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PLESCIA GIACINTO

ONTODYNAMIS

STORIA ONTOLOGICA,ERMENEUTICA,METAFISICA,
EPISTEMICA, FENOMENICA DELLA KRONOTOPODYNAMICA
NELLA PHYSIS E ASTROPHYSIS NEL PENSIERO PENSANTE
DI
ERACLITO,PLATONE,ARISTOTILE,PLOTINO,LEIBNIZ,KANT
ONTODYNAMIS
Eraclito eventuò per prima l’essere poi la dynamis.
Eraclito fonda la dinamica dello scorrere dell’essere nel nulla.
Il pensiero di Eraclito è ancora poetante ma nello stesso tempo è anche la
prima singolarità di contrastanza eristica: vi è contenuto il principio della
dynamis.
La dynon è il tramonto o meglio è l'insorgenza senza eclisse dell'astrophysis
che dà luce e si dà alla luce senza tramontare.
Non c'è orbita o gravità ma solo il soggiornare senza fine, o il sorgere della
purezza della transcendenza della physis in relatività con la disvelatezza e
l'oblio.

L’idea è la dynamis dell’essere stesso in sé e per sé, come ciò che è aletheia o
disvelatezza o verità aristocratica e sacerdotale.

Eraklyto di animo variabile e intriso di ambiguità evocò una sibilla


dalla bocca delirante che disse cose di cui non si ride, non addolcite né da
ornamenti né da profumi.

Il signore che ha l’oracolo in Delfi non dice e non nasconde, ma accenna: tratti
in inganno gli uomini nella conoscenza delle cose visibili, simili a Omero,
trassero in inganno dei bambini: tutto quel che abbiamo visto e preso lo
lasciamo, tutto quello che non abbiamo visto né preso lo portiamo con noi.

La presenza in Eraclito dell' oracolo si spiegò con l’intenzionalità di offrire una


sacralità al pensiero, quasi si trattasse di una rivelazione ermeneutica.
Eraclito aprì la verità nel logos, benché verità eterna, non la si comprenda
mai, né prima di udirla né dopo: è la legge del mondo, spiegò, ma si è ignari
da svegli, così come nei sogni, tale verità riflette la physis in ogni ente, quale
stabilità della physis-archê ontologica, ma non c'è risonanza anche se si
ascolta: sì è presenti, ma assenti.

Per tanto il pensiero è la virtù e la sapienza è l' ascolto della risonanza


dinamica della physis che raccolga l’intima natura della physis kryptata,
giacchè ama nascondersi.
E si dà o si eventua solo nella dynamis.
Si deve sapere che la guerra è comune, e che la giustizia è contesa, e che tutto
avviene secondo contesa e necessità o eristica.

Polemos o l'eristica dinamica della physis è l'ontogenesi che rivela la


fenomenica degli dei e l'ontologia della libertà dell'esserci quale
fondamento della mondità eleusina.

Eraclito svelò la dinamica sublime dell'eristica in accordo o in discordanze


discordi, quale bellissima e sublime armonia, concorde pur discordando:
armonia sublime di tensioni contrastanti come nell’arco e nella lira: questi
infatti trasformandosi son quelli, e quelli a loro volta, trasformandosi, sono la
dynamis, concorde e discorde, armonica e disarmonica,dinamica ontologica
cosmologica che si rivela la struttura ontologica della dinamica cosmica; il
suo apparente caos trova nella singolorità la dinamica strutturale latente,
profonda, invisibile: l’armonia invisibile è più pregnante o ontologica della
visibile.

La via in su e la via in giù sono identiche o invarianti nella dynamis


ontologica, così come è sempre lo stesso sia il principio e sia la fine nella
sfera.

Quella dynamis del mondo è la stessa per tutti, non c'è né una per gli dei né
una degli esseri animati o inanimati, ma c'è sempre stata ed è e sarà fuoco
vivo in eterno, che al tempo dovuto si accenda e al tempo si spega.

Dinamica reciproca di tutte le cose col fuoco e del fuoco con tutte le cose, come
delle merci con l’oro e dell’oro.

Mutamenti dinamici del fuoco: dapprima mare, del mare una metà terra,
l’altra soffio kosmico della dynamis o cosmogonia della physis.

Il kosmos dinamico è la physis originaria dotata di una propria vitalità


dinamica strutturalmente stabile, che si riveli in dynamis della physis-archê
meteorologici evaporazione, condensazione, fulmini , interpretati come risultato
delle metamorfosi fenomeniche dell' ontogenesi dinamica abissale come lo
sono gli insondabili confini dell’anima.
Eraclito ci svelò così gli inesauribili movimenti dell'essere dell'ente quale
dynamis della physis cosmica, quale struttura ontologica della bellezza-
sublime della divinità o assolutezza dell'armonia fenomenica così interpretata
nell'ermeneutica eristica della dynamis:le fanciulle Figlie del Sole lungo la via
che appartiene alla divinità, egli asseconda con il proprio desiderio il tiro dei
cavalli nel tragitto dalle case della Notte verso la luce.

Alla porta dei sentieri della Notte e del Giorno le fanciulle persuadono la Dikê a
consentire il passaggio del mortale, per la strada maestra che lo porta, infine, al
cospetto di una dea innominata o Verità, la quale, accogliendolo benevolmente,
così gli rivolge la rivelazione: giovane, tu che, compagno di immortali
guidatrici, con le cavalle che ti portano giungi alla nostra dimora, rallegrati,
poiché non un’infausta sorte ti ha condotto a percorrere questo cammino -
infatti esso è fuori dalla via battuta , ma legge divina apprenda: e il solido cuore
della Verità ben rotonda e le opinioni dei mortali, nelle quali non c’è una vera
certezza: come le cose che appaionobisognava che veramente fossero, essendo
tutte in ogni senso: Parmenide.

La divinità parmenidea è rivelazione della Verità.


Le qualità dinamiche dalla dea della Verità o della Alêtheia si svelano nella
sua ontologica disvelatezza interpretativa rivolta alle cose fenomeniche che
appaiono, agli enti della dinamica mondana.
La dea è ciò che si manifesta, si dà o si eventua nella dynamis sublime.

Essere è pensare la dinamica sublime: ascolti, quali sono le vie di ricerca che
sole si possono pensare: l’una che “è” e che non è possibile che non sia, è il
sentiero della Persuasione, perché si svela la dynamis sublime della Verità,
l’altra che “non è” e che è necessario che non sia: questo è un sentiero su cui
nulla si apprende: non si può conoscere ciò che non è, perché non è cosa
fattibile, né esprimerlo.

Infatti la stessa dynamis è pensare ed essere.

La rivelazione della dinamica della Verità, affidata al mythos afferma l’essere,


l’altra il nulla che non è; indeterminatezza dinamica dell'eristica solo
apparente giacchè svela l’essere come vera e unica possibilità, e l’essere che
non può non manifestarsi nel pensiero quale fenomeno dinamico esistenzale
dell' esserci.
Essere la dynamis o essere la verità dinamica della disvelatezza: to on o to
eon indica per un verso l’ente, ciò che è, per altro tutto ciò che è, per altro
ancora significa quanto è immutabile, imperituro e eterno nella realtà, in ciò
contrasta l’instabile physis, come cose che pur sono assenti, alla mente siano
saldamente presenti, non si può recidere l’essere dal suo essere congiunto con
l’essere, né come disperso dappertutto in ogni senso nel cosmo, né come raccolto
insieme nella dynamis dell’essere.

L’essere “to eon” è proposto come lo sfondo che accoglie, stringe tutte le cose, la
dinamica che dà significato al molteplice degli enti presenti e assenti, lontani e
vicini; l’instabilità dinamica della physis-archê disvela l’assoluta dynamis
nell’essere: emarginando il nulla, risolve la problematica del passaggio dal nulla
all’essere o della transcendenza dinamica dall’essere al nulla o dispersione e
concentrazione dell’essere nel cosmologia o qualcosa di diverso accanto
all’essere, un non-essere quale entità fenomenica di modelli cosmogonici.

In relatività con l'epistemica cosmica dell’essere in relazione con Senofane, il


quale contrappone al politeismo e antropomorfismo un monoteistico
incentrato sulla singolarità dell'essere e divinità della mondità nei segni
dell’essere.

È necessario il dire e il pensare che l’essere sia: infatti l’essere è, il nulla non è: vi
esorto alla contemplatezza, da questa prima via di ricerca si deve essere in
lontananza, ma anche da quella su cui gli esseri che nulla sanno vanno
errando:è l’incertezza che guida una dissennata mente, si è trascinati, sordi e
ciechi , sbalorditi e senza giudizio, dai quali essere e non-essere sono considerati
la medesima cosa e non sono la medesima cosa, e perciò di tutte le cose c’è un
cammino reversibile.

Infatti, questo non potrà mai imporsi: che siano le cose che non sono!
Ma da questa via di ricerca allontana il pensiero, né l’abitudine, nata da
numerose esperienze, su questa via forzi a muovere l’occhio che non vede,
l’orecchio che rimbomba e la lingua, ma con la ragione giudica la prova molto
discussa che è stata dinamicamente disvelata nella sua consistenza
ontologica.
È la dea della verità che soggiorna senza eclisse, senza tramonto che svela
la purezza dell'essere in luce con il tramonto senza mai più coniugare essere
e nulla, o la follia dell' essere in interagenza con il non-essere.

Eraclito dissolve quell'eristica fenomenica o epistemica nella relatività


dinamica della physis che si dà alla luce e non si disvela, come la dea
aleteia dell’essere: che è l’essere ingenerato e imperituro, è un intero nel suo
insieme, immobile e senza fine.
Né una volta era, né sarà, perché è ora insieme tutto quanto, singolarità
dinamica continua.

Quale origine della dynamis?


Dal non-essere o dal nulla non è consentito né dirlo né pensarlo, perché non è
possibile né dire né pensare che non sia la dynamis dell'esserci.

Quale eventualità lo avrebbe mai costretto a nascere, dopo o prima, se


derivasse dal nulla?

Perciò è fenomeno che sia , o non sia per nulla.


E dall’essere dynamis che insorgerà la forza di una certezza che nasca e
sorga e soggiorni senza fine e senza eclisse, e che sia in relatività alla
disvelatezza ed all'oblio: né il nascere né il perire consentì: l’essere si stringe
con l’essere, è senza principio e senza fine.

Lo stesso è il pensare, è il pensiero, perché senza l’essere nel quale è espresso,


non c'è il pensare: nient’altro o è o sarà all’infuori dell’essere: la dynamis
dell'esserci è nascere e perire, essere e non-essere, cambiare luogo e mutare
luminoso o insorgere o soggiornare.

Inoltre è completezza da ogni parte, simile a una ben rotonda sfera,


kronodinamica dal centro uguale in ogni parte: né in qualche modo più grande
né più piccola sia o quantitativa, ma qualitativa da ogni parte dynamis, è un
tutto inviolabile nei suoi confini o nell'apeiron.

L’essere è senza fine: non potrebbe sorgere dal nulla né passare nel nulla; è
singolarità dinamica continua indivisibile rivelazione della dea della
disvelatezza: tra l’essere e il nulla, non rimane che un sentiero dinamico
disvelante la physis o l'astrophysis dell’esserci.
La dynamis c'è , si dà, si eventua: come può il non-essere viceversa
determinare ciò che è?

L’assoluta assenza della dynamis non si svela che nell'abissalità kryptante:


ex nihilo nihil , l’eventualità di una generazione del nulla dal nulla si eventua
sempre quale tramonto dell’essere, ma l'esserci che mai tramonta, che
insorge e soggiorna è la dynamis illuminante dell'astro-physis
ontoepistemica, che implica la svelatezza della dea o sua verità.

L’essere soggiorna nel vuoto della physis indivisibile ma dinamico,


stabilmente senza eclisse e senza fine, atemporale, eternamente senza
tramonto con la sua dynamis o forza divina inviolabile, invulnerabile è
un'icona della potenza, un'imago dynamis, un’immagine potente, bella e
rotonda sfera, con le sue qualità di solidità, integrità, omogeneità e equilibrio
di purezza transcentente e con una significanza cosmologica: l’essere della
physis o dell'astrophysis è l’universo, espressione dell’intero cosmo e delle sue
perfezioni.

Un cosmo sferico, pieno d’essere, compatto dal centro alla periferia, equilibrato.
Un cosmo che, intuito nella sua globalità, è tutto quello che può e deve essere,
con un dinamico sviluppo temporale, senza nulla che possa sopraggiungere o
venire a mancare.

Un cosmo in cui, considerato nella sua totalità e densità, si risolve la dynamis


disvelante, oppure occultante, disorientante, accadente esserci nella physis
quale etereo fuoco della fiamma, leggero, a sé medesimo da ogni parte identico,
e rispetto all’altro, invece, non identico; opposto o in contrastanza con la
notte oscura, di struttura densa e pesante: è la dynamis quale ordinamento
del mondo, verità in evidenza dell’essere al mondo.
L’essere è realtà cosmica, vagliata e accertata sia pure in un mondo
fenomenico.

La dea delle verità del kosmos è seducente con le sue parole che manifesta i
fenomena del diakosmos, quale rivelazione del cuore della verità che non
trema e si dà nell'evento o che appare.
Il mythos della dea si dà sempre sorgente nell'archè-physis quale
transcendenza della purezza ontologica dell’apparire degli eventi dinamici o
fenomenici, o la loro ermeneutica finita o infinita interpretazione della
Apparenza astrophysica: l’apparire è il manifestarsi stesso dell’esserci della
dynamis in relatività e in equilibrio con la physis dell’essere Aletheia,
verità dinamica, sempre insorgente e senza tramonto, una grande
cosmologia dinamica alternante luce e notte, quale stotia mitika ed ontologica
del mito della Physis e dell'astrophysis.

Il mito o storia mitica della Physis o dell'astrophysis è essenzialmente un


luogo mitico,una topologia del mito dell’abisso,della fondatezza,dell’aldilà
ontodynamica:la storia del mito della Physis è la storia dei luoghi del mito,la
storia mitika del mito è la storia dell’Essere mitiko,o dell’eterno ritorno del mito
o della risonanza infinita dell’essere nel mito,nella latenza,custodita,curata per
eventuarsi nella epokè mitica della Physis o dell'astrophysis dinamica.

La storia del mito della Physis o delle dynamis astrophysica è la storia della
radura dell’Essere, dell’Essere diradato,sgombro,libero d’Essere nell’abisso
mitiko, senza nulla, senza niente, senza fine, senza tramonto, senza eclisse.

Nessuno è ancora stato libero di ricercare la storia dell’ontologia del mito della
Physis dinamica dell'astrophysis,aldilà dell’ermeneutica teologica, oltre la
metafisica nichilista categorica, epistemica,paradigmatica.

Non c’è né l’ontologia dell’essere mitico, né l’ontosofia del mito o la storia mitika
del mito della Physis della dynamis astrophysis.

La storia del mito si fonda sulla storia mitica della dynamis sublime:senza
essere liberi di contemplare il mito dell'astrophysis dynamica, non c’è mito
ma solo fondamentalismo teologico, teocrazia:la storia mitika del mito della
Physis è la storia mitika della dynamis d’Essere in presenza della
contemplazione dell’Essere astrophysis o divinità.

Il mito c’è quando l’essere si pone dinanzi nella contemplazione dell’Essere


astrophysis dynamica che si dà, si getta alla presenza nella radura, nella
topologia dell’Essere, quale ontologia dell’Essere dinamico, il Gegengrund o
fondale astrophysico che si eventua nella ontovarietà della gettatezza del mito
della dynamis sublime è la radura dinamica che custodisce, kriptata, latente la
cura dell’Essere dynamis dell'astrophysis.
I luoghi della Gegengrund o fondale dell'astrophysis sono gli spazi kaosmici
ove si getta dinanzi,davanti l’Essere mitiko della dynamis, i luoghi del mito
dinamico sono quelli che l’esserci si trova di fronte non ad un orizzonte del
mondo, o ad una prospettiva mondana, o ad un tramonto o eclisse cosmici, ma
l’Essere è abitato dynamicamente dall’orizzonte e dalla prospettiva dell’Essere
senza fine, senza declino,senza tramonto, senza eclisse, quale eterno ritorno della
risonanza dell’Essere mitiko della dynamis astrophysica.

Solo così si eventua l’epochè della storia mitika della dynamis sublime, non
teokratica, del mito della Physis dinamica dell'astrophysis.

Tanto per essere rigorosi fino in fondo:il mito della dynamis non è la topologia
della teocrazia, né il mito è la singolarità nichilista cosmica del tempo
immaginario, giacchè quelle suggestive topologie sono sempre categorie della
prospettiva del mondo tramontante mentre l’orizzonte dell’Essere mitiko della
dynamis non si trova mai di fronte all’eclisse, al tramonto, alla fine della storia,
del tempo, dello spazio, del kosmo o dell'astrophysis.

Nel mito della dynamis invece c’è l’eterno ritorno della differenza ontologica
tra il Gegenstand quale contrastanza eristica della dynamis astrophysica:
non il nulla o il niente, ma l’Essere dinamico che ci viene in-contro, l’Essere
della dynamis sublime che si getta alla presenza, per abitare l’Essere che
contempla la radura ove si eventui l'astrophysis.

La storia mitika del mito della dynamis sublime è la storia della differenza che
si eventua nell’ontologia dinamica, quale presenza che abita il luogo kaosmico
dell'astrophysis dynamica.

La storia mitika del mito dynamico della Physis e dell'astrophysis è la storia


dell’Essere che contempla l’essere dinamico e di fronte, quale presenza
dinamica della radura, ove non ha mai abitato né l’entità, né l’Esserci, né la
mondità, né la metafisica, né la teocrazia, ma solo la risonanza dell’Essere
dynamis che ci viene in-contro, quale eterno ritorno dell'astrophysis dynamica.

La storia mitika del mito dynamico della Physis è la storia delle origini
dell'astrophysis dynamica, tanto per abitare i luoghi storici del mito dinamico,
si eventua nella risonanza quale Essere dynamico e mitiko Essere divino che ci
viene incontro, Essere che abita l’Essere, Essere che si incontra kriptato
nell’Essere mitiko della Physis o astrophysis dynamica.
La topologia, il luogo ove l’Essere dynamico ci viene in-contro e ci abita è il
mithos della dynamis: la topologia del mito dynamico è la mitika topologia
della storia del mithos della astrophysis dynamica, solo nella topologia del
mithos dynamico la storia si eventua quale storia mitika del mithos dynamico
dell'astrophysis: giacchè solo lì è dinamicamente essere storia mitika del mithos
dell'astrophysis dynamica e mai più storia della teocrazia, storia metafisica
della teologia teocratica, storia metafisica della teologia teocratica,storia della
volontà di potenza della teocrazia, storia dell’etica teocratica, storia metafisica
dei fenomena cosmologici.

I luoghi ove il mithos della dynamis ci viene incontro, o dove l’essere in-contra
l’essere dynamico che si eventua ed abita l’essenza del pensiero della dynamis,
sono i luoghi del mithos dell'astrophysis dynamici, sacri, oscuri, misterici,
kriptati, perché quella prossimità dell’essere con la sua ikona che si getta alla
presenza e la abita è miticamente dynamica nel senso di indicibile, inaudita,e
dai paradigmi fisici cosmici.

La storia mitika del mito è la storia degli spazi dynamici, abitati solo dall’Essere
dynamico che ci viene in-contro, quale Gegenstand o fondale dynamico
astrophysico, mai nullità, e nel contempo:Essere che si incontra nell’essere
dynamico che si getta ed abita, nella contemplazione, l’Essere dynamis
dell'astrophysis.

Le varietà del venire incontro dell’Essere dynamico sono infinite, indicibili,


senza eclissi: perché i luoghi del mithos della dynamis sfuggono alla
classificazione dell’imperativo categorico del rigore razionale o della metafisica
ideale nichilista, sinergetica,supersimmetrica,inferenziale,logistica,teocratica.

Gli eventi del mithos della dynamis sono sempre in relatività con gli eventi e le
ontovarietà dell’Essere dynamico che ci viene incontro, che si eventua quale
dynamis ontologica: si incontra l’Essere dynamico, si contempla la dynamis
d’essere kaosmica.

I luoghi del mithos-dynamis sublime sono gli spazi topologici ove l’Essere
dynamico si dispone nella contemplazione, nell’ascolto,nella visione, nella
sensibilità e nel pensiero dynamico dell’Essere di fronte, dinnanzi, davanti che
ci viene incontro, nella Gegenstand o fondale dynamico dell'astrophysis
kaosmica.
La storia mitika del mithos-dynamis è la storia delle radure, dei vuoti ontologici
della Physis-dynamis, ove l’essere si eventua per essere contemplato e per
abitare dynamicamente l’essere di fronte, oltre che abitare dinamicamente
solo il mondo, la Physis-dynamis, il kosmo.

Quando un luogo, una radura, un vuoto sono abitate dynamicamente dall’Essere


che si getta e che viene in-contro all’Essere, si eventua il mithos e la sua storia
quale storia mitica del mitiko abitare dinamicamente l’Essere dynamis, in
libertà, in verità, in prossimità con l’Essere dynamica.

La libertà di ricerca sulla storia mitica del mithos della Physis-dynamis si


eventua nella storia dei luoghi ordinari del senso del mithos, della sua essenza,
della sua presenza qui ed aldilà del mondo i luoghi del mithos.

Anzi meglio la topologia del mithos, lo spazio vuoto, la radura, lo spazio libero
dalla mondità ove è custodito, curato, evocato e contemplato il Gegenstand o il
fondale astrophysico: l’Essere che viene incontro per abitare dynamicamente,
non solo il mondo, ma l’ikona dell’Essere, l’essenza dell’Essere, l’Essere
dynamis, l’Essere ontologico.

Si eventua così nello spazio e nel tempo del mondo la differenza ontologica: si
presenta la topologia dell’Essere mitiko, di là e di qua la topologia fluttuante del
mondo dell’Esserci, del mondo virtuale, del mondo immaginario, del mondo
ontologico, del mondo dynamico.

Il mondo dell’Essere mitiko si getta nella mondità anche quale mondo mitiko,
mondo caotico mondo cosmico, mondo caosmico, mondo dynamico, mondo
estatico e la sua influenza metafisica si dispiega nel mondo etico, epistemico,
paradigmatico, ermeneutico, dinamico, noetico.

Quale fondamento della verità dell’Essere dynamico mitiko la sua influenza dà


senso al kaos, all’invisibile, all’indicibile, all’inaudito, all’assenza presente della
sua sacralità provvidenziale: l’unica che possa salvare o curare nel mondo
dell’aldilà, della dynamis.

La Topologia dell’essere mitiko e la sua topologia animata dell’Essere animato


che trascende l’Esserci,ma non è l’Essere ontologico dynamico.
Quelle ontovarietà dispiegano la complessità della fondatezza dell’Essere mitiko
nel mondo virtuale, animato, ontologico, immaginario, dynamico, metafisico,
sinergetico, supersimmetrico e disvelano quanta volontà di potenza ci sia nella
storia mitika del mithos della Physis-dynamis.

Volontà di potenza dell’eterno ritorno dell’Essere mithos, nell’epochè della


storia dell’Esserci, ma anche volontà di influenza egemonica imperativa
categorica nella metafisica, ermeneutica, dynamica, etica, estetica, epistemè,
virtuale, immaginaria, onirica, estatica, mitica, magica.

Nell’Essere mithos, l’Essere animato non si adegua, in verità né all’Esserci, né


all’Essere ontologico o dynamico.

Nel mondo del mithos il mondo animato non ritrova l’adeguatezza metafisica,
epistemica, razionale, dynamica, estetica, etica con il mondo dell’Esserci, né con
l’Essere nel mondo cosmico, immaginario, virtuale, kaosmico.

Ma quella differenza ontologica dell’adeguatezza non trascura l’ortogonalità


influente della volontà di potenza metafisica della storia mitika del mithos, anzi
la sua categorica imperativa dà senso,identità, teocrazia storica e trascendentale.

L’Essere mithos, quale essere animato nel mondo mitico è la misura di tutto: del
kosmo che c’è e del mondo che non c’è, o è invisibile, indicibile, inaudito, mitico,
magico, estatico; l’Essere mithos è anzi l’unico centro gravitazionale che dà
senso, stabilità, pace, e soprattutto e per lo più dà l’impianto, la creazione, la
Gestell al mondo dell’Esserci, dell’Esser qui, dell’Esser là, dell’Esser aldilà.

La topologia del mithos, quale storia mitika del mito della Physis è la Gestell del
mondo e dell’Essere animato, quale Esserci che ci viene in-contro nella sua
morfogenesi di Essere animato: e perciò da contemplare e da venerare.

Giacchè solo quell’Essere è mithos della physis che ci potrà salvare, o curare, o
consolare, o guidare nel destino nella sorte, nell’avventura della storia mitika del
mithos.

La Topologia dell’Essere mithos è implementata nella bistabilità dei sentieri che


si biforcano.
Infatti c’è la superficie della Gestell fondante il mondo dell’Esserci, virtuale,
trascendente, immaginario, metafisico, etico, dynamico, estetico, sinergetico,
cosmico, epistemico, ermeneutico, ma c’è, quale eterno ritorno nella superficie
supersimmetrica,l’Essere animato che ci viene incontro nel vuoto ontologico,
nella radura dynamica dal nichilismo, nella singolarità kaosmica del nulla,
quale Gestell: contro-Essere, Essere che ci incontra e avviene,si getta nell’Essere
ma anche nell’Esserci, per abitare con il senso del mithos della Physis o
dell’Essere animato.

La storia del mito è stata, ed è,sempre interpretata quale volontà di potenza


della metafisica imperativa influente: non c’è una storia dynamica del mito, né
una storia ontologica, né una storia mitica, né una storia ontologica, né una
storia mitica nel senso di Topologia del mithos dell’Essere più che del mondo o
della mondanità.

Il futuro della libertà di ricerca della storia mitica del mithos si presenta nel
plesso, o nel chiasma, dell’Essere storia della Gestell mitika dell’Esserci e del
mondo, e storia della Gegenstand o fondale astrophysico dell’Esser mitiko che
ci in-contra, che avviene in-contro, quale risonanza dell’Essere animato sempre,
eternamente ritornante nell’aldiqua dall’aldilà.

L’Esserci mitiko che ci viene in-contro, quale Gegenstand o fondale astrophysico


è la donazione di misura, la misurata topologica del mithos e della storia mitika
del mithos animato che abita dynamicamente l’Essere, oltre che il mondo e
l’Esserci, si eventua quale stabilità del Kaos, morfogenesi visibile dell’invisibile,
koinè, linguaggio comune etico ed dynamico dell’indicibile, dell’inaudito,
mistero dell’indecidibile, mistico svelato del mito eternamente ed infinitamente
interpretato ermeneutica del vuoto silenzio della singolarità del mithos, quale
storia mitika del mithos.

La storia mitika dell’Essere mithos è la storia dell’abbandono,della kriptazione,


della latenza, dell’oblio dell’Essere ontologico nell’Esser animato: sia quale
vivenza dell’Esserci, sia quale vivenza della mondanità eterna, infinita, mitica,
indicibile, inaudita.
L’Essere che vi viene in-contro o che si in-contra è l’essere animato che dalla
latenza kriptata, custodita, curata, della radura della Topologia dell’Essere, si
eventua imperativamente quale misura del tempo e dello spazio, della dynamis e
dell’estetica, del kosmo e del Kaos, del bene e del male.

Ma quella gettatezza dell’Essere mithos non è semplicemente imperativo


metafisico della volontà di potenza, quella è solo la sua metamorfosi teocratica,
influente, altrimenti il mithos sarebbe solo una delle varietà ermeneutiche,
epistemiche, estetiche,astronomiche, l’Essere gettati, quale mithos dell’Essere
animato dà stabilità alla più complessa Ontoteologia o Teoontologia della
dynamis.

Aldilà del bene e del male, anzi quale fondatezza che eventua ora l’uno ora
l’altro o annienta sia l’unità, sia l’alterità la storia che si getta, quale storia
mitika del mithos si presenta sempre nella sua varietà ontoteologica influente
che si dà, che ci viene in-contro, che si in-contra nei sentieri interrotti del mithos,
quale metastabilità del Kaos, orizzonte prospettico dell’Essere animato che dà
senso all’Esserci, alla vivenza, alla creazione, alla mondità, all’aldilà.

L’Essere animato che si in-contra si getta nell’Esserci, nel mondo, nella vivenza
quale impianto imperativo stabile della volontà di potenza dell’Essere Mithos: è
la Gestell dell’Essere animato che ci viene in-contro, non quella metafisica, o
etica, epistemica, ma quella metastabilità che annienta il Kaos, il nulla, il niente
oltrechè l’Esserci preesistente, per fondare la Topologia del mithos dal nulla,
dall’invisibile, dall’inaudito, dal vuoto cosmico.

La Topologia dell’Essere mithos che ci in-contra abita mistericamente il


fondamento dell’Esser animato, dell’Esserci della vivenza del mondo: abita la
stabilità della Gestell quale venire in-contro della presenza che ci in-contra
nell’Essenza dell’Essere.

La stabilità dell’Essere animato è la storia mitika del mithos quale controkaos e


risonanza che ci presenta davanti di fronte al Kaos per Essere Gestell topologica
della radura, del vuoto dell’invisibile, dell’indicibile, dell’inaudito: la storia del
mithos è la storia dell’Essere di fronte al Kaos, quale Essere animato che ci viene
in-contro e che si in-contra nella essenza della vivenza, dell’Esserci, della
mondità dynamica.
La storia del mithos è la storia sia mitika della metastabilità dell’Esser animato
che si presenta, si eventua, ci in-contra nella fondatezza dell’Essere, dell’Esserci
quale vivenza, del mondo, dell’Essere aldilà.

Il Metaodos-dynamis è il sentiero ininterrotto del Gegenstand o fondale


astrophysis: eterno ritorno della risonanza dell’Essere che ci viene in-contro, e
che si getta alla presenza dell’Essere che si in-contra di fronte, dinnanzi, quale
evento dell’Essere animato. Il gettarsi incontro nella metastabilità della
presenza sia quale volontà di presenza o teocrazia,sia quale dono della misura
del mithos o Ontoteologia, la storia mitika del mithos dà senso all’imperativo
categorico del Gegenkaos Essere di fronte, davanti, incontro al Kaos del mondo.

Ma la sua presenza si eventua anche nel gettare nell’essenza del fondamento


dell’Esserci e della vivenza l’incontro dell’Essere animato, quale Topologia
dell’Essere o varietà dell’Essere ontologico.

La storia del mithos sarà la storia dell’interfaccia, intervolto,interessereanimato


che ci viene incontro nel sentiero dell’Essere.

Il campo del mithos è l’intervolto dell’interessere topologico animato.


I sentieri del campo del mithos sono la risonanza dell’eterno ritorno della storia
del mithos-dynamis.

Il campo mitiko è l’intervarietà della Topologia dell’Essere quale campo


metamorfico che dà ortogonalità all’abisso, dà la visione dell’Essere animato
all’invisibile, dà ascolto al silenzio inaudito, dà senso al mithos getta i sentieri
dell’essere animato nell’Abgrundynamis, nel senza fondo delle fondamenta
dell’Essere.

Il campo mitiko è la Gestell-dynamis dell’Abgrundynamis, l’impianto della


metastabilità che s’eventua nei sentieri dell’abisso.

La storia del mithos è la storia del campo dynamico, quale intervarietà della
topologia dell’essere animato.
Il campo sacro è la metastabilità, la Gestell dell’abisso, dell’Abgrundynamis,
dell’interessere, dell’intervolto, dell’interfaccia ortogonale imperativo dell’aldilà
che si eventua quale vuoto cosmico, radura dell’invisibile, silenzio dell’inaudito,
indicibile.
Il campo dynamico del mithos è la risonanza dell’eterno ritorno dell’Essere
animato che si getta nella storia quale storia del mithos-dynamis.

Il campo dynamico del mondo è la Gestell-dynamis nell’Abgrundynamis,


quale ortogonalità imperativa senza fondo nell’aldilà, oltre l’orizzonte, oltre il
tramonto della storia, oltre la fine della storia, oltre l’eclisse del mondo della
storia classica.

Il campo dynamico del mithos, la Gestell mitika, l’impianto mitiko ove l’Essere
animato che avviene, si getta dall’aldilà, ci viene in-contro e si incontra nella
Gegenstand o fondale atrophysico quale Essere aldilà che si presenza di
fronte, davanti, dinnanzi quale intervolto, dell’invisibile, indicibile, inaudito del
mito nella volontà di potenza metafisica influente, nella dynamis, nell’Estetica,
nella Noetica, nell’Ermeneutica.

Il campo del mithos dynamico si presenta sempre aldilà della semplice teocrazia,
quale volontà di potenza della metafisica ideale dell’aldilà, nella sua intervarietà
di ontoteologia o Teontologia:evento che si incontra nei sentieri dynamici della
gettatezza dell’interessere animato quale intervolto interimmagine
dell’Abgrundynamis, dell’Essere abissale che si in-contra nella radura
topologica, nel vuoto ontologico, cosmico, nelle singolarità nichiliste della
cronotopia dynamica immaginaria.

La differenza ontologica tra il campo dynamico della storia mitika e la storia


classica del mithos si eventua nella differenza tra la storia della volontà di
potenza dell’Esserci metafisico e la storia della Topologia dell’Essere animato
che ci viene incontro, che si in-contra, di fronte quale Gegenstand o fondale
astrophysico dell’aldilà, dell’abisso, quale matastabilità, Gestell
dell’Abgrundynamis.

La storia del campo dynamico è la storia mitika dell’immagine dell’Essere che ci


in-contra di fronte: intervolto dell’immagine, Interdynamis.

Il campo del mithos è la dynamis dell’abisso che ci sta sempre di fronte, ci abita
e che ci in-contra quale aldilà.
Ma il campo dynamico del mithos, si presenta anche quale metastabilità,
impianto, struttura ontologica,in qualità di salvezza, cura, pensiero dynamico
della Physis.
La storia del campo dynamico del mithos è anche la storia dell’Essere al potere
del mito: ma solo nella sua varietà di dynamis, di immagine dell’Essere animato,
mai quale volontà di potenza della metafisica dell’immagine del mondo.

Anzi il campo dynamico del mithos con la sua dynamis influenza la mondità,
mai può essere soggetto, giacchè la sua fondatezza si disvela sempre dalla
metastabilità dell’abisso, dell’invisibile, dell’indicibile, dell’inaudito, dell’aldilà
che si presentano di fronte, davanti, in-contro alla mondanità, e si gettano nella
sua fondatezza senza essere mai fondati.

In quel senso il campo dynamico del mithos è dynamico, è più dynamico, dalle
immagini del mondo: la storia mitika del mithos è la dynamis della volontà di
potenza della metafisica nichilista, della fine della storia;è più dynamica, giacchè
abbandona le immagini del mondo per gettare in-contro le immagini dell’Essere
animato.

Il campo mitiko non è stato, e non sarà mai una nuova metafisica, se mai è la
Teontologia, senza essere ontologica:si eventua invece quale alterità, senza essere
differenza, e quale relatività senza essere dispiegamento.

Il campo dynamico del mithos è la radura ove si getta e si incontra sempre di


fronte l’evento dell’immagine dell’Essere animato.

La storia del mithos è la storia dell’accadere della presenza, volontà e potenza


dell’immagine dell’Essere che si dispiega dall’abisso, dall’aldilà, dall’invisibile,
dall’indicibile, dall’inaudito: che decostruisce il tempo e l’immagine del mondo,
dell’Esserci, della metafisica imperante nichilista.

Il campo dynamico del mithos crea lo spazio alla dynamis che si eventua dalla
metastabilità dell’Abgrundynamis, ma non dà fondatezza alla Grundynamis: si
svela in-contro, di fronte, in relatività, quale immagine dell’Essere mai fondata,
né fondabile dalla immagine del mondo, o dell’Esserci, o della Physis:
Teontologia della dynamis quale intervolto, intervarietà della Ikona-dynamis
del pensiero dynamico.
Il campo dynamico del mithos della Physis è la storia della differenza del venirci
in-contro dell’Essere e del suo gettarsi nel mondo, nella Physis cosmica: in
qualità di immagine dell’Essere che si eventua, quale Essere animato metastabile
dell’intervarietà dell’Abgrundynamis: nella sua varietà della semplice gettatezza
nella storia dell’Esserci, o dell’Essere al mondo.
Mai mondo nell’Essere o volontà d’Essere mondità dell’immagine dell’Essere.
Daseyn e dynamis sono i sentieri del campo dynamico del mithos ove si
eventua l’in-contro la Gegendynamis della Physis ontologica.

Lì la risonanza dell’Essere che ci in-contra, dà senso alla Teontologia, quale


alterità della metafisica nichilista, in relatività con l’ontologia dynamica della
Physis.

La storia di quell’in-contro si in-contra nella risonanza della storia del mithos,


quale storia dell’immagine d’Essere che si getta di fronte all’immagine del
mondo o dell’Esserci:dynamis che si getta in-contro al Daseyn.

Il campo dynamico del mithos della Physis è quella Topologia ove la storia
mitika si eventua quale dynamis del Daseyn, ed anche dell’immagine del
mondo, attraverso l’immagine dell’Essere animato in relatività con l’immagine
dell’Essere che si getta dall’aldilà, dall’invisibile, dall’abisso, Abgrundynamis,
indicibile.

Ma il campo dynamico del mithos della Physis ontologica è anche la Topologia


metastabile della abgrundynamis: immagine dell’abisso dell’Essere o dell’Essere
abissale che si getta nella storia del mithos.
In qualità di abgrundynamis il campo dynamico del mithos si metastabilizza in
gestelldynamis, ikona della sua struttura ontologica, ove si eventua l’incontro tra
l’Essere animato, dynamis e l’immagine dell’Esserci.

Il campo dynamico del mithos della Physis è al tempo stesso stabile ed


instabile:la sua stabilità è relativa all’Essere animato che si eventua quale essere
mitiko: dall’abisso dell’Essere ci viene incontro e in-contra l’Esserci ed il mondo,
la Physis e la sua struttura ontologica.

E’ stabile nella Gestell dell’immagine dell’Esser mitiko ma instabile


nell’Abgrundynamis intermittente la Gegendynamis,quale risonanza dell’Essere
dynamico della Physis.

L’anfibologia del campo dynamico del mithos dà alla sua Gestelldynamis


l’essenza della metastabilità in relatività con l’ontologia, quale Teontologia, in
relatività con l’immagine dell’Esserci e del mondo quale teokrazia della storia
classica del mithos.
Quella differenza è essenziale, perché crea la biforcazione tra l’immagine della
storia mitika e l’immagine del mondo della storia del mithos della Physis.

Il sentiero nel campo dynamico del mithos dell’immagine della storia del mithos
della Physis è stato interrotto, giacchè la storia si è dispiegata, ed anche, o
immagine della volontà di potenza della metafisica o teocrazia.

La Teontologia, quale immagine dell’Essere mitiko che si getta nella immagine


della storia del mithos non è più presente né nel mondo, né nel dynamico
mondo, né nel mondo dynamico, né nell’Esserci del dynamico campo del mithos
della Physis.

Solo la libertà di ricerca eventuerà nel futuro un’immagine della storia del
mithos quale gettatezza dell’Essere mithos animato, che si disvela dall’abisso
dell’aldilà.

Solo così il campo dynamico del mithos della Physis quale campo animato
dell’immagine o interimmagine della storia del mithos eventua la storia del
mondo animato,mentre fin’ora la storia del mito si è presentata
nell’interpretazione dell’immagine del mondo imperativa ed influente, quale
volontà di potenza metafisica sull’immagine della storia del mito della Physis.

Nella storia del mithos della Physis si eventua una interferenza: quale immagine
della storia del campo dynamico del mithos che dà la misura non solo al mondo,
all’immagine del mondo, all’Esserci, alla dynamis, al nulla ma anche purtroppo
all’essenza fondamentale dell’Essere.

La storia mitika dynamica, esprime, disvela la verità, ma anche la occulta, la


oblia, la kripta sotto la parvenza della cura, della latenza che custodisce
conserva, accudisce, consacra e contempla.

L’interferenza ontologica nella differenza ermeneutica del campo dynamico del


mithos della Physis dà la misura della sua volontà di potenza imperativa
kategorica, ma anche la valenza dell’Esser mito quale sentiero, dinamica di
svelatezza della dynamis, di contemplazione che dekripta l’evento dell’incontro
che ci incontra nel chiasma dell’Esser animato, quali immagine in relatività con
l’Essere ontologico.
Quella interferenza che appare originariamente nel campo dynamico del mithos
della Physis, ma anche si eventua in altri campi quale l'astroPhysis o la koinè,
disvela la differenza ontologica tra l’Essere-sé dell’Esserci nel mondo e l’esser-sé
quale dynamis:nella storia del mithos della Physis c’è sempre la trivarietà della
Topologia dell’Essere: Seyn, Daseyn, dynamis ove l’Esserci o l’Essere è
indeterminato, ma sempre in relatività quale Dynamis: Esserci sempre
nell’Essere-sè e nell’Essere al di là dal sé, dynamis, senza paradossi di identità o
di principi logici di contradizione, anzi quelle evenienze non fanno altro che
confortare l’imperativo categorico del campo dynamico del mithos della Physis.

L’interferenza di quella presenza, nel campo dynamico del mito ontologico della
storia mitika del mithos della Physis dà la misura dell’indeterminatezza,
dell’invisibile, dell’infinitesimale, dell’indicibile, dell’inaudibile, del bene e del
male, ma anche della dynamis dell’adilà del bene e del male, dell’aldilà del
mondo e del nulla, dell’aldilà del tempo e dello spazio, dell’aldilà della cronaca e
della storia mitika, dell’adilà della dinamica e dell’estetica, dell’aldilà della
guerra e della pace.

Nell’interferenza ontologica quelle varietà sono solo episodi eventuali


dell’immagine del campo dynamico del mithos che dà la misura dell’Esserci
quale Essere-sé nell’Essere animato nel mondo animato, nella Physis animata.

La storia mitica del mithos è creatrice di storia,non solo nel suo campo
dynamico del mithos della Physis, ma in generale e nel senso della globalità,
quale evento della nuova dynamis: dinamica dell'Essere animata in qualità di
varietà dinamica: Esserci, Essere mitiko, Essere in relatività con l’Essere aldilà.

La nuova dynamis dell'Essere animata è creatrice di storia del campo dynamico


del mithos della Physis, ma anche di quello immaginario, virtuale, ortogonale,
metafisico influente nichilista, decostruttivo, ermeneutico, epistemico, dynamico,
estetico, sinergetico.

Il campo dynamico del mithos quale storia dynamica del mithos della Physis
sarà così il fondamento della nuova dynamis: quale dynamica dell'Essere
contemporaneamente, quale dynamis, Esserci, Essere alterità nell’aldilà, Essere
mitiko dell’Essere animato.Il campo ontodynamico del mithos così è, non
l’unico, ma il più evidente nella creazione della storia, sia Gestell, sia Gegen-
Gestell.
O meglio, e di più, è il Gegen-Stell: l’impianto della storia mitika della Physis,
struttura ontologica che ci viene incontro dall’adilà, dall’alterità, ma che ci in-
contra nel sentiero dell’Essere animato.

Il Gegen-Stell, la sua struttura ontologica,è la metastabilità che ci viene incontro,


quale presenza che ci incontra nel campo ontodynamico del mithos della Physis
per impedire il declino nel nulla, nel kaos, nell’abisso, nell’Abgrundynamis.

La storia mitika che crea la storia dell’immagine del mondo,è la presenza


metastabile dell’aldilà, dell’alterità che ci incontra sempre di fronte, per
interferire nel declino, nel klinamen abissale della metafisica nichilista
tramontante, eclissante.

Ma affinchè appaia la presenza della storia del mithos della Physis nel campo
mitico interferente non è sufficiente il sapere dell’Esserci e del mondo, ma
indispensabile dispiegare il sapere dell’Essere animato che si eventua di fronte e
ci incontra dall’alterità dall’aldilà.

Il campo mitiko della storia del mithos della Physis si presenta nel mondo della
storia solo attraverso il sapere del fondamento dell’Essere animato, il quale
s’eventua sempre quale interferenza che ci incontra sempre di fronte, e viene ad
abitare ontodynamicamente il dynamico campo della storia mitika dell’Essere
animato.

Solo il sapere dell’Essere consente di essere sempre di fronte ed incontro


all’Essere mitiko nell’equilibrio del campo ontodynamico del mithos che
consentirà di decostruire e creare il sentiero della storia del mithos della Physis.

Il sapere dell’Essere mitiko si dispiega nel campo ontodynamico del mithos della
Physis quale creazione della storia mitika del mithos, che dà fondatezza, getta
nel mondo e nell’immagine del mondo mitiko le kategorie del mithos e la verità
dell’Essere animato.

Il sapere dell’Essere mitiko che ci viene in-contro e ci incontra nel campo


ontodynamico del mithos della Physis, quale sapere mitiko dell’Essere animato,
che getta nella storia mitika del mithos della Physis la sua creatività, la sua
verità, la sua missione dell’Esserci, la sua immagine del mondo.
Quella sapienza mitika dell’Essere mithos della Physis che si eventua sempre di
fronte, quale Essere animato trascendente la semplice volontà di potenza
metafisica teokratica, o nichilista o sinergetica kosmica per dispiegare, nel
campo ontodynamico del mithos che crea la storia sulla volontà di verità del
mithos, e sulla volontà animata, o volontà mitika della storia mitika.

Mai sarà animata una nuova ontologia, ma è già trascendenza e tramonto della
metafisica nichilista, epistemica, ermeneutica, paradigmatica che disvela
l’immagine del mondo quale creatività dell’immagine della storia della globalità
del mondo.

La volontà di verità mitika fonda la Teontologia, quale sapere dell’Essere


animato nel campo sacro del mithos che crea la storia del mithos e l’immagine
della storia dell’Esserci globale del kosmo: la storia mitika della Physis quale
misura della storia del mondo, quale attrattore strano della dynamis.

Prima di Leibniz non esisteva una teoria dei fondamenti della ragione: il primo
assioma logico dei fondamenti della razionalità moderna è rinvenibile nella frase
leibniziana: "nihil est sine ratione", niente è senza ragione ovvero nessun ente
può esistere senza un fondamento, senza una razionalità.

Ma quando si opera l' oltrepassamento della metafisica e quando si attua la


"differenza ontologica", è ancora fondamentale quell'assioma leibniziano e,
successivamente, hegeliano ?

Le conoscenze razionali sono confutabili sia attraverso la messa in crisi dei


fondamenti sia attraverso la costruzione di una metafisica che pone ai
fondamenti originari dei problemi irrisolvibili, aporetici e paradossali.

La logica è entrata in crisi irrimediabilmente.


Tale crisi era già, in origine, permanente?

La risposta è forse rinvenibile nella contrapposizione tra il nihil est sine ratione
leibniziano e A.Silesio per cui la rosa è senza perché; poiché fiorisce di sé, non
gliene cale; non chiede d'essere vista.
Ora, di queste contemporaneità, sorgenti in simultanea, tra nascita dei
fondamenti e crisi degli stessi è intrisa la storia della dynamis.

E' la storia della dynamis che si ripete e che si ritrova ad un bivio, ad una
biforcazione.

Fin dall'origine, nella dynamis è presente questa biforcazione o differenza


ontologica originaria: quale coesistenza di due dynamis dell'ente e l'eristica
quale dinamica interna, dis-cordia dell'entità.

Dynamis è disposizione l’in sé l’oggettivo per Aristotele; è l’astratto universale in


generale, l’idea, ed è solo potentia.

Invece l’energheia, la forma, è attività, ciò che si realizza, la negatività in un


rapporto di sé, unificazione di dynamis energeia e entelechia.

Per Hegel questa sostanza assoluta è in sé e per sé e non ha bisogno di alcun


elemento ylemorfico.

I due modi della rappresentazione dell’assoluto sono la ragione pensante e


l’eterno cielo. L’in sé, l’oggetto è solo dynamis, il possibile.In accordo con
l’interpretazione attivistica dell’ontologia anche nella definizione di dynamis
Ontologica dello spazio-tempo: Pherecydes. 580 BC, svelò la differenza
ontoteologica o mitologica del Chronos, Time, e la Chthonie o Ground o
grund o meglio ab-grund quale spazialità ontoteologica o mitopoietica.

Anaximander, 580 BC,disvelò l'apeiron spazio temporale quale physis


infinita e senza fine infinitamente sublime dynamis, mentre Diodorus e
Democritus differenziarono l'apeiron e l'archè nel cosmo quale
cosmesi o bellezza finita dell'infinito sublime anaximandreo: delicate
membrane spaziali o topologiche, quali varietà sferiche consentivano la
sensibilità dell'apparenza o phenomena quali imago dell'estasy eonyka
platonica o ideale Cronotopia della Physis Ontologica.

La frattalità kronotopica dell'apeiron di Anaximandro o i frammenti


dell'archè di Anaximandro consentirono alla Ontologia dello spaziotempo
di Anaximandro di dispiegarsi nel vuoto nulla di Melissus, per eventuare
una Philosophya della temporalità nel Timaeus Platonico.
Lì l' apprensibile modello paradigmatico svela il comprensibile Platonico
Cosmos quale adeguatezza alla verità Platonica paradigmatica.

E' l'universo paradigmatico dello spaziotempo Platonico quale estasy


exstatica dell'eternità , o paradigma della physis eterna che si dà solo
quale fenomeno visibile dell'ideale invisibile, ma intuibile con la metafisica
della verità o logos animato.

Solo così è possibile percepire le differenze spaziotemporali dei phora o


dei periodos o delle periphoras o dei kykleseos: tutti misurabili
secondo il paradigma pitagorico dell'identità tra aritmos e curvatura
dello spaziotempo, in una sublime armonia cosmica e mousikale quale
perfezione ideale delle eterne sphere spiralimorfe Platoniche.

Si dà così la continuità dello spazio tempo in dinamica sublime e in


infinito apeiron sublime, ma apparente nei fenomena quale discreto e
finito, anzi aritmos, senza ritmo, in stasi inerziale o contrastanza ob-
gettata o gegenstand istantanea, attimo, momentanea o atto, o essere solo
in atto, o apparire nei fenomena solo nell'esserci dell'atto discreto quale
singoralità temporale del presente, o apriorità dell'archè della kronotopia
infinita.

E' la differenza nella temporalità che si dà quale aritmos della presenza


per creare la trascendenza al passato ed eventuare la possibilità eventuale
del futuro, o futuro anteriore o eterno ritorno o apokatastasy ciclica o
in lineare sequenza: Zeno Docet.Finito ed infinito non sono possibili nella
stessa frazione di tempo: l'apeiron dovrà essere frammentato ed i suoi
frattali fondare la rigorosità e l'esattezza, altrimenti la divisibilità o
l'analitica o la dyairesis infinite possono creare dei paradoxa spaziotemporali
infiniti.

Aristotele inventò così le distanze discrete irriducibili nella temporalità


kategorica memore delle omeomerie anaxagoriane, ma sempre nella
dynamis dell'essere in atto nella presenza e di essere in potenza nel
futuro o nel futuro anteriore quale passato.
Leibniz nei Fundamenta Theoria Motus Abstracta del 1671 svelò una
Philosophy Ontoteologica dello spaziotempo quale relatività Leibniziana
della simultaneità degli eventi: Gödel si ispirò a quel paradigma per
immaginare l'apokatastasy kaosmika, ma quella sarà un'altra sublime
story della dynamis, qui invece si è in presenza del versus Newton o
della monade versus la gravità.

Newton pensò al paradigma del tempo ab-soluto quale ab-soluta verità del
tempo mathematico, la cui durata può essere misurata con il pensiero
calcolante degli infinitesimi microkronotopici ma non-infinitamente
divisibili:è il Newton versus Leibniz o la syntesy dell'analitica degli eventi
temporali: Gravità-Newtoniana dello Space-Time in contrastanza con la
relatività della simultaneità degli eventi della monade dynamica sublime.

Newton nei Principia immagina gli eventi instantatei con un paradigma


empirista o non si cura di spiegare la struttura ontologica dell'evento
dynamico, mentre Leibniz con la sua ontoteologia della monade svela una
metafisica ermeneutica della verità che si eventui sia nei fenomena, sia nelle
verità nascoste o kryptate o non ancora in dis-oblio nella mente sublime
ed infinita della divinità dynamis.

E' la Leibniz-Theory della Temporalità Ontoteologica che si dà quale


nuovo paradigma della Leibniz-Theory dello spazio tempo, giacchè nella
struttura ontologica della monade non c'è più differenza sia nell'intra che
nell'extramonade, quale mondità, o mente sublime ed infinita della
dynamis-divinità.

Leibniz nei Mathematicarum Metaphysica del 1715 explicita definitivamente


la struttura ontologica degli eventi simultanei dello spaziotempo quale
dynamis sublime delle intramonadi o delle extramonadi in sistole e
dyastole o quali intermittenze sublimi della struttura ontoloca della
monade: è l'ermeneutica della temporalità o l'interpretazione dello spazio
tempo intuitivo, quale consapevolezza dell'adeguatezza della metafisica della
verità fenomeniche, o kriptate quali eventi virtuali nella mente sublime
della divinità o monadea o eventi dynamici sublimi noumenici o noetici
del pensiero pensante.
Russell nella sua riscoperta critica del paradigma Leibniziano introdusse
l'immaterialità post-newtoniana, ma le conferì un paradigma logico e non
ontologico, tanto da intraprendere una controversia con il suo coevo
Whitehead, più in proximità con il paradigma Leibniziano.

Axiomi degli eventi dinamici delle monadi eventueranno una cronodinamica


della Philosophy del Tempo di entità imaginarie o entità metafisiche
immateriali e virtuali, un bel parodosso giacchè le entità nell'immaginaririo
non ci sono o sono latenti o kryptate nella mente sublime della divinità-
dynamis monaDea.

Gottfried Leibniz pensò quegli assiomi virtuosi e virtuali come paradigmi


epistemici o metaontologie o ontoteologie matematiche.

Christian Wolff invece quali axiomi della mathematica della physis e quindi
dello spaziotempo:è il Methodo dell'Analytica dello spazio tempo che tanta
fortuna addusse a Kant e ai Mathematici della Durata e della
magnitudine dei quanta spazio-temporali, così Christian Wolff eminente
philosofo della Germany promosse Leibniz nella philosophya universale.

Leibniz aleggiò quel paradigma nell' Analysis Situs, o Geometrya della


Situatione emotiva o cronodinamica della monadea, lì gli axiomi della
Geometrya Euclidea si disvelano quali assiomi della metafisica delle verità
fenomeniche e virtuali e perciò assiomi di una geometria immaginaria,
senza entità ilemorfiche, quasi una ontoteologia topologica o una
metaphysica topologica o geometrica o metamatematica o ontologia della
mathesis della monadea.

Leibniz nei fragmenti del 1671 definì la quantità come se fosse il


chiasma o l'apokatastasy della qualità spaziale e simbolica: l'infinito è il
simbolo della qualità di un logos virtuale e così l'infinitesimo, o lo zero
della mathesis.

Quantità e adeguatezza degli eventi si riflettono nella qualità della monadea,


quale innovativa Philosophya del Temp in alterità con la Classica
Philosophya che da Aristotele dominò in Europa , una differente versione del
Mythos Rhapsodico di Chronos: quale movimento o ontodinamica
immaginaria dell' eternità o ontokronia cronodinamica della monadea.
Leibniz nella celebre controversia si ispirò a Plotino quasi presago di
una virtuale relativity-theory.

Plotino disvelò l'estasi del tempo quale autoevento dell'esserci nella


mondità o dell'esserci della monadea e decostruì sia l'ilemorfica
interpretanza del tempo sia l'ideale armonia cosmica platonica per
eventuare una paradigmatica e ab-stracta interpretazione della temporalità
sublime: definì quasi una philosophya del tempo immaginaria, cioè senza
l'entità ilemorfica.

Leibniz dispiegò quella intuizione per immaginarel'interpretanza o


l'ermeneutica dell'evento immaginario nell'intra-extramonade virtuale, quale
struttura ontologica o gestell dello spazio-tempo immaginario o metalogica
matematica immaginaria come entità immaginaria.

Plotino fonda sull’Essere Infinito evento della singolarità, quale Abisso


vertiginoso di oscurità, perché insondabile, l’Essere di Parmenide che tutto
comprende e, perché tutto comprende, di esso non si può dire nulla.

L’abisso assoluto dell’Essere è una intuizione sfuggente che può divenire però
più stabile quando c'è nell’Abisso e Silenzio la prima intuizione della
consapevolezza come Infinita singolarità nella sua assolutezza vertiginosa di
Abisso e Silenzio , l’Infinità in sè assolutamente vuota, atto puro: trascendenza
della purezza, pensiero pensante, oltre cui c’è l’abisso e silenzio mistico.

Essere abisso infinito dell’essere in Essere come momenti dynamici all’interno


dell’Infinito: Agostino docet: Platone, il più puro e il più luminoso di ogni
filosofo, ha dissipato le tenebre dell’errore ed ora risplende specialmente in
Plotino, un platonico così simile al suo maestro che si penserebbe vissuto insieme
o piuttosto, dato il periodo così lungo che li separa, che Platone sia nato di nuovo
: attorno alla rosa c’è il profumo e il profumo non nasce dopo, nasce con la rosa,
e, se essa è eterna, coeterno è il profumo in essere perfetto che si crea dal
niente: vibrazioni dynamiche coeternamente esistenti nell’essere infinito.

Infinito nei suoi infiniti livelli di manifestazione, la dimensione immateriale del


mondo: l’Infinito si pone su infiniti piani con vibrazioni dynamiche: l’Essere
costituito da infinite dynamis è l’intuizione di Plotino e verrà poi ripresa da
Leibniz: il discorso di Plotino sarà il discorso di Leibniz, ma in Plotino si
intuisce la relatività del tempo.
Platone pensò al tempo quale immagine dell’eternità o spazio di tempo dell'
eternità dell’essere: se nessuno chiede cos’è il tempo io so che cos’è, lo intuisco,
ma se qualcuno chiede di spiegare che cos’è il tempo di Plotino o Tempo
immagine il più possibile perfetto dell'eternità del mondo ideale, non si trova
niente di meglio che l'immagine mobile dell'eternità che procede secondo il
numero.

Giorni, notti, anni, sono forme del tempo che imita l'eternità e si muove secondo
il numero.

Tutti i movimenti celesti si misurano con i numeri.


Tutti i tempi astrali sono coordinati nell'unico cosmo, regolato dal tempo o
ciclo universale in cui tutti i celesti astrophysis ritornano esattamente alle loro
primitive posizioni di partenza: il numero perfetto del tempo compie l'anno
perfetto.

Il tempo in questo senso è un numero, cioè un'armonia matematica. Il tempo


cosmico dell'anima mundi.
Il tempo fu fatto insieme col cielo, generati insieme, insieme si dissolvano.
Il tempo nasce, o il cosmo inizia in assoluto, secondo un'equazione rigorosa:ciò
che diviene, ciò che è fisico, per natura nasce , mentre soltanto ciò che non nasce
è eterno.

La nascita del cosmo procede dal disordine caotico dell' ilemorfica purezza.
L'eventuale dissoluzione ci sarà nel sensibile non perfetto: idee del cosmo
trascendente che non inizia in alcun tempo;soltanto Platone fa nascere il tempo.
Proclo nella sua Fisica invece immagina ogni anima inserita nel cosmo
regolato da rotazioni dynamiche e apocatastasi immaginarie o l'estasi del
tempo dynamico in estasi, fuori di sé.

Tutta l' esistenza fisica e i moti dell' anima,si sublima per Plotino in un'estasi
suprema,in attimi di dynamis:l'intuizione plotiniana dell'aldilà,
dell'atemporalità, della sopra-temporalità, o della pre-temporalità del flusso,
della costituzione del flusso quale apprensione o varietà d’apparizioni
immanenti nel tempo preempirico o oggetto temporale, con la sua durata
oggettiva per l'oggetto spaziale o oggetto temporale nel tempo trascendente
nell' eterno flusso eracliteo, secondo una prospettiva temporale analoga alla
prospettiva spaziale.
Così in ogni istante è custodita, curata, sigillata l'intenzionalità in
relazioni temporali di anteriorità e posteriorità in sé, o un principio di
descrizione dei fenomeni dinamici: il tempo è un fenomeno, un cambiamento
dinamico immanente complesso, o che trascorra e accada ad immagine del
cambiamento, possiede una direzione, una continuità, tutti fenomeni dinamici
presuppongono il tempo, dunque il tempo è qualche cosa di temporale:
paradosso assoluto della temporalità fenomenica.

I fenomeni del flusso dinamico assoluto, o del flusso in quanto fenomeno


temporale dell'intenzionalità longitudinale virutale, quale singolarità
dell'evento della monade disvelano l'estasi della trascendenza.

L'intenzionalità longitudinale o ab-scissa si differenzia dall'intenzionalità


trasversale o transfinita per la sua fenomenologia non inerente o non
aderente verso gli oggetti temporali, ma verso le fasi di apparenza delle entità
spaziotemporali: le due intenzionalità, longitudinale e trasversale, sono
inscindibilmente intrecciate talchè l'intenzionalità longitudinale non si realizzi
parallelamente all'intenzionalità trasversale, l'autoapparenza del flusso non
implica la confusione dell'intenzionalità pre-egoica o pre-oggettiva: un archi-
movimento, un flusso dynamico, uno scorrimento, un allungamento, una
dilatazione, una ditensione si trovano nel tempo come un fenomeno dinamico
temporale o intratemporale.

Platone e Aristotele hanno pensato il tempo-metabolè, ma il tempo non è


definito dal tempo: qui c'è il rifiuto di fare dell'anima il sito originario del
tempo; senza l'anima che numera e che conta, il tempo, il numero del
movimento, non c'è; il tempo, per essere, ha da essere animato; senza l'anima,
il tempo esisterebbe solo in potenza, perché ha la sua origine nei movimenti
dimamici.

È aderenza al movimento dinamico e non inerenza dell'anima.

Aristotele pensò l'esistenza quale movimento dinamico interno dell'anima e


come tutti gli altri movimenti del mondo, si svolga nel tempo ma la descrizione
dello svolgimento temporale è possibile solo su una alterità.
Plotino immaginò il tempo con un movimento o un archi-movimento, quale
arckè della dynamis dell'anima della mondità.

In apparenza il tempo non può essere il movimento, perché il movimento è


sempre nel tempo.

Plotino identificò il tempo con il movimento della verità o meglio con la


disvelatezza, o alètheia, dell'anima come anima del mondo.

Ma che cosa è il tempo?

Non è niente altro che il movimento dynamico dell'anima, movimento da cui


provengono originariamente l'anteriore ed il posteriore; ma l'anima non è nel
tempo.
Così l'anima è la prima a giungere fino al tempo, genera il tempo e lo possiede
coi suoi propri atti: movimento dell'anima che dà nascita al tempo è un
movimento dynamico non sensibile.

L'anima temporalizza il tempo e la vita stessa dell'anima: il tempo è la vita


dell'anima che consiste nel movimento dynamico nel quale l'anima passa da
uno stato di vita ad un altro, il tempo è la distensione della vita dell'anima
intempora o supertempora: è l'eternità di Plotino o Agostino: il tempo è
nell’anima del mondo, o nell'extramonade quale apprensione del tempo come
processo compreso e determinato dalla misura dell'intratempora.

Agostino vi afferma che il tempo è impensabile al di fuori di ciò che accade nelle
tre dimensioni del tempo futurum, praesens, praeteritum.
Questi due tempi, dunque, il passato e il futuro, come sono?
Poiché, se si tratta del passato, non è più, se si tratta del futuro non è ancora.
In quanto al presente, se fosse stato sempre presente e non se ne fosse andato nel
passato,nec in praeteritum transiret, non sarebbe il tempo ma l'eternità.

Con Plotino la soggettività-spiritualità del tempo diventa possibile.


Il tempo è spirituale, soltanto: l'attesa, l'attenzione, la memoria che, tendendosi
verso il loro oggetto, provocano nello spirito una distensione come distensio
animi.
Kant invece distinse il tempo come forma pura dell'intuizione dai contenuti
sensibili e dagli oggetti empirici, e concluse per la sua permanenza.
Quindi il tempo, nel quale dev’essere pensata ogni variazione delle apparenze,
rimane, e non muta, poiché esso è cio in cui la successione e la simultaneità
possono essere rappresentate soltanto come sue determinazioni.

Kant rifiutò il tempo passante, ma non rifiutò l'alternativa stessa del


cambiamento e della permanenza, poiché attribuì al tempo proprio
l'invarianza strutturale, la permanenza, il tempo non passa mai, rimane.

Kant distinse la forma pura del tempo dalle intratempora fenomeniche, pensò
il tempo dell'intratempora, poiché può solo rimanere ciò che è suscettibile di
cambiare, oppose la durata al tempo spazializzato, concepì la prima come una
specie di flusso, di cambiamento continuo a differenza del tempo matematico
che potrebbe accelerarsi dinamicamente, e persino infinitamente.

L'elaborazione del concetto di tempo estatico plotiniana o temporalità non


significò una successione delle estasi.
L'avvenire non è posteriore all'essere-stato, a sua volta non è anteriore al
presente.

La temporalità si temporalizza come avvenire essendo-stato-presentificante, il


tempo non passa né dimora, ma si temporalizza.

La costituzione estatico-orizzontale della temporalità si dà in temporalità


autentica e inautentica:tra una temporalità originaria che appartiene al Dasein-
dynamis, e un tempo derivato o cronometrico.

La temporalità originaria è fondata nelle estasy temporali del Dasein-dynamis:


l'attesa, la presenza e la cura: essere-in-attesa, custodire e presenziare non sono
soltanto i modi in cui afferriamo l'una volta, il presto e l'adesso, delle modalità
della coscienza , ma sono proprio la loro origine; essere-in-attesa non è una
modalità della coscienza del tempo, ma il tempo stesso nel suo senso originario
ed autentico.

Il tempo è pensato ancora da Agostino nella fenomenologia originaria della


soggettività ontologica o Dasein, è il Dasein-dynamis che dà il tempo ai
cronometri: l’aspettarsi-discordante-presenziare dell'esistenza inautentica è la
possibilità dell'esperienza volgare di un passaggio del tempo, ciò non implica
forse che il passaggio del tempo sia un modo legittimo di apprendere il
fenomeno temporale in una coscienza in dinamica continua, in un flusso
dynamico eracliteo.
Il tempo è rigido eppure il tempo è dynamico e fluisce.

Questo è il problema: comprendere come da una temporalità formale ed


immutabile, la temporalità estatica non conosca successione, e si possa derivare
qualche cosa come il fenomeno del passaggio delle cose nel tempo, o piuttosto il
fenomeno del passaggio del tempo stesso, il tempo appreso come successione di
istanti della presenza, nel suo concetto metafisico di tempo o ontologia
tradizionale come successione sul modello dell'intratempora.

E'l'immagine ricorrente del flusso dinamico, già in Simplicio e nel


neoplatonismo,intratempora del tempo e la sua soggettività-spiritualità.

Il tempo nasce e si dispiega dinamicamente fra esserci e mondo.

Mentre per Aristotele lo spazio è finito in estensione ma continuo e quindi


divisibile all'infinito, il tempo è un numero, anzi il tempo è il numero del
movimento dinamico secondo il prima e il dopo, è l'infinito dinamico almeno
potenziale.

Aristotele distingue fra intelletto dinamico e passivo.

Il passivo è la natura ossia l’intelletto in sé che nell’anima ha sensazioni e


rappresentazioni.

Quando il nous dinamico è in sé e per sé egli è solo ciò che è e questo soltanto è
eterna e immortale dynamis.

La singolarità dynamica è l’essere puro.

Il mondo dynamico e molteplice trae origine dalla molteplicità delle forme della
dynamis visibile e invisibile o che ami svelarsi o disvelarsi quale dynamis di
Eraclito nelle dinamiche materiali e immateriali, fisiche e storiche, interne ed
esterne all’esserci.

Non è solo una caratteristica fisica della materia ma anche una struttura
ontologica della dynamis.
L'essere dinamica degli eventi nella dynamis è la visione di Platone: ogni
far-avvenire di ciò che dalla non presenza passa e si dà nella presenza è poiesis
della dynamis.

Anche la physis, il sorgere di per sé, è una dynamis, è poiesis .

La physis è anzi dynamis nel senso più alto e nobile e sublime.


E' il disvelamento dynamico dell' aletheia,verità della dynamis quale
disvelamento, o verità in dynamica aletheia.
Giacché nel disvelamento si fonda ogni dynamica .

L’evento decisivo della dynamis sta dunque in questo disvelamento, cioè


dispiega il suo essere nell’ambito in cui accadono disvelare e disvelatezza, dove
accade la verità della dynamis.

Ma il disvelamento della dynamis non si dispiega in evidenza, bensì vige


anche kriptato nella kronotopia dinamica per eventuarsi custodito in un
altro disvelamento o Gestell , l’imposizione della dynamis nella physis come
disvelatezza dell'evento della dynamis o costellazione in cui accade ciò che
costituisce l’essere della verità della dynamis.

Holderlin pensò che la dove c’è il pericolo là c'è anche la dynamis che salva,
nel pericolo si mostra anche la possibilità di quella svolta in cui l’oblio
dell’essenza dell’essere si rivolge.

Questo oblio non viene semplicemente messo da parte, accantonato, bensì esso
viene esperito come richiamo al fatto che l’oblio, il restar velati, appartengono
allo svelamento.

Ciò che salva non sta al di fuori della dynamis.


Anzi, si fonda nella sua essenza, quale soggiornare senza tramonto o
dynamis, là dove la verità si dà come aletheia, come svelatezza della dynamis,
là dove già da tempo soggiorna la dynamis.

Se è desto l’abbandono e l’apertura alla dynamis, si raggiunge quella via che


conduce ad un nuovo fondamento della dynamica, il grande sentiero non ha
porte, migliaia di strade vi sboccano, quando si attraversa quella porta senza
porta, si cammina liberamente tra cielo e terra.
Si tratterà infatti di lasciare entrare nel mondo la dynamis.

Kant pensò nella Critica della ragion pura: in qualunque modo e con
qualunque mezzo una conoscenza si riferisce a oggetti, quel modo, tuttavia, per
cui tale riferimento avviene immediatamente, e che ogni pensiero ha di mia come
mezzo, è l’intuizione.

Ma questo ha luogo soltanto a condizione che l’oggetto ci stia davanti, affinché


avvenga l’intuizione, deve esserci una relazione tra l’infinita intuizione e l'
aletheia della dynamis del cuore che non trema della disvelatezza di quella
radura luminosa o dynamica radura luminosa non-dicibile del soggiornare
nel mondo senza eclisse e senza fondamento.

Come può nascondersi davanti a quello che mai tramontanta o dynamis,


quello che mai tramonta, quello che costantemente sorge, emerge , Eraclito la
pensò quale dynamis della physis o insorgenza, il sempre perdurare
disvelamento in opposizione dell’occultamento.

Ma il pur tuttavia mai tramontare significa sia disvelamento che nascondimento:


la physis ama nascondersi , la physis ama la dynamis del nascondersi e del
disvelarsi, non-nascondimento e occultamento sono in relatività dinamica
spazio-temporale.

La physis è un emergere ed è metamofosi metabolica o katabolica, il sorgere


è come tale già sempre incline al chiudersi.

Disvelamento e Nascondimento non sono pensati come due avvenimenti distinti


e semplicemente giustapposti, bensì come una sola e medesima dynamis, tenendo
sempre presente la loro irriducibile differenza ontologica, la dynamis di
astrophysis/mondo e mondo/astrophysis quale dynamis della physis.

La physis illumina ad un tempo ciò su cui e ciò in cui l’esserci fonda il suo
abitare.

In ciò che sorge è presente l'astrophysis come nascondente proteggente.


Su di essa l’esserci fonda il suo abitare nel mondo.
Ma cos’è il mondo? E'il luogo dove cadono le dinamiche essenziali della
dynamis.
Da ciò si può pensare che il mondo non sia già aperto, ma che invece si apra a
partire da un fondo che resta costantemente chiuso, mondo e astrophysis sono
essenzialmente diversi l’uno dall’altro e tuttavia mai separati.

Cioè il mondo si fonda sull'astrophysis e l'astrophysis sorge attraverso il mondo.

Mai il mondo dunque potrebbe aprirsi se non a partire dal richiudersi in sé


dell'astrophysis.

La relazione nella quale le dinamiche si elevano all’autoaffermazione della


propria essenza .

Nella dynamis ognuno porta l’altro al di sopra di ciò che esso è.

Mondo e astrophysis sono sempre in dinamico conflitto, poiché solo come tali
prendono il loro posto nella dynamis di illuminazione e nascondimento.

Ma sarebbe sbagliato pensare che il mondo sia solo l’aperto corrispondente


all’illuminazione e l'astrophysis solo chiuso corrispondente al nascondimento,
poiché la dynamis giunge al culmine nella semplicità di ciò che è intimo, per
questo nel corso della dynamica, ha luogo la singolarità dynamica .

Ciò che è opposto concorda e dalla dynamis l’armonia più bella è sublime,
quell’armonia è il modo fondamentale con cui la physis si dispiega e disveli la
dynamis degli eventi e l'astrophysis.

Analogamente at-trae i contendenti verso l’origine della loro singolarità o


quale eristica della Verità tra rivelazione e nascondimento: la dynamis in
quanto disvelatezza dynamica della singolarità espone un mondo, ma
l’esposizione di un mondo è solo uno dei due caratteri fondamentali di
quell’essere dynamis, ciò in cui la dynamis si ritira e ciò che in questo ritirarsi
essa lascia emergere è l'astrophysis.

Eraclito Pensò la dynamis quale sublime e più potente armonia nascosta di


quella che appare nei fenomeni o negli eventi.
L’Ereignis è l’evento della dynamis e con cui l’Ereignis si disvela o ritorna: lo
svelarsi e il ritrarsi, cioè la disvelatezza e la velatezza della Physis, dell’Aletheia,
dell’essere e della verità.

Quella natura dynamica è la Physis, che poggia su quell’Eriegnis dal quale la


Dynamis originaria si leva per imprimere il suo moto.

Dynamis dell’esserci è l'astrophysis, poiché l'astrophysis, come Dynamis


originaria è l'evento dell'astrophysis è l’Ereignis del mutamento della
dynamis.

Il mutamento dell'astrophysis chiama e dynamizza è Aperto all’Aperto, fa si


che nei fenomena si manifesti il mondo quale Ereignis della dynamis.

Allora l’essere dynamico sarebbe un modo dell’Ereignis-dynamis e non


l’Ereignis-dynamis un modo dell’essere dynamico.

Così l’Ereignis-dynamis si eventua nella Lichtung-dynamis, nel luogo della


silente ferma calma dove da sempre Eraclito
la contemplò quale dynamis dell'alterezza, dell'insorgenza che mai
tramonta o è metabolica in mutamento dynamico o eristico fluire e
trasformarsi di tutte le astrophysis.

Lo stato di quiete che appare, nei fenomena, non è altro che un instabile
equilibrio fra forze e interagenze eristiche della dynamys disvelata.

La verità che la dynamis annuncia è che il conflitto dei fenomena è solo


apparente, in quanto gli opposti sono una sola e medesima eventualità, in quanto
al di là vi è una dynamis che li sovrasta.

Eraclito svelò per primo l'ontologia della dynamis, giacchè dispiegò


l'ontologia della physis e dell'astrophysis, prima di lui la dynamis è
indicibile, inaudita, incredibile, mitologica poietica: indicibilità e
innominabilità fisica e metafisica o forse solo ermeneutica certamente non-
epistemica e non-metafisica, è intraducibile e difficile da comprendere,
necessaria di un pensiero e di un pensare diverso per essere colta nella sua
essenza, ma che può essere pensata già come comprensione della Dynamis
vuota.
Il vuoto, questo nulla della dynamis, è ciò che la dynamis è come recipiente che
contiene non consiste affatto nell'ilemorfica ma nel Vuoto Dynamis o ciò che
non c’è, quale instabile dynamica del vuoto o increspatura della dynamis
del vuoto, del nulla.

Il vuoto dynamico non esiste: esiste solo ciò che è.

Ma ciò che è esiste solo in quanto viene dal vuoto dynamico.

Il vuoto della dynamis non esiste, non può essere in alcun modo afferrato, però
fa essere dynamis o evento della dynamis l’essere, quale instabile e
dynamico movimento del vuoto dynamico della physis è l’eccedenza della
natura che genera e distrugge è in gioco o scende in campo la sublime
potenza della dynamis.

Ogni singolarità ha a che fare con lo smisurato o il sublime dynamico.

Nei momenti estremi lo smisurato si presenta nella forma di una discontinuità,


di un’apparizione e di una rottura dynamica o della dismisura sublime o
physis, l’essere nel fui, l’essere già da sempre ciò che è, la perfezione dynamica
dell’essere, il già da sempre compiuto nel suo movimento dynamico:non ha
inizio,e ogni evento astrophysico si inscrive in quell' inizio, origine in
principiata,non discende dall’origine:si è l’origine dynamica perché contiene in
sé tutto il suo movimento, è sempre in se stessa dynamis.

L’origine è il caos-dynamis, e la configura del caos è l'astrophysis, come lo


spalancarsi nel momento dello spalancarsi, mi apro, mi spalanco, è nella
dynamis dello spalancarsi; quindi l’origine è intemporale.

Dentro il kaos si struttura stabilmente la dismisura dynamica e la misura,


ma l’apertura originaria è originaria nel senso che non c'è tempo, si è sempre
lì.

Eraclito pensò la dynamis del kaos come physis e astrophysis Smisurate e


senza misura, autosufficienti in sé, smisurate giacchè senza fondatezza o
abissalmente fondate nella physis dynamica eccedente, incommensurabile
aldilà di un possibile modello epistemico, ma solo quale dynamis-ontologica,
una ontologia della dynamis o un'ontologia dell'essere dynamis quale misura
dello smisurato.
La dynamis è misura di tutti i fenomena ma è anche misura dello smisurato
nel senso che definisce la misura:è lo sfondo della meson aristotelica, perché il
kaos è l'apertura, nel suo dispiegarsi, manifesta anche i fenomena in un ordine
astrophysico.

La singolarità dynamica è incommensurabile, è misura dello smisurato, misura


tutte i fenomena o meglio le definisce ne riconosce l'andamento, il ritmo, la
scansione, il kairos-dynamis, il momento dynamico opportuno.

Aristotele stabilisce quando il kairos-dynamis sia stabile nelle dinamiche


astrophysiche della physis o cosmesimo: l'anelito all'infinito, la dynamis
dell'infinito, il sentirsi nulla di fronte alla Dynamis sublime, quale singolarità
del nulla, o nulla dynamico e smisurato o dismisurato che appare come nulla
dynamico, nel senso di dynamis inafferrabile e immaginaria.

Non c'è una misura mondana della potenza della Dynamis: non si afferra mai e
che in un punto e non la si trovi, si inabissa e si disperde come in un
labirinto Dynamico silenzioso e disperante nell'apeiron.

La dismisurata dynamis è la misura dell'astrophysis, nata dall'ontologia della


dynamis, dalla sua infondatezza.

L'ontologia della dynamis è l'infondatezza, dal suo nulla dynamis il mondo


dell'astrophysi si dà, si eventua è sullo sfondo della sua infondatezza, è anche
sullo sfondo della sua dynamis.

La grande formula leibniziana, perché l'essere dynamis piuttosto che niente è


una formula ontologica che eventua anche la dynamis fenomenologica.

Per spiegare il moto non si ragiona più a partire dall’impulso, ma dall’assoluta


quiete o dall’assoluto movimento della dynamis.

Qui giganteggia Leibniz, o la dynamis nell’evanescenza Dynamica sublime:


cos’è il virtuale, se non Dynamis. Dynamis sarà allora la curvatura
spaziotemporale della virtualità cosmica o astrophysis ontologica della
dismisura.
Il senza-fondamento della dynamis è l'evento per una ermeneutica
dell'astrophysis o per i fenomena della curvatura spaziotemporale possibile
o dynamis della physis.

La dynamis è l’artefice della curvatura dello spaziotempo dell'astrophysis


degli stessi fenomeni epistemici o della spiegazione di un fenomeno, di ogni
fenomeno ontologico o il senso dell' esserci della struttura dinamica degli
eventi.

La struttura ontologica della dinamica è la purezza della transcendenza


dal non-essere all'essere, o dall'essere al non-essere ontologico.
Dynamis che include il momento dell'essere e del non-essere o la dynamica
dell'essere-non-essere ontologica.

Nell'essere esiste il movimento, l'essere è ma il non-essere non è una sorta di


nulla che aleggi là per là in modo vago, anzi la stessa struttura ontologica
dell'essere dynamis includa l'alterità.

Non solo il non-essere è, il non-essere è l'altro.


Dynamis è dire che è altro o l'insorgenza del non-ente che mai tramonti.

Il non-essere è l'altra dynamis. Platone Afferma l'essere del non-essere quale


dynamis, anche solo quale ideale o eidos del non-essere, figura del non-essere,
dynamis immaginaria senza la presenza dell'entità.

L'essere è il non-essere quale dynamis dell'alterità.


Platone pensò così il movimento della dynamis dell'essere e del non-essere.

Per Aristotele invece la dynamis tra l'essere e il non-essere ontologica o


metafisica di essere dynamis si converte in una epistemica o fenomenica
astrofisica.

Aristotele pensò la dynamis quale movimento, trasformazione,cambiamento


o il movimento della astrophysis sempre mobile: c'è qualcuno o qualcosa che
si muove dall'essere al non-essere; ma chi si muove dynamicamente?

Aristotele pensò all'esserci che ha la potenza, dynamis, di essere alterità.


E che il movimento è un modo di essere-in-atto, dynamei ontos entelekeia a
ateles, quale momento dell'essere e momento del non-essere, dynamis, potenza
dell'astrophysica metafisica o una astrofisica dell'essere, è una struttura
ontologica; una struttura ontologica dinamica, o metafisica dinamica o teoria
dell'atto e della potenza.

La potenza o dynamis è la possibilità, la potenzialità che ha la dynamis di un


mutamento della physis di

Eraclito, poiché il fuoco non è una sostanza statica, ma sempre mutevole, postulò
una dinamica dell’essere, alla base di tutti i fenomeni: uno stato continuo di
flusso,panta rei, o essere, la faccia nascosta della Natura,macroscopica e
microscopica.

Anassagora propose non solo che la materia fosse infinitamente divisibile,sia


nello spazio che nel tempo, ma che la divisione generasse un sistema infinito
ulteriormente divisibile all’infinito, quale infinita varietà di tutti i fenomeni,
fisici.

Solo l’equilibrio tra di loro può generare un cosmo ordinato, ma è un equilibrio


instabile, per cui il mondo è in continuo cambiamento: la discordia è necessaria
perchè vi fosse mutamento e movimento dei fenomeni naturali, l’archè dei
fenomeni però si incentrò nei numeri interi, intesi come punti geometrici,
raffigurabili spazialmente, esistenze aventi consistenza fisica, secondo precise
figure geometriche.

L’esistenza dello spazio, che contiene in sé sia gli oggetti stazionari che quelli in
movimento, e perciò può essere sia pieno che vuoto, ma la physis è la prima
manifestazione dell’essere nella Metafisica aristotelica interpretata da un
fisico, non un matematico.

Platone è un matematico.

Aristotele invece, non usa il discorso mitico, ma concetti come dynamis o


energheia, dove il dynamaion equivale quasi a ciò che viene pensato nella
methexis.
Il dynamaion è ciò che di per sé non è niente, è ciò che ancora non è, ma nello
stesso tempo è il paradigma di qualcosa che non può essere emerso dal niente,
prende vita genera autodynamicamente i Titani: Oceano, Yperìon, Divina,
Fluente, Norma, Memoria, Ispirazione e Cronos, si dà il fenomeno mitologico
del tempo in Cronos che odia i suoi figli giganti e non consente loro di venire
alla luce, imprigionandoli, kryptandoli, le gocce del suo sangue sono
ontodynamiche nel senso che generano le Erinni, i Giganti e le Ninfe, dalla
schiuma del suo mare sgorga nasce e si dà o si eventua Afrodite e le stelle
quale corona del Cielo, Atlante sostiene la volta stellata, geme scosso dai colpi
di Zeus contro i Titani, Zeus si scaglia dal Cielo per colpire i Titani, getta la
luce che annichilisce i miti, Zeus divora o ingoia Metis ed evita di essere
detronizzato, Cielo chiude i figli che ha generato nel seno.

Cronos conquista il mondo divorando e kryptando.

Il figlio Zeus non viene divorato per la ribellione della madre Fluente, nessuno è
estraneo alla dynamis mitica, che scuote perfino il Caos genesi della dynamis
eterna e senza la fine,indistruttibile e kaos-cosmo, antico, principio di tutto e di
tutto fine, cosmo-archè, che si avvolge come sfera intorno alla terra, dimora
degli dei beati, che cammina con vortici di rombo, custode celeste e terrestre che
tutto circondi, che ha nel petto l’intollerabile necessità della Natura, scuro,
indomito, svariato, dalle forme cangianti, che tutto vede, che hai Cronos per
figlio, beato, demone supremo della instabilità del tempo ontologico
trascendente e fenomenico.

L’elevazione estatica della temporalità consiste in uno sforzo dynamico


dell’anima di unirsi a sé, di distaccarsi da tutto quanto possa essere ostacolo, in
modo tale che sia in grado di vedere con l’occhio dell’anima la bellezza sublime.

La via è una fuga da singolarità a Singolarità,la risalita verso la contemplazione


estatica grazie alla immensa potenza dell’Essere dynamis: la sua inconoscibilità
e la sua indicibilità non consenteno né discorso né scienza, nè epistemica nè
ermeneutica, ma solo una contemplazione che vada al di là delle categorie della
comprensione in quanto la dynamis è in-formale, cioè, si trova al di là o
nell'essere ontologico;ogni essere che si trovi nell’universo è in bellezza
sublime ontologica, capace di contemplare la visione luminosa perennemente
illuminata.
La metafisica di Plotino è la dynamis estatica grazie al suo non essere, al suo
non avere nessuna composizione, può diventare il principio della potenza o
dynamis di tutti i fenomena.

Questo è possibile soltanto in quanto la dynamis rimane in sé, indifferente , una


sorgente che origina tutti i fiumi pur rimanendo sempre stabile in sé; oppure,
come la vita di un albero immenso, ben fondata nella sua radice e presente e
diffusa senza dissiparsi in tutte le parti: come il sole dal quale viene fuori un
raggio alimentato dal suo centro senza che il sole cambi per niente, quale
trascendenza della dynamis, il suo modo di essere superiore ad ogni altra forma
di essere, totalmente distinto da tutto e, allo stesso tempo, presente in tutto
grazie alla sua bellezza sublime.

La dynamis del Sole dipende dalla luce e riceve tutta la sua potenzialità da
sè, la luna riceve la luce dal sole, il quale, a sua volta, la riceve dalla luce in sé o
dal fondamento dynamico del fondamento della dynamis estatica che crea
l’essere, si trova al di là dell’Essere e al di là della forza e della potenza quale
autodinamica o autodeterminazione o dynamis della purezza.

La trascendenza della dynamis consente di capire la sua potenza: tutte le cose


provengono da lì, perché non è delimitata da alcuna forma: è Dynamis perché
nulla era , tutto può derivare, affinché l’Essere possa esistere, non è Essere,
semmai è il padre dell’Essere: contiene se stesso, se si vuole essere precisi,
bisogna intendere che include in sé tutte quante le altre: in verità è tutte le cose
in trascendenza, un movimento orientato verso un fine, senza la fine è il post-
eventum dalla potenza inesauribile della physis.

Aristotele pensò la physis dynamica quale movimento del kosmos o cosmesi


della curvatura della physis quale fondamento d’essere ontologico riguardanti
i fenomeni della luna e quelli del sole e degli astri, o una interpretazione
paradigmatica della physis ontologica, perché il principio esprime anche
l’essere, donde scaturiscono gli enti o archêphysis.

L'apeiron illimitato, infinito, indeterminato:senza fine, privo di limiti,


qualitativi e quantitativi o dynamis del caos o la differenza tra archê
ontologica e logica o dynamis ontologica è la Fisica: tutti considerano l'infinito
come principio, poiché non è possibile né che esso esista invano, né che ad esso
convenga un'altra potenza o dynamis che quella di principio.
Tutto, infatti, o è un principio o deriva da un principio: ma dell'infinito non vi è
principio, perché altrimenti avrebbe un limite.

Ed è anche ingenerato e incorruttibile, allo stesso modo di un principio, poiché


ciò che è generato ha necessariamente anche una fine, ed ogni corruzione ha il
suo termine.

Per questo è la dynamis dell'infinito: non vi è principio, ma sembra essere il


principio d’ogni altra cosa e comprendere in sé tutte le cose, e a tutte le cose
essere guida all'infuori dell'infinito.

E tale principio sembra essere la dynamis;è infatti immortale e imperituro,


l'apeiron non rinvia ad altra fondazione, tanto nella sua dimensione spaziale,
quanto in quella della potenza, o dynamis di stabilità contro la minaccia del
nulla,senza morte e senza distruzione, physis-dynamis-apeiron una forza che va
al di là o transcendenza dynamica della temporalità.

Alla illimitata potenza o dynamis è consentita una infinita ed eterna vitualità


di movimento infinito quale fondamento delle interazioni: nell'infinito, un moto
eterno, sono possibili innumerevoli kosmoi o Microcosmo o macrocosmo
o l’eternità del movimento, per cui avviene la transformazione della physis o
la potenza animatrice e dinamica della physis, ma che cosa è l’essere-dynamis
della physis: è solo il calcolo dei movimenti celesti o la trasmigrazione delle
anime o l'estasi nei riti misterici eleusini e matematicoastronomici o la
poetica sublime, ascetica, orgiastica del cult o di Dioniso?

Dioniso-Zagreus frantumato in infiniti astrophysis dai Titani ri-sorge


autodynamicamente, dalle ceneri , portando in sé, nell’oscura dynamis
propria dell’involucro corporeo i Titani quali forze telluriche o sismiche
dynamiche:la sua luce dynamica, immortale daimon si inabissò nell'esserci
quale entousyasmos ontodynamico.

Da lì quale risonanza dynamica l'ontodynamis si eventuò quale fenomena


delle muse armoniche dell'aritmos: poiché vedevano che le note e gli accordi
musicali consistevano nei numeri e, poiché tutte le altre cose, parevano a loro
che fossero fatte a immagine dei numeri e che i numeri fossero ciò che è primo
in tutta quanta la realtà, pensarono che gli elementi dei numeri fossero elementi
di tutte le cose, e che tutto quanto il cielo fosse armonia e numero.
E tutte le concordanze che riuscivano a mostrare fra i numeri e gli accordi
musicali e i fenomeni e le parti del cielo e l’intero ordinamento dell’universo, le
raccoglievano e le sistemavano in dynamica coerenza: i corpi che si muovono
nel cielo dovevano essere dieci; ma, dal momento che se ne vedono soltanto
nove, allora ne introducevano un decimo: l’Antiterra: costoro sembrano
ritenere che il numero sia principio non solo come costitutivo materiale degli
esseri, ma anche come costitutivo delle proprietà, pongono, poi, come elementi
costitutivi del numero il pari e il dispari; di questi, il primo è illimitato, il
secondo limitato.

L’Uno deriva da entrambi questi elementi, perché è, insieme, e pari e dispari.


Dall’Uno, poi, procede il numero; e i numeri, costituirebbero tutto quanto
l’universo: limite- illimite,dispari -pari,uno- molteplice,destro-sinistro,maschio-
femmina,fermo- mosso,retto -curvo, luce -tenebra,buono -cattivo,quadrato
-rettangolo.

Aristotele rivela:l’armonica, con la dynamica matematica degli intervalli


musicali è lo stesso metodo matematico dei fenomeni astrali quale
paradigma per svelare la natura degli enti: principio della dynamis
metafisica o epistemica ontologica dell’univeso quale contemplazione della
bellezza-sublime o struttura dynamica divina.

La contemplazione dynamica del Cosmo o kosmos-dynamis è l'armonia


quale struttura ontologica dell'astrophysis o bellezza sublime.

La sibilla dalla bocca delirante dice cose di cui non si ride, ma lì c'è la
deliranza dynamica sublime.

Il signore, oracolo in Delfi, non dice e non nasconde, ma accenna la dynamis


sublime della physis-archê o del kosmos-dynamis o della dynamis-armonica
ontologica o essere dynamicamente nel cosmo.

E' la dynamis cosmica dell’esserci che si nasconde, si krypta e si dekrypta


nell'astro-fisica del kosmos in relatività o interagenza con la forza, o
potenza o dynamis cosmica o l’essere-singolarità ontodynamica nella sua
infinità, o dell’essere come dynamica spazialità cosmica.
Essere-dynamis nell’universo come spazio dynamico di tutto ciò che è e può
essere nel mondo ontologico.

La dynamis ontologica svela la consistenza ontologica della physis e


dell'astrophysis e si dissipa nel tramonto, nel klynamen, nell'insorgenza o
dissolvendosi o divengendo nel mutare continuamente, così sempre sono
invarianze immobili durante il ciclo dynamico della physis cosmica.

Insieme dynamico, il venire all’esistenza di tale genere di cose è un’alterazione,


mentre per altri è unione e separazione, che cioè fosse prodotto da esseri e da
esseri preesistenti, inattingibili dai sensi .

Pertanto la loro dynamis è mischiato in tutto perché la visione è quella degli


enti astrophysici caotici.

Ma le cose appaiono differenti e i loro nomi cambiano in rapporto a ciò che per
quantità prevale nella mistione degli illimiti:non c’è nessun ente che sia
assolutamente, ma ciò di cui ciascuna entità contiene di più, questa appare
essere la sua physis.

L’interpretazione di Aristotele è qualità unica dell’ordinamento e separazione


dei contrari dalla miscela e la loro reazione reciproca nel vortice in cui ancora
ruotano gli astrophysis.

Il contenuto cosmogonico dei frammenti delinea uno svolgimento aperto,


irreversibile, che ha nel tutto infinito e indifferenziato, l’apeiron-dynamis, la
progressiva azione di un motore forza discriminante: è l’alternativa lineare al
ciclo cosmico e l’introduzione di una forza-dynamis motrice intelligente,
apeiron-dynamis rigorosamente dinamica, diakosmein cosmogonico è un
vortice dynamis, capace di innescare la disgregazione dell’intero originario
attraverso l’emergenza delle polarità fondamentali dynamiche cosmiche:
infiniti elementi eterni nello spazio vuoto.

Che cosa mai vuole dire il dio o la dea della dynamis?


Che cosa nasconde sotto l’enigma,che cosa intendiamo in generale, con
immagine dynamica:alethinòn o òntos òn?Pseudès dòxa?
La dynamis è impronunciabile, indicibile, cosa che non può essere oggetto né
di discorso, né di pensiero?

Invece di essere, definiscono un mobile o ghènesis che sono come quelle cui
inerisce la potenza di subire o di fare, dynamis toù pàschein kài poièin, anche
quando si tratti di azione?

E così l’essere appunto per questa ragione, essendo conosciuto dalla conoscenza,
per tanto, per quanto è conosciuto, si muove perché subisce un’azione, la qual
cosa non può accadere per ciò che sta in quiete.

Ci faremo persuadere così facilmente che in realtà il moto o kìnesis, la psychè,


l’intelligenza o phrònesis non ineriscono a ciò che assolutamente è, ch’esso né
vive né pensa?

E’ però possibile che avendo anima, stia assolutamente immobile, pur essendo
appunto animato?

Dobbiamo dunque ammettere che anche ciò che si muove e il moto stesso sono
cose che sono, che per le cose che sono immobili, non vi è in nessuna, in nessun
luogo, intelletto assolutamente, se tutte le cose si spostino, si muovano,per questo
stesso discorso verremo ad escludere ancora per le cose che sono.

Per chi muove da tutti i punti di vista ciò che è, ma, come la preghiera dei
fanciulli vuole che quanto è immobile anche si muova, bisogna dire che ciò che è
tò òn ed il tutto tò pan sono immobili ed in movimento: ciò che è, in quanto tale,
la quiete e il moto.

Perché il moto starebbe e la quiete si muoverebbe.

Uno dei due infatti, quale si sia, nell’un caso e nell’altro, costringerà l’altro a
mutarsi nell’opposto, in quanto sarà venuto a partecipare del suo opposto.

Partecipano ambedue dell’identico e del diverso, dunque il moto è l’identico o il


diverso o così della quiete, il moto è identico e pure non è identico, è identico e
non è identico.
E se mai il moto come tale partecipasse in qualche modo della quiete, non
sarebbe per nulla assurdo dire che il moto è statico?

Quindi il moto è diverso da ciò che è?

Allora è chiaro che realmente il moto non è come essere, ed è in quanto


partecipa di ciò che è?

Ebbene?
Su questa base forse dobbiamo dire che per noi il bello è a maggior ragione una
cosa che è di ciò che bello non è?
Per nulla.

Più difficile da conoscere è se l'essere e l'uno siano essenze delle cose che sono
e ciascuno di essi sia, l'uno essere, l'altro uno, non essendo qualcos'altro, o se si
debba cercare che cosa sono l'essere e l'uno, essendovi un'altra physis; gli uni
infatti ritengono che la natura dell’essere e dell’uno sia in un modo, gli altri
nell’altro.

Platone pensò l’essere dynamis illuminato dalla verità e dall’essere, è


potenza trascendente: essere si dice in senso accidentale e per sé kath’autò.

Essere per sé sono dette tutte le accezioni che ha l'essere secondo le figure delle
categorie; tante sono le figure delle categorie e altrettanti i significati dell'essere
dynamis.

Poiché, dunque, alcune delle categorie significano l'essenza, altre la qualità, altre
la qùantità, altre la relazione, altre l'agire o il patire, altre il dove e altre il
quando: ebbene, l'essere dynamis ha significati corrispondenti a ciascuna di
queste.

Inoltre, l'essere e l'è significa, ancora, che una cosa è vera e il non-essere e il non-
è significa che non-è vera, ma falsa;e questo vale tanto per l'affermazione quanto
per la negazione, l'essere o l'ente significa, da un lato, l'essere in potenza o
dynamis e, dall'altro, l'essere in atto o dynamis attante.
I confini dell'anima, psychès peirata, non si trovano, quando si cercassero,
talmente sono profondi, l'anima seguita ad esistere conserva potere e
intelligenza:dynamis: c’è chi, ponendo intorno alla terra un movimento
vorticoso, immagina che sia tenuta ferma da questo moto del firmamento; e c’è
chi immagina la terra come una madia piatta, e sotto le pone l’aria come sua
base e sostegno.

Ma quel potere o dynamis onde cielo e terra si trovano disposti come fu


possibile un giorno fossero disposti nel modo migliore, codesto potere dynamico
né lo ricercano né credono abbia alcuna sua forza divina; bensì credono di poter
ritrovare un Atlante assai più forte e più immortale di questo, e meglio capace di
contenere in sé , la bellezza in sé, màthesis della dynamis: o dynamis
contemplata dalla metà archès o immaginazione eikasìa-archà-physis.

Ogni màthesis dynamizza una conoscenza preesistente: màthesis o epistemik


physis in relatività dynamica o perfezione cosmica.

In particolare utiliza l'idea di forza come essenza della materia e di spazio come
relazione della dynamis inseriti in una armonia prestabilita o l'essenza assoluta
dello spazio,che assieme al tempo assoluto sono dal punto di vista epistemologico
aristotelico forza o dynamis dell'ordine cosmico, Specimen dynamicum.

In esso senza mai separare il rigore della prudenza storica dalla dynamis di una
raffigurazione ermeneutica, produce una nuova visione dotata di regole morfo-
sintattiche e ogni fenomeno fisico può essere ricondotto a fenomeni dynamici o
potenza generatrice con in sé il principio di ogni mutamento, di ogni moto e
principio di mutamenti.

La fisica di Aristotele fu la scienza generale dei mutamenti nella natura; i


fenomeni fisici erano quindi ridotti agli urti tra le particelle considerate
indivisibili.

L'unico effettivo antagonista della concezione meccanicistica fu G. W. Leibniz


che propose una paradigmatica del tutto alternativa:la dinamica di Leibiz.

La nascita della dinamica , ovvero una teoria che spiegò il moto quale effetto di
forze, dynamis, l'equivalenza cinematica si fondò sull'idea di forze esterne quali
cause dinamiche che determinano le deviazioni dal moto rettilineo-uniforme
inerziale o "fondamento" dinamico .
Ma la dinamica d'attrazione non era riducibile ad un meccanismo di puri urti,
agendo a distanza nel vuoto, erano comunque comprese in termini di un
meccanismo di bilanciamento in un equilibrio statico.

Il mondo-macchina o 'assolutezza' del moto, sottostante alle apparenze


cinematiche, è propria di un moto ridotto a differenza di posizione: il moto non
ha una realtà propria; assoluta e reale è solo una differenza di posizione che,
comparendo nei moti rotatori, permette di rivelare una rotazione assoluta,
quindi un moto assoluto ed uno spazio ed un tempo assoluti, esistenti
indipendentemente dai fenomeni fisici.

E' la negazione della relatività del moto su un piano dinamico che sembrava
determinare l'affermazione della cosmologia.

Ed è lo spazio assoluto,coincidente con lo spazio infinito della geometria


euclidea, che si impose definitivamente sulla concezione del cosmo spazialmente
finito aristotelico-tolemaico.

René Thom sosteneva esistesse una priorità ontologica del continuo sul discreto e
cita Aristotele, la Fisica

E’ chiaro che l’illimitato apeiron è causa solo in quanto hyle e il suo essere è
privazione, mentre il sostrato in sé è il continuo e il sensibile o l’infinito ha
per sostrato il continuo.

Dunque, dobbiamo all’autorità di Aristotele una visione che vi sia una continuità
liscia, senza salti né lacune, che è lo sfondo impercettibile su cui si stagliano gli
eventi, le trasformazioni, le faglie, le increspature dell’essere.

Il continuo è il sostrato, il supporto, lo sfondo su cui, grazie a cui si pongono in


rilievo le varie figure e forme : non è possibile pensare nulla senza riferimento
al continuo della fisica e della metafisica aristotelica e della matematica
ontologica o cosmologica, o ontologico in senso pieno: le cose divine si muovono
in continuità, con il sole, gli astri, la luna e tutto il cielo, l’essere è uno e continuo
e l’infinito è continuo perchè tiene insieme l’universo: la luce è il legame del
cielo, la forza che tiene unita la volta celeste e con-tenere, tenere insieme: non
semplice fondale o sfondo.
Thom, L’antériorité ontologique du continu sur le discret: synektike dynamis, la
potenza coesiva, relazionale, ricordata dal pensiero di Aristotele.

Nella Fisica Aristotele esordì: se l’uno è continuo, l’uno è molti, essendo il


continuo divisibile all’infinito : l’infinito è continua divisibilità o aggiunta, o
come divisibilità di un continuo all’infinito apeiron, vagamente sentita come
energia relazionale del cosmo, come forza coesiva tra gli eventi naturali: la sua
qualità è la divisibilità infinita: grandezza, tempo, movimento, e dunque
mutamento sono forme del continuo, che lì esprime la sua totale fisicalità:
corpo, movimento del corpo, tempo, spazio.

Il tempo inteso come linea del tempo, un tempo spazializzato in cui l’istante
equivale al punto sulla linea, spazio della fisica aristotelica compiutamente
geometrizzato, dove il continuo non è più forza naturale, cosmica che compone,
armonizza, mette in relazione, ma sostrato materiale e sensibile composto
secondo il continuo lineare.

Aristotele pone così il problema della differenza tra gli enti e della loro identità.

La linea non può però mai essere divisa simultaneamente in tutti i suoi possibili
punti, o il tempo nei suoi infiniti istanti.

La continuità, come l’infinità, è pura potenzialità,o transcendenza della


purezza-dynamis o evidenza fenomenica quale pura potenzialità o dynamis
precategoriale fisico-matematica delle dinamiche classiche quali fluttuazioni o
perturbazioni.

Invece, con la geometria dei sistemi dinamici si dà centralità a fenomeni


possibilmente al di sotto dell’intervallo della misura fisica: una variazione,
fluttuazione non misurabile, un non-nulla al di sotto della misura, può
determinare l’evoluzione di una dinamica.

Solo il continuo, non ponendo limiti inferiori alla misura classica ha consentito
di sviluppare quelle dynamis analitiche.

La misura fisica è per principio approssimata: è un intervallo dinamico o


punto euclideo, senza dimensioni, punto di partenza o di passaggio di traiettorie
o linee senza spessore.
La fisica classica è deterministica e descrive perfettamente la dinamica,
matematica nel continuo, l’aleatorio, l’incertezza delle dinamiche non-lineari
cambiano la dynamis delle variabili spazio temporali o lo spazio-tempo della
fisica classica o l' epifenomeno del movimento ontogenico.

Le variazioni locali della metrica, correlate alla curvatura dello spazio della
relatività spazio-temporale, o continuo del movimento, ad intervalli
infinitesimali dell’analisi non standard, che riprende il concetto di infinitesimale
di Leibniz.

Nel Pacididius Philateti, Leibniz introduce due interessanti esempi per spiegare
la propria visione del movimento, del cambiamento e del continuo: si considera
il passaggio dallo stato di moto a quello di quiete di una sfera assoluta posta
sopra una tavola perfettamente piana, il problema è quello dello stato di
passaggio del punto di congiunzione o l'ituizione degli spazitempi
postrelativistici di Kaluza-k.

Se si immagina tale punto come intermedio c'è uno stato contemporaneo di


moto/quiete.

Se invece si propenda per un passaggio nel quale ad uno stato di moto segue
immediatamente uno stato di quiete, sembra che si guadagni in precisione ma si
perda l’intuitività di tipo ontologico: non esiste così un'interazione a distanza.

Stelle e pianeti non possono comunicarsi le loro reciproche distanze e quindi


non possono "sapere" con quale intensità attrarsi, in ultima analisi dunque, non
possono proprio attrarsi.

Einstein spiegherà, infatti, che la massa si muoverà in uno spazio deformato e


quella deformazione lo farà muovere "come se" esistesse la forza attrattiva
descritta da Newton.

Ma la forza attrattiva non esiste.

L'avvallamento non avrà la forma dei vortici di Leibniz ma è qualcosa che


"tocca" il corpo, che interagisce direttamente: nessuna interazione a distanza,
ma senza interazione dynamica non c'è l'interazione, non può esserci
un'interazione a distanza.
La singularité physique della dynamis intesa come trasfigurazione imperativo-
inventiva, prospettivo-orizzontica o l'interpretazione della verità come un
tenere-per-vero che ha il carattere di un comando, e il vero come adattamento al
caos, fonda il carattere inventivo e imperativo di una potenza che guarda
lontano intorno a sè la dynamis che sa di essere volontà di potenza, in tale
consapevolezza si erge dinanzi all'ente fino all'incondizionato progetto-guida
della metafisica.

La distinzione di queste due determinazioni, che regge la metafisica e la cui


origine è rimasta occulta, ha il fondamento nella distinzione platonica dell' ontos
on e del me on.

Il primo è l'ente essente, che è in modo vero e proprio, nella cui presenza sono
uniti il che cosa un ente è e il che è.

Il secondo è quello apparente, che mostra il che cosa è solo in modo offuscato, e
che quindi non è veramente, pur non essendo un niente.

Tale distinzione si presenta successivamente in forme diverse essentia, existentia,


viene infine alla luce nel compimento della metafisica: il che cosa la volontà di
potenza, in quanto essenza, è l'unico e autentico che è dynamis.

Si attua il rovesciamento del platonismo, si pretende di avere assunto la


preminenza sull'essere, mentre con la sua stabilizzazione, è portata a
compimento soltanto la supremazia dell'essere come presenza e stabilità.

La conseguenza di questo ultimo stadio della metafisica, si manifesta nella


corrispettiva determinazione dell'essenza della verità.

Essendo svanita anche l'ultima risonanza della alètheia, la verità diventa


suprema volontà di potenza o dynamis: in un mondo in cui solo l'ente, e non
l'essere, è essenziale.

Il nichilismo dinamico è quell'evento Ereignis-dynamis nel quale la verità


sull'ente nel suo insieme muta e si spinge nella dynamis infinita sublime.
Un evento fondamentale della metafisica della volontà di potenza, che
rappresenta una svolta decisiva nella metafisica.
La dynamis o potenza non conosce fini in sè, ai quali giungere per fermarvisi,
ma, in quanto superpotenziamento, può solo ritornare in se stessa, senza che il
movimento del mondo sfoci in qualche stato finale, sussistente in sè.

E poichè l'attuarsi perenne e senza fini della dynamis o volontà è finito nelle
sue posizioni e nelle sue forme, l'ente nel suo insieme deve far ritornare l'uguale,
e tale ritorno deve essere eterno.

Tale dynamis è costruttiva, poichè costruisce ciò che ancora non è presente,
curando il fondamento; è distruttiva o decostruttiva poichè in ogni costruire è
implicato il distruggere.

La dynamis è l'elevarsi in alto del sublime infinito o la storia dell'essere


dynamis o storia della dynamis metafisica dell'essere sublime.

Nella metafisica dynamica attraverso la perenne domanda che chiede che cosa
è l'ente-dynamis si domanda dell'essere-dynamis: l'ente in quanto ente è tale,
grazie all'essere; ma l'essere dell'ente è pensato partendo dall'ente.

Ne consegue che la metafisica non pensa l'essere in quanto essere: lo pensa


partendo dall'ente e arrivando all'ente.

Essa traspone l'essere dynamis in un ente dynamico, sia esso l'ente sommo nel
senso della causa suprema, o invece l'ente nel senso del soggetto quale condizione
dell'oggettività, o nel senso della soggettività incondizionata.

L'essere dynamis viene dunque fondato su quello che fra gli enti è il più ente
dynamico.

Perciò nella metafisica l'essere rimane impensato; ma anche la svelatezza


dell'ente rimane impensata, poichè la metafisica pensa, sì, l'ente dynamico e
non la dynamis delle entità; è la storia del sottrarsi dell'essere e del
conseguente abbandono dell'ente: occorre invece che il pensiero vada incontro
all'essere nel suo rimanere assente instaurando il dominio dell'ente, che appare
come la volontà di potenza, porta a compimento il destino della completa
velatezza dell'essere dynamis, la metafisica della dynamis perviene alla sua
forma estrema, e solo in questa forma diviene comprensibile la sua essenza, che
consiste nell'oblio dell'essere dynamis.
La metafisica come storia dell'essere-dynamis è la storia dell'essere come
metafisica della dynamis.

La storia dell'essere come metafisica della dynamis comincia con la


distinzione tra che cosa un ente è e il fatto che è, oppure ciò che può essere: la
possibilità della dynamis, e rimane senza fondamento, si cela l'essere stesso.

All'inizio della sua storia, l'essere si apre nella radura come schiudimento o
physis e svelamento o alètheia; di qui giunge nella forma della presenza e della
stabilità dynamica.

Per Aristotele, ciò che è stabile e presente ha il carattere fondamentale del


movimento o della quiete, nella quale il movimento si è concluso, ed è connotato
come dynamis-èrgon ed enèrgheia, nel mutamento della enèrgheia nella
actualitas, in cui viene definitivamente misconosciuta l' impronta greca
dell'essere dynamis.

All'inizio, l'ente in quanto èrgon è ciò che è lasciato libero nell'aperto dell'essere
presente; quando l'enèrgheia si trasforma nell'actualitas, l'èrgon diviene l'opus
dell'operari; l'essenza in tutta la sua purezza in quell'ente che realizza in senso
sommo l'essenza dell'essere, in quanto non può mai non essere: in termini
ontoteologici è Dynamis, ente dynamico:l' existentia è l'actualitas, una efficienza
che traspone qualcosa nel "fuori" e supera così dynamicamente il niente.

L'essenza dell'essere è dato ora dall'essere che costituisce il tratto fondamentale


dell'existentia che, fin dall'inizio della metafisica, ha la preminenza rispetto
all'essentia, quale dynamis o impellente possibilità.

L' existentia si svela come l'insorgere dynamico contro il nulla: perchè vi è


dynamis e non piuttosto il nulla?
L'essere dynamis è un fondare, e il fondare deve avere in sè l'essenza di
accordare preferenza all'essere rispetto al niente.

Per Leibniz, l'ente Dynamis è existificans.

La volontà di potenza rappresenta l'estremo scatenamento dynamico dell'essere


nell'enticità, in forza del quale quest'ultima diventa la razionalità scientifica o
epistemica dynamica e che trasforma il mondo in una immensa dynamis della
volontà di potenza.
Di tale evento dynamico nell'aperto della radura dynamica è custodita
dall'essere la dynamis: Aristotele interpreta in generale ciò che cade con la
dynamis del sasso che vuole tornare dai suoi sassi; lo stesso vale per il fuoco
che avvampa verso l’alto, per raggiungere gli altri fuochi, nel cielo: che cosa c’è
di nuovo, dunque, nel modo aristotelico di fare filosofia partendo dalla fisica?

Fisica significa: comprendere l’essere del movimento; Platone concepiva ancora


il movimento come un non-essere, perché differente da quell’essere, la cui
immutabilità, è sempre e ovunque presente il mondo delle strutture immutabili
come i numeri e le figure si rispecchi negli eventi di questo mondo, e ciò trovi
espressione nel concetto di misura e armonia,di ordine e bellezza o l'essenza del
movimento dynamico.

Quando Aristotele parla del movimento, intende l’essenza di ciò che è mosso:
non quale astrattezza di spazio, tempo e velocità, nella quale i punti sono
astratti, bensì proprio la diversità degli enti, che partecipano del movimento, in
un mondo tutto pieno, nel quale ci sono enti di diverso tipo, ciascuno con un
movimento differente.

Ma che cos’è, in generale, il movimento?


Non è, semplicemente, un non-essere-qui.
Ma non è nemmeno, soltanto, un essere-qui.
Infatti, se di movimento si tratta, è insieme qualcosa che è qui e non è più qui:
sono le aporie di Aristotele di una fisica qualitativa che a trapassare in
metafisica.

Pertanto, se ogni conoscenza razionale è o pratica o poietica o teoretica, la fisica


dovrà essere conoscenza teoretica, ma conoscenza teoretica di quel genere di
essere che ha potenza di muoversi o dynamis: oltre ad occuparsi dei corpi
terreni, caratterizzati dall’essere passeggeri e non eterni, Aristotele fa rientrare
nel campo d’indagine della fisica anche lo studio dei corpi celesti.

Con quest’operazione, egli pone l’astronomia come scienza fisica e non come
scienza matematica quale era per Platone, poiché gli astri sono anch’essi corpi in
movimento, benché non siano soggetti al divenire, ma esistenti sempre e
necessariamente in quanto composti non già dei quattro elementi, bensì
dell’etere.
Gli orizzonti della fisica finiscono per spaziare dalla terra al cielo, o confine
tra il mondo terrestre e quello celeste, popolato dai corpi eterni – è segnato
dalla luna, che divide il mondo sublunare da quello sopralunare o astrofisica
che presenta caratteristiche fluttuanti.

La materia e la forma non sono separabili l’una dall’altra,la materia non sempre
si lascia dominare dalla forma, a volte le si oppone: eterna è invece la loro
vicenda di trasformazione, poiché eternamente si trasformano l’uno nell’altro.

Il mondo sublunare, di natura sferica, viene così a configurarsi come una serie
di cerchi concentrici al cui centro c'è l’elemento più pesante e alla periferia
quello più leggero.

I corpi celesti, invece, si muovono di moto circolare.

La luna segna il confine tra i due mondi sublunare e sopralunare, ma tra essi
non c’è separazione netta:c’è anzi una zona intermedia in cui si situano i fattori
meteorologici.

Aristotele parla del moto solare come causa dei moti sublunari: quale dynamis
ciclica del mondo sublunare.

I corpi celesti non si muovono tutti allo stesso modo:ciascuno di essi descrive nel
suo tragitto una sfera e l’insieme complessivo di tali sfere dà un insieme
concentrico che ha al suo centro la Terra.

Come la Terra occupa il centro del mondo, così la periferia è occupata dal “cielo
delle stelle fisse”, che chiude l’estremità del mondo.

Le stelle fisse hanno moto eterno, circolare e semplice: via via che dall’alto si
scende verso la luna, i moti dei pianeti presentano sempre maggiori irregolarità
di velocità: quale è il principio motore che mette in movimento i corpi celesti?

Aristotele propone ben due diverse possibili risoluzioni, dapprima egli riconosce
che ogni sfera ha un proprio motore dotato di determinate caratteristiche: deve
essere una sostanza dynamica, deve essere atto puro della dynamis.
L’universo stesso non è che movimento incessante pensiero del pensiero
dynamico: poiché l’essere dynamis si dà o si eventua in molti modi e il suo
essere si dà in una pluralità, tutti in qualche modo connessi è infinita dynamis
apeiron, illimitato, giacchè se avesse limiti, allora avrebbe qualcosa fuori di sé e
quel qualcosa sarebbe il non-essere, se l’essere si muovesse, si muoverebbe verso
ciò che non è, verso il non-essere o l’immobilità assoluta dell’essere?

Aristotele svelò per primo l’indeterminatezza della materia.

Tutta la physis è mobilità, anzi è l’attualizzazione di una dynamis o


potenzialità, ma l’atto si identifica con la forma, la potenza con la materia.

La potenzialità della materia, infatti, è tale per cui essa può essere diversamente
da come dovrebbe:Aristotele è enigmatico:un evento è la dynamis
dell'indeterminatezza, è sì indeterminatezza intenzionale ma che distingue tra
ciò che avviene kata fusin e ciò che avviene para fusin, vi sono eventi nella
indeterminatezza, ma tutto si muove in vista del motore immobile.

Nel De caelo a muoversi direttamente in vista del motore immobile è solamente il


“primo mobile”, cioè il cielo delle stelle fisse.

Il movimento uniforme ed eterno del primo cielo che regola il movimento degli
altri cieli deve trovare l'atto puro, immateriale, è il fondamento intrinseco
dell'essere Dynamis, l' essere è in un luogo, perciò il luogo è il primo immobile
e tutte le cose sono nel cielo: chè il cielo, s' intende, è il tutto!

Il luogo, invece, non è il cielo, ma , per così dire, l' estremità del cielo, ed è
immobile contiguo al corpo mobile: il cielo non è affatto in un' altra cosa è la
dynamis del Cosmo.

Ma come vi potrà essere un movimento naturale lungo il vuoto e l' infinito, se in


questi non persiste alcuna differenza?

Ma ogni movimento è in un tempo, e in ogni tempo è possibile che si attui un


movimento, ed è possibile che tutto ciò che è mosso, si muova.

Lo spazio è finito e limitato dalla sfera del cielo.


La sfera del cielo è uno spazio finito e illimitato a due dimensioni con curvatura
costante positiva.

Lo spazio racchiuso dalla sfera del cielo è pieno, finito e limitato: esso non è né
omogeneo né isotropo per cui non può essere considerato uno spazio globale
euclideo a tre dimensioni.

D' altra parte, nell' ambito di un' astronomia geocentrica non è possibile
misurare la dimensione della profondità dello spazio cosmico.

La geometria di Euclide non è una teoria dello spazio, ma una teoria degli
oggetti, considerati in astratto, per le loro dimensioni e per le forme che li
delimitano, come grandezze infinitamente divisibili: un' algebra geometrica, un
algoritmo.

Il tempo infinito non è più misurato dal numero di rotazioni della sfera del cielo.

L' equilibrio dinamico fra gravitazione e inerzia consente che l' universo possa
essere considerato un' infinita estensione di spazio vuoto.

Poichè i corpi sono costituiti da entità indivisibili interagenti a distanza, anche


all' interno dei corpi prevale lo spazio vuoto.

La varietà non euclidea spazio-temporale è continua e differenziabile, cioè


ammette in ogni evento uno spazio-tempo tangente a curvatura nulla.

Ciò significa che un intorno sufficientemente piccolo di un qualunque evento è


una dynamis cronotopica.

La distanza cronotopica fra due eventi è una geodetica dello spazio-tempo.

Lo spazio-tempo curvo è pieno di campi e di energia, un evento spazio-


temporale delle varietà differenziabili o dynamis-physis.

La fisica è un movimento di una potenza, il cambiamento è un passaggio dal


non essere all’essere oppure dall’essere al non essere, il tempo e lo spazio sono
grandezze continue quindi anche il movimento è continuo, movimenti, spazi e
tempi sono divisibili all’infinito: in mezzo agli istanti c’è sempre un tempo.
Esistono infiniti tipi di infinito,Infinito in atto e infinito in potenza, ma l’infinito
può esistere solo in potenza,

Lo spazio è infinitamente divisibile, ma la fisica matematizzata non è l’unico


sapere :è Leibniz o l' ermeneutica della physis.

La nascita della «fisica» in Aristotele è costituito dalla insistenza sul motore


per spiegare il movimento eterno e continuo del cielo o ontologica del motore
immobile.

Per realizzare il proprio fine, che è quello di muoversi eternamente, il cielo deve
essere mosso dal motore immobile: il cielo è una vasta sfera che ruota attorno a
un asse, come ci induce a pensare la rivoluzione circolare delle stelle sempre
visibili.

La Terra è una sfera: ma una cosmologia presuppone una filosofia della natura,
o almeno una fisica dinamica ontologica paradigmatica ove il moto possa
essere una relazione che spieghi l'essere dynamico con l'essere matematico,
la struttura della scienza è la struttura dell'Essere dynamis che possa afferrare
la varietà dell'Essere, qualitativo, mobile e variabile.

Non c'è una teoria matematica della qualità, neppure una del movimento.

Non vi è movimento né numeri, non una dinamica: è impossibile dare una


deduzione matematica della qualità dinamica, non c'è una adaequatio della
dynamis.

Platone ipotizzò un universo sferico geocentrico dove la Terra ha una forma


sferica e non è sorretta da niente.
Intorno inseriti in sfere concentriche, sono presenti gli astri "fissi" e "vaganti".

Invece Eudosso pensò un modello secondo cui l'universo è costituito da sfere


omocentriche di diverse dimensioni.

L'universo aristotelico oltre ad essere sferico è anche finito perché avendo un


centro non può essere infinito, introduce lo spazio relazionale, inteso come
luogo o posizione relativa o una potenza dynamica.
Ciò-che-si-muove-da-sè si muove secondo impetus imaginatio, o immaginare
la dynamis .

La priorità aristotelica del moto circolare è immaginata come perfettamente


sferica o dynamis immaginarie vertiginose o dinamica del moto nella
presenza dell’essere o essere nello spazio-tempo come luogo in cui si trova un
ente, l’altro come il tempo in cui esso si muove.

Che cos’è il compiersi del movimento?

Il movimento si compie non quando l’ho già compiuto: se sono già arrivato, il
movimento è terminato, non c’è più moto, ma quiete.

Che cos’è invece il movimento in quanto movimento?


Il movimento come tale: il movimento dev’essere descritto come intreccio di
dynamis ed enèrgheia,Dynamis o dinamica.

Nel Sofista Platone pensò la dynamis, o la natura di ciò che è in movimento.

Aristotele è stato solo rapsodico, non sistematico nell’elaborare che cos’è


l’essere?

L’essere è virtualità o dynamis, la dynamis è "archè tes metabolès", principio


della trasformazione.

L'atto è la potenza, l'accedere della potenza dinamica, attraverso cui la


potenza si trasforma in atto è l'immagine.

Esiste in sé soltanto in potenza.

In Aristotele ogni evento ha una struttura ontologica: la dynamis, l'enérgheia e


l'entelécheia.

La dynamis ontologica dynamis-energheia-entelécheia, si presenta come


situazione di scelta ontologica, e ontologica biforcazione dell'essere.

La scelta ontologica si compie in una dimensione ontologica, il dramma o la


dinamica dell'essere.
Delle diverse configurazioni ontologiche della dynamis, che formano la
biforcazione ontologica, significano la permanenza ontologica, o il mutamento
ontologico.

E solo il mutamento è il compimento dell'apertura.

Platone definì l'essere come dynamis: ciò che è (tò on) è ciò che ha potenza o di
esserci: dynamin o dynamis ontologica fondamentale, della d y n a m i s
che è atto e soltanto atto o fondamento di tutta la fisica: l a p o t e n z a c h e
a t t r a v e r s a e p e r v a d e o g n i a t t o dei physei onta è l’ontologia
aristotelica, essere l’immediato tramontare, tenersi attenersi, mantenersi il
primo e più fondamentale significato dell’essere, poiché l’essere dynamis è un
puro essere, fulminea, abbagliante visione della “dynamis” ontologica di essere
una indeterminatezza comunque entificabile nella sua collocazione spazio-
temporale.

Priorità ontologica della dynamis un fondo di essere hylemorphyca non è


dynasthai, ma dynamis.

Essere vuole dire essere costante, rimanere continuo; ed il tempo della cosa che
continuamente è, continuamente è presente, presenza.

Se la dynamis è l'evento della verità o l'evento aletheia ci sarà una storia


dell'origine della teoria dell'atto e della potenza, che è manifestazione di
dinamismo in essere dinamica, una spiegazione più profonda del fenomeno del
movimento atto e potenza in ESSere-Dynamis' o 'la potenzialità.

La dynamis è fenomenologia trascendentale o ontologia fondamentale.

L'ontologia è "fondamentale"perché riguarda il significato di Essere la


dynamis.

Il problema per la fenomenologia è come catturare il movimento di forma, da


potenziale ad attuale, o movimento ontologico nell'Essere, di un movimento
dynamico-essere-sé o ontologia della fenomenologia Dinamis o movimento
eterno: in particolare il tempo compare come una proprietà del movimento, il
suo essere misurabile, cioè numerabile, nel senso di ciò che rende numerabile il
movimento.
Per Aristotele il movimento è un continuum e il tempo è una misura che
appartiene simultaneamente a tutti i movimenti misurabili, v'è un solo tempo
che appartiene a tutti i movimenti del cosmo.

L'infinito potenziale del tempo si esplora tanto verso il passato quanto verso il
futuro.

Per Platone vi era un inizio del mondo, l'atto del demiurgo che crea il tempo;
Aristotele è un anti creazionista, pensa il mondo intriso di divino, mosso dal
motore immobile invisibile, ma la struttura del cosmo è eterna.

Aristotele disamina il tempo con un paradosso: il tempo non esiste: il passato


perché non c'è più, il futuro perché non c'è ancora, il presente non è nel tempo
perché separa ciò che è passato da ciò che è futuro, il tempo non è nell'istante,
perché l'istante è dynamis.

Agostino dispiega: la memoria è la presenza del passato, l'anticipazione è la


presenza del futuro.

Il futuro e il passato sono modalità del presente.

Le relazioni temporali si ispirarono tutte al Timeo di Platone:la vera dimensione


ontologica del mondo è quella dell'eterno; il tempo, pertanto, è solo la
dimensione del cosmo e dell'essere fisico.

Il tempo è stato creato dal demiurgo insieme con il mondo, e quindi prima della
creazione del mondo non ci fu tempo.

In Plotino la funzione temporalizzante dell'anima si svelò metafisicamente


determinante.

Il tempo è una distensione o una estensione dell'anima e l' estensione può essere
indivisibile, divisibile in maniera finita o infinitamente divisibile.

Se c'è un movimento in un atomo di tempo, c'è anche in un istante, quindi


sarebbe divisibile ulteriormente, un intervallo di tempo infinitamente divisibile
dove la separazione è dynamis o ontodinamica dell'essere dell'ente, quale
cronodinamica dell'esserci.
Il presente è un intervallo di tempo di ampiezza arbitraria e struttura
infinitamente divisibile.

Il futuro è anticipazione di ciò che sta per accadere, il passato è attesa: è


necessario che ci sia un futuro a causa del persistere del movimento e del
cambiamento, ma il futuro è del tutto indeterminato nei suoi dettagli e sulla sua
esistenza è solo potenziale.

Dunque non esistono oggetti futuri se non in potenza, in senso potenziale: c'è
però una aporia, il passato ci appare quale presenza di infinità, infinite
rivoluzioni celesti, infiniti generi.

Il finitismo di Aristotele implica che il passato,gli eventi del passato o i


cambiamenti passati siano solo un'esistenza potenziale.

Il passato, o il tempo passato, può essere infinito, apeiron, ma nel senso non
quantitativo di essere senza limiti, come in una sfera.

Il tempo dipende dalla numerabilità dei movimenti e niente è misurabile se non


dalla mente e quindi niente è misurabile se non c' è simultaneamente una mente
.

Aristotele pensò al tempo come ontologicamente secondario, in quanto non


esiste autonomamente ma nella morfogenesi del movimento o cambiamento.

Il tempo non agisce sull'essere dell'ente perché non ha autonomia ontologica.

C'è asimmetria tra passato e futuro:l' asimmetria ha un significato metafisico, e


fonda la teoria metafisica del divenire nella struttura fisica del mondo o la
nozione di istante- eventi simultanei nei paradossi di Zenone in soluzione,somma
finita di infiniti infinitesimi quale premessa per la concezione galileana dello
spazio-tempo o il tempo con lo spazio- luogo-topos e spazio-chora.

La fisica è scienza dei corpi in movimento ed è nel luogo che in senso primario si
svolge il movimento di una sua potenza, dynamis quale ontodinamica
dell'essere dell'ente stabile in uno spaziotempo, ma allora che cos'è il luogo?

Pare che il luogo coincida con ciò che delimiti un corpo, con la sua forma, e la
sua estensione sia commisurata alle dimensioni della grandezza delimitata, della
materia del corpo, di cui la forma è limite.
Ma è impossibile, dal momento che la forma e la materia non sono separabili da
un corpo, mentre il luogo può esserlo.

Corpi e luogo sono tra loro distinti, ma correlati, in contatto ma non


sovrapponibili, l'uno è contenente, l'altro contenuto; nessuno dei due è
assolutamente in se stesso, bensì l'uno in funzione dell'altro, ma l'uno è ciò in cui
qualcosa è contenuto, l'altro invece ciò che è in qualcos'altro ed essi non
appaiono coincidenti né all'evidenza, né al ragionamento.

Si può perciò dire che ogni cosa è in un luogo come in un recipiente, è cioè
circondata da qualcosa che la contiene e la delimita e che è perciò ad essa
commisurato, ma non si identifica con essa né con la sua forma.

Il luogo è quindi il limite primo del contenente, ossia ciò che immediatamente
delimita un corpo in quanto suo recipiente, ma non è parte del contenuto né ad
esso eccedente: il luogo sia un intervallo che si frapponga nei corpi come una
porzione di grandezza capace di sussistere separata e per sé, indipendentemente
dal movimento.

Ma non può esserci limite se non di ciò che è da esso limitato, né contenente se
non di qualcosa che è da esso contenuto e nessun interstizio vuoto, può dividerli.

Aristotele inventò la dynamis relativa col fenomeno imitato da quasi tutti


o almeno da Galileo a Kant, una nave in movimento sul fiume: è il luogo
contenente di tutto ciò che si trova a bordo e si muove in quanto è mossa da
sè; il fiume è invece il luogo nel quale la nave si muove.

Ma in quanto tale non è il fiume che si muove, bensì la nave che muovendosi in
esso occupa una posizione sempre diversa, nessun movimento sarebbe possibile
senza punti di riferimento fissi e determinazioni spaziali stabili, il luogo è il
primo limite immobile del contenente senza l'esistenza del vuoto, là dove non
c'è alcun corpo, c'è vuoto, quel che è in realtà pieno d'aria, è il vuoto o quale
luogo vuoto nel quale non c'è nulla: nel vuoto nessun movimento locale pare
sia possibile.

Nel vuoto la velocità dei corpi potrebbe essere incalcolabile e tutti i corpi
equiveloci, infatti la velocità di un corpo differisce.
Ma nel vuoto la resistenza è nulla, perciò in un tempo ci si muoverebbe con
velocità smisurata.

Newton per risolvere simili paradossalità immaginò il tempo e lo spazio


quali assoluti ove gravitino solo entità in movimento,

Leibniz invece nella celebre controversia immaginò la relatività dello


spaziotempo in relatività con la dynamis dell'essere dell'ente in una
temporalità extatica plotiniana quale disvelatezza della verità o aletheia, o
ontodinamica della kronodinamica della monade relativa ad una
temporalità immaginaria cioè priva di entità sia pure della purezza
trascendente.

il tempo immaginario di Leibniz o di Plotino è il tempo della verità


immaginaria giammai degli enti, se mai sempre del non-ente, del niente,
del nulla abissale.

Apollodoro definì il tempo quale interspazio finito ove abiti l'infinito o


apeiron nell'archè o spazialità finita ove si dà l'infinita temporalità, ma
se quella si configuri in una topologia qualitativa si eventua la monade
leibniziana o il Syntagma Philosophico della kronotopiadynamica.

Leibniz disvelò così la Temporalità Ontologica quale kronodinamica della


verità o disvelatezza plotiniana: ontologia della verità dell'ontologia del
tempo ontodynamico, o ontologia immaginaria nonlineare o ab-scissa
dall'esserci ontologia della curvatura del tempo o dello spaziotempo.

Leibniz nel 1684 immaginò fosse possibile una ontodinamica infinita in


uno spaziotempo finito o definito in monade, quale apeiron nell'apriori o
archè Spaziotemporale, assolutamente estraneo alla meccanica Newtoniana
intrisa di accelerazione assoluta, per sistemi di riferimento in moto relativo
rettilineo ed uniforme.

In relatività in verità invece non c'è mai separatamente lo spazio e il tempo,


ma solo lo spaziotempo.
L'idea che la relatività possa essere una teoria geometrica dello spazio tempo è
una disvelanza dell'ontologia della verità quale temporalità ontologica dello
spazioTempo Ontologico o autentico in relatività all'estasi dell'esserci e
giammai dell'ente: le varietà , quali monadi dello spaziotempo ontologico, in
estasy Transcendenti transfinite è già presente in Leibniz nel suo
paradigmatico TempoEvento nello spazioTempo-Immaginario, quale
nonlineare ontologia dell'evento della monade in un originale spazio tempo a
curvatura immaginaria.

La nonlineare ontologia plotinoleibniziana svela una nonlineare


spaziotemporalità ontologica in transcedenza transfinita, quale
spaziotemporale ontologia ontodinamica dell'esserci.

Leibniz svelò l'infinito o l'infinitesimo nell'evento temporale finito e lo


calcolò quale spaziotemporalità ontologica dell'evento dell'esserci
ontodynamico denso di infinite dimensioni, non solo quelle immaginate o
quantiche della compresente m-theory, anzi quella non è altro che una
singolarità della pl-theory, quale ontodinamica della multy-super
dimensionalità dell'ontologia-Nonlineare della Curvatura dello spazioTempo
o nonlineare dynamica delle superdimensioni sublimi della monade.

L' analytica nonlineare chaotica e ontodynamica lì trovò la sua ontogenesi


fino al Lorenz-model del 1963, ove c'è lo strange-attractor della celebre
butterfly: eventi infinitesimi posso creare ontodinamiche imprevedibili ed
indicibili.

Lorenz modellò i suoi paradigmi sulla pl-theory o pl-Ontology dei creodi


delle Monadi.

Kant attaccò Leibniz e in apparenza anche Clarke nell'estetica


trascendentale. Kant definì l'ontologia spaziotemporale plotinoleibniziana
una chimera, Leibniz non fu in grado di repliche, ma il tempo e i
dispiegamenti risposero per lui.

Leibniz ha sostenuto che l'ilemorfica era un'apparenza fondata sulle monadi


metafisiche: singolarità qualitative, impenetrabili, indistruttibili spatio-
temporalità.
Kant rifiutò quell'idealismo, ma dedusse la scienza fisica dall' a-priori.

Non ci sono atomi materiali; la materia è divisibile all'infinità ma l'oggetto


transcendentale è sconosciuto: capire niente tranne qualcosa nell'intuizione,
non può essere afferrarato, nella purezza.

Leibniz disvelò invece una teoria relazionale spazio-temporale.

Senza le monadi non ci sarebbe spazio e senza eventi non ci sarebbe tempo.

Lo spazio ed il tempo non sono contenitori in cui le cose e gli eventi possano
essere inseriti ma può rimanere vuoto spazio-tempo: l' evento è una
singolarità senza coordinate dello spaziotempo.

Il presupposto è che il tempo non esiste indipendentemente dai rapporti di


spazio-tempo degli eventi di una singolarità, le teorie relazionali implicano
che lo spazio-tempo sia gli eventi ed i rapporti spatiotemporali i loro eventi.

Leibniz è contro Newton e la sua teoria del tempo e spazio assoluto, Kant è
entrato nell'arena dal lato di Newton: se c' è uno spazio in sè allora la teoria
assoluta è migliore della teoria relazionale, ma la teoria della relatività speciale
risollevò le sorti della teoria relazionale; la relatività generale indica che la
curvatura dello spazio-tempo è influenzata dalla distribuzione delle interazioni
gravitazionali, quindi la relatività è ontologica .

La geometria fisica non è a priori, ma sopratutto è non-Euclidea, Kant invece


pensò sempre ad una geometria euclidea quale conoscenza a priori.

Così l'avvento della relatività generale, fondata sulle geometrie non-Euclidee per
lo spaziotempo ha gettato nella crisi il pensiero di Kant o il suo paradigma
anche perchè la grande eccezione ontologica fu proprio il suo avversario
Leibniz.

La geometria non-euclidea e la relatività speciale si disvelano proprio dalla


sua idea di spazio-tempo con l'abbandono della simultaneità assoluta; dalla
relatività generale viene l'idea che lo spazio-tempo è dinamico e che la gravità
dovrebbe essere relativa.
Leibniz o la scienza di Leibniz fu oscurata da Kant-Newton ma
l'esistenza di punti spazio-tempo o di spaziotempo quali eventi ontologici o
punti di spazio-tempo sull'ontologia dello spaziotempo disoblia quel
paradigma o quell'ontologia della monade o quanta immaginarii
dell'ontologia dello spaziotempo.

Newton attribuiva al tempo e allo spazio una realtà di tipo sostanzialistico del
tutto indipendente dagli eventi , mentre Leibniz li considerò come relazioni
secondo uno statuto ontologico degli eventi.

Gottfried Wilhelm Leibniz versus Samuele Clarke-kant o clarkant?

Pare proprio così: klarkant e l'ontologia dello spaziotempo della pl-theory .

Loro non furono d'accordo sullo status ontologico dello spazio piuttosto che sulla
sua struttura geometrica o fisica: confutare la voglia di quelli che pensano lo
spazio possa essere una sostanza, o almeno un assoluto, non solo c'è l'incoerenza
in Newton, ma lo spazio denota condizioni di possibilità, un ordine di cose che
esistono insieme, lo spazio è un ideale.

Leibniz dà definizione:il luogo è la relazione della co-esistenza è perfettamente


la relazione della co-esistenza, le relazioni della co-esistenza sono completamente
in co-esistenza con relazioni della co-esistenza.

Quali "relazioni della co-esistenza" Leibniz aveva in mente?


La "situazione" di un oggetto non è una relazione, ma le "relazioni attinenti
della co-esistenza" .

Leibniz presuppose che le distanze tra oggetti fisici definiscano una funzione di
distanza più forte, o di gravità attrattiva quali "relazioni geometriche più
complesse di co-existenza, lì lo spazio non è nulla altro che un ordine
dell'esistenza di cose, osservate come insieme.

Il tempo varietà dei paradigmi della fisica che si sono eventuati dopo la
metafisica ininfluente ontogenica classica non sono ancora riusciti a disvelare la
differenza ontologica tra l’ontofisica dell’essere e la fisica delle entità
ilemorfiche.
Nell’ultimo secolo dell’ultimo millennio alcune teorie della mathesis,alcune
intuizioni del pensiero ontologico hanno eventuato la presenza di una struttura
ontologica nei modelli ontologici per l’ ontofisica.

La dove l’essenza dell’essere è la misura del tempo ontologico,della velocità del


tempo in relatività alla velocità della luce: sia nell’astrofisica kaosmica,sia nella
microfisica quantica della Gestell,dell’impianto della struttura topologica
fluttuante planckiana dell’ ontofisica con le sue ermeneutiche ed i suoi
paradigmi,sia nella struttura ontologica del chaosmos.

Nella struttura ontologica dello spazio-tempo della cronotopia della fondatezza


della Physis si svela una paradigmatica sistemica per la fisica, c’è una tematica
prioritaria noetica,ma non c’è ancora una noematica,né l’ermeneutica,né
un’ontologia della physis, men che mai per l’ontofisica o la struttura ontologica
dell’esserci dell’evento.

E’ essenziale analizzare,studiare,interpretare gli eventi caotici o meglio kaosmici


della temporalità,della singolarità spaziali ,dei vuoti del tempo immaginario
delle fluttanze nelle regioni planckyane o nella Gestell di Planck ma la fisica sia
pure quantica supergravitazionale che sia influenzata dalla metafisica,nulla può
di fronte ai nuovi eventi e perciò si può solo rifugiare nel frattale,sia grazie alla
replicabilità ricorsiva computazionale.

Ma chi non si arrende e non cede alle lusinghe ortogonali,canoniche,clonabili è


nella libertà noematica di svelare modelli ontologici dell’ontofisica anche nella
struttura ontologica del kaosmos.

Con il consenso nolente o volente del pensiero gli attrattori,delle varietà


topologiche della stabilità strutturale,dei modelli godeliani,dell’ermeneutica
epistemicadel tempo immaginario nella gravità quantica o meglio la struttura
ontologica dell’epistemica delle verità.

La differenza ontologica essenziale tra l’epistemologia abitata dalla metafisica


influente,ininfluente e l’epistemè in relatività con l’ontologia influente è
l’ermeneutica della temporalità: per millenni la visione del tempo si affida alla
ortogonalità lineare canonica,cosmica nella pl-theory si eventua il tempo
ontologico, virtuale, immaginario, trascendente e transfinito.
La struttura ontologica transfinita trascendente ed i modelli ontologici ontofisici
consentono il dispiegamento di singolarità ontovarietà non solo con la
temporalità immaginaria ma di più e oltre con la temporalità ontologica,virtuale
transfinita trascendente,kaosmica sia nella Gestell planckyana,sia nella
supergravità quantica.

Si eventueranno anche gli attanti ontologici,al di là degli utilissimi fin’ora


attrattori strani, la struttura ontologica degli attanti immaginari gli attanti
virtuali consentiti dall’ontovarietà gli attanti trascendenti.

Solo con quelle varietà o strutture ontologiche sarà consentito eventuale le


velocità del tempo superiori alla canonica velocità gravifotonica.

La velocità del tempo non sarà più solo una formula estetica della ontologia
influente della nuova epistemica o noematica della ontofisica.

Ma l’ontologia dei modelli per l’ontofisica consentirà anche di svelare l’ontologia


della verità soprattutto e per lo più quella inerente all’ontologia ed ermeneutica
dell’essere in velocità nel mondo dell’essere in elasticità nel vuoto nel kaosmo
dell’essere la velocità e l’elasticità del tempo delle superonde, supercorde,
metacorde, metaonde, ontoboliche o ontovarietà delle ontosingolarità quantiche,
virtuali, immaginarie, transfinite.

L’ontologia dei modelli per l’ontofisica consente il disgelarsi della interazione


ontologica ontomorfica o formattanza per le ontologie dell’elasticità nella Gestell
planckyana ontoelasticità delle ontosingolarità delle onde.

Il dispiegarsi dell’ontologia dell’ontofisica consentirtà la disvelatezza della


ontologia del campo immaginario, virtuale, campo transfinito trascendentale.

Ontocampo cosmico utile per l’ontoelasticità virtuale immaginaria transfinita


trascendente ma di più e meglio dell’interessere nella sua isteresi virtuale,
immaginaria, trascendente, transfinita.

L’ontologia del campo nella Gestell planckyana consente il disvelarsi di modelli


della topologia fluttuante per le supercorde l’ontovarietà creodale nelle
differenze di creodi quantici, creodi gluconici o gravifotonici, creodi quarks.
O di meglio i creodi ontologici sentieri ontologici della topologia planckyana
ontogenesi quantici, quarks virtuali, immaginari, transfiniti, trascendentali,
kaosmici,la ontologia kaosmica qual è l’ontogenesi dei sentieri creativi che
dall’ontovarietà planckiana si disvelano nel tempo ontologico nella velocità del
tempo nel vuoto virtuale quantico immaginario, transfinito, trascendente o
vuoto ontologico.

L’ontologia delle singolarità creodali o virtuali immaginarie, transfinite,


trascendenti, kaosmiche si eventua nella Gestell planckiana quali ontovarietà,
cuspidali, ellittiche, iperboliche, metaboliche, ontoboliche, è il modello della
topologia fluttuante delle singolarità dei sentieri creativi con la sua isteresi
pregnante di almeno quattro valenze sinestetiche.

C’è di meglio per lo più l’ontologia dei sentieri creativi nella Gestell planckyana
eventua la differenza tra attanti ove l’ontologia della temporalità è caosmica, ove
la temporalità si dispiega virtualmente, ortogonalmente, canonicamente nella
supergravità quantica.

Nell’attanziale invece c’è ancora una sinestesia o un’indeterminatezza tra la


temporalità immaginaria e la transfinita trascendente: è l’ontologia
dell’infinitesimno kaosmico immaginario che dà increspature al vuoto e crea il
sentiero dell’essere o creodo ontologico metastabile ontobolico, della ontovarietà.

I creodi dell’ontogenesi ontologica si gettano nel campo della Gestell o struttura


ontologica planckiana con ontocronie indeterminate fluttuanti, instabili,virtuali,
immaginarie, trascendenti ,transfinite, kaosmiche, solo la differenza tra il
sentiero creativo e i creodi si dà quale evento della temporalità della mondità.

La differenza ontologica della velocità del tempo getta sul campo diverse
ontocronie da quelle più canoniche ed ortogonali quali la supergravità quantica
a quelle più affascinanti quali le singolarità immaginarie dal caosmo ma nella
Gestell planckiana fluttuante cripta e si decripta un sentiero creativo ove si
eventua il transfinito, isteresi creodale dell’indeterminatezza tra le due
differenze contemplate dall’epistemè paradigmatica.

Lì i creodi ontologici custodiscono e disvelano sia l’ontocronoia quantica sia


l’altra immaginaria superdeterminatativamente ed eventuano così anche il
tempo ontologico trascendente kaosmico.
Il sentiero creativo che si getta nel campo della Gestell planckiana è il creodo
dell’ontocronia fluttuante tra le differenti velocità del tempo contemplate
dall’epistemè paradigmatica: la velocità del tempo supergravitazionale quantico,
la velocità del tempo immaginario, la velocità del tempo transfinito
trascendente, la velocità del tempo ontologico kaosmico.

E’ evidente l’ortogonalità della velocità della velocità del tempo quantico


supergravitazionale ancora sperimentale la velocità del tempo,superiore alla
costante fotonica, immaginario delle singolarità nichiliste cosmiche nel campo
progettuale di ricerca, la presente e viva la velocità del tempo virtuale,
transfinito, trascendente kaosmico: l’ontologia del tempo ove oltre all’attrattore
temporale, ortogonale, strano o frattale che sia,si eventua anche l’attante
immaginario, l’attante transfinito, trascendente, l’attante kaosmico.

L’ontologia delle ontovarietà del tempo getta nel campo della Gestell planckiana
l’ontopoiesi dei sentieri creativi, le singolarità virtuali, immaginarie,
trascendenti ,trasfinite, kaosmiche, le singolarità ontologiche attanziali criptanti
e decriptanti la velocità del tempo prima che sia tempo del mondo o tempo
dell’esserci o tempo dell’essere nel mondo o tempo nel tempo della mondanità.

Nel campo della Gestell o struttura ontologica planckiana oltre agli eventi
virtuali o immaginari si gettano in interazione gli attanti degli eventi transfiniti
trascendenti cosmici: è l’interessere tra gli eventi dei sentieri creativi che si dà
quale topologia fluttuante delle ontovarietà dell’ontopoiesis dell’ontofisica.

Il pensiero kaosmico è sceso nel campo dell’imprevisto frattale,ma non ancora si


è gettato nel campo della Gestell immaginaria, virtuale, transfinita,
trascendente.

Il progranma di ricerca sui modelli per l’ontofisica dispiegherà e svelerà


l’ontologia influente per l’ontopoiesis.

La Gestell o struttura ontologica dei sentieri creativi che si eventuano di fronte


all’essere sono la morfogenesi virtuale,immaginaria,trascendente,transfinita,
kaosmica della physis nella sua indeterminatezza dei virtuali, immaginari,
transfiniti, trascendent, kaosmici: è l’impianto, la struttura ontologica, la
montatura che si getta nel campo della Gestell planckiana prima di fluttuare
nella frattalità degli attrattori strani delle teorie del kaos lorenziane
Le sue dimensioni infinitesime non consentono una visione o previsione ma
consentono l’eventuarsi delle icone morfogeniche, virtuali, immaginarie,
transfinite, trascendenti, kaosmiche.

Anzi le isteresi delle icone dei sentieri creativi eventua le differenza ontologica
con i creodi sia pure ontologici per disvelare l’ontofisica che si getta di fronte
dinnanzi davanti libera e sgombra dalle influenze della metafisica imperativa
categorica della volontà di potenza sinergetica, sia anche nella versione più
epistemica della supergravità quantica.

I modelli ontologici delle icone consentiranno d’eventuare le icone morfogeniche,


immaginarie, virtuali, trascendenti, transfinite, kaosmiche che si gettano nel
campo della Gestell disvelano gli attanti dell’ontofisica, ontopoietici della
velocità del tempo, del vuoto ontologico, dello spazio metastabile, delle
ontovarietà ontoboliche.

L'icona è una varietà ontologica ontobolica o un ontovarietà kaosmica che ci sta


di fronte dinnanzi sempre davanti.

Nella Gestell o struttura ontologica planckiana le icone dei sentieri creativi si


eventuano nel vuoto ontologico ora quali singolarità kaosmiche, leibniziane,
morfogeniche di varietà gluoniche, ora in qualità di singolarità immaginarie
ontogeniche di varietà cuspidali, ellittiche, quarks.

Nell’isteresi degli eventi della Gestell o struttura ontologica planckiana, le


varietà iperboliche si alternano a quelle paraboliche il loro interesserci si dà
quali ikone del vuoto ontopoietico fluttuante e dispiegante singolarità virtuali
immaginarie, trascendenti transfinite.

L’ontofisica consente di eventuare modelli ontologici anche per le singolarità


immaginarie, supergravitazionali o kaosmiche:immagina quali attrattori
unidirezionali e per simmetria, o supersimmetria, aggettanti intermittenze
quantiche, cosmiche.

Ma in un modello ontofisico si possono eventuale varietà ove l’attante si


presenta in tutte le direzionalità kaosmiche, sia in micro che in macro o
mega,giacchè i sentieri creativi morfoattanti si gettano in campo globale: ogni
infinitesimo per ontogenesi si eventua quale singolarità non solo immaginaria
anche virtuale,trascendente, transfinita, kaosmica.
Giacchè lì la temporalità si svela trascendente ontopoietica, ma anche disvela la
sua differenza ontologica attraverso le increspature metastabili che creano i
sentieri irreversibili nel tempo dell’esserci nella Gestell o struttura ontologica
planckiana.

Morfogenicamente i modelli ontologici eventuano le morfoattanze o le


interazioni della Gestell di Planck delle ontofisica: nel disvelare le singolarità
della temporalità ellittica la temporalità virtuale parabolica la temporalità
transfinita iperbolica la metabolica temporalità dei sentieri creativi delle
kaosmiche ontoboliche.

Lì nella Gestell-Planck si eventuano reversibili ma nella gettatezza cosmica


appaiono irreversibili, ma sempre kaosmici.

Il modello ontologico consente di eventuare l’oltre del futuro che ancora non c’è
anche della nuova fisica teorica sperimentale risorta dalla superpotenza di
calcolo quelle varietà classica emersa nella cromodinamica si disvelerà quale
singolarità virtuale o immaginaria dell’indeterminatezza del gluone-quark
dell’intermittenza quantica della Gestell planckiana.

Il glug-quark è la virtuale singolarità intermittente della Gestell


dell’indeterminatezza quale creodo ontologico.

L’isomorfismo è l’identità di struttura: una struttura può venire incorporata in


un’altra, se la prima è isomorfa a una parte della seconda.

A questo punto ci possiamo chiedere che cosa significhi parlare di “verità di


una teoria”.

Che cosa significa interpretare una teoria e come si applica tutto questo alle
teorie fisiche?

La nozione di verità rispetto a un modello fisico è di carattere parziale, come


quella di ‘adeguatezza empirica’.

L’uso di nozioni ‘parziali’ di questo tipo, che sono in qualche modo alternative a
quella generale di ‘verità di una teoria’, risponde a un’impostazione che ritiene
più opportuno concentrarsi su aspetti pragmatici e empirici che non su domande
come “La teoria è vera?” o “Sotto quali condizioni la teoria è vera?”.
Ma che cosa si può dire in base all’approccio semantico alle teorie fisiche
relativamente alla questione generale della verità di una teoria?

Se la verità di un’intera teoria è determinata dal fatto che il mondo reale sia
effettivamente come la teoria dice che deve essere, che cosa succede nel caso che
una teoria ammetta più di un’interpretazione, cioè nel caso che, secondo la
teoria, il mondo reale possa essere fatto in due o più modi diversi?

La fisica, sia classica sia quantistica, ammette una teoria con diverse
interpretazioni; o altrimenti detto, se includiamo nella definizione di una teoria
anche la sua interpretazione, due diverse teorie che descrivono gli stessi
fenomeni: la meccanica quantistica è una teoria fisica con una definita
struttura formale e una determinata portata empirica, ma con un problema
interpretativo ancora aperto.

Le interpretazioni di questa teoria sono infatti molteplici: dalla ‘teoria dei molti
mondi’ alla ‘teoria della riduzione dinamica’ e alla ‘teoria della decoerenza’.

Ognuna di queste interpretazioni ci dice qualcosa di diverso su come è fatto il


mondo descritto dal formalismo quantistico: se una particella microscopica
come l’elettrone abbia una traiettoria ben definita, secondo alcune intepretazioni
la domanda avrà una risposta negativa, secondo altre interpretazioni la
domanda avrà una risposta positiva.

La verità di una proposizione come “l’elettrone ha una traiettoria ben definita”


dipende dunque dall’interpretazione scelta.

Ma il vero problema è che cosa succede della verità dell’intera teoria.

Come possiamo giudicare, in tal caso, della verità della teoria?

Ma i problemi per la nozione di verità non finiscono qui:la teoria newtoniana


dello spazio, del tempo e del moto e la teoria della relatività speciale di Einstein ,
viene da dire che la teoria vera è la relatività speciale.

Ma la teoria newtoniana funziona molto bene in un certo dominio: relativamente


ad esso ‘salva i fenomeni’ esattamente come la teoria della relatività, e la sua
descrizione dello spazio e del tempo può essere ‘vera’.
La verità di una teoria fisica può quindi dipendere non solo dalla sua
interpretazione, ma anche da domini interteorici o interteorica adeguatezza
intersoggettiva.

La simmetria, intesa nel senso di ‘invarianza rispetto a un gruppo di


trasformazioni’, ha ormai acquistato una posizione del tutto centrale nella
descrizione, spiegazione e previsione dei fenomeni naturali.

Dalla fisica microscopica alla cosmologia, la ricerca scientifica ricorre sempre di


più a considerazioni, principi e metodi basati su proprietà di simmetria.

Nella fisica contemporanea, le proprietà d’invarianza delle leggi fisiche sono


postulate attraverso principi, noti comunemente come ‘principi di simmetria’
o ‘principi d'invarianza’.

Il primo principio ad essere stato esplicitamente formulato come principio


d’invarianza è il principio della relatività speciale, attraverso il quale Einstein
stabiliva, nel 1905, l’invarianza delle leggi fisiche rispetto a cambiamenti di
sistemi di riferimento inerziali.

Dai primi lavori di Einstein sulla relatività alle più recenti teorie quantistiche dei
campi, la storia dell'applicazione dei principi di simmetria all’indagine fisica
coincide in larga parte con la storia della stessa fisica teorica: basti pensare alla
formulazione della relatività generale, all’introduzione delle simmetrie
quantistiche, all’estensione della teoria dei gruppi di simmetria all'ambito della
meccanica quantistica, e all’elaborazione delle teorie di gauge, le teorie di campo
fondate sulle cosiddette ‘simmetrie di gauge’ attraverso le quali si descrivono le
particelle fondamentali e le loro interazioni.

Nello spirito della teoria della relatività, l’invarianza delle leggi fisiche rispetto
alle trasformazioni spazio-temporali esprime l’ invarianza rispetto a
cambiamenti dei sistemi di riferimento o ‘osservatori’.

Su questa base, è quindi possibile porre le invarianze spazio-temporali in


rapporto con un criterio di oggettività intersoggettiva della descrizione fisica: le
leggi mediante le quali descriviamo l’evoluzione dei sistemi fisici hanno valore
oggettivo in quanto non cambiano.
Oggettivo è ciò che è invariante rispetto al gruppo di trasformazioni dei sistemi
di riferimento, oggettività significa invarianza: una visione della temporalità
"altra" da quella lineare: si passa da un'immagine bidimensionale dell'800 ad
una tridimensionale ove la visione lineare è semplicemente un aspetto
particolare.

Qui c'è lo stesso passaggio verificatosi quando la geometria euclidea fu superata


dalle geometrie lobacewskyane o iper-euclidee o non euclidee; c'è lo stesso
passaggio di quando Copernico scoprì la non realtà delle teorie tolemaiche.

Aspetti della ricerca epistemologica,Filosofia della Conoscenza,Filosofia della


Scienza, nella scienza stessa.

Il tentativo di assorbire integralmente la filosofia nelle scienze trova la sua


principale ragion d’essere negli sviluppi del sapere scientifico nella tendenza ad
occupare spazi tradizionalmente riservati alla filosofia.

Aristotele diceva dell’essere si parla in tanti modi ed alcuni paiono essere ancora
utili e sensati.

La visione del tempo lineare dipende dalla possibilità di calcolare, con i numeri
reali, un segmento e/o una linea retta.

Ma quando vengono scoperte altre teorie di numeri non reali ma nello stesso
tempo razionali e naturali anche la possibilità di calcolare un tempo non lineare
diventa un gioco.

Hawking verso la metà degli anni '70 elaborò, attraverso i "numeri


immaginari", la teoria del "tempo immaginario".

I "numeri immaginari", si sa, sono perfettamente numerabili, calcolabili anche


se non commensurabili con le altre teorie numeriche:numeri "reali", "naturali",
"irrazionali".

Nell’estate del 1995 a Firenze, S.Hawking ha capovolto la visione: da singolarità


dello spazio implosivo del cosmo, a singolarità gettante energia continua ed
antientropica nell’universo.
Quale paradigma si è eventuato?

Un modello spaziale delle singolarità spazio-temporali o singolarità cosmiche


virtuali dell’ipospazio nell’iperspazio temporale.

S.Hawking ha disvelato nell’abisso della spazialità relativistica einsteiniana,


l’ipospazio soggiacente che non è un “nulla” o un “niente”, ma una
“superentità” ipospaziale della topologia fluttuante.

Nel modello matematico proposto da Hawking, le parti stabili delle singolarità


cosmiche s’immaginano instabili, per la nota teoria dell’indeterminatezza di
Heisenberg: non si potrà mai sapere con assoluta precisione, pur disponendo
della migliore “thecnè” futuribile, quale status possiedano le particelle
elementari ai confini dello spazio vuoto: se statico e perciò impermeabile a
qualsiasi fenomeno di attraversamento quantico, o instabile ed “ek-statico” e
pertanto vibrante di gettatezze singolari, strane o virtuali.

Tra le tante possibili o probabili o immaginarie o virtuali alcune omologhe e


coerenti e simmetriche o asimmetriche o super-simmetriche: tant’è che
nell’ipospazio soggiacente, esisterà almeno una superstringa di particelle virtuali
o superonde fotoniche o gravitoni, capace di attraversare l’orizzonte degli eventi
da uno spazio-tempo ad un altro: e,per simmetria,sarà anche non impossibile il
chiasma ipospaziale della super-stringa cosmica.

Getti quantici instabili e virtuali, se simmetrici, creeranno un campo gravi-


magnetico implosivo; se asimmetrici, un campo di fissione esplosivo estatico:
genesi, dal “nulla” o dal “niente” o dal “nihil” cosmico, della materia o
antimateria virtuale: singolarità dello spazio-tempo, cronotopie della relatività
quantistica.

Sarà così ?

Nessuno, forse per qualche secolo potrà rispondere a simile domanda cosmica;
ma,analizzando con maggior attenzione, il modello topologico di S.Hawking
alcune illuminazioni per eventi fondamentali della fisica sono possibili.
Di tanti, sono qui enunciati solo alcuni, forse non d’immediata necessità
temporale, ma in futuro, dotati di qualità virtuose essenziali.

Il chiasma ipospaziale può essere immaginato stabile e statico o instabile ed


estatico, o strutturalmente stabile ed estatico.

Le curvature graviquantiche dello spazio-tempo circondanti si inabissano in


singolarità ipospaziali virtuali: tali da creare una curvatura positiva circolare e
simmetrica alla corrispondente biunivoca: una superstringa infinitesima e
quantica di dimensioni prossime alla costante di Planck .

La virtualità ipospaziale darà alla luce una stringa cosmica ove il flusso di
materia o antimateria virtuale ellittica o spiralica, si configurerà quale campo
soggiacente l’ipospazio virtuale.

La superficie gravitazionale dell’universo s’increspa in negativo, secondo il


ritmo dei numeri immaginari coniati da Hawking, fino a disvelare nell’ipospazio
soggiacente , le superstringhe morfogenetiche del campo graviquantico: se
simmetrico implodente, se a spin asimmetrici virtualmente aggettante nuova
energia nell’universo, tanto da generare nuovi, o in passato, big-bangs.

Per super-simmetria la stringa ipospaziale s’inabisserà nell’ipercronotopia,


tanto da convergere verso la simmetria vicina, o lontana, anni luce.

Si eventuerà un chiasma ipospaziale, morfogenesi virtuale e di altri multiversi


singolari o strani o immaginari.

Se la scienza non ci inganna, e le riflessioni di Hawking sono dense di pregnanza


e salienza, siamo di fronte ad un evento della visione del kosmos sconvolgente e
paradigmatica al tempo stesso, capace di relegare a particolarità divertenti, tutte
le teorie precedenti.

Ma anche pregnante talmente da disvelare modelli nuovi, utili per dispiegare gli
eventi immaginati da Hawking e svelare salienze inaudite ed ancora
inimmaginabili.

Là si disvela un modello metabolico cosmico che s’eventua dal nulla, o dal nihil,
virtuale ma che forma un chiasma a stringa immaginaria, e in generale un
ipospazio virtuale immaginario.
Sarà quella morfogenesi cronotopica a stabilizzare un campo gravi-quantico
estatico o pregnante di gravità quantistica.

In quella supersimmetrica singolarità, le due singolarità cosmiche saranno forse


eternamente intangibili, statici, o supergravità delle cronotopie periferiche, ma
generanti un campo ipospaziale comunicante e fluttuante e aggettante materia
ed antimateria, particelle virtuali e strane, galassie e universi.

Per conferire rigorosità e bellezza ad un simile modello di singolarirà virtuale


ipospaziale, è possibile inscrivere quel paradigma descritto con i numeri
immaginari in varietà topologiche o meglio in trivarietà.

Il doppio chiasma ipospaziale virtuale, sarà una bivarietà ove s’inabissano le


polarità estreme ed inferiori, quando le pareti si disvelassero instabili,
indeterminate ed ekstatiche.

La bivarietà virtuale immaginata da Hawking si inabissa nell’ipospazio d’un


toro topologico attraversando una stringa cosmica, anch’essa formata da una
bivarietà topologica.

Nella supersimmetria immaginata da Hawking, la doppia bivarietà toroidale si


disvela quale singolarità virtuale del chiasma topologico.

Ma quel che appare alla nostra visione non è altro che una composizione frattale
della trivarietà ove le singolarità spazio-temporali possono disporsi nella più
assoluta libertà nella cronotopia universale, senza alcuna stabile coessenzialità
temporale e spaziale, tale da far apparire le singolarità kosmiche singolarità
uniche e inequivocabilmente distinte nell’universo, ma in realtà ben inserite nel
campo graviquantico attraverso l’ipospazio virtuale di S.H.

Se quel paradigma è pregnante in macro nel cosmo, sarà altrettanto nel micro,
tant’è che non sarà tanto difficile immaginare stringhe nella micro regione di
Planck, ma supersimmetriche alla ipospazialità di Hawking.

Sarà bene riflettere sulla cronotopia virtuale creata Hawking e ben disvelata dal
modello topologico della trivarietà.
Quindi Hawking ci fornisce, per la prima volta, la possibilità di calcolare una
temporalità cosmica non lineare e quindi ci dischiude una visione della
temporalità "altra" dai paradigmi delle narrazioni dell'800.
Se la scienza e la filosofia hanno elaborato una formalizzazione della temporalità
diversa.

Quel che ci appare in luce ed in modo dispiegato, fu presente in nuce?

Prima, però, un raffronto tra la visione temporale lineare e la tridimensionalità


del "tempo immaginario".

Mentre la classica visione del tempo procede per spostamenti progressivi e


lineari come se fosse una freccia del tempo,l'evoluzione del "tempo
immaginario"si dispiega nella superficie di una sfera, sorge da un polo
"immaginario" il nord raggiunge l'equatore e si chiude in un polo, di linee
congiungenti, "immaginario" il sud.

Se si pongono le due diverse interpretazioni del tempo in relazione, si comprende


come c'è una convergenza ma anche una biforcazione nel percorso incapace di
una qualche stabilità certa.

"E' un caos" è un'espressione che viene usata per esprimere la dissolvenza di


una qualche identità, telos, lineamenti e fondamenti e sta per "non esiste
nessuna certezza, finalità, non c'è nessun fondamento".

Emerge con una qualche rilevanza culturale, filosofica e scientifica l' "epistème"
di due congetture: la più originaria prende spunto dalla dialogia tra apollineo e
dionisiaco ove ogni sapere, ogni senso non ritrova più in sè e fuori di sè le
coordinate fondamentali: il mondo è dominato da un'instabilità permanente,
caotica appunto; il senso della temporalità, in questa visione, avverte il declino
sia della linearità sia della ciclicità senza un dispiegamento, però, di
un'interpretazione verso altre forme della conoscenza e del sapere: il senso di
questa congettura rimane sempre al di qua del senso caotico contemporaneo.

La seconda congettura,viene alla luce nella matematica con la "teoria del caos".
C'è una qualche corrispondenza tra queste congetture e quel senso impalpabile
appena descritto, si può stabilire una qualche connessione tra i vari sensi del
"caos" e/o definire che cosa sia questo "senso del caos "?
Si evidenzia la necessità di stabilire una minima considerazione sull' "ontologia
del chaos", sul senso in sè del "chaos", sulla sua influenza nella cultura.

Joyce col suo ossimoro "chaosmos" volle definire un senso che fosse, nello stesso
tempo, un "cosmos" non ordinato e non prevedibile; questa parola vuol dirci
che l'antica distinzione tra ordine e disordine, tra "cosmos" e "chaos", tra
tempo ordinato e tempo disordinato, possono trovare un punto di fusione
nell'essenza del "chaosmos" ovvero in un "cosmos" ove non regna più la
simmetria apollinea ma fa da padrona l'assimetria dionisiaca.

Nello stesso tempo quell'assimetria dionisiaca non si trova però iscritta in una
temporalità ben definita, con un orizzonte degli eventi, dei limiti ben evidenziati;
tant'è che è impossibile uscire da quelli se non in una sorta di "de-lirio" e di
"sub-limen" cioè di un andare oltre la linea dell'orizzonte e quindi in un altro
mondo "chaos-cosmos".

Il "chaos", quando lo si contrappone al "cosmos" diviene sinonimo di fenomeni


incomprensibili, indecidibili; quando si trova un punto di fusione col "cosmos"
l' "ontologia del chaos" non fa altro che dispiegare luoghi e regioni dello spazio-
tempo ove gli eventi appaiono disordinati, incomprensibili, indecidibili nel
piccolo ma in una dimensione diversa appaiono in una prospettiva differente
dalla precedente ma non per questo incomprensibili.
Forse il "chaos" è compresente in tutte le dimensioni dell'universo ed appare
incomprensibile per la razionalità, per il sapere ed il calcolo.

Ma quando l'osservatore lascia che il "chaos" vinca le sue battaglie in quella


dimensionalità e si sposta verso una dimensione "altra", il "chaos" cessa di
essere tale per rivelarsi nella sua armonia e bellezza simmetrica.

Si può definire l' "ontologia del chaos" quale rappresentazione dell'essenza delle
cose nella propria dimensione non delineata da nessuna cultura,
razionalità,calcolo.

Perchè il "chaos" possa essere considerato un oggetto di osservazione, quindi, si


dovrà trovare una soggettività visiva che ne delimiti l'orizzonte, il senso e la
forma.
Per una classificazione delle varie tipologie caotiche, immaginiamo un disco in
cui sia incisa una musica infinita.

L "attrattore strano"sarà la forma regolare del "chaos"i cui confini e l'orizzonte


degli eventi sono ben delineati, per esempio a forma di disco,ma di cui
impossibile percepire e calcolare l'itinerario interno.

Quando il sapere ha di fronte a sè la forma completa del disco può definire


l'evoluzione complessiva,può dare qualche ordine al disordine.
Ma lo stesso soggetto visivo, all'interno del disco, non riuscirebbe mai a stabilire
un itinerario, un senso, una conoscenza, un ordine: si troverebbe in un classico
"chaos".

In questa dialogia tra ordine esterno e disordine interno o viceversa c'è tutta
l'essenza dell' "ontologia del chaos": è possibile rintracciare i prodromi di
questo paradigma , nella monade leibniziana quale sfera contenente in sè il
"chaos"e il "cosmos"; ovvero, nella monade c'è un succedersi di simmetria ed
assimetria, di "cosmos" e "chaos".

Secondo questa prospettiva gli sviluppi compiuti relativamente ai fondamenti


della geometria, della logica e della fisica matematica hanno condotto
inevitabilmente a una profonda trasformazione della concezione kantiana dei
principi sintetici a priori.

Tali principi non potrebbero più essere concepiti come necessari, certi, non
rivedibili. Ciò che viene negato è un modo di intendere l’a priori, non l’a priori
in senso generale.

Al contrario molti hanno rimarcato l’adesione, da parte degli empiristi logici, ad


una concezione relativizzata dell’a priori.
L’a priori contestualizzato costituisce la base per quella che è stata definita una
negazione “debole” del sintetico a priori kantiano.

Secondo questa interpretazione il carattere proprio dell’empirismo logico


sarebbe da individuare esattamente nella tensione fra aspetti di tipo kantiano e
aspetti riduzionistici.
Forse nel periodo musicale,nello "zeit-raum" mozartiano è già presente il
"chaosmos".
"Zeit-raum", nella sua originarietà, significa spazio-tempo ovvero il senso del
periodo quale fu formulato in origine: "perì-odòs" limite intorno ad una strada,
ad un sentiero.

La musica mozartiana è la prima musica col senso dello "zeit-raum", del


periodo che ha in sè una simmetria, rigorosità, completezza apollinea, cosmica
ma che, nella sua essenza, al suo interno conserva e svela un disordine,
un'assimetria, una tonalità che va oltre l'ordine musicale esistente.
Lo "zeit-raum" sarà quindi, quale metafora del "chaosmos", lo spazio cosmico
entro cui è possibile far soggiornare il tempo caotico e nel contempo il tempo
cosmico, ove soggiorna lo spazio del "chaos".

Mentre nel "cosmos" spazio e tempo ci appaiono, sia nella fisica classica fino a
Newton sia nella fisica einsteiniana e post, come regolati da una legge e da una
rigorosità calcolabile e nel contempo come se fossero governate da identiche
leggi, sensi, forme; nello "zeit-raum chaosmico" è possibile che lo spazio ed il
tempo siano governati da una "differenza": tempo ordinato e spazio
disordinato, tempo caotico e spazio cosmico.

Si potrebbe anche evidenziare una fenomenologia in cui una spazialità cosmica


sia abitata da una temporalità caotica e viceversno.
Si potrà allora definire un "attrattore strano" avente una dimensionalità
temporale caotica ed una dimensionalità spaziale cosmica.

La ragione classica si è trovata di fronte a questi fenomeni della scienza.


Il pensiero filosofico, per riuscire a trovare un'interpretazione di questi
fenomeni, è stato costretto ad abbandonare le grandi narrazioni.

Forse Nietzsche con la sua dialogia Apollo-Dioniso, accennò a questa ipotesi, ma


al di sotto delle complessità evidenziate dagli "attrattori strani" formulati da
Lorenz.
Del resto mai appare, nel pensiero nicciano, la presenza metaforica di una
divinità che possieda gli elementi del dionisiaco e dell'apollineo quale essenza
stessa della sua natura: lo spazio-tempo ove il "chaos" viene alla luce per
generare mondi abitati da una caoticità imprevedibile ed indecidibile dove
trovano dimora dei ed uomini quindi il dionisiaco, l'apollineo e l'umano che non
è nè dionisiaco nè apollineo ma è l'uno e l'altro.
In principio il "chaosmos" è isologico con la "fusis" e, a sua volta, questa
isologia è possibile interpretarla come un "attrattore strano" ove la "fusis" si
evidenzia con un orizzonte, una forma, una formula rigorosa e completa ma che
in sè possiede infiniti itinerari labirintici.

Per poter parlare della "fusis", quale "ontologia del chaosmos", non è più
possibile utilizzare il linguaggio che tutt'ora costituisce la nostra "koinè", perchè
l'evidenziarsi del "chaosmos" qual e "fusis", natura ha messo in crisi non solo le
grandi narrazioni, ma anche l'essenza stessa del linguaggio.

Solo una nuova visione della temporalità può offrire nuovi orizzonti alla nostra
riflessione; quale relazione, allora, intercorrerà tra temporalità caotica e/o
immaginaria, "pensiero della differenza" e l' "ordine simbolico del mondo".

Sperimentiamo il tempo come un passaggio continuo e inarrestabile da ciò che


fu a ciò che è adesso ed ulteriormente a ciò che sarà.

Questo passaggio quasi impercettibile non significa che il tempo sia un'entità
assoluta,la cosiddetta teoria del «tempo assoluto», o vuoto, assunta da Newton,
poiché in realtà il tempo è una caratteristica derivata dal movimento «teoria
relazionale» del tempo, seguita da Leibniz.

Ogni mutamento contiene una dimensione irriducibile di successione di un


“prima” e di un “dopo” ed è questa la temporalità nel suo momento originario,
prima di ogni misurazione .

Laddove c'è successione, c'è una forma di temporalità.

Da questo punto di vista, ogni fenomeno successivo produce un proprio tempo,


ma a causa dell'intreccio tra gli esseri della natura, normalmente il prima e dopo
di molti fenomeni si determina in rapporto a certe successioni standard.

Il tempo quindi è l'ordine successivo prima/dopo tra gli eventi , nato dal
movimento però, ciò che cambia permane sotto molti altri aspetti, per cui il
tempo, in un senso più frequente del termine, è la «durata dell'essere mutevole»,
una durata sempre immersa nel cambiamento, dal momento che ogni essere
naturale subisce costantemente trasformazioni interne e anche cambia a causa
del mutamento continuo della natura circostante.
Così un ente dura il tempo di un'ora, di un giorno, di alcuni anni, in quanto
permane nell'essere durante quel periodo o durata, che resta determinata
proprio perché quel periodo è stato caratterizzato da alcuni cambiamenti e dai
mutamenti nei fenomeni del cielo, in quelli terrestri, dei viventi.

Se, per assurdo, non cambiasse mai nulla nel mondo e non ci fosse alcun
riferimento, nemmeno esterno, ad una qualche successione di eventi, allora in
quello strano stato non si darebbe un vero «tempo».

A durare è ciò che è mutevole e, per questo motivo, le cose a-temporali, come
sono i concetti astratti, per esempio i numeri, non «durano» .
Il tempo, in quanto dimensione non spaziale del moto, è suscettibile di essere
quantificato.

Newton concepiva il tempo come assoluto, come un flusso uniforme e infinito,


indipendente dalle cose, il quale tempo non era altro che un'idealizzazione pari a
quella dello spazio assoluto e infinito.

Kant seguì in un certo senso la stessa strada, solo che ridusse il tempo ideale
newtoniano a un'intuizione a priori della sensibilità interna dell'uomo,
introducendo così il dualismo tra il tempo psichico (quello della sensibilità
interna) e il tempo assegnato ai fenomeni per inquadrarli nelle categorie del
pensiero: è vero che il tempo astratto è costruito in parte dall'uomo quando
misura la successione dei moti naturali il giorno, l'anno, in quanto tali sono
entità di ragione fondate sulla realtà, ma altri aspetti del tempo sono ontologici e
pre-metrici il futuro non è un ente di ragione.

La teoria della relatività di Einstein eliminò in maniera definitiva l'idea del


tempo assoluto nella fisica.
Il tempo, lo spazio-tempo è relativo allo stato di moto di un dato sistema di
riferimento, e nella teoria della relatività generale il tempo è anche relativo alla
intensità del campo gravitazionale, cioè alla curvatura dello spazio.
L'evento creativo dell'Essere sul tempo sarebbe in qualche modo pensabile
soltanto in un modello di universo nel quale le linee dello spazio-tempo fossero
quelle elaborate da Kurt Gödel:interpretazione ontologica della pl-theory?
Lì si eventuerà la crisi ontologica della mathesis, in relatività con la ricerca
della verità ontologica, o svelatezza, dell’essere al di là dei paradigmi della
metafisica influente,ininfluente dell’imperativo categorico della volontà di
potenza.

Il futuro abita nel presente sia il pensiero ontologico, sia l’indicibile paradosso
godeliano della fondatezza metaontologica della mathesis: la mathesis dell’essere
quale disvelatezza della verità ontologica, altri saranno felici delle magnifiche
sorti virtuali della matematica, senza sottrarre nulla felici delle magnifiche sorti
virtuali della matematica, senza sottrarre nulla a quella presente epoca, è giunto
il tempo ontologico dell’evento della epochè, quale mathesis della fondatezza
ontologica della verità disvelata delle matematiche.

La metaontologia della mathesis si disvelerà quale ontosinestesia del pensiero


ontologico, in relatività con la crisi della fondatezza ontologica godeliana.

La fondatezza ontologica abita il futuro nella presenza della fondatezza virtuale,


immaginaria, kaosmica quale modello ontologico del dicibile della koinè
ontologica eventuante i paradossi ontologici, ma gettante, oltre la verità
ortogonale, i paradossi dell’adeguatezza categorica imperante paradigmatica.

Qui il futuro abita il presente nell’essenza della fondatezza ontologica, o meglio


dagli eventi godeliani è possibile dispiegare una metaontologia della fondatezza
della mathesis.

Quale completezza della fondatezza non sarà sufficiente solo una fondazione
ortogonale, noetica, imperativa, categorica, modale adeguata all’inferenza della
volontà di potenza paradigmatica.

Sia per l’infinita’ degli eventi che sfuggono o che rimangono nell’oblio, sia per la
disvelatezza dell’essere ontologico che eventua la fondatezza ontologica della
verità, ma anche della stessa fondatezza virtuale della technè frattali, sia della
fondatezza immaginaria della temporalità, sia soprattutto e per lo più per
l’eventuarsi della fondatezza kaosmologica fluttuante topologica, intuita dallo
stesso Godel, poco prima dell’al di là, con le sue teorie kaosmiche degli universi
transfiniti, ma sinestetici nella temporalità ontologica, quale singolarità sulla
curva del mondo, quale increspatura dynamica dello spazio tempo o
l’infinita complessità di ogni singolarità dynamica e disvela le infinite ‘pieghe’ .