, nascono
dalle persone: lattuale panorama
del design internazionale fervido,
sfaccettato e abitato da fuoriclasse
capaci di esprimere attraverso un
buon oggetto la propria storia. Mi
piace ricordare che dietro ai progetti
ci sono le persone e che le vicende
personali che muovono questi professionisti (ho scritto professionisti)
sono sempre significative e soprattutto esplicative. In un mondo in cui
leconomia caratterizzata da enormi sperequazioni, il design ha riprodotto le stesse meccaniche differenziandosi in una produzione industriale che coinvolge nuovi player in
diverse parti del mondo e una sempre pi vivace elaborazione di pezzi
unici e/o in edizioni limitate. Le
energie derivate dal sistema di queste ultime, una piattaforma dove
possibile esprimere la creativit
svincolata dalle regole che il prodotto seriale esige, possono senza dub-

bio essere considerate una risorsa


apprezzabile perch foriere di sperimentazioni molteplici sui materiali,
sulle forme, sul concept stesso dei
prodotti. E non da meno, sulla creazione di un mercato autonomo e vivace. In ogni oggetto ben disegnato
(quindi pensato), il motore progettuale purch florido e originale ha
un ruolo essenziale: inietta energia,
ispira a guardare il mondo da un altro punto di vista, mette in discussione le certezze acquisite, un antidoto al conformismo. Il design di oggi si
confronta ancora con la dicotomia
tra innovazione e tradizione, dove la
seconda trova sempre pi criticit
nel delineare i suoi confini allinterno
di una realt in cui la cultura del progetto e soprattutto la sua diffusione
e la sua accessibilit sono costrette
a combattere allarma bianca contro
la rapidit delle comunicazioni e il
costante bombardamento di immagini a cui tutti noi siamo sottoposti
quotidianamente. In netta contrapposizione con questa frenesia stiamo
assistendo a un vigoroso ritorno alle
radici che sta rimettendo in circolo
antiche tecniche e virt arcaiche di
produzione (anche manuale) tramandate di generazione in generazione da saggi artigiani. Diversi designer guardano a questo mondo per
recuperarlo e reinterpretarlo in chiave attuale, per superare gli stereotipi
storicizzati e appartenenti a un diverso periodo storico. vero: difficile
misurarsi con questo patrimonio prezioso che dovremmo considerare
per una risorsa, e non un deterrente.
La mano del designer sempre pi
necessaria, perch riconosce, sceglie,
applica e infine condivide. Condividere idee significa aggiungere significati,
essere aperti al confronto. Tutte le
buone idee nascono da buone domande e hanno la straordinaria qualit di essere trampolini di lancio: una
domanda non mai sola, sempre
multipla e molteplice. Se il design
rimane il modo migliore per guardare al nostro domani dobbiamo
continuare a porci nuove domande
piuttosto che darci inutili risposte.

rallelamente al colossale mercato internazionale dellarte contemporanea, non proprio allo stesso ritmo, ma
con molti degli stessi criteri per valutare le opere; per questo il mercato
del design da collezione ha pi tratti
in comune con il mondo dellarte che
con il collezionismo di mobili antichi.
Non un ambiente di vecchie signore con cuscini a mezzo punto e bronzi
dorati, sin dallinizio ha attirato un
pubblico pi giovane. La maggior
parte degli attuali collezionisti di design ha cominciato con larte contemporanea per poi gravitare verso questo mercato, che ha iniziato ora ad
attirare direttamente collezionisti alla loro prima esperienza o pi giovani. Design Miami/ e Design Miami/
Basel sono state istituite pi di dieci
anni fa e hanno subito contribuito a
consolidare e definire il mercato del
design da collezione con le aste Design o Design Art presso quella
che era allepoca Phillips de Pury. La
dichiarazione di missione definisce il
design da collezione come materiale
che sfoggia una ricerca estetica sulla
prospettiva funzionale; il che significa
fondamentalmente opere dotate di
bellezza, oltre che di una funzione. Fortunatamente la definizione di Design
Art stata abbandonata man mano
che aumentata la fiducia nel design
come oggetto da collezione. Non abbiamo pi bisogno dellassociazione
con la parola arte per essere presi
sul serio dal collezionismo, il mercato
ci arrivato da solo stabilendo impressionanti valori di vendita resi
pubblici attraverso le varie aste, come i 3,7 milioni di dollari dello scorso
aprile da Phillips per una chaise longue Lockheed di Marc Newson e lesclusivo tavolo di Carlo Mollino del
1948 aggiudicato da Christies per 4
milioni di dollari, per non dimenticare la straordinaria sedia di Eileen
Gray della collezione di Yves Saint
Laurent e Pierre Berg venduta per
28 milioni di dollari nel 2009. Anche
se ho appena riportato esempi di oggetti dal prezzo particolarmente elevato, in questo mercato molto dinamico ed entusiasmante i collezionisti
non devono essere necessariamente
by
miliardari per acquistare pezzi increRODMAN
dibili poich la maggioranza degli ogPRIMACK
getti appartenenti al nostro mondo
Executive Director of DesignMiami/ sono ancora alla portata dei comuni
Negli ultimi 15 anni il mercato del mortali! Poich nel mercato dellarte
design da collezione cresciuto pa- contemporanea i prezzi hanno conti-

nuato a salire vertiginosamente, molti collezionisti scoprono di poter collezionare oggetti pi numerosi e belli
nel campo del design che, malgrado
la crescita, rimane un mercato pi
piccolo e pi intimo. Ho visto chiaramente che nellambito del design da
collezione la ceramica contemporanea si nuovamente affermata, dopo
unassenza di 30 anni (o pi), come
un interessante settore del collezionismo. Il desiderio e linteresse che ho
rilevato di recente da parte di collezionisti di ogni genere, esperti e neofiti, rappresenta un cambiamento importante. La ceramica ha unimmediatezza e una qualit tattile a cui
credo che si reagisca istintivamente.
Alle nostre fiere ci sono gallerie come la Pierre Marie Giraud di Bruxelles che sono allavanguardia di questo rinnovato interesse essendo specializzate in produttori contemporanei come i giapponesi Takayuki Sakiyama e Takuro Kuwata. Altre gallerie che lavorano da tempo nella ceramica depoca, come per esempio la
newyorchese Hostler Burrows (sempre fonte di notevoli pezzi di Axel
Salto e altre importanti opere scandinave del 20 secolo) hanno avviato
ambiziosi programmi nella ceramica
scandinava contemporanea con artisti
come Kristina Riska e Maren Kloppmann. Come ogni cosa nel campo del
mercato del design da collezione, stiamo parlando di pezzi che sono unici o
prodotti in piccole edizioni limitate,
lavori in studio, prototipi o, se depoca,
esistenti in quantitativi molto ridotti.
La ceramica contemporanea non si
limita sicuramente ai servizi da tavola o al vasellame, assistiamo a usi
sempre pi ambiziosi come i pezzi da
arredamento del coreano Lee Hun
Chung, che utilizza la ceramica con
una grandezza che sfida la nostra
comprensione del materiale. Indipendentemente dalla dimensione,
penso che una delle principali attrattive per i collezionisti di ceramica sia
la visibilit della mano del produttore: sono opere chiaramente fatte a
mano e spiccatamente individuali.
Man mano che il nostro mondo continua a diventare pi digitale, fabbricato e meccanico, uniforme, elegante
e pulito in moltissimi modi meravigliosi, penso che siamo attratti proprio dalle cose che evocano la sensazione opposta: fatte a mano, limitate,
speciali, rare. Il materiale depoca

sempre stato la colonna portante del


mercato del design da collezione, in
particolare i maestri francesi degli
anni Cinquanta come Jean Prouv,
Charlotte Perriand e Jean Royre.
Questi designer hanno gettato le basi
del mercato ma il loro valore crescente ha poi spinto i collezionisti
verso designer italiani della met del
Novecento e poi scandinavi come
Hans Wegner, Brge Mogensen e
Finn Juhl. In seguito allaumento dei
prezzi sul mercato, ogni ondata ha
portato alla ribalta designer meno
conosciuti, parallelamente alla continua ricerca di novit di mercanti e
collezionisti. Adesso, comera prevedibile, stiamo assistendo a una seconda ondata di francesi, i designer della
generazione successiva a Prouv tra
la fine degli anni 50, i 60 e i 70 come
Pierre Paulin, Joseph-Andr Motte e
Pierre Guariche; sono stati tutti esposti da galleristi come Pascal Cuisinier
a Parigi e Demisch Danant a New
York, con un crescente riconoscimento, ma i prezzi sono ancora accessibili per pezzi importanti di produttori di questo calibro. C molto
da imparare con il collezionismo e
questo potrebbe essere uno degli
elementi che attira nuovi collezionisti. I galleristi, sicuramente quelli di
Design Miami/ e Design Miami/Basel, sono i pi grandi specialisti del
loro settore e per via della dimensione ancora gestibile del mercato sono
prontamente disponibili per parlare
della loro passione. Il collezionismo
non semplicemente possedere un
oggetto ma la strada per lacquisizione in molti casi tanto importante
quanto averlo effettivamente. Imparare a conoscere lintenzione dei
produttori, linnovazione, le scelte,
tutta una storia di sviluppo. Collezionisti vecchi e nuovi sono attratti non
soltanto dalla bellezza di un oggetto
ma dalla sua storia e significato, dalla conseguenza o dalla posizione
nellevoluzione di questo linguaggio
che definisce tutto ci che facciamo.
Qualcuno vede una correlazione diretta tra una poltrona originale in fibra di vetro Eames del 1950 e un
iPhone ed questo senso di concatenazione e correlazione tra gli oggetti
rari e di uso comune che contribuisce a mantenere cos vibrante il
mercato del design. Possiamo collezionare una storia che influenza la
nostra vita e i nostri gusti attuali.

by
ARIC
CHEN
Curator of Design and Architecture
at M+, Hong Kong
Quando mi sono trasferito in Cina,
nel 2008, il design era ancora un concetto nebuloso e poco capito, spesso
combinato con larte e il pi delle
volte incentrato sulla creazione di prodotti di consumo. Niente di male, naturalmente ma sintomatico del ritmo
continuo del cambiamento in Cina
malgrado il rallentamento economico
e il gelo politico attuali e della rapidit con cui la situazione si ampliata
ed evoluta. Pensate per esempio a un
recente viaggio che ho fatto a Bishan,
un villaggio rurale nella provincia di
Anhui che recentemente diventato
una sorta di meta di pellegrinaggio
per designer, artisti e intellettuali. Ero
con Chen Haoru, un architetto di
Hangzhou che sta progettando un
ostello in paese; Fan Ling, poliedrico
teorico dellarchitettura con studi a
Princeton e Harvard diventato imprenditore tecnologico che sta lavorando anchegli con il cliente di Chen
a Bishan e il giovane titolare di una
societ di venture capital che sta sostenendo la nuova start-up di web design di Fan, Tezign. Per strada, ci siamo fermati nel comune di Taiyang,
una cooperativa agricola situata in
una valle verdeggiante, dove Chen ha
costruito strutture in bamb di concezione innovativa, che spaziano da un
porcile a un padiglione per il t e a ripari per le anatre, realizzate con i suoi
studenti di architettura della vicina
China Academy of Art. In risposta alle crescenti preoccupazioni sulla sicurezza alimentare tra i cinesi, il comune
di Taiyang spedisce due volte alla settimana pacchi di frutta, verdura e carne biologiche agli abbonati urbani,
organizzando al contempo programmi di educazione in loco. A Bishan, ci
siamo uniti agli studenti darte con il
cavalletto appeso alla bicicletta alla
Librairie Avant Garde, una libreria
con una proposta estremamente varia, dai manuali di costruzione rurale
a Jorge Luis Borges, allinterno dellaltissimo cortile con decorazioni scolpite di una tradizionale casa in stile Hui.
Abbiamo preso un caff nel bar adiacente, in una struttura in terra battuta
sotto un tetto con travi di legno progettata dallarchitetto contemporaneo

Zhang Lei, e abbiamo visitato il cantiere del futuro ostello di Chen, la cui sagoma ondulata, nascosta dai bamb, si
fonder armoniosamente con il paesaggio di montagna, dando una spinta
economica allarea in rapido spopolamento senza ricorrere al turismo di
massa. In effetti, solo quattro anni dopo che la popolazione di 1,3 miliardi
di abitanti della Cina diventata prevalentemente urbana per la prima
volta nella storia, molte menti lungimiranti del paese stanno riportando
lattenzione sulla campagna. Decenni
di crescita inarrestabile hanno portato
prosperit alle citt, ma anche inquinamento, congestione e paure per il
cibo, lasciandosi alle spalle la campagna impoverita. Bishan rappresenta
sia un antidoto idilliaco sia un cambiamento di pensiero (costituisce anche
un promemoria dei limiti della Cina:
solo qualche settimana prima, i critici
culturali Ou Ning e Zuo Jing, i pi famosi intellettuali trapiantati nella regione, sono stati costretti a lasciare
Bishan per ragioni politiche). Dopo
una giornata troppo breve a Bishan,
era tempo di tornare ad Hangzhou
ma non senza fare una sosta alla
Yuhang Rong Design Library, che lo
studio cinese PINWU ha inaugurato
lanno scorso alle porte della citt.
Dopo aver visitato lenorme spazio,
pieno di libri, lacche, rame, rattan e altri campioni di artigianato locale nella
sua collezione di materiali liberamente accessibile, abbiamo preso il t con
il direttore di PINWU, Zhang Lei.
Zhang (nessun rapporto con larchitetto del caff di Bishan) ci ha raccontato delle sedie dello studio fatte di
carta di bamb e dei vasi in pura seta
grezza tenuta insieme dal suo adesivo
naturale. PINWU, che ha fatto notizia
al Salone del Mobile di Milano, promuove un ritorno allartigianato, alla
tradizione e al processo che in netto
contrasto con le prodezze della produzione di massa per cui la Cina pi
famosa. Abbiamo chiacchierato per
poco pi di unora, ma si stava facendo tardi, era tempo di andare a letto.
La mattina dopo Fan doveva svegliarsi presto per tenere un discorso a
una conferenza su design e innovazione presso la nuova sede del colosso cinese di Internet, Alibaba, progettata da Kengo Kuma. Io invece avrei
preso un aereo per tornare a Hong
Kong, con la sensazione di aver visto
un futuro diverso per il design in Cina.

MAARTEN
BAAS
by PETROVSKY & RAMONE
text by MAX FRASER
www.vogue.it/l-uomo-vogue/people-stars

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uno dei pionieri di quella generazione che ha determinato laffermarsi di


una forte identit a livello globale per il
design olandese. Di fatto un ambasciatore della Dutch Design Week di
Eindhoven dove, nei prossimi mesi, allestir unambiziosa mostra in cui si
incontrano teatro, scienza e design.
Nel 2017, il prestigioso Groninger Museum ospiter una sua personale mentre nel frattempo le sue opere in edizione limitata continuano a riscuotere un
notevole successo commerciale attraverso la Carpenters Workshop Gallery,
a Londra, Parigi e New York. Baas si
diplomato alla Design Academy di
Eindhoven nel 2002 e ha riscosso subito notevole apprezzamento con la serie
di mobili Smoke, realizzata trattando
con una fiamma mobili in legno gi esistenti, bruciacchiando e carbonizzando
le superfici per modificarne drasticamente laspetto e sfidare cos le nostre
idee preconcette sul valore degli oggetti. Questo approccio dirompente e provocatorio, sintomatico di un rifiuto della perfezione nel design, stato accolto
positivamente da musei e collezionisti
che si sono subito contesi i suoi pezzi. I
suoi lavori hanno attirato lattenzione
anche del collega Marcel Wanders, che
li ha aggiunti alla celebre collezione di
mobili olandesi di Moooi. Nel 2004, Ba-

as ha approfondito ulteriormente il
concetto in una personale alla galleria
Moss di New York, esponendo versioni
carbonizzate di classici pezzi di Charles
e Ray Eames, Gerrit Rietveld, Ettore
Sottsass e dei fratelli Campana, una
forte presa di posizione in un mondo
sempre pi ossessionato dalle creazioni
iconiche. La natura ribelle della sua
prima serie ha poi caratterizzato anche
il lavoro successivo. Il designer trentottenne continua a creare opere con lautonomia di un artista, sperimentando
liberamente dal suo studio nel sud
dellOlanda e inviando la sua produzione in tutto il mondo. Il mio studio vicino alla cittadina di s-Hertogenbosch
in una vecchia fattoria in mezzo al nulla; in passato qui cerano mucche e pecore, adesso oggetti di design!, racconta ridendo. Il novanta percento di ci
che creo passa dal mio studio, con i pezzi fatti a mano nellattiguo laboratorio
di produzione. Ci lavorano 10 persone
e vogliamo che continui a essere piccolo per evitare che diventi come una
fabbrica. Tra le collezioni prodotte qui
anche Clay furniture che Baas lanci
nel 2006 e che questo mese viene celebrata alla Galleria Rossana Orlandi di
Milano, dieci anni dopo il debutto. Realizzata in unargilla sintetica dai colori
vivaci che avvolge una struttura in metallo, la collezione volutamente spiritosa nellestetica e si contrappone ai
mobili seri e razionali molto diffusi altrove. I mobili Clay danno limpres-

sione che a farli sia stato un bambino.


Sono molto diretti, molto immediati e
anche molto personali. Lingenuit
fanciullesca di questa collezione e la
sua estetica da cartone animato sono
diventate la cifra stilistica di Baas, dominante anche nelleccentrica serie di
mobili Sculpt. Eppure, malgrado lo
stile riconoscibile, la sua produzione
variegata. Non voglio assolutamente
essere incasellato nel campo dellarte,
del design, del teatro, dichiara. Cerco
di trovare una mia piattaforma personale dove tutti questi ambiti si incontrano. I suoi clienti, che spaziano dai
collezionisti privati alle grandi aziende,
vogliono essere stupiti e pertanto gli
concedono fiducia e spazio di manovra.
Riflettendo sul proprio approccio stilistico, Baas afferma: Faccio sempre
quello che mi viene in mente. Non ho
una determinata strategia o uno stile
che cerco di mantenere. Seguo lintuito. Dice pensando ad alta voce: Per
ogni pezzo di arredamento cerco unestetica diretta e spontanea. Spesso entrano in gioco anche una vena ottimistica e un certo humour. Mi piace che
sia leggero e spesso concettuale. Al
Salone solito esporre il suo lavoro pi
sperimentale. A Milano, voglio essere
totalmente indipendente da chiunque
la mia location, niente sponsor, solo
una cosa tutta mia. In merito alla mostra NEW! NEWER! NEWEST!
stato piuttosto misterioso: ha rivelato
solo che amplier temi precedenti legati al trascorrere del tempo e alla transitoriet dei battage pubblicitari. Daltra
parte, la sorpresa e linaspettato sono i
tratti fondamentali del suo appeal.

IN QUESTA PAGINA. GIACCA DOPPIOPETTO, SALVATORE FERRAGAMO; POLO


DIOR HOMME, PANTALONI POLO RALPH
LAUREN. SCARPE BOSS. IN APERTURA.
A SINISTRA. CAMICIA E PANTALONI,
RALPH LAUREN PURPLE LABEL. SCARPE BOSS. A DESTRA. COMPLETO SALVATORE FERRAGAMO. SCARPE BOSS.
FASHION EDITOR ANALIK BROUWER.

BETHAN
LAURA
WOOD
Bethan Laura Wood una delle voci pi originali del panorama internazionale del design. una voce
che esce dal coro, parte di una sensibilit comune a poche altre figure
capaci di associare la precisione
della progettazione alla libert
espressiva che solo larte concede.
Sono vicina a coloro che navigano
in quel mondo di produzioni catalogabile come tailor-made, dice
Bethan e aggiunge: Rivisito i materiali comunemente usati per la
produzione seriale con una prospettiva diversa. Questa prospettiva
rende il suo lavoro riconoscibile,
definibile, codificabile; lintervento
della sua mano si legge chiaramente
anche quando applicato a tipologie
di oggetti differenti, dalla lampada
al coffee table. Bethan Laura Wood
a mio avviso una solista, una figura eccentrica e ottimista che ci piace
non solo ascoltare ma anche guardare. Incontrarla mette di buon
umore. Per lei la progettazione
esplosione, bufera, stravolgimento.
33 anni, inglese originaria di Shrewsbury, nel 2009 ha conseguito un
MA al Royal College of Art con tutor come Jurgen Bey e Martino
Gamper: dal primo ha imparato la
libert delle forme, soprattutto
quelle meno canoniche, e dal secondo la nitidezza di progetto. Ha una

passione particolare per Ettore Sottsass, per i patterns di Nathalie Du


Pasquier e George J. Sowden, ma
anche per il segno di Patricia Urquiola e Studio Job. Ho un buon
feeling con diversi colleghi della
mia generazione, come Maarten
Baas, Bertjan Pot e Philippe Malouin, con cui lanno scorso si anche sposata per gioco durante
un progetto al Domaine de Boisbuchet. Lispirazione che la guida? La
trova nella realt di tutti i giorni che
non si stanca di guardare con gli occhi di una bambina che ha appena
scoperto un tesoro. La trova nelle
strade che percorre, nei mercatini
che la catturano e non le fanno pi
guardare lorologio: Quando visito
una nuova citt cerco il mercato.
Potrei perdermi sui banchi di tessuti
e decorazioni artigianali. In Italia ci
passavo ore quando vivevo a Venezia. Il mio lungo soggiorno in Messico, poi, mi ha insegnato ad abbandonarmi alla folgorazione del colore, delle associazioni stravaganti e
dei patterns inediti che scaturiscono
spontaneamente in questi posti. Il
modo esuberante ed estremo, nella
migliore delle accezioni, di pensare
ai progetti fa di lei un autore unico
nel suo genere. Parlare con Bethan
rassicurante: entusiasmo, amore
per il proprio lavoro, voglia inesau-

by
DAVID
BAILEY
text by
MARIA
CRISTINA
DIDERO

ribile di assimilare il mondo l fuori.


Ossessionata dalle cromie e dalle
sagome dal sapore di antica fattura
che riesce a stravolgere e rendere
contemporanee, la Wood una presenza originale e seducente. Il suo
uno stile effervescente, si tratti della rielaborazione del semplice laminato come nella collezione Super
Fake, del vetro nella serie Totem
(nata dalla collaborazione con lartigiano Pietro Viero), di gioielli a
intarsi in legno o di ceramica come
per lultimo dei suoi progetti per lo
storico marchio Bitossi. Le fasi del
processo consistono nellacquisizione creativa del materiale e nella sua
specifica decodificazione in modo
che tutto poi possa diventare by
Bethan. E by Bethan significa
accostamenti audaci di toni a contrasto e mix dei materiali pi lontani fra loro. I suoi oggetti sono elaborati, complessi, caleidoscopici
come il suo look ho cercato di
non citare il suo aspetto ma sembra inevitabile. Truccarsi e vestirsi
per uscire di casa unoperazione
che richiede precisione e attenzione, oltre a un certo margine di tempo. La immagino attorcigliarsi con
la medesima dedizione maniacale
per ore e ore (se non giorni e settimane) su un progetto finch non
trova la soluzione migliore. La sua.

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Colori, forme, patterns: le sue ossessioni

NACHO
CARBONELL
by INGA POWILLEIT
text by MAX FRASER
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Lo spagnolo Nacho Carbonell non


mai pi tornato in patria dopo essersi
laureato alla prestigiosa Design Academy di Eindhoven, nel 2007. La scena del design olandese propizia per i
mondi sperimentali, romanzati e fantastici che crea con i suoi oggetti autoprodotti. Per Carbonell gli oggetti infatti sono organismi viventi, quasi pulsanti, che ti sorprendono con il loro
comportamento. Le forme organiche
zoomorfe delle sue creazioni funzionali hanno spesso una struttura rozza
e colorata. I mobili, per esempio, spesso presentano escrescenze simili a
bozzoli, che ricordano alveari o formicai e dove gli utilizzatori si rintanano
a riflettere sul proprio vissuto, lontano
dal ritmo caotico della vita moderna.
Abbiamo raggiunto Carbonell nel
suo studio di Eindhoven.
Max Fraser: A cosa sta lavorando attualmente?
Nacho Carbonell: Sto sviluppando dei
nuovi tappeti per unazienda che si
chiama Nodus; tappeti tessuti a mano
in cui sono integrati metalli diversi. Il
lancio lo facciamo a Milano in questi
giorni. A giugno terr una personale
allo Stedelijk Museum s-Hertogenbosch, in concomitanza con il cinquecentenario della morte dellartista surrealista medievale Jheronimus Bosch,
con cui il mio lavoro presenta affinit.
In autunno avr una mostra alla Carpenters Workshop Gallery di Parigi.
Per la maggior parte, tuttavia, lavoro

su commissione privata.
M.F.: Come descriverebbe le sue creazioni a chi non le ha mai viste?
N.C.: Direi che faccio oggetti strani!
Cerco di trovare modi per visualizzare
e comprendere gli oggetti e i prodotti
che effettivamente ci circondano. I miei
pezzi cercano di adattarsi alle nuove
esigenze e si cimentano con la narrazione di ci che accade intorno a noi e di
come gli oggetti possono percepire e
concepire cosa vogliono diventare. Crescono in modo organico nella nostra
societ in rapido mutamento.
M.F.: Tutti i suoi progetti includono
unampia variet di materiali. Come
sceglie quelli con cui lavorare?
N.C.: Ogni pezzo richiede materiali diversi. Cerco di comprendere lanima di
ogni singolo pezzo per trovare quello
giusto. Sono sempre elettrizzato quando sperimento nuovi materiali senza
conoscerli fino in fondo. Il processo di
apprendimento mi fa scoprire cose
nuove. Provo a rendere straordinario
ogni singolo progetto: non mi piace ripetermi producendo le stesse cose, ogni
pezzo mi spinge sempre ad andare oltre. Deve sempre cambiare qualcosa.
Sei una persona diversa quando fai una
cosa per la seconda volta, e quindi quella cosa deve evolversi con te.
M.F.: Pu descrivere il suo studio?
N.C.: Mi piace guardare al mio studio
come a un piccolo laboratorio con tanti
reparti diversi. Abbiamo una zona che
amiamo chiamare la stanza bagnata,

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dove sperimentiamo con i materiali che


richiedono acqua, come il calcestruzzo,
lintonaco, le colle ecc. E poi ci sono
una stanza per i prodotti chimici, unaltra dove verniciamo a spruzzo, unaltra
per i componenti elettrici Il reparto
principale dedicato al metallo, ci sono
delle saldatrici ed qui che costruiamo
i telai scheletrati e diamo forma ai corpi
dei pezzi. Tutti questi diversi materiali
concorrono a creare gli oggetti finali,
per cui importante che tutti i reparti
parlino e interagiscano tra loro.
M.F.: Anche adesso che lo studio pi
affermato realizza materialmente i suoi
pezzi?
N.C.: Sono molto coinvolto nella produzione dei pezzi. Mi piace arrivare al
mattino, indossare degli abiti sporchi e
mettermi a lavorare in officina. Il mio
approccio al lavoro molto personale,
amo essere vicino a ogni singolo aspetto del processo. Lavorare a stretto contatto con i miei assistenti: questo il
miglior modo per comunicare loro cosa
sto cercando di ottenere.
M.F.: Quali i momenti cruciali della sua
carriera?
N.C.: Linizio stato veramente importante. Subito dopo la laurea ho attirato
molta attenzione. Siamo stati molto fortunati a trovare i partner giusti Rossana Orlandi (Milano), la Galerie BSL
(Parigi) e ora la Carpenters Workshop
Gallery , sono arrivati tutti al momento pi opportuno. (Styling and produ
ction: Tatjana Quax/Studio Aandacht)

MISCHER
TRAXLER

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by JULIAN MULLAN
text by FABIA DI DRUSCO

IN
GA
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vano a 264 insetti racchiusi in altrettanti barattoli di vetro limpulso ad alzarsi


in volo, producendo un vero e proprio
paesaggio sonoro con lo sbattere delle
ali. Progettisti dellhardware oltre che
creatori manuali degli insetti, i due designer, le cui esperienze di vita e lavoro
si sovrappongono totalmente, si sono stabiliti a Vienna dopo aver frequentato lAccademia di Eindhoven.
Avevamo pensato anche a Londra,
ma Vienna infinitamente pi economica. Ne apprezziamo particolarmente
la straordinaria disponibilit di competenze artigianali ancora presenti, oltre
che lo stretto contatto con la natura
che la citt pi sostenibile del mondo,
costituita per met da spazi verdi, indubbiamente consente. La capitale austriaca anche sede del Museo di Storia Naturale, che insieme alla Tate Modern di Londra unaltra loro inesauribile fonte di ispirazione. Indifferenti
agli oggetti muti, mischertraxler sono appassionati collezionisti di materiali disparati, che raccolgono soprattutto durante le loro passeggiate in natura. Ci piacerebbe collaborare con
scienziati, biologi, coreografi, balleri-

ni, raccontano, loro che per orientarsi


nella scelta degli insetti per Curiosity
cloud si erano rivolti a una pluralit di
esperti tra entomologi e ambientalisti
per individuare le pi significative tra
specie comuni, estinte e in pericolo. A
Milano, nellambito della collettiva di
designers austriaci Back ahead, a
Villa Necchi, esporranno Equilumen, lampada che distribuisce sempre la stessa intensit di luce da due
sfere di vetro poste alle estremit di
una bacchetta: quando una viene spinta verso il basso irradia pi luce, facendo automaticamente perdere intensit
allaltra. Un gioco di dare e avere,
simbolico di quanto il perfetto equilibrio sia fragile, incostante e ponga
sempre un problema di distribuzione
ideale tra partecipanti. Abituati a impegnarsi su 3-4 progetti contemporaneamente (la complessit, lambizione, la scala delle nostre opere sono
aumentate sensibilmente, ma il modo
di lavorare rimane sostanzialmente lo
stesso, tra noi c unincessante discussione costruttiva), vorrebbero
collaborare, tra le grandi realt industriali del settore, con Flos e Vitra.

QUESTA PAGINA. IN ALTO DA SINISTRA. GIACCA, PANTALONI E CAMICIA DI SETA: TUTTO GUCCI. PARKA DSQUARED2. IN BASSO IN ENTRAMBE LE IMMAGINI. PULLOVER BOTTEVENETA. NELLA PAGINA ACCANTO. IN ALTO DA SINISTRA. GIACCA DI PELLE, PULLOVER E PANTALONI: TUTTO BOTTEGA VENETA. PULLOVER E PANTALONI, BOTTEGA VENETA. SCARCHURCHS. CAMICIA DI SETA E PANTALONI RICAMATI, GUCCI. SCARPE CHURCHS. IN BASSO DA SINISTRA. GIACCA E PANTALONI, GUCCI. SOPRABITO CUSTOM-MADE WORKWEBY PIA BAUERNBERGER, PULLOVER, PANTALONI E SCARPE: TUTTO BOTTEGA VENETA. GIACCA E PANTALONI, BOTTEGA VENETA. FASHION EDITOR MAXIMILIAN MRZINGER.

Craftmanship e
tecnologie avanzate

I loro progetti pi celebri sono caratterizzati da un rapporto molto stretto tra


loggetto finale e la sua narrazione, incluso il sistema produttivo, e da un ruolo preciso assegnato al pubblico, parte
integrante dellopera al punto che in
sua assenza questa non si anima. Vedi Collective works, un cestello di legno che cresce in dimensione e varianti
di colore con lavvicinarsi delle persone, la cui presenza viene registrata da
sensori che trasmettono un impulso alla macchina costruttrice, perfetto
esempio di quello che la trentaquattrenne Katharina Mischer e il trentacinquenne Thomas Traxler considerano produzione su interesse: Se nessuno si incuriosisce, la produzione si
ferma. Del resto, la riflessione su metodi di produzione che crescano gli
oggetti in modo organico invece che
sfornarli al ritmo della catena di montaggio una delle costanti pi interessanti del loro percorso. In Curiosity
cloud, installazione commissionata da
Perrier-Jout presentata al London
Design Festival dellanno scorso, i visitatori entravano in una stanza buia attivando cos dei sensori che trasmette-

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Si pu fare design italiano a Eindhoven? Sembra questa la domanda a


cui sono condannati i Formafantasma, coppia mista siculo-veneta e ormai da un decennio cervelli in fuga,
appunto in Olanda, ma con agenda
internazionale. Andrea Trimarchi e
Simone Farresin sembrano trovare la
loro fonte di ispirazione e ricerca in
una oculata distanza con la terra natia. A ripercorrere i loro ultimissimi
progetti troviamo per esempio la riscoperta della luce in una mostra
inaugurata a febbraio da Peep-Hole,
Giotto e larchitettura nellallestimento della sfilata Sportmax per la
P/E dellanno scorso e, sempre a Milano, ma questa volta a miart (8-10
aprile 2016), una collezione di oggetti
dedicata a Roma e allarcheologia.
Insomma, i topos della cultura italiana non mancano, ma non scadono
mai nella nostalgia o nel clich, forse
per una certa attitudine poverista
che spinge Trimarchi e Farresin a subordinare la forma del prodotto al
processo di trasformazione della materia, loro assoluta priorit. Spesso
nel nostro lavoro c una preferenza
per materiali che provengono dalla
natura e il cui processo di lavorazione non eccessivo al punto da renderli irriconoscibili. Non detto che
ci sia una continuit rispetto al tipo
di materie prime che scegliamo di
trattare, se non il loro potenziale trasformativo: abbiamo lavorato con farine e scarti agricoli per realizzare la
linea di contenitori Autarchy nel
2010, e con la lava dellEtna per la
mostra De natura fossilium alla
galleria Libby Sellers nel 2014, ci dicono i due designer. Siamo anche
interessati ai passaggi che fanno diventare le risorse naturali prodotti

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utilizzabili. Quando, per esempio,


un animale cessa di essere tale?
Quando diventa materiale e poi
merce? Domande che ci siamo posti quando abbiamo lavorato con i
pellami per Craftica, una collaborazione con Fendi che abbiamo presentato a DesignMiami/ qualche
anno fa. a questo punto che il
design da campo di ricerca pura si
fa politico. Un progetto che realizzeremo nel 2017 per un museo in
Australia si concentra sui processi
estrattivi, di raffinazione, consumo
e riciclo dei metalli. In questo caso
vogliamo capire le implicazioni economiche e sociali causate da uno
specifico metodo di produzione.
La stessa cosa si pu dire della sfilata di Sportmax, al cui allestimento il
duo ha lavorato nel 2015: Il tempo
di una passerella dura in media 15
minuti. necessario pensare criticamente a come non produrre spreco durante questi eventi, per loro
natura effimeri. Nel nostro caso abbiamo costruito sei torri di parallelepipedi in gommapiuma alte cinque metri luna e ispirate alle architetture dipinte negli affreschi di
Giotto. I materiali per realizzarle
sono stati acquistati, consegnati e ritirati il giorno stesso direttamente
dal produttore per essere poi rimessi in commercio subito dopo: pi
che di un riciclo, si trattato di una
specie di prestito retribuito. E ad
aprile, a miart, cosa ci dobbiamo
aspettare? Delta si intitola la mostra curata da Domitilla Dardi nello
stand della galleria O. Roma:
una collezione di 12 oggetti, per lo
pi lampade, che guarda allarcheologia di Roma e alla luce della citt.
Ci siamo concentrati sulle superfici,
restringendo la palette di materiali
a tre elementi: travertino, metalli e
porcellana. Un pezzo in particolare
riproduce leffetto del sole sulla
pietra dei palazzi. (In queste pagine. A sinistra. Giacca e pantaloni, Salvatore Ferragamo; camicia Marni. A
destra. Total look Prada. In apertura.
A sinistra. Soprabito e camicia, Gucci. A destra. Soprabito e camicia, Ermenegildo Zegna Couture. Fashion
assistant Mary-Lou Berkulin. Groomer Kathinka Gernant@Unspoken. Fashion editor Caroline Fuchs)

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Designer, architetto, ricercatore, docente universitario e animatore digitale: Adam Nathaniel Furman a
suo agio allArchitectural Association School of Architecture di Londra dove dirige lunit di ricerca Saturated Spaces, cos come su Instagram dove il suo account una passeggiata in un bosco narrativo, per
usare magari impropriamente le
parole di Umberto Eco. Furman un
talento che si nutre di storia. Quella
del nostro paese specialmente, dove
spesso si reca e dove ha trascorso tra
il 2014 e il 2015 presso lAccademia
Britannica di Roma il periodo di residenza ottenuto con lambito Rome
Prize for Architecture. Italia e Stati
Uniti sono due paesi che mi sembra
abbiano arricchito infinitamente il
mondo, dice Furman, con talenti
capaci di realizzare oggetti, spazi,
luoghi e strutture. Per lItalia, Ernesto Rogers, Gio Ponti, Libera, Caccia
Dominioni, Scarpa, Vaccaro, Sottsass,
Fornasetti, Moretti, Superstudio, Archizoom, Rossi, Portoghesi... e la lista
potrebbe continuare. La vicenda
professionale si impasta con le esperienze di ricerca. Il soggiorno romano diventato una collezione di ceramiche e un film-documentario,
The Roman singularity, cos come
il successivo periodo, nuovamente di
stanza a Londra, ha generato la (segue a pag. 145) (Camicia Etro. Fashion editor Jeanie Annan-Lewin)

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JONATHAN
OLIVARES
by MAX MONTGOMERY
text by SU WU
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IN QUESTA PAGINA. TOTAL LOOK


GIORGIO ARMANI. IN APERTURA. A SINISTRA. CAMICIA HUGO. A DESTRA.
TOTAL LOOK PRADA. GROOMER AMBER DREADON FOR CLOUTIER REMIX.
FASHION EDITOR AYAKO YOSHIDA.

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Ci sono almeno tanti problemi
quanti sono i designer, afferma lo
studioso e industrial designer Jonathan Olivares. Si tende solitamente a
pensare con generosit che le nostre
preoccupazioni siano disparate, cos
come i lavori che ne ricaviamo. Sono fortunato a essermi imbattuto in
alcuni problemi che a parer mio vale
la pena esplorare, dice Olivares a
proposito della sua indagine continua sui vincoli e sulle possibilit, tanto intellettuale quanto sostanziale.
Penso che la ricerca di parametri
interessanti definisca veramente il
processo di progettazione. Il suo
studio sufficientemente giovane da
essere considerato emergente, ma
anche abbastanza affermato per aver
esplorato i confini di ci che si pu
progettare, dalle esperienze interattive per Nike alle curatele, alla produzione di massa. Imparare significa
immergersi in domande in cui non ti
saresti imbattuto se non ti fossi immerso in intere altre serie di domande che alla fine ti conducono l, spiega. Il percorso personale di Olivares
ne un valido esempio. Dal punto di
vista geografico, passato dal Pratt
Institute di New York a Monaco

dove stato apprendista del designer


Konstantin Grcic a Boston, dove ha
lanciato leponimo studio nel garage
di sua madre. attraverso Grcic che
Olivares ha cominciato a scrivere per
Domus, ed grazie a un incarico per
la testata che ha conosciuto Benjamin Pardo, direttore del design di
Knoll. Anche se Olivares forse conosciuto soprattutto per la sedia in
allumino realizzata per lazienda
un guscio che avvolge il corpo, sostenuto da quattro gambe sottili il suo
primo incarico per Knoll stato un
libro: un esame tassonomico della
moderna sedia da ufficio, pubblicato
nel 2011. Nello stesso anno ha vinto il
Compasso dOro per il suo primo
prodotto, Smith, carrello su rotelle
che pu diventare tavolino/sgabello
disegnato per Danese Milano. Come
molto del lavoro di Olivares, il pezzo
contiene moltitudini deliberatamente progettate, un framework di po-

tenziali. In questo senso, riprende il


classico test dellintelligenza artificiale che riguarda i mobili: sar mai possibile che i robot riescano a vedere
possibilit invece di categorie, come
un tavolo che pu essere anche seduta se si sceglie di sedercisi sopra. In
fin dei conti il design coreografia
del quotidiano. Chiunque abbia voglia di provare a leggerlo scoprir anche un universo di cultura, afferma
Olivares. Oggi vive con la sua compagna, la gallerista Hannah Hoffman, sulle colline boscose di Silver
Lake a Los Angeles, a pochi minuti
di macchina dalle aziende che realizzano prototipi, e che testimoniano
con la loro presenza la vivacit manifatturiera della citt. Lanno scorso
Olivares ha lanciato una panca modulare con la ditta di ingegneria architettonica Zahner, trovando cos
una nuova finalit alle tecniche di
estrusione del metallo in cui si specializzata (esempi celebri di involucri
firmati Zahner sono i nastri del Petersen Automotive Museum di Los
Angeles e il reticolo che avvolge la
Cooper Union a New York). Una
piattaforma online permette agli
utenti di stabilire la lunghezza di
ogni panca, la curva e la configurazione; la tecnologia ha pi funzione
di un esercizio per superare i vincoli
che di permettere una scelta, commenta Olivares. Cita lartista Jacob
Kassay, che paragonava la sperimentazione sui processi di produzione
attuali allordinare fuori dal menu:
Si tende a pensare che il design sia
tutto creativit, che il design nasca
dalla libert, osserva Olivares.
Dalla mia esperienza, solo le regole
o i parametri lo rendono possibile.

Le mie radici di designer sono a Milano, dice in modo garbato ma sicuro


Oki Sato, fondatore dello studio internazionale di design Nendo, quando
parla della sua carriera. Nato a Toronto, in Canada, nel 1977, Oki Sato ha
studiato in Giappone prima di aprire il
suo primo ufficio nel 2002. Nendo
considerato uno degli studi di design
giapponesi di maggior successo a livello internazionale ed interessante il
fatto che non lo si possa considerare
puramente giapponese. Ma proprio
la diversit a descrivere al meglio
Sato e il suo lavoro. I suoi clienti, che
non comprendono solo aziende di interior design come Cappellini o Kartell, spaziano dal pioniere giapponese
della cosmesi Shu Uemura ai colossi
internazionali della moda come Louis
Vuitton ed Herms. Sono sempre
aperto a qualsiasi progetto interessante, forse perch non sono cresciuto in
uno studio di design particolare, analizza Sato. Se i suoi clienti sono distribuiti in tutto il mondo, lui spesso
considerato per nascita un artista ibrido canadese/giapponese. Ma pur accettando la sua particolare formazione, rifiuta con gentilezza questa semplice catalogazione. Mi sento molto
vicino allItalia. Poco dopo aver aperto
il mio primo ufficio in Giappone, ho
avuto lopportunit di allestire la mia
prima mostra privata. La cosa molto
interessante che era durante il Salone del Mobile nel 2003. Quindi per me
stato molto naturale aprire il mio secondo studio in Italia (nel 2005, ndr). Il
paese ha certamente avuto una grande influenza sullo stile del mio lavoro.
Essendo un designer autodidatta ho
dovuto imparare da zero, lavorando a
diversi progetti. Agli inizi della carriera ho lavorato molto per aziende italiane. Ho imparato a comunicare in
modo professionale e a capire e rispettare gli altri. Direi che i miei insegnanti
sono tutti coloro con cui ho collaborato. Per il Salone di questanno Sato ha
organizzato una nuova presentazione
di 50 manga chairs per la galleria
newyorchese Friedman Benda.(A sinistra. Total look Prada. A destra. Total
look Ermenegildo Zegna Couture.
Groomer Masaki Tanimori@W Tokyo.
Fashion editor Takafumi Kawasaki)

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www.vogue.it/l-uomo-vogue/people-stars

Lattine trasformate in sgabelli grazie a


una fonderia portatile; capelli combinati con una resina naturale che diventano una collezione di oggetti; clessidre
azionate da preziosissimi cristalli; calzature dal tacco vertiginoso composte da
meteoriti. Sono solo alcune delle meraviglie progettate da Studio Swine, il
duo anglo-giapponese formato dallarchitetto Azusa Murakami e dallartista
Alexander Groves. Insigniti di importanti premi tra cui lo Swarovski Designers of the Future Award e il Wallpaper* Design Awards entrambi nel 2015
e protagonisti di grandi rassegne in
musei e istituzioni, si distinguono non
solo per le originali ricerche, ma anche
per lintensa attivit di filmmakers. Parte preponderante del loro lavoro, infatti, lideazione di film che raccontano
liter progettuale delle loro produzioni.
Fin dal nome Swine lacronimo di
super wide interdisciplinary new
explorers i due rivelano unindole da
esploratori contemporanei, sovente
in viaggio per scovare materiali inediti.
Risale a un paio di anni fa limpresa di
navigare per 1.000 miglia nautiche allo
scopo di raccogliere piccoli frammenti
di plastica dalle Azzorre alle Canarie
sulla rotta del North Atlantic Gyre, le
correnti circolari oceaniche dove si
concentrano i rifiuti plastici. Lesperienza ha dato vita a Gyrecraft: oggetti
composti da plastica trasformata in un
materiale versatile che simula le superfici del corallo o il carapace delle tartarughe. Mentre per il progetto Hair highway, con piglio da antropologi hanno svolto unindagine sul commercio di
capelli nella provincia di Shandong, in
Cina: da qui un film e una serie di oggetti in stile Shanghai-dco anni 30
composti da capelli e resine. Lultima
produzione, Terraforming, li ha visti
alle prese con le atmosfere siderali dello spazio, su un fantomatico pianeta di
cristallo in una lontana galassia. Nel
film, dal vago sapore kubrickiano, scopriamo il Dune clock, un orologio-clessidra che misura il tempo grazie
a 3 milioni di piccolissimi e luminosi
cristalli. Ora sono impegnati in un progetto che ha come sede la foresta amazzonica e che prende ispirazione da una
citt costruita negli anni 30 da Henry
Ford, oggi abbandonata. Ne scaturir
una serie di oggetti realizzati con gomma, legno di palma e colla di pesce.

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IN QUESTA PAGINA. CAMICIA SAINT


LAURENT BY HEDI SLIMANE, PANTALONI
E CINTURA, BRIONI. NELLA PAGINA ACCANTO. PER AZUSA MURAKAMI. GILET
E PANTALONI, BOGLIOLI; T-SHIRT SAINT
LAURENT BY HEDI SLIMANE. CINTURA GIORGIO ARMANI, SANDALI JIMMY
CHOO. PER ALEXANDER GROVES. TOTAL
LOOK BOGLIOLI. SCARPE JIMMY CHOO.
FASHION ASSISTANT ISABEL BUSH.
HAIR STYLIST PHILIPPE THOLIMET@
STREETERS. MAKEUP ARTIST NEIL
YOUNG@PREMIER HAIR AND MAKEUP.
FASHION EDITOR TAMARA ROTHSTEIN.

photos by JANNEKE VAN DER HAGEN


text by ELENA BORDIGNON

Intendiamoci sul termine design:


laccezione attuale suggerisce una
connotazione dordine artistico che
non condivido. Torniamo piuttosto
alle origini: to design significa sem
plicemente progettare. Oscar Lher
mitte non un designer, o meglio
non solo. Il ventinovenne parigino,
residente a Londra, non ama le eti
chette. Perch scegliere tra arte, de
sign, artigianato, ricerca? Io faccio un
po di tutto, perch mi interessa la
multidisciplinariet. Il suo lavoro
spazia dalla progettazione di oggetti
allinstallazione di opere polisemi
che, fino alle performance, a cavallo
tra arte contemporanea e sperimen
tazione. Un esempio: Urban starga
zing, che potremmo definire un ge
sto di street art ispirato allastrono
mia. Gli abitanti delle metropoli
non possono pi vedere un cielo stel
lato a causa dellinquinamento lumi
noso, spiega. Con questo interven
to urbano ho voluto creare delle
nuove costellazioni nel cuore della
citt. Ecco quindi apparire nel cielo
di Londra nuovi asterismi, lucenti e
visibili a occhio nudo ben meglio
dellOrsa Maggiore. Spesso le co
stellazioni portano un nome ispirato
alla mitologia greca. Con questo la
voro ho immaginato nuove mitologie
legate alla storia di Londra, per
esempio i cavalli della guardia reale
o lultima chitarra usata da Jimi Hen
drix prima della sua morte a Notting
Hill, tradotte poi in forme geometri
che definite da una serie di punti lu
minosi. Questi brillano grazie a un
reticolato di fili di nylon e fibra ottica
che metto in sospensione fissandolo
alla punta di tre alberi. Prima di ar
rivare a questi gesti poetici, Oscar si
interessato a cose pi concrete,
quali i mobili, per poi capire che non
lo interessavano, come dimostrato
chiaramente in un suo progetto inti
tolato Louis XX1: una seduta a
forma di cubo in plexiglas riempita di
pezzi di poltrone in stile Louis XV e
Louis XVI. Ma lesercizio gli stato
utile per esplorare lannosa questio
ne di forma e funzione e riformulare
la vexata quaestio se lutile sia bello.
La funzione detta sempre la forma.
Per, a volte, la forma pu originare
nuove funzioni inattese. Nel design in
dustriale c una bellezza relativa ai
dettagli che spesso (segue a pag. 145)

il progetto lessenza del design

OSCAR
LHERMITTE
by HUGO TILLMAN
text by MARIA GRAZIA MEDA
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senza evanescente fatta di affioramenti. Lo evochiamo attraverso dettagli, trasformandolo cos in un oggetto non finito. Questa sensazione ci
stata suggerita dal fatto che il modulo degli archi si ripete come se seguisse uno schema illimitato e proteso allinfinito. Visto come affioramento sullo scalone monumentale
della boutique (nella foto) o tradotto
semplicemente come elemento plastico nelle vetrine di largo Goldoni,
abbiamo considerato limponente
palazzo come una presenza abitata. Nellarchitettura originale sono
presenti delle sculture mentre nel
nostro progetto alloggiano esili
silhouette femminili e accessori Fendi di piccole dimensioni. Moderni
cantastorie, per loro il design una
sorta di materia viva con cui creare
capitoli sempre nuovi. Il modo pi
semplice di coinvolgere lo spettatore
appassionarlo con una narrazione
che vada anche oltre loggetto in s,
oltre il suo aspetto funzionale. Ci piace che la storia delloggetto si mischi
con la memoria e il vissuto di chi lo
guarda. Le prossime storie che ci
racconteranno narrano di vestiario
romanico: ne avremo unanteprima
al miart presso la Camp Design Gallery. (Per entrambi. Total look Fendi)

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fluttua nello spazio. Da qui il passo


per importanti collaborazioni stato
breve, contando in pochi anni committenze da grandi marchi quali Herms, Bulgari, Etro e Fendi. Scelti
spesso per il loro essere concettuali
tra le loro fonti di ispirazione citano lartista dArte Povera Claudio
Parmiggiani per il suo modo di raccontare lassenza, mentre dalla parte del cinema citano Ferro 3 di Kim
Ki-duk per la visione originale dello
spazio vuoto nellarchitettura
hanno recentemente curato un progetto per Palazzo Fendi a Roma,
usando unoriginale interpretazione
del Palazzo della Civilt Italiana, la
grande opera realizzata nel 1942 al
quartiere Eur e diventata di recente
la sede della Maison. Spiegano: Lidea per raccontare in modo diverso il
Colosseo Quadrato partita da un
precedente lavoro, Storywall, del
2013. Abbiamo ripreso il concetto di
affioramento, utilizzando il linguaggio del bassorilievo. Abbiamo
giocato sulla trasformazione di
questicona molto viva nella percezione delle persone, per alterarla in
un modo n scontato n prevedibile.
Il blocco statico di travertino, quasi
banale nella sua compostezza, diventa nel nostro punto di vista una pre-

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Guardano indietro nel tempo per


raccontare, poeticamente, la loro filosofia progettuale. Non sono ossessionati dalla novit a tutti i costi, anzi,
rovistano nella storia per sfidarne,
spesso, liconografia classica. La ricerca degli Analogia Project, il duo
formato dal designer Andrea Mancuso e dallarchitetto Emilia Serra, si
potrebbe sintetizzare in poche parole: il gioco degli opposti. Diversi e
complementari per formazione e
sensibilit, Mancuso e Serra scherzano sul loro essere antitetici (uomo,
donna, alto, basso ecc.), e non temono di rivelare che molte delle loro
scelte progettuali sono state dettate
dalla nostalgia. Dopo tanti anni trascorsi in Inghilterra, ritornati in Italia
abbiamo sentito la necessit di rivolgere i nostri interessi verso le tradizioni del nostro territorio. Larcheologia che ci circonda, soprattutto a
Roma, la nostra citt di provenienza,
una presenza viva e costante nel
quotidiano di ognuno. La loro collaborazione inizia in modo informale
al Royal College of Art di Londra,
mentre il loro esordio come Analogia Project avviene nel 2011, durante
la London Design Week, dove espongono delicati ed eterei oggetti tracciati con un sottile filo di lana che

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Il regalor
pi bello che ho ricevuto fuoco lidea di fondo, che deve essere
durante la mia infanzia, allepoca in
cui vivevo con la mia famiglia in un
kibbutz, stata una confezione di
LEGO Technic, la versione per
grandi corredata di ingranaggi, motori e altri pezzi meccanici. Credo
che la mia passione per il design sia
nata l, tra quei mattoncini colorati,
con cui ho giocato per inverni interi,
racconta il designer israeliano Nitzan
Cohen, fondatore nel 2007 dellomonimo studio multidisciplinare con sede a Monaco di Baviera, apprezzato
by ALBERTO ZANETTI a livello internazionale per lapproctext by MICHELE FOSSI cio concettuale al design e una spiccata capacit di pensare out of the
box, qualit che negli anni gli sono
valse le attenzioni di clienti del calibro di BMW, Diesel e Mattiazzi. Le
sue idee, frutto di lunghi mesi di ricerca teorica, convincono per un raro
connubio di semplicit e capacit di
rompere gli schemi. Un esempio per
tutti, il Chandelier and flying curtain, un insolito lampadario che, a
comando, si trasforma in una sorta di
tenda beduina che dallalto cala attorno al tavolo che illumina, trasformando dun sol colpo latmosfera rumorosa di un ristorante affollato in
quella intima di un t nel deserto.
Non mi sono mai sentito uno stilista, racconta. Degli aspetti puramente estetici e stilistici di un oggetto, per importanti che possano essere, mi occupo solo dopo aver messo a

al contempo semplice e forte. Nelleconomia della mia pratica creativa


questa fase di ricerca, nella quale si
pensa molto ma si disegna poco,
quella che di gran lunga occupa pi
tempo. Dopo aver lavorato a Tel
Aviv come tecnico del suono e scenografo per la Tv, Cohen studia per
un anno arte, per poi iscriversi alla
rinomata Design Academy di Eindhoven. Seguono sei anni passati nello studio di Konstantin Grcic a Monaco. Venivo da una scuola famosa
per lapproccio teorico, quasi filosofico, al design, e quando lessi Designer industriale sulla porta del suo
ufficio fui assalito dal dubbio di essere finito nel posto sbagliato. Col tempo ho capito che per Grcic quella parola aveva il sapore della sfida: la
progettazione di un oggetto destinato alla produzione in serie rappresenta infatti un complesso puzzle di
difficolt di ordine pratico, economico ed estetico, la cui risoluzione richiede non solo competenze nei settori pi svariati, ma anche molta pi
creativit e fantasia di quanto credessi inizialmente. Con mia sorpresa,
quella sfida fin con lappassionare
anche me. Dopo aver insegnato negli atenei di Stoccarda, Ginevra e Saarbrcken, Cohen ricopre da
questanno una carica di professore
allUniversit di Bolzano. I miei studenti mi chiedono spesso di assegna-

IN QUESTA PAGINA. GIACCA COSTUME


NATIONAL, CAMICIA BRIONI, PANTALONI JACOB COHN. STIVALETTI AYZIT
BOSTAN IN COLLABORATION WITH
SELVE. NELLA PAGINA ACCANTO. GIACCA DI PELLE BRIONI, T-SHIRT JACOB
COHN. IN APERTURA. GIACCA TAGLIATORE, PANTALONI JACOB COHN.
FASHION EDITOR GAIA FRASCHINI.

re loro compiti a casa. Si stupiscono


quando rispondo che preferisco che
siano loro, se lo desiderano, a darsi
dei compiti. Non vi niente di pi
importante per un designer interes-

sato a intercettare il nuovo che imparare a formulare domande, piuttosto che limitarsi a cercare risposte a
problemi esistenti. In unepoca dominata dalla tecnologia al designer

vengono ormai richiesti quasi solo


interventi superficiali, limitati alla
gradevolezza estetica delloggetto e
del suo packaging. Ci si dimentica
che il designer, per sua natura figura

interdisciplinare, al crocevia tra estetica, tecnologia e addirittura psicologia, potrebbe dare un contributo importante ad aziende, e persino ai
governi, nel (segue a pag. 145)

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Quella di Giacomo Moor una bella


storia milanese nella migliore tradizione del design italiano. Liceo classico, una laurea al Politecnico, lapprendistato in una bottega artigiana,
la scommessa di provare a farcela
con le proprie gambe sono le tappe
di un percorso che lo hanno portato
ad avere uno studio laboratorio di
tutto rispetto e un parco clienti che
include aziende, gallerie, architetti e
singoli privati. Moor, classe 1981,
piuttosto lontano dalla dimensione
politica e sociale che certo design
contemporaneo sta abbracciando. A
lui stanno a cuore la professione e il
prodotto. Tuttavia questo non significa assenza di afflato sociale ed etica
del lavoro. Nella quotidianit professionale di Moor ci sono la mediazione e ladattamento tra le parti. Sebbene la scala del suo confronto sia la
ristretta comunit di clienti e imprese, il suo design carico di significati
perch rispetta, integra e sviluppa la
grande scuola brianzola del legno. A
questo aspetto aggiunge un elemento fondamentale come la cura per la
sostenibilit ambientale che riesce a
rispettare con sicurezza data la dimensione dei suoi progetti. Il mio
rapporto con la Brianza, che navigo
in lungo e in largo ormai da un po di
anni, gli artigiani di questa zona, le
piccole, medie e grandi imprese che
frequento mi hanno insegnato molto
su come effettivamente funzioni il
tessuto industriale del design. Molti
di questi personaggi sono diventati
amici e sono le loro storie e dinamiche ad affascinarmi pi di ogni altra
cosa. Inoltre, lattenzione allambiente un aspetto che dovrebbe essere
implicito nellapproccio progettuale
di ogni designer. Nel mio caso questa
urgenza va considerata con ancora
pi attenzione, seguendo internamente anche il processo produttivo.
Il ciclo di vita del prodotto, la sua
eventuale dismissione, luso di particolari vernici e colle per me sono temi fondamentali e imprescindibili.
Il legno il materiale delezione di
Moor e in occasione della Design
Week milanese presenter nuovi
progetti tra cui una scatola di attrezzi
da falegnameria che ha chiamato
Kit del legnam. Il mio rapporto
con materiali e tecniche strettamente legato alle possibilit che progetto e committenza mi offrono. Il

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GIACOMO
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IN QUESTA PAGINA. SOPRABITO, CAMICIA E PANTALONI: TUTTO GIORGIO


ARMANI; GIACCA DOPPIOPETTO, ERMENEGILDO ZEGNA COUTURE. NELLA PAGINA ACCANTO. MAGLIA ERMENEGILDO
ZEGNA COUTURE. IN APERTURA. TOTAL
LOOK GIORGIO ARMANI. FASHION ASSISTANT FILIPPO CASAROLI. GROOMER
FRANCO
CHESSA@WM-MANAGEMENT.
FASHION EDITOR SARAH GRITTINI.

momento di studio di una serie limitata o di un pezzo unico quasi sempre una sfida con me stesso per
escludere a priori dal campo di azione ci che so gi fare e ci che ho gi
usato. Cos la fibra di bamb, pi stabile del legno ma lavorabile nello
stesso modo, diventata punto di
partenza della collezione Palafitte
(presentata lo scorso anno a New
York durante Collective, poi alla galleria Bensimon di Parigi e allo Spazio Pontaccio di Milano). La lavorazione al tornio, nonch la sua complessit, lontana fino a ieri dalle mie
competenze, diventata proprio per
questo una strada da praticare. La
curvatura del massello a vapore sar
invece la mia prossima sfida. Molto
spesso questa indagine personale,
conclude Moor, testata su lavori
sperimentali entra in modo quasi
naturale nel lavoro di ogni giorno.

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GamFratesi un duo italo-danese


composto da Stine Gam ed Enrico
Fratesi. Si conoscono in Italia alla facolt di architettura di Ferrara. Da
quel momento casa, studio e lavoro
diventano ununica dimensione. Lo
studio diventato una realt professionale nel 2006 e gi lanno successivo due competizioni internazionali
indette rispettivamente da storiche
aziende del made in Italy, DePadova,
e del made in Denmark, Erik Joergensen, li decretano come talenti sui
quali scommettere. La sintonia professionale di GamFratesi questanno
festeggia dieci anni e il respiro europeo del loro lavoro conta collaborazioni con aziende tedesche, francesi
oltre che italiane e danesi. La scala
dei progetti parte dalloggetto, passa
per larredo e tocca tanto gli interni
quanto gli allestimenti. Noti i loro
progetti presso fiere internazionali in
Cina e in Svezia. In Giappone il legame con Herms per la realizzazione
delle vetrine dei negozi pi importanti ha consentito loro notevole risonanza. Lestrema capacit di essere
un ponte tra due culture del progetto
gli valsa per il secondo anno consecutivo la regia di Mindcraft, la mostra che in occasione della design week porta il meglio della scena danese
a Milano. Saranno al Circolo Filologico e con loro porteranno Cecilie
Manz, Henrik Vibskov e altri giovani
talenti. Nel 2015 hanno ricevuto il
Finn Juhl prize/Wilhelm Hansen
Fonden, riconoscimento tra i pi importanti del design scandinavo, assegnatogli in occasione di una cerimonia e di unesposizione nel museo
statale di Ordrupgaard (un edificio a
nord della capitale danese disegnato
da Zaha Hadid). La sintesi estetico-formale dello studio solo apparentemente minimalista. I colori e le
forme dei loro arredi, lampade e
complementi annunciano una poetica rotonda, asciutta, sempre aperta
allarmonia come al rispetto del
comfort. Nei progetti c un equilibrio inattaccabile tra funzione e bellezza, con poche deroghe alle mode
contemporanee e una fedelt alle
scelte linguistiche che li accompagna
sin dai primi passi. Il nuovo studio di
Copenhagen uno spazio vasto, luminoso e piuttosto spoglio. Non solo
perch ci si sono trasferiti da poco
ma perch i (segue a pag. 145)

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by LORENZO BRINGHELI
text by ANNA SICCARDI

MATTEO
CIBIC

Ibridazione,
citazione,
antropomorfismo,
zoomorfismo

come in una sceneggiatura. Dallantropomorfismo allo zoomorfismo,


ecco il progetto Wild rider, un
omaggio al cavallo come simbolo
muscolare di vittoria e forza. Lispirazione viene da Marino Marini,
certo, ma anche dagli iconici animali-scultura dei coniugi Lalanne, da
cui Cibic prende spunto per realizzare grandi cavalli in ottone ricoperti in denim (e con anima musicale). Continua, parallelamente, la
collaborazione con Scarlet Splendour, marchio indiano per cui Cibic
firma la linea Vanilla Noir, gi
presentata da Rossana Orlandi: si
tratta di una serie di arredi bellissimi gli scrittoi e il mobile bar che
riprendono tecniche antiche indiane, come lintaglio e linserto di tasselli di corno ed ebano, ma con materiali contemporanei. Rigorosamente black and white, i pattern grafici sono ispirati al Cinquecento fiorentino e pisano: Laver fatto dialogare tutti questi elementi antichi e
nuovi insieme induce a uno spaesamento culturale e geografico che mi
interessa molto. Libridazione uno
strumento visivo potente. Per Scarlet Splendour, Cibic firma anche

una serie di lampade in ceramica e


oro, le cui linee riprendono la calligrafia sanscrita ma con proliferazioni vegetali, come se la luce fiorisse
ed esplodesse da un fusto. Quella
con Splendour una collaborazione
importante, nata per caso alcune
lampade per la casa di Ashish Bajoria e Suman Kanodia ma cresciuta velocemente. Produciamo in India su disegno italiano: stato come
costruire un ponte creativo e culturale che ha portato allapertura del
primo concept store di design in India, a Calcutta. Tornando ai confini
nostrani, sembra che un Salone non
basti per presentare tutti i progetti
di Cibic: un grande allestimento per
Pomellato nello spazio Dodo (un
safari tra animali fantasiosi, ispirati ai celebri animali-gioiello), una
nuova serie di bicchieri in vetro soffiato per Paola C., una collezione di
lampade e coffee table dispirazione vegetale che sar ospitata da
Bottega Gadda, e i nuovi tappeti
dalle forme circolari presentati da
Rossana Orlandi. Perch tappeti
circolari? Hai presente le tracce
geometriche dei giardini zen di sabbia? Ecco, un tributo al Giappone.

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Sono iperattivo
di natura, ma
affascinato dai
lavori metodici

Incontrare Matteo Cibic significa


entrare in una dimensione ad alta
densit creativa: giovane e prodigioso designer (a 32 anni posso ancora
considerarmi giovane?), vive e lavora tra Milano e Vicenza ma sta colonizzando il mondo con le sue creazioni, gi incluse al Pompidou di Parigi, al Mudac di Losanna, alla Triennale di Milano, allo Shanghai Museum of Glass e alla Biennale Internazionale dArte di Venezia. Il suo
approccio al design nasce da considerazioni molto personali. Sono
iperattivo di natura, ma sono sempre stato affascinato dalle persone
metodiche: Giorgio Morandi, per
esempio, ha dipinto la stessa cosa
tutta la vita, e cos ho pensato di
provarci anchio. Da qui nasce il
progetto VasoNaso, una serie di
vasi realizzata a mano e a tempo:
365 vasi, uno al giorno per tutto
lanno 2016, quotidianamente postati su Instagram. Quello che mi affascina la relazione tra i vasi: ciascuno di essi ha un doppio volto, sembrano vasi semplici se visti da un lato, ma assumono espressioni antropomorfe se visti da unaltra prospettiva: divertente vederli interagire

IN QUESTE PAGINE. GIACCA E PANTALONI, SARTORIA ROSSI; GILET TAGLIATORE,


CAMICIA XACUS. CALZINI BORGHI UOMO,
SCARPE MORESCHI. IN APERTURA. A
SINISTRA. GIACCA E PANTALONI, ALESSANDRO DELLACQUA-VEAN FASHION;
T-SHIRT DIKTAT. PORTADOCUMENTI DI
PELLE, SERAPIAN MILANO; CALZINI
BORGHI UOMO, SCARPE MORESCHI. A
DESTRA. SOPRABITO BURBERRY, T-SHIRT
DIKTAT. FASHION ASSISTANT FILIPPO
CASAROLI. GROOMER ETIENNE GUGLIELMO@FACE TO FACE. FASHION EDITOR
SARAH GRITTINI. SI RINGRAZIA PER
LA LOCATION SALA VENEZIA, MILANO.

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Futuristici, green, complementari fra
loro e portatori di un approccio originale al design, durante questo Salone del Mobile Francesca Lanzavecchia e Hunn Wai combinano due
background diversissimi in un lavoro
a 4 mani dalle caratteristiche uniche.
Francesca, 32 anni, si laureata in
Product Design al Politecnico di Milano mentre Hunn Wai, 37enne originario di Singapore, un industrial
designer. Questanno per la prima
volta portiamo a Milano una collezione intitolata PlayPlay, proudly
made in South East Asia, interamente prodotta nel Sud Est asiatico, su
cui abbiamo lavorato per oltre due
anni. stato anche un modo per trasformare semplici rivenditori di legno in veri produttori. Labbiamo
pensata per lAsia, ma la portiamo
con entusiasmo a Milano perch la
risposta del pubblico stata forte e
sta piacendo molto anche ai mercati
europei, raccontano da Milano, in
una conversazione di gruppo su
Skype che ci collega attraverso diversi fusi orari. La fluidit del loro dialogo rivela la consuetudine a un lavoro
che si articola in continenti diversi:
Francesca e Hunn si sono incontrati
alla Design Academy di Eindhoven,
in Olanda, dove entrambi hanno
conseguito un Master in Design sotto
la direzione di Gijs Bakker, co-fondatore di Droog Design. Partiti come
coppia, hanno poi deciso che la col-

laborazione creativa era sufficiente,


e sono tornati ciascuno alla base, ma
vivono in un costante scambio di
idee e di progetti. I due si considerano ricercatori, artigiani e story-tellers, e hanno ufficialmente fondato
Lanzavecchia + Wai nel 2009: Sognatori professionisti la definizione che preferiscono. Il loro lavoro
spazia dalle edizioni limitate che realizzano per gallerie e musei a prodotti di massa per marchi globali, a commissioni speciali per brand come Alcantara, Samsonite, Mercedes Benz,
AgustaWestland. Francesca Lanzavecchia pi interessata alla relazione che gli oggetti hanno con lanimo
e il corpo umano, e ha un occhio fenomenale per i trend del futuro.
Tant che le sue antenne per le dita intitolate Metamorfosi Vegetali
(piccole protuberanze oniriche impossibili ma deliziose, che dovrebbero ampliare la percezione tattile del
mondo) sono anche incluse nella rassegna che la Triennale dedica alle
donne designer, W. Women in Italian design, dal 2 aprile al 12 settembre. Hunn invece affascinato soprattutto dai materiali, e dal modo in
cui possono fondersi per creare forme inedite: parla volentieri dei diversi tipi di legno che si reperiscono in
Asia e di come il loro uso dia nuovo
senso anche al lavoro degli artigiani
locali. Le sue radici sono alla base
del lavoro dello (segue a pag. 145)

LANZAVECCHIA
+WAI
by REBECCA TOH
text by PIA CAPELLI
www.vogue.it/l-uomo-vogue/people-stars

MARIO MILANA

by SHAYNE LAVERDIRE text by ANNA SICCARDI

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Di nuovo e antico, rifinito


e raw, industrial design e amore
per il dettaglio
Raggiungo Mario Milana via FaceTime, mentre si prepara una prima
colazione nel suo appartamento di
New York. Mentre mi racconta
dellopening della sera prima un
successo, del resto qui c un gran
fermento intorno al design mi
regala uno scorcio della vista dalle
sue finestre, su un East Village brulicante di taxi e persone che passeggiano sotto il cielo primaverile. Italianissimo di origini e formazione,
Milana approda a New York un decennio fa, nello studio di Karim Rashid. Qui ha loccasione di lavorare
per clienti come Alessi, Artemide,
Corian, Gufram, Meritalia, tra gli
altri marchi importanti. Ma bisogna
tornare indietro nel tempo per il
suo incontro con il design, che risale allinfanzia: Devo moltissimo a
mio padre, Dario Milana, che lavorava nellambito dei grandi allestimenti ed era scultore. Sono cresciuto tra progetti imponenti e grazie
alla fascinazione per quel mondo
ho studiato allIstituto Europeo di
Design di Milano; poi, gi nel 2003,
ho avuto il mio primo lavoro nello
studio di Denis Santachiara. La
chiamata a New York da parte di
Rashid non solo loccasione per

una crescita professionale, ma un


vero spunto per ripensare la propria carriera. A New York ho trovato contemporaneamente una
grande opportunit di crescita e un
terreno fertile per le novit. Rispetto allItalia e allEuropa, secondo Milana, negli States c ancora
tutto da fare: Parlando di design, si
pu dire che gli americani siano rimasti un po indietro rispetto a noi:
dopo gli anni 60 e 70 non hanno
sviluppato un linguaggio paragonabile al nostro, e infatti pi che altro
ripropongono pezzi di quegli anni
rivisitati. C molta sete di novit, e
questo il momento di proporle.
La cifra di Milana si delinea nellincontro tra industrial design e amore
per il dettaglio. Il tema centrale
nei miei progetti il bilanciamento:
tra nuovo e antico, tra rifinito e
raw. Un buon esempio di questa
direzione la sua serie di sedie, dove linee essenziali e materiali lasciati a vivo per le strutture (ispirate al dco industriale) convivono
con le sedute in pelle morbida di
colori vivaci forse per questo sono spesso stato accostato a Memphis. Un esempio di progetto a
360 il bistrot Tommasi di Milano,

interamente progettato da Milana.


Ho riflettuto sul fatto che spesso i
locali sono belli di giorno e meno la
sera, o viceversa. Perch non trovare la chiave per realizzare un locale
che funzioni bene in entrambi i momenti della giornata?. Ecco allora
i tavoli con piani intercambiabili night&day, sovrastati da un soffitto
rotante che cambia aspetto. Al Salone Milana esporr in una mostra
dal titolo Ladies and gentlemen,
curata da Michela Pellizzari e Federica Sala. Sar loccasione per
presentare tre proposte che hanno
in comune il leitmotiv del cerchio e
della modularit. Lispirazione?
Dalla vita in famiglia e con gli amici: cerco di pensare a oggetti che
facilitino la convivialit. (Nella
pagina accanto. Soprabito e pantaloni, Burberry; pullover e polo, Lanvin. In apertura. A sinistra. Giacca,
maglia collo alto con zip e pantaloni: Prada; polo Lanvin. A destra.
Soprabito, blazer e pantaloni: tutto Lanvin; polo Berluti. Fashion
assistant Justin Fernandez. Groomer Neil Grupp@The Wall Group
using Aquage. Fashion editor Ahnna Lee. Si ringrazia per la location
Les Ateliers Courbet, New York)

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Dopo Maarten Baas e Max Lamb, il


distretto delle 5VIE invita questanno il duo israeliano, di stanza londinese, a investire lo spazio industriale del
Garage Sanremo con un progetto installativo inedito. Al secolo Yael Mer
e Shay Alkalay, i Raw Edges si sono
fatti breccia nel panorama del design
contemporaneo per la loro intrinseca
capacit di ribaltare le prospettive,
basti pensare alla libreria Booken per
Lema, alla collezione Lake di tappeti
lenticolari per Golran, fino ad arrivare al loro primo progetto in assoluto:
la cassettiera Stack per Established &
Sons, selezionata in primis da Martino Gamper per una mostra post diploma del Royal College of Art e immediatamente entrata sul mercato.
Chapeau. Quello che salta allocchio
subito in tutti i loro progetti luso
sistematico che viene fatto del colore,
spesso al fine di creare un movimento, o meglio la sua illusione, allinterno delle superfici e degli oggetti, come nelle opere di Yaacov Agam e Victor Vasarely cui sispirano. Herringbone, ovvero spina di pesce, il nuovo stadio della loro perpetua ricerca
su layers e patterns. Ricerca iniziata
nel 2009 con linstallazione a pavimento commissionata da DesignMiami/ e trasformatasi prima in commessa per i negozi di Stella McCartney,
per poi diventare una nuova tecnica
di colorazione naturale del legno con
cui realizzare blocchi da intagliare, e
infine oggi un nuovo studio cromatico sulle combinazioni tra forme, patterns e colori.
Federica Sala: Qual il vostro colore
preferito?
Raw Edges: Abbiamo una necessit

e una smania cos grande per i colori


che, dovendone identificare uno, ci
sembrerebbe di fare un torto agli altri. Ma soprattutto quello che ci interessa di pi la combinazione dei
colori, piuttosto che la scelta di una
tinta sola. Nei nostri progetti, tutti
improntati al segno della gioia, dello
stupore e della meraviglia, il colore
viene usato per raccontare un movimento e creare una divertita sensazione di spaesamento nel fruitore. Se
per dovessimo individuare degli accostamenti cromatici prediletti sarebbe verde con rosa e un tocco di
marrone grigiastro per Yael e un sacco di toni di verde per Shay.
F.S.: Qual il significato del vostro
uso del colore?
R.E.: I nostri progetti nascono dalla
continua ricerca e da accostamenti di
patterns, textures e colori diversi. Per
esempio, abbiamo presentato allultimo London Design Festival una nuova versione della nostra storica cassettiera Stack fatta con diversi materiali di rivestimento. Quello che cinteressa maggiormente nelluso del
colore la sua immediata comprensione da parte di tutti e la sua capacit di trasmettere un messaggio indistintamente.
F.S.: Come vi muovete tra la bidimensionalit e la tridimensionalit?
R.E.: Lavoriamo sul passaggio e sul
dialogo tra 2D e 3D in modi diversi,
e ci che ci preme maggiormente vedere come cambiano i patterns
quando sono proiettati su oggetti tridimensionali. Inoltre, ci affascina
molto la sfida di creare dei patterns
non nel modo tradizionale, ovvero riproducendo un disegno bidimensio-

nale su una superficie, piuttosto


esplorando metodi di produzione
capaci di creare essi stessi la forma
geometrica del pattern. Ora stiamo
preparando il materiale per la mostra di Milano intingendo alcune tavole di legno in diversi materiali
cos da creare il pattern a spina di
pesce, che sar il tema riconoscibile
dellinstallazione. Diversamente ci
piace molto anche il fatto di inventare forme volumetriche piegando
dei materiali.
F.S.: Raccontato cos sembra quasi
un esperimento scientifico matematico in cui si studiano le varianti
cromatiche infinite di un modello.
R.E.: S, a noi piace molto la matematica, il cui processo alla fine crea
bellezza.
F.S.: In questi esperimenti che conducete qual la variabile data dal
vostro rapporto, come funziona dal
punto di vista creativo?
R.E.: Noi lo chiamiamo procedimento ping-pong perch difficilmente lavoriamo uno di fianco
allaltro sviluppando congiuntamente le idee. pi un tirarsi la
pallina a vicenda, ogni volta con
una proposta diversa, e vedere qual
la reazione dellaltro e come risponde, spesso trasformando la proposta ricevuta in unaltra cosa ancora, in un lungo processo di andirivieni. In definitiva direi che i nostri
progetti sono costruiti a strati, un
po come herringbones...
(Fashion assistant Isabel Bush. Hair
stylist Philippe Tholimet@Streeters.
MakeUp Artist Neil Young@Premier Hair and Makeup. Fashion editor Tamara Rothstein)

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RAW EDGES
by JANNEKE VAN DER HAGEN
text by FEDERICA SALA

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Generazionale aggettivo spesso
utilizzato per descrivere i limiti di un
fenomeno. Eppure il sostantivo da
cui proviene trattiene la radice del
verbo generare. Una generazione
pu essere composita e in ultimo disomogenea. Ma non affatto vero
che la mancanza di uniformit debba essere interpretata come un segno di debolezza. Anzi in questo
tempo presente lautonomia precondizione intima e nervosa di
unattitudine che ha portato coloro
che creano a non sentirsi quasi mai
parte di un gruppo. Lindividualit
caratterizza lattuale generazione di
designer under 40 a tal punto da sottolineare in loro la diversit piuttosto che un tratto ricorrente come
lafferenza a unideale comunit.
Tuttavia questo servizio che ritrae
Sarah van Gameren e Tim Simpson
di Glithero, Michel Charlot, Max
Lamb e Philippe Malouin cos come questo intero numero de LUomo Vogue rappresenta una sfida

narrativa e una scelta critica. La prima un viaggio; la seconda una


scommessa che ruota attorno al ruolo che per i designer ritratti ha la citt di Milano, nonch a unidea di design in cui la durevolezza e il segno
convivono con la consapevolezza dei
problemi della vita quotidiana. Van
Gameren e Simpson hanno lavorato
da Ron Arad, Lamb si fatto le ossa
da Martino Gamper, Charlot legato a Jasper Morrison mentre Malouin ha mosso alcuni passi in studio
da Tom Dixon. Di nessuno di questi
maestri contemporanei si possono
ritenere delfini o allievi anche se il
trasferimento di saperi una condizione di rapporto per molti di loro.
Tant che Malouin e van Gameren
insegnano al Royal College of Art di
Londra. La capitale inglese lo snodo professionale di quasi tutte queste realt mentre con Milano ognuno di loro ha un rapporto in divenire. Per la mia carriera, dice Charlot Milano non ancora stata stra-

Glithero
IN QUESTA PAGINA. PER TIM SIMPSON. TOTAL LOOK DSQUARED2. PER SARAH VAN GAMEREN. TOTAL LOOK LOUIS VUITTON. NELLA PAGINA ACCANTO. PER MAX LAMB.
MAGLIA CON CAPPUCCIO E SCARPONCINI, BOTTEGA VENETA. IN APERTURA. PER PHILIPPE MALOUIN. CAMICIA LUNGA MODELLO SOPRABITO E PANTALONI, GUCCI.

photos by ANTON CORBIJN


text by MARCO SAMMICHELI
media, sia cartacei che digitali, mentre a Milano c lopportunit di presentare le novit in carne e ossa. Il
mio lavoro fisico, continua, tridimensionale e tattile, dunque lunico
modo per apprezzarlo veramente
quello di vederlo di persona. Glithero sposta la riflessione sulle occa-

tamente notato. E prosegue: Il Salone del Mobile mi ha aiutato a raggiungere oggi questo livello professionale. Per Lamb il valore milanese si sposta sulla realt e sulla contingenza che esprime in quei giorni
di aprile. Il design troppo frequentemente un fenomeno visto sui

sioni, infatti oltre ai prodotti noi


realizziamo installazioni, il che significa che al posto di relazionarci a un
cliente lo facciamo con unaudience.
Queste installazioni sono accessibili
a tutti. Noi siamo abituati a lavorare
seguendo molto il nostro istinto.
Penso che siamo pi lenti di altri de-

Max Lamb

tegica, mentre Malouin deve molto


al Salone: Milano stato il punto di
partenza della mia carriera. Fui selezionato da Li Edelkoort per rappresentare la Design Academy di Eindhoven con il mio progetto di tesi.
La stampa internazionale, i collezionisti e le aziende mi hanno immedia-

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Mila

signer in merito alla produzione e


solitamente non pretendiamo di accelerare fatti e situazioni per essere
per forza a Milano durante quel fatidico appuntamento. Qui ci capita di
incontrare clienti che gi abbiamo
insieme ad altri che vorremmo avere e poi, concludono Simpson e van
Gameren, possiamo finalmente bere del buon caff. La volont di lasciare un segno, di essere riconoscibili cede il passo alla volont di fare

tomaticamente un progetto con una


coscienza ecologica. Pi dogmatico
Lamb, quando confessa che a lui interessano la permanenza e la longevit. Mi piace usare il design come
strumento per aggiungere valore ai
materiali: da un lato lavoro con
quelli che hanno gi superato la prova del tempo per dar loro una funzione ma trasformandoli il meno
possibile, dallaltro, continua Lamb,
mi piace dare continuit a mate-

correttamente il proprio mestiere, di


progettare oggetti che durino nel
tempo. In questi individui lurgenza
oggi cos di tendenza di rivestire
il design di una dimensione politica
e sociale molto cauta perch onesta e legata alle mansioni di un designer di prodotto. Cerco di realizzare oggetti che siano i migliori possibili nonch a prezzi accessibili. Un
buon prodotto, dice Charlot, con
un design pensato per durare au-

riali che sono altrimenti effimeri,


come il polistirolo. Malouin, provenendo dalle edizioni e dal mercato delle gallerie, non si ancora misurato con la produzione industriale, tuttavia questo tipo di processi
non considera quasi mai le questioni ambientali: invece un aspetto
che sta diventando sempre pi cruciale nel mio lavoro, ecco perch
sto adottando materiali riciclabili
evitando un approccio usa e getta.

Michel Charlot

www.vogue.it/l-uomo-vogue/cover-story

Un design che sfida il te


mpo

IN QUESTA PAGINA. PER MICHEL


CHARLOT. TRENCH BURBERRY, MAGLIA E PANTALONI, PRADA. SCARPE
VALENTINO GARAVANI. NELLA PAGINA
ACCANTO. PER TUTTI. TOTAL LOOK
PRADA AUTUNNO/INVERNO 2016-17.
FASHION ASSISTANT ON SET YOUNGJIN
KIM. FASHION ASSISTANT STEPHANIE KHERLAKIAN. HAIR STYLIST MARI
OHASHI@LGA MANAGEMENT. MAKEUP
ARTIST JENNY COOMBS@STREETERS. FASHION EDITOR ROBERT RABENSTEINER.

Guarda dritto davanti a s, conosce la


direzione in cui sta andando, la rotta
ben precisa in testa. Apri il suo sito
internet e ci che trovi, oltre ai soliti
bottoni dordinanza, un manifesto.
A dire, in un modo elegante e contemporaneo: ragazzi, io la penso cos!
Chi scrive un manifesto comunica in
modo esplicito di avere unopinione
reale, unidea ferma, un pensiero robusto da condividere: quello di Luca
Nichetto in 20 punti cardine non
per nulla comincia con Type e finisce
con Client stabilisce i presupposti di
base da cui nasce ogni suo singolo
progetto. unimpostazione che condivido. Nichetto sostiene che i design principles esistono perch personali e imprescindibili. Poi sorride e
aggiunge: Daltra parte, ognuno ha i
suoi. Se obbligato, pu rinunciare
solo al numero 18, riferito al tempo
poi capiamo che la motivazione nasce
dal pragmatismo. La faccia digitale di
Nichetto, qui espediente narrativo
per raccontare luomo, oltre a svolgere le funzioni naturali dello strumento-sito, anche la catalogazione della
sua storia: esplicativo nella descrizione, orientativo dellapproccio alla
progettazione dello studio, utile a
chi cerca di capire se esista o no un
margine di collaborazione con questo
autore nato a Murano, classe 1976 (la
madre decoratrice del vetro, il nonno mastro vetraio), che ha scelto di
lasciare quei canali per trasferirsi a
Stoccolma per amore, ovvero la
migliore delle ragioni. Quindi pragmatismo e poesia. Mi sono sempre
sentito pi anglosassone che italiano, soprattutto nellapproccio al lavoro. Per tornare al suo primo profilo pubblico (oltre al manifesto citato),
troviamo anche quotes di personaggi
illustri del settore; sono (Groomer
Elin Svensson) (segue a pag. 146)

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Sostenibilit e consumo intelligente

ANTOINE
BOUDIN

Da piccolo volevo diventare architetto navale. Poi durante il liceo mi sono


reso conto che nel design convergevano tante discipline, dallarte alla scienza, e ho imboccato quella strada senza
allontanarmi per dalla mia passione
per il mare: il progetto che ho presentato per il diploma era un piccolo veliero. La mia prima barca!. Antoine
Boudin un francese del Sud, molto
legato alla natura e alla tradizione della sua terra bagnata dal Mediterraneo.
Il rapporto con la natura primordiale per me. E dovrebbe esserlo per
tutti. Io lavoro su scala regionale,
nel senso che utilizzo i materiali che
ho a disposizione qui, nella mia regione. Infatti, in gran parte delle sue
opere il materiale di base il fusto di
canna, tipico del luogo, che lui trasforma con laggiunta di elementi tecnologici, come per esempio lampade dalle

forme semplici una canna appesa al


soffitto con allinterno degli OLED.
Non si tratta solo di utilizzare in modo intelligente le risorse locali, ma anche di promuovere un consumo pi
responsabile. Spesso mi servo degli
scarti dei fusti di canna che recupero
presso gli artigiani specializzati nella
fabbricazione delle ance per gli strumenti a fiato. Mi interessa dimostrare
che in certi casi materiali antichi, quasi
snobbati, non hanno nulla da invidiare
a quelli pi nuovi e ricercati. Infatti
sta preparando una nuova imbarcazione, Quieu Bagna II, fatta esclusivamente di canne e resina, leggera e
resistente: Pesa 45 kg, meno di una
barca in carbonio: questo un esempio di futuro arcaico. Dopo aver terminato gli studi presso la nota scuola
svizzera Ecal (cole Cantonale dArt
de Lausanne), Antoine ha lavorato a

Londra con Alexander Taylor e a Parigi con Franois Azambourg: Da loro ho imparato tantissimo, soprattutto
una metodologia di lavoro e la passione per la ricerca sui materiali, e oggi,
a 30 anni appena compiuti, dirige il
proprio studio a Hyres oltre a insegnare presso lcole Suprieure dArt
de Toulon. La trasmissione del sapere, e dei saperi, fondamentale, cos
come lo sensibilizzare le nuove generazioni sullurgenza dei temi ecologici. La sua pi bella sfida, di cui va
particolarmente orgoglioso, partecipare alla costruzione di uno dei monoscafi da competizione per la mitica regata Vende Globe: Sto lavorando
con un team, io ho progettato lo spazio di protezione dello skipper. Invece
del carbonio ho utilizzato sughero e
fibre di lino garantendo lo stesso livello di leggerezza e di impermeabilit.
Restando in tema marino, Antoine
anche autore di alcuni surf, rivestiti
di un tessuto tipico della Provenza
prodotto da Les Olivades, lazienda
di famiglia: Ci tengo a mantenere in
vita le tradizioni. Sulle tavole da surf
del Pacifico ci sono i motivi hawaiani,
qui ci sono i nostri. Quali progetti per
il futuro? Restare coerente con i valori di sostenibilit e di un consumo
intelligente. Tornare a una produzione su scala pi umana e rispondere
in modo pertinente a bisogni precisi.
Insomma, fornire risposte utili, invece che progettare lennesima sedia!.

www.vogue.it/l-uomo-vogue/people-stars

by NATHALIE TUFENKJIAN
text by MARIA GRAZIA MEDA

www.vogue.it/l-uomo-vogue/people-stars

by LORENZO BRINGHELI text by MARIA GRAZIA MEDA

DUCCIO MARIA GAMBI

C una certa ironia poetica negli oggetti progettati da Duccio Maria


Gambi, soprattutto quando si esercita a reinventare quellemblema contemporaneo degli interni bourgeois
comunemente definito coffee table. I
suoi, di coffee table, non hanno nulla
di scontato, sono inattesi e quasi irriverenti nella forma e nel materiale, il
cemento. La mia passione per il cemento nasce da unattrazione architettonica per questo materiale che
da costruzione. Fin da piccolo ho
amato larchitettura, la nozione dei
volumi, ho persino studiato per un
po ingegneria edile. Ecco, nel cemento ritrovo questa relazione con
larchitettura. Vi trovo laspetto materico del pezzo unico perch il cemento, una volta colato, diventa una
pietra, che fusa. Una pietra liquida
che si cristallizza in una forma decisa
dallartista. Il cemento un materiale
vero: quando esce dallo stampo trovo abbia una forza che non riesco a
trovare altrove. Dopo aver frequentato luniversit a Firenze (citt dove
nato nell81) e il Politecnico di Milano, fa il suo primo anno di stage a
Rotterdam, nello studio del noto collettivo Atelier Van Lieshout: L ho
imparato moltissimo. Innanzitutto a
usare le mani, prima non sapevo neanche servirmi di un cacciavite. Ho
imparato la saldatura, a lavorare con
le resine, con le schiume, con le basi
di legno. Ero attratto dal loro approccio, ossia andare in quegli spazi
che il design classico non esplora necessariamente, perch non legato a
una funzionalit o a unevoluzione
sul materiale pi pratici. un percorso che, partendo da altre basi, rivela
un tipo di funzionalit accessoria assolutamente interessante. In occasione di miart 2016, alcuni nuovi lavori di Duccio Maria Gambi saranno
presentati dalla galleria Nero nella
sezione Object, a cura di Domitilla
Dardi studiosa, (segue a pag. 146)

IN QUESTA PAGINA. SOPRABITO HERNO,


POLO E PANTALONI, LACOSTE. NELLA
PAGINA ACCANTO. CAMICIA LES BOHMIENS. IN APERTURA. A SINISTRA. SOPRABITO ESEMPLARE, PANTALONI MICHAEL
COAL. SCARPE MORESCHI. A DESTRA.
TRENCH E PANTALONI, BURBERRY; CAMICIA XACUS. FASHION ASSISTANT FILIPPO
CASAROLI. GROOMER ETIENNE GUGLIELMO@FACE TO FACE. FASHION EDITOR SARAH GRITTINI. SI RINGRAZIA PER LA LOCATION OOZE STUDIO DI NICOLA MARTINI.

OEUFFICE

Abbiamo scelto un nome volutamente ambiguo, che riassumesse


quello che siamo. Non volevamo
chiamarci Studio, e abbiamo preferito Ufficio. Essendo io di madrelingua francese e Jakub inglese, abbiamo giocato sul suono della parola
inglese office, che in francese suona come uf, uovo. Il risultato, Oeuffice, sembra una strana parola in
dialetto milanese! Ci piaceva dunque
questo gioco di suoni e parole, creato
da due canadesi che si sono trovati a
Milano. Svela cos, in poche battute,
lorigine del nome il designer Nicolas
Bellavance-Lecompte che, assieme
allarchitetto Jakub Zak, ha fondato
nel 2011 a Milano il laboratorio di
progettazione innovativa Oeuffice.
Sin dal loro esordio i due si sono contraddistinti per originalit e profondo studio progettuale, tanto da trattare ragionamenti e costrutti teorici
alla stregua di aspetti molto pi fisici
legati al design, come volumi, spazi e
materiali. Tra le loro sfide, quella di
creare utopie contemporanee.
Spiega Bellavance-Lecompte: Il tema dellutopia legato a un workshop che ho fatto anni fa con HansUlrich Obrist, uno dei curatori che
ha maggiormente analizzato linfluenza dellutopia nellarte contemporanea. Ho ripreso questo tema con
Jakub per concepire la collezione
Totems for living: oggetti progettati come se fossero architetture, ridi-

mensionate per far vivere gli spazi


interni delle abitazioni in un nuovo
modo e con diverse dinamiche.
Concettuali senza essere ostici Vogliamo che le nostre realizzazioni siano semplici e dimpatto, in modo che
lo studio progettuale che sta alla base sia compreso subito, sin nei minimi particolari gli Oeuffice si sono
distinti nel mondo del design per la
loro natura artistica. Tante, infatti,
sono le caratteristiche che li avvicinano allarte: lapprofondita ricerca sui
materiali e il loro valore simbolico; la
certosina analisi formale di ogni oggetto, tanto che ogni creazione prodotta come pezzo unico o in edizione
limitata; essere rappresentati e aver
esposto in gallerie di design, e non
solo, tra cui Phillips de Pury a Londra,
la R20th Century a New York e Dimore Studio a Milano. Oltre a far
parte degli Oeuffice, continua Bellavance-Lecompte, svolgiamo entrambi anche altre attivit. Jakub lavora
come consulente tra Milano e Londra,
mentre io mi occupo di curatela e ho
fondato assieme a Pascale Wakim la
Carwan Gallery a Beirut, uno spazio
dedicato al design innovativo e sperimentale. Lontani (segue a pag. 146)

by SCANDEBERGS
text by ELENA BORDIGNON

Utopie
contemporanee
allinsegna della
lentezza www.vogue.it/l-uomo-vogue/people-stars

IN QUESTA PAGINA. TOTAL LOOK DIOR


HOMME. CALZINI GALLO. NELLA PAGINA
ACCANTO. TOTAL LOOK DIOR HOMME. IN
APERTURA. A SINISTRA. TRENCH E MAGLIA, BOSS. A DESTRA. CAMICIA HUGO.
FASHION ASSISTANT FILIPPO CASAROLI.
GROOMER RORY RICE@WM-MANAGEMENT USING BALMAIN HAIR COUTURE. FASHION EDITOR SARAH GRITTINI.

STUDIO
BRYNJAR
& VERONIKA
by STEVEN KOHLSTOCK
text by FRANCESCO URBANO RAGAZZI

Ogni oggetto parte di


un codice e racconta le
persone che lo hanno
ispirato
Lo sappiamo bene, noi che ascoltavamo Bjrk negli anni 90 preferendola
a icone pi pop e sognando geyser
bollenti. Lo sappiamo bene, noi fan
degli Sugarcubes e dei KUKL, che
certi islandesi hanno linnata capacit di convincerci a immaginare la loro terra gelida e brulla come un paradiso terrestre. questo certamente il
caso di Brynjar Sigurarson, nato a
Reykjavk nel 1986, che assieme alla
tedesca Veronika Sedlmair forma il
duo di designer Brynjar & Veronika.
Ci siamo innamorati quando ancora
lui viveva a Losanna dopo aver finito
lcole Cantonale dArt, dice Veronika, ed dal 2011 che lavoriamo
insieme. Lo studio per lo abbiamo
subito trasferito a Berlino, dove ancora oggi si trova. Tutto partito da
un viaggio che Brynjar ha fatto da

solo nel Nord-est dellIslanda, a Vopnafjrur, un paesino a picco sul mare che conta 668 abitanti in totale. L
si fermato per circa un mese. Dopo quel viaggio abbiamo lavorato
senza sosta a piccoli esercizi attraverso cui tradurre in nuove forme certi
dettagli del porto e dellarea costiera,
i materiali, ma anche le tecniche usate dai pescatori. Ne nata, tra le altre cose, The silent village collection, presentata nel 2013 alla Galerie Kreo di Parigi. Una panca, un
tavolo, una libreria e altri mobili da
interno: assemblaggi elementari di
legno e krion minuziosamente decorati con uncini, catene, piume, inserti
in pelliccia e coloratissime corde per
ormeggiare le barche. Se so intrecciarle devo ringraziare Hreinn, un
vecchio cacciatore di squali, conti-

nua Brynjar. Il mio obiettivo iniziale era quello di imparare un vocabolario visivo che parlasse la sua lingua
e quella degli altri pescatori. Ogni
oggetto parte di un codice, diventa
un simbolo per raccontare (segue a
pag. 146) (In questa pagina. Da sinistra. Camicia e cappellino da baseball, Givenchy by Riccardo Tisci; pantaloni Lanvin. Pullover mlange, Valentino. Bomber, t-shirt e sandali: tutto
Givenchy by Riccardo Tisci; pantaloni Polo Ralph Lauren. Bomber ricamato, Valentino; canottiera e pantaloni, Lanvin. Maglia scollo a V, Givenchy by Riccardo Tisci; pantaloni Polo
Ralph Lauren. Slip-On Valentino Garavani. Pullover Valentino, pantaloni
Lanvin. Nella pagina accanto. Trench
Lanvin, pullover mlange Valentino. Fashion editor Raki Fernandez)

www.vogue.it/l-uomo-vogue/people-stars

Indirizzi/Segue
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SARTORI GOLD
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VERSACE EYEWEAR
www.luxottica.com

MAARTEN BAAS
by Petrovsky & Ramone

BOSS
www.hugoboss.com
DIOR HOMME
www.dior.com
POLO RALPH LAUREN
www.ralphlauren.com
RALPH LAUREN PURPLE LABEL
www.ralphlauren.com
SALVATORE FERRAGAMO
www.ferragamo.com

STUDIO BRYNJAR & VERONIKA


by Steven Kohlstock

GIVENCHY BY RICCARDO TISCI


www.givenchy.com
LANVIN
www.lanvin.com
POLO RALPH LAUREN
www.ralphlauren.com
VALENTINO
www.valentino.com
VALENTINO GARAVANI
www.valentino.com

MATTEO CIBIC
by Lorenzo Bringheli

ALESSANDRO DELLACQUA-VEAN
FASHION
www.veanfashion.it
BORGHI UOMO
www.sarahborghi.com
BURBERRY
www.burberry.com
DIKTAT
www.diktat-italia.com
MORESCHI
www.moreschi.it
SARTORIA ROSSI
www.sartoriarossi.it
SERAPIAN MILANO
www.serapian.com

TAGLIATORE
www.tagliatore.com
XACUS
www.xacus.com

NITZAN COHEN
by Alberto Zanetti

AYZIT BOSTAN IN COLLABORATION WITH


SELVE
www.ayzitbostan.com
BRIONI
www.brioni.com
COSTUME NATIONAL
www.costumenational.com
JACOB COHN
www.jacobcohen.it
TAGLIATORE
www.tagliatore.com

PHILIPPE MALOUIN - GLITHERO - MAX


LAMB - MICHEL CHARLOT
by Anton Corbijn

BOTTEGA VENETA
www.bottegaveneta.com
BURBERRY
www.burberry.com
DSQUARED2
www.dsquared2.com
GUCCI
www.gucci.com
LOUIS VUITTON
www.louisvuitton.com
PRADA
www.prada.com
VALENTINO GARAVANI
www.valentino.com

FORMAFANTASMA
by Pablo Delfos

ERMENEGILDO ZEGNA COUTURE


www.zegna.com
GUCCI
www.gucci.com
MARNI
www.marni.com
PRADA
www.prada.com
SALVATORE FERRAGAMO
www.ferragamo.com

ADAM NATHANIEL FURMAN


by Hugo Tillman

ETRO
www.etro.com

HERNO
www.herno.it
LACOSTE
www.lacoste.com
LES BOHMIENS
www.lesbohemiens.it
MICHAEL COAL
www.michaelcoal.it
MORESCHI
www.moreschi.it
XACUS
www.xacus.com
OEUFFICE
by Scandebergs

BOSS
www.hugoboss.com
DIOR HOMME
www.dior.com
GALLO
www.gallospa.it
HUGO
www.hugoboss.com
MARIO MILANA
by Shayne Laverdire

BERLUTI
www.berluti.com
BURBERRY
www.burberry.com
LANVIN
www.lanvin.com
LES ATELIERS COURBET
www.ateliercourbet.com
PRADA
www.prada.com
NENDO
by Hirohisa Nakano

ERMENEGILDO ZEGNA COUTURE


www.zegna.com
PRADA
www.prada.com
MISCHER TRAXLER
by Julian Mullan

BOTTEGA VENETA
www.bottegaveneta.com
CHURCHS
www.church-footwear.com
CUSTOM-MADE WORKWEAR BY PIA
BAUERNBERGER
www.piabauernberger.com
DSQUARED2
www.dsquared2.com
GUCCI
www.gucci.com

DUCCIO MARIA GAMBI


by Lorenzo Bringheli

BURBERRY
www.burberry.com
ESEMPLARE
www.esemplare.it

144

STUDIO SWINE
by Janneke van der Hagen

BRIONI
www.brioni.com

BOGLIOLI
www.boglioli.it
GIORGIO ARMANI
www.armani.com
JIMMY CHOO
www.jimmychoo.com
SAINT LAURENT BY HEDI SLIMANE
www.ysl.com

ANALOGIA PROJECT
by Andy Massaccesi

FENDI
www.fendi.com

GIACOMO MOOR
by Lorenzo Bringheli

ERMENEGILDO ZEGNA COUTURE


www.zegna.com
GIORGIO ARMANI
www.armani.com

JONATHAN OLIVARES
by Max Montgomery

GIORGIO ARMANI
www.armani.com
HUGO
www.hugoboss.com
PRADA
www.prada.com

ADAM NATHANIEL FURMAN


di Marco Sammicheli

getto artistico realizzato con la metodologia


del design... e s, anche una lampada.

(segue da pag. 87)


collezione di arredi Monaco. Lo scorso anno
per un progetto viennese ha realizzato una
serie di disegni dedicati a tipologie vernacolari dal titolo Baumeister baroque. Penso
agli interni come a una citt e tratto ogni oggetto che disegno come se fosse un piccolo
edificio, o una parte di esso, oppure come se
fosse un punto di ritrovo tipo un divano, cucina e tavolo da pranzo, una piazza, un parco,
un luogo dove le persone si ritrovano per parlare. Se poi disegno una collezione la immagino come fosse un piccolo villaggio, una comunit di strutture che si sono evolute nel tempo
e hanno intime relazioni tra loro grazie alle
funzioni che esprimono piuttosto che agli abitanti che le frequentano. Magari le loro storie
sintersecano, proprio come accade in un villaggio dove tutti si conoscono. La storia
dellarchitettura una cornucopia di riferimenti ma il taglio italiano rimane preponderante o almeno dindubbio peso nella cifra
stilistica di Furman. Credo che una mia specifica fonte dispirazione sia il modo con cui i
designer italiani hanno sempre incorporato
nei progetti una tanto intensa quanto sofisticata continuit storica. Anche quando erano
nella fase pi giovane e sorprendente della
loro carriera ci sono stati casi di manifeste lezioni dal grande passato e dalle tradizioni del
paese dorigine che hanno permesso di realizzare meglio il nuovo non soffocandolo in alcun modo. Un altro punto importante che mi
mette sempre in soggezione il rapporto tra
lindustria italiana e il mondo del design. Una
relazione totalmente aliena qui in Inghilterra,
dove noi designer abbiamo estrema difficolt
a costruire legami con lindustria. Il mio
sogno? Lavorare con aziende italiane.

NITZAN COHEN
di Michele Fossi

OSCAR LHERMITTE
di Maria Grazia Meda

UN RINGRAZIAMENTO
SPECIALE A:
Marco Sammicheli,
Abitare Design Curator
Aric Chen,
Curator of Design and Architecture at
M+, Hong Kong
Maria Cristina Didero,
Independent Curator
Max Fraser,
Editor of London Design Guide &
London Design Festival
Rodman Primack,
Executive Director of DesignMiami/
ERRATA CORRIGE: nel numero di marzo 2016
allinterno del servizio FENCING WITH
STYLE tutti i pantaloni bianchi della divisa indossati da Andrea Cassar e Giorgio Avola e i fioretti utilizzati negli scatti sono di NEGRINI Fencing Line. Ci scusiamo con i lettori e gli interessati.

(segue da pag. 98)


passa inosservata, a mio parere davvero interessante: vedi un tappo a corona, le intagliature sul battistrada del pneumatico, un fusillo,
un chiusino.... Il suo prossimo progetto tuttora in progress e intitolato Moon appena stato lanciato su Kickstarter. unidea
che ho sviluppato con Studio Kudu e ho voluto finanziare con il crowdfunding, una forma
di collaborazione importante per chi vuole
restare indipendente. Cos Moon? la riproduzione in scala 1:1.000.000 della luna. Su
una sfera dal diametro di 17 cm ho potuto ricostituire nei minimi dettagli tutte le asperit
della sua superficie, grazie alle immagini satellitari fornite dalla NASA. Poi ho costruito
una fonte luminosa che rispetta fedelmente la
rotazione del sole, illuminando quindi sempre
solo una parte della luna. Anche in questo
caso siamo di fronte a unopera dalle tante
sfaccettature: un oggetto darte, una lampada, uninstallazione? Chiamiamolo un pro-

145

(segue da pag. 105)


tracciare scenari per il futuro. Quali bisogni dovr soddisfare la tecnologia tra dieci, venti anni? Il designer spesso lo intuisce
prima di altri, ma raramente viene interpellato. Tra i prodotti pi di successo
usciti dalla matita di Cohen vi una coppia di sedie dal nome insolito, He said/she
said, commercializzate da Mattiazzi.
Limmagine che avevo in mente era quella di una coppia di amanti seduti, uno accanto allaltra, sulla terrazza di un caff
parigino. Lui le sussurra una cosa, lei risponde Da qui il nome. E rivela: La
sedia una delle tipologie di oggetto che
pi amo disegnare perch concepita per
essere in relazione intima col corpo umano e perch non impone pressoch alcun
vincolo alla fantasia del designer. Non un
caso che sia, non di rado, loggetto di una
stanza dalla personalit pi esuberante.
GAMFRATESI
di Marco Sammicheli

(segue da pag. 111)


GamFratesi conoscono larte dellessenziale e
corrono il rischio del dire no-grazie a clienti e
situazioni che non gli assomigliano. La ricerca
per loro una pratica curatoriale tanto che
pure le collaboratrici sono giovani designer
asiatiche che hanno scelto meticolosamente.
Non temono i materiali n le tipologie: i loro
successi commercialmente pi rilevanti sono
infatti progetti assai diversi tra loro, un carrello per Casamania, una scrivania cocoon per
Ligne Roset, uno screen system per Cappellini. Nel 2014 la casa editrice svedese Summit
ha dato alle stampe una pubblicazione che
raccoglieva il meglio della loro produzione
attraverso i commenti critici di Daniel Golling e Gustaf Kjellin, mentre dello scorso
anno la consacrazione delledizione inglese di
How to Spend It (del Financial Times) con
una cover che ritraeva Stine ed Enrico nel loro appartamento danese circondati da arredi
e opere darte di cui sono collezionisti.
LANZAVECCHIA + WAI
di Pia Capelli

(segue da pag. 116)


studio: Le dimensioni ridotte delle case in
molti paesi orientali sono una sfida, e sono
servite come spunto per concepire pezzi che
si trasformano: un tavolo da pranzo che diventa tavolo da ping-pong, il coffee table che
si moltiplica in tanti tavolini quando arrivano
gli amici, e una scrivania che a met tra una
libreria dove esporre libri e oggetti e un luogo
riservato dove lavorare. Partiamo spesso
dallattenzione per le abitudini quotidiane

Segue/English
delle persone che avranno in casa i nostri
pezzi, per i loro rituali personali, spiega.
Francesca: Io sono pi nave, lui pi pratico,
portiamo le nostre diverse filosofie negli oggetti e le trasformiamo in progetti. Vogliamo
che i nostri pezzi parlino un linguaggio nuovo. Prendiamo in prestito i colori anche dalla
frutta, dai fiori, dalle spezie orientali. La nostra collezione un viaggio. Un viaggio che
passa non solo per Singapore e Cina, ma anche per Vietnam, Indonesia, per lintera regione, piena di citt emergenti che richiedono nuove forme di architettura. Durante il
Salone, vedremo Lanzavecchia + Wai a Palazzo Litta con la loro nuova collezione, ma
anche nel Brera District con Woody Zoody, piccoli pezzi di design per bambini, e nel
flagship store di Tods in via della Spiga, con
una scarpa limited edition progettata a scopo
benefico. Tutto sotto il segno di unenergia felice e creativa: Come designer vogliamo fare
delle previsioni positive sul futuro del mondo, usando la bellezza per sottolineare il nostro approccio giocoso, ma anche la leggerezza di cui parlava Calvino, una leggerezza che
tiene per conto dei problemi del mondo.
LUCA NICHETTO
di Maria Cristina Didero

(segue da pag. 131)


quasi tutti imprenditori, a parte lamico Oki
Sato, alias Nendo, con cui ha anche disegnato
una collezione a 4 mani. In maniera velata,
dalle sue parole si evince il profondo rispetto
e lo stretto legame che lo lega al mondoazienda, anche prima di citare Magistretti: Il
design ha bisogno di un padre e di una madre:
il designer e limprenditore. Mi piace ricordarlo. Lontano dallautoproduzione, Nichetto uno di quei designer che considerano
limpresa lultimo professore della vita ed l
che il design ha valenza. terreno strumentale alla crescita, e lui ha la capacit di vestire
la pelle del committente, di pensare al suo oggetto come a un progetto per quella specifica
azienda, con quella precisa destinazione.
Lindustria del design nel bene e nel male
dipende dallimprenditore: filtro che
guarda con occhio attento. Tutti gli scambi
che ho vissuto, soprattutto quelli meno positivi, sono stati costruttivi per il mio percorso. A lungo perseguit i proprietari di
Foscarini. Ogni mese per tre anni proponeva progetti su progetti. Alla fine la lampada che ho prodotto con loro fu un flop pazzesco, ma io ho imparato tantissimo. A dire che Nichetto guarda avanti per la sua
strada e questo labbiamo chiarito ma sa
mettersi in gioco e soprattutto sa ascoltare.
DUCCIO MARIA GAMBI
di Maria Grazia Meda

(segue da pag. 136)


storica del design e curatrice per il design del
MAXXI di Roma che ha riunito 14 gallerie
specializzate, appunto, nel design moderno e

contemporaneo in edizione limitata. Partendo dalla domanda, tuttora irrisolta, sul rapporto tra arte e design, ecco che i pezzi presentati da Gambi assumono un valore particolare. Se non una risposta, rappresentano
certamente una pista di riflessione, poich in
larga parte nascono da un desiderio pi scultoreo e formale che non funzionale. Il mio
istinto mi spinge a esplorare le forme e a fare ricerca sui materiali. In mostra vedremo
innanzitutto una serie di lampade da muro
in un nuovo cemento policromo, su cui compaiono venature che ricordano quelle del
marmo. Un vero lavoro di ricerca sul colore e un omaggio al marmo, che mi affascina.
I vari cementi pigmentati sono introdotti al
momento della colata nello stampo, e faccio
in modo che si mescolino restando comunque separati, ottenendo un aspetto che assomiglia molto a quello del marmo anche nella
sua genesi. Accanto alle lampade, due opere pi sperimentali, dalla fruizione meno immediata, simili a sculture che giocano con i
codici dellarte contemporanea. Cubi di cemento appoggiati sul pavimento o sospesi a
mezzaria, circondati da specchi. il risultato della mia ricerca sulla leggerezza di un
oggetto dallaspetto pesante, e sullillusione
ottica. Limmagine della base angolare riflessa negli specchi quadruplicata e al
contempo langolo annullato. A chi chiede quale sia la sua finalit Duccio risponde:
un lavoro che vive senza alcuna funzionalit accessoria, se non la sua presenza.
OEUFFICE
di Elena Bordignon

(segue da pag. 138)


dalle produzioni industriali, hanno fatto della
lentezza e della cura dei dettagli due dei cardini del loro modo di lavorare. Non un caso
che, tra le fonti di ispirazione, citino uno degli
artisti pi essenziali della storia del 900,
Donald Judd. Lui , senza dubbio, un modello per noi, non solo per le sue opere e per
come utilizzava lo spazio e i volumi, ma anche per il suo stile di vita. Un esempio la sua
casa in Spring Street a New York, ora trasformata in Fondazione. Poche e curatissime le
collezioni prodotte in cinque anni di attivit
condivisa: Kapital, Pinac, Milanes,
Ziggurat. Nomi essenziali e semplici, tanto
quanto lo sono gli oggetti. In merito alla loro
ultima collezione, Kapital, raccontano:
Per questa serie di sedute e tavolini abbiamo tratto ispirazione dai capitelli dellarchitettura classica. Ne abbiamo rivisitato le tipologie, non solo per le forme, ma anche per i
materiali, mischiando pietre con diverse variet di marmo. Linee sobrie ed essenziali
caratterizzano anche Milanes Centerpieces, la collezione di centrotavola dedicata
alla citt di Milano, che riprende la struttura
di alcune architetture di palazzi della citt
lombarda. Sempre Milano sar anche vetrina di un loro prossimo appuntamento: una
nuova serie di esemplari della Kapital Col-

146

lection sar esposta alla fiera darte miart


nello stand della Dimore Gallery. La collezione, nata un paio di anni fa, si arricchita di una nuova gamma di marmi e pietre.
STUDIO BRYNJAR & VERONIKA
di Francesco Urbano Ragazzi

(segue da pag. 143)


le persone e la comunit che lo hanno ispirato. La narrazione si direbbe essere il vero scopo di questo modo di progettare, tanto che
nel 2015 Brynjar e Veronika hanno pubblicato un audio-libro, il mezzo pi adatto per dare memoria alle scoperte e agli aneddoti raccolti durante le loro esplorazioni. Il volume
edito dallolandese Onomatopee, curato da
Sophie Krier e include un intervento dellantropologo Tim Ingold. Da quel primo soggiorno a Vopnafjrur i viaggi si sono moltiplicati, diventando pi regolari. La scorsa
estate siamo rimasti in Islanda sette settimane. Abbiamo lavorato a un progetto che abbiamo chiamato Gir Vinir, o buoni amici. Si tratta di un pop-up store che abbiamo
usato anche come atelier: uno spazio in cui
esporre i nostri esperimenti subito dopo
averli creati. E anche la ricerca ha preso altre strade. In parallelo abbiamo sviluppato
un interesse per la geologia. Forse perch la
vegetazione nordica molto bassa e la potenza della terra si sente di pi. La potenza
per diventata anche forma, per esempio in
una serie di trofei e bastoni in ceramica prodotti nei laboratori di Svres in Francia, o
nella linea Spectrum, concepita per il Centre
International du Verre di Marsiglia e composta da vasi in vetro che sembrano carotaggi
di ghiacci perenni. Come se lo immaginano
invece il design del futuro, Brynjar e Veronika, che questanno hanno vinto lo Swarovskis Designer of the Future Award? I
linguaggi si devono espandere e i confini tra
generi e discipline si devono assottigliare.
Pensiamo che in natura come nel design ci
debba essere pi biodiversit possibile.
PHILIPPE MALOUIN - GLITHERO - MAX
LAMB - MICHEL CHARLOT
by Marco Sammicheli

Generational is an adjective often used to


describe the limits of a phenomenon. Yet the
noun from which derives has its roots in the
verb to generate. A generation can be composite and ultimately anything but homogeneous. But that doesnt mean that the lack of
uniformity is to be interpreted as a sign of
weakness. Indeed, in the present day, autonomy is an intimate and anxious precondition of
an attitude that led creative people to almost
never feel part of a group. Individuality characterizes the current generation of designers
under 40, to the point of emphasizing their
diversity rather than a common trait like belonging to an ideal community. However, this
story featuring Sarah van Gameren and Tim
Simpson of Glithero, Michel Charlot, Max

Lamb and Philippe Malouin and indeed this


entire issue of LUomo Vogue represents a
narrative challenge and a critical choice. The
first is a journey; the second a wager that revolves around the role that the city of Milan
has for these designers, as well as the importance of an idea of design in which durability
and the sign coexist with the awareness of the
problems of everyday life. Van Gameren and
Simpson have worked with Ron Arad, Lamb
started out with Martino Gamper, Charlot
has connections to Jasper Morrison while
Malouin has worked in Tom Dixons studio.
None of these contemporary masters can be
considered dauphins or followers, even if the
transfer of knowledge is a condition for many
of their relationships. Indeed, Malouin and
van Gameren teach at the Royal College of
Art in London. The British capital is the professional hub for almost all these designers,
while each of them has a relationship in the
making with Milan. Career-wise, says Charlot Milan has yet to be strategic for me,
while Malouin owes much to the Salone: Milan was the starting point of my career. I was
selected by Li Edelkoort to represent the Design Academy in Eindhoven with my thesis
project. The international press, collectors and
companies immediately noticed me. He continues, The Salone del Mobile helped me to
achieve this professional level today. For
Lamb, the value of Milan lies in the reality
and contingency that it expresses during that
week in April. Design is too frequently a
phenomenon experienced through the media,
both print and digital, while in Milan you
have the opportunity to present new ideas in
person. My work is physical, he continues,
three-dimensional and tactile, so the only
way to truly appreciate it is to see in the
flesh. Glithero turns the discussion to opportunities: In addition to products we also do
installations, which means that instead of interfacing with a customer we do it with an audience. These installations are accessible to
everyone. We are used to working by following our instincts. I think we are slower than
other designers in terms of production, and
usually we dont go out of our way to speed
things up just to be in Milan during that fateful week. Here we end up meeting clients we
already have along with others wed like to
have, concludes Simpson and van Gameren,
and then we can finally drink good coffee.
The desire to leave a mark, to be recognizable
gives way to the desire to do their job properly, to design objects that last. In these individuals, the urgency to dress design with a social
and political dimension, very trendy nowadays, is very cautious, because honesty is part
of a product designers job. I try to make objects that are as good as possible, and also affordable. A good product designed to last,
says Charlot, automatically has an environmental conscience. Lamb is more dogmatic
when he confesses that hes interested in
permanence and longevity. I like to use
design as a tool to add value to the materi-

als: on the on hand I work with materials


that have already passed the test of time to
give them a function while transforming
them as little as possible, Lamb continues,
and on the other I like give continuity to
materials that are otherwise ephemeral,
like polystyrene. Malouin, who comes
from the world of limited editions and the
gallery market, has not yet ventured into
industrial production, however this type
of process hardly ever considers environmental issues, but its an aspect that is becoming increasingly crucial in my work,
which is why Im adopting recyclable materials and avoiding a throwaway approach.
THREE UPDATES ON DESIGN
by Maria Cristina Didero

Its just a question of good ideas: intelligent ideas with the right presentation. It
might seem easy, but it isnt. Today the
design concept is even more unpredictable. If on one hand a person often hears,
Come on, its just another chair, on the
other hand, the word design is used
more frequently and applied to different
areas, from graphic design to fashion design, digital design, territory design, critical
design, but also museum design, food design and even speculative design, a completely abstract concept that deprives the
word of a direct function but is able to
open our minds to new horizons. This impatient multiplication indicates a singular
transfer for which the word design is immediately associated with the idea of a
project as logic, which means that where
there is design, there is a concept, analysis,
development and, in a broader sense, there
is cooperation, inventiveness, and sharing.
Besides the most diverse definitions of the
word, already in the past we had different
examples of the global and interdisciplinary approach Munari, in his Art as
trade said that even the butchers sign
could be redesigned. Limiting this article

to furniture design, considering the


great assortment offered, lately many
believe that this area has become a saturated and lifeless market. Others including me are convinced that there is
light, possibility, discovery, and fresh air to
breathe. Disregarding the failures that unfortunately exist or the legendary aura
that accompanies (influencing the perception?) of the piece by a celebrity designer,
shall we try to look at the intrinsic message
of the object or the story behind it? Lets
try to focus on the person holding a pencil,
on different approaches and, obviously, on
the final result. Theres movement in this
field with myriad expressions, and I find it
interesting that it is expressed through
radically dissimilar attitudes (it is, however, important to clearly understand what
one is looking at so that expectations are

147

not disappointed). Just think of the independent makers who are free from the
corporate filter, the small collections by
famous designers who usually entrust their
designs to mass production (I consider Dieter Rams and Ettore Sottsass the boundaries of the same geography) or the matter
of limited editions and technological research able to produce innovative products and allow for experimentation with
radically new or unusual processes. Revolutions, large and small, are born from a
desire to take risks and an attempt to do
something in a new way. These revolutions
come from people, and the current international design panorama is fervid, faceted, and inhabited by champions able to
express their story through a good object. I
like to remember that there are people behind projects and that the personal circumstances that move these professionals
(I write professionals) are always significant and, above all, explicative. In a world
in which the economy is characterized by
huge inequalities, design has reproduced
the same mechanisms, distinguishing itself
in industrial production that involves new
players in different parts of the world and
an increasingly vibrant design of unique
pieces and/or limited editions. The energies deriving from the system of the latter
a platform where it is possible to express
creativity free from the rules required of
mass production can definitely be considered an appreciable resource because it
is the harbinger of multiple experimentations with materials, shapes, and the actual
concept of the products. It also creates an
autonomous, vibrant market. In each
well-designed (and therefore carefully
thought-out) object, the design motor as
long as it is florid and original plays an
essential role: it injects energy, it inspires
us to look at the world from another perspective, it questions acquired certainties,
and it is an antidote for conventionality.
Today design once again tackles the dichotomy between innovation and tradition, where the latter finds more critical
aspects in determining the boundaries
within a situation in which the design culture and especially its diffusion and accessibility is forced to fight with cold
steel against the rapidity of advertising
and the constant onslaught of images to
which we are all subject every day. In clear
contrast with this frenzy is a rigorous return to roots that is reviving ancient techniques and the virtue of archaic productions (also manual) which have been handed down through generations by wise artisans. Various designers look to this
world to revive and reinterpret it from a
modern perspective and to overcome historical stereotypes that belong to a different period in time. True, it is difficult to
measure up with this precious heritage
that we must consider, however, more a

Segue/English
resource than a deterrent. The designers
hand is increasingly necessary because it
recognizes, chooses, applies and then
shares. Sharing ideas means adding meaning and being open to dialog. All good
ideas come from good questions and
have the extraordinary quality of being
launching pads: there is never just one
question, but many. If design remains the
best way to look at tomorrow, we must
continue to ask ourselves new questions instead of giving ourselves useless answers.
Rodman Primack

Over the last 15 years the collectible design market has grown alongside the
global contemporary art market juggernaut, not quite at the same pace, but with
many of the same criteria for evaluating
work such that the collectible design markets has more in common with the art
world than collecting antique furniture.
This is not an old ladies environment of
needlepoint cushions or gilded ormolu and
from the outset the market has attracted a
younger crowd. The majority of design collectors today started with contemporary
art and have gravitated towards design,
and the market has now begun to attract
first-time or younger collectors directly.
Design Miami/ and Design Miami/Basel
were established over a decade ago and
immediately helped solidify and define the
collectible design market parallel with the
Design or Design Art auctions at what
was then Phillips de Pury. Our mission
statement defines collectible design as material that exhibits an aesthetic research
into a functional perspective; basically
meaning works of beauty that have a function. Thankfully we have dropped the Design Art moniker as confidence about
Design as a collectible has increased. We

no longer need the association with


art to be taken seriously as a collectible, the market has done that on its own
by establishing significant publicly published sale values through auction that
include $3.7 last April at Phillips for a
Marc Newsom Lockheed Lounge and
close to $4 million for a unique Carlo Mollino table from 1948 at Christies, not to
forget the extraordinary Eileen Gray chair
from the collection of Yves San Laurent
and Pierre Berge that sold for $28 million
in 2009. Although I just provided examples
of especially high-priced objects, this highly dynamic and exciting market is one
where collectors dont need to be billionaires to buy incredible works as the majority of objects in our world are still readily
within the grasp of mortals! As prices have
continued to rise aggressively in the contemporary art market many collectors are
finding they can collect more and better
things in Design, which, despite its growth,
remains a smaller and more intimate mar-

ket. I have seen clearly that within collectible design contemporary ceramics have
emerged again after a 30 year hiatus (or
more) as an exciting area to collect. The
recent desire and interest I have seen is
from all different kinds of collectors, both
those established and new to the market,
represents a major shift. Ceramics have an
immediacy and tactile quality that I believe people respond to instinctively. At
our fairs there are galleries like Brussels-based Pierre Marie Giraud that are at
the vanguard of this rekindled interest
specializing in contemporary makers like
Takayuki Sakiyama and Takuro Kuwata
from Japan. Other galleries that have
worked in vintage ceramics for some time,
like New York based Hostler Borrows (always a source for important Axel Salto
pieces and other important 20th century
Scandinavian works) have embarked on
ambitious programs in contemporary
Scandinavian ceramics with artists such as
Kristina Riska and Maren Kloppmann.
Like all things in the collectible design
market we are speaking about pieces that
are either unique or produced in small limited editions, studio works, prototypes or if
vintage exist in rare quantities. Contemporary ceramics are certainly not confined to
tableware or vessels, we see more and
more ambitious uses such as Koreas Lee
Hun Chung furniture pieces that utilize ceramics at a scale that pushes our understanding of the material. Regardless of
scale I think one of the main draws for collectors of ceramics is the visibility of the
hand of the maker, these are works that
are clearly handmade and distinctly individual. As our world continues to become
more digital, manufactured and mechanical, smooth, slick and clean in so many
marvelous ways I think we are equally attracted to those things that feel the exact
opposite- handmade, limited, special, rare.
Vintage material has always been the
backbone of the collectible design market,
particularly French midcentury masters
such as Jean Prouv, Charlotte Perriand
and Jean Royere. These designers set the

foundations for the market but their increasing value then pushed collectors
towards Italian midcentury and then Scandinavian designers such as Hans Wegner,
Brge Mogenson and Finn Juhl. As the
prices in the market have increased each
wave has brought lesser-known designers
forward as dealers and collectors search
for the next. Now, not unexpectedly, we
are seeing a second wave of the French
coming forward, the generation after
Prouv designers from the late 50s, 60s
and 70s such as Pierre Paulin, Joseph-Andr Motte, and Pierre Gauriche have all
been shown by gallerists like Pascal Cuisinier in Paris and Demisch Danant in
New York, with increasing recognition yet
the prices are still surprisingly affordable

148

for important pieces by these makers.


There is much to learn through collecting
and this may be one of the things that attracts new collectors to the process. Gallerists, certainly the ones at Design Miami/
and Design Miami/Basel are the top specialists in their fields of specialization and
due to the still manageable scale of the
market they are readily available to discuss their passion. Collecting is not simply
about owning an object but the path to acquisition is in many cases just as important
as actually having it. Learning about the
makers intention, innovation, choices this
is all a story of development. New collectors and old are drawn not only to the
beauty of an object but its history and
meaning, consequence or position in the
evolution of this language that defines all
that we do. Some can see a direct correlation between an original Eames Fiberglass
Armchair of 1950 and an iPhone and it is
this sense of connectedness and correlation between the rare and everyday objects that keeps the design market so vibrant. We are able to collect a history that
is informing our current lives and tastes.
Aric Chen
When I moved to China in 2008, design
was still a vaguely-understood, nebulous
conceptoften conflated with art and,
more often than not, focused on the styling
of consumer products. There is nothing
wrong with this, of course. But it says
something about the continued pace of
change in Chinaits current economic
slowdown and political chill notwithstandinghow quickly things have expanded
and evolved. Consider a recent trip I took
to Bishan, a rural village in Anhui province that has recently become something
of a pilgrimage stop for designers, artists,
and intellectuals. I was with Chen Haoru, a
Hangzhou-based architect who is designing a hostel there; Fan Ling, a multitasking,
Princeton and Harvard-trained architectural theorist turned tech entrepreneur
who is also working with Chens client in
Bishan; and a young venture capitalist
whose firm is backing Fans new internet
design start-up, Tezign. On the way, we
stopped by Chens Taiyang Commune, an

agricultural cooperative slotted in a verdant valley, where Chen has constructed


innovatively crafted bamboo structures,
ranging from a pigsty and tea pavilion
to duck shelters made with his architecture students at the nearby China Academy of Art. Responding to growing concerns about food safety among many
Chinese, Taiyang Commune sends
twice-weekly packages of its organically
grown fruits, vegetables, and meats to its
urban subscribers, while organizing education programs on-site. In Bishan, we
joined the art students with easels hanging
off their bicycles at Librairie Avant Garde,

a bookstore whose stock ranges from rural


construction handbooks to Jorge Luis
Borges, all set within the towering, ornately-carved courtyard of a traditional, Huistyle house. We had coffee at a caf next
door, in a rammed-earth structure under a
timber-frame roof designed by the contemporary architect Zhang Lei, and visited
the site of Chens future hostel, whose
bamboo-screened, undulating silhouette
will blend into the mountainous landscape,
while providing an economic boost to the
de-populating area without resorting to
mass tourism. Indeed, only four years after
Chinas 1.3 billion population became majority urban for the first time in history,
many of the countrys forward-thinkers
are turning their attention back to the
countryside. Decades of rampant growth
have brought prosperity to the cities, but
also pollution, congestion, and food scares,
while leaving the impoverished countryside behind. Bishan represents both an
idyllic antidote and a shift in thinking. (It
also offers a reminder of the limits in China: just several weeks before, the cultural
critics Ou Ning and Zuo Jing, who were
the areas most famous intellectual transplants, were forced out of Bishan for political reasons.). After a too-short day in Bishan, it was time to head back to Hangzhoubut not before stopping by the Yuhang Rong Design Library, which the Chinese studio PINWU opened last year on
that citys outskirts. After touring the massive space, filled with books and lacquer,
copper, rattan and other samples of local
crafts in its free materials library, we had
tea with PINWU principal Zhang Lei.
Zhang (no relation to the architect of the
caf in Bishan) talked about the studios
chairs made of bamboo paper and vases
made purely of raw silk held together by
its own, natural adhesive. Having made
headlines at the Salone del Mobile in Milan, PINWUs return to craft, heritage, and
process draws a sharp contrast with the
mass-manufacturing prowess for which
China is best known. We chatted for an
hour or more, but it was getting late, and

soon it was time to go to bed. Fan had to


wake up early the next morning to speak
at a conference on design and innovation
at the new Kengo Kuma-designed headquarters of the Chinese internet giant, Alibaba. As for me, I would be flying back to
Hong Kong, with a sense that I had seen a
different future for design in China.
MAARTEN BAAS
by Max Fraser

Dutch designer Maarten Baas is one of the pioneers in a generation that has established a
strong global identity for Dutch design today.
Indeed, he is an ambassador for Dutch Design
Week in Eindhoven where, later this year, he
will stage an ambitious exhibition where the-

atre, science and design come together. In


2017, he will present a solo show at the revered Groninger Museum. And in the meantime, his limited edition works sell strongly
through Carpenters Workshop Gallery in
London, Paris and New York. Casting back to
the beginning, he graduated from Design
Academy Eindhoven in 2002 and earned immediate recognition with a series of burned
furniture called Smoke. Baas blasted existing wooden furniture with a flame torch,
scorching and burning the surfaces to drastically alter the appearance and challenge our
preconceived ideas of an objects value. This
disruptive and provocative approach signalled
a rejection of perfection in design and was
welcomed by museums and collectors who
snapped up his pieces. Indeed, his pieces were
spotted by fellow designer Marcel Wanders
who added them to the collection of Dutch
furniture and lighting brand Moooi to instant
critical acclaim. In 2004, Baas took the concept
one stage further with his solo show at New
York gallery Moss. Here he exhibited charcoal
versions of classic designs by the likes of
Charles and Ray Eames, Gerrit Rietveld, Ettore Sottsass and the Campana Brothers, projecting a strong statement in a world increasingly obsessed with the iconic and the famous. He even took a flame to a grand piano,
which took on the appearance that it had just
been salvaged from a house fire. The rebellious nature of this debut series has carried
through his work ever since. The 38 year old
designer continues to create new work with
the autonomy of an artist, experimenting freely from his studio in the south of Holland and
dispatching his output across the world. My
studio near the town of s-Hertogenbosch is
located in an old farm in the middle of nowhere. It used to be occupied by cows and
sheep but now it is design studio!, he laughs.
Ninety percent of what I design passes
through my studio with pieces handmade in
the production studio next door. There are 10
people working here and we want to keep it
small so that it doesnt become like a factory.
Keeping many of these people busy is the
Clay Furniture collection that Baas
launched in 2006 and is being celebrated at
Rossana Orlandi Gallery in Milan this month,
ten years after its debut. Made from brightly
coloured synthetic clay encasing a metal carcass frame, the collection is purposely playful
in appearance and counters the otherwise serious and rational furniture widely found elsewhere. The Clay furniture looks like a little
child has just made it. Its very direct, very
straightforward and very personal as well.
The childlike naivety of this collection and its
cartoon-like aesthetic has become a signature
of Baas and prevailed with the Sculpt series
of wonky furniture that looks like it could
have been made by the Flintstones family. Despite his recognisable style, his output is very
diverse. I never want to be pinpointed in either art, design, theatre, whatever, he declares. I try to find my own platform where all

149

of those things come together. He is fortunate that his clients, who range from private
collectors to corporations, often give him a lot
of freedom and autonomy. They want to be
surprised and afford him a lot of trust and
space. Reflecting on his design approach, Baas
states, I always do what comes into my mind.
I dont have a certain strategy or style that I
try to maintain. I follow my intuition.He
muses, Im looking for a direct and spontaneous look to a piece of furniture. Theres often
an optimistic undertone and humour involved
too. I like to make it light and often conceptual. The designer uses the platform of Milan
Design Week to exhibit his most experimental
work. In Milan, I want to be totally independent from anyone my own location, my own
photography, no sponsors, just my own independent thing. This year, he is showing his
NEW! NEWER! NEWEST! exhibition but
at the time of interview, he remained rather
mysterious about the shows concept except
that it would expand upon previous
themes around the passing of time and the
temporariness of hypes. As ever with this
talent, surprise and challenging expectation belong at the very core of his appeal.
BETHAN LAURA WOOD
by Maria Cristina Didero

Bethan Laura Wood is one of the most


original voices of the international design scene. She stands out from the crowd,
with a sensibility shared with only those
rare few who are capable of combining the
precision of design with the expressive
freedom that only art grants. Im close to
those who navigate that world production
that can be classified as tailor-made,
Bethan says, adding, I revisit materials
commonly used for mass production, but
with a different perspective. This perspective makes her work recognizable, definable, codifiable; her hand clearly legible
even when applied to different types of
objects, from lamps to coffee tables.
Bethan Laura Wood is, in my opinion, a soloist, an eccentric and optimistic figure
who we like enjoy not only listening to, but
watching. Meeting her puts you in a good
mood. For her, design is an explosion, a
storm, an upheaval. Originally from
Shrewsbury, England, now 33 years old, in
2009 she took an MA at the Royal College
of Art, studying with tutors of the caliber
of Jurgen Bey and Martino Gamper.

From the first she learned the freedom


of forms, especially the less canonical
ones, and from the second the clarity of
design. She has a particular passion for
Ettore Sottsass, for the patterns of
Nathalie Du Pasquier and George J.
Sowden, as well as for the style of Patricia Urquiola and Studio Job. I have an
affinity with several colleagues of my
generation, like Maarten Baas, Bertjan

Segue/English
Pot and Philippe Malouin, the latter of
whom she married last year just for the
fun of it during a project at Domaine de
Boisbuchet. The inspiration that guides
her? She finds it in the reality of everyday life, which she doesnt ever tire of
looking at through the eyes of a child
who has just discovered a treasure. She
finds it in the streets she walks, the flea
markets that captivate her and make
her forget to look at her watch. When I
visit a new city, I look for the market. I
could get lost in the stalls of fabrics and
artisanal decorations. In Italy I spent
hours there when I lived in Venice. Then
my long stay in Mexico taught me to
abandon myself to being overwhelmed
by color, by extravagant associations
and unusual patterns that arise spontaneously from these places. Her exuberant and extreme approach to design,
and I mean that in the best way, makes
her one of a kind. Talking with Bethan is
reassuring, for she exudes enthusiasm,
love for her work and the inexhaustible
desire to assimilate the world out there.
Obsessed with the colors and forms of
antique artisanal flavor that she then
manages to twist and render contemporary, Ms. Wood is an original and seductive presence. Her style is effervescent,
be it her revisitation of simple plywood
in the collection Super Fake, of glass
in the series Totem (developed in collaboration with the artisan Pietro Viero), of jewelry with wood or ceramic inlays in her latest designs for the historic
Bitossi brand. The stages of the process
consist of the creative acquisition of
material, and in its specific decodification such that everything becomes by
Bethan. And by Bethan means daring combinations of contrasting colors
and the most unrelated materials. Her
objects are elaborate, complex and kaleidoscopic as her look Ive tried not
to mention his appearance, but it seems
inevitable. Getting dressed and made
up before leaving the house is an operation that requires precision and care,
plus a certain margin of time. I imagine
her fixating with that same maniacal
dedication for hours and hours (if not
days and weeks) on a project until
she finds the best solution. Her own.
NACHO CARBONELL
by Max Fraser

Nacho Carbonell is a Spanish designer


who never returned to his home country
after graduating from the reputed Design
Academy in Eindhoven in 2007. The
Dutch design scene is conducive to the
experimental, fictional and fantasy worlds
that he creates through self-produced
objects. He sees objects as living organisms,

almost alive and able to surprise you


with their behaviour. The zoomorphic,
organic forms of his functional objects
are often rough and colourful in texture.
Furniture, for example, often incorporates
cocoon-like growths that are reminiscent
of beehives or anthills, providing users
with a refuge to escape and self-reflect,
free from the chaotic rhythm of todays
lifestyle. Max Fraser caught up with
Carbonell in his Eindhoven studio.
Max Fraser: What are you working on at
the moment?
Nacho Carbonell: Ive been developing
some new rugs for a company called
Nodus, which incorporate a variety of
metals into the hand-woven rugs. These
will launch during Milan Design Week. In
June, I have a solo show at the Stedelijk
Museum sHertogenbosch to coincide with
the 500th anniversary of the Medieval
surrealist artist Jheronimus Bosch, with
whom my work shows an affinity. In
the autumn, I will have an exhibition at
Carpenters Workshop Gallery in Paris.
But mostly I work on private commissions.
M.F.: How would you describe your work
to someone who has never seen it before?
N.C.: I make weird objects! I try to find
ways of visualising and understanding
the objects and products that really
surround us. My objects try to adapt
to new demands and they try to tell a
story about what is happening around
us and how objects can have some kind
of feelings and some kind of vision of
what they want to become. They grow
organically in our rapidly changing society.
M.F.: All of your designs embrace a variety
of materials. How do you select which ones
to work with?
N.C.: Every piece requires different
materials. Im trying to understand the
soul of each piece in order to find the
right material. Im always excited when
Im experimenting with new materials and
Im not 100% in control of it. The process
of learning makes me discover new things.
I always try to make every project
unique. I dont like to repeat myself by
producing the same things so I always try
to push myself with each piece. Something
should always change. You are a different
person when you make something for the
second time, so it should evolve with you.
M.F.: Can you describe what your studio
is like?
N.C.: I like to see my studio as a
small laboratory with lots of different
departments. We have an area that we
like to call the wet room where we
experiment with materials that involve
water such as concrete, plaster, water glues
etc. And then there is another room for
chemicals, another where we spray, another
for electrical components The main
department is for metal where we have

150

several welding machines and construct


the skeletal frames and shape the bodies
of the pieces. All of these materials come
together to create the final objects so
its important to get these departments
to talk and interact with each other.
M.F.: Now that your studio is more
established, do you still physically make
your pieces?
Im very much involved with the production
of the pieces. I like to arrive in the morning
and get some dirty clothes on and work in
the workshop. My approach to working is
very personal so I like to be close to every
single aspect of the process. By working
directly with my assistants, thats the best
way to convey what Im trying to achieve.
N.C.: What do you consider to be some
of the key moments in your career so far?
The starting point was really important.
The first moments after graduation,
I attracted a lot of attention and this
was essential to achieving what we have
now. We were very lucky in finding the
right partners Rossana Orlandi Gallery
(Milan), Galerie BSL (Paris) and now
Carpenters Workshop Gallery (London,
Paris, New York) they have all come along
at the right time. In parallel, Im grateful
to have been incredibly well supported
by private commissioners and museums.
MISCHER TRAXLER
by Fabia Di Drusco

Their most famous projects are characterized by a very close relationship between
the final object and its story, including the
production system, and by a precise role assigned to the public, which is an integral part
of the work to the point that it does not
come to life in the publics absence. Collective works, a wooden crate that grows in
size and changes color when approached by
people whose presence is recorded by sensors that transmit an impulse to the constructing machine, is the perfect example of
what thirty-four-year-old Katharina Mischer and thirty-five-year-old Thomas Traxler consider production based on interest.
If no one is interested, production stops.
After all, the reflection on production
methods that grow objects organically instead of churning them out on the assembly
line is one of the most interesting elements
of their approach. In Curiosity Cloud, an
installation commissioned by Perrier-Jout
and presented at last years London Design
Festival, visitors entered a dark room,
which activated sensors transmitting to 264
insects closed in 264 glass jars an impulse to
fly, producing a genuine sonorous setting
with beating wings. Hardware designers
and manual creators of insects, the two designers whose lives and work experiences
completely overlap settled in Vienna
after attending the Academy in Eindhoven.

We also considered London, but Vienna is


much less expensive. We particularly appreciated the extraordinary availability of artisans still working here. They also love the
close contact with nature that the worlds
most sustainable city half of which composed of parks and green areas undoubtedly allows. The Austrian capital is also
home to the Museum of Natural History
which, together with the Tate Modern Gallery of London, is another endless source of
inspiration. Uninterested in mute objects,
Mischer & Traxler are passionate collectors
of the most diverse materials, which they
primarily collect on nature walks. Wed
like to work with scientists, biologist, choreographers, and dancers, they say. To
choose the type of insects for Curiosity
Cloud, they spoke with a great many experts, including entomologists and environmentalists, to identify the most significant
common species and those that are extinct
or risking extinction. In Milan, for the collective show of Austrian designers called
Back Ahead in Villa Necchi, they will
show Equilumen, a lamp that always
distributes the same amount of light from
two glass spheres placed at the extremities
of a stick: when one is pushed down, it
emits more light, automatically reducing
the intensity of the other sphere. Its a
game of give and take: a symbol of how
perfect balance is fragile and uncertain. It
always poses the problem of achieving ideal distribution between participants. Accustomed to working simultaneously on 3
or 4 projects (The complexity, ambition
and scale of our works have greatly increased, but the work method basically remains the same: there is a never-ending
constructive discussion going on between us),
theyd also like to work with important companies in the sector such as Flos and Vitra.
FORMAFANTASMA
by Francesco Urbano Ragazzi

Is it possible to do Italian design in


Eindhoven? That seems to be the question
that hangs over Formafantasma, a mixed
Sicilian-Venetian couple who for a decade
now have been part of Italys brain drain,
working as they do from Holland, but with
an international agenda. Andrea Trimarchi
and Simone Farresin seem to have found
their source of inspiration and research
at a safe distance from their homeland.
Going over their latest projects we find
for example the rediscovery of light in
an exhibition inaugurated in February at
Peep-Hole, Giotto and architecture in the
set designed for the Sportmax fashion show
for the S/S collection last year and, also in
Milan, but this time at miart (8-10 April
2016), a collection of objects dedicated to
Rome and to archaeology. In other words,
the traditional themes of Italian culture

arent missing, but they never resort to


nostalgia or clichs, maybe due to a certain
inclination towards impoverished art that
pushes Trimarchi and Farresin to make the
form of the product subordinate to the
process of transformation of the material,
which is their ultimate goal. Often in our
work there is a preference for materials that
come from nature and whose manufacturing
process is not excessive to the point of
making them unrecognizable. There is not
necessarily a continuity with respect to the
type of raw material we choose to work with,
as much as there is in their transformative
potential. We worked with flour and
agricultural waste to make the Autarchy line
of containers in 2010, and with lava from
Etna for the De natura fossilium exhibition
at the Libby Sellers gallery in 2014, explain
the two designers. We are also interested
in the steps that turn natural resources
into usable products. When, for example,
does an animal cease to be? When does it
become a material and then merchandise?
These were questions we asked ourselves
when we worked with leather for Craftica, a
collaboration with Fendi that we presented
at DesignMiami/ a few years ago. Its at
this point that design conceived purely as
research becomes political. A project well
be doing in 2017 for a museum in Australia
focuses on the processes of mining, refining,
consuming and recycling metals. In this case
we want to understand the economic and
social implications of a specific method of
production. The same can be said of the
Sportmax show, whose set design the duo
worked on in 2015, A catwalk is used on
average for 15 minutes. Its important to
think critically about how not to produce
waste during these events, because of their
ephemeral nature. In our case we built six
towers made of industrial foam blocks that
were each five metres tall and were inspired
by the architecture painted in Giottos
frescoes. The materials to make them were
bought, delivered and collected that same
day directly by the supplier who put them
back up for sale right away; more than
recycling, its a sort of paid loan. And in
April, at miart, what can we expect? Delta
is the title of the exhibition curated by
Domitilla Dardi at the stand belonging to
Galleria O. Roma. Its a collection of 12
objects, mostly lamps, that are inspired by the
archaeology of Rome and the light of the city.
We concentrated on the surfaces, restricting
the pallet of materials to three elements:
travertine, metals and porcelain. One piece
in particular reproduces the effect of the
sun shining on the stone of the buildings.
JONATHAN OLIVARES
by Su Wu

There are at least as many problems as


there are designers, says the scholar and

151

industrial designer Jonathan Olivares. It is


a characteristically generous breath: That
our concerns are as distinct as the works
we make out of them. I am lucky to
have stumbled upon some problems that I
felt were worth exploring, Olivares says,
of an ongoing inquiry into constraint and
possibility that has been as much intellectual
as material. I think that the search for
interesting parameters really defines the
design process. His is a practice young
enough to count as emerging, but established
enough to have explored the edges across
what might be designed, from interactive
experiences for Nike to curation to massmanufacturing. Learning is becoming
immersed in questions that you couldnt
have stumbled across if you hadnt become
immersed in another, whole other series of
questions that lead you there, he explains.
Olivares own trajectory is a case-inpoint. Geographically, he moved from the
Pratt Institute in New York to Munich
where he apprenticed with the designer
Konstantin Grcicto Boston, where
he launched his eponymous studio in his
mothers garage. It was through Grcic that
Olivares began to pen for Domus, and
through an assignment for the publication
that he met Benjamin Pardo, the director
of design at Knoll. Though Olivares is
perhaps best known for his aluminum side
chair for the company, a body-skimming
shell lifted by four slim lines, his initial
Knoll commission was a book: a taxonomic
examination of the modern office chair,
published in 2011. It was the same year he
won the Compasso dOro design prize for
his first product, the wheeled Smith cart/
occasional table/stool for Danese Milano.
Like much of Olivares work, the piece
contains multitudes designed deliberately, a
framework of potential. In this way, it echoes
that classic test of artificial intelligence
involving furniture: whether robots might
someday be able to see capacity instead
of categories, in which a table could also
be a seat, perhaps, if you chose to sit on it.
At its basis design choreographs the
everyday. For anyone willing to read design,
a world of culture will also become legible,
says Olivares, who now lives with his
partner, the gallerist Hannah Hoffman, in
the leafy Silver Lake hills of Los Angeles,
a short drive away from the prototyping
facilities afforded by the citys abundance
of manufacturing. Last year, Olivares
introduced a modular bench with the
architectural fabricator Zahner, repurposing
the heritage companys metal extrusion
techniques as seen on the ribboned
Peterson Automotive Museum in Los
Angeles and on the lattice enclosing Cooper
Union in New York. An online platform
allows users to determine the length of
each bench, the curve and configuration,
the technology serving more as an

English
exercise in navigating constraints than as an enabler of
choice, Olivares says. He cites the artist Jacob Kassay, who
likened experimenting with existing manufacturing processes
to ordering off the menu. People tend to think design is all
creativity, that design comes out of freedom, Olivares says.
From my experience, rules or parameters only enable design.
STUDIO SWINE
by Elena Bordignon

Cans turned into stools thanks to a portable foundry; hair combined with a natural resin that becomes a collection of objects;
hourglasses filled with highly prized crystals; shoes with vertiginous heels made from meteorites. These are just some of the
marvels designed by Studio Swine, the Anglo-Japanese duo
formed by architect Azusa Murakami and artist Alexander
Groves. Recipients of major awards including the Swarovski
Designers of the Future Award and the Wallpaper * Design
Award, both in 2015 and featured in major museum exhibitions, they are distinguished not only for their original product
design, but also for their intense activity as filmmakers. Indeed, a
preponderant part of their work is the conception of films about
the design process of their products. Right down to their name
Swine stands for super wide interdisciplinary new explorers
the two are essentially contemporary explorers, often traveling to find unusual materials. For the past couple of years back,
they have been sailing 1,000 nautical miles in order to collect
small fragments of plastic from the Azores to the Canaries on
the route of the North Atlantic Gyre, the circular ocean currents
where plastic waste accumulates. The experience gave rise to
Gyrecraft: objects made from plastic compounds transformed
into a versatile material that simulates the surface of coral or tortoise shell. For the Hair Highway project, they carried out a
sort of anthropological investigation of the hair trade in Chinas
Shandong province, from which resulted a film and a series of
objects in Shanghai Deco-style from the 1930s, composed of hair
and resins. The latest production, Terraforming, took them to
outer space, on an imaginary planet of crystal in a faraway galaxy. In the film, vaguely reminiscent of Kubrick, we discover the
Dune clock, an hourglass that measures the time using 3 million bright, tiny crystals. They are now engaged in a project set in
Amazon rainforest which takes inspiration from a city built in
the 30s by Henry Ford, now abandoned. The result will be a series of objects made with rubber, palm wood and fish glue.
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