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Global Voices Online in italiano Articoli scelti dal 9/07/2009 al 16/03/2010

Global Voices Online in italiano

Global Voices Online in italiano Articoli scelti dal 9/07/2009 al 16/03/2010

Articoli scelti dal 9/07/2009 al 16/03/2010

Global Voices in Italiano - Articoli scelti dal 9/07/2009 al 16/03/2010

INDICE

1. Danimarca: immigrati pagati per lasciare il Paese

6

2. Cina: riflettori puntati sulle fabbriche dannose, inquinanti, cancerogene

8

3. Internet e tecnologie di comunicazione per diffondere al meglio la conoscenza indigena

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4. Israele-Palestina: strumenti video per aiutare i giovani a comprendere il conflitto

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5. Paraguay: popolazione indigena “innaffiata” coi pesticidi

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6. Nepal: la rivoluzione verde e sostenibile del biogas

22

7. Marocco: portare allo scoperto la piaga del lavoro minorile

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8. Al via “Threatened Voices” per tutelare attivismo e libertà di parola online

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9. Cuba: breve arresto (e tante botte) per Yoaní Sanchez e altri blogger a L'Avana

28

10. Nepal: affermare la dignità delle donne Dalit

33

11. Materiali e concorsi video per non dimenticare il Congo

35

12. Unione Europea: netizen russi discutono sul latte distrutto per protesta dagli allevatori belgi

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13. Twitter in Iran tra mito e realtà

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14. Messico: Internet come necessità e non come bene di lusso

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15. Cina: la tragedia dei bambini “lasciati indietro” dai genitori migranti in città

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16. America Centrale: NO alla violenza contro le donne

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17. Brasile: la sanatoria per gli immigrati illegali suscita speranze e controversie

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18. Macedonia: i “Cantori di Skopje”

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19. Colombia: tutelare la cultura afro-colombiana a San Basilio di Palenque

58

20. Attivismo e maternità in Asia

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21. Iran: vive online il ricordo dei martiri del “Movimento Verde”

62

22. Guinea: indignazione e dolore dopo il massacro compiuto dai militari a Conakry

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23. Tunisia: elezioni imparziali e trasparenti !?

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24. Italia: l'attivismo online infiamma il “No Berlusconi Day”

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25. Iraq: da Baghdad a Mosul, tra colpi di mortaio, schede elettorali e tanta speranza

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26. Italia: giornata senza immigrati: “I mandarini e le olive non cadono dal cielo”

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27. Haiti: mappe online per informare e indirizzare al meglio gli aiuti

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28. Canada: allarmante il tasso di suicidio tra i giovani indigeni

78

29. India: se ne va Boa Senior, l'ultima a parlare la lingua preistorica Bo

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30. Regno Unito: attivismo contro la permanenza dei bambini nei centri di detenzione

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31. Il silenzio parla: testimonianze e narrazioni multimediali nella Repubblica del Congo

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32. Cina: parlano le mogli di tre attivisti per i diritti umani condannati a lunghi anni di carcere

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33. Voci boliviane: dal carnevale di El Alto al progetto “jaqi aru”

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34. Cile: le molte facce del terremoto tramite i filmati online della gente

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35. Congo: elettrodomestici e computer alimentano il conflitto bellico

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Global Voices Online in italiano Il mondo ti parla: stai ascoltando? Global Voices Online è

Global Voices Online in italiano

Il mondo ti parla: stai ascoltando?

Online in italiano Il mondo ti parla: stai ascoltando? Global Voices Online è un progetto internazionale
Online in italiano Il mondo ti parla: stai ascoltando? Global Voices Online è un progetto internazionale

Global Voices Online è un progetto internazionale senza fini di lucro centrato sui citizen media, ideato nel 2004 presso il Berkman Center for Internet and Society della Harward Law School, e dall’autunno 2008 registrato come ente non-profit indipendente in Olanda. Oltre ai fondi di alcune fondazioni Usa, il progetto si affida a contributi individuali, sponsorizzazioni ad hoc e partnership operative.

Obiettivo centrale è quello di aggregare, far conoscere e amplificare la conversazione globale che avviene online - mettendo in evidenza luoghi e persone che gli altri media spesso ignorano.

Lavoriamo per sviluppare strumenti, istituzioni e relazioni onde consentire a tutte quelle voci di poter essere ascoltate ovunque. Il nostro team internazionale, composto da circa 200 tra autori, coordinatori regionali e traduttori volontari, è la guida di cui c’è bisogno per orientarsi nella blogosfera globale. In ogni Paese del mondo ci sono persone meravigliose che sono anche dei blogger. Li abbiamo invitati a diventare nostri collaboratori o redattori perché sono in grado di capire il contesto e la rilevanza dell’informazione, delle opinioni e delle analisi che ogni giorno vengono pubblicate nei loro Paesi e regioni sotto forma di blog, podcast, foto, siti, videoblog o altri formati utilizzati dai citizen journalist. Le notizie quotidiane di Global Voices Online vengono tradotte – meglio: localizzate e contestualizzate – in 17 lingue diverse (più altre sei prossime al lancio) da traduttori volontari, riuniti nel Progetto Lingua – altra colonna portante dell’intero network-community che include inoltre Advocacy e Threatened Voices, siti-progetti a tutela della libertà di parola nel mondo, e Rising Voices, iniziativa mirata a dare visibilità a specifici gruppi e comunità tramite i citizen media.

Da notare che, essendo le voci del Nord America e dell’Europa Occidentale già sovra-rappresentate nel mondo globale dei media, la copertura di queste regioni è volutamente limitata ma in costante crescita. I post di Global Voices Online (oltre 59.000 al marzo 2010, con quasi 63.000 commenti e innumerevoli brevi) vengono regolarmente ripresi da Reuters, Cnn, New York Times, e altre testate internazionali dalla Norvegia all’Argentina all’Arab Press Network, oltre a una varietà di partnership mirate tra cui RuNet Echo, United Nations Population Fund, Development Research Centre. Tutti i contenuti del network sono rilasciati con licenza Creative Commons (Attribution 3.0) e possono essere liberamente riutilizzati. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


In un’epoca in cui i media tradizionali ignorano molte tematiche importanti per un gran numero di cittadini, Global Voices Online vuole innanzitutto rimediare a questa iniquità d’attenzione dei ‘grandi media’, per dare invece forza e spazio alla voce di singoli e altre entità espressa tramite l’uso diffuso, non fi ltrato dei citizen media. Ecco quanto ci proponiamo di fare:

Richiamare l’attenzione sulle conversazioni più interessanti e sulle prospettive che emergono dai citizen media online, segnalando e rilanciando testi, foto, podcast, video e altre forme di espressione citizen media online, segnalando e rilanciando testi, foto, podcast, video e altre forme di espressione alla portata dei cittadini di ogni parte del mondo.

Facilitare l’emergere di nuove voci attraverso la formazione, i corsi online e il ricorso a strumenti gratuiti, aperti e condivisi onde consentire a chiunque di esprimersi, utilizzandoli in maniera effi cace e consapevole.alla portata dei cittadini di ogni parte del mondo. Difendere la libertà di espressione nel mondo

Difendere la libertà di espressione nel mondo e tutelare il diritto dei citizen journalist a raccontare eventi ed esprimere opinioni senza timore di persecuzioni o censure. citizen journalist a raccontare eventi ed esprimere opinioni senza timore di persecuzioni o censure.

esprimere opinioni senza timore di persecuzioni o censure. La redazione italiana di Global Voices Online Lanciata

La redazione italiana di Global Voices Online

Lanciata in occasione del Summit di Budapest a fine maggio 2008, la redazione italiana si è rapidamente consolidata, grazie all’interesse di molti collaboratori volontari – con circa 1.200 post e decine di notizie brevi pubblicati a fine 2009. Una ventina i traduttori, coordinati da Bernardo Parrella, rendono possibile l’uscita di una media di due/tre articoli al giorno. Ci si può abbonare ai feed, iscrivere alla newsletter settimanale, seguire tramite Twitter o il gruppo su Facebook. I feed quotidiani di Global Voices in Italiano vengono ripresi variamente online e sono attivi diversi scambi-link, con Alaska, Yurait Social Blog, Agoravox.it, Stampa Alternativa Blog, Nazione Indiana, Gli Italiani. Al marzo 2010, oltre 1320 gli articoli pubblicati, con più di 12.000 visitatori unici totali e una media giornaliera di quasi 700. Il gruppo su Facebook ha superato i 700 iscritti, più altri 250 abbonati alla newsletter settimanale, e oltre un centinaio ci seguono su T witter. Per sostenere il progetto, si può diventare traduttori volontari, spargere la voce, rilanciare i post sui propri siti/blog, proporre partnership con altre testate o anche versare un contributo economico. Tutti i dettagli sul nostro sito: http://it.globalvoicesonline.org . Contatti: <italiano@globalvoicesonline.org>.

Fanno e/o hanno fatto parte del team dei traduttori (sperando di non aver dimenticato nessuno ;-) :

Andrea Schenone, Annalisa Del Greco, Annalisa Pisano, Antonella Adamo, Antonella Grati, Antonella Mistretta, Bah Abdoulaye, Beatrice Borgato, Beatrice Cerrai, Chiara Foppa Pedretti, Cinzia Barranco, Claudia Della Santa, Claudia Colazzo, Davide Galati, Denis

Rasia, Donatella Gagliano, Elena Carletti, Elena Intra, Eleonora Pantò, Erica De Stales, Filippo Rizzi, Francesco Gagliardi, Gaia Resta, Giacomo Elio di Bari, Giuseppina Manfredi, Ilenia Girlando, Laura Diel, Luana Rodriquez, Luca Castelletti, Lucia Stellato, Manuela La Gamma, Mariachiara Scoppa, Mariella Fini, Maria Elena Marino, Mario Squarotti, Maurizio Prisco, Maria Grazia Pozzi, Norma Lelli, Paolo d’Urbano, Riccardo Senica, Roberta Sichera, Rosalba Ciancia, Rosalba Putrino, Rosario Iacono, Silvia Cristin, Stefano Ignone,

Tamara Nigi, Tindaro Cicero, Valentina Cattane, Vittoria Garofalo, Virginia Barbisan.

Per l’elenco aggiornato, con mini-biografia dei traduttori, si veda: http://it.globalvoicesonline.org/elenco-traduttori

Coordinatore: Bernardo Parrella.

Global Voices Online in italiano

Global Voices Online in italiano Articoli scelti dal 9/07/2009 al 16/03/2010 Global Voices in italiano -

Articoli scelti dal 9/07/2009 al 16/03/2010

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1. Danimarca: immigrati pagati per lasciare il Paese

6 1. Danimarca: immigrati pagati per lasciare il Paese 19.11.09 - articolo originale di Solana Larsen

19.11.09 - articolo originale di Solana Larsen - tradotto da Laura Diel

La Danimarca offre agli immigrati [in] di Paesi “non occidentali” 100.000 corone danesi (20.000 dollari statunitensi) se rinunciano volontariamente alla propria residenza legale per fare ritorno a “casa”. Questa è solo una delle originali iniziative promosse dal Partito Popolare danese anti-immigrazione per dimostrare la scarsa accettazione degli stranieri, in particolare quelli di religione musulmana, in questa piccola nazione europea con 5,5 milioni di abitanti [it].

Secondo il Partito Popolare, membro della coalizione dei due partiti di destra a capo del governo, ricompensando gli immigrati per lasciare la Danimarca lo Stato potrà risparmiare sul lungo termine per i servizi sociali ed evitare molti “problemi” [da]. “Costa parecchio avere degli immigrati mal integrati nella società danese,” ha affermato il portavoce del partito sui temi finanziari, Kristian Thulesen Dahl. Anche le autorità locali interessate a incoraggiare gli immigrati a lasciare il Paese hanno creato dei fondi per la campagna. Il governo non ha ancora calcolato quante persone potrebbero accettare l’offerta. Circa il 10% della popolazione [in] è composta da immigrati o discendenti di immigrati, compresi quelli provenienti dai Paesi confinanti e da altre parti del mondo. Negli ultimi anni i maggiori temi nel mondo politico e sui media sono stati l’“integrazione” dei musulmani e altri immigrati “non-occidentali”, e le tensioni sorte da un percepito scontro culturale. I politici danesi hanno creato alcune delle leggi immigratorie più restrittive di tutta l’Europa e continuano per questo a ricevere consensi nei sondaggi.

Quanto per lasciare il Paese?

consensi nei sondaggi. Quanto per lasciare il Paese? la pagina del gruppo su Facebook Per protestare

la pagina del gruppo su Facebook

Per protestare contro la legge, un gruppo pubblico su Facebook [da] ha organizzato una campagna ironica per raccogliere 100.000 corone e convincere il leader del Partito Popolare danese, Pia Kjærsgård, a lasciare il Paese. Il gruppo conta oltre 16.000 membri e il motto recita: “100.000 corone, cari amici, e forse lo farà”.

I creatori del gruppo promettono di offrire una cifra più alta al Ministro dell’integrazione Birthe Rønn Hornbech, del Partito Liberale al governo, qualora anche lei fosse disposta a lasciare il Paese. Il dibattito nel gruppo Facebook si è fatto acceso.

Alcuni fanno commenti spiritosi su chi altro andrebbe cacciato dal Paese o cos’altro gli si dovrebbe fare, mentre altri ribattono che si

tratta di un’offerta generosa del governo e che andrebbe accolta dagli immigrati che non sono felici in Danimarca e

preferirebbero andarsene.

Uno degli intervenuti ha espresso disaccordo per la grande pubblicità fatta e ricorda a tutti come una simile politica sia in vigore da diversi anni, sebbene la somma di denaro offerta fosse dieci volte inferiore.

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Dan Cornali Jørgensen commenta su Facebook [da]:

Jeg har måske misforstået konceptet? Drejer det sig ikke om et lovforslag som giver ikke-integrerbare udlændige mulighed for at sige ja-tak, til en check på 100.000 kr. mod tilsagn om frivilligt at rejse hjem til deres oprindelsesland? Umidelbart virker det storsindet og absolut humanistisk, da vi må formode at 100.000… kr. er en anseelig formue i det pågældende land, og nok til at starte en anstændig tilværelse i det land som de tilsyneladende har så stærk tilknytning til.7 Dan Cornali Jørgensen commenta su Facebook [da]: Ho forse inteso male il concetto? Si tratta

Ho forse inteso male il concetto? Si tratta mica di una legge che darebbe l’opportunità agli stranieri non integrati di dire “sì, grazie” a un assegno di 100.000 corone per ritornarsene volontariamente a casa nel loro paese di origine? Iniziativa magnanima e assolutamente umanitaria poiché va considerato che 100.000 corone sono una fortuna in certi Paesi e una somma sufficiente per rifarsi una vita decente nella nazione alla quale sembrano essere profondamente legati.

I pensionati devono comunicare viaggi di durata superiore ai 2 mesi

Un’altra iniziativa proposta questo mese dal Partito Popolare danese è una legge che

coloro che si sono ritirati prematuramente dal lavoro [da] di informare il proprio Comune quando viaggiano fuori dal Paese per oltre due mesi di seguito. Presumibilmente l’obiettivo è quello di impedire alla gente, “ad esempio gli iracheni”, di ricevere la pensione in Danimarca pur avendo contemporaneamente dei salari in un altro Paese. L’esempio più noto è quello della deputata iracheno-danese, Samia Aziz Mohammad, che si è scoperto ricevere sussidi pensionistici nonostante il Parlamento iracheno le pagasse un elevato salario. Nel frattempo la deputata ha restituito il denaro al governo danese [da]. La stampa locale ha poi scoperto come un altro pensionato [da] fosse pagato dal Parlamento curdo. I membri del Parlamento, sia quelli del Partito Liberale sia del Partito Popolare, hanno sostenuto che le nuove restrizioni

ridurranno inoltre le vacanze di finti rifugiati nei Paesi di origine e il rimpatrio di familiari che trascorrono troppo tempo all’estero. La più importante associazione di pensionati in Danimarca, DaneAge, è andata su tutte le furie [da] perché

così tutti i pensionati danesi verrebbero in pratica sospettati di frode. Molti

sostengono questo tentativo governativo di ridurre le frodi, mentre altri lo paragonano ai divieti di transito imposti in passato dalla Repubblica Democratica Tedesca. Un blogger danese, Erik Bentzen su Dette og Hint [da] scrive:

[da]

Enhver kan sige sig selv, at meldepligten ikke dæmmer op for noget som helst, da den ikke indebærer nogen form for effektiv kontrol. Det er ren chikane og tom signalpolitik, som øger kommunernes administrative arbejde til ingen verdens nytte.Reglen er så amøbeintelligent, at den forhåbentlig giver bagslag, næste gang pensionisterne skal til stemmeurnerne.og Hint [da] scrive: [da] commenti apparsi sui giornali Chiunque può rendersi conto di come la

Chiunque può rendersi conto di come la nuova legge non fermerà alcuna frode, poiché non implica nessun tipo di controllo concreto. Si tratta semplicemente di un fastidio e di vuota politica simbolica, che aumenta il lavoro amministrativo dei governi locali senza alcun motivo. Questa legge rivela l’intelligenza di un’ameba e speriamo di vedere la reazione negativa dei pensionati la prossima volta che voteranno.

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2. Cina: riflettori puntati sulle fabbriche dannose, inquinanti, cancerogene

puntati sulle fabbriche dannose, inquinanti, cancerogene 07.11.09 - articolo originale di Robert Woo - tradotto da

07.11.09 - articolo originale di Robert Woo - tradotto da Elena Intra

Il 14 ottobre scorso il fotografo cinese Lu Guang ha vinto il premio annuale W. Eugene Smith Grant [in] di 30.000 dollari nella categoria Humanistic Photography per le sue foto sulla situazione ambientale in Cina. Il sito della fondazione ha pubblicato quanto segue per descrivere il progetto di Lu Guang: Lu Guang ha documentato i disastri ecologici avvenuti in Cina a seguito della rapida crescita economica dal 2005, concentrandosi sull’inquinamento ambientale e sul problema della schistosomiasi [it] (detta anche bilharziosi). Negli ultimi tre decenni, lo standard di vita è cresciuto costantemente nel Paese. Al contempo l’inquinamento industriale ha causato serie conseguenze sia per la salute pubblica che per l’ambiente in generale. Questa è la prima volta che un cinese vince tale premio e, cosa più importante, è una delle prime volte che la pericolosa situazione ambientale della Cina viene presentata con una tale forza visiva. Quanto appare nelle sue foto è qualcosa che va al di là di qualsiasi singola questione ambientale, ma coglie la disperazione e l’assenza di speranza di coloro la cui vita è bloccata in un inferno sulla terra. China Hush [in] pubblica l’intera raccolta con le didascalie tradotte. Eccone alcuni esempi:

raccolta con le didascalie tradotte. Eccone alcuni esempi: Sono oltre 100 gli impianti chimici nel distretto

Sono oltre 100 gli impianti chimici nel distretto industriale costiero della provincia di Jiangsu. ( 苏滨 沿海化工 ) Alcuni di questi riversano le acque di scarico nell’oceano; mentre altro liquame altamente contaminato è raccolto in 5 “pozze temporanee per le acque di scarico”. Durante le due alte maree che si verificano ogni mese, queste acque vengono trascinate nell’oceano con le maree. 20 Giugno 2008.

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9 La fonderia di ferro e acciaio di Shexian Tianjin nella provincia di Hebei ( 河北省涉

La fonderia di ferro e acciaio di Shexian Tianjin nella provincia di Hebei ( 河北省涉 天 津 钢铁)è una fabbrica altamente inquinante. L’azienda va inoltre allargando sempre di più, danneggiando seriamente la vita dei residenti locali. 18 Marzo 2008

seriamente la vita dei residenti locali. 18 Marzo 2008 Tra gli abitanti del villaggio Kang nella

Tra gli abitanti del villaggio Kang nella città di Linfen, provincia di Shanxi ( 山西省汾市下康村), 50 persone sono state colpite da cancro e trombosi cerebrali a causa del consumo a lungo termine dell’acqua inquinata e contaminata dai rifi uti industriali. Il 64enne Wang Baosheng è malato dal 2003, ha una suppurazione su tutto il corpo, così non può dormire steso nel letto e ogni giorno dorme tenendo la testa appoggiata sul lato del letto. 20 Luglio 2005.

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10 Le acque di scarico della fonderia d’acciaio e ferro Henan Anyang ( 河南安 钢铁 厂

Le acque di scarico della fonderia d’acciaio e ferro Henan Anyang ( 河南安 钢铁) vengono scaricate nel fiume Anyang. 25 Marzo 2008

厂 ) vengono scaricate nel fiume Anyang. 25 Marzo 2008 Zona industriale nella provincia di Heilonggui

Zona industriale nella provincia di Heilonggui ( 龙贵) in Mongolia, una coppia che lavorava alla fornace di gesso appena tornata a casa. 22 Marzo 2007.

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Non solo i critici all’estero sono rimasti profondamente impressionati, ma anche i cittadini cinesi sono rimasti sconvolti

da queste immagini. Su uno dei maggiori portali web cinesi, 163.com, oltre tredicimila persone

propria frustrazione, della paura e della gratitudine verso il fotografo per aver rivelato questi fatti in maniera così precisa.

hanno scritto [cin] della

是中国 吗 ?国 庆阅 兵 应该 把 这 些 图 片展出来。 是中国?国庆阅应该片展出来。

È questa la Cina? Certe immagini dovrebbero essere mostrate durante la parata militare per l’anniversario della Repubblica [cin].

山西啊,在山西活了 20 多年, 临 汾呆了四年,然后下定决心, 这辈 子再不去 临 汾了。那 边 真不是人呆的。 20 多年,汾呆了四年,然后下定决心,这辈子再不去汾了。那真不是人呆的。得以前 爸爸说过他年候去汾,都那里是花果城,街道旁都是果在我是没看到什么花果,在汾的候都不愿意上街,出去一圈,鞋子就是黑的了。晩上在屋里睡,早上起来,鼻孔里都是黑乎乎的, 天洗一次头 发,水象墨汁。在那四年,学会了不穿浅色的衣服,我的衣服都是黑色的。淡色的没法穿,一天洗一次,但是 着也 啊,没几天就洗不干了从。来没见过月亮星星。晩上的候感天空的很低,都得快喘不气来了。 , 糟蹋啊

Shanxi! Ho vissuto a Shanxi [it] per 20 anni e poi 4 anni a Linfen [it]. Lì ho promesso a me stesso che non sarei mai tornato a Linfen! Quel posto è decisamente inadatto agli esseri umani! Ricordo che mio padre una volta mi ha raccontato del periodo trascorso a Linfen. Diceva che a quel tempo Linfen era la città dei fi ori e dei frutti, dove gli alberi da frutto venivano piantati ovunque lungo le strade. Da parte mia, non ho mai visto un albero di frutto. In realtà avevo anche smesso di girare per le strade, perché appena uscivi, le scarpe diventavano subito nere. Ogni mattina quando mi svegliavo, le narici erano nere; mi lavavo i capelli a giorni alternati e l’acqua usciva come l’inchiostro. Durante i miei 4 anni trascorsi lì, ho imparato a non indossare mai vestiti di colori chiari. Tutti i miei vestiti erano di colore nero, semplicemente non si potevano indossare colori chiari perchè anche se li lavavi tutti i giorni, erano ancora sporchi quando li mettevi ad asciugare! Non ci voleva molto prima che fosse impossibile averli adeguatamente puliti. Lì non ho mai visto nè la luna nè una stella. Ogni notte sentivo il cielo così basso e così oppressivo che non riuscivo a respirare. È stato semplicemente terribile!

死了一部分人穷 了一部分人然后富了一些人 了一部分人然后富了一些人

Lasciamo morire un po’ di gente, lasciamo che altri diventino povere, purché qualcuno diventi ricco [in].

是个有良知的中国摄 影 师 !

Questo è un fotografo cinese con una coscienza!

我是学环 境工程的,看到 这 些,心里就不舒服。我 们 天天喊着奔小康,奔小康,都不知道人 们 境工程的,看到些,心里就不舒服。我天天喊着奔小康,奔小康,都不知道人富 差距越来越大了。那些只为赚管,他人生命的人,不是畜生而是禽。。。

Mi sto specializzando in ingegneria ambientale. Ogni volta che vedo cose del genere mi sento davvero colpevole. Ogni giorno urliamo lo slogan sosteniamo Xiaokang, [in] al punto di non accorgerci che lo scisma della nostra società diventa sempre più ampio. Coloro che si preoccupano solo dei soldi a spese della vita altrui non sono bestie ma mostri!

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Come previsto, ci sarà sempre qualcuno irritato dal fatto che un fotografo cinese possa ricevere un premio da qualche straniero per aver disonorato la Cina.

将最丑陋的一面展示给 世界就可以拿 奖 , 这 位 摄 影 师 的人品 ···· 啊 世界就可以拿的人品····

Ricevere un premio per aver mostrato il nostro lato più brutto a tutto il mondo; la qualità di questo fotografo è sospetta.

Tuttavia, un tale atteggiamento è velocemente respinto dal buon senso della maggior parte delle altre persone.

卢 ,支持你,我 们 太需要正 视 自己的缺点了。那些 说 三 说 四的人,你 们 没有生活在那 ,支持你,我太需要正自己的缺点了。那些四的人,你没有生活在那 地方,不知道他多么希望有人帮他

Fratello Lu, ti sostengo. Abbiamo disperatamente bisogno di affrontare seriamente i nostri problemi. Quanti scrivono commenti sprezzanti non hanno mai dovuto vivere in questo tipo di posti, e non sanno quanto coloro che ci vivono abbiano un disperato bisogno di qualcuno che parli a loro nome.

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bisogno di qualcuno che parli a loro nome. > INDICE Global Voices Online in italiano -

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3. Internet e tecnologie di comunicazione per di! ondere al meglio la conoscenza indigena

per di ! ondere al meglio la conoscenza indigena Q u es to pos t fa
per di ! ondere al meglio la conoscenza indigena Q u es to pos t fa

Qu es to pos t fa par te del l a s er i e c om mi s s i onata a GV d al l' Inter nati onal D ev el opm ent R es ear c h

Ce ntr e s ul futur o del l e tec nol ogi e del l ' i nfo rm az i o ne per l o s v i l uppo.

08.10.09 - articolo originale di John Liebhardt - tradotto da Tindaro Cicero

A prima vista, il rapporto tra conoscenza indigena e Internet sembra diffi cile. La conoscenza indigena fornisce [in] un diverso insieme di convinzioni, pratiche e rappresentazioni strettamente legate al luogo; Internet si vanta di poter abbattere limiti e confini.

Da un lato, le tradizioni racchiuse nella conoscenza indigena sono culturalmente uniche, usando concetti locali per risolvere problemi locali. Ciò la rende un importante componente nei campi dell’ecologia, dell’educazione, dell’agricoltura e della salute. D’altro canto, Internet viene lodata per diffondere informazioni che giovano alla gente, ma è anche un bazar, favorevole per le grandi corporation e le economie di ampia portata: Amazon.com, Google, Microsoft, PayPal. La conoscenza indigena possiede alcune componenti spirituali e cerimoniali; Internet è ampiamente agnostica, e trae grandi profitti dalla facile pornografia. Nonostante tutte le possibili differenze, nell’ultimo decennio la sapienza indigena e i sistemi di conoscenza globale sono diventati assai più vicini tra loro. I professionisti della conoscenza indigena hanno iniziato a far leva sui diversi media per scambiare idee e pubblicizzare l’apprendimento tradizionale su vasta scala.

Un ricercatore in Ethiopia sostiene [in] che le Tecnologie d’Informazione e Comunicazione, abbreviati nell’acronimo inglese ICT, possono essere usate come metodi economici per raccogliere, archiviare e diffondere varie forme di conoscenza indigena per le generazioni future. Le ICT incrementano inoltre l’accesso al sistema della conoscenza indigena, speciamente per le scuole, dove questo apprendimento può essere introdotto direttamente nelle aule.

L’integrazione nei sistemi didattici

Come già detto, le ICT forniscono un perfetto esempio per l’integrazione della sapienza indigena nei sistemi educativi formali ed informali. La tecnologia può facilitare la diffusione di idee sulle culture locali agli studenti e fornire alle scuole la possibilità di insegnare corsi nella lingua del posto. Prima di considerare esempi specifi ci, seguiamo questo dibattito tra due blogger sull’importanza di rendere gli studenti consapevoli dell’esistenza di diversi sistemi di conoscenza. Per dirne una, incrementare l’accesso alla conoscenza tradizionale, la rende più credibile agli occhi degli studenti?

Forse. George Sefa Dei, sul blog del Progetto Freire, sostiene [in] che sui temi dello sviluppo e dell’educazione studenti e professionisti devono trovare un equilibrio tra tradizione e modernità.

devono trovare un equilibrio tra tradizione e modernità. Gli studenti chiedono spesso come e perché certe

Gli studenti chiedono spesso come e perché certe conoscenze siano più importanti di altri sistemi d’apprendimento. Esiste la consapevolezza da parte di chi apprende che la conoscenza svolga funzioni diverse a seconda delle storie, delle condizioni ambientali e dei contesti a livello locale. Sfortunatamente i processi di validazione delle conoscenze falliscono nel considerare questa molteplicità di saperi capaci di parlare alla diversità di storie di idee ed eventi che

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hanno plasmato e continuano a plasmare la crescita e lo sviluppo dell’umanità. Nel mettere in dubbio la gerarchia delle conoscenze, gli studenti alludono inoltre alla posizione problematica di una conoscenza neutrale, apolitica. È importante che nel nostro insegnare sull’Africa evidenziamo e comprendiamo i processi attraverso i quali, per esempio, la conoscenza della scienza occidentale si posizioni come modalità neutrale, universale e opposta a modalità non-egemoniche, tentando inoltre di infi ciare e svalutare gli altri modalità di conoscenza.

Ciò va bene in teoria. Ma quanto funziona nella pratica?

Passionate Pedagogue, in un commento [in] al precedente post, mette a nudo un importante ostacolo.

Trascorro ore cercare su Internet i siti di coloro di cui parlo nel mio corso di storia, testi delle persone di cui insegno. Spesso i siti che trovo sono troppo complicati o impliciti da capire per gli studenti. Altre volte, i siti (legittimamente) sono così culturalmente specifici che un teenager senza bagaglio culturale riguardo l’area o le persone coinvolte potrebbe non capirli. Ciò lascia davvero poca informazione “indigena” accessiblie agli studenti.al precedente post, mette a nudo un importante ostacolo. Sono sicuro che durante la mia carriera

Sono sicuro che durante la mia carriera come insegnante, qualche importante educatore riuscirà a creare un accesso alla sapienza indigena centrato sugli studenti. La mia speranza è che l’informazione che brilla per gli inestimabili contributi degli indigeni non venga relegata ai testi universitari di sociologia o ai testi introduttivi di pedagogia critica. Mentre è chiaramente meraviglioso che studenti universitari e accademici prendano a cuore le lezioni che i Nativi del mondo hanno da offrire, hanno da offrire al cuore, forse dovremmo stare attenti a non diventare come Napoleone noi stessi; pubblicando trattati sulla storia dei Nativi scritta da loro che servono solo ai baroni del mondo accademico.

Laddove mancano le fonti

Quando diventa troppo difficile trovare le fonti originali, alcuni insegnanti hanno deciso di crearle in proprio. Ecco due esempi di progetti dove la tecnologia può essere una benedizione per gli studenti che apprendono culture diverse. Il primo [in] viene dall’ Australia, da Scot Aldred, che cura il blog e-learning.

Sono particolarmente interessato allo sviluppo di una pagina Wiki dedicata agli indigeni australiani; la loro diversitàAustralia, da Scot Aldred, che cura il blog e-learning . di cultura, storia, lingua e terra.

di cultura, storia, lingua e terra. Sebbene siano disponibili delle informazioni pubbliche in testi a stampa, non sono

sostanziali e non descrivono tutte le nazioni indigene australiane e le loro popolazioni. Online la situazione è assai

peggiore, con poche informazioni accurate.

Immaginate se tutti gli studenti australiani avessero l’opportunità di contribuire ad una pagina Wiki pubblica con informazioni i nativi della propria zona geografi ca. Buona parte della storia indigena dell’Australia è stata tramandata oralmente attraverso la tradizione orale. Gli anziani, i più vecchi e alcuni storici hanno informazioni che potrebbero essere condivise con tutti gli Australiani e con il mondo intero.

E perché non avere un Webspace condiviso disponibile a tutte le scuole australiane (pubbliche e private) dove

queste

potrebbero proporre un elenco di persone designate a creare contenuti e collaborare? Ulteriori ruoli/autorizzazioni per i moderatori verrebbero sempre stabiliti dalle scuole.

Un commento [in] di Ginga, originario dell’Alaska (USA):

Le tue idee sul recupero della conoscenza indigena, e sulla condivisione con il mondo in maniera collaborativa

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(pagine wiki e altro), va in parallelo a diversi progetti in corso nel distretto scolastico dello stretto di Bering nell’Alaska del nord.

Il nostro staff e gli studenti stanno creando dizionari wiki in Inupiaq e Siberian Yupik per documentare le lingue indigene nella nostra area. Gli studenti inseriscono un file audio, un’immagine del luogo, e altre informazioni che hanno raccolto. Stiamo inoltre provando a sviluppare altri progetti che abbiano formati fl essibile onde consentire la condivisione e la collaborazione degli studenti tramite il wiki.

La torre di Chinglish?

Almeno un esperto sostiene [in] che con tutte le promesse dlle ICT, molte organizzazioni tradizionali si sentono perse nel “sovraccarico d’informazione” di Internet. I loro siti fi niscono in fondo ai risultati nei motori di ricerca e (a volte) mancano di raffinatezza.

Un problema è la lingua. È difficile per un sito scritto, per esempio, in groenlandese (parlato in Groenlandia) o Cha’palaa, una lingua dell’ Ecuador, o Bisaya, dalle Filippine, competere per numero di visualizzazioni con siti scritti in Spagnolo, Hindi, Cinese, Giapponese o Arabo. Tradurre pagine web è spesso diffi cile e temporalmente dispendioso.

Comunque, i sistemi basati sulle ICT hanno la potenzialità di espandere la portata del linguaggio. Magari tramite corsi online o tutorial o piccole applicazioni per telefonia e computer. Ciò è importante soprattutto per l’ambiente a volte fragile in cui vivono oggi i linguaggi indigeni.

Ecco una buona discussione sui questioni relative a lingue e tecnologia da parte di Heather, che vive negli Stati Uniti e scrive sul blog flex your info. La blogger sottolinea [in] il fatto che la tecnologia potrebbe fornire ottimi strumenti di comunicazione ai membri della sua tribù che vivono in aree remote. Comunque, “La tecnologia può essere applicata per scopi ancora migliori: la rivitalizzazione e la preservazione culturale.” Ciò comporta tuttavia alcuni problemi.

culturale.” Ciò comporta tuttavia alcuni problemi. Le modernizzazione, popolazioni indigene. lingue indigene

Le

modernizzazione,

popolazioni indigene.

lingue

indigene

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sterminio

delle

La tecnologia odierna consente di poter registrare facilmente le informazioni e mettersi in contatto con gli altri a lunga distanza, quindi dovrebbe essere facile registrare, preservare, e rendere disponibile le informazioni sui linguaggi indigeni. Esiste comunque un numero di altri fattori che vanno bilanciati con l’urgenza di preservare il la lingua tramite le registrazioni, innanzitutto problemi riguardo proprietà ed accessibilità. Il linguaggio è strettamente legato alla cultura; anche se i membri di una tribù non lo parlano nel quotidiano, probabilmente ne fanno uso nelle cerimonie. Il linguaggio e le cerimonie sono accessibili solo a certe persone: a volte tutti i membri di una tribù, altre volte solo pochi eletti. Potrebbe esserci qualcuno a tutela della conoscenza, del linguaggio o altro. È importante assicurarsi che i programmi creati per registrare e preservare le lingue siano sensibili a questi temi.

Un altro problema da considerare è l’appropriazione indebita o lo sfruttamento di queste informazioni. Non a caso, alcuni anziani di certe tribù hanno deciso di non condividere la conoscenza con persone appartenenti alla tribù; registrandola, aumenta l’opportunità per chi non ne fa parte di accedere a tali informazioni. Evitando di registrarle i membri della tribù mantengono il controllo sulla propria cultura. Un altro modo per conservare tale controllo è coinvolgere direttamente i membri e gli anziani della tribù nel progetto e nella creazione di programmi di conservazione. Man mano che un numero sempre maggiore di indigeni viene coinvolto nell’opera di preservazione

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del linguaggio, sono loro a dar forma ai protocolli e agli strumenti impiegati per raccogliere e rendere disponibili le informazioni. Sia che la tribù decida di registrare e conservare un linguaggio, sia che continui a condividerlo oralmente soltanto con i membri della tribù, le loro posizioni vanno rispettate.

Apprendere le lingue via telefonia mobile

Tenendo in mente quanto sopra, Heather annuncia una nuova applicazione per un sistema di telefonia mobile che insegnerà la lingua della tribù Cherokee, originaria della parte sud-est degli Stati Uniti, ma durante gli anni 1830-40 forzatamente spostata dal governo americano in una zona più centrale.

spostata dal governo americano in una zona più centrale. L’applicazione comprende sintesi, registrazioni, e giochi

L’applicazione comprende sintesi, registrazioni, e giochi per l’apprendimento della lingua, e c’è anche una versione per Nintendo DS. L’idea di usare tecnologia diffusa per aiutare a preservare e rivitalizzare i linguaggi è entusiasmante, perché rende disponibile a tutti i membri della tribù le informazioni sulla lingua, non solo a quelli che vivono vicino ai territor tribalii, ed in un modo che può essere facilmente integrato nelle loro vite.

L’uso della tecnologia, come l’applicazione della lingua Cherokee per iPhone, può aiutare membri della tribù sparsi in giro ad imparare la lingua originaria. Il software può essere usato per creare materiale multimediale per le lezioni scolastiche, mentre la tecnologia di teleconferenza via web può essere impiegata per insegnare e per fare pratica orale con altri membri. Tuttavia, tali programmi devono essere sensibili ai temi del controllo e dell’accesso, coinvolgendo direttamente i membri delle tribù e gli anziani, e rispettandone la volontà.

> INDICE

e gli anziani, e rispettandone la volontà. > INDICE Global Voices Online in italiano - Articoli

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4. Israele-Palestina: strumenti video per aiutare i giovani a comprendere il conflitto

video per aiutare i giovani a comprendere il conflitto 11.11.09 - articolo originale di Juliana Rincón

11.11.09 - articolo originale di Juliana Rincón Parra - tradotto da Antonella Adamo

Due diverse organizzazioni, una in Israele e l’altra nei territori palestinesi occupati, si servono di video per aiutare sia la gioventù araba che quella ebrea a capire le ragioni del confl itto e colmare l’incomprensione tra loro, creando spazi per l’interazione e la comunicazione dove condividere sogni, rifl essioni e preoccupazioni rispetto alla complessa situazione in cui vivono.

Una delle iniziative è l’associazione Sadaka Reut [in], e questo è quanto si legge nel loro programma [in]:

e questo è quanto si legge nel loro programma [in]: Con la maggior parte dei giovani

Con la maggior parte dei giovani palestinesi ed ebrei, separati fi sicamente gli uni dagli altri (in comunità e scuole diverse), e che ha come risultato paure, razzimo e pregiudizi, cerchiamo di costruire modelli alternativi per l’interazione tra i due gruppi. Il programma “Costruiamo una cultura di pace” mira a creare uno spazio in cui sia i giovani palestinesi che ebrei possano sentirsi uguali, rispettati e riconosciuti come individui e per la loro nazionalità. I partecipanti hanno anche preso parte al progetto “Video da un minuto”, dove imparano a fare attivismo tramite i video durante il corso di una settimana. Ecco di seguito alcuni risultati, mentre altri video sono disponibili sul relativo sito [in]:

altri video sono disponibili sul relativo sito [in]: Arab Global Voices Online in italiano - Articoli

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Un’altra iniziativa è il progetto “Windows for Peace[in], lanciato nel 1991 come tentativo di produrre una rivista bilingue e biculturale per giovani, e come modo per metterli in contatto e far loro conoscere il confl itto, promuovere la parità e dare potere ai giovani. Tuttavia non è stato facile, come spiegano sul sito [in]:

Non è semplice per i giovani israeliani e palestinesi superare l’enorme quantità di cattiva informazione e gli stereotipi che vengono insegnati sugli uni e sugli altri. La limitata possibilità di interazione, conseguenza del vivere quasi sempre in comunità separate e del violento conflitto politico in atto, non fa altro che perpetuare le antiche paure, il pregiudizio, e l’odio che divide i due popoli. Windows è quindi dedicato alla promozione di un cambiamento su larga scala del modo in cui i giovani israeliani e palestinesi vedono sè stessi, “l’altro” e il confl itto. I partecipanti al programma Windows vivono esperienze che promuovono la trasformazione di come i due popoli vedono il confl itto, verso una realtà pacifica in cui possano convivere entrambi. Riteniamo che una pace giusta e duratura debba basarsi su valori democratici, sui diritti umani, la conoscenza reciproca e l’accettazione “dell’altro”.

Il gruppo sta lavorando anche a una nuova iniziativa denominata “ Through the Lens[in] dove i giovani dai 15 ai 17 anni “formati” dalla rivista, continuano a sviluppare le competenze per creare cortometraggi, bollettini informativi e altre produzioni video destinate a promuovere “un dialogo produttivo e portatore di pace, oltre ad un’interazione positiva”. Ecco un video [in] in cui i partecipanti a Windows raccontano l’esperienza nel gruppo e come hanno affrontato la sfida rappresentata dal fatto di uscire dalla propria zona di benessere per parlare di argomenti diffi cili, come il conflitto tra Palestina e Israele:

diffi cili, come il conflitto tra Palestina e Israele: Come precisano i ragazzi nel video con

Come precisano i ragazzi nel video con parole proprie: è possibile che sia diffi cile accettare gran parte delle opinioni e delle percezioni espresse dagli altri bambini, ma avere la possibilità di discutere dei problemi in modo sano e tranquillo, li aiuta a capire il mondo in cui vivono, permette loro di interagire, imparare, condividere rifl essioni con altri bambini e ragazzi, e persino cambiare opinione.

> INDICE

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5. Paraguay: popolazione indigena “inna" ata” coi pesticidi

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16.11.09 - articolo originale di Eduardo Avila - tradotto da Stefano Ignone

Nel Paraguay orientale, 217 appartenenti alla comunità indigena Ava Guaranì hanno manifestato recentemente disturbi fisici, tra cui nausea e mal di testa; si ritiene che ciò sia dovuto alla deliberata diffusione aerea di pesticidi, dopo essersi rifiutati di sgomberare le terre dei propri antenati. Alcuni funzionari governativi hanno confermato che alcune zone dei terreni della popolazione indigena, nel distretto di Itakyry all’interno del Dipartimento dell’Alto Paraná [in], sono state irrorate, nonostante non venissero coltivati [sp]. Secondo il blog Interparaguay, gli indizi indicherebbero come responsabili i coltivatori brasiliani di soia, in parte perché i territori della comunità indigena sono assai adatti a tali coltivazioni e per il contenzioso con gli stessi Ava Guaranì sulla proprietà di circa 3.000 ettari di terreno [sp].

José Ángel López Barrios, del blog Bienvenidos! descrive l’isolata comunità dove è accaduto l’episodio [sp]:

Itakyry es uno de los distritos del Departamento de Alto Paraná, distante a unos 450 kilómetros de Asunción, capital de la Republica, se llega a el por caminos no pavimentados, su época de esplendor se dio en la época de las explotaciones yerbateras. Que termino al cabo de 100 años abriendo paso a la explotación de la soja en estos últimos tiempos…l’isolata comunità dove è accaduto l’episodio [sp]: Itakyry è uno dei distretti del Dipartimento di Alto

Itakyry è uno dei distretti del Dipartimento di Alto Paraná, dista 450 kilometri dalla capitale, Asunción. Ci si arriva seguendo sentieri sterrati, e il culimie dello sviluppo si è avuto con la coltivazione dell’ erba mate [it]. Scomparsa questa da un centinaio d’anni, aprendo la strada alla recente coltivazione della soia.

È la domanda per i fagioli di soia, e l’aumento dei prezzi, a rendere preziosi i terreni adatti alla sua coltivazione. Parte di queste aree si trovano entro le terre ancestrali di comunità indigene come i Guaraní [it]. Scrivendo su Rescatar , il blogger Carlos Rodríguez non considera isolato l’incidente dei pesticidi [sp] e lo definisce un “genocidio”:

Hubo un tiempo en que en Paraguay los aborígenes no eran considerados seres humanos. Eran cazados como animales y sus crías rescatadas como trofeos. (…) Otros fueron apropiándose a bala y sangre de sus tierras y como los indígenas no hacían gestiones ante las instituciones encargadas de titular las tierras que siempre les pertenecieron, el hombre blanco si lo hizo y se plantea el contrasentido de que los legítimos dueños de estas tierras, hoy son “los invasores”. Y siguen siendo tratados como animales. Sólo así se puede entender que los productores de soja les envíen aviones fumigadores para lanzarles venenos encima, tal como lo ha comprobado el Ministerio de Salud que socorre en estos momentos a los indígenas intoxicados por plaguicidas para soja.dei pesticidi [sp] e lo definisce un “genocidio”: Una volta, in Paraguay, gli aborigeni non erano

Una volta, in Paraguay, gli aborigeni non erano nemmeno considerati esseri umani: si dava loro la caccia, e i fi gli venivano “collezionati” come trofei. (…) Parte dei loro terreni sono stati espropriati a suon di sangue e pallottole, e dal momento che gli aborigeni non si sono mai rivolti a quelle istituzioni incaricate di fornire i certifi cati di proprietà per terre che appartenevano loro da sempre, ci è andato l’uomo bianco: così, siamo all’assurdo, per cui i legittimi proprietari sono considerati “intrusi”. Continuiamo a trattarli come bestie. È solo così che si capisce come abbiano fatto i produttori di soia a mandare gli aerei a innaffiarli di pesticidi, cosa confermata dal Ministero della Salute, che ora si sta occupando di prestare loro soccorso.

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Anche López Barrios afferma di vergognarsi degli abusi passati commessi in Paraguay ai danni delle comunità indigene [sp]. In quanto discendente di immigrati, scrive che l’episodio “gli fa venire voglia di tornarsene in Europa… ma a dire il vero… preferirebbe che fossero i coltivatori ad andarsene”:

preferirebbe che fossero i coltivatori ad andarsene”: Ensañarse con un pueblo indígena que tiene más de

Ensañarse con un pueblo indígena que tiene más de 38 siglos de existencia en sus propios y verdaderos territorios, no me parece apropiado…. Si no respetamos a nuestros mayores nuestros días se acortaran sobre la tierra y si anteponemos la avaricia a cualquier otra virtud caeremos sin remedio…

Prendersela con un popolo indigeno con oltre 38 secoli di storia per quella che è la loro unica e vera terra non mi sembra giusto… Se non rispettiamo i nostri antenati, abbiamo i giorni contati su questa terra, e se mettiamo la cupidigia davanti ad altri valori, non potremo che soccombere senza speranza…

> INDICE

non potremo che soccombere senza speranza… > INDICE Global Voices Online in italiano - Articoli scelti

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6. Nepal: la rivoluzione verde e sostenibile del biogas

22 6. Nepal: la rivoluzione verde e sostenibile del biogas 18.10.09 - articolo originale di Bhumika

18.10.09 - articolo originale di Bhumika Ghimire - tradotto da Tindaro Cicero

originale di Bhumika Ghimire - tradotto da Tindaro Cicero Un impianto di biogas. Immagine di Marufi

Un impianto di biogas. Immagine di Marufi sh su Flickr. Usata con licenza Creative Commons

Un impianto di biogas. Immagine di Marufish su Flickr. Usata con licenza Creative Commons

La tecnologia del biogas [it] sta guidando la rivoluzione verde in Nepal. Secondo il WWF (World Wildlife Fund) [in] la legna da ardere rimane la principale fonte di energia nel Paese e alimenta quasi l’87% delle abitazioni. Tuttavia il biogas sta emergendo come concreta alternativa. Un recente rapporto di AFP (Agence France-Presse) [in] rende noto che il Nepal trae profitto (quasi 600.000 dollari Usa nel 2007) dallo scambio delle proprie quote carbonio grazie ai numerosi impianti di biogas sparsi per il Paese. Per una nazione in lotta per trovare fonti energetiche economiche e sostenibili, il biogas rappresenta certamente una novità positiva per il Nepal.

Globalwarming Arclein [in], blog che spiega come l’agricoltura possa ridurre le emissioni di carbonio, afferma che il basso livello tecnologico richiesto dal biogas lo rende accessibile alla maggioranza dei nepalesi che vivono nei villaggi:

La produzione energetica mediante biogas non richiede alta tecnologia. Serve una cisterna che si può ricavare con una pala, magari riparata da file di pietra, pratica abituale nel campo delle fosse biologiche moderne. Rivestire la cisterna ed estrarre il gas ricavato in un contenitore è semplice, e per utilizzare il gas così prodotto serve un’attrezzatura molto basilare, che può essere facilmente fatta in casa.alla maggioranza dei nepalesi che vivono nei villaggi: Il requisito più importante è semplicemente sapere che

Il requisito più importante è semplicemente sapere che può essere realizzato e che funzionerà. Il recupero dei liquami è poco piacevole, ma non è diverso da altri lavori comuni. Non è un metodo conveniente per produrre il gas sufficiente a riscaldare un’abitazione, ma è certamente suffi ciente a produrre il calore necessario per cucinare e per riscaldare l’acqua in modo salutare.

Il successo del Nepal nel biogas potrebbe ispirare anche i Paesi confi nanti. L’India, il più stretto alleato del Nepal punta a sviluppare fonti alternative di energia per far fronte alla crescente domanda energetica nelle regioni a rapida industrializzazione. Razib Ahmed sul South Asia Blog [in], dedicato a temi economici e sociali della regione, scrive:

Sono molto interessato al biogas perché credo abbia un immenso potenziale, non solo per il Nepal ma anche per i Paesi confinanti come India e Bangladesh. Biogas Sector Partnership Nepal (BSP-Nepal) è una organizzazione non governativa che sta lavorando attivamente per Biogas Sector Partnership Nepal (BSP-Nepal) è una organizzazione non governativa che sta lavorando attivamente per promuovere il biogas nel Paese. Fino al giugno del 2008, sono stati

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realizzati 172.858 impianti di biogas grazie al loro sostegno economico. Ne deriva che ciò copre il fabbisogno energetico di oltre un milione di persone. Un milione può non sembrare molto, ma bisogna ricordare sono soprattutto persone povere nelle aree rurali a trarre beneficio da questa tecnologia. Inoltre, vorrei farvi notare che il Nepal importa quasi il 100% del suo petrolio. Quindi, ogni impianto di biogas realizzato signifi ca risparmiare un po’ di preziosa valuta straniera per il Paese.

E l’interesse del Nepal per il biogas non è una moda passeggera. Dopo molti anni di duro lavoro e attenta pianifi cazione, la questione va attirando grande attenzione. Nel 2005, Mallika Aryal su RenewableEnergyAccess [in] riferiva dell’obiettivo del Nepal di incrementare la sostenibilità e i ricavati attraverso il ricorso al biogas.

sostenibilità e i ricavati attraverso il ricorso al biogas. Il Biogas Support Program del Nepal ha

Il Biogas Support Program del Nepal ha aumentato la sua portata da 66 a 75 distretti nazionali, e prevede di installare 200.000 impianti entro il 2009. Un impianto adatto per un’abitazione rurale costa 300 dollari Usa. Gli incentivi governativi hanno reso gli impianti accessibili. Un privato investe solo 200 dollari e l’investimento è recuperato in tre anni. Davvero un buon affare!Oggi gli impianti di biogas nepalesi stanno per diventare un “buon affare” anche per l’ambiente globale. Quando il Protocollo di Kyoto, il trattato sul clima globale, entrerà in vigore in Nepal nel dicembre 2005, il Paese avrà diritto a scambiare le quote carbonio che non emetterà usando il biogas e guadagnare fino a 5 milioni di dollari l’anno.

Per saperne di più su come il biogas sta aiutando il Nepal, ecco infi ne un video prodotto dal Nepal Project alla Tokyo City University, Giappone.

dal Nepal Project alla Tokyo City University, Giappone. Alla traduzione dell’articolo ha contribuito Stefano

Alla traduzione dell’articolo ha contribuito Stefano Ignone.

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7. Marocco: portare allo scoperto la piaga del lavoro minorile

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10.09.09 - articolo originale di Jillian C. York - tradotto da Filippo Rizzi

Una giovane ragazza, malmenata e piena di lividi, si trova in ospedale. Mandata a lavorare all’età di 10 anni come domestica, Zineb Chtit non ha mai conosciuto altre possibilità di vita, sempre al servizio di abbienti padroni che la picchiavano e le negavano il cibo.

abbienti padroni che la picchiavano e le negavano il cibo. Zi ne b C ht i

Zi ne b C ht i t i n o s pe dal e

A Moroccan About the World Around Him recente [in] ne descrive le ferite:

in un post

Him recente [in] ne descrive le ferite: in un post Zainab appariva emaciata. Il corpo, a

Zainab appariva emaciata. Il corpo, a causa dei pestaggi, era cosparso di contusioni e sangue. Le sue labbra sono state marchiate con ferro incandescente, il torace e le parti intime ustionate con olio bollente. Analfabeta, non ha mai provato la gioia di giocare con degli amici. Altri avevano deciso il suo futuro in sua vece: arrancare intorno al mulino fino alla morte. Qualche giorno fa, c’è mancato poco che succedesse.

Purtroppo quello di Zineb è tutt’altro che un caso isolato. In Marocco lavorano 177.000 bambini minori di 15 anni, 66.000 dei quali come domestici. E sebbene il Paese aderisca alla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia [it], l’età minima per lavorare è 12 anni [in], con minime restrizioni per l’assunzione. Sono state pubblicate diverse inchieste sui

maltrattamenti subiti dai collaboratori casalinghi, come

Tuttavia molte famiglie, alle prese con la povertà, continuano a vendere al miglior offerente le proprie fi glie per lavorare come domestiche, talvolta senza sosta per l’intera giornata. La blogger Sarah Alaoui ne racconta il dramma [in]:

questa [in] di Anouar Majid, direttore della rivista Tingis.

[in] di Anouar Majid, direttore della rivista Tingis. Queste donne povere e analfabete provengono dai villaggi

Queste donne povere e analfabete provengono dai villaggi alla periferia delle città marocchine, e sono obbligate a mantenere la famiglia e i figli lavorando come domestiche per i ricconi del Paese. Lo stigma della povertà che le segna dalla nascita è ulteriormente messo in risalto da questo simbolico impiego: le domestiche possono farsi vedere, ma non sentire. Lavorano dietro le quinte, alla stregua degli elfi della famosa saga di J. K. Rowling. Molte famiglie in Marocco cercano di dare a queste ragazze una casa, non solo un posto di lavoro. Mia nonna si è sempre premurata che i figli delle sue domestiche ricevessero un’istruzione assieme ai propri fi gli e nipoti—mentre sua madre prestava servizio presso mia nonna, Naima ha frequentato la stessa scuola di mio cugino. Sfortunatamente non si rischia di sbagliare dicendo che per lo più i marocchini non si prendono cura allo stesso modo delle proprie domestiche.

Stando a un articolo [fr] su Le Vie Éco, la coppia che aveva assunto Zineb verrà accusata a livello penale. Molto altro però deve cambiare: la blogger Reda Chraibi in un dettagliato post [fr] avanza una proposta affinché le giovani non siano più costrette a lavorare. Eccone un estratto:

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Accorder des aides sociales aux familles les plus pauvres afi n qu’elles ne soient pas contraintes de faire travailler les enfants au lieu des le envoyer à l’école. La scolarité pour cette catégorie de la société devrait être totalement gratuite tant pour l’enseignement que pour l’équipement scolaire. A ce propos, l’opération de distribution de cartables équipés est une bonne initiative qui devrait être étendue dans tout le Royaume.

Donner à l’Association « Touche pas à mon enfant» (touche pas à mes enfants) ou à une institution publique le droit de recenser et de contrôler le travail des enfants servantes, le droit d’entrer dans les maisons pour discuter avec elles et vérifi er si elles sont traitées dignement.

Encourager leur éducation et leur alphabétisation. Ouvrir et faire connaitre un centre d’accueil pour les enfants servantes qui veulent fuir d’urgence le foyer dans lequel elles travaillent, afi n que plus aucune Zineb Chtet n’èrre dans la rue dans le sang en demandant l’aide d’inconnus…

Dare sussidi alle famiglie più povere così che possano evitare di mandare i fi gli a lavorare invece che a scuola. L’istruzione, sia in termini di insegnamento che di materiale scolastico, per costoro dovrebbe essere completamente gratuita. A tale riguardo la distribuzione di zaini con tutto l’occorrente [fr] è un’ottima iniziativa che andrebbe estesa a tutto il regno.

Autorizzare un’associazione come “Touche pas à mon enfant” [fr] (Giù le mani dai miei figli) o un’agenzia pubblica a individuare e tutelare le minori che lavorano come domestiche, a entrare nelle case per parlare con loro e controllare che vengano trattate dignitosamente.

Dobbiamo incoraggiarli ad avere un’istruzione. Istituire e pubblicizzare un ricovero per i bambini che fuggono dalle case in cui lavorano come domestici in condizioni disperate, così da evitare che altre Zineb Chtet fi niscano sanguinanti per la strada chiedendo aiuto a qualche sconosciuto…

A Moroccan About the World Around Him conclude il post [in] con una citazione:

Around Him conclude il post [in] con una citazione: Mi viene in mente un discorso tenuto

Mi viene in mente un discorso tenuto da Eliezer “Elie” Wiesel alla Casa Bianca nel 1999: “Il prigioniero politico nella propria cella, i bambini affamati, i rifugiati senza casa: non reagire di fronte al loro dramma e non alleviarne la solitudine offrendo loro un barlume di speranza signifi ca esiliarli dalla memoria umana. E negando la loro umanità, tradiamo la nostra.”

> INDICE

la loro umanità, tradiamo la nostra.” > INDICE Global Voices Online in italiano - Articoli scelti

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8. Al via “Threatened Voices” per tutelare attivismo e libertà di parola online

Voices” per tutelare attivismo e libertà di parola online Mai come oggi così tante persone sono
Voices” per tutelare attivismo e libertà di parola online Mai come oggi così tante persone sono

Mai come oggi così tante persone sono state o vengono minacciate o incarcerate per ciò che hanno scritto online.

05.11.09 - articolo originale di Sami Ben Gharbia - tradotto da Davide Galati

Insieme all’uso sempre più intenso di Internet da parte di attivisti o di semplici cittadini per esprimere le proprie opinioni o interagire con gli altri, anche i governi stanno aumentando i livelli della sorveglianza, del fi ltraggio, delle azioni legali e di disturbo. Molte volte le conseguenze peggiori sono state l’arresto politicamente motivato di blogger e scrittori online per le proprie attività in rete e/o offline, in alcuni tragici casi arrivando anche alla morte. Giornalisti online e blogger rappresentano il 45% di tutti gli operatori dei media [in] oggi detenuti nelle carceri del mondo.

Ecco dunque che Global Voices Advocacy [in] lancia un nuovo sito-progetto chiamato Threatened Voices [in] con l’obiettivo di contribuire a seguire i casi di repressione della libertà d’espressione online. Il sito presenta una mappa mondiale e uno schema cronologico interattivo che aiutano a visualizzare gli episodi di minacce e arresti di blogger in tutto il mondo, e rappresenta una piattaforma centralizzata per la raccolta di informazioni diffuse da organizzazioni e attivisti maggiormente impegnati su questo tema, tra cui Committee to Protect Bloggers, The Arabic Network for Human Rights Information, Reporters without Borders, Human Rights Watch, CyberLaw Blog, Amnesty International, Committee to Protect Journalists, Global Voices Advocacy [tutti siti in inglese].

, Global Voices Advocacy [tutti siti in inglese]. Global Voices Online in italiano - Articoli scelti

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Quali sono e dove vivono i blogger minacciati e messi a tacere ?

Per diverse ragioni è difficile trovare informazioni accurate su blogger o giornalisti online arrestati, fi ltrati o minacciati.

Primo, la segretezza intorno alla censura e alla repressione su Internet rende particolarmente difficile essere accurati. Non passa settimana senza resoconti di arresti di sempre nuovi giornalisti o attivisti online in Paesi quali l’Egitto o l’Iran, ma i dettagli e le motivazioni degli arresti sono spesso avvolti nel mistero.

Secondo, esiste ancora una certa confusione sulla defi nizione di “blogger”. Giornalisti professionisti vanno migrando sempre più spesso nei media online e sui blog alla ricerca di maggiore libertà, rimescolando i tradizionali ambiti operativi. E molti cosiddetti cyber-dissidenti in Cina, Tunisia, Vietnam o Iran non hanno dei blog personali. Altre volte, i blogger vengono arrestati per attività svolte offl ine anziché per quanto hanno pubblicato in rete.

Alcune volte questa confusione ha messo in difficoltà i difensori della libertà d’espressione nel riuscire a defi nire strategie e alleanze positive per aiutare i blogger e gli attivisti online, ma è sempre più importante continuare a insistere.

L’importanza del lavoro di gruppo

All’interno del progetto Global Voices prosegue l’impegno della comunità di autori, editor e traduttori per tenerci informati sulle violazioni della libertà d’espressione e dei diritti umani. Con Threatened Voices ci poniamo l’obiettivo di espandere il processo di raccolta di tali notizie [in], fino a raggiungere anche il singolo individuo che possa disporre d’informazioni utili.

Facciamo perciò appello a tutti coloro i cui amici, parenti, colleghi o compatrioti siano stati minacciati, di aiutarci a [in] e aggiornare i profili delle persone scomparse, censurate o arrestate, in modo da poter aggiungere ulteriori fonti, verificarle e integrarle nelle campagne online per la loro liberazione.

Attraverso tutto questo, speriamo di ottenere maggiori informazioni su quando, dove e fi no a che punto i blogger abbiano subito violazioni dei propri diritti nei diversi Paesi, in modo da poter condividere queste notizie con giornalisti, ricercatori e attivisti, e lavorare per la creazione di una Rete dove tutti possano esercitare il proprio diritto alla libertà di parola, e dove i blogger in prigione non vengano dimenticati.

Aiutateci a diffondere il messaggio. Scrivetene su Twitter, sui blog e aggiornate Facebook, diffondendo il lancio del progetto Threatened Voices!

> INDICE

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9. Cuba: breve arresto (e tante botte) per Yoaní Sanchez e altri blogger a L'Avana

botte) per Yoan í Sanchez e altri blogger a L'Avana 08.11.09 - articolo originale di Janine

08.11.09 - articolo originale di Janine Mendes-Franco tradotto da Gaia Resta

Forse era soltanto questione di tempo, ma Yoaní Sánchez [it] - la più nota blogger cubana [sp], che ha ricevuto svariati premi internazionali [in] per il suo attivismo, incluso il recente Maria Moors Cabot Award dalla Columbia University, che però non ha potuto ritirare per l’ennesimo divieto [it] a viaggiare fuori da Cuba - è stata brevemente detenuta e

percossa [it] dalle autorità cubane venerdì 6 novembre insieme ad altri amici blogger, tra cui

(collaboratrice di Global Voices [in]) e Orlando Luís Pardo Lazo [in]. Il gruppo si stava recando a una manifestazione contro la violenza [in] nella capitale L’Avana.

La blogger spagnola Rosa Jiménez Cano, che lavora al quotidiano madrileno El País, ha riportato di aver ricevuto [sp] il seguente SMS da Yoaní verso le 2 di notte, orario di Madrid:

Fui detenida junto a Orlando L. Pardo y Claudia Cadelo nos llevaron a la fuerza estilo sisciliano. Golpes. Nos dejaron tirados en una esquina.SMS da Yoaní verso le 2 di notte, orario di Madrid: Sono stata arrestata insieme a

Sono stata arrestata insieme a Orlando L. Pardo e Claudia Cadelo, ci hanno prelevato alla maniera siciliana. Botte. Ci hanno poi rilasciato in una stradina.

Il mattino successivo all’episodio, Yoaní ha pubblicato [sp] questo resoconto sul proprio blog:

Cerca de la calle 23 y justo en la rotonda de la Avenida de los Presidente, fue que vimos llegar en un auto negro –de fabricación china– a tres fornidos desconocidos: ‘Yoani, móntate en el auto’ me dijo uno mientras me aguantaba fuertemente por la muñeca. Los otros dos rodeaban a Claudia Cadelo, Orlando Luís Pardo Lazo y una amiga que nos acompañaba a una marcha contra la violencia. Ironías de la vida, fue una tarde cargada de golpes, gritos y malas palabras la que debió transcurrir como una jornada de paz y concordia. Los mismos ‘agresores’ llamaron a una patrulla que se llevó a mis otras dos acompañantes, Orlando y yo estábamos condenados al auto de matrícula amarilla, al pavoroso terreno de la ilegalidad y la impunidad del Armagedón.ha pubblicato [sp] questo resoconto sul proprio blog: Me negué a subir al brillante Geely y

Me negué a subir al brillante Geely y exigimos nos mostraran una identifi cación o una orden judicial para llevarnos. Claro que no enseñaron ningún papel que probara la legitimidad de nuestro arresto. Los curiosos se agolpaban alrededor y yo gritaba ‘Auxilio, estos hombres nos quieren secuestrar’, pero ellos pararon a los que querían intervenir con un grito que revelaba todo el trasfondo ideológico de la operación: ‘No se metan, estos son unos contrarrevolucionarios’. Ante nuestra resistencia verbal, tomaron el teléfono y dijeron a alguien que debió ser su jefe: ‘¿Qué hacemos? No quieren subir al auto’. Imagino que del otro lado la respuesta fue tajante, porque después vino una andanada de golpes, empujones, me cargaron con la cabeza hacia abajo e intentaron colarme en el carro. Me aguanté de la puerta… golpes en los nudillos… alcancé a quitarle un papel que uno de ellos llevaba en el bolsillo y me lo metí en la boca. Otra andanada de golpes para que les devolviera el documento.

Vicino alla Calle 23, proprio all’incrocio con Avenida de los Presidentes, abbiamo visto accostarsi una macchina -di marca cinese- con tre robusti sconosciuti a bordo. Sono scesi e uno mi ha detto, ‘Yoani, entra in macchina’, afferrandomi con forza al polso. Gli altri due hanno circondato Claudia Cadelo, Orlando Luis Pardo Lazo, e un’amica

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che stava venendo con noi alla manifestazione contro la violenza. Per l’ironia della vita, è stata una serata piena di

botte, urla e oscenità in quella che avrebbe dovuto essere una giornata di pace e armonia. Gli stessi ‘aggressori’ hanno

chiamato una macchina della polizia che ha caricato le mie due amiche, mentre io e Orlando siamo rimasti alla merce’ della macchina con le targhe gialle, del terribile mondo dei fuorilegge e dell’impunità di Armageddon.

Mi sono rifiutata di salire nella luccicante macchina Geely e abbiamo chiesto loro di mostrarci i tesserini o un

mandato per prelevarci. Ovviamente non ci hanno fatto vedere alcun documento per confermare la legittimità dell’arresto. Si è radunata una folla di curiosi e io ho urlato ‘Aiuto, questi tipi vogliono sequestrarci’, ma loro hanno bloccato quelli che stavano per intervenire, urlando in modo da rivelare le basi ideologiche dell’operazione: ‘Non

immischiatevi, questi sono dei contro-rivoluzionari.’ Vista la nostra resistenza verbale, hanno telefonato a qualcuno,

che doveva essere il capo, chiedendo ‘Cosa dobbiamo fare? Non vogliono saperne di salire in macchina.’ Direi che la

risposta dall’altra parte sia sta inequivocabile, perché hanno preso a colpirmi e spintonarmi, spingendomi giù la testa

per infilarmi in macchina. Mi sono afferrata alla portiera… pugni sulle nocche delle dita… Sono riuscita ad afferrare

un documento che uno di loro teneva in tasca e a mettermelo in bocca. Un’altra scarica di cazzotti mi ha costretto a restituirglielo.

Il post di Yoani continua a descrivere le ulteriori brutalità infl itte a lei e a Orlando, e il loro definitivo rilascio:

Nos dejaron tirados y adoloridos en una calle de la Timba, una mujer se acercó ‘¿Qué les ha pasado?’… ‘Un secuestro’, atiné a decir. Lloramos abrazados en medio de la acera, pensaba en Teo, por Dios cómo voy a explicarle todos estos morados. Cómo voy a decirle que vive en un país donde ocurre esto, cómo voy a mirarlo y contarle que a su madre, por escribir un blog y poner sus opiniones en kilobytes, la han violentado en plena calle. Cómo describirle la cara despótica de quienes nos montaron a la fuerza en aquel auto, el disfrute que se les notaba al pegarnos, al levantar mi saya y arrastrarme semidesnuda hasta el auto.itte a lei e a Orlando, e il loro definitivo rilascio: Ci hanno lasciati stesi a

Ci hanno lasciati stesi a terra e doloranti in una strada di Timba, una donna si è avvicinata e ha chiesto “Cos’è

successo?…” “Un rapimento”, ho cercato di dire, piangevamo ciascuno nelle braccia dell’altro in mezzo al marciapiede, pensando a Teo, per amore di Dio come faccio a spiegargli tutti questi lividi. Come farò a spiegargli che viviamo in un Paese dove può succedere tutto ciò, come farò a guardarlo e a dirgli che sua madre è stata picchiata in una pubblica strada perché scrive su un blog ed esprime le proprie opinioni in kilobyte. Come descrivere i volti dispotici di coloro che ci hanno spinto dentro un’automobile, il godimento che potevo vedere in loro mentre ci picchiavano, mentre mi toglievano la gonna trascinandomi mezza nuda verso la macchina.

Nel momento in cui scriviamo, il post di Yoani ha raccolto 1412 commenti.

Anche Claudia ha rapidamente riportato sul blog la propria versione dell’accaduto.

riportato sul blog la propria versione dell’accaduto. Ci siamo rifiutati di salire in macchina, loro erano

Ci siamo rifiutati di salire in macchina, loro erano in tre e ci minacciavano:

‘Forza, entrate in macchina.’ ‘Fateci vedere i documenti, o fate venire un poliziotto.’

Orlando avevo il cellulare in mano. ‘Pardo, non registrare’, gli ha detto quello con la maglia arancione, mentre io tiravo fuori il telefonino. Nessuno mi ha notato e ho madato il primo tweet… In meno di tre minuti è arrivata un’autopattuglia con due poliziotti—una donna e un uomo—esterrefatti per la scena. Davano gli ordini al rallentatore, la donna mi ha detto:

‘Meglio se non fai resistenza.’ ‘Non hanno i documenti,’ mi è venuto da dire per farle capire la situazione.

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Yoani si aggrappava a un cespuglio, io mi aggrappavo a lei e la donna mi tirava per una gamba. Orlando era già stato trascinato via, fuori dal mio campo visivo. Un uomo alla fermata dell’autobus ci guardava terrorizzato, la gente non diceva una parola. Il poliziotto, molto giovane, mi ha immobilizzato con una mossa. Avrei potuto scalciare un pò ma ero troppo scioccata nel vedere le gambe di Yoani che spuntavano fuori dal fi nestrino posteriore della macchina della Sicurezza di Stato.

Il post di Claudia va avanti riportando la successione degli eventi nei minimi dettagli, ma termina su una nota di trionfo:

Poi è arrivata la prima telefonata, con un prefi sso internazionale 00, e ho capito che nulla era accaduto invano, anchenei minimi dettagli, ma termina su una nota di trionfo: se eravamo stati tutti arrestati e

se

eravamo stati tutti arrestati e la marcia sospesa. Quando più tardi ho visto il video portatomi da Ciro, ne ho avuto

la

certezza: sono spacciati; è iniziato il conto alla rovescia.

Commentando l’episodio, il blogger Uncommon Sense [in], che risiede all’estero, esprime sorpresa perché “quelli di noi che vivono oltremare pensano che essendo Yoanì, Claudia e gli altri piuttosto noti, la dittatura di Castro non oserà mai arrestarli.” Ma arrestarli è proprio quanto sembrano aver fatto”. Il blogger prosegue:

Naturalmente non dovremmo sorprenderci di quanto fa il regime quando si tratta di mettere a tacere l’opposizione nell’isola.proprio quanto sembrano aver fatto”. Il blogger prosegue: E non dovremmo sottovalutare l’importanza della protezione

E non dovremmo sottovalutare l’importanza della protezione che forniamo ogni volta che ne leggiamo i blog.

Ovviamente ciò non fornisce loro l’immunità assoluta, ma è chiaro che una persona come Yoani Sanchez sarebbe stata

richiusa nel gulag di Castro già molto tempo fa, se non fosse che è così nota.

Ciò che offriamo loro con ogni click è il supporto morale vitale per continuare a lottare per la libertà.

Il blog Babalu [in], dopo aver pubblicato al volo le ultime notizie, ha continuato ad aggionare il post man mano che arrivavano maggiori dettagli, inclusa una nota delle 8:15 che prova le violenze fi siche tramite una foto mandata a Penultimos Dias [sp] da Orlando Luis Pardo. John R. del blog Cuban American Pundits [in] ha saputo della detenzione di Yoani da Babalu [in] e commenta così:

detenzione di Yoani da Babalu [in] e commenta così: Si può solo dire che il governo

Si può solo dire che il governo di Cuba ha paura, e che questi eredi del futuro di Cuba sono estremamente coraggiosi.

Il blog ha fatto una ricerca tra i siti delle testate tradizionali per determinare la rilevanza della vicenda, ma è rimasto deluso perché “l’unica cosa che la CNN [in] riporta su Cuba è che la birra Miller e il gelato Haagen Dazs potranno essere venduti a Cuba — pur se a costi maggiorati. Mentre dei cittadini cubani vengono sequestrati e picchiati perchè esercitano la libertà di parola, la Chicago Foods (e altre aziende) trattano la vendita di birra e gelato sull’isola.” ( Successivamente CNN ha riportato la storia dei blogger sequestrati [in]). Il post prosegue commentando l’embargo economico degli USA sull’isola:

commentando l’embargo economico degli USA sull’isola: Quanti affermano l’arrivo di una nuova era a Cuba

Quanti affermano l’arrivo di una nuova era a Cuba dovrebbero osservare da vicino l’episodio accaduto a un pacifi co gruppo di blogger cubani. Non è cambiato nulla. L’oppressione regna ancora nelle città, mentre nelle aree vacanziere trasudano lusso e libertà.

Non so voi, ma io non mangerò più gelato Hagen Dazs né berrò birra Miller.

Oswaldo Payá del Movimiento Cristiano Liberación ha rilasciato una dichiarazione [sp] in cui esprime solidarietà alla Sánchez e alle altre vittime della repressione. Anche My big, fat Cuban family [in] è solidale con le sorelle cubane:

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- Posso permettermi il lusso di scrivere su qualunque cosa mi appassioni o mi diverta in qualsiasi momento. E lo faccio.

Oggi voglio informarvi, nel caso non lo sappiate di già, che un gruppo di blogger dissidenti è attualmente sotto stretta sorveglianza perchè scrivono dei blog a Cuba.

A differenza di me, loro parlano delle umiliazioni giornaliere di vivere nel gulag di Castro. Voi certamente capite che in un Paese comunista il dissenso non è solo scoraggiato ma spesso attaccato.

Tuttavia questi coraggiosi blogger persistono… Stanotte Yoani Sanchez e un gruppo di dissidenti sono stati prelevati, trattenuti e picchiati mentre si preparavano a partecipare, ironia della sorte, a una manifestazione contro la violenza.

La conoscevano, l’hanno chiamata per nome e l’hanno fatta entrare con la forza in una macchina in cui Yoani ha temuto di essere vittima di un sequestro che sarebbe terminato con la sua esecuzione. Sebbene lei e suoi compagni dissidenti siano stati duramente picchiati, poi sono stati rilasciati.

La sua sicurezza è qui. Nei blog come il mio.

Along the Malecon [in] inquadra l’episodio nel contesto più generale e ritiene fermamente che “la leggenda di Yoani Sanchez sia cresciuta venerdì dopo che le autorità cubane l’hanno afferrata per strada, spintonata dentro una macchina e malmenata prima di rilasciarla”:

Luis Eligio del gruppo di controcultura OMNI-Zona Franca e due rapper avevano organizzato la manifestazione. Il 20 ottobre la Sanchez era stata una degli oltre 10 blogger che avevano partecipato a una ‘protesta virtuale’ usando Twitter, cellulari, sms, e post per richiedere il rilascio dei prigionieri politici. Tutto ciò aveva creato diffi coltà al governo socialista. Più forza viene usata dalle autorità, più semplice sarà per gli attivisti dell’opposizione reclutare nuovi seguaci. Questi episodi contribuiscono inoltre a galvanizzare il sostegno internazionale alla Sanchez e agli altri blogger. Questo supporto cresce in maniera esponenziale, colonizzando il cyberspazio e rendendo diffi cile l’attività del governo nel contrastarlo.dentro una macchina e malmenata prima di rilasciarla”: In un altro post [in], il blogger evidenzia

In un altro post [in], il blogger evidenzia l’opinione di quanti si mostrano un pò scettici riguardo l’accaduto, come la giornalista cuban Vladia Rubio Jiménez, che scrive sul proprio blog [sp]:

Francamente, me resulta bien oscuro el asunto. ¿A partir de ahora seremos testigos de “espontáneas” marchas de protesta? ¿Contra qué violencia estaban pronunciándose esos muchachos con sus abstractos carteles? ¿Sería contra la que está ocurriendo en Afganistán, Honduras, o contra lo acontecido en la más importante base militar norteamericana donde un enloquecido disparó y dejó muertas a 13 personas y varios heridos?Vladia Rubio Jiménez, che scrive sul proprio blog [sp]: Francamente, trovo la questione piena di ombre.

Francamente, trovo la questione piena di ombre. D’ora in poi saremo testimoni di ‘spontanee’ marcie di protesta? Contro quale violenza stavano manifestando questi ragazzi con quei cartelli? Contro quanto sta accadendo in Afghanistan, in Honduras, o contro ciò che è successo nella più grande base militare USA dove un folle ha sparato uccidendo 13 persone e ferendone molte altre?

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La giornalista prosegue:

Por lo que leo, parece haber sido una manifestación organizada sobre todo a través de algunos blogs, entre ellos Octavo Cerco; y también me asombra ver las posibilidades tecnológicas de que disponen: teléfonos celulares, rápidas conexiones a Internet que incluso les permiten subir los videos… En ninguna parte dice con claridad quién convocó esa marcha.

Da quello che leggo, sembra che fosse una manifestazione organizzata principalmente tramite i blog, tra cui Octavo Cerco, e mi sorprende la tecnologia di cui dispongono: telefoni cellulari, connessioni veloci a Internet che permettono di caricare i video… Non c’è scritto chiaramente da nessuna parte chi aveva convocato la protesta.

Yohandry’s Weblog [sp] fa eco al suo scetticismo:

Yohandry’s Weblog [sp] fa eco al suo scetticismo: Pero bien, Claudia Cadelo dejó este vídeo en

Pero bien, Claudia Cadelo dejó este vídeo en su blog. No comprendo cómo pueden subir sus videos a Youtube tan rápido, pero allí está. Ella misma por Twitter dijo que no había llegado hasta el performance, además de que explicó que estaba detenida.

Cómo pudo hacer Twitter detenida, cómo subió el video desde un carro de la policía? Entra en acción Yoani Sánchez. Ahora bien, Yoani Sánchez cuenta a las siempre listas agencias y emisoras que tienen la misión de cubrir sus actividades lo ocurrido con ella

y otros bloggers que se encaminaban al performance, quizás con el objetivo de provocar, nadie sabe.

Les dejo la grabación, ¡esos medios tan ágiles al servicio de Yoani! Adelanto que cuenta que ella tiene celular, computadora y seguirá haciendo Twitter, cosa que no acabo de comprender, cuando ella misma dice que no tiene libertad para trabajar en Cuba.

Y yo esperaré ahora la otra versión de lo ocurrido. Como dice el dicho, siempre hay un ojo que te ve.

Bene, Claudia Cadelo ha caricato questo video sul proprio blog. Non capisco come facciano i suoi video a essere su YouTube così velocemente, ma è così. Lei stessa ha detto su Twitter che non era riuscita a raggiungere la manifestazione e che era stata sequestrata.

Come poteva essere su Twitter mentre la catturavano? Come ha fatto a caricare il video dalla macchina della polizia? Yoani Sánchez entra in azione. Vediamo, Yoani Sánchez racconta alle agenzie e alle emittenti, la cui missione è riportare ogni cosa le accade, quanto è successo a lei e agli altri blogger che stavano andando alla manifestazione. Forse con l’intenzione di provocare. Nessuno può saperlo.

Ecco la registrazione. Queste testate sono così solerti nel servire Yoani! Lei ha un telefono cellulare, un computer e continua a usare Twitter, non capisco come possa dire di non essere libera di lavorare a Cuba.

Sono in attesa della prossima versione dell’accaduto. Come dice il proverbio: c’è sempre un occhio che ti osserva.

sull’accaduto [sp], sembra proprio quando stava succedendo - “ Estoy detenida ” è stato il suo primo tweet delle 14.25 -

Gli utenti dei social network connituano a seguire da vicino gli sviluppi. Anche mentre

chi la seguiva su Twitter le ha dimostrato sostegno: un utente l’ha defi nita “muy valiente” (”molto coraggiosa”).

> INDICE

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10. Nepal: a! ermare la dignità delle donne Dalit

33 10. Nepal: a ! ermare la dignità delle donne Dalit 30.10.09 - articolo originale di

30.10.09 - articolo originale di Bhumika Ghimire tradotto da Tindaro Cicero

Il

sistema di caste in Nepal ha discriminato a lungo una parte della società. Queste persone sono i cosiddetti “intoccabili”

o

Paria o Dalit [it], trattati come cittadini di seconda classe dai membri della comunità.

La costituzione nepalese

garantisce uguaglianza per i Paria ma nel mondo reale, al di fuori da lunghe e tortuose disposizioni della costituzione e

del gergo giuridico, i Dalit sono ancora trattati apertamente come inferiori rispetto agli altri esseri umani. Accesso limitato all’educazione, scarse opportunità di impiego e discriminazione radicate nella struttura sociale hanno duramente ristretto la crescita e lo sviluppo dei Paria in Nepal. Per le donne Dalit la situazione è fi nanche peggiore. La blogger Kiran su Everest Uncensored [in] discute delle donne Dalit e dei loro problemi:

Quando parliamo delle donna Dalit, esse soffrono il triplo della discriminazione essendo oppresse dalle cosiddette persone delle caste superiori (che colpisce parimenti sia uomini che donne Dalit), dal sistema patriarcale indù e infi ne dagli uomini Dalit. Il 90% delle donne Dalit in Nepal vive al di sotto della soglia di povertà e l’ 80% delle donne Dalit sono analfabete. Queste donne sono anche vulnerabili rispetto a gravi problemi di salute, sfruttamento sessuale, violenza domestica, e non hanno alcun potere sociale, politico ed economico.[in] discute delle donne Dalit e dei loro problemi: Con l’80% vittime dell’analfabetismo, le donne Paria

Con l’80% vittime dell’analfabetismo, le donne Paria non potrebbero essere più sfortunate. Esse sono spesso il bersaglio

di aggressioni di natura razziale da parte dei membri delle cosiddette caste “più elevate” della società.

NewsBlaze [in] racconta di una donna Dalit che è stata aggredita in un villaggio vicino alla capitale Kathmandu:

Renu Kshetry su

Recentemente B.K., una donna Dalit, è stata vittima di un crimine atroce - è stata torturata, picchiata e costretta a mangiare escrementi umani. La persona che ha orchestrato quest’azione brutale è stata una donna apparentemente istruita: Bimala Lama. Preside della locale scuola elementare Gadi Bhanjyang, Lama ha accusato B.K. di praticare la ‘stregoneria’.villaggio vicino alla capitale Kathmandu: Renu Kshetry su L’episodio è avvenuto all’inizio di quest’anno, e

L’episodio è avvenuto all’inizio di quest’anno, e sfortunatamente non si tratta di un caso isolato. Ogni anno le donne Paria vengono vittimizzate, e solo poche riescono a ottenere giustizia. Alcune donne Dalit stanno comunque lavorando per realizzare ciò che prima sembrava impossibile. Ora un tempio nell’area Baneshwor di Kathmandu ha una donna Dalit sacerdote [in].

Baneshwor di Kathmandu ha una donna Dalit sacerdote [in]. La donna, di 43 anni, è sacerdote

La donna, di 43 anni, è sacerdote al tempio di Chhakkubakku Bhagwati a Baneshwor, affollata area della capitale, circondata da negozi e bancarelle. Oltre ad essere una donna, fa anche parte dei Dalit, comunità al gradino più basso della rigida scala sociale dell’ancora conservatore Nepal e tuttora ostracizzata.

dell’ancora conservatore Nepal e tuttora ostracizzata. Global Voices Online in italiano - Articoli scelti dal

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Madre di quattro figli, la donna proviene dal clan Sarki, originariamente dei calzolai costretti in passato a vivere delle carcasse delle mucche morte, quando il Nepal era un regno indù dove vigeva il divieto di macellare le mucche.

Nelle elezioni dell’assemblea costituente tenutesi il 10 Aprile 2008, sono stati eletti alcuni candidati Dalit - incluse delle donne - e i leader Paria sperano che l’incremento della partecipazione politica possa aiutare a porre fi ne alla discriminazione. Ecco di seguito un video in nepalese su NepalNews.com che mostra i leader Dalit spiegare come la nuova costituzione del Paese andrebbe ridisegnata per porre fi ne per sempre alle discriminazioni.

articoli

informativi,approfondimenti e aggiornamenti sul movimento dei Dalit in Nepal sia in inglese che in nepalese. La legge contro la discriminazione è presente da tempo nelle norme costituzionali del Nepal, ma il sistema delle caste continua ad ostracizzare tale comunità. È chiaro che fi n quando i Dalit - specialmente le donne - non avranno l’opportunità di istruirsi, questa pratica continuerà a trovare nuove vittime.

Maggiori informazioni sui Paria del

Nepal

si trovano

sul

sito

[in,

ne],

che

contiene

> INDICE

sito Nepal Dalit Info [in, ne], che contiene > INDICE Global Voices Online in italiano -

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11. Materiali e concorsi video per non dimenticare il Congo

11. Materiali e concorsi video per non dimenticare il Congo 14.09.09 - articolo originale di Juliana

14.09.09 - articolo originale di Juliana Rincon Parra - tradotto da Maria Grazia Pozzi

di Juliana Rincon Parra - tradotto da Maria Grazia Pozzi Qual è il legame tra i

Qual è il legame tra i new media [it] e il conflitto nella Repubblica Democratica del Congo [it]? Che il mercato nero dei componenti minerali necessari per far funzionare telefoni cellulari, computer portatili, lettori mp3 e macchine fotografiche digitali alimenta anche la guerra e finanzia molti gruppi armati [in]. Paradossalmente, queste tecnologie svolgono un ruolo fondamentale nel processo di sensibilizzazione sul conflitto e mostrano che la RDC non è solo un nome stampato su una carta geografi ca ma una nazione di persone che vogliono sopravvivere malgrado tutto e che cercano di trarre il massimo dalla situazione attuale.

Prendiamo per esempio questo video sui rapper congolesi [fr] e sui bambini di strada che usano la musica per sfuggire alla violenza. Il filmato è stato caricato su YouTube da mikayali [in] e inserito nel blog Free Uganda [in]. Giovani rapper parlano della gente che non ne può più della violenza, degli insegnanti che scioperano perché da anni non vengono pagati e dei bambini che crescono per strada senza istruzione e senza prospettive di lavoro. Per questo si avvicinano al rap, è un modo per esprimere la rabbia della loro condizione, per parlare di morte e di fame con un pizzico d’ironia, dicono, così il messaggio arriva in maniera positiva, senza violenza o brutalità e nella lingua locale, il lingala [it], poiché molti non parlano né francese né inglese. L’audio del video è in francese con sottotitoli in inglese.

del video è in francese con sottotitoli in inglese. Global Voices Online in italiano - Articoli

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È questa volontà di sopravvivere, di continuare a vivere e sperare di poter crescere che ispira molti di quanti giungono in Congo per perorare la causa informando sul confl itto e divulgando il messaggio in modo che il mondo se ne prenda cura. È quanto ha fatto Emily Troutman [in] realizzando questo video: Why Congo Matters [in] (perchè il Congo è importante). Scrive:

Dopo un mese trascorso nella Repubblica Democratica del Congo mi sono ritrovata a parlare spesso di numeri: 5,4 milioni di morti, 2.000 stupri ogni mese, 17.000 soldati ONU, una guerra che è iniziata 15 anni fa (o di più?)… E d’un tratto il conflitto sembra incredibilmente immenso, irrisolvibile, tragico e lontano. È facile dimenticare che numeri e simboli rappresentano persone che occupano un vero e proprio spazio fi sico, che camminano lungo strade impolverate al tramonto portando l’acqua dal fiume, proprio come facevano quando ero tra loro…Matters [in] (perchè il Congo è importante). Scrive: Perché un numero abbia significato deve avere un

Perché un numero abbia significato deve avere un volto e un cuore che batte. Deve raccogliere nomi e aiutarci a ricordare qualcosa dentro di noi. Un numero dovrebbe spingerci a scoprire cosa c’è dietro, per dargli un odore (i profumi densi del sottobosco nella giungla), un colore (il nero della terra vulcanica), un sapore (la papaia) e un suono (lo schiocco sonoro dei fagiolini freschie croccanti).

suono (lo schiocco sonoro dei fagiolini freschie croccanti). Perché il Congo è importante [in] di Emily

Cosa farne, quindi, di tutti i nostri gadget e del fatto che fi nanziano la violenza in un Paese già devastato dalla guerra? Enough Project [in] e YouTube hanno co-organizzato un concorso [in] dove, attraverso i filmati, si può chiedere alle aziende di fornire verifiche trasparenti sugli approvvigionamenti di minerali assicurandosi che questi non abbiano alcun aggancio con il conflitto. Come spiegato sul sito:

“Gran parte della violenza nel Congo orientale proviene da gruppi armati che combattono per controllare il commercio illecito di minerali” dice John Norris, direttore esecutivo di Enough Project. “Sono proprio quei minerali che vanno a finire nei nostri dispositivi elettronici [in] come telefoni cellulari, computer portatili e macchine vanno a finire nei nostri dispositivi elettronici [in] come telefoni cellulari, computer portatili e macchine fotografiche digitali. Perciò mi sembra quanto mai appropriato l’uso di uno strumento come YouTube, e l’enorme creatività dei suoi utenti, per aiutare a porre fine alla piaga del conflitto dei minerali”. Enough Project ha invitato le aziende elettroniche a garantire la provenienza certifi cata “senza guerra” dei loro prodotti e a sottoporre la catena di approvvigionamento a verifiche trasparenti.

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Il vincitore del concorso Come Clean 4 Congo [in] è stato scelto pochi giorni fa e verrà presentato al Film Festival di Hollywood a fine ottobre. Si chiama Matthew Smith ed è americano, l’ispirazione gli è venuta anche grazie a un recente viaggio in quel Paese insieme al suo gruppo dove la realtà del confl itto l’ha spinto a partecipare con Life Should be Free [in].

l’ha spinto a partecipare con Life Should be Free [in]. Qui si possono vedere [in] anche

Qui si possono vedere [in] anche i video degli altri partecipanti, cliccando su “gallery” .

> INDICE

partecipanti, cliccando su “gallery” . > INDICE Global Voices Online in italiano - Articoli scelti dal

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12. Unione Europea: netizen russi discutono sul latte distrutto per protesta dagli allevatori belgi

sul latte distrutto per protesta dagli allevatori belgi 19.09.09 - articolo originale di Veronica Khokhlova –

19.09.09 - articolo originale di Veronica Khokhlova – tradotto da Stefano Ignone

Mercoledì 16 settembre, l’utente di LiveJournal drugoi ha ri-pubblicato due foto della Reuters che mostrano allevatori belgi che innaffiano di latte fresco i campi [in] per protestare contro i bassi prezzi di mercato, riassumendo così la situazione [ru]:

[…] gli allevatori belgi, disperati per i bassi prezzi praticati sui loro prodotti, hanno deciso …] gli allevatori belgi, disperati per i bassi prezzi praticati sui loro prodotti, hanno deciso che fosse più conveniente innaffiare i campi con 3 milioni di litri di latte, piuttosto che venderli senza ricavarne profi tto. Al momento, il prezzo del latte è fissato all’incirca tra i 18 e i 20 centesimi di euro al litro, mentre il costo di produzione è di 33 centesimi. Secondo gli allevatori, solo un innalzamento del prezzo al litro fi no a 50 centesimi permetterebbe loro di mantenersi in attività. Ma, per il momento, questa soglia è solo un sogno. In precedenza, gli allevatori avevano organizzato blocchi stradali e distribuito il latte gratuitamente. Adesso, la decisione estrema: i campi nei pressi della città belga di Ciney sono stati fertilizzato con milioni di litri di latte che non serve a nessuno. […]

E di seguito il post scriptum di drugoi allo stesso post:

[…] Avrebbero dovuto interpellare gli utenti di LiveJournal. I nostri esperti hanno sempre la soluzione giusta per ogni possibile circostanza. Ad esempio, il consiglio degli esperti qui poteva suggerire di donare il latte ai bambini africani che muoiono di fame. Vediamo chi hai dei commenti, e quali sono le proposte.E di seguito il post scriptum di drugoi allo stesso post: L’utente drugoi ha 41.453 lettori

L’utente drugoi ha 41.453 lettori solo tra quanti sono registrati su LiveJournal, e, inutile dirlo, sono in molti ad aver risposto: finora, sono apparsi 774 commenti. Eccone alcuni tradotti qui di seguito:

a_brosimov:

Eccone alcuni tradotti qui di seguito: a_brosimov : Fossi Dio, li avrei [fulminati]. flymanager: Avrebbero

Fossi Dio, li avrei [fulminati].

flymanager:

a_brosimov : Fossi Dio, li avrei [fulminati]. flymanager: Avrebbero proprio dovuto donarlo ai bisognosi. Esportarlo in

Avrebbero proprio dovuto donarlo ai bisognosi. Esportarlo in Africa sarebbe stato troppo costoso.

lenin75ka:

in Africa sarebbe stato troppo costoso. lenin75ka: L’Africa non accetta prodotti Europei, come nemmeno la

L’Africa non accetta prodotti Europei, come nemmeno la Russia. Gli allevatori locali, infatti, hanno problemi ben peggiori di quelli degli allevatori europei. […] Se donassero il latte ai bisognosi, il prezzo non salirebbe, perchè farebbero calare la domanda.

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sokolhan:

Meglio venderlo a 20 centesimi che buttarlo.39 sokolhan: lavradar: Il secolo scorso, nei periodi di produzione eccessiva, lo avrebbero semplicemente buttato nel

lavradar:

Meglio venderlo a 20 centesimi che buttarlo. lavradar: Il secolo scorso, nei periodi di produzione eccessiva,

Il secolo scorso, nei periodi di produzione eccessiva, lo avrebbero semplicemente buttato nel fi ume; c’è da dire che in

questo caso, almeno, hanno fatto qualcosa di utile.

lenin75ka:

caso, almeno, hanno fatto qualcosa di utile. lenin75ka: Negli anni delle grandi carestie in Unione Sovietica,

Negli anni delle grandi carestie in Unione Sovietica, gli Stati Uniti offrirono a Stalin i propri prodotti gratuiti perchè da loro mancava del tutto la domanda. Eravamo troppo orgogliosi e rifi utammo categoricamente - per poi sbandierare la nostra “abbondanza” inscenando dei gran banchetti. Così i contadini furono costretti a bruciare il grano e gettare il latte nei fiumi. Sembra che queste misure abbiano migliorato la situazione - la domanda è poi tornata.

lavradar:

la situazione - la domanda è poi tornata. lavradar: Non sapevo delle “proposte di donazione” -

Non sapevo delle “proposte di donazione” - ma se è vero che gli allevatori regalavano il latte, non c’era però nessuno disposto a finanziare la consegna in Africa.

lenin75ka:

disposto a finanziare la consegna in Africa. lenin75ka: In occidente si diceva che in Unione Sovietica

In occidente si diceva che in Unione Sovietica molta gente moriva di stenti, se ne parlava anche sui giornali. Ma l’URSS negava che ci fosse del vero in queste voci. Vennero anche organizzati enormi banchetti per gli ospiti europei

e statunitensi, per dimostrare che non c’era nessuna carestia. L’occidente ci credette, così gli Stati Uniti smisero di offrire a Stalin gli aiuti umanitari.

[…]

direttore del Manchester Guardian, Bernard Shaw dichiarava false le voci di carestie in Unione Sovietica. (Giovedì 2 marzo 1933)

[in]

In

questa

lettera

aperta

indirizzata

al

pashyrey:

[in] In questa lettera aperta indirizzata al pashyrey: In Unione Sovietica, la carestia fu provocata dal

In Unione Sovietica, la carestia fu provocata dal fatto che i raccolti venivano requisiti ai contadini e venduti in occidente. Poichè serviva denaro per l’industrializzazione, e gas e petrolio non erano altrettanto popolari come adesso, il grano valeva molto di più.

lenin75ka:

come adesso, il grano valeva molto di più. lenin75ka: È vero, si vendeva il raccolto. E

È vero, si vendeva il raccolto. E lo si lasciava anche marcire nei campi. In più, l’occidente si rifi utava d’acquistarlo,

bastava la produzione propria, e il valore del grano stava crollando verso lo zero.

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Denver07:

Be’… prendiamo il Sudan, per esempio. Dove la gente muore come mosche. Questi, invece, buttano via il latte. È una mentalità simile alla nostra.40 Denver07 : lavradar: Be’, perchè allora non ne finanzi la spedizione in Sudan? onlymax:

lavradar:

Be’, perchè allora non ne finanzi la spedizione in Sudan?il latte. È una mentalità simile alla nostra. lavradar: onlymax: http://www.rg.ru/2009/07/30/moloko.html [articolo

onlymax:

allora non ne finanzi la spedizione in Sudan? onlymax: http://www.rg.ru/2009/07/30/moloko.html [articolo

http://www.rg.ru/2009/07/30/moloko.html [articolo pubblicato sulla Rossiyskaya Gazeta il 30 luglio, ru]

Per domani è prevista un’azione dimostrativa senza precedenti nella regione di Ust-Labinsky, nella Repubblica del Kuban. Gli abitanti locali, disperati, getteranno i loro prodotti nel letame, spinti alla disperazione dai bassi prezzi del latte.

Stessa cosa nella regione di Stavropol.

pashaman:

del latte. Stessa cosa nella regione di Stavropol. pashaman: Tutto ciò è già successo… in Inghilterra…

Tutto ciò è già successo… in Inghilterra… circa 100 anni fa… ma si trattava di verdure. Gettate in mare. Anche i nostri allevatori [russi] vendono i loro prodotti a 10 rubli [22 centesimi di euro], mentre il prezzo di stoccaggio è di 30 rubli [67 centesimi di euro].

daily_winegraph:

è di 30 rubli [67 centesimi di euro]. daily_winegraph: Dieci rubli mi sembra un prezzo troppo

Dieci rubli mi sembra un prezzo troppo alto. Secondo le informazioni che ho io, il prezzo vero oscilla tra i 4 e i 6 rubli [8-13 centesimi di euro].

kolbaska:

tra i 4 e i 6 rubli [8-13 centesimi di euro]. kolbaska: Quattro rubli al litro

Quattro rubli al litro [8 centesimi di euro].

zanozanet:

Quattro rubli al litro [8 centesimi di euro]. zanozanet: Avrebbero dovuto gettare il latte in una

Avrebbero dovuto gettare il latte in una piscina, e poi far pagare 50 euro il biglietto per entrare.

leo_nardo:

poi far pagare 50 euro il biglietto per entrare. leo_nardo: Possibile che in Belgio non ci

Possibile che in Belgio non ci siano orfanotrofi, o altri istituti per l’infanzia?

mcsdwarken:

orfanotrofi, o altri istituti per l’infanzia? mcsdwarken: Non credo proprio che in Belgio orfanotrofi o istituti

Non credo proprio che in Belgio orfanotrofi o istituti simili patiscano la mancanza di latte.

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tatti_anna:

Possibile che oggigiorno il latte non serva a nulla? […] Voglio dire, e la divisione

Possibile che oggigiorno il latte non serva a nulla? […] Voglio dire, e la divisione del lavoro, allevatori che producono

il

latte, altri che fanno formaggio, fiocchi di latte […] Ma la gente è troppo pigra per produrre alcunché. È un modo di

fare talmente russo… raccogliere, lasciar marcire, chiedere più denaro… è sempre questa l’opzione più a buon

 

mercato

incogn1too:

Il socialismo porta a questo: tutti vogliono gli aiuti di Stato.

Il

socialismo porta a questo: tutti vogliono gli aiuti di Stato.

sergey_sht:

a questo: tutti vogliono gli aiuti di Stato. sergey_sht: A proposito, nel 2002, quando l’UE si

A proposito, nel 2002, quando l’UE si rifiutò di comprare latte in polvere dall’Ucraina, cosa che portò a una situazione

simile, i nostri macellarono le mucche - scelta drastica. I belgi invece non fanno altro che gettar via il latte, attirare

l’attenzione, ma perlomeno non macellano le mucche! Resta da vedere chi adotta il comportamento più intelligente,

in questo tipo di situazione.

red_tengu:

Una volta prendevano ricchi sussidi dal governo e dalla UE, ma ora che i fi nanziamenti sono stati tagliati considerevolmente (per via dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e della crisi) - i profi tti degli allevatori sono crollati. Nessuno vuol più comprare latte tanto costoso. In Lettonia, a proposito, il prezzo del latte è anche più basso - circa sei centesimi di euro al litro, e in alcuni casi gli allevatori non prendono niente, per il latte - perchè non contiene abbastanza grassi, tra le altre cose.più intelligente, in questo tipo di situazione. red_tengu: golovach_igor: Perchè ci sono così tanti allevatori, se

golovach_igor:

Perchè ci sono così tanti allevatori, se a nessuno serve il latte? Tutti gli allevatori belgi dovrebbero darsi subito al citizen journalism, diventare blogger, vendere i trattori, comprare una macchina digitale e un computer portatile, e ancora avrebbero abbastanza denaro per comprare un biglietto per Perm [it] - allora sì, ci sarebbe competizione! Perm [it] - allora sì, ci sarebbe competizione!

rolliks:

Un buon metodo per far soldi col latte:Perm [it] - allora sì, ci sarebbe competizione! rolliks: Primo Giorno: alla guida di un convoglio

Primo Giorno: alla guida di un convoglio di camion pieni di latte, entriamo a Bruxelles, e inondiamo le strade [di latte]. Secondo Giorno: Col nostro convoglio di camion pieni di latte, arriviamo a Bruxelles. Che ormai puzza. E inondiamo di nuovo le strade [di latte]. Terzo Giorno: Ci avviciniamo a Bruxelles. La puzza è terribile. Gli abitanti ci vengono incontro ai confini della città con un sacco di soldi. Vendiamo loro il latte.

> INDICE

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13. Twitter in Iran tra mito e realtà

42 13. Twitter in Iran tra mito e realtà 09.07.09 - articolo originale di Hamid Tehrani

09.07.09 - articolo originale di Hamid Tehrani - tradotto da Paolo d'Urbano

Nel raccontare i movimenti di protesta in Iran, le testate internazionali hanno ampiamente celebrato [in] il ‘Twitter power’, quello cioé che avrebbe aiutato gli attivisti a organizzare manifestazioni e diffondere comunicati, ma in questa crisi l’uso di Twitter ha prodotto risultati sia positivi che negativi. Questa rassegna ne prende in esame alcuni per ridimensionarne l’impatto concreto.

Non c’è alcun dubbio sul fatto che i partecipanti alle proteste post-elettorali di giugno

eccellente [in] strumenti quali Twitter, Facebook, YouTube e i blog per ‘immortalare’ il movimento e rivelare i soprusi

perpetrati dalle forze di sicurezza, ma il cuore di tale movimento è la gente non la tecnologia. Mentre ai giornalisti veniva impedito di fare il proprio mestiere informando l’opinione pubblica internazionale assetata

di notizie dall’Iran, i citizen media hanno spesso rappresentato una fonte primaria d’informazione.

Purtroppo a volte si sono nutriti dei forti dubbi circa l’identità e l’affi dabilità degli utenti di Twitter, arrivando anche a casi in cui il confine tra finzione e realtà sembrava dissolto - ma d’altronde potremmo dire lo stesso delle presidenziali iraniane.

1-Mezzo di comunicazione per leader riformisti Dopo le elezioni del 12 giugno parecchi siti filo-riformisti sono stati filtrati. Le forze di sicurezza hanno innalzato il livello

di controllo sui quotidiani e arrestato alcuni esponenti di spicco dell’area riformista, mentre a quelli ancora liberi veniva

impedita la partecipazione a programmi di radio e televisione di Stato. Internet è così diventata l’unico canale di comunicazione verso l’esterno. Sulla pagina di Facebook [in] il movimento a sostegno di Mir Hussein Mousavi conta oltre 100.000 simpatizzanti. Su Twitter [in], invece, il profilo della campagna ha circa 30.000 follower. Ghloamhussein

Karbaschi, consigliere speciale di Mehdi Karroubi [it], riformista e terzo candidato alle presidenziali, pubblica via Twitter

Ghlamnews [fa] hanno contribuito a

gli aggiornamenti per i suoi 5.000 contatti. Twitter, Facebook e testate online come comunicare le decisioni dei leader riformisti e diffonderne i messaggi.

2-Ponte fra Iran e resto del mondo I tweet iraniani sono ormai diffusi a migliaia in tutto il mondo e sembra che seguendo e rilanciando su Twitter la gente si senta coinvolta. Per giorni l’argomento più cercato [in] su Twitter è stato il tag #iranelection [in] (l’“hashtag” per le discussioni sull’Iran) e persino le testate internazionali proponevano informazioni e immagini prese su Twitter. Secondo Bloggasm, i tweet provenienti dall’Iran vengono rilanciati con una media di 57.8 volte [in].

3-Non è Twitter a organizzare le dimostrazioni :

Sono i leader riformisti e i loro sostenitori a organizzare le proteste e diffondere messaggi usando diversi mezzi di comunicazione. Non abbiamo alcuna prova che i manifestanti abbiano usato Twitter per comunicare e organizzare le manifestazioni. Come sostiene Evgeny Mozrov, ricercatore presso l’Open Society Institute di New York [in], in un’intervista al Washington Post:

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[Twitter] è stato fondamentale per la trasmissione di informazioni all’esterno del Paese. Ma non è altrettanto certo che sia stato impiegato anche per organizzare le proteste—ipotesi sostenuta dalla maggior parte dei media—poiché come piattaforma pubblica non si presta particolarmente alla pianifi cazione di una rivoluzione (volendo le autorità possono leggere tali messaggi!).43 4-I tweet possono disinformare : Nei giorni scorsi un utente ha pubblicato su Twitter [in]

4-I tweet possono disinformare:

Nei giorni scorsi un utente ha pubblicato su Twitter [in] una notizia secondo cui 700.000 persone si erano riunite presso

la moschea di Ghoba a Tehran. La cosa è stata rilanciata da altri utenti, alcuni dei quali l’hanno persino pubblicata sui

propri blog [in]. Nel frattempo le stime comunicate dai media internazionali sulla stessa manifestazione fornivano cifre

tra le 3.000 e le 5.000 persone. Cosa sarà successo agli altri 695.000?

Su Twitter Journalism [in], il sito di Craig Kanalley, fondatore di Breaking Tweets [in], si legge quanto segue [in]:

È ovvio che la gente voglia informazioni dall’Iran, e anche in tempo reale. Non ci vuole molto a premere il tasto ‘Invia’ rilanciando le notizie che si ritengono probabili “scoop”. Ma c’è forse qualcuno che verifi ca tali informazioni? Sì, è colui che rilancia la notizia dopo qualche breve istante di considerazione. Chiunque legga un retweet dovrebbe tenerlo a mente e trattare con prudenza qualsiasi messaggio fi no all’arrivo di una conferma.di Breaking Tweets [in], si legge quanto segue [in]: 5-Il tweet ricicla notizie e consigli La

5-Il tweet ricicla notizie e consigli La maggior parte degli utenti ha rilanciato quanto trovava altrove nella Rete, condividendo

[in] per aiutare gli iraniani a eludere il filtraggio e la censura online. In definitiva l’uso dei messaggi su Twitter consente

di creare un un ampio bacino d’informazione.

6-Fraintendere il mittente :

Tavolta alcuni ‘mittenti’, per esempio gli iraniani residenti in Occidente, ricevono da qualche fonte la notizia di una dimostrazione e la rilanciano senza verificarne l’attendibilità, oppure omettendo la fonte. I destinatari - specialmente se non iraniani - possono pensare che l’autore si trovi a Tehran e scriva dalla prima linea.

7-Attivismo e agenda :

Gli utenti iraniani di Twitter sono in gran parte sostenitori e attivisti del movimento di protesta e delle sue istanze. Le loro informazioni dovrebbero essere controllate più volte e non accettate acriticamente, come fossero testimonianze oculari.

Una volta considerati questi elementi appare chiaro come Twitter possa essere fonte di informazione e strumento di propaganda allo stesso tempo. Ma ciò che conta sono le persone dietro quegli schermi, così come quanti ne diffondono i messaggi.

> INDICE

così come quanti ne diffondono i messaggi. > INDICE Global Voices Online in italiano - Articoli

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14. Messico: Internet come necessità e non come bene di lusso

Messico: Internet come necessità e non come bene di lusso 26.10.09 - articolo originale di Issa

26.10.09 - articolo originale di Issa Villareal - tradotto da Gaia Resta

La Camera dei Deputati messicana ha approvato un rincaro delle tasse per il 2010 che include la Tassa Speciale per i Prodotti e i Servizi (IESPS nell’acronimo spagnolo), che farà aumentare del 3% la tassa su internet e i servizi via cavo.

Un mese fa, all’interno delle discussioni sulla tassa IESPS, il Segretario all’Amministrazione delle Imposte Pubbliche,

Agustín Cartens, aveva dichiarato che la metà del denaro speso nelle telecomunicazioni appartiene al 20% delle famiglie più ricche del Paese, secondo una nota della rivista messicana Proceso [sp]. Il Segretario ha dichiarato che poichè i servizi

di telefonia pubblica e rurale sono esenti dalla IESPS, i cittadini che versano in diffi coltà economiche non saranno toccati

dalla tassa. Eppure le famiglie a basso reddito che usufruiscono di questi servizi in casa saranno maggiormente colpite visto che Internet è considerato un servizio di lusso a benefi cio solo di quanti possono permetterselo. Motivo per cui la comunità online messicana ha condannato l’idea di Internet come bene di lusso e lanciato la protesta su Twitter con

l’hashtag #internetNecesario [sp], con grande urgenza perchè il dibattito conclusivo e il voto si sarebbero svolti il 20 ottobre. Le legge è stata approvata nella mattinata del 21 Ottobre.

Le legge è stata approvata nella mattinata del 21 Ottobre. Foto di Mark Schoneveld usata con

Foto di Mark Schoneveld usata con licenza Creative Commons

Il movimento di protesta ha dimostrato l’importanza di Internet per i messicani, ed è stato segnalato dalla televisione

nazionale e dai giornali, così come da blog assai seguiti quale Boing Boing [in]. Il servizio di Twitter WhatTheHashtag [in]

ha calcolato che la protesta abbia raccolto circa 35.000 tweet da oltre 7.000 partecipanti.

Ecco alcuni dei rilanci diffusi su Twitter [in spagnolo]:

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Me voy a ir a finlandia a twittear haya [sic: allá] es un derecho y me cuesta 3% menos hacerlo #internetnecesario45 MexiComunicado @mexicomunicado : Andrò in Finlandia per usare twitter, lì è un diritto e costa

Andrò in Finlandia per usare twitter, lì è un diritto e costa il 3% di meno

Lujo es el suel[d]o que se imponen como los bonos de fin de año y aguinaldo, nola comunicación #internet necesarioun diritto e costa il 3% di meno Luis Macedo @Luismacedo : Il vero lusso sono

Il vero lusso sono i loro stipendi con bonus di fine anno e altri benefici, non la comunicazione

non la comunicazione Citlali Avilés @missblissdior : Por que debo de pagar por algo que es

Por que debo de pagar por algo que es necesario para mi profesión? No nos dejaremos!!!! #InternetNecesario!!!

Perchè dovrei pagare per qualcosa che mi serve per lavoro? Non permettiamoglielo!!!!

@Neodevelop, citando un altro utente [il cui account è ora chiuso]:

, citando un altro utente [il cui account è ora chiuso]: Internet es nuestra única opción

Internet es nuestra única opción para llegar a tener un gobierno transparente #internetnecesario

Internet è la nostra unica possibilità per arrivare ad avere un governo trasparente.

L’Associazione Messicana per Internet (AMIPCI) ha dichiarato protesta:

la propria opposizione via Twitter [sp], unendosi alla Aprobación del IEPS a Internet alejará aún más

Aprobación del IEPS a Internet alejará aún más a los gobiernos y a los legisladores de los ciudadanos. #InternetNecesario

L’approvazione della IEPS per Internet farà aumentare la distanza tra il governo e i cittadini. #InternetNecesario

Anche i blogger messicani hanno protestato contro la tassa prima che venisse approvata. Su Pixelaris, il blogger Jitten descrive [sp] l’aumento delle tasse come un errore, specialmente rispetto ai provvedimenti degli altri Paesi:

specialmente rispetto ai provvedimenti degli altri Paesi: Las propuestas de qué tipo de productos y servicios

Las propuestas de qué tipo de productos y servicios gravar suponen medidas inteligentes y planeadas en las cuáles los ciudadanos paguen lo que consumen pero recibiendo servicios de calidad. El gran problema de los impuestos en un país como México es que las políticas fiscales van en contra de la lógica de otros países e incluso expertos en los temas económicos, en las que, por una causa u otra, se grava lo que en otros países se le considera un derecho humano e incluso un servicio básico garantizado.

Le proposte sui prodotti e i servizi da tassare richiedono misure intelligenti e ben pianifi cate secondo le quali i cittadini pagano ciò che consumano, ma ricevono servizi di qualità. Il grosso problema delle tasse in un Paese come il Messico è che la politica fiscale va contro la logica degli altri Paesi e contro il parere degli esperti di economia, per cui vengono applicate le tasse su ciò che altrove è considerato un diritto umano o addirittura un servizio di base garantito.

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La blogger Darinka ha pubblicato sul proprio blog un manifesto [sp] sull’importanza di Internet in periodi di difficoltà economiche:

di Internet in periodi di difficoltà economiche: Somos nosotros, los blogueros y twitteros, los que nos

Somos nosotros, los blogueros y twitteros, los que nos despedimos para siempre del papel, no por convicción ecologista o afán ambientalista, sino porque leemos el periódico on-line a falta de diez pesos para el diario impreso y nos hacemos de libros en pdf ante el encarecimiento ruin de la industria editorial.

Siamo noi, blogger e utenti di Twitter, che rinunciamo alla carta stampata non per via di ideali ecologici o motivi ambientali, ma leggiamo i giornali online perchè non abbiamo dieci pesos per comprare i giornali stampati e realizziamo i nostri libri in pdf per contrastare l’aumento dei costi dell’industria editoriale.

Un recente studio del Berkman Center for Internet & Society della Harvard University ( disponibile online [in]) su Internet a banda larga ha messo a confronto il Messico con altre 30 nazioni, dimostrando che fra questi è il Messico ad avere la minore penetrazione di banda larga e tecnologia 3G. Oltre a questo, il Messico sembra essere in testa alla lista dei Paesi con i prezzi più elevati per le connessioni a bassa velocità, dove gli utenti di Internet pagano circa il doppio rispetto a quelli statunitensi. Ciò riguarda i circa 30 milioni di messicani che attualmente hanno accesso a Internet, l’equivalente di un quarto della popolazione totale del Paese, secondo i dati forniti dalla Associazione Messicana per Internet (AMIPCI) [sp] citati da El Universal. Nonostante la mancanza di ricerche dettagliate sugli utenti di Internet, alcuni rapporti hanno fornito dati chiave che non possono essere ignorati sulla distrubuzione dell’utenza nei vari livelli socioecomomici: in un’indagine del 2001, Istituto nazionale per statische e geografia (INEGI) [sp] segnalava come metà dei computer del Paese appartenesse a famiglie con redditi inferiori a 800 pesos al mese (circa 62 dollari usa). Nello studio dell’AMIPCI effettuato nel 2006 si rileva come almeno il 10% degli utenti Internet vivano in aeree rurali e oltre il 40% appartengano alle fasce socioeconomiche più basse del Messico.

> INDICE

fasce socioeconomiche più basse del Messico. > INDICE Global Voices Online in italiano - Articoli scelti

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15. Cina: la tragedia dei bambini “lasciati indietro” dai genitori migranti in città

“lasciati indietro” dai genitori migranti in città 30.11.09 - articolo originale di Jennifer Cheung - tradotto

30.11.09 - articolo originale di Jennifer Cheung - tradotto da Elena Intra

Il 12 novembre, qualche giorno prima della Giornata mondiale per i diritti dei bambini [in], è avvenuta un’esplosione in

una fabbrica illegale di petardi a Guangxi, causando la morte di due bambini e il ferimento di altri 11 che vi lavoravano.

Secondo un articolo della testata Southern Weekend [cin], questi bambini erano stati “dimenticati” dai propri genitori, lavoratori migranti che vanno a lavorare in città tutto l’anno per guadagnare abbastanza da mantenere le famiglie. Questi bambini vivevano con i nonni anziani e prima e dopo la scuola facevano qualche lavoretto per intascare qualche soldo per gli spuntini. Il fenomeno dei bambini lavoratori non è raro nel villaggio di Yanghui dove è avvenuta la tragedia. Una delle ragioni dietro tale fenomeno è la mancanza di un regolamento governativo a riguardo, ma d’altra parte, “se questi bambini avessero i genitori a prendersi cura di loro, non avremmo simili tragedie,” ha detto Yang Youji,

il

capo del partito del villaggio. Secondo il censimento della popolazione del 2005, 120 milioni di agricoltori lavoravano

o

avevano attività nelle città, e il numero di bambini che venivano lasciati indietro ammontava a 20 milioni. L’88.2% di

questi bambini potevano contattare i genitori solo al telefono, ma il 53.5% di loro ci parlava per meno di tre minuti. Tong Dahuan [cin], un blogger cinese di Tianya [cin], ha evidenziato un altro problema sociale relativo all’incidente della fabbrica di petardi in un post intitolato, “Chi dovrebbe scusarsi per la tragedia dei bambini dimenticati”:

年,来自北京、上海等地的有 调查 即 显 ,示新移民二代的犯罪率是当地 户 年,来自北京、上海等地的有 调查,示新移民二代的犯罪率是当地籍青少年的三倍!留守儿童和流儿 童的悲,正在引着我走向一个不可知的未来。

Negli ultimi 2 anni, i sondaggi effettuati in città come Pechino e Shanghai hanno mostrato che il tasso di criminalità della seconda generazione di lavoratori migranti (figli dei primi emigranti) è tre volte più alta dei coetanei locali muniti di un certificato di residenza. L’amaro destino dei bambini lasciati indietro e migranti ci sta portando ad un futuro imprevedibile.

Tong accusa l’iniquo sistema didattico come causa di tragedie di questo tipo.

中国数以亿计 的 农 村人到城市打,他工 们 的孩子 经 常被城市的学校排除在,外或被收更高的学 费 亿计村人到城市打,他工的孩子常被城市的学校排除在,外或被收更高的学,城市里也没有专门 些孩子受教育的非正式学校(打工子弟学校常常被教育主管部以教育条件不达标为追堵截甚至赶)尽杀绝 。更有甚者,在籍加学籍的高考考制度下,即使打工子弟尽千辛万苦 六将在父母打工所在地完了高 中,他也将面高考的命孩子早被迫与父母分 ,没留守儿童。

Centinaia di milioni di agricoltori cinesi vanno a lavorare nelle città, ma spesso i figli sono esclusi dalle città in cui lavorano o gli vengono addebitate rette più alte. Non ci sono scuole preparate specifi catamente per questi figli di lavoratori migranti (le scuole per i figli di migranti vengono spesso chiuse dalle autorità didattiche per mancanza di docenti adeguati). Inoltre, sotto il doppio sistema del certifi cato obbligatorio di residenza e della tessera studentesca (che mostra la regione d’appartenza geografica dello studente), anche se i figli di lavoratori migranti finiscono il liceo con grandi sforzi e sacrifici, possono ancora vedersi rifiutata l’ammissione all’esame d’ammissione dell’università nazionale. Tutti questi fattori portano alla separazione dai genitori, lavoratori migranti, quando sono molto piccoli, e più avanti diventano figli “dimenticati” virtualmente senza genitori.

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Tong ha poi evidenziato le molte critiche contro gli obsoleti sistemi per il certifi cato di residenza e per le tessere studentesche dal 1997, ma sembra che non ci sia il minimo progresso su questi due temi.

教育制,度经严了人、人道、,人也伦违了我1990 1991 国人大批准1992 3 1 起即我国生儿童国

L’attuale sistema di registrazione della residenza e il sistema didattico in Cina hanno seriamente violato i diritti umani dei cittadini, la moralità umana, così come la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’infanzia fi rmata nel 1990 dal governo, approvata nel 1991 dal Congresso Nazionale del Popolo ed entrata in vigore il 1. Marzo 1992.

请问,不 让 孩子就地 平 等地 接 受教育和高考,是 为 了孩子的最大 利益 吗 ? 用 户 ,不孩子就地等地受教育和高考,是了孩子的最大利益籍制度生生将孩子和父母拆散这样

离符合儿童的最大利益?”

Vorrei chiedere, è nell’interesse dei bambini che il governo non fornisce pari opportunità per un’adeguata istruzione e per l’esame d’ammissione all’università nazionale? È nell’interesse dei bambini che il governo li separa dai genitori tramite il sistema di registrazione della residenza?

Un altro blogger di Tianya, Li Hui [cin], domanda perchè i bambini lavoratori vengano sempre “lasciati indietro” [cin]?

什么黑童工都是留守儿童? 这 背 后,不 仅 是一个非法 雇 佣 童工的, 问 更 题 深 层 次的 什么黑童工都是留守儿童?后,不是一个非法童工的,次的原因,是城,以

的教育均衡

Perchè gli illegali bambini lavoratori sono sempre quelli “dimenticati”? Alla base di questo problema non c’è solo l’impiego illegale dei bambini lavoratori, ma più profondamente è un problema causato dalla doppia struttura rurale- urbana della Cina, e dal grave squilibrio delle risorse didattiche.

Nella sezione commenti dell’articolo del Southern Weekend [cin], molti netizen hanno lasciato degli interventi e alcuni hanno incolpato il sistema di registrazione dei residenti per simili tragedie. Per esempio, Yanchenyu [cin] ha scritto:

simili tragedie. Per esempio, Yanchenyu [cin] ha scritto: 户 籍制度是 造成 留守儿童的 根源 ,城市人

籍制度是造成留守儿童的根源,城市人口享民工来的 的小孩供教育。

Il sistema di registrazione dei residenti è la causa alla radice della tragedia dei bambini lasciati indietro. La popolazione urbana gode la prosperità garantita dai lavoratori migranti, ma non fornisce la protezione dovuta alla loro sicurezza, e non offre neppure un’istruzione ai figli dei lavoratori migranti.

li101947 [cin] si domanda cosa stiano facendo le autorità:

[cin] si domanda cosa stiano facendo le autorità: 已 经 有多少儿童 遭 受了苦 难 ? 还

有多少儿童受了苦有多少儿童将要受苦道就不能有组织、制度保障

么了?

Quanti bambini hanno sofferto per questa tragedia? Quanti ancora ne soffriranno? Non esistono organizzazioni e regolamenti per salvaguardare i diritti e il benessere di questi bambini? Cosa stanno facendo le autorità?

> INDICE

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16. America Centrale: NO alla violenza contro le donne

49 16. America Centrale: NO alla violenza contro le donne 27.11.09 - articolo originale di Renata

27.11.09 - articolo originale di Renata Avila - tradotto da Bernardo Parrella

Nell’intera regione dell’America Centrale sono in corso attività e campagne online per portare all’attenzione generale la questione della violenza contro le donne. Molte di queste iniziative vanno attirando l’interesse e la partecipazione di parecchi blogger che riflettono variamente sul tema.

di parecchi blogger che riflettono variamente sul tema. Foto di Rudy Girón, ripresa da Antigue Daily

Foto di Rudy Girón, ripresa da Antigue Daily Photo con licenza Creative Commons.

In Guatemala, recentemente è stata rilanciata la campagna pluriannuale (che va dal 2008 al 2015) “Uniti per porre fine alla violenza contro le donne” e Radio Feminista informa sugli eventi in corso nel programma collettivo Fin a la Violencia [sp]. L’associazione Riprendiamoci la Tecnologia sta inoltre promuovendo una maratona-blog di 16 giorni [in] diffondendo nella blogosfera discussioni su temi connessi alla violenza contro le donne e a modi per prevenirla tramite l’uso della tecnologia. Chiunque può coinvolgersi nel progetto [in] e intervenire al

riguardo

sul

proprio

blog,

in

qualsiasi

luogo

e

lingua.

Honduras Quando in qualche parte del mondo scoppiano delle crisi, le donne sono più vulnerabili a subirne la violenza. Ad esempio, il blog honduregno Género con Clase [sp] ripubblica un articolo di Tacuazina Morales, che parla dell’aumento dei casi di violenza e brutalità contro le donne avvenuti subito dopo il recente colpo di Stato.

Ciò è parzialmente dovuto alla “situazione di mancata protezione in cui sono venute a ritrovarsi le vittime e alla debolezza delle istituzioni preposte alla tutela dei diritti umani delle donne.” Secondo Feministas en Resistencia, si sono registrati circa 400 casi di violenza contro le donne [sp] durante le dimostrazioni contro il colpo di Stato, incluse 23 violenze sessuali, alcune delle quali ad opera dei militari delle forze di sicurezza statali.

Guatemala Nel confinante Guatemala, l’impunità, che è la mancanza di processo o di punizioni per i colpevoli, è la conseguenza più seria di questo fenomeno. Secondo il blog Género con Clase fino al 97% dei casi di violenze contro le donne guatemalteche restano impuniti [sp]. Sul suo blog, il giornalista Montserrat Boix presenta diverse organizzazioni del Paese impegnate su tale tema, e mette anche in luce la recente Legge contro il femmi approvata nel 2009 [sp].

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Il blogger guatemalteco Ixmucane di Cine Sobre Todo racconta delle donne migranti, particolarmente esposte alla violenza [sp]:

- Unas de las situaciones en las que las mujeres están más indefensas es en la migración, porque están lejos del círculo familiar que las proteje, no conocen las leyes y muchas veces tampoco el idioma. Insisto que cuando hablo de migración, hablo de la migración dentro del país como hacia el extranjero. Y lo peor es que no se quiere defraudar a la familia que se queda, ya que ellos dependen muchas veces económicamente de ellas.

Una delle situazioni in cui le donne restano senza difesa è quando emigrano, perché si trovano lontano dal circolo famigliare che le protegge, non conoscono la legge del posto, e molte volte neppure la lingua. Quando parlo di emigrazione, intendo sia quella all’interno del proprio Paese che fuori. Quel che è peggio, queste donne non vogliono abbandonare la famiglia rimasta a casa, perchè molti membri di tale famiglia dipendono economicamente da loro .

Nella Chiesa Cattolica [it], la novena [it] consiste principalmente nel recitare preghiere ripetute per nove giorni consecutivi per chiedere qualche grazia particolare; allo stesso modo, Julio Serrano del blog Fellinada [sp] ha scritto una serie di nove articoli a mo’ di “novena” per illustrare la complessità della violenza contro le donne. Egli chiede inoltre la grazia di sostiture la violenza con parole d’amore: come preghiere ha usato nove storie reali di diversi tipi di violenza contro le donne e conclude il post con questa riflessione:

contro le donne e conclude il post con questa riflessione: Finalmente, no es un golpe bajo

Finalmente, no es un golpe bajo hablar del amor en este día, es una postura radical, política, amar es un acto social. Desde mi masculinidad y reivindicando a la mujer en mí, y a la mujer en el otro, y a las mujeres cercanas y lejanas, a mi mamá, a mi novia, a mis amigas, a mis hermanos, a mi papá, a mis amigos, y a aquellas tres hermanas y a lo que representan para nosotros hoy, para ustedes estas palabras llenas de amor

Infine, non è robetta da blog parlare d’amore in questi giorni, ma è una posizione radicale e politica, amare è un atto sociale. Dalla mia parte virile e da quella vendicativa femminile in me e nelle altre donne, e per quelle donne vicine e lontane, per mia madre, la mia ragazza, gli amici, i fratelli, mio padre, per quelle tre sorelle e per quanto ci sono care oggi, per tutti voi, ecco le mie parole piene d’amore

care oggi, per tutti voi, ecco le mie parole piene d’amore Fo to di R udy

Fo to di R udy G ir ó n, r ip r es a d a An ti gue Dai ly Ph ot o c on lic e nz a Cr ea ti v e Co m m on s .

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Rudy Girón del blog Antigua Daily Photo [in] spiega perché dovremmo rifiutare la violenza come qualcosa di normale e perché dovremmo proporci come parte della soluzione rispetto al problema della violenza contro le donne:

rispetto al problema della violenza contro le donne: Non voglio sentir dire che i colpi di

Non voglio sentir dire che i colpi di pistola sono una cosa normale. Mi rifi uto di considerare normali le azioni violente. Non

voglio essere insensibile davanti a qualsiasi manifestazione di violenza. Non voglio vedere

davanti alle banche; nei camion che consegnano merci; e nei negozi del Paese. Non voglio esser parte del problema. Non voglio

dire cose che sminuiscono le donne o qualcun altro. Non lo farò. Voglio esser parte della soluzione.

Il mondo è in trasformazione continua, facendo emergere problemi più complessi che vanno risolti, ma grazie a Internet crescono anche le voci che partecipano alla conversazione e propongono idee per arrivare a delle soluzioni. Anche le persone più marginalizzate della società, le donne indigene povere, combattono per i propri diritti, come descritto nel blog Guatemala Solidarity [in], perciò è ora di dire NO alla violenza e SI a una società più paritaria.

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violenza e SI a una società più paritaria. > INDICE Global Voices Online in italiano -

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17. Brasile: la sanatoria per gli immigrati illegali suscita speranze e controversie

per gli immigrati illegali suscita speranze e controversie 03.08.09 - articolo originale di Paula Góes -

03.08.09 - articolo originale di Paula Góes - tradotto da Laura Diel

Festa degli immigrati a São Paulo, giugno 2009. Foto gentilmente concessa da Rita Barreto.
Festa degli immigrati a São Paulo, giugno 2009.
Foto gentilmente concessa da Rita Barreto.

Il Brasile è stato storicamente un punto di arrivo per persone di svariate nazionalità [in], un’apertura che ha ha conferito al Paese un carattere variegato e multiculturale tale da renderlo un vero e proprio melting pot. Mentre in passato l’immigrazione era una soluzione promossa dal governo per popolare i vasti territori del gigante sud-americano, negli ultimi anni il fenomeno ha riguardato immigrati, prevalentemente illegali, provenienti dai Paesi confi nanti, soprattutto Paraguay, Perù e sempre più spesso Bolivia, emigrati in Brasile per ragioni economiche e politiche. Anche dalla Cina proviene un flusso consistente di persone alla ricerca di opportunità lavorative.

Si ritiene che solo dalla Bolivia arrivino ogni mese in Brasile tra i 1.200 e 1.500 immigrati in cerca di lavoro che vanno a infoltire le schiere dei lavoratori illegali. Si stima che nell’area metropolitana di São Paulo vivano 200.000 boliviani, la maggior parte senza documenti. Situazione però prossima a cambiare. Il Presidente Lula da Silva ha varato [in] una nuova amnistia per gli immigrati, che consentirà agli

stranieri irregolari di richiedere un permesso di residenza temporaneo e alla fi ne di ottenere lo status legale in Brasile.

e alla fi ne di ottenere lo status legale in Brasile. Immigrati andini a São Paulo.

Immigrati andini a São Paulo. Foto gentilmente concessa da Thiago Macedo, aprile 2009.

La norma riguarda gli immigrati arrivati prima del 1 febbraio 2009 – entrati illegalmente nel Paese o rimastivi una volta scaduto il visto – che otterranno il diritto alla libertà di movimento e al lavoro, oltre all’accesso a servizi sanitari pubblici, educazione e strutture legali.

Secondo il Ministero di Giustizia, quasi 50.000 le persone potranno beneficiare della legge, ma le organizzazioni internazionali stimano che gli immigrati eligibili siano 200.000. Anche se solo un quarto dovessero trarne beneficio, si tratterà comunque della più grande sanatoria mai realizzata in Brasile.

La speranza è che possa cambiare le sorti di chi ad esempio viene sfruttato nei laboratori tessili (sweatshop) [in] - una cruda realtà di São Paulo. L’obiettivo ultimo è ottenere clemenza e comprensione per gli immigrati brasiliani illegalmente residenti all’estero: secondo il Ministero di Giustizia i brasiliani che lasciano il Paese sono assai più numerosi delle migliaia che vi arrivano.

Durante il recente convegno del G8 in Italia, il Presidente Lula, che sta anche facendo una campagna per il miglioramento e l’“umanizzazione” dello statuto sull’immigrazione del 1980, ha criticato le nazioni ricche per il duro atteggiamento assunto contro gli immigrati illegali e ha fatto appello alla solidarietà internazionale. Riuscirà il Brasile a

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far capire agli altri Paesi la necessità di trattare meglio gli immigrati? Ariel Pontes [pt] ritiene che il Brasile stia insegnando qualcosa al mondo:

Enquanto Estados Unidos criam leis e muro entre seu território e do México para impedir estrangeiros de entrar em seu país e Israel isola comunidade palestina, presidente Lula dá ao mundo demonstração de que é possível vivermos em tempos modernos a multicultura.ritiene che il Brasile stia insegnando qualcosa al mondo: Mentre gli Stati Uniti approvano leggi e

Mentre gli Stati Uniti approvano leggi e tirano su muri tra il proprio territorio e il Messico per impedire agli stranieri

di entrare nel Paese e Israele isola le comunità palestinesi, il Presidente Lula dimostra al mondo che oggi si può vivere

nella multiculturalità.

Fernando Branquinho [pt] elabora ulteriormente la questione:

Em época de crise, onde as oportunidades de trabalho e negócios minguam, a mesquinhez humana aguça preconceitos numa “ética de bote salva-vidas”, onde a regra é: eu me salvo, você, não! É o caldo cultural onde os fascismos prosperam, e a história nos mostra que o ápice da direita como ideologia aconteceu após a 1a grande guerra, reforçado pela crise do capitalismo de 1929. Hoje na Europa o tema que tem elegido direitistas a cada urna aberta é a restrição a estrangeiros. A França tem cotas de expulsão mensais. A Itália incentiva a deduragem de estrangeiros com a aprovação de uma nova lei que criminaliza a imigração ilegal.Branquinho [pt] elabora ulteriormente la questione: No Brasil, temos uma elite tão retrógrada quanto a que

No Brasil, temos uma elite tão retrógrada quanto a que deu o golpe agora em Honduras, e que se manifesta no cotidiano espumando seu ódio ao “iletrado” presidente Lula, às cotas das políticas de afi rmação racial e às transferências governamentais como o bolsa-família, Prouni, etc. E temos um governo que, apesar do grande defeito de não ter avançado mais nas conquistas sociais e de ter sucumbido aos defeitos da política tradicional, acaba de sancionar a anistia a cerca de 50 mil imigrantes ilegais que se encontravam no país até fevereiro de 2009, humanizando o problema migratório. Na contra-mão da discriminação, o Brasil se mostra como país acolhedor de imigrantes, dando exemplo ao mundo.

Nei periodi di crisi, quando scemano opportunità d’impiego e d’affari, la meschinità umana acuisce i pregiudizi in una specie di “etica da scialuppa di salvataggio” dove vige la regola: Io mi salvo, tu no! È il brodo culturale dove prospera il fascismo, la storia ci mostra come l’ideologia della destra abbia raggiunto l’apice dopo la prima guerra mondiale, rafforzata dalla crisi del capitalismo nel 1929. Oggi in Europa la questione che porta la gente a votare per i politici di destra a ogni elezione è quella sulla restrizione dell’immigrazione. La Francia ha delle quote mensili di espulsione. L’Italia incoraggia la denuncia degli stranieri con l’approvazione di una legge che criminalizza l’immigrazione illegale [it].

In Brasile, abbiamo un’elite retrograda come quella che recentemente ha realizzato il colpo di Stato in Honduras e che

nella vita di tutti i giorni si preoccupa di fomentare odio contro l’”illetterato” Presidente Lula, contro le quote delle

politiche per l’affermazione razziale [in] e i benefici statali come il sussidio familiare [in], il Prouni [Programma Università per Tutti], ecc. E il nostro governo, nonostante il grande difetto di non aver ottenuto un maggiore sviluppo sociale ed essersi piegato ai difetti della politica tradizionale, ha appena fi rmato una sanatoria per quasi 50.000 immigrati illegali entrati nel Paese prima del febbraio 2009, umanizzando così il problema dell’immigrazione. Invece

di discriminare gli immigrati, il Brasile gli accoglie, fornendo un esempio a tutti i Paesi del mondo.

Vitor Vieira [pt] reagisce invece con sarcasmo alla notizia di un’altra amnistia, sottolineando come già in passato in Brasile ci siano state delle sanatorie, sia nel 1988 che nel 1998, con l’ultima che ha riguardato quasi 60.000 persone:

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Stranieri da tutte le latitudini possono venire in Brasile e rimanervi illegalmente poiché dopo un paio d’anni verrà fatta un’altra legge che li legalizzerà tutti. Il Brasile è la madre del mondo. Membri della Yakuza[it], potete venire quando volete. Membri della mafia russa, siete i benvenuti.

Anche Maria B [pt] sembra scontenta:

Que país de mierda.Enquanto a Itália torna crime a imigração ilegal, Lula, o bom transforma o Brasil na casa da Mãe Joana.Estou sendo polida. Até hoje Lula só prestigiou o que não presta.Vamos aguardar o dia que vai privilegiar o que presta… sentados, por favorsiete i benvenuti. Anche Maria B [pt] sembra scontenta: Che Paese di merda. Mentre l’Italia criminalizza

Che Paese di merda. Mentre l’Italia criminalizza l’immigrazione, Lula, il buono, trasforma il Brasile in un bordello. Per parlare educatamente. Finora Lula ha dato prestigio solo agli inutili. Aspettiamo il giorno in cui darà priorità alle

persone utili…

ma non terremo il fiato sospeso.

Leonardo Sakamoto [pt], blogger che segue da vicino i fenomeni dell’immigrazione e della schiavitù dei nostri giorni, concorda sul fatto che la legge sia un buon passo nella giusta direzione, ma sottolinea come sia ben lontana dal risolvere il problema:

A notícia é ótima, mas os problemas para os imigrantes ilegais não serão resolvidos de um dia para noite. Primeiro, porque o valor não é tão baixo em se tratando de famílias pobres com muitos membros: por exemplo, cinco pessoas terão que desembolsar R$ 490,00 – o que não é pouca coisa para quem já não ganha quase nada. Além disso, para obter o registro defi nitivo, o estrangeiro terá que, entre outras coisas, comprovar que está trabalhando. Considerando que muitos estão na informalidade – como uma parte considerável do resto da população brasileira – quais serão os documentos exigidos? Contracheque fantasma de oficina de costura ilegal?sottolinea come sia ben lontana dal risolvere il problema: É um primeiro passo, mas o ideal

É um primeiro passo, mas o ideal seria atingir algo mais profundo, que mude também a forma como vemos a América do Sul e como a “Sudamerica” nos vê.

Os preços baixos de roupas em ruas de comércio paulistanas como a José Paulino ou a Oriente, que tanto atraem os consumidores do varejo e do atacado, muitas vezes são obtidos através da redução dos custos no processo de produção. A maior parte dos funcionários utilizados na confecção dessas roupas é composta por imigrantes latino-americanos em situação ilegal no Brasil. Bolivianos, paraguaios, peruanos, chilenos formam um verdadeiro exército de mão-de-obra barata e abundante em São Paulo. Saem de seus países de origem em busca de uma vida melhor em solo brasileiro, fugindo da miséria. Das comunidades latino- americanas na capital paulista, os bolivianos destacam-se por constituir a mais numerosa. Além disso, encontram-se nas situações mais graves de exploração e degradação do trabalho humano.

È un’ottima notizia, ma non risolverà i problemi degli immigrati illegali da un giorno all’altro. Innanzitutto perché l’importo da pagare per la regolarizzazione non è indifferente per le persone povere con famiglie numerose, cinque persone ad esempio dovranno pagare R$ 490.00 (circa 254 dollari Usa), non poco per chi già non guadagna granché.

Oltretutto, per ottenere il permesso di residenza permanente, gli stranieri devono, tra le altre cose, dimostrare che stanno lavorando. Considerando il fatto che molti di loro lavorano illegalmente - come d’altronde gran parte della popolazione brasiliana – quali saranno i documenti richiesti? Buste paga fantasma di laboratori tessili illegali? È un primo passo, ma si dovrebbe aspirare a ottenere qualcosa di più profondo, che possa cambiare anche il modo in cui noi vediamo l’America del Sud e quello con cui il “Sudamerica” vede noi.

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I prezzi bassi dei capi d’abbigliamento venduti nelle strade di São Paulo come José Paulino o Oriente, che attraggono acquirenti al dettaglio e all’ingrosso, sono spesso possibili grazie alla riduzione dei costi di produzione. La maggior parte della manodopera impiegata per la produzione di questi vestiti è composta da immigrati latinoamericani che si trovano in Brasile illegalmente. Boliviani, paraguayani, peruviani, cileni formano un vero e proprio esercito di manodopera a basso costo a São Paulo. Lasciano i loro Paesi di origine per fuggire dalla povertà e alla ricerca di una vita migliore in terra brasiliana. La comunità latinoamericana più numerosa a São Paulo è quella boliviana. Sono anche i lavoratori che si trovano nelle peggiori situazioni di sfruttamento e degrado.

Il blogger prosegue spiegando come molti di questi laboratori operino illegalmente in seminterrati nascosti, senza aria

fresca né luce del sole per non suscitare sospetti. Il rumore dei macchinari è soffocato da musica boliviana a tutto volume

e i “dipendenti” sono chiusi a chiave, rivolti verso le pareti senza potersi vedere o parlare, per impedire proteste e

richieste per migliori condizioni lavorative. Essendo clandestini, guadagnano salari bassissimi e vivono con la paura costante di perdere il lavoro, in alcuni casi i datori di lavoro ne sequestrano addirittura i documenti d’identità, senza lasciare loro alcuna altra scelta. Al termine di questo lungo, lucido e completo post, Sakamoto [pt] si domanda:

“Dopotutto, cosa vuol dire essere davvero un brasiliano?”

cosa vuol dire essere davvero un brasiliano?” A história de nosso país é uma história de

A história de nosso país é uma história de migrações, de acolher gente de todos os cantos do mundo (não tão bem, é claro - São Paulo, por exemplo, é a maior cidade nordestina fora do Nordeste e, ao mesmo tempo, ostentamos um preconceito raivoso e irracional). Mas não faz sentido que viremos às costas aos que vêm de fora e adotam o Brasil, mesmo que a contragosto. Eles são tão brasileiros quanto eu e você, trabalham pelo desenvolvimento do país, mas normalmente passam invisíveis aos olhos da administração pública e do resto de nós.

La storia del nostro Paese è una storia d’immigrazione, di accoglienza verso gente di ogni angolo del pianeta (non sempre funziona bene, naturalmente – a São Paulo, ad esempio, nonostante sia la città dove vive il maggior numero di persone provenienti dal Nordest brasiliano, esistono pregiudizi odiosi e irrazionali nei loro confronti). Ma non ha senso voltare le spalle a chi viene dall’estero e si stabilisce nel Paese, a volte anche contro la propria volontà. Sono brasiliani come noi, che lavorano per lo sviluppo del Paese, sebbene siano di solito invisibili agli occhi dell’amministrazione pubblica e al resto di noi.

Gli immigrati che otterranno il permesso di residenza avranno tutti i diritti dei cittadini brasiliani, fatta eccezione per il diritto di voto e la possibilità di arruolarsi nell’esercito. La richiesta per la residenza temporanea deve essere presentata entro 180 giorni dalla pubblicazione della nuova legge e le domande vanno indirizzate al Ministero della Giustizia.

> INDICE

indirizzate al Ministero della Giustizia. > INDICE Global Voices Online in italiano - Articoli scelti dal

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18. Macedonia: i “Cantori di Skopje”

56 18. Macedonia: i “Cantori di Skopje” 25.11.09 - articolo originale di Filip Stojanovksi - tradotto

25.11.09 - articolo originale di Filip Stojanovksi - tradotto da Francesco Gagliardi

I “Cantori di Skopje” (in macedone: Ра с п е а н и с к о п ј а н и in alfabeto cirillico eRaspeani skopjani in alfabeto latino), è un coro amatoriale formato da cittadine e cittadini di Skopje [it] che esprimono attraverso il canto le loro opinioni su varie questioni sociali. Il coro si raduna ogni domenica in diversi luoghi della capitale della Repubblica di Macedonia e gira un video musicale da caricare su YouTube, nel canale del gruppo di attivismo civico Ploshtad Sloboda [in, mac] (”Piazza della Libertà”).

Il coro adotta uno stile umoristico, ben riflesso nel loro repertorio. In occasione della festa nazionale [in] dedicata alla Giornata della Lotta Rivoluzionaria Macedone, hanno eseguito la canzone per bambini “Siamo Macedoni” ( Н и е с м е M а к е до н ц и) [mac] e davanti all’ufficio greco per le relazioni estere (di fatto l’ambasciata greca) hanno eseguito “Dirlada” ( Дир л а д а ) [mac], canzone che parla degli amori estivi di un ragazzo macedone e di una ragazza greca che ha problemi con il visto d’ingresso.

Su una nota più tetra, i “Cantoridi Skopje” hanno poi eseguito “Uccidimi” ( У б и ј м е ) della band locale Bernays Propaganda [in], che include queste parole:

Bernays Propaganda [in], che include queste parole: Не с ум ка к о т е б

Не с ум ка к о т е б е ,

не м ам и ст а бо ј а , ом р а за т а е тв о ј а

Не с ум ка к о т е б е за то а у - б - и - ј м - е уб и ј, уб и ј м е .

Non sono come te

Non siamo dello stesso colore Sei tu a odiarmi

Non sono come te e allora u-c-c-i-d-i-m-i uccidi, uccidimi.

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Quanto sopra a commento del pestaggio di studenti che protestavano in una piazza di Skopje [in] avvenuto alcuni mesi fa.

L’esibizione più recente del coro riguarda Lumberjack Song [in] (La canzone del boscaiolo) dei Monty Python, in risposta all’abbattimento dei vecchi alberi che costeggiavano Viale Ilinden, un’iniziativa del sindaco di Skopje che qualche mese fa ha provocato molto dolore e scontento [mac] nella cittadinanza.

molto dolore e scontento [mac] nella cittadinanza. La fama di questa originale forma di satira sociale
molto dolore e scontento [mac] nella cittadinanza. La fama di questa originale forma di satira sociale

La fama di questa originale forma di satira sociale si è diffusa inizialmente grazie ai social media, in particolare tramite Facebook, e dopo qualche settimane ha attirato anche l’attenzione delle testate tradizionali: il quotidiano Dnevnik ha pubblicato un articolo sul coro [mac].

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ha pubblicato un articolo sul coro [mac]. > INDICE Global Voices Online in italiano - Articoli

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19. Colombia: tutelare la cultura afro-colombiana a San Basilio di Palenque

la cultura afro-colombiana a San Basilio di Palenque 24.11.09 - articolo originale di Caralina Restrepo -

24.11.09 - articolo originale di Caralina Restrepo - tradotto da Beatrice Borgato

di Caralina Restrepo - tradotto da Beatrice Borgato Foto di San Basilio de Palenque di Royale_With_Cheese,

Foto di San Basilio de Palenque di Royale_With_Cheese, ripresa con licenza Creative Commons

Il piccolo villaggio di San Basilio di Palenque [in] si trova nel nord della Colombia ed è stato fondato da una delle prime comunità di schiavi africani fuggiti durante la colonizzazione spagnola. Oggi i discendenti di quegli schiavi africani si stanno impegnando per preservare le proprie tradizioni culturali così come il Palenquero [in], una lingua spagnola di origine creola parlata secondo le stime da 2.500 persone. Grazie alle storie sulla schiavitù tramandate di generazione in generazione e alle tradizioni musicali mantenute vive nel tempo, questo villaggio fa rivivere l’anima del continente africano in un angolo della Colombia.

Il blog Azadón de Palo ha intervistato M. Elena Salgado, una ragazza residente nel villaggio che risponde alla domanda, Come si vive a San Basilio di Palenque?[sp].

“ Come si vive a San Basilio di Palenque? ” [sp]. Es un lugar pequeño, donde

Es un lugar pequeño, donde todos nos conocemos. Somos generaciones de todas las familias, desde las primeras que se refugiaron en los Montes de María (así se llama la zona que rodea a San Basilio). Nuestras casas son humildes, hechas con material que nos da la naturaleza; tierra, bahareque, tapia y cemento a la vista. Nuestros techos son de palma y lata, que ayuda a refrescar y soportar el calor.

È un posto piccolo dove tutti si conoscono. Le nostre generazioni discendono dalle prime famiglie che si rifugiarono nei Monti di Maria (si chiama così la zona montuosa attorno a San Basilio). Viviamo in case umili, fatte con materiali che si trovano in natura: terra, mattoni e cemento a vista. I tetti sono di foglie di palma e lamiera che aiuta a mantenere la casa fresca e a sopportare il calore.

Nelle case riecheggiano le melodie afrocolombiane, ed è proprio partendo dalla tradizione che molti settori della società rivendicamo il proprio diritto. L’essenza di questo concetto si rafforza come sottolinea il blog Colombian Passport dove viene pubblicato questo paragrafo sulla loro storia [sp]:

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- Lo que bien se sabe acerca de los colombianos negros es que son las personas descendientes de los que fueron traídos como mercancía, forzados por las compañías negreras europeas entre los siglos XV y XVIII a todo el territorio de las Américas.

Dei neri colombiani si sa per certo che sono i discendenti di tutti quegli uomini e donne trasportati come mercanzìa, costretti a lasciare l’Africa per il territorio americano dalle compagnie europee di tratta degli schiavi tra il XV e il XVIII secolo.

Patricia Quintero Barrera scrive [sp] sul blog Etnicográfica :

- La Afrocolombianidad o Identidad étnica Afrocolombiana es el conjunto de aportes y contribuciones, materiales y espirituales, desarrollados por los pueblos africanos y la población afrocolombiana en el proceso de construcción y desarrollo de nuestra Nación y las diversas esferas de la sociedad Colombiana.

Son el conjunto de realidades, valores y sentimientos que están integrados en la cotidianidad individual y colectiva de todos nosotros y nosotras. La Afrocolombianidad es un patrimonio de cada colombiano(a), indistintamente del color de la piel o el lugar donde haya nacido.

L’Afrocolombianità o Identità etnica Afrocolombiana è l’insieme dei contributi e apporti, sia materiali che immateriali, sviluppati dai popoli africani e dalla popolazione afrocolombiana nel corso del processo di costruzione e crescita della nostra nazione e delle diverse sfere della società colombiana. Sono la somma delle diverse realtà, valori e sentimenti integrati nella quotidianità individuale e collettiva di tutti/e noi. L’Afrocolombianità è patrimonio di ogni colombiano/a senza distinzione nel colore della pelle e nel luogo di nascita.

Infine, sul canale Asabbagh di YouTube trovate il trailer del documentario[sp] che mostra com’è San Basilio di Palenque oggi, una comunità non a caso dichiarata dall’UNESCO ‘Capolavoro del Patrimonio orale e intangibile dell’umanità’.

> INDICE

orale e intangibile dell’umanità’. > INDICE Global Voices Online in italiano - Articoli scelti dal

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20. Attivismo e maternità in Asia

60 20. Attivismo e maternità in Asia 30.10.09 - articolo originale di Daniel Chandranayagam - tradotto

30.10.09 - articolo originale di Daniel Chandranayagam - tradotto da Luana Rodriguez

Cosa sacrifica una donna per la causa per cui combatte? In che modo i suoi fi gli vengono colpiti dalle persecuzioni nei suoi confronti? Questo articolo analizza brevemente la vita di donne attiviste che sono anche madri in vari Paesi asiatici.

Irene Fernandez è un’attivista per i diritti degli emigranti e delle donne in Malesia. Per oltre dieci anni, Irene è stata accusata di ‘diffamazione criminale’ [in] (accusa ora lasciata cadere) per aver pubblicato un memorandum in cui chiedeva al governo Malese di indagare sulle possibili atrocità commesse nei campi immigrati del Paese.

Oltre ad essere un’attivista, cosa che ha portato al conferimento del Right Livelihood Award 2005, Irene è anche madre di tre figli, Camverra Jose Maliamauv, Tania Jo e Katrina Jorene, e di molti fi gli adottivi [in]. È difficile immaginare ciò che passa per la mente di un’attivista come Irene, quando pensa ai propri fi gli. Nel momento della condanna al primo processo nel 2003, sembra che Irene abbia detto:

al primo processo nel 2003, sembra che Irene abbia detto: Voglio che i miei figli e

Voglio che i miei figli e i figli di tutti coloro con cui lavoro come responsabile di Tenaganita, vivanoin una società pacifica dove non c’è paura per la violenza di Stato.

Probabilmente il ruolo di Irene come madre è riflesso al meglio negli occhi della figlia, Katrina Jorene, che ha scritto quanto segue su Micah Mandate[in] (un blog di fede cristiana che promuove l’interesse pubblico):

Sono orgogliosa di mia madre che mi ha insegnato a prestare sempre attenzione nella vita alla costante ricerca di ciò che è giusto, vero e corretto. Sono orgogliosa di tutti gli eroi della mia vita, soprattutto quelli della mia famiglia e della famiglia di Tenaganita [l’organizzazione guidata da Irene Fernandez]. Sono orgogliosa di tutti quanti hanno lavorato silenziosamente, senza sosta e con così profonda attenzione per tutti questi anni per far del bene al prossimo.

Sembra che gli insegnamenti di Irene abbiano spinto almeno uno dei fi gli ad abbracciare lo stesso percorso di attivista. Ora Katrina scrive articoli che sostengono [in] i diritti e la tutela delle minoranze.

Al contrario di Katrina Jorene, purtroppo Alexander e Kim Aris, fi gli del Premio Nobel Aung San Suu Kyi, non possono imparare direttamente dalla madre da più di dieci anni. L’amore della Signora Suu Kyi’ per il Myanmar è stata così forte da farle trascorrere circa quattordici anni imprigionata nella villa sul lago di Yangon, [in], facendo questa scelta per paura che la giunta militare le impedisse di rientrare una volta uscita dal Paese . Womensphere[in], un blog di e sulle donne, scrive:

Il marito britannico [di Suu Kyi] e ricercatore a Oxford, Michael Aris, è morto nel 1999 di cancro all’età di 53 anni. La moglie non ha potuto essere con lui in punto di morte - la giunta militare aveva rifi utato ad Aris il visto d’ingresso e la moglie temeva di non poter rientrare una volta uscita. Inoltre Kyi ha potuto incontrare i figli, ora più che 30enni, per oltre un decennio.. Womensphere [in], un blog di e sulle donne, scrive: Poco è stato scritto poco su

Poco è stato scritto poco su (o da) Alexander o Kim. Comunque nel 1991 il fi glio più grande della Signora Suu Kyi, Alexander, ha ritirato il Premio Nobel a Oslo per conto della madre. Di nuovo, guardando attraverso gli occhi del figlio [in], possiamo capire meglio la Signora Suu Kyi come madre:

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- Aggiungerei, comunque, parlando da figlio, che personalmente credo che la sua dedizione e il suo sacrifi cio personale l’abbiano resa un simbolo importante per comprendere il dramma del popolo di Burma. E tale dramma non andrebbe sottovalutato.

Dobbiamo inoltre ricordare che lotta solitaria [di Suu Kyi] nel complesso sorvegliato a vista di Rangoon è parte di una battaglia più ampia, di livello mondiale, per l’emancipazione dello spirito umano dalla tirannia politica e dalla sottomissione psicologica.

Sebbene mia madre venga spesso descritta come una dissidente politica che utilizza mezzi pacifi ci per indurre un cambiamento verso la democrazia, dovremmo tenere a mente che la sua ricerca è puramente spirituale.

Spero che presto mia madre possa condividere questo sentimento e parlare direttamente di persona invece che tramite me.

Nel frattempo, molte madri attiviste in Asia sono tuttora vititme di persecuzioni. Per esempio, Fan Guijuan, la cui casa si dice sia stata demolita per il progetto Shanghai World Expo, è stata arrestata a Pechino e rinviata a Shanghai, dove è stata posta immediatamente in detenzione [in]. Suo figlio non ha un posto dove vivere a causa della demolizione. Nel frattempo, nelle Filippine, la Dottoressa Edita Burgos, madre di Jonas Burgos, combatte per la giustizia del figlio attivista [in], che si dice siadesaparecido. La Dottoressa Burgos è presidente dei Desaparecidos (Famiglie dei Desaparecidos per la Giustizia), organizzazione che chiede giustizia per la moltitudine delle persone scomparse, elemento simbolo del regime Arroyo [in] .

Infine, in Iran le madri attiviste umanitarie vanno rapidamente trasformandosi in icone globali per i diritti umani in tutto il mondo. In una silenziosa protesta pubblica, le ‘Madri iraniane in lutto [in],’ conosciute a Tehran come le ‘Madri di Laleh,’ cercano pacificamente giustizia per i propri figli morti o imprigionati [in].

> INDICE

rimane tale per tutta la vita. ” [in]. > INDICE Global Voices Online in italiano -

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21. Iran: vive online il ricordo dei martiri del “Movimento Verde”

vive online il ricordo dei martiri del “Movimento Verde” 4.09.09 - articolo originale di Hamid Tehrani

4.09.09 - articolo originale di Hamid Tehrani - tradotto da Stefano Ignone

originale di Hamid Tehrani - tradotto da Stefano Ignone Nel 
 corso 
 1dalle 
 manifestazioni

Nel 
 corso 
 1dalle 
 manifestazioni 
 d i 
 contestazione 
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 controverso 
 risultato 
 delle 
 elezioni 
 presidenziali 


che 
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 Paese 
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 scorso 
 giugno, 
 sono 
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 dozzine 
 i 
 dimostranti 
 uccisi. 


S u
Neverforget.us 
[in], 
 un 
 nuovo 
 sito 
 multimediale, 
 è 
 possibile 
 trovare 
 foto 
 e 
 br evi 
 biografie 
 di 


oltre 
 70 
 vittime 
 della 
 repressione. 
 Una di queste vittime è Neda Agha Soltani [it], spirata con gli occhi ancora aperti. La sua morte è stata catturata dalle telecamere dei passanti, e diffusa su Internet. I suoi ultimi istanti di vita, passando dai citizen media ai mass media, sono arrivati a milioni di persone.

I cittadini iraniani hanno continuato a utilizzare Internet [fa] per immortalare altri martiri del movimento di protesta (noto come “Movimento Verde”). L’opposizione sostiene [in] che il numero dei manifestanti uccisi sia superiore a 70. Alcuni deceduti [in] per le torture subite al momento dell’arresto, altri colpiti a morte nelle strade.

A dispetto della segretezza imposta dal Governo, sono così emersi i nomi e i volti dei caduti.