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14 Dicembre 2016 MANGIALIBRI Alessandra Farinola

recensisce
Le solitarie Ada Negri
Feliciana tanto minuta quanto forte. Alla morte del marito sa bene che lunica rimboccarsi le
maniche e lavorare anche per sole due lire al giorno nellofficina di lanerie per crescere i due
piccoli. Nemmeno si accorge del tempo che passa, Feliciana. Perch il tempo passa cos rapido?
Quello che noi lasciamo indietro sempre il meglio, anche quando dolore. Francesco e Leonardo
crescono, uno diventa operaio, laltro insegnante, mettono su famiglia; quando le tempie della
donnina si incanutiscono non c molto spazio da loro. Non viveva, ecco, e non moriva. Era una
sopravvissuta. La provvidenza dovrebbe, in tempo, concedere la buona morte ai vecchi poveri:
concedergliela in premio, a lavoro finito, quando le energie di resistenza sono esauste. E prega
tanto Feliciana per quella morte, fino a che trov finalmente il posto dove solo possono riposare i
vecchi poveri, quando i figli si sono messi in cammino, il lavoro compiuto e le forze non reggono
pi A quindici anni Anin, nata dallo squallido connubio duno spazzino pubblico con una sarta
da uomo, resta orfana, quando i genitori a distanza di pochi mesi disparvero entrambi come
scompaiono, di solito, gli animali e i poveri, senza rumore, senza lasciare traccia. Ha una sola dote
la sgraziata ragazzina, ed il genio dellobbedienza gioiosa. Era nata serva come uno nasce pittore,
poeta, affarista o ladro. Nella casa dove prende servizio entra come un dono prezioso perch se
unanima obbediente, non per nulla arida e chiusa ma nutriva in s un umile, ma irresistibile
bisogno di amare. Un amore che riversa senza riserve sulla dispotica padrona e sul di lei sposo,
lingegnere irascibile che spesso si rasserena alle parole della serva. E soprattutto sulla delicata
Liana, la padroncina che ama pi di una figlia e che si sposa e sopravvive a stento a un tragico parto
solo grazie alle sue amorevoli cure. Un lare domestico, sereno e benevolo Anin, la sua
instancabile attivit le bastava. Alla sua morte, ormai anziana, mentre sferruzza pensando al bucato
dellindomani, si spegne in lei lappellativo serva nel suo significato pi bello, pi umano, [] di
chi si trova in perfetta armonia col proprio destino Marco e Fresia lavorano nella fabbrica e
durante la pausa si baciano contro il muretto della tintoria di fianco che emana acre odore di acidi.
Marco dice che se ne andr in America: Oh, perdio! Non si nasce, solamente, signori. Si diventa.
E lui lo diventer, e tra quindici o ventanni torner e comprer la fabbrica del padrone. - E io,
intanto, che far?... Tu? Mi vorrai bene e mi aspetterai, Fresia. E Fresia lo aspetta, e il tempo
passa. La ciminiera continua a fendere le brume dellalba e le luci dei tramonti. Fresia supera i
quaranta, fili bianchi tra i bei capelli neri, e Marco ha smesso di scriverle. Ci ha saputo fare, per, il
ragazzo ambizioso e torna davvero, e quando torna pu veramente sedere al tavolo del padrone e
trattare lacquisto della fabbrica. Per Fresia nessuna parola se non qualcuna di circostanza mentre
fanno un pezzo di strada affiancati. E poi: Quando sar il padrone, ti sposer
Sono soltanto tre delle quattordici novelle contenute in questa preziosa e coraggiosa raccolta della
scrittrice e poetessa Ada Negri, nata a Lodi nel 1870 e morta a Milano nel 1945 (unica donna ad
essere ammessa allAccademia dItalia), una figura di tanto grande spessore quanto
immotivatamente non inclusa nel canone dei pi importanti autori del 900. Una silloge preziosa
perch regala quattordici ritratti di donne diverse tra loro ma accomunate da quella solitudine cos
icastica del titolo -, spesso poche pennellate precise, assolutamente memorabili perch lasciano il
segno nellanima. Figure quasi sempre umili, serve maestre operaie, spesso non particolarmente
avvenenti o dalla sessualit complessa e problematica; sempre figure forti, anche quando sembrano
accettare passivamente un destino segnato, perch la loro accettazione quanto mai attiva, spesso
consapevole, a volte gioiosa. Ricorrenti in maniera sorprendente tematiche come laborto, lo stupro,
linquinamento, lo sfruttamento nelle fabbriche, declinate come un sentimento sociale che non si fa
mai connotazione politica ma resta sempre, forte, sul piano emotivo eppure in certo modo di
denuncia. Le descrizioni dei paesaggi, dei luoghi, delle atmosfere sono parte integrante dei racconti
e dei sentimenti, la natura si fonde e si confonde spesso con i caratteri e il sentire dei personaggi. Ha
infatti gli stessi sospiri, le stesse malinconie e inquietudini, la stessa bellezza della vita vissuta e si
fa personaggio anchessa. Si tratta di storie di vite intere racchiuse in poche pagine capaci di

raccontare parabole di dolore e quieta disperazione; a volte non si riesce a stabilire se si tratta di una
storia positiva, se vi un giudizio: sembra soltanto una verit raccontata senza la volont di
giudicare nulla. Altre volte un solo gesto d un senso a tutto, come nel racconto del prete che
assolve una povera donna da un grave peccato: nel momento del perdono pare che sia la Negri
stessa a comprendere e assolvere con quel gesto rituale tutta lumanit di questa figura senza altra
scelta. Ad ogni nuovo racconto il lettore fa una scoperta, trova un gioiello e nuove preziose parole.
Il racconto finale si distingue poi per una certa nota positiva di riscatto che pure nasce
dallumiliazione, ma che bisogna avere il coraggio di ottenere osando senza arrendersi; una storia di
indipendenza e volont di realizzare un sogno quasi impensabile nellepoca in cui viene composto.
Si dice in una delle storie, sempre di una donna, in maniera sorprendente: A nessuno e a nulla era
legata: non aveva radice se non in s. Da sottolineare, dal punto di vista stilistico, luso del senhal,
ovvero la scelta mai casuale dei nomi dei personaggi fortemente evocativi e per lo pi antitetici
rispetto a coloro che li portano. una scrittura che si inserisce con grande evidenza nella cornice
verista, arricchita di forti elementi autobiografici e anticipa con lucidit la questione della
condizione femminile che dovette aspettare qualche anno per essere affrontata veramente. La
raccolta di prose, infatti, (Ada Negri aveva gi pubblicato poesie) usc per la prima volta nel 1917 a
cura della milanese Treves e conobbe un certo successo editoriale fino alla Seconda guerra
mondiale ma, intrisa comera di spirito socialista, sub anche la dura censura politica della critica,
della quale, evidentemente, ancora oggi risente. Si diceva allinizio di coraggio, che quello
meritevole di plauso della editrice Musicaos, certo consapevole di cominciare la nuova collana I
classici con un testo importante e poco commerciale; eppure una lettura assolutamente consigliata e
che non pu non piacere a chi ama la letteratura del primo 900, a chi si interessa di scrittura al
femminile (quella vera, non quella che si intende per lo pi nella accezione contemporanea e che
rimanda a romanzetti rosa di serie D), a chi apprezza Ada Negri, a chi non lha mai conosciuta e a
chi - come chi scrive si lasciata incuriosire semplicemente da un ricordo legato quasi
esclusivamente ad una poesia imparata alle elementari, ormai tanto tempo fa. Leggere questo libro
fa male, ma un dolore necessario che arricchisce. Non perdete questa occasione unica.
http://www.mangialibri.com/libri/le-solitarie

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