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Gruppo ASTRID 2012 Valorizzazione del patrimonio storico-artistico

C. Giannone: Lesperienza della gestione integrata dei siti protetti dallUnesco


(Appunti per la discussione)
Premessa
Nella presente bozza di ricerca sono evidenziati, in primo luogo, alcuni dei pi significativi
contributi dottrinari sulle definizioni di valore e patrimonio della cultura; in secondo luogo, il
rapporto tra turismo e patrimonio culturale per le citt darte; in terzo e ultimo luogo, le concrete
prospettive dei beni tutelati dallUNESCO, esemplificate nel caso del centro storico di Napoli.
Mentre leconomia politica si fa planetaria, la cultura si frammenta e va in cerca di radici
locali, cos affermavano in parte precorrendo i tempi i curatori di un volume a pi mani il cui
titolo affascinante denotava un per lo meno insolito punto dosservazione del villaggio globale 1.
Gli autori esprimevano, altres, la preoccupazione che comporta il chiudersi entro sterili
particolarismi, sostenendo che la via duscita adeguata dovesse consistere nel comparare le diverse
identit dei singoli, con altre storie e culture. Tuttavia, sorge, immediatamente il dubbio su quale sia
la maniera adeguata e scientificamente rigorosa per rappresentare la diversit. Si cercher di
mostrare, in queste note, il rilievo dei beni UNESCO, rispetto ai tentativi di dare una risposta.
In uno scenario globalizzato, tutti i territori diventano pi facilmente raggiungibili e la
concorrenza degli altri paesi, anche sul piano culturale, aumenta. I beni culturali, portatori di un
valore in s, vanno sviluppati in una logica sistemica: in mancanza di ci, patrimoni notevoli
rischiano di divenire cattedrali nel deserto e casi di turismo vedi e fuggi.
Per lItalia, i beni culturali possono rappresentare un volano, grazie alle sinergie con il patrimonio
ambientale e paesaggistico. Nel 2009, loccupazione nel settore della cultura, in Italia, si aggirava
intorno al 2,1% del totale, con 464.400 lavoratori Secondo alcune prime ricerche empiriche, il
Mezzogiorno comprende 712 Comuni con almeno un attrattore culturale, per un totale di 1.413
beni che costituiscono il 28% del patrimonio nazionale includendo il 72% di musei, l11% di parchi
o aree archeologiche e il restante 17% di complessi monumentali. Sul totale, i 197 con pi attrattori
sono destinazioni a valenza culturale e i 115 ad alto numero di visitatori a vocazione turistica. In
Italia si contano, inoltre , 44 degli 890 siti UNESCO riconosciuti nel mondo, di cui 292 europei.
I. Cenni alla teoria del valore del patrimonio culturale
Il primo punto concerne il richiamo a talune definizioni del concetto di valore elaborati dalla
scienza economica. Nel 1993, il Rapporto europeo sulla crescita, la competitivit e loccupazione
sottoline limportanza del patrimonio culturale, in linea con lazione di segno positivo che si
attribuisce ordinariamente alle arti nello stimolare effetti sullo sviluppo economico delle citt.
Limpostazione prevalente per ferma a una valutazione larga e indefinita del profilo estetico,
cercando di inserire le arti nella teoria economica quale eccezione, di volta in volta, a una pi o
meno consolidata teoria del valore, ovvero al principio generale dellutilit marginale decrescente,
un postulato fondamentale della letteratura. Non mancano, peraltro, gli studi sullinterpretazione
della qualit e del merito artistico, i moltiplicatori culturali e la produttivit. In un approccio
intuitivo, date alcune definizioni generali di cultura, molte manifestazioni sono interpretabili
come beni capitali, il che di immediata comprensione nel caso di unopera darte o di un edificio
storico, mentre spesso vi si fanno rientrare concetti pi vasti, come le tradizioni dei popoli, la lingua
e persino le usanze e i costumi.
In un tentativo di riconciliare i due concetti di puro bisogno di consumo e necessit di
conferire valore ai beni artistici, interessante il pensiero di Schopenhauer, secondo cui la scienza:
1

I. Kapp, S.D. Lavine, Culture in mostra. Poetiche e politiche dellallestimento museale, Bologna, CLUEB, 1995.

ad ogni meta raggiunta viene sospinta sempre pi lontano e non pu mai trovare un fine
ultimo n il pieno appagamento; (per converso), larte sottrae loggetto della contemplazione e lo
tiene isolato davanti a s.2
La teoria economica identifica tre forme di capitale: fisico, umano, e naturale, questultimo
riferito alle risorse naturali rinnovabili e non rinnovabili. Sebbene lidea di natura riconduca a prima
vista alla terra come fattore di produzione, 3 lanalisi formalizzata si pone a fondamento della c.d.
economia ecologica ove il concetto di capitale culturale occupa il quarto posto.
Il capitale culturale un bene che incorpora, preserva e attribuisce valore culturale, oltre a
qualsivoglia valore economico che gi possieda. A parte lordinaria distinzione tra fondo e
flussi, da esprimere in base a unadeguata unit di conto, detto patrimonio tangibile edifici,
terreni, siti, distretti, opere darte, come quadri e sculture, prodotti artigianali quando presenta i
medesimi caratteri del capitale fisico, come una creazione dellattivit umana di durata limitata e
soggetta a deterioramento senza unaccorta manutenzione. Oltretutto, esso pu essere acquistato e
venduto e ha un valore finanziario misurabile, sulla base di determinati indicatori e criteri. Invece,
se intangibile si manifesta quale patrimonio intellettuale in forma di idee, convinzioni e valori
condivisi, come le opinioni. Ci vale analogamente per le opere darte, la musica e la letteratura.
Esistono per due questioni irrisolte. La prima riguarda la valutazione dello stock, gi fonte
di famose controversie in economia politica, onde evitare doppi conteggi e leccessiva onerosit di
alcune componenti. Inoltre, vi di certo un rapporto tra le tipologie di capitale, ma non ne ovvio il
grado di sostituibilit: si deve perci accertare se il capitale creato sia anche solo in parte capace di
sostituire i servizi del capitale naturale, dato che molte funzioni economiche sono svolte mediante il
capitale fisico, come gli alloggi e i divertimenti. Permane, inoltre, una diversit tra il capitale
culturale e il capitale fisico, perch dal primo deriva un output specifico, i valori culturali,
implicando un tasso di sostituzione nullo; mentre altri modelli suggeriscono la piena sostituibilit 4.
Poich la distinzione tra il capitale relativo alla cultura e tutti gli altri consiste nel generare
sia valore economico che culturale, non consigliabile adottare nel perseguire lobiettivo di
sviluppo sostenibile i soli criteri di efficienza economica alle scelte intertemporali dinvestimento,
in quanto ci pu condurre a una duplicazione dei benefici e di conseguenza a stime errate e
insufficienti sul versante dei costi. Sembra quindi preferibile che il tema dei rapporti tra le
generazioni che si sovrappongono (modelli OG) sia affrontato anche sul piano dellequit, come
avviene nelle analisi sulle risorse naturali, trattandosi in ambo i casi di osservare gli obblighi morali
delle attuali generazioni verso quelle future.
Qualora si consideri larte un vero settore di attivit, persiste il rischio di estendere ad essa
una metodologia generale. Nella scienza economica sono stati affrontati i problemi di non
funzionalit delle arti e di non consequenzialit delle scelte basate sul criterio estetico, poich
allinstabilit della funzione possono concorrere nuove preferenze degli individui, o persino casi di
utilit marginale crescente, dovuti allaccumulazione del know-how e/o di capitale culturale.
Negli schemi applicativi di alcune discipline, o semplici filoni degli studi economici, sono
esaminate le conseguenze della produzione artistica in termini di spesa per viaggi, attrezzature
ricettive e prodotti del turismo culturale. Ne consegue che le arti sono valutate come linsieme
eterogeneo del patrimonio culturale, dalle arti dal vivo allindustria di audiovisivi, in vista dei loro
effetti economici, trascurando la provenienza e la qualit della domanda. Viceversa, si pu indagare
sul diffondersi di attivit darte in contesti urbani caratterizzati da eccezionali spinte alla creativit.
Infine, allorch gli individui richiedono i beni senza un utilizzo diretto, il valore dopzione
indica che sono disposti a spendere per un patrimonio culturale disponibile in futuro. Tale valore di
2

A. Schopenauer, Il mondo come volont e rappresentazione, edizione curata da P. Deussen, Munchen, 1911, II, p. 4.
A. Marshall, Principles of Economics, London, MacMillan, 1891; G.S. Becker; Art as Collective Action, American
Sociological Review, 39, 1974, pp. 767-76.
4
J. Hartwick Substitution amongst Exhaustable Resources and Intergenerational Equity, Review of Economic Studies,
45, 1987, pp. 347-54; R. Solow, On the Intergenerational Allocation of Natural Resources, Scandinavian Journal of
Economics, 88, 1986, pp. 141-9; D. W. Pearce, G. D. Atkinson, Capital Theory and the Measurement of Sustainable
Development. An Indicator of Weak Sustainability, Ecological Economics, 8, 1993, pp. 103-8.
3

non uso, o, alternativamente, il valore di lascito espresso in moneta, o in altri modi, in


conseguenza dellazione di alcune organizzazioni non governative (Ngo) 5. Molti benefici attesi del
patrimonio culturale sono indiretti e si manifestano in cicli del tipo spese - entrate- spese: un
apposito moltiplicatore delloccupazione, o legato a tavole input output ne stima la misura globale,
soprattutto se le politiche dintervento mutano profondamente il territorio per adeguarlo al processo
di pianificazione urbana nellintento di fornire beni pubblici puri con elevati spillover-effects.
II. Economia del turismo e Economia delle arti e della cultura
Uno studio apparso pi di trentanni fa ed elaborato in collegamento tra la Banca
mondiale e lUNESCO per valutare limpatto potenziale del turismo sui paesi in via di sviluppo
(PVS) si soffermava sulla necessit della creazione di alberghi, strutture ricettive, ristoranti e
circuiti di visita dei luoghi che, piuttosto che appartenere a singole nazioni, fossero considerati parte
dellumanit nella sua interezza, tanto da essere iscritti in una lista del patrimonio mondiale.
Lapproccio al turismo culturale stato sostanzialmente di tipo economico, con la giustificazione di
corrispondere allevoluzione sociale dei paesi occidentali e in genere a pi elevato reddito medio.
Relegato inizialmente alla sorte di un movimento di lite, con prezzi non accessibili a tutti e in
assenza di costi daffollamento (crowding costs) il fenomeno, nel corso degli anni, ha visto allargare
la scena a classi sociali pi vaste, con attivit distinte da quelle tradizionali, di puro divertimento: un
filone della scienza economica denominato economia del turismo e delle destinazioni, ha
sanzionato la priorit dellaspetto quantitativo, o numerico, dei fruitori, piuttosto che la natura
culturale delle visite; il che va accettato con qualche riserva. La prima conseguenza stata
laggravarsi del deterioramento dei beni coinvolti. Per questa ragione, un gruppo di esperti
(UNESCO, ICOMOS, ICOM) seguendo lesperienza transalpina della grotta di Lascaux, dichiarata
patrimonio dellumanit nel 1979, sugger di consentirne luso a pochi privilegiati.
Proprio in questi giorni, si proietta nelle nostre sale lultimo film-documentario di W.
Herzog, (in 3D+2D), dal titolo Cave of forgotten dreams, dove il regista tedesco, affascinato sin da
bambino dalle pitture rupestri e da condizioni di vita estreme, si avventura nelle grotte di ChauvetPont-dArc, anchesse francesi, scoperte nel 1994. Non impossibile ipotizzare molte situazioni in
cui gli individui visitano la copia di un sito o assistono a spettacoli tecnologicamente sofisticati ,
giusto recandosi al cinema allangolo di casa. Si tratta di una strada che rendere fruibile un pezzo
del patrimonio invisibile e inaccessibile cui si dedica questa ricerca, preservandone loriginale.
Allo scopo, vanno esplorate attentamente le possibilit future dei musei virtuali.
Bench non serva esorcizzare il turismo, si deve favorire una presa di coscienza che la folla
pu arrecare danni irreparabili a beni di valore inestimabile, artistici, naturali e paesaggistici:
alluopo opportuno razionalizzare lofferta e creare gli strumenti atti a preservarne lintegrit. I due
fronti, quello della conservazione e laltro, dei processi di distruzione sistematica, sono inseparabili;
ladeguamento un processo lento, misurata a mala pena dai grandi numeri delle destinazioni.
Se laumento del turismo culturale un segno di crescita, nel senso di un aumento dei redditi
e dei consumi, nel contempo lassuefazione al patrimonio culturale va intesa quale forma di
democrazia da ottenere e serbare, come un diritto inalienabile dei cittadini. Per contro, la
discriminazione a favore dei soli soggetti colti 6 non accettabile senza una reale preventiva
educazione degli utenti: un monumento agevole da identificare e quindi da proteggere, entro certi
limiti, mentre un bene diffuso sul territorio di pi complessa individuazione e altres incustodito.
5

Per alcuni contributi, cfr. ICOMOS: The Venice Charter for the Conservation and Restoration of Monuments and
Sites, Venezia, 1964; Charter for the Protection of the European Architectural Heritage, Paris, 1990.
6
E probabilmente vero che il termine anglosassone addiction sia pi idoneo a denotare un fenomeno di accumulazione,
pur senza ricavarne una completa soddisfazione e quindi facendo richiedendo sempre i peculiari beni in oggetto, che si
manifesta in modo continuo e progressivo nel tempo, provocando la domanda di consumo darte di maggiore spessore.
Cfr. G.S. Becker, M. Murphy , A Theory of Rational Addiction, Journal of Political Economy,96,1988, pp. 675-700.

Molte dispute teoriche derivano dallincorretta misurazione dell'impatto dei fattori culturali e il loro
inserimento nelle indagini cross-section ne conferma il rilievo7, nelle analisi comparate8.
Nel chiedersi quale sar domani la policy culturale pi conveniente nelle aree urbane, molti
studiosi hanno suggerito di modificare il territorio, onde fornire un contesto attraente; da ci
discende la popolarit delle espressioni glocal e think globally, act locally. Il turismo presentato
sovente quale panacea, ma tale visione appare fragile e fuorviante e risulta azzardato trascurare i
molteplici fattori in gioco. In un certo senso, appare un luogo comune insistere nel sostenere che le
politiche culturali migliorano limmagine urbana e la coesione di singoli o gruppi di cittadini che si
attivano in benemeriti progetti turistici, nelle citt darte 9.
La gestione del patrimonio culturale provoca impatti rilevanti, ma diversi dai ritorni in
campo turistico, come quelli sui valori fondiari e le rendite, le cui conseguenze dipendono dai
soggetti interessati. In molti casi, le attivit svolte si fondano tradizionalmente su beni patrimoniali,
come monumenti e musei, o avvenimenti, come i festival e i saloni, laddove nella pianificazione
urbana laccento cade sul recupero dei centri storici e sul riconoscimento di produzioni etniche, o
artigianali, cos da assegnare un ruolo crescente ai promotori nel definire le nuove forme di
governance e nel decidere la privatizzazione di alcuni spazi.
Ne deriva un duplice aspetto problematico. I turisti e i residenti usano i beni del patrimonio
culturale e ne ricavano soddisfazione senza alterare la chance di consumo rivale degli altri soggetti,
salvo la qualit: leffetto negativo suscettibile di danni proporzionali al numero dei visitatori.
Pertanto, il fatto che le citt e il patrimonio culturale ricevano o meno il massimo beneficio da tale
peculiare risorsa dipende dalla capacit di gestire fenomeni di congestione, speculazione e degrado.
III. La gestione dei siti compresi nella Lista dellUNESCO
Come si legge in una pubblicazione dellUfficio Studi del Ministero dei Beni Culturali 10
lentrata nella Lista del Patrimonio Mondiale dellUNESCO diventata una meta molto ambita e
sempre pi difficile da raggiungere. In effetti, esso ha posto tra le sue strutture portanti le Sei C:
Coordination; Credibility; Conservation; Capacity building; Communication; Communities).
Circa l attivit di valorizzazione, il MiBAC ricorda che la legge n. 77 del 20/2/2006 ha
definito un quadro normativo per attuare in Italia la Convenzione sulla Protezione del patrimonio
mondiale, culturale e naturale del 1972. Ci sottolinea lesito positivo a conclusione di un
percorso irragionevolmente lungo della collaborazione tra il Ministero e lAssociazione Citt e
Siti Italiani Patrimonio Mondiale UNESCO. In parte, la spiegazione risiede nella circostanza che il
dibattito nel nostro paese ha in genere riguardato la conservazione del patrimonio culturale e solo
in anni recenti si attribuito un rilievo non marginale ai fatti gestionali, sia per la carenza di
adeguati criteri, sia per uninsufficiente applicazione, tanto che elaborare un Piano di Gestione
(PdG) un requisito per liscrizione11.
7

Come stato notato, la Corte dei Conti ha di recente evidenziato la perdurante assenza di ununica banca dati dei beni
statali del patrimonio culturale. Si veda: Corte dei Conti, Indagine sullo stato di manutenzione dei siti archeologici,
citato in: M. Carmignani, F. Cavazzoni, N. Per, Un patrimonio invisibile e inaccessibile, IBL Briefing Paper , 2012.
8
R. Inglehart, Culture Shift in Advanced Industrial Society, Princeton, Princeton University Press, 1990; H.-H. M.
Hsiao, An East Asian Development Model :Empirical Explorations, in: P.L. Berger, H.-H. M. Hsiao (ed. by), In
Search of an East Asia Development Model, New Brunswick, NJ, Transaction Publishers, 1993.
9
Sole-24 Ore, 3/03/2012 . Dopo la pubblicazione di un Manifesto per la cultura, nellinserto domenicale Idee per
una costituente della cultura, nel citare quattro casi di studio di alcune tra le maggiori citt darte, Berlino e Barcellona
in Europa e Firenze e Venezia, in Italia, oltre a Berlino e Barcellona, sono descritte varie iniziative di partnership tra il
settore pubblico e i privati da intendersi come esempi di collaborazione sul piano delle competenze e del finanziamento.
10

Ministero dei Beni Culturali, Ufficio Studi, Newsletter, n. 4/2010


Il problema di enforcing tra gli aspetti critici che, con puntuale frequenza, viene addebitato agli insuccessi del
nostro paese, a conferma della difficolt di attuare in concreto norme e/o Direttive internazionali. Lesigenza dell
UNESCO coincide con una modifica dimpostazione che consiste nel puntare a trasformare lobiettivo della tutela da un
11

Il PdG in effetti attualmente un mezzo tecnico necessario a definire e perseguire piani di


tutela e sviluppo, nelle forme e nei modi previsti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Lart. 112 della menzionata legge 77/2006 si riferisce esplicitamente alla valorizzazione dei beni
culturali di appartenenza pubblica12. Le attivit e i beni culturali sono in larga misura finanziati dal
settore pubblico, in ogni parte del mondo, il che si giustifica con la loro natura di merit goods, al
fine di massimizzare il godimento della collettivit, sebbene ormai prevalga una tendenza a
incrementare la partecipazione privata, almeno nel predisporre e finanziare di singoli progetti13.
Lesperienza dei piani di gestione UNESCO offre un interessante terreno sperimentale della
collaborazione tra soggetti competenti per valorizzare il patrimonio culturale. Molte delle iniziative
in corso sono state effettuate ai fini di promuovere la conoscenza e la fruizione dei siti italiani14.
Posto che tra i principali objectives in materia rientrano le finalit di conservazione e
valorizzazione, per massimizzarne le potenzialit si ritiene che occorra fondare la messa a valore
dellintera filiera, considerando i seguenti fattori critici: unofferta limitata dalla mancanza di
pacchetti integrati; linadeguata attenzione ai cambiamenti di una domanda eterogenea; assenza di
standard; e, infine, un personale ritenuto poco incline a recepire le logiche manageriali15.

IV. Il PdG del Centro Storico di Napoli


A titolo di esempio, ci si propone di commentare in questa sede un caso di studio concreto,
che attiene allelaborazione, nel 2011, del Sistema di Gestione del Centro Storico di Napoli, un bene
che ha esercitato nei secoli un grande richiamo per i viaggiatori, soprattutto stranieri, perch riuniva
concetto di mero atteggiamento passivo in uno di partecipazione attiva, onde coniugare le esigenze di conservazione
con le necessit di trasformazione indotte dalle mutate condizioni sociali ed economiche a livello mondiale. Ad ogni
modo, il contenuto dei Piani di Gestione dei siti protetti dallUNESCO deriva direttamente, nei suoi fondamenti
metodologici e operativi, da taluni elementi inclusi nellazione congiunta del WHC e dellICOMOS. I principi seguiti
rientrano, a loro volta, tra quelli elaborati dallo Historic Urban Landscape (HUL), tenendo conto di scelte strategiche
riferibili allo specifico Sito e delle istanze avviate durante il processo di formazione delle decisioni collettive. Si tratta
di un documento di natura politico-programmatica e, come tale, aperto a successivi continui aggiornamenti e modifiche.
12

Un ruolo importante assunto dalle Fondazioni bancarie, per le quali il settore beni e attivit culturali detiene il
primato tra gli ambiti di intervento, il cui ammontare stato stimato per il 2009 in circa 408 ml di euro. Tuttavia, il
sistema fortemente concentrato nel Centro-Nord dItalia, il che comporta che le risorse canalizzate sul territorio
tocchino solo in minima parte larea meridionale del Paese, in considerazione di una tradizionale predisposizione
localistica. Alle esperienze delle fondazioni si aggiungono poi quelle, pi operative, delle fondazioni di comunit.
per lattenzione rivolta allinvestimento sociale del patrimonio, che le identifica spesso come un ponte fra coloro che
dispongono di risorse e le organizzazioni senza fini di lucro. Quanto ai finanziamenti europei, va migliorata la
possibilit di accesso alle fonti pubbliche rese disponibili con la formula dei bandi di gara. Tutto ci presuppone
adeguate attitudini relazionali nella ricerca e la selezione di soci anche stranieri e unidonea capacit progettuale.
13
La partecipazione dei privati pu transitare attraverso una seria politica di incentivi fiscali per le donazioni fatte dai
privati e da imprese. In Italia, bench se ne parli da anni, scarso il bilancio, in termini di norme adottate rispetto, ad
esempio, alla legislazione francese. cfr. J.-R. Pellas, La fiscalit du patrimoine culturel, Paris, LGDJ, 2003.
14
Seguendo lindicazione del MiBAC, si citano i seguenti interventi: I Monumenti Paleocristiani di Ravenna; Le strade
Nuove e il Sistema dei Palazzi dei Rolli a Genova; lOrto Botanico a Padova; la citt di Vicenza e le Ville del Palladio
nel Veneto; il Progetto di Studio per la Conservazione e la Valorizzazione della Via Francigena; la Diffusione e
Valorizzazione dei Siti del Veneto. Su dette esperienze ci si potrebbe soffermare, nellambito della presente ricerca.
15
In realt, le implicazioni di un modello di teoria economica della burocrazia pubblico, di recente richiamato dalla
letteratura, sono eccessivamente severe e di non generalizzata validit. Il modello, elaborato allinizio degli anni 70 da
un noto studioso, allepoca tra i consulenti dellamministrazione repubblicana, descriveva il comparto burocratico quale
budget maximizer e le sue conseguenze apparivano profondamente nefaste. Cfr. W. Niskanen Jr., Bureaucracy and
Representative Government, Chicago, Aldine-Atherton, 1971, citato in: Forte F. , Mantovani M. , Manuale di economia
politica dei beni culturali, Genova, Rubettino, 2004. Esso stato in seguito parzialmente rivisto dallautore, ma rimane
uno tra i pi significativamente critici dellapparato pubblico considerato nel suo complesso.

tre fattori, un grande patrimonio, prezzi contenuti, e condizioni ambientali favorevoli che,
congiuntamente, compensavano la scarsa dotazione di infrastrutture e di strategie.
Il Piano si colloca nellambito di unanalisi scientifica fondata su una serie di Documenti di
raccomandazione adottati in larga misura per il passato dallUNESCO. Da quando, nel 1995, il
Centro storico di Napoli fu iscritto nella lista, la citt si impegnata alla tutela e alla conservazione
integrata, al fine di trasmettere alle future generazioni il bene patrimonio culturale dellumanit; nel
2010 fu stipulato un Protocollosulle linee-guida del PdG, per dare sostanza alla sua permanenza16.
Il contenuto dei Piani di Gestione dei siti protetti dallUNESCO deriva direttamente, nei
suoi fondamenti metodologici e operativi, da taluni elementi inclusi nellazione congiunta del
WHC e dellICOMOS. I principi sono quelli elaborati dallo Historic Urban Landscape (HUL),
tenendo conto dello specifico sito e delle istanze sorte nel processo di formazione delle decisioni
collettive.
Si tratta di un documento di natura politico-programmatica e, come tale, aperto a successivi
continui aggiornamenti e modifiche. La definizione HUL riguarda lesito di un lungo dibattito sul
patrimonio culturale, dopo che fin dal 1975, si era addivenuti allestensione delloriginario ambito,
relativo alla conservazione-tutela, a favore di un principio di protezione globale e di conservazione
integrata. La nuova categoria include una pluralit di fattori e le raccomandazioni dellUNESCO
si concentrano sullinterrelazione di questi ultimi per osservare, limpatto dal loro operare
congiunto e lattivit relativa alla tutela, in un contesto di stratificazioni successive dei luoghi.
Limitandosi ad alcuni cenni sullattuazione e il controllo del Sistema di Gestione (SdG) dei
siti, esso rappresenta lespressione del modo in cui lamministrazione si predisposta allazione,
assumendo il ruolo di strumento di coordinamento tra le diverse attivit poste in opera. La notevole
durata temporale giustificabile con le prospettive di riqualificazione del tessuto urbano, mentre in
altri casi, in contesti qualificati, si perseguono pi decisamente obiettivi di espansione e di sviluppo.
La procedura collega alcune scale di progettazione temporale e diversi risultati alternativi.
Unapposita struttura tecnica segue lattuazione evolutiva del SdG e mediante la raccolta di dati,
cerca di elaborare un sistema dinformazione sul territorio, a sostegno della policy. Nondimeno,
indispensabile il supporto di criteri di monitoring onde stimare gli effetti conseguiti sulla specificit
dei luoghi e verificare il grado di congruenza tra gli obiettivi e la loro realizzazione. La complessit
dellintervento influisce su tutti gli elementi del processo e sulle infrastrutture esistenti, nonch sul
tessuto sociale e economico, sugli incentivi finanziari a soggetti e/o imprese, sulla continuazione
della tradizione locale e sullinsediamento di nuove attivit commerciali.
Sono poi delineate strategie partecipative ad hoc per superare le criticit esistenti, anche
seguendo linee dintervento intersettoriali, come la riqualificazione del contesto ambientale, il
livello medio culturale e di benessere della popolazione, la mobilit e il turismo che, incidendo in
maniera diretta sul circoscritto ambito territoriale dellintervento, hanno ricadute sullintera area.
Le opportunit di agire su vari canali di finanziamento possono concernere differenti assi e
obiettivi operativi (POR/FESR/FSE) nel periodo 2007-2013. Il Comune di Napoli si impegnato a
trovare una quota pari ad almeno il 15% del tetto di indebitamento destinato ai progetti di
conservazione e di valorizzazione del Centro Storico di Napoli, giudicato Patrimonio UNESCO.
16

La citata legge n. 77/1996 fornisce alcuni chiarimenti del MiBAC. Per cominciare, il Piano doveva definire e
programmare le Recommended Actions, e, secondo un Periodic Report, gli interventi da attuare nel corso degli anni.
Una fitta documentazione, elaborata fin dagli anni 60, identifica numerosi fattori di rischio degli insediamenti storici
urbani, fornendo indirizzi e suggerimenti, alla luce del dibattito svolto a partire dalle Conferenze UNESCO del 1964 a
Venezia e ad Amsterdam nel 1976. Gli studi e le ricerche sulla conservazione integrata trovano nel World Heritage
Committee la sede di Atti e Direttive, oltre che di manuali sulla catalogazione e la tutela. La XXXIV Sessione del
WHL a Brasilia nel 2010 ha approfondito i programmi tematici di salvaguardia nelle iniziative di turismo sostenibile,
formulando idee nelle Direttive, e, in tema di conservazione, stata riaperta la discussione avviata nel Vienna
Memorandum (2005), facendola confluire in una Dichiarazione sulla Conservazione del paesaggio storico urbano. A
seguito della Conferenza Intergovernativa sulle politiche culturali di Stoccolma del 1998, e di unaltra, Culture
Counts a Firenze nel 1999, organizzata dalla stessa Banca, dal governo italiano e dallUNESCO, la World Bank
considera le politiche culturali un fattore chiave delle strategie di sviluppo nei problemi ambientali e sociali.

Il Dipartimento che cura lattuazione del SdG promuover il partenariato pubblico-privato


per realizzare maggiore cooperazione tra le autorit e le imprese, con lobiettivo di costituire
capitali per il finanziamento, la costruzione, la gestione e la manutenzione di opere e di
infrastrutture. Un moltiplicatore rappresentato dallo strumento di project finacing, per attuare
programmi a beneficio della collettivit, in base alla normativa contenuta nel D. Lgs. 163/2006, e si
prevede il ricorso alla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) rispetto allobiettivo di sviluppo
urbano di livello europeo, razionale e sostenibile, accorpando al caso le sovvenzioni destinate ai
programmi di riqualificazione e sviluppo urbano con prestiti e finanziamenti degli istituti di credito.
Un cenno finale trascurando di riportare specifici indicatori di performance va fatto allo
indice di performance politica (IPP), rappresentato nella letteratura economica da un grafico con la
denominazione di Sustainability Dashboard, e organizzato su tre cerchi concentrici al cui centro
lo IPP, da intendersi quale risultato globale delle informazioni degli altri indicatori e degli indici.
Come si cercato di porre in luce, il tema di ricerca proposto al centro di un vivo dibattito
che solo nellapporto di un lavoro di gruppo pu trovare i necessari approfondimenti e sviluppi.