Sei sulla pagina 1di 144

Titolo originale Logisch-philosophische Abhandlung

Copyright 1922 by Routledge & Kegan Paul Ltd, London


1989 Giulio Einaudi editore s. p. a., Torino
ISBN

88-06-11498-0

Ludwig Wittgenstein
TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

Testo originale a fronte


Introduzione di Bertrand Russell
A cura di Amedeo G. Conte

Giulio Einaudi editore

W IT T G E N S T E IN NON P O ST U M O

di Amedeo G. Conte
1 . T o p o lo g ia del T ra ctatu s
.
La met pi del tutto.
ESODO.

1 .1 . La mia opera consta di due parti: di ci che qui scrit


to, e di tutto ci che io non ho scritto. E proprio questa
seconda parte quella importante: Mein Werk be
steht aus zwei Teilen: aus dem, der hier vorliegt, und
aus alledem, was ich nicht geschrieben habe. Und gerade
dieser zweite Teil ist der Wichtige.
Cos (con un paradosso che rievoca il detto di Esiodo, Le
opere e i giorni: La met pi del tutto1, ed il memora
bile commento ad esso di Baltasar Gracin, E l hroe2)
scrive Ludwig Wittgenstein (Vienna, 26 aprile 1889 Cambridge, 29 aprile 1951), in una lettera del 1919, a
proposito del suo Tractatus logico-philosophicus.3
Ci che Wittgenstein scrive per il Tractatus logico-phi
losophicus (questo titolo latino, che trasparentemente
esempla Tractatus theologico-politicus di Baruch Spinoza,
1 Hes. Erga, 40.
2 Una mitad en alarde y otra en empeo ms es que un todo declarado: Una
met ostentata e unaltra lasciata intravvedere valgono pi di un tutto apertamente
dichiarato. Baltasar Gracin, E l hroe, 1637. In Baltasar Gracin, Obras comple
tas. Aguilar, Madrid 1 960, p. 6. (Traduzione italiana di Antonio Gasparetti: L'e
roe. Guanda, Parma 1987, p. 32. )
3 Ludwig Wittgenstein, Briefe an Ludwig von Ficker. Herausgegeben von
Georg Henrik von Wright und Walter Methlagl. Otto Mller, Salzburg 1969,
Brief 23, p. 76.

VIII

WITTGENSTEIN NON POSTUMO

stato suggerito da George Edward Moore per ledizione


bilingue del 1922, ed prevalso su Philosophical Logic)
vale per la totalit della sua opera. In effetti, ci che, del
lopera di Wittgenstein, storicamente pi fecondo
non il Tractatus, la parte presente, ma l'altra parte, la par
te assente: l'opus postumum, il Nachla.
Nella storia della filosofia contemporanea, il Tractatus
un terminus ad quem, non un terminus a quo.
1.2. Nel linguaggio dei marinai, opera morta la parte dello
scafo la quale emerge dallacqua. Ora, il Tractatus lo
pera morta di Wittgenstein. In effetti, esso il suo unico
libro filosofico non postumo. Tranne tre brevissimi
scritti, tutto il resto (sono gi otto i volumi delle Schrif
ten, nelle quali leditore Suhrkamp pubblica il Nachla di
Wittgenstein) apparso solo dopo la morte del suo auto
re (1951).
1.3. Oltre il Tractatus logico-philosophicus (1921), il presente
volume (che appare nel centenario della nascita di Witt
genstein) raccoglie, probabilmente per la prima volta,
tutti gli altri scritti filosofici non postumi di Wittgen
stein:
(I)

la recensione di The Science of Logic, di Peter Coffey (1913);


(II) Some Remarks on Logicai Form (1929);
(III) una Letter to the Editor ofMind (1933).4
Sia del Tractatus, sia degli altri tre scritti, riprodotto a
fronte, sinotticamente, il testo originale.5
4 Oltre i quattro scritti qui riprodotti, Wittgenstein ha pubblicato in vita un
quinto scritto: un dizionario per le scuole elementari intitolato appunto Wrterbuch
fr Volksschulen (1926).
5 La traduzione del Tractatus stampata nel presente volume (1989) riproduce,
con numerose innovazioni e correzioni, la traduzione primamente apparsa in Lud
wig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 19 14-19 16 . A cura di
Amedeo G. Conte, Einaudi, Torino 1964, pp. 1-82.

TOPOLOGIA DEL TRACTATUS

IX

Il presente volume integrato dalla Introduzione di Ber


trand Russell6, da una Cronologia 1889-1989 delle vicen
de di Wittgenstein e della sua opera, da una Bibliografia
1913-1989 e da un Indice dei nomi.7
6 Bertrand Russell, Introduction. In Ludwig Wittgenstein, Tractatus logicophilosophicus. Kegan Paul, Trench, Trubner and Co., London 1922, pp. 7-23.
7 Ai tre scritti minori ho apposto alcune note. Non, invece, al Tractatus, del
quale annoter qui solo il motto.
Il motto (come ha documentato Herbert Spiegelberg) risale ad uno scritto di
Ferdinand Krnberger (Vienna 1821 o 1823 - Mnchen 1879): Das Denkmalsetzen
in der Opposition, primamente apparso (come avverte Paola Schulze-Belli) nella ri
vista Deutsche Zeitung, Sptherbst 1873.
Questo saggio del 1873 uno dei saggi raccolti nel volume: Ferdinand Krn
berger, Literarische Herzenssachen. Reflexionen und Kritiken, 1876; Neue wesentlich
vermehrte Ausgabe: Georg Mller, Mnchen und Leipzig 1 9 1 1 (F. Krnberger,
Gesammelte Werke. Herausgegeben von Otto Erich Deutsch. Band 2).
Nella seconda edizione (1911) di Literarische Herzenssachen, il saggio Das Denk
malsetzen in der Opposition alle pp. 310-42, e il passo di esso che sarebbe divenuto
il motto del Tractatus alla p. 3 12 .
Riproduco lintiero passo, al termine del quale appare il motto del Tractatus:
So haben ganze Welten von Vorstellungen, wenn man sie wirklich beherrscht,
in einer Nu Platz, und alles, was man wei, nicht blo rauschen und brausen ge
hrt hat, lt sich in drei Worten sagen.

2. C r o n o l o g i a 1 8 8 9 - 1 9 8 9

1889 Ludwig Josef Johann Wittgenstein nasce a Vienna il 26


aprile 1889 (esattamente cinque mesi prima dellaltro
protagonista della filosofia contemporanea, Martin
Heidegger, 1889-1976, il quale nato, a Mekirch, il
26 settembre 1889).8
Come tutti i biografi ricordano, dei suoi sette fratelli
tre sono morti suicidi: Hans (1902), Rudolf (1904),
Kurt (1918).
Degli altri fratelli (Hermine, Helene, Margarete, Paul),
il pi noto Paul, pianista (1887-1961). A Paul Witt
genstein, che aveva perso sul fronte russo il braccio de
stro, numerosi musicisti hanno dedicato composizioni
pianistiche per la mano sinistra. Di esse, le pi note sono
opera di Maurice Ravel (1875-1937), Sergej Sergeevic
Prokof'ev (1891-1953), Richard Strau (1864-1949).9
1903 Wittgenstein si iscrive alla Staatsoberrealschule di Linz
(Austria), ove consegue il diploma di maturit nel 1906.
8 In quello stesso anno, nasce Charles Kay Ogden (1889-1957), il quale curer,
con Frank Plumpton Ramsey, la prima traduzione del Tractatus di Wittgenstein.
9 Maurice Ravel (1875-1937), Concerto in re per la mano sinistra (1931);
Sergej Sergeevic Prokof'ev (1891-1953), Quarto concerto in si bemolle mag
giore per pianoforte (1931);
Richard Strau (1864-1949), Parergon zur Symphonia domestica per pianofor
te e orchestra, op. 73 (1925), e Panathenenzug, studio sinfonico in forma di pas
sacaglia, per pianoforte e orchestra, op. 74 (1927).
Altri compositori che, per Paul Wittgenstein, hanno composto pezzi per la ma
no sinistra sono: Benjamin Britten, Hans Gl, Paul Hindemith, Erich Wolfgang
Korngold, Josef Labor, Franz Schmidt, Ernest Walker. (Di queste ultime indica
zioni sono debitore a Maria Cecilia Farina.)

CRONOLOGIA 1 8 8 9 - 1 9 89

XI

1906 Dopo lesame di maturit a Linz, Wittgenstein si iscri


ve alla Technische Hochschule (Politecnico) di BerlinCharlottenburg (Germania), alla quale egli studier per
due anni.
1908 Wittgenstein passa dalla Technische Hochschule di
Berlino alla Facolt dingegneria di Manchester (Gran
Bretagna), per proseguire i suoi studi di ingegneria ae
ronautica.
19 1 1 Dopo un incontro con il logico Gottlob Frege
(1848-1925), Wittgenstein passa da Manchester a
Cambridge, per studiare logica presso Bertrand Russell
(1872-1970).
19 13 Wittgenstein pubblica il primo dei cinque scritti appar
si durante la sua vita: una polemica recensione dun
trattato di logica scritto da Peter Coffey (1876-1943):
The Science o f Logic, 1 912.
(Questa recensione riprodotta e tradotta nel presente
volume, alle pp. 178-83.)
19 14 Prima menzione di Wittgenstein in una pubblicazione
filosofica. A menzionarlo Bertrand Russell, nel libro
Our Knowledge o f the External World.10
19 14 Nella guerra 1914-18, Wittgenstein presta servizio mi
litare nellesercito austriaco (egli si era arruolato come
volontario) prima sul fronte orientale, poi sul fronte
meridionale.
19 18 Durante una licenza, nellestate del 1918, Wittgenstein
termina il manoscritto del secondo degli scritti non po
stumi: la Logisch-philosophische Abhandlung (Tractatus
10 Fonte: Guido Frongia, Guida alla letteratura su Wittgenstein. Argala, Urbino
19 8 1, p. 99.

XII

WITTGENSTEIN NON POSTUMO

logico-philosophicus), saggio che tuttavia rimarr inedi


to sino al 19 2 1.
1918 Al finire della guerra, Wittgenstein fatto prigioniero
dagli italiani presso Trento, e trasferito in un campo di
prigionia a Cassino.
1919 Wittgenstein si iscrive ad una Lehrerbildungsanstalt
(istituto magistrale) a Vienna, ove conseguir nel 1920
il diploma di maestro elementare.
1920 Dal 1920 al 1926 Wittgenstein insegna, come maestro
elementare, in alcuni paesi della Bassa Austria (NiederOsterreich): Trattenbach, Puchberg, Otterthal.
In memoria di questa sua attivit, dal 1976 si tengono
(in un paese, Kirchberg am Wechsel, vicino ai luoghi
nei quali Wittgenstein ha insegnato) affollati congressi
internazionali di filosofia, i Wittgenstein-Symposien di
Kirchberg. (Di questi Symposien, Wittgenstein solo
lepnimo; essi sono, infatti, dedicati a temi teoretici, e
solo una sezione dedicata al pensiero del filosofo dal
quale essi prendono il nome.)
1921 Appare la maggiore delle opere di Wittgenstein: la
Logisch-philosophische Abhandlung.
1922 La Logisch-philosophische Abhandlung riappare, sotto il
nuovo titolo: Tractatus logico-philosophicus, con tradu
zione inglese a fronte.
La traduzione (anonima) ascritta al giovanissimo
Frank Plumpton Ramsey (1903-30) ed a Charles Kay
Ogden (1889-1957).
L opera di Ramsey raccolta nel volume (postumo) The
foundations of Mathematics and Other Logical Essays.
Routledge, London 19 31.
Dellopera di Ogden, il documento pi noto il libro:
Charles Kay Ogden, Ivor Armstrong Richards, The
Meaning of Meaning. Kegan Paul, London 1923.

CRONOLOGIA 1 8 8 9 - 1 9 89

XIII

(Il Tractatus logico-philosophicus riprodotto e tradotto


nel presente volume, alle pp. 1-17 5 . )
1926 Wittgenstein pubblica il terzo dei cinque scritti non po
stumi. Esso unopera anomala, anomala anche per
uno studioso atipico come Wittgenstein. In effetti, si
tratta dun dizionario per le scuole elementari: Wrterbuch fr Volksschulen, 1926.
(Il Wrterbuch apparso anche nella traduzione italiana
di Dario Antiseri: Dizionario per le scuole elementari,
1978. )
1926 Sempre nel 1926, Wittgenstein abbandona linsegna
mento elementare, e lavora, per qualche tempo, come
giardiniere in un convento di Htteldorf.
1926 Wittgenstein progetta e costruisce una casa, in Vienna,
per sua sorella Margarete. (Il Wittgenstein-Haus, al nu
mero 19 della Kundmanngasse, tuttora mta di pelle
grinaggi per i numerosi studiosi che, in Wittgenstein,
riconoscono il loro punto di partenza, o un loro punto
di riferimento).
1927 Appare la seconda delle traduzioni del Tractatus: Ming
li lun, traduzione cinese di Chang Shn-Fu.
1929 Wittgenstein ritorna a Cambridge. Il Tractatus (che nel
1922 era apparso in edizione bilingue), viene accettato
come tesi di dottorato.
1929 Wittgenstein pubblica il terzo dei suoi scritti filosofici
non postumi: Some Remarks on Logicai Form.
(Il saggio riprodotto e tradotto nel presente volume,
alle pp. 184-201. )
1930 Wittgenstein diviene fellow del Trinity College di
Cambridge.

XIV

WITTGENSTEIN NON POSTUMO

1933 Di Wittgenstein appare il quarto ed ultimo degli scritti


filosofici non postumi (il quinto in assoluto): una breve
lettera al direttore della rivista Mind, George Ed
ward Moore. In essa, egli protesta contro linterpreta
zione che, del suo pensiero, ha dato Richard Bevan
Braithwaite.
(La lettera di Wittgenstein riprodotta e tradotta nel
presente volume, alle pp. 202-5.)
1 935 Wittgenstein menzionato per la prima volta in uno
scritto filosofico italiano. A citare Ludwig Wittgen
stein (anzi: Ludovico Wittgenstein) Ludovico Gey
monat, nel saggio Nuovi indirizzi della filosofia austriaca,
apparso in Rivista di filosofia, 26 (1935), pp. 250-65.
(Su Wittgenstein, Geymonat ritorner in scritti del
1936 e del 1945. )
1939 Nellanno del suo cinquantesimo compleanno, Witt
genstein nominato professore a Cambridge, quale
successore di George Edward Moore (1873-1958).
1947 Wittgenstein abbandona linsegnamento a Cambridge,
e si trasferisce in Irlanda, ove compie la seconda parte
della pi celebre delle sue opere postume: le Philosophische Untersuchungen. (Esse appariranno solo nel 1953. )
1949 Wittgenstein visita il suo discepolo e biografo Norman
Malcolm ad Ithaca (U.S.A. ). Al ritorno in Gran Breta
gna, diagnosticata la malattia che lo condurr a morte
nel 19 51.
1951 Wittgenstein muore in Cambridge, tre giorni dopo il
sessantaduesimo compleanno, il 29 aprile 1951.
Le ultime parole da lui dette sono, sembra:
Teli them I ve had a wonderful life: Dite loro che
ho avuto una vita meravigliosa.

CRONOLOGIA 1 8 8 9 - 1 9 89

XV

Le ultime parole da lui scritte sono, probabilmente, di


due giorni anteriori alla morte. Esse risalgono al 27
aprile 19 51, e sono apparse postume nel 1969 (L. Witt
genstein, ber Gewiheit, 1969, p. 90):
Wer trumend sagt Ich trume, auch wenn er dabei
hrbar redete, hat sowenig recht, wie wenn er im
Traum sagt Es regnet , whrend es tatschlich reg
net. Auch wenn sein Traum wirklich mit dem Ge
rusch des Regens zusammenhngt: Chi, sognando,
dica: Io sto sognando , anche nellipotesi stessa che
parlasse in modo tale da essere udito, tuttavia non
avrebbe pi ragione di quanta ne avrebbe se egli, in so
gno, dicesse: Sta piovendo , mentre effettivamente
piove. Anche se il suo sogno fosse realmente connesso
con il rumore della pioggia.
1951 Appare il primo scritto monografico italiano su Wittgen
stein: Francesco Barone, Il solipsismo linguistico di Lud
wig Wittgenstein, in Filosofia, 2 (1951), pp. 543-70.
1952 Nel triennio successivo (1952-54) allo scritto di Barone
del 19 51, fanno sguito in Italia altri scritti monografi
ci. Ne sono autori Enzo Paci (1952), Nicola Abbagna
no (1953), Francesco Barone (1953), Giulio Preti
(1953), Domenico Campanale (1954), Gian Carlo Ma
ria Colombo (1954), Orio Peduzzi (1954), Giulio Preti
(1 954)11.
1952 Elisabeth Lutyens (nata nel 1906) compone un mottet
to vocale su parole tratte dal testo tedesco del Tractatus:
Motetfor Unaccompanied Chorus, op. 27. (La prima ese
cuzione avverr nel 1954. )
11 Sia Ludovico Geymonat, sia Enzo Paci, sia Giulio Preti sono stati professori
a Pavia; ed a Pavia stato studente Orio Peduzzi.

XVI

WITTGENSTEIN NON POSTUMO

1953 Pubblicazione delle Philosophische Untersuchungen.


(Traduzione italiana di Mario Trinchero e Renzo Pio
vesan: Ricerche filosofiche, 1967. )
Con la pubblicazione di questo volume, leditore Basii
Blackwell di Oxford intraprende la pubblicazione, tut
tora in corso, dellimmenso opus postumum, o Nachla,
di Ludwig Wittgenstein.
I massimi (ma non unici) editori del Nachla sono
Blackwell, di Oxford, e Suhrkamp, di Frankfurt am
Main. Per le traduzioni italiane, il massimo (ma non
unico) editore di Wittgenstein Einaudi, di Torino.
Curatori (Herausgeber, in tedesco; editors, in inglese)
dell'opus postumum sono prevalentemente i tre esecuto
ri testamentari di Wittgenstein: Gertrude Elizabeth
Margaret Anscombe, Rush Rhees, Georg Henrik von
Wright.
1954 Prima traduzione italiana di unopera di Wittgenstein:
Tractatus logico-philosophicus, a cura di Gian Carlo Ma
ria Colombo (24 maggio 1923 - 1 settembre 1957).
1954 Nellagosto 1954, alla Dartington Summer School, vie
ne, per la prima volta, eseguito il Motet, op. 27, del
1952, di Elisabeth Lutyens, le parole del quale sono al
cuni passi (in tedesco) del Tractatus,12
1955 Un saggio di Pietro Chiodi, Essere e linguaggio in Hei
degger e nel Tractatus, in Rivista di filosofia, 46
(1 955), pp. 1 70-91, inugura la serie di studi sui rappor
ti tra i due grandi del 1889, Ludwig Wittgenstein e
Martin Heidegger.
12
La prima esecuzione del Motet, op. 27 argutamente rievocata dallautrice
nel libro: Elisabeth Lutyens, A Goldfish Bowl. Cassell, London 1972, p. 230.

CRONOLOGIA 1 8 8 9 - 19 8 9

XVII

1956 Pubblicazione di: Bemerkungen ber die Grundlagen der


Mathematik.
(Traduzione di Mario Trinchero: Osservazioni sui fon
damenti della matematica, 19 7 1. )
1958 Pubblicazione di: The Blue and Broton Books.
(Traduzione di Amedeo G. Conte: Libro blu e Libro
marrone, 1983. )
1960 Prima edizione di: Tagebcher 1914-1916, da parte del
leditore Suhrkamp, di Frankfurt am Main.
(Traduzione di Amedeo G. Conte: Tractatus logico-phi
losophicus e Quaderni 19 14 -19 16 , 1964.)
Con la pubblicazione del volume nel quale i Tagebcher
sono inclusi, leditore Suhrkamp inizia la pubblicazione
delle Schriften di Wittgenstein.
1961 Riedizione in Gran Bretagna dei Tagebcher, sotto il ti
tolo: Notebooks 1914-1916.
1964 Pubblicazione di: Philosophische Bemerkungen.
(Traduzione di Marino Rosso: Osservazioni filosofiche,
1976.)
1964 Con il volume Tractatus logico-philosophicus e Quaderni
19 14 -19 16 (a cura di Amedeo G. Conte) leditore E i
naudi intraprende la pubblicazione dellopera di Witt
genstein.
1966 Pubblicazione di: Lectures and Conversations on Aesthetics, Psychology and Religious Belief.
(Traduzione di Michele Ranchetti: Lezioni e conversa
zioni sulletica, Vestetica, la psicologia e la credenza reli
giosa, 1967. )

XVIII

WITTGENSTEIN NON POSTUMO

1967 Pubblicazione di: Zettel.


(Traduzione italiana di Mario Trinchero: Zettel, 1986.)
1967 Appare la traduzione italiana delle Philosophische Un
tersuchungen: Ricerche filosofiche. Edizione a cura di
Mario Trinchero, traduzione di Renzo Piovesan e Ma
rio Trincher.
1969 Pubblicazione di: Philosophische Grammatik.
1969 Pubblicazione di: ber Gewiheit. OnCertainty.
(Traduzione italiana di Mario Trinchero: Della Certez
za, 1978. )
19 71 Pubblicazione di: Prototractatus, 19 71.
(Traduzione italiana, in corso dedizione, di Marino
Rosso: Prototractatus).
1977 Pubblicazione di: Bemerkungen ber die Farben. Remarks on Colour.
(Traduzione italiana di Mario Trinchero: Osservazioni
sui colori, 1982.)
1980 Pubblicazione di: Bemerkungen ber die Philosophie der
Psychologie.
1982 Pubblicazione di: Last Writings on the Philosophy of
Psychology.
1988 Pubblicazione del primo volume della massima biogra
fia di Wittgenstein: Brian McGuinness, Ludwig Witt
genstein: A Life.
1989 Edizione critica del Tractatus, a cura di Brian McGuin
ness e Joachim Schulte.13
13
Per i loro commenti alle traduzioni, e per preziose informazioni, ringrazio
qui Francesco Barone, Silvana Borutti, Maria-Elisabeth Conte, Guido Frongia,
Aldo G. Gargani, Giulio C. Lepschy, Diego Marconi, Brian McGuinness, Carlo
Penco, va Picardi, Marino Rosso, Joachim Schulte, Zbigniew Wojnicki, Georg
Henrik von Wright.

3- B ib lio g r a fia 1 9 1 3 - 1 9 8 9
3.0. Metabibliografia.
Per una bibliografia degli scritti di e su Ludwig Witt
genstein, rinvo alle seguenti tre recenti opere:
1. Franois H. Lapointe, Ludwig Wittgenstein. A
Comprehensive Bibliography. Greenwood Press,
Westport (Connecticut) 1980.
2 . Guido Frongia, Guida alla letteratura su Wittgen
stein. Argala, Urbino 1981.
3 . V. A. Shanker, Stuart G. Shanker, A Wittgenstein
Bibliography. Croom Helm, London 1986.
3 .1. Bibliografia di Ludwig Wittgenstein.
La presente bibliografia degli scritti di Ludwig Witt
genstein comprende:
in primo luogo, tutti gli scritti non postumi di Witt
genstein (e tutte le loro traduzioni delle quali io
abbia conoscenza o notizia);
in secondo luogo, i principali scritti dell'opus postu
mum (del Nachla).
Degli scritti (tutti postumi) non riprodotti e non tra
dotti nel presente volume (1989), , di massima, indi-

WITTGENSTEIN NON POSTUMO

cata solo la prima edizione, e, delle traduzioni,


schedata solo la traduzione italiana.
3 .1 .1 . Review o f Peter Coffey, The Science of Logic. In:
The Cambridge Review. A Journal of University
Life and Thought, 34 (1913), Number 853, March
6, 19 13, p. 351.
Seconda edizione (sotto il titolo: On Logic, and How
not to Do It) nella slloge: Eric Hornberger, William
Janeway, Simon Schama (eds.), The Cambridge Mind.
Ninety Years of the Cambridge Review 1879-1969.
Cape, London 1970, pp. 127-29.
Terza edizione in: Brian McGuinness, Wittgenstein:
A Life. Volume I: Young Ludwig 1889-1921. Duckworth, London 1988, pp. 169-70.
Traduzioni:
Traduzione italiana di Amedeo G. Conte: Recensione
di Peter Coffey, The Science of Logic. In: Ludwig
Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus. Einaudi,
Torino 1989, pp. 178-83.
3 . 1 . 2. Tractatus logico-philosophicus.
Mi limito a citare le prime due edizioni e lultima:
Logisch-philosophische Abhandlung. In: Annalen der
Naturphilosophie, 14 (1921), pp. 185-262.
Seconda edizione: Tractatus logico-philosophicus. Con
traduzione inglese a fronte. Kegan Paul, Trench,
Trubner, and Co., London 1922.
Logisch-philosophische Abhandlung. Tractatus logicophilosophicus. Kritische Edition herausgegeben von
Brian McGuinness und Joachim Schulte. Suhrkamp,
Frankfurt am Main 1989.
Traduzioni:
1. Traduzione inglese [anonima; ascritta a Frank
Plumpton Ramsey e Charles Kay Ogden]: Trac-

BIBLIOGRAFIA 1 9 1 3 - 1 9 8 9

XXI

tatus logico-philosophicus. Kegan Paul, Trench,


Trubner, and Co., London 1922.
2. Traduzione cinese di Chang Shn-Fu: Ming li lun.
In: Che-hseh ping-lun, 1 (1927-1928), numero
5 (1927), pp. 53-98; numero 6 (1928), pp. 31-80.
3. Traduzione italiana di Gian Carlo Maria Colom
bo: Tractatus logico-philosophicus. Bocca, MilanoRoma 1954.
4. Traduzione castigliana di Enrique Tierno Gal
van: Tractatus logico-philosophicus. Revista de
Occidente, Madrid 1957. [Riedizione: Alianza
Editorial, Madrid 1973. ]
5. Traduzione russa di I. Dobronravov e D. Lachuti: Logiko-filosofskij traktat. Izdatel'stvo Inostrannoj Literatury, Moskva 1958.
6. Traduzione croata di Gajo Petrovi: Tractatus logi
co-philosophicus. VeselinMaslea, Sarajevo 1 960.
7. Traduzione francese di Pierre Klossowski: Trac
tatus logico-philosophicus suivi de Investigations
philosophiques. Gallimard, Paris 1961.
8. Traduzione inglese di David F. Pears e Brian
McGuinness: Tractatus logico-philosophicus. Routledge and Kegan Paul, London 1961.
9. Traduzione svedese di Anders Wedberg: Tracta
tus logico-philosophicus. Orion/Bonniers, Stock
holm 1962. [Riedizione: Doxa, Lund 19 82].
10. Traduzione cinese di Yuen Hs Deng: Ming li
lun. Taiwan University Institute for Philosophy,
Taipei 1963.
1 1. Traduzione danese di David Favrholdt: Tractatus
logico-philosophicus. Gyldendal, K benhavn
1963.
12. Traduzione ungherese di G yrgy Mrkus:
Logikai-filozfiai rtekezs. Akadmiai Kiad,
Budapest 1963.

XXII

WITTGENSTEIN NON POSTUMO

13. Traduzione italiana di Amedeo G. Conte: Trac


tatus logico-philosophicus e Quaderni 1914-1916.
Einaudi, Torino 1964.
14. Traduzione giapponese di Fujimoto Takashi e
Hidehisa Sakai: Ronri tetsugaku ronk. Hsei
daigaku shuppankyoku, Tkyo 1968.
15. Traduzione portoghese di Jos Arthur Giannotti: Tractatus logico-philosophicus. Companhia
Editora Nacional, So Paulo 1968.
16. Traduzione polacca di Boguslaw Wolniewicz:
Tractatus logico-philosophicus. Pastwowe Wydawnictwo Naukowe, Warszawa 1970.
17. Traduzione finnica di Heikki Nyman: Tractatus
logico-philosophicus eli Loogis-filosofinen tutkielma. Werner Sderstrm, Porvoo 1971.
18. Traduzione hindi di Rjendraprasad Pandey:
Tarka evam daran ka vivechan. Rajasthan hindi
granth akademi, Jaipur 1971.
19. Traduzione ebraica di Moshe Kroy: Tractatus
logico-philosophicus. Merhavia, Sifriat Poalim,
Tel Aviv 1973.
20. Traduzione giapponese di Oku Masahiro: Ronri
tetsugaku ronk. Daishkan shoten, Tkyo 1975.
21. Traduzione nederlandese di Willem Frederik
Hermans: Tractatus logico-philosophicus. Atheneum, Amsterdam; Polak en van Gennep, Am
sterdam 1975.
22. Traduzione slovena di Frane Jerman: Logicnofilozofski traktat. Mladinska knjiga, Ljubljana
1976.
23. Traduzione catalana di Josep Maria Terricabras:
Tractatus logico-philosophicus. Laia, Barcelona
19 8 1.
24. Traduzione castigliana di Jacobo Muoz e Isido
ro Reguera: Tractatus logico-philosophicus. Alian
za Editorial, Madrid 1987.

BIBLIOGRAFIA 1 9 1 3 - 1 9 8 9

XXIII

3 .1.3 . Wrterbuch fr Volksschulen. Hlder-Pichler-Tempsky, Wien 1926.


Riedizione: Wrterbuch fr Volksschulen. Mit einer
Einfhrung herausgegeben von Adolf Hbner, Werner
Leinfellner, Elisabeth Leinfellner. Hlder-PichlerTempsky, Wien 1977.
Traduzioni:
Traduzione italiana di Dario Antiseri: Dizionario per
le scuole elementari. Armando, Roma 1978.
3.1.4. Some Remarks on Logical Form. In: Proceedings of
the Aristotelian Society, Supplementary Volume 9
(1929) [Knowledge, Experience, and Realism], pp.
162-71.
Riedizione in: Irving M. Copi, Robert W. Beard
(eds.), Essays on Wittgensteins Tractatus. Routledge
and Kegan Paul, London; Macmillan, New York
1966,
pp. 31-37.
Traduzioni:
1. Traduzione italiana di Marino Rosso: Alcune os
servazioni sulla forma logica. In: Ludwig Wittgen
stein, Osservazioni filosofiche. Einaudi, Torino
1976, pp. 259-66.
2. Traduzione italiana di Amedeo G. Conte: Alcune
osservazioni sulla forma logica. In: Ludwig Witt
genstein, Tractatus logico-philosophicus. Einaudi,
Torino 1989, pp. 184-201.
3 .1.5 . To the Editor of Mind. In: Mind, 42 (1933), pp.
415-16.
Traduzioni:
Traduzione italiana di Amedeo G. Conte: Lettera al
Direttore di Mind. In: Ludwig Wittgenstein, Trac
tatus logico-philosophicus. Einaudi, Torino 1989, pp.
202-5.

XXIV

WITTGENSTEIN NON POSTUMO

3.1.6. Philosophische Untersuchungen. Philosophical Investi


gations. Herausgegeben von G. Elizabeth M. Anscombe und Rush Rhees. Blackwell, Oxford 1953.
Traduzione italiana di Mario Trinchero e Renzo Pio
vesan: Ricerche filosofiche. Einaudi, Torino 1967.
3.1.7. Bemerkungen ber die Grundlagen der Mathematik.
Herausgegeben von Georg Henrik von Wright,
Rush Rhees, G. Elizabeth M. Anscombe. Blackwell,
Oxford 1956.
Traduzione italiana di Mario Trinchero: Osservazioni
sui fondamenti della matematica. Einaudi, Torino
1971.
3.1.8. The Blue and Brown Books. Edited by Rush Rhees.
Blackwell, Oxford 1958.
Traduzione italiana di Amedeo G. Conte: Libro blu
e Libro marrone. Einaudi, Torino 1983.
3.1.9. Tagebcher 19 14-1916. In: Ludwig Wittgenstein,
Tractatus logico-philosophicus. Tagebcher 1914-1916.
Philosophische Untersuchungen. Suhrkamp, Frankfurt
am Main 1 960, pp. 85-278.
Riedizione: Notebooks 1914-1916. Edited by Georg
Henrik von Wright and G. Elizabeth M. Anscombe.
Blackwell, Oxford 1961.
Traduzione italiana di Amedeo G. Conte: Quaderni
19 14-19 16 . In: Ludwig Wittgenstein, Tractatus
logico-philosophicus e Quaderni 1914-1916. A cura di
Amedeo G. Conte. Einaudi, Torino 1964, pp.
83-255.
3 .1.10 . Philosophische Bemerkungen. Herausgegeben von
Rush Rhees. Suhrkamp, Frankfurt am Main 1964;
Blackwell, Oxford 1964.

BIBLIOGRAFIA 1 9 1 3 - 1 9 8 9

XXV

Traduzione italiana di Marino Rosso: Osservazioni fi


losofiche. Einaudi, Torino 1976.
3 .1 .1 1 . Lectures and Conversations on Aesthetics, Psychology
and Religious Belief. Edited by Cyril Barrett. Blackwell, Oxford 1966.
Traduzione italiana di Michele Ranchetti: Lezioni e
conversazioni sulletica, l'estetica, la psicologia e la cre
denza religiosa. Adelphi, Milano 1967. (Riedizione:
Bompiani, Milano 1987, con unappendice di Fabio
Polidori: Ludwig Wittgenstein, alle pp. 171-79. )
3 .1.12 . Zettel. Herausgegeben von G . Elizabeth M. Anscombe
und Georg Henrik von Wright. Blackwell, Oxford
1967.
Riedizione: Zettel. In: Ludwig Wittgenstein, Das
Blaue Buch. Eine Philosophische Betrachtung. Zettel.
Suhrkamp, Frankfurt am Main 1970, pp. 283-429.
Traduzione italiana di Mario Trinchero : Zettel. Ei
naudi, Torino 1986.
3.1 .1 3. Philosophische Grammatik. Herausgegeben von Rush
Rhees. Suhrkamp 1969; Blackwell, Oxford 1969.
3 .1.14 . ber Gewiheit. On Certainty. Herausgegeben von
G. Elizabeth M. Anscombe und Georg Henrik von
Wright. Suhrkamp, Frankfurt am Main 1969; Black
well, Oxford 1969.
Traduzione italiana di Mario Trinchero: Della Cer
tezza. Einaudi, Torino 1978.
3 . 1 .15. Prototractatus. Edited by Brian McGuinness, Tauno
Nyberg, Georg Henrik von Wright. Routledge and
Kegan Paul, London 19 71.
Traduzione italiana di Marino Rosso: Prototractatus.
Di prossima edizione presso leditore Bollati Boringhieri, Torino.

XXVI

WITTGENSTEIN NON POSTUMO

3 .1.16 . Bemerkungen ber die Farben. Remarks on Colour.


Edited by G. Elizabeth M. Anscombe. University of
California Press, Berkeley 1977.
Traduzione italiana di Mario Trinchero: Osservazioni
sui colori. Einaudi, Torino 1982.
3 .1 . 1 7. Wittgenstein' s Lectures on the Foundations of Mathe
matics, Cambridge 1939. Edited by Cora Diamond.
Cornell University Press, Ithaca 1976.
Traduzione italiana di Eva Picardi: Lezioni sui fonda
menti della matematica, Cambridge 1939. Boringhieri,
Torino 1982.
3 .1.18 . Bemerkungen ber die Philosophie der Psychologie.
Herausgegeben von G. Elizabeth M. Anscombe und
Georg Henrik von Wright. Blackwell, Oxford 1980.
3 .1.19 . Last Writings on the Philosophy of Psychology. Vol. I.
Edited by Georg Henrik von Wright and Heikki
Nyman. Blackwell, Oxford 1982.
3 . 2. Bibliografia su Ludwig Wittgenstein
3.2.1. Recenti introduzioni italiane a Wittgenstein.
1. Aldo G. Gargani, Introduzione a Wittgenstein. Laterza, Roma-Bari 19 7 3 , 419 88.
2. Guido Frongia, Guida alla letteratura su Wittgen
stein. Argala, Urbino 1981.
3. Marilena Andronico, Diego Marconi, Carlo Pen
co (eds.), Capire Wittgenstein. Marietti, Genova
1988.
3.2.2. Monografie sul lessico di Wittgenstein.
Tra gli studi monografici di maggior ampiezza dedi
cati al lessico di Wittgenstein segnalo:

BIBLIOGRAFIA 1 9 1 3 - 1 9 89

XXVII

1. George Kimball Plochmann, Jack B. Lawson,


Terms in Their Propositional Contexts in Wittgen
stein's Tractatus: An Index. Southern Illinois Uni
versity Press, Carbondale 1962.
2. Ilona Borgis, Index zu Ludwig Wittgensteins Trac
tatus logico-philosophicus. Alber, Freiburg im
Breisgau 1968.
3. Stephen Amdur, Samuel A. Horine, An Index of
Philosophically Relevant Terms in Wittgenstein's
Zettel. In: International Philosophical Quarter
ly, 10(1970), pp. 310-21.
4. Hans Kaal, Alastair McKinnon, Concordance to
Wittgenstein's Philosophische Untersuchungen. E. J.
Brill, Leiden 1975.
3.2.3. Biografie di Wittgenstein.
Brian McGuinness, Wittgenstein: A Life. Volume I:
Young Ludwig 1889-1921. Duckworth, London
1988.
3 . 2. 4. Iconografia di Wittgenstein.
Un singolare documento della fortuna di Wittgen
stein che a lui siano dedicate almeno due opere ico
nografiche:
1. Kurt Wuchterl, Adolf Hbner, Ludwig Wittgen
stein in Selbstzeugnissen und Bilddokumenten. Ro
wohlt, Reinbek bei Hamburg 1976.
2. Michael Nedo, Michele Ranchetti (eds.), Ludwig
Wittgenstein: Sein Leben in Bildern und Texten.
Suhrkamp, Frankfurt am Main 1983.
A M E D E O G. CO N TE

Pavia, 26 aprile 1989.

IN T R O D U ZIO N E DI B E R T R A N D R U S S E L L

Il Tractatus logico-philosophicus di Ludwig Wittgenstein,


riesca esso o no a dire la verit ultima sui temi che tratta, cer
to merita (e per ampiezza, e per portata, e per profondit) di
essere considerato un evento importante nel mondo filosofico. Movendo dai principi del simbolismo e dalle relazioni che
necessariamente intercorrono tra parole e cose in ogni lin
guaggio, il Tractatus applica il risultato di questa indagine a
vari campi della filosofia tradizionale, mostrando, in ciascun
caso, come la filosofia tradizionale e le soluzioni tradizionali
nascano dallignoranza dei principi del simbolismo e dal cat
tivo uso del linguaggio.
I
temi del Tractatus sono, nellordine, la struttura logica
delle proposizioni, la natura dellinferenza logica, la gnoseo
logia, i principi della fisica, letica e, infine, il Mistico (das Mystisch).
Per comprendere questo libro di Wittgenstein necessario
comprendere quale sia il problema del quale egli si occupa.
Nella parte della sua teoria che tratta il simbolismo, egli stu
dia le condizioni che dovrebbero esser soddisfatte da un lin
guaggio logicamente perfetto. Vi sono vari problemi riguardo
al linguaggio.
Primo problema: che cosa avviene nella mente quando noi
usiamo il linguaggio con lintenzione di significare qualcosa
mediante esso? Questo problema appartiene alla psicologia.
Secondo problema: qual la relazione sussistente tra pen
sieri, parole, o enunciati da una parte, e, dallaltra, ci cui essi
si riferiscono o che essi significano? Questo problema appar
tiene allepistemologia.

XXX

BERTRAND R U SSELL

Terzo problema: come si devono usare gli enunciati in mo


do tale che essi comunichino la verit piuttosto che la falsit?
Questo problema appartiene alle singole scienze particolari le
quali trattano delloggetto degli enunciati in questione.
Quarto problema: in quale relazione deve stare un fatto
(come, ad esempio, un enunciato) con un altro, per essere ca
pace dessere un simbolo di esso?
Questultima una questione logica, ed lunica della qua
le Wittgenstein si occupi. Egli si occupa delle condizioni del
simbolismo rigoroso, ossia dun simbolismo nel quale un enun
ciato significa qualcosa di perfettamente definito. In prati
ca il linguaggio sempre pi o meno vago, cos che ci che as
seriamo non mai del tutto preciso.
Quindi, la logica deve trattare due problemi riguardo al
simbolismo:
(1) le condizioni perch vi sia senso, piuttosto che nonsen
so, nelle combinazioni di simboli;
(2) le condizioni perch vi sia univocit, unicit di signifi
cato o riferimento nei simboli o nelle combinazioni di
simboli.
Un linguaggio logicamente perfetto ha regole di sintassi
che prevengono il nonsenso, e ha simboli singoli i quali hanno
sempre un significato definito, unico, univoco. Wittgenstein
si occupa delle condizioni dun linguaggio logicamente perfet
to. Non che un qualche linguaggio sia logicamente perfetto, o
che noi ci crediamo capaci, hic et nunc, di costruire un lin
guaggio logicamente perfetto; ma tutta la funzione del lin
guaggio avere significato, questa funzione il linguaggio la as
solve solo nella misura in cui esso si avvicini al linguaggio
ideale da noi postulato.
Funzione essenziale del linguaggio asserire, o negare, fatti.
Data la sintassi dun linguaggio, il significato dun enunciato
determinato non appena sia noto il significato delle parole
componenti. Affinch un certo enunciato asserisca un certo
fatto, comunque il linguaggio possa esser costruito vi devesse
re qualcosa in comune tra la struttura dellenunciato e la strut
tura del fatto. Questa , forse, la tesi pi fondamentale della

INTRODUZIONE

XXXI

teoria di Wittgenstein. Ci che vi deve essere in comune tra


lenunciato ed il fatto non pu (secondo Wittgenstein) veni
re esso stesso detto nel linguaggio. Nel lessico di Wittgenstein,
ci pu venire solo mostrato, e non: detto, poich qualunque
cosa noi possiamo dire necessariamente avr ancora la stessa
struttura.
Il primo requisito dun linguaggio ideale che vi sia un uni
co nome per ogni entit semplice, e che non vi sia mai lo stes
so nome per due differenti entit semplici. Il nome un sim
bolo semplice nel senso che esso non ha parti le quali siano es
se stesse dei simboli. In un linguaggio logicamente perfetto,
nulla che non sia semplice avr un simbolo semplice. Il simbo
lo per il tutto sar un complesso contenente i simboli delle
parti. Quando parliamo dun complesso noi pecchiamo (co
me apparir pi tardi) contro le regole della grammatica filo
sofica; ma questo inevitabile allinizio. Le proposizioni e le
domande che si sono scritte su cose filosofiche sono per la
maggior parte non false, ma insensate. Perci, a domande di
questa specie noi non possiamo affatto rispondere, ma possia
mo solo constatare la loro insensatezza. Le domande e le pro
posizioni dei filosofi si fondano per la maggior parte sul fatto
che noi non comprendiamo la nostra logica del linguaggio.
(Esse sono come la domanda, se il bene sia pi o meno identi
co del bello.) (4.003).
Ci che complesso nel mondo un fatto. I fatti i quali
non siano composti daltri fatti sono, da Wittgenstein, chia
mati Sachverhalte, mentre un fatto il quale possa consistere di
due o pi fatti chiamato Tatsache. Ad esempio, Socrate
saggio un Sachverhalt come pure una Tatsache, mentre So
crate saggio e Platone il suo discepolo una Tatsache, ma
non un Sachverhalt.
Wittgenstein paragona lespressione linguistica alla proie
zione in geometria. Una figura geometrica pu esser proietta
ta in molti modi: ciascuno di questi modi corrisponde ad un
differente linguaggio, ma le propriet proiettive della figura
originaria rimangono immutate qualunque sia il modo di
proiezione. Queste propriet proiettive corrispondono a ci

XXXII

BERTRAND RUSSELL

che (per Wittgenstein) la proposizione ed il fatto devono ave


re in comune, se la proposizione deve asserire il fatto.
In certi casi elementari questo , naturalmente, ovvio.
impossibile, ad esempio, fare un asserto sopra due persone
(assumendo, provvisoriamente, che le persone possano trat
tarsi come entit semplici) senza impiegare due nomi, e, se si
intende asserire una relazione tra le due persone, sar neces
sario che lenunciato, nel quale lasserzione fatta, stabilisca
una relazione tra i due nomi. Se diciamo Platone ama Socra
te, la parola ama, la quale appare tra la parola Platone e
la parola Socrate, stabilisce una certa relazione tra queste
due parole, ed per questo fatto che il nostro enunciato in
grado dasserire una relazione tra le due persone denominate
dalle parole Platone e Socrate. Non: Il segno comples
so aRb dice che a sta nella relazione R con b , ma: Che a
stia in una certa relazione con b dice che aRb (3.1432).
Wittgenstein inizia la sua teoria del simbolismo con il se
guente asserto (2.1): Noi ci facciamo immagini dei fatti.
Unimmagine (egli dice) un modello della realt, ed agli og
getti nella realt corrispondono gli elementi dellimmagine:
limmagine stessa un fatto. Il fatto, che le cose siano in una
certa relazione luna con laltra, rappresentato dal fatto che,
nellimmagine, i suoi elementi sono in una certa relazione lu
no con laltro. Nellimmagine e nel raffigurato qualcosa deve
essere identico, affinch quella possa essere unimmagine di
questo. Ci che limmagine deve avere in comune con la real
t, per poterla raffigurare - correttamente o falsamente - nel
proprio modo, la forma di raffigurazione propria dellimma
gine (2.161, 2.17).
Noi parliamo di unimmagine logica duna realt quando
intendiamo solo tanta somiglianza quanta essenziale affin
ch essa sia in qualche senso unimmagine, ossia quando non
intendiamo nulla di pi che lidentit di forma logica. L im
magine logica dun fatto (scrive Wittgenstein) un Gedanke.
Unimmagine pu corrispondere, o non corrispondere, al fat
to, e, di conseguenza, essere vera, o falsa, ma in ambo i casi

INTRODUZIONE

XXXIII

essa condivide con il fatto la forma logica. Il senso nel quale


Wittgenstein parla dellimmagine illustrato da questo suo
asserto: Il disco fonografico, il pensiero musicale, la notazio
ne musicale, le onde sonore, stanno tutti l'uno con laltro in
quellinterna relazione di raffigurazione che sussiste tra lin
guaggio e mondo. Ad essi tutti comune la struttura logica.
(Come, nella fiaba, i due adolescenti, i loro due cavalli e i loro
gigli. In un certo senso, essi sono tuttuno.) (4.014).
La possibilit che una proposizione rappresenti un fatto si
fonda sul fatto che, in essa, gli oggetti sono rappresentati da
segni. Le cosiddette costanti logiche non sono rappresenta
te da segni, ma sono esse stesse presenti nella proposizione co
si come nel fatto. La proposizione ed il fatto devono esibire la
stessa molteplicit logica. Questa molteplicit non pu essa
stessa essere rappresentata poich deve essere comune al fatto
ed allimmagine. Per Wittgenstein, ogni cosa propriamente fi
losofica appartiene a ci che pu essere solo mostrato, a ci
che comune ad un fatto ed alla sua immagine logica.
Quindi, nulla di corretto pu essere detto in filosofia. Ogni
proposizione filosofica cattiva grammatica, ed il massimo che
noi possiamo sperare di conseguire con la discussione filosofica
far vedere che la discussione filosofica un errore. La filo
sofia non una delle scienze naturali. (La parola filosofia de
ve significare qualcosa che sta sopra o sotto, ma non presso, le
scienze naturali).Lo scopo della filosofia il rischiaramento lo
gico dei pensieri. La filosofia non una dottrina, ma unattivi
t. Unopera filosofica consta essenzialmente di chiarificazio
ni. Il risultato della filosofia sono non proposizioni filosofiche, ma il chiarificarsi di proposizioni. La filosofia deve chia
rire, e delimitare nettamente, i pensieri che altrimenti sarebbe
ro torbidi e indistinti (4.1 1 1 e 4. 112). In conformit con que
sto principio, le cose da dire per introdurre alla teoria di Witt
genstein appartengono tutte allinsieme delle cose che proprio
questa teoria condanna come prive di significato. con questa
riserva che io tenter di comunicare limmagine del mondo la
quale sembra soggiacere al sistema di Wittgenstein.
Il mondo consiste di fatti: i fatti non possono, a rigor di
termini, essere definiti, ma noi possiamo spiegarci dicendo

XXXIV

BERTRAND RUSSELL

che i fatti sono ci che rende le proposizioni vere, o false. I


fatti possono contenere, o non contenere, parti le quali siano
esse stesse dei fatti. Ad esempio: Socrate fu un saggio Ate
niese consiste di due fatti: Socrate fu saggio, e Socrate
fu un Ateniese. Un fatto, il quale non abbia parti che siano
dei fatti, chiamato da Wittgenstein un Sachverhalt, un fatto
atomico.
Un fatto atomico, pur non contenendo parti che siano dei
fatti, tuttavia contiene delle parti. Se possiamo considerare
Socrate saggio un fatto atomico, noi percepiamo che esso
contiene i costituenti Socrate e saggio. Se un fatto ato
mico analizzato il pi completamente possibile (parlo di pos
sibilit teorica, non di possibilit pratica), i costituenti ultimi
possono chiamarsi entit semplici od oggetti. Wittgen
stein non afferma che sia effettivamente possibile isolare il
semplice, o avere di esso una conoscenza empirica. una ne
cessit logica postulata dalla teoria, come un elettrone. Il mo
tivo della sua tesi, che vi devono essere entit semplici, che
ogni complesso presuppone un fatto. Con ci non si suppone
necessariamente che la complessit dei fatti sia finita. Nellipotesi stessa che ogni fatto consistesse dun numero infinito
di fatti atomici, e che ogni fatto atomico consistesse dun nu
mero infinito doggetti, pure vi sarebbero oggetti e fatti ato
mici (4.2211).
L asserzione che v un certo complesso si riduce allasser
zione che i costituenti di esso sono interrelati in un certo mo
do, il che lasserzione dun fatto: cos, se noi diamo un nome
al complesso, il nome ha significato solo in virt della verit
duna certa proposizione, della proposizione che asserisce lin
terrelazione dei costituenti di quel complesso. Dunque, la de
nominazione dei complessi presuppone le proposizioni, men
tre le proposizioni presuppongono la denominazione delle en
tit semplici. In questo modo, la denominazione delle entit
semplici risulta essere ci che, in logica, logicamente primo.
Il mondo descritto completamente se sono conosciuti tut
ti i fatti atomici, insieme con il fatto che essi sono la totalit
dei fatti atomici. Per descrivere il mondo non sufficiente de
nominare tutti gli oggetti che sono in esso; necessario anche

INTRODUZIONE

XXXV

conoscere i fatti atomici dei quali questi oggetti sono costi


tuenti. Data questa totalit dei fatti atomici, ogni proposi
zione vera (per complessa che essa sia) pu teoricamente es
sere inferita. Una proposizione (vera, o falsa) che asserisce
un fatto atomico, chiamata una proposizione atomica. Tutte
le proposizioni atomiche sono logicamente indipendenti luna dallaltra. Nessuna proposizione atomica ne implica unal
tra, e nessuna proposizione atomica incompatibile con
unaltra. Cos, tutta la questione dellinferenza logica con
cerne le proposizioni che non sono atomiche: le proposizio
ni molecolari.
La teoria di Wittgenstein delle proposizioni molecolari si
fonda sulla sua teoria della costruzione delle funzioni di ve
rit.
Una funzione di verit duna proposizione p una proposi
zione contenente p e tale che la sua verit, o falsit, dipenda
unicamente dalla verit, o falsit, di p; analogamente, una
funzione di verit di pi proposizioni p, q, r,... una propo
sizione contenentep, q, r, ... e tale che la sua verit, o falsit,
dipenda unicamente dalla verit, o falsit, di p, r,...
Potrebbe sembrare, a prima vista, che vi siano altre funzio
ni di proposizioni, oltre le funzioni di verit: tale, ad esempio,
sarebbe A crede p , poich in genere A creder sia delle pro
posizioni vere, sia delle proposizioni false; a meno che egli sia
un individuo eccezionalmente dotato, noi non possiamo infe
rire che p sia vera dal fatto che A crede p, o che p sia falsa dal
fatto che A non crede p. Altre apparenti eccezioni sarebbero
proposizioni quali p una proposizione molto complessa, o
p una proposizione intorno a Socrate.
Secondo Wittgenstein, tuttavia, tali eccezioni sono solo
apparenti: ogni funzione duna proposizione realmente una
funzione di verit. Di conseguenza, se possiamo dare una de
finizione generale delle funzioni di verit, noi possiamo otte
nere una definizione generale di tutte le proposizioni in ter
mini dellinsieme originario di proposizioni atomiche. Ed
questo che Wittgenstein si accinge a fare.

XXXVI

BERTRAND RUSSELL

Come ha mostrato Henry M. Sheffer1tutte le funzioni di


verit dun dato insieme di proposizioni possono essere co
struite a partire da una delle due funzioni non-p o non-q e
non-p e non-q . Wittgenstein (presupponendo noto il saggio
di Sheffer) fa uso della seconda di queste due funzioni. ov
vio come le altre funzioni di verit sono costruite a partire da
non-p e non-q . Non-p e non-p equivalente a non-p ;
di qui otteniamo una definizione della negazione in termini
della nostra funzione primitiva: quindi possiamo definire p
o q, poich questa la negazione di non-p e non-q (ossia
della nostra funzione primitiva).
Lo sviluppo, a partire da non-p e p o q , delle altre fun
zioni di verit presentato nei particolari allinizio dei Princi
pia mathematica.2 Questo d tutto ci che necessario quando
le proposizioni che sono argomenti della nostra funzione di
verit sono date per enumerazione. Wittgenstein, tuttavia,
con unanalisi molto interessante riesce ad estendere il proce
dimento alle proposizioni generali, ossia ai casi ove le propo
sizioni, che sono argomenti della nostra funzione di verit,
non sono date per enumerazione, ma sono date come tutte
quelle che soddisfano una determinata condizione. Se, ad
esempio, fx una funzione proposizionale (ossia una funzione
i cui valori sono proposizioni), quale x umano, allora i vari
valori di fx formano un insieme di proposizioni.
Possiamo estendere lidea non-p e non-q in modo tale da
applicarla al diniego simultaneo di tutte le proposizioni che
sono valori di fx. In questo modo arriviamo alla proposizione
che (in logica matematica) ordinariamente rappresentata
dalle parole fx falsa per tutti i valori di x. La sua negazio
ne sarebbe la proposizione V almeno un x per il quale fx
vera, la quale rappresentata da ( x).fx. Se fossimo par
titi da non-fx, invece che da fx , saremmo arrivati alla proposi
zione fx vera per tutti i valori di x, la quale rappresenta
1 Henry M. Sheffer, A Set o f Five Independent Postulates for Boolean Algebra,
with Application to Logicai Constants , in Proceedings of the American Mathematical Society, 14 (1913), pp. 481-88. [N. d. C.]
2 Alfred North Whitehead, Bertrand Russell, Principia mathematica, Cam
bridge University Press, Cambridge 1910 . [N. d. C.]

XXXVII

INTRODUZIONE

ta da (x).fa. Il metodo con cui Wittgenstein tratta le pro


posizioni generali [(x).fx e ( x).fx ] differisce dai metodi
precedenti in questo: la generalit interviene solo nella speci
ficazione dellinsieme delle proposizioni di cui si tratta; dopo,
la costruzione delle funzioni di verit procede esattamente co
me essa procederebbe nel caso dun numero finito dargomen
ti p, q, r , ... dati per enumerazione.
Il simbolismo usato da Wittgenstein a questo punto non
spiegato completamente nel testo. Il simbolo che egli usa
[p, , N()].
Ecco la spiegazione:
p

sta per tutte le proposizioni atomiche.

sta per qualsiasi insieme di proposizioni.

N() sta per la negazione di tutte le proposizioni di .


L intero simbolo [p, , N()] significa tutto ci che pu es
sere ottenuto facendo una qualsiasi scelta di proposizioni ato
miche, negandole tutte, facendo poi una qualsiasi scelta dal
linsieme di proposizioni ora ottenuto, insieme con alcune
delle proposizioni originarie - e cosi via, indefinitamente.
Questa (scrive Wittgenstein) la funzione di verit generale
ed anche la forma generale della proposizione. Che cosa egli
intenda qualcosa di meno complicato di quanto sembri. Il
simbolo deve descrivere un procedimento mediante il quale,
date le proposizioni atomiche, si possano generare tutte le al
tre. Questo procedimento ha tre fondamenti:
(a) la dimostrazione di Sheffer, che tutte le funzioni di ve
rit si possono ottenere a partire dalla negazione simul
tanea (ossia a partire da non-p e non-q );
(b) la teoria di Wittgenstein, della derivazione delle propo
sizioni generali da congiunzioni e disgiunzioni;
(c) lasserzione, che una proposizione pu ricorrere in
unaltra proposizione unicamente quale argomento du
na funzione di verit.

XXXVIII

BERTRAND RUSSELL

Dati questi tre fondamenti, tutte le proposizioni che non


siano atomiche possono esser derivate da proposizioni atomi
che, con un procedimento uniforme, il procedimento indicato
dal simbolo di Wittgenstein.
Movendo da questo metodo uniforme di costruzione, noi
arriviamo ad una prodigiosa semplificazione della teoria del
linferenza, come pure a una definizione della sorta di propo
sizioni che appartengono alla logica. D metodo di generazione
test descritto consente a Wittgenstein di dire che tutte le
proposizioni possono essere costruite nella maniera suddetta
a partire da proposizioni atomiche, e in questo modo defini
ta la totalit delle proposizioni. (Le summenzionate apparenti
eccezioni sono trattate in una maniera che considereremo pi
tardi.) Wittgenstein pu quindi asserire le seguenti tesi: le
proposizioni sono tutto ci che segue dalla totalit delle pro
posizioni atomiche (insieme con il fatto che essa la loro tota
lit); una proposizione sempre una funzione di verit di pro
posizioni atomiche; se p segue da q ( implicitata da q), il si
gnificato di p contenuto nel significato di q, onde natural
mente risulta che nulla pu dedursi da una proposizione ato
mica. Tutte le proposizioni della logica sono (per Wittgen
stein) tautologie (ad esempio, p o non-p).
L impossibilit di deduzioni da una proposizione atomica
ha interessanti applicazioni: ad esempio, alla causalit. Per la
logica di Wittgenstein, non v alcun nesso causale. Gli
eventi del futuro non possiamo arguirli dagli eventi presenti.
La credenza nel nesso causale la superstizione (5.1361). Che
il sole domani sorger unipotesi. In realt, noi non sappia
mo se esso sorger: non v alcuna necessit cogente per la
quale una cosa debba avvenire poich ne avviene unaltra.
Affrontiamo ora un altro tema: il tema dei nomi. Nel lin
guaggio logico di Wittgenstein, si dnno nomi solo alle entit
semplici. Non si dnno due nomi ad una cosa (ad ununica e
stessa cosa), n un nome (un unico e stesso nome) a due cose.
Non v mezzo alcuno, secondo Wittgenstein, con il quale de
scrivere la totalit delle cose che possono essere denominate,

INTRODUZIONE

XXXIX

in altri termini, la totalit di ci che v nel mondo. Per essere


in grado di far ci, noi dovremmo conoscere qualche proprie
t che debba appartenere ad ogni cosa per necessit logica.
Si cercato di trovare una tale propriet nella autoidenti
t; ma il concetto didentit sottoposto da Wittgenstein ad
uninesorabile critica distruttiva. La definizione dellidentit
mediante lidentit degli indiscernibili rigettata poich li
dentit degli indiscernibili non sembra un principio logica
mente necessario. Secondo questo principio, x identico ad y
se ogni propriet di x una propriet di y. Ma non logica
mente impossibile che due cose abbiano esattamente le stes
se propriet. Se poi, di fatto, questo non avviene, solo una
caratteristica accidentale del mondo, non una caratteristica
logicamente necessaria, e (ovviamente) le caratteristiche acci
dentali del mondo non possono esser ammesse nella struttura
della logica.
Wittgenstein, di conseguenza, bandisce lidentit e adotta
la convenzione che lettere differenti significhino cose diffe
renti. Nella pratica, dellidentit v bisogno, ad esempio, tra
un nome ed una descrizione, o tra due descrizioni. Delliden
tit v bisogno per proposizioni quali Socrate il filosofo
che bevve la cicuta, o Il numero primo pari limmediato
successore di 1 ( il numero che immediatamente segue 1).
Ma per tali usi dellidentit facile provvedere nel sistema di
Wittgenstein.
Il rigetto dellidentit elimina un metodo per parlare della
totalit delle cose, e qualsiasi altro metodo che possa esser
suggerito egualmente ingannevole. Cos, almeno, dice Witt
genstein, e, io penso, giustamente. Questo equivale a dire che
oggetto uno pseudoconcetto. Dire x un oggetto dire
nulla. Di conseguenza, non si possono fare asserzioni quali
Vi sono pi di tre oggetti nel mondo, o V un numero in
finito doggetti nel mondo. Di oggetti pu parlarsi solo in
connessione con una qualche propriet definita. Noi possiamo
dire Vi son pi di tre oggetti che sono umani, o Vi sono
pi di tre oggetti che sono rossi, poich, in queste asserzioni,
alla parola oggetto si pu sostituire una variabile nel lin
guaggio della logica (nel primo caso, la variabile che soddisfa

XL

BERTRAND RUSSELL

la funzione x umano; nel secondo caso, la variabile che


soddisfa la funzione x rosso). Ma, quando tentiamo di di
re Vi sono pi di tre oggetti, questa sostituzione della va
riabile alla parola oggetto diviene impossibile, e la proposi
zione risulta priva di significato.
Ecco un esempio duna fondamentale tesi di Wittgenstein:
impossibile dire qualcosa sopra il mondo come un tutto; tut
to ci che possa essere detto deve concernere parti limitate
del mondo. possibile che questa concezione sia stata origi
nariamente suggerita dalla notazione. Se cos, ci depone a
favore di essa, poich una buona notazione cos sottile e sti
molante che talvolta sembra quasi un maestro in carne ed os
sa. Le irregolarit nella notazione sono spesso il primo segno
derrori filosofici, ed una notazione perfetta sarebbe un sosti
tuto del pensiero. Ma, quantunque sia possibile che la nota
zione abbia inizialmente suggerito a Wittgenstein la limita
zione della logica alle cose entro il mondo in quanto contrap
poste al mondo come un tutto, tuttavia questa concezione,
una volta suggerita, pare avere ancora altri meriti. Se essa sia
ultimamente vera, non posso, da parte mia, dire di saperlo. In
questa Introduzione io devo esporla, non pronunciarmi su
essa.
Secondo questa concezione, del mondo come un tutto noi
potremmo parlare solo se potessimo trasporci fuori del mon
do; in altri termini, se esso cessasse dessere per noi tutto il
mondo. possibile che il nostro mondo sia limitato per un es
sere superiore che lo possa contemplare dallalto; ma, per noi,
il nostro mondo, per finito che possa essere, non pu avere li
miti, poich il mondo non ha nulla che sia fuori di esso. Witt
genstein ricorre qui alla metafora del campo visivo. Come il
nostro campo visivo non ha, per noi, un limite visivo, appun
to poich nulla fuori desso, cos il nostro mondo logico non
ha un limite logico poich la nostra logica nulla conosce che
sia fuori di esso.
Queste considerazioni conducono Wittgenstein ad una sin
golare discussione del solipsismo. La logica, egli dice, perva
de il mondo. I limiti del mondo sono anche i limiti di essa.
Noi non possiamo, dunque, dire nella logica: Questo e que-

INTRODUZIONE

XLI

staltro v nel mondo, quello no. Infatti, ci parrebbe pre


supporre che noi escludiamo certe possibilit, e questo non
pu essere, poich richiederebbe che la logica trascendesse i
limiti del mondo; solo cos essa potrebbe contemplare questi
limiti anche dallaltro lato. Ci che noi non possiamo pensare,
noi non lo possiamo pensare; n, di conseguenza, noi possia
mo dire ci che noi non possiamo pensare.
Questo (secondo Wittgenstein) d la chiave del solipsismo.
Ci che il solipsismo intende del tutto corretto; solo, non
pu esser detto, ma pu unicamente essere mostrato. Che il
mondo il mio mondo appare nel fatto che i limiti del lin
guaggio (dellunico linguaggio che io comprenda) indicano i li
miti del mio mondo. Il soggetto metafisico non appartiene al
mondo, ma del mondo un limite.
Dobbiamo ora affrontare la questione di quelle proposi
zioni molecolari che, a prima vista, non sono funzioni di ve
rit delle proposizioni in esse contenute: ad esempio, A cre
de p.
Wittgenstein introduce questo tema quando enuncia la
propria tesi che tutte le funzioni molecolari sono funzioni di
verit. Egli dice (5.54): Nella forma proposizionale generale,
la proposizione ricorre nella proposizione solo quale base delle
operazioni di verit. A prima vista (egli prosegue) pare che
una proposizione possa ricorrere in unaltra anche altrimenti:
ad esempio, A crede p. Prima facie, qui sembra che la pro
posizione p stia in una specie di relazione con loggetto A.
Ma chiaro che A crede che p , A pensap , A dice p
sono della forma p dice p : E qui si tratta non duna coor
dinazione dun fatto e dun oggetto, ma della coordinazione
di fatti per coordinazione dei loro oggetti (5.542).
Qui Wittgenstein si esprime cos brevemente da riuscire
quasi inintelligibile a chi non abbia presenti le controversie al
le quali egli fa riferimento. La teoria dalla quale Wittgenstein
dissente si trova in alcuni miei articoli sulla natura della verit

X LII

BERTRAND RU SSELL

e della falsit.3Il problema : qual la forma logica della cre


denza, lo schema che rappresenta ci che accade quando una
persona crede? Naturalmente, il problema si pone non solo
per la credenza, ma anche per numerosi altri fenomeni menta
li che possono chiamarsi atteggiamenti proposizionali [propositional attitudes]: dubitare, considerare, desiderare, etc.
In tutti questi casi, sembra naturale esprimere il fenomeno
nella forma A dubita di p , A desidera p , etc., il che fa
sembrare che noi trattiamo duna relazione tra una persona
ed una proposizione. Questa non pu, naturalmente, essere
l'analisi definitiva, poich le persone sono finzioni e finzioni
sono le proposizioni, tranne che nel senso nel quale esse siano
dei fatti a s. Una proposizione, considerata come un fatto a
s, pu essere un insieme di parole che un soggetto dice fra s
e s, o unimmagine complessa, o una sequenza dimmagini
che passano per la sua mente, o un insieme di incipienti movi
menti del corpo. Le possibilit sono innumerevoli.
La proposizione quale fatto a s (ad esempio, linsieme at
tuale di parole che il soggetto pronuncia fra s e s) non rile
vante per la logica. Ci che per la logica rilevante quelle
lemento, comune a tutti questi fatti, il quale gli consente di si
gnificare il fatto asserito dalla proposizione. Per la psicologia,
naturalmente, rilevante qualcosa di pi; infatti, un simbolo
significa ci che esso simbolizza non solo in virt duna rela
zione logica, ma anche in virt duna relazione psicologica (di
intenzione, o di associazione,... ).
La parte psicologica del significato, tuttavia, non concerne
il logico. Ci che lo concerne, in questo problema della cre
denza, lo schema logico. Quando una persona crede una
proposizione, non necessario, per spiegare ci che avviene,
supporre la persona considerata quale soggetto metafisico.
Ci che si deve spiegare la relazione tra quellinsieme di pa
role che la proposizione, considerata quale fatto a s, ed il
fatto oggettivo il quale rende la proposizione vera, o falsa.
Ci si riduce ultimamente alla questione del significato del
3
Bertrand Russell, PhilosophicalEssays, Longmans, London 19 10 . Bertrand
Russell, On the Nature o f Truth, in Proceedings of the Aristotelian Society, 7
(1906-7), pp. 28-49. [N. d. C.]

INTRODUZIONE

XLIII

le proposizioni: il significato delle proposizioni l'unica parte


non psicologica del problema che appaia nellanalisi della cre
denza. Questo problema semplicemente il problema duna
relazione tra due fatti: la successione di parole usate dal sog
getto che crede, da una parte, e, dallaltra, il fatto oggetti
vo che rende queste sue parole vere, o false. La successione
di parole un fatto tanto quanto un fatto ci che la rende
vera, o falsa. La relazione tra questi due fatti non inanaliz
zabile, poich il significato duna proposizione risulta dal si
gnificato delle sue parole costituenti. Il significato di quella
successione di parole che una proposizione una funzione
dei significati delle parole singole.
Di conseguenza, la proposizione come un tutto non entra
realmente in ci che si deve spiegare quando si spiega il signi
ficato duna proposizione. Nei casi da noi considerati, la pro
posizione appare in quanto fatto, non in quanto proposizione.
Questo asserto, tuttavia, non devessere preso troppo alla let
tera. Il punto essenziale questo: nellatto del credere, nel
latto del desiderare, etc., ci che logicamente fondamentale
la relazione duna proposizione, considerata quale fatto, con
il fatto che la rende vera, o falsa, e questa relazione tra i due
fatti riducibile ad una relazione dei loro costituenti. Qui,
dunque, la proposizione non appare affatto nello stesso senso
nel quale essa appare in una funzione di verit.
Vi sono alcuni aspetti sotto i quali, mi sembra, la teoria di
Wittgenstein richiede ulteriori sviluppi tecnici. Ci vale, in
particolare, per la sua teoria del numero (6.02 ss.). Essa, nella
sua formulazione attuale, non pu trattare che numeri finiti:
ma una logica non pu considerarsi adeguata sinch non risul
ti capace di trattare i numeri transfiniti.
Tuttavia, io non penso che nel sistema di Wittgenstein vi
sia qualcosa che gli renda impossibile colmare questa lacuna.
Pi interessante di tali questioni (relativamente di detta
glio) latteggiamento di Wittgenstein nei confronti del Mi
stico. Il suo atteggiamento al riguardo il naturale sviluppo
dalla dottrina (elaborata da Wittgenstein in sede di pura logi
ca), secondo la quale la proposizione logica unimmagine

XLIV

BERTRAND RU SSELL

(vera, o falsa) del fatto, e con il fatto ha in comune una certa


struttura. questa struttura comune che rende la proposizio
ne capace di essere unimmagine del fatto, ma la struttura non
pu essere essa stessa formulata in parole, poich una strut
tura di parole, cos come dei fatti ai quali le parole si riferisco
no. Tutto ci, quindi, che implicito nellidea stessa delle
spressivit del linguaggio, fatalmente insuscettibile despres
sione nel linguaggio: , letteralmente, inesprimibile.
Questo inesprimibile include, secondo Wittgenstein, la to
talit della logica e della filosofia. Il metodo giusto per inse
gnare filosofia, dice Wittgenstein, sarebbe limitarsi alle pro
posizioni delle scienze, formulate con la maggior chiarezza e
la maggior esattezza possibili, lasciando le asserzioni filosofiche al discepolo e dimostrandogli, ogni volta che egli faccia
delle asserzioni filosofiche, che esse sono prive di significato.
vero che a chi tentasse questo metodo dinsegnamento po
trebbe toccare la sorte di Socrate, ma noi non dobbiamo la
sciarci intimidire, se quello lunico metodo giusto.
Non questa la ragione per la quale noi esitiamo ad accet
tare la tesi di Wittgenstein, nonostante i vigorosissimi argo
menti da lui addotti a sostegno di essa. La causa dellesitazio
ne unaltra: Wittgenstein, nonostante tutto, riesce a dire
molte cose intorno a ci che non pu essere detto, suggerendo
cos al lettore scettico che forse vi possa essere una qualche
scappatoia, attraverso una gerarchia di linguaggi o per qualche
altra via.
Tutta la materia delletica, ad esempio, da Wittgenstein
ubicata nella regione mistica, inesprimibile. E, tuttavia, egli
riesce a comunicare le proprie opinioni etiche. Wittgenstein
potrebbe difendersi replicando che ci, che egli chiama il Mi
stico, pu essere mostrato, pur non potendo essere detto. Pu
essere una difesa plausibile. Tuttavia, io non posso non con
fessare che essa mi lascia con una sensazione di disagio intel
lettuale.
V un problema, puramente logico, riguardo al quale que
ste difficolt sono particolarmente acute: il problema della ge
neralit. Nella teoria della generalit, necessario considerare
tutte le proposizioni della forma fx, ove fx una data funzione

INTRODUZIONE

XLV

proposizionale. Questo appartiene alla parte della logica che,


secondo il sistema di Wittgenstein, pu essere espressa. Ma la
totalit dei possibili valori di x (la quale sembrerebbe coinvol
ta nella totalit delle proposizioni della forma fx), non appar
tiene, per Wittgenstein, alle cose delle quali si pu parlare,
poich essa nullaltro che la totalit delle cose nel mondo, e
perci comporta il tentativo di concepire il mondo come un
tutto: Il sentimento del mondo come una totalit delimitata
il sentimento mistico; quindi, la totalit dei valori di x
mistica (6.45). Wittgenstein lo dice espressamente quando
nega che noi possiamo formare proposizioni le quali dicano
quante cose vi sono nel mondo: ad esempio, che ve ne siano
pi di tre.
Queste difficolt mi suggeriscono una possibilit: ogni lin
guaggio ha (come dice Wittgenstein) una struttura della qua
le, in quel linguaggio, nulla pu essere detto, ma vi pu essere
un altro linguaggio il quale tratti della struttura del primo lin
guaggio e, a sua volta, abbia una nuova struttura, e questa ge
rarchia di linguaggi pu essere illimitata.
Wittgenstein, naturalmente, risponderebbe che tutta la sua
teoria sia applicabile, senza modificazioni, alla totalit di tali
linguaggi. La sola replica sarebbe negare che tale totalit vi
sia. Le totalit, delle quali Wittgenstein sostiene che sia im
possibile parlare logicamente, sono tuttavia da lui pensate co
me esistenti, e sono loggetto del suo misticismo. La totalit
risultante dalla nostra gerarchia sarebbe non solo logicamente
inesprimibile, ma una finzione, unillusione, e in questo modo
la supposta sfera del Mistico sarebbe soppressa. Tale ipotesi
molto difficile, ed io posso vedere obiezioni ad essa, alle quali,
per il momento, non so come rispondere. Tuttavia, non vedo
come unipotesi meno difficile possa sottrarsi alle conclusioni
di Wittgenstein.
Anche se questa difficilissima ipotesi risultasse sostenibile,
essa lascerebbe intatta grandissima parte della teoria di Witt
genstein, quantunque, forse, non quella parte cui egli stesso
annette pi importanza e pi valore. Con la mia lunga espe
rienza delle difficolt della logica e dellillusoriet di teorie ap
parentemente irrefutabili, non posso essere sicuro della giu-

XLVI

INTRODUZIONE

stezza duna teoria unicamente poich non posso vedere un


punto nel quale essa sia errata. Ma lavere costruito una teoria
della logica che in nessun punto sia manifestamente errata
stata unimpresa di straordinaria difficolt e importanza.
questo un merito che rende il Tractatus di Wittgenstein un li
bro che nessun filosofo serio pu impunemente ignorare.
BERTRAND RU SSELL

Maggio 1922.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

Dedicato
alla memoria del mio amico
David H. Pinsent
Motto:... e tutto ci che si sa,
che non si sia solo udito rumoreggiare
e mormorare, pu dirsi in tre parole.
KRNBERGER

PREFAZIO N E

Questo libro, forse, lo comprender solo colui che gi a sua


volta abbia pensato i pensieri ivi espressi - o, almeno, pensie
ri simili Esso non , dunque, un manuale Conseguireb
be il suo fine se piacesse ad uno che lo legga comprendendolo.
Il libro tratta i problemi filosofici e mostra - credo - che la
formulazione di questi problemi si fonda sul fraintendimento
della logica del nostro linguaggio. Tutto il senso del libro si
potrebbe riassumere nelle parole: Tutto ci che pu essere
detto si pu dire chiaramente; e su ci, di cui non si pu par
lare, si deve tacere.
Il libro vuole, dunque, tracciare al pensiero un limite, o
piuttosto - non al pensiero stesso, ma allespressione dei pen
sieri: Ch, per tracciare un limite al pensiero, noi dovremmo
poter pensare ambo i lati di questo limite (dovremmo, dun
que, poter pensare quel che pensare non si pu).
Il limite non potr, dunque, venire tracciato che nel lin
guaggio, e ci che oltre il limite non sar che nonsenso.
In quale misura i miei sforzi coincidano con quelli daltri fi
losofi non voglio giudicare. Ci che io ho qui scritto non pre
tende invero dessere nuovo, nei particolari; n perci cito
fonti, poich m indifferente se gi altri, prima di me, abbia
pensato ci che io ho pensato.
Mi limiter a ricordare che io devo alle grandiose opere di
Frege ed ai lavori del mio amico Bertrand Russell gran parte
dello stimolo ai miei pensieri.

PREFAZIONE

Se questopera ha un valore, il suo valore consiste in due


cose. In primo luogo, pensieri son qui espressi; e questo valore
sar tanto maggiore quanto meglio i pensieri siano espressi.
Quanto pi si sia clto nel segno. - Qui so dessere rimasto
ben sotto il possibile. Semplicemente poich la mia forza
impari al compito. - Possa altri venire e far ci meglio.
Invece, la verit dei pensieri qui comunicati mi sembra in
tangibile ed irreversibile. Io ritengo, dunque, davere defini
tivamente risolto nellessenziale i problemi. E, se qui non er
ro, il valore di questopera consiste allora, in secondo luogo,
nel mostrare a quanto poco valga lavere risolto questi pro-

Vienna, 1918.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

1*

Il mondo tutto ci che accade.

1 .1

II mondo la totalit dei fatti, non delle

1.11

II mondo determinato dai fatti e dallessere essi


tutti i fatti.

1 .1 2

Ch la totalit dei fatti determina ci che accade, ed


anche tutto ci che non accade.

1 .1 3

I fatti nello spazio logico sono il mondo.

1.2

II mondo si divide in fatti.

1 .21

Qualcosa pu accadere o non accadere e tutto il re


sto rimanere eguale.

Ci che accade, il fatto, il sussistere di stati di


cose.

2.01

Lo stato di cose un nesso doggetti (entit, cose).

2.011

essenziale alla cosa poter essere parte costitutiva


duno stato di cose.

2.012

cose.

Nella logica nulla accidentale: Se la cosa pu ricor-

* I decimali, che numerano le singole proposizioni, ne denotano limportanza


logica, il rilievo che ad esse spetta nella mia esposizione. Le proposizioni n.1 , n.2,
n.3, etc., sono commenti alla proposizione n; le proposizioni n.m i, n.m2, etc.,
commenti alla proposizione n.m; e cos via.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

rere nello stato di cose, la possibilit dello stato di


cose devessere gi pregiudicata nella cosa.
2. 01 21

Parrebbe quasi un accidente se alla cosa, che potesse


sussistere per s sola, successivamente potesse con
venire una situazione.
Se le cose possono ricorrere in stati di cose, ci deve
gi essere in esse.
(Qualcosa di logico non pu essere solo-possibile. La
logica tratta di ogni possibilit, e tutte le possibilit
sono i suoi fatti.)
Come non possiamo affatto concepire oggetti spa
ziali fuori dello spazio, oggetti temporali fuori del
tempo, cos noi non possiamo concepire alcun ogget
to fuori della possibilit del suo nesso con altri.
Se posso concepire loggetto nel contesto dello stato
di cose, io non posso concepirlo fuori della possibili
t di questo contesto.

2.0122

La cosa indipendente nella misura nella quale essa


pu ricorrere in tutte le situazioni possibili, ma que
sta forma dindipendenza una forma di connessio
ne con lo stato di cose, una forma di non-indipendenza. ( impossibile che le parole appaiano in due
differenti modi: da sole, e nella proposizione.)

2.0123

Se conosco loggetto, io conosco anche tutte le pos


sibilit della sua ricorrenza in stati di cose.
(Ognuna di tali possibilit devessere nella natura
delloggetto.)
Non pu trovarsi successivamente una nuova possi
bilit.

2.0 12 3 1 Per conoscere un oggetto non ne devo conoscere le


propriet esterne - ma tutte le sue propriet inter
ne io le devo conoscere.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

11

2.0124 Se sono dati tutti gli oggetti, con ci sono dati tutti
gli stati di cose possibili.
2.013

Ogni cosa come in uno spazio di possibili stati di


cose. Questo spazio posso pensarlo vuoto, ma certo
io non posso pensare la cosa senza lo spazio.

2 .0 131

L oggetto spaziale devessere nello spazio infinito.


(Il punto dello spazio un posto dargomento.)
La macchia nel campo visivo pu non essere rossa,
ma un colore non pu non averlo: Essa ha, per cos
dire, lo spazio cromatico intorno a s. Il suono deve
avere una altezza, loggetto del tatto una durezza, e
cos via.

2.014

Gli oggetti contengono la possibilit di tutte le si


tuazioni.

2.0 14 1 La possibilit della sua ricorrenza in stati di cose la


forma delloggetto.
2.02

L oggetto semplice.

2.0201 Ogni enunciato sopra complessi pu scomporsi in


un enunciato sopra le loro parti costitutive e nelle
proposizioni che descrivono completamente i com
plessi.
2.021

Gli oggetti formano la sostanza del mondo. Perci


essi non possono essere composti.

2 .0211 Se il mondo non avesse una sostanza, lavere una


proposizione senso dipenderebbe allora dallessere
unaltra proposizione vera.
2.0212 Sarebbe allora impossibile progettare unimmagine
del mondo (vera o falsa).
2.022

manifesto che un mondo, per quanto differente


sia pensato dal mondo reale, deve avere in comune
con il mondo reale qualcosa - una forma

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

13

2.023

Questa forma fissa consta appunto degli oggetti.

2.0231

La sostanza del mondo pu determinare solo una


forma, non gi propriet materiali. Infatti queste so
no rappresentate solo dalle proposizioni - sono for
mate solo dalla configurazione degli oggetti.

2.0232

Detto approssimativamente: Gli oggetti sono inco


lori.

2.0233

Due oggetti deguale forma logica sono - a prescin


dere dalle loro propriet esterne - distinti luno
dallaltro solo dallessere differenti.

2.02331 O una cosa ha propriet che nessunaltra cosa ha,


nel qual caso la si pu senzaltro distinguere, me
diante una descrizione, dalle altre, ed indicarla; o,
invece, vi sono pi cose che hanno in comune tutte
le loro propriet, nel qual caso affatto impossibile
indicarne una.
Infatti, se la cosa per nulla distinta, non la posso
distinguere, ch altrimenti essa sarebbe, appunto,
distinta.
2.024

La sostanza ci che sussiste indipendentemente da


ci che accade.

2.025

Essa forma e contenuto.

2.0251 Spazio, tempo e colore (cromaticit) sono forme de


gli oggetti.
2.026

Solo se vi sono oggetti pu esservi una forma fissa


del mondo.

2.027

II fisso, il sussistente e loggetto sono tuttuno.

2.0271 L oggetto il fisso, il sussistente; la configurazione


il vario, lincostante.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

15

2.0272

La configurazione degli oggetti forma lo stato di


cose.

2.03

Nello stato di cose gli oggetti sono interconnessi,


come le maglie duna catena.

2.031

Nello stato di cose gli oggetti sono in una determi


nata relazione luno con laltro.

2.032

II modo, nel quale gli oggetti ineriscono luno allal


tro nello stato di cose, la struttura dello stato di
cose.

2.033

La forma la possibilit della

2.034

La struttura del fatto consta delle strutture degli


stati di cose.

2.04

La totalit degli stati di cose sussistenti il mondo.

2.05

La totalit degli stati di cose sussistenti determina


anche quali stati di cose non sussistono.

2.06

II sussistere e non sussistere di stati di cose la


realt.
(Il sussistere di stati di cose lo chiamiamo anche un
fatto positivo; il non sussistere, un fatto negativo.)

2.061

Gli stati di cose sono indipendenti luno dallaltro.

2.062

Dal sussistere o non sussistere duno stato di cose


non pu concludersi al sussistere o non sussistere
dun altro.

2.063

L a realt tutta il mondo.

2.1

Noi ci facciamo immagini dei fatti.

2 .11

L immagine presenta la situazione nello spazio logi


co, il sussistere e non sussistere di stati di cose.

struttura.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

2.12

L immagine un modello della realt.

2.13

Agli oggetti corrispondono nellimmagine gli ele


menti dellimmagine.

2 .13 1

Gli elementi dellimmagine sono rappresentanti de


gli oggetti nellimmagine.

2.14

L immagine consiste nellessere i suoi elementi in


una determinata relazione luno con laltro.

2 .14 1

L immagine un fatto.

2.15

Che gli elementi dellimmagine siano in una deter


minata relazione luno con laltro rappresenta che le
cose sono in questa relazione luna con laltra.
Questa connessione degli elementi dellimmagine
sar chiamata struttura dellimmagine; la possibilit
della struttura, forma di raffigurazione dellimma
gine.

2 .15 1

La forma di raffigurazione la possibilit che le co


se siano luna con laltra nella stessa relazione che
gli elementi dellimmagine.

2 .15 1 1

cos che limmagine connessa con la realt; giun


ge ad essa.

2 .15 12

Essa come un metro apposto alla realt.

2 .15 12 1 Solo i punti estremi delle righe di graduazione tocca


no loggetto da misurare.
2 .15 13

Secondo questa concezione, dunque, appartiene al


limmagine anche quella relazione di raffigurazione
che dellimmagine fa appunto unimmagine.

2 .15 14

La relazione di raffigurazione consta delle coordina


zioni degli elementi dellimmagine e delle cose.

2 .15 15

Queste coordinazioni sono quasi le antenne degli


elementi dellimmagine, con le quali limmagine toc
ca la realt.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

19

2.16

II fatto, per essere immagine, deve avere qualcosa in


comune con il raffigurato.

2 .16 1

Nellimmagine e nel raffigurato qualcosa devessere


identico, affinch quella possa essere unimmagine
di questo.

2.17

Ci che limmagine deve avere in comune con la


realt, per poterla raffigurare - correttamente o fal
samente - nel proprio modo, la forma di raffigu
razione propria dellimmagine.

2 .17 1

L immagine pu raffigurare ogni realt della quale


ha la forma.
L immagine spaziale, tutto lo spaziale; la cromatica,
tutto il cromatico; etc.

2.172

La sua propria forma di raffigurazione, tuttavia,


limmagine non pu raffigurarla; essa la esibisce.

2.173

L immagine rappresenta il suo oggetto dal di fuori


(suo punto di vista la sua forma di rappresentazio
ne), perci limmagine rappresenta il suo oggetto
correttamente o falsamente.

2.174

L immagine non pu, tuttavia, porsi fuori della pro


pria forma di rappresentazione.

2.18

Ci che ogni immagine, di qualunque forma essa


sia, deve avere in comune con la realt, per poterla
raffigurare - correttamente o falsamente -, la for
ma logica, ossia la forma della realt.

2 .18 1

Se la forma di raffigurazione la forma logica, lim


magine si chiama limmagine logica.

2.182

Ogni immagine anche unimmagine logica. (Inve


ce, ad esempio, non ogni immagine unimmagine
spaziale.)

2.19

L immagine logica pu raffigurare il mondo.

2.2

L immagine ha in comune con il raffigurato la for


ma logica di raffigurazione.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

21

2.201

L immagine raffigura la realt rappresentando una


possibilit del sussistere e non sussistere di stati di
cose.

2.202

L immagine rappresenta una possibile situazione


nello spazio logico.

2.203

L immagine contiene la possibilit della situazione


che essa rappresenta.

2.21

L immagine concorda o non concorda con la realt;


essa corretta o scorretta, vera o falsa.

2.22

L immagine rappresenta ci che rappresenta, indi


pendentemente dalla propria verit o falsit, me
diante la forma di raffigurazione.

2.221

Ci che limmagine rappresenta il proprio senso.

2.222

Nella concordanza o non-concordanza del senso


dellimmagine con la realt consiste la verit o falsi
t dellimmagine.

2.223

Per riconoscere se limmagine sia vera o falsa noi


dobbiamo confrontarla con la realt.

2.224

Dallimmagine soltanto non pu riconoscersi se essa


sia vera o falsa.

2.225

Unimmagine vera a priori non v.

L immagine logica dei fatti il pensiero.

3.001

Uno stato di cose pensabile vuol dire: Noi pos


siamo farci unimmagine di esso.

3.01

La totalit dei pensieri veri unimmagine del


mondo.

3.02

II pensiero contiene la possibilit della situazione


che esso pensa. Ci che pensabile anche possi
bile.

3.03

Noi non possiamo pensare nulla dillogico, poich


altrimenti dovremmo pensare illogicamente.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

23

3.031

Si diceva una volta: Dio pu creare tutto, ma nulla


che sia contro le leggi logiche. - Infatti, dun mon
do illogico noi non potremmo dire quale aspetto
esso avrebbe.

3.032

Qualcosa contraddicente la logica si pu rappre


sentare nel linguaggio non pi di quanto, nella geo
metria, si possa rappresentare, mediante le sue coor
dinate, una figura contraddicente le leggi dello spa
zio; o dare le coordinate dun punto inesistente.

3.0321

Noi possiamo si rappresentare spazialmente uno


stato di cose che vada contro le leggi della fisica, ma
non uno stato di cose che vada contro le leggi della
geometria.

3.04

Un pensiero corretto a priori sarebbe un pensiero, la


cui possibilit ne condizionasse la verit.

3.05

Potremmo sapere a priori che un pensiero vero so


lo se dal pensiero stesso (senza termine di confron
to) se ne potesse conoscere la verit.

3 .1

Nella proposizione il pensiero sesprime in modo


percepibile mediante i sensi.

3 .1 1

Noi usiamo il segno percepibile mediante i sensi (se


gno fonico o grafico etc.) della proposizione quale
proiezione della situazione possibile.
Il metodo di proiezione il pensare il senso della
proposizione.

3.12

II segno, mediante il quale esprimiamo il pensiero,


io lo chiamo il segno proposizionale. E la proposi
zione il segno proposizionale nella sua relazione di
proiezione con il mondo.

3 .13

Alla proposizione appartiene tutto ci che appartie


ne alla proiezione, ma non il proiettato.
Dunque, la possibilit del proiettato, ma non il
proiettato stesso.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

25

Nella proposizione, dunque, non ancora contenu


to il suo senso, ma contenuta la possibilit d'e spri
merlo.
(Il contenuto della proposizione vuol dire il con
tenuto della proposizione munita di senso.)
Nella proposizione contenuta la forma, ma non il
contenuto, del suo senso.
3.14

II segno proposizionale consiste nellessere i suoi


elementi (le parole) in una determinata relazione
luno con laltro.
Il segno proposizionale un fatto.

3 .14 1

La proposizione non un miscuglio di parole. - (Co


me il tema musicale non un miscuglio di suoni.)
La proposizione articolata.

3.142

Solo fatti possono esprimere un senso; una classe di


nomi non pu farlo.

3.143

Che il segno proposizionale sia un fatto viene nasco


sto dalla consueta forma despressione grafica o tipo
grafica.
Infatti, nella proposizione stampata, ad esempio, il
segno proposizionale non pare essenzialmente diffe
rente dalla parola.
(Ecco perch Frege ha potuto denominare la propo
sizione un nome composto.)

3 .14 3 1

Chiarissima diviene lessenza del segno proposizio


nale se lo concepiamo composto, invece che di segni
grafici, doggetti spaziali (come tavoli, sedie, libri).
La posizione spaziale reciproca di queste cose espri
me allora il senso della proposizione.

3.1432

Non: Il segno complesso <aRb> dice che a sta nel


la relazione R con b, ma: Che a stia in una certa
relazione con b dice che aRb.

3.144

Le situazioni si possono descrivere, non denomi


nare.
(I nomi somigliano a punti; le proposizioni, a frecce:
Esse hanno senso.)

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

27

3.2

Nella proposizione il pensiero pu essere espresso


cos che agli oggetti del pensiero corrispondano ele
menti del segno proposizionale.

3.201

Questi elementi io li chiamo segni semplici; la


proposizione, completamente analizzata.

3.202

I segni semplici impiegati nella proposizione si chia


mano nomi.

3.203

II nome significa loggetto. L oggetto il suo signi


ficato. (A lo stesso segno che A.)

3.21

Alla configurazione dei segni semplici nel segno


proposizionale corrisponde la configurazione degli
oggetti nella situazione.

3.22

II nome il rappresentante, nella proposizione, del


loggetto.

3.221

Gli oggetti io li posso solo nominare. I segni ne sono


rappresentanti. Io posso solo dime, non dirli. Una
proposizione pu dire solo come una cosa , non che
cosa essa .

3.23

II requisito della possibilit dei segni semplici il re


quisito della determinatezza del senso.

3.24

La proposizione che tratta del complesso sta in rela


zione interna con la proposizione che tratta duna
parte costitutiva del complesso.
Il complesso pu essere dato solo mediante la sua
descrizione, e questa sar giusta o errata. La pro
posizione ove si parla dun complesso sar, se que
sto non esiste, non insensata, ma semplicemente
falsa.
Che un elemento proposizionale designi un com
plesso si pu vedere da unindeterminatezza nelle
proposizioni ove lelemento ricorre. Noi sappiamo
che da questa proposizione non ancora tutto de
terminato. (In effetti, la designazione di generalit
contiene un archetipo.)

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

29

La contrazione in un simbolo semplice del simbolo


dun complesso pu esser espressa da una defini
zione.
3.25

V una e solo una analisi completa della proposi


zione.

3.251

La proposizione esprime in guisa determinata e


chiaramente indicabile ci che esprime: La proposi
zione articolata.

3.26

II nome non pu ulteriormente smembrarsi median


te una definizione: Esso un segno primitivo.

3.261

Ogni segno definito designa attraverso quei segni,


mediante i quali esso fu definito; e le definizioni in
dicano la via.
Due segni - un segno primitivo e un segno definito
mediante segni primitivi - non possono designare
allo stesso modo. Non si possono disgregare median
te definizioni i nomi. (Nessun segno il quale abbia
da solo, di per s, un significato.)

3.262

Ci che nei segni non viene espresso lo mostra la lo


ro applicazione. Ci che i segni occultano lo rivela la
loro applicazione.

3.263

I significati di segni primitivi si possono spiegare


mediante chiarificazioni. Le chiarificazioni sono
proposizioni che contengono i segni primitivi. Esse
dunque possono essere comprese solo se gi siano
noti i significati di questi segni.

3.3

Solo la proposizione ha senso; solo nel contesto del


la proposizione un nome ha significato.

3.31

Ogni parte della proposizione che ne caratterizzi il


senso, io la chiamo unespressione (un simbolo).
(La proposizione stessa unespressione.)
Espressione quanto dessenziale al senso della pro
posizione le proposizioni possono aver in comune
luna con laltra.
L espressione contrassegna una forma e un conte
nuto.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

31

3 .3 1 1

L espressione presuppone le forme di tutte le propo


sizioni nelle quali essa pu ricorrere. Essa il carat
tere comune duna classe di proposizioni.

3 .312

Essa dunque rappresentata dalla forma generale


delle proposizioni che essa caratterizza.
E, in questa forma, lespressione sar costante; tutto
il resto, variabile.

3 .313

L espressione dunque rappresentata da una varia


bile, i cui valori sono le proposizioni che contengo
no lespressione.
(Al limite, la variabile diviene una costante; le
spressione, una proposizione.)
Io chiamo tale variabile variabile proposizionale.

3.314

L espressione ha significato solo nella proposizione.


Ogni variabile pu concepirsi quale variabile propo
sizionale.
(Anche il nome variabile.)

3.315

Se trasformiamo una parte costitutiva duna propo


sizione in una variabile, v una classe di proposizio
ni le quali tutte sono valori della proposizione varia
bile cos nata. Questa classe dipende ancora in gene
rale da ci che noi, per convenzione arbitraria, in
tendiamo per parti di quella proposizione. Ma se
trasformiamo tutti quei segni, dei quali si arbitra
riamente determinato il significato, in variabili, re
sta pur sempre una tale classe. Ma ora questa di
pendente non pi da una convenzione, ma solo dalla
natura della proposizione. Essa corrisponde ad una
forma logica - ad un archetipo logico.

3.316

Quali valori la variabile proposizionale possa as


sumere, soggetto a determinazione convenzio
nale.
La determinazione dei valori la variabile.

3 .3 17

La determinazione dei valori delle variabili proposi


zionali lindicazione delle proposizioni il cui caratte
re comune la variabile.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

33

La determinazione una descrizione di queste pro


posizioni.
La determinazione tratter dunque solo di simboli,
non del loro significato.
E solo questo essenziale alla determinazione: essere
solo una descrizione di simboli e nulla enunciare intor
no al designato.
Come la descrizione delle proposizioni avvenga
inessenziale.
3.318

La proposizione io la concepisco - come Frege e


Russell - quale funzione delle espressioni in essa
contenute.

3.32

II segno ci che nel simbolo percepibile median


te i sensi.

3.321

Due differenti simboli possono dunque aver in co


mune luno con laltro il segno (segno grafico o se
gno fonico etc.); essi allora designano in modo diffe
rente.

3.322

Non pu mai indicare il carattere comune di due og


getti il designarli con lo stesso segno, ma mediante
due differenti modi di designazione. Infatti il segno
arbitrario. Si potrebbero dunque anche scegliere
due segni differenti, e ove allora rimarrebbe ci che
comune nella designazione?

3.323

Nel linguaggio comune avviene molto di frequente


che la stessa parola designi in modo differente dunque appartenga a simboli differenti -, o che due
parole, che designano in modo differente, esterior
mente siano applicate nella proposizione allo stesso
modo.
Cos la parola appare quale copula, quale segno
deguaglianza e quale espressione dellesistenza;
esistere, quale verbo intransitivo, come anda
re; identico, quale aggettivo; noi parliamo di
Qualcosa, ma anche del fatto che qualcosa avviene.
(Nella proposizione Franco franco - ove la pri

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

35

ma parola un nome di persona; lultima, un agget


tivo - queste parole non hanno semplicemente si
gnificato differente, ma sono simboli differenti.)
3.324

E cos che facilmente nascono le confusioni pi fon


damentali (delle quali la filosofia tutta piena).

3.325

Per evitare questi errori dobbiamo impiegare un lin


guaggio segnico, il quale li escluda non impiegando,
in simboli differenti, lo stesso segno, e non impie
gando, apparentemente nello stesso modo, segni che
designano in modo differente. Un linguaggio segnico, dunque, il quale si conformi alla grammatica lo
gica - alla sintassi logica -.
(Un linguaggio cos lideografia di Frege e di Rus
sell, che tuttavia ancora non esclude tutti gli errori.)

3.326

Per riconoscere il simbolo nel segno se ne deve con


siderare luso munito di senso.

3.327

II segno determina soltanto insieme con il suo im


piego logico-sintattico una forma logica.

3.328

Se un segno inutile, esso privo di significato. Ec


co il senso del rasoio di Ockham.
(Se tutto si comporta come se un segno avesse signi
ficato, esso ha significato.)

3.33

Nella sintassi logica il significato dun segno non de


ve mai assolvere una funzione; la sintassi logica
deve stabilirsi senza parlare del significato dun se
gno, essa pu presupporre solo la descrizione delle
espressioni.

3.331

Movendo da questa osservazione gettiamo uno


sguardo sulla theory o f types di Russell: L errore
di Russell si mostra nellaver egli dovuto parlare,
stabilendo le regole dei segni, del significato dei se
gni.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

37

3.332

Nessuna proposizione pu enunciare qualcosa sopra


s stessa, poich il segno proposizionale non pu es
ser contenuto in s stesso (ecco tutta la theory o f
types).

3.333

Una funzione non pu esser suo proprio argomento,


perch il segno funzionale contiene gi un archetipo
del suo argomento e non pu contenere s stesso.
Supponiamo infatti che la funzione F(fx) possa es
sere il suo proprio argomento; allora vi sarebbe dun
que una proposizione: F(F(fx)), e, in essa, la fun
zione esteriore F e la funzione interiore F devono
avere significati differenti, poich quella interiore
ha la forma (fx); quella esteriore, la forma ( (fx)).
Comune ad ambe le funzioni solo la lettera F,
che per, da sola, non designa nulla.
Questo diviene subito chiaro se noi, invece di:
F(Fu), scriviamo ( ) : F(u) .u = Fu.
Con ci selimina il paradosso di Russell.

3.334

Le regole della sintassi logica devono comprendersi


da s, solo che si sappia come ogni singolo segno de
signi.

3.34

La proposizione possiede tratti essenziali e tratti ac


cidentali.
Accidentali sono i tratti che risultano dalla partico
lare maniera di produrre il segno proposizionale.
Essenziali sono i tratti che soli consentono alla pro
posizione desprimere il suo senso.

3.341

L essenziale nella proposizione , dunque, ci che


comune a tutte le proposizioni che possono esprime
re lo stesso senso.
E cos, in generale, lessenziale nel simbolo ci che
hanno in comune tutti i simboli che possono servire
allo stesso fine.

3 .3 4 11

Si potrebbe dunque dire: Il nome vero e proprio ci


che hanno in comune tutti i simboli che designano
loggetto. Risulterebbe cos gradualmente che nessu
na sorta di composizione essenziale per il nome.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

39

3.342

Nelle nostre notazioni v si qualcosa darbitrario,


ma non arbitrario questo: Se noi abbiamo determi
nato arbitrariamente qualcosa, qualcosaltro deve
accadere. (Ci dipende dall'essenza della notazione.)

3.3421

possibile che un particolare modo di designazione


sia irrilevante, ma sempre rilevante lessere questo
un possibile modo di designazione. E cos nella fi
losofia in genere: Il caso singolo si dimostra sempre
irrilevante, ma la possibilit dogni singolo caso ci
schiude una prospettiva sullessenza del mondo.

3.343

Le definizioni sono regole della traduzione da un


linguaggio in un altro. Ogni linguaggio segnico cor
retto deve potersi tradurre in ogni altro linguaggio
secondo tali regole: Questo ci che essi tutti hanno
in comune.

3.344

Ci che nel simbolo designa ci che comune a


tutti quei simboli dai quali esso pu essere sostituito
secondo le regole della sintassi logica.

3.3441

Si pu, ad esempio, esprimere ci che comune a


tutte le notazioni delle funzioni di verit cos: a
loro comune che tutte possono essere sostituite - ad
esempio - dalla notazione ~p (non p) e pvq
(poq).
(Ecco come una possibile notazione speciale pu
schiuderci prospettive generali.)

3.3442

Anche nellanalisi il segno del complesso non si ri


solve arbitrariamente, cos che la sua risoluzione sia
differente in ogni compagine proposizionale.

3.4

La proposizione determina un luogo nello spazio lo


gico. A garantire lesistenza di questo luogo logico
lesistenza delle parti costitutive, lesistenza della
proposizione munita di senso.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

41

3.41

II segno proposizionale e le coordinate logiche: Ecco


il luogo logico.

3 .4 11

Luogo geometrico e luogo logico concordano nel


lessere ambedue la possibilit di unesistenza.

3.42

Quantunque la proposizione possa determinare solo


un luogo dello spazio logico, tuttavia da essa deves
sere gi dato tutto lo spazio logico.
(Altrimenti, dalla negazione, dalla somma logica,
dal prodotto logico, etc., sarebbero introdotti sem
pre nuovi elementi - in coordinazione -.)
(Larmatura logica intorno allimmagine determina
lo spazio logico. La proposizione traversa tutto lo
spazio logico.)

3.5

II segno proposizionale applicato, pensato, il pen


siero.

II pensiero la proposizione munita di senso.

4.001

La totalit delle proposizioni il linguaggio.

4.002

L uomo possiede la capacit di costruire linguaggi,


con i quali ogni senso pu esprimersi, senza sospet
tare come e che cosa ogni parola significhi. - Cos
come si parla senza sapere come i singoli suoni siano
prodotti.
Il linguaggio comune una parte dellorganismo
umano, e non meno complicato di questo.
umanamente impossibile desumerne immediata
mente la logica del linguaggio.
Il linguaggio traveste il pensiero. Lo traveste in mo
do tale che dalla forma esteriore dellabito non si
pu inferire la forma del pensiero rivestito; per
ch la forma esteriore dellabito formata a ben al
tri fini che al fine di far riconoscere la forma del
corpo.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

43

Le tacite intese per la comprensione del linguaggio


comune sono enormemente complicate.
4.003

Le proposizioni e le domande che si sono scritte su


cose filosofiche sono per la maggior parte non false,
ma insensate. Perci a domande di questa specie noi
non possiamo affatto rispondere, ma possiamo solo
constatare la loro insensatezza. Le domande e le
proposizioni dei filosofi si fondano per la maggior
parte sul fatto che noi non comprendiamo la nostra
logica del linguaggio.
(Esse sono come la domanda, se il bene sia pi o me
no identico del bello.)
N meraviglia che i problemi pi profondi propria
mente non siano problemi.

4.0031 Tutta la filosofia critica del linguaggio. (Ma non


nel senso della Sprachkritik di Mauthner.) Merito di
Russell aver mostrato che la forma logica apparen
te della proposizione non necessariamente la for
ma reale di essa.
4.01

La proposizione unimmagine della realt.


La proposizione un modello della realt quale noi
la pensiamo.

4 .0 11

A prima vista la proposizione - quale, ad esempio,


stampata sulla carta - non sembra essere unim
magine della realt della quale essa tratta. Ma nep
pure la notazione musicale, a prima vista, sembra
essere unimmagine della musica, n la nostra grafia
fonetica (lalfabeto) sembra unimmagine dei suoni
del nostro linguaggio.
Eppure questi linguaggi segnici si dimostrano imma
gini, anche nel senso consueto di questo termine, di
ci che rappresentano.

4.012

manifesto che una proposizione della forma aRb


da noi percepita come unimmagine. Qui il segno
manifestamente una similitudine del designato.

4.013

E se penetriamo nellessenza di questa figurativit,


vediamo che essa non disturbata da apparenti irre

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

45

golarit (come limpiego di # e nella notazione mu


sicale).
Infatti, anche queste irregolarit raffigurano ci che
devono esprimere; solo, lo raffigurano in modo dif
ferente.
4.014

II disco fonografico, il pensiero musicale, la notazio


ne musicale, le onde sonore, stanno tutti luno con
laltro in quellinterna relazione di raffigurazione
che sussiste tra linguaggio e mondo.
Ad essi tutti comune la struttura logica.
(Come, nella fiaba, i due adolescenti, i loro due
cavalli e i loro gigli. In un certo senso, essi sono
tuttuno.)

4.0141

nellesservi una regola generale - mediante la


quale il musicista pu ricavare dalla partitura la sin
fonia; mediante la quale si pu derivare dal solco del
disco la sinfonia e di nuovo, secondo la prima rego
la, la partitura - che consiste linteriore somiglianza
di queste conformazioni, apparentemente tanto dif
ferenti. E quella regola la legge della proiezione, la
legge che proietta la sinfonia nel linguaggio delle no
te. Essa la regola della traduzione del linguaggio
delle note nel linguaggio del disco fonografico.

4.015

La possibilit di tutte le similitudini, di tutta la figu


rativit del nostro modo despressione, risiede nella
logica della raffigurazione.

4.016

Per comprendere lessenza della proposizione si


pensi alla grafia geroglifica, la quale raffigura i fatti
che descrive.
E da essa nata, senza perdere lessenziale della raf
figurazione, la grafia alfabetica.

4.02

Lo vediamo dal fatto che comprendiamo il senso del


segno proposizionale senza che quel senso ci sia sta
to spiegato.

4.021

La proposizione unimmagine della realt: Infatti,


io conosco la situazione da essa rappresentata se

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

47

comprendo la proposizione. E la proposizione la


comprendo senza che mi si sia spiegato il senso di
essa.
4.022

La proposizione mostra il suo senso.


La proposizione mostra come le cose stanno, se essa
vera. E dice che le cose stanno cos.

4.023

La realt devessere fissata dalla proposizione sino


al s o no.
Alluopo la realt devessere descritta completamen
te dalla proposizione.
La proposizione la descrizione duno stato di
cose.
Come la descrizione descrive un oggetto secondo le
propriet esterne delloggetto, cos la proposizione
descrive la realt secondo le propriet interne della
realt.
La proposizione costruisce un mondo con laiuto
duna armatura logica, e perci dalla proposizione si
pu vedere come si comporta tutto ci che logico,
se la proposizione vera. Da una proposizione falsa
si possono trarre conclusioni.

4.024

Comprendere una proposizione sapere che cosa


accade se essa vera.
(Dunque, una proposizione la si pu comprendere
senza sapere se essa sia vera.)
Una proposizione la si comprende se si comprendo
no le sue parti costitutive.

4 025

La traduzione dun linguaggio in un altro si fa non


traducendo ogni proposizione delluno in una propo
sizione dellaltro, ma traducendo solo le parti costi
tutive della proposizione.
(E il vocabolario traduce non solo sostantivi, ma an
che verbi, aggettivi e congiunzioni etc.; ed esso li
tratta tutti nello stesso modo.)

4.026

I significati dei segni semplici (delle parole) devono


esserci spiegati affinch noi li comprendiamo.
Con le proposizioni, tuttavia, noi ci intendiamo.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

49

4.027

nellessenza della proposizione la possibilit di co


municarci un senso nuovo.

4.03

Una proposizione deve comunicare con espressioni


vecchie un senso nuovo.
La proposizione ci comunica una situazione; dun
que, essa deve esserle essenzialmente connessa.
E la connessione consiste appunto nellesserne lim
magine logica.
La proposizione enuncia qualcosa solo nella misura
in cui unimmagine.

4.031

Nella proposizione una situazione , per cos dire,


composta sperimentalmente.
Invece di: Questa proposizione ha questo e questal
tro senso, si pu semplicemente dire: Questa propo
sizione rappresenta questa e questaltra situazione.

4 .0 311

Un nome sta per una cosa, un altro per unaltra cosa


e sono connessi tra loro: Cos il tutto presenta - co
me un quadro plastico - lo stato di cose.

4.0312

La possibilit della proposizione si fonda sul prin


cipio della rappresentanza doggetti da parte di
segni.
Il mio pensiero fondamentale che le costanti logi
che non siano rappresentanti; che la logica dei fatti
non possa avere rappresentanti.

4.032

La proposizione unimmagine duna situazione so


lo nella misura in cui sia logicamente articolata.
(Anche la proposizione Ambulo composta, poi
ch la sua radice con unaltra desinenza, e la sua de
sinenza con unaltra radice, dnno un altro senso.)

4.04

Nella proposizione si deve distinguere esattamente


tanto, quanto si deve distinguere nella situazione
che essa rappresenta.
Ambedue devono possedere la medesima moltepli
cit logica (matematica). (Cfr. la Mechanik di Hertz,
sui modelli dinamici.)

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

51

4.041

Questa stessa molteplicit matematica non si pu,


naturalmente, raffigurare a sua volta. Da essa non si
pu uscire mentre si raffigura.

4.0411

Se volessimo ad esempio esprimere, preponendo un


indice a fx (ad esempio cos: Gen. fx), ci che
esprimiamo mediante (x).fx, ci non sarebbe suf
ficiente; infatti, noi non sapremmo che cosa si sia
generalizzato. Se volessimo indicarlo apponendo un
indice g (ad esempio cos: f(xg)), neppure ci
sarebbe sufficiente; infatti, noi non conosceremmo
il dominio della designazione di generalit.
Se volessimo tentare ci frapponendo un indice nei
posti dargomento, ad esempio cos:
(G ,G ).F(G ,G ),
ci non sarebbe sufficiente; infatti, noi non potrem
mo stabilire lidentit delle variabili. E cos via.
Tutti questi modi di designazione sono insufficien
ti, poich essi non hanno la necessaria molteplicit
matematica.

4.0412

Per la stessa ragione insufficiente la spiegazione


idealistica, la quale imputa la visione delle relazioni
spaziali agli occhiali spaziali; infatti, essa non pu
spiegare la molteplicit di queste relazioni.

4.05

La realt confrontata con la proposizione.

4.06

La proposizione pu essere vera o falsa solo in quan


to immagine della realt.

4.061

Se si trascura che la proposizione ha un senso indipendente dai fatti, si pu facilmente credere che ve
ro e falso siano relazioni paritetiche tra segno e de
signato.
Si potrebbe allora dire, ad esempio, che p designi
nel modo vero ci che ~p designa nel modo falso,
etc.

4.062

Non ci si pu intendere con proposizioni false - co


me, sinora, con proposizioni vere - purch si sappia

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

53

(dintenderle false? No! Vera, infatti, una proposi


zione se le cose stanno cos come noi diciamo me
diante essa; e, se con p noi intendiamo ~p, e le
cose stanno cos come intendiamo noi, allora p ,
nella nuova concezione, vera, e non falsa.
4.0621

Ma che i segni p e ~ p possano dire lo stesso


importante. Infatti ci mostra che, al segno ~,
nulla corrisponde nella realt.
Che in una proposizione ricorra la negazione non
ancora un carattere del suo senso (~~p = p).
Le proposizioni p e ~p hanno senso opposto,
ma ad esse corrisponde ununica e stessa realt.

4.063

Unimmagine per spiegare il concetto di verit: Una


macchia nera su carta bianca; la forma della macchia
si pu descrivere indicando, per ogni punto della su
perficie, se esso sia bianco o nero. Al fatto che un
punto nero corrisponde un fatto positivo; al fatto
che un punto bianco (non nero), un fatto negativo.
Se io designo un punto della superficie (un fregeano
valore di verit), ci corrisponde allassunzione che
proposta al giudizio, etc. etc.
Ma per poter dire che un punto sia nero, o bianco,
io devo previamente sapere quando un punto si
chiami nero, e quando bianco; per poter dire: p
vera (o falsa), io devo aver determinato in quali cir
costanze io chiami vera p, determinando cos il
senso della proposizione.
Il punto, nel quale la similitudine zoppica, questo:
Noi possiamo indicare un punto della carta anche
senza sapere che cosa bianco e nero siano. Ma ad
una proposizione senza senso nulla corrisponde, poi
ch essa non designa una cosa (valore di verit) le cui
propriet si chiamino, per esempio, falso o ve

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

55

ro; il verbo duna proposizione non vera o


falsa - come Frege credeva al contrario, ci che
vero deve gi contenere il verbo.
4.064

Ogni proposizione deve gi aver un senso; laffer


mazione non glielo pu dare, ch essa anzi afferma
appunto il senso. E lo stesso vale della negazione,
etc.

4.0641

Si potrebbe dire: La negazione si riferisce gi al luo


go logico che la proposizione negata determina.
La proposizione negante determina un altro luogo
logico che la proposizione negata.
La proposizione negante determina un luogo logico
con laiuto del luogo logico della proposizione nega
ta, descrivendo quello come sito fuori di questo.
Che si possa negare a sua volta la stessa proposizio
ne negata mostra che ci che negato gi una pro
posizione, e non solo qualcosa di preliminare ad una
proposizione.

4.1

La proposizione rappresenta il sussistere e non sus


sistere degli stati di cose.

4 .11

La totalit delle proposizioni vere la scienza natu


rale tutta (o la totalit delle scienze naturali).

4 .1 1 1

La filosofia non una delle scienze naturali.


(La parola filosofia deve significare qualcosa che
sta sopra o sotto, non gi presso, le scienze naturali.)

4 .112

Lo scopo della filosofia il rischiaramento logico dei


pensieri.
La filosofia non una dottrina, ma unattivit.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

57

Unopera filosofica consta essenzialmente di chiari


ficazioni.
Il risultato della filosofia sono non proposizioni fi
losofiche, ma il chiarificarsi di proposizioni.
La filosofia deve chiarire e delimitare nettamente i
pensieri che altrimenti sarebbero torbidi e indi
stinti.
4.1 1 21

La psicologia non pi affine alla filosofia che una


qualsiasi altra scienza naturale.
La gnoseologia la filosofia della psicologia.
Non corrisponde forse il mio studio del linguaggio
segnico a quello studio dei processi di pensiero, che
i filosofi ritennero cos essenziale per la filosofia del
la logica? Solo, essi sirretirono per lo pi in inessen
ziali ricerche psicologiche, e un pericolo analogo v
anche con il mio metodo.

4.1 1 22

La teoria darwiniana non ha a che fare con la filoso


fia pi che una qualsiasi altra ipotesi della scienza
naturale.

4 .113

La filosofia delimita il campo disputabile della


scienza naturale.

4 .114

Essa deve delimitare il pensabile e, con ci, limpen


sabile.
Essa deve delimitare limpensabile dallinterno at
traverso il pensabile.

4 .115

Essa significher lindicibile rappresentando chiara


mente il dicibile.

4 .116

Tutto ci che possa essere pensato pu essere pensa


to chiaramente. Tutto ci che pu formularsi pu
formularsi chiaramente.

4.12

La proposizione pu rappresentare la realt tutta,


ma non pu rappresentare ci che, con la realt, es

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

59

sa deve avere in comune per poterla rappresentare


- la forma logica.
Per poter rappresentare la forma logica, noi do
vremmo poter situare noi stessi con la proposizione
fuori della logica, ossia fuori del mondo.
4.1 2 1

La proposizione non pu rappresentare la forma lo


gica; questa si rispecchia in quella.
Ci, che nel linguaggio si rispecchia, il linguaggio
non lo pu rappresentare.
Ci, che nel linguaggio esprime s, noi non lo possia
mo esprimere mediante il linguaggio.
La proposizione mostra la forma logica della realt.
L esibisce.

4 .12 11

Cos una proposizione fa mostra che, nel suo sen


so, ricorre loggetto a; due proposizioni fa e ga
mostrano che in ambedue si parla dello stesso og
getto.
Se due proposizioni si contraddicono, lo mostra la
loro struttura; analogamente, se luna segue dallal
tra. E cos via.

4 .12 12

Ci che pu essere mostrato non pu essere detto.

4 .12 13

E adesso comprendiamo la nostra sensazione desse


re in possesso duna concezione logica corretta, una
volta che tutto nel nostro linguaggio segnico sia giu sto.

4.122

Noi possiamo, in un certo senso, parlare di proprie


t formali degli oggetti e degli stati di cose o, rispet
tivamente, di propriet della struttura dei fatti e,
nello stesso senso, di relazioni formali e di relazioni
di strutture.
(Invece di: propriet della struttura, io dico anche
propriet interna; invece di: relazione delle strut
ture, io dico anche relazione interna.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

61

Introduco queste espressioni per mostrare il moti


vo della confusione, diffusissima presso i filosofi,
tra le relazioni interne e le relazioni vere e proprie
(esterne).)
Il sussistere di tali propriet e relazioni interne non
pu, tuttavia, essere asserito da proposizioni, ma
mostra s nelle proposizioni che rappresentano que
gli stati di cose e trattano di quegli oggetti.
4 .1 221

Una propriet interna dun fatto la possiamo chia


mare anche un tratto di questo fatto. (Nel senso nel
quale parliamo di tratti del vlto.)

4.123

Una propriet interna se impensabile che il suo


oggetto non la possieda.
(Questo colore azzurro e quello stanno eo ipso nella
relazione interna di pi chiaro e pi cupo. impen
sabile che questi due oggetti non stiano in questa re
lazione.)
(Qui, alluso oscillante delle parole propriet e
relazione, corrisponde luso oscillante della paro
la oggetto.)

4.124

II sussistere duna propriet interna duna possibile


situazione non espresso da una proposizione, ma
esprime s nella proposizione che rappresenta la si
tuazione, attraverso una propriet interna della pro
posizione stessa.
Sarebbe tanto insensato riconoscere una propriet
formale alla proposizione quanto disconoscerla.

4.1241

Le forme non si possono distinguere luna dallaltra


dicendo che luna abbia questa, e laltra quella pro
priet; infatti, ci presuppone che abbia un senso
enunciare ambe le propriet dambe le forme.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

63

4.125

II sussistere duna relazione interna tra possibili si


tuazioni esprime s linguisticamente attraverso una
relazione interna tra le proposizioni che le rappre
sentano.

4 .12 51

E qui selimina la controversia se tutte le relazioni


siano interne o esterne.

4.1252

Serie che siano ordinate da relazioni interne io le


chiamo serie di forme.
La serie dei numeri ordinata non secondo una re
lazione esterna, ma secondo una relazione interna.
E cos la serie delle proposizioni
aRb,
( x):aRx.xRb,
( x, y):aR x. xR y . yRb,
e cos via.
(Se b sta in una di queste relazioni con a, io chiamo
b un successore di a.)

4.126

Nel senso, nel quale parliamo di propriet formali,


possiamo ora parlare anche di concetti formali.
(Introduco questa espressione per chiarire il motivo
dello scambio dei concetti formali con i concetti ve
ri e propri, il quale pervade tutta la logica tradizio
nale.)
Che qualcosa ricade sotto un concetto formale, qua
le suo oggetto, non pu essere espresso da una pro
posizione, ma mostra s nel segno stesso di que
stoggetto. (Il nome mostra di designare un oggetto;
il
numerale, di designare un numero, etc.)
I concetti formali non possono, come invece i con
cetti veri e propri, essere rappresentati da una fun
zione.
Infatti i loro caratteri o note caratteristiche, le pro
priet formali, non sono espressi da funzioni.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

65

L espressione della propriet formale un tratto di


certi simboli.
Il segno dei caratteri dun concetto formale dun
que un tratto caratteristico di tutti i simboli i cui si
gnificati ricadono sotto il concetto.
L espressione del concetto formale , dunque, una
variabile proposizionale, nella quale solo questo
tratto caratteristico costante.
4.127

La variabile proposizionale designa il concetto for


male; i valori di essa designano gli oggetti che rica
dono sotto questo concetto.

4 .12 7 1

Ogni variabile il segno dun concetto formale.


Infatti, ogni variabile rappresenta una forma co
stante, che tutti i suoi valori possiedono e che pu
esser concepita quale propriet formale di questi va
lori.

4.1272

Cos, il nome variabile x il segno vero e proprio


dello pseudoconcetto oggetto.
La parola oggetto (cosa, entit, etc.), ovun
que essa sia usata correttamente, espressa nelli
deografia dal nome variabile.
Ad esempio, nella proposizione Vi sono 2 oggetti,
che..., da( x,y)....
Ovunque essa sia usata altrimenti - dunque, quale
vera e propria parola esprimente un concetto - na
scono insensate pseudoproposizioni.
Cos non si pu dire, ad esempio: Vi sono ogget
ti, come si dice: Vi sono libri. N si pu dire:
Vi sono 100 oggetti, o: Vi sono N0 oggetti.
Ed insensato parlare del numero di tutti gli og
getti.
Lo stesso vale delle parole complesso, fatto,
funzione, numero, etc.
Esse tutte designano concetti formali e sono rappre

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

67

sentate, nellideografia, da variabili, non da funzio


ni o classi. (Come credevano Frege e Russell.)
Espressioni come 1 un numero, V un unico
zero, e consimili sono tutte insensate.
( altrettanto insensato dire: V un unico 1
quanto sarebbe insensato dire: 2 + 2, alle ore 3,
eguale a 4.)
4 .12721 II concetto formale gi dato non appena dato un
oggetto che ricade sotto esso. Dunque, non si posso
no introdurre oggetti dun concetto formale ed il
concetto formale stesso quali concetti fondamentali.
Dunque, non si possono introdurre quali concetti
fondamentali, ad esempio, il concetto di funzione
ed anche funzioni speciali (come Russell), o il con
cetto di numero e numeri determinati.
4.1273

Se vogliamo esprimere nellideografia la proposizio


ne generale: b un successore di a, ci serve a que
sto fine unespressione per il termine generale della
serie di forme:
aRb,
( x):aRx.xRb,
. ( x, y):aR x. xR y .yRb,
Il termine generale duna serie di forme si pu espri
mere solo mediante una variabile, poich il concet
to: termine di questa serie di forme un concetto
formale. (Frege e Russell hanno trascurato questo; il
modo, nel quale essi vogliono esprimere proposizio
ni generali, come quella sopra, quindi falso; esso
contiene un circulus vitiosus.)
Noi possiamo determinare il termine generale della
serie formale indicando il primo termine di questa e
la forma generale delloperazione che genera il ter
mine seguente dalla precedente proposizione.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

69

4.1274

Domandare se esista un concetto formale insensa


to. Infatti, nessuna proposizione pu rispondere a
tale domanda.
(Dunque non si pu, ad esempio, domandare: Vi
sono proposizioni a soggetto-predicato inanalizza
bili? )

4.128

Le forme logiche sono senza numeri.


Ecco perch in logica non vi sono numeri privilegia
ti, ecco perch non v monismo o dualismo filo
sofico, etc.

4.2

II senso della proposizione la sua concordanza, e


non-concordanza, con le possibilit del sussistere, e
non sussistere, degli stati di cose.

4.21

La proposizione pi semplice, la proposizione ele


mentare, asserisce il sussistere duno stato di cose.

4 .2 11

Un segno della proposizione elementare che nes


suna proposizione elementare pu essere in contrad
dizione con essa.

4.22

La proposizione elementare consta di nomi. Essa


una connessione, una concatenazione, di nomi.

4.221

manifesto che, nellanalisi delle proposizioni,


dobbiamo pervenire a proposizioni elementari che
constano di nomi in nesso immediato.
Sorge qui la questione, come il connettersi in propo
sizione venga in essere.

4 .2 2 11 Anche nellipotesi che il mondo sia infinitamente


complesso, cos che ogni fatto consti dinfiniti stati
di cose ed ogni stato di cose sia composto dinfiniti
oggetti, anche allora dovrebbero esservi oggetti e
stati di cose.
4.23

II nome ricorre nella proposizione solo nella connes


sione della proposizione elementare.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

71

4.24

I nomi sono i simboli semplici; io li indico mediante


lettere dellalfabeto singole (x, y, z).
La proposizione elementare la scrivo quale funzione
dei nomi nella forma: fx, <(x,y), etc.
Oppure la indico mediante le lettere p, q, r.

4.241

Se uso due segni in un unico e stesso significato, io


esprimo ci frapponendo tra luno e laltro il segno
= .

a=b vuol dunque dire: Al segno a sostituibile


il segno b.
(Se introduco mediante unequazione un nuovo se
gno b, determinando che esso deve sostituire un
segno a gi noto, scrivo lequazione - definizione
- (come Russell) nella forma a=bDef. . La defini
zione una regola dei segni.)
4.242

Espressioni della forma a = b sono, dunque, solo


espedienti di rappresentazione; nulla esse enuncia
no sul significato dei segni a, b.

4.243

Possiamo noi comprendere due nomi senza sapere


se essi designino la stessa cosa o due cose differenti?
- Possiamo noi comprendere una proposizione, ove
ricorrono due nomi, senza sapere se essi significhino
lo stesso o qualcosa di differente?
Se, ad esempio, conosco il significato duna parola
inglese e duna parola tedesca degual significato,
impossibile che io non sappia che le due parole sono
degual significato; impossibile che io non possa
tradurle luna nellaltra.
Espressioni come a = a, o espressioni da queste
derivate, non sono n proposizioni elementari, n
segni altrimenti muniti di senso. (Questo si mostre
r pi tardi.)

4.25

Se la proposizione elementare vera, lo stato di co


se sussiste; se la proposizione elementare falsa, lo
stato di cose non sussiste.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

73

4.26

L indicazione di tutte le proposizioni elementari ve


re descrive il mondo completamente. Il mondo de
scritto completamente dalle indicazioni di tutte le
proposizioni elementari pi la indicazione, quali di
esse siano vere e quali di esse siano, invece, false.

4.27

Per n stati di cose, vi sono

possibilit

di sussistenza e dinsussistenza.
Tutte le combinazioni degli stati di cose possono
sussistere, e le altre non sussistere.
4.28

A queste combinazioni corrispondono altrettante


possibilit della verit - e della falsit - di n propo
sizioni elementari.

4.3

Le possibilit di verit delle proposizioni elementari


significano le possibilit di sussistenza e dinsussi
stenza degli stati di cose.

4.31

Le possibilit di verit possiamo rappresentarle me


diante schemi come i seguenti (V significa ve
ro; F, falso; le serie dei V ed F sotto la
serie delle proposizioni elementari ne significano,
con trasparente simbolismo, le possibilit di verit):
p

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

15

4.4

La proposizione lespressione della concordanza e


non-concordanza con le possibilit di verit delle
proposizioni elementari.

4.41

Le possibilit di verit delle proposizioni elementari


sono le condizioni della verit e falsit delle propo
sizioni.

4 .4 11

in anticipo probabile che lintroduzione delle pro


posizioni elementari sia fondamentale per la com
prensione di tutte le altre specie di proposizione.
Anzi, la comprensione delle proposizioni generali
dipende sensibilmente da quella delle proposizioni
elementari.

4.42

Per n proposizioni elementari, vi sono


possibilit di concordanza e non-concordanza duna
proposizione con le loro possibilit di verit.

4.43

La concordanza con le possibilit di verit possiamo


esprimerla coordinando ad esse nello schema, ad
esempio, il segno V (vero).
L assenza di questo segno significa la non-concor
danza.

4.431

L espressione della concordanza e non-concordanza


con le possibilit di verit delle proposizioni ele
mentari esprime le condizioni di verit della propo
sizione.
La proposizione lespressione delle sue condizioni
di verit.
(Frege, quindi, correttamente le ha premesse a spie
gazione dei segni della sua ideografia. Solo, falsa la
spiegazione del concetto di verit in Frege: Se il
vero e il falso fossero realmente oggetti e fosse
ro gli argomenti in ~p, etc., allora, secondo la deter
minazione di Frege, il senso di ~p non sarebbe
per nulla determinato.)

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

77

4.44

II segno, che nasce dalla coordinazione di quei segni


V e delle possibilit di verit, un segno proposi
zionale.

4.441

chiaro che, al complesso dei segni F e V, non


corrisponde alcun oggetto (o complesso doggetti);
cos come nessun oggetto (o complesso doggetti)
corrisponde alle righe orizzontali o verticali, o alle
parentesi. - Oggetti logici non vi sono.
Analoga tesi vale, naturalmente, per tutti i segni
esprimenti ci che esprimono gli schemi dei V e
F.

4.442

Ad esempio,

un segno proposizionale.
(Il segno di giudizio di Frege logicamente
affatto privo di significato; esso indica in Frege (e
Russell) solo che questi autori ritengono vere le pro
posizioni con il segno di giudizio. appartiene,
quindi, alla compagine proposizionale non pi che il
numero della proposizione. Una proposizione non
pu asserire, di s stessa, che vera.)
Se la sequenza delle possibilit di verit nello sche
ma stabilita una volta per tutte da una regola di
combinazione, allora lultima colonna gi da sola
unespressione delle condizioni di verit. Se noi
scriviamo questa colonna sotto forma di serie, il se
gno proposizionale diviene
(V V -V ) (p, q),
o, pi distintamente,
(VVFV) (p,q).

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

79

(Il numero dei posti nella parentesi di sinistra de


terminato dal numero dei termini nella parentesi di
destra.)
4.45

Per n proposizioni elementari vi sono Ln possibili


gruppi di condizioni di verit.
I gruppi di condizioni di verit, i quali appartengo
no alle possibilit di verit dun certo numero di
proposizioni elementari, possono ordinarsi in una
serie.

4.46

Tra i possibili gruppi di condizioni di verit vi sono


due casi estremi.
Nel primo caso, la proposizione vera per tutte le
possibilit di verit delle proposizioni elementari.
Noi diciamo che le condizioni di verit sono tautolo
giche.
Nel secondo caso, la proposizione falsa per tutte le
possibilit di verit: Le condizioni di verit sono
contraddittorie.
Nel primo caso noi chiamiamo la proposizione una
tautologia; nel secondo, una contraddizione.

4.461

La proposizione mostra ci che dice; la tautologia e


la contraddizione mostrano che esse non dicono
nulla.
La tautologia non ha condizioni di verit, poich
incondizionatamente vera; e la contraddizione
sotto nessuna condizione vera.
Tautologia e contraddizione sono prive di senso.
(Come il punto onde due frecce divergono in dire
zione opposta.)
(Ad esempio, io non so nulla sul tempo se so che o
piove o non piove.)

4.4611

Tautologia e contraddizione non sono per insensa


te; esse appartengono al simbolismo, cos come lo
o al simbolismo delParitmetica.

4.462

Tautologia e contraddizione non sono immagini del


la realt. Esse non rappresentano alcuna possibile

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

81

situazione. Infatti, quella ammette ogni possibile si


tuazione; questa, nessuna.
Nella tautologia le condizioni della concordanza con
il mondo - le relazioni di rappresentazione - si an
nullano luna laltra, cos che essa non sta in alcuna
relazione di rappresentazione con la realt.
4.463

Le condizioni di verit determinano il margine che


lasciato ai fatti dalla proposizione.
(La proposizione, limmagine, il modello sono, in
senso negativo, come un corpo solido che restringe
la libert di movimento degli altri; in senso positivo,
come lo spazio, limitato da una sostanza solida, ove
un corpo ha posto.)
La tautologia lascia alla realt la - infinita - totalit
dello spazio logico; la contraddizione riempie tutto
lo spazio logico e non lascia alla realt alcun punto.
Nessuna delle due, quindi, pu in qualche modo de
terminare la realt.

4.464

La verit della tautologia certa; della proposizione,


possibile; della contraddizione, impossibile.
(Certo, possibile, impossibile: Ecco lindizio di
quella gradazione che ci serve nella teoria della pro
babilit.)

4.465

II prodotto logico duna tautologia e duna proposi


zione dice lo stesso che la proposizione. Dunque,
quel prodotto identico alla proposizione. Infatti,
non si pu alterare lessenziale del simbolo senza al
terarne il senso.

4.466

Ad un determinato nesso logico di segni corrispon


de un determinato nesso logico dei loro signifi
cati; solo ai segni inconnessi corrisponde qualsiasi
nesso.
In altri termini, proposizioni che siano vere per ogni
situazione non possono affatto esser nessi segnici,

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

83

ch altrimenti non potrebbero corrispondere loro


che determinati nessi doggetti.
(E a nessun nesso logico corrisponde nessun nesso
degli oggetti.)
Tautologia e contraddizione sono i casi-limite del
nesso segnico, ossia la sua dissoluzione.
4.4661

Certo, anche nella tautologia e nella contraddizione


i segni sono pur sempre connessi luno con laltro,
cio stanno in relazioni luno con laltro, ma queste
relazioni sono prive di significato, inessenziali al
simbolo.

4.5

Sembra ora possibile indicare la forma proposizio


nale pi generale: In altri termini, dare una descri
zione delle proposizioni dun linguaggio segnico
qualsiasi, in modo tale che ogni possibile senso possa
esser espresso da un simbolo cui conviene la descri
zione e in modo tale che ogni simbolo, cui conviene
la descrizione, possa esprimere un senso, se i signi
ficati dei nomi sono rispondentemente scelti.
E chiaro che, nella descrizione della forma proposi
zionale pi generale, solo lessenziale di essa pu es
sere descritto, - altrimenti essa non sarebbe la for
ma proposizionale pi generale.
Che vi sia una forma proposizionale generale di
mostrato dallimpossibilit che vi sia una proposi
zione, la cui forma non si sarebbe potuto prevedere
(vale a dire, costruire). La forma generale della pro
posizione : cos e cos.

4.51

Supposto che mi fossero date tutte le proposizioni


elementari, si pu semplicemente domandare: Quali
proposizioni posso io formare a partire da esse? E
queste sono tutte le proposizioni e cos esse sono de
limitate.

4.52

Le proposizioni sono tutto ci che segue dalla tota


lit di tutte le proposizioni elementari (e, naturai-

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

85

mente, dallesser questa la totalit di tutte). (Cos si


potrebbe dire, in un certo senso: Tutte le proposi
zioni sono generalizzazioni delle proposizioni ele
mentari.)
4.53

La forma proposizionale generale una variabile.

La proposizione una funzione di verit delle pro


posizioni elementari.
(La proposizione elementare una funzione di veri
t di s stessa.)

5.01

Le proposizioni elementari sono gli argomenti di ve


rit della proposizione.

5.02

facile confondere gli argomenti di funzioni con gli


indici di nomi. Io riconosco infatti sia dallargomen
to, sia dallindice il significato del segno che li con
tiene.
Nel russelliano +c, ad esempio, c un indice il
quale avverte che tutto il segno il segno daddizio
ne per i numeri cardinali. Ma questa designazione si
fonda su una convenzione arbitraria e, invece di
+ c , si potrebbe anche scegliere un segno sempli
ce; in ~p, invece, p non un indice, ma un ar
gomento: Il senso di ~p non pu esser compreso
se prima non si sia compreso il senso di p. (Nel
nome Giulio Cesare, Giulio un indice. L indice
sempre una parte duna descrizione delloggetto al
cui nome noi aggiungiamo lindice. Ad esempio, Il
Cesare della gente Giulia.)
La confusione dargomento e indice sta a base, se
non erro, della teoria fregeana del significato delle
proposizioni e delle funzioni. Per Frege, le proposi
zioni della logica erano nomi; gli argomenti di esse,
gli indici di questi nomi.

5.1

Le funzioni di verit possono ordinarsi in serie.


Ecco il fondamento della teoria della probabilit.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

87

5.1 0 1 Le funzioni di verit dogni numero di proposizioni


elementari possono scriversi in uno schema come
questo:

Quelle possibilit di verit degli argomenti di verit


della proposizione le quali verificano la proposizio
ne stessa, io le chiamer i fondamenti di verit della
proposizione.
5.11

Se i fondamenti di verit, che sono comuni ad un


dato numero di proposizioni, sono tutti fondamenti
di verit anche duna determinata proposizione, noi
diciamo che la verit di questa proposizione segue
dalla verit di quelle proposizioni.

5.12

In particolare, la verit duna proposizione p se


gue dalla verit dunaltra, q, se tutti i fondamen
ti di verit della seconda sono fondamenti di verit
della prima.

5.121

I fondamenti di verit delluna sono contenuti in


quelli dellaltra; p segue da q.

5.122

Se p segue da q, il senso di p contenuto nel sen


so di q.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

89

5.123

Un dio che crei un mondo ove certe proposizioni so


no vere, crea con ci stesso anche un mondo, nel
quale valgono tutte le proposizioni che da quelle se
guono. Analogamente, egli non potrebbe creare un
mondo ove la proposizione p vera senza creare
tutti gli oggetti di questa.

5.124

La proposizione afferma ogni proposizione che da


essa segue.

5 .12 4 1

p .q una delle proposizioni che affermano p e, a


un tempo, una delle proposizioni che affermano q.
Due proposizioni sono opposte luna allaltra se non
v proposizione munita di senso che le affermi am
bedue.
Ogni proposizione che ne contraddica unaltra la
nega.

5.13

Che la verit duna proposizione segua dalla verit


daltre proposizioni, lo si vede dalla struttura delle
proposizioni.

5 .13 1

Se la verit duna proposizione segue dalla verit di


altre, ci sesprime mediante relazioni nelle quali le
forme di quelle proposizioni stanno luna con lal
tra. Non necessario che le poniamo noi in quelle
relazioni, connettendole luna con laltra in una pro
posizione. Quelle relazioni sono interne e sussisto
no immediatamente quando e in quanto sussistono
quelle proposizioni.

5 .1 3 1 1

Se, da pvq e ~p noi concludiamo a q, dal modo di


designazione qui celata la relazione delle forme
proposizionali di pvq e ~p. Ma se, invece di
pvq, noi scriviamo ad esempio p|q.|.p|q, e,
invece di ~ p , p|p (p|q = n p, n q), linteriore
connessione diviene manifesta.
(Che, da (x).fx, si possa concludere a fa, mostra che
la generalit v anche nel simbolo (x).fx.)

5.132

Se p segue da q, io posso concludere da q a p; inferi


re p da q.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

91

Il
modo della conclusione da ricavarsi solo dalle
due proposizioni.
Esse ed esse soltanto possono giustificare la conclu
sione.
Leggi dinferenza che - come in Frege e Russell
giustifichino le conclusioni, sono prive di senso, e
sarebbero superflue.
5.133

Ogni inferenza avviene a priori.

5.134

Da una proposizione elementare non pu inferirse


ne unaltra.

5 .135

In nessun modo pu concludersi dal sussistere duna


qualsiasi situazione al sussistere duna situazione af
fatto differente da essa.

5.136

Un nesso causale, che giustifichi una tale conclusio


ne, non v.

5 .13 6 1

Gli eventi del futuro non possiamo arguirli dagli


eventi presenti.
La credenza nel nesso causale la superstizione.

5.1362

II libero arbitrio consiste nellimpossibilit di cono


scere ora azioni future. Noi le potremmo conoscere
solo se la causalit fosse una necessit interiore, co
me quella della conclusione logica. - La connessio
ne di conoscere e conosciuto quella della necessit
logica.
(A sa che p priva di senso, se p una tautolo
gia.)

5.1363

Se dallevidenza duna proposizione non segue che


essa sia vera, allora levidenza non giustifica neppu
re che noi la crediamo vera.

5.14

Se una proposizione segue da unaltra, questa dice


pi di quella; quella, meno di questa.

5 .14 1

Se p segue da q e q da p, esse sono ununica e stessa


proposizione.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

93

5.142

La tautologia segue da tutte le proposizioni: Essa di


ce nulla.

5.143

La contraddizione quel quid, comune alle proposi


zioni, che nessuna proposizione ha in comune con
unaltra. La tautologia quel quid che comune a
tutte le proposizioni le quali nulla hanno in comune
luna con laltra.
La contraddizione, per cos dire, scompare fuori di
tutte le proposizioni; la tautologia, entro tutte le
proposizioni.
La contraddizione il limite esteriore delle proposi
zioni; la tautologia, il loro centro insostanziale.

5 .15

Se Vr il numero dei fondamenti di verit della pro


posizione r, e Vrs il numero di quei fondamenti
di verit della proposizione s che, a un tempo, so
no fondamenti di verit di r, allora noi chiamiamo
il rapporto: Vrs : Vr la misura della probabilit che la
proposizione r d alla proposizione s.

5 .15 1

In uno schema come quello in 5.10 1, sia Vril numero


dei V nella proposizione r; sia Vrsil numero di quei
V nella proposizione s che stanno nelle stesse co
lonne con i V della proposizione r. La proposizione
r d allora alla proposizione s la probabilit: Vrs : Vr.

5 .1 5 1 1

Non v un oggetto particolare il quale sia proprio


alle proposizioni di probabilit.

5.152

Le proposizioni, che non abbiano in comune argo


menti di verit, noi le chiamiamo indipendenti luna
dallaltra.
Due proposizioni elementari dnno luna allaltra la
probabilit 1/2.
Se p segue da q, la proposizione q d alla proposi
zione p la probabilit 1. La certezza della conclu
sione logica un caso-limite della probabilit.
(Applicazione a tautologia e contraddizione.)

5.153

Una proposizione, in s, n probabile, n impro


babile. Un evento avviene, o non avviene; una via
di mezzo non v.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

95

5.154

Vi sia, in unurna, la stessa quantit di palle bianche


e di palle nere (e non vi siano palle di altro colore).
Io le estraggo una dopo laltra e le rimetto nellurna.
Allora, mediante questo esperimento, posso stabili
re che i numeri delle palle bianche e delle palle nere
estratte, continuando lestrazione, savvicinano.
Ci, dunque, non un dato di fatto matematico.
Se ora dico: La probabilit che io estragga una palla
bianca pari alla probabilit che io estragga una pal
la nera, ci vuol dire: Tutte le circostanze a me note
(comprese le leggi naturali assunte ipoteticamen
te) dnno allavvenire dellun evento non pi pro
babilit che allavvenire dellaltro. Vale a dire, esse
- come facile desumere dalle spiegazioni prece
denti - dnno a ciascuno di essi eventi la probabili
t 1/2.
Ci che mediante questo esperimento io confermo
che lavvenire dei due eventi indipendente dalle
circostanze che non conosco oltre.

5.155

Lunit della proposizione di probabilit : Le circo


stanze - che quanto al resto io non conosco oltre dnno allavvenire dun determinato evento questo
e questo grado di probabilit.

5.156

Cos la probabilit una generalizzazione.


Essa involge una descrizione generale duna forma
proposizionale.
E solo in mancanza della certezza che noi usiamo la
probabilit. - Ossia quando noi, pur non conoscen
do perfettamente un fatto, tuttavia sappiamo qual
cosa sulla sua forma.
(Una proposizione pu si essere unimmagine in
completa duna certa situazione, ma essa pur sem
pre una immagine completa.)
La proposizione di probabilit una sorta di estrat
to da altre proposizioni.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

97

5.2

Le strutture delle proposizioni stanno in relazioni


interne luna con laltra.

5.21

Noi possiamo dar rilievo, nel nostro modo despres


sione, a queste relazioni interne, rappresentando
una proposizione quale risultato dunoperazione
che la produce a partire da altre proposizioni (dalle
basi delloperazione).

5.22

L operazione lespressione duna relazione tra le


strutture del suo risultato e delle sue basi.

5.23

Loperazione ci che deve farsi con luna proposi


zione per produrre, a partire da essa, laltra propo
sizione.

5.231

E ci dipender naturalmente dalle loro propriet


formali, dalla somiglianza interna delle loro forme.

5.232

La relazione interna che ordina una serie equiva


lente alloperazione per la quale un termine nasce
dallaltro.

5.233

L operazione non pu intervenire prima che una


proposizione nasca da unaltra in modo logicamente
munito di significato. L, dunque, ove comincia la
costruzione logica della proposizione.

5.234

Le funzioni di verit delle proposizioni elementari


sono risultati doperazioni che hanno le proposizio
ni elementari quali basi. (Io chiamo queste operazio
ni operazioni di verit.)

5.2341

II senso duna funzione di verit di p una funzione


del senso di p.
Negazione, addizione logica, moltiplicazione logica,
etc. etc., sono operazioni.
(La negazione inveri e il senso della proposizione.)

5.24

L operazione si mostra in una variabile; essa mostra


come si pu arrivare da una forma di proposizioni a
unaltra.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

99

Essa porta ad espressione la distinzione delle forme.


(E ci che hanno in comune le basi e il risultato del
loperazione sono appunto le basi.)
5.241

L operazione contrassegna non una forma, ma solo


la distinzione delle forme.

5.242

La stessa operazione che fa q da p, fa, da q,


r, e cos via. Questo pu essere espresso solo nel
lessere p, q, r, etc., variabili che portano ad
espressione in modo generale certe relazioni for
mali.

5.25

La ricorrenza delloperazione non caratterizza il


senso della proposizione.
L operazione, infatti, non enuncia nulla; ed enun
ciare solo il suo risultato, e questo dipende dalle
basi delloperazione.
(Operazione e funzione non si devono confondere.)

5.251

Una funzione non pu esser suo proprio argomento;


invece, il risultato dunoperazione pu divenire ba
se delloperazione stessa.

5.252

Solo cos possibile la progressione da termine a


termine in una serie di forme (da type a type nelle ge
rarchie di Russell e di Whitehead). (Russell e Whitehead non hanno ammesso la possibilit di questa
progressione, ma ne hanno fatto reiterato uso.)

5.2521

L applicazione reiterata di unoperazione al suo pro


prio risultato io la chiamo applicazione successiva
delloperazione (OOOa il risultato della tri
plice applicazione successiva di O ad a).
Analogamente io parlo dellapplicazione successiva
di pi operazioni ad un certo numero di proposi
zioni.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

5.2522

10 1

II termine generale duna serie di forme a, O a,


O Oa , ... lo scrivo quindi cos: [a, x, Ox]. Que
stespressione in parentesi una variabile. Il primo
termine dellespressione in parentesi linizio della
serie di forme; il secondo, la forma dun qualsiasi
termine x della serie; il terzo, la forma di quel termi
ne della serie il quale segue immediatamente x.

5.2523 II concetto di applicazione successiva delloperazio


ne equivalente al concetto e cos via.
5.253

Unoperazione pu revocare leffetto di unaltra. Le


operazioni possono annullarsi luna laltra.

5.254

Loperazione pu scomparire (ad esempio, la nega


zione in ~~p: ch ~ ~ p = p).

5.3

Tutte le proposizioni sono risultati doperazioni di


verit con le proposizioni elementari.
Loperazione di verit il modo nel quale dalle pro
posizioni elementari nasce la funzione di verit.
Secondo lessenza delloperazione di verit, da fun
zioni di verit ne nasce una nuova, come, dalle pro
posizioni elementari, nasce la loro funzione di veri
t. Ogni operazione di verit riproduce, a partire da
funzioni di verit di proposizioni elementari, unul
teriore funzione di verit di proposizioni elementa
ri, una proposizione. Il risultato dogni operazione
di verit con i risultati doperazioni di verit con
proposizioni elementari di nuovo il risultato di
un'unica operazione di verit con proposizioni ele
mentari.
Ogni proposizione il risultato doperazioni di ve
rit con proposizioni elementari.

5.31

Gli schemi di 4.31 hanno un significato anche se


p, q, r, etc., non sono proposizioni elemen
tari.
Ed facile vedere che il segno proposizionale in

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

10 3

4.442 esprime, anche se p e q sono funzioni di


verit di proposizioni elementari, ununica funzio
ne di verit di proposizioni elementari.
5.32

Tutte le funzioni di verit sono risultati dellappli


cazione successiva d un numero finito d operazioni
di verit alle proposizioni elementari.

5.4

Appare qui che non vi sono oggetti logici, co


stanti logiche (nel senso di Frege e di Russell).

5.41

Infatti, sono identici tutti i risultati d operazioni di


verit con funzioni di verit, i quali siano ununica
e stessa funzione di verit di proposizioni elemen
tari.

5.42

Che v, , etc. non siano relazioni nel senso nel quale


sono relazioni destra e sinistra, etc., evidente.
Linterdefinibilit dei segni primitivi logici di
Frege e di Russell basta a mostrare che questi non
sono segni primitivi, e, a fortior, che essi non desi
gnano relazioni.
Ed manifesto che il , che definiamo mediante
~ e v, identico a quello che ricorre con ~
nella nostra definizione di v, e che questo v
identico al primo. E cos via.

5.43

Che, da un fatto p, ne debbano seguire infiniti altri,


ossia ~ ~ p , ~~~~p, etc., , a tutta prima, difficile a
credersi. N meno strano che il numero infini
to delle proposizioni della logica (della matematica)
segua da una mezza dozzina di leggi fondamen
tali.
Ma le proposizioni della logica dicono tutte unum et
idem: nulla.

5.44

Le funzioni di verit non sono funzioni materiali.


Se, ad esempio, si pu produrre una affermazio
ne per doppia negazione, la negazione contenuta

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

10 5

- in un qualche senso - nellaffermazione? Nega


~ ~ p ~p, o afferma p, o fa questo e quello?
La proposizione ~ ~ p non tratta della negazione
come dun oggetto; ma la possibilit della negazione
gi pregiudicata nell 'affermazione.
E, se vi fosse un oggetto che si chiamasse ~,
~ ~ p dovrebbe dire qualcosaltro che p. Infat
ti, luna proposizione tratterebbe appunto di ~; lal
tra, no.
5.441

Questa scomparsa delle costanti logiche apparenti


avviene anche quando ~(x ).~fx dice lo stesso
che (x).fx , o (x ).fx .x = a dice lo stesso che
fa.

5.442

Se ci data una proposizione, ci son gi dati con essa


anche i risultati di tutte le operazioni di verit che la
hanno a base.

5.45

Se vi sono segni primitivi logici, una logica corretta


deve chiarirne la posizione reciproca e giustificarne
lesistenza. La costruzione della logica a partire dai
suoi segni primitivi deve divenir chiara.

5.451

Se la logica ha concetti fondamentali, essi devono


essere indipendenti luno dallaltro. Se introdotto
un concetto fondamentale, esso devessere introdot
to in tutti i nessi ove esso ricorra. Non lo si pu,
dunque, introdurre dapprima per un nesso, e poi
reintrodurlo per un altro. Ad esempio: Se intro
dotta la negazione, noi la dobbiamo comprendere in
proposizioni della forma ~p cos come in propo
sizioni quali ~(pvq), (x) .~fx e altre. ille
gittimo introdurla prima solo per luna classe di casi,
poi per laltra, poich allora rimarrebbe dubbio se il
suo significato sia, in ambo i casi, lo stesso, n vi sa
rebbe motivo dusare, in ambo i casi, la stessa specie
di nesso di segni.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

107

(In breve, per lintroduzione dei segni primitivi va


le, mutatis mutandis, ci stesso che Frege (Grundgesetze der Arithmetik) ha detto per lintroduzione di
segni mediante definizioni.)
5.452

Lintroduzione d un espediente nuovo nel simboli


smo della logica deve esser sempre un evento carico
di conseguenze. Nessun nuovo espediente pu esser
introdotto nella logica tra parentesi o in nota - per
cos dire, con aria tutta innocente - .
(Cos nei Principia mathematica di Russell e Whitehead ricorrono definizioni e leggi fondamentali in
parole. Perch qui, improvvisamente, delle parole?
Questo richiederebbe una spiegazione. Essa manca,
n pu non mancare, ch quel procedimento , in
realt, illegittimo.)
Ma se lintroduzione d un espediente nuovo s mo
strata necessaria a un certo punto, sbito ci si deve
domandare: E dove questespediente devessere ap
plicato sempre? La sua posizione nella logica deves
sere spiegata.

5.453

Tutti i numeri della logica devono potersi giustifi


care.
O piuttosto: Deve risultare che nella logica non vi
sono numeri.
Non vi sono numeri privilegiati.

5.454

Nella logica non v coesistenza, non vi pu essere


classificazione.
Nella logica non vi pu essere del pi generale e del
pi speciale.

5.4541

Le risoluzioni dei problemi logici devono essere


semplici, poich sono esse a porre il cnone della
semplicit.
Gli uomini hanno sempre intuito che vi debba esse
re un campo di questioni le cui risposte - a priori sian simmetriche e unite in conformazione conclu
sa, regolare.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

10 9

Un campo ove valga la proposizione: Simplex sigillum veri.


5.46

Se sintroducessero correttamente i segni logici, con


ci stesso si sarebbe introdotto anche il senso di tut
te le loro combinazioni; dunque, non solo pvq,
ma anche ~(pv~q), etc. etc. Si sarebbe con ci
gi introdotto anche leffetto di tutte le possibili
combinazioni di parentesi. E con ci sarebbe dive
nuto chiaro che i segni primitivi generali veri e pro
pri sono non pvq, (x).fx, etc., ma la forma
pi generale delle loro combinazioni.

5.461

Significativo il fatto, in apparenza irrilevante, che


le pseudorelazioni logiche, come v e , esigano le
parentesi - al contrario delle relazioni reali.
Lutilizzazione stessa delle parentesi con quei segni
primitivi apparenti basta ad avvertire che essi non
sono i segni primitivi reali. N certo qualcuno cre
der che le parentesi abbiano un significato a s
stante.

5.4611 I segni d operazione logici sono interpunzioni.


5.47

chiaro che tutto ci che possa dirsi in anticipo so


pra la forma di tutte le proposizioni deve potersi di
re in una sola volta.
Gi nella proposizione elementare sono contenute
tutte le operazioni logiche. Infatti fa dice lo stesso che
(x).fx .x = a.
Ove complessit, ivi argomento e funzione; e
ove questi sono, sono gi tutte le costanti logiche.
Si potrebbe dire: Lunica costante logica ci che
tutte le proposizioni, secondo la loro natura, hanno
in comune luna con laltra.
Ma ci la forma proposizionale generale.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

5.471

La forma proposizionale generale lessenza della


proposizione.

5.4711

Dare lessenza della proposizione dare lessenza


dogni descrizione, dunque lessenza del mondo.

5.472

La descrizione della forma proposizionale pi gene


rale la descrizione delluno e unico segno primiti
vo generale della logica.

5.473

La logica deve curarsi di s stessa.


Un segno possibile deve anche poter designare. Tut
to ci che nella logica possibile anche legittimo.
(Socrate identico non vuol dir nulla, perch non
v una propriet che si chiami identico. La pro
posizione insensata perch noi non abbiamo ope
rato una qualche determinazione arbitraria, non gi
perch il simbolo sia in s e per s illegittimo.)
In un certo senso, nella logica noi non possiamo er
rare.

5.4731

Dellevidenza, della quale Russell parl tanto, si pu


fare a meno in logica solo in quanto il linguaggio
stesso impedisca ogni errore logico. - Che la logica
sia a priori consiste nell'impossibilit di pensare illo
gicamente.

5.4732

Non possiamo dare ad un segno il senso errato.

5.47321 II rasoio di Ockham naturalmente non regola arbi


traria o giustificata dal suo successo pratico: Esso
detta che unit segniche innecessarie non significano
nulla.
Segni che servano a un fine, sono logicamente equi
valenti; segni che servano a nessun fine, sono logica
mente privi di significato.
5.4733

Frege dice: Ogni proposizione legittimamente for


mata non pu non avere un senso; ed io dico: Ogni

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

possibile proposizione formata legittimamente, e,


se non ha un senso, solo perch noi non abbiamo
dato un significato ad alcune delle sue parti costitu
tive.
(Anche se crediamo daverlo fatto.)
Cos Socrate identico non dice nulla, perch al
la parola identico quale aggettivo noi non abbiamo
dato alcun significato. Infatti, se interviene quale
segno deguaglianza, essa simbolizza in modo affat
to differente - la relazione di designazione unal
tra dunque anche il simbolo , nei due casi, affat
to differente; i due simboli hanno in comune luno
con laltro solo, e accidentalmente, il segno.
5.474

II numero delle operazioni fondamentali necessarie


dipende solo dalla nostra notazione.

5.475

Si tratta solo di formare un sistema di segni dun de


terminato numero di dimensioni - duna determi
nata molteplicit matematica.

5.476

E chiaro che qui si tratta non


certo numero i
concetti fondamentali che devono essere designati,
ma dellespressione duna regola.

5.5

Ogni funzione di verit un risultato dellapplica


zione successiva delloperazione
(-----V) (, ....)
a proposizioni elementari.
Questoperazione nega tutte le proposizioni nella
parentesi di destra, ed io la chiamo la negazione di
queste proposizioni.

5.501

Unespressione in parentesi, i cui termini siano pro


posizioni, io la indico - se lordine dei termini nella
parentesi indifferente - mediante un segno della
forma (). una variabile, i cui valori sono i
termini dellespressione in parentesi; e la linea sopra

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

115

la variabile indica che questa rappresentante di


tutti i suoi valori nella parentesi.
(Se, dunque, ha per esempio i 3 valori P, Q, R, allora
( ) = (P,Q,R).)
I
valori della variabile sono soggetti a determina
zione.
La determinazione la descrizione delle proposizio
ni delle quali la variabile rappresentante.
Come la descrizione dei termini dellespressione in
parentesi avvenga, inessenziale.
Noi possiamo distinguere tre specie della descrizio
ne: 1. Lenumerazione diretta. In questo caso possia
mo, al posto della variabile, porre semplicemente i
suoi valori costanti. 2. Lindicazione d una funzione
fx, i cui valori per tutti i valori di x sono le proposi
zioni da descrivere. 3. Lindicazione d una legge for
male, secondo la quale son formate quelle proposi
zioni. In questo caso, i termini dellespressione in pa
rentesi sono tutti i termini d una serie di forme.
5.502

Dunque, invece di (-----V) (, .....), io scrivo

N().

N() la negazione di tutti i valori della variabile


proposizionale
5.503

Poich manifestamente facile esprimere come, con


questa operazione, si possano formare proposizioni,
e come, con essa, non si debbano formare proposi
zioni, questo deve poter trovare unespressione
esatta.

5.51

Se ha un unico valore, allora N() = ~p (non p); se


ha due valori, allora N() = ~ p . ~q (n p, n q).

5.511

Come pu lonnicomprensiva logica, specchio del


mondo, usare uncini e manipolazioni cos speciali?
Solo perch essi si contessono tutti in un reticolato
infinitamente fine, il grande specchio.

5.512

~p vera se p falsa. Dunque, nella proposi


zione vera ~p, p una proposizione falsa. Co

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

117

me pu la tilde ~ portarla a concordare con la


realt?
Ci che in ~p nega per non il ~, ma ci che
comune a tutti i segni di questa notazione i quali
negano p.
Dunque la regola comune, secondo la quale son for
mate ~p, ~ ~ ~ p, ~ p v ~ p , ~ p .~ p , etc.
etc. (ad infinitum). E questo elemento comune ri
specchia la negazione.
5.513

Si potrebbe dire: Ci, che comune a tutti i simboli


che affermano e p e q, la proposizione p .q. Ci,
che comune a tutti i simboli che affermano o p o
q, la proposizione pvq.
E cos si pu dire: Due proposizioni sono opposte
luna allaltra se nulla hanno in comune luna con
laltra, e: Ogni proposizione ha solo una negativa,
perch v solo una proposizione che giaccia tutta
fuori di essa.
Si mostra cos anche nella notazione di Russell che
q :p v ~ p dice lo stesso che q; che pv~p non
dice nulla.

5.514

Stabilita una notazione, vi sono in essa una regola,


secondo la quale son formate tutte le proposizioni
che negano p; una regola, secondo la quale son for
mate tutte le proposizioni che affermano p; una re
gola, secondo la quale son formate tutte le proposi
zioni che affermano p o q ,e cos via. Queste regole
sono equivalenti ai simboli, e in esse si rispecchia il
loro senso.

5.515

Deve mostrarsi nei nostri simboli che ci, che con


nesso da v, ., etc., devono essere proposizioni.
Ed in effetti cos. Infatti, il simbolo p e q
presuppone esso stesso v, ~, etc. Se il segno
p in pvq non sta per un segno complesso, allo
ra esso da solo non pu avere senso; ma allora non
possono avere un senso neppure i segni (aventi lo
stesso senso che p) pvp, p.p, etc. Ma se

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

119

pvp non ha un senso, allora non pu avere un


senso neppure pvq.
5.515 1 Deve il segno della proposizione negativa essere for
mato con il segno di quella positiva? Perch non si
dovrebbe poter esprimere mediante un fatto negati
vo la proposizione negativa? (Per esempio: Se a
non sta in una determinata relazione con b, ci
potrebbe esprimere che aRb non sussiste.)
Ma anche qui la proposizione negativa formata in
direttamente mediante quella positiva.
La proposizione positiva deve presupporre lesisten
za della proposizione negativa, e viceversa.
5.52

Se i valori di sono tutti i valori d una funzione fx


per tutti i valori di x, allora N() = ~(x).fx.

5.521

Io separo il concetto tutti dalla funzione di verit.


Frege e Russell hanno introdotto la generalit in
connessione con il prodotto logico o con la somma
logica. Cos divenne difficile comprendere le propo
sizioni (x).fx e (x).fx, nelle quali ambe le
idee sono racchiuse.

5.522

proprio della designazione di generalit in primo


luogo, rinviare ad un archetipo logico, e, in secondo
luogo, mettere in rilievo le costanti

5.523

La designazione di generalit interviene quale argo


mento.

5.524

Se sono dati gli oggetti, con ci ci sono gi dati an


che tutti gli oggetti.
Se sono date le proposizioni elementari, con ci so
no gi date anche tutte le proposizioni elementari.

5.525

scorretto rendere in parole, mediante fx pos


sibile, la proposizione (x).fx - come fa Rus
sell
Certezza, possibilit o impossibilit d una situazio

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

121

ne sono espresse non da una proposizione, ma dal


lessere unespressione una tautologia, una proposi
zione munita di senso o una contraddizione.
Quel precedente, al quale sempre ci si vorrebbe ap
pellare, deve gi essere nel simbolo stesso.
5.526

Si pu descrivere completamente il mondo median


te proposizioni perfettamente generalizzate; dun
que, senza prima coordinare alcun nome ad un de
terminato oggetto.
Per poi venire al consueto modo d espressione, do
po unespressione V un e solo un x, il quale...,
si deve dire semplicemente: E questo x a.

5.5261

Una proposizione perfettamente generalizzata , co


me ogni altra proposizione, composta. (Ci si mostra
nella necessit di menzionare separatamente, in (x,
). x , e x. Essi, indipendentemente, stan
no in relazioni di designazione con il mondo, come
nella proposizione non generalizzata.)
Contrassegno del simbolo composto: Esso ha qual
cosa in comune con altri simboli.

5.5262

La verit o falsit d 'ogni proposizione ltera qualco


sa della struttura generale del mondo. Ed il margi
ne, che alla struttura del mondo lasciato dalla tota
lit delle proposizioni elementari, proprio quello
che le proposizioni affatto generali delimitano.
(Se una proposizione elementare vera, con ci in
ogni caso vera una proposizione elementare in pi.)

5.53

Leguaglianza d oggetto io la esprimo mediante


eguaglianza di segno, e non mediante un segno d e
guaglianza; la differenza d oggetti la esprimo me
diante differenza di segni.

5.5301

Che lidentit non sia una relazione tra oggetti


evidente. E diviene chiarissimo se si considera, ad
esempio, la proposizione (x):fx . .
.x = a. Ci che

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

1 23

questa proposizione dice semplicemente che solo a


soddisfa la funzione f, e non che solo quelle cose,
che hanno una certa relazione con a, soddisfano la
funzione f .
Ora si potrebbe si dire che appunto solo a abbia
questa relazione con a; ma, per esprimere ci,
avremmo bisogno del segno deguaglianza stesso.
5.5302

La definizione, data da Russell, di = non basta;


infatti, secondo essa, non si pu dire che due oggetti
abbiano in comune tutte le propriet. (Nellipotesi
stessa che questa proposizione non sia mai corretta,
tuttavia essa ha senso.)

5.5303

Detto approssimativamente: Dire di due cose, che


esse siano identiche, un nonsenso; e dire di una
cosa, che essa sia identica a s stessa, non dice nulla.

5.531

Io scrivo dunque non f(a, b).a = b, ma f(a, a)


(o f(b, b)). E non f(a, b).~a = b, ma f(a, b).

5.532

E analogamente: Non ( x , y ).f(x , y).x = y, ma


( x ).f(x , x); e non ( x , y ).f(x , y).~x = y, ma
( x , y ).f(x , y).
(Dunque, invece della russelliana ( x, y). f(x, y),
( x, y).f(x, y).v .( x).f(x, x).)

5.53 21 Invece di (x):fx x = a scriviamo dunque, ad esempio, ( x ).f x . .fa:~( x , y).f x .fy.
E la proposizione: Solo un x soddisfa f ( ), suona:
( x).fx:~( x, y).f x .fy.
5.533

II segno deguaglianza non dunque parte costituti


va essenziale dellideografia.

5.534

E ora vediamo che pseudoproposizioni come:


a = a, a = b .b = c . a = c, (x).x = x, ( x).
x = a, etc., non possono affatto scriversi in uni
deografia corretta.

5.535

Con ci seliminano anche tutti i problemi che era


no collegati a tali pseudoproposizioni.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

12 5

Tutti i problemi, che l'axiom d 'infinity di Russell


comporta, son da risolvere gi qui.
Ci che l'axiom o f infinity intende dire sarebbe
espresso nel linguaggio dall'esservi infiniti nomi con
significato differente.
5.5351 Vi sono certi casi in cui viene la tentazione d utiliz
zare espressioni della forma a = a, o p p, e si
mili. Ed proprio quel che avviene quando si vor
rebbe parlare dellarchetipo: proposizione, cosa,
etc. Cos Russell, nei Principles o f Mathematics, ha
reso in simboli, mediante p p, il nonsenso p
una proposizione, e lo ha premesso quale ipotesi a
certe proposizioni, affinch i loro posti d argomento
potessero essere occupati solo da proposizioni.
(E nonsenso premettere lipotesi p p ad una propo
sizione per assicurarle argomenti della forma corret
ta, perch lipotesi diviene, se ha una non-proposizione quale argomento, non falsa, ma insensata, e
perch la proposizione stessa diviene, se ha la specie
scorretta d argomenti, insensata, e dunque si pre
serva dagli argomenti scorretti altrettanto bene, o
altrettanto male, quanto lipotesi priva di senso che
aggiunta a questo fine.)
5.5352

Cos pure si volle esprimere Non vi sono cose me


diante ~(x).x = x. Ma, anche se questa fosse
una proposizione, - non sarebbe essa vera anche se
in effetti vi fossero cose, ma esse non fossero
identiche a s stesse?

5.54

Nella forma proposizionale generale, la proposizio


ne ricorre nella proposizione solo quale base delle
operazioni di verit.

5.541

A prima vista, pare che una proposizione possa ri


correre in unaltra anche altrimenti.
Particolarmente in certe forme proposizionali della
psicologia, come A crede che p, o A pensa p,
etc.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

12 7

Infatti, prima facie qui sembra che la proposizione p


stia in una specie di relazione con un oggetto A.
(Ed cos che, nella gnoseologia moderna (Russell,
Moore, etc.), si sono concepite quelle proposizioni.)
5.542

Ma chiaro che A crede che p, A pensa p, A


dice p sono della forma <p> dice p: E qui si
tratta non d una coordinazione d un fatto e d un
oggetto, ma della coordinazione di fatti per coordi
nazione dei loro oggetti.

5.5421 Questo mostra anche che lanima - il soggetto, etc.


- come concepita nella superficiale psicologia
odierna, un assurdo.
Unanima composta, infatti, non sarebbe pi una
nima.
5.5422 La spiegazione corretta della forma della proposizio
ne A giudica p deve mostrare che impossibile
giudicare un nonsenso. (La teoria di Russell non
soddisfa questa condizione.)
5.5423 Percepire un complesso vuol dire percepire che le
sue parti costitutive stanno in questa certa relazione
luna con laltra.
Questo spiega anche la possibilit di vedere in due
modi come cubo la figura

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

12 9

e tutti i fenomeni simili. Poich in effetti noi vedia


mo appunto due fatti differenti.
(Se io guardo prima gli angoli a, e solo di sfuggita gli
angoli b, appare a davanti; e viceversa.)

5.55

Dobbiamo ora rispondere a priori alla questione di


tutte le possibili forme delle proposizioni elemen
tari.
La proposizione elementare consta di nomi. Ma poi
ch non possiamo indicare il numero dei nomi di si
gnificato differente, noi non possiamo neppure in
dicare la composizione della proposizione elemen
tare.

5 .551

Nostro principio che ogni questione, che possa es


ser decisa dalla logica, deve potersi senzaltro deci
dere.
(E se ci troviamo costretti a guardare il mondo per
rispondere a un tale problema, questo mostra che
siamo su una pista fondamentalmente errata.)

5 55 2

Lesperienza, che ci serve per la comprensione


della logica, non lesperienza che qualcosa cos e
cos, ma lesperienza che qualcosa : Ma ci non
unesperienza.
La logica prima d ogni esperienza - d ogni espe
rienza che qualcosa cos.
Essa prima del Come, non del Che cosa.

5.5521

E se cos non fosse, come potremmo noi applicare la


logica? Si potrebbe dire: Se vi fosse una logica an
che se non vi fosse un mondo, come potrebbe mai
esservi una logica, dato che un mondo v?

5.553

Russell disse che non vi siano relazioni semplici tra


differenti numeri di cose (individuals). Ma tra quali
numeri? E come dovrebbe decidersi ci? - Median
te lesperienza?
(Un numero privilegiato non v.)

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

131

5.554

Lindicazione dogni forma speciale sarebbe perfet


tamente arbitraria.

5.5541

Deve potersi indicare a priori se io, ad esempio, pos


sa trovarmi costretto a designare qualcosa con il se
gno d una relazione a 27 posti.

5.5542

Ma legittimo formulare tale domanda? Ci possi


bile stabilire una forma segnica e non sapere se le
possa corrispondere qualcosa?
Ha la domanda: Che cosa deve essere, affinch qual
cosa possa accadere? un senso?

5.555

chiaro che noi abbiamo un concetto della proposi


zione elementare, a prescindere dalla particolare
forma logica di essa.
Ma ove si possono formare simboli secondo un si
stema, ivi questo sistema ci che logicamente
importante, e non i singoli simboli.
E come sarebbe possibile che nella logica io avessi a
che fare con forme che io posso inventare? Io devo
invece avere a che fare con ci che mi rende possibi
le inventarle.

5.556

Una gerarchia delle forme delle proposizioni ele


mentari non pu esservi. Noi possiamo prevedere
unicamente ci che noi stessi costruiamo.

5.5561

La realt empirica delimitata dalla totalit degli


oggetti. Il limite si mostra di nuovo nella totalit
delle proposizioni elementari.
Le gerarchie sono, e non possono non essere, indipendenti dalla realt.

5.5562

Se noi sappiamo, per motivi puramente logici, che


vi devono essere proposizioni elementari, allora de
ve saper ci ognuno che comprenda le proposizioni
nella loro forma inanalizzata.

5.5563

Tutte le proposizioni del nostro linguaggio comune


sono di fatto, cos come esse sono, in perfetto ordi

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

13 3

ne logico. - Quella cosa semplicissima che qui dob


biamo indicare non una similitudine della verit,
ma la verit stessa nella sua pienezza.
(I nostri problemi sono non astratti, ma forse i pi
concreti che vi siano.)
5.557

L'applicazione della logica decide quali proposizioni


elementari vi siano.
Ci che nellapplicazione, la logica non lo pu an
ticipare.
Questo chiaro: La logica deve non collidere con la
propria applicazione.
Ma la logica deve essere in contatto con la propria
applicazione.
Dunque, la logica e la sua applicazione devono non
sovrapporsi luna allaltra.

5.5571

Se non posso indicare a priori le proposizioni ele


mentari, volerle indicare non pu non condurre a
un evidente nonsenso.

5.6

I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio


mondo.

5.61

La logica pervade il mondo; i limiti del mondo sono


anche i limiti di essa.
Noi non possiamo, dunque, dire nella logica: Que
sto e questaltro v nel mondo, quello no.
Infatti, ci parrebbe presupporre che noi escludia
mo certe possibilit, e questo non pu essere, poich
richiederebbe che la logica trascendesse i limiti del
mondo; solo cos essa potrebbe contemplare questi
limiti anche dallaltro lato.
Ci che noi non possiamo pensare, noi non lo pos
siamo pensare; n, di conseguenza, noi possiamo di
re ci che noi non possiamo pensare.

5.62

Questo pensiero d la chiave per decidere la que


stione, in quale misura il solipsismo sia una ve
rit.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

135

Ci che il solipsismo intende del tutto corretto; so


lo, non si pu dire, ma mostra s.
Che il mondo il mio mondo si mostra in ci, che i
limiti del linguaggio (dell'unico linguaggio che io
comprenda) significano i limiti del mo mondo.
5.621

II mondo e la vita sono tu ttuno.

5.63

Io sono il mio mondo. (Il microcosmo.)

5.631

II soggetto che pensa, che immagina, non v.


Se io scrivessi un libro II mondo, come io lo ho trova
to, vi si dovrebbe riferire anche del mio corpo e dire
quali membra sottostiano alla mia volont, e quali
no, etc.; questo un metodo d isolare il soggetto, o
piuttosto di mostrare che, in un senso importante,
un soggetto non v: Di esso solo, infatti, non si po
trebbe parlare in questo libro. -

5.632

II soggetto non appartiene al mondo, ma del mondo


un limite.

5.633

Ove, nel mondo, vedere un soggetto metafisico?


Tu dici che qui sia proprio cos come nel caso del
locchio e del campo visivo. Ma locchio, in realt,
tu non lo vedi.
E nulla nel campo visivo fa concludere che esso sia
visto da un occhio.

5.6331

II campo visivo non ha, infatti, una forma cos:

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

1 37

5.634

Ci inerisce al fatto che nessuna parte della nostra


esperienza anche a priori.
Tutto ci che vediamo potrebbe anche essere altri
menti.
Tutto ci che possiamo descrivere potrebbe anche
essere altrimenti.
Non v un ordine a priori delle cose.

5.64

Qui si vede che il solipsismo, svolto rigorosamente,


coincide con il realismo puro. LIo del solipsismo si
contrae in un punto inesteso e resta la realt ad esso
coordinata.

5.641

V, dunque, realmente un senso, nel quale in filo


sofia si pu parlare in termini non psicologici dell'Io.
LIo entra nella filosofia perci che il mondo il
mio mondo.
LIo filosofico non luomo, non il corpo umano o
lanima umana della quale tratta la psicologia, ma il
soggetto metafisico, il limite - non una parte - del
mondo.

La forma generale della funzione di verit : [p, ,


N()].
Questa la forma generale della proposizione.

6.001

Questo dice solo che ogni proposizione un risulta


to dellapplicazione successiva delloperazione N()
alle proposizioni elementari.

6.002

Se data la forma generale nella quale una proposi


zione costruita, con ci stesso gi data anche la
forma generale, nella quale, a partire da una propo
sizione, se ne pu produrre unaltra mediante uno
perazione.

6.01

La forma generale delloperazione () dunque:


[, N()]' () ( = [, , N()]).
Questa la forma pi generale del passaggio da una
proposizione ad unaltra.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

1 39

6.02

E cos veniamo ai numeri: Io definisco


x = 0x Def.
e
'vx = v+1x Def.
Secondo queste regole sui segni noi scriviamo dun
que la serie
x, 'x , 'x, x , .....,
cos: x, 0+1x, 0+1+1x, 0+1+1+1x , .....
Dunque - invece di [x, , '] - io scrivo:
[x, vx, v + 1x].
E definisco:
0 + 1 = 1 Def.,
0 + 1 + 1 = 2 Def.,
0 + 1 + 1 + 1 = 3 Def.,
(e cos via).

6.021

II numero lesponente di unoperazione.

6.022

II concetto di numero solo ci che comune a tutti


i
numeri, la forma generale del numero.
Il concetto di numero il numero variabile.
E il concetto d eguaglianza numerica la forma ge
nerale di tutte le eguaglianze numeriche speciali.

6.03

La forma generale del numero intiero : [0, , +1].

6.031

La teoria delle classi , in matematica, affatto super


flua.
Ci connesso con il fatto che la generalit, che ci
serve nella matematica, non la generalit acciden
tale.

6.1

Le proposizioni della logica sono tautologie.

6.11

Le proposizioni della logica non dicono dunque nul


la. (Esse sono le proposizioni analitiche.)

6.111

Teorie, che facciano apparire munita di contenuto


una proposizione della logica, sono sempre false. Si
potrebbe ad esempio credere che le parole vero e
falso designino due propriet tra altre propriet,

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

141

e allora parrebbe una stranezza che ogni proposizio


ne possieda una di queste propriet. Ora ci par es
sere tu ttaltro che ovvio, tanto poco ovvio quanto
parrebbe la proposizione: Tutte le rose sono o gial
le o rosse anche se fosse vera. Anzi, quella proposi
zione assume tutto il carattere d una proposizione
della scienza naturale, e questo il sicuro indizio del
fatto che essa fu concepita falsamente.
6.112

La spiegazione corretta delle proposizioni logiche


deve dar loro una posizione speciale tra tutte le pro
posizioni.

6.113

il carattere particolare delle proposizioni logiche


la possibilit di riconoscerle vere dal simbolo soltan
to, e questo fatto chiude in s tutta la filosofia della
logica. E analogamente uno dei fatti pi importan
ti l'impossibilit di riconoscere vere o false dalla pro
posizione soltanto le proposizioni non-logiche.

6.12

Che le proposizioni della logica siano tautologie mo


stra le propriet formali - logiche - del linguaggio,
del mondo.
Che le loro parti costitutive, cos collegate, produca
no una tautologia, caratterizza la logica delle loro
parti costitutive.
Affinch proposizioni collegate in un determinato
modo producano una tautologia, esse devono avere
determinate propriet della struttura. Che esse, cos
connesse, producano una tautologia, mostra dunque
che esse possiedono queste propriet della struttura.

6.1201

Che, ad esempio, le proposizioni p e ~p nel


nesso ~ (p.~p) producano una tautologia, mostra
che esse si contraddicono l'una laltra. Che le pro
posizioni p q, p e q, connesse luna allaltra
nella forma (p q). (p) : : (q) , producano una tau

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

143

tologia, mostra che q segue da p e p q. Che


(x).fx: : fa sia una tautologia, mostra che fa se
gue da (x).fx. Etc. etc.
6.1202 chiaro che, allo stesso fine, si potrebbero anche
impiegare, invece delle tautologie, le contraddi
zioni.
6.1203 Per riconoscer tale una tautologia ci si pu servire,
ove nella tautologia non ricorra alcuna designazione
di generalit, del seguente metodo intuitivo: Invece
di p, q, r, etc., io scrivo VpF, VqF,
VrF, etc. Le combinazioni di verit io le esprimo
mediante parentesi, ad esempio:

e la coordinazione della verit o falsit di tutta la


proposizione e delle combinazioni di verit degli ar
gomenti di verit io la esprimo mediante linee, nel
modo seguente:

Questo segno rappresenterebbe dunque, ad esem


pio, la proposizione p q. Ora voglio esaminare se la
proposizione ~ (p.~p) (principio di contraddizione)
sia una tautologia. La forma ~ , nella nostra no
tazione, scritta

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

145

la forma . scritta cos:

Quindi la proposizione ~ (p.~q) si presenta cos:

Se qui sostituiamo p a q ed esaminiamo il nes


so dei V ed F pi esterni con i V ed F pi interni, la
verit di tutta la proposizione risulta coordinata a
tutte le combinazioni di verit del suo argomento; la
sua falsit, a nessuna delle combinazioni di verit.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

M7

6.121

Le proposizioni della logica dimostrano le propriet


logiche delle proposizioni connettendole in proposi
zioni che non dicono nulla.
Questo metodo si potrebbe chiamare anche un metodo-zero. Nella proposizione logica, le proposizioni
sono poste in equilibrio luna con laltra, e lo stato
d equilibrio indica allora come queste proposizioni
devono essere logicamente costituite.

6.122

Ne risulta che possiamo fare anche a meno delle


proposizioni logiche, poich, in una notazione ri
spondente, noi possiamo riconoscere le propriet
formali delle proposizioni per mera ispezione delle
proposizioni stesse.

6.1221

Se, ad esempio, due proposizioni p e q, nel


nesso p q, producono una tautologia, chiaro
che q segue da p.
Che, ad esempio, q segue da p q.p, lo vedia
mo gi da queste due proposizioni, ma possiamo
mostrarlo anche cos, connettendo le due proposi
zioni in p q . p : : q e poi mostrando che questa
una tautologia.

6.1222

Questo getta luce sulla questione, perch le proposi


zioni logiche non possano essere confermate dalle
sperienza, cos come dallesperienza non possono
essere infirmate. Una proposizione della logica de
vessere non solo non infirmabile, ma anche non
confermabile da una possibile esperienza.

6.1223

Ora diviene chiaro perch si sia avuto spesso il sen


so che le verit logiche fossero da postulare da
parte nostra: Noi le possiamo, infatti, postulare nel
la misura nella quale possiamo postulare una nota
zione soddisfacente.

6.1224

E adesso diviene chiaro anche perch la logica sia


stata chiamata la dottrina delle forme e dellinfe
renza.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

1 49

6.123

chiaro: Le leggi logiche non possono sottostare es


se stesse, a loro volta, a leggi logiche.
(Non v, come intendeva Russell, per ogni type un
principio di contraddizione ad esso proprio; uno ba
sta, poich esso non applicato a s stesso.)

6.1231

Lindizio della proposizione logica non la validit


generale.
Essere generale, infatti, vuol dire solo: valere acci
dentalmente per tutte le cose. Una proposizione
non generalizzata pu anzi essere altrettanto tauto
logica quanto una generalizzata.

6.1232

La validit generale logica potrebbe chiamarsi es


senziale, in contrapposizione alla validit generale
accidentale, come quella della proposizione: Tutti
gli uomini sono mortali. Proposizioni come l'axiom
o f reducibility di Russell non sono proposizioni logi
che, e questo spiega la nostra sensazione: Esse, se
vere, non potrebbero tuttavia essere vere che per un
accidente favorevole.

6.1233

Pu pensarsi un mondo, nel quale l'axiom o f reduc


ibility non valga. Ma chiaro che la logica nulla ha a
che fare con la questione, se il nostro mondo sia o
non sia realmente cos.

6.124

Le proposizioni della logica descrivono larmatura


del mondo, o, piuttosto, la rappresentano. Esse non
trattano di nulla. Esse presuppongono che i nomi
abbiano significato, e le proposizioni elementari
senso: E questo il loro nesso con il mondo. chia
ro che deve indicare qualcosa sul mondo il fatto che
certi nessi di simboli - che per essenza hanno un
determinato carattere - siano tautologie. In questo
il fatto decisivo. Dicemmo che nei simboli che
usiamo qualcosa arbitrario, e qualcosaltro non
arbitrario. Nella logica solo questaltro esprime. Ma
ci vuol dire: Nella logica, non siamo noi ad espri
mere, con laiuto dei segni, ci che vogliamo; nella

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

logica la natura stessa dei segni naturalmente ne


cessari ad esprimere. Se noi conosciamo la sintassi
logica d un qualsiasi linguaggio segnico, sono gi da
te tutte le proposizioni della logica.
6.125

possibile, anche secondo la stessa vecchia conce


zione della logica, dare in anticipo una descrizione
di tutte le proposizioni logiche vere.

6.1251

Perci nella logica non possono mai esservi sorprese.

6.126

Se una proposizione appartenga alla logica si pu


calcolare calcolando le propriet logiche del sm
bolo.
quel che noi facciamo quando dimostriamo una
proposizione logica. Infatti, senza curarci d un sen
so e d un significato, noi formiamo la proposizione
logica a partire da altre secondo mere regole dei segni.
La dimostrazione delle proposizioni logiche consiste
nel farle nascere da altre proposizioni logiche per
applicazione successiva di certe operazioni, le quali,
a partire dalle prime, riproducono sempre nuove
tautologie. (In effetti, solo tautologie seguono da
una tautologia.)
Naturalmente, questo modo di mostrare che le sue
proposizioni sono tautologie affatto inessenziale
alla logica. Infatti le proposizioni, dalle quali la di
mostrazione muove, devono mostrare, e senza di
mostrazione, d esser tautologie.

6.1261

Nella logica, processo e risultato sono equivalenti.


(Perci nessuna sorpresa.)

6.1262

La dimostrazione nella logica solo un ausilio mec


canico per riconoscere pi facilmente la tautologia
ove questa sia complicata.

6.1263

Sarebbe invero sin troppo strano se una proposizio


ne munita di senso si potesse dimostrare logicamente
a partire da altre, e cos pure una proposizione logi-

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

15 3

ca. gi chiaro in anticipo che la dimostrazione lo


gica d una proposizione munita di senso e la dimo
strazione nella logica devono essere due cose affatto
differenti.
6.1264

La proposizione munita di senso enuncia qualcosa,


e la sua dimostrazione mostra che cos; nella logi
ca, ogni proposizione la forma d una dimostra
zione.
Ogni proposizione della logica un modus ponens
rappresentato in segni. (E il modus ponens non si
pu esprimere mediante una proposizione.)

6.1265

Si pu sempre concepire la logica in modo tale che


ogni proposizione sia la sua propria dimostrazione.

6.127

Tutte le proposizioni della logica sono paritetiche;


tra esse non vi sono n leggi fondamentali, n pro
posizioni derivate che siano tali per essenza.
Ogni tautologia mostra da s che una tautologia.

6.1271

chiaro che il numero delle leggi fondamentali lo


giche arbitrario, poich si potrebbe derivare la
logica da ununica legge fondamentale, ad esempio
formando semplicemente il prodotto logico delle
leggi fondamentali di Frege. (Frege forse direbbe
che questa legge fondamentale allora non sarebbe
pi immediatamente evidente. Ma strano che un
pensatore cos esatto come Frege si sia appellato al
grado dellevidenza quale criterio della proposizione
logica.)

6.13

La logica non una dottrina, ma unimmagine spe


culare del mondo.
La logica trascendentale.

6.2

La matematica un metodo logico.


Le proposizioni della matematica sono equazioni,
dunque pseudoproposizioni.

6.21

La proposizione della matematica non esprime un


pensiero.

TRACTATUS LOGICOPHILOSOPHICUS

1 55

6.211

Nella vita, invero, non mai la proposizione mate


matica stessa a servirci: La proposizione matematica
lusiamo solo per concludere da proposizioni, che
non appartengono alla matematica, ad altre, che pa
rimenti non appartengono ad essa.
(Nella filosofia la domanda: Ma a quale fine usia
mo quella parola, quella proposizione? conduce
sempre a preziose intuizioni.)

6.22

La logica del mondo, che le proposizioni della logica


mostrano nelle tautologie, dalla matematica mo
strata nelle equazioni.

6.23

Se due espressioni son connesse dal segno d egua


glianza, ci vuol dire che esse sono intersostituibili,
sostituibili luna all'altra. Ma se cos sia deve mo
strarsi nelle due espressioni stesse.
Lintersostituibilit caratterizza la forma logica di
due espressioni.

6.231

una propriet dellaffermazione la possibilit di


concepirla quale doppia negazione.
una propriet di 1 + 1 + 1 + 1 la possibilit di
concepirla come ( 1 + 1) + ( 1 + 1).

6.232

Frege dice che le due espressioni hanno lo stesso si


gnificato, ma differente senso.
Ma nellequazione lessenziale questo: Essa non
necessaria per mostrare che le due espressioni, con
nesse dal segno deguaglianza, hanno lo stesso signi
ficato, poich lidentit di significato si pu vedere
dalle due espressioni stesse.

6.2321 E che le proposizioni della matematica possano es


sere dimostrate vuole solo dire che la loro correttez
za pu vedersi senza che ci che esse esprimono
debba esso stesso venir confrontato con i fatti per
determinare la sua correttezza.
6.2322 Lidentit di significato di due espressioni non pu
asserirsi. Infatti, per poter asserire qualcosa del loro

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

1 57

significato, io devo conoscere il loro significato; e,


se conosco il loro significato, io so se esse significhi
no lo stesso o qualcosa di differente.
6.2323

Lequazione contrassegna solo laspetto sotto il qua


le io considero le due espressioni, ossia laspetto del
la loro eguaglianza di significato.

6.233

Alla domanda, se per risolvere i problemi matemati


ci lintuizione serva, si deve rispondere che appun
to il linguaggio a fornire qui lintuizione necessaria.

6.2331

II procedimento del calcolo provvede appunto que


sta intuizione.
Il calcolo non un esperimento.

6.234

La matematica un metodo della logica.

6.2341

Lessenziale del metodo matematico il lavorare


con equazioni. Su questo metodo si fonda il fatto
che ogni proposizione della matematica debba com
prendersi da s.

6.24

II metodo della matematica per pervenire alle sue


equazioni il metodo della sostituzione.
Infatti, le equazioni esprimono la sostituibilit di
due espressioni, e noi procediamo da un certo nu
mero d equazioni a nuove equazioni sostituendo
espressioni con altre espressioni, corrispondente
mente alle equazioni.

6.241

Cos si presenta la dimostrazione della proposizione


2x2 = 4:
(v)x = v x'x D e f.,
2x2x = (2)2' x = (2)1+1' x = 2' 2' x = 1+1' 1+1' x
= ()()x = x = 1+1+1+1x = 4x.

6.3

Lesplorazione della logica significa lesplorazione


d'ogni conformit ad una legge. E fuori della logica
tutto accidente.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

159

6.31

La cosddetta legge dellinduzione non pu in alcun


caso essere una legge della logica, poich essa ma
nifestamente una proposizione munita di senso. N perci pu essere una legge a priori.

6.32

La legge di causalit non una legge, ma la forma


d una legge.

6.321

Legge di causalit: un nome di genere. E come


nella meccanica, diciamo, vi sono leggi di minimo come quella della minima azione -, cos nella fisica
vi sono leggi di causalit, leggi della forma di causa
lit.

6.3211 Invero si intuito che vi dovesse essere una legge


della minima azione prima ancora di sapere preci
samente come essa sonasse. (Qui, come sempre, il
certo a priori risulta qualcosa di meramente logico.)
6.33

Noi non crediamo a priori in una legge di conserva


zione, ma conosciamo a priori la possibilit d una
forma logica.

6.34

Tutte le proposizioni come il principio di ragion suf


ficiente, di continuit nella natura, del minimo sfor
zo nella natura, etc. etc., sono tutte intuizioni a
priori sulla possibile formulazione delle proposizioni
della scienza.

6.341

La meccanica newtoniana, ad esempio, riduce la de


scrizione del mondo in forma unitaria. Immaginia
mo una superficie bianca, con sopra macchie nere
irregolari. Noi diciamo ora: Qualunque immagine
ne nasca, io posso sempre avvicinarmi quanto io vo
glia alla descrizione dell'immagine, coprendo la su
perficie con un reticolo di quadrati rispondentemente fine e dicendo d ogni quadrato che esso
bianco, o nero. A questo modo avr ridotto la de
scrizione della superficie in forma unitaria. Questa
forma arbitraria, poich avrei potuto impiegare
con eguale successo una rete di maglie triangolari o

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

161

esagonali. possibile che la descrizione con laiuto


d una rete di triangoli fosse pi semplice, cio che
noi potessimo descrivere la superficie pi esatta
mente con una rete di triangoli pi grossa che con
una rete pi fine di quadrati (o viceversa), e cos via.
Alle differenti reti corrispondono differenti sistemi
di descrizione del mondo. La meccanica determina
una forma di descrizione del mondo dicendo: Tutte
le proposizioni della descrizione del mondo devono
ottenersi a partire da un certo numero di proposi
zioni date - gli assiomi della meccanica - in un mo
do dato. Cos essa fornisce le pietre per la costruzio
ne delledificio della scienza e dice: Qualunque edi
ficio voglia tu innalzare, lo devi comunque costruire
con queste pietre e con queste soltanto.
(Come, con il sistema dei numeri, si deve potere
scrivere qualsiasi numero, cos, con il sistema della
meccanica, si deve potere scrivere qualsiasi proposi
zione della fisica.)
6.342

E ora vediamo la posizione reciproca di logica e


meccanica. (Si potrebbe far consistere la rete anche
di figure eterogenee, per esempio di triangoli ed esa
goni.) Che unimmagine, come quella menzionata
or ora, possa descriversi mediante una rete di forma
data, non enuncia nulla intorno allimmagine. (In
fatti questo vale per ogni immagine di questa spe
cie.) Ma a caratterizzare limmagine che essa possa
descriversi completamente mediante una determina
ta rete di finezza determinata.
Analogamente, nulla enuncia intorno al mondo la
possibilit di descriverlo mediante la meccanica
newtoniana; ma enuncia invece qualcosa la possibi
lit di descriverlo mediante essa proprio cos come
appunto lo si pu descrivere. E dice qualcosa intor
no al mondo anche la possibilit di descriverlo pi

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

163

semplicemente mediante una meccanica che me


diante unaltra.
6.343

La meccanica un tentativo di costruire tutte le


proposizioni vere, che ci servono per la descrizione
del mondo, secondo un unico piano.

6.3431

Attraverso tutto lapparato logico, le leggi fisiche


parlano tuttavia degli oggetti del mondo.

6.3432

Non dobbiamo dimenticare che la descrizione del


mondo mediante la meccanica sempre quella gene
ralissima. Non vi si parla mai, ad esempio, di deter
minati punti materiali, ma sempre e solo di punti
qualsiasi.

6.35

Quantunque le macchie nella nostra immagine siano


figure geometriche, nulla ovviamente la geometria
pu dire sopra la forma e la posizione effettive di es
se. Ma la rete puramente geometrica, tutte le sue
propriet possono essere indicate a priori.
Leggi come il principio di ragion sufficiente, etc.,
trattano della rete, non di ci che la rete descrive.

6.36

Se vi fosse una legge di causalit, essa potrebbe cos


formularsi: Vi sono leggi naturali.
Ma ci non si pu certo dire: Ci mostra s.

6.361

Nella terminologia di Hertz, si potrebbe dire: Solo


connessioni conformi ad una legge sono pensabili.

6.3611 Noi non possiamo confrontare alcun processo con lo


scorrere del tempo - esso non v -, ma solo con
un altro processo (ad esempio, con il movimento del
cronometro).
Quindi, la descrizione del decorso temporale pos
sibile solo se ci basiamo su un altro processo.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

Analogamente per lo spazio. Quando, ad esempio,


si dice che nessuno di due eventi (che sescludono
lun laltro) pu avvenire, in quanto non v una
causa perch debba avvenire luno piuttosto che lal
tro, la realt che non si sa affatto descrivere uno
dei due eventi se non esiste una qualche asimmetria.
E se una tale asimmetria esste, noi la possiamo con
cepire quale causa dellavvenire delluno e del non
avvenire dellaltro.
6 .3 6 11 1 II problema kantiano della mano destra e della ma
no sinistra, che non si possono far coincidere, sussi
ste gi nel piano, anzi nello spazio ad una dimensio
ne, ove le due figure congruenti a e b non possono
esser fatte coincidere senza essere rimosse da questo
spazio.

Mano destra e mano sinistra sono in realt perfetta


mente congruenti. E limpossibilit di farle coinci
dere non ha nulla a che fare con ci.
Si potrebbe calzare il guanto destro alla mano sini
stra, se lo si potesse rivoltare nello spazio a quattro
dimensioni.
6.362

Ci che pu descriversi pu anche avvenire, e ci


che la legge di causalit deve escludere non pu nep
pure descriversi.

6.363

II procedimento dellinduzione consiste nellassu


mere la legge pi semplice che possa esser accordata
con le nostre esperienze.

6.3631

Questo procedimento, tuttavia, ha un fondamento


non logico, ma solo psicologico.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

chiaro che non esiste ragione di credere che dav


vero avverr il caso pi semplice.
6.36311 Che il sole domani sorger unipotesi; e ci vuol
dire: Noi non sappiamo se esso sorger.
6.37

Una necessit cogente, secondo la quale qualcosa


debba avvenire poich qualcosaltro avvenuto,
non v. V solo una necessit logica.

6.371

Tutta la moderna concezione del mondo si fonda


sullillusione che le cosiddette leggi naturali siano le
spiegazioni dei fenomeni naturali.

6.372

Cos si arrestano davanti alle leggi naturali come da


vanti a qualcosa d intangibile, come gli antichi da
vanti a Dio e al fato.
E ambedue hanno ragione, e ambedue torto. Gli
antichi sono, tuttavia, in tanto pi chiari in quanto
riconoscono un chiaro termine, mentre il nuovo si
stema pretende che tutto sia spiegato.

6.373

II mondo indipendente dalla mia volont.

6.374

Anche se tutto ci che noi desideriamo avvenisse,


tuttavia ci sarebbe solo, per cos dire, una grazia
del fato, poich non v, tra volont e mondo, una
connessione logica che garantisca ci, e la supposta
connessione fisica non potremmo certo volerla a sua
volta.

6.375

Come v solo una necessit logica, cos v solo una


impossibilit logica.

6.3751 Che, ad esempio, due colori siano a un tempo in un


luogo del campo visivo impossibile: impossibile lo
gicamente, poich ci escluso dalla struttura logica
del colore.
Pensiamo a come questa contraddizione si presenti

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

169

nella fisica. All'incirca cos: Una particella non pu


avere nel medesimo tempo due velocit; vale a dire,
non pu, nel medesimo tempo, esser in due luoghi;
vale a dire, particelle in luoghi differenti in un unico
tempo non possono essere identiche.
( chiaro che il prodotto logico di due proposizioni
elementari non pu essere n una tautologia, n una
contraddizione. Lenunciato, che un punto del cam
po visivo ha nel medesimo tempo due differenti co
lori, una contraddizione.)
6.4

Tutte le proposizioni sono di pari valore.

6.41

II senso del mondo devessere fuori di esso. Nel


mondo tutto come , e tutto avviene come avvie
ne; non v in esso alcun valore - n, se vi fosse,
avrebbe un valore.
Se un valore che abbia valore v, esso devesser
fuori dogni avvenire ed essere-cos. Infatti, ogni av
venire ed essere-cos accidentale.
Ci che li rende non-accidentali non pu essere nel
mondo, ch altrimenti sarebbe, a sua volta, acciden
tale.
Devessere fuori del mondo.

6.42

N, quindi, vi possono essere proposizioni delle


tica.
Le proposizioni non possono esprimere nulla di ci
che pi alto.

6.421

chiaro che letica non pu formularsi.


Letica trascendentale.
(Etica ed estetica sono tu ttuno.)

6.422

II primo pensiero, nellatto che posta una legge eti


ca della forma Tu devi... , : E se non lo faccio?
Ma chiaro che nulla letica ha a che fare con pena
e premio, nel senso ordinario di questi termini.
Dunque, questo problema delle conseguenze di una
zione non pu non essere irrilevante. - O almeno,
queste conseguenze non devono essere degli eventi.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS
Infatti, in quella domanda qualcosa deve pur essere
corretto. Devesservi si una specie di premio etico e
di pena etica, ma questi non possono non essere nellazione stessa.
(Ed anche chiaro che il premio devessere qualcosa
di grato; la pena, di ingrato.)
6.423

Della volont quale portatore delletico non pu


parlarsi.
E la volont quale fenomeno interessa solo la psico
logia.

6.43

Se il volere buono o cattivo ltera il mondo, esso


pu alterare solo i limiti del mondo, non i fatti, non
ci che pu essere espresso dal linguaggio.
In breve, il mondo allora deve perci divenire un al
tro mondo. Esso deve, per cos dire, decrescere o
crescere in toto.
Il mondo del felice un altro mondo che quello del
linfelice.

6.431

Come pure alla morte il mondo non si ltera, ma


termina.

6 .4 311

La morte non evento della vita. La morte non si


vive.
Se, per eternit, sintende non infinita durata nel
tempo, ma intemporalit, vive eterno colui che vive
nel presente.
La nostra vita cos senza fine, come il nostro cam
po visivo senza limiti.

6.4312

L immortalit temporale dellanima delluomo,


dunque leterno suo sopravvivere anche dopo la
morte, non solo non per nulla garantita, ma, a sup
porla, non si consegue affatto ci che, supponendo
la, si sempre perseguito. Forse sciolto un enigma
perci che io sopravviva in eterno? Non forse que
sta vita eterna cos enigmatica come la presente? La
risoluzione dellenigma della vita nello spazio e nel
tempo fuori dello spazio e del tempo.

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

1 73

(I problemi da risolvere qui non sono problemi della


scienza naturale.)
6.432

Come il mondo , affatto indifferente per ci che


pi alto. Dio non rivela s nel mondo.

6.4321 I fatti appartengono tutti soltanto al problema, non


alla risoluzione.
6.44

Non come il mondo , il Mistico, ma che esso .

6.45

La visione del mondo sub specie aetemi la visione


di esso come una totalit - delimitata -.
Il sentimento del mondo come una totalit delimita
ta il sentimento mistico.

6.5

D una risposta che non si pu formulare non pu


formularsi neppure la domanda.
L enigma non v.
Se una domanda pu porsi, pu anche avere una ri
sposta.

6.51

Lo scetticismo non inconfutabile, ma apertamente


insensato, se vuol mettere in dubbio ove non si pu
domandare.
Ch dubbio pu sussistere solo ove sussista una do
manda; domanda, solo ove sussista una risposta; ri
sposta, solo ove qualcosa possa essere detto.

6.52

Noi sentiamo che, persino nellipotesi che tutte le


possibili domande scientifiche abbiano avuto rispo
sta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppu
re sfiorati. Certo, allora non resta pi domanda al
cuna; e appunto questa la risposta.

6.521

La risoluzione del problema della vita si scorge allo


sparire di esso.
(Non forse per questo che degli uomini ai quali il
senso della vita divenne, dopo lunghi dubbi, chiaro,
non seppero poi dire in che cosa consistesse questo
senso?)

TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

175

6.522

Ma v dell'ineffabile. Esso mostra s, il Mistico.

6.53

II metodo corretto della filosofia sarebbe propria


mente questo: Nulla dire se non ci che pu dirsi;
dunque, proposizioni della scienza naturale - dun
que, qualcosa che con la filosofia nulla ha a che fa
re -, e poi, ogni volta che altri voglia dire qualcosa
di metafisico, mostrargli che, a certi segni nelle sue
proposizioni, egli non ha dato significato alcuno.
Questo metodo sarebbe insoddisfacente per laltro
- egli non avrebbe la sensazione che noi gli inse
gniamo filosofia -, eppure esso sarebbe lunico me
todo rigorosamente corretto.

6.54

Le mie proposizioni sono chiarificazioni le quali il


luminano in questo senso: Colui che mi comprende,
infine le riconosce insensate, se asceso per esse
- su esse - oltre esse. (Egli deve, per cos dire, get
tar via la scala dopo che v salito.)
Egli deve superare queste proposizioni; allora che
egli vede rettamente il mondo.

Su ci, di cui non si pu parlare, si deve tacere.

Altri scritti filosofici non postumi

R E C E N SIO N E DI P E T E R C O F F E Y , T H E S C IE N C E O F L O G IC ,

1 9 1 3 .*
Peter Coffey1, The Science of Logic. An Inquiry into the
Principles of Accurate Thought and Scientific Method, Long
mans, Green and Co., London 19 12, due volumi.
In nessuna branca dello scibile i risultati della ricerca seria
possono essere trascurati, da un autore, tanto impunemente
quanto avviene in Filosofia ed in Logica. a questo stato di
cose che si deve la pubblicazione dun libro come The Science
of Logic di Coffey; ed unicamente come caso paradigmatico
del modo di procedere di molti logici contemporanei che que
sto libro merita dessere preso in esame. La Logica del suo au*
La recensione di The Science of Logic di Peter Coffey in assoluto il primo
degli scritti non postumi di Wittgenstein. Essa apparsa in The Cambridge Re
view. A Journal of University Life and Thought, 34 (1913), Number 853, March
6, 1913 p. 3 5 1 .

Questa recensione stata riedita in Eric Homberger, William Janeway, Simon


Schama (eds.), The Cambridge Mind. Ninety Years o f the Cambridge Review
1879-1969. Cape, London 1970, pp. 127-29, sotto il titolo: On Logic, and How not
to Do It. [N. d. C.]
1
Peter Coffey (1876-1943) un filosofo neoscolastico irlandese. Le sue opere
principali sono:
1. The Science o f Logic. An Inquiry into the Principles o f Accurate Thought and
Scientific Method. Longmans, London 19 12 , in due volumi. (Ristampa: Peter
Smith, New York 1938.)
2. Ontology or the Theory o f Being. An Introduction to General Metaphysics.
Longmans, London 1914. (Ristampa: Peter Smith, New York 1938.)
3. Epistemology or the Theory o f Knowledge. An Introduction to General Meta
physics. Longmans, London 19 17 , in due volumi. (Ristampa: Peter Smith, New
York 1938.)
Coffey anche traduttore di due libri del filosofo neoscolastico belga Maurice
de Wulf (1867-1947). Le due traduzioni sono:
1. Maurice de Wulf, Scholasticism Old and New [titolo originale: Introduction
la philosophie noscolastique]. M. H. Gill, Dublin 1907.
2. Maurice de Wulf, History o f Medieval Philosophy [titolo originale: Histoire
de la philosophie mdivale]. Longmans, London 1909. [N. d. C.]

RECENSIONE DI COFFEY

181

tore quella dei filosofi scolastici, dei quali Coffey ripete tutti
gli errori - ovviamente, con i soliti riferimenti ad Aristotele.
(Aristotele, che tanto spesso nominato invano dai nostri lo
gici, si rivolterebbe nella tomba se sapesse che tanti logici di
oggi non conoscono la Logica pi di quanto egli la conoscesse
2000 anni fa.) Coffey non ha per nulla preso atto della grande
opera dei logici matematici moderni - opera la quale ha rea
lizzato, in Logica, un progresso comparabile solo al progresso
attraverso il quale si passati dallAstrologia allAstronomia,
e dallAlchimia alla Chimica.
Come spesso avviene nei logici, Coffey sfrutta loscurit
con la quale egli si esprime: infatti, se impossibile determi
nare se egli intenda dire Si o No, difficile fargli delle
obiezioni. Tuttavia, nonostante la sua nebulosit, nel libro di
Coffey possono individuarsi molti gravi errori. Io ne enume
rer alcuni dei pi vistosi, invitando lo studioso di Logica a
rintracciare questi errori, e le conseguenze di essi, anche in al
tri libri di Logica. (I numeri tra parentesi quadre indicano le
pagine del libro di Coffey - volume I - dove un errore appare
per la prima volta; gli esempi illustrativi sono miei.)
I. [36] Coffey crede che tutte le proposizioni siano della
forma a soggetto-predicato.
II. [31] Coffey crede che la realt subisca un cambiamento
quando essa diviene oggetto dei nostri pensieri.
III. [6] Coffey confonde (in inglese is') come copula
con (is) come espressione d identit. (La paro
la is ha evidentemente significati differenti nelle
due proposizioni:
Twice two is four [Due per due fa quattro]
e Socrates is mortai [Socrate mortale].)
IV. [46] Coffey confonde le cose con le classi alle quali le
cose appartengono. (Un uomo, evidentemente,
qualcosa di affatto differente dal genere umano.)
V. [48] Coffey confonde classi e complessi. (Il genere uma
no una classe i cui elementi sono uomini; ma una
biblioteca non una classe i cui elementi siano li
bri, poich i libri divengono parti d una biblioteca

RECENSIONE DI COFFEY

1 83

unicamente attraverso le relazioni spaziali tra essi


intercorrenti - mentre le classi sono indipendenti
dalle relazioni intercorrenti tra i loro membri.)
VI. [47] Coffey confonde complessi e somme. (Due pi due
fa quattro, ma quattro non un complesso di due e
due.)
Questa lista di errori potrebbe andare ancora avanti.
Laspetto peggiore di libri come questo che essi provoca
no pregiudizi nei confronti dello studio della Logica.
LUDWIG W ITTGENSTEIN

2.

ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA FORMA LOGICA, 1 9 2 9 . *

Ogni proposizione ha un contenuto ed una forma. Noi otte


niamo limmagine della forma pura se astraiamo dal significato
delle singole parole, dei singoli simboli (nella misura in cui le
singole parole, i singoli simboli, abbiano significati indipen
denti). In altri termini: se alle costanti della proposizione noi
sostituiamo variabili. Le regole di sintassi che valevano per le
costanti devono valere anche per le variabili. Per sintassi (in
questo senso generale del termine) io intendo le regole che ci
dicono quali siano le uniche connessioni nelle quali una parola
ha senso, escludendo cos le strutture insensate. La sintassi del
linguaggio comune (com noto) non totalmente adeguata a
questo fine. Infatti, in non tutti i casi essa previene la costru
zione di pseudoproposizioni insensate (costruzioni quali: Il
rosso pi alto del verde, o Il Reale, pur essendo un in s,
deve anche essere in grado di divenire un per me ; etc.).
Se tentiamo d analizzare proposizioni date qualsiasi, in ge
nerale noi troveremo che esse sono somme logiche o prodotti
logici, o altre funzioni di verit di proposizioni pi semplici.
Ma la nostra analisi, se protratta sufficientemente a lungo,
non pu non pervenire a forme proposizionali le quali non
siano, a loro volta, esse stesse composte di forme proposizio*
Il saggio Some Remarks on Logicai Form la terza delle pubblicazioni filoso
fiche non postume di Wittgenstein. (Le due opere filosofiche che lo precedono so
no la recensione, apparsa nel 19 13 , di Peter Coffey, The Science o f Logic, e la
Logisch-philosophische Abhandlung, 19 21, riedita nel 1922 sotto il titolo Tractatus
logico-philosophicus).
Esso primamente apparso in Proceedings of the Aristotelian Society, Supplementary Volume 9 (1929) [Knowledge, Experience, and Realism], pp. 162-71;
stato riedito in Irving M. Copi, Robert W. Beard (eds.), Essays on Wittgenstein's
Tractatus, Routledge and Kegan Paul, London; Macmillan, New York 1966, pp.
31-37; stato primamente tradotto in italiano da Marino Rosso in Ludwig Witt
genstein, Osservazioni filosofiche, Einaudi, Torino 1976, pp. 259-66. [N.d.C.]

ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA FORMA LOGICA


nali pi semplici. Alla fine, noi non possiamo non pervenire
alla connessione ultima tra i termini, alla connessione imme
diata che non si pu infrangere senza distruggere la forma
proposizionale come tale. Le proposizioni, le quali rappresen
tino questa connessione ultima di termini, io le chiamo (se
guendo Bertrand Russell) proposizioni atomiche. Sono esse i
nuclei di ogni proposizione, sono esse a contenere il materiale,
e tutto il resto non che uno sviluppo di questo materiale.
in esse che noi dobbiamo cercare il contenuto delle proposi
zioni. compito della gnoseologia trovarle, e comprenderne
la costruzione a partire dalle parole, dai simboli. Questo com
pito molto arduo, e la Filosofia ha appena cominciato ad af
frontarlo. Con quale metodo affrontarlo? L idea questa:
esprimere in un adeguato simbolismo ci che nel linguaggio
comune ingenera fraintendimenti senza fine. In altri termini:
dove il linguaggio traveste e maschera la struttura logica, dove
esso consente la formazione di pseudoproposizioni, dove esso
ambiguamente usa un unico e stesso termine in una infinit di
significati differenti, l noi dobbiamo sostituire al linguaggio
comune un simbolismo il quale ci offra una chiara immagine
della struttura logica, escluda pseudoproposizioni, ed usi i ter
mini in modo non ambiguo. Ora, questa sostituzione dun
simbolismo chiaro allattuale simbolismo impreciso possibile
unicamente esaminando i fenomeni che intendiamo descrive
re per comprenderne la molteplicit logica. In altri termini: ad
unanalisi corretta noi possiamo pervenire unicamente attra
verso ci che si potrebbe chiamare lindagine logica dei feno
meni stessi, ossia (in un certo senso) a posteriori, e non gi
congetturando su possibilit a priori. Spesso viene la tentazio
ne di porre, da un punto di vista a priori, la domanda: Quali
possono essere le uniche forme delle proposizioni atomiche?,
e di rispondere, ad esempio: proposizioni a soggetto-predicato
e proposizioni relazionali con due o pi termini, e inoltre (for
se) proposizioni le quali mettano in reciproca relazione pre
dicati e relazioni, e cos via. Ma procedere cos, a mio avvi
so, non altro che giocare con le parole. Una forma atomica
non pu essere prevista. E sarebbe sorprendente se i fenome
ni effettivi non avessero da insegnarci nulla di pi sulla pro
pria struttura. A tali congetture sulla struttura delle proposi

ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA FORMA LOGICA

189

zioni atomiche noi siamo indtti dal nostro linguaggio comu


ne, il quale usa la forma a soggetto-predicato e la forma relazio
nale. Ma, in questo caso, il nostro linguaggio fuorviante. Cer
cher di spiegare ci con una similitudine. Immaginiamo due
piani paralleli: I e II. Sul piano I sono tracciate delle figure (po
niamo: ellissi e rettangoli, di forme e di dimensioni differenti),
ed il nostro compito produrre immagini di tali figure sul pia
no II. A questo fine, noi possiamo concepire (tra altro) due dif
ferenti metodi. Noi (ecco il primo metodo) possiamo stabilire
una legge di proiezione (ad esempio: la legge di proiezione or
togonale, o una qualsiasi altra legge) e poi procedere a proietta
re (secondo questa legge) tutte le figure da I su II. Ma noi po
tremmo anche (ecco il secondo metodo) stabilire la regola che
ogni ellisse sul piano I deve apparire sul piano II come un cer
chio, e che ogni rettangolo sul piano I deve, sul piano II, appa
rire come un quadrato. Questo secondo metodo di rappresen
tazione pu essere per noi conveniente se (per qualche ragione)
nel piano II noi preferiamo tracciare unicamente cerchi e qua
drati. Naturalmente, da queste immagini non immediata
mente inferibile la forma esatta delle figure originarie del pia
no I. Ci che da esse noi possiamo inferire solo che loriginale
era unellisse o un rettangolo. Per ottenere, in un caso singolo,
la forma precisa delloriginale, noi dovremmo conoscere il par
ticolare metodo con il quale, ad esempio, una certa ellisse
proiettata nel cerchio che io ho davanti a me. Le cose stanno in
termini perfettamente analoghi nel caso del linguaggio comu
ne. Se i fatti della realt sono le ellissi ed i rettangoli sul piano
I, le forme a soggetto-predicato e le forme relazionali corri
spondono ai cerchi ed ai quadrati sul piano II. Queste forme
sono le norme del nostro particolare linguaggio nel quale noi
proiettiamo, in molteplici modi differenti, molteplici differenti
forme logiche. Ecco perch, dalluso di queste norme, noi non
possiamo trarre conclusioni (se non molto vaghe) sulleffettiva
forma logica dei fenomeni descritti. Forme come le seguenti:
Questo articolo noioso, Il tempo bello, Io sono pi
gro, forme che nulla hanno in comune, si presentano tutte co
me proposizioni a soggetto-predicato, ossia come proposizioni
che apparentemente sono della stessa forma.
Se ora cerchiamo d ottenere unanalisi effettiva, noi trovia-

ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA FORMA LOGICA

191

mo forme logiche che in minima misura assomigliano alle nor


me del linguaggio comune. Noi incontriamo le forme dello
spazio e del tempo, con tutta la molteplicit degli oggetti spa
ziali e temporali, come colori, suoni, etc. etc., con le loro gra
dazioni, con passaggi continui e con combinazioni in varia
proporzione, che noi possiamo cogliere con i nostri normali
mezzi despressione. E qui io desidero fare la mia prima osser
vazione definitiva sullanalisi logica dei fenomeni effettivi:
per la loro rappresentazione, nella struttura delle proposizioni
atomiche stesse devono entrare dei numeri (razionali e irra
zionali). Chiarir ci con un esempio. Immaginiamo un siste
ma di assi rettangolari (poniamo, un reticolo di fili di ferro in
crociati), tracciato nel nostro campo visivo, ed una scala di
misurazione scelta ad arbitrio. E' chiaro che allora noi possia
mo descrivere forma e posizione d ogni macchia di colore nel
nostro campo visivo enunciando numeri il significato dei qua
li relativo al sistema di coordinate ed allunit di misura scel
ta. Ed chiaro che questa descrizione avr la giusta moltepli
cit logica e che unaltra descrizione, con una molteplicit mi
nore, non sar adeguata. Un semplice esempio sarebbe la rap
presentazione d una macchia M mediante lespressione
[6 -9 , 3-8 ] , e d una proposizione intorno alla macchia M
(ad esempio: M rossa)

ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA FORMA LOGICA

193

mediante il simbolo [6 -9 , 3 -8 ] R, ove R ancora un


termine inanalizzato (6-9 e 3 -8 stanno per lintervallo
continuo tra i rispettivi numeri). Il sistema di coordinate fa
qui parte del modo d espressione; esso fa parte del metodo di
proiezione con il quale la realt viene proiettata nel nostro
simbolismo. La relazione consistente nel giacere una macchia
tra altre due macchie si pu, analogamente, esprimere valen
dosi di variabili apparenti. Questanalisi, ovviamente, non ha
alcuna pretesa di completezza. In essa io non ho menzionato
il tempo, e luso dello spazio bidimensionale non giustificato
neppure nel caso della visione monoculare. Io desidero solo
segnalare la direzione nella quale (a mio avviso) si deve cerca
re lanalisi dei fenomeni visuali, ed avvertire che, in questa
nalisi, noi incontriamo forme logiche del tutto differenti da
quelle che il linguaggio comune ci indurrebbe ad attenderci.
La ricorrenza di numeri nelle forme delle proposizioni atomi
che non (a mio avviso) semplicemente un tratto dun simbo
lismo speciale, ma un tratto essenziale (e, di conseguenza,
inevitabile) della rappresentazione. Ed in queste forme do
vranno entrare dei numeri ogni volta che (come diremmo nel
linguaggio comune) noi tratteremo di propriet suscettibili di
gradazione (propriet come la lunghezza d un intervallo, lal
tezza d un suono, la brillanza o la rossezza d una sfumatura di
colore, etc.). una caratteristica di queste propriet che ogni
grado di esse esclude ogni altro grado. Una sfumatura di colo
re non pu simultaneamente avere due differenti gradi di bril
lanza o di rossezza; un suono non pu avere due differenti in
tensit, etc. E (ecco il punto rilevante) queste osservazioni
non esprimono alcuna esperienza empirica, ma sono (in un
certo senso) delle tautologie. Ognuno di noi lo sa nella vita
quotidiana. Se qualcuno ci pone una domanda sulla tempera
tura: Quanti gradi ci sono?, e noi gli rispondiamo: 80 gra
di Fahrenheit, alla sua nuova domanda: Ci sono 90 gradi?
noi risponderemmo: Ti ho detto che i gradi sono 80. Noi
riteniamo che lasserto d un grado (ad esempio, dun grado di
temperatura) sia una descrizione completa, la quale non richie
de integrazioni. Analogamente, alla domanda: Che ore so
no?, noi rispondiamo dicendo che ore sono, e non anche che
ore non sono.

ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA FORMA LOGICA

195

Si potrebbe pensare (ed io stesso ho pensato sino a non


molto tempo fa): un asserto esprimente il grado d una qualit
analizzabile in un prodotto logico di singoli asserti di quan
tit e di un asserto supplementare che li completi, cos come
io potrei descrivere il contenuto della mia tasca dicendo: La
mia tasca contiene un penny, uno scellino, due chiavi, e nullaltro. (Questo e nullaltro lasserto supplementare che
completa la descrizione.) Ma questo modo di procedere non
sarebbe adeguato come analisi d un asserto di grado. Infatti,
se noi chiamiamo b lunit (ad esempio) di brillanza e ponia
mo che E( b) sia lasserto che lentit b possiede quella brillan
za, allora la proposizione E(2 b) (proposizione la quale dice
che E ha due gradi di brillanza), dovrebbe essere analizzabile
nel prodotto logico E(b) & E(b), ma questo eguale ad E (b);
se, invece, noi cerchiamo di distinguere tra le unit e (di con
seguenza) scriviamo E( 2b) = E(b') & E (b"), noi assumiamo
due differenti unit di brillanza; e allora, se unentit possiede
ununica unit di brillanza, sorgerebbe la domanda, quale del
le due unit (b' e b") essa sia; il che evidentemente assurdo.
La mia tesi questa: lasserto, il quale attribuisce un grado
ad una qualit, non ulteriormente analizzabile; inoltre, la re
lazione di differenza di grado una relazione interna, che per
ci rappresentata da una relazione interna tra gli asserti che
attribuiscono i differenti gradi. In altri termini: lasserto ato
mico deve avere la stessa molteplicit che il grado da esso at
tribuito; di conseguenza, dei numeri devono entrare nelle for
me delle proposizioni atomiche. La reciproca esclusione degli
asserti di grado inanalizzabili contraddice unopinione (da me
pubblicata molti anni fa) in virt della quale sarebbe impossi
bile che delle proposizioni atomiche si escludano luna lal
tra 1. Deliberatamente io dico: escludere, e non: contrad
dire. Infatti, questi due concetti (esclusione e contraddizio
ne) non si equivalgono, e le proposizioni atomiche, pur non
1
Riferimento a Tractatus logico-philosophicus, 4 .2 11: Ein Zeichen des Ele
mentarsatzes ist es, da kein Elementarsatz mit ihm in Widerspruch stehen kann:
Un segno della proposizione elementare che nessuna proposizione elementare
pu essere in contraddizione con essa. [N. d. C.]

ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA FORMA LOGICA

197

potendosi contraddire luna laltra, possono tuttavia escluder


si luna laltra. Cercher di chiarire questa mia asserzione. Vi
sono funzioni le quali possono dare una proposizione vera
unicamente per un unico valore del loro argomento, poich
(mi sia permesso esprimermi cos) in esse v posto per un uni
co valore. Prendiamo, ad esempio, una proposizione la quale
asserisca lesistenza d un colore R in un certo tempo T in un
certo luogo L del nostro campo visivo. Io scriver questa pro
posizione R LT, e (per ora) non considerer come tale as
serto debba ulteriormente analizzarsi. B LT dice, allora,
che il colore B nel luogo L nel tempo T, e sar chiaro (qui,
alla maggior parte di noi; ed a noi tutti, nella vita quotidiana)
che R L T & B L T una sorta di contraddizione (e non,
semplicemente, una proposizione falsa). Ora, se gli asserti di
grado fossero (come io pensavo) analizzabili, allora noi po
tremmo spiegare questa contraddizione dicendo: il colore
R contiene tutti i gradi di R e nessun grado di B, ed il colo
re B contiene tutti i gradi di B e nessun grado di R. Ma da
quanto io ho detto sopra segue che nessuna analisi pu elimi
nare gli asserti di grado. Com allora che avviene la reciproca
esclusione di R L T e B L T ? A mio avviso, essa consiste nel
fatto che sia RLT, sia B LT sono (in un certo senso) complete.
Ci che nella realt corrisponde alla funzione ( )LT lascia
posto per ununica entit - in quello stesso senso in cui noi
diciamo che su una sedia v posto per ununica persona. Il
nostro simbolismo (il quale ci consente di formare il segno del
prodotto logico di R L T e B L T ) non offre, qui, unim
magine corretta della realt.
Io ho altrove detto: una proposizione giunge alla realt2,
intendendo con ci che le forme delle entit sono contenute
nella forma della proposizione che su quelle entit verte. In
fatti lenunciato, insieme con il modo di proiezione che
proietta la realt nellenunciato, determina la forma logica
2 Riferimento a Tractatus logico-philosophicus2 .15 1 1 : Das Bild ist so mit der
Wirklichkeit verknpft; es reicht bis zu ihr : cos che limmagine connessa
con la realt; giunge ad essa. (Nel Tractatus v 'Bild', non Satz; immagine, non
proposizione .) [N. d. C.]

ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA FORMA LOGICA

199

delle entit esattamente cos come (nella nostra similitudine)


unimmagine sul piano II, insieme con il suo modo di proie
zione, determina la forma della figura sul piano I. Questos
servazione (a mio avviso) ci consente di spiegare la reciproca
esclusione di R L T e BLT. Infatti, se la proposizione contie
ne la forma dellentit sulla quale essa verte, allora possibile
che due proposizioni vengano a collidere proprio in questa
forma. Le due proposizioni: Brown adesso seduto su que
sta sedia e Jones adesso seduto su questa sedia tentano
ognuna (in un certo senso) di mettere sulla sedia il proprio
soggetto. Ma il prodotto logico di queste due proposizioni
metter sulla sedia i due soggetti simultaneamente, il che
comporta una collisione, una reciproca esclusione di questi
due soggetti. Com che questa esclusione si presenta nel sim
bolismo? Noi possiamo scrivere il prodotto logico delle due
proposizioni p e q nel modo seguente:

Che cosa accade se queste due proposizioni sono R L T e


BLT? In questo caso, la prima riga in alto VVV deve
scomparire, poich rappresenta una combinazione impossibi
le. Le vere possibilit sono qui le seguenti tre:
RLT

B LT

In altri termini: non v un prodotto logico di R L T e B L T


nel primo senso, ed in questo che consiste lesclusione (in
quanto contrapposta alla contraddizione). La contraddizione,

ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA FORMA LOGICA

201

se contraddizione esistesse, si dovrebbe scrivere nel modo se


guente:
R L T B LT
V

Ma questo un nonsenso, poich la prima riga in alto, V VF,


d alla proposizione una molteplicit logica maggiore di quella
delle possibilit effettive. Ovviamente, unimperfezione
della nostra notazione lincapacit di prevenire la formazione
di tali costruzioni insensate, ed una notazione perfetta dovr
escludere tali strutture mediante regole di sintassi definite.
Queste regole dovranno dirci che, nel caso di certe specie di
proposizioni atomiche descritte in termini di tratti simbolici
definiti, certe combinazioni dei V e degli F non sono ammes
se. Ma tali regole noi non possiamo stabilirle prima d essere
effettivamente giunti allanalisi ultima dei fenomeni in que
stione: mta, questa, che ancora non stata conseguita.

3.
A L D IR E T T O R E DI M I N D , 1 9 3 3 . *

Caro Direttore,
non senza inquietudine ho letto larticolo di Braithwaite
nel recente libro Cambridge University Studies, in particolare,
ci che Braithwaite presenta come le mie attuali concezioni in
materia di filosofia.1Io ho fatto ricerca filosofica in questi ul
timi quattro anni, ma ancora non ho pubblicato alcun mio la
voro, tranne un breve (e debole) articolo, apparso, allinizio di
questultimo quadriennio, in Proceedings of the Aristotelian
Society.2 Ora, se avessi pubblicato a stampa i miei pensieri,
io non sarei costretto a disturbarLa con questa mia lettera. In
fatti, ogni lettore serio potrebbe controllare nelle mie pubbli
cazioni quali le mie opinioni siano. Invece, in assenza di mie
pubblicazioni, per chi abbia interesse al mio pensiero lunica
fonte larticolo di Braithwaite. Di conseguenza, devo avver
tire il lettore che io declino qualsiasi responsabilit per le idee
ed i pensieri che Braithwaite mi attribuisce. Le affermazioni
di Braithwaite non corrispondono, almeno in parte, alle mie
idee, ed in parte addirittura le contraddicono.
Quellostacolo che fa ritardare la pubblicazione della mia
*
La lettera To the Editor o f Mind in assoluto lultimo degli scritti non po
stumi di Wittgenstein. Essa apparsa in Mind, 42 (1933), pp. 415-16. Direttore
di Mind era George Edward Moore (1873-1958). [N. d. C.]
1 Richard Bevan Braithwaite, Philosophy. In Harold Wright (ed.), University
Studies Cambridge, 1933 . Nicholson and Watson, London 1933, pp. 1-32.
[N. d. C ]
2 Ludwig Wittgenstein, Some Remarks on Logical Form. In Proceedings of
the Aristotelian Society, Supplementary Volume 9 (1929), pp. 162-71. Riedizione
in L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, Einaudi, Torino 1989. (Tradu
zione italiana di Marino Rosso; Alcune osservazioni sulla forma logica, in L. Witt
genstein, Osservazioni filosofiche, Einaudi, Torino 1976, pp. 259-66; traduzione
italiana di Amedeo G. Conte, Alcune osservazioni sulla forma logica, in L. Wittgen
stein, Tractatus logico-philosophicus, Einaudi, Torino 1989, pp. 184-201.) [N.d. C.]

AL DIRETTORE DI MIND

205

opera (la difficolt di presentarla in forma chiara e coerente)


a fortiori mi impedisce di esporre le mie idee nello spazio duna lettera. Perci su esse il lettore deve sospendere il giudizio.
Suo
LUDWIG W ITTGENSTEIN

Cambridge, 27 maggio 19 33.3


3
Alla lettera di protesta inviata da Wittgenstein al direttore di Mind,
Braithwaite ha risposto in una lettera al direttore, pubblicata con quella di Witt
genstein (Richard Bevan Braithwaite, To the Editor o f Mind. In Mind, 42
(1 933), p . 416).
A l Direttore di Mind
Caro Direttore,
Wittgenstein mi ha cortesemente mostrato la sua lettera al direttore di
Mind. Mi spiacerebbe se si pensasse che Wittgenstein fosse, almeno in parte,
responsabile di ci che io ho scritto nel mio articolo. Io avevo sperato che il para
grafo dapertura chiarisse a sufficienza che il mio articolo si limitava ad esporre le
mie impressioni sui vari filosofi di Cambridge. Ma, poich Wittgenstein teme che
vi possano essere dubbi sulla sua responsabilit per ci che io ho scritto su lui, mi
dolgo di non avere esplicitamente avvertito il lettore di non accettare acriticamente
la mia esposizione di idee non ancora pubblicate a stampa dai loro autori.
In quale misura il mio articolo abbia dato unimmagine falsa di Wittgenstein,
non pu valutarsi prima che sia apparso il libro che noi tutti impazientemente at
tendiamo.
S uo

R. B. BRAITHWAITE

Kings College, Cambridge.


Com noto, alla lettera di Braithwaite Wittgenstein non ha risposto, n altri
menti reagito. Nei 13 anni successivi alla sua polemica con Braithwaite (egli sareb
be morto il 29 aprile 1951), Wittgenstein non avrebbe pubblicato altro.
Non privo di suggestione che lultimo enunciato dellultimo scritto apparso
in vita di Wittgenstein (So the reader must suspend his judgement about them)
rievochi lultimo enunciato del Tractatus logico-philosophicus (Wovon man nicht
sprechen kann, darber mu man schweigen). [N. d. C.]