Sei sulla pagina 1di 18

ESPERIENZE E MATERIALI

QUALCHE CONSIDERAZIONE SUL PROBLEMA


DELLA MISURA STATISTICA
DELLA POVERT
Maria Elena Graziani
La povert una violazione dei diritti umani.
Quando 1,3 miliardi di persone vivono in condizione di estrema povert,
questa la pi diffusa violazione dei diritti umani del mondo1.

Introduzione: un po di cifre per capire il problema


Alle soglie del nuovo millennio, i capi di stato e di governo si sono
riuniti per esporre la loro visione del mondo e per approvare la Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite che riconosce la responsabilit collettiva nellaffermare i principi della dignit umana, delluguaglianza e dellequit a livello globale2. Tra gli obiettivi fissati ci sono
traguardi specifici, quantificati e monitorati, per la forte riduzione della
povert entro il 2015.
Lultimo Rapporto dellUNDP3 delinea, a questo proposito, un quadro drammatico: dei 4,6 miliardi di persone che vivono nei paesi in via
1. Cos inizia il documento su lotta alla povert, sviluppo sociale e cancellazione del
debito della Dichiarazione del Millennium del Forum delle Organizzazioni non governative, tenutosi nel mese di maggio 2000. Il dibattito stato organizzato per fornire allAssemblea Generale delle Nazioni Unite una serie di indicazioni su pace, eliminazione
della povert, diritti umani, sviluppo sostenibile, sfide della globalizzazione e rafforzamento e democratizzazione delle Nazioni Unite. Lincontro ha visto la presenza di oltre
1.000 organizzazioni provenienti da 106 paesi e ha concluso i lavori con la sottoscrizione
di
una
Dichiarazione
e
di
un
Piano
dAzione
<www.lions.it/thelions/08-00/p.12/htm>.
2. LAssemblea Generale delle Nazioni Unite e il Summit dei Capi di Stato si sono
svolti a New York nel settembre 2000 e hanno affrontato temi di ampio rilievo sulla situazione mondiale. Laccento stato posto, in particolare, sui problemi della pace e dello
sviluppo. LAssemblea Generale ha adottato la Dichiarazione del Millennio delle Nazioni
Unite che si pu leggere nel sito: <www.onuitalia.it/calendar/millenniumassembly/unmildec.html>.
3. UNDP, Rapporto su: lo sviluppo umano. Come usare le nuove tecnologie, Rosenberg & Sellier, Torino, 2001, 25, 26.

35

di sviluppo, pi di 850 milioni sono analfabete, quasi un miliardo non


pu accedere allacqua pulita e a 2,4 miliardi sono precluse le infrastrutture sanitarie. Quasi 325 milioni di giovani non frequentano la
scuola e ogni anno 11 milioni di bambini (cio pi di 30.000 al giorno)
muoiono per cause che si potrebbero prevenire. Circa 1,3 miliardi di
persone vivono, poi, con meno di 2 dollari USA al giorno.
Ma questo genere di privazioni non si limita ai paesi in via di sviluppo, nei paesi OCSE, per esempio, pi di 130 milioni di persone risultano povere di reddito, 34 milioni sono disoccupate e il tasso di analfabetismo funzionale (cio di chi manca di abilit nella lettura e nella
scrittura tali da risultare ignorante su qualsiasi argomento, sia pure minimamente impegnativo)4 tra gli adulti mediamente del 15%.
Ma limponenza di queste cifre, che pur esplicitamente mostrano livelli di deprivazione scoraggianti nei diversi settori della vita quotidiana, evidenziano allo stesso modo il livello complessivo di povert?
Secondo il succitato Rapporto s, perch come indicatore di povert
viene adottata una misura che non valuta solamente il livello di reddito,
ma considera una serie di informazioni: la possibilit di condurre una
vita sana e lunga, quella di istruirsi e laccesso alle risorse necessarie
per uno standard di vita dignitoso. Si riconosce, cos, che questo terzo
aspetto, sintetizzato dal reddito, senza dubbio molto significativo, ed
per questo che viene utilizzato per calcolare i livelli di povert, eppure
esso costituisce solamente una delle variabili che esprimono lo standard
di vita.
1. Definizioni di povert
Ma che cosa si intende oggi esattamente per povert?
Il termine deriva da pauperitas, che a sua volta trae origine da paucus, poco; ed infatti per povert si intende la situazione generica di insufficienza o mancanza in cui i bisogni non riescono ad essere soddisfatti. La consultazione del Rogets Thesaurus of English Words &
Phrases, mirata a sinonimi e contrari del lemma poverty, conduce, tra i
primi, a mendicit, penuria, necessit, privazione, tra i secondi, a ricchezza, opulenza, dotazione, abbondanza.
4. Lalfabetizzazione funzionale non solo la capacit di compitare e scrivere la propria firma, ma la capacit di capire e di scrivere un breve testo relativo a fatti della vita
collettiva del paese. Un buon livello di alfabetizzazione funzionale un fattore importante per la qualit della vita, lattivit produttiva e lo sviluppo economico. T. De
Mauro, Analfabeti si nasce e si diventa, in Scienza Nuova, no 1, aprile 1998 (su internet
<www.scienzanuova.it>).

36

Se la mancanza (o il suo contrario, labbondanza) rimanda alla vita di


privazioni condotta dallindividuo, laccento pu essere anche posto sul
collettivo, cio sul gruppo sociale, letnia, il popolo, larea geografica
che manchino dei mezzi indispensabili alla propria sussistenza5.
Infine la globalizzazione ha evidenziato il problema dellequilibrio
tra bisogni e risorse su scala planetaria. Si pu considerare il pianeta intero come soggetto di povert e individuare nuove fonti di rischio di povert quali quelle indotte da un utilizzo progressivamente distruttivo e
non sostenibile delle risorse del pianeta risorse energetiche, idriche,
alimentari, ecc.
Gli approcci tradizionali alla povert hanno sempre interpretato la
povert dal punto di vista prevalentemente, se non esclusivamente, economico con riferimento ai soli bisogni di natura materiale la cui carenza
determina una situazione di marginalit economica.
Questa ottica oggi ampliata, riconoscendo nei comportamenti degli
individui non solo le motivazioni carenziali (o di sopravvivenza) ma
considerando anche i cosiddetti bisogni di abbondanza, cio le manifestazioni del pensiero, listruzione, lautorealizzazione, ecc.6. Sempre
pi diffusamente si tende a considerare, infatti, che chi povero necessita di molte cose: beni e servizi, ma anche opportunit, relazioni sociali e, forse, (...) felicit7.
In una intervista a La Repubblica, lindiana Deepa Narayan, consigliera della Banca Mondiale e massima esperta di sviluppo sociale, afferma che non si tratta solo di ricchezza e istruzione, a volte manca il
senso di appartenenza ad una comunit, il senso di identit; dobbiamo
guardare dice a quello che rende umano gli esseri umani e non solo
agli aspetti economici8.
Si amplia, cos, la concezione della povert alla qualit delle relazioni politiche e personali, oltre che ad altri bisogni non soddisfacibili
attraverso il tramite monetario9, rendendo possibile il delinearsi di un
orizzonte unitario che abbracci il manifestarsi delle pi varie configurazioni di povert.
Tentando di comprendere sia i vecchi bisogni di tipo materiale, sia

5. G.B.Sgritta e G.Innocenzi, La povert, in Paci (a cura di), Le dimensioni della disuguaglianza, Il Mulino, Bologna, 1993, 261-292.
6. A.J.M..Hagenaars, The perception of poverty, Elsevier, Amsterdam, 1986.
7. G.Carbonaro, La povert: definizioni e misure, in Tutela, a.VIII, n.2/3, giu.set.
1993, 5-13.
8. Intervista di Giampaolo Cadalanu a Deepa Narayan, Si aggrava il dramma della
fame i bambini saranno le prime vittime, La Repubblica del 12/12/2001.
9. G.Sarpellon, Rapporto sulla povert in Italia, in G.Sarpellon (a cura di), La povert
in Italia, Franco Angeli/La Societ, Milano, 1982.

37

quelli relazionali o immateriali10, si giunge a parlare di nuove povert


transmateriali o, introducendo un concetto ben pi vasto, di qualit
della vita.
La pi aggiornata tassonomia dei bisogni individua, infatti, come vita
realizzata quella in cui vengano soddisfatti i bisogni e attualizzate le
potenzialit, in contrapposizione a una che venga a trovarsi insoddisfatta nei bisogni e soffocata e impedita nelle aspirazioni.
Amartya Sen11, premio Nobel per leconomia nel 1998 e autore che,
pi di altri, ha sottolineato la parzialit della definizione della povert
affrontata in unottica strettamente materiale12, scrive, a questo proposito: vi sono molti modi fondamentalmente diversi di considerare la
qualit della vita (...). Si potrebbe essere agiati senza stare bene. Si potrebbe stare bene senza essere in grado di condurre la vita che si era desiderata. Si potrebbe avere la vita che si era desiderata senza essere felici. Si potrebbe essere felici senza avere molta libert. Si potrebbe
avere molta libert senza avere molto13.
Sen ha inserito la povert allinterno di una cornice pi complessa,
introducendo un nuovo concetto di privazione, intesa come mancanza
di opportunit; beni e risorse, in questa ottica, non costituiscono
il benessere, ma sono strumenti per ottenerlo. Ha, cos, esteso lo
sguardo a ci che gli individui possono fare con i beni e con
le risorse affermando che il benessere dipende dalla possibilit che
beni e risorse hanno di assolvere alcune funzioni (functioning)14,
da ci che le persone riescono a fare e ad essere con i mezzi.
a questo spazio delle realizzazioni e dei traguardi importanti
10. C.Calvaruso, Povert materiali ed immateriali in Europa, in Tutela, giu.-sett. 1993,
anno VIII no 2/3, 26-29.
11. Dellautore: Scelta delle tecniche: un aspetto dello sviluppo economico pianificato,
1960, Scelta collettiva e benessere sociale, 1970, Sullineguaglianza economica, 1973,
Occupazione, tecnologia e sviluppo, 1975, Povert e carestie, 1981, Merci e capacit,
1985, Scelta, benessere, equit, il Mulino, 1986, Risorse, valori e sviluppo, Bollati Boringhieri, 1992, Etica ed economia, Laterza, 1988, Il tenore di vita. Tra benessere e libert,
Marsilio, 1993, La disuguaglianza, il Mulino, 1994, La libert individuale come impegno
sociale, Laterza, 1997, La diseguaglianza. Un riesame critico, il Mulino, 2000, La ricchezza della ragione. Denaro, valori, identit, il Mulino, 2000, Lo sviluppo libert.
Perch non c crescita senza democrazia, Mondadori, 2000, 2001.
12. P. Dongli, Riflessioni in tema di povert e conseguenze di politica economica, in
Rivista internazionale di Scienze Sociali, 3-4, anno XCVII, lu.dic. 1989, 422-443.
13. A.Sen, Il tenore di vita. Tra benessere e libert, (a cura di L.Piatti), Marsilio editore, Venezia, 1993, 29-30.
14. Functioning viene tradotto in italiano con funzione o funzionamento che, per
G.Devoto e G.Oli, Vocabolario illustrato della lingua italiana, dal Readers Digest, Milano, 1980, significa svolgimento di una attivit specifica, commisurato al rendimento.

38

della vita umana che occorre guardare per giudicare il benessere


degli individui.
Nellambito delle teorizzazioni sulla povert non pu non essere ricordata anche lopera dellantropologo americano Oscar Lewis
(1914-1970) che, grande viaggiatore, venendo a contatto con storie di
vita dei poveri e degli emarginati, ha elaborato il concetto di cultura
della povert15. Lewis identifica la povert come un fattore dinamico
che intacca la partecipazione alla pi ampia cultura nazionale e crea per
conto suo una propria sotto-cultura che egli definisce cultura della
povert in quanto questa ha le sue proprie radicalit e distinte conseguenze sociali e psicologiche per i suoi membri16.
Secondo Lewis, la cultura della povert determina lestraneit nei
confronti della societ ed quindi un fattore di emarginazione basato
sul proprio sentimento di impotenza ed inferiorit, sulla consapevolezza della diversit del proprio gruppo familiare e sulla conseguente
assunzione di una mentalit e di una condotta che si vengono a configurare come una vera e propria subcultura di chi si convinto di non appartenere ad alcuna struttura sociale che tenga conto di lui.
2. Gli indicatori per misurare la povert
2.1. La linea di povert
Come visto, il significato attribuito alla povert molto differenziato: povert come carenza di beni materiali, come mancanza di beni
immateriali, come impossibilit di utilizzare i beni di cui si dispone per
soddisfare i propri bisogni o addirittura si configura come una vera e
propria sub-cultura.
La statistica ufficiale ha fino ad oggi affrontato la problematica della
povert da un punto di vista materiale, a partire, in genere, dai consumi
delle famiglie17. In Italia come nella maggior parte dei paesi, vengono
utilizzate le scale di equivalenza per tenere conto correttamente delle
economie di dimensione realizzabili col crescere dellampiezza della
famiglia: il fabbisogno di risorse di una famiglia, infatti, non aumenta
in misura direttamente proporzionale allaumentare dei suoi componenti, ma al crescere della dimensione si vengono a creare delle vere e
15. Dellautore: Five families, 1959, The children of Sanchez, 1961, La vida, 1966, Antropological essayes, 1970; La cultura della povert, Il Mulino, Bologna, 1973.
16. L.Ferrarotti, O.Lewis, biografo della povert, Laterza. Bari, 1986, 15.
17. G.Carbonaro, La povert: definizioni e misure, in Tutela, a.VIII, n.2/3, giu.set.1993,
5-13.

39

proprie economie di scala e un membro della famiglia si pu permettere


di consumare alcuni beni senza che si riduca per gli altri componenti
la disponibilit dei beni stessi18. Si pensi ad esempio agli elettrodomestici (lavapiatti, lavatrice) o al riscaldamento della casa o, ancora, al
consumo elettrico della televisione: in questi esempi, la spesa la
stessa qualunque sia lampiezza della famiglia.
Le scale di equivalenza consentono di individuare livelli di spesa
che assicurino a famiglie di diversa composizione, la stessa capacit di
consumo, intesa come capacit di procurarsi la stessa quantit e qualit
di beni e servizi19 e, quindi, permettono di comparare i consumi di nuclei familiari di diversa ampiezza o composizione strutturale.
Per convenzione si associa il valore 100 ad una famiglia di due persone, il valore 60 (o il 60% del precedente) ad una famiglia di una sola
persona, 133 se vi sono tre componenti, 163 per quattro componenti,
190 per cinque, 216 per sei e 240 per sette o pi. La scala di equivalenza
pu, quindi, essere schematizzata come segue: K = { 60, 100, 133, 163,
190, 216, 240 }.
Per individuare, poi, se la famiglia sia classificabile come ricca o povera, si fa riferimento ad una soglia di consumo, detta linea della povert che costituisce il confine al di sotto del quale individuo, famiglia
o popolazione viene, appunto, definita povera. Questa soglia pu essere
assoluta o relativa. Si costituisce una soglia assoluta (una soglia fisiologica20) quando si considera un paniere di beni e servizi idoneo a garantire un modo di vita minimo identico in tutti i luoghi e in tutte le
circostanze21. Al contrario, la soglia detta relativa quando si fa corrispondere la povert ad una situazione in cui le risorse non permettono il
modo di vita considerato minimo accettabile in un certo luogo in cui si
vive22, cio non consentono laccesso ai mezzi normalmente considerati come disponibili allinterno di una comunit23

18. C.Dagum, A.Lemmi, L.Cannari, Proposta di nuove misure della povert con applicazione al caso italiano in anni recenti, in Note economiche, no 3, 1988, 74-97.
19. La povert in Italia, rapporto conclusivo della Commissione di studio istituita
presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, 1985, 37-38.
20. P.Gilliand, Verso una maggiore giustizia sociale in Europa: le sfide della povert e
dellemarginazione, (documento per il Colloquio del Consiglio dEuropa a Strasburgo),1991, in Tutela, sett.dic. 1992, Anno VII, no, 45-53.
21. A.J.M.Hagenaars, K.Vos, M.A.Zaidi, Statistiques relatives la pauvret la fin
des anes 80: recherche sappuyant sur des microdonnes, Eurostat, 13.
22. Ibidem.
23. P.Gilliand, Verso una maggiore giustizia sociale in Europa: le sfide della povert e
dellemarginazione, (documento per il Colloquio del Consiglio dEuropa a Strasburgo)
1991, in Tutela, sett.dic. 1992, Anno VII, no 3/4, 45-53.

40

Tavola 1. La povert in Italia nel 200124


LISTAT valuta lincidenza della povert sulla base del numero di famiglie che presentano spese per consumi al di sotto della soglia relativa
pari, per il 2001, a 814.55 Euro, rispetto agli 810,32 Euro per il 2000. La
soglia assoluta per lo stesso anno di 559,63 Euro mensili, rispetto ai
544, 86 Euro per il 2000.
Nel 2001, sono circa 2 milioni 663 mila famiglie che vivono in condizioni di povert relativa (pari al 12,0% del totale delle famiglie residenti), per un totale di 7 milioni 828 mila individui (il 13,6% dellintera
popolazione). Il numero di poveri appare quindi in leggerissima diminuzione rispetto al 2000, quando si contavano 2 milioni 707 mila famiglie
in povert relativa (pari al 12,3% del totale) e 7 milioni 948 mila individui (il 13,9% dellintera popolazione).
La diffusione della povert presenta, tuttavia, dinamiche diversifiate
per tipologie e per area territoriale.
Il maggior numero di poveri concentrato tra le famiglie numerose,
in particolare quelle con tre o pi figli, tra le famiglie con anziani e tra
gli anziani soli. Nel Mezzogiorno, il fenomeno appare pi accentuato: su
100 famiglie con problemi economici, infatti, ben 66 risiedono nel mezzogiorno (in crecita rispetto al 2000 quando erano 63).
Circa il 25% delle famiglie con 5 o pi componenti povero, valore
che supera il 36% nel Mezzogiorno. Si tratta in genere di coppie con tre
o pi figli (se solo minori, lincidenza sale al 28% a livello nazionale e
al 37% nel Mezzogiorno). Anche la presenza di anziani (di et superiore
ai 64 anni) aumenta lincidenza della povert che risulta pari al 13,8% se
presente un anziano e raggiunge il 17,8% se ve ne sono due o pi. Nel
Mezzogiorno il fenomeno appare pi accentuato: oltre un terzo delle famiglie con 2 o pi anziani risulta povero. Per gli anziani soli, lincidenza
di povert pari al 13,5% e sale al 16,5% per le coppie in cui la persona
ha pi di 64 anni. Al contrario, le persone sole e le coppie con persona di
riferimento di et inferiore ai 65 anni mostrano livelli di povert inferiori alla media nazionale, con la sola eccezione per le coppie nel Mezzogiorno (14,4%).
Gli altri due fattori che sembrano influenzare la povert sono il titolo
di studio e il lavoro. Pi il titolo di studio elevato, minore lincidenza
della povert; lo stesso avviene per la condizione lavorativa. I ritirati dal
lavoro individuano uno dei sottogruppi con unelevata incidenza di povert (13,4% a livello nazionale e 27,8% nel Mezzogiorno), un altro
costituito dai disoccupati (lincidenza di povert pari al 22,8% se un
solo componente in cerca di lavoro e raggiunge il 41,1% se sono almeno due).

24. La povert in Italia nel 2000, in Note Rapide, Istat, 31/7/2001; La povert in Italia
nel 2001, in Note Rapide, Istat, 17/7/2002.

41

Nella definizione della linea di povert, sia essa relativa o assoluta, si


adotta normalmente il criterio cosiddetto oggettivo: la soglia, cio,
definita in via esogena da esperti in base a direttive ufficiali. Solo qualora si volesse indagare sulla rappresentazione che un individuo o un
gruppo sociale ha di s, nella definizione della linea della povert potr
essere adottato il criterio soggettivo che, cio, pone al centro dellindagine la percezione che ogni persona ha della propria situazione25.
2.2. Lapproccio multidimensionale e sfocato
Per la ricerca ufficiale, quindi, povero chi sta al di sotto di una certa
soglia calcolata sulla base della sola dimensione economica, relativa e
oggettiva.
La misurazione unidimensionale risulta, per, non idonea per quel filone di ricerca che pone laccento sul concetto di qualit della vita e
affronta il problema da un punto di vista pi complesso: in questo caso
la scelta dovrebbe ricadere (e ci succede in alcuni casi) su una gamma
di indicatori, ad esempio il possesso di beni durevoli, la condizione abitativa e quella lavorativa, lo stato di salute, alcuni fattori demografici
importanti, ecc.26, nonch su strumenti matematici pi sofisticati.
La linea di povert, infatti, un indicatore piuttosto rigido perch
costituisce sempre lintroduzione arbitraria di una discontinuit allinterno di una distribuzione (...) che costituisce invece un continuum27;
apporta, cio, una eccessiva semplificazione della realt poich ripartisce la popolazione in poveri e non poveri e cancella tutte le sfumature
esistenti fra le due situazioni estreme di elevato benessere e di marcato
disagio materiale.
Bench questo metodo abbia il vantaggio di evidenziare un carattere
comune allinterno di ciascun gruppo, esso per dimostra di imporre

25. G.Carbonaro, La povert: definizioni e misure, in Tutela, a.VIII, n.2/3, giu.set.


1993, 5-13.
26. B.Cheli e A.Lemmi, A Totally Fuzzy and Relative Approach to the multidimensional Analysis of Poverty, in Economic Notes by Monte dei Paschi di Siena, vol.24, no 1,
1995, 115-134. Ci si domanda, inoltre, se la spesa per i consumi non sia una dimensione
eccessivamente affetti da errori dovuti alla reticenza degli intervistati, e se non rifletta
non solo la possibilit di consumo, ma anche le preferenze e i gusti del consumatore (in
G.Coccia e A.Lemmi., La misura multidimensionale e relativa della povert: un esperimento sulla realt italiana della prima met degli anni novanta, (relazione a convegno),
ISTAT, Roma, luglio 1997).
27. La povert in Italia, rapporto conclusivo della Commissione di studio istituita
presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, 1985, 37-38.

42

una forzata dicotomizzazione della popolazione e, discriminando tra


poveri e non poveri, ha il grosso limite di forzare la realt e di individuare la povert come un attributo che caratterizza un individuo in termini di presenza o assenza, essa invece piuttosto un predicato vago
che si manifesta con diversit di grado e di sfumature28.
per questo che Sen e altri autori avevano suggerito, allinizio degli
anni 80, di affrontare il problema in termini di insiemi sfocati (fuzzy
sets), cio di quegli insiemi in cui il codominio della funzione che consente di accertare se un oggetto appartiene allinsieme (la cosiddetta
funzione di appartenenza) lintero intervallo reale [0, 1] e non solo
la coppia { 0,1}.
Sulla base di tale teoria matematica, unitamente ad una concezione
relativa e multidimensionale della povert, stato introdotto, a livello
di ricerca accademica da Cerioli e Zani (1989) e poi ripresa da altri autori, il metodo TFR (Totally Fuzzy and Relative, cio totalmente sfocato e relativo)29, un indicatore (ormai gi accolto anche dallISTAT,
seppur in forma ancora sperimentale) in grado di sintetizzare il livello
di deprivazione degli individui rispetto a tre categorie di bisogni:
a) la presenza o assenza di alcuni beni durevoli (frigorifero, lavatrice,
videoregistratore, lavastoviglie, registratore, automobile);
b) la tipologia delle condizioni abitative (numero di stanze sufficienti, bagno, riscaldamento, telefono);
c) il livello della spesa per i consumi (per generi alimentari e per generi non alimentari).
Questo approccio non crea la soglia che separa poveri da non poveri
(che, in termini matematici, significherebbe definire una variabile che
assuma valore 1 quando lindividuo cade al di sotto della linea di povert e valore 0 quando cade al di sopra), ma assegna un valore che ri28. Come scrivono B.Cheli e A.Lemmi, A Totally Fuzzy and Relative Approach to
the multidimensional Analysis of Poverty, in Economic Notes by Monte dei Paschi di
Siena, vol.24, no 1, 1995, 115-134, Poverty is certanly not an attribute that caracterises
an individual in terms of presence or absence, but is rather a vague predicate that manifests itself in different shades and degrees.
29. B.Cheli e A.Lemmi, A Totally Fuzzy and Relative Approach to the multidimensional Analysis of Poverty, in Economic Notes by Monte dei Paschi di Siena, vol.24, no 1,
1995, 115-134; B.Cheli, G.Coccia e B.Mazzioli, Metodologie avanzate di analisi della
povert e loro utilizzo nelle indagini campionarie italiane sui consumi delle famiglie, relazione presentata al convegno Giornate di statistica economica, Siena, settembre 1996;
G.Coccia e A.Lemmi, La misura multidimensionale e relativa della povert: un esperimento sulla realt italiana della prima met degli anni novanta, relazione presentata al
convegno Povert, ISTAT, Roma, luglio 1997; G.Caselli, A.Lemmi e N.Panuzzi, Poverty and Healts Conditions. Longitudinal Models and Empirical Evidence for Britain
and Germany, relazione presentata al convegno General Population Conference, Bejing, ottobre 1997.

43

sulta uguale a 0 solo nel caso in cui tutti gli individui considerati siano
perfettamente identici nelle loro scelte, per cui ogni bene che entra nellindice deve risultare essere posseduto da tutti. In tutti gli altri casi
lindice assumerebbe un valore comunque positivo30: per il complesso
della collettivit e per ognuno dei suoi elementi costitutivi (individui,
famiglie, gruppi o altro) si determina un punteggio compreso tra 0, che
esprime la totale assenza di sintomi di povert, e 1, totale presenza di
sintomi di povert.
3. Sviluppo Umano e Povert Umana
3.1. Gli indicatori
Due tra i pi interessanti indici ufficiali internazionali che hanno un
approccio multidimensionale e fuzzy sono lISU, lIndice di Sviluppo
Umano o Human Development Index, e lIPU, lIndice di Povert
Umana o Human Poverty Index, introdotti dallUnited Nations Developement Programme rispettivamente nel 1990 e nel 1997.
I soggetti su cui viene valutato col primo indicatore lo sviluppo e col
secondo la povert non sono le famiglie, ma i vari Paesi che costituiscono, quindi, le unit di osservazione. Gli indici assumono in ogni
Paese un valore compreso tra 0 e 1 che mostra il grado di sviluppo o di
povert di ogni paese: quanto pi il valore si avvicina a 1, tanto pi il
paese dimostra di aver raggiunto un elevato livello di sviluppo (nellISU) o un elevato grado di povert (nellIPU). Attraverso i valori degli indici (che vengono aggiornati ogni anno) si ha costantemente una
istantanea del livello di sviluppo umano nei 174 paesi ordinati su scala
mondiale31.
Con lIndice di Sviluppo Umano, in particolare, si indaga lidoneit a
garantire lo sviluppo umano, cio si verifica (e si misura) lampliamento delle opportunit per laccesso alle risorse necessarie per avere
un tenore di vita dignitoso, per godere di una vita sana, di mobilit fisica e sociale, e per una migliore comunicazione e partecipazione alla
30. In G.De Santis, a cura di, Le misure della povert in Italia: scale di equivalenza e
aspetti demografici, Commissione di indagine sulla povert e sullemarginazione, Presidenza del consiglio dei ministri, 1995, 16, sono riportate critiche a questi tipi di indicatori, si legge infatti: lindice assumerebbe comunque un valore positivo, anche se, al limite, la povert fosse del tutto assente dalla popolazione in esame e, pi grave ancora, se
lunico elemento di differenziazione tra gli individui e le famiglie fosse costituito non dal
tenore, ma dallo stile di vita.
31. UNDP, Rapporto su: lo sviluppo umano. La parte delle donne, Rosenberg & Sellier, Torino, 1995, 21.

44

vita collettiva anche attraverso il consumo32. Se queste condizioni basilari vengono disattese, anche molte altre opportunit restano inaccessibili e, di conseguenza, lo sviluppo umano appare compromesso.
In questo contesto, il reddito solo unopzione che le persone desiderano avere, anche se unopzione importante33, perch lo sviluppo
finalizzato al benessere umano nel suo complesso, cio alla creazione
di un ambiente in cui le persone possano sviluppare il loro pieno potenziale e condurre esistenze produttive e creative secondo le loro necessit e i loro interessi34.
Nella ricerca di qualcosaltro rispetto al benessere economico, lo
sviluppo umano condivide una visione comune con i diritti umani: lobiettivo la libert umana. E questa libert di vitale importanza nel
perseguimento delle capacit e nella realizzazione dei diritti35.
Con lIndice di Povert Umana, al contrario, si verificano i differenti
aspetti della deprivazione nella qualit della vita36, seguendo lo stesso
approccio dellISU in coerente relazione. Infatti, se lo sviluppo rappresenta il processo di ampliamento delle scelte individuali e, conseguentemente, di crescita del livello di benessere acquisito, una situazione
di povert significa che le opportunit e le scelte basilari per lo sviluppo
umano sono negate ossia che impedita la possibilit di condurre unesistenza lunga, saltare, creativa, di accedere ad uno standard di vita accettabile, alla libert, alla dignit, al rispetto di s e a quello
altrui37.

32. R.Livraghi, Crescita economica, benessere e giustizia sociale, in Tutela, no 3-4,


1994, 28-29.
33. UNDP, Rapporto su: lo sviluppo umano. La parte delle donne, Rosenberg & Sellier, Torino, 1995, 21.
34. UNDP, Rapporto su: lo sviluppo umano. Come usare le nuove tecnologie, Rosenberg & Sellier, Torino, 2001, 25.
35. Ibidem.
36. UNDP, Rapporto su: lo sviluppo umano. Sradicare la povert, Rosenberg & Sellier, Torino, 1997, 29.
37. Ivi, 27.

45

Tavola 2. ISU e IPU: stesse dimensioni, diversi indicatori38


Indice

Longevit

Conoscenza

Standard di
vita dignitoso

ISU

Speranza di vita 1) Tasso di al- PIL pro capite


alla nascita
fabetizzazione
adulta;
2) Tasso
di
iscrizione con39
giunta

IPU 1
(per i paesi in
via
di
sviluppo)

Probabilit alla Tasso di analfanascita di non betizzazione desopravvivere


gli adulti
fino a 40 anni di
et

IPU 2
(per i
(OCSE)

Probabilit alla
paesi nascita di non
sopravvivere
fino a 60 anni di
et

Percentuale di
adulti che mancano di abilit
funzionali nella
lettura e nella
scrittura

Partecipazione
o esclusione

Privazione
di
sostentamento
economico misurata da:
1) Percentuale
di persone che
non usano fonti
di acqua pulita;
2) Percentuale
di bambini sotto
i 5 anni di et
che sono sotto
peso
Percentuale di
persone che vivono sotto la linea della povert di reddito
(50% del reddito
familiare
disponibile mediano)

Tasso di disoccupazione
di
lungo periodo
(12
mesi
o
pi)

I Paesi che presentano un elevato livello di sviluppo umano sono 48: al


primo posto c la Norvegia, seguita dallAustralia, dal Canada, dalla
Svezia e dal Belgio. Al contrario, i Paesi caratterizzati da un basso li38. UNDP, Rapporto su: lo sviluppo umano. Come usare le nuove tecnologie, Rosenberg & Sellier, Torino, 2001, 30.
39. I risultati scolastici sono la sintesi di due diversi indicatori: il tasso di alfabetizzazione degli adulti, vale a dire la percentuale di persone con pi di 15 anni in grado di leggere e scrivere, e il tasso lordo di iscrizione congiunta ai livelli di istruzione primaria, secondaria e terziaria. Questultimo espresso in termini di studenti iscritti ad un dato livello di istruzione in percentuale alla popolazione di riferimento, cio la popolazione del
gruppo di et corrispondente a quel livello di istruzione. La sintesi fra questi due indicatori viene effettuata assegnando un peso pari a due terzi al primo indicatore e un peso pari
a un terzo al secondo.

46

vello di sviluppo sono 36 e sono, per lo pi, Paesi africani (Rwanda,


Mali, Repubblica Centrafricana, Ciad, Burkina Faso, Burundi, Niger).
In fondo alla classifica c la Sierra Leone40.
3.2. Il concetto di sviluppo umano nel dibattito politico
Lapproccio dello sviluppo umano nasce allinizio degli anni 90 ed
il risultato di grandi mobilitazioni popolari che, opponendosi allespansione di politiche strettamente economiciste, hanno accelerato la ricerca di strategie idonee a determinare uno sviluppo sostenibile41 che
non compromettesse, cio, le condizioni di vita delle popolazioni.
Parlare di sviluppo sostenibile, quindi, significava abbandonare la visione economicista che misurava lo sviluppo solo attraverso i valori del
prodotto interno lordo pro capite, per accoglierne, invece, una pi ampia
che valutasse anche altre categorie, quali ad esempio gli aspetti sociali
o la possibilit di accedere ad una istruzione qualificata42. Da ci lesigenza di tener conto, nella misurazione del benessere, di una pluralit
di dimensioni, e non solo degli aspetti e delle misure macroeconomiche43.
Nel corso degli anni 90 il concetto di sviluppo umano ha assunto un
ruolo di primo piano in una serie di vertici e conferenze mondiali, fin
dalla Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo (Vertice
sulla terra) che si svolta a Rio de Janeiro nel giugno del 1992 e che ha
riunito 108 capi di stato che hanno adottato lAgenda 21, un programma
globale per lo sviluppo sostenibile divenuto la base per numerosi piani
nazionali. Sulla spinta della Conferenza, inoltre, stata istituita la
Commissione delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile, per verificare lattuazione degli accordi di Rio e servire come forum permanente per le trattative sulle politiche mondiali relative ad ambiente e
sviluppo.
40. Lelenco completo si trova alle pagine 167-170 dellultimo rapporto UNDP. Rapporto su: lo sviluppo umano. Come usare le nuove tecnologie, Rosenberg & Sellier, Torino, 2001, 167-170.
41. Si definisce sostenibile la gestione di una risorsa se, nota la sua capacit di riproduzione, non si eccede nel suo sfruttamento oltre una determinata soglia. In genere il
tema della sostenibilit riferito alle risorse naturali rinnovabili, quelle cio che hanno
capacit di riprodursi o di rinnovarsi: la pesca e gli alberi sono, ad esempio, risorse rinnovabili. Per le risorse esauribili, quelle cio che non hanno questa caratteristica, pi
che di sostenibilit si pu parlare di tempi e condizioni dello sfruttamento ottimale della
risorsa. In A.Lanza, Lo sviluppo sostenibile, Il Mulino, Bologna, 1997, 11.
42. Ivi, 14.
43. Ivi, 30.

47

Per prendere visione dellelenco delle Conferenze delle Nazioni


Unite si pu consultare <www.onuitalia.it/calendar/millenniumassembly/unmildec.html>.
Conclusione: le nuove tecnologie al servizio dello sviluppo
umano
Lottica dello sviluppo umano , dunque, la pi accreditata a livello
mondiale a definire il grado di povert dei paesi. Ci confermato anche dallultimo Rapporto UNDP44 che, in particolare, incentrato sul
tema delle nuove tecnologie e misura il peso che esse potranno avere
nel determinare il futuro dei paesi in via di sviluppo e delle popolazioni
povere.
Ma cosa si intende oggi per nuove tecnologie? Non si fa riferimento
alle tecnologie cronologicamente pi recenti, ma a quelle determinate
tecnologie che, pur agendo in differenti campi, sono tutte accomunate
da una caratteristica specifica: annullare i confini. Nel campo della
bio-medicina, ad esempio, con luso di protesi e lo sviluppo dei trapianti sembra attivarsi la rottura dei confini del corpo. Anche sul terreno delleconomia, con la globalizzazione dei mercati e in particolare
con lo sviluppo del commercio virtuale, potenzialmente si possono abbettere le frontiere: tutti i prodotti di tutti i posti della terra potrebbero
infatti essere accessibili da ogni luogo. Sembra poi nascere il villaggio
globale anche sul terreno della comunicazione, favorito dallo sviluppo
degli strumenti di tipo informatico che consentono sempre di pi una
relazione di tutti con tutti.
Insomma, con lintroduzione delle nuove tecnologie non sembra pi
chiaro il confine tra local e global tanto che si comincia a parlare di
glocal.
Data la portata estremamente innovativa delle nuove tecnologie, pu
essere opportuno interrogarsi sulla loro relazione con la lotta alla povert se, quanto e in quali condizioni queste possano rappresentare uno
strumento di trasformazione e di risoluzione di una problematica sempre pi urgente.
In una intervista, lamministratore dellUNDP Mark Malloch Brown
definisce, sollecitato ad intervenire al riguardo, la nostra unepoca di
grandi opportunit e di grandi rischi. Grandi opportunit, perch se sapremo sfruttare i progressi raggiunti finora e le potenzialit offerte dalle
nuove tecnologie dellinformazione e di internet, nel giro di 10/15 anni
44. UNDP, Rapporto su: lo sviluppo umano. Come usare le nuove tecnologie, Rosenberg & Sellier, Torino, 2001, 43.

48

il numero di poveri potrebbe essere ridotto della met. E grandi rischi,


perch se mancheranno le scelte giuste e soprattutto la volont politica,
sia globale che locale, per usare queste opportunit, il divario tra i ricchi e i poveri aumenter ancora e pi velocemente di prima45.
Che il progresso tecnologico sia sempre stato essenziale per lo sviluppo umano lo dimostra la storia; ma perch viene posta lattenzione
con cos tanta enfasi sul ruolo delle nuove tecnologie? Perch le conquiste in campo digitale stanno spingendo avanti le frontiere relative al
modo in cui le persone possono utilizzare la tecnologia per eliminare la
povert?
La risposta che esse possono dare potere alle persone ampliando le
libert sociali e mettendole in grado di utilizzare e contribuire alla conoscenza collettiva del mondo; possono anche condurre a incredibili
conquiste sul piano della salute e su quello della ricerca di mezzi di sostentamento pi produttivi perch non sono una cosa in pi rispetto allacqua potabile o allistruzione, ma trasformano tutte le relazioni economiche allinterno di una societ, consentono lapprendimento a distanza, la creazione di una rete sanitaria che arriva nei luoghi pi remoti, insomma modificano tutto quello che toccano, dallistruzione alla
sanit e persino alla fornitura di acqua, perch danno pi potere alle comunit, le collegano tra loro, permettono di accedere ad informazioni
cruciali per la scelta di un raccolto o per stabilire i prezzi di un prodotto
da vendere o da acquistare46.
Eppure c chi pensa che le nuove tecnologie siano di scarsa utilit
nel mondo in via di sviluppo o che possano addirittura approfondire le
disuguaglianze gi estreme che esistono tra Nord e Sud, tra ricchi e poveri e che amplino solamente le opportunit di chi crea e possiede gli
strumenti tecnologici, oltre che di chi vi accede e li utilizza.
Una delle pi grandi sfide del nuovo secolo evitare linsorgere di
una nuova forma di esclusione, la frattura digitale o digital divide47 e
assicurarsi che lintera razza umana riceva questo potere - non soltanto
pochi fortunati48.
Il dibattito sullo sviluppo umano oggi si articola proprio attorno questo interrogativo: si riuscir ad evitare che lo sviluppo della tecnologia

45. Repubblica.it, intervista allamministratore dellUNDP Mark Malloch Brown, 11


aprile 2000.
46. Ibidem.
47. Annullare il Digital Divide diventata la parola dordine di alcuni governi a livello
mondiale; a questo scopo al Vertice del G8 del 2000 ao Okinawa si costituita una Digital Opportunity Task Force (Dot Force).
48. UNDP, Rapporto su: lo sviluppo umano. Come usare le nuove tecnologie, Rosenberg & Sellier, Torino, 2001, 23.

49

si vada a sovrapporre ad una lunga storia di diffusione non uniforme dei


mezzi, tra i diversi Paesi e allinterno di essi? si riuscir a fare in modo
che possa rappresentare uno strumento per ampliare lo sviluppo delle
persone anche nei Paesi pi poveri?
Se si osservano i dati, si deve senza dubbio concludere che, ad oggi,
la diffusione non n uniforme n equa e che molti vanno fatti affinch
lo sviluppo di Internet, della rete e della tecnologia possa essere ampiamente diffuso, e quindi utile per combattere realmente la povert.
Eppure, come noto, la rete elettrica o quella telefonica (fondamentali per il funzionamento di Internet) non sono diffuse in tutti i territori.
anche ovviamente differenziata la densit di apparecchi informatici:
nel 2000, pi della met degli abitanti degli Stati Uniti collegato ad
Internet, mentre nellAfrica sub-sahariana o in Asia meridionale, sono
solo 4 abitanti su 1.000. Infine, le tariffe mensili per leccesso ad Internet variano enormemente da Paese a Paese: nel 2000, in Nepal esse
equivalgono al 278% del reddito medio mensile, negli Stati Uniti solo
all1,2%49.
fondamentale, in conclusione, confermare la necessit di adottare
iniziative e strategie a livello mondiale per fare in modo che lo sviluppo
tecnologico sia ugualmente incentivato in ogni parte del mondo, perch
la tecnologia pu rappresentare uno strumento che pu favorire lo sviluppo umano e la riduzione della povert50.
BIBLIOGRAFIA
CALVARUSO C., Povert materiali ed immateriali in Europa, in Tutela, no 2-3,
anno VIII, giu-sett 1993.
CASELLI G., LEMMI A. E PANUZZI N., Poverty and Healts Conditions. Longitudinal Models and Empirical Evidence for Britain and Germany, relazione
presentata al convegno General Population Conference, Bejing, ottobre
1997.
CARBONARO G., La povert: definizioni e misure, in Tutela, no 3-4, anno VIII,
giu.set. 1993.
CHELI B., COCCIA G. E MAZZIOLI B., Metodologie avanzate di analisi della povert e loro utilizzo nelle indagini campionarie italiane sui consumi delle
famiglie, relazione presentata al convegno Giornate di statistica economica, Siena, settembre 1996.
CHELI B. E LEMMI A., A Totally Fuzzy and Relative Approach to the multidimensional Analysis of Poverty, in Economic Notes by Monte dei Paschi di
Siena, vol.24, no 1, 1995.

49.
50.

www.onuitalia.it/sviluppo/undprep2001d.html
www.onuitalia.it

50

COCCIA G. E LEMMI A., La misura multidimensionale e relativa della povert:


un esperimento sulla realt italiana della prima met degli anni novanta,
(relazione a convegno), ISTAT, Roma, luglio 1997.
DAGUM C., LEMMI A., CANNARI L., Proposta di nuove misure della povert con
applicazione al caso italiano in anni recenti, in Note economiche, no 3,
1988.
DE MAURO T., Analfabeti si nasce e si diventa, in Scienza Nuova, no 1, aprile
1998 (su internet <www.scienzanuova.it>).
DE SANTIS G. (a cura di), Le misure della povert in Italia: scale di equivalenza e aspetti demografici, Commissione di indagine sulla povert e sullemarginazione, Presidenza del consiglio dei ministri, 1995.
DEL BONO F., Povert come incapacit: premesse teoriche, identificazione e
misurazione, in Rivista internazionale di Scienze Sociali, no 3-4, anno XCVII, lu.dic. 1989.
DEVOTO G. E OLI G., Vocabolario illustrato della lingua italiana, dal Readers
Digest, Milano, 1980.
DONGLI P., Riflessioni in tema di povert e conseguenze di politica economica,
in Rivista internazionale di Scienze Sociali, no 3-4, anno XCVII, lu.dic.
1989.
FERRAROTTI L., O.Lewis, biografo della povert, Laterza. Bari, 1986.
GILLIAND P., Verso una maggiore giustizia sociale in Europa: le sfide della povert e dellemarginazione (documento per il Colloquio del Consiglio
dEuropa a Strasburgo, 1991), in Tutela, no 3-4, anno VII, sett.dic.
1992.
HAGENAARS A.J.M., The perception of poverty, Elsevier, Amsterdam,
1986.
HAGENAARS A.J.M., VOS K., ZAIDI M.A., Statistiques relatives la pauvret
la fin des anes 80: recherche sappuyant sur des microdonnes, Eurostat.
Istat, La povert in Italia nel 2000, in Note Rapide, Istat, 31/7/2001.
LANZA A., Lo sviluppo sostenibile, Il Mulino, Bologna, 1997.
La Repubblica, 12/12/2001, intervista di Giampaolo Cadalanu a Deepa
Narayan.
LEWIS O., La cultura della povert, Il Mulino, Bologna, 1973.
LIVRAGHI R., Crescita economica, benessere e giustizia sociale, in Tutela, no
3-4, 1994.
Presidenza del Consiglio, La povert in Italia, rapporto conclusivo della Commissione di studio istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri,
1985.
SARPELLON G., Rapporto sulla povert in Italia, in G.Sarpellon (a cura di), La
povert in Italia, Franco Angeli/La Societ, Milano, 1982.
SEN A., Il tenore di vita. Tra benessere e libert, (a cura di L.Piatti), Marsilio
editore, Venezia, 1993.
SGRITTA G.B. E INNOCENZI G., La povert, in Paci (a cura di), Le dimensioni
della disuguaglianza, Il Mulino, Bologna, 1993.
UNDP, Rapporto su: lo sviluppo umano. Come usare le nuove tecnologie, Rosenberg & Sellier, Torino, 2001.
UNDP, Rapporto su: lo sviluppo umano. La parte delle donne, Rosenberg
& Sellier, Torino, 1995.

51

UNDP, Rapporto su: lo sviluppo umano. Sradicare la povert, Rosenberg &


Sellier, Torino, 1997.
<www.lions.it/thelions/08-00/p.12/htm>
<www.onuitalia.it>
<www.onuitalia.it/calendar/millenniumassembly/unmildec.html>
<www.repubblica.it>

52