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Gi il nome, lavoretto, ci mette sull'avviso: "qualcosa di poco conto, occasionale

; per estensione un oggetto di poco valore, fatto da mani inesperte".


Il lavoretto, che oggi qua e l viene sostituito con un pi dignitoso "bricolage" op
pure all'inglese "diy" (Do It Yourself, letteralmente "fai da te") tiene ancora
banco in scuole d'infanzia, materne ed elementari . In alcuni momenti dell'anno
addirittura tutto un affaccendarsi: bisogna fare il lavoretto di Natale! Bisogna
fare il lavoretto pasquale! Dai che dobbiamo terminare il lavoretto per la fine
dell'anno!!!
E vai con piatti e bicchieri di carta, rotoli di carta igienica ma anche cd, pig
ne, mollette per il bucato, stecchini dei gelati, fondi delle bottiglie di plast
ica.
IN fondo che male c'? Sono materiali di facile reperibilit, c' anche il concetto di
recupero, di riciclo.
E poi sono bambini, basta poco per farli contenti.
Il genitore attento pu facilmente capire il piccolo inganno e notare che gran par
te di questo lavoro lo ha fatto la maestra.
E qualche altro noter sicuramente un altro piccolo inganno
Per quanto simpatici, teneri, buffi e a volte ingegnosi e ben fatti, tutti i lav
ori, di tutta una scuola, sono tutti uguali.
Cominciate a capire come mai ce l'ho tanto con i lavoretti?
Non voglio demonizzare: anche io da bambina ho trasformato il rotolo di carta ig
ienica in qualcosa d'altro, un personaggio oppure uno strumento. E mi sono pure
divertita!
Ma era un'attivit che facevo da sola, nei miei giochi, un personale esercizio di
fantasia, di "cosa mi fa venire in mente", di "cosa pu diventare", non la sola es
ecuzione manuae di un progetto altrui.
Solitamente ll'esecuzione del lavoretto consiste nell'assemblare qualcosa, il co
mpletare l'insieme di istruzioni: un pezzo qui + un pezzo qui + dipingi l, ecco c
he salta fuori il prodotto.
Ci non concorre ad allenare la manualit del bambino, n ad insegnargli una tecnica.
Ci non sostiene la sua creativit e non amplia le sue conoscenze sul linguaggio vis
ivo
I pezzi sono preparati dall'adulto che ha ideato il laboratorio, e sono tutti ug
uali, tutti parti di un unico stereotipo.
E durante il lavoretto, dov' la parte di sperimentazione? Quando, dove, come, il
bambino prova, ricerca, scopre?
All'opposto del lavoretto l'attenzione va spostata dal prodotto al processo. sp
esso un bambino torna a casa con qualcosa che pu essere molto difficile da decifr
are per chi non ha fatto il laboratorio.
Fogli pieni di segni, Libri Illeggibili, Sculture da viaggio; ho visto personalm
ente genitori chiedere "tutto qui?".
Nulla a che fare con il rassicurante, semplice, accessibile lavoretto.
Ma quanta ricerca c' in un bambino che scopre un pennarello e sperimenta in quant
i modi diversi pu usarlo?
Una sperimentazione non finalizzata significa che pi che il prodotto finale impor
ta il processo. Una sperimentazione non finalizzata parte da quello che il bambi
no sa e rispetta la sua individualit; non c un prodotto da assemblare e da completa
re, in nessuna delle sue declinazioni: n il disegno, n il lavoretto, n l oggetto bell
o, n il manufatto artistico.
C osservazione attiva e critica, conoscenza, sperimentazione pi pura, ricerca di va
riabili.
C un bambino che sperimenta, fa, gioca, scopre, c un bambino che fa un esperienza sua

e la vive intensamente.
Solo questo processo pu permettere la realizzazione di qualcosa che sicuramente g
iusto, magari non bello. Bruno Munari ci dice: la sperimentazione non deve essere
finalizzata, caso mai si finalizzeranno i risultati. Solo dopo aver scoperto il
segno questo pu diventare un disegno.
Perch la creativit non fare un bel disegno ma scoprire, sperimentare, progettare.
E' dall'osservazione attenta e sensibile, e dalla conoscenza del linguaggio, che
si sviluppa la fantasia e si trasforma in creativit.