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Galina

Ustvolskaya. Lostinato ostinato.



di COSIMO COLAZZO

La musica di Galina Ustvolskaya ama la ripetizione. Continuamente tratta gli stessi materiali,
ripetendo, o effettuando minime traslazioni. I materiali ripetuti sono massimamente poveri, il pi
spesso semiminime in movimento costante. Predilige i gradi congiunti, i tratti diatonici dei
percorsi. Nel combinato delle linee si creano alcuni canoni, minimi contrappunti nelle forme
primarie. Ricerca, in tale combinato, alcune dissonanze, le settime e le none minori. Ma anche pi
dolci e morbidi appoggi, attraverso le quarte. Nella rete dei percorsi lineari un ruolo di
connessione e aggregazione svolto anche dallo svolgimento cromatico, in genere a valori pi
larghi.
Ci sono poi gli approcci brutali in fortissimo, in pi che fortissimo. Sono al pianoforte cluster, o, per
gli organici strumentali, agglomerati assortiti come cluster. Sono colpi sonori massimamente
accentati. Sono gli accenti sempre ribaditi dei flauti, i colpi darco violenti dei contrabbassi. Sono le
durissime percussioni su un cubo di legno di propria invenzione.
Tutto si propone come una continua, ostinata domanda, ripetuta. Una domanda rivolta a un vuoto
che appare assente. Unentit implorata, altra, radicalmente altra, che non risponde alle
sollecitazioni rivolte.
C unansia spirituale nella Ustvolskaya, che riduce cos tanto il suo linguaggio, quasi a un grado
zero, proprio per trovare unessenza intatta del linguaggio, che possa essere un discorso puro,
adatto a rivolgersi verso il Padre atteso e lontano.
Il Padre implorato nella preghiera continuamente ripetuta, sequenza disciplinata di ripetizioni, in
cui il soggetto si perde e non esiste pi.

Il Dio della Ustvolskaya pre-evangelico, il Dio che sta in una lontananza inattingibile. Egli non ha
colloquio con luomo, si muove secondo un ordine che non ha nulla dellumano. Ci che pu
tentarsi, rispetto a ci che ci trascende assolutamente, lattesa. Che qualcosa avvenga,
casualmente, per chiss quali vie, certo non organizzabili. Che cos coaguli un senso.
Come coltivare questattesa? Distillando ripetizioni, non procedendo verso sviluppi. Attesa,
appunto, pura attesa. Non elaborazioni, non analisi. Ripetere. E scarnificare, ridurre, silenziare
ogni contatto con il mondo, allontanare ogni lusinga.
Oppure si vorrebbe raggiungere lorecchio del Padre con il massimo di volume sonoro. Ma anche
in questo caso bisogna insistere. Nulla sembra scuoterlo. Il volume sonoro allora ribadito
costantemente, come una preghiera di ossessi, urlanti sino allinverosimile, sino allinsostenibile.
E quasi fisico il rifiuto che pu determinare la musica della Ustvolskaya nella sua radicalit, nel suo
toccare il senso dellinerte e dellafasia, di una dimensione minerale che ha cos congelato la
possibilit della germinazione e della risonanza.

La compositrice ricorda come suonasse il violoncello, da ragazza, di fronte al padre, che era sordo,
e quindi non poteva sentire ci che produceva, eppure la ascoltava ugualmente.
E unimmagine tragica e toccante, quella della figlia che suona per il padre sordo. C da chiedersi
quali derive abbia preso nella sua personalit questesperienza, come si leghi a scelte che

riguardano il suo rapporto con la creativit musicale, con la comunicazione musicale. Cosa
significano i cluster che saddensano nella sua musica, violenti e spinti al massimo volume? Sono
forse anche una ricerca, di superare il limite della sordit, dellimpossibile?
E quale transito, in trasparenza, si determina tra la figura del padre biografico, che non pu
interloquire sul piano musicale, e il Padre celeste, anchegli oggetto di una ricerca continua da
parte della compositrice? La sua musica, abbiamo detto, tenta un rapporto con lalterit radicale e
irriducibile. Cerca il rapporto con Dio, dal momento che la compositrice credente e afferma che
per lei lopera musicale deve accedere a una dimensione spirituale. Nulla di celebrativo e liturgico.
Tuttavia la musica, fuori da codici e convenzioni, unesperienza di rapporto con il Dio assoluto e
altro.

Lopera ha una lunga gestazione. E questo corrisponde come a un lavoro sul s, che deve trovare la
forma pi ridotta possibile, la possibilit di unespressivit che muove come da unincrespatura del
grado neutro, dello zero.
La battuta non c pi, il campo aperto. Ma non c nulla di rigoglioso in questo campo.
La ritmica ridotta, fatta di una sequela di figure semplici, spesso solo semiminime. La ripetizione
interviene ampiamente, ma la forma concisa. Non c nulla da sprecare. Tutto deve essere molto
concentrato.
La libert espressiva si d come conseguenza paradossale di questa compressione assoluta del s.
Sono le scelte di certe sonorit lancinanti e dei cluster. La scelta delle dinamiche spesso rivolte a
enormi fortissimi. Il senso di spaesamento che viene da questo sguardo rivolto ossessivamente
al vuoto, alla solitudine.
Tra la censura sovietica perdurante negli anni, e questa condizione del s chiuso nella propria
solitudine si tesse unalleanza paradossale. E attraverso il senso del limite, dellimpossibilit di un
universo alternativo, che si disegna il senso della creativit della Ustvolskaya.
La censura diventa una radice cos fortemente interiorizzata, che viene paradossalmente a
esprimersi, come traccia artistica, nella scelta di contrarre ogni slancio, di ridurre e svuotare il
soggetto.
Tende a una forte riduzione del materiale verso un ideale di essenzialit, secondo disposizioni
ripetitive, ma anche, in certo modo, precarie. E il senso stesso della composizione che viene in
dubbio.
C unansia spirituale nella volont di liberarsi da ogni relazione mondana per incontrare lAltro
assoluto. Ma c anche il senso dellimpossibilit di questincontro, della domanda che non ottiene
risposta, dellostinato che non produce variazione, sviluppo e evoluzione.
La sua musica un ostinato insistere di fronte alla sordit del possibile, una passacaglia
scheletrica, brutale, macabra, a volte nutrita del dolce gusto della decomposizione, fredda,
contratta in una densit espressiva che non trova pi il tempo possibile dellespansione, del
dispiegamento, della narrazione.
Esprime il senso mortale dellangoscia e dellafasia. La sua musica cos integralmente ostinata
uninterrogazione assoluta, una martellante e petrosa interrogazione, contro le oppressioni del
mondo.

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