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KOSOVO: GIRO DI VITE PER BELGRADO

L'Aia ha deciso per l'autonomia definitiva della regione serba secessionista. Questa decisione
segna l'epilogo di una delle maggiori tragedie storiche, seguite al crollo del Muro di Berlino e
dell'Unione Sovietica: lo smembramento della Jugoslavia e l'annientamento sistematico della
Serbia. EU tra asservimento al diktat statunitense e svilimento delle radici religiose e culturali
europee.
Il 22 luglio 2010 la Corte internazionale di Giustizia dell'Aja ha ratificato l'indipendenza del
Kosovo -indipendenza gi proclamata dal parlamento di Pritina il 17 febbraio 2008.
Nelle cronache balneari di un'italietta sempre pi da fine impero, questa notizia passata quasi
inosservata. Eppure si tratta di un evento importantissimo: un'organizzazione, che si ritiene sia
preposta a riflettere la volont della cosiddetta comunit internazionale, ha privato uno stato
sovrano di una propria regione amministrativa, motivando tale decisione col principio
dell'autodeterminazione dei popoli. Il verdetto della Corte, che comunque non ha valore vincolante,
segna la conclusione di un processo di deserbizzazione del Kosovo, avviato nel 1999, e potrebbe
determinare ripercussioni difficilmente prevedibili in un pi ampio ambito geopolitico: il
precedente della creazione di una repubblica a sfondo etnico albanese potrebbe contribuire ad una
recrudescenza dei conflitti nell'estrema Anatolia orientale, zona di stanziamento dei curdi turchi, o
nei territori caucasici della Federazione Russa. I punti critici, dove diversi gruppi etnici potrebbero
avvalersi dell'esempio kosovaro, sono, tuttavia, molto pi numerosi.
Il governo serbo, che pure nel febbraio 2010 aveva riconosciuto a Pritina il diritto di partecipare ad
incontri internazionali (a condizione, tuttavia, di essere rappresentata dall'ONU, non da un governo
autonomo), non riconosce la validit giuridica della risoluzione del Tribunale, ma si astiene da atti
di protesta pi incisivi. Il che non deve stupire. La Serbia di Boris Tadi pressata da gravissimi
problemi politici, sociali ed economici. Nell'attuale congiuntura, il paese balcanico si sta
concentrando febbrilmente sulla soluzione di questi problemi, che gli impediscono di sperare in un
futuro ingresso nell'Unione Europea (unica possibilit, per la Serbia del dopo Miloevi, d'uscire da
anni di isolamento e di ristagno economico). Per Belgrado e, soprattutto, per il popolo serbo la
questione del Kosovo deve essere posta, ora, in secondo piano: la gente stanca di anni di
malgoverno, di povert endemica, di una situazione sociale disperata. Pretende una nuova Serbia,
pi onesta, pi ricca, pi moderna e civile. E non le interessa affatto se in questa agognata nuova
Serbia il Kosovo non ci sar: non un problema, se tale il prezzo chiesto per lo sviluppo del
paese. Per conservare un potere dipendente dal voto popolare, dall'Europa e dagli USA, i nuovi
politici di Belgrado sono costretti a tener conto degli umori della gente e delle imposizioni
occidentali: del resto, i tempi delle velleit nazionalistiche di Miloevi, per cui il mito del
Kosovo culla della civilt serba era fondamentale, sono passati. O almeno cos si vuole far credere a
Washington, all'ONU e in Unione Europea...
A dire il vero, l'Unione Europea, come ogni pseudo-stato che si regga solo sugli interessi finanziari
di alcuni gruppi elitari, ha poca memoria, che tra l'altro modifica e adatta alla sola agenda del
momento. Potremmo perdonare agli Stati Uniti e alle loro appendici internazionali una scarsa
conoscenza della storia europea, ma non pu non lasciare incerti il fatto che i banchieri di Bruxelles
e Londra, cos come le figure ufficiali dei governi dell'Unione (ad esclusione di Spagna e Grecia)
sembrino ignorare che le trib serbe abitavano il Kosovo sin dal VI sec. d.C. e che la regione venne
strappata a Bisanzio (non certo agli albanesi) dal serbo Stefan Nemanja, fondatore della dinastia dei
Nemanii, negli anni 1160-80. Da allora, la regione divenne importantissima per la vita culturale e
politica del giovane stato serbo: vi venne istituito l'episcopato di Pe, vi sorsero citt come Prizren e
Deani, che presentano chiese ed opere d'arte dal valore inestimabile non solo per la Serbia, ma per
tutta la cristianit europea. Al Kosovo collegata una delle pagine pi drammatiche della lotta
dell'Europa contro l'islam: qui, nella battaglia di Kosovo Pole, nel 1389 le forze del principe serbo
Lazar vennero massacrate dai turchi di Murat I, che ridusse la regione a provincia dell'impero
ottomano. E qui entrano in scena gli albanesi, che arrivarono con i turchi. Istanbul non gradiva la

presenza predominante degli irrequieti serbi in una regione strategica di frontiera e guardava con
estremo favore alla sua colonizzazione da parte degli albanesi. Secondo i registri catastali ottomani,
pubblicati a Saraevo nel 1972, nel 1455 la popolazione albanese del Kosovo raggiungeva l'1%,
mentre quella serba il 98%. Le repressioni turche portarono la maggior parte della popolazione
serba ad abbandonare il Kosovo e a trovare riparo pi a nord, soprattutto nella cristiana Ungheria. E'
il fenomeno delle cosiddette seobe (migrazioni). Le terre abbandonate dai serbi venivano occupate
dagli albanesi, con ovvie, radicali mutazioni del precedente quadro etno-demografico. Il definitivo
predominio albanese venne raggiunto in epoca relativamente recente, nella seconda met del
diciannovesimo secolo.
In questo specifico caso l'argomento dell'autodeterminazione dei popoli risulta essere, dunque,
piuttosto capzioso, se non errato. In altri termini, la risoluzione della Corte dell'Aja cerca di
nascondere l'ennesima violenza fatta dagli Stati Uniti ad uno stato sovrano, la cui esistenza non
corrispondeva ai piani globalistici d'oltre oceano. Non corrispondevano drasticamente a tali piani n
la Jugoslavia di Tito n la Serbia di Miloevi. La Jugoslavia stato l'unico paese al mondo in cui
l'esperimento socialista sia storicamente riuscito: un miracolo di socialismo dal volto umano.
All'ottica di Washington, la florida Jugoslavia era da un punto di vista morale immensamente pi
pericolosa di un'URSS ormai da tempo discreditata, e non doveva esistere. Puntualmente, dopo il
crollo dell'Unione Sovietica stata annientata sotto lo sguardo indifferente (e forse compiacente)
dell'Europa. Forse compiacente... Poich la Jugoslavia era un modello di confederazione,
alternativo a quello che si stava creando a Bruxelles. Un modello perfettamente concorrenziale, la
cui esistenza era inammissibile. La distruzione della Serbia di Miloevi e la caduta dello statista
serbo, che non a caso avvenne un anno prima dell'introduzione della moneta unica europea, sono
state altrettanto necessarie: in un' Europa unificata sotto l'egida della pax americana, bisognava
eliminare l'ultima testa di punta della Russia in territorio occidentale.
La tragedia balcanica, determinata dall'affermazione degli USA come unica potenza globale,
appartiene comunque ad una fase storica precedente a quella attuale. In quella fase la Russia ancora
non si era irrobustita sotto il controllo di Putin e la Cina aveva appena cominciato la sua incredibile
crescita. L'equilibrio di forze nello scacchiere globale sta di nuovo tornando ad essere bi- o tripolare
e uno dei fulcri di frizione, come sempre, si trova alle porte dell'Eurasia, sui Balcani. Le
conseguenze della politica del blocco atlantico nei confronti della Serbia dipendono funzionalmente
da come si evolver, nei prossimi anni, l'interazione tra gli USA e le potenze nascenti (o
rinascenti): per ora possibile solo dire che sui Balcani, a differenza dell'Occidente, la memoria
ancora importante e le offese ricevute non si dimenticano...

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1. Corte internazionale di Giustizia dell'Aja: organo giudiziario dell'Onu. Venne istituita nel
1945 ed preposta a giudicare le contese tra gli Stati. Nel contenzioso tra Belgrado e
Pritina, il verdetto emesso non ha ancora carattere vincolante.
2. Kosovo: regione meridionale della Repubblica Serba, abitata principalmente da albanesi di
religione musulmana. Dopo il disastro di Kosovo Pole del 1389, il Kosovo venne governato
dagli ottomani sino al 1912, anno in cui pass nuovamente sotto controllo serbo. La regione,
il cui complesso etnografico era mutato profondamente durante i secoli del controllo
ottomano, ottenne nel 1945 lo statuto di provincia autonoma. Dopo le repressioni del 1989,
il Kosovo si autoproclam repubblica autonoma e form un esercito di liberazione (l'UCK).
Il conflitto tra Belgrado e gli albanesi kosovari divenne particolarmente drammatico nel
1998, tanto da offrire agli eserciti della NATO il pretesto di intervenire militarmente.
3. Boris Tadi: nato a Saraevo, il 15 gennaio 1958. Presidente in carica della Repubblica Serba
e leader del Partito Democratico serbo. Laureatosi a Belgrado in psicologia sociale, stato
dal 2003 al 2004 Ministro della Difesa della Repubblica di Serbia e Montenegro. Nel 2004
stato eletto leader del Partito Democratico serbo. E' stato eletto Presidente della Repubblica

Serba due volte consecutive: il 27 giugno 2004 e il 3 febbraio 2008.