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BBLoTEcA
EFLNESTO MONAC]
MDCCCXLIV.
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Del vero genere e particolari


bellezze
DELLA

POESIA ITALIANA
LI B R1 TR E
\

'm muro. ?xe-yen'.

IN VERONA , MDCCXXXII .
Per Dionigi Ramanzni , Libraio a S. Tomo,
Con Licenza de' Superiori, e

Privlego dell' Eccellenti/_imo Senato , per Aim! X.

AJIGNORI

'-

.ACADEMICI
FILARMONIGI
DIVERONAK

'DIONIGl RAMANZlNl.

3' f

` ij'

.;

LL A' nobilima,c Virtuoi-

ima , e glorioima Aca


dcma vora , nido

non

pochi leggiadri -poeti , e-di' altri dotti-pirio

ci in pi -arti e cienze* _chia-riini- ed im;


mortali , que' opera della Novella Poeia quai

primizic della mia riverenza , ed amore , ardi


L

* z

co

co di conacrare. .A voi ella i dee ,. perch" io


voro ono , ed, anco per avenea con glii
tuti dell' Academia vora grandima conve
nevolezza . Pociach nata la Filarmonica Aca

demia tra. il milleimo cinquecenteimo, ed il


eicenteimo` ecolo , nel pi bel meriggio delle

Tocane lettere , e Poeia ,_ ed' accoppiatai a lei


un altra virtuoima adunanza degli Incatena
ti; come uol diri, che pi virt unite ono

pi orti , cos avvene allora , che ori bel

limi e frutti dolciiimi d ogni arte, e cien


za l Academa vora mile , e cuopr al Mon
do. Incominciarono allora nel uperbo edicio
acontemplazione delle radunanze vore innal

zato, i Padri vollri a leggere publicamente le


pi bell' arti, e lingue, e di cotali Academi

ci lettori, ono ati ingolarmente , merce della


oria Veronee,i nomi di Matteo dal Bue,di Pie
ro Beroldo,di Piero Pittato alla immortalit con
acrati . Ma due arti ingolarmente oavi , e gen

tili i preero allora nella Filarmonica Acad'z


mia a profeare, la Poeia, e la Muica ." Quanto:
alla prima ci manifeamente ap'pare,e daceles
bri- poeti, non' purdella terra nora', ma fo*
taieri ancora, che del numero voro furono,

e dalle loro poeie che ino a d nori leggoni,


come di Alberto Lavezola, di Michele Sagra
moo, ,di Franceco Rambaldo , di Gianbat
tia Guarinise d altri. Dellarte muica poi
i allora da voi perfettamente coltivata,fede fan
DO,

no,e pi nom-i~ di Academici vori g nel uon


e nel canto eccellentiiimi , e una gran copia

di muici romenti, che tuttavia- nelle vore


-uperbe anze conervai, e le liriche poeie
de pi chiari Tocani poeti che ivi pur veggon
-i da muiche note accompagnate . Il qual co

ume di cantari, euonari li onetti , e tocane


canzoni in que' felici tempidogni bellarte mae
-ri erbavai, e tuttora er-bai dovrebbe; en
do dal vero, e maimamente dal lirico la

muica ineparabile , ,e endo miglior avvio le


pi belle , ed ottime poeie cantare,che le ciancie
e le ariette, qual oggid faper lo pi. Na

tempi nori ono appo Voi in minor pregio,anzi


in eguale cotee nobilime arti cioe` poeia,
e muica ,- nella votra .adunanza tuttavia an
noverandot , e pi lirici , e tragici, e comici
poeti , che ci vivono , gi abbatanza per

lopere-loro publicate' celebri, enzach io qu


egnatamente li nomini. Quinci all'arte mui

ca , il vago e maetoo teatro inalzae , e dedi


cate , aceomodandolo all'uo de' moderni dra-~
mi,la dove anticamente co decreti votri un'al
tro ordinato ne avevate( ed ancora e ne vede il

modello 5 ) ma nel pi delle coe il moderno


coume eguire i vuole . Or, che a voi della
Poeia e della Muica , la quale della Poe
ia e` parte, la preente poetica opera io con
acri; a chi abbia ore di giudizio, e d in#
gegno non potr parere e non convenevo~
* 3

liimo

liimo . Della qual coa,e delle qualit dell'


opera ea convienmi ora con voi fare brie
vemente parole. Per quanto odo , che i ag
gi dicono , chiunque- voglia crivendo al mon

do giovare, dee nell arti e cienze , o il ve


ro dal falo eparare, o alcuna nuova ritrovar
ne, o nella gi ritrovata arte, nuove qualit

dicuoprire . Pociach il volere le gi dette


coe* ripetere, prima un volere il mondo

ingannare ,- come talora fa il cuoco che de'


cibi il mattino ulla tavola rimai , altrima

nicaretti forma per imbandire la era la ce


'naz n allautore a di troppo onore laccoz

zare aeme le altrui fatiche e farene bello,


come non u di gloria anzi di dipregio alla
cornacchia di cui parla la favola, delle altrui
nne riveirl. Ora, li preenti tre libri del
la novella poeia dal Signor Giulio Ceare
Becelli G-entiluomo della Citt nora critti,

per quanto udj dirne da uomini intendenti


imi , quand egli all' imprea poe mano, e
tuttavia dicono coloro che in parte gli hanno
uditi leggere , le vere qualit cuoprono , ed

il vero carattere della tocana poeia, e dalla


latina e greca, e da pi altre la eparano ;

con probabili ragioni,e con ingolare novit,

la quale in quea materia quanto dicile ia


quelli ben veggono, che anno , quante_ arti
poetiche, e poetici ragionamenti, e conide
razioni, e commenti in volgar lingua i leggo
/

UO

nb. Onde pi dicile i'n s miuratamente


pertrattata materia, novit ritrovare . Che
per l incredibile deiderio di cotal opera ve
dere , e diVoi medeimi, e di altri dotti cit
tadini nori, e di molti oraie'ri ancora, in
dotto mi hanno a domandarla allautore, per
renderla con le mie am e di publica ragio
ne . La qual coa per a cun tempo l autore

eo didiemi, .ben conapevole , quanto og


-gid' malagevol ia", con lo crivere alla uni

verale* opinione oddisfare, maimamente , da


chi voglia penieri nuovi, comech veri, con
parole dipiega're. Aggiungei a ci',~ chele al
tre udiole applicazioni ue ,~ e le non- legge
re agitazioni di mondani aari in quei tem
pi avvenutigli , meno atto lo rendevano-a pei'
fezionar .l opera . Senzach di' alcun 'viaggio,

_com egli mi die , facevagli di meieri,- per


illuminari dalcuni forti 'dubbi e venirne a ca

po , viitando alcuni luoghi non s vicini d


Italia , ed ivi riccercando libri, e- manocrit

ci, ed' altre memorie *- Il che-;fare , -non che

dicile, impobile ad eolui era , per le pre


memorare ragioni. Tuttavolta pi le mie pre
ghiere valero~,~e~i-l>~-deido debuoni, e de
gli intendehti ,-'cheitfut/te le phefate dicolt,

accioche` lautqxeyji *canadei-;Ai publicare


i uoi libri , de' quali voleva o ad altro tem
po dierire la divolgazione , o nel uo udio,

e nella dimenticanza epelirli . Ora che io ho


deli

deliberato di fare degli ei Voi dono, egli


alcun poco conolai, coniderando che il di
etto uo con le grazie vore adempierete, e
che e a torto egli venie ripreo , Voi are
te a lui forte ed onorato cudo contro i de
trattori, e malevoli; ben conapevole che al

patrocinio voro, altre volte i parti d'inge


gno furono ne* paati tempi commandati . Si
come la famoa Filli di Sciro del Conte Gui
dubaldo Bonarelli dalla Academia degli In
trepidi Ferrarei 5 e di una malagevole icrizio
ne nel territorio di Benevento ritrovata, a v0

ri maggiori u il giudizio della inter reta

zione commeo. Altro per non rea, [E non


che, merc del dono cui egli mi fece, e ch'

i0 a Voi faccio , Voi pigliate in buona parte


la divozion mia , dandomi campo- otto lali
della protezion vora di giovare al mondo,e
a gentili piriti, con la publicazione d altre
opere egualmente importanti, che quea. On
de qui facendo ne , con ogni riverenza vi

bacio ad uno ad uno le mani.

NOMI

NOMI DEJ'IGNORI JIGNORZ

FILARMoN I CI
PADRI

GRAVISSIMI

Arebee Gio: Btta ?indi-monte'


Cante Agoino Rambaldi
Conte Gomberto Giui

Conte Gio: Andrea Montenari

.Marchee .eipione Maei Pad. .opmmlmerano


Reggenza
PRESIDENTEdell' Anno corrente
Cante Jpo Bari

covERNToRs~
Com Gio: Battia- dalla' Torre

CONSIGLLERE
Marchee More" Antonio' Pmemonte'
C A N C E L L l E R E

Marchee Orasziio .agragofo .i

ENSRE
Cante Alfono Monteu-ani.
ESAT

ESATTORE"

Marchee Andrea Carlom

"

ACADEMlI

1
Conte Franeeeo .Mea'iei Dot. .di Collegio

Pad. D. [Polito Maria Be-oilaequa


Berto/do Pellegrini
'
.- '

O.

Bortolameo Jerenelli

xConte Emilio d' Emi/j Cav. Gerofol.


Pad. Luigi Merebenti della Comp. di Ges
Mareefe Gio: Pindemonte
`

Conte Lodovico Nlofeardi Dot-.di Collegio


Conte Aleandro .anfebaiam
Marchee Gio: Carlo Gberardm'
Conte Girolamo Pompei
Conte Antonio ar-ego
Antonio Franeefeo F'arfetti No. Venet.Cav.
Giacomo Bre? ,

h _

,
*T

Conte Miebel Bari

Conte
Giacomo
dal Pozzo
Ca'v.
Come Fr
Alberto
Pomipe'
i
' Geroa].
Conte Ramalolo Ramb'aleli
Conte Go Giui

Ferelinanab Crema
Conte Clazfdio dal _Bovo

lVIare Antio Bere/li

" "

Conte Ottagano.~_;Pellegrin

C ante Tomo Mofeardo

Orario Merobemi

'.
Mare'

A/[arr' Antonio Carli


Conte Gio. Franeefeo dal Pozzo Can.

Polfraneefro Polfraneefrlyi Can.


Gabriel/o Fumane/li
Cante Verit Verit

Cante [Warm Torri Letpanella ..apjn Roma


Leonardo Pellegrini
'
Conte Ottolino Otto/im'
Cante Girolamo Orti Dot. ai Collegio

Cante Girolamo Aleandro Gia/ian'


Come Rizzardo di .anbonifazo

Conte Jebaiano Maran'

;Aleandro Carlo Brenzoni


Cante Antonio Frigimeliea Robert-i
Cante A/lareo dEmilj Cao. Gerox.

Conte Domenico vMariani


Conte Attilio Mimealeo Filip.
Pad, D. MarrAntonio Zueeo Mon. Oli. '
Gio. Frane. ue/[FCan. * Are. della Ca.
Giueppe Bianebini Can.
Cante lgnatio da Perico

Giueppe Nieolini Dot. e Ferret.

NOl

NOI

REFORMATORI
Dello Studio di Padova.

Avendo veduto per la Fede di Re


viione , & Approbazione del P. F.
Tomao A/Iari Gennari Inquitore, nel Libro
intitolato della Nam-lla Poeia libri m* non
v' eer coa alcuna contra la Santa Fede
Cattolica; & parimente per Atteato del
Segretario Noro ,- niente contro Principi ,
& buoni columi , concedemo Licenza a

Dionigi Ramanzni `tampato- in Verona,

che polli eer ampato, oervando glor


dini in materia di Stampe, & preentando
le olite copie alle Pubbliche Librerie di_
Venezia , e di Padova..
Dar. :6. Decembre 173:.

( Carlo Ruzzini Cav. Pr. Re.


( Alvie Piani Cav. Pr. Re.

( Gio. Pietro Paqualigo Ref.

Agoino Gdalaini Jcgr. i

DELLA

NOVELLA POESI
LIBRO PRIMO
.p OVENTE meco medeimo ripenando riz~`
no mi embra onde ci ia , cbendo noi
Italiani d una ri dolce e leggia ra e neo
va poeia poeditori, il di lei vero genere,
le qualit , le ingolari bellezze o poco, o
nulla con l occhio della mente appiamo
-comprenderere con parole ni-gare. ,Qgin
ci che la done iamo ati quanto al genere e alla favella
di quella ritronatori , quanto alle forme ed al vero o crea
ta labbiamoo migliorata, baamente di noi medeimi giu
dicando , a greci fonti ed a latini ne eoncediamo I' origine,

e del econdo pregio dimitatori ( e pregio pu di _e non


anzi cbianit ) andiamo paghi e contenti. Anzi a cum' de'
poeti nori, che in qneo nuouo campo poteriano e paghi
ori mietere e frutti dolciimi raccogliere, , non dir in par
re gli antichi greci , e latini emulando , ma le intere loro
rade racendo , i mo da 'ntieri nori jbllennemente di

Iimgati ,- onde a que' primi m'n pregio , a e in parte il


tolero . Ma opra tutto no npore il penare , che di
coloro , che tra noi dell' arte poetica fcriiero , quai
NINO

DELLA

NOVELLA

45,23;" ninna 1 appoe nell' indagare che qualita abbia l italiana


Wim" poeia con la greca e latina comuni , e quali particolari e
tradotto in
mia-;ateo tutte ue , che le prime jovercbiano . E per farmi da' pri
a.: Trillno. mi ,' il (I.) Dante, e par egli fa, crivendo della volgar elo
In Vxcnxz
Zizzi-:Homo Zara-za , ed (2.) il Triino della .poetica , quai olo i metri ,e

9.
forme , e le grammatica/:parti conderarono . E tralacian
PmTcjg; a'o i Commentatori delle poetiche Ari/Zotelca, ed Graziana,
_folli-123;."- cbe di necet il tutto alle regole de loro maeri ridnjfero
(ebbene il Caelvetro poteua piegare Arzotile , o contra
dirgli enza mordere i' Tocani ) coloro clre di poi' della poe
tica nolgarmente trattaron: , e a jane/lare del verz no
ro , e rima,e delle forme diceero , certamente del pi fe~
ezzo cero alto ilenzio . Tra qnalimonit perch ,(3.) Bernardino
Banana-m DAME/.[0 propone regole owner/'air, clre i poono attribuire
GLZLOQJ ad ogm poeia , ma adopra gli eempi; de jbl: Tacam , e le
EST-i regole unicamente della compoizione delle parole adatta al
4 PW." di la poeia rio/fra ..(4 ) Girolamo Muzio neno: tre 111m ad im:
gmgd_ tazione d Orazio in 'vedo critti, a prima gznnta molto Promet

;r ;Tre-_3; te , lagnandoi che le rime nua-oe con antichi nomi i chiamato


anni

"

Ode, Epigramm, c Inni, 8c Elege ,

Ma poi alla fronte dell opera il reo non rironde , fer


vendo/2 egli per lo pi de' modelli a'i Virgilio , ed Omero , e
Confonde le due leggi a e mal note.

{ic-*3'323: N pi n meno( 5.) il Ve/cono Minturno, che inte/2- neaoi


""M'm'- quattro lilrri a? parlare della poetica tocana , il tatto alla
In

Vcnun

;er-04:33:;- latina e alla greca ridnee, e della latina aveva prima egli
r- 1. trattato : ma qu poco diine ci per cm diede il titolo all'
opera; anzi contro la tocana poeia acerbamente fdml/.
ctr Roman. Che per la Topica Poetica di M. Gio: Andrea Gilio olo

L' dvni* diretta alla Lirica, e la poetica del Zoppio tende unicamen
ZJgjfjm -te alla dd di Dante, preo che nulla nel propoito noro
'574particolareggiando . Dite oli ritrovo tra tante poetiche in
7 Ddl-m_ lingua nofra che in lit/on numeroi leggono , li quali co

zze-*53? mecb'e pienamente le greclre e le latine lettere. temero , cio


h _Fm-;z (6.)rl Pigna, ed (7.) il Patrici,edalprimo dipendente-mente

f'l" il Giraldi , pm- il genere de' Romanzi poemi nori r inge


gnaro

POESlA

LIBRO

I.

gnarono di eparare ed illurare;ma in ci furono l unoelal.


tro acerbamente combattute'. Vengo a moderni, tra quali tre'
cbiariimi lumi , il Muratori , ed il Crecimbeni della poe.

ia lungamente trattarono ; il Gravina pi brieoe , ma pi


alto e ublime. Or con pace ia detto di ;i purgati ingegm,
i due primi , comecbe l uno d' ei della perfetta italiana

poeia face-(je parole, e l altro lintera oria ne crioee ,


e i commentarj ,~ la di lei propria bellezza e vera natura
non per ci diegarono: ed il terzo tra Greci, e Latini e
Tocani laci pi too in dubbio la palma , cbe di cia
cuno dzznguee egnatamente la Propriet . Ma egli pare
cbe cbi 'voglia dal amma genere in cui e la greca e la latina
e la italiana poeia e nfe le poeie tutte convengono , alla
*vera pecialit e particolari dierenze di quet' ultima dive
nire , quegli andera a poco a poco la di lei vera natura rac
cogliendo , cbe quai un altro genere forma di poeia , e con
l occbio dell' intendimento le ai lei le e *vere bellezze
fcuoprira , o tra le tenebre nora giacciute , o con quelle
dell' altre poeie mecolate e confue. Cbe per io coei bo
diliberato di fare quantunque l' ultimo dopo tant' altri
e di tempo e di luogo; fe non cbe ebi tardi ci vive quan
to manca d autorit , tanto pu d elezione abbondare

e d avvedimento , I' una coa dall altra eparando ,


e quea con quella paragonando , onde in ne alla verit

iperoenga cbe del tempo e della ricerca e gli-vola . In


oltre pi gradito arei , comecbe ia pi dicile , in
una materia , in cui tanto fu detto, fauellar coe nua*
've . E 'veramente , onde ci nace cbe quinci leggendo/l al
{una Oda di Gabriel Cbiabrera, o pur di Simone Rau Re

queen; Ciciliano e moderno poeta, cbe pi del primo a Pin


daro savviein, o .- pi vuoi le ee parafrai di Pindaro
d' Alejjhndro .Aimari ; quindi altra coa pare, e di gran
lunga divero diletto cagiona, : la canzon ua il Petrarca
ci intuoni
Vergine bella che di ol veita
o pur l altra

2.

DELLA

NOVELLA

O apcttata in Ciel beata e bella


Anima

E lo eb di quella di Mejjer Cina


La dolce via, e 'i bell atto oave *

Tal~pare avviene di quella di Dante

Cos nel mio parlar voglio eer apro


Certamente in que/fe canzoni altre no le maniere da
quelle dell Ode Pindariebe , altre le grazie , altri i colori,
quali dicono i latini ; ed in que/tee per diuera rada i
va ad un mede/imopoetieo fine o digio-oare , o di dilettare , o
di far l una e l altro inieme ,fecondo la trmembre diviione e
Graziana , ma da Commentatori uoi , eb io appia , poeo

avvertita. Eeeo il prineipio della Gerazlemme del Tajt,


mi pree egli parola parola da Virgilio

Canto larmi pietoe, el Capitano

Nondimeno ditmt e tutto uo ed egualmente piaeente ,


e non e pi , il prineipio del Furioh dell' Arioo.
- Le Donne, i Cavalier, l arme, gli amori,

Le corteie, le audaci impree io canto


Ne qui venga Ariotile , o ton Anotile il Caelvetro,
o altri con tiranna legge dicendo , che l Epopea o l Eroica
tor-*tener dee azion ola d an olo , e la propoizion del Fu
rioo promette pi azioni di pi periane ,* impereioeb noi ri
pondiamo per ora, the non e' Epopea , ma Romanzo i] Fil

rioo dell' Arioo , erbe genere di poea dierente dal/'Epo


pea , di eni ne Ariotile mai favell ne il Cael-vetro Rav-vi

d" ~ S" Pol [OM] Poeia poia difenderi e lodari,altrove trat


teremo ,' baando qui olo il dire elte queo e altro fare , e

nuovo a Latini ed a Greci. Anzi ancora dir di pi. Im


pereoely da ein' ottilmente in totali rieereloe ma non i age
voli ba vegliato, oervai , eloe pi d un luogo dalle Ode

di Orazio reezhha nelle ue inneato il Tei ,eda poemetti


di Clandiano, abbi-th de tardi tempi non ipregeoole la
tina poeta, ba tejtti gl' interi Idi uoi il Marini. E pu
re ehi v ba oggi _i rozzo nelle poeie/te eriale , o dii faneal-

la opinione , a em' il Marini ed il Tei poa piaeere ? N

per

POESI-A LIBRO I
s
percb l uno al Principe della latina lirica cercbi uguagliari,

e l altro a Claudiano la ua Proerpina abbia rubbato qua


i intierarnente'qualcerogia i Trojani l' Elena a' Greci, non

potr per l una o l altro in .alcun cbiaroecolo co nori mi


gliori lirici andar delpari. Ora facendomi a ricercare della
cagione di ci , dopo lunga eaminazione trovo eer-verno* pi
d una. Primieramente certa coa e cbe tutte le lingue ban

no una ua ingolar propriet, orza, leggiadria , e bellez


za, che mal pu in altra lingua impiantare , cbe per
e Claudiano, e Orazio,e Virgilio,e Pindaro eo non one
ranno n ; dolcemente , ne ! abilmente in un altro , _come

nel proprio loro linguaggio . Anzi la lingua nora tocana


o italiana cbe voglia: dirla , di ua frza e bellezza mol
to perde , e vorrei Ifrzar ad eprimere il vezzoo e ir
te e ublime dell altre . ln econdo luogo le forme ee , o
rettorici concetti cbe *Dogliani dirgli, ono in ciacuna lingua
differenti : maimamente quando cotal lingua con lungo u
dio da letterati ia ata coltiuata, cal or lo peruenuta.
Onde ouente volgarizando i latini o greci i pro-oa , cbe
ne' il loro ornamento i acquia , ed il noro mirabilmente

{i perde , e ;i rare ono le buone traduzioni . N. percbc"`


molti Ornerici luogbi tra/port nella f Eni-ida Virgilio, e
ore le centinaja de' concetti de' noue lirici greci nelle Ode
fue Orazio i rec , n perch l' Arioo., o il Dante , o il .

Petrarca mille maniere di dire d latini e greci alla toca


na oggia veirono , non per cbe corali acque non eno,

e loro fonti pi cbiare e belle e dolci cbe ne ri-ci non ono;


n a penar an-:mente a la quione di cbi pareggio o vn.
e , ma di cbi tanto o quanto 5 avvicin. Ma la pi fbrte

e mafcbia ragione perch le Poe/ie allatinate , o alla foggia.


de greci e de latini compoe non piacciano , o meno piaccia
o , quea e", a mio credere.; irnperciocb i tempi, 1' coin
mi, le maniere del vivere , e la religione ea ono da quelle
che erano, mirabilmente cangiate. Cbe per a di nqri di 4

diceoolee , e dee eere in buona parte ci che ne' preti-riti


tempi in pregio aveva . Altro il divi culto , altro il
guer

6
DELLA NOVELLA
guerregiare, altro il viver civile e politico, altri gli ui del
vefiire,_delconverare , altri gli ipettacali e givochi. Onde
quelle poeie piu piacciono( equal cea pu eere pi giua e
ragionevole?) le quali i nq/iri preenti edit/mi eiorimonmle
leggi, le uanze, ed alle piu promane orie notre radat
tano . Sendo naturale coli-:me ckgli uomini, cbe abbiano in
pregio e celebrino ed eimino le coi' loro pi di quelle degli
altri. .Per Omero e gli altri greci cantori a Greci fur cari,
perch) i loro fatti, paei , coumi celebrarono. Coi Virgi
lio egli altri latini poeti a Latini. Ed ecco non olamente la
pietra del paragone che il diver/B pregio delle opracitate
poeie per guardo dell' una all' altra a'icuopre; ma d on.
de anco i poano i veri nti attingere,e la propria natura
della italiana poeia dipiegare. Ecco donde naca la no
vita e pregio della divina Danteca comedia. Ecco d' onde
i poemi Romanzi caturiero. Ecco d onde canzonieri no
ri , di gran lunga delle Ode latine e greche dierenti, le
paorali Favole, le poeie nelle lingue native comecbe dx-t

toe o idiote o viziata di ciacuna parte d' Italia, come le


Ciciliane, le Fiorentine in lingua ruica,epi altro che qui
non fa luogo annoverare ,e che piu avantia miglior giunta

raccogliercmo . Contro alla quale prefata ragione che la


vera iirgente della nofira poeia , quanto al genere de' Ro
manzi .r appartiene , ndoi gia dal Minturno , da Faui
no Summo,e dal Tao giovane diputato, con-verra a noi
nuovamente a uo luogo di'nderla , e abilire che il Pigna
ed il Patrici meglio dognuno in ci la inteero. 10 per ora
oervo olamente , che non per amore o ricerca della ve
rit , ma portati dal calor della michia , que/ii manten
nero cotal opinione , e quelli acerbamente l hanno riprea.

Il che avenne altreri a que' valentuomini che della Dante/l


ca comedia,e della canzone del Caro ,e della Paorale del
Guarini,lungamente piatirona. Tra quali e determinato i

je come noi faremo , che l Italiana poeia ha una ua


natura,un uo pecial genere, troppopi di leggeri e brieve
mente che non fecero, avrebbero alla gran lite poo ne e
datone

POESALIBROI.

datone retto gindicio . [lla per procedere orainatamente ,

convien prima vedere e trattare di quelle qualit cloe laa l


italiana poeia con la latina e greca ed ancora con I ,ebrai
ca comuni , e quelle poeie eparare che econdo le leggi gre
che e latine i nori compoero ,e ci nel preente libro cone.
guiremo ; quindi alle vere particolarit della poeia nora
trapaare,e d intorno alle coe , e quanto alle forme veri)
e favella *, acciocb tolte cotante liti e dubbieta , appiamo
una volta , come dicono i maeri della civile ragione, nella
italiana poeia , ci che di ragion comune , ci che no

ro , e ci che e d' altrui.


I
Primieramente egli certo che tutte le coe han In che
o
no opra di e un genere in cui convengono e r unicono, gm e qua
ed hanno fotto di ' parecchie pecie a cagian delle qua lunqj poe

li tra loro differenti edivere e molto dilungatemo , anzi-ol

n cor/ena
ga.

cuna ata contrarie. Il che da' Filoofanti, e da Loici in


golarmente endo abilito ,noi qui lacccnneremo oltanto ,e

gli ejempli ne proporremo:. In ejere ed in oanza con


vengono tutte le coe. In eere per eere empre, e in ee
re per laciar d eere, quando che ia , diconoengono le
mortali e le immortali , e ormano pecie dierenti. Anzi
ci cloe pecie in guardo al ommo genere ,i fa genere
per rapporto alle ue ecie fotto/fanti : come uomo pecie ad
animale, e genere a tutti gli uomini. Ne egran meravi
glia che calore e freddo , i' quali convengono nel genere di

qualita , eno come pecie tra loro contrarj . Ci poo in


una e anco in pi ragioni convengono le poejiedi tuttii tempi
e di tutti i luoghi. Sia per la poeia fare, ia imitare che

i tra Critici ed famoa qui/lione , e embra , che il


prima piaccia a Platone , e l altro ad Aritotile ,

noi

qui lo intendiamo egualmente e all" un modo e all' altro ,


endo dannoa coa ed importuna nel principio delle ricerche
ringer nodi e cagionar a e ed agli altri impedimenti. Che
per intendiamo e diciamo che in tuttii tempi ed in tutti
i luoghi i poeti fatto hanno, ed imitato. Ed il far loro lo in.

tendiamo e diciamo per eccellenza del far veri econdo Pla


tone,

DELFLA-NOVELLA

tone , e d ogni poeia eccellentima fattura, e l' imitazion


loro imitare azioni e coe umane, e divine largbimamente
pree . Se poi il poeta empre faccia , e non empre imiti ,
.tpendiamo per ora il parere , amando ul bel principio di
tenerci lontani da ogni malagevole qui/icone , e a guia d
valenti oratori n loro eordj , volendo-ora noi eere di
tutti amici . Coci pure nella propoa del ne, o de ni del
poeta , per noi i dice cbe in tutti i tempi ed in tutti i luo
gbi vuole il poeta o giovare, o dilettare , o far l'uno, e l'
altro iniememente. Ora o in tali tle qualit, o in ee per
lo pi io credo cbe convenir poano e convengano le poe/e
tutte di tutti i tempi e di tutti i luogbi a cagion d' eempio
l italiana , la latina, la greca, e l ebraica e le altre , con
anticbe come moderne, cio la caldea, la fenicia , l egizia

comecb di quete appena i appia eere ate ,* e oggid la


francee , la pagnuola , l inglee, la tedeca e altre.
Ma per le due prcfate qualit di tempo e di luogo , 5'
Il.
In cheo- io mal non mappongo, convien dire cbe divere eno , e
gn e qua* tra di
loro diconvengano le poeie tutte, delle quali o poco
lpnquc
pecie di o' molto n notri tardi tempi abbiamo memoria . Il cbe acci
POCia dif-pi chiaramente dimoro e ragionato ia, egli i vuole da pi
convga . alto incominciare. Certa coa cbe il luogo per eenione ed
il tempo per ucceione da loofanti i conidera ei eprime.
Cbe per queto globo terre/ire cui mondo diciamo , avendo

una mii-{rata eenione , econdo ea e dilinto , cbe in ma


ri, cbe in pianure ed in monti, cbe in luogbi uttiferi , cbe

in erili e diaginti. E non x appartenendo a noi ma pi to


o -a ici l indagare e apportare le cagioni di ci ,' quali na
ceranno o dal vario inujo d cieli, o dalla varia dipoi
zion della terra , o dall uno e dall'altro , quanto al noro
propoito sappartiene , il fatto pure coi ia; cio cbe . endo

la terra iniuratamente ea , econdo tal qualit ia varia


di iti, e dierentijima di coe prodotte . ,Quindi avendo l'

uomo tra l altre ue la vegetabile natura, per que/le cotan


te diverit di cieli e di terre rende pure divero ; coc cbe
qui ano uomini pi eri , col pi umani, in un luogo pi
dll

POESIA LIBROI.
9
acuti d ingegno, nell' altro pi robui di forze. Ora econ
do l'altra qualita cbe ucceione delle coe, per eaeja
mirabilmente i 'variano . Onde in quea eta orice la pa
ce ,in un altra inorge la guerra; uccedendoi gli uni agli
altri oarj cotumi , 'varie lingue, 'varj regni, varia religione.
,Qucyie due qualita o categorie di luogo e di tempo , furono
in parte adombrate da Ariotile ,alla parte principale econ

da giua la divi/ione del Caeloero ,la dove ba cbe la tra


gedia e comedia nacquero dall' epica , cati dicendo : coloro

che erano opinti alluna e allaltra poeia , divenne


ro alcuni acitori d comedia in luogo di gambi , ed
alcuni altri maeri di tragedia in luogo di veri eroici.

Cbe per noi cori in brieoe raccogliamo nora ragione . In


tutti i tempi ed in tutti i luogbi one uomini fieno , oi aran
no azioni. Ma la pori/ia o opera o imita le azioni, e ci fa
o maetreeolmente, o mezzanamente ;adunque in tutti item

pi ed in tutti i luogbi oi ara alcuna nte di poeia . Ecco


per il amma genere dea. Di cui e egnale cbe in tutti i
tempi ed in tutti i luogbi regna alcun canto , o uono, cbe
ono coe dalla poea per natura ineparabili . Ma da eb
genere partico/areggiando le pecie moltiplicabili della poeia ,
cori diremo. Le azioni degli uomini, o i modi di far le azio

ni, come diguerreggiare , di coumi , di leggi , e d altro , in mol


te guie moltiplicar i poono; dunque le pecie di poeia cbe
o ono azioni , o imitazione di azioni, moltplicar i pofmo
in moltihme gui/e. Il cbe provando noi con eempi ,* cbi nella
ebraica poeia ,qualunque i foe cbe ora non ne ragioniamo ,
pote-va antivedere o in parte la latina ,o in tutto l italiana
poeia nora .3 Perlocbe Ari/lordo' compoe o pi too dif?
gn i uoi libri di poetica , avendo ilo dinanzi agli occbi

Omero ,e i Tragici , e i Comici ed i Lirici greci;e cie-glien


do , o con animo di ciegliere il meglio di ciacuno di quelli,

di varj eempi ma lo greci, fece il prototipo per cori dire


dell' arte ua, Altrimenti mi i dimotri, com' egli toccale o
gl inni e i cantici degli ebrei, o *vero gli amoroi veri di
Salomone , cbr* erano pur poeia , ed altiima poeia .
B
Anzi

'ro
DELLA NOVELLA
Anzi nulla di e del poetare de popoli a lui contempora
nei , cbe pur eerci doveva o buono o reo , per quella
neceita cbe di opra abbiamo addotto . Cbe e , come

:rialzi-PK;- mi pare cbe in alcun luogo dica (8) il Caelvetro , egli non
dc. poeu' degno le coi* degli altri popoli , come barbari , quelo

me'

non prova cbe altre critture, altre orie, altre poeie al


tempouo ed avanti non vi foero cbe le grecbe; anzi ci
prova cb' egli non volle fave/lame, come della poeia nora

plib. mu non puote. Ma qui dira` (9) il Minturno , favellando contro di'

L Romanzi, una l'arte, una l idea, una la verit; dun


que la ea arte, la ea idea, la ea verit cbe vuole
l'unit nell' epica , la dee volere ne Romanzi; dunque la poe
ia vuol eer empre e in tutti i luogbi la e'a; comecbe per
eempio le aezioni egli u/i ae popoliiena varij , e la mutazione

d tempiporti vario ubbietto. Acbe ripondiam noi( pociacbe


per ci cbe d Romanzi r appartiene altrove ne diremo ) la

poeia vuol eere empre la ea per lo iimmo genere uo ,


ma non gi a cagione delle ue oecie. Come la lingua dee

eere empre la ea cioe umana , o pi toio corretta, ab


bondante, orita ed adorna , ma non gi) empre ebraica,
o greca, o latina , o italiana. O vero ia , e la ragione del

Mnturno dovee valere , pere/Je la lirica degli ebrei a buo


na parlando del hmmo e vero Dio, ed invocando/o , e non
anzi la greca ditirambica cbiamando, pi Dei, Giove, Bac

co, Cerere? e coloro de quali die il gentil poeta


;Yigg-NJ,

amore-

(to) Tutti on qu prigon gli Dei di Vai-ro

E pure la econda e non la prima entra nella Ariotelica


diviione delle pecie di poeia, ed e econdo la di lui dottri
na. Siccb empre il detto da noi ritorna,cbe altro e gene

re di poeia, altro e pecie, ed eer vi poono e vi imo piu


pecie di lirica tto lo fieo genere di lirica; concioiacb,
come detto babbiamo , pu eere la ea coa per diveri
ripetti e pecie , e genere . Un altra obbiezione potrebbci

fare , cio cbe l eere l una pecie di poe/ia varia dall' al


tra , o ore anca pi bella , dipenda dal cao , pociaeb
l un popolo pu avere* pi belle impree dell' altro , o l un
~

ternfo

POESlALIBROl.
1!
tempo dell altro pu eere di pi b/irani ca t fornito; onde
dij-Ii- Ariotile,(u)che poche grec e {amg ie potevano om ;zi'cl-;zm
mini/?rare argomenti di tragedie , e c e alle ie/Je WWW-1537:5333;
ritornare. E lo lfo diff" il Muzio* ('7')
la Tragedia uole
Far a gli uattltoli ritorno

E rmancri fra poche famiglie


E poco iipra ne aveva la ragione addotta
Perch d begli ingcgni i bei concetti
Surgono ognor , non cos eri ccm j

Per a cotal 0bbiezione diciamo che iccome Epica , o Tra


gica poeia nella oria i inda , e vi fabbrica opra laa
vola , cori i uccei de popoli e d tempi ono accidentali ,
ma l adornarli , e veirli , e cantarli che la poeia fa, di
elezione, e d invenzione , onde lodevole, non accidentale .
Ma che che iai di ci ,convenevole i, anzi alla bellezza e

variet della poetica arte dovvto che la poeia di ciacun


popolo megliofaccia a celebrare iuoi fatti,e le pi frecheo
rie , che i fatti altrui , e le orie pi lontane . Onde pi
lodevole e l Orlando furioo dell' Arioo , o l innamorato
del Berni , che la Teeide del Boccacio, o l Ercoleide del

Giraldi, oil Furio del Cebei. Ora ci poo, e ordinata


mente dimorato , primamente tutto quello che tutte le poe
ie hanno comune tra loro , noi italiani lo abbiamo comune
c0' latini, e co greci, e comune con tutte le poeie . Anzi
tanto noi lo abbiamo comune con rz/loro , quanto ei con noi;

cioe l'imitazione , o il fare per eccellenza detto , che ba la


poeia, ed il ne che e o dilettare , o giovare, o fare l uno

e l altro inieme ; cori anca a tutte comune la melodia del


vero , e il poetico dire ollevato non olamente opra il fa
vellar comune ma opra di qual i ia proa . Ma perch
ragionevole e` che iluo a tutti i dia, abbiam di pi cogre
ci e latini comuni alcune tecie di poeia , che tolta la lin
gua ed il ver/o veramente abbiamo da e appree , e fatte
alla foggia delle loro regole ed eempj ; come Epica, o poe
ma eroico, Tragedia, Comeaia, Egloga , Eli-gia , ed altro
B 7.
di

Rin-23C"
z DeHar
il.; Por-ir;
l

o jo

xz

DELLA

NOVELLA

di cui partitamente ragioneremo. Per prima 'di far ci , of:


ervaji per noi generalmente parlando , cbe giova in tutte
l' arti e cienze l aver molte idee ;ma molto pi giova l una
idea dall altra interamente di/linguere. Onde io oer-eo che
coloro i quali ne paati e fore ne migliori tempi di queo
criero , e di idee poveri non furono, troppo confuamente
le preerot l una dall'altra rettamente pararono. Giu
lio Ceare Scaligera, comecbe da gran lignaggio Italiano

vantae d ucire ,alla poeia latina e greca ebbe olo la mi


ra , e l italiana non degno pure d un guardo. Lodovico
Caelvetro ebbe alcuna idea della Lirica e canzoni ncylre;

ma qual mara-viglia , non jendoi dagli Italiani n da mi.


gliori critto tanto, quanto in cotal genere. a cbe for/e elz
uHb--ell'be la mira il Muzio, (I 3) dicendo.
1m poetica.

La materia d'amore con tal pregio


Da noi trattata, che e ognaltra imprea

Di poctar con quea andae a paro,


Gli ctittor nori avrian la prima palma.
.Ma lo ejo Caelvetro poicb ne Romanzi non ritrov le
qualit proprie delgi Epici, totalmente gli riut ; e crede

che in lingua volgare non _i poteero compor comedie , a


cagione d'eere la lingua nora mancbevole degli idiotemi:
quando tanti ve nlra nelle novelle del Boccaccio,e lo eo Ca
14cm: h. elvetro malamentee neerve(r4) dicendo nell' opere ue Cri
ticbe poume , Girolamo da Ca Donati , cbe idiote
mo di lingua Viniziana, come fa fede la Lirtta da Ca

(Lririni nelle novelle . Onde non avverti eervi le intere


italiane Comedie in lingua idiota critte , come la Tan
cia , e la Fiera del Buonaroti; e altre . Cori anca il Cael
Carta.
della poema
d* Anotile
volgari-Lun
della S
pa dl

in .

vetro (I 5) cononde la divina comedia di Dante con l Epopea


enza ragione , o con menoma ragione, come i dimorera , la

.
. . .
.
mi; dove de , divmi poemi, cbe ono pecie tutta nora, tratte
remo. Per nella confuione di tali idee pi del Caelvetro
colpevoli furono il Muzio , ed il [Minturno, e prima il Da

niello, concio/iacb quelli partitamente dell' italiana, o to


cana poi-a impreero di trattare: ne maerevolmente i pu
trat

POESIA LIBRO I.
13
trattare di cbe cbe/ia , e noni vede , o noni da a divide.
re (biaramente in quale idea con altra coa convenga in
quale diconvenga. Onde coloro cbe della poeia offra pm.
fizavano di trattare , come io dii, dimorare dovevano, ma

prima entro e e indagare delle convenevolezze e dieren


ze cbe paano tra le por/ie italiane, e latine , e grerbg ,
Ed allora pi obbligati ad cii loro aremmo, cbe non iamo
ed una grave fatica alleviati ci avrebbono, cbepur ci [bara.
a . Impercioccbi intendere le coe grecbe e latine e lodevole,
ma non intcnderne altre, e volerle alle prime ridurre , econ

ee confondere , non ) e egualmente lo ia.


Adunque eparando quelle pecie di poeia , cbe gli
Italiani compoero al modello d Latini e Greci, e incomin.
ciando dall Epica , o ia Eroica , non qui mio intendi
mento il dimorare le ue regole e leggi, ne cercare e ia

II.
Delllzp'

ol bene, o neceario cb' ella contenga una ola azione di un


olo ,- ne e quanto pi riretta di tempo , o di luogo tanto

ia pi lodevole, ne e l'azione cbe contiene debba eere av


venuta, o ol pobile ad avvenire, o l'uno e l altro ,* n e
cotal favola debba eere emplice, o ravvilupata, n come
_i ravviluppi, e i diciolga , n diremo d uoi divagamen
ti , n del coume , entenza, vero o ilo . Pociacloe ci
non nuovo , anzi da molti detto e ridotto, e per l altra

parte al propoito noro poco rileva . Cbe per in tutto ci


riportiamoci, oltre a commentatori d' A rifiotile , a Gio: Bat
tia Pigna negli Eroici , al Tao nel trattato del Poema
Eroico , ad Analdo Ceb nel dialogo intitolato il Gonzaga,

e a Giulio Ceare Grandi n cinque libri dellEpopeja , e 4


pi altri cbe ingolarmente ne trattarono , come a tuttii Com
mentatori d Ariotile, tra quali per ordine di tempo eri ero , Bartolomeo Lombardi , Vicenza Maggio , France co
Robortello , Lodovico Caelvetro , Aleandro Picolomini ,

e Pier Vettori. Dir olo cbe il Poema epico , od eroico


fu da molti de nof'iri pratticato , da niuno inventato, quan

tunque il Crecimbeni dica cbe il primo ritrovatore tra gli


italiani ne ia ato Giovan Giorgio Trino. Ma o dell' epi
ca ,

cap

11

praticata
dagli ita
lian .

I4.
DELLA NOVELLA
ra , o della Traged-a e Comedia o dellElegia, Egloga ed al
tro , in cui i greci furono iprimi , non lo vano e` ricercare
cbi degli italiani , ma cbi de latini ne ia tato inventore;

dovendoi nelle preate _pecie di poeia ;i gli uni come gli


altri, ;mamente parlando,cbiamare o rioratori, e erano
per il -ungo trapajjare del tempo andate in enfai), o eecutori,
e di ejje poeie era freca la memoria, e la prattica. Ora
lEpopea fu tra noi uata o pi o meno, da Fazio Uberti
nel Dttamondo , da Micbele della Vedova nell' eccidio di

Coantinopoli, dall' Oliviero nellAlamanna, dal/i Alaman


ni nellAvarcbide , da Antonio Caraccio nell'Imperia vendi

cato , dal Bracciolini nella Croce conquiata , da Tomao


Stigliani nel Mondo nuovo , e da altri. Ma opra tuttii

no/iri nellEpca poeia i /Zgnalarono , il Trillmo nella Ita


lia liberata , ed il Tao nella Gerualemme. E veramente
il Trino dopo la riorazione , e riconocimento delle grecbe
lettere in Italia il lo eroico poema intrapree , e i invagbi

di lavorare una Epopca algran modello d Omero. Onde nello


dell' Italia liberata, nelle parlate, nelle dzcrizioni, figure i
militudini , edin tuttigli ornamenti procur di rinovare, crina
v opra ogn altro le grecbe pedate Eroicbe , e ingolarmen

te de/lIliade. Concioiacb per l avanti gl italiani uati ave


Le Cecim vano i poemi Romanzi ,cbe dal (I 6) Crecimbeni i cbiamano
cm e Co. . .
.
.
. .
menrari voi- ptct imperfetti , o vero epriidrci con non molta ragione , co
"L'b'"

me al econdo libro diremo, la dove d Romanzi i tratter.

Anzi nella Romanzi-ca poeia non i erano ancora ipoeti


nori i cotanto illufri , ne a quel gno inalzata l ave
vano cbe fecero poi l Arioo , ed il Berni. Cbe per legge.

da io quei miei libri nelle cae del Marcbee Scipione Maffei,


ove radunai zvente vn celto numero di letterati della
mia Patria , e iwente ancor foraieri , e cercandoi da me
delle cagioni dell Italiana poeia , il Maei diimi, tener egli
per certo , una ejjerne ata la dimenticanza o diuii delle
grecbe e latine lettere. La qual cagione _endo tra le altre ve
riima, convien dire della poeia nora , cbe appunto la po

ctrtei o mancanza dell altre poee ne fumadre ,* itcom#


veggia

POESIA

LIBRO I.

15

veggiamo cbe la mancanza degli averi genera la bttigliezza


ed induria, e linduria acqui/ia nuovi avere': onde quel
le genti cbe meno hanno di commodi dalla fertilit del ter
reno, pi con l' acutezza dell' ingegno e li procacciano. Il
cbe e nell' uno o nell' altro propoito ventura debba diri o
digrazia, bllenne qui/lione arebbe ne .dgtvold cioglieri.
Ma alle ragionate coe ritornando , n pur qui cercbiamo

della diverit , o maggiore, o minor valore del vero ciol


to, o dell' ottava nel cantare gli Eroici poemi ,' il primo de

quali fu dal Triino adopt-ato , e laltro dal Tab , endo


noi al terzo libro per ragionarne , la dove della fave/la e
del veri) italiano diremo . Per quello cbe tappartienea` due
prefati poemi Epici varia fu la loro fbrtuna , vario ilzvo
re cbe appo gli uomini ottennero . L Italia del Trino non

fit comunemente al popolo pi cara , di quello cbe egli fe


al igliuolo , il quale piatendo alle civili con eo lui omai vec
cbio , lo inquieto nell animo, e lo daneggi negli ave-ri. Po
cbi letterati ebbe, come il Gravina(i 7), d quali bvranamett- 'to-V':- ."

te piacque; percbe` inteero nella bellezza dell'originale qual {Wine-TT:

fu l Iliade d Omero la bellezza della copia cio dell' Italia


liberata del Triino . Onde qui per noi dice/i cbe non col
pevole la moltitudine , l,- non intende quanto la gente allet

terata il bello d poemi, mamamente dir cori di greca


bellezza ,* ma benrz irragionevoli imo qui' dotti uomini cbe

altre bellezze nella poeia non vogliono, o intendono, i- non


le grecbe . Cbe per il Tao con iirte contraria, quanto pia
cque alla moltitudine e agli ati tutti delle perone, [Oil cbe

dalle donne e dal popolo cantai tutta via e a memoria i


recita , tanto da alcuni ore troppo oici e faidioi let
terati , ne preteriti tempi fu criticamente mori) . ,Qandi

nell' animo un dubbio _orgemi, e nelle rime e veri a pocbi


piacer- i voglia, e dal re/iante del mondo eer poio in non
cale, o di pocbi herre il biaimo , e invidia, ma da tutti
eer letto ,* quantunque Cicerone dica cbe la fama d poemi
dal giudizio di pocbi dipende , ed Orazio e Longino iena

dello fieo parere . Ma e veramente o dal Tao , o dal


Trtno

16
DELLA NOVELLA
Trino le vere Eroiche regole greche ieno ate adempiute,
o no; da coloro non i pu determinare in niun modo, i quali
falamente credono che cotali regole nella poetica dAri/ioti
le pi chiare appajano che la luce del ole. I quali e in ci
penano , o che iena i libri Ariotelici di poeia compiuti, o
dal numero de Commentatori uoi abbatanza dichiarati ,
` 18 ramzleggano non che altro ,(18) la lettera , o parere di Franceco

h UPutrici in difea di Lodovico Arioo e i vedranno in quan


te forme la parola Epopea voglia pigliari, ed in che Epico , ed
Eroica ieno di erenti, e in quali poemi Omero,e gli anziani

poeti a lui foero Epici, od Eroici , e e in cotal punto in


golarmente i principj di Ari/lotile ieno proprj, o veri, o ba
anti a fare poetica arte, come dice il Patrici,Scienzia/e.

,Qual parere avendo il Patrici critto prima di terminare


di crivere le ue Deche , molte coe in imil propoito ag
giune poi nella Deca diputata. Ala dovendo noi nel [e.
condo lihro di que Opera per adempiere l imprea nora

in ri olta nubi/oa materia entrare , e pur vedere e tra l'


Eroica ed il Romanzo poema i poano dierenze tabilire,
ne potendoi abi/ir dierenze ,e non i dimorano qualit;
non vogliam qui pi oltre intorbidarci que/i' acque , e dicia

mo OlO che d due poemi del Trino , e del Tao non :de
gnerebbeiore la latina Epica , o greca , e alle coe no
re poteero o con gli occhi, o con gli orrecchi de poeti loro
eer quelle preenti, come noi iamo alle loro . Beni voreb
beri qui avvertire alcune dierenze che paano tra gli anti
cbi e moderni Epici , non _o e pi , o meno a quei van
taggioe. Pociacb, come dice il gentilimo Petronio Arbi
19 Non tr0:(19,` non deoni dal poeta le coe avvenute emplice
enim res ge

the vcribus mente in veri raccogliere, il che aai meglio i fan


eomprehcn.
du f no gli Storici, ma con favoloi giri introducendo lc

;fuf Delta, e 1c machine delle nzioni , dee ealari il poe


;gi ;zii-:2;: tico pirito. Ora gli Eroici latini e greci Deitii introduco

bnges, De-O , che non olo agli uomini ovraanno , ma da ee hanno


KLILL., origine le loro chiatte e famiglie , come Tetide madre di
"
Achille , Venere di Enea ,- o da quelle Delta iloro p0
poli

POESIA

LIBRO

I.

17

poli hanno anta origine e mo ati ondati i loro regni , co

me dalle Teognie e Tbeologie gentili manifeamente racco

glie/ . Onde nella lor fala peruaione il minitero degli Dei


eagionava maraviglia hmma, e piaeere inieme come di co
loro cbe erano con e congionti . Cbe per da Ercole inten

devano di dicendere gli Eraclidi , da Eneai Ginlj ed il


popolo Romano unitamente . La dove gli Angeli notri e
i Demonj ignndi piriti , comenb dal poeta nella cura
delle eoje mane poano e deano introdm , per lo pro
porzione-vole della natura loro con la cz/ira , inducono ma-

raviglia , ma non diletto nacente da egnalita , o unione


di natura. N il dar a que/ii i nomi o gli cj cbe a one/li

attribnivano i gentili a noi lecito , ma didicenole e jconcio .


.
.. lo:. ne` qldlli. canto` di. Donna &mm'f;
MH.
Onde il. Pigna
negli. (zo) Bram
.Alzno da Ejle , contro di ci , e contro (2. 1)la dottrina ua gig-*Azz:- z

peec , introdncendovi lAngelo di Marte . N pi ne me- Gab-Gio

no il Sannazaro nel parto della Vergine introducendo fa- "m'

noioe Deita :ma di ci ancora in altro luogo. Se Poi i a- LFMM

biliea cbe la maggior unione del tempo e del luogo dove icc
eede l'azione dall' eroico cantata, eno pi perfette e eon

faeevoli ; convien vedere ? la natura d fatti e delle orie


d mezzani ecoli , o pin recenti le due prime doti compor.

tino . Pociacb a coloro cbe celebrano troppo free/oi fatti


od' Eroi manca il er-oo del maravigliq in gran parte, en
do c/Je mana coa l ammirare pi le coe lontane ebe le
vicine di tempo, e di luogo. Ondeaggiamente il Pigna avver
ti ebe con la lontananza del luogo i oceorra alla 'vicinanza n Ne k.
del tempo (2 2) ; cbe per la materia del mondo nuovo cbe,eorne Eroi." ?0
di/_e i1 Taoni, (23) cotanto innamor i poeti Eroiei del ito mmm"
tempo , ebbe ed ba il mara-oiglioo della lontananza ,ma non ?JJ-TRL*

15/2- par pari abbia o poa avere l unione del luogo . ,Qiin- v* i
ecchia
di fore avvenne ebe poco piace-vole foe l' Alamanna dell' alla
"P""'

Oliviero , con cui celebr Carlo V. per lo menomo trapaar ELLE!

del tempo, e endo troppo freca la memoria di ln , e fr- '


e anca nizza l invidia . N econdo total parte , comecbe'
per moltaltre ingolari qno, troppo J appoero que genti
e
[uomini
, C

18
DELLA NOVELLA
[uomini Bolognei cbe criero i Fai di Luigi XIV. Final
mente un altra dierenza tra gli anticbi e moderni epici
nacer dalla diverit, degli anticbi e moderni coumi .
.Ma di ci diremo or ora parlando della tragedia.
Illl,

La econda pecie di poeia greca o latina dagli italia

D_clla tra- ni praticata fu la Tragedia, n di quea pi cbe dell' Epica


a
poiam cbiamarci inventori , comecbe ore della tragedia cbi
ap-{agli a enza alcun dubbio 'ebbero igreci la gloria dell invenzio

Italiani. ne , avendq da monumenti Etruci anticbiimi le macbere , ed


altri arredi del teatro , e anticbime trageaie Etrucbe citando
Varrone . Ma noi laciando ci , abbiam detta econdapecie di
poca la tragedia,per orcne del noro dire, non gi percbe
vogliamo alla epopea la tragedia pre-porre, o giudicare della
preminenza dell' una, o dellaltra ; quzione moa e decia
da Aritotile nel ne della ita poetica, e per amore della
verit, o per contradire a Platone cbe ;bandi dalla ua Re
publica
la tragedia
, e vi. Se
ritenne
epopea ,*tener
n pur
ia
mo qui per
determinare
poi il voleie
tal ci
ordine
condo il tempo cbe la tragedia fu dagli italiani praticata ,
certa coa cbe endo comune opinione tra Critici nori cbe

la prima in Italia meritevole del nome di tragedia foe la


Soonicba del Triino , egli prima dell' italia liberata la com

`
poe, anzi la amp la prima volta non del 1529 , come
RBL? dice , (24) ilC'reeimbeni , ma del 1 5 24. come dice il Marcbee
V" " 5' Maei, (2. 5) edel 1 5 z 5 avendo cominciato il poema dell' Italia,
;fl *ge-:Zio ar ata dagli Italiani praticata prima la tragica, cbe l

1. ro. epica pocja. Onde al Triino i dee tra gl Italiani la pri


ma gloria d aver data opera a due primi poemi, cbe abbia
la greca poeia , e ori' anto alla come-dia. Dopo la Sqfonitba

nacque la Romunda di Gio. Rucellai , e dopo ea lOree del


medeimo , il quale econdo alcuni digran lunga le due prime
overcbia, e cbe certamente puo/ia miglior greci paragona
re. Dell' aver publicata i grande e bella tragedia dobbia
mo eer grati al Marche e Scipione Maei , cbe non ba o
lo arricchite le italiane ettere delle ue grand opere, ma
di quelle degli anticbi nori ignoto e epolto . Ci cbe fat
to

POESA

LIBRO

I.

19

to abbiano gl italiani nefa Trageaa nel ecolo cinquecente


imo e eguente dopo il milleimo gi noto abbaanza, e
al prg/ente propoito noro overcbio, contandone delle Piu
antie e le centinaia. N in qneo nqrocolo imo mancati

cbiarimi ingegni, i quali ono aliti, o avvicinatz' a queo


/ che giuamente credei , ed lapice della poeia da greci

inventata ; endo mirabil coa cl7e a tal ommo cimenta di


poetico ingegno poi i eno gli Italiani per la gloria, ove
e gli antichi ed i moderni d altre nazioni, mar/ero , e mor
dono tuttavia miglior frutti perci, cioe non di erile alloro.
Bensi endo gli autori delle moderne tragedie per lo pi
viventi, imer meglio tacendone la moderazion loro ama.
gare, che fregiare de loro nomi da me amati ed onorati cot:.

e carte . Ma d uno in altro col penier trapaando, per.


ch rappre/entandoi a di nori le antiche , o moderne tra.
gedie , qu mirabili eetti non cagionano , che negli antichi
tempi romani e greci facevano? Perche non i odono n tea.
tri nori quelle voci, e biamazzi ririti da Cicerone( 2 6) ze ci:. nel

che 5 divano allora nella rappreentazione d Orete .P ifji_


quali commovimenti dalla antica tragedia cagionati eotan- {3: ;,f'g*
to 5 innoltravano che Ari/iotile nella poetica punge tacita- trim": i711

rnente Ecbilo d aver nelle Eumenidi fatte feoneiare le dismurum


I

donne Atemei . Or di ci varie mo le cagiom, or/Z* non &Ji-:que

ancor dicoperte . Primamente i fatti e le orie opra] le '13.32:35


quali
le tragiche
erano
alle genti
piiormavano
freche ,* e comeebe
di favole
due o, tre
etaallora
da quelle
di- 2'533"
3- h
anti zero gli pettatori delle tragedie , non ZPHAO
in rifguardo a noi , vicini a que` uccei poteano dir. Cbe
* , come ba Ariotile nell' arte poetica , nelle greche Re

public/oe le tragedie piacevano , perciocb dipingevano le


digrazie e cadute de i Re, e de tiranni , che allo tato Po

polare e cittadineco ono in odio, erano per recenti le me


morie di tali cadute . Di pi gli Iddj che nelle favole in
trodueevan quando il nodo era tale che di i fatto iiogli

mento abbihgnae , erano quelli n quali della Favola gli


pettatori tutta la loro pente e danza riponevano , e gli Se
z

midei

20

DELLA

NOVELLA

midei altres , oltre ad eere tenuti per loro difenri , cre


devani di pi autori delle loro dicendenze e fnmiglie i co
me abbiamo detto . La dove noi nulla ragionevolmente te

miamo , o periamo da quelle Deit, n crediamo che Teeo ,


Ercole, o Achille a noi per ragione alcuna tappartengano`
Anzile memorie d Greci, e de Romani non bno da tutti,
ma da pochi apute: onde veramente e chi altri e non le
perone cienziate ed alletterate pu dalle` tragedie trarre
cera commozione o godimento? Ci i corge dall'eere qua
i neceario il porre in fronte alle tragedie , e inino a dra
mi muicali la ilaria opra della quale einneia la favola.
Finalmente pi d ogn altro, non :i favorita la tragedia
e leroico poema d antico argomento a cagione delle dec
renzo tra gli antichi e i moderni coumi. Il che quantun

-que dicile ia a comprenderi , e pi con parole a manife


ari , contuttoci cori la nolra inve/ligazione ragioniamo .

Nell antico coume la grandezza del vizio e della virt


egualmente regnava, econdo quel detto di Tacito , come che
ad altro propoito: appo le grandi virt i gran vizi. Oggidi
la virt eer potendo o naturale e morale, o divina e cri
liana; di queta econda io non parlo, ma della prima di
co eJere molto debole e per altre cagione' , e ingolarmente
percioch grandiimi vizj non ci pur imo . Ora igran vizj
fanno comparire , e porgono occaione alle grandi virt, co

me la crudele perecuzione di Tiberio fu cote all eroico va


lore ed alla coanza di Germanico, e la ete del ang"? di

Toante alla intrepidit di Pilade, e Oree. 0 e pi vuoi


-riponendo i tragici nel loro Protagonita una mezzana vir
" que/la viepi riplende a lato ad un amma vizio ,' e

quinti nacono igravimi e rari cai che ore olo nelle gre
cbe Favole ed in poche d ee ritrovani per dar materia
alle tragedie giua l avvii) di Ari/lotile. Ora non vedendo
ai 9885 Fml di gran vizj , che no di qualunque virt
paragone, con eguentemente abbiamo debole idea di ci che
allora naceva dal confronto d vizj e delle virt . Si potreb

b" im' cercare ei fatti di nori martiri iena di materia


I

tra

POESlA

LIBRO I.

2:

tragica capevoli. A ci i riponde che econdo l Ari/lo


telico avvii/o non ono ,' ccendo egli , (27) che non con- :z 31355;:
viene che gli uomini di antima vita i dimorino le rni:

trapaato di felicit in mieria , percioche quea non 52'303, e


coa n paventevole n degna di com aione , ma {Z'-

abomincvole . Ma ci pruova che le ari/late che regole non cahm


imo pi valevoli al nuovo coume , n alla nuova religione
e perci n pure alla novella poeia. Sendoch , per qual ca
gione non dobbiam noi rappreentare i fatti d anti martiri

che imo i veri nori eroi? O perche ia abominevole ci che


fu loro ed nora omma gloria? Ecco dunque che il nuo
vo coume e la nuova religione ottraggono la poeia alle
greche ed antiche regole. Ma l intrapreo ragionamento igni
tando percioche la tragica Favola tra le altre parti, dalla via
ingolarmente icoituice ,* e la vita coniderata da Ariotile
per una delle parti di qualita della tragedia ,* certamente
non fa oggidi qu orti e gran movimenti, per mancanza di
ci che alla via erve. Ove ono oggi qui' uperbi , e vaghi

teatri, che aveva la greca e latina antichit .P Ove la dop


pia cena veratile e conducibile (28) anzi la tragica, comi- Q2232";

ca, e atirica da rappreentare tre dii-rentifavole nello efo gun- *iP-ae'


luogo? Ove la cena uperiore , il procenio me-zzano , e l or- -HM
che/ira pi haa, e dietro la cena che di tutto era pi ri- '.~..;f"""
levata , il luogo da volgere le maravzglioir machine(29) rap- ,, m

preentanti il cielo,lin~rno ,il mare, ele deit di tutti qutli "mh'" "
gli antichi
tre luoghi econdo la Theologia d Gentili .P Certamente e ?mi E
,
.
,
_
,
omedie, e
da quelle parti de Teatri od Anteatri che malgrado alle rn- Tua-die_ il
giurie del tempo no a di notri durarono , lecito propor- :Zilli-Elda
zionevolmente congetturare quelle che perite ono; tanto di. 'JZM

re i pu che la cena e l antico teatro le moderne cene i- "


verchiaje , quanto i loro marmi e le fabbriche , comecch og
gi rovinoi* e dirfatte , le moderne architetture overchiano.

Ne percioche alcune malagevoli quiioni d intorno al modo


di rapprei-ntare negli antichi teatri le favole, moveri pol
fano , i potrei per chiamar in dubbio la magnificenza clel
[e oro rappreentazioni , la quale mirabilmente conduceva
alla

n
DELLA NOVELLA
alla eompaione e pavento gli animi d pettatori. Come i
i cerchi in qual guia la gura dell' attore 0d Ijtrione che
merce della gran machera , delle gone vei , e de rilevati
coturni , era a lontani proporzione-vole e gradita , non ap

parie poi a pi vicini moruoa e diorme, cio a Maetra


ti, a Conoli, ed all Imperadore , che avano nell' orche

ra. E poniamo che la voce mezzana foe ed eguale a


cagione di quelli argomenti , co' quali i udiavano gli an
tichi di ormare il teatro , ed uare la machera a mante
gf, 34353.7; nimento , oanzi accrecimento della voce ea(30) ;come puo/I
35331;* i da noi comprendere che il uono CJ' il canto C9' il ballo che

'

ad un tempo col favellare uccedevano , non lo inevolie


ro , anzi l' aitaj'ro .P E fe tutte le membra del corpo dell*
Irione erano ingrandite, qual era lo romento che aggran
diva le mani a proporzionevolmente geire .P enza che co

me venivano gli attori, come i ritiravano dal pulpito , in


qual linea erano c cantori,c ballatori, c jbnatori , e col
coro , nella ea , o in altra derente? D quai dubhj noi

ad altri la tluzione laciando ( che dell' inituto nqro n


pur e ) al propoito ritorniamo . Dico dunque che in ognimo
do conviene che l antico teatro , e la cena , e l apparato ,
e l accompagnamento del canto e uono o ebile, o grave, o
iaventojo , o di qual orte i foe, a commovere le paoni
mirabilmente rviero . Ladove oggidi in poveri ed angui
teatri a paragone degli antichi , tra poche tele poco orre
volmente dipinte , con vez/?i di minutimi cri/falli pare , e
d' oro innito teute, con famigliare ,e meccanico ragiona

mento rappreentando gli attori la favola , qual meraviglia


che ;i debole via poa nell animo aetti zrti , e vee
menti dij/Zare .Aggiungan la tracutaggine e ciocchezza e
baldanza degli attoriei , che la dove tragli antichi era l ar
te de comici e tragici ;i na e perfetta , che Cicerone nel

terzo del/'oratore, e in altri luoghi propone Rocio ed altri


peronaggi in ioeccbio di azione agli avvocati; oggidi gli

attori nori pi di quello che i debba iggire,cbe di ci che

o ha a fare poono jervir d' eempio . N qu cercher io


e

POESIA LIBRO I.
23
eatal male, o dagli antichi (3 1) , o da' moderni precetti di ;JM-m::
ben atteggiare poa pigliar il rimedio , n ,- regole al crii-a dc-l:
veir noro confecenti precriver i vogliano , n e le pre-,Permuta
critte dagli antichi , o moderni Italiani( 3 2)giovevoli iena , o dd "9
compiute ; n e quantunque regole i precrivano , mezzo :KRZR

vi ia , 0 peruaiva per farle oervare , endo ata antica- '


mente altra la gloria di que arte, ed altra ancor la mer- m*- W*
cede, come pi liberale ed' ingenua la gente cbe la eercita
va ,' ma da tutte cotee vane al mio propoito ricerche cio
gliendomi, dir olamente che il fatto pur COJ a; e dallo
are cati il fatto , manifeamente oggidi e vano quel con
tratto di deiderio, mentovato daAriotile nelibri della Re-.
torica (3 3) , cioe cbe i valenti poeti tragici bramano i buoni at. ,3 Lib. 3.
tori , ed i buoni attori , i valenti poeti, come vano pur

cbe alcuna buona moderna tragedia a buoni attori ada


re i poa , ed adandola a que che ci vivono , non ia il
poeta anzi, in :ato di perdita che d acquio . Cbe per
una delle celebri diviioni delle tragedie d Ariotile nella
ua poetica , cio di quelle che piacciono lette , e di quelle

che piacciono rappreentate , oggi manca dell un de" capi ,,


cio di quei't'o econdo . Ma tornando alle prime cagioni da
me apportate del poco favore cbe incontra oggidi la trage
dia , ' alla principale che il diuo degli antichi coumi,
e la lontanza d' el , e la corta notizia che e n' ba comu

nemente , onde non i pohno con diletto udire nelle trage


die rappreentati ; i pem nel paato ecolo da tragici
Francei un rimedio a ci ritrovare, cbe h mecolare co'gli
antichi i moderni coumi, e veire i tggetti antichi de co

umi preenti ,indotti a ci, come un loro Critico crive (3 4), u 1A: Padre
da eotea ragione, cio che le paoni che i rappreentano noni'rm''

cagionano diletto , e conormi non eno a gli aetti degli


pettatori. ,Quinci condiceero a gli amori de lor cortigiani ,
e fore di loro Re, rappreentando gli antichi Eroi; (9' ab
bandonate quelle qualit che erano i-veccbi fonti del ter
rore e della compaone , reero le Favole amoroe anzi che

n. A cbe potrebbe-i dire cbe anco Ercole ' Achille, e Te


eo

24

DELLA NOVELLA

eo o Bacco per amore am ; ma coloro le opere orti , e va*


loroe con gli amori congiunero ,' ladove c moderni amori
olamente congiungon

7 La gola e l onno e l ozoe piume


e gli antichi tragici le valoroi- opere loro dagli amori epa
rarono . ,Qua/fa qui/?ione per dell' unire l antico al m0
derno coume a mio giudizio aver potrehhe due capi, l uno
e i dehha fare, l'altro e i poa. Ma endo cotal pun
to egualmente malagevolc e curioi , conveneoole a il farne
qui parole . Incominciam'o per dal econdo capo della pro
poa qui/None, che fore alla oluzione del prima ci condur
ra . Veramente jnovi nell' animo umano alcune qualita o
virtuoe, o vizioe, che regnano in tutti i tempi, e imo fem
pre le medeime; come , aveilando de vizi, avidita di re

gnare , o di overchiar gli altri, vendetta,odio di chi ci ha


oei , o di chi ahhiamo ojjeo , amor proprio , indeltei , o dit/ea]
r2 , eimili. Coi) nel genere delle virt, la magnanirnita , la
prudenza, la cqanza, la fortezza in tutti i luoghi, ed in
tutti i tempi ano empre ate, ed hanno avuto la comune

approvazione; come i prefati vizj il comun bia/{mo qual pi ,


qual meno
. ,Valel approvazione
, e qual morali
hiaimo,di/Zinguo
ono qu
egnali
che econdo
ari/Zoteliica dottrinane
no, e qualicano le virt ed il vizio, e che econdo noi jo
no dell una e dell' altra ugello , e per dono dellaltimo 1d
dio, o imprimono od eprimono l idea di ci che ia vizio o
virt. Ora dico , che quanto di qualit vizioa , o virtuoa

a mmi generi i riduce , dal poeta imitato , o rappreen


tato con la favola empre commovera , e piacevole ara em
pre . E ci agli antichi Eroi attrihuto comma-nera` i moder
ni affetti altres. Ma volere i moderni coumi,l ozio, gl' in

namoramenti , le appaonate parole a greci Eroie latini ad


do]]are o chiamare l Andromaca Madama, ed Ulijfe e Menelao
Monignori, o fare che i permaggi antichi~ politicamente ope
rando e favellando non gli antichi principj, ma le moderne
miure eguano , parra ci a mio credere que/la donzella Ora
ziana al cavallo (5' al pece moruoamente congiunta; n
[icon

POESIA LIBRO I.
2.5
uonato r arte pagata i pu , o i vuol fare . E percbei
fmngolamente la vila mirabilmente pruova in cio lo
cena', ,a [o i, oporzionevole:le ve/iitragicbe l vorrebbero piu
cl),- fbe Mibile a quelle che uava la nazione rappreenta

za m n-nigliare,hnza tanto ;foggia di parrucche , o di capo


lem' francei ,' percioch tali ve/liri n i nori pur ono ,ne
gli antichi rappreientano. Ma qui ciabbattiamo ad un ma
le che inanabile ,come quello che dalla mellonaggine demo
derni comici ed attori dipende, onde le ragionate coe egui
remo . Per quando con frti ragioni provar i potee che
pi il moderno coi-ume che l antico, con la favola i debba
rappreentare ( pociac/ l uno e l'altro unire particolareg
giato i impcdbile ) egli i pare che pi a di noflri le come
die , 'e le favole paorali [i richiederebbono . Concioiacb
l argomento dell une e dell altre endo comunemente tutto
nto , pi facile e convenevole ad ee il moderno uim-.e
appicare , che non agli antichi fatti , o orie . ua delle `

Pa/lorali a uo luogo favelleremo , ora delle comedie.


Pi ampiamente nella Comedia che nella Tragedia , e- V,
guendo pure poema da Greci inventato , gl' Italiani i egna Della
larono ,' o cio ye per la natura degli italian' ingegni pi CMF

al ridevole della comica che al evero della tragici; poeia 22:32


inshinevoli , o per condizione de tempi che amavano meglio dagli [ca
le rappreentazioni tuttente , chefavolefondate bpra lao- mi
ria , qualiimo per lo pi le tragedie , o nalmente (e que/ia a
la pi vera cagione, ) perch divia allora l Italia in Republi
che e piccioli ati , avevano anzi avanti l idea cittadineca
che la Reale . Eper mirabile che quantunqe da libri chia
mati Librerie italiane, oda altre opere un grandimo nel-ne

ro_ d italiane comedie i ricavi, non' impertanto egli avviene


cbe empre di nuove e ne cuoprano di ampate , oltre le
critte a mano , come noi abbiam vedute, la Leonida di M
Benedetto@ 5) Gbierardi, l Amaranta di Giovambatti/Za ar Non ci:

Caa/io da Faenza, la Speranza di M. Paolo Serenio Bar Till imil;


toluzzi, Deiderio e peranza fantaicbe comedia tropologica Tbii
del Cini , e pi altre . Anzi oltre le tragedie per altri no-zfjjfw
v

minute,

26

DELLANOYELLA

minate , abbiam avuto alle mani la Cleopatra del (je/Ari,


;e Non :il [4 Fedi4 del Bozza , l' Antiloco Tragiumedia (3 6) , e l'
tragedia ,

come 1- no- Idalba tragedia di Govambattzfa Leoni , I (/{le di Fm.


mins il
`c.
bcimi neu- ceco Mon'della Veronee , l aintigana di M Cuzfg di Mon.

;Xii-33;: te Vicentino , enza cbe pi altre ne anno-oe

Per [4

qual coa fora ormai ragionevole che i letterati alti-among.

ni e ingolarmente i Francei pi giua eimazione a-oefl


ero non olo della dignit ma della ampiezza delle italiane

lettere , endocb a noi cbe in ee nati iamo e cittadini e


pre/jo cbe inveccbiatihmpre ad alcuna nuova coa maima.
mente in poeia accade di abbatterci. Ma poggianao ora a
piu alto ragionamento ,* per *vero dire , ad utilit a na,
ieri
a gloria mra
e _i 'vor-ebbe
pienima, italiana
libreriaedcomporre
coi ampia
peretta una
ed ordinata
come iil
cbiarimo Alberto Fabrizio le due ba critte latina e gre

ca . Del cbe abbiam noi tete molto e lungamente mea'itato


come in una latina lettera al Fabrizio ejjo per noi i cri
ve,- je non cbe ella troppo ardua imprea, e non fore del
le notre jralle ,* ricbiedendq a ci e tempo e fatica e 'viaggi
ed iiea, e non un olo cbe vi 5' adopri, quando 'voglia c0
tal libreria e compiuta ormar/i , e in nulla mancante o nelle
*vite , o nell' opere, o nelle ampe , o ne' manucritti degli
Italiani autori , e proporzionevolmente pi perfetta di qua

lunque moderna, e delle due anticbe del Doni, cbe 5 io non


erro , _fu il prima tra notri , e orje tra gli altri moderni
a por mano a cotalfatica . Segno a della granazma dif.
co/ta ai que/Z' opera l oervare cbe il cbiariimo loofo e
poeta Antonio Volpi nella rtl/Zampa da lui illurata del Can
}Z 23gg: zoniero del Petrarca( g 7) , dopo aver notate cento trenta-zur:

in Padov- tro tampe del meczcrno , confea ne pur tutte averle an


mm'w" nove-rate . Ora per tornare al propoito delle italiane come-die ,
cbe ono cotante in numero , tralaciando noi la diputa di
cbi foe il prima a comporre italiana como-dia , ed anca [
il primo 'debba diri cbi il primo ne fece, o cbi pi compia
ta alla guia latina e greca la fece ( bench queo hcondo
prev-alet dovrebbe , come a uo luogo ragioni-remo) qui ala
con

POESIA LIBRO I.
27
conideriamo , quanto di novita l italiana eomedia abbia ag
giunto alla greca e latina ne' nuovi permaggi rappreentati,
ne" nuovi coitumi , e nella nuova invenzione de' nodi e di

eiogmzenti . Pociache certamente a cagion d eempio , i


ervi delle comedie nore , ono nuovo genere di ervi e dif
ferenti dagli chiavi Romani e Greci ,ed i nori vengono cbia
mati dal Caa minori amici nel belliimo uo trattato degli

vucj. Cos la derijione delle cerimonie nella comedia del Mar.


thee Maei , rappreentazione di nuovo coume vizioo , a'
Romani ed a Greci ignoto. E quinci per che ore 1,- co.
medie tra noi pi aggradevoli ono delle tragedie: Pociach
in ee pi il moderno coume i paticolareggia, e i moderni

peronaggi o buoni o rei vi i imitano.


Nella Lirica , o ia Ditirambica di greco genere e a- V1.
pare non poco fecero gl' Italiani : quantunque della loro par- 9 L
tico/ar Lirica invagbiti 'que/?a ingolarmente coltivaero in 323,36%:
maggior numero coloro e che a greci mti bevuto aveva- a! modo

no : neil Trino o il Bembo od il Caa quantunque nelle g'qec,


greche lettere molto ammaerati , nella lirica loro eguirono USSL::
Pindaro o Alceo , ma il Petrarca ed il Dante bens ; e lo poe.

_eo da' moderni far i dovrebbe per le ragioni in queti no


ri libri dette e da dir/i. Come poi eno tra loro a? genere
differenti la greca o latina lirica , e la tocana , e quea
egualmente nobile e bellae none pi , alcondo libro ed al ter
zo i clara adivedere . Se bene ci embra rano ad alcuni che
ui non in que arte, o cienza ola ma in altre a confon
dere l una con l' altra idea, imano cbe ci chei non fan
no , o non pono, non poa, o non debba altri fare .* toc

cbi dalla infermit di colui, del quale riferice Cornelio Ta


cito, che odiava e viliva i coniglj bench alutari, de quali
non era egli ato l autore. Ma ora, aar a far ia. Dico

dunque che tutti quegl Italiani che Ditirambi compoe-ro,


1nni , Ode Anacreontiche ed altro di imile guia, la greca
lirica jeguitarono, de' quali egnatamente il Crecimbeni fa
vella ne' commentarj all' Ioria della volgar poeia. E vera
mente in total luogo il Crecimbeni meddmo , il pur dir ,.
a*
im

28

DELLA

NOVELLA

ha dimora di corgere in parte quelle dierenze , che tra


la greca e ttcana poeia andiam noi quirintracciando: poi.
che eglicoti intitola il capo decimo quarto del libro terzo.

De componimenti Tocani di carattere e maniera gre-


ca enon
lanna
'e prmramentc
del pi
Dtrambo
.e none v l
cbe
irgn, egL'
con tale diinzione
avanti lr. Selve
;8 Capa' 1-031' ldilj (38) pbve va queionando e di que i ia ato in
montare il Marini , o pi too il Preti, o anzi Gabriel/o_

Zinano ,- quando prima vi erano, non cbe altro, glIdilj di


Teocrito, e le Selve di Stazio . Ne' pi ne' meno egli fece
ad altri luogbi , cercando o dell' Egloga , o dell' Eli-gia, e
coe imili . Cbe per noi dall' un de lati piu giuiii voglia
mo eere , e qui ed altrove , a greci rendendo ci che lo

ro , e dall altro lato al econdo libro dimdlreremo che delle


poeie da nori ritrovate non iam .ci poveri, cbe i voglia
le greche e latine a noi come ad inventori attribuire . Ora
il preo ragionamento ripigliando, primieramente il greco Di
tirambo , quantunque malagevole e al dire daleuno moruo
Llif_ a poeia (3 9), fu pur da nori tentato: e tralaciando gli

;TEMI-aggiunta@ come Angelo Poliziano nell Orfeo _, e_ pur non e anzi

*ligne-u' nelfavola e rappreentazione , o Udeno Niieli nel Polxfcmo


ai" '"3' Brxaco , da moderni egualmente , e tra quei con grande
onore dal Redi nel uo Bacco in Tocana , e dal Cano
nico Barualdi nella Tabacheide ,' ed uno molto gentile e
vago ma brieve dell' Abate Scarlati Fiorentino a me non
ha guari diede a leggere il Marchee Antonio Carlotti
mio cittadino che in giovanetta et maturo intel/etto di poe

ia dimora . Degl Inni e dell' Ode alla greca maniera da


,,b_ 3.

nori compoe non faremo qui overcbie parole, potendoene


'vedere il Crecimbeni (40) necommentarj . Diremo olo che

nel Pindarico ilo , credendoi communemente riportar tra


nori la palma il Cbiabrera ,* da noi i tiene che egual glo

ria meriti Simone Rau e Requeenr Ciciliano poeta che vie


nel ne del paato colo , di cui niuna menzione da no
ri facendoi , porrem qui una ua Oda che e la eguente .
In

POESIA LIBRO 1.

29

In morte di Franceco Balducci Poeta famoo


Giro primo

~ QUea i roca edi dolcezza ignuda . (41)


Cetra , chen man Melpomenc m1 porge;

Uuo bella Clio che con pieto accenti

" ` 'A

La famelica bocca al tempo chiuda,


Che contra i nomi inaziabil orge:

E per upidire i fertei denti,


Numeri chiedi a lei dolce piangenti.
Deh mov nver la cruda

Parca , aett'a di pi ferme penne;


Che le racolte antenne
Sol per l onda d aetto io pander voglio.
'

O buon Franceco, o caro Febo, or odi


Ch' empendo del tuo nome il mio cordoglio,

Le ille 0nd' io t onoro


Fo pecchio a le tue lodi ,
Perle faralle il o] , e mire in loro

Poch io le pargo in u la conca d'oro.


Rigiro prima
En grato di oavi elogi al plettro
Cinger l'antico ao; 8c io dovrei;
Poich nel duro en ricovra e chiude

Te, cha udar otto il Meonio cettro


L' alma , e a batter le vie de Semide
Pria maccendei, e a ci, che 'il vulgo eclude.

Ma e la man u la Tebana incude


Non pur d'auto, o d elettro
Ma gran metal d adamantina tempra
Talor preme e dempra;
7 Perch non di aldi encomj avvolta

4xin Cimi
Napoli
reriLMo-w.

Lur

30

DELLA

NOVELLA

L urna , la dove cgiato, e chiaro

Spira il uo lume , e la virt inepolta ,


Che lei ritiene? e come

Stromento i0 non preparo ,


Che onoro metal contorca , e dome,

Per dar tromba alla fama , e fama al nome?


Stanza prima.

Eh che peo non di cor pietoo


Erger di Catia altera meraviglia;
Che piet di gran ao non glia ,

Ma d' aetto gentile , e generoo.


Tu ch innalzafii incontro a Lete ondoo

Argini d' Inni , ora e in ciel ti preme


Dar alloa lereme
Pompe , o di rime candido architetto,
Puoi con l avorio tuo ch ancor rimbomba,

Moo da quei opir ch' invio dal petto


Fermar del tem o i fugtivi Palli.
Panno i carmi che la,

Alla fama prear pi d'una tromba


Pu la tua cetra che di eno a ai ,
Chiamarti i ai a fabricar la tomba.
Giro i'condo
A [degna oener ne' bronzi e marmi

Sua lode , chi la di cantando altrui:

Ne cura e epolcro umil l opprima,


Chi epolto ha loblio ne' dotti carmi.
Vergini dive a lui erbate, a lui

Che per etto cntier di caa rima


Sudato ha in Pindo , oggi la fronde prima.
Voi fra le glorie, l arme

lea ponete al padre Oreto in eno,


e cigno fu delle ue nobil acque
Atei che fe lArno di dolcezza ir pieno,
E mor chancor vive

Tala l , dove nacque:

POESIA LIBRO I.\


E che empre abitae , Aonie dive,
ln quee di bei lauri ombroe rive.

3t

Rigiroecondo

Ra a olcar tue lodi, o prima et alta


Cura d' Apollo, e uo non umil fregio,
Sicilia , delle mue antico nido,

Nuov aura in mezzo al duol lanima aalta:


Tuo del primo coturno il nobl fregio,
Che tuoi tiranni pavent col grido.

Ali pare pria d arguti ali il lido


La atira che alta
E la comica Larva il vulgo inrue.

Qul gran paor della ampogna altera


Mantoa anelando dietro al uon condue
De ruici tintinni.
(L11 l'ape aurea dImera
Addorment l Agrigentine Erinni
E di 'n cibo alla fama il miel dcgl inni.

Stanza econda

o Per quanti altri rai Trinacria avvampi,


Scorno d Atene, e onor d Italia, e noro
Non o sa darti il ciel largo s moro
Facondi ingegn, o pi fecondi campi

Poich fugati deloquenza i lampi


L orbe imgombr barbara notte 'mdegna :
L Aquila tua pi degna
Prole di Oreto , in cui Suevia ha parte:
Minir novi folgori alla ceti-a;

Di le ue penne a riorar le carte;


Di cui Pallade or vive, e Delio vago.

Onde di te s pago
Are il gran R di Cinto , alma Triquetra,
Che per empre veder tua bella immago,

Pne di elle , e la amp nelletra.


Giro

32.

DELLA

NOVELLA

Giro terzo

I~ pur , che qual di tronco api onanti,


Qui vedei , o mia Clio, nacer le rime,
Dolce parto d et elvaggia e foca.

S mpium- nora lingua allor di canti


Ma in aver penne d Aquila ublime,
Fugg dOreto alla bell' aria Toca;

Ne' par l antica madre or pi conoca.


Ma pur s ella a gli amanti

Umile s non per men gentile


Favella diede , o Toche mue ; ha dato
Pi Cigni ; et ora un grande al noro ile,
Se voi godee a] canto,
Or che nel toglie il Faro,

Deh concedete i vori lumi al pianto


Che pi non con voi chi vi di vanto .
Rigiro terzo
` 7 Oi , care (Foglie , e voi, ceneri amiche,

Per cui di duo] paro Ippocrene ho vio


Fiorite omai da s bel rio bagnate.

O premio di famoe alte fatiche


Dolce tributo di cor grave e crio
Pianti , e opir, voi le 'nud oa ornate,
Figli di gratitudine , e pietate.
"
Di Lete onde nemiche,

Mirre della memoria , e della fama,


Fiume degli occhi, onde l onor germoglia:
Or voi la gloria itibonda brama

Sorgi , Oreto; e riempie


L' urna d amara, doglia
Sorgi , Oreto , e lallor, che torna et empie,

Coroni loa , ove non pu le tempe.


Stanza terza

Erge raccea, 'e per gran ac plende


La votra amma s , che l em'zh Parca
L invide ciglia ad ammirar inarca ,

CI

IC

POESIA

LIBROUI.

33

Che del cener di lui gran lampo accndc;

Or dal uo fao , or la uperba cende

..

Morte ul carro . Or tu che fai , che peni?


Fore a trion immeni

Ch' or ha ul Tcbro, en u que' aurea Conca.


Credi il ao ch opprme il fragl velo
Prema ancor lui? @al Eco da -pelonca
Dalla tomba riuona anco fra noi,

Ne' orda eer tu puoi;


Franceco uona ancor Yann-o di Delo:
E gi sodon per tutto i canti uoi:

(L11 cantan le ue rime , ci canta 'm ciclo.


Ma la prefata materia eguendo non iam noi qui della 3155,53::
opinione del Crecimbeni, che gl Inni , o le *Ode all' Altii. 3125:033
rno indrizzate dall Alemanni , (4 z) e dal Tao giovane (4 3) , 'Gin-;ni Vm

po'ano alla forma della Lirica greca riduri ,' come i almi ipu'blcne

nepure, poeie da quelli con tal nome appellate 3 non aven- "l "6'
do cotali poeie , come ognun vede ne la materia delle gre
che fale Deit ne l occaione de loro agrizj ,'teatri, o
givochi , e ne meno la forma :- tanto o quanto i vogliano
coniderare , e cogreci Lirici paragonare. Le Anacreonti~
che bemi , ed altre canzonette di imil guia da poeti

nori compoe , al~ greco genere ridurre i deono, avendo


quee la ea materia che avevano quelle de nove Liri
ci greci , cioe donne, vini, amori, geloie, ed altri giova
nili aetti ore troppo teneramente piegati. Ma totale li
bert fu empre-mai dalla greca e latina ;- lirica ineparabi
le: onde coloro de' nori che vaghi furono di correr in que

o di que' primi l arringo , con la ea tenerezza e dol


cezza quantunque non cori caigatamente favellarono. Al
qual propoito parvemi empre bella o in nulla avente che
invidiare alle dolcezze degli amoroi greci par/ari nella li
rica una canzonetta che tutta nella memoria conervo, ma

non cori dell' autor uo mi ricorda , della quale tal il


principio

Dolce

34

DELLA

NOVELLA

Dolce Lidia , Lidia bella

In ea dunque colui, lodando la bocca della ua donna,


nella econda e terza anza cos ha

Che incredibile contento


E' ch' i0 ento;
Dimmi Lidia hai pur capanna?
Sei uelata a ciel gaccuta ,

Che piovuta
Su le labra ti La manna?
O pur nettare libai,
Ne curai
Poi le labra raciugai?

Ah crude] tu non ripondi.


Ma dolciima hpra tutto l epreione o deio di con
fnder egli natura ed uniri con la ua donna , prea la o
miglianza dall' acqua che nella puaga entra _e s unice

Deh i come per natura


L onda pura
Nella punga entra , e saconde
Coi Bce.
A
,Qiale unione eglipure conpari ingegno edaetto no al can

giamento di e in ea e di ea in e fa ,inoltrare ,. dicendo


Tal che ognun di noi cangiato
Noro ato,
Io tu tea , e tu fos io,
Come a Salmace advenne

Bando tenne
Il fanciullo in mezo al rio.
Qual piacer allor ara,
Ch uom tra via

Te per Lnco aluta'e;


E chi meco all ombre iede,

Se mi vede

Sol per Lidia m appellae?


Certamente teneri/ima cotale amoroa metamorfg ,
e credo che poa ella ar a fronteatntti gli amoroi

e a

POESIA

LIBRO

I.

35

rlla Antologia . A greci pare od alatini egli fa d' aopo


concedere l origine delle Pitole in vero , e i diviero da
quelli in amoroe e famigliari , le prime favellanti d'amore ,

o d'altri aetti, quali ono l Eroiai di Ovidio , imitato ec-

cellentemente dal Bruni44) ,' Le econde cio famigliari con- E "1"


eroi( e di

tenenti avvertimenti morali, o critici , od altro, delle quali ;RTL


belliimi eempi diede Orazio Flacco. Ma veramente un ter- dze vm

zo genere reava , cbe era quello delle Piole contenenti nego~ ` 3 '
zj main veri ,del qual genere molte [endovene m cz/ira lin

gna , que/ia del Marc/?ee Maei , cbe bo io pre/) di me


critta amano, bo giudicato di qui publicare, e i pu dir

mia di aare e di aetto, lnno e l'altro gentlimamen


te trattato.

Iunto in citt, che udito ancor non erai


Dalla torre quel uon, che i pigri veglia,
Fu lubbdir , Signora, a quanto piacquevi
Icrera impormi, mio penier primario.
Con mio ommo contento adunque dicovi,

Che il Marchcino in gran parte riavutoi


Eg da quel malor che ero aalelo;
lo dico lui, che a gli altri pregi deere
A voi eugin la bella orte accoppia.

Tanto m' attea il Giardinier per lettera


Spedire ieri dal frate] Gorolamo.
Per darvi in un -balen di ci notizia
Tramonto ho il caleo, il qual i rapida
mente portommi, e al condotticr che ubito
Sen torna , queo foglio io do. Non deggio
Laciar di dirvi , come per aiergli
Lakr' ieri fuori ito e n' il Rotario,

Con che icuri iam, che enza pargere


Goccia di angue avr del ma] vittoria,

Poich fpete che con altro metodo

Gli egri uol rianar quel nobil Fiico.


Edo quant' io opra Galeno e Ipocrate
E z.

36

_DELLA

NOVELLA

Eopra Celo,.e
uo rimedio
Erairato
Celebrare
il vorreiopra
, ve ilalcun
Trovar apee col uo acuto pirito
Ancheaun mio mal ,che peo mange,ecruccia!

A' un mal che dopo una (i attenta, e valida


Curapdi venti mei , e dopo credermi
Totalmente in icuro , ecco in un attimo

Ripiglia ancora `: in poche ore diperderi


Veggo il lavor di coi lungo pazio,
E a venti mei tre giorni prevalgono.
O dcgni, o voti, o coanza , o propoiti

Ove andae.2 ove iete? in aria in nebbia


A un invito uogliato , ad una languida

Preghiera tutti vi ciogliee. A ridere


Vi moe , credo, internamente il debile

Mio pirto: e fore ancora a meraviglia


Or vi muove , che in me s breve pratica

Tanto poa : ma voi ci che voi iatevi


Non apere, ne ci che i vori poano
Sovrani pregi: vedervi , conocervi
A voi dato non : n val , credetemi,
Che veggiate talor la vora immagine.

No no , non dice tutto il voro peglio;


C non o che di pi chei non a eprimere.
Aggiungete, non 'eer ci chei moravi

Quel chi mi vince ; egli quell' ammirabile


Ingegno, ch oltra ogni poter femmineo
Dipiega l ali, e l'alta avita gloria
Rinova , e degna del bel nome rendevi.
A31 mai piacere, allor che il voro intendere

Laltrui parlar precorre ! e che .,i' giudicii


Peretci , cui i rari il Toco predica ,
Sodon da voi? qual per me interno giubilo ,
Quando in tante occaion con tanta grazia
Alcun mio vero addur vi piace ? ah meritano

(Eei di arvi in mente, e non lo merith.


1

POESIA LIBRO I.

37

Chi gli cre. Ma quando rime o orie


Prendere in mano, e recitarle piacevi,
Sul incanto non ! quel dell' Iliade
ovella canto che volee leggermi,

Rapiami i eni, e non di Priamo , o d Ettore,


Ma i bevea con gli orecchi il proprio eccidio .
In omma un converar pi caro,un vivere
Pi oneo inieme e lieto , un d amicizia

Pi dolce nodo in terra unqua non videi


Di quel , che e d un canto guardo , embrami
Eer dovria tra noi ,* ma e rivolgomi

Dall altro, oimizome ogni apetto mutai'


Mutai in guia, cheer forza io corgomi
Fuggir empre da ci che pi deidero.
Il perch n01 vo dir; ar, non dubito
Per mio difetto; ma comunque iai,
Conociuto ho di nuovo , che e favola
Farmi non voglio , e la mia lieta e placida

Vita turbare, e quando gli altri dormono


Vegliar pur empre, al tutto inevitabile

M di ar lungi quanto mai poibile.


Cos ar voglio; e per del promeovi
Ritornar mi didico: a voi venirmene

Non mi vedrete , e non quanto oequio ,


Che dentro il cor mantener vo perpetuo ,

Talor mi sforzer: d'uomo non merita


Nome aver chi non a e eo vincere,

E di ana ragion eguir l imperio.


Cos far: ma quanto dura iai,

Quanto crude] quea virt , ed all' animo


Mio quanto coi , alcun non peni intendere,
Per dirarre il penier, tr le cartacee
A incavernarmi torno erme delizie.
Manucritti, Papir, Medaglie , Lapide

Soccor-retemi or voi, ch' uopo non ebbei


Gi mai di voi maggior : non a che pendano

Un'

38 .

DELLA

NOVELLA

Un' altra volta i mici lavori, e reino


Tutti interrotti , onde le mie cartoccio
Famoe , che talor rider vi fecero ,

E gli alleiti fogliolini attendano

Per tanto tempo in van ch uo io ne faccia;


Talch poi ede non ervar veggendomi
D quanto tempo fa promi al publica,
Dicai ancora , ch arcnato io trovarmi.

Arena s, ma lo perch non annoi


`
E non anno in qual mar , n an quer] o'ci
La irte . Or che fo io .P mi on dimentico

Chaltr attende alla porta: odo che sbuano


I cavalli, e col piede il uol percuotono ,
Talch me , e 'l mio tardarquai rampognano
In che argomento mai enza avvedermene

Ingolfato mi on , mentre 'la lettera


Imprci ol per cegur vor ordine!
In omma gi il Cugin fuor di pericolo.

Miei complimenti a tutti far vi upplico


E s altri della mente us ginocchia,

Io con quelle del core a voi mi umlio.

Dierente in parte, e in parte una con la PiolalEle


gia de Greci , e Latini . Impercioch e ad alcuno l Ele
gia i criva come- la conolatoria di Ovidio a Livia , ar
Piola , t ia lamentevevole , o funerale Elegia . Ma en
do il metro lo eo , e lo ile dell' una e dell' altra: da que
ia lato come una coa la, la piola e l elegia coniderare

i dee. Che per alcuni capitoli de Tocani nori, altro non


ono che Elegie, e di ci a uo luogo faremo menzione. Tra
ritrovamenti de poeti Tocani il Crecimbeni tuttavia ripone
l elegia , e cerca ' il Sannazzaro, o e pi vuoi l Arioo ,
o anca M. Cina da Piioja , ne foe il prima autore. Ma
per le coe gi dette noi vana eimiamo cotale quiione, non
potendo/i di quea ne di mi/i poeie cercare tra nori dell'
inventore , ma del rioratore beati. Ne' e la materia a
rd

\
\

l.

POESIA LLBRO l}
34
ra elegiaca , noi molto guadagneremo , perche nq/Zra ji di.
ca , a chiamarla capitolo, icome emhra che tra queto , e

l elegia il preato Cre/cirnheni faccia alcuna dierenza .

Ma tlo il ridevole, o altra di/f-rente qualit , a mio pare


re , pu il capitolo dall' elegia eparare. E come che Lodo
vico Paterno nel/e ue nuove amme l' Elegia criveje in
tal quale ta rima , e Girolamo Fontanella in ottava , e

altri in quaternarj , altri in veri ettellahi, e undiciilla

hi tramechiati , non impertanto le critte in terza rima o~


pra delle altre portano il vanto , per la mirabile proporzio
ne che ha la terza rima col diico de Greci e Latini; co

me che in ver/b ciolto n pur didicano , qualfece il Fi

renzuola . Veramente nell' elegia hpra tutti i notri l Ala


manni , e lArioo ingolarmente i egnalarono , quantun
que ilecondo la chiamae capitolo; e di quto in molto pu
ro , e dolcimo ile ono le due alla notte or tenehroa , ed'
or chiara , andando egli a ritrovar l amata. Ne certo a

mio credere egli in tutte l altre ha che invidiare la tene


rezza di Catullo , Tihullo , Properzio , o Callimaco.
Il Panegirico pure di cui i fa, e i crede autore il Ma VII. .
rini, e pecie di poeia prea non che da altri de Latini e Del Pa
negirico
de Greci ) da Claudiano dal quale , come ad altro luogo ed
altri
ahhiamo avvertito, ucchi il latte e la vena il Marini me- pocmmi

dejimo. Cori Claudiano intitol i uoi poemetti de Conzlati


di Onorio .Imperadore, e di Mal/io Teodoro , e di Prohino ,

ed Olihrio fratelli, e in lode di Serena Regina moglie di


Stilicone . N, je tanto mi lecito dire ,' Claudiano fieo
con molta ragione diede a. Pot-metti uoi cotal titolo , che
proprio e delle proe, potendo/i con lo eo ondamento chia
mare qualunque poema Orazione , o ragionamento . Panegirici

furono primamente detti que' ragionamenti che ne Panegiri ,


givochi celebri , ove concorreva la Grecia , i recitavano.
Furono poi da Cicerone, e da Vinti/iam chiamate Pane
girici tutte le Orazioni peruave , o fatte per cagione di

dilettare , o lontane dallo repito delle liti civili, onde co

tal nome olo alle proe convienji . Ed a queo luogo conve


nevo

40
DELLA NOVELLA
nevolmente faremo menzione de poemetti trattanti alcuna
materia molto inferiore all eroica , come della coltivazio
ne , della caccia, dell arte militare, ed altre coe all man

vivere lnognoe. ,Qqali poeie veramente da' greci fonti pro


vengono , ed il primo di cui memoria i 17a che cotal poeia
produce/fe, fa Eiodo coetaneo ad Omero , ed il quale com
poe il poema intitolato L opere e i giorni. Sn queo mo
dello l Alamanni crie della coltivazione , Eramo Val
vajme della caccia , Anton Cornazzano dell Arte della
guerra. illa tralaciando pi altri, gentilimo ein total ge

nere il poemetto dell Api di Giovanni Rntellai ,' n almn


credo de' Tocani tantalto agginfe nella parit , dolcezza

ed altezza eziandio della ilo , ed in eo egli verr gli 0r


namenti tutti della poeia. Onde fore di lai il Muzio nella
ua poetica gin/tamente die.

(45) a noi ia per eempio

4115011303::

La materia de l api

lib- econdo. i'

E perch nello l che l primo eggio


Tien opra gli altri, ei con colui contende
Che pugnar fece topi con le rane,
L un oggetto mettiamo all'altro a paro.
Mede/mamente da' Greci fon pre/i gli Epitalamj , e
Genetliaci, e le Nenie o Epicea; e gl Indovinelli , enigmi,
oracoli cbe quai ono lo Belli) . N perch alcun antico
Tocano, come Antonio Pucci che fu coetaneo del Petrar
ca indovinelli componee , quali poi quelli del eicentemo
colo vollero cln'amar enigmi , poiamo per noi ad ei c0

me ad inventori attribnirgli , trovando/'ene pari nelle'


Virgiliane Eglogbe , e ne Greci epigrammi della Antologia.
Gli Epigrammi ancora ed Epita mo di rma greca

o erj , o gioco/i che iena. Le dzirenze tra il Sonetto cbe


e poeia nora, e l Epigramma al terzo libro da noi i 4P

porte

.POESlA LlBRO I.
4t
porteranno . Ecco un Epigramma del Marchee* Maei cbe
appo noi conerviamo manocritto , e cbe qui porremo per

dar a aivedere come anco i noiri alla greca e latina ar


guzia aggiunero in _imil genere.
- *~
Giuvenal , Perio , -Catullp
'Porta addoo ognor Marullo,.
Dunque aai guar-gli dee.

* Pure Albin ripigliar ento:

-' [7

Anzi ei fa come il giumento ,',s


Porta il vin e non ne bee.

Delle brie-oi Poeie a dialogo fatte , (46) il- Crecimbeni ff gm***


oanamente pur cerca ,- cnagl Italiani , o a Pravenzali Lib-G C-P
debba l origine concedere; Pociacbe di tal orte epigram'

mi jnovi nella greca Antologia; nelle greche e latine icri


zioni. E o' ba ancora l Ode nonad Orazio del libro prima .
Finalmente ci reano da reituire , a'ir cori , a Greci ed a

Latini due forti dipoee , l Eglogaela Satira:. N l una nl


altra 'veramente alla- Lirica i' appartiene; maaqual poetico

genere ridurre poa , ne pur~ qui dell' iituto noro


il faoellare . Beati rano-ci embra il dire del Crejcimbeni ,
che lEgIoga ia coa appartenente alla Comiea, e mi ovie

ne cbe' que' Critici noriicbe d' intorno alle- Tragioomedie ,


o ia Paorali aifpntarono, ne pur vollero che alla Comica

la Paarale--r appartenee. Ma ebe cbr-1*ia clici , enza


cercare flil Sannazzaro da Pioia, o Giuo de Conti de
gl' Italiani neia ato autore', noi eimiamo col-(4 7) Crecimbe 4-, vor; ,.

ni ejo , la aove a miglior giunta egli- dice ,che i- primi de L'J''LL


nrgfri che ne com oero', prendeero l'eempio da- glldi- '
` lj de' Greci, o da lEgloglee de Latini . E a dir vero quel

gran cuode d' Arcadia in alcun luogo dimor d' intendere


quelle dzerenze , cbe noi procuriamo ci' in-oeigare tra la
tocana poeia e l altre ,- ma fre nell' ampio campo aell

Opera ua d' ammirabile erudizione ripiena ,non pot , o


.
non

41.

DELLA "-NOV"ELL'A

non volle al no/iro copo aver la mira'. .A cui noi ritornan


do, diciamo che nellEgloga tra ,tanti de' nori che poet-4,9.
no, certamente jbpra tutti inigni i reero Jacopo Sannaz

zaro in' terza rima ,ed il Muzio in ver]ocioleo~.-_ Miami-pa.

re che ad altra orte di veia ,oltre la terza rima ed ilciol


to , lo ilo paorale ddicai , quali quello della. eguente

3:, ?mi Egloga prea da Marmi del Doni , (48)piu a canzone hini
fff- P'- gliante che ad altro; ma per la materia pur-egloga ,quale
o ua jfe , o di ?alcun Academico Pellegrino certamente e bel
lima.

Uando 'l ol parte e l'ombra il mondo copre,


E gli uomini , e le ere
Ne lalte elve , e trale chiue mura

Le loro aprezze pi crudeli'e ere


Scordan vinti dal onno ,\ e le lor opre,

Quando la notte pi queta e icura


Allor l accorta e bella
Mia vaga palorella

'Alla geloa ua madre i ura,


-.E dietroa gli orti di Moo oletta

A pi d'un lauro coi-cai , e m apetta.


Et io che tanto a me eo on caro
Quanto a lei on vicino,
,.
O la rimiro , o in grembo le oggiorno ;

N prima dall' ovil torce il cammino


Liniqua mia matrigna , o 'l padre avaro,
Che annoveran due iate il gregge il giorno:

(Lrea i capretti , e quelli

..

I manueti agnelli,
Bando di mandi-a il levo , e quando il torno;
Che giunto on a lei veloce e leve
Ov ella in grembo lieta mi riceve.

Livi al coll io d ogni altra cura ciolto ,


D un braccio allor la cingo ,

P.OESIALLLBRO l.
43
E Z-gue raccontando in quo/ia medeima, Stanza I: dolci
accoglienza- cbe fanno/i intendevo/monto, concludendo poi la
anza medefma in tm] gia-a.
,
z
E con parole poi chamor m inpira
Cos le dico, clla.m.-a,colta c mira.
Gienevra mia, dolce
ben, che ola,
Ovio
ia
in
poggio,
o
'n riva
, ato
Mi ai nel" 'cok,oggi -la
vquarta

Poich ballando al crotalo alla piva


Vincci il

chio a lc nozze d'lola,

Di che l A ba nc pianc pi atc ,


Tu fanciullctta allora

Eri,cd io tal chancora

Quai non apca gir alla cittatc;


Poa morir or qui sa me non ci
'Pi cara che la luce a gli occhi miei.

Cos dichio , ella poi tutta lieta


Riponde opirando,
Dch non tincrcca amar, Selvaggio mio,

Che poih in cctra en zampogna onando


Vincci il capro al natal di Dameca
Onde Montan quai di duol morlo
( Too n andr il quart anno
`
S" al contar non m' inganno)

Pena qual cri allhor, tale era anch io,


Tanto caro mi ci che men gradita
M di te lalma, e la mia propria vita.

Amor poich i tace la mia donna


Quvi cnz arco e rali
Scco, per cnfcrmar il dolce aetto

Le vola intorno e alta aprendo l ali ,


Vago or riluce in la candida gonna,

Or tra bei crin, or ovra il Cao petto ,


F 7.
D' un

44~ DELLA NOVELLA


D' un diletto gentile,
-

*Cui preo ogn altro vile,


3/:.
Nempie cherzando ignudo e pargolettm
Indi tacitamente meco acolta
Lei ch ha la lingua in tali note ciolta.

Tiri , ed Elpin paori audaci e orti


E d et giovanetti,

l ,_

Ambi leggiadri e belli enza'menda, .t

Tiri d armenti , Elpin d agni e capretti,


Paor co i capei biondi ambi , e morti,

Ed ambi pronti a cantar a vicenda ,_ __


Sprezzan ogni fatica
z
Per farmi a loro amica,_
Ma nulla a che del uo amor mincenda, i

Ch io, Selvaggio, per te cureria poco

Non Tiri o Elpino ,- ma Narcio , e Croco.


E me ( rpond io ) Nia ancor' ritrova,
E l Alba, e luna e l altra
Mi chiede e prega che di* e mi caglia:
Giovanette 'ambe', 'ognuna "bella e caltra ,

E non mai anche di ballar a prova , '


Nia anguigna di coloragguaglia ~ -' '
Le roe
Alba
i liguri
, e i or
e gigli.`
vermigli',
' ~

Ma altr arme non' a mai con-che maazna


Amor, n altro legame ondei mi ringa ,
Bench tornae ancor Dafne e Siringa. ~

Di nuovo Amor cherzando come pria


D alto diletto immeno,,-

Nempie e conferma il dolce-aetto ardente


Cos le notti mie lieto dipena,
E pria ch'io faccia dalla donna mia
Partita , veggo al balcon d Oriente

Dall antico uo amante


L,

POESIA

LIBROI.

45

L aurora Vigilante,
.
E gli augellett odo oavemente
Lei alutar , ch'al mondo riconduce
Nel uo bel grembo la novella luce.
Canzon crecendo con queo Ginebro

Morerai che non ebbe unqua paore


Di me pi lieto , o pi felice amore.
Nel racconto della qual' Egloga o vero ia paorale Can

zone, jovviemmi, noioamente ed' a torto , aver gia alcun


critico Franceje lo ilo paorale degli italiani condannato ,

come troppo ingegnoi: ed afcttatuzzo. I quali e i miglior


nori in coral aare letti aveero e gli anticbi ,e non o
lamente alcuno del ecolo ediceimo; certamente le mac
clrie di pochi non aurebliero a tutti appoiie . La Satira
cbe dc' greci non ia , ma de Latini , n' ora tenace
mente t creduto da Critici , eguendo ei l' autorit
di ,Qintiliano , d Orazio e Diornede , ni riconocendo

la atira prima di Lucilio . Non impertanto da un valoroi)


Critico de' tempi nori tuttavia in dubbio i pone nel Li
bra degli Anteatri (49) dov egli traduce alcuni greci veri gei':

pre/i dall' ,Orazione trenteima econda dr Dione Criotomo m-riP-m


agli Aleandrini . In que' veri da un antico grecoatiricamen
tei mordonoicurim' , e fautori appaionati de givoclii Cir
ceni . La qual. atira .a guia di centone endo di verzilal
trui compoa, anzi clee tenere che i latini la ,atira inven-_
taero , crederei potrebbezre , cbe le primeatire de' Latini
corali oero ; dicendo Diomede al libro terzo: quel vero
che di varj poemi i componeva , chiamavai atira ,
e tali ne criero Pacuvo, ed Ennio. Ma in ogni modo

o dagreci ,. o da latini convien dire cbe ia n Tocani tra


paata la atira ,' onde ne pur quea poeia di propria in.
venzione pu diri. Molti de' Tocani nella atira i egna
larono, ed il primo di tutti Dante , non perch la di lui
divina comedia atira ia, come alcuni hanno voluto , nul

la avendo che fare con l' antica atirica favola , ma per


che in ea il poeta indirettamente atirizza i columi de'
Fiore.

46

DELLA

NOVELLA

Fiorentini uoi, e d' altri, con tanto ale e forza , cbe in


nulla cede a Giovenale , o ad alcuno antico . Abbiamo le
Satire di Anton Uinciguerra, dell' Arioo , d Ercole Ben
tivoglio, di Luigi Alamanni , di Pietro Nelli , e d'altri,
raccolte per 'Franceco Sanbvini , e per Mario degli A):

dini . Belliime jbno quelle dell' Arioo , e all' Oraziana


atira avvicinani molto, bench egli non i mo/Zri in alcun
luogo mancbevole pur del ico di Giovenale , come nella a
;o lume e ,im prima (50) , ove con la Caa dEi allora Ducbi di
Sari:: dell'

moo Yen- Ferrara con favella,

Ruggier e alla progenie tua mi ai


S poco grato , e nulla mi Provaglio
Che gli alti gei el tuo valor cantai ;.

Che debbo fare io qui, poich io non vaglio


Smembrar u la forcina in aria atue
Ne o a parvier ne a can metter guinzaglio?
Non feci mai tai coe , ne o farne

Ed allude nobilmente al uo Romanzo del Furioo , in


cui cotanto Ruggiero celebra, cbe i tiene ofje degli ,Een
. Le Paquinate , n pi n meno jno atire , l'origine
delle quali mi ricordo aver letto nell' opera del Caelvetro
ntitolata:Ragione di alcune coe egnate nella Canzone

d Annibal Caro. Ed efjendo rara,e gentile cotal novellet


ta,enonfrji*atutti nota, n dal Crecimbeni la dove delle
-Paqunate mentovata , noi qui brievemente la raccontere
mo . Dove oggi in Roma una antica atua Romana non

intera , detta dal volgo Paquino , eravi una bottega di


arto ed il arto ejh pur Paquino nominavai , ollennijl

imo maldicente, e di motti , e dicede ripieno. Cola dun


que ogni giorno non poca gente radunavai , ed i fatti del
la corte di Roma aai pi tagliavanji con le lingue , cbe

con le forbici i panni , no a tanto cbe colui a morte venuto


e or/e. la bottega ua in altro uo convertita, il famo/o no
me .del maledico'Paquino rtf/l alla atua, e da lui i ver

i, o motti maldicenti paquinate i diero . Ma le coi- n


qll]

,
POES-IA LIBRO I.
4.7
qui dette ormai raccogliendo, e null' altro gl Italiani fat
to aveero, che egnare con tante e i varie loro poeie le

.pe-date de Greci, in quella guia chei Latiniie/i per [egre


che vie camminarono; certa coa che quando pure d uguagliar

i a Greci dato loro non fl, come'a quelli che for/Z* primi
trovatori furono , nondimeno potrebbono co Latini [lei gareg

giare ,eandar delpari. Impercioch queldettod Orazio (5 I) zxlrnio

Coa intentata non laciato i nori,


;Zi-,M
Se con giua lance librar ivolejfe ,aqualipiiconvenga , e K''ZR'
agli Italiani , ad a Latini , lunga -queionezarebbeenon . age- 'JJ-"m 'm'
vole. Non ha forma di poeia, nonba i o dolce,ojblleva
to ,o mezzano de Greci,cui non abbiano iTojZani trattato.
Nella Trageia e gli antichi, e i moderni nori tanto fe
c'ero, quanto i Latini, .4ndronico~, Ennio, Nevio, Azio ,

Pacuvio ,' contando oltre le critte a mano , da trecento


Tragedie de nori , e gli autori di ee cbe tutti noti e-ce
lebri ono arrivando al numero di cento cinquanta, tra quali
r*:
T[x3

quai che o tenzone de tragici nell* Italia 'e o premio a


vincitori propoo come fu gia nella Grecia, piu tragedie in
numero ono ate da un olo compoe - Come Gio: Battia
Giraldi nove ne fece, Ldovico Dolce edeci, Ortenio Sca
macca quarantanove , Pier Giacomo Martelli dodeci; tra

laciando molti de' quali e quattro e cinque e ei e ne con


tano. Nella Comedia gl' Italiani fore trappajarono e Plau
to, e Terenzio,e Turpilio, e Trabea, e Cecilia, e 00_02

no , acendendo le comedie nore, che note fiano al numero


di eicento ,ed i comici a quello di duecento e[Etranta. Delle
quali Gio: Maria Cecchi nove ne fece ,' Gio: Battia Porta
quatordici , Girolamo Paraboo otto, Angelita Searamuc

cia ette, Gio: Franceco Loredana otto, il Dio nomedi Acca


*demico di Siena undici, Cornelio Lanei em', Virgilio VW"

nucci tredeci, Carlo Maria Maggi cinque e pi, enza contare


molti altri che in minor' numero ne compot-ro . Ed ojjervii ,
come dice il Bonciario (52),* che non darottamr dr Me- zz M. _Ann
.
.
,
.
.
Dom-ario
nandro,ne dalle mtere- favole d Anofne , ma di loro Ripoa a
Gio. Bluth
invenzione ed ingegnofecerogl Italiani delle loro comedie gli Sarca
.

argo
'i

48

DELLA

NOV-ELLA

argomenti ,intrcccamenti,ecioglmenti. Ma prima del

Bonciario il Caelvetro avvertito ave-oa minutamente quali


*

paz, e come , e da chi degrcci abbia Terenzio levati. ll


cbe i raccoglie dalle opere critiche pourne del Cael-oetro
medeimo. Nell' Epica o Eroici , nella Lirica, e paorale
poeia non meno dc Latini ono/l i nori agrcci mae/ri ac
coati; Al qual propoito fbvviemmi cbe della Secchia ra

pita del Ta'oni , comecb giocoo poema , vi fa chi alcun


pao antipoje ad Omero. Ed a queo zrje troppo appao
nato lodatore , non i mille anni che oaventarono gia , 1;.l- love- condo il dire del Satrico(5 3) ,quel Latino poeta per non ugua
:'ii 'glari ad Omero , ma i due mille , e cinquecento non ba
ii'z'niig'. arono perche il Tam al maggior .poeta greco non antepo

p mm'nee. Nelle traxrmazoni ,Favole gia da Greci cantate,


*W*
egualmente l Anguillara egnalo cbe Ovidio , e in parte
lo fvercbi, .quantunque con grandezza d animo non come

ca coa , ma dOvidio le *volee nominare. Sebene n pur


Ovidio il primo l o pm* olo. cbe le metamoraircejje ,. e
quali
Lucio vengono
Patrenjelodate
o di _. Patro
da Fozio
quelle
, anzi
aveae prima
male non
compoe
mi foo
-vicne da Teodoro e Cali/iene greci pure fu trattato cotak
argomento. N poemi-tti poi , a qual de' latini i poporan
no le divine an-ze del -Poziano ,quelle del Molza intitolate
la Ninfa Tiberina , la gelo/ia del le di Girolamo Bricio
no, le- ottavo del, Tanllo al` Marchee Davalo , quelle del
l' Aretino in lode d una Viniziana, quelle del Lame/ina pe

cbereccie , di Lodovico Martelli alla Marchee: di Pecara,


e d altri? E' qui oervi/i fotti/mente , cbei Latini poeti imi
tarono i Greci , prima nelle forme tutte o'. generi di poe
ia ,. quindi nellev pecie tutte- de" *vedi ei , in terzo luogo
togliendo unannjizrata copia di pai e luoghi , cloi da Ome
ro, cbi da no-oe Lirici , cbi da Cal/imam, ed altri , come

anca mpra oedemrno nelle Comedie, e co fecero nelle Tra


gedie . La dove gl Italiani'. le forme e generi di poeia da

greci , e latini tol'ro, quando quei imitarcollero , ma


m altro zerv , e pi parcameneei ah" e luogbi. da latini
pi/gial

P O E S [TK. L. l B R O-.I.

4.9,;

pigliarono , che non i ldllddt. Lodovico Gaelvni


tra (54.) dice che l Ariqo aeeozz vari pa de latini, fjpjigjf;
equaji di ei tutto intero il no Romanzo compoe . Ma 3;"; Pi-;f
doveva prima il olenne uomo e jbtiile abilire, qual_ ga-1- y-J. a?
illadroneccio detto plagio da- latini' e-qteale l imitazione ;.mion '
edinte avanti o fatto intendere ci che ia ilporre gli -al

md' critti a\acco', e' quale-'l toglierne-alenn* ore o frut


to , come gentil donna jitolt fare' da broloz, o giardino, per,
ileno o capo adornarfene ; allora L Arioo ,o altri di far

to condannare. Sicome egli fece nel principio della ua vo


zione all arte poetica. d' Ariotile ,- la dove convenevol

mente i lagna , che 'ndo per la pi" le poeie opra la o


ria mdadovevani primazqnando cbe foe, precetti` compor
re dell' arte oriea ebenon della poetica , ed-:a ci fa uno
nagamento , piu coe toeeando. molto utili e` valevoli agli
crittori della oria ,. rmando regole per le quali i 2110
anca maerevolmente 1:' arte orica- dalla poetica diingue

re .- Ma nel' propoito, della- imitaziane o plagio, l una dall


altra egnatamente'. non epar. A cui perch ora. per noi fi

Honda in difea'dell .-rioo diciamo', cbe Girolamo Rn


feelii' (5.5) aecnratimo in- qneo annovera al pi cen- ,5 omnia'
rodntd

Cb

[aini

e ingola', Furioo
vene!.

per

mente da Virgilio bapre . Ma quai mille pa ba oervato 33:33:?

iMannzio ebe da Omero pree Virgilio , enza quelli dell' :567


Eglogbe, o- Bnccoliea, de quali egli e Teocrito, ed Eiodo
ba dipogliati. Leggani le varie lezioni di Marcantonio Mo
reto , e i vedr di quanti ori, e gemme de' nove Liriei
Orazio iai -fatto corona,- comecb poco di e ci rei , per"
eb i poano puntalmente imili aarpazioni notare . E
veramente di cotal parallelo tra Toeani notri, ed i Latini
dovrebbe/i un opera intiera crivere , cio d' intorno a que
o punto, cbi pi degli ani o degli altri alla gloria de gre
ci* avvieinato i ia nelle pecie e generi di greca poeia
operando l imitazione enza maccbia di chiavit ,5 e
dall' altra parte pi abbondantemente proverebbei quant'
i* qui olamente accenno , e i vedrebbe tbe a no: in ci
ombra

50
DELLA NOVELLA
omhra
nonquiione
fa l onore
notri iantichi
,padricio
. Ne?
che .i
un' altra
ancor.demovere
potrchhe;
i? degl
Italiani nori meglio coloro ahhian fatto che nella latina,
lingua e veriz crivendo igreci imitarono , e i latini emu-
larono 'in quelle forme di greca poeia che abbiamo in.
queo lihro annoverate , che non quelli nor riferiti 'ed,

altri , i quali in vero e tocana vlingua le antiche orme


di greca e latina poeia eguirono ;e nel numero de primicer- ~

tamente a giudicio de aggi univerale Duci arehhero del


la chiera il Fragaoro ed il Cotta miei cittadini . Ne tr'a
moderni manca chi nella latina poeia iai egnalato , tra
quali ingolare i mora e nella puritei 'della lingua e nel
la dolcezza dello ilo ed in ogni poetica qualita il opra

mentovato Antonio Volpi. _Ed ahhiamo nella citta nora


non meno leggiadro lirico della latina che della volgar poeia
il Marchee Marcantonio Pindemonte,e rinovatore de catul
liani vczzi e grazie il Signor Aleandro Maldura , quali
per amicizia e merito qui noi nomi-mamo. E quantunque tal

caua copioamente dal Bemho padre delle Tocane proe


i tratti, cio i" i dehha in tocana lingua .o latina poe

tare ,dando la parte della latina allo Strozza ,edella tocana


a M. Carlo Bemho uo fratello ;non impertanto egli pare che
pi chiaro , ed onorato ia il vincere l emolo con l armi .
fue eje che con altre . Ne are di que/feo parl il
Bembo contno lo Strozza , compoitore di leggiadre latine
cerc
elegie generalmente
come il Padre
, i',- ma
egualmente
tra que'hello
valoroi
e nohile
uomini
fojje
V/Zrivtre e poetare in latino , od in tocano . E gia` not'.

nel eguente lihro daremo a divedere , qual largo campo e


nie-Ue non ancor tocca da Latini e Greci , i nori poeda
no e raccolto ahhiano , onde potrehhe are in noi l'uno pre-.
gio e l altro ,cio daveriLatini uguagliati nelle greche for
me , e nel latin veri) e favella , e ds-aver partorita una

del tutto nuova poeia , e quanto alle forme , e quanto al


vero ealla nuova tocana o ia italiana lingua. Finalmen
te queta parte della invejligazion nora che laeparazioz
ne

POESIA LBROI.
51
ne delle poeie fatte alla greca e latina guijiz , dalle vera
mente italiane nore, chiudiamo , con oervar coa ore

da altri non anco avvenfta. Concioiacb quello cbe facciam


qu noi per oprabbondanza di ragione eper copia di paei!,
' cio di eparare dalla poeia nora e a greci concedere quel

le poeticbe forme le quali a loro model/i furono da nori fat


.te ( non cercando qui noi e pur da altri i greci leqtoglidl
ro ) ci,dico,' non fece-ro gia i latini in alcun tempo. Al
tramente mi i dica, quando mai Orazio , o ,Quintiliano o

altri diero o coujarono , cbe. le loro poeie erano da greci


pree , e quando alle loro idee e cuole attribuironle .P non

avendo i latini, a penar anamente , quai niun altra novi


tri dopo de greci avuta , cbe la nuova latina lingua ; anzi
di e loro il pramtntovato Orazio,eortandogli o nella poe
tica arte .ammaerandogli (56)

-or voi gli eempi greci


La notte e l d con mano rivolgere.

56
Ortiz.
nell' arie
poet. Vo:

emplam
greca,No
dum: ver.
are manu
etc.

lo in
Maunpoidierente
lo fieocoume
Orazioavevano
avendo ioj-rvato_
latini la , comedia
cbe forerino'
vata , componendo le favole preteate e togate cori dette
da varie nti di romane vei, cbe dierente condizione, o
eta diiegnavano ,* di cotal novit cant il medeimo Orazio
quai vittoria e trionfo dicenab (5 7)
;7

0r- art;

poe

veigia

l orme de greci altere


Ardiro que' de nori nobilmente
Dabbandonare, e celebrar le gea

greci.
^ui deere.
re, et cele
bui-c dome

ica

fear

Lor proprie , i quai nuove comedie induero


Di perone togate , e preteate.
'f

Or cbe dovremo ragionevolmente dir noi italiani ( e


bene il nome e dierente , la gente e la irpe la ea )

quali non olamente i greci generi e fbrme , e regole di poe


ia ad emulazione de latini padri nori adempiute abbia
ma , ma tutte quelle nuove-forme della vera e particolare
z
poeia

57.
DELLA NOVELLA
poeia nora inventate edeeguite, delle quali nel eguente '

libro,dir cori, la iena da noi eapririi? certamente, je


l Graziana autorit tanto vale , nelle poetiche coe

non lo, ma nelle morali altres ,* dell* aver noi in


opere di maggior copia e pregio l orme greche

e latine abbandonate , e i tempi le guerre i


coumi , la religion notra celebrato , non a
_uperbia o arroganza ma giuo e mode

rato` araire e compiacimento , che can..


.

tiamo peane e vittoria. Ma per*

`far ci , bijbgna prima aai pitt


'imilmente e copioamente
che in qui per
`noi non i e`
. z `
fatto ,
nora ragione nel e
,
guente libro di
~
mqrare.

IL FINE DEL PRIMO


L I B R O.

NOVELLA POESIA
i-iLIBRO sEcoNDo:
GLI pare cbe dura c012 ia e male-geco;
le, e non anzi ingiurioa il *volere all'

umano ingegno , cui il latino poeta meri


tamente chiam particella del divino Spi
rito , alcuna meta o 'eno prefer-'mere,`

quando non fa in ci cbe alla Divina na


tura qualita i' appartiene. Imperciocb l eere dell* al
tiirno Iddio, e i rai/?eri uoi pi credere i deono ed ado
.
y'

rare, che con ragioni ed umani argomenti i po ano com

prendere ; e come il Boccaccio nqiro dice: non pu l


. acume del' occhio mortale nel egreto della Divi.

na mente penetrare. Ma nell' arti liberali , e nelle


umane cienze e dottrine, chiunque dir *voglia: n- qui i
pu giugnere, e pi oltre non gia ,* colui credo cbe poa
con la ea vana peruaione o le elle del cielo , o le are

ne del mare annoverare. E vie pi della poeia favellando


cbe di tutte l' arti a- reina , ed ba in e nn non o che
di divino , corta a mio credere e fanciulla opinione a quel
la
voglia ,tra
cancelli
rincbiuderla
e credere
cbe in
un che
l tempo
o tra
una la
nazione ,debba
eia "7151'

dere,

r:

DELLA

NOVELLA

dere , cq cbe le ue bellezze non poano in mille giu/Z


. ripullulare e moltiplicari .
uindij cbe negii anticbi :mi
tempi degli Ebrei fu da Giu ale ,ida More' e dalla arel
Ia, da Davide-,eSalomone,e da altri Profeti la divina poe

ia pet-trattata , e aquell altoegna ondotta cbe ancora dalle


acre carte trajpira. Fiori in oltre cotal arte in Egitto dove
.Aclepio [mute per autorit di Tri/'megio , ed Apollo Mua
geta econda Diadora , ed [i per detto di Platone poetaroizo.
Anzi tra Celti, ed Arabi ,eSciti che pur dure e elvagge na
zioni furono, ,come per alcuna memoria i ba, ebbe luogo

la muica e la poeia g Ma pi chiara mente nella Grecia


dipoi, di cui tante poeie per il loro. pregio, e' tanti nomi',
e memorie de poeti uoi per vanto de loro. orici ano in

ino a di nori reiate.- A quali uccee proimamente i


Romani, cbe in tuttii pregi ed arti i Greci uguaglian

no; nel valore e nell arte militare Ii overcbi'arana ancora' .4


E pur que/ii dagli Italiani nelle ee guie e- frme di poe
a cbe de* Greci. eguitarono , furono non o. e' io mi dica
pareggiati o in. parte trapaati , iccome n qui abbiamo
dimora. Ma egli i omai tempo, cbe- quale-i pellegrini fan
na agli opiti lara , a" latini e greci diamo un addio , e
qua il mare della vera ltaliana poeia [olcando , altre

terre ed' altri lidi tn ea 'uopriamo , cbe veramente pol;


_iamo dir nqri , e- cbe da' greci e latini fonti tanto lon

tani mo., quanto* il noro dal nuova mondo:. Imperciocb


dopo. il orire della latina poeia. pi di mille anni endo.
.trapaati , e nella Italia come nel reante del mondo. _
tutto. , nuovi cotumi , nuovi governi e leggi, e _ingolar
mente nuova ,_ e- vera. Religione endoi paro; a cagione
delle categorie overo eparazioni nel principio de/l altro li
bra da noi fatte , i nuovi tempi' nuova poeia partorirono.
,Qtinci e` cbe- nori ono. e~ di. nqra invenzione i Divini poe
mi di quella divina qualita, cui ora diremo, nori ipoe
mi Romanzi , nore le Paorali e Ie Fari , nori i ge
neri di gioco/i Hili , nore le poeie tutte nelle lingue idio

te. , epopolarecbe dettati: ed _il tutto nq/fro i , 2 nora


:cra

POESlA

LBRO

ll.

gf

dieiamolo e nuovo , come nato o eticamente fabrieata fb.


pra le nuove nore eoumanze , e leggi ,e tempi, e religione .
Nora pur e14 nuova lirica poeia , e nella hanza e

negli accidenti noi dalla latina e greca dierente . Senza


cbe la lingua ed il veeo , e pi [orti di paee nore ono
dalle greebe e,latine differenti, delle quali al terzo libro ra

gioneremo. Alle quali roe con novo magi/Zero e ragione vo


lem) noi fabrieare il fondamento , eor diciamo. Domanda
per io quanto d divina' poemi nori e alla acra lirica ap
partieni, e la nuova e enra , e compiuta cognizione della
vera Divinit , e la Fede , la Speranza, e la Carit , e
quam-'0 altro di acra ne' petti criiani e negli intendimenti
alberga, ia nuovo nbbiettomnova materia, nuovo argomen

to a greci ignoto ,ed a latini , non pur poeti , ma lo ed


oratori, o di qual i voglia altra arte fltir Se la eri/Zia

na Filooa, o Teologia eondneano eco una arniglia di nno,


ve idee , cbe alle eieebe menti de'gentili giammai non ri/njje
ro. Se ei mi i niegbi , io lacio a ebi lo niega il delitto in

gaigo ,n pi oltre piatzfeo ean eb 1m': [e mi ieoneede , pi


avanti minoltro, e ; dico. Dnnqne nel fbloommi/mo ge
nere dell imitare , o del poetico fare olamente conviene con
la latina e greca l' italiana poeia; ma ne generi ottoanti
d imitare e poet-are J altre eoe ,e nuove e innitamente , e
enza proporzione pi eccellenti e pi belle , l italiana poeia
dalla latina e greca dionviene . Anzi a cagione di ci,
non pure dalle latina e greca , ma dell'ebraica di gran lunga

i' diante la tocana poeia. Coneioaeb appo gli Ebrei


e non era ancora chiaramente man-ata la Deitt qnan
to alle Divine Perjme, nequanta a meri ineabili, della
Fede nora , e gli Ebrei avevano olo in enigma veduta ei

cbe noi quai interamente feorgiamo . Cbe per quel : poe


tico cbe ebberoi divim' profeti fu indovinamenta e ei ra;
ci ebe eantiam noi d intorno alle divine eoe , un e mg;
rivelazione demieri allora propoi in e~a,ora conumati.
Onde per quanto le forze della poeia nora patieono ,e pi
per'tta pittura . -E canta-vano de' loro deiderj , peran
.

ze ,

56

DELLA

NOVELLA

ze , e noi del coneguimento noro facciam veri e melo;

dle . ,Quindi i' la pori/ia volee deniri , imitazione delle


umane e delle 'divine co- , come volevano gli Stoici , a cui
meglio cotal denizione i convenije, - all ebraica, o alla

greca , o alla criiana ed italiana poeia , dal n qui det


to corgere i potrebbe . Per ci poi cbe alle umane coe
appartieni , e cbe dalla lirica nora i canta , da' poemi

Romanzi e dall' altre tutte poeie nore , ben i vede


cbe la materia e nuova per la novit de tempi, decou
mi , delle leggi, del guerreggiare , de givocbi , e petta

coli, come nel primo libro dicemmo. Cbe e a, come ra


gioneremo pi avanti, nuova la orma, cio l'arte, gli ao
vedimenti , _la maniera di poetare , nalmente la lingua

ed il vero ,* cbi ore avendo , non vorrei nella poeia no


ra
riconocere
quella
da menovitd.
non o i* piu inveigata
, d
pi da
altri a me
invidiata
i
i

Il prima nuovo genere di poeia non di tempo , ma :

De' Divi: dignit dagl Italiani inventato e il Divino poema . Cbia

INFR:: mo io divini poemi( cotal genere frmandone ) quelli cbe ,o


11,?,i in. divine coe ed operazioni imitano , come la creazione del mon
ventatizc do, e venuta di Ge) Crito del Cornazzano, e le ette gior

nate del Tao ,o i divini caigbiepremj- da Dante decritti


della D. nella ua Comedia ;o pure umane operazioni ancora-ad onore
tela_ (Io- Dio indrizzate, come le lagrinre dis. Pietro del Tanillo ,
med" il pianto della lladdalena di Eramo Valvame , le Vergini

prudenti a6 Benedetto dall' Uva , e imili. Ma dir alcuno :


qualfrma jpecqica di poeia con tal nome da te io'gna o
ignica . a cbe io ripondo: qual orma di pecica *poeia

con la voce Em da Ari/iotile 5 eprime , o da Commentato


ri ed ammiratori uoi. .r intende , quando in cotante guia
cotal greca voce r pu pigliare? Ma per-cbe nelle queioni

e dipute la dicolta con eguale dicolta non i /olve ; e


qual coa , dico io, col dire, poema Eroica , rejprime? cer
tamente un fatto ilo illure d un Eroe illure. E co
divini poemi , da noi ripiglia/i, i fatti di Dio r eprimono

invero noi , o le azioni nore invero Dio ,*. parti-doi i


pri/i

POESIA LIBRO Il.


57
primi dalla Divinit, ed i econdi alla Divinit ritornan
do . Ne perch quei chiarimi uomini del cinque-centeimo,

o eieenteimo eolo del nome di divino cotanto i _abua


ero che diceano, il divino Arioto, il divino Aretino , a

divina Marchea di Pei-ara, rea per a que/lo gran no


me, di cui maggiore non abbiamo , la ua frza levata *,
coicbe* non poiamo con eo efprimer noi i Divini poemi.
Ma dir alcuno,tanto i Greci chiameranno divini poemi,

la Teognia d' Orfeo , cio dell' origine del mondo e degli


Dei , o l altro di imil genere e nome di Eiodo , quan
to tu chiami divini poemi o le operazioni del vero Dio in
verii gli uomini, o quelle degli uomini inver Dio; ne ia
il genere di poeia dierente, celebrando ei quelle Deit
in cui falamente la lor ede ripoavai . A che rioondo
non eere appo i Filobfanti il nome , ma la coa , da cui

nacono le dierenze, potendo pi coe chiamati con un no


me , ed eere di-rentiime , come col nome d Atlante un

monte ed un gigante e' appella . Anzi ciche appellarono i


gentili col nome di Dio , non lo , o ne' pur ; ci che

chiamiamo noi con tal- nome e veracemente Dio ,~ onde *


guendo il nome la natura della coa , i poemi nq/lri eno

realmente , i loro falamente divini . Odo dirmi i ancora: il


divino poema e egli rappreitntativo ,o narrativo? Pocia
che' e il primo , eccoti la Dramatica poeia, e il econdo
eccoti l' Epica ed Eroica, che ono amendue grecbe orme.
A ci per noi i riponde , non eere i poemi Divini nori
rappreentativi , quantunque il Mazzoni nella difea di Dante
voglia the Dante olo rappreenti la ua comedia , come
dalla Caandra , o Aleandra ola di Licofi-one la trage
dia di imil titoloirapprejintava , e l Accademico Aldeano,
cio Nicola Villani tenga che nel divino poema di Dante le
orme tuttei raccolgano della antica , mezzana ,enuova' co
media , anzi poi in atira lo trarformi dicendo . (r) Hav- ' 'i ,e M

vr l'ale di Orazio . Havvi lo omaco e l' ama- **e-z* .bic


rore di Perio , e di Giovenale , &(. del che par-Poe "o"
lcrcmo pi avanti . Ma ne pure Epici imo i divieti poe
mi

'98
DELLA NOVELLA
mi nori , quando non abbiano altra ragione cbe l' ec.
re narrativi,- non facendoi dal olo narrare il poema
Epico, come ognun a. Dunque i divim' poemi aranno ge

nere dierente dagli Epici o Rapprejentativi de Greci. Ma


;krraccontaero le impree ,o fatti .di alcun Martire, o San
to, non aranno eiEpici .P Ne pur ci noi crediamo, an-~
te la denizione del .poema eroico: eer egli narrazione
d un fatto illure d un uomo illure; ,ma fatto umano
e con le le forze della natura , .non gia della grazia

internamente infua a ne condotto. E e Giove combatte


-oa contro di -Troja appo i Greci poeti , e Apolline a favore
*di Troja ,* e e Tetide ajtava Achille, e Venere Enea, co

.tal forza e aenza non era in e apranaturale .ma tale


creduta ,- e ne pur era internamente a combattitori infui:
ma erineca . La dove la virt della grazia veramente
zoranaturale e nello interno rinfbnde: Cbe per non conve

xnendo le idee di fali) e vero wcoro e ,ne meno quella di


iinterna infuione _e _di ejerna ah'enza ,ne pur converanno

'-i ubietti di Martire o Santo , c di Eroe . Ora il primo


Divino poema da Tocani inventato , e we il primo , pa
ciacbe non bavra ne maggiore ne uguale , fu la Danteca
uz': comedia , della quale endo tanto ato detto n qui e in

clmmum difea ed in lode , embra cbe al detto nulla di pi fa a


Rfid-Hc- aggiugner. Noi per que/Zone diciantadt nuovo , cb ella
ftll .lo mer-:tam l autor uo, pi giuamentel elogio fatto da \ )
riujrimump, Vellejo Patcrcolo ad .Omero , con quee parole. Rllu e

""""' di poi il chiarimo. ingcgnod Omero, il qual u mai


& "8 mo enza eempio, 11 quale con la grandezza dellopere

rime operum,
cuminum

f?lu-*Prem- e collo lcndore de veri olo d eer


rl poeta me-

. `

, .

ta .chiamato
.

;noia-'Lana merito , nel quale queo d_-mgne e _di ommo


mum ea', corge che n alcuno u avanti a lui, cul egli :miraf

23?: ML" e , ne alcuno dopo di lui i trov che lo potee imitare .


mazzi?, E veramente noi, parlando di Omero, appiamo cbe ~avan
: q tz a lui vi furono Greci poeti come Ariea , Dembdoco a
eum imirati Eprmenide , Meliandro, Orfeo , Olene, ed altri, ma de

M** '" loro veri o nulla , o olo alcun detto abbiamo , onde
non

venni e.

p0 ra

POESALBROII.

5)

poiamo co' i loro i poemi d' Omero paragonare. La dove

de Tocani avanti Dante memoria cbiarima abbiamo ,


ne i pu dire cbe da alcun d' ei egli abbia ne in tutto,
ne' in parte p'eo . Cbe poi ninna de nori a Dante ia '
aggiuno , di ci iamo certiimi , quando in egual nume
ro ano azi dopo Dante i tocani, cbe dopo Omero ipoeti gre

ci . *Oerviamo pur noi ipra la poeia di Dante, coa for


e non ancora ne dal Mazzone , ne dal Zoppio , ne da i
commentatori-tutti , o da" difenri uoi oervata ,e cb!
mirabilmente fa ad ealtazione degl italiani nel genere pre

ente de Divini poemi . Certo cbe i poeti tutti o Latini,


o Greci , odi' qual/?ia altra nazione ,iprendono communemen
te ad imitar coe umane , e delle quali ognun cbe ci vive
ha o pi , o meno , come tcono i Eilojofanti, cbiara, e di

`{tinta idea. Tali mo guerre ,i palagi, elve, giardini, uo


mini', e donne, mari ,,monti, umi', citta, edaltro. Dan

te olo i prende ad imitar ci, e a favellare di ci , di cui


nel/e menti umane alcuna idea non alberga, o. cori comua

cbe ne pur corgere

pu non cbe dipingerla` . Cbe e i

pu dire cbe favellanda dell' Intrno, da Virgilio cui pree

egli per' Duce, pigliajje ancora l eemplare e le moi- ,.. po


ciacb dal Guerrin: mechino- Romanzo Spagnuolo avere
egli preh l invenzione, come vuole (- 3,),Malatca Porta,em- ,, m

bra z/lia; quando pure' l una o l altro ze , e ebi mai REHM]


de Latini, o Greci, o d altri, del Purgatorio, o del Pa- fifa-3333.1*
radi poeticamente favello ? e del Paradio /ingolarmente- 35._
cbe la terza Cantica del uo cvino poema,equail ulti
mo atto della ua favola, dove tutto il mirabile e bello ed

articiojo ripde ;v del Paradii; , di , cbi altri , o- _i .lun


, gamente- , o con tal ero. non' di poeta ,, ma d* anima_

beata favell .P veendo il tutto-di moti, d armonie, di co.


lori di parole cbe di quel luogo d immenagloria e godimento
non gi fede ma quai evidenza -ci fanno .- Cbe per i va~
gamente dipinger ci , di cui ,nelle umane menti imagine* non

alberga ,- 'la ;vera qualita della Danteca comedia e* la di

lei vera lodefno'n gia come diceBernardino Daniello, (4) nel! 4' C- 43*
i .u
`

,q
Sdf-'3'."

L j

l-fxil'i- T

` 71'341? 'in'.

60

DELLA

NOVELLA_

la ua Poetica, porrei Virtuoi che erano da Dio premia


tiin luogo palui che pobile foe vicino, e aHo
incontro i vjziofi punire in luogo da eo lontanimo.

Pociacb come la fede ci inegna ,il fatto pur coi/la, ma


il ottoporre ci agli occbi con maniere pellegrine come fa
Dante , que/foi il dicik- , e tutto invenzione, e novella
poeia del uo divino poema, appunto fatto come dice il 'Pi
gna per li contemplativi , gente con cui non aveva ancora

alcun poeta parlato . Li per farebbe luogo- di favellare


alquanto contro di que* critici , cbe non x per qual deino,
fore pi crudi-[mente mori-ro la pi bella delle Italiane poe

ie . Tr'a quali lunga Ragione bo opettato cbe il Caa il


_uo Galateo crive/fe , non per indurre creanza di bei co
tumi in un giovanetto , ma per maccbiare , e mai _li po

tee , la bella gioja della Dantefea Comedia . Ma Carlo


Dati in una delle ue veglie Tocane difendendo Dante dal

e accu* di Monignor della Gaja, noi qui pi oltre ne*


di lui , ne' d altri favelleremo ; oervando lo cbe n*
fe niun- poeta della nora , o d' altra lingua ebbe tanti
dettratori; colpa cred io dell invidia, cbe loro fece mor
dere quel bello e quel grande cbe non potevanosimitare .
Tal mi ricorda aver io veduta nel Monaero degli Olive
tani preo a Bologna intitolato S. Mcbele in Bo c0 un'
opera del Caracci , in cui i dipinge ovra d' un ajfo un
Diavob cbe col anco e col gomito e con' tutto- il corpo
lo preme, ti cbe pare l ombra aver peo , e la pittura
gravezza, la quale i Copiatori, o altri pittori punti da in

vidia non avendo potuto imitare I hanno con- rro o altro


argomento- :fregi-eta . Dice il Caa nel uo Galateo cbe
pi dolci e pi gentili ano i parlari e le forme del *Petrar
ca di alcune Dantecbe , e che quer inducono pi l'aide
immagini nella fantaie , il cbe il Petrarca non fa . Ma
non i novvenne il Caa quando ci eri/.- dell Oraziano
avvertimento , cbe dal Poeta, vogliono le coe- laide eer
laidamente dem , e le gentili gentilmente ,* onde ne' pur

arebbe il Paradio di Dante bello , e I' In-rno uo ed il


'

Purga

POESA LIBRO lI.


6!
Purgatorio jozzi ed abominevolo non ofero . Paragonin
non che altro i due pai lano di Dante nelllnrno ( 5), L m
ove i fa contare da Franceca da Polenta gli amori di 313;?
lei col cognato., e l'altro del Petrarca nel.Trionfo d amo
re (6) , ove il Petrarca ef /i fa narrare da Sqfbniba gli mis-:13"
amor uoi con. Malina, e certamente vedrai da-cbi ret- ITT-p.

to e dijapaonato giudice ia , qual de dae poeti pi a//a


qualita della gentilezza faccai , comeclt da qaeai ce
Iebri annotatori del Boccaccio (7) denaminaro i1 Pe- 7, M,...

trarca il gentil . poeta


. Ma laciando i- paragoni
cbe n0n4FP'""
. - .
_
U 17150
i convengono, e: Critici di Dante che app@ chiunque ab
bia grande e gin/ta idea di poeia maccbiare al poono ,io

per me eirno che quando il.uo , Divino poema i chiami , e


di eo principalmente quel genere i formi., citi di opra
fabbricato abbiamo , iccome della lliacla Arzotile ingo
larmente form l Eroica poema ,e certamente. fara allora
fuor d'ogni dablaiorcbegli n atira a r come certuni vol
[ero , ne poeia, Epicacomica comer'il Zoppio crie (8), e che 3 ,mm

nelle ue qualita con niuno de greci o- latini generi con- cu].


venga: anzi che dalle molte. e [ange- n ora accue date

gli , o quiioni intorno. ad e-injrte pi piazzamenti. i

poa difendere . Che e lo eb autor [uo comedia la ia


tol econdo quel vero
che Ia' mia oomeda cantar non cura (9)

9: o. `
Inferno un!
w I].

cio non fa mai merce le qualita,- o genere del poema',


ma a cagione della _tilo , o di- certa liberta. 'che gl Ita

liam'- prero di nominare- a lor ~piacere Ie- poee;.e _o-y


vienmi una italiana media antica aver veduta , di cui

il
Prolago
parlando,no-velletta
la chiamadegli
, come
il Boc
caccio
intitol.
comedia
quel uo raccontov
amoroi
fuc
cei d Ameto. Ed i nori chiamarono capitoli certi poe
metti Iirici 0 itirici , titolo-cbe pi alle profe convien .
Anzi alcuni de primi Italiani chiamarono tragedie le paee
tutte in alt-;mo ilo,e comedie {e critte Mezzano-Inizi,
'
e

62.

DELLA

NOVELL

ed in baa favella , come Plinio il giovane nelle ue lettere

;fb-OTT:: (ro) una altiima villa die chiamari- tragedia, e comedia


*milk-em all' incontro un' altra fabricata in pianura, e ci n* da

diveri calzari. de' Comici e Tragici nominati in quel verj


.I

Materie da coturno e non da occo

Con. queo medeimo nome e genere di Divino poema i i)


liene la pi vera opinione del Pigna , che la Dante/ca
come-aia abbia per uditori uoi i contemplativi nori ,o nuo
va pecie di gente, a cui non era ancora ato indrizzat

to poema o critto; e non gi abbia per acoltatore il po


polo, come volle il Zoppio , condotto fore a ci dire dal
nome Dramatico di comedia* ; onde anca il llazzoni cu
rando'i di difendere il nome- e non la coa , otiene con
poca verimtglianza- , che Dante per/bnaggio jblo tutta la
poa rappreentare ad imitazione della: Aleandra di Li
cqfrone .. Nel che poi il Zoppio medeimo i contradie, di
`endo-do che* il Dante- era poeta quantunque materie lo
fche trattae; anzi tanto e? inoltr nella ua contradit
toria dia del' Danteco poema* , che oenne- non. eere
barbari i termini o voci colatiche ,t trattandoi di religio
ne; percioch Dante [bventi volte le ua nell eoorre le
ue dottrine . Ma i parlari e* voci cala/liebe le ieno , o
non iena barbara, - i intendano, o no, noi qui non ri
cerchiamo ,'- dciam- ilo che il Zoppio non tappoie col voler
dire che il Dante-co. poema aveva per uditore, il popolo ,
quando nello. eo tempo di'ndeva Dante dell aver ua
to i termini o voci colatiche , anzi ne' meno lo alva

dell' aver Dante- trattato le- materie Filooche quali prova


il Zoppio- a poeti non diconveniri: . Percioche` o Dante ha
uato i termini e voci colaiche', e- di materie Filojiche ha
trattato , ed allora non poteva avere il popolo per acolta
. tore-;0 egli aveva il' popolo per acoltatore ed allora non po

teva le' materie loqiche trattare,e molto pi non doveva

uare i termini efcolaiche voci, Onde al propoito noro ri


tornan

POESIA

LIBRO

II.

62

tornando; il poema uo non umano ma divino poema ,, e


gli acoltatori uoi non eno i popolarecbi, ma i contempla
tivi . E per convalidare il genere norro de Divini poemi,

come olo , e altro del tutto da divini poemi greci e latini


ojervii, cbe avendo il Patriei (r r) per materie ejoggetti la lu of!?
poeia Greca `divia in divina, naturale, ed umana, della {SSA-Ja.,
prima ragionando dice . E iaci lecito di uare queo
nome di Divinit , in quel gnicato che i latini il

preero , quando 'con eo , c i Dei loro e le coe


de Dei vollono dinotare , poiche altra voce non ci

puo queti concetti (eprimere . Dunque conr il Pa


trici di cotal nome Divino impropriamente uare , parlan

do della greca divina poca . Dunque noi qui propriamente


l uiamo; parlando della italiana, e corripondendo il nome
con tutta proporzione alla coa. Cbe e Dante talora le dot
trine ue co termini colaici ragiona , noi non diciamo col
Zoppio cbe qui-'termini o voci non iena babari , ma cbe
ne tempi uoi il poeta noro egui il aume d allora , in
cui cotali loinci parlari orivano , perciocb nela vulgar
lingua uavai nelle cuole , ne la latina era ancora al uo
antico valore avvicinatai ; onde i matti, e voci d Avveroe
erano dall Oriente nella Europa trapaati , e i uavano
per lo pi nelle Univerit ed Academic , non di Parigi o
lamente , dove alcun vuole enza ragione cbe Dante appa

rajgma nell' Italia ancora. '(12) Ed ecco pure come Dan- cn-.449;
te i dqenda dalla critica del Caelvetro , cio dall' uare 2:14:15;

corte comperazioni o traslatiom lontane dalla capaci- TPM


t ed uo comune del popolo , anzidal dimorare
37?::
per arologia le agioni dall' anno, e l ore del gior- cmnu-

no e della notte , come pi opra aveva il Caelvetro a


Dante oppoo. Pociacb il uo divino poema , e gli udi.

tor uoi imo i contemplativi . Ma paiamo pi avanti ,


e _facciamo pi camino del Zoppio , o d altri. Perciocb egli
mi fa l argomento dell ln'rno, o ia prima Cantica della

divina Dantea coincida . Un valoroo Filoofo dato


alla
contemplazione
della xizioa
ovita umana
, cende
' '(3515
i
l 21
.
al

64
DELLA NOVELLA
al conocimento della pecie di ea , e di cerchio 'in
cerchio, di _bogli in boglia riguardando , vede l'ine

licitad ove cadono i viz-ioi , da cui partendo i ritor


na a migliore contemplazione . Ora pigliando-in buona

parte cbe la poeia di Dante ia contemplazione poiche` ci

vero, e al noro propoito mirabilmente fa, -convien di pi


avvertire qual Filofb e Dante, e qual Flloba abbia
dato alle ue contemplazioni , e al ;uo poema argomento ;

onde naar, cbe il uo poema divino ia e di genere, non


olo da tutte le tic di poeia latine e grecbe dierente ,
ma etiamco delle loro divine poeie . Carta coa cbe le et

te tutte o cale de Filobanti nella criiana Filoa imo


terminate. E ci non gia quanto alla contemplazion .delle
.coe naturali, o all' arte laica , o ebalettica cbe di que

e l una le interne pecolazioni, ~l altra le eerne dipute


conidera , ma quanto alla vcienza morale cbe ragiona 'del
male e del bene, del giuo'e dell' ingiuo , de vizj e delle
virt , la qual arte o cienza , comecbe per teimonianza
ui C; di Cicerone (x 3) e d altri da Socrate~in Grecia i dica aver
..pn-m. delle avuto origine , il quale il primo dall' ocurit della natura ,
Academic!
...mom e dalla ttigliez'za di diputare alle coe morali trasfer la
Filoqa ;non impertanto prima in Italia era nata nella
cala , e nella' diciplina di Pitagora , o fore pi avanti tra
.rane

n:

quelle nazioni, cbe i Greci barbare chiamavano , come Egi


zj, Periani, Caldei, da quali Clemente Aleandrinomon

14.047.48.5b4 altri,dice,cbe in Grecia tutte l Arti , e cienze i deri


fi, varono . Cbe per eere nella cri/iiana Filooa tutte ie'
bmo Tu- lohe terminate , maniramente provano ed Euebio nella
:Fm PWPZMZOW al Vangelo , eClemente Aleandrino nelle uoje ,

nlgtgpzenuz e gli atti de Martiri cteltt , e inceri , (44) [dda-W gli


l

'

'

'

-, atti interlocutorj tra Ruico preidente , e S. Giuino mar

:::gzzz- -tire,qttei cos dice. Io ho procurato di apprendere ogni


m "Per-orta di diciplina , ed ho perimentato ogni erudxzlo
ll , pou

;3;_\;,=r0 oc, nalmente Iinituto de Criiani ho abbracciato.


H

llll.

a dic. Ma certamente cotal diciplina e lqha eere dall' altre

?SKK-4" degli antichi loifanti di pei; genere d/rentiima ,


.
vano

POESIA LIBRO Il.


65
vano lo pendere parole in provarlo . Ora non altra lo

a ree Dante loofo , e non altra diede il onte ela


orgente alla divina comedia, o a gli altri che noi chiamia
mo divini poemi . Ci vide profondamente pi d ogn altro
il Gravina (15) , e lo epree ingolarmente dicendo di :lg-Gavin;

Dante: dedu'e la ua cienza dlla cognizione delle coe :GHZ-***


divine , in cui le naturali, e le umane e civili come in "
tero criallo riettono. E pi avanti : Tai mieri
( cio della otanza incorporea ed innita che Dio ) volle

Dante nella nora lingua da luoghi e tempi lontani


im traportare , e la ua poeia conecrare colla Reli
gione e colla Teologia rivelata e celee molto pi de
gna della naturale de Filolb , e de primi poeti . E
veramente il Gravina chiariimo lume di tutte le arti e

cienze , con la corta del looco dicoro ravvit la Dan


teca loa , che altro non chela vera criiana teologia,
e cuopri eere quello di Dante altro divino poema, di ge
nere e pecie da quei d0rfeo,Lino, Mu'o, ed altri. Ma
certamente :corgere e vedere cotale diverit non i pu ,
enza quel lume che fa , e da l' eere alla medeima diver

it . Onde il vederla , e aperla dipiegare non da tutti


coloro che n qu dellArte poetica italiana, e nora cri
ero , parecchi de' quali nel primo libro habbiamo nominati.
,Qunci il Gravina medeimo pi d' ogn altro in queto tav
vanz ( coli avee egli altri generi della poeia nora con
derati , eparati , ed illurati ); e nella politica conidera
zione del Dantefco poema meglio del Zoppio sappoe . Per
ciochi dice il Zoppio ,che Dante (16)per lo inferno decrie ,, a.

la Democrazia, per il purgatorio l Ari/Zocrazia o governo ggjf


degli ottimati , e nel 'paradio poji- la Monarchia, netal ua D111" .
ragione proporzionevolmente o chiaramente oiego( La dove
il (I7) Gravina ottimamente ravvit lo ato politico vizioa .Cu. [In
dell italia tutta , ritratto nella divi

a comedia a cagione Dell- u

de Guel , e Ghihellini ; e quanto alla morale , conider BMW


per entro al poema di Dante lo tato pirituale e penoo , e
purgativo, e beato de morti , a cui corriponde lo ato prez
ente

66
DELLANOVELLA
ente de vivi, e nel vizio, e nella pnrgagione, e nella illa
minazione . Ma di pi ,' oltre a tutti gli altri trapa il
;ZZ-$352:.
-I- Carte la
(18)
quale
Gravina
certamente
nel conocere
non lo ile midollo
dierentedella
da Danteca
quella che lt a.
m

rono i latini e greci , ma da tutti gli altri italiani poeti , e


mirabilmente a quella degli; Ebrei , e pqti i raiomiglia:
onde a mio credere lo ilo *e parlare de divini poemi ingo
larmente i dovrebbe attingere laciando ogn altra orgente .

Il che e dagli crittori dedivini ;poemi notri i facee, quin


ci ancora apparrirebbe l' ampiezza della poeia italiana no

ra , cbe oltre le re particolari bellezze accoglie tutte le


latine e greche , e brvola inoltre ad attingere acque e be
re a divini fonti degli Ebrei . E mirabile e il paragone che
'9? cme fa lo teo Gravina (1-9) tra Dantced Omero, endo que
179.
.
.
.
.
.
~
gli a gag/Zi imlle nella Vezza della rappreentazione,
dimlc collo ilo uo contatto, acuto, c penetrante;
quando -l Ornerico aperto ondeggiancc e pazioo ,

Finalmente dintorw al titolo di comedia cbe Dante al ito


divino poema .inae , non va come gli altri vaneggiando ,

.a ?513: ma dice (zo) cbe perch Dante _rauomigla non o


:gian poe- lo i grandi , m i mediocri e pcxoh e ogni gcncr di

perone.: perci riucito quel poema imile a quella


dArofane e d altri antica comeda . Ma pare e cio
vale/e , contenendo/i cotal raomiglianza delle perone bae
e meccaniche per entro quai ad ogni' Epico ~poema , e molto
pi al Romanzeco ,converrebbe comedia nominarli , onde noi

torniamo a ci che da principio dic-emma che il titolo dato


al _divino poema di Dante i ad arbitrio, non gia per me
rito della coa , o per altra patente ragione. Senda cbe e i
miri loilo del poema teo , egli ha tutte le forme, ora tra.
gico , ora' comico , ovente atirico anzi ancora lirico nella
~loa'e, ed elegiaco nel dolore. Un' altra raomiglianza pare di
evidenza grand-ma vt il Dante nel no divino poema, e

queta prima fa ,favellando egli eji , uare varie voci de


particolari linguaggi di alcune nazioni o luoghi d Italia, co

me voci Lombarde _e altre ,' onde ricordami nella citta mia


aver

P-*o-ESI A {L-I mes-a 1 i?

'67

aver dito dire a Don Aleandro Rieeari' Napoletano nelle


umane, e divine lettere e li e veratiimo , ehe dtndo

egli da. molto tempo di pub :tare la Dante-ea eoine ia eon


ingolari e` nuove dichiarazioni, aveva appqammente fatto
'viaggio in diveri luoghi d Italia aneo fuori di mano , per
intendere dell origine ed uino memoria di divere *voti dal

Dante uate nel no poema e darne nuovamente conta .


,Qlfdl chiari-?inno Momo ed in ogni pregio d' intel/etto e eo
umi rariimo., nella patria mia. ree poi l anima al Crea
tore , con pianto noro- ,. ma danno di tutto il'mondo, ehe

a buoni ed a aggi .e wah] patria. Ora oltre all' tifo in


parte di tutti gl' italiani idiomi adopr anto Dante alcuna
volta lefavelle traniere 5 eome indneendoa ragionare in lin
gua Provenzale Arnaldo. Daniello- .. (2 x) E e012- nando ,gc-lc

nella prima guia, Omero igm'tz, e all' Ariton/ico precetto mioaggiune ,~ .pi perehi ollevati ingegni allo eox grado di
perfezione pervengono enza lnno dellaltm apere, the per
aver hadato o all' Omerieo eempio , o all" arte* di Ariotile'.

Coneioiaeh naturalmente vide ehe* il far altrui fave/lare


grande evidenza , pereioeh azione dimzra ,, ma il far
altrui. fave/lare nel ito propnio- e nativo linguaggio- mag
giore evidenza e doppia, perche partieolareggia l azione inv
eio ehe cos proprio , per eempio del Provenzalerehe non
pu eer d' altri . Nel emina poi qu e" la alcuna delle
voti pat-ane devavj luogbhxhbe la mit-a a dar gnale- del
ito peregrinare ,per l Italia-7M gione delle Fazzini de
Bianchi e Neri, per eni egli
di Fiat-enza torufeito,to
me appunto Omero , .ehe 'al dire del Caelvetro nelle giunte
al lihroprimo delle Pro/e zkllendho y a tutte le Citt
della Grecia foraero e cittadino ."Anzi'in totale evi
denza pi d Omero il Dante e avvanz, ingolarmente la
dove parole non intee fa a Satana pro'rere ,* nacendo eo- .
lai l eetto oeroato da Tacito ehe la conociuto e frain
tef,pi mirabile ia. Ma _e bene nel ilo-Dantejeo poema
abbiam noi. no a qu .oervate ed illutrate quelle qualita!,
ehe a parte rmano il genere notro de' Divini poemi, non
negbia

68

DELLA

NOVELLiA"T

kegbiamo per , cbe allo 'b genere ridcir non i poano ,


oltre a nominati di opra ,. altri ancora, come il ,Quadrire
gio ai cui tieni cbe fa autore Nicol Malpigli- , la *vita
di Giueppe del Dolce ,l Angela-ida del Valvajone, la Trion
fatrice Cecilia di Fra Baiano, Caelletti , poema cele
brato dal Tao giovane e imili ,' non~ intendendo. noi qui
c. comporre una Libraria ma una Poetica Ora terminia
mo quea materia e genere de divini poemi col* muovere e

eiolgiere- altrer- una qmione che' non avra novita nellef


er moa , ma nell eer- dzeiolta. bemiu Sembra a prima
zi/ia eofa rana ed irraggionevole ebene divine' poemi sin
neino le favole profane. Cbe per Giulio Ceare Scaligera
nell'arte ua- poetica riprende il Vida ,. ed il' Sannazaro ,
e dice che il primo nella Cri/?da- l altro nel parto della

?igm-;rif Vergine aeneri doveano (zz) da ogni di Briareo ae Cen


qufqznn tam-i , delle Gorgoni ,. o Scilla ,. della Snge., e chime
mmei , a: ra, dellIdra ,e e delle Arpe . E- prirna dello Scaligera il
Centauro
maz Gor- Cafielvetro (z 3) oervato aveva che dapoeti nelle religioni non
Sci].
.eonum
;bmw/i
dove-0a prendere errore, e- cbe la religione` Criiana non
Chunin:
'
a m a riceve per credenza
n Fate , ne Panni, e per condan
:f na l Arioo che induce Ricciardetto di Religione Criiana
dumgxil a dar ad intendere alla Fiordipina di religione Maomeza

:xi-o_ Bai; na d' ejvre ata trmrmato di emina in machio da una

;hih Fata in premio d' averla liberata!` da cm Fanno . Ma


gfi' 3;:: prima dell' 1010::: dell' altro Gio: Battia Pigna ne Ro
3*
manzi erittoaveva che ulla religion nora ordr a
vole non lecito, e che il mecolare le dcit de Gen

tli non a noi a propoito, per dice ,non lodo d ar

pi ne 'termini della paata poeia pcroch ch da


cherzo nelle coe pecca che di valuta ono,non dal
,lo cherzo difeo. A tali dicoltamon E ;i age-vole il rif;
_ pondere : quantunque lo Scaligera addnea lo eoncio enza

apportarne eagione , il Caelvetro oltre lo [cancia apporti l'


improbabilit : a cui ne dir i potrebbe ehe Riceiadetto
dell Arioo olo alla Fiordihina vole-va far toccare con ma

g@ la ua ragione o verita , non gia al Caelvetro. Ma il


Pigna

-POESIA

LIBRO

II.

69

Pigna oltre lo eoneio el improbabilita adaziee una dicolt


prea dalle *vicere della 'caua, come i uol dire. Pereio'
ehe non i vogliono meeolare le Deita de Gentili ton le
coe acre de Criiani. Non impertanto la dottrina morale
ed il eme delle virt eontenuto nelle favole de gentili ,
pu rendere anto a divini poemi lecito l'u) delle favole
ejfe. Onde come dite il Gravina , per tal eagione non dal
eonvenne a Dante il mecolare nelle eo/ture gli efempj della
Scrittura acra eon le orie profano* , ed ancora ton le fa.
vole', ed aggiungiamo noi , per ei mamamente ebe ndo i
eontemplativi gli uu'itori, o lettori di Dante, uppone the

il mtieo eno appiano dalle favole eparare . Un' altra ton- .


'veneuolezza eragione addurremo noi da piu alto prea. Dal
Ia criiana dottrina, e dalle antiche orie de Martiri noi
appiamo the idemonj negli Idoli de Gentili albergauano ,
qual otto nome e gura il' Apollo , qual di Marte, e qual
di Giove , e the otto tali embianze ripondevano eome Ora
coli . Cbe per alla *venuta di Cri/io , e talora alle parole e
preenza de' Martiri quelle Deita o Ido/i ammutirono e eao
dero inanti': ,Qtinei e i meeolino le Deita de Gentili
ne divini poemi nori , non gia in atto di potenza o di be

meare, ma di ingannare e dejere oggettati- e vinti , non

ar coa didieevole ne alla dottrina nora ne alla norn


poeia , ma all una , ed all' altra proporzione-vole . E ne
meno e Venere o Amore i indueano aluingare , e talora
vincere gli uomini, non a ei eoneio ne poemi ~, o fuor di
propoito; ndoeb ti rappreentano _la pojjanza della tenta-t
zione jeeondo la nora dottrina, da Dio al Demanio contea
contro di noi , e talora la nqrt fiale' umanit ,i fb# da"
quella i lacia jb-oerebiare. Onde da quei e* da prefati
gna/i a piano lo corgere e i poeti nori peeebino i,- olno ,
nel -r-oir della Mitologia de Gentili, e e appoi *ie-io,
o no ue' critici the dell' u/ di ea favellarono;
- il `I I.
7451- ''
amo al genere' della liriea nora , e-oeggia -Delgene-

mamme; a dalla greeae latina dierente. 11 cbe per~ dijfnak


{aprire non ti rtniamo qu ul nome ai lirica , to em' colrca .
mune

70

DELLA

NOVELLA

mune-mente cbiama , o di Dicirambica , come Ariotile e

i Greci la diero ,, o di Melica, corne- il Mnturno la nomi


na :endo-cbe il nome oventcmente come in altre am' e cien
ze ,. cos nella poetica erve talora d' inciampo e d impedi
mento. al vedere l eenza o qualita, , e le differenze della

coa .. Che per camminando noi dirittamente- all eenza


della lirica. de" Latini c Greci', quea pi cbe da ogn a!
tro fu. comprea e particolarcggiata da. Orazio nell'arte poe
24. Orazio tica con quei veri (24)
nell'arte
Mua dadi:
lidibus Di
'os , pue.
toq- Deo
mm. E: pu.
gilcm "da.
mn, a: equ
um cenam
n: prmum ,
1c iuvenum

D la mu a le cette a celebrare"
Gli Dei, lor gli, il. vincite: del ceo,
Bl cava! pi veloce , e i giovanili

Amori z e '1 vin padre di. libertade.

cut , acli.

ben vin: t:
ue.

D" intorno a- que/ie materie x" aggirano tutti' i nove Iirici


Greci ,o- dieci,o pi dopo. Omero, anzipmero eo ,. quan

do. gllnni cbe- fotto, il :i lui nome- corrono, ano. uoi; an


zi avanti df Omero , degli ei argomenti con Ia- lira can

tarono- ed Epirnenide-i veri di' purgagione, e' Mueo , ed


Orfeo-gl' inni ., Cbe- e' cercar i? volee-qual pecie di' poeia

avanti ogn altra nacec- al mondo , abrrnar-dovxebbe cbe


la lirica- ia: ata la prima .* e ci. non olo per gl' inni all

altzmo , e vero Dio- cbe ne' acri libri delveccbio- tea


mento leggono- , ma percb non endovi ata nazione a].
cana cotanto barbara- ,r come dice Cicerone', cbe non abbia
adorato
, altra
credibile
veri ed
il poetaalcuna
primaDeita
d' ognv
coa.e*averi/{mileIodar le cbe
loro i.Deita

volge/ero. E. ci dirpu , avendo per* duce la verita od il


probabile , non gia a cagione del favoloo Apollo, , cui il
ax. Arte Minturno (z 5) mecolando la poeia con le profe, dice ave
poetica

re innanzi ogn altro il Melico- poema cantato .. E ne' pur


Minturno
Cam [Cl.

qui le pecie dell antica lirica' ricercberemo ,- cbe dtrambi


ca chiamava ,_ cantando il nacimento di Bacco ,_ c Na
mica qualora inegnava le leggi cbe anticamente compren

devano ne" ver/i . Ne' e la lirica medeima avee ildfak


mo o

POESIA

LIBRO

II.

7:

modo narrativo , come vuole Platone , e devarj modi di

canti euoni e cori accompagnanti la lirica Poe/ia lacieremo


di dire . Onde alla propota materia della greca , e latina
lirica ritornando, allorche` fit l'una, e laltra nel uo ore,

diciarno econdo Orazio che la materia della lirica furono e


gl Iddj de gentili, e i loro glivoli cio gli Eroi, e igivo
chi , e publiche e o allegrezze , e gli amori , ed i vini.
Nell' ampio ,giro delle prefate materie tutta la lirica lati
na e greca , fi racchiude. I givochi Olimpici ad onore di
Giove , i Pit} a ,lode di Apo/line , i Nemei di Ercole , e gl'
.{(imj di Nettuno , furono da Pindaro celebrati , e Pindaro
principe della lirica greca comunemente i tiene ; non aven
do alcuno pi oltre di lui e/ii termini della greca lirica,

percioch cant ai pi le lodi delle Vergini, le coonazioni de


.RE , le allegrezze de conviti ,le lodi degli Iddij , e gli onori

de morti. Alceo ,pereguito accerbamente i tiranni , e ra


gion d'amore, e di cherzi , edi uoi biaimi poono alla
lirica lode riduri , come i retorici al dimqrativo genere ri
ducono il bialimo . Ste/?coro Ciciliano cant le ,guerre ed il
valore de cbiariimi capitani greci a Salamina . Sao ed
Anacreonte a amore e di Bacco Iiricamente ragionarono:

aai gentile un' inno di Arzfrone fore di tutti i detti il


pi antico cbe cati ha
O anit che ei
Dea di tutte le Dee,~

Axel che de giorni miei


Mi rea , alma mia Diva,

Fa che con ceco 'lo viva .

Di Alo-o di Miceli-ne i belliima ;dial entenza


Quel , che nulla ia troppo , troppo dolce
Ma tralaciando noi e que/ii e gli altri lirici greci, ed a latini
venendo, cbe da greci le leggi e la religione elarti ereditaro
2.
no,

77.
DELLA NOV'ELLA
no, ritroviamo non altra eere la materia della loro lirica ,`
che la prefata di Orazio . Egli loda Mercurio , e Bacco , e
Ceare Auguo uo Signore , adempiendo in ci quel uo detto
pueroquc Dcorum. Invoca Diana e Febo e Venere, an
zi ena'e a cantare le ville ,i onti, la modeia , la libera
lit , el ozio. E altretanto aveva avanti di lui fatto Catullo ,

.cio d intorno agli ei uhietti aggirata aveva la lirica


ua . E coi), dopo lui Marziale e gli altri , i agmenti de'
quali , ebbene non tutti , i veggono nella raccolta di tutti
,5, emma' latini poeti ampata in Ginevra (2 6) e in altre ; e non

che nelle coe .di Amore io corgo che egualmente ;greci ed


i latini nonebbero molta vaghezza d one/tti- . La dove i li
,rici nori laciando i piu bai , ed in pochiimi luoghi i pi
antichi , un' arnor ollevato e nobile e Platonico eoreero .
E queja una delle dierenze della lirica nora con la Ia
tina,e greca , ccome tra poco vedremo. Ora coniderate le
liriche latina e greca , la nora etiandio parti-tamente con
ideriamo . Primamente iccome idiuini poemi nqri , oltre
al cantare l opere magnifiche di Dio inverh gli uomini ,
cantano altreti , come veduta abbiamo , l opere degli uomi

m' invero Dio , con` la lirica nqra gli aetti umani cri
me riva/tia Dio , e anco leoperedi Dio celebra , ma pi

brievemente , ed enfaticamente diro coti , che non fanno i


divini poemi che le narrano , e a lungo le narrano . Che
:7. Lnb. 3.
poetica Car.
17x.

per non confondiamo noi qui col Minturno (z 7) con la gre

ca e latina lirica l ebraica , quale egli dopo le due pre/ate


pone , quando non olo .per ordine di dignit , ma di tempo
ancora dovevaa tutte prepori lehraica , anzi per la mate

ria diinguer , non lo endo tato_prima David, d Or


feo , e Lino, ed Olene, ma avendo egli l immena e vera
Deita cantato . .Anzi come buon ordinatore de' tempi , e
pi come Sacerdote, doveva il Minturno non gia dal cielo
e dagli Iddij ,' ma dal vero Dio, e non-gia _da greci; o la

tini , ma dagli ebrei,i fonti della lirica derivare ,' endo


che egli pere eo l altezza di cotal lirica guato aveva ,
quando i Divini Salmi Davidici in volgar vero e canzoni
'

ric/lle

POESIA

LIBRO

II. T573

ridue in un opera a parte . La quale imprea e da pi


altri, eingolarmente adi nori con omma gravita ,e dol

cezza ata adempiuta *in i/Zilo pi di parafrai che di


traduzione dal nobilima uomo e Patrizio Viniziano Girola

lamo Acanio Giuiniani. Alla quale altiima e leggiadri


ma poeia Benedetto Marcello pur Patrizio Viniziano con

giune un' angelica muica, che fa fede di quale eer deb


ba il uono ed il canto della lirica acra . Ma il lo del
dir nqro ritejfendo, diciamo cbe non olo tra - la lirica no.
_(ira acra ,e la gentile paa grandima dierenza , ma in
parte tra la notra ancora e lebraica , come tra poco ra
gioneremo . Ora alla cr'iiana lirica tenendoci, il divin ge
nere'd ea eoituicono e diinguono la canzone alla Vergi
ne del Petrarca, il Dio di Celio Magno , la canzone del ce

lee amore di Girolamo Benivieni, e quella a Dio di Chia


ra Matraini , e altre tali . Ad efjb genere t appartengono

ancora i cantici e le [audi , le 'quali comecli in puro e pie


tojo ile decritte iena, cotali autori per vantano tra Tof
cani, cbe non mancarono gia di poetica facolta , madi ele
zione abbondarano , Z-rbando il convenevole del ulrbietto

acro , e gli eetti eprimendo di fede , peranza ,ze 'cari


te) vero DioOnde
, aetti
alla elirica
de Gentili-aatto
tory/cinta'.
e perci,
per lapoeia
impliciti
loro , le lau
di ormano tra noi egnatamente un particolar genere di
lirica. Delle [audi e cantici'e de loro autori avendo ragio

nato abbatanza il Crecimbeni (28) , non faremo pi oltre 28._Comeni


parole, aggiungendo [l/0 che cliiariimi furono nella crive 'Gg'T-cr;
re le laudi il magneo Lorenzo de Medici, ela di lui madre jf'c:
Madonna Lucrezia Tornabuoni , e cbe hanno total poeia
praticata alcuni de Santi nori , come "il Beato jacopo,
e S. Loren-zo Giuiniani . A que/Z0 genere riduciamo altres ,,_ mk

tutte le rime pirituali de Tocani', come quelle di Vittoria P"o Vi"


_

cenno

Val

C olonna (2 9) , di Gabriella Fiamma (go),di Don Angelo Grillo crii rm

e imili . Ma qui odo alcuno dirmi cbe prima aai delle canzo- Y_
ni degli Italiani rimatori, e delle [audi , e delle rime n'ritua- ?lii-131:;
li, molti Padri greci e latini de mezzaniecoli ed altriinni,
poeti,

74

DELLA

NOVELLA

inni latini e greei eomporo , lodanao Dio , invoeandolo ,

ringraziando/o , ea onore e gloria .delle eqe ue e a'e uoi


Santi uerggiando. Talt'i leggono` gl' inni .di S. Gio. Grio
omo , .e d' altri fragreei .- di ?rude-zio , Celio Sedulio,
Ambrogio , Agoino , Gregorio, Teodolf , Fulberto fra
latini. E za dir mero .tutti li zpradetti poono addug/ per.
prua-oa ehe 110 furono glitaliani i primi, o i oli .a .eompor
re a Iaude del ero Dio e delle .eo ue ,inni , `canzoni, o
altro . .Non impertanto rea pur ,tuttavia cbe la peeie o
genere della ,poeia lirica-nora ia .dalla greea e latina dif

ferente per .1 altimo e .uertmo ubbietto uo . E la qui


ionenon , olo nella .italianafavella all' eterno Dio
inni_ i leggano , >0 eantiei o laudi , ma e litaliana riea
ehe onora .Dio .vero e operefue, ia dalla greca e latina
idolatra liriea .divera e lontana. Senza .the pu luno en
za.aper delfaltro eere di alcuna eqa ritrovato e ' a
la gloria .del prima ., dovr eeregiuamente .il .merito d'
amenduni. eoltrea ei la .lirica .nora dalla .ebraiea ancora
in parte diingue-i, a eagione dellanuova rivelazion de mi
eri e .della .nuova Legge di Cri/io, vero Dio ed' ,uomo e
condo la quale teamo a Dio eo nuove .corone di lodi.
Ma per quella parte per .mi Ia tceana -Iieriea adorna gli

Eroi, ,non iiniega -ebe to' latini e _greci 'eer poa econda
la materia ,comune ; eomeeb per le orme vero e favel

_Ia dierente fa . Tali ono a eangion d' eempio le due


Petrnrebefebe .canzoni
0 apettata in Ciel beata c bella

E
Spino _gentil che quelle membra raggi
Tale ilcapitolo del? Arioo a gloria della Citt di Fio

renza
Canti] Citt che con felici auguri
Tale

PoEJsiA LIBROl-L

75

Tale la canzone del prefato a Madama Filiberta di Sa

voja Zia di Franceco prima


Anima eletta che nel mondo folle

Tale ;1 Ieggiadrimoa capitolo delloMo.. 411' hanno; di


Lorenzo de" Medici cbe fu, Duca d Urbino z ove riduce a
fave-[lare Fiorenza cos :;

E _la oagion , cher. bel temporimen ;


Dl mia man- pot un~ ramocel di: Lauro

A mezo. un colle.- in. una pioggia ameno.;


Che di bianco ,. d" azur Vermiglio,~ e d'auto

Fortuna. empre ,. 8c empre il- Sol copriva,`


0 foe a l' Indo , o foe al lido.- Mauro .

@vi trahendo or per herboa riva r


Or totando con: man la tepid. onda ,
Or rimovendo la; gleba nativa..
Or riponendo pi; lieta- , 8c econda i.
Fei [icon {indio ,. :. con aduazcura ,`
_
Che '1. Lauro cbbegradice, 6c nova fronda i

Fu i benigna a: mieidein Natura ,i i


Che la tenera: verga crccer vidi ,

E pianta diventac- olida. 6C dura z


Dolci ricetti ,. olitari' , e di
'
Mi fur wae-ombre', ovesfogar pote: ,

Secure i cor con amoroi gndx.`


Vener laciando i tempi Citerei
Et_ gli altar , 6c le vittime , :. gli odori

Dx Guido , 8c dAmatunta , : de Sab ,


over}

76
~DELLA NOVELLA
Sovente con- le Grazie in lieti cori
Danzava intorno , 8c per li rami intantb
Salian cherzandoi pargoletci Amori .
__ Speo Diana con le Ninf canto

L'arbocel oavimo propoe

Ale elve d'Eurota , 5c d' Erimanto.

E quea , 6c, altre Dee z otto l ombroe


Frondi, nientre in piacer anno , 8c in ea ,
Benedicon talhor ehi il' ramo 'poe .

Laa onde uc la boreal tempea?


Onde la bruma P onde il rigor ,. e il gelo

Onde la neve danni miei i prea?


Come gli ha tolto il uo favore ik cielo .2

Langue il mio Lauro , e de la bella 'poglia


Nudo gli rea, o enza honor lo telo.
Verdeggia un ramo o! con poca oglia,

E fra tema , ef eranza~ o opea


Se lo mi laci il

terno ,r o lo mi taglia'.

Ma- 'u che la 'tanza il timor pea 'i

Gli:

Pe

contra al ghiaccio rio ,` che ancor non: ceh ,ll debil ramo hanr poca difea.

-.Dch perche innanzi che ia in tutto oppre


Legra radice , non chi min-fegni ,
Com' eer poa al uo vigor rimea .2
Febo retror de gli nperni Segni .
Aiuta larbocel , onde corona

Piu volte havei ne Teali regni*


.

Con

P' O E S'lA'L I B R O -l I.`


'.Concedi Bacco ,L Verranno , o Pomona ,

SotrifFauni-, Drade =, e Napec ,

'77

_ '

,Che nove fronde il Lauro mi ripona . `- '


Soecorran- tutti - Dei , tutte le Dee ,
_
Che dc gli arbori han cura , il Lauro mio ,

Per chcgli ata} ,, c viver dee ,


Vivo io , e dee morir ,. eco moro io.
E cotal capitolo abbiam qui noi alla diea riferito per
una qualita che egli ha mirabile e* nuova , e fore da ninn

greco o- latino lirico uata di continuare i lungamente , -e


con tanta proporzione l allegoria come qufa l Arioo. Mia
per altro diciamo ,che alleroieo genere della lirica latina e
greca 5' appartengono le canzoni, e onetti tutti, e capitoli de
gliitaliani in lode degli uomini il/uri. ,Vanta al celebrare i
vini ed i conviti , che pur parte della greca e latina liri.

ea' , molto in eb hanno i nori particolareggiato con quelle


rime chiamate' Brindeji , delle quali rimettiamo il lettore

a quanto il Crecimbeni ne crive . Vengo ora all' amoroa


lirica nora , in cui pi largamente che in altro, come di

ee il Minturno ,, i ea- la Tocana poeie , ma in cui


altrettanto dalla greca, e latina i dilungata , come qui
da pi alto togliendo il ragionamento daremo a divedere .

Ora coniderando nella ua prima origine la tocana poeia,


E' egualmente vero che ella incominci dalla lirica , e che
nella
lirica
ea favell
amore
ignorilmente
, e pi
con an
ca
i
mou?
e ublimi.
Coti iid'vede
nerimaugli
di que'
tichi, cio di Ciulo d Alcamo, di Folcachiero de' Falca
chieri , di Piero dalle`~ Vigne , di Guido Guinicelli , e d al
tri . Coi) hanno le poche rime che inino a di nqr i leg
gono e di Fedi-rigo II. Imperadore ,edi Enzo Re di Sarde

SM f fore di Manfredi Redi Ciczlia , e di tutti coloro


che empono il prima ecolo della poeia nora . E e d alcuni

d' ei la toria poco favorevalmente favella , contuttoci i


ver/i

78

DELLA

NOVELLA

ver/i loro caiimamente parlano , al contrario di ci cbe


dice il latino poeta (31) , cbe e la ua mua era laciva ,
3 l . Auonia

la vita dinnocenza pregiavai. Con pari pao d amor pu


ro e ollevato camminano le liriclie rime de nori e del e.
condo
e del terzo , e del quarto e quinto ecolo ,' parlo di
naiupro.
ba.
quelle cbe alle lor donne erijjero ed indrizzarono . Pocia
cla quando vollero i notri a lacivi detti por mano , m,

degli Epi
grammi
Lacin e
nobis pagi

criero capitoli e a parte , non con le lor donne favellarono ,


facendo con ci quai` una diviione del lirico genere. Di co

tal orte ono il Forno del Caa, la Ficlieide del Molza, il


Vindemiatore del Tanilo, ed altri, li quali io amerei meglio

al atirico ile cbe al lirico ridurre . Il cbe coniderando,


cioi puri amori delle italiane rime, non crederci dal vero

dilungarmi , - dicc cbe un tal [Indico rimeggiare dalle


corti nacque , e dalle civili converazioni. Per delle corti
d'amore deProvenzali,cle non ) e favole ~enoddcl No
radama e d altri, o verita , ai cbe i vuole; certa coa
cbe nell' Italia pi corti e converazioni orirono, e nel
cinquecenteimo ecolo e pi avanti ancora, e da poi ;come
ci fan fede il Cortigiano del Ca/Ziglione , e gli Aia/ani del
Bembo , ne quali con i bella a e ignorile , Madama_

Caterina Cornara Reina di Cipri le nozze celebr di quella


ua diletta damigella- Ora in tali converazioni , gentiluo
mini e gentildonne radunandoi , quelli o poeti , o oldati ,
o 'eortigiani , que/Ze per bellezza , intendimento, e corteia
ingolari ,iccome amore voleva e governava; elai la ta] dama,
clii un' altracieglievai per idolo de voleri uoi e delle ope
razioni. ,Qi/inci le giore nace-vano , i torneamenti,i balli,

le 'e , le divie, e quinci anco le rime ad onore della ua


innamorata. Onde per le ee cagioni o uanze di donne[
clee converazioni,e Dante ,eCino, e il Cavalier Guitar,

e il Petrarca , e il Boccaccio cantarono , e novellarono ,


E come ch que/Z' ultimo, nelle novelle ue tenga delli

Epicuri ( come egli die, o volle che altri dicee di Guide;


Cavalcanti ) dell amor favellanao pi come di veneree

piacere , che di gentil voglia e ollevata ,- non impertlnto


f I?

POESIA .LIBRO

Il.

79

nelle rime ue, come gli altri, Platonico apparice anzi cbe
no , ne mai biecea voglia 0 carnale da uoi veri traoira.

Cbe il tremolar nel ne degli occljj di Madonna Lau


ra , o altro luogo delle rime del Petrarca , alcuno de
Commentatori o lettori uoi non cot anamente intee , co
lui bajjamente eim , e pi ci cb egli fatto barrebbe o
voluto, intee , cbe ci cui fecero, o vollero gli altri. Ma

egliantico tocano proverbio , cbe qual aino da in parete,


tal riceve . Or il propoito ripigliando; quinti ancora,cio
dalle one/ie converazioni con le pi belle e aggie donne,
ebbe orgente il lirico ver/eggiare di que' gentili e ublimi
piriti del decimo quinto ecolo, cio del Sannazzaro , del

Bembo , del Caa , del Coanzo, e degli altri. Pociacbe`


tutti intendendo le loro donne co veri lodare; appo quelle

e dicreti e nobili e corte/i apparir volevano con le loro rime,


per non riceverne nelle veglie, e ne giardini , o in altra
adunanza alcun mal' piglio',- come uomini di bab aare,
e di men cbe onco piacere deideroi; ; ma e pietoi guardi ,
ed accorte parole ed atti one/mi non meno cbe amoroi;

imi averne . E qui-:a banalit tutta rara e aella lirica


rio/ira /d , cioe con purita, e leggiadria dipingere la po
ente
pat'onexbe
pi jbl/mutamento
lot
fandoamoroa
opra . ditzii
generoi daaltri
Lie-ici
dipinti e cbivi
aetti, fanno in e.rivivere il `Socnaticb amore e Platani
co , a cui l eerna bellezza come imagine all' interna fa
rada come a prototipo , o quale materia a forma; onde

intendendoi un'anima di pojjeder l' altra ,pat-{ca voglie;


ire e geloie pi di quelle degli amatori de corpi e del eni
bil piacere veementi ; noi qui la~~looca loro dottrina non
ributtiamo , anzi per maggior egnale-,ta riceviamo della die
renza tra la lirica nqt'ra e le due latina e greca. Perlocb
il dierente e particolare eo/Zume , fecondo l Ariotelica
dottrina con parole epreh forma una dierente qualita
dell amoroa italiana, lirica. Ma pure; aveero' o no i 'poe

ti nori imili alle parole le voglie (cbe qui per noi non i

'l-'ZA, Werto tbe'le parole ed i veri caiima


i."

mente
i

80
DELLA NOVELLA
mente uonano . La qual coa non fcciono gia per lo pi
.nc i latini ne i Greci nelle amoroe loro liriche; ne' parl.
cos ,con la ua Veronee litilla Catullo , ne con .Corinna
Ovidio, ne con Licoride Gallo, come parlarono con le due.
Colonne/i ne veri loro il Caa, ed il Coanzo , o con la
Marche/a il Sannazzaro , o con la Tui/ia d' Aragona'il

Martello . Ma e i vorr a Greci Lirici aver riguardo ,


molto pi tenera , ,e zdi vezzi cacante i trover la loro
poeia ,* e ingolarmente ci vede nell* Antologia , ove i.
*leggono pi lacivie cbe amori, ingolarmente negli Epigramo_
mi di Paolo Silenziario , e di Agathia. 'Tra nori , catali
detti frizzanti rariimi i trovano , _e_ overo' a cao caduti

come quello dell Arioo , chedie dclm 'nno.


Ne' -bei vor occhi e nel ereno vio,
Nel en d avorio e aiabarini poggi

Se ne va cuando , ed io con quee labbia.


Lo corri e vi patch' io Io riabbia.
O pure con` favellarono con donne di tal aare che imili
negate-{Ze oerire potevano , come il Bentivoglio in quella

ud [nl/?ola o capitolo ad una Fiorentina . Ma delle forme

Pi
Particolari
nora,
dierenti
e greca,
o nelladella
ilo.,.lirica
o nelle
poeie eee
, comedella
dellalatina
Can-.i
Zone c Sonetto cbe hanno una macchina c tetura tutta
"4M e tutta nofira , ed anca di altre parti 'intorno al
W 'im-4 o avel/a nel terzo ,libro ragionererno , volendo.
qui noi per ora della zecialit della tocana lirica e ;nc
dierenze aver detto abbaaza.
`
i
[Il,
Or veniamo a Manzi , de' quali pi , cb! d' 03,
pe Poe- altro genere di poeia nora arduo a e malagevolc il ra
!'EMLV gionare . Pociach quando pure e' ottenga di cpararli L*

'

dmgli dell Epica greca , a due altre graviime qui


ioni convien ahbatterci ,~ la prima , ' noro ritrovamen
to e iot l' altra , e lodevole ritrovamento , quando e

la prima gloria i altre nazioni ci inc-"diano , e parecchi


degli

POESIA LIBRO II.81


degli Italiani nori la econda i torzano a e medeimi di
togliere ; endo gia noto quanto acerbamente ed il Mintur
no, ed il Callelvetro , e Fauino Summa, e pi altri ab
biano contro de poemi Romanzi diputato. Noi per prima

di quelle qualita ricercberemo , onde manifeamente ap


pajano i Romanzi altra orte di poeiae dierente dall' Epi.
ca latina e greca ; di poi tratteremo e poano veramente
diri anzi italiana o tocana poeia che di altre nazioni,* e
nalmente contro de loro detrattori , comech ittili e )
lenni uomini ci ingegneremo dinderli ,ed in tutto ci pi l'
amore della verita che la gloria della patria e nazione e
guiremo . E _per dir vero Gio. Battia Pigna adempie gia
in gran parte cotea fatica , cio di eparare il Romanzo

poema dall Epico . Neora per noi i cerca, e il vanto a?


ci fare altri di rubbargli tentae, cio Gio. Battita Gi
raldi ito cittadino, come il Pigna con notabili ragioni i la

gna al libro primo de uoi Romanzi, _endo al preente illi


tuto notro overchia cotal ricerca . Ne' qui pure nel bel
principio del nome de Romanzi faremo qui/lione, imperoch

endo quai .impoibile e qu ed altrove venirne a capo , a


queo luogo pi d impedimento che di guadagno arebbeci.

Che peraggiungendo a quello che crie il Pigna ci che


qui noi anderemo diviando , egli pare che le qualita o da
ee procedenti le convenevolezze e di-renze dell' Epico e
del Romanzo a eguenti capi ridurre i poano . Prima i
Romanzi con gli Epici convengono nel narrare, e nella imi.

tazione d azioni umane ed i/luri , anzi tupende . Onde


come dice il Pigna, ci che Ercole fu agli antichi, lo teo
Orlando a moderni , e Rinaldo e Brandimarte Paladini
hanno come Teeo e Giaine , e la Tavola ritonda come

la nave degli Argonaati. convengono pure gli uni e gli altri


nell' uare il modo narrativo . Con-vengono ancora ambidue
nell' innelare il nto al vero, o il nto convenevolmente col
finto , econdo la celebre diviione Graziana, (3 7-)
.of-
z ',

"Si "i WfGM. i

- 0m.
nell' une
POK!.

O e

82

DELLA

NOVELLA

,tg-LITE

O eguita la fama , o coe ngi

i!" .<""- '

Tra e concordi.

menu] ia.
E* |

E noi a tal div/ione teniamoci, prc-ntemente ore ne'pur


da Ari/Zotile , o da uoi eguaci riutata , per ragionare
pi generalmente , e non imarrirci in vane quiioni . Per
altro che Art ci viveje, ne' ia que/io nome nto i ha

;3. AnnaLdalle torie inglei , e che di Carlo Magno (3 3) non i li

JLJ "poeti , ma gli orici favellino , pi certo di quello che


parole abbiognino per provarlo , e in oltre che il primo in
corte/ie famoo ze, e che l'altro in fatti d armi , e` fuor
d' ogni dubbio . Cori altri nomi de' Romanzi nori ebbero
vero oggetto , come dalla oria delle Crocciate o paaggi

i pu vedere . Anzi ad alcuna fama o vera o fala 5 ap


poggiano i nomi de' Lancilotti , Galvani , Galeotti , Gine

vre, Itte con altri ,- e tali i poero e i uarono nelle Ita


liane famiglie-,ed ebbero or' origine da Reali di Francia e
dal libro intitolato Tavola ritonda , della quale piu copie

manocritte i annoverano dal Salviati , e dalli annotatori


al Decamcrone del Boccaccio del I 588. , e da quei ingo
larmente una copia ucita dal Conte Piero di Savoja ,e traila

tata dagli originali del Ri di Francia. Onde perci mal e*


oppoe il Caffe/vetro, che crie aver il Conte Matteo Ma
ria Bojardo nel ito Orlando innamorato prei per imporre a

Cavalieri i nomi de uoi lavoratori campagna: pociach


quando cotali nomi aveero coloro avuti, per le coi' dette ,

da pi alte memorie erano prei e non da libri uoi di ragio


ni, come nonimilmente ma tortam'ente il Caelvetro vuole,
ma da pi antichi Romanzi il Bojardo gli pree. Conven
gono nalmente i Romanzi con gli Epii in altre coe a*: poe

tica facolta , come pi o meno , negli vagamenti, nel poe


tico dire , o i conideri il ver , o la poetica locuzione; e
tali ono le convenevolezze dell Epico poema col Romanzo.
Ma venendo alle divere qualita o dierenze , l Epico ad
una la azione di un' uomo ilo intento ,* e ci ( icondo
la

POESIA

LIBRO

IIf

83

la mente d' Ariotile) non perch neceario ia , ma perch


piu fa corgere l' ingegno e /ttigliezza del poeta cbe in tale
unita poa cotanta variet di poeia partorire. Il Romanzo

per lo contrario i propone pi azioni di pi perime, anzi;


come dice il Pigna, una congregazione d'uomni ,e di
donne . Ma tutte le azioni dei pi camminano ad un

lo ne , e come laa il Pigna , uno pi degli altri famoiz


diviene . Come alla guerra di Carlo Aagno e di Agramante.
camminano tutte le azioni cantate dall' Arioo nel uo Or
lando Furiojb , e per -una qualita Orlando, e per l altra
Ruggiero piu famoi divengono. E e nell' unita dell' Epico
pi riluce lo ingegno e la forza de' Greci e Latini , nella
moltiplicita del Romanzo pi prevale il poetico valore degli
Italiani; iccome nella muica egual mae/lrevolezza e non

anzi maggiore e i] ridurre piu uoni e pi corde ad una ola


armonia , che varj uoni cavare da uno romento iilo . L'

Epico pi ri/Zretto di tempo e di luogo cbe pobilia. Pon


gbiamo cbe ci ia , bench fore gli eempli da .4ri/iotile
riguardati non iano al precetto paralleli . Il Romanzo all'
incontro piu largo di tempo e di luogo cbe far /i poa ..
Perch il Baiardo nell' Orlando innamorato fa muovere con
tra Carlo Magno Gradao Re di la dall' Indie, Mandri
cardo dal Settentrione , e Agramante dall' Africa . [Wa
prima aveva fatto ad Angelica in Parigi ferir d' amore ,
e edurre i principali Paladini , tra quali Orlando e Rinal

do . Onde proporzionevole , etanto lungo a il tempo , quant'


largo il luogo perche tutti i prefati movimenti i facciano
con le loro interruzioni , nche i venga a chiudere d 4112-.
dio Carlo Alagna in Parigi , e detto aedio i cioglia con
perfetta, ma avanti interrotta vittoria , come dal Bojardo

i accenna, ma non i riferice . Onde per quee tre die


renze di tempo , di luogo', di perime tra l Epico , ed il
Romanzo , diciamo quaimente c0' Fiici parlando , cbe per
intenione _il primo prevale, e l'altro per l'eenione. 0 pur
e dica ,_ che l' Epico ha una mediocre grandezza, ed il
Romanzo una grandezza' raodinaria , come gl' intendenti
i

84.
DELLA NOVELLA
di geometria ben anno , pu eere proporzione in un gran.
dij/mo corpo , in un mezzano , ed in un menomo . L Epico

( parlando de latini e greci ) introduce il mimro delle

fale Deita de Semidei, degli Oracoli , delle Sibille ,delle


Incantatrici ; il Romanzo i vale della vera divinit , degli
Angeli, de Demon) , de Negromanti ,edelle Fate. La nar.
razione degli Epici quanto alla favola principale pi con
tinuata , e pi brieve , percb , dice il Pigna , l Epico

ad una ola azione d'un uomo olo intento. E pri..


ma di lui detto aveva Orazio
.`
,022,i Arii,.-

Scmpre a uo n s actta (34)g

per ad :van

:im
m

e 1.

La narazione
.
de Romanzi, e` interrotta
,
,' e ez. e` neceario
.

perla moltitudine de fatti , e delle perone cbe li fanno .


Cbe ia convenevole e dilettevole lo proveremo pi avanti.
In oltre gli Eldj degli Epici, overo- digreoni poe oltre
la principal favola, ono- di due orti', o narrazione di coi

paate, come Enea narra a Didone l incendio di Troja ,


o di coe avvenire', come Ant/ue predicei cai della nazio
ne Romana . Altri ono gli Epiodj de Romanzi, non dico
empre , ma comunemente; perch anca la Maga dimotra

a Bradamante i uccei avvenire degli Eeni, egli Een


i [Mi cbe da lei e Ruggero naceranno. E lo ejt vatici
nio di Ruggero avea prima fatto fare ma pi brieve il Bojar
do ad Atalante ajo dello eo Ruggero . Per ordinaria

mentei Romanzi tutti i- fatti dal principio al ne racconta


no , bene/: interrottamente ,' onde altri divagamenti hanno ,

come la novella della Fiammetta nell' Orlando dell' Ario


o , e quella di Titbina nell' Orlando del Bojardo. Lr im

pree ancora, o avventure fatte da Cavalieri de Romanzi


o per amore , o per neccit, o a capriccio poono embra
re Epiodj; endo qualita de Cavalieri e far molti fatti ,
ed _incontrar molte avventure anca a minima ricbiea di
Donzelle , o d altri opprei: qualita cbe non avevano gli

Eroi degli Epici . Se poi la qualita e cotume delcava


.
ieri

POESIA LBRO lI.


85
lieri romanzi ia migliore o peggiore di quello degli Eroi
degli epici , qui non i cerca, ma ne diremo pi avanti. Ag.
giunge anto il Pigna , il parlare de poeti romanzi inter
rompendo l argomento , come nelne di un canto e nel prin.
cipio dell'altro , il che gli cpici non fanno . E ci nace dal
ngere i romanzi , dice- egli, diparlare davanti alcun igno.
rc : ma noi riconociamo aver i poeti romanzi di ci fare
pi alto avvedimento auuto, iccome tra poco diremo. Che
per il n qui` detto dal Pigna , e l'aggiunta da noi raccoglien
do delle convenevolezze e dierenze tra l Epico e Romanzo
poema, endo quete econde pi in numero , e maggiori di
peo che le prime, e che altro convien dire ie non, come di
ee il prefato Pigna, che meglio di tutti in ci la intee, ta
le crittura, cio de" romanzi , aver forma da per e,

onde e ne poano e debbano abilire regole epoetica a par


te, come il Pigna incominci , e noi qui abbiamo accreciu
to , e pi da altri potrebbe aggiungeri ? Ma avendo di
into dallEpico latino e greco , e ridotto ad altro genere il
Romanzo , veggiamo ora , e egli poa- diri ritrovamento
;5. Cre-'mai
degl Italiani. Veramente il Crecimheni (35) autori ne fa ii
Com,
Provenzali, non apportando per quai altra ragione dcluo "f-"53; de'

dire , e non che i- poeti Provenzali col' nome di Giul/ari PPEiVO-lo*

cantavano alle tavole de' gran Signori le loro poeie . Cbe 3125***
per per :tabilire il preente ato della qui/lione , qu da noi
non i cerca , fe l' origine della tocana poeia da Proven
zali pigliar i voglia , endo que/la piu alta inveigazio
ne , e di cui al terzo libro favelleremo : ma e di queta
pecie , o genere deromanzi poemi ingolarmente, prima di

noii Provenzali ienoati inventori. La qual qui/lione non


avendo diciolta, e ne pur ricercata ne il Bembo, ne Ma
rio Equicola, ne il Caelvetro , ne il Tajoni , ne' il Redi ,
ne il Salvini' i olenni vomini , e cotanto della lingua
provenzale intcndenti , ed il Crecimbeni non meno di loro

nelle provenzali .lettere verato, avcndola non con moltoorte ra

gione diciolta'; eglii pare che ad altri abbiano laciata di co


talc ricerca la libert , ovet'o la neceta. Ora da pi alto
piglian

.__\`

86
DELLA NOVELLA
pigliando il ragionamento , certa coa ,* che appo gli autori
o critici ,non meno del nome , che della coa leja di Roman

zo , varie ono e tra loro dicordi le opinioni . E quanto al


nome , il Pigna lo deriva da Fa greca voce ignican
te ortezza e valore; lo leo Pigna, oil Giraldi vuol anca
cbe dalla Citta di Remi venga il nome di romanzo , perch
cold i radunalero i Paladini , o perch ivi u Arcivecovo
Turpino autore, come dicei, della famoa Cronaca roman
zeca . Il Pigna dice che pu eere cbe da Romeo , o ia
pellegrino, o pure che da Romolo ,a cagione del ratto delle
Sabine , ia nata la voce Romanzo . Camillo Pellegrino vuo
le cbe da Ritmo i deduca. Finalmente molti altri conten
dono che da Romano i derivi Romanzo , come Trifon Ga
briele, Bernardino Daniel/o ,il Corbinelli, ed il Pellegrino .
E ci piu di tutt' altre opinioni fu al Creiimbeni aggrade
devole , met-c del linguaggio in cui prima i romanzi i cri
vevano,
quale aRomano
cagione era
dellee i
Romane
in variepare
na
zioni
trapaiate
diceva Colonie
. Ma cotelo

re ha pure il uo malagevole . Imperciocb o i primi roman


zi furono in romana lingua critti , cioe` latina; o in quella
lingua cbe alla romana in cia/butta provincia uccee , la

quale comecbe alcuna orma della latina ritenee , pi la


tina non era gia , ma volgare ; come italiana , francee ,
provenzale, joagnuola: ee non era perfetta qual oggi Par.
lai ,altra era pure dalla antica latina, o romana; quando
ancora provar i potee, cbe cotal lingua fit doppia , una
popolari-ca , e l altra gentile e colta , la quale pur dura
g iaroa qui/lione. Che per la celebre cotituzione e274

copo I. Re d Aragona citata dal Crecimbeni : che alcuno


non tenga in Romanzo cio volgare agnuolo il nuovo o vec
cbio ttaniento , anzi fa contro il Crtycimbeni medeimo ,*

perciocbe non erano dunque i romagzi critti in romana


lingua cio latina , quando romanzoz biamavai la lingua
volgare. Come dunque dalla romana lingua chenon ci avea,

verra il nome di romanzo? ,Quinci a penar anamente dal


Crecimbeni il dubbio non lvei ,mapiti i' avvalora. MZ
IB

POESIA LIBRO II.


87
nendo alla coa ea di Romanzo , non i ( per ci che i'
n' detto nora ) meno dicile il raccoglierne l eenza ,
o inveigarne l origine. Concioiache quando le amoroe no
velle _romanzi appellare i vogliano ( come vuole l Uezio
nel trattato uo de romanzi, cb' egli latinamente compoe)
allora ia vero che qualiia racconto d' amore venga ad e
ere romanzo. Ed allora pure , come dice l Uezio , vero

arebbe che da' Periani , o da altri ne Miletj popoli dell


_7onia , e da Mile!) in tutta la Grecia i pargeero ; onde
nacquero poi le novelle d'amore dagreci erotiche dette , di
Clearco , di Teofrao,d Ari/Zone , di Parti-nio, di Anto
nio Diogine ; il quale , come Fozio vuole, endo ato dopo

i tempi d' Aleandro , e degli amori di Dercillide e Dinia


critto avendo , per modello fu preo delle loro amoroe no
vel/e da Lucio Patrene , da Luciano , da Giamblico , da
Achille Tazio, Damacio , Eliodoro, Aritide Mileio , le
di cui favole Sienna romano torico in latina lingua volga

riz. Ora e tale foe l'origine, e tale leenza deroman


zi, convenevolmente dall' Uezio i denerebbero: che ie
no veramente orie nte di amoroi cai critte in
proa con arte, a piacere e ad utilit de lettori. Ma
e romanzi conteniranno in parte guerre , o nella maggior
parte guerre , o del tutto guerre; non valera pi dunque
ne' la denizione de romanzi dellUezio , ne' a vera l
eenza loro , e l origine da eo dimorata. Che e poi non
pi a cagione dellamorojo , ma del guerreggiare quantunque
favoloi), l' eenza de romanzi raccoglierei voglia , o for
mare ,' allora chi non vede che tutte le favoloi,- guerre a ro
manzi riduripotrebbono ,qual fu quella a cagion deempio
degli Arimapi gente Scita overo Iperborea co Gri delle ve
ne dell oro guardiani: e di cotal guerra un poema compoe
avanti Omero un certo Ari/Zen in tre libri ,e ei veri dell ope
ra ea apporta Dionigi Longino , quantunque Dionigi d Ali.
earnao voglia chefali) ia cotal poema . Non impertanto vaga
eleggiadra ne fu l' invenzione, tegli fu vero ,e pi leggiadra

fu l altra d'uno italian notro , che cant la guerra de Mo


M

ri,

88
DELLA NOVELLA
ri , iccome il Doni nella ua econda libreria riferiie. Ora
cotoro ei tutti cheimili cappriccjcompoiero, rom-anzi compoti

avriano. Mae anco non pi a cagione dellamoroo , ne tam


poco del guerriero , ma del izlo favolob,o a piacere, o ad
utilita de lettori i romanzi etimare i deono , e la loro ve
ra natura raccogliere , gia le favole d' Eo , e gli Apo
logi tutti orano romanzi, come il colloquio de cani di
Michele di Cervanter citato dall' Uezio medeimo nell'opera
ua de' romanzi, ed un imile concilio de gatti d'un altro
Spagnuolo , in cui ciacuno de gatti i cotumi ridevolmente
raccontando di coloro co' quali vive ;il gatto di un Paticieri:
voi altri , dice , non o e a buona o rea gente vi iate
abbattuti; queto o , che niuna ta peggio di me , il qua
le on certo che devo andare a finire cotcyta grama vita
in un paticcio , la dove hanno chiui i giorni loro tutti gli

anteceori miei. Ora il ragionamento notro eguendo e


la qualita di favoloo ormera il romanzo , non olo tutte
le favole , e gli apo/agi, e le parabole iena romanzi, ma

nell' epica e tragica poeia , quella favola che i' inneta


alla toria , romanzo a ,' e di pi endo ovente le origi
ni delle Citta , e de' popoli favoloi', i principj delle torie che

di favole per lo pi favellano , aranno romanzi . Final


mente quelle torie tee a romanzo ridur i potranno che

iena di fede manchevoli , la qual nota di hugiarde il a


sf- gior_- tirico Giovenale ( 36 ) ingolarmente alle greche orie at

'0:3' :1:9- tribui . E per vero dire', pocbime torie al mondo ono che
'JSF" d' interezza e verita vantar i poano , endo quei dell'
arte torica i due grandiimi e periglioi cogli ; che chiunque alle coe ed a'fatti preente , o per amore , o per odio
delle parti mentice ,* e chi per lo trapaare del tempo
da raccontati uccei` lontano , non pu eere teimonio
di vita , o occhiuto comei Leggi/ti i dicono , onde dall'
altrui fede e relazione conviene , che l' alimento pigli
delle raccontate coe . Che per lo fiorito che preente a'
fa tti raccontati malizioamente pecca , e colui che dalle
narrate coe lontano , per necienza "Milli/.6! per lo pi .

Ora

POESIA

LIBRO

II.

89

Ora come poiiam noi generalmente la natura ed eenza


della coa ea di romanzo inveigare ; endo cbe non ap.
piamo inora e-la qualita della favola, overo ia del guer
reggiare,oanco e pi vuoi degli amoroi uccei ,o pure e
tutte quete coe inieme,oe altre ancora con quee meco
late il romanzo coituicano? E e foe pur cbiara la coa
eja, che non lo ,eome ia chiara la voce eja, da cui i
vuol cbe la coa venga igniicata ; quandoi'condo l opinione
de migliori loici non i pu conocere cbe cbe ia, qualunque
volta l obbietto ejo cbiaro non , o cbiara non ia I idea
mentale cbe lo rappreenta : ne tampoco di alcuna coa dij:

putare e non e con voci cbiare,e cbe la coa eja piana


rnente eprimano. Ma noi in i mdlagevole ricerca peniamo
di coneguire pi dellUezio la verita, e cotal ocura ma

teria ricbiarare, e per noi i dica parlando univeralmen


te de romanzi, cbe allora nacque la coa , quando la voce

nacque cbe la coa ign-Fico. E comecbe dell' origione della


voce a noi non coi, appiamo per cbe ella nacque a igni
icare le favoloe torie de' fatti e delle genti de mezzani
ecoli, dopo i tempi diGiu/Ziniano Imperadore ino all' anno

milleimo o pi o meno della umana Redenzione. E cbi vor


r prima di cotal tempo o dopo la coa tea e la vera ejl
enza de romanzi ricercare , colui idennemente 5 andera

dalla verita dilungando. Ora tali fatti e orie , da prima


in proa critte furono di rane eincredibili coe, per farne
nacere nell animo degli acoltatori quella razza dilettazio
ne del mirabile e motruoii -e nuovo enza cagione alcuna,e
enza proporzione ne pure . Impereiocb , come nel primo

libro veduta abbiamo, la favola non didicevole quando

contenga ittto alla corza il midollo della verita , ed ab


bia eco medeima corripondenza e proporzione. Ma cotali
primi romanzi nel grembo de mezzani ecoli nati comune
mente ne l uno ne l' altro avevano , ed il loro diletto

era olo alla mecanica gente , a fanciulli , ed alle femi~


ne appartenente-i , e l utilit loro era niuna . Senza cbe
lo proporzionevole grand-{ima avevano , poi dal gentil
poeta

90
DELLA NOVELLA
poeta quai otto _d una ola categoria c qualita , dicendo
Sogni d infermi e ole de' Romanzi.
Con tuttoci , come colui folea dire che non ba al mondo

i reo libro in cui alcuna coa di buono non i contenga ,


cati per entro cotali romanzi alcun barlume aveva di cor

teia , di ortezza , di gratitudine , di magnanimita , di


fede/ta ,* e tali e-mpli a que rozzi ecoli eere baevol
mente utili protevano , econdo l antico tocano proverbio:

tal carne tal coltello. Di tal orta aranno ati i roman


'zi di Tele/ina , e Melcln'no Inglei , c di Unibaldo Fran
ree , li quali econdo lUezio nel 'o ecolo compoi fu
rono e i due intitolati del Re Art , e di Lancillotto dal
Lago in lingua Provenzale , de' quali fa menzione il Cre
*o'mgfi cimbcni . (3 7) E tali ne pi ne meno l' Ormano , e l'
:f-r,
Alucino romanzi francei nominati da antiche guerre, o. fa

" *vole , o amoroe novelle deGreci , o d altri uperiori po


poli ; e ognun a cbei nomi ono a piacere e vagbezza di
chi gl impone alla coa , comccb la derivazione non e ne
poa cuoprire . Vengo ora alla propoa queione de' pee
mi romanzi, li quali veramente intendiamo che da que'
primi romanzi in proa iena nati , e opra di e fabrica

ti,- rna che ieno con ei loro una eja coa non gia . Co
me condo Ariotile la oria nacque prima della poeia ,
ma i poemi Epico c Tragica almeno dopo la oria nacque
ro per neceita delle loro regole, e non gia furono la te-a
coa . La quilione E, come dicemmo , e poemi romanzi vi
eno ati in altre lingue prima della tocana poeia. E co
tal qui/lione in due capi o rami dividere i pu . Prima e
qualunque romanzo in vero critto iavi ato innanzi a no
ri, a cagion d eempio , innazi al Morgante del Pulci,
agli Orlandi innamorati del Bojardo , o del Berni, al Fu
riojo dellArioo , ed altri. In econdo luogo e prima de'
nori a ato dallaltre nazioni fatto poema romanzo per
fetto in verj'o, o almeno di eguale bellezza , o poco di an
N

POESIA LIBRO

11.?!

te da' notri. Concioacb egli pare cbe troppo buonamente

per non dire con oltizia da critici nori i conceda ingo


larmente nel propoito di poema romanzo , a Provenzali
vpra ogn altro la palma', cio oltre al Bembo , e a' nomi

nati di zpra , dal Patricj , e dal Crecimbeni ,' quando co


munque pote/ero i Provenzali l origine vantare non pur
de romanzi in proa , ma in vero ancora; dovrebbe- in

oltre peare di qual zrte e di qual valore tali poemi r0


manzi foero . Per di que/io econdo capo primamente
trattiamo , e l altro rimettiamo per ora a fave/lame a
miglior giunta. Certamente .- gli avvenimenti ed il delfino
( favel/ando noi cati ) delle due grandi poeie latina e gre
ca dar lume pofono [ come lo poono ] al piato e diputa
cbe preentemente bolle tra la tocana nora, e la proven
zale ; giuta la mente di Orazio, e di ,Qintiliano , e d al
tri , l origine, o l eemplare della latina poeia, alla greca
fu attribuito . Ma in qual tempo mai , e in qual parte di

ea greca poeia fu prea per eempio .2 I uoi principj non


gia , n a ragionevole il crederlo , ne meno la decadenza

ua , cio ne prima di Omero ne dopo Aleandro Magno.


Ma quando I' Epica in Omero eo e for/e in alcun altro
era al ommo pervenuta ,quando Ejcbilo ,Sofocle, Euripide,
e cento altri tragici avevano delle bellezze tutte la trage.
dia adornata, quando Ariofane, Menandro , Epicarmo ,
e molti pi , e l antica e la mezzana , e la nuova comedia
al pi bel ore condotta avevano , quando i nove Lirici
poteano con le nove mue di dolcezza contendere . Final
mente la perfetta greca poeia puote lo eere della latina
madre. Ma che la provenzale a totale perfezione non gia
gne'e mai , ne i rozzi tempi uoi il permztro, e le poeie
cbe o tradotte, o originali ce ne rimaero, manefiamente
lo niegano. Ed' al propoito noro de romanzi firingendoci,
e un grande , e un famoo poema romanzoi provenzali

auuto aveero , farebbe indubitatamente no a d nori


pervenuto , o farebbe da' nqlri primi ato 'volgarizzato ,

come della Tavola ritonda fu . E tale pi alla Zitlzoria


e a

92
DELLA NOVELLA
della caua farebbe, che non le mille lodi e bverchie, da'
nori a provenzali troppo prodigamente date . Altro per

generalmente favellando chiamar non poiamo la poeia pro


venzale in guardo alla nora che un debole principio,
quando pure principio ella ne _foe ata ,' del che , come
al terzo libro daremo a divedere , molto per noi i dubi
ta. Che e i provenzali avendo compoo alcun debole e
acco romanzo in veri) doveero avere del poema romanzo

la palma; colui che contorn col cto l' ombra umana u


la polve , piu lode meriterebbe, e piuperbo dovrebbe an

dare de miei tre Paoli , del Carotto o dell India Vero


nei pittori ,odi quanti mai pu morare non che la To
cana e l' Italia , ma Atene e l antica Roma . Senza che

di molte coit l invenzione fu a cai) ritrovata, come della


mu rca , che i dice dal battere di tre martelli opra un
incude aver avuta l origine. Ora miuriamo noi ore il meri
to ed il pregio della latina poeia co veri di Livio Androni
co ,o con gli annali dePonteci , opi too con l Eneida

di Virgilio , e con le tenerezze di Catullo e di Tibullo, e


col felice ardire d' Orazio? ma non eendo a cotanta per
fezione , e a minore ne pure la provenzale poeia venuta
mai, come anco al di d' oggi da ci che dea e rima/lo
vedere i pu; convien dire , che o non diede alla nora
principio, o menomo principio le diede. E queta, tio mal
non e/Zimo , fia la macbia ragion nora contro a' proven
zali , e nel genere de romanzi contendai , e in ogn al

tra opera che enta di poeia. Altramente ogni carta an


tica Provenza/mente critta dalle tignuole manicata e pol

veroa che alcun accente guardiano di librerie , o d' ogni


ii-vola antichit oervatore dimori, potra mettere z'n bili
co il pregio della tocana poeia nora. Sebbene, per quan
to ora apparice, or/e ne' pure romanzo provenzale in vera'
o, di quel genere o qualita o pecie di cui i nori Italiani
imo , ci pu eere dimoro , come al terzo libro ragionere

mo . Che per non dechinando noi qui la diputa , ma al


trove dierendola , l ultima quzione d' intorno a' poema
romanzi

POESIA LIBRO 1T.


93:
romanzi propota trattiamo , cio e quando zero inven
zione degli Italiani, iena e poano diri , econdo poeia ,
lodevolee vaga invenzione. Ora ponghiamo qu alcuni prin
cipj , overo ia propoizioni , che certo concedere i voglia
no , e che di accole iervir poono ad illuminare la pre
ente materia. Prima d ogni altra coa per lo i>mmo ge
nere, o generi di poeia gia per noi nel principio mentova
ti , cio d eere i romanzi notri imitazione o poetica fat
tura , certiimo e`,che non biaimo ma molta lode merita
no. Percioch communemeute l' imitare ed il fare poeie , o
cagioni diletto oltanto , o utilit, o l'uno e l altro inie
me , empre lodevole. Sendocbe* cio` che i fa a piacere e
commodo altrui , empre creanza di hei cotumi e corteia.
Secondoi poemi romanzi compoifurono per celehrarei fatti,

i co fiumi ,e i peronaggi ,Cavalieri o Paladini demezzani


ecoli che i hanno, come appoi latini e greci, gli Eroi. Per

ch era convenevole e vago che le memorie di tali ecoli o:


ero celebrate, comei greci poeti le coe greche , e i latini
. le latine celehrarono , e quai la tea proporzione per di

tanza di tempo ebbe Omero con la guerra Trojana ,e Vir


gilio con la fondazione di Roma , che i poeti notri roman
zatori con Carlo Magno , e co' Paladini , e con la libera

zione d Europa dalle genti barhare . E tali cot' pure con


venevole era che i cantaero in vero , perche il veri pi
adorne conegna allimmortalita le coe,che non fa la proa.
E e de proatori romanzi la toria era tutta favoloa ,
tanto pi conv enevole era che in ver oe raccontata ,i-*n:
do il veri) innto parlare , come vero la proa. Che per
gl' italiani romanzatori poeti fecero de pro/atei romanzi, e
di quelle antiche e rozze favole o de' Provenzali, o de
Francei , o degl Inglei , o Spagnuoli o Arabi ancora ( e
tant' oltre tendere i vogliono ) ci che' dice Orazio ,fari

talora da valente ed ingegno cultore della razza e infor


me materia di un legno cbe ia in mezzo alla elva
N

'

Io

'94

DELLA NOVELLA

Riff-"d
Oli-n ""cus exam
@cl-olona.

Io era un tempo di aia un tronco, (38)


Inutl legno , quando 11 fabro in ore
,
.
btandoi, e dx mc fare uno canno

"Lig-'11'711

Devee , o pur la atua di Priapo,

Pazza"-

Px too volle dl me fare un Dio.

facuune
Priapum.

Lac-:l:- ee Terzo ipoemi romanzi ono , come dice il Pigna , indiriz.


' q zati pi tq/lo cbe ad altra gente, al popolo , a cui ingolar
mente non era ato indirizzato poema. Die' , pi too e

principalmente al popolo , non gid egnatamente , overo ia


particolarmente; coicbe dall' udienza del romanzo i gran
di, o i nobili ecittadinecbi noni ecludano , comecb anzi al

popolo cbe ad altri i cantina . @inci le moruoe favole


e empre nuove e miurate avventure in ei decrivoni,

con quella medeima regola, con cui i valenti pittori dipin


gono le volte di alcun tempio, o uperbo palagio , avendo la
mira con le miurate gure , co acbi e caricbi colori di
portare le imagini loro e pitture alla via di coloro cbe per@
l altezza della fabrica imo lontani e molto al di tto .` _.
Onde i riguardanti i banno alle lontane pitture come gl' '
ignoranti , ed il popolo alla cognizion delle cole . Cbe per
a queo ne ancora banno la, mira i romanzi-tori poeti con
que ragionamenti generali o tei con le quali incominciano
ordinariamente ciacun loro canto cbe ono eortazioni , o

avvertimenti contenenti moralit, e inegnamenti opra delle


avventure , o narrate, o da narrari . Pociacbe l avvii)
del Pigna del far ci e, percbe` avanti ad alcun Signore

narrano, non pu empre eer vero, neaver- i'mpre luogo.

Tal a cagion d' eempio quello del Berni


Quei draghi fatat, quei incanti,
Quei giardini , e libri, e corni, e cani,
Ed huomini elvatch , e giganti
E ere , e mori , ch' anno vii umani,
Son

POESIA LIBRO II; 95


Son fatti per dar pao agli ignoranti,
Ma voi che avete gl' intelletri ani

Mrate la dottrina che s' aconde


Sotto quee coperte alte, e profonde;
Le coe belle , e prezioe, e care
Saporite , oavi , e dilicate,

Scoperte in* man non i debbon portare


Perch da porci non eno mbrattate:
Dalla natura i vuole imparare
Che ha le ue frutta , e le ue coe armato
Di pine, e tee, ed oa, e buccia, e corza

Contro 1a violenza , ed alla forza .


.E tornando alla favola cbe i ba nc] romanzo alla w
rit , como il pi a] mono, ovcro ia come il tutto al nulla
( fcndovcnc anca dintcramcntc fali), veramente Platone~
vole-va cbr lo madri t 1c autrici a fanciulli prima il falv,
b cb: il vero injgnajcro, o cantando, o raccontando ad c!?
, delle
qualiacciocb
traraj?
alcuninngnarncnto
alla
'- t
*vitafavola
gio-ovale
;opurc
introdotto
c loro il diletto
di dir ragionare comccb favoloi ragionamcnti , i acco
uma'ro di poi a berre- con lr orcccbic la verita. E co
tal coarnc ancora fZ-rbai nc] pi , crcd io , delle citt-id'
Italia, ed altri paci altra-ti, cbr 1c vccc/oit- nutriti ,o lc ma
dri,olc 'rvigiali di caa raccontano nella *voglia-,con buone
parolozzc, loro olc a' fanciulli. Onde il Malmantilc pocrnadi

Lorenzo Lipi ,. raccoglie in [ lc olo o nove/lc olito a rac


cantar-i dalla* donne Fiorentino a fanciulli. Che per tal
comnc , ed antica Platonica aottrina pro-oa in-gnari noc
glio alla moltitudine c agli idioti con la favola cbr con rac

conti di Wrc cot' . ,Vinci l' ui) delle parabole anticb


mo u , o i vedo' praticato nc" divini libri dcl *vecchio c
nuovo tetamento c pcr altre memorie adoprato ingolarmen
tc dapapoli Orientali, come' appare dalla' parabole di certo

autore Indiano. Non 'vogliono dunque lc na/o proporzione'


z
-00

96
DELLA NOVELLA
voli e gro'olane favole de poemi romanzi con quelle degli
Epici poemi miurari , come ne meno la popolarejca cogni
zione con quella de cittadini , o de nobili pi colti e jt
tili d' ingegno, a quali principalmente' tee-rana con politica
mira le loro favole Omero e Virgilio ; come alcune pitture.
fcbe maccie e [miurate i fanno a lontani , alcune te
nere , polite e ottili a vicini rijguardanti. ,Qiinci ancora e
da tale principio nace il fave/lare con icede , e con burle
de romanzecbi poemi . Del cbe orje non ata anco ra
gione alcuna cbe al vero i raomzgli dimorata. Perciocbe
favellando i poeti romanzatori col popolo communemente , con
facezie pi too, cbe con erj detti e entenzioji` tratenerlo

dovevano ,- o i ,econdi co primi mecolare; percb la gen


te mecanica , e pi al ridevole incbinata , cbe i Signori
ed i pi potenti non ono. Onde le comedie ono poemi rap
preentativi cbe principalmente il popolo riiguardano :icco
me le tragedie a i Magnati ed in alto grado coituiti sap
partengono , anzi cbe no. E per quai geometricamente par

lando, come l' Epico poema alla tragedia, coli i ba il poe


ma romanzi-co alla comedia. Neapporter io qui gli eem
pli di ci cbe ne romanzi no/lri veder i poono, e delle
quali facezie i e nora variamente diputato; ma dico ilo
cbe la dove moltiimi burlecbi parlare' ne poeti nori ro
manzatori i leggono , pochiimi all incontro e ne trovano
in Virgilio e in Omero. Come del primo wviemmi aver egli

olo di alcun poco di facezia ajperjo quel uo racconto de'


givocbi celebrati ad onore di Ancbi e da Enea . ,Qiarto
non gi dagli errori e uagamenti per molti luogbi e terre,
onde furono i Cavalieri erranti detti, attingere e dedurre

i dee la vaita de romanzi poemi, ma beni dal dic


rente cotume loro , e qualita, in riguardo a gli Eroi de
greci e de latini; endo gli errori de Paladini nori in

parte per caf , ma molto pi per inituto ed uzio tali.


Del cbe qui conviene con zttile invetigazione, e con al
cuna novita ancora far parole . Certa coa cbe la caval
lcreca dottrina o cienza era ignota a latini ed a gift; , e
oo

POESIA

LIBRO

II.

97

olo ne' mezzani ecoli ebbe origine-Nella quale comeche


col trapaare del tempo molte vanit e diitrdini ieno in
forti , a di nori viviimamente combattuti ed oervati
dal Marchee Scipione Mei ne uoi libri contro la pre

fata cienza cavallereca, non impertanto fore come tutte


le coi.- ono , fu ne principj uoi molto .migliore o di minor
difetti macolata , o di neceta totali difetti ebbe , non

endovi nelle umane coe alcuna interamente perfetta . Che


per iai favola o oria quanto l Alamanni crive nella
lettera premea al uo Girone cortee delle leggi del Re
Artic ordinate a Cavalieri della Tavola ritonda ,' nece
ario che opra alcun vero e poitivo coume cotali leggi
i ordinaero .' endo empre ato prima il coume o vir
tuoit. , o vizioo , e pocia le morali regole di vizj e virt

pra quel coume formate. E e le prqate leggi d Art


malagevoli imo e fore impoibili a pratticar/i , a chi non
noto che tutte le grandi idee ti dell arti e cienze, che
de' co umi empre perfette i ormano , e non l uguaglia
re la perfezion loro , ma blo avvicinarvii conceo alla
ale nora mortalita? Ora coti belli e macbj doveri del
`cavaliero che rmano un nuovo coume, con ;i vivi e va
ghi colori da' poeti Romanzatori nori furono diegnati e

dipinti, che Torna/ Porcacchi opralOrlando (3 9) furioi ;'- ""d


o
fore
dell Arioo
troppa forza
compoediLe addattare
raccole-,i parer]
quell' antico
in duello,
coume
facendo
al di- :Biz-f
nella nm,

ordine de piati e dzcordie ne' pi tardi tempi nate , e


avvalorando gli errori dell Arte cavaliere/*ca , la quale

come tutte l' arti e cienze , ha il uo vero ed il fali .


Ma non perci rea che non oero gli ili delle giore e
torneamenti , ed altre cavallerejche uanze de mezzani e

coli buone in e , e buone le regole ad ee precritte e de


gne di raccontari in proa e cantari co veri . Ma tor
nando al propoito , non diremo noi errante il poema Ro
manzo , perciocbi erranti furono detti i Cavalieri e Pala,
dini come volle il Pigna (40) ,ed in ci fil da altri ripreaiJ-''
ma nova e pi probabile ragione renderemo dell ampiezza *
de

98
DELLA NOVELLA
de romanzi poemi . Concioiacb iccome tre coe fecondo
-hg; Ari/facile (41), fanno il ragionamento , colui che dice , la
Remi" coa detta , e colui cbe acolta ,* pure altrettante forma
no 1a poeia , il poeta , la materia , e coloro a' quali la

*poeia indirizzata. E come nel prima cah , ,l oratore e la


materia ri guardano l uditore , cori in queo econdo il
poeta e la poeia a gli acolatori i rifericono. Per la ma
teria de poemi romanzi ha per e ea ampiezza gran*
dima , ed il popolo a cui indrizzata , richiede ampiez's
za altres . Ha ampiezza la materia de' Romanzi, o
conideri come favoloa , o come maata in iforia ,' come

favoloa per Ie qualita de cavalieri romanzi-[chi , e


per le avventure o incbicje , che ei cercano , e per
quelle che loro .accadono non cercate . E' pure ampia la
prefata materia a cagion della ioria contenente invaioni
de Barbari , -e loro dicacciamenti in tutta Europa ne'
mezzam' _x-coli avvenuti , come apparir a clei pecchi
nelle memorie di que' tempi critte , e alle quali avventu
re tutte per lo pi ne miglior nori romanzatori e come
punto al circolo il famoi) e conto per i/Zorie aj-dio di Pa

rigi. Ma pi di tutto 'vuol eer ampia la materia de


romanzi , cantando/i a gente empre d impenata novita de~
oja e mobile e uttuante , e cbe non pu in alcun luogo

fermari ; onde fore della romanzeca poeia fece Orazio


cotal vaticinio nell' arte ua poetica .
a.. On!.

'HLT-KF.

Bel poeuta a} me par opra una corda (4 2).

,j'immii
PILZJ,
mlm Aquii

Che bah , 1] qual lzqladramentc or cruccm


E _Punge 'Il petto mio , -ora l addolcia
E di vani terror m ampie , c qual mago

ll

-lnl-

z'ez .ign

Or m1 traporta 'm 'Icbc , or m Atene .

luint, mn[
cet , fali;

*ig-01;?" Il qual ..belliimo pa della Graziana poetica cefeiima.


;SMR-1.1:: mente piu ne romanzi poeti nori , cbe negli Epic: avve
Thcbns.mo-`t0 trover, per la maggiore ziariela` ed ampiezza de
d
. .
.
.
.
.
Ahcj
primi,o
elite/120,0
di. luogo , 0 dipernc,o
anco d azioni:

e per

POESIA LIBRO II.


99
e per la neecita de nuovi tempi ed' i/orie efazio/ee eoumi,
e per legenza della moltitudine a eui i romanzi i cantano.
Ora poi da noi ed aneora pianati iprememorati princi
pj d' intorno a romanzi, e d' ei formato il 'vero genere

della romaneeea poeia nora ,* 'vengano ora quanti Critici


fur mai o zraieri o italiani , i quali e total genere di

tocana poeia non videro ,, diavveduti. furono, e e contra


are lo 'vollero , iniramente penarono . Tra quali. prima
di tutti il Muzio ,. fuon contro de romanzi a battaglia

mi eeendo ..

Colui, che cieco pi dogn altro vide: (4;)

parte:

Altro non chiee che l ira d Achille.

a.

'

e.

Altri vi on. che e ben d* una in una,

Non propongon le donne ei cavalieri


L' armi gli amori , e tutte l altre coe,

Non embra lor dover crivcr poema.


Ma per lo detto n qu da. noi , ed ultimamente , e pi,
addietro , le Omerielye miure al poema romanzo non. ba
ano , anzi lo guaerebbono . E poco dopo l aeeua del

Muzio all' Arioo- qu data* ,, ripoe il Pigna : cbe i ra


manzi pi fatti di pi uomini eguono , maad un olo ingo
larmente, o ad uno pi , all altro meno hanno la mira,

come all' Orlando innamorato, o al furioo ,' e noi di ipra


lo abbiamo detto , nei ditinguere la, qualita dell' eroieo
dal romanzo . Ma veramente 1' equivoco o biiceio del

Minturno i fa nel non eparare la novit de' tempi e delle


coe, dalle rirette miure aella antica ,green poeia ,i an

zi aeeennando egli al fecondo libro di *voler quai contro de


romanzi fa-oellare di poi , non ne fa pi parola , e pi to
o indirettamente viene a Iodarli , e a dir quanto dieiam

noi , eon que' wi (44)

1.'. 5.3)

:oo

DELLA

NOVELLA

Chi (iringer vuol la libert natia


De gran oggetti in crrconcritto giro ,

S io non m' inganno fuor del buon cammino .


Dopo il Muzio affai iRomanzi il Minturno , con molta ar
te e ottile cominciando dalle lodi e nendo nel biaimo , e
come dall' Epico con la dottrina del Pigna li dringue, cos
nel reante cbe a loro ealtazione 'roe , gli avvedimenti
del Pigna dzmula di vedere ; e con le miure di Omero
d!- Lib- .- vuol aaggiarli , il quale il tutto (4 5) fa nacere da un

m *7' principio cio dall ira d Achille ,e tutto ad un ne in


dirizza. Ma allora il furioz Orlando non arebbe pi a

to romanzo , e fore la materia celta dall Arioo , e la


nuova natura dc tempi , e coumi, e perone imitate ri

pugnava alfarene poema Epico . Ne avrebbe fatto l' Ario


o un poema tutto uo ;ma una imitazion d' Omero, e ave

45. Lib. ,_ compoo due diveri poemi (4.6) , l uno dell Orlando ,
cm*** cbe i avee alla Iliada , l altro di Ruggero cbe F avee
alla Uliea , ed in queto econdo poema non avea fore
proporzione tra Ruggero , cd Uli e .* Anzi non I' appo
"- m)

per le ragioni dette il Minturno eo nel dire (47), che I'

c- 31," Arioo , pinto/io per piacere a molti elejfe di eguire l'abu


o , che ne romanzi trovava , enon i' appo/e perciocb cotal '
materia voleva in altr'a guia trattari a cagione de nuovi
tempi , e coumi , e a cagione della nuova gente con cui
fave/lava l Arico, cbe era la moltitudine. Fa poi &iL/C
cio, ed' equivoco il Minturno dicendo , che la materia dei
romanzi fu invenzione deBarbari, quai voglia dire, che
allo incontro dell epica pota Virgilio ed' Omero inventori
furono; endo che non ditine nel coi) dire la materia dalla
forma. Percioclyi romanzi degl Oltramontani ( quali noi
non chiamiamo Barbari , il- cbe difdiceoole) furon la mate
ria de romanzi poemi denori, e i poemi romanzi de' no

ri furono rma de primi, o nero ia diedero forma a


que primidiirdinati romanzi; come lapoeia Dmc-laica, e
gt

PO ESIA

LIBRO

II.

xo:

Virgilana furono forma al fatto della guerra Trojana, e

della venuta d Enea in Italia . Ma il orte a cui ridu


ce la diputa ua il Minturno fore il pi debole. Percio
cb dice (48) egli: una la verit", un anco l' idea citi-Hz::
nella quale i pecchia , quando opera la natura , e
una la forma in cui l'arte rmra nel uo magiero.
Da cbe per regola laica non verra mai, cbe la Omerica,

o Virgiliana poeia avendo/i come eempio debba eere da


` poeia , ne cbe l Arlotclica arte, o l' Oraziana avendoi
come arte , dibba eere ila arte ,* o pure concedeyi da
noi ci quanto al nnmo genere; non gia quanto alle par
ticolari pecie di poeia , cbe poono inorgere. E per que
ta econda parte il cangiamento de tempi ,. cotumi, e re

ligione non accidental qualita; come pare, cbe allo ejo


luogo il Minturno voglia tacitamente dire. Ora a cagion d
eempio intee egli,o .pur volle intendere , ci cbe detto ave
va il (49);Pigna ,- che ch1 Epicamcntc trattar voglia diuvisnw

quel potere gentle,che non i crede, non incontrerimm'w


O pure che ] mecolare nella poeia le dcit deGen

. t'rl non a noi propoito-.P onde cav il Pigna-cata] con~


cluione eenziale: Per non lodo ar pi ne termini
della paata Poeia. Non dunque,diciamo noi,accden~

tal-qualit alla poeia il cangiamento della religione. Seb


bene il Minturno avendo prima della latina poeia tratta
to , e alla tocana venendo , non fvei in parte , com' ei
dovea , della prima l idee , nei Virgiliani eiempj ne le

Oraziane regole; e, tra la tocana , e latina poeia a lui


avvenne quel proverbio del Boccaccio noro .* cbi due boc
cbe bacia, l' una convien cbe gli putia.. Ne' il fatto ia,
come teme il (50) Minturno, cbe a cagione del uo nuovo 50.15.

romanzi-co poema l Arioo ad Omero , e Virgilio sc"


ant-:ponga , cbe ci* un' altro eremo arebbe ,* ma cbe
e l Epica pot/*iae lodevole , non ia ia romanzeca bia`
imevole. Fina mente del opendere, cbe fanno-i romanzi,
il raceontod una battaglia, o avventura, di cbe fata

to romore il 51) Minturno aveva prima iL Pigna reo r4. PARK-'


.

` O

gione.

:oz

DELLA

NOVELLA

`gione; perciocb e' il racconto i termina , coco il diletto


del Minturno , [ ; interrompe por altro-ve torminar erro

i] diletto della openione; che i' dal portico raccontatore


cclitder i voglia, i *vorrebbe anca nella prima cena dell
atto primo tutta-la favola terminare o tragica, o vcomica ;

fondo obe- co i oa Ia oicn/on alla rappreentazione dalla


tragedia , come i ha il opende-rr la narrazione all epico,
o romanzo. Piu cua , cornocb non del tutto , moritjl Ca
io/vetro d'aver il romanzo dellArio/Zo ca igato. Pao-ia
rb opra la poetica d' Ar-/Zotilo iicando egli, ed' il tut
to alla Ariotolm diamina richiamando , non potevano ad
cja regge-ro
, no', ne'
lanticbima
, e acra
poeia
ebraica, o, corripondere
nc" la criiana
Ia romanzo/ica',
ne
altri'. Per la ua preoccupata opinione, del Vida ,-gli fac:
dire, il quale la 'vita del Salvatore in latin 'ver/ ail?,
che non poc- un' azione ola d' an ~ala , quai obo- l
9P? mm' di Crio *voro Dio , ed* Uomo cantar non i
vogliano Com: ignorar non ,i deano . Tal di i' i] -Catl
wtro della vita di Giueppe dal mio Praga/Zoro cantata,

quale calunnia , e puttoo errore fu dal Pair/'Ci larga


mento riprei). Per la oa *vana pcriajionezdrl romanzo
dell Arioo il Caelvetro Iagna, the in co ha narratp
con biaimo pi azioni di pi perone , e cbr le dl
v
grconi ue in eo ono convenevoli . _Poroiocb dice
Ruff-*fl:- (sz) Arocjle; gudc. che la favola arebbe pi bella ,
p- ho il poeta Pi ammirablc e non prendee e non una
,mic-u; azione ola , e d una perona ola .- Or dunque perche
Artatik. non giuaio , o non 'Uidb' , cbr un altro porta

ammmblc_ uto arebbe , e pi azziom di pi perona


porzionevolmente unite avee , ci a Eramo-volt , e non
loda-vole? E quanto alle digrqom dell Arioo , che il Ca

elvotrmcbiammcnvenevoli , e fatte per compnacer


:PP-"e altrui (5-3)v ci che fa per compiace-rc altrui o con-vene

".iT-'umolnro , quando non ia al compiace-nt: dannoi) , o all'uma

,Jm'' na , e divina leggo contrario . Anzi ritrovi il ottili-5:


ma Caelwtro la direnza , perche gli antichi tragici
greci

POESIA~LIBRO II.
103
greci per compiacere a rappreentat ori delle, loro tragedie,
am' per eere la tragedia troppo corta, non reaero ei
con altri rappreientatori nell' agone perdenti , le digrcioni
faceero convenevolmente ,* ,e conoenevolmente -l Ariqo
le facee per dilettare la :moltitudine , e le ozio/Z- donne

con one/ia dilettazion'e . Se vnon e fore pi degna :ma

radunanza di uomini , e belle donne , a cui l Ariq/o fa


wlla, cbe una compagnia di Irioni , e il diletto pi one/io

ne e., cbe non il guadagno . Ed ecco pure come i alvi l'1r


j
Arioo da un altra imputazione del _Catelvetro *,cioe che difjc;
egli parli appaionatamente , giudieando delle coe , e ri-' ?Qt
prendendo e lodando ,' onde i parta dall' :sfizio della nar- 1-1

razione cbe proprio dell epico poeta e cbe piu d' ogni
altra coa fa, alla imitazione .` Concioiaeb, quanto a: Vir.

gilio e Lucano , .i _ quali il Caelvetro Mai-ga della efjo


errore, li difenivi del poeta, .epico - li dndano, Noi .a
dz-a dell* Ariqo-diciamojcbe romanzatori poeti avellan
do co] popolo communemente ,cbe di grolana fantaiaea'i

rozzo intendimento a e di aetti malagepoli-a muoveri, con.


viene di accei-cbe perentno la narr ione di tal orta
ermoni jparganov appaionati edegli mania-vizi correggi
ri; quantunquepote: provareo provi il Cah-[vetro, cbe
ci fare non deano gli apici, l inegnamento de quali per
lo pi dalla narazione olo trapirar dee; come quelli de
quali l artedpi ottile vuole ;eere , vper-ciocche parlano a
pi' gentili le

-intendenti. Ma col popolo parlando alcuno,

chi non a quel retorico proverbio ,* che J' oratore arda i:


-ouole apiccar fuoco nel giudice? .Non ono dunque gli
appaonati parlari dell Arie/_io e degli altri romanzato
ri ,/e non veon-znmeiioli ;mi ,. e .con altre mii/re aaggia.
re i vogliono , cbe con quelle d'Arioti/e o del Caelve
tro . Ma nel piato , tra ;gli epici , e romanzi, Fauino

(54) Summa pur 'vol/e entrare in danza. Ripigliando per


egli il detto avanti a lui in favore , o a di'a de' r9- 54- Dicori
manzi , ed' anco le dierenze tra epico , e romanzo , ne ?mf-TF

la prima ne le econde approva , ed il tutto cerca di ""*4'1'7'


2.

ri

104

DELLA NOVELLA'

ribattere . La dooee mirabil eoa, cbe egli voglia , aver'


Awotile veduta la pecie, o genere de romanzi, e averlo

rbatcuro ncllcn pecie depocmi (nell' Epico,cred


io , nel Tragica , e nel Comico) c aver in tutte voluta.:`
1 unit per natura , per ragione", e per eperienza.
La qual opinione del Summa, come cbe vera foe ,ne pure
alcun eetto farebbe. Imperciocb prima , e per lo detto da
noi, e da altri, il poetica libro di Ariotele da Commenta
tori uoi medeimi perfetto non eimai. Ma quando pern
to foe, certiimo , cbe nell' ordinare la poetica arte i
_tenne Ariotile ne oli eaneelli, o conni delle greebe poe-`
ie , e della Fenicia , o Caldea , o Egizia , o nalmente

Ebraica non parl in alcun modo, le quali al paato tempo


5 appartenevano .* Orcome dellepoeie avvenire pote-oa favel
lare , e delle preenti a luife della greca -imper-ttamente
ragion Z Ne' retorici libri dice benri il (5 5.) Filoofo , cbe

ftg; nuove arti nafcer poono , da cui peciali argomenti i ca


nile Lib. l. omo , oltre a quelli cbe ti contengono ne commum luoghi:
onde aneo econdo ez nuov' arte poetica nace-r poteva .
Cbe per queila ua naturale ragionata, eperimentata novi
- ta da nuova natura',,eragiorie `,' edefperienza poteva eere, ed
ata vinta; a eagione della nuova materia , e degli uditor
nuovi de romanzi ,poemi , i quali non gia per aver l opi

nione pregiudieata da proaie'i romanzi abbracciarono anzi


l Arioo, cbe il Trino, ma perebe la varia romanzeea

favola era a loro pi proporzione-vole , e adattata , e coi


i colori , e lo ilo 'mezzano , e la piacevolezza `aell Ario

o . Sopra del quale ebbene molte , e molte o'ervazioni


ono iate fatte da molti dotti uomini, non a per e al
euno abbia aneo inteo quel ito artcio di fave/[ar con le
donne , ora inalzandole ino al cielo conlodi , ora eol bia
jimo eleprimendole ino agli abii; quali due eremi di ra

gionamento dipingono oivaeimamente la loro natura amam


te degli eremi econdo il detto di Publio Siro

Oda

POESlA

LIBRO 11.105

. la Donna , od , ama, e non ha mezzogfg


l *
(56) Odra
.

.Tim-me.

Ultimamente tra moderni ritrovo a cate/ie opinioni nore nur odi-{


m r
de romanzi in parte olo favorevole il Crecimheni, pi fa mina,
zu al-.mc.

vorevole il Gravina . Per il Crecimheni oltre al volere ,


che i provenzali prima di noi romanzi poemi compone-ero
( di che pi avanti cercheremo) chiama i nori Epici im

perfetti , edepiodici . Ma e epico poema gcneraliima


mente ignica narrativo poema , quale imperfezione di nar
rare ne romanzi` ritrovai . Se poi in piu tretta ignica
zione epico pigliar i voglia , cioe poema , che canti un
azione ala d' un olo, gia come ai opra per noi ragionato

, epici i romanzechi non aranno in alcun modo , ne a


parere del Crecimheni eo tali aranno ; crivendo (5 7) r"- C**
cim Co .
egli , che i valeroi nori di molti eroi , di molte ma???
azioni, di molte nzioni, e fabbricarono belle tele di m'- '

P'

varie la . Che per pi ragionevolmente il Gravina (58)


_
_
.
. . ;l-Gruml
fozene
non eere
a romanzi. nori. il. nome d, eroico
dz
:- ragion p

cevole , comech e non d uno olo , ma di molti eroi faccia- fij'cm


no ver '1. Ancorche il Pigna tra eroici ,e romanzi diingueje;
ed eroi veramente meglioi nominino, Ercole , Teeo , Achille,
ed Enea. La dove Artic , ed' Orlando, e Ruggero , eRi

naldo meglio Paladini i dicano , econdo l' Graziano


avvio .

,.
(59)

Ha uo modo ogni coa , ed ha conni.

z 0m!
nell

arte.

eh mgdue

Anzi nel favellare il Gravina de romanzi partitamente, illa-'LTL'


e pearne il valore, tanto piu fu mirabile , quanto egli la 222T" i
greca poeia pro-fbndamente guava , e la latina altre/i ,* e
primamente cotanto d' Omero, de tragici, comici, e lirici ,e
pa/torecci Greci detto ,avendo iccome di poi de Latini,non

i laci cori dalle bellezze dell antica poeia gli pi.


riti aacinare , che la novella italiana non vagheggia

e , e non lodae , ne fece come il Caelvetro, egli alpi,


:qua:

'106
DELLA NOVELLA
iquali conigliatamente tra le due prime poeie diviero il
porno , e l approvazione ,' e la terza novella nora come
rva delle due prime foe , ne pur degnarono d un guardo.

Onde parlando egli de due Orlandi I' uno innamorato del


Co: Matteo Maria Bojardo, l altro furioiz dell Ariolo , cbe

'l-condo eii Duci ono della romanzeca poeia, iloro veri


pregi annover, e enza il filo della notra indagazione per

iila nezza ,d ingegno , e di giudicio tocc il punto della


verita. Ma non meno del Gravina aveva molto pi avanti

la ea verita corta , un altro egualmente a lui delle


antiche poeie intendentimo, cio Franceco Patrici, e ci
fece nel tempo ejo , cbe l arte poetica prea da uoi an
ticbi/imi tempia nuovi ordini,ocategori`e riducendola , ave

vala e ne barbari, e ne greci, e ne latini de piu tardi


tempi per ordini fatta trapaare, cbe altra opera fu , cbe
non quella del Caielvetro,il quale comecb ottilmente, e

eopioamente, non impertanto neoli cancelli dell' Ariote


lica arte rinchiua l' avea. Or il Patrici a principali poemi
60- Punce- romanzi nori avendo la mit-acari (60)', crie. De poe
co Patti-:

Nel lib- 5.

ti poi del noro volgare a tuttigli antepaati latini ,e

dcl'Deca 1
Dipum. a

greci tole il vanto Matteo Maria Bojardo; quanto alla

c* Il'

ola opera di varia e molta invenzione. -Percioch eb


bcnegli trov la corte di Carlo cantata da molti al

tri poeti ocuri , non altrimenti che Omero trov la


,guerra di Troia da molti poeti chiari cantata avanti

a lui, non per tanto , ed' in que' ei Paladin u

-trovatore di nuove coe , molte .pi che Omero ne


uoi Baroni E poco. pi avanti . E laci materia all'
Arioo cos abbondante , che egli .con alquanti altri

trovati uoi ne form un altro` lunghiimo poema.


Adunque il tutto fin qui detto in poco tringendo noi ,' ed'
il pregio , e l invenzione de poemi romanzi nqlri fu da

i profondi , e ottili ingegni veduta , cbe a noi non di


pentimento , ma di gloria e l averli dalle grecbe, e latine

poeie diitinti , ed' unpecial genere della tocana poeia


formatone.
Ma

POESIA LIBRO Il. 'o7


Ma pociaclo pi in genere, che non in ifpecie e para_ IV.
ticolarmente , deronianzi nori per noi inora i detto, ra E?P
gian 'onole , clae a particolari amori , ed efempj di ei di- Pig-;fe
cendiamo. De quali veramente portando le prime inegne Romanzi,
l Orlando innamorato del Baiardo, ed' iliriofo dell Ario- ed' P"

o ,* di queo econdo , e maggiore in' ora fu il grido , eg.


molti int endentini uomini nell illurarlo coloro ritti, ado~
`
perati i ono. De quali l opere in due clai diw'der poll
,fono , in adornatori , ed in dinbri. Adornato lo hanno il
Pigna , il Giraldi, il Rncelli, il Dolce , Alberto Lave

zola mio cittadino , ed' Orazio Tocanella , il Porcaccbi,


Gioan jacopo Partita , che ne tee il rimario , ecf altri.

Difejo lo anno gl' Acadernici della Cruca, Orazio Aria/io,


Giueppe Malatea Veronee, Franceco Caburacci,e pi al
tri ancora. Per noi qui laceremo l' Arioo are per non
recar leg: al boco, e del Baiardo fa-uellaremo, e del no
romanzo , che a da M Franceco Berni rifatto , alcune
coe nuove opra di~ qmi due oervando"; E a dir vero
quea qualita di rifare le altrui poeie non endo ino ad
ora , cb' io appia , [fata coniderata , non a ne al pro
poito dzcon-venevole, ne ad alcuno dicaro il farne parole .

Leggermente in ci e la W112: il Doni nella ua prima


Italiana (64) librara, cori dicendo: i come dilettato n.- ma*
a molti il racttarc, ornarc, `o vcramcntcguaare, e 3223,

orpiarc linnamoramcnto d Orlando del Conte Scan- 33,3355?


diano, il qua] libro mirabile. Che pero ndo la Iibra- Fm"
ria del Doni ecita in-lace, era gia ata. fatta 1a prima

edizione dell Orlando (6 2) rifatto dal Berni ,5' onde pare, 5,_ mundo
che al Berni fieo ia indrizzato l acum-.del motto. Per igm-grido
egli primarnente i pare , che bavendo il Benni publica: 353 3m.

lopera con que/io titolo; Orlando innamorato compoo oLLi.


dal Signor Matteo Maria Boardo Conte di SCanda-LLW"
no, ed ora rifatto dal Berni nulla al Baiardo i togliee,
o i taglia , potendo ogn una che allora viveva , ed oggi
vive il rifacimento con la prima opera paragonare , che
pub/:cata era . Ora il rifare un opera altrui , che correg~
gerla ,

"108
DELLA NOVELLA
gerla, o i fa meglio , o non i faze il primo ia, la cor
rezione merita lode in ordine allo intendimento , ma non o
e par pari in guardo alla corteia, e buona morale lo
devol ia . Perciocb cbr' ave-oa il Berni di ci ricbieo ,
o cbi poteva ragionevolmente cbiederglie/e ,
non e l
autore ? Anzi il Berni eo lagnai in alcun luogo , cbe
alui foe imile digrazia avvenuta di addo/jargli certuni
i 'veri, cbe non eran uoi , come in quel onetto

Eran gi i veri a i poeti rubbat ,


Com' or i rubban le coe cra noi,

Onde Virgilio per alvar i uoi

compoe quei due diichiabbozzati.


A me quei d altri on per forza dati,
E dicon tu gli havrai vuoi, 0 non vuoi:

Si che poeti , io on da pi di voi ,o

Dapoi , ch io on veito, e voi pogliatoi.


Sarebbe* qui luogo c faoellare ancora delle giunte dalcu
ni canti, cbe i fanno a poemi, come fece l Agoini , cbe
aggiune alcuni libri, e canti al Baiardo , e Camillo Ca
milli al Taj ,eil Maggio libria Virgilio. Al quale propoito

brievernente dicei per noi , e generalmente cbe le giunte,


cbe i fanno al corpo del poema , e nzione d un altro,
quando ea abbia tutte le parti , ono dirdicevoli iccome
to/ira i chiama qualunque animale abbia pi di due capi ,
o di quatro piedi. Ma da un antico argomento diramarne
un nuovo ,come fece dall' innamorato del Baiardo il uo fu
rior Orlando l Arioo, come oer-v il Patrici, coa de
gna, e non biaimeoole . Come 'Deggiamo , cbe d uno in un
altro corpo la natura umana per la generazione riiorice,

e i propaga. A tal propoito diemi poco fa il Conte Alfon


o Montenari mio amicimo e vago , e d' invenzione ertili
imo poeta , cbe il Furioh dell'Ario/Zo Potrebbe/i continuare
con altro poema nominato rianamento d' Orlando ; e 'ue

ramente

POESIA LIBRO II. 109


ramente cotal romanzo arebbe altro ubietto da i detti
del Baiardo , e dell' Arioo ed egualmente nobile , e gran
dc . Ma tornando al Berni come cbe egli errar pote-[je in
ordine di corteia , ingolarmente nel conegrare un altrui
nzione , o poema come cea ua propria alla Marcbea
di Pecara ,* non rea per , cbe in genere di purgato e

poetico ingegno il racimento eo lodevole non ia . Del


cbe eavvedera chiunque l uno, e l'altro rilegga, e trat

to tratto paragoni, come per noi fatto ie. Percb prima


il Berni i principj de canti, cbe nel Baiardo ono vizzi ,
e manebevoli , con poetico romanzefeo oirito ba ripoi or
piacevoli or gravi, e cbe non cedono a i migliori dell Ario
o , e nella locuzion tutta , e nelle parlate , e nzioni il
retante ba nobilitato , togliendo via que' difetti dal Gra

vina nel Baiardo avvertiti di cfprcioni vili, e di acco


numero , ed altro; e di voti meno tocane , il cbe ag
giungiam noi. Per noi, non come il Gravina eimiamo ,
cbe il Berni babbt'a il poema del Baiardo in facezia cangiar
voluto ,* ma quai a penar ci induciamo , cbe col uo rifa
cimenta l abbia a quel grado` inalzato , cbe potee in al
cun modo col- Furiofo dell Arioo giorare, il quale ormai

al tempo del Berni , qual ume reale , e gono , traeva


[eco il favore, el amore del popolo, de cavalieri, e- delle da
me , e delle genti alletterate altre; quantunque alcuni pocbi
pu rgati ingegni non ne facejjero la medeima ima, come il

cbiariimo Filoofo Peripatetico M. Trzon Gabriella gentil


vomo Viniziana- , di cui quel detto .' Che le parti dcll
Arioo bellmc ono , ed il tutto bruttiima, della
qual entenza con pace ia detto della fama di tant uomo,

non o ancor la cagione trovar potuto . Ma noi qui alcuni


luogbi del romanzejco poema del Baiardo dal Berni rifatto
conideraremo , valevoli certamente a far ti',cbe appo alcu
ni e non allaea gloria dellArioo a non molto minore egli
]aglia,e oggi non meno dell Arioo 'legga, efia caro tenuto.
Ecco il principio del canto econdo dal Berni inneato , cbe
belliima trasformazione del principio del poema di Lucrezio.
P
Madre

uo

DELLA

NOVELLA

Madre anta d Enea glia di Giove ,


Degli uomini piacere , e degli Dei ,`
Venere bella , che fai l erbe nuove ,

E le piante , e del mondo vita ei ;


Da te negli animal virt i muove, .

Virt , che nulla foran enza lei,


Vincol , pace , piacer , gioia. ~del Mondo
Spirto , foco viral , lume giocando.

Fugge all apparir tuo la pioggia , e l vento


Zero apre la terra , e la rivee ,
E gli uccelletti fan dolce concenro ,
Saltan gli armenti lieti , e fanno fee :

E da rano piacer commoo drento


Van le ere in amor per le foree ,
Laciata l ira , e la dicordia ria,

Fanno dolce amicizia , e compagnia.


Io ti prego gentil-benigna Stella

Per le punte amoroe , che tu dai


Al quinto lume, e per quelle quadrella,
Che nel feroce petto ognor gli trai,

Bando a giacer della tua faccia bella


A pacer gli avidi occhi , in grembo l'hai,`
lmpetri per me grazia , e con la ua
Inieme mi concedi anche la tua.

,Be/io luogo , o imitazione in nulla cede all altra fatta


giri dall' Aria/io di Catullo
La Verginella imile a la roa, &e;

Imitazione pure dolcimamente fatta dal Berni dell Ele

..,='.'*gza rconda al libro terzo di Tihulla fu (6 3) quella


,

Fu

__l..`--~.~

POESIA

LIBRO

II.

ut

Fu di'ferro colui, che prima tole


*La cara donna al giovanetto amante,
.E quel chelei dal dolce nodo ciole
Dal caro amante uo, tu di diamante:
Chi u 'i duro , credo ch anche vole

Da terra l erbe uegliere , ele piante


E 'l ol dal Cielo , e e coa maggiore.
Che ia legata con nodo d amore .
Dolce nodo d' amor , caro legame
Che di due cor fa un , i forte rigne
E che due vite la con un ame ,

Una ol alma con due corpi cigne:


Ben colui , che le divide , infame

Ne pur vergogna il volto gli dipigne ,


E non gli intenerice , e non gli calda

Il cor piet , che pietra viva, e alda .


,Vanta naturalezza e convenienza con la moltitudine, a

cui i cantano i romanzi , ba il principio pure del canto


ediceimo del libro primo cori rifatto dal Berni.

Il pi bello imparar looa


Non di coumi ol, ma naturale ,

Senza troppo udiar mi par che ia


Guardare a chi fa bene , a chi fa male -;
E u certo bizzarra fantasa ,

E piena di alto giudizio e di ale


Atella di que' due ani, ch' un piangeva,
E l altro d ogni coa i rideva:
Rideva l un che gli uomini eran pazzi,
L altro la lor mieria [opitava-.

Coniderando i travagli , e ollazzi


Magri del mondo e quel
z
che e ne cava

uz

DELLA NOVELLA
E fore che non par eh" ognun sammazzi,
Chi va per mar, chi per terra, chi brava
Chi fa il ricco, chi il bello, e chi lo caltro

Chl (i becca in un modo e chi in un altro.


Zia non ci laciam noi tanto dalle lodi del Berni nel uo rifaci
mento delpoema del Baiardo traportare, che non ammiriamo
in molti, e molti luoghi il Baiardo eo, i quai luoghi co!!
compiuti , 'adorni ritrov il Berni,cloe o poco , o nulla vi

Zi mano per rimutare , qual' l avventura di Rinal


1

64. Orlando
innamorato
del Bomdo
Lib. Sam
1,!

(64)
' Qgando -fu giunto .a la elva fronzuta
Drtto n andava al fonte di Merlino:
Al fonte, che d amor il petto muta ,
La dritto e n andava il Paladino,
Ma nova coa ,ch egli ebbe Veduta ,
Lo fe er-mar , che al fonte era vicino

Nel boco `vn particelle pien di ori ,


Vermigli , e bianchi , .e di mille colori.
In mezzo il prato ignuda un giovanetto
Cantando olazzava cod gran fea .
Tre Dame intorno a lui fanno un balletto ,
lgnude anch ee enza gonna , o vea ,

Ha quel fanciullo un delicato apetto;


Negli occhi bruno , e blonde nella tea,

Le piume de la barba a punto ha mee,


,Chi i, chi no direbbe che l' avem;

Di roe, di viole , e d'ogni ore


Caor, ch' 'lo dico , avean canehi ,in mano

E andoi con gioia , e con amore


Gune tra loro il Sir di Monc Albano,

Tutti.

POESIA

LIBRO

Il.

n;

Tutti gridato ,* or ecco il traditore

Come l ebber veduto , ecco il villano,


Ecco il dipregiator d ogni diletto,

Ch' pur giunto nel laccio al uo dipetto .

Con quei caneri al n de le parole


Tutti a Rinaldo s avventaro ad oo,
Chi getta roe , chi getta viole,

Chi queo, e chi quel or or giallo, or roo,


Ogni percoa in in al cor gli dole,
E trova le mdolle in ciacun Olo.
.Acoendendo un ardore in ogni loco,

Come le foglie , e vi or foer di foco;


Quel giovanotto , che ignudo venuto,
.Poich ebbe voto tutto il canerino
Con un -uo di giglio alto , e fronzuto
Fer Rinaldo a l elmo di Mambrino,

Non ebbe quel Barone alcun aiuto,


Ma cadde a terra com' un fanciullino,

E non era caduto al prato a pena,


Che i piedi. prende , e racinando il mena.
Le donne ogn una , una ghirlanda aveva
Di roe qual vermiglia , e qual bianca,
Veduta queo ogni una e la leva,

Or opra il petto il batte, or opra l anca.


E ben ch il Cavalier merc chiedeva
Tanto il -batcerno , che ciacuna anca,
Dal ol levato , inino al mezzo giorno,

Intorno al prato Rinaldo fruorno.

Nc groo usbergo , ne piara ferrata


Poteano a tal ferire aver difea,

Ma la perona avea tutta impiagata


Sotto a quell' armi, e di tal foco accea , Che (Sco.

Ne

4.

DELLA NOVELLA

Ne a e huomni , o Dei foer cooro


(

Nulla _difea , o preghiera gli vale ,


_E andoi cos enza rioro ,

Crcbbero in u le palle a tutti l' ale,~


Le quali eran vermglie , e bianche, e d'oro ,`
E in ogni penna un occhio naturale
Non come di pavone , o d' alto uccello ,

Ma di _donzella grazioo , e bello.


E poco ando i levato a volo

L un dopo laltrovero il Ciel aliva .


Rinaldo a l erba i rimae olo ,

E panger forte dintorno i udiva;


Perche entia nel _cor i grave duolo,

Che a poco , a poco l anima gli uciva ,

E tanta angocia ne la ne il pree

Che come morto al prato i diee.


Ta] e` pure nel Baiardo fieo , ,6' in poco cangiata dal
{ti-"1:55 m Berni lu nzione del teiro di Morgana , ove il Baiardo
' dipinge il fatto di Dionigi di Siracua (657)

Come fu giunto alla coa del prato


La dove di Morgana ia il teoro,

Si vide innanzi come un Re formato


Con molta gente intorno a concioro:
Stan glialtti in piede, egli in edia addobbato,

Le membra tutte quante han tutti d'oro,


E opra on coperti tutti quanti

Di perle , di rubini , e di diamanti.


Pareva il Re da tutti rverito
Innanzi avea la mena apparecchiata

Con pi vivande, in mora di convito,


Ogni coa di malto lavorata:

Sopra

POESIA

LIBRO

II.

115

Sopra la tea ha un brando orbito


Ghe tien la punta vero lui voltata,

E dal iniro lato un con un arco


Teo , che par ch apetti un cervo al varco.
Dall altro ha un , che parea uo fratello,
S di vio il omiglia , e di atura,

In mano aveva un breve , ed era in quello


Scritta in quea entenza una crittura:

Stato, e richezza non vale un capello


Che i poegga con tanta paura ,
Ne la grandezza giova , ne il diletto

Che s acquii, o i tenga con opetto.


Tal' ancora nel Baiardo , e che in nulla cede alla decri.
zione dell ahito notturno d Alcina fatta dall Arioo , la
eguente decrizzione ( 68 )

;camma ,z
i

Era la fonte tutta lavorata


Di marmo verde , roo, azzuro, e giallo,

L acqua tanto era chiara , e ripoata ,


Che trapaava a guia di criallo;

Onde la Dama , ch' entro era pogliata


Morava con i tenue intervallo, &c.

A cui aggiunge il Berni nella 'guente anza una face


zia overo ironia, di cui la pi hella non mi ricordo aver
letta

Or fe coei Mandricardo prigione;


Vedete che digrazia

Ma in ordine alle parlate che i introducono a fare dal

oeta i peronaggi del poema ejo , ono quelle del Baiar


do

l:

116

DELLA NOVELLA

do cori dolci e naturali cbe nulla pi . Leggai la eguente


in cui r induce a parlare Angelica innamorata di Rinaldo,
e i paragoni con quella d Erminia nel Tao .
,,:,,,Lg;,;j
3km"
IDI-I

* O belle a gli occhi miei tende latine ,


Aura pira da voi che mi ricrea

lo*:

Talor volta la faccia in ver Ponente


Sempre piangendo , e opirando , dice
In quella regione , in quella gente,
Del mio amaro la dolce radice :
E chi l ha , non la gua , e non la ente;

O gente opr ogn altra pi felice,


Ch' avete tanta copia di quel ch io
Ho ( venturata me ) tanto diio.

Or mai che debbo , o che pos io pi fare


A quea rana , e crudel malata ?
(lual uom , qual Dio , qual pirito invocare
Ch' ho conumata tutta l'arte mia ,

E con mio danno mi convien provare


Che contr amor non val negromanza;
Ne per radice , o ore , o ugo d'erba

La cruda piaga ua ia diacerba.


Laa , perch non venne egli in quel prato

Dove prei prigione il uo fratello?


Che credo ben , che non arci gridato.

Or i a in quella grotta il mechinellO:


Ma ar ben tantoo liberato ,.

Accioch quel nemico mio -i bello;


Veda , quant' io da lui divera ia,

Che piet rendo per dicortesa


Final

POESIA

LIBRO

II.

"117

.Finalmente due altri luogbi accenner , ambi gi dal Baiar


do inventati, e di poi dal Berni in parte adornati. Ilpri
mo (67) l avventura cbe i legge di Brandimarte con &hut; "
Febo'illa in orrida erpe cangiata .. L. altro e {68) il di- a. n i.
cioglimento del nodo nella battaglia di Gradalo ,e Man- c- s
dricardo con l Orco . Poeiacbe prima Grada , cbe ar.
mato era, vien dall Orco vinto , e fatto prigione, e nella
grotta portato per eere dall Orco fieo manicato , qual
appo Omero poco meno ad Ulij]e avvenne. Ora re a com

battere con lOrco Mandricardo jblo , e privo di lancia ,


e pada , le quali avea giurato di non mai portare ino a
tanto , cbe non avejje la pada in battaglia ad Orlando
tolta . Ma nulla oprando landricardo ne' con alberi in

teri , ne con mi/'urati macigni , cbe contro l Orco gitta


va ; il lettore , cbe a tal luogo t' abbatte crede enza al~
cun fallo , cbe a ciogliere il nodo una Deitei i convenga
econdo l Graziano (6 9) avvio . E certamente io tengo , flag-non:.

cbe fore Virgilio ejjo , ed Omero in tale miura di coe _Nec o


aveero fatte calare per macbina o Venere , o Tetide , o L'L'JL
altra cotal Deit al dicioglimento del nodo. La dove il d'" "M"

Baiardo
ria/mente con
fareingegnoo
uno miurato
ritrovato
alto
, dopo
a Mandricardo
molte pruove,
ipra
fa ad
un burrone, o val/ea , di cui non avvedutoi l Orco perciocbe
cieco era, piomba nel ondo ,* ed' in tal guia l avventura

ba ne con la liberazione di Gradajjo , e de prigioni. Ol.


tre all Orlando innamorato , da alcuni i attribuice al
Baiardo il Filogine romanzo, e dice trovari nella libra
ria Regia in Londra (yo) ma, il Doni nella prima libraria 7, ceh

coi ba (71) Andrea Baiardo ,Filogine romanzi, ed al flyjfgi_


tro romanzo dello ejo autore pur nomina nella econda 'lim-c- Iu

libraria come vedemmo avanti. Sebbene ormai del Baiardo, UST


e del Berni abbaanza ia detto , del quale non negber iii-na' Tei"

io , cbe in alcuna entenza , o veri) non i volee anzi , POT cm


:be il Berni eo quel prima del Baiardo laciato avee.
I] il?! P On fit, come vuole il Doni, guaare o orpia

re linnamoramento d Orlando. Conciqatbe nel reante,

(L

dei

*'118

DELLA

NOVELLA

de principj , e de canti, e nel/e battaglie decritte , e

nelle parlate , e nelle argutezze il Berni uperiore appaja;


onde concludiamo con dire , e cbiamare o l uno , o l' al

tro fortunato , e il Berni avee avuto l invenzione del


Baiardo , o que/ii lo ilo del Berni . Molti/nti per in nu

mero ono ati i romanzi poemi degli italiani notri , contan


doi oltre a prememorati tre del Baiardo , Arioto , e Berni,

li eguenti . La Teeida del Boccaccio, cbe econdo alcu


zii-DFS:: no fu il prima romanzo noro in vero (7 2.) , il Morgante
?sfugge-(73), il Margute nominato dal Doni nella prima libraria,
7;. 149"' il Driadeo (74) di Luigi Pulci; l Auarcbide , ed il Gi

3;: 'X2531 ron cortee (75) di Luigi Alamani * Il prima libro di Sa


,sjs'nmcripante (76) , le prime impree del Conte Orlando (7 7),
Bnmh Palmerino , e Prima/cone (78) romanzi quattro di Lodovi

xiz en co Dolce . Il Guerino , o Mecbino della Tullia d Arago


7 39;." ' na (79), Cirio Calvaneo di_ Luca Pulci (80) il Coante di
ZZ; LjuTranceco Bolognetti (8 r) il Fido amante di Curzio Gon <a~
P" ';f'""ga (8 2), l Angelica innamorata di Vicenza Brugiantino

81-1_Ve.r.1e1f1(83) la martedi Ruggiero Re de Bulgari di Gio. Batti


iu'mha Pecatore (84) .* l innamoramento di Ruggieretto figlio
"3311""- di Ruggiero Re de Bulgari di Panilo Rinaldini (8 5)

:guys-,311' Amadigi (8 6) : e il Floridante (g 7) di Bernardo Taj


":_0 Wiz-o . Oltre a i detti, il Doni nella econda ,ua libreria ri
.szhpermferice d aver veduti anco que-ii. La Tromba d' Or

i." 32:22*: lando di Andrea Baiardo (88) , l Angelica Matta di


zzfjfgo, Domenico Senofanti (8 9) : Gano arrabiato di Fuligato
ggjse'fgjb Notajo (90) .' il Marrano Bizarro di ona Marrano (9 I)
22:23:21',i Segnini
la Boria(9 z).
de Paladini
, e alla
la vergogna
di Gano del
di Molino
Ora quanto
econda Libreria
prefa
89 Cm: Go:

to Doni, nella quale egli intende , come pare ,cbe da lui

;' -'r accenni, d aver compilate divere_ opere , cbe degli ita
c""liani autori i trovano al ito tempo critte a mano ,* io ba
lunga agione dubitato , e in totale opera ua egli la ve rit riferica ; o pure e tutta ia burla , ed iceda pe r
traggere 0 i coumi, o gli autori e. Ed a oicare di

*"*7' ci mawva in parte indotto un opera, cbe {gli (93WWl'C


aver

POESIALBRO

II.

119

aver avuta in uo potere ai M. Franceco Petrarca inti


tolata il Mondo critta in prot , delle quali anto un quar~
cio intero riferice in cui ono a facio moltiimi contrapo
i , cbe rendono eddiima la locuzione ; e queo contra

porre i contrarj nelle ue rime pure ua fre tvercbiamente


il Petrarca. Ma bo poi oervato, cbe alcune opere dallo
eo Doni nella econda libreria mentovate veramente vi
furono, come a cagion d eempio gli Straccioni comedia di
.Annibal Caro, (94) e altro; onde egualmente i opracita-fff

ti romanzi critti a mano potrebbe aver veduti il Doni.


Se non cbe , a favellar anamente , ne dell' Opere raccol.

te nella econda Libraria del Doni , ne del preente da


noi coniderato genere de Romanzi , i pu degnamente
eimare , quanto al numero ordine e merito , enza la

corta di una cori copioa e piena e ordinata libreria ita


liana , come per noi al prima libro di que/i' Opera i e`
fatta menzione . E percbe tale e tanta , o la nec-?N'
eli cotal libreria , o la dignit e gloria cbe alle italiane

lettere _ne nacerebbe, e per oggidi orje da alcun cbiaro

e gentile pirito d intorno ad e]a ti crive o medita ,


io qui ad c rivolgendomi e col gentil poeta incomin
ciando
Perche la vita breve ,

E l ingegno paventa a l alta imprea


Ne di lui ne di lei molto mi do ,

quanto fb e pob priegolo , a i bella imprea o in tutto


o in parte continovare ; potendo/i in ea con la gloria lar

gbiimamente ricompenar la fatica ,~ e ci tacitamente


chiedendo , l ampiezza delle nore lettere , e l onore del

nome italiano. Il cbe fare pi agevolmente potrebbe/i , e


tra pi d uno dividefero i quattro o pi ecoli demol
tilimi e cbarimi italiani o tocani autori, e ciacuno a

ciacun ecolo , o a parte di quello l' opera ua con-ri/e


per annoverarne ed ordinarne gli crittori , le vite , l'.
Q_ z

opere

120
DELLA NOVELLA
opere ampate e critte a mano . E alle ragionate coe
ritornando , certiimo , cbe con l ordine e copia e Per

fezione di cotal libraria ( e di quella uar potee ,


come deiderarla i *vuole ) ed il preente genere de Ro
manzi in que arte nora pi perfettamente avreimo ir
mato , e gli altri generi pure cbe da diri ono per noi
_i vrmerebliero di quela novella nora tocana poeia .
Ma pure 'endo l idea univerale econdo i Platonici
loafanti , di ogni iecie di coe empre una , e a'i un
modo , e tale quale e , noi quella in quea parte de'

romanzi nori ingolarmente eguendo e orti/mente he


colando , non dubitiamo in *verun modo , o alla maggior
parte o alla migliore de romanzecbi poemi attenendoci ,
di non avere la loi-o 'vera origine rintracciata , le loro
*vere forme e qualit raccolte , le dierenze cbe dall Eroi

eo poema poano avere ed abbiano, egnatamente dimo


rate, e nalmente gli errori decondannatori del roman

zeco poema ino a qu coperti, pi cbe alcun altro facee


mai ; merce de prineipj da noi tabiliti, delle particolareg
giate qualita loro epoe , delle contrarie ragioni ribattute,e
degli eempi non i dozzinali apportati, . Finalmente avendo
noi per avanti buon numero di romanzi poemi in ora nomi

nati , acci non creda/i , cbe da noi la forza del numero

oituir i voglia alla carezza del valore ,* oltre a i tre


mentovati ,del Baiardo, Arioo , e Berni, meritano ngolar

lode nel poema romanzo piu- altri: come Luigi Pulci , che
avantii detti compoi- il Morgante , lodato in parte dall
intendentimo Gravina, e ad' eo lui riportiamoci in ci,

cbe nel Pulci condanna ; [e non che la piacevolezza del


Pulci con troppa baldanza fore inoltrata ,non i crede per
noi, cbe alla bea de romanzi oltramontani guardi , ma
a quella qualita gia di opra avvertita d' allettan- il vol

go all udienza del poema romanzo col riaeoole , e faccio.


Ma ehcile nelle coe tutte cotale, temperanza tenere ,

che alla diemperanza non apo/i . Che * , come i cre


de, il Poliziano nel Morgan i adoper , ci prova , cbe
egli

POESIA LIBRO I,I. nr;


egli peritimo della greca, e latina poeia,pur cotea ita
liana pecie del romanzo conobbe, come la lirica nora col
tiv per tetimonianza del Crecimbeni. L Alamanni pure ,e
Bernardo Tao comecbe` al pregio del Baiardo , e Arioo
nella invenzione ,_ o nzione non agliano , ~ne i varj , o

vagbi , o poderoi ieno i principi de loro canti quanto


no quelli dell Arioto, e del Berni(perciocb alle decrizioni
pinto/lo r attengono della mattina , e era ) contuttoci
hanno i due ipranominati un purimo, e dolce ilo , e le

loro parlate mo d aetto ripiene, ed' il tutto con una


naturale emplicit , e cbiarezza lavorato ne loro poemi.
E di Bernardo Tab ovvienmi avere in alcuna memoria
di eo letto, cbe a Torquato uo gliuolo eileva dire: Tu
ne veri tuoi bai veramente grande nobilta , e bllevato
pirito , ma alla mia naturalezza, e tenerezza non potrai
aggiugnere . Sebbene della teo Torquato non dipregie

vole romanzo poema il Rinaldo da lui in giovanetta et)


compoo. ,Qtantunque perciocb ogni umana voglia azie
D016' 6' mutai trovando il Tao a uoi tempi i romanzi

mirabilmente moltiplicati , e for la gloria dell' Arioto


pdngendolo , all' Epica poeia ai mano , e rinovolla. 0n

de il coneglio del 'T'ao , cbe in altra parte e coa divera


dall Arioto egnalare i volle , tabilice indirettamente
catato vero genere d italiana poeia, cui romanzo diciamo.

Ne' i poco nel romanzo i egnalo il mirabile ingegno dell


Aretino , ebbene blo pocbi canti crivee de due romanzi
Mara ,ed Angelica. Ma un non cbe di grande, e ma
raviglioo , e lontano non .olo da latini, e greci Epici, ma
dagli altri pur notri poemi romanzecbi ,tr-apira da alcu

ne pocbe tanze , cui riferice ,ed ba ne uoi Marmi il Do


ni. ,Mali anze, o ieno dell' Aretino, come da alcuni i
vuole , o ieno dello fieo Doni, o d altro poeta , certa

mente poino di documento rvire , cbe dopo il Baiardo ,


e l Arioo , ed il Berni , e tant' altri , non era ancor

ecca de romanzecbi ingegni la vena.


L3

n2ai; 333;
5:::- ,z

DELLA

NOVELLA

L Anima (95) del tremendo Rodomonte,


Che pur dianz Ruggier dal corpo ciole,
Ardita giune al ume d' Acheronte

Ne' ttapaar ne la ua conca vole.


,Lie/la anza , e la /Zguente non mo intere., venendo
interrotte da alcune parole, cbe dieonoi permaggi , quali

formano il dialogo.

Quell anima bizzarra il guarda, e ride ,


Dicendo , e i Demon del crudo Inferno ,
Sono come s tu orrido moro ,

Per certo oggi ar principe votro.


E come vivo il mio overchio ardite
Ha paventato il mondo , e .la natura ,
Morto vo , che m' abbi anco ad' ubbidire
`

Del centro ogni perduta creatura.


Io on ue!, che ero al vivere , e al morire,
S che fuggi da me beal gura,
Se non ceco la barca , e quee genti

Lagetter opra quei tetti ardenti.


con la dera barba , ci crini iruti
Con la inira il furioo tiene,

La barca , che d vimini inteuti


Il grave , em'obil pondo non oiene,
Perche d' anime d uomn ma] vivuti
Carica eendo a roverciar i viene;
Cadder ee , egli cadde , el vecchion rio

Nel ume negro del perpetuo obblo.

L)

POELSIA

LIBRO II.

123

L Alma del Re deunto a nuoto corre


Per l onde tenebroo , e eco tira
ll legno , 1 ombre , e Caronte , e vuol torre

`L imperio a Pluto , e tutto avvampa d' ira.


,Tea anza pure interrotta dal dicoro de Dialogi
Zante'.

Lorrido Re delle perdute genti


Fe errar too le tartarec porte,

E per guardie ha pi pecie di tormenti,


Che guai la vita , e lagrime la morte.

Le Furie con le chiome de erpenti


S armar di degno paventoo , e orte,
E i Demoni ucir fuori d ogni tomba,
Credendo , che il gran d uoni la tromba.

Piu avanti ancora negli ti Marmi del Doni , vien rife


rita la eguente ottava ,ed molto lodata da que peronag
gi, cbe inieme ragionano della vagbezza , e dilettazione de
romanzi, e a me pure par bella (96)
,5, mi
del Dol
Par. e:.
cm. al.

Ha Mara due briglie in le man dure


E le pea , e le palpa, e le rimira,
Poi con parole pi , che morte cure

Con queluo cor, che_ dove vuole apira,


Die , le forze mie , che epolture
Sono a viventi , e le accendo l' ira ,
Voglion col mio valor ero iracondo

Queo fren porre al ciel , que'altro al mondo-


Seb

124 DELLA NOVELLA


Sebbene non ; qual coa di 11115364 atm-fia i debba giu
dicare per quel/o ci di entrare cjfa in un poema R0
munzo ,* avendone io offer-vata una, e quai la ic-[ja (ben
ch di ilo o ong/nozze: molto info-riore- ) che fatta come
per icrizione nto una iam o pittura di Mma , o'
trova a lo rima di Luigi Groto dotto il cio-co d Hadria.
M4 perch a di nori , m" quali in tanto pecie di ita/ia
m: poeia , e lirica o ditirambica, e tragica , e comica , e

in :ilo paorc'ccio ancora mdoi Wrggiato da tanti , e i


pregiati ingegni , egli parc- cbc la romanzcca forma non
ia atn da m'imo tentata ( ne 'veramente a mio cri-doro i
piano , ne i agevole cotal materia eguire ) aggiungere'
mo noi qui un aggio di romanzejca nzione , mi altri ,
non bn guari ,compo- per 1a gutnto ragione. E'la Gazzam
un delizioi) luogo nc" borghi della Citt nora , la dove un

celto numero di nom' Gentiluomini nori hanno in olennit


di ritirm ogn anno nella' Ca/cn di Maggio , c quivi ciol
ti dalla dome/fiche , e cittadinche u in givoro ed in

fea , ed in onq/Zi piaceri jienderc il pi doll' ore . Ora


dunque per onorare tal a , e gentile adunanza , o per
inignire anca il luogo ove _i fa, collocando in (m) la porti
m nzione nc' fu il eguente canto compa/Z0 .

POESIA LlBRO 11.125


Canto di un nua-oo Poema

Romanzo .

l )Onne mie care , cui tant' amo e adoro

Benche cangiato ho il biondo pelo in nero;


Perdonatemi o mio olo teoro,

Se in queo Canto cos il nto al vero


Tao a una tela con nuovo lavoro,
Che innorrdir faravvi da dovere ,

Ma poi paato in brievc il pizzicore


Torner il rio agli occhi il gaudio al core;

Quea l'arte divina del poeta


Dalle nove dettata alme Sorelle ,
Ferir la mente con terrore e piera,
Poi rianarla con dolci novelle.

E v' avverr come la notte lieta


Delle nozze alle poe altere e belle ,

Che prima ono tmde e doglioe ,


E poi diventan freche come roe.
Venuto il Mago entro del bel giardino,
Come dicemmo, Gazzara chiamato ,
Ognuna delle donnea vio chino
Vennegli incontro e l ebbe riguardato:

E e cos pur ogni Paladino,


Tra peranza, e cimor dubbio e turbato,
Dieendo, or i, or no: ar tra poco
Pi vezzoo e pi vago il mio bel foco.
R

Avea 'l

126

DELLA NOVELLA

Avea 'l aggio Merlin fatto portare


Il biognevol alla upend opta,

Con bella almera tra ricche e care


Spoglie nacoo perche non i cuopra.
Poch era orribil coa a rimirare,

E degna aai pi che i veli e cuopra,


@lella che fatta poi reca diletto

Et ol bella quando ch' abbia eetto.


a. .

Poi cominci quel vecchio venerando


Con un parlar pi dolce aai del mele.
Donne gentili, deh cacciate in bando

O opetto, o timor che in voi i cele,


E piacciavi ubbidir al mio commando,
Q'uancunque otto corza apra i vele.
Che la donna eeguir dee pronta e lieve ,

Wndo l uom a quello che far i deve .,


)

Sio non potei di mia forza e arte


Tanto prometcer quanto pu niuno,
Or non arei venuto in quea parte
E del proferir mio arei digiuno.
Ma e non mingannar mai' le mie carte,
E e volgoi pianeti ad uno ad uno,

E e factor d opre maggior on ucc


Ben ragonevol che io ia creduto.

Ma pria conven che bene rguardiate,


(Lialunque rania coa vadivenga,
Che per timor le palle non voltiate
Fin che l incanto mio al uo n venga.
Sta

POESIA LIBRO ll.

117

Statevi tutte chete e raegnate

Perch ci ch io diegno ancor sottenga,


E e vedee il Diavol in gura

Non ne vogliate aver dubbio o paura.


E perche ben conoco il eo voro
Che too i compiglia e 1 cocende;

Et al veder d un improvio moro ,


Tal opraalto il debil cor vi prende,
Che tenervi o arrear non pi noro,
(Dal acqua pur che dal pendio dicende,
Si come a voi le dolci coe , e care

impeto non arbitrio fa abbracciare.


Vinci che a Voi mi volgo o Cavalieri

Ch' uomini iete e di machil coraggio;

E peo ne perigli incerti e neri


Fee riplender di fortezza un raggio;
Se quee belle mai co i cor inceri
Amae e e v' ancor dolce il ervaggio,
Fatte si che ciacuna ferma ia,

Senza volge: le palle allopra mia.


Dolci con lor parole uate aecorte,
E ve le inonda negli ori-echi amore;

Amor che ar cherzando in quea corte


Veggo e oprar ue quadrclla a tutte lore.
Voi rinfrancate a lor le guancie [moi-te;
Voi togliete da loro ogni timore.

Ciacun di voi della gentil ua Donna


Faccia col braccio al bel anco colonna .
Rz

Si

.8

DELLA

NOVELLA

Si die il Mago. E qual negli ari giorni


Mentre chinano il capo e lerbe e i ori ,"
Se ruggiadoa i crin a noi ritorni
Giuno dal mar , e parga i frechi umori,

Par che la vita a i or e all' erbe torni,


Che natura rinaca e i rori:
Tal del buon vecchio quel parlar gentile .`
Ne cor fe di peranza un verde Aprile,

Stava nel bel giardin tra duo gran pini


Di bianco marmo un grande altar eletto,
In cui di foglie aveva e d Amorni

Drapello incio lo cultor perfetto.


E in mezzo i vedea tra tazze e vini
Bacco cherzar ad Arianna retto .

Ora u queo altar l' auto vecchio


Poe quai in ua bae un' ampio pecchio .'

Alto era nove piedi e ette largo


Il bel criallo , et a lui d' ogni intorno
Una vite d argento il bianco margo
Cingea, quai cornice che v a torno.

Sue bellezze a dipinger non mi allarga,


Ch' altre coe ho dirvi e paa il giorno,
Solo dir ch in mezzo a quella vite

Erano augelli d or , gemme innite.

Cantava ogni augelletto in uo latino,


Col gemea l'amante Tortorella,
Sciogliea canzoni umane il Canarino ;`

E vi ridea larguta Rondinella.

A quo'

POESIA LIBRO II. u,


A que' pennuti il vecchio avea divino
Con magicarce data la favella.

E ,tal la minor era di ue prove;


Poich altre ven' dir pi belle e nove.

Mormor allora il vecchio un mio uono ,`


Che non o e foe Arabo o Caldeo,

E con la verga fece un chio e tuono


Ch' ognuno sbigottr al fondo eo.

Et ecco nello pecchio tero e buono


Ciacun non gi la forma ua vcdeo,

Ma cento Ninfe leggadrette e belle


Varie di vii e varie di gonelle .

Stava la turba attenta e non apea; `


Entro lo pechio o rimirando,
Come ci foe , che non e vedca,

Ma di Ninfe un drapel vario ammirando ,


Che di tante una pur non conocea,

Banche ciacuna foe bella . Bando


Alz il vecchio la verga e die. A nui
Dirizzi ognun gli orrechj e gli occhi ui.
V

Donne mirate voi , cui feo natura


Dono gentile di bellezza ornata:

Ma che non cos perfetta e pura ,


Che non poa acquiar miglior dettata,
Vedete quelle la che in tanta alcura
Son di bellezza , che non pi grata

Vener nacente, quando approda al lido ,


O quando in Pao dorme o pur in Guido.
Diverz

130

DELLA

NOVELLA

Divere ono lor gure e- forme,

Perfetta lindicibile bellezza


Come vedete . Or chi la vuol conforme

Se da tanto la hma'e e 'l'amarezza,


La cielga , e dove in parte ora deforme,
Pur che lo voglia , avr imile vaghczza ,

A quella bella che ella addici a parte,


Quando Yoglia provai- mie forze ec arte.
Un bisbiglio sud crecer ian piano
Delle donne entro il no ile drapello,

Ba] vento che pur oj di lontano


Ne' primi giorni del Maggio novello.
E dicean additando a mano a mano,

Io aver vorrei quel volto, ec io pur quello ,


Et io quel en; ec io uel portamento,
Io que' biondi capelli ciolti`al vento.
O delle donne inanabil pazzia!
E pur vi fu chi a quel gran pecchio innante
Cangiar non volle la forma che ava,
E and uperba del primier embiante.
E e ben la cortee voce uda,
Et il conforto del uo caro amante,

Che volee acquiar nuova bellezza,


Perd l'amico , e non cangi fattezza ,

Ma quelle in cui piu puote il bel deso


D in e emendar il natural errore,

Che uron quai tutte , al vecchio pio


Rivolto, ad una voce e con un core,
Se

PQE'SIALIBRO ll.

13:

Seguian gridando: v0 mutarmi io io ,

Se tanta uom prode ha forza il tuo valore,


E tutte e in volto a qualche bella,
Dicean: vecchio gentil fammi eer quella.
Ridean le Nine chiue entro lo pecchio
Al lor parlar , qual ride nora imago
Entro ad un fonte , el valoroo vecchio
Dicea: di vore voglie ecco m' appago,

Ecco adempierle tutte m apparecchio.


.Et della nuova imprea acceo e vago,
Cento aveva miniri a e dintorno,
Che a uoi commandi non facean oggiorno.

Ma chi un gran vao d'oro gli appreava,

Overan bianchi piedi e bianche mani,


E chi un canero in ul capo portava
Pieno di lucdimi occhi umani:

Chi treccie di capelli dipiegava


ln colore e bellezza opraumani,

Chi nai aveva, o anchi, od altra parte


Con orril abbricaca foggia ec arte.

Non per che vive e naturali


Non foero tai membra in ua ragione,
Si apriano e i chiudeano et eran tali

Gli occhi, quai gli hanno in capo le perone.


Erano i anchi e i na vivi, e quali
Le bocche uonan natural ermone.
Et un valetto in un bel vao avea
Seni che palpitanti ognun vedea.

132.

DELLA NOVELLA

Ali s che ncominciar donne e donzelle


A trcmar tutte et a cangiar colori:

Vial fa ne vetri la molle et imbelle


Isbigottita famiglia de ori,
Se chimico crudel lor forme belle
Strugga nel vetro e riduca in licori.
Ma incominciaro i Cavalieri erranti

Del pari a confortar le loro amanti.


E il aggio Mago le eortava pure,
E quelle ch eran chiue entro del vetro
Con cenni e rio amabili creature.
Ma Merlin dando a tutto ordine e metro,

Die chi vuol omai cangiar gure

Di quella Ninfa inanzi al gentil petro


Si ponga il di cui volto piu le piace,
Et in ilenzio e ne ia et in pace .

Deh qui m aitate Mue Tache nuove,`


Ch' altre elve tenete et altri fonti,
Che i Greci et i Latin; et a me giove

L avervi pria coperte in valli e in monti,


Dite meco or le magiche arti e prove.
Dunque le donne allor et occhi e fronti

Tutte are attente nello pecchio,


Et attendean ci che facee il veechioz

Una la prima fu che bella e grande


Bel vio, bei color , begli occhi avea;

Ma il nao troppo lungo ove i pande


:Ira l una gota e l altra didicea.
Allora

POESIA'LIBRO 11.133
Allora quel attor dopre ammirande
Con gentil modo il nao le togliea
Senza dolor dal mezzo delle ciglia,

E ripoueavi un bello a maraviglia.


@al lauto villan i china , e tolle
(Per far uoi campi pi ricchi e pi begli)
O erpo o ao fuor dall' ampie zolle,
E eme o pianta in luogo pon di quegli ,
Cos Merlin la ua vrtute eolle,

E cava , e cangia m- occhi et or capegli,


`"E nai innea , e indura eni, e l anche

Fa pi vezzoe rilevate e bianchez


Una era , ch oggi ad altri il cor pur rode,~`

Bella diritta bianca come giglio, '


Vaghe eran ue fattezze , et ogni lode
Di mani e anchi avea docchi di ciglio.

E in lda v ragion tenne' il Paor prode


Con le tre Dee entrar potea in conciglio,
Se non ch avea le guancie ue vezzoe ,

Il vaiol crudo disorate e roe.

Di di mano a un vael l uom enza pari,


In cui dalba candor tempratoe mio
Con gli Eperidi pomi avea non guari,
E preo
penelletto
oprar
fu vio
Tal
che un
ppian
que' bei
olcheitti
impari,

E il dolce volto e novello acquio.


Ma mentre quelle buccie empie di carne,
Maggior fa ch in altrui piaga sincarne.
S

Come

134

DELLA NOVELLA

Come da lenta canna , e debl aldo

Pianamente i trae rametto o oglia,


0 da loto palure umido tralco:

Cos quel vecchio enza pianto o doglia


Mani , palle traea, ginnoccho, o calcio,

E vapiccava piu gentile poglia.


Ma per certe ridurre a belt vera,

Convenne lor levar la tea intera;


Con parte anco del petto e molte coe,
Che avan quai linea a perpendicolo.
Altre del mezzo in gi furon ripoo

Dalla pianta del pi ino al bilicolo;

Altre di nuovo fur fatte e compoe,


Che pi non conoceani in piazza o vicolo.
Altre per divenir vezzoe e belle,

Comangui tutta vi laciar la pelle.


Ne' pi ci orror facea ne maraviglia,
E cento membra e piu avrebber dato

Non che orrecchi e capelli e nao e ciglia ,`


Per ritornar in pi felice ato.
Pocia che l uom non pi i maraviglia
Quantunque orribil moro e miurato
Veggia peo avvenir; e sabbia eetto,

Vien coume ogni ranio atto imperfetto.


E quinci che e ben il mondo pieno
D infedeltade di triiza e guai,

Ove pi d'uno ha doppio core in eno,


E male in capo che non ana mai ,
Ne

POESIA L,lBRO 11.135


Ne' mai i vede Invidia azia a pieno,
Ne' godon d'altro uono che di lai,

E molti vanno pettoruti e tron ,


Come pallon , che ad or ad or i gon:
Pur perch uati iam con imil gente ,

Con lor parliam , con lor ridiam tuttora,


Con lor i mangia e bce continuamente,

Non par biecco atto quel che in lor dimora.


Anzi in poo talor ono eminente,

E in ei il vizio per virt i onora.


Tal l'abito o uanza , e tanto vale,

Che fa parer inino bene il male.


Ma per tornar al vago cangiamento,
Che il mago ea , non lacier di dire

Ch una ve n ebbe pur tra cento e cento ,


In cui non puote parte egli cuoprire,
Che abbiognae di miglior fermento,
Ne' che in luogo s' avee a ricucire.
Occhio , parti, color tutta era bella,

Ala] dal mar ece matutina ella.

Il uo guardar era tra dolce e altero

Sciogliee l alma voce in gentil canto J

.O d aprie in parole il uo peniero


Tutto era in
Tutto placca
A lei dunque
Di bellezza ,

ea bello e ri o e pianto,
per gioco o da dovvero.
di il mago il primo vanto
e in lei die: che Natura

Pi fe, che non pu Magicharte o cura.


Sn_

Or

136

DELLA NOVELLA

Or compiuta la grande opra upenda ,


Tal che non poo egiarla in veri,
Acci da tardi gli un d s intenda

A udiri vaga , come u a vederi;

Merlin perch ua poa oltre i enda


E a migliorar le donne in altro veri,

Con la verga una Ninfa entro lo pecchio


Tocco. Quella s die a i cen del vecchio.

Che giova, o Donne , aver police guance


Occhi leggiadri e rilevato petto
Che egual seolla come due bilance,

E biondo crin o ciolto o pur riretto?


O gore che al martin nnn vcngan rance,

O aver tra due rubin teoro eletto

Di bianche perle , o pur che l nao cenda


_Tal che non trovi tra nemici ammenda?
Per quanto a voi naturav , o magicarre
Pola donar bellezza e leggiadra,

Per quanto al nacer voro, e Giove, e Marte


In una caa con Venere ia ,

Talche vivezza e gravitate in parte


E grazia erema e vcnu vi dia.

Onde pi di colei che poe a lutto


L' Europa e l Aia ,ardiate il mondo tutto;

Se virt non avete entro del core,


Se pura fede , corteia pietate;
Che val che iate delle belle il ore

Se nella corza ol vora beltate?


Qual

POESIA LIBRO 11.137


A131 pome che di fuori ha bel colore,
E il verme rode le parti celare,
Verme di crudelt, toco, avaritia;

Di fuori il vezzo, e dentro la nequitia.


Dunque non vi curate aver bellezza
Miglior di prima , s anco non avete
(Del nobl cor ch ogni vilr diprezza,
Well' accorto parlar , per cui V iete
E vi dite gentili. ln tale altezza

Con alto mezzo crecer non potete,


Che col degnarvi di chi men di vui ,

E l voro don empia idietti altrui.


Ma xerch a ognun libera virtute;
(

e non che molto a virt fa Natura)

Dal r noro Merlin che provedute


U ha d eo bel, chiedete nuova cura,
Che all' alme vore dia forma e alute,
Che allumi vora mente cieca ocura,

Con la luce che plende in Paradio,

E che vi adorni il cor dopo del vio.


Pregatel che vi dia piu molli pirti
Entro del angue che in le vene bolle;

E que' penier vi tolga vani et irti,


Onde un e eo enza merto eolle.
Che come grandn le frondi da mirti

Tal uperbia da noi la virt tolle.


In in seer volete e dentro e fuori

Belle, convien cangiar voglie et umori.


Se

138

DELLA NOVELLA

Se upire le donne a quel ermone,


E gli altri ,* che uon fuor dello pecchio
Vano contar. Ma come lor ragione
Epoler tutte al venerando vecchio
Dir bens; che a farle belle e buone
Gia moveva altro nobile apparrccchio:
E gia pariti i miniri di pria,

Altri venian con nuova almeria.

Chi cori avea , chi angue e vari umori


In lucidi crialli di Buemia,

Chi piriti chiui s che non uapori


Lor virt. Qual i vede all' Accademia 7
DAntenore , tra lumi e gran clammori,
(rando i fa de corpi uman vindemia;
C e qual raccoglie arterie, o angue,ogral`o,

Aialfad un ucco, e qual dell'altro ammao.


Con acuta lancetta il gran Canuto,

Cocia a coei , braccio a quellaltra apria ,


~E poi chil vecchio angue avea premuto,

Piu dolce e pi benigno vel ponia.


Con canneletto d or lieve et acuto
Soandovi entro acca nuova via
Prendere al angue , e nuova qualitate,

Pi amica aai damor e di pietate.


A taluna cav fegato e core,

E in uo luogo vel poe nuovo e bello,


Come gemma da anello educe uore

L artece e vi pon piu bel gioiello.

POESlA LIBRO

ll'.

139

A certe trae quel croo umore


Che agghiacciail petto el a damor rubello;
Poe a tal lingua muculoa chiave,

Che la eo nel parlar guardinga e grave.

Ma perche il Mago gia d Aolfo avea

Il famoo Ipogrio ereditato

( Sendo pi vecchio chaltri non credea


E quai eicent anni era campate)
Onde opra di quel peo olea
Gir nel terrere Paradio ornato;

Anzi talor nel cerchio della Luna

Ve' il cervel noro perduto s' aduna.


Quindi il aggio Merlin proetizando
Ci di gentil che quel d aurebbe oprato,
Pi d un giudicio ch' era gto in bando

Uavea raccolto , e prima ri ortato,

Tenendo] eco et il tempo a pettando,


D' ivi riporlo ond era uaporato.
Pero tcnea in ampolle e varie more
Alcun cervello delle donne nore.

E cos a quelle che n avean carezza


La guaadetta ua poneva'al nao,
Onde a utar naturalmente avezza
Ciacuna il enno uo cav dal vao:

E di poi egni aperti d accortezza


Come volea il coniglio, o pur il cao,

Contro il proverbio decantare aai;


Che chi mpazzice non tiana mai.
1

Ma

140

DELLA

NOVELLA

Ma gi la doppia imprea era perfetta ,


Di cangiar membra alle donne , e coumi:
E gia la notte avea ua accoletta

Al focolar di caa accea ; e i lumi


Mille lumi plendean nella villetta
Gazzarica u i poggi e per i dumi;

0nd' io far pur ne al canto mio,

Per dirvi altrove quel che poi eguo.

POESlA LBRO Il. l'4!


Zia ormai e de Romaneeebi poemi nori , ehe un genere
ormano dellanovella poeia , e della loro vera natura, e
magiero , e difei' ,' itome degli eempli di ei antiebi e
moderni, a detto abbaanza. ~
E intendendo qui noi la materia ripigliare, e favellare

V.

de rappreentativi poemi da nori inventati, cori nora ra- Delle


gione mania rendiamo. ,Qaeda naturale propenione cbe Fue' e
delle, Fa

rende gli uomini allo imitare inebinevoli , onde l'anima m vole Pa

pargoletto corpo rinelvinfa le imagini 0 idee delle azioni de ora",

maggiori fabitamente nella tela della fantaia dipinge, ed Iat

ejfe eprimer tentae rifarle ton atti e gei erinfeaamente; cmzm.


quella propenione ea e virt a rifare le [0];- a noi ega- rie i , o uperiori o maggiori i poeti pure con l arte loro izi

pinge . Cbe per gli uomini delle nazioni tutte o lnogbi,e di


tutti i tempi , enza l'uno tal volta aper dell'altro, ban
no e le umane e le divine eoe dolcemente edveramente eo
veri dipinte ed .imitato-.- e da totale moltiplicata e moltipli
eabi/e diverit , per le ragionato roi? n qui da noi , ono

fiati prodotti i diveri generi delle poeie the in ora furono


e che in avvenire faranno. Le quali per nel ommo (a' al
tiimo genere di poetica imitazione veramente convengono ;

e quinti nelle varie orme di `convengono poi , e dierenti ve


eie producono di poeia cbe per lo pajjato ono iate mira

bilmente confue: pereioeb il proporzionevole o diproporzio


nevole dell ana ton l altra e le eagioni e le mijiire aloe lo
fanno, non fbno'aneora iate, eome,e a quel egno alte da
noi i fa imilmente coniderate. Ma per venire alla parte
pre/ente della inveigazion nora, certa coa e econdo an
eo le Ari/iotelie/oe feriale, cbe maggiore poetiea imitazione
limilare rappreentando, eio eo veri e gei e traiormata

gura, cbe emplicemente narrando o cantando; ed il pri


m0 i ba al econdo , come il due 0 pin all rino. Che pe
r piu parti e qualit entrano nella rapprei-ntativa , che
nella narrativa poeia; come nella prima, poeta, ed atto
re , e dialogo,e villa, e paleo,ed altro. La dove nella 1;

eonda il poeta lo , ed i] vero e poema il tutto fa . Cori


T
nella'

147. DELLA NOVELLA


nella prima il tempo ed il luogo i fanno preenti , e le per-X
one viibili ;non gi nella econda: in cui del tempo prete
terito i racconta, ed il luogo e le periane olamente decri
voni e con parole dipingoni . Onde dalla rappreentativa
poeia aai pu appurare la narrativa, a cagion d eempio
levidenzaoenergia , che parlare come e la coa ori fac
cia e non come ' ie fatta, e altro ,' la dove aai poco
pu dalla narrativa, la rappreentativa apprendere. ,Quin

ci , che la traccia della natura eguendo nell arte ua


Orazio dn , la narrativa poeia eere pi debole romen
to , e la rappreentativa piu forte , dicendo
ZH-gf!?

Piu ocamente le narrate coe

Segniurirt-

Attzzan lalma , di quelle che veggoni

tin!

ammo;

(97)

demia per

Tuttavia far.

l;

agi
uamqua:

unt oculls ora ota] naturale etto gunao , qllb Primi, CJO,
ubmda i

degli Italiani noftri cbe la rappreentativa poeia conobbe


ra , dalle Fare incominciarono, e que/le non gi ubito :

pra il pulpito o teatro ripoero , dipingendo maerevolmente


la cena o veendo uperbamente i peronaggi; ma ire
accozzando a piana terra alcuni giocolari al numero di due

o tre enza apparato neornamento, dialoghi fbrmarono an


-zi cbe altro , come oeggiamo oggi fari nelle Zingarecbe.
unci poi probabilmente cotali rappreentazioni, qual fece
Teoi della greca Tragedia , furono poe opra de carri

tirati da buoi , icome in pareccbie citt d Italia tuttavia


coumai ,e ab antiquo imile uanza ebbe origine . ,Qiinci
`olii-ien- e non i vorcbbe da alcuni (98 ) coi buonarnente, come .di

im. molt altre poeie nore i fa, a Provenzali concedere lm


:LLE VT, tenzione delle Faro/e , praticando/i tuttora e da tempi im
Lv- memorabili alcune rappreentazioni o acre o prof-me come
cbe razze e emplici nelle pi remote ville e nelle pi erte
montagne d [ta/ia , dove non cbe altro , non eppe/i mai
(be i Provenzali al mondo foero. Con tal nome di Farfa
(di cui qu per noi noni cerca) , ragionevole il credere ~cbe
i

POESIA LIBRO II. r4;


i miglioraero di poi e creceero in alcuna proporzione e
decoroa viia cotali rappreentazioni ore di pi anticbe
aai, cbe noi memoria non .abbiamo , e ne conerveranno
tuttavia in alcun ripoiiglio . Pociacbe la pi antica di cui me
moria facciai,ela citata dal (9 9) Crecimbeni di un Fran- ,3:11 13:;
ceco Saluio Buonguglielmini Fiorentino , cbe veri) il ne 8 dmn.

del ecolo decimoquinto ci vie, la quale rappreenta la fa.


vola di Apollo e Leucotoe. D' intorno poi al numero degi
atti, o Pro/ago , 0 canto d una ottava al principio di agio'
atto cbe da un peronaggio facevai nominato Oo, al di.

ligentimo Crecimbeni di ci oervatore ci rimettiamo .


Benri un nodo o dubbio qui diciogliere i vorrebbe dintor

no all' eenza o qualit delle Fare ee , cioe di que/le


rappreentazioni norc coi cbiamate, e cbe non iilo col no
me , ma con l intrineco ancora della forma ea cangia
qual Proteo continovamente gura , e qual camaleonte co
lori , accozzando aieme lontani e diveri luogbi e tempi e

differenti/_Fmi perbnaggi. Imperciocbe eere pu la Fara o


acra o profana rapprt'ntazione. Ora i cerca e nell' una
o nell altra guia ,non contenendo la Fara le giu/Ze miure
della greca comedia o tragedia, condannare i voglia o pur

tralaciare icondo il poetico avvio Oraziano


( zoo )' e ci
-

;for-:gau
C

Che maneggiato ripulir non puoi,

tuffa ni

.Tu abbandona del tutto

fuff

A cbe riioondendo cori diciamo . Certiima coa , cbe


quanto alle acre appartieni, non i vogliono, ne deono in

alcun modo tralaciare . Pociacbe al popolo neciente e di


razza e tarda imaginazione e di menoma intelletiva virt ,

pi la rappreentazione far a muoverlo , cbe qual i ia


divoto e ben inteo ragionamento; quando vera ia , come
veriima l oraziana ragione, cbe il fare e rappreenta
re pi del raccontare commove gli animi. Il cbe io alcuna
volta bo oervato veggender la antima Paone di Cri/io
2
rap

~144.

DELLA

NOVELLA

rapprtcntaromrcb con iilo non i puro e toro , e con

modi fuori di ognarte. E paro un alto ilenzio , una fom


ma attenzione corge-oai, c nlo alt/tn ingnlto, o trammt
cbiato c ntcrrotto opiro i diva . Ondc lo ocrimcnto fa
pro-oa della natura/c cagionc che lo pettacolo pi a com

movcrc ba forza il pi delle genti , cbr non ba il ragio-p


namento. Cb { ci maniamcntc uccede ; dunque fa

ranno o pi,otanto utili e ctr/far} gli pettacoli ,quanto i


ragionamenti , per dqlarc acne-razione c commozione nella

moltitdind intorno aglincabi/i micrj nori. Ma dall' ~


altro lato 0 i mcrj it-'h' , 0 i fatti della Criiana ora
non adincttcranno talvolta qnt] proporzione-vole o di tempo
o di luogo gcomctricamcntc , ne numericamente di pero
naggi che la greca tragedia o come-dia 'Duo/c. Dunque ci

*vorr cotali 172mm acri cbr pur ntctarji ono , come

per noi s' dato a divcdcrc , con altro' miure dal/c Ari
otclicbc regoli- divero o talor contrarie trirc ccomporrc.
Per la qnal ragione non a con tanta amarezza da cai

gari, con quanta dann moderno i fa,la comrdia intitolatai


tre Tiranni dAgoino Riccln' (quale -oeramcntc altro non
cbe Farfa ) pero/ac in oa dia l'autore all' azione la du

rcoolczza di un' anno , a cagiona- della nuova o religioa


gna/ita dcl Romeo o pc/lrgrino , cbr oa da Roma a San
jacopo di Galizia. Clic jt- a ritroo di ci, cbe dice di tal
{rimedia o Fara il Velate/lo , non pi da alcuno ata

imitatawoi ripondiamo, che ci fu per il diuo dol/c Far


c , c per l ccri praticate di poi pi frequento-intrio lc
corncdic c tragedie dantico apore; non gia perch poa o
dcliba la Farfa alle Ari/lotclicbc regole otzoare. Nc qui
mio intcndimcnto lapprovarc quegli conti enza drqua
li lc Fare pure rapprtmtar i potrebbono , come di quel
para/ito clic con molte :ce-dc c ridicoli detti fa il Prolago
alla pri-fata Fara, o como-dia de trc Tir-anni . Nc glie-r
rcmo noi perci l altro maggior concio c confuione di intro
darrc n Angelo, San `7acop0 , alcuni Villani ed un Para-`

ito, il cbr fa in un altra Fara , intitolata l Sali/ruco


r a

POESIA LIBRO II. r4`s


della Regina Candace di Pret Antonio Grigioni. Percioche
all ora nel prima e nel econdo cao iegue il diordine e
convenevolezza dall' Oraziano precetto vietata
Ma noncheilferoalplacdo congiungai ,(142) "n-Sed
.
,
,
,
nonutplacl.
O colombe a erpenti , o tigri agli agm.
;lr-:$32
non il!

Che e la natura de fatti o delle coe ee voglia pi .v-TT


mlnentur ,
eenione di tempo che non paticono le dodeci ore, o com: WM

che o tragiche , e e l eenione del luogo dilati l Ario- *Enit


telica cena , o pi peronaggi richiegga ui tre in una cena,
o di ettee di nove talora negli atti tutti, creder io, che
l arte debba convolgere , o accorziar la natura, ne dar
legge alla nuova legge ed uanza. Dintorno poi alle Fare

profane( al qual genere molte delle italiane comedie ridur


rei vorrebbero acagione della rana e allegorica materia)
eglie certo, che di umane coe , non divine trattando ee ,

poono e deono all arte umana e poetica pi delle acre ot


toare . E tanto ia detto delle poetiche rappreentazioni
nore , chiamate Faie , e per riporle nella Poeia nora
Italiana, e per dire in icorcio ed in hrieve, quanti e quali

poano eere gli avvedimenti , con cui vogliono eere crit


te e giudicate . Ora venendo alle Paorali favole , pi
ampiamente a noi conviene farne parole , e per averne
i nori in i gra numero compoe, e per eerneno a
queo giorno in pro ed in contro cotanto detto e dihutato.

Ma per procedere ordinatamente , come gia per noi ;'fatto


e come fare i dee , cerchiamo prima je le Paorali favole
fieno ritrovamento degli Italiani e poeia da loro inventata.
Ora l' Uezio ( 102 ) porta opinione chei primi eemplari 102._ Vezio
delle Paorali favole ne libri e monumenti degli Ehi-ei i {LT-25$
contengano. Per prima io non peno, che d' altri ebraicifzm cm*
libri intenda lUezio di favellare e non e della crittura l
anta , ed in ea overo avendo egli la mira a que' luoghi
ove le avventure _iraccontano de primi Patriarchi , che pa
ori furono, o Pure alle acre poeie della divina Cantica

di

1X3

DELLA

NOVELLA

cllf,-,'~"3(di103)
Salomone
che le. paorali
E di que/ie
grazie
eglie leggiadrie
fore fave/la
in ee
, dicendo
contenu
-umm '~ te ognuno/i rforzera d imitare, niuno in alcun tempo con
iireess itnieguird. Anzi piu avanti l Uezio morde gl' italiani , cbe

:op-Zizzi non abbiano que' inti ebraici delle Paorali conociuti, e


ZJH. cbe il Manii , al Tao giovane , ed al Beccari gli attri

"'

buica , togliendo , quai in tal modo a nori della favola


paorale il ritrovamento. Ma e gl Italiani, come l Uezio
vuole , eemplari
non hannoimitati
ne i fonti
ricconociuti
, ne idun
loro
grandi
nelle greci
paoralti
favole e ilo;
que o bene o mezzanamente che abbia fatto , da e ban

fatto. E e da ei hanno tanto o quanto pre/ , dunque i


primi di tutti hanno gli Ebrei imitati,e ingiuamente l'Ue
ziogli condanna. Sebbene oermiamociqui alcun poco e i
vediamo delle qualit di cotali ebraici onti dello ilo pa
_iorale e e da e/i bere i voglia o poa da paiorecci poe
ti; o per meglio dire e nelle paorali ,nore poa il bevu
to ucco in nudrimento trapaare. Non negher io qui che

opra la divina antichi una oria degli ebrei paori , non


i poano o vogliano paorali teere. Non potendo manca
re quel divino pirito che nelle acre carte ha il uo nido
poo , al poeta che di la pigli il ubietto , a degnamente per.
trattarlo con divina dolcezza ed eguale gravita ,* come *

ce nel uo Giueppe , 7acopo Martelli ,* ne tampoco a gli


uditori e pettatori che udiranno e medeimi rapire nel ri
novamento di quelle acre antichit. Ma non impertanto
qual ui; poiamo fare nell' amoroe Favole nore di quell'
antico e acro coume, o di que primi Padri che non era
no meno de popoli che delle gregge paori? Dallo ilo poi
della Cantica a noi qual pr , o alla materia che abbiamo
per mano? quando ej, di corporee bellezze , di ori, di
uve , e di verdure favellando, la bellezza dell' anima e della
divinit e del anto amore ed altri prooni mieri con gli
umani colori noiri ci dipinge . Che per e qui lecito

contro di alcuni grandi e famoi nomi de poeti nori fave]


Iare, a me non fu aggradevole giammai quell' uare che al`
cuna

POESIA

LlBRO

Il.

x47

cana volta fa il Petrarca delle orme dalla crittura a


tra a Madonna Laura d amore favellando come quello.
Girmen con ella in ul carro d Helia

Di tal fatta ono que due onetti , de quali l uno in


comincia

(Lx/el chinnita providenta et arte


e l altro
Movei il vecchiarel canuto e bianco

,Qual cq/iume ancora poco favorevolmente eguit il Redi


nel principio di quel Sonetto.
Donne gentili devote d amore,

Che per la via della piet paate


Soermatevi un poco e poi mirate
Se v' dolor che uguagli il mio dolore.
Perciocb univeralmente parlando, cotali ggiedi ragiona
re per cio piacer dowebbono , cbe di pareccbi luogbi co
mecb ad altro propoito detti nelle acre pagine ci fanno

rifooenire, endocb una coa cbe fa un altra rimmembra


re empre dilettoa , facendo noi imparare con facilit,e
l imparare facilmente empre dilettot come nel opraci
tato quadernetto cbe rinova nella memoria l imagine di
104. o vos
quelle
parole: (104) O voi tutti che paate
per via oa
.
.
,
omnes qui
tevi , e i vedete e v ha dolore eguale al mio. Ma ci ap- ;ring-2:5::
i

,l

punto cbe dovrebbe a diletto comma-vere , arrecca anzi noja dite 6t

vide.
te i e do.
lor icuri

per lo proporzionevole tra il dolore della perdita dell ama


ta e quello del perdere I' anima propria o della morte del dolor
U

'ver-ace glivol di Dio. Sicb, a primo ad ultimo, cono/'en

dire , cbe comei vai acri non vogliono ne' deono aub
prete

meg

148 DELLA NOVELLA


ul' in oi profani, cori le idee , o omiglianze, 0 epreio
gmcare
ni de acri
i nori
libri umani
, nonee ragionevole
talora rei aetti,gli
cbe i riva/garza
[degni a, gli
amori, le geloie ; ne cbe le anticbe avventure degli ebrei
Patriarcbi 0 paori , diano norma alle favole paorali no
re, e m' pure cbe e v ba alcuna paorale rma di fa
vellare nella divina Cantica e ne ervano ii/le cene le
Amari/li italiane, o gli Aminti. Concioacb noi qui par
iamo di nore ole; e ne jagri libri di mijZerj altimi pa

role fanno . E non coa e non deforme e mala cbe i


adoprino, come fece quel barbaro Re, i vai acri nera
vizzi e ne conwti . Siccb per coneguenza , l'avvio dell'

Uezio , e ci propoe in eemplari della paorale rappreen


tativa alcuni luogbi delle acre lettere convenevolmente
parl , e e volle cbe noi da quelle l arte pig/iamo di te/Z
ere una azione paorale o di far adaattamente favellare
a dialogo i paori nori e le ninfe , non I' appofe per ci
alla verit . Ma comecbe ne probabile /a , cbe dagli Ebrei,
abbiano avuto origine le Paorali nore , ne convenevole

farebbe cbe a'a quelle l aveero avuta ;tuttavia i pu du


105-Ragon bitare ( come embra cbe il Gravina accenni) (105) cbe
TJieno
paorali
nore a'alle vpullulate.
eglogbe di Ma
Teocrito,
C" " gilio , leo anto
a'el Sannazzaro
econdoo di
cbeVir
di
ce il Gravina , altro un emplice dicoro tra paori
e gara tra loro nel vcreggiare :e come diciamo noi , al
tro una azione paforale , cbe abbia cangiamento di buo

na in rea fortuna , o vicevera . Ne' percb il Gravina al


uogo citato condanniinori, cbe ardrono portare le rap~
preentazioni paorali fuori della linea , ove fut-on
condotte da Greci e Latini, reera per cbe altro nonia
la Paorale dallEgloga ,' icome altro l' Oree del Ruccel
lai,da una parlata con cui un poeta induca Orec- a brie
vemente fave/lare . E ebbene il Gravina , e nella ragion
poetica e altrove contro le Paorali acerbamente fave/li ,e

da noi i vogliano le ue accue ribattere , per notabile


ci cbe egli al premorato luogo , quai in favor noro [Mg.
giunge

-POEIALIBRO`II.
149
giunge cio ,~ Altri per denori quai nell' inventa
re pi fertili di coloro, che tuttoil meglio inventarono,
han voluto avviluppare nell arti cittadine anche i ge
ni paorali ,e delle azioni loro teere ordigni di ce.
ne . Il cbe dicendo il Gravina modi-imo , certamente non

tenne da buon arbitro o Giudice geometrica miura tra la


greca o latina, e l' italiana pot-a. Per qu prima il Gra
vina gli Italiani nori fa di por/ia invcntori a paragone dc'
Latini c Greci, ma a quo/li oli di tutto il meglio linvcn

zione concede. &aj; ch non itno evidentemente migliori i


nori Divini poemi dc i loro , e la nora acra e profana
lirica, la latina c greca in gran parte non vinca come pri

mamcntc I per noi diiutato. E per ci cbe a Romanzi


pot-mi 5apparticno,non ino tig/ina , come da noi nuovamen
tc conidcrato ir, per divera anzi fore contraria via al
trctanto vaglii e compiuti , quanto <gli antichi Epici o Eroi

ci ono? Or come non eno gl' Italiani nonolo di novella poe


ia quantoiGrcci c Latini inventori , ma di cgualmcntc lit-lla
e nobile e degna .P Cbe per qui a noi baa , cbr anco pcr
opinione dc] Gravina le Paorali norc eno nuova forma
inventata di poeia ,' potino/: ccrc a noi convcncvole , e
necearia, e per glorioa cotal nuova rappreentativa poc
_ia daremo pi avanti baevolmcntc a divcdcrc. Ora, clic

la Favola paoralc nedallcbraica pot/ia dipenda, nc dall*


egloga latina o grcca fuor d ogni dubbio . Potrrbcji in
altria cercare, - con la atirica Favola prima da Greci in
ventata, poi da Latini cguitata, la nora paoralc congion
ta ia o da ta dipendente , onde coa nuova non i dca di.
rc. Al qual propoito e i vuole della atirica poeia greca
particolarmente fave/lare. Veramente Iaco Caaubono due
libri jottilmcntc crie d intorno a ci , ed in ei piana
mtntc di/Zin' la romana atira dalla atirica favola de
Greci; come pure la atira latina it-_a nella uc clai di
in' (106 ). Ma per cio che al preente propoito fa, pri 106- Ca
De
ma del Caaubono , della atira rapprccntativa , che da ntub.
ryri apoe
lib ;
'Greci ebbe origine e da Latinifujguitata , ragionatarncntc il grace". ,3"

Min.

150 DELLA NOVELLA


mrfhff Minturno aveva critto( 107 ) comeche , intendendo egli
tiri-;main della tocana poeia di ingolarmente favellare , for' con
ze..
' overchia cura e dottrina a quel luogo poe la falce in cam
po non uo ;mamamente cbe non endo ore anco nata la
paorale favola nora , il trattareche fece il Minturno
ejo della atirica favola , nulla valeva a diinguerla dal
la favola paorale , come a noi potra qui valere. Se non
e la via injegnar volle agli Italiani di imitare le atiriche
favole greche, quali il primo ed il ilo , ch io appia ,Givan
_
Battia Giraldi nell ua Egle tento d imitare, come a uo
n'ftz'efm luogo ragionaremo. Ma prima anco del Caaubono e del Alin

turno aveva un Iaco (108) greco, la greca rappreentativa


;gf D~ divia in tragica, comica , e atirica; e Diomedehog) lati

dl-1:11:15 no grammatica , quai tra .la tragediae la comedia aveva la


vel .am ge.atirica favola ripoa, dividendo la rappreentativa greca
poeia,in tragiea,comica , atirica,e mimica: lo eo Dio.
"ma, m3 mede particolareggiando 'le qualita della atirica favola dice
gif-grigio IO). Laavola atirica degreci quella, nella _quale

caccappoi poeti pur tragici non s introduero gli Eroi nei


_no Sny. Re, ma i Satiri per givoco efea ; anch lo petta
Qicffrore tra le tragiche coe e evere `foe dalle cede e
fjegmgff cherzi deatiri dilettato. E lo eo aerma Mario Vit
pom non torino crivendo de' metri. (I r 1)(.he per da tuttoci prima
guanti-le.
toa: ed r--abbiamo chei poeti tragici greci molte atiriche favole compo
LIZR 'Liu' ero oltre alle tragedie . In econdo luogo , che le atiriche fa

,m Ma, vole i recitavano dopo le tragedie a ricreazione degli ani


;szs de'ff; mi, e per toglierne il travaglio e l orrore. La qual coa e
m- L;- convenevole e , non bene zo aprei determinare . Pocia
cheloicamente favellando ,e volevanoi Greci e Latini col
deare la compaone e lo pavento, cotali pal/ioni menoma
re , e quai logorare, ed a ci erano le tragedie ordinate ;per
che non laciavano alcun tempo l anima all'idea della com.
pizione ea e dello pavento aja ,' anzi pi toto col ri.
deuole della atirica favola ne la divertivano , come un
vento fa che jorge all altro contrario e rihutta la navicella
cola d' onde ella veniva? certamente i piu giudicio/i a dino

POESIA LIBRO Il. 151


ri, riguardando alcuna tragedia ,i annojano da un ballo
Francee che vi i intrametta o da altra troppo allegra ar
mania, come pure da alcuna Fara aggiuntavi. Percioch
ne la natura ,ne l arte morale tampoco ,ono amanti degli

etremi in modo alcuno . Ma il ragionar noro ripigliando ,


certa coa , che nella atirica favola, e Centauri e Ciclo
pi , e alcuna volta Deit celei i introducevano , ed il

coro era di atiri compoo: onde fore atirica fu detta la


favola ea . Che per da quee e dalle preate coe ,il Ca
aubono conchiude : che la tragedia contiene triezza e
pianti iilamente , la atira con le allegrezze il pianto con
tempra , ed pi alla Comedia embiante che alla Trage

dia. E quinti/a dqnizione della atirica favolai forma dal


Caaubono medtyimo ceti : E' un poema dramatico per
giunta alla Tragedia , avente il coro di Satiri, (il qual
poema eprime una azione notabile di peroneilluri),

di ile allegro e di lieto ne: aggiungendo per ultima 5


che la comedia nzione ad arbitrio, ma la atirica e
la Tragedia eguono favole di gi invaleeconociute .

Ma chiunque voglia , per i/iabilire le vere e non ad altra


coa comunieabili qualita della atirica favola, pi avanti
trapaare , ottilmente ojirvi quelle regole che per lo ilo

della atirica favola da Orazio nel." Arte _ua poetica i


precrivono. E totale ilo overo ia particolareggiato modo
di fave/lare , certamente la atirica favola dalla comedia
e tragedia diingue e particolareggia, come pure epara la
favola paorale nora dalla atirica; il che pi avantifi
dimorer. Finalmente non endo a noi delle atiricbe a
vole greche altra rimaa ,1;- non e il Ciclope d Euripide ,
enza dubbio , econ eo vogliai qualunque paoral Favola

nora paragonare, i trovera dalla iatirica prefata favola


di gran lunga dierente. Imperciocbe nel Ciclope , Ulie e
Polemo ej imo nobili e tragici perimaggi ,- Sileno edi
Satiri ono ba iggetti e meccanici. Cori di Ulie i cai
nel Ciclope , da rea in buona fbrtuna i volg ono: Ed i uc
cei di Polifemo ejo diri poono iniri, ma tragicia non
i,
V z
gi .

152- DELLA NOVELLA


1:13:51 gi . Onde alcun criticoxeim cbe quale l' Antrione di
Cilmm Plauto , tale il Ciclope di Euripide tragicomedia cbiamar
dovee , anzi cbe n. E veramente cotal nome di tra
gicomedia, per le prememorate ragioni', aai pi alla ati

rica favola di Euripide convieni, e drittamente giudicare


i voglia , cbe alle paorali favole nore, come pi avanti
dar per noi a divedere , e col qual titolo di greco e la
tino apore o ignica zione , ore aai buonamente alcuni
poeti nori le loro paorali favole intitolarono. C'be peri loro
avverarj, come tra poco dimolreremo , viepi apra ci'iti
ca contro ei aguzzarono a torto, e diero , la tragicame
dia eere moruoa favola , non accorgendoi cbe in tal
guia e 1 Antrione di Plauto e tutte le latine e grecbe a
tiricbe favole univeralmente mordevano , e volevano dal
mondo togliere ,* ne' intendendo potervi anco nella natura
eere mori gentili, non gia i brutti e ozzi, o di eenze
ripugnanti e contrarie, qual ngono i poeti , eere le chime
reele .rngi; onde nel primo , non nel econdo eni il Ber
e

'

ultins-;Li ni( I 13 , pure alle donne con diceva


nam. Lib. g.

&fidi-.'40

Siate mori non bravi' come lei,

"i "mm'

Ne iate brutte , io non vo cos dire ,


Ma d amor di virt di leggiadra ,

Ch' e 'l pi bel moro e 'l pi gentil che ia.


Ma e anticamente tutte le atiricbe favole grecbe , delle
quali i ili nomi abbiamo, ma la favola ea non gia, e
i tragici peronaggi ei pi vili unzero , e e la ea ri
voluzione aveero , di rea in buona , e di buona in alquanto
initra ortuna , come ba il Ciclope dEuripide,e in om

ma le qualit tutte di eo , o parte , o altre ancora ,e


i pu ragionevolmente dubitare , ne' dal Caaubono il dub
bio i cioglie , ne noi qui iamo per cioglierlo. Come per
eempio , e il Sii) , oil Scirone dello teo Euripide fo
ero tali, 0 la Onfale e l Iride di Acbeo, o l Ercole e I'
Acli/'lle atirici di Sofocle , o il Proteo , e la Circe ha? E
c.: o.

POESIA LIBRO II. 153


cbilo . Imperciocb nel Ciclope di Euripide , eer tragici
peronaggi Ulie, e il Cit/ape fieo ,ed eer comici Sileno
e i atiri , intero cono/'cimenta abbiamo , e coi del nodo e
dicioglimento della ea fam/a . Ma dell' altre o di Euri
pide eo,o degli altri opracitati poeti,n0n cori. Cbe pe

r non da una ala atirica favola qual' il Ciclope,ma da


molte altre , volevani dal Caaubono attingere e le quali

:a della atirica favola e la denizione. Come da pi tra


gedieeda pi tragici poeti greci l idea della perfetta e mi.

glior tragedia Ariotile orm . Contuttoci in cotanta al


curita di materia e carezza de atirici drami greci, pro

babile cbe la variete de opramentovati Drami nacee


dal pi o meno accotari e i alla tragedia o alla comedia,
cbe ono i due quai contrarj elementi,iquali laatirica fa

vola compongono. E e i cori aranno ati dierenti e n


d' altre pecie , cbe atiri,aranno ati di mezzane per/
ne ,* e e diveri ancora gli Eroi e i mori da Ulie e dal
Ciclope , aranno dell' ordine de gran peronaggi ati cer.
tamente . Co!) la fortuna per dir cori della favola pi o
meno lieta , pi o meno melanconica i ara` fatta nel ne ,
tale per cbe a due eremi delle tragicbe lacrime o del rii)

comico non giungee. Pu anco dimandar/ e dubitar/ , .


il Giraldi cbe l Egle compoe non gia Paorale , ma all'
imagine delle anticbe atiricbe favole , ardito/i lunico di
eguirar cotal genere,il uo ne ottenee 0 alla atirica i
avvicinaUe . Ma veramente e al Cie/ope di Euripide ala

vogliam quai a peccbio o pietra del paragone l Egle con


durre, i ritrover molto inferiore , anzi aai diomiglian
te. Pociacb econdo lo tato o ia condizione deperonag.
gi, manca certamente allEgle il permaggio grande eRea.
le ;e l eere burlati i Dei ilveri dalle Ninfe col cangiar.

i ee cbi in faggio , cbi in alloro , cbi in pino o quercia ,


non ba cbe fare con l amara burla fatta da Ulie a Po
'lifemo di cavargli I' occbio unico cbe egli aveva . Se ad al
tre atiricbe grecbe favole poa l Egle rabmigliari ne
pur appiamo , endo quelle perdute . Una mirabile a mio
parere,

154 DELLA NOVELLA


parere, e proporzionevoliima al Ciclope atirica favola for
mar i potrebbe ,opra il gia addietro mentovato accidente
di Gradab edi Mandricardo con l Orca , pere/Je proporzio

nalrnente , come i due prefati Paladini i hanno ad Ulie,


coi l Orca i ba al Ciclope ; e il rii) pi abondevolmente
da cotal favola caturire/;be , e la openione anima della
favola pi qui campeggia-rebbe che la , e mirabile il dicio

glirnento farebbe nel cong/io di Mandrieardo di tirar 1'


Orco nel burrone ,* in omma il tutto avrebbe aai pi del
comico e del tragico aieme che non lia l Egle . Non nie
gberemo per, cbe il Giraldi non meriti rara lode ,e gran

de per aver il prima di tutti rinovata la atirica favola


nella Egle ica , nella quale ba un empliciimo , e dolce
ilo, e gli cherzi , e le icede veramente atiricbe ; e in

altro genere le ormafe , oltre al dioneo ; nel quale pi


che negli altri ognnn fa cbe e` facile la bin-1a , e lo aciime.
Bellzma la jiia cena prima dell' atto econdo , in cui

lEgle racconta la imparata dal /iio Sileno dottrina degli


Epicuri, molto al 'oi-uo eprejfdOnde nell animo un peniero

nacemi,non poteri da cbi cbe


de Poeti, alcuna parte
della Poe/ia degnamente pertrattare , enza la corta , e
intendimento di tutte le lone . Ma a noi ritornando , e
ripligliando qui a fave/lare della paoral favola nora ,
non pci/iam dire ne credere cbe dalla atirica greca favo
la prea ia, ne cbe per le fue pedate camini. Percioclz,
fecondo il famoo proverbio , cbe coa fatta capo ba ,' po
niamo qu un cotal principio ,* che la paoral favola ia nn
imagine della paoral vita e fortuna , :come la tragedia
imitazione del Reale tato e la eomedia del popolare , o cit
tadineco Ci poo non a olo imitazione delle paorali
cure ed affetti, ne tampoco del parlare o de matti, o de
coiimi di imil genti : po-"cache allora arebbe egloga o
lamente e dialogo, 0 pure alla lirica apparterrebbe ,: quali
mo gli epigrammi paora/i greci, e alcune favole e onetti_
de nori. Nel qual genere di znetti meritano ingolar lode
non potbi i antiebi cbe moderni , ma pra tutti o tra

primi

POESIA

LIBRO Il

155

primi, a mio credere , eccellente Benedetto da Montevarchi


il quale nelle ue rime ha un intero libro di paorali i)
netti, coi emplici ,puri,dolci,aettuo/i che nulla pi. Fia
dunque altra coa la paorale favola cheel imitazione degli

aetti , e coumi edella ortuna de' paori , quando abbia


azione e piegamento della fortuna eja di rea in bu0na,o

di felice in peggiore, o la prima parte oltanto. E perch


la paoral favola e` convolgimento della ortuna de oli
paori , ecludera da e i Re o gli Eroi che entrano nella
tragedia , e i cittadini o i popolarechi che ormano la co.
media, e nalmente i Grandi e i popolarechi inieme, ac.
colti come abbiamo veduta nella atirica favola . _O pure
e alcun Grande entrera` nella paorale , come il miniro

del Re de Turchi nella Filli di Sciro del Conte Guidubaldo

Bonarelli, o il coraro nella da Ninfa del Marchee Maf


ei , ci fia per epiodio o [pagamento dalla principal fa.
vola, o pure quel Grande non oerr l'azione , ne co greci
maeri favel/ando ia il protagonia. Ecco dunque, che la

paoral favola divera dalla atirica , divera dalla co


mica e divera dalla tragica ,- e cotal divero rapprenien
tati-vo poema che co' tre prefati non ha a fare in niun mo
do invenzione degl Italiani. Un i]] dubbio rear po
trebbe , o ragione di uniformit della paorale , parte

con la tragica e parte con la favola comica , che vuole at.


tender/i e coniderari . Il lieto ne della paoral favola
la ola qualita che la uniformacon la comedia. Ma e
ci vale a conondere un rappreentativo poema con l' al
tro , certamente anco la tragedia di lieto ne ( e ognun

;a che moltedital orte ono e poono eere) la tragedia


medeima con la comedia cononder. A qual rimedio allorao
ditintivo convien riccorrere? Non ad altro credio e non

e al dierente genere delle perme nelle quali uccede lo


convoglimento della fortuna. Percioch le periane nelle quali
accade il cangiamento di fortuna nella tragedia imoi Gran
di , e quelle che nella comedia deino cangiano' , ono i
mezzani o pure i menomi. Or la Paorale ancora non per
la

156

DELLA

NOVELLA

a'nita cbe la ea , ma per lo ato e grado e condi

zione paorale, cbe dalla cittadineca divera , i diin


guera. Dall altra parte il terrore e travaglio pure, la pa
oral favola dea negli animi, col primo ravolgimento di
buona in rea fortuna; e ci ella aver pu con la tragedia
commune. Ma lo ejii nella atirica favola uccede ,la quale
pure dalla tragedia i diingue, e perci i diingue che gli
ati delle perone diinguoni , eccellenti olo nella trage
dia ed eccellenti in parte, in parte anco moruoo e mec
caniche nella atirica favola. Dunque la paoral pure
nella ea ragione deperjbnaggi uoi dalla tragedia i di
ingue-ra. Delle quali coe tutte ilojofando noi, e ragione
da ragione traendo , e qualit da qualit ceurando, ogni

dicreto lettore ben vede, cbe non intendiamo frutto di ne


ceit raccoglierne , ma di convenevolezza olo e probabi
lit : comeche in tal ordine o linea ( e non e didicevole il
vanto ) per noi i procuri ogni valore e chiarezza nella ra

gion nora, e pi la vera,che la vana iittigliezza ci inna


mori e piaccia . Ma endo lo ato paorale non ola
mente il vero diintivo delle nore Paorali favole , ma
la vera jbrgente onde pigliar --voglioni della favola ea
le miure e le regole, anzi il pi orte cudo per rintuzza

re le ragioni in contrario degli avverarj delle Paorali ,


vuoli qui di e paorale ato partitamente e con pi al

te riccercbe fave/lare . Che alla paoral vira abbiano at


tei) pi popoli in piu tempi, gli uni e gli altri~ nobili e chia
ri, fuor d ogni dubbio. Ed il fatto cori ai. Ma di tal
fatto la loiica ragione pur e ,' che vicendevolmente ogni

pecie d animali amore rigne ed alletta a trattare luno


con l'altro; e perch due o tre pi di un olo no icuri,
e a varie opere e biogne della vita valevoli ; per allorch
le rozze genti della prima eta i radunarono per vivere in
ieme ,prima di far grandi radunanze , picciole le avranno
formate, e avanti di unire le citta o anco i groi villaggi,

avranno in una certa dianza , loro cappannc e abituri


auti, chi gli armenti governando, chi coltivando i campi,
cm

POESIA LIBRO [I. 157


cbi la caccia eguendo ,- econdo cbe di cotai coe o dell' una
o dell altra pi abbondevole il paee loro era . Anzi la
caccia co gli animali elvaggi , la paoreccia co dome.

ici e dell uomo naturalmente amici e correggevoli avran


no uata; come le maritime genti , o di paei acquatici

gli .abitatori la pecagione. La onde lo ato patorale certa


mente ci ori in alcuni tempi e tra alcuni popoli. E come

queti non aveano ancora le pazioe-e uperbe cittadi fab


bricate , pociacbe le elve e le ville prima delle citta natu

ralmente furono, certamente nonendovi allora raddunanza


maggiore della bocbereccia o villereccia, cotal paorale ia
to avrei avuto inma , mezzana,e uperiore irtuna, co

cbe alcuni paori dominaero , alcuni ubbidiero ,. e ci o


attea la quantit delle gregge e mandre poedute , o at
tea delle medeime la carezza . Cbe e oggi non abbia
m) di cotal dierente fortunae tato immagine o idea , cio`
nace , perciocb comunemente-i popoli nella citta adduna

ti, le circo/fanti campagne poiedono pure; e gli agricoltori


e paori bno ligj loro e tr/butarj . Ora il n qui detto i
potrebbe anco per mezzo delle orie, e della riccerca dell

anticbitiidimorareome nominando gli Ebrei , gli Arcadi


ed altri popoli, i quali paoral vita o lungamente, conti
novamente cero ,' con molta e ricercata erudizione , ma
cbe qui al propoito noro poco farebbe. Imperoccb de gli

Italiani poeti nori cbe in ti gran numero patorali compa.


ero, alcuni nella ormazione della lor Favola una certa
e determinata nazione piglia-rana come il Beccaric Gio: Bac

ti/ta Guarini gli Arcadi , il Bonarelli i popoli di Sciro , il


Campeggi nel Filarmindo gli Arcadi pure ed i Meenj ; al
cuni altri non gi ,* ma per cori dire il olo paioral genere
eguitarono , laciando la pecie tare , ne nominarono al
cun paee o popolo ove uccedee l azione. Come fece nel

uo Amiata Torquato , cbe ore

miglior coniglio e avve

dimento cbe non'quellode primi ,* per quella ea ragione,onde


Aria-*ile , overoia gli Ariotelici lodano piu quella tragedia

cbe iprala oriafabbricatascbe non quella cbe tuttanta,


(W775'

158 DELLA NOVELLA


come il Fior di Agatone,1 Orbeccbe del Giraldi. Ora Ari
otile dice; o gli poitori uoi dicono, cbe miglior tragedia
a l Oree di Euripide fondato vpra vera oria , cbe
il Fior d'Agatone tutto favoloo , e a niuna memoria to
rica appoggiato ;perciocb volendo eer lavorata la tragedia
apra d'un fatta cbiaro ed illutre, come tale eere poteva.
e era ignorato dalle genti e dalla toria tacciuto? non fa
cendo della celebrita depopoli,o cittadi niuna coa maggior
fede, cbe i monumenti e le orie . Cbe per per contraria_
ragione , come della reale ortuna cbe nella tragedia con
tieni, fa piit fede il grido o la fama, o la oria , coi della
patoreccia ortuna cbe nella Paorale favola i dipinge ,fa
pi fede il ilenzio e locurita delle memorie. Onde il com
provar con le orie e con le notizie dellanticbit rttilmen
te, cbe vi iena popotpaori ati ,non e qui buono: quan
do dall' un de lati ci certo , e dall altro , la arezza

e ocurit de paorali fatti, pi dello tato patorale e or


tuna fa fede. Non per da ci egue , cbe gurandc noi
con l animo il patorale ato qual fu prima cbe ( le citt
formando/i) al Cttddlf-T) tato paae, non poteero allor
tra paori aari di lungo tratto o di gran ravvolgimen
;P- latz-;tro dari , come crive il Gravina ( I :3) , cbe fu l' ultimo

poet. num. di tempo ma il primo di valore ad aalire la paoral Fa


." cm' vola degl Italiani no/Zri. Pociacb egli loocamente di
putando poe il ferro, come i uol dire alla radice, negan

do cbe tra paiori , come genti groolano e rozzo , poa


nacere azion tale , cbe ad una Favola dramatica deb;

ba e voglia argomento dare , e dicendo cbe i paiori erano


atti ala ad un emplice dicoro e gare tra loro nel
vcrcggarc. Ma l inganno del Gravina i fu (e tanto
mie lecito dire ) cbe egli conider lo ato paiorale e vil
lereccio qual al preente , non qual era una volta . Sen
docbe, icome opra dicemmo, preentemente lo iato pao
rale , come il villereccio tutto , dal cittadineco dipen
dente. Ladove quando non v' erano le citta ,le ville ed i pa

ori avranno gli aari maneggiato , non di grande] rav


vo gt

--.r..

POESIA LIBRO Il.


159
volgimento , ma di alcun ravvolgimento . Ed allora, i pa
ori non i deono coniderare dipendentemente da cittadi
dini , o paragonatamente alle citta ; ma da e yli , e tra
quali ei eno , comeio diceva,uperiori , inmi , e mezza
ni paori. Ecco come veramente e ragionatamente dello fia
to paorale e ortuna i vuol lofare ; il cbe andare
alle vere origini delle coe e ritrovatane la vera qualita ,
abilirne le dierenze con 1 altre ; e quinci tutte l altre
cienze , o arti cbe d' intorno alla ritrovata coa xaggira
no illuminare. Senza di cbe, a mio giudicio , e nella poeti

ca arte ed in quantunque altra, empre in vane quiioni


perde e alla cieca caminai . Ci poo , e tali principj della
paoral Favola ritrovati o ormati , noi oltre allo ato Reale
della tragedia, oltre al cittadineco della Comedia, abbiamo
un terzo ato cioe il paioreccio della paoral Favola. Cbe
per con nuova inveigazione cotali tre ati' paragonare li
vogliano , per da ezli le proprie e particolari d/erenze
trarne. Dividoni per da Politici primamente, e pi em
plico-mente i governi, o in governo di un olo o in governo di
pi , il primo cbiamai monarcbia , il econdo comunemente

republica , di cui quante e quali pecie trovino , e come


in ogni pecie la ua virt ed il jiio proprio vizio ia , qui
non fa luogo di trattarea parte. Ma certamente, e lo a
to paorale prima del cittadine/co tto , come probabile
verita , pendendo veramente ogni popolo e gente , cbi alla
monarchia , cbi alla republica ( e di que/Z0 ancora potreb
bei la natural cagione apportare e face/e luogo), tra queL
le paorali genti cbe alla republica natura/mente pendeva
no aravvi (fata una certa non geometrica ma grofolana

uguaglianza , coicch vi oero per mezzani e minori, per


favellare proporzionevolmente . Ora tra que' paori , tra

quali lo oirito, dir cos , della monarchia avra predomi


nato , faranno in certa guia ati maggiori e minori. 0n
de prima, e gli uni e gli altri, contro il Gravina, aveva
no aari di alcun tratto e rivolgimento ; in econdo luogo
gli una; di que' primi avranno col cittadinejco ato pro
7

porzio

160
DELLA NOVELLA
porzione auta , e per ancora con la comica Favola che
quai imagine della cittadini-ca fortuna: e gli aari o rav
volgimenti deecondi paori alla monarchia inchinati , a
ranno ati con la Reale condizione paragonabili , e per con
la 'tragica favola furono in alcun modo proporzione-voli.
Ora in tal guia, dall un de lati la paoral Favola cbe
imitazione del paoreccio ato e fortuna , i pu parago

nare ed' ha proporzione con la tragedia ,' dall' altro con la


comedia . E quee ono quelle qualita , che pu avere
la Paorale con la comica e tragica Favola coinmuni, ma

( come i vede) cotanto da lungi pree che l occhio vi per


de , e olo la bttigliezza della mente vi pu aggiugnere.
Ma non creda alcuno , che quantunque la pa/loral Favo

la, merce le prcfate qualita , ba con la tragedia e comedia


convenevolezza , ia per con le ele una medeima coa , e

non abbia altrettanta o maggior ragione di diingueri da


quelle. E prima a cagione del coume-e paioni , che l'uno

e l altre imo ne paori e nelle genti di contado da quelle


do' cittadini e de Grandi diverime ,' cio emplici amori ,

gare negivochie nelvereggiare, pace, fede , candore, em


plicitd .* non guerre , non crudelt , non geloie di regno,

non ordida avarizia , o auta mercatanzia , o infedeltci .


Per le coe care perdute e ritrovate , le durezze dell ama
ta rivolte in amore le inimicizie divenute amicizie , le libe
razioni da mori o atiri o mort/fera* animali, ono per lo
pi anca nelle paorali favole de' nori , gli ordinarj rav
volgimenti della fortuna. Ead eiini-riti i givochi, le cac
cie, le fee, i acrici, iballi edi canti. ,Qta/i coe tutte

a chi le vorra con ano intendimcnto coniderare , i ve


dranno formar veramente della paoreccia vita il cou
me, e le paioni ,nella maggior parte dalle cittadineche ,

e Reali diz-renti. E ci quanto a perhnaggi della pao

ral Favola . Un altra direnza ella ha dalla comica


e tragica, quanto al luogo ed alla cena. Pociacch tutte
le rappreentazioni deluogbi dilettoe imo, come quelle cbe

imo imitazione , ed ogni imitazione di diletto, e la poe


ia

POESIA LIBRO II. 16:


ia e` perci dilettoa, percioch con vari romenti imita ,
ma diletto/ima la rappreentativa poeia , perche tutti
gli adopt-a. Ma nora ragioneeguendo, divero il diletto e
maggiore della paoral cena di quello cbeia della tragica , o
comica: rappreentando/i nella cena tragica li palagi Reali ,
nella comica le cittadinecbe cae; che gli ani e l' altre

pooni con arte fare, onde l'arte con l arte t imita. La


dove nella paorale bochereccia cena la natura ca
nella ua emplicit ed ampiezza rapprentai e quella
beata et dell'oro che fu la prima fanciullezza del mondo;
onde una Reggia i riguarda con maraviglia , una piazza

ron cae cittadine/che con niuno aetto; ma una bocherec


cia e campagna rappreentata con vero e naturale diletto ,

cori divagando l animo nella paoral cena , come nella


"431M e comica i ringe . Ed il tempo altret d una
dijjivenza particolare della paorale. Percciocbe la comica
favola riguarda ordinariamente il tempo preente , la tra
gica il paato ,' ma la Paorale ambedue li pu accogliere e

riiquardare, endovi gi ati paori e endovene ora tut


cavia. Onde tali coe coniderando io pi oltre la corza ,
e non gi le vane quiioni d intorno a qut arte poetica ,
ma i dettami della natura eguendo a me pare, il pur di

" che della paoral Favola bpra la tragica e comica il


diletto ia grande ma l utilit maggiore. Imperocbl ( accia
rano il mio dire non embri ) chi anamente giudicar vo
gli# ritrover , che endo il propoo ed ultimato ne della

Tragedia la purgagione della commierazione e terrore ,


tal purgagione a di nori ia iiverchia , non avendo le dette
paioni, per lo cheto e pacico vivere alimento alcuno o

cagione, come ne gli antichi tempi de GrecieRomani ave


'vano , eendo tor di propoito il rimedio , quando ne pu

re il malore ci ha. Senzach nella divina legge nora e


loiia noi abbiamo a quee e ad altre paioni , altri piri
ritali rimedj , che i Gentili non avevano . _Quindi ancora
vuol ojervari ci che in tale propoito al primo libro dicem
mo , cio che olo in certe generali e poche coe ha il cou
me

167.

DELLA

NOVELLA

me noro con quello degli anticbi convenevolezza; onde dell

addoare i moderni coumi agli antichi tragici perbnaggi


cotanto i ed inutilmente diputato, ne i e fare potuto,
ne i pu fare. Cbe per pi agevolezza a far ci trova
rebbeji in una Favola , cbe tutta del poeta ia ne alla

oria o anticbi fatti I' apoggi qual' e la comica ,' dovendo


la comedia di tempo in tempo econdo le nuove biogne e co
umi per lo pi rinovari ; teimonia l antica e mezzana e
nuova comedia de Greci . Ma cbi voglia i moderni vizj e
non gii menomi con la comedia correggere, colui econdo

anco il parere dOrazio uer didicevole liberta, e degna


"4' &" d eere dalle leggi rarenata . ( 114) Onde come un mio
i: verus
his
di "non
. e ol/enne uomo diceami
.
. , a leggeri. coi' enon
cionrfcmi!!
grande amico
, Lwidihbilbl difetti, quali le cerimonie per eempio imo , i

LJTJ vuol oggidi dar di mano', ne allora quantunque belliima


Lzi'i ia , ar mai grande la comedia . ,Qiinci e per le ra
"B S' gionate coe , cbe io direi, la Favola paorale, poter e
ere della tragica e comica al preente pi dilettoa e gio
vevole ancora ,* come quella cbe a tutti i tempi i ende ,

e pi capevole di ritrarre quelle moderne qualit di cou


me, cbe alla Tragedia mal convengono , ed alla Come
dia arebbero troppo amaro ubietto . In tal guia il Tao

ed il Guarini fecero, l uno nell Aminta, l'altro nel Pa


ordo cbe alcuni oggetti e perone de tempi uoi nelle lo

. sand_ ro Paorali rttraero al vivo. Cosi il Tao dipine e eo


ddl* Atto 1- nel Tiri permaggio della Favola dall Aminta 5 ] .

_6 m a ,ga
E imilmente
nelauocbePaordo
, Scipion
.i'eui-anio
deline .( il
116Guarini
) E cbi
quella ua
CoricaGonza
di

" ,Pfamata dal Gravina , come di troppo carica qualita non


avee a que' tempi vero e vivo ubietto , onde non ie ae
reo peronaggio di meretrice,come la Froneia di Plauto-Ora
il ragionamento noro eguendo , quantunque alla met del
paato ecolo , o il numero ecceivo delle Paorali il lor
pregio diminuie , o al favore de muicali drami la cena
e il luogo cederro ,* per queo eo, fore la Paorale dol
ceinente e con arte vera compoa ngere oggi dovrebe,

per

POESIA

LIBRO

Il.

163

cocb dice il Boccaccio nora : Le coe di queo mon


do non hanno abilit alcuna , ma empre ono in
mutamento, e quanto al numero grande delle Patorali;
ne pur Omero i tbzgotti per lo numero delle I/iade compote ,
dal rmare la ua. Ma per ora , ci cbe t abbia a fare
nella tocana poeia laciando dall un de lati; ai cio cbe

fatto i E ragioniamo. Dir- dunque, cbe per le prefate coe,


e la Paoral Favola veramente italiano poema e di notra
invenzione dee diri ,edepi bello e perfetto di quello cbe in
ora da altri non i ottilmente le ue qua/ita coniderate ap.
parir poteva , o acerbamente le ue ee qualita combat
tute; qual fecero alcuni Italiani- notri della greca e lati
na poeia ivercbiamente invagbiti e della tocana loro a
torto non curanti . A quali , tabilite da noi le gia dette

coe , vuol ora partitamente riiondere. Ne qui inte.


dimento mio , ciacuna particolar Favola patorale degli
Italiani egnatamente difendere ; endo prima ci ato da
poeti loro autori fatto, o da altri , come dal Bonarelli di
i furono i due amori di Celia nella ua Fil/i( e fu da.
gli intrepidi Academici di Ferrara la tea Fil/i a Filar
monici Veronei no/Zri raccomandata per lettere, nel 1 6 r2),
come dal Guarini teo e da altri di' fu il uo Paor.
do, e come nalmente dal cbiarzmo Monignore Fontani

ni la difea e tata copioamente ed eruditamen/e compota


dell' egualmente vago e dolciimo Amiata del Tao. In e
condo luogo mi/'tirata opera e convenevole queta noraa.

rebbe , e i volee alle pecie ed individui della tocana


poea trapaare,di cui i mmi generi dobbiamo , e non al.
tro , trattare. Cbe per noi preentemente del olo Patoral

genere intendiamo dinori farci ,* comecbe pi d' una ata


avvenir poa cbe le generali difee noire , indirettamente
alle particolari poco fondate accue di alcuni poano far ar

gine e ribatterle . Ma endoi d intom alle Paorali no


re ne loro pi tardi tempi olamente diputato 3 onde, e

non ubito la loro virt e pregio fu conociuto, e tardi al

cuni ditti loro ( cbe ano qualita dalle coe umane inj.
parabi

164
DELLA NOVELLA
parabi/i ) furono biaimati; e vuol prima d' ogn altra
coa di eje o della maggior parte d' ee , cbe no a di
nori pervenute ono, far brieve menzione, e in qual tem

po fieno incominciate,e quanti e quali nomi avuti abbiano

e e dierenti tra loroeno o di qualita interna , o di vero,


o di, egli
lingua.
Ora cbe
nellanate
metaeno;
in circa
del ecolo
decimodiquin
to
i pare
teimonj
l' Orfeo
An
'W' 'FN-gelo Poliziano ( I I 5) ed il Cea/o di Nicol da Correggio,
Vincg pg.
N cml
Zoppno

(I 16) chiamate dall'uno e l altro Favole ,- nel anno del.

..e-ile ampe loro dee far dicoltaperciocb mezzo ecolo inan


Vnegla ,
zi furono recitate . Altro titolo portano , cioe` di comedie
ru/Zicali, la Piera d incerto autore, e la Savina di Piero
Antonio Legacci ,cbe doppo le gia dette ucirono . Alberto

Lollio cbiam comedia Paorale la ua Aretua,altre em


plicemente comedie i nominano , come due di Aleandro
Caperano da Faenza . Egloge ancora Ruicali chiamano ,

Niccol Campani il uo Stracino , e il loro Tir/i il Conte


Balda'ar Caigloni , e Ceare Gonzaga. Lionardo di Ser

Ambrogio cbiam Egloga Ruicale il uo Maggio , il quale


dal Creci/beni crede la ea cbe va itt altro nome di
Faretta di Maggio , ed mentovata dall' Allacci . Atto ce
nico ruicale piacque al Berni di nominare la ua Catri
na, ed atto tragico cbiam il uo Filolauro Bernardo Fi
lorato. Favola paorale fu cbiamato il Sacricio del Bec
cari nell' avvio a lettori , e la Dafne col titolo diopera pa
ora/e ivi pur i promette , dello e/o Beccari. ll Tao

altres, cbiam Favola patorale l Aminta;e l Elpina pure


riporto dal uo autore lo fieo nome , cio da Vincenzio
Giui, ed altri ancora tal titolo uarono .Finalmente ( non

s e olo) il Cavalier Guarini intitol il uo Pajordo Tragi


comedia . E non meno, per l interna qualita e dipoizione ,

tra le patorali de notri non leggeri dierenze pajjano .


Le opramentovate ino all' Egle del Giraldi, ( cui per noi
tra le Patorali non riponiamo , come quella cbe e` atirica
Favola ) il Crecimbeni tutte irregolari le cbiama,non lo
dice egli di atti e di cene , ma di veri e favella . Pur
vorreb

POESIA LIBRO II. 165


vorrebbti il detto del Crecimbeni pi pianamente [piegare.
Percioch , la niuna diinzione degli atti o cene non ren

de la favola proporzionevole ne frego/ata in alcun modo;


non endo ne pure in atti, ne in cene diinte le antiche
tragedie greche , e ne pi ne meno molt altre degli Italia
ni. La quantit bens e la qualit che ono parti eenziali
della Favola, come ognun td , poono regolata renderla .
Onde per quei due capi ( con riguardo per dal pi al
meno ) , ara nelle dette favole alcuna impei-zione . Or

per ci che al vero appartieni , endovene delle pre-memo

.rate favole alcuna in ottave , altra in canzoni dettata, al


tra in terze rime , o con mecolanza di quei , o d' altri
veri , non ha dubbio che ara per ci molta direnza tra
ele ,* ie non anca lo ejb proporzionevole della rima, odel
lirico, o altro metro uato in luogo non uo. Al qual pro
poito , come per alcuni loofanti i dice, che furono prima
date agli animali le membra e pocia ne fu lu trovato;
cori qui diremo, che la natura diede il vero a poeti, e che
l' arte poi ne trov ene diine l'uo. Onde il veri) cioltou
al reo dellafavola, comea perone parlanti aieme convene
vole dato,e leanze ele rime al Coro cantante . Per ci cbe a
varj dialetti delle citate Favole appartieni aac-,0411* Italiana
lingua colta e purgata ,o alle particolari lingue d'italia co
me Ciciliana , Fiorentina ruica , Pavana ,* formando noi

'in que opera un particolar genere di dette lingue e cbe


alla iala poeia nora t' apetta, ad altro luogo dieriamo
ragionarne ; confe/ando pero in queo luogo, paare a ca
gione di ci tra le antiche Paorali nore alcuna di eren
za. Ma rivegliando noi qui il dapprima peo principio , cioe

che la paoral favola e imitazione della paoral ortuna


che in quello ato trova/i di paori o di popolo che non era
anca al cittadineco paato ;non ha dubbio, che con eguente
mente a cotal principio, e le predette diZ-renze delle antiche
Paorali nore i accorderanno , e l onore delle pi tarde
e nel loro genere perfette contro alla maggior parte de Cri

{ici i oerr . E quanto alle dif-renze , poco o nulla


Y

rileva,

166
DELLA NOVELLA
rileva , cbe i Tocani con quella gia da noi altrove tocca li
berta ai dar il nome alle loro poeie ,~ cbe eglogbe,cbe come
die , cbe ruical, cbe cenici atti, cbe tragici, nominate
le abbiano ;quando tutte imitazioni furono dello ato palio
rale cbe veramente in alcuni tempi e popoli ci fu , indipen
dente da] cittadine-co cbe non ci avea ,e dal/e Reggie o cor

tiebe molto meno ci erano. Cbe e ne uoi principj la paoral


favola altro non fu , cbe un accrecimento , o allungamento a'e/l
egloga , enza azione o nodo e dicioglimento , o giua

quantita e qualita , o cbe altro vogliam dire eer l anima


della favola, ci altro non prova , enon cbe la perfetta fa
vola paorale nell' egloga aggrandita , pargoleggiava ,* en
do ella allora de/l egloga pi , e della paoral meno . E

certo tale ritrovamento o diegno della ato paorale e or


tana , pi dirittamente cbe alcun' altra ragione, la materia
ed il ub/'etto forma delle paoreccie favole . Come a cagion
zflglfd" eempio pi di quella di Vmeenzio de Giui ( 1 16 ) il

;aG-ioYgineqlla dice , che e ea non ata approvata , non


xm- mmmne anco ata provata da Ariotile. E cbe; eendo
ni .5.

creciuta l accortezza , c la malizia introdotta negli

uomini di quea cadence et del mondo , nc con


ven credere ( come l eperienza manifeamente
lo- dimora) che quella bont paorale , gi imile

a purm e limpdimi fonti, ia ora dal oprag


giunco diluvio del vizio in guia intorbdaca,che ella.
poa comodamente ominirarvi compiuto oggetto

di poema cenico. Poicb oggd i fia/fori comecb quella


prima candida empcitei perduta abbiano , aa' azione pe

r ,o rivolgimento di alcun peo atti non mo , endo la con


dizion loro menomata da quella di pria , quando lo ato

Reale e eittadineco alla fortuna depaori ombra non fa


ceva . Coral antica paoral condizione per , o negare [i
vuole, o concedere . Se i niega, mani eamente contro la
ragione naturale, e contro la oria niega ; e i conce
de ; ecco il piano o ia ondamento u cui fabbricar puqi

e deei la paora/ favola e contro a critici difende-ria . Onde


non

POESlA LlBR-O II. 167


non Udl'd piu il dire del dottiimo Gravina: (11 7) che

non i pu teere Dramatica orditura con emplicez_ 3:51*


e rozzo-coume , perch i ruici di cui tenebroa el'r-s- Cm
debole la ragione , o prevagliono di forze ed urta~ '7*
ti dall' impeto in un tratto s adopt-ano; o ono avvi

liti dal timore, e ubito cedono, o pure i coprono


con qualche bugia groolanaedi corto pao,che pre

o coprendoi , non pu generare imprea alcuna degna


di .rappreentazione. Sebbene egli i vuole continuar qu)
per noi a mentovare delle Paorali nore inomi , e in certa

guia la oria. Pociacb dall' annoverare cbee raccoglie


re , nace il eparare ed il ciegliere . Veramente il campo
della paoralfavola fu i ampiamente coltivato da nori cbe
con la greca Tragedia eComedia pu, quaidz/i , andar del
pari. Per ClementeBzrto/i da Urbino nominato dall Ue
zio , e da Bernardo Zuccolo nel Dialogo della paorale ,
ottanta ne dimorava ,- e ino a dugento dice Minjignor

Fontanini ( 1 18 ) farne conerva in Roma il Signor Gian- Alli': ADifea


nantonio Moraldi . Ma qual maraviglia di ci , - da ili Ceap. ,HLT-
Veronei ne ono ate pareccbie compoe ,- onde tra le 7'
manocritte e nacoe, e tra quelle cbe on note, a mag
gior numero aliranno? Pende per non i leggera lite, ne'

i agevole a determinari, qual ia ata la prima a or


mar peretta, dopo le gia dette , irregolari e impertte.

Alcun vuole cbe la prima foe il Sacrijizio del Beccari co

me il Guarini. Ecbi lo public,queo ejo parere poe nel 3313?::


uo breve ragionamento a lettori , dicendo cbe il Beccari 'gig-gif:
(e lo eo i dice nel Prologo) (119) diede principio a a .587
cosi tam componimenti. Altri dice cbe Luigi Tan/illo noJathc
pre-venie in ci il Beccari ( 1 zo ) , econdo un pai del ?mi 212;;
Mauro/ico nel compendio delle Ciciliane coe, locurita del """ "
.

eine-ls_ que_

quale tiene. tuttora la lite otto del giudice; comecb e Mon :RTL:1;,
ignor Fontanini ztenga il i) , ed il Canonico Crecimbeni ?Jr-;g *gregg
:nc/tni al ni. Tuttavia , per entro l ocurit di cotali pa- cuj'uils :ul

role alcun barlume riluce di rivolgimento di fbrtuna , dal chertimm


thoruae m
rmo propommento di morte a vita , e della Ninfa il 312,212??
z

Propo.

ment,

168

DELLA

NOVELLA

proponimen-to,e dalla peranza di amoroa contentezza ,e


gli amanti cori propoi-ro; endo varia appo varj l interpun

zione del pao citato. Il cbe congiunto all' altra ragione


dell' eere durata ore tre la rappreentazione della Favo
la, molto farebbe contro il Crecimbeni, contro il Gvarini
ed il Beccari teo ,cbe nonia ato prima il Sacrizio. Ma
e i voglia coniderare , come al primo libro dicemmo , cbe

due,enza l uno dell' altro apere, poono della ea coa


inventori eere , certamente allora il primato fortuna, e
l invenzione merito ; onde il Beccari merita egual lode,
quantunque il Tanillo ormae il prima la Paorak per

fetta. E veramente la favola del Beccari * molto emplice:


pura di qualita di cotume , di ilo , e in tutte le ue parti
gentile , la quale , come per pi ragioni merita approva
zione , endo viviimo ritratto e puro delle paorali vicen- `
de ( quantunque debli amori) , cos da que nei e dif-*tti
lontana , o di qualita, o di coume , o di ilo , cbe de

tarono le poeticbe rie d intorno all' altre due famoe ,cio


l Amiata del Tao , e il Pa/tordo del Guarini . De'
quali ora conviene far parole *, e dell uno e dell' altro per
ci ialo , cbe al preente genere delle Paorali 5 appartie
ne. E prima dellAminta per noi dicei , averlo rmato
il poeta uo ( cbe
cotanto e nella tragica e nellepiea e
nella lirica poeia cbiaro ed illutre ) con tale tenerezza ed
aetto?, cbe ben embra aver egli prea la Patorale per
coa degli Italiani propria e particolare . La onde tra tut
te lopere ue l' Amiata , da primi uoi tempi ino a no
ri ingolarmente avuto in pregio e caro tenuto . Anzi Ia
dove in altri lavori il Tao in naturalezza ed' aetto an
zi povero cbe invidiabile ; nell' Amiata all'incontro di

cotali qualita ripieno . Anzi avee egli il tutto nella ua


favola a quei modi imile ! 'come

Paca lagna l erbettc, il lupo lagne ,

Ma il crudo amor di lagrme i pace.


o pure

POESIA LIBRO 11.169


opure

Eendio fancullctto , i che a pena


Giungcr porca con la manpargqletta

A corre i frutti da i picgau rami.


ed anco
congiunti eran gli alberghi

Ma pi congiunti icori:
o e pi vuoi
ed ogni coa

Tentata ho per placarla , fuor che morte.


Mi rea ol che per placarla i0 mora;

E morr volontier , pur ch' io ia cerco


ec.
Se il tutto , di i , a imil tornio avee lavorato , ne da
troppo ne penamento i foe alcuna volta laciato tra
portare, certamente in tutto eguale e da ogni lato pei-tta
aria la ua Favola, cbe appo alcuni troppo orbito ilo e
cortigiano i crede avere in alcun luogo . Pi ampiamente
fece die ndere l ali alla paforal Favola il Guarini , e
a pi alto volo innalzare . Perciocbe le parti di qualita e
- quantita di rappreentativo poema, e la paorale condizio
ne econdo alcuni miuratamente allarg ,- preparando alle
mue , come il Boccalini ingegnoamente di/- , una cotal
vivanda , in cui ee ritrovaero unite le dolcezze tutte ,
cbe ono negli alt ri poeti e poeie eparate . E veramente
nel Paordo del Guarini, il nome e titolo di Tragicomedia ,

la quantita della favola , il coume, la locuzione ed' il ver


[o, tutto ignorile; e a cagione di quee coe tutte , em
bra egli poeia anzi fatta per leggeri , cbe per rappreen
tari . Non endovi per entro coa , cbe paja a cai) cadu

ta,

170
DELLA NOVELLA
ta, e corgendovii .in alcun luogo anca btto .la corza della
naturalezza un profonda udia . -Ond che _ i dice per al
cuni , .avere d intorno a cata] Favola il Guarini pi anni
conumati , perch ella in cedro pi too ,cbe .in carta i
crivee, cio fte all immortalit conegnata, Oraapen
are delle bellezze di quee due Favole paorali .cio dell
Aminta edel Paardo ed iniememente delle lividure che
ad ee hanno apportate .i Critici, lunga` agione ho vpena
to che inla invidia e non gi amore ,della verita a i acer
bamente morderle gli moveje. E catal invidia certamente,
non peraltro ne petti loro fe' nido, e .non perch di poe
tica novit inventori loro parvero. Che e cati , come ve
;g ,fl-gn*: ramente e", e e. econdo ( n r)l'Ariotelico avvio, tutto
della umbria .[btm altrui ii invidia bene , [ara in coneguenza la
Paorale della nora poeia bont e novit inieme ,- per
ciorbi primi de nori facitori di tragedie o di comedie o

d
altro che
noncontra
furonodell
gia Amiata
cotanto ,einvidiati
. Se bene
que'
Critici
del Paotdo
cqiaama-

ramente favellarona, non arebbero gia i grandi nedefbr


mi i loro ditti appari , e al penato nuovamente da noi

aveero avuta la mira; cio che la paorale fortuna , con


iderata in quel tempo , etra que' popoli in cui ella fu grado
alla cittadineca , ha .alcuna grandezza , e i ha non gi
come il menomo ma come il non tanto ,paragonata alle citta ,'
perciach ave-(i ella come il pi al molto meno ,paragonata
allo ato de' paori pre/ente , coa indubitata . E ci

perch una moltitudine di paori che ia in grado pramo


al cittadine-ro ato, avrei paori principali, avrd politico
governa, ,avrei arti, avvedimenti, ed alcuna iittigliezza .'
quali coe non pu avere il nudo ato paorale, coniderato

da poeti compoitori dell Egloghno tal quale prentemente


tra paori , che da padroni e cittadini come ervi dipen.
dono. E per tale dipendenza del cittadincco ato , ono
da Giureconulti tra ruici ervi ripoi i paori , a dini
zione de' ervi urbani , come i medeimi Giureconulti dico.
na . Onde nel prima paorale ato , e lAminta e il Pa.
otdo

POESIA LIBRO II.17r


orao coniderandq, non a cori ragionata cenura con
tro dell Aminta quella del Duca di Telee, o del Padre
Boubourt , o d altri ,* ne tampoco- contro del Paordo
faranno le lungbe dijputazioni di Giam de Norer, o del
Malacreta, o di Fauino Summa ; comecb dal Guarini
efjo e da* altri fervidi ingegni ia ato a queprirniabbon
devolmente ripofo. N qui ame, come dice il Gravina', per'
nalzare i compoito delle Paorali opra gli Anti

chi ; anzi condanniamo coloro cbe lo fecero . Ma Ace/


contro il medeimo Gravina , per noi ,' cbe Teocrito ,. e

Virgilio ed li Sannazarro introducendo- paori, i


tratennero. in bricvi contee e l'eggicre conferenze ,*

perciocbe-imitarono i paori quali ono da Cittadini dipen


denti ;_ ed' i nofiri eguirono lo ato de paori , qual fu
prima cbe le Citta i rma/ero . Che per il Guarino ,

e olo no ad un' certo egno,di` (implicit i' uoi palio


ri e le ninfe iogliate avee , convenevalmente avrebbe
fatto E per le coe dette da noi ,. nel Paorao , cbe
la qualita o coume di Meretrice della Corica ia ben
collocato, ragionevole e il dire ; endo il grado paoreccio
qua/or ia al cittadineco proimo capace di vizj e virt.

E e la Corica fa cbe trapiri dal uo concionare il me


retricio cqume, come Plauto nel Trucnlento, dalla opera

zione ola a'i Frone/a lo trammanda, e non l' arte del


prima ne come quella del econdo , non per contro
l arte ,* endo anco i] ragionamento epreon del coume.
Cos Silvia nell' Aminta pu eere Figlia di un upremo
paiiore, e cacciatrice inememente. Ne v' ba nel Pa/ior
do mecolanza di Paori, ed Eroi o Re, ma di Pao
ri oli , parte grandi e parte mezzani; endo verzimile ,
cbe nello ato paorale da noi dipinto cotali i paori zl

ero; ed i nomi di Re ed Eroi endo nati nl- dopo la


ndazione delle Citta e de Regni. Ma il Guarini volle
il uo Paordo tragicomedia cbiamare. Or non fu Prima
Plauto di tal nome inventore .P Ma il Pa/Zordo un

compoo : ii/ii contrarj ,un Ermafrodito, ed un mo/iro.


Ci

172.

DELLA

NOVELLA

Ci diero gli aalitori del Guarini , e ad e abbaanza


il Guarini eo rizoe ; ne'Udeno Ni/elli ebe volle afuo
eo la ea *vivanda riporre , fore la ripoa e di-a de
Verati vide. uantnnque in ci , ne il Nello netant al
tri fbre avrebbero contro il Paordo gratebiato tanto, e
nella coniderazione della greca poeia mezzanarnente inol
trati o'ero ; nella quale le atiricbe favole di opra
mentovate, le llarotragedie , e pi altro , o la ea accua
del Paordo involge , 0 la ejfa difea rende icura . Po
eiaeb , e a Greci l lecito nelle favole atiritbe ngolar
mente , e come appare da! Cio/ape di Euripide, {ne-colare
i atin' , i mqri e gli Eroi e imilmemente il ri/b ed il pian
to o la tritezza ,- per qual eagione non pojjono gl Italiani
mecolare nelle paoreeeie favole i atiri,o upremi paori ,
e teere quai ad una tela eo doloroi itee i lieti e fe e
voli .3 Ora venendo alla entenza , ebe nel ragionamento

delle Paorali nore da alenni eaiga come troppo lima


ra e di pen/ieri pellegrini ripiena e pi da eortigiani cbe da
paori, ben io vo credere cbe in ci gl' Italiani poeti ( fa
-vellando del Tab, Guarino e d' altri cbe avanti nomina
remo) abbiano il rnodo trapaato. O ci foe per gni

re il genio del ecolo , o per una fala prevenzione cbe eo


* me amore fa di rozzo gentile , 005i poa di paore loofo
:Le za fare , o cbe altro ne foe eagione. Onde certa

nente in ci all' Oraziano precetto eontravennero


zz-0:. ar- (1 z z)

''

(S io devo gudicar) i Faun agrei;

Eijjf.,

Non dican veri giovanili e teneri

Ne'gzhh
fgripgfylg,

Sovcrchjamente , quai nati foero


Nelle Cltt upcrbe e tra le pxazzc

Kllthjunm

tenu'is atx-?quinti l' intendentijimo Gravina molti detti riprende di .


nemurver l

hm unqu

mi] guia nell' .dm/'nta e nel Paordo; e molti riprenden


je ne potrebbono nella Filli di Stiro del Bonarelli e nel Fi
larmindo del Campeggi cbe or- pi dell altre Paorali
alle due pri/ne avvicinato* i imo ._ E qnantnnqne ne Ve.
rat:

POESIA` LlBRO II. 173


rati il Guarini in difea del uo tragicomico [file tante ne
dica con eguale dottrina ed ingegno, tuttavia non pu egli
il dubbio o le contrarie ragioni ammorzare. Ma, e io non

erro, nepurei catigatori dello tilo troppo vivo e pirito


delle paorali notre, la miglior irada tennero per ripren
derle . La qual era aaglirle con la gravita e emplicit

greca neg e ogbi d aetto anca da tragici peronaggi fat


ti ; E veder quanto quelli pi deno/Zri abbiano la natura e

guita , e la verita nella entenza pi cbe ifa/ lumi o i raf;


nati colori . Non impertanto a penar anamente grande
dierenza paa tra la tragica , e la patoral Favola .
Poicb quella coni grandi aari e ravvolgimenti di fortuna

leni, ed in ea l altre maggiori cure, cio geloia di re


gnare, deiderio di vendetta e altro, o opendono o accor
ciano gli amorc parlarti. La dove nello tato patorale la
dolcezza e placidezza del vivere pi nutricono e fanno

luogo agli amori. De quali pi cbe d' altri aari aletta


to o torzato il poeta a ragionare , dovendo ipra d una
ola materia variare il ragionamento ed il pen zero , Ior
zato per la carezza del ubietto a partiri dalla emplici.

ta ed a ranarlo . Uuoli anca oiervare cbe alle Corti ita


liane cbe allora orivano quando le migliori Patorali notre
s la cena comparvero,il ragionar d'amore ara mirabil
mente dilettato ,* onde u que to aetto corgo cbe pi di
ovente anco dagli ottimi pro/;tori di quel tempo lohfava
i . Cbe per io temo , cbea noi i quali non iamo tanto o

quanto di quel coume conapevoli, venga talora a noja il


tenero ragionamento delle paorali favole. E ci cbe a noi

a cagione del tempo uccede, a gli altri i quali allora avra


annojati quella tropo amoroa dolcezza , ara a cagio.
ne delle uanzeedel luogo accaduto. ,Wind ecbe il Conte
Guidubaldo Bonarelli nella ua Filli di Sciro, cbe di poi
crie,per lree pedate di troppo ingegnoamente ragiona
ti amori camino ; comunque al principio i dica , non aver
egli l ultima mano all' opera impoto ed averla laciata tal

'quale la ee la prima volta .ZB pure egli ba nel dire un


uo

174

DELLA

NOVELLA

lo modo e leggiadra molto ingolare : e non cbe alcune


volte come da certo detino al ranamento depenieri tra
portato . Nel doppio amore della ua Celia , intee egli ed
ottenne di dare , come dice Orazio , una grazioa novit

alla ua Favola, e otenendo poi contro ad alcuni cenjori


cotal doppio amore ne fece con alcuni morali e gravi ragio
namenti la dqea. Aggiunge/i qui per noi alle dette la Fa
vola Paorale di Ridol) Campeggi , cbe certamente [ingo
lar lode merita , e non alle premorate eguale. Ne' qu
noro intendimento di enderci a ragionare partitamente
di moltaltre Paorali , cbe parte le nominate precede-tte
ro, parte ad ee eguitarono; delle quali egnatamente di
re , di cbi componeje la deiderata da noi Italiana Libra
ria uzio arebbe. Come della Aretua di Alberto Lollio,

cui egli nomin patorale comedia, della Calio del Cieco d'
Adria, dell' Oilia c Bernardino Percivallo , della Eno
ne del Principe Don Ferrante Gonzaga , della Elpina di
Vincenzio Giu/Zi , della Flori di Maddalena Campiglia, e
d altre ancora, cbe dallo miurato numero delle Paorali

nore i vorrebbero ciegliere come da un largo campo o giar.


dino di ori i pi pregiati i togliono; e della loro maggio
re o minore bellezza e particolare qualita brievemente e

particolarmente ragionare. Anzi delle moderne ancora , co


me dell' Elvio del Canonico Crecimbeni edell Endimione del
Guidi, convenevole fora pecialmente ragionare ,' e ad altre
parti ue raccogliere ed abbellire la novella Poeia nora non
ci jollecitaj, avvanzandoci ancora buonaparte dell' opera cbe
ae ci chiama. Con tutto ci,non gia per vanagloria, ma per
maggior prova del n qui detto aggiungiam qui meditari da
noi una nuova Paoral Favola , il di cui argomento qui

azz-?film eporre i vuole. Racconta Floro( I 7.3)cbe Romolo di Marte


m Mean_ ( come crede ) e di Rea Silvia gliuolo , cacciato Arnu
minis ama- lio dal Regno , e ripqo Numitore uo avolo(rz4);endo m

ii''f" vaghito del ume e de monti, appo i quali era da


ISK-"TI" fanciullo ato allevato , andava col peniero machi

""'"-
nando la fondazione di una nuova Citt , il RW#
urbic a .
bl

e' t

eere

POESIA

LIBRO

II.

175

eere dovea . Edi fondarla ottenne veramente; enonche era ;IL-5'375**


ella anzi (n.5) abozzo che fondazione di Citt , perci mais-igm

che gli abitatori mancavano. Eravi in vicinanza una T's-f;

elva cui Romolo ailo fece. Ecco una upenda iZ-SS


quantit di gente col adunari , cio Latini e To igf

cani paori ec. Onde i come di dierenti princpjff;


un mio

la natura forma , cos Romolo di varie ?Miu-ml

genti un olo corpo compoe e ne form ilpopolo Ro- nom-3.' '


mano. (r 26) Nel racconto di quea oria ,2- io non erro,

abbia ma prima un argomento manitimo della eienza ,'rz'. li'ufi'


e ca ndizione della ato Patorale , e non gia di emplici 32:31:31.:
e razzi patori
, onde ormarne Virgilio
o Teocrito un' W
""5
_
~ _
populumq.
Egloga, anzi che altro poeta ne lavori imprea alcuna &op-num
degna di rappreentazione, o di dramatica orditura, a `

come vuole il Gravina. Abbiamo di pi quello tato e pa


torale fbrtuna che al cittadineco ato proimo , il che

cuopre col fatto l' ordine della natura e la gradazione


dir cori dell eere patorale al cittadini-ca. Percioche

qui abbiamo elve e patori; e iicceivamente avremo Ro


ma e Citt; giacche prima avevai di ea il olo_ mate

riale , per tetimonianza della torico e gli ahitatori man


cavano . E il materiale olo le cittadi non rrma , ma i
cit tadini hemi . Or qui mi i nieghi da qualunque abbia
ore , che la patoral condizione non abbia tato da per

e , e dierente dal Reale e cittadini-co . Mi i nieghi


altres, e i pu negare, che cateti patori Latini e To
chi, e come pi avanti dice lo torica , Frigj ed Arcadi ,
capaci non fieno di non ordinarie impree , overoia di
ravolgimento di fhrtuna , o di qual/{ia altro , onde i po
a armare l intera qualit* o quantit che danno l'eere
alla Favola : percioihe tutti cooraci ono in procinto
di frmare una Citt e di fatto rmata la hanno ,

quando la toria di Roma un Romanzo non ia . Mi i


dica per ultima , e cata] favola venie ad eere anzi
tragica, o comica che paorale 5 pociach I* eere in uno
ato che vicino a cangimi in un altro , non eire
Z z
l altro.

`176 DELLA NOVELLA


I' altro ato; altrimente , come il eangiarnento a i' Ma'
prima cbe paamo a toccare delle Cacciatorie e Pecato
rie Favole , cbe i banno alle Paorali come pecie al ge
nere , e in tal modo la preente materia terminare , con

vien qu cbe per noi un dubbio i cioglra . Il quale dal


maneggiare queo preente genere delle Paorali in noi

q g nato. Nella Poetica di Franceco Patrici , nella Deca


"LR, gjloriale coi ba otto il nome di SOSITEO. (12.7) 'Tra
gedie crie coui. E due hanno il lor nome conc
rvato che ono Dafni e Litiera. Ora jacopo Mazzoni

,fa-p.13; nella Dta. ( 138) della comedia di Dante, fotti/mente


grz-;um- critico e promdamente erudito , trattando dell' aver i
un.

poeti accreciuto ed aumentato molto il maravgloo


delle azioni , sforzandoi di ovravanzare non ola

mente l hioria maravigloa , ma ancora la poten


za della natura : e con tal occaione volendo il Mazzoni
un teo d Ateneo correggere , ma] tradotto , econdo lai,
da Natale de Conti e dal Dalecampio con un altro pao
di Tzetze,viene per neceita della materia a dire, cbeil
Patrici nelle premorate parole due falli comette . L uno

cbe egli noma per due Poemi Dani e Litiera: e pu


re i vede chiaramente , per le parole di Ateneo , che
egli fu nn olo che ebbe l uno e l altro nome ec. e

il econdo errore che coi ha creduto , che queo


Drama foe Tragedia , e pure il titolo mora che
egli fu Egloga ec. Ora Monignor Fontanini nella ua dot
ta difea dell' Amiata incbina a credere cbe cotal Litier

[a o Dafni( di Soiteo,o di Sqibio che iai come pi vuole


il Mazzoni) glie anzi atirica Favola ; il cbe pi pro
babi/e icome vedremo. Per nacer pu una terza opinio

ne , cbe il Lititra o Dafni Paoral Favola ,fo/ie; e tal


dubbio i vuol da noi togliere : pociacb allora un barlu
me ai paoral Favola i corgerebbe tra Greci, rie-'pi de

rio/tri opra arebbe, o invenzione. Primamente il fari all'


aperto alcuna azione dalla Favola rappreentata , non fa

al certo (bt' total Favola ia piu toto Favola paorale,


atirica

POESIA LIBROL x77


atiriea,o tragica . Pereioebi l Aianatte del Gratarolo,
non the altro , rappreenta al] aperto e nel luogo di Troja
dirutta. Come e alcuno poeta -uoleje rappreentare il Ci
elope nell antro uo , o pure l Orto nella fua efra pelon
ca , i1 luogo , eomeebi pazioo eontuttaei ebiu; non far
rebbe ;i , cbe non oe l una e 1 altra atirica Favola.
Dunque non dal luogo , ma dalla condizione delle per/one
i dee pigliare la qualita della Favola. Cbe per noi upe
riormente , a ragion dello ato ejj de peronaggi abbia
mo eon evidente ragione , la atirica favola dalla paora~
le diinta. E eguendo qui la ra traccia, diciamo cbe

il Litiera fu anzi atirica favola cbe Eglogao Idilio , quali


- overtbio lungbi ati fojiero, potevano indubitatamente
a favola Paorale aggiugnere. Litierja per autorit d'

Ateneo ( r 2.9) fu del Re Mida gliuolo baardo , e Re fu "9-1-1


egli eo de Celeni nella Frigia , uomo crudo e di eagnejo
apetto . Cbe per mangiare egli o beve/ie i] carico di
pane e vino cui portano tre ainelli ,o tre pani ebe porano
rendere ben carico un aino ( cbe ma] cuocere i potrebbo
no , onde fu dal Mazzoni prei) in opetto il *volgarizza
mento di Natale de Conti , e di jatopo Daleeampio al
SH ,* e cotal teo d Ateneo con un altro pao di Tzetze
( I go) illumino) poco al propoito no/Zro rileva. Mao/o fano Lib
a dire ebe pi tollo il Dafnide a Litiera foe Drama a- ?Web-Ti::

tirito ,cbe Pa/Zorale,o Tragica. Pofeiaebe aneo il Cit/ape NW


d Euripide mangi due intieri compagni dU-e poxfuti
e paneiuti , e be-vette un' otre di v*vino largo tre braccia e
proondo quattro , come nel Citlope il poeta nge. Anzi l
cfu-re Litiera ato Re fa cbe il Drama di Soteo oSobo
pi toto atirico fote tbe paorale. Cbe e fu agricoltore,
come vuole la ebioa di Teoerito (13 l) tiranno fu (Eta-didn't.

mente e moro . Poeiaebe {frzava i pellegrini cbe a lu- 22033;..."


giungevano , a mieter feto le biade e 'venuta la fera miete.
oa loro :iz-capo, edi corpi ne imanipoli naconde-oa tan
tando ,' onde Ercole lo uccie e 10 gett nelume Mean.
dm . Del qual fatto , cbi ba il Citlope d Euripide ri..

letto

178

DELLA NOVELLA

letto vedr poteri mirabilmente del Litiera una atirica


favola a _fine condurre; qual favola eoi detta daSa
tiri ehe, per Io pi, il eoro ne formano e ono nella Teo
gona de Gentili Dei Silvetri , non gi emplici paori ,

-gW-eeondo aneo quel detto nel acricio del Beeeari ( 132.)


O 'm quanta poca rivcrcnza iamo
Noi Saciri or, che pi non iam tenuti
NeDei , ncscmdei.

Un altro dubbio pure nel genere preente pu nacere ;cioe` ;


e dalle narrazioni Paorali di Lungo So/la greeo,i no

ri abbiano il genere preo depaorali Drami . Di e


Lungo Sqa e di ne novelle fa menzione nella Libre
ria greea il Fabrizio, e prima di lui favellato ne aveva
?gl-:gh Angelo Poliziano(13 3). Anzi Annibal Caro , per teimo
up z. delle nianza del Gaddi, tradotto lo aveva ,* ed un Romanzo
'M'Wne feet: Gio. Battita Menzm; ma eon alterazioni, fecondo
.,M, 5,, Al
cbe genere
ne iee il
Marchee
4) ne
Traduttori
delle
pafliraliMaei,
narra (13
;ionii
poono
le profeItaliani.
ridur
re , dell'Area-*dia del Sannazarro e prima ldmeto del Boe
eaeeio. Ma tornando alle narrazioni di Lungo, certamente

altro e narrare, altro far poema rappreentativo di al


eun genere o ato di perone. Anzi divero il racconta
re la guerra Troiana iorieamente, come fa Darete Frigio,

dal eantarne poeti-tamente, come fa Omero ,* e delle de


renze tra la Storia e la Favola largamente e con ttigli
ezza ba diputato il Caeluetro nella poizion [na alla Poe

ih; :ita dArilotile . ( r 35 ) Onde [e bene Monignor Fonta


m'ni adduee due pa di Lungo nelle paorali novelle,dal
Tab imizat nell' Aminta , con tutto ci altra coa na
per e medeimi ipaorali Dram dalle Novelle , eda/le Storie.
oQiantunqae ci cbe fa al propoito noro anamente con
iderando; le pa/lorali narrazioni di Lungo, ono manife
amente contrarie a coloro , the non 'vogliono , cbe lo a

to Pajlorale a nbietto eapevole di jeeniea qualita , o azione.


Sendo

POESIA

LlBRO

II.

179

Sendocbe non i crivono avventure : coloro cbe non po


ono azioni fare , a cagione del loro corto intendimento ,

e menoma fortuna e deboli forze. La dove direbbero i


Geometri ,' cbe in una picciola gura da tanta propor
zione,quanta in una grande: ed i Fiici iggiungerebbero

cbe egualmente econdo le ue orze opera e patice un cor


po menomo, ed un giganteco. Comecb per le dette coe da
oi, endo e la Tragedia e la Comedia, e la Favola pa
,Zorale degli uomini rappre'ntative, per la forza del gene
re cbe di animale ragionevole, la migliezza nobilt d'ani

mo , forza doprare pu albergare egualmente ne R, ne


Cittadini , e ne Paori . econdo il dire del Boccaccio,

cbe la povert gentilezza non toglie, ma s ave


re. Finalmente non tralacieremo di far menzione del

le cacciatorie e pccatorie Favole de nori . Veramen


te le Paorc'i , Cacciatorie e Bocbereccie quantunque
eno tre nomi, ono per la e/a coa , potendo agli
azi permaggi uccedere e nello eo tempo l eer
cacciatori, e patori, e l abitare ne bocbi. Pure, diin
tamente parlando , diveri) eercizio il cacciare , ed il
paj'cere la greggia . ll primo con gli animali rapaci e li
beri i fi ,* l'altro co domeici e [oggetti ,* e ore il primo

e` opera pi nobile del econdo , perciocb pi forza e va


lore riccbiede, e alle genti nobili e Reali non i didice ,
Favola cacciatoria e` il Dori/lo di Dionigi Viola Vicenti

no, (136) cbe rappreenta la tratirmazione di Ateonejum


in cervo. Ma da entrambi le dette, diverima arte ed
uzio la maritima o Pecatoria ,* come appo i poeti le

Driadi Amadriadi e Napee, dalle Naiadi ono divere .


.Di queei tra Latini e Greci cb io appia non ba me
maria. Anzi communemente i tiene, cbe dell' Egloga pe~
catoria inventore oe Bernardino Rota; cati delle peca
torie Rime cbe mo de no/ri ala opera poetica, tra il
Cavalier Marini, e Gaparo Murtola i diputa della in
venzione. Ma la prima Favola pecatoria cbe u la Ira

liana .cena apparile (quando non fu il Pecatore di Mar


cella

180

DELLA

NOVELLA

:zz-7.3"" cello Roncaglia) (l 37) certamente } l' Alceo di Antonio

Ongaro, cbe per iceda fa da alcuni detto l' Amiata bagna.


to; tanto nella dipoizione e colori, e teneri modi allAmin
ta omiglia-, n l Alceo dell Ongaro l'amica Fava/adi
tal genere 5 cioe maritima, jendow' , non cbe la creazion
della perla del Murtola , l Eli a del Marchee Michele

:33km: Sagramoa mio cittadino. * Ora dir potrebbe- cbe la di


o T-mo ver/ita tra le prefate Favole paorali, cacciatorie, e pej
7'
catorie endo nti/e e menoma, vana ottigliezza par e il
ricercarne o dividerle e formarne vanto &veri; . A che
ripondiamo aver par fatto ci delle Romane comedie to
gate e preteate il gran Maero dell arte poetica Ora
.'{0; il quale e nella loro invenzione lod i Latini cbe
da Greci dipartifero, perche i nori non commendere
mo noi , cbe nelle Paorali Cacciatorie e Pecatorie iLatini
ed i Greci laciarono d imitare? E tanto ia detto depoe
mi Dramatici da gli Italiani inventati, tra quali e i mu

icali Drami non riponiamo ; ci fa per pi ragioni cbe


qu non fa luogo di annoverare.
Ma volendo/ qu) per noi ad altro genere di Toca
VL na Poeia trapaffare, cio alla Giacoa , in cui tanto i no~
Dc' val-ji e i 'variamente e felicemente i ie ero , non poamo a
PPem e meno di non dolerci per ci , cbe dele antiche poeie , e
ledc_ della Greca ingolarmente , e ben molte memorie ci rea
gl'kalm no , anco ne pi tardi tempi da cbiarimi ingegni richia

rate e adorne ,* non impertanto , pi di ee quello cbe non


i i , di ci cbe e ne comprenda e dir ' ne poa. Con
cioacb, colpa del tempo il quale tutto rode e conima,

o notaln'lmente danneggia,in parecchie parti della ez


greca poeia ignari iamo e caminiamo a tentone . Per
laciamo are , cbe la maggior parte delle greche poeie
marrita ; certamente degli Scrittori dell arte ejfa poeti
ca, che tanti furono, come Democrito , Dionigi tiranno i

vecchio , Critone , e Simone dicepoli di Socrate , Teofrao,


due Eraclti , Zenone Stoico , e pi altri , gli critti di Poe

tica d' Ariiotile tlo a noi rimaero e poco pi di ei . ,Del


qua e

PESALIBROII.

quale crijje i1 Patrici (138. che molte pi poeie furo- 2,23;??

no da poeti ad Ariotile anziani critte , che egli pi


che Xll in ipecie non nomin , tutto che arte di
poeia aveie imprea a crivere . E oggiugne di poi il

Palrici medeimo; qualunque dopo lui p! ee a memoria


farne, tra Greci o tra Latini, Proclo e i due Fratel
li Zezzi, e Diomede , e Lilio Giraldo , e nalmente

Giulio Ceare Scaligero, che tanto fece del accente,


fu cos m noverarle , come in ordinarie ommamen

te difettuoo. E concbiude parlando di e eb , averne


egli molte ordinate e nto a porti' lor facitori ripoe , cbe
ne per veccbie notizie , n per nuove congetture i pu aper
ci cbe aero , delle qua/i pi nomi adduce. ,Qiinci e ,
cbe dovendo qui noi trattare della giocoa Poeia deglIta
Iiani , cotanto al cbiaro ejjere non poiamo , per aiin
gurrla egnatamente , o in quantita , o in qualita dalla
giocoa de Greci. Con tutto ci in cori ocura materia
- ( poirb nelle umane co- alcune volte il minor male il
meglio) di due principi o regole poamo ervirci . E la pri
ma i , cbe endo il rio e il motteggio elo cherzo qualit
univerale degli uomini, in queo ommo genere conveniran
no tutte le Poeie giocoe di tutti i popoli ,e di tutti i tempi,

_ cioe` cbe partoricano il ridevole, o alleviamento dalle m':


coe
da travagli.
eno levar;
medeime
coi* epoeie
differenti In
, aecondo
cagioneluogo
de jiubietti
, intornogioa
cui i aggireranno col rio . E cotali dierenti ubietti fecon
do 1/ rernpo e /-condo il luogo ragione di differenza avranno;
cotiibe in alcuni tempi e in alcuni luoghi, pi to/io il tale
ubietto cbe un alrro ia occaione di rio e di cherzo. Cbe
per a cagion d eempio, cangiata/i appo i Greci la mate
ria della Comedia antica in quella della mezzana , e di

queia nella nuova, il ridevole e giocoo cangio pure . 0n


de nell'antica Comedia greca di cui fu capo Ariofane, i
Signori , ed i poenti ed i vivi beavani . Nella mezzana
fi ridevano i diritti detrapaati e morti, e ingolarmente
de poeti. E quinti Cratino nellUlie i rie dOmero , e

A a

di

187.
DELLA NOVELLA
di ci cbe il medeimo Omero aveva di Uli/fe cantato. Fi.
nalmente nella nuova comedia, nei vivi ne" i morti morde

vano, ma perone nte* e nti nomi introducendo ulla cena,


dalle burle di cotali per/one, cbe per lo pi private erano,
cavavano il rii ln talguia nella nuova Comedia , Me
nandro, e Filemone tra greci rilujfero ,- e tra latini Cecilia .

Anzi trail ridevole a'i Plauto e quello di Terenzio paa


non poca variet. Onde del prima, Orazio dio/fe

Ma gli avi nori il verggar di* Plauto,


i ,E lov cherza': lodato fore troppo
Con toleranza, per non dir pazzia.
Pofciacbi, altro era l ultimatone di Plauto , cbe proponeva/i'
con lefacezie ue difar ridere ilpopolo .' altro era di Terenzio lo

copo, il quale aveva la mira nel uo ridevole di rallegrare la


~nobilt. Efore Orazio non ebbe nel ca/iigar Plauto ragione;
percbe que/ii i accomod al coume ed a i tempi (il cbe
empre mamma regola di poeia ) endo a tempi di Plauto
la moltitudine e republica pi poj-nte . La dove in agio di
Terentio , non olamente la republica ea era in Ariocra
zia tnamutata,ma quai al grado degli ottimati pervenuta.
Onde Plauto eguir lordine e natura de tempi uoi , come
Terenzio deuoi . Per la qual coa, e per ci cbe di ipra
I detto, ecco. una eenziale dzerenza del ridevole , na
_'ente dalla diverit de tempi e coumi, o dalla muta
zione di coloro a quali lo cberzo i' indirizzato , per

generarne quai per via di macbina il riz . Die' per

via di machina ,- concio/iacoacb naturale paone , co


me abbiam dett0,il rio e la ilarita in tutti gli uomini, e lo
.r ogare o eer in loro deata cotal pajjione piacevolimo;
onde gli pettacoli le fee ed i givocbi perci , da tutti
maraviglioimente i amano; e tale quai necearia pro

prieta norada queo i corge , pociacb il rio tra quelle


naturali coe cbe da noi proibir non i poonoanoi ei n
ad ee oare [Io/iamo. Ci cbe ia per que/ia coa ajfa

POESA

LIBRO

Il.

l'83

del rio , e come ci vinca e totalmente ci invada , dicile

ia a loofami' e a Democrito eo che i ovente con lui


uava, e di e notte famigliare lo aveva, il denire n. Vero e
nondimeno , che l atto eo del ridere in tutti non lo
ejo , diveramente , e per divere coe ridendo dall uno
tato e condizione di genti, o di eta , che vdall altra. 0n

de i meccanici e vili nel rio tutti i -ciogliono , :e occhi e

hocca e anchi i hattono tale che emhra coppiar voglia


no . All' incontro i .gentili e ahi/mente nati hanno nel rider
loro pi modo ,* e coi diveri) e de vecchi e de giovani il
rio. Anzi tanto vario e tra varie Perime l atto ejio del

ridere , che Carlomaria Maggi in una ita Comedia in lin


gna Milanee critta , gentilmente, e con nuova invenzione
( 5' io ma] non m appongo ) da varj modi di ridere cav e
dimotr varie pecie .di conmi , aermando e dicendo : il
cotal ridere porta eco il cotal operare . Ora endo di qua
lit varie coloro che ridono e di qualita varie lo fieo rio ,
certa coa e , qual dicevamo , che varia pure ejjere dovrei
la machina che a concitar il rii) i adopra ; come a diveri
corpi naturali muovere diveri ingegni e machine i matema
tici hanno inventato . Che per commnnemente i tiene da
loiz, il loco, la fonte , overo ia, come dici-2m noi lo ro
mento del ri,e`ere una certa diormit o con ninna , o con
menoma dolore congionta : onde communemente ci di che i

ride e' una coa diconvenevole , o due che non hanno propor
zione. Il che noi, condo la nnova Filo/oa , diciamo fari de
ando nella mente e accozzando dne idee o imaginette di coe
tra loro concie e che proporzionevolmente non vorrehero inie

me are; coiche per cotal unione nonia orrida n doloro


ja , n rana,e che nello eo fproporzionevole-ahhia al
enna convenienza. Poiche` nn nao mijiirato nell' nman vii;
e ridevole , ma non una pianta , o altra coa che inlo luo
go ia, ma cagiona pi too noja. Ma come varie ono tra

loro le dipoizioni delle menti e`degli uomini al rio , co!) di.


veri di gran lunga e/er vogliono gli romenti e le machine
per mnover; lo ejfo rio. . Cotali romenti e machine per

'

A a 2

(che

184 DELLA NOVELLA


(cbe altro non ono cbe i rnotti e concetti) a cagione de i
tempi dierenti, e dediver/i luogbi i vorrano altreti cangia
re. Onde dal primo allultimo , per ritrovare le dierenze
degiocoj poemi nori,dagli antichi de Greci e Latini, con
vien tomare a gli ordini o categorie di tempo , e di luogo,

le quali abbiamo a bel principio nel primo libro di quetope


ra notra delineate e dipote . Coeicbe codypoi e ritrovati
principj i determini qui per noi; cbe prima econdo i luogbi
e genti divere , dipoi econdo i diveri coumi ed uanze del
vivere, deggiano pure diver/i eere gli romenti ,per com
movere negli uomini la ridevole facolta . Ed ecco in qual
guia ragionatamente i pu corgere quale diverit pai tra
giocoi poemi de Latiniede Greci, edeglltaliani .overo Toi
cani di gioco/o genere e tilo. .Imperciocb volendo noi in cati
ottile materia con tutta la cbiarezza pqibile ragionare ,
laciando dallun de lati la categoria overo ordine del luo
go (i-ndo per eempio altro il ridevole delle genti rozze , al
tro quello delle ottili, a cagione del clima o paee ) certa
coa e , che endovi a di nori nuova legge e coume,e re
Iigione , gli .animi nuovamente cati dipoti , di nuovi tromen
ti avranno meiere oltre a que' mezzi generalimi , per

eere al gioco e rio commo. Cbe per il poema intitolato


Io cherno degli Dei di Braccio/ina dall' Api, il quale al
tempo del Gentili-imo ,arebbe ato abominevolmente econ
:degno ed ancora con punigione acoltato (poiche ci fa *
de la ora,a'elle accue e condanna di Socrate e d'altri
cbe furono allora di deriione o di micredenza di quelle
`Deitei incolpati ) oggidi il prefato poema , favorevolmente
e accolto , ed a ri/b mirabilmente commove . Ora la ea
gione di cal cangiamento non altra i e, e non la muta

'Zione della fala in vera religione; merce della quale aven


do noi dicoperta la falit della Gentileca fede ,- cbe ado
rava come Deita uomini e donne non olamente frali e
mancbevoli come iam noi , ma vizioi e maccbiati di va~
"i' il i endo dalla divera religione , diveramen
" d/lQ/li gli attimi, uccede cbe quanto era allora obiet
to

POESlALlBROlL
185
to di venerazione , oggi ia fornite di rio e di ice
de . Il colume altre!) delle trapajate genti , con genti

le concio imitate a noi rio cagiona . Come la Vita di


Mecenate , opra cui ba teiuto molti capitoli uoi il Ca
porali e ridevole ; perciocb nel leggerla quella grande idea

cbe delle Romane coe portiamo nella mente dipinta ed az


a , con certe convenevolezze gentili e dilicate dijor.

ma; la quale epicacomica Favola a noi enza dolore par

torice diletto e ri/o ; la dove e a Romani tempi oe ia.


ta critta o da Lucilio, o da Orazio,o da Giovanale ,certa

mente odio in alcuni e rincrecimento deiato avrebbe , e


mordace poema e atira pi too aria ata cbe giocoo
Poema. Al quale propoito convien notare, cbe con rio ar
donico cio con amarezza e rabbia,da atirici allora quei
grand' uomini erano derii ,anzi con invidia,cbe ono tutte

immonde qualita dell animo .- la dove noi preentemente


ridendone, la dolcezza ola dello cberzo o del riv guia
mo . Senza cbe , ndo il ridicolo di _imili poemi nori in
ci ripoo, cbe noi addoiamo il coume noro a que'grandi
Romani, e da ci nace il diletto , il loro coume eravi a[

lora , ma del offro non aveva memoria ne idea, onde gli


cberzi cbe facciamo noi , ono del tutto nuovi e nori; co. i
per i pu veder ci in quella anza del Tabni.

ll R uperbo dc Romani Eroi


Alla Regia di Turbo il campo avea
ec.
La do ve ba anto un* altrogenerejZ-oncio cbe a rio mirabilmen

te commove , cio lo proporzionevole de' due primi_ ver/i


col reante della lanza;quali cotanto alti e magnicbi ;
no e di quelle vocali ripieni, onde il Bembo vuole cbe ren-
dai uperbo e grande lo ilo ; e di poi quella omma gran
dezza va arfizioamente a cadere nella bajzza degli al
tri e degli ultimi ingolarmente : come e un gran Bar.
bairo

186
DELLA NOVELLA
baoro e peronaggio 'il quale in una publica fea ollenne
mente' pompoarnente vcj/ito a cavallofbje pavoneggiante
i , e _quinci da cavallo cade-[fe in una pozzangara o altra

bruttura; il cbe certo a larghe ria deerebbe le genti .


Ora , anoi ritornando, contale principio e corta eguire

mo latraccia del ridicoloo ne ,poemi nori,cio corgeremo


cbe egli nace principalmente dal nuovo coume e dalle
nuove dipoizioni dell animo , e talmente de tempi nori

proprio,cbe di altri non arebbe tale, anzi non arebbe in


niun modo, o arebbe altra paone , come ammirazione , o

invidia , o didegna . Ne io niegbrr , cbe certi ridicoli in


tutti i tempi ed 'in tutti i luogbi non abbian luogo. E tali

per lo pi i mdano opra le paiioni cbe ono econdoi


Greci malattie dell' animo, come i difetti del corpo vizzj

dello ejo'i dicono ,* ,Qtali tutti * nella natura i fondano


cbe empre negli uomini la eja , o Greci ieno., o ita
liani o Tocani, ed in tutti i paei pi o meno regna e cuo
pre le ue bellezze o bruttezze d'animo e di corpo cbe ono
ubietti del rio; comecb altro ia il vizzio o la virt ne
Periani, altro la virt medeima o il vizio ne Greci : an

zi ci cbe a quei fu vizio a coloro virt e .* come il ru


bare , ed il far onta alle Vergini. Il cbe certo appo i pri
mi ato lodato e tra econdi beato, e punito ,* onde per
la categoria del luogo, ci cbe in un paee e erioii , nell
altro e ridevole. Similmente parlando in univerale, .ci cbe
cagona le riate del volgo empre vi ard , poich empre
vi ara baa gente e volgare , e ci ancora cbe a genti
luornini ridevole iempre avrei luogo, perciocbe empre avra`

nel mondo ignori e poenti . Coi alle varie eta dell uomo
_varj ridevoli ono proprj , .come .altro a fanciulli , altro a
giovani , altro alla virile et , ed altro alla veccbiezza

cagiona rio. Coi anco econdo le varie naturali qualit


degli uomini varj ridevoli i convengono. Facilmente ridono

gli allegri di temperamento: malagevolmente e con pi or


ti machine i malanconici i muovono a rii). Dunque ipa

rando noi in tal guia l una dall'` altra coa , e l una


dall'

POESIA LIBROII.
137
dall' altra idea , diciamo cbe alcuni cberzi ed icede e
matti intutti i tempi ban' luogo ed inc tuttii luogbi. A].
cuni altri in cotali tempi,eluogbi,e ubietti iilamente ad
oprare i vogliono . Cbe per , endo noi Italiani in parte
imili allaltre nazioni del mondo, in parte da ee difn
renti , econdo l univeralit nora avremo con gli altri
commune il rii) , econdo la particolarit della naturale
inclinazione lo avremo pur dierente , Ma a cagione del

nuovo coume, cbe dalle nuove leggi e religione maima.


.mente nato , altri obietti ci moveranno a rio cbe gli
anticbi padri nori cio i Romani non movevano , anzi i

Greci ne pure, da qualii Romani e, non izlola grandez


za dell animo o il valore di reggere i popoli econdo il
9. Tu :ci
ogm-Mo ,(139) avvii, , ma il pi delle arti univeral ;fummo
mente ebbero in eredita o da loro le tolero . E queo homo-Rf
come in qui ragionato abbiamo il vero egnale e di/Zinti- .
vo del ridevole ne poemi giocoi nori ,- de quali come un
nuovo genere in parte di poeia gl' italiani poeti formaro

no , cori noi nella novella arte' notra un particolar gene

re ne fbrmiam> . Del quale jendoi uperiormente per noi


detto in univerale , quai genere da genere dijiinguendo,
ora e ne vuole pi partitamente e dicendendo a partico
lari dicorrere. Si dividono per , overo dividere i poono
i giotoi poemi denori in Epici ed i-*Lirici . Ma il no

me di Epico qui anamente intendai da noi detto come


narrativo egnatamente e iilo: ma lirico, in quanto die
gna e comprende corte e menome compoizioni . Po/ciacbe

quanto alla prima ignicazione chiara coa ,ebe il [otti


limo Caelvetro opra la poetica dAriotile , .in cotal
eno olamente cbiam Epico il Mai-gite di Omero. Din
torno poi al nome di lirico , qual noi diamo a menomi, .e
corti pcemi burlecbi ,* io non o a qual altro genere ei
riccbiarnare i poano , e non e a que/lo . E pure n
Orazio nella ua lirica diviione li accolje o diine , n
altri cbio appia 'degli ant/'cbi o moderni' compoitori delle
poetiche ,- quando per vero dire tutti gli epigrami burlefl
cbi

'188
DELLA NOVELLA
chi di Catullo, e di Marziale e degli altri latini, e al
la lirica non, i appartengono , non aprei imo qual altro
genere o titolo comprenderli. E coii e` di tutti quelli del
la greca Antologia, che contengono hurle e facezie. ,Quan

tunzjue, di noi Italiani favellando , orza per la copia


grandima , e novit de giocoi poemi tro/tri che e ne
rmi queo particolar genere, a niun genere o pecie del
la Greca o Latina poeia appartenrntei , col titolo come
ha il Crecimheni: Dc-'la Posa fa'mgharc e buriclca,
afxqo) Ma laciando _cio , conideriamo noi preenti-mente

Le: =-hb-6-econdo la prefata divi/ione di epica e _lirica la har/eca


'

poeia nora. E prima de' poemi gioco/i greci parlando ,


egli e certo che di e la ola guerra de izrci con le ra
ne, che i attribuice ad Omero a noi pervenuta - Le
memorie che degli altri ahhiamo (e dOmeroieno i pu dubi
. Patrizi tare) vengono dal Patrici(14.l)itto titolo di SCHEKZO
11,34;:

riferite e ono le Simze, i T'ordi , gli Stornclli , le Gru,

gli Aragni , i Topi , e le Gatte . Da quali nomi ji-nza


duhhio appare che i fuhietti di cotali giocoi poemi anima
li furono , ed ei poemi , qual pi , qual meno aranno

ati fatti a omiglianza della guerra de topi e delle ra


ne,e per ajjai corti convien-che fj-ro, ed anzi poemet
ti che poemi; con tale avvedimento dell'arte inma de
Greci proprio , che come picciolo `e il uhietto , cori meno

mo e hrieve il poema foe. Altro poema giocoo contenen


;e azione e /uhietto umano non ci ehhe de Greci (e di

que/Z0 vi ha olo la memoria ) che il Marg-'re attrihuito

pure ad Omero . Ed eo u imitazione di un' uomo olo ,


cori ciocco e melone , che non pote` mai pi avanti del
cinque annoverare ,' n apeva chi avee pi eta , e egli o

ua madre . E lo ejf altre novelle ehhe con la moglie


ua , come racconta Svida , di tanta melenaggine , che
appo Margite poteva il noro Calandrino apparire un gran
Baccalare . Non impertanto il Mar-gite imit , o cherzo

opra d'un uomo olo ,come crede/ . Ma de nori, Alei


andro Taoni nella ua Secchia rapita prei- a cherzare
di

POESIA

LIBRO

lI.

x89

di due interi popoli , anzi di buona parte del mondo cui

accei- a piatire e guereggiare aieme cbi dallun lato, e


cbi dall' altro , come il poeta dice,
Un infelice e vil ecchia di legno.

Ora cotal vagbimo poema con arte tale e poetica a.


colta lavorato,cbe veramente fa are del pari con lEroi
ca del Tao, e con la Romanzeca dell'Arioo ,la nora
giocoa Poeia; e ci cbe abbiamo della Greca cberzevo
le,molto al di otto dalla, Seccbia rapita i pone. I fatti
de pi tardi mezzani ecoli egli pur celebra , ma con al.

tro avvedimento da Romanzi poemi , cornecbe pi a que


i cbe allEroico incbinare con lorditura ua i mori.
Ma quelli mecolano al loro racconto gli cberzi, per con
dirne la rigidezza e la var/'eta preo il popolo, cbe e il

loro vero uditore. La dove il TalIoni tutto volge in icber


zo ,* e quantunque opra la oria , comeebe ocura e qua
imente ignota inneti la favola , forma per una mitura

belliima del miniero delle Deita gentili col co/Zume de


mezzani, o pre/{beb mezzani ecoli z onde giova con le
notizie di quei, e diletta con la mecolanza di quelle ,
movendo mirabilmente a rio , cbe una eccbia quai l'
Elena de Greci divenuta ia,e pareccbi popoli accenda a
battaglia , mentre le pazze Deita entrano a parte di ti
picciola coa e degli umani rancori per eta. ,Qiinci vera

mente il pi poente mezzo degli Epici Latini e Greci


cbe la mecolanza delle loro Deita ne mondani aari,

i mette in deriione , e Venere e Marte e Bacco non ul


le nubi o machine t introducono , ma i fanno aieme al
bergare e dormire appo
Loe che era guercio e Bolognee
Onde io peno cbe il Taioni pi ifali Dei ibernica dello
cberno eto degli Dei di Franceco Bracciolini. Per entro

B b

pot`

190
DELLA NOVELLA
poi al poema tutto ono ;i belli, e dicevoli gli vagatnenti
e la dipintura delle antiche favole, che nulla pi , come
quella che incomincia
Dormva Bndimon tra lerbe e i ori
Stanco dal facicar del lungo giorno
'.

Ma mirabile la pittura che fa il Taoni deperonaggi


dejuoi tempi tali e tanti e. con i vivi colori dipinti , che
non avranno il poema olo letto , m`a per entro vi i a
ranno pecchiati ; e il diletto di coloro che ci vivevano e
gli conocevano ara in vero ato indicibile , comech in
noi che lo leggiamo, per lo trapaare del tempo ia meno
mo. ,Quantunque non ha coa .i antica e lontana che non
_i renda con la forza della mente preente, per conocer
la e vagheggiarla. Finalmente il Taoni per la gara con
Omero , o nel lo dell orditura , o nella emolazione de'
luoghi, o anco e ad alcuni creder i voglia nella vittoria;
come pure per l evidenza devarii dialetti d'Italia a Dan
te uguagliata , per le tenere e naturali parlate all Ario

o paragonate , per lo ilo e entenza e rideva/i acciden


ti ad ogni giocoo poeta uperiori , merita non alo della
giocoa poeia, ma di pi altre corona . Un ;i bello e dif
cil genere di poetare non da altri , per quanto abbiamo
notizia , fiato imitato che dal Conte Emilio Emili mio

cittadino , il quale nella meta del paato ecolo ,. della


nimicizia di due principali Veronei Famiglie un giocoo

poema compoe di dodici canti ; de quali uno olo rea


to manocritto a nori tempi endo/i marriti gli altri; e
noi qui dello eo_ canto le prime anze porremo in
fede dell aver egli ala il modo del Taoni imitato. Nel
la anza ultima grazioima quella ironia
Plebe nel ben oprr guardinga e canta

Ma recitiamole tutte alla diea

Gi

POESIA

LIBRO

II.

t9t

l cominciava un rugiadoo nembo


A -cuoteri dal en l'alba nacente,

A mille a mille gli cadean dal` grembo


Roe raccolte ne i giardin d'Oriente,
E della gonna ua laurato lembo
Gi orto i vedea chiaro e lucente,

I nitriti dEoo tutti di foco


Annonciavan, chil Sol lontano poco;

Ed era quello il di, ch alla famoa

Mora doveani unir le genti parte,

E con maniera nobile, e pompoa


Principio dar al ruinoo Marte.
Mua, a cui cosalcuna non acoa,
Deh verga il nome lor s le mie carte,

Tu gli aprai ridir, tu che pi duno


Da lor aalto avei allaer bruno.
Del Tion s la riva, che dal fonte

Pochi pai lontan fende- il Grezano,


E gli_ amici venivano dal monte

E quei delle paludi, e quei del piano,


Che far i avea la mora gi dal Ponte

In quel prato , che iede a dera mano;


l primi ,' che pasar s 'l ponte l'acqua,

I Conti furo della Bevilacqua. ~


Gian Franceco e il maggior, ne alcun i' vanti
D' haver pi belle, e colorite guancie,
D leggiadria pas a ciacuno avanti
Nellimpugnar, ed ari-ear le lancie,

Coumi, e modi havea cari, e galanti,


Inimico mortal di troppe- cianie,
..Ma Cavalier di bel trattar adorno

Non pcoera venti parole al giorno.


B b 2.

Alfono

DELLA NOVELLA

Alfono uo frate] gli era vicino ,1,


E Giovanni il cugin poco lontano.
Un giovanotto d' animo divino

K Pocia egua chiamato Gaetano,


Ei era all' uno, e all'altro conobrino,
Ed un altro Franceco havea alla mano,
Che dall iea pur famiglia detto

.Non era poi lor i congionco retto.

Gian Giacomo Tedechi , e poi tre Conti


Minicalco , Fregoo , e Verirade,
Per quea chiera armar d elmi le fronti

Vbraro l hae , e cinero le pade,


Neleguitarla fur veloci, e pronti
Perch ogn uno di loro in quella etade
Moglie havea Bevilacqua , onde fatica
Non duraro in unr gente i amica.
Da Sanzenon, Concamarie , e Garda
Trecento tratto avean buoni Villani
Plebe nel ben oprar guardinga, e tarda,
Chaveva modi orribili , -e inumani,

Ma da Grezzana gente pi gagliarda


conduceva -il Tedechi in uque piani,
D1 lor n' avea due compagnie compoe
Pronte nel dar le botte, e le ripoe.
Eran cooro tutti balercr

Tanto erian [ont-an , quanto dapfrebo


Facean colp i horribili , e guerrieri ,

Che due -in un colpo tragean ben peo.


Molti filamenti haveano , e tutti eri
N con ognuno uavano uno eo;
.E v era tal di lor s dotto , e caltro:

Che coglieva lun, mentre mirava l'altro.


Ma

POESlA LIBRO II.


193`
Ma del Tatoni di cui ragionavamo a dir ripigliando , i
egli, o il Bracciolini , altri primo foe a dare il gio.
coi) poema da alcuni detto Eroicomico alla tocana lin
gua , non e` ;i piano il determinare; comecbe il 'far ci
pi toto a Teitore' della Italiana libreria t appar

tenga, che alla preente notra inve/Zigazione . Ha un


altro poema, intitolato la azzia de avj , di un Barto.

lomeo Bocchini Bolognee , cui dicono eere a favore deBo


logne/i Hee' al Ta]oni contrapoo ,ma non ndoi da noi
veduta , altro non ne diremo .Oltre i mentovati giocoi Poemi,
del Tajjoni , del Bracciolini , e del Caporali , meritano

altreti d'eere riferiti piu che ad altro luogo o genere ,la


Gigantea eNanea, delli quali veggai il Crecimbeni(14.z) ;zz-;mm
la Guerra de Mori di Anton Franceco Grazini detto il m. E.
Laca ( 143). L' Orlandino pure per Limerno Pitocco da ze per Lia;

Mantova, e autore ne fu Teolo Folengo Mantovano( 144.): ;Ti'za-.'


e dello teo il Chao: del Tr per uno ( 145). Il Malman- iimp'f'
tile racquiato di Lorenzo Lipi di opra mentovato la do 35333;'
ve de Romanzi . ( 14.6 ) Aggiungani alcuni altri giocoi ;Z50
Poemi de nori dal Doni nella econda Libraria accenna m -puVene
quel.

ti , da lui certamente veduti critti a mano , ma o periti ln-bh


del tutto, o in alcun ripotiglio nacoi . Per allaltro capo LLJH"
venendo noi della giocoa Poeia nora , a cui il nome di Li` i222?"

rico abbiamo impo/io , non perch voglia alla greca e alla


latina Lirica otto/tare < endo non che altro , come vedu

to abbiamo e vedremo , que/ia da quelle di gran lunga


dierente ) ma per egnale e diintivo de prememorati pi
lunghi giocoi Poemi degl Italiani; egli e certo, che cate/io
genere fore pi largamente

eende tra poeti notri di

tutti gli altri; da alcuni Famigliare chiamato, da chi Bur


leco , da certi Berneco; e .da certi altri Burchielleco. E di
cate/li due titoli pende tra notri gara , endo/i e per l' uno
eper l altro nome a parte critto e diputato. Ma noi cer
tamente in ci ed in altro iamo fuor dogni lite, il tutto

all univeral genere della tocana poeia riducendo. Nel


quale per quantita e qualita cotanto il ridevole regna, che
pi

'

194.
DELLA NOVELLA
piu cuole e divere ba di ez tra poeti nori, i come vedre
mo . Convien per cbe qui prima ad una tatita obbiezione

ripondai. Sendocbe altri pu dire ,cbe negli Epigrammi loro,


o poco o tanto, i greci e latini Poeti avendo cberzato , e a

ridere le brigate commoe , e tra ei ingolarmente Catul


lo e Marziale ,* non ia i raro , ne i nuovo pregio della
toiana poeia notra, il fare lo ei , comecb pi lo fac
cia , o in dierente guia lo faccia . A cbe dic-;i .* eere
tutte ve/ii ed egualmente vei quelle degli Europei , e de
Turcbi, e de Cine/i. Perciocb _tutte cuoprono e adornano ,
ed o per utilit , o per itfggio , 'o per vagbezza i porta
no . Non impertanto , eere dierenti ne colori, nella ma
teria,e nella orma i cuopre .manifetamente. Della qual
dierenza i argomento, cbe appare-ida un oreiero irana

mente vetito tutti gli ,occbievo/ti delle genti a lui i rivol


gono, e con ammirazione lo riguardano . Pu dunque eer

vi un hmmo genere di ridevole , e poono eervi molte par


titolari pecie di ridevole , e que/Ze o riceveranno dierente
forma e nuova da nuovi cotumi , come i>pra i detto, o
dell' arte ,nuova con cui la facezia lavorai , odalla nuova
lingua . ,Quinci , cbe molti .matti degli anticbi , e de

Greci da Ari/tattile rqeriti ne retorici libri, e de Latini da


Cicerone per entro il trattato dell' Oratore , a noi rii) non
agionano, anzi ono frainte/i e olamente inerc dall arte
critica con fatica e tempo tapparano . La dove anco e ie
no volgarizzati non banno alcun ale , percbe la nuova vo
ce o lingua non fa equivoco 0 biticcio. Cbe per dalla par.

tico/ar lingua e coume i .morti nacono particolarmente .


Come quello di Ceare Auguo cbe veduta uno arare a lato
a lato alla ipoltura del padre 'die . Hoc e verc pa
trcm celere; il qual motto in nora lingua ma] i pu vol
garizzare , _e aper biizgna ad intenderlo ,da Giurcconul.

ti, o Critici quanti piedi per ogni lato i tendee appo i


Romani la ragione e religione del Sepolcro , onde arare
non i poteva. E ne pure i Romani avriano inteo mai

quel motto Italiano cbe da' notri diveramente raccontai


e detto`

POESlA LIBRO Il. 195


e detto fu ad un letterato, cbe non aveva letto ove dormi
re : avete letto , e non avete letto , non endo , come

ognun vede la latina lingua di tal motto capevole , come


m pure di quell altro del Burcbiello belliimo
Non marito ma marrito.

Ora , che anca dalla diZ-rente nuova arte con cui i matti
lavoranji , poano i motti dierenti e nuovi eere, manife
amente a chiaro , e delle varie cuole de giocoi poeti
nori partitamente fa/velleremo ,' per le quali, niun altro
ilo , come dicemmo,tra tocani pi largamente i ende, e
ragionatamente pu diri , che nel ridevole i latini , e gre
ci , e tutte l altre nazioni avvanziamo. Che je , come

cant il Muzio , la materia d amore fu Coi abbondevol


mente pertrattata da nori , il ridevol genere non lo fu me~`
no , come diciam noi ,* endo [lato mai empre neceario l
uno e l'altro alleviamento alla bella Italia per rioro aqui"`

mali ,che la ua [ii-Ja bellezza le ha in ogni tempo cagionato.


E queo ia ugel che ognuno gann
contro chiunque riprendere ce ne voglia. Che per venendo
partitamente a ragionare de varj gioco/i ili de Tocani,
cui noi di zpra abbiamo cuole del ridevole con ragione
chiamate , certimo , che lo cherzo ed il givoco quai
ad un parto nacque con la Tocana poeia. Onde pigliando
per mano i tempi della peia nora dal ehiarii-no Cre

cimbeni ordinati nel primo ecolo havvi un metto burleco .'47* C";
.

..

clmb- com

del Giudice Ubertino cbe vie del n50 a Fra Guittone,',:,~"j".l;'~

che cori incomincia( 147 )

vol(-c s- U3;
ll

Se]. nome deve cgurar la fao


Vera vita la Ltua o Fra Guctone

Se glie avfrc far vita dom matto


Ancof bona tua condition:.

cc.
Tale

I Jo

196 DELLA NOVELLA


Tale un altro di Gianni Alfani , il qual fu nel n60 ,
,djginf'jcbe ba cori ( :48)
luogo eo

cima_

'

Guido quel Gianni chatte u laltrieri

Salute quanto piace ale tue ria


Da parte della giovane da Pia
Che er damor me chetu di traeri ec.
Burlecbi pure [no quelli di Forei- Donati , di Bernar-
do da Bologna, di Nel/o da Signa , di Cbiaro Davanza
ti, poeti tutti i quali ebiuero il primo colo della Italiana

poeia . E da ej/i manifeamente i cuopre , cbe ino ne'


uoi verd anni la Poeia nora al givoco ed al rii) fu in
cbinevole . Il primo per di cui abbiam memoria cbe molto
in burleco ilo poetaj* , fuAntonio Pucci Fiorentino , di

cui ba molte rime burlei be , famigliari,e atiricbe nella


raccolta dell Al/acci, e un capitolo leggeene appo la Bella

mano di Giu/lo de Conti . Ma veramente la prima cuola


di ridevole veriggiare , dal Burcbiel/o fu aperta il quale nel
1480 ori. Or di colui e del portar uo variamente fu
da varj eimalo : cbe per non a fuor di ragione cbe nuova
mente noi pure ne facciamo parole. Il Doni, cbe alle ri

me del Burcbiello compoe il commento, overo ia cicalamen


to , cos crie nel be] principio. I onetti del noro poe

ta ono di cinque cotte. l primi on fatti per mor


dere apertamente , e quei s intendono. I econdi

ono critti a requiizion di queo , e quell* altro


uomo che li richiedea , ed ancor quei ono aai

aperti: l terzi poi per dir male, che non intendee


altri che coloro a cui erano critti ,e quei impoi
bile aperne l intero. La quarta infornata crie il
Burchiello di quelle facende che gli accadevano alla
giornata , e on mezzi chiari e tutti torbidi. L' ulti
ma cotta( accioch i cervelli nori poco abilieem

pre curioi dintendere aveiin che rologare) uron


tanto fantaichi , che credo che lui medeimo non

apee

POESIA

LIBRO

II.

x97

apee quel che i volee dire . Ma poteva il Danila


ua cicalata abbreviare dicendo , cbe parte de onetti Bur
cbiellecbi i intende , e parte no. Ed era da cercare
per qual cagione alcuni iena fraintei; je per arte, o per

colpa dellAutore , o per eere noi lontani da uoi tempi e


non aver notizia defatti, ni delle periane dallora; ip
le quali coe credibile cbe egli iberzato abbia . Lian
tunque , cbecbe il Doni dica del uoproprio commento , o al

tri ne dica, io per me eimo aver egli con eo cberzar


voluto , e quai nelle ue proe andar a gara di burle ed

icede co veri del Burcbiello, quantunque molto a dietro


in ci rei. Il cbe fare non i voleva ,e prima delle coe
da noi dette non era certo il Doni , cio , e per -art'yi
zio , o per mancanza ai chiarezza, o a cagione de tardi v

tempi ci ia , cbe poco lo intendiamo. Concioiacbe il con


trafare una coa , e l imitare un altra ,' per vera

mente i contrafa il ditto e la virt timita. Or come


i pu fare o l'uno o laltro, quando non i a, e difet
to ia nel Burcbiello,o virt ? N al Doni erve il dir
egli , cbe il Bernia gia prima aveva l'imprea tentata di
commentare il Burcbiello , e cbe i era retato per dijpe.
razione di riucirne. Perch ci farebbe a propoito i? ne
riucie il Doni eo, e non giri voltando egli aeme co
uoi Academici Pellegrini il tutto in burla ed in rio;

quando non i a ,e il dire o portare del Burcbiello ia


vizio o virt ;avendo anzi il Doni eo il vizio commeo`
co] fare un commento , cbe di commento abbiogna . Ma

per dicorrere ragionatarnente intorno a ci, la qui/?ione


ridur i vuole a queo punto ,* e il Burcbiello ofe igno
rante, o e in alcun modo apee . Veramente del primo

tempo;
capo il come
cbiarimo
ancora,Crecimbeni
cbe egli avee
(x49capivo/ta
) pur dubito
la fantaia.
alcun 'LTE',
m;f::
Ma dal dubbio rian, come lo ej: Crecimbeni con ue
parole dice ,- e non ritrovati] tra le Rime del Bur

chiello qualche onetto, il quale non olamente in


telligibile, ma con molta chiarezza ed ecacia dice

C c

il facto

198
DELLA NOVELLA
il facto uo , radcndo il pelo a terzi ed a quarti ,
non meno che il raoio dello eo Burchiello. Come
che cotali intelligibili imetti non ien ;i pochi , come pi

avanti vedremo. Ora certamente ie i fara alle rime ue


oI-rvazione,il Burchiello non fu ignorante,ne foro . Ebbe
prima poetica facolta , o i conideri ea come natura, o
come arte; ricchiedendoi l una e l altra a formare il
uo. r. arte

poeta come deciivamente Orazio favella (150). Tefimo

poeti:. ego

le: ulium j
ne dum e
vena , Nec
rude

iena i due famo/i onetti a cui, in tutto il ridevole de

gli altri poeti burlechi, i imili non i troveranno icura

quid

prelievi-leo

mente . Il primo incomincia

ingcnlum.

l'1* C. 71

della Stam
p3 di Vene

,Raggiunti andando al bagno` (131)


.
ec.

:i: 1566.

L'altro

~ -.
i

za-no,

q
'

Dice Bernardo

'a

\.

(1,5245. c - ~ - ~
OC.

'-1

'j

Ed in queo econab, con arte ine e peri-tea .il donnei'o


feo
vizj de
caiga
quali riempie
non incaricandol*
la ua ea di
atira
que' machj
Giovenaledifetti
, e il
uo Corbaccio o Laberinto d'amore il Boccaccio (quantun
que i troppi carichi colori alcune volteJa pittura guaa
no) ma con un tratto tenero e dilicato cos- conchiude
Chc il ocrir la moglie ell gran dogla,
Pcrchella ea non fa che i voglia.

Sendo queto communale ed univeraliimo donneco difet


to, e da cui niuna fore ceura; comech e aggia z E

caa e divota poa eere. Ed ,- non erro nelle umane


biigna il pi mole/io difetto; onde il Burchiello fa tanti
romori uperiormente nel onetto tutto iperbolica , cos che

pare terminari 'da lui freddamente a prima via -' _ma

poi

POESIA LIBRO '1.1.' 1-99


poi matura-ente coniderando, s'intende ebmqm-os ma-

imo , poieb pi univerale vizio delle donne .'1' Ondez- non


embra rano , cbe moglie per eaigo di o) orrenda' de
lim', come nel onetto i narra, 'a quel/'Dania i dia.: Cbe
dir qu di altri pur uoi metti ne quali- (bi non jor
do , o oleeo nelle poetiche cuole , ode e' vede waccoglierj
una ingolare poetica facolt ; come que- dueoppqi e,
quai a e eontradieent d er egli ervito o mal ervito
dal corpo uo nella naturale neceit , co quali due ha

'voluto in diverh genere qnedel Petrarca imitare_ o ;rifare


Io pian;l or canto ':\. .

.-"hzq :E D)
sup ?i

71 :-T )

:3;: :2'351 .35:13:13 U

Canta; or piango
Nella poetica ua epreom* imlmnte.- 'qeae. -zrza ;ed
ingegno , e nelle parole 'ualaatiuqenet ma
x
- \--"C
'g 5 1".;: (uva-:b i) I?!
Nel bclicato cent-ro de 'ls-'tcrrLn--e 'x I:: 7'.)

e
Dch larcate ben quei cagliari
,: (11 -m ;z 0!.;2m'31u-fs

Fa vellando del' be or-ire la tavola :minus-'l sL}


;N.

1g 2 .. -ll-a z ;Tra-:On thx; *2.1

Tiratev da parte lumacon,


Mentre che ci vedete mancare,

E non venite qu"pcr:pilucre`;;; e .eva-'b :l


Che noi iam gente-:di ,nuodcagiqaj
. _- z .r :m {mq z :rami o'um :Hi:
Bellzma converione a certi goloi e par-:iti- Dooe quel:

che noi iam gente di nuove ragioni a_ detto con ale di


coloro cbe ono negli uzj uo-vi onde ono deideroimi

di guadagno e"di
la- manica :JQd :ag- bm-la
di n 'gi'rlontlt bellz'maff farff-tbitndc
te , tale
Cc:.

Un

aoo
DELLA NOVELLA
Un Giudice di caue moderne,
Che udiava ul fondo d' un tamburo

Avea il cervel del calamaio s duro,


Chavrebbe aciutto un moggio di citerne.

Udite anco la eguente ivoletta, com' raccontata poeti


cainente: e con la ua moralit bellsh'ma:

Ndando la formica alla ventura


Giune dove era un techio di cavallo;

Il qual le parve enza verun fallo


Un pallazzo Real con belle mura:
Et

uanto pi cercava ua miura,

i gli parea pi chiaro che criallo,


Et i diceva , egli pi bello allo,

Ch' al mondo mai trovae creatura.

Ma 'pur quando i u molto aggirata


Di mangiare - le venne gran diio;

Et non trovando , alla fu turbata;


Et diceva , egli pur meglio ch'io
Ricami al buco, dove on uata,

Che morte haver , per mi vo con Dio."


Cos voglio dir io
La anza bella , havendoci vivanda,

Ma qu non , s alcun non ce ne manda.


Or

POESlA LlBRO Il. 2.0i


Or non o e Virgilio o Omero dipingeero mai la bel
lezza d un toro , o cavallo , come fa il Burcbiello di

quella d'un cane da caccia, con queo onetto.


O ono o Carlo qua in u le chiane
Fra lepri vecchie; 6t neuna c' ciocca;
Che non i pine mai da corda cocca,
Come elle fan da lor covili e rane;

Per ti prego che mi mandi un cane,


Che paia ghiera che di balera cocca
Preo di gambe', : habbia buona bocca

Di trenta mei, 6t grao di buon pane.


Et a u puoi che ia ben attionato
Che glhabbia il collo giuo, : ben ceuto

Stee le lacche, dt tutto ben quadrato;


Largo nel petto, 6c ia bene chienuto ,
Et dalla terra alquanto ollevato
Et di buon pelo veito a velluto,

Et ato ben tenuto


,
Bene azampato , & ia di mezzo taglio,
Et ia avvcduto, 6c ben vadi a guinzaglio.

cbe

:oz
DELLA NOVELLA
Cbe il Burcbiello poi volee moi-dere coloro cbe tentarono*
di guaare e orpiare la poeia a uoi tempi cioe nel mil

lequattrocenteimo ecolo , facciano.`~ fede i pai eguenti.


.Ma dunque egli intendeva di poeia.
e n _

. J

n z i

..

Opiti azzurri di peranze bianche


Mi vengon nella mente: e tornan fuorif'
Seggoni a pi dellucio con dolori,
Perch dentro non on dechetti o panche*
E

",

Fior di Borrana , e vuoi dire in rima


Gonventi eer pi grao d' aggiettvi,

Di nomi e verbi, e con veri corivi


Salir bello oave e vago in cima
Del falo accdental nonfare {lima
Che crea veri crudi apri e cattivi,

Ma naturale e facilmente crivi,

Poi nella fantaia gli pecchia e lima


E
E poi chi vuol eguir troppe cienze
Gli mulina il cervel come la ruota

Ma laciando di dire ci cbe i arte e poetica facolt

nelBurcbello (poicbe e in lui oggi alcuna coa fraintendei,


ar ata a uoi giorni intea cbiariimarnente; ) veniamo
ora
coniderare
un altra
parte, cio
il Burcbiello
a A
ogm.-aalcuna
dottrina,
e ,cognizione
dellee coe
cientifiche.
Certo

POESIA LIBRO Il. 203


Certo i cbe e vale/e il direzcoui non d, perche non gli ha
alcuno inegnato , il notro Burchiel pure potrebbe aai goc
cio/one parere, endo tato di profeione barbieri, ni aven

doci memoria che alcuno gli in/egnae mai . Ma appia


mo che non ;i pochi letterati, e dotti uomini per ; ei e
enza maetro appararono ,- icome il Cuiacio Giureconulto,

Marcantonio Moreto che fu profe/_ore d eloquenza in Ro


ma, e altri, de quali fore un giorno con un opera a parte

farem parole. Per non attendiamo ragione , ma olo da al


cuni . tei
del ilBurchiello
veggiamo, e egli alcuna coa a
peie
Leggai
eguente onetto

Etre on lart liberali, 6c prima


Gramatca dellaltre, via : porta;

Loica la econda ; per cui corta


Il ver dal falo , conoce e lima:

Retorica la terza ; che per rima


Parlando in proa luditor conforta;
Armetica quarta ,- la via torta
Per numeri dirizza a vera ima ,

Et la quinta i Geometria,
Che ogni coa con ragion miura;
Muica la ea melodia ,

Che uona 6c canta con grn dirittura;


La ettima i Arologia ,

Chcl Ciel qua gi ci mora per gura:


Sopr ogni creatura

Sarebbe chi apee ciacuna arte:

Ma contentar i pu chi ne a parte;

DELLA NOVELLA

Io per dico, cbe il pre-fato onetto dimora non olo o


ucienza, ma abbondantemente , cbe il Burcbiello apee
ed intendee ,- non [olo a cagione dellarti liberali cbe egli
annovera, le qualita cuoprendone, ma perch aggiugne giu
dicioamente ci cbe i pu in ee fare ( coa fore a di no
'ri non intea .perch la maggior parte *vuol di tutto a
pere) cio cbe apere una dell'arti liberali a aai: o ia
aperne bene una parte di ciacuna . Trovo poi cbe egli
degli autori parlando, non va punto fuori di miura nelle
qualita loro, come in queo
Trovati nelle orie di Platone
Ubi tra'tantur multe res divine.

Imperciocbe la parola orie cherzo; ma il eguente veri)


contiene intelligenza. Cot in quellaltro, ove certo motra di
dire e dio; del Petrarca

Spccchati ne trion; il gran micuglio


Darmc d' amor, di Bruci e di Caconi

Con femmine e poeti in guazzabuglio.


Co!) quello

Non tanti pai in Dante non inre


Ma Ieggai la canzone cbe incomincia
Voi che entite gli amoroi vampi

Negli alti cuor drento a maturi petti,


Ucnte agli ucccllctci
Udir ec.
Nella qual canzona, comecbe ridicola ia ( e io credo ave/IZ
la mira di rideri e bnrlari , de quattrocentii ) non
impertanto mora non eere .ci a? Favole e cognizioni di

giuno. Meglio ci i pu corgere dalla ripoa del Bui-chic]


0a

'POESIALlBROIL 2-0'5
lo ad un ~metto di Leonbattija Alberti , che incomin
cia .

mi.; `

'

-r

Burchiello ganglgerrato e enza temi


Ora per ben intendere la eguente ripoa , convien ape
re che quegli al quale il onetto riponde fu probabilmen
te quel Leonbattia Alberti Fiorentino e dotto uomo e
cienziato ,e crie come ha il Doni (1 53) molte opere latine, _in-fb**
&dr-4 in volgare un libro d amore intitolato Ecatomplaila iii?- i

ed alcuni opucoli morali. Anzi come ha Filippo 'Valori nel


libro degli crittori Fiorentini, e come ad alcuni Critici
dilettato fare , l Alberti compoe una latina comedia col

titolo di Filodoso , volendo imporre con ea al mondo e

far credere , cbe la detta comedia d' un antico *poeta co


mica foe , chiamato Lepido . Onde a cagione di tutte
quee memorie i ha che l Alberti fu eruditiimo uomo e

_ fbttile ed ingegnoo. Nel onetto di propota domandava l


Alberti al Burcbiello ridevolmente di due quiioni ; e la
prima era d' un certo animale, il quale il Burchiello nele;
condo quadernetto dicchiara, e noi per oneii lo tralacia

mo. Ma in tutto i1 reo ben i vede, che il poeta _noro

aai bene per* le rime riponde all Alberti, vche di erudi


zione e cienza pompa faceva; Che per conchiude il_ Bur
cbie llo che egli ima pi nella poeia di natura il dono ,
cbe noni Proemi,eil dire n

rbo,e gliaccidenticio

i repertorj e altri aiuti, e degi eruct.

i..

~`

Attia,
Com io perche
non -fo,
paiale 'chi
tue frittelle
non temi
herbate,
`
"
Per degnit le inia labra udare

Raciugo peo con tua gran Aproemi:


ec.
..
Ma reverendo tua uperclzia rima

_ i i

'-y.

Nel dir uperbo chi ho tanto achivo,


\

Meier non mi f mai corta, ne guida:

D d

'r

Perch

:m6`

DELL'NOVELLA

Perch il cielo dalla pi degna cima

In me pir virt too 'i' fu vivo;


Sotto cui cudo il mio ingegno i daz'- -

Che non on di voi altra gente ruda,


Che anza accidenti tandrei ignuda..
Veggiamone ancora quet'altro
Un nugol di pedanti Marchigiani
Chavevano udiato il pecorone,
Vidi veniren ver ettentrione
Difputando le leggi colle mani:
-
.
ec.
i-

Paiono quell' Avvocato di cui parla Cicerone nell' oratore,


cbe i abiliva la caua ulle dita. Per faccia! fine con
vquel onetto cbe incomincia
Molti poeti han gi decritto amore
Fanciul nudo , collarco, farettato,

Con una pezza bianca di bucato


Avvolta a gli occhi, e l ali ha di colore.
Nel quale piega all' ultimo l' opinion ua, che certo df
firente
non pocodalla
di ale,
Platonica.
toglie ogni,dubbio,
Il cbe tutto i*
oltre
il poeta
all' avere
.norqin a
pee i o n , poiche egli fonda lo cberzo della ua opi
nione nella cognizione dell altre *. Cbe per , e' i vor
rebbe con le miure nore la Burcbielleca poeia coni
derare , quantunque volte alcuno volee opra di ea for
mar commento. E comes* commentatori a cagion deem
pio , di Giovenale , e Peria fanno , nel reo udiare il
coume di quel tempo quanto al vivere e quanto all*
arti tutte , e agli uomini cbe ci viero . E ci far vo
eva

POESIA LIBRO II. 207


[ma, come il Marche/Z- Sn'piono Mai ditemi , il cbiarifl
imo ingegno dollAbate Anton Maria Salvini. Dopo il Bur
cbioI/o , e econdo alcuni , maggiormente di 1m' , il burle/bo
/o fu dal Berni coltivato , in brrv compoizioni , mi non
per egnale e diintivo abbiam chiamato di lirico genere.
Onda da loi il ride-volo ilo , Bornaco f dotto . N qu

voglio pigliarmi briga,e pi Bornaco o Bnrcbiollcco ilf


dcvok' ilo i voglia dira- . Carta coa che a prima -wa
embra il comporre del Berni av: pi am- , quello da.)
Bur-chiao pi natura. Dee in oltre coniderare , cbe al
Berni fa cortigano , onde i im' ali ~, per favollar :0:2
pi dilicati ono: quei del Bnrcbicllo pi popolarc'cbl . 0n
dc nace ancora l'avere il Brcbiollo oo i rane- fan
:ai: cazzata-,c [propoiti : maim' p appagare :1 .vol
go . Ona'o i bava-a, quai geomctrioamnto , :1 Burcbtcflo
a Marziale ed a Plantond il Berni a. Catullo e Terenzfo.

Ora di queto poeta( ob: poam quai noro cittadino_ cbfa.

mamjcnda :gli parecchi anni wi-bra ii; Trrona al emgxo


del Vecovo Gianmattco Gibuti, ) o dntorno al o bur

koo ilo , conviene brio-mento ;re . Io o'r'uo per cb:


c371' partitamtnto la la vara e da noi in que-' opera qua
Icata toana Bwia ooltv 5 avendo, come opra
detto , i] genero noro-de Romanzi arricchito , o nel rc

o eguito avendo Ia Earl-:oa poeia. Dalla qual: foi-:IF:- il


Laca ;Ia-guanto onetto; como-*ch in propoito del Burobiello
131i abbia , econdo noi, il torto.
Voi ch' avete non' gi rozzo o ,vile
Ma dlicato, e generoo cum-cz_

Venite tutti quanti a are honore


Al Berni noro dabbcne, e gentile.

A_ lui fel* tanto, con cmbante humle,


'-

`E tanto, e tanto le Mue favore,


Chep-rimo - ato, e vero trovatorc.

`
:

Maero, e padre del burleco ile.


D d 2.
Elppe

-208

DELLA NOVELLA

~E eppe_ in quello al ben dire, c fare,


Inieme colla penna, e col cervello, . i

Cheinvdiar 1 pu ben, non gi imltarec


Non ia chi mi ragioni di Burchiello, ` l
J

Che ara propio, come comparare


Caron demonio allAgnol Gabriella.
Leggete que 'l bello,
Banti mai fece veri interi , e rotti,

- Tutti on begli, drucciolanti, 'e dotti:


E tra cntenze,em0tt~`z

Dott , e facezie, tanto anno agalla,


Che a leggerli ne -va la marcia-palla.
4

Chi nun ha. dl' frfalla,

Over d oca il cervello, o d'AIivolo,


,
Vedr chio dico il vero, e chcgli olo.
'

Hu'

'~

"\l*

` E mentrzal noro cupole ..

~.

'.'
i.
Intornogreranno il carro; e -l come@
:.\
' Fia empre. il
uo' di, gloria adamo .` -

Ma vuoli tra l altre coe nella poeia coniderare; a cui


i pregga di piacere il poeta : ie alla moltitudine o a pi
colti e purgati ingegni. E con tale coniderazione, la die
renza tra il ridevole del Burchiello,e del Berni raccoglie-ra

i . Che per ha il Berni veramente quel ale che pi aCor


tigiani piace ad alle genti colte ed alletterate. Due onetti
uoi porremo qu , l uno in biaimo, l altro in lode di Vero

na ,endo in una moderna raccolta il primo izloe non l' al


tra [lato pop ,~ da quali largamente trajpirera la fact-zia

del Berni ejo-

V
.1e.

POESlA LIBRO

II.

zo,

Erona una terra c'ha le mura


Parte di pietre, e parte di mattoni;

Con merli, e torri, e o tanto buonij


Che monna lega vi ara icura.

Dietro ha un monte, innanzi una pianura;


Per la qual corre un ume enza proni:
Ha preo un lago, che mena car ioni,
E trote, e granchi, e ardelle e rittura;
Dentro ha pelonche, grotte, ed antieaglie,
Dove il Danee, e Hercole, e Anteo '

Preono il Re Bravier colle tanaglie.

Due Nel
archi ual
Soriani,
ono un
intagliate
Culieoz
le battaglie',~ `
Che ecc il Re di Cpri con Pompeo
La ribeca chOreo
Lacio, che n' apparice un irumento,~
A Plinio, ed a Catullo, i-n teamento,

Apprei'o ha anche drento


Comhanno laltre terre, piazze, e vie,
Sta-lle, ufe, peciali, ed hoerie,
Fatte in Geometrie,

Da re ad Euclide, ed Archimede .

Paar glia-rcbitettor con uno piedo


E chi non me lo erede,

E vuol far prova della ua perona


Vengo a fguazzar otto d 'a Verona.;
_Dove la fama uona,

,aro

DELLA NOVELLA

La piva, e 'l corno, in accenti ainini,


Degli piriti nelli , e pellegrini,

'che van s p camipi,


E u p tetti, la notte in iriazzo:
Paando in gi, e 'n u l Adige a guazzo.

E han dietro un codazzo

Di marchei , di conti, e di peziali ,

Che portan tutto lannogl'r ivali,

Perche i fanghi immortali.

Chadornan le lor, rade grazioe


Producon quee, ed altre belle coe.

Ma quattro pi famoe,
Da otterarvi unqdentro inino agli occhi,

Fagvoli , e porci, e poeti, e pidocchi.


'

Reineantazione

lo di mai mal neun di Verona,


Dico ,7 ch io eci mal , 6c triamente,
E ne on trio , pentito 6c dolente,

Come al mondo ne foe mai perona.


Verona una terra bella , : buona,

.Et cieco , : ordo chi nol vede , o ente,


Se tu , hor i perdona a chi i pente,
Alma Citt ti prego , hot mi perdona.
Che 'l martello , ch' io ho del mio padrone,
@al tu mi tieni a pacere il tuo gregge,
Di quel onetto ata la cagione.
Ma e con queo l altro i corregge,
Perdonatemi ogn un c' ha dicrezione.

Chi pon freno a cervelli , o da lor legge .P


Tra

POF-SLA LIBRO lI. un'


Trail famigliare ed il bnrlev'ole nie/col ovente il Berni
nelle ue rime il atirico ; ed in eo ba orza e colori tali,
che bo penato e tuttavia peno , ar egli al dzpra dell
Aria/Z0 nell' italiana atira. E perci che al propoito noro
appartieni ; certamente egli ba nella ua , forme nuove e
di particolare amarezza, che ne in Orazio ,o Giovenale , o

in Peria i leggono . Ne' crediam noi che egli cotanto ardi


tamente contro certi gran peihnaggiavee il pnngolo rivolto;
e dal Vecovo no Signore per amore o odio delle Parti
non foe ato a fave/[ar mob . I capitoli pure da nqri
in terza rima dettati opra i Fichi ed il F0rn0,e altro, po

trebbero parere pecie di nora gioco/a poeia ,* e da greci


e latini non foero ate ancora imili coe bae e vili [

-vente lodate ed in proa ed in wi . Ci cbe noi babbiamo


i ci di particolare in tal genere , la lunga allegoria
con mirabile proporzione maneggi-:ta ed empre nno-oo 171]:
riccio,- di altro di , ad altro intendere ;onde perci la poe

_ia nora particolareggia , e nel Vindematore del Tanilo


e nel Forno del Caa e nella Fit/'acide del Molza, e in altri
tali . Vorrebbe qui ancora da noi partitamento ;n/ , di
alcuni altri maeridigiocofo ile nella tocana Poeia,- come `
di Camillo Scrofa Vicentino cbe f inventore del/o ilo Fiv
denziano , o [Kc-danteco , in cui rilnce tramefcloiato 'al/o*

fcberzevole alcun tratto molto puro e dolce e Petrarclteco.


E comecb altri in cotal miura di *vu/gare e latina poeia
provati i eno ( e le loro rime a lato a quelle della Scrqfa

leggono) ; vede/i per cbe alla bellezza delle prime non


giungono ; tanto l invenzion delle co- apra l'imitazione

_i qolle- Defonctt Bofcberecci cio fatti a bocberccciali

ilo , e de Lepporeambi , lafcieremo di dire; riportandoc ig;


quei ed altri poetici cherzi della Italiana poeia a quan-

Vu(

to e dell origine loro , c dell uo , il Crecirnbcni [cri-ve; Pjcknd_


endo norrqni pi al ommo' genere che alle particolari pe- le varie
cic delle coe inte/i.
' '
lingue i4*
Ala per ultimo un' amplimo campo , ed in cui non ;ecdt
Zia alcuno ancora crivendo arte poetica , la _fa-11cc poa nana.

avanti

z
DELLA NOVELLA
davanti a noi iende della italiana Poeia. ,Que/io delle'
poeie nore nelle varie lingue e dialetti viziati dell Ita

lia ,* nelle quali non rlamente a Greci e Latini in diveri:


poetico genere uperiori iamo , ma ancora all' altre ara
iere nazioni, quali oggi ono al mondo. 1mperciocbi, non

ba quai Citta~ d' Italia , cbe nella nativa ua e propria


lingua poeia non vanti , e non mica da volgari a cao e
rozzamente compa/ie , ma da purgati e ollevati ingegni ,

con alti avvedimenti e poetica facolt. Onde di rime Cici


liane vanno attorno dolc-;me e bel/Mme Raccolte, di Na

poletane,di Calavre , di Fiorentine in lingua contadinc


ca , di Veneziano , Milanei, ed altre. Anzi totali parti
colari lingue quai in ogni luogo imo doppie, altra uando/i
nella citta , altra nelle vicine ville e territorio . Cbe per ,
a cagion d' eempio , dalla lingua villereccia Padovana ,
furono le rime Pavane dette. ,Vinci e cbe molti ingolari
piriti e rari p0eti,di tale ruica , e caalinga Poeia inna
morati ea eguirono olamente, laciando dall uno de-'ati

la Tocanaecolta are a gl' Italiani tutti commune. ,Qta


le veramente , cbi fara matura rieone, intender ,cbe

giammai in ea i parl , ma empre /i crie ;, ne cer


tamente o il Dante, o il Petrarca, o il Boccaccio cori par

larono, come compoero e [mm-ro cioe ne` cori colto, n


con tali avvedimenti. E da gli crittori univeralmente ,non
dal parlar delpopoloo devulgari ma da gli crittori furono le

belliime regole di ciacuna lingua formate, o zt ella Fio


rentina o Saneir o altro . Ora in tali popolarecbe , o con
tadine/'cbe lingue, molti de poeti nori compo-ro e i egna
larono , e innamorati com' io diceva della bellezza di cotal

ruica, e bajamente nata poeia , Ia tocana nora , pi


z cbiva , e ignorile riverirono pi too , cbe l ama/ero .
veramente , come crijje Ari/Zotile ne Retorici libri, in quel
la guia cbe il giovane, e 1' uom fatto , ed il vecchio, po

ono lor bellezza avere , e a in ciacbeduna eta differente ,


cori pu una Foroetta e paorella de uoi vezzi e grazie

fornita eerda quelle di una ignora e genti/donna die.


rent:.

POESIA LIBRO II. 21;.


renti. Onde que/ia avrciiioi modi, diare, di muoveri, di
guatare pi alteri e malizia/i : la dove una paorella avra
nel uo bello pi emplicit e natural grazia; comeche que
a poa nel pro/imana difetto della rozzezza cadere; e
la gentildonna tuttavia , ne gli inniti guardi e nell alte
rezza errar poa. Che pero non meno che gli amanti, ban

no i poeti loro particolar genio ed inclinazione , chi all'una


chi all altra poeia ; ed alcuni de notri pi toto dietro a
quefia emplicemente veita, e baamente nata andarono,
che a quella ignora d'alto aare eRegina. Ne io credo qui,
che dubitare i poa ;- que/ia glorioa ed ampima parte
della Poeia notra , ia di gia ata da greci e latini poe
ti tocca o conociuta . Concioiache i Greci ebbero i quattro
famoi dialetti Attico , Gianico , Dorico, ed ;Jo/ico. Oltre
i quali i greci Poeti il quinto loro fbrmarono , che pi all'
uno che l altro de quattro detti inclinava. Ma certamente
tra ei dialetti non ha :i grande direnza come tra le

popolareche lingue notre d' Italia; coiche viaggiando di


una in altra terra, alcuna riece nuova del tutto 5 e o
pra le Rime Pavane di Begoto e Menon , e izpra le Cici
liane ,e opra le comedie del Maggi in lingua Milanee crit
te , i vuol fare particolar udio ad intenderle: ne la lin
gua italiana o tocana commune in cui i crive, molto er
ve ad interpretarle; come erviva ad intendere ed inegnare
i prefati-dialetti greci quel/a greca lingua commune o ia,
come il Caelvetro ( 154) dice trovamento de grammatici rc-{klein

per potere inegnare l` altre. Tutti poii poeti greci in al ?Tie 211:
cuno de nominati dialetti compoe , ne Teocrito in lingua Zgfji

ruiicale crie , comecbe cantae Idi e Bucolici, che ono - "5


coe ruicali , ma come nota il Trimanino ,lo eo Teocrito
(155) compoe in lingua Gionica , e in Dorica o Doriee m Temi,

nuova, ed in queta Doriee nuova Epicarmo, e Sofronegzfx-mfd


crijero. ,In oltre i dii-remi linguaggi popolare/'chi delllta v'm._ per
lia , iano in molto maggior numero , che i quattro , o ef .ii
pi vuoi cinque greci dialetti: pociacb quai di cento * 5'*

in cento miglia enibilmente i cangiano . Onde a cap-i


e

gione

214

DELLA

NOVELLA.

gione delle ragionate differenze ( ncbe altra coa E pi


cbiara della luce del Sole non i dimotri) noi eimia
mo cbe la poeia nelle popolaretbe lingue italiane no
re, ia tutta nuova , ne mai ia ata da Greci uata.
,Qtanto a Latini,molto meno , parlando de cio credei,

de quali pi freca la memoria , e pi cbiare ono , e


non cbiariime appo i Critici le notizie . Per Virgilio e
tutti gli altri eglogbifi , in puriima latina lingua compo

ero, quantunque paori a favellare induce-[ro. Onde ne


pure i nori progenitori in queta nuova e particolare poe

ia nora miero mano. N pu intorbidarci queacque,


ci cbe delatini idioteimi da critici crivei, a quali trat
to tratto i abbatte chiunque legga Plauto , o i Satirici
di Petronio cbe ono alcune parole dal volgo uate,epar
e di rado qua e la dagli autori nel ragionamento de per
onaggi introdotti, per fare pi fede, e perfetta imitazion
ne: e nelle quali parole i ono oltre i copiatori e ampa
tori, gli ei critici ingannar potuti. Non pu, dico, cio

il noro ragionamento turbare , conciojiacoacbe gl idiote


imi ono empre gli ei e dal vulgo Romano d allora
prei, a qui noi non gia pocbi idoteimi, ma le intere lin
gue differenti l una dall altra abbiamo: E cbi dal/'una ,

cbi dall' altra di ee ,hanno i poeti no/iri non olo bricvi


poeie ma gl' intieri poemi teuti, o in ee lingue gli al
trui poemi dalla tocana poeia traportati, come nella Na

politana, Genovee ,e Bergamaca la Gerualemme del Ta-


jo. Ma quanto ieno ora forti,ora dolci ed aettuoa' egaie
e gentili quelle poeie cbe ono in _cotali popolare-[cbe lingue
compote, certamente pro-var non i pu,e non e da coloro

cbe perfettamente le intendono. De quali uomini facciamo


noi qu due ordini o clai . Gli uni ono quelli a quali la
cotal lingua e` naturale, e cbe da loro quai col latte i bce.
Ed in tal cai) le poeie nelle cotali lingue compoe, ed i vol
gari e meccanici, ed i dotti egualmente dilettano', il cbe la

tocana poeia non fa. Gli altri cbe conocono la orza e


grazia di ee lingue, imo quelli , cbe partitamente le tali
lingue

POESIA

LlBRO

II.

115

lingue imparano, quantunque in ee nativi non iena . Il


cbe delle pi dolci e colte far i vorrebbe da chiunque de

gli Italiani a poetica non volgar gloria apirar volee. Il


che ha fatto e fa continuamente l altrove da me lodato
amico mio e cittadino il Conte Alonj Montenari, il qua
le intende beniimo la Ciciliana lingua ed in ea poeie
compone molto dolci e vaghe,ed alcune pi avanti ne ap.
porteremo, da lui con rara lode e vanto in lingua a lui

freiera compoiie . Emanifefio egnale (a cagion deem


pio) della grazia orza della lingua Ciciliana che in ea
qualunque bello e fbrte peniero piegai ; ma dicilmente
nella tocana italiana e commune lingua traducei. La ao.
ve ,della Pavana cio ruica Padovana favellando ,alcun
onetto del Petrarca filicimamente tradotto i legge equel
famoi pure, creduto per alcun tempo del Caa, ma che e'
di Marco Tiene Vicentino
Quei palag e quee logge or colte
Doro di marmo e di gure elette ec.

Sebene, non fa qui luogo di pi oltre /ienderci in queo


nuovo genere da noi ritrovato della italiana poeia , appor

tando quelle coniderazioni ed eempli opra ee , i quali que


o econdo libro troppo ampio e lungo farebbero, e della cui

overchia lettura fore ogni chiaro e cortee pirito iannoja.


Anzi nel terzo libro dove dell italiana lingua , e lingue fa
vellaremo , di que/lee popolareche poeie pi convenevolmen
te e copiojamente farem parole. Che per avendo noi no a
qui coperti, provati ed illurati i nuovi generi della italia

na poeia nora, principalmente quanto alle coe; altro non


rea, e non cbe a tutti i pi ingegno/i Italiani, e della
Italiano nome amanti ci rivolgiamo , vivamente ejbrtandogli

a non crollare la ragion nora , la 'quale comech orte


ia, ilo a cagione del dicitore, o avvocato debole, ma
ad avvalorarla e adempiere con la perfezione de loro giu

dicj il difetto mio,pro-eguendo con pi ottigliezza e valo

e 2.
re

216 DELLA NOVELLA POESIA LIB. Il:


re quella traccia cbe noi abbiamo aperta eper cui i primi
cred io caminati iamo . Cbe je in alcuna parte , n la
ove giungere _i poteva giunti non iamo , o per la mancati`
za delle forze , o per lampiezza dell'imprea , l'interee

e la commun gloria d' Italia vuole , non loare a me o con


traairmi, ma il proeguire. Anzi iio mal non mappon
.go , non queo onor olo ed utilit dell' Italia , ma di
tutte l altre nazioni cbe hanno inte/letto di poeia,cioe di
Francei , Spagnuoli , Inglei; altri; cb io abbia poo in

chiaro e cb altri eguiti a parlo , cbe la moderna poeia


delle nazioni tutte,e per le nuove lingue e peri nuovi ver
i , e per le nuove coe ia nuova. E e non mi ona cfo
allaltre e della ola italiana bo fave-[lato , con la mia naz
zione bo dd{fatto al dovere, ma indirettamente del/'altre
b la caua trattata, ed ampliata la gloria.

IL FINE DEL SECONDO


LIB R O

DELL A

NOVELLA POESIA
LIBRO

TERZO

Araviglioa coa e` l oervare qual ia il


magitero della natura nella produzzione
de parti uoi , o iena ei vegetabili , o
minerali , o animali ,* e quei o di eniti~
va qualita , o d anima e di ragione or
niti . Imperciocb rigettando ella prima
il imercbio e non uo , comincia dalla fattura delle in
terne parti e quai dal centro dell ejjere e della vita ,* e
quelle avendo tra e campo/Ze , e di calore , e freddo ,

umido , e ecco temperate , trapajfa di poi all' eerna


formazione della poglia , e colore , e fbrma e gura .
Noi per in quta nuova arte nora l orme della natura
eguendo , di tutte le coe maera e regina , abbiam prima
di tutto ,dalla tocana Poeia teurate quelle forme cbe ima
d' altrui, cio de Latini e de Greci , e cbe a lei jovercbie
ono , tanto ella nelle nze ue e natie bellezze coryda ;
quinti abbiamo a lei quai il capo ed il cuore con l altre in
terne parti fabbricato, trattando deDivini poemi, deRo

'manzi uoi , e della lirica, come delle paorali Favole , e


giocoi

218 DELLA NOVELLA


giocoi ili , cbe fanno quaimente il midollo dell' eer uo.
la ora nalmente Paaremo alle di lei eerne parti , ed al
ucco e oagbi colori uoi, la fave/la cbe ella uja ed il ver~

ia e la rima decrivendo , con le varie e non meno nobili e


wzzoe teiture e compoizioni nelle quali i uoi hggetti rac.
chiude; onde come pi donne belle convengono nel genere
della bellezza, ma nell' aria e fattezze imo di gran lunga

dierenti, COI potremo eer certi , cbe la greca e latina e


tocana ono tutte e tre Paee, ma cbe queultima nelle ue
qualit molto dalleprimevaria , e divera . E perche il prin
cipal motivo di dubitare, o d aermare , cbe la Poeia no.
ra da Provenzali originata ia , da nomi nato di alcune
compoizioni che i dicono, prima cbe da noi , da Provenza
li uate, come Canzone , Serventee , e altro; di que
o punto tratteremo pure, di cui non interamente nel econ

do libro diputato abbiamo; cio , e il vero noro , la rima


e varie nore Poeie e compoizioni , pagano , e deano diri
da Provenza/i pree, e no a qual gno; coa gi da mol

ti de nori creduta , e tenuta per -oera , ma cbe i 'vuole


con pi ottile ricerca ventilare , e dibattereznon potendo
in alcuna quijlione mai la verita, o La veriimiglianza ap
parire , [enon/e tutto ci cbe i pu per luna e per l' altra
parte dire, intieramente non venga in luce. E veramente ,
qualunque ba in ora creduto cbe la italiana o tocana poe
ia ia con la latina e greca overo con la ebraica la ie-a;
o che non i poa ragionatamente da quelle eparare , in
grande errore ato, ed al preente lo e , e alle pruooe
nojire e ragioni non crede. Bem il forte della caua ed il
mei/agevole, noi, cbe a lungo e orti/mente meditata l' ab
biamo e pertrattata, crediamo cbe ia , dalla Provenza/e
epararla: o dimotrare cbe quella ia della nora leggero,
o cauale principio , e da non farne ;i gran conto , quanto i

Maggiori nori ne fecero. Il cbe quantunque dicile e du


ra coa raembri , ingolarmente in cos tardi tempi e dino
tizio poveri e cari; quando agitata la quiion efa tra il
Bembo ed il Caeloetro .i _olenni uomini ,rimae in bilico;
con

POESIA

LlBRO

III.

219

con tutto ci , non i vuole per queto itbigottirci, ma a gui

a del padre di famiglia Evangelica le anticbe e nuove cae


dal teiro cavare,e pur vedere e per noi i po]a maggior
vero 0 maggior probabile dcuoprire.
Non entriamo per noi qui in vane alpropoito noro e gia

l.

cla altri ragionato quiiioni del nome con cui la notra lingua Dfh
altri,
chiamare
per ila voglia;
Fiorentina
iando
il Varcbz,
per laVolgar
con tutti
linguaquai
il Bembo
i Fzoren, e V018
tini , per la Tocana il Tolomei edi/ Varcb; per la 1talia~lngua

na , il Muzio e fore il Caielvetro, ed il Caiglione. ,Quan


tunque noi eirniamo, cbe il Catglione allora iilennemente

in tocana lingua crivee , quando egli prcjava di non


volere in tocana lingua n in quella del Boccaccio crivere
I ) come manifetamente appare dalla lezione de /ibriiezinmh
o Pre..
uoi. Alcuni altri un altro nome oennero della lingua no- ZTZ fb_

ra , cio il cor-tiziano , o curia/e, i quali fore meno di tut *Aff-WWE**


ti i n qui detti Kappa/ero al vero. Concioiacbe , i' Fioren
tina cbiameremo la lingua no/ira ci a a cagione de prin
cipali autori di ea lingua , cbe Fiorentini trono , cio
il Dante , il Boccaccio , il Petrarca , il Vil/ani , il

Paavanti , ed altri . Se Tocana piu ami alcuno di no


minarla , ci a quai per convenevolezza del genere alla
pecie , o quando vogliamo intendere Fiorenza per capitale

della Tocana , per proporzione della pecie al genere . Se


Italiana vogliai dire , militera la ragione del tutto alla par
te , o della perfezione della lingua al uo imperfetto . Se
realmente Volgare appellare i voglia ,i fara ci a ditinzio
ne della latina, e perciocbe i uoi principj ella dal volgo
ebbe, i come i protti e la perezzione- da letterati . Ma
con quale ragione o embianza di ragione ella cortigiana

cbiamare i voglia , a noi manqe/io non i pu rendere .


Perciocbe` le corti d italia furono gia , e ono oggidi molte ,
oltre alla Romana corte; e la lingua, cbe in qual/{ia luogo

dell' Italia i favell e i favella tuttavia,non la vera o


Tocana , o Fiorentina, o Italiana , o volgar lingua : ma

quella in cui i crie beni). Cbe per, da tutti cati-ii dub.

[ai

uo

DELLA

NOVELLA

bj ciogliendoci , diciamo chiamari da noi qui volgare, Ita


liana , Fiorentina , o Tocana lingua quella in cui emenda

ta, e adornamente da migliori , in proa ed in vero i cri


ve , o pure anca i favella , ma con ogni avvedimento. E
dell origine della lingua naira ne pure vogliamo qui ricer
careodeterminare ,' enon in quanto al propoito noro f).
"O'zjggcl" Cio e , come il Gravina (z) vuole,e avanti a lui alcun altro

*ln-.oc- -o-del decimoquinto ecolo ,due lingue appo i Latini oero/'una


nobile e colta,e l altra volgare , eplebea,e edalla volgare la
tina la volgar nora tocana quai rivolo da fnte caturie .~
La quale opinion ua e d' altri comech il Gravina cerchi di
convalidare con pi idiote/imi da Plauto uati , dagli crit
tori di agricoltura, da Apuleio , e aggiungiamo noi da Pe
tronio Arbitro , come anca da altri parlari nelle icrizzioni

antiche dal Fabretti e da vn Ingleei- particolarmente raccol


te: non impertanto in contra alle pruove della latina lingua
idiota ,dalla colta divera ha una non rievole ragione qual

e`la eguente . Certa coa e, cbe negli atti da Giuriconulti

chiamati interlocutorj , de quali alcuni rimai ono nel cor


po delle Romane leggi da Giuiiniano raccolte , non i rav
viana cotali idioteimi , e ne pure certa [convenevole diver
itd dal parlar gentile latino . In altre negli atti de Marti

ri celti e veritieri , ove le parole ee avr la crittore o


notajo riferite , ed* in altri collaquj Eccleiaici , ne qua
li ovente peronaggi idioti e meccanici ono introdotti a
favellare , non i vede cos parevole concio o diverit,
dalla latina ngua gentile e nobile di ciacun tempo ;

la quale pure , merci del tempo medeimo , come ognun


id , i and dalla ua purita e bellezza dilungando . On
de nacque la eparazione , cbe a guia di metalli dell'
oro , dell argento , del bronzo e nalmentre del ferro
fu fatta dagli oervatori e critici. Ora chi voglia coral
dicolt riguardare , non creder i di leggeri, eerci ate
tra latini due lingue, dalla pi razza e vile delle quali la
Volgar nora ia nata . Io non dico cbe il popolo in parte
frego/numerate non favellae , mancando talora in alcuna

di

POESIA

iLIBRO

lIl.

7.21

di quelle cui i gramatici dicono , parti del ragionamento.

11 cbe, e non foe tato, a quale eetto, come ba ,Quin


tiliano ed altri la latina gra matita a Romani fanciulli
inegnavai? Ma cbe due latine lingue molto dierenti ci

ojro, duro e malagevole il oenere. Onde pi probabil


mente i crede , cbe iccome la latina lingua di pura e corn
piuta, and col trapaare del tempo perdendo ,- cbe per
prima di oro e dargento fu , di poi di bronzo e di ferro di
venne, e finalmente di pi vile e baa materia, come .il
Vocabolario del Cangio iipra alla fave/la latina de primi
mezzani ecoli compoo dimora; cos egli embra pi ragio
nevole il dire, cbe in tal guia la latina lingua invecchia

ta, dalla ola corruzion ua la volgar ncra ccminciae a


poco a poco a nacere; E non gia dalla mecolanza de bar
bari parlari, cbe gli oltramontani , con le raggi e ruine in

quea non men bella cbe infelice parte del mondo introdu
ero. E veramente cotal opinione egnatamente ed a parte
jener i potrebbe, con particolari oervazioni , i7pra mol

tiime voci di Monignor Cangio , ea altro. Alle quali ,


cbe alcune foreiere non in ;i gran numero aggiunte i ieno
di que' popoli cbe alcuna omiglianza nella loro favella banno col fermo noro , non a ;i fuor di ragione il penare:
ma voci o Vandalicbe o Goticbe , o altre oltramontane ,

per noi non credei. Ed ecco in qual guia non lo la pi


vera anticbi/ima fonte del volgar noro cuopriremo , ma
le differenze altres e particolari qualita della italiana o

tocana lingua, cbe per eere lingua nuova e dalla greca,


e dalla latina dierente , una particolare novita e diffe
renza porge alla novella poeia nora . Ripigliando adun
que noi qui le ragionate coe , e cotal dierenza manife

amente volendo dare a divedere ; ojervii imil coa , e


non ti agevole a dimorari con paro/e , ma pur vera .
Intanto per la latina lingua di grado in grado , e di
una in altra eta and deeadendo , in cbe e mezzani

ecoli era cati diformata e da principj uoi lontana , onde


il Gang/'0 un Vocabolario a parte ne compoe ,' in quanto

o nuo

222-

DELLA NOVELLA.

o nuove e ripugnanti al pri-no ito coume e bellezza voci


introdue , o pure in quanto dalle ue prime leggi i di
parti della declinazione de nomi , della congiogazione de'
verbi,del falo uo delle particelle o loro omiione, le qua
li cori puro e dolce, e gentile e vigoroo fanno il latin er
mone. Ed in tale corrutella e ragge giacque la latina
lingua alcun tempo , non olo diimile , ma altra da e

efa divenuta . Ma poi , come delle rovine di una gran


fabbrica e altera i fa , cbe cbi i prezioi marmi ne cie
glie, cbi i razzi ai in un lato ne aduna , cbi i ferra

menti in altra parte ne accoglie , alle quali coe tutte al


cun altro materiale aggiungendo ed il tutto rimutando, un
nuovo non men bello e uperbo palagio inalzai; cori i pi
anticbi autori della tocana o volgar lingua nora da
quell' inorme corrompimento della latina lingua le rovine
celero , per fabbricarne la nuova nqra tocana. Qinci

di mano in mano, altri le celte parti ripulirono gia dall


ui) medeimo alquanto dirozzate e liciate , e ardirono
prima alcune comecb groolane , non impertanto ragiona
te critture comporne. Tali imo quelle alquanto prima del
milletrecento dettate, nelle quali quantunque alcuna mon
diglia ritrovi/i, con tuttoci alcun buon colore di metallo
tfavilla . Venne di poi il decimoterzo icolo , in cui e le
materne voci della tocana lingua viepi i ripulirono e I'
accrebbero , e dalcune fbratiere ingolarmente Provenza

Iarriccbirono (lingua cbe fore i ba alla tocana, come la


maggiore alla minore iirella) inino a tanto cbe nel mille
e quattrocento, il Dante , Petrarca , e Boccaccio , dopo

l aurora aprirono interamente il bel giorno della lingua no

ra; i quali con alcuni altri o poco primi, o compagni, 0


di poco /uieguenti , cioe il Paiavanti , il Villani , Pier
Crecenzio, dica cbi vuole, terranno empremai il Regno di

cate/la tocana e novella lingua. Delle quali coe, endo/7


tanto , e molto fa , e nuovamente , da tanti e :i leggia
dri ioiriti diputato , cio cbe fa alla intenzion nora , e
coa rre non anco avvertita noi qui ragionare-mo Dico

POBSlA LlBRO llI. 123


Dico dunque cbe mirabile il coniderare, come la lingua
nora,o re nella ua origine quai della latina lingua ro
vina , e il pur dir , roppiamento , qual pare cbe ia la
pi ragionevole opinione, o mecolanza della latina ea con
altre; non impertanto , col favellar/i e poi ragionatamente
criveri ia a i alto grado alita, cbe e molte e celtii'me
gramaticbe e oervazioni, e varj e abbondevoli vocabolarj

e ne leggano , i quali in e leue grandi e copio/Z- bellezze-e


ricchezze comprendono. Onde ci cbe , per coi dire, da prima

era ol/ecimo e barbariimo e corruzzione, ia di poi col tra


paare del tempo,conluo , della favella,con la diligenza

purita , leggiadria dello crivere a rale pervenuto , cbeidia


no regole di ci cbe non aveva regola, e i raccolga ne Vo
cabolarj ci cbe da tutti i Vocabolarj dicacciari voleva ;o

farne uno a parte -,. quale il Cangio fece , la dove pi per


cognizione de modi e parlari de mezzani ecoli, cbe per co

modo e per uo , i riuti e le barbarie della latina lingua


adun . Ma ci , i' io ma] non rn'appongo, la principale
dierenza della tocana o volgare lingua no/ra dalla lati
na ,' non dir dalla greca .' perciocb ad ea non i vuole
con tal proporzione paragonare , avendo l italiana lingua
dalla latina ,non gia dalla greca, come probabile , il naci

mento auto. E que/ia e` ancora la prima novita della poe


ia noira cui in que/io libro raccogliamo , cioe della nuova
lingua , e di lingua , cbe ne uoi principj era di un' altra
corrutella , e nel uo ne ba da e ore perfezione e bellez
za . Cbe per della perfezione e vatit ua le molte gra
maticbe , i molti Vocabolarj , le quai innite oervazioni
fanno certima fede. Aggiungiamo in argomento di ci cbe
come la latina e ore la greca lingua , coxi la nora ba
opra di un olo autore , Vocabolario ,' qual' quello intito

lato Riebezze della lingua, e I' altro Fabbrica del mondo


detto di Franceco Alunno opra il Boccaccio ingolarmen
te . Sendo pruova grandiima del ore e peri-zio d una
lingua ( e pregio cui fore non hanno I altre lingue delle

nazioni preenti ) che d' un autor olo -paja un intero e


F f z
copioit

2.24 DELLA NOVELLA


copioii Vocabolario compilare. Ma in me un peniero dall'
altro nacendo, come un ramo dall' altro verdeggia ,* io o
ervo cbe inora bpra Meer Giovanni Boccaccio , il quale
per copia e bellezza certamente i ba alla italiana lingua,
come alla latina Cicerone , ale oj-rvazioni di lingua ono
inora Hate fatte e compote . Tra le quali bellime ono
le Annotazioni hpra le Novelle , dettate dagli Annotatori
dell' anno 1574 , de quali comecb dal tco i nomi non

appajano , i ;ci per da altre memorie, cbe furono , un


Monignor Vinccnzio Borgbini, un Senatore Baiano Anti

nori , e Pier Franceco Cambi, tutti Fiorentini. Cooro eji


diedero ingolarmente opera , cbe ( levato dalle Novelle ci
cbe oendeva gli orrecbj e i coumi ) i reituijero nel rc.
ante alla lor vera e migliore lezione, e con la copia d' al
tre manocritte opere, e con i varj tci del Boccaccio ie/h ,
lo illurarono , e reero adorno opra ogni credere-;come pu
re di altri anticbi autori e de loro manucritti favellarono ,

cbe adun gran egno aggiunge-ero di purita e leggiadria . Le


quali coe ed Annotazioni e alcuni Iette aveero ,la perezzio
ne della tocana lingua non avrebbero in altri pi ba tempi

cercata e oenuta. E veramente non picciola parte della


tocana Libraria, da noi cotanto deiata i'ngombrerebero i

li oervatori opra l' opere del Boccaccio ; tanti ei ono


in numero e ragguardevoli in pregio. Ma ancora vorrebber

i ,com io diceva, non le ale Boccacce/'cbe parole o lingua ,


ma le entenze oervare-,ed i varj coumi delle periane con
parole epre , edi ragionamenti e parlate , e quell' Arte
tutta del dire , onde egli non ad alcuno de Latini, o

Greci inferiore. E comecb per lo pi le novelle ue non po[


ano al grandioo e ublime tilo ervire , endo anzi in mez
zano e burlevole e comico ragionare compa/ie ,* coa la quale
molti ba ingannato nella imitazione del Boccaccio ; contut~~

toci l ultima giornata del Decamorone , e tutto il Corbac


cio overo Laberinto d'amore , imo in grave e ollevato mo
do dettati ,- e que'ultimo cio il Corbaccio , molto di lucer

na odora , qual l antico proverbio, endo ato da lui in


Het

POBSA

LIBRO

lII.

225

et matura compa/lo , e con i proonda arte e avvidimenti

diputato , che quale un' antico looa diputanda de ma


lori dell umana vita ,a dari la morte violentemente indu
ceva le genti ,* tale il Corbaccio , chi troppo li uoi argo

menti bevee con gli orrechj dell animo , non olo ogni
amore di donna [veirebbe del tutto, ma in odio mortale con
tro il feminil eo lo convertirehbe . Ma alcune volte la
troppa machio e forte ragione, guaa la caua , e l' av
vocato danneggia. Con tuttoci il Corbacchio varrebbe con
nuove e ingolari otervaziani , e pi di coe che di parole

illurari ; quantunque egli con note ci a ; ( 3 ) endo .4* gfjgzzgz;


a mio credere tata l'eloquenza della lingua nora oer- &L'imp
vata e adarnata da pochi, come da moltiimi la lingua Pinelli.

ea . Vorrehhei in oltre , levate omai tante dipute , edili-iii"


queioni de tempi in cui orita la lingua nora e del '5"'
valore degli autori uoi, gli autori ei nelle loro et or
dinare,
coli
dell quale
oro , dellargento
i critici, deLatini
, del bronzo
fecero,
, eformandone
del ferro . iPo
ciache , per le ragionate coe dal cbiariimo Salvini (4 jfj*
a giorni nori , e dal Malacreta contro alle falit di all-anie;
Paolo Beni, e per ci che pi anticamente ancor e n' Wilma-.ac

detto (ma gli autori l'uno con l'altra non i leggono) dov-""""
rebbe nalmente eer poo alle liti ine , ed i principj e
progrei della lingua nora a uo certo tempo aari
vorrebbero; facendo una cotale vera e generale oervazio
ne; cbe quanto i econdi autori nori di copia abbondano,
e di novita, tanto queprimi di celtezza e grazia di vo

caboli e particelle overchiano . E quanto al nome e alla


coa ea di Particelle , certo che cos i chiamano:
tali ono nel ragionamento le minori parti dell arazione a'
diinzione delle maggiori , che ono il nome ed il verbo -

Ora che tali particelle ingolar forza e grazia al ragiona;


mento apportino ,e' indubitato;0nde come:altri fece che delle

particelle della latina lingua compoe un ingolare tratta


to, [OJ delle nore il Cinonio crie e dovrebbezi oervare.
,Quantunque queteo , ebbene giovevole e neceario ,
non

226

DELLA

NOVELLA

non il forte, ne limportantiimo di nora lingua , ma


beni) lo , con gli azz-cedimenti dell arte e de/leloquenza
far di ea oervazioni e conerva. E giacche' a favellare
di cio cominciato abbiamo, 'vuol/i per noi proeguire ,' jin
golarmente perciocb il tutto , la materia nora , cbe

pure la _lola poeia , illumini-ra , e a quella fara rada


mirabilmente . Tutta l italiana o tocana e/oquenza per

Materie,e per Autori i pu videre, a cuoprirne la ve


ra natura e le particolari bellezze .` Ora per le materie_i

dividera , e dicai , cbe tutte le italiane profe , o ono


Storie, overo Orazioni, e ragionamenti, oNove/1e,o Let,
tere. Sopra tutti gli Storici nori cbe tanti ono ; o per

la purita di lingua, o per l'arte orica eccel enti appajo


no idue V;llani,il Maccbiavelli, il Bembo, il Guicciardi

ni, ed il Varcbi. Ne quali molti ornamenti , arte gran


diima e orito dire in alcuni , in altri uccoh e riret
to pu , da chi con ano occhio gli legga coniderare .
Ma un non jo cbe di raro e raordinariamente nobile , a
mio credere nel/e orie di Bernardo Segni riluce. Lacia
mo are , cbe un orte pirito d' italiana liberta da uoi
detti apira ( il cbe pure mirabilmente il ragionamento
abilita e dea machi-'e e forti entenze),- oltre a ci ba
egli una doppia maea nel uo dire, l'una /rgente dalla
notizia degli antichi fatti e oric ingolarmente Romane ,

*che co preenti cai paragona ; l altra cbe caturice dal


forte e profondo giudizio con cui de tempi e oggetti e av
venture preenti ragiona . Le parlate e ragionamenti d'

altri egli induce molto probabili ed eloquenti , le entenze


macbie e brievi ed inegnati . Ma i principj de libri
uoi ano con molto ornamento e gra-wmi penieri critti.
Tra quali ino belliimi , l eordio del libro nona e dell
undecimo de quali rijerir qui le prime parole e- . Il
nono Libro adunque egli coi incomincia. Sono ato tra
mo pi volte coniderando onde naca , che nel
le gare , c ne i combattimenti Civili che i an

no coll armi , quella parte che deidera e favorice


la

POESIA

LIBR O 111.217

la libert, per lo pi rimanga perdente e che em

pre , Q al pi delle volte la parte che apira al


Principato o alla Tiranide , vinca. ec. L altro cbr
il principio drll'undrcimo anco pi granda, avendo co!) .
Chi ander coniderando ne paati tempi le orie
critte e notate dagli ingegni celebrati, trover i nori

moderni non eer punto diimili da quegli del


Triumvirato di Roma , quando tutto il mondo , e

particolarmente l'Europa , e opra ad ogni altra la'


Provincia d'Italia , lacerata e guaa i condue -all
erema mieria ,

er gli acerbiimi odj d Ottavia

no , Marcantonio , e Lepido da una banda , e dall

altra per quegli de Cittadini della Parte di Selo


Pompejo contrari alla loro grandezza. Furono allora
per molti, e molti anni dirutti li popoli, non
olo delle faculr , dell onore , e degli altri beni di

fortuna, ma penta ogni virt, u alla maggior


parte di quei che vivevano, a migliori , dico , ed a
piu giovani tolta la vita per l'a lragge di loro fatta

nelle guerre , per la penuria opportata nelle coi:


necearie al vivere , e per la marcgione , ed iner
mit cagionata in loro da diveri {ieri-ti. Che altro
i vede oggi nel noro Mondo , e non quegli ei
Monarch': .. .. otto nome di Carlo quinto,di Franceco
d Angolem , e di Solimano .P E a c121' oormno noi

queo pa dal Segni poporrc de latini a greci autori .9


Coqnal ronwrando :gli per mezzo della lezzone e dell

inte-alimento delle lettere loro, gli ba felicemente , e con


novita, econdo la natura dctrmpi uoi ragionando egui
n' 0 ovrrrhiati? A tal alto egno dunque la ora nella
lingua nora per-venuta , attrncnaoci noi per provar ci

agli critti di qnro autore, percioch endo egli ato I


zimament: ampato reca eco la grazia della novita; non
3,22 perch a cagione d' altri pregi , i pramenzovati ae
gni' rm' non reno . Dintomo alle Graziani , (omcrb non
mollo in que/ia parte' i cna'a Italiana lingua (uando/i
m

228

DELLA

NOVELLA

in pi luogbi nella nativa non gia nella italiana , o com


mune a perorare) con tuttoci abbiamo 'le pro de Taj:.
'*~""*'37"cani- anticbi (e le Orazioni raccolte dal Sanovino.) (5)

Tra le quali nel pi celto genere di eloquenza , Irlan


ignor Giovanni della Caa, indubitatamente la prima co
rona merita ;per non dire di molte predicbe e rmoni del

Muo e di altri Predicatori del buon ecolo. A cotal ge


nere di Orazioni overo ragionamenti, riduciamo altreri gli

critti trattati, come il Galateo, e degli Uci del Caa


lo Speccbio di Penitenza del Paavanti, gli Aolani ele

Proe del Bembo, il Cortigiano del Catiglione , il Cor


baccio di Meer Giovanni Boccaccio e altri ; iccome al
uperior genere della /ioria i attribuicono per noi le vite
tutte di particolari peronaggi da migliori autori tocana
mente critte, come la vita di Caracane, critta da Ni

col Maccbiavelli. ,Quantunque in niunaltro genere quanto


nelle novelle ,e nel nove/lare glItalianio Tocani rei cbiarii

ono: ne credo dal vero dipartirmi, iio dica ,cbe in ci le Ita


liane pro/e nonOlO alle preentina/fiere nazioni , ma agli anti.
cbi latini e greci uperiori ono ,' o i conideri delle novel
le da loro critte ed inventate la copia, ed il numero , o
la ingolar grazia e feta , con cui ono britte e ne ri
guardi. Abbiamo oltre le cento novelle anticbe tampate
:j'l'gfm- da Giunti (6) quelle intitolate il Pecorone , le Porettane

'

di Sabadino degli Arienti , quelle di Mauccio Salernita


no, quelle del Giraldi e del Firenzuola , e di molti altri.

Ma izpra tutti in cotal genere campeggia e riilenae, co


me a ognuno noto, il Boccaccio ,' onde di que/?eo olo,
quai niun altro novelle compenee favella, e cotanti cbia
ri e leggiadri piriti ad ornarle co loro critti ed oerva
zioni rivolti i imo 5 e come Omero dietro i trae ad
eporlo e adornarlo gran quantita di greci autori , cos il
Boccaccio buona parte degl Italiani nori ba tratto a va
gbeggiarlo: a quali fore come opra dicernmo , manca il

pi ed il zrte , cio cbi le qualita ue di coume


e d arte , e 'le retoricbe , pi toto cbe le granuli
(cl/l

POESA LIBRO III. 7.29


cali adorni e conideri . Ma conideri am noi per poco
ci cbe abbia il novel/ar noiro di particolari bellezze ,

cui non ebbero i Latini ne i Greci . Oerva per cbe i


Greci nelle loro amatorie narrazioni una ola tela di rac
conto ordicono in cui di due di amanti , o pocbi pi altri
empre dal principio al ne del libro i favella, e da i nomi
loro pure il libro intitola . Come Achille Tazio , degli

amori di Clitoonte e Leucippe , Lungo So/la de paorali


menia
amori di
e diDafnide
[mi-ne, e Elidoro
Cloe , Euazio
, di Teogene
, o ia
e Cariclea,
Eumazio di
e pi
altri, de quali o l' opere, i leggono, o i nomi oli degli au
tori,o foranco de yli libri i [anno. Fra Latini poi al

cuna novella in altra opera o racconto i legge ara ; co


me quella gentiliinia della matrona di Efei nc Satirici di

Petronio, o quella di Sicbe nelle Metamoroi o cangiamenti


di Apulejo. Madi gran lunga diveramente da prememorati
autori , i Novellatori nori empre diveri racconti vanno
variando, la brevit de quali fa mirabilmente luogo al nu

mero , e alla diverit. Onde aprendo ei di volta in volta

all uditore o lettore nuova cena di coe, egli pi di eli/4'!


to ne ritrae, come un viandante farebbe , cbe non empre
u una reale e diritta rada camini, ma di qua e di la

nel paee i' interni, viitando ogni delizia/ [11080, 5 Magni*


co pal-agio o giardino. Un altra qualita ancora hanno le
Novelle nore egualmente utile e dilettoja. Perciocbe , fa
vellando ee de tempi e de peronaggi nori , o di poco a
nori uperiori , non di lontane o antichiime coe; i ba la

dilettazione di vedere in ee i coumi nori rittratti e al


cun ol/enne Barbaoro vivamente dipinto . Coi) M. Gio
vanni Boccaccio , molte Madonne e Meliri de tempi uoi ,
dipine al vivo; e comecbi per alcuni i voglia cbe dalle cen

to novelle antiche , pi d una abbia nel uo Decarncrone


traportata , meglio rifatta c ripulita ,* per coa certa ,
come dalle zpramentovate annotazioni del ,1584 i racco

glie , cbe molti o erioi o ridevoli accidenti de giorni uoi

egli nelle novelle [tie raccont e dipin*: in rileggendo azlora


G g

2.30
DELLA NOVELLA
le quali , aai maggiore del diletto noro arei ato quello
delle genti dallora;tra le quali era la memoria frechi/ima
di Ciacco uomo molto famoo in diletione di ghiotti

dlp'gno cibi (* ), di Gian di Procida , di Calandrino, Bruno e


Com-"mo- Bualmacco, di Meer Aoarizia Grimaldi, di Guido Ca~
ejfl valcanti , uomo per' le_ peculazioni della filoofia molto

al Beer-:zio aratto da eni , di Ci i Fornaio, e di Cheb/bio cuoco .


'm 7*'

Senzacb , e chi 1;; a cagon d eempio clje non aoef

ero a quel tempo vero ubietto quelle parole dette dalla


madre di Manna Sirnonda la quale come nobile e povera ,
del genero mercante e ricco lagnavai , dicendo alla gliuo
Jfj; la. ( 7) Col malanno poa egli eere hoggi mai e
1tu dei are al racidume delle parole d' un merca
tantuzzo di feccia d' aino , che venuti di contado ,
e uciti dalle trojate , veiti dl romagniuolo , colle

calze a campanile , e colla penna in

, come egli

no hanno tre oldi ,* vogliono le gliuole de gentiluo


mini, e delle buone donne per moglie; e fanno ar
me e dicono. Io on de cotali , e quei di caa mia
feccr cos . Ben vorrei che miei gliuoli haveer e
guito il mio coniglio , che ti potevano cos horrevol
mente acconciare in caa i Conti Guidi , con un pez.

zo di pane , ed ei vollon pur darti a quea bella


gioia, che dove tu ei la miglior gliuola di Firenze,

non i vergognato di mezza notte ec. E pur.,- m.


ata la figliuola in fallo dal marito trovata . Ma il ci
calare o berlingare della vecchia madre a niuna cena ce
de di Plauto , o di Terenzio , e l arte del Boccaccio tan
e, .
r5!"

to fa la natura , che il cao ara ato vero enza alcun


dubbio . Se poi , in alcune poche novelle cbe contro la o
ria ono , voglia il Boccaccio dal nojoo Caeloetro i o no

[.PamprinCOddld/ (8) non fa qui luogo di determinare. E bens


ZJDJ intolerabile nel Caelvetro , cbe noti il Boccaccio di poco

;fhceritiero , e non 'voglia poi cbe a uoi racconti pigli icu

a , come in quello .* Se fede i pu dare alle parole


,di alcuni Genovei ec. .Ma alcune volte la troppa iam'
gliezza

POESIA

LlBRO

Ill'.

23!

'gliezza [e efa lacera, e annienta. Cbe per tornando a


noi, tutte le predette qualita fanno il genere delle novelle
nore ingolare; alle quali ne in bellezza ne in copia po
imo le critte dali' altre nazioni a noi eguali aggiungere.
L' ultima parte della diviione delle tocane Proe , le lette
re occupano, delle quali tante e di tanti, e anticbi, e pi mo
derni autori in puro e dolciimo li/e critte i leggono .

E tra ee molte ve ne imo molto lunghe , e le quali reto


ricarnente alcun punto trattano o per/uadono. Come quella

del Boccaccio a Meier Pino de Roi ejort'ativa a tolerare


l eilio , e quella del Magnico Lorenzo de' Medici a ito
gliuolo Cardinale , cbe fu poi Papa Lione : e molt altre
di imil fatta, nelle quali non olo *la pura lingua, e la co
pia e l ornamento delle parole , ma pi il eno , e le en
tenze e la profonda e varia dottrina,con tutti gli ornamen
ti retorici coniderare i dovrebbero. Ora venendo all'altro

e fecondo capo di dividere l italiane o tocane Proe per gli


autori e crittori, egli certo cbe talmente dividere i poo

no le medeime per li dierenri ili e maniere di eprimere


i eni loro nel ragionamento. Arguto nella ironia o bi/iit

cio Meer Giovanni noro , minuti/imo particolareggiato


re delle azzioni ,* avendo egli nelle proe cotea dote , cbe

ba il Dante nelle rime e di cui largamente fave/lana gl' in


tenditori della Danteca comedia . Degli uomini o donne,
o donzelle ,o d'altra eta a fave/lare introdotte, il Boccaccio
mirabilmente i varj coumi manifea ,- ne in quea gran
parte di uno crittore , egli a verun cede de Latini oGreci.

E comunque univeralmente parlando , pi egli alla comica


dicitura , cbe alla ollevata e grave incbinevole ia , con

tuttoci nel Corbaccio e nella decima giornata di ue novel


le altimamente favella e pu ervire di pecchio ad ogni
ollevato ragionamento . Teimonio di ci ia la parlata
(9) del Conte Guido a Carlo il veccbio Re di Napoli, cbe ;a HLT::
cori ba. Monignore io ho gran meraviglia dici, che mari-mr] n0

voi mi dire, e tanto ne lho maggiore, che un altro"


non havrcbbe, quanto mi par meglio dalla ;Ora
g 7.
an

'

2.32.
DELLA NOVELLA
fanciullezza inino a queo di havere i vori cou
mi conociuti, che alcun altro. Et non eendomi
paruto giamai nella vora giovenezza , nella quale
amor pi leggiermente doveva i uoi artigli ccare,

haver tal paion conociuta , entendovi hora , che


gi iete alla vecchiezza vicino, m' si nuovo', ( s
rano che voi per amore amiate , che quai un mi.

racol mi pare, 8C e a me di ci cadee il ripren


dervi, io s bene ci, che io ve ne direi , havendo
riguardo , che voi ancora iate con larme indoo,

nel regno nuovamente acquiato,tra nazion non co


nocuta, c piena dinganni , 6c di tradimenti , c

tutto occupato di grandiiime ollicitudini, ( d'alto

adfare , ne ancora vi iete potuto porre a edere,


( intra tante coe habbiate fatto luogo al luinghe

vole amore. (kieo non atto di Re magnanimo


anzi di un puillanimo giovenetto. Et oltre a que
o( che molto peggio) dite che diliberato have

te di torre le due gliuole al povero Cavaliere ,il


?ciale in caa ualoltre al poter uo v ha honorato,

per pi honorarvi quelle quai ignude v ha di


morate, teiicando per quello quanto ia la fede,
che egli' ha in voi, 8c che eo fermamente creda

voi eer Re , ( non lupo rapace. Hora evvi cos


too della memoria caduto le violenze fatte alle

donne da Manfredi, havervi l entrata aperta in que


o regno? (lnal tradimento icommie gamai pi de
gno dcterno upplizio, che ara queo, che voi a

colui che v- honora , togliate il uo honore, 6c la


ua peranza , ( la ua conolazione? Che i direb
be di voi e voi il facee? Voi fore eimate, che

ociente cua foe il dire, io il feci percioch egli


ghibellino. Hora queo della giuizia del R,
che coloro ,che nelle lor braccia ricorrono in cotal for

ma, chi che ei i fieno , in cos fatta guia i trat


tino? Io vi ricordo Re , che grandiima gloria v'
~

haver

POESIA

LIBRO

III.

233

haver vinco Manfredi, ma molto maggiore c me

deimo vincere, : perci voi che havcte gli altri


a correggere, vincere voi medeimo, ( queo ap
petito rarcnate, ne vogliate con cos fatta macchia
ci , che glorioamente acquiato avete , guaare .

Ma preiocbe tutte le novelle della detta decima giornata \


imo ollevate e nobili, e pote nel ne dell opera ua dal

iillenne Maero come da tragici poeti i procura per lo


pi di porre nell' atto ultimo il pi bello della Favola .

Cbe `per i due ii/i comico e iillevato anco da Boccacce


cbi fonti i poono attingere e del primo manifeta fede
fanno i proverbj delle novelle e altro raccolti da celebri
Annotatori ,* e 'del econdo il raccoglimento fatto dal Bern
bo delle celebri entenze dello eo Boccaccio. ( xo) Suc- "53323."
cinti imo e brievi ma aai eprcyivi nella loro dicitura e Ronn-0
gentili gl' anziani al Boccaccio medeimo ,- come i Vi].
lani , il Paavanti, il Cava/ca e Pietro Crecenzo. Ven
ne dipoi dietro al Boccaccio l immortal Bembo , il uale
uni nella tocana lingua due parti dicilzme cio [a ce].

tezza e la copia . Ne altri, credio, cotanto come il Bem


170 fajfztic non olo a rintracciare le origini della toca- h_ Am".
na favella , onde da Tocani ei e Fiorentini (1 1 ) joiicilldrc

detto della lingua padre , ma anco ad inalzare la lingua J e


nora agli ui iillevati e nobili della latina e greca quali
ono il diputare ed il perorare , il cbe con grandiima
veemenza e ottigliezza dauoi Aolani i fa . Ne .7M.
li oltre a ci unaltimo magiero e tetura di periodo,
e, una rotondita da Demoene e da Cicerone i corge,

e quel tuonare e olgorare cbe di Pericle fu detto ; ien


do noi al Bembo obbligati , non olo degli accrecimenti
della lingua, ma della eloquenza notra (alva la Vene

ta oria dal Bembo critta, unico imitatore della parit


e brevit di Ceare) Ma Giovanni della Caa del
Bembo pi uccoii e grave , ed il Caa nel lodativo re
torico genere, icome il Bembo nel deliberativo al pi al

to egno aggiune. Ci appare dalla ua famoa Orazio


nea

134

DELLA( NOVELLA

ne a Carlo V. , e pi anco dalla orazion ua panegirica


alla Republica Viniziana, in cui tanto e` pi bella la lo

de quanto pi Iaccoa alla verita e dalla vile adulazio


ne dediece latini Panegirii dilungai; ne quali imo per
ci moruoi i concetti e entenze , cbe Tacito ottima
mente oferv ne tempi de primi Ceari, ejcti le miniere
:mn-'13mm della adulazione conumate. * Ma il Caa nello em

re -Aitempo gli eempli porge della vera lode e glorioamente l'


m"

italiana liberta otiene. Cbe di pi grave e filoofico i


pu crivere o dire de uoi due trattati l uno delle cre
anze, l'altro de doveri tra maggiori e minori amici? Ed
in que/i" ultimo egli ba veito la novita del ubietto con
nuove dottrine , non accozzando le anticbe latine o gre

cbe, come dal, pi i fa de moderni ,* ma quee del Caa


nella nuova etica o morale in nulla cedono a quelle. Di

vere da tutti cooroei le qualita ono diBaldajjar Ca


lilla/ione il quale , l'arte del Dialogo mirabilmente uo co

tanto dal Caelvetro vilita e condannata con niuna o fri


vola ragione (ma qui non fa luogo il diputare di ci con
tro del Caelvetro ) . Ne uoi Dialogbi o quattro libri
per il Caiglione unice una mirabil copia d arti e di
dottrine, formando il uo cortigiano , quai come volevano
gli Stoici il lor lon) , cio hlo aggio, ala forte ed agi
le , _olo bello , olo eloquente . Onde a cagione delle varie
arti e dicipline cbe i riccbieggono a comporre cotal per
fettima idea del Cartigiano , i tutto il ragionamento in
credibilmente vario, diveri), abbondevoliimo ,* e qual u

me reale, cbe con la navigazione fi tutte le coe pi ca


N' e Prezioe un paee arricbie, t le il cortigiano immen

e notizie delle coe tutte nella mente inonded e` a noi


'pecchio di quella univeralit di apere , da greci chia
mata Enciclopedia. Oltre a ci la lingua del Caiglione

i varia copioa tera e pura, e ci, cbe il uo autore pro


fea cb ella non ia , perfettamente' tocana . Ma que/ic
qualita ingolari de principali autori nori, cbe noi non di
tutti di pocbi ancora in parte dipinte abbiammpi am
fiamm

POESA LIBRO III. 235


piamente decrivere i vorrebbero, quai come di quelle de'
greci Oratori Ermogene fece; endo certimo , cbe l' ita.

liana o tocana lingua, non lo ba purita e copia ma elo


quenza ancora. Onde noi qu avendo cotal punto tocco ola
mente, per ciolo cbe alpropoito norofa , paiamo pi avanti.
Irnperciocbe , ajjrettandoci noi al propoo ed ultimato ne

notro cio di trattare delle poeie in Italiana o Tocana


lingua dettate , convien avvertire , cbe alcune eparazioni

nella medeima lingua i voglion fare. E prima egli i vor


rebbe nella Italiana lingua e ne vocabolarj,o ne trattati c

ea alcuni uoi generi eparare; come il givoco del erio , e


l' idiote/imo da amenduni .' quantunque l idioti-imo fieo

abbia in parte del gioco/o. A cagion d eempio Covelle o


Cavelle, Vagnelle,Uguanno nelle novelle del Boccaccio o.
no idioteimi il primo Romagnuolo, e ignica nulla, il e.
condo Fiorentino e ignica al Vangelo , il terzo pur Fio~
rentino , e vale gia un anno . lpocralo e Galieno nel.
le novelle [lee ono giocoo parole e burlevoli; l una

vuol dire Ipocrate e l altra Galeno ; come in alcun luogo


Vannacenna per Aviccnna poo . Mail ottiliimo Cael

vetro ( rio non erro ) parlando erioamente nell' opere po.


ume, lpocrao die per Ipocratc. E alcuni altri Scritto
ri, non_ diinguendo tra le erie voci e diciture, e le gioco

e, o idiote del Boccaccio, o d'altri antichi tocani, l une per


l' altre poero ed uarono . E ci ovente uccede , endo
cbe la dolcezza e vagbezza del leggere i migliori auto ri no

ri ,di tutto il lo del ragionamento loro fa teoro e coner


va nella tela della memoria; onde poi lo ilo crivendo ,in

dierenti-mente le voci di qual/ijia zrte ne va togliendo per


vetire i concetti e penieri col nuovo ragionamento. Ora po

ciacbe le grantaticbe , e i Vocabolarj ingolarmente ono in


aiuto della ricordativa facolta inventati e campo/ii , dovreb
bero non alla rinfua ma egnatamente tra quelle voci e
par/ari diinguere , cbe alla divera intenzione dell autore
ervir deono; cio,ora di parlare con gravita , ora feoa

mente e per givoco , ed' ora di imitare le pei-ne bae e


ml'

236

DELLA

NOVELLA

meccaniche con alcuno idioteimo , cbe lultimo grado del


la energia ed evidenza , e cbe c012 particolareggia il fave!.
latore cloe Viniziano apaja anzi cbe di altro popolo o nazio
ne nella parola ea ,* come nella 'veduta di Alberto da Imo

la diceano al ponte di Rialto le genti dal Boccaccio no


ro introdotte nella ua novella: che xe quel , che xe
que]. Oltre a ci z / conviene la vera e particolar qua
ma della nora lingua indagare , ed in cbe ingolarmen

te ripofz'a ia. Percioclae ogni lingua, o ia modernm 0W


ro anie/oa ba un uo particolar modo e aim qulca'
tiva, onde non pure per lo uo vario dialetto , dall' altro'

diinguei. A cagion de/'empio , ritonda chiam la greca


iilliilgf Orazio ( 17-) WE 6' ucco/a cbiavnar puo la latina dol
gnmcnns ce veramente e conveneoolmente la no/Zra diremo. E co
e [core 0
tundo Mua Mec/Je altre parti poa ella con laltre communi avere ,
[ogni o
come la gravita in alcun modo , e la copia molto pi ,
(bench e i ooglia,ri/Zretca ia , onde la traduzione del

Caro della Enez'da,ai qualche migliaia a? wr zoercbia; e


la traduzione di Tacito del Davanzati qua/ 34 P
riga corriponde ) ; con nmoei la dolcezza d' ogni altra

coa pi ua. E la dolcezza', Iio mal non mappongo,pri.

ma dalla frequenza delle vocali nace , poeiacb a com


perazione della latina , la oolgar lingua , o tomm "4

vocale ba communemente di pi per parola,terminando le


parole ue per la maggior parte in 'vocali ;come quelle del
la latina lingua per lo pi in cononanti termMW- OM

fPTZZ Cl?? anca i pu cbiamar robuezza dtllf 0[


tramontane lingue , pi cbe da altro dalla frequenza del.

le cononanti i giudica . Un altra parte di dolcezza ba


la nolra lingua , la qual' la facilit e incbinevolez.
za alla rima . Ora la rima , fore ed in parte ,
non da altro cbe da quella gura E nata cui i latini

mlmente cadente o termnante dicono; e e ci nella


latina lingua dolcezza cagiona , dubbio non e' che nella
tocana pure lo eo eetto partorira . E doppia ancora
totale dolcezza fa , e nel mezzo del vero venga la
rana

POESlA

LlBRO

llI.

137

rima a cadere -, ne r perch il Bembo contrariamente

ejtimi, potendo di ci eere pi della intel/tiva facolt


l' udito eo giudice , come nel Petrarca
Soccorri la mia guerra,

* .

Bench' i ia terra e tu del ciel Regina


E

Vergine que' begli ocichi


Volgi al mio dubbio tato,

Che conolato a te vien per coniglio


Per la dolcezza cbe la pi bella e principal parte del
la lingua nqra da alcuno Oltramarino a torto e ata
effeminatezza cbiamata , econdo quella retorica malizia,
di pigliare quella ragione per cui la *Dirty al *vizio t a
omiglia ,* onde econdo Ariotile da uno cbe lodar voglia,
e' ladri cbiamanji conquiatori,e da chi biajimare intenda,

i Re ladri . Ma opra ogn altra coa ( ripigliando nal


mente noi la poetica materia nora) egli neceario di
inguere nella italiana lingua il favellar della proa da
quello del vero , pociacb hanno tra ei non poche diffe
renze. Ed quea , io mal non m'appongo , delle lingue
tutte pi belle ingolar qualita , come delle latina e greca

ingolarmente , cbe in altra guia i proatori parlino , in


altra i poeti. E ci non ,olo quanto alle orme di penar

dierenti e de concetti , e alla divera frae; onde ci


cbe i Profatori dicono: naceva l alba o anta-va il gior
no, i poeti cot diranno. (13)

La concubina di Titon antico


Gi simbancava al balzo d'oriente
Fuor delle braccia del uo dolce amico

Hh

gOpure

238
u. Petrarca

DELLA

NOVELLA.

Opure(i4)

Trionfo di

Tempo.

De l'aureo albergo con laurora innanzi


Si ratto uciva il ol cinto di raggi,

Che detto harci e' i core pur dianzi


Ed il nie-gare cotal diverit di par/ari , un volere la
pi bella dell' arti tutte, cio la poetica , dal mondo to
gliere. Perciocbi, il dire cbe il ole i corcbi , e cbe ab

bia l' albergo d'oro: o cbe l aurora, lamoroa ia di Ti


tone , queto e` creare cbe fa la poeia (e tale i luzio

uo) come della proa per lo pi e` il rerire. Ma cbi voglia


iparlari dell'una con quei dellaltra confondere non l'una ola
delle tee arti ma amendue a morte porr. Sicome lodevole non
parmidi coloro luanza,iquali di Proe trattando in compro
vazione de precetti loro , gli eempli de poeti adducono .
ls-Vl XT7,

.al lcgnodel
. h Lun

Sicome fa Franceco Sanovino ne uoi tre Libri dell Ar


te Oratoria (15) il quale degli eempli de Proatori no.
ri potendo dovizia avere; non impertanto i pa/i de poe

ti adduce largbiimamente . Potrebbe/i dire cbe ci egli fa,


perciocbe gli* eempli de poeti a cagioae del vero pi e.
gnatamente nella memoria i imprimono ,' ma ad un altro

male i viene a izggiacere perci , ed di confondere l'


uno con laltro ii/o, e l'una con l altra faculta, e a ti
rarci in eno quella erpe o difetto cbe ad alcuna nazio
ne de nori tempi fb oppoo da altri; cio di eere pro.
atori in vero , e vereggiatori in proa. Vuole adunque
nello eprimerei pen ieri ed i eni, dal vero ,la proa e

Parari , ma il linguaggio a mio credere altre-ii. Ora


icome le icbe o naturali coe nella loro irmazione grada
tamente camminano, cori pur l arte fa. Cbe per cotea

ragione dz' mi; 411m lingua nelle proe notre, altra nel
l! rime' (non dicei del tutto ma in parte ) dall uo pri

mamenze nacque , cbe per cagion d eempio , o a cao, o


per alcun commodo di e {tutti e devere nelle rime, e ver

POESIA

LBRO

Ill.

2-39

i ; e Frutta e frutta e dovere nelle proe. O pur ci dal


coniglio e voler nacque de primi autori della lingua no
ra , e primi non olo di tempo ma di dignit, quali ano
il Dante, il Petrarca, ed il Boccaccio; perciocbi empre il
Petrarca nel Canzoniere die frutti e dcverc. Ed il Boc

caccio am meglio di dire dovere nelle proe e frutre e


frutta per lordinario , bencbi alcuna ata frutti dicee.
Similmente a ci altre diverit corgere poono ne Pro
aici e Rimatori nori pi anticbi , cio o poco prima o po
ccrdopo l'et del Dante, del Petrarca, e del Boccaccio ; le
quali, I' io non erro , quei del ecolo millecinquecenteimo
tanto accuratamente non videro n coii puntualmente erba
rono; il cbe con maggior particolarit e pi egnatamente
oervar vorrebbe/i, quando l opera nora non intorno alle
coi? , ma alle parole taggirae. Per bai a noi l' avere
qutez accennato ol tanto, cio cbe l italiana lingua del
vero e dall'uo
come
in parte dimorato
altra da edapiliollenni
quel/a delle proe
autori;
; e doverebbeji
cbe ci
dall'arte maggiormente dimorare cbeopra l uo ed autorit

de pi eccellenti uomini nelle lingue i forma . Intendendo


noi qu per arte le oervazioni deVotabolarj, Gramaticbe
e Rimarj . Ne' quali partitamente ancora come accennato

abbiamo, non olo le poeticbe voci dalle proaicbe , ma le


giocoe, e gli idioteimi dalle erie, e colte con miglior ma
gierio ditinguere i dovrebbero. Finalmente queo ragio

namento noro d intorno alla Italiana o tocana lingua


nobile e in cuii crive con una oervazione chiudiamo. Sii
detto di ipra per noi ,' cbe il particolar pregio o qualita
della lingua nora la dolcezza e le tenerezza , non per

in tal guia cbe cotalia qualita di ea ola, onde _non abbia


ancora , come oerva il Bembo la gravita altre parti al
la interezza della eloquenza ricbieie . In quella guia cbe
ella ba l abbondanza e la copia, non coi per cbe frizzan

te non poa eere e brieve, come in moltmi eempli del

Boccaccio , e d altri crittori oervare i pu ,* cangiando


i , o cangiar potendoi' 1 Italiana lingua qual Proteo in
-

2-

"I":

240

DELLA

NOVELLA

tutte le forme della locuzione. Ora da ci due particolari

frutti raccogliere i poono alla novella Italiana poeia no


ra apparlenenti. Il prima , non doveri ne tanta ne`

tale maraviglia fare, cbe nella Materia d Amore,come


il Minturno nellaua poetica crincotantoi nori poetato
abbiano , e eguai tuttavia a portare , come un moderno

defft( 16 ) lagna , con aggio avvedimento , invero ma cbe


km rom-.non
guire nelle
con l'Italiana
arte , opoeia
natura
l amoroo
i confacevole
ubietto. Perciocbe
e materia ,il non
t" quai elezione , ma detino e necetd della Italiana lin

gua , cbe per la natia dolcezza piu cbe d altro degli amo
roi parlarie` ampiamente capace. Onde Carlo ,Quinto 1m

peradore diceva ( e mal non mi wviene) cbe con le Donne


voleva/i in Italiano favcllarc,il qual detto dalla natura ad
un tant vomo dettato , maggiormente vero i corge dall'
arte nora ; conciojiacb dimora i cbe l ltaliana fa
vella agli amoroi parlari mirabilmente erve. Un' altra pi
ottile inveigazione dal prememorato principio i attinge ;
cio cbe in quella parte eguir vuoli l italiana poqa a
cui naturalmente l' italiana lingua inclina; come lo ilo fa
ceto e lepido nelle Comedie,ene Romanzi cbe con la dolcezza
della lingua nq/lra ba relazione e proporzione, appartenen

doi tanto il giuoco , cbe la dolcezza come pecie alla me


diocrita , come genere . Cori il ragionar de' paori per la

ea ragione della dolcezza alla poeia nora pi cbe ad


altre convenird . Cori la lirica notra per la efa dolcez
za, delle due Latina e Greca di gran lunga i di/iinguera

potendoi` dire dell Italiana lirica ci che nelle Ovidiane pi


n_ Bell_hlghole Laodamia dte a Protei/ao. ( 17)
nnt: u; xo.

il-us

Altri imprenda le guerre: tu gli amori*


Proteilao
illa cotea univerale dolcezza della Italiana lingua , _nel
le altre particolari lingue d Italia ingolarmente regna e

corge, come or ora vedremo.


Con

POESlA LlBRO lll.~ 24:


Concioiacbe` quantunque al econdo libro abbiamo fatto

l I,

non i leggera menzione di queo ampimo ubietto o gene Pelle va

nere dell' Italiana poeia , cbe e ripoto in varie lingue na m "8


tura/i , comecbe idiote di pi citta e contadi dell Italia, Mi_
contuttoci , vuoli qui cotal genere molto piu particolareg
giare. Maimamente,non potendoi qualunque precetto darte

o oervazione e none con eemplj avvalorare,o dimq/irare.


Tutte per genera/mente le Italiane lingue dimeicbe e di
ciacuna citta o luogo proprie, niuna eccettuata , qua] pi

qual meno admettono veri e poeie,-non altramente ne in


altra lingua rmandoi le matinate , e le canzoni amoroe

che il volgo ua; ma alcune di ee lingue ingolarmente i).


pra dell' altre eccellenti ono , e dall altre ditinguoni , [o.

me pi capaci di tenerezza ed' ogni altra qualicata parte


di poeia. E ci non per altra cagione, e non percbe, co
me al econdo libro detto abbiamo, i pi colti piriti, e di
natura , e d' arte poetica abbondevolmente forniti, in ee
lingue molte e belle poeie compote banno , le quali , o con
le critture, o con le ampe imo reiate alla memoria degli
uomini conacrate . Pociacbe que' veri cbe nelle prefate
lingue dal volgo naturalmente facevani, come amore, o ge
lqia , o altro amoroo aetto a rozzi ingegni dettava da pi
ublimi ingegni , e valoroi poeti coniderati, arte fecero di
ci cbe era puramente natura , e poeia nuova ed impen

ata eanullaltraolatina o greca o tocanaimo/tante . ,Quin


ci quegli aetti medeimi abbellendo cbe razzi erano , e
con avvedimento poetando , ove altriacaia lofacevano,ai alto
egno conduero queo genere cbe oggimai pu co pi colti
di poeia giorare . Anzi t' e` per noi oervato , ( conide
rando fotti/mente alcune cotali poeie ) cbe la grazia loro e

vivezza tale e tanta , cbe in ee traportate le tocane


canzoni , o imetti , o altro nulla perdono, ma beni) acqui

ano;la dove e nella tocana lingua e veri) efeee poeie


recar i vogliano , non giungeranno mai a quel egno di bel
lezza in cui i trovavano. Ci ingolarmente i corge nelle
rime in lingua ruica Padovana di Magagn Menon e Be
gotta,

242.

DELLA

NOVELLA

gotta , da varie traduzioni o imitazioni del Petrarca dell

Ariao e d' altri' , cbe nella premernorata lingua fatte rr'


tengono mirabilmente e fore accrecono la forza e grazia
degli originali loro 5 come quea cbe E rino-namento di quel
cli Catullo.

chili. Vi.
men-il-

muta!?:33.6"

Vam mia Lesbiamiamo ( 18 ) ~


Eto Viga me bella con la e

Dagone del piaer , vogiene ben,

E lagon dir i viecchi carcos ,

Chel no ghe tira pi el cuor da far ben.


Quel

ittar de garuooli , che t' h


'IPorner
a rebutar ' anno che ven:
Mo qui che muore , e che ven etter
l no torna me pi , me pi i no ven .

E no vegnanto , el beogna , che i ea

Senz uogi , enza recchie , e enza dente,


E chi n habbia piaer , pi con g' haea

Viga me bella no crer me pi gnente


Al zanzar de to Barba , e de to Mea ,

Ch' agnon ven anto , col ven depoente.


PNA-3071211' anco qnea col rinomato pao dell Arioo
La Verginella imile a la roa ec.
La Verzenella purpio a muti` la ruoa ,

Che upia in t un bel orto , s un roato,


Che inchin che la a freca , e olioa,
Pie

POESIA

LIBRO III.

243

Piegaro. no la tocca , Pegoraro,

B vento ,> c la ros la ten oroa ,

L' acqua, la terra norigarla h caro;


Zovene, viecchi , e Putte innamor

In le recchie, e in lo en n' h empre me,


Mo coIi preo co l zo del pin,
'O del roato , donde l"e naua ,
uanto l' haea de bianco, e de roin,
De bello, e bon , l'21 perde n imbattu-a,
La Verghene dcrave eer nchin

Che la po empre me retta , e avezua .


Che con l rotto quel o bel pecollo
Tutti ghe d de muo , e torzc 'l collo.

Ma in tutta la predetta prima parte di rime ono pi


altri penieri de miglior poeti o imitati, o emulati , o nuo
vamente veiti, cbe loccbio rileggendoli, e la mente con

iderandoli rimane tra il ;i ed il no, e ia pi l' origina


le o la copia pi bella . Non gia cori avviene nel voler
emulare o tradurre nella tocana e adorna lingua cotali
poeie nella popolare e bazzeca dettate. Come a noi avve.
nuto volendo traportare la eguente anza di Moni#
gnor Simone Rau e Requeeni; di cui ingolarmente lul
timo vero o concetto non abbiam mai degnamente potuto

con tocane parole retituire . E pure contiene una indici*


bile tenerezza .
Cui la tua facci angelica e erena
Di culuri viiu pallida e vlancu .P

Dcbil aitta, c upra un lignu appena


Reggiri poi labbandunatu xiancu.

Non poi moviri un paa, 6C a gran pena


Movi lo guardu; e na locchiu ancu -.

Repira un pocu, e 1 non hai chu lena,


Pigghiaci lu miu xiatu ora a lu manco.
N

244

DELLA NOVELLA

N a pi facile a volger in volgar colto la eguente o


Canzone , o Egloga cbe vogliam dirla in lingua Padova
na ruica.
I
Uando la Mea Baora
QCon la gonnclla negra

In compagnia de lhora
Corre contenta , e' allegra

A Barba curo in en,


Che xe tutto cl o ben:

Mi co
a poo penare
Ch' agnon co indromcnzb ,`
;MT-53;_-

E che l' comcnza anare

"

La Cita, u e z,(:9)
A me uogio partire
Do a fcnzo dc dromrc .
E poApento
ian , ghe
ian 'l caetto
Me ven vco, e 'l gaban

Dal pao , e dal dclotto,


Puo tuogo el me capello
Pin dalegrcia an e110:

,
-

E con 1arco , e le frezze


Che me pot-ze el Deicro ,
E ben ccnt allcgrezze
A alto in ul entiero,

~ - '
-

On gh contugnamcn

Le peghe dagno ben .


E habbanto dal galon
Amor ch' empre ardo,
E l Prgolo poltron

Che empre me- ven drio

.
A por

POESA

LIBRO

111.245

A porto in en du pan

Per far tacre un Can.


Po vago don mapietta
Con zuogia, e batticuore
La me Viga oletta;

Ma ea' benetto amore


Che m no garbandona

Quel che 'l cuor ghe dona.


B de fatto ch'a on

Ape al o cannol,
Ella che in cuzzolon

Mapietta livel
Sta quacchia in t un coatto
Co farae un lievoratto.

E i nona cetire

Se in prima livel
Mi no ghe fago aldire
Bel egnal, ch'a ghb d,
Segnal che no e d

Far chaltri el appia m.


E ella co l al ente
Deto alta u,
E i me ven arente
De muo che tutti dd

Staganto a brazzacolo

De du a paremo un olo.
CC.

Lherbefina iora

E agnherbole , agnaltan,
1 i

Cli

246

DELLA NOVELL
Ch nac de li via
G ha nvlia al me gaban,
Che ca dcvent letto
Del noro gran delctto.
CC

Ma la ella Boara

Che mc uol far paere


Con l' el tempo che sata,

Ven a farmc piaere ,


Che l' quella che uole
Dcdiiar l Alba, e l Sole;
cc*

Mo el me pare an dap
Sentir, chAmor nc diga

Que etu Magagn


E ti bella Doviga?
No viu l Alba, che vuole
Preo aurir luso al Sole?
GC.

E nu ch' a cognoon

Che l pur troppo el vero,


Da bel nuovo a cercon

Satuoare al deiero
Pregando el Sol, che vuogia

Lagarne anchora in Zuogia.


CC.

POESIA LlBRO III.


Ma el che fuori ben,
Perque 'l enta dagn hora,

2.47
.

Gh ha invilia del me ben


Scumenza in o malhora
A deuar le elle

Che par tuorzi , e candelle'.


E nu du upirando
A e enton morire'

E i a digon pianzando:
Se l duogia el partire,
El lo a olamen
D che e vuogia ben.
CC.

E perque Barba Gallo,


Che eal fatto un Cappon
Laora, e fa un gran fallo
A chiamar uo agnon,

Mi ch a no poo pi
Intertegnirme li:
A digo : Horu a ve lago
Lanema el prito , el cuore,
An mi dis ella, a vago,
( E reo col me Amore)
Ma ~1 pi
va incontra
ch,

,fi-pl".- 4

e rime

del Mogan
ele-65;.

E g vocchi torna in qua.(zo)


Ma per pi cbiara ierienza ponga/i otto agli occhi la

eguente anza di Micbele Maracbino Ciciliano poeta, la


quale comecb ia vagamente *Do/tata in nora lingua dal

mio Conte Alfono Monti-ari , con tutto ci a giudizio

dell'autore medeimo la traduzione non aguaglia l'origtsale.


-

I i

:48

DELLA NOVELLA
Di Miebele Maracbino.

JAuni in Colcu pri lu vellu auratu


Drizzau li vili lu chi forti inverno,
E laudaci Prometeu arriicatu

, A lu Suli rubbau lumi upernu;


Pri la ua Ninfa Orfeo tentau lu fatu

E rtruvau piet nelloddiu eternu,


Iu tcntir pri Vui , miu Suli amatu,
E, mari, e celu, e alultimu linernu.

Del lilontenari .

laon di Colco al crudo avaro lito


Acci del veilo d or i fee adorno

Per locean delle tempee a corno


DArgo drizz la prima nave ardito.

Prometeo con pi rano ardr alito


S la sfera del Sol di mezzo giorno
Rubogli il foco al vio ardente intorno

Per dar vita ad un' uom di creta ordito.

Orfeo tent per Euridice il fato


Si che ottenne piet dall odio eterno;
Se indietro a lei non i volgea, beato.

lo per voi mio teor olo e upcrno,


Mia Donna anzi mia Dea, mio Sole amato

Cercher tutto il Mar, il Ciel, llnferno.


Ora

POESIA LBRO lll. 249


Ora endo tali gli eetti delle poeie noire Italiane nelle
lingue particolari dettate , cbe pi penetrano al cuore , e

pi alla intelletiva virt pervengono delle tocane medei


me , vuoli la cagione di ci pi veriimilmente indagare .
Prima egli certo cbe la lingua cbe i fave/la pi alla na
tura t avvicina , e pi da ea immediatamente i parte,
cbe qualunque altra lingua,o udiata o na/fiera. Cbe pe
r qualunque ;fgo d aitto cbe dall' animo ece, di quelle
prime parole i vete cbe ritrova , per dir cori ulla porta
dell animo fieo, cbe la memoria , e cbe ono pi conve
nevoli, perch meno ricercate. La dove dovendo o volendo
noi li eni nori dij/piegare nelle apparate lingue, come nel
la latina , o greca o tocana , facciamo quai come cbi le
vandoi al bujo molto pena in ricercare le proprie vei , e
talora i' una per l altra piglia. E ci cbe nel/e parole ac
cade molto pi nel peniero avviene, cbe di qualunque ait
to parto e rampa/lo. Pociacb la neceita di eprimere to
amente il peniero, o la niuna cura di adornarlo o di do
verlo porre in maccbina di compoizione , lo lacia pi inte
ro , e la ua naturale bellezza in nulla concia. Come per
lo contrario poo l'animo in procinto di piegare i uoi eni
con avvedimento , aombra e hpendei , coniderando di do
ver parlare nobilmente e piacevolmente nella compoizione
udiata . E come talora il Dipintore fa cbe per troppo vo

ler adornare, gita/la il tutto ecorrompe ,o per voler fare un


di/Zgno equiito e raro , forma imagini o nzioni meno pro
babili , e meno imili al vero ,' cori a noi avviene, dovendoi

concetti nori forbitamente eprimere e in lingue colte di


piegare . Un'altra coniderazione pu , tio non erro , l'ocu

ra cagione cui andiamo rintracciando illuminare. Concioia


cb il parlar commune ed ordinario pi dello crivere e com
porre adoprai ; onde la neceta dell' ui) pi aotiglia nel
trovare vive epreoni e parole ignicanti con forza , e
talor leggiadria . Cbe per la metaora , e pi altre gen`

tili gure bel/Mme nacono ulla lingua del volgo , dc con


tadini, -e delle ferninuccie . Onde , poicbi la natura e di
tutte

e 'di

250
DELLA NOVELLA
tutte l arti maera , e la dialettica; z la retorica e m
anco la poeia in tutti naturalmente albergano ,- conviene ,
come i Maert' dicono , in tutte l opere d ingegno queo

modello della natura oervare ed in eo peccbiari, per l


arte perfezionare. ,Quinci e cbe igran retorici ed i poe
ti altres propongoni per ipeccbio, alcuno grandemente ap
paonato e i di lui concetti attendono , e le parole ojr
vano, e talora le ee,e gli'lei nella loro poeia o ragio
namento traportano. Anzi coa io dir non i agevolea cre
derei , ma pur vera ; cbe pi d' una volta a me avve

nuto , cotali poeie nelle lingue idiote e popolarecbe rileg


gendo e oervando, miglior frutti di veri e rime produrre,
cbe non riguardando que' poeti medeimi , cbe in colta to/Z
cana lingua criero. Tanto e vero, e per ragione, e anto

per :ue-rienza , il pregio e la potanza di ee poeie nelle


particolari lingue e idiote dell Italia compote . Le quali
noi diciam razze e viziate per guardo alla tocana lingua

atutti coloro univerale,i quali jcriver vogliono Italiane pro

e , overo rime, e non gia , percbe le pre-fate lingue parti


colari non abbiano loro modi e regole certe e determinati

conni entro i quali trattengoi e fuor de quali non loro


"Le Mu*lecito ucire. Per , a cagion d eempio. la Ciciliana lingua
e sinzneba la ua Gramattca , ( 2:) cbe ragionatamente fave/la
;,",,",-,",,T,";come l' altre, della giacitura di tutte le voci, cbe compongo

'lgzzv no l' orazione. Ma e mirabil coa l oervare , cbe non mi


ca lirici o brievi poemi olamente in i fatte poeie compoi

furono , ma ed' intere Comedie , e poemi lungbiimi; i co


me tutta la Gerualemme del Tao lata volta in lingua
Napoletana dal Cavalier Baile , in lingua Veneziana dal Dot
LVL-xiitor Toma o Mondini( 22) in lingua Bergamaca , eGenevoe

Lona-

da altri. E cos di altri poemi avvenuto ;merce non olo della


graziae leggiadria made/la copia eabbondanza in cora/ilm
gue trovata;come nelle feraci edabbondevoli miniere dell oro e
d altri metalli mpre ineaua vena i raccoglie agli ui dell'
umana vita. Se bene fa qui luogo partitamente di ee lingue
ragionare, ei vedere quali e quante ee iena cbe Stanno i
arga

POESIA

LIBRO

Ill.

25!

d larga mee alla ltaliana e novella poeia nora ommini


rato. Tra le prime pi fertile ed antica la Ciciliana a
ta certamente. E deb volee il coniglio, o la iirte cbe la
nazione Ciciliana avee delle poeie in ea lingua critte
maggiore conerva fatta ( quantunque abbondevolmente og

gidi i? ne leggano ) e allora da una grandi/ima dicolta e


dubbio liberi aremmo , cbe ci involge preentemente e ci o.
vrala . Cio e l origine della italiana poeia da Cicilia
na, o da Provenzali pigliari voglia. Pociacb quando pi
di quelli, cbe di que/li anticbe poeieo rimei trovaero ,en

do la Cicilia indubitatamente all Italia appartenenteji , gl


ltaliani e della loro poeia ati arebbero onte e prin
cipio. Ma di que/feo ad altro luogo e tra poco tratteremo .

Ora laciando dall' un de lati il tempo o incominciamento


della Ciciliana poeia , della quantita ua e qualita ragio
naremo . Perciocb molte rime e ampate e manocritte in
lingua Ciciliana i leggono . Come tra le ampate , molte
canzoni overo ianze( 2 3 ) in due Parti di molti , e cbia
ri Poeti i contengono del mill-:imo cinquecenteimo Secolo ,
tra quali ba il principato e la corona Antonio Veneziano.

Altre piu 'anticbe er ve ne potrebbero cui noi non ab


biamo vedute . 'Alcune per delle manocritte anziane a
quee ci ono venute alle mani. E nel paato iacolo ori
to in quea parte cbiarimo Monignor Simone Rau e
Requent , quantunque da raccoglitori o Critici poco mento

vato . Ma come le coe imo nella loro orgente e centro pi


copio/e o maggiori, coti nel regno teo di Cicilia ioriranno
mirabilmente e le anticbe e le moderne rime in ea lingua.
Noi abbiamo nella citta nolra il Conte Alfono Alontenari,
il quale oltre la tocana poeia anco la Ciciliana coltiva leg
giadramente , e ci deve piu maraviglioi; parere ,imperciocbe,

non eendo egli nativo Ciciliano, ne mai in quelle parti di


morato eendo , ba il pregio di una iraiera lingua e non

ua , quale la latina o greca arebbe. Onde e criveremo


qui alcune ue anze o canzoni,e ne nacer) all' opera no

ra ilpregio della novita , enon ara credo ci preo da Cici


liani

a): Rtcolta
detta:

zsz

DELLA

NOVELLA

liani rimatori in mra parte; come quelli le di cui Cici


liane rime , o ampate ,-o manocritte in pi raccolte i leg.

gono, e al mondo ed alla fama conociute imo.


l Giovi di lu Empiru autu , e upranu
Pri Mercuriu mandai a mia aviu:
Di chiu chiantu mieru mundanu
'Vila, e pl."

Achiana in Celu, und leternu riu.


Iu, chi a (*) Cuzzanu s pri jiri, chianu

hgiol deli
zoo decon

Mercuriu miu, ripundirria urpriu:

n' Allegri_

A gaudiri cu mia veni a Cuzzanu,

Si poi vurrai jirrimu in Paradiu.

i?
Qgandu iu naei, mangiaui-li jidita

Lu Fatu, e poi mi riverau la cuna;


Impr michinu in tutta la mia vita
Nun guai gioia, e cuntentizza alcuna;
Pri mia lu Suli ha facci culurita,
Pri mia secclia, i sblendi, la Luna:

Pri diri in na palora: iu calamita


Sugnu di loddiu, e di la ria fortuna.

*3%
Undi s, Troia orribili tabutu

DAia, e dEuropa, li auti mura toi?


Undi lu Regnu jiu, chavia tributu

Di middi naziuni? undi li Eroi?


Lu locu, undi tauzai, cusi mutu

Chi timinu puarici li Groi .


Ahi comu bruttamenti t'ha sbattutu

Na Micenea cu li biddizzi foi!

XF
Di

*AAR

<

POESIA LIBRO il].

253

ZX*
Di socchiuzzi picciotti farfareddi
Incindiarii d Amuri li pu iddi
Comu dui 'nfuriati Mungliibeddi

Ruttanu upra mia tanti faiddi


Chardu li petri, aciucu li ruceddi
Sfazzu li negghii, aumicu li iddi;

Ma chi farria, i fuivu , occhi beddi


Acus grandi, comu picciriddi?
:ih
71K'
Tanta colata n ha , n tanta izza

Vipera calata, e Tigri avvnta,


N la cuda acus torci culzza
Si di cinniri ardenti intornu' cinta
N xiuciu mai dAurali ventu attizza
Cu tanta forza alcuna xiamma einta

Comu avvampa, 1 orci, infuria, e guizza


Raxiuni in mia dAmuri opprea, e, vinta.

aa
Vatti conza li rizzi, e fattibedda
Licia la frunti, ed a lu guardanfanti

Cu lu tuppu autu appizza la gunnedda ,'


Xiuri, e attaccagghi mettiti davanti.
Ots tabbigghia da nnamurucedda

Chi pumpua, chi linda, e chi galant.


Chi quantu chi la Figghia bedda bedda

Tantu a la fea chi picca lAmant.

iii?,
K k

OPri

254 DELLA NOVELLA

*XXX*
Pri Racheli Gacob etti c cttann
Cu Labanu irviu ma poi la ottnni

Impr di poi mddi [oerti aanni


Furtunatu, c lic iddu i :inni

Undici anni iu erv li dui Tir-anni


Amur, e Gluia talch ci vinni

Pri na Bedda crudli, e nd' hippi danni,


Peri lu tempo ,cd accupai li pnni.

#
Stu Cadavru orribili sormatu,
Chi a la Morti fa omacu , e paura
La Donna era chi bedda ch ideata,
Pochi c Mundu , avir la Natura,

Sarr di cc nu pocu dvoratu


Di li vermi ol i in cpulcura;
Svanu tanta biddizza cu lu xaru;

Di middi ev opta sci un puntu dhura.

Or dopo le Ciciliane rime, occupano il Z-condo luogo nell Ita


liana poeia ncra le critte in. lingua ruica Fiorentina.
Ed alcuni yrie voranno cbe il primato tengano bpra quelle.
Perciocbi e la perfetta Italiana lingua a la tocana , ci
cbe di eaiea idioteimo ara a tutti gli altri idiotcj/imi
per probabile ragione uperiore. E nc` pi n meno, diran
no i Ciciliani e gli altri .* cbe nella ua linea la loro lingua
perfetta , e cbe indubitamente /lo alla perfetta Italiana para
gonandoi, idioteimo embrai Onde i intender da que/li,

cbe meglio ia la perfetta Ciciliana della imperfetta Fioren


tina . Per noi di cotal lite o dubbio nulla determineremo ;

e direm olo avere la ruica Fiorentina lingua i uoibvzzi


e e

POESlA LIBRO III. 255


e belle-;za e gentil proprieta, come i corge chiaramente dal
le due altrove mentovate comedie, cioe` dalla Taneia e dal
la Fiera del Buonaroti , aal lamento di Cecco_ da Varlungo

di Franceco Baldo-vini Priore di Santa Felicita di Fioren


za. Seblycn aai prima divo/gate erano le anze del Ma
gnico Lorenzo de Medici in lode della Nencia ,e quelle di
Luigi Pulci in lode della Becca. Ma alle due , Ciciliana e

ruica Fiorentina , -voglioni aggiungere la Napoletana , e

la Calavree, nelle quali leggiadri/fe poeie pur lette abbiamo .


Appreo alle prernc'morate , molto nel uo genere grazioa
e vaga la Padovana rutica , detta volgarmente Paoana ,*
iccome dalle uperiorrnente apportate Poe/ie raccogliere i
pu. Anzi in ea ono critte pi come die'iotitolate ali Ru
UW b' aim! proe o ragionamenti ancora ,-il cbe nota

bile particolarit di tal lingua . Ed in lingua Veniziana altre!)


ima famoo" 1c' poeie del Buinello , e tutto giorno i odono
canzonette in cotal lingua cantare , alcune delle quali ban
no vagloczze e grazie ingolari. N alla nora Veronee lin

gua mancato il uo poeta qual fu Lorenzo Attinuzzi.


Nella lingua Bolognee altre!) ono public/ye e facetime poe
ie la Banzola di Lotto Lotti , e la Bernarda Comedia in

lingua rulca. Ma le intiere Comedie ue il Maggi ba crit


to in lingua Milanee , le quali fore e per le imitazione del
coume , e. per le grazie e lepidezze meritano ingolarmente
all autore uo , il nome e la corona a'i poeta.
Ma perch le parti comunque belle della poeia no-

In.

ra dal tutto ai (a non ci diraggano (ed avendo an- Del vero


`co delle lingue a jocienza detto) del vero ero e ri- ltalian_0
ma ora fa luogo di ragionare . AI qual luogo la gi ad- geggeiz
dietro tocca qui/lione co Provenza/i ci eonvien rinovare ,ebbero 1*

per ci per olo cbe alla. rima e vero taoetta ,' pocia Orgne d'
cbe delle particolari poeie , cbe alcuni vogliono aver noi K'jg
da Provenza/i. pree pi avanti faoelleremo. E primarnen '113 zi.,
te quanto al vero appartieni , inclinanao il Bembo nelle ma u: proe a credere, cbe tra I altre coe, aveero gllta

liani da Provenzali il vero preo, il Caelvetro cbe alle


K k z.
predette

256 DELLA NOVELLA


predette proe le giunte fece,in queo i come in pi altro
gdhi di contraria opinione dicendo:(z4) Anzi crederci che il
Napoli i714 vero volgare o intero , o rotto ia ato trovato da
glltaliani per quea pruova, che l'uno e l'altro o

no tratti da veri latini antichi, come apertamente


moreremo; ed da imare , che glltalianigli ab

biano prei e meglio e prima , i come pi inten


dent della lingua latina e de veri latini che i Pro
venzali . E ci il Caielvetro prova dipoi in tal guia .*

Quando adunque il vero volgare di undici illa


be,ed ha lacento acuto in s la ea preo dal Falc.
cio, chiamato comunemente endecaillabo ,il quale

ha di neceit la ea illaba lunga e la decima ,

Eempio del Caelvetro


Cui dono lepidm novum libellm
Che per coa mirbile s' addta
E iegue. Ma quando di undici illabe , ed ha l
accento aguto in s la quarta illaba , preo dal

vero chiamato Saco, che ha di neceit la quar


ta e la decima illaba lunga, li come il volgare ha
l accento aguto in s la quarta , ed in s la deci
ma, cos

lam atis trrs nivs atque drz,


Voi chacoltte in rime paro il uno

E laciando altre pi ottili omiglianze di tali veri vol

guri a tali latini , dal Caelvetro Decolate , egli vuole


in iimma cbe quai geometricamente , come, e dove i ba
la lunga illaba al vero latino, cori , ed ivi i abbia l
accento aguto al valga-re. Parimente della ea dottrina
i
dimorarc
natura Ipponazio
degli druccioli
rierve
, cbeegli
dicepereer
prei dallaGia-bo
, come noi
Ibis

A, ~<._~~

POESIA LIBRO Ill. 257


Ibis Librnis inter alta n'vium
Vinca ll cuor vro in tanta ua vittria

Finalmente cos egli fa nacere da corti veri de latini


i veri .corti degli Italiani : come
Grato Pyrra ub ntro
Donna non vi vidi io

Ora e per que/la proporzionevole omiglianza de volgari


veri co' latini, e perch vuole il Caelvetro cbe gli anti
cbi Italiani pi intendenti foero della latina lingua cbe

non i Provenzali, egli al/l eima contro del Bembo ina


tali del veri) noro da Provenzali medeimi . Ma vaglia
quanto efr pu valevole cotale Caelvetrrica ottigliezza,
un altra ragione dell origine del vero noro i vuol qui
eporre da noi, della cui forza ogni dicreto lettore giudi
ce ia. Egli i indubitato , cbe da tempo immemorabile
nell Italia ono ate le mattinate e le altre amoroe can
zoni delle genti vili, e de contadini ingolarmente; corcb
nelle pi alte montagne ed ermi luogbi i e empre amoro
arnente uonato e cantato . E ci i e fatto pi o meno
nella ejjb veri) o ver/i , cbe da poeti nori i adoprano
e crivono abilmente ne Canzonieri. Ma egli anco cer
tiirno , cbe cotali genti razze e alvaticbe , per dir cor? ,

non hanno mai, n co Provenzli , ne` co Ciciliani com


mercio auto , ne eppero cbe al mondo ojero: e non ban
no mai i latini Poeti letto , come gl' Italiani n pure,
non intendendo el/i lettere. Dunque il vero in cui can
tato hanno ,e cantano tuttodi tra ei* nato , ne` da

alcuno l ban pre o . Mirabil coa e` bem) cbe cotal ra


gione al chiari/imo Crecimbeni orza non facee dicendo
egli della rima: il nacimento della poeia rimata non
pu prenderi dal cantacchiar veretti e dall'accoz
zar rime che fa il volgo nella ua lingua natia .
Ma

258

DELLA

NOVELLA

Ma veramente e vogliamo l' ordine di natura ieguire ed


attendere, fu prima i! favellare dello ierivere , prima lo
racantare, cbe con ottili avvedimenti muici cantare,

pertbe fu empre la natura prima dellarte. N per tro


vare quel uono o muica, cbe nel veri) nolro dalla gia

citura degli accenti nace , fu di meiiere , ne ora lo ,


miurarlo colSaco , e il noro vero lungo, ne col Giam
` bo 1pponazio , e il noro corto. Ma come la natura

da prima ne latini, o per dir meglio ne greci, enza altro

modello di anteriori veri, trov la proporzione delle lun


She' e brievi per far leametro e altro, cori la natura

medeima aver-i da i: trovato nel vero volgar noro la


coniinevole giacitura degli accenti. Anzi nel tempo in cui
[4 ?Mi-t ota nacque, non altra idea de latini veri ci
aveva , cbe deLeonini, cori detti , come ba il Gravina

da un certo Leone Monaco cbe autore ne fu , o cbe mol


to gli u. Da quali come probabile e", cbe la rima no
ira nacee, cori meno ragionevole cbe il volgar vero

Wl 0'585"? , quando que' Leonini veri erano per lo


pi ejiimetri , e non con gli eame-tri ma co Saci , e
Giambi Ipponazj il volgar vero e` dal Catelvetro pa
ragonato . Ma allora i poeti lirici di cotali veri au
tori nacoti giacevano tuttavia communemente nelle Ba
die e Canonicbe , o in altri ripoigli . E tanta era
de latini autori , :i poeti, cbe altri, la dimenticanza , o
ignoranza, cbe come crive il cbiarimo Patrizio Veneziano

il Signor Gio. Battiiia Recanati nella ua vita del Poggio


Fiorentino Storico , latinamente e con molta erudizione crit

ta, il Poggio lco da edici manucritti latini autori di ma


no a Pizzicagnoli o altri ricuper , iccome fore per ma

no di cooro periti probabilmente aranno molti altri autori


cbe erano prima della _tampa manocritti . Dunque ragio
natamente concludendo noi , il veri) noroi nato indipen

dentemente da poeti latini, cbe non ci bavevano , o i igno


ravano , e indipendentemente da Provenza/i o da Ciciliani

de* quali il valga ne/iiente , cbe pur portava , alla e?"


Ea.

POESIA LlBRO III. 259


va . Imperciocb com: gli udirono nc pi alti monti , e nel
lc pi rimotc villc , o con gli lccro e crano dal tutto di

Ittttrt privi P Manifea pruooa di ci i , cbr oggidi pure


diamo ntllc ville i contadini cantare, e per lc rado il vol
go farc c dir vcri , enza cbr appiano cbr vcri critti ci
eno . Clic per nella litc del primato dcl volgar vero ,

quando [mio al Petrarca noro crtdtrc non vogliamo , il


qual

E i Siciliani che furono i primi,


ntorbidatcci l acque dal Bomba , e da altri di contrario
pdr ; o la pro/?nta ojfcrvazion nora, la litc toglierti , o
c i Provcnzali icno ati padri dal ocrz noro porr
maggiormcntc in dubbio . E qui vuole avvcrtiri , del Bem
bo favellando , cl non .ri attilmcntc la ragion: o il meri
to della caua :gli conidcr ntlla litc, r il vcro volgare a
Provcnzali , o a Ciciliani vogliaj conccdcrc. Per cori dic'
:gli (2. 5). Ma dello eeri preo da lrri ( parla del wrh ;ft- Lib-pr
,.

.pro C.

noro ), bene ono oi c1 m prato due natlom la ClCl- .s. dei:.


1lana, e la Provcnzale.- T utravo 1 ca oe
' c'1c]1'iam' poco 1..
WP- "vi.

altro teimonio ci ha , chea noi rimao ia , cnonne ilfnf


grido,'ch3 Poeti antichi ,che che e ne ia la cagione ,

c non poono gran acco morarci , e non ono


cotali coe ciocchc e di niun prezzo , che hoggimai
poco i leggono .

Primamcntr , i Ciciliani ono Italia

ni . Ma ci Ciciliani onoi primi ati a far veri , gl'


Italiani ono ati primi a far vtr/i; dunque c i Cici
liani ono ati i Primi a far 'veri , non ono [lati i pri
mi i Provcnzali . In cconao luogo ,* cndocb al tempo

dcl Bembo , alcuno Ciciliano co- i lrggcjfcro , anticbc ,


com' egli dice, c molto di opra a Dantc-,quantzinqitc ca
m :gli hggiungc ciocchi- c di mun prezzo ,c que/lc erano ,
come lo erano in veri) , volevano dal Bembo i tempi para
gonari, c *veder/Lu gli autori Ciciliani di coro/Zi vcri erano
ati prima o dopo i Provtnzali , o nella tfjo ttmpo ._ 11n
pomo

260
DELLA NOVELLA
perciocbe` non i doveva cercare, e coe di niun prezzo,
ma ' in vera erano , jendocly quando i cerca dell'origine
di una coa , non i cerca del pregio o perezione della ea
coa . E cbi non fa, cbe nulla coa nel uo principio per
tta .P 0 pure , ripigliando qui noi ci cbe altrove dicem
mo , rivolgiamo contro del Bembo e contro de' favorevoli a

Provenzali coral argomento di due capi. O la vera e ola


origine della coa i dee riguardare ,' o la maggior perfez
zione , per darne ad altri la palma e la gloria . Se la la
e pura origne ; ecco cbe il Bembo aerma el-re ati an
ticbtmi Ciciliani veri , e ore opra a Provenzali quan
tunque deboli coe e fcioccbe . Se la perfezione ed il colmo ,

e dir cos il meriggio delle coe dee attenderi per vantarne


o attribuirne altrui la palma ; ecco cbe, e del vero , e di
tutte le poeie i Provenza/i banno i oli principi, gl' Italiani

la perzzione ed il colmo ; come paragonatamente tra le


nore e le loro compoizioni, cbe oggi pure i leggono, i puo
vedere. Senzacb un' altra coniderazione i vuolfare d' in

z;- Cumo.
Lib. pt. Proa

torno a cotal punto'; cio , cbe parecchi italiani Poeti in


lingua Provenza/e compoer ver/i , come i mentovati dal
Bembo ( 16 ) M. Bartolomeo Georgia gentiluomo Venezia

no , Sordello Mantovano, e Alberto de Marche/i Malepini


di Lunigiana , e pi altri. Oltre alcuno Francee e Fia
mengo e Borgognone, de quai la memoria, e lopere aran
no perite. Onde,come oggi la latina lingua e a tutte le na

zioni colte ed' Europee commune , cori ara ata allora la


Provenzale a cbi in dolce e leggiadro [Zi/o compor voleva , e

lItaliana altres , alle quali ore pi il nome di gemelle ,


cbe di maggiore , o minore nel verfZ-ggiar conviene . Ma
tornando noi alla indagazion nora dell eeri da tempo
.immetnorabile fatti ver in Italia dalle razze genti e conta
dinefcbe , e cotali veri endoji fatti e facendoi tuttavia
di undici ilabe e colla effa giacitura degli accenti con cui
da poeti crittori fa , ne cooro cbe li cantano , anno
ejfervi le colte o nore poeie , ne coloro eppero cbe quelle

de gli antichi poeti ci zero, nede Pravenzali,o CicLiliani,


o a

POESIA

l,
LIBRO

III.

261

o Latini, eppero ne gli uni ne gli altri giammai ; convien

dire cbe indipendentemente da colti poeti e prima de colti


veri ia nato rozzamente il vero volgare . Egli pu bem)
eere, ed prboabile il crederlo, cbe i colti poeti ,iquali gli
avvedimenti dell'arte col dono di natura congiungevano , co
tal veri) oerva/ero , ne vicoli , nelle piazze, e nel conta
do rozzamente nato , e nelle mattinate o amoroe canzoni
repplicato, e trovandovi per entro proporzione e grazia ed
armonia , alle vagbe loro compoizioni e poeie lo traporta
ero ,* come veggiam talora ad una ignori] fe/la e nobile,
per ua bellezza una emplice patore/la introduri , o alcun
ruico giovanetto cieglieri ben compreo e di volto gentile

a portar armi e al nobile metiere del oldato. Ne' pi del


vero voglio io cbe, a penar ragionevolmente , giudicbiamo
eere la rima nora da Provenza/i prea. E laciando dall'
un de lati la famoa quilione, e gli Ebrei nella poeia loro
abbiano la rima uata, come pure ei Greci, e gli Arabi
avetero rima (il cbe e foe, certamente l uo di ea de
Provenza/i invenzione non arebbe ) quea certamente , 0
dalla latina gura ,di parola ,quando imilmente terminan
te detta , quando imilmente cadente , o da vcrieonini

prea fu, ne pi tardi tempi da un Leone monaco , o da


altri inventati, e cori nominati. Se poi la iea rima lo
devole ia , o diettoa e convenevole , ad altra queione
di cui tra poco tratteremo, i vuol ridurre. Potrebbe anco

la rima ii-a col vero noro eer nata o ne principj d'


eo, o di poi, enzacbe' i nofiri, di Provenzali, o di lati
ni , ne` de colti, n de mezzani ecoli, notizia aveero .

E ci o a cao, o con avvedimento pu ei-re accaduto.Con

cio iacoacbe, endo naturalmente il Db dal canto e dalla


muica ineparabile, fore al principio con que' uoni e arie
come iglion dire , cbe in ui) erano appo i vulgari e mec
canici , avra auta la rima dicevo/e proporzione, e ami/la .

Onde, come talor alle genti aratte da eni e in alte pe


colazioni immere adiviene cbe cercano e riccercano ci cbe

hanno per mano ,- egli pu avnire , cbe tra noi a la ri


l

ma

267.
DELLA NOVELL A
ma nora , e ci nacee , dove noi in quea o quell' altra
nazione l andiamo cercando. E per vero dire , alcune vol
te pi facilmente e meglio alla verit , o verzimiglianza i

giunge , con naturali e piane ragioni le coe pero/onda ,


cbe con ranata jottzgliezza ,- come il Catelvetro fece nel
propoito del ver noro . Poicb volendo egli nell invenzio

ne del ver/ icbifare la dicolt de Provenzali, urt nella


improbabilita de Latini,- da veri lirici de quali e` fuor d
ogni pruova e ragione cbe i primi nori il volgar vero ca
vaero,o corripondcr faceero gli accenti alle lor illabe lun
gbe , come da noi coniderato i . Ma ecco , al olito de
ino della Poe/ia nora , cbe e una parte di ea valida
mente zenamo come nora invenzione; inirge tra noi mede

mi cbi la biaima e come diconvenevole la combatte . Po


ciacb tra pi eri nimici della rima , il Gravina, la cbia
:7. Rigida
poet: lulu.:
Cam4z., e

Car. 431

ma azza invenzione ( 27 ) . E pi avanti dice : cbe

per l' invaione e commercio delle genti barbare nell'Italia;

eendoi nell uo commune perduta la diinzion di


licata e gentile del vero dalla proa , per mezzo de
piedi, sintrodue quella groolana violenta e oma
chevole delle deinenze imili. Ci, dice avanti lo eo

Gravina ,.cbe fatto ave-vano cd introdotto le cuole Decla


matorie de retori , come Seneca e ,Quintiliano , cbe tra l'

altre maccbie e dietti , de quali lcloquenza empierono , vi


inerirono la hmiglianza de loni , qual' la rima nora .
0nde,dal primo all'ultimo concbiude , o vuol concbiudere il
Gravina , cbe non avvedutii gl' Italiani di ci cbe era vizio
ne Latini, adatta! ono nella rima come grazia, l abomine

vole miledeinenza latina . Alla qual ortc diputa d un


tant' uomo, certamente non ;i piano il ripondere. Non im
pertanto cos diciamo; e poniamo primamcnte un principio, cui

or abliremo con le pruove: cio, non poteri il vero volgar


noro ,convenevolmenteo geometricamente col veri) latino pa

ragonare in verun modo. Pociacbe tci potee fare ci cbe


bello nel latino vero , arebbe pure nel volgar bello. E cori

vieendevolm ente. Ma ci non i pu fare in alcuna guia.


come

POESIA

LlBRO

111.263

come or proveremo . Se la bellezza o qualita del latino

'vero potee nel volgar noro trapaare , ingolarmente


ci arebbe per lo numero e quantita , com a dire in
quei due veri cbe ora crivendo , alla memoria mi foo
vengono

Vaa per aetto tcnerima lettera mando,


A tc che tratti barbaramente noi.
Ma cotal conmanza di numero cio mecolanza di illa
be lunge e brievi, di cui i dice che invenror _a/fe Moni

gnor Claudio Tolomei , nel uo ore mor , ne da cbiari


ingegni del buon ecolo fu gutata. E ala, cbio appia,
fore ebbe il Minturno nellarte ua di cale opinione e
guace. (28) E veramente quedattili, cbe in volgar rio-:3124:0511:

ro fdruceioli diciamo fanno un moleo altellare; come la Toia-n


tcneriima lettera , e quella ragione cbe maimamente "m'
foiene il latin *vero , volendo/i nel volgare erbare , mi
ferabilmente lo perde ed abbaa, per la troppa frequen
za, a mio credere delle vocali. La rima pure , aneo e

condo gli avverarj uoi e ingolarmente per opinion del


Gravina, nel latin 'vero inyeribile, non lo e trop

po r accoi , come in quel 'vero di Cicerone


0 fortunatam natam mc Conulc Romam

Ma le i epara' ancora come in quelli dellepitao del Pe


trarca
Frigida Francici laps hic tcgit oa Petrarca:

SucpeVirgo Parens animam,ate Virginc parcc


Fcaque iam tcrris Cazli rcquiccat in arcc.
E la ragione di ci , i , come i] Gravina ie/fo argo

menra, perciocb la miura dc piedi occulta, e non


manda agli orccchi e non l'armonia, che da lei ri
L l 2.
ulta.

2.64

DELLA

NOVELLA.

ulca. La dove quella delle rime o terminazioni &mani


'a, e coperta. Cbe per quai di due contrarie co-
compoo il vero latino rimato . In oltre aggiungendo alla
miura de piedi la rima , 5 aggiunge il zperelaio al tem
perato, o geometricamente ragionando, il pi al baante .

Zrfa e i dia un vero cbe non abbia in e di interna


ed occulta armonia n il molto, ne il temperato , ma il

poco , al poco aggiungendo il pi, non a tale lo [cancia ,


come aggiungendo il pi al molto , o il pi al pi; dun
que il 'DH/ nq/Zro, clje a cagion della giacitura degli ac

tenti i ba a piedi del latin veri) , come il meno al u


ciente , non riceveraa cagion della rima aggravio ma aju
to, come il poco non riceve aggravio , ma ajuto dal pi .

,We/lo ancora v ba in oltre a difea della rima n0


ra , clo ella pi dilicatamente l' orecchio ede cbe non
la rima de latin veri ,* poich la no/Zra rima mpre in
vocale nice; ladove la latina non empre in vocale ma
le pi volte in connante eonvien cbe termini, cbe fa
idio) eetto, e veramente , come di il Gravina ZZO
all'orecchio , come

Si tel-ris liceat manes revocare Maronis,


lam non ille vrum canerer, neque diruta eree
Moenia, Paores, Satyros, Nymphaque taceret,

Non armenta daret nec pinguia tura colons.


Poo dunque il da noi prima ragionato e poi provato

principio , cbe non ba tra il vero noro volgare ed il


latin veri proporzione (pociaclz il paragone della giaci
tura degli accenti con quella delle lung/oe a'el Caelve
tro ba del hico ) convien dire , cbe con altre miure
il volgar vero coniderare i debba, cio con la poca armo
ia interna del poarnento degli actenti , e con la pi o

maggiore eerna della rima . Cbe per la perienza ;


cura pruova dell' utile o diutile , del piacevole o mole/lo,

que/la rima cbe ne veri latini, da Leone Mondeo, o da


altri

POESIA LIBRO IIl. 265


altri inventata , non toller in alcun modo , e riut , _

caramentc nel volgare ritenne, come il Minturno(2.9) T

dice; argomento e pruova maniiima , cbe come alcune :42; **cm


frutta in certi terreni mo di malvagio apore in certi
altri piantato larbore, ono oave' e dolci , cori la rima
nel latin vero fu ozza e odioa , nel volgar vero bella
e amabile divenne . Tale di certa inigne Donna Roma
na racconta Tacito ( 30) cbe nella verde etd fu pa~_zo: Form:

ruta, e di poi crebbe in pregio di bellezza. Ne fa forza 27522031***

il dire, cbe lauefazione abbia nel volgar vero il faidio Lfifff,


della rima ammanar potuto ,* imperciocbe per qual cagio
ne ci non fece ella nel latino .3 E pure le genti cbe di
quella prima latina rima uditori furono nel fine de mez
zani ecoli,o ul principio, dir cou`,de tocani,rozzi era
no; e all'incontro gli accoglitori e eguitatori della rima
furono di purgato oreccbio e di alto intendimento,quali gl
ingegni del decimoterzo , quarto e quinto ecolo, e merita
rono d'eere e furono tenuti. Onde quella ari/iotelica mi

ura ( 31) del bene qui vale: la maggior parte o la me- w. Arf:
glio giudica, ci eer bene , dunque ci e bene . Ma la- 3X13", de

ciamo l'autorit, e eguiamo a indagar la ragione . Pri


mamente la rima nora otabili/imamente il veri italia
no dalle profe diingue, e appo tutti lo diingue ,* la do

ve il vero ciolto non dico empre , ma alcuna ata non


abbaanza dalla proa eparato , maimamente ad in
tendimento di coloro cbe meno intendono . Cbe pero` i no
[tri migliori tragici e comici del ciolto vero i valero per
la cena e per il dialogo: anzi nella comedia i pi inten
denti meno il vert Endecaillabo oengono e pi lo la

ciano alla proa avvicinar. Per pi facilmente del ver


) noro cbe dell eami-tro , o altro latino avviene , ca
dere egli innavvertentemente nella pro/a ; abbaglio cbe,

del latino eamctro parlando , a Cornelio Tacito da Critici


opponei. La dove e il ver/o teo la rima abbia , per

_e medcmo i cuopre e mania ,' o pure ci cbe rima


in proa, ubitamente dall animo e intendimento rigetta/i
come

266 DELLA NOVELLA


come que/le parole del Gravina izpracitate : la miura
de piedi occulta, e non manda agli orecchi e non
larmonia che da lei riulta; il qual detto diavventu
roamente venne a cadere all' autore-,la dove appunto in
contro alla rima dxputava. Ma delle particolari grazie
e vezzi della rima interamente renderemo cbi ci legge per

uab , allora quando le particolari teiture e compoizio


ni della poeia notra conidereremo .Non impertanto vuoli
qui avvertire un coniderabile protto cbe a noi arreca la
rima , io non o bene e da altri avvertito; cio cb' ella
e tromento per conervare nel uo valore e purita la lingua
nora. Il cbe dire veramente a prima giunta embrer ira
no; ma pure vero alle pruove apparir. Certima coa , cbe
per i falli di copiatori overo crittoria mano,e degli lampato
ri ancora, moltiime maccbie ed incertezze e dubbj nelle lin

gue tutte , e nella nora* tocana ingolarmente ono inval


i. Ci maniiamente appare dalle cbiare faticbe ed indu

rie de critici uate per ritornare alla lor prima lezione gli
ottimi autori ; e ingolarmente nella lingua no/lra molto fe

cero e molto valero per ammendare i teii del Boccaccio , e


Liornardo Salviati, e i prelibati annotatori del 1584. Ora
a cagione della neceita della rima cbee deinenza di due o

tre illabe, delle Hee lettere compoe; di molte parole, i?


ieno coi uate, o nella lingua noira critte, non i pu in
niun modo dubitare . La dove e per entro il veri) iera

pare, e molto pi per entro le proe, maggior ora di ee


l' ocurit ed il dubbio della lor vera giacitura e valore; il
cbe tutto dalla forza e natura della rima , neceariamen

te i toglie; endocbe la tal voce orzoamente i di e e i


crie tale , percb talmente dee terminare . Ne olo la
rima della italiana o tocana lingua conervatrice , ma de
atrice talora di vagbi e pellegrini concetti. Se per qui l'
imprea nora e luzio maggiore non foe, di quello cbe ia
dicendere a leggi gramaticali o di Rimario , ben qu P0:
trebberi da noi pi luogbi e rime degli antichi e pi vagbt

poeti nori apportare, ove i corgerebbe palpabilmenltll

{1

POESIA LIBRO IlI. 207


la ncctjit dalla rima dalla nobilt del peniero t madrt .
Pcr crivendo noi a gli trnditi c pot-ti cotci libri nori
ngolarmcntt , t/i ptr e t la vcrita della no/Zra inda
gazionc vedranno; anzi nc] pot-tar loro piu volta la pcricn
za nc avranno anta , cbr la rima talora rorntnto t' ma

china di vaghi c ab/;mi concetti , t- cbe ad cfa non rvc


il peniero pcr lo pi ,ma anzi ea al peniero facilt t'
acntimo oront . Non nitglytr io qui contnttoci , cl al
cuna ata ( come nel/t' umana coo* ogni htm' ba il uo ma
lc connante , c ogni virt il ito promano dictto ) non
accada ancora eere* il porta o rimatort dalla neceita dtl
la rima tratto a dir cot* oaori dordnc, o ami/i t'ha/je, ed'
eere qua] cavaliere da [boccata c troppo rocc dcrirro
fuor di cammino traoortazo. Nulla ptr di mtno pu l ar

te t' avvtdimcnto far ; ci dclla rima l'utilit


raccol
ga , cd il danno ad ichara i venga; con poetica ottiglicz
za c cara; onda hit-nnt* inz-gnamrnto, cl come alla fc
ttnza dcc la parola bbidirc , r non quea a quella , co!)

molto pi dalla rima . Il cbe laciai prr noi a Rimatj e


alla matrria/t art: dal vero pi partico/arrncntt a precri
vcrc. Pociacb per le dette pi gentrali ad eenziali ragio
ni, ha pi probabilit c favore appo inofZri la vagbczza
della rima, cb:- l odio dalla mt-dtirna , avcndola maggior n

mcro di gran lunga gnita a pochiimi biaimata , ed i [rt


tcratti tutti o lettori di poeti applandita. Ove ptr la ritna,
ove il *U ciolto nclla [voti/ia nora voglia aar/i, e qual
pm- di rima a ciacuna Poe/ia convcngai, pi avanti ojjcr
vtrtmo partitarncntc . E qui per ultimo diciamo a favor
della rima , che propriamente tvt'llando I gl1taliani nori
non da] vero porti, ma dalla rima Rimatori detti furono,
endo qnt-lla qualit che partico/aroggia il vcro noro , di
:o ogna/t* , come dalla qualit aa particolar: furono i
poeti nori denominati . Ne qnt' col Aintnrno ( 37. ) vo- Pzzz De"

gliamo , cbr tutto intero il vero noro rima i voglia dire, Tir'.i\-b.4.
la qual: ragion ua pi /ottilt , cbe ntclligibilt, ma cba- cm' "
a rima , cbr qualita piu vaga o nobile , t* anco pi par
tico/art*

268

DELLA

NOVELLA

ticolare di ejlb nominare i debba . Per ad eta Minturno


in ci cbe de precetti e vagbezze della rima ba egli co.

pioamente, e in ogni gentil modo e orma coniderato, ri


mettiamo per ora il lettore
IV.
Impercioccbe riducendo allo retto la dijputazion
31311,22; nora, li vuol qu determinare , enza incbinevole amore

non" e alla azion to/ira, e enza maligno odio alle altrui, qua
quali ve- li e quante poeie, con verita dir i poano da Provenza
ame li pree e nella notra Italiana riportate . E nel ne di
8 P0
2
.
Wuz ea diputa , . zo non erro, raccogliermo, i pocbe eere ,
invenraree que/tete da nori a tal gno migliorate, cbe ogni di
creto ingegno e giudizio former indubitatamente una co

tal ferma concluione: debole ed accidentale principio eere


ata la Provenza/e poeia della nora. Conideriamo pe
ro` prima alcune coe generalmente d intorno alla Proven
zale poeia, e di poi altre particolarmente ne oerveremo.
.In primo luogo , io non trovo molto avverato quel detto di

Giovanni di Nora Dama nel/e Vite depoeti Provenza


Ii, cio, che la lingua Provenzale ata grandemen

te famoa, per l'innito numero de poeti che vi i


ono eercitati in diveri ecoli, e molto prima, che
nella lor lingua non fecero i Tocani. Poicb' lacian
do are il reo, quel molto prima non : come dire i

poa a cagione de tempi . Egli certo econdo il Nora


Dama , cbe i Poeti Provenzali cominciarono a orire do

ih'; po l'anno r x62. ( 3 3 ) Ma anca certiimo cbe Ciullo

dal Camo di nazione Ciciliano compoe veri dintorno all'


anno 1197 (e quei communemente da Critici i tiene per

il prima Tocano o Italiano Poeta) ,* dunque per ci lo


e non avendo altri lumi, tra la Italiana e la Proven
zale potia non paano cbe trentacinque anni di dieren
za. Del qual termine o paaggio di tempo parlando, non

i dovrebbe dire molto prima , come ba il nora Da


ma. Molto pi cbe anco egli dice : i Poeti Provenzali
cominciarono a orire dopo l'anno 1162. Or cbi IA

quanto dopo? Ma cbe dopo ofe certamente to. be


pero

POESlA LIBRO [Il. 169


per il dopo viene ad accorciare ancora gli anni trenta
cinque interpoi tra i Provenzali,e gl' Italiani. Molto pi
il termine inter-calare de i trentacinque anni tra la Pro

venzale e l Italiana poeia i accorciera , e vera li


crizione riferita dal Canonico Crecimbeni (34. ) di Ubal tar)
91'332
dino Ubaldini cbe incomincia

Iib: 'u

De favore io

Gratias reero Chrio ,


In cui banno pi veri volgari quantunque brievi e corti,

e la quale porta in fronte l'anno 1184. . E a cagion d


ea , non ara altro pazio cbe d' anni ventiquattro tra
l una e l altra Poeia . In fecondo luogo ,avvertai, cbe A
dal x492 , ino al 1494. Pietro Bembo dimor nella cit
ta di Mena in Cicilia, per apparare la greca lingua, co.
me banno le eruditi/jirne note del Signor Apotolo Zeno al

la vita del Bembo critta dal Caa ( 35) Ora crie il "i" d"
bmoqddP
Bembo nelle
uenon
Proepoono
, come uperiormente
dicemmo deeiP"

Ciciliani
: ei
gran acco morarci,
Minimi'
non ono cotali coe chiocche,e di ninn prezzo,che
oggimai poco i leggono. Dunque del mille quattrocen
to e pi anni, era la fama delle coe e ver/i , cbe de
Provenza/i ci avevano , inveccbiata . Dunque la detta
razza poeia Ciciliana, e del quattrocento e alcuni anni
inveccbiata era , e poco leggevai, COLbL appo il Bembo
autorit non fece contro a Provenzali , eaeja Cicilia
na Poeia molto e molto inanzi il uo / avra auto .
Ma prima dell' u) ono i principj , come ognun ;a , e
poi l'uo per gran tempo, e poi il diui: dunque i pu
zrtemente dubitare,cbe o nello eb tempo cbe la_ Pro
venzale, cio del I 162 , o pi avanti la Ciciliana poeia

principio avee. E * la Ciciliana poeia prima della Pro


venzale principio ebbe; l Italiana poeia cbe alla Cicilia
na i ba come genere a pecie , prima della Provenzale

principio ebbe . Tanto noi dietro alla corta del natural


M m
lume

270
DELLA NOVELLA
lume e dialettica , ragionatamente andiamo avellando ,
comecb di notizie poveri, e dalla Cicilia cbe di eje la
onte dovrebbe eere per ci gran tratto lontani . Ma
bemi alla Ciciliana glorioiima nazione,e male io non m'

appongo, nazione, mantenitrice dellItaliano valore , na


zione ingegno/imma ed eruditiima , madre dell anti
ca comedia , madre della pi bella parte della poeia
nora , alla Cicilia, dico, apparterebbei , co pi anticbi,
ani e cbiariimi documenti ,que/io nodo e dubbio di cio

gliere, e i Ciciliani, cbe e lo ie/o cbe glltaliani,abbi


no veramente lItaliana poeia incominciata inanzi de Pra
venzali, i quali col/'Aldeano Academico, barbari non cbia
miamo noi in alcun modo , ma benii .di mala voglia ad

e concediamo, ci cbe non crediamo eer loro , e molto


pi teniamo eer notro. Tanto da ei a perare ci indu
ce la loro gloria, il commun bene d Italia , il commercio

degli udj e l'amore della verita, per cui gli Stoici dice
vano cbe il mondo tutto era a Filo/lii una ol terra , una
ia] patria . Ma ripigliando noi nora ragione, diciamo cbe
oltre le due predette generali coe d' intorno al piato tra

Provenzali e gl Italiani , alcune altre particolari conide


rare i vuole. Come quea; cbe molti Italiani nori , e.
guendo l aura della fortuna ed il favor delle corti cbe
tra Provenzali nel decimoecondo , e decimoterzo ecolo a
cagione de gran Principi e Signori magnicamente e in

opere di corteia orivano , cola i ripararono e alla Pro


venzale poeia vagamente attei-ro. Or que' di cooro i:
alcuna pecie di Provenza] poeia banno inventata , per
cb di cotal poeia l invenzione de Provenzali, e non de

glItaliani diri dovrd? Per il buon Commentatore, dagli


annotatori al Boccaccio del I 584 nominato , parlando di
Folcbetto , non da Mariglia, ma da Genova, come ei

annotatori provano , coi ba. Coui udi in ci che


apparteoeva a valore umano e fama mondana , c
guia l'1 nobili uomini, e come appare, trovo: in
Provenzaie Coble , Serventei , ed altri Diri per ri

ma.

POESlA

LIBRO

111.271

ma ec. Se per l autorit di eo tcjlo valer dee , come


l autorit del buon commentatore appo que' cbiari uomini,
cbe le annotazioni fecero , ebbe tanta forza; ecco cbe le
cable, e fervente-i , ed' altre poeie ancora , comecb in
Provenza] lingua dettate, pure di un Italiano invenzione

furono . Sinti/mente alcune altre potrebbero orfe avere in


ventate, Lanfranco Cicala, M. Bonifacio Calvo , Perci
vallo Doria , jacopo Grillo e pure Genovei; ed i gia

dal Bembo mentovati, M. Bartolomeo Georgia Veniziano ,


`Sordello Mantovano, e Alberto Malepini. Lo teo eer
puote , di Brunetto Latini , di Fazio degli Uberti , di
Federigo II Imperadore, cbe per eer nato in Iei, nella

Marca Anconitana, pu Italiano chiamari ,di Paolo Lan

frane/Ji, Piolee o Piano cbe i e, e di alcuni altri


Italiani, de quali i nomi e le memorie ba illurate l'ac

euratimo Crecimbeni , nella giunta alle vite de poeti


Provenzali del Notra Dama, dal medeimo Crecimbeni
tradotte . Da alcuno per di cooro alcuna nuova Pro

venzale poea eere ata inventata potrebbe, i quali tut


ti in lingua Provenza/e compoero, e Italiani furono . La
dove per lo contrario, cbe i Provenzali componeero Ita

liane rime (anca parlando di quelli depi tardi tempi )non


t. Cbe per di quel famoi) vanto ;eere uciti pi va
[ora poeti dalla Provenza , cbe non ucirono greci Eroi

dal Cavallo di Troia , gl' Italiani pure venina parte do


vrebbero , quando le Provenzali rime giuamente dividere

_ i doveero, come le ooglie e le prede di Troia tra ca


pitani greci partite furono. Vuol anco avvertire, cbe al
cuna poeia, come il metto non ato da Provenzali a
numero certo di veri ne a miura determinata di tanze,

neacorrijjoondente cononanza di rime ridotto ,* ma commu


nemente cbiamarono onetto qualunque pota, qual poteva
con la eja ragione , o con ninna ragione cbiamari can
zone; i come quello di Arnaldo Daniel/o , cbe incomincia

Mmz

En

272.

DELLA

NOVELLA

En e Sonct condcs c lcri

Faz moz ca puzen doli


E nice
S eu o Amaut
mmm.
menti di ri.
me Proven
nl {ridotti
dal salvini
ne Coment:
del Cucim.
beni vol: z:

uamas Laura

E catz la lebre ab lo bou (36)


ec.

1] qual onetto ba le prime ane ianze di ette very? ana,


e l altre, ora di quattro, ora di tre, ora di dne , qual
Pacini:
la chiua o nita . Cos parimente le loro canzoni ano per
lo pi del tutto regolate. Anzi come ognuno veder pu nel
le poeie loro cbe a nori tempi rimae ono, dal generalimo
nome di cantare , anare , romanzare, le varie e particolari

pecie di poeie nominarono ; onde enza dubbio le pecie

to* generi mirabilmente confaro; e pocbiime movi poe


ie loro , le quali o per la materia, o a cagione della forma

cio vero , rime , anze, poano egnatamente denire


o nominare . Or 1 aver dato ordine a ci ebera confuo, e

norma a ci cbe regolato era ,come al onetto ,canzone ed


altro , non dee lode eere de Provenzali, ma degl Italia

ni. Vuol anco coniderare , cbe nelle poeie pree o manie


re da Provenza/i , gl' Italiani ( qual il dire del Cael
vetro ) non come dicepoli c apparant ; ma come av
;7: Giu-te

verati c garreggant ( ;7 ) dmorati fi ono . Pereio

alle proe

Bembo cb , come egue a dire il Cael-vetro, e Arnaldo Daniel

del
Lib: l: Car:
40:

lo fece una eina emplice per ivercbzare i poeti Proven


za/i a lui anziani , il Dante ne fece una atterzata , cio
m' [MZ-1 cangiar le parole pree; ed il Petrarca ette ,

una delle quali doppia . Onde per quella ea ragione ,


per cni il Daniel/o vine i Provenzali , il Dante ed il Pe
trarca vinero i Provenzali, e con e il Daniel/0 . Ma a
maggiori coe qu noi rivolgendoci , cio a ricercare ,e mag

giori poeie delle n qu mentovate abbiano inor da Pro


ven

POESIA LIBRO Ill. 2.73


venzali pree , certamente come all' altro libro dicemmo , de
Romanzi quai olamente dubitarei pu. Pociacb degli Epi
ci poemi non gia , ne di`comedie o tragedie ,- comecb per
entro alle Provenza/i memorie a nomi di que ultime ab
batterci poiamo. Prima perch tra Provenzali medcm,
pi di nome cbe di [anza tali ono iate - Secondamente,
endocb
tamente
a Greci
di quei

i primi de nori cbe tragedia , o comedia regola


compoero , non a Provenza/i ebbero la mira, ma
ed a Latini ,~ percbe nel tempo , cbe le compoe-ro
era rinovata la memoria, e incominciato l intendi

rnento , come delle Provenzali coe era e l una e l altro


marrito, o non ini gran conto tenuto. Delle Fari' altrei
alcun ombra di dubbio pu nacere; ,- non fbe in con
trario la addotta da noi ragione uperiormente : cio' ,
cbe abantico in Italia l uo delle Fare e inveterato in
que' luogbi e tra quelle genti, tra le quali e ne quali pre
umere non pu , cbe de Provenzali notizia o barlu

me in alcun tempo giungefe . Onde pi per natura


amante degli oettacoli , cbe per imitazione, le prime Far

e in Italia aran fatte, come altrove dicemmo. Re


ano adunque delle prememorate coe i Romanzi oli. Ora

e quei fieno ati da Provenzali in vero fatti, il dub


bio e forte , e dalle memorie nore , o dalle Vite cbe de'
Provenzali poeti abbiamo , non pu cioglier certamente
el ;i . Or veggiam prima ci cbe i nori ne di ero . Il

Dante nel Purgatorio,parlando di Arnaldo Daniello Pro


venzale poeta a cui da vpra tutti gli altri Provenzali il
primato medeimo , cbe dal pi deglltaliani i da al Dan
te tra nori, cori n11;- (38)
&JIM;
lo zclelflu

Veri d'amore, e proe de Romanzi

Sovcrchi tutti, e lacia dir gli olti,

Che quel di Lemos credon ch avanzi.


,Qiei veri da Guido Guinicelli i fa il Dante direna
noi in e nulla nel propoito di Arnaldo conideriamo , to].

tane

274

DELLA NOVELLA.

tane la diviione dell' opere o _critti deProvenza/i nel pri


mo veri)

Veri d amore , e proe di Romanzi


Dunque dico io, i- la dvi/ione fatta dal Dante per boc
ca di Guido, dee eji-re giuta ed eguale , come i Loici
dicono, le opere de Provenzali cbe a quetempi vi erano,

o erano veri, o proe . E ie pecicamente e anamente


i membri della diviione voglioni intendere, le materie d
amore aranno iate da Provenzali in veri dettate , ed
i Romanzi in proa . Ora di cotale diviione fatta dal
Dante e non i vorrebbe ragionevolmente dubitare, quan
do ed il Dante era delle Provenza/i lettere intendentimo,
39 Cr""m'e di eo tuttavia rime Provinzali i leggono ( 39 ), e
beni Giunta

-lle Vite deGuido Guinicelli dal Dante a parlare indotto , ne era


P.Provmza-

lie-:93

eguale conocitore . Non impertanto nella preente e pajl

ata diputa empre dubbioii fecemi l'autorit di Fran


. .
Pauii 1.1,. ceto Patrici (40) nelle eguenti parole contenuta . Ap
;,5P"""porta egli cotali parole di Torquato Tak. Che Roman

40 Franceco

zo oer detti que' poemi o iorie favoloo che fu


rono critte nella lingua de Provenzall o de Cal
gliani, le quali non 1 crivevano in veri ma ln proa'.

A cbe riponde il Patrici cori. Ed io dico, che .ed egli

e quei che il diero prima di lui ono errati. E Cl


chiaricono le vite de poeti Provenzali che i leggo
no ampate , ed il libro di Claudio Faucheto , nel
quale ono raccolte le vite dePoeri Francei. Le qua
41 Yi" *f li parole del Patrici imolati ci banno a rileggere prima
poenProv_
_
,
.
.
.
xGimdx-o-e ben peare le vite de Provenzali poeti da Giovanni di

-iimzNora Dama decritte , delle quali i hanno due volga


Rgmrizzamenti ,' il primo di un tale Gio: Giudici (4t) , lal
*575
tro di Mario Crecimbeni , cbe con le giunte fa i] econ
4 " dcdo volume de uoi commentarj ( 42 ) . Ora raccoglieremo
eomenucre

lcimbi

qui tutti i pai delle opramemorate Vite , nelle quali

critta queta parola Romanzo, e i vedremo je da detti

pai

POESIA

LIBRO

[11.2.75

pai i provi , avere i Provenza/i poeti vero poema Ro


manzo compoo. Nella Vita di Ponzio di Bruillo cori

crivci (43)
colato : degli
E nel ne :
Francia, che
potuto avere

ha meo in icritto un trattato inti


amori arrabiari di Andrea di Francia . *nc-nn
quanto poi al _mentovaco Andrea: di
mor per troppo amare , non abbiamo
il uo Romanzo. ,Que/lo Andrea di Fran

cia, come i raccoglie dalla vita di Giu'redo Rudello, fu


Cavaliere privato e per amore am una Dama cbe mai

non vide , e di tale amore i mori , onde non puote dar


oggetto a poema Romanzo; enza cbe la voce trattato

ba riguardo a proa, non a vero . Nella vita di Riccardo

R d'Inghilterra i dice (44. ) cbe Leonora o vero Elio "WWW"


na figliuola a'i Ramondo Berlingbieri Conte di Provenza
mand a Riccardo un bel Romanzo in lingua Proven
zale , degli amori di Blandino di Cornaglia , e di
Guglielmo di Miremaio, e delle impree e fatti d

armi, che ambedue fecero , l'uno per la bella Bri

anda, l'altro per la bella Irlanda, Dame dincom


parabil bellezza: queo pure dalle parole in lingua Pro
venzalc appare cbe non fu in veri,~ come pure dalle al

tre parole di detta Vita: Riccardo non olo oleva pa


ar il tempo colla lezzione de' lor Romanzi, ma
anche impiegol in rimare e poctare a quella ma
niera ,- da tali parole dico i confrma la Danteca divi- ione
Veri d amore , e proe di Romanzi
Cori nella vita di Guglielmo di Bargemona i irive: ch'
egli era buon poeta, e Romanzatore (45) anzi nel 45 Care
la traduzione di Gio. Giudici cori ba ,' Oltre li ape
rc uo di poetare e romanzare ,' e da ambi quei due

tei i conferma la Danteca diviione dellopere Proven


zali in rime,e Romanzi in proii . Finalmente nella vi

ta di Arnaldo di Maraviglia, cori di lui viene raccontato.

Queo

276
DELLA NOVELA
,
(lueo poeta era grazioo e di bella preenza, e leg
c geva, e cantava egregiamente '1 Romanzi. (46) Il qual

pao ore olamente pu de Romanzi Provenza/i in vero


inillar opinione . Pociacbe da luoghi antecedenti ne pure
ba ombra di ci . Ma egli i vuole coniderare , cbe ad al
tri Iuogbi nelle vite de Provenza/i medeimi,qualivoglia pe

cie di por/ia, con la voce romanzo eprime.

E pi facil

mente poeie [ir/'cbe, e corte alle tavole de gran Signori, o

nelle veglie avra cantato Arnaldo di Maraviglia,cbe inte


ri Romanzi. Ora le vite de' France/ poeti da Claudio Fau
cbetto critte, e dal Patrice' mentovate , non bo , per cu
ra o riccerca , veder potuto. Ho bemi veduta nella citt

nora , e nella Libraria di Monignor Franceco Triviani


degnimo Vecovo noro,e cbiaro abbaianza per pi Opere
ue publicate, due Romanzi ingolarmente in antica lingua

Francee iritti ed in ver> , l'uno con l'anno del tempo in


cui critto fu milltmo trecentemo, nominato oria di Ale
andro,il di cui ultimo veri) cati ba

Ci fenent le livres. leorie plus no dure.


L altro Romanzo con l'anno della crittura 1341 , tratta
di Carlo Martello,ed ba un cotal nome dell autor uo,o
crittore, o primo poeditore,cio partolome deblcis. Al.
tri tre Romanzi pure in lingua Francee antica ed in veri.~

abbiam oervato nella patria nora , e nella celebre libra

ra de Signori Smldi uno de quali mirabilmente o piu


toio mrabilmente trattrma l Eneida Virgilana . Han
no poi corali vereggiamenti un rifatto incommodo,cbe non

egue la rima di due in due veri olo , e come fanno per


ordinario i Francei , ma raddoppiano 1a ieja rima, no,
come io bo annoverato, a venti e trenta veri ; facendo per

coi dir rima ncb trovano parole dello fieo nimento,


qual veramente didicevo/ coa e faidioa . A noi per
tornando , un dubbio nell'animo zrgemi maggiore del prima,
cio cbe da alcuni,i libri critti in antica Francee favlla
e

POESlA LlBRO [Il. 277


ed in veri , per Romanzi Provenzali i piglino per lo pi.
Tuttaata uno ajegnandone il Crecimbeni (*) cbe della Lfff
Provenza] lingua intendente era , e cbe con la ua , uni.

ce appo noi l autorit di tutta Arcadia , ci rimane an


cora e non vigoroo, non per del tutto etinto e morto nel
la mente il dubbio , e Romanzo Provenzale in vero ia

` ato compoo . Clje per alla no ra forte e gi di opra


apportata ragione ritorniamo , cio , e tale romanzeca
Prooenzale poeia pure ci ba ,eer ea baa coa e non
degna di [lima , e perci laciata dall un de lati, da

coloro i quali il meglio od il men malede Provenza/i tra


duero. Ea' in verita il Monaco dellljole d'Oro, o quel/o
di Monte Maggiore, o Ugo di S. Ceario, avrebbero di al
cun mezzanamente buono Romanzo in vero , e tra Pro
venzali ci jje tato , no alle elle alzato il grido , e
molto pi Giovanni di Notra Dama, il quale le vite

e de Provenza/i, e que/i ultimo per due ragioni maima.


mente. Prima , perciocbe avendo/i la Provenza alla Fran

cia , come la parte al tutto, gli onori di quella in gloria di


quea manz-amente ridondano , econdo il gentil detto del
noro Tanil/o , bcncbe ad altro propoito
Convien che ia del ceppo , chi del ramo

In _econdo luogo, il medtrno nora Dama, dopo tanti fa


mo i Italiani autori critto avendo ,come dopo que/ii cb' egli
nomina , cio il Dante, il Petrarca, Cina da Piioia , Gui
do Cavalcanti , il Boccaccio , il Bembo, Mario Equicola, il
Caigloni , l Arioto , Sperone Speroni, Lodovico Dolce ,- dopo,
ditanti e onorati nomi degl Italiani nori deProvenzali
avendo detto, e otenendo ancb eg/il opinione, cbe madre

dalla tocana nora ata ia la Provenzal Poeia ,qualpi bel


lo e forte argomento recar poteva di ci, quanto era il dimo
rare un Romanzo Provenza/e poema? Egli per certo , in
pi luogbi delle pre-fate vite cerca d' ocurare de nori la
fama, ed in un luogo egnatamente dice , aver il Petrarca
n
notro

278

DELLA

NOVELL A

noro da un Provenzale, la canzon prea alla Vergine, cbe

e for/e la pi bella canzone cbe la tocana lingua poa


vantare. Ma parte delle poeie Provenza/i dal Nora Da

ma toccate , come quel/e cbe egli vuole avere i nori non


imitate , ma tolte, perite ono ,* parte cbe in poco numero
rimae ono , veder i pu , e appieno cuoprire , ' d' in
torno ad ee quello de nori ia ato furto, o imitazione,`
o miglioramento . E quanto a Romanzi,
pur alcuno in
lingua Provenza/e ed in poeia ritrovai , tale, cbe non ebbe
in alcun tempo il merito d eere volgarizzato , o pure dal

nora Dama , o da Provenza/i ei riferito

Cbe per

il n qui detto raccogliendo, e da buoni arbitri e giudi

ci tra la Provenzale e Tocana poeia , gli averi e le


proprie coe dividere volendo , cori diciamo. Primieramen
te a Provenzali la Canzone per noi rajgna, volendo/i

communemente, cbe Gherardo di Bornel/o ne ia ato l'


autore. Ma il genere olo, come parlano le cuole , gene
ralrmo di ea a Provenza/i concediamo, non gia le ic
cie ittoanti e particolari della canzone , ne i uoi mi
glioramenti, ne quella maerevole interna macbina o eer
na teitura a cui inori lbanno ridotta, e di cui par

titamente favelleremo pi avanti. Il Commiato della can


zone , cio quell' ultima anza ineguale , per cui con la

canzone ie/a i parla, di mente del olennr-

critico Lo

dovico Caelvetro i vorrebbe a nori concedere , dicendo


*rame-;egli cos ( 47 ) Ma i volgari nelle loro canzoni, e
:e Phnclpl
[tondapar- condo che mora Dante nel commento della ua

{FL-icaozone chiamata, contra gli erranti miei , non do


"* vevano parlare di loro o lodandoi, o cuandoi , o
biaimando altri , altrove, che nel ne , ed in una
mezza anza , e non intera , accioch i conocee,

che la materia trattata nelle anze intere della can


zone non continuae , ma foe una materia diver

a, nella quale mezza anza i rivolgeva il parlare


alla canzone per modeia, accioch altri enza oil-'e
a potee intendere , la qual coa poi male ata
x

oer

POESIA

LIBRO

III.

279

oervata da poeti ec. Non impertanto, comecb glIta

liani pojano aver ampliata la proprieta e grazia del Com

miato no al maggior egno , noi ritroviamo il commiato


in una canzone di Arnaldo Daniel/o cbe cori ba

Ma canzon prec que non vus ia en nois


Br 1 voles grazir lo on el moz
Pauc prez Arnaut cui que plaza o qc tire
E tali veri imo dal Salvini cati tradotti
Mia canzon, prego, non vi ia in noia;
Che e aggradir volete il uono, e l motto,

Cui piaccia, o tiri, poco pregia Arnaldo.


Cbe per , quantunque noi iamo pi del Caelvetro , al

nome Italiano amici, come dalla compoizione di que


opera i pu corgere, non vogliamo contuttoci delle poglie
altrui la poeia nora riveire, o arriccbire,ed il Commia
to della canzone a Provenzali concediamo . Ma del So

netto gravi e molte ragioni di dubitare vi ono , e da


e pigliare i voglia . Il Nora Dama nel Proemio alle
loro Vite, cori crive . Alle rime che eglino facevano,
davano diveri nomi: come Canto, Canterello, Can
zone, Suono , Sonetto ec. e nella Vita di Gherardo di
Borriello i dice , cbe egli fu il primo cbe facee onetti

o piccioli cantati. Cbe per dal nome fieo di onetto,


e dalla mente de Provenzali [lei nel nominare le loro ri.

me, cui il Nora Dama interpetr, i deduce, eere a.


to il iinetto appo loro nome generale per ignificare ogni
orte di rima. Imperciocbe onetto, econdo ei, qual di.

vera coa ignicar vuole da uono, canto,canterello,


canzone .P ,Qtanto poi allejenza del onetto ii-[a, atte.
nendoci noia quel olo, cbe con tal nome egnatamente tra
Provenza/i cammina di Arnaldo, e cati incomincia
Nn;

En

280

DELLA

NOVELLA

En e onet condes e lcri

Non ricconociamo 'noi in eo , n pu alcuno, cbe abbia


ore, ricconocervi alcuna qualita o interna , o eerna ,

per cui egli non poa ogn altra compoizione , pi too


cbe onetto, apparire. La qualit eerna del onetto ap
po noi Italiani di quattordici veri, n pi n meno, de'
quali i primi otto formino due quadernetti aieme col vin
(olo della rima legati , e gli ultimi ei in due terzetti i
i/ividano egualmente accopiati con rima ,* ed i veri tutti
ieno di undici illabe , o di dodici , e druccioli. La
qualitd poi interna, non mecola in alcun modo lo ilo u
blime col mezzano, il faceto col erio, ed ba altri pi

a-vvedimenti , de quali favelleremo a uo luogo. Ma il


prefato onetto d Arnaldo certamente, n ba linterna ,ne
leJierna da noi diviata qualit ; come dunque dovr jo
netto cbiamari , e come avrem noi il noro come vuole

:f-l Crecimbeni ( 48) e alcun altro, da. Provenzali prei) .2


della V013. Ne molto erve a provar ci,cbe i primi de' nori di co.
E biil' tali regolati imo-tti componel'ero pure , qual e quello di
un Aleandro Caperano Faentino di venti veri, e que/ii
parte di ette, parte di undici illabe,apportato al predet

to luogo dal Cri-cimbcni , cbe comincia

Pravo Sopha , falo adulatorc


Arc] chai meo nel core
cc.
Anzi i' ne prova il contrario , cio, cbe appunto non fe
cero i nori il vero e perfetto iinetto, ncbe le pedate de
Provenza/i eguitarono. E e i Provenzali eh' banno

nalmente, come dice il Crecimbeni , il perfetto bnetto ir


mato, econdo quello di Guglielmo degli Amalriccbi in lode
di Roberto Re di Napoli, cbe mori nel 132: , e total
onetto cori comincia

Lou

POESIA

LIBRO

II!.

2.81

Lou egneunDieu tezauce,e tovur ty difende;

molto prima, cioe del 12 50 vi aveva, non cbe altro quel


Io di Guittone dArezzo

Qyanto pi mi dirugge i] mco peniero


Che la durezza altrui produe al mondo
ec.
Onde al contrario di ci cbe il Catelvetro dice (49)an- 619m.:
zi cbe noi il vero onetto da Provenza/i pigliamo , Ui
da noi lo appararono. Ma ia cbe i vuole, il Redi, poeta

e Filoofo cbiarz'imo , non trov in alcun modo tra Pro


venzali il onetto di quattordici veridundici illabe luno.
La Sez/lina benti ad ei vuoli concedere con ragione, e di
ea autor i dice Arnaldo Daniel/o. Alla quale comecbe
i noiri que miglioramenti e abbellimenti abbian fatti, de

quali uperiormente i fece per noi menzione , contuttoci


dell origine delle eine parlando/l , da ei le ricconocia ;o Lib: 1

mo , e ci accoiiamo al Bembo ( 50 ) il quale le ebiam dh "


ingenoo ritrovamento de Provenzali compoitori.

Del Madrigale poi, non meno cbe del onetto, vba forte

ragione di dubitare, e deProvenza/i ia. E laciamo dall'


un de lati la lite del nome uo , per non [zig/iure , come
dice il Bofcaccio noro, un pruno per un te/arancio (e
bene quando da Mandriale venie, per noi la ragione fa
rebbe, non avendo cb io appia paorale poeia i Proven
zali auta ,') certamente l'autorit del Doni eguita anco
ra dal Crecimbeni, poco a noi arreca d'autorit per far
lo credere Provenzal poeia. Pure e il madrigale a pic
coli cantati , ridurre i voglia de quali di opra dicem

rno , eere ato Gberardo di Bornello autore, come pecie


a genere i concede , (OJ a Provenza/i laciar potra .
Onde ando per l'uno e per laltro , ragione eguale , me

glio a il madrigale tra le dubbie cz/ire o Provenza/i poeie`


laciare

287.
DELLA NOVELLA
la ciare. Non coti dell Ottava a , la qual e gentilima
pecie di poeia nolra,e come vedremo , mirabilmente fat

ta per cantare i Romanzi e ort anco l epicbe materie .


Imperciocbe l ottava , quantunque il Giraldi affermi nel
uo trattato de Romanzi , aver da Provenza/i origine au
ta , contuttoci , .non trovando noi nelle loro rime cbe ri
mae ci ono-veruna ottava, ne apportandone alcuna i pi
intendenti di noi , pi toto a Ciciliani , cio agli Italiani

iamo tenuti a concederla. E veramente, come dimora ab


biamo ,cbe anticb/ma la Cici/iana poeia, e e non al
la Provenzale anziana , eguale almeno , o di poco pi
tarda , ej/i banno abantico la ottava rima uata cbe
canzone anco chiamano , quantunque ogni loro ottava

faccia iinla da e , e le rime ieno in ea inquartate non


atterzate come nella nora ,nella quale le rime degli ulti

mi due veri uniconi . Il Vero ciolto pure a gl Italiani


tappartiene,il quale quai dall'altra parte all ottava cor
riponde ;qperciocbe, econdo 'alcuni, alle coe eroicbe i cre
de egualmente , ed anco pi valevole . Ma alla comedia,

ed alla tragedia mirabilmente fa per opinione delle pi genti


della poetica ragione intendentijime . Ora la riormazione dell
- Ottava Ciciliana ne due veri ultimi accopiati per rima

communemente al noro Boccaccio e' attribuice , cbe cbe al


cuno diveramente ne dica. Il Capitolo ,oTerza rima cz/ira,
ne pur trovai da Provenzali uata , ma dal Dante nel
Purgatorio,e da Fazio degli Uberti Fiorentino nel uo Ditta
mondo,ove introduce un Romeoa fave/lare in lingua Proven
,gxnjfzale delle coe della Borgogna( 51) onde o in lingua Italiana

Leg-[Ritz: dal Dante prima rmato , o in lingua Provenza/e_ dall


:Biceod-I Uberti , per ` coa Italiana o tocana vuol giudtcar/i .
m
La Frottola
una compoizione ormata di pi matti
overo ia proverbj , onde fore t illuminera` quel detto o
curo di Antonio da Tempo, con cui la cbiam Motto con
fctto. Ver cbe alcune loro poeie i Provenzali cbiamarono
Matti, dequa/i fore niun barlume a noi pervenuto. Ma
i* totali poeie di due o pi proverbj i componevano , ?lla

ra r

POESIA

LIBRO

III.

283

ra il Motto corta Frottola potrebbe diri , come la Frat

tola lungo Motto. Cbe per con la Frottola altro glItala


ni fatto non avrebbero cbe prolungare, ed accrecere ad una
Provenza] Poeia. Finalmente cbe le Mattinate, gli Stram
botti , o le Barzellette , le Diperati' e Contradijperate le
Corone, ed altro di minor conto , a noi i debbano , arei

credo fuor d'ogni dubbio. Ondea quee aggiungendo lOttava


la Terza rima, il Veri) ciolto,edil perfetto Sonetto ela per
fetta Canzone ;a Provenza/i, rio non erro ,la Sez/tina dara

e l imperfetta Canzone e Sonetto , e trattanto ncbe pi


mani/?ia ragione appaja , reeranno quai in depoito, e nc"
agli uni, ne agli altri concee la Serventee, la Colbla o Cob
bola , il Madrigale e la Frottola. Altro per dalla dipu
tazion nora o riccerca , o aegnazione in coneguenza non
viene, e non cbe, come al principio dicemmo, afjai debole
ed aai minore principio della poeia nora la Provenza/e

ata, di quello cbe da molti e i iillenni uomini t e no


ra creduto . Ma ora coperte le ragioni e le origini di tut
te le nominare e da nominaii compoizioni nore ; di ee
partitamente ragionaremo , quando prima della maniera di

penare, e dejprimere il concetto degli [ta/inni Rirnatori


avremo fatte parole .
V.
Cbe per eguendo noi la traccia nolra , e la inda- Mancra
penare
gazione di cate/ia novella poeia, cori diciamo. Ogni e qual di
e diepri
iia poetico fare , cio d ogni e qualjiia tempo e luogo , o mere il
nazione, pu avere ed ba due novita , onde dalle poeie contt z
degh [to
a'epiu anziani enibilmente diinguai : invenzione di nuo liani
Ri.
vi poemi, e nuova maniera di concepire i penieri e di ve mi
irli con parole . Per, cbe l italiana o tocana poeia no
ra la prima novit abbia, cio il ritrovamento di nuove
poeie, ee per noi nora baevolmente dimo/'iro, o i con.
iderino glinteri e lungbi poemi da glIta/iani prodotti , o

i ri/gu.-.~rd.~no il vero, rima e fave/la da Latini e Greci


diirente, o le nuove compoizioni e poeticbe nture , le
quali anco a fiorite deProvenzali abbia-n dimotrate e /
fienute per no/lrc, non ;i pot/;e di numero (e di nobilt e
bellezza

184

DELLA

NOVELLA

bellezza di forma , maggiori ) ,

come pi avanti ve

dremo . Ma oltre a ci, a noi non manca , anzi ab


bonda la rara, e da tuttaltre poeie dilinta maniera del

poetico concetto; o que/io i conideri interno nelle immagi


ni e idee cbe prima di fave/lare dalla mente i concepico
no, 0 i eamini eterno ed epreo nelle parole; coa cbe
col nome di Figura viene da Maetri ignicata . ,Ban

tunque per di ci rendere manifa la ragion no/ira , da


piu alta izrgente , cio dalla Filooa conviene il ragiona
mento attingere. Le immagini per , overo idee delle co

- , imo a tutti gli uomini communi , ma di quelle coi:


o/e cbe emplicemente, endo i eni mezzani , nella im.
maginativa qualit nora introducono. Tali ono l idee o
imolacri di cae , arbori , vei , cibi , e di tutto ci cbe

opra della terra i mira o ente . Una econda clajie di


immagini vi e , cio quella delle cienze e delle arti , ,la
quale a iili cienziati, o pro-jjori di una o piu arti con
cea , e viene per via di egni dallintellettiva parte in

tradotta nell' animo . La terza a- di quelle idee cbe dalle


predette due cla/i i generano e accozzano. E cotal clae

delle due mentovate molto pi


le due prime imo puro magi/Zero
ia appreniva facolt , ed altro
io mi ricordi , e nella tela della

eccellente . Impercioccbe
e lavoro di memoria, o
non ono , enonte ,' cb'
immaginazione imprirna

quanto i miei eni per le loro cinque porte nell' intel/etto

introducono; overoia , parlando delle cienze ed arti, cbe i


loro principj con docilita io raccolga e nella mente dipin
ga. Ma il paragonare l una idea con l'altra , e della lo
ro convenevolezza o diconvenevolezza giudicare; opure nuove

idee dalle prime creare , cbe proporzione abbiano, e vagbez


za ,- e grandezza, ci opera veramente d ingegno, cbe

la miglior parte di noi , e per cui un nuovo mondo di


coe i crea, cbe jpargendoi ne ragionamenti , e ne libri,

tira con non intea forza l'animo e l udito delle genti da


viibili obetti, a contemplare gl' inviibili e piritali; o pu

re gli aetti e paoni dell' animo commove ed accen


de.

POESIA LIBRO III.


2.85
de . Di quea terza parte d idee conviene cbe forniti
iena , o fecondi , e abbondevolmente produttori tutti colo
ro ,i quali non /blamente i principj dell arti apprendono, e

dentro e ex/i vanno ruminando (cbe altro non cbe an


dar rileggendo tutto ci cbe gia nel teoro della memoria
e critto ) , ma ingolarmente quelli , cbe dell arti eje
fanno uo , adattando i generali principj alle pecie o coe

particolari, o l' un principio con l'altro paragonando, o mi


urando ,* ed avendoi i primi come cbi appara,cbe olo pa
ivamente accoglie ,ed i fecondi come cbi inegna , cbe at
tivamente communica. Ma di queti econdi pi ajjai d'ognu
no gli oratori, ed i poeti convien cbe ieno non iilo di uno,

quai di/ji, ineauo teoro didce fbrniti , ma e delle po.


edute immagini velociZ/imi pareggiatori , e di nuove innu
merabili,facitori abbondanti e preiimi. E di ci i poe
ti molto pi, cbe gli oratori debbono avere facoltd e do
vizia . Impercioccbe` gli oratori all intelletto e pi al vo
lere indirizzano le loro macbine; la dove i poeti , e l in

tellettiva parte , e la volont cercano di commovere; ma


in oltre egualmente cbe quee , e molto pi la fantaia .
Cbe per deono ei commovere mirabilmente le preenti e po
edute pecie ed idee , e moltiime di fre/'cbe , e empre
nuove produrre ; dividcndoi cori il regno della commozio

ne tra il Filoo), e lOratore , ed il Poeta .' cbe il i

loofb mova ingolarmente lintelletto , l oratore egnata


mente l animo, il poeta luno e l'altro, e opra l uno e
l altro la anta/'fica facolt. ,Quinci , cbe il poeta dee
eere pi cbe niun altro dimmagini e idee conociute lar
go poeditore, e larghiima di nuove e conociute produ.
citare. Ci per egli fa ed e eguice co penieri e concetti,

i quali moltiimi di numero e dierentiimi di variet or


mati , egli di poi con veri e con parole,o crivendo o cantan
do mirabilmente rivte. Ma come l'uno dall' altro volto ne
lineamenti, luno dall'altro animo negli aetti edinclinazioni
differente ,cori l'uno dall'altro poeta nella maniera di pena
re econparole eprimeri. E ci cbe accade agli individui ,cioe
U o

a par

-286 DELLA NOVELLA


a particolari poeti ed in cui l uno dall' altro dierentimi
imo nelle loro maniere e ii/i, maggiormente e ingolarmen
te a ciacuna nazione accade , di quelle tra le quali , o ,

nello teo tempo la dolce divina Poeia i harge ed alber


ga , come preentemente negli Italiani , negli Spagnuoli ,
negli Inglei, ne Francei; o pure in que' popoli cbe uccei
vamente e di tempo in tempo fioricono , econdo il detto del
le acre carte .* una nazione crapaa e seingue , un'

{fa :3:3: altra_ nacc e uccede ( 52 ) . E que eo vede/i negli


gene-.po Ebrei , ne Greci , ne Latini, e ingolarmente vedei oggidi
venit.
. ~
.
.
.
. .
.
.
. .
ne Tocani , cioe cbe di tutti e, i poetici penieri e gli tll
ancora furono e ono dierentimi. Gli Ebrei poeti, cbe
col nome ancora di profeti, non da gli uomini olo, ma dal

l' Altt no 1ddio nominati furono , quantunque nulla ab


biano di nto, come gl intendenti delle divine lettere ben
anno , non impertanto banno del poetico opra ogni crede-.
re. Cote/io poetico loro , nella lirica ragione quai del tutto
i (lende 3 e teimonj ne ono , il Cantico della vittoria
auta per divina miracoloa aienza opra del Re Faraone
nel paaggio del mar Roo, e lo teo Cantico fu da More
nel libro dell' Eodo poo 5 il Cantico pure di Debora e Ba
z.; lud- c- rac( 5; ) d intorno alla vittoria ottenuta contro del R
I

'

Fabi con la diyfatta del di lui eercito , e morte di Siara


capitano. La divina Cantica pure e una amoroa e dolcii

ma lirica , non enza alcun tratto Paorale , cbe accrece


al lirico tenerezza e vagbezza maggiore . Ma volendo noi
egnatamente attendere la maniera di penare de gli Ebrei
Poeti o Profeti , riconociamo in ea il grande ed il mirabi

le , e un iperbolica dire , cbe la nora opinione npaa e


lordice , ma col ubietto dello iet iperbolica dire ba mi
Fundbrabile proporzione. Siccome in quel detto: i fondamenti _o
It-027?:: cardini del cielo crollarono 54 ) Certamente,cbe ci

nile-Et::- ucceda, o cbe probabile ia cio poter uccedere , l opinion~


nora mturatamente wpaa ,' apendo not per le legge
del moto edella colli/ione decorpi , cbe un corpo il quale move

l altro conviene cbe, o in grandezza louperi , o in miura lo ag.


guagli,*

POESIA LIBRO [Il. 287


guagli ,* Ed allora non a cagione della miura , ma della
velocita o impulo compartitogli , lo urta e cocende . Ma
noi non conociamo corpo maggiore del mondo , n corpo mi
nore a cui accreciuta quantunque velocita poa muoverlo.

A cagione per del ub/'etto di cui i fave/la ci cbe t- iper


bole overo ecceo nella epreione del concetto verra ad
egualita , anzi a uperiorit e maggioranza per guardo

al ubietto dell epreione tea, cbe e` la divina poanza,


o la divina parola. Onde quel peniero cbe a mondani poe
ti, parlando delle umane coe, arebbe tracendente e iper

bolico, a divini poeti e giuto emoderato. Davide die pu


rezegl
poe il uo , nido nel ole (5 5). Cotal peniero con
5 'n 5"
.
_
poui: uh"
giunge con la magnicenza la brevit , e ottopone a gl oc- "Mb-m u*
cbj della fantaia la pi bella coa delle viibili , per al- fm"'
bergo della pi bella delle inviibili, la quale Dio; onde

il detto pare ordinario , ma il peniero e concetto e il pi


alto e ublime , cbe uom poa imaginari . Coi del Sole,
die lEccle/iae ( 56). Egli corre andando al loco uo. ,zmf'lfz

Coral peniero , per dimo/lrare la velocit del moto del i) um :nb-Iu


le, piglia lanelare , cbe e leremo della ancbezza, e lo it
attribuice al Sole cbe l e/Zremo della velocita , per igni

care poeticamente il ripoo uo nella parte occidentale. Cbe


per a cagione della coniderazion noira , i vede manife
{iamente , e i giudica della maniera a'i penare de Pro
feti , e della poeia della Scrittura Sacra , nella quale i
uni cono ordinariamente con mirabile proporzione gli eremi

o della ublimita e baezza,o della magnicenza e cbiarez


za overo brevita` , e a quee imili . La maniera poi della
epreione , come nel primo pao coniderato abbiamo ,

certamente la wza delle Figure no/ire orpaa , facendo


;i cbe ci cbe appo i maeri noZri e iperbole ed ecceo , ia
appo loro , atteo il ubietto debole e mezzana epreione .
E veramente la diverit del peniero e della epreone tra
le poeie di una nazione e dell altra , meglio comprendere
non i pu, cbe miurando/a col lirico genere , overo con le
poeie liriche , le quali ciacuna nazione ba avuto . Imper
o 2
ciocb

288 DELLA NOVELLA


COC quello cbe in ciacun genere iimmo edenoinente co
me qua/ita epic} ragguardevole , onde, da ci cbe per e

maggiormente appare, maggiormente ancora ci cbe dif:


ferenza apparir. Onde va/era [enza dubbio quiz/io argomen

tare : la qualita de generi omma; dunque le differenze della


qualita di un genere dall altro ono omme . ,Quinci e cbe
noi, per raccogliere le dierenze del penare e della eprejl
ione di tutti igeneri delle poeie , cio Ebraica , Greca ,
Latina e Tocana, abbiam pigliato, e iamo per pigliar il
genere lirico , mercecb cotal genere il pi colto e ra
nato , e ublime cbe abbia la poeia di qualunque popolo o
tempo , jenom per altre qualita , o di favola , o di

narrazione , o di rappreentazione , almeno per la or


tezza , e ublimita del penare e del favellare. Cbe per

pi dallero moi econdo alcuni, e pi dalla bile e melan


conico umore, econdo altri,i liriciino adi iipradi tuttii

poeti. Ora intea la maniera di penare e favellare deLirici


Ebrei ,-veggiamo pur quella de Greci. Ecco per la trofe

prima dell' Oda prima di Pindaro , delle Olimpic , cori


tradotta da Aleiandro Adimari
A Hierone Siracuano vincitore col coriero.

Strofe prima
Ottima laqua, oltre ogni dubbio, e l'oro
Qual amma che notturna al ciel en vole
Fra i pi uperbi fregi alto riplende;

Ma e brami o cor mio dalzar canoro


Sovra i fervidi rai del chiaro ole
Sommo valor ch'a nobil pugna cende,
Qual altro oggi i prende
Aro a mirar u pel cren dell'Etra?
Non puote lnno miglior teer la cetra,
Se il pregio Olimpo a rionar glinegni ,

Onde i..pi dotti ingegni

Can

POESIA LlBRO III. 189


Cantino il tiglio di Saturno eletto,
Nel venir di Hieron vero il gran tetto.

L argomento di cotal oda Hierone RE di Siracua cbe


ne Giuocbi Olimpici fu vincitore col uo Coriero. Ma noi
di tutta l oda abbiamo egnatamente la prima trofe ap
portata , poicb come ba il greco proverbio , bafiantemen
te dall' ungbia t' intende la miura e forza del Lione .

Ora per venire al propoito noro, daquetoda del Prin


cipe de Poeti lirici , manifeamente i vede , cbe i greci
Lirici ingolarmente lavoravano per via d'immagini( e que

e di coe prezioe e rare) la poeia loro; avendo in que


a ola tanza o rofe quattro immagini di coe bellime,
ed utili alluman vivere : cio l acqua, l'oro , il ole , le

telle . Il entenzioii dire altret uato frequentemente da


Lirici Greci, trovandoi nella prefata Oda ola, nove en
tenzio/i detti, dequali alcuno i doppio , cioe ba in una
pi entenze , come
Ttima l aqua, oltre ogni dubbio, e l'oro

Qual amma, chc notturna al Ciel en vole


Fra i pi uperbi fregi alto riplende i
.E
Ci ben gran maravglia allalme pore,
Perch, via pi ch' al ver, 1 ingegno umano
Piegai al nto, e al vano,

Che mentre il ver con la menzogna cende,


ll favoloo dir le menti oende.

E
Ma pregio delle mue il far oave
Quel che pi duro embra, e darli onore,
E la futura et palea il vero;
Non

290
DELLA NOVELLA
Non convien gi, che mormorando aggrave
Lingua morta] un oprauman valore,

Ch' in parlar degli Dei dubbio il entiero:


E
Ch' a maledici peo oltraggio avviene.

E
Non pu l uom digerire
Somma felicit colmo donori.

A che giova tentar dunque il deino?


Ben vile , e mechino

Lopre ue di cclar chi pena al Cielo.


E
Ma e vil riom di' grandopra non. cura,
E e devon morir tutti i viventi,
Che giova trar fra la vccchiezza ingrata

Privo d'ogni bel uon let utura?


Z'J\

Ha nel futuro di chi vince un giorno


Di Nettare condite ore tranquille,
Che empre a quel mortal, chottene unvanro,

Il colmo d'ogni ben 1 volge intorno;

E
Altri in altro eccellente
-

Si

POESIA LLBRO [Il. 291


Si cuopre , e quel che da neun scccedc
E di petto real degna mercede.
Ma il mirabile del penar Greco i, il pigliare le Tei a
prima vita lontaniime e l unirle poi*con ipotei convcnevoli
e cbe fanno al propoito npra ogni credere. Cori gli va

gamenti loro zno varj e fuori della apettazione ma at


tilmente, e con ragione da tutti non intea conei ,- qual
quello nel quale l Oda apportata va a nire , cbe
commemorazione delle coe di Tanta/o e Pelope , uccee
gi nell' iola del Peloponneo, prendendo l'occaione dalla

tea iola , ove i celebravano gli Olimpici givocbi . Il fa


vellar poi de Greci di tutte le coe animatore , e non
olo continuamente la entenza cio il dire i muta , ma
di aggiettivi ed epiteti evidenti pienimo , cbe vetono
empre con nuove fggie il ragionamento. Or e que/te par

tico/ari qual/'td della greca lirica poeia, poano nella no


tra o in altra lingua refituiri , come ba tentato il
Cbiabrera , e pocbi altri lo eguitarono , ralciandoi dal
la Petrarcbeca cuola , per rappreentare, come dicono al
cuni , un nuovo carattere , molto per noi i dubita ; ne

molto favorevole peranza d noi riluce, per il dubbio cio


gliere . Egli prima certo, cbe le grecbe favole, givocbi,
columi , itituti , lcyoa, banno con la poeia loro un'a
ai pi tretto legame , cbe con la nora tocana. Onde

il fari ora da noi commemorazione di tali coi: , come al


trove dicemmo , non ba ;i bel niccbio , come nella lirica

greca aveva. Cori ej/i Greci , i loro amori pi alla ng


gia degli Epicuri trattavano co veri , cbe condo la eve.
ra e Platonica looa; cbe per l uare nell' amoroo ge

nere le loro forme e tenerezze , alla prei/ia nora dil


dice/i: endo non altro il decoro , come dicevano i Greci
medeimi, ed i Latini ancora,cbe avere ragionamento, e

coumi , alla perona cui rappreentiamo , convenevoli


,Vinci cbe nel corpo delle opere o rime del Marini
fanno ti brutto concio e convenevolezza le ditlutezze di
.4done ,

192.
DELLA NOVELLA
Adone, o itroppo teneri e giovanili onetti , con altre divo
te poeie;ed anco non ba molta proporzione cbe Paolo Silen

ziario, comunque depiu tardi tempi, abbia decritto in ver


i il famoo tempio della Divina Sapienza di Coantinopoli,

ed abbia nella Antologia laciati epigrammi, debaciari del


le fanciulle. In econdo luogo empre il peniero o concetto
di ciacuna poeia e lingua ba mirabile congiunzione con
la lingua leia ,* e per

vgga noi anco a di nori

cbe gli Spagnuoli, ed i Ciciliani cbe ono di calda fanta


ia , banno pure epreoni e diri inammati e grandemen
te iperbolici . Onde , i' io mal non mappongo , alcuni a'e
notri molto imo errati a voler traiggere le prelibate Na

zioni di ecceto ne concetti loro e nelle paee. Imperciocb


cbi internamente arde, conviene cbe anco nelle eterne pa

role il concetto fuoco tram/nandi ,- e non olamente con.


venevolezza, come vuole Orazio, ma neceita, cbe l'ira
to abbia minaccioe parole; e Teleo, e Peleo , qua/or o.
no fuoruciti e mendici , depongano le ampolloe epreioni
e umilmente favellino. Di tutto ci la natura cagione ,
cbe econdo i moti dellanimo , izmminira imili ed egua
li i eni; o pure icamente parlando, lappetitiva parte
diveramente appaionata imprime nella intellettiva , o nel
la fantaia moti imili, onde quea mminira alla lin
gua concetti pur imili e parole . SiccJ dal primo all'ul
timo, i greci avevano e l animo e la fantaia da noi
Italiani dzimile in parte , ed i penieri e le parole ave
vano, quale l animo e la fantaia. Onde a noi non i con
vengono i penieri, ne le parole loro, ma altri, ed altre.

Ora venendo a i Latini, e la loro lirica partitameme


coniderando , regna in ea ed in quella d Orazio in
particolare grande acrimonia o ia udio nel peniero e con
cetto, ub/imita, grazia ancora e celtezza , e coei nella
entenza variet ingolare, la quale e` pi mirabile, per.

ciocb le ue Ode non i endono tanto ne` banno quel tor


rente , e copia di dire , cbe in quelle di Pindaro i vede.
Altro il fare di Catullo , altro quello di Marziale,ma
tutte

POESIA-'LIBRO Ill. 29g


tutte cotali pecie di Lirica nello teo genere qua/intente
convengono, cioe` di ub/imita e ce/tezza ; comecbe egual
mente in tutti i Latini lirici la dijonela ia per lo pi
degli amoroi parlari compagna , in Orazio coperta per lo

pi, overo ia quai per panno e velo traparente , ma in


Catullo ed in Marziale cotanto ignuda e proterva , onde

que' buoni uomini cbe alla giovent inirgnano , gli hanno


quale il cbirurgo fa ne peilenzioi morbi delle membra,

qua e la mierabilmente guai e recri . Marziale poi ol


tre all eere dio/uto e lajcivo,ba alcune altre taccberel
le di er-vile adulazione nelle ue lodi , e di men latina

dicitura, :come di morti ed icede pi a tavernieri con


venevoli cbe a purgati orreccbi e gentili. Onde di Meer
Andrea Navagero raccontai (gentil poeta ed Oratore e
delle tre lingue mirabilmente perito ) cbe egli [leva ogn

anno in un determinato giorno quanti libelli di Marziale


aver poteva, al fuoco conegnare. Ma e i vorrebbe, ove.
ro voluto i avrebbe , cotal dura e fiera entenza mitiga
re a cagione di alcune liricbe di Marziale cbe ono pure
e gentili, e non meno per lo concetto, cbe per la enten

za degne di andar par pari con la pi celta latina poe


ia. Non inpertanto il fatto delle predette qualita della
latina lirica pur cori ia, cio cb ella ia colta e maeoa
e? nel penier ricce.rcata, come la greca e irte immaginate'
va e mirabilmente varia. [i ci delle liricbe avanti la
tocana noira a detto abbaanza . Ma per ben dicer
nere e por in iumeJe dierenze, e varieta di que ulti

ma, nel concetto ed ela-'azione ingolarmente egli i convie


ne_ non olo delle anticbe e giri trapaate poeie liricbe far

parole, ma. delle preenti eziandio , e cbe a di noliri ci


*vivono , ic-come della Francee , Spagnuola , ed Inglee .
Imperciocbe quee tre nazioni, per altri pregi cbiaritime,

anco nella 'poeia nelle loro particolari lingue compoa e


gna/ate i ono, e tutto :D in ea a nuovi pregi agogna
'10 -LE comecb divero dal loro e nella quantit e nel
P-Mlitd , e nel tempo ,fa il poetico fare e ilo di noi [ta
P p

liani

2.94.

DELLA

NOVELLA

liani; nulla per di meno , degli ei principj di Poeia i

vagliono cbe noi; o per dir meglio degli e ubietti ed


obietti , cioe de nuovi coumi ,della nuova religione, e de

nuovi tempi 'ed iorie. Cbe per, non alla gloria noira er.
ve iil tanto ma a quella ancora delle prelibate nazioni ,cbe
ingolarmente tra l'a/tre moderne banno inte/letto di poeia,
ci cbe in que/ii nori tre libri andiamo della Novella
poeia, con nuova indagazione cuoprendo , e con nuovo ra

gionamento dipiegando. Uuoli per prima in cotal propoi


to una verit coniderare, ire non anco avvertita . Imper
cioccbe, ' il modo di penare di ciacuna nazione natu
ralmente dferente ,i come noi veduta abbiamo e continua
tamente vedremo, vana coa , anzi ingiuria il volere, a
cagion d eempio, cbe l arte ola mira di ben penare de

Francei debba valere ed eer arte di ben penare a gl' Ita


liani , o agli Spagnuoli . Per alcuni precetti dar i
poono generalimi di penare, cbe a tutti ervano , quali
ono, cbe il peniero ia vero , cbe ia ublime , o mezzano,
o- menomo econdo la materia, e cbe ia chiaramente e com
parole convenevoli ed eleganti piegato ,* ma non i pu fara

ti, cbei precetti dell' inimo ilo al ublime ervano,evice


vera. Cori far non i puote , cbe gl' Italiani penino alla
iggia de Francei , o entrambi a quelli degli Spagnuoli.
Dunque, non i precettigeneraliimi, iquali a tutte le nazioni
imo gli ie/i , ma i meno generali e otto/Zante', cbe ad una
nazion ervono , non poono all' altra iervire . Come un
uomo con le effe miure e modi o guie , con le quali be

ne veito alla Spagnuola, non pu eere egualmente bene


atla Francei.- veiito. I Francei per( con pace ia detto
di i cbiara nazione, per pi arti liberali ,come per le ci

vili e canonicbe ragioni , per la acra ed umana oria per


lelooe ed altro) ,in ci a mio credere nell' arte critica di

Poeia errati ono , cbe con le miure e pei del penar la


ro , i penieri no/Zri aaggiano . Laciamo ora, cbe nel tra
ggere ipoeti nori , banno iirvolate le migliori et ed il

fiorire della italiana Poeia , attenendoi per lo pi ?pia `


tar l

POESIA LIBRO lII. 2.95


-tardi tempi, ed autori di ea, ed il Padre Rapin, e il Si
gnor Boileau , e il Padre Boubourt , pereioebe 0 degli an
ziani non eppe-ro , o nfero di non apere ,* certa coa ,
cbe il loro genio e naturale inclinazione , come in parte

dalla nora dij/[mile , COI il lor modo di penare ara; n ,


e non ia in certe generali eoj'e , piacer a noi quel eon
tetto cbe a loro piace , e lo eo a del noro ad e lo

ro. Tal degli Spagnnoli, tale di ogn altra eolta nazione,


cbe in proa od in rima eon aovedimento li uoi penieri dive
gbi. La maima ragione di ei i a mio eredere,pofeiaeb
endo il bello (cbe anche e` buono) ei the piace, (enza

entrare in difaroe quiioni ) total bello i pu dividere


umanamente parlando , in eerno, ed interno. Eerno
. quanto all ottbio e agli altri eni t appartiene ne corpi
tutti naturali ed' umani. Bello interno , pu eere ed

quanto di proporzionevole vede ed opera lintellettiva par


te dellanimo nelle idee, e la 'poitiva negli atti uoi; on.
de dite : queo i bel peniero,quea i bella opera
zione . Ma parlando di donneea bellezza , a eni non e`

noto , cbe ad altri Andromeda piacque


Vergine bruna il bel volto e le chiome

ad altri mirabilmente dilettate ono quelle del Boeeaeeio


noro , Ginevra la bianta, e Iotta la bionda? Ora, dal.

le linee o gure degli eerni 'volti, paando noi alle linee


e gure delle interne idee e penieri; a ebi una unione
di quee o di queti piacer , a ebi l altra fuor d' ogni

dubbio. E ti a non per altro, fenom per la naturale


inelinazione,cbe altra ztto altro clima e in altro terre
no, come i vegetabili mo in diveri luoghi di divera qua
[ltd e apore . Il ebe poto, ieome minrar non dobbiamo

le inclinazioni altrui ton le nore , dicendo veraeemente


il gentil Paore

Ciacun uo piacer egue


P pz

Cui

296

DELLA

NOVELLA

Cos gli altrui penieri con le nore idee combacciar non

i debbono altramente . Il cbe i' fia , ani un voler ga.


igare la quaimente immena variet della natura , e
impoverire oltre la natura, le arti elo ingegno. Peggioe di co.

loro la fala opinione, iquali non il penar loro, ma que!


lo degli altri eguir vogliono; come nel paato eco/o end*

io aai giovanetto, ognuno de nori i beccava il cervel


lo nelle lettere mve e reponve , ne ragionamenti, e al.
cuno eziandio nelle poeie di eguire la traccia e le peda
te de Francei, torcendo non olo il dialetto no/Zro toca
no miierabilmente, ma il concetto ancora . Sebene merce
di que pocbi cbe in ciacun luogo le vere vie dell arti e

delle cienze cuoprirono , e riparatori ne furono , a poco


a poco fecero apparire lo concio , e cotali ervi/i imitatori
furono dileggiati e non creduti. Cbe per le dette e da

diri coe coniderando,e univeralmente ragionando , non


male tapporrd, a mio credere, cbi dica, e in tre clai

diiingua o categorie, i modi tutti di penare artificial


mente, e letteratamente , di ciacuna nazione antica , a

moderna. In qualitd di penieri generalime , come vero,


ublime temperato , naturale e altro . In qualit meno
generali di penieri di ciacuna nazione , come tracende.
te nella ebraica, immaginario nella greca , orte e mae
lo) e colto nella latina. Finalmente in qualit tutte par.

tico/ari di ciacun poeta ,' come a dire, macbio il Dante,


gentile il Petrarca, vago ed aettuoo il Coanzo. Ma a
noi ritornando per coniderare egnatamente la maniera di
penare , e vereggiare delle a noi eguali nazioni , non
cercbiamo qui e i Francei, o piutoio gli Spagnuoli nel
la lor lingua poeta/ero i primi , non volendo farci giudici
delle altrui liti , n mancando agli uni ni agli altri ra
gioni non del primato ,ma dell uguaglianza. Gllnglr) cer
tamente, i quali ogg/'di la loro lingua nativa genti mente
coltivano, e quai niuna parte della divina poeia non

banno tentata, per molto tempo, anzi latinamente cbe in


.Inglei- fave/la portarono, come l Ovenio, il Buccanano , e
altri.

POESIA LIBRO III'. 297


altri. Ed alcuno loro libro veduta abbiamo , o ai proe o
'di poeie inglei , cbe tuttora porta in fronte il titolo in

latina lingua, qual fa alcun de notri pi antico. Tanto


egli vero, cbe quale cbi a navigare incomincia fa :i ,
cbe

. _ Rada lun remo i] mar, l'altro la ponda


A. _in
come il gentilmo Filicaia

in altro ubietto , coi)

nelle lingue cbe dalla latina on nate, o a quella ucce

ero , fu per apoggio, o per icorta la medeima latina prea


per lo pi. Ma e ogg/di gl1ngleiei,e quam' da un ecolo
prima, oltre tutte l' arti , la poeia in loro lingua crivo
no ,- e ingolarmente poemi tragici ed epici di buon conio

dirne/?rar poono . Ora favellando prima de Francei


poeti , e del lirico loro genere ingolarmente , quale dal prin
cipio propoti ci iamo , per :corgere le cerenze de penie

ri e degli ii/i ,a me pare , cbe dalle loro e- dottrine


dellarte del pen/'are, raccogliere i poa cbe qualita (cui
ei carattere dicono) nell uno e nell altro abbiano ingo~

larmente , e ci di poi con eempli proveremo . Il Padre


Domenico Bouboure nell'arte ua intitolata del ben pen

are ,trattando deglingegnoi penieri ,tiene cbe ei , cinque


condizioni aver debbano. Verit, novit, grandezza , di

Iettazione, e delicatezza. Se cotal partizione

contenga

veramente in quel tetodi*Cicerone: ( 57 ) i concerti di Seme;

Crao ono cos intieri , cos veri , cos nuovi , cos-- 3:2,

enza alcuna anciullecha pittura o mnio ,* **e mi:: ..T-r:


piii altre coe della ua diviione, e intendimento d ea . gfjnjf"
o nel mordere i proatori e rimatori italiani,lautore eap-telenli

ponga, -I copioamente, e con molta dottrina diputato,


pareccbi anni ono, dal Marcbee Goatlgflf O' 3"

tiluomo Bologml; onde in cotale arringo noi non entria


mo; il cbe n pure al propoito nolro farebbe Ci cbe qui
conideriamo , i cbe dalle due nell ultimo [ur-go po/Ze
qualita, cio dilettazione e delicatezza,l autore Francee

ci

298 DELLA NOVELLA


ei porge la traccia di corgere la particolareggiata manie
ra di penare de Francei medeimi. Ma prima facciamo;
e piegbiamo la forza di cotali voci nel linguaggio noro.
Veramente dilettazione,o ,dilettabilita o dilettevole , o ag
gradevole o cbecbe ia, pare nome generico, ed il qual pofl

a non olo a ciacuna pecie di ingegnoi penieri ma a


tutte le coe piacevoli accopiari . Ma intendendo de oli
penieri ingegnoi e egualmente in ei dilettevole la gran
dezza , la verit , e la novita e altro . Pure un *certo
particolare artizio, come nelle manifatture cori ne pen
ieri cagiona diletto. La delicatezza poi da glItaliani pi
gliai per vivere con tutto il piacere econdo quel teo del
Boccaccio nella vita di Dante . Onde vengono i vei
menti, 'gli ornamenti, e le camere piene di uper

ue delicatezze. Un altra pi particolare ignicazione ba


la parola delicatezza appo noi , come in quel detto dell*
Albertano: Vi acemmo delicatamente accennare all
,intorno un grao. ,Qta/ita o modo cbe ore pu rela
38 om. u- zione avere 'con quella dell' Graziano Artece ( 58 ) l"
le poetica .
gmumgurava mirabilmente l ungbie e i capelli, nelle a
tirca ludum
mmmuhtue; Ora in tal eni) pre/a la delicatezza , o ia una

xg'jgsacoa ea con la dilettazione , o con alcun leggero e


farllfrirxgnale tra ee i diiinguano , io peno cbe ia la
capillu. ingolare qualit de penieri ingegno/i de Francei poeti nel
lirico genere e dello ilo altreti . Io non dico gia la ola
qualit , poicb arebbe il cori dire biaimevole , ed il coli

fare il difetto avrebbe del prefato Oraziano artece cbe la


vorava ci fotti/mente le minute particelle della atua ,

percb il tutto e l intero vago diegno di ea far non a


peva . Altre belle parti banno nel penar loro i Francei
poeti oltre quea( de migliori favello) altre vagbezze al
tri pregi 3 ma non impertanto egli i pare cbe in e la de

licatezzaia ingolare,eervirpo]a loro di diintivo per ceu


rarli nel peniero e ilo dall altre nazioni. In molti pao"

de nazionali uoi dal Padre Boulvourr allegati i pu ci


corgere, ed in altri moltimi negli origina/i de poeti e
Fran

POESlA

LIBRO

[ll.

299

Frane-;i , ma ingolarmente cotal qualit appare nel ui/je


guente onetto di Monignor Malberba,il quale nel ereno
noro 'volgare eimiamo [vercbzo rivolgere , endo ogg-id) in
[ea/ia [a lingua Francee non olo non antea,ma colti
vata ed attea.
A Rabcl , Pcintrc ur un Livre dc Fleurs.

SONNET
Uelques lovanges nompareilles

(Lu' ait Apcllc encore avjourd huy


Cet Ovrage plein de mcrveilles
Mec RABEL au-dcus dc luy.

L' art y urmonte le Nature .


Et i mon ugcmcnt n e van ,
Florc luy conduoc la main ,

Band il faoc cette pcmcurc.


-Certes , il a _pr'w mes yeux
De l objcc qu' ils ament le meux ,

N' y mettanc point de Marguerite;


Mais pouvot-l ero ignorant
Que une Fleur dc cant de mnte
Auroit term lc dcmcuram .

Ne creda alcuno cbe per nora [bla opinione , la qunt


della delicatezza ingolarmente a Franeei venga attribui- ,
fa, dandoi ea da Franeei c a i.- medeim; pocia

che COI ba Monignor Cbevreau in alcune oervazioni jo


pra

.A

zoo' DELLA NOVELLA


pra le poeie del Malberba. Noi abbiamo auti pi pog
ti in Francia , ma alcuno non ve n ha inora, il

quale contornae pi delicatamente il vero di


quello che ha tatto Monignor Malerba . Le qua
[ita della delicatezza i France pare eguono con li

loro veri , e riccbieggono co precetti nel amma lodativo


genere , di cui ono /iibietto i gran peronaggi e i Monarcbi ,

contraponendo la lode groo/ana come vizio, alla delicata


593035?" come virt; e dicendo
( 59 ) , cbe , un Principe o gran
Si
man. u m
.
.

mr. c.gnore per la tia dicrezione e ragionevolezza aggradtrd la


5'
jZCOldd,47\l in noja la prima ; onde il prefato P. Bo
bourr alcuni France/i madrigali caiga de' fiioi cbe banno
troppo coperta la lode di Luigi il Grande cbe era Princi

pe di zmmi avvedimenti . Pure is' orte il dubbio e nella


poeia eguire _i voglia il genio del ecolo , e l opinione del
Principe ; o i odi precetti lo , cbe ono, come dicono le
llolf,dl eterna verita` . La delicatezza per de' Francef
ba il fico prai/nano vizio talora , cbe i' la languidezza e

il fave-[lare a guia delle pro- ; come in queo Madrigale


Vous qui les ncu Soeurs au milieu du repos
On: appris chancer le hauts fairs des Heros,
A nore Conquer-'mc venez. tous rendre hommage:
Pars des vers 1mmortels` cclcbrez on Courage,

Et n apprchendez pas que la paerit


Puic vous accucr dc l avoir trop vanr:
Quny que vous puiez dire en publiant a gloire,
Vous le fcrez moins grand que nc fera lhiorie.

Il midrigale d'una celebre e vaga poeteja, detta la Sao


de* Francei, e delicato, ma tiene della proa. percb ren
dere omaggio , veri immortali, publicare la gloria ,
ono proaici modi; n i pu meglio diinguere dalla rima

la proa, cbe oervando quello cbe nelluna e neclllaltra


etto

POESIA LIBRO. [II.


go:
detto, volontieri cangerebbe le veci; e pi il proaico appare
dove la rima ,locuzione poetica riccbiede indipenabilmente.
Ma ci aai pi apparir, ove del peniero elocuzione deno
ri favelleremo. Or della poeia Spagnuola favellando , ne
oggiacer volendo all odio deparagoni in alcun modo , non

faremo qui tra la poeia degli Spagnuoli e de Francei


compa-razione alcuna , ma diremo olo cbe come la dilica
tezza particolareggia il lirico ilo e concetto de Francei,
cori lacutezza l'uno e l' altro degli Spagnuoli rende jin

golare. ,Quinci , cbe un Lorenzo o Baldaare Grazia


no, autore Spagnuolo dell'arte dellacutezza copioamente

crie,- e varj eempli de poeti uoi inneo nel uo trat


tato , di lirico genere ingolarmente, il qual genere molto
eguirono gli Spagnuoli medeimi nella loro poi-Fia. E -ve

ramente negar non i pu , che lo pagnuolo ingegno al


dir nobile e ollevato e lirico non ia naturalmente por.
tato , ed alla poeia generalmente ,* endo ati Spagnuoli

e Lucano e Marziale e Seneca tra latini poeti , ed aven


do pi la orza del natural loro eguitato , cbe alcun al
tra cuola o ilo di Poeia , che in Roma avanti a loro
orie . ,Quantunque per cotali dicor/i dell acutezza di
Graziano, ollennemente dal P. Boubourx i condannino ,
contengono per in e dottrine non di/preggevoli d intorno
alla acutezza , e gli apportati eempli dallo eo Grazia
no , ono , e non del tutto, in buona parte lodevoli ,par
lando degli Spagnuoli ingolarmente. Come quel motto o di
ico , cui ora non mi ricordo per rima, e di cui per tale
e` il ignicato : cbe un amante donando un orologio all'

amata, [opra quello crive tali veri, in cui a/l orologio


raccomanda, acci egli faccia l' ore delle pene corte , e quel

le del piacere lunghiime . Poich pree le qualit di fer


mar/ talora, e di pre/Z0 correre alcuna ata, il cbe fan
no gli orologi , il poeta oagnuolo adatta la qualita della
quiete a uoi piaceri, e quella del moto , o coro alle pene
ue. Ma tra il Francee, e lo Spagnuolo , come quelli che
di inclinazione oppoti ono per natura , pi facile la

(L q

critica;

302.
DELL-A NOVELLA
critica ;anzi pi facile Etra ei il non miurare o giudicar
giutamente ,* endo il Francee d ingegno mobile , lo Spa.
gnuolo tabile e grave , e que/ii nella poeia cercando lacu
tezza , e il ollevato concetto , dove quegli la delicatezza

procura e naturalezza; e le prime ono con le econde qua


i appo/ie qualita. Come per il Giudice o deve attener
i egualmente alle parti , comefa il mezzo a capi della linea,
o nulla atteneri loro , come il punto nel mezzo del

circolo ; coi) lltaliano pi piani-mente potra deFrance


i, e Spagnuoli giudicare, endo cbe egli o le loro qualit
in e rnedeimo unice,o altre ne ba da entrambi dierenti.
Per meglio dagli eempli ei Spagnuoli , la loro accutez
za, e la oervazion notra apparir. Ecco per prima due

imetti in lingua Portogbeiucbe e pi della Spagnuola tenera

e dolce,di Don Luigi Camoegne quali non olo ba l acu


tezza ma la delicatezza da Francei voluta , e un non s
cbe di gentile e aettuoii e vago , cbe al noro fare Italia
no mirabilmente t avvicina . Per lo cbe` io certamente cre
do , o cbe il Camoet alla vena del Petrarca bevee leg
gendolo e rileggendolo, o cbe le tee miure cbe lui, nella
facolta intellettiva avee di poeticamente penare ed accoz
zare le idee ; tanto non trovo nelle freiere poeie alcuno
cbe alle notre Italiane pi tazmigli , o nella rotondita e
corripondenza del concetto , o in altro . Porremo a lato a
lato de iinetti del Camoee la tradazion nora , non per

emulazione ni per pareggiare il loro bello , ma per dimotra


re quanto il peniero di quel poeta al penar noiro s ao
migli, onde pi facile co notri parlari i veie . Anzi quan
do pi avanti di quella poetica qualita ragioneremo , cbe

ingolarmente tra l altre la nora poeia ditingue , al


lor ;i vedremo , cbe cate/li due onetti imo di exa qua

[ltd libamenti, o quai di una tea luce raggi e egnale -

Luis

POESIA

LIBRO

lII.

303

LuisdeCamoes

Lma minha gentil, que te partie


Ta edo dea uida decontente;

Repoa la no eo eternamente

E' viva eu ca na terra empre trie.


Se la no aento Ethereo onde ubie,
Memoria dea vida e conente,
Na te equeas de aquelle amor ardente
Que ja nos olhos meus ta puro vie.

Ee vires que pode merecerte


Algua coua a dor que me cou
Da magra em remedio de perderte:

Raga Deus que teus annos eucurtou .


Qge ta cdo de ca me leve verte

Quam edo de meus olhos te levou.


Lma bella e gentil che ti partii
Si too d ea vita , azia e chiva,
Ripoa u nel cielo eterna e viva;

E n chio piro in terra , mi rattrii;


Se nel eggio immortal ove olii,
De' mortali memoria s ravviva, r

Rammenta quellamor ch io ti copri


Si dolce e puro ne miei occhi trii.
E e alcuna merc credi che merti

Well' eterno dolor che il cor mi cole


Poich fui diperato di pi averti,

'

QSL 7'.

Prego

304

DELLA NOVELLA

Prega quel Dio che il tuo bel nodo ciole,


Che i ratto u in ciel m alzi a vederti,

Come qu preto agli occhi miei ti tole.

Ere aos de Paor Jacob ervia


Laba, pay de Rachel Serrana bella:
Mas na ervia a o pay ervia ela,

Axe ela o por premio pretendia


Os dias na perana de hum o di;
Paava contentandoe con vela ,

Porem pay uando de cautela


Em lugar de Rachel le dava Lia.

Vendo o trie Paor que con engannos


Lhe fora ai negada ua Paori!,
Como e na tivera merecida
Comena de ervir outros ete anos,
Diendo, mais ervira , e na fora

Para ta longo amor, ta curta vida

Etre anni il Paore] Giacob crva


Al Padre di Rachel vezzoa e bella;
Ne erva il Padre , ma la paorella ,

Che dottennerla al n fede egli ava.

Con la peranza d un ol d ora


Mille giorni e ol pago di vedella;

Ma il padre con avara auzia e ella


In luogo di Rachel gli diede Lia.

Veg

POESJA LIBRO III.

305

Vcggcndo il miere] che con inganni


Gli era negata la fede , e 'l uo bene,
Come e non laveic mai ervita;

lncomnci a ervir altri et anni,


Col dir: pi ervire! tra tante pene;
Ma ad un i lungo amor corta la vita.

Non ha la efja gmlazzmcomtcb abbia farm-zz Spa;


gnuola, I/guante di Don Luigi di Ganga. Egli ata
poo in una raccolta d'Italia: rime tto nome e come
opera di un Italiano ; ma egli pura traduzione (*)
obgffl
(uf

D. Luis de Gongora a la Roa


Yer nacie , y morirs maana

Para tan breve er quien rc dio vida?


Para viver tan poco es luzda,

Y para nada [ar es lozana.


Si tu hermoura te ingann mas vana,
Bien preo la veras de{uanecda,

Porque cn ea hermoura e econdda,


La ocaion de morir morte temprana.
Bando te corte la robua mano,
Ley de *la agricoltura pcrmitda,
Grocro allcnto acabar tu vcrtc.
f

No {algas , que te aguarda algun tirano,


Dilata tu nacer para tu vida,

Qgc amicpas tu er para tu muerte.


Ieri

306

DELLA ZN"OVELLA=

Eri nacei, 0 bella ,oggi mort-ai.


Chi ti d mai s corta vita, o Roa?

Per s breve regnar, troppo faoa,


E per un d troppo Pompoa vai.
.
, . .
Se tua freca belt-~t-inganna mai,
Ben too la vedrai ecca, e rugoa:

Morte dentro il pi bello empre acea,


Pronta a furar pi preo i or pi gai.
Fore oggi a, che man villana, e ella

Ti colga, o che Donzella in en ti porte,


Sol per morar quanto di te pi bella.
Non ucr , che tapetta unapra orte:
'arda a puntar dal verde elo, o bella ,

Che arett il tuo nata] ol per tua morte.


Non pu negarji per cbe Iacutezza degli Spagnuoli non
abbia il uo ecceo o vizio , talora nello il freddo , ta.
lora nel gono, come i corge dalle jttopqe poeie.

D. Lope de Vega
OePh como podr tener governo

EI tiempo, de quien Padre, y lumbre ha do


S en los braos ceneisnl oldormido,

Pues tiene vida por u cur eterno.

'I

; i;

Aunque fois cuna de ucrpo terno


De l'alua virginal recen nacdo,

Depertalde Joef', i tanto oludo


N0: le diculpa uuero amor paterno.
Mrad

POESIA

LlBROu'Ij-fll.

30)_

Mirad que haa los Angeles epanta,


_ i ~
Ver que e duerma el ol replandeciente _
En la mima azon que e levanta.
`
Dexad Ioe que u carrera intente,

Porque dede el Preebre a la Crut anta,


Es ir dede el oriente al ocidente.

Dello eo.

Omo muerto me hecais ciel-rien laica;


Y lo devo de ear, y no lo iente, _

Qu: un muerto en voro equivo penamento


Menos (entido que ee le baara c .
Vivo os iure , que muertuos os confeare

La mma fee; cumpl; mi juramento,


Pues a'defpues del tne enterramiento
N1' cea la acion, ni el amor para.

No { i os pueda dar piadoo nombre


O manos que enterras el muerto amigo,
Depucs que le mato vuera hermoura.
Que es ladron futl, ya muerto el hombre,
No de piedad , de miedo de caigo

Darle in u propria caa epoltura.


(

I due mmi cb: eguono, bench portino almnardiro mo


do di dir: , hanno per amm, ingegno e grazia.

Manuel

'308

DELLA NOVELLA
Camocs.
Oras breves de mi conrentamiento;

Nunca pens jamas quando os tenia ,~


Que por mi mal trocadas os veria

En tan cumplidas horas de tormento .

Las torres que funde e llevo el viento,


Como el viento veloz las oenia; V
Mas dev todo ee mal la culpa es mia

Pues hize obre falo el fundamento.


Amor con vanas mue'ras aparece
Todo lo haze llano, y lo aegni-a

Y luego lo mejor defaparece.


O grande mal l O grande defuentura!

Por un pequeo bien que desfalleze


Anenturar un bien que iempre dura.
-.
Bartolome Leonardo.
Ize es a quella , llega Fauo y mira
Como con el cabello dora al viento.
Y el roro juvenil,de donde atento

Invibles amor us flechas tira.

(luna bien con la piedad mezcla la ira


En el mirar rifvenno y violento;

La boca que entre perlas el aliento

De iazmin falutifero repira .


Iuzga yo con mas razon que Ticio

(le por Juno movi a lor Does guerra


Pudiera contra el cielo rivelarme.

Has vio bien que no tiene la terra


Sugeto igual ? Pues aba que _un darme
Un adarme no tiene de juizio.
Fi

POESlALlBROlIl.

309

Finalmente vengai da noi a coniderare il peniero ed il


dire degli Inglei poeti nel [lr/'eo genere . Per a ci fare

porrerno qu il principio del libro terzo del Paradii) per


dato, poema a: Giovanni Milton ,_ mi certo a qual altro

genere ridurre-mo jenonr a quello de Divini poemi .P Di


cotal genere, ebe invenzione della notra novella poeia
abbondevolmente t e per noi detto nel econdo libro , onde
generalmente parlando altro non fa daopo qu favellarne .

E bench il poema ia divino narrativo, non divino lirico,


poniamo per qu) noi li ,eguenti veri, i quali hanno del
lirico, per eer come un inno di [ode o invoeazone fatta

a Dio dal poeta. La traduzione del ebiariirno Paolo


Rolli , ebe in je ala una colonia ba poa dell'onore dell'
Italiane lettere e lingua nell' Inghilterra.

Alve o anto lume,primogenito


`
Germe del Cielo, 0 Coeterno Raggio

Dell' Eterno; poe' io privo di biamo


Eprimer Te? Giacche Dio eo lume,
N abeterno altrove f dimora,
Che dentro a lume inacceibil. Dunque
Dimor in Te o riplendente Efuvio
Dellincreata riplendente eenza:

O sami pi dudir che un puro ei


Eterno Rivo; ehi diranne il Fonte?

Eri prima del Sol prima de Cieli,


E alla voce di Dio, qual con un Manto,
Tu rivei il Mondo che orgea

Dall acque atre, e profonde, conquitato


Fuor dallinforme vacuo innito.

Te rviito or io ma con pi ardite


Ale campato dallo Stigio Stagno,

Benche gran tempo in quel tetro oggiorno


Ritenuto, allorch nel volo mio
Fra bugie e foche ocurit portato
R r
Ad

;to
DELLA NOVELLA
Ad altro uon , che a quel di Tracia lira,
Cantai del Caos e delleterna notte
Ammaerato da Celee Mua
Ad `art-ichia la gi l'atra dicea

E avtalir bench` ardua coa, e rara;


Te riviiro io `alvo o Santume,

E ento l~ tuo viral ovrano lampo.


Ma tu gi non riviiti queocchj
Che a rcercar tuo penetrante Raggio
Grano invan, lenza trovarne albore

S tta gli morz Gottaerena


O nera s uuion velogli!
Pur non ces io di gr vagando dove
Van le mue o vicino a chiara fonte
O 'm ombroa elvetta, 0 in Colle aprico,

Perch del Sacro Canto amor mnamma.

Dalla lezione aeprefativeri` ,corge/i immantinente la diver

ta del peniero e locuzione inglee, da i Prememorati Spa


gniioli,Portogbei, Francei ,e anco Latini ,Greci ed Ebrei;

quantunque il Milton in Italia dimorare alcun tempo,come


dalla la 'vita i corge dal pre-fato Rolli vagamente crit
ta, e_itocani autori,e ingolarmente il Dante eimae e

caro tenee. Non impertanto ba il concetto del Milton


un orrore aggradevole e bello e una robna dolcezza , e
una congiunzione pellegrino e 'vaga di due contrarie idee ,
cioe della cecit propria e del divi lame . Non aggiun
geremo noi qui altre belle qualit del Miltoniano poema,

avendo fatto ci, e difeo/a ancora dottimamente da


VIonignor di Voltaire , il predetto Rolli. Ma veniamo
oramai a ragionare, come da principio i dfe, del modo
o demodi di penare depoe'ti Italiani, come delleprime

re i concetti loro con la entenza , endo nora noi ore


di overcbio negli altrui conni e ;zo/eioni dioagati. Liza
tunque ninna conocere pu meglio o la bellezza , o le

buone

POESALIBRO'III.

buone leggi. , e coumi della terra ua , cbe per le altrui


peregrinando. 0ndio,,credo ragionevolmente, cbe del viag
giare ia certiino frutto ed' uti/imo , o apparare le altrui
buone uanze , leggi , e coumi , 0 avere in maggior pre
gio le proprie; quando all' altre paragonate o in nulla ce

dono di bont a quelle, o di lunga mano le overcbano.


E prima di tutto, attenendoci noi a quanto nel cominciar
guei libri ragionato abbiamo , e tuttoci preenti-mente
viepiu confermando , certo e`, cbe due coe ingolarmente
divericano e diinguono la poeia:natura,e coume. E
del coume endoi gia per noi diputato , il quale con /a
religione differente dagli anticbiha pure tra noi differen
ti poemi da i loro partoriti; quanto alla natura , 01];
proviene, o anzi ri/iede ne diveri climi e ituazioni della
terra; c0icbe` quanto i diveramente dipoo queo e quel
clima o cielo , tanto diveri d inclinazione, e d affetti, e
di abilit gli abitatori ieno , o robui di forze, o ottili

dingegno , o dati alla guerra o alia agricoltura , o alla


mercatanzia per lo pi. Per la poeia , altrove detto ab

biamo, eere a tutti gli uomini commune, e non per al


tro egnale , almeno perciocb tutti naturalmente ed in
particolare i fanciulli imitar vogliono e rappreentare ci
cbe veggono fari , e cantaccbiare in alcun modo : ma il

canto e l'imitazione ono o parti, o il tutto della poeia;


tutti gli uomini dunque , cbe muici ed imitatori tanto o
quanto imo , iano altres tanto o quanto poeti. Or ico
me la muica cbe e` della poeia membro , o con la poeia

analoga qualit , tra alcuni popoli e` era, altrove tenera


e do/ce,e tra altri o temperata o grave-,con la poeia pu
re divera(come tutte le inclinazioni ed operazioni umane)

i tra diveri , ed ba particolari qualita` , alle varie qua


lit de paei e terre conimili. Onde come vedemmo, a ca
gion d' eempio tra Greci t mamamente immaginaria;
perciocb eranoi Greci di givocbi e di pettacoli deidero.
imi, cbe loccbio e ?immaginazione pacono ,' ed oggi

di. tra Francei delicata e polita, _endo eh' della delica


r z

tezza

3.

DELLA

NOVELLA

tazza vagb ingolarmente, tra gli Spagnuoli gentegram a

ttile-,maaofa td acuta . Cl per a norma di totale non gi


rigoroamente infallibilnma om-amante probabile principio,
qual/ara tragl Italiani? E' i' Italia, come ogm: a ,a to
mc' pi-1' ognunoioraieri provano (the' tall' idea di* paei .
lor-otto la prua-va del oro prono pi dilaggeri il parago
m* formamndi l Italia ,tra tutti i pat-i del mondo , di
ito bol/xma, d aria doltillima, di fruttiferi campi a to].
lim- abbondeoolma , da laghi t umi t? oriti aluto-voli e
tljiari in ogni lato inaata c diinta . Aggiunge/ a tutto

ri , {be puri doni nto della natura , quanto l' arte ba


fatto per ranarli e-adomarli , (lat' m' fuperbi cittadine-l
dai {Ja/agi , (bt' e delizioi giardini delle 'ville, che* ne tom

modi {al ornamtnti delle delicato camm- , che e vini e ton

-viti, m! quali l'arte va a gara della pei-tta qualit delle


coe ec. La pittura, la olturaJartbitt-sttura, la mu
jta, the cl/'Italia fiorirono emprtmai e or-ano, poono
bem dall' altri' azioni cre 'imitato', ma jovtrtbiate non
gia. N tatr delle bellezze e dicreti cotumi delle amoro

_'c dom , m' delle magnici-n (e e [miurata corteia da ca.


vali-?ri e a'tllt- torti . Tali coe tutto' , in ogm' tempo le rc'.
anti azioni , della btlla Italia invaglirono , onde la m,

mrdcimc vagina-ZZ:- , guerre aterbiime e travagli conti


mii la ragion-:rana e tagimana tttogiomo ,* the per mi to
l Italia ta il genti/imma Filitaja fawll.
Italia ltala ; 0 tu, cui eo la orte
Dono infelice di bellezza , 0nd' hai
Funea dote d inniti guai ,

Che critti in fronte per gran dogla porti.


Ora [ati-tudo noi ci dall' mio da lati ( potiatb il qu!
lag-;arti divi) male , conjfare pi beni ) da un ;i deli

zioo paee , da un* aria i pura e dal , x infonde pu


ntgli ingtgni e negli piriti una natia dolcezza , che i tutt:

l opere dingtgno , c ttt/la poeia egnatamente in grandi


ima

POESIA LIBRO III. 313


ima copia traira. E compagne della dolcezza vi alberga
no , la gentilezza, tenerezza, e naturalezza . Molto pi
ci a , e al dolce angue e natura , l amore aggiun
ga , il quale , e i razzi ingegni pi umani rende , i gentili

naturalmente render pi genti/i. Onde la materia ejfa


d' amore , avendo, come il Muzio pur dice, le rime nore

per lo pi ingombrate, le ba anco ad una omma dolcezza


folle-vate . 10 non dico gia,cb la predetta ala , o ole qua
lit negli italiani rimatori regnino ( rtrovandq in e pi
altre e fore le doti di tutti gli altri poeti) ma che tale
i] noro
di inti-vo
o come
alcuni 'vogliono
carat
tere
. Orprincipale
volendo ioiqu
non ,olo
fotti/mente,
ma ordinata

mente ci coniderare , e dar a eli-vedere ,' ul bel principio


della poeia nora, io offer-vo , che il peniero era tenero e
dolce ea' aettuoi) , e bene le parole erano razze , e la jen
enza informe , e mal accozzaza . Ciullo al' Alcamo
Deo lo volee vtama cate foe morto in caa
Larma nandcra conola ca dee notte pantaa (60) :o Cucin
Lem.
l ni
vol. 3.01

Il qual detto , tra ciciliana e tocana lingua ignica,a mio 5'


credere: Dio volee vita mia che in caa i0 ci o

morto. L'anima ma e nandcra qu conolato fan


tama d e notte. Folcacbiero de Folcacberi.

Dolce madonna poi ch eo mi morraggo


Non troverai chi i ben te ervire.
Tal il madrzlgale di Mico, donzella Sanee
Movit amore e vattene a Mc'ere (61)
Del quale ono notabili gli ultimi ver/i
Dal giorno chio il vidi a cudo e lanza

Con altri Cavalieri armc portare,


Preilo

c- '*

314

DELLA

NOVELLA

Preilo a riguardare

lnnamorata i chil mio cor pere


Ove maniamente appare, cbe quando gli uomini valore
dimorano, pi alle donne piacciono e imo da ee prega
ti, di quello cbe facciano con ee/elenzanao , e qual di
vano gli antichi nori donnean o . Guido delle Colon
CICn-x,

Amor che lungamenta mhai menato

A freno retto enza ripoanza,


Allarga le tue retine in pietanza;
Che operchianza m'ha vinto e ancato.
Clic ho pi durato che non ho poanza;
Cominer'aroni di poi i aolei penieri con meno razze paro
Ie e entenze a 'Leire, come in quei due onetti
p

Di Brunetto Latini. (63)

" ("'4'

Ed io aveii ardir quantio ho voglia


Di ragionar con voi egretamente
Come mi rugge Amor per voi ovente

Non oerrei crudel tormento e doglia.


Ma come trema a ogni vento foglia

Cos trem io quando vi on preente


Ed ogni mia virt ubitamente

Lardente e dolce bene allor mi poglia.


0nd' io ricorro al mio Signore Amore

Che vi ragioni da la parte mia

Bella vaghezza c ho di voi nel core.


E voi Madonna prego in corteia
Che lacoltiate enza degno al core
Che vi dir il vero e non bugia

Chio quanto voro on dir non porriaz,


D

POESlA

LIBRO [II.

315

D oneo da Bologna. ( 64)

Cu-m

Uella che in cor lamoroa radice

Mi panc nel primer, che mal la vidi


ClO la dipetata ngannatricc
'
A morir m'ha condotto e tu n01 credi.

Gli occhi miei mira morti in la cervice


Ed odi gli angocioi del cor rdi,

E de laltro mio corpo ogni pendice

Che par ciachunade la morte grid,


A tal m ha gonto mia 'Donna crudele

Chencro tal dolor ento in ogni parte


Che l alma a forza da lo cor i parte.

Chel mio dolzor con l'amaror del fele


Ha gi ben vio Amor comi compatte,
Ben ci coniglio a ci mai non darcc.

Ma ne
giunto
il econdo
ecolodel
della
poeia
nora contenuti)
(poich in
orav
termini
olamente
prima
i iamo
cotea qualita di dolcezza de penieri pi ampiamente ne
rimatori nori i pare , e pi leggiadre e dolci ancora
le parole fixrono, e le entenze, onde gli riveirono. De
pojitarj e maeri della accennata dolcezza Meer Cino da
Pioia, ed il Petrarca ingolarmente furono . Ma il Pe

trarca (il anale oggi nelle poetiche cuole pi noto , e


nelle mani tenuto) laciando dall' un de lati, conideria- o; Rime a.

mo ora alcuni onetti di Meer Cina, icome queo (65 ) fl:. 'JJ'
dal Sabio
i: c ;o

Se

315 DELLA NOVELLA


E non (i muor, non trover mai poa
(Coi l'avete fortemente in ira)
Queo dolente; che per voi opira
Ne l'anima, che a nel cuor doglioa.
Ed la pena ua tanto angocioa;
i
Che pianger ne dovria ciacun, che l mira,
Per la piet; che pare allor, chei gira
Gli occhi, che moran la morte entro acea .
Ma poi vaggrada non vuol gi alute,

Ne ridotta il morir; com' acoloro,

Gli quai on forti nel terribil ponte;


Per gli occhi vori, che i accorti foro;

Che traer di piacere una vetture,


Chaorza il core endo a morte gionto.
Nel qual onetto la decrizione della pazienza in amore E
a cu. dolcima , e vagbiima. Diciamo ancora qucaltro. (66)
A bella Donna, che 'n vert dAmore

Mi pa per gli occhi entro la mente;


[rata e didegnoa peamente
Si volge nelle parti , ove a 'l core:

E dice: s' io non vo di quinci fore


Tu ne morrai, sio poo toamente;
E quei i ringe pavencoamente;

Che ben conoce quanto il uo valore:


L'anima, che intende ee parole,

Si lieva trla per partiri allora


Dmanzi a lei, che canto orgoglio mena ;
Ma vienle in contra Amor che e ne duole,

Dicendo, tu non te ne andrai ancora:

E tanto fa, che la ritiene a pena.


Cotal

POESlA LIBRO Ill.


33-7
Cotal onetto un peniero contiene o pi penieri , l nno
incatemato con l altro, dolciimi , ed e qua/i una perfet

ta favola 0 tragedia di lieto ne: il di cui primo atto e'


l entrata della idea dell' amata per gli oeebi al core. Nel
econdo atto _ comincia a cangiare la fortuna per il mi

naccio; favellare dell' idea amata col cuore eo. Nell'


atto terzo pi tri/la i fa la ortnnazea , per lo ri
ringimento del miero cuore . Nell atto quarto l'anima

'vuol fuggirj ,' nch nel quinto le i fa incontro amore ,


che la ritiene. La tea qualita dolce e tenera ampia
mente i dii- poi nel terzo ecolo della tocana poeia,
e di ea furono egnitatori in gran parte il Bembo, il
0112,41 Gnidiccione, e pi altri, ma due ingolarmente ,
il Tanillo, ed il Coanzo. E veramente io oervo cbe
per lo clima e natura, i Napoletani, ed i Ciciliani loro
vicini, ano alla dolcezza e tenerezza del concetto ed e
preione dati egnatamente, ed amore della tenerezza pa
dre e cagione, per i fooo e dolci piriti di cui i* quella
nazione compoa , regna in ei loro per ordinario . Noi

Lombardi, ed in particolare coloro di noi cbe a pi


del/'une e dell altre Alpi o tra ee albergano, iamo pi
di altre qualita cbe delle dolci e tenere forniti,- come di
gravita, d' eleganza, di tragico, ed epico jirito. Cos il
Tao magnico e nobile ; pi che naturale e dolce .
Cori il Tri/ino ed altri. ,Qantunqne l Arioto nel tia,
Romanzo tutti i egni della, tenerezza e dolcezza tra
pajae . Ma ella queta una ,delle ingolari qualit
de' Romanzi. Onde varrebbe e vale coteo argomento :

Gl Italiani univeralmente ono alla dolcezza , chiarez


za, naturalezza, pi cbe ad altre qualit inebine-voli :
dunque pi il Romanzo , che l' epico poema pertratti

no ,- endo al prima le prefate qualita convenevoliime .


Pongbiamo per qui alcuni onetti d' autori del terzo
ecolo .
~
. *

Ss

Dl

318
DELLA NOVELLA
Di Lorenzo de Medici detto il Magnico.
'Anima aitta mia, fatta lontana
Da quelle luci belle, e periglioe,

Tentar, bench aai timida , dipoe

Libera fari, e contramor pi rana.


Chiama i penier, e 'n voce orda e piana
Celando amor, il uo diio propoe.
Di tanti omei, per tutti un le ripoe,

L'imprea ormai tarda, e lopra vana .


Cos dicendo queafitta, corge
Nel loco abbandonato, overa il core,

Che coi ribelli pirti via fuggito.


Allor la miera alma, che s accorge

Deer ola, ella ancor prende partito:


Ed io ol vivo per virt damore.
Dell' Arioo.
Cchi miei belli, mentre ch'io vi miro
Per dolcezza ineabile , ch io ento,

Vola come il Falcon che h eco il vento


La memoria da me d'ogni maitiro.

E too che da voi le luci giro


Rammaricaro reo in tal momento ,

Che s' ebbi mai piacer non lo rammenta

Ne va il ricordo col primer opiro.


Non arei di vedervi gi i vago
S io enti giovar come la via

L aver di Voi nel cor empre l image.


Invidia ben e il guai-dar mio v attria;
E tanto pi che quell' 0nd' io m appago,

Nulla voi perde ,ed a me tanto acquia.


.

Di

POESIA" LIBRO

Ill.

319

Di Luca Valenziano.

Ore che 'n la citt pompoa, e grande, p ~


Ove amor fa di te tanza s propia ,
Fra leggiadra damanti, e ornata copia,

Sprezzi i miei colli, e le mie dure ghiande.


Ma appi, che i bei panni, e le ghirlande,
Con tanti Arabi odori, e dEtiopia,

Speo han di ede, e di bontate inopia,

N empre ver quel, che la fronte pande.


Che dove on Donne amoroe tante,

Vai ad un tempo e queta e quella piace,


E raro in una fe i ta cotante.

Sol quea valle, chor di te non tace ,


Ov' eri ola, ed ioxpur olo amante,

Eterna pooea far la nora pace.


Dello eo.

Uando penoo a opirar on volto


QT: quee piogge, e queti erboi campi,
Speo mavvien , che con la mente io tampi

ln qualche oggetto il tuo leggiadro volto.

E con tantoipiacer corro diciolto,


a
Ove convien , che nel mio error avvampi,
Che ridir non o ben, com' io ne campi,
Mentre il troppo deir mi tiene involto.
E quanto la mia favola 'ancor dura,

Teco ragiono, e teco movo i pa,


Dove viva mappar la tua` gura.
Ma poi ch'io torno al ver, con gli occhi balli

Riprende me, che per overchia cura


Parme vederti, e vedo arbori, e ai.
S s z
Dello

37.0'

DEL-"LA NOVELLA
Dello eo.

Cchi- miei' anchi anzi che giunga- l'ora, *

..

Che vi ar cagion damaro pianto,


Mix-ate ogn or la dignitate , il vanto,
v -E la belt , che-non -vi atin ancor-aa

Parmi , ch' io rem, il meo ad ora ad ora ,


Che dica, a te pi non convieni i1 canto:

Partita quella, che *otto altro manto


Con meraviglia altro paee onora.
la*
u

Non vi lice, occhi miei,come a la mente,


Che con ua lucein ogni parte aggiunge,

E veder la potr , quancunque aente. _


Per grave penier di voi mi pngepsy *KI-2- -- .
Che a; quandella non" ar preente 57 -j
Se la votra virt
Dellonon
eo..
v'a's hmge? >

of

Ovente
penier avido,
pronto, volo,J m_ -i
Nanz col
a Madonnain`
un emomento

,.

i7' E poi che di mirarla-io mi conola,


, `. vo

Aln pur-'eco 'a ragiona: raronto-,K

Ad una ad una lei-nie piaghe conto i


Dal d, che mi laci languido , e olo,
E come a lei conacra, e per lei ;olo
La valle', e i poggi,- ove s peo monto.
Ben s, che ti rmem-bra ad ora ad ora,

Dico, demiei opir, de le trlc onde,


Che piangendo vel-ai quelluluma ora.
Dolcemente macolta,*e mi riponde:

Non pianger pi, che arai lieto ancora,v

E poi maciuga con le chiome bionde.


I quali

POESIA

LIBRO 'lII-

311

1 quali onetti del Valenziano di buona voglia abbiamo rie.


citati, non iilo percb ono di carattere dolci/imo, ma ancora
perciocb eglie autor raro, e dalle Raccolte non rnentovato , ed
a noinatizia ce ne diede il Signor GeylipyTartarotti Rove
retano,gentilij]imo giovane ,e della poeia notra, edelle ar
ti pi gravi virtuoiimo coltivatore. Sebbene cbiunque , con

la corta da noi in que/Z0 luogo uggerita riandar voglia ne


ucceivi tempi della poeia nora le prefate qualita di dol
cezza.,-~~tenereizza e imili ,le trover empre a prima ad ul

timo ne poeti nori campeggiare,opra ogn altra orte o qua


lit) di concetto ..Civedti nelle rime tutte di diveri an

ticbi autori tocani in dieci libri raccolte cio di Dante, di


M. Cina ,di Guido Cavalcanti , di Dante da Majano , di
Fra Guittone e altri. Le medeime tenerezze e dolcezze
ampiamente -trpinano nelle, m- forelle canzonidegli ocebi
del Petrarca ed in quai tutte le rime dalai compote dopo
la morte di Bonna Laura; nelle rime in oltre dell' Arioo

del Bembo e dell Alamanni, e di tutti gl' altri famoi,


per laciare il Tan/illo,ed il Coanzo iipramentovati. E quan
do aopo i tempi del Tao e del ,Guarino , la poeia nora

a dtd-nare cominci z prima di tutte le .parti del concetto, o


peniero , la ,naturalezza , e dolcezza i perdette miera
bilmente. (.be pero dopo alcuni detti troppo orit ricercati,
e imili, del Guarini o del Tajii iezi, e del Bonarellie d'
altri, non da iali Francei ma da nori ancora caigati; dal
troppo ranato i paji nel falo concettizzare e bijticcia

re , onde ogni emplicee dolce , e ano colore perdut0,pre


i? la tocana, poeia pi di cortigiana cbe della vergine e
donzella ad avere , e a liciari e contrafar/i in tutte le ue
parti , con que' fali ornamenti, a'cui i maggiori nori il
nome diedero di concertoo ilo .. A noi per ritornando ,

vogliamo cbe la dolcezza ia la parte principale, ma non gia

[0/4 de penieri nori. V ba ancora , nel lirico mama


mente , la - filiali-nit, la magnicenza ,.J orznamentz., *lo
ifoggio Gba-Mei magnico 'e gravegvi-,b' '0. vi pu ere

d qwa--wsettaa-ulcaro
sf .

. ze': ;z

i. .:
CAR

gn DELLA NOVELLA
ARLO Vinto t quei. A i gran nome
C S'inchini ogni terrena Poteate ,
Ogni oria ne criva ,- ed ogni etate

Sovra d 'ogn" altro Eroe l onori , e nome;


Com' egli ha vinto invitti Reg , 'e come

Varie Genti , e Provincie , e chiere armate

E Terre unqua non vie , e non penate,


E e medemo , e le ue voglie ha dome.
ll Mondo il s , che ne upice, el Sole,
Che con invidia , e marav-iglia il vide
Girar intorno alla Terrere mole;
i

-, ~

Cui .or gia cora in Cielcon Dio salide,


'E lei dalto mirando, e le ue ole:

'

Per te le dice' io udai tanto. E ride.

Odaji que-' altro pure di Pietro .Aretino .


QUeo laltiero , e opra humano eempio
Del gran' Giovanni dei Medici invitto,

Del quale il corpo a le vittorie acritto


Brama ogni Tomba, ogni acrato Tempio.

Piange l llioria il uo immaturo cempio,


Mentre ogni penna il duro cao ha critto,
E l Arno di Fiorenza, el Nil d Egitto

r -

Herede di ua fama enza eempio.


l cieli a gara volon tutti quanti
L' ardito , e magno pirto; c hor i erra
Dove 'l gran Dio de i Dei, anto de int.
Si-ch ognunmiri il Victor d'ogni guerra;

t '

Che par' che dica a Marte nei embianti

Guarda tu il ciel , eh' io guarder la terra ..


`

Ma

POESIA LIBRO [Il. 31.3


Ma opra tutto nel peniero parte ingolare de tocani
poeti e da niun altra nazione poleduta il contrafare , e
rappreentare gli ii/i di tutte l altre anziane e pi anti
cbe poeie. Poicb cbi altri ?quanto noi cort , come al pri
mo libro facemmo menzione, per tutte le trade Latine , e

Grecbe , ed Ebraicbe ancora di poeia? cori che qual av


'viene a prodi cacciatori , a noi non rea n entiero , n

nacondiglio intentato , era dal cooile a cacciar. Fi


nalmente -ouoli aggiungere a queto luogo , della entenza

ed epreion notra brie-vemente. Dalla ea fonte per, on


de i dolci penieri nacono, la dolcezza o chiarezza , e te

nerezza delle parole caturice pure, cio dalla natura pla


cida e mite , ed amoroa della italiana nazione. Imperciocb

l amenit de delizioi luoghi , la dolcezza de coumi , la


bellezza delle donne , e gli amoroi e cortei parlari , idee
amoroe e cortei e belle nella imagination de/iano,-dalle quali
idee accozzate e paragonato nacono i dolci penieri, edo/ci
ancora quante da quelle producon o alla foggia di quelle

nella mente del poeta i formano. ,Qiinct' Poi, al dolce ima


ginare, ed a teneri aetti le parole entendo , e da quelli
generate ejjendo , non poono altro cb: dolci, e tenere e
vagbe eere, e cori le entenze. Ma il penero , o concet
to , come veduta i , anco ne primi tempi della poeia no
ra fu vagbo e dolce : l epreione per e fa-oella e enten

za non cori . Imperciocb dallujo i fan no licie le lingue-,e


dal lungo trapaare del tempo la loro copia ed abbonda
za proviene. Onde olo nel terzo e quarto ecolo della poe
ia nora, fm la entenza e faoella ne e perfetta. An
zi la teitura eja del 'vedo, e congiunzion della rima al
pi alto grado ali ancora , allor quando la copia delle pa

role fu madre della celtezza , e l uo dell' armonia negli


accenti e rime mirabilmente variato , omminirlalezione

dopo la moltiplicata variazione. Le doti per della enten


(a o etret/ione de rimatori nori non mai meglio' , ne' da

altri apprendere i poono , cbe da quelli i quali fanno t


pt'a ciacuno autore ojjervazioni e commenti.. iPociacb di
cooro

324 DELLA NOVELLA


coioro particolare fatica , prima da varj manocritti e
ampe alla pi -oera e perfetta intelligenza dell autore per
venire . ln iecondo luogo interpetrana'o il coniglio dell au
tore medeimo nella ua ientenza, e nell' ui; delle parole,
darne a eli-vedere col teo alla mano le bellezze e gli avve

dimenti. Non impertanto alcune coe oerveremo noi qu


generalmente d intorno alla entenza e locuzione denori.
Primamente pi vaghe ono e pi nore e nuove quel/e fr

me di dire ,le quali dalle irme latine, e molto pi dalle


greche grandemente i co/fano. Segnale i di ci, qualo
ra ee forme imo per e ejjie helle ; e pure in altra lin
gua, come nella latina, 'volgere non i poono. Percioche`
non hanno con altre lingue o forme dell' altre lingue alcuna
analogia. Che per egli i vuole aper diinguere , a cagion
d eempio, il genio delle Ode latine e greche , da quello delle
nqre Canzoni; parlo delle Danteche e Petrarcheche , e

dell' altre migliori. N tal ditinzione i fara mai da


chi, quanto edi greci, ed i latini ,ed i tocani poetato hanno
nella mente confnde ,e ad un ol genere a'i poeia riduce ,

ma da chi arricchita prima la memoria delle greche e lati


ne e tocane or-me, con inte/letizia virt corge ai poi e ric
conoce di ee forme la diverit e ne fa ui) poetando. Cer
tamente ( per provai* ci ) il fare del Filicaja nelle canzoni
ha le greche o latine qualit; Ma i uoi agriicj e que' o

netti in morte di una Donna , che incomiciano

Morte che tanta di me parte prendi,


E laci laltra dal u albergo uore,
Sintendei giamai che coa amore,
O quea almen ti piglia , o quella rendi,

uhito a prima fronte di qualita o carattere roi-ano e


ere i riconocono . Ma perch non pojb io tantoi` miei
penieri di greche orme e latine veire, quanto di oca

ne, e non blo nello efi lihro, ma nella eja compoi


zione , onetto o altro , l une con laltre accozzare .P Non
ti

POESIA

LlBRO

[Il.

325

s facile , a totale interrogazione ripondere . Pure egli

pare, cbe quello che dicei latinamente decoro, che lor


dine bellezza di tutte le co- , che la variet e novit
ancora della natura e dell arte pregi grandimi, voglia
no , non olo che le grecbe e latine orme con le tocane

non i mecolino , ma cbe le prime t abbandonnino del


tutto, e le econde ole i eguitino. ,Queo fecero i mi
gliori tocani nori che erano pure delle tre lingue intendenti
egualmente, come a certo luogo dicemmo; ma noi nuova
mente all' eempio la ragione aggiungiamo; cio perche", e
vorremo la greca e latina poeia ne concetti e forme di
dire eguitare, prima non giungeremo al loro pregio; in e
condo luogo , quandanco vi giungeimo, avremo una o due

poeie ale ,* endocb qua] grande diverit f il vero e


la lingua .9 La dove e le forme nore e concetti ueremo,
tre poeie perfette e divere avremo , con novit e varie.
t. E appunto la variet oltre la naturalezza e dolcez
za una molto ingolare qualit della poetica locuzion
nora . ,Que/ia rende l Ottava girevole e nnmamente pe
riodica , que/la le Stanze della canzon nora fa entro e
_ee con non jo quale non intea proporzione e armonia
corrioonderi , e al di fuori con l altre Stanze. ,Qi-?ia
ie/a il peniero nel ionetto mirabilmente aggira , e em
pre nuovo , e nel ne inapettato rendelo. Finalmente l'
orazione nora ea variet quando rinforza , e quando

abbellice ad un egno, a cui i latini almeno certamente


non aggiunero . Di un latino tragico ovvienrni che fa
parlare Teleo o Peleo o cbi i ia 'altro Eroe fuorucito ,
dicendo e dolendoi , cb' egli e
Exul inter hoes, expes, deertus, vagus.

Veramente non ; aver letto il pi bel tragico vero di


que/io tra latini, e la ua bellezza e ripota ne quattro
epiteti overo aggettivi cbe il tragico peronaggio i d , e
ebe ognuno veder pu. Ma que/ia forza di variare per
c

aggettivi

326
DELLA NOVELLA
aggettivi il Berni piu avanti la e aggiungere, ac-gna.

done ei allo ie/ii jubietto , e dicendo


Le coe belle prezioe, e care
Saporitc, oav, e delicate.
Oltre la variet della tocana poetica locuzione, v ba an~
cora un altra parte a cui .non trovo nome convcnevole ,
ma ella e una certa agevolezza , derezza , mutabilit ,

cbe i cangia nel rappreentare tutte le forme e locuzioni


a'ell altre poeie. Non dico del tutto, percb ci non e",

ed il dirlo farebbe contro al detto da noi in altri luogbi,


-ma in buona parte , e paragoni-tamente allaltre lingue e

poeie cbe oggi vivono . Concioiacbe , e qual altra lingua


a di nori, ba volgarizzando le grecbe e latine coe, co

tanto eje in e medeima H'difimtl' .P Ci i pu corge


re dal libro degli Italiani traduttori del Marc/Jei? lhaf
fei; e tutto giorno , nuove opere di volgarizzamenti eco
no , e nuovi nomi d' Italiani traduttori . Le forme

poeticbe poi de Greci, e Latini, ed Ebrei, e i generi e


i interi` di poeia, di tutti i detti proprj , banno i notri,
come al primo libro dicemmo adempiuti , ed cmulati . In

oltre Carlo Maria Maggi ba voluto ovente di penieri de


Spagnuoli proprj e di entenze, la ua lirica rivetire; e
non ba guari, Aleandro Guidi, le maniere degli Orien
tali con le tocane , poetando ba inneate , con gija ed
applaui) di tutta Arcadia. E anticamente ancora il dol
ciimo Angelo di Coanzo le Ciciliane tenerezze ba igni
tate, e nel rimare tocano leggiadramente traportate.On

de fore veggendo egli, cbe ne la Danteca poeia ad al


cuno era dato di uguagliare , e la Petrarcbeca vincere

non i poteva, a Ciciliani onti condue a bere la muic:


ua, e per divera rada i comper [immortalit, ed ap
ri cuola divera dalle due non i di leggeri pareggiabili
del Dante , e Petrarca . Ora di tali particolar/i qualit

della tocana poeia, cio dolcezza, variet, e inutabilit


nelle

POESA LIBROIII.
327
nelle forme altrui, e della chiarezza, tenerezza, e natu
ralezza, cbe ono della primamente nominata dolcezza qua
i rami e orelle , alcuni eempli prodotti abbiamo , ma mol
timi altri tacciuti ,* potendo ciacuno con la corta delle
ragionate coe da noi, per li varimi campi della toca

na poeia paziando ,la verita e le pruooe di quanto detto


abbiamo raccogliere ,- e pi altro re/andoci di que/la no

ra Novella poeia a ragionare; iccome quanto noi abbia


mo accennato olo dintorno agli eempli,dagli orer-oatori,
e dal/e Lezioni izpra le rime di ciacuno autore i pu e
dee raccogliere . Onde della maniera di penare , e dell'
eprimere il concetto de poeti nori a paragone degli altri '
abbaanza a detto.

Ma oiepi empre della natura della Poeia nora


*volendo noi particolareggiare , egli fa d uopo delle compo-

VI.
Del $0

iziom e teiture delle poeie nore nuovamente dicorrere, 333;::


e qual veri) a ciacuna pecie di poeia i eonoenga, e je n Poe.
pi il vero cbe la proa, con altri curioi dubbi dequa- ie
li pi avanti farem parole. La prima fore e la pi bella

delle tocane poeie i il onetto. ,Queo vedemmo gia


uperiormente non eere ato da Provenzali uato e non
imperjettamente , e in un certo modo ne pur eere ato

uato, e i conideri cbe ei non ave-cano le rette leggi


del notro, ne quegli avvedimenti cbe anderemo divi/Lindo,

anzi dando i Provenza/i medeimi il nome di onetto alle


brieoi poeie indifferentemente . Per cbi di]e eere il [o
netto quajmente il letto di Proeue, molto intee , ed il

uo intendimento con molto ignicativa entenza e/Preje.

Vincenzo Torlato nel Dialogo del onetto ( 67 ) attribui- 333222;

ce un cotal detto ad un Franceco Vialardi , Stefano ?mg-ff;


Guazzo ( 68 ) a Monignor Tolomei . Ma cbecb iai di u mms'
ci, certa coa e", tbe n i Greci , ne i Latini ebbero,1imo del

ne noi medeimi abbiamo compoizione alcuna la quale en- Cm"


tro ti determinati e riretti termini i 'voglia rincbiudere.
E 'veramente i Latini, e Greci i loro epigrammi fanno ad

arbitrio, or lungbi or corti, endo loro tanto lecito di due


T t z
oli

32.8

DELLA

NOVELLA

oli veri farli , quanto di 'venti , e trenta e ore pi .


Noi medeimi le canzoni nore con la ola legge della pri
ma anza continooiamo nel retante di ee, n certo deter
minato numero di anze crbiamo tanto o quanto, ma e

condo il ubietto o lunga o brieve faciamola, come quella


del Petrarca
Verdi panni, anguigni ocuri, e peri
La quale brevi/ima , o pure il Dio di Celio Magno cbe

lungbima . 1 Capitoli altre-ii notri, le Ballate , e Se


ine ej non banno ;i trette leggi. L ottava , comecb

debba le ~rirne intercalari erbare , non racchiude per il


ubietto, ne il concetto pi in una cbe in molte. Il imet
to iilamente ba una iejja legge di due quaternarj e
-dtte ternarj corripondenti . Per il i2prament0vat0 Stefa
&ciuffi-;no Guazzo, ( 69) e del imetto e della tocana poeia

generalmente parlando, fece tra queta e la prima una ri


goroa e a noi glorioa comperazione , dicendo molte coe cbe
al propoito notro fanno e cbe qui brie-oemente accenniamo.

Cio, cbe la tocana poeia piu della latina dicile per le


rime , per la maggior celtezza di voci , per il numero di
veri e di anze determinata, ove non i poono per legge
trajportar le intenze. Donde una necearia concluion na
ce ;la qual' cbe non e olamente a paragone della lati
na e greca la poeia nora nuova, ma prezioa e dicile.
Ma trattando egli poi del imetto dice , cbe in ejjo in

golarmente i nori i propongono, de' latini e greci , pi ra


re e pellegrine invenzioni, pi poetici concetti, e pi en

tenzioie concluioni. E e bene tuttii imetti con actime o


ingegnoamente non concludono , la maggior parte per lo

f :onde nace cbe il diletto degli acoltanti maggior ia, co


me ne conoiti e pettacolii magnici ignori ogliono il me
glio nel ne conervare. Cbe per univeralmente parlando
il Guazzo concbiude , con una metafora o cotnperazione

gentile, dicendo cbe la Poeia notra a di religione pi tret


ta ed

POESIA LIBRO III.


37.9
ta ed auera , che la latina e greca non imo . ,Qiinci pi
noi inoltrandoci conideriamo, che prima il imetto e di qua
tordeci veri ne pi ne meno (toltine i onetti della coda

che ono pecie di hur/eoole poeia ) ,* e che nza in ei


raccogliere un concetto nito e conchiuii enza ocurit , on
de l Oraziano difetto commune e ordinario convien fuggire
Cerco la brevit , trovo 'l ocuro ( 70 )

zoorumeh
arte bren

elabom,
.

le rime poi ed i veri eer deono ordinati tra loro ad un

modo nello fieo onetto: comeche in ciacheduno imetto da


e la tejitura 'variar i poa . Ora tale dicile giacitura
di vero rima e concetto,ha pur in e una proporzione mira
hiliima. Impercioche, ci che il tre al quattro , lo leb
il ei all' otto , e coi) -oicendeoolmente . Il tempo altreri,
overo ia il moto del jbnetto e` grandemente proporzione-cole ,

avendo quattro ripoi pari tra loro ,comeche la diviione del


quattro e quattro, e tre e tre non paja avere eco fieta ugua
glianza. Non e per maraviglia , che nel decimo quinto , edeci

moeo ecolo,efore molto prima i canta-{ero u la Violai


onetti, con quali muici modi a noi non noto. Ma per le
proporzioni che ha la giacitura del onetto medeimo e pro

hahile , che cotali cantari foero aai proporzioneooli e dol


ci; mamamente che , non era per anco invalo il falo

diletto della muica , il quale oggi regna communemente;


e da pochi in/o con poca irtuna i *vorrebbe il contrario
ad eo e 'vero diletto introdurre. ,Qiantunque 'oi-veni em

pre nell arti e cienze il vero ed il falh, e pi facile ia


che queo il primo werchi , che non il primo trion di

queo. Che per, ripigliando noi del bnetto, diciamo,aoe


re eo quea dote altret , che per la ua determinata
miura, l' anima di chi ode e legge preparata e a queva
rj ripoi, e a quel ine che hanno i quadernarj ed i ter
zctti iniemi-mente, e repettivamente; piaccre,il quale Ari

otile ne retorici lihri ;i dolce e caro nel quadrato , o


rotondo periodo ricconojce , i." mal non mi bvoiene. Ma nel
onetto

ob cun o

33

DELLA

NOVELLA

onetto E pi perfetto ,' percioch maggiore corripondenza


certamente hanno le parti del onetto, che le membra del
periodo. Ha anco il onetto quea dote e vaghezza egna
tamente ua, che per il uo moderato giro e quantit la
mente pu di leggeri tutto comprenderlo , ne la attenzio

ne del lettore, o uditore anca, n lacia la avidita me


no azia o imperfetta. ,Qt-inci che null' altra italiana
poeia quanto quea da vmgari e meccanici cotanto co
nociuta o bramata; pcrciocb le loro menti, comecb roz

ze,e povere di queegni quaimente inniti, per mezzo de


quali i dotti uomini dell' arti, o attiva , o pavamente

fanno ub, n tampoco di dera memoria n di pontuale


- attenzione, pur poono un onetto olo attentamente udi
re, e di quaderni-Ho in quadernetto, di terzetto in terzet

to la anza del medeimo con Iintendimento accogliere.


Vengo ora ad altre parti e qualit del onetto medeimo.
,.v,,.,,,.Non piace per l' opinion del Torlato ( 71 ) il qual dice,

""pi dicile eere il buon znetto della Tragedia, non potendoi


dar paragone di pi o meno in quella ragione , nella quale
le coi? hanno egualta. Pojciacb il anetto picciolo, la Tra
gedia grande, m la dcolt di far l'uno, e l altro a
rd la ea almeno, volendoi anca al Torlato accon~ entire .

Coti ne pur molto f alla dignit del imetto il dire del


Tor/ato, che e la materia grave , il znetto ia grave,

e doloroa , doloroo , e gaia piacevole; endo cotali re


gole alle compoizioni tutte, univerali, N i niega da noi,
cbe il Petrarca ingolarmente con tale deerit maneggiae
lo ilo , che in tutte le materie i tratimae; onde fore`

da queo il gentil poeta fu detto , endo gentile in lin


gua nora lo eo che nobile, e nobile aee volte decoro
j ign/cando , cioe colui che erba in tutto il decoro. 0n
de il trattar le materie econdo la loro natura , queo

veramente erbar il decoro. ,Qianto poi a queo, che i


netti alle donne critti debbano ejjer chiari , come il Tor
lato dice, onde il medeimo condanna Giulio Camillo Del
minio, di ocurit ne imetti uoi,noi giudichiamo che cotal
precetto

POESA LIBRO lll. 3;!


precetto ia troppo riretto , tenendoi per noi cbe la cbia
rezza ia la primaria dote delle compoizioni tutte , ;i in

proa , cbe in verii , e delle brievi pi cbe delle lungbe .


Perciocb nelle lungbe, ove molte coi:- i dicono avanti e

dopo , l'ocuro pao e 'concetto, i pu alcuna ata ,o dagli


antecedenti, o da coneguenti illuminare. La dove ci non

i pu nel onetto fare, il quale per la brevit ua quai


un punto incviibile . Piu too con le donne vorrebbei ,

cbe i onetti ad ee critti , fojero teneri e gai, endo noi


nati in un tempo, in cui ee non gli uomini priegano , co

me facevan quelle del primo, econdo , e terzo iecolo della


poeia nora, ma vogliono eere pregate damore. N tam

poco vogliamo, i come il Torlato dimora volere , cbe i)


pra il olo Petrarca, le oervazioni tutte e regole d'intor
no al iinetto i fbrmino, qual fece Ariotile opra Omero
iprecetti tutti dellEpico poema. Anzi de pi famoi no
ri la vera qualit e carattertca raccogliendo, come per

noi de Proatori i iete , vogliamo, cbe alve al Petrarca


medeimo le prime parti e ue, dagli altri altre e ne rac

colgano , e cbe ore al Petrarca fieo mancano . Cbe


per dal Petrarca medeimo la gentilezza, piglieremo ,
ma da Dante il forte e nerboruto penare , dal Coanzo
la dolcezza e giro del peniero , cbe non in peggio , ma
nel meglio rana , dal Guidiccione , Bembo , e Caa la
gravit, da Giuo de Conti la limpidezza, da Serano
dall' Aquila la naturalezza , in non ;i pocbi luogbi . Co
rnecb di queo e del Tibaldeo,i cinquecentii, (come alcu
ni gli chiamano) molto gaigaero gli tili generalmente ;della
qual coa, o della ragione cbe ebbero in ci , non : cbe

/i ia ancora fond-:tamente , ne per il pro e contro con


ogni buono avvedimento diputato. Pure eguendo il ragio
namento noro, dico, voler oervari, cbe alcuno de poeti
nori in qualcbe parte unice due o pi qualit o carat
teri, come il cotanto d ocurit ripreo dal Torlato , Giu
lio Camillo, il quale in queo onetto certamente congiun
ge l'aetto col pellegrino e nuovo del peniero .
Ruga

;31.

DELLA

NOVELL A

Ugiadoe dolcezze in matutini


Celei humor , che i bochi inargentate,

Dolci canne da noi tanto pregiate;


E voi doni de l api alti e divini;
Or tra gli ocuri e i lucidi conni
De la notte e del d ( coe beate )
In due labra dolciimo roate

Guato ho i vori alberghi pellegrini.

Deh chi mi ruppe il onno al gran biogno ;


E da le braccia mie , da i nuovi ardori

Trafic il mio bene; e fece il dolce vano?


Il ogno mio, diva LUCRETlA, il ogno

Ne' uoi pi dolci e gratioi errori


Vi fa pietoa ,* e 'l ver fors lontano.

uantunque univeralmente parlando i vuole con applau

Zghmjjfgf o accogliere-"l' opinione del cbiari/imo Crecimbeni ( 7t )


t- R.m* cioe cbe i pra anttcbt de poeti no/Zrt aveero ne onetti e
i700 Dulo-

to a

nell altre poeie lmcbe la bellezza intrineca del peniero,


e cbe quelli del decimoquarto e decimoquinto ecolo ebbero
e l interna vagbezza del peniero e l'eerna della enten
n_ za e poetica frae . ,Qnantunque a ci i pu oggiunger

ZNS., quello fieo cbe Orazio dice (72.) delle quattro etti dell'
""m "" uomo , cioe cbe la veccbiezza vegnente molti commodi reca,
'Cnlelltl

321%;ff; ma cbe *molti ancora. eco ne porta via la fugita giovent;


Leif-:Kama- cott ed in tal modo z poeti notri a que piu veccbi uc
ceduti maggior bellezza di li/o acqui/Zarono , ma anca
maggior forza di peniero perdettero. E tale veramente

delle umane coe la condizione , cbe non poono ee inte


ramente avere tutta la felicit, o tutte le belle qualit.

Ma una coa >pra d' ogn' altra embrami davvertiri de


gna ,

POESIA

LIBRO

Ill.

333

gna', o parlandoi del onetto, o d' altra lirica poeia de


Tocani , e la quale o nulla o aai poco , i latini ed i
Greci ebbero . Life/ia i e il continuo e empre vario e
nuovo loofare opra l amoroa paione. Altro per io
qui per lo/oare non intendo . enonr opra queo dolce
aetto andar ottilmente ragionando,o raccomandata* lori.
gine , come in quello del Petrarca
Era quel d che al Sol s coloraro,
o derivendone i primieri eetti , o i progrei , o la ma
turit ,di cbe nel Petrarca eo e in molt altri pobni
gli eempli leggere . Ogni cao, ogni incontro ,ogni partita
dell amata donna , lo are , il edere , il camminare , il
piagnere, il ridere, il corrucciari , l accogliere dolcemen
te, il dormire, il vegliare , tutto a poeti nori atgo

mento di leggiadri penieri e di amoroi onetti . Leggani


que/Zi
DiGio: Bruno Ariminee.
Uando a la dolce ua ner altera
Qbi mora la mia ella e 'l mio bel ole
lncoronata di roe e viole

S aconde Apol ne 7*.- la ua quarta pera.


Ed io cbal uo calor on fragil cera
Tutto allor mi riolvo: e a le parole

Mi ento trasformar d' un altra prole


A poco a poco in fuggitiva fera.

Qgant miero el ato ov' io mi trovo ,


Che'volontariamente corro al foco
'
Come farfalla e quel ch morte provo.
Ne mi paventa lei ne tempo o loco
Anzi nel mio martr empre rinovo
Come fenice .- e

armi un dolce gioco.

11 prefato

334

DELLA NOVELLA

Il prefato autore ,come per alcuna notizia ritrovato ahhia


mo, vie al tempo di Serano dall Aquila.

Di Lidio Catto.

On tue l' erbette, li arbocelli, i colli


I tivi ameni , e le frechette fonti,
ll cantar d augelletti a valli e monti,

Piagge ed ombre uavi , e l' aure molli.

Tuo a il piacer , e tuo quanto che volli


D'ogni allegro ollaccio, e tuoi li conti
- Balli, fee, trion, e liete fronti

Di mille ninfe in ragionar non folli.

Tuoi on li rii, i giochi, i uoni, i canti,


Tua la belt, e l color ognor pi vivo;

Pi vivo no, perch empre divino.

Ma mie on le gran pene, il foco, i pianti,

ii!..

La vita ocura , e 'l volto a terra chino


chiamando morte poi di te on privo.

Lidio Catto come i raccoglie da una Prefazione di Gi


rolamo nel
Avanzo
veri latini
evolgari, del
viveva
tempoVeronee
che il aBemho
era giovane
e loprima
iejio,
Bemho i dimora-va in Roma in compagnia di un Wintert

zo ,Qgirini gliuolo di Girolamo .


Di

POESlA

LlBRO

IIl.

335

Di Luca Valenziano. (73)


Onne d'amor, che 'n u la freca riva,

Coronate di or vermigli, e gialli,


.
.
.
Movete inieme
l- dilettoi
balli,

Cantando al mormorar de l'acqua viva;


Or che ria orte di colei ne priva,
Che vi ea onor per le orite valli ,
Deh cangjate le perle , ed i coralli',
Le bianche gonne, e quella voce diva.
Tempo di lagrimar otto altro manto-.

Dunque piangiamo s, che l ume creca


Per la gran pioggia di s] largo pianto.

ln queo prato almen , che mi di leca,


Chiudete per piet le labbra al canto,
Oggi morando, che di me vincreca.
r
Del Chiabrera.
-

U quea riva, e quando il d vien fuori


E quando e cade in mar, Filli uperba ,
Soga miero amante i uoi dolori,

E per te la ua vita apra, ed acerba.


Speo del pianto uo rinreca i ori ,
E peo d ervidi baci a l erba;

E par che intento quea piaggia adori ,


Ove del tuo bel piede orma erba.
Arlo talora il cor d alti deliri,
Mette il fren de la vita in abbandono ,

E l'anima lo lacia in'a i opiri.


Acolta o Filli di mie voci il uono.
Gran pietate dovuta a gran martiri.
Non degnar: on Amor., che ci ragiona.
V v z
Di

23,23;::

mrdino di
V l uli i '

336

DELLA

NOVELLA

Ma il pigliare, i luoghi , i tempi, gli accidenti, per argo-~

mento del onetto, o della amoroa lirica, meno dicile.


_Queo d/iciliimo , cio ciogliendoi da ogni materiale
e viibile e enibile qualit , ull' amoroo penier olo , e
cotanto, e i bene , come fecero i poeti notri ilojofare .
Poich allora l anima che non ba la materiale idea , a

cui appoggiari , e il iilo peniero per e ea fabbrica, o


in luogo delle materiali, le pirituali idee ua, adunae con
proporzione vaga compone

Dell' Arioo.

El mio penier , che cos veggo audace


Timor freddo com* angue i] cuor m' aale;
Di lino , e cera egli s h fatto 1' ale

Dipoe a Liqueari ad ogni face.

E quelle , del Deir fatto eguace


Spiega per l'aria, e temerario ale,
E duolmi che a Ragion poco ne cale,
Che devria oargli, e e] comporta , e tace.

Per gran vaghezza d un celee lume


Temo non poggi s , che arrivi in loco

Dove i accenda , e torni enza piume.

Saranno, oime , le mie lagrme poco


Per occorergli poi quando n ume
N tutto ll mar potr morzar quel foco.
Di

POESlALIBRO

[Il.

337

Di Luca Valenziano.

Uro pener, che con laccea voglia


Guerra mi fai, enza mai darmi pace,
Non eguir pi quel noro ben fallace,

Che di quiete da lontan ne poglia.

Cerchiamo quel, che alcun mai non ne toglia,


Securo , e certo, ove fortuna tace:

Speo da tanto ben, che tanto piace,


Aln r miete penitenza , e doglia.

E enza ricchiamarne eempio altrui,


Folle peniero, in queo mal ti pecchia,
E vedrai quel che ono, e quel che fui.
Tu pur sfrenato' non mi porgi orecchia,

Ma ripondermi Amor , che contra vui,


Troppo *l contrao duna uanza vecchia.

Molti per imo i gradi del loofare de' nori d intorno


amore , ne ianetti e lirica loro . Il primo di ragionare,
e concepire penieri d amore , come di gentil voglia , e
pura, non come di biecco atto e carnale ,* pocbe rime di
tal fatta ne canzonieri nori ritrovando, a paragone di

quelle cbe imo dolci ed amoroe, non mena cbe pudicbe e


gentili . Il econdo grado riconocere nella amata il do.

no e coniglio di Dio nel renderla di bellezza adorna, per


farne cala a e ejo, come nice il gentil poeta. Servano di
pruova i _eguenti onetti
Di

338

DELLA NOVELLA
Di Franceco Maria Molza.
Onna ; nel cui plendor chiaro e divino

D't piacer a e eo lddio propoe


Allor, che gli Emiperi ambi dipoe,

E quanto hanno d ornato e pellegrino:


Ben vv' apere ei , mio Sole , ampio camino

A mille fregi , ch a tutte altre acoe ,*


E i lumi del uo volto in voi ripoe,
Ch' io pi dognalrro (mia ventura ) inchino.
Vera Fenice , e ol per gioia eletta

Di chi penando imaginoi tale,


A ci movendo l univero in fretta:
Tanto vincere ogni belt mortale,
Quanto ei , che in voi e eo ama e diletta,

Per i bella cagion vi piega lale.


Dello eo.
Anta acra celee e ola imago

Ne la qual Dio e eo rappreenta,


Ornar tenero ile in darno tenta;

Speo mi dice un penier corto e vago,


Ma lalma, che di ci, non d'altro appago,
Perch pi volte e delua enta,

Non o, come n qu non i gomenta


Pur quel eguendo, ondio mi ruggo e impiago.
E vuol, chio peri dal morta] difetto
Cantando allonranarmi, e gir i lunge,

Ch' a lei poa piacer qualche mio detto.


O, e _per orte, la dove ella aggiunge,

Dl girle appreo non mi ia interdetto,


Beato ardir, chor mi luinga e punge.
Ma

POESIA

LIBRO

[Il.

339

Ma il terzo grado dell' amoroo fave/lare, o loinire, ee.


re dovrebbe , contemplate le bellezze della donna , ravvi

ata in ea la divina immagine e gura , e il divin do


no di bellezza, valore, e intendimento, laciar la copia,e

portari all originale, il qual il iimmo ineahile immen


o ed Eterno Dio. Per ,per vero dire , poche di cotali

rime e onetti denoiri i leggono per le raccolte o ne par


tico/ari canzonieri, e ci uccede , come il Valenziano di
ceva perche

Troppo il contrao d una uanza vecchia


Non impertanto quea non pi umana ma divina Filoii
fia deiai ne rimatori,dopo la morte delle lor Donne al
cun poco, onde coniderando/e appo Dio,con ee le divine
coe alquanto contemplano . Molto vaghi e dolci e ublimi
a me paiono in tal propoitoi tre eguenti del Guidiccione.

Ome da dene nubi ece tallora


Lucido lampo , e via ratto parice:
Cos l alma gentil, per cui languiee

Amor , s ucio del uo bel corpo ora.

Seguilla il mio peniero , e la .vede ora,

Che con l eterno uo Fattor sunice;

E mia caa intenzion pregia e gradice;


E co uoi detti la mia fede onora. .
Io rimai qua gi miniro do
A por ne lurna il tuo cenere anto ,

E ar de gli almi onor publico grido.


Or le mie parti con piet fornite,
Sato del viver mio , non gi del pianto,

Apetto , ch' ella a e mi chiami , envite.

Poi

340 DELLA NOVELLA


POiche qu foii la mia luce prima
A dimorarmi aperto e nudo ii vero:
E fei ardente il tepido penero,

Ch* un' ombra pur di ben non vide prima:


Or, che Dio in cerchio debeat, ima

E premia i merci del tuo cor incero:


Apri a lalma i ecreti di quel vero
Regno; e laita ivi a alire in cima.
che alir; ol che tu dica a lui;

Signor quealma a i deir cai intenta


Fu per mio udio gi nel mondo cieca.

Io de' uoi bei penier minira fui:


Ed i0 ti prego umil, che le conenta;
Cheterno goda di tua via meco.

Eh vieni omai ben nata a darmi luce


Delle coe del Ciel , ch' aperte vedi,
Or che i preo a Dio i cara iedi,
E i vagheggi la ua eterna luce.

Dimmi in che guia quel upremo Duce


Le corone dipeni e le mercedi
Conta i tuoi gaudi .- ed al mio duo] concedi

Requie ed oblo , poi ch a morir minduce ,


Accioch lalma, a cui gia vita de ,
Senta del vero bene,- et i conoli
Aitta , udendo il tuo dir dolce. pio.

Tutta in e ea poi prezzando quei


Ritegni humani , a te i lievi e voli,

Finita la ua guardia , el- pia-nto.mio.


Egli

LlBRO
ui. del34!
Egli perPOESlA
i pare , cbe toltene
le regole materiali
/onet-i
to , altro olervar non i debba per ben camporlo , che il
mirabile magiero di ejii , il quale certamente dalla lezione
de migliori traioira. Poich quanto il Torlato dice , cioe vo
leri che il primo quaternario del imetto i abbia come ttj/i,

ed il re/lante del medeimo come ipotei , ni' empre fa all'


uopo noro , ne troppo felicemente ioiegato precetto. Ben

.i quell altro , chei ia di parole ignicantiime ripieno ,


aai a propoito. Ed in ci fare , come alcuni oj]ervo eeri
egnalati , cori in particolare fu diligentijimo il Caa . Ci
for/e avenne. perciocche egli buona parte delle rime ue, che

n pure on molte , in et avvanzata compoe,- nel qual


tempo la copia delle idee, egni e penieri , maggiore negli
uomini dotti, ed il giudicio piu perfetto. Sebbene facciamo
del onetto fine , ponendone qui alcuni di poeti viventi anco

ra. E prima due in propoa e ripota, endo quea inven


zione degli ltaliani ingolare, non praticata, ch'io mi ap

pia da altre nazioni anticbe,o moderne-,cioe criveri poeie


in propo/ia ed in riioa , ora per le rime ora per le paro
le eje nali , il thee dicile ed ingegnoii . Vero ecbe

rnolti endovi oggi per l Italia tutta gentili e leggiadri poeti,


chi alcuna poeia bench brie-ve di ciacuno vole/je qui por

re, ingombrerebbe ~/overchiamente il libro di coe non ue.


Ondio olo de miei cittadini,e dalcun amico far menzione.
Del Conte Alfono Montenari al Marchee
Scipione Maei

Cipio , in cui ol lalmo plendor rluce


Della Citt ch' Adice altier ne parte,
Tal ch' ea in lei che 'l gran glluol di Marte
Fond ul Tebro, invidia e corno induce',

Deh poich pl-one a me voi foe e duce,


A alir Pindo, e enza ingegno, ed arte,

Qual nave lenza antenne arbore e arte


- Mi guidae ecur, novel Polluce;
X x
Laciate

;42.

DELLA

NOVELLA

Laciate ch io nelle mie foche rime,

Bench diranno aai pi d una [oria,

E vor opre ir vi anno al ciel ublime,


Faccia di voi qual mi conven, memoria;

Che s' avverr che il mio cantar selme,


Mia la fatica , e vora a la gloria.

Ripoa del Maei con le ee parole nali.


Lfono mio, per voi bens riluce
A Quea nora Citt ch Adige parte;
Per voi bens nella Citt di Marte,
Gi donna di tuttaltre, invidia induce.

D uopo a voi non u mai di corta, o duce

Per olcar l onde procelloe; ed arte,


Vi di natura, e vi d antenne e arte:
Voi eo a voi foe immortal Polluce.

Pur si grande 'l poter di vore rime,


Che aai pi dogni marmo, e d'ogni [oria,
Voi mi aprete al Ciel ar gir ublime.

E e a voi piace di me far memoria,


Ovunque a chalto cantar seime,
Vivr anch' io per valor di vora gloria.
Del Signor Antonio Volpi Lettor Publica di Fiica
nella Univerit di Padova
Erchio tratto ncboch umil ampogna,

Mentre pacendo van le pecorelle,


Filinna mia, ch' il or dellaltre belle,
Ha demiei doni, e del mio amor vergogna .`
E preo `

POESIA LIBRO III.

343

E preo lei embianre ha di menzogna,


Che Diana talor laci le ic-lle,

E cenda dove in rozza ipida pelle


Il vago Endimion sadagia, e ogna.

N creder vuol, che dal dcsio opinto,


ln Teaglia quel Dio guardae i tori,

Per cui 1 giacque il er Picone einto.


Credee almen, che i pi felici amori,
La bianca fede, il opirar non nto
Tr biolchi i tanno, e tra paori.
E torri, e gli archi, 'e lampe eecele mura,
Che alzar Troia , e Micene, e Men, e Roma,

Sotto colui chogni uperbia doma


Caddero in polve, o vil erba le ocura:

Ma verdeggiar miriam u la icura,


Fronte a poeti, e u la acra chioma
Lauro immortale, e in lor dolce idioma
La memoria deforti eterna dura.

O voi, che 'l biondo Apollo avete irato,


Incliti Duci, e Regi, al vento foglie

Son l opre vore, e e, le porta un ato;


Ci che valor v acquia, et vi toglie:

Sol potrebbe campion di rime armato

Di mano al Tempo trar s ricche poglie.


X x z

Quei

344.
afjgzf)
Monache

DELLA' NOVELLA
Uai per lombre notturnea chiera vanno
l tali e lievi Sogni in vario apetto,

E porgon icurezza , ovver opetto,


Annunziandoa chi dorme acquio, o danno;
Cos nel buio, in cui epolte anno
Lumane menti, il mio foco intelletto

Fra le vane paure, e l van diletto


Foggia dal vero, e i pacea d' inganno.

Ma come il primo ral che vibra il Sole


Sgombra i fantami; e di uo errore accorto

Parte 1 ride luorn, parte i duole;

Cos apparendo il mio divin conforto,


Dileguar irti, e cogli, e ogni, e ole

Vidi gi deta, e mi trovai nel porto.


Eve, che lenta lenta in alpe occhi,
Latte, che in vao patoral i veri,
Bianchi oretti di rugiada aperi,
Da man elvaggia, e da vil pi non tocchi,

Avanza di candor quea, cbe gli occhi


Pura colomba immacolati, e teri

Tien dolcemente al divin Sol converi,

E fa, partendo, opirar gli ciocchi.


Poich del nido ucita, al' chiaro lume,
Quanto cotger potea, boco, e Pantano
Vide; e per lei catpir fari la ragna;

Ben too al cielo dipiegar le piume


Lungi da' richi le convenne ; e in vano
Dietro or le gracchia laquila grifagna.
Il
D

POESA LIBRO III.


345
.Il eguente onetto traduzione di uncpigramma dr] mc
dtimo Volpi. La traduzione del Cavalic Emilio degli

Emil) , morto l anno corj con _grava perdita della no


ra Patria

'Alto d Europa eccidio, e dAia tutta,


Quella cui tole gi dlda il paore,
Opite indo, al uo Spoo, e Signore;
Per cui la rocca dllio ara, e dirutta,

E u del vecchio Priamo al uol ridotta


Linclita reggia; entro allo peglxo, il ore ,

Spenro degli anni, e cinta dl pallore

Mirando al n ua faccia , e crcpa, e brutta;


Io on, die, colei con tanto aanno

Richiea, e ritenuta? o male paro


Sangue dc' Greci per cagion s indegna!

Che pi d* Elena rea? e ogni uo danno


Mcmbrando ,or gemc ,or piangc,ed or i dcgna;

E crpa inieme il crin canuto, e carto.

Del Conte Ottaviano Pellegrini,


A bella Donna 0nd' io s viva imprea
Porto la dolce imago in mezzo al core,
Giamai nel divin volto ira, e rigore

Non mora , 0 cruda altera voglia eprea;


Ma in atto umile in quella forma ca,

In cui pinger i uol la Dea d'amore,


Ognor eco ha piet grazia e valore,

N tema o gclosa mai vi sapprca.

Quindi

346

DELLA NOVELLA

Bindi men vado in via tal che in volto


Ognun legger mi pu ben chiaramente,
ll gran piacer che dentro lalma accolto;

E s ch'io muovo invidia a tanta gente,

Che non ha per merc dell amar molto ,


Che gioir breve, opirar ovente.
L di ch'io poi baldanzoi i pa
Entro l ampia dAmor uperba corte,
Scritto mirai su lincantate porte:
Per quea via orita a petit valli.

E vidi morte guancie, umidi e ba


Occhi dipinti del color di morte,
Ma non tratenne il core audace , e forte

La cbil via , e i opir tronchi e bai.


Finch non giuni in parte ove raccolto
Amor tra piccol uo] di lieti amanti,
Per man mi pree, e diemmi un bacio in volto.

Perigiioo i] camin ; ma e di tanti

Alcuno vien tra que' beati accolto,


_
Valor vel guida , e non opiri, e pianti.
IN van m' allerta , e perch creda il core
Di ue promee al luinghiero incanto,

Amor mi mora la famoa tanto


Bella rapina dell'ldeo Paore.

E d,

POESlA LIBRO Ill.

;47

E datro nembo nel uneo orrore


Il Trojan Duce ricovrari a canto

Laccea Dido , e ricoprir col manto


Di nte nozze il gi commeo errore.

Che on le vie d amor piane e oavi

Nel cominciar, e di dolcezza apere,


Ma poi erban ciagure acerbe e gravi,

Loan d llio le Rocche al uol dipere,


E Dido che le inide ingrate navi

Chiamando in vano il ferro in e Convere.


Rmo poggio non trovo , antro non cemo
Ove quetar il mio folle deslo,
Che qual crudo avvoltojo ingordo , e rio
Il cuor mi rode con upplicio eterno .

N pero mai , che l orgoglioo interno


Amoroo penier vada in obblio,
E verr meco dopo il viver mio

Ombra compagna al diperato Averno.


Lao , Madonna , amor, e iati rei`
M han ridotto a s crio amaro pao,
Che enza peme deiando viva.
Pigmalion , quanto lodar ten dei, -

Avei per piet da crudo ao


Axel ch' io non pero da una Donna viva.

I eguenti due ono del Signor Aleandro Sangue-netti gio


vine di belle fattezze e di grandi peranze, morto e da tut
ti compianto, Pocbi anni ono.

Quando

34s

DELLA NOVELLA
Uando volgevi, o dolce amma mia,

Q ln me i begli occhi , in me il oave vio,


E quell aria gentil di Paradio,
Nulla amarezza in ul mio cor vena z

Ma ora che fortuna iniqua , e ra


.z

M' ha da voi, o memoria apra , divio


Da me oggiti on il gioco , el rio
E l allegrezza , el bel viver di pria .
E me dolente il Sol vede , e penoo,
E le notte rnova il mio tormento,

Mier , che agli altri pur triegua, e ripoo;


E e cento iate ognora , e cento
Vo ricercando il voro vio acoli),
Dite, idol mio, che male quel ch io ento.
Lugubre e doglioa, e amara era,

Cui pari non vedr per volger d'anni,


ln cui rapidi al ciel piegando i Vanni , ~

Totn quellalma grande alla ua sfera,


Perch ora al meo cor riedi, e la nera
Memoria uegli de' mici duri aanni ,
E doloroamente ivi de' danni

Mie' acerbi copri l'alta e lunga chiera.


Fore abbaanza ebro per grave e tanto
Mio duolo non gridai morte, allor quando
Dira armata n pore ai d felici?
O fore poco di funebre pianto
Fuor per gl' occhi vcrai; apre chiamando

Le elle e avere, e i fati empi e nemici?


Il

POESIA LIBRO [Il.


349
Il netto che gue E' del Conte Ottolino Ottolini. Fu fat.
to e recitato , partendo/i dal Capitanata della Citta no
ra il virtuoimo Signor Girolamo Acanio Giuiniani
Patrizio Veneto , e la nobil Donna la Signora Andriana
Barharigo Giuiniani ua coniirte . lmit il dotto del pa
ri e gentil poeta nel onetto uo, quel famoiimo epremia
to dalla Viniziana magnicenza epigramma del Sannaz

zarro in lode della Repubca . Ma il peniero univerale


del Sannazzaro u particolareggiato a gloria de i prcfati

periinaggi dall' Ottolini, con novit e grazia come vedei

Oich vide Nettun ferma e icura


La gran Vinegia torrcggiar fra londe,

Rivolto a Giove dallAdriache_ ponde,


Die , degli alti Dei quea fattura.

Ed or che gite in ver le patrie mura,


Illure Coppia , Ei dalle vie profonde
Sorge novellamente alle gioconde

Voci, onde ognun di farvi onor procura.


E quella rara a contemplar s' arrea
Dolcezza , e Mae, che in Voi riiede,
E vore laudi acoltae le gran gea.

Poi grida : o Giove , iol dico , (e per tua ede

Tu dillo ancor) e degli Dei u quea


Cittade un opta , or ne divien la Sede.

Poi-remo di poi il eguente del Marchei- Mai-i. Ve.


.ramente coa rara ,e dicile un imetto Pindarico ,* pocia.
y

ch

350

DELLA

NOVELLA

ch, come ordcmmo , il modo di Pinaaro di pre-parare e

diporre molte coa' prima di venire alzbitto . E pure' il ot


topo/lo mctto nel prima quarti-ario olo ont-imc' grandiima

lode plc-[Signor Alvie Manin Vmrto Patrizio rh." f Rcttorc'


di cotea Citt nora.Convim :per 'avvertire, rl que/io

pellegrino onetto erv di proc'mio ad una amd-?mia tenu


ta da Signori Filarmonici. Onde I' autore momndo di ee
re dedrm) dz' celebrare 1'/ prcfato Signore , nge cbe Apollo
dal poeta i rida , per aver egli da gran mp0 abbandon
nata la poea,ed ej-r rivolto a pi gravi it-s., perloch
non ia p2p; atto a vani a prvova cor: tanti giovani e fre

chi poeti , e quinti a loro lacia l imgra_._ Piacqm opra


modo a tutti coloro , che hanno intmdimmto di pori cos
mm e leggi-:dm invenzione.
af "
- Ji..

la lira a te .- la quadrilure or_ ora


Polve cuoter c forza: alto oggetto

Mi brilla in mente, c mi s accende in petto.

Frcma colui , che i nomi empio divora.


Tu ridi Apollo .P e che ? ore onora

mente udir non i e . que' arco eletto


'Non quel, che sdar pree diletto

Di Tcbro , e d' Arno i pi famoi ancora?


Ma ci pur ride ,* e tu con quei miei,


Dice , in pruova venir di eguaci ?
Mier , tu foi gi , ma pi non ei.
L:

Tu rivolgei altrove i voli audaci;


lo grata del lor en ede mi ci .
Per quetari , acolta , ammira, e taci.
Ecco

PO EiSI A

LI B RO

ill. 351*

Ecco per ultimo un metto del gi lodato Conte Otto/im* ,

pochi mei [Emo compoo opra [a nacita di un bambino Pri


mogmito del degni/imo Pad-?a tro/fra, il Nobl uomo Signor
Vincenzo Gradcmgo. Il peniero pure nobimo , dimo
mmo il deiderio _,de//a Republica che i propagajfc i)
chiari/imo germe Gradmigo ,dopo dim' anni cbr non e nc
vede-.2 pro/c ,e il dono fhtto allo e da Dio ,non jblo a vo

:i del padre , :fm dt'lla Citt tro/im, ove il bambino nacque.


Ennor, Valor ,.Pietate, el ommo Impero
Sovente ancor dell Adria, onde 1 chiari
Gli Eroi di Grado, ed altripregi rari,

Cheempo furo, e pecchio al Mondo: intero ,


Mir .pi da vicn Colei , che al ero
- Marte giammai non cee; e uoi ripari

Eer. vide i lor petti , e in pace a i cari


Vaalli e norma e legge il lor` peniero.
E lungo tempo a Daria illure Donna
Chiee di s gran Pianta un Germe degno ,
Che a S poi foe un di alda Colonna ,
E voti eo: ma a quei , che aggiune in egno
Di grato cor Verona , ove s indonna
Dogni Alma il Padre , aln r d il gran Pegno.
A lato a lato al mctto pongon per ai i Madrigali ,o
Aana'riali, o Madriali (non plmgmdoci di fowrcbio de

nomi ghz-{za ) e le Ballate t le Scine, e le Suv-enfai,


e Cable pi antiche. I madrigali da alcuni onai fatti in
una ola anza o ottava, come quella del Petrarca

Non al u' amante pi Diana piacque


Smomb il fo wrh non riponde al ando , n al
-

2-

quar

352.

DELLA

NOVELLA

quarto , ma tien _rima co due ultimi. Altra giacitura ba


il eguente di Franco Saccbetti.

Come elvagia era, fra le fronde


Naconde e, per paventevol grido

Del cacciator; quand' preo al uo nido


Cos il piacer, in cui mia mente guido
Too ciacun mio eno e gir; onde

Donna ent fra pine, e verdi fronde,


Amor, e me fuggendo, ovio vedea

Tal prun , che pi di lei mio cor pungea.


Onde il Minturno -ce una legge , cbei madrigali
non aveero pi di undici, n meno di otto veri, e cc

tali tutti endecaillabi. Vennero poi altri cbe i veri cor


ti e ettenarj vi mecolarono , e di pi numero di veri
lo fecero. Il purgatimo e gentile Navagero in tal gene
re i dilett , e di molto puri e dolci ne fece . Non im
pertanto noi abbiamo ritrovato in due manocritti delle
rime di Girolamo Verit notro cittadino, il famo/b ma
drigale cbe i' attribuice communemente al Navagero , ed
il eguente.
Arbitro eletto iedi
Amor , chel tutto vedi:

A coei chieggiol merto di mia fede.~


Ella mi nega 'l vero;

Ne s come provarlo;
Che l mio cor, ov critto ,. in mano a lei:

Ne poo indi ritrarlo,

*
\

Che apertamente certo il morarci.


Cos contra 'l dever rien mia mercede.
Ma s' io non fui , come convieni , caltro;

Se ei giuo , e incero;

Scopri

POESlA

LIBRO

Ill.

353

Scopri 'l ver tu , che l un conoci e l altro.


Io , che omma raggion di ci pretendo,
Arditamente il tuo giudicio attendo.

Tu taci , e ai c'ha 'l torto: 0nd' io comprendo


Ch' oender temi l'alta ua preenza;
Di che ei muto , e a mie ripoe ordo.
Ma , e non per entenza,
Procura almen , Signor , tra noi d accordo.

I madrigali trattano materie gentili ed amoroe , a di


inzione degli epigrammi de latini e greci cbe imo per
lo pi acuti e mordenti . La Ballata dal olo uo nome
appare eer brieve poeia unita al canto, e uono , ed al

ballo. Di ea er-vano ingolarmente ad eempio le in


terpoe alle ue novelle dal Boccaccio noro , e di pre

cetto quanto ne crive il Minturno ( 74 )e altri. Come 'ozjo


poi ee Ballate , il Crecimbeni ( 75 ) in veite, ed ignu *m *4*

de divida, a noi non e noto abbaanza ,' e non ia dal ZS Meu


.
l ol
entimento delle due Petrarcbecbe
zi, Bild':

Laare il velo o per Sole o per ombra


E
Di tempo in tempo mi i fa men dura
La Seina , cbe i divide in emplice, cioe di ei tanze e
una riprea , come quella del Petrarca
,. ., ,
L' aere gravato , e l importurna nebbia;

ed in doppia, cio di dodici anze e .una riprea imil


mente, come l altra del Petrarca eb
Mia benigna fortuna , l viver lieto;
la Seina medeima ,dii , cbe ebbe da Provenzali l' origine,
ricevette poi,come ad altro luogo vedemmo, notabili acrecimen
.
ti da

354 DELLA NOVELLA'


ti da no .ri . Onde delle ue forme , e leggi , e miure la
-iererno a formatori de Rimarj la cura. Delle Cohle 0 Coh
hole puri-,eddie Serventei ,endo oggi-;li dijate poeie di
dire laciererno , come de rnotti e mottetti . Alcuni eonon
dono la ferventee con la terza rima, o capitolo de nori ,

del che pure non e abbaanza la ragionchara . Ma dicei per


noi', che qnelliiquali in tutto ed in parte cotali poeie practica

to hanno de' nori , empre la mira ehhero a rinchiudere in


ee teneri ed amoroi uhietti , e quede hnoni ecoli em
pre Ieggiadramente e con variet trattarono il olo fuhiet
to d'amore ;co/a la quale a chi hen la conderhmirahili

I" Or. nel

ima apparir. 1rnpercioch jbl/HIM' detto Orazio e`: che


chiunque voglia una ola coa prodigioamente variare, que
gli dipingera ollemente il Delfino nelle elve, ed il Cigna
le nell' onde. . ( 7'6) Ora il diordine non olo nell' arte poe

l' zie

Qul variare

tica, ma in moltaltre delle pi belle e vcorte , manifeo

wp.: nm
prodigi-l ter

um e:.

i vede. Percioch il troppo voler variare l architettura , la


ha condotta in quegli orrid rnori e proporzioni , che ingo

larrnente oggi veggonji . C05) nella pittura e cultura il mol


tiplicare in novel/e invinzio;i,o dintorno a1 corpo tutto del

quadro , o nelle divere giacitnre .di una gura [le-a , ha


prodotto lo conciozroporzionevole, e limprohahile. Ma

pi di tutto nepenjieri retorici e concetti, papalhilmente


vede; ne orrii ancoraualdirerno appreo. Perci gli anzi
ehi Dec/amatori , come chiaro appare da i detti de medei
mi , raccolti nelle Controverie eli Seneca padre, a Novara ,
Seneca , e Mela g/inoli , quando volevano averchiiamente

ranare opra un declamatorio argomento , coe dicevano,


jopra ogm' credere, fredde ed inipide. Ne poetici concetti poi
circa l amoroa materia ,quanto , dir cori, imperverra

reno coloro che a cinquecentii ucceero? onde dopo il


Gnarini, ed il Tao, ed il Bonarelli, cotanto freddamentc
coneltizzavano ,e gli autori dell' altre paoralilt, ed il Ma
rini, e l Achillini , e pi altri. Ma volendoci noi d intorno a

quelli de haoni ~`coli aggirare, vedremo, che in ci varie hrie


vi liriche compczioni , quante inora mentovate 'ahhia

neo ,

POESIA

LlBROIll.

355

ma, e le medeime da tanti te/jinte d intorno all' amoro


fa materia ,' empre variamente , e con egual grazia e

leggiadria , hanno i nori migliori poetato . Prima pe


r di pa/jare da qnee cbe ono pieeioleoeie rio/ire, ad

altre maggiori , o ad altro 'vero con eni ubietti mag


giori cantano , non poiamo a meno di non lagnarei
amaramente di una uanza cbe in- un cori ebiaro ecolo per
pi arti e cienze e pnrgati ingegni , come il notro i e ,
vorrebbe
banairi;medica
rome ,i fa
malori
del corpo
il
pi e/ioe toglieri
i pu edall'arte
o dede-ozj
del commune

e <governo dagl intendenti di Politica. Tale e il eoume di


fari Raeolte di poeie per ogni menomoibietto, o di un paio
di nozze, odi entrare in monaero aleuna donzella, o d'altro.

Certamente labnz e diordine negar non i pu , e i dan


ni a? eo tol/erar non ide0n0.'Coneioiaeb il partito pirito ,
di cui ninna coa e pi prezioa, o pi libera, non dei pori
in chiavit , ne come i rm' e le mute ere , obbligatj a
eaminare pi per una via cbe per l' altra , ne a orgere,

are, o andare ad altrui piacimento. Vede/i mamamen.


le dalle poche da noi nperiormente ed in tutti qnei libri
notate poeie , cbe quanto fa il poeta di buona *voglia e di
ito arbitrio , a (i portato da quell' interno rnoto , o na

tara/e o jour-:umano eb' e* ia, tutto dolce , nobile, bello ,


perfetto ( quando non manchi ad eo poeta ci the
dono di natura, o aerjuio d arte . ) Oltre a ci quel

pernaggio , o donna o uomo cbe a , per mi vere-g


giai , dee eere conociuto , amato, eirnato da noi,- al~
tramente come potranno uniri a fare leggi-:divi e immorta
li veri quelle due in ogni coa neuarime Parti , inge

gno ed aetto? Vuol pure eere dell' arte ioriea,ereto


rita , e poetica il ub/'etto grande , per eere degnamen
te pertrattato . ,We/Ze qualita tatte ebbero , Donna Ge
ronima Colonna d' Aragona, per mi fa fatta na raercl
ta (77) ai poeie depi pregiati autori e poeti al mune
r0 di eeneinquanta , nel milleimo cinque-centeimo e pi :

.Ed Iabella pur d Aragona per la quale e altri portaro


`
rono,

'77 Padoa
i568

;56 DELLA NOVELLA


rana, e crie ingolarmente il uo metto bellimo il mio
Frag-:ora
Li Angeli , il Sol, la Luna erano intorno
Al eggio di Natura in Paradio ,

nando formaron, Donna, il voro vio


D' ogni belt perfettamente adorno.
Era laer ereno, e chiaro il giorno:
Giove alcernava con ua Figlia il rio ,
E tra le belle Grazie Amore ao

Stavai a mirar voi uo bel oggiorno.

Indi qu gi per alta meraviglia


Scee vora belt precritta in Cielo
Di quante mai an belle , Eterna Idea.

Abbian altre begli occhi, e belle ciglia,


Bel volto, bella man, bel tutto il velo:
Dio ol da Voi tutte le belle crea.

Ma oggzd ,io debbo lodar tale in altro paee cui non co


aoo, e tal altro nel mio, cui odio, e deteo; e genti a.

cora alle quali amma moderazione o criiana carit cbe


perdoni la ario-av Senza che, quaimente ogni vile emcccamca

per0na,per ogm' ua azzione, 0 or-tema , raccolte di poeie


domanda. E ci i fa per ucj e paro/erre che col/o ejfo
prezzo i 'vendono e compcrano. Ma di tutto ci cagiona
la mala uanza e peggior morale, per cui noi non appia.
m0 a gli amici didire le coe talora male , alcuna ata
le frivole e coccbe. Sc per il ma] cei/lume, di cm' ra

giom'amo,i poa togliere non r , e /i debba omai an


nietare a gloria e alute della Poeia ;zo/ira, e fuor d'ogni
dubb io .
Onde

POESA

LlBRO

III.

357

Onde ad altro paando , della Canzone de' Toea- Vll.

ni, e del uo interno ed eerno artzio', diremo. Che C96


per
de Latini,
non i n
*vuoldeGreei
qui fareparagone
tra la Canzon
alcuno , nora
onde ie voglia
IOde netta,

preminenza raccogliere della prima alle econde; endo uf- FMR


zio degli indagatori dell arti e cienze tutte , ricercare
delle qualita e dierenze degli obietti o ubietti , non gia
perorare a favore-dell'uno o dell' altro, Il the non olo

odioa coa, e difanoreoolma ingiuta ancora. Mama


mente tlye , non pu mai ne dee in alcuno ben regolato

commune , la parte giudice fari; e noi Italiani,nero de'


Latini e Greci abbiamoti, non rome giudiei, ma come par
ti, in materia di poetico fregio. .Se poi 'vedute e miura

te diligentemente le qualit tee della canzone a lato a


que/le delle ode , o Pindaritbe , o pure Oraziane , dalle

qualita ee naturalmente maggioranza , o miglioranza


della eanzone ipra quelle riulti, non a ci eetto della
diouta, ma del merito ejo, come dir jogliono gli Avvo
cati nori . ,Quantunque,cloe ci ucceda, disile a,a
ragione di que' prineipj , the da noi per tutto il eori di

queti libri dimorati i ono . Cio,the i diveri aetti, ed


intel/etti, e inclinazioni degli uomini econdo la categoria del

luogo ,e le divere leggi , cotumi, e religione ,econdo il tem


p0,danno alle divere poeie norma e differenza. Onde dici
le the in ei the dierenza e diverit , maggioranza ia:

non trattandoi qu di quantit , ma di qualita. Ora per


attentamente coniderare la qualita ed interno magi/Zero del
le canzoni nore , eomeleerna orma,di-oidiamole in acre ,

in eroielae , ed amoroe. Potrebbei un quarto membro alla


dviione aggiugnere , cio delle morali di mi parleremo pi
avanti . Le acre Canzoni nore o i divini ll/ZH] diff/'egiz
no , come il Dio del Magno , o gli affetti degli uomini in
vero Dio , come la Canzone del divino amore di Chia/'.1
tonda
Matraini,del
Cla-Ue tele/ie
delle eroiche
amore, riponiarno
del Benivieni,ealtro
le due del . Nella
Petrarm
famoe

`
Z z

O a

358 DELLA NOVELLA


O apettata in ciel beata e bella
Anima

`
E
Spirto gentil che quelle membra reggi
Le quali comecb in deliberativo genere o ua/brio ieno , i*
condo i retorici , con tuttoci eroiche dire i poono , o a ca

gione di ubietti a quali critte ono, o endo eroiche l opere


cbe ad ei i peruadono . La terza Cla/- delle amoroe .
Le quali , per vero dire tra nori ono proporzione-volmen

te aai pi in numero , che le acre ed' eroiche non ono .*


quando tra le acre ,non voleimo le Laudi annoverare ,cbe

non ono ri poche. Alle amatorie canzoni , le lugubri al

tres riduciamo , econdo il detto del Petrarca .


Carit di Signore ,e amor di donna.
Manon ara` :ifacile raccontare ,( delle amoroe canzoni de'

notri parlando) quanti depi purgati ingegni ne compoiero , e


quante,equanto nellerme,e colori , ed invenzione diveri.

Noi di alcune poche diremo pi avanti, mentre della loro ve


ra maniera anderemo in traccia. E veramente ,delle canzoni

acre parlando, come altraedt'vera la piet nora invero


Dio e le divine coe, dalla upertizione defali Gentili, cori
le canzoni nore altre e divere ono , dalle Ode veri e
eolari dette da Orazio, o da gl' Inni de Greci , de quali

parecchi a noi reati ono, ma del maggior numero , olo


alcuna memoria rimaeci. Ci pu vedere chiunque voglia
con alcuna delle Ode latine, o con altro degli Inni deGre

ci paragonare la Petrarcbeca canzone


Vergine bella che di ol veita
,Qtzantunque le orme ancora, e colori , e la interna tetu

ra delle no/ire medeime molto dtjrente . [ricomincia il


Petrarca la ua Canzone alla Vergine dalla invocazione
di

POESIA LIRBO llL'


359
di lei , fecondo il criiano avvii) ,che non i pu far nulla
e ne meno priegar Dio , enza il divino ajuto . Secondo

ancora l' uanza nora , e molto prima , degli Ebrei, di


chiarnar pefjo il nome di Dio orando , chiama, il Petrar

ca ventuna volta il nome della Vergine nella ua hrieve


canzone, e con zu/ico avvedimento al principio di ogni an.
za, e quai al mezzo della medeima. Il qual nome di Ver
gine a i detti luoghi repplicato,cagiona una non inte/a dol

cezza , e maggiore aai del nome di lim-neo intercalarmente


da Catullo toccato nelle nozze di Giulia e di Mallio . Dol

ciirno pure il ritorno della rima ne due ultimi veri d'


ogni anza
Soccor alla mia guerra

Bench' i ia terra, e tu del ciel Regina.


Neliinterno magiero poi della Canzone , ono mecolate le
vere lodi della Santiima Vergine , col priegar joccori del

poeta , e domandare , non gia corporea elicita ( quali era


no i prieghi de gentili neglInni loro) ma pirital pace e a
lute ;ove gentilijjimamente ignicata la ua anticha e non
chiua, quantunque oe morta Laura, amoroa piaga in que'
ver\crgine;
i
tale terra ; e poo ha in doglia
Lo mio cor ; che vivendo in pianto il tenne;
E di mille mici mali un non apea ;
E per aperlo, pur quel , che navvenne,
Foro avvenuto .- chogn altra ua voglia
Era a me morte , ed a Lei fama rea.
O tu, Donna del Ciel, tu nora Dea,
Se dir lice , e conveni;

Vergine d' alti eni,

Tu vedi il tutto ,* e quel , che non potea


Far altri, nulla alla tua gran vrtute,
Pon ne al mio dolore;

Ch' a te onore, ed a me a alutcZ z 2'

Onde

;60
DELLA NOVELLA
Onde , a primo ad ultimo , la belliima Petrarcbeca can
zone alla Vergine e invocazione della eja e condegna lode ,
ma iniemeopregbiera di rimedio a mali jpiritali del poeta ,
domanda della vita eterna , e confeione de' uoi peccati .
Le Eroicbe canzoni, fecondo la divi/ion nora cori dette,
e econdo lo ilo de nori, parlano empre con colui a cui
ino indrizzate, in parte lodandolo ed in parte ejortandolo

a maggiori impree. Tali mo le due Petrarcbecbe opraci


tate; l una a Cola di Rienzo o pure Nicola di Renzo re
itutore della liberta di Roma, l altra a Papa Giovanni
XXI. , o a Clemente eo, o pureaBenedetto XII. non [o
e per zedizione e pa'aggio contro a Turchi, o per altra

imprea . Di queo ejjo genere , o fore la pi bella,


quella cbe incomincia

Italia mia, benche l parlar ia indarno


di cui brie-oemente diremo . Ejorta il poeta l' Italia o ue
parti ad uniri ,in cambiecole arnore,e a non dari anzi
non dari in balia delle raniere nazioni . La invocazione

a Dio , perch ari-valori i uoi ver/i , teneriimamente


dicendo,

'

E i cor ch indura , e erra,


Marte uperbo , e ero,

Apri ru Padre , e'intencrici e noda.


,Quindi valga- a Principi Italiani dimandando loro
Che fan qui tante pellegrine pade .2
e accuandogli
Vanno error vi luinga
Poco vedete , e parvi veder molto,

Ch n cor venale amor cercare e ede


Qta!

POESIA LIBRO llI.


361
,Qual forza ba quel detto ? e vengano pure quante ode
furono latine e grecbe
Et e' queo del eme,

Per pi dolor , del popol enza legge;


A cui come i legge

Mario apere s 'l anco,


Che memoria dell opra anco non langue,
(Dando aettato e anco

Non pi bevve dal ume acqua che angue


Come penetra dolcemente que/Z' altro tratto
Latin angue gentile ,
Sgombra da te quee gravoe ome.

Non far idolo un nome


Vano enza oggetto,
Ch el furor di la u gente ritroa
Vincerne d intelletto,
Peccato noro , e non natural coa.

Lungo ara tutti gl' argomenti ed ornamenti e la loro pro


porzionevole dipoizione decrioerne . Bai il dire cbe a
chiunque abbia cuore italiano empre mai lo accendera e
aememente amollird la lettura di tal canzone . Dello

eo genere 1 altra, ma non ;i bella , cbe incomincia

Quel c ha nora natura in e pi degno


Ma in univerale coniderando , e coloro de nori , i gua
li cotali orme della tocana canzone abbandonnarono per
mani-vare le grecbe e Pindariclee o le latine , eapponee
ro; io ben non s. ,TM/i0 x io, che e tutti aveero lo
ejlo fatto, noi poeia non awe'imo dierente dalla gre

ca e latina , e non di vero e di lingua . ,Quinci cbe


i pi intende-nn' ea' antichi e moderni , que/ia prticalar
~
orma

362 DELLA NOVELLA


forma e genere noro eguitarono , come l' Arioto nella
canzon ua a Madama Filiberta di Savoia Zia di Fran
ceco primo, cati dicendo
Anima eletta che nel mondo folle.

Che per alla terza clae delle amoroe canzoni paando,


ee tra nori ono , e moltiime in numero , e gentili
e care nella teitura. Laciando quelle dal Petrarca, del
Dante, e la dolciima di Meer Cino cbe cati ha

La dolce via 'l bel guardo oave .


,Qielle del Bembo , del Caa dell' Arioto , di Lodovico
Martelli, e di piu altri, cbe e nelle raccolte, o a parte nel

le particolari rime i leggono a cotal genere riduciamo .


Nelle quali tutte l amoroo e empre vario lofare ba
luogo ed il primario d/intivo dalle ode latine e greche.
Leggai que-Ha, del Tranillo.

Mor ch alberghi e vivi entro 'I mio petto,


Spargi a le voci mie quella dolcezza,
C' hai di tua mano intorno al co!` raccolta .
Poi che cantar mi fai novabellezza,
Dammi dolce lo {lil , com' il oggetto,

Si che l gradica pi, chi pi m' acolta


Eshala alcuna volta
I tuoi dolci opir, mentr io ragione:
Perche pi dolce uono

Pottin le mic parole a gli altru orecchi.


San quee rime pecchi
Dc lalma; onde savvien , ch altri lintenda,
Il bel , che dentro acondc , fuor riplenda.
Bellezze rare in cielo, e 'n terra ole,

Invidia a l altre et, gloria a la nora,


Face

POESIA

LIBRO ll!.

353

Face damor, e Sol de gli occhi miei,

Se, quanto lalma col penier mi mora,


Morar potei altrui con le parole,
Ragionando di voi , coe direi
Si nove , che farei

Agghiacciar gli Ethiop; arder gli Sciti:


E i vori honor graditi

Sariano fore in parti al Sole ignote.


Or ci, che le mie note
Cantan di voi, tant' minor del vero;

Banco pu men la lingua del peniero.


Se mille volte il giorno in voi riguardo ,
Mille nove cagion, perchio pi vami,

A l alma deioa il eno adduce.


Getta il oave rio ognor novi hami.

E nove amme piovon dal bel guardo:


Queo, e via pi fa il bel, che fuor riluce;
Ma, quando mi conduce
La mente a penetrar l alta virtude,
Che lalma bella chiude;

Parmi allor, che la bocca, e gli occhi , el rio;


E i membri in paradio
Fatti per man de gli Angioli, e di Dio,
Sian la minor cagion de larder mio.

Chi potria mai narrar lalte innite


Grazie del Ciel, ch a larga man vi denno

.Alma real tutti i miglior pianeti?


Venere la belt , Mercurio il enno,
E le parole, ch' a l'inferno udite,

Aci chan pena maggior, farian pi lieti.


Cerchin pur i Poeti

(Deio quel monte, chio per farmi chiaro,


Da

364.
DELLA NOVELLA
Da vora bocca imparo,
- ~
Voi ete il mio Parnao, e 'l mio Helicona:

Solo per voi riona


La mua mia quel poco, che rimbomba ;

V0i mi date lo pirto, io on la Tromba.


Guarda la fronte vora alta honeade
Che con lancia, e con cudo a chi vi mira

Egualmente dAmor ere, e difende:


Ogni occhio, ogni penier, chin voi 1 gira,
Convien che ia nemico di vilcade.

Dunque sunalma, ch al miglior s apprende,


In eguir voi s' accende,
o
Non e ne meravigli il mondo errante,
Se le cagion on tante
Ben che l mio ardor non u nel mondo acceo,

Ne d' eca umana appreo.


Ma in pi leggiadra guia, e n pi bel loco,
Prima che naces io, nacque il mio foco.

Fra le pi ante [dee, fra le pi belle,


Che 'n grembo a la divina e prima mente
Rierbae l eterno lor Fattore,
Splendea la vora in ciel, non altrimenre
Che 'n bel eren la Luna fra le elle;

Onde inamm la mia del uo plendore.


E tanto ella ea onore
' ~
i..

A lei nel ciel, quant' io ne f qu a voi:


E, come ard io fra noi,

Ella ardeva fra lor, qual vera amante:


Cos mllann avante,

* .l

Chalcun di noi venie a caldo e gelo.,,


ll noro amor sncominci dal cielo.
'
Fece

POESIA

LIBRO

III;

365

Fece l'eterna man vora embianza,

E mia la uo di conformi tempra,


Perch l'idea nel ciel, l'anima in terra

Con pi vivace ardor vamaer empre;


Dando forza al deir la omiglianza.

Qual tronco , ove s'inea, che s aerra


Col ramo, e in un i erra,
Talio nel cor tenendo il bel imile,

Per farmi pi gentile,


Tutto col tempo in lui mi trasormai:
E, e me eo amai

Via pi, che 'l bel Narcio, ed amo ognora;


Il penar, che on voi', ol m' innamora.

Di quant' io ervo, il premio

Sir queo Amor; quella bclt innita


Che innanzi de la vita

Cotanto amai, fa che dopo la morte


Io ami, e via pi orte;
Che non temo io 1 del morir la doglia ,
Come che damar lei non mi i toglia.

,Qfdntlmq vuole ojeroarji ,in cata/i Italiane canzoni( di

quelle de migliori parlo ) cbe i trova talora un difetto ,


cioe cbe ovente portati i nori dalla overcbia amoroa
paione o dal calore del poetico pirito i' avacciano a dir

coe iperbolice ed ecceive , le quali in - e/je buone a


rebbero ( endo l iperbole principalmente in lirica un gran
de romento ) ,* quando non oendeero la giu/ia ima
de' divini nnerj nori come il Petrarca ,certo troppo bal

danzoamente die
Io peno, e la uo
Onde 'l Motor eterno delle elle
A a a

Degno

366

DELLA

NOVELLA

Degn morar del uo lavoro in terra ,

Son l altre opre i belle ,


Aprai la prigion ov io on chiuo
E ch l camin a tal vita mi erra.
Pociacbe il dire cbe le coe cele/Zi ed eterne on belle co
me ilumi di donna Laura , accrece pregio a Laura, ma
fmuratarnente lo cema alle eterneecele/ii coe. Eje i dica

Io peno, e la uo
Onde 'l Motor eterno delle elle
Degn morar del uo lavoro in terra,

Son laltre opre pi belle


il peniero allora a uzioi alla bellezza dell eterna
*vita , ma non ard iperbolica in lode degli occbi di Laura.
Delle canzoni Moi-ali abbiamo preferito il nome , e forma~.
to il genere ,* perciocb cos ono intitolate alcune di Dante
ne tre libri delle Rime di diveri anticbi autori tocani,'non
gi percb ee ieno dell amoroa materia prive affatto ed
ignude, ma perch dall' amoroo aetto cavano morali en
tenze per lo pi. Per le merali canzoni, delle quali mol
te -Uagbe a maraviglia e compiute tra nori i leggono , par

te alle amoroe, e parte alle morali riduciamo; a cagion d


eempio morali diremo , quella del Bembo in morte del Fra
tel/o, quella di Giulio Camillo in morte del Deno di Fran
cia. Cos amoroe dire i vogliono quelle tutte le quali di al
cuna amata Donna la morte piangono. Al genere delle mora

li denolri appartieni una particolar maniera cbe noi cbia


miamo delle mierioe. Ad eempio erva quella del Petrarca

Una donna pi bella aai ch el Sole


e quell' altra
@al pi divera e nuova
Coa t mai in qualche ranio clima
L eer

POESIA

LIBROIL

367

L eerna te/jitura o ormazione della canzone tale , che


iano geometricamente eguali le tanze dea, e nelle rime, e

ne veri , cio in numero ed in miura. D intorno poi alla


opinione del Muzio, o altri, cioe cheendo le canzoni nta/fre dagli
antichi [late fatte' per il hallo , dehhono in tutte le loro an.

ze conervare quella puntatura che l'autore nella prima an.


za ha uata ;non hallandoi oggidi ee piu , imhra gravoa
di iwerchio tal legge: e le leggi econdo il biogno, vagliono,
e mancando il lnjbgno i dzuano. Il commiato e , come ol
erviamo , rade volte da i migliori laciato , e certamente

egli e un gentil modo e colore della canzon no/lra , eha quai


la proporzione ea con la canzone ,che ha la iJPra/Zritta,
detta volgarmente manione, con la lettera. Lincatenar pu.
re l una canzone con l altra , come i fd di quelle degli oc
chi del Petrarca non meno gentile invenzione, che nora .
Coi i metti pure t incatenano, onde nacquero anco le
corone ritrovato de' itli Ita/ani . Ma il volere troppo lun
ghe catene di imetti teere , non e ato da nori migliori

approvato. Percioch il iiverchio numero delle parti e que


e tutte minute e imili tra e, le fa proporzionevoli al tut.
to ;come e un corpo oje compoto della ea if di mem.

hra, e quee o tutte hraccia , o tutte mani, e della ea


miura , mqro arehhe. Onde da pari ed impari, e dagli
eterogenei , icome i ici dicono, nace la proporzione de corpi.
Le canzonette pur nore, hanno con le canzoni la proporzione

ea , che ha il pi col meno. Potendo, come i dotti anno,


dari egual proporzione in un corpo picciolo, come in un gran.
de ;e ci che e l'uno al diece, lo eaeil diece al cento.
Per i miglior maeri di pittura, o cultura , o d intaglio ne mi

nor fatica ritrovorono, n minor gloria, nel formare lOlimpico


giove , di quello che uccedee loro nella ruttura degli Dei
Lari, o di una Venere o di unAmorino ne camei. Per , oltre
la tetura de veri e delle anze e delle rime coi) arti

zioa e dolce e ianora nelle maggiori e minori canzoni


nore , v ha altreii l' interna maerevole proporzion delle

coe, aventi tra loro una corale proporzione e armonia, e


Aaa z
migliore
\

368

DELLA

NOVELLA

migliore- , i0 non ; , ma certamente divera , da quella

the i corge alle Ode latine c greche. E rf 1c- greche


di maggiore poetico zrto m rircbe e gone , ma que-:
pi ravvedimento , e difjgno contengono . Ma lc canzotm.
tc' pi oltre della mattria amoroa non ici-dono commu
nrmmte. N icuramente per fzre le nore c *vere ita.

[iam- , fa d' uopo ricorrere alle Ammanzbe o Sarb: ,


ma ww' delle ita/iam il uo particolare genio e maniera
zljjgzhfec: e magi/Zero. Talr quel/a del Dante (78)
16

Freca roa novella


Piacente primavera
Per prata e per rivera
Gaiamente cantando

Voro n 'preio mando alla verdura,


_
C0 quel ;Le ag: . Tale pure quel/4 di M. Guido
232':: 4"* Cava/canti (79 -)

Era in penier dAmoi-;quandio trovai


Due foroette nuove,

Luna cantava, piove


Gioco damore in noi,

322*-

E della co (80)
Perch io non pero di tornar giamai
Ballatetta in Tocana;
Va _tu leggera, e piana;
Diritta alla donna mia;

Ne fa grande dicolt , cbr que/?ea bal/tetta i di ,


mao vana migliczza il dzngmw ci cbr , o m'mzo , o
menomo egnale* ha Per dz'inguer; endo tanto [a bal
[ata canzone! , quanto la ranzom'tta ballata. Ora dr]
a Frottola . E' la Fratta/a di pi mom' o provarla} com

POESIA

LIBRO

III.

369

poa , non avendo, come il Bemho dice , determinata ma

teria o uhietto. Per dicemmo uperiormente , non aper


i veramente, qual ojfe il motto poeia deProvenzali; on
de quantunque i poneje allora da noi in depoito la
Frottola, ora tuttavia dellur che da nori e ne fece
E' da ragionare. E" la Frottola, econdo il Bemho 8 I) "fl-#527':
un' accozzamento di diveri proverhj , chiamata anco can cz li* "n'e
zone , che non ha determinata materia o orma. Benji ""7'

uole il poeta tra molti proverhj inneativi e quai a ca


fo detti , alcuno inerirvene il quale eprima la ua pre
ente fortuna,o intenzione. Tale, quella che nel canzo

niero del Petrarca i legge

Mai non vo pi cantar comio oleva


d' intorno alla quale, i commentatori i heccano grande
mente il cervello , e ella ia indirizzata a Madonna Lau
ra o alla corte di Roma, o ad' altra particolare perma;
l una delle quali co- certamente arai. Ma laciando la
quiione in mano de Commentatori ei , dichiamo , ee
re della fpradetta Frottola, quanto il Bemho dice, cio

che una raccolta di proverhj motti , o rihoholi . Tale anco


fit il Patao di Ser Brunetto Latini comech altro no
me porti. Noi porremmo qu ad eempio un' altra Fratta,
la dello efo Petrarca addotta dal Bemho al luogo cita
to, quale come dice il Bemho, f dal Petrarca laciata
dall' un de lati , n da lui nel Canzoni-'ro fu po/la. Non

jmpertanto endo ea rara e notahile , da noi qui i


crive

l rider ho gran voglia:


Se non folle una doglia,
Che m' nata nel anco
Di otto al lato manco

Tal, ch'io o anco homai d andar per [alpe.


Certo,

370 DELLA NOVELLA


Certo , non pur le talpe nacon cieche.
Fole Latine ( Greche
Ho molte udite & lette.
Deh perch on s rette
Le vie di gir al vero.

Et pur queo entiero foe. errato.


lo on si innamorato,

Che i0 me n ho tutto il danno .


Poche perone il anno : ond io m allegro.
Deb che mal haggia il negro di Marocco.

Ancor on io s ciocco , com' i0 foglio.

Non pur ad uno coglio


Ho roppicciato il legno.

Un icciolin didegno m' rimao:


Et fgrc vorr il cao,

Che non ia empre indarno.

Bel umicello lArno , la' vio nacqui .


Et un' altro, ov io giacqui

Gia lungo tempo in pace.


Veramente fallace la peranza.

Un coniglio m avanza : ( queo olo,


Ch io non mi lievi a volo, ( non mi parta.
Con piccioletta carta
Veggo Dalmaco ( Cipri

Et e Borella 6c lpri mi vien meno.


Ecco 'l tempo ereno, ch' buon gir nudo.
Trovato ho un forte cudo
Contro la mia nemica.
Da che voi chio l ri dica; egli da nulla
Colui, che i traulla con le ciancie.

Lacia prezzar le lancie:


E lacia enar le pancie de poltroni.
Molti ladroni edono in bel eggio.
Ancora c via peggio;

Che i buon on poi in Croce.


Se io avei voce , i parlarci
OSi

POESIA LIRBO lII.


37x
O Signor de li Dei che fai t? dorme.
Mille divere forme

Son qu : chi non s accorge;


Dolci parole porge tal, c ha mal fatti.
Mal li ervano i patti ,- hot lo conoco.
Chiaro vio ( cor foco aai m' annoia .
Mille navi , ch' a Troia

Coperer londe ale.


Et quanto Roma vale quando u ricca.
Mal volenter i picca,- cui l morir dole.
_Ci che ricalda il ole al petto avaro
E' nulla: c val di Taro bel paee.
M l'animo cortee del donar gode.

Coi s acquia lode c vero pregio.


Mie parole non fregio; tu tel vedi.
Credimi ciocco credi; non ar duro.
Rade volte icuro lhuom ch' aggio.
Bella agione il Maggio:
Et giovenette donne
Sotto leggiadre gonne andar cantando.

Anchor altro domando; il quale empre.


Ecco ben nove tempre: 8C Pare un ogno.
Certe aai mi vergogno de l' altrui colpe
Che gran coda ha la Volpe; ( cade al laccio.
Fuor di grande impaccio;

Chi vano perat perde.


Tal arbucello verde; 6c non fa frutto:
Et tal 1 mora aciutto , ondaltri coglie:

Et talhor tra le foglie giace il veco.


Gran traditor il deco e 'l vin overchio.
ln la riva hal Serchio molti bugiardi`

Non pi fumar, anzi ardi


Legno nodoo 6t torno.
E' coi ecco lhorto,
Coi cadutto il tetto,

\ Coi paro il acchetto de bianti

Deh

377.
DELLA NOVELLA
Deh acoltate amanti nova foggia:
Pur tonar, 6c mai pioggia non eguire.
O vergognato ardite:

Una zoppa bugia;


Voler lunga via
Guidar molti chan enno.

Vedere com' io accenno, 8c non balera.


Ma sio rompo il capero, ogniuno campi:

C hio nandr per li campi col en ul corno:


Sia di chi vuol lo corno, 6C chi vuol giunga.
Troppo forte s allunga
Frottola col uon chioccio.

Ma dar le capre Soccio pur il meglio.


Come non onio veglio .

Hoggi pi, chieri al vepero?


Et ancho ha laciatHepro i monti chiavi.
Chor volaer le navi in un d Roma.
Si bionda ha anchor la chioma.
Una donna gentile;

Che mai non torna Aprile; ch'io non opiri


Convien pur ch'io m' adiri
Meco medeimo un poco.
Non far perche oco mi fa l guazzo.

Hor bai, chun gran pazzo


Non entra in poca rima.
Fa le tue chiere imprima

Sopra l ume Thocano:


Et vieni mano mano: vien, ch'io tapetto.
Deh che ia maladetto chi t attende,

Et pera in treccie e 'n bende.


Gia cori molti miglia.
Hor non a mar-.iviglia;

S io mi on grave e zoppo,
E' n ogni cepo intoppo. Vdite il tardo.
So ben ch io parlo a ordo : Ma io coppio,
Tacendo , e male accoppio

Queo

POESlA LlBRO
Queo detto con

Ill;

373

uello:

El tacere men ello .


Poi ch a gli uomini cari

Sovente innamorari par gran coa


D una vecchia tignoa . ADL-O l era .

Hor u venga le pera.


ll Cacio , e 'l vin di Creti.

Fior di tutti i poeti Omero trovo.


Una caagna un' ovog.
Val ben mille luinghe.

Truova unaltro , che pinge a cotal vero.`

Che bel color il pero, el verde bruno .


Non far motto veruno.
Che gran cirtade .egregia
E la bella Vinegia.

Qui il mar , qu l acque dolci.


.Le gelarine , i lolci. Or tu mintendi:

Sicuramente pendi. I non ho bora:


Ed cos dicora `
La peranza : la ede.

Trio , chi troppo crede.


Sta lieto . Or chi non p;

Certo lAdice 6c Po on due bei umi.


Tu mi anchi 6c conumi.
Or. v in gi ,or v in s:

Et' ono pur empre bu com' ogniun ape .


Lherbe e talor le rape on mio civo
Et cos vivo pur mi etti un tempo:
Et or aai per tempo anco m accorgo.

L ac ua del proprio gorgo bella e chiara.


Ben a chiunque impara inino al ne.,
Spare on le pruine per li colli,-v
Er le campagne molli .- e la neve alta.
E 'l ghiaccio i umi malta.
g
Or ti vei di vento.
-.
Ma io non mi pavento, .e `non mi lagno.
Bbb
Che~

'374

DELLA

NOVELLA

Che bel guadagno quello d una Simia.

Rade volte l alchimia empie la taca.


Cos di palo in fraca pur qu iamo.
Chi prende l eca e l amo mal dipena.
O doloroa mena a l altrui pane.
Vil animal il cane .' ma l uom pi aai .
Gentil formica omai

A tuo eer m appiglio.


Non pi ognar : que' il miglior coniglio.

Pi d' una Frottola i ritrova nelle rime manocritte di


h mm_ Girolamo Verit cittadin noro , del quale parla l Ario

gjhojo , (8 z) ed il Marche/e Ma-i nella Verona illurata. Cori


gm! -I pri- alcune altre manocritte vedute ahhiamo. Delle quali per
mo: quello

Dlvenure ora e delle canzoni vuoli aver detto ahhaanza.


UX_
Tale edunque l interno valore e l eerna rma delle
Den* 0;, hrievi poeie nore , e tale la differenza che hanno con la

cava e . greca e latina lirica . Ora di quel veri) o veri tratteremo ,


E?" ' con cui gl' Italiani i pi lunghi poemi cantano ingolarmen
te ,' e prima dell' Octave, che ancora anze i chiamano.

Dell' origine dell ottava e che de Ciciliani non de Proven


008,111 morte. zali invenzion ia, re per noi, e .da altri( 8 3. ) haevol
ihzcz. mente diputato. Che pure primo di tutti il Boccaccio la ri

*c""arae, _chiudendo/a 'co due veri rimati ajieme, tra no


ri fuor d ogni duhhio . Ma del uo interno magiero e
bellezza, e dell' uo,cio a qual zrte di poema convenevo
,- le ia ,fa qui luogo di nuovamnte ragionare.-Ora la quilio
ne i e , je i convenga al narrativo poema pi che altro

vero ( e-in cotal nome , e l Epico de Latini eGreci , e il


Romanzo de nori comprendiamo) o pure e egualmente che
altro vero conaengai, per eempio, egualmente che il vero

ciolto. Per convien prima ragionare di una qualita deli'


ottava , che dicei eere ito pregiudicio , cio della rima.
In pr della rima uperiormente favellato ahhiamo , ma
qui egnatamente in favor dell ottava, diputarne i [vuole.
.

A-cun

POESIA LIBRO Ill. 375


Aleun critico per della rima nimieo , interpetr falamente
que' veri del Rueellai ,ne quali die di non voler/a uare,
dell' api fawllando, per eere reppitoa di werebio e yno
ra. Ma que/Z0 fu del poeta un bel piglio, che volendo dell'

api trattare ,fuggi(e la rima , endo corali animaluzziionie


ha Virgilio nella Georgiea, della quiete naturalmente aman
tiimi e da ogni reppito avveri . Anzi per lo contrario

*vale argomentare: Streppitofa e mora la rima; dunque


alle [onore coe e reppiroje eonvieni ,quali ono lEpieo poe
ma ed il Romanzo. Il Gravina poi eloe era del vereggiar
greco vago ed inzendente( il di cui numero e di illabe brie

-oi e lungbe,e di dattili e aondei ) eim cbe all" effetto cbe.


fa tale armonia pi il vero ciolto I, amigliae, ehe non
il legato , o l' ottava . Anzi quai a tutti i poemi Epiei o
narrativi de volgari , l Italia liberata del Trzjino propoe.
E pure il Trino a pochi piacque , e piace e agli intendi

tori della greca poeia olamente. La dove l Orlando furio


fo dell' Arioo , e l innamorato de Bojardo , o del Berni,

'egualmente piacciono agli intendenti della green, e agli ama


tori della volgar poea , ieornea dotti e agl idioti altrec .

Dunque e pi i prefati due poemi Romanzi piaequero , u


rono pi atti a piacere. Ma per le coe le non piaequero :
dunque aneo per le parole,e vero . Dunque eommunemente

pi l' ottava , cbe il -vera eiolto e aggradevole . Dini il


Gravina; non eer naturale cbe narrando una coa , em
pre * ineontri nella rima, o in una deinenza [Ze/ja di pa
role alternata e corripondente . Or dieiam noi, che ne` pure
naturale,-ebe narrandoi una coa, i' incontri' empre nel
la alternazione dedattili e degli oondei ; onde

condan

nato Cornelio Tacito ebe nella ua oria abbia pi ver


eametri. Ora l ultimata dierenza tra la proaiea narra- '
tiva,e l epica o poetica , cbe que/ia voglia il veri), equel

la lo rigetti . E ci , per il favellare non ordinario e quai


nzente jopraumano ebe quello de' poeti, onde il parlare in

veri) a raordinaro ,* e quinei per la nura ancora dalla


poeia ineparabile. Che per endo muica il numero ,il 'vero
2

ama

;76
D.ELLA NOVELLA
ama il numero. Dunque iamo noi 'volgari ,con li latini-*greci
par pari,cbe endo muica la rima ,il volgar veri) voi-rd la ri

W'nzh ma . Per il Caeloetro( 84 )non la rima ilamentc , ma l'ot


;'f;"<"-*-taoa eziandio condanna. ,Qu'nci egli aerice del vero eroico
cioe` eametro latinoo greco due qualitd :fermezza e catena;

e cotali~ due qualitd niega dell ottava. Ma 'in un capo iilo


la coneguenza deduce ,* cio, cbe l' ottava non avendo ca
tena , non pu narrare le coe epicbe . Spiegbiamo qu, o
ripetiamo la ua dottrina. La fermezza , dice egli, del ver

i) eroico conie ne piedi pondeo e dattilo,cbe tra tutti i pie


di della latina e greca pro/bdia ,imo i pi fermi ; onde il
veri) eametro de veri latini e greci il pi iienuto. Ma il
veri) noro non ba dattili o pondei ( potrebbe il Caelve.
tro dire , bencb non lo dica ),* dunque il noro vero o non
, o meno enuto. ,Quinto alla catena , dice, cbe per
paleare una favola grande, varia, antica , e magnica ,

dee eere tejuto il 'Der/ con una catena . cbe non ia oez~
zata ,ma continuata. Ilcbe` (cori egli tacitamente inerice)

non accade all' ottavawbe in ne i pezza e i catena .


Con quea catena per egli credo ignicar colle la volu
z, o. bilit del periodo, come ( 8 5 )
induzione
ddl' Eneidl

d* Annibal
Caro

~
.

Bell' io che gi tra elve e tr paori,


Di Titlo onni l umil ampogna
Et che de bochi ucendo , a mano , a mano,

Fei pingui e colti i campi, e pieni i voti


D' ogni ingordo colono, opra che fore
Agli agricoli grata ,* hora di Matte
Larmi canto , el valor del grand' Heroe

Che pria da Troia per deino a' liti


D Italia e di Lavinio errando venne .
Ripondendo per io alla prima parte della Ca/ieloetrica
diputa; dico: potervi ejere altra cagione per cui oen
gai il veri), cbe non quella de piedi dattilo e pondeo.
Per

PCESIALIBROIII.
377
Per eempio , gli accenti , econdo la dottrina univerale
de' veri nori volgari, e le cononanti onore, econdo la

dottrina del Bemho; per le quali ardico dire pi aomi


gliai il ver/b noro al veri) greco che non il latino , o
almeno egualmente, come
l

Glorioa colonna in cui sappoggia


Arbor vittorioa e trionfale
E quello del Rucellai

Sepolcro orribiliiimo di Grecia


che certo ono pi gravi di quello e Virgilio
Amphon Dirczus in Atazo Aracyntho.
Alla ot'enutezza poi f la rima altres ; poiche per le
proe a render ignorile il periodo, fu pure inventata o o
ervata la i/ocolo de greci , o de latini la imil-nenteca

dente . E i: non la vogliam dire iiienutezza , ma va


ghezza, poco rillieva; non facendoi dalla gravita ilo ma
dalla vaghezza ancora ignorile ogni coa . Ora paando
a quella qualita che il Caelvetro ne greci , e ne latini
eametri chiama catena, non credo gia che un tant uomo

la volee empre la ea, ne uniforme, ma interrotta . Ma


ci che non i vuole uniforme , anzi interrotto, I' ottiene
con la variet de periodi, non delliea maniera e quan
ma; e l ottava ha quea parte pure di variet di pe
riodi , cio non giugne a far punto empre nel fine ma

talor alla meta o in altro luogo . Dunque la ottava ha


la voluhilita, o rotondita che certamente e` ci che il Ca

eloetro chiama catena . Siena teiimonio le eguenti otta


ve del Caa
Di

373 DELLA NOVELLA


Diunperiodo
E pur ardie il corpo con l'interno
Dolor, ch a in e piangendo accompagna-fi,
Gli convenia per piagnere in eterno

Come Aretua in fonte liqueari:

Ma perch 'l poco umor sio ben dicerno


Non pu dal grande ardor non aciugari;
Fia pi leggier che muti il duolo atroce
Comeco , il corpo in ao,e lalma in voce.

Di due periodi
Too che ente eer vicino il ne
ll bianco cigno allore ue dolenti,

Empie l'aria di canto, e le vicine


Rive fa rionar di nuovi accenti.

Tal il mio canto poi che le mechine


Membra dan luogo ai lunghi miei lamenti,
E i nati di dolor veri ch`io canto,

Son della morte mia l eequie e l pianto.


Di quattro
Ove i vede, ove s' intende e legge
All immena mia doglia doglia pare?

Ba# uanza, qual' uom, qual Dio, qual legge


Permette altrui perir per ben amare?
Qial buon giudicio in due contrari elegge
Chi dee laar , laa chi dee pigliare?
Bench' in donna non gran maraviglia

Challa parte peggior empre sappiglia.


Ecco tre ottavo di un 13/0 autore cbe hanno tutt' e tre g
periodi di natura dierente , o eenione. Mn dir il
Cntl

POESIA LIBROIll.
379
Caelvetro , neceario il far punto ordinariamente nel
ne d'ogni ottava . A cui ripondo . Neceario e il far
punto , i in proa che in veri) , nel ine di ciacun pe
riodo; dunque ogni vero o proa catenata ,' N credo

mai che -al ottili/ino Caelvetro facee mora di ca


cenare le ottave quell' ui), con cui non anticamente , ma
pi modernamente i cri ero, con un'intervallo nel mezzo;
perciocb anco i periodi cori crivere i poono , ed i veret

ti della crittura anta cori ono critti , e pur non ono


contati-nati . V' ha anco contro del Caelvetro que/ia ra
gione cui il Rucelli pree da Ariotile , ma il Caelvetro
in Ariotile non averti al terzo libro della Retorica, do

ve il loo) tratta de periodi,*e mi pare di quello di quattro


membra , cio che iccome a viandanti non e` noioo anzi
diletto-vole il apere il termine o l'albergo ove r' hanno a
fermare, cori a gl'uditori del poema critto in ottave , rie
ite dilettoiimo il apere di dover far paua,ove il etti
mo e l'ottavo veri) le rime congiungono. Il che proporzio
nevolmente parlando, all animo , come la cadenza della
muica all' orecchio. Ma io per me credo , che la faculr
poetica poa fore anco da quelli che non ono poeti in
renderi. Non cori l'arte del vereggiare , che olo quelli
che vereggiano ottimamente la intendono , come pure
di quella della muica; che per il Caelvetro che non
compoe mai veri volgari o pochiimi ne fece , fu nel fa
vellare e giudicare di e ritroetto , anzi che no .
Ci poo , cioe provato abbaanza,che l'ottava ha fermez
za ed anco ha catena , ne viene in coneguenza contro del

Caelvetro , che con ea ottava paleare i poa una fa


vola grande, varia , antica e magnica, o que/ia ia epi

ca e eroica, overo ia Romanzeca ,* il che nel primo modo


fece Torquato Tao , e nel econdo lArioo . Ma fore,

come daremo a divedere , parlando del veri) ciolta , volen


doi l' epico poema all' uanza de' latini e greci formare , il
medeimo vero ciolto , pi ia a propoito. La dove al Ro

manzo pi convenevole l ottava , per quelle parti chegli ,


ba,
.lfJV-"N'uM

.5.... ,

e:

r.

380

DELLA

NOVELLA

ba , come veduta abbiamo , di quantita, e qualita dall

Epico dierenti , e a cagione della moltitudine e popolo a


cui ingolarmente il Romanzo i crive , e a cagione della
ueLampiezza, cbe di quella dell' Epico poema e maggiore.
Percocb la quadratura 0 rotondit del periodo cbe nell' ot

fava , come veduta abbiamo, riiede, pi allampiezza del


ubietto e analoga , cbe il vero ciolto . E la moltitudine,
cbe ode il Romanzo poema, ama pi la muica eeriore e rip

piena , la quale ripoa nelle rime dell' ottava: ladove il


cittadine/'co ato a cui l' Epico i canta , pi godera della
gaigata armonia cbe nella giacitura degli accenti del ver
z ciolto riiede . Ma di que/io pi avanti . Ora oggiun
z giamo, cbe l ottava appo i poeti notri erve pure a piccioli

:Sac-Dim: poemi , come quello del Bonfadio ( 86 )


ven. 156

Donne leggadre e belle che tenete


Chiuo il teor , che largo il ciel v diede

4,3132354- del Cardinale Egidio ( 87 )


li

L vc l aurora al primo albor roegga


--T-'e del Bembo ( 83 )
60

Ne lodorato e lucido Oriente

Anzi vba un' intera racbolta di totali pccioli peome tti in


.,:Z W" ottave o anze fatta dal Dolce( 89 ) e dal Terminio .
,o ven, (90).U1timamente mo da notri uate le anze o ottave

u-

da per e ole, come quai icrizioni, o quali erano gli epi


grammi degli anticbi apra un particolare zggetto. Tale
la eguente del cieco d' Hadria, e tale ara iata, e ne

fatta ad emolazione di quel/a dell' Aretino, apportata da


noi la dove de Romanzi.

Mar

POESLALIRBO

[Il.

381

(91) Mara con due brigle in mano

Rime del
detto Venc

7.131581

Fia il maritale, e l amoroo orgoglio


Per lo innanzi oggetto al mio valore:

Poich di quei duo freni apri io voglio


Con l un Marte frenar , con l altro Amore.
Anzi ( perch legar quei gi foglio)

Col forte braccio e con l ardito core,


Intendo in queo eo, in queo velo,
Aiello ren porre al mondo , e queo al cielo.

Dell' ottava per ia fine, laciando a Rimarj la cura di


facellare de uoi veri o di dieci, o di dodici illabe e d
altro . Ora della terza rima , o capitolo . Il capitolo i
compone di anze dette terzetti, e coi i cbiama percio
cbe il primo 'vero i connette in rima collultimo de primi
tre, e il econdo col primo del iecondo terzetto, e c052 i
fa ino al ne , dove lantipenultimo i connette in rima
con lultimo , onde l ultimo terzetto di quattro ver/i .

Il capitolo commummente i tiene cbe corriponda all' ele


gia greca e latina . E di ci 'veramente eovi una certa

proporzionevole e geometrica ragione . Perciocb per la na


tura e dialetto della lingua nora, cbe ordinariamente
pi 'verboa, ella i ba come il tre,e la latina come il due.
Onde i tre veri del terzetto , corripondono a due della

elega . Non o poi come il Rucelli dall' eere vietato a


latini il non terminare la entenza col diico, riccaci e
ere proibito a nori il non terminarla col terzetto. Poi
ebe e fali) e il prima , falo pure il /i'condo . ll
prima per e fali) , come i 'vede in Callimaco e Ca
tullo , adunque il econdo ancora. Certamente il Dante
non fero tal regola, e e il Petrarca la ojjerv a lui fu
pi facile , perciocbe compoe i oli terzetti de trion . Pa
trebbei Per dicretamente uare tal regola ne brievi ter
c c

zetti

;82

DELLA

NOVELLA

zetti o capitoli, e diuarla ne lunghi, come Dante fece .


Or qui i patria far queione e il capitolo, oanzi lottava
ia numero o veri) per poemi lunghi ,ed a queo luogo fa
rehhe la dottrina del Caelvetro . Imperciorhe il capitolo

ha pi catena dell' ottava , per la dicult di nire il


periodo con tre oli veri. Ma il fatto pur cori d,che il olo
Dante,e pochi altri hanno critto un poema lungo in capitoli o
ci:. jg* terzetti. ,Quantunque Bernardino Daniel/o ( 92. ) 3 cercando

del vero Eroico alla italiana poeia convenevole,dica ,dover


eer il terzetto . Pure lArioo i prov a crivere in ter
za rima il uo Orlando furioo, ma laci l'imprea . Dan
te il primo continu il pi lungo poema,che ci ia ,in ter
zetti : ma di ci fare , frie egli ehhe per ragione la ua
doppia diviione, di cantiche , e canti. Ma ritornando noi

a dire del capitolo, o terza rima , in ea criero i no


ri le divine coe, cio i divini poemi , e le erie come
lettere, ed altre hibgne, e le ridevoli materie; facendo in
ea terza rima , per lo pi , come veduta ahhiamo, uno

ralcio dalla lirica, de troppo teneri e giovanili e molli ar.


gomenti, e non crivendo di :h alle lor donne per lo pi
lnvecht ma a cj loro ed amici. Una moderna raccolta (9 3) di

'7"

tali capitoli ingolarmente, ed autori i legge . Il Petrar


ca pure dett in terza rima i uoi trion, che imo piccio
li poemetti ma aeme concatenati ,* ed il Sannazzaro le

egloghe , dando talora alle rime 'il condimento dello druc


ciolo , che col uo altellare dimo/Zra quai il moto degli
armenti e paori. Ne i pavento egli dalla rima , per
quella cagione , che non e ver/:imile cadere oventemente
nella rima colui che parla a dialogo . E ci fore percio

che vide, che al canto (che depaiori cimita ancora nell'


egloghe , e non i puri loro famigliari ragionamenti) poco
atto era il veri) ciolto , come quello che ha d' armonia
la ola ed inenihile giacitura degli accenti. Tale dunque,
e talmente uata da nori fu la terza rima o capitolo.
~
L ultima guia di tocani veri , non gia l'ultima
k di pregio, ma d ordine , icondo la preente diputazjqn no
ra

POESlALlBRO
lll.
383
ra il vero ciolto . Dellorigine di eo , e ne tempi
dellltaliana poeia antico ie , o e pi tardo e mez
zano , varie ono le opinioni degli indagatori e critici ,

Senda per appo tutti certa coa e ehiarima , the nel


verj ciolto da rima, i Provenzaliinon han parte . Chi

per tiene per principio delle coe , ogni menomo e debole


principio , imilmente pu il ciolto 'vero nella poeia nora
molto antico eimare. ( 94. ) Ma ehi econdo lejjere com c 9*_ Vr-i.
~
r

- - .
.
.
.
.
rtcimbcm
pinto e perfetto de ~naturali, o articiali ub-rem , l] loro vol. ,mmc
principio miurar 'voglia , ne- mezzani ecoli della 'uolgar 2138":?
poeia, la ciolta riporra induhitatamente ,' cio ne tempi cmm'*
del Tri/ino, dell' Alamanni ,del Rueellai , o del Sannazar

ro . De' quali ehi il prima oj'le a crivere in rima del


tutto ciolta, come alcuni dicono , noi qui non iamo , n
per ricercare, n 'per determinare. Bem (roa non I} fa

cile a determinari ) , a quali materie o /uhietti il vero


ciolto eonvenga/i , e del uo valore ea' artizio ,(laeiando di

quante orti di oer ciolto *vi fieno ) ora non :i leggermente


tratteremo. Certamente ,prima di tutto,il vero eiolto,alle
tragedie e eornedze eomn'eni, le quali rino'vando gli antiehi
generi di greca e latina poeia ,da gl' Italiani eompongoi; e

alle paorali e fari-imilmente ,quali,rome -veduto abbia


mo , ono generi nori . Ma qu egli i vuole un antica qui
ione rinovare, Cio , e non olo in veri) , ma in proa an
cora , i poano la tragedia e eomedia crivere. In pro del 9; ven

ehe, Ago/lino Michele un intero lihro o trattato crie (9 5 ) -'L-TI


ed ehhe favorevoli alla ua opinione , Paolo Beni ( 96 )Z.'{>,Z_`
Aleandro Piero/omini ( 97 ) Ruberto Titi. ( 93 ) Mad'^"'
tile c ln un

prima lo .Scaligera nella ua poetica, critto a-oeva ( 99 ) W'sfggzff;


che avanti tutti , Crate Ateniee , levato ll metrorprkpv
uca

'

n o.

aveva una comedia in proa fatta vedere. Onae coral.


pato de rappreentativi poemi, o in vero o in proa, in Caiillsopn

oltre bolli tra alcuni deeommentatori della poetita dAr-dejfi


otile. Che per il Michele ehhe eontrarj al uo parere,chc

{i poa in proa erioere la come-dia e tragedia, il Minturno,


il Viperam' , Fan/lino Summa , come anto Pier Vettori,
C cc z
il

" 384 DELLA NOVELLA


il Patricia , ed il Riccoboni. Non impertanto udin
mo brievemente , come il Michele diputa la ua cua
a . Prima, dice egli, nelle tragedie e comedie che dagl
Italiani i recitano , non abbiamo canto; dunque non dob

hiamo in ee il veri) avere. Anzi btitgna recitare il ver


o, come e oje proa; dunque qual biogno vi ha del ver
o? E la proa e'a non ba ella la ua onorit ed ar
mania? Ne con/egli poi o radunanze, jgue egli, che nelle
citt i fanno per buona regola del commune, perche non

i fave/la i vero .9 Non per altro e non perche' i fa


vella a dialogo. E poi: che i compongano tragedie o co
medie in proa, non altro che unuo. Ma quee e pi

altre' cot' di/putando, comech ingegnoamente il Michele,


non i pare, n che alle ragion ue riponder non i poa;

n che egli /ico alle ragioni degli altri riponda . Ora il


dire: che oggidi nelle tragedie, o comedie non abbiam can
to' ,' dunque non dovemo il veri) avere ; altro non che

dire: abbiamo un occhio olo, dunque quel ilo caviamoci.


Gi noto, per ci che 'da critici dibattuto i , cbe non

i izli Cori nella tragedia, ma tutta la tragedia ea can


tavai; in qual nte di canto , non i d ,' ma in cotal
orte per i ;a , che mirabilmente gli aetti commoveva.
Ora di quel canto , altro non ci rimane che il vero ; dun
que levando il veri), quel poco levaremo che a commovere
gli aetti ci re/la , almeno nel genere del canto. Che per il

veri) , come la proa recitare i voglia , falimo ,' pocia


che anzii vuole una via di mezzo pigliare ,che ne i canti del

tutto , ne emplicemente i parli . Per ci che a dialogi c'


appartiene , i quali delle coe umane c civili facendoi, non
i fanno in verinn pur naturalmente veri n da tutti fan

noi . E quea la rarit e proprieta` della divina poeia


che a pochi r' appartenga e che que' pochi da uno pirito u
periore ieno invai nel poetare. Anzi poiamo rivolgere con
tro l' autore uo l'argomento. Non i fanno, dialogizzando
le genti, ne interi periodi, ne udiati argomenti . Dunque

non i deono fare coe tali dagli Oratori n pure . Ma


nalmentc

POESIA LIBRO UI. 385


nalmente non 1'ui olo oil coniglio de migliori poeti i qua
li abbia fatto ;i cbe pi toio in vero cbe in proa le tra

gedie e comedie i faceero, ma l eigenza e natura della


tea poea , la quale i come nelle co- dal commune e or
dinario coa , (OI nelle parole i dee dillungare. E 1;,
ordinariamente i ragionamenti in proa i formano, poetica
mente deono in vero /iringeri ,* percocb none la proa , ma

bent il vero mirabile . Ni' molto prova il dir del Micbele:


noi non abbiamo il vero ti umile ne ;i conforme a giambi,

cbe per lo veriimile, cotanto alle prot aomigliani . Per


ciotbe, come dirci. non ba vero cbe quanto il noro di undi
ei illabe poa inalzar e abbaar e pigliare tutte le for
me. [o per peno, cbe ben t avvedee il Micbele, eere

indi/lubile la diputa contraria alla ua; onde nella ripoia


non cercae di ciogliere, ma facee mora e embianze di
ciogliere ,- qual a l'arte di Mamo greco Soa , nella ua

operetta di ripondere agli indilubili , non ba guari dal


Dottiimo Fabrizio publicata nella ua Greca Libraria.
Altramente come ripoe egli alla ottili/ima ragione del
Caelvetro P cbe il vero neceario a rappreentativi poe
mi ; percbe t intende facilmente , quatunque con mezzana
voce pronunziato ,- ladove quando gli attori favellino in pro

a , dovendo la voce ina/zare per eere uditi dagli petta


tori, i fa inveriimile , e concio lo clamare ;i altamente
per fari udire tra loro ei attori, cbe mo ;i vicini. E
Pico!.
ad ea ragione il Piccolomini pure acamente riponde (ICO); d [IooParticel
dicendo : cbe non i turbano gli pettatori delle coe inve l! 7. da po:.
:a dani.
riimili , ma pur necearie della cena , come del parlare "erile
.

in ecreto ed in diparte di due attori. Perciocb il parlare


due attori rcretamente verimilimo, mamamente, e
il teatro ( come dovrebbei) fatto fa alla latina o greca,
ma cbe i fendano reppitoamente gli orreccbj tra loro ,
concio e inverimile ollennemente. Come riponde il Miche

lo! Pau-i.
DCcl o.

le al Patrici (101) cbe ottimamente dice ancora contro del n' ;le

Varcb ( 107.) eere alla poeia la Fin-zione eenziale ,


onde come le poeticbe coe on nte, cos il poetico favella
re,

lib- o'.

lo] Vlrrhi
I_ cn- dmn

poeti

;86
DELLA NOVELLA
re , cioe in veri> , dee nto eere .2 Ma mente d Ari
otile , ed e intelligenza de migliori poitori uoi, cbe il
veri non concorre a fare eenzialmente il poeta , ma a
farlo perfettamente tale ben!). Dunque contro il Micbele
ogni poeia in proa , ar imper'ttamente poeia. Come ,
in oltre, vuole il Micbele, cbe la poeia ia olo dilettevole
per lo canto, ballo, e uono, e non per il vero ; quando il

olo vero contiene uono e armonia P N pur cioglie il me


de/{mo la ragione: percb il ver/ all Epica neceario ia ,
e non alla tragedia e comedia. ,Qtinci io, a tempi andati

rioolgendomi , indubitatamente peno , cbe dalla poco ra


gionata diputa del Micbele, e fore fatta per far pruova
dingegno , e non per vagbezza della verit, una piaga gra
viima anco in quea parte riportae la poeia nora , cio

nel perdere , durante il eicenteimo ecolo , la ua ee


rior bellezza del veri) , come l interna del vero concetto e

peniero perduta aveva; onde poi non olo i comici cioc


cbiimi dietro alle pedate del Cicognini i puoero a recita
re in proa e comedie e tragedie , ma a comporne ancora
di imil genere i poeti di que tempi falliti e dileggiati .
Per oltre a ci cbe pi altri, e ingolarmente Fauino

zlfhzjlf-Summo ( to; ) contro .il Michele egnatamente riooje, a


?Lg-:mo me pare di due ragioni qui aggiungnere a .favore del ver

o nelle tragedie e comedie, le quali ragioni (i: in probabi


le materia e non gia necearia) i pu dare evidenza a
me paiono evidenti, anzi cbe no. Primieramente, o vo

gliamo coniderare la tragedia e comedia ne loro principj


e quando appo i Greci e Romani orivano (poich e da cbi
altri a giudicare ragionatamente , le abbiam noi riceute .P )
ed allora coniderandole quali i cantavano, certtma coa

e", cbe endo pi agevole il veri) della proa a cantari ,


ia di natura della tragedia e comedia il veri) ,- poicbe
ogni imile come i volgari dicono , ama il uo imile: ed
il veri) e armonia, come il canto armonia. 0 pure vo
gliamo preentemente la tragedia e comedia coniderare;

la prima come rappreentatrice de Greci e Romani cou.


mi,

POESIA

LlBRO

III.

337

mi, e favole e orie; l'altra, come de coumi nori imi


tatrice e ad e -t adattata (mutandoi di tempo in tempo

la comedia come per noi dimorato i e ) ,- ed in tale con~


iderazione , fuor d ogni duhhio che la tragedia e poe
ia, e la comedia e poeia. Ma alla poeia, dove pit) , do
ve meno i conviene il poetico tilo , ed al poetico ilo e'

pi il veri) che la proa convenevole: dunque alla trage


dia e comedia e pi il vero che la proa convenevole .
Corale argomento piu ravvalora, per ci che dice Orazio

( 104 )cioe, che il comico peronaggio, econdo l occaione, mllfzuo


ie

nohilmente parla; icome il tragico hattuto dalle digrazie, Imc-dum


haamente ragiona. La tragedia poi non quanto la lirica :iii-"Hug
dee lo ilo poetico avere , ne adornarlo (il che igann per ALMS.,

lo pi i compoitori delle patorali nore ,

ma poco meno SMITH,

dell' epica : e ci negli antichi e moderni tragici i pu Kit-c ore.


chiaramente corgere. Or come la proa avera , o oier

ra il poetico ilo, e non con notahile coneio e confuio


ne deprincipj dellarti? Chiaro adunque, o almeno in;
prohahile che in vero dehhano la tragedia e comedia com
pori. Ma in qual veri)? Ehhevi alcuno nel paato eco.

lo che di due ettillahl it/0 nel ne rinati i pai', qua.


i volendo al ver/ tragico de' Francei aomigliari , M4 1

invenzione non fu cotanto applaudita, e lo coneio maggiore di


cotal numero o metro certamente , fu la rima ,- per lo con.
tradittorio del parlare quai a cao, qual i fa e dee fare
imitando il dialogo di due o pi per/imc' che inieme di lor
hiogne favellino ; e del non parlare a cao , ma a diegno
per cagion della rima . ,Qtinci e che , che e per ragione, e

per cotume de migliori, il vero ciolto nella tragedia ua


to , e fore ehhe legge di u/ari nella tragedia alla ita pri,
ma origine tra notri ,' ie it Triino , come pi prohahile

fece il prima degli Italiani la piu perfetta tragedia . la


e vero ciolto molto vuoli nella tragedia iienere , ove

ne ia hiogno , icome nella comedia ahhaare, endo ei),


come pi avanti i dirti, di tutte le orme capevole. An

cora il veri) ciolto mirahilmente alle poeie di greca e la.


tina

388
DELLA NOVELLA
tina materia o guia convieni ; ndo egli il pi all' ea
metro proporzione-vole, di quanti ne abbiamo nella volgar
poeia. Onde alcuni de poeti nori tralaciata l'ottava ri
ma , per l epica materia cantare, del puro veri: ciolto ,

e della moderata armonia che in ejn nace dal poamen


to degli accenti i valro. Non gi che coloro i quali
dell' ottava uarono a ci, condannare i vogliano del tut
to , per le ragioni da noi hpradette , ma quelli cbe lo

ciolto adoprarono , i poano pi francamente lodare . E


ci non per altra cagione , [e non perch ha l' eametro
con lepiche materie latine e greche mirabile corriponden
za e legame; ed il veri: ciolto pi di tutti gli altri vol
gari all' eametro confacevole . Le materie iche imil
mente, e le arti o liberali o meccaniche, come l'agricoltu
ra o altro , qualora poeticamente ed in verh trattar

vogliano , del ciolto pi che d altro ver , farei da va


leri. Le traduzioni nalmente de poemi , e alcune altre
poeie latine e greche, col verh ciolto convengono in mi
rabil guia. Ci da nori ed antichi e moderni con egual
grazia e favore fatto i , cioe uare del vero ciolto
nelle traduzioni. Ecco la prima Favola di Fedro tradot
ta dal Marchee Maei

ll Lupo, e l Agnello
A ete pinti al rivo ieo vennero
L Agnello, e l Lupo: il Lupo era pi opra,
E pi ballo l' Agnello: allor con crio
Parlar cos il ladron cerc litigio.

Perch quand' io vo bet , l'acqua mintorbidia?


Atterrito l Agnel, come posio

Ci far , ripoe, o Lupo? e il rucello


Da te en corre a me? re reo quegli

Dalla forza del vero, or a ei mei,


Ripigli, villania tu mi dicei
LAgnel

POESIA LIBRO III.


389
LAgncllo allor; nato i0 non era ancora.
E l'altro; e non tu, tuo padre dicle:
E s laerra, c ingiuamente il laccra.
Per coloro u critta quea favola

Che con pretei gl innocenti opprimono.


Veder i pu pianamente, come e con qual grazia e tan
dore ia in queta favola il verz tejjuto, e in qual guia

nella latina brevit il volgar no/Zro tratfrmii, coitb e


in quea ed in altre cbe ne ba l autore tradotte, verb

per veri) riponde-, e 1 reituice il teo. E veramente


il magiero del ciolto vero non da tutti intendi-i , n a
qual egno ,o bao, o mezzano 0 ublime ton eb aggiunger
i poa, n quanto diveri) ia valevole a renderi. Di e/j
ciolto diletta/i mirabilmente il Maffei, e aeon arte gran
dima eoneatenarlo e aggirarlo. Nella Merape tragedia lo

ina/za , avvolge, e otiene indieibilmente. Nella Cornedia


lo rompe e quai al niente riduee , taleb or I) or n inten

dei vero eere e pur lo . D' altro genere fatto, nella


ua Piola al prima libro mentovata .r Per jggiungiamo an
cora , in un altro eempio del detto amore , un' altra quali

ta o carattere del vero ciolto, cio leroiea , diziliina in


vero, ed al egno a cui qu ale , n eeguita fore n ten
tata da altri . Impereioebe antica querela ed accua del
vero ciolto , cbe languidamente cada e eorra quamente
proa , enza grazia , enza armonia , n variet, ne )
egno o gravita. Allineontro qu vede e con mano i toe
ea, rippieno, e nobile, oenuto. La traduzioni- del prin

epio della I/iade d Omero ,da pi d'uno gia fatta, ma ea


total egno inalzata qual qu, il lettore giudice ia. Con

eioiaeb, oltre all' eere quea _fedele e deeni a" Omero re


ftitutriee ,rappreenta di pi e nelle parole e nemodie colori ,
quel gran padre della poeia. Sono ati copiati li eguenti

veri dal margine della prima Hampa belliima di Omero


fatta a Fiorenza del 1488 , ove il Maei da gran tempo
gli enye, ma pi avanti non proegu.,

Ddd

Canta

390

DELLA

NOVELLA

Anta lo degno del Peliade Achille


O Mua; atroce degno, che inniti
` Produe aanni aGreci, e molte ancora

Anzi tempo a Plutone anime forti


Mando d Eroi, e de pao acani
Fece, e agli augelli.- ma cos di Giove

Adempieai il voler. Or poich in prima


Venner fra e a contea Artide, i] ommo

Rege, e 'l divino Achille, qual deNumi


Traegli allapra lite? il di Latona
Figlio, e di Giove : ei u, che dira ardendo
Contra del Re, malor de mortale

Ne loe, onde perian le turbe, a Crie


ll Sacerdote perch oltraggio ei fece.

Quei alle navi de gli- Achvi alate


Per liberar venne la glia,- e immeno

Seco ricatto avea , portando in mano


DApollo arciero la corona, e inieme
Laurato cettro: i Greci tutti, e i due

Pregava pi che altrui del popo! Duci:


Atrd'l, e voi ben gambierati Achei ,

Dianvi pure gli Dii, che necelei


Alberghi ono, depugnar la Reggia

Di Priamo altera, ed alle patrie vore


Felcemente di tornar: la cara
Rendere a me glia vi piaccia, e 'l prezzo
Non ricuare, onor facendo al glio
Di Giove, il lungi aettante Apollo.

Ai gli altri favorian tutti parlando:


Il Sacerdote ripettare, e i doni

Prender doveri egregi: ma non piacque


Gi queo a Agamennon , che brucamente
Anzi cacciollo, ed apri detti aggiune.
Ch' io non ti colga, o vecchio , a quee navi

Per tardar ora, o per tornar da poi,


Che *

POESIA

LIBRO

III.

391

Che non per certo goveranti punto


N
la non
acra cioglier
ghirlanda, ,pria
n che
lo cettro.
Coei
vecchiezza
Lungi da i lati uoi la prenda in Argo,
Mentre ar ne nori alberghi , oprando
Tele , ed avendo del mio letto cura.

Ma vanne , e pi non mirritar , e alvo


Di girten brami. Cos die , e il vecchio
Pavent forte, ed ubbidi, prendendo
Lungo ilxlido del mar romoreggiante,

Tacito, e aitto: ma poich dicoa

Alquanto fu , molto a imprecar 1 mie


Ad Apolline Re , della belchioma
Latona glio rivolgendo prieghi.
O dallarco d' argento , o tu, che Cria
Diendi , e Cilla , e Tenedo , e che il nome
Di Sminteo porti, odi il mio dir : e mai
Ornando il Tempio tuo grato ti ui,

Se mai di tori, e capre i pingui lombi


T ari, e toeri , queo ol diio
M' adempi : paghin con le tue aette

Gl ineorabil Greci il pianto mio.

,Qunci , e manifeamente pu vedere cbe i pu il ver


ciolto ridurre a pareggiare , o ad avvicinari molto all'ea
metro . Ne taceremo, poter eer il verb ciolto di numero
dierente di illabe, come cbi mecola-[e i ettezllabi agli un
diciillabi ,' il cbe econdo le materie con avvedimen
to fare ti vuole . Ma , e degli druccioli ciolti, e d al
tri laciai da noi,a maeri del modo di compor veri, ra
gionare .
*
Pociacbe approimandoci noi al ne dell opera, con- CX]

vien prima di levar la mano dalla tela , alcuni punti iongnjc',


.d intorno al ubietto noro determinare. E pimamente, il opera.
D d d 2.
propo~

391. DELLA NOVELLA


propooci ne di provare che l' italiana o tocana Poeia
ormi un

differente genere , dalla greca , e dalla lati.

na , e dall' altre tutte, ahhalanza in ora cred io, t


per noi- adempiuto. Impercioch , ritrovata da noi la vera
eenza de' nuovi coumi nori, della nuova religione, delle
nuove uanze,-e , leggi, guerreggiame quellaO l'ordine

e categoria del tempo ripoa , e imilmente coniderata la


vaga ituazione ed il dolce clima , della hella Italia , coe

che imo i altra categoria del_ luogo collocate ahhiamo, da


cotali due principj quai da due fnti, tutti i rivoli delle
tocane poeie i ono per noi derivati, come i divini poemi
la divina , e l' amoroa lirica nora , e la ridevole anco
ra,ed oltre a ci, i Romanzi nori, le Fare , e le Pa.
lorali ; tutte non olo de poeti Italiani invenzioni, ma
vaghe , ma grandi, ma lodevolimme degne di reggere in
pregio e bellezza al paragone di tutte le latine e greche e
harhare Poeie, ( e cotal detto uare ri voglia ). ,Quanto

poi allerineche forme della Poeia ea ,cio vero e fa


vella, e rima , e teitura di varie poetice compoizioni, n
pur ci, t io non m inganno, t' e laciato in hilico n in duh

hio , e i vogliano anzi da poemi latini e greci epa


rare, e nuovo, e ritrovamento noro dire;che con li predet
ti, come inora tutti imaeri dell arte poetica fatto han

no, confondere. A cagion poi della particolare maniera di


penare e del peniero con la entenza vetire , che hanno

glltaliani poeti, fZ-ce luogo del portare de Francei, Spa


gnuoli ,_ ed Inglei ragionare , nazioni tutte a noi eguali e

orelle in queto almeno, che gli e nuovi principj di poeia


eguitano che noi. Onde avendo del loro particolar modo de'

concetti e entenze fave/lato , come dalle parti dialettica.


mente al tutto targomenta, cori noi dalle iee entenze e
concetti al ommo genere delle loro poeie iamo andati, dando
a dividere,che non meno la nora, che 'la loro enovella poe

ia. Delche perar giovaci , che ee nazioni dehhano averci


grado; ecomeche la principale intenzion nora >e iliervi
re e giovare alla patria, etrito degiureconulti proverhio,
eere

POESlA LlBRO ll!. 393


eere buono e'fattihile,ci che ame non nuoceead altri gio
va. ,Qtanto poi al pi dijcil capo della diputazion no
ra, cioe contro l opinione che dalla Provenza/e ia la poe

ia noflra derivata, e del tutto [radicata per noi non i


, in gran parte per nervata e indebolire: l abbiamo,
e non ; vera , come credeva, fatta vedere ; baandoci
in ci l avere, ci che chiaro tenevai, intorbidato. Nel

tutto per e nelle Parti ingolari dell' opera no/ira , relati


vamente al prima ajjunto dell' opera ea , abbiam fede
di avere l avvtj di Binda di M. Galeazzo antico toca
no Poeta adempie/to

E pi far empre, e meglio che promettere.


Tutto ci per noi certamente fecei, e contro l avvii) di
pi d'uno purgato ingegno e jllenne , che a prima giun
ta penava non poteri fare; e con novita credio fecei ,
e verifimiglianza, [2 non verita , in una materia in cui

tanto e miuratamente ;'2- detto ; tcjlimonio ne eno le


in ; gran numero critte da nori, arti poetiche, o poe
tici ragionamenti . N voglio io niegare , che icome in

alcune parti di queopera cotea nuova opinione i pie


namente e no dove giugner poteva/i diputata , cos in

alcun luogo i [ia rlo leggermente delineato e tocco , ove


in altro lato , econdo la miura del poter uoro,per
fettamente dipinto. Cori pure eer pu , che il calor del

la diputa e l' umana fragilit, in alcuna parte ci abbia


addotti , o a [vg/.ar queo per quello , o a non ti proba
bilmente diputare e conchudere; maimamente che come

il chiarimo M. Pietro Bembo dice (105 ) e prima di :x 3:33:35


lui Cicerone detto lo aveva , uole alle volte avenire,dc1nb.1

che 0 parlando, o crivendo di alcuna coa ci otten~


tra nell'animo a poco a poco la credenza di quello
medeimo che trattiamo . Ma vaglia a me per difea,
ed a cortei,epurgati lettori per darmi cua ,il detto d'Ora
zio , che quando il tutto o la maggior parte in un' opera
buono

394.
DELLA NOVELLA
buono , vogliono alcune pocbe ombre o macchie allautor per
donari. Senzatb ,'e iamo in diputabile , o probabile ,
non gia` in necearia materia , e colui cbe il prima fa
nelle arti o cienze alcuna nuova coperta, quegli non pu
il tutto vedere, e molto ancora rea agli altri da aggiu
gnere. Ora , poo cbe cotea poeia tocana o italiana no

ra, coa nuova ia, e le materie ue e le forme lunga e


largamente per noi diputate nuove ieno, veggiamo ora di
`alcun dubbio , cbe dintorno ad e]a pu muoveri, e di

certi avvedimenti cbe circa ea vogliono averi. Dall un


dei lati , egli pare, cbe tutte l arti e cienze e la poeia
ingolarmente, avendo i uoi principj, abbia pure e debba

avere il uo mezzo, cio la ua perfezione, ed il ito ne,


cio lo cadimento. Coi avenne alle grecbe lettere e poe

ia ,,cbe ebbe il meriggio uo no a tempi d'art/Zante e


d Aleandro. Cos del latino poetare e dell' altre arti cor
tei Romane, le quali per egnale della loro eccellenza col
nome dAuguo Imperadore i notano. Coi della tocana
poeia avenne , cbe e quai tutto il uo interno bello a
giorni del Dante, Petrarca, e Boccaccio partor, e quin
ci il ore e l' erneca bellezza dipieg negli autori del

cinquccenteimo i'co/o. Onde pare, cbe poco o nulla a co


, tanta e doppia bellezza oggi accreere i poa . Aggiun
gei a ci ( coa cbe a me ovviene aver gi dito da
giovanetto a diputari nella vaga terra di Caelfran
co dal cbiariimo Conte `7acopo Recati ,* ) Aggiunge/i ,
dico, a ci cbe embra ormai ogm' genere, o pecie di to
cana poeia imgombrata da ollenni uomini e dall' opere lo
ro , onde nun mezzo vi ia,e tutte le rade cbiufe ieno

oggid di [egnalari . Imperciocb , cbi alir al divino poe


ma di Dante .P cbi nell' amoroa o acra , o eroica lirica ,
alla gentilezza del Petrarca aggiungerei ? (bi ne Roman
zi all' Afioo , Bojardo e Berni .P (Ibi nella Paorale al

Guarini, al Tao , al Bonarelli ' Cbi nel ridicoloit genere


al Berni preato,o al Burcbella , o al Caa, ed al Molza .?
Senzacb igeneri latini e greci `ono ati dal Triino , dal
Tao

POESIA LlBRO [Il.


395
Tai, dal Race/lai, e nellepico, e nel tragico, e da tanti

altri nel comico talmente adempiuti, cbe embra oggimai


eeii in ci il tutto fatto . Dall altro lato , coa oervo
neuccc o deino della Poe/ia nora, cbe nelle orie dell
altre non vede. Poicb la greca e la latina cadute, mai pi
di poi la tea alzarono , n l oucato plendor loro rav
vivato i . La dove cati alla noira non 'avvenne gia,- poi
cbe quantunque nel eicenteimo ecolo piic dun crollo avee,
tuttavia in queo ottocenteimo in cui pur iamo , tanti

leggiadri e valoroi poeti abbiamo per l Italia tutta, e di


molti belliime opere veggoni tuttavia, coicb pi facile
tutti riverirli e ammirarli, cbe alcuno egnatamente nomi
narne. Cbe per, n ci cbe avvenne all altre Poeie al
la nqira accaduto , e lecito perare , cbe alcuna nuova
rada di poeia ti cuopra, o pure cbe le anticbe ancor ;i

dilatino o ricbiarino. Per la qual coa , io peni) , di non


molto dalla verita dipartirmi , t' i0 dita cbe durando l

Italia nel ito pacico ato , anzi la quietezo le non ca