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LXXX

2014

PONTIFICIUM INSTITUTUM UTRIUSQUE IURIS


FACULTAS IURIS CIVILIS

STUDIA ET DOCUMENTA
HISTORIAE ET IURIS
DIRECTOR

HENRICUS

DAL

COVOLO

REDACTOR

FRANCISCUS AMARELLI
A SECRETIS

SEBASTIANUS PACIOLLA

LATERAN UNIVERSITY PRESS

STUDIA ET DOCUMENTA HISTORIAE ET IURIS


FUNDAVERUNT AC DIREXERUNT
AEMILIUS ALBERTARIO ARCADIUS LARRAONA SALVATOR RICCOBONO
GABRIUS LOMBARDI IOANNES ALOISIUS FALCHI

DIRECTOR
HENRICUS DAL COVOLO
Rettore della Pont. Univ. Lateranense
REDACTOR
FRANCISCUS AMARELLI

A SECRETIS
SEBASTIANUS PACIOLLA

CONSILIUM REDACTIONIS
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D.A. CENTOLA E. GERMINO G.M. OLIVIERO NIGLIO G. PAPA
COMITATUS SCIENTIFICUS
F.P. CASAVOLA
(Presidente em. della Corte Costituzionale e Presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica)

L. ATZERI (Max-Planck-Institut Frankfurt a. M.) C. BALDUS (Heidelberg)


M. BALESTRI FUMAGALLI (Milano Statale) G. BASSANELLI (Bologna) M. G. BIANCHINI (Genova) C. BUZZACCHI (Milano Bicocca) J. CAIMI (Genova)
G. CAMODECA (Napoli LOrientale) M. CAMPOLUNGHI (Perugia) J. M. CARRI
(Paris EHESS) P.L. CARUCCI (Napoli Federico II) C. CORBO (Napoli Federico II) J. P.
CORIAT (Paris II) G. DE CRISTOFARO (Napoli Federico II)
G. DE SIMONE (Roma Laterano) A. Fdez DE BUJAN (Madrid UA) F. Fdez DE BUJAN
(Madrid UNED) G. FALCONE (Palermo) I. FARGNOLI (Milano Statale) L. FASCIONE
(Roma Tre) L. FRANCHINI (Roma Europea) E. FRANCIOSI (Bologna) S. A. FUSCO
(Macerata) P. GARBARINO (Piemonte Orientale) L. GAROFALO (Padova) C. GIACHI
(Firenze) S. GIGLIO (Perugia) F. GNOLI (Milano Statale) A. GUZMAN BRITO (Valparaiso Catolica) E. HBENREICH (Graz) R. LAMBERTINI (Modena) C. LANZA (Seconda
Univ. di Napoli) O. LICANDRO (Catanzaro) A. LOVATO (Bari) F. LUCREZI (Salerno)
L. MAGANZANI (Piacenza Cattolica) G. MANCINI (Teramo) V. MAROTTA (Pavia)
M. MIGLIETTA (Trento) M. L. NAVARRA (Perugia) G. NEGRI (Milano Cattolica)
A. PALMA (Napoli Federico II) F. PERGAMI (Milano Bocconi) S. PULIATTI (Parma)
G. PURPURA (Palermo) R. QUADRATO (Bari) F. REDUZZI (Napoli Federico II)
E. STOLFI (Siena) A. TORRENT (Madrid URJC) G. VALDITARA (Torino) C. VENTURINI (Pisa) U. VINCENTI (Padova) J. G. WOLF (Freiburg i.B.) P. ZANNINI (Torino).

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IURA PROPRIETATIS VINDICABUNTUR
PONTIFICIAE UNIVERSITATI LATERANENSI
HENRICUS

DAL

COVOLO, Sponsor

INDEX

Per il centesimo compleanno di Antonio Guarino (Francesco Paolo


Casavola) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Gabrio Lombardi nel centenario della nascita (Francesco Paolo Casavola Francesco Amarelli . . . . . . . . . . . . .
Un vecchio Maestro e un vecchio libro dUniversit (Fulvio Tessitore)

IX
XI
XXV

STUDIA
JOSEPH GEORG WOLF, Arescusa . . . . . . . . . . . . .
GIUSEPPE VALDITARA, Leges e iurisprudentia fra democrazia e aristocrazia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
ARMANDO TORRENT, La lex locationis de las tres societates publicanorum concurrentes sub hasta en el 215 a. C. . . . . . . .
ANNAMARIA MANZO, Note sulla giurisprudenza arcaica . . . . .
CARMEN PENNACCHIO, Farmaco, un Giano bifronte. Dei veleni e medicamenti, ovvero breve storia di un ossimoro . . . . . . . . .
ANTONINO SESSA, Cittadinanza espansiva ed espansione della cittadinanza. Politiche di integrazione e motivazione culturale al reato: tra la
Roma antica e il mondo attuale . . . . . . . . . . . . .
JUAN ANTONIO BUENO DELGADO, El exilio en Roma. Tipos y consecuencias jurdicas . . . . . . . . . . . . . . . . . .
SARA GALEOTTI, Rupit, rupitias, noxia, damnum: il danneggiamento nella normativa preaquiliana . . . . . . . . . . . .
MARIA TERESA CAPOZZA, Ancora su sacerdotium e imperium: la
tutela del sacerdotium e utilitas della res publica nelle Novelle di
Giustiniano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
MARA JOS BRAVO BOSCH, Lintegrazione degli Hispani nella comunit romana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

3
17
71
101
117
171
207
229
275
289

DOCUMENTA
PAOLO LEPORE, In tema di pollicitatio ad una res publica: alcuni
spunti ricostruttivi desumibili da AE. 1894, 148 . . . . . . .

307

VI

Index

NOTAE
LUIGI CAPOGROSSI COLOGNESI, Di un libro sullusus servitutis .
GENNARO CARILLO, Semnotes. La legge tra venerabilit e caducit
(in margine a un libro di Emanuele Stolfi) . . . . . . . . .
SETTIMIO DI SALVO, Ius gentium e lex mercatoria . . . . .
FRANCESCA GALGANO, Mundi totius elementa ... et eorum dispositio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
GIANNI SANTUCCI, Legum inopia e diritto privato. Riflessioni intorno
ad un recente contributo . . . . . . . . . . . . . . . .
FEDERICO PERGAMI, Il ruolo e la funzione del giudice nel processo romano di et classica . . . . . . . . . . . . . . . . . .
MARA EUGENIA ORTUNO PREZ, A new perspective on the limitation
of legacies (lex Falcidia de legatis) . . . . . . . . . . .
INES DE FALCO, I giuristi e il testamentum militis. Lorientamento di
Iavolenus Priscus . . . . . . . . . . . . . . . . .

331
339
351
359
373
395
411
419

EVENTA
Un pomeriggio al Collge de France (John Scheid, Jean-Michel
David, Aldo Schiavone), . . . . . . . . . . . . . .
Nmoi e dualit tragiche. Un seminario su Antigone (Emanuele Stolfi)

449
467

VARIA
ALFREDO MORDECHAI RABELLO, Il comodato e laffitto di case in
diritto ebraico: traduzione e commento al capitolo VIII della Mishn
Bav Metzi . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
RECENSIONES

507

LIBRORUM

CHIARA CORBO, Constitutio Antoniniana. Ius Philosophia Religio


(Enrico Dal Covolo) . . . . . . . . . . . . . . . .
ORAZIO LICANDRO, LOccidente senza imperatori. Vicende politiche e
costituzionali nellultimo secolo dellimpero romano dOccidente (Francesco Amarelli) . . . . . . . . . . . . . . . . . .
GIUSEPPINA ARIC ANSELMO, Antiche regole procedurali e nuove prospettive per la storia dei comitia (Bernardo Santalucia) . . . .

523
526
528

Index

LOREDANA DI PINTO, Cura studiorum. Tra pensiero giuridico e legislazione imperiale (Valerio Marotta) . . . . . . . . . .
ROSSELLA LAURENDI, Profili costituzionali e orientamenti politici del
principato di Claudio (Valerio Marotta) . . . . . . . . .
SARA LONGO, Senatusconsultum Macedonianum. Interpretazione e applicazione da Vespasiano a Giustiniano (Giuseppe Falcone) . . .
UMBERTO LAFFI, In greco per i Greci. Ricerche sul lessico greco del processo civile e criminale romano nelle attestazioni di fonti documentarie
romane (Emanuele Stolfi). . . . . . . . . . . . . . .
FRANCESCA REDUZZI MEROLA, Atti del XXXIII Convegno internazionale GIREA, Dipendenza ed emarginazione tra mondo antico e moderno (Stefania Castaldo) . . . . . . . . . . . . . .

VII

540
547
559
572
582

CHRONICA
Repubblicanesimo e impero da Polibio ai Padri Fondatori (Aldo Schiavone, Umberto Vincenti, Valerio Marotta, Pietro Costa) .
Civitas, Iura, Arma (Anna Maria Mandas) . . . . . . . . .
Casistica e sistema nel pensiero giuridico europeo (Sara Galeotti) . .
Terra, Acqua, Diritto (Lauretta Maganzani) . . . . . . . .
Antonio Fernndez De Bujn. Acadmico y Doctor Honoris Causa (Francesco Amarelli, Federico Fernndez de Bujn) . . . . .
Nono Premio romanistico Internazionale Grard Boulvert . . . . .
Roma e le altre culture nel Tardoantico (Marco Caputo, Carla Sfameni, Antonio Ibba, Francesco Lucrezi, Antonio Marchetta,
Fabio Troncarelli) . . . . . . . . . . . . . . . . .

EPISTULAE

655
659
663

AD REDACTIONEM MISSAE

ANTONIO GUARINO, Labeo, o dellequipaggio suicida . . . . . .

LIBRI

591
639
645
653

751

IN EPHEMERIDE ACCEPTI

[a cura di Donato Antonio Centola, Giovanni Papa, Giuseppina


M. Oliviero Niglio, Raffaele Basile e Lorena Atzeri] . . .

753

FRANCESCA GALGANO

MUNDI TOTIUS ELEMENTA ...


ET EORUM DISPOSITIO
1. Nel dialogo de scientia politica fra il patrizio Mena e il referendario
Tommaso (unopera scritta intorno alla prima met del 500 a Costantinopoli, scoperta, e poi edita nel 1827, dal cardinale A. Mai in alcuni fogli
palinsensti del codice Vaticano)1 veniva trattata nei suoi diversi aspetti la
forma di governo dicearchica, secondo quanto dice il patriarca Fozio, che
aveva verosimilmente questo libro nella sua biblioteca 2. Il manoscritto
vaticano ha restituito purtroppo solo alcuni brani del dialogo, pi precisamente il libro quarto nella sua sezione finale e il quinto fino alla met
circa, rispetto ai sei originari. Una piccola parte dunque, in cui si esamina
la scienza dello Stato in merito alla guerra e poi alla sua pi importante
dimensione, quella che attiene alla massima autorit nello svolgimento
delle sue funzioni.
Vi si affronta la questione cruciale del ruolo dellimperatore alla guida
dello Stato, che non pu essere trascurata, allo stesso modo che uno scultore, dopo aver ben modellato le singole parti o membra di una statua, e
anche averle ben connesse le une con le altre, lasciasse via la testa (lib.V,
. 2) 3. necessario perci individuare le caratteristiche che qualificano
lautorit imperiale, per meglio definirne lidentit, fra le quali spicca
certamente limitazione di Dio. Limperatore, infatti, tale perch somiglia a Dio, del quale vicario sulla terra oltre che omonimo 4 e interprete.
Questi temi retorici, ricorrenti in pi testi 5, evidenziano con incisivit la

* Ovvero sullispirazione dellopera codificatoria giustininanea. Pubblico qui una piccola nota a guisa
di prolegomena di un lavoro in corso di pubblicazione sulle codificazioni romane.
1
Cfr. C. M. MAZZUCCHI, Per una rilettura del palinsesto vaticano contenente il dialogo Sulla scienza
politica del tempo di Giustiniano, in Limperatore Giustiniano. Storia e mito, Giornate di studi a Ravenna,
14-16 ottobre 1976, cur. G. G. ARCHI, Milano 1978, 237 ss.
2
Cfr. C. M. MAZZUCCHI, Per una rilettura del palinsesto vaticano cit. 240.
3
Questa citazione, come le altre che seguono nel testo, proviene dalledizione di Menae
patricii cum Thoma referendario De scientia politica dialogus, Milano 20022 , 80, a cura di
C. M. MAZZUCCHI, che ne ha realizzato anche la traduzione in italiano. Tale editio maior ha
contribuito notevolmente a far conoscere loperetta fra gli studiosi dellesperienza giuridica
romana, che ne hanno per lo pi indagato i passaggi vlti ad illuminare in generale la concezione
del potere imperiale in et bizantina (si veda ad esempio A. PERTUSI, I principi fondamentali della
concezione del potere a Bisanzio. Per un commento al dialogo Sulla scienza politica attribuito a Pietro Patrizio
[VI sec.], in Bullettino dellIstituto Storico Italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano 80 [1968], 1 ss.).
4
omwnymov (cfr. Sinesio, de regno 8). Sul concetto dellimitazione di Dio, si veda A. PERTUSI,
Il pensiero politico bizantino, Bologna 1990, 19 ss.
5
Si vedano fra gli altri Eusebio, de laud. Const. 10.4 e Temistio, or. 1.15 a-c.

360

Francesca Galgano

tensione dellattivit imperiale verso il benessere e la salvezza del proprio


popolo, su cui il sovrano vigila insonne 6 e attento.
La potest imperiale prosegue il dialogo dovr stabilire una
prima legge a se stessa riguardo alla proclamazione legittima, affinch
luomo che le pari e ne prende il nome, accingendosi ad unirsi ad essa,
la riceva secondo giustizia ... datagli da Dio e offertagli dai cittadini. Una
seconda sul senato degli ottimati, per il loro sostentamento, leducazione,
lonore e il rango, ed anche per lautorit loro preposta, da costituirsi
come s detto. Una terza sulla scelta dei vescovi ... Una quarta sulle
massime cariche e la scelta dei relativi magistrati dallordine degli ottimati. Una quinta sulle leggi dello Stato e la loro incrollabile custodia
(lib.V, . 17-21) 7. Limperatore deve accedere alla carica suprema solo su
proposta dei cittadini, verso i quali si pone come colui che riceve un incarico per svolgere un servizio, dandone conto a quelli e contemporaneamente alla giustizia divina. Un potere dunque, il suo, che pur
promanando da Dio, non pu mai essere arbitrario e dispotico 8, avendo
sempre presente lo scopo per il quale si deve esercitare, e cio il bene
comune. Proprio la contemplazione di Dio nelle vette di divinissime
visioni, al cospetto delle quali il pensiero trae luce e ispirazione e attinge
cos alla verit, cio alla somiglianza con lidea del bene impressa in ogni
cosa (cfr. lib.V, . 116-118), orienter loperato dellimperatore.
I due protagonisti del dialogo indicano poi le tappe di un percorso
ideale per raggiungere in concreto lobiettivo di una buona amministrazione statale, da affidare a classi gerarchiche di funzionari e magistrati,
scelti per la loro estrazione sociale e per le loro qualit, che, unitamente
ad una valida organizzazione militare, sotto la guida di unautorit forte e
autorevole, realizzino un ordine armonioso. Limperatore dovr perci
guidare i suoi sudditi con benevolenza, e del beneficare ha a disposizione
una duplice maniera: luna, influendo sulla loro indole psichica tramite il
personale insegnamento della virt, che avviene pi con lesempio che
con le parole ..., laltra con la custodia delle leggi e tutta la disciplina dello
Stato ... divenendo padre di molti (cfr. lib. V, . 131 s.). Solo dirigendo

6
Il topov retorico dellagrypna assai frequente, soprattutto a proposito di Giustiniano,
perch evoca lidea che il sovrano vigili sulla salute del suo popolo, notte e giorno, come un
pastore sul suo gregge (cfr. sempre Sinesio, de regno 6).
7
Cfr. Menae patricii cum Thoma referendario De scientia politica dialogus cit. 82 s. Vd. A. PERTUSI,
Il pensiero politico bizantino cit. 5 ss., che, accanto al nostro dialogo, considera anche altre opere
fondamentali per comprendere la concezione politica dellimpero di Giustiniano, fra cui de magistratibus di Giovanni Lido, e de cerimoniis di Costantino Porfirogenito.
8
Cfr. F. GALGANO, Aspetti ideologici della legittimazione del potere in epoca bizantina. Un breve
appunto, in Atti del XIV Colloquio Giuridico Internazionale. Legittimazione e limiti degli ordinamenti giuridici
(Roma, 9-10 marzo 2010), Roma 2012, 127 ss.

Mundi totius elementa ... et eorum dispositio

361

tutti gli ordini di cui composto lo Stato (ottimati, sacerdoti, militari),


riuscir egli a raggiungere e a mantenere la giustizia nel suo popolo, come
un buon pastore con le sue greggi. Di pi: ad un certo punto della vita
far un passo indietro, affiancandosi, dapprima, un pi giovane secondo
destinato a subentrargli al soglio imperiale 9 e dedicandosi cos, sollevato
dalle urgenze del governo, allinsegnamento (cfr. lib.V, . 160-170).
Catone il vecchio, Cicerone, Livio, Giovenale, Frontino corroborano
con citazioni tratte dalle loro opere, talora ispirano semplicemente alcuni
passi del dialogo, che rieccheggia dunque di cultura romana classica,
riproponendo persino il topos antichissimo del politico che, allapice della
carriera, si ritira dalle scene della vita pubblica per coltivare lo studio e
leducazione dei pi giovani, quando non il ritiro nella coltivazione dei
campi10. Socrate, Platone, Aristotele tratteggiano poi uno Stato ideale, in
cui potere politico e filosofia procedono sulla medesima lunghezza
donda. La scienza politica, la basilikh episthmh infatti connessa intimamente con il bene collettivo: se il capo imita Dio nella sua azione, allo
stesso modo i suoi cittadini dovranno conformarsi a lui nella loro vita,
perch si possa realizzare uno Stato giusto. E, visto che tale azione
imitazione del bene, tutta lazione di governo sar informata al bene.
Insomma unarmonia regna nelluniverso, se tutti aderiscono a questo
ordine naturale cosmico, ispirato da Dio.
Lautore del dialogo appartiene certamente allambiente della corte di
Costantinopoli, che frequenta intorno alla met del 500 d.C.11; conosce e
cita i testi di autori latini come ad esempio Cicerone, ma padroneggia
pure la cultura filosofica greca, cui pure fa spesso riferimento, sebbene
date le mutilazioni del manoscritto lesposizione completa della sua
dottrina politica, in cui sarebbero contrapposti Cicerone e Socrate al
Platone della Repubblica, sia appena accennata. Egli ha ricevuto,
dunque, unistruzione superiore, di impostazione greca, ma conosce
certamente il latino e nutre ammirazione per i grandi classici, Cicerone
prima di tutti, che cita in maniera non pedissequa.
Il tono dellopera non certo accademico, n apologetico: il protagonista si rivolge idealmente allimperatore, riflettendo su uno Stato esemplare, che per vede possibile, e non sfumato per sempre nel passato o
irrealizzabile se non in un mondo utopistico, e infonde in questa riflessione sia la sua solida esperienza di uomo di Stato, che ha consuetudine

9
Ci fece Giustino, facendosi affiancare in qualit di Cesare nel 525 dal pi giovane Giustiniano, dapprima introdotto a corte come semplice comes domesticorum e poi, lungo un cursus honorum
politico, destinato a funzioni e cariche via via sempre pi prestigiose.
10
Cic. de officiis 1.150 s.
11
Cfr. C. M. MAZZUCCHI, Per una rilettura del palinsesto vaticano cit. 242.

362

Francesca Galgano

con le alte gerarchie imperiali e le loro funzioni; sia la propria profonda


cultura classica romana, nonch quella greca neoplatonica rivisitata dal
legame con il cristianesimo. stata proposta12 anche una sua identificazione reale con quel Mena patrizio, prefetto del pretorio dOriente, che
figura spesso come destinatario di svariate costituzioni negli anni 528-529,
fra cui la Summa rei publicae, oltre che fra coloro che parteciparono alla
redazione del Digesto giustinianeo13.
Ma, indipendentemente dalla giustezza di tale riconoscimento,
peraltro assai verosimile, e prescindendosi dunque dalla presenza fisica
del nostro autore (e protagonista, o magari suo allievo14, perch no?) nella
corte costantinopolitana in quegli anni, ci che risalta dalla lettura del
dialogo, seppure parziale e lacunoso, levocazione di unatmosfera culturale, che ci indica in modo, credo, decisivo la direzione che voleva imprimere Giustiniano, quantomeno nella sua fase iniziale, alla cifra giuridica
del suo contributo allarmonia del mondo e che certamente coinvolse
pure, ispirandola forse e guidandola, la sua intensa attivit riformatrice.
Questoperetta retorica pu fornire perci loccasione di riflettere ancora
sul progetto15 giustinianeo nella fase in cui fu imbastito (fra il 528 e il 529).
2. Giustiniano affianca lo zio, limperatore Giustino, anziano e
gravemente malato, gi prima di subentrargli ufficialmente, alla morte di
quello nel 527. La loro famiglia, modesta, proviene dallIlliria, da una
provincia, cio, della periferia dellimpero, sebbene latinoloquente.
Queste scarne notizie biografiche pongono gi le premesse di scelte future
e in un certo senso spiegano la contemporanea appartenenza di Giustiniano al mondo bizantino, che vede incarnato in lui il suo primo vero
sovrano, e a quello romano dellantico impero dOccidente. A questultimo egli cercher, fin da subito, di offrire un riscatto, per quanto non
certo disinteressato, sia militare (riuscendo a riconquistare i territori
perduti dellAfrica romana, dellItalia e della penisola iberica sud-

Cfr. C. M. MAZZUCCHI, Per una rilettura del palinsesto vaticano cit. 247 s.
Il suo nome infatti appare in Tanta Dedwken . 9 e Cordi . 2.
14
Si veda ancora Cfr. C. M. MAZZUCCHI, Per una rilettura del palinsesto vaticano cit. 247.
15
Sul tema la bibliografia notoriamente sconfinata, spaziando (qui a titolo meramente
esemplificativo) da testi in cui si nega del tutto limpianto progettuale (a vantaggio di un occasionale confronto con la raccolta realizzata invece da Teodorico, come in P. COLLINET, La gense du
Digest, du Code et des Institutes de Justinien, Paris 1952); a quelli in cui si punta sullintento prevalentemente pratico diretto a garantire soprattutto certezza del diritto e buona amministrazione della
giustizia (G.G. ARCHI, Giustiniano legislatore, Bologna 1970; F. GALLO, La codificazione giustinianea,
in Index 14 [1986] 33 ss.; G.L. FALCHI, Sulla codificazione del diritto romano nel V e Vi secolo, Roma
1989); a quelli, infine, che danno maggiore risalto alla motivazione religiosa (le cui basi concettuali sono esposte in F. CASAVOLA, La legalit per i cristiani pregiustinianei, in Labeo 3 [1958]
306 ss).
12
13

Mundi totius elementa ... et eorum dispositio

363

orientale, riunificando cos paesi appartenenti storicamente alla koinh


occidentale del bacino del Mediterraneo e garantendosene cos lappannaggio strategico-commerciale); che culturale, alimentando la continuit e
lindissolubilit con i modelli, lo stile, i referenti di quello che percepiva
come un glorioso passato.
Come i suoi predecessori, e in particolare Costantino16, sente
lurgenza di compattare e fortificare limpero, ma elabora un progetto di
ampio respiro, cui sottesa unintensa componente ideologica: questo
cmpito affidato ad un potere assoluto, sebbene temperato, e al tempo
stesso rafforzato, dalladesione collettiva al cristianesimo, che pone Dio al
di sopra di tutto e tutti (imperatore compreso); illumina le strade da
percorrere e guida le riforme da attuare; legittima inoltre lesercizio del
potere stesso (che deriva appunto dalla grazia di Dio), che unico, e non
pu essere altrimenti, e si deve esplicare in un impero unitario, coeso,
storicamente e geograficamente. Limperatore agisce per conto di Dio, lo
rappresenta, vicarius Christi sulla terra e intende perci realizzare la
volont divina perseguendo a tutti i costi, anche con le armi, la iustitia, che
a quella compete, e che perci un bene comune, sovrapersonale. Tali
premesse hanno radici antiche, ellenistiche nonostante lostilit dichiarata da Giustiniano verso i pagani e fondano la visione universalistica
del nuovo imperatore sul suo potere, di cui stato investito direttamente
da Dio.
Lunit dellimpero si pu raggiungere solo se le varie componenti
della societ sono in armonia, dal vertice al popolo, cui in definitiva
limperatore rimette il potere (diremmo oggi) di revocargli il mandato:
nel dialogo questo concetto ribadito pi e pi volte e sembra ispirare
tutto il lavoro di impostazione del nuovo impero da parte di Giustiniano,
che infatti ha una visione massimalistica e totalizzante del suo governo.
Imperator Caesar Flavius Iustinianus Alamannicus Gothicus Francicus Germanicus
Anticus Alanicus Vandalicus Africanus pius felix inclitus victor ac triumphator semper
Augustus17 : questa la titolatura con cui intende sottolineare limpegno
profuso per riordinare prima di tutto militarmente il mondo. Punta poi a
fornire a quello solide basi, in particolare nei suoi fondamenti religiosi:
perci la strategia militare non pu essere avulsa da un progetto pi lungimirante, che esalti le forze centripete.
Unit politica, armonia religiosa: ecco dunque delinearsi il disegno
della grande riforma giustinianea, da realizzare nel mondo temporale con
il supporto di forti elementi ideologici. Bisogna perci che siano contra16
Sul punto si veda F. AMARELLI, Giustiniano: un teologo al vertice dellimpero?, in Labeo 21 (1975)
238 ss.; M. BRETONE, Storia del diritto romano, Roma-Bari 2012, 353 ss. Laccostamento di Giustiniano a Costantino, peraltro, antico (ad esempio in Giovanni Lido, mag. 2.30).
17
Cfr. Tanta Dedwken [533].

364

Francesca Galgano

stati eresie, scismi, eterodossie (di pagani o ebrei), i cui seguaci saranno
colpiti con misure restrittive assai severe, anche patrimoniali, sconfinanti a
volte nella persecuzione. I chierici inoltre sono considerati una componente fondamentale del popolo e sono destinatari di normative ad hoc18. In
questa linea si deve collocare anche la decisione di Giustiniano di chiudere, nel 529, lAccademia filosofica di Atene, fondata da Platone, vero
baluardo della cultura pagana e della filosofia antica19. A questo evento
pu certamente essere attribuito 20, come stato fatto, il significato emblematico di momento conclusivo del mondo antico, perch questa lettura
corrisponde effettivamente ad un intimo sentimento dellimperatore, che
vuole creare una cesura col passato, erigere un muro per segnare, in
modo chiaro per tutti, quali siano i confini spaziali e culturali impressi da
lui alla storia. Ci non significa affatto rinnegarne leredit, particolarmente nei contenuti normativi, cui infonde nuova linfa 21 attraverso la loro
inclusione, con il crisma dellufficialit, nel nuovo impianto codificatorio.
La coesione normativa, infatti, il collante che in grado di legare
tutti gli elementi, per raggiungere e mantenere un buon governo: quando
Mena elenca i mezzi che dovrebbe porre in essere il sovrano a tale scopo,
aggiunge alla guida politica e militare di funzionari e magistrati, la necessit della custodia delle leggi. Mena colloca dunque la necessit della codificazione (intesa, nel senso non tecnico, di predisposizione ordinata di
materiali normativi per garantire la gestione della giustizia e la direzione
politico-amministrativa) a fondamento di una perfetta gestione dello
Stato.
Ad appena un anno dalla sua elevazione al soglio imperiale, ma gi
immerso nel contesto della corte da diverso tempo, e ben consapevole 22

18
Ancora una volta il dialogo segnala in un certo senso allimperatore un percorso di riforme
politico-giuridiche, quando (lib. V, . 65 ss.) tratta dellordine dei sacerdoti, i cui privilegi devono
trovare corrispondenza nella dignit del loro stato e del loro modo di vita. Le sue parole
sembrano ispirare le motivazioni ideologiche ad esempio di CI. 1.3.42 e 43 emanate da Giustiniano nel 528 sotto la prefettura di Mena. Relativamente al ruolo dei chierici nella societ gi
dallet costantiniana, vd. L. DE GIOVANNI, Il libro XVI del codice Teodosiano. Alle origini della codificazione in tema di rapporti chiesa-stato, Napoli 1991.
19
Sul rapporto fra potere politico e intellettuali e su come esso cambia nel tempo e poi con
lavvento del cristianesimo, si veda il testo di una lezione tenuta presso la Sede napoletana dellAssociazione di Studi Tardoantichi il 24 marzo 2009 (e scaricabile dal sito dellAssociazione) da
G. COPPOLA, Intellettuali e potere nella tarda antichit; e pi in generale Cultura e potere: il lavoro intellettuale nel mondo romano, Milano 1994.
20
Quanto alla forte carica simbolica che assumono alcuni eventi nella lettura del passato,
cfr. ancora A. MOMIGLIANO, La caduta senza rumore di un impero nel 476 d.C., in Annali Scuola Normale
di Pisa, serie 3, 3.2 (1973) 379 ss. (ora in Storia e storiografia antica, Bologna 1987, 359 ss.).
21
Cfr. F. AMARELLI, Crisianesimo e istituzioni giuridiche romane: contaminazioni influenze recuperi, in
BIDR. 100 (2003) 448.
22
Lesame delle costituzioni emanate da Giustino in regime di correggenza con Giustiniano
nel 527 in mbito processuale svelano tematiche riprese dal secondo negli anni immediatamente

Mundi totius elementa ... et eorum dispositio

365

dunque delle complesse problematiche relative allamministrazione giuridico-politica dellimpero, che grazie a una sorta di intensa formazione
sul campo aveva potuto conoscere dallinterno, Giustiniano annuncia
infatti (subito, nel 528) lintenzione di aggiungere questo tassello, che
ritiene imprescindibile, al nuovo ordine e di voler realizzare ci che altri
prima di lui non sono riusciti a completare, facendo dono agli interessati
di haec, quae necessario corrigenda esse multis retro principibus visa sunt; nomina
perci una commissione di dieci membri che lo affianchino, multitudine
quidem constitutionum, quae tribus codicibus Gregoriano et Heromogeniano atque
Theodosiano continebantur, illarum etiam, quae post eosdem codices a Theodosio
divinae recordationis aliisque post eum retro principibus, a nostra clementia etiam
positae sunt, resecanda (Haec, quae necessario, pr.). Di essa fanno parte funzionari di palazzo, solo un professore della scuola di Costantinopoli, Teofilo,
e due avvocati; la presidenza affidata a Giovanni, ex quaestor sacri palatii;
fra loro figura gi Triboniano, famoso per la sua cultura 23 e per una
preziosa biblioteca personale 24, che poi sar elevato a quaestor sacri palatii.
La composizione della commissione, pure, indicativa di una strategia
che ha mire prevalentemente pragmatiche, e non di scuola.
Limperatore chiarisce in dettaglio finalit (pratiche attuali, come la
necessit di ridurre, amputare prolixitatem litium) e metodi dellimpresa,
maximum et ad ispius rei publicae sustentationem respiciens opus (. 1), irrinunciabile per sostenere, dunque, la struttura stessa dello Stato: il nuovo codex,
uno ... sub felici nostri nominis vocabulo (pr.), devessere composto usando
materiali provenienti dai codici precedenti, Gregoriano, Ermogeniano e
Teodosiano, integrati dalle costituzioni orientali successive, non solo leggi
generali, ma anche rescritti che riceveranno valore di legge generale per
lutilit del loro contenuto , selezionate dopo aver eliminato le costituzioni simili, quelle in contraddizione fra loro, ammesse solo si iuris aliqua
divisione adiuventur, e le desuete, affinch si possano ricavare leggi certe,
redatte in proposizioni brevi, disposte nei titoli opportuni e ordinate
cronologicamente 25 (. 2).
Insomma Giustiniano vuol fare un codice, proprio in senso moderno,
di una raccolta di materiali normativi che incarni un progetto costisuccessivi (528-530) e in un certo senso preannunciano (dando conto del notevole interesse da
parte del legislatore in quegli anni per il processo) una radicale revisione, che si completer per
compiutamente e organicamente solo con la codificazione: sul punto si veda G. BASSANELLI, La
legislazione processuale di Giustino I (9 luglio 518-1 agosto 527), in SDHI. 37 (1971) 119 ss.
23
Tratteggia il rapporto dei compilatori bizantini con il proprio passato F. DIPPOLITO,
Forme giuridiche di Roma arcaica, Napoli 19983, 11 ss.
24
Tanta Dedwken, . 17 [533].
25
Cfr. M. CAMPOLUNGHI, Potere imperiale e giurisprudenza in Pomponio e in Giustiniano. II. La
giurisprudenza nella visione di Giustiniano. Dal 528 al 534: le costituzioni programmatiche. 2. La fase di realizzazione, Perugia 2007; L. DE GIOVANNI, Istituzioni scienza giuridica codici nel mondo tardoantico. Alle
origini di una nuova storia, Roma 2007, 430 ss., con bibliografia.

366

Francesca Galgano

tuente di controllo politico dellintero ordine giuridico 26 e che riunisca le


leggi che si possono citare ed usare in giudizio. Gli obiettivi sono raggiunti
felicemente e in breve tempo: dopo quattordici mesi, nel 529, viene
confermato il nuovo codice Giustiniano con la costituzione indirizzata a
Mena, prefetto del pretorio per la seconda volta, uomo illustre, patrizio:
Summa rei publicae tuitio de stirpe duarum rerum, armorum atque legum veniens
vimque suam exinde muniens felix Romanorum genus omnibus anteponi nationibus ...
Infine, a pochi mesi dalla pubblicazione del codice, per evitare che ci
siano margini di discrezionalit che non riesce a controllare nellapplicazione del nuovo ordinamento, si propone come unico interprete del
diritto: occorre dunque ora interpellare la massima autorit, che egli
incarna, per chiarire i punti oscuri 27.
3. Se non si conoscesse ci che venuto dopo, cio di come si
andato arricchendo negli anni il progetto codificatorio annunciato nella
Haec quae necessario, poi proclamato nella Summa rei publicae, completato
dalla disposizione, che appare conclusiva in una logica giuridica, in
materia di interpretazione, si potrebbe, credo fondatamente, pensare che
questo fosse lobiettivo corrispondente al disegno immaginato da principio
da Giustiniano, o anche che questa tappa fosse quella rappresentativa della urgenza primaria, quella che un sovrano appena salito in carica, sente
di dover realizzare per prima. Vari elementi avallano questa ipotesi.
Lidea di fare una raccolta di leggi allo scopo precipuo di offrire un
rimedio alla lunghezza dei processi e allincertezza del diritto non era
certo nuova: non era lontana lesperienza della raccolta teodosiana,
peraltro originariamente rivolta a coprire la doppia esigenza di non
disperdere lintera massa di generales leges del passato, anche quelle superate, e di recuperarne lautenticit delle lezioni, e laltra, di fornire uno
strumento fruibile da cittadini e funzionari (il tono della Novella Theod. 1,
in cui limperatore ordina la pubblicazione del nuovo codice informato,
soprattutto nella prima parte, certamente allidea di realizzare unopera
che sia di supporto alla prassi giudiziaria e negoziale, che si possa dunque
adoperare nei tribunali e anche nelle cancellerie, in particolare negli uffici
preposti alle ricerche darchivio preliminari alla redazione dei provvedimenti imperiali 28). Il progetto giustinianeo si pone senza dubbio sulla
stessa linea di quello teodosiano 29, soprattutto in merito alla tecnica di

26
B. CLAVERO, Cdigo como fuente de derecho y desage de constitucin, in Codici. Una riflessione di fine
millennio. Atti, Firenze 26-28 ottobre 2000, curr. P. Cappellini e B. Sordi, Milano 2002, 69 ss.
27
Cfr. CI. 1.14.12 [529]; poi in Nov. I pr. [535].
28
G. BASSANELLI, Il codice teodosiano ed il codice giustinianeo posti a confronto, in MEFRA 125-2
(2013) 44 ss. URL:http://mefra.revues.org/1920.
29
Per quanto nel pieno riconoscimento delle peculiarit di ciascuno (senza voler ricostruire

Mundi totius elementa ... et eorum dispositio

367

organizzazione del materiale normativo, in base allargomento o alla data


di emanazione: ma lo supera 30, quanto al fatto che arricchisce le facolt
dei commissari relativamente al cmpito di ricavare leges certae et brevi
sermonis conscriptae, autorizzandoli ad effettuare interventi sui testi, aggiungendo e togliendo e anzi cambiando le loro parole ... raccogliendo in
ununica norma quelle che sono disperse, rendendo in definitiva pi
chiaro il loro senso (Haec quae necesssario, . 2). Gli anni intercorsi dallemanazione del codice Teodosiano e in particolare lesperienza maturata a
corte davano a Giustiniano il vantaggio di averne verificato limpatto
sullordinamento giuridico e gli suggerivano in un certo senso di alzare il
tiro: il nuovo codice, quello che avrebbe portato il suo nome, doveva
essere principalmente uno strumento per addetti ai lavori. A questo scopo
anche i suoi commissari avrebbero dovuto avere poteri maggiori, perch
meglio definito era lobiettivo da raggiungere, ma in fondo anche minore
il lavoro da svolgere, in quanto essi si sarebbero basati sulla raccolta dei
testi normativi gi effettuata per il Teodosiano: ed infatti nel codice a noi
pervenuto, posteriore al primo, novus codex, di qualche anno, il cd. codex
repetitae praelectionis emanato nel 534, il termine post quem di datazione delle
costituzioni occidentali accoltevi corrisponde (certo in modo non casuale)
a quello che risulta dallesame di quelle inserite nel Teodosiano appunto,
quantomeno per ci che ci consentito ipotizzare (fra laltro per entrambi
i codici, non essendo giunti a noi se non in misura parziale), e cio il 432 31.
Lintento prevalente dunque della riforma, nel suo primo impegno,
era di sanare la eccessiva lunghezza dei processi e pi in generale linefficienza antica del sistema giudiziario 32 e aveva come referente immediato
la attivit normativa di matrice imperiale dei secoli precedenti. E anche
nelle parole con cui Giustiniano annuncia (Summa rei publicae, . 3) la
promulgazione del novus codex si rivolge ai cosiddetti operatori del diritto,
tam litigatores quam disertissimi advocati, minacciando unaccusa di falso se
non dovessero strettamente attenersi a quanto vi contenuto, cum sufficiat
earundem constitutionum nostri codicis recitatio...
Linsistere sullimportanza della legge nellarmonia del mondo non
stupisce. Lidentificazione fra limperatore e la legge 33 si era vieppi arric-

una forzata continuit nel lungo periodo, come invece sembra in G.L. FALCHI, Sulla codificazione
del diritto cit.). Vd. anche G. BASSANELLI, Il codice teodosiano ed il codice giustinianeo cit. passim, da cui
provengono diversi spunti di riflessione del presente lavoro.
30
Sui poteri dati da Teodosio alla sua commissione, in particolare nel 435, si veda CTh.
1.1.6.
31
Cfr. CI. 12.16.3, Theod. et Valent. [432].
32
Su cui, da ultimo, vd. L. DE GIOVANNI, Gli imperatori e la giustizia, in Societ e diritto nella
tarda antichit, Napoli 2012, 89 ss. Cfr. i noti Amm. Marcell. 30.4.8-22; e Anonim. de rebus bellicis
21.1-2.
33
Vd. ad esempio Proc. paneg. 17.

368

Francesca Galgano

chita di contenuti, legandosi alla tradizione orientale e alla sua ideologia


neoplatonica. Il principe manifestava una volont normativa 34 ( il topov
ben noto del principe nomov emcyxov), e ponendosi in una dimensione
intermedia fra luomo e Dio, di cui era imitatore e omonimo , poteva
interpretare il logov divino, pronunciare perci le sue leggi e correggere
quelle (umane esistenti) che gli apparissero sbagliate o ingiuste o troppo
rigide: il vero principe, insonne e vigile, mosso da piet, infatti deve regolare le leggi e mitigarne lira. Anche Mena (lib. V, . 131), come abbiamo
visto, rammenta al suo interlocutore che limperatore diventa come un
padre per i suoi cittadini, insegnando loro la virt con la sua condotta di
vita, ma anche attraverso la custodia delle leggi e tutta la disciplina dello
Stato.
Insomma la basilea bizantina si esprime e si completa soprattutto
atttraverso la legge, che le consente di guidare il popolo, di indicargli la
retta via e soprattutto di raggiungere quellordine armonioso cui ambisce
naturalmente per imitazione di Dio, rendendo perfetto ci che non lo ,
cercando di fermare 35, grazie alla legge, appunto, salda ferma e giusta, la
incessante indeterminatezza delle cose terrene.
Giustiniano sente fortemente questa dimensione deontologica del suo
mandato: la manifestazione della volont normativa sua, come dei suoi
predecessori, la legge cio, identifica lessenza stessa dellordinamento
giuridico, cui vuole imprimere un ordine definitivo. Nella Tanta-Dedwken
pr., descrive il suo impegno sintetizzandone cos i risultati: Dopo aver
pacificato i Persiani, dopo aver ottenuto la vittoria contro i Vandali, la
conquista di tutta la Libia e la riannessione della gloriosissima Cartagine,
Dio ci concesse di portare a termine lopera di rinnovamento delle antiche
leggi 36 . Alle altre fonti di produzione, fin dai momenti iniziali del suo

34
A cominciare dalla legittimazione del proprio potere in forza di una valida proclamazione: cfr. dialogus lib.V, . 17-18.
35
Si sofferma su tale precipua ideologia, che sorregge peraltro diverse disposizioni giustinianee, fra cui Tanta Dedwken . 18 e Nov. 74 praef. [538], F. CASAVOLA, Giuliano secondo Triboniano, in Giuristi adrianei, nuova ed. Roma 2011, 139 ss. Si veda anche Nov. 137 pr.: civiles leges ...
firmas ab omnibus custodiri ... studemus [541]. Sebbene nelle sue parole rieccheggi lanelito alleternit
(mea sanxit aeternitas), Giustiniano percepisce poi la necessit di apportare correzioni e sanare
lacune alla propria opera nel corso del tempo attraverso la legislazione novellare (cfr. S.
PULIATTI, Mea sanxit aeternitas. Giustiniano e leterno conflitto tra ideale e realt, in MEFRA 125-2
[2013]. URL:http://mefra.revues.org/1920).
36
Anche Giovanni Lido, mag. 3.1, evidenzia come le leggi sono state liberate dalla confusione e dalla mancanza di chiarezza (trad. a cura di G. Matino), soffermandosi sulle doti che
deve avere un buon sovrano e di cui certamente gode Giustiniano, esperienza nelle armi, ma
anche solida cultura (cfr. J. CAIMI, Burocrazia e diritto nel de magistratibus di Giovanni Lido, Milano
1984, 236); la riorganizzazione dello Stato non pu prescindere (passando per la resuscitazione
delle antiche istituzioni) dal riordino delle leggi, in un binomio che appare, dunque, consolidato
anche negli stilemi encomiastici del tempo.

Mundi totius elementa ... et eorum dispositio

369

regno, riconosce operativit, ma solo nei limiti in cui non siano in


contrasto con la prima. Le parole di Summa rei publicae . 3 non lasciano
spazio a nessun equivoco: dopo aver affermato che, senza alcun dubbio,
tutte le costituzioni accolte nel codice hanno valore di leggi generali, nulli
concedimus ex libris veteris iuris interpretatorum aliter eas habentes recitare, sed solam
iuris interpretatoris sententiam commendare, ut tunc teneat, cum minime adversetur
eiusdem nostri codicis constitutionibus. Dopo diversi anni, in Nov. 97.6.2 [539] 37
esprime ancora soddisfazione per essere riuscito a regolare e a dare un
chiaro ordine alla massa delle leggi esistenti, affinch non accada pi che i
giudici per ignoranza emanino sentenze in contrasto con quelle. Ecco
dunque ancora una volta, in tali parole, rieccheggiare i temi retorici su cui
insisteva lautore del dialogo, ponendo laccento sullauctoritas Dei come
premessa di quella del sovrano: essa si esplica, infatti, come potenza militare che pacifica il mondo e consente al diritto di regolare lo Stato.
Limperatore invoca la Divina Provvidenza perch lo assista nel raggiungere lordine, il giusto ordine, di tutti gli elementi del mondo: mundi totius
elementa processerunt et eorum dispositio in orbem terrarum producta est. Sembra
quasi di ascoltarlo pronunciare 38 queste frasi, con lalterigia che compete
alla massima autorit sulla terra, nellannunciare il suo programma politico, il suo sogno, in cui gli elementi delluniverso vanno ordinatamente
ciascuno al proprio posto grazie alla semplice, naturale per il basileyv,
imitazione del logov divino.
4. Ci non significa che Giustiniano non dovesse confrontarsi con la
testualit giurisprudenziale, che dettava ancora la disciplina applicabile in
alcune fattispecie, e, in mancanza di regolamentazioni imperiali abrogative recenti, rappresentava dunque la normativa ancora vigente, come
dimostra la intensa attivit legislativa ad hoc di quegli anni. E neppure che
tale componente dellesperienza giuridica romana non fosse da lui (e da
parte del suo staff di lavoro) considerata imprescindibile. Ma resta il fatto
che nel suo immediato orizzonte progettuale, nel 528, quando annuncia
ci che ritiene necessario realizzare, in sintonia con i suoi predecessori, le
fonti giurisprudenziali non appaiono come la sua cogente priorit.
Limperatore, infatti (proprio in Summa rei publicae . 3) appronta una soluzione di rinvio agli iura analoga a quella che sottende la cd. legge delle

37
Sed quoniam in multitudine legum existentium antequam eas constitueremus, et ad conspicuum perduceremus ordinem, plurima et necessaria ignorabantur; et decreta, quae contraria vellent, a iudicibus posita sunt....
38
Immaginando magari che le avesse scritte di proprio pugno, secondo quanto diceva
Procopio di Cesarea, proponendo un altro tema retorico, quello della suprema carica dello Stato
che non delega i suoi doveri, anche minori, ad anonimi funzionari, assumendosene cos la piena
responsabilit.

370

Francesca Galgano

citazioni del 426: questi vigono, purch non contengano soluzioni in


contrasto con la normativa di matrice legislativa, rispetto ai quali si
pongono in una posizione se non subordinata, quantomeno secondaria.
noto che nel codex repetitae praelectionis la legge delle citazioni non c:
e ben si comprende, dato che il Digesto era gi stato pubblicato, e non
avrebbe avuto alcun senso riproporla.
Ma nel primo codice, invece, cera: un fortunato ritrovamento 39 ha
restituito in un papiro, infatti, lindice di questo codice perduto, e ha
consentito di verificarne linclusione nel titolo primo del libro quindicesimo. Questultimo corrispondeva al diciassettesimo del codex repetitae praelectionis, sebbene non coincidano poi n le rubriche, n le costituzioni in
esse accolte. La legge delle citazioni (in CTh. 1.4.3) vi figurava dunque
con la collocazione 1.15.1, sotto una rubrica che possiamo solo ipotizzare
fosse destinata al pensiero dei giuristi o allauctoritas 40 della scienza giurisprudenziale, per analogia con la rubrica di CI. 1.17 De veteri iure enucleando
et auctoritate iuris prudentium qui in digestis referuntur, dove infatti avrebbero poi
trovato posto le costituzioni Deo auctore e Tanta. A quella seguiva anche
una seconda costituzione indirizzata forse allo stesso Mena, che ci ha
accompagnato nellapproccio a questo lavoro, sulla quale peraltro non
possibile avanzare alcuna altra ipotesi, se non che tematicamente dovesse
attenere allauctoritas prudentium.
attestato, dunque, con certezza che ancora nel 529 fosse vigente
la legge delle citazioni, rivelandosi che, alla vigilia dellordine della compilazione degli iura nel Digesto, Giustiniano, per quanto riguardava luso
degli scritti giurisprudenziali nei tribunali, si muoveva ancora in unottica
teodosiana.
Ma, come dicevamo, per quanto riguarda le leges, egli prosegue il
cammino intrapreso e compie un passo ulteriore. Laver consentito ai
propri commissari di intervenire sui testi delle costituzioni escerpite dai
codici precedenti aveva dovuto comportare scelte abrogative (di ripetizioni, contraddizioni e norme desuete), che per non potevano aver
risolto tutti i problemi legati allindividuazione del diritto applicabile,
come per esempio nel caso di lacune nellordinamento giuridico. Quando
39
P. Oxy. XV, 1814, su cui si veda P. de Francisci, Frammento di un indice del primo Codice
Giustinianeo, in Aegyptus, Anno 3, No. 1/2 (1922) 68 ss. In merito alla valutazione, alla luce del
papiro, del progetto inizialmente concepito da Giustiniano, G.L. FALCHI, Sulla codificazione del
diritto romano nel V e VI secolo, Roma 1989, 103 ss., riteneva senza dubbi gli iura gi inizialmente
ricompresi in quello, sebbene in forma non pienamente compiuta; su ci solleva diversi fondati
rilievi critici D. MANTOVANI, Sulle consolidazioni giuridiche tardo antiche, in Labeo 41 (1995) 257 s.
40
Per quanto anche leventuale trasformazione, gi nel primo codice, del titolo della rubrica
da de responsis iuris prudentium in de auctoritate iuris prudentium svelerebbe un rovesciamento radicale (destinato a diventare definitivo) nellindividuazione del fondamento giuridico degli iura, da
rinvenire non pi nella promanazione dagli insigni giuristi, bens dalla legge imperiale che li riconosce e li accoglie (prima di Valentiniano III, poi di Giustiniano).

Mundi totius elementa ... et eorum dispositio

371

promulga il novus codex, perci, con la Summa rei publicae, dopo avervi
ancora affermato la obbligatoriet delle leggi, e soltanto delle leggi, in esso
contenute, con poche, veloci parole cerca di affrontare il problema
processuale, consentendo di allegare citazioni degli antichi testi giurisprudenziali contenenti leges imperiali accolte nel codice, purch la
versione in questi racchiusa non si allontani da quella, per cos dire, ufficiale: nulli concedimus ex libris veteris iuris interpretatorum aliter eas habentes recitare,
sed solam iuris interpretatoris sententiam commendare, ut tunc teneat, cum minime
adversetur eiusdem nostri codicis constitutionibus (. 3).
Insomma, secondo Giustiniano, le norme imperiali prevalgono
comunque sugli iura, cui si riconosce autorit solo se corrispondano alla
volont imperiale: se ci fossero dubbi, in CI 1.14.12 si definisce in modo
netto il potere dellimperatore, ora unico e assoluto, di creare e interpretare diritto. La congerie di ricorsi che investono la cancelleria e il numero
crescente di costituzioni che seguono la Summa rei publicae provano la difficolt che attraversa questa fase della riforma giustinianea. Alcune nuove
disposizioni intervengono per risolvere le questioni nascenti dal contrasto
fra lopinione di un giurista e la volont imperiale, come ad esempio
accade in CI. 6.30.19 del 529, appunto, in cui limperatore consente di
estendere, a cognati e extranei, la transmissio delationis prevista dal giurista
Paolo al solo filius familias 41. Tale tipologia di innovazione, non isolata in
quegli anni, anticipa un metodo di lavoro che si sarebbe riproposto poi
nella compilazione dei Digesta: ci pu avallare lipotesi che Giustiniano
indipendentemente dallimmaginare quel primo codex come definitivo e
concluso, o non piuttosto soltanto come il primo passo allinterno di un
progetto pi vasto e complesso, sebbene gi abbozzato avesse ben
chiaro il quadro politico e ideologico allinterno del quale dovesse
muoversi nel tempo a venire.
Univ. Napoli Federico II
Pont. univ. Lateranensis

fragalgano@alice.it

41
Su cui amplius F. GALGANO, Transmissio delationis. Vicende di una pratica successoria, Roma
2007, 111 ss.