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Descrivere la classe dei composti policiclici aromatici e discutere

della struttura della grafite e del diamante


La classe dei composti policiclici aromatici sono caratterizzati da anelli di carbonio in cui
compaiono 6 atomi di C legati tra loro da legame covalente ed interessati alternativamente da
legami singoli e doppi. Tale struttura molecolare fa s che vi sia una situazione non stabile tra
questi legami, generando un forte movimento tra gli elettroni interessati che risulteranno
delocalizzati, conferendo a tale configurazione particolari propriet, come la conducibilit
elettrica e termica, tipici dei legami metallici. I composti policiclici aromatici vanno sotto il
nome di Areni. Un esempio di anello aromatico quello del benzene, composto idrogenato
della famiglia degli areni. Ogni atomo di C, nellanello benzenico, legato ad altri due atomi di
C e ad un atomo di H.
Per ci che concerne la grafite, questa non fa parte degli areni e non presenta un anello
aromatico come quello definito. La sua struttura molecolare richiama comunque la geometria
dellanello aromatico, visto che gli atomi di C, disposti ad esagono su piani paralleli, impegnano
tre elettroni in tre legami covalenti con atomi adiacenti, mentre il quarto elettrone risulta
delocalizzato sullintero strato. I forti legami covalenti, ibridizzati sp2, allinterno di uno strato
spiegano lelevato punto di fusione, e le deboli interazioni tra gli strati, riconducibili a legami di
Van der Waals, che possono scorrere gli uni sugli altri, giustificano le sue propriet di
conduttore, lubrificante e lutilizzo per la scrittura.
Nel diamante ogni atomo di carbonio legato attraverso legami covalenti con altri quattro, con
ibridazione sp3, secondo una geometria tetraedrica estremamente solida; la durezza e
lelevato punto di fusione derivano dalla forza dei legami, mentre il fatto che gli elettroni siano
localizzati in legami covalenti, e quindi poco liberi di muoversi, rende il diamante un cattivo
conduttore. Il diamante ha una struttura solida cos forte da essere il pi duro solido esistente
dopo lazoturo di boro (NB).

Definire la differenza tra legame covalente e legame ionico.


Riportare esempi per ciascun tipo di legame
In generale, un legame chimico una forza di natura elettrostatica che si viene a generare tra
atomi e molecole e che concorre a caratterizzarne il comportamento chimico, fisico e
meccanico.
Due dei principali tipi di legame sono appunto il legame covalente ed il legame ionico.
In particolare, un LEGAME COVALENTE si instaura fra atomi che hanno una modesta differenza
di elettronegativit (compresa tra 0 e 1,7) e che mettono in compartecipazione una coppia di
elettroni spaiati. Tale legame anche quello che avviene tra atomi dello stesso tipo, come nel
caso dellidrogeno (H2). Il legame covalente viene spiegato dalla teoria VB (valence bound) e
dalla regola dellottetto, in cui gli atomi tendono a mettere in compartecipazione i propri
elettroni allo scopo di completare gli orbitali pi esterni s e p. A seconda della differenza di
elettronegativit degli atomi coinvolti, il legame covalente risultante pu risultare omopolare
(DE < 0,3) o eteropolare (fino a 1,7) generando in questultimo caso i cos detti dipoli
permanenti. Esempio di legame covalente omopolare -> Cl2 ; esempio di legame covalente
eteropolare -> HF, HCl. Un ulteriore tipologia di legame covalente il legame dativo (o di
coordinazione) in cui i due elettroni coinvolti dal legame vengono messi a disposizione da un
unico atomo, detto donatore; latomo che riceve i due elettroni invece detto accettore.
Secondo la teoria VB, i legami covalenti sono interessati da ibridazioni per mettere a
disposizione il maggior numero di valenze degeneri[ometto ulteriori dettagli].
Il LEGAME IONICO intercorre quando la differenza di elettronegativit tra gli atomi molto alta,
superiore a 1,7. Tale situazione si verifica quando elementi alla sinistra della tavola periodica

vengono a contatto con elementi posti alla destra, ovvero elementi con bassa energia di
ionizzazione con elementi ad alta affinit elettronica.
Quello che si verifica che lelemento pi elettronegativo, con alta affinit elettronica, priva di
un elettrone lelemento meno elettronegativo, che necessita di una modesta energia di prima
ionizzazione. Questo legame , ad esempio, quello che intercorre tra i Sali, come NaCl, in cui il
sodio si ossida ed il cloro si riduce, generando un legame ionico. Quello che viene a crearsi un
dipolo permanente, in cui latomo che cede un elettrone diventa un catione, laltro un anione.
Tale tipo di legame sovente rotto dal processo di solvatazione.

Dire che cosa si intende per configurazione elettronica di un


elemento e quali informazioni si possono trarre da questa
riguardo al comportamento dellelemento stesso;
Per configurazione elettronica si intende la disposizione degli elettroni in un atomo. Partendo
dagli studi effettuati da Rutherford (orbite) e proseguendo con Bhor (orbitali), Heisenberg
(principio di indeterminazione), Lewis (ottetto), Pauli (principio di esclusione) e Schroedinger
(determinazione delle funzioni donda, psi), possibile oggi determinare la configurazione degli
elettroni per ognuno degli elementi riportati nel sistema periodico.
Gli elettroni sono disposti su gusci corrispondenti a livelli energetici differenti (quanti). Al
crescere del numero di elettroni, si va al completamento dei vari gusci partendo da quelli pi
interni verso quelli pi esterni. Il guscio indicato dal parametro n, ovvero numero quantico
principale.
N= da 1
Per ogni numero quantico principale, esistono 4 tipi di orbitali, indicati con s, p, d ed f, ognuno
dei quali corrispondenti a delle soluzioni dellequazione di Schroedinger: s 1 soluzione (forma
sferica), p 3 soluzioni (forma direzionale lunga i 3 assi), d 5 soluzioni e f 7 soluzioni. Il tipo di
orbitale indicato dal numero quantico orbitale (l), mentre la forma indicata dal numero
magnetico. Secondo il principio di esclusione di Pauli, per ogni n, l e m possono essere allocati
al massimo due elettroni, con numero magnetico di spin, m s, opposto (antiparallelo).
L= da 0 a n-1, con 0=s , 1=p, 2=d, 3=f
M=da l a l -> 2l+1 stati possibili per ogni sottoguscio.
Lordine di riempimento degli orbitali, al crescere del numero di elettroni, indicato dal
principio dellAufbau (dal tedesco, principio di riempimento della configurazione elettronica),
secondo i livelli energetici quantici.
Per brevit: 1s 2s 2p 3s 3p 4s 3d 4p 5s 4d 5p 6s 4f 5d 6p 7s 5f 6d 7p
La disposizione degli elettroni intorno allatomo definisce le caratteristiche fondamentali
dellelemento stesso: a seconda del completamento o meno degli ottetti (orbitali s e p pi
esterni) si pu determinare, ad esempio, la tendenza di un elemento a reagire, lenergia di
ionizzazione, lelettronegativit, laffinit elettronica, etc.

Descrivere la configurazione elettronica dellelemento con


numero atomico Z = 18, definendo di quale elemento si tratta.
Z=18 -> numero di elettroni = 18.
1s2 2s2 2p6 3s2 3p6 => 2 + 8 + 8 = 18.
Lelemento in oggetto presenta 3 gusci completi e si tratta quindi di un gas nobile. Il gruppo dei
gas nobili, posizionati allestrema destra del sistema periodico, composto da elio He, neon
Ne, argo Ar, kripton Kr, xeno Xe, radon Rn. Nel caso specifico, si parla dellargo.

Discutere dei reticoli cristallini e dei difetti dei materiali /


elencare le varie forme di cristallizzazione molecolare
In generale, i solidi possono essere suddivisi in solidi amorfi e solidi cristallini. Mentre i solidi
amorfi sono caratterizzati da una struttura intima amorfa, ovvero disordinata, i solidi cristallini
sono caratterizzati da una struttura reticolare ben definita.
La struttura reticolare dei solidi cristallini stata ampiamente studiata dal cristallografo
(nonch fisico, metereologo e ufficiale di marina) Bravais: il reticolo un insieme infinito di

punti con una disposizione geometrica che sempre la stessa in tutto lo spazio. I punti del
reticolo sono atomi,molecole o ioni, ed il reticolo permette di descrivere la struttura atomica dei
cristalli.
Per descrivere la geometria di tutti i reticoli conosciuti sono necessari 14 tipi di reticoli
cristallini, di tipo semplice e composto.

Quelli semplici sono del tipo cubico semplice (SC)


Quelli complessi sono:

A corpo centrato (BCC)

A facce centrate (FCC)


Ad estremit centrate, in cui rientrano le strutture compatte. Esagonale (hcp)
I solidi cristallini sono generalmente dei solidi policristallini. I monocristalli sono delle rarit e
vengono fondamentalmente prodotti in laboratorio. I cristalli sono per altro soggetti ad
impurit o imperfezioni, denominati difetti.
Tra i difetti puntiformi vi sono:
-

vacanze: nella struttura cristallina manca un atomo o ione

atomo interstiziale: un atomo (di piccole dimensioni) si inserisce nella struttura


reticolare esistente; leghe interstiziali.

atomo sostituzionale: un atomo di dispone al posto di un atomo del reticolo. Utilizzato


anche per leghe, tipo CuNi;

Difetti pi diffusi:
-

dislocazione: irregolarit nel reticolo, ovvero deformazione del reticolo. Se la struttura


sottoposta a sforzo, render a rompersi in corrispondenza di una dislocazione.
Dislocazioni si posso avere in corrispondenza dellinterfaccia tra composti differenti
cristallizzati.

Discutere libridazione del carbonio nelle molecole di etano


(C2H6), etene (C2H4 con struttura >C=C<) e acetilene (C2H2,
con struttura -CC-);
I composti elencati sono dei composti organici con etano facente parte degli alcani, etene ( o
etilene) facente parte degli alcheni e acetilene (o etino) facente parte degli alchini.

Nelletano, la cui struttura molecolare :

vi un legame di tipo sigma tra i due atomi di carboni. Le 4 valenze del C vanno ad ibridarsi
generando orbitali di tipo sp3. E da notare che il legame singolo tra i due atomi di C
permettono la rotazione, quindi gli atomi di H andranno a disporsi in modo da avere la minima
repulsione, ovvero sfasati.

Nelletene, la cui struttura molecolare :


gli atomi di carbonio presentano un legame doppio, sigma e pi-greco, che non consentono
rotazione e quindi i legami sp2 instaurati fanno s che la molecola sia planare, con angolo di
107 tra C e H.

Nellacetilene, la cui struttura :


Gli atomi di carbonio sono legati tra 1 legame sigma e 2 pi-greco. Libridazione di tipo sp. La
molecola ha geometria lineare.

Descrivere la natura del legame ionico e spiegare con un


esempio il solido ionico
I composti formati da atomi che abbiano elettronegativit notevolmente diversa sono
prevalentemente ionici ed in prima approssimazione gli ioni possono essere trattati come sfere
cariche rigide ed impenetrabili che occupano determinate posizioni del reticolo cristallino. Tutti
gli elementi dei Gruppi I e Il della tavola periodica reagiscono con gli elementi dei Gruppi VI e
VII per formare composti ionici che in maggioranza cristallizzano nel sistema cubico. Poich le
forze di attrazione elettrostatica sono intense e si trasmettono nello spazio in maniera isotropa
ed a lunga distanza, i cristalli ionici sono solidi abbastanza duri, con alte temperature di fusione
ed assai fragili. Tuttavia, se un cristallo ionico viene fuso, si ottiene la distruzione del reticolo
cristallino e la conseguente mobilit degli ioni; i liquidi ionici sono infatti buoni conduttori
dell'elettricit per tale motivo (conduzione ionica).

Quale orbitale atomico caratterizzato dai seguenti numeri


quantici n=4, l=3? Inoltre, identificare quali valori possono
assumere per questo orbitale i seguenti numeri atomici: m e s
N=4 -> guscio 4, l=3 -> f; m pu valere da -3 a 3, ovvero 2*l+1=7 stati possibili
1s 2s 2p 3s 3p 4s 3d 4p 5s 4d 5p 6s 4f -> lantanoidi

Descrivere lo stato di ibridazione delle molecole CH4, H2O, NH3.


Discutere dello stato di ibridazione del carbonio nelle strutture
caratteristiche della grafite e del diamante;
CH4 -> metano; geometria tetraedrica regolare, 109,5.

H2O->, acqua, geometria angolare planare, 104,5

NH3 -> ammoniaca, geometria trigonale piramidale, 107

Tutti i composti hanno legami riportati hanno legami sp3.

Descrivere lesempio di una pila, riportando lequazione di


Nernst; Costruite una pila definendo il meccanismo di
funzionamento;
Si prenda come esempio la seguente reazione di ossidoriduzione (redox);
Zn(s) + Cu2+(aq) <-> Zn2+(aq) + Cu(s)
Tale reazione spontanea e spostata decisamente a destra: DG=-213,9kJ/mol, Keq = 2*1037.
Leccesso di energia chimica dei reagenti rispetto ai prodotti viene trasformato in calore.
Il risultato che il metallo nobile (rame) cementa sulla superficie meno nobile.
Scomponendo la reazione nelle due semi reazioni, si ha quanto segue:
Zn ->oss Zn2++2e-

Cu2++2e-->red Cu

In un dispositivo chiamato pila si ha che gli elettroni prodotti dallossidazione passano


attraverso un circuito esterno prima di venire a contatto con gli ioni della riduzione. Quindi,
isolando le due reazioni e permettendo il transito di elettroni in un circuito, si ha la generazione
della corrente elettrica.
Per fare ci, si hanno nella pila due zone differenti, dette semicelle, nelle quali si avr
lossidazione da una parte, con lo Zn e la riduzione dallaltra con il Cu. Una barretta di Zn viene
immersa in una soluzione acquosa, contenente preferibilmente ioni Zn2+; nellaltra cella, viene
invece immersa una barretta di Cu in una soluzione acquosa, preferibilmente contenente Cu2+.
Nella prima semicella si ha una reazione di equilibrio con tendenza ad ossidarsi, con passaggio
di ioni Zn2+ in soluzione: il legame metallico dello zinco fa s che gli elettroni rimangano
catturati nel mare de localizzato, creando cos una carica negativa sulla barretta; Nella
semicella contenente la barretta di Cu, si ha invece una reazione di equilibrio con tendenza alla
riduzione, in cui gli ioni Cu2+ della soluzione vanno a depositarsi sulla barretta, creando un
eccesso di ioni positivi. Il funzionamento della pila, nel caso specifico nella configurazione della

pila Daniell, dato dal collegamento delle due barrette al circuito dellutilizzatore, con lo Zn
che funge da anodo, avendo un eccesso di anioni ed il Cu catodo, con eccesso di cationi. Il
passaggio di elettroni, in tale situazione, raggiungerebbe subito lequilibrio, interrompendo
immediatamente lafflusso di elettroni a causa della saturazione della soluzione acquosa. Per
evitare ci, si crea quello che va sotto il nome di ponte salino, composto da un tubo ad U che
mette in comunicazione le due soluzioni elettrolitiche e riempito da materiale ionico solido o
disciolto in gelatina, con rilascio controllato grazie a materiale poroso: tale stratagemma
garantisce lelettroneutralit delle soluzioni, rilasciando anioni e cationi nelle due soluzioni
quando queste tendono a modificare la loro carica.
I ponti salini possono contenere, ad esempio, NaCl, KCl, KNO 3.
Da un punto di vista macroscopico, le reazioni di equilibrio sembrano essere reazioni che
tendono verso un certo punto di equilibrio e che una volta raggiunto sembra fermarsi verso tale
posizione (principio di Le Chatelier ). Da un punto di vista microscopico, invece, si ha una
reazione continua che ruota intorno al punto di equilibrio.
LEQUILIBRIO SI STABILISCE QUANDO LE VELOCITA DELLA REAZIONE DIRETTA E DI QUELLA
INVERSA SONO UGUALI.
Per questo motivo viene utilizzata la simbologia delle due frecce contrapposte. La tendenza
verso destra o sinistra della reazione pu essere misurata per mezzo della costante di
equilibrio, Keq, calcolata nel modo seguente. Data una reazione di equilibrio aA + bB <-> cC +
dD si ha che
Kc = [C]c*[D]d / [A]a*[B]b ad una temperature costante
LEQUAZIONE DI NERNST una relazione che permette, noto il potenziale standard di una
reazione di ossidoriduzione alla temperatura di 25, di ricavare il potenziale della stessa
reazione quando le concentrazioni delle specie coinvolte sono diverse da 1.
Per una generica reazione di riduzione
Oss + ne- -> Rid che avvenga a 25 C possiamo scrivere:
0,0591

[Rid]

E = E - __________ log __________


espressa in gradi Kelvin)
n

0,0591 si ha a T=25. Questa corrisponde a RT/F (con T

[Oss]

E = potenziale in condizioni diverse da quelle standard ; E = potenziale standard di riduzione


n = elettroni acquistati
[Rid] e [Oss] = concentrazioni della forma ridotta e della forma ossidata; la concentrazione dei
solidi viene considerata unitaria, mentre per le specie gassose si indica la loro pressione
parziale.
Se le concentrazioni e le pressioni di tutte le specie che partecipano alla reazione sono unitarie,
cio siamo in condizioni standard, il termine logaritmico si annulla ed E coincide con E.

Descrivere il I e II pricipio della termodinamica e definire le


funzioni di stato DH, DS e DG
Il primo e secondo principio della termodinamica descrivono le condizioni in cui le
trasformazioni termodinamiche avvengono e le regole a cui i processi di trasformazione sono
soggetti.

Il Iprincipio afferma che: la variazione di energia interna ad un sistema chiuso


uguale alla differenza tra lenergia assorbita dal sistema sotto forma di quantit di
calore e lenergia erogata dal sistema come lavoro:
U = q L, dove per convenzione q+ indica calore assorbito dal sistema, L+ indica il lavoro
effettuato dal sistema sullambiente.
Da cui si deduce che :
-

in un sistema isolato c conservazione di energia; se q=0 e L = 0 allora U =0;

trasformazione adiabatica, senza scambio di calore, U = -L;

se un sistema non effettua lavoro, allora U = q, cio al calore scambiato

Il primo principio della termodinamica legato alla funzione di stato denominata entalpia (H) e
definita come segue: H = U + PV. Considerando un valore H2 e H1, si ha che H = U2U2+P2V2-P1V1 e, considerando P2=P1=P, si ha: H = U+pV.
Lentalpia si definisce come una funzione di stato che esprime la quantit di energia
che un sistema termodinamico pu scambiare con lambiente.
Infatti, nelle condizioni di sistema chiuso, pressione costante e lavoro di sola espansione, si ha
che L=f*l=pAl=pV e quindi H=U+L=q-L+L=q.
In particolare, si definisce Entalpia standard di formazione la variazione di entalpia per la
formazione di un composto; Si definisce Entaplia standard di reazione il calore di reazione per
cui una reazione esotermica presenta una diminuzione di entalpia mentre una reazione
endotermica implica un aumento di entalpia.
Il II principio della termodinamica stato enunciato in vari modi, apparentemente anche molto
diversi tra loro ma in realt equivalenti in termini di possibilit in cui le reazioni termodinamiche
possono avvenire. La formulazione pi adatta allimpiego chimico quello legato alla funzione
di stato entropia:
Considerando un sistema chiuso, in un processo spontaneo lentropia aumenta.
Rimane invece invariata se il processo reversibile o allequilibrio. Quindi S>=0
Lentropia di un sistema una funzione di stato definita come segue:
S=q/T. Per processi irreversibili, si ha S>=q/T. Lentropia legata allentalpia in questo
modo: se il sistema chiuso, T costante, P costante e L di sola espansione/compressione, allora
H=q -> S>=H/T e H<=T*S
E facilmente dimostrabile che lentropia aumenta: sufficiente considerare un sistema chiuso
in cui due sorgenti di calore si trovano alle temperature T1 e T2, con T1<T2. Spontaneamente,
il sistema tender allequilibrio con uno scambio di calore da T2 verso T1; quindi q il calore
che T2 cede e q il calore che T1 assorbe;
lentropia relativa a T2 sar allora :S2 = -q/T2
mentre per T1: S1 = q/T1. Lentropia
totale del sistema uguale alla somma delle due entropie, ovvero St=S1+S2=q/T1-q/T2,
sicuramente >0.
Lentalpia e lentropia concorrono a descrivere la tendenza di una reazione a realizzarsi. In
particolare, la combinazione lineare delle due d luogo ad una nuova funzione di stato,
denominata energia libera o energia di Gibbs che indica proprio la spontaneit o meno di
una reazione:
G=H-TS -> G=H-TS
La definizione di energia libera pu essere utilizzata per rinunciare il II principio: a T e P
costante, un processo spontaneo decorre con diminuzione di energia libera del sistema;
quando in un processo la variazione di energia libera nulla, il sistema in equilibrio.

Criterio di spontaneit di una trasformazione


G < 0 processo spontaneo
G > 0 processo non spontaneo
G = 0 processo allequilibrio
G = H - T S

Valutazione di processi spontanei


(G < 0)
G = H - T S

Bande di valenza e di conduzione nei materiali isolanti,


semiconduttori e conduttori.
Il modello a bande di energia fa una distinzione tra le bande di valenza e le bande di
conduzione.
Secondo tale teoria, la conduzione avviene se vi possibilit di movimento di elettroni sulla
banda a pi alta energia occupata da elettroni. Se tale banda risulta completamente occupata,
senza lasciare spazio al movimento degli elettroni, allora il materiale non consentir la
conduzione elettrica, viceversa, se la banda a pi alta energia non satura di elettroni,
consentendone il movimento, allora il materiale risulter conduttore.
Il salto di elettroni da una banda allaltra, per consentire di occupare bande a pi alta energia
non saturate di elettroni non sempre possibile, a causa della differenza di energia tra le
bande.
In merito ai semiconduttori, questi sono materiali che, in condizioni normali, sono pressoch
isolanti. In particolari situazioni, per, come le alte temperature o il drogaggio, divengono buoni
conduttori.
Il concetto alla base del drogaggio del semiconduttore consiste nellinserimento, nel reticolo,
ad esempio, del Silicio, di atomi simili ma con valenza +1 o -1, come il Boro (-1) e il Fosforo
(+1).
Tali inserimenti causano delle buche nelle bande: il drogaggio con il Boro crea degli spazi
nella banda di valenza (tipo n), mentre il Fosforo crea un passaggio alla banda di conduzione
(tipo p).

Modifiche superficiali, descrivere i vari metodi impiegati per


creare patine protettive
Stati polimerici, elettrodeposizioni (elettroplating) , Anodizzazione, deposizione senza corrente,
etc..
Immersione a caldo (Hot dipping), thermal spraying, Physical/Chemical vapour deposition
Strati protettivi organici o base acqua: Vernici (anticorrosive, anti vegetative)
Elettrodeposizione: deposizione di strati metallici (nobili o leghe) su substrati metallici
utilizzando la corrente. Come la cromatura. -> inquinamento ambientale a causa dellindustria
galvanica che si occupa delle elettrodeposizioni, a causa dello smaltimento delle acque
esauste. Con il cromo in soluzione (ioni positivi) applico corrente elettrica e si fa in modo da far
ridurre il cromo, facendolo depositare sul metallo da ricoprire.
Anodizzazione (alluminio): ossidazione elettrolitica per aumentare leffetto barriera. Viene
messo come anodo per aumentare lo spessore. Anche titanio.
Deposizione senza corrente: Electroless plating. Deposizione di nichel-> il nichel disciolto in
una soluzione e va a depositarsi sulloggetto riducendosi
Immersione a caldo: zincatura a caldo degli acciai al carbonio. Zinco a 450C
Thermal spraying: viene fuso e atomizzato il materiale che si vuole utilizzare per il rivestimento
e poi spruzzato sulla superficie.
Physical vapour deposition PVD: deposizione di strati metallici ossidi, nitruri via sputtering
fisico e reattivo. Bombardamento ionico del substrato , ad esempio azoto su ferro per indurire
(ingranaggi )
il plasma il quarto stato della materia. E un gas ionizzato altamente energetico contenente
specie neutre e cariche.

Plasmi termici -> particelle in equilibrio, urti energetici con aumento temperatura;

Plasmi freddi -> particelle non in equilibrio, meno collisioni.

Plasmi termici-> da 2000 a 10000C, molte collisioni, utilizzato per saldature,


deposizioni plasma spraying, spettroscopia, abbattimento rifiuti.

Freddi -> Bassa Pressione, poche collisioni, <100C ; PECVD (plasma enhanced vapour
deposition,
Trattamento con plasma per produrre materiali superidrofobici, come col polietilene

Illustrare la regola di Gibbs, definendo tutti i parametri


La regola di Gibbs, o regola delle fasi, consente di calcolare i gradi di libert (varianza) che si
hanno in un sistema in equilibrio senza modificare il numero delle fasi. La varianza, per mezzo
della regola di Gibbs, calcolata come segue:
v=c+pf
dove v la varianza, c il numero di componenti , p i parametri chimico-fisici interessati, f il
numero di fasi in equilibrio.
Si prenda come esempio un diagramma delle fasi relativo a due composti miscibili allo stato
liquido e immiscibili allo stato solido:

Prendendo in considerazione il punto P1, si ha: c=2 (2 composti), f=1 (1 fase), p=1
(temperatura); la varianza vale : v= 2+1-1=2, ovvero fissando la composizione ad una certa
concentrazione, posso variare la temperatura pur rimanendo col sistema in equilibrio.
Partendo dal punto P1, scendiamo con la temperatura, fino a raggiungere la zona in cui
presente solido A e liquido. Si ha: c=2 (2 composti), f=2 (2 fasi, solido e liquido), p=1
(temperatura); la varianza vale : v= 2+1-2=1, ovvero per una certa composizione, esiste una
sola temperatura in cui il sistema in equilibrio su queste fasi. Nel punto eutettico si verifica
che il sistema in equilibrio solo ad una certa concentrazione e temperatura, essendo la v=0
(v=2+1-3, con 2 fasi solide ed una liquida).
Nel caso in cui si abbia a che fare con due fasi, la regola della leva inversa si pu determinare
la concentrazione percentuale delle due fasi.

Nel diagramma precedente si ha a che fare con due componenti miscibili sia allo stato liquido
che allo stato solido. Supponiamo di trovarci nel punto B, alla concentrazione w0 e temperatura
T. In questo punto le fasi sono 2, solido e liquido. Dalla regola delle fasi, si v=2+1-2=1.
Nel punto B, si avr una concentrazione di materiale allo stato liquido proporzionale al
segmento BC e una concentrazione di materiale allo stato solido proporzionale al segmento AB.
La percentuale di concentrazione sar allora data da: Wl=BC/AC*100 e Ws=AB/AC*100.

Descrivere i diversi meccanismi delle reazioni di


polimerizzazione, in particolare, illustrare lesempio di un
polimero di condensazione
I materiali polimerici sono dei materiali organici in cui delle unit strutturali si legano,
prevalentemente con legame covalente, le une alle altre, generando delle catene anche molto
lunghe. Tali ripetizioni di unit strutturali vengono chiuse da gruppi terminali. Lunit strutturale
presente nel polimero pu essere sempre dello stesso tipo, per cui si parla di omopolimeri, o di
tipo differente, alternato in modo regolare o meno, in cui si parla di copolimeri. I processi che
portano alla produzione di tali materiali vanno sotto il nome di reazioni di polimerizzazione e
sono prevalentemente reazioni di addizione o di condensazione.
Nella polimerizzazione di condensazione, le unit strutturali del prodotto finale non coincidono
con i monomeri reagenti. Infatti, a fronte di una sintesi di questo tipo, vi come risultato il
prodotto principale ed un prodotto secondario. Rale tecnica di polimerizzazione ad esempio
utilizzata per la sitesi del nylon 6,6: esa-metilen-di-ammina + acido adipico
H2N-(CH2)6-NH2 + HOOC-(CH2)4-COOH -> H2N-(CH2)6-NH-C-(CH2)4-COH
O

H-[HN-(CH2)6-NH-C-(CH2)4-C-]-OH
O

La reazione di addizione, nella polimerizzazione, si ha quando due molecole di un reagente


formano un unico prodotto. Un esempio quello del polietilene, derivato dalletilene. La
polimerizzazione di addizione segue uno schema lineare che segue la serie:
IM+M -> IMM; IMM+M->IMMM; IMMM+M -> IMMMM; Essa consiste quindi nella reazione
ripetitiva dellentit itermedia con aggiunta del solo monomero da aggiungere, che viene
immesso in piccola quantit per evitare che i monomeri si addizionino tra loro (mutua
addizione). Al termine, una reazione di terminazione conclude le catene aggiungendo il gruppo
terminale.
A seconda dellelemento IM, detto propagatore di catena, il processo di polimerizzazione di
addizione pu essere di tipo radicalico, ionico o coordinato.
Polimerizzazione Radicalica: un tipo di poliaddizione il cui processi pu essere suddivisio in tre
macrofasi.
Fase di Inizio: una piccola quantit di monomero M viene trasformata in radicali liberi, i quali
presentano un elettrone spaiato e risultano quindi molto reattivi. Tale fase vede limpiego di un
perossido (del tipo R-O-O-R) che attacca il monomero M rompendo il legame doppio del C
(legame pi-greco) e lasciando quindi una valenza libera.
Fase di propagazione: I radicali monometrici si accrescono rapidamente addizionando molecole
di monomero. In questultime, viene rotto il legame pi-greco e, quindi, ad ogni nuova addizione
la valenza libera si sposta verso la coda del nuovo monomero aggiunto, preparando laddizione
successiva.

Fase di terminazione: avviene facendo in modo da legare un gruppo terminale alla catena, una
volta che questa abbia raggiunto la lunghezza desiderata (alcune migliaia).

Descrivere la classificazione dei materiali polimerici e definire i


parametri strutturali.
I polimeri possono essere classificati, in base al loro comportamento al variare della
temperatura, in:
I polimeri termoplastici sono polimeri formati da catene lineari o poco ramificate,
non legate l'una con l'altra (ovvero non reticolate); sufficiente quindi aumentare la
temperatura per portarli ad uno stato viscoso e poterli quindi formare.
I polimeri termoplastici rammolliscono al riscaldamento per riacquistare consistenza
solida a bassa temperatura, secondo un ciclo che pu essere ripetuto infinite volte. La
maggior parte consiste di catene principali molto lunghe, formate da atomi di C legati
tra loro covalentemente. Nella catena principale possono esserci N, O, S.
Le lunghe catene molecolari sono legate le une alle altre da legami secondari.
Alcuni polimeri termoplastici:

polietilene

polipropilene

polistirene

polietilentereftalato

nylon.

I polimeri termoindurenti sono particolari polimeri che una volta prodotti non
possono essere fusi senza andare incontro a degradazione chimica
("carbonizzazione"). Sono polimeri reticolati, ma presentano un grado di reticolazione
molto pi elevato degli elastomeri, per cui le reticolazioni ostacolano la mobilit delle
macromolecole, dando luogo ad un comportamento fragile.
I polimeri termoindurenti rammolliscono al riscaldamento una sola volta, allatto della
formatura dei componenti e poi si consolidano definitivamente. La maggior parte
consiste di una rete di atomi di carbonio legati covalentemente tra di loro per formare
un solido rigido (anche S,O,N a volte sono legati covalentemente nel reticolo
tridimensionale)
In generale, I vantaggi delle materie plastiche termoindurenti sono:

Elevata stabilit termica

Elevata rigidezza

Elevata stabilit dimensionale

Resistenza al creep e alla deformazione sotto carico

Basso peso

Elevate propriet di isolamento elettrico e termico

Alcuni polimeri termoindurenti:

poliuretano

resina epossidica

polifenolo

polidiciclopentadiene

poliammide.

LDPE bassa densit con struttura a catena ramificata; minori caratteristiche


meccaniche a causa di minori forze di legame intermolecolare
HDPE alta densit con struttura a catena lineare; le catene si compattano
maggiormente aumentando la cristallinit e la resistenza meccanica del materiale.
ISOMERIA -> stessa composizione atomica, diversa struttura. Isomeria geometrica, Isomeria
strutturale.
Isomeria geometrica -> CIS TRANS; Isomeria strutturale-> isotattico, sindiotattico, atattico

Si definisce grado di polimerizzazione di un polimero il numero di monomeri


mediamente presente nelle macromolecole;
Si definisce peso molecolare medio di un polimero la media dei pesi molecolari
delle macromolecole ( pu valere anche 1.000.000). Allaumentare del peso
molecolare medio cresce la resistenza a trazione e aumenta la viscosit del liquido
ottenuto con il riscaldamento.

Differenza tra materiali ceramici e materiali refrattari;


Un materiale ceramico una sostanza inorganica non metallica che, a seguito di formatura e
successiva cottura ad alta temperatura, acquisisce notevoli e specifiche caratteristiche. Le
principali caratteristiche dei materiali ceramici sono :
porosit, elevata temperatura di fusione, elevato modulo elastico, notevole fragilit, basso
carico di rottura, isolante.
Le principali distinzioni rispetto ai metalli e ai polimeri sono la temperatura di fusione, la
densit/porosit e il modulo elastico. La porosit dei materiali ceramici dovuta alla fase di
cottura. E in questa fase, infatti, che lacqua di impasto evapora e lascia che il materiale
ceramico si strutturi. A seconda della temperatura, della grana e della tipologia dei materiali, si
avranno porosit differenti.
La porosit influenza alcuni parametri del materiale finale, come la permeabilit ed il modulo
elastico.
Largilla un sedimento principalmente costituito da allumino-silicati di tipo fillosilicati
(caolinite, Al2O3 2SiO2 2H2O, silicato idrato di alluminio).
Proviene da due tipi di giacimenti: primari e secondari. Le argille di origine primaria sono
prodotte dallalterazione dei minerali (feldspati) rimasti in sito e contenenti parti della roccia
madre non alterata; le argille di origine secondaria si sono invece formate a seguito di trasporto
naturale della roccia madre in altro sito rispetto al primario.
Le ceramiche vengono prodotte secondo i seguenti processi principali:
- fase di macinatura;
- preparazione dellimpasto;
- formatura
- Essiccamento
- cottura

Tale procedimento consente di ottenere delle ceramiche non smaltate. Per ottenere delle
ceramiche smaltate in monocottura, dopo la fase di essiccamento il prodotto viene smaltato e
successivamente cotto.
Per ottenere ceramiche a doppia cottura, dopo la produzione della ceramica non smaltata, che
ha prodotto il cosiddetto biscotto, il prodotto viene smaltato e ricotto, producendo la
ceramica in bicottura.
In seguito alla cottura, che avviene a temperature inferiori rispetto alla t. di fusione della fase
principale, si ha la fusione della fase secondaria che, liquefattasi, concorre alla compattazione
della fase principale. La fase secondaria successivamente si cristallizzer, conferendo
importanti caratteristiche al prodotto finito.
Le materie prime che costituiranno i materiali ceramici dovranno garantire le seguenti
propriet:
Plasticit: possibilit di poter essere lavorate e plasmate prima della cottura
Smagranti: contenere elementi che contribuiscano a limitare la deformazione in fase di cottura
Fondenti: che si liquefanno per andare a compattare la fase primaria e riduca le porosit, con
successiva cristallizzazione
I materiali refrattari sono materiali ceramici che rispondono a determinate caratteristiche, in
particolare la resistenza ad alte temperature, la capacit di coibentazione, la resistenza ad
attacchi chimici da parte di scorie aggressive. Tali caratteristiche fanno si che i materiali
refrattari vengano particolarmente impiegati nelle aziende siderurgiche per la realizzazione di
forni, altiforni e crogiuoli. Altri impieghi includono i materiali da costruzione, atti a sopportare
forti sollecitazioni fisiche, chimiche, meccaniche.
Una delle principali classificazioni relativa alla resistenza alle scorie aggressive, ovvero:
Refrattari acidi (Silicei)
Refrattari basici(magnesiaci, dolomitici)
Refrattari neutri (grafitici, cromitici)

Descrivere il processo Siemens per la produzione di Si


monocristallino
Il processo Siemens viene solitamente utilizzato per la produzione di silicio puro (o quasi puro)
pronto per poter essere utilizzato in campo elettronico e specialmente nella produzione
delle celle fotovoltaiche. Il Silicio il secondo componente pi diffuso della crosta terrestre; la
produzione segue le seguenti fasi lavorative:
1) Nelle miniere di estrazione, viene prelevata prevalentemente sabbia composta da
SiO2 (quarzo);
2) Riscaldando il quarzo in grosse fornaci ad altissime temperature e combinandolo con
il carbonio possibile ricavarsi il silicio metallurgico + monossido di carbonio:

SiO2 + 2C ----> M-Si + 2CO

Tale tipologia di silicio ha una purezza circa del 98% e necessit quindi di un'ulteriore fase di
lavorazione che prende il nome di processo Siemens;
3) Il processo consiste nel far reagire il silicio metallurgico (M-Si) con una soluzione di acido
cloridrico (3HCl) :

M-Si + 3HCl ----> SiHCl3 + H2

Il nuovo composto ottenuto SiHCl3 prende il nome di tricloruro di silano che si presenta come
una forma di silicio gassoso; questo viene fatto condensare e successivamente distillato
accuratamente ritornando a ritroso nella reazione chimica precedente:

SiHCl3 + H2 ----> Si + 3HCl

Il silicio policristallino ora ottenuto per avr una purezza molto maggiore dell'ordine del
99,9%.

Discutere il diagramma di fase, facendo riferimento al cemento.

elencare la classificazione e le caratteristiche del vetro


CLASSIFICAZIONE DEI VETRI
Vetro comune

Usato per finestre, specchi e servizi da tavola.

Cristallo di Boemia

E pi duro del vetro comune, incolore e lucente; viene impiegato per servizi da tavola di pregio.

Cristallo o vetro al piombo

E il vetro di maggior pregio, per le sue propriet di purezza e trasparenza impiegato per la
fabbricazione di oggetti di lusso e per vetri dottica.

Vetro Pirex

E resistente al calore; viene usato anche per cuocere i cibi.

Vetro di sicurezza

Formato da due lastre di vetro comune incollato su un foglio di resina trasparente.

Vetro infrangibile

E vetro sottoposto a "tembra", cio viene raffreddato rapidamente sulle due facce. Diventa molto
duro ma anche molto fragile.

Vetro smerigliato

Si ottiene con getti di prodotti abrasivi sulla superficie del vetro.

Vetri dottica

Con questi vetri si fabbricano lenti per occhiali e per apparecchi ottici.

Vetri stampati

Sono prodotti in molti colori e sono anche utilizzati per la fabbricazione delle vetrate legate al
piombo.

Vetri retinati

Sono vetri nei quali incorporata una rete metallica a maglia quadrata.

Cristalli riflettenti

Sono lastre di vetro su una faccia delle quali sono stati deposti ossidi metallici.

Cristalli termoisolanti

Hanno una intercapedine riempita di aria o gas che assicura una ottima capacit di isolamento
termico.

Specchi

Lastre di vetro trattate su una superficie con uno strato sottile di argento per gli specchi pregiati, di
stagno e alluminio per gli specchi comuni, di piombo per gli specchi scuri.

CARATTERISTICHE

Trasparenza

Durezza

Fragilit

Inalterabilit

Impermeabilit ai liquidi

Isolamento elettrico e termico

Descrivere lequilibrio chimico, definendo le costanti di


equilibrio, il pH e la differenza tra acidi e basi
Le reazioni che possono avvenire tra reagenti sono sovente reazioni a completamento,
ovvero procedono in un verso fino ad esaurimento dei reagenti a vantaggio dei prodotti, e
finch sussistano le condizioni favorevoli alla reazione stessa.
Non tutte le reazioni, per, vanno a completamento: alcuni tipi di reazione possono avvenire in
entrambi i versi. Si parla in questo caso di reazioni di equilibrio. Il verso della reazione
dipender dalla velocit delle due reazioni, fino al raggiungimento di un punto di equilibrio,
definito equilibrio chimico, in cui le due reazioni avranno analoga velocit di reazione. Secondo
il principio di LeChatelier, se il sistema in equilibrio, ad ogni azione che ne altera tale
equilibrio corrisponder una reazione atta a riportarlo nello stato di equilibrio.
Il verso della reazione determinabile calcolando la costante di equilibrio:
Kc = [C]c*[D]d / [A]a*[B]b ad una temperature costante;
Nel caso dellacqua pura, essendo la concentrazione dellacqua approssimabile ad 1, si ha che
la costante di equilibrio dellacqua risulta essere:
Kw = [H+][OH-] = 1*10-14 , definita prodotto ionico dellacqua; tale prodotto varia a seconda
della temperatura, essendo la dissociazione dellacqua un processo endotermico.
Tale prodotto non vale solo per lacqua,ma anche per tutte le soluzioni sufficientemente diluite.
Per praticit, anzich indicare la concentrazione degli ioni H+ in una soluzione acquosa, si
preferisce usare una grandezza ad essa associata:
pH = -log[H+]
A seconda del rapporto esistente tra le concentrazioni degli ioni H+ e OH-, una soluzione viene
classificata come:
Acida: [H+]>[OH-] pH <7
Basica: [H+]<[OH-] pH>7
Neutra: [H+]=[OH-] pH=7
Un acido si definisce come: qualsiasi sostanza in grado di donare un protone ad unaltra
sostanza
Una base si definisce come: qualsiasi sostanza in grado di accettare un protone da unaltra
sostanza
Da cui : acido <-> base + H+
Dove ad un acido corrisponde una base coniugata.
Relazione generale: acido1 + base2 <-> base1 + acido2
Esempio HF (acido) + NH3 (base) <-> F- (base) + NH4+ (acido)
HF (acido) + H2O(base) <-> F- (base) + H3O+ (acido)
H2O (acido) + NH3 (base) <-> OH- (base) + NH4+ (acido)
Come si pu vedere, lacqua pu fungere sia da acido che da base, e va sotto il nome di
comportamento anfotero.