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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

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2015 | Alessio Beltrame | Riproduzione riservata


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Revisione 1.0 - 11/7/2015

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

PREFAZIONE
Lo scopo di questo libro quello di descrivere lorigine del rumore nel campo dellacquisizione di
immagini mediante sensori elettronici CMOS. I risultati presentati possono tuttavia essere estesi
anche ad altre tecnologie di sensori, per esempio i CCD.
Una trattazione rigorosa dellargomento richiede lutilizzo della matematica. Laddove possibile ho
cercato di mantenere il livello accessibile a chiunque abbia frequentato la scuola media. La
totalit delle equazioni dovrebbe comunque essere pi che accessibile a chiunque abbia
frequentato almeno il primo biennio delle scuole superiori.
Perch tanta matematica in un testo sulla fotografia? Quella che presento in questo libro una
trattazione a tutti gli effetti scientifica e deve quindi essere possibile a chiunque ripercorrere tutti i
passi che mi hanno portato a presentare una certa conclusione, verificando che non ci siano errori.
Per quanto possibile, mi sono quindi prefisso lobiettivo di iniziare dai principi primi della fisica e di
ricavare un modello di funzionamento di un sensore di immagine. Per motivi di spazio ho dovuto
evidentemente dare per scontata la conoscenza di alcuni principi di fisica e di matematicastatistica. Questi principi possono tuttavia essere semplicemente verificati sui libri di testo e anche
mediante le comuni risorse online.
Il modello di sensore che presento una semplificazione della realt. Ho scelto di puntare ad un
certo livello di approssimazione per non appesantire troppo la trattazione, ben sapendo che il
livello adottato pi che sufficiente a fornire risultati sostanzialmente corretti nella stragrande
maggioranza dei casi applicativi.
Chi fosse semplicemente interessato alle conclusioni pu tranquillamente ignorare tutte le
equazioni intermedie. Tutti i passaggi e i risultati finali sono infatti abbondantemente
commentati ed ho cercato di inserire il maggior numero possibile di grafici e di immagini, al fine di
rappresentare in modo pi facilmente fruibile le conclusioni a cui si giunge in ciascun paragrafo.
Per coloro che avessero voglia di approfondire ulteriormente o di verificare le tesi che presento, il
capitolo 8 fornisce diversi riferimenti bibliografici, tutti reperibili sul web. Per ulteriori informazioni
o per contattarmi potete visitare il mio sito web fotografico allindirizzo:
www. alessiobeltrame.com

oppure

http://www.abfotocalcio.com

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

A CHI RIVOLTO QUESTO LIBRO


(e perch il fotografo ignorante non un buon fotografo)

Questo libro indirizzato a tutti coloro abbiano il desiderio di imparare qualcosa di pi


relativamente al funzionamento della propria fotocamera, siano essi semplici fotoamatori o
professionisti. Entrambe le categorie hanno spesso una discreta, talvolta eccellente, conoscenza
della tecnica fotografica, acquisita per in modo empirico o mediante lapprendimento di
formule e regole da applicarsi in questo o quel contesto.
Tuttavia, la stragrande maggioranza dei fotografi ha una scarsa conoscenza della fisica alla base
del funzionamento delle fotocamere: lelettronica dei sensori, lottica degli obiettivi, la matematica
degli algoritmi utilizzati nelle fotocamere. Anzi, molti fotografi si compiacciono della loro
ignoranza, sostenendo che la conoscenza di base sia inutile ai fini di praticare quella che
considerano a tutti gli effetti una disciplina artistica. Questi stessi fotografi rifuggono qualsiasi
lettura di tipo tecnico-scientifico, incluso il manuale di istruzioni della loro fotocamera, quasi
che la conoscenza dei principi primi di funzionamento della loro attrezzatura potesse inquinare la
loro (presunta) creativit e la loro visione (naif) del mondo.
Questa visione scienzo-fobica della realt alquanto discutibile, basti pensare alla nascita della
prospettiva in pittura sulla base dellutilizzo di strumenti geometrici. A porre la basi di questa
rivoluzione sono stati maestri dellarte come Giotto, Brunelleschi, Piero della Francesca e Leonardo
(La prospettiva non altro che sapere bene figurare lo ufizio dell'occhio) . Forse questi artisti
sono stati limitati nella loro creativit dalluso della geometria? O piuttosto non stata la
geometria stessa a costituire le fondamenta della loro creativit?
Lignoranza scientifica genera miti e leggende metropolitane. Cose come Utilizzate sempre la
sensibilit ISO pi bassa possibile!; Il rumore sui sensori full frame inferiore a quello dei sensori
pi piccoli; Acquistare una fotocamera APS-C sciocco! Full Frame sempre e comunque!. In tutti
i miti c un fondo di verit. Ma solo chi conosce la teoria di base in grado di distinguere quel
fondo di verit in mezzo ad una massa di sciocchezze.

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

INDICE
1! INTRODUZIONE
1.1!
1.2!
1.3!
1.4!
1.5!
1.6!
1.7!

8!

COS IL RUMORE
RAPPORTO SEGNALE/RUMORE
LA NATURA DELLA LUCE E IL RUMORE INTRINSECO
COME SI MISURA IL RUMORE DI UN SENSORE
ELIMINARE IL RUMORE CON ESPOSIZIONI MULTIPLE
OFFSET NEI FILE RAW
FILE RAW E REVERSIBILIT DELLE ELABORAZIONI

8!
10!
11!
16!
19!
22!
25!

2! LA GENERAZIONE DEL SEGNALE

28!

2.1!
2.2!
2.3!
2.4!
2.5!
2.6!
2.7!
2.8!

28!
28!
32!
34!
35!
37!
37!
38!

CONVERSIONE FOTONI ELETTRONI


FULL WELL CAPACITY, DIMENSIONE DEL PIXEL E APERTURA DEL DIAFRAMMA
QUANTIFICARE IL SEGNALE
MIGLIORARE IL SNR AUMENTANDO IL SEGNALE
TECNOLOGIA APS E AREA ATTIVA DEL PIXEL
FILTRI IR/UV
FILTRO AA
FILTRO BAYER E SENSORI FOVEON

3! IL RUMORE

41!

3.1!
3.2!
3.3!
3.4!
3.5!
3.6!

41!
44!
46!
46!
47!
47!

SORGENTI DI RUMORE
SENSIBILIT ISO E CONVERSIONE IN ADU
OFFSET DEL SEGNALE E MASSIMO SEGNALE IN ADU
RUMORE RELATIVO AL SEGNALE
RUMORE DI LETTURA
IL RUMORE TERMICO

4! CARATTERISTICHE DEL RUMORE

51!

4.1!
4.2!
4.3!
4.4!
4.5!

51!
51!
53!
55!
56!

RUMORE COMPLESSIVO E RAPPORTO SEGNALE/RUMORE


IL RUMORE AUMENTA O DIMINUISCE CON LA SENSIBILIT ISO?
IL RAPPORTO SEGNALE/RUMORE
INFLUENZA DELLAMPLIFICAZIONE SUL SNR
ISO INVARIANZA

PAGINA 6

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

4.6!

58!

LA GAMMA DINAMICA (DYNAMIC RANGE)

5! CONSIDERAZIONI OPERATIVE

60!

5.1!
5.2!
5.3!
5.4!
5.5!
5.6!
5.7!
5.8!

60!
62!
62!
63!
65!
67!
68!
70!

SENSORE FULL FRAME O CROP?


LIMITARE IL BANDING
UN PROCESSORE PI POTENTE NON RIDUCE IL RUMORE
TEMPO DI ESPOSIZIONE LIMITATO
TEMPO DI ESPOSIZIONE ILLIMITATO
IL MIGLIOR COMPROMESSO SULLA SENSIBILIT ISO
LA TECNICA ETTR
HDR CON BRACKETING ISO

6! APPENDICE 1 MISURARE IL RUMORE E IL GUADAGNO

73!

6.1!
6.2!

73!
77!

COME MISURARE IL SOLO SENSORE


I TEST DI DXO: CREDIBILI O NO?

7! APPENDICE 2 CASE STUDY: LA FOTO DI COPERTINA

79!

8! BIBLIOGRAFIA

87!

PAGINA 7

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

1 Introduzione
La qualit (tecnica) di un immagine dipende da moltissimi fattori. Uno dei pi importanti il
rumore, che a bassi livelli di ingrandimento percepiamo come una grana, mentre a fattori di
ingrandimento superiore (es. visualizzazione su schermo al 100%) corrisponde a pixel, sparsi
pi o meno casualmente, il cui colore sembra non essere coerente con il resto dellimmagine.
A tale proposito, nel mondo della fotografia circolano diversi miti dovuti allignoranza della
fisica su cui si basa la digitalizzazione delle immagini in una moderna fotocamera.
Alcuni di questi miti sono:

Aumentando la sensibilit ISO si ottengono immagini pi rumorose.


Le fotocamere full frame sono sempre avvantaggiate, dal punto di vista del rumore,
rispetto alle fotocamere con sensore pi piccolo.
Si deve evitare il pi possibile di utilizzare sensibilit ISO medie o elevate.
Un diverso tipo di processore pu consentire alla fotocamera di ottenere immagini
con meno rumore.
Un sensore perfetto produrrebbe unimmagine totalmente priva di rumore.
Ecc.

Questi miti, tranne lultimo, contengono un fondo di verit, nel senso che sono validi in
determinate condizioni, ma non si pu dire certo che siano sempre validi. Lultimo, in
particolare, totalmente falso! Il rumore una qualit intrinseca della luce e nemmeno il pi
perfetto dei sensori potrebbe produrre unimmagine priva di imperfezioni! Un sensore
perfetto non introdurrebbe ulteriore rumore, ma non potrebbe certo eliminare quello
connaturato alla sorgente di luce.

1.1

Cos il rumore

Da un punto di vista formale, nellacquisizione e nellelaborazione di un segnale si definisce


rumore qualsiasi elemento estraneo che vada a sovrapporsi al segnale stesso. Il grafico che
segue ne mostra un esempio: la curva in rosso rappresenta il segnale, quella verde il rumore e
quella in blu la somma di segnale e rumore, ovvero quanto si ottiene in output dal sistema
che elabora il segnale.

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Il rumore si somma al segnale in senso algebrico e quindi, per ogni dato istante, pu
aumentare o diminuire il livello del segnale, come si vede dal grafico. Il rumore dovuto
principalmente ad imperfezioni costruttive del sistema di elaborazione del segnale ma, come
vedremo, esistono forme di rumore intrinsecamente legate alla natura fisica del segnale
stesso ed in quanto tali non eliminabili, nemmeno in linea di principio.
Dal punto di vista fotografico, il rumore consiste nellalterazione della luminosit o del colore
di un pixel. Se pensiamo per esempio ad un file JPEG, in cui ciascun pixel rappresentato da
una terna di numeri da 0 a 255 (uno per il rosso, uno per il verde e uno per il blu), il rumore si
manifesta come una variazione di uno o pi di questi numeri. Per esempio, un pixel grigio al
50% rappresentato dalla terna (127,127,127); in presenza di rumore il dato presente nel file
potrebbe essere invece qualcosa come (130, 151, 130), che risulterebbe visibile come un pixel
pi luminoso (tutte le componenti R,G,B sono aumentate) e verdastro (visto che la
componente verde risulta aumentata in misura maggiore rispetto a quelle rossa e blu).
Nella figura che segue le 3 bande rappresentano, dallalto verso il basso, un segnale ideale
privo di rumore, un rumore monocromatico sommato al segnale, un rumore cromatico
sommato al segnale.

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

1.2

Rapporto segnale/rumore

Da un punto di vista strettamente qualitativo, ci che influisce negativamente sulla qualit di


unimmagine non tanto la quantit assoluta di rumore presente al suo interno, quanto il
rapporto tra lampiezza del segnale e lampiezza del rumore. Questa affermazione trova
immediata conferma nella vita di tutti i giorni: dal punto di vista fotografico, sufficiente
osservare una fotografia per rendersi conto del fatto che il rumore risulta maggiormente
visibile in corrispondenza delle ombre (livello del segnale basso), mentre sostanzialmente
impercettibile nelle zone caratterizzate dalla presenza di luci elevate (livello del segnale molto
alto).
Un esempio analogo riguarda lascolto di un brano musicale: il rumore (per esempio il fruscio
nel caso di un disco in vinile, oppure il ronzio dovuto allinterferenza dellalimentazione di
rete) maggiormente udibile quando il livello del segnale basso, mentre con segnale di
livello elevato diventa assai difficile distinguere il rumore.
Il modo migliore di identificare lincidenza del rumore sul segnale quello di calcolare il
rapporto segnale/rumore, convenzionalmente identificato dalla sigla SNR (Signal to Noise
Ratio). Detto S il segnale e N il rumore, il rapporto segnale/rumore quindi dato da:

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Eq. 1

!"# =

!
!

In campo fotografico, un SNR pari a 90-100 fornisce eccellenti risultati, mentre unimmagine
caratterizzata da un SNR inferiore a 10 appare molto disturbata. Un SNR pari a 1 indica
unimmagine in cui il rumore indistinguibile dal segnale e quindi fondamentalmente priva
di informazioni. In realt, considerata la natura casuale del rumore (relativamente a quello di
tipo temporale), se si eseguono molteplici esposizioni di uno stesso soggetto e si calcola la
media a livello di singolo pixel, si possono ottenere informazioni anche da immagini con
SNR minore a 1. Infatti, su ciascun pixel il rumore tender ad essere eliminato dalloperazione
di media e rimarr soltanto il dato costante dovuto al soggetto. Su queste tecniche, utilizzate
principalmente nella fotografia astronomica, per il momento sorvoleremo.
Il rapporto segnale/rumore pu essere espresso anche in decibel, nel qual caso si calcola in
questo modo:
Eq. 2

!"!!" = 20 log

!
!

possibile esprimere il rapporto segnale rumore anche in stop, nel qual caso la formula
diventa:
Eq. 3

!"!!"#$ =

!"#

!
!

!"# !

In questi casi si pu parlare di un eccellente rapporto segnale/rumore quando esso si attesta


attorno ai 40 dB o ai 6-7 stop.

1.3

La natura della luce e il rumore intrinseco

Descrivere in modo corretto la natura della luce richiederebbe affrontare i temi della
meccanica quantistica, argomento che va al di la degli scopi di questo documento. Ai fini
fotografici, sufficiente sapere che la luce si comporta in taluni casi come unonda e in altri
come un flusso di particelle. La natura ondulatoria della luce rilevante quando si analizza il
funzionamento degli obiettivi, mentre per quanto riguarda lanalisi del rumore e il
funzionamento dei sensori possiamo senzaltro considerare la luce come un flusso di
particelle discrete, dette fotoni.
Possiamo immaginare che i fotoni siano come gocce di pioggia che si raccolgono su una
strada asfaltata (il sensore di immagine della fotocamera).

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Lesposizione al sensore dura un tempo finito e solitamente molto breve. Cos come le gocce
di pioggia, i fotoni arrivano in modo del tutto casuale. Nel caso della pioggia, alcuni punti
dellasfalto riceveranno diverse gocce, altri punti soltanto poche gocce e qualche punto non
ricever alcuna goccia. Se la pioggia dura pochi istanti, guardando lasfalto bagnato dallalto
potremmo vedere qualcosa del genere:

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Lacqua si depositata sullasfalto, ma non in modo uniforme. Alcuni punti dellasfalto sono
decisamente blu (a rappresentare le zone che hanno ricevuto pi gocce dacqua e sono
completamente bagnati), altri sono grigio scuro e rappresentano i punti in cui non caduta
alcuna goccia, altri ancora sono in una condizione intermedia.
Proseguendo con lanalogia, ovvio che dopo un tempo infinito tutto lasfalto sarebbe
uniformemente bagnato. Per la legge dei grandi numeri, se lintensit della pioggia non
cambia, la probabilit che un punto riceva un numero di gocce dacqua diverso dalla media
del resto dellasfalto tende a zero. Dopo un tempo infinito lasfalto apparirebbe quindi
uniformemente bagnato.

PAGINA 13

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

La luce si comporta esattamente alla stesso modo con i sensori delle fotocamere. Anche se si
sta fotografando un fondale di colore uniforme (per esempio un cartoncino grigio calibrato)
illuminato da una sorgente luminosa perfettamente costante, il numero di fotoni che
colpiscono un dato pixel in un dato tempo di esposizione sar tipicamente diverso dal
numero di fotoni che colpiscono i pixel adiacenti nel corso della stessa esposizione.
Ci dovuto al fatto che i fotoni arrivano sul sensore in modo casuale e non ha nulla a
che vedere con la qualit del sensore. Questa forma di rumore quindi intrinsecamente
legata al segnale e mai eliminabile.
Prima per accennavo alla legge dei grandi numeri. Pare evidente che la casualit nellarrivo
dei fotoni su un pixel tanto pi importante quanto minore il numero dei fotoni rilevati nel
corso dellesposizione. Se un pixel raccoglie 10 fotoni, il fatto che ne arrivi uno in pi o uno in
meno produce un effetto facilmente percettibile. Se per gli elettroni raccolti sono 100.000,
uno in pi o in meno non avr alcun effetto che possa dirsi realmente visibile.
Lentit del rumore dovuto alla luce, che chiameremo rumore intrinseco (noto anche come
shot noise in inglese) e indicheremo con Ni, rispetto al segnale S dipende da quanto casuale

PAGINA 14

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

larrivo dei fotoni. Convenzionalmente si ipotizza che i fotoni seguano la distribuzione


statistica di Poisson: senza entrare nel dettaglio tecnico-matematico, si pu dimostrare che:
Eq. 4

!! = !

Se rappresentiamo graficamente il segnale (blu) e il rumore (rosso), vediamo che


allaumentare del segnale il rumore non aumenta con la stessa rapidit.

Se consideriamo il rapporto tra segnale e rumore (SNR), che come abbiamo visto unottima
indicazione di quanto sia visibile il rumore stesso in una data immagine, otteniamo:
Eq. 5

!"# =

!
!!

!
!

= !

Il rapporto segnale rumore cresce quindi con la radice quadrata del segnale. Questo spiega,
in parte, perch il rumore sia cos evidente nelle ombre ma poco percettibile nelle luci. I
pixel corrispondenti alle ombre hanno ricevuto un segnale di livello basso, quindi
intrinsecamente affetto da rumore, mentre quelli prossimi ad essere bianchi hanno ricevuto
un segnale di livello elevato, quindi intrinsecamente meno affetto da rumore.

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

In realt, come vedremo, i fattori che incidono sul rumore sono molteplici e molto articolati. Il
rumore intrinseco solo una delle componenti presenti e, con un opportuna scelta
dellamplificazione del segnale (leggi: sensibilit ISO) e con unopportuna scelta del
tempo di esposizione e del diaframma, questa componente del rumore pu essere
minimizzata.
La prova consiste nelle spettacolari fotografie astronomiche, realizzate non solo dal
telescopio Hubble, ma anche da astrofotografi dilettanti armati soltanto di reflex e obiettivo.
Alcune di quelle foto sono caratterizzate da un segnale che pu raggiungere il livello 1 fotone
al minuto per pixel (!!) o anche meno.

1.4

Come si misura il rumore di un sensore

Come vedremo pi in dettaglio nel capitolo 0, la misurazione del rumore associato ad un


sensore di immagine si effettua fotografando una superficie di colore uniforme e misurando
lo scostamento dei pixel rispetto alla media. Pi in dettaglio, il rumore coincide con la
deviazione standard (scarto quadratico medio) dei valori rilevati in ciascun pixel:
Eq. 6

!=

!! !!!
!
!!!
!

dove xm la media dei valori dei pixel e N il numero di pixel che compongono limmagine.
Ovviamente esistono delle applicazioni che eseguono questo calcolo automaticamente (farlo
a mano con un sensore moderno richiederebbe una decina danni di lavoro). Anche
Photoshop pu effettuare questo calcolo: questo e altri dati statistici sono presenti sotto
listogramma, selezionando la modalit Vista Espansa (attenzione: Photoshop lavora su una
propria rappresentazione interna dei dati, non sui dati RAW; pertanto le informazioni fornite
da Photoshop valgono solo come approssimazione molto grezza e a patto che limmagine
non sia stata in alcun modo alterata). Supponiamo di fotografare un cartoncino grigio neutro
e di considerare la sola zona centrale dellimmagine, dove lobiettivo non introduce
alterazioni sulla luminosit dei pixel (vignettatura). Inoltre, ci limitiamo ad analizzare la sola
luminanza, trascurando i colori (sostanzialmente analizziamo i soli livelli di grigio). Nel caso di
un segnale perfettamente pulito listogramma riporta queste informazioni:

PAGINA 16

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Listogramma costituito da un linea, la media 128 e la deviazione standard 0: per


definizione questo significa che tutti i pixel hanno lo stesso valore, che coincide con la media,
ovvero 128.
Le cose cambiano se presente rumore: listogramma assume di norma la classica forma a
campana. La maggior parte dei pixel presentano valori vicino alla media (sempre 128), ma
man mano che ci si sposta da essa il numero di pixel aventi quel valore diminuisce, fino a
tendere a zero ai due estremi 0 (nero) e 255 (bianco).

PAGINA 17

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

La deviazione standard (Standard Deviation, abbreviato qui in StdDev) sale a 12,61. Questo
numero ci da unindicazione della larghezza della curva a campana e rappresenta il rumore
dellimmagine. Se il rumore aumenta ancora ci aspettiamo di vedere una curva ancora pi
larga e in effetti cos:

PAGINA 18

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

La deviazione standard, quindi il rumore, salita a 26,62 e quindi la curva decisamente


molto pi larga. Ci significa che sono presenti molti pixel con valori ben distanti dalla media
di 128 e ci si percepisce anche visivamente: si notano infatti agevolmente dei pixel molto
chiari e altri molto scuri.
Il fatto che la curva assomigli ad una campana ci dice due cose molto importanti:
1.
2.

Il rumore casuale;
Il rumore pu aumentare o diminuire il valore di luminanza di un pixel.

Sebbene a prima vista questi fatti possano sembrare poco rilevanti, in determinati ambiti
fotografici, come la fotografia astronomica, assumono unimportanza vitale, come vedremo
tra un attimo.

1.5

Eliminare il rumore con esposizioni multiple

Se il rumore effettivamente casuale, il suo effetto medio nullo. Questo fatto si pu


apprezzare gi nelle 3 immagini precedenti: nonostante il rumore sia ben diverso nei tre casi
(0, 12.6, 26.6), la media dei 160.000 pixel presenti nei 3 campioni sostanzialmente identica:
128, 128.1, 128.2.
Ci ovviamente dovuto al fatto che il rumore agisce sia in positivo che in negativo,
aumentando o diminuendo il valore dei pixel. Se consideriamo un numero elevato di pixel,
per la legge dei grandi numeri la probabilit che il valore medio del rumore sia
significativamente diversa da zero tendente a zero. Ci equivale a dire che la probabilit
che la media dei valori del pixel si discosti significativamente dal dato ideale (privo di
rumore) anchessa tendente a zero.
Se abbiamo un soggetto statico, possiamo annullare (o quasi) il rumore scattando molteplici
fotografie e calcolando il valore medio di ciascun pixel nelle diverse esposizioni. Se il numero
di foto elevato, il rumore casuale tende a scomparire.
La seguente figura eloquente: i cinque quadrati a sinistra sono cinque diverse esposizioni
realizzate in modo identico e caratterizzate da una certa quantit di rumore. Il quadrato a
destra semplicemente la media dei 5 quadrati di sinistra: come si vede facilmente, il
rumore della media delle cinque immagini molto inferiore a quello di ciascuna singola
immagine!

PAGINA 19

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Lesempio appena visto un caso accademico e infatti a nessuno interessa fotografare


cartoncini grigi. Ecco allora un caso reale: si tratta di una combinazione di 16 esposizioni a
campo largo della costellazione di Orione e in questo dettaglio si vede una parte della spada
di Orione, comprendente lomonima nebulosa. Si tratta di unimmagine realizzata con Canon
EOS 7D Mark II, con focale di 55 mm a f/2.8 e ISO 6400, con unesposizione (singola) di 3.2
secondi (limmagine composta corrisponde ad unesposizione di 51 secondi).
Limmagine superiore una delle 16 esposizioni, con ingrandimento al 100%; limmagine
sottostante la media delle 16 esposizioni. Come si pu vedere, sebbene il livello di rumore a
ISO 6400 della Canon 7D Mark II sia ottimo, la media delle esposizioni preserva
sostanzialmente tutto il dettaglio dellimmagine eliminando per gran parte del
rumore (compreso quello intrinseco!).
ovvio per che questa tecnica consente di eliminare solo il rumore casuale. Alcune
sorgenti di rumore, per la precisione quelle di tipo puramente spaziale (che
analizzeremo pi avanti in questo documento) producono un disturbo che pu essere
considerato costante e pertanto non distinguibile dal segnale (per lo meno con questa
tecnica di base).

PAGINA 20

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

PAGINA 21

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

1.6

Offset nei file RAW

In uno degli esempi precedenti, il rumore (deviazione standard) era pari a circa 26 con una
media del segnale di 128. Se la distribuzione del rumore fosse effettivamente gaussiana
potremmo dire che il 68% dei pixel (circa) ha un valore compreso tra 128-26 e 128+26, ovvero
tra 102 e 154 (intervallo ottenuto dalla media pi o meno il rumore).
Ma cosa succede se invece di avere un valore medio di 128 abbiamo un valore medio di 40,
sempre con rumore 26? Per prima cosa notiamo che il fatto che il rumore sia prossimo o
superiore al segnale non di impedimento quando si applica la tecnica di mediare una
grande quantit di immagini come abbiamo appena visto. Infatti, essendo la media del
rumore pari a zero, questa tecnica ci permette di recuperare il segnale anche da immagini
estremamente rumorose, a patto di utilizzarne parecchie.
Tuttavia, il fatto che il rumore sia quasi uguale al segnale implica che in alcuni pixel il rumore
potrebbe produrre un risultato negativo. Anche se, nel nostro esempio, il 68% dei pixel avr
valore compreso tra 14 (40-26) e 66 (40+26), ci saranno alcune rare combinazioni in cui il
rumore sar cos forte che il valore del pixel scender sotto zero. La digitalizzazione del
segnale prevede per che il valore del pixel sia positivo o uguale a zero, mai negativo.
Alcuni costruttori di fotocamere, comprese Sony e Nikon nella maggior parte delle loro
fotocamere, ignorano volutamente il problema e lasciano che in questi casi il valore del
pixel venga troncato a zero (in realt vengono troncati a zero anche i pixel molto prossimi
allo zero).
Per lutente normale la scelta di troncare a zero il valore del pixel positiva, o perlomeno non
penalizzate, perch comunque i dati troncati sono sostanzialmente solo rumore. Dal punto di
vista dellutilizzo delle tecniche di cui sopra (principalmente in astrofotografia), questo
approccio invece catastrofico. Infatti, quando si effettua la media dei pixel in una serie di
esposizioni multiple questi dati mancanti producono un errore sistematico: la media del
rumore non pi zero e non possibile quindi utilizzare la tecnica descritta in
precedenza.
La soluzione adottata, per esempio, da Canon quella di sommare un segnale costante al
segnale prodotto dal sensore. Questa costante, detta offset, fa si che il valore del pixel non
scenda mai al di sotto dello zero, anche con rumore di forte entit. Loffset memorizzato nel
file RAW e pu essere eliminato molto semplicemente durante lo sviluppo del file sottraendo
al valore del pixel una quantit pari alloffset. Questa operazione viene svolta
automaticamente dal software di sviluppo RAW ed totalmente trasparente per lutente.
Lintegrit dei dati viene per preservata e ci rende possibile applicare le procedure
statistiche di miglioramento del segnale, tra cui quella descritta in precedenza.
PAGINA 22

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Vediamo qualche esempio. I 3 grafici che seguono rappresentano rispettivamente i dati


prodotti da un ipotetico sensore, i dati memorizzati nel file RAW senza offset (troncati a zero
filosofia Nikon/Sony) e i file memorizzati nel file RAW con offset (filosofia Canon). La linea
rossa rappresenta la media, che nel caso di una foto di un cartoncino grigio coincide
sostanzialmente con il segnale; la linea verde rappresenta lascissa zero e la linea viola, nel
solo caso del terzo diagramma, rappresenta loffset (nei primi due casi loffset nullo).

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Laspetto pi interessante riguarda le statistiche; ecco i dati:


Elaborazione
Nessuna (dati del sensore)
Offset = 0 (tipo Nikon, Sony)
Offset = 60 (tipo Canon)

Media (segnale)
10,4
14,6
60,4

Deviazione standard
(rumore)
19,70
14,99
19,70

Poich la deviazione standard misura, per certi versi, lampiezza della curva a campana,
tagliando la parte negativa delloutput del sensore Nikon e Sony ottengono risultati migliori
da questa misura. Il caso estremo quello in cui il segnale prossimo allo zero: in questo caso
troncare il segnale pu comportare il dimezzamento della deviazione standard. Significa
guadagnare uno stop di rumore e uno stop sulla gamma dinamica.
Il modello Canon invece non altera il segnale, se non mediante laddizione di una costante
che viene poi eliminata quando si sviluppa il file RAW. Se infatti dal segnale Canon
sottraiamo loffset (60) otteniamo lo stesso identico valore del sensore e con la stessa
deviazione standard. Non c nessuna elaborazione del segnale e nessuna perdita di
informazione.
Questo uno dei motivi per cui le fotocamere Nikon e Sony non hanno riscosso molto
successi tra gli astro-fotografi. Altre motivazioni comprendono il fatto che Canon produca
modelli specifici per luso astronomico (con alcune differenze nella risposta del sensore

PAGINA 24

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

allinfrarosso nel 2015 anche Nikon ha per immesso sul mercato il suo primo modello
pensato per le esigenze degli astrofotografi).

1.7

File RAW e reversibilit delle elaborazioni

Da un punto di vista strettamente teorico, un file RAW dovrebbe contenere unesatta copia
dei dati prodotti dal sensore di immagine. Abbiamo visto che in realt non cos: Canon
somma un offset ai dati, Nikon e Sony troncano il segnale. Nikon e Sony praticano anche altre
forme di elaborazione, permettendo di salvare i file RAW a 12 bit (oltre che nella modalit
nativa a 14 bit), compressi con o senza perdita (lossless o lossy). Tutti nella stessa barca
dunque? Non proprio.
Possiamo identificare due grandi famiglie di elaborazioni numeriche che possiamo compiere
su un insieme di dati, per esempio su unimmagine: procedure reversibili e procedure
irreversibili.
Le prime sono quelle per cui esiste unopportuna procedura inversa che riporta il dato alla sua
condizione originaria. Supponiamo che la nostra procedura possa trasformi un dato x nel
risultato x applicando una funzione f:
x = f(x)
in cui x rappresenta il dato x trasformato dallapplicazione della funzione f. Per definizione di
reversibilit, deve esistere una procedura g che trasforma x in x:
x = g(x)
e ci deve valere per qualsiasi valore di x. Possiamo anche scrivere:
g(f(x)) = x per ogni x
Possiamo dimostrare facilmente che aggiungere un offset unoperazione reversibile:
abbiamo infatti:
f(x) = x + k
g(x) = x - k
g(f(x)) = g(x + k) = x + k - k = x

PAGINA 25

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Lelaborazione apportata da Canon pertanto benigna, in quanto pu essere invertita in


qualsiasi momento (ed infatti lo fa automaticamente il software di conversione RAW).
Possiamo dire lo stesso del troncamento di Nikon e Sony? NO!
La procedura di Nikon e Sony si pu scrivere in modo sintetico cos:
f(x) = x se x > 0; 0 altrimenti
Tutti i numeri negativi vengono mappati in un unico valore (zero), quindi non esiste una
corrispondenza biunivoca tra dati in ingresso e in uscita dalla procedura di elaborazione.
Questa lorigine dellirreversibilit: uninfinit di numeri da come risultato zero, per cui
quando dobbiamo invertire lo zero abbiamo unampia scelta di risultati possibili (di fatto
uninfinit). Troncare il file RAW significa perdere dati. Comprimere il file RAW con perdita
significa perdere dati. Anche utilizzare 2 bit in meno (da 14 a 12) significa perdere dati.
Per un utente normale questo un problema? No, estremamente improbabile che lo sia. Chi
ha gi acquistato Nikon o Sony pu dormire sonni tranquilli. Chi in procinto di acquistare
una fotocamera pu puntare su Nikon o Sony senza indugi. Tranne nel caso in cui si voglia
dedicare del tempo allastrofotografia con pose multiple.
Facciamo un ultimo esempio. Supponiamo di sostituire ciascun pixel con la media degli otto
che lo circondano. Niente di particolarmente nuovo: pi o meno quello che succede nella
demosaicizzazione dei file RAW dei sensori con filtro Bayer (vedi paragrafo 2.8). Cos facendo
si fa elimina parte del rumore.

Limmagine a sinistra rappresenta loutput ipotetico di un sensore, quella a destra la stessa


immagine in cui stata applicata la funzione di cui sopra. Il rumore passa da 50.6 a 18.1, quasi

PAGINA 26

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

un terzo del valore originale. Ma anche in questo caso non c reversibilit. Per esempio,
supponiamo che la media calcolata per un certo pixel sia di 50; questa media si ottiene, per
esempio, se tutti i pixel adiacenti hanno lo stesso valore di 50. Ma la stessa media si ottiene,
per esempio, se i 3 pixel che stanno sopra hanno valore 60, i due affiancati 50 e i tre che
stanno sotto 40. Ancora una volta non c corrispondenza biunivoca tra dato originale e
risultato dellelaborazione, quindi abbiamo perso informazioni. Le misure dicono che il
rumore diminuito, ma purtroppo diminuito anche il livello di dettaglio. Se applichiamo lo
stesso concetto ad un immagine reale lo vediamo immediatamente anche in questa scala
particolarmente ridotta:

Esistono casi reali di costruttori che manipolano i file RAW con procedure di questo tipo? Pare
di si, ma non dispongo di elementi conclusivi per poter fare nomi e cognomi. In gergo in
questi casi si parla di cooking e qualcuno in italiano utilizza il termine cucinato per indicare
file (pseudo-)RAW che siano stati alterati in macchina. Per evidenziare il cooking occorrere
effettuare unanalisi molto approfondita dellistogramma (per esempio evidenziando
eventuali buchi) o, meglio ancora, effettuare unanalisi di correlazione tra i pixel. Non sono a
conoscenza di sorgenti di informazione che presentino risultati di test del genere, applicati a
diverse fotocamere, in modo esaustivo, chiaro e credibile al 100%, anche se si possono trovare
alcuni test che inducono a sospettare di un particolare costruttore.
I possessori delle fotocamere di questi costruttori devono di nuovo preoccuparsi? No, purch
stiano lontani dallastrofotografia. E possibilmente purch si astengano dal commentare
negativamente su Amazon i testi di astrofotografia in cui si parla solo di Canon.

PAGINA 27

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

2 La generazione del segnale


2.1

Conversione fotoni elettroni

Lacquisizione di unimmagine mediante un sensore CMOS (o CCD) si basa sullassorbimento


della luce da parte della superficie del sensore e sulla conseguente generazione di un segnale
elettrico.
Senza entrare nel dettaglio della fisica dei semiconduttori, gli elettroni presenti negli atomi di
silicio della superficie attiva dei pixel si trovano normalmente in uno stato energetico
appartenente alla cosiddetta banda di conduzione. In questo stato gli elettroni sono
vincolati ai propri atomi e pertanto il materiale risulta essere un isolante.
Lassorbimento di un fotone (quanto, o particella, di luce), produce il passaggio di un
elettrone ad uno stato di energia superiore, appartenente alla banda di conduzione,
consentendogli di muoversi liberamente allinterno del semiconduttore di cui costituito il
sensore.
Questi elettroni liberi vengono poi intrappolati in un cosiddetto pozzo - o buca - di
potenziale (potential well), che li mantiene vincolati allinterno del pixel. Non importante
sapere in che modo questo pozzo sia realizzato, quanto comprendere che esiste un numero
massimo di elettroni che possono essere contenuti al suo interno. Questo numero viene detto
Full Well Capacity e riveste un ruolo di primaria importanza per quanto riguarda la qualit
dellimmagine dal punto di vista del rumore, del rapporto segnale/rumore e della gamma
dinamica.
La misurazione della luce incidente consiste dunque nel conteggio degli elettroni
liberatisi allinterno di ciascun pixel e intrappolati nel pozzo di potenziale, essendo
questo numero direttamente proporzionale al numero di fotoni che hanno colpito il
pixel durante lesposizione, quindi allintensit della luce raccolta dallobiettivo e al
tempo di esposizione.

2.2

Full Well Capacity, dimensione del pixel e apertura del


diaframma

Proseguendo con lanalogia della pioggia, possiamo immaginare che un pixel sia equivalente
ad un secchio posto sotto alle gocce. La quantit dacqua raccolta dipende dallintensit della

PAGINA 28

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

pioggia, dal tempo durante il quale i secchi sono esposti alla pioggia e dalla superficie
dellapertura del secchio:

In questo semplice esempio entrambi i secchi hanno sezione quadrata. Quello a sinistra
pi piccolo e rappresenta il pixel di un sensore APS-C, quello di destra ha un lato maggiore di
1.6 volte e rappresenta il pixel di un sensore Full Frame con unidentica risoluzione (il
numero di pixel si ottiene dividendo il lato del sensore per il numero di pixel su quel lato - se
le risoluzioni sono diverse, il rapporto tra le dimensioni dei pixel non necessariamente pari
al rapporto tra le dimensioni dei sensori).
Supponiamo che la pioggia sia molto forte, in modo tale da poter trascurare la casualit
dellarrivo delle gocce (ignoriamo pertanto il rumore intrinseco). La quantit di acqua raccolta
dai due secchi sar proporzionale alla loro area e al tempo di esposizione. Ma poich
questultimo identico per i due secchi, possiamo dire che il secchio di destra raccoglie 2,56
volte la quantit di acqua del secchio di sinistra. Infatti, larea del secchio di sinistra L2, quella
del secchio di destra (1.6 L)2 = 2.56 L2.
A parit di tutte le altre condizioni, il sensore pi grande raccoglie pi acqua (pi segnale),
quindi ha un rumore intrinseco inferiore. Questa analogia non per completa, in quanto le
fotocamere hanno sempre un obiettivo, uno strumento atto a raccogliere la luce e a
convogliarla verso il sensore. Nel nostro esempio lobiettivo pu essere rappresentato da un
imbuto:

PAGINA 29

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

La presenza dellimbuto (obiettivo) cambia tutto, perch mediante di esso la dimensione del
secchiello (pixel) diventa irrilevante ai fini della raccolta dellacqua; ci che conta solo il
diametro D dellimbuto. Laltezza del liquido allinterno del secchiello (pixel) pi piccolo
maggiore di quella del pi grande, ma la quantit dacqua raccolta in un dato lasso di tempo
identica.
Sotto questo punto di vista, possiamo concludere che, scegliendo una lente opportuna,
possiamo ottenere prestazioni identiche da un sensore con pixel pi piccoli (es. APS-C) e
da un sensore con pixel pi grandi (es. Full Frame).
Dobbiamo per tenere presente due aspetti molto importanti:
1.
2.

La capacit del secchiello pi piccolo inferiore.


Il rapporto tra diametro e altezza dellimbuto diverso, pur essendo langolo
lo stesso.

PAGINA 30

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Relativamente al primo punto, per analogia i pixel pi piccoli possono immagazzinare un


numero minore di elettroni, essendo il limite costituito da circa 2000 elettroni per micron
quadrato. Cos come lacqua tracimerebbe dal secchiello pi piccolo, nel caso dei pixel di un
sensore CMOS oltre la soglia di 2000 pixel per micron quadrato (circa, in funzione del livello
tecnologico adottato), si verifica una dispersione degli elettroni, che finiscono per invadere i
pixel vicini generando falsi segnali. Il fenomeno detto blooming.
Un pixel di dimensioni inferiori pu dunque raccogliere un quantitativo inferiore di elettroni e
pertanto, per quanto abbiamo visto in precedenza, avr un rapporto segnale/rumore SNR
(limitatamente al rumore intrinseco) inferiore a quello di un pixel pi grande, essendo il SNR
proporzionale alla radice quadrata del segnale (e quindi del numero di elettroni
immagazzinati). Ovviamente questo vero solo quando la luce abbondante: in
condizioni di luce scarsa, quando non possibile riempire completamente il sensore grande
(raggiungere la FWC), questo vantaggio scompare.
Il secondo punto dipende ovviamente dallobiettivo e, nella fattispecie, dal suo numero
f/. Nellimmagine riportata in precedenza, langolo lo stesso e rappresenta la dimensione
angolare del pixel vista dallingresso dellobiettivo (la pupilla dentrata). Questa
configurazione implica che:

Limmagine prodotta dai due sensori presenta la stessa dimensione del soggetto in
pixel; se il soggetto alto 1000 pixel nellimmagine del sensore di sinistra, avr una
dimensione di 1000 pixel anche nel sensore di destra.
La distanza della pupilla dal sensore deve essere ovviamente diversa, essendo il
diametro dellobiettivo identico cos come langolo .

Quello che cambia dunque il numero f/. Dette infatti l1 la lunghezza dellobiettivo di
sinistra e l2 la lunghezza dellobiettivo di destra, abbiamo:
! 1.6!!
=
!!!!! !!!! !! = 1!.6!!!
!!
!!
e poich il numero f/ dato dal rapporto tra lunghezza focale e diametro, i numeri f/ nei due
casi sono:
!!
!! !!
!! = ;!!!!!! = ;!!! =
!
! !!

!!
!
!!

PAGINA 31

!!
!!
1
=
=
!! 1.6!!! 1.6

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Il numero f/ per il sensore con pixel pi piccolo deve quindi essere, in questo esempio, circa 1
stop pi aperto di quello relativo al sensore con pixel pi grande. Se per esempio il sensore di
sinistra quello di una Canon EOS 7D (APS-C, 18 megapixel) e quello di destra quello di una
Canon EOS 1Dx (Full Frame, 18 megapixel), il rapporto tra le dimensioni del pixel quello
indicato (circa 1.6). Ne consegue che un pixel della 7D raccoglie la stessa quantit di luce del
pixel di una 1Dx se lobiettivo della 7D ha unapertura maggiore di circa 1 stop rispetto a
quello montato sulla 1Dx (es. f/2.8 su 7D e f/4 su 1Dx).
In estrema sintesi, possiamo dire che la dimensione del pixel non in se sufficiente a
caratterizzare la qualit dellimmagine prodotta da un sensore, con particolare riferimento al
rumore. piuttosto il sistema complessivo, costituito da obiettivo + sensore, a
determinare il livello intrinseco di rumore per una determinata scena. A questo rumore
andr poi aggiunto il rumore prodotto allinterno del sensore stesso e della sua circuiteria di
controllo, rumore che dipende da diversi parametri tra cui il livello di amplificazione del
segnale, noto anche come sensibilit ISO. Come vedremo, questo rumore diventer
dominante a bassi livelli di segnale (condizioni di luce scarsa).

2.3

Quantificare il segnale

Abbiamo visto in precedenza che il rapporto segnale/rumore, riferito al solo rumore


intrinseco del segnale, cresce con la radice quadrata del segnale. quindi chiaro che
preferibile far giungere sul sensore la massima quantit possibile di luce, al fine di aumentare
il livello del segnale e quindi del rapporto segnale/rumore intrinseco.
Supponiamo che il sensore sia colpito da un flusso luminoso L, definito come rapporto tra
numero di fotoni per unit di tempo e di area (maggiore il flusso, maggiore lintensit
luminosa che percepiamo). Per semplicit, consideriamo che il flusso sia omogeneo,
perlomeno in per ciascuna area di dimensioni pari o superiori a quelle di un singolo pixel.
Detto t il tempo di esposizione, Dp la dimensione del pixel (lato del quadrato), il numero F di
fotoni che colpiscono un pixel per unit di tempo dato semplicemente da:
Eq. 7

! = !!!!

Non tutti i fotoni producono il passaggio di un elettrone in banda di conduzione; il rapporto


tra elettroni liberati E e fotoni incidenti F detto Efficienza Quantistica Qe e vale:
Eq. 8

!! =

!
!

PAGINA 32

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Oppure, in alternativa, si pu scrivere:


Eq. 9

! = !! !

Per una data esposizione, di durata pari a t secondi, il segnale Se espresso in elettroni vale:
Eq. 10

!! = !" = !! !" = !! !D!! !

Questa relazione valida fintanto che il numero di elettroni non raggiunge la Full Well
Capacity (FWC), descritta nel paragrafo 0. Per una data fotocamera:

Lefficienza quantistica Qe e la dimensione del pixel Dp sono parametri fissi, legati


alla tecnologia costruttiva della fotocamera.
Il flusso luminoso L dipende dalla luminosit della scena che si sta fotografando e
dallapertura del diaframma; per esempio, con diaframma f/2.8 si raccoglie un
numero doppio di fotoni rispetto ad un diaframma f/4 (vedi analogia dellimbuto).
Il tempo di esposizione a scelta del fotografo.

Supponiamo di realizzare una serie di esposizioni di una scena statica mantenendo fisso il
diaframma. Quello che pu variare, ai fini del livello del segnale prodotto dal sensore, solo il
tempo di esposizione ed il segnale dipende in modo lineare da esso. Se rappresentiamo
graficamente landamento del segnale in funzione del tempo di esposizione otteniamo
qualcosa del genere:

PAGINA 33

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Il segnale aumenta proporzionalmente al tempo di esposizione, ma quando il numero di


elettroni liberati raggiunge la Full Well Capacity il segnale non pu aumentare oltre. Si
raggiunge quindi la saturazione del pixel e si ottiene quella che, a rigore, detta
sovraesposizione.

2.4

Migliorare il SNR aumentando il segnale

Avendo quantificato il segnale Se, espresso in elettroni, possiamo ora analizzare pi in


dettaglio quali sono le possibilit di aumentare il livello del segnale.
La formula per determinare il livello di segnale quella gi riportata nella Eq. 10 appena
menzionata. Poich il segnale il prodotto di quattro fattori, per aumentarlo possiamo
incrementare il valore di uno o pi di questi fattori, ovvero:

Aumentare lefficienza quantistica Qe (vedi anche Eq. 8); questultima dipende


sostanzialmente solo dalla tecnologia del sensore, ovvero dalle sue caratteristiche
geometriche ed elettriche. I valori tipici per le reflex attualmente in commercio
vanno dal 40% al 60% e pertanto il margine di incremento tutto sommato limitato.
Occorre inoltre considerare che laumento dellefficienza quantistica comporta
spesso un peggioramento del rumore termico, per cui occorre trovare un punto di
compromesso.

Aumentare il prodotto L Dp2; trattiamo assieme questi due parametri in quanto,


come visto nel paragrafo 2.2, si tratta in qualche modo di parametri di sistema. Da
un lato, le caratteristiche di luminosit della scena (L) sono al di fuori del controllo
del fotografo, ma anche vero che la scelta di un obiettivo pi luminoso consente di
raccogliere una maggiore quantit di luce. Abbiamo visto anche che, a parit di
numero f/, un pixel pi grande raccoglie pi luce e quindi pi segnale. Ma se la
dimensione del sensore fissata, pixel pi grandi significano minore risoluzione.
Aumentare il segnale mediante il prodotto L Dp2 significa quindi fare ricorso a
obiettivi pi luminosi (e costosi), oppure trovare un compromesso accettabile tra
dimensioni del pixel, dimensioni complessive del sensore e risoluzione: a parit di
risoluzione, pixel pi grandi comportano sensori pi grandi e pi costosi; a parit di
dimensione del sensore, pixel pi grandi comportano minore risoluzione.

Aumentare il tempo di esposizione t; questo lunico parametro liberamente


impostabile dal fotografo. Tuttavia, laumento del tempo di esposizione comporta

PAGINA 34

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

generalmente laumento del rumore termico, anche se questo aspetto rilevante


solo per esposizioni piuttosto lunghe relativamente alla comune pratica fotografica
(secondi o minuti). Daltra parte anche vero che in molti generi fotografici
aumentare il tempo di esposizione non possibile (tutti i casi in cui il soggetto in
movimento e lo si vuole congelare).
In realt, oltre ai suddetti parametri occorre tenere presente una serie di perdite che si
verificano nel percorso ottico dallobiettivo alla superficie attiva del sensore. Dobbiamo
quindi considerare anche unefficienza che potremmo definire di trasporto.
Le perdite sono dovute essenzialmente alle seguenti ragioni:

Non tutta la superficie del pixel sensibile alla luce; parte di questa superficie
occupata da transistor e tracce di collegamento;
Al di sopra di ciascun pixel presente una micro-lente che assorbe parte della luce
(non totalmente trasparente);
Il filtro Bayer, necessario allacquisizione di immagini a colori, assorbe ulteriore luce;
Il filtro IR/UV e il filtro Anti-Aliasing comportano unulteriore perdita dovuta alla non
perfetta trasparenza.

Analizziamo ora in maggiore dettaglio ciascuna di queste problematiche.

2.5

Tecnologia APS e area attiva del pixel

La prima causa di perdita di segnale dovuta la fatto che la superficie di un pixel non
attiva al 100%. La maggior parte dei sensori CMOS di tipo APS (Active Pixel Sensor), ad
indicare che ogni singolo pixel comprende una propria circuiteria di amplificazione e di
controllo. Generalmente sono presenti almeno 3 transistor, anche se design pi elaborati
possono prevederne un quarto. Sulla superficie del pixel sono inoltre presenti le piste che
creano le connessioni elettriche tra la zona attiva, i transistor e la circuiteria di controllo e
conversione analogico/digitale del sensore.
La figura che segue una rappresentazione poco accurata di un pixel, ma che rende
comunque lidea della sua struttura; la zona color arancione rappresenta la parte attiva.
Limmagine comprende anche la micro-lente e il filtro Bayer, mentre non sono rappresentati i
filtri IR/UV e AA; questi elementi verranno descritti a breve.

PAGINA 35

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Ridurre la dimensione delle tracce e dei transistor consente ovviamente di aumentare la


dimensione dellarea dedicata alla raccolta della luce, a tutto vantaggio del segnale.
Una delle possibili tecniche per massimizzare lefficienza del sensore quella di utilizzare un
lato del sensore stesso per le connessioni ed i transistor e laltro lato per la conversione dei
fotoni incidenti in elettroni liberi. Questi sensori sono detti BSI (Back Side Illuminated) in
quanto la luce arriva sul lato posteriore del sensore. Ci consente ovviamente di
massimizzare la superficie utile, ma occorre considerare che con le normali tecniche
costruttive dei semiconduttori non possibile realizzare dei collegamenti pi profondi di
alcuni micron. Lo stesso sensore deve quindi avere questo spessore, il che richiede lavorazioni
speciali di alta precisione ed elevata fragilit, soprattutto se le dimensioni sono quelle
comunemente utilizzate nelle fotocamere reflex. Per questi motivi, la tecnologia BSI stata
finora impiegata solo in sensori di piccole dimensioni, come quelli utilizzati negli smartphone
(anche se esistono esempi di sensori BSI APS-C, come quello della Samsung NX1).
Un metodo alternativo di raccogliere pi luce sullarea attiva consiste nellimpiego di microlenti poste sopra ciascun pixel (vedi figura precedente). Queste micro-lenti non fanno altro
che collimare la luce proveniente dallobiettivo indirizzandola verso la zona del pixel sensibile
alla luce.

PAGINA 36

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Come qualsiasi superficie trasparente, anche queste micro-lenti non lasciano passare la luce al
100%. chiaro per che aumentare la loro trasparenza dal 90% al 95%, per fare un esempio,
consente di aumentare il livello del segnale di quasi il 6%. Questo uno degli approcci che
Canon ha utilizzato per la nuova linea di sensori introdotta a partire dalla EOS 7D Mark II.

2.6

Filtri IR/UV

Il processo sopra descritto funziona solo con fotoni di una determinata lunghezza donda
(colore). Una trattazione esaustiva richiederebbe di prendere in considerazione i principi alla
base della meccanica quantistica, ma per i nostri scopi basta sapere che i sensori CMOS sono
in grado di generare elettroni liberi quando sono colpiti da luce (pi precisamente
radiazione elettromagnetica) di lunghezza donda indicativamente compresa tra i 200 nm
(ultravioletto) e i 1000 nm (infrarosso).
Senza ulteriori misure, i sensori CMOS produrrebbero quindi un segnale dovuto non solo alla
luce visibile, ma anche alla radiazione elettromagnetica presente oltre i limiti dello spettro
visibile, il che ovviamente controproducente in quanto si formerebbero immagini ben
diverse da quelle che possiamo osservare con i nostri occhi (la luce visibile ha lunghezze
donda comprese tra i 390 nm del violetto ai 700 nm del rosso).
Per questo motivo, i sensori sono dotati di filtri che lasciano passare la sola luce visibile,
impedendo il passaggio degli ultravioletti (UV) e degli infrarossi (IR). Questi ultimi
costituiscono il problema maggiore, in quanto il vetro ottico presente negli obiettivi opaco
agli ultravioletti e pertanto questi ultimi arrivano al sensore gi considerevolmente attenuati.
La presenza dei filtri IR/UV produce ovviamente una perdita, in quanto essi non saranno
mai trasparenti al 100% rispetto alla luce visibile.

2.7

Filtro AA

Il filtro Anti-Aliasing serve ad evitare che si manifesti leffetto moir quando vengono
fotografate scene che presentano dettagli di dimensioni comparabili con quelle dei pixel. Ho
discusso i pro e i contro delladozione del filtro Anti-Aliasing in un articolo dedicato sul mio
sito. Lunica cosa che voglio puntualizzare in questo momento che questo filtro, se presente,
comporta un ulteriore perdita di luce. Molte fotocamere Nikon di fascia medio-alta non
montano il filtro AA e sono pertanto avvantaggiate dal punto di vista del segnale raccolto.

PAGINA 37

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

2.8

Filtro Bayer e sensori Foveon

Abbiamo visto che un sensore CMOS misura la luce contando il numero di elettroni liberati
dopo aver assorbito un fotone. In questo conteggio il sensore non distingue, per esempio, tra
elettroni liberati da un fotone avente lunghezza donda corrispondente al rosso e fotoni
aventi lunghezza donda corrispondente al blu. In sostanza, il sensore non distingue i colori
e restituisce pertanto informazioni monocromatiche (in termini fotografici diremmo in
bianco e nero).
Per ottenere un'immagine a colori viene utilizzato un metodo ideato da Bayer: il sensore viene
diviso in una specie di scacchiera e ad ogni pixel viene associato un filtro colorato, che lascia
passare il solo colore rosso, oppure il solo verde o il solo blu.
Nella figura che segue ho rappresentato una porzione di sensore. Il quadrato bianco
punteggiato rappresenta un zona di 4 pixel con due filtri verdi, uno rossa e uno blu. Il motivo
per cui il verde ad essere presente due volte che in questa zona dello spettro luminoso i
nostri occhi sono pi sensibili ai dettagli.

PAGINA 38

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Si ricorre quindi ad un processo di interpolazione, chiamato demosaicizzazione, che consiste


nell'attribuire il colore mancante in un pixel compiendo una specie di "media" sui pixel
adiacenti.
Se consideriamo i pixel da 1 a 9 nella figura che segue, le informazioni sul rosso sono presenti
solo nei pixel 1, 3, 7 e 9, mentre nei pixel 2, 4, 5, 6 e 8 le informazioni sul rosso non sono
presenti (possiamo ritenere che in quei pixel il valore del rosso sia zero).

Come possiamo ricostruire le informazioni mancanti? Un metodo semplice quello di


calcolare una media tra pixel vicini. Per esempio, per trovare il valore del rosso nel pixel 2
possiamo fare la media del valore nei pixel 1 e 3, sommando i relativi valori e dividendo per 2,
operazione che possiamo scrivere in questo modo:
!! =

!! + !!
2

Nel caso del pixel 5 possiamo ricorrere alla media dei 4 pixel adiacenti 1, 3, 7 e 9 (si sommano i
quattro valori e si divide per quattro):
!! =

!! + !! + !! + !!
4

Questo metodo di interpolazione viene chiamata bilineare ed in assoluto la pi semplice.


Tuttavia, essa presenta problemi nelle zone a forte contrasto ed in particolare sui bordi netti,
dove pu dar luogo a varie tipologie di artefatti, come perdita di nitidezza, comparsa di falsi
colori, aliasing, ecc.
Ho trattato questo argomento in modo pi approfondito in un articolo dedicato sul mio sito,
al quale rimando per ulteriori dettagli. Ci che mi preme sottolineare in questo momento

PAGINA 39

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

che il filtro Bayer unulteriore ostacolo per la luce e quindi peggiora lefficienza del
pixel.
Un metodo alternativo di realizzare un sensore a colori quello introdotto con la tecnologia
Foveon. Questa tecnologia sfrutta il fatto che i fotoni vengono assorbiti dal silicio a profondit
leggermente diverse. In particolare, i fotoni corrispondenti al rosso vengono assorbiti
solitamente ad una profondit superiore (in altri termini, i primi strati del sensore risultano
quasi trasparenti alla luce rossa), mentre i fotoni corrispondenti alla luce blu vengono
assorbiti tipicamente negli strati pi superficiali. Un tipico pixel Foveon rappresentato
schematicamente nella figura che segue.

Il fatto di non richiedere un filtro Bayer sicuramente vantaggioso, non solo in termini di
efficienza nella conversione della luce in segnali elettrici, ma anche dal punto di vista della
risoluzione dellimmagine. Purtroppo i sensori Foveon attualmente disponibili funzionano
bene solo in condizioni di luce abbondante (quindi a sensibilit ISO medio-basse) e sono
utilizzati essenzialmente solo da Sigma.

PAGINA 40

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

3 Il rumore
3.1

Sorgenti di rumore

La generazione del segnale sul sensore e la lettura del segnale stesso da parte della
fotocamera (compresa la conversione in formato digitale) sono processi necessariamente
imperfetti. Limperfezione pu essere vista come lintroduzione di una certa quantit di
rumore sovrapposto al segnale.
Il rumore che appare nei file RAW generati da una fotocamera leffetto di molteplici cause,
tra cui:

Il rumore intrinseco del segnale;


Il rumore di lettura del sensore;
La quantizzazione della lettura (legata al numero di bit utilizzati nella conversione);
Il rumore termico;
Il rumore di reset;
Ecc.

Quelle appena elencate sono le principali cause di rumore di tipo temporale. Con questa
definizione si indicano le sorgenti che producono un rumore variabile nel tempo in modo
pressoch casuale. Esistono per sorgenti di rumore che tendenzialmente interessano in
modo costante gli stessi pixel, dando cos origine a schemi ricorrenti (pattern). Queste
sorgenti di rumore vengono definite di tipo spaziale ed hanno la particolarit che il loro
effetto risulta essere molto pi visibili allocchio umano di quanto sia il rumore temporale
(casuale). Ci dovuto alla fisiologia del cervello umano, particolarmente abile
nellindividuare forme allinterno del caos.
Alcune delle forme di rumore spaziale sono:

Il banding, che consiste in una serie di linee orizzontali o verticali visibili in modo
particolare nelle zone in ombra;
Il bagliore di amplificazione, che consiste nel manifestarsi di macchie chiare in
corrispondenza delle zone del sensore in cui circola una corrente pi elevata e, di
conseguenza, si ha un innalzamento della temperatura;
Ecc.

PAGINA 41

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Il bagliore di amplificazione importante solo per esposizioni molto lunghe e altre forme di
rumore spaziale sono spesso trascurabili. Un rumore spaziale che invece pu diventare molto
fastidioso il banding. Il termine molto conosciuto e molto usato nei forum, ma il dubbio
che pochi sappiano di cosa si sta parlando concreto.
La figura che segue mostra unimmagine in cui presente solo rumore temporale (sinistra),
mentre quella a destra presenta anche banding. Sebbene la quantit di rumore sia identica
nei due casi, il banding rende limmagine di destra decisamente peggiore, in quanto le
nostre capacit visive ci fanno immediatamente riconoscere la presenza delle bande.

La prossima immagine un caso reale. Si tratta di una foto realizzata con una Canon ESO 7D
ed elaborata in modo piuttosto aggressivo in post produzione: nelle zone di colore uniforme,
in particolare nel cielo, si nota il banding verticale prodotto dal sensore da 18 megapixel di
questa fotocamera.

PAGINA 42

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Questo uno dei fenomeni per cui i sensori di Canon della penultima generazione sono stati
maggiormente criticati. In realt la situazione non cos tragica come appare in questa
immagine (si tratta di uno zoom al 100%), anche perch questo effetto si manifesta solo in
determinate condizioni e con elaborazioni piuttosto pronunciate come quella che ho
artificiosamente utilizzato in questo caso. La prova consiste nel fatto che questa stessa foto,
elaborata con la consapevolezza dei limite del sensore utilizzato, stata selezionata per
rappresentare questo castello in un libro turistico.

PAGINA 43

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Un aspetto da considerare che, come vedremo, il rumore spaziale tende ad essere


molto pi evidente a bassi livelli di amplificazione del segnale (sensibilit ISO ridotta) e
a scomparire a sensibilit ISO medio-alte. un fatto decisamente contro-intuitivo e
ignorato dalla maggior parte dei fotografi, eppure uno dei motivi per cui impostare sempre
la pi bassa sensibilit ISO non sempre la scelta migliore. Nei paragrafi che seguono
vedremo i motivi che portano a questa conclusione.
Occorre notare anche che alcune delle sorgenti di rumore sono in parte temporali e in
parte spaziali. Ci significa, per esempio, che due esposizioni successive possono presentare
lo stesso fenomeno di banding, ma localizzato in aree leggermente diverse dellimmagine. Le
conseguenze di ci saranno analizzate pi avanti.

3.2

Sensibilit ISO e conversione in ADU

Il segnale elettrico prodotto dai fotoni incidenti viene trasformato prima in un certo numero
di elettroni liberi, che a loro volta danno origine ad un segnale elettrico. Questultimo viene
amplificato con un guadagno G e quindi convertito in formato digitale (un numero

PAGINA 44

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

memorizzato allinterno del file RAW). Il segnale S espresso in ADU (Analog Digital Unit detto anche DN per Data Number) dato da:
Eq. 11

! = !!!

Dove Se rappresenta il segnale in elettroni ed uguale a E t. G dipende dal livello di


amplificazione del segnale e quindi dalla sensibilit ISO. Molto pi spesso si tende ad
esprimere questa relazione al contrario:
Eq. 12

!! = !" =

!
!

!!!!! !!!!! =

!
!

Dove g il guadagno inverso (molti autori lo chiamano semplicemente guadagno) e si


esprime in elettroni/ADU e U una costante, detta Unity Gain, che dipende dalle
caratteristiche complessive della reflex. Unopportuna scelta della costante U consente di
esprimere G con i comuni valori ISO (50, 100, 200, 400, ...). Da questo momento in poi, G
rappresenter pertanto lamplificazione in ISO.
Occorre notare che improprio definire lamplificazione come sensibilit. Questo
termine esprime comunemente il livello di dettaglio con il quale possibile misurare un
segnale e, nel nostro caso specifico, sarebbe pi corretto associare il termine sensibilit
allefficienza quantistica Qe. Nel caso della vecchia pellicola il termine sensibilit era
appropriato, in quanto intimamente collegato alle caratteristiche fisiche della pellicola stessa;
cambiare sensibilit ISO significava cambiare la pellicola. Nel caso delle moderne fotocamere
digitali, cambiare la sensibilit ISO non significa ovviamente cambiare il sensore e tantomeno
alterare le sue caratteristiche fisiche. Semplicemente viene modificato il guadagno
dellamplificatore di segnale, ma il termine talmente utilizzato che continuer a farne uso
nel resto del documento.
Combinando le definizioni della Eq. 11 e della Eq. 12otteniamo:
Eq. 13

!! = !" = !"

Per cui il segnale in ADU risulta dato da:


Eq. 14

!=

!"
!

PAGINA 45

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

3.3

Offset del segnale e massimo segnale in ADU

Alcuni costruttori di fotocamere aggiungono al segnale un numero positivo (offset) S0. Per
esempio, per Canon solitamente S0 = 2048, mentre la maggior parte delle reflex Nikon utilizza
S0 = 0. La Eq. 14 si pu quindi riscrivere in modo pi generale come:
Eq. 15

!=

!"
!

+ S!

Come abbiamo visto nel paragrafo 1.5, lutilit delloffset quella di conservare tutti i dati sul
rumore al fine di consentirne leliminazione mediante tecniche statistiche.
Occorre tenere presente per che il segnale S, espresso in ADU, non pu avere grandezza
arbitraria. Il limite superiore imposto dalla precisione della conversione analogico-digitale.
In generale, una conversione a n bit consente di rappresentare tutti i numeri interi da 0 a 2n-1.
Le fotocamere di livello superiore utilizzano attualmente una conversione a 14 bit e possono
dunque rappresentare numeri da 0 a 16383. Le fotocamere un po pi datate e quella di livello
pi propriamente consumer utilizzano una conversione a 12 bit e possono quindi
rappresentare lintervallo di valori 0 4095.
Se utilizziamo una fotocamera con digitalizzazione a n bit possiamo quindi scrivere:
Eq. 16

!! 2! 1!

!"
!

! 2! !1 !! !!!! !!!!!"! ! 2! !1 !! = !(2! !1 !! )


!

Daltra parte sappiamo anche che il prodotto E t non pu superare la Full Well Capacity (FWC).
Combinando questi due fatti possiamo affermare che S0 e U sono stabiliti in modo tale per cui:
!

Eq. 17

!"#! ! !(2! !1 !! )

3.4

Rumore relativo al segnale

Abbiamo visto in precedenza che larrivo dei fotoni sulla superficie del sensore pu essere
considerato un evento casuale, tale per cui:
Eq. 18

!!" = !" = ! !"

dove (x) indica la deviazione standard della variabile x. Abbiamo quindi che il rumore
intrinseco dovuto alla casualit nellarrivo dei fotoni pari alla radice quadrata del segnale
(espresso in fotoni). La deviazione standard gode della seguente propriet:

PAGINA 46

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Eq. 19

! !" + !" = a! x + !!"(!)

Ricordando che il segnale in elettroni viene convertito in unit numeriche (ADU) dividendo
per il guadagno inverso g, otteniamo:
Eq. 20

!"

!( )
!

!
!!

!(!")! !!!! !!!! !! = !

!"
!

= ! Et = !!"

Ed infine combinando la Eq. 18 e la Eq. 20 otteniamo:


!"

Eq. 21

!!! =

3.5

Rumore di lettura

!!

Il rumore di lettura Nr (esclusi quindi il rumore di tipo spaziale - pattern - e il rumore termico),
costituito da una parte dovuta alla lettura vera e propria Nus (upstream, ovvero a monte
dellamplificazione), e da una parte Nds (downstream, ovvero a valle dellamplificazione).
Essendo generato a monte dellamplificatore, il rumore Nus viene anchesso amplificato.
Quando calcoliamo il rumore totale dobbiamo quindi dividere il rumore di upstream per il
guadagno inverso g. Poich i rumori si sommano al quadrato, possiamo scrivere:
!!" !

!
+ !!"

Eq. 22

!!! =

3.6

Il rumore termico

Lagitazione termica degli atomi che costituiscono i pixel del sensore da luogo, come i fotoni
incidenti, ad elettroni liberi allinterno dei pixel. Man mano che il tempo passa, questi elettroni
si accumulano e vanno ad aumentare il livello di rumore. Quando lesposizione termina, il
sensore viene letto e quindi azzerato: ci significa che lentit del rumore termico
proporzionale allesposizione.
Un altro modo di considerare il fenomeno quello di dire che, in determinate condizioni
ambientali (temperatura), in ogni pixel si libera un certo numero di elettroni ogni secondo. Il
rapporto tra elettroni (cariche elettriche) e tempo ha le dimensioni di una corrente elettrica e
perci il fenomeno spesso associato al concetto di dark current. Il nome sta ad indicare il

PAGINA 47

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

fatto che essa non mai nulla, nemmeno quando il tappo montato sullobiettivo
(esposizione completamente nera).
Lentit della dark current dipende fortemente dalle caratteristiche costruttive del sensore e
dalla temperatura. Un modo semplice, non necessariamente preciso, di rappresentare la dark
current Id_ questo:
Eq. 23

!! = !2 !

In cui k e sono due costanti che dipendono dai processi produttivi e dai materiali impiegati,
T la temperatura di lavoro del sensore. Laspetto interessante ai fini della presente
trattazione che ad ogni aumento della temperatura pari a la dark current raddoppia. Per
esempio, se = 5, ogni 5 gradi la dark current raddoppia. Landamento grafico il seguente:

La scala logaritmica delle ordinate non deve trarre in inganno. La differenza prodotta da un
modesto incremento di temperatura pu essere drammatica. Per esempio, la Canon EOS 7D
Mark II caratterizzata da un valore di pari a 4.8 Kelvin; se si confrontano 2 immagini, una
realizzata in inverno a 0C e una in estate a 30C, si trova un aumento della dark current pari a
76 volte! Questo uno dei motivi per cui in astronomia si ricorre al raffreddamento spinto dei
sensori.

PAGINA 48

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Il secondo aspetto da considerare che gli elettroni liberati sono proporzionali al valore di
dark current e al tempo di esposizione. Il rumore termico quindi un fattore da
considerare solo in esposizioni lunghe, a partire da diversi secondi.
Il terzo aspetto importante che il rumore termico per sua natura casuale. Mediamente il
numero di elettroni liberati durante unesposizione di durata pari a t dato da Idt, ma a questo
numero varia in modo casuale. Uno dei modi di limitare lincidenza del rumore termico
quello di sottrarre a ciascun pixel il valore medio del rumore termico stesso.
Il segnale Se in elettroni dato dalla Eq. 10:
!! = !!!
Tenendo conto dellEq. 23 possiamo scrivere che il rumore termico in elettroni dato da:
Eq. 24

!!" = !2 ! ! + !

In cui rappresenta il valore casuale dovuto al rumore termico in un dato pixel. In altri
termini, il valore medio del rumore termico dato da:
Eq. 25

! !!" = !! !2 ! ! + ! = E !2 ! ! + E ! = !E !2 ! !

In cui la notazione E(x) rappresenta il valore atteso di x e per la completa casualit del rumore
termico abbiamo che E() = 0.
Il segnale in uscita dal sensore, considerando anche il contributo termico, sar quindi:
Eq. 26

!!"# = !" + !2 ! ! + !

Se immediatamente dopo lesposizione ne eseguiamo unaltra con la stessa durata


otteniamo:
Eq. 27

!!"# = !2 ! ! + !

Il contributo della luce sparisce (E = 0) e ovviamente, per la casualit, avremo . Se per


sottraiamo le due esposizioni otteniamo:
Eq. 28

!!"#
= !!"# ! !!"# = !" + ! !!

PAGINA 49

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Siamo quindi riusciti ad eliminare buona parte del rumore termico, nella fattispecie tutto
quello corrispondente al suo livello medio, semplicemente sottraendo unulteriore
esposizione ad obiettivo tappato. Questa esposizione prende il nome di dark field nel gergo
astronomico.
La tecnica utilizzata anche dalle moderne fotocamere. Nel caso di esposizioni molto lunghe
possibile attivare la funzione di riduzione del rumore termico, la quale non fa altro che
scattare una seconda fotografia (dark field) con otturatore chiuso. Naturalmente importante
che lesposizione abbia la stessa durata e che il dark field sia realizzato subito dopo il primo
scatto, per garantire che il sensore stia lavorando alla stessa identica temperatura. Infatti, se ci
fosse un raffreddamento o un riscaldamento anche minimo, la correzione risulterebbe errata
a causa della rapidissima variazione della dark current con la temperatura.
Nel resto del documento trascureremo gli effetti del rumore termico, salvo laddove
diversamente indicato. Il motivo da ricercarsi nel fatto che leffetto minimo nella stragrande
maggioranza delle applicazioni fotografiche (pose di durata massima pari a qualche secondo).

PAGINA 50

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

4 Caratteristiche del rumore


4.1

Rumore complessivo e rapporto segnale/rumore

Se ignoriamo il rumore termico e consideriamo solo il rumore intrinseco del segnale Ns e il


rumore di lettura del sensore Nr, il rumore totale N risulta definito dalla relazione:
Eq. 29

! ! = !!! + !!!

E riprendendo la Eq. 21 e la Eq. 22:


Eq. 30

!! =

!"
!!

!!!"
!!

!
+ N!"

da cui ricaviamo ovviamente:


!"

!!!"

!
+ N!"

Eq. 31

N=

4.2

Il rumore aumenta o diminuisce con la sensibilit ISO?

!!

!!

La risposta istintiva, ovvero che il rumore aumenta allaumentare della sensibilit ISO, anche
quella sbagliata! O perlomeno non del tutto corretta.
Lorigine della confusione dipende dal fatto che il rumore si pu misurare in elettroni oppure
in unit numeriche (ADU) - vedi paragrafo 3.2 - misure legate in proporzione inversa dalla
sensibilit ISO (G). Tenendo conto del fatto che g = U/G, il rumore complessivo in elettroni
dato da:
Eq. 32

!
N!! = !E!t + ! N!"
+

!!
!!

!
!!"

Aumentando G, a parit di altre condizioni, il rumore in elettroni diminuisce. Landamento


rappresentato nel seguente grafico:

PAGINA 51

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Ci che viene espresso in questo grafico il fatto che lincidenza percentuale del rumore di
downstream Nds diminuisce aumentando la sensibilit ISO, fino a diventare ininfluente.
Restano invece le altre cause di rumore e la curva, di conseguenza, si appiattisce.
Daltra parte, dalla Eq. 30 sostituendo g con U/G ricaviamo:
Eq. 33

!! =

!"
!!

G! +

!!!"
!!

!
G! + N!"

Quindi, se il rumore espresso in ADU, esso aumenta aumentando la sensibilit ISO. Questo
landamento che normalmente ci aspettiamo:

PAGINA 52

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

La confusione nasce dal fatto che lamplificazione (sensibilit ISO) si applica a termini diversi
nei due casi. Inoltre, in questa valutazione non abbiamo considerato leffetto del livello del
segnale. Per dipanare la matassa pi conveniente ragionare in termini di rapporto
segnale/rumore.

4.3

Il rapporto segnale/rumore

Lentit totale del rumore non un dato molto significativo nella valutazione della qualit di
unimmagine. Questultima molto pi legata, anche visivamente, al rapporto tra il livello del
segnale e il livello del rumore.
Il rapporto segnale/rumore SNR elevato al quadrato risulta essere dalla Eq. 14 e dalla Eq. 30:
Eq. 34

!"# =

!!
!!

(!")!
!!
!" ! !
!"
!
!
!!!"
!! !!

!! ! !
! !! ! !!
!"!!!"
!"

E in definitiva:

PAGINA 53

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Eq. 35

!"# =

!"
! !! ! !!
!"!!!"
!"

Se esprimiamo il guadagno in ISO, ricordando che g inversamente proporzionale a G


secondo la Eq. 12, lespressione del rapporto segnale/rumore diventa:
Eq. 36

!"# =

!"
!!
!"!!!!" ! !"
!! !
!!

Per una data scena (ovvero per un determinato flusso luminoso sul pixel corrispondente
allemissione di E elettroni al secondo), considerato che Nus, Nds e U sono parametri fissi della
fotocamera, il rapporto segnale/rumore dipende esclusivamente dal tempo di esposizione e
dallamplificazione (sensibilit ISO) prescelta.
Notiamo innanzitutto che, per un tempo sufficientemente lungo, tale per cui il prodotto E t
sia molto maggiore degli altri due termini, possiamo scrivere:
Eq. 37

!
!" + !!"
+

!
!!"

!!

! ! !"!!!!! !!!!!"#! !

!"
!"

= !"

Quindi il rapporto segnale/rumore, per valori elevati del segnale, cresce con la radice
quadrata del tempo di esposizione. Quando invece il segnale debole, possiamo scrivere:
Eq. 38

!
!" + !!"
+

!
!!"

!!

!
! ! !! !!"
+

!
!!"

!!

! ! !! !!!!!"# =

!"
!!
!
!"!!!"
! !"
!!
!!

!"
!

In cui K pu essere considerato una costante (dipende solo dalla sensibilit ISO impostata).
Nel caso di segnale debole il rapporto segnale/rumore SNR cresce quindi linearmente con il
segnale.
Se si plotta il rapporto segnale/rumore in funzione del segnale E t si trova pertanto una curva
che inizialmente una retta con pendenza E/K; si arriva quindi ad un ginocchio dove la
pendenza diminuisce e la curva diventa asintoticamente identica a quella della radice
quadrata del segnale E t.

PAGINA 54

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

In termini fotografici, aumentando di 2 stop il tempo di esposizione possiamo raddoppiare il


rapporto segnale/rumore. Tuttavia, il segnale non pu aumentare indiscriminatamente, in
quanto prima o poi si raggiunge la Full Well Capacity, oppure il limite imposto dalla
digitalizzazione del segnale in termini di bit (vedi Eq. 16). A quel punto il contenuto
informativo del pixel diventa sostanzialmente nullo e il rapporto segnale/rumore crolla a zero.

4.4

Influenza dellamplificazione sul SNR

Modificando la sensibilit ISO possiamo incidere sul rapporto segnale/rumore. Se guardiamo


con pi attenzione lEq. 38 ci troviamo di fronte un fatto piuttosto contro-intuitivo: per ogni
dato livello di segnale, il rapporto segnale/rumore SNR diminuisce allaumentare della
sensibilit ISO
Il motivo semplice: aumentando la sensibilit G, diminuisce lapporto del rumore di
downstream Nds, quindi diminuisce il denominatore dellEq. 38 e in ultima analisi aumenta il
SNR. Possiamo vedere la cosa anche in modo alternativo: se aumentiamo la sensibilit ISO,
amplifichiamo il segnale E t e anche il rumore di upstream Nup, mentre il rumore di
downstream Nds non viene amplificato. Man mano che la sensibilit ISO aumenta, il rumore di
downstream Nds diventa quindi sempre pi trascurabile.

PAGINA 55

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Ovviamente c un inghippo, altrimenti tutti i fotografi utilizzerebbero sempre la massima


sensibilit ISO disponibile. Il problema costituito dalla Full Well Capacity e/o dal limite
imposto dalla conversione analogico-digitale del segnale (numero di bit), come abbiamo
visto nellequazione Eq. 16. Innalzando la sensibilit ISO raggiungiamo molto presto il limite
di saturazione e, come vedremo, compromettiamo la gamma dinamica dellimmagine.
Il grafico che segue illustra il concetto. In questo grafico sono confrontati i valori di SNR in
funzione della durata dellesposizione (se la scena statica, il segnale E t dipende solo dal
tempo t). entrambi gli assi sono logaritmici, per cui il grafico rappresenta a tutti gli effetti il
SNR espresso in dB e lesposizione in stop.
Come si pu vedere, a bassi livelli di segnale il rapporto segnale/rumore aumenta
allaumentare della sensibilit ISO. Tuttavia, alla massima sensibilit ISO (in questo
esempio 12800), si raggiunge rapidamente la saturazione e a quel punto il valore di SNR
precipita a zero perch abbiamo perdita di informazione.

4.5

ISO invarianza

Il fatto che le curve tendano a convergere facilmente spiegabile: come abbiamo visto
nellEq. 37, con segnale elevato il contributo al rumore dovuto alla lettura del sensore diventa
trascurabile e il rumore dominato dal rumore intrinseco dovuto alla natura quantistica della

PAGINA 56

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

luce. In prima approssimazione il rapporto segnale/rumore pari alla radice quadrata del
segnale pertanto indipendente dalla sensibilit ISO utilizzata.
In realt, la saturazione del segnale impedisce di ottenere questo risultato per tutti i livelli ISO
possibili. Infatti, a sensibilit ISO molto alte la saturazione del segnale arriva molto prima che il
rumore di lettura del sensore diventi trascurabile (zona a destra del diagramma).
Supponiamo ora di disporre di un sensore caratterizzato da una sezione postamplificazione (trasporto del segnale al convertitore analogico-digitale, conversione del
segnale, ecc.) perfetta, ovvero di essere in una situazione in cui il rumore di downstream Nds
nullo. Poich nella formula del rapporto segnale/rumore (Eq. 36) lunico termine ad essere
diviso per la sensibilit ISO proprio Nds, ne deduciamo che il rapporto segnale/rumore
diventa indipendente dalla sensibilit ISO:
Eq. 39

!!" = 0!!! !!!"# =

!"
!"!!!!"

Ci significa che, in questa situazione ideale, il rapporto segnale/rumore lo stesso per


qualsiasi sensibilit ISO a qualsiasi livello di segnale. Questa condizione si chiama ISO
invarianza. Se plottiamo la caratteristica di questo sensore otteniamo il seguente grafico:

PAGINA 57

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Una fotocamera con un simile sensore non avrebbe bisogno di una regolazione della
sensibilit ISO. Infatti, sarebbe perfettamente identico amplificare il segnale in macchina
(mediante la sensibilit ISO) oppure in post produzione (aumentando lesposizione), perch si
otterrebbe esattamente lo stesso rapporto segnale/rumore. Di fatto, la regolazione della
sensibilit ISO sarebbe inutile in una siffatta fotocamera.
Alcuni dei pi recenti sensori di Sony (usati anche da Nikon) si avvicinano parecchio a
questa situazione ideale, soprattutto per i livelli ISO bassi e medi. La ragione sta
probabilmente nel fatto che la conversione analogico-digitale avviene direttamente sul
sensore (su Canon viene realizzata dal processore Digic) e quindi si minimizzano i disturbi
introdotti nel percorso tra luscita dellamplificatore e il convertitore analogico/digitale.

4.6

La gamma dinamica (dynamic range)

Ci sono due modi di definire la gamma dinamica: il primo dato dal rapporto tra il massimo
segnale che pu essere acquisito e il minimo livello di rumore possibile; tuttavia, poich
questi due dati sono ottenuti con amplificazione (sensibilit ISO) diverse, dal punto di vista
pratico questa definizione poco interessante (anche se aiuta ad esaltare le prestazioni del
sensore...).
Molto pi interessante definire la gamma dinamica DR come rapporto tra il livello massimo
del segnale e il rumore minimo ad un dato livello ISO:
Eq. 40

!" !"# =

!! !"#
!! !"#

La notazione (ISO) sta a ricordare che segnale e rumore, entrambi espressi in elettroni, sono
una funzione della sensibilit ISO utilizzata.
Da un lato abbiamo che il segnale massimo diminuisce allaumentare della sensibilit ISO
(poich lamplificazione maggiore, ad un dato valore numerico ADU corrisponde un numero
minore di elettroni). Il rumore, misurato ancora in elettroni, tende a sua volta a diminuire
aumentando le sensibilit ISO, come abbiamo visto nel paragrafo 4.2. Tuttavia, questa
diminuzione non prosegue indefinitamente, ma oltre un certo punto il rumore rimane
pressoch costante.
Combinando queste due osservazioni possiamo dedurre che la gamma dinamica tende a
diminuire aumentando la sensibilit ISO. Oltre una data sensibilit, la gamma dinamica tende
a diminuire molto rapidamente in quanto il rumore tende a diventare costante al variare della

PAGINA 58

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

sensibilit ISO. In questa zona la gamma dinamica scende grossomodo di uno stop per ogni
stop di sensibilit ISO, ovvero la curva del grafico che segue tende a diventare una retta a 45.

PAGINA 59

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

5 Considerazioni operative
Questo capitolo quello che interesser maggiormente i fotografi. Sulla base delle curve che
abbiamo potuto costruire nei capitoli precedenti, possiamo ora stabilire quale sia la sensibilit
ISO ottimale per ogni situazione fotografica.

5.1

Sensore Full Frame o crop?

La saggezza popolare ha le idee molto chiare: Full Frame. Purtroppo la saggezza popolare
poggia pi spesso sul marketing dei produttori che su solide fondamenta scientifiche. In
realt, la domanda mal posta, in quanto la risposta esatta dipende da altre condizioni al
contorno.
Cominciamo da unipotesi di partenza che ci permetta di confrontare mele con mele:
supponiamo di utilizzare lo stesso procedimento tecnologico per fabbricare un sensore Full
Frame e un sensore APC, di dotarli della stessa elettronica di controllo in modo da avere lo
stesso rumore di lettura. Supponiamo inoltre di utilizzare lo stesso rapporto focale (per
esempio f/4). Infine, supponiamo che i due sensori abbiano esattamente lo stesso numero di
pixel.
Da queste ipotesi si ricava che il pixel del sensore Full Frame ha una superficie attiva 2.56 volte
maggiore di quella del pixel del sensore APS-C. A parit di tecnologia la densit massima di
elettroni liberi identica, quindi la Full Well Capacity del sensore Full Frame a sua volta 2.56
volte quella del sensore APS-C. In definitiva anche il segnale 2.56 volte maggiore nel sensore
full frame. Aumentando il segnale aumenta anche il rumore intrinseco, ma in misura pari alla
radice quadrata dellincremento del segnale: laumento quindi di 1.6 volte. Se il rumore di
lettura rimane costante, la gamma dinamica aumenter anchessa di 2.56 volte, ovvero di
1+1/3 stop.
Supponiamo ora di cambiare leggermente le condizioni al contorno. Ipotizziamo che la
dimensione del pixel sia la stessa nei due sensori: esattamente quello che succede con le
Canon EOS 7D Mark II (20 megapixel) e le EOS 5DS (51 megapixel). Poich la FWC legata
allarea del pixel, in questo caso il sensore Full Frame si comporta esattamente come il
sensore APS-C. Essendo identici la Full Well Capacity e il rumore di lettura, saranno pari
anche il rapporto segnale/rumore e la gamma dinamica. In questo caso aumentare la
dimensione del sensore ci ha fatto guadagnare risoluzione, ma le prestazioni in termini
di rumore e gamma dinamica sono rimaste identiche a quelle del sensore APS-C.

PAGINA 60

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Cambiamo di nuovo prospettiva, ritornando al primo caso. Questa volta ricorriamo ad un


trucco in post-produzione sullimmagine del sensore APS-C: combiniamo i pixel in gruppi di 4
(2x2) e per ogni gruppo sommiamo il segnale. Per semplicit ignoriamo per un attimo il
rumore di lettura e concentriamoci su quello intrinseco N = S. Otteniamo:
!! = !! + !! + !! + !! = 4!!
!"#! = !"!! + !"!! + !"!! + !"!! = 4!!"#
!!! = !!! + !!! + !!! + !!! = 4!! ! !!!! !!!! !! = 2!!
!"!! =

!!
!!

!!
!!

=2

!
!

= 2!!"#

Ovvero il rapporto segnale/rumore del cluster di 4 pixel due volte superiore a quello del
singolo pixel.
Questo semplice trucco (per la cronaca: si chiama binning) permette al sensore APSC di superare le prestazioni del sensore Full Frame. Ovviamente c un prezzo da pagare:
la perdita di pixel in ragione del 75%. Che ci sia accettabile o meno dipende dalle condizioni
operative e dallutilizzo che si vuole fare della foto.
La cosa interessante da notare, per, che questo risultato stato ottenuto senza modificare
il sensore in nessun modo. Non c nulla di intrinsecamente sbagliato nellutilizzare un
sensore piccolo con dei pixel piccoli. Un sensore Full Frame non intrinsecamente
superiore ad un sensore APS-C e questo esempio lo dimostra.
Semmai, doveroso tenere in considerazione tutte le condizioni al contorno, in primis la
risoluzione finale desiderata e lottica utilizzata. Facendo arrivare la giusta quantit di luce sui
pixel di un sensore APS-C (leggi: diaframmi molto aperti e/o tempi di esposizione idonei) si
possono ottenere immagini di qualit assolutamente paragonabile, se non superiore, a quella
di equivalenti sensori Full Frame.
Se poi i sensori che si paragonano utilizzano processi tecnologici diversi, lunico vero metro di
giudizio quello empirico: vanno provati entrambi in condizioni ripetibili e solo allora si potr
stabilire se uno migliore dellaltro. Se anche le prestazioni del sensore Full Frame fossero
superiori, occorre ricordare che i sensori APS-C godono di altri vantaggi, come il minor angolo
di campo a parit di lunghezza focale. Un confronto serio tra due sensori non pu quindi
limitarsi alla dimensione, ma deve coinvolgere tutti gli aspetti del sistema fotografico,
obiettivi compresi.

PAGINA 61

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

5.2

Limitare il banding

Abbiamo visto nel paragrafo 3.1 che il rumore spaziale, a parit di intensit, tende ad essere
percepito maggiormente di quanto non accada con il rumore temporale e che il banding
uno dei rumori spaziali pi insidiosi.
Il banding pu essere dovuto a molte cause, tra cui unirregolarit costruttiva del sensore
oppure una scarsa omogeneit in fase di lettura e digitalizzazione del segnale. Questultima
sembra essere la causa del manifestarsi del banding nei sensori Canon, i quali non hanno un
convertitore analogico-digitale incorporato, ma affidano questultimo passo dellacquisizione
dellimmagine al processore Digic della fotocamera. Ad influire sul banding possono essere
dei disturbi introdotti nella trasmissione analogica del segnale dal sensore al processore, ma
anche il fatto che il processore Digic integra molteplici convertitori analogico-digitali che
lavorano in parallelo, per ridurre il tempo di acquisizione dei dati dal sensore.
Quale che sia la causa effettiva, la trasmissione del segnale analogico al convertitore e la
successiva conversione rientrano nelle operazioni che avvengono a valle dellamplificazione e
quindi il relativo rumore va considerato parte del rumore di downstream Nds (vedi paragrafo
3.5).
La ricetta per minimizzare il banding quindi quella di aumentare la sensibilit ISO. In base
alla Eq. 32, il contributo del rumore di downstream al rumore totale tanto pi basso quanto
maggiore lamplificazione espressa dalla sensibilit ISO G. Questo il motivo per cui il
banding particolarmente visibile zone in ombra delle foto scattate a ISO 100. Poich il
rumore di downstream viene diviso per il quadrato della sensibilit ISO Eq. 32, passare a ISO
400 significa ridurre il contributo del rumore di downstream (e del banding) di 16 volte.
I sensori Sony, usati dalla stessa Sony e da Nikon, integrano invece la conversione analogicodigitale direttamente sul sensore e sono caratterizzati da un rumore di downstream
tipicamente pi basso di quelli Canon. Questo il motivo che li rende quasi ISO-invarianti
(vedi paragrafo 4.5) e quindi per essi aumentare la sensibilit ISO non porta a nessun
vantaggio sostanziale.

5.3

Un processore pi potente non riduce il rumore

Questo vero per quanto riguarda i file RAW che siano veramente tali. Il conteggio degli
elettroni liberati dai fotoni incidenti effettuato dal sensore, per cui la potenza del processore
del tutto ininfluente ai fini della quantit di rumore presente in unimmagine.

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Ovviamente, se il file RAW non puro ma sottoposto a cooking (vedi paragrafo 1.7), un
processore pi potente consente di implementare algoritmi pi complessi e sofisticati. Poich
le fotocamere sono chiamate a sfornare diverse immagini al secondo (anche 12-15), solo con
un processore di grande potenza si possono applicare, eventualmente, filtri di riduzione del
rumore in tempi compatibili con quelli della raffica (1 decimo di secondo a immagine o anche
meno). Tuttavia, file siffatti non sono degni di essere chiamati RAW e la speranza che nessun
produttore si spinga tanto oltre.
Discorso completamente diverso, ovviamente, per i file JPEG. In questo caso si tratta di
immagini sostanzialmente finite, che comprendono anche il bilanciamento del bianco,
laumento di nitidezza e la riduzione del rumore. Limitatamente ai file JPEG, un
processore pi veloce pu produrre, potenzialmente, file pi puliti.

5.4

Tempo di esposizione limitato

Supponiamo di essere in condizioni di luce scarsa e di non poter aumentare il tempo di


esposizione a piacimento. Supponiamo inoltre di aver aperto al massimo il diaframma, di
modo che lunico modo di aumentare il segnale quello di aumentare il tempo di
esposizione.
Questa situazione tipica degli eventi sportivi indoor o in notturna, degli eventi al coperto e
dei concerti, della fotografia astronomica (se non si dispone di una montatura equatoriale, la
rotazione della Terra richiede tempi di esposizione dellordine dei secondi per evitare che le
stelle si trasformino in scie - dette star trail; nel caso di utilizzo di una montatura equatoriale,
la precisione di questultima e il rumore termico della fotocamera limitano il tempo massimo
di esposizione).
La situazione rappresentata dalla linea verticale tratteggiata nella figura che segue: il grafico
una variante di quello riportato nel paragrafo 4.4 e si riferisce dunque al rapporto
segnale/rumore in dB in funzione del segnale, ma questa volta in ascissa c il tempo di
esposizione in scala logaritmica. Ci si trova quindi a lavorare nella zona cerchiata, quella in cui
le varie curve divergono maggiormente.
In questa zona conveniente utilizzare sensibilit ISO elevate! Infatti, impostando per
esempio ISO 100 si otterrebbe un rapporto segnale/rumore inferiore. Inoltre, poich la foto
risulterebbe quasi sicuramente sotto-esposta, sarebbe necessario aumentarne lesposizione
in post produzione, ma questo finirebbe per rendere ancora pi visibile il rumore. Laumento

PAGINA 63

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

di esposizione moltiplica infatti il valore di ciascun pixel per una certa costante, per cui il
rapporto segnale/rumore rimane invariato (e basso).
Laffermazione meglio utilizzare sempre una bassa sensibilit ISO pertanto
almeno parzialmente errata.

Un ultima annotazione dobbligo: come si vede dalle curve, il vantaggio che si ha


aumentando la sensibilit ISO in condizioni di segnale scarso tende a sfumare man mano che
si sale verso amplificazioni sempre pi elevate. Passare da ISO 100 a ISO 800 (+3 stop) fa
aumentare considerevolmente il rapporto segnale/rumore, ma passare da ISO 800 a ISO
6400 (ancora +3 stop) non produce altrettanto beneficio. Inoltre, come abbiamo visto nel
paragrafo 4.6, allaumentare della sensibilit ISO diminuisce la gamma dinamica e da un
certo punto in su si ha un vero e proprio crollo. Si tratta quindi di trovare un compromesso tra
queste due esigenze.
Le due immagini che seguono costituiscono un esempio pratico di situazione a tempo di
esposizione limitato. Entrambi i casi si riferiscono ad una partita di calcio, sport in cui per
congelare il movimento dei calciatori occorre un tempo di esposizione di 1/1000 o inferiore

PAGINA 64

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

(per congelare il movimento del pallone e per ottenere la massima nitidezza dellimmagine
sarebbe preferibile orientarsi verso 1/2000 o 1/4000).

Limmagine a sinistra stata realizzata a ISO 4000, la seconda a ISO 6400. Come si pu vedere,
con una corretta esposizione, o al limite con una leggera sovraesposizione che non provochi
la saturazione dei bianchi (vedi paragrafo 5.7), una moderna fotocamera (in questo caso una
Canon EOS 7D Mark II) in grado di produrre immagini perfettamente utilizzabili anche con
amplificazioni che molti considerano proibitive.

5.5

Tempo di esposizione illimitato

Qualora il tempo di esposizione non sia limitato da una delle cause di cui al paragrafo
precedente (praticamente in tutte le situazioni di luce abbondante) la situazione cambia
radicalmente e si avvicina molto di pi a quanto il senso comune dei fotografi (con non
sempre sinonimo di buon senso) sostiene. Il grafico che segue rappresenta ancora il
rapporto segnale/rumore in decibel e in funzione del livello del segnale (logaritmico, in stop),
ma in questo caso le curve sono tracciate in condizioni di tempo di esposizione
normalizzato.

PAGINA 65

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Tutti i punti che hanno la stessa ascissa appaiono quindi ugualmente luminosi in una
fotografia. Per esempio, i punti da 1 a 8 indicati nel diagramma hanno la stessa esposizione,
ma essendo stati ottenuti a sensibilit ISO diverse abbiamo che:
t1 = 2 t2 =4 t3 = 8 t4 = 16 t5 = 32 t6 = 64 t7 = 128 t8
in cui ti rappresenta il tempo di esposizione utilizzato nel punto i-esimo.

In questo caso appare evidente che preferibile aumentare il tempo di esposizione


piuttosto che la sensibilit ISO. Purtroppo, non tutte le situazioni permettono di impostare
a piacere il tempo di esposizione.
Occorre ricordare inoltre che queste curve non comprendono il rumore termico, che
solitamente inizia a manifestarsi per esposizioni a partire da alcuni secondi. Questo aspetto
da tenere tanto pi in considerazione quanto pi alta la temperatura, visto che il rumore
termico aumenta esponenzialmente con essa.

PAGINA 66

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

5.6

Il miglior compromesso sulla sensibilit ISO

Nei due paragrafi precedenti abbiamo esaminato due condizioni operative che possiamo
definire ideali, nel senso che non hanno molto a che fare con le scene che tipicamente
costituiscono il soggetto di una fotografia. Abbiamo infatti analizzato un ben determinato, ed
unico, livello di segnale: sostanzialmente quello che succede quando si fotografa uno
sfondo di colore uniforme, ovvero il soggetto meno interessante dal punto di vista
fotografico.
In realt, una tipica scena presenta zone in ombra e zone molto luminose. Sul sensore
arrivano un ampio spettro di raggi di luce, alcuni molto intensi, altri molto flebili. In termini
pi precisi, la scena non pu essere rappresentata con una semplice retta verticale, ma
occorre fare riferimento ad una gamma di valori sullasse delle ascisse.
Riprendendo il grafico precedente, la zona in grigio rappresenta lintera gamma dei segnali
provenienti dalla scena. In questa particolare situazione, qual la migliore scelta che
possiamo fare relativamente alla sensibilit ISO?

La risposta non cos difficile. Per evitare la sovraesposizione e la saturazione dei pixel che si
trovano in corrispondenza delle luci, non possiamo utilizzare le sensibilit superiori a ISO 400
(curva verde). Daltra parte, se selezioniamo ISO 100 abbiamo un ampio margine

PAGINA 67

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

relativamente al pericolo di sovraesporre, ma le zone corrispondenti alle ombre avranno un


rapporto segnale/rumore inferiore rispetto al caso ISO 400. Le frecce verde e blu indicano
rispettivamente le ordinate della curva ISO 400 e della curva ISO 100 nellintersezione con la
zona di minima luminosit della scena.
Appare quindi evidente che, in questo particolare caso, la scelta di utilizzare una
sensibilit ISO inferiore non paga. Possiamo generalizzare questo risultato? Purtroppo no.
Le curve SNR/Segnale sono specifiche per ciascuna fotocamera ed molto difficile stabilire
delle regole quantitative che possano identificare, per ciascuna scena possibile, il miglior
compromesso per la sensibilit ISO.
In linea di massima, possiamo dire che, per un dato tempo di esposizione, conviene
selezionare la sensibilit ISO che consente di avvicinarsi il pi possibile alla condizione di
sovraesposizione, senza superarla. Se il soggetto che si sta fotografando statico, si pu
pensare di eseguire una serie di scatti di prova, controllando la presenza degli avvisi di
sovraesposizione o aiutandosi con listogramma. Questa tecnica il soggetto del prossimo
paragrafo.

5.7

La tecnica ETTR

Nei paragrafi precedenti abbiamo visto che, in termini generali, il rapporto segnale/rumore
cresce allaumentare del segnale, qualsiasi sia il tipo di fotocamera utilizzata. Abbiamo poi
visto che, in situazioni in cui il tempo di esposizione limitato, conveniente aumentare la
sensibilit ISO in presenza di segnale scarso. Infine, abbiamo dimostrato che la gamma
dinamica scende allaumentare della sensibilit ISO, inizialmente in modo molto lento, poi in
ragione di uno stop per ogni stop di aumento della sensibilit ISO. Ci ci permette di ricavare
alcune utili conclusioni.
Per prima cosa, a sensibilit ISO basse conviene impostare lesposizione in modo da ottenere
il pi alto livello di segnale possibile, ovviamente senza saturare il sensore. In questo modo si
ottiene il migliore rapporto segnale/rumore possibile e, se del caso, si pu intervenire in post
produzione al fine di ridurre leccesso di luminosit. Questo approccio definito Expose To
The Right (ETTR), ad indicare che listogramma dellimmagine spostato verso destra,
ovvero verso la zona delle luci.
Facciamo un esempio pratico utilizzando il diagramma SNR vs Segnale del paragrafo 5.4.
Supponiamo che lesposimetro indichi come corretta lesposizione a 0.25 secondi (linea
verticale rossa), ma noi ignoriamo questo consiglio e sovraesponiamo di 2 stop (linea verticale

PAGINA 68

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

blu) aumentando il tempo di esposizione a 1 secondo (sempre nellipotesi di non saturare


alcun pixel importante).
Supponiamo inoltre per semplicit di impostare la sensibilit ISO a 100 (curva blu). Le due
intercette con i due livelli di esposizione ci forniscono il valore del rapporto segnale/rumore
nei due casi, indicati con le due frecce orizzontali. Come lecito attendersi, il rapporto
segnale rumore nel caso di sovraesposizione aumentato considerevolmente.
Nel nostro esempio fittizio (non riferito ad una particolare fotocamera realmente esistente)
otteniamo:
Esposizione !
Segnale
Rumore
SNR

Esposimetro + 0 Ev
252
21,8
11,54

Esposimetro + 2 Ev
1098
35,1
28,71

Il rapporto segnale/rumore pi che raddoppiato! Ma c di pi: se in post produzione


riduciamo di due stop lesposizione per ottenere unimmagine correttamente esposta
otteniamo questo:

PAGINA 69

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Esposizione !
Segnale
Rumore
SNR

Esposimetro + 2 Ev
1098
35,1
28,71

-2 Ev in post
252
8,87
28,71

Abbiamo quindi riportato lesposizione esattamente allo stesso livello consigliato


dallesposimetro, ma il rapporto segnale/rumore rimasto lo stesso della foto sovraesposta.
Ci dovuto al fatto che il sensore della fotocamera introduce un rumore di lettura che, come
abbiamo visto non scende mai sotto un certo livello. Al contrario, lelaborazione in post
produzione non introduce alcun nuovo rumore.
Il limite ovviamente dato dalla Full Well Capacity: non possiamo sovraesporre a piacere in
quanto prima o poi ci imbattiamo nella saturazione dei pixel.
Quello che non bisogna mai fare sottoesporre a sensibilit ISO basse. Il rapporto
segnale rumore ne soffrirebbe parecchio ed un eventuale recupero delle ombre farebbe
emergere tutti i difetti del sensore dal punto di vista del rumore di downstream (compreso il
banding). In caso di luce scarsa, piuttosto che sottoesporre e recuperare a posteriori conviene
di gran lunga aumentare la sensibilit ISO.
Esiste per un limite. Abbiamo visto nel paragrafo 5.4 che aumentare la sensibilit ISO
produce benefici sempre minori. Daltra parte, nel paragrafo precedente abbiamo visto che,
oltre un certo punto, aumentare la sensibilit ISO provoca una diminuzione della gamma
dinamica. Questa zona, dai contorni piuttosto sfumati, definisce i veri limiti del sensore.
ETTR si, dunque, anche aumentando la sensibilit ISO. Ma raggiunto un determinato punto,
lunico modo per sfruttare fino in fondo il sensore quello di aumentare il numero di fotoni
incidenti, aprendo maggiormente il diaframma.

5.8

HDR con bracketing ISO

La maggior parte dei fotografi conosce, almeno per sentito dire, la tecnica HDR (High
Dynamic Range). Questa tecnica nasce con lo scopo di superare i limiti dinamici dei sensori
delle fotocamere, consentendo di realizzare immagini di scene la cui gamma dinamica
superiore a quella messa a disposizione dai sensori.
Dal punto operativo, una fotografia HDR si realizza mediante una serie di foto dello stesso
soggetto (il numero minimo 2, nella maggior parte dei casi 3 ma qualcuno ricorre anche a

PAGINA 70

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

5, 7 o 9 foto), ciascuna delle quali ha un livello di esposizione diversa. Il caso pi comune


quello con una foto normalmente esposta, una sottoesposta di 2 stop e una sovraesposta di 2
stop. Si combinano poi le immagini sfruttando quella sottoesposta per le luci e quella
sovraesposta per le ombre. La serie di immagini deve essere scattata con lo stesso diaframma,
onde evitare incongruenze nella profondit di campo tra le diverse parti dellimmagine.
La prassi vuole che si realizzi unimmagine HDR selezionando la sensibilit ISO pi bassa e
modificando lesposizione mediante la sola velocit dellotturatore. Se rappresentiamo
graficamente i 3 scatti canonici a ISO 100 (curva blu) otteniamo il risultato del seguente
diagramma. Si parte da sinistra e si fotografano le ombre fino al limite della sovraesposizione,
si scende di due stop e si scatta la foto successiva, si scende di altri due stop e si scatta lultima
foto per le luci (la sequenza non deve necessariamente essere questa). Scendendo di due stop
si abbassa anche la curva e otteniamo una specie di dente di sega.

Il punto in cui la curva interseca la zona in ombra della nostra scena (lestremo sinistro del box
grigio) identifica il punto con peggior rapporto segnale rumore.
Cambiamo ora completamente strategia. Invece di cambiare il tempo di esposizione di un
paio di stop, selezioniamo una sensibilit ISO molto pi alta, per esempio ISO 3200 e
prendiamoci la libert di cambiare il tempo di esposizione in modo molto pi radicale.
Possiamo pensare di utilizzare un dente di sega molto pi ampio; in effetti, la differenza tra
PAGINA 71

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

unesposizione e laltra sar molto pi marcata, perch lelevata amplificazione ci porta molto
presto alla saturazione. In particolare, possono esserci anche 4 o 5 stop tra unesposizione e
laltra e non devono essere necessariamente le stesse differenze di esposizione tra una foto e
laltra. Quello che importa il fatto che lintercetta della zona in ombra posta ad un livello di
segnale/rumore molto pi elevato.
Si pu dimostrare (vedi [Hasinoff, Durand, Freeman] in bibliografia)che esiste una strategia
che ottimizza il rapporto segnale/rumore nel punto pi critico, ovvero quello corrispondente
alla minor luminosit ambientale. La differenza pu essere sostanziale e in alcuni casi
sfiorare i 20 dB di miglioramento.
Daltra parte, esperienza comune che quando si realizza una foto HDR a ISO 100 i problemi
di rumore sono allordine del giorno nelle zone in ombra. Chi ha avuto la pazienza di leggere
questo libro fino a questo punto adesso sa perch.

PAGINA 72

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

6 Appendice 1 Misurare il rumore e il guadagno


Sebbene i costruttori siano molto prolissi quando si tratta di magnificare le prestazioni delle
proprie fotocamere in termini di rumore e di possibilit di utilizzare sensibilit ISO elevate,
nessuno di essi pubblica le specifiche tecniche di dettaglio dei sensori utilizzati, ne in forma
numerica e nemmeno in termini di diagrammi simili a quelli che abbiamo visto in precedenza.
A tale mancanza provano a sopperire alcune aziende che testano le fotocamere in commercio
verificando le caratteristiche di funzionamento dei sensori. La maggior parte delle prove sono
puramente empiriche: vengono fotografate dei soggetti di test in condizioni controllate
(ovvero in uno studio con unilluminazione attentamente calibrata). Laspetto positivo di
queste recensioni che non richiedono alcuna conoscenza tecnica in chi le legge:
sufficiente giudicare unimmagine. Ma questo anche il limite principale di questi test, che
sono necessariamente di tipo qualitativo. difficile valutare il rumore su due immagini simili,
ma questo non nemmeno il problema principale: questi test misurano infatti le prestazioni
del sistema (fotocamera + obiettivo). Si fa presto a dire che in tutte le prove utilizzato lo
stesso obiettivo: come abbiamo visto nel paragrafo 2.2, le caratteristiche dellobiettivo sono
determinanti per far funzionare al meglio un sensore di una data dimensione piuttosto che
unaltra.

6.1

Come misurare il solo sensore

In realt un metodo per valutare le caratteristiche del solo sensore, limitatamente al


guadagno e a al rumore di lettura, esiste. Quello che serve :

Una fotocamera con un obiettivo; lunico requisito fondamentale quello di poter


utilizzare i file RAW e sono quindi escluse molte compatte e la maggior parte degli
smartphone.
Un software in grado di leggere i file RAW e di effettuare operazioni matematiche e
statistiche su di essi. Alcuni esempi sono dcraw (open source, a linea di comando)
RawDigger e ImagesPlus.
Molta pazienza.

Diciamo subito che questo metodo misura il rumore di lettura nel suo complesso e non
permette di distinguere la componente a monte dellamplificazione e quella a valle
dellamplificazione (vedi paragrafo 3.5). Indicheremo globalmente questo rumore con Nr,
mentre continuiamo ad indicare con Ns il rumore intrinseco dovuto alla natura quantistica del

PAGINA 73

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

segnale. Come abbiamo gi visto ampiamente, i rumori si sommano in quadratura e pertanto


possiamo scrivere che il rumore totale N dato da:
Eq. 41

!!! = ! !!! + !!!

dove tutti questi termini sono espressi in ADU, ovvero nelle unit usate nei file RAW. Ora, dalla
Eq. 21 sappiamo che:
!!! =

!"
!!

per cui sostituendo nella precedente il valore di Ns otteniamo:


Eq. 42

!!! = ! !!! +

!"
!!

Sappiamo che E t il segnale espresso in elettroni e che per convertirlo in ADU sufficiente
dividerlo per g (Eq. 14):
!=

!"
!

ovvero:
!!! = E!t
e sostituendo questultima nella Eq. 42 troviamo infine:
Eq. 43

!!! = N!! +

!
!

Questa equazione, rappresentata graficamente, una retta di pendenza 1/g che


intercetta lasse delle ordinate nel punto (0, Nr2).
Ecco allora il procedimento: si tratta di scattare una serie di foto a gruppi di due. Il soggetto
deve essere una superficie di colore uniforme: va benissimo un foglio di carta bianca. Il
soggetto deve essere uniformemente illuminato, da una sorgente possibilmente priva di
sfarfallio (la luce del giorno ottima). Si imposta la fotocamera in fuoco manuale e si regola
lobiettivo in modo da avere la massima sfocatura possibile: ci fa si che il soggetto appaia al
sensore come una superficie perfettamente liscia. Per lo stesso motivo utile lasciare a tutta
apertura il diaframma per tutta la serie di scatti. La sensibilit ISO deve rimanere la stessa per
tutto il test.

PAGINA 74

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Si scatta una prima coppia di foto, per esempio a ISO 100, f/2.8, 1/8000 (in funzione di quanta
luce c a disposizione); si aumenta quindi lesposizione di uno stop, per esempio a 1/4000 e
si scattano altre 2 foto e si prosegue cos fino a quando si raggiunte la totale sovraesposizione
(se attivato lavviso di sovraesposizione buona parte del display deve lampeggiare).
Alla fine si avr una serie di foto f1a-f1b, f2a-f2b, f3a-f3b, ecc. in cui a e b indicano le due foto
ottenute con le stesse impostazioni. Partiamo ora dalla prima coppia di foto; le operazioni da
eseguire sono le seguenti:
1)

2)
3)
4)

5)

6)
7)

si ritagliano le foto in modo da conservare la sola parte centrale, per esempio di 500x500
pixel; questo consente di evitare errori di misura dovuti alleventuale vignettatura
dellobiettivo.
Si seleziona solamente uno dei 2 canali verdi (o il canale verde per i sensori Foveon).
Si calcola la media dei pixel: questo il nostro segnale S1 (1 in quanto riferito alla prima
coppia di immagini).
Si crea una nuova immagine ottenuta come sottrazione delle due immagini della coppia,
avendo cura di sommare il segnale S1 trovato in precedenza per non troncare a zero
alcun pixel. Indichiamo questa nuova immagine come f1c = f1 f2 + S1. Lo scopo di
sottrarre le due immagini quello di annullare eventuali effetti sistematici (non casuali),
come pixel guasti, ecc.
Si calcola la deviazione standard di f1c che rappresenta il rumore in esso contenuto.
Poich f1c ottenuta dalla somma (algebrica) di due immagini, il suo rumore sar 2
volte quello delle singole immagini. Si divide quindi la deviazione standard di f1c per
1.414: questo il rumore N1 della prima coppia.
Si segna su un grafico S-N il punto (S1, N12).
Si ripete la procedura per tutte le coppie di immagini.

Se si proceduto in modo corretto, i punti segnati dovrebbero essere allineati e formare un


grafico del genere:

PAGINA 75

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Ovviamente conveniente far svolgere il lavoro ad Excel (o a un software equivalente), che


pu mostrare sul grafico anche lequazione della retta che meglio interpola i vari punti. Se
confrontiamo lequazione del grafico con la Eq. 43 vediamo subito la corrispondenza: Nr2 =
200, 1/g = 0.3, ovvero il rumore di lettura pari a 14.14 ADU e il guadagno g pari a 3.33
elettroni/ADU. Dividendo il rumore trovato in ADU per il guadagno g troviamo anche il
rumore di lettura in elettroni: 14,14/3,33 = 4.25 elettroni.
Questi dati sono validi solo per la sensibilit ISO selezionata. Cambiandola varia anche il
guadagno ed il rumore di lettura, per cui questo test va ripetuto per tutte le sensibilit
ISO disponibili per avere un quadro completo delle prestazioni del proprio sensore.
Per i pi pigri, se interessati solo a Canon, il sito www.clarkvision.comfornisce unampia
gamma di prove sulle principali reflex della gamma EOS.

PAGINA 76

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

6.2

I test di DXO: credibili o no?

DXO una delle poche fonti di informazioni che si concentra sul solo sensore delle
fotocamere in prova. Purtroppo, a mio giudizio, DXO non pu essere ritenuta una fonte
attendibile. Questa mia affermazione non deriva dal fatto che sono un possessore di
attrezzatura Canon (che nella maggior parte dai test di DXO esce con le ossa rotte), quanto
piuttosto dal fatto che DXO non pubblica la sua metodologia di test: in termini scientifici,
ci semplicemente inaccettabile, in quanto non permette a nessuno di verificare le
affermazioni di DXO.
Di recente la stessa DXO ha messo in commercio una propria compatta con un sensore da un
pollice, la DXO One (in realt si tratta di una sorta di estensione delliPhone): dai suoi stessi
test risulta che The DxO ONE cameras score of up to 85 puts it on par with many DSLR cameras,
such as the Nikon D7200 and the Sony A7S (both with a score of 87), and is well above such Canon
DSLRs as the EOS 5D Mark III (81) and the 7D Mark II (70) (in Italiano: il punteggio fino ad 85
punti della fotocamera DxO ONE la pone sullo stesso piano di parecchie fotocamere reflex,
come la Nikon D7200 e la Sony A7S (entrambe con un punteggio di 87), e ben sopra a reflex
Canon come la EOS 5D Mark III (81) e la 7D Mark II (70)). In realt tra le righe si scopre che
questa meraviglia della tecnica altro non se non una comune fotocamera che pu scattare
una mini-raffica di quattro immagini, manipolando poi i file RAW e unendoli in un singolo file
chiamato Super RAW: ai fini del rumore sostanzialmente quello che ho descritto nel
paragrafo 1.5.
Che unazienda che si occupa, tra laltro, di recensire fotocamere commercializzi una propria
fotocamera alquanto sospetto ed palese che siamo in una situazione di conflitto di
interessi. Per anni DXO ha sostenuto di misurare unicamente le prestazioni dei sensori,
indipendentemente dalle ottiche usate e dagli eventuali artifici usati dai costruttori nella
manipolazione dei file RAW, ma quando si tratta di testare la propria fotocamera si dimentica
improvvisamente della sua mission. Il punteggio di 85 punti sulla DxO One infatti ottenuto
sul file Super RAW, una manipolazione (dichiarata da DxO stessa!) dei dati grezzi del sensore.
Altro che RAW: il Super RAW non ha proprio nulla di raw.
Il sospetto a questo punto che la metodologia utilizzata da DXO possa non essere del tutto
neutra nei confronti dei costruttori. Per esempio, abbiamo visto che in molti casi Nikon e Sony
non utilizzano un offset nei loro file RAW e di conseguenza troncano parte del rumore (vedi
paragrafo 1.6), il che ha ovviamente un effetto sulla misurazione di cui al paragrafo
precedente. Il rumore misurato diminuisce e la gamma dinamica aumenta, in modo
sostanziale. Come abbiamo visto nel paragrafo 1.6, rumore e gamma dinamica possono
guadagnare anche uno stop.

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Anche ad una prima analisi visiva limmagine pi pulita, ma in realt parte dei dati sono
andati irrimediabilmente persi e una pi raffinata elaborazione delle immagini, capace di
diminuire drasticamente il rumore preservando al contempo anche i segnali pi deboli e il
dettaglio, diventa impossibile.
DXO tiene conto di questo aspetto nei suoi test? Non abbiamo modo di saperlo. Ecco perch i
suoi test non possono essere presi sul serio.

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

7 Appendice 2 Case Study: la foto di copertina


Questo capitolo dedicato a descrivere le modalit di acquisizione della foto di copertina di
questo libro. La foto rappresenta la Via Lattea ed stata scattata in una bella notte destate, in
una zona di aperta campagna ad un paio di km in linea daria dal pi vicino centro abitato,
l11/7/2015 alle ore 01:17. Raramente le condizioni sono cos favorevoli e a mio vantaggio
hanno giocato i seguenti fatti:

In quel periodo dellanno possibile osservare dallItalia la costellazione del


Sagittario, che coincide con il nucleo della Via Lattea (il cosiddetto bulge) , la zona
pi spessa del disco galattico, in parte precluso alla vista dalle nubi di polvere che
appaiono scure nellimmagine. In questa zona si trova anche il famoso buco nero
centrale supermassiccio della nostra galassia (identificato dalla sigla Sagittarius A*).
In altri periodi dellanno, soprattutto in inverno, questa zona del cielo non
osservabile alle nostre latitudine in quanto si trova perennemente sotto la linea
dellorizzonte. In primavera e in autunno la vista parziale e possibile solo ad orari
ancora pi sconvenienti di questo.
La serata era piuttosto asciutta, grazie al precedente passaggio di un fronte freddo;
in caso contrario lumidit avrebbe reso impossibile catturare tutto il dettaglio che si
pu apprezzare in questa foto.
Anche la temperatura, tutto sommato, era accettabile: poco sotto i 25C, una zona in
cui il rumore termico della mia Canon EOS 7D Mark II ancora accettabile. Su questo
particolare modello di fotocamera Canon ha per fatto passi da gigante in tal senso,
avendo ridotto questo tipo di rumore di un ordine di grandezza rispetto ad altri
modelli del suo lineup.
Lassenza di vento ha semplificato lo scatto in quanto non ho dovuto proteggere la
fotocamera per evitare vibrazioni.
A quellora di notta buona parte dellilluminazione domestica risulta spenta, il che
contribuisce a diminuire linquinamento luminoso.

Lidea era quella di racchiudere nel fotogramma la pi ampia porzione di cielo possibile. Su un
sensore APS-C come quello della 7D Mark II ci significa utilizzare focali al di sotto dei 20 mm.
Ho provato ad impiegare sia il 17-55 f/2.8 a 17 mm, che il 10-22 mm f/3.5-4.5 a 10 mm.
Provando varie esposizione e confrontando poi i risultati, alla fine ho scelto unimmagine
scattata a f/2.8 con il 17-55.
Come dobbligo in questi casi, ho utilizzato la messa a fuoco in manuale verificandola in Live
View al massimo ingrandimento (10x) su una stella molto luminosa. In realt ho usato un
pianeta, Saturno, che in quella occasione si trovava poco fuori dallinquadratura verso ovest.

PAGINA 79

Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Ovviamente la fotocamera deve essere montata su un treppiedi robusto, con eventuale


stabilizzatore dellimmagine disattivato. opportuno utilizzare il blocco specchio o lavorare
sempre in Live View (con conseguente aumento del consumo di batterie). Infine, non bisogna
mai toccare il pulsante dellotturatore per non trasmettere vibrazioni alla fotocamera, ma
utilizzare un telecomando a cavo (cable release), a infrarossi, in radiofrequenza oppure, come
estrema ratio, utilizzare lautoscatto su 10 secondi (il che consente alle vibrazioni di
smorzarsi). Nel caso si voglia realizzare una sequenza di foto pu essere utile anche un
intervallometro o una della applicazioni per smartphone che consentono il pilotaggio remoto
della fotocamera.
A livello compositivo ho cercato di includere la parte pi interessante del disco galattico,
scattando in verticale perch in questo periodo dellanno il disco si vede in questo modo. Ho
cercato di includere parte del paesaggio, anche se nella zona non cera nulla di veramente
interessante.
Per i principi che ho esposto in questo libro, limmagine finale deve risultare decisamente
luminosa, in modo da spostare listogramma verso destra e partire dalla migliore condizione
possibile di rapporto segnale/rumore. Se possibile, vogliamo una situazione in cui il rumore
sia sostanzialmente solo quello intrinseco e vogliamo limitare al massimo il rumore di lettura,
perch poi lelaborazione digitale dellimmagine dovr essere pesante e ogni eventuale
difetto risalter in maniera drammatica. Al tempo stesso, per, non si deve saturare alcun
pixel (idealmente), quindi tenere a bada uneventuale sovraesposizione.
Naturalmente occorre fare i conti con lattrezzatura e con linquinamento luminoso della
location in cui ci si trova. Sicuramente occorre aprire al massimo il diaframma, perch
vogliamo fare arrivare sullobiettivo il massimo numero di fotoni: nel mio caso, questo
significa diaframma f/2.8. Per quanto riguarda la sensibilit ISO, abbiamo visto che con Canon
i problemi maggiori sono quelli del rumore di lettura downstream: per questo motivo
opportuno lavorare a sensibilit ISO medie o medio-alte. Il miglior compromesso tra rumore
di lettura e gamma dinamica, specifico per la 7D Mark II, attorno a ISO 1600. Poi
naturalmente occorre fare di necessit virt.
Il terzo parametro da considerare infatti il tempo di esposizione, che non pu superare un
certo limite a causa della rotazione della Terra (e del conseguente movimento apparente
delle stelle in cielo). Chi dispone di una montatura equatoriale motorizzata pu arrivare
teoricamente a esposizione molto lunghe, anche di mezzora o pi con focali cos corte.
Tuttavia, con un semplice treppiede le cose sono molto diverse e per ottenere foto puntiformi
occorre ridurre il tempo di esposizione. La vecchia regola del 500, con cui moltissimi
fotografi calcolano ancora il tempo di esposizione massimo, afferma che lesposizione deve

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

durare al massimo 500/F secondi, dove F la lunghezza focale equivalente. Nel mi caso si
avrebbe 500 / (17*1.6) = 18,4 secondi. In realt, nelle fotocamere moderne con elevate
risoluzioni questa regola non ha pi molto senso, come ho spiegato in un articolo dedicato
sul mio blog.
Ben sapendo che non si trattava di una situazione ottimale, ho optato per unesposizione di
15 secondi: le stelle producono una scia di circa 6 pixel di lunghezza, un risultato ancora
accettabile soprattutto ad ingrandimenti non molto spinti. Con questo tempo di esposizione
come limite, ho impostato la sensibilit ISO che mi permetteva di sfiorare la sovraesposizione
(in effetti raggiungendola solo su un paio di stelle): ISO 3200, un valore prossimo a quello
ottimale.
Questo listogramma risultante:

Quello che si vede aprendo il file riportato di seguito. Ben lontano dalla foto di copertina,
ma perlomeno si nota gi la nebulosit e lalternanza di zone chiare e scure allinterno del
rigonfiamento del disco. A occhio nudo questa struttura si nota appena, allinizio, e si
apprezza veramente solo dopo che i nostri occhi si sono adeguati alloscurit (ci vuole almeno
una mezzora, senza interruzioni dovute allo schermo del cellulare, alle automobili che
passano nelle vicinanze, ecc.).

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Il rumore decisamente accettabile per uno scatto a ISO 3200 su un sensore APS-C in
condizioni di luce pessima (file RAW convertito con Adobe Camera Raw, senza ulteriori
manipolazioni).

In alternativa a questa procedura, per chi non dispone di una montatura equatoriale
motorizzata, si pu realizzare anche una serie di scatti con tempi inferiori, per esempio 8
secondi, aumentando al contempo la sensibilit ISO a 6400. Questa sequenza va poi elaborata
allineando le immagini e combinandole assieme, con un apposito software come PixInSight,
Nebulosity, Maxim DL o anche lopen source Deep Sky Stacker. Con un po di pazienza anche
Photoshop pu fare il suo. Come abbiamo visto nel capitolo 1.5, il rapporto segnale rumore
migliora di un fattore 8 = 2.8 e il risultato evidente anche ad occhio su uno zoom al 100%.

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

Siccome in questo testo non parlo necessariamente di astrofotografia, per la copertina ho


deciso di lasciar perdere le tecniche astronomiche e di partire da una situazione pi prossima
a quella del comune fotografo. Limmagine di copertina stata quindi realizzata sulla base di
un unico scatto (che ricordo essere di 15 secondi @ f/2.8 ISO 3200). Tra il file RAW riportato in
precedenza e il risultato finale c molta post produzione, ovviamente, e il risultato finale
questo:

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

C voluta una lunga e paziente applicazione di correzioni sul bilanciamento del bianco, sui
colori e soprattutto sul contrasto, questultimo aumentato attraverso una lunga sequenza di
livelli di regolazione delle curve, affinando limmagine passo dopo passo, poco per volta. Ho
resistito alla tentazione di rendere blu il cielo, perch non veritiero (i colori prevalenti sono il
giallo delle lampade al sodio e il verde dovuto alla diffusione dellossigeno!).
Nessun dubbio sul fatto che la Via Lattea non appaia cos ad occhio nudo. Ma non per questo
la foto meno reale: lastronomia per definizione una scienza che ci permette di osservare
linosservabile! Tutte le immagini astronomiche, e sottolineo TUTTE, ricevono pesantissime
dosi di postproduzione ed i loro colori spesso sono falsi. Non per quello si tratta di immagini
meno scientifiche.
Ma lultima cosa che mi preme sottolineare che, malgrado il tono scientifico di questo libro,
la fotografia soprattutto arte. Quello che importa non realizzare foto vere, ma immagini
che siano piacevoli da guardare e che suscitino unemozione. Criticatemi pure se non ho
raggiunto lobiettivo, ma non scagliatemi addosso le pietre perch ho usato troppo
Photoshop ;)

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Rumore e sensibilit ISO nei sensori di immagine

8 Bibliografia
JunichiNakamura (Ed.) - Image sensors and signal processing for digital still cameras 2006 Taylor
& Francis
Samuel W. Hasinoff, Frdo Durand, William T. Freeman - Noise-Optimal Capture for High Dynamic
Range Photography - Massachusetts Institute of Technology Computer Science and Artificial
Intelligence Laboratory
Emil Martinec - Noise, Dynamic Range and Bit Depth in Digital SLRs University of Chicago
Gretchen Alper - How To Measure Photon Transfer Curve adimec.com
Roger N. Clark Digital Camera Reviews and Sensor Performance - clarkvision.com
QSI Understanding CCD Read Noise qsimaging.com
R.I. Hornsey - Part III: Noise in Image Sensors - university of Waterloo

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