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COMPLETO
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DIRITTO PENALE COMPARATO


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PROFESSORE ZUPPETTA
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PARTE PRIMA
METAFISICA DELL SCIENZ* DELLE

LES^fflB

Ottava edizione
SOSTA NZIONALMKNTK AUMENTATA
K Dl\ P RSAMKNTT' ORDINATA.

CONTINUAZIONK

OKI. VOI..

S VOLOIME
FASCICOLO

I.

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DELLA CONTINUAZIONE

(Pag.

II.

481

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NAPOLI

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STAMPERIA DELI.A
1871

R.

UNIVERSIT

OPERE
dee eroe, zeteeetta
Vico Nilo, n. 34.
Vendibili nel suo Studio,

lutle le copie delle altre

Sbili
e

opere del Prof, /up-

pr, lAulor, unica,...

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Kien.a

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penali
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Decsita.
Volume I.

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Votimi.

II.

Volume

III.

rew

complesso di tulle

le

norme

<li

ragione che appar-

--

rsn
comparazione

nei diversi Stati dItalia-

in gore negli
Codici Penali attualmente

notevole che le

pi speciale
ricevono uno sviluppo
,1.

penale della BoP' ,tl


^j
Codice, penai
e convcrtito in
inconsultamente introdurr^
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critiche

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motivi uei
n breve cenno dei

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raccolte dalle
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fod,ce

PenaU " n mn
,

Parle ficcro/e

'

del C.o-

Repubblica

che il Governo della


Marino.
narlrnza del Zuppetta da S.
Zappetta, le quali racchiudono:

mo di8cnztoni

Con note

e dei pi segnalati

Professore Zappetta nel 1859,

ilice

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***

- Testo del

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drttoKm.no sono

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S
*d.lfa . rieri:'*, e talvolta

Zappetta
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anche de, eeneo comune

Prer.ro

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intorno
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quali una grafia
-^on d7edon. degli articoli legali - fra
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Us'to

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'vi!

sico^Jix^niglranicoU^Htici'- Volumi

due.

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ed io generale tutti coloro
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di dieci copie, otter-

CORSO COMPLETO
DI

DIRITTO PENALE COMPARATO


DEL

PROFESSORE ZUPPETTA

PARTE PRIMA
METAFISICA DELLA SCIENZA DELLE LEGGI PENALI

Ottava edizione
Sostanzialmente aumentata e diversamente ordinata

CONTINUAZIONE DEL VOLUME

IL

SVOLGIMENTO.

NAPOLI
STAMPERIA DELLA

R.

UNIVERSIT

1871

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483

IV. Svolgimento del quarto requisito

Mancanza dello effetto per

UNA Ql'ALSIAS! EVENTUALIT, AFFATTO ESTRANEA ALLA DETERMINAZIONE

DELLO AGENTE

484 ).
Anche questo un requisito comune al misfatto man 313.
cato ed al misfatto tentalo (Ved. il 480, 481 48G, 498, e 514).
Ed il provare che la interruzione nel misfatto tentalo,
51 G.
o la mancanza dello effetto nel misfatto mancalo (Ved. il 514) dipese solo da eventualit, affatto estranea alla determinazione dello
agente, debito dellaccusatore ( 491 e 498).
1.
La eventualit corrisponde alla causa o circostanza
517.
fortuita degli scrittori e legislatori
le parole estranea alla de2.
terminazione
dello agente corrispondono alle parole comunemente
usate indipendente dalla volont dello agente.
3.
Per la ragione della preferenza
ved. il 485.
Perch possa affermarsi questo requisito, neces 318.
4.
sario
Che la eventualit sia Vunica ed esclusiva causa della inter-

ruziotie, se trattasi di misfatto tentato, e della


fetto,

mancanza

dello ef-

se trattasi di misfatto mancato ( Ved. il 51 4 ) ;


Per modo che, senza questa prepotente ed insuperabile causa

avrebbe continuata lopera criminosa nel prisarebbe conseguito nel secondo


causa sia sopravvenuta, e per non preveduta
n prevedibile dallo agente; in contrario svanisce la vera e ferma

ostacolante, lagente

mo

caso, e

Che

effetto si

si

fatta

determinazione ;
Che, per conseguente,

la non continuazione, o la mancanza


non dipenda dalla maniera di operare dello agente
causa non pu dirsi estranea alla determinazione
dello agente. Ved. nel 501 gli esempi delle vere cause che
valgono ad affermare il requisito ad esame.
E riflettano giudici del fatto, che ove l'accusatore
519.
non riesca a provare limpidamente tutte le condizioni necessarie

dello effetto,

in contrario la

di questo requisito

51 G ), sorge la presunzione
(
che la desistenza fu spontanea, c che 1 effetto manc per tuli' altra
causa che fortuita; e che quindi corre loro il debito di dichiarare

alla esistenza

non esistente il conato.


Torna a proposito la seguente riflessione di Nicolini (1)
o
Quando profondate la mente in tutte le circostanze
14
dellavvenimento, troverete sempre che il fatto non avvenuto,
perch i mezzi scelti non erano proporzionati all effetto, o perch il luogo ed il tempo non erano stali ben designati, o perch
lanimo non era abbastanza deliberato, n la mano sicura .
:

(1)

Del tentativo c delta complicit,

l.

litized

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484

In perfetta

antitesi col quarto requisito ( 515 e sepentimento dello agente, in virt del quale s interrompe il corso del misfatto, o simpedisce l effetto
Intorno ad esso ed alla sua efficacia in generale feci parola
nel 482.
Al quale si pu aggiungere la citazione della L. i9,
in princ., D. XLVIII, X. De Lege Cornelia de falsis
Paulus lib.
5 Sententiarum :
Qui futsam monelam percusserint, si id lotum formare noluerunl, SUFFRAGIO Jl'STAE PKMTENTIAE absolvUltUr .
Non mi resta che a risolvere
521.
I.
Se il solo pentimento, preso nella sua stretta e rigorosa
significazione, escluda il quarto requisito del conato, o anche
qualche altra causa possa menare allo stesso risultato
II.
Se il pentimento, o la qualunque altra causa similmente
operativa, possa concorrere in tutte e due le specie di conalo;
III.
Nell'affermativa, come il pentimento, eia qualunque altra
causa similmente operativa, si manifesti nel misfatto tentato, come nel misfatto mancato.
I.
Oltre al pentimento, preso nella sua stretta e ri 522.
gorosa significazione, non esiste qualche altra causa atta ad escludere il quarto requisito del conato ?
No, secondo il celebre Carrara, per quanto apparisce da queste sue parole (1) :
Volontaria dicesi, per modo di antonomasia, la causa impeditiva della esecuzione, che ebbe la sua genesi puramente in un
cambiamento tutto spontaneo di volont nell agente. Perch la
causa che trattenne il delitto si possa dir volontaria, non solo
occorre che nasca da un pentimento dellagente; ma il pentimento
deve inoltre avere il carattere di cadere sul fine, e non sui mezzi. E per mezzi intendo tutte le condizioni di luogo, di tempo, e
di modo, con le quali il malvagio aveva preordinato lesecuzio-

520.
guenti )

il

ne del misfatto.
Se provasi che

il

malfattore desist dallazione o perch fu


inopportuno il momento, o per qualsivo-

visto, o perch giudic

cagione, tranne quella del rinnegamento assoluto della


volont criminosa, dellabbandono cio del fine malvagio; il reo

glia altra

non si pentito; non ha desistito dal fine; ha solo desistito dai


mezzi ; ha semplicemente aggiornato lesecuzione del misfatto; o
ne ha modificato il disegno. La causa che imped la consumazione non pi, nel linguaggio della scienza, volontaria .
S, oltre al pentimento, esiste qualche altra causa, per quanto
io penso.
Lezioni sul grado della forza
(1) A pag. 4D dellopuscolo
Complicit ), quarta edizione, Lucca 1860.
:

tisica del delitto

Conato,

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485

pentimento come rigeneratore dell anima


titclo pi legittimo alla esclusione del quarto re-

Convengo che

il

182), il
quisito del conato. Ma non un titolo esclusivo.
E cos, vuoisi che cada sul fine, vuoisi che cada sui mezzi,
torna sempre efficace.
%
Vero che quando cade sul fine, terge ogni labe dallanima
(

dello agente, e lo rende inimputabile

non

solo in faccia alla log-

Ma il penge positiva, ma anche in faccia alla legge morale.


timento che cade sui mezzi pi che sufficiente a legittimare il
davanti la legge positiva, tuttoch inefficace davanti la legge morale.
La desistenza per rinnegamento assoluto della volont criminosa
non solo impedisce il conseguimento dello scopo, ma cancella
per fino il malvagio pensiero; lo che soverchio davanti la legge
positiva.
La desistenza indotta dal perche l'agente giudic inopportuno il momento, o da qualsivoglia altra cagione, non cancella il
malvagio pensiero, ma impedisce 'effetto esterno criminoso ; e ci
basta al principio politico.
Il pensiero, rimasto isolato, inimputabile come lo ogni fatto mentale
( 470 ).
Ma il pensiero che sopravvive alla desistenza potrebbe in altro tempo e luogo animare il braccio dello agente a novella criminosa intrapresa ?
Questo un obliare che
Ad ogni passo nasce un pensier nuovo .
Ma sia pure. E bene, il pensiero che sopravvive, isolato dallopera gi distornata, non diverso dal pensiero originario; e
quindi, come questo, inimputabile (Ved. il 470 e seg.).
Che se realmente il pensiero sopravvivente menasse lagente ad
opera criminosa, nella imputazione di questa la giustizia rimarrebbe appagata.
Condannare il pensiero di oggi sol perch potrebbe esser fomite di futura opera criminosa, non consentito dalla scienza.
Del resto, a che travagliarsi ad addurre argomentazioni?
La soluzione tiene allintima natura del quarto requisito. Si
detto nel 51 8 che, per affermarsi questo requisito necessario
che la eventualit sia l'unica ed esclusiva causa della interruzione
o della mancanza dello effetto
per modo che, senza la prova
di questo carattere nella causa, milita la presunzione che la causa fu spontanea ( 519).
E si pur detto che la eventualit debb'essere affatto estranea alla determinazione dello agente ( 484,
515 e seguenti ).
Ora questo prova essere bastevole la spontaneit dello agente
alla esclusione del quarto requisito.
E spontaneit non si reciproca con pentimento.
fine politico della inimputabilit

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486

Prova anzi di pi, che anche senza la dimostrazione della sponquesta si presume ove laccusatore non riesca a provare
la presenza di una eventualit estranea ec.
2.
Conchiudo

1.
taneit,

Non solo il pentimento, ma qualunque altra causa, tranne


provata causa estranea alla determinazione dello agente, si traduce in causa spontanea, ed esclude il quarto requisito del conato.

Il pentimento sempre efficace causa spontanea, vuoisi


chccada sul fine, vuoisi che cada sui mezzi.

E per se l agente desist o perch giudic inopportuno


il momento,
o perch gli parve disadatto il luogo, o per simile
altra causa
la desistenza sempre il prodotto di causa spontanea, ed opera la esclusione del quarto requisito del conato.
II.
Ma il pentimento, ed ogni altra causa sponta 523.
nea ( 522), pu soccorrere cos nell una, come nellaltra specie di conato ?
Che il pentimento ed ogni altra causa spontanea possa intromettersi nel misfatto tentato
intuitivo; e non vi penalista

3.

la

che ne disconvenga.

Non

cos rispetto al misfatto mancato.


Molti non giungono
a concepire come possano far casa insieme il pentimento, o qualunque altra causa spontanea, ed il misfatto mancato, la cui essenza
riponesi nello esaurimento di lutti gli atti necessari alla effettuazione del designato misfatto. E, trincerandosi dietro l aforismo
factum infectum fieri nequit sentenziano non essere concepiil misfatto mancato possa ammettere il pentimento od alcausa spontanea.
celebre Carrara (1), dopo avere a buon dritto espresso il
suo disparere intorno a certa dottrina di Roberti, non pago delle
altre ragioni, aggiunge: E come pu aversi un delitto mancato
CHE AMMETTA L* UTILIT DEL PENTIMENTO. !!! n.
Questa esclamazione coronata da quattro punti ammirativi
rivela che il sig. Carrara tiene in conto di ereticale la dottrina
della compatibilit del pentimento col misfatto mancalo.
Lo stesso celebre Professore nel 403 della parte generale del
progamma del corso di dritto criminale si esprime:

Finch 1' azione criminosa era in via, poteva il delinquente pentirsi, e pentirsi utilmente. Ma quando lutti gli atti erano compiti, il pentimento (se in quegli atti era la idoneit ) sarebbe stato lardo ove la provvidenza non avesse, con la intromissione di un fortuito, salvato la vittima .
Come si vede, anche in questo paragrafo rivela lo stesso pensiero, tuttoch manchino i quattro punti ammirativi.

bile che
tra

Il

(t) In

una nota a pag. G3

tirile citate

Lezioni.

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487

Se non che nella nota al 417 della stessa parte generale del
programma re melius perpensa rinnega la propria opinione, e
,

riconosce

la possibilit

misfatto mancato.
A chi
524.

tra

si

la tua opinione ?

ri-

Vi ha dei casi nei quali non si pu, e dei casi nei


pu concepire la intromissione del pentimento o di al-

sponderei
quali

della intromissione del pentimento nel

mi chiedesse: quale

causa spontanea, nel misfatto mancato.


il criterio, secondo me

Ecco

Quando

effetto esterno

criminoso dovrebbe essere

prodotto

il

istantaneo della perpetrazione di tulli gli atti necessari diretti a

conseguirlo, non si pu concepire la intromissione del pentimento, o di altra causa spontanea, nel misfatto mancalo.
Si gitti
torre sopra una via selciata. Per un
il nemico da elevatissima
provvidenziale fortuito solamente pu linfelice salvarsi.
Il pentimento dello agente non varrebbe a disfare lopera propria.
Factum infeclum fieri nequit.
Dunque non si pu concepire la intromissione del pentimento,
odi altra causa spontanea, neiomicidio mancato, di questa natura.
Quando poi lo effetto esterno criminoso dovrebbe bens essere
il prodotto della perpetrazione di tulli gli atti necessari diretti
a conseguirlo, ma non il prodotto inslantaneo
cosicch tra
questi atti e l 'effetto sinterporrebbe un intervallo di tempo nel
1.
quale
potrebbesi accorrere con pronta e sollecita riparazione
si 2.
pu ben concepire la intromissione del pentimento, o di altra
causa spontanea, nel misfatto mancato.

Giona nel mare ( 501 ).


Si supponga che gli agenti
la prua verso linfelice che si dibatte
morte gli porgano una gomena od altro mezzo di salvezza, e giungano a rimenarlo vivo sul bastimento. Giona salvo
per intromissione di causa spontanea, e svanisce il quarto reSi gitti

per moto spontaneo drizzino

colla

quisito dellomicidio mancato.

Dunque si pu concepire la intromissione del pentimento, o di


causa spontanea, nell'omicidio mancato, di questaltra natura.
Come e quando si manifesta il pentimento cd
III.
525.
ogni altra causa spontanea ?
Da quanto si detto nel 524 chiaro

altra

Che. nel misfatto tentato si manifesta come semplice desi; e pu sempre intromettersi
Che nel misfatto mancalo non pu manifestarsi che come
opera riparatrice ; e pu solo intromettersi quando la natura del
stenza

fatto

ammetta.

526.

( 484

),

Riandando

sulla definizione

del

misfatto

e sui necessari requisiti ( 485 e seguenti),

si

mancato
ravvisa

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che in osso concorrono


e punito

come

le

vere condizioni per essere riguardato

misfatto imperfetto.

Queste condizioni sono due


I.

Che
Che

consumato
2.*

la

differenza tra

il

misfatto imperfetto

ed

il

misfatto

da dati stabili ed invariabili ;


questa differenza non sia tanta da far disparire o-

risulti

gni vincolo di affinila tra

il

misfatto imperfetto

ed

il

misfatto con-

sumato.

E parmi che amendue concorrano


Concorre

prima condizione.

la

nel misfatto mancato.

per fermo, la differenza

misfatto mancato ed il misfatto consumato consiste solamenche nel misfatto consumato si ottiene l 'effetto, mentre nel misfatto mancato non si ottiene, ma unicamente in grazia
della interposizione di una causa fortuita ed indipendente dalla
tra

il

in questo,

te

determinazione dello agente, essendosi operato quanto era ne-Ora questo punto di
cessario a conseguirlo Ved. il 499 ).
differenza non solo porta seco il carattere di stabile ed invariabile,

ma

di prontamente riconoscibile

Ved.

505

il

).

E per fermo, la differenza


non seguilo per mero azzardo, posti
tutti gli altri requisiti uguali, non poi tanta da far disparire
ogni vincolo di affinit tra il misfatto mancato ed il misfatto conConcorre

tra

la

seconda condizione.

ottenuto e

'effetto

'effetto

sumato.
La invariabilit del carattere del misfatto mancato, il
527.
certo vincolo di affinit col misfatto consumalo (Ved. il 526),
il niun fondato timore che la nozione del misfatto mancalo possa
incontrare dubbi od incertezze ( 502 e 503), autorizzano a con-

cludere:
\

Che

il

misfatto mancato

il

vero e genuino misfatto im-

perfetto (Ved. il 484, in princ. );


2.
Che ogni legislatore nel

dovere di provvedere intorno al misfatto mancalo, presentandone requisiti in una definizione legale (Ved. il 484 e seguenti), ad oggetto di sehivare
le esiziali conseguenze delle cozzanti dottrine delle scuole, e di
i

eliminare tutte le arbitrarie opinioni dei giudici.


528.
Molti vorrebbero che esulasse dai Codici penali la

definizione, come quella che generalizza la nozione del misfatto


mancato mentre in realt non applicabile a tutti i misfatti (Ved.
IL* e IV.*, 513), fatta astrazione dalle ec512
il
494, 495,
cezioni contenute in varie disposizioni legislative speciali, di
cui ne\\' applicazione critica, Voi. III.
Il mio amico La Pegna tra questi molti, e nella pag. 148

della sullodata opera scrive

Or

si

dato biasimo ai legislatori di

Roma appunto

del

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489

mancare di una teorica generale intorno ai tentativo (I ). Ma quei


Omnis depnilio injure civili periculosa
est (2), molto pi sarebbe stato in questo arduo e variabile soggetto nel quale dopo tante dispute e tanti sistemi, n i dotti n
legislatori moderni sono venuti a capo di accordarsi o almeno
savii intendevano che se

di essere in s costanti.

Oltre la costituzione di Arcadio ed Onorio clic punisce perse


espresso, non vi d'appuntare al Diritto romano nelmateria del conato, se non l'egualit della pena. Quanto al
2.
rimanente
bene ricordarsi, che apporre alle Pandette adail

1.
pensiero

la

gio contro i riprensori dell'opere eccellentissime .


utile rammentare a tutti i fautori di questa idea,
529.
3.
in generale,

Che definire il misfatto mancalo, e determinarne i re4.


quisiti, non conduce alla conseguenza che in ogni misfatto speciale possa realizzarsi il misfatto mancato ;

Che definire il misfatto mancato, c determinarne i requisiti, importa che il misfatto mancalo solamente concepibile
in quei misfatti speciali che ammettono il simultaneo concorso
dei quattro requisiti ( 48i e seguenti);
"
Che, per conseguenza, sarebbe indispensabile la definizione, anche quando non si potesse verificare questo simultaneo
concorso, che in un solo misfatto speciale;

Che non vi ha niente di pi assurdo quanto il pronunciato


senza essere prima
-Ni un misfatto pu essere consumato
MANCATO.
E per io tenni sindacabile la sentenza del Magistrato di Cassazione di Torino, del 21 marzo 1 849.
Michele Torre da Genova impugnava con ricorso la sentenza della Sezione di accusa
del Magistrato di appello di Genova, allegando che in materia di
truffa non possa verificarsi alcun tentativo. Il Magistrato di Cassazione, nel rigettare il ricorso, diceva:
Altesocch a termini dei principi! segnati negli articoli
0
e 103 del codice penale (3) vengono posti sotto la sanzione della legge il delitto ed il crimine tentali secondo le ivi espresse gradazioni;
Che questa regola generale non sofirc accezione pei
reati contemplati negli articoli 675 c 680 del detto codice, per
cui ogni distinzione riesce affatto arbitraria e discordante dal

testo della legge, ecc. .

Zuppctta, (118.
Oggi le cneraliU cominciano a
(1) Carmignani, L. 11, C. 15
spiacerc
V. Millermaier, I, Vili 1 e 3, XI 4 1).
Russi, L. II, C. 31 in fine
lo
stesso Carmignani, I. C.
Nicolini, Del tentativo, 3, il quale anche lotta le leggi inglesi che non abbiano alcuna regola generale sul tentativo,
47.

XVII.
Parlasi del Codice penale del 1839.

(2) fr.
(3,i

202

I).

!..

32

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Ora

il

490

ricorso prodotto dal Torre creava lobbligo al Magi-

strato di Cassazione di esaminare, se nel reato di truffa possano

concorrere
11

requisiti del tentativo.

Magistrato di Cassazione non poteva diversamente sdebise non collo esaminare, se nel reato di truffa possa conce-

tarsi,

pirsi

simultaneo concorso dei requisiti del tentativo voluti dal co-

il

dice penale.

Ma

sullodato Magistrato rispondeva che, non offrendo gli


675 e 680 veruna eccezione agli articoli 101 c 103, dovesse rigettarsi il mezzo proposto.
La risposta del Magistrato contiene implicitamente la massima, che senza una speciale eccezione, non possa derogarsi alla regola generale racchiusa negli articoli 101 e 103 del codice penale ;
e quindi implica lassurdo, che dalla definizione del tentativo
data negli articoli enunciali debba dedursi, che ogni reato con1.
sumalo
possa presentarsi sotto figura di tentativo, salvi i casi di
eccezione
previsti dallo stesso legislatore.
2.
Quindi il Magistrato di Cassazione non rispondeva a proposito allo assunto proposto dal ricorrente.
Quindi, sotto questo rapporto, la sentenza del Magistrato di
Cassazione, se pure potesse dirsi giusta nel fondo, sarebbe sempre difettosa nel ragionamento.
E tenni anche per fermo, che, a pena di nullit, la sentenza
del giudice, o la quistionc proposta ai Giurali e da essi risoluta, debba contenere

La enunciazione di tutti i requisiti richiesti dalla legge


per la esistenza del conato ;

La esposizione dei fatti concreti nei quali si pretende


riscontrare la esistenza di tali requisiti.
un capitale errore lopinare che sia di fatto, e non di dritto,
la quistionc di sapere, se i fatti ritenuti o affermati costituiscano i requisiti del conato, o di una specie piuttosto che di unaltra.
Quasi lutti i Magistrali supremi, o le Corti di cassazione, dimostrano con le loro sentenze di avere spesso confuso, a questo riguardo, la questione di fallo con la questione di dritto. Il Magistrato di cassazione del Piemonte ha tenuto sempre come regola
fatti ritenuti costiirrefragabile che la quistionc di sapere, so
tuiscano tentativo, sia puramente di fallo. Reco ad esempio due
sentenze.
1."
Quella citala di sopra, cio del 24 marzo 1849
Michele Torre ricorrente.
Nella quale il Magistrato considera
Dal momento poi che venne dalla Sezione d accusa riconosciuto in fatto un principio di esecuzione tale da qualificare il
il

articoli

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491

reato di sua natura tentalo, il giudizio della Sezione stessa, fondato SULLE CIRCOSTANZE DI FATTO, NON PU ANDARE A DETTO RIGUARDO
SOGGETTO ALLA CENSURA DI QUESTO MAGISTRATO .
2.*
Giuseppe Mocci e Giuseppe Anni
Del 21 giugno 1831.

ricorrenti.

Nella quale il Magistrato considera:


Sul mezzo di cassazione pei suddetti ricorrenti dedotto dalla falsa applicazione dcllanicolo 102 del Codice penale e dalla
conseguente violazione degli articoli 101 e 103 dello stesso codice (1) perch nel reato loro ascritto concorressero gli estremi
della grassazione tentata, e non quelli della grassazione mancata:
Atteso in dritto che vi ha crimine o delitto mancalo, quando
il colpevole di
tentativo giunga ad atti tali di esecuzione, che
nulla rimanga per sua parte onde mandarlo ad effetto ( art. 102
Cod. pen. )
Atteso in fatto, che i ricorrenti colla sentenza della Sezione
daccusa 7 febbraio 1831 furono rinviati al Magistrato dappello
di Cagliari per essere giudicati sulla grassazione mancala, accompagnala da ferite costituenti delitti, a pregiudizio del viandante Paolo Mura Solinas;
Che coll impugnala sentenza non solo furono essi dichiarati
convinti di delta grassazione, ma si ritenne eziandio stabilito in
fatto, merc le prove ottenute nella pubblica discussione, che
gli accusati giunsero ad atti tali di esecuzione, che dal loro canto
nulla pi mancava per consumare il reato, e che per loro parte
si fece tutto ci che era sufficiente per compirlo
Che TALE DICHIARAZIONE, ESSENDO DI FATTO, NON PU ESSERE N RIVEDUTA, N DISCUSSA IN QUESTO GIUDIZIO .
Il giudice del merito, avendo la libert del convincimento, pu
ammettere o. rigettare un dato fatto. Il suo giudizio intorno a
ci puramente di fatto; e quindi non esposto alla censura del
Magistrato di cassazione. Doveva per il magistrato avvertire
che il determinare, se il fatto ritenuto abbia, o no, i caratteri
del tentativo, o di una specie piuttosto che di unaltra ( giusta il
Cod. pen. ), questione di puro drillo, perch riguarda la defizione del reato.
:

Ma fu questavvertenza inavvertita
(2)
poi necessario rammentare
530.
gna, in particolare

1.

Che

XVII,

al

mio Amico La Pc-

parola de/nitio suona regala juris, e non gi definizione in senso logico, intesa cio a
precisare
caratteri essenziali di un onte giuridico;
nella L. 202, D. L,

la

{*)

Del 1839.
Fur. XXVII,

(2) Ariosi,

ZI,

3.

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2.

Che

492

la regola di dritto pericolosa,

e non gi la definizione

3.

2.
anzi questa indispensabile ( 527
Ved. quanto ho scritto intorno a questo punto nel 74, Voi. I
4.
e nel Gi a 6G del presente Volume
5. Che la definizione tanto pi indispensabile in materia di
mancalo, in quanto che, come dice lo stesso La Pegna
misfatto
6.

in senso logico

soggetto arduo e variabile

il

Che

io

mi son chiarito caldo ammiratore del

Diritto

roma-

no (Ved.

il . 5
) ;
Che per lammirazione non da me portala sino al fanatismo da plaudire ai difetti, che in materia penale non sono pochi;
E che ladagio contro i riprensori di opere eccellentissime
apporre alle Pandette, pu paralizzare la penna dei timidi, non
impedire agli arditi pensatori di sindacare sindacabili cose.

Urli 218 Degnila


531.
Il

Si ha

( 287, Voi.

I).

MISFATTO TENTATO CC.

il

misfatto tentalo costituisce la seconda specie del conato

(Ved.

478 e 483).
bene avvertire, che io, per le ragioui che riveler pi appresso ( 53G e seguenti), professo la dottrina che il misfatto

il

non deve colpirsi sotto forma di misfatto impere che sotto questa forma non dee contemplarsi che il solo
ed unica specie razionale del misfatto imperfetto ( 484).
Per, siccome gli scrittori ed i legislatori moderni riconosco-

cos detto tentato


fetto,

misfatto mancato, che la vera

no

il

tuno

La

misfatto tentalo
il

come seconda

darne la definizione.
mentre torna utile

(piale,

spetie, cos

ho creduto oppor-

agli Allievi per la interpretazio-

ne dell articolo del Codice penale che se ne occupa, non modifila mia opinione espressa nelle edizioni precedenti
(Ved.
specialmente il 593 c seguenti della 7. edizione).
Si ha il MISFATTO TENTATO OC.
532.
La parola tentalo prescelta con la cautela inculcala nel

ca

G7?

S, di certo.

Essa dal latino

tentare.

Nella sua primitiva significazione tentare denot toccare leggiermente una cosa onde chiarirsi di gualche dubbio ch'abbiasi intorno ad essa. Tangendo e.rplorare, manti traclare.
In questo senso dice Lucrezio (I):
Si guadratum tentamis et id nos

Commovel
(1) IV,

in tenebris .

231.

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Virgilio

(t)

Ed Ovidio

(2)

493

Invisos siquis tentabat amiclus

Manibus quoque peclora tentat,


Tentatcm mollcscit ebur .
E glitaliani si avvalgono del verbo tentare per esprimere quei

toccar leggiermente altrui sia per farlo volgere a s, sia per avvertirlo quasi con cenno di checchessia.

Cos Dante (3):


Poi mi tent, e disse
quegli Nesso,
Che mor per la bella Dejanira .

lo stesso (i)

Quando il mio Duca mi tent di costa .


Pi appresso signific sperimentare, mettere alla prova.
Cos si disse Tentavit Deus Abraham (5) per denotare che
Iddio mise a prova la fede di Abramo, per farla maggiormente ri:

saltare.

Signific pure stimolare, instigare, ec.

Integrae

Tentatou Orion Dianae


Virginca domilus sagitta (G) .
Tentavit per parlem Tribunorum, ut sibi ASgypti provincia

ila-

re tur (7).

Signific pure cercare, far

Et quod tektabam

(li

tutto.

scribcrc, versus eroi (8) .

fra gli altri significati vha quello di fare ogni sforzo, spin-

una impresa, o in un proposito.


Tota mente, loto corde, lolis viribus suis.
E queste significazioni filologiche autorizzano ad adoperare
laddiettivo tentalo nel senso della 218 degnila.
Si ha il misfatto tentalo ec.
. 533.
Presso i giureconsulti romani manca la definizione del conato,
ed i chiosatori ne presentano una mollo vaga c difettosa. Nondimeno Francesco Lam ia (9) si persuade che Alciato somministr
la pi adequata diflinizione del conato. Ma qilale perfezione pu
mai trovarsi nello avere l Alciato stabilita la differenza tra il
reato consumalo ed il conato con un semplice paragone? Di fatto ei

gersi a lutto potere, per riuscire in

(1) Georg. Ili, 303.


(2) Mei.. X, 282.
(3) Inferno, XII, 07.
(4) Inferno, XXVII, 32.
(5) Parole del vers. I, Capitolo
(0) Horat., Od. I.ib. II, 4.

XXII della Genesi.

(7) Svct. Caos. II.


(8) Ovid. Tris!. lih. IV, Eleg.

X, vers. 20.
(9) Esposizione delle leggi penali per lo regno delle Due Sicilie.

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dice:

Hic in

itinere, illud in

dall Alighieri

494

meta

est;

idea poeticamente espressa

Che fjucgli in via, e quegli gi in riva (1) .


Unicamente vien commemorata la partizione in conato prossimo, e conato remolo; tratta dalla idea ilei maggiore o minore rav

vicinamento degli atti alla incarnazione del disegno, ossivvero al


punto di consumazione.
Il Filangieri e il Renazzi, che si gloriano (e la lite pende
tra loro indecisa) daver ciascun dessi tentata il primo
mancano di definizione (2) .
per ci che riguarda la distinzione in conato prossimo e conato
remoto, mollo inesatta la nozione fissatane dallo stesso Renazzi (3) con le parole: Apte illuni distingui in proximem et remote.
Nani eorum qui conanter delinquere, alii audaciores longius progrediuntur, parumque abesl, quin tentato! scelus perpciant; alii ancipites adhuc an propositum crimcn perpciant in extrema linea consistent, et in solo adparatc deliiiquendi. Itaque conatem rejiotem esse
dicimus, cum quis, exempli gratin, gladium strinxeril, ut inimicum
inlerpceret: proximem vero, ubi etiam insuper in eum percusserit .
Ma ci che deve sorprendere di pi in fatto di definizione del
conato si losservare che il sarcastico Carmignani, quando si
prova a determinare la idea del medesimo, non riesce ad imbroccare nel segno. Nel 227 della spesso ricordala opera Juris criminalis dementa, Edilio V, Pisis 1833 esce ne termini
Conatus dcpnitio piena dilpcullalis est. Illuni dcpnies hcmantm facTEM QE0D EXTRINSECES OPES DOLOSE ADSEMPTl'M, ATQEE AD CERTE CON
SEHMANDEM CRIMEN IDONEE APPARET .
Nani, distinguendo V allentalo in delitto (4) mancato, e delitto
tentalo, ne insegna (o)
Lattentato debbo considerarsi e in riguardo allagente e in
riguardo all oggetto a cui tende, cio, secondo termini della
scuola, subbiellivamentc ed obbiettivamente.
Sotto la prima relazione lattentato si lintrapresa, ma non
compiuta esecuzione degli alti da cui dipende la perfezione del
delitto. Sotto la seconda relazione, rallentalo ha una nozione pi
estesa, ed abbraccia ancora lintraprendimento di lutti gli atti
necessarii al medesimo oggetto, senza che per vi abbia corrisposto leffetto voluto (6).

sempre
la

teoria dlV attentalo delitto,

(1)
(2)
(3)

Vedi Carmignani, Teoria delle leggi della sicurezza sociale, lib. li, Cap. XIV,
Parole di Carmignani, loc. cit.
Elemento juris crim lib. /, cap. IV , . 10.
in senso generico di reato.
Principi di giurisprudenza criminale, parte I, Cap. II,
95 e seg.
Aliquis mihi venenum dedii, sed vim suoni remixtum cibo perdidil. Sencc. lib.

(4) Delitto

(5)
(6)

in Snpient. injur. non cadere.

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495

1.

quindi il delitto sotto tulle le premesse relazioni,


Riguardato
2.
nemergono
3.
di delitto consumato;
di delitto mancato, ossia di delitto consumato subbiettivamente
di delitto tentato, ossia di delitto non consumato n obbiettivamente, n subbieltivamente.
Colle premesse nozioni si scorge facilmente clic laddove nel
delitto mancato, ossia nel delitto consumalo subbiettivamenle,
ma non obbiettivamente, le sole circostanze fortuite o cause indipendenti dalla volont dell' attentatore ne possono sospendere
nel delitto tentato, ossia nel delitto n obbiettivamente,
l'effetto
n subbiettivamenle consumalo, leffetto pu essere sospeso anche per la volont dello stesso attentatore .
Lauria, dopo avere commendala la definizione di Alciato,
lascia scritto (I): Il conato lincominciamento di un reato che
un accidente impensato interrompe, o il pentimento non lascia
consumar perfettamente. Nel primo caso misfatto mancato, nel
secondo misfatto tentalo .
Come trovare in queste definizioni la vera nozione del misfatto tentato, e la vera differenza tra il misfatto mancalo ed il misfatto
tre specie

tentato ?

Vari Codici penali ( Ved. V applicazione critica nel Voi. Ili), nel
definire il misfatto tentato, non si allontanano dai termini della
218 degnit.
534.
E per il misfatto tentato ha di comune col misfatto

quattro requisiti seguenti ( 480 e 481


Determinazione di consumare
un dato misfatto

mancato
I.

):

Atti di esecuzione;
Effetto non seguito;
IV. Mancanza dello
per una qualsiasi eventualit,
estranea
determinazione dello agente.
primo requisito perfettamente identico
primo
535.
requisito del misfatto mancalo. E per
sono applicabili
II.

III.

"

effetto

alla

affatto

al

11

le

gli

dottrine svolle nel 485 a 497.


Il terzo requisito pure identico al terzo requisito del misfatto
mancalo, salva la differenza indicata nel 51 4.
Il quarto requisito altres identico al quarto requisito del misfatto mancato. E per gli sono applicabili le dottrine svolte nel
Salvo ci che riguarda il come ed il quando il
515 a 525.
pentimento ed ogni altra causa spontanea possa manifestarsi nelle
due specie di conato, del che ho tenuto proposito nel
525.

(1)

Op.

ci l.

parie

II,

Cap.

1.

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Il

496

secondo requisito identico

mancalo

in

numero e

quanto

al

secondo requisito del misfatto


Se non che, il diverso

agli alti di esecuzione.

diversa importanza di tali atti apre V abisso che separa il misfatto mancalo dal misfatto tentato ( 498).
Della natura degli alti di esecuzione necessari pel misfatto mancato ho ragionato nel 499 a 313.
Dei quali il 499 a 304 contiene dottrine proprie del misfatto
mancato.
La dottrina della idoneit dei mezzi, svolta nel 303 a 311
applicabile cos al misfatto mancato come al misfatto tentato.
Del quando sia concepibile la nozione del mi sfallo mancalo, quando quella dal misfatto tentalo, secondo la vai ia specie di misfatto
e la pluralit o unicit degli atti, si occupa il 312 e 313.
Rimane a svolgere la natura degli alti di esecuzione
336.
necessari pel misfatto tentalo, per trovare la dilferenza tra questo
ed il misfatto mancato.
Quali atti di esecuzione occorrono pel misfatto mancalo? Tali
che allo agente tiulla rimanga a quanto dal canto suo necessario
la

ovvero
tali che da essi
designalo .effetto esterno criminoso deve certamente derivare come

alla effettuazione del designato misfatto


il

una conseguenza consueta ed ordinaria


za ( 499

della loro intrinseca poten-

).

E cosi basta il senso comune e la pi grossolana esperienza


per decidere quali sieno questi atti (. 302).
Quali atti di esecuzione occorrono pel misfatto tentato? Tali che
allo agente rimanga ancora qualche altho aito a quanto dal canto
suo c necessario alla effettuazione del designato misfatto ( 287,
Voi. I).
Baster il senso comune e la pi grossolana esperienza per
decidere quali sieno questi atti? Ahi no! Non basta il pi raffinato buon senso, la pi consumata esperienza, il pi profondo
sapere.
E quasi fossero lievi e poche le difficolt, gli scrittori si affaticano ad ingigantirle e moltiplicarle, introducendo la distinzione
tra misfatto tentato prossimo e misfatto tentato remoto, sotto i nomi
di conato prossimo c conato remolo. E, fattala distinzione, si sforzano di tracciare limiti (e sa Iddio con quale esito! ) tra il prosi

simo e il remoto.
Non che ingeneri difficolt la dimostrazione che
537.
la idea del misfatto tentalo non concepibile in una gran parte
di misfatti
poich, se non fosse concepibile che in un solo misfatto, sarebbe necessario contemplarlo e definirlo ( Vcd. il

529
Le

3.).

difficolt reali

sono molte. Enumerer

le capitali.

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538.

497

/. difficolt.

Sopra quali dati stabHi ed invariabili poggia la dottrina del


misfatto tentato, e quale vincolo di affinit esiste tra queBto e l
misfatto consumato ?
Ilo rilevalo nel 52G le due condizioni necessarie pel misfatto
imperfetto
1 .*

Che

2.

la

il

misfatto imperfetto

ed

il

misfatto con-

risulti

vincolo di
mato.

Ho

differenza tra

da dati stabili ed invariabili;


Che questa differenza non sia tanta da

sumato

affinit tra

il

misfatto imperfetto e

nello stesso paragrafo

due condizioni concorrono

far
il

disparire ogni
misfatto consu-

ampiamente dimostralo che queste

nel misfatto mancalo.

E nel misfatto tentato? Non pu dirsi che concorrano.


Non concorre la prima condizione.
E per vero, la differenza del misfatto tentato dal misfatto

consumalo non solo consiste nella mancanza del designato effetto, ma,
ci che vio pi rileva, vien delineata dalla natura degli alti, i
quali sono tali che allo agente rimanga ancora qualche altro atto a
guanto dal canto suo necessario alla effettuazione ( 287, Voi. I

e 53G del presente volume).


Ora il rimanere qualche altro atto importa che il misfatto tentato
definito piuttosto per quel che esso non e, che per quello che esso .
Qualche altro atto! Potendo in certi dati misfatti essere prolissa
la catena degli atti, quanti di essi dovranno concorrere, per ottenersi il misfatto tentalo, quanti potrauno rimanere ineseguiti
senza che esso venga meno?
E chi non concepisce da questa semplice domanda quanto deb-

ba riuscire fluttuante, incerto e pericoloso il criterio sul quale si


fonda la differenza tra il misfatto tentato, e l misfatto consumato?
E ci spiega perch, in materia di misfatto tentato, tutto vatenebroso, confuso conir aditlorio, arbitrario e mostruoso,
tanto presso gli scrittori che nella giurisprudenza.

cillante,

Non concorre la seconda condizione.


E per vero, basta riflettere che nel misfatto

tentato rimane anper giungere a quanto necessario alla


dati sui quali poggia la sua
nozione non sono punto stabili e invariabili, e che intercede incommensurabile distanza tra il misfatto tentalo ed il misfatto consumalo; e di (al natura da non ammettere alcun vincolo di affinit, non solo tra esso e l misfatto consumalo, ma anche tra esso
e l misfatto mancato.
a
II.
difficolt.
539.

cora qualche altro

allo

effettuazione, per persuadersi che

Lo elemento materiale

del misfatto imperfetto

il

certo pericolo
33

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498

corso ( 288, Voi. I). In caso di misfatto mancato il pericolo corso incontrastabilmente certo. Lo ugualmente nel misfatto tentato? Alla risposta negativa basta la considerazione che nel misfatto tentato manca ancora qualche altro alto per avere la somma
degli atti necessari alla effettuazione, e che questo qualche altro alto
potrebbe non aver vita in virt della resipiscenza dello agente
o di qualsiasi altra causa spontanea.
Molti, fatti accorti del peso di questa difficolt, non si peritano di rispondere
Si presome che, senza il frapponimelo di un fortuito, l'agente si
sarebbe spinto fino allo estremo per incarnare il suo divisamene.
Si presume! Ma nella guisa che non si presume il reato, s bene la innocenza, nella guisa stessa non si presume veruno degli
atti elementari di esso.
Si presume invece (ripeter con Manzoni, ved. il ITO), che dati i primi passi, la immaginazione dello
agente si sarebbe arrestata spaventata, le membra avrebbero negalo il loro ufficio, e il cuore sarebbe venuto meno alle promesse
che aveva falle con pi sicurezza.
Si presume che lagente o
per lorrore del misfatto, o pel timore della pena, o per un subitaneo moto di piet, o per impulso di ridestata virt, non si
sarebbe spinto fino allo estremo.
///. difficolt.
540.
In che si ripone la essenza del misfatto tentato Negli alti di
esecuzione, che non raggiungano la somma di tutti gli alti necessari alla effettuazione
E, per raffigurare la idea del misfatto
:

perdono dietro la distinzione di alti preparatori,


di esecuzione, ed atti di consumazione. E, dopo aver proclamata la inimpulabilil degli atti preparatori sotto forma di mitentato, molti si
atti

sfatto imperfetto,

consumazione
mancato.

Ma

ravvisano negli

la differenza
>

tra

atti
il

di esecuzione e negli atti 'di

misfatto tentato

ed

il

misfatto

perplessit, le incertezze e le contraddizioni che lapplicazione di questa dottrina ha partorito nella pratica,
pi
lo

che sufficiente ad indicarne il valore.


Quale la linea che, in ogni misfatto speciale, separa gli atti
di preparamento dagli atti di esecuzione? Quante discrepanze nelle
opinioni degli scrittori!
zione ?

E quali son essi mai

gli atti di esecu-

Per impedire le conseguenze delle arbitrarie e cozzanti opinioni, bisognerebbe che il legislatore passasse a rassegna tutte
le
specie di misfatto prevedute dal Codice penale, e che additasse
quali alti in ciascuna specie debbono reputarsi di esecuzione.
Ma
la indole del Codice penale non comporta questo espediente.
Ove
si

domandi

agli scrittori: Quali tenete alti di esecuzione?

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499

Quelli che non sono fuori dell'azione criminosa

rispondono

alcuni.

Quelli che fanno parte integrale del misfatto, secondo la definizione datagli dalla legge: rispondono altri.
Quelli che sono univocamente diretti al misfatto, ossia che non
possono stare con altra ipotesi che con quella del divisato misfatto:

rispondono

certi altri.

Ma

se domandate loro: Quali dunque sono gli alti di esecuziociascun misfatto speciale
per esempio, nel furto, nella
truffa, nel falso scritturale?
Gli scrittori si accapigliano. Cominciano dall essere in disaccordo fra di loro, e ciascuno finisce col non intendere pi se stesso (1).
Tante incertezze, tante discrepanze nellcdollrinc de 541.
gli scrittori, tante addensate tenebre partorirono nella pratica
ributtanti conseguenze.
Recher un solo dei tanti esempi che
si affollano dinanzi alla mente.
Il celebre Carrara, che sta nel novero di quei penalisti, i quali
chiamano atti di esecuzione gli atti univoci, nella nota al 3G4
della Parte generale del progamma del corso di diritto criminale
insegna:

ne

in

Anche

gli atti inidonei successivi

ad

atti idonei,

bench di-

rettamente non simputino, hanno peraltro un valore di indole


diversa appo la giustizia, ma un valore effettivo. Ed quello di
rendere univoci gli atti idonei precedenti; i quali di per loro non
avrebbero forse avuto univocit. E poich il criterio degli atti
preparatorii bisogna trovarlo nella mancanza di univocit, questa osservazione feconda di risultati: poich rende imputabili
come conato per effetto degli atti inidonei susseguenti, quegli alti
idonei precedenti, i quali per loro non avrebbero (perch equivoci) costituito un conato punibile. Gli atti inidonei non forniscono dunque in loro un elemento dimputazione, ma rivelano
e completano le condizioni giuridiche degli atti idonei. Con questa osservazione si giustifica la sentenza della Corte di Agen dell8 decembre 1849, della quale parla Bianche
Premier tude,
pag. 15), e Lacointa ( Hevue critique voi. 25, pag. 473).
Lorcnt
aveva preparato un fucile carico per uccidere il figlio. Questi
accortamente lo avea scaricato, e riposto al suo luogo. Alla sera
Lorcnt di di piglio al fucile, e di lo scatto per esploderlo contro il figlio, ma era vuoto. Fu punito come reo di tentalo omicidio. Come (si grid) un tentativo con un fucile.vuoto?
No. Il
tentativo punibile non sta nello scatto di unarma assolutamente
inidonea a nuocere. Sta nella precedente caricazione. Questo atto
(

(I)

Raccomando

la lettura del

Cap.

Il,

HI, e IV della citata opera di La Pcgna.

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quantunque idoneo sarebbe
equivoco. Lalto successivo

500

stalo meramente preparatorio perch


quantunque inidoneo diede al primo

la univocit, c lo rese punibile come tentativo; soltanto la differenza nel risultamento questa ed risultamento vitale. Il conato pu punirsi in quella ipotesi come remolo, ma non come
prossimo. Lo scatto per esplodere era atto di conato prossimo perch eseguito sulla vittima che doveva essere soggetto passivo della
consumazione. Ma questatto inidoneo, e perci non in se stesso
imputabile. La caricazione e preparazione del fucile non era punibile finch rimaneva equivoca. Latto successivo bench inidoneo le ha dato univocit e lo ha reso punibile. Ma la imputazione
si dirige contro questo primo atto e non mai contro il secondo.
Ora quel primo atto quantunque divenuto univoco non pu essere che conato remolo perch non cadde sul soggetto passivo della
consumazione. La cosa intuitiva. Devo per avvertire che quando stabilisco che gli atti inidonei successivi rendono imputabili
gli atti idonei precedenti quantunque meramente preparatorii in
loro stessi, non riconosco tale potenza nelle sole successive dichiarazioni verbali del colpevole. La univocit deve risultare
da atti esecutivi e non da mere confessioni .
come dire
Lo scatto del fucile non imputabile in s, perch atto inidoneo.
Ma lo scatto del fucile offre la prova che la caricazione dell'arma era diretta allomicidio, e per rende univoco l atto preparatorio, ossia la caricazione, che prima rimaneva atto equivoco.
Ma latto preparatorio chiarito univoco ammette la nozione del
conato rimoto.
Dunque la caricazione del fucile costituisce a carico di Lorcnl
un conato rimolo di omicidio.
Io non approvo il giudizio della Corte di Agen; c duoimi di
non potere accettare il ragionamento del celebre Carrara che lo
;

giustifica.

Secondo me, la univocit dellalto una condizione essenziale


per aversi il conato di misfatto, perch senza di essa mancherebla determinazione di consumare un designato misfatto, che lo
elemento morale ed il principale requisito del conato (Ved. il 85
c seguenti); ma non basta da sola. Oltre alla univocit, si richiede nellatto la intrinseca qualit di atto di esecuzione. Latto preparatorio per consenso universale sottratto ad ogni imputabilit sotto forma .di conato, non perch un alto equivoco, come
si pretende, ma perch, essendo ancora fuori dell'azione criminosa, non ha nulla di comune coll'atto di esecuzione, e non ha in
s stesso la intrinseca potenza di cominciare a violare il diritto garantito dalla legge penale.
be

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501

il chiamare equivoco lalto


preparatorio?
11 dire che un atto di preparamento ad un dato misfatto involvc la presupposizione della prova, comunque acquisita, che
questatto era diretto a quel dato misfatto, e che per un atto
univoco. Senza tale presupposizione, latto, polendo essere diretto anche ad altri scopi innocui o lodevoli, rimane bens equivoco, ma non gli si pu appropriare l'appellativo di preparatorio
di un dato misfatto.
Ditalch la sola prova della direzione dellatto ad un dato mi-

Oltracci, non forse un assurdo

che un atto di significazione incerta, assuma

sfatto fa

il

nome

di

alto preparatorio.

esempio recalo dal Carrara,

nello

il

caricare

il

fucile era

un

Lo scatto dell'arma offre la prova della direzione della caricazione, ed attribuisce a questa la
alto equivoco e senza significato.

univocit.

E questa prova
tura dellatto,

ma

inetto a costituire

e questa univocit

non cangia

lo chiarisce alto preparatorio.


il

la

intrinseca na-

E come

tale

conato.

guisa, al ragionamento del celebre Carrara vuole sostituirsi quesl'altro ragionamento:


Lo scatto del facile non imputabile in s, perch atto inidoneo.

per

tal

2.
Esso non fa che offrire la prova che la caricazione dellarma
era
3. diretta allomicidio, e per la rende alto univoco.
Ma questa prova e questa univocit non produce altro effetto,
che quello di attribuire il carattere di atto preparatorio di omicidio alla caricazione che prima tenevasi atto equivoco, e di niun

significalo.

Ma

latto

preparatorio

non ammette

la

nozione di veruna specie

di conato.

Dunque la caricazione del fucile non costituisce a carico di


Lorcnt n conato prossimo, n conato rimoto di omicidio.
Si messo in sodo:
542.
1
Che non basta il pi raflnato buon senso, la pi consumata esperienza, il pi profondo sapere, per decidere quali sieno
gli atti di esecuzione nel misfatto tentalo ( 536);

Che, in materia di misfatto tentato, tutto vacillante, tenebroso, confuso, contraditlorio, arbitrario e mostruoso ( 538);

Che le incertezze, le discrepanze dello opinioni, le perplessit, le contradizioni partorirono nella pratica ributtanti con-

seguenze ( 540 e 541 ).


In presenza di tanta desolazione, quali espedienti dovrebbero
adottare

legislatori ?

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legislatori

I.

dovrebbero

Riconoscere

come

502

specie unica di conato, e punire sotto

forma di misfatto imperfetto, il solo misfatto mancato; perch queriunendo la somma di tutti gli atti necessari alla eflfet-Inazione del divisato misfatto ( 48 i ), porge la vera e genuina
idea del tentativo di misfatto, che dicesi pure misfatto frustrato
(Cit. 484)
serba un visibile vincolo di affinit col mi2.*)
sfatto consumato ( 526
cd facilmente riconoscibile
( 02).
0
II.
Non riconoscere come specie di conato, e non punire
sto solo,

sotto forma di misfatto imperfetto,

il

cosi detto misfatto tentalo;

ma

valutare solamente dalla loro materialit, e non gi dallo scodiretti, tutti gli alti esteriori, vuoi di preparamento
vuoi di esecuzione, i quali non rappresentano la somma di quelli
che sono necessari alla effettuazione del designalo misfatto, e
costituiscono
il misfatto mancato.
elio
0
III.
Se non che, ove questi atti esteriori che non rappresentano la detta somma sieno puniti dal Codice penale come speColpirli
ciali reati consumati, tali che la ferita, la percossa ec.,

po cui sono

colla pena stabilita dal Codice penale, ed imputare come legale


circostanza aggravante (Ved. il 305 e seguenti, Voi. 1) lo scopo cui erano diretti.
0
Ed ove questi atti esteriori non si trovassero puniti
IV.
legislatori in qualche raro caso li
dal Codice penale, ed intanto
reputassero capaci di generare pericolo, e quindi danno sociale
Elevarli a speciali reali consumali, e punirli in proporzione del
danno sociale che producono.

Della 1 Degnila

Vedi

543.
seguenti ).

Della 8*0 Deg U

289,

Voi.

I ).

220 e 221 degnila ( 544 e

lo svolgimento delle

290, Voi.

).

I. Il misfatto mancalo va punito ec.


544.
La punizione del misfatto mancalo conseguenza delle considerazioni esposte nel 288 del Voi. I.
E Cremani non valutava rettamente la natura del misfatto imperfetto, quando osservava (1), che coloro i quali sostengono dover essere la vera misura del reato il danno della Societ, si trovano io conlradizione ritenendo punibile il conato.

(1)

De jnr.

(Tim.,

lib. I, pari. I, cap. 8,

fi.

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545.

Che

misfatto

503

Fa punito con pena minore ec.


mancato sia punibile, non da mettere in controversia ( 544). Ma con quale misura va punito?
Taluni lo vorrebbero punito come il misfatto consumato; altri
con pena pi mite.
Opinione che il misfatto mancato debba punirsi come
546.
ii

II.

il

CONSUMATO.
Non pochi ingegni profondi

goroso. Si distinguono fra

mo

Moro

(2),

(3),

Bacone

gnosi (7) e Filangieri


opinione

si soscrivono a questo avviso riCicerone (1), Valerio MassiGrozio (5), Puffendorfio (6), llomaQuestultimo avvalora cos la severa

gli altri

(4),

(8).

Qual loggetto, io domando, che la legge si propone nel


punire? F, forse questo la vendetta del male recato alla societ
dal delinquente, o pure la sicurezza e listruzione? Noi labbiam
detto e dimostrato. La vendetta una passione, e le leggi no
sono esenti e i miei oppositori sono i primi a confessare che
terminata la barbarie, quando lo stato civile di un popolo gi
perfezionato, loggetto della pena altro non pu essere che la sicurezza e listruzione. Se la pena dunque, che siegde il delitto,
non destinata ad altro che a garantire la societ dalla perfidia
del delinquente, e distogliere gli altri dallimitare il suo esem

pio; nella volont di violare la legge manifestata collazione,


dalla legge istessa vietata, si trova luno e laltro motivo della
pena. Il delinquente ha mostrata la sua perfidia ; la societ ne
ha ricevuto il funesto esempio. O che revento abbia, o no, corrisposto allattentato, questi due motivi di punire esistono ugual-

mente. La stessa causa deve dunque produrre

l'istesso effetto,

qucstefletto l'uguaglianza della pena.

come

altrove detto, non altro che la violazione di un patto a misura che il patto che si viola pi prezioso, la pena debbe essere maggiore, s perch la societ ha un
maggior motivo di temere il delinquente, come anche perch ha
un maggiore interesse di tenerne lontani gli altri. Ma nella noPi:

il

delitto

si

stra ipotesi il patto violato ancorch lcfFelto dellazione non


abbia corrisposto adisegni del refrattario: la pena dunque deb-

(1) Pro Olitone.


(2) Lib. 1 , cap.
(3)

(4)
(8)
(0)

(7)
(8)

Utopia, Lib. 2.

De augum. scimi, aphor. 41.


De Jur. bell, et pac. I.ib. 2, cap.

2,

30.

Jur. n al. et geni., Lib. 8, cap. 3,


18.
Genesi del diritto penale, g 043.
Scienza della legislazione, Lib. 3, p. 2, cap. 37.

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504

bessere quellistessa che meritala avrebbe, se avesse conseguilo


fine (I) .

il

517.

oiH.

Mia

Opinione che debba punirsi con pena pi mite.


Piegano a questo indulgente avviso non pochi ingegni del pari
sagaci e profondi. Si allogano in questo novero Platone (2), Catone (3), ed una serie innumere di moderni
:

opinione.

come proposizione evidentissima che il tentativo non sia da punire al pari del
misfatto consumato. La mia opinione basata sulle seguenti ragioni:
1. Al iter leges, aliler philosophi tollunt astutias: legvs, qualcnus
maini tenere possunt: philosophi, qualcnus catione et intelligentia (i).
2. La morale imputabilit non certo confondibile colla impulo propendo

della indulgenza, e ritengo

al lato

tabilit politica.

3. Rispetto alla imputabilit politica ben diverso l'omicidio,


che presenta luomo fatto cadavere, ben diverso il tentativo di
omicidio, che presenta il disegno di rendere cadavere quelluomo, clic per buono evento soppravvive (3).
(1) Quest'ultimo sillogismo di Filangieri un vero paralogismo. Dalla maggiore
non altro poteva discendere se non che ni la violazione di dritto pi prezioso stia pena
pi grave, ed al tentativo di violazione di dritto pi prezioso stia pena maggiore di
quella del tentativo di violazione di diritto meno prezioso. Ha il Filannieri tira in conseguenza la necessit della uguaglianza della pena tra il reato consumato e il tentativo ! Se alcuno mi obbictlasse che per minore del sillogismo il Filangieri ha collocalo
la proposizione che il patto k violato ancorch leffetto detrazione non abbia corrisposto ai disegni del refrattario farci notare che questa proposizione appunto il dimostrabile e l'incerto, e appunto loggetto dellinvestigazione; che il dimostrabile e
lincerto, deve rendersi dimostrato a certo per lo mezzo di altre verit indubitate c sicure; che il dimostrabile e lincerto non pu occupare il posto della minore del sillogismo, senza ribellare la turba degli scolastici , e sentir forte il grido di nego minorer.
molto enfatico il concetto di fiatone che negli umani avvenimenti
(2) De legibus
debbasi ancora avere rispello alla fortuna ed a'genii tutelari che hall protetto il feritore
cI ferito, questo dalla morte preserraudo, c quello dal mordace rimorso di aver tolto

un

cittadino allo Stato.

Della Forluua dice l'Ariosto


e

()

Oh Fortuna
Che

crndcl, chi lia chil creda,


tanta forza hai ne le cose umane? .

(3) V. Geli. Noci. Alt. I.ib. 7,


( i) Cic. de offe. lib. 3, cap. 4.

Cap.

3.

il La Pegna nella nota 1.* a pag. 112 della


opera scriveva :
Lo Haus disse, che non si debbo confondere lImputabilit morale con la politica ;
ragione poi riportata dallo Zappetta .
Se lo egregio mio collega ed amico avesse posto mente che egli teneva presente Li
settima edizione della mia opera (Torino, 18.72-1), e che le precedenti edizioni risalgono a pi lustri innanzi, forse avrebbe scritto :
Lo Zuppclta disse
che non si debbe confondere limputabilit morale cou la politica; ragione poi riportata dallo Haus .
E, prendendo a criterio le date, potrebbe scoprire quante mie ragioni si riportano
dalla eonfrediglia dei penalisti cointeressati, senza citare la mia opera ; anzi affettando d'ignorarne la esistenza.

(S)

Fermandosi su questa mia ragione,

citata stia

(*)

Orlando Furioso, Vili, 62,

3.

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505

Della **1 Degniti (


549.

Quanto a me, professo

291, Voi.

la dottrina

I).

che

il

misfatto cos

detto tentato non dee colpirsi sotto forma di misfatto imperfetto,


e che sotto questa forma non dee contemplarsi che il solo misfatto mancato ( Ved. il 531 e 536 e seguenti). E per nel mio
sistema la 221 degnila non ha ragione di essere.
Ma siccome

gli scrittori
talo

ed

legislatori

come seconda

moderni riconoscono

il

misfatto ten-

specie di misfatto imperfetto, cos

ho creduto

rammentare, che per lo meno il misfatto tentalo sia punito


con pena minore di quella minacciata al misfatto mancalo, e che
lo scemamento di pena stia in ragione del peso e del numero degli atti che ancora rimangono allo agente per arrivare a quanto
utile

necessario alla effettuazione.

Della *** Degnila (

292, Voi. I).

Questa degnita riceve applicazione tanto nel mio si 550.


stema che riconosce come specie unica di conato il misfatto mancato, quanto -nel sistema di coloro che riconoscono due specie
(Ved. il 549).
551.

La 222 degnil

si

applica

quando

lazione perpetra-

mentre accenna a conato di misfatto, costituisce per se stessa


staccato. Il 333 pu fornire un esempio.
Si applica puranco quando i mezzi di esecuzione, men 552.
tre accennano a conato di misfatto, costituiscono per loro stessi un
ta,

un reato speciale

reato speciale.
Nelle ricordale ipotesi ( 551 e 552) sarebbe una
553.
incoerenza lo applicare duplice pena.
E questa incoerenza rendesi piu che evidente dalla teorica
della reiterazione ( 315 e seguenti, Voi. I
e specialmente
330 e seguenti del cit. volume).
E pure s fatta soluzione non incontr i plausi dello spesso lodato Signor La Pegna (Ved. il Cap. XXI, pag. 94 della citata
sua opera).
Il dissenso il portato di due cause.
La prima la erronea credenza che il numero delle imputazioni valga a determinare il numero delle pene da applicarsi cumolativamente; senza tener conto della teorica della reiterazione (Cit.
315 e seguenti, Voi. I).
La seconda la confusione del caso in cui i mezzi di esecuzione costituiscono un reato speciale col caso in cui lautore del conato abbia ottenuto un effetto parziale, o dimezzato; senza riflet-

tere che sono

due

casi disparatissimi

Ved.

il

seguente.
34

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506

554. Diverso

dalle ipolesi discorse nel 551 e 552 il caso


del conato di misfatto seguilo da effetto parziale, o dimezzalo, costiluente^uno speciale misfatto consumato.
Cos il conato di o-

micidio seguilo, per esempio, da mutilazione.


Il conato di misfatto seguito da effetto parziale pu
Si chiede
essere messo a paro del conato di misfatto non seguito da veruno
:

effetto ,
S,

ed essere nel modo stesso punito?


Essi si appagano dellapplicazione della
i pi.

dicono

[iena del conato, senza distinguere tra

il

ninno

effetto

'effetto

parziale.

Questa sentenza poco ponderata e poco giusta oltraggia

le

nor-

me

della proporzione delle pene.


Alcuni opinano diversa dover essere

suratori

non adeguano

il

la

pena

ma

mi-

criteri

soggetto.

Per ben determinare la quantit della pena dovuta al conato di


misfatto seguilo da effetto parziale, necessario ben precisarne
la

natura.

un' aberrazione il ravvisare in esso due misfatti staccali,


per guisa che nello esempio addotto si abbia un primo misfatto
nella mutilazione consumala, un secondo nel conato di omicidio
Se cos fosse, una dovrebbe essere la pena, giusta la soluzione
.

segnalata nel 551


Che mai 6
555.

il

conato di misfatto seguito

ziale ?

un

misfatto misto di consumato e di conato.

da

effetto

par-

un compo-

posto di due parti. La prima consiste nel misfatto consumalo costituito dallo effetto parziale: la seconda nel conato del designato
misfatto.

Bench questi due elementi sieno la base della misura della


pena, sarebbe strano il dimoiare le due pene.
Il minore difetto
che partorirebbe questo cumolo, sarebbe il non infrequente spettacolo di veder punito con maggior pena il conato di un designalo
misfatto seguito da effetto parziale, e con pena minore il consumalo designalo misfatto.
Esempio.
Sia lomicidio il designato misfatto: la mulilazione

effetto

parziale.

Pongasi che lomicidio consumato sia punito come 20, e1 conato, della natura di quello in quistione, come 15.
Pongasi che la mulilazione sia punita come 12.
Ove la pena della mutilazione consumata e quella del conato di
omicidio si dovessero cumolare, si avrebbe questa conseguenza,
che lomicidio consumalo verrebbe punito come 20, e il conato di
omicidio seguito solamente da mutilazione verrebbe punito come
27, somma di 12 e 15.

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507

Ci fa scorgere che, mentre i due elementi servono di base


misura della pena, pure quando si applica la intiera pena
di uno di essi, la pena dellaltro non pu applicarsi intiera.
Quale sia la ragione di questa sentenza, c fino a qual punto
possa dimezzarsi la pena dellaltro, deve risultare da una severa
dimostrazione tratta dallintima natura del soggetto.
Quando simputa intieramente il misfatto consuI. Teorema.
mato, costituito dallo effetto parziale, non si pu imputare tutto
il conato del designato misfatto.
Imperocch, siccome il conato
alla

sparisce collapparire del misfatto consumato, cos fino allo effetto


il misfatto consumalo, il conato viene assorbito da
questo, sparisce, e sintende imputato nel misfatto consumalo. Ditalch non debba imputarsi quella parte del conato del designato
misfatto che trovasi compenetrata ed implicitamente imputata
nel consumato misfatto.
Se, dopo avere imputato tutto il misfatto
consumalo, simputasse tutto il conato del designalo misfatto, la
parte del conato che si estende fino allo effetto parziale verrebbe
parziale, che

imputala due volle.


Da ci consegue che, quando simputa interamente il misfatto
consumato costituito dallo effetto parziale, non pu imputarsi lo
intiero conato del designalo misfatto, ma solamente il conato della
differenza che corre tra il seguito effetto parziale ed il misfatto designato.
0

Teorema.
II.
Quando simputa intieramente il conato del
designato misfatto, non si pu imputare lutto il misfatto consumato
costituito dallo effetto parziale. Imperocch lo effetto parziale trovasi gi imputato sotto figura di conato per ci stesso che sim-

puta intieramente il conato del misfatto designato, di cui Yeffetto


parziale, sotto figura di conato, parte.
Se, dopo avere imputato tutto il conato del designato misfatto, simputasse intieramen-

parziale, questo verrebbe imputato due volte: una volta


sotto figura di conato; unaltra sotto figura di misfatto consumalo.
Da ci chiaro che nello imputare lo effetto parziale conviene
te leffetto

diffalcare la parte

Da

d'imputazione attribuitagli sotto figura di conato.


quando simputa intieramente il conato

ci consegue che,

del designalo misfatto, non pu imputarsi intieramente lo effetto


parziale, ma solamente la differenza tra la imputazione di esso

effetto parziale

sotto figura di misfatto

consumato, e la imputazio-

ne di esso effetto parziale, consideralo sotto figura di conato bench per sua natura non ammettesse la nozione del conato).
Queste dimostrazioni creano due norme per la esatta misura
della pena. Una soccorre quando simputa interamente il seguilo
effetto parziale: unaltra soccorre quando simputa interamente il
(

conato del designato misfatto.

Pu inditlercnteinente invocarsi una

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508
piuttosto che unaltra, giacch esse sono equipollenti, e

cono sempre
1.
I. Norma.
2.

La

pena del conato di misfatto seguito da

parziale costituente
la

condu-

allo stesso risultamento.

uno speciale

misfatto consumalo vuol

effetto

essere

somma

Della pena stabilita contro lo effetto parziale ;


Della pena del conato della differenza che corre tra il seguiparziale ed il designato misfatto.
La pena del conato di questa differenza il residuo che si ottiene sottraendo dalla pena stabilita contro il conato del designato misfatto la pena che spetterebbe allo effetto parziale, l dove

to effetto

dovesse colpirsi sotto figura di conato.


Esempio.
Sia da stabilire la pena contro
dio seguito da mulilazione.

1.
Sia
2.

il

conato di omici-

conato della natura di quello in questione punito con tw


quarto di meno della pena stabilita contro il misfatto consumato.
La pena stabilita contro la mutilazione sia
13
il

.......

Sia punito come 20 l'omicidio.


E per la pena del conato di omicidio sia
La pena che spetterebbe alla mutilazione, l dove dovesse colpirsi sotto figura di conato, sia
a
1.
Giusta
la I. norma, la pena del conato di omicidio seguito
2.
da mulilazione deve essere la sommo :
Della pena della mulilazione
" Del residuo che si ottiene sottraendo dal n.
15, che
la pena del conato di omicidio, il n. 9, che la pena che
spetterebbe alla mutilazione, l dove dovesse colpirsi sotto
figura di conato.
E questo residuo

Somma
La somma 18
lazione.

la

15
9

12

6
18

pena del conato di omicidio seguito da muti-

Norma.
La pena del conato di misfatto seguito da effetto
parziale vuol essere la somma:
Della pena stabilita contro il conato del designato
misfatto;
Della pena che esprima la differenza tra la pena dello
effetto parziale sotto figura di misfatto consumato, e la pena dello
II.

stesso effetto parziale sotto figura di conato.


Esempio.
Sia da stabilire la pena contro il conato di omicidio seguilo da mulilazione.
Sia il conato della natura di quello in questione punito con un

quarto di meno della pena stabilita contro il misfatto consumato.


Sia punito come 20 lomicidio.
E per la pena del conato
di omicidio sia.
15

::....

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509
Sia 12 la pena della mutilazione consumata, e conseguentemente sia 9 la pena della mutilazione sotto figura di cona1.
3
to. 2. E per la differenza
a
Giusta la II. Norma, la pena del conato di omicidio seguito da
mutilazione deve essere la somma

Della pena del conato di omicidio


15

Della pena che esprime la differenza tra la pena della mutilazione sotto figura di consumalo, e la pena della stessa mulilazione sotto figura di conato
La quale differenza
3

Somma

La somma 18

la

18
pena del conato di omicidio seguito da muli-

lazione.

Lo

stesso risultato

556.

dava

norma.

la i.

Va inteso che, se

le

due pene da cui

risulta la som-

ma

( 555) seno di specie diversa, prima si riduce il valore


della
1. pena di specie meno grave al valore della pena di specie

pi grave
tua2. la

Ved.
(
somma.

3.

la

513 degnila, 625, Voi.

1),

e poscia

si effet-

Solo

bisogna avvertire che lapplicazione cosi della


a
/.*,4. come della ll.
norma ( 555) fa concepire che il misfatto
misto di consumalo e di conato (Cit. 555) vien riguardato corno
una
5. linea divisa in due parti, e che ciascuna di esse rimane colpita dalla pena corrispondente alla sua propria natura, cio la
prima sotto figura di misfatto consumato, la seconda sotto figura
di conato.
Lo che torna fecondo di utili corollari, dei quali
ecco i pi salienti

Lapplicazione della pena conformemente alle segnalate


norme tassata secondo lindole e la natura del misfatto misto,
e quindi porta seco la impronta della giustizia.
557.

La somma
La somma cresce

risulta in tutti

seguito

effetto

Per quanto maggiore

casi proporzionata.

in ragione diretta della estensione del

parziale, che costituisce


il

la

prima parte della

seguito

effetto

linea.

parziale, per al-

pena del misfatto misto, espressa nella somma, si approssimer alla pena del designato misfatto consumalo:

Nondimeno, per quanto voglia ipotizzarsi estesa la prima parte, e limitata la seconda parte della linea, la pena del misfatto misto, espressa nella somma, non giunger mgi ad uguagliare la pena del designato misfatto consumalo ; poich, mentre
nel designato misfatto consumato tutta la linea colpita sotto figura di misfatto consumalo, nel misfatto misto la seconda parte
della linea colpita sotto figura di conato.
Ora, per quanto limitata voglia ipotizzarsi questa parte, avr come costante risultrettanto la

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510

tato di sottrarre alla pena del designato misfatto consumato quella


pena che esprima la differenza tra la seconda parte della linea
colpita sotto figura di conato, e la stessa seconda parte colpita

sotto figura di consumalo.

Della ** Degnila
558.

Nella

( 293, Voi.

1).

ipotesi contemplata in questa degnila si ritor-

na al principio, che nella valutazione della imputabilit si ha


riguardo a ci che materialmente si verificato (Ved. il 488).

Della ** Degnila
559.

(.295, Voi.

I).

Diccsi CIRCOSTANZA, ecc.


Circostanza, in greco naptoraot; ( perislasis ), dal latino

circuiti

quasi circum stans.


a Pueri, et pavidae longo ordine matres
Stant circuii (1) .
In filologia circostanza tutto ci che ravvolgesi intorno ad un
fatto, lo modifica, lo spiega, ecc.; onde disse Dante (2)
a Per tante circostanze solamente
La giustizia di Dio nello nterdelto
Conosceresti allalber moralmente.
quindi nella ragion penale si pu con tutta propriet di linguaggio (vedi 67) appellare circostanza ogni dato della natura
di quello descritto nella 224 degnila.

stare,

Della **5 Degnila


560.

296, Voi.

).

Una

circostanza, qualunque essa siasi, non pu avere altra efficacia che quella di rendere pi grave, o pi leggiero il
fatto nel quale interviene.
I.

Da ci la partizione di ogni circostanza in aggravante ed attenuante, di cui far parola nelle degnila 231 a 233 (Ved. il 564).
II. Di rendere pi grave, opi leggiero il fatto nel quale
561
.

interviene.

Che

circostanze aver possano influenza nella determinazione della gravezza di un fatto, niuno si farebbe a contrastarlo
(vedi 133 e seguenti del Voi. I).
a E raccontarlo a voi mi parria quasi
le

Portar, come si dice, a Samo vasi,


Nottole a Atene, e crocodili a Egitto

(3) .

(1) Virg. jtn. II.

Purgatorio, XXXIII, 70.


(3) Ariosto, Orlando Furioso, XL,
(2)

I,

3.

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511

Arrio Menandro in un suo responso, Lib. 2 de re militari, che


form poi la L. 5 in princ., D. XLIX. X VI. De re militari, ci va

ricordando
habetur

et

Non omnes deserlores similiter puniendi sunt, sed


ordins stipbndiorbm ratio, gradbs militi.*, vel ioti, mb:

neris desbrti, et ameactj vit.*: sed et nomerbs, si solus, vel cum


altero, vel cum pluribus deseruit, alibdye qbod crimen desertiohi

Idem tempoiiis quo in deserlione fuerit, et eorem qbe poSed ET SI FBERIT ULTKO REVBRSBS, NON CBM NECESnon erit cjusdem sortis .
Ovidio non tralascia mai di trar proftto dallo intervento delle

adjckxit.

6TEA GBSTA FBER1NT

siTBDiNK,

circostanze. Ei dice
<t

E Dante

Judicis officium
Qucerere (1) .

est,

ut res, ita

tempora rerum

per attenuare lodiosit dellincesto tra Paolo Malatcsta e Francesca da Rimini, di lui cognata, lo riveste di mollo
(2),

circostanze.
Noi (3) leggevamo un giorno per diletto
Di Lancillotto, come amor lo strinse ;
Soli eravamo, e senza alcon sospetto.
Per pi fiale gli occhi ci sospinse
Quella lettura, e scolorocci il viso:
Ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo

il

disiato riso

Esser baciato da cotanto amante.


Questi (4), che mai da me non Ga diviso,
La bocca mi baci tutto tremante
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse.
Noi da quel d pi non leggemmo innante .
Ma in materia penale, e sotto il rapporto della misura della
gravezza del fatto che si eleva a reato la circostanza non pu
avere altra efficacia che di rendere pi grave, o pi leggiero il
fatto nel quale interviene.
HI. Di rendere pi grave o pi leggiero il fatto nel
562.
:

quale interviene.

Quindi prima di valutare la circostanza, il legislatore deve


misurare la gravezza del fatto cui la circostanza aderisce, e stabilire la pena corrispondente. Dilalch in ogni reato, accompagnato da circostanza si suppone che il legislatore abbia :
1. Stabilita la quantit della pena proporzionata al reato,
consideralo isolatamente
;

(1) Tristi, Lib.

I,

Elcg.

I.

V, 127.
(3) Parla Francesca.
(2) Inferno,

(4)

Accennando Paolo Malatesta,

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2.

512

Aumentata o diminuita

pena secondo

la

la

natura della

circostanza che ravvisa ne! reato.

Da

ci si tira la rilevante conseguenza, che, laddove un legislatore, sia per obblio, sia per qualsivoglia altra ragione, serbi

un fatto circostanziato (per esempio, accompagnato


da circostanza aggravante ), da tale silenzio non dee conchiudersi
chegli abbia voluto lasciare impunito questo fatto; ma deve solo
inferirsi che abbia voluto punirlo come fatto semplice, quando
intorno a questo fatto abbia di gi provveduto.
Per un esempio: Solone ha serbato silenzio sul parricidio, il
quale un omicidio circostanzialo vale il dire, accompagnato
dalla circostanza aggravante della persona (vedi il 311 Voi. I
c 572 del presente volume); ma Solone ha punito lomicidio semplice. forse logico il dedurre che Solonc abbia lasciato impunito il parricidio? Tutto ci che pu dedursi si , che, senza tener
conto della circostanza aggravante, abbia voluto punire il parsilenzio sopra

ricidio

come

lomicidio semplice.

Delle **8 a *30 Dignit

(][297 a 301,

Voi. I).

Conseguenze della 225 degnila, trovano in essa


563.
(Vedi il 560 a 562).
ragione di esistere.

Delle *31 a *33 Degniti*

302 a 304, Voi.

la

I).

La circostanza

riguardala in rapporto al suo valore


si divide in due specie: aggravante; attenuante ( 302
voi. I.
Appellasi attenuanAppellasi aggravante ec. ( 303, Voi. I).
te ec. ( 304, Voi. I).
Sotto il rapporto del valore, non trovo ammessibili le altre
quattro specie da taluni riconosciute; cio:
quella cio il cui concorso ne1 .* Circostanza costituente
cessario in un fatto, affinch questo possa ricevere la suscettibilit di essere elevato a reato; come sarebbe la circostanza del
luogo pubblico, necessariamente richiesta da diversi legislatori
per elevare la bestemmia a reato.
2." Circostanza specificante
quella cio che, annessa ad un
fallo, lo fa passare da una classe di reati ad unaltra classe; come sarebbe la circostanza, per esempio, di applicare le ferite o
le percosse sulla persona di un ministro della religione nell'esercizio delle sue funzioni, la quale in diverse legislazioni fa passare
questo fatto dalla classe dei reali contro t privati o contro le persone, alla classe dei reali contro il rispetto dovuto alla religione dello

564.

Stato,

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513

quella cio che non ha la capacit di alterare la natura del fatto; come sarebbe la circoslanza della persona di Tizio ucciso in luogo della persona di Cajo
3.* Circostanza accidentale

(Ved.

il

4.

228, Voi. I, e 331 del presente Volume).


Circostanza dirimente
quella cio che annessa ad un

fatto, gli toglie ogni carattere di criminosit; come sarebbe la


circostanza di giacere colla propria moglie, credendo di giacere

con una donna


n.

3., del

del proprio simile (vedi

il

,297, voi.

329

presente Volume).

rapporto del valore, ossia della


influenza che esercita la circostanza nella misura della gravezza
di un fatto, non trovo ammessibili le specie summentovate.

565. -I. Non trovo ammessibile la cos detta circostanza


costituente, poich implica contraddizione netermini. E per fermo, ho dimostrato palmarmente che alla costituzione. del reato
non sono necessari che due elementi, cio la libert nello agente,
e l danno sociale inerente al fatto (vedi 130 e seguenti, Voi. I.);
che la circostanza, qualunque essa siasi, non ha nulla di comune
c che non pu mai
con questi elementi (vedi 297, Voi. I.),
elevarsi al grado di condizione essenziale alla costituzione del
reato (vedi 298, Voi. I.).
Ma che dirsi della circostanza del luogo pubblico, quando essa,
come dallo esempio recato, necessariamente richiesta per elevare la bestemmia a reato?
E a dirsi, che in questo esempio il luogo pubblico bens un
elemento essenziale alla costituzione del reato, ma] nulla ha di comu-

Ma, giova

ripeterlo, sotto

il

ne

colla circostanza.

Che dunque? Un dato

cui si attiene la esistenza del danno


con termini pi propri, una di quelle caupone il danno sociale (vedi 301 del Voi. 1). Dilegislatori che richieggono come condizione sine qua non

sociale, o per dirla


se,

per cui

fatti,

si

luogo pubblico per la costituzione del reato di bestemmia, stidoversi questa punire sol perch si rivolge contro la
Divinit, ma unicamente quando si traduce in pubblico scandalo,
il

mano non

senza di cui opinano non concorrere verun danno sociale, che lo


elemento essenziale alla costituzione di qualsivoglia reato.
Posto ci, nel citato esempio, il luogo pubblico, involvendo la
idea di pubblico scandalo, e questo traducendosi in dato necessario alla esistenza del danno sociale, in ultima analisi, costituisce
una di quelle cause, per cui si pone il danno sociale.
Ora, essendosi dimostrato a 301 del Voi. I, che un deploalcuna di
revole abuso di linguaggio il denominare circostanza
quelle cause che, ponendo il danno sociale, pongono la fisica imputabilit; se ne inferisce che nello addotto esempio il luogo pubblico,

35

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514

ben lungi dal potersi denominare circostanza, va a rifondersi


nel danno sociale; e quindi subordinato alla teoria presentata
nel titolo Vili: Esame del danno sociale inerente al fatto.
2. Non trovo ammessi bile la cos detta circostanza spe 566.
cificante, poich, quando per ragione di una circostanza, un dato

reato passa dalla classe cui naturalmente apparterrebbe, se non


fosse circostanziato, ad unaltra classe, si ravvisa un aumento di
pena. Dunque la cos detta circostanza specificante si risolve in
circostanza aggravante ( 564).
Che se poi, ci che veramente parmi diflcile in pratica, un legislatore si limitasse solo a collocare un reato in una classe diversa, senza punto alterare la pena, in questo caso svanirebbe
ogni circostanza (vedi 567).
Che se infine, oltre al mutamento da una classe ad unaltra, si
potesse concepire attenuazione di pena, in questo caso sorgerebbe la circostanza attenuante ( 564).
3. Non trovo ammcssibile la cos delta circostan za
567.

non potendo meritare di essere mentovato sotto il


rapporto del valore ci che non ha la capacit di alterare la natura del fatto (Ved. il 228, Voi. I
e 331 del presente Volume). Di questa circostanza accidentale si fa menzione in altro luogo del sistema (ved. 220 e seguenti del Voi. 1); ma sarebbe
un assurdo lallogarla fra le specie di circostanza in rapporto alla
materia cui qui discorro.
4. Non trovo ammcssibile la cos detta circostanza di 568.
rimente, poich in ultima analisi essa si traduce in mancanza di

accidentale,

uno

degli elementi essenziali alla costituzione del reato, coi quali


la circostanza non ha nulla di comune (vedi 297 del Voi. I).

4., il quale va
pruova lo stesso esempio recato a 564
regolato colla teoria dell ignoranza c dellerrore, di cui formava
oggetto la sezione V del capitolo II del titolo VII.

Delle 34 a 37 Degnila

( 305 a 308, Voi.

I).

La intuitiva evidenza di queste degnila dispensa


569.
qualsiasi discettazione ed esame.
Della *88 Degnila
570.

La

( 309, Voi.

da

I).

circostanza, riguardata in rapporto al dato in cui

essa riposta, si divide in otto specie capitali.

L. 16, D. XLVIII, XIX. De pmnis, Claudius Saturninus lib.


Paganorum, le riduce a sette.
Aul facla puniunlur, ut furia, ccedesque; aul dieta, ut convi

La

sing. de poenis
a

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515

advocaliones ; aut scripta, ut falsa

eia, et infdee

consilia, ut conjuraliones et

et famosi libelli; aul


lalronum conscienlia : quosque alios sua-

dendo juvisse sceleris est instar.


1 Sed hcec quatuor genera considerando sani septem modis: causa, PERSONA, Loco, TEMPORE, QUAUTATE, QEANT1TATE, et EVENTO.
2. Causa ut in verberibus, quie impunita sunl a magislro aliata, vel parente ; quoniam emendationis, non injurice gratia videntur
adhiberi: puniuntur cum quis per iram ab extraneo pulsatus.
3. Persona dupliciter speclalur: ejus qui fedi, et ejus quipassus
est: aliter enim puniuntur ex iisdem facinoribus servi, quam uberi; et aliter qui quid in domincm, parentemve ausus est, quam qui
in exlrancum ; in magistratom (1), vel in pbivatom. In ejus rei consideratane telati s quoque ratio habeatur.
4. Locus facil ut idem vel fcrtcm, vel sacrilegio! (2) sii ; et capite luentlum vel minore supplicio.
5. Tempus disccrnit emansorkm (3) a FCGmvo,e/ effractorem(),
vel furem dicbnum a nocturno.
cum factum vel atrocius, vel levius est: ut forta
6. Qoalitate,
manifesta a nec manifesta discerni solenl, rixjE a grassatore (!>),
expilationes a fortis, PETCLANTiA a violenti a. Qua de re maximus
apud Greecos Orator Demosthenes sic ait : Non enim plaga repreesental contumeliam, sed dedecoralio: neque verberari liberis,quamvis
est malum, si in contumeliam: multa enim utique facit, qui verberal,
o viri Alhenienses, quorum qui palilur, quidam neque annunciare
.

(1) Nelle Fiorentine Icggesi malamente magstri'm.


(2) Sembra che osti la L. 5, 1). ad legem laliam peculati is, che decide non essere
sacrilegio, se la cosa portata via dal luogo sacro profana. Cujario conosce l'antinomia,
e dice che Saturnino scrisse prima che cosi fosse deciso dalla Costituzione di Severo.
Bynkersliock poi concilia benissimo queste leggi. Ei dice: nulla la differenza del luoperciocch, quantunque venga portata via
go, quando vico portata via la cosa profana
non sacrilegio (d. I. 5, I). ad leg. Jul. pecul. ).
dal luogo sacro, solamente furto
Bens nel furto della cosa sacra il luogo distingue il furto perciocch, quando la cosa
sacra viene tolta rial-luogo profano, furto, non sacrilegio non commettendosi sacrilegio se non clic con dolo malo, cio da colui che sapeva essere sacra la cosa. Questa
scicnta poi non si pu supprre in colui che prende la cosa sacra in luogo profano ove
non sogliono trovarsi le rose sacre. Tale distinzione si ritiene riguardo al delitto di peculato nel lib. I ad Hcrcnn., cap. 12, ov detto che quando vengono portati via vasi
pubblici da luogo privato, uopo promuovere l'azione di Furto non di Peculato,
;

Pothier.
(3)

Emansor quel soldato


Effractor quel ladro

che va fuori del

campo pi

di quello che gli per-

messo.
(4)

clic

per rubare rompe

muri.

(5) Grassatura deriva da grassari, perci si chiamarono anche grassatori. Bulico interpetra coloro che invadono le citt ed i borghi, o spogliano passaggieri minacciando
la morte. Di questi rosi parla Giovenale nella Sat. Ili :
Interdillo et ferro subitus grassa tor agii rem.
i

differisce dalla rizsu, la quale un assalto meno danncvole, che Giovenale descrive nel sullodato luogo prendendola a giuoco:
Miserie cognoscere prirmina rix.v.
Pothier.

Questa grassatura

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516

cum verberat ul contumeliam in


cum verberat fustibus, cum in pu-

poterit olii schemate, aspectu, voce

cum

ferevs,

ut inimicus existens,

pilla: kcec movent, hcpc extra se constiluunl

suclos exislenles, ut conviciarcntur (1)..


7. Qcantitas distingui ferem ab abigeo.

homines eorum non

Nam

as-

qui cnom suein

surripueril, ul fch coercebitur; qui gregem, ut abigegs.

8.

Eventes specletur, ut a clementissimo quoque facla(2) (quam-

quam lex non minus eum, qui occidendi hominis causa cum telo fucquam cum, qui occiderit, punial): et ideo apud Graecos exilio

rit,

voluntario fuortuiti casus luebantur

rum

(4)

(3), ul

apud praecipuum Poeta-

scriptum est:

Quando me parvulum existenlem Mcenetius ex Opunle


Duxit ad veslram (domum) parricidium ob triste (6),
Die ilio cum flium occidi Amphi d amanti s,

(5)

Imprudens, invilus, circa talos iralus .


9. Evenit, ul eadem sedera in qeibbsdam provinciis gravids pleCTANTER, ET IN AFRICA MESSICM INCENSORES, IN MySIA VIT1BM: OBI METALEA SBNT, ADELTERATORES MONETA.

Nonnumqvam

10.

EX ACERBENTER, QEOTIENS

evenit, ut

aliquorum maleficiorum supplicia


EXEMPLO

NIMICAI HELTIS PERSONIS GRASSANT1BES

OPOS 81T .

Facile il ravvisare che non tulli gli esempi rappor 571


da Claudio Saturnino nella trascritta legge meritano il nome
Vedi i paragrafi 296 e seguenti del Volume I.
I. Circostanza li persona.
Quis?
572.
Nel 311 del Voi. 1 ho riportato un esempio della qualit della
considerala
come circostanza aggravante.
persona,
Un altro esempio lo fornisce Ariosto il quale, riflettendo che
le donne possono pi facilmente essere ravviluppate nello inganno, vorrebbe che, a dati uguali, fosse pi severamente punito
.

tati

di circostanze.

Perch

Chi lor
(t)

Frammento

E scrive (7):
le donne pi facili e prone
creder son, di pi supplicio degno

laccalappiatore del fragile sesso.

di

fa

inganno

unorazione contra un lai Media, da cui Demostene era sialo colpito


in occasione dei giuochi Dionisii, dei quali Demostene era di-

con un pugno in teatro


rettore.

(2) Si aggiunga: Si punisce l'uccisione. In alcuni testisi legge dementissimo, ma


erroneamente, giacch il demente ed il furioso non vanno soggetti a pena. Vedi L. Cornei. de Sicar.
(3) Intorno ai Tatti casuali, vedi il 323.
(4) Iliade, XX] II, 85, ove lombra di Patroclo parla ad Achille.
(5) Opunte, citt della Beozia, donde .Siimi Opunlius, oggi glfo di Nogroponte. Di
essa anche Ovid. (de Ponto lib. I, El. 4) cosi dice:
Caede puer facla Patrvclus Opunta reliquit.

homicidium.
Orlando Furioso, XXXIV, M.

(6) S intende
(7)

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517

Rechisi ora un esempio della qualit della persona, considerata


come circostanza attenuante.
Tizio corrompe un giudice, ed ottiene la liberazione di un
misfattore.

Caio corrompe un giudice, ed ottiene

la

liberazione di un mi-

sfattore.
11
11

misfattore liberato per opera di Tizio, un uom qualunque.


misfattore liberato per opera di Caio, lo stesso padre

di Caio.

La societ vede ritornare impunito nel suo seno un misfattore


per opera di Tizio; vede ritornare impunito nel suo seno un misfattore per opera di Caio.

Tizio ha agito con piena e perfetta volont libera; Caio ha agito


con piena e perfetta volont libera.
Ma, ad onta di questi dati uguali, la legge, fra le altre cose,
scorge minore pravit di cuore nel figlio che viola la legge punitiva perla liberazione, ancorch ingiusta, del proprio genitore
imputato. E quindi introduce un 'attenuante, e minora la pena in
quando sia figlio dell imfavore del corruttore del giudice
,

putato.
573.

persona quando coaggravante, quando come attenuante. E siccome, sotto il rapporto del valore, io non riconosco che queste due specie (vedi il
561 e seguenti), cos altro esempio nou mi rimano ad addurre.
Ma certi scrittori, ostinati nel riconoscere, oltre ['aggravante ed
attenuante, anche la circostanza dirimente ( vedi specialmente il
568), raffigurano la circostanza di persona sotto carattere di cirIo

ho raffigurata

la circostanza di

me

coslaza dirimente.

Esempio, secondo essi, la esenzione da ogni pena accordata agli


ascendenti o discendenti, ecc., i quali avranno dato ricovero ai riod ascendenti, ecc., colpiti da certe condanne.
Ma questa esenzione, ben lontano dalloriginare dalla presenza

spettivi discendenti

una circostanza, dipende dalla connaturale forza irresistibile


che ci comanda imperiosamente a non negare un asilo a persone
che ci sono unite con legami s sacri. Dipende dunque da una
di quelle cause che distruggono la morale imputabilit (vedi 644

di

e seguenti).
Alcuni storici fan plausi alla madre di Pausania, che per la
prima rec la pietra per murare il tempio di Nettuno (1).
(f) Pausania, fatto orgoglioso dalla vittoria di Platea riportala contro i Persiani, ove
comandava gli Spartani, fu dagli Efori convinto di aspirare al dominio, e dannato
nel capo. Rifuggitosi nel tempio, si corse a murarlo. I.a dii pie lata madre, encomiata
dagli storici, fu la prima a recar ia pietra, gridando ebe un fellone avea cessato di essere tglio suo.

egii

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Ma

la

518

natura inorridisce.

Credo invece che meritasse plausi quella Giulia che salv il


proprio fratello, non ostante il decreto, che, violando ogni dettame di legge naturale, minacciava di proscrivere chiunque avesse ricettato un proscritto, fosse pure strettissimo congiunto (1).
li. Circostanza di evento
Quid?
574.

Scrivea Lauria (2):


Il successo anche un aggiunto (3) che il Codice (4) rimarca.
vero che lo regge fortuna, e che a suo talento or rivolge a bene, ora a male i fatti degli uomini
ma nelle cose penali il successo ha sempre un ligame alla rea azione donde prese origine.
La morte del magistrato ferito dipende da infinite eventualit.
Ma come farne difesa a chi dando il colpo di pugnale di luogo
al successo (5)? Perch imputare alla fortuna la morte del giovanetto che si voluto evirare, o della fanciulla cui si somministrato il pocolo abortivo (6)? Lautore del primo fallo polea
con molta facilit prevedere il secondo: volle egli incorrere nel
cimento del reato maggiora A chi si debbo, attribuire la morte
del fanciullo esposto, se non a colui che lo espose? Poteva la
piet di chi ne avesse sentito i vagiti soccorrerlo; poteva il reo
aver ragione di lusigarsene, ma se niuno ud, e la vita del fanciullo fu spenta, debbegli risponderne, ecc. ecc. .
Senza comentare gli articoli alle cui disposizioni Lauria rannoda la circostanza del successo, o dell'evento, ch tal cosa ufficio della seconda parte di quest opera, pu mai logicamente so:

11 lettore si avvede chio alludo a quel decreto di proscrizione che comincia con le
a Marco Lepido, Marc Antonio cd Ottaviano Cesare, eetti dal popolo (1) per
riforma della repubblica e che si chiude con le altre scritte col sangue:
Tolgano gli Dei, che alcuno osi dare asilo ai proscritti, difenderli o cedere alle loro
suggestioni. Chiunque sar convinto davere tentato per vie dirette o indirette di sal-

(1)

parole:
la

varli sar anchesso proscritto.

Chiunque avr dato morte

a un proscritto, e ce ne recher la lesta, ricever, se liberdramme attiche, se schiavo, diecimila, e di pi la libert, col diche il suo padrone godeva.
ricovero dun proscritto, avr ugual ricompensa. 1 nomi dei delatori,
nostri comandi non sa. notato in alcun registro, affinch rimanga sconosciuto in qualunque tempo .
In questa feroce proscrizione, Antonio, per far cosa grata ad Ottaviano, vi comprese
il suo zio Lucio Cesare, cd Ottaviano, per gratificare Antonio, vi comprese Marco Tullio
Cicerone. Ma Giulia, madre di Antonio c sorella di Lucio Cesare, nascose questo proscritto. Quando
soldati scoprirono dovegli era, Giulia, ponendosi sulluscio deHa
camera ove rimpiallavasi il fratello grid forte: soldati non giungerete fino a lui, che
massacrando me ; me madre del vostro generale !
Quindi recossi al tribunale, c disse al figlio che sedeva fra le leste sanguinose: salva
Lucio, od uccidi anche me, rea di averlo celato e difeso.
(2) Esposizione delle leggi penali per lo Regno delle Due Sicilie, Parte I.% cap. X.
(3) Aggiunto, ossia circostanza.
Cio le leggi penali per lo Regno delle Due Sicilie.
(4) Il Codice
(3) Allude allarticolo 177 delle citate leggi penali.
(6) Allude agli articoli 304 c 390 delle leggi medesime.

to,

venticinquemila

ritto di cittadinanza

Chi scoprir

il

e di chi avr eseguito

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519

stenersi che gli esempi da lui citati abbiano alcun che di comune colla circostanza, o vollaggiunto, come meglio piaccia di espri-

mersi? E quantunque le scuole si accordassero nel riconoscere


in simigliami esempi una circostanza, sarebbe questa una ragione sufficiente per consentire? No, senza fallo.
Il sistema da me tessuto mi trascina invece, contra tutte le invalse opinioni, a riferire gli apportati esempi alla teoria del fatto libero che sia un misto di fatto libero doloso e di fatto libero coled il 451 e seposo (Ved. il 259 e seguenti del Voi. I
guenti del presente Volume), o, quando le conseguenze potevansi
facilmente prevedere, alla stessa teoria dei falli liberi (Ved. i
citati); teoria che non ha nulla di comune colla circostanza (Veed il 560 e seguenti del
di il 296 e seguenti del Voi. I
presente Volume).
Per mettere il tutto eie singole parti del mio sistema in istrellissima armonia fra di loro, io lascio da un canto la parola successo, c la parola evento, considerata come sinonima, ed analizzo scrupolosamente il vocabolo latino quid.
E questa analisi conduce al rilievo delle ipotesi nelle quali
il quid si pu considerare come circostanza. Leggasi il
312 del

Volume
575.
Il

I.

III.

Circostanza di luogo.

Ubi

quando si contempla dal


come dato che pone o che aumenta il pubblico scandalo,

luogo non ha valore di circostanza,

legislatore

poich allora si traduce in una di quelle cause per cui ponendosi


aumentandosi il danno sociale, ponesi o aumentasi la fisica im-

300 del Voi. I).


Assuero non obblia la circostanza di luogo quando dice di Amanno: Eliam lieginam vult opprimerete presente in domo mea?(1 )
Dante (2) non dimentica il luogo, quando scrive:
Mostrocci unombra dallun canto sola,

putabilit (Vedi

Dicendo

(3) in grembo a dio (4)


Tamigi ancor si cola (5)

colui fesse

Lo cuor che

n sul

Cap. VII, vers. 8.


(21 Inferno, XII, 118.
Ammazz con ferita nel cuore.
(3) Fesse
In chiesa.
(4) In grembo a Dio
Si cole, cio si onora.
(5) Si cola
Neri foriti versi Dante allude al seguente fatto:
Nellanno 1270 Guido, conte di Monforte, nella citt di Viterbo, in chiesa e in tempo
di messa, anzi nel tempo stesso della elevazione della sacra ostia, con una stoccata net
cuore ammazz proditoriamente Arrigo, nipote dArrigo in re dInghilterra, in vendetta
dellobbrobriosa morte che Adoardo aveva per ragione di stalo fatta in Londra subire a
Trasferito in Londra il corpo dellestinto, il di lui
Simone di Monforte suo genitore.
cuore fu riposto in una coppa doro sopra una colonna a capo del poute sul Tamigi, per
(1) Esther,

ricordare aglinglesi loltraggio ricevuto.


Giovanni Villani, Cronaca lib. 7, cap. 40.

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520

Tasso nemmeno dimentica il luogo, quando fa narrare da Arnaldo a Goffredo lomicidio commesso da Kinaldo (1):
E che per legge reo di morte, e deve

Come

leditto

impone esser punito,

perch il fatto in s medesmo greve,


perch in loco tale egli seguito .
Ariosto, parlando di Gradasso offeso da Mandricardo, neppure
dimentica il luogo:
E pi laffligge il coso e lo martira
Poi che gli accade in s palese loco (2) .Nei recati esempi facile arguire quando il luogo costituisce
S
S

circostanza,

576.

quando no.

IV.

Circostanza del numero degli agenti, e circostanza

della natura dei mezzi.

Per quos?

314 del Volume I.


V. Circostanza del numero dei reati commessi dallo
577.
stesso agente
ossia
reiterazione e recidiva.
Quoties?
Parlasi in modo speciale della reiterazione e della recidiva nelle
degnila 239 e seguenti ( 316 e seguenti, Voi. I)
e nello svolgimento ( 581 e seguenti del presento Volume).
VI. Circostanza di cagione motrice.
Cur?
578.
Ved. il 376 del Volume I.
VII. Circostanza del modo con cui il reato si commet 579.

Ved.

il

te.

Quomodo?

Tizio arresta arbitrariamente un individuo.


Caio arresta arbitrariamente un individuo, ma si presenta
sotto finto nome.
La maniera come Caio si presenta, inducendo, fra le altre cose, una pi facile riuscita, costituisce una circostanza aggravante.
Vili. Circostanza di tempo.
Quando?
580.
risaputissimo che
Il tempo, il luogo
Cangia aspetto alle cose (3) .
risaputissimo ancora
Che vario in tempi varii il fallo islesso (4) .
Il lepidissimo Marziale
argomentando dalla circostanza di
tempo, prende a celiare cos (5):

Sex

sestertia

Quum

si statisi

dedisses

dixti mihi: suine,

(1)

Gerusalemme

(2)

Orlando Furioso, XXVII, Ci. 3.


Melastasio, Alessandro nelle Indie, Atto

(3)

lolle,

dono;

liberata.
III,

Scena

I.

(4) Filicaja.
(#)

Epigr. VI.

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521

Deberem

Tibi, Porte, pr dccentis.


At mine quum dederis die moratus,
Post septem, peto, vel novem kalendas,
17s tibi dietim vcriora veris?
Sex sestertia, Poete, perdidisti .
Ed Ariosto mira alla circostanza di tempo, quando dice (I):
Dove NEL CASO DISPERATO E RIO
Gli altri fan voli, egli bestemmia Dio .
La circostanza della notte specialmente tenuta spesso per aggravante, attesa la maggiore difficolt di scoprirsi il reato; che
a Suole
Velo ad ogni delitto esser la notte (2) .

Delle 3 e 840 Degnili

317

e 318, Voi. I

).

Ved. lo svolgimento delle degnit 241 e seguenti,


581.
582 e seguenti.

Dell 844 Degnit 582.

( 319, Voi. 1).

In senso stretto ec.


Nel senso cio che, per effetto del concorso di pi reati, il legislatore aumenti lunica pena applicabile.
Ved. lo svolgimento della 265 degnit ( CIO c seg. ).
li. Io chiamo reiteratore ec.
583.
I.

Lanalisi di questa definizione d per corollari


seguenti.

Della 848 Degnila

( 321, Voi.

le

degnit 242 e

I).

Sono fattori della reiterazione i pi reati, i oeali of 584.


frono DNA DELLE COMBINAZIONI ESPLICITAMENTE E TASSATIVAMENTE DETERMINATE DAL LEGISLATORE.

Senza una determinazione esplicita e tassativa, il concorso di


pi reati offre bens la idea della reiterazione in senso tato ( 318,
Voi. I), ma non gi in senso stretto e legale ( 582).
E quindi, in grazia della dottrina dello assorbimento ( 316,
Voi.

1), si

applicher una sola pena, senza aumento di sorla.

Della 843 Degnila


585.
principio
(1)

Serve
,

che

la

Orlando Furioso.
lAgamennonc, Allo IV, Scena

(2) Alfieri,

( 322, Voi.

I).

fondamento a questa degnila lo assodato


nuova disposizione legislativa che cancella

di

III.

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522

unazione dal novero dei reati, fa reputare lazione stessa


se non fosse stata mai reato.
Ved. il 91 e 475, Voi. I.

nella *44 Degniti!


586.

323, Voi.

).

Non possa pi discutersi in giudizio, o di

ga discusso

come

(atto

non ven-

in giudizio.

ragione

animatrice di questa degnit lassioma, che niun


reato ha legale esistenza, e ne partorisce gli effetti, senza un pronunciato del giudice che affermi questa esistenza.
E come pu questa affermarsi quando una imputazione o non
pi discutibile, o di fatto non viene discussa ? ,

Bella *45 Degniti! (


1. 587.

Trovisi

324, Voi.

I).

estinta lazione penale ec.

11 motivo si , che non solo la imputazione non pi discutibile ( 58G), ma la estinzione dellazione penale lascia la pred'innocenza ( 504, Voi. I).
sunzione
2.

Della *46 Degniti!

325 Voi.

I).

quante volte l'azione penale relativa al primo fat1.possa ravvivassi mediante la sopravvenienzadel secondo fattorecc.
tore
588.

I.

Esempi

La rinunzia alla in stanza privata


in quanto a certe legislazioni che, invece di ritenerla come un mezzo di estinzione,
ritengono inconsultamente come un mezzo efficace bens ad arla 2.
,

restare lazione penale, ma a patto di potersi questa ravvivare io


caso di novello reato commesso da chi profitta della rinunzia.
Lamnistia
in quanto a certe legislazioni che inconsultamente le attribuiscono la stessa efficacia contemplata nello esempio 1 .

Ved. lapplicazione
589.

me

II.

critica nel Voi. III.

Si dichiara constante cos

il

fattore ravvivante co-

fattore ravvivato, si fa luogo alla reiterazione.

il

Di talch:

la

Ove

si

profferisse

il

consta del solo fattore ravvivante,

dichiarazione d'innocenza, o di non farsi luogo a procedimen-

non solo svanirebbe la


l'azione penale relativamente a questo fattore

to penale, intorno al fattore lavvivalo.

reiterazione,

rimarrebbe
rit di

ma

estinta in forza della sentenza

che passasse in auto-

cosa giudicala.

se

si

profferisse la dichiarazione dinnocenza, o di

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non

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523

luogo a procedimento penale, intorno al fattore ravvivante,


cesserebbe ogni esame intorno al fattore che si volea ravvivare,
sparirebbe la condizione sine qua non per cui poteva forperch
1.
farsi

mare
oggetto
2.

di giudizio.

Ecco perch io ritengo che il giudice abbia il dovere di proprima intorno al fattore ravvivatile.
E cos
nunciare
3.

Se afferma la esistenza del fattore ravvivante, passa a


pronunciare intorno al fattore ravvivalo.

Se dopo avere affermalo la esistenza del ravvivante, af4.


ferma pure quella del ravvivalo, deve affermare il concorso della

reiterazione.

Se, dopo avere affermalo

la esistenza del ravvivante, ne-

ga quella del ravvivato, non pu affermare, il concorso della reiterazione, e deve applicare la pena spettante allunico reato, di
cui si affermalo la esistenza.

Se nega la esistenza del ravvivante, deve omettere ogni


giudizio intorno al reato che si voleva ravvivare.
E presso le corti coll' intervento dei Giurati, per la na 590.
tura stessa delle cose, il Presidente deve proporre prima la questione relativa alla colpabilit del fattore ravvivante, e poscia
quella relativa alla colpabilit del fattore ravvivato.
E, ci che
pi monta, deve avvertire i Giurati che laddove risolvessero negativamente la questione di colpabilit intorno ai fattore ravvivante, si dovranno astenere di rispondere alla questione di col-

pabilit relativa al fattore ravvivato.

Della *47 Degnila


591.

( 326, Voi.

un errore massicciano

I).

ec.

E questo errore viene combattuto dalla decisione della Suprema Corte di Giustizia di Napoli, dol li luglio 1824.
Se non
che, quel Collegio Supremo trovava materia di censura solamente il non essersi dei reati precedenti fatta menziono n nella
citazione, n nelle conclusioni orali del P. M., mentre il mag-

giormente censurabile stava nel fatto che i reati precedenti non


avevano formato oggetto di solenne giudizio.

Ecco il tenore delia decisione


Un giudice di Circondario con sentenza del 2 luglio 1823
condann Rosalbina de Simonea due mesi di prigionia, a dieci
:

mesi di esilio correzionale, ed alle spese del giudizio, come colpevole dingiurie in persona di Maria Mascari, ed altro, ritenendo la delta de Simone come reiteratrice di pi di due delitti.
Avverso di questa sentenza la condannata produsse appello
alla gran Corte criminale, la quale con decisione dell'11 ottobre

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524

1823, sulla considerazione che la cauzione data dallappellante


non era idonea, la dichiar decaduta dallappello.
Contro di tale decisione la de Simone ha prodotto ricorso per
annullamento.

La corte suprema ec.


Attesoch la ricorrente non

si

trova sottoposta ad alcun

modo

di custodia, n ha dato idonea cauzione:

Dichiara irricettibile il ricorso.


In quanto poi allannullamento nellinteresse della legge (1) richiesto dal pubblico ministero fa lo seguenti considerazioni.
Nella cedola di assegnazione spedita allimputata per la pubblica discussione non si fece alcun motto dedelilti dalla medesima commessi, n mollo alcuno se ne fece in tutto il corso del
dibattimento. Alla Dne di esso, e dopo esaminati lutt'i testimoni, il giudice domand al cancelliere se limputata de Simone.
portava altri carichi suregislri di quella cancelleria, ed il cancelliere a voce assicur, che de Simone era imputata di quattro
altri delitti, per due dequali era stata condannata, c per due altri avea goduto lindulto. Il giudice su di questa assertiva del
cancelliere dichiar limputata rciteratrice di pi di due delitti,
ed applic la pena corrispondente amedesimi. Esiste poi in processo una fede di perquisizione sul conto di detta imputata, ma
porta unepoca posteriore alla sentenza, giacche del 7 luglio
1823.
Considerando che negiudizt correzionali Tallo della citazione
sta in luogo di atto di accusa:
Considerando, che siccome ne' giudizi criminali permesso
al pubblico accusatore dietro il dibattimento di aggiungere o togliere alcuna circostanza aggravante, la stessa facolt non negata al ministero pubblico negiudizi correzionali:
Considerando, che ove ci avvenga, allora siccome la gran
corte tenuta per Tari. 276 del rito penale (2) di discutere la
quistione di reit secondo la designazione fattane dal pubblico
accusatore, lo stesso del pari deve praticarsi dal giudice correzionale, giacch per Tari. 372 del rito penale la forinola delle
sentenze la stessa che quella delle decisioni
Considerando nella specie, che n colla citazione, n colle
conclusioni erasi mai fatta menzione del carico di rciteratrice
contro della de Simone; ed intanto la medesima fu per questo
:

(1) Quel Collegio Supremo comprendevi! luti la importanza del suo mandato, ed annullava inesorabilmente, c spesso nello interesse della legge, a vista della menoma de-

viazione.

Esso non conosceva che

la esistenza della

legge: Ignorava la esistenza del Ministro

delle finanze
(2) Del

181.

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525

carico ancora condannala dal giudice, cosicch si applicata una


pena per un carico non contenuto nella querela, n dedotto dal
pubblico ministero.
Visti perci gli articoli 330, 370 e 372 del rito penale:
Annulla la suddetta sentenza nel solo interesse della legge,
ec. ec. .

Della *48 Degnila

Confr.

327, Voi.

243 degnila ( 324, Voi.


387 del presehte Volume).

392.

la

Delle *4 e *50 Degni!* 328


(

I ).

I),

e lo svolgimento

e 329, Voi. I).

Circa alla razionale misura dell'alimento della pena


393.
unica, secondo che si tratti di reiterazione di due, o reiterazione
di pi di due reati, vedi le 263 e 206 degnila ( 343 e 346, Voi. 1).

Della *51 Degnila

( 330, Voi.

I).

Questa degnila resta ampiamente chiarita dallo svol 394.


gimento delle 252 a 258 degnila ( 595 e seguenti).

Della *5* Degnila

Non

593.

reiteratore

il

331, Voi.

I ).

colpevole di una sola azione, ben-

ch da essa venissero violate ad un tempo pi disposizioni della legge


punitiva.
Si esemplifica in colui

mezzo che per s stesso


Ved.

il

che commette conato di misfatto con

costituisce un reato speciale.

552.

Della *58 Degnila -(

332, Voi.

I ).

Non c beiteratore il colpevole di una sola azione, ben 596.


ch da essa derivassero molteplici fatti contrari alle disposizioni
della legge punitiva.

Si esemplifica in colui che, per esempio, con una sola esplosione di archibugio rende esanimi pi individui, o spegno un
individuo, ferisce un altro, ec. ec.

Della *54 Degni!*


597.

Non

reiteratork

il

333, Voi.

I ).

colpevole di pi reati commessi

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UN MEDESIMO CONTESTO

IN

DI

526

AZIONE, 0 dipendenti dalla MBDBSIMA

DE-

TERMINAZIONE.

cos

non

reileralore chi nello stesso fatto di aggressione

con-

un tale gli cagionasse nel tempo stesso pi ferite della stessa


o di diversa gravezza, o molteplici offese.
Cos, se il vincitore fra gli Oraz, invece di lode e di riconoscenza avesse dovuto meritar punizione, i tre omicidii da lui
commessi in persona de tre fratelli Curiazt, non avrebbero potuto farlo qualificare reiteratole.
Cos non pu qualificarsi reileralore chi in una rissa si spinge,
E que, chha incontro affrapppa, e fora e taglia,
Come saffrappa, e taglia e fora il panno (I)
c del quale pu dirsi col Tasso (2)
Non cala il ferro mai chappien non colga
Non coglie appien che piaga anco non faccia;
N piaga fa che lalma altrui non tolga .
Cos, se invece di lode avesse dovuto meritar punizione, non
avrebbe potuto qualificarsi reileralore quellOrlando, di cui cantro

t lArioslo (3)

a ch'il ventre, a chi la testa,


le gambe, a chi le braccia
Di chaltri muore, altri storpiato resta:
Chi meno offeso, di fuggir procaccia .
Ed id altro luogo (4) :
Tutto in un corso, senza lor di resta
La lancia, pass un altro in mezzo l petto:
Quivi lasciolla, c la mano ebbe presta
A durindana; e nel drappel pi stretto

chi

chil petto,

rompe

chi fece

chi lev dal busto

due

parti

de
il

la testa,

capo netto;

gola a molti; c in un momento


Nuccise c messe in rotta pi di cento.
Pi del terzo nha morto, eI resto caccia
E taglia e fende e fiere e fora e tronca.
Chi lo scudo, e chi lelmo che lo mpaccia,
E chi lascia lo spiedo e chi la ronca:
Chi al lungo, chi al traverso il cammin spaccia
Altri sappiatta in bosco, altri in spelonca.
Orlando, di piet questo d privo,
A suo poter, non vuol lasciarne un vivo .

For

(l

la

Ariosto, Orlando Furioso,

(2)

Gerusalemme

(3)

Orlando Furioso, XIII, 3S.

XL, 26.

liberata. IX. 23.

(4) Id. XXIII, 60.

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527

N quel Ruggiero, di

cui Io stesso Ariosto in un luogo canl(l):


quattro o sei dai colli i capi netti

Lev Ruggier,

Ne
Ed

in

chindi a fuggir fur lenti:


divise altrettanti infin ai petti,
infiniti e fin ai denti .

Fin agli occhi


un altro luogo

(2)

Lascia quel morto, e Belisarda (3) stringe


si vede appresso;
E contra a questo e contra a quel si spinge,
Ed a chi tronco ed a chi capo ha fesso

Verso uno sluol che pi

chi nel petto, a chi nel fianco, tinge

brando, e a chi

gola messo:
Taglia busti, anche, braccia, mani e spalle;
E il sangue come un rio corre alla valle .
La Suprema Corte di giustizia di Napoli si attenne
598.
costantemente al principio consecralo nella 25 i degnilh.
Reco
ad esempio due decisioni.
riDecisione del 6 agosto 1845
Alessandro Gambatesa
I .*
Il

l'ha

ne

la

corrente.

giudice di circondario di S. Giovanni in Galdo dichiar


Alessandro Gambalesa colpevole di resistenza con via di fatto e
di percosse lievi in persona di Niccola Cuio, usciere del conciliatore di Matrice, incaricato legittimamente di un pubblico servizio, e lo condann per duplice reato a sette mesi di prigionia,
a quattro mesi di esilio correzionale ed alle spese.
Il condannato ne appell.
La gran corte criminale di Campobasso, con decisione del 29 aprile 1845, rigett lappello.
La suprema corte accolse invece i motivi del ricorso, ed annull limpugnata sentenza.
E siffattamente convalid la massima che
Quando diverse offese si commettano nello stesso tempo e
sulla stessa persona, si fa luogo allapplicazione della pena dovuta per l'offesa maggiore, ma non pu riconoscersi reiterazione
2.*
Decisione del 27 novembre 4822 ' Nicola Ariani
ricorII

rente.

Una gran

corte criminale con decisione del 31 gennaio 1822


dichiar constare che Nicola Ariani era colpevole di omicidio
volontario in persona di Michele Baldassarre suo zio, e di tena

tato omicidio in persona di


di, fatto

(1)
(2)

(3)

il

Maria Giuseppa Sangermano. Quin-

confronto fra lantica e

Orlando Furioso, XXV, 13.


Id. XLIV, 87.
Belisarda. La spada di Ruggiero.

la

novella legislazione penale,

528

ed applicali, come contenenti pena pi mite, gli articoli 355, 85,


31 e 31 delle leggi penali, lo condann al maximum del quarto
grado defcrri per la durata di anni trenta, alla mallevarla di
ducali 100 per tre anni, ed alle spese del giudizio.
3 mezzo
La gran corte ha consiRicorso del condannato
derato esso ricorrente come reiteratore, mentre tale non era; si
perci violato lart. 85 leggi penali.

La

corte

suprema

ec.

Arrestandosi al terzo mezzo, fa le seguenti considerazioni.


Il
fatto consegnato nella presente decisione presenta che Nicola Ariani disgustato del suo zio Michele Baldassarre, nella
sera del 17 giugno 1818, mentre costui era andato nella scuderia a governare una sua giumenta, vi si condusse anchegli, e
con un colpo di pistola gli di morte. Che allo scoppio dellarma micidiale Maria Giuseppa Sangermano domestica del Baldassarre usc dalla cucina, ove era, por conoscere laccaduto,
ed imbattutasi collAriani lo rimprover di aver ucciso lo zio:
che Ariani allora Tassali, e con uno stile le vibr due colpi, che
le cagionarono delle gravi ferite.
La gran corte in tale posizione di fatto dichiar Ariani colpevole di omicidio in persona dello zio, e di mancato omicidio
in persona della Sangermano, e nell'applicazione della pena,
consideratolo come reiteratore di due misfatti, lo condann per
virt delTarlicolo 86 delle leggi penali al

grado

maximum

del

quarto

de'ferri.

85 delle leggi penali dichiara reiteratore colui


che, colpevole di un misfatto per lo quale non stato ancora legalmente condannato, commette altro misfatto. Dalla lettera di questo

Or

larticolo

articolo risulta che per darsi luogo alla reiterazione sia necessario, che tra un misfatto e laltro vi sia stato tanto intervallo
di tempo, che abbia il primo almeno aperto ladito ad un giudidue reali furono consumati quasi
zio (1). Nel caso in esame
contemporaneamente, e nella successione di uno allaltro, comech niun nesso vi fosse stalo fra loro; ond che larticolo 85
non era mai applicabile alla soggetta specie.
i

Penetrandosi poi nello spirilo di dello articolo scorgcsi chiaro che il legislatore volle pi aspramente punire labito contratanzich chi commettesse pi delitti fra lebbrezza del furore in un alto stesso.
Dalle quali considerazioni deriva che la gran corte, avendo
considerato il ricorrente come reiteratore, ed avendolo condannato come tale al maximum della pena prescritta pel misfatto pi
to nel delinquere,

(1J

Questa ragione c tanto poco solida, per quauto serie sono tutte

le altre.

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529
grave, abbia violalo espressamente il citalo articolo 85 dello
leggi penali, 295, 328 e 329 delle leggi ili procedura penale
.
Annulla ec.
N. B. La ipotesi discorsa in questo e nel precedente paragrafo diversa da quella contemplata nella 258 degnit( 337, Voi.
e 602 del presente Volume).
I

Della *55 Degnila


'

599.

Non

con

plifica nello adulterio

Non

334, Voi.

).

Si

esem-

atti ripetuti.

Della *5 Degniti
600.

vi reiterazione nei fatti continuati.

reiteratore

insieme solamente costituiscono

il

335, Voi.

I).

colpevole di pi azioni che nel loro

un

reato,

ma

che isolatamente ri-

guardate non fanno luogo a reato.


Si esemplifica nel
certi

reato di pravit usuraria, riconosciuto da

Codici penali, c ritenuto tale nel solo caso di concorso di


di atti di prava usura.

un determinalo numero

Della *57 Degniti


(

336, Voi.

I ).

Non reiteratore il colpevole di pi azioni che, quan 601.


tunque isolatamente prese costituissero altrettanti reati, pure riguardate nel loro insieme costituiscono un solo reato di una classe diversa, o un solo reato qualificato.
Esempio la ipotesi contemplata nellarticolo 409 delle Leggi
penali del 1819, del seguente tenore:
Articolo 409. Il furto qualificalo pel valore, quando la cosa
involata ecceda il valore di ducati cento. Per concorrervi questa
circostanza, non necessario che uno sia il furto di tal valore,
ma basta che questo risulti dal calcolo di pi furti che sien commessi anche in diversi tempi dalla stessa persona in danno di
una o pi persone; purch sien dedotti nello stesso giudizio .
Come si vede, in questa ipotesi la pluralit de'furti, considerandosi dal legislatore come qualificazione, ossia aggravante per
ragion di valore, non pu nel tempo stesso dare esistenza allagrgravanle della reiterazione.

questo postulato scientifico convertito in dettame legisla606 del Codice penale ita-

tivo colle seguenti parole dellarticolo

liano del 1859

A questo caso non sono applicabili le regole stabilite nel


bro I, titolo II, cap. V, Sez. I, Dei rei di pi reali .
Ved. l'Applicazione critica nel Volume III.

li-

37

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602.

Ha luogo

530

Della *58 Degnila

( 337, Voi.

).

reiterazione tanto se i pi beati separati e


distinti si commettano in persona o a danno (^individui divebsi, quanto se si commettano in persona o a danno del medesimo individuo.
Questa ipotesi non da confondere con quella discorsa nel
597 e 598.
la

Cos Tizio oggi commette storpio in persona di Caio; elassi


alquanti giorni o mesi, lo aggredisce e luccide. Tizio sar reiteratore di due misfatti; nella guisa stessa che lo sarebbe, ove oggi
commettesse storpio in persona di Caio, c dopo alquanti giorni
o mesi uccidesse Mevio.
Il diritto romano
quantunque non serbasse principi
603.
soddisfacenti in ordine alla reiterazione (vedi V Applicazione critica nel Volume HI), nondimeno ha intraveduto la massima contenuta nella 258 degnit. E la L. 32, 1 D. IX, II. Ad legem Adjspone:
quiliam
Gajus lib. 7 ad Edictum provinciale
Si idem ecmdem servum vulneravebit, postea deinde etiam occiDER1T, TENEB1TUR ET DE VULNERATO, ET DE OCC1SO DUO ENIM SUNT DElicta: aliter atque si quis uno impetu pluribus vulneribus aliquem
occiderit; tunc enim una crii actio de occiso .

Della 5 Degnit

( 338,

Voi. I).

Vi reiterazione tanto se i pi reati sieno ripetuti,


601.
quanto se sieno concorrenti.
A scanso di equivoco faccio avvertire, che la parola reiterazione derivando dal verbo reitero, as, suona propriamente ripetizione ,o ritorno al fatto della medesima natura del precedente,
,

Io per adopero la
furto dopo un primo furto commesso.
voce in un senso pi lato; in quello cio di ripetizione, o ritorno al reato della medesima, o di diversa natura del precedente.
E cos concorre la reiterazione tanto se i pi reati sieno ripetuquanto se sieno concorrenti,
ti, cio della medesima natura
(Ved. il 633 e 634).
cio di diversa natura
Ved. la nota 1.* e 2." al 338, Voi. I.

come al

Della OO Degnit (
605.
I)

Ved.

le

339, Voi. I).

degnit 271 e seguenti ( 351 e seguenti, Voi.


616 e seguenti del presente Volume ).

e lo svolgimento (

Della *l Degnit (

340, Voi. I).

La ragione sufficiente di questa degnit riponesi nelle


606.
degnit 23i e seguenti ( 305 e seguenti, Voi. I).

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531

Della te Degnila (

341, Voi. 1).

Non pu

concepirsi la idea della reiterazione, quante


volte uno dei suoi fattori abbia fatto passaggio ad unaltra classe
di reato non pi capace a presentare la combinazione presentata

C07.

dal legislatore.

che un tale abbia commesso due reali il cui


dato Codice penale riguardato come reiteraziocon legge posteriore uno di questi reati venga
pi mite, e che perci si renda di una specie
meno grave, e di tal natura che esso in concorso dellaltro reato
non costituisca ipotesi di legale reiterazione
In questo caso

Cos, supposto
concorso da un
ne: Supposto che
punito con pena

la reiterazione sparisce.

Serve di fondamento a questa degnila lo assodato principio,


che ha effetto retroattivo la nuova legge punitiva che commina ad
un reato una pena pi mite di quella comminata da una legge
precedente ( 91, Voi. I), e che questo reato si deve reputare
come se non mai fosse stalo colpito con pena. pi grave.
Ved. il 585.

Delle tS e tei Deg U ( 342

e 343, Voi. I).

Queste degnit restano

G08.
frontando
del Voi.
609.

paragrafi 367 e

maggiormente chiarite con368, 465 e 467, 492 e 493, 594 e 595

I.

In

quanto

alla

minore pena applicata per ragione di

et, (ved. Io svolgimento della

Dell

287 degnit,

Degnit

639 e seguenti).

345, Voi.

I).

Il reiteratore va punito coll v tnes pena corrisponI.


610.
dente al reato pi grave, o corrispondente ad uno dei reali uguali.
A lutto rigore, colui che viola pi volle la legge penale, com-

mettendo pi reali, dovrebbe subire tante corrispondenti pene,


quanti sono i commessi reati.
scritto nella L. 2, in princ.
I). XLVII, li. De privalis dclictis
Ulpianus lib. i3 ad Sabinum:
Nunquam plura delicta concurrentia faciunt, ut tdlius impunilas delur : neque enlm delictum or aliud deuctum minuit pocnami>.
Ma, siccome colui che non ancora ha sentito il peso di una
irretratlabile condanna, quale appunto il reiteratore (Ved. il
e sic319, Voi. I), pu agevolmente migliorare e rinsavire
come il cumolo di molle pene anche lievi darebbe una somma che
la legge vuole serbare ai profondi misfattori
cos prudente
non solo, ma anche equo, lo accettare il sistema dello assorbi-

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532

mento, in grazia del quale V applicazione di una data pena ha l'efficacia di assorbire tulle le altre pene uguali e minori (316, Voi. I).
11. Ed a questa pena unica si mole aggiungere un de611.

terminato e MODICO AUMENTO.


Il sistema dello assorbimento ( 610), applicalo in una maniera assoluta, avrebbe un inconveniente assai dannoso. Sorretto
da esso, chi ha commesso un primo reato, sarebbe incoraggiato
a

commettere impunemente mille

altri reati

puniti con

pena u-

Il legislatore, per ovviare a tanto sconcio, accanto


dello assorbimento deve collocare la dottrina della
reiterazione, in virt della quale, messe talune determinate condi-

guale o minore.
alla

massima

zioni ( 319, Voi. 1), aggiungesi alla pena unica (Cit. 610) un
determinato e modico aumento.
Modico aumento, si dice, giacche se l aumento fosse esageralo, si correrebbe per via indiretta verso

il

condannato cumolo

delle pene.

Della 28 Degnila (

346, Voi. I).

Questa degnit traccia la norma al legislatore per de 612.


terminare equamente il modico aumento discorso nella precedente degnit ( 611 ).
1

Della *? Degniti
(

347, Voi.

I ).

necessario: 1. Che il reiteratorb di pi reali,


613. I.
anche commessi in diverse giurisdizioni, venga giudicato da un Solo Tribunale; 2. Che questo Tribunale pronunzi sopra lutti i reali
con una sola e medesima sentenza.
Torna a proposito la decisione della Corte Suprema di giuFerrara ricorrente (1).
stizia di Napoli del 13 giugno 1838
Considerando sul primo e sul secondo mezzo essere principio universale in quasi tutte le legislazioni penali che 'indiviimputazioni
duo colpito da diverse
fosse per tutte sottoposto ad un
solo giudizio, onde non essere bistrattato pi volte, e presso diversi giudici, cd in luoghi diversi.
Che questo principio di umanit e di giustizia al tempo stesso, professato gi dai giureconsulti romani, come dalla leg. 7,
vedesi letteralmente proclamata dai suc 5 ff. de injuriis (2)

(1)
st.

Questa decisione c riportala nelle Quislioni di drillo del Cb. Santo Roberti (Que-

XXXV).

Cl(2) Ecco il tenore della !.. 7, 5. D. XLVII, X. de injuriis et famosis libelli


pianus lib. 57 ad Edictum
Si mihi jtlures injuriat feeeris, puta turba et coelu facto domum alicuius
5.
inlroeas, et hoc facto eflciatur ut simul et convicium patiar, et verberer: an possim teparalim tmmt eiprriri de singulis injuriis, quacritur? et Mareellus seeundutn Neratii
sentculiam hoc proba!, cogendum injuriat, quat tinnii pattu est, ronjungere .
:

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533

cessivi Imperatori nella leg. 9, Coti, de accusationibus (I), prescrivendosi in termini formali al magistrato penale non essergli

permesso separatam de uno crimine sententiam proferre,priusquam


pienissima examinalio super altero quoque crimine fiat.
Che in omaggio allo stesso principio veclesi nellarticolo 158
delle leggi di procedura penale (2) stabilito che ove diverse imputazioni sono pendenti a carico di uno stesso individuo, sia
nei doveri del Pubblico Ministero procurare che le instruzioni
si compiano tutte con sollecitudine, e si mettano in istato di essere tutte sottoposte ad un solo e medesimo giudizio.
Che questa regola si estende altres non meno pei complici,
che pei reati che abbiano tra loro connessione, come dagli articoli 159, 160 e 161 delle medesime leggi.
Che niente importa se in tutti ccnnati articoli si vegga adoperata la parola misfatti, meno generica al certo della parola reati, perciocch questo evidente equivoco di redazione vedesi apertamente emendato negli art. 480 e seguenti in quanto al giudizio dei Complici, e dallart. 49;? in quanto ai conflitti di giurii

sdizione.

Che tanto gli uni quanto gli altri articoli adoperano invece la
parola reati allorch sviluppano rispettivamente il principio medesimo, e ne fanno applicazione speciale per determinare la giurisdizione competente allunico giudizio cui voglion sottoposti
ed rei principali ed i complici rispettivi.
Che lo stesso principio consentaneo pure alle regole saggissime che le nostre Leggi penali, meglio che qualunque altra legislazione, hanno stabilite intorno alla reiterazione.
Che essendosi per quelle stabilito che nel concorso di reati
ove costituiscano misfatti, non si cumulassero le pene corrispondenti a ciascuno di essi, ma si applicasse quella solamente scritta contro il pi grave o nel maximum del grado se sieno due, o
collaumento di un grado se sien pi di due; e che ove costituiscano luno un misfatto, e laltro un delitto, anzi che esservi
cumolo delluna e dellaltra pena, quella del delitto rimanga assorbita da quella del misfatto, come dal testo e dallo spirito degli art. 85 e seguenti; sarebbe stato assai strano il permettere
o anche il tollerare che ambo i magistrati in origine competenti
i

(1) Ecco ii tenore della L. 9, Cod. IX, II. De accusationibus et inscriplionibus


Impp. Dioclcl. et Maxim. AA.
PP. 4 Kal. Scpt. Basso et Quintiano Coss. 289
" Qui de crimine publico in nccusalionem dedurtus est, ab alio super eodem crimine
deferri non potest. Si lamcn ex eodem facto plurima chinina nascuntur, et de uno crimine in accusationem fuerit deductus: de altero non probibetur ah alio deferri. Iudex
autem super utrtx/ue crimine audienliam accomoda hi. Ncc enint licebit ci separatam
de uno crimine sententiam proferrc, priusquam pienissima examinalio super altero
quoque crimine fat .

(2)

Del 1819.

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534

l'uno per lo misfatto e laltro pel delitto, traducessero a giudi*


zio ('imputato, potendo avvenire che applicasse ciascuno la pe-

na rispettiva, e restasse cos violato il precetto della legge portante divieto al cumolo delle due pene.
Che lo stesso incdnvenienlc della moltiplicit dei giudizi vuol
pure la legge evitalo quando anche si trattasse di pi delitti correzionali.

Che se in questo caso lart. 87 delle Leggi penali permette il


cumolo delle pene per ciascun delitto, pur non di meno vi aggiunge la limitazione, che non si ecceda per questo cumolo il

maximum

della pena stabilita pel delitto maggiore.

Che por non incorrersi n anche nella possibilit di questo


eccesso, lunit del giudizio comandala dal citalo art. 495 delle
Leggi di procedura penale, il quale nel terzo comma prescrive esser competente per tutti reati il giudice del luogo nel cui territorio fosse stato arrestato limputalo,

stessa

quando

lutti

portano alla

competenza; laddove se portino

a giurisdizione o compedisposizione del comma secondo dello


stesso articolo la quale deferisce al magistrato competente per
lo reato maggiore la cognizione anche del reato minore.

tenza diversa, prevale

la

Che quest' attribuzione di giurisdizione costituisce una eccezione formale alla regola prestabilita dalle stesse leggi nellart. 486.
Che se vero che per questa regola la incompetenza per ragion di materia pu sembrar circoscritta ai casi in cui un giudice
di polizia pronunziasse sopra delitti o misfatti; o un giudice correzionale pronunziasse in materia di misfatti; o un giudice di eccezione pronunziasse sopra reati ordinarli; o finalmente un giudice non rivestito di poter punitivo pronunziasse sopra reati di
qualunque specie non per men vero che tanto pel caso della
connessione, quanto per quello del concorso di pi reati, la
stessa legge quella che al giudice competente per lo misfatto attribuisce competenza anche pel delitto, volendo che il reato pi
grave tragga a s la cognizione del minore.
Che quindi non pu non ritenersi che se pei casi isolati sta
la regola dellal t. 486, pei casi complessi stia per lopposto laltra del comma 2. dellal t. 495, o che per questi casi soffra eccezione quella regola.
Che laleccezione non lenendo la sua base sopra ragion di
territorio, che appo noi il solo fondamento della competenza
per ragion di persona, sendo che lutti senza distinzion di persona
sono sottoposti alle stesse giurisdizioni giusta lari. 195 della Legge dei 29 maggio 181 7 salve rarissime eccezioni segnate dalla
legge medesima, ma derivando invece dalla gravezza intrinseca
e rispettiva dei reali che concorrono a carico dello stesso indi:

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535

viduo, e che debbono tutti far materia dellunico giudizio voluto


dalla legge, risguarda anchessa quella competenza per ragion
di materia che letteralmente cos qualificata dalla regola principale premessa nel connato art. 486.
Che pel precedente art. 485 stabilito che ogni giudice sotto
pena di nullit sia tenuto di rimettere al giudice competente per
ragion di materia tutti gli affari che appartengono alla di costui
giurisdizione, quando pur non vi fosse richiamo di parte.
Considerando che nella specie presente il giudice correzionale
citava il ricorrente Ferrara, ed apriva in di lui contumacia la
pubblica discussione pel delitto di asportazione di un fucile da caccia senza il permesso della polizia.
Che trovavasi annesso al processo correzionale l'estratto di
perquisizione sul conto dellimputato, dal quale rilevavasi esser
pendente presso la G. C. Criminale della provincia una imputazione per ferita che aveva prodotto lo sfregio, e di quellestratto
davasi pur lettura nella stessa pubblica discussione.
Che malgrado una tal pendenza, la quale faceva devolvere al
giudice del misfatto la cognizione anche del delitto, il giudice del
circondario venne fino alla condanna per tale delitto.
Che impugnala la sentenza di condanna con appello, la G. C.
nellalto che riconobbe la irregolarit del procedimento, non
cur per anco di discendere allesame cui era chiamata dallappello intorno alia nullit di quel procedimento, e si limit invece colla prima decisione ad ordinare che la causa correzionale
si riunisse con quella del misfatto.
Che essendo in seguito svanito lo sfregio, ed avendo rinviata
la causa per la ferita ch'erasi per lo innanzi ritenuto di averlo
prodotto, al giudice correzionale, ordin che si ritornasse altra
volta alla discussione dellappello; e quindi avendola fatta mantenne la condanna dal primo giudice emessa sul solo motivo
chera cessata la pendenza della causa del misfatto.
Che cos praticando la G. C. e facendo ritornare in dietro atti
posteriori che non avrebbero potuto sanare una jrrilualit riconosciuta sussistente per lepoca in cui vi sincorse, anteriore a
quegli atti, contro la trita regola quod nulhtm est non polest tractu
temporis convalescere; viol formalmente cos il testo dellart. 485,
che quello del secondo comma dellart. 495 delle Leggi di proce dura penale, e viol altres la regola dellunit del giudizio che

pur era nei voti della legge, permettendo anzi comandando che
sulla sorte di un imputato si provvedesse due volte e con separali procedimenti.
Annulla ec.

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536

Della *6H Degnila (


614.

Per

la

348, Voi.

I).

pratica utilit della 268 degnila vcd. V appli-

cazione critica nel Volume III.

Delle e e *70 Degnila

Vod.
615.
616 e seguenti.

Della *71 Degnila


616.

I.

349

lo svolgimento delle

In senso

c 350, Voi. I).

degnit 271 eseguenti,

( 351, Voi.

).

stretto ec.

In senso cio che, quando concorrono i due fattori (Vod. lo


svolgimento della 280 degnit), la pena cui soggiace il recidivo
un determinato e modico aumento (Ved. lo svolgimento della 289 degnit).

pel novello reato possa ricevere

li. Io chiamo recidico ec.


617.
Lanalisi di questa definizione d per corollari le degnit

272

e seguenti.

Della *7* Degnila (

353, Voi. I).

Vi ha recidiva tanto se la precedente irrevocabile condanna sia stata pronunziata dallo stesso tribunale che pronunzia la
seconda, guanto se lo sia stala pronunziata da qualsivoglia altro

618.

TRIBUNALE NAZIONALE.
E vi ha recidiva tanto se la precedente irrevocabile condanna
sia stata pronunziala sotto limpero del Codice penale in vigore,

quanto se

lo sia stata sotto limpero delle leggi abolite.


Cos decise il Magistrato di Cassazione di Torino con la senGio. Ballista Lambert ricorrente.
tenza del 6 marzo 1852.
Erasi dedotto come mezzo di annullamento, Che non potesse
il Lambert essere condannato come recidivo, perch il giudicato
gli aveva precedentemente inflitta la pena di cinque anni di carcere per mali trattamenti in Nizza, era stato proferlo il 6 settembre 1839, e cos prima della pubblicazione del Codice penale.
Il quale mezzo venne rigettalo dal Magistrato di Cassazione,
Attesoch la recidiva, essendo sostanzialmente una circostanza aggravante della reit dellindividuo, il quale, dopo la condanna per crimine o delitto, trascorra in un nuovo crimine o delitto, e non verificandosi che nellatto della perpetrazione di
questo nuovo crimine o delitto, nc segua, che le disposizioni da

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537

applicarsi al caso di recidivit (sic) non possono essere allre che


quelle sancite dalla legge vigente al tempo in cui sia stato commesso il nuovo crimine o delitto, qualunque fossero le norme
1.
dalla legge in vigore al tempo della perpetrazione del
statuite
primo reato .
2.
Se non che, laccettazione di s fatta massima subordinata a
questo condizioni
* Che la pena pronunziata sotto limpero delle leggi abolite
3.
qualificarsi identica ad una delle pene riconosciute dal Copossa
dice penale in vigore;
* Che la pena del Codice penale alla quale
qualificata identica la pena pronunziala sotto limpero delle leggi abolite, e la
pena statuita pel novello reato offrano una delle combinazioni
esplicitamente e tassativamente determinate dal legislatore (Ved.
la 271 degnila, 351, V'ol. I);
* Che lazione per la quale si pronunzi la precedente condanna non si trovi in virt del vigente Codice penale, o di qualsivoglia
altra legge intermedia, cancellala dal novero dei reati (V.
1.
la 283 degnila, 361, Voi. 1)
e non abbia fallo passaggio ad
unaltra classcdi reato non pi capace a presentare la combinazione determinata dal legislatore (V. la 285 degnila, 36G, Voi. I).
:

Gl 9.

II.

Da

qualsivoglia altro tribunale nazionale.

Anche da un tribunale militare?


2.
La Corte Suprema di giustizia di Napoli, fondandosi sulla niuna distinzione fatta dalle leggi penali del 1819, seguiva la massima: Vi recidiva tanto se la prima condanna sia stala pronunziata
da tribunale pagano, quanto se lo sia stata da tribunale militare.
In Francia, ed in Italia sotto limpero del Codice penale italiano del 1859, la bisogna corre diversamente, poich:

Il Codice penale francese, secondo le modificazioni introdottevi nel 1832, coll'articolo 56, ultima parte, dispone:
Nondimeno, lindividuo condannalo da un tribunale militare o marittimo, in caso di crimine o di delitto posteriore, non
sar punibile con le pene della recidiva, se non quando la prima
condanna sar stala pronunziata per crimini o delitti punibili
secondo le leggi penali ordinarie .

Ed il Codice penale italiano del 1859 collarticolo 126

statuisce

condannato da un tribunale militare, che posteriormente


sentenza commetter un crimine o delitto, sar punito secondo le regole stabilite negli articoli precedenti ( relativi alla
recidiva), se la prima sentenza sar stata pronunziata per crimine o delitto contemplati nel presente Codice .

Il

alla

Ved. lapplicazione

critica nei Voi. III.

38

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538

Della r>a Degnila (


620.

Non

354, Voi. I).

quando

la precedente irrevocabile
sia stata pronunziata da un tribunale straniero.
Intorno alla efficacia della condanna pronunziata da un tribunale straniero, variano le opinioni dei penalisti; e tra i legislatori, alcuni la dichiarano apertamente inefficace a servire di
fattore alla recidiva, altri serbano silenzio.
Ved. V applicazione
critica nel Voi. III.
Certi critici non {sdegnerebbero di accordarle efficacia, ma a
condizione che il reato che partor la condanna fosse anche reato
I.

esiste recidiva

condanna

secondo il Codice penale nazionale.


Costoro si chiariscono di facile contentatura, ed ignari della
ragione delle cose.
Il capitale motivo per cui negasi efficacia alla condanna profferita da un tribunale straniero bisogna ricercarlo nella incertezza delle garentic tutelari dei giudizi penali allestero, e dello
condizioni fondamentali della verit legale.
Ved. il 621.
II. Da un tribunale straniero.
621
Sotto limpero delle leggi penali del 1819, che serbavano silenzio intorno a questo punto, surse viva la controversia circa
alla efficacia, o inefficacia della condanna emessa da un tribunale straniero.
Il sommo Nicolini opin per la efficacia nelle sue conclusioni
pronunziale il 18 settembre 1818 davanti la Corte Suprema di
giustizia di Napoli, nella causa del ricorrente Domenico Voccia.
Ma quel Collegio Supremo, rappresentato dal fiore dei giureconsulti di quel tempo, respinse le conclusioni di Nicolini, e
tenne inefficace una condanna a pena criminale contra il Voccia
profferita dal tribunaledi Benevento (allora negli Stali Pontifci i)
La questione surse nuovamente a galla nella causa di Raffaele
Villani, discussa davanti la stessa Corte Suprema di giustizia il
ricorrente il Pubblico Ministero.
d i dicembre J819
Il Nicolini si tenne fermo nella sua opinione.
Delle sue conclusioni trascrivo i paragraG 26 a 43, che hanno pi stretta relazione col punto in controversia.
a' 26. Ci che la legge non distingue, non dato a noi di distinguere. Or larticolo oG conceputo con una formola generalissima: Chiunque dopo essere stalo una volta condannato per misfatto, ne
avr commesso un secondo ec. ec. Ed io ben rammento quante volte siasi innanzi a voi tentato di restringere questarticolo. Altri
non volevano comprendervi che i gi condannati sotto il nuovo
codice e col nuovo rito; altri ncscludcvano i condannati graziati;
.

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539

i condannati per misfatti diversi dal secondo; ed altri altre


distinzioni mettevano in campo. Voi per avete sempre risposto,
che una legge scritta in termini generali e senza eccezione, doveva anche essere applicala senza eccezione e in tutta la generalit del suo senso: e poich ella nelle sue spressioni non esige

altri

queste identit di

rito, o di misfatto,

o di pena, n anche

gistrati potevano esigerle nella sua applicazione

(1). Sella

madun-

que nemmeno

richiede che la condanna precedente sia pronunziata da giudici del regno, potremo noi, esecutori di essa, creare
ed aggiungervi tal nuova eccezione? La sola condizione chella
impone, che consti la prima condanna per misfatto: ma non
dimanda quale sia quest altro misfatto, non se laccusato sia forestiero o nazionale, e molto meno con qual rito, dove, e da qual
giudice sia stalo egli condannato. Lo dimanderemo noi? 0 forse
per nuova spezie dincanto chi scappa al remo oal capestro straniero, si scioglie di ogni macchia col solo venir fra di noi, e le
'

s bell acquisto, al primo impossessarsene,


10 depurano non solo dalle abitudini di una vita vergognosa, ma
anche dalla memoria delle antiche condanne; tal che saldate ed
abbellite le impronte del marchio rovente e de ceppi, deve aversi
almeno (come si dice nella decisione in esame) per non esistito
11 fatto della sua pena in galera? Questa dunque sarebbe la sola
eccezione allassioma: quod factum est ifeclum manere impossibile est (2)? quello che Agentone c Plauto ed Orazio (3) dicevano
impossibile anche a Dio, diventato s facile ad una corte criminale?
27. La lettera dunque della legge mostra erronea lapplicazione fattane nella causa di Villani. Ci dovrebbe bastarci: poich al giudice non lecito dipartirsi dalla osservanza rigorosa
della lettera della legge se non quando ella ammette pi di una significazione (4). La norma del giusto e dellingiusto, dirigendo
le azioni non del solo filosofo, ma anche dellidiota, debbo esser sempre un affare di fatto, non di controversia. Il magistrato
non ha altro incarico che di esaminare le azioni dei cittadini c
giudicarle conformi o disformi dalla legge: ogni altra maniera
men semplice ne rende incerta ed arbitraria lapplicazione. In-

nostre aure, liete di

tanto la gran-corte criminale, lasciata la chiarezza della lettera,


ricorsa alle ambiguit della inlerpelrazionc. Cos apertosi il

I, 18, de off. praeiidis.


L. 8, D. VI, 2, de publiciana in rem nclione.
Nov. 97, cap. 1.
Stultus ei qui facla infanta facete verbis postula, diceva ATruculento di Plauto, v. 68G.
Od. IH, 29, V. 45.
(4) Per essere autorizzalo un giudice ad interpretrarc la legge, necessario chella
sia, come qualche parte dell'alcorano, inapplicabile quando presa alla lettera. Di ci
abbiam dato un esempio nella causa di Yitoritti. Sopra, n. Ili, 6 a 9.

(1) L. 3. 0.
(2)

tlafto nel
(3)

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540

varco alla licenza di ragionar sulla legge, si trovala, forse suo


malgrado, nel pelago delle opinioni, ed ha smarrito il sentiero.
Per dimostrar ci chiaramente cominciamo dal punto istesso da
cui ella parte; vale a dire dalla ragione c dallo spirilo della legge.
28. Io protesto che quando chiara la legge, questo modo di

ragionare contrario alla nostra instituzione, c che instrumenti


passivi di quella, noi non possiamo, che nel solo caso di necessit consultarne lo spirito. Eius est intcrpretari, cuius est legem
condere (\): ci venne a noi rammentato collufizio ministeriale
de10 ottobre 1818 in occasione della causa di Francesco Punzo.
Che se io mi piego a questa discussione, non ad altro fine che
pea dimostrare gli errori aquali ci espone il deviamento anche

lieve dallesposto principio.

29. La ragione dell'art. 56 ci vien designata dagli oratori del


governo nel modo seguente: La recidiva addila un carattere
pi grave di quello che mostri la prima caduta, facendo cono scere labitudine e lincorreggibilit del delinquente. Nasce da
ci che chiunque, dopo essere stalo condannalo per un misfatto,
ne commetta un secondo, debbesser punito colla pena irnme diatamente superiore a quella che la legge ha pronunziata con tro lultimo reato. Per questa ragione, secondo che io diceva
e voi approvaste, nella causa di Capasse ( 12), laggr'avazione
della pena nel recidivo non piomba gi sulla prima condanna,
n sul primo reato: essa ferisce il secondo; essa pronunziata
non a cagione del dolo punito una volta nel primo misfatto, ma
a cagione della maggiore perversit, e dellabito criminoso mostrato nell ultimo; essa in fine si spiega in tutto il rigore, sol
perch quei rei sono stati trovati cos ostinati e perseveranti, in

eadem

temeritale propositi, giusta lespressione delle leggi

romane

che lespiazione della prima pena non emendationi potius, quam


consuetudini deputaverint (2).
30. Or questa ragione cos generale della legge, ugualmente
che la generalit dei termini coquali ella conceputa, ci guida
senza esitazione ad applicarla a tutti i casi, e pi di ogni altro

Sup. I. $ 19.
(1) L. 2, $21, C. I, 17, de vet.jur . enucl . eie.
Sinsislc forse troppo ripetutamente, in
(2) L. 3, C. I, 4, de episcopali audientia .
queste conclusioni sopra lidea che il recidivo condannalo pi severamente, non perii
dolo mostrato nel primo misfatto, ma per la maggiore perversit spiegata nel secondo,
perch tanto nella causa di Voccia, quanto in questa di Villani, il ragionamento contrario poggia lutto sulla supposizione che il giudice del reo recidivo, punisca anche il
primo misfatto. Aon sembra regolare (si diceva in queste decisioni) l'assunto di dichiarar reo in faccia alla legge patria un uomo, perch ubbia delinquilo in paese straniero,
o di cambiar la qualit della pena dovuta al suo reato commesso nel proprio paese
perch in suolo straniero abbia sofferto una precedente condanna.
V. nella quarta

parte

il

n.

XX, $ 10

c 17.

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541

condannati in paese straniero. Nel secondo misfatto mostran


forse costoro minore perversit, minor abito criminoso de gi
condannati nel regno? Un fuggitivo dunque dalle galere di Roma, che dovea trarvi la vita in espiazione delle pi orribili reit,
se viene a sovvertire la tranquillit pubblica del regno, dovr
considerarsi nello stesso grado di dolo del giovane inesperto,
che dopo una vita innocente, sedotto da lui, gli stato compagno in un solo misfatto? Non possono restringersi a casi speciali
le leggi penali che per la loro generalit li abbracciano lutti.
Anzi se qualche eccezion di favore potesse in ci farsi, questa
dovrebbe proteggere i nazionali, non mai gli stranieri. Poich
un regnicolo uscito dalla sua pena, se si avvia a commetter nella
ai

patria un nuovo misfatto vincontra non pochi ostacoli enei


pudore di comparir cosi tristo innanzi a coloro fra i quali nato
e vissuto, e nella conoscenza che han di lui i suoi concittadini
che certamente se ne guardano e lo potrebbero prevenire, e nelle
malleverie che se nesigono, e nella diligenza de'magislrati incaricati di vigilare sopra siffatta gena. E pure la legge non contenta di ci, glinnalza sugli occhi limmagine duna pena, assai
pi severa con lui, che con chi non ha spiegata la perversit
,

della recidiva. Uno straniero allincontro condannato gi nella


sua patria, se viene tra di noi, sempre mal noto, e per conse-

guente libero da quei domestici e cittadini riguardi. Se dunque, peggiore di una fiera, ei si avventa a lacerare il seno di chi
d asilo, n anche il freno ordinario derecidivi pu geltarglisi al collo? E quali in questo caso sarebber ordini migliori,
quelli cio che, per non contaminare di usanze straniere la patria, immolavano chi vi giungeva, anche da tempesta sospinto,
ovvero questi che per eccesso di spirito ospitale ci abbandonerebbero senza necessaria garentia al pugnale dei fuggitivi dallestranee galere, ed alle loro rapine?
31. Ecco perche nello stalo presente di civilt universale e di
pace fra lutti gli stati di Europa, non ultimo scopo del concorde
spirito che vi regna, il perseguitare e far oggetto di particolar
gli

vigilanza ogni specie di delinquenti, qualunque sia la lor patria


c il luogo del misfatto. Chi non conosce gli ultimi trattati colla
Santa sbde per 'estradizione dedetenuti, e per la cattura demalfattori, che delinquendo in uno stato si ricoverano nell' altro?
l

( 23).

32. N vale il dire che sarebbe cosa assai trista il condannare


per recidivo un uomo che nella sua patria stato condannato per
azione da noi non riputala degna di quella pena. Egli fu sempre

un cattivo cittadino, quando cos si fe'giuoco delle proibizioni


suo governo. Si profittila impune trascenderis, neque metus

del

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542

neque pudor est (1). Che se le nostre ultime II. pen. collart.
91 fanno in ci qualche eccezione, questa non pu riguardare il
caso presente. Lart. 91 parla dell'azione che una disposizione
sovrana cancella dalla classe dereali, s che se ne abolisca per regola generale lapena. Non parla per degli accidenti pequali un'azione medesima possa da una legislazione esser riputata delitto,
e da unaltra misfatto. Or chi potrebbe dire che la ferita con grave
pericolo, per la quale fu condannato Villani, sia oggi cancellata
dalla classe dei reati, e ne sia abolita per regola generale la pena (2)?
Che poi nel tempo della condauna non esistesse in Roma la distinzione di misfatto, delitto, contravvenzione, ci abbiam
dimostrato esser battaglia di parole, che voi dovete disprezzare
ultra,

(9 ad M ).
33. Nemmeno vale il dire che se lari. 56 fosse applicabile
anche a'condannati in paese straniero, per ogni forastiere accusato converrebbe perdere mollo tempo onde far procedere a perquisizioni ed indagini nella sua patria (3). Volesse il cielo che
ogni inquisizione per misfatto potesse essere preceduta dalla
esalta informazione della vita antecedenledellincolpato! Ma pu
egli richiedersi, particolarmente pe forastieri, che si conoscano
appuntino le ragioni della lor partenza della patria, e si torni indietro su tutti i punti principali della lor vita? Si fa quello che
si pu. Del resto tutte le volte che si avranno a giudicare forastieri o nazionali precedentemente condannati in paese straniero
due soli casi possono avvenire: o prima dell'accusa si sapevano
con accerto le loro condanne precedenti, o queste allora stabiliranno un fatto, di cui, come di ogni altro, si avr conto nella
discussione; o non se ne aveva distinta e legale notizia, ed eglino allora non sono altrimenti giudicali che come coloro p. e. che
effettivamente rei di omicidio premeditato han la fortuna che
fatti conslitutivi della premeditazione non sieno conosciuti. Noi
i

(t)

Tac. Ann.

Ili, Si.

eoi.
(2) Si diceva iu contrario nella causa di Voecia: L' eiprtniuhi iJellart. SC del
pen. ton relative alle nostre leggi, e non alle leggi straniere . Vi sono delle azioni caratterizzate in un paese per criminose, e virtuose in un altro; o in un paese riputate
misfatti, e delitti in un altro. Leggi e territorio son parole correlative per necessit.
Si disse poi nella causa di Villani: per ammettere i prineipii del m. p., converrebbe
che tutte le nazioni del mondo conosciuto fossero governale dalla stessa legge, e che
vi si riconoscessero e vi si rispettassero gli stessi motivi di merito o di grazia, che
talvolta nel proprio paese esentano il reo dalla pena meritata. Esagerazione che nirrvs
probat; perch seguendo questa, niun condannato potrebbe mai dirsi recidivo, s'ei misfaccia di nuovo anche nel proprio paese, purch ci sia avvenuto sotto l'impero di unaltra legislazione.
e
(3) E si disse nella causa di Villani: Il principio del m. p. menerebbe alla strana
dannosa conseguenza di non poter trattar mai alcuna causa penale senza essersi prima ricercate le quattro parli del mondo, per rilevarsi se in alcuna di esse laccusato,
nel corso di sua vita, abbia mai delinquilo Altra esagerazione pi degna di Momo che
.

d Astrea.

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543

non sosteniamo altro se non che quando consti il fatto della precedente condanna, questa debba aggravare il secondo reato. Ma
const contro Villani un tal fatto. Perch dunque lultimo suo
misfatto non dee riputarsene aggravato?
34. La gran corte di Avellino dietro molti principii di dritto
pubblico ci fa conoscere la peregrina verit che i giudici del
nostro regno non hanno diritto di giudicare i sudditi di sua santit per misfatti commessi nello stato pontificio, e viceversa (1).
Ma qui non si tratta di giudicar Villani del misfatto commesso in
Roma, come sarebbe sei dovesse venir giudicato qual reileratore.
Si tratta solo di sapere: stalo Villani condannalo mai in ltoma?
Che anzi la gran-corte col mettere in dubbio, se quel reato del
1802 sarebbe stato punibile qui di pena afDiltiva ed infamante,
ella che vuol entrare a giudicar delle cose deregni altrui ( 1
e 23). Per noi ci che la sacra consulta decise, ben deciso; e
Villani debb' essere qui condannato da nostri giudici non per altro che per l'omicidio qui commesso dopo chegli era stato gi
condannato in Roma. Chi pretende di attentare con ci all'altrui
giurisdizione territoriale? Anzi si rispetta scrupolosamente ci
che le legittime autorit han deciso in suolo straniero.
35. Ogni paese dee rispettare i giudicati ed i contratti celebrati in un altro. Solamente nella esecuzione che voglia farsene
nel regno, si esigono le forme del nostro paese; poich lesecuzione si fa sempre in nome del proprio sovrano. Ma queste sono
forme esteriori c non pi. Il dicono chiaramente lart. 543 e
lart. 347 del codice di procedura gi provvisoriamente in vigore (2). Che se le decisioni straniere toccassero nella loro esecuzione p. e. il nostro regime ipotecario, allora, oltre di questa
regola generale, convien aver presenti gli art. 546 del medesi,

mo

cod. di pr. civ. e gli articoli 2123 e 2128 del cod. civ. Or
chi crederebbe che la gran-corte di Avellino cita appunto siffatti
articoli di eccezione, per travolgerli in una regola generale, che
le nostre leggi non riconoscono i giudicali de' tribunali esteri, e che
questi in conseguenza non esistono legalmente agli occhi del giudice del regno? da tal sua regola, la quale ben altro che altricc della pace e della fiducia scambievole fra tutte le nazioni,

(1) Dicevano nell* causa di Voccia: Se si ammettesse il principio del m. p. i caratnon sarebbero pi quelli fssati dalle leggi di ciascuno territorio. Un
cittadino non mai refrattario alle leggi del proprio paese, vi si vedrebbe punito per
un reato commesso in paese estero. La territorial giurisdizione prderebbe la sua supremazia, quando oli atti ed i giudicati celebrati e profferiti in paese estero, dovessero essere ciecamente eseguiti nel proprio.
(2) Corrispondono agli art. 636 e 637 della seconda parte dclPuItimo codice, 11. di pr.
civ. Tanto quelli che questi prescrivono che non sar lecito di mettere in esecuzione
una sentenza o atto, se non hanno listessa intitolazione delle leggi del regno , e non
son chiusi con un mandato agli uffizioli della giustizia del regno.

teri della reil

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544

trae la conseguenza, che se la condanna di Villani venne pronunziala in paese straniero, questa condanna, comunque ella
consti, dee dirsi inesistente per noi; e che Villani non pu mai
danoslri giudici esser tenuto per legalmente condannato.
36. I paralogismi per di questo discorso (I), si scuoprono
Art.
chiari alla semplice lettura degli articoli che vi si citano.
546. I giudizi! pronunziali da'tribunali stranieri, e gli atti ricevuti
dagli uffzi ali stranieri, non saranno suscettibili di esecuzione nel
regno, che nella maniera e ne' casi preveduti dagli articoli 2t 23 e
Art. 2123. Non pu derivare ipoteca dalle
2128 del codice civile.
sentenze pronunziale in paese straniero, salvo che sieno stale dichiaArt. 2128.- / contratti
rate eseguibili da un tribunale del regno.
fatti in paese estero non possono produrre ipoteca sui beni esistenti
nel regno, quando per non vi sieno disposizioni contrarie a questa
massima nelle leggi politiche o ne trattali.
37. Or dov che necitati articoli si dica che le nostre leggi non
riconoscono i giudicati n i contratti de regni stranieri? Vi anzi
lutto il contrario. Tanto quegiudicati si riconoscono qui per/egalmenle esistenti, che anche relativamente alla ipoteca de beni
situati nel regno essi formano il suhbietto unico del giudizio che
li dichiara eseguibili. Altra {'esistenza legale di un atto, altra
l'esecuzione di un allo gi legalmente esistente. L'esecuzione
atto giurisdizionale che non pu farsi che secondo le leggi del
regno. Quindi i contratti stipulati in un paese straniero, quando
tra esso ed il nostro esiste comunicazione di dritti, sono tanto
validi ed esistenti nel regno che vi producono ipoteca, sol che
un nostro tribunale ne ordini linscrizione. Similmente quante
volte le sentenze civili sieno competentemente pronunziate fuori
del regno, n offendano nella loro esecuzione le leggi nostre,
qui non dee farsi altro che rivestirle della forma esecutoria; ed
il reo convenuto, lungi dal poter farle riesaminare nella loro sostanza, nulla pu opporre contro il merito di esse poich cotribunali nazionali non hanno maggior di me dice Pigeau,
ritto di riformare le decisioni straniere, che i tribunali stra nicri di riformare quelle dei nostri: il condannato non pu
opporre che i mezzi estrinseci alle sentenze (2) .
38. Ma qui non trattiamo certo di materie civili, n di contralti, n di sentenze, che attribuiscano un ius in re sopra im-

ricevono i loro
(1) Gi spacciati per Voccia nelle seguenti premesse; i reati e le pene
caratteri e la lor sanzione dalle leggi territoriali di eia feuno italo, fliiun individuo
pu esser punito nel proprio stalo per criminosa asiane commessa nello stato straniero. I giudicali e gli atti profferiti o celebrali in estero paese, non lian forza esecutiva
nel paese proprio.
(2) Pr, civ., lib. 1, parte S,

tit.

3.

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515

mobili esistenti nel regno. Senza ricorrere a questi argomenti


di logge, non mai il diritto pubblico permise, che su di persone,
le quali bench straniere sieno domiciliate nel regno, si esegua
un giudicalo penale di straniera dominazione. Ben pu questa
dimandare l estradizione del reo, se pure i trattati il consentano,
ondegli non isfugga nel paese proprio la pena giudicata sulle
sue accuse. Sopra di ci consentiamo. Tutto il resto estraneo
alla causa. E che? Disputiamo forse noi della esecuzione di un
giudicalo di azion reale sopra cosa sita nel regno? O doveva la
gran corte di Avellino trattare del diritto dipoteca che quella
condanna pronunziata in Roma dava a Villani su'bagni di Castellammare o del Carmino? Qual lesecuzione che dobbiamo qui
fare di un giudicalo straniero, se lesecuzione ne fu fatta col
dove il giudicato venne profferito?
39. Si meulovalo dal difensore officioso anche l'articolo 1000
del cod. civ. bench non citato dalla gran-corte criminale di Avellino. Dice larticolo 1000: i testamenti fatti in estero stato non
potranno mandarsi ad esecuzione riguardo a' beni situali nel regno,
che dopo di essere stati registrati all'uffizio ove esiste il domicilio del
testatore, quando questi ne abbia conservato alcuno, ovvero all'uffizio
della sua ultima nota abitazione nel regno; e quando il testamento
contenesse delle disposizioni relative ai beni immobili ivi situali, dovr inoltre registrarsi aWufizio del luogo in cui si trovano quest' immobili, senza che si possa esigere una doppia lassa. Ma non sappiamo come derivi da questarticolo che una condanna pronunziata od eseguita in paese straniero sia un fatto che, bench de-'
dotto, e debitamente provato e registralo in un processo criminale del regno, pure debba aversi come inesistente.
40. N pi a proposito stata dalla gran corte di Avellino citata la decisione delle quattro ruote del sacro-consiglio del 1623,
con cui si fissa che le lettere ortatoriali dei tribunali stranieri
non debbano eseguirsi nel regno senza cognizione di causa; come
se la sacra-consulta di Roma lavesse esortata a dare esecuzione
alla sua sentenza di condanna. Qual mai quel magistrato penale di regno straniero, se non sia in tutto privo di mente, che
voglia su suoi condannati far eseguire la frusta o la galera nel
territorio dei regni altrui, e per via di arlalorie?
41. Tulli a buon conto gli argomenti contrari, c quelli particolarmente che motivarono l'arresto nella causa di Voccia, partono da due fallaci supposizioni, delle quali luna deriva dallaltra. La prima che l'accrescimento dell ultima pena ricade sul
primo reato pi che sullultimo: la seconda che per tale accrescimento, non basti solo il sapere se luomo sia stato gi irrevocabilmente condannato,

ma che debba

riesaminarsi laziono per


39

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quale avvenne

la condanna, c riesaminarsi la causa del reo,


procedimento contro di lui tenuto. Che sar, si diceva per
un fanciullo minore di anni nove sia stato condannato
in paese straniero in galera? Che sar se un nostro concittadino
vi abbia sofferto pena criminale per una infrazione di legge che
noi non conosciamo? Queste azioni sarebbero nel tempo stesso
Ma chi non osserva che il primo caso
misfatti e non misfatti.
non pu cader giammai in mente ragionevole (I)? Nel secondo
poi si vorrebbe manomettere il principio, che le pene non son
altro che motivi sensibili per distogliere gli uomini dalle azioni
criminose; che quando un governo ha fissato il grado dell'imputazione di queste nel proprio paese, convien rispettarlo; e che
un reo il qualo trapassa questi confini, facendosi giudice della
legge, e che agisce perci in opposizione ad essa, ha gi rotto
il suo freno, e gi si mostra perverso a segno da romperne
ogni altro per commettere ovunque ogni altra pi trista azione
( 32 ).
42. A queste conseguenze ci mena labbandonare lespressione
testuale della legge per andarne rintracciando linterpelrazione.
Raccapiloliamo tutto ci che abbiamo detto finora. Nella causa
presente si credulo di dover giudicare lantico reato mentre
non si trattava che del nuovo, e mentre nel vecchio non doveva
vedersi altro se non che, se constava la condanna su di esso profferita. Si creduto poi che a tal condanna doveasi per lo meno
dar oggi esecuzione, mentre essa era stata gi da gran tempo
eseguita, e non si trattava pi che di vedere se constava il fatto
della esecuzione. A chi esce cos fuori strada, le leggi non possono pi esser di guida. La gran-corte criminale, dimentica che
stava giudicando una causa criminale, e che le nuove leggi civili
sono distinte dalle leggi penali, ricorsa al codice civile: ma gli
articoli eh ella ne cita, non le avrebbero al postutto dato altro
diritto che di rivestire di formala esecutoria la sentenza di Roma;
dritto assurdo negiudizii penali, tacite daltronde nemmeno menava alla conseguenza che ella si proponeva. Per incontrarsi in
questa, andata di errore in errore; e la necessit di rivestire di
formole esecutorie le decisioni straniere in materia civile, e di
adattarne l'esecuzione al nostro regime ipotecario, stata da lei
trasformala in necessit di conoscer di nuovo ella stessa la causa
ed in diritto di pronunziare la nullit e linesistenza di ogni specie di giudicato straniero, anche criminale. Ma n della esecuzione degiudicali di Roma, n di giurisdizione territoriale ella
la

ed

il

Voccia, se

(1) La decisione dellareopago che diccsi aver condannato un fanciullo che area l'abitudine di andar cavando gli occhi alle quaglie, indizio di mala mente, una Tavoletta
morale da insegnarsi afauciulli ma non da credersi. Qclvt. Imi. or. Y. 9.

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doveva occuparsi. La legge che col misfatto

di Villani si inil territorio dovella si infranta; nomagistrati che ne tengono giudizio. 11 delinquente un individuo che altra volta stato condannato per misfatto in forza
di sentenza non solo divenuta irrevocabile, ma eseguita. Un tal

franta, nostra; nostro

stri

fatto di esecuzione di pena egli lo porta seco e dovunque, come


un marchio indelebile (I). Tosto che questo stato qui riconosciuto, ogni suo nuovo misfatto, commesso qui sotto limpero
dellarticolo 06, prende un carattere di gravezza maggiore. A
questo misfatto, commesso nel regno, e diventato pi grave per
lo misfatto precedente, dee darsi la pena secondo le regole di
questarticolo 5G. La gran-corte criminale sostituito a s fatte
regole di legge le opinioni sue proprie, Ha dunque violato la
legge, particolarmente il mentovato articolo 56.
43. Per questa violazione, pi che per quella di rito rilevata
dal condannato ( I), io dimando che, ammesso anche il ricorso
del pubblico ministero, si pronunzii l'annullamento della deci-

sione (2)

Ma

Suprema respinse anche questa volta le conclucon decisione del l. dicembre 1819, del seguente tenore (3)
Alla suprema Corte di giustizia nella camera criminale.
Intervenendo il vice-presidente Paterno, i consiglieri Gorgoglione, Marrano, di Fiore, Canofari, Farina, Parisi D. Lelio,
Mastelloni, Libetta e lavv. generale Nicolini.
Il consigliere Parisi ha fatto il rapporto della causa di Raffaele Villani, da cui risulta quanto segue:
la Corte

sioni di Nicolini,

cause di recidiva, basta la sola fede di perquisizione, che non contradil giudice della prima condanna irrevocabile.
La corte suprema rimase ne'suoi principi della causa di Voccia: ammise il ricorso
condannato, rigett quello del min. pubblico. Rinviata la causa alla gran corte di
Terra di Lavoro, questa segui le massimo, non del ministero pubblico, ma della corte
suprema.
Ma nel 1833, nella causa di Andrea Pallio, condannato come recidivo,
perch nel 1812 in Sirilia era stato condannato in galera, si volle sostenere dal suo avvocato, che le condanne irrevocabili a (fcrne criminali pronunziate prima del 1818 in Sicilia, mentre i reali domimi di qua del Faro venivano militarmente occupati, erano condanne pronunzialo in un regno straniero, e che male area (atto la gran corte criminale
di Napoli, la quale aveva applicate le leggi nuove della recidiva ad un secondo misfatto
commesso poscia da Polito nereali dotiti ni di qua del Faro. La corte suprema per
trov legale lapplicazione di queste leggi, come laveva fatta la gran corte di Napoli, e
rigett il ricorso. Arresto del 3 luglio 1833, Cn. intano comm., Nicomni m. p., C. Carvora avv. del ricorrente.
V. il 8 del n. seguente da cui si osserva, che tenuti prima del 1810 per due regni Napoli, Sicilia, la corte suprema del 1833 non pi ammise i
principii spiegati nel 1818 c nel 181U per Voccia e Villani ().
(3) Ometto la parte della decisione che aggirasi intorno amezzi dell'accusato, perch
(1) In lutto le

detta accerti
(2)

dei

estrauea alla materia.

incollili finge di
deviare dal principii.

non accorgerti che moliti piuttosto politici, anzich legali mester

la

Corte a

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548

Raffaele Villani nativo di Benevento, ina domiciliato in Monnovembre 1802 fu condannato dalla sacra Con-

lefusco, nel d 8

Roma ad anni sette di galea per reato di ferite in persona di Gaetano Russo. Incominciata la espiazione di sua pena,
ottenne la escolpazione dailolTeso. Quindi pel rimanente di sua
pena gli fu da sua Santit accordata grazia nel d 14 settembre 1803.
Fu il Villani successivamente imputato di molti altri delitti
negli anni 1808, 1812, 1813, 1814, e 1817. Per uno di questi
gli fu data la pena di prigionia; non gli fu data alcuna pena per

sulta di

gli altri.

Finalmente nel d 20 dicembre 1818, celebrandosi la festa


per la ricuperata salute del re, il Villani, dopo aver nel calore
del vino eruttate delle laidezze contro tal festa, uccise a colpi
di stile l'usciere Gaetano Panza per averlo rimproveralo.
Laccusator pubblico presso

la

gran Corto criminale di Avel-

lino con otto del 13 gennaio del corrente anno 1819 accus il
Raffaele Villani di omicidio volontario con qualit di recidivo
a termini dellarticolo 231 del Codice penale allora vigente. Ritrattando poi in dibattimento laccusa, lo accus di omicidio volontario con qualit di recidivo a termini dellarticolo 36 del

codice stesso.
Ma la gran Corte criminale con decisione del 29 di quel mese
dichiar il Villani colpevole soltanto di omicidio volontario:
dichiar, che nellomicidio non concorse alcun fatto di scusa a
favore del colpevole: dichiar, che non era recidivo: ed applicalo larticolo 304 del Codice penale allora vigente, lo condann
alla pena de lavori forzati perpetui, ed alle spese del giudizio.
Di questa decisione chiesero l'annullamento tanto l'accusatore
pubblico, quanto Io stesso condannalo Villani.
Gli assunti intrapresi dal pubblico accusatore si riducono ai
seguenti: 1 Larticolo 56 dichiara recidivo chiunque dopo essere stato condannato per antecedente misfatto ne commetta un
secondo: in conseguenza di ci esso non esclude la condanna
sofferta in estero paese: 2 La caratteristica di recidivo si d al
dichiarato malvagio. Questa dichiarazione ben dovuta a chi
per altro reato dovunque commesso ne sia stato precedentemente punito: 3 Questa teoria prende forza quando il precedente reato sia tale nel diritto di natura e delle genti: 4" La condizione di un estero, il quale dopo essere stato punito nel proprio paese per reato ivi commesso diventi autore di altro reato
nel nostro regno, non debbesscre migliore della condizione di
un nostro cittadino, il quale. nel proprio paese commetta un secondo reato dopo essere stalo condannato per reato anleccden-

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549

te: 5

Molto pi questa teoria applicabile allo stesso nostro


come nel caso attuale, quando nel proprio regno si
renda reo di altro misfatto dopo essere stato condannato in paese
straniero per misfatto ivi commesso: 6 Losservazione che lestere condanne non sieno eseguibili nel nostro regno, ed in
conseguenza non possano essere calcolate per la recidiva, non
applicabile; poich non si tratta di dare esecuzione a condanne
estere: 7 Esaminata la precedente condanna, ella tale, quale
dalla legge si richiede per darsi luogo alla recidiva.
Udito il rapporto: inteso il signor D. Ferdinando Ingarrica
avvocalo officioso del ricorrente: ed inteso lavvocato generale
Nicolini, il quale ha fatto le seguenti conclusioni.
regnicolo,

Signori ec.

(I).

La corte suprema

di giustizia,

deliberando nella camera del

consiglio,
Visti gli atti: vista la decisione: visli ricorsi..

Sul ricorso del pubblico accusatore

fa le seguenti osservazioni:
Larticolo 56 del codice penale vigente allepoca della deciove parla di precedenti misfatti e di condanne precedenti, riguarda nella sua
lettera, nel suo spirilo, e nella sua vera
e legale intelligenza, i misfatti commessi e le condanne profferite nel nostro territorio e dalle nostre autorit, non gi i mi-

sione,

sfatti

dalle

commessi e le condanne profferite negli stali stranieri e


straniere autorit.

Ciascun legislatore parla al suo popolo, e contempla le azioni


de suoi cittadini nel proprio stato. Egli ne deGniscc i caratteri
e ne proporziona le pene in corrispondenza degli interni rapporti del suo regno. Egli guarda il cittadino nella circonferenza
del suo territorio. Egli non sinteressa punto n delle leggi delle
straniere potest, n dello decisioni delle autorit straniere, n
delle azioni degli uomini negli stranieri territori
a meno che
i ,

non si tratti di reato commesso nel territorio straniero in persona di altro concittadino, e non vi sia giudicalo nel luogo del
Egli vero che i sommi imperanti per effetto della loro
concordia, e di particolari trattali, spesso dispongono nel proprio territorio la persecuzione di un colpevole straniero. Ma
queste misure non si estendono oltre dellarresto per farne la
consegna al governo che lo ha richiesto, e non mai si sono
reato.

estese o si

estendono sino

alla pena.

Non sembra regolare lassunto di dichiarar reo in faccia alla


legge patria un cittadino, perch abbia delinquito in paese straniero, o di cambiar la qualit dovuta al suo reato commesso
(I; Si

omettono

perette trascritte

ili

sopra.

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550

nel proprio paese, perch in suolo straniero abbia sofferto

una

precedente condanna.
Per ammettere questo principio converrebbe che tutte le nazioni del mondo conosciuto fossero governate con una medesima legge; che un patto legasse tutti i governi per la persecuzione e punizione de rispettivi colpevoli; e che per effetto dello
stesso patto si riconoscessero e si rispettassero gli stessi motivi
di merito o di grazia, che talvolta nel proprio paese esentano
il reo dalla pena meritala. Ma questo principio fecondo dinfiniti assurdi, e menerebbe alla strana e dannosissima conseguenza di non potersi trattar mai alcuna causa panale senza essersi prima ricercate le quattro parli del mondo per rilevarsi
se in alcuna di esse il giudicando bel corso di sua vita abbia

mai delinquilo.
Le osservazioni finora esposte riguardano il nazionale che si
rendesse reo nella propria patria di un reato dopo avere in paese
straniero sofferto condanna per altro reato. Ma esse sono pi
efficaci nella soggetta specie, in cui trattasi di un estero condannalo nella sua patria per un reato, e quindi rendutosi autore
nel nostro paese di altro reato. Accidente fu, che il colpevole
fosse stato un suddito romano. Potea ben essere ancora un americano. In tal caso, secondo la opposta opinione, pria di farsi
la causa si avrebbero dovuto perquirere i registri di America.
Assunti di questa natura non sembrano alla Suprema Corte sostenibili in diritto pubblico.

Osservando quindi la Corte suprema di giustizia che la gran


Corte criminale di Avellino, lungi di aver violalo l'articolo 56,
ha eseguito perfettamente la legge, quando non ha dichiarato
recidivo Raffaele Villani,

Rigetta il ricorso del pubblico accusatore ec. ec. .


La Corte di Cassazione della Toscana inclinava alla
622.
opinione di Nicolini.
Valga di esempio la

Sentenza del 25 febbraio 1845.

Considerando che larticolo XIX della Legge 30 agosto 1795


nel determinare lesasperanza della pena verso i debitori di secondo e terzo furto, procede nel senso unicamente della consuetudine dellaccusato, e cos nei rapporti meramente personali di

moralit

dell

accusalo

Clic non rileva quindi contro lapplicazione della regola sul


secondo e terzo furto, che il delitto sia stato commesso in stato
alieno, perocch incontrastabilmente ci non toglie che possa e

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551

debba dirsi verificaia per la reiterazione dei falli delittuosi quella


mala consuetudine da cui muove la disposizione della legge;
Che solamente condizione essenziale ed indeclinabile per l'applicazione della suddetta regola essere deve c ritenersi, che del
fatto costituente riscontro di mala abitudine, ne sia conosciuto
e dichiarato dai tribunali istessi del Granducato;
E che infine conformi alla sopra stabilita proposizione sono
le osservanze giudiziali nella materia, ecc. ecc. .
La giurisprudenza Sarda si ravvicina alla Napolila 623.

na.

Esempio

lo

sentenze che appresso.


I.

SENTENZA

Del Tribunale correzionale di Genova, 3 novembre 1851.


Nella causa di Giovanni Maria Tanzi il tribunale considera:
Attesoch sebbene dai dibattimenti uniti agli alti risulti es<<

il Tanzi gi stalo condannato a pena criminale con sentenza


divenuta irrevocabile prima di' commettere il reato del quale
ora si tratta, non a credersi tuttavia chegli abbia ad essere
considerato recidivo in senso dell articolo 123 del Codice penale, avvegnach la disposizione di esso articolo rappresentasi
unicamente applicabile nel caso di condanna proferita dai Tribunali dello Stalo, non gi in quello di reali occorsi all' Estero (1 ),
pei quali, ecc. ecc. (2) .

sere

II.

SEMENZA

Del magistrato di cassazione, 2i luglio 1852.


Benedetto Lovisolo ricorrente.
Sulla dichiarazione del ditenuto Lovisolo Benedetto del fu
Giuseppe, di Nizza Monferrato, soldato nel reggimento Cavalleggieri dAosta, tendente ad ottenere la cassazione della sentenza
del Consiglio di guerra di divisione dAlessandria del 13 maggio ultimo scorso, colla quale fu esso condannato alla pena di
anni cinque di reclusione ordinaria, come convinto di diserzione recidiva allestero, per essere di gi stato condannato per
precedente diserzione, dal Consiglio di guerra del reggimento di
Aosta cavalleria con sentenza del 27 luglio 1835, alla pena di
un anno di catena militare, ed altro di aumento di servizio; e
,

per essersi di

nuovo assentato senza licenza dal corpo medesimo

Tribunale avrebbe dello meglio: Xon gi nel caso di condanna profferita


dai Tribunali esteri r.
(S) Gazzella dei Tribunali di Genova
anno iv, N" 81; e Manuale teorico-pratico
,
di diritto penale, pag. 148.
(t)

Il

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il 12 marzo 1837, poi che venne denunziato disertore il 13 stesso mese, e pendente questultima diserzione essere stato condannalo, con sentenza della Corte dappello dAlgeri (stato francese)
del 17 ottobre 1840 sotto il falso nome di Fullieno Benedetto
ad anni dieci di lavori forzati, come colpevole di tentato assassinio sulla persona di Maria Ponsio.
11 Magistrato di cassazione
Sentita in udienza pubblica la relazione, ecc.
Sul mezzo di cassazione desunto dacch il Consiglio di guerra
di divisione d'Alessandria nel pronunciare limpugnata sentenza
non potesse appoggiarsi al giudicato della Corte dappello dAlgeri del 17 ottobre 1840, perch questo giudicato non pu avere effetto in questi Begii Stati;
Visti gli articoli 13 e 2G del Codice penale militare c larticolo
l i del Regio Editto 30 ottobre 1847
Considerato in diritto, che, pel disposto dei precitati articoli
13 o 26 del Codice penale militare, i soldati e bassi uflziali che
si rendessero colpevoli di diserzione recidiva, sono giudicati c
puniti dal Consiglio di guerra di reggimento; e se durante la diserzione fossero stati per qualche reato condannati alla pena dei
lavori forzati, o della reclusione ordinaria, sono ci nondimeno
pei reati di competenza dei tribunali militari commessi prima
della diserzione, e per la diserzione stessa, soggetti alla giurisdizione del Consiglio di guerra della divisione; in questi casi
per non vengono loro applicate alcune delle pene militari, ma
bens le pene ordinarie proporzionate alla gravit del reato;
Che, sebbene la precitata disposizione di legge (art. 13 Codice penale militare), per ci che riflette la condanna ai lavori forzati, sia concepita in termini generali ed assoluti, egli per
fuor di dubbio che non pu essa applicarsi eh e a quelle condanne
che sono proferle dai Tribunali dello Stato; imperocch ella massima fondata sui principii di pubblico dritto, e spontaneamente
derivante dalla natura stessa della giurisdizione territoriale, che
le sentenze in materia penale, pronunciate in uno Stalo, non hanno esecuzione negli altri: alla quale massima non fu punto presso di noi derogato da alcuna legge, o convenzione internazionale, che possa riferirsi al caso di cui si tratta
Considerato in fatto, ecc.
Annulla, ecc. ecc. (1) .
111. Da un tribunale straniero.
624.
Per ci che spelta alla materia a disamina, ognuno dei piccoli
,

(I) Collezione delle

1832,

>ag.

Sentenze del Magistrato di cassazione degli Stati Sardi, anno

201.

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553

nei quali era sbocconcellata

Siali

Italia,

era straniero rispetto

come sono tuttavia straniere le provincie non ancora


annesse al Regno dItalia.
agevole il concepire di quali conseguenze sia oggi fecondo

agli altri;

questo concetto.

Dell *94 Degniti


625,

Di

( 355, Voi.

I).

regola, per la esistenza della recidiva indifferente

di tempo tra la irrevocabile condanna precedennuovo reato commesso.


Questo dettame dispiace a molti.
Essi riflettono: il fondamento della recidiva come circostanza
aggravante la presunzione della incorreggibilit, e della insensibilit alla pena profferita colla condanna precedente. Ora questa presunzione si dilegua allorch il secondo reato si commette
dopo un lungo periodo di tempo a contare dalla data della condanna precedente. E per sembra giusto e savio espediente il
determinare uno spazio di tempo, elasso il quale, la condanna
precedente non pi a reputarsi come fattore della recidiva.
Ma dispareri intorno alla varia quantit di questo tempo, le
difficolt suscitate dal soggetto medesimo, mi suggerirono il pensiero di non carezzare un cos fatto espediente.
Ma la degnit non santifica la ingiustizia, qualora il novello
reato si commette dopo un periodo di tempo cotalmente lungo

qcalenqce passaggio
te e il

da escludere in realt e per consentimento universale la presunzione che serve di fondamento all 'aggravante?

Non
Il

la santifica,

la tollera.

correttivo rinviensi nella degnit 291; per la quale

si

rende

potestativa pel giudice la dichiarazione del

diva
to

come

concorso della recicircostanza aggravante, e quindi potestativo lincremen-

della pena.

lungo passaggio di tempo una delle cause in grazia


il giudice ha la facolt di escludere la presenza della
circostanza aggravante.
Vedi lo svolgimento della 291 degnit e la nota 59 e seguenti a
pag. 72 e seguenti della mia opera: Testo del progetto del Codice
Con note critiche ec.
penale della Repubblica di S. Marino
cos

il

delle quali

recidiva

come

Dell 93 Degniti

356, Voi.

I ).

Vi ha recidiva pel solo fatto della irrevocabile conI.


626.
danna precedente.

Queste parole tracciano


teratorc (Vcd.

il

la

339, Voi.

differenza tra

il

recidivo

ed

il

rci-

I).

40

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La sentenza

di

condanna

sr>4

irrevocabile sentenza passala in giu-

dicato.

L. 2, 2, D. XLVIII, XIX. De poenis

Ulpianus

lib.

48 ad

E di cium:
Eum

accipiemus damnatum, qui non provocabili caelerum, si


provocet, nondum damxatcs videlur.
.
Quindi parrai una ridondanza il notare clie non possa mai
esistere recidiva, quando contro la sentenza siasi prodotto gravame, come la opposizione, V appellazione, il ricorso per cassazione.
Ed unaltra ridondanza il lare avvertire clic la contumaciale sentenza di condanna a pena criminale non pu essere uno dei fattori
della recidiva, perch la volontaria presentazione del condannato in contumacia, o il suo arresto, o la consegna da parte di un
governo estero, annulla del tutto la sentenza contumaciale ed
apre ladito al reale giudizio in conlradillorio. Ora una sentenza
capace di essere annullala non pu di certo qualificarsi irrevocabile, ossia passata in giudicato.
Ved. gli articoli 543 e seguenti del Codice di procedura penale
italiano del 1865.
II. Indipendentemente dalla effettiva espiazione della
C27.
k

pena.
Alcuni non si contentano della sola irrevocabilit della condanna, ma richiedono la effettiva espiazione della pena.
Altri vorrebbero che la irrevocabilit della condanna si tenesse come titolo
per aggravare la pena del novello reato, rna la espiazione della
pena fosse titolo legittimo per aggravarla di pi.
Pu ognuno agevolmente presentire le difficolt che incontrano questi sistemi.
E se la pena si fosse appena cominciala
ad espiare E se della pena si fosse scontalo un decimo, un quinto,
un terzo, una met, tre quarti ec. ec.? Bisognerebbe creare una
serie di norme regolatrici, imbarazzanti, sempre insufficienti, il
pi sovente perigliose e trascendenti.
Ma, ponendo a base la irrevocabilit della condanna, forsech
spicca la presunzione d'incorreggibilit e d 'insensibilit?
Ma se questa presunzione non spicca, si rimedia col correttivo indicalo nella 291 degnila.
E cosi il fallo di non essersi espiala la pena anche una delle
cause in grazia delle quali il giudice ha la facolt di escludere
la presenza della recidiva come circostanza aggravante.
Ved. il 625.

Della *: Desti Km
628.

Non

si toglie il

357, Voi.

I).

carattere della recidiva in virt della

sceizioxe della pena inflitta colla irrevocabile

piif.-

condanna precedente.

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Circa alla prescrizione della pena, vedi edegnit 385 e seguenti


I)
e lo svolgimento nel presente volume.
Ved. pure il 505, Voi. I
Vuoisi distinguere la prescrizione dell'azione penale dalla prescrizione della pena.
La prima non solo non ammette la nozione della recidiva, ma
esclude anche quella della reiterazione [Xe d. la 245 degnit 324,
Voi. 1).
La seconda non cancella la irrevocabile condanna. Questa est
aliguid certi, giusta la massima res judicata pr veritate accipitur e come cosa certa produce i suoi effetti, non ostante la preI

( 185 e seguenti, Voi.

scrizione della pena.

Oltre a ci, colui la cui pena prescritta, considerato come


colui che ha effettivamente espialo la pena (Ved. il 486, Voi. I).
mettere in dubbio il quaiilicativo di
recidivo in colui che ha effettivamente espiato la pena, cos niuno

Or siccome niuno oserebbe


oser sostenere che colui
guardarsi come recidivo.

la cui

pena

Della *77 Degnila


629.

Non

si

toglie

il

prescritta

( 358, Voi.

non debba

ri-

I j.

carattere della recidiva in virt della

riabilitazione del condannato.

Ved. il 507, Voi. I.


Contro questa degnila non mancano le lamentazioni, bench
poco fondate, di scrittori filantropi.
In questa guisa Chauveau et Hlic(l) riassumono siffatte lamentazioni.
Qualche dubbio si posto intorno agli effetti della rial dilazione per lapplicazione delle pene della recidiva.
11 Signor Favard de Langlande (2) ha anche espresso la opinione che la condanna cessa di essere un elemento per la recidiva, in seguito alla riabilitazione del condannato.
Una somigliante dottrina viene meno dinanzi al testo della

La riabilitazione non abolisce il crimine, non lo cancella,


non lo perdona. Il suo unico effetto di rilevare per lavvenire
il condannato dalle incapacit incorso, in grazia della sua buona condotta. Il Codice penale del 1791 aveva dato a questa benefica misura la virt di far cessare tulli gli effetti risultanti dalla condanna; ma queste pai ole sono state soppresse nellarticolo
633 del Codice distruzione criminale. Da ci rendesi evidente
legge.

(1)
(2)

Thcoric da Code pnal, cb. IV.


Rpcrl. V. Recidive, o. 12.

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che

il

556

nuovo crimine commesso dopo

la riabilitazione

Anche

tuire laccusato in islato di recidiva.

pronunziato

Ma

deve costi-

in questo senso

Corte di cassazione (1).


legge chiara ed esplicita, dessa

ha

la

coperto di ogni
critica? LefTello immediato della riabilitazione c, per avvalerci
determini dellordinanza del 17(30, tit. XVI, art. 5, di rimettere
il condannalo nei suoi beni e nella sua buona fama. Or questuomo
che ha ripreso il suo posto nella societ, clic trovasi al medesimo livello degli altri cittadini, se ricade, non ricade forse dal
medesimo punto? deve forse esser punito con maggiore severit?
Tutte le considerazioni teoretiche da noi esposte in principio di
questo capitolo si presentano a questo proposito: una distanza
immensa separa necessariamente i due crimini, poich la pena
stata subita, poich la riabilitazione stata preceduta da lunghe
pruove; la buona condotta del condannalo, comprovata dal fatto
stesso della riabilitazione, lha rigenerato; la legge lha ricollocato nel grado dei cittadini, ha ricoperto di un velo il di lui
crimine, egli un uomo nuovo. Perch mai quel crimine cancellato resterebbe indelebile solamente in rapporto alla recidiva ?
se la

Bella *78 Degnila

al

359, Voi.

I).

Non si toglie il carattere della recidiva in virt della


630.
grazia ec.
Della grazia si occupano le degnit 382 a 384, 482 a 484.
Volume

I.

Ved. pure

il

503, Voi.

I.

togliere la pena, ma
giuridici della condanna irrevocabile.

La grazia pn

Poena

non distruggere

gli effetti

polest demi: cclpa perennis erit (2) .

Circa gli effetti della grazia non male il tener sottocchio le


seguenti leggi romane, che pi o meno direttamente mirano a
la degnit in esame.
4.
L. 3, C. IX, XLI1I. De generali abolitione
(Imppp. Valenl. Valens et Gratianus A A A. ad Senatum.
Dat. XIV Cai Jun.
Treveris, Gratiano A. Il et Probo coss. 371):
Indclgentia, Patrcs
Conscripli, quos liberat, notat: nec infamiam criminis lollit, sed
IOEXAE GRATIAM FACIT .

corroborare

2.
L. 2, C. IX, LI.
Antonimie A. Quieto ):

(1) Arr. Cass.

fl

fvricr

(2) Ovid. ex Ponto,

1823

De senlentiam passis, et restilulis (Imp.


Cum palrem luum iti melallum damnalum

fuisse proponas, ejus guidali

bona merito a

fsco

occupala sunt: nec

(Sir. 23, 1, 176).

I, I, G't.

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557

ideo QOOD EX INDULGENZA MBA POENA TANTUMMODO METALLI LIBBRATUS


esset, elium bonorum restilulionein impetravit, itisi speciale benefi,

cium super hoc

fueril impelralum ) .

Impp Philippus A. et Philippus C. Castil.


Generalis indulgenza nostra reditum exulibus, seu deportatis tribuit; non ctiam loca militiac pridem ademta concedit, nkque
1NTEGRAM ATQUE ILLIBATAM EX1STIMATIONEM RESERVAV1T .
Ma se in virili di una pronta grazia il condannalo non
631
3.

sio ):

L. 7, C. eod.

avesse espialo neppure una parie qualunque della pena, non verrebbe meno la presunzione d'incorreggibilit e d'insensibilit?
Ma il rimedio si trova nel correttivo segnalato nella spesso
citala degnit 291.
E cos il fatto di non essersi punto espialo la pena in virt
della grazia pu soccorrere come terza tra le cause a vista delle
quali il giudice ha la facolt di escludere la presenza della recidiva come circostanza aggravante.

Ved.

il

625 e 627.

Della *t Degnila

( 360, Voi.

I).

Non si toglie il carattere della recidiva in virt della


632.
remissione della parte offesa, nei casi in cui la legge la dichiari
efficace

a sottrarre

il

condannalo alla pena irrevocabilmente

inflit-

tagli.

Di questa remissione parlasi nella degnila 381, 481 Voi. I.


Ved. pure il 505, Voi. 1.
Si vedr poi nell applicazione critica, voi. Ili, quali sieno i rarissimi casi nei quali la legge attribuisce tanta efficacia alla remissione della parte offesa.
,

Della *80 Degnila (

361, Voi. I).

I. I due fattori della recidiva sono:


633.
1. Hf.ato colpito da irrevocabile condanna precedente

2.

Io

Novello reato
non distinguo

colpito

da nuova condanna.
reato precedente ed

il nosieno della stessa natura dalla ipotesi in cui sieno di


natura diversa.
E quindi riconosco la recidiva tanto se i due reati che ne costituiscono i fattori sieno ripetuti, quanto se sieno concorrenti.
Per la significazione di queste voci. Ved. il 604.
Veramente il vocabolo recidiva sarebbe pi proprio
634.
ad esprimere la ricaduta nel reato della medesima specie. Perciocch recidiva da recido, ossia ilerum cado. E cos nel linguaggio

la ipotesi in cui

il

vello reato

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58

dei seguaci di Esculapio recidivo linfermo che ricade nella interrotta malattia. Disse Celso: llippocrates, si alio die febris desisset, recidivai! limere solilus erat .

Anche

la

idea di risorgimento, o ripullulazione va espressa col


,

vocabolo recidiva.
Leggesi in Giovenale

Velai exausta recidivus pullulai arca

Nummus
Ed

(1):

in Virgilio (2):

manu posuissem Pergama victis .


Nondimeno, a me non sembra che faccia scempio delle convenienze filologiche quel legislatore che adoperi la voce recidiva
nel significalo di ricaduta nel reato, dopo una condanna irrevocabile, qualunque sia la specie di esso. Ved. il 67.
Il dotto Santo Roberti, pur credendo alla impropriet delle voci
reiterazione e recidiva, non rifugge dallo accettarle. Ei scrive (3):
Se alquanto impropria la parola reiterazione per esprimere
il numero dei reali dindole diversa commessi da uno stesso imputato, la medesima impropriet non pu non ravvisarsi nella
voce recidiva per dinotare quella reit novella, che si fosse contratta dopo di essersi riportata condanna per altra precedentemente commessa, bench diversa nella sua indole specifica, o bench generata da una passione affatto diversa.
Colui il quale discende a rubare dopo che ha commesso un ferimento od stato condannato per esso, non pu dirsi che sia un
recidivo, perch non ricaduto nello stesso flio, n si fatto trascinare dalla stessa passione, avendolo spinto al secondo l'avidit del lucro, nel mentre che lo aveva spinto al primo la passione
della vendetta. Malgrado tutto ci, chi potrebbe mai fare rimproveri ad un legislatore se adoperi talvolta qualche parola filologicamente non adequata alla idea che intende di esprimere,
quando da una parte ha la cura di ben definirne il significato, e
dall'altra con lusodi quella riesce allo scopodi risparmiarne pi
altre per presentare con una sola il complesso di diverse idee?
Se adunque non si avuta alcuna diflicolt per ammettere nel
Codice la parola recidiva, potevasi del pari tollerare quella di
reiterazione, perciocch cos per una come per laltra, anzich
snaturarsi la idea che son destinate a presentare, non si fatto
che estenderne il senso dalla specie al genere, il che per altro
pur consueto in usu jurif(k) .

Et

recidiva

(1) Sai. vi, v. 3fi3.


(2) Ao. IV, v. 3Vi.
(3) Dei reati e delle pene in genere, llln.
(4) In usujurit, dice Celso Della L. 138, IT. de Verb. sigli., frtquenler ulimur
gulari appellalione, cum pluru generii ejuidcm lignificare vtllcmui.

t iu-

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559

Non ignoro che alcuni appellano impropria la Reci 635.


diva fondata sui reati concorrenti, e propria quella fondata sui
reati ripetuti; ed insegnano che solamente queslultima possa elevarsi a circostanza aggravante Molti legislatori si sono conformati a questa dottrina.
Ma le ragioni per le quali la recidiva impropria non debba costituire circostanza aggravante, non sono di buona lega.
E poi.
quando gli scrittori si provano a determinare quali debbano qualificarsi reati della stessa specie, non s'intendono pi fra di loro.
Tutto al pi si potr riguardare con minore disfavore la impropria. Ma la panacea indicata nella 29 1 degnila mette il giudico in grado di tener calcolo di ogni differenza, impercettibile

che siasi.

Ved.

il

636.
lora

625, 627, e 631.

Surse questione, se possa aver luogo

uno dei

la

recidiva qua-

reati sia doloso, laltro colposo.

appigliano al partito pi sicuro e pi equo, e rispondono negativamente.


Ci non ostante, la Corte Suprema di giustizia di Napoli si
attenne all'atfermaliva nella causa di Luigi Hitrii lo, decisa il 14
Pubblico Ministero ricorrente.
febbraio 1843
Molti

La

si

Corte

Suprema

ecc.

Attesoch per l'articolo 78 leggi penali


que ecc.

Che per, a
una condanna

sia stata proferita per

individuo, e che altro reato sfasi


la

(1)

recidivo chiun-

costituire la qualit della recidiva, mestieri che

un primo reato contro d'un

commesso

dal

medesimo dopo

condanna.

non pu aversi altra eccezione


oltre a quella relativa alla variet e specie dei reati secondo lo
sanzioni contenute negli articoli 79 a 84 riguardanti non pi gli

Che

a questa regola generale

elementi costitutivi della recidiva, ma bens la quantit della pena da doversi applicare secondo i casi correlativi.
Che con ci rimane saldo il principio, che dalla condanna per
un reato si ha la recidiva lorch altro se ne commetta, senza
che la legge abbia fatta distinzione veruna trareali volontari ed
involontari, perciocch s gli uni che gli altri van compresi sotto
il nome generico di reato, e soltanto per la qualit e per la pena
va il reato distinto nelle tre specie di misfatto, delitto e contravvenzione.
Ora da questi teoremi fondamentali del nostro diritto penale
ne deriva la conseguenza, che ove dalla legge siasi avuto di mi-

ti)

Del 1819.

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500

come parola

assoluta di genero, torna evidente che


in siffatta espressione abbiasi voluto comprendere ciascuna delle
,ed ogni altra
tre specie
misfatto, delitto e contravvenzione
circostanza riguardante la volontariet ed involontariet detraziora

il

reato,

attiene che al fatto criminoso e sua definizione, e non


mica alla distinzione della specie dei reati.
E che poi talune azioni involontarie o taluni fatti colposi sieno

ne non

si

dalla legge compresi tra reati, come gli omicidi ed altre offeso
contro le persone avvenuti per disaccortezza, negligenza, imprudenza emerge evidentemente dal senso e dalla lettera degli articoli 375 e 37G leggi penali, con la sola distinzione in quanto al
ragguaglio della pena secondo le diverse ipotesi della legge, vale
a dire se i reati involontari siano qualificati misfatti o delitti (citato art. 376 leggi penali ).
Ora, applicando le premesse teorie alla specie, ne conseguita
che Luigi Bitrillo, dopo di essere stato condannato per misfatto
di furto qualificato alla pena di reclusione, venne pur dichiarato colpevole d 'involontario reato contro alla persona di Anna Teresa Nagliero, come risulta dalla impugnata decisione; epper
doveva il medesimo essere qualificato e tenuto come recidivo,
i

da misfatto in misfatto, sia da misfatto in delitto, a misura


della definizione e della caratteristica del reato novello, e secondo le norme sancite negli articoli 78, 79 ed 82 delle leggi penali.
Ma la gran Corte criminale, deviando da tali principii , in-

sia

fatti colposi
corsa in doppio errore; ragionando in prima che
e le azioni involontarie, non siano per legge apposti fra i reati,
ed escludendo poi la qualit di recidivo per colui che, ricevuto
avendo condanna per un reato volontario, per disaccortezza ne
abbia commesso altro involontario; contro i dettami espressi nei

375 e 376 delle leggi penali.


ricorso del pubblico ministero

gli articoli 78,

Accoglie

il

e conseguente-

mente annulla la decisione, ecc. .


La esclusione della recidiva qualora uno dei reati
637.
non fa ostacolo, anzi conforta la
sia doloso, laltro colposo
massima da molli predicata;
Fa luogo alla recidiva un reato doloso in combinazione di un
doloso
ed un reato colposo in combinazione di un colposo
IL Quando pier il primo ed il secondo offrano una
. 638.

delle

combinazioni esplicitamente e tassativamente determinale dal

legislatore.

Se, dopo la irrevocabile condanna per un reato, si commetta un


sempre recidiva in senso lato (Ved. il 349, e
ma non lo sempre in senso stretto, nel senso
350, Voi. I)
cio che possa essere elevata a circostanza aggravante (616).

altro reato, vi

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5Gi

Sarebbe un non senso sanzionare aggravante nel punire un


qualunque novello reato dopo un qualunque reato colpito da irrevocabile condanna.
La notevole enormezza del novello reato in confronto al precedente non autorizza il legislatore a sanzionare l aggravante
E non lo autorizza la poca entit del novello reato in confronto
al reato precedente. Egli deve unicamente proclamarla quando i
due fattori della recidiva accennano ad incorreggibilit ed insenl

sibilit.

Ed
stretto

per questo che

sono

in

numero

diva in senso lato

volume

di

(Cit.

le combinazioni della recidiva in senso


gran lunga minore di quelle della reci319 e 350, Voi. I
e G 6 del presente

).

Odia

*8t Degniti*

302, Voi. I).

Resta

fermo il carattere della recidiva tanto se i due


commessi in persona o a danno di diversi individui,
quanto se fieno commessi in persona o a danno <ie/MEDEsisio individuo.
E ci per un motivo identico a quello che inspirava la 258 dee 602 e 603 del presente Volume).
gniti (Ved. il 337, Voi. 1
639.

reali sieno

Della *8* Degnila

La

6i0.
506, Voi.

641.

503, Voi.

363, Voi.
si

I).

trova nel 501 e

I.

Della 83 Degnila
8

ragione di questa degniti

Il

( 364, Voi.

I).

motivo indicato nel 585. Confr.

il

S 93,

500 e

I.

Della *84 Degnila (

365, Voi. I).

La ragione sufficiente di questa degniti riponesi nelle


642.
degniti 231 e seguenti (8 305 e seguenti, Voi. I).
Ved. pure

il

606.

Della *85 Degnila

Vedine

8 643.

Ved.

il

il

classe di

3G6, Voi.

I).

Gii.

Della *86 Deguliit


8 644

motivo nel 607.

Per

gli

effetti

( 3G7, Voi.

della recidiva

I).

la specificazione della

reato dipende esclusivamente dalla natura della

pena che

502

realt viene applicala, e non dipende mica dalla qualificazione


al realo nella querela, o nella denunzia, o nei registri penali,
ne dalla forma del procedimento. Coerenlemente a questo pronunziato della scienza si espresse la Corte Suprema di giustizia di
Napoli nella causa di Giuseppe Cocozzella, Gennaro Arminio e Cesare Canzono, decisa il 5 febbraio 1838
, conformemente alle
conclusioni del l*. M. Nicolini.
Di queste conclusioni ecco il tenore del 4 a 7
4. Il secondo motivo della decisione della gran-corte forma
il subbiello della terza nullit, unica che vien opposta da' ricorrenti. La gran-corte tiene tuttavia per misfatto il di loro reato,
e cos lo definisce, bench punito di pena correzionale. Ha ella
con ci violato Tari. 2 delle 11. pen. ove detto: Il reato soggetto
a pene criminali chiamasi misfatto : il reato soggetto a pene correzionali chiamasi delitto. Definizione questa non di vane parole;
da essa dipende la giurisdizione, la forma del procedimento, e
la estensione dello remissioni degli offesi, non che della prescrizione e delle amnistie.
5. Non mi estendo a dimostrare, che la natura ingenita del
reato non cangiata mai dalla eccezione giurisdizionale contenuta nellart. 148 pr. pen., per lo quale di competenza criminale la cognizione di alcuni delitti quivi contemplali: come nemmeno la cangia l'altra eccezione, la quale per ragione di connessila fa giudicare dalla stessa gran-corte criminale i delitti o
commessi insieme co'misfalli, o addebitati al reo di altro misfatto; n la cangia leccezione temporanea che fa giudicare dalle
gran-corti criminali alcuni delitti, com p. e. il porto d'arme
vietata, e molto meno la cangia la prorogazione di giurisdizione in forza dollart. 300 pr. pen. per la quale, scoperto delitto
ci che veniva accusato in figura di misfatto, la gran-corte criminale sempre quella che ne giudica. Cento vostri arresti ne
hanno risoluto le quistioni moli pi ici ; ed ormai stabilito che
la dichiarazione di reit e lapplicazione della pena, le quali dan
in

data

giudizio, definiscono il fatto, quale effettivamente esso


li giudicalo conslituisce la verit legale; e la verit non pu essere che una. Se la reit non merita che una pena
correzionale, ella fin dal momento che venne commessa, fu delitto e non misfatto. Il perseguitarlo sotto figura di misfatto
stalo effetto di false apparenze; e lessere giudicato talvolta da
una gran-corte criminale, bench conosciuto anche in pria qual

termine

al

fu in origine,

non che effetto di eccezione giurisdizionale, o di prorogazione di giurisdizione. Sia nulla di ci pu cangiare lindole
primitiva del fatto. Se questo con un giudicato irretraltabile
stato dichiarato soggetto a pena correzionale, esso fu in origi-

delitto,

Mgl

Digitzed by Li

563

dovr essere riputato


la querela, non il procedimento, non laccusa hanno carattere di verit legale: solamente
res indicala pio veniale accipitur (I).
6. Nell'applicazione per di questa teoria si disputato, se
quando la pena correzionale nasca da circostanze estranee alla
natura del fatto, imprima ad esso anche allora carattere di delitto. Voi avete risposto che ci non nasceva da questi principii:
perciocch questi esigono che la dichiarazione terminativa di
reit porli per s stessa e per sua intrinseca natura a pena correzionale. Cos se la dichiarazione terminativa di misfatto, e
poi non per la natura deHavvenimento, ma per la forma dei
giudizii, com negiudizii sommarii e negli antichi trugli o concordie, o per la et (2), o per la grazia del Principe, laccusato riceve una pena correzionale, questa pena minuita dalla vera,
anzi surrogata ad essa per eccezione particolare, ed il reato rine, esso nellatto del giudicato, esso

sempre delitto e non misfatto.

mane

Non

tuttora misfatto.

Poena polesl demi, culpa perennis crii (3).


Nei reati per che per lindole del fatto stesso sono scusabili fino alla pena correzionale, o in quelli ne'quali il dolo attenualo dalla stessa legge, quando cio la pena pi mite nasca
da circostanze cos inerenti al fatto stesso, che da esso non possano senza disnaturarlo considerarsi disgiunte, in questo caso
il
reato, nel modo onde fu commesso, per s andava e va soggetto a pena correzionale. Esso dunque delitto. Cos avete definito esser delitti le percosse, le ferite e gli stessi omicidii, che
per la scusa, o per esser colposi, sou puniti correzionalmente,
ad onta che larl. 48 pr. pen. ne ritenga sempre la giurisdizione nella gran-corte criminale (4). E tali son pure i furti, dai
7.

(1)
(2)

(3)
(4)
n. Il,

I.

207. D. de reg.jurit.

Quanto alla et,


Oviu. ex Potilo,
V.

il

Nicolini singanna.

I. 1,

la d. conci, nella

13

Ved.

il

64G

e seguenti.

v. 64.

causa Tronfio, n. XV, parte

II V.

in questa parte

il

discorso

Della costanza di questa teoria abbiamo pi volte ragionato. Con tutto ci

quali sou mossi pi dacasi particolari che daprincipii, ritornano semun altro pi antico arresto della corte suprema, o per caso in apparenza pi forte
Nel di 22 gennaio 1816 quando era io vigore il cod. pen. francese, un tal Vito Ciullo commise ferite che quel codice puniva
di lavori fonati a tempo. La reale indulgenza dei 20 novembre 1810. aboliva le azioni
e le pene correzionali. Costui fu giudicalo nel di 29 settembre 1819, vale a dire nel primo mese della osservanza delle nuove leggi, le quali punivano di prigionia il reato di
lui. Ci non ostante egli fu escluso dallindulto a motivo che, essendo stato questo rrato
un misfatto in origine, non potr per la nuova legge cangiar di natura. Ma la corte suprema pronunzi nel modo seguente e Considerando elle le leggi vigenti allepoca del
reato punivano Ciullo con pena criminale, mentre le leggi vigenti all'epoca del giurii zio lo puniscono con pena correzionale: Considerando che obbligata la gran-corte
* dalla legge ad applicar la pena pi mite, dovea di necessit pronunziare, siccome fe ce, la prua correzionale ; Considerando che trasformala dalla legge la pena criminale

siccome coloro

pre alla stessa quistiotoe, cosi giova riportare

a in correzionale, c prcesistcndo la disposizione legislativa dei

2U dicembre 1816 che

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quali svaniscono le qualificazioni che


sfatti

li

avrebbero renduti mi-

Ma che sentirsi quando lasciato all'arbitrio del


Ci.
giudice il punire un dato reato o con una pena di specie pi
grave, o con una di specie meno grave; per esempio, o con pena criminale, o con pena correzionale?
La risposta si trova nel 8 a IO delle conclusioni di Nicolini
Egli
nella causa Cocozzella ed altri, di cui parola nel Gii.
dice :
8. Si disputato se ci debba pur dirsi nefalti la di cui punizione tra la pena criminale e la correzionale rimessa allarbitrio del giudice. Cos p. e. un complice per cooperazione di
secondo grado in una percossa giave con armi proprie, pu esser punito di relegazione, dando un sol grado di diminuzione
di pena per la complicit, ed un solo per la scusa della rissa ;
e pu esser punito di prigionia dando ad una di esse, o a ciascuna due gradi. La diminuzione maggiore o minore conseguenza della quantit di dolo del complice, dolo che costituisce
sempre unintrinseca qualit del fatto, il fatto dunque nel primo
caso rimane misfatto, nel secondo delitto.
9. 11 che tanto vero, che per un furto qualificato per tempo
c per luogo, com stato dichiarato questo di cui pi occupiamo
e perci soggetto a reclusione, pena di alto criminale, avendo
una gran-corte criminale, per circostanze attenuanti del dolo, ai
termini dell'art. 453 II. pen. data la prigionia, err con crederne non alterata la figura prima ed originaria del reato; tal che
avendo il medesimo reo commesso poscia un misfatto, la grancorte medesima condann costui come recidivo di misfatto. N
il condannato se ne dolse, forse illuso da qualche espressione
trascorsa in una ministeriale del 27 settembre 1819 (1). Ma la

Lazion penale pei reati commessi sino a quel giorno, e punibili con
la gran-corte non dichiarar abolita lazion penale pel
reato commesso da Tifo Ciullo in gennaio 1810, subii orb questo reato in settembre
1819 era diventato punibile con pena correzionale;
Considerando che la gran-corte
avendo creduto non applicabile il reai decreto de20 novembre 1810 nella proposta
specie dopo avere conosciuto punibile il reato con pena correzionale, viol manifestamuite il rcal decreto cosi concepito: L'axion penale contro tutti gli imputati di redi
giorno
commessi sino a questo
punibili con pene correzionali abolita:
Ritenuti

n dicliiarn v a abolita

pena correzionale, non polca

Tatti

elementari, e

la definizione del reato,

annulla

marzo 18*20. Grimaldi corniti., Nicolini p. m.


Le parole, della ministeriale sono le seguenti

la

suddetta decisione.

Arresto

del 17

proposto il dubbio seguente:


(1)
sr una gran-corte criminale , valendosi della facolt conceduta dallart.453 II. pen.,
discende dalla pena della reclusione o relcnazione, alla pena correzionale di prigio nia, guai sar leffetto della rinunzia all istanza che si trovava prodotta prima del
giudizio? La legge, sebbene nel caso del Tari. 433 permetta al magistrato il discendor a pene minori, pure non altera la natura del reato, il quale rimane sempre soggetto alla sua primiera giurisdizione, come misfatto. Quindi la rinunzia all'istanza
noti produce alcun effetto. Nondimeno potranno le gran-corti considerarla come mo:

di

Si

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505

strenua vigilanza di S. E. il ministro segretario di stato di grazia e giustizia non permise che lacquiescenza derei confermasse un errore di dritto. Egli denunzi tal condanna a questa corte
suprema: e voi con arresto del 13 novembre 1837, alla unanimit, annullaste la decisione nellinteresse della legge, lo parlo della
causa di Antonio Marletlacci, il quale ha gi profittato di questo
annullamento, chiedendo l'esperimento di un nuovo giudizio.
10. Fondamento di questo vostro arresto, cos provocato ed
approvato dal ministero (1), 5 stato in primo luogo, che la pena
ordinaria regola sempre la distinzione dei reali. Pel legislatore
(istinclio poenarum est ex delieto; ma ai giudici, ai quali data la
sola applicazione ed esecuzione delle leggi, il calcolo di proporzione tra il reato e la pena giunge gi fatto: essi non possono
attentarsi a rifarlo; c distinctio deliclorum ex poena: lart. 2, risguardo indistintamente tutli reati.
Si avverti in secondo luogo, che quando il legislatore rimette una parte di questo calcolo
alla prudenza del magistrato, il magistrato stesso definisce misfatto il reato, se lo assoggetta a pena criminale; c lo definisce
delitto, se lo assoggetta a pena correzionale. Il reato di Marlellacci fu punito di prigionia in forza dcll'art. 453 11. pen., perch oltre di essere un furto minore del valore di carlini trenta,
vi concorrevano circostanze che la prudenza del giudice calcol come attenuanti del dolo. Or le circostanze attenuanti del dolo sono
di loro natura intrinseche al fallo: per lo che portate a pena correzionale doveano produrre per questo la definizione di delitto
In terzo luogo si rilev l'assurdo clic sarebe non di misfatto.
be derivato da una opposta teoria, che alcuno gi condannato
una volta a pena correzionale, non per grazia, non per let (2),
non per truglio, non per giudizio sonmario, non per procedimento de mandalo, ma per la natura ingenita del fatto, dovrebbessere per un secondo reato consideralo come recidivo in misfatto, il che ripugna agli art. 79 ed SO 11. pen.

livo per raccomandare il condannalo alla clemenza di S. HI.


Dee per osservarsi
questa opinione ministeriale non comunicata come volont del Rk: essa non
espressa in forma di rescritto. E perci non essendo stata seguita da costante giurisprunza nemmeno lanno appresso, come pu rilevarsi dallarresto del 17 marzo 1820 riportata alla pag. precedente, c cosi caduta in desuetudine, che leccellentissimo attuai
ministro di grazia e giustizia ha provocalo lannullamento nellinteresse della legge
della decisione di cui parliamo, la quale seguendola alla lettera, nc derivava conseguenze come da'una regola di dritto, bench la ministeriale non contenesse che una eccezione contro rationem iuris,
(1) Nei tempi barbari e di schiavit, in cui viveva Nicolini, lo stesso Ministro di grazia e giustizia provocava ed approvava gli annullamenti nello interesse della legge ,
Ed oggi che siamo felicitati dalla civilt e libert consortesca? Oggi si scende fino alla

clic

,dt

cavitazione, (ino al sofisma, (ino ni paralogismo per procurarsi la soddisfazione del


geltamcuto ilei ricordi meglio fondati. Secolo doro della giustizia penale!
(2) Ripeto che quanto alla et, il Nicolini siogaiuia. Yed. il 640 e seguenti.

ri-

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566

Concorda l'arresto della Corte di Cassazione di Parigi del d


8 marzo 1838.

Dell *87 Degni!

368, Voi.

I).

I. Deve servire di base al giudizio intorno al concorso,


6i6.
o non concorso, della combinazione determinata dal legislatore, la

minore pena applicata, sia per ragione di et. ecc. ecc.


Le verit affermate in questa degnila sono conseguenze spontanee della degnila precedente.
Nondimeno la giurisprudenza, che si conform a tutti gli altri
veri affermati nella 287 degnila, fu severa, per non dire crudele, verso coloro che ottengono diminuzione di pena per ragione
di et. Essa costantemente insegn essere misfatto un reato punibile con pena criminale, quantunque si fosse applicala una pena cor-rezionale tn grazia della et del violatore della legge.
La somma degli argomenti che stanno a sostegno della infesta
giurisprudenza si legge nelle conclusioni del P. M. Nicolini pro-

nunziate alludienza della Corte Suprema di giustizia di Napoli


il d 13 gennaio 183i, nella causa di Francesco Gallo ricorrente.
Il Nicolini premette:
2. scusalo il dolo, scusata la intensit del reato dalla eia minore, dissero le leggi romane (I); lo ripetette la legge penale del
20 maggio 1808 (2); lo dice anchoggi nel sno linguaggio comune il nostro foro. Ma le nuove leggi penali non adoprano mai
la voce dolo; e quando parlano della scusa, ne restringono la influenza a'soli reati di sangue contro le persone, e per circostanze cos intrinseche al fatto, chei prende qualit da esse, ed esse gliinprimono il suo legale e distinto carattere. L'et per contrario condizione dellautore del fatto, pi che qualit di un
fatto particolare; condizione che influisce a minorare o raddol-

pena dovuta a qualunque reato, non a far definire l'uno


diversamente dallaltro. Chiamar dunque ancora scusa let un
fare uso improprio di un nome di legge (3); c nulla pi pregiudicativo alla retta applicazione della legge, quando luso improprio de suoi nomi.
3. Le leggi antiche bens fecero un uso perpetuo della voce
dolo. La prima sua significazione fu forse quella di percossa,
ferita, dolore; poi di strumento allo a percuotere, a ferire, a far
dolore, come stocco o pugnale; poi di qualunque arme nascocir la

(1) !.. 12, D. XLVIII, 8,


delirti ,m.

ad

(2) Ari. 5, 07, 70, I. prn.

(3)

leg. corti, de sicariis.

L.

1 et 2,

C.

It,

35, si adversus

20 maggio 1808.

V. la conci. precedente,

4 c segg.

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5G7

un bastone o in una frusta, flagellimi in guo dolor o dolon


ed in ultimo alla significazione morale dinganno,
macchinazione, per analogia e similitudine a chi mostra una
frusta semplice, e fraudolenlemente vi tiene ascoso il pugnale.
Lintelligenza per nera pi sentita che definita. Questa piuttosto sorgeva meglio e pi precisamente dalle distinzioni per le
quali il dolo andava digradando sino alla colpa. Riferita poscia
in

sta

inerat (1);

al

dolo l'imputabilit di tutte le azioni,

tutto ci per cui lin-

va di grado in grado scendendo fino alla colpa


una esclusione di circostanze e quasi una sottrazione successiva dalla somma del dolo pieno: ed ognuna di queste
sottrazioni ed esclusioni fu discolpa ed escusa exculpo, excludo'.
tensit del reato

minima,

fu

dunque si riferiva al dolo pieno ed allesclusione di qualcheduno denumeri lutti del dolo. La pena ordinaria era riserbata solamente alla somma intera. Escusava il dolo lesclusione
di qualche sua circostanza, e questa operava la discesa alle pene straordinarie ad arbitrio del giudice (2). Cos la legge prese
un linguggio ed un uso di calcolo pi proprio della scuola, che
di regole pratiche della vita, date a moltitudini di uomini, fra
quali gli scienziati e gli uomini di scuola son sempre pochisTutto

simi (3).

Or

4.

dalla

tolgono sempre qualche cosa


non polevasi lasciar inosservata

fra le circostanze le quali

somma

del dolo pieno,

linfluenza dellet sulla moralit delle azioni. Fer gli occhi di


tutti losservazione, che le facolt intellettuali e morali non si
sviluppano nelluomo che a certa et e progressivamente: luomo nella sua fanciullezza non vive che una fita animale; a primi albori di sua debil ragione, il suo senso morale non che
un germe, per cui la moralit delle azioni umane gli ignota,
o veduta confusamente come a traverso delloscurit nebulosa
del primo cerchio di Dante (4) egli non sa nemmeno discernerne tutte le conseguenze materiali (3). 1 romani giureconsulti per, per dare un apparalo sempre scientifico alla legge, ritennero
la divisione del corso della vita umana per periodi climaterici
:

V. ci clic abbiam dello intorno alla si(1) L. 82, 1, P. IX, 2. ad leg. aquiliam
gnificazione primitiva ed alle significazioni successive della voce dolo nella nostra ProII, S 871, c()07.
(2) Itagione per cui il calcolo dell'imputazione cominciava dal dolo pieno, c quindi
per esclusioni di circostanze ed eccezioni si scendeva al minimo.
(3) Forse ci nacque nelle II. romane dall'indole della loro compilazione. 11 digesto
n la parte principale c la pi copiosa. Esso non che la raccolta di frammenti di opere

cedura penale,

o assoluto di scienza, o dinterprtrazioni di legge.


Tanto che per ficcar In vita in fondo,
(4)
lo non vi diiccrnea veruna cosa.
Inf. IV. 1t.

(3)

Rossi, Trail de droil pnal.

tir. 2, eh. 15.

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508

ebbe il primo settennio; la pubert fu fissata al termine del secondo: tutti questi primi quattordici anni ebbero il nome di impuberlk (I). Avidi poi di comparazioni c di analogie, misero a paro l'et impubere ora col
furore e colla demenza (2), ed ora, c forse meglio, con limprudenza e con lignoranza (3), e fissarono per regola generale essere gPimpubcri, come i dementi e glignoranti di fatto, incapadi sette in sette anni: l'infanzia

ci di

dolo.

Intanto molti esempi d'ingegni prematuri (4), e pi assai


prematura malizia, si vedevano, come si veggono oggigiorno.
Non appena che per regola generale in dolo, in chiunque trovato
.di fatto, dovea sempre punirsi, ecco la necessit di pi duna
5,

di

eccezione alla regola che escludea glimpuberi dal dolo.


G. Ed in primo luogo del secondo settennio si fece una diviLa prima met si un allinfanzia, e fu dichiarala al coperto di ogni pena per linnocenza del consiglio (5): ragione
non sempre vera, ma che si adott per riportare tutto a massime generali. Allaltra met poi pi prossima allet pubere (G),
si unirono gli anni successivi (ino allet maggiore, se ne fece
un solo periodo, il quale si disse ben capace di dolo, ma non
sione.

(1) Sed pubertatem, si vere dieendum est, natura faeit, non ulta iuris prudentium
La pubert accompagna radolescenconstitutia. Donf.lms, de iure civili III, 14.
za e precede la giovent. Fino allora la natura non sembra aver travagliato che per

conservazione c pel fisico compimento della sua opera: non fornisce al fanciullo
che il necessario onde nudrirsi e crescere; egli vive, o piutlusto vegeta, una vita individualc, tuttavia debile, e si rinchiusa entro di lui medesimo, chegli inabile a coinimicarla. Ma bentosto principii della vita si moltiplicano: egli non ha solamente
quello che gli fa duojvo per esistere, ina ancora ha di che dare lesistenza ad altri.
Questa soprabbondanza di vita, sorgente della forza e della salute, non potendo pi
contenersi al d dentro, cerca traboccare al di fuori: mille seghi Dannunziano... Ecco
let della pubert, la primavera della natura, e la stagione depiaceri . Buffon, de

la

rhomme

Capitalem fraudem admisisse nccipiemus, dolo malo et per nequidam. Vnde


flit ncque nnpuberem neqne furiosum capitalem fraudem videri admisisse.
2, D. XXI, 1, de aedilitio edicto. Aedo in impuberem, qui doli mali capax
non est non dabilur. L. 2, 19, XLVII, 8, de vi honorum rap. Furiosus et impubes.
qui doli capar non est. L. 3, 1, 1>. XLVII, IO, de iniuriis.
Adde I. 3, 1,1).
XLVII, 12, de sepul. viol. et I. 2*2, pr. D. XLVII I, 10, ad leq. corn. de falsis.
(3) Fere in omnibus poenalibus iudiciis et aetati et imprudentiae succurritur. L.
Quia aetas eorum quid videat, ignorai. L. 1, C. IX, 24, de
108, 1). de regulis iuris
falsa moneta.
Ma tra fanciulli celebri per opere din(4) Naud, hisloirc des enfans clbres.
gegno prematuro non sono da tacere nomi illustri denostri Gio. Lorenzo Bbrmm,
Ferdinando Galiani, Gaetano Filangieri ed altri.
(5) Jnnocentia constili tuetur . L. 12, D. XLVII1 8 ad leq. corn. de sicari is,
Alter
ab
undecimo
iam
cum me
coeperat annus, il verso di Virgilio (ecl. Vili,
(6)
39), sopra del quale disse Sf.rvio che nel line delFunderimo anno si comincia ad essere
vicino alla pubert. Da ci G. Gotofrkuo, alla 1. Ili, de rrg. iuris, dimostra che tutte
(2)

Pomponius

L. 23,

le volte che la legge dice proximus pubertati, sintende dalliindeciino gi inoltrato,


sino allultimo di del deeiinoquarto. La d. I. ili dice cos Pupillum qui proxdnus
pubertati sii, capacem esse furandi et inittriae faciendac .
Adde I. 4, 20,1). XLVII,
2, de furtis.
:

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560

somma del dolo pieno. Gli si concesso dunque una scusa


ad arbitrio del magistrato, il quale moderasse allora la sua giurisdizione, facendo al reo qualche grazia, e mitigando la pena (1).
7. Ma non piacque a' pi rigidi criminalisli s fatta sentenza.
Tosto che la legge stanzia il principio che il dolo quello che
sempre, ed in chiunque devesser punito, l'unica sentenza vera
per essi era quella di Papiniano: quid commune habel delictum cum
venia aelatis (2)? E tosto rammentarono il giudizio dellAreopago, che nel vedere un fanciullo far sua delizia del trarre gli occhi alle coturnici, grid indizio esser questo di pessima mente,
c lo condann alla morte (3), e laltro per cui a furia di popolo
vennero lapidati fanciulli, che tratta con una corda al collo per
le pubbliche vie una statua di Diana, bestemmiavano di averla
condannata allo strangolamento (4); e laltro dellinvolamenlo
della foglia doro dalla corona della stessa dea (3): n obbliarono la storia dei quarantadue fanciulli giudicali s rei da Eliseo,
che li maledisse, e f divorar vivi dagli orsi (6). I quali criminalisti ben videro, che stabilito come principio, non doversi
punire che il dolo, la minore et non era che una eccezione nascente dalla presunzione, che in s tenera et suol dominare lignoranza, non la malizia. Tosto clic dunque la presunzione era
della

vinta dallevidenza del fatto,

dovea corrersi

alla regola, lascian-

do leccezione.
8.

Certamente cos

gli antichi

consulti sentirono ci che

il

che

Rossi e

moderni
il

essere impossibile determinare a priori

fisiologi e giureCarmignani dimostrano,

il

momento

in cui la ra-

gione prende nelluomo quel grado di sviluppamento, che legit(1) Lo stosso G. GoTooRP.no dimostra (alla I. 108 de reg. iurta), che tulle le volte
che la legge romana dite in generale nettili euccurritur, comp nella d. I. 108, ovvero
in eiui rei con idernlione, nclnlii quoque rtilin htibelur, come nella I. 10, g 3, I).
XLVIII, 19 de poenis, intenda sempre della met del secondo settennio unita al terr,
nel qual periodo di dieci anni e merco fino a21 anno il giudice dee moderare iurisdi-

linnem, rem tinti* derretis temperare, pnenaetjtie ciurmi tacere, tei minuere. Dalle
quali espressioni si rileva reme il fatto si confondeva col diritto, e come la scusa era
una sprcie di dritto di graria attribuito ai magistrati, come abbiam rilevalo alla pag. 81,
7. Senra questa concessione di un diritto si sacro del Principato fatta amagistrati,
non puh spiegarsi larbitramento degli indizii.
(2 L. 20, D. IV. 4, de minoribut.
(3)
(4)

Qeint. Inltit, orat. V. 9.


Patsania, Detrrizione della Oreria, libro

8.

(5) Per conoscere se questo fanciullo avesse agito


dici la foglia doro, e gliela presentarono in metro ad

con discernimento, presero

giu-

alcuni balocchi dinfanzia c luciEgli senza esitare mise subito mano alla foglia c fu deciso che avea discerV. il
nimento, e condannato come sacrilego. Emano Istorie Varie, lib. 5, c.ap. 16.
ragionamento del eh. Carmignani intorno all'assurdit di questo giudizio. Teoria delle
di glohetli.

leggi della sicurezza toriate, lih. 2. cap. 9, $ t.


Farinaccio aggiunge, che
(6) Regum, IV, 2. V.

21

un fanciullo

stemmiatore abituale, fu preso dadiavoli dalle braccia degcnitori,

Prax. crimin. p.

di
c

cinque anni, beportato gi via.

3, q. 92, n. 48.

42

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570

lima l'imputazione penale; non potersi, anche collosservazione


pi minuta sugl'individui, assegnare un termine tisso appli-

la

fanciulli; non esservi alcabile a tutti


casi, e comune a tutti
cun segno uniforme esteriore e certo da cui si possa argomentare che il tale o tal altro, alla tal epoca precisa di sua vita abbia dovuto possedere le qualit da cui risulta l'imputabilit morale degli agenti; non potersi per conseguente fissar lepoca della
penalit con una regola generale, ma secondo
casi individuali
e particolari; e ci dovere di necessit esser sempre il risultalo
i

dellimpressione prodotta nella coscienza degiudici da fatti e


dalle circostanze in un avvenimento speciale (1). N il Cabanis fu
il primo, il quale scoprisse non potersi linfanzia, la pubert, l'adolescenza separare con distinzioni troppo precise e assolute: il
line dunepoca non che il coininciamenlo dellaltra: esse non
sono distinte dalla natura, che per gradi brevissimi; la seconda
il compimento della prima; la terza della seconda; e cosi successivamente; n sempre lo sviluppamelo morale seguace del
fisico (2). Qual maraviglia dunque, che la scuola rigida della
quale abbiamo parlato ( 7), avesse rimessa la imputazione deglimpubcri al giudizio di fatto, onde discernervi se alcun d'essi
avesse effettivamente delinquilo con dolo? Se vi era male, questo non era nel foro, ma nella legge che avea dato per regola il
nudo principio dellignoranza e del dolo.
U. 1 romani giureconsulti lo presentirono e corsero ad unaltra distinzione che serv pi a confondere che a rischiarare le
quali eran tali per dritto di namenti. Essi distinsero
reati,
tura e delle genti, da quelli che sol infrangevano il prescritto
positivo delle leggi civili
chi commetteva volontariamente
primi, contravveniva a quella legge che non scritta da altri,
ma nata in noi e con noi; la quale non mestieri imparare, n
ricever, n leggere, ma dalla natura stessa ognuno la trasse, ognuno in se la raccolse, ed ognuno, anche suo malgrado, la teune; legge alla quale noi non siamo inslruiti, ma fatti, non legali, ma medesimati, viventi per lei, e di lei imbevuti o umiliti (3). Contraffare a tal legge effetto di mala mente (i) e di malvagit interna dellanimo (5). Non cos, si deliclum, non ex anituo, sed exira venil (C). E fra i primi reali indicarono l adultei

(1) P. Rossi, Traiti de droit penai, li v. 2, eh. 15 Carmignani, Teoria delle leggi
della sicurezza sociale , lil>. 2, cap. 9. ^ l.
(2) Cabanis, Ih V influente du phisiyue sur le moral. mcm. IV.
(3) f.ic. pr Mi Ione, cap. 4.
(4) Mola incus, malus animus. Ter. Andria, I. 137.
(5)

Malorum mores

Uctuin.
(0) D.

I, 1.

C.

II.

infirmitas animi non excusat. L.

1,

C.

II,

33, si adversus de-

33, fi adversus deliclum .

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571

disubbidienza allordine del magistrato, eie ; e


per questi non credettero convenevole sovvenire allet (I). Fra
secondi collocarono le nozze incestuose per legge civile, la caper quali
lunnia nelle accuse di falso, alcuni danni, c simili
reali soccorsero all'et con la mitigazione della pena (2).
10. Avrebbe potuto contrapporsi, che anche
reati i quali offendono la legge di natura, non hanno sanzione n grado dimputazione, che dalla legge civile, e che di quelli i quali non offendono che le leggi civili, pubblica la sanzione, c nota anche
agiovanetli per gli esempi e per la educazione. Era dunque meglio rimetter tutto al giudizio di fatto, che entrare in questaltra
distinzione. Le nostre patrie leggi, che fissarono let maggiore
a'diciotto anni, esclusero glinfanti da ogni colpa, qualunque
fosse il loro reato, e non sovvennero aminori, se non quando
essi non avessero delinquilo di proposito, ed il giudice della
commiserazione dellet fosse rimasto commosso (3).
11. Tutto ci dimostra le leggi antiche e la loro inlerpetrazione incerta sempre fra due: da un lato la teoria del dolo, che
talvolta si conosce pieno in alcune azioni dei minori; dallaltro
la impossibilit di fissare un giorno certo c comune alla capacit del dolo in tutti
minori. Cosi distinsero c suddistinsero;
ma per quanto distinguessero e suddistinguessero, tutta la legislazione sopra questa materia si ridusse a rimetterne il giudizio all arbitrio del magistrato. Venia el excusalio indicavan lo
stesso; e la mitigazione della pena derivava pi da quella facolt
alla quale ora noi restringiamo il nome di grazia, che da un fatto
che veramente scusi il reato ( 6 in fin.) .
Dopo le quali considerazioni il Nicolini si crede autorizzalo
rio,

il

furto,

la

conchiudere
15. Chiaro da
:

lutto ci si scorge, che let non cangia la naIl furto qualificato, lo stupro violento, lomicidio
volontario non cessano mai di essere misfatti per la circostanza
dellet inferiore ad anni diciotlo. La dichiarazione di reit porta seco la pena criminale. Si minora questa per ragione dellet,
non perch il fatto diventi per let diverso ed suoi caratteri
sien altri, ma perch ragioni di pubblica morale esigono che un
giovanetto non sia confuso cograndi misfattori, e perch quella

tura del reato.

L. 199 de rey. iuris


Per ladulterio la
(1) L. 9 et 37, I). IV, 4, de minoribus .
ragione fu singolare: quoniam tale crimen post pub rluiem ncipit. L. 3fi, D. XLVUI,
ad /. in/, de aduli.
L. 5, $ 9, I). XXIV, 9. de his quae ut in(2) l). 1. 9. 2. D. IV, 4, de minoribus.
L. 38, 1,1). XLVIII, 5, ad ley. iul. de aduli . L. 4, C. V. 3. de incestis .
(3) Consti t. Il, 42, minorum tura. Era ci che avea detto Trifosino : interdam
miseratiu aetatis ad wediorrem pneunm iudicem prudux:rit. L. 37, D. IV, 4, de minoribus.
5,

diynis

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et d speranza di un pi facile ravvedimento. 11 solo fine della


pena , che minacciala sia di freno, giudicata sia di esempio,

espiata sia di stimolo al ravvedimento ed alla emendazione di


chi l'ha sofferta e degli altri. Minacciata una pena pi lieve, pu
frenare animi pi pudibondi e nuovi areali; pronunziata contro un giovanetto, propria allesempio quanto una pena pi

grave agli adulti : percossene membra non ancora indurate adisagi e dassai pi sensitive e pi tenere, scuoteranno abbastanza menti non ancora abituate ad azioni prave, n pertinaci e ri-

Non dunque lindole e la natura intrinseca


circostanze estrinseche han consigliata per let

bellanti alla legge.

del fatto,

ma

minore di anni 18 la minorazione della pena. La quistione


sempre di fatto e non di drillo. Ila agito un minore volontariamente uccidendo? Egli colpevole, come ogni altro, di omici-

stato provocato da un misfatto alla persona?


La pena che deve applicarglisi quella degli omipuramente volontarii o scusabili ed il testo che prescrive
questa pena, dee trascriversi nella decisione. Fissala cos la natura del reato, allora si discende allaltra quistione, la quale
intesa alla minorazione della pena, non al cangiamento dellindio volontario.

scusabile.

cidii

dole del reato.


16. Cos pure i riguardi al pudore ed alla debolezza del sesso (1), ed i riguardi di rispetto e di piet alla et canuta (2) han
consigliato per le donne, e per
vecchi oltre asettantanni una
mitigazione di pena. Lo stesso si fatto per la reverenza del
grado in favore desacerdoti (3).
17. In tutti i quali casi la dichiarazione ultima di reit presenta un fatto indipendente dalla circostanza dellet. Se dunque
una tal dichiarazione contiene un misfatto, la minorazione o mitigazione della pena no l cangia in delitto o contravvenzione.
Lart. 2 delle 11. p. dice; il reato soggetto a pena criminale, chiamasi misfatto. Il primo reato del ricorrente era soggetto di sua
natura a pene criminali, e la pena criminale gli si applicata effettivamente ; perch la circostanza che la f discendere a pena
minore, non uscia dalla natura del fatto, s che ne avesse tramutata la diflfmizione c il carattere. Cos avviene nel caso di minoi

(1) L. 6, C. Il, Sfi,

de receptis arbitri*

L.

1-4,

C. Vili, 38 de conirak. et

commi !

tenda ttipulatione.
(2) L. 5, D. L. 6,

de iure immunitatis.

(3) Rescrilto cle'22 luglio 1815.


se non fosse che

E
ancor lo mi vieta
La reverenza delle somme chiavi
Che tu tenesti nella vita lieta
lo userei parole ancor pi gran
,

Che

la vostra ctc.

Dante,

Iuf.

XIX, iOO.

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573

razione di pena per la grazia del Principe

ordinario procedimento in giudizio


zione

(1),

o per qualche stra-

sommario o

di classifica-

(2).

N deve

omettersi che tulli gli accessorii delle pene criminali rimangono intatti, e senza diminuzione alcuna anche per
i minori. Tal che se guardiamo bene olle parole ed al senso degli articoli Ci, 65 e 6G che li contemplano, noi troveremo la
pena diversa o minore esser piuttosto una permutazione di benignit, che pena legale c propria del reato. Gli articoli Ci e G5
dicono, nel caso di misfatto, e pi appresso, neMisFATTi, alla morie,
all'ergastolo, al quarto e terzo grado di ferri verr sostituita la reclusione in una casa di correzione. 11 reato dunque rimane sempre misfatto, se tale dichiaralo: se non che una pena vien sostituita ad unaltra. Cos le seguenti parole, se incorso in altre
pene criminali, mostrano chiaro che il minore sempre considerato come incorso in misfatto, e che non siamo nel caso in cui
la pena ch dovuta al genere del reato, neicangia l'indole e il
carattere, ma nel caso in cui la pena che porta seco il reato, per
considerazioni che non escono dal fatto, commutata in unaltra.
19. Or il ricorrente nel primo giudizio al quale fu tratto ed
accusato, venne dichiarato colpevole di stupro violento; ma perch di et minore di anni 18, ottenne la surrogazione di venticinque mesi di prigionia alla pena criminale che gli era dovuta. Fu dunque condannato per misfatto. Espiata la pena, e diventato maggiore, poenam veleris admissi consuetudini potius, quam
emendationi depulavil, ed ha commesso un secondo misfatto. Eccolo dunque nel caso appunto dellal t. 79 delle II. pp., il quale
non esige che il condannalo abbia sofferta una pena criminale,
ma dice soltanto; il condannato per misfatto che commetta un altro misfatto, soggiacer ad una pena maggiore di un grado della
pena scritta. Egli era stato gi condannato per un primo misfatto,
e la pena maggiore pel secondo misfatto gli dovuta .
Non mai, come su questo punto, la giurisprudenza
G47.
si palesata pi costante. Non mai, come per sostenere questo
assurdo, i paralogismi si sono mostrati in maggior copia. Niun
pensamento ha, comequesto, vulnerato pi profondamente la senlenza: non sunt torquendae leges, ut jur a liominum torqueantur
E lo dimostro.
I. Si dice in primo luogo:
Il furto qualificato, lo stupro violento, 1' omicidio volontario non
cessano mai di essere misfatti per la circostanza dellet ecc. Quan18.

'

di) Ari. 90 II. pcn.


(2) Arresto del 7 luglio IR34, Luigi Stumpo, Camera* comm., ISicoi.tM m. p.
Sappi, alta coll, delle II. n. 68, c. 2 e 13, e n. 7f ed 81. c. i.

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10 sia antilogico lattribuire all'e/ il nome di circostanza, rendesi palescente da ci clic ho dello nella degnila 226 e seguenti
297 c seguenti, Voi. 1).

II. Si

dice in secondo luogo:

La dichiarazione di reit porla seco la pena criminale.


una vera abberrazione-il sostenere che la dichiarazione di reit
porta seco la pena criminale,

quando

in effetto

non applicasi che

una pena correzionale.


IN. Dicesi in terzo luogo:
Si minora questa ( pena criminale) per ragione dell' et, non perch
11 fatto diventi per /'et diverso, ed i suoi caratteri sieno altri, ma
perch ragioni di pubblica morale esigono che un giovanetto non sia
confuso co grandi mis fattori, ecc. ecc.
Non dunque lindole e la
natura intrinseca del fatto, ma circostanze estrinseche han consigliato la minorazione della pena.
Qui tornasi ad attribuire all et P abusiva denominazione di
circostanza.
Ved.ile citate degnila 226 e seguenti.
E la cecit va tanloltre da sostenere che la minorazione della
pena per ragione di et non dipende dalla intrinseca natura del

ma da circostanze estrinseche.
Quando per si rifletta:

fatto,

Che

due elementi

essenziali di ogni fatto da potersi elevare a

danno sociale inerente ad esso


82 e seguenti, 130 e seguenti, Voi. I. );
Che la gravezza di un fatto da elevarsi a reato, e quindi la
politica imputabilit del medesimo, nella ragione composta

reato, sono: libert nello agente, e


fatto (Degnil

della ragione diretta della libert nello agente

della ragione di

danno sociale inerente ad esso fatto


c della ragione
diretta delle circostanze aggravanti, e della ragione inversa delle circostanze attenuanti ( Degnil 88, 136, Voi. I.);
retta del

Che

sistema penale si rannoda alla teoria della li( 198 e seguenti, Voi. I.);
alla et, la politica imputabilit manca del
lutto, quando la intelligenza non mostrasi punto;
e quando la
intelligenza si annunzia, ma non piena e matura, la morale inipotabilit nella imputabilit politica nella ragione inversa dei
gradi dintelligenza non peranco sviluppati: 143 e 144 degnil
la et nel

bert nello agente

Che, in riguardo

199 e 200, Voi. I.);


(
Chiunque ha fior di senno terr per fermo, che la minorazione della pena per ragione di et, ben lontano dal dipendere da
circostanze estrinseche, dipende dalla intrinseca natura del fatto,
perch dipende dalla mancanza parziale della intelligenza, la quale implica la parziale mancanza della libert nello agente; libert,
che costituisce uno dedue elementi essenziali perch un fatto pos-

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575

come uno de'dati misuragravezza del medesimo.


IV.
In quarto luogo si pretende attignere un argomento analogico da ci che la legge stabilisce in favore del sesso femminile,
sa essere elevato a reato, e che serve
tori della

decanuti, e de sacerdoti.

Ma, quanto

ai sacerdoti,

il

rescritto citato da Nicolini

non pre-

scrive di sostituire, come fa rispetto ai trasgressori di non matura et, una pena correzionale alla pena criminale; ma usa solo
taluni riguardi nel modo di assoggettarli alla pena, e di farla
loro espiare.

non tassa per essi una pena


in qualche caso prescrive solo
pena piuttosto in un luogo anzich
in un altro, come risulta dall articolo 68 leggi penali. E fa lo
stesso, quanto alle donne condannate all ergastolo od ai ferri,

Quanto

ai canuti,

il

legislatore

diversa dalla pena ordinaria

ma

di far loro espiare la inflitta

giusta la seconda parte dell' art. 7, c giusta larticolo 10 delle leggi


penali, del tenore seguente:
a

Articolo 7, parte 2.
Le donne espieranno lergastolo nella
casa di reclusione colle restrizioni che sindicheranno da regolamenti.

Articolo 10.

Le donne condannale

ai ferri

saranno impiegate

lavori nellinterno di una casa di reclusione .


Dal che si pu vedere la puerilit e peggio delladdollo argomento analogico.
V.
Si dice in quinto luogo:
LArticolo 2 delle leggi penati dice: il reato soggetto a pena criminale chiamasi misfatto. Il primo reato del ricorrente era soggetto
di sua natura a pena criminale e la pena criminale gli si applicata effettivamente; perch la circostanza che la
f' discendere a pena
minore non uscio dalla natura del fatto, si che ne avesse tramutala
ai

la diffnizione e

carattere.

Linvocato articolo 2 delle leggi penali precisamente quello


che decide la questione in senso contrario. Se vero che chia-

masi misfatto

reato soggetto a pena criminale, non pu chiail


marsi misfatto, ma delitto quel reato che per espressa disposizione
vien punito di pena correzionale per ragione dellet.
Non poi vero che il primo reato del ricorrente, di cui parla

di legge

pena criminale, mentre la


natura del reato serba necessariamente un intima correlazione
colla quantit della libert nello agente
Vedi il n III di questo
(

Nicolini, era soggetto di sua natura a

paragrafo); e quindi un reato che, commesso da un uomo di et


matura,' di sua natura un misfatto, ossia soggetto a pena crimi-

quando commesso da un uomo di et non matura, di sua


natura un delitto, ossia soggetto a pena correzionale.

nale,

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576

poi un trailo di pirronismo raffermare che la pena criminale

gli stala applicata effettivamente,

quando certo che una pena

correzionale gli veniva minacciata dalla legge, e che una pena


correzionale veni vagli effettivamente applicala.

N mi
la fe'

arresto a confutare le parole: perch la circostanza che


discendere a pena minore non uscia dalla natura del fatto, s

che ne avesse tramutata la diluizione e 'l carattere. E non mi arresto a confutarle, sul riflesso che son esse una ripetizione di

quelle riportate e combattute nel n IH di questo paragrafo.


VI. Si dice in sesto luogo:
Cos avviene nel caso di minorazione di pena per la grazia del
'

principe.

Quando Nicolini metteva fuori un somigliante argomento doveva senza fallo trovarsi predominato da una di quelle preoccupazioni che non offuscano solo, ma acciccano lintelletto.
Sa ognuno che la grazia del principe, la quale commuti in pena correzionale una pena criminale, non toglie a quest ultima il
carattere proprio di criminale, circa gli effetti della recidiva Degnila 278, 359, Voi. I.). Ma che v ha mai di comune tra una
pena che per grazia si tramuta da criminale in correzionale, ed
una pena correzionale applicata in forza di una espressa sanzione
legale, ossia applicala come pena legale?
(

VII. Si dice in settimo luogo:


Gli articoli Gi e 63 dicono: nel caso di misfatto
e piu appresMORTE, ALL'ERGASTOLO, AL QUARTO ED AL TERZO GRADO DEfF.RRI VERR SOSTITUITA LA RECLCSIONE IN UNA CASA DI CORREZIONE.

so: NE MISFATTI, ALLA

adunque rimane sempre misfatto, se tale c dichiaralo se


non che una pena viene sostituita ad un'altra. Cos le seguenti pa-

Jl reato

role, SE INCORSO IN

ALTRE PENE CRIMINALI, mostrano

clliai'0

che

il

MI-

NORE sempre consideralo come incorso in misfatto.


E poi, riproducendosi per la terza volta il favorito argomento
si continua
E che non siamo nel caso in cui la pena ch' dovuta al genere del
reato tic cangia l indole e / carattere, ma nel caso in cui la pena
che porla seco il reato, per considerazioni che non escono dal (atto
commutata in un'altra.
Ho fin qui dimostrato elicgli argomenti del Nicolini si trovano in urto con lulti princi pi elementari della ragione penale.
Ma che dir mai del nuovo argomento chegli trae dalla lettera degli articoli 6i e 65 delle leggi penali?
Dir che uno di quegli erpicamenti diretti non ad interpreta:

re,

di

ma

a calunniare la legge.

Ecco il testo degli articoli le cui parole s'invocano in sostegno


una opinione la pi strana ed assurda clic siasi mai concepita.

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577

Articolo 6i.

fanciulli

minori di anni nove sono esenti da

ogni pena.

Ne sono ugualmente esenti i minori di anni quattordici compiuti, quando si decida che abbiano agito senza discernimento.
Il giudice per nel caso di misfatto o delitto debbe o consegnarli
loro parenti collobbligo di bene educarli, o dee inviarli in un
luogo pubblico da stabilirsi dal governo, per esservi ritenuti ed
numero di anni che la sentenza determini, ma che
non potr oltrepassare il tempo in cui diventeranno maggiori.
Articolo 60.
Se ne 'misfatti siasi deciso che il giovinetto maggiore di anni nove e minore di quattordici compiuti abbia agito
con discernimento, allora alla morte, all ergastolo, al quarto ed al
terzo grado de ferri verr sostituita la reclusione. Questa pena sar
espiata nella casa di correzione.
Se incorso in altre pene criminali, soggiacer al primo o seai

educati per quel

condo grado di prigionia, ecc. ecc.

Articolo 66.
Quando il colpevole abbia compiuto lanno quattordicesimo, ma non sia giunto all et di diciotto anni
allora
morte, all'ergastolo, ed al quarto grado de' ferri vieti sostituito
,

alla
il

terzo

Tutte

grado

de' ferri nel presidio.

pene criminali saranno diminuite di uno a due

le altre

gradi, ecc. ecc. .

scorge ad evidenza che questa dicitura non mena, n pu


menare, alle conseguenze immaginate da Nicolini.
Il legislatore ben concepiva che per la natura stessa delle cose,
bisognava sottrarre ad ogni pena gli uomini di et incapaci affatto di discernere, e dichiarare meno imputabili gli uomini capaci
bens di discernimento, ma di et non matura, ossia di discerniSi

mento imperfetto.

Ma, rispetto a questi ultimi,

il

legislatore

non poteva formare

un codice penale a parte, cio distinto dal codice penale sanzionato per gli uomini di matura et.
Quindi si avvisava che, stabilito il codice penale per gli uomini
supposti di matura et, bisognasse ragguagliare, per via di disposizioni speciali, la pena degli uomini di et pi o meno immatura sulla pena tassata agli uomini di et matura, proporzionandola ai gradi di discernimento. E cos prendeva come punto di
partenza la pena ordinaria, cio quella tassata agli uomini di et
matura e presunti di pieno discernimento, e da essa discendeva
per una ragione tutta intrinseca al fatto commesso dagli uomini

immatura.
Quindi disponeva:

di et

Il

Articolo 64.

fanciulli ecc.

giudice per nel caso di misfatto o

delitto

debbe ecc.

43

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E questa

frase suona:

II

578

giudice per nel caso in cui

azione

commessa dal fanciullo esente da ogni pena (perch non imputabile),


costituisce nell'uomo soggetto alla pena ordinaria, ossia di et matura, fissata dalla legge ad anni diciotto compiuti (argomento dagli articoli 64 e seguenti delle leggi penali), un misfatto od un delitto, debbe ecc. .

Ogni

menerebbe

altra interpretazione

a questa

incoerenza

che, mentre le misure adottate riguardo ai minori di anni 1 4 sfornili di discernimento non sono pene, ma provvedimenti preventivi e
paterni,

un fanciullo che venisse ad

essi sottoposto,

sarebbe ripu-

divenuto di et matura, commettesse un misfatci perch, secondo Nicolini, il fatto rimane sempre misfatto,
se tale dichiarato.
Articolo 65.
Se ne' misfatti ecc. .
tato recidivo, ove,

to.

Se nei reati qualificati misfatti negli


ANNI D1CIOTTO COMPIUTI, CCC.

questa frase suona

UOMINI MAGGIORI

DI

Allora alla morte,

all'

ferri verr sostituita la

ergastolo, al quarto

pena

ed

al terzo

grado dei

delta reclusione. Questa sar espiala

nella casa di correzione .

questo frammento suona

Allora quel reato che nel

maggio-

re di anni diciolto compiuti sarebbe da punire colla morte, coll'ergastolo, col quarto e col terzo

grado

de ferri, verr punito colla

re-

clusione, la quale per sar espiala nella casa di correzione .

Ed

questo caso quel reato che nel maggiore di anni diciolto


compiuti costituisce un misfatto pi grave, nel maggiore di anni
nove ma minore di quattordici compiuti che abbia agito con discernimento, costituisce un misfatto meno grave, perch punito colla
reclusione, la quale resta sempre reclusione, bench espiata nella
casa di correzione.
Se incorso in altre pene criminali, soggiacer al primo o
in

secondo grado di prigionia, ecc. .


E questa frase suona: Se incorso in un reato che nel maggiore di anni diciotto compiuti sarebbe da punire con altre pene criminali (inferiori alla pena di morte, di ergastolo, del quarto e
del terzo grado di ferri), verr punito col primo o secondo grado
di prigionia ecc.

Ed in questo caso quel reato che nel maggiore di anni diciolto


compiuti costituisce un misfatto, nel maggiore di anni nove ma minore di quattordici compiuti che abbia agito con discernimento, costituisce

un

delitto.

Articolo 66.

Quando

il

colpevole abbia compiuto lanno

ma non sia giunto allet di diciolto anni, allora alla morte, all'ergastolo, ed al quarto grado de' ferri vieti sosti-

quattordicesimo,
tuito

il

terzo grado de ferri nel presidio .

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579

Quando il colpevole abbia comnon sia giunto allet di diciotto


anni, allora se incorso in un reato che nel maggiore di anni diciotto compiuti sarebbe da punire colla morte, collergastolo, e col
quarto grado de ferri, vieti punito col terzo grado de' ferri nel pre-

E questo frammento suona

piuto lanno quattordicesimo,

ma

sidio .

Ed

in questo caso quel reato che nel maggiore di anni diciotto


un misfatto pi grave, nel maggiore di anni
ma minore di anni diciolto compiuti, costituiun misfatto meno grave.
Tutte le altre pene criminali saranno diminuite di uno a due

compiuti costituisce
quattordici compiuti
sce

gradi, ecc. .

E questa

frase suona: Se incorso in un reato che nel maganni diciotto compiuti sarebbe da punire con altre pene cripena di morte, di ergastolo e del quarto
grado deferri ), verr punito con uno a due gradi di meno .
Ed in questo caso, se la pena cos ridotta correzionale, quel
reato che nel maggiore di anni diciotto compiuti costituisce un misfatto, nel maggiore di anni quattordici compiuti ma minore di anni
giore di

minali (inferiori alla

diciolto

Vili.

compiuti, costituisce un delitto.

Applicandosi

ventilati, si dice

Or

al

caso in questione gli erronei principii

da ultimo:
primo giudizio

al quale fu tratto ed accusavenne dichiarato colpevole di stupro violento; ma perch di et


minore di anni 18, ottenne la surrogazione di 25 mesi di prigionia
alla pena criminale che gli era dovuta. Fu dunque condannato per
misfatto. Espiala la pena, e diventato maggiore
... ha commesso
un secondo misfatto. Eccolo dunque nel caso appunto dellarticolo 79
delle leggi penali, il quale non esige che il condannato abbia sofferto
una pena criminale, ma dice soltanto: il condannato per misfatto
che commetta un altro misfatto, soggiacer ad una pena maggiore
di un grado della pena scritta. Egli era stato gi condannalo per un
primo misfatto, e la pena maggiore pel secondo misfatto gli dovuta
E quindi si domanda il rigellamento del ricorso.
Se io fossi stato pubblico ministero nella causa in esame,
in conformit deprincipii da me professati, avrei detto invece:
Ora il ricorrente nel primo giudizio, al quale fu tratto ed accusato, venne dichiaralo colpevole di stupro violento. Ma lo stupro violento che, commesso dal maggiore di anni diciolto compiuti, punito con pena criminale, e quindi costituisce un misfatto,
stato punito in persona del ricorrente con la pena di prigionia,
perch allepoca del reato egli era di et minore di anni 18. Ma
la prigionia nel novero delle pene correzionali (articolo 21 leg

il

ricorrente nel

to,

gi penali).

Ma

il

reato punito con pena correzionale costituisce

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580

2 dette leggi). Dunque il ricorrente che, se fosse


stato maggiore di anni 18 compiuti sarebbe stato punito con peperch minore di anni 18, stato
na criminale, ossia per misfatto
punito con la dovutagli pena correzionale, e quindi per delitto.
Espiata la pena, e diventalo maggiore, ha commesso un misfatto.
Egli dunque non nel caso dellarticolo 79, il quale dice: il
condannato per misfatto, che commette altro misfatto, soggiacer ad
una pena maggiore di un grado della pena scritta. Egli era stato
prima condannato per delitto, e la pena maggiore pel misfatto
commesso dopo non gli dovuta .
Ed avrei domandato che al richiamo del ricorrente si fosse

un

delitto (art.

fatto ragione.

Tolto cos di mezzo ogni argomento in contrario,


648.
parmi completamente provata la giustizia della massima contenuta nella 287 degnila, per quanto alla diminuzione di pena
per ragione di et.
Non mi resta che un voto: vedere che i tribunali degli Stali
italiani facciano trionfare questa massima. Ed il mio voto sar
appagalo, quando essi, dando meno aU'autoril, e pi alla ragione, si persuaderanno che in tulti casi il giudice deve pensare
colla lesta propria, ed usare del proprio senno.
Giova denotare su questo punto che al legislatore delle Due
Sicilie parve dura la giurisprudenza introdotta, ed attese a migliorare la sorte d e'minori. Ma per quale via avrebbe dovuto pervenire al suo disegno? Col richiamare lattenzione degiudiei
sulla vera intelligenza degli articoli 79 e seguenti, emanando
tutto al pi una legge interpretativa. Ma il legislatore, abbarbaglialo daparalogismi de'pratici, e credendo la giurisprudenza
fondata sulla lettera degli articoli, si determin a modificarci
medesimi con rescritto del 10 agosto 1850. In tal guisa venne a
conseguenza vera per via di false premesse.
Ecco intanto il tenore del rescritto.
Ai signori Procuratori generali del Re presso le gran Corti criminali.

provveggono alla repressione della recidiva in


79 ed 82 cos concepiti
condannalo per misfatto che commette altro misfatto, soggiacer ad una pena maggiore di un grado della pena
scritta. Questo aumento per non potr portare che alla pena
dellergastolo, esclusa la pena di morte.
Articolo 82. Il condannato per misfatto, se commette delitto, sar per questo punito col maximum della pena stabilita, la quale
potr essere ancora duplicata: il reo vi sar sottoposto dopo il
termine della prima condanna, se questa non ancora espiata.

Le

leggi penali

reato con

gli articoli

Articolo 79.

il

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581

Le leggi medesime che danno con larticolo 2 il nome di mireato soggetto a pena criminale, ritengono in diversi altri la denominazione stessa di misfatto nei reali, la cui punizione per motivi attenuanti, o scusanti, o per et, discende a pene

sfatto al

correzionali (1).

Nel divario tra reali portanti alcuni a punizione criminale, ed


a punizione correzionale, trovavasi di non convenire indistintamente, nei casi svariati di recidiva, per tutti eguale severit di repressione. In questa idea proponevasi pei menzionati articoli 79 ed 82 la dovuta riforma, ecc.
Laonde ho richiamato suHoggetto lattenzione di S. M. (D. G).
nel consiglio ordinario di Stato del 3 andante, e la M. S., veduto
il
parere del consiglio di Stato, ha ordinato disporsi che larticolo 79 delle leggi penali sia riformato come segue:
Il condannato per misfatto a pena criminale (2), il quale commette altro misfatto, che sar ugualmente punito con pena criminaaltri

soggiacer ad una pena maggiore di un grado della pena dosecondo misfatto.


Questo aumento per non potr portare che fino alla pena dellergastolo, esclusa la pena di morte.
Inoltre S. M. ha ordinato che larticolo 82 sia riformato cos*
11 condannato per misfatto a pena criminale, se commette delitto, sar per questo punito col maximum della pena stabilita, la
quale potr essere ancora duplicata il reo vi sar sottoposto
dopo il termine della prima condanna, se questa non ncora

le,

vuta pel

espi afa .

Nel Reai nome lo partecipo alle SS. LL. per ladempimento.


Il Ministro segretario di stalo di grazia e giustizia .
La 287 degnila vuoisi accettare con tutte le conse 619.
guenze.
E per, se indubitato che un minore il quale, in grazia della et, condannato a pena correzionale per un reato punito di
pena criminale, considerato autore di un delitto; giocoforza
accettare che, ove lo stesso minore fosse nel medesimo giudizio
convinto di altro reato punibile anche di pena correzionale, deve
qualificarsi reiteratore di due delitti, e subire le conseguenze di

fatta qualificazione.
Sotto limpero del Codice penale Sardo del 1839, il quale sanzionava il principio che la pena criminale assorbiva le pene correzionali (salva una eccezione)
ma che una pena correzionale
non assorbiva le altre pene correzionali (Art. Ilo e 118), venne
s

sollevala la seguente questione

(1)

E con

ci si riproduce e santifica lerrore Ac pratici.

(2)

Come

se

il

condannato a pena corresionale potesse dirsi condannalo per misfatto!

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582

Quando un minore dichiaralo colpevole di un


pena criminale, ma in grazia della et punibile

reato punito con


in lui

con pena

correzionale, ed inoltre dichiarato colpevole di altri reali punibili


con pene correzionali, la pena correzionale dovutagli pel reato che
nel maggiore punito con pena criminale , assorbisce, o no, le pene
degli altri reali punibili con pene correzionali?
10 rilenni la nagativa ( Dii Voi. II della 7.* edizione stampala a Torino).
Tra i Magistrati di appello alcuni tennero pel si (1), alcuni pel
no (2); ma le loro sentenze non sono accompagnale da sodo ra-

gionamento.
11 Magistrato di cassazione seguita lopinione affermativa. Le
ragioni che lo fanno cos decidere sono ampiamente svolte nelle
sentenze del 1 1 giugno 1851, e dellH febbraio 1852.

Sentenza del li giugno 18ol

Nella causa di Andrea Ferralo.


Sul ricorso dell'Avvocato fiscale
generale presso il Magistrato d'appello di Torino.
Il Magistrato di cassazione
,
Sullunico mezzo di cassazione proposto dal sig. A. F. G. ricorrente contro la surriferita sentenza, e che si trae dacch il
Ferrato, essendo stato condannato a due anni di carcere, pena
questa correzionale, non potesse il Magistrato d'appello dichiarare in essa assorbite le altro pene correzionali in cui lo stesso
Ferrato avrebbe potuto incorrere per gli altri delitti, dei quali
veniva pure imputato, senza violare il disposto dallarticolo 20
del Codice di procedura criminale.
Considerato in diritto, che per determinare se siavi luogo allassorbimento od al cumolo delle pene nei casi dal Codice penale preveduti debbesi prendere per norma la pena che la legge assegna al reato, e non gi quella che per ragione det dellimputato, o per altre circostanze estrinseche al reato stesso,
viene al colpevole inflitta
Che questo principio emerge dal complesso delle disposizioni
del Codice predetto, relative ai rei di pi reati, c segnatamente
da quella di cui nellarticolo I lo, ove detto, che quando occorrono reali punibili di pena criminale, correzionale o di polizia, la
pena correzionale e di polizia sar assorbita dalla pena criminale ;
quando per la pena correzionale importasse Ire o pi anni di car,

(1) Cosi il Mugiitrato dappello di Calale nell causa di Giovanni Comelli, 7 dicembre 1848. e nella causa di Maria Ferrari, 17 febbraio 1840.
(2) Cosi il .Wagiitrato d'appello di Savoia nella causa di Giovanni Charpin, 23 febbraio 1831.

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583

pena dei lavori

forzali, della reclusione o


avuto riguardo alla qualit delle
pene criminali da infliggersi, con che per laumento non mai ecceda nella durala la met della pena correzionale incorsa.
Dalla quale disposizione chiaro scorgcsi che se la dichiarazione di reit riguarda un fallo che la legge punisce con pena
criminale, questa pena assorbe le altre pene correzionali in cui
laccusato pu essere incorso per altri delitti, comunque la pena
criminale sia stata commutata in quella del carcere, in contemplazione delle/ minore dello stesso accusato;
Che questa si pure la vera intelligenza che debbe darsi allarticolo 20 del Codice di procedura criminale iuvocato dal ricorrente, giacche questo articolo non derog punto alle precitate
disposizioni del Codice penale, che anzi vi si riferisce allorquando nel prevedere il caso dassorbimento delle pene corporali in
cui il condannato potr essere incorso per delitti o contravvenzioni, accenna alle pene criminali dallo stesso Codice stabilite
per reati che ne fanno loggetto.
Che, ammettendosi un contrario sistema, cio il cumulo delle
pene, ne avverrebbe linammessibile conseguenza, dal ricorrente pure riconosciuta, che il minore, il quale per beneficio dell'et dovrebbe essere punito con minore severit, sarebbe esposto ad una condizione peggiore, imperocch oltre le pene che dovrebbe egli subire pel crimine di cui fu dichiarato convinto, soggiacerebbe altres alle pene correzionali in cui sarebbe incorso
per altri delitti, che riunite potrebbero eccedere il maximum statolo dalla legge pel genere di pena incorsa (articolo \\1 Cod.pen.)-,
Che lo stesso pure avverrebbe se laccusato o per la minore
di lui et, o pel di lui stato mentale, fosse condannato a dieci
cere, in questo caso la

della relegazione si accrescer,

o ventanni dergastolo o di carcere per crimini importanti

e^

pena di morte o dei lavori forzati a vita od a tempo (articolo 94


e 100), perch le pene dellergastolo o del carcere, surrogate a
dette pene criminali, sono annoverate fra le pene correzionali,
e cos non potrebbero assorbire le altre pene dello stesso genere, locch sarebbe in aperta opposizione colla lettera o lo spirilo della legge
Che non potrebbe poi trarsi un argomento contrario, come avvisa il ricorrente, dacch la pena dellinterdizione dai pubblici
uffizi pu essere simultaneamente applicata nel concorso di altre
pene correzionali, poich si questa una pena tutta speciale che
il legislatore ha creduto, pel fine cui diretta,
potersi pronunciare unitamente alle altre pene, come venne stabilito per disposizione speciale in ordine alla multa od ammenda (art. 116 Co;

dice penale)-,

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584

Che neppure hanno fondamento

le

supposte incoerenze della

cenno nel sovraccennato ricorso, come quelle che


poggiano su di un ragionamento nel quale si confondonoduecapi
tra loro affatto distinti, e che per la loro diversa natura debbono essere regolati da diversi principii. Vuoisi diffatti distinguelegge, di cui

re, come si gi sopra osservalo, il caso in cui si discende alla


pena correzionale per circostanze attenuanti che sono inerenti
incriminato, da quello in cui la minorazione della
pena nasce dallet o dalla situazione morale del delinquente : nel
primo caso il fatto, variando nelle sue essenziali circostanze, non
presenta pi un crimine, ma un delitto, e per necessaria conseguenza la pena criminale si cangia in correzionale, ed allora
non evvi pi dubbio che le pene possano essere^cumulale nel
secondo caso poi il reato non soffre alcuna alterazione nel suo
carattere, solo si diversifica la pena nella sua esecuzione, avuto
riguardo alle qualit personali dellaccusato tocche deducesi
parimente dal disposto dell'articolo 95, alinea 3 del Codice pe Se (il minore) incorso nella pena della
nale, cos concepito
reclusione, sar commutata in quella del carcere non minore di
La legge adunque considera sempre il minore coun anno .
me colpevole di un reato che importi la pena criminale della reclusione, cosicch qualunque sia la pena cui dobbe il minore efal fatto stesso

fettivamente soggiacere, ci nulla toglie alla natura intrinseca


del fatto criminoso, e la pena applicata rimano sempre, quanto
dellassorbimento, nella sua primitiva indole di pena
criminale;
Consideralo che nella fattispecie il Ferrato veniva imputato
di cinque distinti reati, cio di due furti, con la qualit aggravante della rottura in casa abitala, di due furti semplici, e di
giuochi proibiti
Che con sentenza del 10 dicembre 1850 venne posto in istato
di accusa per i due furti qualificati, e si sospeso il procedimento per gli altri delitti sin visto lesito del giudizio quanto ai
crimini
Che per questi il Ferrato fu condannato con sentenza del 18
scorso marzo alla pena di due anni di carcere, dichiarandosi ad
un tempo in essa assorbite le altre pene in cui avrebbe potuto il
medesimo incorrere per gli altri delitti, pei quali fu sospeso il
allaffetto

procedimento

Che ci posto, egli evidente che i fatti di cui il Ferrato fu


dichiarato convinto, costituiscono due crimini, che a termini
delParlicolo 659, num. I del Codice penale importano la pena
della reclusione;
Che questa pena, sebbene sia stata convertila in carcere per

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583

minore eia del colpevole, giusta il precitato disposto


95 di detto codice, ritenne per sempre la sua natura originaria e vera di pena criminale, e cos ha dovuto asvirt della

dallarticolo

sorbire

pene correzionali nelle quali

le

il

Ferrato avrebbe po-

tuto incorrere per gli altri reati ascrittigli.

Epper

Magistrato dappello cos pronunciando colla denunciata sentenza non ha punto violalo le precitate disposizioni di
legge, che anzi vi si esattamente conformato.
Per queste considerazioni
Rigetta il predetto ricorso del sig. Avvocalo Fiscale Generale.
il

Sentenza

dell 1

febbraio] 852.

Giovanni Giuseppe Retj ricorrente.


Magistrato di cassazione, ccc.
Sullunico mezzo di cassazione proposto contro il secondo capo della medesima sentenza, e fondato sulla violazione della legge, dacch lapplicazione fatta a Rey, in considerazione della sua
minorit, di una pena correzionale sostituita alla pena criminale
da lui incorsa pel furto qualiGcalo, di cui stato dichiaralo colpevole, non avendo alterato i caratteri del fatto, non ha potuto
impedire lassorbimento della pena del furto semplice:
Veduti gli articoli 658, 95, 3 alinea, 115, 117 del Codice pen
nale, 20 e 21
alinea, e 608 del Codice di procedura criminale;
Consideralo, in dritto, che il citato articolo 115 stabilisce il
principio dellassorbimento in questi termini: Quando il medesimo individuo sar incorso in pene criminali, correzionali e di
polizia, la pena criminale assorbir la pena correzionale e quel 11

la di

polizia

Che da questo principio risulta che, per farsi luogo allassorbimento della pena correzionale, basta essersi incorso nella pena
criminale
Che sincorre nella pena criminale quante volte laccusato si
reso colpevole di un fatto importante questa pena, bench questa non gli venga applicata, se la mancanza di applicazione non
dipenda che da circostanze estranee al fatto, come sarebbe quella dellet minore di anni diciollo, in considerazione della quale l'articolo 95, 3" alinea, del Codice penale commuta in carcere
la pena di reclusione incorsa per un crimine, senza alterare per
questa attenuazione di pena i caratteri dellazione commessa dal
minore
;

Che

pena di carcere applicata nel caso del citato alinea,


la sua base in una pena criminale, c tenendo luogo
medesima, non cessa mai, quantunque correzionale, di esla pena di un crimine; e che se larticolo 117 del Codice pela

riponendo
della

sere

586

naie esige il cumulo di due pene correzionali, quando esse sono


applicate per delitti, esso esclude perci stesso il cumulo di queste due pene, quando luna c quella di un crimine, laltra quella di un delitto;
Che il principio dellassorbimento generale c non esclude
chicchessia, e che negarne lapplicazione al minore sulla considerazione che la pena da lui incorsa viene attenuata per cagione della sua et, un privarlo indirettamente del beneticio del

citato alinea dellarticolo

95 del Codice penale, o almeno dimi-

nuire questo beneficio;


Che la seconda parte del larticolo 1 5 del Codice penale, c larticolo 20 del Codice di procedura criminale debbono intendersi
secondo questi pr nei pi i, e che una diversa interpretazione avrebbe per risultato di rendere impossibile lesecuzione delle disposizioni del Codice penale relative allassorbimento o al cumulo
1

delle pene

che Rey era prevenuto 1 di avere neldi giugno 1851 rubalo un montone del
Mgve, in un parco situato in aperta
campagna 2* di avere il primo del detto mese rubato nella stessa comune e in una rimessa, unaccetta del valore di lire dieci;
Che erasi sospeso ogni procedimento relativamente a questultimo fatto, oche in virt della sentenza impugnala il Magistrato
di Appello ha dichiarato Rey colpevole del primo;
Considerato, in

la notte del

primo

valore di sedici

fallo,

al

due

lire

in

Che il furto di un montone commesso in aperta campagna


preveduto e punito colla pena di reclusiouc dall'articolo C58 del
Codice |>enale
;

Che

il

furto di unaccetta del valore di dieci lire

commesso

di

giorno in una rimessa preveduto dallarticolo 671 dello stesso


Codice, e cade sotto lapplicazione del susseguente articolo 672,
che lo punisce colla pena di carcere senza determinazione di

tempo
Che Rey, essendo maggiore
;

di anni quattordici,

minore di di-

pena del furto sempliche correzionale, trovasi assorbita dalla pe.na del furto qualificato, che criminale;
Che, in conseguenza, il Magistrato dappello nel rinviare Rey
davanti il tribunale di prima cognizione per deliberare intorno
al furto dellaccetta, ha fatto unerronea applicazione dellarticolo 21, alinea, del Codice di procedura criminale, ed ha violato
gli articoli 20 dello stesso Codice e 115 del Codice penale;
Per queste considerazioni
Annulla la sentenza del Magistrato dappello di Chambry,
ciotto allepoca del fatto in questione, la
ce,

ece. ecc. ,

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587

Eliminando tutto ci clic non serba un rapporto di 650.


retto ed immediato colla controversia, gli argomenti che sospinsero il Magistrato di cassazione a tener dietro allopinione affermativa, e che si svolgono nelle due sentenze superiormente trasono riducibili a cinque:
'1 Let minore del trasgressore una circostanza
;
2 La circostanza delIV/ minore del tutto estrinseca al fatto;
3 La diminuzione di pena fondata sulla considerazione dellet minore, non altera la definizione c l carattere primitivo del

scritte,

fatto

E per, quando
venga commutata

4
sta

il

in

serva inalterabilmente

importi pena criminale, bench quepena correzionale per ragione di et, conla sua primitiva ed originaria natura,

fatto

quanto agli

effetti della reiterazione ;


5 Oltreacci ladozione del contrario parere partorirebbe

li-

nammessibile conseguenza di neutralizzare indirettamente in tutto od in parte il beneficio elargito al minore di essere trattalo
meno severamente.
Dequali cinque argomenti primi quattro sono stati
631.
ampiamente confutati nel 647, al quale rinviasi chi legge. Non
mi resta dunque ad esaminare che lultimo, di cui far palese la

fallacia.
Ammettendosi un contrario sistema, osserva il Magistrato
di cassazione nella sentenza del 1 4 giugno 4851
ammettendosi
un contrario sistema, cio il cumulo delle pene, ne avverrebbe
linammessibile conseguenza, che il minore, il quale per beneficio dellet dovrebbe essere punito con minore severit, sarebbe esposto ad una condizione peggiore, imperocch, oltre le pene che dovrebbe egli subire pel crimine di cui fu dichiarato convinto, soggiacerebbe altres alle pene correzionali in cui sarebbe incorso per altri delitti, che riunite potrebbero eccedere il
maximum stabilito dalla legge pel genere di pena incorsa ( art.
117 Cod. pen.) .
Osservazioni, che, per maggiore intelligenza e chiarezza, possonsi tradurre nei seguenti termini equipollenti
Quando il reato punibile di pena criminale, ma in grazia
della minore et del trasgressore si opera la conversione della
pena criminale in correzionale, se la pena applicata dovesse reputarsi correzionale, e quindi si potesse ammettere il cumulo ondo
proposito nellal t. H7 del Codice penale, talvolta si verificherebbe il caso che il cumtilo delle pene correzionali fatto a termini
dellarticolo 117 potrebbe dare in risultamento una pena pi severa della stessa pena criminale che si sarebbe applicala, quando non fosse concorso il fallo della minore et, E cos quel tra,

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sgrcssorc

clic,

senza

il

588

beneficio dellet minore, sarebbe punito

colla sola pena criminale assorbente, assistito poi da questo beneficio, andrebbe incontro ad una pena pi severa risultante dal

cumulo

delle

pene correzionali. E cos

il

beneficio dellet, in luogo

di migliorare, renderebbe peggioro la condizione del trasgressore ; locch conduce dritto allassurdo .

Piacetni di

menar buono

to, clic talvolta

cumulo

il

Magistrato di cassazione il concetfatto a termini del~

al

delle

pene correzionali

7 potrebbe dare in risullamcnto una pena pi severa


della stessa pena criminale che si sarebbe applicata, quando non fos-

l'articolo

se concorso il fatto della minore et.


E quindi non posso non ammettere, che in questo caso, ove si
venisse ad applicare larticolo 117, si farebbe luogo allassurdo,
che il beneficio dellet minore, lungi dal migliorare, aggraverebbe la condizione del trasgressore.
Ma se larticolo 117 non deve in questo caso applicarsi, a fine
di cansare il pericolo dellassurdo, il Magistrato regolatore, per
ischivare la taccia d'inconseguente, non potr rigettare la illazione, che in qualunque altro caso si potesse verificare il medesimo
pericolo, l'articolo 117 non dovrebbe applicarsi.
Ora ci che si verifica nel caso dellet minore, pu verificarsi
nel caso di concorso di una circostanza chiamata dalla legge
attenualrice del dolo, e nel caso di tentativo, di complicit secondaria, di reato accompagnato da una scusante, ecc. ecc.

E per addurre un esempio


Tizio rendosi autore di un reato punibile di pena criminale,
ed inoltre di reati punibili di pena correzionale, ma, avuto riguardo ad una cos detta circostanza attenualrice del dolo, pel reato
punibile di pena criminale egli punito di pena correzionale.
pu verificarsi che il cumulo delle pene correzionali fatto a termini
dellarticolo 117 dia in risullamcnto una pena pi severa della
stessa pena criminale che si sarebbe applicata, quando non fosse
E quindi, anche
concorsa la circostanza attenualrice del dolo.
in questo caso, ove si venisse ad applicare larticolo 117, si farebbe luogo allassun/o, che il concorso della circostanza allenuatrice del dolo, lungi dal migliorare, aggraverebbe la condizione
:

del trasgressore.

Dunque

larticolo

17 non dovrebbe appli-

carsi.

Che risponde

Magistrato censore?
Nella motivazione della citata sentenza del

sidera

il

i giugno 18o1 con-

Vuoisi distinguere il caso in cui si discende alla pena correzionale per circostanze attenuanti che sono inerenti al fallo stesso
incriminato, da quello in cui la minorazione della pena nasce

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589

morale del delinquente: nel primo


variando nelle sue essenziali circostanze, non precaso,
senta pi un crimine, ma un delitto, ed allora non ovvi pi dubbio che le pene possono essere cumulate : nel secondo caso poi non
soffre alcuna alterazione nel suo carattere, solo si diversifica la
pena nella sua esecuzione (1), avuto riguardo alle qualit persodallet, o dalla situazione
fatto,

il

nali dellaccusato .

Colle suindicate considerazioni


Riconosce implicitamente che nel caso di circostanza atte
non giova l'argomento ab absurdo;
2 Ritiene implicitamente che, ad onta dellassurdo, larticolo
117 debbessere applicato;
3 Afferma esplicitamente che se larticolo 1 17 debbessere applicato nel caso di concorso di circostanza attenualrice deidolo, e
non debbesscre applicato nel caso di et minore, ci dipende dal
perch nella prima ipotesi il fatto, variando nelle sue essenziali
circostanze
non presenta pi un crimine ma un delitto mentre
:

nualrice del dolo

nella

seconda ipotesi interviene una circostanza estrinseca che non

altera la definizione e

carattere primitivo del fatto, ecc.

E tutto questo equivale ad un ritorno ai primi quattro argomenti confutati nel $ G47 equivale ad una rinuncia all'argomento ab absurdo, al cui presidio nella stessa sentenza il Magistrato
;

ricorre.

Indipendentemente da ci, non costa molla pena il dimostrare


1 17 non fosse applicabile quante volte si potesil pericolo dellassurdo, larticolo 1 17 non dovrebbe applicarsi giammai.
Imperocch, prescindendo dalla ipotesi in cui la pena criminale si tramuta in correzionale per una delle cause poco sopra
mentovate, anche necasi ordinari pu verificarsi il pericolo delche se larticolo
se verificare

lassurdo.

Cos, Sempronio commette un reato punibile di pena correzioed inoltre altri reati che si attirano la medesima pena.
E pu darsi che il cumulo delle pene correzionali fatto a termini
dellarticolo 117 dia in risultamento una pena pi severa di
quella che spetterebbe al colpevole, laddove uno dereati, com-

nale,

invece di essere punibile di pena correzionale, fosse pupena crimincdc.


E quindi lapplicazione dellarticolo
\' assurdo, che il concorso di un reato punibile di pena correzionale con altri reati punibili colla stessa pena
farebbe applicare a Sempronio una pena pi severa di quella
messi,

nibile di

117 prolificherebbe

(t)

Nella sua esecuzione. Errore!

Il

commutare

nale non importa diversit nella esecuzione,

K* IV del

ma

lina pena da criminale In correziodiversit nell'applicazione. Vedi il

$647.

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500

che gli si potrebbe infliggere nel caso di concorso di un reato


punibile di pena criminale con altri reati punibili di pena corre zionule.

per

tal

guisa, chi volesse proclamare operativo laddotto ar-

gomento ab absurdo, non potrebbe applicare

lart. 117 nel caso


pena criminale in correzionale per una delle
cause mentovale di sopra; non potrebbe applicarlo ne' casi semplici ed ordinari; e quindi larticolo 117 non dovrebbe applicarsi giammai.
Ma dunque, non ostante lassurdo, al quale pu menare un articolo di legge, non potr mai il giudico tralasciarne lapplicazione?
Nel caso dellarticolo 117 noi pu. Ed in ci converranno le
menti pi ritrose, sol che si piacciano d'investigare la origine

di conversione di

dellassurdo.
I

redattori del Codice penale nello stabilimento delle

norme

le-

hanno trasgredito
questa trasgressione rapportasi il
vizio de due articoli 115 e 117 insieme combinali, dalle cui disposizioni mal digesto emerge l'assurdo, che talvolta il colpevole
di pi reali punibili tutti di pena correzionale soggiace ad una
pena che risulta pi severa di quella cui soggiacerebbe, se fosse
invece colpevole di un reato punibile di pena criminale ed inoltre di altri reati punibili di pena correzionale.
Un somigliante assurdo fa s che talvolta il giudice, nella mira di applicare una pena meno severa, s'induce a qualificare come punibile di pena criminale uno frareali punibili di pena correzionale, e quindi ad invocare il primo inciso dellarticolo 115
in luogo dell'articolo 117. Sinduce cio a riconoscere un reato
maggiore, per applicare una pena minore.
Ed il giudice non si avvale forse di questo disperato mezzo
quando schiva il cumulo delle pene in favore del minore? Ei dice:
rimangono assorbite tutte le pene correzionali semprech abbiasi
lapplicazione di una pena criminale per reato punibile di pena
criminale, ma convertita in correzionale in grazia delle/ minore,
perch in questo caso la pena conserva sempre il carattere originario di criminale. E ci non imporla forse che, per favorire
il minore, il giudice debba disconoscere le nozioni pi elementari di dritto, deGnire arbitrariamente, denominare criminale la
pena correzionale, e riconoscere un reato maggiore per farsi stragislative concernenti gli autori di pi reali

ogni limite di proporzione.

da allapplicazione di una pena minore?


Ma questo mezzo illegale. Lassurdo sta nella legge, la quale, quando chiara e precisa, debb' essere letteralmente applicata. E non vi maggiore assurdo che violare la legge per ovviare

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591

alitmurdo della legge. Un assurdo di legge non pu eliminarsi


che per via di legge.
1.
Parr strana la mia insistenza nel combattere un errore che,
in definitiva, induce un vantaggio ai minori.
2.

Ma io rifletto
3. Che il ritenere
:

per criminale una pena correzionale, menfavorevole ai minori nella presente questione, torna
mollo infesto ai medesimi nel caso di recidiva ( G46 e seguenti);
Che, fatta astrazione da questa considerazione, lerrore va
tre riesce

sempre dissipato;
E che, anche quando la legge riesca dura, non dato al
giudice di temperarne il rigore, violandola. Dura, sed ila scripla
(Ved. il 240).
La soluzione discorsa nel 649 e seguenti obbliga
652.
ad inferire questa conseguenza sotto limpero di un Codice penale che sanziona il principio che la pena correzionale assorbi-

sce le

pene

sce le altre

di polizia,

ma che una pena

pene di polizia

di polizia

non assorbi-

Quando un minore

dichiarato colpevole di un reato punito


con pena correzionale, ma in grazia della et punibile in lui con
pena di polizia
ed inoltre dichiarato colpevole di altri reati
punibili con pene di polizia, la pena di polizia dovutagli pel reato
che nel maggiore punito con pena correzionale, non assorbisce
le pene degli altri reati punibili con pene ni polizia .
11. Sia per effetto di una scesante ec.
653.

Non quindi da encomiare

la massima stabilita dalla Corte


di giustizia di Napoli nella causa Caputo decisa il 9
850
sempre recidivo colui che, avendo commesso un delitto pel
quale fu irrevocabilmente condannalo a pena di polizia in grazia del concorso di circostanze scusanti, o attenuanti, commette

Suprema
agosto

un altro delitto .
III. Sia per
654.

effetto di

una sccsante,

sia pel concorso di

qualsivoglia causa attbncatrice di dolo, sia perch


sto

nei limili di semplice conato, sia perch

plice

il

il

reato rima-

colpevole

un com-

SECONDARIO CC.
cos assennatamente decise la Corte

Suprema

di giustizia di

Napoli sulle uniformi conclusioni del P." M. Nicolini


1.
Che debba reputarsi autore di delitto, e non gi di misfatto il colpevole di omicidio volontario condannato a pena correzionale in grazia della provocazione (Decisione del 21 ottobre
1833, nella causa di Pietrangelo Gasbarri).
Trascrivo una parte del 16 delle Conclusioni di Nicolini.
16, Ma ognun sa che le dichiarazioni di fatto le quali si pro-

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592

nunziano dal giudice, si rctrolrnggono di lor natura al giorno


in cui il fatto sialo commesso. Dunque la dichiarazione del 21
maggio 1834 fatta dalla gran-corte, come se fosse stata falla
nel d 6 settembre 1828, epoca del reato. E gi gli effetti civili
della condanna prendono tulli epoca e vigore da quel d 6 settembre. No l pu la pena, perch ella ha natura e forme partinella esecuzione; n vi pena se non dopo il giudicato.
colari
2.
Ma ella non profferita che trasportandosi la mente del giudice
falli di quel giorno, e quelle
al luogo ed al d del reato; ed
3.
sole circostanze entrano nel suo calcolo, quasi che la pena conseguiti compagna la colpa: culpam poena premit comes, diceva
un antico .
Che debba qualificarsi autore di delitto, e non gi di misfalto, il colpevole di storpio condannalo a pena correzionale per
la scusa della rissa (Decisione del 26 giugno 1835, nella causa
di Marzio de Benedetto).
Che debba ritenersi come autore di delitto, e non gi di
misfatto, il colpevole di storpio condannalo a pena correzionale in
grazia della provocazione
Decisione nella causa di Bruno
i

Tranfio).

Trascrivo il 10 ed 11, una parte del 14, ed


conclusioni di Nicolini.

10.

Le

il

16 delle

quali osservazioni nascenti dalle leggi giurisdizionali

e dalle leggi di procedura, tutte, come ognun vede, prendono


capo dalla natura stessa dellatto, secondo che questo vien qualificalo dalle leggi penali, ed in essa risolvonsi. Imperocch conviene sempre distinguere le apparenze prime della cosa e la credenza che se ne ha, dalla sua sostanza e natura. Le apparenze
di un reato posson esser fallaci, la credenza erronea: ina commesso ch il fatto, la sua sostanza e lavatura sono sempre quelle
e non altre, e perci sono immutabili, ler andare innanzi fino
alla decisione definitiva, conviene che i giudici di punto in punto

formino un'opinione dellaffare secondo lo stato in cui trovail


procedimento. Ma ella non che unopinione ancor dubsempre a misura ch'essi procedono innanzi. Cos
dietro le prime indagini si spedisce un mandalo di arresto credendosi il reato un misfatto: ci non impedisce che dietro maggiore instruzione si riconosca erroneo questo primo concetto, e
si dichiari delitto quel che sembrava misfatto (1). Se ci non avviene cos presto, ed il ministero pubblico produce gi unaccusa di misfatto, ci non impedisce che nella legittima solloposizione allaccusa, si riconosca erroneo il giudizio fino allora
si

no

bia, rivocabile

(1) Ari.

113

pr. pcn.

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593
fattone, e

si

dichiari prescritta o abolita un'azione per delitto,

(1). Se ci nemmeno
del giudizio, pu ben esserlo
Intanto niuno dir che perch vi stalo
un mandato di arresto per misfatto, o una soltoposizione ad accusa per misfatto, queste prime credenze, queste prime opinio-

si

rinvii la causa al giudice correzionale

stalo veduto

ni,

Ano a questo stadio

determini

nel corso

(2).

queste prime apparenze abbiano pregiudicato

il

merito della

causa. Substanlia potius inluciula est, quam opimo (3). Quelle non
sono che interlocuzioni sempre rivocabili, e quegli stadii del
giudizio non sono che sforzi dellanalisi giudiziaria per giungere
al vero. Ancorch dietro di essi le sembianze del fatto si sieno

mostrale sempre Ano a quel punto lo stesse, viene poi la discussione pubblica, ultimo stadio del giudizio, che pu disvestirle,
e da cui solo sorge deAnitivamente la legale verit della cosa:
allora che questa irrevocabilmente giudicala: res indicala
pr verilate accipitur (4).
11. Or la verit non pu esser che una. Tutto ci che si
fatto e che si detto prima in contraddizione di essa, nato dallo

apparenze ingannevoli del fallo. per quellignoranza di fatto


non puossi incolpare alcuno. Umana cosa
lerrare [acli interprelalio plerumque eliam prudentissimos fallii (5); homo sum: Immani tiihil a me alienum pulo (G). Ma che perci? Veritas erroribus rerum gestarum non vitiatur (7). Nella causa
presente verit legale, perch dichiarata con la decisione definitiva del A aprile 1837, che il reato di cui disputiamo, commesso nel di 6 maggio 1825, era un reato soggetto a pena correzionale, o sia un delitto (8). Per dodici anni il giudice instrutlore, laccusator pubblico, la gran-corte nella inslruzione, in un
giudizio contumaciale, nel giudizio col reo presente, ne hanno
sottratto circostanze, che poi si son trovate nel fatto; e ciascun
dessi ea quae sunl facla, infecla relulil (9). Ma sar perci che
infectum sii factum, o factum infectum? Il far del fatto un non
fatto, e del non fatto un fallo, la sola cosa, dice Agatone, impossibile anche a Dio ( 8 in fine).
14
Restringiamoci ora al caso attuale, in cui la percossa
produttrice di storpio scusabile a segno che vien punita corre-

c quellerrore, del quale


l

(5)

14# c 147 pr. pen.


175 e 179 pr. pen.
2, P. XLI, 4, pr emptore.
de reg. iurit
Art. 1305 II. cc.
L. 2, D. XXII, 0, de iurit vel furti ignoranti.

(6)

Ter., Heat.

(7)

I,.

li) Art.

(2) Art.

(3) L. 2,

(4) L. 207,

6.

1,

1,

23.

1, I). 1, 18,

2 II. peti.
Plaot. Amphitr.

de

off.

praetidit.

(8) Art.

(9)

Ili,

2, 3.

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594

zionalraenle. Dice forse l'articolo che questa perci un misfatto? Dice bens che il l'alto principale se non fosse scusabile, con,

per sua natura un misfatto,

ma

per la qualit scusante, non


dunque che
un delitto. La giurisdizione che ne giudica quella che punisce
il metodo dinvestigazione appartiene a misfatti; ma
i misfatti
il reato fu ed sempre un delitto (1). N vale il dire che si tratti
di storpio. Ancorch si trattasse di omicidio, se questo scusabile fino a farlo diventare sol degno di pena correzionale, delitto Gn dalla sua origine, e non misfatto (2). Altrimenti, cadendo
questi rei in altro reato qualificato misfatto, sarebbero recidivi
di misfatto; del che nulla pi contrario alle parole ed alla ragion della legge, non che alla nostra giurisprudenza (3).
16. Per le quali cose non pu cader dubbio che il reato del
quale ci occupiamo sia delitto e non misfatto; che nel 5 aprile
1837, quando ei fu giudicalo, non si fece altro che dichiararlo
tale, quale dodici anni prima era stato commesso; e che laccusa
ed il giudizio contumaciale, i quali escludevano la scusa, furono
concetti e credenze erronee, figlie dignoranza di fatto; errori umani, errori che nulla tolgono alla virt del giudice, anzi errori
che danno a questa maggior risalto, perch ci li ha riparati
ma sempre errori. Sarebbe inesatto il dire, che la dichiarazione
terminativa del fatto retroagisca fino al tempo del reato; perch
questa dichiarazione non pari alle leggi nuove, le quali trovano indietro le vecchie: ella non trova indietro che il fatto
stesso definitivamente dichiaralo s tardi. Incomportabile poi
il dire che il misfatto cangialo in delitto : se ne cangia il nome,
ma il fatto qual , e dichiarandosi la verit del fatto, si dichiara nel tempo stesso il falso errore del nome (i). Dire il contrario
tiene

in grado di ricevere che

una pena

correzionale. Dice

(t) In molti arresti Iella Corte suprema spiegata questa teoria Arresto del 16 agomusa di Simone Amoresano , Morelli comm.. Un anci a m. p. Pietro
Carrara fu accusato di ferita grave con arine propria, c perci di misfatto. Nella pubblica discussione larme risult impropria. La corte suprema defin, come sopra abbiali) riferito, png. 203, esser questo un delitto in origine c nou un misfatto, e non aver

sto 1833, nella

cangialo, n aver potuto cangiar natura per effetto della giurisdizione. Arresto del 2
settembre 1835. Longobardi comm., Nicoum ni. p.
(2) Arresti del 21 agosto e 16 dicembre 1833 nelle due cause di omicidio scusabile a
carico di Gennaro Lepore e Pietro Vernilo Cblentano comm., Nicolini m. p.
Condannato alcuno per omicidio scusabile a due anni di prigio(3) Art. 79 II. pcn.
nia, condannato per delitto , non per misfatto. Quindi non recidivo di misfatto. Arresto del 17 marzo 1836. nella causa di Vincenzo Baiano. Montone comm., Nicolini
Se poi la condanna a prigionia non nasce dalla natura del fatto, ma da poteri
m. p.
del giudice negiudizi sommari, allora il reato sempre misfatto; la minorazione della
pena per una eccezione alla regola generale de misfatti, ed il caso di recidiva in
misfatto. Arresto del 20 giugno 1836, nella causa di Nicola d'Eboli. I)e Luca comm-,
Nicolini m. p.
(4) Rerum enim vocabula immutabilia sunt. L. 4, D, XXX, de IcgaUs i.

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595

sarebbe certamente quello che un antico legislatore chiam


nominum et rentm foeda confusio (1) .

(369,

Degnila

Della

Voi.

et

I).

la

I. Il giudice non pu tener conto della recidiva: 1 Se


655.
irrevocabile condanna precedente non risulti da una copia legale

della semenza, o
le

da uno estbatto legale dai

registri generali del-

condanne.

Opinano alcuni, che


danna passata
recidiva.

in

Ma io credo

venga

la

sola copia legale della sentenza di con-

giudicalo possa costituire


sufficiente

un

la

prova legale della


purch in

certificato di penalit,

reato che origin la pena (Ved. il 656).


Su questo punto Chauveau et Hlie nel 448 del Voi. I della
Teoria del diritto penale si esprimono:

esso

specificato

modo

Il

il

pi semplice e pi regolare di comprovarne

la esi-

stenza quello di produrne un estratto. Gli articoli 600, 601 e


602 del Codice distruzione criminale forniscono al pubblico mile condanne precedentemente
mancanza di questa produzione,
la prova? Con tutti i fatti ed
documenti che possono stabilirla (2). Nulladimeno sembraci

nistero

mezzi di fare constatare

incorse dagli accusati.


in
i

Ma

in

quale maniera conviene farsene

inesatto

il

possa farsi
to (3).

come ha fatto Dalloz, che la prova della recidiva


udienza, e risultare dalla confessione del prevenu-

dire,
all

La

non potrebbe forCorte di Cassazione ha fnanco

sola confessione del prevenuto

mare una prova giudiziaria, e

la

che il certificato del Direttore della casa di detenzione


ove la pena venne espiata (4), che le enunciazioni contenute nel
registro delle ciurme (5), non potrebbero supplire alla produzione dello estratto formale della sentenza di condanna. Tutti
questi mezzi altro non sono che prove morali che il giudice deve valutare, senza per lasciarsi da esse trascinare .
deciso

Piemonte, sotto limpero della proc. pen. del 1847, richiecome prova legale una copia della sentenza. E ci risulta
32 del Regolamento annesso alle Regie Patenti del 23 dicembre 1848 concernente T ordine del servizio nella
amministrazione della giustizia presso i magistrati di Appello ed i
Tribunali che ne dipendono.
Questo articolo, bench poco osservato nella pratica, suona: I giudici Istruttori procureranno
In

devasi

dal testo dellarticolo

(2)
(3)

L. 8, C. V, 30, de legilima tutela.


Proposi! ione troppo vaga etl elastica!
V. Recidive, Sect. II. $ I.
Cassai. 11 settembre 1828 (Sirry, XXVIII,

(4) Arr.

(5) Arr.

I, 852.
Cassaz. 6 agosto 1820 (Journal du droit crimiuel, 1820, pag. 315).

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596

che a tutti gli atti preliminari da sottoporsi al Magistrato ed al


Tribunale venga aggiunto colla scorta dei registri d' uffzio un
certificato, da cui risulti se gli inquisiti siano o no stati precedentemente assoggettali a procedimento.
Nel caso affermativo dovr in simile modo constare dell'esito
dei procedimenti, unendo agli atti una copia delle emanale sentenze ed ordinanze .
Del resto, vedi V applicazione critica nel volume III, ove si terr parola del Decreto del 6 dicembre 1865 che inslituisce il casellario giudiziale, e del correlativo Regolamento.
2 Se, trattandosi di estratto, non sia in esso speII.
656.

cificalo

il

reato che origin la pena.

Le ragioni che rendono necessaria

la

specificazione del reato

che origin la pena, sono accennate nelle premesse alla 288 degnila ( 369, Voi. I).
Quando la irrevocabile condanna precedente risulta da una
copia legale della sentenza,
alla specie di reato
to,

ove

in questo

non pu esservi incertezza intorno


la pena. Ma, trattandosi di estratmenzione del reato, ri-

che origin

non

si

faccia espressa

mane

ignota la specie del reato che origin la pena, e quindi si


corre rischio di valutare come fattore della recidiva ( 361, Voi.
I), ci che tale non .
E quindi il giudice non pu tener conto

della recidiva.

Invocai questo principio nella causa di Biagio Gif 657.


foni da Vibonali, e dedussi come uno dei motivi di appello lo
avere il Tribunale correzionale colpito lappellanlc come recidivo sul fondamento di un estratto dai registri penali nel quale si
leggeva unicamente :
Con sentenza del 29 luglio 1863 fu condannato ad un mese
di carcere ed alle spese; e la sentenza divenne esecutiva .
E la quinta Sezione penale della Corte di Appello di Napoli,
presieduta da Gio. Andrea D Andrea, di cui non sapresti che lodare di preferenza, se la rettitudine del cuore, o la elevatezza
della mente, fece buon viso a questo motivo di appello con sentenza del 12 novembre 1867.
3 Se la recidiva non sia stata dedotta nell'acIII.
658.
cusa o nella citazione; 4. Se ecc. ecc.
Questo pronunzialo dedotto dalla natura della recidiva.
L imputato debbe in tempo opportuno essere avvertito che
si vuole considerarlo come recidivo, perch potesse rispondere
su questa circostanza e preparare le sue difese nel momento in
cui vi formalmente invitato con 1 apertura dei termini
e la
circostanza della recidiva, non essendo inviscerata nel fatto principale, anzi che esser tale che possa aggiungersi con le conclu-

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597

sioni del P. M., giusta larticolo 276 (1),debbessere considerata


come emergente da un altro fatto straniero a quello che ha for-

malo oggetto principale dellaccusa, per non poter essere dedotta


a sorpresa dopo contestala la lite (2) .
Conforme a questo pronunziato della scienza fu costante la
opinione di Nicolini. Vedi il 8 delle conclusioni davanti la Suprema Corte di giustizia di Napoli nella causa di Annibaie Manes decisa

la

il

2 luglio 1834.

Suprema Corte

di giustizia di Napoli ha costantemente

annullale quelle condanne nelle quali ritcnevasi la recidiva non


dedotta tiellatto di accusa, o nella citazione. Vedi, fra tanti, larresto del 17 settembre 1833 nella causa di Francesco Galiani.
E per io non posso non approvare la sentenza del Magistrato
di cassazione di Torino pronunziala il 5 ottobre 1849 nella causa
di Celestino Vinardi, in virt della quale sentenza annullasi la
condanna, fra gli altri motivi, perch fu applicata la pena al Vinardi come recidivo, senza essersi dedotta in contestazione la Recidiva.

Non posso similmente non approvare laltra sentenza dello


il 29 maggio 1852 nella causa del
marchese Carlo Alfieri di Mugliano, in virt della quale annullasi la condanna, fra gli altri, per questo motivo:
Che non poteva il Consiglio di disciplina nei molivi della sua
sentenza ritenere il ricorrente come recidivo, n come colpevole di
stesso Magistrato pronunziata

disobbedienza ed insubordinazione, perch di queste circostanze


aggravanti non evvi cenno alcuno nella fattagli accusa .
E le stesse ragioni per le quali si approvano le due mentovate sentenze mi fanno disapprovare la sentenza del 26 gennaio
1850 nella causa di Giovanni Pasturenzi, in virt della quale il
Magistrato di Cassazione, messosi in contraddizione con s stes-

so,

stabilisce lerronea

massima che

Magistrato pu senza necessit di nuovo atto di accusa tener


risultala dai dibattimenti ed
omessa dal pubblico ministero .
Il ragionamento del Magistrato di cassazione fondato tutto
sopra una falsa interpretazione data allarticolo 364 del Codice
Il

conto nella sentenza della recidiva

di

procedura criminale.

Sul secondo mezzo consistente nella pretesa violazione del364 del Codice di procedura criminale (3), perche la
sentenza tenga conto della recidivit (sic) omessa dal pubblico mi-

articolo

nistero nel reassutilo dell'alto di accusa,


(1)

(2)
(3)

Della proc. pen. del 1819.


Roberti. Dei reali e delle pene in genere,
Del 1847.

208.

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598

Attesoch la recidiva non costituisce un distinto capo di reato


ma una circostanza estrinseca aggravante la pena, che in questo
rispetto Tatto di accusa non ha omesso di farne conveniente menzione, e che ove pure l'avesse omessa, poteva il Magistrato, essendogli risultata dal pubblico dibattimento, avervi quel riguardo che
di ragione a termini dell'articolo 43G del Codice di procedura criminale, senza che fosse necessario un nuovo atto di accusa .

Della *8 Degnila
659.

Fermi

( 271, Voi.

I).

restando la pena e tutti gli altri effetti giuridici


della condanna precedente
il recidivo soggiace alla pena del novello reato coli aggiunta di un determinalo e modico aumento.

pena antecedentemente infilila non si fosse


intieramente espiata, o non si fosse punto espiata, la novella
pena, e la parte della precedente non espiata, o tutta la pena
precedente non espiata si cumulano, e si espiano con le norme stabilite nella degnit 524 e seguenti ( 638, e seguenti,
Voi.

cos

ove

la

1).

Questa la regola.
Talvolta per la natara stessa delle pene renderebbe ridevole il cumulo delle medesime. Esempio
un condannato ai lavori pubblici a vita commette novelli reati. Non sarebbe risibile il cumulare le novelle pene alla
precedente?
In questo ed in somiglianti casi, non gi per derogare ai prin:

cipii della recidiva, non per favorire il colpevole, forza recedere dalla regola per la natura delle cose, e ricorrere a speciali
e pi consentanei provvedimenti.
Ved. gli articoli 129 e seguenti del Codice penale italiano
del 1859.

Ved. pure

lo svolgimento della

291 degnit

Della 990 Degnit


660.

Aumento

In ragione

CG1 e seg.

).

( 372, Voi. I).

della incorreggibilit

ed

insensi-

bilit ec.

nel versetto 3, cap. V del Libro del Profeta Geremia


si parla degli uomini insensibili allazione del ricevuto castigo:
a Signore
tu gli hai percossi, e non loro doluto; tu gli

Ecco come

hai consumati, ed han ricusalo di ricevere correzione hanno


indurata la faccia loro pi che un sasso; hanno rifiutato di con;

vertirsi

Anche il Codice di Manu nel 129 c 130 del libro Vili ci d


lesempio della esasperazione di pena contro gl incorreggibili.

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590

Punisca (il re) prima con una semplice riprensiocon rimbrotti severi, la terza volta con multa, finalmente

129.

ne, poi

con pena corporale.


130.
a

frenare

Ma
i

quando nemmeno con

colpevoli, applichi loro

Della SOI Degnila


661

Colle degnila 289 e 290

castighi corporali giunga


quattro pene in una volta.

le

si

373, Voi.
stabilisce

I).

come

regola lap-

plicazione di un modico aumento di pena per effetto della recidiva

come legale
Con questa

circostanza aggravante.

regola s inculca solo la necessit che sia modico


laumento di pena da determinarsi dalla legge.
Ma con essa non sintende che il giudice debba necessariamente
1.
applicare
questo modico aumento. Imperocch colla 291 degnila
si

stabilisce
2.

Non

ostante la 289 e 290 degnit il giudice deve avere la


di dichiarare, a vista di peculiari circostanze ed impellenti
motivi,
che nel fatto in esame non debba aver luogo la reci

3.
facolt

diva riguardata

come

seguentemente non

sia

circostanza legale aggravante, e che conda applicare laumento della pena determi-

nalo dal legislatore, ecc. ecc. .

E tra queste peculiari circostanze ed impellenti molivi possono


specialmente noverarsi
Il lungo periodo di tempo trascorso tra la condanna precedente ed il novello reato (Ved. il 625);
La non espiazione della precedente condanna (Ved. il

627 e 631);
Il non essere il novello reato della stessa specie del primo
:

(Ved.

il
635), ec. ec.
Bisogna essere orbo degli occhi della mente, per non
662.
vedere che nel mio sistema potestativo pel giudice F aumento di
pena stabilito dalla legge in caso di recidiva.
Alcuni opinano che il Codice penale belgico del 1867 sia stato
il primo a rendere potestativo pel giudice l'aumento delta pena in
caso di recidiva, e che a questo riguardo il Codice belgico segna
un gran progresso.
Non per malinteso orgoglio personale, o per altra ignobile
cagione, ma solo per rendere a ciascuno ci che suo, ed allItalia ci che spetta all Italia, faccio avvertire che fin dal 1859
era segnato questo gran progresso dagli articoli 82 ed 83 del
mio Progetto del Codice penale della Repubblica di S. Marino.
Ved. questi articoli e la nota 67 a pag. 78 e. 79 della mia ope-

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eoo

ra: Testo del progetto del Codice penale di S.

1859 Con

Professore Zappetta nel

Delle Degni t *9* e *93

Marino compilalo dal

note cc.

( 374 e 375, Voi.

I).

Queste due degnila sono di una evidenza pi che in-

663.
tuitiva.
2.

Dell *94 Degni!

( 380, Voi.

I ).

3.

I.
La correit ec.
4. 664.

Pongasi ben niente alla nomenclatura.

4.
Io chiamo reo, o autore del reato, colui che lo perpetra
fisicamente mediante latto consumativo di esso.

Se pi son coloro che lo perpetrano fisicamente mediante


5. consumativo, pi sono i rei, o gli autori del reato.
latto

pi

rei,

o autori del reato, considerati in relazione fra

loro, diconsi correi, o coautori del reato.

Io chiamo complice ogni

altra persona che, senza perpeil reato mediante latto consumativo, intervieche abbiano una efficace influenza sulla volont dellautore o degli autori del reato, per determinarla ad eseguirlo, o
con atti necessari o utili sia allinlraprendimenlo, sia alla consumazione del reato. Ved. le degnila 300 e seguenti, e lo svolgimento delle medesime.

Per esprimere il rapporto tra V autore o gli autori del


reato, ed il complice o
complici, l'autore del reato dicesi autore
principale, o autore materiale del reato; e se pi sono gli autori

trare fisicamente

ne con

atti

del reato, diconsi autori principali, o autori materiali del reato.

665. -Taluni trovano inesatta

la

definizione dellautore del

reato ( 664, n. I.) sulla considerazione che talvolta lo stesso soggetto passivo del reato quello che compie l'alto consumativo, talvolta

un insensato,

cc.

pure n luno n

laltro

au-

tore del reato.

Ma

n luno n laltro autore del reato, ci


dipende dal perch n luno n laltro compie latto consumativo. Di questo il vero esecutore colui che si serve, come di un
cieco e meccanico stromento, del soggetto passivo del reato e
dell insensato ec.
e se egli il vero esecutore dellalto consuE cos la definimativo, egli per lappunto lautore del reato.
zione resta superiore ad ogni attacco.
Ilo chiamato correo ciascuno dei pi autori del reato,
666.
ed ho assunto la parola correi come sinonima di coautori f 664,
in. questi casi, se

n. 3.).

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(301

il significato da me atlribnito al vocabolo corvenga disdetto dalla significazione filologica (Vcd. il 67).
Correo, correit, da curri (insieme), e rcus, rcilas.
E cos correo sinonimo di coautore.
Non dissimulo che gravi trattatisti in ben altro significato
usurpano la parola correo.
Lauria scrive (1
I.

N parmi che

reo

l'

Correo chi accompagna il reo principale colla volont e colopera dal primo istante sino all ultimo che si esegu il mi-

sfatto (2) .

cos correo in significato di complice.


Invece, nel mio sistema, tornerebbe rivoltante il dire che un
corl' autore principale, mentre tutti
1
3.)
rispetto ai
rei sono autori del reato (Cit. G64, n.
, e,
complici, tutti i correi sono autori principali (Cit. 664, n. 5.").
Nicolini intorno alla origine e progressiva significazioII.
ne delle voci scrive (3)
8. I Romani giureconsulti intenti sempre ad elevare alle pi
alte regioni, proprie dello spirilo umano, la morale legislativa,
partivano sempre dallanimo e dal proposito del delinquente nel
fissare, la imputazione de reali. E le voci nascevano da questo
principio. Quindi la parola complice, voce di materiale avvilupcorreo possa accompagnare

pamento, non nelle leggi romane: complcx nome della bassa


Cicerone, gran maestro della filosofia della lingua, fa uso
parola propria dellanimo, conseientia (4), toltane la significazione legale dal suo senso primitivo, saper con altri: con questa ci dinota, non pure lo accordo di pi volont in un fatto, ma
esse in ogni qualunque azione o consiglio. Tal
il concorso di
cospirazione di pi voleri ad un fine, la sola che rende gli uomini, iure vel ad niuriam sociali (5). Societatc scelerum obstrictus (6), conscientiae alicuius innexus (7), infida socielate sederi inligatus (8), sono frasi di Tacito. E conseientia e societas criminis
erano le voci solenni di dritto, le quali indicavano lunione efficace e sciente di pi rei nello stesso reato. Quindi Claudio Saturnino us la frase, latronum conseientia (9), per dire ci che Molatinit.

della

ti)

Esposizione delle leggi penali del Regno delle Due

Sicilie, parte 2.*,

cap.

I,

noia VII.

Lautore voleva dire nato.


8 a 14 delle Conclusioni pronunziate nella causa di Domenico Majolino e Vincenzo Barletta, 8 marzo 1837.
(4) Cic. Philipp. Il, cap. 11.
(2)

(3)

(3) ClC.

Somn.

Scip., 3.

(8)

Tac. Ann. XIV, 37.


Tac. Ann. Ili, 4.
Tac. Ann. XI, 2.

()

L. 16, pr. D. XLVIII, 19, de poenit.

(6)
(7)

46

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002

destino chiamava latronum societas (I) ; e Teodosio ed Onorio dissero, veleris iuris audoritas de se confessos ne interrogavi quidem
de aliorum conscientia sinit (2), ove Antonino avea delto confessis

ad societatem

scELERis vocaiitibus alios facile credi non oportet (3).


,

9. Fissala cos nelle voci conscientia e societas la idea astratta


del genere, Cicerone stesso scende ad indicarne con molta diligenza ed erudizione e filosofia gli elementi e i caratteri (4). Egli

poi fa uso in pi luoghi ora della frase conscius huic

ed anche

huius, ora della frase conscius facinori (5), differenza di costruzione della quale i grammatici non videro la importanza ella
:

giover di qui a poco per far meglio sentire le disposizioni


della nostra legge. E della denominazione generica conscientia

ci

o societas, Livio distingue tre specie, auctor, socius in senso pi


particolare, ed affinis noxae (6 ).
Auctor ha molte ed anche contrarie significazioni. La principale quella di prima origine e

principio motore di un diritto o duna cosa; ego tibiaudor sum (7):


neque auctor sum alienae personae, sed meac (8): quindi la differenza di audor e suasor, e di auctor primus ed auctor secundus (9). All'au/or primo del disegno e della esecuzione dun reato
fu (8)
dato anche il nome di dux, dux sceleris (IO). Nel qual senso il
materiale esecutore del fatto non sarebbe auctor noxae se non
quando, secondo la bella frase di Tacito, nullo duce sibi ipse est
auctor (11): altrimenti egli non sarebbe altro che adiutor (12), satelles
minister, administer (13); gradi che nelle leggi romane si
,

4. D. XLV11I, S, ad leg. iul. de adulterili.


17 C. IX, 2 de arcui, et imcriptionibui.
L. 4 C. IX, 41, de quaestionibus.
Philipp. li, il, 12 ti 13.
Conscius boritili, pr Driotaro, 21.
Buie tan(8) Conicius mihi, ile off. Ili, 73
Nelle leggi poi fu delto nexui culpae.
to facinori meni conicia, pr Coelio, 32.
(1) L. 39,

(2) L.

(4) n.

(6) Liv.

XXXVIII, 31, XXXIX, 16.

De
De

legibui,

53.
oratore, 11, 194.
(8) Cic.
(9) L. 4, D. XXI, 2, de eviclionibui.
(10) Cic. de amicitio, 12. Praebere te auclorem, principem, ducem alieni, lo. Episl.
fami). X, 6.
(11) Tac. litt. III, 71.
(12) Ministri libidini s, aul adiutorei ad iniuriam. Cic. de amiritia, 10.
Malorum
(13) Satellitei, eontciol, ministrai. L. 5, V) 6, C. IX, 8, ad teg. iul. mai.
facinorum ministro s. Tacito chiama gli uccisori di Agrippina. Ann. XIV, 62. Puniendos rerum alrocium ministrai ubi pretia scelerum adepti, sedera ipsa aliis delegent.
Ann. XIII, 43. E qui abbiamo secondo Tacito, autori, ministri primi, e delegati per
Ucrezio fa anchegli questa triplice dilesecuzione, o sia ministri di ministri.
stinzione; se non che la seconda classe egli chiama aocii, e gli ultimi propriamente
(7) Cic.

I.

ministri

Denique ovaritiei, et honorum eaeea rapido,


Quae misero s homines cogunt trascendere fines
interdum soctos scelerum, atque mi.mstros
emergere opes. De rer. natura, III, 59.

luris, et

Ad summas

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G03
Anzi Tacito slesso conserva la voce
primo autore, principio ed anima informante
del reato (duco sceleris ); e tutti gli altri chiama innexi conscientiae (). Non dee tacersi per un altro significalo della voce
confondono

in parliceps (1).

conscientia al solo

forse a quei tempi meno legale, chera per lappunto


materiale esecutore. Quindi vulneris auctor in Vihgilio (3); e
anche auclores i gladiatori, e
tulli coloro i quali locano lopera loro scellerata, per eseguire
gli altrui malvagi disegni (4).
Socius poi nella pi particolare sua significazione era chi interveniva col consiglio, suasor
uuctor,

di

Salmasio ne insegna, esser detti

ope constilo, o nelle


o nel concerto de mezzi
azioni, particeps; o infine per spalleggiare altrui, come* (5).
Da ultimo a/fmis noxac era chi n cooperator subalterno, o chi
non ancora ben socio e partecipe del fatto, vi confine (ad fines),
ed tutto disposto a divenirlo.
quali
10. Lignoranza confuso poi tutto. E siccome due o pi
contraggono una obbligazione solidale, i giureconsulti romani
chiamarono consorti c correi (6), cos le voci consors, correus, sintrodussero ancora nel foro penale. Ma si avverta che nella collezione giustinianea non mai impiegalo il vocabolo correus per
le materie criminali
imperocch in essa la solidariet e la risponsabilil penale per falli altrui, sono idee ripugnanti alla ragione,
non che al dritto. Nelle cose pecuniarie, alcuno pu ben essere
obbligato per un altro; ma nelle criminali niuno pu essere risponsabile che del fatto proprio: peccala suos teneant auctores,
nec ullerius progrcdialur melus quam reperiatur deliclum (7). Finalmente da complecti, complexare, complexus (8), nella decadenza della lingua si fece complex, complices (9), che fu ricordato da

propriamente

(1)

drillo

Particeps doli, fraudis, consilii, facinoris, furti,

eie.

sono

frasi

frequenti nel

romano.

Innexus conscientiae matris ( Ann. Ili, IO*) intendendo di Tiberio, consapevobench non primus auctor , della congiurazione di Livia con Plancina nell avvelenamento di Germanico.
Kexus culpae, dello nella I. Il, C. XI, 33, quo quisque ordine conveniatur. il conscius faci fiori di Cicerone.
(2)

le,

(3)

An. IX, 748.


Sai.masics, in

comm. ad

Trebell. Gali. 12, ove allega due passi Firmico, ne'quali


i malvagi esecutori del fatto criminoso.
JVon enim pa(5; Comes mono di socius, perch socius adiuvat, comes seguitur.
ruit Tib. Gracchi temeritati sed praefuit : nec se comitem illius furoris, sed dic km
praebuit. Oc. de amici tia, 15.
(6) L. 3, 3, XXXIV, 3, I). de liberatione legata.
(7) L. 22, C. IX, 47. de poenis. E qui auctores voce di genere, cio tanto duces sceleris, quanto
partecipi.
(8) Sec dubium est. quin coniuncti sint, quos et nominum et rei complexus iungit.
(4)

auctores sono per l'appunto

I). de verb. sign.


Complexus armorum presso Tacito (Agr. 36) indica rimescolamento di nemici, battaglia da vicino.
(9) Ed in questa voce si riunirono tutte le significazioni sopra dette. Est una voluntatum eo rum qui sunt quodam focderc et vincolo concordine coniuncti et quasi connexi

L. 142,

atque implicati.

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604

Ahnobio (4), come vocabolo osato in prima nei riti sacerdotali,


per dinotare deos consentcs di Varrome (2).
nomi, consa11. Gli italiani nuovi usarono promiscuamente
i

pevole, socio, correo, complice, compartecipe, consorte, e luso in-

distinto de vocaboli ha fatto


siensi mescolati in

lunque

uno

tutti

s,
i

che nella mente de

meno

scorti

medesimo, quaprenda; e cos l'impu-

collegati nel fatto

sia la parte che ciascun dessi vi

tazione e la pena si per lo pi giudicala. Perci gli scrittori


pi benemeriti dellumanit han cercato distinguere e definire
ciascuna di queste parole. Ma il destino di esse stato pur quello
di tutte le voci didee complesse: i diversi uomini e le diverse
scuole non le hanno mai adoperale a significare precisamente la
stessa collezione didee: diversit, o per dir meglio latitudine
di significato, la quale si trova in ogni lingua nei nomi che rappresentano idee morali, e pi se dalla prima mossa dellazione
fino al compimento, rappresentano una troppo varia mistura di
fatti fisici diversi, o di morale influenza di diversi consigli.
12. La nostra legge penale de 20 maggio 1808 tent apportare qualche luce in s varia confusione di vocaboli c didee; ma
il fece con apparato forse troppo scientifico. Divise i reali in direi, quando sono implicati nel medesii
in agenti principali, coadiuvatoci, e complici,
distinzione Liviana, auclores, socii.a/fines ( 9).
Gli agenti principali erano rei ora di reato diretto, quando essi
stessi erano esecutori del proprio proposito ( nullo duce sibi ipse
auclor ); ora di reato indiretto, quando nerano, come sono man-

retti

mo

ed

indiretti, e tutti

fatto, distinse

quasi imitando

la

danti, lanima direttrice e la causa primordiale (duces sceleris).


I coadiuvatoci ed i complici dicevansi sempre rei di reato indiretto. Quelli per venivano estimali imputabili pi gravemente di
costoro poich complici secondo la legge de 20 maggio erano
solamente i partecipi meno, aitivi del reato, come sono non solo
:

Arnob. 3. Isidoro
applicatili ad tnalum.
(1)

Compiei, qui uno peccato

poi dice;

vel

crimine alteri est

(2) Quasi consentientes . Dii cnmplices di Aiinobio c coniente* di Varrone, dodici


urbani, dodici rustici, formavano il consiglio di Giove.
Or por classificare tutti questi nomi, i quali infine ottennero una significazione promiscua ( destino di quasi tutti i
nomi indicanti sentimenti, bisogni e cose civili ) li distingueremo in tre classi, secondo
la loro origine, prima che passassero lutti ad un sol senso traslato.
I. Dalla persona,
voci
conscienlia , conscia s, ed anche
o sia dal consiglio e dallanimo derei abbiamo le
consensio, conspiratio, coniuratio: II. Dal fatto e dalle azioni esimie, abbiamo le voci
particeps, affini*, compienti nexus, connexus, innexut , compiei, ed anche come
III. Dalla legge abbiamo auctor, socius, correus, perch non sono intesi che secondo la
definizione data dalla legge: poi i nomi comuni relativi allanimo, ed i nomi comuni
relativi -al fatto, diventan tulli nomi di legge, quando la legge li adopera promiscuamente coi suoi.
Ma da questa origine triplice si rileva chiaramente la triplice idea
rappresentata da qualunque voce indicante complicit; poich non vi mai complicit
senza la congiunzione di volont fra
rei
non vi c senza mutua cooperazione nel fatto; non vi senza che la legge ne statuisca limputazione ed
gradi.

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605

consulenti, glistigatori, i compagni [suasores, salelliles, cornile a),


i fautori con
aiuto posteriore, purch per, scienti del

ma anche

non fossero daltro colpevoli che di averne facilitala lesecuzione.


13. Intanto ognun vede che qupsle e tutte le altre distinzioni
e definizioni degli antichi e de. moderni scrittori, non sono che
arbitrarie, e portano seco un certo inviluppamento didee, il
quale argomento non ultimo, che quanto pi ci scostiamo dal
naturale andamento delle cose, tanto pi ci scostiamo dal vero.
reato,

Imperocch quando

si

vuol seguire

la

natura delle

umane

azio-

ni, allora, prima di ricercare la intenzione e la conscienza dei


colpevoli, nel $he principalmente consiste il legame di pi per-

sone in un avvenimento criminoso, dobbiam guardare lazion fie la causa fisica del fatto. Senza azione fisica esterna, coyilulionis poenam nomo pali tur (1). Or la causa fisica e prossima e veramente elfettrice dellavvenimento, sol quellurto o
colpo o ferita, e non altro: luomo che materialmente d altrui
con la sua mano la morte, quegli che ha commesso il reato,
egli lomicida: senza questo suo fatto l'ucciso non sarebbe stato ucciso: l'effetto tisico ha tutta la sua causa fisica in lui. Quindi l'evento dannoso per tal fisica cagione, qual p. e. la morte
delluomo per frattura al capo, lo stesso ed immutabile in tutti
gli omicidii, casuali, colposi, volontari, purch prodotti da pari
fsica cagione: il subbietto del reato in tutti, e perci fallo generico: chi lo cagiona effettivamente, ei n' il vero autore, vuln eris auctor ( 9). Che se costui non si sarebbe mosso senza il
mandato, senza la instigazione, senza linstruzione, senza la cooperazione, senza la speranza del soccorso di un altro, questa
un altra serie di fatti i quali non sono la causa prossima e fisica della morte ne sono bens la preparazione, le spinte determinanti, lorigine, il principio, la causa prima o la concausa,
glimpulsi estrinseci, gli aiuti argomento di variet troppo multiformi, ciascuna delle quali, secondo landamento del fatto particolare, pu influire moltissimo, ed anche nulla o assai poco al
suo cominciamento, c pu pure farlo arrestare a mezzo, ovvero portarlo sino alla sua consumazione.
i. Or questa sola e vera distinzione dettata dalla natura e
dalla filosofia, questa ha ispirato al nostro legislatore lidea di
distinguere solamente chi con la sua mano effettua fisicamente il
reato, da colui che lo muove, lo coadiuva, o vi coopera; senza
per che egli ne sia il fisico e materiale effettore. Quello egli
sica stessa

chiama autore rendendo legale


(1)

il

secondo significalo indicalo

L. 18, D. XLVltl, 19, de poemi.

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60 G

sup 9); questo altro innexus culpae o consciened complice e con questi duo nomi si disegnano lutti
compartecipi dun reato. Autore o autori nel n. 3 dellrt. 74, autori principali nellart. 73 (I), uno degli autori nell art. 76, autori
o coloro tra i complici nellart. 77, indicano costantemente autore
sinonimo di esecutore, e tal voce in contrapposizione di complice. Cos il mandante, il provocatore, linstrultore (duces sceleris ) non sono essi gli esecutori dellomicidio: dunque son complici. Il mandatario allincontro chesegue il misfatto (sceleris ministcr), oggi si chiama autore. E cos chi procura armi, instrumenti, o altri mezzi, i quali servono allazione, ugualmente che
chi facilita o assiste lesecutore o gli esecutori /Ielle azioni nei
fatti i quali le avranno preparate, facilitate, o consumate, nemmeno sono lsici e materiali omicidi dunque son pure complici; e. chi, ancorch intervenga solamente allultima catastrofe,
ancorch gli altri erano gi prima di lui intenti con tutte le loro
forze allo stesso eflelto. ma non lo abbiano prodotto che a mezzo, se egli che vibra il fisico colpo di morte, costui, e non altri, autore. I nomi son segni delle idee. Queste e non altre ha
dal Samiasio

tiae,

il legislatore nostro a queste due voci .


La Corte Suprema di giustizia di Napoli, nella causa Oredecisa il giorno 11 luglio 1833, fiss la massima:
Sempreche pi agenti concertino un furto, e lo eseguano
di accordo distribuendosi le parli
sono da qualificare tutti

attaccate
III.

fice

correi .

Ma

se la parte assunta da

uno degli agenti non

sia tale

che

possa qualificarlo commettitore materiale mediante l'alto consumaquesto agente potr dichiararsi complice ma non
gi correo.
Quindi la massima troppo generale ed assoluta.
IV. Il celebre Carrara si esprime (2):
Se quel concorso { dell'azione
avvenne nei momenti concomi)
tivo del reato,

tanti la

consumazione, avremo

E soggiunge

(3)

la

correit

Correo parola tolta ad imprestilo dal diritto civile, nel

(1) Non dobbiamo rimanere illusi dalla parola autor principale deipari. 75, quasi
che la voce principale indicasse il principio motore, o sia il direnare primo, anima
dell azione
princeps, dux sceleris. La voce principale nell art. 75 ha l' islcssa signiI. 3, C. IX 2, de arcusationibus, o\c principalis reus il mandatario, o sia {'esecutore, posto in opposizione al mandante che propriamente sarebbe dux
sceleris. Dice adunque questa legge, che quando si delinque per altrui mandato, practer principale )! reum mandatorem quoque ex sua persona conveniri posse , ignotum
5

ficazione che nella

non

est.

(2) Nella pag. 117 delle lezioni sd grado della forza


plicit }, quarta edizione, Lucca 1800.
(3) Nella pag. 118 dclTopcra citata.

fisica del delitto

Conato,

Digitized

Com-

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607

quale correi si dicono pi persone strette con egual vincolo solidamente fra loro ad unobbligazione qualunque. Per analogia
di questa originaria significazione si disse correit la connessione esistente fra tutti coloro che prendono parte al delitto nel momento della sua consumazione ; qualunque sia l'importanza degli
atti che da ciascuno si pongono in essere .
Il Carrara in altra sua opera (1) insegna
427 .... Coloro che agli atti consumativi presero parlo
:

sono o coautori o

correi;

ma

tulli

delinquenti principali. Tulli gli

altri che parteciparono o al disegno criminoso, o agli


non a quelli della consumazione sono delinquenti
0 complici in senso lato.

ma

altri atti,

accessorii,

Quando la partecipazione fu concomitante agli atti


4G7.
consumativi, colui che la pone in essere un correo, ove anche
vi abbia partecipato unicamente con la parola, od anche colla
mera prese sa, e senza nulla operare....
471. Pi propriamente il correo distinguevi dal coautore. K
coautore in senso stretto colui che partecipa attivamente allulti-

mo

alto

due
bata

consumativo del

delitto.

Celebre lesempio romano dei

ladri che portano sulle spalle alle

due estremit

la

trave ru-

Come ognuno

avvede, nel mio sistema correo sinonimo


di coautore, mentre secondo Carrara correo colui che nel mio
sistema direbbesi complice per concorso di azione nei momenti concomitanti la consumazione del reato.
li. Che si commette
da tutte e da ciascuna di esse.
667.
In questo senso per, che tutte perpetrano il reato fisicamente
mediante latto consumativo ( 664 a 666).
si

Della a3

Destili'

( 381, Voi.

I ).

I. Due sono i requisiti ec.


668.
Corollario della precedente degnila ( 664 e seguenti).
II. Partecipazione alla consumazione del reato.
. 669.
Ma sempre nel senso che i pi partecipanti perpetrino il reato
fisicamente mediante latto consumativo (Cit. 664 a 666, e 667).

Delle 6 c

Degnila 382
(

o 883, Voi. I).

Nella correit l'azione criminosa tutta di tutti ( 382,


670.
si considera come se tanti fossero i reati, quanti sono
Voi. I)
1 correi ( 383, Voi. I ).

(1)

e.

Programma

del corso di diritto criminale, Parie generale, terza edizione.

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*

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608
E quindi la conseguenza, che ciascuno dei correi personalmente soggetto alla pena intiera (Ved. il 671 e seguenti).
Della *S Degniti*
671

Ciascuno dei

( 384,

Voi.

I).

correi.... soggetto alla pena intiera

Se la pena corrispondente al reato commesso dovesse divie dovesse a cia,


dersi in tante frazioni, quanti sono i correi
olscuno dei correi infliggersi una delle risultanti frazioni
tre che rimarrebbe violata la giustizia distributiva, i facinorosi
non avrebbero alcun freno alla intemperante loro cupidigia. Ba-

sterebbe il concorso di un considerevole numero di trasgressori, per togliere alla minacciala pena ogni ombra di terrore; conciossiach questo possa desiarsi unicamente dalla totalit, e non
gi da una frazione del comminato castigo.
Conc. la L. 8, D. Il, /. De jurisdiclione

Edictum :
Adeo quidem
Bench non in

Gajus

lib.

ad

unum eorum poenam lcere .


tutti i punti ben motivata, e non in tutti plausibile, riporto la L. 9. D. eod. tit., Paulus, lib. 3 ad Edictum:
Si familia alicujus album corruperit: non simililer hic edicitur,
ut in furto (1) ne in reliquos actio deti'h, si tantum dominus, cum
,

ut

non

sufficiai

defendere voluit, unius nomine praesliterit, quantum liber praestaret: fortassc quia hic et contempla majestas praeloris vindicalur,
,

et plura facta intelliguntur

riam fecerunl,
ut in furto,

vel

dumnum

quemadmodum cum plures servi injudederunt, quia plura facta sbnt, non,

unum. Octvenus

hic

quoque domino succurrendum

ail;

sed hoc potest dici, si dolo malo curaverit (2), ut ab alio album corquia lune unum consilium sit, non plura facta. Idem

rumperelur

Pomponius

libro

decimo notat

Conc. la L. 8, C. IX, XII ad legem Juliam. De vi pub/ica:


Si plures fecerint, vel mandaverint, omnes tenebuntbr .
,

Della SS Degniti!

( 385, Voi.

I).

I. Nella' correit non esiste alcuna solidariet per ci


672.
che spelta all obbligo di soggiacere alla intera pena, ec.
Difettosa la divulgata opinione degli scrittori, secondo i

quali lobbligo di ciascun correo di soggiacere a tutta quanta la


pena del reato discende dalle disposizioni di ragion civile relative ai correi debendi, ossia ai condebitori che fanno solidale

promessa.
(1)

TU. Si famiiia furlum fedite dicatur. V.


la L. 32 in prine. ad leg. Aquil.
ld eli, familia curai'eril.

lib. 48.

Vedi
(2)

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609

Pensano gli scrittori che ciascun correo vada soggetto alla


pena intera nella guisa stessa che ciascuno de conrei debendi
possa astringersi al pagamento dellintero in forza delle leggi
di ragione civile.

Derisibile comparazione! Vha una differenza che saetta gli


occhi meno ricercatori, e ferisce glingegni pi torpi e disatStupore che non labbiano avvertita tutti i catechisti della
ragione penale
Questa differenza sta nel principio, che se il debito soddisfatto da uno de conrei debendi, gli altri condebitori solidali,
lungi dal rimanere obbligati verso il creditore, possono essere
astretti dal correo che ha erogato il pagamento, per la quota rispettiva (Vedi articolo 1189 e 1200 del Cod. civile); laddovech correi, de quali proposito in questo capitolo, sono tutti
obbligati verso la legge per la intera pena, ad onta della condanna di alcuno di essi, dovendo la pena del reato commesso
discendere intera sopra ciascuno decorrei.
II. Per ci che spella all' obbligo di soggiacere alla in 673.
tiera pena.
Non cos per ci che spelta all obbligo della restituzione, dei
danni-interessi e delle spese (Ved. la 335 degnila, 427, Voi. I).
III. Ciascuno dei correi vi personalmente tenuto.
674.
Ad intendere tutta la forza dellavverbio personalmente, ved.
lo svolgimento delle degnila 327 a 330.
tenti.

Della 300 Degniti

( 387, Voi.

I).

La complicit ec.
Osserva Carmignani (1) che
67o.

I.

la parola complex, complices non


fra latini innanzi a Prudenzio o a Sidonio,
quali la
usano per significare compagni di reato. Arnobio, lib. 3, pag.
123, chiama Dei complici i consenti ai quali in numero di dodici
la religione degli Etruschi supponeva sola e medesima volont.
Vossio (2) ritiene: compie x a plico ea forma dicilur, qua sim:

sincontra

et alia . Nella pi estesa accettazione la


parola complicit avvicendasi col vocabolo complicazione ; quasi
conferimento, aggregazione, unione di forza a forza. E quindi la
voce complicit impiegata a proposito per esprimere quella spe-

plex, duplex, alterplex

cie di concorso, di cui

si

parla nella degniti.

11
La complicit c un concorso ec.
676.
Vaghissima, e quindi ripudiabile, la definizione di Dalloz
(V. Complici l ):
(1) Teoria
(2)

lei le

leppi della sicurezza sociale, Lib. II, cap. ivii in nota.


lalinae, V. Compiei.

Eiymon linguai

47

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La

diretta,

un

610

complicit , in generale, la partecipazione diretta o incon cognizione di causa, ad un fatto criminoso, di cui

altro lautore principale .

677.

III

Sia alla consemazioxe del realo.

in modo per che il concorrente sia uno di coloro che lo


1.
perpetrano
Gsicamente mediante lalto consuniativo ; che ir que2.
sto3.caso si direbbe correo ( Ved. la nomenclatura a 664).
678.
Dalla definizione della complicit, e da quanto si

4.
dello nel cit. 664 e seguenti, si arguisce potersi un reato imputare
Ad un solo reo, o autore;
A pi correi, o coautori;
Ad un solo autore principale, o materiale, e ad uno o pi

Non

complici

pi autori principali, o materiali, e ad uno o pi com-

plici.

Ter lapplicazione della pena e di tutte

le altre

conseguenze

giuridiche, il primo caso non ammette difficolt.


Nel secondo caso bisogna ricorrere alla dottrina della correit:
nel terzo, a quella della complicit: nel quarto, tanto a quella
della correit, quanto a quella della complicit.
Dalle cose discorse, specialmente intorno alla no 679.
menclatura ed alla definizione della complicit, rendesi chiaro
non essere gran fatto commendevole n sotto il rapporto filologico, n sotto il rapporto legale, quanto insegna il Carmignani
nellopera cui titolo: Juris criminalis elemento. Carmignani fa
distinzione tra il delinquente principale, al delinquente accessorio,
e suddivide il delinquente accessorio in delinquente accessorio prima del reato, delinquente accessorio nel tempo del reato, delinquente accessorio dopo il reato. Ecco le sue parole:-A</en, qui actus suscipit in quibus delicli conscmatio consisti t, delimjeens principaeis
vocatcr: qui in illud anlequam perficialur uti causa moralis influii,
DELIXQEENS ACCESSORIES ASTE DELICTEM
qui dum perfidiar
DEUXqcens accessorics DEucTi tempore qui cum perfectum jam est illi
quoquomodo adhaeret, accessoiues post delictcm.
Fatta la distinzione tra la influenza che si pone agendo, e
quella che si (ione orni (tendo, il Carmignani parlando della prima, novera sotto la rubrica De delinquente accessorio ante delictum, N \ Coaclio, Jussio.
N 3 Consilium
N 2 Mandatum
Sotto la rubrica De delinquente accessorio delicli tempore, N 1
N" 2 De universilate delinquente.
Complices, Conrei.
Sotto la rubrica De delinquente accessorio post deliclum, si esprime: Voluntas unius delieto altcrivs jum perfeclo qnod ammodo co-

\ \

haeret

cum

quis 1 vel in deliclum laudes conyerit,

2'

vel si suo no-

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611

3 vel si delicli fruclus pariisii illud ratum babcal


denigue si quae ileliclum possenl delegere supprimat,
occul lei, ac delinquentem receplet .
lo prego il leltorc a confrontare *i principi i professali da Car-

mine gestum
cipel, 4 vel

mignani non solo con ci

clic

superiormente ho dello,

ma

con

tulio ci che dir nello svolgimento delle seguenti degnil.

Della 301 Degniti (388,


680.

Trova

e seguenti

).

Della 30* Degniti (


681

Voi. I).

suo svolgimento nelle seguenti degnil ( 681


389, Voi.

Non pu concepirsi... senza

I).

la esistenza del

reato prin-

cipale.

re

antichissimo adagio: Socics

delicli

non

intelligitur sine accto-

delicli.

Quindi
1 Erroneo, e come
:

tale

giustamente criticalo dal Journal du

palais, larresto della Corte di cassazione di Franoia del 13 pratile

anno XU, portante che

Un accusato di complicit di bancarotta fraudolenta che non


era intervenuto nel giudizio di assoluzione ( per mancanza di materia punibile) reso in beneficio dellaccusato principale, non
poteva prevalersene per istabilire in suo favore lautorit della
cosa giudicata;
2 Sanamente giudicato che
a Non pu essere condannato come complice di bancarotta
fraudolenta laccusato dichiaralo colpevole di essersi inteso con
un commerciante per sottrarre i beni di questultimo ai suoi legittimi creditori, ove non esista veruna dichiarazione sul fallo
principale della bancarotta (Cassazione di Francia 14 gennaio
1820); o se il crimine di bancarotta riconosciuto insussistente
(Cassazione di Francia 22 gennaio 1830, e 17 marzo 1831 ); e
che la complicit del suicidio non punibile (Cassazione di
Francia 27 aprile 1815, e 16 novembre 1827) .
Per questultimo caso stato distinto da quello in cui taluno, a preghiera o per ordine di un altro, luccidesse di propria
rnano, o lo facesse uccidere da un terzo. Vi sarebbe in questa
ultima ipotesi un autore principale diverso dalla persona uccisa.

Della 303 Degniti (

682.

Non

fosse punibile per

390, Voi. I).

una qualit o causa

tutta perso-

nale ec.

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Come
Ved.

612

lalienazione mentale, la

Della 304 Degnila


683.

mancanza

di discernimento, ec.

svolgimento della degnila 332 e seguenti.

lo

Trova suo svolgimento


Della 303 Degnit

( 391, Voi. I).


nelle

due seguenti degnit.

( 392, Voi.

I).

Sia perch non lo proibisce.


E quindi niuno entrer nella opinione di Berni
scrive (1):

684.

I.

Chi, polendo vietar, non vieta

parligian della ribalderia

Si legge nel diritto

L.
lib.

in princ.

il

il

quale

male,

romano:

D. IX, IV. De noxalibus aclionibus, llpianus,

18 ad Ediclum:

Si servus scie.ntf. domino occidit, in solidum dominum obligat:


enim videtur dominus occidisse: si autem insciente, noxalis est:
nec enim debuit ex maleficio seni in plus teneri, quam ut noxae
eum dedat .
Evidentemente con questa legge si allude alla responsabilit

ipse

civile.

Ed in che ripongasi la scienza, e quale sia la condizione necessaria per la responsabilit, si desume dalle seguenti leggi.
L. 5, I). eod. lit., Llpianus, lib. 5 ad Ediclum:
. In omnibus noxalibus aclionibus, ubicumque scienti* exigilur
domini sic accipienda est, si, cum prohibere posset, non proiiibeit.
Aliud est enim, auclorem esse servo delinquenti: aliud pati delinquere .
L. 4 in princ., D. eod. tit., Paulus, lib. 5 ad Ediclum:
In deliclis servorum, scienti* domini quemadmodum accipienda
est? ulrum cum consilio, an et si videril tantum, quamvis prohibere
,

non poluerit? Quid enim si ad liberlalem proclamans (2), domino


sciente facial? aul quid si conlemnal dominum? tei, cum trans flumen sii servus ridente quidem sed invito domino noxiam no,

cca/? (3). leclius ilaque dicilur, scienliam ejus accipiendam, qui


prohibere potcsl: et hoc in loto Ediclo inlelligcndum est circa scienti^ verbum .

XVII. De aiversis regulis juris antiqui, Paulus


39 ad Ediclum

L. SO, D. L.
lib.

Orlando, I, 21, fi.


(2! All liberlalem proclamane, cio: mentre ripete
(3) Noxiam noceui, cio: commetta un reato.

(I)

la

sua libert.

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613

Culpa raret, qui scit, sed prohibere non potest .


L. 109, D. eod. Ut., Paulus lib. 5 ad Ediclum:
a Nullum crimen patilur is, qui non prohibet, cum prohibere non
POTEST .
H. Sia perch non arreca soccorso.
685.
Cicerone, De o/ficiis, giudiziosamente insegn: Injuslitiae genera duo sant: unum eorum qui inferunt injuriam; alterum eorumqui
non propulsane SI posscnt, ab iis quibus inferlur. Ncque cnim is tantum in vitio est qui injuste facil impelum in quemquam, aliqua animi
perlurbatione incilatus: sed eliamqui non obsistit, si potest, injuriae.
Si ricordi per il leggitore esser questo un precetto di morale, non di penale nomotesia.
Raccontasi che Amasi, re dEgitto, avesse fatta una legge, in
virt della quale era colpito di morte chi, potendo soccorrere
un cittadino ingiustamente assalito, lo trascurasse.
Per noto il detto di Giulio Claro (lib. V, quaesl. 87, n. 3):
Jure civili nemo tenelur obviare delicto, nec malefactorem indicare .
Se non che, il non soccorrere, quantunque non possa
686.
elevarsi a complicit, potrebbe benissimo, in qualche caso spe

Esempio l'articolo 539 del


Progetto del Codice penale della Repubblica di S. Marino:
Chiunque, in caso di tumulto, o di devastazione, o di depredazione, o dinondazione, o d incendio, o di ruina, o di pericolo personale di un individuo, o di altra calamit, dietro ri-

ciale, qualificarsi reato sui generis.

mio

chiesta fallagli, ritardi o si rifiuti di prestare aiuto, o soccorso


od assistenza, mentre il potrebbe senza correre alcun pericolo, punito con la prigionia da sei giorni a due mesi, ocon la multa da
tre a quindici scudi .

687.

III.

Sia perch non arreca soccorso.

Severe leggi romane contro

gli schiavi.

L.
22, D. XXIX, V. De Senalusconsulto Silaniano et Claudiano, Ulpianus lib. 50 ad Ediclum:
Si sibi manus quis intulit, Senalusconsulto quidem Silaniano
locus non est, sed tnors ejus vindicatur; scilicet, ut si in conspectu
servorum hoc facil, polucrunlque eum in se saevienlem prohibere,
poena adfciantur, si vero non potcercnt, liberenlur .
L. 1 28, D. eod. til.:
Jusla hoc tamen videtur et Divus Uadrianus rescripsisse in
haec verbo: Servi quoties dominis suis auxilium [erre possunt, non
I

debelli saluti
in

codem

(1)

eorum suam anteponere. Potuisse aulem ancillam, quae


cum domina sua fuerunt, auxilium ei ferri,

conclavi (I)

In eodem conclavi, cio nella medesima camera.

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ti

non corpore suo,

614

al certe voce porantcm, ut hi qui in

domo fue-

ipsum manifeslum est, quod diaci! permortem minatum, si proclamasse/: ultimumutique sup-

rant, aut vicini audirenl, hoc

cussorem sibi
plicium pati debel, vel in hoc, ne celeri servi credant, in periculo

dominorum

sdii quemque consutere debere .


G88. - IV. Sia perch non arreca soccorso.
Questo principio pu trovare eccezione nello leggi militari,
per le quali il non soccorso pu costituire un gravissimo reato.

der

scritto nel corpo del diritto romano:


L. G, 8 et 9. D. XIAX, XVI. De re militari, Arrius
1 de re militari

lib.

Menan-

8. Qui praepositum suum non protexit, cch posset, in pari


causa (adori liabendus est: si resistere non potiiit, parcendum ei.
9. Sed et in eos, qui praefeclum centuriae a lalrombus circumventum deseruerunt, animadverli placuit .

la

storia di

Roma non manca

di

esempi di condanne

inflitte

per non prestato soccorso.


Nellassedio di Veja Sergio attaccalo nelle file fu battuto daiVeienti; e per malinteso orgoglio non dimand soccorso al Tribuno Virginio nel campo principale.
Virginio, consapevole
dellattacco, poteva accorrere, e non lo fece, perch il collega
non erasi umilialo a chiamarlo in aiuto.
Schivalo il giudizio
del Senato, il Popolo condann entrambi, luno per non avere
invocato, laltro per non aver prestato soccoiso.

Dell 300 Degniti


689.

I.

Gli antichi

393, Voi.

I).

Non complice chi non isvela ec.


immaginarono che Mula, delta anche Larunda, Dea

madre dei Lari, ebbe strappala


Giunone l'infedelt di Giove.
II. Non isvela ec.
690.

la lingua,

per avere disvelato a

li principio assoluto.
Se in casi speciali il non rivelatore
soggetto a pena, lo come autore di reato speciale, non come

complice.

Della 307 Degnila


691.

( 394, Voi.

I).

concorso ec.
Questa degnila rivela meglio quanto sia necessario che il legislatore specifichi nominatamente
casi di complicit che intende riconoscere.
Larticolo 99 del mio Progetto del Codice penale della Repubblica di S. Murino suona
Il

Qualsivoglia soccorso, o aiuto, o assistenza, o favoreggia-

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615

ed, in
mento, o partecipazione, o cooperazione, o adesione
generale, qualsivoglia ingerenza con alti morali o fisici, positivi o negativi, precedenti, concomitanti o susseguenti, in un
reato cui altri materialmente commette, non imputabile, se
non quando si traduca in complicit a termini degli articoli seguenti del presente capitolo, o venga colpita con altra speciale

sanzione legislativa.

Dell 30 Degnili!

(395, Voi.

I).

Non pu concepirsi la idea della complicit nel concorso


692.
con alti posteriori, ec.
Il credere che un fallo posteriore possa esercitare influenza
sopra un fatto di gi realizzato, sarebbe tanto logico, quunlo il
credere che un fatto possa essere non fatto, contro l adagio divulgatissimo Factum infectum fieri ncqui l.
:

Dell 30 Deguit
693.

I.

Non pu

( 300, Voi.

I).

concepirsi la idea della complicit: l. Ne-

commesso

encomi
N ostano le parole della L. I. D. XI. III. De servo corruplo
Ulpianus lib. 25 ad Ediclum:
Non enim oporlel laedando augeri molili am .
Perciocch quella legge riguarda gli effetti meramente civili,
e di pi suppone che gli encomi precessero alla depravazione
del servo, cio che gli encomi abbiano influito sulla medesima.
2." Nella ratiabizione del realo; 3. Nello occul11.
691.
del gi

gli

reato.

tamento, ecc. ecc.


N ostano le seguenti leggi romane, perch

puramente

oggetti

pianus

lib.

si

riferiscono ad

civili.

L. 152, 2, D. L. XVII.

De

diversis regulis juris antiqui, Ul-

69 ad Eilictum:

In maleficio ratiliubilio mandato comparatcr (1) .

L. 60 eod. Ut., Ulpianus lib. 10 Disputali onum :


Semper,
qui non prohibel pr se intervenire, mandare creditur. Sed et si
QCIS RATCM HABCERIT QIOD GESTl'M EST, OBSTRINGITlR MANDATI ACTIONR .
Pi confacente al caso della complicit il responso di Ulpia(I)

Questa legee

XVI.

I.a

H ATl'M

il

legge
Di*

I,

sopranni allo interilelto ite ri et de ri armata, D. XLIII,


Il del eitato titolo concepita cosi; Sed et li. quod ali ut dejeeit,
pii toni tecundum Subinum et Caitium, qui r atiii a bitio-

si riferisce

PRO; inni qui

nfm mandato coMPARANT,

tue ride ri drjecisse. interdicloque isin teneri ; et hoc ceenim dirilur: in maleficio hatiii ibitionrm mandato comparatcr
lib. ti 3 ad Ediclum). Ma le parole riguardano la restituzione del possesso,
risarcimento ec. ; cose tutte civili'.

rimi eli; reetiui


(

Vlpianui

il

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616

no lib. 6 ad Ediclum, trasfuso nella L. 13 in princ., D. De his


qui notanlur infamia:
u Quid ergo si non ducere silpassus, sed postea quare duclus,
ratch HABEERiT? Ut pula initio ignorar il tale esse, postea scit? Non
notabilur: Praetor enim ad initieh ncptiarim se retilit .
Vero che i falli mentovali nella degnila non Sfug 693.
gono l anatema della morale, e talvolta si elevano a reati speciali; ma niuno avr la insipienza di confonderli colla complicit.

Della 310 Degnila

397, Voi.

I ).

Sul fondamento di questa degnila, il complice pri 696.


mario punito come se egli fosse autore materiale del reato, e1
secondario trattato con pi indulgenza.

Della 311 Degnila

( 398, Voi.

I).

Ved. lo svolgimento delle degnila 312 e seguenti (


697.
698 e seguenti).

Della 313 Degnila

698. Ved.

il

Della 313 Degnila

699.

( 401, Voi.

I).

( 402, Voi.

I).

691.

Il legislatore ec.

Ved. il 691
Falla la enumerazione e la descrizione dal legislatore, i casi di
complicit divengono ristrettivi, e non gi dimostrativi o esemplificativi.

Della 311 Degnila

( 403, Voi.

I).

Ved. lo svolgimento delle degnit 31 3 e seguenti ( 701


700.
e seguenti).

Della 313 Degnili (


.

Ved.

il

404, Voi. I).

701

I. Per via di mandalo.


peculiare svolgimento della degnit 318 e seguenti.
11. O di qualsiasi guiderdone, ec.
702
Il guiderdone, le promesse,
doni, loro.
III. O per mezzo di minaccia ve.
703.
Si avverta che se la minaccia distrugge il libero volere della
persona minacciala, svanisce allatto la imputabilit della stessa.

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617

IV. 0 di abuso di autorit o di potere.


$ 704.
merito lubbidire. Il Vangelo non cessa dinculcare l'ubbidienza.

Virgilio

a rassegnare a Beatrice:

si affretta

Tanto m'aggrada

Che

l'

tuo comandamento

il

ubbidir, se gi fosse

(I),

tardi

Pi non 4 duopo aprirmi il tuo talento 2 ) .


Ma lubbidire in cose criminose condannato dalla morale c
dalla legge; nella guisa stessa che imporre il reato costituisce
complicit.
Esempi di abuso di autorit e di potere tratti dalla sacra Bibbia.

14. E la mattina seguente David scrisse una lettera a


1
Joab, e gliela mand per Uria.
15. E nella lettera scrisse in questa maniera: Ponete Uria di
rincontro alla pi aspra battaglia poi ritraetevi indietro da lui, acciocch egli sia percosso, e muoia.
16. Joab adunque, tenendo lassedio alla citt, pose Uria in
un luogo dove sapeva che verano uomini di valore.
17. E la gente della citt usc e combatt contro a Joab: ed
alcuni del popolo, dei servitori di David caddero morti, Uria
Hilleo mor anch'esso (3) .
2
28. Ed Absalon diede ordine ai suoi servitori, dicendo:
Deh, guardale quando il cuore d'Amnon sar allegro di vino, e ch'io
vi dir; Percuotetelo: allora ammazzatelo, non temiate: non sono

comandalo (4)? .
questo luogo si avverta che se il comando distrugagente, come quando il non ubbidire impossibile, svanisce affatto la imputabilit nella persona che otio

quello che

l'Iio

Ed anche

in

ge

la libert nello

al comando ( 703).
Pi evia questavvertenza, rendesi intelligibile c piana la significazione della L, 37 in princ
D. IX, Il Ad legem Aquiliam,
Javolenus lib. 14 ex Cassio

tempera

Liber homo,
Aquiliae cum eo

si jns.su alterius

manu injuriam

dedii, aclio legis

est, qui jussit, si modo jus imperarci imbuii: quod


non habuit, cum eo agcndum est qui fedi .
E della L. 167, D. L. .4'VI. De diversis regulis juris antiqui,
Paulus lib. 49 ad Ediclum
Qui jussu judicis aliquid facit, non videlur dolo malo faccre,
qui parere incesse habet .

si

1)

Sa gin fotoc. Sa

in

senso di quantunque. Se gi fotte, cio sebbene gi foste in

alto.
(2)

Dantr, Inferno.

Samuel,

Il, 71).

cap. XI, vers.


it) Ivi, cap. ini. vers. 28.
3)

liti. Il,

Ila

17.

IH

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E
tium

ilella

18

L. 169 in princ., D. eod.

Ut.,

Paulus

lib.

2 ad Plau-

Is

duminun

dal, qui jubcl dare, ejus vero

PARERE SECESSE EST .


Nella quale legge

la

frase

nulla culpa

parere necesse est

cui

est,

accenna a

coazione irresistibile.
cultori della scienza#di accettare
Si guardino bene
tame della /,. i, D. eod. til., Ulpianus lib. 6 ad Sabinum:
i

il

det-

non ereditar qui obsequitur imperio putris, vel domini .


Facciano invece attenzione alla L. 20, D. de oblig. et actionibus
Servus non in omnibus rebus sine poena domini dicto audicns
esse solel sicuti si dominus hominem occidere.... servum jussisset .
Ed alla L. 157 in princ., JL). L, XVII De div. reg. jur. ani.,
Ulpianus lib. 71 ad Ediclum
Ad ea, quac non habenl alrocitalem facinoris, vel sceleris, igno

Velie

dominorum sunt

scilur scrvis, si vel dominis, vel eis qui vice


luti

luloribus et curaloribus) obtcmperaverint

Ed

alla L. 2, C. IX,

tius A.

ad Trajanum P.

XIX. De sepulcro

Dal.

violato

VII. Id. Jul.

(vo-

(Imp. ConslanAcyndino

et

Pro-

culo coss. (HO):

Si servus in demoliendis sepulcris fucril deprehensus, si id


sine domini scientia faciat. metallo addicalur sin vero domini auctorilale vel jcssione urgetur, rclegalionc plectalur eie.
Oggiinai abbiamo servi in senso di domestici, non di schiavi.
Ed ii padre eI padrone non sono lo Czar de loro servi, de loro
figliuoli. Lubbidienza riverenziale non mai da per se sola ca

pace di diffondere il germe di quella violenza e


che distruggono la libert nello agente.

di quel

timore

di artifizi colpevoli.
V.
705.
Ne codici penali di vari Stati, essendosi

introdotto le parole
macchinazioni od artifcii colpevoli
queste hanno dato luogo a
vive discettazioni.
Nei numeri 159 a 161 del Rperloire gnral du Journal du Palais. V. Complicit, si dice:
N." 159.
Quanto agli artifcii impiegati per provocare a
commettere un crimine, essi non co.-lituiscono una complicit

criminose non quando vengano dichiarati colpevoli Per


conseguenza la dichiarazione del gitili portante che laccusalo
colpevole di aver provocato per via di artifcii l'autore d un crimine a commetterlo, non basta a caratterizzare una complicit
legale, se essa non esprima che gli artifcii erano colpevoli
Cass., 27 ottobre 1815.
N. 160.
Ma io stesso delle macchinazioni ? mai necessario, perch possano servir di base ad una condanna, che il giuri
di siffatto

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649

dichiari cheesse sono colpevoli, oppure questa sola parola offre una
presunzione di colpabilit sufficiente a costituire la complicit?
La giurisprudenza si pronunziata in questultimo senso, non
Casfacendo riferire la parola colpevoli che alla parola arti fidi.
sazione, 19 ottobre 18.12, 41 marzo 8 G
Carnot (Codice penale, articolo 60, n 48) sostiene
N. 161.
che le parole arlificii e macchinazioni riproducono lo stesso pensiero che tanto coll una, quanto coll'altra parola debba intendersi lastuzia, la fallacia, la frode impiegata per ingannare; che
n l'ima, n laltra importano per loro natura una colpabilit reale; che se la parola colpevoli non si legge dopo la parola macchinazioni, non che la purezza della lingua, c per non ricadere
in una ripetizione che avrebbe resola frase tanto pi ridicola per
quanto essa sarebbe stata senza oggetto. La preposizione o (ou),
che lega la parola macchinazioni alla parola arlificii, non rende
forse comune la qualificazione di colpevoli che immediatamente le
segue? Chauveau et Hlie ( Teor del cod. pen. I. 2, p. 4 43),
professano la stessa opinione.
Lespressione macchinazioni, essi dicono, non induco una tale
idea di criminalit, clic sia inutile lo aggiungervi la qualificazione di colpevoli. [ giurali sarebbero esposti a confondere le
manovre semplici colle manovre criminose, c solamente queste
ultime possono essere un elemento della complicit.
Anche questo il nostro avviso, malgrado l'autorit della giurisprudenza.
Senonch, il signor Le Sellger osserva (n 63i) ch'egli non reputa cosa utile lunire lepiteto colpevoli alla parola macchinazioni. Ecco le sue parole:
Quanto alla sinonimia notala dal signor Carnot, egli la critica
con ragione, in ci, che la parola arlificii pu talvolta essere
presa in buona parte, mentre che la parola macchinazioni, la
quale, secondo il dizionario dellAccademia, significa intrigo,
mena segreta per incarnare qualche cattivo disegno, qualche
complotto diretto a nuocere taluno, a perderlo, ecc., sempre
presa in mala parie.
Ma Dalloz nel suo Repertorio ili legislazione e di giurisprudenza,
V. Complicit, riflette contro Le Sellger:
Ma dacch l'espressione arlificii, la quale, secondo lAccade-

mia, significa astuzia, dissimulazione, [rande, ecc., ricevuta


nella lingua con pili favore, non risulta forse virtualmente che
egli necessario che la parola colpevoli si trovi nella dichiarazione del giuri? .
Quanto a me trovo logico il sostenere la necessit della parola
colpevoli.

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6'20

VI. 0 di qualsiasi guiderdone eco.


guiderdone le promesse, i doni, l'oro, esercitano malauguratamente sulla moltitudine un potere magico e prepotente, e chi
fa ricorso a questi funestissimi mezzi per indurre altri al reato,
con ragione significalo come complice.
Nasce luomo, ed il gruppo delle malnate passioni va ben tosto
ad abbarbicarsi in suo cuore. Bench la pi parte di esse or sia
conquistatrice ed or conquisa, avvene una inestirpabile e ferma:
V empia, 'esecranda fame dell' oro 1 I Crati Tebani ed
Fabrizi
Romani disparvero o non comparvero affatto. Questo metallo
esiziale tiranneggia su tutti.
.... Quid non morlalia pectora cogis
Auri sacra fames (I)?
Aurum omnes, vieta jam pielate, eolunt:
Auro pulsa fdes, auro venalia fura,

700.
Il

Aurum lex segui tur, mox sine lege pudor (2).


Osserva il sapiente Chilone: Colla pietra di paragone
provano loro e largento; ma colloro e collargento si prova
cuore degli uomini .

si
il

noto che l'oro di Filippo serviva di stromento pi efficace


che la spada e. le insidie. Soleva egli dire: Niuna fortezza pu
resistere, laddove in essa possa entrare una soma d'oro .
La Pizia aveva lisposto alle di lui interrogazioni: Combatti coll'oro

e vincerai .

La potenza delloro! .... Chi suggerisce

al

patrizio

Seplemu-

piombo fuso nel teschio del tribuno Cajo Gracco?


fame dell'oro! Chi scioglie il pudico cinto
incontaminate fanciulle, e fa delle Penelopi altrettante Poppee? L empia, esecranda fame dell'oro! Chi prostituisce il santuario di Temi, e forza il labbro del maravigliato Mitridate a
quelle parole che imprimono incancellabile contumelia sulla
citt dei selle colli Venale citt, ben presto perirai, se un comprator tu ritrovi? . Lempia, 'esecranda fame dell'oro!
VII. Per via di mandato, o per mezzo di minaccia, o di
707.
abuso di autorit o di potere, o di arli/izi colpevoli, o di qualsiasi
guiderdone ecc.
Quindi ben giudicato dalla Cassazione di Francia, 2i novembre 1809, e 3 settembre 1812, che La semplice provocazione a
commettere un misfatto non sufficiente a costituire la complicit,
quantunque volte non sia stata fatta per mezzo di doni, di prolejo d iniettar

Lempi'n, V esecranda

alle

messe, di minacce, di abuso di autorit o di potere

Virgii itti.
2 Profer itti.

il)

J.ib.

III, F.lrg.

XIII.

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708.

GM

Vili. Lo avere scientemente dato

*
allautore del reato spe-

ed efficaci istruzioni ec.


A qnesla specie di complicit si vuole riferire il consiglio dato
per far commettere il reato.
E va inteso che una nuda esortazione, ed un vago e generale
consiglio non involvono complicit.
La esortazione pu farsi per incoraggiare tanto alle
709.
lodevoli, quanto alle censurabili imprese.
Un esempio di esortazione del primo genere rinviensi nelle
parole di Virgilio a Dante (1):
Dunque che ? perch, perch ristai?
Perch tanta vilt nel core al lette ?
Perch ardire e franchezza non hai?
Poscia che lai tre donne benedette
ciali

Ma

Curan di te nella corte del Cielo,


E l mio parlar tanto ben t' impromette? .
non costituisce complicit. La L. 20,
De his qui notanlur infamia, Papinianus lib. 1 Respon-

lesortazione al reato

D. III. II.
sorum, dice:
Ob haec verbo sententia praesidis provinciac, callido commento
videris accusationis instigator fuisse; pudor polius oncratus,

quam

ignominia videtur irrogavi non enim, qui exiiortater, mandatoris


OPERA FENG1TCR .
Quanto al vago e generale consiglio occorre qualche
710.

rilievo.

Per legge romana

il consigliere era tenuto nella stessa manieilei reato. Valga di esempio la L. fi, D. de leg.
Pomp., de parr., e la L. li ad legem Jul. de aduli., eie.
notevole per che non ogni consiglio, non ogni molto esortatorio complicava il consigliere del reato. Nani esce in questi

ra che l'autore

termini nel paragrafo 148 della spesso citata sua opera:


Un semplice consiglio a commettere il delitto non potrebbe
indurre la partecipazione deUimputabilil emergente dallazione criminosa che il consigliato avesse dappoi commessa. Vi dee
concorrere un consiglio speciale e determinato, quello cio che
risolta dal suggerire e dallistruire dei mezzi opportuni allinlra-

prendimenlo dellazione medesima

nella nota a questo paragrafo lo stesso autore continua:

Era celebre nel dritto romano la formolo opc consilio. Questi termini furono da taluni interpetrati congiuntivamente e da
altri disgiuntivamente. Colla prima inlcrpelrazione il consiglio
separato daUaiuto non induce la partecipazione del suggerito

(1)

Dante. Inferno,

II,

121.

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*
delitto.

Per

la

seconda basta

G2'2
il

solo consiglio perch

il

delitto

quantunque non avesse prestato aiuto


a commetterlo. V. Yinnio, Comment. ad itisi, jur. civ. lib. 4, tit. 1,
Fra queste discrepanti dottrine pare adottabile la media
\.
simputi

consigliente

al

sentenza, cio che il consiglio separalo dallaiuto induce la partecipazione del delitto quando sia accompagnato da istruzioni
date a commetterlo. Quod si vero consilium quis dira opera dederit, videndum est, generale id fuerit, an speciale. Prius est, verbi
grada, si quis de paupertate querelitela hortelur ut furto rem sibi
quaerat. Tulis consiliarius, sallem in foro liumano, pr fare liaberi
nequit. Sed si speciale consilium quis dederil, pula si oslcnderit,
qua via in aedes sii penelrandum et quo tempore, ubi res amoveri
iiplae sinl posilae, aul quae ratio latendi: hic sane non mediocritPutTend.
Nonnunquam consilium usurpatur pr
furem redolebil.
simplici suasione seti monitione
cujusmodi simplex consilium
,

neminem

.... Terlio consilium

slrictius accipilur
ut
idem quod persuasio, impulsio, simulque instructio ad furtum
faciendum: in quo significala consilium opponilur operae suae aduni

furti

obliqui

sii

proxime ad furtum directum auxiliumque designai. Haec


species, elsi

consilii

nullum porro ministerium seu opera accedal, constile -

Vinnio toc. cit.


Conformi alle premesse dottrine sono principii delle leggi
romane sul consiglio criminoso. Consilium dare videtur qui persuadel et impellit, atque instreit consilio ad furtum faciendum. Opem
fer qui ministerium atque adiutorium ad surripiendas res praebet.
L. 50, 3, D. XLVU, II. De furtis, Ulpianus lib. 37 ad E dicium.
Qui notevole lespressione atque instruit consilio per
dedurne la conseguenza che listruzione si consider essenziale
al consiglio, onde applicarvi limputabilit dell azione suggeritem obligai

In questo senso dicesi nella L. 1, 3, D. De servo corruplo,


Ulpianus lib. 23 ad Ediclum:
Persuadere autem est plus quam compelli, atque cogi sibi parere
Il Renazzi (I) spiega conquesti termini la ragione storica della discrepanza degli interpreti
Non aliler potermi discrcpanles inter se loci juris romani, quos
prolixe re feri Malllieus (proleg. de crimin., cap. 1, num. 8), quam
si dicamus ambiguitalem nominis consilii, quod habelurin veteri illa formula ope consilio ansavi praebuisse jurisconsultis quaerendi
utrum ex solo praebilo furandi, pula, consilio, quod nulla sequuta
est praeslita furti opis, consiliarius commissi furti complex ferel.
Sabinus novae sectae in jurisprudenlia fundator, senlcnliam amplexus est ad firmantem. Al Labeo, qui jampridem principalum sopra
ta.

(I)

Elemento jurix criminali

lib. I,

cap. IX. n. Vi in nota.

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623

quamquam pronus

in novas opinione t
constane tamen fuit in luenda velcri rcgulajuris civilis juxta quam
ex suprascripta formula <jpe cossilio hoc impunilum abibut, nisi illa
insuper accessisset. Quam regulam sequulus est quoque Imp. Juslinianus ( 1 1 , Inst. de obligalione quae ex delieto nasc.) (I). *>
His fontibus derivatae antinomiae legum excerplarum u Triboniano
ex sequentium jurisconsultorum fragmenlis qui ut eranl Labeonis,
rei Sabini doctrinis imbuti, diversas eorum fuerunt amplexali sen-

jurisconsullos adfectaverat

tentias .

71

Per aversi complicit di consiglio indispensabile che

il consiglio sia speciale e determinato; tale cio che contenga suggerimento ed istruzione intorno ai mezzi opportuni al conseguimento del realo.
Di questo genere il consiglio del serpente alla gran madre

va

(2):

S ed

et

serpens erat callidior cunctis animanlibus lerrac

Dominus Deus: qui dixit ad mulierem: Cur praecepil


Deus ut non comederitis de omni Ugno paradisi?
2. Cui respondil mulier De fructu lignorum, quae sunl in pafecerat

tpiae

robis

vescimur;

radiso,

De

3.
nobis

Deus

fnictu vero Ugni, quod est in medio paradisi, praecepit


ne comedercmus, et ne tangeremus illud ne forte mo-

riamur.
4.

rtemi ni

Dixit aulem serpens ad mulierem: Nequaquam morte mo:

o. Scil

enim Deus quod

aperientur oculi cestri:


6.
et

et

in

quocumque die comederitis ex co


bonum et malum.
esset lignum ad vescendum,

et eritis sicut Dii, scienles

Vidit igitur mulier

quod bonum

pulchrum

oculis, aspectuque delectabile: et


comedii: dcditque viro suo qui comedii .
Di questo genere il consiglio prto dal

tulit

de fructu

illius

mago Ismeno ad

Ala-

dino (3):
Io, quanto a me, ne vengo c del periglio,
dellopre compagno, ad njularte:
Ci che pu dar di vecchia et consiglio,
Tutto prometto, e ci che magic arte;
Gli angeli che dal Cielo ebbero esiglio
Costringer delle fatiche a parie,
Ma dond io voglia incominciar glincanti,
E con quai modi, or narrerolti avanti.

Interdum quoque furti


^1) Testo del $ il, Inst. IV, II. De obi. qua 0 ex Jet. nate .
lenetur, qui ipse furtum non fecit: quali s est i, cujus oek et concilio furlumfa cium rsl, eie .
(2)

Genesi #, caput

III, vera,

3) Tasso, Gerusalemme

ad

6.

liberata, li, \.

Nel tempio (lei cristiani occulto giace


sotterraneo altare; e quivi il volto
Di Colei, che sua Diva e madre /ace
Quel volgo, del suo Dio nato e sepolto.
Dinanzi al simulacro accesa face
Continua splende, egli in un velo avvolto
Pendono intorno in lungo ordine i voli,
Che vi portano i crudeli devoti.
Or questa effigie lor di l rapita
Voglio, che tu di propria man trasporle,
E la riponga entro la tua ineschila - ecc.
IX. Lo avere scientemente ec.
712.
Ved. il significato dell'avverbio scientemente nello svolgimento
della degnit 316, n. I, 714.
X. Lo avere promesso all' autore, prima del reato, di
713.

Un

prestargli e/fcace soccorso ec.

Esse rivelano che


e non gi
la pagina 20
c seguenti della mia opera Testo del Progetto del Codice penale
Si

ponga mente

la efficace

posteriore.

alle paiole

prima

influenza intervenne

Ved.

il

della Repubblica di S.

come

del reato.

fatto antecedente,

692 e seguenti.

Marino

Con

Ved. pure

note ec.

Della 316 Degnit (


7 li.

I.

405, Voi.

1 ).

Lo avere scientemente somministrato

ec.

ben da osservare il divario tra le specie di complicit monumeri 1 e 3 della 515 degnit (Ved. il 701
e seguenti), e le due specie di complicit fisica specificate nella
316 degnit, non che la specie di complicit morale discorsa nel
n. 2. della citata degnit 315
Nelle due prime (numeri 1 e
rale indicale nei

3. della degnit 315) si descrive il fatto costitutivo della complicit, senza introdurre lavverbio scientemente, poich il fatto

stesso

presuppone

la scienza nel

complice.

Non cos nelle tre altre specie (n. 2 della degnit 315, e numero 1 e 2" della degnit 316). In esse requisito indispensabile la scienza. E per vero, non basta che le mie parole sieno
tornale di effcace istruzione all'autore del reato; non basta che
io abbia indicato i mezzi e gli stromenti idonei alla perpetrazione di un reato cui altri commette; non basta che io abbia
somministralo questi mezzi e questi stromenti allautore del beato; non basta che il mio personale intervento sia riuscito di effcace aiuto al medesimo: per essere tenuto complice si richiede
che io abbia operato scientemente, cio clic io abbia avuto la
consapevolezza che quelle mie parole istruttive, che quei messi c

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slromenli, che quel

025

mio personale

intervento servivano alla per-

petrazione del realo. e che io abbia operalo a questo scopo.


In
non isl nel nudo fatto
il reato di complicit
nel fallo congiunto alla scienza della destinazione ad un de-

queste
tre specie
1.

ma

terminato reato.

Dal che segue che in questi fatti, non vi reato di complicit


Senza il concorso della intelligenza, della volont o della
agente, come condizione indispensabile di qualsivoglia reato (Ved. le degnit 84 e 126 e seguenti, 132 c 180 o
seguenti del Voi. I
e lo svolgimento delle medesime, 228
e 241 e seguenti del presente Volume);
Senza la scienza che lazione, tuttoch cognita
voluta
libera, debba servire ad un determinato reato (Ved. il 717).
II. Somministralo armi, o stranienti, o altri mezzi ec.
715.
Gajus lib. 13 ad
Nella L. 54, 4, D. XLVII, 11 De furtis
2.

libert nello

Edictum provinciale, registrato


Qui ferramenta sciens commodaverit ad effringendum ostium
v el armarium, vel scalam sciens commodaverit ad ascendendum: licei nullum ejus consilium principaliter ad furtum faciendum intervenerit, lamen furti actione tenctur .
111 Lo avere col personale intervento prestato sciente 716.
:

hbnte ec.
Ved. il 714.
717.
IV. Lo avere col personale intervento prestato sciente 718.
mente efficace assistenza, o efficace aiuto all' autore del reato nei

fatti

ec.
Aiutatevi piuttosto scambievolmente ad esercitare atti di virma non vi aiutate nel male c nellingiustizia, c te-

e di piet,

mete Dio, poich terribile nei suoi gastighi (1) .


V. Nei fatti ec.
719.
Si fa questione, se possa darsi complicit nei fatti dimpeto

improvviso.

Molti penalisti credono essere un non senso la complicit nei


improvvisi.
Io trovo raro il caso, non gi impossibile.
d accetto le Conclusioni di Nicolini nella causa di Antonio
e Vincenzo fratelli Cardillo ricorrenti, decisa dalla Corte Suprefatti

ma

di giustizia di Napoli il 30 giugno 1 834


6. Ma contro ogni legge, replica daltra parte Vincenzo,
credere complicit nei fatti dimpeto improvviso. La complicit esige la scienza, et quod ait Praetor, sciente, sic accipilur, te
conscio et fraudem partecipante : non enim si simpliciter scio, sed
:

il

(I)

Corano, cap. V, vera. 3,

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si particeps

626

fraudis fui (L. 10, D. XLII, Vili, quae in fraudem

improvvisi, ci prosegue, non pu verificarsi


mai scienza preventiva, n concerto, e per conseguente non pu
verificarsi complicit; e mollo meno nella, rissa, in cui per disposizioneespressa di legge ciascuno dei rissanti v tenuto di
quello che fa (art. 389, 11. pen.).
7. La risposta a questa obbiezione assai facile. La complicit indipendente dal concerto precedente. Se la iustigazione,
la facilitazione, V assistenza, se la stessa somministrazione delle
armi e dei mezzi che servono allazione, concertata precedentemente, i complici sono tenuti anchessi di premeditazione; ma
se la cooperazione richiesta allimprovviso a chi per caso interviene nel fatto, o da costui vien data senza accordo precedente,
ove mai lomicida agisca dietro un disegno formato prima dellazione, questi pu esser reo di omicidio premeditato, e la complicit degli altri sar puramente volontaria. Molto pi semplicemente volontaria, se lomicidio stesso volontario. La scienza che vuole la legge nella cooperazione ad un reato non consiste
che in conoscere il fine a cui tende lazione principale, e parteciparne.
E si pu conoscere il fine dellazione altrui cos al primo vederla, come per averne avuto precedentemente confidato il disegno: e si coopera e si partecipa ad un fatto cos premeditatamente
come d\\' improvviso (1).
8. Nella rissa poi non vi ha dubbio che ciascuno tenuto di
quello che fa. Se dunque solamente ingiuria, o solamente percuote, senza insligare scientemente alPomicidio, e senza intenzione di aiutare o facilitare luccisore, egli solamente punibile
dingiuria o percossa. Ma segli percuote o trattiene uno dei
rissanti per dare abilit ad un altro di ucciderlo, tenuto in rapporto a s di percossa o dingiuria, ed in rapporto alluccisore
complice nell oraicidio. Quest'azione certamente parte integrale
del fallo, e nella rissa ognuno tenuto di quella parte di azione
chegli ha avuta nel fatto.
9. Per queste ragioni io domando il rigettamento del ricorso (2) .
VI. Nei fatti i quali abbiano effettuato il beato.
720.
Ecco la complicit per concorso di azione nei momenti concomitanti la consumazione del reato forma che il celebre Carrara accoglie sotto il nome di correit (Ved. il 666).
cred.).

Nei

reati

Si

domanda

(1) Cosi stato deciso io


getti,

molte cause, e particolarmente

in quella

di

Michele Fra-

10 novembre 1837.

(2) Cosi fu deciso.

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627

Due persone, Tizio

e Mevio, si propongono di commettere un


esempio un omicidio: unite ed animate dallo stesso
desiderio di vendetta, incarnano il disegno: in modo per che
1.
Tizio
vibra il colpo letale, mentre Mevio assiste efficacemente col
suo
2. personale intervento, ma non ferisce, o ferisce bens, ma
con colpo non mortale Mevio correo ?
Rispondo:
Nel mio sistema, Tizio lautore dellomicidio:
Mevio non che complice nellomicidio di cui Tizio lautore.
Ed ove in questa data ipotesi non fosse chiarito chi delle
due persone abbia cagionato la ferita mortale, amendue saranno
puniti con la pena spettante al complice (Ved. la degnila 331 e lo
svolgimento della medesima, 739 e seguenti).
Queste soluzioni sono riprovate dal celebre Carrara, il quale,
dopo aver chiamato correit il concorso di azione nei momenti
concomitanti la consumazione del reato, nel 470 dello spesso
citato Programma soggiunge:
reato, per

to.

Il

correo imputabile ugualmente che lautore fisico del delitse la mano delluno piutlostocch quella del-

un 'accidentalit
oper

lalto con cui la legge venne definitivamente violata.


Questatto si considera come fatto di ciascuno dei malvagi che
scientemente vi assistettero di persona. Questassistenza, anche
laltro

inerte,

rendeva pi audace l'esecutore o distoglieva la vittima


assuma il rapporto di causa

dalla difesa; e tanto basta perch

ad effetto respeltivamente al delitto a cui


attualmente la loro volont

lutti i

presenti dirigevano

come

il lettore pu facilmente pronosticare, non bastano a ritrattare la mia opinione.


Tanto pi che questa confortata dallautoriti di Nicolini e della
Corte Suprema di giustizia di Napoli.
Nicolini, dopo aver discorsa la origine e la progressiva significazione delle voci (Ved. il 666), prosegue cos nelle conclusioni pronunziate il d 8 marzo 1837 nella causa di Domenico
Majolino e Vincenzo Barletta:
a 15. Dietro le quali definizioni ed esemplificazioni, se pi
sono i vibratori di pi colpi, tutti mortiferi, tutti sono autori.
Se poi l'uno vibratore del colpo letale, e gli altri han prodotto percosse o ferite men gravi, il primo autore dellomicidio, ed i secondi,
se hanno scienza delta costui intenzione, son complici; ed a vicenda

Queste

riflessioni del celebre Carrara,

secondi sono autori delle percosse e

ferite, e

lomicida complice in

queste.

Quindi la complicit rispettiva. Dire che i secondi hanno commesso lomicidio, dire che il primo ha commesso le ferite,
contrario alla realt del fatto, n pu dirsi se non figuratamente.

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028

La nostra legge vuole, che la dichiarazione di reit dica la cosa


qual veramente, senza metonimie, n altre figure oratorie.
21. Certo che pi per salvezza degli assaliti, che per piet
degli aggressori, la legge seconda, anzi infiamma sempre pi
questi sentimenti. Perciocch nei reati commessi da molti, riuniti ad un fine criminoso, una pena indistinta renderebbe ciascun
sempre mal disposto di restarsi a mezzo. Dato il primo
ognun dei rei, fermo nel reo proposito, e per disperazion
scemo Petrarca Trionfo della morte, cap. I, ), si spingerebbe innanzi quanto pi pu, se la cooperazione gi spiegata,

dessi

passo,
fallo

per effetto della sola coscienza del fatto, facesse pari in lutti la
pena. Ma statuita diversa la pena secondo l'effetto che esce di
mano a ciascuno, facile che il pensier salutare di questa diversit sorga improvviso nellalto del cimento, e che la speranza
della impunit odi una pena minore allontani in tutto taluni, e
raffreddi altri, anche in

nelle cose

umane che

mezzo

alla furia della stessa azione.

in questo caso

veggono secondati dai compagni con

pi audaci,

Ed

quali non

vigore che ne
aspettavano, si arrestino ancor essi, n procedano a mali maggiori di quelli che han gi prodotti ( il bel ragionamento di
Diodoto a pr dei Mitilenesi contro Cleone nel lib. 3 di Tucidide).
La quale ragione rende pi utile siffatta differenza di pene
nei reati premeditali, ed in quelle riunioni malvagie lungamente
concertate fra animi freddi e padroni di s, che non l nei fatti
improvvisi regolati dal caso e dalle passioni del momento. Imperocch, quando in luogo solitario tu cadi in mano ad assassini riuniti in agguato, e deliberali a rubarti ed ucciderli, potrai bene dopo s tristo evento esserne vendicato, ma niuna forza
umana pu soccorrerti e salvarli, se non il raffreddamento
spontaneo del reo proposito, se non il lampo di qualche piet
in cuori s perversi, se non la diffidenza mutua degli aggressori nellalto stesso del reato. Per lo che quanto pi grave, quanto
pi disposto a provveduto fine il misfatto, tanto pi necessario richiamare l'interesse di ciascun reo a ritirarsi, o ad essere
meno attivo nella esecuzione. Mal dunque negli omicidii concertati fra pi persone si vorrebbe indistintamente applicala a
tutti la pena capitale. Se la ferita mortale una sola, uno solo
lautre della morte; gli altri son complici: non la premeditazione degli omicidii punita dello estremo supplizio, ma lomicidio premeditato. Conosco che quando due han premeditalo
di uccidere, e concorrono entrambi nellatto delluccisione,
ben difficile che luno si sarebbe spinto allultimo effetto, se la
certezza della cooperazione dellaltro non lo avesse fatto pi audace. Ma ci che difficile non impossibile. Quindi se un
si

tutto quel

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629

colpo solo il mortifero, non pu trascurarsi di elevare la quistione della efficacia della cooperazionc dellaltro. Arresto del
30 luglio 1832, nella causa di Vincenzo Assisi, Montone comm..

Nicolini m. p.
Arresto del 3 agosto 1832, nella causa di Pasquale La Manna, Longobardi coram.. Nicolini m. p.
.Arresto
del 17 medesimo agosto, nella causa di Rosa Grandinetti e Domenico Carioti, Franchi comra., Nicolini m. p.
Arresto nella
causa di Leonardo Perri, 26 settem. 1832, Montone comm.. Nicolini m. p.
Arresto del 10 ottobre 1832, nella causa di Giuseppe Procaccino, Montone comm., Nicolini m.p.
Arresto nella
causa di Ferdinando Campagna, 5 novembre 1832, Montone
comm., Nicolini m. p.
Arresto del 3 giugno 1833, nella causa
di Francesco Pitirri, Celentano comm., Nicolini m. p.
Del 6
novem. 1833, nella causa di Michele Petti e Nicola Maria Casciali, Longobardi comm., Nicolini m. p.
Del 23 aprile 1834, nella
causa di Domenicantonio Carzo Calarco. Longobardi comm.,

Nicolini m. p.
Del 22 settembre 1834, nella causa di Nicola
Lilrenla, Montone comm.. Nicolini m. p.
Dello stesso giorno

detto Ferdinando Campagna, giudicato in grado di rinvio


dopo larresto del 3 nov. 1832, Montone comm.. Nicolini m.p.
Del 17 nov. 1834, nella causadiEmilia Ruscillo, Montone comm.,
Nicolini m. p.
Del 24 febbraio 1836, nella causa Stefanile e
Graziano, Celentano comm., Nicolini m. p. ecc. ecc.
Niuna
pel

giurisprudenza costata tanta fatica, quanta questa


della complicit degli omicidii premeditati. E pure par cos semplice il dire il vero della cosa, e per chi ha commesso lomicidio dichiarare: consta che l'ha commesso,
per chi ha assistilo
o ferito, e non certo che sia l'omicida, dichiarare: consta eh
complice,
e quindi discendere alla quistione della eflicacia della
sua cooperazione nel fatto. Ma il concerto ad uccidere turba l'animo dei giudici, e se ne fa derivare quasi virtualmente la conseguenza, che senza il concerto e la cooperazione scambievole
dei rei lomicidio non sarebbe avvenuto. E sia vero pur ci.
Non per vero per presunzione jttris et de jure. Pu esserlo
nel fatto, e perci vi bisogno di essere risoluto e motivalo in
fatto.
Sempre adunque, quando due feriscono, ed un solo il
colpo di morte, chiamare entrambi autori principali nullit.
Arresto del 7 giugno 1837, nella causa Piccolo e Biafora, Longobardi comm., Nicolini m. p.
Se in questo caso signora da
chi dei due sia uscito il colpo mortale, entrambi son complici
rispettivi
( 13), e possono essere entrambi dichiarali complici
di primo grado: arresto del 20 settembre 1837, nella causa di
Angclantonio de Luca e Carmine Sciola;
del pari che possono
entrambi esser dichiarali complici di secondo grado: arresto del
parte di

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630

25 aprile 1838, nella causa di Vincenzo Scardinato e Vitaliano


Gentile, Celentano comm., Nicolini m. p.
Questa pura quistione di fatto, ma comunque si risolva, deve essere espressa.
29. Ma che si far, dice alcuno, quando di tutti glimplicati

medesimo omicidio, nemmeno alcun di essi sa la mano da cui


il colpo omicida? La
risposta facile: si dichiari la
pura verit: non consta chi sia l'autore dell' omicidio, e, per dirlo
colla formola dellarticolo 277, non consta chi degli accusali abbia commesso lomicidio. Ma ci non vuol dire ch'essi ne vadano
impuniti. Lomicidio certamente stato commesso da uno di loro, e ciascuno stato coadiuvatore e cooperatore del fatto ( 15). Se
niuno pu essere dichiarato con certezza complice dol tal autore, cio conscius Ime o huius, ognuno al certo complice nel
reato, perch il suo fatto innesso al reato, innexus culpae; egli
nel

sia uscito

conscius facinori (V. sup. 9.


Eripitur persona, manel res,
disse Lucr. Ili, 58). Non saprei trovare parole pi filosofiche e
precise ond esprimere il concetto. Con tutto ci, per lapplicazione degli articoli delle leggi penali intorno alla complicit,
vi ha tuttavia chi crede non potersi alcuno dir complice, se non
si scuopra in un altro lautore principale. Ma convien distinguere ci ch, e che dev'essere, da ci che noi possiamo saperne. Quando io scuopro in alcuno certi ed indubitati caratteri di
complice vi devessere certamente un autore principale, ma io

non lho potuto conoscere. Questi allora non pu dirsi conscius


ma certo conscius facinori; come se scuopro il
mandante, e non posso convincere il tal altro come mandatario,
o se convinco il ricettatore, e non scuopro il ladro. Arresto del
12 novembre 1832, nella causa di Francesco Mosanelli, Celentano comm., Nicolini m. p. Cos pure, accusato alcuno di furto
qual autor principale di esso, pu rimaner dubbio segli labbia
huic aul illius,

colla sua mano eseguito, ma la conosciuta qualit furtiva delle


cose reperte presso di lui pu convincerlo complice, se sia chiara
la sua scienza anteriore al reato, o almeno ricettatore, se quella
scienza della qualit furtiva della cosa non consti di essersi
Arresto del 9 novemavuta prima dell allo del ricettamento.
Longobardi
bre 1832, nella causa di Domenico de Simone
).
contro. Nicolini m. p. (F. sup. i 8, 9 e 21
Consta dunque per lo meno che tutti siano complici correlativi fra loro. Non nuovo, che i complici posson essere giudicati senza che si conosca l'autore principale. Mollo pi possono
essi venir giudicati e convinti di complicit, quando lautore
principale certamente fra di essi, ma chi di essi precisamente
sia quello, non consta. Allora si esaminer per ciascuno.se
l'omicidio sarebbe avvenuto senza la sua cooperazione, e la ve-

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631

rit e la giustizia trionferanno. Che se ciascun dessi contrabilancia gli altri nelle azioni certe e proprie di ciascuna, se niuna
di queste azioni pu definirsi cos grave, che pareggi quella di

un autor principale, qual male vi poi che sia risparmiato il


sangue di tutti? Lergastolo e il quarto grado dei ferri non sono
pene da giuoco: e noi fortunatamente viviamo sotto di un Principe, nel cui cuore vive scolpito il sentimento generoso di Trajano, satina esse impunitum reliuqui facinus nocentis, quam inttoV. sup.
centem damnare (L. 5, D. XLVUl, XIX. De poenis.
19). Per fermo, la determinazione di fare precede sempre il fatto, e la consapevolezza mutua di pii agenti precede lazione.
naturalmente
son
complici
Tutti dunque
corrispettivi fra di loro, ad onta che nellazione questo reo aiuti semplicemente, e
cooperi, e quel l altro compia lazione. Dir tutti cospiratorie
nel
fatto
la
scambievoli

prima
aiutatori
essenziale idea ch'entra come elemento necessario nel concetto della reit di pi persone pel fatto medesimo (V. sopra il 15); e se consta chiaramente sol questo e non altro, nulla si dice di contrario alla natura dello cose, dichiarando solo la complicit corrispettiva.

perci se laccusa presenta tutti i rei come autori del


il giudice, senza nuova accusa, dichiarar alcun dessi,
Ancorch autori, pure sarebbero tutti complici luno rispettivamente allaltro ( 15). Non
dunque un fatto nuovo non mentovato nell alto di accusa (Art.
Arresto sopraccitato del 5 giugno 1837, nella
299 pr. pen.
Arresto del 25 aprile 1838, nella
causa di Gregorio Bardari.
causa Scandinaro e Gentile, Celentano comm., Nicolini m. p.
Arresto del 10 aprile 1839, nella causa di Carmine di Giorgio,
Anzi, accusato alcuno nomiMontone comm., Nicolini m. p.
natamente come complice per uno dei numeri dellarticolo 74
leggi penali, egli pu essere dichiaralo colpevole a termini di
un altro numero dello stesso articolo. L un numero non che
gradazione dellaltro.
Arresto del 9 gennaio 1839, nella causa
di Fabrizio Stefanelli, Longobardi comiu., Nicolini m. p. In
questa stessa causa si ripetette la massima antica che se i correi
son giudicati in separalo giudizio, la dichiarazione di reit falla
in favore o contro delluno, non giova, ne nuoce allaltro. Stefanelli era complice di prima classe, perch mandante non solo,
ma macchinatore di tulli gli artifizi colpevoli, onde si commise
lomicidio. Intanto in separalo giudizio fu assoluto il mandatario, o sia lautore ed esecutore del misfatto per prezzo, ed in
altro giudizio Stefanelli fu condannato allestrema delle pene. Il
30.

reato,

pu

o tutti, semplicemente complici.

ricorso
31.

venne

rigettato.

Veggo bene che

ci richiede intelligenza

non pure e

spi-

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632
rito di analisi, ma lungo uso cd attenzione infinita. Ma da quando in qua divenuto lieve il saper giudicare della vita degli
uomini? ecc. ecc. .
La Corte Suprema di giustizia di Napoli accolse favorevolmente
le conclusioni dell avvocalo generale Nicolini, e fece sempre
buon viso alle importanti dottrine relative alla materia. Fra le
innumeri decisioni adduco quella del 5 marzo 1843.
La gran Corte criminale di Salerno con decisione
Specie.
Constare che
del 6 novembre 1844 dichiarava all' umanit:Carlo Matteo Lista aveva commessa complicit corrispettiva nello-

micidio volontario in persona di G. Consalvo, per avere scientefacilitato ed assistito nell'azione criminosa, e con cooperazione tale, che anche senza di essa il misfatto sarebbe stato commesso
e dichiarava del pari esservi concorsa premeditazione
Carlo Matteo Lisia, condannato per conseguenza a 23 anni di

mente

Cassazione impugnando specialmente il giudicalo per mancanza degli estremi costitutivi della complicit.
La suprema Corte osservava a riguardo dellaccennato mezzo:
Che la legge vigente, a differenza delle leggi romane e della
legislazione francese, seguendo la sola e vera distinzione dedotta dalla natura e dalla filosofia, distingue autore da complice,
chiamando autore colui che vibra il colpo fisico di morte, e chiamando complice colui che lo coadiuva o vi coopera, senza che per
egli ne sia il fisico o materiale esecutore.
Inoltre distingue la complicit in quella di 1 grado, il di
cui carattere essenziale la cooperazionc morale, e trovasi indicala nei numeri 1 e 2 dellarticolo 74 delle leggi penali, ed
in quella di 2" grado, ravvisata nell' influenza fisica, e trovasi
contenuta nei numeri 3 e 4" del citato articolo 74 (1).
ferri, ricorreva in

Da

tali

principii di dritto segue:

\.Chcsc
morte, e che
autori

la ferita mortale
i

una sola, uno lautore della

vibratori di pi colpi tutti mortali, tutti sono

2." Se poi luno il vibratore del colpo letale, e gli altri hanno
prodotto percosse o ferite men gravi, il primo autore dell'omicidio, ed i secondi, se hanno scienza della di costui intenzione, sono
complici;
ed a vicenda i secondi sono autori delle percosse o ferite, e V omicida complice in queste, e quindi la rispettiva com-

plicit

3 Vi per complicit correlativa, se due feriscono, ed un solo


colpo di morte, e signora da chi dei due sia uscito il colpo

il

mortale

(1) Si noti

per

clic la

complicit contenuta nei numeri 3* c

talvolta di secondo grado, sccondoch ('influenza c necessaria

od

talvolta di

primo,

utile.

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4."
ti

Finalmente

033

vi complicit correlativa se molli

medesimo omicidio, n si sa
Quindi rigctl il ricorso.

nel

ila chi sia uscito

Della #*7 Degnila (

Deve

il

sono gl'implicacolpo omicida

406, Voi. I).

giudice nella sua sentenza cc.


Oggi appo noi, nei giudizi coll intervento dei Giurati, P articolo 494 del Codice di procedura penale del 1865 indica il modo
721.

il

quale va proposta
Ved. F applicazione

la

col

questione intorno alla complicit.

critica nel

Volume

III.

Della 3i8 Degult (407,


722.

Voi. I).

Gli elementi essenziali del mandato sono ec.

I.

Mandato dal verbo mandare, quasi manu dare, affidare metin custodia, raccomandare, oppure da manum dare, dacch
prischi tempi formavasi il contralto di mandalo col darsi
mano destra, onde cos le parti si assicurassero vicendevol,

tere

nei
la

mente della fede ( Isidoro

Etymol., cap. 34).

Mandato suona puranco comando.


presso i Cbinesi vha il tribunale dei Mandarini, ossia
dei comandanti, o impiegali civili e militari.
Cos nel Piemonte famigliare negli atti legislativi e giudiziari la parola manda in luogo di comanda.
Cos fu detto in rima:
Chi di voi, donne, stata tanto ardita
Chha dato sepoltura a corpo alcuno
Cos

Contra

mandato di

il

II. Del mandalo.


723.
Sia mercenario, sia gratuito.

nali la

tra

cio,

distinzione della L.

Paulus

lih.

Mandatum,

1,

gran Signore (I)?

E non
4, D.

si

applica nelle cose pe-

XVII,

I.

Mandati

vel con-

53 ad Ediclum:

itisi

gratuite, nullum

est:

nani originati

ex

offi-

atque amici lia trahit: conlrarium ergo est officio mkrcbs; interenim pecunia, rcs ad locationem et co.nddctionem potius

veniente

respicit .

724.

III.

Proposizione per la parte del mandante

Accet-

tazione, ecc.

Esternate in qualunque
L.

Paulus

(1)

in princ., et
lib.

modo.

et 2,

32 ad Ediclum

D. XVII,

I.

Mandali

vel contra

Ruccel. Rosm., Alt. 2.

30

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034

Obligalio mandali co uscii su contrahentium consistit.

1 Ideo

scipi polest.

per nuncium quoque, vel per epislolam

2 Item sive

mandalum su-

rogo, sive mando, sive alio quocumque verbo

scripserit, mandati aclio est .

Della 319 Degnila


|

408, Voi.

1).

Non vi mandalo in una interpellanza preparatoria di


72a.
forse futura proposizione.
Tizio scrive a Cajo Ho fermo in mente di far ucEsempio.
cidere Sempronio, e di affidarne la esecuzione al tuo braccio. Quando mi avrai manifestalo la tua buona disposizione all' impresa ci
accorderemo sul modo d'incarnare il mio disegno.

Cajo per tutta risposta glinvia il teschio di Sempronio di mano sua trucidato.
In questo reato commesso da Caio non vha esecuzione in forza di mandato e quindi Tizio non complice nell'omicidio at;

tesa la

mancanza

della proposizione.

La lettera una mera preparatoria; manca ancora la risposta


affermativa da parte di Cajo manca la seconda lettera di Tizio
significante la proposizione, ove questi intenda veramente perseverare nel volere la morte di Sempronio, e non abbia scritto la
prima lettera a Caio per iscandagliare la costui morale, o per
altra qualunque cagione.
;

Della 380 Deg U


72G.

Non

vi mandato, se

( 409,

avendo

lo

Voi. I;.

incaricante proposto

una condizione, ec.


Ogni proposizione subordinata ad una condizione ripete

il

reato sotto

la

sua esistenza dalla esistenza della condizione.

Della 8*1 Degnila

( 410, Voi.

I).

Non vi mandato allorch lo incaricato commette il


727.
reato, non ostante la rivocaziose tempestivamente notificatagli.
ben altro se la revocazione non sia giunta a notizia prima
del fatto. Argomento dalla L. 15, D. XVII, I. Mandali vel conira
Paulus lib. 2 ad Sabinum:
Si mandassem libi, ct fdndcm emeres, poslea scripsissem nk
emeres, tu, antequam scias me veluisse, emisscs, mandati tisi obuGATLS ERO .

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Dell 3**

0.15

Degniti*

411, Voi.

I).

La nuda proposta ecc.


728.
N resta invalidata questa degnit

da ci che i legislatori nei


perduellione fanno della nuda proposta un reato; poich
questo caso eccezionale, confermativo della regola, il proponente punito quale autore di reato sui generis.
reali di
in

Della 333 Degnila

f 412, Voi.

I).

Non vi mandato allorch la persona incaricata (lai


729.
proponente, dopo avere respinta la proposta, commette quel reato, la

esecuzione erosi gi da lui rifiutata.


respinta non pu servire di base allaccordo tra
uno che propone ed uno che rifiuta. Non vha dunque legame,
non mandato.
cui

Una proposta

Della 334 Degnila


730.

I.

Non

( 413, Voi.

vi mandato

quante

Ij.

volle,

non ostante

proposizione e l'accettazione, il reato rimanga ineseguito.


L'accordo una delle condizioni per costituire il mandato; ma
non la sola. La esecuzione materiale laltra condizione indispensabile.
Nella perduellione la proposta e laccettazione, ancorch non
coronate dalla esecuzione, compongono, da sole, un reato sui generis.
forse non sarebbe incocrenza punire con lieve pena, e sempre come reato sui generis, la proposta ed accettazione di ogni
altro grave reato.
Ma reato ineseguito c mandato un non senso. E per severissima, per non dire atrocissima, la dottrina

la

Filangieri riguardo al caso di non avvenuta esecuzione.


Ei dice(l): Se al contrario io dico o scrivo ad un sicario: va,
ed uccidi il mio inimico; il prezzo della tua opera sar la tale
somma; questa ti sar pagata subito che mi porterai una pruova
del felice esito della tua commissione: in questo caso, ancorch
il sicario non riesca nella sua intrapresa, se vien provala la commessione, o se la lettera vien sorpresa prima che rallentalo si
esegua, non sono io forse condannabile alla stessa pena, colla
quale sarei condannabile se lomicidio fosse avvenuto? Io lo sa(li

sicuramente, perch latto col quale ho manifestata


volont da per s stesso contrario alla legge.

rei

(1)

Scienza della legislazione,

liti.

Ili,

la

mia

rap. 37.

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Subito che ho indotto il sicario a violarla, lho io stesso vioLa causa al delitto gi data; il reato per la mia parte
oche luomo muoia, o che non muoia .
Sanguinario precetto! come potesti annidare nella mente di
un Filangieri?
II. Rimanga ineseguito.
731.
Il principio assoluto
c dipende dalla natura dei correlativi.
Si applica in caso di pentimento di chi doveva eseguire il
reato, e senza distinzione di tempo.
Il celebre Carrara distingue, e ne' paragrafi 491
e 492 dello
spesso citato programma si esprime:
491. Se si pentito colui che doveva essere esecutore del
delitto, distingucsi 0 si pent prima di aver nulla operato; ed il
suo pentimento giova al socio, all ausilialore , al mandante ; in
questo senso, che non essendo intervenuto verun atto esterno di
esecuzione, manca il fatto principale su cui radicare la imputazione, e non pu senza vizio logico parlarsi di complicit, cio
di accessorio a ci che non esiste. Laccordo criminoso pu tutto
al pi in certj casi imputarsi a colui che persever nel reo volere, come delitto di per s stante.
492. 0 lesecutore si pent dopo aver gi posto in essere
atti esterni costituenti la materialit di un tentativo, ed allora quel
tentativo potr non essere imputabile a colui che si pent; perch rapporto a lui si avr un delitto rimasto imperfetto per causa
volontaria; ma sar sempre il tentativo stesso imputabile all'altro, perch rapporto a lui il pentimento dellesecutore un fortuito indipendente dalla sua volont, od anzi contraria a quella .
Ma se pel pentimento non si pone in essere il reato, come questo potr esistere per uno, nou esistere per un altro? Se manca
complice?
il fatto principale, come radicare la imputazione del
E non vizio logico parlare di complicit, cio di accessorio a ci
che non esiste?
il
pentimento che preserva lesePer la natura dei correlativi
cutore materiale, preserva pure il mandante.
Vrd. il 081 c 682.
lata.

gi commesso,

nell 3*5 Degniti!

(414,

Voi.

I ).

se, in seguito alla


732.
Per la stessa natura de' correlativi
proposizione ed all' acccttazione il mandatario commetta un reato
minore, di quello stabilito, il mandante complice nel reato commesso,
non gi nel reato stabilito.
Si dato commessione ad uccidere: si la commessione accettala: nellalto della esecuzione non si raggiunto lo scopo.

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c.:7

ma

l'omicidio rimasto semplicemente tentato. In questo caso il


mandantepompiice nellomicidio tentato, non gi nel consumalo;
nella guisa stessa che il mandatario tenuto di tentato omicidio,
non di consumato.
Singolarmente stravagante trovo lo insegnamento di Armellini
consenelle sue Istituzioni di dritto penale, paragrafo 77.
guenza di tali principii (ei si esprime), che se, convenuta la
morte di alcuno, il mandatario lo ferisca, e non luccida, il mandato non cambia qualit. Tosloch lanimo deliberato di uccidere viene accolto per convenzione c risulta nell'atto intrapreso,
il misfatto si ha per intero consumato. Quindi il, mandante ed il

mandatario sono puniti

Della
733.

Se

grave
Mandati

il

di

.120

morte

Degnila

415, Voi.

mandatario .... ecceda

I).

confini ec.

sul proposito la lettera della L. 3 in princ., D.

Paulus lib. 32 ad Ediclum:


vel contea
Diligentcr igilur fines mandali cuslodiendi sunt.
cessit, aliud quid facere videlur .
Rischiaro la degnila con degli esempi.
I.

Nam

X VII,

qui ex-

Se il mandatario abbia eseguito il reato in luogo, in tempo, e


con mezzi diversi da quelli stabiliti nel nefando convenio, l'aggravante, che forse potrebbe risultare dalla diversit del mozzo,
tempo e luogo, non al mandante comunicabile.
Nella medesima maniera non il mandante complice nellomicidio, se avendo proposto di percuotere il tale, per esempio, con
piccola frusta, il mandatario labbia ucciso, per esempio, con pugnale o con archibugio.
La Suprema Corte di giustizia di Napoli nella causa di Pulivano, decisa il 3 agosto 1833, stabil questa massima:
Il mandante tenuto delleccesso del mandatario sempre che
costui esegue appunto quello di cui era stato incaricato; ma se
fa aliud pr alio, agisce per conto proprio, c non pu esserne risponsabile il mandante .
Contro il principio che al mandante non da imputare lo eccesso si elevano molte voci. E molti Scrittori, per difetto di quello
ecclelismo tanto indispensabile nellinvestigazione delle salutari
verit, carezzano la rigorosa opinione di essere il mandante indistintamente tenuto dell'eccesso del mandatario. Son pedissequi
di Romagnosi, il quale nel paragrafo 399 della non peritura dettesi del diritto penale lasci scritto:
Taluno commette ad un mandatario di percuotere un inimico per vendetta. Il mandatario lo uccide. Se il mandante
reso responsabile delle sole percosso, fa il seguente conto:

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G38

Se il mio nemico resta ucciso, io mi vendico meglio senza incorrere la pena dellomicidio, perch far constare d'aver ordinato soltanto di percuoterlo.
Ma se la legge rende risponsabile il mandante anche dellomicidio, allora il mandante dice a s stesso: io veramente non
vorrei che le percosse ma se per caso il mandatario uccidesse
il nemico,
io mi fo risponsabile anche dellomicidio. Io non
voglio questa risponsabilil. Dunque, per evitarla, conviene che
mi astenga di ordinare anche le percosse .
Chi non iscorge in questo ragionamento di Romagnosi il difetto di quella .tempra sicura e convettiva s famigliare a tanto
scrittore in ogni altro rincontro? Chi non vi discerne una rivoltura dei fondamentali principii dimputabilit attinti darapporli
veri del mandato, e dalla sua vera essenza?
Nani allincontro distingue leccesso rispetto ai mezzi e rispetto al fine
dallo eccesso rispetto al line o non rispetto ai
mezzi. Trova incomunicabile al mandante la prima specie, comunicabile la seconda specie di eccesso. Ecco in qual modo si
esprime nel 145 dei suoi principii di giurisprudenza criminale:
Leccesso nellesecuzione del mandato, e rispetto ai mezzi
e rispetto al fine, non pu imputarsi al mandante, quando dai
mezzi concertati e stabiliti il fatto avvenuto non avesse potuto
facilmente emergere. Ma leccesso rispetto al fine e non rispetto
ai mezzi non esclude al mandante limputabilit dell avveni;

mento

Nella nota

al

citato

145

il

Nani soggiunge:

datum ad verberandum

Si

rius mandati eacecutionem excesserit, distinguendum

mandata-

nam

si

moti -

ex quo mors minime


etiamsi mandalarius caedem

erat et instrumento

sequi possi t, de assassinio non tenetur,

admiserit (ecco lesempio delleccesso riguardo al fine e riguardo


ai mezzi). Si vero mandalum erat ad vutnerandum sive perculiendum instrumento, locove ex quo mors sequi possit, de assassinio
,

tenetur mandans, si mandalarius

mandalum excedens vulnerandum

percutiendum interfecerit : poterai enim praevidere mandati


evenlum (ecco lesempio delleccesso riguardo al fine, e non riPaolctti, Inst. crini., lib. 3, tit. 10 .
guardo ai mezzi).
La distinzione del Nani pare rivestita di lutti caratteri della
perfezione: perch non la ho ritenuta? Perch ho detto indistintamente, che l'eccesso in cui trascorre il mandatario non comunicabile al mandante? Perch nellesempio recato da Nani in

vel ila

ordine a quello che ei dice eccesso riguardo al fine e non riguardo ai mezzi, rigorosamente parlando, nou si scovre idea deccesso da parte del snandatario. Che sia cos? Allorch il mandante
consegna al mandatario, per esempio, un archibugio caricalo

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639

guisa da essere idoneo a vomitar morte, e lo incarica di ferire


di uccidere, la proposizione del mandante in contradizione col fallo, cio colla consegna del descritto archibugio.
dunque come se dicesse: ferisci; ma se l'esplosione invece di apportar ferita, recasse morie, uccidi. Il mandatario esegue la esplosione, e questa opera la morte, li mandatario trascorso in
eccesso nellesecuzione del mandato? Tutto dice che no.
in

ma non

Della 8*9 Degnila


(

417, Voi. I).

complice primario, ecc.


Una buona parte di criminalisti si avvisa che la complicit morale sia sempre primaria. I compilatori di vari codici penali divi-

734.

I.

Il

sero questa opinione (Vedi l applicazione critica nel Volume III).


Alcuni scrittori meglio pensanti hanno vivamente combattuto
il divisamente che alla complicit morale debba attribuirsi invariabilmente il carattere di primaria.
E per recare un esempio ,chi non conosce le dispute intorno
alla punizione del mandante? Chi non conosce che il Beccaria
non gli attribuisce la qualit di primario complice, perciocch
vorrebbe che si punisse con pena minore di quella stabilita pel
mandatario ?
Chi non conosce che il Carmignani ha sostenuto il medesimo
principio, per la ragione che il mandante vuole soltanto il delitto,
ed il mandatario lo vuole e lo eseguisce (1)?
Conseguenza di questi cenni si che per compilare un codice
penale pi perfetto in quanto alla dottrina della complicit, occorre:
1. Che anzi tratto si faccia la rassegna di tutli modi, merc
dei quali si possa allaltrui reato concorrere;
2. Che si attribuisca a ciascun modo la sua propria caratteristica di concorso necessario o utile, ossia di concorso costituente
complicit primaria o secondaria; e che questa attribuzione non
sia presa dallautorit dei dottori, ma dallindole propria del
concorso e dalle vedute filosofiche della pura scienza;
3. Che infine al complice razionalmente tenuto per primario si
lassi la pena che gli si tasserebbe nel caso che egli fosse lautore del reato, ed al complice razionalmente tenuto per seconda-

una pena minore.'


li. Il complice primario debb' essere punito colla pena
735.
CHE GLI SPETTEBEBBE NEL CASO CHE FOSSE EGLI MEDBSIMO laLTORK DEL
rio si tassi

BEATO.
(1)

Elem. jur. crim.

XVIII.

212, e Teoria delle leggi di licvrena lodale,

lib.

H. eap.

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(ilo

Questa locuzione diversifica di gran lunga dallaltra comunemente adottala debb'essere punito colla stessa pena dell autore
MATERIALE.

Dalloz vorrebbe dare il merito della invenzione di essa ai signori Chauveau et Hlie. Per attribuire a ciascuno ci che gli
spetta, mi permetto di far osservare chio l'aveva introdotta in
Napoli fin dall'epoca della pubblicazione dei primi scritti sulle
cose penali per uso de' miei allievi e che laveva anche prima
proclamata dalla cattedra privala.
Ma checche siasi di questo, veniamo alla sostanza. Quale
propriamente il vantaggio di questa locuzione a fronte di quella
comunemente adottata?
Le parole dell' essere punito colla pena che gli spellerebbe nel
caso che fosse egli medesimo l' autore del reato attribuiscono al
complice primario la stessa pena del reato, non gi la stessa pena
della persona dell'autore materiale, ossia stabiliscono la pena del
complice primario, rapportando il reato alla sua stessa persona,
non gi ad una persona diversa, come quella dellautore materiale; mentre le parole dell' essere punito colla pena dell autore
materiale menano ad un opposto concetto.
E cos le parole debb' essere punito colla pena che gli spette,

rebbe nel caso che fosse egli medesimo / autore del reato menano
per dritta via alla proclamazione del filosofico principio della
incomunicabilit di tutte le circostanze personali che fanno aumentare, diminuire o togliere la pena, e di tutte le circostanze materiali che la fanno aumentare; mentre, le parole debb essere
punito colla stessa pena dell' autore materiale potrebbero essere
intese come conducenti ad un opposto sistema.
Anzi cos furono malauguratamente intese dalla Corte di cassazione di Francia, ove le adoperarono i compilatori del Codice penale.
La Corte di cassazione di Francia, mentre ritiene che le circostanze, per cui la legge modiGca la pena incorsa dallautore

di un crimine, non possono giovare al complice (Cassaz. 19 agosto 1813, 21 aprile 1813, 21 novembre 1839 ecc. ecc.), metten-

dosi poi in flagrante contraddizione con s medesima, stabilisce


le circostanze provenienti da una causa anche tutta personale
allautore materiale, in forza delle quali vien dalla legge esasperala la pena al medesimo, debbano colpire anche il compiicelo tal guisa stato giudicalo contro ogni dettame di ragione:

che

Che la pena della complicit non pu essere modificata sulla


considerazione che i complici hanno ignorato le circostanze aggravanti del fatto principale (Cassaz. 26 dicembre 1812, 22 ago-

sto 1817, ecc.)

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641
Che

per applicare ai complici la stessa pena che apautore principale, non esige punto eh eglino abbiano
partecipato alle circostanze aggravanti (Cassaz. 26 marzo 1813);
Che il complice di un furto commesso da un domestico debba
essere punito colla stessa pena dell'autore principale (Cassaz. 1
fruttidoro anno XI, 8 luglio 1813, 21 agosto 1827);
Che il complice di una falsit commessa da un funzionario pubblico neUeseroizio delle sue funzioni punibile colla stessa pena
deU'aulore principale (Cassaz. 16 ottobre 1813, 13 aprile 1821
22 gennaio 1833);
Che il complicedi un attentalo ai costumi, di cui lautore principale la madre della vittima, deve subire laggravamento della pena pronunziata dal 2 paragrafo dellarticolo 334 del Codice
penale (Cassaz. 22 novembre 1816);
Clic il complicedi un parricidio debb essere condannalo al
supplizio dei parricidi nella guisa stessa che I autore principale
del crimine (Cassaz. 3 dicembre 1812, 20 aprile 1827, 20 settembre 1827, 16 luglio 1835, 23 marzo 1843 .
Circa larresto del 23 marzo 1843 da notare clic Pielro-Martino Charruaull ricorrente, fra gli altri mezzi, aveva dedotto che
non si potevano applicare a lui le pene accessorie del parricidio,
mentre larticolo 290 del Codice penale non qualifica parricidio
che Vomicidio in persona de' padri e delle madri legittimi, 7iaturali
o adottivi, o (t^ ogni altro ascendente legittimo.
Il quale mezzo dalla Corte di cassazione rigettalo col seguenplica

la logge,

all

te

erroneo ragionamento

Atteso, in fatto, che Pictro-Martino Charruaull stalo dal


giur dichiarato colpevole di avere nel corso degli anni 1841 c
1842, con macchinazioni ed arti ficii colpevoli, provocato la men-

tovala Maria Gron, sua moglie, a commettere lazione, e di


averle dato istruzioni per commetterla 2. di avere procurata a
Maria Gron, sua moglie, la sostanza che ha servito allazione,
sapendo che vi doveva servire; 3. di avere, scientemente, aiutato o assistilo Maria Gron, sua moglie, autrice dell'azione, nei
fatti che lhanno preparata o facilitata
Atteso, in diritto, che la circostanza aggravante che caratterizza e costituisce il parricidio inerente allo stesso crimine
ch'cssa si identifica con esso, e non potrebbe esserne divisa; che
le pene accessorie di questo crimine sono applicabili ad ogni
specie, e ad ogni carattere di complicit; che in effetto, ninna
complici del cridisposizione del codice penale Ita eccettuato
mine di parricidio dalle disposizioni dell'articolo 59 del Codice
medesimo; attesoch collavere la Corte di Assise delle DeuxSvres condannalo, a vista di queste circostanze, Pietro-Martino
;

81

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642

Charruaull alla pena di morie, e collordinare che 1 esecuzione


avesse luogo sulla pubblica piazza di Niort a ci destinata, e che
il nominalo Charruaull vi fosse tradotto in camicia, a piedi nu-r
di, c colla testa coperta di velo nero; che prima di subire la pena ci rimanesse esposto sul patibolo, mentre un usciere farebbe
lettura al popolo dcllarrcs/o di condanna; c chegli fosse immelungi dallo aver violalo le disposidiatamente messo a morte
zioni degli articoli 59, 60, 12 e 1.3 del Codice penale, ne ha fatRigetta .
to. al contrario, una giusta applicazione;
Della stranezza di cos fatti giudicali si avvidero alcuni fra gli

stessi scrittori francesi.

Nel Rpertoirc generai ilu Journal du Palais, alla parola Com233, si legge:
Ci impossibile lo accomodarci ad una giurisprudenza cosi
rigorosamente letterale.
Nel pronunziare contro complici dun crimine la stessa pena
che si pronunzia contro gli autori medesimi, I articolo 39, secondo noi, non ha voluto dire altra cosa, se non che i complici
sarebbero puniti come se eglino fossero gli autori del crimine.
Inteso cos larticolo, le soluzioni che noi abbiamo ammesse
superiormente si spiegano perfettamente. Perciocch il complice,
venendo punito come segli fosse autore, c consideralo come
avendo commesso il crimine con tutte le sue circostanze per
esempio, la notte, con iscalala, armi, ecc., se trattasi di furto
colla premeditazione, agguato, se trattasi di assassinio, ecc. Ma
come mai, in caso di parricidio, infliggere a lui, mentre non
che complice, lo pena pronunziata solamente contro il figlio della vittima, mentre che segli stesso fosse autore del crimine, se il
suo braccio avesse vibralo il colpo, non sarebbe soggetto che alla pena dellomicida? E pure questo si verificherebbe necessariamente, perch ninna disposizione di legge rende i coautori o gli
autori punibili delle aggravanti che possano risultare dalle qualit personali inerenti ai loro coautori o complici.
Non v ha forse in cotesto risultato qualche cosa di sovranamente iniquo?.

plicit n

Della

736.
Serbasi

la

Degniti

Della * Degniti!
737.

( 418, Voi.

II.

complice secondario dcbb'esscre punito ec.


stessa locuzione discorsa nel 735.

Il

La

( 419, Voi.

diminuzione di pena cc. Ved.

il

1 ).

734,

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04:1

Della 330 Degni!

( 420, Voi.

I ).

Nella complicit ec.


738.
Ved. la Degnit 299 ( 385, Voi.
seguenti del presente Volume).

Della 33t Degni!*

I),

c lo svolgimento (

( 421, Voi.

672 e

I).

Quando fra due individui ec.


fondamento della dottrina della complicit

739.

I.

Il
corrispettiva
rivelato nelle premesse alla degnit 331 ( 421, Voi. I.),
II. Uno ceilamenle autore materiale di un reato, e
740.
l'altro certamente complice ec.

Si esemplifica specialmente in quei

due individui contemplati


non

nel 720, dei quali uno vibra il colpo letale, c laltro o


ferisce punto, o ferisce bens, ma con colpo non mortale.

Coloro clic dichiarano ugualmente punibili cotesti individui,


come fa il celebre Carrara confondono complici coi coautori
e misconoscono la dottrina della complicit corrispettiva.
Ved.
il cit.
720.
III. Condanner amendie come colpevoli di complicit
741
,

nel reato.

Se

la

complicit primaria, siccome tra la legale imputabilit


la legale imputabilit dollau/ore materiale

del complice primario, e

non corre differenza ( 734 e 735), cos in ultima analisi lutti e


due sono puniti come se ciascuno di essi fosse stato autore materiale del reato, e la dottrina della complicit corrispettiva non
megliora la sorte di alcuno. E niuno pu dolersi di correre la
sorte deHaltro, quando per ragione e per legge sono messi a
paro nella imputabilit.
Nel caso di complicit secondaria riluce

il

benefico influsso

E per fermo, il comcon pena minore di quella minacciala

della dottrina della complicit corrispettiva.


plice secondario punito

allautore materiale ( 736). E, per effetto della dottrina della


complicit corrispettiva, amendtie gli agenti sono puniti colla mi-

nore pena spettante al complice.


Nicolini fu strenuo propugnatore della dottrina, e
742.
pu dirsene il fondatore.
La Corte Suprema di giustizia di Napoli colla sua costante
giurisprudenza arrise alia dottrina e la fecond.
Tra le tante decisioni non vuole essere obbliata quella del 18
Rocco di Caprio ricorrente.
Eccone il tenore:
agosto 1858
Atteso che la Gran Corte ritiene in fatto che da due individui

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645

non poteva che riresponsabilit del tentativo sopra lunico autore di


quella esplosione.
lunica esplosione deltarrua tornata a vuoto

chiamare

la

Che nel dubbio non era al certo permesso di estendere sopra


ambi quella responsabilit, laddove, risolvendosi quel dubbio
colla forinola tracciata dalla legge del non consta dellautore principale delluno o dellaltro misfatto, si aveva tutto il dritto ed il
enti

potere di riconoscere l'uno tra due complice dellaltro per facilitazione o cooperazione scientemente prestata al fatto criminoso, e
la stessa pena quando quella cooperazione fosse
i

di applicar pure

sembrata tale che senza di essa reali non si sarebbero commessi.


Che quindi la Gran Corte ha violalo mentovati articoli 74 e
i

75

delle leggi penali.

Veduti gli articoli ec.


.
Annulla ec.
Il fondamento della dottrina della complicit corri 743.
spettiva ( 739) autorizza ad invocarla non solo nei reati di sangue, ma in ogni altra specie di reati.
Quindi ripudio la massima stabilita dalla Suprema Corte di
giustizia di Napoli nella causa Caputo e DAmato, decisa il 26
settembre 1855:

La

teoria della complicit corrispettiva applicabile esclusi-

ai reati di sangue, e non si pu estendere ai reali contro


propriet .
Si volle dubitare se la premedi fazione fosse compati 744.
bile colla complicit corrispettiva.
Ma il dubbio non ha ragione
di esistere.
E per giustamente sentenzi la Suprema Corte
di giustizia di Napoli, che la premeditazione e la complicit corrispettiva non necessaria, non offrono nulla di ripugnante fra
loro
(Decisione del S agosto 1853, nella causa Pulitano).

vamente
la

Delle

.13*

e 333 Degniti

745.- 1. Le circostanze, o
personali ec. ( 424, Voi. I.).

farsi

le

( 424

e 425, Voi. I).

qualit o

una esatta idea della differenza

le

cause meramente

tra le circostanze, e le

224 e seguenti ( 295


e seguenti del voi. I.), e lo svolgimento delle medesime ( 559 e
seguenti del presente volume).
Ved. pure il 646 c seguenti.
II. Le circostanze, o le qualit o le cause meramente
746.
personali, le quali aggravano o attenuano il reato in uno dei correi
Le qualit o le cause merao dei complici ec. ( 424, Voi. I.)
mente personali che escludono la imputabilit in uno dei coagbnti ec.
qualit o cause personali, ved. le degnila

425 Voi.

I).

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64G

1.

Intorno alle personali circostanze o qualit o cause, pu notarsi


che da esse prendono esistenza tre effetti:
Aggravare il reato
in uno dei correi o dei complici.
Cos

circostanza della recidiva, la qualit di figlio della persona


2.
uccisa, quella di funzionario pubblico.

la

La esasperazione di pena in vista di questa circostanza o quacircoscrive alla persona del recidivo, del figlio, del funzio3.
nario pubblico, e non si comunica agli altri correi o complici.
Diminuire il reato in uno dei correi o dei complici.
Cos
uno dei concorrenti al reato maggiore di anni diciotto e minore di anni ventuno compiuto. La diminuzione di pena che per
questa causa personale concede la legge non giova agli altri.
Escludere la imputabilit in uno dei correi o dei complici.
Cos uno dei concorrenti al reato mentecatto, di et non
soggetta a legale imputabilit cc. La inimpulabilit di lui non
lit si

giova punto agli

altri.

Pu notarsi altres che vari Codici penali, per esprimere il


precetto della non comunicabilit di tutti questi tre effetti, dicono:
Le circostanze o le qualit personali che accrescono, diminuiscono o tolgono il reato in uno dei correi o dei complici, non recano pregiudizio, n giovamento agli altri correi o complici .
(Ved. applicazione critica nel Volume III.).
Fatta astrazione dalla confusione delle circostanze colle qualit o cause
mi paruto che nel caso di aumento o di diminuzione del reato sia propria la locuzione
accrescono o diminuiscono il reato in uno dei corbei o dei complici. Ma io credo, e
creder credo il vero, che nel caso in cui si tolga il reato sia impropria la locuzione: le circostanze personali che tolgono il reato
in uno dei correi o dei complici.
E per vero, tolto il reato, un
non senso chiamare correo o complice colui al quale non pu
legalmente imputarsi verun reato.
Questa considerazione m indusse a variare la locuzione in
questultimo caso, ed a dire: le quulit o le cause meramente personali che escludono la imputabilit in uno dei coagenti ec.
Cos pu intendersi perch io non metto in un fascio lutti e
tre gli effetti delle personali circostanze o qualit o cause e perch nella degnit 332 io contemplo quelle che aggravano o dimiimiscono, e nella degnit 333 mi occupo di quelle qualit o cause
che escludono la imputabilit. E cos nella degnit 332 dico:
Le circostanze, o le qualit, o le cause meramente personali,
le quali aggravano o attenuano il reato in uno dei correi o dei
complici, non recano pregiudizio, n giovamento agli altri correi
o complici .
1

nella

333 degnit dico:

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Le

uno dei

647

meramente personali che escludono

qualit o le cause

la imputabilit in

non giovano

coagcnli,

agli altri .

III. N ON RECANO PREGIUDIZIO N GIOVAMENTO agli altri


747.
correi o complici ( 424, Voi. I.)
Non giovano agli altri ( 425.
Voi. I.).
Il principio della inlrasmcssibilit ed incomunicabilit assoluto. Tutte le eccezioni fondate sul cangiamento del titolo del reato

pereffellodellaqualitdellapcrsona (come nel parricidio), o sopra


altrettali accidentalit, vanno a vulnerare la essenza c la realt
delle cose (Ved. il 735). La mia forinola, che la pena del complice dev'essere, secondo il diverso grado di complicit
uguale
o inferiore a quella che gli spetterebbe nel caso che fosse egli mede,

simo l'autore materiale del reato (Ved. il 734 e seguenti) pi


che sufficiente a dimostrare quale valore possano avere le eccezioni ad un principio che respinge qualsiasi eccezione.
Se non che, il principio della incomunicabilit non ha
748.
nulla di comune colla ipotesi in cui la qualit della persona un
,

dato essenziale alla costituzione del reato. Cos nei reati propri,
come quelli che il militare commette uti miles ( 210),
per
esempio, la diserzione
non pu escludersi la idea della com-

plicit

da parte della persona non

Nondimeno,

in simili casi, la

militare.

pena da infliggere

al

complice

vuol essere minore di quella indicata dalla misura comune, espressa nelle degnil 327 a 329.
Ved. il 734 e seguenti.
Intorno alla misura della pena in caso di concorso
749.
al reato, di persone rivestile della qualit personale di funzionari pubblici, e di persone private
non che intorno alla punizione dei complici nei reati propri dei funzionari pubblici, panni
utile il trascrivere le norme segnalate negli articoli 332 a 334
del mio Progetto del Codice penale di S. Marino.
/". Norma
Articolo 332.
Qualora lo stesso misfatto sia
punito in un modo nel funzionario pubblico, e in un modo diverso
nel privalo
in tal caso:
N. 1.
Se un privalo concorra come correo nel misfatto commesso da un pubblico funzionario, colpito dalla pena minacciata
al misfaltore privato;
N. 2. E se un privato concorra come complice nel misfatto
commesso da un pubblico funzionario, la pena della sua complicit ragguagliata su quella minacciala dalla legge al misfaltore
privato, e non gi su quella minacciala al pubblico funzionario.
2. Norma
Qualora la legge, mentre lassa la
Art. 333.
pena contro il funzionario pubblico misfaltore, rimanga silente
intorno alla punizione del privato, trattandosi di misfatto del

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648

lutto proprio del funzionario pubblico

come complice

nel misfatto

se un privalo concorra

commesso da un pubblico funziona-

pena della sua complicit ragguagliata su quella minacciata al pubblico funzionario, ma la pena cos ragguagliata, e ridotta alla proporzione determinata negli articoli 101 e seguenti (1), resta inoltre diminuita da un sesto ad un quarto.
J. Nonna
Art. 334.
Qualora la pena applicabile, o una
delle pene applicabili, in forza dellarticolo antecedente, ad un
privato complice in un misfatto commesso da un pubblico funziorio, la

nario, fosse quella della interdizione dallo esercizio della carica, questa pena

norme

colle

si

convertir in equivalente pena di prigionia

dell'articolo 208.

Della 3*4 Degnila

426,

Voi.

1 ).

I. Le circostanze materiali ed i fatti materiali che ag 730.


gravano il reato in uno dei correi o dei complici.
Perch in questa degnila dicesi semplicemente aggravano, mentre nelle due precedenti si legge: aggravano, attenuano, o esclu-

dono?
Perch

le

due precedenti degnila

qualit, o cause personali, le quali

torire
re

il

il

reato

stanze ed

occupano

di circostanze,

746). Invece la presente degnila contempla le circoed indole di questi di non potersi

fatti materiali;

appalesare se non nel caso

in cui commetlcsi pi di quello che


commettere
ci che aggrava appunto il reacommetta meno dello stabilito, non si ricorre certo

erasi stabilito di
to.

si

per indole loro possono par-

triplice etfetlo di aggravare, o di attenuare, o di esclude-

Ove

si

alla dottrina delle circostanze o fatti materiali per ridurre la pena. La riduzione dipende dai canoni generali dimputabilit.

Cos, se erasi concertalo la perpetrazione dell'omicidio e del


furto, e poi si commesso il solo furto, tutti i condelinquenti
saran tenuti del solo furto: niuno dellomicidio. Similmente, se
erasi concertato di commettere un dato reato, e poi non si
commesso, niuno imputabile.
Invece, se erasi concertato di rubare la copra di Tizio
e poi
nellatto della perpetrazione del furto Mevio uccide il derubato
senza la coopcrazione degli altri, il solo Mevio risponde del furto e dellomicidio: lutti gli altri del solo furto, in grazia della
dottrina della intrasmcssibilit dei fatti c delle circostanze materiali ai correi ed ai complici che ad essi non parteciparono.
11. Non recano pregiudizio agli altri correi o complici.
731.

(1)

Ved.

le

degnila 32*

32'J.

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1.

Penalisti e legislatori
2.

649

elevano due eccezioni

al

principio.

Se, trattandosi di circostanze aggravanti


condelinquente ne abbia avuto scienza.
criminoso diverso dal concertalo,
Se, trattandosi
*

il

il

fatto,

il

di fatto

condelinquenle

vi

tuente complicit,

abbia partecipalo con cooperazione constilo averne avuto scienza e l'esse-

non bastaudo

re stato presente.

Esemplificano la prima eccezione in colui che concorre ad un


che nel momento della esecuzione ha la scienza di non
non mediante frattura.
Esemplificano la seconda eccezione in colui che nell'atto della
perpetrazione di un concertato furto presta cooperazione constiluente complicit a chi inoltre uccide il derubalo.
Ma chiaro che queste pretese eccezioni sono due ipotesi che
non escono dalla regola.
Nella prima ipotesi chi sa che il furto non pu perpetrarsi,
furto, e

potersi commettere, se

se non mediante frattura, e nondimeno vuole il furto e coopera a


questo reato, vuole P aggravante della frattura, e vi coopera. Se
risponde de\Y aggravante, ove sta la eccezione al principio?
Nella seconda ipotesi la risponsabilil non lo effetto della
comunicabilit, non l'effetto della nuda scienza e presenza
sibbene la conseguenza della coopcrazione constituenle complicit.
Se si risponde della complicit nell omicidio, solo perch si
concorso allomicidio con atti costitutivi di complicit.
Ove sta
dunque la eccezione al principio della incomunicabilit?

Ved. V applicazione

critica nel III.

Della 335 Degnila


752.

Sono

volume.

427, Voi. I).

soi.idariamentf. tenuti ec.

E ben diverso il dettame per ci che spetta allobbligo di soggiacere alla pena.
e lo svolgiVed. le degnil 299 e 330 ( 385 e 420, Voi. I)
mento delle medesime ( 672 e seguenti, e 738 del presente Volume).

Delle 330 a 330 Degnil


753.

I.

Jl

428

reato induce nel colpevole

l'

a 431, Voi. I).

obbligo della RESTITU-

ZIONE, del RISTORO DEI DANNI- INTERESSI CC. ( 428,


Restituire rendere la cosa in natura.

Voi.

I).

ladro che rende la cavalla furata, restituisce.


Indennizzare, soddisfare allobbligo del ristoro dei danni-interessi, risarcire il danno recato col reato. Come criterio della
Il

82

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misura del danno

650

sia la L. 13, D.

beri et de ratiliabitione

Paulus

XLVI,

lib.

Vili.

Ralam

rem ha-

76 ad Edictum

Quantum mihi abest, quantumque luerari potui .


Torna evidente che la restituzione il pi sovente non
754.

Cosi restituire la cavalla rubasta a ristorare i danni-interessi.


bata non soddisfare al completo, quando la si restituisca dcpreziata, quando non si restituisca il lucro che potea ricavar-

sene ecc.
In questo caso

la

cosa restituita

si

valuta

come parte

dello

am-

montare dei danni-interessi.

Il

delle spese giudiziali (cit. 428, Voi, I).


tutto indipendentemente dalla conpscazione speciale del cor-

755.

II.

po del reato e delle cose che servirono a commetterlo ec., ognoed indipenracb la propriet ne appartenga al condannato
dentemente dallobbligo della riparazione delle ingiurie mediante la pubblicazione della sentenza.

Della 340 c 344 Degnila

432 e 433, Voi.

I).

Lazione penale ec..( 432, Voi. I).


756.
A rigore lazione penale dovrebbe essere sempre pubblica ed
esercitata di ofpcio (Ved. la 63 degnila, 106, Voi. I), c lo svolgimento a 135 del presente Volume.
Nondimeno, nello interesse stesso deHortftne, certi reati si dichiarano di azione privata (Ved. il cit. 135).

Della 343 Degnila

757.

L azione penale

pu

435, Voi.

colpevole.
L.

I,

inprinc. D. XLVII,

I.

I).

rivolgersi esclusivamente contro

De

priv. delict.

Ulpianus

lib.

il

il

ad Sabinum:
Civilis consti tulio est poenalibus actionibus iieredes non teneri,
nec caeteros quidem si'ccessores; ideino n ec furti conveniri possunl
Gajus lib. 2 ad
L. IH, I, D. L, XVII. De Div. reg. jur. ant
edictum Provinciale :
In heredem non solent acliones transire, quae poenales sunl ex
malepcio; veluli furti, damili iiijuriae, vi bonorum raptorum, inju.

riarum

Della 313 Degnila


758.
flitta ec.

I.

pu

436, Voi.

I).

L'azione per la riscossione della pena pecuniaria, inil colpevole, e contro gli eredi del me-

rivolgersi contro

desimo.

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La ragione

651

a pena pecuniaria affetta il


patrimonio, o questo agli credi trunsit cum onere suo.
li. Lazione per la riscossione della pena pecuniaria
739.
inflitta ec. e non commutata a termini di legge ec.
Ui talch, se la pena pecuniaria fosse stata convertita in pena
corporale colla morte del colpevole rimarrebbe estinto lobbligo
di scontare la pena e non vi sarebbe azione contro gli eredi.
Ved. le degnila 396 e seguenti, e 3ti, 497 e seguenti, e 626,
Voi. I.
Ved. gli articoli 180 a 183 del mio Progetto del Codice penale
di S. Marino.
si

che

condanna

la

Della 344 Degnila


$ 760.

Contro

437, Voi.

I).

persone civilmente risponsabili ec.


uffizio del Codice civile il determinare quali sieno le persone civilmente risponsabili.
Ved. gli articoli 1133 e seguenti del
Codice civile italiano del 1865.
le

Della 345 Degnila


761.

438, Voi.

Questa degnila non ha duopo

Delle 340 a]34S Degnili

I).

di svolgimento.

< 439

a 442, Voi. I).

762. - Ved. l applicazione critica nel Volume HI, ove


tano i cozzanti sistemi intorno alla materia.

Delle 34 a 353
763.

Le

Degnila (

445 a 451, Voi.

si

no-

I).

premesse a queste degnit rendono superfluo lo

svolgimento.

Della 354 Degnili

(452,

Voi. I).

I. Io chiamo amnistia ec.


764.
da a privativa, e da (ivaogai
E la parola pi acconcia.

(mnaome), ricordarsi. Quindi obblivione delle offese, dei reuli.


Con questo vocabolo amneslia venne fuora il decreto del popolo Ateniese liberato da Trasibolo dai trenta tiranni lanno 403
avanti Cristo
con cui si pose un velo sulla passata rivoluzione (1).
II. lo chiamo amnistia labolizione dellazione penale ec.
765.
,

(I)

Ved. Valerio Massimo,

lib.

IV, cap.

I.

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652

non solo renduto semplice la dotparole nella loro significazione pi accetta,


introducendo due sole voci, cio amnistia, e grazia. Amnistia,
per indicare l abolizione dell' azione penale: grazia, per esprimere la condonazione, o la diminuzione, o la commutazione inflitta
con sentenza irrevocabile
in forza di un decreto del Potere designato dalla Costituzione dello Stato ( 482, Voi. I).
E tanto luna, quanto laltra si divide in particolare e generale,
secondo la varia comprensione ( 453 e 483, Voi. I).
Nelle opere degli scrittori, e nei Codici penali regna
7G6.
molta confusione intorno alluso delle voci.
Io porto giudizio di avere

trina,

ma

usalo

le

Ved. l'applicazione

critica nel voi. III.

Nicolini lasci scritto (1):


Delle bestie feroci il rimorder chi morde; ma eccede ogni
ferocia lessere implacabile nellira (2). Umana cosa aver compassione degli afflitti (3), bench nostri nemici pi umana aprire
il cuore alle preghiere
di chi ci offese: perci le preghiere furon delle figlie di Giove. Moderar l ira equilibrarla astenersi
dalla vendetta contea chi ci offende, il principio di ogni civilt.
Se non che, ne'primi tempi i motivi non ne furono che particolari
come particolari erano allora tutte le brighe. La bilancia dellequilibrio delle passioni non poteva essere che privata, e spesso
il contrappeso nera una piet, della quale giungeva a sdegnarsi
quegli stesso che suo malgrado la sentiva. Achille che rende
:

il corpo di Ettore. Quindi fintanto che si crede che la


sia che una vendetta, o al pi un debito delloffensore
verso l'offeso, il rinunziarvi non che un dono di un superiore
verso un inferiore, del vincitor superbo verso il vinto supplichevole (4); cosa di pura generosit. Quindi indlgentia (5j Indulgere Io stesso che donar dall'alto, concedere ci che proprio (6). Grozio non d ad altri la voce indlgentia, fuorch almotivo che la sua bont
\' Altissimo: Dio che dona senza altro
infinita Quindi la indulgenza virt propria de re, immagine
di Dio (7). Luomo indulgente non solo giocondo altrui, ma proficuo: queste due idee sono espresse nella voce grato (8). Il dono
dispone naturalmente colui che riceve ad essere giocondo anco-

a Priamo
pena non

(1)

Gommoni,

alla proc. pen., parie

I,

893, 894

899.

(2) Seneca, De ira I, cap. 2.


(3} Boccaccio, Decnmcrone, il principio.

bellissimo jura fidimque supplici s erubnit di Virgilio, /En Il, vers. 541.
(5) Grozio deriva indlgentia da dulcendo. Vedi il suo trattato De indlgentia aequitate etc.
(6) L. Valla, Elegantiarum IV, 18.
Misericordia et ventai cuitodiunt regem, et roboratur clcmentia
(7) Grozio, I. c.
thronus ejus. Proverbioru/n XX, 28.
(8) L. Valla, Elegantiarum, IV, 89.
(4)

Ch*

il

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653

un cambio alterno di affetti (1): quindi


luomo vinto si facea servo di chi gli donava la vita: quindi
la voce grato propria tanto di chi d, quanto di chi riceve:
quindi il latino gratin ne tanti sensi che sarebbe qui troppo lungo il ricordare (2): qaindi graziare, ringraziare, e chieder grara e proficuo a chi d:

far grazie, riferir grazie (3). Lorgoglio trasporta a' pi


metafore le
il desiderio della vendetta: allora le
pi strane, colle quali si esagera loffesa, danno norma alle pi
strane pene reali, anzi ne fanno oggetto di gloria: ma i costumi
continuano a raddolcirsi colla forza della religione, e non solo
la pieghevolezza e la benignit sottenlra allantica durezza, ma la
vendetta le pene cominciano a cedere a pi nobili passioni, che
dallo spirito di gloria vengono elevale alleroismo (4). Leroismo
stesso una passione, c la gloria pi nel cuore che nella mente (5). Sospinta la generosit a cosi alto grado, rende luomo superiore ad ogni ingiuria, fino a non pensarci. Di ci la voce ignoscere, opposta a cognoscere. Perciocch siccome tioscere investigare, giudicare, punire ( 151), cos ignoscere, non conoscere (6)
il pi alto grado dell'indulgenza; grado che non pu nascere
che dal pi eroico abito di generosit. Quindi loffeso viene spontaneo egli stesso incontro l'offensore, e lo abbraccia. Di ci venia.
Attribuita ai re, come virt propria, la clemenza la venta si
d e si chiede, Y indulgenza si usa, 'indulto si pubblica, la grazia si concede (7). Vengono poi altri nomi dagli effetti civili
della grazia. Se si rimette il grazialo nel suo posto o nella sua
propriet, grazia e perdono sono sinonimi di remissio. Richiesta,
restilutio, perciocch restituimur volentes, reddimur volentibus;
resliluunlur patriae exules, reddunlur fiii parentibus (8). Ci porta
V obi io del passato. Quindi abolilio (9), e con greca voce amnestia .

zie,

truci supplizii

(1) Cosi nel

Regolo Colui che, secondo

il giudizio di Genovesi, lEuripide dell'Italia:


M. gloria l'esse r grato ?
R. Lesscr grato dover.; ma cosi poco
Questo dover s'adempie.
Che oggi gloria il compiilo .
(2) Valla, d. cap. 18; IV, 89; V. 41, 42,51, 76.
(3) Ariosto, Orlando Furioso, VI, 81; XI, 56.
(4) V. Seneca, De ir, II, cap. ila 14, e De clemenlia, nel bellissimo cap. 21 del lib. I.
(5) Uom di cuore un uom di coruggio, e siccome il coraggio il sentimento della
propria forza fra gli uomini generosi ebenigni f cosi presso gITtaliani uom di cuore
uom benigno e generoso.
Di tanto core il generoso. Orlando
Che non degna ferir gente che dorma .
Or. Fur. IX, 4.

(6) Vico, De uno ctc. prol. II.


(7) Valla, Elegantiarum, IV, 18.
(8) Cosi al restituam et reddam di
il

titolo deDigcsti 48. 23,

Terenzio dicono Donato cd

De Sententiam passis

(9) Abolere exolere. Si usa


ria aboleverul . Livius.

altri.

Eun.

1, 2.

Vedi

et restitutis.

anche assolutamente. Cladis caudinae

nondum memo-

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054

la etimologia delle voci, pu stache:


Indulto da indulgeo, indulgenza. Et indulgenza est remissio
animi, lenilus obseguenlia, qua faciles sumtts ad concedendum, remillendum, gratifcandum, connivendum, prese tutte queste parole
in buona parte Cos Cicerone (I, 13 De legibus) : homi nes in ter

Proseguendo ad investigare

bilirsi

guadam indulgentia et benevolenza contineri .


Grazia il r/ra/icrde'latini, favor, amor, benevolenza. In senso
dindulgenza viene adoperata da Gellio (II, 8): Ideoque veniam
gratiamqu'e malae existimalionis, si quid esset erratum, postulava. E da Livio (III, 36)
Omnium tibi, quae impie nefarieque per biennium es ausus, gratiam facto .
Intanto Vamnistia una virt sublime al pari della
767.
clemenza, da cui ripete lorigine.
Nec vero audiendi qui gravite)' irascendum inimicis pulabunt,
idque magnanimi et fortis viri esse censebunt; nihilenim laudabilius,
nihil magno et praeclaro viro dignius placadilitate atque cuemense naturali

TIA (1) .

Ved. per

medesima

421 degnila

la

527, Voi.

I),

e lo svolgimento della

827 del presente volume.

Delle 333 e 33G Degni**


768.

Ved.

769.

In materia penale

il

(453, e 454, Voi.

).

746 e seguenti.

Della 337 Degnila

(455, Voi.

I).

chiamo prescrizione

io

Prescrizione, dal latino praescriptio, inscrizione,

cc.

titolo,

leggenda

scritta innanzi.

Poscia precetto, ordinanza, d ogni disposizione legislativa scritta


innanzi, ossia prima del fatto che vuoisi antivenire.
Quindi circoscrizione, confine, limite, in cui racchiudesi qualsiasi cosa.
E cos il porre fine e termine venne espresso colla parola prescrivere.

Onde Dante

(2)

Se per grazia di Dio questo preliba


Di quel che cade dalla vostra mensa
Anzich morte tempo (3) gli prescriba (4) .
Appresso, esclusione di qualsivoglia altra persona dal limite
traccialo, fino a difenderlo da qualsivoglia attacco.

(1) C.ie.,

de

ofliciis.

(2) Paradiso,

XXIV,

6.

Anzich morie tempo gli prescriba


cio innanzi ch'egli muoia,
termi.m il tempo della vita.
(A) CU prescriba
dcUo per la rima inycec di gli prescriva.
(3)

gli

che morie

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Appresso eccezione

modo

(>35

di acquistare o liberarsi

da un' ob-

bligazione.

Odasi Nicolini

Praescribere scrivere innanzi: quindi prescrivere, prescrizione sono voci proprie delle ordinazioni scritte
per prevenire i falli leggi scritte innanzi ai fatti
il che ritrae
(1):

la non retroattivit delle leggi. Da questo senso primitivo dovettero queste voci passare allaltro di limitare e racchiudere in cerio

termine una cosa: appresso, a quello di escludere ogni altra persona da questo cerchio e difenderlo da ogni attacco: in seguito,
quello di ogni maniera di eccezione giudiziaria ( 392); talch
praescriptio ed exceptio in diritto romano sono sinonimi: in ultimo vennero appropriate alla regina delle eccezioni, a quella
che Cassidoro chiama patrona generis Immani, a quella cio che,
fondata sopra una lunga possessione, respinge da un dritto chiunque per un certo tempo ne ha in altri sofferto il godimento in silenzio (2). Ella o azione o eccezione. Quindi definita un mezzo
per acquistare un diritto (ed ecco la prescrizione che pn presentarsi in qualit di azione), o liberarsi da un obbligazione (ed eccola
in qualit di eccezione) mediante il trascorrimene di un tempo dea

terminalo e sotto

condizioni stabilite dalla legge

le

Coment, alla proc. pen. parte I, 849.


(2) Sei primo senso di statuire, ordinare, stabilire,
Faleid.
L. S7, ad leg. Corn. de fallir, et passim.

(3).

(1)

!..

7,

II.

XXXV,

2.

Ad

leg.

mi presrrisser ie parole sue,


Chio lasciai la questione .

Dante, Par. Il, 105.


Sei senso di limitare, terminare, finire, !.. 8, 8, D. XXXIV, 5, De liberazione
legata et passim.
Per gli conceduto che dEgitto
Vrgna in Gerusalemme per vedere,
Anzi che il militar gli sia prescritto .

Por. XXV, 55.


Nel senso di difendere ed allontanare. L. 3, D. XI. VII, 15, De praevaricalione.
Se lonorata fronda che prescrive
Lira del Cicl, quando il gran Giove tuona .
Petrarca.
Nel senso di exceptio
numerosi esempi in Brissonio e Virai. Gotofrcdo per
V.
(ad Dig. .XI. IV, I, noi. 3) contraddice in ci la opinione del Cuiacio. e sostiene che
praescriptio non ogni specie di eccezione, ma innominata exceptio. luno e laltro
diriamo noi: solito destino delle voci legali, dinotano il genere e la specie. Le specie
sono ad una ad una uscite naturalmente dal genere, e la logica poi gliele restituisce distinte, c di esse Io ricompone (V. sup.
814 e segg.). Disputare in legge del senso unico
e preciso di una voce, vano. Praescriptio significa ordinazione, terminazione, ogni
eccezione in generale, quando impiegala in tal senso, cd exceptio innominata,
quando impiegata in questo. Pi propria poi della voce praescriptio la signifrazione
di ceeczione che rimuove o sospende l'azione; quindi praescriptio fori, e tutto ci che
ora noi diciamo mezzi d'innmmessibilil, fini di non ricevere, era detto praescriptio :
quindi praescriptio peremptoria, praescriptio rei judicalae. e per antonomasia, la recezione della quale ri nrrupiamo. V. le
Il e 5. I). 44, 1, De except. L. 8, l, 13,
cod. eod.
!.. , C. 1, 19 De precibus Imp, offerendis.
(3) Art. 2128, LL. CC,

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656

Delle 358 a 300 Degnila

( 456

a 458, Voi. I).

La degnila 357 ( 455, Voi. I) definisce la prescrizione


770.
in genere
la degnila 358 ( 456, Voi. I) rileva le due specie : la
degnila 359 ( 457, Voi. I) definisce la prima specie, cio la prescrizione della zione penale: la degnila 360 ( 458, Voi. 1) definisce la seconda specie, cio la prescrizione delta pena.

Della 301 Degnila (

460, Voi.

I).

ha fondamento
I. La prescrizione dell'azione penale
771.
nazionale ec.
Bentham dichiara di non essere riuscito a rintracciare alcun

fondamento della prescrizione; anzi la proclama un premio dincoraggiamento a tutti gli attentati. Ma Bentham questa volta va
lontanissimo dal vero. Il fondamento della prescrizione esiste
incontrastabilmente.
In civile
la presunzione, che colui il quale aveva de diritti
abbia voluto spogliarsene mediante il suo lungo silenzio; come
pure la necessit di rendere* stabile e rassicurato il dominio

delle cose, ecc.

Dice la L. I, D. XLI, III, De usurpai, et usucap., Gajus lib. 21


ad Eilictum provinciale:
Dono publico esce a pio inlroducta est; ne scilicel quarumdam
rerum diu et fere semper incerta dominia csscnt: cum su/ficeret dominis, ad inquirendas res suas, statuti lemporis spatium.
Ed in penale? Il fondamento sta nelle cause mentovate nella
degnit che si svolge, bench non tutte sieno ugualmeute solide,
n ciascuna isolatamente presa potrebbe bastare a legittimare la

prescrizione dellazione penale. Quelle per indicate nei

numeri

o.e6 "sono ad un tempo valevolissime e sufficientissime da sole.


II. Nel lungo possesso della fama d innocente.
772.
Il consenso pubblico a non tenere un uomo mollo tempo per
reo dee convertire in diritto il lungo possesso ch'egli ha della
sua sicurezza e della sua buona fama, o sia convertire in diritto
il fatto, e in verit, se non reale, almeno dordine pubblico, le sue
costanti apparenze dinnocenza (I) .

III. Nei palpiti e nelle ansie incessanti.


$ 773.
Essi angustiano la vita, dono di s fugace durala.
Il timore che nasce dall'idea di vedersi esposto indilalamenle
a sottostare allo esperimento di un giudizio pi trambasciarne
dello stesso esperimento.

,!) Nicolini,

romeni. Ha proc. pco., parie

I,

8N2.

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057

Melcllo disse a Siila in Senato: Noi non intercediamo in favore di quelli, dequali mediti la uccisione, ma ti scongiuriamo
di liberare dalla incertezza quelli che tu pensi di salvare .
IV. Nella voce della umanit che inculca a non serbare
774.

odio immortale.
Mortale, non serbare odio immortale .
V. Nella poca o niuna efficacia di un tardivo giudizio.
773.
Per guisa che verrebbe meno il legittimo esercizio del diritto
di punire.
VI. Nella dispersione delle prove d'innocenza.
776.
Niente di pi dilficile che difendersi da unaccusa quando
questa di pi anni posteriore al delitto. (I tempo, che ha scancellala la memoria delle circostanze che lo accompagnarono, toglie all'accusato
mezzi di giustificarsi, ed ofTreal calunniatore
avveduto un velo col quale colorire le sue meditate menzogne (1) .

Della 38* Degnila

461, Voi.

I).

Questa degnila poggiata specialmente sulle due ul 777.


time cause che servono di fondamento, indicate nel n. # 3. e 6."
della precedente degnila.
Ved. il 775 e 776.

Della 383 Degnila (

462, Voi.

Anche

I).

questa degnila una conseguenza delle cause


Ved. il 777.
indicate nel n. 5. e 6. della degnila 361.

778.

Pu

elevarsi in qualunque stadio del

giudizio ed
,

in

grado

di appello, e presso la Corte di Cassazione.

Non

norma

dalla materia civile, nella quale, per


la diversit del fondamento razionale, corre pacifica la massima
che il giudice non pu supplire d'ufficio alla prescrizione non
a prendere

opposta. Ved. larticolo 2109 del Codice civile italiano del 1865.

Della 361 Degnila f

463, Voi.

I).

I. Il tempo della prescrizione dell'azione penale comin 779.


cia a decorrere :
In caso di reato che non giunge al punto di consumazione ec.

In

modo che non debbasi avere alcuna considerazione

se co-

a danno del quale siasi commesso il reato ne abbia avuto, o


no, conoscenza, e quindi se abbia potuto, o no, querelarsene.
lui

(1) Filangieri

Scienza della legislazione,

lib. Ili,

parte

I,

Cap.

II.

S3

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G58

Decisione della Suprema Corte di giustizia di Napoli nella


28 novembre 185.1.
causa Terracciano
11. Dal giorno in cui fu commesso l'ultimo degli atti
780.

successivi.
Si agatur de crimini bus, quae fuerinl plcribes diversis actiombes
perfecta, ecrordius sumitur a tempore postremi actcs criminosi (1).
Allorch un fatto punibile composto dalla riunione di pi

fatti successivi,

sieme un

tutti

questi

tutto indivisibile,

1.

che contro

il

fatti successivi formano nel loro indimodoch la prescrizione non decorre


Essa non pu essere invocata a ri-

fatto complessivo.

di ciascuno de falli

2.
guardo
3.
Francia
4.
781

17

isolatamente presi

Cassaz.

di

1823 (Sir. 23, 1, 404).


dal giorno in cui ebbe
/n caso di reato continuato

luglio

111.

la continuazione.
termine
5.

6.
Esempi
7.

di

reali continuati,

tratti

dal Codice penale italiano

del8. 1859:

e libera somministrazione di alloggio, o


luogo di riunione ec. (Art. 162 e seguenti).
Portare le armi contro la patria (Art. 169).

Bande armale,

9.

Detenzione e sequestro di persona (Art. 200 e seguente).


10.
"
11. Continuare nello esercizio di un pubblico uffizio dopo la
12.
uffiziale di essere stato rivocato dalla carica, o messo a
notizia
13.
o sospeso (Art. 234).
riposo,
14.

15. Occultamento dei rei (Art. 285).

"

Usurpazione di titoli e di funzioni (Art. 289 e seguente).


Uso scienle di un passaporto falso (Art. 353).
Ritenere materie veneliche (Art. 406).
Associazione di malfattori (Art. 426).
"

Vagabondaggio

(Art.

436 e seguenti).

Improba mendicit (Art. 442 e seguenti).


Portare o ritenere unarma vietata (Art. 457 e seguenti).
" Adulterio, e concubinato (Art. 482 e seguenti).
" Ratto (Art. 493 e seguenti).
" Ritenere falsi pesi o false misure (Art. 685, n.
ec.ec.
12)
Taluni, smarrito il criterio per riconoscere i reali
782.

"

continuati,

noverano

tra essi certi reali affatto estranei.

Financo

bigamia
per bene a ragione la Cassazione di Francia sentenzi:
Il misfatto di bigamia prescrittibile a contare dal giorno
del secondo matrimonio. Non pu assimilarsi ai misfatti successivi (2), che si riproducono e si perpetuano ogni giorno . Cassaz. di Francia
5 settembre 1812 (Sir. 13, , 154).
la

(1'
(2'

Ronazzi, Eleni, jur. crini.


evidente che la parola successivi viene usurpata in luogo della parola continuati.

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659

Della 365 Degnit

464, Voi.

I).

Scrive Beccaria (I):


783.
Nei delitli minori, scemandosi il danno delliinpuniia, deve
diminuirsi il tempo della prescrizione .

Della 366 Degnit (

I. Per gli
784.
tende per pena con cui

465, Voi.

I).

s' inprescrizione dell'azione


il reato punibile (pi ella che il giudice dovrebbe effettivamente applicare
,c non quella clic sarebbe applica-

bile

effe Ili della

secondo la qualificazione cc.

Questo principio domina in tutto il sistema.


Ved. la degnit ^63, 342, Voi. I
e lo svolgimento 608 e
609 del presente volume.
E la degnit 286, 367, Voi. 1
e lo svolgimento, 644 c
645 del presente volume.
Confr. pure le degnila 391 e 486, 492 e 594, Voi. I.

785.

II.

non quella che sarebbe applicabile secondo

la

qua-

lificazione ec.

Talvolta si discute in udienza pubblica una imputazione sotto


figura di reato maggiore ed intanto colla sentenza definitiva la
imputazione si risolve in reato minore. Supposto che vi sia il decorrimenlo del tempo necessario per la prescrizione dellazione
penale pel reato minore dichiarato nella sentenza, ma non il decorrimento del tempo necessario pei la prescrizione dellazione
penale pel reato maggiore
il giudice deve di uffizio dichiarare prescritta lazione penale ( 462, Voi. 1). E se noi fa, aperto
ladito al gravame al giudice superiore.
;

Dell 363 Degniti*

466, Voi.

I).

Questa degnila non che un corollario della degnila


786.
precedente, e della massima consecrata nel 785.

Della 86S Degnit

( 467, Voi.

I).

I. Deve servire di base al giudizio intorno al concorso,


787.
o non concorso, della prescrizione dell'azione penale la minore pena
che il giudice dovrebbe effettivamente applicare ec. cc.
E una massima dominante in indo il sistema.

(!)

Delitti e pene,

XIII.

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000

Ved. la degnila 2G4, 313 Voi.


600 del presente volume.

degnila 287, 368, Voi.


guenti del presente volume.
la

,e

lo svolgimento,

,e lo svolgimento,

608 e

646 e

se-

Confi pure le degnil 392 e 487, 493 e 595, Voi. I.


n. Sia per ragione di et.
788.
Ved. la confutazione della contraria sentenza, a 646 e seguenti in quanto all'applicazione del principio alla recidiva.
Non voglio dissimulare che la giurisprudenza francese mollo
versatile su questo punto, c che la giurisprudenza piemontese
non lo di meno. Ma il linguaggio detribunali non sempre
quello suggerito dalla ragione, specialmente quando si considera
che le cariche di giudici non si danno sempre a quelli che pi rettamente veggono, ma a quelli che meglio sanno vedere con gli occhi
-

altrui

/....

789.

III.

Sia pel concorso di qualsivoglia causa atlenuatrice

di dolo.

Resiste a tulli
principii razionali ed fondata sopra motivi
pi antilogici la sentenza del Magistrato di cassazione di Torino
del 27 marzo 1852, nella causa di Lorenzo Denegri ricorrente.
Esaminalo lunico mezzo di cassazione, che fu proposto dal
ricorrente, c per cui si pretende violato lalinea dellalt. 146
del Codice penale, perciocch non ostante il decorso di un tempo
maggiore dellanno dal giorno del commesso reato a quello in
cui fu invocata la prescrizione (issala dallanzidetta disposizione
di legge, il Magistrato d'appello di Genova rigett Una tale eci

cezione

Atteso, in fatto, che la Camera di consiglio con ordinanza 28


febbraio 1851 dichiar il ricorrente Denegri sulTiciehtemente indizialo reo di percosse volontarie, e punibile perci di pena
correzionale
Che il Tribunale di prima cognizione, nella sua sentenza 21
maggio stesso anno riconobbe giustificaia cos fatta imputazione, ritenne negli stessi lermini la qualificazione del reato, e solo
ammise il concorso della circostanza attenuante dellimpeto dellira e della rissa, per la quale unicamente adottando lattenuazione di pena stabilita dal Pari. 610 del Codice penale, condann
il
Denegri alla pena di giorni quattro darresti; che in questi
termini, presentala la causa al giudizio dappellazione, il Magistrato di Genova riconobbe nel fatto ascritto al Denegri un reato
passibile di pena correzionale, e rigettata per questo unico motivo la prescrizione invocata, conferm nel resto lappellata sentenza
Atteso, in drillo, che, se quando trattasi della prescrizione
;

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COI

pena, ammesso dalla legge in principio doversi la misura del tempo necessario a compierla ragguagliare, non rispetto
al titolo del reato, ma s avuto riguardo alla qualit della pena
pronunciata, questa regola non in modo egualmente assoluto ammessa allorch trattasi di prescrizione dell'azione penale ;
Nel primo caso la misura di un tempo capace a far cessare gli
effetti duna pena pronunciata non pu essere calcolata che avuto
riguardo alla qualit della pena inflitta, che sola costituisce l'oggetto della prescrizione;
Nel caso invece di azione penale, potendo questa avere maggiore
o minore sviluppo, maggiore o minore importanza, secondo la natura o la qualit del reato, perci, sempre quando nel corso del giudizio non venga ad immutarsi il titolo del reato stesso, da questo
unicamente debbe misurarsi il tempo sufficiente d estinguere l'azione
penate; che infatti i termini della legge, dovunque parla di prescrizione della pena, si riferiscono sempre alla condanna, non
al titolo del reato (art. IH,
io e 1 4G Cod. pen.); quando invece la legge parla di prescrizione dellazione penale, essa letteralmente si riferisce alla qualit del reato, perch usando le
espressioni di reato punibile con pena o criminale o correzionale, o di semplice polizia, alla qualit e natura del reato, per
cui si determina lazione fiscale eoe la legge accenna colla parola punibile, non alla condanna che il risultato definitivo dell'azione medesima. Attesoch il fatto imputalo al Denegri, costituisce un reato previsto dall'art. 592 del Codice penale, punibile
con pena correzionale; che, comunque siasi ammessa dal Tribunale di prima cognizione la circostanza attenuante dellimpeto
dellira e della rissa, e siasi fatto luogo alla diminuzione di pena
portala dallalt. GIO di detto codice, un tale alleviamento di pena
posto interamente nella facolt del giudice, non valse ad immutare
della

il

titolo

primitivo del reato;

Che di fatto lart. C09, cui si riferisce lart. 610, mentre permette col secondo alinea, che pei reali ivi previsti si possa discendere, pel concorso di circostanze attenuanti, anche alle pene
di polizia, riconosce nondimeno espressamente in quei reati il
carattere di delitto (!!....);

Che conseguentemente il Magistrato dappello di Genova, rigettando nel soggetto caso la invocata prescrizione statuita dallalinea dell articolo 146 di detto Codice, Ita rettamente applicala
la

legge (.MI...).

Per questi motivi

Rigetta il ricorso di Lorenzo Denegri, e condanna il medesimo al pagamento della multa in lire 450, ed alle spese .
superfluo il dire, che se una legge posteriore cun 790.

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662

gi in realo minore un realo maggiore

questa legge retroatanche in quanto alla misura del tempo necessario per la
prescrizione dellazione penale.
Ved. le dcgnilh 49 e seguenli, 91 e seguenti, Voi. I
e lo
svolgimento, 105 e seguenti del presente volume.
,

tiva

Belle 369 e 310 Degnili ( 468


791.

11

e 469, Voi. Ij.

razionale principio, desunto dalle cause che ser-

vono

di fondamento alla prescrizione dellazione penale, e specialmente da quelle indicate nel n. 5. e G." della degnila 361
( 460, Voi. I), clic niun atto o causa valga ad interrompere o sospendere la prescrizione dellazione penale ( 468, voi. I), ha
scarsissimo numero di seguaci. E pure rifulge di evidenza in-

tuitiva.

Le obbiezioni

alle quali

pacificate dalla degnila

370

resterebbe esposto
( 469, voi. I).

Della 371 Degnila


792.
di

I.

( 470, Voi.

Allorch vi necessit di

ima questione pregiudiziale

il

una

principio,

sono

I.).

irrevocabile risoluzione

ec.

La legale necessit di cui parola in questa


numero di casi, secondo le varie legislazioni

degnila varia, per


La giurisprudenza, specialmente francese, non procede tranquilla e sicura.

Ved. nel Volume ili V applicazione critica.


II. Di una questione pregiudiziale ec.
Pregiudizio, lat. praejudicium suona propriamente giudizio
fallo prima, o innanzi: judicium ante factum, sentenlia ante tata.
Questa la significazione originaria molte ne sono le pro 793.

gressive.

Presso i giureconsulti dicesi praejudicium: quaestio controversa, de qua prius cognoscendum est, quam praecipua causa disceplelur,

quia

illa

huic praejcdiciem facil

Questa nozione guida

alla

percezione della differenza tra

le

questioni preliminari, e le questioni pregiudiziali.

Le questioni preliminari hanno per iscopo di far dichiarare


immediatamente estinte le azioni. Cos leccezione della cosa giudicala, de\V amnistia, della prescrizione ccc., si traduce in mera
questione preliminare.

Colle questioni pregiudiziali si domanda solo che, pria diniziare o di proseguire un procedimento, venga valutato un de-

terminato

fatto

che deve influire sul suo

risultalo. In

dicesi questione pregiudiziale la eccezione con cui si

tal

guisa

domanda

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663

sospendere l'azione penale contro un reato di soppressione di


stato, fintantoch non intervenga una sentenza definitiva sulla questione di stalo (Vedi art. 327 del Codice civile francese eec. ecc.).
[Imp.
Leggasi nella L. 1, C. VII. XIX. De ordine cognilionum
di

Maximo II et /Eliano coss. 224):


Alexatd. A. Vitalio
PP. Id
Cum et ipse confessus es, statu te controversiam pati: qua ralione postulas, priusquam de conditione constaret tua, accusandi libi
tribui poleslalcm conira cum, qui te servum esse contendi t? Cum igitur (sicut allegas) statu lui generis fretus es: justa jus ordinarium
praesidem pete, qui. cognita prius liberali causa, ex eventu judicii,
quid de crimine slatuere debeat, non dubitabili).

leggesi nella L. 5, C. eod.


Si crimen aliquod inferatur

(Idem

lit .

ei,

A. Valerio):

quam ingenua esse

ante

dicis:

URERAL is causa sco ordine agi deret, cognitionem suam Praeside


praebente: quoniam necesse est ante sciri, si delictum probalum fucril (ulrum), ut in libera et ingenua, an ut in ancillam constitui
oporleat ( judicium ) .

Vedi pure

la L.

4 e seguenti dello stesso titolo.

Della 378 Degnila

( 471, Voi. I).

Fino a che non intervenga una sentenza irrevocabile,


794.
non pu darsi che prescrizione di azione penale.
Questa degnila traccia nettamente i confini tra la prescrizione
dell'azione penale e la prescrizione della pena. Dove finisce l'ima
comincia laltra. Parlare di prescrizione ili pena senza la esistenza
di una condanna irretrallabile un deplorevole non senso.
La
presente degnit serve di lemma alla seguente.
Ved. il 795.

Della 393 Degniti*


795.

Niente di pi assurdo

(
e di

472, Voi.

II.

pi rivoltante che

la in valsa

massima, adottala dalla generalit dei legislatori, di assoggettare


alla prescrizione della pena t condannati in contumacia ad una pena criminale ec.
Credo utile il trascrivere gli articoli 136 e 137 del mio Progetto del Codice penale di S. Marino, e la nota 123, a pag. 109.
della mia opera: Testo del Progetto del Codice penale di S. Marino ec.

Con note

Articolo 156.

critiche.

Colla pronunziazione della condanna

in giudicato, vuoisi contraddittoria, vuoisi in

tempo per

passata

contumacia,

si

ar-

prescrizione dellastone penale, e non pu


cominciare a decorrere che la prescrizione della pena.
Art. 137.
E siccome a termini del Codice di procedura peresta

il

la

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664

naie, la pena ili quarto, quinto, sesto e settimo grado (1) non mai
irrevocabilmente applicata contro contumaci, perch lo arresto,
la consegna, o la presentazione dei medesimi annulla la condannatoria sentenza contumaciale ed apre ladito al reale giudizio
in contraddittorio, cos contro la condanna contumaciale ^hc infligge la pena di quarto, o di quinto, o di sesto, o di settimo grado,
milita la prescrizione dellazione penale, e non gi la prescrizione della pena.
E cos la prescrizione dell azione penale, in questa ipotesi,
corre dal giorno della pronunziazione della sentenza contumai

ciale

Motivi degli articoli 136 e 13 7 del Progetto.


Nota 123.
Rileva molto il determinare quando possa invocarsi la prescrizione dell'azione penale, quando non rimane ad invocare che
tra perch il tempo in cui si compie
la prescrizione della pena
la prima specie di prescrizione naturalmente pi breve (Ved.
gli articoli 130 e 150 del Progetto), c perch diversi ne sono gli
effetti (Ved. gli articoli 160 e scg. del Progetto).
La condanna passata in giudicato il limite razionale cho separa i due campi e fa distinguere la prima e la seconda specie
di prescrizione.
E cos, prima della condanna passata in giudicalo pu invocarsi la prescri zione dell'azione penale; dopo, non pu
invocarsi che la prescrizione della pena.
III. Ma quali sentenze candannatorie possono acquistare il
carattere di cosa giudicala? Soltanto quelle pronunziale in contraddittorio, o puranco le contumaciali?
Che tutte le sentenze condanuatorie pronunziale in contraddittorio possano passare in giudicato, fuori controversia.
Quanto alle sentenze condannatorie profferite in contumacia, i
moderni Codici di procedura penale distinguono. La sentenza contumaciale in materia di contravvenzioni e di delitti, pu divenire
cosa giudicata, se il condannato non interponga in tempo utile
rimedi legali per impugnarla, o se questi rimedi vengano rigettali, ecc. ecc.
La sentenza contumaciale in materia di crimine
non pu acquistare il carattere di cosa giudicala, perch i moderni Codici di procedura penale dispongono, che la volontaria
presentazione del condannato in contumacia, o il suo arresto, o
la consegna da parte di un governo estero annulla dei tutto
la condannatoria sentenza contumaciale, ed apre ladito al reale
giudizio in contraddittorio. Ora una sentenza capace di essere annullala non pu di certo qualificarsi irrelratlabile; e senza la irretrattabilit non pu darsi giudicalo.

I.

(1)

Ved.

la

degnila 81 (129, Voi.

I)

c lo

svolgimento (21

seguenti del pre-

sente volume).

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665

IV.
Se nonch, i moderni Codicialori, per una dj quelle
contraddizioni nellequali sogliono inciampare figliuoli del gran
babbo Adamo, mentre ritengono che la sentenza condannatoria
contumaciale in materia di crimine non acquista il carattere di giu.dispongono che, a poterla prescrivere, si richicgga la predicato
scrizione della pena o non gi la prescrizione dell'azione penale. E
2.
cos si ribellano al criterio ricordato nel n. II della presente nota.
Passiamo al sistema serbalo nel mio Progetto.
1 La condanna passata in giudicalo limprescindibile limite
che separa la prescrizione dellazione penale dalla prescrizione
della pena (Ved. il n. li).
" Tutte le sentenze condannatorie pronunziate t contraddittorio possono passare in cosa giudicata (ved. il n. III).
Quanto alle sentenze condannatorie pronunziate in contumacia,
il mio disegno del Codice di procedura pnale (1) distingue; ma la
i

distinzione non emana dalla differenza tra contravvenzioni, delitti, e crimini (o misfatti). Perciocch nel mio Progetto la divisione
del reato in misfatto, delitto e contravvenzione riguarda l indole
dell'azione, non gi la gravezza (Ved. la nota 9).
La distinzione

rapporto alla gravezza, nel mio Progetto si esprime


gradi (Ved. la nota 10).
E cos, giusta il mio disegno del Codice di procedura penale, la
sentenza contumaciale che infligge la pena di 1 ., o di 2., o di 3.
grado pu divenire cosa giudicala, se il condannalo non interpondel reato in

merc
3.

la distinzione dei

ga in tempo utile i rimedi legali, o se questi rimedi vengano riLa sentenza contumaciale che infligge la pena di 4.,
gettati, ec.
o di 5., o di 6., o di 7. grado non pu giammai acquistare il
carattere di cosa giudicata, non essendo mai irrevocabilmente
perch, giusta il mio disegno
pronunziata contro il contumace
del Codice di procedura penale, larresto, o la consegna, o la presentazione del medesimo annulla la condannatoria sentenza contumaciale, ed apre ladito al reale giudizio in contraddittorio (Ved.

il

n. HI).

Se non che, il Progetto evita la contraddizione nella quale


inciampano i moderni Codicialori (Ved. il n. IV), e proclama
altamente e francamente il principio: Contro la condanna contumaciale che infligge la pena di 4., o di 5., o di 6., o di 7.
grado, milita la prescrizione dellazione penale, e non gi la pre-

scrizione della pena.......

796.

facile

stabile principio.

il

concepire
sono

capitali

vantaggi di questo incontra-

La mia partenza da S. Marino, e, pi anfora, il radere che il mio Progetto del


Codice penule si abbandoni allo strazio di un Censore che lo deturp, mi fecero astenere dail'o fTr re alla Repubblica il progetto del Codice di procedura penale.
(1)

84

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1.

6G6

La prescrizione si effettua in pi breve termine, perch, a


il tempo necessario a prescrivere la pena devessere
pi lungo del tempo necessario a prescrivere lazione penale (Ved.
"

2. uguali,
dati

la degnila
3.

La

pena

388, 489, Voi.

prescrizione

1).

si verifica,

qualunque

colla sentenza contumaciale

sia la

gravezza della

.perch l azione pe362, 461, Voi. I.), mentre


vi sono delle pene imprescrittibili (Degnila 386, 487, Voi. I).
La prescrizione lascia la presunzione d'innocenza
.perch
la prescrizione dell'azione penate lascia l'imputato in istato d'innomentre la prescrizione della
cenza (Degnila 401 504, Voi. 1)
pena serba la verit legale della reit del condannato (Degnila
402, 505, Voi. 1).
inflitta

nale

sempre

prescrittibile (Degnila

Dell

.3? l

Di gnit ( 473,

Voi.

I).

Questa degnila una derivazione dei sani principii


797.
intorno alla retroattivit, o non retroattivit delle legislative disposizioni posteriori (Ved. le degnit 48 e seguenti, 90 e se,e lo svolgimento, 100 e seguenti del presente
guenti, Voi. I
volume).

Della 3?S Degnit (


798.

474, Voi.

I).

La morte dellimputato ec.

alme ornai di luce prive:


Perdona
Non dee guerra coi morti aver chi vive
alle

Lumana giustizia soffermasi dinanzi

lavello, e, falla edotta

della propria impotenza, cessa di perseguitare chi l racchiudasi.

con giudizio
rerum (1).

linea

la

morte venne chiamata dal Venosino ultima

E per vanno censurate

le

seguenti disposizioni del Codice di

leggi e costituzioni, sanzionalo


il

26 aprile 1771, c messo

da Francesco HI Duca di Modena


due mesi dopo la pubbli-

in attivit

cazione:
I

del libro V:
V del titolo 11
Quando il reo di lesa maest

.*

fosse contumace dovr esela condanna nella di lui effgie, e se morisse prima della
sentenza, oppure venisse scoperto il delitto dopo la di lui morte, si
proceder contro la memoria del medesimo .

guirsi

XXXIV del titolo IV del lib. V:


Contro la memoria di chiunque, il quale, constando che fosse di sauccider s stesso, dovr procedersi criminalmente, fa-

2.*

na mente
ti)

Epiti.

I,

16, vtrt.ult.

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667

cendo apparire nelle solite forme del corpo del delitto, e deputando per curatore uno dei di lui parenti se vorr accettare la
cura, e se no, altra persona ex officio, la quale ne assuma le difese, dalle quali non risultando alcuna cosa a scarico del defunto,
dovr condannarsi ad essere appeso alla forca il di Ini corpo, e
esso la di lui effigie .
1. XXXV del tilolo citalo:

Qualora si trovasse, che prima della morte avesse egli commesso altri delitti, dovranno aver luogo compatibilmente lepcncper
in difetto di

esse incorse, e

799.

massime quando portassero

la confiscazione de'beni .

Memorandi esempi di oscena profanazione della tom-

ba, e d' insania giudiziale.

Stefano VI, assunto

al

trono pontificio nellanno

89Gdopo

l'antipapa Bonifacio VI, fecedisolterrare nell'anno seguente, 897,

corpo di Formoso, suo predecessore ed inimico, e f compa2. il cadavere in un concilio, rivestito degli abiti pontificali
rire
per giudicare la sua memoria. Gli si assegn un Avvocato; gli
si fece un processo nelle forme; l'estinto fu dichiarato colpevole
di avere abbandonato il Vescovato di Porlo per quello di Roma,
translazione in quei tempi inaudita, ma che non meritava la farsa
orribile ad un tempo e ridicola.
Lazione di Formoso che al presente non riguardata nemmeno come una colpa, fu punita dal Concilio come un misfatto
atroce. Si fece troncar la testa al cadavere per mano del boia;
gli si tagliarono tre dita, e si gitt il corpo nel Tevere .
S. Tommaso
Cantauriense per ordine di Arrigo Vili re
d Inghilterra fu, dopo morto, processato e condannato come ribelle del Regno, e confiscatigli i beni. Indi fu dissepolto, abbruciatene le ossa, e gittatene le ceneri al vento (1).
il

Dello 350 Degniti*

Questa degnila

800.

( 475,

Voi. I).

corollario della 49 degnila ( 91,

voi. I).

Della 355 Degnila


801.

Delle 35 e 35 Degnila
802.
Voi. I).

476, Voi. I).

pi che chiarita dalle premesse

La

(cit.

476, Voi.

477 e 478, Voi.

I).

I).

irrevocabile sentenza di assoluzione ec. ( 477,

(I) Boll, Storia dItalia.

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GG8

Iniqua cosa ei sarebbe che un prevenuto dovesse rimanere


minacciato da sempre rinascente accusa, e come sottoposto di
continuo alla tremenda spada di Damocle. Di qui la necessit legale di metterlo al coperto di nuovi assalti da parte del pubblico
accusatore, e di stabilire un confine al giudizio mediante la cosa
giudicala.
La quale, se non una verit, si assume per tale.
lesjudicata pr veritate accipitur (1).
E per rettamente Vico
distingue il certo (base della cosa giudicata ) dal vero, quando

dice

(2):

Verem

gignit mentis

cum rerum ordine conformano: Certem

gignil conscientia dubilandi secura .

Quando dunque

sentenza porta lassoluzione dellimputato,


questo non pu mai pi essere molestato per la medesima causa,
quantunque sopravvenissero luminose provedi reit.
Ed in questo senso che io ripongo la sentenza assolutoria
passata in cosa giudicata tra' modi, in virt dei quali si estingue
/ azione penale.
la

Della ano Degnila

480, Voi.

I).

La effettiva espiazione della pena il pi semplice e


803.
naturale tra i sette modi di estinguere lobbligo di espiarla.
E costituisce il primo modo. Degli altri sci si occupano le seguenti degnit.
Ed oltre a questi, altri modi non riconosco. Molti legislatori
tennero come mezzo legale di abolizione dell obbligo di espiare
la pena la impunit elargita al correo od al complice che manifestasse gli altri correi o complici.
Sciagurata politica, che, nella mira di punire un reato, ricorre
al presidio della immoralit e della corruzione, sorgenti di mille
e mille reati
Beccaria nel XIV dellopera Dei delitti e delle pene si pro!

nunzia cos relativamente alla impunit accordata ai rivelatori:


Alcuni tribunali offrono l' impunit a quel complice di grave
delitto che paleser i suoi compagni. Un tale espediente ha i
suoi inconvenienti e i suoi vantaggi. Glinconvenienti sono, che
la nazione autorizza il tradimento, detestabile ancora fra gli
scellerati, perch son meno fatali ad una nazione i delitti di coraggio che quelli di vilt, perch il primo non frequente, perch non aspetta che una forza benefica e direttrice che lo faccia
cospirare al ben pubblico, e la seconda pi comune e contagiosa, e sempre pi si concentra in s stessa. Di pi il tribunale fa
vedere la propria incertezza, la debolezza della legge, che im(1) L. 207,
(2)

D. L. XVII. De dir. reg. jur. ani.


Ulpianus lib. I ad leg. lui.
jur. principio et fine uno. De opere proloquium.

et

Papiam.

De ubo unir.

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669

plora 1- aiuto di chi l'offende. I vantaggi sono il prevenire delitti


importanti, e cheessendone palesi gl effetti ed occulti gli autori,
intimoriscono il popolo; di pi si contribuisce a mostrare, che
chi manca di fede alle leggi, cio al pubblico, probabile che
manchi al privato. Sembrerebbero! che una legge generale, che
promettesse l' impunit al complice palcsalore di qualunque delitto, fosse preferibile ad una speciale dichiarazione in un caso
particolare, perch cos preverrebbe le unioni col reciproco timore che ciascun complice avrebbe di non esporre che s medesimo; il tribunale non renderebbe audaci gli scellerati, che
veggono in un caso particolare chiesto il loro soccorso. Una tal
legge per dovrebbe accompagnare l'impunit col bando del deMa invano tormento me stesso per distruggere il rilatore
morso che sento autorizzando le sacrosante leggi, il monumento
della pubblica confidenza, la base della morale umana, al tradimento ed alla dissimulazione. Qual esempio alla nazione sarebbe
poi, se si mancasse alla impunit promessa, e che per dotte cavillazoni si trascinasse al supplizio, ad onta della fede pubblica,
chi ha corrisposto allinvito delle leggi! Non sono rari nelle nazioni tali esempi, e perci rari non sono coloro che non hanno
di una nazione altra idea che di una macchina complicata, di
cui il pi destro e il pi potente ne muovono a loro talento gli
ordigni: freddied insensibili a tutto ci che forma la delizia delle
anime leneree sublimi, eccitano con imperturbabile sagacil i
sentimenti pi carie le passioni pi violente, s tosto che le
veggono utili al loro fine, tasteggiandogli animi, come i musici
gli strumenti .
Finch Beccaria trova degl inconvenienti in questa immorale
misura, incontra i plausi degli onesti pensatori. Ma, quanto ai
vantaggi, mi stupisco come un Cesare Beccaria abbia potuto riconoscerli. Una legge generale, egli dice, che promettesse l' impunit al complice palcsalore di qualunque delitto sarebbe da preferire ad una speciale dichiarazione in un caso particolare, perch
cos preverrebbe le unioni col reciproco timore che ciascun complice
avrebbe di non esporre che s medesimo.
Buon Dio, quale errore Una siffatta legge provocherebbe invece le unioni criminose colla reciproca speranza che ciascun
correo o complice avrebbe di non esporre che gli altri mediante
la rivelazione, che gli assicura l 'impunit.
i

Delle 381 a 381 Degnila

481

a 484, Voi. I).

Le premesse (Cit. 481 a 484, Voi.


804.
siderato veruno sviluppo ulteriore.

1)

non fanno de-

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670

Dell 385 Degniti


805.

Nei

485, Voi.

I).

palpiti e nelle ansie incessanti, ec.

Il soffrire ha un confine, dicea Bacone, ma il timore nessuno:


quindi, semprech non havvi speranza di termine, il timore peg-

giore del soffrire .


Ne molivi del Codice distruzione criminale francese sla scritto:
Si pu infatti immaginare un supplizio pi spaventevole di
quella incertezza crudele, di quellorribile timore che toglie al
delinquente la sicurezza di ciascun giorno, il riposo di ciascuna

notte?.

supplizio

il

tenersi del continovo fuori dellumano consormuovere di foil tremare ad ogni

zio, io errare senza triegua,


glia,

ad ogni movimento

ad ogni agi-

di volatile, lo impallidire

tarsi di rettile.

Delle 386 a 365 Degnila

| 487 a 496, Voi.

I).

Ved. le premesse al cit. 487 a 496, Voi.


769 e seguenti del presente volume.

$ 806.
il

Della 396 Degnll


807.

Non

Morte

497, Voi.

ed

I).

del condannato.

confonda colla ipotesi della morte dell' imputato preveVed. il 798 c 799.
Celestino III fece disseppellire il cadavere di
Tancredi, re di Sicilia, e per mano del boia fecegli mozzare il
capo, prevaric la naturale non meno, che la ragione politica.
Unicamente in favore del condannalo pu la umana giustizia
varcare le soglie del sepolcro ed evocarne lestinto.
E per nel caso che a termini del Codice di procedura penale si
facesse luogo al giudizio di revisione di una condanna passala in
giudicato, ed il condannato fosse morto, il giudice chiamer a sostenere le ragioni del trapassalo o gli eredi, o un curatore speciale. E se la sentenza di revisione proclama la innocenza, deve
riabilitarne la memoria, esonerandolo dallaccusa che pesava
sopra di lui (1).
si

duta nella 375 degnila.

Quando Papa

Delle 397 e 398 Degnila ( 498

c 499, Voi. I).

Ved. la degnila 343, 436, Voi.


808.
mento a 740 e 741 del presente volume.
(1)

Ved. ('articolo 187 del mio Progetto

<

lei

e lo svolgi-

Codice penale di S. Varino.

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671

Della 3 Degniti (

'

500, Voi.

I).

809.

La nuova disposizione legislativa che cancella ec.

Non

confonda colla ipolesi discorsa nella degnila 376, 475

Voi.

si

I.

La presente degnila corollario della degnila 51


,

Della 400 Degnila


810.

Ved.

il

93, Voi.

I.

I).

807.

Delle 401 a 404 Occulta

501, Voi.

504

a 507, Voi. 1).

solo dubbio intorno alla santit dei princi pi rivelati in queste quattro degnit, sarebbe indizio dinsania nel
cultori della scienza.

811.

Il

pure nella pratica spesso vengono affatto rinnegati!


Per esempio, si sentenzia:
!. Che ['indulto amnistia non desse il diritto di conseguire
(
)
lattcstato di penalit senza la menzione del reato coperto dallo
stesso indulto.
(Decisione della Corte Suprema di giustizia di
Napoli del 20 novembre 1820 nella causa Cocozzelli).
2 E che nemmeno desse questo dritto la prescrizione deflazione penale.
(Decisione della stessa Corte del 16 settembre
1853 nella causa Silvestri).
Questo errore non cessa di far capolino anche og 812.
gi.
Contro di esso si levata lautorit di un magistrato le
cui domestiche e cittadine virt, il cui ferace ingegno, e la cui
esemplare indipendenza nel giudicare, lo rendono altrettanto
caro agli uomini che amano cose amale da Dio, quanto disprezzato e negletto presso il governo il quale presenta il doloroso
spettacolo di essere la negazione di ogni virt. Intendo parlare
di Giovanni Rossi, Presidente graduato della Corte di Appello di
Napoli.
Nella sentenza del 2 agosto 1870 emessa dalla 6.* Sezione penalo della Corte di Appello ed estesa dal Rossi, si legge:
La Corte
Letta la istanza presentala da Paolo Martino, fu
Giuseppe, nel 20 giugno 1870.
Letta la sentenza pronunziala, sullappello interposto da Paolo
Martino, da questa Corte di Appello 6.* Sezione penale nel giorno 15 giugno 1867.
Letta la requisitoria scritta del Pubblico Ministero, con cui
chiede rigettarsi la istanza del Martino, perch nei casi annove-

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672

rati dallart. 604 Cod. proc. pen. non compreso, n poteva


comprendersi, quello in cui la pena si trovi prescritta: ed udite
le sue conclusioni orali alla medesima conformi.
Inteso il rapporto del Presidente graduato Giovanni Rossi, re-

latore delegato.

Ritenuto, che il Tribunale Correzionale di Santamaria Capua


Volere, con sentenza 4 dicembre 1866, dichiar Paolo Martino,
Giuseppe, colpevole di minacce a mano armata in persona di
Pasquale Russo; e lo condann alla pena del carcere per la durala di tre mesi, ed alle spese del procedimento.
Ritenuto, che la 6.* Sezione penale di questa Corte di Appello,
con sentenza 15 giugno 1867, sulla considerazione che il fatto
imputato al Martino rientrasse nella sanzione deHart. 686,
Cod
pen., reato passibile di pena di polizia, ed essendo tra scorso pi di un anno dallepoca dellavvenimento, dichiar
non farsi luogo ad ulteriore procedimento penale .
Considerando, che in materia penale la prescrizione dellazione pubblica come la prescrizione della pena fondata esclusivamente sulla base dello stesso diritto di punire delegato alla
societ che lo esercita. Per essere la pena legittima, conviene
che fosse necessaria per lo mantenimento dellordine pubblico e
per la salvaguardia e fermezza dei diritti sociali, ed utile per gli
effetti che deve produrre. Quesleduecondizioni fondamentali non
si possono veriGcare nel caso di penalit applicate dopo un certo
decorso di tempo dalla consumazione del reato; e quando la societ non ha pi interesse a reprimere le infrazioni, la cui memoria si ecclissata o spenta. Il tempo, questo grande trasformatore delle umane cose, che tutto altera, scambia, e distrugge,
fa scemare la efficacia e la necessit dellesempio, quando il reato
dal tempo coperto di oblio; e la pena, che quale ostacolo politico al delitto devesser pronta per divenire esemplare ed emendatrice, potrebbe sembrare una vana e tarda espiazione. Tempus est modcs DissoLVENDi juris, giusta la energica parola del Vico.
Scorso un certo tempo pi o meno lungo e proporzionato in ragioncomposta della gravit del reato e della intensit della pena,
la rimembranza del fatto criminoso svanisce; il bisogno dellesempio cessa; una delle basi essenziali del diritto di punire
(l 'utilit sociale) manca; questo diritto di punire non pi esiste
per la inazione della societ offesa e pel suo silenzio, e cessalo
il diritto di
punizione, vien meno il concetto del reato e della
pena. La vendetta pubblica, stabilita per far tacere le vendette
private ed i mali che ne derivano, non deve essere eterna; n la
mano della legge deve star sempre armata ed irrevocabilmente
in azione e quindi lo spazio di tempo interceduto dallepoca
fu

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673

del successo diventa per lo imputalo

un

fatto investitivo del dritto

di esser credulo innocente, e per la societ

un

fatto diveslitivo

del diritto che aveva di dimostrarlo colpevole e punirlo. La prescrizione costituisce un atto ed una emanazione del potere So-

vrano derivato dalla legge, che intende a cancellare ed a far dimenticare per sempre un crimine, uu delitto, una contravvenzione; ed a fronte detrazione pubblica si oppone come causa perentoria di assoluta estinzione. Essa assicura lo stato, lonore e
la libert dei cittadini, arresta quasi il colpevole nel cammino dei
delitti sulla speranza di potersi il suo fallo obbliarc, e costitui-

sce una specie di punizione morale per lo decorrimento del tempo, che esige. Scabbia luogo pria del giudizio c della sentenza
del magistrato competente, la efficacia e la virt della prescrizione previene, ed annienta lazione della giustizia; annulla la
istruzione e le procedure cominciate; impedisce la investigazione
e la punizione degli autori del crimine, del delitto, della contravvenzione; rivela per s la impossibilit di dare alcun movimento giuridico allazion penale; e la parola autorevole della
legge comanda ai Tribunali ed ai cittadini il perdono e l'oblio.
Praescriptio ut quasi impericm, giusta il grave concetto dellArpinale, onde comandare sul fatto criminoso c sugli autori, evitare ogni giudiziaria persecuzione; ed anco per la ragione che
viene dal dritto latino. Bono poblico praescriptio introducta est,

ne scilicet semper incerta jura essent. Che se mai si verificasse


la sentenza di condanna divenuta irrevocabile, la prescrizione estingue la pena e soccorre il condannato poenae gratiam facit .
Considerando, clic la prescrizione dellazione pubblica fondata
sopra un principio di giustizia c motivata dallinteresse generale della societ, deveriguardarsi per propria indole di ordine
pubblico primario, ed indipendente da qualunque influenza dei
privati. Dal che consegue, che la prescrizione opera vi sua, e
produce il suo effetto di pieno dritto, nel senso che il fatto stesso
del reato resta estinto ed abolito, si reputa non essere mai esistito, e toglie al Pubblico Ministero ogni facolt per la giudiziaria persecuzione, ed al reo per la difesa; si applica ad ogni infrazione della legge penale, ed in tutto il tempo con la sua forza
effetlrice producb gli stessi effetti; si acquista di pieno diritto
dall imputato ed accusato, volente o nolente, n egli ha la facolt di rinunziare al beneficio; si deve proclamare ed applicare
di officio dal giudice in qualunque stadio giuridico della causa,
innanzi alla giurisdizione istruttoria ed a quella di giudizio, in
prima Istanza ed in Appello ed anco presso la Corte di Cassazione; disarma il giudice e gli toglie il diritto di giudicare lim-

dopo

ss

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(74

pillalo, di condannarlo, o di assolverlo. Qui non potasi conilemnare non potasi absolverc, pel poderoso motivo di essersi nella
sua sorgente estinta lazione pubblica per loperato decorrimento
del tempo. Laonde essendo la prescrizione misura di ordine pubblico generale, e rovesciando dai suoi cardini per virt propria
la base dellazione pubblica, leminente diritto di punire, fa mestieri ritenere per necessit logico-giuridica, che la prescrizione
spegne lazione pubblica di gi iniziata c dedotta in giudizio;
cancella fino le tracce e lombra del reato prescritto; lo spoglia
della criminalit di cui era rivestito; impedisce ogni esame sul
carattere del fatto; e vieta ricercarne l'autore, che protetto da
una presunzione juris et de jure, va riputato innocente; e vieta
ogni ulteriore procedimento penale. I principii di dritto finora
discorsi trovano durevole fondamento nella scienza, e sono ribaditi dalla lettera e dallo spirito degli art. 131, 136, 140 del
Cod. pen., armonizzati cogli art. 343, 393, 434 del Cod. di proc.
penale.
Considerando, che la legge penale riconosce due specie di
prescrizione di natura meramente liberatoria, le quali estinguono
o i dritti di azione, ovvero i dritti di esecuzione; vale a dire, la
prescrizione che investe lazione pubblica in corso e la sopprime
e lannienta; e la prescrizione che riguarda c si applica alla condanna, ossia alla pena gi irrevocabilmente inflitta. Allorch
lazione pubblica stata giudicala in merito con sentenza passala
in cosa giudicata, non lecito parlare di prescrizione di azione,
che sparisce e non pu aver vita giuridica, ma si fa luogo alla
prescrizione della condanna e della pena. Qualora poi il giudizio non si sia introdotto, o cominciato, o la sentenza non sia divenuta irretrattabile, o lazione si fosse mantenuta ancor viva,
in questo caso non si pu parlare, che di prescrizione di azione
con tutti gli effetti utili e legali, che ne dipendono. Lazione
forma la base animatrice del giudizio, ed cosa ben altra che la
sentenza. L'azione promuove ed anima il giudizio, e la prescrizione verificata col decorso del tempo la estingue ed abolisce; la
sentenza divenuta irrevocabile definisce il fatto criminoso e reprime lautore con la pena, che resta con la prescrizione condonata. Che se nella specie in esame si tratta senza dubbio alcuno
della prescrizione dellazione pubblica dichiarata con una sentenza definitiva ed eseguita; le conseguenze che il Pubblico Ministero ritrae dai principi regolatori della prescrizione dei dritti
di esecuzione, ossia della condanna e della pena, non possono
essere accolte, perch respinte dalla indole propria della prescrizione estintiva di azione, che forma la soggetta materia della
in subjecta non valet.
disputa attuale
,

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675

Considerando, che essendo estinta e definitivamente abolita


per lo reato una volta imputato a Paolo Martino, fu Giuseppe,
lazione penale, che non pu affatto ricomparire nel campojgiudiziario per formar materia di giudizio penale, perch quel reato
non pi esiste, ed ogni ombra di criminalit scomparsa per
opera della parola autorevole della legge; e dovendo essere gelosamente conservato e protetto il dritto del cittadino alla presunzione dinnocenza, ne conseguita che della imputazione gi
a lui attribuita non si faccia pi motto a suo pregiudizio. Perlocch vanta egli e tiene il dritto di pretendere che venga cancellata la correlativa rubrica inscritta nei pubblici registri della
colpa.

La Corte Letti ed

applicati gli art. 131

136, 140,Cod. pen.

e 343, 393, 434, 604, Cod. proc. penale.


Ordina, che nei certificati penali al nome dellimputato Paolo
Martino, fu Giuseppe, di S. Cipriano (Trentola) sia omessa la imputazione di minacce a mano armala in persona di Raffaele

Russo

Della 405 Degniti (

510, Voi.

I).

I.
La pena c.
813.
Con questa degnit comincia la dottrina della pena in generale, oggetto del libro 111 della metafisica della scienza delle leggi

penali.
Cos scendemmo nella quarta lacca,
Prendemmo pi della dolente ripa,

Chel mal delluniverso tutto nsacca.


Ahi giustizia di Dio tante chi stipa
Nuove travaglie e pene, quante io viddi?
E perch nostra colpa s ne scipa? (1) .
IL La pena ec.
814.
Pena, poena de Latini, dal greco jcotv^ (pene), gasligo.
In questo senso disse lautore dello arcano libro della riposta
sapienza 2 ):
Quinci comprender puoi chesser convene
Amor semente in voi dogni viriate,
E dogni operazion che merta pene.
Venne anche assunta la voce pena nel senso di qualsivoglia
dispiacere ed ambascia.
Prova quel Mors ultima poena est di Lucano (3).
!

(1)
(2)

Dante, Inferno, VII, Ifi.


Dante, Purgatorio, XVII. 105.

(3) Liti. VII. v. 105.

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676

Prova queU'allro frammento del mentovato arcano

libro della

riposta sapienza (1):

Quando vivea pi glorioso, disse


Liberamente nel campo di Siena,

Ogni vergogna deposta,

(2),

saffisse;

per trar lamico suo di pena


nella prigion di Carlo,
Si condusse a tremar (3) per ogni vena .
Prova lautorit del primo Omero Comico, che in Italia ebbe culla:
a Io dir ancor, che di sua pena ria
Sia prima e sola causa essere amante (i) .
Che pregar nulla, e nulla pregar giova
A Ruggier, che di questo avca gran pena (5) ,
Dalle quali primitive significazioni fu trasportata la voce pena
a denotare quel castigo che
legislatori comminano ai violatori
delle disposizioni delie leggi penali. E sulla considerazione che
siffatto castigo, per non degenerare in tratto di tirannia, od in
opera di adicearchia, debbasi esattamente ponderare in rapporto
ai diversi gradi di gravezza delle azioni perturbatrici dellordine esterno sociale, Varrone fa dal verbo pendere la voce pena
discendere. Ond che gli antichi rappresentarono la giustizia
colla bilancia in una mano in atto di pesare, e colla spada nellaltra a fine di eguagliare la disuguaglianza dei pesi.
In certo qual modo un nomoteta, nell' atto della conpilazione
del codice penale, esercita quello stesso che il giudice dellinferno pratica contro i peccatori dopo la commessione dei fatti e nel
tremendo giorno del rendiconto. Di questo giudice cos lautore
della Divina Commedia (G):
Slavvi Minosse orribilmente e ringhia:
Esamina le colpe nell'entrata
Giudica, e manda, secondo chavvinghia.
Dico, che quando l'anima malnata
Gli vien dinanzi, tutta si confessa:
E quel conoscitor delle peccata
Vede qual luogo d Inferno da essa :
Cignesi colla coda tante volte,
Quantunque gradi vuol che gi sia messa .
l,

Che sostenea

(1) Dante.

Purgatorio, II, 133.


Cio Oderisi disse a Dante: Quando Provengano sfolgorava di tutta la sua glocampo di Siena si affiss per chiedere la elemosina, onde liberare il suo amico
fatto prigioniero c rinchiuso nelle prigioni di Carlo I, re di Puglia.
(3) A tremar. A somiglianza de mondici che chiedono ansiosi e tremanti.
(4) Ariosto, Orlando Furioso, I, 43.
(2)

ria nel

Vigna

(5) Ariosto, ivi,


(6)

XXXVI,

48.

Dante, Inferno, V, 4.

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677

III. Considerata quale essa nel fatto cc.


815.
La distinzione tra la nozione della pena quale essa nel fatto,
e la nozione della pena quale deve essere in diritto, si sostiene
sulle stesse argomentazioni che mindussero ad una somigliante
distinzione nel presentare la nozione cos della legge punitiva,
coin del reato in generale.
Ved. le degnilh 1, 8, 74 e 75 ( 40. 47, 121 e 122, Voi. I)
e lo svolgimento ( 1, e seguenti, e 169 e seguenti del presente

volume).

Delle 40 a 111 Degni!*


816.

Vanno

Della 41* Degni!*

818.

511 a 516, Voi.

tutte a rifondersi nella

517, Voi. I.).

I. La pena, considerata quale deve essere


817.
Ved. il 815.

li.

I).

seguente degmt 412.

in diritto ec.

Si definisce ec.

E colalmenle feconda la data definizione, che da essa procedono tutte le degnila comprese nella dottrina della pena. Intanto
da tutte le scuole de tempi tutti lasciossi scritta una definizione
del tecnico vocabolo pena. Secondo che sotto un rapporto piutun altro venne questa voce considerata,

tosto che sotto

pre
Il

in

fu

sem-

varia guisa definita.

far qui la rivista delle

innumeri definizioni, sarebbe

lusso di vana ed
Il perdersi nel vasto

sterile

infruttifera erudizione.

campo
meno improficuo divisamento,

della confutazione

non sarebbe

e svierebbe l'attenzione dal sentiero di ricerche pi gravi. Sarei pertanto tacciato dindolenza

c di accidia, se delle molteplici definizioni alcuna non mi faocssi


a riferire. E per non trascuro di trascrivere le seguenti:
1.

Retribuzione del reato.

2.

Compenso

3.

Vendetta della offesa.

4.

Omnium

5.

Male di passione per male di azione (2).


Malum, quod propter deliclum delinquenti infligilur (3).
delluomo immutabilmente annesso

6.

del reato.

delictorum cocrcilio

(1).

7. Effetto delle azioni

trasgressione delle leggi dellordine

(1)

L. 131,

Juliam
(3)
(3)
(4)

et

1,

alla

(4).

D. L., X'.VI. De verborum tigni/ieationeVIpianue

lib.

3 ad legem

Papiam.

Grotio ed i suoi proseliti.


Carmignani, Jur. Crim. Elem. 292.
Schmid!, Prioc. delta legislaz. univers.

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678

Motivo sensibile che bastasse a distogliere il dispotico


animo di ciascun uomo dal risommergere nellantico caos le
8.

leggi della societ

(1).

Perdita di un dritto per un patto, o per una legge vio-

9.

lata (2).
10. Sofferenza

che

il

potere sociale infligge all'autore

di*

un

delitto giuridico (3).


I 1.

Negazione della negazione del

diritto; ecc. ecc.

In somiglianti pretese definizioni o trovasi lo assurdo,


in quella del

numero

3;

o vi ha

la

liare carattere della pena, e del

come

espressione di qualche pecusuo fine politico; o domina il

difetto del genere prossimo; o manca la differenza specifica; del


che potr ciascuno di per s stesso accertarsi mediante leser-

cizio della pi leggiera riflessione.


II

Renazzi poi scrisse (4):


Poena esl malum passionis
,

quendo

deterritis

communi

quod propler deliclum


ejusdem melu a delin-

vel privationis,

alieni a publica potestale infligilur, ul aliis

securilali pacique prospiciatur .

Bentham nella Teoria delle pene, libro I, capitolo l, si esprime:


La parola pena, o per evitare ogni equivoco, la parola punizione, una di quelle che a primo intuito non sembra necessario di definire. Non si pu , ci pare dar di essa una nozione
,

pi chiara di quella che di gi nello spirito di lutto il mondo.


Ma questa nozione generale, comech chiara, non per bene
determinala: essa non giunge fino al punto di distinguere latto
di punire da molti altri atti che sotto certi rapporti a quest atto
rassomigliano. Segli duopo significare lutto ci che racchiudesi nell'atto di punire, principalmente per giungere a conoscere tutto ci chesso esclude.
Punire, nel senso pi generale, importa infliggere un male ad
un individuo, con intenzione diretta, quanto a questo male, a motivo
di qualche allo che sembra essere stato fatto od omesso.
Arrestiamoci un momento a giustificare questa definizione.
Lintenzione diretta, quanto al male inflitto, essenziale. Se io fo
un male a Tizio senza intenzione, per accidente. Se gli faccio
un male, onde preservarlo da qualche pericolo, o per preservarmene io stesso, o per tuttaltro motivo estraneo al suo patimento, un tale atto non involve la idea di punizione.
La enunciazione del motivo in rapporto al male inflitto non
meno essenziale. Se non vi stato affatto atto anteriore, reale o
(1) Boccaria, De'delittl c dotto peno.
(2}

Filangieri, Scienza dotta legislazione.

(3] Rossi.

Elementa juris crim.

lib. il,

cop.

III.

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679

presunto, dalla parte di Tizio, il quale serva di motivo al male


che io gli cagiono, questo male non sar da alcuno considerato
come una punizione.
Se in conseguenza di un atto di Tizio sinfliggesse un male non
a lui, ma a qualche altro individuo, a motivo del suo ligame
con lui, questo male sarebbe compreso sotto lidea di punizione
di Tizio.

Se
sunto

da parte mia o de miei qualche atto, reale o preche offende voi, e se nel male che voi mi fate non avete
che il piacere di farmi soffrire, un atto di ven-

vi stato
,

vista

in

detta.
'

E cos non pena il male inflitto per antipatia, per causa di


prevenzione, per violenza, per difesa personale, per causa di conservazione personale, di soddisfazione pecuniaria, ecc.
Secondo il principio dell utilit, le pene legali sono dei mali insecondo

finti,

atto nocivo

le

forme giuridiche, agl'individui convinti di qualche

proibito dalla legge

e nello scopo di prevenire

co-

lali atti.

Entrano

vano

in questa definizione tre circostanze

nella definizione astratta:

la fissazione
pena,
quanto possibile .

della

della

Della 413 Degni t


819.
a

Ogni pena

il

che non entra-

diritto di punire,

lo scopo

pena

sul solo delinquente,

518, Voi.

per

I).

un male.

Ogni pena involge nella sua nozione

la

sottrazione o totale

o parziale del benessere di colui che la soffre

(1) .

piacere ed il dolore sono i primi motori delle azioni umane. La privazione di un bene che toglie un piacere: lirrogazione di un male che desta dolore sono i materiali di controspinta
al desiderio criminoso.
Se un interesse attivo spinge il malvagio a commetter il delitto credendo di trovarvi il suo meglio, un interesse ripulsivo
punitivi
nei quali vi trova il suo
il rattiene in vista de mezzi

Il

peggio (2).
Io soggiungo: cosi

la privazione di un bene che toglie un piacere, come l'irrogazione di un male che desta dolore, si traduce
sempre in un male.

(1)

Romagnoli, Genesi

(2) tannini,

207.

del dirillo penale,

Aforismi e pensieri legislativi

77

e 78.

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Grfuogle

680

Delle 414 e 415 Degnit


820.

tirannica quella

519 e 520, Voi.

I).

pena che non viene reclamata

dalla

necessit ( 519, Voi. I).


Osserva Aristotile (1): Judicare, punire, supplicio afficere, a vir-

quidem

est, sed ex necessitate .


un alessifarmaeo che non va ciecamente prodigato.
superfluo nella somministrazione deHanlifarmaco riesce
pi nocivo che benefico, cos il superfluo nella impartizione della

tute

La pena

Come

il

pena riesce

di detrimento alla societ.


Di qui risulta che la pena dcbbesserc economica e non gi

di-

spendiosa.

Dicesi economica quando partorisce il desiderato effetto col


possibile di sofferenza; dispendiosa quando produce un male pi che equivalente al bene, o quando potrebbe

menomo impiego
ottenersi

il

medesimo

a prezzo di

Della 41G Degnila


821
Confr.

una pena inferiore

522, Voi.

(2).

I).

La pena deve

essere eguale per tutti.


degnit 45 e seguenti ( 87 e seguenti, Voi. I)
c
87 e seguenti del presente volume).
Questa degnit vuol essere accettata nel senso che, a dati uguali,
tutti debbano essere puniti con pena uguale.
.

la

lo svolgimento (

portai guisa, fanno aperto insulto alla ragione quei legiper atto di esempio, altra pena minacciano ai
i quali,
modo di esecuzione impongono pe' primi altro modo per la seconda senza rifletteslatori,

nobili, altra alla vile moltitudine....; altro

re,

che

Vano

vanto degli avi. In zero il nulla


Torni, e sia grande chi alle cose ha fatte,
il

Non chi succhi gli ozi arroganti in culla (3) .


Vuoi essere accettato anche nel senso che niuna distinzione
debba introdursi tanto sotto il rapporto degli atti di procedura,
quanto sotto i! rapporto della giumdizione.
E per tal guisa, fanno anche aperto insulto alla ragione quei
legislatori che prodigano privilegi, per esempio, agli ecclesiastici.

Ved.

applicazione critica nel Voi.

(1) Polii. Iib. VII, Cap. XIII.


(2) Iienlliam, Teoria delle pene,
(3) Altieri, Sai. II. t

III.

Cap. IV.

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681

Della 411 Degnila (


822.

La impunita

523, Voi.

1).

ec.

Si liceal impune laedere

quis tutus crii ab improborum violen-

tia (1) ? .

45 e seguenti ( 87 e seguenti, Voi.


87 e seguenti del presente Volume).

Veti, le degnila
10 svolgimento (

Della 418

Degnila (

524, Voi.

I.)

I).

La redenzione della pena una flagrante ingiustizia.


823.
La redenzione della pena consiste nella esonerazione dall obbligo di espiare la pena incorsa, mediante il pagamento di una
Cos dicevasi ipofonia (2) la pena pecudata somma al fisco.
usata non solo ai tempi eroici e semi-barniaria per omicidio
bari, ma anche nei mezzi tempi, in quelli cio del rinnovellamenlo della barbarie.

Ved. Iliad. X, v. 268 et alibi.


Tac. De more Germanorum.
La redenzione il prodotto della immoralit ed ingordigia dei
governanti.
In Italia fin dal

30 novembre 1786

il

Codice Leopoldino

la

proscriveva collarticolo XLVII


Per la stessa ragione di non volere assolutamente che il nostro fisco giammai profitti dei disordini meritevoli di punizione, e perch ancora riconosciamo come un assurdo intollerabile
labuso introdotto che le pene alili Iti ve decretate dai giudici si
possano redimere dai rei con pagare una somma di danaro al fisco, vogliamo che da qui avanti resti abolito questo abuso, e
proibita ogni e qualunque convenzione col fisco, mediante la
quale il condannato possa ottenere condonazione, minorazione
e permutazione di pena affli tli va in pecuniaria .
:

Della 41 Degnila

( 525, Voi. I).

La composizione tra l'offeso e l'offensore ec.


824.
La composizione figlia dello esiziale errore di un tempo, che
11 reato si puniva per ispirilo di vendetta, e che questa mirava
alla morale soddisfazione della passione dell'offeso.
Presso gli antichi Romani non era ignota la composizione.
scritto nelle leggi delle XII (avole: Si membrum rupil ni
ceh eo pacit talio esto
(1) Piai. I)e legihus, IX.
(2)

Da

ulti (hipo), per

cpvo; (phonos) omicidio.

56

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682

Per nella Germania Irovavasi sopratutto

in

uso. lo leggo in

Michele l (1):
La composizione sopratulto germanica:
Chi ha pugni pu
battere; chi ha beni e denari, pu pagare, dice il proverbio fri-

sone

(2).

11 re de Visigoti, Alarico, e il re de'Franchi, Clovis, dopo lunghe differenze vollero conchiudere la pace. Si fissa una conferenza; ma i Goti vi vengono armati segretamente. Paternus, l'inviato de Franchi, vede in questo fatto un complotto contro la
vita di Clovis, e ne fa rimostranza. Allora si convenne che la

decisione della cosa sarebbe sottomessa al re degli Ostrogoti,


Teodorico. Ed ecco il tenore della decisione: un inviato dei
Franchi doveva presentarsi a cavallo e colla lancia dritta davanti il palazzo di Alarico; Alarico ed i Goti dovevano allora
gettare dei pezzi di argento fino a che ne sarebbe rimasto coperto l'inviato, e 'I suo cavallo, fino alla punta della lancia (3).
io pongo la quistione: un padrone di casa ha un buon cane
e qualcuno lo mette malignamente a mot te; quale sar l composizione? Risposta: Si appender il cane morto per la coda in guisa che il naso dellanimale tocchi la terra, ed in questa posizione si sparger sopra di esso del formento rosso fino a che rimanga coperto: ci sar la composizione (4).
La composizione pu anche rigettarsi. Disse un padre: io non
voglio portare nella borsa il mio figlio ucciso (5). Allora vi guerra.
,

Osserva Canl

(6):

Ma oggetto e motivo unico della pena (presso


Longobardi)
sempre la vendetta dell' offeso talch la societ non si prende
pensiero degli allentati dindividui contro individui, e se loffeso
perdona alloffensore, questo va senzaltro impunito. Che se vi
si associa talvolta una multa pubblica, questa per le spese che
il mallevadore sostenne onde custodire il suo protetto. Il legii

non potendo impugnare il diritto dell offeso alla venconcede alloffensore di acchetarsene con una multa, o com-

slatore,
detta,

posi zionc.

Lammenda (fried) compenso pubblico; la composizione (wecompenso privato.


La composizione mentovata da Omero, Iliad. Z. 497:

regild)

Il

Qualcuno accetta dellucciso


(1)
(2)

(3)
(4'
(8)

prezzo
figlio

Le origini del diritto francese, Libro IV, Gap. X.


Wiarda, Pfisler, Hisl. d'Allem. II, 88.

Grimm, 672.
Grimm. 68.
Grimm, 647.

(6) Storia

universale, Lib. Vili. Cap. XIII.

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Citt

Le

leggi di

Fra

683

del fratello, e luccisor, pagata

Del suo

fallo la

pena, in una stessa

dimora col placato offeso .


la concedeano talvolta.

Alene

Scozzesi pure antica, e vi si distingue il Croo, o composi zione, dal galnes, o ammenda. Pel Croo di un conte voleansi
140 vacche, 66 per quello di un tane.
Anche fra gli Arabi era anteriore al Corano che la sanzion.
Pare che Montesquieu creda, lidea della penalit non entrasse
nelle composizioni, ma quella solo di proteggere il colpevole contro
la vendetta delloffeso (Esprit des lois, XXX, 1 9 20). Io ritengo
al contrai io, che il line fosse di dare un compenso alloffeso, per
lor via le nimicizie, e di sviare altri dall offendere pel timore
della multa.
Mentre rivedo questo passo (agosto 1840) il gran Signore che
procura in qualche modo migliorare la barbara costituzione
osmana, pubblica un supplimenlo al Codice penale, ove si
legge
Se uno uccide un altro, e parenti o eredi della vittima non
chieggono la morte dell omicida, ma saccontentino di ricevere
il prezzo del sangue, le autorit condanneranno 1 omicida solo
ad otto anni di galera. Se i parenti o eredi non esigano n la
morte del reo, n il prezzo del sangue, le autorit condanneranno l'omicida alla pena che pi parr conveniente; che se ignota
la residenza dei parenti o eredi dellucciso, luccisore si terr
prigione fino a che i suoi parenti o eredi si presentino .
Ai tempi biblici era in uso il riscatto.
Leggo nellEsodo, Cap. XXI, vers. 29 e 30:
29. Ma se il bue per addietro stalo uso di cozzare, e ci
stato protestalo al padrone di esso, ed egli non lha guardato,
e il bue ha ucciso un uomo od una donna; sia il bue lapidato, e
gli

anche facciasi morire il padrone di esso.


30. Se gli imposto alcun prezzo di riscatto paghi
della sua vita, interamente coin gli sar imposto .
,

Se non che, certe

fiate si

divietava

il

il

riscatto

riscatto.

Leggo nei Numeri, Cap. XXXV, vers. 30 e 31


30. Quando alcuno avr percossa a morte una persona, sia
quel micidiale ucciso, in sui dire di pi testimoni
31.
non prendete prezzo di riscatto per la vita dellucciditore, il quale colpevole e degno di morte; anzi del tutto sia

fatto

morire

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belili

825.

I.

684

480 Degniti

52G, Voi.

I).

L'asilo ec.

Vha chi pretende che il cos chiamalo diritto di asilo sia stato
specialmente in voga presso gli Ebrei. Chi retto vede non confonderti 'asilo di cui parlasi nella degnil a cemento con quello
introdotto dalle costumanze degli Ebrei. Costoro riconoscevano,
vero, i luoghi di asilo, delti citt sante, citt di rifugio, ma per
accogliervi gli autori degli omicidii commessi per errore onde
preservarli dalleffervescenza dellira de vendicatori del sangue
(Vedi il 326).
l

Frammenti
Esodo

I.

biblici.

Cap.

XXI,

vers. 13.

Ma, quant

a colui che non lavr appostato, anzi Iddio glielo


avr fatto scontrar nelle mani, io li costituir un luogo, al quale
colui rifugga .
II. Numeri
Cap. XXXV, vers. 6, 11 a 15, 22 a 29.
6. E quanto alle citt che voi darete ai Levili, siensi in
prima le sei citt di rifugio, le quali voi costituirete, acciocch
chi avr ucciso alcuno (1) vi si rifugga.
11. Assegnate tra voi delle citt di rifugio, nelle quali lucciditore che avr percossa a morte alcuna persona disavvedutamen

te, si

12.

ha

rifugga.

quelle citt vi saranno per rifugio dinnanzi a colui che


il sangue: acciocch l'ucciditore non muoia,

la ragione di vendicare

finch non sia comparilo in giudizio davanti la raunanza.


13. Di quelle citt

ne

adunque, che voi darete

ai Leviti,

sienvc-

sei di rifugio.

14. Assegnate tre di quelle citt di


altre nel paese di

Canaan, per essere

qu dal Giordano: e

tre

citt di rifugio.

15. Sieno queste sei citt per rifugio ai figliuoli di Israel, afo-

restieri.ed agli avveniticci che saranno fra loro: acciocch vi si


rifugga chiunque avr percossa a morte alcuna persona disavvedutamente.
22. Ma segli lo spinge, o gli gitta conira impensatamente, senza
nimicizia, qualche strumento, ma non a posta:
23. Ovvero, senz'averlo veduto, gli fa cadere addosso alcuna
pietra, della quale egli possa morire, ed esso muore, senza clic
gli fosse nemico, o procacciasse il suo male:
24. Allora giudichi la raunanza fra il percolitore, e colui che
ha la ragione di vendicare il sangue, secondo queste leggi
:

(!)

Sinteode disavvedutamente.

Vedi

il

vers. 11.

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685

uccidilo) e dalle mani di colui che ha la ragione


sangue e faccialo ritornare alla citt del suo rifugio, ove s'era rifuggito: e dimori egli quivi, fino alla morte del
Sommo Sacerdote, il quale sar stato unto coll'Olio santo.
26. Ma se pur l'ucciditore esce fuor deconfini della citt del
suo rifugio, ove egli si sar rifuggito:
27. E colui che ha la ragione di vendicare il sangue, trovandolo
fuor deconfini della citt del suo rifugilo, l'uccide: egli non
colpevole domicidio.
28. Perciocch colui ha da star nella citt del suo rifugio, fino
alla morte del Sommo Sacerdote e dopo la morte del Sommo
Sacerdote, lucciditore potr ritornare alla terra della sua pos-

25.

riscuota

di vendicare

il

sessione.
29. Sienvi adunque queste cose per istatuto di legge, per le
vostre generazioni, in tutte le vostre stanze .
111. Deuteronomio
Cap. IV, vers. 41 a 43.
41. Allora Mois mise da parte di qu dal Giordano, verso
il sol levante, tre citt;

42. Acciocch vi si rifuggisse l'ucciditore, chavesse ucciso il


suo prossimo disavvedutamente, non avendolo per addietro odiato,
e eh essendosi rifuggilo in una di quelle citt avesse la vita
salva.
43. Quelle furono Beser, nel diserto, nella contrada della pianura, del paese dei Rubeniti: e Ramo! in Galaad, di quel decaditi: e Golan in Basan, di quel dc'Manassiti .
'

Cap. XIX, vers. 1 a 10.


Quando il Signore Iddio tuo avr distrutto le nazioni, il
cui paese egli ti d, e tu possederai il loro paese, ed abiterai
nelle loro citt, e nelle loro case:
2. Mettiti da parte tre citt nel mezzo del tuo paese, che il Signore Iddio tuo ti d, per possederlo.
3. Dirizzati il cammino, e partisci in tre le contrade del tuo
paese, che il Signore Iddio tuo tavr dato a possedere e sieno
quelle citt, acciocch chiunque avr ucciso un altro tu' si ri 1.

fugga.
4. E questo il caso dellucciditore che vi si potr rifuggire,
e salvar la vita sua: Quando egli avr ucciso il suo prossimo disavvedutamente, non avendolo odiato per addietro.

5.

Come

se,

essendo andato

al

bosco col suo prossimo, per

mano con la scure per Ingliar


spicca dal manico, ed incontra il suo
prossimo, s ch'egli muoia: rifuggasi colui in una di queste citt,
per slvar la vita sua:
6. Che talora colui che avr la ragione di vendicare il sangue
tagliar delle legne, egli avventa la

delle legne, e

il

ferro

si

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086

non persegua quellucciditore, avendo il cuore infocalo, e non


lo giunga, in caso che il cammino fosse troppo lungo, e non lo
percuota a morte: bench in lui non vi sia giusta cagione d'essere condannato a morte, non avendo per addietro odiato il suo
prossimo.
7. Perci, io ti comando che tu li metta da parte tre citt:
8. E se l Signore Iddio tuo allarga i tuoi confini
come egli
giur atuoi padri, e ti d tutto l paese chegli disse di dare ai
,

tuoi padri

Perciocch tu avrai osservati tutti questi comandamenti, i


quali oggi ti do, per mettergli in opera, amando il Signore Iddio tuo, e camminando nelle sue vie, del continuo: sopraggiugnili a queste tre citt tre altre:
10. Acciocch non si spanda il sangue dellinnocente in mezzo
del tuo paese, che l Signore Iddio tuo ti d in eredit; e che tu
non sii colpevole d'omicidio .
IV. Gioscf.
Cap. XX, vers. 1 ad ultimo.
1. Poi l Signore parl a Giosu, dicendo:
9.

2. Parla ai figliuoli dIsrael,

dicendo: Costituitevi
Mois:

le citt del

rifugio, delle quali io vi parlai per


3.

Acciocch

ucciditore, chavr uccisa una persona per

ed esse

er-

saranno per rifusangue.


4. Un tale adunque si rifuggir in una di quelle citt: e fermatosi all entrata della porta della citt, dir agli Anziani della
citt le sue ragioni
ed essi laccoglieranno a loro dentro alla
citt, e gli daranno luogo, ed egli abiter con loro.
5. E quando colui che ha la ragione di vendicare il sangue lo
rore, disavvedutamente, si rifugga l:

gio da colui che ha la ragione di vendicare

vi

il

perseguiter, essi non gliel daranno nelle mani: perciocch egli


ha ucciso il suo prossimo disavvedutamente, non avendolo per
addietro odialo.
6. Ed egli star in quella citt, finch, alla morte del Sommo
Sacerdote che sar a quei d, egli comparisca in giudicio davanti
alla raunanza: allora l'ucciditore se ne ritorner, c verr alla
sua citt, ed alla sua casa: alla citt, onde egli si sar rifuggito.
7. I figliuoli dIsrael adunque consagrarono Chedes in Galilea, nel monte di Neftali e Sichem, nel monte dEfraim: e Chirial-Arba, che Hebron, nel monte di Giuda.
8. E di l dal Giordano di Ierico, verso Oriente, costituirono
Beser, nel diserto, nella pianura, d'infra le terre della trib di
Ruben: c Ramol in Galaad, dinfra le terre della trib di Gad: e
Golan in Basan, dinfra le terre della trib di Manasse.
9. Queste furono le citt assegnate per tulli i figliuoli dIsrael,
c per li forestieri che dimorano fra loro: acciocch chiunque
:

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687

avesse uccisa una persona per errore si rifuggisse l e non moman di colui che ha la ragione di vendicare il sangue
fin che fosse comparito davanti alla raunanza.
Vedi pure il Cap. XXI, e con ispecialil vers. 21 27, 32 e 38.
Tanto certo che il diritto di asilo degli Ebrei non possa confondersi con quello contemplato nella Degnila 420, in quanto gli
autori degli omicidii volontari venivano inesorabilmente puniti,
e potevano essere tratti fuori eziandio doppresso all altare ed
immolati.
risse per

Frammenti
I.

biblici.

Esodo
Cap. XXI, vers. 12 e li.
Chi avr percosso un uomo s chegli ne muoia, del
(

tutto sia

fatto morire.

14.

Ma, quando alcuno per temerit avr macchinato

contr al

suo prossimo, per ucciderlo con inganno, trailo fuori, eziandio


mio altare, perch muoia .
II. Ni'meri
Cap. XXXV, vers. 16 a 21 e 30 a 33.
16. Or, se alcuno percuote un altro con alcuno strumento di

d' appresso al

ferro, colui micidiale: del lutto facciasi morire quel micidiale.

17. Parimente, se lo percuote con una pietra da mano, della


quale possa morire, ed esso muore, egli micidiale: del lutto facciasi morire quel micidiale.
18. Simigliantemente, se lo percuote con uno strumento di legno da mano, del quale egli possa morire, ed esso muore, egli
micidiale: del lutto facciasi morire quel micidiale.
19. Colui che ha la ragione di vendicare il sangue faccia morire
quel micidiale: quando lo scontrer, egli stesso lo potr uccidere.
20. Cos ancora se lo spinge per odio, o gli gitla contro alcuna cosa a posta, onde sia morto
21. Ovvero per nimicizia lo percuote con la mano, ed esso
:

muore,
lui

del lutto sia

il

percolitore fatto morire; egli micidiale: co-

che ha la ragione di vendicare


quando lo scontrer.

il

sangue potr uccidere quel mi-

cidiale,

30. Quando alcuno avr percossa a morte una persona, sia


quel micidiale ucciso, in sul diredi pi testimoni: ma non possa

un solo testimonio render testimonianza contrad una persona a


morte.
31. E non prendete prezzo di riscatto per la vita delluccidiil quale colpevole, e degno di morte: anzi del tutto sia fatto
morire.
32. Parimente, non prendete alcun prezzo, per lasciar rifuggire
alcuno alla citt del suo rifugio: n per ritornare a dimorare nel
paese, avanti la morte del Sacerdote.
33. E non profanate il paese, nel quale voi abiterete: conciostore,

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688

siacosachl sangue profani l paese: e 7 paese non pu esser purgato del sangue, che sar stato sparso in esso, se non che col sangue
di chi l'avr sparso .
III. Deuteronomio
Cap. XIX, vers. 11, 12 e 23.

11.

Ma, quando un uomo, odiando

il

suo prossimo, lavr


s che muoia; e

insidiato, e lavr assalito, e percosso a morte,

sar rifuggito in una di quelle citt:


12. Mandino gli Anziani della sua citt a trarlo di l, e dienlo
in man di colui che avr la ragione di vendicare il sangue, e
poi

si

muoia.
13. Locchio tuo

non

lo risparmi: e togli via d Israel la colpa

del sangue innocente: ed

826.

La

II.

eti

sar bene

L asilo ec.

santit de tempii veniva riconosciuta generalmente

come

asilo.

Nondimeno, salvato

il

diritto,

spesso trovavasi

modo

di vio-

larlo in fatto.

Pausania, rifuggissi in un tempio. Non fu strappato da esso,


per non conculcare il dritto, ma si lasci perire d'inedia.
A Roma lo schiavo malmenato rifuggivasi presso la statua dellimperatore, come presso quella di un Dio; e non poteva molestarsi.

Di questo preteso diritto di asilo la burbanzosa alterigia dei


grandi ne fece un flagello deUumanit, un'antitesi della giustizia. I preti poi ne abusarono orrendamente.
Nel concilio dOrange tenutosi il 441 si stabil che non si dovessero consegnare i rifuggiti in chiesa.
Nel concilio d Orleans convocato da Clodoveo, e tenutosi il
511, si sanzion che il servo o il reo rifuggiti in chiesa non dovessero restituirsi, se non dopo stipulata la loro sicurezza.
Nel concilio di Epaone, Alhon nel Viennese, tenuto da S. Avito
collintervento di venticinque vescovi del regno di Borgogna,
nel 517, si ferm che il servo reo di delitti atroci rifuggito nella
chiesa dovesse andare esente dalle pene corporali.
Nel concilio di Orleans tenutosi il 538 si sanc non dovessero
restituirsi, ma ricomperarsi a giusto prezzo i servi rifuggiti nelle
chiese per sottrarsi da' padroni che imponessero cosa contraria alla
religione.

Nel concilio di Reims tenutosi il G25 si decret che ai colpenon si dovesse imporre altra condizione
di uscirne, che la promessa di soddisfare alla penitenza ca-

voli rifuggili nelle chiese

prima

nonica.

Nel concilio di Clcrmonl tenutosi il 1095 fu risoluto che se alcuno, inseguito da'nemici, rifuggisse ad una Croce posta in sul cam-

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689

mino, dovesse tenersi salvo come se

si

fosse

ricoverato in

una

chiesa.

E per crebbe

luso dimpiantar croci sulle strade.

Spesso nel medio evo un bandito rientrava quando riuscisse


il cavallo del re (1) .
Per di tempo in tempo sintese il bisogno di limitare cotanto
abuso.
Cosi nel concilio di Duren dellanno 779 si stabil che le chiese
non servissero di asilo ai rei di morte.
Cos Carlo Magno, col Cap. del 779 restrinse il dritto del sacro asilo, negandolo agli assassini.
Cos lo stesso Carlo Magno, col Cap. dell303, ordin che se
un colpevole rifuggisse nelle terre ecclesiastiche per sottrarsi
alla giurisdizione secolare, fosse respinto fuori; che, in caso opposto, il conte lo arrestasse di forza; che se il Vescovo si opponesse, fosse punito con ammenda.
Contro limmane abuso del sacro asilo proruppe cos quellanima maschia ed ardeute dellAstigiano:
LItalia (in questo sol) una ed intera,
Tien lomicidio in rissa un peccatuccio;
Tanto a chi infrange il venerd severa.
Tre coltellate ha date il poveraccio:
Disgrazia! chiesa, chiesa: a lui dia scampo
Un qualche santo frate in suo cappuccio (2) .
a Gente di sangue e di corrucci invade

a ghermire labito od

Le vie col, cui d ricovro il tempio,


Mentre lucciso in su la soglia cade.
fumante ancor del crudo scempio,

Tinto,
All

are innanzi

il

rio

pugnai forbisce,

L'uccisor salvo agli uccisori esempio.

Di caldo sangue rosseggiami strisce


Svelano invan dellassassino lorme:

Sacro porlier seguirle ( inibisce.


Dimpuniti misfatti orride torme
Tutto annerano il ciel di Roma pia.
Dove sol prepotenza illesa dorme.
Dogni grande il palazzo sagrestia;
L' omicida sicuro ivi si asconde.
Finch innocente giudicato ci sia (3) .
Poco a poco questo preteso diritto venne ad indebolirsi, ed
molti Stati giunse tino a disperdersi.
Ved. per applicazione critica nel Voi. III.

in

(1)

Vedi Grimm, 265, 739, 888.

(2) Salir V, vers. 124.

(3) Ivi, vers. 136.

57

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690

Della 4SI e 4SS Desi U ( 427

e 428, Voi.

I).

L amnistia
la grazia, quando non concessa per
827.
imperiosi motivi una flagrante ingiustizia.
,

scrino nel Vangelo di

14. Perciocch, se voi rimettete agli uomini iloro falli

S.

Matteo a Cap.

VI. v.

14 e 15:
,

il

vo-

Padre celeste rimetter ancora a voi i vostri:


15. Ma, se voi non rimettete agli uomini i loro falli, il Padre
vostro altres non vi rimetter i vostri .
E nel Vangelo di S. Marco a Cap. Xl.vers. 25 e 26:
25. E, quando vi presenterete per fare orazione, se avete
qualche cosa conir ad alcuno, rimettetegliela: acciocch il Padre

stro

vostro ch ne Cieli vi rimetta anch'egli


vostri falli.
26. Ma se voi non perdonate, il Padre vostro eh ne Cieli
i

non

perdoner vostri falli .


E leggiamo nel Pater Nostkr: Dimitte nobis debita nostra,
vi

sicul

et 110S DIMITTIMCS DEBITORIBCS MISTH1S.

Ma

questi santi precetti, ineccezionabili in morale, non potrebbero formare il fondamento della grazia in un sistema di legislazione penale, senza aspettarsi il soqquadro dell' ordiue
esterno sociale.
Lautore del libro De' delitti e delle pene considera:
A misura che le pene divengono pi dolci, la ctemenza-e d il
perdono divengono meno necessari. Felice la nazione, nella quale
sarebbero funesti La clemenza dunque, quella virt che stata
talvolta per un Sovrano il supplimenlo di tutti i doveri del trono,
dovrebbe essere esclusa in una perfetta legislazione dove le pene
!

fossero dolci ed il metodo di giudicare regolare e spedito. Questa


verit sembrer dura a chi vive nel disordine del sistema criminale, dove il perdono e le grazie sono necessari in proporzione
dellassurdit c dellatrocit delle condanne. Questa la pi
bella prerogativa del trono; questo il pi desiderabile attri-

buto della sovranit; e questa la tacita disapprovazione, che i


benefici dispensatori della pubblica felicit danno ad un codice,
tutte le imperfezioni ha in suo favore il pregiudizio dei
secoli, il voluminoso ed imponente corredo dinfiniti commentatori, il grave apparato delle eterne formalit, e ladesione dei
pi insinuanti e meno temuti semidotti. Ma si consideri che la
clemenza la virt del legislatore e non dell esecutore delle
leggi; che deve risplendere nel codice, non gi nei giudizi particolari; che il far vedere agli uomini, che si possono perdonare
i delitti, e che la pena non ne la necessaria conseguenza, un fomentale la lusinga dell impunit, un far credere che, potendosi

che con

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691

condanne non perdonate sieno piuttosto violenze


della forza, che emanazioni della giustizia.
Che dirassi poi
quando il principe dona le grazie, cio la pubblica sicurezza ad
un particolare, e che con un atto privato di non illuminata beneficenza forma un pubblico decreto d'impunit?
Siano dunque inesorabili gli esecutori di esse nei casi perticolari; ma sia
perdonare,

le

dolce, indulgente,

umano

il

legislatore.

Saggio architetto faccia

sorgere il suo edificio sulle basi dellamor proprio, e l'interessa


generale sia il risultato deglinteressi di ciascuno; e non sar
costretto con leggi parziali, e con rimedi tumultuosi a separare
ad ogni momento il bene pubblico dal bene dei particolari, e ad
alzare il simulacro della salute pubblica sul timore e sulla diffidenza .
o Dicono gli adoratori dei principi essere la grazia il migliore
gioiello della corona; la quale sentenza forse deve intendersi,
che fra le cose pessime, di cui si fregiano costoro, forse la

meno trista, imperciocch la grazia comprenda in s una ingiustizia, una offesa per quelli che ne rimangono esclusi, un oltraggio alla legge, un turbamento agli ordini sociali (1) .
Obbligo di chi regna
Necessario cos, come penoso,
Il dover con misura esser pietoso (2) .
Dalle quali cose non si tragga la conseguenza di essere affatto proscriuibile la irapartizione della grazia.

Pu

verificarsi

si rende utile, commendevole.


Il sovrano potere cingerebbe il suo petto della orribile testa
di Medusa che
cuori insassisce? Non carezzo questo stolido rigore. Clementiae simul ac severitalis non poeniteat (3). Non sempre approvasi il feroce aspetto di Saturno, ed io non disapprovo
che il genio austero della repressione faccia talvolta bella mostra di esorabilit, di mansuetudine e di perdono. So ben io che
Se si adorano in terra, perch sono

alcun caso straordinarissimo, nel qunleessa

Placabili gli Dei. Dogni altro

il

fato

Nume il pi grande, e sol perch non muta


Un decreto giammai, non trovi esempio
Ma

Di chi voglia innalzargli un' ara, un tempio (4) .


quale sar poi il caso straordinarissimo, in cui la impar-

tizione della grazia rendesi utile,

blema

la cui

(1) Guerrazzi, l'Assedio di Firenze, Cap.


(2) Metastasio, Olimpiade, alt. Ili, Se, VI.
(3) Tacito,

Ann. Ili, SO.


Demofoonle,

(4) Metastasio,

commendevole? Ecco

soluzione dovrebbe tingere di pallore

alt. III.

Se.

il

il

pro-

volto di

XXV.

II.

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692

coloro che con impudente ed immorale serenit elargiscono o


ricusano la grazia come se si trattasse di accordare o di ricusare un sorriso ad una sirena di corte.
Il signor tannini riferisce qualche esempio opportuno ne' paragrafi 175 a 179 degli Aforismi e pensieri legislativi, nella parte
,

relativa al procedimento penale.


175. Se lo scopo delle leggi la pubblica utilit, questa
flessa impone salvare quando per isciagura fossero pur delin-

quenti, un Fabio Camillo, un Fabrizio, un Fabio Massimo, un


Archimede, che con divini trovati fassi propugnacolo di sua
mantiene sospesa la gloria della possanza e

patria, e per anni


della strategia

manda

romana, di

che

tal

il

nemico stesso vincitore co-

rispettarsi.

176. Orazio vincitore dei Curiazi che salva

Roma, mentre

pel compianto del suo sposo fa onta alla


pubblica letizia, viene assoluto dal popolo romano admiratione
magis virtutis guani jure causcP al dir di Livio.
177. Parimenti, ex cellens in arte non ilebelmori. Chi farebbe
perire un Fidia, un Apelle, un Michelangelo, un Raffaello, che
natura crea per intervalli nel corso dei secoli, per mostrare lullima meta cui toccar possa la sublimit dellumano ingegno?
178. Il benefzio delle pene sarebbe di gran lunga minore
di quello che ricevesi dalla impunit di costoro; lutilit pubblica istessa quindi ne proclamerebbe la grazia.
179. Giulio II, condonando a Buonaroti lo impelo di sua indignazione contro il suo curioso prelato, lasci memorabile
esempio, dicendo che di prelati potea molti crearne, ma quegli
era solo, e solo un Dio polca farne un simile .
Nella ricorsa barbario la scarsezza degli uomini di lettere
diede motivo a quella legge inglese per cui fu ordinato che un
reo di morie il quale sapesse di lettere, come eccellente in arte, non
dovesse morire .
(Vico, Scienza Nuova. Lib. II, al Capo Gli altri corollari li

spegne sua sorella, che

si sono da principio proposti).


Non lecito passare sotto silenzio che la grazia tal
828.
necessaria per ovviare alle conseguenze di una mal fon-

quali

fiata

data condanna.

Ne lascia un esempio lampante la L. 27, in princ., D. XLVIII,


Callislratus lib. 5 de cognitionibus:
XIX. De poenis
Divi fruir es Harruntio Siioni rescripserunt, non solere Praesi

des provinciarum eu, quae pronunciaverunt, ipsos rescindere. Jetinae quoque Italicensi rescripserunt, suam mutare sententiam neminem posse: idque insolilum esse fieri. Si lamen de se quis mentilus fuerit, vel, cum non Imberci probalionum inslrumenla, quae po-

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stea repererit,

693

poena affiiclm sii; nominila eoctani Principalia Reeorcm minuta est, vbl in integrisi resti-

scripla, quibus vel poena


Tl'TIO

concessa;

SEI) 1D

Dl'MTAXAT A PRINCIPIBCS FIERI POTF.ST

Occorre qualche considerazione sul modo col quale


Sovrani esercitano la prerogativa della grazia.
Negoverni corrotti, qualunque sia la forma con cui si ammantano, la grazia funesta al pari della ferocia. Destinata a tempe 829.

certi

rare

il

rigore talvolta ingiusto delle leggi, o la iniquit della


la indulgenza si trasforma in mezzo di mercimonio e

condanna,

di ostentazione.

Quando lutto si espone venale, le astute volpi


Mercimonio.
corte mercanteggiano ugualmente sulle condanne, che sulle
Corruzione nella istruzione del processo; corruzione nei
giudizi
corruzione nel perdono!
Lo scellerato che non seppe comperare la sua libert nelle
fasi del giudiziario esperimento, ricovrendosi ^sotto legida di
qualche noto favorito, spezza il laccio nelle mani del carnefice,
arresta in alto la preparata bipenne, calpesta sotto
piedi le
di

grazie.

catene del piede; e, purificato e mondo dalla santa efficacia della


grazia sovrana, torna nel seno di quella societ, che fu turbata
da suoi nefandi attentati.
E cos vediamo il desolante spettacolo che si aggrazia Barabba,
e si fa pompa dinesorabilit verso Cristo!
La storia palesa al mondo la clemenza di Tito.
Ostentazione.
Ne hanno invidia certe moderne divinit, e per rendersi altrettanti Titi redivivi, prendono a commutare la pena di morte inflitta contro misfattori di ogni genero. Bellarte invero di sublimarsi fino alla virt di Tito
0 la pena di morte necessaria in tutti i casi previsti dalle
leggi penali, o in alcuni solamente, o non affatto necessaria.
Nella prima ipotesi si viola la santit delle leggi e la ragione
pubblica, elargendo grazie alla rinfusa ed alla cieca.
Nella seconda ipotesi dovrebbesi modificare il codice penale,
tassandosi altra debita pena ai misfatti indebitamente colpiti di
morte.
Nella terza ipotesi dovrebbe eliminarsi la morte per regola
generale, e non presentarsi col titolo pomposo di grazia un tratto
reclamato dalla giustizia. .11 conservare la pena di morte, quasi
sempre inapplicata per effetto della grazia, inoltre una destra
nefandezza intesa a tenere in serbo un mezzo legale di regia vendetta per lesterminio delle persone mal vedute nella corte.
1 Titi redivivi! Ma essi non
ricordano, che se qualche maligno cortigiano diceva a Tito:

Ma

v,

Ne aveva

694

Signor, chi lacerare ardisce


il luo nome
;

Anche

in risposta:

che perci? Se il mosse


Leggerezza, no l curo:
Se follia, lo compiango:
Se ragion, gli son grato; e se in
Impeti di malizia, io gli perdono

Ma

lui

sono

(1) .

che rimovono il
laccio dal collo depii famigerati assassini, che fanno poi quando
con un sol molto, con un sol pensiero mal compresso, od anche
col solo generoso rifiuto di prostituire l'ingegno sentono vulnerala la loro sacra persona?
Oh! chieggasi alle vedove, agli orfani, ai tanti esuli che cont
iIlalia (terra di esilio!), tanto pi angustiati e depressi, per
quanto pi si serbavano puri, indipendenti, e scevri di servi encomi e di codardi insulti.
Ed a questo proposito non posso trapassare in silenzio alcune
osservazioni di Filangieri contro I autore dello Spirito delle
i

Titi redivivi, questi clementissimi genii

legnili Filangieri nella Scienza della legislazione, libro III, Cap. L VII,
scrive:
Montesquieu, che ha cos spesso dette delle cose false per
dire delle cose spiritose; Montesquieu, che ha voluto trovare
tutto nesuoi principi, ma che vi ha trovato spesso lerrore; Montesquieu, sull oggetto del perdono e delle grazie, ha favorito il

dispotismo senza avvedersene, ed ha mostrato la fallacia desuoi


principi volendoli applicare. Egli dice che nelle monarchie il
principe dee perdonare, e la legge dee condannare : egli dice, che la
clemenza del monarca necessaria nelle monarchie, dove gli uomini
son governali dallonore, il quale spesso esige ci che la legge proibisce (2).

Se il principe dee perdonare e la legge dee condannare, le leggi,


invece di essere lostacolo innalzato dalla forza pubblica contro
lacci tesi dal tiranno
le violenze private, saranno, dunque,
contro quella porzione deglindividui della societ, che non
hanno saputo procurarsi il suo favore, e saranno loggetto della
derisione e del disprezzo per lo schiavo avveduto, che pu violarle
impunemente sotto gli auspicj di un eunuco o di una favorita.
Se il principe dee perdonare e la legge dee condannare, il principale interesse del cittadino non sar, dunque, di ubbidire alle
leggi, ma di piacere al monarca.
i

(1) Meiastnsio, Tito, Atl. Ili, Se. IX.


(2)

Vedi

lib. VI,

Cap. 21 dello Spirito delle leggi.

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695

Se il principe dee perdonare e lalegge dee condannare, il giudice,


dunque, che ha esposta venale la giustizia, il magistrato, che si
reso reo di concussione e di estorsione, il generale, che ha
venduto allinimico la sua patria, la sicurezza e la gloria della
nazione, il ministro, che si servilo del suo potere per arricchire la sua famiglia e per opprimere i suoi competitori, basta
che conservino una parte delle ricchezze che hanno acquistate,
per gittarla opportunamente nelle mani della concubina, o del
loro delitti venissero manifefavorito, o del monarca, quando
i

per essere sicuri della loro impunit, nel inentj-e che tutto
rigore delle leggi verrebbe a piombare sopra I* infelice, che
non ha saputo violarle tanto quanto si richiedeva per rendersi
ad esse superiore.
Se, finalmente, la clemenza del monarca necessaria nella monarchia, dove gli uomini son governati dallonore, il quale spesso
esige ci che la legge proibisce, o bisogna dire che nella monarchia sia necessario, che il principio, che fa agire il cittadino,
sia in opposizione colle leggi che debbono dirigerlo, ci che
sarebbe un assurdo, o bisogna dire, con maggior verit, che il
principio che anima la monarchia, sia tuttaltro che lonore.
Quando vi opposizione tra alcune leggi civili ed alcune leggi
dell'opinione, il legislatore abolir le prime, finch non abbia
corrette le seconde.
Cos nella monarchia, come nelle repubbliche, egli non conceder il perdono a colui che ha violate le une, per non disobbedire alle altre, ma toglier lopposizione istessa. Questa operazione formar dovrebbe una delle principali sue cure; ma questa
operazione sarebbe, secondo il sistema di Montesquieu, perniciosa nella monarchia, giacche le leggi dellonore, quelle istesse
che sono le pi contrarie allordine sociale, non potrebbero esser corrette senza indebolirsi o distruggersi il principio istesso
che, secondo lui, anima il governo .

stati,
il

Della 483 Docilit

( 529,

Voi. I).

Lascelta dcllapena non pu lasciarsi allo slesso colpevole.


830.
Per regola generale non possono giammai due specie di pene
lasciarsi ad arbitrio del colpevole.
Tuttavolta, vha caso in cui la ragione suprema da un canto, e
la pace delle famiglie da un altro, muovono il legislatore a permettere al colpevole di scegliere fra la pena che gli minaccia la
legge, ed un dato atto di riparazione, sotto le condizioni pre-

medesima.
Esempio il ratto, ove il rapitore abbia sposato
Vedi il 139.

scritte dalla legge

la rapita.

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696

Della 4*4 Degnila (


831

La

Vedine

cap.

scelta della

pena non pu

530, Voi.

I).

lasciarsi alla parte offesa.

molivi addotti nel citato 139.


contrario a questa degnit il prescritto nei versetto 22 del
i

XXI dell'Esodo
E quando alcuni, contendendo
:

insieme, avranno percossa


parto nesca fuori, ma pur non vi
che lavr percossa condannato ad
unammenda, secondo che il marito della donna gl' imporr: c [laghi la per autorit dei giudici .
Nella storia di Roma si legge un turpe esempio di abbandono,
non pur di rei. ma di estranei alla colpa, alle parti offese.
Era l'anno di Roma 502.

una donna gravida,


sar caso d.i morte:

che

il

sia colui

Il Senato, saputo la tragica Gne di Regolo, pose in potere di


Marzia, sua moglie, e dei suoi Ggli, i pi distinti fra'prigionicri
Cartaginesi.
Essi li chiusero in un armadio foderato di punte di ferro
e li lasciarono cinque giorni intieri senza cibo, nel Gne de'quali
Bostar mor della fame e dal patimento.

Ma Amilcare, il cui temperamento era pi vigoroso, visse


ancora cinque altri giorni accanto al cadavere di Bostar, coi
cibo clic gli fu dato per prolungare i suoi patimenti.
Se non che, il Senato, fatto dotto delle immanit, ne volle il
termine. Sped a Cartagine le ceneri di Bostar, ed ordin clic
gli altri prigionieri fossero trattati con pi mitezza.
DcIIa 4*5 Degnit

La

531, Voi.

I).

pena non pu lasciarsi al popolo.


Sentono del massimo grado di barbarie quei provvedimenti
832.

scelta della

pei quali certi legislatori abbandonano inconsultamente il colpevole nelle mani della esaltala ed inviperita moltitudine.

N meno barbara la prescrizione per cui si concede la impunit alluccisore di un proscritto o fuorbundito, o legalmente
dichiaralo pubblico nemico.
Ved. l applicazione critica nel volume III.
Delle 4*8 e 4*9 Degnit ( 532

e 533, Voi.

I).

La
della pena non pu lasciarsi
532
giudice
giudice non pu applicare n diversa pena ec. ( 533,

833.
Voi. I)
Voi. I).

scelta

al

Il

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Ved.

le dignit

67 a 69 (

697

HI

e seguenti del Voi.

I ),

e lo svol-

gimento ( 146 e seguenti del presente volume).


Si discettato, se, avendo il giudice applicala una pena minore
di quella stabilita dalla legge, il condannalo possa avere il di-

dimpugnare la sentenza.
Ecco le soluzioni della scuola francese:
d'altronde evidente che, sotio verun rapporto, lopinione
del colpevole non possa entrare nella estimazione della gravit
della pena. In tal guisa, colui che stalo condannato ad una pena
ritto

minore di quella pronunziata dalla legge, non ha

il

diritto di dolersi

della sentenza (1) .

Questo principio stalo costantemente riconosciuto dalla


Cassaz. 27 messidoro, anno Vili;
Corte di Cassazione.
10
27 febbraio 1832 (2) .
aprile 1817;
7 dicembre 1827;
In virt dello stesso principio stato giudicalo che, per mancanza dinteresse, non ricevibile il ricorso di un condannato
alla prigionia contro una sentenza che legalmente avrebbe dovuto infliggergli la pena dei lavori forzati a tempo
Cassaz. 9
gennaio 1840 (3) .

Della 4S$'Drgnit
834.

da proscrivere ogni pena

534, Voi.

I).

cosi delta arbitraria.

Ved. le citate degnila 67 a 69 ( Ilio seguenti del Voi. I)


c lo svolgimento ( 146 e seguenti del presente volume).
La pena arbitraria non era ignota agli Spartani.
Dicevansi Actognnomi gli Efori appunto per questo, che potevano imporre una pena pecuniaria per certi fatti non previsti
dalla legge, facendo uso del loro arbitrario potere.
Detti Actognnomi da v-; (autos), stesso
e da Tvwgi (gnomi ), conoscere.
Il diritto romano favoriva immensamente labuso delle pene ar-

bitrarie.

Dice

la

appellai.

L. 13, D. XLVII1, XIX. De poenis

Ulpianus

lib.

de

qui extra ordinem de crimine cognoscit, qoam volt


SKNTENT1AM FERRE, VEL GRAVIOREH VEL I.EVIOREM. ita laVlCU Ut ili UtO

Hodie

licei ei,

que modo ralionem non excedal .


Lo stesso Codice Leopoldina mantenne labuso delle pene arbitrarie :

(2)

Legravcrend. t. 2, cap. V.
Raulcr, t. 1. n. 122;
Rpertoire du Journal du palais, V. Peines, n.* 60.

(3)

Op.

(1)

cit. toc. cit. n."

67.

68

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XCVI.

698

Ladulterio, la bigamia, la sodomia, la


puniranno negli uomini con lultimo supplizio, e
nelle donne con l'ergastolo per anni venti. L'incesto, se sar tra
padre, madre, e figli, fratelli e sorelle, cognati c cognate, suocero, nuora e generi, la pena sar per gli uomini dei pubblici
lavori per dieci anni, c per le donne dellergastolo per auni cinque: se tra zio e nipote, o cugini in primo grado, rilasfiamo la
pena allarbitrio del giudice, purch sia sempre minore dei lavori

Articolo

bestialit, si

pubblici

E nella stessa pena arbitraria sar ancora


Articolo XCVII.
punito il commercio carnale tra Ebreo e Cristiana, o Cristiano
od Ebrea, togliendo tutte le altre proibizioni, disposizioni e pene
contenute nelle leggi emanale in materia del detto commercio.
.Se gl introdultoridel sale forestiere verranno
Articolo CV
armati od in truppa, o useranno alcuna violenza per introdurre,
0 smerciare, o lasciare sale di contrabbando, incorreranno nella
pena dei lavori pubblici per quel tempo che parr al retto arbitrio
del giudice, ec. .

Senoneh, a rendere meno funesto ladottato


CX VI e CX VII stabil:

ticoli

Articolo
le

CXVI.

pene di ciascun

E poich,

stabilite le

delitto, l'adottare eif

il

arbitrio, negli ar-

massime generali per


misurare le medesime

nei diversi casi in gran parte rimesso allarbitrio del giudice,


cos esigendo, ora la natura stessa del caso, ora la variet delle

circostanze che possono accompagnarlo, ora la imperfezione della


prova, n essendo permesso il valersi di tale- arbitrio senza l'appoggio di solide e ben fondate ragioni, obblighiamo perci tulli
quali si muovcranno a condannare alcun reo
nostri Giudici,
1

una determinala pena arbitraria, a spiegarne la ragione, ed


chiunque vi abbia interesse, ad esprimerla
succintamente nella stessa sentenza.
Perch poi si abbia di qui una norma, la
Articolo CXV II.
quale costantemente dia lume ai Giudici per uniformarvisi, come vogliamo che quanto possibile vi si uniformino nei casi simili, si terr in ciascun Tribunale una Tabella, nella quale saranno notate tulle le risoluzioni di pena arbitraria col titolo del
delitto per alfabeto, con lespressione in succinto di tutte le circostanze aggravanti e diminuenti il delitto, col nome e cognome
del. delinquente confesso, o negativo, presente o contumace,
pi, o meno indizialo, giorno, mese ed anno della sentenza: ed
in tutti quei casi, dove i Giudici del Supremo Tribunale di Giustizia in Firenze, e dellAuditor Fiscale in Siena, credessero di
dover mutare il parere dei Vicarii, dovranno rimettere ai rispettivi Tribunali Criminali copia dei loro voti per dover ivi restain

affinch apparisca per

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699

re, e cos servire d istruzione tanto ai Vicarii,

posta

la

causa, quanto ai loro successori

Della 4*9 Degnila


(

835.

Luomo

che avranno pro-

535, Voi.

I).

La pena

affatto personale.
nasce solo, muore solo, riceve solo

il

compenso

delle

sue azioni (1) .


Se ti trattano d'impostore, di loro: Le mie azioni appartengono a me, le vostre a voi. Voi siete innocenti di ci chio faccio,

ed

io di ci

che voi fate

(2) .

Della 430 Degnila (

536, Voi.

atto d'inaudita nefandezza


836.
amici, o parenti del colpevole.

il

I).

colpire gl'innocenti

Non facciansi morire


padri per li figliuoli, n figliuoli per
padri: facciasi morire ciascuno per lo suo proprio peccalo (3) .
29. In quei giorni non si dir pi: i padri hanno mangiato
lagresto, ed
denti da figliuoli ne sono allegali.
30. Ma ognuno morr per la sua iniquit; chiunque manger
lagresto, i denti gli si allegheranno (4) .
\. La parola del Signore mi fu ancora indirizzala, dicendo:
2. Che volete dir voi, che usale questo proverbio intorno
alla terra dIsrael, dicendo: i padri hanno mangiato lagresto,
eil i denti de' figliuoli ne sono allegati?*
3. Come io vivo, dice il Signore Iddio, voi non avrete pi
cagione dusar questo proverbio in Israel.
4. Ecco, tulle Ianime son mie: siccome lanima del padre,
cos ancora l'anima del figliuolo, mia: Lanima che avr peccalo, quella morr.
20. La persona che avr peccato, quella morr: il figliuolo non
porter liniquit del padre, n il padre l'iniquit del figliuolo: la giustizia del giusto sar sopra lui, e lempiet dell'empio altres sar soi

li

pra

lui (S) .

cos, non degno di plausi il comando del re Dario, per efquale Furono menati quegli uomini chaveano accusato
Daniel c furono gitlati nella fossa dei leoni, essi, i loro figliuoli e
le loro mogli (C) .
fetto del

(1) Codice di Manou, lib. IV, ver*. 240.


(2) Corano, Cap. X. vers. 42.
{3 Deuteronomio, Cap. XXIV, vers. 16.
(4) Geremia, cap. XXXI, vers. 20 e 30.

cap. XVIII, vers. t, 2, 3, 4 e 20.


Parole del versetto 24 del Cap. Videi libro di Itaniel.

(5) Ezrchel,

(6)

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E nemmeno son degni

700

di plausi quei

provvedimenti dei Cbieducazione

nesl, coi quali, nella mira di obbligare all'accurata

punivano

genitori pe trascorsi dei figli.


Riusciva cos molesta ai Chincsi questa penale responsabilit,

della prole,

si

cbessi ebbero a lodarsi altamente di Ven-Ti, secondo-genito di


Licu-Pang, perch inizi il suo regno con un bando che finiva
colle parole seguenti:
1

Voglio altres che il delitto de figli non ricada su' loro geniton sulla famiglia .
Quando papa Celestino III fece prima evirare Guglielmo figliuolo di Tancredi, e poscia gli fe cavargli occhi, segn la propria ignominia.
E segn la propria ignominia Luigi XI, quando nella esecucuzione capitale di Giacomo Duca di Nemours, avveduta il 4 agosto 1477, ordin che i figli del paziente, di tenera et, venissero
collocati sotto il palco ferale colle inani giuute e vestiti di bianco, onde partecipassero al supplizio e ricevessero gli spruzzi
del sangue del genitore.
Il doloroso fato de figliuoli del conte Ugolino inspir queste
parole di esecrazione e di sdegno al principe dei poeti (1):
Ahi Pisa, vituperio delle genti
Del bel paese l, dove il s suona;
Poi che
vicini a te punir son lenti.
Muovasi la Capraia e la Gorgona,
E faccian siepe ad Arno in su la foce.
S chegli annieghi in te ogni persona
Ch se l conte Ugolino aveva voce
Daver tradita te delle castella.

ri,

Non dovei

tu

Innocenti facea

figucoi porre a

let

tal croce.

novella,

Brigata,
Novella Tebe, Uguccione, e
E gli altri duo (2), che il canto suso appella .
Ma lavidit di regno e di dominio stata sempre iniqua consigliera di misfatti. Tiberio, assunto alla dominazione, per primo alto fece uccidere nel suo esiglio Postumo Agrippa, nipote di
Augusto, ossia figlio di Giulia. Ed ogni novello Seiano ha ripetuto al suo novello Tiberio, che Yesterminio de' figliuoli innocenti
tratto di prudenza, anzi fatale necessit. E la madre di Nabucco non mostrasi ignara della scuola de tempi, quando, in
mezzo ai palpiti pi laceranti, innalza al cielo questa prece per
sua nuora e per suo nipote:
I

(1)

Dame,

(2) Altri

Inforno, XXXIII, 79.

duo. Cio Aftselmucrio Gadilo, due

altri

Ggli di

Egolino

periti nella

torre della fame.

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701

lei proteggi,
vendette, il figlio
Le salva, il figlio; n dai re sdegnali
Le pene ei soffra del valor paterno (1} .

Ali

ciel; nel d delle

scritto nella costituzione osmanica di

Maometto

II:

La miglior parte de legisti ha dichiarato esser permesso a


qualsiasi de miei tgli e nipoti, che giunga al governo, di far
morire i suoi fratelli per assicurare la tranquillit del mondo:

cos facciano .
E chi ignora la strage di
ordinata da Erode?
Quali e quante empiet!

tutti

Della 431 Degni tu

fanciulli di

due anni

537, Voi.

in gi,

I).

837
atto d'iniquissima tinannia lo affliggere in qualsivoglia
modo gl' innocenti amici o parenti del colpevole sia nello scopo ec.
La quale massima sta come vivente protesta contro le pratiche

quei governi, che, a dispetto della ragione, si permettono


tuttod di chiudere in carcere, d'impoverire, di cruciare con
ogni sorta di fisica e di morale tortura
congiunti de prevenuti,
di

per indurre questi a presentarsi, sia per astringere quelli a


manifestare il nascondiglio. E quando gli uomini di mente e di
cuore avranno potuto scrivere la storia degli ultimi anni, i nostri uepoli dureranno fatica a credere quante e quali vessazioni
sieno state inflitte da sedicenti amici dell'ordine ai congiunti di
quei zelanti benefattori della umanit e teneri tgli della patria,
quali prima vennero traditi dare spergiuri, poscia processati
damanigoldi elevati alla dignit distruttori, ed infine condannati da venduti sicarii coperti dellassisa di giudici.
Dico quando gli uomini di mente e di cuore avranno potuto scrivere la storia degli ultimi anni, poich al presente compresso il
labbro ai savii, franta nelle loro mani la penna, ove con aperta
violenza, ove con turpissimi raggiri.
Intriganti e spudorate mediocrit, piaggiatori perpetui di coloro da quali dipendono cariche, pensioni ed onori..., rettili
striscianti, pigmei collocati dagli adulali ed inetti dispensatori
dimpieghi sopra piedistalli giganteschi, sono gli uomini ai quali
si facilitano
mezzi di farsi ascoltare, o per meglio dire, si concede esclusivamente il favellare e lo scrivere eli cose gravi. E
questi uomini osano ragionare di quellumanit, lo cui leggi o
non hanno mai conosciute, od hanno sempre calpestate! Osano
sia

(1)

Nabucco, Attol, Scena

I.

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702

ragionare di una patria, che non hanno avnto mai, o che hanno

sempre

tradita

Della 438 Degniti

838.
condannalo.

Le penne

( 538, Voi.

atto d'iniquissima tirannia

de pi segnalati politici

il

I).

confiscare

beni del

hanno fortemente combat-

tuto labuso della confiscazione de' beni


supplicio iniquo di
eredi innocenti, che la ragion severa di Astrea corrompe collinteresse di chi ne ha in mano la spada, e che invece di reprimere
ed antivedere i misfatti, ne trasmette ad una intera generazione
il reo germe, in quel male persuasore orribile di mali, il turpe

bisogno e

la

fame

(1) .

E straziante e spingente ai misfatti senza dubbio il dolore


degli eredi spogliati per mano d'improvvida, anzi perfida legge.
Nessun maggior dolore

Che ricordarsi

del

tempo

felice

Nella miseria (2) .


Intorno alla confiscazione nota Voltaire

massima

beni;

massima

(3)

ricevuta nel foro: chi confisca

il

corpo, confiscai

ove luso sostituito alla


fame i figliuoli di coloro

eh in vigore nei paesi

fanno morire di
che hanno volontariamente terminalo loro tristi giorni, cornei
figliuoli degli omicidi. Cos una famiglia intera punita in tulli
legge; ond che vi

si

casi pel fatto di un uomo solo.


In tal guisa sono costretti a mendicare

il

loro pane

la moglie

ed

i figli di colui che sar condannato


in galera a vita per una
sentenza arbitraria, o per aver dato ricetto in sua casa ad un
predicante, o per avere ascoltato il suo discorso in qualche caverna, o in qualche deserto.
Una tale giurisprudenza, che consiste in rapir il nudrimento
agli orfani, c in dare ad un uomo le altrui sostanze, fu incognita
in tutto il tempo della repubblica romana. Siila la introdusse
nelle sue proscrizioni; ma bisogna confessare che una rapina
inventata da Siila non era un esempio da seguitarsi. Una late
legge, che sembrava dettata dalla inumanit ed avarizia, non fu
seguitata n da Cesare, n dal buono imperatore Traiano, n
dagli Antonini, dei quali tutte le nazioni pronunziano il nome
con rispetto ed amore. Sotto Giustiniano finalmente la confiscazione non ebbe luogo che nel delitto di lesa maest.

Discorso por la riapertura della cattedra


V, 121.
Nota 31 a Beccarla, Delitti e Pene.

(1) Nicolini.

di diriilo penale.

(2) Dante, Inforno,


(3)

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703

Pare che nei tempi dellanarchia feudale principi ed i signori,


non essendo troppo ricchi, cercassero di aumentare il loro tesoro per mezzo delle condanne de loro sudditi .
Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana, nel suo rinomatissimo
codice del 30 novembre 1786, fattosi maggiore de tempi suoi,
i

present alluniverso lesempio del pi deciso ribrezzo per tutto


ci che sa di tirannico e dingordigia fiscale. Nel preambolo di
questo codice, diretto a giusliticare la necessit della riforma
della legislazione criminale allora troppo severa, perch derivata da massime stabilite ne tempi meno felici dellimpero romano, o nelle turbolenze dellanarchia dei bassi tempi, trova la
confiscazione debeni decondannali come tendente per la massima
parte al danno delle loro innocenti famiglie che non hanno complicit
nel delitto.

E la proscrisse collarticolo XLV, concepito cos:


Abbiamo considerato quanto sia ingiusta in qualunque circostanza, ed in qualunque delitto che dar si possa, anche atrocissimo, la confiscazione dei beni, la quale si vede tanto frequentemente introdotta nella legislazione criminale, non solo in tutti
quei delitti, nei quali con una fallace estensione si immaginalo
d interessarvi la lesa maest, ma molte volte ancora nelle trasgressioni alle leggi di finanze c contrabbandi; e disapprovando
un sistema introdotto forse pi per avidit dimpinguare il Fisco che per le vedute di ben pubblico, mentre la persona del reo
la sola che per soddisfare al delitto soggetta alla legge, ed
alla pena, ed
di lui beni non possono essere giustamente obbligali che per la refezione dei danni di ragione dovuta a chi li
ha sofferti, o per qualche multa pecuniaria nei casi nei quali non
giunga lafflittiva, riguardiamo la confiscazione dei beni, che il
pi delle volte non ferisce che linnocente famiglia, e gli eredi
del delinquente, come una vera violenza, e appropriazione illegittima, che fa il governo della propriet delle sostanze altrui.
In conseguenza di queste considerazioni, ed in aumento dei motupropri de 10 ottobre I780le 2i marzo 1781, con i quali erano
stale nella massima parte moderate e corrette le leggi imponenti
la suddetta confiscazione
comandiamo clic resti affatto tolta,
ed abolita dal genere delle pene, in qualunque caso, la confiscazione dei beni, e che non se ne possa fare uso giammai in veruno dei nostri Tribunali, n per qualunque delitto atrocissimo
i

che fosse

Lesempio dato

fu

molto operativo, ed oggimai

zioni civilizzate tengono in

Senonch,

abbominio

la

tutte

le

na-

confiscazione debeni.

governi che sintitolano


divieto legislativo, hanno con-

in questi ultimi anni, certi

conservatori dellordine, in onta al

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704

Escati i beni, non pur de condannati,


gioni politiche.

ma

de prevenuti per ca-

Della 433 Degniti 539, Voi.


atto d' iniquissima tirannia affliggere in qualsivoI).

839.

lo

modo un'intiera citt ec.


Quante idee mi si affollano nella mente!

glia

fili

annali del dispo-

ricordano lincendio, la ruina, il saccheggio di popoprovincie rigurgitanti di abitatori, a causa di un


concetto di novit formatosi da pochi uomini, e talvolta da
tismo

ci

late citt, di

un

solo.

Ci rammentano pure le tasse enormi imposte ad una nazione,


ad un distretto, ad un municipio, per la stessa cagione. Io non
ho lena che basti a trattare un tema cotanto doloroso
!

Della 434 Degulti

540, Voi. I).

840.
La condanna di morte pronunziata in persona di una
donna incinta ec.
Senza questo provvedimento, la legge renderebbe il feto.
Degnq, prima che nasca, di morire (1) .

Delle 43& c 436 Degniti

legale.

541

542

Se un individuo non

).

colpevole ec. ( oi I Voi. I).


chi lo ritenesse in carcere, sarebbe reo di detenzione

841.

La clausola
842.
542, Voi. I).

in forza della quale

un individuo

il-

ec.

Proposizione cos luminosa che verrebbe oscurala dai conienti.

Della 431 Degniti-

La

843.
Dal che

il

persona da

( 543, Voi. I).

un fideiussore ec.
non pu sottostare alla pena dovuta alla
non deesi dedurre che la fideiussione
niuna utilit. Ecco in qual guisa ragiona

clausola, in forza della quale

fideiussore

lui garantita,

o cauzione, risulti di
Bentham della cauzione e de suoi vantaggi (2) :
Dimandar cauzione imporla esigere da un
(1) Ariosto, Ori. Fur., XVI, 23.
(2) Principi! del Codice penale, parte

111,

uomo

di cui

ap-

cap. V.

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705

prendesi qualche procedimento che vuoisi prevenire, che egli


trovi unaltra persona, la quale consenta a sopportare una certa
pena in caso che un tal procedimento abbia luogo.
A primo occorso la cauzione sembra contraria ai principi! da
noi stabiliti, avvegnach essa esponga un innocente ad essere
punito per un colpevole. Bisogna dunque che essa sia giustificaia
per un vantaggio pi che equivalente a questo male. Questo vantaggio la gran probabilit di prevenire un delitto c di assicurarsi della responsabilit di un individuo.
Ci che forma il merito della cauzione la grande influenza
che esercita sulla condotta di un individuo sospetto. Rappresentiamoci ci che si passa nel suo spirilo. Amici generosi gli porgono una pruova decisiva di confidenza e di attaccamento, esponendo la loro fortuna e la loro sicurezza per tutelare la sua libert ed il suo onore. Sono essi degli ostaggi che si sono offerti
volontariamente per lui. Sar egli vile a segno da servirsi del
loro beneficio contro loro medesimi? Soffocher ogni sentimento
di riconoscenza? Andr a segnalarsi pubblicamente traditore
all amicizia, ed a condannarsi a vivere solo coi suoi rimorsi?
Ma supponete che, imprudente, leggiero o vizioso, non sia egli
in islato di guardarsi di per s stesso, la cauzione non punto
inutile: coloro che rispondono per lui
interessati alle sue azioni, sono i guardiani che la legge gli ha dati: la loro vigilanza
dovr supplire alla sua, i loro occhi dovranno osservare da vicino tutti suoi andamenti. Al grande interesse di farsi ascoltare, essi aggiungono
titoli pi potenti pel servigio che gli hanno
reso, e pel diritto cheglino debbono sempre avere di ritirare la
loro cauzione e di abbandonarlo al suo cattivo destino. In questa guisa un tal mezzo opera la prevenzione del delitto.
La cauzione tende in un altro modo a diminuire 'allarme, perch essa somministra un indizio in favore del carattere o delle
risorse dellindividuo sospetto. una specie di contratto di assicurazione. Voi domandale, per esempio, l'imprigionamento di
un uomo che ha tentato di farvi una determinata ingiuria. Uno
de'suoi amici si presenta, e contesta la necessit di un mezzo
cotanto rigoroso. Io che debbo conoscerlo meglio che voi, egli
dice, io vi certifico che voi non avete nulla a temere dalla sua
parte. Questa pena che io consento a sopportare in caso di
trascorso vi di malleveria della mia sincerit e della mia
persuasione .
Ecco il merito della cauzione; esso pu produrre un male;
ma bisogna compararlo ai suoi vantaggi e sopralulto alle misure di rigore che si sarebbe forzato ad impiegare a carico delle
persone sospette, ove la cauzione non fosse ammessa. Nel caso
,

sa

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706

un male pel fideiussore, questo male essendo stato


incorso volontariamente, da esso non risulta n allarme, n pericolo Scgli s impegnalo ad occhi chiusi, per imprudenza o
per zelo, le conseguenze non riguardano che lui; niuno pu temere per s la stessa sorte. Ma, nel pi dei casi, la cauzione il
risultato della sicurezza. Colui che si ripromette del fatto di un
quanto altri mai il carattere e la posizione della
altro,
1. conosce
persona per cui ha dato cauzione. Egli vedo bene il pericolo che
corre, ma egli non vi si espone che dopo aver giudicato che
questo pericolo non si realizzerebbe punto.
Vediamo ora in quali circostanze riesce opportuno di adope-

che ne

risulti

rarla.
2.

Essa
propria a prevenire i delitti che si possono apprendere nelle vertenze dinimicizia e di onore, specialmente i duelli.
In generale non pu sospettarsi questa classe di delinquenti di
mancanza di sensibilit alla pubblica stima: lonore che li fa
ricorrere alle armi; ma l'onore comanda ancora meno la ven3.
di quel che non divieta lingratitudine, e massime quella
detta,
nera ingratitudine che punisce il benefattore a motivo del suo

stesso beneficio.
La cauzione 'e ottima per prevenire gli abusi di confidenza,
i delitti che violano i doveri
di una carica. Niuno vien obbligalo a presentarsi per disimpegnare tali o tali altri impieghi
egli opportuno che questi impieghi non vengano affidati ad uomini i quali abbiano, sia per le loro ricchezze, sia per la loro
riputazione di che fornire una risponsabilit sufficiente. Nel
tempo
stesso la cauzione che si esige essendo attaccata alla ca4.
rica, non riesce offensiva a chicchessia.
"Questo mezzo pu presentare una particolare utilit in certe
politiche situazioni, in certe intraprese sullo Stato, ove trattisi
di pi delinquenti, uniti per i legami di complicit Simili uomini, talvolta fuorviati, anzich pervertiti, nudriscono degli
esaltati sentimenti di affezione e di onore, e nel seno della loro
rivolta contro la societ, vi conservano quasi sempre delle intimo relazioni. Che una tale cospirazione sia sventata, congiurali pi sospetti saranno tenuti di dare cauzione della loro condotta. Questo mezzo, debole a primo aspetto, efficacissimo
non solamente perch venendo sorvegliati principali, han preso
lallarme, ma anche perch quel sentimento di onore di cui abbiamo favellato somministra un motivo reale o plausibile, un
motivo fondalo sulla giustizia e sulla riconoscenza, ondo rinun;

ziare alla intrapresa.


La cauzione ha per
oggetto di prevenire la evasione di un
accusato allepoca del procedimento? In questo caso il suo van-

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707

taggio particolare sta nellopporre un freno alla prevaricazione


del giudice. Senza questa condizione un giudice corrotto o troppo
facile potrebbe, sotto pretesto di scarcerazione provvisoria, sottrarre un accusato colpevole ad ogni pena corporale, ed anche
ad ogni pena pecuniaria. Ei potrebbe cos convertire in semplice
bando una pena pi grave. Questo abuso diventa impossibile
quando il giudice non pu mettere fuori carcere laccusalo senza
una cauzione sufficiente.
Io non dir che una sola parola intorno alla pena alla quale possono assoggettarsi i fideiussori: questa pena debbe essere pecuniaria, e nulla pi.

Ogni pena

afflittiva

sarebbe rivoltante, e non fornirebbe ombra di

risarcimento.

pena pecuniaria mena al loro imprigionamento nella ipotesi in cui eglino non si trovassero in istalo di
far fronte alla loro cauzione; ma s eglino erano gi insolvibili
dellassunto
impegno, hanno ingannalo la giustizia. Se
allepoca
la loro insolvibilit posteriore a questepoca, essi han dovuto
ritirare la loro cauzione, liberarsene in modo giuridico. Nondimeno bisogner mettere a calcolo le circostanze, e distinguere
la colpa dall'infortunio, come si pratica a riguardo di lutti gli
altri insolvibili. Ma se la stessa cauzione fosse la causa della loro
ruina, bisogna comportarsi verso di essi con particolare indulgenza .
per da notare che, quando la natura della pena non erasi
fideiussori si condannavano alla pena spetbene conosciuta,
tante alla persona garantita, fosse pure quella dell'estremo supEgli vero che

la

plicio.

proverbiale il fatto di Damone e Pizia due pitagorici che


contrastavano alla tirannide di Dionigi.
Damone, per uno di quei reati che governi tristi appongono
a chi non commette verun reato, fu condannato a morte. Pizia si
offr statico finch lamico tornasse ad abbracciare la famiglia;
ed essendo decorsa lora stabilita, Pizia sollecit di essere messo
a morte. In quel mentre soppraggiunse Damone, e ciascuno dei
due amici pretendeva spettargli la morte. Della quale magnanima gara sorpreso il tiranno Dionigi, gli mand assolti amendue.
,

Della 438 Degnila

5 44, Voi.

I).

Colui che sottrae un reo ec.


844.
Pu solo essere punito come autore di reato speciale.
I

Genovesi calpestarono questa massima, quando impiccarono


di Casanuova. Del quale eccesso ecco le particolarit,

Antonio

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708

Leonardo di Casannova, partigiano dellEroe della Corsica


San Pietro, era caduto in potere dei Genovesi. Antonio, spaventato del destino serbalo all'autore dei suoi giorni, ed animalo
dall amore liliale, si traveste da donna, prende un canestro di
comeslibili di prima necessit, c sintroduce nelle prigioni.
In tutta fretta rade la barba del genitore, lo cuopre degli abili
donneschi di cui egli stesso crasi servito, e gli d le necessarie
istruzioni per evadere senza timore. Il padre salvo!
Ma Genovesi, invece di ammirare il generoso liberatore, lo
punirono col capestro; e con un tratto di raffinala barbarie gli
fecero subire la pena in una delle finestre del castello di Fiani,
patrimonio dei suoi antenati e luogo di suo nascimento.
In seguilo questo castello fu distrutto, e dato in preda alle
fiamme quanto in esso si conteneva.
Per Leonardo di Casanuova, associatosi al figlio di San Pietro, vendic la morte di suo figlio, devastando per un intiero
i

biennio

poderi dei Genovesi.

Della 430 Hegnit


845.

Ninno pu

essere

(545, Voi.

ammesso

La pena non un debito pccuniario


da chicchessia.

disfatto

Es.-a

I).

ec.

civile che

affatto personale

pu essere sod-

535, Voi.

I).

Delle 440 a 443 Degniti!

540

a 548, Voi.

I).

Quando fra due persone... una certamente colpevole


846.
di un reato, e l'altra certamente innocente; laddove non resti chiarito quale, pr

opriamente sia la persona colpevole, il giudice lo dichiaamenduc ( 546, Voi. I). Ditalch quando c cer-

rer, ed assolver

547, Voi. I),


un male che il reo

to ec. (

si

sottragga

al

meritato castigo

ma

condanna dellinnocente si scorge una vera empiet (I) .


Quindi non potevano mettersi che in bocca di un Aladino le

nella

rivoltanti sentenze:

Morr, dicea, non andr lira a vto.


Nella strage comune il ladro ignoto (2) .
Purch il reo non si salvi, il giusto pera,

E
E

l'innocente (3) .

sintende, che sarebbe empiet non solo

il

condannare

Nani, Principi! di giurisprudenza criminale. Nozioni preliminari,


Tasso, Gerusalemme Libri*., li. 11.
(3) Tasso, Op. ri(., Il, 12.

(1)
(2'

71, n."

tulle

<5.

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709

persone, ma anche il condannare una sola a sorte, oppure a


scelta dun terzo.
E per non posso approvare la decisione dellimperatore detla
China Suen-vang nella seguente causa riferita da Cant (I).
Sotto Suen-vang i sergenti della giustizia, battendo la campagna, trovarono un uomo che era stato ucciso da poco, e lontano pochi passi due fratelli che furono arrestali come rei dellomicidio. Nel fare il processo essendosi scoperto che il morto
aveva una sola ferita, si argoment che uno dei due fratelli non
doveva aver ferito; trattavasi pertanto di sapere quale dei due
fosse l'uccisore. Ma la questione non era facile a sciogliersi;
poich il maggiore diceva di essere stato lui, il minore al contrario affermava che il maggiore era innocente, e eh egli solo
era il reo. I tribunali inferiori ne fecero rapporto al ministro, il
quale port la cosa innanzi all imperatore. Lasciarli andar li beri ambedue
disse il principe
sarebbe perdonare agli
omicidi, ed autorizzare al delitto; condannarli ambeduea morte
contrario alle leggi, poich certo che un solo ha ferito. Mi
vieno un pensiero: la loro madre li deve conoscere meglio di
ogni altro. Poich uno dei due deve morire, n sappiamo quale
riportiamoci per la scelta alla madre .
11 ministro, fiutala venire, le disse: Uno dei vostri figli ha ucciso un uomo e deve
morire in espiazione del delitto Luno e laltro di essi scusa il
fratello e si accusa reo. Il re, al cui giudizio fu portata la cau sa, pronunzi sentenza di morte contro uno dei due, ma del
resto lascia a voi scegliere quale volete salvo .
Linfelice madre struggendosi in lagrime disse. Se uno di essi deve assolu tamente morire, sia piuttosto il minore, che laltro .
Il ministro nel fare scrivere la risposta di lei le mostr la sua maraviglia che avesse data la preferenza al maggiore contro il consueto delle madri, le quali hanno maggior tenerezza per gli ultimi dei loro figli, e le domand per quale motivo avesse fatto
altrimenti delle altre.
Signore, rispose, dei due fratelli il
minore soltanto mio figlio, laltro della prima moglie di
mio marito. Quando questi mor io gli promisi che I' avrei
trattalo come mio proprio: avrei mancato alla promessa che
finora mantenni, se avessi voluto salvare il minore a danno
dell altro, ed ascoltare soltanto i moli di una tenerezza inte ressala. Ma per quanto caro mi costi la scelta fatta, credo do ver star ferma in essa .
Quest ultime parole furono interIl ministro a stento ritenendo anrotte da pianti e singhiozzi.
chegli le lagrime, part per andare a riferire la cosa al re, il
le

(1) Storia Universale, Schiarimenti al libro

IV (Q).

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710

quale, inteso il fatto, accord grazia ai due fratelli in riguardo alla


madre, di cui lod molto la virt ed il generoso disinteresse .
Nel 1835, chiamato da Napoli a difendere presso la
847.
Gran Corte criminale di Lucer il sig. Carlo Kenzulli Gran Maestro dellantica famiglia de Carbonari, imputato unitamente ad
altri di omicidio in persona di Pietro Cichi Ilo per motivi politici,

10 posi in

movimento

pr nei pi
i

rivelati nelle ilegnil a

comen-

to.
Saria lungo a dire tutte le fasi di questo giudizio. La Gran
Corte di Lucer condann il Renzulli la Suprema Corte annull
la decisione della Gran Corte sullappoggio di tredici motivi di
annullamento; la Gran Corte criminale di Trani, cui fu rinviata
la causa, pronunzi lassolutoria.
Deve quindi evitarsi leslerminio de' reprobi a riguardo di un
solo innocente che rimanesse tra loro, e che non potesse sottrarsi alla ruina comune. Appoggiano questa idea i versetti 20 a
32 del Capitolo V della Genesi, contenenti un dialogo tra il Signore ed Abramo.
20. il Signore adunque disse: il grido di Sodoma, e di Gomorra grande: e'I lor peccato molto grave.
21. Ora io scender, e vedr se son venuti allo stremo, come
11 grido n pervenuto a me: e se no, io lo sapr.
22. Quegli uomini adunque, partitisi di l, sinviarono verso
Sodoma: ed Abraham stelle ancora davanti al Signore.
23. Ed Abraham s'accost, e disse: Faresti tu pur perire il
giusto collempio?
2i. Forse vi son cinquanluomini giusti dentro a quella citt:
gli faresti tu eziandio perire? anzi non perdoneresti tu a quel
luogo per ainor di cinquant uomini giusti che vi fosser dentro?
25. Sia lungi da te il fare una colai cosa, di far morire il giusto con lempio, e che l giusto sia al par con lempio: sia ci
lungi da te: il Giudice di tutta la terra non farebbe egli diritta
;

giustizia?
2G. E l Signore disse: Se io trovo dentro alla citt di Sodoma
cinquanluomini giusti, io perdoner a tutto l luogo per amor
d essi.

27. Ed Abraham rispose, e disse: Ecco ora io ho pure impreso a parlare al Signore, bench io sia polvere c cenere.
28. Forse ne mancheranno cinque di quei cinquantuomini
giusti distruggeresti tu tutta la citt per cinque persone? E l
Signore disse: se io ve ne trovo quarantacinque, io non la distruggerer.
29. Ed Abraham continu di parlargli, dicendo: Forse vi se
ne troveranno quaranta. E l Signore disse: Per amor di quei
quaranta io noi far.
:

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711

Ed Abraham disse: Deh non adirisi il Signore, ed io parForse vi se ne troveranno trenta. E l Signore disse: Io noi
far, se ve ne trovo trenta.
31. Ed Abraham disse: Ecco ora io ho impreso a parlare al
Signore: Forse vi se ne troveranno venti. E l Signore disse Per
amor di quei venti, io non la distrugger.
32. Ed Abraham disse: Deh non adirisi il Signore, ed io parler sol quesla volta Forse vi se ne troveranno dieci. E l Signore disse: Per amor di quei dieci io non la distrugger .
O voi, che tra le fiamme divoratrici disperdete intere citt,
sol perch un solo abitante abbia dato un languido segno di rigenerarsi, leggete, e profittale se pur ne siete capaci!
(Ved. il
30.

ler:

839).
848.

Quando

fra due persone

una

certamente colpe-

vole di un reato maggiore ec.

548, Voi. I ).
(
scaturisce la dottrina della complicit cor-

Da questo principio

739 e seguenti.

rispettiva, svolta nel

Della 443 Degniti (

549, Voi.

I).

I. Il giorno di pena di ore ventiquattro.


849.
Cio per giorno di pena sintende il giorno civile.
noia la differenza tra il giorno naturale, ed il giorno civile.
Giorno naturale il tempo durante il quale il sole visibile
ad un emisfero.
Giorno civile l insieme del d e della notte, cio il tempo
durante il quale la terra compie la intiera rivoluzione sopra se

stessa.

Sou pur note le quattro maniere di computare il giorno civile.


I. La babilonica, seguita dagli antichi Persi o da' Greci moDa una mane allaltra.
II. La Giudaica, seguita dagli Ateniesi, Ebrei, Germani, ecc.,
ed oggi daChinesi
Da un tramonto allaltro.
Celebrate il vostro sabbato da un vespro all'altro (1) .
Secondo la Bibbia la notte preced il giorno, ed il mondo
aveva dodici ore di creazione allorch Dio cre la luce. E della
sera e della mattina si compose un giorno solo.
a Fuclumquc est vespere et mane dies ijncs (2) .
derni

III. L

bri

Arabica od Astronomica, seguita pure dagli antichi

Da un mezzod

Um-

allaltro.

IV. La Egiziana, seguita dagli Egizii, dai Romani e dalla pi


parte degli Europei
Da una mezzanotte allaltra.
Cap. XXIII, vere. 32.
Cap. I, vers. S.

(<} Levitico,
(2) Genesi,

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850.

712

mese di giorni trenta.


durala di una lunazione, e propriamente l intervallo di giorni 29, ore 12, e 44 minuti primi e tre secondi.
Giudei, Latini, Arabi, Greci ed anche i Romani sino a Giulio
Cesare usarono il mese lunare.
I Romani per non coniavano i giorni progressivamente, ma
li. Il

mesc

Il

la

avevano tre punti distinti.


Primo punlo: Calesde.
Terzo: Idi.
Secondo: None.
Calende significavano il giorno primo di ciascun mese: None
il giorno quinto del mese di gennaio, febbraio, aprile, giugno,
agosto, settembre, novembre e dicembre: ed il giorno sellimi
del 2.
mese di marzo, maggio, luglio ed ottobre: Idi il giorno tre-

dicesimo del mese di gennaio, febbraio, aprile, giugno, agosto,


5.
settembre,
novembre, dicembre; ed il giorno quindicesimo del
.

mese
7.

di marzo, maggio, luglio ed ottobre.


I giorni
intermedi si denominavano dalla distanza loro dal
9.
punlo successivo.
Diamo esempio, scegliendo il mese di gen.
.

naio, di giorni 31
1

Gennaio
Kalendis Januarii
4 Nonas Jan.
3 Nonan Jan.
Pridie Nonas Jan.

4
Nonis Jan.
6 8 ldus Jan.
7 ldus Jan.
18.
6 ldus Jan.
8
5 ldus Jan.
20.
21. 4 ldus Jan.
22. 3 ldus Jan.
23.
12 Pridie ldus Jan.
24.
13
Jan.
25.
26. 19 Kalendas Februarii.
Io. 18 Kalendas Febr.
16 17 Kalendas Febr.
17 16 Kalendas Febr.
15 Kalendas Febr.
19 14 Kalendas Febr.
13 Kalendas Febr.
12 Kalendas Febr.
Kalendas Febr.
10 Kalendas Febr.
9 Kalendas Febr.
8 Kalendas Febr.
7 Kalendas Febr.
10.
11.

Idibes

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27.
28.

29.
30.
.

31

713

6 Kalcndas Febr.
5 Kalendas Febr.
Kalendas Febr.
3 Kalendas Febr.
Pridie Kalendas Febr.

Giusla

il

Calendario Gregoriano, secondo

il

quale noi

fissia-

mo

il numero dei giorni componenti il mese, ha giorni trentuno


mese di gennaio, marzo, maggio, luglio, agosto, ottobre e dicembre; ha giorni trenta il mese di aprile, giugno, settembre c
novembre; ha giorni venlotlo il mese di febbraio, e negli anni
il

bisseslili ( Ved. il 281 ) ha giorni ventinove.


Ora, sarebbe ingiusto il regolare il mese di pena secondo il
Calendario, perch il condannato, per esempio, ad un mese di
carcere espierebbe venlotlo giorni, o trentuno giorno di pena secondoch la espiazione cominciasse dal primo di febbraio, o dal
primo di marzo.
Quindi lobbligo al legislatore di determinare che il mese di

giorni trenta.

111. L'anno di dodici mesi di trenta giorni l uno.


851.
Non si dura fatica a compcnctrarsi della giustizia ed utilit di
questo provvedimento, che distingue Panno di pena dallanno del
Calendario, specialmente nel sistema dellaumento e della diminuzione di una data parte della pena stabilita (Ved. le degnit
501 e seguenti, Gl 2 e seguenti, Voi. I).
Alcuni penalisti, pur confessando la utilit c la giustizia del
provvedimento, lo ripudiano perch il calcolo riuscirebbe imbarazzante pel magistrato.
Imbarazzante?
Si attribuisce adunque al magistrato ed a coloro ai quali la legge affida lobbligo di fare eseguire le condanne tanto cretinismo da ingarbugliarsi in questo calcolo volgarissimo?
E poi la norma spedita ed inlendevole.
Da ogni anno del Calendario si sottraggano cinque giorni, e se
ne sottraggano sei ove l'anno sia dissestile; e si avr lanno di pena.
Tizio condannato a tre anni di reclusione? Gli si facciano
espiare tre anni del Calendario, meno quindici giorni; e, se occorre un anno bisseslile, gli si facciano espiare tre anni meno se.

dici giorni.

Vi ha calcolo pi semplice?

Delle 44 * e 445 Degnila

In perpetua

( 55070

551, Voi. I).

temporanea ( 550, Voi. I ).


Nessun criminalista saprebbe commemorare le pene perpetue
852.

60

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714

rivestile di caratteri pi vivi di quelli co' quali

da Dante.
Scrive in un luogo

son

commemo-

rate

(1):

trarrotti di qui per luogo eterno,


Ov udirai le disperale strida,
Vedrai gli antichi spiriti dolenti,
Clic la seconda morte ciascun grida .
Scrive in altro luogo:
Per me si va nella citt dolente
Per me si va nelleterno dolore:
Per me si va tra la perduta gente (2).
Lasciale ogni speranza, voi che ntrate (3) .
Scrive in altro luogo (4):
Noi seni venuti al luogo, ov'io tho detto,
Che \ederai le genti dolorose,
Chhanno perduto l ben dello ntelletto .
Scrive in altro luogo (5)
Guai a voi, anime prave,
Non isperate mai veder lo C.ielo .
Sullingresso di una casa destinata a carcere perpetuo andrebbe
o

scritto:
Sempre allenlrare aperto e all uscir chiuso (6) .
Quanto alle pene temporanee, nessun criminalista saprebbe
meglio di Dante far sentire la loro differenza dalle pene perpetue.
E vederai color, che son contenti
Nel fuoco, perch sperati di venire.

Quando che

sia, alle beate genti (7) .

canter di quel secondo regno,


spirito si purga,
E di salire al del diventa degno (8)

Ove lumano

O anime sicure
D'aver, quandoch sia, di pace stalo (9) .
Figlio mio,
Qui puolc esser tormento, ma non morte (10) .
La pena perpetua presenta il vizio di non essere natu 833.
ralmente divisibile ( 35
Voi. 1).

(0 Infimo,

I,

114.

(2) Inferno, 111, 1.


(3: Inferno, III, 0.
(i) Inferno, III, 1B.
(R) Inferno, III, Si.
(li)

Tosso, Gerusalemme liberala, VII.

(7) Inferno, I, 118.


(8) Purgatorio, I, 1.
(0) Purgatorio,

XXVI, S3.

(10) Purgatorio,

XXVII, 20.

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715

Circa al modo di rendere giuridicamente divisibile


perpetua che naturalmente indivisibile, vedi 1* art. 208
del mio Progetto del Codice penale di S. Marino.

Della 146 Occulta


854.

pena

552, Voi.

la
,

pena

n. 4.

I).

prevenzione dei reati.


Nemo prudens pttnit quia peccatcm, sed ne peccetcr; revocavi
cairn praelerita non possunt, futura prohibenlur (1).
Poenis vero maligni vexantur non quia peccaverunt (nam quod
factum est infectum esse non potesi), sed ut postiiac et peccatores irsi
ET QUI PD.MRI IN1QIJITATES VIDERCNT, INIUSTITIAM ODERINT, AET SALTEM
MINES IN SIMILI VITIO PECCENT (2).
a Poenis utimur contra delinquenles, ne quid postiiac committant
IPSI, CETERI VERO SINT AD DELINQCENDllM TARDIORES (3).
Il Codice di Manou (4), fa del Castigo una emanazione divina,
e dice
a

Il solo fine della

la

14. Per aiutare

il

re nelle sue funzioni

il

Signore produsse

Castigo protettore di tutti gli enti, esecutore


il
della giustizia, suo proprio figlio, lessenza del quale tutta

da principio

divina.
15. Il timore del Castigo d a tutte le creature mobili ed immobili di goder quanto loro proprio, e toglie loro il discostarsi
dai proprii doveri.
16. Il re, ben considerati il luogo, il tempo, i mezzi ed i precetti della legge, infligga con giustizia il Castigo agli iniqui.
17. il Castigo un re pieno denergia, un amministratore abile, un savio dispensalore della legge, mallevadore all adempimento dei doveri dei quattro ordini.
18. Il Castigo governa il genere umano, il Castigo lo protegge, il Castigo veglia mentre ognuno dorme, il Castigo la giustizia: dicono i savii.
19. Inflitto cautamente ed opportunamente, procura ai popoli
felicit: applicato sconsideratamente, li distrugge.
20. Se il re non castigasse continuamente, i pi forti farebbero arrostire i pi deboli come pesci alla padella.
21. La cornacchia verrebbe a beccare l'offerta del riso, il cane leccherebbe il burro chiarificato; non vi sarebbe pi diritto
di propriet; luomo della classe bassa occuperebbe il luogo di
quello dellalta.
IX, de legibus.
de legibus.
I, de ofllciis.
Libro VII, vere. 14 a 27.

(1) Plato, lih.

(2) l'Iato, lib. XI,


(3) Cicero,
(4)

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716

22. Il Castigo rogge lutto il genere umano, poich un uomo


naturalmente virtuoso diflici le a trovarsi, e per timor del Castigo il mondo pu darsi ai godimenti conceduti.
23. Gli Dei, i titani, i musici celesti, giganti, i serpenti compiono i loro particolari uffici per paura del Castigo.
2i. Tutte le classi si corromperebbero, tutte le barriere sarebbero rovesciate, luniverso sarebbe confusione.se il Castigo non
i

fosse.

25. Per tutto ove


viene a distruggere

il Castigo dal color nero, dallocchio rosso,


gli errori, se chi lo dirige dotato di retto
giudizio, gli uomini non provano spavento.
26. I savii stimano atto a regolare il Castigo un re sincero,
che non operi se non cautamente, possegga libri santi, perfettamente esperto in fatto di virt, di piacere e di ricchezza.
27. Il re che lo impone a proposito, aumenta questi tre mezzi
di felicit: se voluttuoso, collerico e furbo, riceve morte dal Castigo .
Vedi i paragrafi seguenti.
Molti penalisti ripudiano il concetto che il fine della
855.
pena sia la prevenzione dei reoli; e preferiscono la sentenza che il
fine della pena sia il ristabilimento dellordine esterno della societ.
Il celebre Carrara si soscrive a questa sentenza, e nello spesso
i

Programma cos ragiona:


615. Il fine primario della pena il ristabilimento dell'ordine esterno n ella societ.
616. Il delitto ha materialmente olTeso un individuo, od una
famiglia, od un numero qualunque di persone. Questo male non
si ripara con la pena.
617. Ma il delitto ha offeso la societ violando le sue leggi:
ha offeso tutti
cittadini diminuendo in loro la opinione della
propria sicurezza, e creando il pericolo del mal esempio.
618. Il pericolo delloffeso ormai pur troppo passalo, poich si convertito in male effettivo. Ma il pericolo che minaccia
tutti i cittadini adesso comincialo. Il pericolo cio che il malvagio, se si lascia impunito, rinnovi contro altri le sue offese;
e il pericolo che altri, incoraggiati dal malo esempio, si diano
anchessi a violare le leggi. Ci eccita naturalmente leffetto
morale di un timore, di una sfiducia nella protezione della legge
in tutti i consociati che nutrono allombra della medesima la
coscienza della loro libert.
619. Questo danno tutto morale crea la offesa a tutti nella
offesa di uno, perch turba la quiete di lutti. La pena deve riparare a questo danno col ristabilimento dell'ordine, commosso
pel disordine del delitto
citato

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717

620. I cittadini che temevano nuove offese dai delinquente,


cessano di temerne, sperandolo frenato dalla pena.
621. I cittadini che temevano per parte di altri la imitazione
del malvagio, cessano di temerne, sperando dal male a lui inflitto
.
una remora che elida limpulso del tristo esempi
Anzi tratto conviene rettificare una idea. Non punto
856.

esalto

il

dire che

la

Le ruine

pena possa ristabilire l'ordine esterno.


si possono riparare, c pu ristabilirsi
ma il disordine prodotto dal reato

di una casa
casa nel pristino stato;
reparundo.

Dalla pena non lice sperare che

il

la
ir-

male avvenuto divenga non


il dire che la pe-

avvenuto. Ci dimostra che torna pi acconcio

na possa avere
sordine.

857.
dottrina.

la efficacia d

Rettificala

impedire

questa idea

il

si

rinnovellamenlo del di-

esamini

il

fondo della

pena vuol mirare alla sicurezza ed alla traquillit


sociale; e quindi suo fine vuol essere il ristabilimento dell'ordine
esterno (ossia, secondo me, lo impedire il rinnovellamenlo del diSi dice: la

sordine).

niun penalista permesso ignorare che fine ultimo della


il rassicurare e traquillarc la Societ contro la rinnova-

pena

zione del disordine

e il ridestare in tulli i cittadini la opinione


propria sicurezza. Ma col dire che la pena vuol avere per
prevenzione dei reati, mentre si esprime un dettame pi
pratico e meglio concepibile, si viene a dire lo stesso.
Dettame pi pratico e meglio concepibile
Se domandate: la
pena A sufficiente a tranquillare la Societ contro la rinnovazione
del disordine? La risposta non esce pronta e sicura.
Se domandale invece La pena A razionalmente sufficiente ad
impedire (per quanto pi Ga possibile in mezzo ad esseri liberi)
che il reato si riproduca, ossia razionalmente sufficiente a prevemre il reato? La risposta pi facile, perch nella mente il concetto pi esplicito.
Si viene a dire lo stesso
Coloro che affermano fine della pena
,

della

fine la

essere

il ristabilimento dell'ordine esterno, ossia il tranquillare la


Societ contro la rinnovazione del disordine e il ridestare ih tutti i

riconoscono che la
pena debbe essere per guisa efficace, che i cittadini che temevano
nuove offese dal delinquente, cessino di temerne, sperandolo frenato
dalla pena, e che cittadini che temevano per parte di altri la
imitazione del malvagio, cessino di temerne, sperando dal male a
usi inflitto una remora che elida lo impulso del tristo esempio
come dire la pena deve mirare al ristabilimento dell ordine
cittadini la opinione della propria sicurezza,

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718

ma questo non si consegui see laddove la pena non sia razionalmente sufficiente ad impedire (per quanto pi fia possibile
in mezzo ad esseri liberi) che il reato si riproduca dal delinquente
ossia, laddove la pena non sia sufficiente a prevenire.
o da altri
Dunque la pena io soggiungo, deve mirare alla prevenzione dei
esterno;

reati.

Ecco un mio argomentare:


Il fine della pena devessere il tranquillare la Societ contro
rinnovazione del disordine e il ridestare in tutti i cittadini la
opinione della propria sicurezza;
Ma lutto questo pu solamente conseguirsi quando la pena sia
razionalmente efficace ad impedire che il reato si riproduca dal
delinquente o da altri:
Dunque il fine della pena vuol essere lo impedire che il reato
si riproduca dal delinquente o da altri.
Ma codesto impedimento addimandasi prevenzione ;
Dunque il fine della pena vuol essere la prevenzione dei reali.
11 cos detto fine del ristabilimento dell'ordine esterno implicito nel fine di prevenire ireali.
Perci stesso che la pena previene i reati, rende tranquilla la Societ contro la rinnovazione
del disordine, e ridesta in lutti i cittadini la opinione della pro-

la

pria sicurezza..

Della

858

Prevenzione

Degnila

( 553, Voi.

I).

indiretta.

Fuori dubbio, la pena sempre un mezzo di prevenzione.


Se un reato non siasi ancora commesso, la pena serve come
mezzo di prevenirne la effettuazione.
Se un reato siasi di gi
commesso, la pena serve come mezzo di prevenirne la riprodu-

zione.

Per la inflizione della pena costituisce la prevenzione diretta;


opera grossolana, mezzo disperalo.
Oltre alla prevenzione diretta, vha la prevenzione indiretta, la
quale consistenel rendere impossibili o improbabilissimi i reati,
sia mediante la estirpazione delle causalit o dei moventi ai medesimi, sia col renderne, in certi casi, impraticabile la esecuzione, sia con altrettali provvedimenti. La prevenzione indiretta
di sua natura sublime e trascendentale: larra di lutti i vantaggi sociali: lopera della meditazione del sapere c della prudenza.
Dei mezzi vari di prevenzione indiretta ho tenuto parola nel
paragrafo 22 e -3 del Volume 1.

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Della 449 e

4149

719

Degnila ( 554

555 Voi.

1).

pi disteso ed ampio comento chio possa fare a


queste degnila si di richiamare su di essi latlenzione deleggitori, dopo cheglino, volgendo uno sguardo intorno a loro, avranno considerato le pratiche di questo o di queUaltro sedicente go-

859.

Il

verno.

Della 430 Degniti!


860.

Il fine

modo che

della

556, Voi. I).

pena non deve essere quello di vendicare

ec.

legge penale vuol essere cola, cio senza


ed invasa da dispetto.
E per io censuro le costumanze ebree, che davauo ai parenti
dellucciso il diritto di vendicare il sangue.
Leggiamo nel Deuteronomio, Cap. XX, vers. 11 e 12:
11. Ma quando un uomo, odiando il suo prossimo, lavr insidiato, e lavr assalito, e percosso a morte, s che muoia; e poi
si sar rifuggito in una di quelle Citt (1);
12. Mandino gli Anziani della sua citt a trarlo di l (2), c
dienlo in man di colui che avr la ragione di vendicare il sangue
e muoia .

Per

bile, e

non gi

la

acrcola, cio stizzosa

Longobardi e degli altri Germani le


quali ponevano come diritto fondamentale la faida cio la potecensuro

le

leggi de

st di far vendetta de propri e degli oltraggi de parenti e collegati.

Lo abborrire dalla vendetta raccomandato a gara dalla religione, dalla morale e dalla filosofia, e la idea della vendetta fa
repugnanza profonda ad ogni intelletto che per poco sinterni in
considerare le sacrosante leggi della umanit.

scritto nel Levilico (3):


far vendetta, e non

Non

serbare odio a quei del tuo popolo .


nel libro di Ezechiel (4):
Conciossiacosachio non mi diletti nella morte di chi muore.
E ne\\' Epistola di S. Paolo apostolo ai Romani (5):
Non fate le vostre vendette, cari miei .
Giovenale, parlando di coloro che opinavano essere la ven

ti) Si allude alle Citt sante, o di rifugio.


(2) E si faceva trarre di l, perch l Citt sante erano destinate ad accogliere gli
autori degli omicidii commessi per errore. Vcd. il 823.
(3) Cap. XIX, vera. 18.
(4) Cap. XVIII, vers. 32.
(3) Cap. XII, vers. 19.

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720

detta pi gioconda della stessa vita, osserva che questo divisameato ben lontano dal parere di Crisippo e di Talete.

At vindicta bonum vita jucundius ipsa.


hoc indocti, quorum praecordia nullis

Nempe

Interdum aut levibus videas flagranza causis :


Quanlulacumque adco est occasio sufficit irae.
Chrysippus non dicci idem, nec mite Tlmlctis
Ingenium (I) .
in altro luogo afferma senz ambagi
a Minuti
Semper et infirmi est animi exiguique voluplas
,

Ultio

(2) .

XXVII

Filangieri nel Capitolo

Scienza della legislazione

del libro III della

imperitura

esprime:

si

vendetta delloffesa recata alla societ, n la espiazione del reato sono gli oggetti delle pene. La vendetta una passione (3), e le leggi ne sono esenti; c la giustizia non una di
quelle terribili divinit, alle quali i loro crudeli adoratori ima

la

le umane vittime per placare il loro preteso furore. Le


hanno innanzi agli occhi la societ e
delinquente: esse son mosse dallinteresse pubblieoe non
dallodio privato: esse cercano un esempio per 1 avvenire e non

molano

leggi, allorch puniscono,

non

il

una vendetta, pel passato.


La vendetta, qualunque
le; assurda,

poich

sarebbe assurda ed inutimoderatrici delle particolari pas-

ella fosse,

le leggi

sioni giustificherebbero in questo caso, col loro esempio, quello


che condannano coi loro precetti; inutile, perch non potrebbe

impedire che

il

torlo recato alla societ dal delitto del reo, non

esistesse realmente. Le grida di un infelice richiamano forse dal


tempo, che non ritorna, le azioni gi consumate?

Petrarca gridava fra'suoi contemporanci


Piacciavi porre gi l'otiio e lo sdegno,
Venti contrari alla vita serena (i) .
Esclama Nicolini (5)
Non abbia sdegni
La tranquilla giustizia, e sia pietade
:

La

virt delle leggi .

E quando
tato

pure il trasgressore nel delinquere avesse eserciun atto di feroce vendetta, non per questo la legge dovrebbe

imitarlo.
(t) Sat. XIII, ver. 180.
(2) Sat. XIII. vers. 180.

(3)
(4)

Avrebbe detto meglio: la vendetta una passione brutale, e


Canzone 16 in vita di Madonna Laura.

(5) Foscari,

le leggi cc.

Atto IV, Se. 8.

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721

Pur voglio a tutto il mondo fare aperto


Che, come fui nel tempo dell'amore,
Cos nellodio (1) son di le migliore (2) .
proprio de' selvaggi il pascersi di vendetta.
I selvaggi riguardano la vendetta come un sentimento cos
legittimo che talvolta vanno ad offrirsi essi medesimi a coloro
nello sdegno de' quali sono incorsi. Se essi vengono personalmente offesi, perseguitano continuamente loro nemici; tengono dietro alle orme impresse dai loro piedi sullarena; sanno
distinguere sullerba dove dormirono, la grandezza e la proporzione della loro statura. La maniera con cui licheni, le foglie ed
rami degli alberi della foresta sono stali strofinali diventa per loro un sicuro indizio; conservano camminando il pi
profondo silenzio ed hanno sempre lorecchio leso vedono a
grandi distanze quelli che vogliono raggiungere, e lostocb
trovansi a breve distanza, strascinansi ventre a terra a guisa
deserpenli per giungere fino a loro senza essere veduti. Dcvon
essi aspettarli? nascondonsi dentro i cespugli, e col soffrono la
i

fame e la sete fino al propizio istante in cui possano, come il


jaguaro la pantera, avventarsi sulla preda e metterla a brani (3).
Si pare quindi manifesto quanto sia ribellante alla scienza il
chiamare la pena vendetta dell'offesa, il chiamare vindice pubblico
il pubblico ministero incaricato a provocare lapplicazione della
pena, ecc. ecc.
sorprendente che la frase pubblica vendetta veggasi adoperata dal Codice Leopoldino (Vedi articolo X VII), e dalla legge
di Ferdinando III (Vedi articolo II cd XI).

Delle

-13

Drffnit

(557 e 558, Voi.

I).

Il fine della pena non la espiazione


( 557,
861.
iVo.u tu' massima pi assurda... quanto quella che preVoi. I).
dica la necessit d'irrogare male per male ( 558, Voi. I).
ricevono
quali
degnil
luce
maggiore
degnila
24
Le
dalla
( 61, Voi. I)':
La legge punitiva deve vietare od ingiungere quelle sole
azioni vietate od ingiunte dalla legge naturale, la cui commissione, o la cui omissione, riesce direttamente nociva alla sicurez-

za o alla tranquillit sociale .


Ved. lo svolgimento a 42 e seguenti.
La inflizione del male per male rientra nella serie delle massi(t)

la

legge dice al delinquente: roji nel punire.


Orlando Furioso, XXI, 27.
Cap. Vendetta.

(2) Ariosto,

(3) Alibert, Fisiologia delle passioni,

61

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me

di

morale e

722

di religione relative ai

promi ed

alle

pene nella

vita futura.

coloro che hanno fatto il bene di il bene e pi. N il pallore, n la vergogna oscureranno lo splendore dei loro aspetti.
Abiteranno il paradiso, e vi resteranno eternamente (1) .
Coloro che faranno il male avranno una retribuzione simile
al male. Lignominia li coprir, senza trovare chi li protegga
contro Dio, ed il loro viso sar negro come la notte densa. Abiteranno il fuoco e vi resteranno eternamente (2) .
Ne' governi teocratici trionfa la massima del male pel male, ed
i legislatori tante volte dnnosi in preda
ad idee le pi strane
ed esagerale; dal che poi derivano comminazioni di pene crude, spaventevoli ed atroci.
Nella religione la pena sempre la stessa, ossia un male
che ricade sull'individuo per unazione giudicata malvagia;
anzi essa veste un carattere di maggiore gravit ed assume proporzioni vaste, quasi tenti eguagliare lidea infinita a cui essa
commisura lespiazione. Le pene le pi crudeli furono sempre
quelle inflitte in nome della religione, le quali si pu dire che
fossero applicale in ragione inversa della mitezza del principio
da cui quella sinforma. La storia lo attesta, e non senza un
senso profondo di orrore che si leggono
fasti della penalit

religiosa

(3) .

primi legislatori, impotenti a contenere aggregati di persone indocili ai richiami delle umane leggi, adoperarono il sussidio della religione per riuscire ad inculcare il rispetto per le
I

medesime.
Quindi Minosse dallo stesso Giove, e Licurgo dalloracolo
dApollo diceva aver le leggi ricevuto. Son pur note le finzioni
di Nuina (Vedi 30).
Per tal guisa lidea della religione sinfiltrava nella pena.Faceasi credere alle moltitudini che gli Dei erano sdegnati contro
i
conculcatori delle leggi da loro suggerite, e che bisognava
placarli. Di qui la necessit della espiazione. Serve di pruova la
parola supplicium, la cui significazione originaria era quella di
pubblica preghiera, che precedeva il sacrificio del colpevole. E
serve pure di pruova la solenne forinola sacer esto a tanto frequente nelle leggi delle XII tavole, e che suona consacralo allo
sdegno degli Dei .
Iovi sacer era lofTenditore di un Tribuno; sacer Cereri lincendiario delle biade.
fi)
(2:

Corano, cap. X, vers. 2".


Corano, cil. cap. vers. 28.
il diritto di punire e

(3) Polelli,

la tutela

penale, parte

1,

cap.

XXVII.

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723

Presso i Germani era atto di religione ogni pena afflittiva, non


quasi in poenam, sed veluti Deo imperaste, (Tac. De mor. Germ.,
cap. VII).

La massima del male


delle

leggi

eterne

male trionfa pure nellapplicazione


ordine morale anche in questa vita

pel

dell

terrena.

Siccome

minano

ho veduto che quelli che arano


mietono (1) .

io

l'iniquit, e se-

la perversili, la

Ma non

dato

uomo

male per male ;

gli viene
anzi severamente vietato.
Non rendete ad alcuno male per male
(2) .
8. Ed in somma, siate tutti concordi, compassionevoli, fratellevoli, pietosi, benevoglienli
9. Non rendendo male per male, od oltraggio per oltraggio, ecc. (3) .
Molto meno permesso al legislatore di farne un regolo di
punizione.
all

dinfliggere

il

Della 453 Degniti!

559, Voi.

I).

Non vi massima pi erronea nel sistema penale, quanto


862.
quella con cui sinsegna Ienico fise della pesa essere la riforma o
LA RIGENERA ZIOSE DEL CONDANNATO.
La emenda del colpevole, come possibile risultalo accessorio
della pena, pur troppo desiderabile. Ma qualora non si ottenga, la pena non perde nulla della sua essenza e della sua legittimit.
Non dunque formolata a rigore di scienza la tanto celebrata
sentenza di Seneca (i): In vindicandis injuriis haec l ria lex secuta est, quae princcps quoque sequi dchet abt ut elm qiiem penit,
emendet, alt ut poena ejus coeleros meliores reddal, alt ut, sublatis
malis, securiores coeteri vivant .
Chi alla pena d per iscopo unico la riforma o rigenerazione
del colpevole inevitabilmente trascinalo a non ammettere altro
sistema di repressione, che non sia il penitenziario.
Uomini di vasta mente e zelantissimi amici della umanit ritengono di buona fede che, eliminato ogni altro mezzo, basti il
solo penitenziario a conseguire lintento cui mira la societ nello
infliggere la pena.
Illusioni di uomini che sognano il benessere depropri simili
:

Vedi pure il 48.


(1) Giobbe, cap. IV, vera. 8.
(2) Epistola di S. Paolo apostolo ai Romani, cap. XII, vers. 17.
(3)

Prima Epistola

(4)

De

l'lem. lib.

cattolica di S. Pietro apostolo, cap. Ili, vers.

I,

e 9.

cap. XXII.

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La irrequieta operosit dello spirito umano non si


8f>3.
tenne paga della proclamazione del principio della riforma o rigenerazione come scopo della pena; ma pretese che la pena debba
esulare affatto dagli insliluti sociali, e che la rigenerazione dei
delinquenti, il mantenimento dell'ordine, e la stessa perfettibilit possa conseguirsi mediante un sistema pi giusto nella origine, pi fecondo nelle conseguenze.
Sono al sistema della Tutela penale, le cui principali degnila
vengono riassunte nellopera dellavv. Francesco Poletti, alla
quale titolo: Il diritto di punire e la tutela penale.
Il Poletti riepiloga tutli sofismi che stanno a base dellingegnoso sistema. Se nonch, il suo elucubrato libro pu di leggieri operare illusione nell animo di un gran numero di leggitori ; tanta la maestria, tanto il raffinamento che vi si ammirano.
2.
Ma quali sono gli argomenti su cui poggia, in ultima analisi,
questo nuovo trovalo, che, mentre torna ad onore degli inventori
e di tutta quanta la famiglia degli umani, non potrebbe praticarsi senza sostituire il regno dellanarchia e del caos allimpero
della legge repressiva? Si riducono ai seguenti paradossi.
3.
La dimostrata immoralit dei sistemi penali.
Ogni giorno si hanno pruove novelle della loro insufficienza ad ottenere quei fini che la societ pretende raggiungere infliggendo la pena (I) .
,

La

fatalit inerente all'essere umano.

Luomo, ente fatale, non si data la vita, n la conformazione organica, n le attitudini dell intelletto n le tendenze
passionali che lo gettano nellazione. Egli pu esser tale che gli
distinti animali soverchino in lui glinslinli socievoli ed umani;
pu esser tale da non avvicinare rapporti delle cose, n da riconoscere la rivelazione morale; egli pu e.-sere soggiogalo infine dalla natura, dall'errore e dalla passione (2) .
" La non esistenza del diritto di punire
(3).
Luomo ha un diritto inviolabile alla vita, ossia la personalit sempre c in ogni caso intangibile e sacra (ij .
Il diritto di personalit potr venire nellazione sua regolalo,
non mai tolto, o sospeso (3) .
La pena lede i diritti naturali ed
fini dell'uomo (6) .
,

(1) roteili, op. cit. Iolrodn7one.

(2

(3)
(4)

(5)
(6)

Op.
Op.
Op.
Op.
Op.

cit..
cit..
cit.

Parte t, cap. XXIX.


Introduzione e ptmim.
Parte I, cap. XXIX.

cit., larte I,

cit.,

Parte

II,

cap. XXX.
cap. I.

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4.
"

La non esistenza

725

della societ, dalla quale vuoisi fare eserci-

diritto di punire.

tare il
5.
Che cosa la societ? La molali ica ne compone con agevolezza un ente, clic poi non vi sari dalo riscontrare in alcun luogo, che vi far sentire il vuoto di tale creazione (I) .

Ammessi

simili

paradossi, e ritenuto ohe

il

delitto

una deviazione dalle leggi dell'ordine


e clic col delitto la societ ha fatto una perdita nella persona del reo, il quale si
posto in lotta colle leggi dellordine che esso ha violate, od alle

fondatori del novello


quali per sua natura soggetto (2) '
sistema stabiliscono:
Assicurare l'ordine, e la futura obbedienza dei reo alle sue leggi
chiedendo ed ottenendo dallo stesso delle solide guarentigie : ecco il
diritto della societ (3) .

E questo diritto, ohe si tonta di elevare sulle mine del diritto


2.
di punire, lo domandano : diritto di tutela penale.
Stabilito il quale, essi discendono alla determinazione dei
mezzi e della miMira de'mcdcsimi (4).
3.
Basta ponderare spassionatamente gli argomenti sostenitori
del novello trovalo, per iscoprirne il valore.
4.
4. Non da mettersi in dubbio la immoralit degl' introdotti

Ma essa non accenna al vizio ingenito del sistedi repressione, sibbene alla protervia o dappocaggine de le-

sistemi penali.

ma

gislatori.
" La fatalit inerente all'essere umano!... Spero ohe non si pretenda di confondere uomo colla insensata macchina. Ma la co;iformazionc organica, le allituilini dellIntelletto, le tendenze passionali ecc.?... Tutto questo entra nel calcolo della imputabilit, n
pu servire di motivo alla eliminazione del sistema repressivo.
l

meno

Non

esiste

il

la societ.

diritto di punire!...

Vedi

il

51

Ma

allora

e seguenti del

non

esiste

Volume

nem-

ed

20 e seguenti del presente Volume.


Fuori dubbio: la societ non esiste.
Sentenza da Pirronisti Voi, vagheggiatori del novello sistema
affermale con infantile ingenuit eh essa non pu riscontrarsi in
alcun luogo. Vi caro ch'io vi addili dove essa trovasi? Ebbene
supponete una nazione che conti trenta milioni di persone. Volete sapere dove in questa nazione rinviensi la societ? In trenta
milioni di persone. Aon vi basta?
Ma chi siete voi che negale lesistenza della societ? AT on siete
il

(1)
(2)

Op.
Op.

cit.,
cit..

Porle
Porle

I.

li,

cap. XXVIII.
cop. I.

(3) Ivi.
(4)

Vedi

la intiera

parie 11 dell'opera citala

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726

quei medesimi che neMarchiteUare il vostro sistema mentovate


quasi in ogni periodo la societ,
suoi doveri, la sua solidariet,
i

suoi diritti, e via dicendo?

Non

siete quei

medesimi che avete

stabilito la

massima,

la so-

ciet non aver altro dritto che quello di assicurare lordine e la futura obbedienza del reo alle leggi ccc. ?

Dunque per voi la societ non esiste, quando attendete a demolire il sistema repressivo, ed esiste quando vi affaticate ad innalzare il diritto di tutela penale!
Quale contraddizione!
5. Assicurar l'ordine, e la futura obbedienza del reo alle sue leggi
chiedendo ed ottenendo dallo stesso delle solide guarentigie : ecco il
diritto della societ!

Non iscorgete la funesta conseguenza della vostra panacea?


Ogn individuo pu con tutta tranquillit dire a se stesso: io
posso e voglio commettere il pi grave degli attentali: dopo il fatto
offrir alla societ le guarentigie di obbedire alle leggi dell ordine.
Ed in questa guisa la nazione si vedr bentosto trasformata in
teatro di scelleraggini e nefandezze. Che importa? Voi dite
purch vada in dileguo il sistema repressivo, ed assicurisi il re

gno del diritto di tutela penale...


Buon Dio! Ma non vedete ch inattuabile?
Mi si oppone:
86i.

Tu

la dottrina, che la riforma o rigenerazione del


sia lunico scopo della pena: tu respingi l aureo trovato della tutela penale ; dunque nei tuo sistema questi mezzi filantropici non entreranno per nulla? Ma il tuo sistema qual ?
Io respingo la riforma o rigenerazione del condannalo considerata come unico scopo della pena, ma non la escludo dal mio
sistema. Io respingo 'aureo trovalo della tutela penale considerata come unico diritto che possa esperimcntare la societ sul
delinquente, ma non rinnego la salutare influenza della tutela

respingi

condannato

sociale.

Badate che ho sostituito a disegno

lepi telo sociale a quello

di penale.

per attribuisco a questi mezzi il loro valore effettivo, eli


colloco nella sede che ad essi assegna la natura stessa delle cose.
Ma il mio sistema qual e? Lo espongo in breve.
I. La Societ stretta dall'obbiigo indeclinabile di promovere e far prosperare nella maggiore estensione possibile la
istruzione, la educazione, lagiatezza di ciascheduno individuo.
Con affetto e sollecitudine materna la Societ deve, per cosi
dire, prendere sulle braccia ogni suo componente appena comIo

parso

sull

manodurlo

del mondo, e sorreggerlo, sovvenirlo,


ogni passo della sua vita.

ampia scena
in

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727

In virt di questi, e di tutti gli altri mezzi di prevenzione in2.


diretta^ 858jla Societ solleva una barriera contro la invasione

del reato.
3. Nella pratica di tutti questi doveri della societ riponcsi la
tutela sociale, da me non solamente non rinnegala, ma proclamata indispensabile (Vedi LI cit. 8 58) Essa per di natura diversa da quella della tutela penale.
Dopo che abbia esauriti tutti i mezzi di prevenzione indiretta, c clic con mano tutelare abbia sollevata una barriera contro la invasione del reato, la Societ pu dirsi liberata affatto
dal4.contagio del medesimo? Cos pur fosse! Ma I' incontaminalo
secolo d'oro di creazione fantastica.
Contro la forza del libero arbitrio non vha barriera inaccessibile. La intemperante cupidigia degli uomini pu eludere tulti
mezzi di prevenzione indiretta praticati dalla tutela sociale.
Quindi la necessit di minacciare una pena, mezzo di prevenzione diretta (Vedi 153 del Voi. I. e 838 del presente Volume).
Quindi la indispensabilit del sistema di repressione.
Avvenuto il reato non ostante la minaccia di una pena, questa pena si appi ica e si fa subire.
Scopo della pena che si subisce dimpedire che si riproduca
il reato che la provoc.
La Societ non deve dimenticare, che tra coloro, i quali potrebbero esser tentati a riprodurre il reato gi commesso, trovasi lo stesso condannato. La Societ non deve dimenticare che
la sua assistenza ad ognuno de suoi membri non pu declinarsi
giammai, e che alla persona caduta in reato son dovute cure pi
tenere e premurose.
Quindi, mentre la Societ reprime il reo, deve attendere, seia
natura della pena il comporli, alla grandopera della riforma o rigenerazione del medesimo, considerata come unodemezzi al sommo scopo dimpedire la riproduzione del reato di gi commesso
.

(Vedi 854).
Quindi la fondazione (lo' carceri penitenziari.
Ecco in quale guisa entra nel mio sistema la
ma o rigenerazione.

Della 64 Degnila

560, Voi.

tutela, e la rifor-

I).

La pena deve essere analoga al reato.


Secondo me, la pena analoga quando ha la efficacia
tuzzare la passione da cui il reato prende origine.
865.

di

rin-

Cicerone (III de legibus) espresse cosi V analogia tra la pena e 1


reato: Noxiae pcena par eslo ut suo vilio guisgue pleclatur: vis
,

capite, avaritia muleta, honoris cupiditas ignominia sancialur .

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728

Por quae peccaverit homo, per haec et punietur .


Bisogna guardarsi dal credere che Y analogia tra la
pena e1 reato debba stabilirsi sulla metafora concui suole espri

866.

mersi

passione sospingente

la ria

al

reato.

Gli uomini sono stati sciupi o vittima de' loro modi di dire,
prendendo per cose vere c reali le metafore
E per ci, perch si dice hru/jio iti amore furono condannati al fuoco alcuni misfatti d'incontinenza. Cos si dice anima vite, anitna di fango; ed
si facea morire colla testa tuffata nel fango: conco
insuper orate Taci ! de rnor. Germ. 12) (I) .
Questa metafora (vendila ili fumo), continua Nicolini (2), rimasta voce del foro dal fatto notissimo riferito da Elio Lampridio di quel Vetronio Torino, favorito di Alessandro Severo. Abusando costui della grazia dell'Imperatore, vendeva spesso l'esito
della lite ad una delle due parli o ad entrambe, senza che neppur
parlato gliene avesse. Convinto di ci in un pubblico giudizio,
fu condannato a provare il vero della metafora, e legato al palo
tra legna umide e paglia, accese queste, fu fatto morire di fumo,
il

soldato vile

et palute, injecta

fra le

grida del piccone: fumo punilur, qui vendidit

fumum

(3) .

Dante Alighieri appigliasi molto alla metafora nel (issare l'analogia tra le pene e le peccata, bench in ci fare riesca felice

come

in

ogni cosa che vien da

lui.

Cos, per recare un esempio, ei descrive lindovino colla lesta


procedendo a ritroso, appunto perch il pec-

rivolta indietro, e

cato dellindovino, espresso metaforicamente, sta nel voler vedere troppo innante.
u Mira chha fatto petto delle spalle:
Perch volle veder troppo datante.

Un

Diretro guarda, e fa ritroso calle (i) .


esempio ei ci fornisce nella punizione ilei seminatore
amo dal Bornio (5).
E perch tu di me novella porti.

altro

di discordie nella persona di Borii

Sappi chio son Berlram dai Bornio, quelli


Che diedi al Re Giovanni i mai conforti (6).
I

feci

[>adre e

Achitfel non

di

David

figlio in s ribelli

pi d Abbaione
malvagi pungelli

fe

co

(7).

800.
(1) Nicol ini, Com. all prue, pen., pari. 1,
(2) Op. cit. pari. Ili, 308.
e seg.
(3) l-ampritlin in t'ila .iter., cap.
Parlasi del lmtov ino Andare.
|4) Inferno, XX, 37

XXXV

(*) Inferno XXVIII, 133.


(Hi Bertramo dal Bornio, Visconte d'Aliaforte in Guascogna co suoi consigli indusse
Giovanni senza terra, lglio minore di Enrico 11 re d'Inghilterra, a ribellarsi al padre.
(7)

Come

si sa

per

la Scrittura,

Achitfel mise in discordia Absalonne con David suo

padre.

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729

'*

Perchio partii cos giunte persone,


Partito porlo

il

mio cerebro, lasso!

Dal suo principio, eh in questo troncone.


Cos s osserva in me lo contrappasso .
Si noti poi, che s come nel punire, cos nel premiare Dante
modello di analogia. Nel suo Paradiso ei colloca
2.
\ . Nel Cielo delia Luna
in forma di lucidi fuochi le anime di
quelle donne, le quali, per serbarsi la verginit, cercarono il
chiostro,
e ruppero il voto per aperta violenza deloro congiunti.
3.
Perocch nella Luna gli antichi posero la Casta Diana
(Vedi il
canto 11, HI. IV e parte del V).
4. Nel Cielo di Mercurio
le anime di coloro, che per conseguire onore e nominanza dannosi alla vita attiva, rendendosi
benemeriti della patria. Perocch Mercurio era nume attivo e
messaggiero di Giove
(Vedi il canto V VI).
Nel Cielo di Venere
le anime di coloro che. dediti in prima6.a vita lussuriosa, vinsero con la virt l'appetito, e si volsero
a casti e santi amori. Perocch Venere la Dea degli amori
(Vedi il canto Vili e. IX).
7. Nel Cielo del Sole
le anime di coloro, che coltivando e professando le sacre lettere, pervengono alla conoscenza delle cose
divine.
Perocch il Sole era quel nume che gli animi inclina
allo studio delle divine scienze
(Vedi il canto X, XI, XII, XIII
e parte del XIV).
3. Nel Cielo di Marte
le anime di coloro che valorosamente
Perocch Marte era Dio della guerra
militano per la fede.
(Vedi il canto XIV. XV, XVI, XVII e parte del XVIII).
Nel Cielo di Giove
le anime di quei principi e magistrati
Perocch Giove era nume soche governano con giustizia (I).
vrano e rigoroso servatole di giustizia
Vedi il canto XVIII,
XIX e XX).
Nel Cielo di Saturno
le anime di coloro che amano il ritiro e la vita contemplativa.
Perocch Saturno era il nume in(Vedi il canto XXI e parte del XXII).
fluente la virt della mente
ove si appresenta il trionfo di
Quindi il Cielo delle Fisse
Ges Cristo abbellito dal corteggio di Maria e dinlinile angeliche
(Vedi il canto XXII a' XXVII).
falangi
Quindi la Nona Sfera o il primo mobile, ove risplende la DiviVedi il
na Essenza nelle tre gerarchie denove angelici cori
(
canto XXVII e parte del canto XXX).
Bentham accorda latissima estensione allana/ojta tra
867.
1

(1)

Secondo me, non dorrebbe essere mollo popolata questa parte del Paradiso

di

Dante.

62

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730

a Analogia suona rapporto, conla pena e l reato. Secondo lui


nessione, ligame per cui tra due oggetti 1 uno possiede la pro-

rammentare laltro allo


Per islabi lire
Secondo lui

priet di

spirito, ecc. (1) .

analogia tra la pena e il de necessario che si trovi in questo una circostanza risaltante che si possa trasportare nella pena (2) .
Secondo lui Questa circostanza risaltante, o caratteristica,
sar lo strumento che serve al delitto, lorgano che lo consuma,
la parte del corpo ch stata il soggetto del delitto, il mezzo impiegato dal delinquente, per non essere conosciuto, ecc. (3) .
Sempre secondo lui Utilissima lanalogia, perciocch > La
pena simprimer pi facilmente nella memoria, si presenter
pi fortemente allimmaginazione (4) .
Lanalogia, intesa in senso vasto, ed applicata senza criterio
stata lorigine di pene le pi grottesche e repugnanti.
Sotto Tulio Ostilio, Mezio Sufj'ezio generale degli Albani alleati di Roma dopo avere segretamente spinti i Fidenati a muovere guerra ai Romani, promettendo loro di giltarsi alla loro
parte nel bollore della mischia, si mostrava tenero verso Tullio.
Ma, cominciata la battaglia, lasci scoperto il fianco dei Romani, ritirandosi sopra una collina col corpo da lui comandalo,
litto,

risoluto di unirsi a chi vincesse.


Ed i Romani trionfarono, e Mezio accorse, e

si congratul con
Questo, die aveva scoperto il tradimento, dissimul;
ma, riunita poi una generale assemblea, scopr lutto, e condann non gli Albani che avevano ubbidito al loro Capitano, ma il solo
Mezio Sutfezio, dicendogli

Tullio.

E se nella passala giornata avete mantenuto lanimo diviso tra


Roma e Fidene, cos il vostro corpo dovr in molte parti essere
smembrato e diviso .
Per castigarlo adunque lo fece attaccare per le mani e piedi a
due carri con sotto a ciascuno quattro cavalli, che cacciali con
violenza da contrarie parti sbranavano in pezzi il di lui corpo.
270. Un uomo dell'infima classe che insulta
Duigia con invettive atroci, merita di aver recisa la lingua, perch fu generalo
dalla parte inferiore di Brama.
271. Se li ctama co loro nomi e co nomi delle loro classi in
modo oltraggioso, un pugnale di ferro lungo dieci dita gli sar
cacciato rovente nella becca.
272. 11 re gli faccia versare olio bollente nella bocca e nell'oi

(1) Teoria delle peno, lib.


(2) Ivi.

I,

cap. VII.

(3) Ivi.
(4) Principi! del

Cod. pen. parte

Iti,

cap. VI.

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731

se abbia l'impudenza di dar contigli ai Bramini intorno


ai loro doveri.

recchio

279. Con qualunque membro un uomo di abbietti natali balla


un superiore, il membro gli dev'essere tagliato: cos il comando
Manou.
280. Se alz la mano od il bastone sul supcriore, deve avere
la mano tagliala; se, in trasporto di sdegno, gli diede un colpo

di

col piede, gli sia taglialo

il

piede.

282. Se spula addosso ad un Bramino, il re gli faccia mutilare


due labbra; se urina addosso al Bramino, luretra; se lancia
una ventosit verso di lui, lano.
283. Se lo prende pei capelli, pei piedi, per la barba, pel
collo o pei genitali, il re gli faccia troncar le due mani senza
le

esitare

(1) .

Per aver macchiato

il talamo del suo maestro spirituale, simun marchio rappresentante le parti


naturali della donna; per aver bevuto liquori forti, un marchio rappresentante linsegna d un distillatore; per aver rubalo / oro d' un

prima

sulla fronte del colpevole

il piede dun cane; per lomicidio dun Bramino, limdi un uomo senza capo (2) .
Leggesi in Michelet (3):
il diffamatore si percuoteva pubblicamente la bocca, e diceva:
bocca, tu mentivi, quando cos parlavi (i).
In Svezia il calunniatore pagava V ammenda delle labbra, davasi
un colpo sopra la bocca, ed usciva a ritroso dal tribunale.
Al falso testimone si attaccheranno sul petto due lingue di drappo rosso lunghe un palmo e mezzo e larghe tre dita; gli si attaccheranno altre due di dietro tra le spalle, con ordine di portarle

sacerdote,

magine

sempre

(o) .

lo stesso

Bentham, a forza di careggiare luso dell analogia


non dir nel puerile, ma nel ridicolo e

in senso lato, incorre

nello strano

(6).

Dopo avere indicato come prima sorgente d' analogia lo stesso


slromento nella pena adoperalo nel reato, parlando della inondazione, dice:
Lanalogia pi sensibile indica il mezzo del supplizio: questo lo annegare il colpevole con qualche apparato che aumenterebbe il terrore, in un codice penale in cui non sarebbe stata
Codice di Manou. lib. Vili, vers. 270 a 272, 279, 280, 282 c 283.
Codice di Manou, lib. IX, vers. 237.
Op. cil. Lib. XII.
Grimm, 711.
(3) Ducange, IV, 223.
(6) Teoria delle pene, lib. I, cap. VII.
(t)

(2)
(3)

(<)

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732

ammessa la morte, egli potrebbe essere annegato


vita. E ci formerebbe una parte della pena .

e restituito in

E parlando

dellavvelenamenlo, dice:
Dovrebbe impiegarsi il veleno come mezzo di supplizio per
un avvelenatore,?
Sotto certi rapporti, non vha pena pi conveniente. Lavvelenamento distinto dagli altri omicidii pel segreto col quale
pu essere propinalo il veleno, e per la fredda determinazione
che suppone. Di queste due circostanze la prima aumenta la
forza della tentazione, e 'allarme cagionato dal delitto; la seconda fa vedere che il colpevole, allento al suo proprio interesse, capace di una seria riflessione sulla natura della pena. Lidea di perire collo stesso genere di morte eh egli 'prepara la pi
spaventevole per lui. In ogni preparativo del crimine, l immaginazione gli rappresenta la sua propria sorte. Lanalogia sotto
questo rapporto produce pienamente il suo eflelto.
Vi sono per delle difficolt. I veleni sono incerti nella loro
operazione; bisognerebbe sempre fissare un tempo, elasso il quale, si abbrevierebbe il supplizio per mezzo dello strangolamento.
Se l'effetto del veleno fosse quello di produrre il sonno, la pena
potrebbe riuscire poco esemplare: se operasse in via di convulsioni e di spasimi, la pena potrebbe riescire odiosa.
Se il veleno propinato dal colpevole non fosse stato fatale,
potrebbe farsi prendere un antidoto prima che l'operazione del
veleno penale riuscisse mortale. La dose ed il tempo sarebbero
fissati dal giudice, sul rapporto dei periti.
L orrore attaccalo a questo crimine potrebbe rendere questa
pena popolare. Se vi sono dei paesi, ove sia pi comune che altrove, l dove la pena che presenta questa analogia col delitto
potrebbe essere pi convenevole .
Similmente, dopo avere indicalo come altra sorgente di analogia lo affliggere la parte del corpo che s" impieg per delinquere
continua colla medesima leggerezza:
Nei crimini di falso, la lingua e la mano sono gli stromenli
del delitto. Si pu tirare da questa circostanza una analogia
esatta nella pena.
Nel caso di atti falsi, di false scritture, la mano del colpevole sar perforata mediante uno stromento di ferro, in forma
di piuma; ed in questo stalo sar mostralo al pubblico, prima
di subire limprigionamento penale.
Nella calunnia, ne falsi rapporti, la lingua lorgano del
delitto: il calunniatore sar ugualmente esposto al pubblico colla
lingua perforala, ecc. ecc. .
l

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E non

mostrasi

meno

733

infelice nel discorrere le altre sorgenti

di analogia.

Della 155 Dignit ( 561, Voi.


La pena deve riuscire sensibile per universalit ec.
I).

868.

la

Se una data pena non riuscisse sensibile che per una classe
solamente, o solamente per questo o quellallro individuo, mancherebbe del carattere della generalit, e sarebbe inetta allo
scopo. Alla lettura di una sentenza condannatoria debbono ri-

manere scosse

le

fibre di

ognuno, e nella maniera medesima,

per quanto pi fia possibile. Dante ci descrive in poche linee leffetto della pronunziazione della condanna su tutte le anime destinate

all

inferno

Ma quell anime cheran lasse e nude,


Cangir colore, e dibatter denti
Ratto che inleser le parole crude (I) .
Quando la pena non abbraccia nella sua sanzione tutti i violatori delle disposizioni della legge punitiva, le persone non colpite violano la legge quasi per giuoco. La quale cosa si verifica
nelle pene pecuniarie, quando non venga ad esse sostituita altra congrua pena, in caso d impossibilit di erogare la somma
stabilita. Nella vita di Diogene se ne trova un esempio. Un giorno il nulla-possidente Midia diede forti e reiterati pugni a Diogene, dicendogli in aria di scherno: portane querela; tu avrai tre
mila dracme d'ammenda. Allindomani accattatozzi Diogene prese
una manopola, e scaric un fortissimo pugno sulla lesta di Midia, dicendogli del pari in aria di scherno: portane tu pure querela, ch una eguale ammenda te ne verr.
Ecco perch
legislatori sogliono sostituire una pena vicaria.
Ved. la ol i Degnila 02G, Voi. I
e lo svolgimento
della medesima ( 925 del presente volume).
i

Nella se Degniti (
869.

562, Voi. I).

Tasta

pena deve irrogarsi per la repressione di un


reato, quanta se ne richiede per prevenirlo.
ingiustizia, non che impolitico terrorismo, lo stabilire, per
esempio, pena pi aspra per la repressione di quei reati che si

potrebbero prevenire con pena pi mite. Vale un trattato compiuto quella massima: la forza disordinala trabocca, la uguale persiste.

(1) Inferno, III, 100.

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Un tempo

le

734

fanciulle di Mileto forono invase

da

tale

mana

di suicidio, che preci, ragionamenti, castighi, risultavano inefficaci. Venne decretato che il cadavere delle suicide fosse espo-

ignudo ai pubblici sguardi: il sentimento del pudore fu pi


vigoroso di quello della conservazione.
questo mezzo, bench a mio vederenon molto favorevole
ai costumi, tennesi in osservanza, perch bastava a prevenire.
Vha cosa pi malefica della sbrigliata ambizione? Certo che
no, massime quando si ponga mente alla descrizione delle sue
parti e delle sue metamorfosi pennelleggiale cos dallAlibert (1):
Sollevarsi, strisciarsi, insuperbirsi, umiliarsi, minacciare,
adulare, sperare, scoraggiarsi, travagliare la propria vita con
sto

mille timori, perdersi in futili desidri, consumare il tempo in


vane pratiche, esaurirsi in isforzi inutili, lodare gli uomini in
in segreto, prostituire la spada, vendere la
coscienza, prostrarsi innanzi alla bassezza ed alla indegnit
bere a lunghi sorsi lignominia, trafelare alla porta dei grandi,
accomodarsi ai loro capricci, volgersi ad ogni vento, adottare
tulle le massime, penetrare in lutti gli andirivieni, prendere la
virt per maschera, il delitto per gradino, accendere gli odii,
seminare, i sospetti, far nascere le diffidenze, ordire trame, tenfaccia, biasimarli

dere imboscate
zione

ecco

le parti,

ecco

le

metamorfosi

dell

ambi-

La Grecia

se ne preoccupava, e con vari mezzi tentava di soffocarla. Tutto vano! Veniva decretato che, quando uno sventu-

trovasse in preda a questa divorante passione fosse comine del monte Ossa. Calmavasi il suo arcontemplazione degli abissi spaventevoli in cui furono
precipitali
Titani. Alla vista delie rumoreggiami acque del Peneo, che slanciavansi in aria e venivano a morire appi delle
rupi, restava convinto, che conviene seguire con calma il proprio
rato

si

stretto a visitare le

dore

alla

destino, e che l'inquielo godimento della gloria non


licit

che gusla

il

E questo mezzo

compensa la

saggio in una perfetta sicurezza

fe-

(2).

tennesi in osservanza, perch bastava a pre-

venire.

Ai giorni nostri vha una genia di

tristi

e di degeneri Italiani,

immagini viventi
FEnt,

del Tartufo politico del celeberrimo Avv. Brofquali per ambizione ardevano incenso sullara del dispo-

per ambizione sinsinuavano destramente


tismo prima del 1848
per ambizione maletra le file de' longanimi liberali nel 1848
divano ai generosi liberali e ricorrevano genuflessi ad implorare
(1) Fisiologia delle passioni, rap.
(2) Vcd. Alibcrl, toc. eit.

Ambizione.

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735

potere dopo il 1848


per ambizione
il favore degli uomini del
per ambizione si affretdal 1860 in poi piegano ad ogni vento
terebbero a baciare il vessillo dell'Imperatore Niccol, se fossero
e per ambizione opereranno sempre come
sicuri del suo trionfo
operano di presente.
Per calmare tanta febbre basterebbe la
vista del monte Ossa ? Potrebbe darsi; ma vha chi crede che
il solo rimedio sarebbe quello di accompagnarli sulla rupe Tarpeia. A me sembra che ci sarebbe un onorarli di troppo!

Della 45? Degnila

563, Voi.

I ).

Non bisogna irrogare impreteribilmente tanto male di


870.
pena per qcanto male si cagiona col rl-ulo ec.
Si avverta che uno de mezzi di riuscire nella esatta misura
del male della pena sta nel provvedere in guisa che il male della
pena sorpassi il profitto del reato. Se a colui che ruba dieci si desse
per pena il pagamento di dieci, qual titolo avrebbe rnai questa
pena per prevenire tal furto?
V ha di pi: in fatto di profitto fa duopo non lasciare obbliata
losservazione di Bentham (1):
Ver profitto non bisogna intendere solamente il profitto pecuniario, ma ogni vantaggio reale ed apparente.
Il profitto la forza che spinge luomo al delitto: la pena
la forza adoperata per allontanamelo. Se la prima di queste forze
maggiore, il delitto sar commesso; se la seconda predomina,
non lo sar. Se dunque un uomo, avendo raccolto il profitto dun
delitto, e subita la pena, trova il bene maggiore del male, andr
di recidiva in recidiva senz' arrestarsi giammai. La pena sar
nulla dal lato della intimidazione. Se coloro che ne sono testimoni stimano che la bilancia dellutile in favore del delinquente, la pena sar nulla dal lato dell'esempio .
Della 45* Degniti*

564, Voi.

I).

Non vi massima pi assurda nel sistema penale, guanto


871
quella con cui s'insegna che nello irrogare la pena, bisogna seguire
la LEGGE DKL TAGLIONE.
Nell'Elica di Aristotile il taglione vien detto il giusto pitagorico,
giacch Pitagora introdusse questo instituto nella Magna Grecia,
allora in istalo di barbarie.
La legge del taglione invenzione di Radamanto.
E perch la legge del taglione fu ritrovata da Radamanto;
.

(1)

Teoria delle pene, cap. V.

736

per cotal merito egli ne fu fatto giudice nell'inferno, dove certamente.si distribuiscono pene (1) .
fondata sulladagio:
Chi soffre ci che altrui soffrire ha fatto
Alla santa giustizia ha soddisfatto .
Nel vecchio testamento professata la teoria della pena del taglione.

12. Chi avr percosso

tutto sia fatto

23.

Ma

un uomo,

chegli ne

muoia, del

morire.

se v caso di morte, metti vita per vita:

2i. Occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, pi
per pi:
25. Arsura per arsura, ferita per ferita, lividore per lividore (2) .
19. E quando alcuno avr fatta alcuna lesione corporale al
suo prossimo, facciaglisi il somigliante in ci che egli avr fatto:
20. Rottura per rottura, occhio per occhio, dente per dente: facciaglisi tal lesione corporale, quale egli avr fatta ad altrui (3) .
18. E se
giudici, dopo diligente inchiesta, trovano che
quel testimonio sia falso testimonio, e che abbia testimoniato il
falso contral suo fratello:
19. Fategli com' egli avea deliberato di fare al suo fratello: e togli via il male del mezzo di te:
20. Acciocch gli altri, udendo questo, temano: e che da indi
innanzi non si faccia pi una tal mala cosa in mezzo di te:
21. Locchio tuo non lo risparmi: vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, pi per pi (4) .
Gli antichi legislatori applicavano tanto materialmente la legge
del taglione, che secondo Meursio Themis Attica), Solone precett si crepassero amendue gli occhi a colui che avesse renduto
cieco chi aveva un occhio solo.
E pure nel diritto positivo quella del taglione
i

Legge

Di cui peggior non sode, n si legge (5) .


E dir che fu ingiusto o che fu mallo
Chi fece prima li statuti rei (6);
E come iniqui rivocar si denno,
Enuova legge far con miglior senno (7) .
(1)

Vico, Scienza Nuova, libro IV, alla rubrica: Corollario


il diritto romanv anun serioso poema; e Cantica giurisprudenza fu una severa poesia.
Esodo, cap. XXI. vcrs. 12, 23 a 25.
XXIV, vers. 19 e 20.
Deuteronomio, cap. XIX, vers. 18 a 21.
Ariosto, Orlando Furioso, XXXVII, 82.
Intendo i rii provvedimenti relativi alla pena del taglione.

tico fu
(2)

(3) Levilico, cap.


(4)
(8)
(6)

(7) Ariosto, ivi, VI, 65.

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737

Della 439 Degni!


872.

5G5, Voi.

I).

La pena

vuol essere proporzionata al reato.


Molli criminalisli, seguendo landazzo comune di giudicare le
cose columi della vecchia scuola, dividono la proporzione in geoI.

metrica ed aritmetica.
Geometrica, quando stia in ragione composta della quantit
del reato, e della condizione del delinquente.
Aritmetica, quando stia in ragione semplice della quantit del
reato.

Stranezza! La condizione del delinquente non una cosa separata e distinta dalla quantit del reato, ma entra come uno
de' dati misuratori della quantit del medesimo (Vedi il 133
e seguenti del Volume I).
II. La pena vuol essere proporzionala al reato.
873.
miei lettori dal credere, che la proporzione tra
Si guardino
lassare tanto male di pena per
il reato e la pena consista nel
quanto male si cagionato col reato; la qual cosa starebbe in
aperta contraddizione co principii da me raccomandati ( 8G9 e
seguenti ).
La proporzione cos intesa appartiene alla scuola che insegna
la necesf-it dinfliggere male per male (Ved. il 8G0). Quindi
non ha maraviglia se moralisti non la intendano altramente.
Che gli die morte; n per fu tale
La pena, chai delitto andasse eguale (I) .

se

gran

Ecco

fallo aspetta

gran flagello (2).

peccato suo che lha condullo


de suoi merli il premio tutto (3) .
Nel mio sistema la proporzione la immediata conseguenza
del principio, che tanta pena leesi tassare, quanta se ne richiede
per prevenire il reato ( 8G9). E siccome non nella natura
delle cose che la stessa pena possa richiedersi come idonea alla
prevenzione di reati congeneri di gravezza diversa, c repugna al
senso comune che una pena pi grave possa essere idonea alla
prevenzione di un reato congenere meno grave ed una pena
meno grave possa essere idonea alla prevenzione di un reato
congenere pi grave,
cos dal mio sistema derivano due con

il

Ove avr

seguenze

I.*Si conculca

il

principio della proporzione, quantunque

(1) Ariosto, ivi, XI, 79.


(2) Ariosto, ivi,
(3) Ar.osto, ivi,

XXII, 41.
XXII, 73.

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738

volte si lassi la medesima pena per reali congeneri di gravezza


diversa.
Cos se la slessa pena y venisse lassala tanto per la ferita,
quanto per l omicidio il legislatore inciterebbe i malvagi ad abbandonarsi di preferenza al reato maggiore. Se la stessa pena y
stabilita per la ferita e per V omicidio, l'uomo di sangue e di
corrucci preferir di uccidere piuttosto che di ferir solamente.
2." Si conculca viemaggiormente il principio della proporzione, quantunque volte si tassi una pena pi grave per un reato
congenere meno grave, e viceversa. Cos se venisse applicata la
pena come tre per la ferita, e la pena come due per l omicidio.
Narra Montesquieu (1): Un impostore che spacciavasi pel
Duca Costantino, fu dannato solamente alla frusta; ma avendo
poscia calunniato persone di riguardo, fu condannalo al fuoco.
In modo s strano venne proporzionala la pena tra il delitto di
lesa maest, e la calunnia!
La qual cosa ci richiama alla mente il detto di Carlo II redi
,

Avendo egli domandato perch mai un tale fosse alla


aveva fatte salire contro i suoi miSciocco ei rispose, perch non farle contro di me, che
nulla sarebbegli avvenuto?
Il grande Altieri intese bene, ed espresse meglio questa specie di violazione al principio della proporzione, quando disse (2):
Se parli o scrivi o pensi, ella (3) ti strozza
Ma, quanti vuoi, veri delitti eleggi,
Benignamente lutti ella li ingozza .
Inghilterra.

berlina, gli fu dello perch


nistri.

Della USO Degnit

5C(J,

Voi.

I).

La pena non deve essere atroce e terroristica ec.


871.
evidente, dice Beccaria nellopera dei delitti e delle pene,
che il fine delle pene non di tormentare ed affliggere un essere
sensibile, n di disfare un delitto gi commesso. Pu egli in un
corpo politico, che ben lungi di agire per passione, il tranquillo moderatore delle passioni particolari, pu egli albergare
questa inutile crudelt, strumento del furore c del fanatismo dei
deboli tiranni? Le strida di un infelice richiamano forse dal
tempo, che non ritorna, le azioni gi consumate? Il fine dunque
delle pene non altro che dimpedire il reo dal fare nuovi danni
ai suoi cittadini, e di rimovere gli altri dal farne eguali. Quelle
pene dunque, e quel metodo
XVI.
Le leggi

(I) Lib. VI, cap.


(21 Satira V.

di infliggerle

devecssere prescelto,

vers. 157.

(3) Ella, lItalia; o per

meglio

dire,

carnefici d'Italia.

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739

che, serbala la proporzione, fari una impressione piu efficace e


pi durevole sugli animi degli uomini, e la meno tormentosa sul
corpo del reo .
Loggetto dunque delle leggi, ripete Filangieri (I), loggetto
dunque delle leggi nel punire delitti altro non pu essere, so
non quello dimpedire che il delinquente rechi altri danni alla
societ, e di distogliere gli altri dall imitare il suo esempio,
collimpressione che la pena da lui sofferta dee fare su' loro spiriti. Se questo fine si pu dunque conseguil e colle pene pi dolci,
le leggi non debbono impiegare le pi severe. Quelle pene sono,
dunque, preferibili, che, serbata sempre la proporzione che conviene, col minor tormento del reo producono il maggiore orrore
pei delitti, ed il maggiore spavento per coloro che sarebbero
tentati a commetterli. Il legislatore nel determinare, dunque, le
pene alle diverse specie di delitti, non dee permettersi che quel
grado di severit necessaria per reprimere l'affezione viziosa
che li produce. Se egli oltrepassa questo confine, egli cade nella
tirannia, poich se la societ debbo essere protetta,
diritti degli uomini debbono essere rispettali, e non permesso sacrificarne, se non quella porzione eh necessaria per conservare e
difendere la pubblica sicurezza: principi! che debbono dirigere
il legislatore, dice Platone, son quelli di un padre e di una ma Sic igitur leges
dre, e non quelli del padrone e del tiranno.
civitalibus conscribanlur ut patris, matrisque personam lator leyum
penilus qeral, scriplaeque cluiritatis prudcnliaeque virlulem lubcant
potius qutnn domini, tyrannique imperium minitantis tantum, et
describentis. rationem vero nullam penilus, ussignanlis (2) .
Vittorio Alfieri (3) con una impareggiabile poli posi induce la
pi disperata fra le madri a confessare che le lagrime del condannalo non valgono a richiamare in vita lestinto. Ecco le parole messe
nella bocca di Merope e dirette al credulo uccisore del figlio:
Ahi scellerato, barbaro, fellone!
Assassin vile, la tua mano impura
i

Bagnata hai

tu del

mio

ligliuol nel

sangue?

Che mi

vai tutto il tuo? Solo una stilla


Scontar mai pu di quello? Io, che gi tanto
Era infelice! e tu sovra ogni donna,
Sovra ogni madre misera mi festi.
Stringete voi quei ferrei lacci; orrendi

Strazii inauditi apprestategli: ei spiri


Infra tormenti lalma. Io vo mirarlo
(1) Scienza della legislazione, lib. Ili, cap.
(2) Plato, De legibus, dialog. IX.
(3) Nella Merope, alto IV, secna 3.

XXVII.

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740

Piangere a calile lagrime; non chuna,


Mille vo dargli io stessa orride morti.

Ahi lassa e ci li render il tuo figlio? .


ha tramandato un largo catalogo di pene im!

1.

Per

mani

la storia ci

e feroci sancite da frenetici legislatori.

Essa
Mostraci il figlio delluomo taglialo a pezzi con rasoi.
291. Coloro che vendono cattivo per buono, o che mettono
il grano buono al disopra per nascondere il cattivo, o distruggono confini, debbono subire un castigo che li sfiguri.
292. Ma il pi perverso di tutti i furfanti un orefice che
3.
frode; e il re lo faccia tagliare in pezzi con rasoi (1) .
commette
Mostraci il figlio delluomo abbacinato.
Abbacinare suona abbagliare. Nella sua propria origine vale accecare, perch i tiranni introdussero la pena di torre la vista con
bacini infocati, lo che acceca dissecando lumido degli occhi.
Poi (il redi Babilonia) fece abbacinare gli occhi a Sedechia,
4.
e lo fece legar di due catene di rame, per menarlo in Babilo2.
a

nia

(2) .

Mostraci il figlio delluomo dilaniato dai cani.


tiranno di Forca nella Tessaglia, quello stesso che
Alessandro,
5.
nellanno 364 avanti G C. fu vinto da Pelopida generale dei Tebani e che alquanti anni dopo venne assassinato dalla propria
moglie, era divenuto formidabile per le sue crudelt.

Egli si deliziava ili fare seppellire gli uomini vivi, e di farli


6.
di pelle di orso o di cinghiale, e di farli dilaniare dagli sguincoprire
zagliati cani da caccia, o di ferirli egli stesso a colpi di freccia.
Mostraci il figlio delluomo dannato al cifonismo.
(cyphon), palo, strumento con cui antiDa
Cifonismo
camente si tormentavano rei, legandoli ad un palo, o ponenTormento che dodoli rannicchiati in altra incomoda postura.
vasi ugnendo di mele il corpo della persona ed esponendolo

al sole.
Mostraci il figlio delluomo condannato allo scafsmo.
Da oxohrcw (scapto), scavare.
Scafsmo
Supplizio usato in Persia, per cui un reo, unte le membra di
mele e di latte, chiudevasi in un tronco scavato, con cinque soli
buchi, dai quali uscivano la lesta i piedi e le braccia.
In tale posizione periva per inedia, e per le punture delle ve-

spe e delle mosche.


Mostraci il figlio dell'uomo rinfermato nel loro di Falaride.

(1)
(2)

Codice di Manou, lib. IX. vrrs. 2


Il Libro del Profeta Geremia, Cap.

292.

XXXIX,

vers. 7.

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741

Pena orrenda; tanto che falarismo divenne sinonimo di crudelt,


lib. VII,
efferatezza, e fu adoperalo da Cicerone (Ad Altic.
7.

episl. 10), parlando di Cesare, e temendo in questo un nuovo


Falaride, che verso lanno 564 avanti G. C. facea perire anche
per
8. semplici sospetti, nel famoso toro.
Mostraci il figlio delluomo morto di fame.
9.
Riferisce Lisia, nel frammento dellorazione acefala, che gli
Ateniesi condannavano una certa classe di empi a morir di fame
sedendo intorno ad un desco lautamente imbandito.
u
Cartaginesi puniscono leroismo di Attilio
10. Mostraci che
Regolo con un supplizio de pi strazianti.
Mostraci il figlio delluomo pestato in un mortaio.
Nicocreone, signore di Salamina, fece pestare in un mortaio
i

il

filosofo

Anassagora.

Mo straci

figlio dell

il

uomo

scorticalo vivo.

Guglielmo re di
un giudice prevaricatore, e pose la
pelle su quel tribunale ovei sedeva a rendere giustizia; ed in
seguito propose allufficio vacante lo stesso figlio dello scorticato.

Narra Claudio Tolomei

nelle sue Lettere che

Sicilia fece scorticare vivo

1 1

Mo slraci

figlio

il

delluomo squartato vivo.

Pena detta diasfendon.

Da

Sia (dia) per, e

da

oifv/Svri

Sorta di supplizio pel quale


12.

l'altro attaccato a

due cime

(sfondone), fionda, balista.


il

condannalo con

lun piede e

di alberi a forza piegati e poscia ab-

bandonali alla loro elasticilh, restava in un istante squartato.


13.
Al quale supplizio Alessandro il Grande condann Bosso, Satrapo della Battriana, traditore e uccisore del suo Sovrano Da14.
rio; e di cui limperatore Aureliano si serv contro gli adulteri.
In Roma Mezio Suffezio, legalo mezzo in una quadriga e mezzo
in unaltra, e, giusta la testimonianza di Tito Livio (I, 28), di15.
versum in iter equi concitali, fu fatto miseramente a brani.
Ved. il 854.
Mostraci il figlio dell' uomo giltato nel bratro.
Baratro dicevasi una voragine nella quale in Atene venivano
gittati

facinorosi.

Mostraci

il

figlio

delluomo

astretto a bere la cicuta.

Pena subita da Socrate, Focione ed altri.


Mostraci il figlio delluomo perire nel sozzo bacio.
Messenzio, re di Etruria, chiamato da Virgilio contemplar Divum, fra gli squisiti supplizi, adott quello di far collocare il
vivo sul morto, bocca su bocca, finch spirasse.
Mostraci il figlio delluomo fratturato vivo.
Il 13 gennaio 1759 il Duca dAveiro ed il Marchese di Tavoros furono fratturati vivi, arsi
loro corpi, gittate in mare lecci

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come congiurali

742

con tre colpi di moschetto che


corpo di Giuseppe I re di Portogallo: attentato commesso il 3 settembre 1758 alle ore H disera.
16. Mostraci il figlio dell'uomo bruciato vivo.
Papa Martino V, fa bruciare vivo Giovanni Hus e Gerolamo
da Praga, capi duna novella setta contro disordini clericali.
Busiride, re di Egitto, offriva agli Dei quanti stranieri avevano la disgrazia di approdare ai confini dello Stato.
Quindi famose le Are di Busiride.
La S. Inquisizione condannava il figlio dell'uomo al supplineri

causarono leggiere

nell'attentato

ferite sul

zio del fuoco, affinch, come essa ipocritamente diceva, fosse


rimasta invulnerata la massima: Ecclesia non novi t sanguiner.
17. 0

Mo slraei

il

figlio

dannato

alla sedia rovente.

Papa Celestino ili fa denudare il conte Giordano, lo fa ligare


sopra una sedia di ferro rovente, e coronare con un cerchio
doro rovente statogli inchiodalo in capo.
18. Mostraci il figlio dell uomo dannato al supplizio della ruota, delle tanaglie infocale, della dilaniazione delle membra, del dislocamento delle ossa, del martello ec.
Sulle quali pene dice Jannini (1):
I supplizi! spaventevoli della ruota, delle tanaglie infuocate,
della dilaniazione delle membra, e dislogamento delle osfea, del
martello e del vivicomburio eran pene che la ferocia invent
nel colmo di sua tristezza, di gran lunga superiori a quelle infernali di Tizio, dJssione, e di Prometeo; fortunatamente or non
sono che unatroce rimembranza come tragici casi di Tebe .
Michelet, riferendosi all'autorit di Grirnm, nel libro II, cap. II,
Sezione / delle Origini del diritto francese enumera altre atroci
pene riconosciute in Germania.
a Se si prendesse un incendiario di ceneri, ovvero un uomo
che avesse appiccato l'incendio nella foresta, verr legato sopra
un clo, e sar collocalo davanti i magazzini della comune; l
vi sar una carrellata della foresta incendiala, e sar tenuto a
piedi nudi davanti il fuoco a nove piedi di distanza, fintantoch
i

cada la pianta de piedi (anno 1423).


Si far davanti i suoi piedi un fuoco tale che il suolo ne resti
brucialo, e bene inteso il suolo desuoi piedi, non quello delle
sue scarpe.
Si opina puranco che se taluno incendia o brucia maliziosaTerre marque
mente la marca (propriet comune della Trib
gli

tal uomo sar messo nella pelle di


fresco scorticata di una vacca o di un bue, sar coricato a tre

interdetta ad altre Trib), un

(1) Aforismi

pensieri legislativi,

124.

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743

passi davanti il fuoco al punto dove questo maggiormente


violento, tino a tanto che la fiamma brucia al disopra, e si reiterer questo due o tre volte, sempre al punto dove il fuoco maggiormente violento. Ci fatto, morto o vivo, egli ha emendato
il

suo

fallo.

Si puranco davviso che se alcuno decortica un albero in


piedi, verr aperto per lombelico, saranno ligati i suoi intestini

con un chiodo di ferro da cavallo, al sito stesso dovegli avr


cominciato a decorticare, poscia verr tiralo dattorno allalbero
fino a die cuopra tutto lo spazio chegli ha scorticato, quando
anche non dovesse conservare neppure un intestino intatto.
Questione Se alcuno taglia un albero fruttifero e ne nasconde
il tronco col disegno di rubare, quale pena incorrer? Colui che
agir cos avr la mano dritta ligaia sul dosso, il ventre inchiodalo sul tronco, gli si metter nella mano sinistra un'ascia on:

degli si distacchi se

pu

Il sullodato Michelet nel libra IV, cap.


tinua ad enumerare le pene atroci.

Le

XI

dellopera citata con-

legislazioni barbare spiegarono una spaventevole poesia

nella invenzione delle pene


al secolo XIV simpiccavano gli Ebrei colla testa gi fra
cani.
Valois non vera niente di pi comune, che far cucire i
Sotto
condannati in un sacco, e gittare nella riviera
Sotto Carlo VII
un bastardo della casa di Borbone mor di questo supplizio.
Al secolo XIV, nellepoca pi crudele della tirannia fiscale,
lacqua e il fuoco sono ad un tempo impiegati pel supplizio dei
falsi monetari; questi son bolliti vivi.
La costumanza di Brettagna, riformata nel 1580, porta (articolo 634): I monetari falsi saranno bollili, e quindi appesi. Lo stesso
supplizio nella Normandia.
E noto il supplizio delle Vestali, ed al medio-evo i traboc-

Fino

due

chetti, ec.

Che lomicida

sia sepolto sotto colui

fori Morlanensis, 31 32.


Che luccisore sia sepolto vivo sotto

che stato ucciso.

Slat.

luomo chegli ha trucidato. Charle du Coml de liigorre, anno 1238.


Nel 1489 a Zurigo son murati due uomini: di maniera che essi non veggono pi
n sole n luna, e che non vi altra apertura che per passare
gli alimenti.
Grimm, 726.
Nelle leggi di Guglielmo re d'Inghilterra, art. 67, si legge.
Noi vietiamo di uccidere o d impiccare il malfattore, qualunque esso sia; ma gli si strapperanno gli occhi; gli si taglieranno
i piedi, od i testicoli, o
le mani, afiinch non altro resti di lui

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744

che nn tronco vivo in memoria de! suo delitto.


Alcune volte si
strappavano glintestini, e si bruciavano alla presenza del paziente vivo e seduto. Questo fu il supplizio di Thomas Blount
sotto il re dInghilterra Enrico IV (Lingard, toro. IV, anno 1 400).

Legge di Frisa: Se alcuno ha commesso effrazione in un tempio, e vi ha preso alcun vaso, si conduce verso il mare, e sopra
larena che viene a coprire il flusso: gli si fendono gli orecchi,
si evira e si immola agli Dei, dei quali ha profanato i templi.

Grimm, 708 .
Non meno atroci erano

le pene presso gli antichi Romani.


Mette fremito il culleo del parricida
Mette fremito la pena delle Vestali che cedevano alla irresistibile potenza di amore!
Cornelia (Massimilla), Vestale, fu sepolta viva per ordine del
feroce Domiziano, che concep la strana idea dillustrare il suo
regno con questo esempio. Egli la fece accusare di avere avuto
commercio con Celere, cavaliere romano; e non permise che si
giustificasse. opinione che fosse innocente.
Mette fremito la pena inflitta a Caio Billio.
Quando la cospirazione dei ricchi oper luccisione di Tiberio
Gracco, la collera dei vincitori si sfog insanamente contro gli
stessi amici del trucidato Tribuno. Un Caio Billio (Gaius Billius,
o Viliius secondo alcuni) fu rinfermato in una botte con dei serpenti e delle vipere, e cos fatto morire.
Vedi Plutarco, Vita di Tiberio e di Caio Gracco, XXIX.
Sono degni di nota i seguenti frammenti.
Paulus (Sentent. ree., lib. 5, tit. 14, 19):
Stimma supplicia suoi Cru.v, Crematio Deeollatio .
Ulpianus, lib. 9,
L. 8, 1 et 3, D. XLVllI, XIX, De poenis
de officio procotisulis :
1. Vita adimitur ut pula si damnatur aliquis ut Gladio in
eum animadvertalur. Scd animadverli Gladio oportet, non secchi
vel telo, vel fusti, vel laqueo, vel quo alio modo. Proinde nec liberata mortis facultatem concedendi Praesides habent, multo magis vel
veneno necandi. Divi tamen Fralrcs rescripscrunl permitlentes libe!

ram

mortis facultatem (1).


3. Nec ea quidem poena damnari quem oportet ut vehberibcs
necetur, vel virgisinterimatur nec TORMENTISI quamvis plerique dum
torquenlur defccre soletti .
L. 11, 3, D. eod. tit. Marciatms lib. 2, de publicis judiciis:

(I)

cosi per ispecinl benefrio al

condannato a pena rapitale lasciatasi l'elezione


Aon. XIII.

del geoere di morte. I.o stesso N'erouc concesse tal beneficio. Vedi Tacilo

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745

Capitis poena est, bestiis objici, vel alias similes poenas pati

V el AMMADYRRT1 (1) .
L. 25, 1 D. eod.
,

lit.

Modestie, us,

lib.

12 Pandeclamm

Non potest quis sic damnari ut de saxo frecipitetur .


L. 28, inprinc., D. XL Vili, XIX. De poenis
Callislratus,
,

lib.

6 de Gognitionibus :

Suinmum supplicium esse videtur ad furcam damnatio (2) ilcm


1. crematio; quod quamquam summi supplicii appellalione merito
vivi

continerelur ; lumen (eo quod postea id genus poenae adinvcntum


posterius primo visura est. Ilem capitis amputatio .

est)

Per nei tempi pi remoli i Romani riconoscevano i seguenti


2.
generi
di morte oltre a quello serbato ai parricidi, alle vestali,
violatrici del voto di castit, ere.
La Croce.
Pena pi straziante del patibolo (Vedi n 3).
Perciocch gli appesi al patibolo spiravano incontanente, ed i
3.
crocifissi
languivano lunga pezza (Vedi Isidorus, Orig.). Talvolta
la pena della Croce si eseguiva nel carcere (Vedi lesempio riferito da Valerio Massimo, Vili, 4. 2). Anche eseguita fuori car4.
cere importava maggiore ignominia.
5. La Decollazione.
Pena applicata a quei nobili giovani
che avevano cospirato pel ritorno di Tarquinio. Dei quali cos
Livio (2, 5):
Stabant deligati ad palum nobilissimi juvenes. Consules in sedera processere suam : missique liclores ad sumendum supplicium :
nudatos virgis caedunt securique feriunt .
" La Forca.
Delta con altro nome patibolo. Era preceduta
dalle battiture, come fa testimonio Cicerone (De divinai. I, 26),
riferendo la esecuzione sopra un servo, il quale fu condotto pel
circo portando la forca, mentre veniva battuto colle verghe.
" La Fustigazione
Pena sancita dalle leggi
fino alla morte.
delle XII tavole pei reali infamanti.
La Precipitazione.
Introdotta da Romolo, il quale precett che i cittadini di non oscuri natali che fossero convinti di
latrocinio venissero lanciati gi dalla rupe (Vedi Dionis. dAlicarn. lib. 2). In seguito venne adottata dalle leggi delle XII tavole contro i falsi testimoni, i servi convinti di manifesto latro-

cinio, ecc.

Famosa

poi nella storia Romana la rupe Tarpeia, dalla quale


i
facinorosi. E le Scale Gemonie non suo-

venivano precipitati

nano per certo dolce

ai

medesimi

(1)

Animadverti snonn essere condannalo

(2)

il

al Coltello.

giureconsulto Calli-arato aveva scritto od Crucbm damnatio. Triboniano vi soad Furcam damnatio, avendo Costantino abolito il supplizio della Croce.

stitu la frase

et

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746

Provi dunque deRe l'aspra fierezza


Chi merlerebbe le gemonie scale,
O del Tarpeo di misurar l'altezza (1) .
Sospensione all'albero infelice (2).
Se nc fa menzione sotto
Duumil Re Tulio Ostilio nella legge con cui furono nominali
viri per giudicare Orazio, imputalo domicidio in persona della
propria sorella. Ecco i termini di questa legge:
Duumviri perducllionem judicenl. Si a duumviris provocavil,

6.

7.

provocatione certalo ;

si vincent,

caput obnubilo, infelici ardori reste

suspendilo (Liv. I, 26).


Questo supplicio era preceduto dalle battiture, giuslach raccogliesi dal medesimo luogo di Livio, ove si dice:

manus;

I, lictor, colliga

vf.hhf.rato vel intra

Pomocrium, vel

extra Pomocrium, caput obnubilo, ecc.


Strangolamento in carcere.
Affidavasi lesecuzione di questa pena ai Triumviri. Eccone un esempio cos narrato da Crispo Sallustio (Bellum Catilinarium) :
Poslquam Senatus in Catonis sententiam discessit; Con sul optimum factu ralus, noctem, qua e inslabat, ante capere, ne quid eo
spatio novarelur, triumviros, quae ad supplicium postulabat, parare
jubel: ipse, praesidiis disposilis Lenlulum in carcerem dcdur.il:
idem ft ceteris per Praclores. Est in carcere tocus, quod Tullianum
appellatur, ubi paullulum ascenderis ad lacvam, circiter XII pedrs
humi depressus: eum muniunt undique parietes, atque insuper camera lapideis fornicibus vincta: sei I inculla tenebris, odore foeda,
atque terribilis rjus facies. In eum locum poslquam dcmissus LentuQUIBUS PUAECEPTCM ERAT
lus, VINDICES HF.HCM CAPiTAI.lUM
LAQl'EO
GULAM FRF.GF.RF. .

Che

filatessa di efferatezze

E pure

gli

uomini dovrebbero guardarsi bene dintrodurre

atroci e laceranti supplizi, non fosse che per la considerazione


Peri lo coche spesso l inventore perisce nella sua invenzione.

struiva o donava a Faluride, tiranno di Agrigento in Sicilia,


famoso toro; e Penilo fu il primo a perire nel toro.

il

Del quale Penilo cos laquila dei poeti (3):


Come l buccicilian, che mugghi prima
Col pianto di colui, e ci fu dritto,
Che lavca temperalo con sua lima .
Contro latrocit desupplizi elevossi polente la voce di BeccaVoltaire nella nota 48 allopera Dei delitti e delle pene riflette:
ria.

Meni., Sat. 2.
Alberi infeltr ed abbonimeli dalla religione sono quelli che non vengono seminanc danno frutto; ronie il pioppo, lolmo.

(J)

(2)
ti,

(3) Dante, lnf.

XXVII,

7.

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747

supplizi ricercati paiono pi inventati dalla tirannia, che

umano si troppo affaticato a rendere spaventevole la morte.


La pena della ruota introdotta in Alemagna in tempo di anarchia, ove chi s'impadroniva dei diritti regali voleva, per mezzo
dellapparecchio di un tormento inaudito, contenere collo spavento chiunque avesse ardilo di commettere allentati contro di
lui. In Inghilterra si apriva il ventre di un uomo colpevole di
alto tradimento, gli si strappava il cuore, gli si davano percosse sulle guancie, ed il cuore si gittava nelle fiamme. Ma quale
era mai questo delitto di allo tradimento? Era reo di tal delitto
nelle guerre civili colui che era stato fedele ad un re disgraziato,
e che qualche volta avea detto il suo sentimento sopra il diritto
dubbioso del vincitore. Alla fine costumi si mitigarono, e bench siasi continuato a strappare il cuore al condannalo, ci
sempre seguito dopo la di lui morte. Lapparecchio orribile,
ma la morte dolce, se tale possa essere .
Aggiuntoch il Genovesi nella nota al lib. 6, cap. 9 dello Spirito delle leggi di Montesquieu, considera:
La pena di essere tagliato in mille pezzi
in cento, che sinfligge nella China, crudelissima. Questo dimostra che i Cliinosi sono ancora rozzi. Ma anche nelle repubbliche antiche e
moderne troverete
fuochi lenti, e certe altre sorte di morti
atroci. Mi pare un problema non ancora deciso, se la ferocia dei
costumi porli seco latrocit delle pene, o questa la ferocia dei
costumi .
dalla giustizia, e lo spirito

Della 401 Degnila ( 567, Voi.


Anche quando, per servire alla esemplarit,
I).

87o.

si

opinasse

di rivestire la pena di certi apparati esteriori, vuoisi procurare che


essi apportino al

condannato

minor male reale che fia possibile.


Al proposito, pongo innanzi, e lascio che valuti la sana critica dei leggitori alcune vedute di Bentham (1):
Poniamo qui unaltra distinzione
Vha nelle pene valore
apparente, e valore reale.
Io intendo per valore reale lintiero male della pena, tutto
quello che sarebbe provato quando essa venisse inflitta.
Io intendo per valore apparente il male probabile che si presenterebbe aM'immaginazione della universalit degli uomini, in
seguito alla semplice descrizione della pena, od alla vista della
sua esecuzione.
il

(l)Principii del Codice penale, porte

III,

cap. IV.

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ipy

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748

la pena reale. Che mai inpena apparente.


pena apparente d il profitto.
li profitto delle pene si rapporta aglinlcressi delle due parli:
il pubblico e loffeso. Il dispendio della pena aggiunge a questo
numero un terzo interesse, quello del delinquente.
Non Insogna dimenticare, sebbene soventissimo si dimentichi,
che il delinquente membro della comunit come ogni altro individuo, come la stessa parte offesa e che vi la stessa ragione
di consultare il suo interesse che quello di ogni altro. Il suo benessere proporzionatamente il benessere della comunit. Ecco
la base, la solida base delle idee morali di giustizia. Pu essere
necessario che linteresse del delinquente sia in parte sacrificato
all'interesse comune, ma non gi che non abbiasene alcun riguardo. Si pu avventurare una grande pena per la speranza di
produrre un gran bene; vi tale speranza pi debole e tale bene inferiore, pequali sarebbe assurdo di avventurare la medesima pena. Sta qui il principio che dirige gli uomini nelle loro
speculazioni private. Perch non sarebbe esso la guida del le-

Che mai

costituisce

il

dispendio?

fluisce sulla condotta de'soggelti? la

La pena

reale

la

perdita,

la

gislatore?

Bisogna infliggere delle pene reali? S;

ma perch?

princi-

palmente per Iesempio, perch la realt della pena necessaria


per produrne 'apparenza. L'apparenza loggetto essenziale.
Tutto il male che non appare a pura perdita. Bisogna dunque
che il male reale sia cos piccolo ed il male apparente cos
grande che Ga possibile Laddove impiccare un uomo in effgie
potesse produrre la stessa impressione di terrore, sarebbe follia
o crudelt limpiccarlo in persona (1).
l

(1) Al capo di Huona-Spcranza gli Olandesi fecero uso di uno stratagemma che non
poteva riuscire che cogli Ottentotti. Uno degli ufficiali della compagnia aveva ucciso un
individuo di questa trib inoffensiva. Tutti presero partito, lutti erano furiosi ed implacabili. bisogn dare un esempio per pacificarli. Il delinquente fu tradotto al loro
cospetto colle pulsette come un malfattore; sub un gran cerimoniale di giustizia; fu
condannato, e costretto ad ingoiare una tazza d'acquavite infiammata. L'uomo disimpegna la sua parte, egli si finge morto, cade senza movimento. I suoi amici lo coprono
con un mantello e lo portati via. Gli Ottentotti si dichiararono completamente soddisfatti. Il peggio cheglino avrebbero saputo fare, dicevan essi, sarebbe stato di gittar
l'uomo nel fuoco; ma gli Olandesi avevano fatto meglio, essi avevano gitlalo il fuoco
nello stomaco deiruomo.(Lloyds Evening-Post, for august or september 1776).
A questo esempio di Hcntham io posso aggiungere un altro, cui mi fornisce la let-

tura della vita di Catiuat:

Due dragoni della guarnigione francese chera a Mantova, transitavano per una contrada. Un Italiano clic aveva in ira uno dei due, lo pugnal, e rifuggissi nel tempio. 11
compagno del morto linsegul e luccise presso laltare. Il popolo, irritato della violazione dellimmunit ecclesiastica, si ammulin e voleva chiudere le porte del tempio.

Ma luccisore, fattosi strada colla spada, si ricovr nella casa del suo Colonnello. Ma
popolo la investi e chiese con minacce la consegna del profanatore. Per sedare il tumulto, il Generale Francese (il celebre Catiuat, nato a Parigi il I settembre 1637) fece
il

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749

Se i delinquenti tossero costantemente puniti peloro delitti


senza che alcuno ne avesse conoscenza, chiaro che, salvo il
debole vantaggio accidentale che potrebbe derivare dalla emenda
de' colpevoli, o quello di torre nemedesimi il potere di nuocere,
lapplicazione della pena sarebbe una mera perdila. La pena
reale avrebbe tutta la sua forza la pena apparente sarebbe nulla.
Il castigo cadrebbe sopra ogni individuo come un male impreveduto; n sarebbe stato presente al suo spirito per allontanarlo
dallazione criminosa; n egli sarebbe desempio ad alcuno.
Pu verificarsi in due maniere che delinquenti non abbiano
alcuna conoscenza della pena: 1 Allorch essa viene inflitta
senza alcuna legge precedente; 2 Allorch la legge penale non
venuta a notizia del delinquente.
La legge penale pu rendersi presente allanima in due maniere: 1 Mediante la pubblicazione della legge, cio mediante
la descrizione della pena; 2 Mediante la pubblica esecuzione
della legge, cio mediante la inflizione della pena con una convenevole pubblicit.
La idea della pena debbessere esatta, o come dicono logici,
adequata: con che io intendo esser desiderabile che la pena rappresenti allo spirilo non qualche parte solamente delle sofferenze chessa racchiude, ma la totalit delle medesime.
La idea della pena, per essere esatta, deve, dunque rappresentare tutti punti che la compongono ci che non conosciuto
non potrebbe agire come motivo.
Da ci possonsi dedurre tre massime importanti
1 A dati uguali, una pena facile ad essere conosciuta, preferibile ad unaltra che lo meno;
2* Quello che meglio si scolpisce nella memoria preferibile
a ci che pi suscettibile di essere messo in obblio;
3* Ci che molto grande in apparenza, oppure pi grande
in apparenza che in realt, preferibile a ci che sarebbe pi
grande in realt, che in apparenza .
;

Della 468 Degnila

568, Voi.

I).

Vuol essere eliminata ogni pena immorale.


876.
Cos la esposizione delladultera al ludibrio del pubblico ed
agli insulti di tutti

libertini.

tramenare il soldato carico di catene in una prigione; e la notte lo invi in una piazza
lontana. Alquanti giorni dopo si fece esporre un cadavere, che si disse esser quello del
dragone. Il popolo se lehbc a credere, e riguard questa morte come un gastigo del
Cielo.

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750

Della 463 Itrgn ita


877
opinione.

569, Voi.

I).

Vuol essere eliminala ogni pena urlante la pubblica

I.

Diversamente erompe l indispettimento universale, e quindi


gareggiano per provvedere allimpunit del colpevole. Alrincresce il querelarsi; ogni altro trova ripugnanza nel
denunziare il reato;
testimoni si credono obbligati a mentire;
gli stessi giudici piegano in favore del giudicabile.
II. Urlante la pubblica opinione.
878
La quale degnila dovrebbe fare accorti legislatori quanto sia
opera insulsa il sanzionare la infamia di dritto. Perciocch la
sanzione inutile, quando la pubblica opinione ritiene disonoratile unazione; e quando la sanzione urta la pubblica opinione,
tutti

loffeso

torna ridicola e senza effetto.


E poich sono in sul tasto, dir alcun che intorno alle cos
delle pene infamanti.

Domander: 1 Che significa infamia?


3 Come provvedono i legislatori ?

re ?

2"

Come

si

vuol divide-

razionale l'adozione

infamia di diritto?

dell

a
1
Domanda: che significa infamia?
Infamia da in, sine, senza, e ila fama; senza fama, perduta fama. Lopposto di fuma, reputazione, stima.
Vien definita da Anton Mallhei (f):
Est aulem infamia nihil aliud, guani ignominia, scu f.xistimationis laesio, qua quis honeslorum virorum numero eximi tur .
La stima poi lo stalo dintegrit non macolata. Direi col

poeta

E quellodor che sol riman di noi


Poscia che l resto fragile defunto ( 2 )

Domanda Come si suol dividere la infamia ?


Secondoch la perdita della stima, da cui la infamia risulta,
sia la conseguenza della pubblica opinione, o delia dichiarazione
2

della legge, fassi

luogo aWinfami

(li

fatto,

all 'infamia

di drillo,

ossia legate.

cos la stessa stima subisce unanaloga divisione. Stima di

fatto,

e stima di dritto, o legale, secondoch lo stato dintegrit


sia riconosciuto dalla pubblica opinione, o dalla

non macolata
legge.

Intorno alla idea della stima legale, ed alla maniera con cui

si

(t) I)c crini, lit. 2, cap. 3.

(2) Ariosto,

Orlando Furioso, VII,

M.

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751

si distrugge, dice cos la L. 5, 1 ad 3, D. L. Xlll, De


extraordinar. cognitionibus, et si judex litem suam fccisse
Calli-

scema o

\ de cognitionibus:
Existimatio est dignilatis illesae status, legibus ac moribus
comprobatus ; qui ex delieto nostro aucloritate legum, aut mimiti,

slralus,

lib.

aul consumitur.
2. Mincitur existimatio, quotiens, manente liberiate, circu stadignilatis poena plectimur: siculi, ecc.
3. Consumiti! vero, quotiens magna capitis minutio intervenit,
idest cum libertas ad imi tur; veluti ecc.

tuiti

Domanda

Come provvedono

legislatori ?

Gli antichi legislatori adottarono quasi

sempre

la

infamia di

credendola un potentissimo correttivo della spinta criminosa. Opina Filangieri (I), lEgitto essere stalo il primo a conoscerne l'efficacia.
LEgitto, egli scrive, fu il primo a conoscere leflcacia di
questa forza (2), e ad insegnare alle altre nazioni luso vantaggioso clic potevano farne le leggi. Col pi ingegnoso artifizio i
savi legislatori di questo antico popolo cercarono dintimorire
il malvagio con una pena posteriore alla sua morte. L'uomo potente che violava le leggi poteva sperare, finch viveva, di rimanere impunito sotto lombra del suo potere, ma terminando
questo colla sua morte egli scampar non poteva i terribili decreti di un rigoroso giudizio che condannava ad un eterno obbrobrio il suo nome, e lasciava insepolte le abbon ite sue ceneri.
Il cittadino, il magistrato, il sacerdote, il re, allorch moriva,
doveva essere giudicato prima di essere sepolto. Un tetro lago
separava labitazione devivenli da quella dei morti. Sulle sponde di questo lago si fermava il cadavere, ed un araldo ad alla
voce ne intimava il terribile giudizio:
Chiunque tu sei, gli diceva, ora che il tuo potere terminato colla
tua vita; ora che i titoli e le dignit ti abbandonano ; ora che l'invidia non nasconde i tuoi benefizi, il timore non accetta i tuoi, delitti,
l'interesse noi esagera n i tuoi vizi, n le lue virt; ora il tempo
di render conto alla patria delle tue azioni. Che hai tu fatto nel
tempo della tua vita? La legge tinterroga, la patria ti ascolta, la
drillo,

ti deve giudicare.
Allora quaranta giudici sentivano le accuse che si producedel defunto: si palesavano quei delitti che erano
rimasti occulti durante la sua vita. Si esaminava col maggior rigore come aveva ubbidito alle leggi, se era cittadino come ave-

verit

vano contro

(1) Scienza della Icgislaziuue, lib. Ili, cap.


(2)

XXXI.

L'opinione.

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va amministralo

la

752

giustizia, se era magistrato;

come aveva

esercitato le funzioni del suo sacro ministero, se era sacerdote;

con qual moderazione aveva fatto uso del supremo potere, se


era il re. Il cittadino che aveva violate le leggi; il magistrato
che ne aveva abusalo; il sacerdote che le aveva disprezzate sotto
gli auspicii della superstizione; il re che aveva versato il sangue del popolo in una guerra ingiusta, e che aveva profuse le
rendile pubbliche pei suoi piaceri, che aveva commesse delle
violenze contro privati, dell'estorsioni contro del pubblico, che
aveva dettata o protetta una legge ingiusta, che, in poche parole,
abusato aveva desuoi dritti ed oscurato lo splendore del trono,
era come gli altri condannato all'infamia e privato di sepoltura.
Questa non si concedeva se non a colui che giudici trovato
avevano innocente; e questultimo uffizio era preceduto da un
elogio destinalo ad incoraggiare la posterit dellillustre defunto
a praticar le sue virt, e ad imitarne l'esempio (I).
Dopo degli Egizi, Minos (2), Licurgo (3), Zaleuco (i), Carnnda
e Solone mostrarono in Creta, in Isparta, in Locri, in Turio ed
prodigiosi effetti dellopinione pubblica ben manegin Atene
giata, e del timore deUtn/amta quando venga opportunamente
adoperata dalle leggi .
In Atene era famosa Alimia.
(lime), onore, suoQuesta voce, tratta da a privativa e da
nava infamia, ed era inflitta ad un cittadino codardo, che ricusato avesse di servire lo Stato; che avesse abbandonato il
posto essegnatogli che avesse gittato le sue armi iu preseuza
del nemico; che avesse abbandonato il vascello durante il combattimento navale; che avesse ricusato di presentarsi alla chiamala del servizio marittimo.
La quale pena importava lesclusione dellaspersione lustrale,
linabilit ad essere coronato, e ad assistere ad adunanze poliIn Isparta era anche pi severa (5).
tiche e religiose.
i

Diodoro, lib. I.
V. Plul. in Minos.
(3) V. Nicolai Grugii de repub. Laced
(!) V.
(2)

Il et III. Tab. 6,
lib. 3, tab. 4, instit. I
insti!. IO, et tab. 8, instit. 11 apud Grenov. in thesauro Antiquit. t. 5.
<4) Polibio, dove parla della legislazione di Locri, rapporta tra le altre una legge di
questo legislatore, colla quale, per impedire il lusso delle donne, si stabiliva che le
sole prostitute portar potessero ornamenti di oro e vesti dipinte. Diodoro Siculo la rap Che una donna, diceva la legge, di condizione libera, luttaporta pi diffusamente.
volta che non sia ubbriaca, non possa avere presso di s pi di una serva che non esca
di notte fuori di citt, quando non lo faccia per andare a ritrovare il suo drudo; che
ella non si carichi di gioielli n di stoffe dipiule, purch non professi il mestiere di
cortigiana; che nessun uomo porti addosso abiti di drappo milesio, quando non lo facVedi Diodoro Siculo, Hi si. lib. XII,
cia per prostituirsi ad un infame dissolutezza .
cap. 21. Una legge simile ebbe anche luogo in Isparta, come si pu vedrre in Clemente
Alessandrino; Paedagog., lib. 11, cap. 10, ed in Eliano, Variar, hist., lib. 14, cap. 7.
(5) Xenoph. de Jtcpub. Laced., cap. IX, 4, 5 et 0; Plular. iu vit. Agesil.
,

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753

I legislatori ili Roma prodigavano linfamia a mani coline.


Molti moderni codici penali ne imitarono lesempio
Ved. nel
Voi. Ili l applicazione critica.
4" Domanda:
razionale l'adozione della infamia di dritto
In altri termini Pu essere ufficio della legge il qualificare talune

pene come infamanti ?

Non
Nel

nella pena,
delitto

'infamia

(1) .

E per ho costantemente

opinalo, che la infamia nasca dallindole stessa di una determinata azione; che la condanna serva
unicamente a constatare la esistenza dellazione; che la dichiarazione dellinfamia sia di esclusiva competenza della pubblica opinione; che non sia missione della legge il notare d'infamia questo o quell'alito fatto.
Che sia cosi? Rapportata V infamia di dritto allinfamia di fatto,
due ipotesi ne possono scaturire.
Prima.
Che la dichiarazione dellinfamia falla dalla legge
si opponga alla pubblica opinione; cio che la infamia di dritto
non vada congiunta alla infamia di fatto.
Che la dichiarazione dellinfamia falla dalla leggo
Seconda.
consuoni alla pubblica opinione; cio clic la infamia di dritto
vada congiunta alla infamia di fatto.
Ora, nella prima ipotesi, la dichiarazione della logge non
zero, come dice Filangieri (2), ma ridicola, come penso io.
Le parole di Filangieri su questo tema sono:
L'infamia della legge zero, se non unita all infamia di
opinione. Questa verit, comcch ignorata da alcuni legislatori,
non lascia di essere evidente. Linfamia una pena, e la pena
non che la perdila di un dritto. Or qual il dritto che si perde
colla pena dellinfamia?
Se la legge non combina con linfamia altre pene, il dritto clic
si perde collinfamia il dritto dellopinione pubblica. Se la
opinione pubblica non considera dunque come infame colui che
la legge condanna allinfamia, la pena svanisce da s slessa,
perch perde il suo effetto.
Ma si domanda: pu mai questo avvenire? La legge non pu
essa determinare come vuole lopinione pubblica? Non pu essa
ottenere che questa consideri come infame chiunque essa ha punito con questa pena?
Due riflessioni fondate sul fatto basteranno per rispondere a
queste due dimande.

(1) Alfieri,

Antigono, Alto

I,

Scena

3.

(2) Scienza della legislazione, lib. Ili, cap.

XXXI.

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Supponiamo che un

754

legislatore, per far

pompa

tenza delle sue leggi, dichiarar volesse onorevole


del carnefice.

Supponiamo che l'uomo

della onnipola

condizione

chesercita questo terri-

bile ministero venisse lutto ad un tratto decorato de' pi luminosi


titoli, e dellordine pi insigne dello Stato; che la sua discendenza
partecipar dovesse alla nobilt che la legge ha conceduta al panon fosse da qualunque carica o dignit civile.
Che ne avverrebbe? Il carnefice e i suoi figli onorati dalla legge
rimarrebbero, come prima, infami nell'opinione pubblica. I titoli,
e l'ordine a lui conceduti, invece di decorare la sua condizione,
diverrebbero gli oggetti di rifiuto di coloro che prima ne erano
ornati, e con unistantanea rivoluzione didee si convertirebbero in segni dinfamia, quelli che prima erano segni della nobilt e del merito.
Si dir forse che in questo caso la natura quella che determina lopinione pubblica ad abbon ire colui che esercita questo
sanguinoso ministero, e che linflessibilit non debbe in questo
caso attribuirsi allopinione, ma alla natura che la determina.
La legge trionferebbe, dunque, dell'opinione, se lopinione non
fosse sostenuta ed ispirata dalla natura.
Per rispondere a questa obbiezione, io domando sopra quali

dre; e chescluso

fondamenti pu asserirsi che l infamia del carnefice sia ispirala


dalla natura? La natura non ella forse costante nelle sue operazioni? Se essa determinasse lopinione pubblica ad abborrire
il carnefice, perch non ispirerebbe essa lislesso abborrimento
pel guerriero chesegue la sentenza di morte contro del suo compagno? Perch il granatiere che scarica un colpo di fucile sul
petto del suo camerata, che non ha forse trasgredite che le sole
leggi della disciplina, dovrebbe essere onorato, e dovrebbe poi
essere infame il carnefice che fa spirare sopra il patibolo un
mostro che ha commesso i pi orrendi allentali? Se la natura
determinasse la opinione pubblica a dichiarare infame il carnefice, questo ministero non avrebbe dovuto forse avere la istessa
sorte presso tulli
popoli ed in tutti
tempi? Da che dunque
deriva che in Marocco il re il carnefice de suoi sudditi? Perch nelle antiche monarchie dellAsia questo impiego si esercitava da uno dei primi ulliziali della Corte, da colui che decoralo era del nome di Gran sacrificatore? Perch presso gl' Israeliti la sentenza di morte si eseguiva o da lutto il popolo, o dagli
accusatori, o dai parenti dellomicida, e qualche volta dagiudici
stessi, senza che lo loro mani bagnale del sangue del reo divenissero infami? Perch presso
Romani Littori non erano infami ? Perch presso gli antichi Galli loro venerandi Druidi non
perdevano niente dellopinione del popolo, trucidando insieme
i

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755

colle vittime gli uomini che pei

si erano resi degni


sentenza di morte eseguita
era in alcuni paesi della Germania dal pi giovane della comunit, in Siedimi dall'ultimo abitante che (issato aveva il suo domicilio nel paese, in Franconia dall'ultimo ammogliato, ed in
Keatingue dallultimo magistrato ammesso nel consiglio, senza
che alcuno di questi onorali esecutori restasse infamato nella
pubblica opinione? Aristotile finalmente avrebbe egli ardito di
mettere nel numero dei magistrati il carnefice, se i Greci nei
suoi tempi avuto avessero per le. funzioni di questo ministero
quell' abbominio e quel disprezzo che oggi noi ne abbiamo (1)?
Questi fatti ci mostrano bastantemente che la natura non pu
avere alcuna parte nell infamia, della quale oggi coperto il
carnefice, poich se cos fosse, o la natura avrebbe dovuto essere incostante nelle sue operazioni, o linfamia del carnefice
avrebbe dovuto essere comune a tutti i popoli ed in tulli i tempi.
Lobbiezione, dunque, proposta fondata sopra una falsa supposizione. Passiamo alla seconda questione.
Si domandato se basti che la legge dichiari uno infame, per
ottenere che sia questi infame nell'opinione pubblica. Un fatto
solo basta per risolvere questa seconda quislione. In una nazione dell'Europa, per reprimere la mania dedueili, si ebbe ricorso ad un rimedio che pareva alto a distruggere il male nella
duelli, e la
sorgente istessa che lo produceva. Si proibirono
sanzione della legge fu linfamia.
Si dichiar infame tanto colui che dava la disfida, quanto colui che laccettava. Quali furono gli effetti di questa legge? I
duelli seguitarono ad esser frequenti come prima. Lopinione
pubblica non ratiGc l' infamia della legge. Colui che sopportava
loltraggio, colui che non accettava il duello era infame nellopinione pubblica, e colui che si batteva era infame per dritto.
Linfame per legge seguit ad esigere il rispetto dei suoi concittadini: egli non era, dunque, infame che di nome. All incontro colui che aveva ubbidito alla legge, era l'oggetto del disprezzo
pubblico: egli non era, dunque, infame di drillo, ma lo era di
fallo. Si disprezzo dunque linfamia della legge, e si tem quella
dellopinione; si disprezzo linfamia di nome, e si tem quella

di

morte? Perch

in altri

tempi

loro delitti
la

di fallo.

Non

dunque

la legge quella che pu stabilire linfamia: essa


che manifestarla. Lopinione pubblica, questa
pi libera e la pi cara dei popoli; l'opinione pubblica che debbo esser rettificala dai lumi, corretta dall istruzio-

non pu

propriet

ni

far altro
la

Aristotile,

De Repub.,

lib. 17, cap. ult.

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756

ne, ma non mai violentala, non mai disprezzata dalle leggi;


lopinione pubblica, io dico, quella che pu solo determinare
l infame. Il legislatore non deve far altro che soccorrere le leggi
di quest istessa opinione ne casi ne quali si

combinano

coll in-

teresse pubblico, palesando colle formalit del giudizio e colla


pubblicit dell infamante pena linfamia del reo che, senza que-

pubblica esecuzione, sarebbe forse rimasta occulta, incerta,


o almeno a pochi nota.
Le pene dell' infamia non debbono, dunque, essere adoperate che
pe' delitti che sono di loro natura infamanti .
Le quali cose comprovano che, nella prima ipotesi, quando
cio la dichiarazione dell' infamia fatta dalla legge si opponga alla
pubblica opinione, la noia legale dinfamia non zero, ma ridicola.
Venendo poi alla seconda ipotesi, quando cio la dichiarazione
dell infamia fatta dalla legge consuona alla pubblica opinione, prima alcuni sommi, tia quali il Filangieri, come rilevasi da tutto
il suo sistema e dalle parole finali
del frammento riportalo, poscia la brulicante e garrula falange degli scrittoruzzi hanuo divisato che, in questo caso, la legale nota d' infamia torni molto

sta

proficua.
Io pel non mi perito di ripudiare questo divisamente.
Primieramente, non mi pare troppo facile nella pratica il fare
armonizzare la espressione della legge colla pubblica opinione, tra
perch non sempre i pochi uomini che attendono alla compilazione dei Codici sono interpreti felici della pubblica opinione,
massime qualora la corruzione dei governi legalizzi la primazia
della turpitudine
e faccia venire il secolo d'oro della pieghevole
doppocaggine e perch quasi sempre, specialmente sotto la pressione di certe forme di reggimento, linteresse di alcuni pochi
fa traviare i compilatori dei Codici. Verit dimostrala dallosservare che tutte le legislazioni le quali proclamano l infamia di
diritto ben sovente si pongono in aperto conili Ho colla pubblica
opinione. Valga di esempio la condanna riportata per certi misfatti
politici. La legge grida all infamia, lintiero popolo intesse corone ai martiri della libert. E venuti
sospirali giorni della
redenzione, gl infami della legge, che ancora sopravvivono ai patimenti, agli strazi, alle torture, passano fra gli applausi e le
ovazioni dalle, segrete al Campidoglio.
E quanto dolce scenda nellanimo la idea della perduranza
della pubblica stima, ad onta dei contrari sforzi della legge, io
stesso conosco appieno. Per avere scritto e pubblicato in Napoli
1 maggio 1818 le sette contraddizioni capitali
per aver diil
mostrato, nella qualit di Deputato al Parlamento Partenopeo, la
necessit di respingere la forinola di giuramento colla quale
i

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Ferdinando

757

mirava

a far distruggere dagli stessi rappresenparte sostanziale dello Statuto;


per aver
sostenuto, in ogni tempo e luogo, la incompatibilit della tirannide colla civilizzazione, colla religione, collo stesso buon sentanti della

II

nazione

la

con giudizio contumaciale

fui condannalo a morte col laccio


grado di pubblico esempio.
Or metto la ipoche la legislazione napolitano avesse dichiaralo infamante
questa condanna; il popolo mi atrebbe per questo ritirata la sua
stima? Ionoke cui mi frutta questa condanna sarebbe forse diminuito? sarebbe meno soddisfatta la mia coscienza? No, mille volte
miei connazionali potessero concepire tutta lambrono. E se
sia che emana da questa specie d'infamia, maschi e femmine,
adulti, vecchi c giovincelli, tutti farebbero a gara per ricoprirsi

so,

sulle forche e col 3

tesi

d infamia.

In secondo luogo, ammessa pure la perfetta concordanza tra la


espressione della legge c la pubblica opinione, potrebbe tornar proficua la legale nota dinfamia? Io sostengo che no.

Che* si propone il legislatore nel pronunziare V infamia? Lo


ha detto Filangieri Far perdere al condannato il diritto all opinione pubblica .
Ma se, attesa la coneoi danza fra la infamia
di legge e la infamia di fatto, questo dritto si perde per opera
della stessa opinione pubblica, senza necessit di banditore, la
espressione della legge, se in questa seconda ipotesi non ridicola,
come nella prima, per lo meno superflua. Questo abbiasi sem'

pre in mente, che il popolo copre di disistima un condannato,


non per altrui suggerimento o comando, ma per proprio sentimento.
Il far conoscere con tutti i mezzi prudenziali di pubblicit che il
tale ha commesso il tale fallo: ecco la missione della legge.
Il qualificare questo fatto come infamante o non infamante cade
esclusivamente sotto la sanzione popolare.
Ho per tal guisa dimostrato che in veruna delle due ipotesi
possa la legge discendere a dichiarare infamanti talune pene.
Dal che la conseguenza, che la cos detta infamia di dritto dovrebbe esulare dalla legislazione penale.
Prevedo un obbiezione, e me ne occupo.
Dir taluno: 1 legislatori non pronunziano l infamia senza
,

attribuire alla

medesima alcuni

effetti legali,

come

incapacit,

forma di esempio, il legislatore del Piemonte


dopo avere nellarticolo 2i del Codice penale del 1839 enumerate
le pene che inducono infamia di dritto, soggiunge nell'articolo
condannati alle pene infamanti, oltre alle incapacit por23, che
tale dall'articolo 19, non potranno essere assunti come periti, n fare
testimonianza in giudizio, fuorch per somministrare semplici in-

esclusioni, ecc. Per

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758

ideazioni, e saranno esclusi dalla facolt del porto d'armi. Posto


ci, se si facesse

infamia di

dritto,

scomparire dai Codici

la

dichiarazione della

come potrebbero conservarsi

gli

e/felli

legali

medesima?

Cos, tolta di mezzo la disposizione dell'articolo 2i del Codice penale sardo, come potrebbero farsi sussistere
le incapacit mentovate nellarticolo 25, che pur conviene prodella

nunziare ?
Niente di pi agevole che

il

risolvere questa difficolt.

Quando

i legislatori
seguono il sistema di enumerare prima
pene infamanti, e poscia gli e/felli legali dell' infamia, non distruggono il principio logico, che l effetto dell effetto pure l'effetto della causa. E quindi allorch essi dicono le pene A, B, C
producono la infamia, e la infamia produce le incapacit D, E, F,
ammettono che le incapacit D, E. F sono e/felli delle pene A, B,
Perciocch le incapacit D, E, F sono l effetto dell' infamia,
C.
e P infamia effetto delle pene .4, B, C. Ditaleh P effetto immediato delle pene A, B, C P infamia, e P effetto mediato sono le
incapacit D, E, F.
Ridotta la materia a questa evidenza,
legislatori, per abolire la infamia legale annessa alla condanna alle pene A, B, C, e
conservare le incapacit D, E, F, invece di disporre:
Le
pene A, B, C producono linfamia, e l'infamia produce, te incapacit D, E, F
dovranno trasandare la prima proposizione, e
modificare la seconda in guisa che sparisca P effetto immediato,
ossia Vinfamia, e che P effetto medialo, ossia lo insieme delle incapacit, occupi il posto dell effetto immediato. E per essi dovranno disporre cos Le pene A, B, C producono le incapacit
D, E, Fu.
E quanto al Codice penale sardo, tolta di mezzo la disposizione
dell articolo 2i intorno alla enumerazione delle pene infamanti,
larticolo 25 dovrebbe dire cos
I condannati alle pene di morte, ecc. (e qui la enumerazione
delle pene fatta dallarticolo 2i), oltre alle incapacit, ecc. (e qui

le

tutte le altre parole dellarticolo 25).

Avvertimento.
879.
Vari legislatori (Ved. P applicazione critica nel Voi. Ili) si affrettano a prescrivere:
La infamia non si estende oltre la persona del condannato.
Inutile e risibile cautela!

nel Codice penale

tato?

ove questo dettame dcbbessere rammen-

No, senza dubbio.

di falli, a chi intende dirigersi

sima sentenza, che


del condannato?

la

il

legislatore colla moralis-

infamia non debba estendersi

oltre la

persona

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Ma

s stesso?

mediante una

il

759

legislatore non ha bisogno di avvincolarsi

dichiarazione di questa sorta. Basta alladempi-

mento

del suo dovere che in ninna parte della legislazione pronunzi esclusione da qualsivoglia onore, carica, impiego, ecc. a
de' figliuoli e degli altri congiunti del condannato, in considerazione della condanna, cui sono affatto stranieri.
Ai figliuoli ed agli altri parenti del condannato?
A che pr? Forse per assicurarli che la legge li serba incontaminati, non ostante la condanna del loro padre o congiunto?

danno

Ma

questassicurazione si manifesta chiara col silenzio della


Non vi decadenza privazione od esclusione da qualsivoove la legge non lo dichiari apertamente. E quando
la legge tace, la garantia sta da s.
Al popolo ?
A che pr? Forse per intimargli a non considerare come infami, a non reputare caduti in disistima i figliuoli e
gli altri congiunti del condannato?
Ma questa intimazione tanto ridicola, quanto la dichiarazione
dellinfamia fatta dalla legge in opposizione alla pubblica opinione, come di sopra ho notato. Il legislatore pu comandare
sotto la minaccia di una pena, che il tale e 'l tale non venga ingiurialo, non venga percosso, non venga offeso in modo alcuno;
ed il suo comando pu raggiungere lo scopo. Ma egli del tutto
impotente a fare stimare un individuo cui il pubblico a dritto
od a torto volesse tenere in disprezzo. La stima e la disistima
un sentimento; ed a fronte al sentimento cede l'impero della
legge.

glia dritto,

legge.
Gridi a perdita di lena il legislatore che, per esempio, la figliuola del carnefice meriti tutti riguardi dovuti alle figliuole

degli onorali cittadini: se

voce della legge rimane

la

pubblica opinione contraria, la


e vediamo i Reggini mani-

inefficace

loro disprezzo verso il tiranno Dionigi che dimandava


una sposa di loro famiglia, col proporgli la figlia del boia; disprezzo checost la presa e1 saccheggio della citt di Reggio (I).
festare

il

Giulio Cesare obblig il Cavaliere romano Decimo Laberio a


rappresentare in persona sopra il teatro una delle opere da questo prodotte. Era pubblica opinione che le poesie teatrali composte da persone bennate non degradavano la condizione; ma che
non potevano essere da loro rappresentate senza disonorarsi. Finita la rappresentazione, Giulio Cesare, per riabilitare Decimo
Laberio, prese il partito di donargli un anello, che poteva considerarsi come una nuova nomina a Cavaliere romano. Ma quando
Decimo Laberio si present per occupare un posto tra Cavalieri,
(1) Straberne, VI.

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760

si tennero cos strettamente chiusi, che non trov sito liCesare poteva dare l'anello; ma l'anello di
bero per adagiarsi.
Cesare non induceva la pubblica stima.
E ci che dicesi dell anello di Cesare, pu dirsi con pi ragione
di certe croci e certi bindelli, dei quali si pavoneggia una schifosa caterva di mascalzoni.
No, non giova croce in petto a chi lavrebbe avuta alle spalle
In tempi men leggiadri e pi feroci .

questi

Meli 4I Degniti
880.

Vuol essere eliminata

570, Voi. I).

oijni

pena grottesca.

Esempi

di pene grottesche.
Leggesi in Michelet (1):
Il ladro convinto di furto sar tosato, come il duellista mercenario; gli si verser della pece bollente sopra la testa; e sulla
sua lesta ancora si scuoteranno delle piume di guanciale; affinch possa essere riconosciuto (2).
Se due donne contendono fino al punto di battersi, dicendosi
nel tempo stesso delle ingiurie, porteranno, per quanto 6 lunga
la citt e per la via comune, due pietre attaccale con catene, e
queste pietre peseranno, a tutte due, un cento; la prima le porter dalla porta orientale alla porla occidentale, mentre laltra
la stimoler con uno spillone di ferro assicurato ad un bastone,
e tutte due andranno in camicia; la seconda prender in seguito
le pietre sulle sue spalle e le riporter alla porta orientale, e la
prima la stimoler alla sua volta (3).
Se una donna di ninna considerazione diriger ad una onesta
giovane delle parole ferienli l'onore della medesima, le si attaccheranno al collo, mediante una catena, due pietre a ci destinate, e le genti di giustizia la condurranno pbblicamente per
la citt, e suoneranno la tromba davanti e di dietro per insul-

tarla e dileggiarla (4).

Pena delladulterio presso Germani (Tacit. demor. German.,


XIX): Il marito, avendola tosata e denudata, la espelle (cio la
moglie adultera) dalla casa al cospetto dei parenti; quindi la
scaccia pel borgo a colpi di frusta (5) .
i

(1) I.ib. IV, rap. XII, op. cit.

(2}
(3)

Rymcr, I, 65.
Grimni, 723.
Grimm, 721
llamhourg, ann. 1497.
Questa costumanza esisteva ai tempi di S. Bonifacio; come si arguisce da una
sue tettere.
Cb. Ridiardi regis Angl. ann. 1189.

(!) Diritto di

(5)
lei le

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761

Della 465 Degnila

( 571, Voi. I).

La pena non deve essere tale da presentare il triste spet 881.


tacolo di estrema degradazione morale del condannato, ec. ec.
Cos lo imprimere con un ferro rovente la lettera R sul fronte
dei calunniatori,

la

ascissione di un membro, ed altrettali pene,


la passata delinquenza.

che rimembrano del continuo

Della 466 Degnit

572, Voi.

I ).

La pena deve

essere certa, per quanto pi fa possibile.


ha maggiore incentivo a delinquere che la fondata
speranza di schivare la pena.
Al raggiugnimento della pi che fia possibile certezza dellapplicazioue della pena soccorre potentemente il Codice di proce-

882.

Non

vi

dura penale.

Un

razionale sistema di procedura penale conduce al doppio


di tutelare la innocenza, e di scoprire il reo.
Tutelare la innocenza.

scopo

Scrisse Ariosto

(1):

E Dio che le pi volle non sostiene


Veder patire a torto un innocente .
Ma la tutela non deve aspettarsi dal miracolo.
Solo un razionale sistema pu preservare la innocenza pi

sottilmente insidiala.
Scoprire il reo.
Scrisse lo stesso Ariosto

(2)

Miser chi male oprando si confida


Che ognor star debbia il maleficio occulto.
Ch, quando ognaltro taccia, intorno grida

Laria e la terra stessa in eh sepulto .


Ma lo scoprimento del reo nemmeno deve aspettarsi da cause
superiori alle ordinarie ricerche umane.
Solo un razionale sistema pu riuscire a sventare la meglio
fondata speranza d' impunit.
E non approda il solo razionale sistema di penale pro 883.
cedura. Ci che pi rileva, fa mestieri che le prescritte forme sieno coscenziosamenle osservale.
Ecco il precetto:
Elevate l'osservanza delle forme a religione
Spingete la religione fino allo scrupolo

Spingete lo screpolo fino alla superstizione.


(1) Ori. Kur.,
(2) Ori.

XXIII, 2.
Fur., VI, I.

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762

Orli iJ Drgult

La

884.

573, Voi.

I).

pena deve essere pronta, per quanto pi

pos-

fa

sibile.

solo della giustizia divina

Ariosto

(1)

il

punire a rilento.

Onde

disse

Ma il cor che tace qui, su nel Ciel grida.


Fin che Dio e Santi alla vendetta invoglia;

Ma

La qual, se ben tarda a venir, compensa


Lindugio poi con punizione immensa .
giustizia'vien meno al suo debito ove non col-

umana

la

pisca sollecita.

Caterina imperatrice di Russia ragionevolmente rifletteva:


o La prontezza della pena si considera come il mezzo pi efficace per fare astenere gli uomini dal delitto (2) .
Fra le tante turpi cagioni doll'auinento del numero dei reali
nel felicissimo Regno d'Italia non meno operativa la lentezza
-

nei giudizi.

Ved.

il

885 e seguenti.

Dcliu

-IBS Docilit'

( 574,

Voi. I).

I. In ogni sistema di legislazione penale dee frapporsi


885.
u
il pi breve indugio possibile: \.
Fra il tempo del commesso reato,
ed il cominciamcuto del solenne pubblico giudizio, quando ne sia il
caso; 2." Fra il tempo del cominciamento del solenne pubblico giudizio, e la pronunzi azione della condanna, quando ne sia il caso.

Le soverchie dilazioni, lo molle ed inutili formalit prolungano il giudizio, ed un facile scampo somministrano allaccorto

Quando

esige la legge lunghe e molle formalit, facile cosa


che ne venga tralasciala qualcuna. Ed ecco la nullit
ampio varco al reo, onde deluda
la legge, e schivi la pena.
Inoltre una lunga serie di alti legittimi domanda altres lungo
tempo. Quindi la pena non sar mai pronta, ed immediata al delitto. Lesempio pi non muove, e la gravezza del mi-fatto si
cancella dii la memoria. Allorrore del delitto, al tacito interno
piacere della giustizia, al salutevole timore della pena mirasi
succedere la piet dellinfelice, e locculto odio contro il magireo.

ella si ,

del processo, ed ecco aperto un

strato e la legge (3) .

Bisogna nondimeno ricordarsi, che

Tutto ci che

si fa

nel

Fur. XXXVII, 105. 5.


(2) Istruzioni ni Codice di Russia, art. 109.
(3) Vagano, Considerazioni sul processo criminale, cap IV.
(t) Ori.

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763

tempo ha bisogno di tempo; ma ili quello che la natura delle cose


richiede, l'indolenza non gi, o la malizia degli uomini. Ottima
quella legge che del primo fa tesoro; del secondo ogni libert
proscrive

(I) .

ricordarsi dellaforismo di Giovenale (2).


Nulla unquam de vita hotninis cunclatio longa est .
3. Fra il tempo ecc.
4.* Fra il tempo della
Il
886.
pronunziazione della condanna divenuta irrevocabile, e la espiazione della pena.
Dice tannini (3):
8. La pronta punizione desta la compiacenza del vigore e
del trionfo della giustizia, ed inspira la confidenza in essa; la
larda, per lopposto, genera la commiserazione, poich il tempo
cancella od indebolisce la impressione dellorrore che il reato
produsse, e daltra banda scema la forza dellesempio
9. Dove la vigilanza assonna, il delitto risvegliasi, ed ove
la giustizia lenta, il delitto veloce. Cor machinans coyitaliones
pessimas; pedes veloces ad currendum in malum.
Prover., cap.
IV, vers. 18.
44. Alla prontezza dellapplicazione della pena seguir de
ve la prontezza di esecuzione e pel divisato oggetto della vigoria dellesempio, e perch specialmente ne' giudizi capitali lintervallo pi tormentoso pel reo della pena istessa, quando non
siavi pi speranza n di revisione, n di salvezza alcuna .
Quindi riprovevole la costumanza deChinesi di sospendere
eseguire tutti in una volta in autunno.
i supplizi, per poteri
Ci non ostante, siccome sarebbe una irriverenza
887.
verso la religione il funestare colla effusione del sangue umano
certi giorni segnalali, nella guisa stessa che sarebbe un avvelenare la pubblica gioia la erezione di palchi ferali nei giorni di
feste civili od altri simili, cos va inteso che:
La necessit della breve dimora tra la condanna e la espiazione della pena non esclude che, negli Stati ove trovasi in vigore la pena di morte, si possa soprassedere dalla esecuzione
della condanna a questa pena, a motivo della ricorrenza di certe
solennit, o feste religiose o nazionali.
Le feste, in lai. ferine, cos dette a fcriendis viclimis, erano

molle in Boma.
In tulle le religioni le feste sono riconosciute
impreteribili maniere esterne di santificazione.
(1) tannini. Aforismi e pensieri legislativi,
penale.
(2) Sat. VI, vers. 221
(3) L. cil., 8, e 144.

come una

delle

7 della parte relativa al procedimento

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Ricavasi da Cant
#

Brama

(1)

467

seguente catalogo:

il

Annoveransi

appo gl'indiani trentatr o trenta-

quattro feste principali, consacrale con digiuni e sacrifizii. La


prima ha luogo entrante aprile, per celebrare il rinascere dellanno, e rendere omaggio funebre alla memoria dedefunti: le
altre feste notevoli sono quella delle armi, nella quale ogni Indiano fa benedire suoi stromenti di lavoro; quella delle vacche in cui si coprono di fiori gli animali domestici; quella del
pongol in cui si celebra il ritorno del sole nel settentrione; quella
della Trimurti, o de tre Dei principali.
Zoroastro
Le feste pi solenni sono primi giorni dellanno,
in onore della creazione;
primi giorni dellautunno consacrati
a Mitra; ed
Gaanbar istituiti in onore de vari esseri che la
creazione produsse. Gli ultimi giorni dellanno si celebra la mei

moria

de' defunti, ecc. ccc.

Osiride
cipali in

Gli

Egiziani avevano gran numero di feste. Le prindella sparizione, della riceica, dellarrivo e

memoria

della risurrezione d'Osiride, della sepoltura d' Iside, ecc. ecc.

Orfeo
Le prime feste in onore di Cerere che presiede alle
messi-di Bacco che presiede alle vendemmie. Nelle seconde vedevansi le baccanti correre, agitarsi e ballar nelle strade ecc. ecc.
Per tutto il tempo in cui durava quella di Saturno gli schiavi
mangiavano coi loro padroni, e divenivano loro pari. Ciascuna
delle grandi divinit avea giorni specialmente al suo cullo dedicati. Le feste di Minerva chiamavansi Panahnei, e mentre celebravansi la menoma violenza commessa contro un cittadino era
un delitto, e qualunque persecuzione contro un debitore era vietata ( Anacarsi).
Ncma
Le principali feste de romani erano le ferali, o feste
dedefunti; le carislie, o feste di famiglia; le liberali, o feste di
Bacco; le saturnali duranti le quali servi erano servili dai loro
padroni; le ilari, o feste consacrate alla gioia; i gran giuochi,

od esercizii del circo (Dionigi d' Alicarnasso).


Teetatk
La festa pi solenne appo Galli correva al rinnovarsi dellanno, allorch si andava in gran pompa a cogliere il
vischio sacro da una delle quercie della foresta; ed eravi pure
in ogni famiglia il costume di celebrare launiversario della na-

scila di tulli

Mos

membri

di essa.

Principali festeeee. LaPasqua, in memoria dell'uscita


Pentecoste destinata ad implorare da Dio prmemoria
della seminagione, quella de' Tabernacoli,

dEgitto,
speri l

f
*

la

la

in

del soggiorno nel deserto, e nella quale rendevansi grazie a

Dio

de suoi benefici.
(1) Storia udv., lib. VII, rap.

XIX.

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765

Feste meno importanti Quella delle trombe del Sinai, equella


delle espiazioni.
Non polevasi assistere ad alcuna di esse a mani vuole, n darsi
duranti quelle ad opere servili.

La festa ebdomadaria del sabbaio imponeva gli stessi obblighi.


Celebravano finalmente gli Ebrei, ogni settimo anno, la festa
chiamata sabbato della terra ed ogni cinquantanni il giubileo
che rintegrava nei loro possessi quelli che li avevano perduti.
Ges Cristo
Presso cattolici sostituita al sabbato la dome;

nica ecc.
Le principali feste dellanno sono: quella di Pasqua, in onore
della risurrezione di Ges Cristo; quella dellAscensione in memoria del suo ritorno in cielo; quella di Pentecoste, in memoria
della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli; e quella del Natale del Salvatore.

Maometto

Musulmani hanno due grandi feste: quella delle


il decimo giorno
del decimo mese dell'anno,

vittime, celebrala

e quella che chiude

Consacrano

il

Iiailaman, o

inoltre al culto

hanno pure quattro mesi

il

la quaresima.
venerd d'ogni settimana, ed

sacri nellanno, duranti

quali

la

cac-

cia e la guerra

sono vietate .
per notevole che il buon Filangieri vorrebbe che
non fossero causa dindugio. Ei dice (1):
a Condannare un uomo alla morte, annunziargli la sentenza,
e lasciarlo per lungo tratto di tempo in questa aspettazione orribile, un tormento che potrebbe solo esprimerne l'eccesso chi
888.

le feste

avesse avuto la disgrazia di sperimentarlo (2).


Tra noi un mal inteso principio di religione, forse tramandatoci dalla greca superstizione (3), produce spesso quest abbominevole perfdia. I nove giorni che precedono una solennit e gli

otto che la seguono, sono interdetti alle capitali esecuzioni


Il concorso di due solennit pu,
in alcuni casi, anche prolungare questo intervallo (4). Una religione, che prescrive con
.

(1) Scienza della legista?., lih. Ili, Cap. XXIV.


Ovid. Heroic. Ep. I. 10.
(2) Morsque minus poenae, qnam mora morite habet
Seneca, nel suo Agamennone, fi domandare da uno dei suoi interlocutori: Mortem aliquid ultra et? e fa rispondere dallaltro: Vita, si cuftias mori. Act. V, Se. ult. v. 147.
(3) La legge attira che conteneva una simile disposizione la seguente (Trad.):
Deliorum Testo* dies, dutn Delum ilur ae redi tur, damnatorum suppliate ne funePlat. in Pbedone.
stato .
condannato alla morte, gli si palesa subito la
(4) In Inghilterra, quando il ladro
sentenza, ma se nc pospone lesecuzione da una sessione allaltra. Si fa, vale a dire,
languire in quest * agonia il reo almeno per sei settimane. In questa guisa, dice un cele-

bre scrittore, dopo esserglisi tolta la speranza, gli si lascia la vita, come se si desiderasse di fargli maggiormente sentire le angosce della morte, che ha continuamente innanzi agli occhi in un cosi lungo intervallo. Pare, in fatti, che la legge si compiaccia di
questa tortura dello spirilo, molto pi tormentosa di quella del corpo, che ha abrogala:

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766

tanto impegno la giustizia, potrebbe essa abborrirc in qualunque


tempo lesecuzione desuoi decreti? Potrebbe essa volere che,
per non turbare la rimembranza de'suoi fasti, si aggravasse la
pena di un infelice, e si diminuisse il beneficio che questa dee

produrre?

Delle 418 a 471 Degnili - ( 575

a 577, Voi. I).

Dal tenore e dallo spirilo di queste e delle prece 889.


denti degnila \ a inteso che pubblica debb'essere la discussione
della causa, pubblica la punizione,
e, per quanto pi fia possi-

bile, esposto agli

sguardi del pubblico

il

luogo

in cui si espia la

pena.

Diceva Seneca (i):


Quid lum inauditum, quam noctcrmm sepplicicm ? Cum latrocinium tenebris abscondi solcai animadversiones, quod notiores sunt
plus ad exemplum, cmendationemque sufjciunt .
Gl Inquisitori di Stato di Venezia offendevano tutte
890.
le norme della giustizia, quando processavano fra le tenebre, e
facevano eseguire di furto le ferali sentenze.
,

Dell 47* Degnili!

578, Voi.

I).

Non pu ravvisarsi il carattere di pena ec.


Proposizione feconda di molte e molto gravi conseguenze.
Ad essa specialmente si rannoda tutto ci che spetta al ricorso
in cassazione per eccesso di potere, per incompetenza ec.
891

Della 47S Degniti!


Sj

Questa degnila serve


893 e seguenti.

892.
il

Della 474 Degnlt

(
di

579, Voi. I).

lemma

alle

seguenti

Vcd.

580, Voi. I).

Prove privilegiate dalla legge.


893.
Luso delle cos dette prove privilegiate un vero sfregio
senso comune.

al

ossa non abbandona la sua vittima alla morte fisica, se non dopo aver lasciato al pi
terribile de carnefici, 'al Piromagi nazione, la cura di lacerargli il cuore a brani a brani;
c di esaurire, per tormentarlo, tutto quello che lidea di una morte inevitabile, e deila
quale stabilito il momento, ha pi di orribile.
stessa crudelt. Essi conobbero il vantaggio
I legislatori di Roma non caddero nella
della pronta esecuzione della sentenza Nella L. 1. C. de rvstoit. reor. no troviamo la
voce s(alim, adoperala per indicare questa prontezza di esecuzione vero clic nella
L. si vini cari, 20, C de poenis si trota prescritta la dilazione di 30 giorni per lesecuzione della sentenza; ma il celi bri Cujacio (in obsertationibus) ci fa vedere che questa era una eccezione alla regola generale, che non aveva luogo se non in quei casi nei
quali il Principe ave a prescritta una maggiore e particolare severit di pcua. La L.
cum reis , 18. C. de poenis , conferma l'opinione di Cujacio.
(1) Ltb. Ili, De ira , cap. 19.

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767

Niente di pi assurdo quanto

la

massima:

In alrocioribus et levia itidicia sufficiunt.

N
il

vale appellarsi alle critiche circostanze dei tempi. Dilalch

Bordolese

tiva,

Armaud Gensonn

quando

bestemmi nellAssemblea legisla-

disse:

un sufficiente titolo di
condanna.
Odasi Filangieri (1)
Luomo ha tra ostacoli, che l'allontanano dai delitti: lorrore che naturalmente gl inspira unazione contraria alla giustizia, la pubblica disapprovazione, e il timore della pena.
Non ci vuol molto a vedere che la resistenza di questi ostacoli deve crescere in ragione dell'atrocit di un reato. Un delitto
pi atroce inspira maggiore orrore; rende luomo pi abominevole ai suoi simili, lo espone ad una pena maggiore. Noi abbiamo dunque una resistenza maggiore da superare per commettere un delitto pi grave, che per commettere un delitto meno grave. Tra due accuse dunque, una di un delitto pi atroce,
laltra di un delitto meno atroce, la legge dovrebbe piuttosto
ricercare maggiori prove nella prima che nella seconda. La legge dei Bavaresi richiedeva tre testimoni, quando si trattava di
un attentalo contro la vita di un Duca, e non ne ricercava che
due negli attentati contro la vita di un privato. Io profitto della
verit dove la trovo, e i Codici barbari me ne somministrano pi
duna, perch il maggiore nemico della verit non lignoranIn tempi di rivoluzione

il

solo sospetto

ma lerrore.
vero che delitti

za,

sogliono commettere con magdifficili a proil popolo ignora l'autore di


un delitto, limpunit non cos funesta; vero altres che nei
delitti pi atroci concorrono collo spavento delle pene molli altri spaventi per allontanarne gli uomini
ed finalmente anche
incontrastabile che quando lutto il sistema giudiziario fosse corretto da vizi che contiene, la prova de' del Iti sarebbe anche
i

pi atroci

si

giori precauzioni, c per conseguenza essi sono pi

varsi;

ma

vero altres che

quando

molto meno

difficile.

Dopo queste semplicissime

riflessioni facil cosa

il

vedere

quanto assurda sia la regola decriminalisti, e quanto sieno ingiuste quelle leggi stabilite in una gran parte dellEuropa, le
quali sotto il nome di delitti privilegiati dispensano da una parte
del rigor delle prove, allorchsi tratta di alcuni pi atroci reati .

E per ben provvedeva


poldino:
(1)

Scienza della legislazione,

lib. Ili,

articolo

Cap. IX,

XXVII

del

Codice Leo-

Rester da qui avanti assolutamente proibito in qualuuque


caso, e circostanza, e qualunque sia il delitto, anche atrocissimo
per cui si procede, I' uso delle prove cos dette privilegiate, le
quali essendo sempre irregolari, e per conseguenza ingiuste,
non possono essere permesse in vcrun caso possibile, giacch
dovendosi in tutti delitti cercar la verit con li stessi mezzi,
se questi non fossero abili a trovar la verit in un caso, non lo
possono essere neppure nell'altro .
i

Della 47S Degnila


894.

Niente

perfetta

poldo,

581, Voi. I).

di reit.

Diede in questo assurdo anche

come

rilevasi dallnrtico/o

CX

del seguente tenore:

V articolo

quanto il sistema di applicare


.
qualora non concorra.
la prova piena

di pi assurdo

una pesa straordinaria

gran legislatore Pietro LeoCXVl trascritto a 834, e dalil

Dove il querelato non sia, o confesso, o convinto, ondo


manchi la prova piena e perfetta della sua reit, sia per aggra

il giudice condannarlo
in qualunque pena straordinaria, purch questa non passi lesilio, o il

vato da sufficienti indizi, potr

confino, e solo nel concorso di indizi urgentissimi, e di delitto


capitale sar permesso lo stender la pena ad alcuno degli inferiori gradi di lavori pubblici; ma se per difetto di prova la condanna sar stala minore dellordinaria, in nino caso il condannato dovr soffrire l'esposizione sulla porta del Pretorio, n cos

dichiararsi al pubblico come debitore di un delitto certo, della


di cui reit il giudice stesso non stato abbastanza persuaso .

Parlamento di Tolosa, dopo unordinanza del 1670, soleva


i gradi di prova. Scrive a questo riguardo Voltaire (1):
ammettono altrove delle mezze prove che in fondo non
sono che dubbi; ma a Tolosa si ammettono quarti e gli ottavi
di prova. Vi si pu riguardare p. e. un sentilo dire come un
quarto, un altro sentito dire pi vago come un ottavo; di modo
che otto rumori, che non sono clic leco di un rumore mal fondalo, possono diventare una pruova completa. appresso a poco
su questo principio che Giovanni Calas fu condannalo alla ruota
e riconosciuto poscia dopo morte innocente .
Io seguo la sentenza del gran Cujacio (Ad Coi., TU. Ad leg.
intorno alla pretesa prova semipiena:
lui. Majestatis
Il

dividere
Si

Ut veritas. ita probatio scindi non potest. Quae non

est

plena

veritas. est plena KALSiTAS. Sic quae non est plena probatio, piane

NULLA PROBATIO EST.


(I)

Commenl.

a Beccarla, Annoi. 18 in Gne

tic!

11.

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;
,

769

Dell 45 Degni* (
895.

I.

La dichiarazione

zio2.intiero, ed ha la

medesima

582, Voi.

I).

un giudiabbia luogo ad

del consta della reit


efficacia, tanto se

3.
quanto se abbia luogo a pluralit assoluta di voti.
uniformit,

cos,

u
La maggioranza relativa non un giudizio intiero, n serba
medesima efficacia;

La maggioranza devo essere a pluralit assoluta;


Per ispeciali dettami di logge, talvolta la maggioranza assoluta superante di un solo o di pochissimi voti la minoranza, o
non induce dichiarazione di consta della reit, o genera altri effetti favorevoli all imputato.
Ved. larticolo 509 del Codice di
1

la

procedura penale italiano del 1805.


IL Tanto se abbia luogo ad uniformit, quanto se ab 896.

bia luogo a PLURALIT ASSOLUTA di Voti.

Da ci la indeclinabile conseguenza, che in caso di parit si


intende pronunziata la innocenza, e quindi l'asso/iizione.
E piacenti rammentare che gli antichi tenevano il domina dcll assoluzione, in caso di parit, dinvenzione divina. Credevano
che, suscitatisi dei pettegolezzi tra Allironzo (Cglio di Nettuno)
ed Alcippe (figlio di Malie), il Dio della guerra uccidesse il giovane Allironzo, per vendicare loltraggiato suo figlio
; che
per questo fatto si sollevasse alto scompiglio nellOlimpo
che Marte, a
che Marte fosse stato giudicato da dodici Dei
parit fosse stalo dichiarato tenuto dell'omicidio
che, nato
il dubbio sugli effetti della parit, gli Dei ricorressero al consiglio di Minerva, Diva della sapienza
che Minerva rispon
.
Paribus calculis, vincat reus
desse
Loracolo di Minerva divenne legge presso tutti i popoli.
Euripide ne 11 Or cs/e matricida scrisse: Omnibus haec lex promulgabilur, ut semper, pariuus calculis, vincat reus.
Gli Areopagiti, in caso di parit, gitlavano nellurna una fava
bianca per risolvere la questione in favore del reo, c la chiamavano la fava di Minerva.
Ed noto il significato delle parole:
Calculus Minervae.

Dell 455 Degni*

583, Voi.

I).

Niente di pi assurdo, quanto lo ammettere che


897.
qualora la dichiarazione del consta della reit ubbia luogo non gi
AD UNIFORMIT, llia Solo A PLURALIT ASSOLUTA DI VOTI
dal totale
,

della

pena

si

debba dedurre una parte proporzionata

al

numero dei

voti dissenzienti.
67

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770

La opposta dottrina va insegnala


c

egli

dal conte Barbacovi

(1).

Di-

Se i voti si contano e non si pesano; se non vi ragione


perch la voce di un giudice non sia calcolala, debbe accordarsi
alla maggioranza solo una preponderanza od autorit; ma se in
un tribunale di otto membri, cinque pronunciassero una pena,
dovrebbero sottrarsi da questa tre ottavi per le voci dei tre giudici che dissentissero. Allora ciascun voto avrebbe parte alla
decisione, e nella disparit, che sempre mostra una incertezza,
sarebbe giustamente temperata la pena .

Della
898.

Degnila

Commette reato

584, Voi. I).

ec.

E
al

cosi omicida-chi spegno il condannalo mentre tramenato


patibolo; tenuto di omicidio il magistrato che lo fa spegnere

in

modo

il

901.

diverso da quello richiesto dalla letrge, ec. cc.

Della

Degnila (

585, Voi.

Ved.

I).

La legge non pu esigere che il condannalo esegua di


899.
propria mano la condanna ad una data pena.
Lo esigere che il reo esegua di mano propria la condanna ad
una data pena applicatagli in forza di sentenza dell'autorit competente, tratto di ferina crudelt, oltre che rare volle potrebbe
ottenersene lintento per la vulgata massima: nemopotcsl praecise cogi ad factum .
Sia gloria del solo Nerone il fare intimare a Seneca: scegli
il genere di morte, e ucciditi .
Sia gloria del solo Caligola lo astringere Tiberio Gemello,
nipote di Tiberio Augusto, ad uccidersi di mano propria, per lo
specioso motivo, che non poteva permettersi a chicchessia il privare di vita il nipote dun imperatore. Quanto lusinghiera distinzione!

Questa degnit stimmatizza sopra ogni altra cosa il cos detto


comando di uccidersi tanto in uso presso gli Egiziani.
La Casta dei Sacerdoti, dice Cant (2), eleggeva tra
suoi
migliori il re, il quale doveva stare alle leggi ed alle costumanze
e secondo queste punire, o premiare. Al condannato a morte
mandavasi il comando di uccidersi; se noi facesse, era infame.
i

(l Della pluralit de suffragi uegiudizi civili c criminali, parte II, r. 3.

(2) Storia Univ., lib. Il, eap.

XVI.

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b'y

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771

Tale comando inviavano i Sacerdoti anche al re, in nome di


mone, quando noi credessero pi degno di regnare .
Ved. il 830.

Della 480 Degnila (

Am-

586, Voi. I).

La legge non deve affidare alla parte offesa la esecu 900.


zione della condanna ad una data pena.
Ved.

831.

il

Della 481 Degnila (


901

587, Voi. I).

La legge non

la esecuzione della

deve abbandonare a ciiicnqce del popolo


condanna ad una data pena.

il
832.
Ditalch. designate dalla legge le persone che abbiano incaed i modi deseguirla,
chiunque del popolo si permettesse di toccare la persona del

Ved.

rico di mettere in esecuzione la sentenza,

condannato, commetterebbe reato ( 898). E cos sarebbe omicida chiunque uccidesse un condannato a morte anche a pi del
patibolo, strappandolo dalle mani del carnefice; e l condannalo
si direbbe di essere stato ucciso, e non gi di aver subito la pena
applicatagli in virt della sentenza della legittima autorit.

Nella semplicit degli antichi costumi non si riconosce il


La stessa societ eseguisce le sue sentenze, come pi
si ravvisa ancora nel supplizio del soldato passato per le'
armi. Sovente i colpevoli eseguono la sentenza gli uni sugli al

carnefice.

tardi
tri.

Capitolari

ch'essi si taglino

Qualche volta

il

naso; chessi

si tosino l'un

l'

altro.

carnefice uno degiudici, il pi giovine fra


uomini maritati del luogo. Nel 1740
a Ruttstadt nella Turingia il pi anziano de parenti del morto fu
il

giurati.il pi giovine tra gli

incaricato di decapitare luccisore (1) .


Il Vecchio Testamento ci porge molti esempi di esecuzioni
messe alla moltitudine.

com-

Deuteronomio, Cap. XVII, vers. 6 e 7:


6. Facciasi morir colui che dee morire in sul dire di due o
tre testimoni: non facciasi morire in sul dire d'un solo testi-

monio.
7. Sia la

mano

rire, e poi la

mezzo

de testimoni la

mano

di tutto

prima sopra

popolo

lui,

per farlo mo-

e cos togli via

il

male del

di te .

Deuteronomio, Cap. XXI, vers. 18 a 21


18. Quando alcuno avr un figliuolo ritroso, e ribello, il
quale non ubbidisca alla voce di suo padre, n alla voce di sua
:

(i) Griiiim, 882.

Michelet, Origiaes du

droit franrais, tir. IV, chap. XI.

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madre:
loro

e,

bench

772

essi labbiano gastigato,

non per ubbidisca

Prendanlo suo padre, e sua madre, e raeninlo fuori agli


Anziani della sua citt, ed alla porta del suo luogo:
20. E dicano agli Anziani della sua citt: questo nostro figliuolo ritroso, e ribello: egli non vuole ubbidire alla nostra
voce: egli goloso, ed ebbriaco.
!9.

21

E lapidinlo

muoia: e cos togli


oda, e tema .

con pietre tulle le genti della sua citt, s che


il male del mezzo di te: acciocch tutto Israel

Della

Deg ita (

588, Voi. I).

In ogni sistema di legislazione penale necessario adot 902.


tare diverse specie di pena, di diversa indole e natura, ossia di diversa qualit.
I

reati

sono malattie
secondo

riati specifici

politiche.
la

Or siccome

la

medicina usa sva-

variet delle malattie, cos

la legisla-

zione penale deve adottare, varie specie di pena secondo la varia natura dei reati.
Et guoniam variant morbi, variammus artes.
Mille mali species, mille salatis erunl (1) .
Virgilio (2), parlando delle pene infernali, si esprime:
Non, miki si linguae cenlum sinl, oraque centum,
Ferrea vox, omnes scelerum comprendere formas,
Omnia poenarum percurrerc nomina possim .
I legislatori che adottassero una sola specie di pena per tutte
quali pretendono di
le violazioni imiterebbero certi medici
curare tutte le infermit mediante luso dei salassi.
Linferno di Dante, questo gigante del sapere chio cito di
continovo senza dar retta ai rimproveri che me ne vengono da
chi non sa trovare la scienza del diritto penale se non nei libri
linferno di Dante, dico, il volude' decisionisti e de casisti,
me pi eloquente della necessit dell'adozione di specie varie
di pene.
Nuovi tormenti, e nuovi tormentati
Mi veggio intorno come chio mi muova,
E come ch'io mi volga e chio mi guati (3) .
Quanto alle specie di pena, in rapporto alla qualit, si legge
Ulpianus lib. 9 de
nella L. 6, 2, D. XLVIII, XIX. De poenis
i

officio

(1)
(2)

Proconsulis

Ovid.
Aon. VI, vers.

f>05.

(3) Inferno, VI. A.

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Nunc genera POENAREM

773

enumerando

iiobts

sunt, quibus Prae-

sides afficele quemque possivi. Et sunt poenae quae aut vitam adimant, aut servitutem injungant aut civilatem auferant, aut exilium,
,

aut coercitionem corporis contineant

nella L. 8, in princ., D. eod.

.
tit.

Ulpianus

9 de

lib.

officio

Proconsulis:

damnum cum

Aut

infamia, aut dignitatis aliquam depositionem,


aut2.alicujus aclus prohibitionem .
3.
Oggi le specie varie sogliono ridursi alle seguenti classi:
4.

1 .*

Pene

capitali.

Da certuni suddivise in capitali di primo grado, e capitali di


secondo grado, sccondoch inducano la morte naturale o la morte
civile.
a

Pene afflittive.
Pene infamanti (Vcd. per il 878 ed 879).
Pene pecuniarie.
Oltre alle pene di specie mista.
Ved. applicazione critica nel Voi. III.

l'

Drilli

483 Degnili

589, Voi. I).

L applicazione critica nel Voi. ili mostrer quante e


903.
quali specie abbiano adottalo i diversi legislatori.

Della 484 Degniti


901.

La

degnila 482 (Ved.

in rapporto alla qualit : la degnila

il

592, Voi. I).

902) contempla

484

le

contempla

in

le

specie

rapporto

alla quantit.

Oltre a queste divisioni

le pene, considerate sotto altri


aspetti, subiscono molte altre divisioni e suddivisioni.
Enumero le pi conosciute:
I. Pene comuni c pene speciali.
II. Pene principali e pene accessorie.
III. Pene ordinarie, e pene arbitrarie o straordinarie.
Quanto sia irrazionale quest ultima distinzione, rilevasi dalla
necessit di proscrivere le pene arbitrarie.
Ved. il 833 ed 834.
,

Della 485 Degnila

593, Voi.

I).

L Applicazione critica nel Voi. Ili mostrer quante e


905.
quali specie abbiano adottalo i diversi legislatori.

Delle 488 c 487 Degnila


906.

nante

Queste degnit

in tutto

il

si

594 e 595, Voi.

I).

rannodano ad un principio domi-

sistema.

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774

Ved. le degnila 263 e 264, 286 e 287, 366 e 368, 391 e 392
( 342 e 343, 367 e 368, 465 e 467, 492 e 493, Voi. I); e lo
svolgimento ( 608 e seguente, 644 e seguenti, 784 e seguenti, ec.
del presente volume).

Della 488 Degnila (

599, Voi. I).

I legislatori che dividono in gradi la pena di una data


907.
specie in rapporto alla qualit, debbono aver cura di lasciare un
,

intermezzo tra grado e grado ; in modo che il massimo del grado innon sia un medesimo che il mimmo del grado superiore.
feriore
1.
2. ampiamente
Come

si

rilever nell applicazione critica (Voi.

Ili),

3.

Codice penale italiano del 1859 pecca contro questa degnila, e


per Pari. 52 e seguenti si fa aperto che la medesima quantit di
tempo segnala il massimo del grado inferiore ed il minimo del grado superiore.
Ad esempio, si statuisce:
La durata della pena di reclusione si divide in tre gradi
grado
da tre a cinque aiuti inclusivamcnte
da cinque a sette;
da sette a dieci (art. 54).
Quale abbia incoerenza questo sistema, si ravvisa nella pratica allorch si presenta il caso di discensione o di ascensione di
qualche grado, e dietro il riconosciuto principio che il giudice
ha piena facolt di disporre della latitudine del grado (art. 60).
Ponghiamo un esempio in caso di discensione.
Tizio merita
la pena del 2. grado di reclusione (da anni cinque a sette). Gli
si deve diminuire di un grado in grazia, per esempio, del ritenuto concorso delle circostanze attenuanti (art. 684, cit. Cod.).
Il giudice discende bens di un grado, ma avendo la facolt di
applicare il 1. grado nel massimo, gl infligge la pena di anni
cinque di reclusione.
E cos, Tizio che, senza il concorso delle circostanze attenuanti, poteva essere colpito dalla pena di cinque anni, minimo
del 2." grado, si vede condannato anche a cinque anni, non
ostante il concorso delle circostanze attenuanti.
Fosse tutto!
Talvolta il legislatore, senza parlare di grado,
minaccia una data pena a periodo fisso. Dice, per esempio: il
fatto A punito con sette anni di reclusione.
Tizio convinto
di avere perpetrato il fatto A; ma occorre in suo favore una
data causa scusante, in virt della quale forza diminuire di un
il

grado

la pena stabilita.
Il giudice pu defraudare
seguente ragionamento:

la

dovuta diminuzione di pena col

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775

La pena spettante a Tizio quella di sette anni di reclusione,


minimo del 3. grado. Ho l obbligo di discendere d un grado.
Dunque ho il dovere di applicare la pena del 2. grado di reclu-

Ma ho la facolt di disporre della latitudine del grado.


Quindi posso e voglio applicare il massimo del 2. grado. Ma il
massimo del 2. grado di selle anni. Dunque condanno Tizio a
sione.

anni di reclusione.
cos. Tizio che, senza la causa scusante, sarebbe stalo consette anni di reclusione, si vede condannato anche a
sette anni, non ostante che, in grazia della causa scusante, abbia
diritto alla diminuzione di un grado di pena.
E pur troppo si hanno di simili dolorosi esempi!
Ved. il
908, 909 e 914 e seguente.
Se non che, io ho sempre sostenuto che quando la
908.
legge minaccia la pena a periodo fisso, ed esso accenna al minimo del grado superiore ed al massimo del grado inferiore, questo
periodo deve ritenersi, per tutti gli effbtli giuridici, come massimo del grado inferiore, e non gi come minimo del grado supe-

sette

dannato a

riore

Questa norma rende impossibile al giudice il defraudare il


grado di diminuzione.
E per vero, nello esempio superiormente addotto il giudice
costretto a ragionare siffattamente:
La pena spettante a Tizio quella di

sette

anni di reclusione,

del 2. grado. Ho V obbligo di discendere di un grado.'


Dunque ho il dovere di applicare la pena del 1." grado di reclusione. Ma il . grado comincia da tre e si estende a cinque anni.
Dunque lutto al pi posso condannarlo ad anni cinque di reclu-

massimo

sione.

Son lieto di constatare che la Corte di Cassazione di


909.
Napoli arrise alla massima da me propugnala con la sentenza
del 16 febbraio 1866
Giuseppe De Petrellis ricorrente
Professore Luigi Zuppetta avvocato del ricorrente.

Ecco

il

tenore della sentenza:

VITTORIO EMANUELE
Lanno 1866,

II, eie. eie.

16 febbraio.
Alla Corte di Cassazione sedente in Napoli, Sezione penale
intervenendo Signori Commendatore Nicola Spaccapietra, Presidente di Sezione, Cav. Nicola Alianeili, Giambattista Nicolini,
Francesco Giordani, Domenico Colosimo, Michele Pironti, DoCarlo Eugenio Grimaldi Sostituto Procumenico Giannatlasio
ratore Generale
Francesco Lanzetta Cancelliere.
il

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776

Sentita ia relazione, etc.


Sentito pel ricorrente l Avvocato Professore Luigi Zuppelta.
Sentito il P. M. die ha chiesto accogliersi lultimo motivo aggiunto, quanto alla erronea applicazione della pena
etc. etc.

Deliberando nella Camera di Consiglio.


Visti gli alti, la sentenza ed

(E

qui rigetta

il

ricorso, etc.

motivi, fuorch la 2.* parte del terso motivo ag-

giunto, circa l'errore del metodo di riduzione originato dalla conEd intorfusione tra il grado di pena, e la latitudine del grado.
no a questa parte del 3" mezzo aggiunto il Collegio Supremo ragiona

modo seguente:)
Bene a ragione il ricorrente medesimo si dolse di esserglisi
erroneamente calcolata la misura delia pena, anche stando alle
norme dellarticolo 68i applicalo dalla Corte.
Il primo Giudice aveva
inflitto la condanna di 3 mesi di carcere, ossia del minimum secondo lal t. 258. Accordale le circostanze attenuanti, la pcntf doveva discendere di un grado
Questa discesa non facoltativa, come la disposizione del lart. 683;
costituisce invece un obbligo severo, da cui il magistrato di merito non pu prescindere.
Egli libero di accordare o negare
nel

circostanze attenuanti, libero di discendere o no a pene di


usando della facolt larghissima conferitagli dal lart. 683;
ma senza pregiudizio di questo tenuto a diminuire la pena almeno di un grado per lart. 68i.
le

polizia

di un grado precettiva, la commutazione


Nella
Corte ha chiaramente espresso di volere avere come
punto di partenza la sentenza di condanna dei primi giudici.
Poich questa era di tre mesi di carcere, che secondo lart. 56
costituisce il termine del 2 grado, ed il principio del terzo grado,
la pena di due mesi non avrebbe potuto agevolmente essere applicata,
giacch in tutta la enunciazione dei gradi espressa dal ripetuto articolo 56, non si trova che il periodo da tre mesi a due costituisce
un grado
E quantunque per lart. 60 fosse dato al Giudice cos
nell'aumento come nella diminuzione di poter spaziare da un anno
allaltro, o da un mese all'altro nel periodo degli anni e dei mesi contenuti in ciascun grado, pure ci non giustificherebbe la condanna,
perch la pena di tre mesi potendo essere il massimo del secondo
grado che comincia da un mese, ognuno vede che senza una esplicita e chiara motivazione la discesa a due mesi non esprime di essersi effettivamente accordato al ricorrente un grado intero di diminuzione, come di fatti si scorge dal vedere che il periodo di due e
di tre mesi sono entrambi contenuti nello stesso grado, secondo la
misura datane dallart. 56.

La diminuzione

del carcere in semplice pena di polizia facoltativa

specie

la

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777

PER QUESTE RAGIONI.


Accoglie lultimo motivo aggiunto del ricorso per erronea
applicazione dell'art. G8i C. P. quanto alla discesa del grado, e
rigettando tutti gli altri annulla la impugnata sentenza per la
sola applicazione della pena, e rinvia la causa ad altra sezione
della stessa Corte dAppello per lesalta applicazione di pena.
Fatta e pronunziala all'udienza dei 16 febbraio 1866 .

Dell 18 Degni!

G00, Voi. I).

I. Appella latitudine del grado.


910.
Vuoisi ben distinguere la latitudine del grado dalla latitudine
della pena.
Vcd. il 914 e seguenti.
II. Tutta la quantit intermedia tra il minimo ed il mas 911.
simo del grado.
Dice la legge (art. 54, cit. Cod.):
Il 1 . grado di reclusione comincia da tre e si estende a cin-

que anni inclusivamente .


In questa disposizione tre anni sono il minimo del 1. grado,
il massimo. latitudine la quantit intermedia fra tre e
cinque anni.
cinque

Della 10 Degni!
912.

La

un grado
pena come

latitudine di

un altro grado della stessa


minimo dell'altro grado.

il

<301,

pena

di

Voi.

I).

stia alla latitudine di

minimo di un grado

sta al

Vi sono due specie di proporzione: la geometrica e Y aritmetica.


Geometrica
Per esempio: 3 sta a 6 come 6 sta a 12.
Aritmetica
Per esempio: 3 sta a a come 5 a 7.
Quando in questa degnilh s'inculca la proporzione tra latitudine
e latitudine, si allude alla proporzione geometrica, non aritmetica.
Suppongasi che il grado .1 abbia per minimo la durata di anni
6, e per la latitudine la durata di anni 3, per modo che il massimo risulti di anni 9 ; se il grado B abbia per minimo la durala
di anni 12, la sua latitudine vuol essere di anni 6, per modo che
il massimo risulti di anni 18.
In tal guisa si avr la perfetta
proporzione geometrica.
1 legislatori non tengono in pregio questa degnila.
Ved. I applicazione critica nel Voi. III.

Della 491 Degnli


913.

Ved.

la

I.

002, Voi. I).

pena ec.
608 e seguenti, Voi.

Io chiamo latitudine della

degnila 497 e seguenti

I).

68

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91

4.

II.

778

Latitudine della pena ec.


il grado di pena dalla lagrado di pena dalla latitudi-

Conviene accuratamente distinguere


titudine del grado, e la latitudine del

ne della pena minacciata dalla legge.


Ved. il 910.

Occorrono esempi
Credo di qualche

di deplorevole confusione.

poli L'Indipendente

Jf'

ed istruzione il resoconto nella causa


numeri 119, 120 e 121 del giornale di Na-

utilit

Sartoris, riportalo nei

anno 1865.

Tribunale Militare. Causa del Luogotenente Sartoris. Difesa


pronunziata dal professore Zappetta all'udienza del 17 volgente (1).
Duoimi dallimo dellanima di trovarmi in discrepanza di opinione col supremo tribunale di guerra. Ma dopo le osservazioni
da me presentate all'udienza del 3 maizo, sarebbe stato desiderabile che il collegio supremo fosse venuto a migliore divisamente.
L'errore lingrato patrimonio degli uomini. Il cadervi tiene
alla umana fragilit: il rinsavire prerogativa deglingegni pri-

___

come sono di certo componenti il supremo tribunale.


Lo stesso Cicerone gradiva di essere tratto dallo errore, e raccomandava vivamente la discettazione. Diceva: cupio refelli; quid
vilegiati,

enim

laboro, itisi ut veritas orniti questione explicelur?


principe dei romani giureconsulti, Papiniano, nella L. 6.*
De servis exportandis si gloria di aver mutalo parere in grazia di una contraria sentenza di Sabino. Sono divenute proverbiali le parole: in conlrarium me vocal Sabini sententia.
Laddove, a vista dellarl. 483 dei Cod. |ien. militare noi lutti
dovessimo accettare la norma segnala dal Tribunale supremo,
Il

Dig.

che sembra manifestamente ribe! lanlesi alla legge

dovremmo

ri-

petere:
Signori, errammo: ci ha bagnati il sole .
Caracalla, dopo aver trafitto il fratello Gela, pretendeva che
Papiniano dichiarasse scusabile il fratricidio. Ma il Gero giureconsulto volle piuttosto lasciar la vita sotto laccare di uno dei
carnefici di Caracalla, anzich secondare lillaudabile desiderio.

DAguesseau si tenne tanto geloso della propria indipendenXIV ed al suo cancelliere


Voisin di conchiudere in favore della Bolla Unigenilus.
E, ci che pi rileva, in questa resistenza egli fu mirabilmente
sostenuto dalla propria moglie; d talch, quando il marito doveva partire per Versailles, chiamatovi dal re, la moglie gli
za, che ricus costantemente a Luigi

disse:
(1) Non pretendiamo di pubblicare tutto ci che fu detto,
re raccolto dallo stenografo.

ma

lutto ci che pot esse-

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779

[ornine et enfans. Perilez torti


Allez: oubliez, devant le rei
hors l'honneur .
Signori! il difensore di Sartoris sinspira agli esempi di questi giganti del sapere legale, e si dispone ad estrinsecare senza
,

riserva e senza ambagi tutto ci che opina intorno


vertenza.
Due sono le questioni a risolvere:

La

prima:-

all'

attuale

ritenuta come punto di partenza la pena di


fatti,
Ritenuti
cinque anni di reclusione ordinaria, che corrispondono al massimo del primo grado di questa pena, ritenute le circostanze attenuanti che inducono lobbligo della diminuzione di un grado,
quale pena dovuta ai Sartoris?
Seconda :
Pu nella presente causa essere invocato lart. 4S3 del Codii

ce pen. militare?

Ma

anzi

tratto fa

mestieri presentare un rapido cenno dei

fatti.

Per
I.

lo

che divido

Cenno

dei

fatti

la

difesa in tre assunti

Svolgimento della prima questione;


HI. Svolgimento della seconda questione.
II.

I.

Assunto.

Cenno
Con sentenza

dei fatti.

novembre

1 864 il tribunale speciale miNapoli dichiarava il luogotenente Sartoris colpevole di


prevaricazione.
Per la natura del reato reputava applicabile al colpevole la
pena di cinque anni di reclusione ordinaria (art. 173 Cod. pen.
mil.); periodo di tempo che costituisce il massimo del primo grado (art. 3 4 Cod. pen. comune).
In grazia dcHammesso concorso di circostanze attenuanti, tenuto presente lart. 38 Cod. pen. mil., diminuiva di un grado la
pena di cinque anni di reclusione ordinaria,
e condannava il
Sartoris alla pena di tre anni di reclusione militare, invocando il
testo dellarticolo 21, n. 1, del Cod. pen. militare, il quale

del

litare di

suona
Se

pel concorso di circostanze attenuanti dovesse discendersi oltre il minimo della reclusione ordinaria, prevista dal
n. 4 dellarticolo 5, la diminuzione si far nel modo seguente

passando

1 ."

Da

alla reclusione militare:


tre

anni a due

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por

t,il

guisa

il

780

tribunale pronunciatone non solo faceva una

retta applicazione della legge infliggendo tre anni di reclusione

militare,

ma

poteva, senza conculcare

la

legge, applicare que-

sta pena per la durata di due soli anni.

Lesercente lofficio di P. M. presso il tribunale militare di Napoli se ne richiamava al supremo tribunale di guerra, sulla falsa estimazione che il passaggio dalla pena di cinque anni di reclusione ordinaria a quella di tre anni di reclusione militare importasse scemamonto di due gradi, e che dovendo il tribunale
diminuire di un grado la pena di cinque anni di reclusione ordinaria, doveva discendere a tre anni della stessa pena. Senza
punto riflettere che tre anni di reclusione ordinaria costituiscono
il minimo del primo grado di reclusione ordinaria ( art. 54 Cod.
pen. com.); senza por mente che il discendere da cinque anni a
tre non importa diminuire la pena di un grado, ma discendere
dal massimo al minimo del grado stesso, e circoscriversi sempre
nel primo grado.
Nondimeno il supremo tribunale di guerra faceva buon viso
al ricorso del P. M., e con sentenza del 2 febbraio ultimo annullava la sentenza del tribunale speciale per erronea applicazione di pena, e rinviava la causa al tribunale speciale militare di
Napoli, composto di giudici diversi.
Se non che, il tribunale pronuncialorc in grado di rinvio presieduto dal coscienzioso generale Filippi, senza farsi imporre

supremo e dalla pastoia dell art. 483


Cod. pen. militare con sentenza del 3 marzo ultimo condannava
il Sarloris a tre anni di reclusione militare.

dallau/ort/ del collegio

Ma, vuoisi per malinteso puntiglio, vuoisi per fatale cecit, il


P M. ricorreva una seconda volta al sullodato collegio supremo.
Il quale, a parte la diatriba che pule di stizza a mille miglia,
e fatta astrazione dalla egida dellart. 483 sotto la quale ricointorno alla teoria della discensione del grado non
veravasi (I),
rcsiliva dalla sua pristina opinione. E per con sentenza del 20
aprile ultimo annullava la sentenza del 3 marzo pronunciala dal
tribunale speciale, e rinviava una seconda volta la causa.
Resta a riportare il ragionamento del supremo tribunale di
guerra.
La motivazione della sentenza del 2 febbraio, con la quale ordinavasi la prima volta il rinvio, del seguente tenore:
a Lart. 54 del codice penale comune allorch divide la durata

(1) Lart.

483 suona

In tutti casi di annullamento di una sentenza, dovr il tribunale militare cui viene
articolo di dritto dal tribunale suprerinviata la causa, pii riamente uni forviarti
mo di guerra deciso .

uW

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781

della reclusione ordinaria in tre gradi, computando il primo


da tre a cinque inclusivamenfe, il secondo da cinque a sette, e

terzo da sette a dieci, non accenna che ai gradi dbaumento


pena ordinaria di unni Ire.
La cosa oltre di essere per se stessa evidente, risulta dalla
prima parte dellarticolo stesso, nella quale prescritto che la
pena di reclusione non possa essere minore di anni tre, n
maggiore di dieci.
Ci posto, poteva il tribunale per lammesso concorso di
circostanze attenuanti, a mente dellarticolo 58, ridurne la
pena di un sol grado, ossia da cinque anni di reclusione ordinaria a Ire della stessa pena; ma avendo surrogalo la reclusione
militare allordinaria, ha in sostunza diminuito la pena di due

gradi.

il

sulla

ri

Larticolo 21 del codice penale militare, sul quale

sia fondata la

sito .

sembra

sentenza, evidentemente estraneo al propo-

La motivazione della sentenza del 20 oprile, con la quale ordinavasi la seconda volta il rinvio, del seguente tenore:
Posto per fermo che la pena non poteva per la natura del
reato essere minore di anni cinque di reclusione ordinaria, c
pot solo ridursi di un grado per le circostanze attenuanti in
virt dellarticolo 58
il passaggio alla pena immediatamen te inferiore non doveva aver luogo, se non nel caso che la di minuzione di un grado non potesse farsi nello stesso genere di
pena (art. 55 del cod. penale comune e 21 del cod. penale mi-

ilare).

Che

esclusa dal riflesso


reclusione ordinaria era riducibile ad anni Ire, grado
(sic) fissato dallarticolo 54 del cod. pen. comune, che
si addotto a fondamento della denunciata sentenza, senza
combinare il disposto nel suo complesso, onde distinguere,
come si sono ben distinti il primo grado assoluto (sic), ed i tre
successivi gradi di aumento (sic) per ben computare la rispetliva durata.
Consideralo che nessun valido argomento in contrario pu
dedursi dal summenlovato art. 21 invocato eziandio dalla sentenza, perch riguardante il caso, in cui per le attenuanti debba discendersi oltre il minimo della reclusione ordinaria. Anzi, col prendersi ivi il punto di partenza della scala discendentale, nel passaggio alla reclusione militare, gli anni tre,
indicalo abbastanza che questo il minimo della reclusione
ordinaria .

che

tale necessit era, nella fattispecie,

la

minimo

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II.

Assunto.

Svolgimento della prima questione; cio: ritenuti i l'aiti,


ritenuta
come punto di partenza la pena di cinque ami di reclusione ordinaria, che corrisponde al massimo del primo grado di questa pena
ritenute le circostanze attenuanti, che inducono l' obbligo
della diminuzione di un grado,
quale pena dovuta al Sar,

loris?

Quanto

sia

stato rettamente invocato dal tribunale speciale

larticolo 21 del Cod. pen. militare, non a dire. Ma siccome il


tribunale supremo trova, non che irregolare, strano e peggio il
diportamento del tribunale speciale, cos mi credo in debito di
rassegnare alquante considerazioni in contrario.
1* Per ci che spetta alla durata, nella reclusione ordinaria
voglionsi distinguere il genere di pena, i gradi, la latitudine di
ciascun grado.
Il genere abbraccia la durata del tempo dal minimo dellinfimo
grado fino al massimo dellultimo grado.

Di talch, quando il legislatore dicesse: l'azione A punita colche il giudice non potrebbe applicare pi di dieci anni n meno di tre.
E questa la significazione della prima parte dellal t. 54 del
codice penale comune, e non quella immaginala dal magistrato
la reclusione: sintenderebbe

supremo
2a

II

inorpellando la legge.

grado una delle divisioni del tempo compreso nel gene-

re di pena.
Cos,

il

tempo dai

tre ai dieci

anni di reclusione ordinaria,

U
tre gradi (art. 54): 1 da tre a cinque; 2 da cinque a
da sette a dicci.
E tre sono i gradi, non pi. Ci mostra quanto sia peregrina
la teoria professata dal tribunale supremo, che distingue il primo
grado assoluto dai tre gradi successivi (sentenza del 20 aprile).
E cos, quando il legislatore minaccia la pena del primo grado
di reclusione ordinaria, va inteso che il giudice non possa applicare pi di cinque anni, n meno di tre.
Se non che, talune volle il legislatore, senza parlare di grado,
minaccia la reclusione per in determinato numero di anni. In
questi casi i numero stesso degli anni definisce implicitamente
il grado.
La legge minaccia, ed il giudice dichiara applicabile
la pena di tre anni di reclusione? o di quattro anni? o di cinEbbene, in tutti questi casi la pena applicabile sempre
que?
quella del primo grado di reclusione, perch il primo grado
estendesi dagli anni beai cinque, bench il periodo di tre anni

diviso in
selle; 3

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783

il minimo del
grado, ed il periodo di cinque anni il
massimo
Varia la durata, ma tutti tre questi periodi trovansi
compresi nel primo grado.
E cos, comprende ognuno di leggieri che, quando larticolo
173 del cod. pen. militare dice che
la pena non pu essere mi-

costituisca

nore di cinque anni di reclusione ordinaria


come se dicesse ai
giudici:
Voi potete applicare il genere di reclusione ordinaria;
per, se volete arrestarvi al primo grado, vi si fa divieto di spa-

ziarvi nella latitudine, e dovete applicare


cio nella durala di cinque unni.

quando

il

primo grado

nel massimo,

Tribunale Speciale reputava applicabile


al Sarloris la pena di cinque anni di reclusione ordinaria, non
altro reputava applicabile che il primo grado di reclusione ordinaria; e dovendo discendere di un grado pel concorso delle circostanze attenuanti, aveva imprescindibile dovere di applicare
la reclusione militare da due a tre anni (art. 21 num. 1 Cod. pen.
Di talch,

il

militare).
3* La latitudine di ciascun

grado abbraccia il tempo dal mimassimo del grado stesso.


primo grado di reclusione ordinaria latitudine
lutto l interstizio di tempo dai tre ai cinque anni.
E cos comprende ognuno anche di leggieri che lo spaziarsi
nella latitudine, discendendo da cinque anni a tre, non imporla
diminuzione di un grado, ma circoscriversi nel grado stesso.
4* Applicando questi irrecusabili principi! al caso in esame,
nimo

al

cos, nel

ottiensi:
I. Clic la pena di cinque anni di reclusione ordinaria che il
Tribunale Speciale reputava applicabile al Sartons costituisce il
primo grado di tal genere di pena, bench accennasse al periodo
massimo del grado;
IL Che, dovendo questa pena essere diminuita di un grado,
in grazia del concorso di circostanze attenuanti, bisogna discendere oltre il minimo della reclusione, perch il minimo (della durala di tre anni) pur esso primo grado: lo che mostra quanto
valore logico e giuridico abbia la considerazione del supremo
tribunale di guerra
il passaggio alla pena immediatamente in-

feriore non doveva aver luogo se non nel caso che la diminuzione di

un guado non potesse farsi nello stesso genere di pena (sentenza del

20

aprile)

Che

nel sistema del codice penale comune dal primo grado


si fa passaggio alla pena del carcere
82 cod. pen. comune);
tanto erroneo il ragionamento
del supremo magistrato di guerra (sentenza del 2 febbraio), cio:
che lo articolo 54 del codice penale comune allorch divide la durata
III.

di reclusione ordinaria
(art.

della

784

pena della reclusione ordinaria in

tre

gradi non accenna che

ai gradi di aumento;

IV.

Clic non polendosi

nel sistema del Cod. pen. militare,

per l'indole propria dei reati, introdurre la pena del carcere ordinario in sostituzione della reclusione, il legislatore vi ha in altro modo provveduto col n." 1 dellalt. 21 del Cod. pen. militare, alia cui ipotesi consuona il caso in controversia
tanto
si allontana dal vero il giudizio del supremo Tribunale di Guerra
(sentenza del 2 febbraio), cio: che l'articolo 21 del Cod. pen. militare, sul quale sembra sia fondata la sentenza, evidentemente
estraneo al proposito ;
V.
Che lopinione del Magistrato supremo colla qaale si
compiace d' insegnarci che il passaggio dalla pena di cinque anni
di reclusione ordinaria a quella di tre anni significa scemare la
pena di un grado, si traduce, e Io si dice senza ambagi, in confondere la latitudine del grado col grado di pena, in calpestare
tutto il sistema del codice penale comune e militare in fatto di
passaggio da grado a grado, ed in privare farisaicamente il condannalo della dovutagli diminuzione di un grado;
tanto sindacabile la considerazione del supremo magistrato, cio: che
poteva il tribunale riduire la pena di un sol grado, ossia da cinque
anni ili reclusione ordinaria atre della stessa pena,
ma avendo
surrogalo la reclusione militare all'ordinaria, ha in sostanza dimi-

nuito la pena di due gradi!!

111.

Assesto.

Svolgimento della seconda questione; cio: Pu nella presente causa


essere invocato l'articolo 483 del Codice penale militare ( 1 )?
Il tribunale supremo di guerra, non avendo molta fiducia di
imporci le sue teorie ab irato, cerca di trincerarsi dietro la disposizione dellarticolo 483 del codice penale militare, il quale

dispone

In tulli
casi di annullamento di una sentenza dovr il tribanale militare cui viene rinviata la causa, pienamente uniformarsi all articolo di dritto dal tribunale supremo di guerra

deciso .

il collegio supremo intende dire


tribunale di rinvio:
Ti proibisco di pensare: la legge prescrive, ed io lingiungo
di pensare colla mia testa, in nome della legge .

Invocando questo articolo,

al

(I)
rc.

Il

questo assunto fu trattato non solo con faconda, ina con libera parola datl'oratouoslro Icnografo non riusc a raccogliere quanto il professore disse nel caldo
quindi ci limiteremo a riportare le proposizioni, che sono la siulungo ragionamento.

della perorazione.

tcsi del

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Per,
a
1.

me non sembra che

785
il

bavaglio dellarticolo 483 possa

infliggersi nella presente questione.


2.
lo rifletto:

Che l'articolo 483 sia, come ognuno conosce, una ecceneccezione al diritto comune;
Che, per ci stesso, debba essere interpretato rcslrittwamenle;
Che per articolo di drillo, di cui
parola nellarticolo,
3.

trica
4.

"

debba intendersi questione di drillo, putito controverso;


Che, nella specie, trattandosi che il supremo Tribunale
cerca di elevarsi a legislatore, e di misconoscere il senso lette54 del codice penale comune, e 21 del codice
penale militare, non sia il caso di applicare l'articolo 483.
Signori! Io non so quale idea abbiate voi della dipendenza
gerarchica. Questo so, che dopo il giorno di S. Bartolommeo,
avendo Carlo IX, scritto a lutti i governatori che facessero trucidare gli Ugonotti, il visconte D'Oile che comandava iu Bajona,
rispose al re:
Sire, non ho trovalo fra gli abitanti e fra le persone militari
se non che buoni cittadini, bravi soldati
c non gi un boja.
Quindi essi ed io supplichiamo la maest vostra d impiegare
le nostre braccia e la propria vita in cose eseguibili .
Ma perch questo esempio? 1 migliori custodi della vostra
dignit son persuaso che sarete voi stessi.
Era lanno 1633.
Quanto a me, ecco ci che vi fo riflettere.
Il consiglio dei famosi cardinali aveva costretto oW'abjura Galileo
Galilei pel grave torlo (!) di professare che la terra gira intorno
al sole. E questo insigne, mentre si dipartiva dal luogo dellatjura, non pot tenersi dallo esclamare: e pur si muove!
qualunque possa essere il vostro ossequio al tribuCos io
qualunque possa essere il tenore della vostra
nale supremo
qualunque possa essere il conto in cui terrete le
sentenza
anche nella disfalla, dipartendomi da questaula,
mie ragioni
esclamer contristato: c pure il tribunale supremo ha conculcato
manifestamente l' articolo 54 del codice penale comune, e l' articolo
21 del codice penale militare (1)1
rale deHarlicolo

(I) Incredibile quanto vero! Il Tribunale Speciale in grado di secondo rinvio, il


giorno 17 maggio 1865, lasciandosi imporre dall' autorit del Tribunale Supremo,
prendendo alla lettera l'articolo 1H3 del Codice penale militare, non ispirandosi allo
encomiabile esempio del Tribunale Speciale in grado di primo rinvio, e negando la luce
al sole, fece allo dubbidienza al Tribunale Supremo e condann Sartoria a tre anni
di reclusione ordinaria.
Sartoria ricorse al Tribunale Supremo. Ma che sperare da un impenitente?
Rigett

il

ricorso!
Allora Sartoria ricorse al Ministro di Oraria c Giustizia ed

al

Ministro della Guerra,

69

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Della 49*

I.
915.
presentare cc.

Tulle

le

pene,

786

Ie S .i ita

( 603,

Voi.

I).

la cui natura il comporti,

debbono

natura il comporli, in quanto vha delle pene che


per indole propria escludono la idea di latitudine. Cos la morte,
cos le pene perpetue.
916.
Una discreta latitudine. Dico, che la latitudine
11

debba essere discreta perch, essendo essa destinata alla valutazione delle circostanze discrezionali, ed essendo queste di non
molta rilevanza, una modica latitudine pu bastare allo scopo.

Dico

la cui

allorch le circostanze si mostrano sotto un aspetto rileDifatti


vante, esse richiamano 1 attenzione dello stesso legislatore, e
sono (juindi valutate nella compilazione del Codice penale, facendosene altrettante circostanze legali.
,

917.

Vedi

E ben proporzionata
912.
Avvertimento Vari Codici penali concedono
latitudine, ec.

Ili.

il

918.

ai

Giu-

rati la facolt di dichiarare il concorso delle circostanze attenuanti, e questa dichiarazione obbliga le Corti di Assise a dimila pena di un grado. Ci non induce che la presente degnila
rimanga paralizzata. Perciocch resta sempre alle Corti di Aslatitudine di quel grado di pena al quale
il disporre della
sono in obbligo di discendere.

nuire

sise

Delle 493 a 498 Drgnlt


919.

Non a dire

604 a 607, Voi.

I).

quanto sieno salutari queste degnila.

Riescono di freno allarbitrio dei giudicanti. I legislatori intanto


per non obbligare i giudici ad incomodi e penosi ragionamenti,
le pongono in non cale. Quanta carit!...
Ved. nell Applicazione critica (Voi. Ili) gli articoli 42 e seguenti del mio Progetto del Codice penale di S. Marino.
Occorre notare che queste degnit non riguardano
920.
il
concorso delle circostanze attei Giurati. Questi dichiarano
nuanti colla formola: A maggioranza concorrono circostanze attenuanti. I motivi del pronunziato restano nel fondo della loro
coscienza che ninno pu farsi ardito di scrutare.

SU

del Codice penale militare, la sentenza del Tribunale


affinch, a termini doti ari.
di guerra fosse stata denunziata alla Corte di Cassazione.
Ma, a farla finita, gli Eccellentissimi Ministri preferirono di fare aggrottare Sartoris
condonandogli! tutta la pena residuale.

Supremo

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787

Delle 497 a 499 Degnili


921.

Le

premesse (Cit. 608

G03 a GiO, Voi.

a 610,

Voi.

I)

I).

dispensano

da ogni ulteriore svolgimento.

Delle 500 a 51 Degnila


922.

Gli a 624, Voi.

I).

sto degnith

per le premesse e per gli esempi schiaritori, quenon hanno duopo di ulteriore svolgimento.

Della 513 Degnila

625, Voi. I).

La larga influenza che esercita questa degnit in lutto


923.
il sistema rivelata in parte nel
625, Voi. I.
Per dare valore alla pena perpetua, soccorre la degnit 502
( 613, Voi. I).
Nellapp/icazione critica (Voi. 11!) si dimostrer con larga penna in quali pastoie si trovino i legislatori, e quanti svarioni si
rendano inevitabili per la mancanza di una norma legislativa
che riduca il valore di ciascuna pena al valore di ciascunaltra.
Molti credono operazione impossibile questa ridu 92i.
zione. Ma ci repugna alla logica. Son parole di Nicolini (1):
Non gi vero che molte pene sono incommensurabili tra
loro. Riducetele tulle ad un termine generale e comune, come
per esempio a dolore e timore e delle tre classi (2) farete tre
masse omogenee.
Cos in linea di pr