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difficile parlare di Gramsci, rimanendo chiusi nell'ambito della

sua personale problematica. In lui si ritrova, interpretato e "tradotto,"


tutto il mondo culturale della sua epoca. Ogni ricerca sul suo pensiero
rimanda necessariamente ad una ricerca sul pensiero che lo circonda.
Nella sua opera, sempre facile riconoscere le radici del problema
dal problema stesso; distinguere tra i materiali che il suo tempo gli
offre e le sue individuali riflessioni. Ecco perch, attraverso Gramsci,
possibile oggi arrivare ad un ripensamento generale della storia e della
cultura che immediatamente dietro le nostre spalle e che costituisce
il nostro vicino passato. possibile, a condizione che in questo passato
si includa l'opera stessa di Gramsci. Voglio dire che un riesame della
nostra attuale coscienza culturale, deve prendere Gramsci come strumento della critica e, nello stesso tempo, come oggetto che , esso stesso, coinvolto nella critica. E cosi facendo, sembra che il problema si
allarghi, e invece si precisa e si approfondisce; sembra che si perda
inutilmente il senso del discorso, e invece lo si ritrova, poi, con una maggiore forza di convinzione.
Nell'ambito della sola problematica "filosofica," tutto questo diviene estremamente evidente. Gramsci intende il marxismo teorico come "filosofia della prassi." Ebbene, noi vediamo che tutto il dibattito
intorno al marxismo, in Italia, conclude proprio a questa definizione.
Il termine non va concepito, dunque, come un altro nome che viene
dato al marxismo, ma come un'altra interpretazione che viene data del
marxismo. Dietro la diversa definizione, sta un diverso contenuto di
pensiero. Siamo spinti allora, inevitabilmente, a ripercorrere le fasi di
queste formulazioni, che conducono poi alla formulazione gramsciana.
Il marxismo di Gramsci ci spinge a ripensare le linee' principali del
marxismo italiano, il carattere della sua introduzione nella cultura na-

zionale, la funzione a cui ha finito per assolvere, i segni particolari che


esso ha acquisito, la forma in cui stato conosciuto e divulgato.
Ho l'impressione, quindi, che avremo bisogno di una lunga premessa per arrivare ad una breve conclusione.

l. Dobbiamo riconoscere a Rodolfo Mondolfo una coerente posizione di pensiero. Tra il saggio su Feuerbach e Marx del 1909 e il saggio Intorno a Gramsci e alla filosofia della prassi del 1955, c' un senso
unico della ricerca: una considerazione del pensiero di Marx, che ha
il pregio di una esplicita chiarezza, nel quadro di un orizzonte teorico
ben delimitato. Si pu facilmente isolare, dunque, il nocciolo di questa posizione. Il punto di partenza prende come obiettivo della polemica quello che risulta essere un dogma nel linguaggio dei socialisti:
non la coscienza determina l'essere dell'uomo, ma l'essere dell'uomo
determina la sua coscienza. Da questo principio si ricava una concezione
essenzialmente materialistica e fatalistica; in essa non c' luogo ad una
teoria del rispecchiamento, se non come prodotto dell'ambiente sotto
forma di adattamento passivo. Ma in questo passivo adattamento non
trova posto la volont, non si rivela la coscienza di classe. Pure, la coscienza e la volont sono un momento essenziale della storia, in quanto
elementi condizionanti l'azione e lo stesso processo storico. Il materialismo metafisica non riesce a racchiudere nel suo quadro proprio il
principio della .lotta di classe, anzi, risulta da esso implicitamente superato. Un'altra concezione filosofica si rende necessaria. Essa, del resto,
stata gi formulata. "Soggetto e oggetto non esistono che come termini di un rapporto necessariamente reciproco, la cui realt nella
praxis: la loro opposizione dialettica non che la condizione dialettica
del loro processo di sviluppo, della loro vita. Quindi il soggetto non
una tabula rasa passivamente ricettiva; (come l'idealismo sostenne)
un'attivit che per altro si afferma (e ci contro l'idealismo) nella sensibilit o attivit umana soggettiva, la quale pone, modella o trasforma
l'oggetto, e con ci viene formando se stessa." ' Per il Marx il pensiero
praxis ed praxis il suo oggetto; ossia nella praxis si avvera l'esistenza
di entrambi i termini, e in essa, quindi, pensiero e realt coincidono.
Praxis il processo del conoscere che il Marx considera, al pari dello
Hegel, superamento dell'antitesi fra "l'unilateralit della soggettivit e
l'unilateralit della oggettivit."" Il concetto della praxis per Marx, risulta molto vicino al principio dell'esperienza per Hegel. "Il principio
dell'esperienza contiene l'affermazione infinitamente importante, che
l'uomo, per accettare e tenere per vero un contenuto, deve esserci den-

tro egli stesso; piu determinatamente, che egli trova quel contenuto in
accordo ed unione con la certezza di se stesso. Deve essere egli stesso
col ... con la sua autocoscienza essenziale." E cio "quello he l'uomo
vuole ammettere nel suo sapere, deve egli stesso vederlo, vi si deve egli
stesso sapere presente.''' Ma poich il concetto della praxis l'attivit
sensitiva umana che pone o crea l'oggetto, e con ci viene formando
se stessa, Marx aggiunge a questo principio "l'esclusione di ogni realt
estranea alla praxis, considerando l'oggetto e il soggetto non come per
s stanti, ma come formazione della praxis."'
Ora per la praxis occorre la volont; per la volont la coscienza dei
bisogni; tutto ci, insomma, che per Hegel era mezzo di un'astuzia
della ragione e materia della storia. qui appunto il contrasto fondamentale col materialismo. Per Marx la concezione atomistica, essendo
necessariamente meccanicistica, non pu applicarsi alla societ umana.
L'atomo per se stesso inerte, non un principio di forza e di sviluppo, non pu concepirsi dinamicamente: e l'atomismo proprio del materialismo meccanicistico. Ma l'uomo essenzialmente attivit e impulso
vitale, onde sorge il bisogno e, quindi, l'azione tendente a un fine: "il
concetto che gli si pu applicare, come eminentemente dinamico e teleologico, risulta repugnante dal materialismo. La filosofia della praxis,
dunque, cio il volontarismo derivato dal Feuerbach, si presenta in antitesi col materialismo."" La concezione filosofica piu appropriata appare quella di un "idealismo volontaristico.'' La definizione di "materialismo storico" poco felice, rispetto all'oggetto che vuole definire. E
l'oggetto una filosofia della prassi, che si potrebbe dire altrimenti un
"telismo volontaristico." "Filosofia dell'azione, che pu sotto alcuni
aspetti richia!pare, per ragioni di somiglianza, l'odierno pragmatismo."
Per questo solo fatto: per il valore di criterio della verit che Marx
conferisce alla praxis, quale attivit soggettiva che pone l'oggetto. Con
questa sola differenza: che "la praxis, di cui egli parla, di natura
sociale nello stesso individuo."
Si pu dunque concludere cosi. La definizione che si deve dare del
marxismo : filosofia della prassi. Il contenuto: un telismo volontaristico. Il significato: un pragmatismo "di natura sociale"; filosofia dell'azione, vista non piu dal punto di vista dell'individuo, ma dal punto
di vista della societ, che nello stesso individuo.

2. Per Gentile, il materialismo storico si pu considerare in due modi: come filosofia della storia e come metafisica e intuizione del mondo.
Nel tempo, la prima precede la seconda; e la seconda risulta essere

un'artificiosa costruzione, architettata da Marx, per prendere posizione


in filosofia. Limitiamoci ad osservare questa "artificiosa costruzione."
La chiave di volta riposa, senza dubbio, nel concetto di praxis.
Concetto nuovo, rispetto al materialismo, ma "nell'idealismo vecchio
n.ato un part? con esso, gi fin dal
quanto.
so?gett.tvtsmo dt. Socrate. Ed e factle ntrovarlo m Platone e in Hegel
e m Vtco, nelle tdee-forza, nella pedagogia di Froebel. Questo concetto,
la conoscenza va di pari passo.con l'attivit, con la prassi, Marx, per
pnmo vuole trasportarlo dall'astratto idealismo nel concreto materialismo. Ne nasce un "monismo materialistico," che si distingue da ogni
altro sistema simile, proprio per il concetto della praxis applicato alla
materia. Puro oggetto e intuizione sono i caratteri dell'oggettivismo, sia
esso idealistico o materialistico. Ma praxis vuoi dire relazione
soggetto e oggetto. "Quindi n individuo-soggetto, n individuo-oggetto,
come tale; ma l'uomo in necessaria relazione con l'altro e viceversa
'
quindi identit degli opposti." Quello che Marx rimprovera
al mate-'
rialismo, riguardo alla teoria . della conoscenza, questo: "di credere
l'oggetto, la intuizione sensibile, ' la realt esterna un dato, invece che
un prodotto."'" Marx "idealista .tllato" che, nel periodo formativo della
sua mente, ha avuto tanta familiarl? con la filosofia del Fichte prima,
dello Hegel poi, si avvicina al materialismo di Feuerbach, non dimenticando tutto quanto ha appreso e che si ormai connaturato col suo
pensiero. Non sa dimenticare che non si d un oggetto, senza un soggetto che lo costruisca; n sa dimenticare che tutto in perpetuo fieri,
tutto storia. Anche se quel soggetto non spirito, ma senso; non attivit ideale, ma attivit materiale. E questo tutto, che diviene sempre,
non lo spirito o l'idea, ma la materia. "Dunque materia si: ma materia e praxis (cio oggetto soggettivo); materia si, ma materia in
continuo divenire ... Materialismo si, ma storico." Ecco la radice della
contraddizione che spunta, per ogni verso, nel materialismo di Marx.
Il concetto della praxis non pu essere applicato alla realt sensibile, o
alla materia. C' un'inconciliabilit assoluta dei due principi suddetti,
"di quella forma (=praxis) con quel contenuto (=materia)."u Il carattere generale di questa filosofia rislta essere "un eclettismo di elementi contraddittori." E questa sembra una conclusione che non lascia
posto ad una ripresa del problema. Invece, a ben vedere, in essa riposa,
implicito, il suggerimento di una diversa sluzione, la possibilit di un
superamento
della contraddizione, nel significato hegeliano del ter
1ll
m me.
"Il pensiero reale perch pone, e in quanto pone, l'oggetto. O il

pensiero , e pensa; o non pensa, e non pensiero. Se pensa, fa. Dunque


la realt, l'oggettivit del pensiero, una conseguenza. della sua
stessa. Questa una delle prime conseguenze del reahsmo marxtsta.
In questo quadro, il problema se siano le circostanze a formare l'uomo,
o l'uomo a formare le circostanze, si risolve cosi: la societ, che un
tutto organico, insieme causa ed effetto delle sue condizi?ni; e bisogna ricercare nel seno stesso della societ la ragione di ogm suo mutamento Non vi sono educatori da una parte ed educati dall'altra; ma
che sono educati ed educati che educano. la stessa societ,
che gi educata, ritorna ad educare. Tutta l'educazione quindi una
praxis della societ.
"Il soggetto, l'attivit pratica di
la tesi; le. circostanze, l'educazione sono l'antitesi; il soggetto, modtficato dalle ctrcostanze e dall'educazione, la sintesi. E poich il soggetto l'attivit originaria
pone l'oggetto, esso pure l'essere,
ne.ga s,. ponendo l'oggetto,. t?
quanto questa posizione una
smgola. della sua attiVIt ... L'oggetto quindi (le circostanze, l'educaz10ne) eqmvale al
re hegeliano la cui contraddizione intrinseca all'essere, produce t! dtve' stesso, cio del soggetto che vtene,
.
" detto, monire 'dell'essere
come se
dificato dall'oggetto (circostanze, educazione)."" . .
,
Ecco il senso del ritorno a Hegel. La contraddtzlOne e
negando uno dei termini della .contraddizione.
ma non
Viene assunta come contenuto del procedimento dtaletuco e ne subtsce
la sorte: una falsa mobilit, accanto ad un rovesciamento vizioso della
propria realt. La realt, l'oggettivit del
nel pensiero stesso,
come conseguenza della sua natura. Ma m pm c e la c?.ncretezza
tica che acquista l'atto stesso del pensare. Se pensa, fa. Nella prass1 e
gi un qualche germe dell'atto puro.""

3. . del 1896 il secondo dei saggi che Croce dedica


e
che tratta "Della forma scientifica del materialismo stanco. In esso
sono gi tutte le sue idee sull'argomento. Il materialismo storico non ,
e non pu essere, una nuova filosofia
o un
metodo;
ma solo questo: una somma di nuovt dati, d1 nuo_ve espenenze,. ch.e
entra nella coscienza dello storico. Rispetto alla stonografia
nsalve in un ammonimento a tenere presenti le proprie
come nuovo sussidio a intendere la storia. Tutto qm. Per 1l resto, tl materialismo metafisica, cui Marx ed Engels facilmente
partendo dall'estrema sinistra hegeliana, "ha dato il nome ed alcum
dl'enti metafisici alla loro concezione della storia." Ma l'uno e gh altn

sono del tutto estranei all'indole propria della concezione. "Una concezione della storia
pu essere, n materialistica, n spiritualistica, n
dualistica n monadistica." Parlare in questo caso di monismo e di materialismo, "dire cosa priva di senso." Materialismo storico "un
1
semplice modo di dire." La denominazione da preferire quella di
una concezione realisica della storia.
Ed questo un passaggio importante, nell'ambito di questa interpretazione. Parlando della trasformazione che l'Idea hegeliana subisce
nella concezione di Marx, Croce si esprime cosi: "In realt l'Idea dello
Hegel - e il Marx lo sapeva benissimo - non sono le idee degli uomini, e il capovolgimento della filosofia hegeliana della storia, non pu
essere l'affermazione, che le idee nascano come riflesso delle condizioni
materiali. L'inverso sarebbe, logicamente, questo: la storia non un
processo dell'Idea, ossia di una realt razionale, sibbene un sistema di
forze: alla concezione razionale si oppone la concezione dinamica." 17
Il concetto marxista secondo cui le idee sono determinate dai fatti
e non i fatti dalle idee, piu che un'inversione della veduta dello Hegel,
risulta piuttosto come l'inversione delle vedute degli ideologi e dei dottrinari. Marx, come "il piu insigne continuatore dell'italiano Niccol
Machia velli." 18
. In
ordi.ne di considerazioni sta la ragione che spinge Croce
a nfiutare Il marxismo, come una costruzione a priori di filosofia della
storia; e ad accettarlo invece come un semplice "canone d'interpretazione della storia." Semplice canone, si badi, e non metodo del pensiero. Perch gli storici della scuola materialistica "applicano gli stessi
strufl_lenti intellettuali e seguono le stesse vie degli storici, dir cosi, filologi, e soltanto recano col loro lavoro alcuni dati nuovi alcune nuove
esperienze." lO E metodo era invece "quello dei filosofi' idealistici che
deducevano i fatti storici." Un canone, dunque, di origine affatto empirica, che solamente consiglia di rivolgere l'attenzione al cosiddetto sostrato economico della societ, per intendere meglio la configurazione e
le vicende di questa.
N6n 'da negare che il materialismo storico si sia manifestato in
due correnti, intimamente, se non praticamente distinte: come movimento storiografico e come scienza e filosofia della societ. Ma da affermare che in questo secondo punto si insinua un perenne pericolo metafisico. "Anche negli scritti del prof. Lbriola s'incontrano alcune proposizioni, le quali hanno porto di recente occasione ad un critico rigoroso ed esatto (Gentile) di concludere: che il Labriola intende il materialismo storico nel senso genuino e originario di una metafisica, e

di quella della peggior specie, qual una metafisica del contingente."


Niente filosofia dunque nel materialismo storico, niente metafisica.
L'ortodossia hegeliana di Marx,"' qui non appare. La riduzione del
marxismo ad un canone empirico per la ricerca storica, ha implicitamente superato il problema. E sembrano molto lontane le ragioni speculative avanzate dal Gentile. Eppure Croce non parla della "filosofia"
di Mrx, perch si dichiara d'accordQ con l'interpretazione di Gentile.
"Restringendo l'affermazione alla dottrina della conoscenza," si potrebbe parlare di "un materialismo storico in quanto filosofia della
praxis, ossia come di un modo particolare di concepire e di risolvere,
anzi di superare, il problema del pensiero e dell'essere." .. Il canone pratico da suggerire al lavoro del pensiero, va d'accordo, in questo caso,
con la riduzione di tutta la realt a prassi del pensiero. In piu, nell'adesione alla costruzione economica dell'indirizzo edonistico, al concetto
di utilit-ofelimit, al grado terminale di utilit, e finanche alla spiegazione economica del profitto del capitale come nascente dal grado diverso di utilit dei beni presenti e dei beni futuri, c' gi, in nuce, la
categoria "pratica" dell'utile, su cui fa perno e si agita l'essenza tutta
spirituale dell'Economica.
4. Sia Croce che Gentile, quando devono riassumere il pensiero di
Marx,_riassumono il pensiero di Labriola. I Saggi intorno alla concezione materialistica della .storia, vengono presi come un'esposizione finalmente organica del disorganico pensiero di Marx. Sono questi saggi ad
introdurre propriamente il marxismo in Italia. Da questo momento,
l'oggetto in discussione da parte di tutti, sar il Marx, cosi come stato
studiato, per tutti, dal solo Labriola.
E bisogna dire che, in quanto espositore di Marx, in lingua italia- '
na, Labriola ha avuto di Marx lo stesso destino: raramente stato letto,
per quello che diceva. Parte egli dall'ambiente hegeliano di Napoli, vive
per anni con l'animo diviso tra Hegel e Spinoza, difende "con giovariile entusiasmo" la dialettica contro il neo-kantismo dello Zeller, passa per Herbart e per la Volkerpsychologie di Steinthal, e approda al
marxismo. E forse tutte queste tendenze, all'interno del suo marxismo,
si fanno ancora sentire, si combattono, e si elidono a vicenda. Ne viene
fuori un pensiero equilibrato e un po' eclettico, moderno per il suo
tempo, e carico di vive suggesti<?,ni.
"Il segreto della storia si semplificato. Siamo alla prosa ... Ed anche il comunismo diventa prosa: ossia scienza.'' .. Nient'altro c' in
esso che il primo filo conduttore di una scienza e di una pratica, che la

sola esperienza e gli anni possono e devono sviluppare. Tutto ci che


esso reca il solo schema e il solo ritmo del moto proletario; razionale,
non perch fondato sopra argomenti tratti dalla ragion ragionante, ma
perch desunto dalla obiettiva considerazione delle cose."' scoperta la
relativit delle leggi economiche ed confermata al tempo stesso la loro
relativa necessit. In ci tutto il metodo e la ragione della nuova concezione materialistica della storia. "Errano coloro che, chiamandola interpretazione economica, credono d'intendere e di far -intendere tutto ...
Qui siamo nella concezione organica della .storia. Qui la totalit e la
unit della vita sociale che si ha innanzi alla mente.""' L'assunto rivocoincide con la mta scientifica della nuova dottrina. Poich
q uesta "obiettivizza, e direi quasi naturalizza la spiegazione dei processi storici." .. Naturalizzare la storia, senza cadere in "un nuovo tipo di
Darwinismo politico e sociale," n in una qualsiasi "forma, o mitica, o
mistica, o metaforica, di fatalismo." Si tratta di comprendere in una
sola espressione "la critica di tutte le vedute ideologiche, le quali nella
interpretazione della storia partono dal presupposto che opera e attivit
umana sia la stessa cosa che arbitrio, elezione e disegno.'' "'
Labriola non sul terreno del positivismo, ma non neppure sul
terreno direttamente opposto al positivismo, come sar, fin dall'inizio,
per Croce e per Gentile. Per lui non c' un nemico principale da battere, una polemica unica da condurre. Non c' da sconfessare un vecchio pensiero ; c' da mettere in circolazione un pensiero nuovo. Nei
suoi saggi si scorge, a tratti, l'entusiasmo del neofita. Non si tratta di
interpretare Marx, ma di esporlo; non renderlo di nuovo attuale, ma
proporlo per la prima volta; non scegliere tra diverse posizioni all'interno del marxismo, ma presentarlo tl blocco. Nel suo aspetto "filosofico," il marxismo ancora un tutto unico. Non stato, fino a quel momento, criticato; stato solamente ignorato. Marx rappresenta una forza
di azione pratica, non una posizione filosofica; un agitatore politico,
non un classico del pensiero. Non ha diritti di cittadinanza nell'alta
cultura. Nessuno avrebbe pensato ad aprirgli le porte delle ;mle universitarie. Nessuno, tranne il prof. Labriola.
Le epoche che segnano un lento e graduale e pacifico sviluppo delle cose, diventano, sul piano del pensiero, sempre, le epoche dei "ritorni." E in quel momento, chi tornava a Kant e chi a Hegel, chi a Jacobi
e chi a Darwin. Labriola propone di tornare a Marx. E mentre gli altri
socialisti si pongono il quesito "se il Signor Marx possa andare a braccetto col tale o tale altro filosofo," egli cerca di cogliere ed isolare quella .filosofia che a questa dottrina "necessariamente e obiettivamente

implicita." Anzi, se piace di andar


della
zione dottrinale di Marx ed Engels, non bastera dr fermarsi a quelh che
si dicono i precursori del socialismo fino a Saint-Simon, n ai filosofi
fino a Hegel, n agli economisti che dichiarano l'anatomia. della societ civile: "bisogna risalire addirittura a tutta la formazrone della
societ moderna, e poi da ultimo trionfalmente dichiarare, che la teovi
ria un plagio delle cose che spiega.'' .. I precursori
va dottrina sono i fatti della storia moderna. Il socrahsmo screntlfico
cose,. :ma il
non piu la critica soggettiva applicata
to dell'autocritica che nelle cose stesse. La cntlca vera della sooeta
la societ stessa. In questo consiste la dialettica della storia: un ritmo
che diviedel pensiero che riproduca il ritmo piu generale della
ne."*' Meglio sarebbe dire in questo caso: metodo genetrco m vece che
dialettico. Poich "la parola dialettica degradata nell'uso comune all'arte retorica e avvocatesca, alla Scheinbeweiskunst.""1 Ma semplice
questione di nomi. Il capitolo di Engels sul!a "negazi?ne della negazione" trova Labriola del tutto consenziente. E m genere tutta l'opera di Engels- lo entusiasma. Doveva trovare,
te, quello spirito, molto vicino a s. Non solo p:r l'op:ra. sua dr
sistemazione e di divulgazione, che era anche per lUI un obiettivo fondamentale da raggiungere, per il marxismo; ma soprattutto per un
motivo di maggiore sostanza: per una certa affinit nella . forma del
loro pensiero, per una certa somiglianza della loro forma.z;one culturale, per quel tratto comune del loro interesse filo.sofico, piu va.sto che
profondo, piu popolare che rigoroso, piu.
In particolare, su questo punto,
ha. Il mento di rendere
Engels .. E
non
ancora di piu esplicito l'equivoco della d1alett1ca
confondersi con "puri empiristi," con i
co?
espn"popolari evoluzionisti," rimapda alla
mendo, in privato, qualche dubbio sulla termmolog1a del problema.
Ma non attacca minimamente quel pasticcio eclettico, quello stran?
miscuglio tra Hegel e Spencer, che cosi poco
in
con 1l
metodo scientifico di Marx: la legge dell'evoluziOne SI Impeg?a ad
assumere formalmente un ritmo dialettico, dietro impegno reciproco
da parte della dialettica ad
il .cont;nuto reale delle cose che
stesso te.mpo
divengono; e cosi rimane tmpregtudtcata, ma
"sconosciuta" la natura empirica di ciascuna particolare formaz1one.
qui proprio il punto in cui diverse
coesist?no ancora. Ma non qui il punto fondamentale. Cosi come.. non e punto
fondamentale il momento in cui Labriola parla della filosofia della

praxis" come "midollo del materialismo storico." Perch egli si affretta a definirla come la filosofia immanente alle cose su cui filosofeggia. "Dalla vita al pensiero, e non gi dal pensiero alla vita ecco
il processo realistico. Dal lavoro, che un conoscere operando, al
scere come astratta teoria: e non da questo a quello." .. Qui davvero
un altro "modo di dire," per dire in fondo la stessa cosa: e cio che
l'arrovesciamento della dialettica hegeliana, consiste in questo: "che
alla semovenza ritmica di un pensiero per s stante, rimane sostituita
delle cose,
quali il
da ultimo un prodotla
to. Il marx1smo come filosofia della prassi" non risale a La brio la
risulta profondamente estraneo al suo pensiero. Il punto
?,a ricercare nella "filosofia" di Marx, quello che egli chiama una
.tendenza al
Tendenza critico-formale, che deve sfuggire
Sia
vaghe IOtUIZIOnJ trascendentali, aventi la pretesa di rappresentam 10 atto la totalit dell'Universo, sia il semplice empirismo della
non-filosofia. "Tendenza al monismo, ma al tempo stesso coscienza precisa della specialit della ricerca. Tendenza a fondere scienza e filosofia,
medesimamente, continuata riflessione su la portata e sul valore . d1
forme del pensiero, che usiamo in concreto, e che pur
possiam? distaccare dal concreto ... Pensare in concreto, e pur poter riflettere 10 astratto sui dati e sulle condizioni della pensabilit. La filosofia c' e non c'. Per chi non c' ancora arrivato essa come il di l
dalla scienza. E per chi c' arrivato essa la
condotta a perfezione. "
'
. Questa veramente la formula che ritroviamo concretamente applicata nel corso dei suoi saggi. questa la filosofia di Labriola. II lin quello del tempo; i singoli concetti sono gi tutti nel penSiero del suo tempo. Eppure ne risulta una "tendenza" originale carica di imprevedibili sviluppi. E infatti questo punto verr
e aggira t?
interpreti idealisti di Labriola: non di qui passer la
loro
del marxismo. C'erano altri aspetti piu deboli, piu
contraddJtton, e, nello stesso tempo, piu evidenti e rumorosi. C'era, ad
esempio, la filosofia della storia. Piu di una volta Labriola sostiene che
la dottrina di Marx "non pu essere volta a rappresentare tutta la storia dell'ui?an genere in una veduta comunque prospettica o unitaria,
la
la filosofia storica a disegno, come da Agostino a Hegel,
o anzi, meglio, dal profeta Daniele al signor De Rougemont"; e che
si riconosce in essa "non la visione intellettuale di un gran piano o disegno, ma soltanto un metodo di ricerca e di concezione un semplice
filo conduttore."" Pure, ,se il concetto di un'ultima e definitiva filo-

sofia della storia, viene da lui teoricamente negato, risulta poi da lui
stesso praticamente applicato. Non riesce egli a fare perno su un determinato punto della storia, su un tipo specifico e determinato di formazione economico-sociale. Riconosce che Marx partito da questo
punto, ma egli non riesce a fare altrettanto. Spazia, con l'ingegno_ e
con la cultura, fra molti secoli di grandi vicende umane, ma non nesce a fissare lo sguardo addentro e nel profondo del proprio tempo,
pur nel limitato ambiente che lo racchiude. questo, alcune volte, un
punto d'arrivo, mai il punto di partenza. Di qui, quel distacco
della sua persona, l'accusa di astrattezza consegnata al suo pensiero,
la scarsa presa pratica di ogni suo tentativo di azione politica.
E tutto questo, non a caso. Non bastano, per spiegarlo, le sole ragioni storico-psicologiche. I difetti di fondo, in un pensatore, bisogna
trovarli sempre nel pensiero. Il che comporta che bisogna saper trovare le ragioni storiche del pensiero, con un'analisi interna al pensiero
stesso.
Ebbene, all'interno del pensiero di Labriola c' un punto fondamentale di debolezza, che egli del resto ha in comune con tutto un
filone tradizionale d'interpretazione del marxismo. Un punto che, per
un verso rende oggi poco moderno, poco attuale il suo contributo allo
sviluppo di una rinnovata problematica marxista, e per un altro verso
rese allora possibile il tentativo di chiudere una volta per tutte il discor'Sb sul marxismo. Stiamo parlando di quella cesura radicale, di quella spaccatura, operata tra "due parti" del marxismo, che come una
breccia aperta, attraverso cui passeranno tutti coloro che vorranno "liquidare" il marxismo. . la distinzione tra una interpretazione della
storia e una concezione generale del mondo e della vita, come fossero
due cose fra loro separate e sovrapposte, l'una in funzione dell'altra,
l'una subordinata all'altra. Quella che diventer, nella ortodossia e nella Vulgata marxista, la distinzione tra materialismo storico e materialismo dilalettico.
E si badi: con questo non si vuole negare, in Marx, la possibilit
scientifica accanto a una interpretazione della stodi una
ria; la possibilit di una teoria della conoscenza accanto a una scienza
della societ. Non si vuole negare a Marx un suo orizzonte "filosofico." Si vuole affermare semplicemente questo: che la concezione marxiana della storia condotta proprio con un metodo scientifico; che
la sua filosofia fa tutt'uno con quella considerazione scientifica della
storia; che la sua logica gi' tutta nella sua sociologia, e la sua socio-

logia gi la sua logica. C' unit profonda (che unit e non identit) di logica e sociologia, di filosofia e scienza, di scienza e storia.
Ma in Labriola c', in piu, la "tendenza al monismo," che lo porta concretamente a risolvere la scienza della natura nella scienza dell'uomo; a dissolvere la dialettica, nell'idea di progresso; a immergere
tutto il mondo nella storia; e a considerare tutta la storia come lo sviluppo della prassi umana. Proprio per questo, noi lo troviamo all'origine, sia del marxismo, sia dell'idealismo italiano.

S. Ma ecco che si fa avanti la "crisi del marxismo." Sorel in Francia, Bernstein in Germania, Croce in Italia, Masaryk a Praga, e Struve
e Bulgakov in Russia, e i Fabiani in Inghilterra, e il dibattito serrato intorno alla "Zusammenbruchstheorie": tutti d'accordo, tutto coincide.
E Labriola s'arrabbia e strepita: una pochade, una crisi demimondana da Quartiere Latino; uno dei tanti pretesti che servono un complotto internazionale, "il mouchard scientifico." E poi tace, improvvisamente, deluso e forse disgustato.
Aveva torto: non nella difesa ad oltranza che egli faceva di Marx,
ma nel giudizio che dava sui critici di lui. Perch "la crisi del marxismo" c'era: c'era e c', ogni volta che si attenua, si allontana, sfuma e
sembra risolversi la "crisi del capitallsmo" : c' un rapporto inversamente proporzionale. Bisognava accettare la polemica, scendere sul
terreno degli avversari, riprendere Marx e riscoprire, con Marx, la
realt del presente; inaugurare un nuovo confronto del pensiero con le
cose. Ma Labriola non era Lenin; e non poteva esserlo.
Eppure, se per quarant'anni, in Italia, si creduto che il marxismo
teorico, nato nel '95, fosse morto nel '900, questo non da addebitare
al particolare tipo di marxismo del Labriola. da addebitarsi al particolare tipo di marxismo che ha visto e capito l'idealismo italiano,
nella persona dei suoi due, piu autorevoli, rappresentanti. "Tu disputi
con te stesso per sapere che uso devi fare del marxismo, ma non per
sapere che cosa esso sia" : queste parole di Labriola a Croce, potremmo
estenderle a tutto il pensiero italiano del tempo. Marx stato sempre
utilizzato come un mezzo per raggiungere dei fini, che non erano tanto in Marx, quanto in chi lo studiava e lo interpretava: per le vive suggestioni che offriva allo storico; per il vasto campo d'indagine che
apriva dinanzi all'economista; per i segreti riposti che svelava allo studioso di diritto; per la veste scientifica che dava al discorso dell'uomo
politico; e per tante e tante altre cose. Non stato ridotto a un canone, ma a tanti canoni diversi, a tante piccole tecniche, quante sono le

varie discipline. Lo storico e l'economista, il giurista e il sociologo, il


politico e il critico d'arte, tutti parlano in lingu.aggio marxista, dimostrando per, ad ogni occasione, un sovrano d1sprezzo per Marx. E
il "filosofo, " consapevole della sua missione, riunendo in s la sostanza di tutte queste discipline, e facendo di tante
una
compie il medesimo trattamento, nella sua forma claSSlca e defimuva. .
Allora, per la filosofia italiana, Marx stato il
d'appoggto
per arrivare a Hegel; ha funzionato come tratto d'umane, come
di congiunzione, storicamente determinato e c?ncreto .. Marx ha mt:odotto Hegel in Italia: ha assolto a quella funzwne, 'cm non erano n usciti ad assolvere i buoni filosofi napoletani, che avevano finito per portare i libri di Hegel nelle vendite all'asta degli antiquari.
E chiaramente questo concetto viene espresso da Croce, nel
"Se ora ricerco le cagioni oggettive dell'interessamento onde gta fm
preso pel marxismo e pel suo.
ve?o che ci accadde perch, attraverso quel Sistema, 10 nsenuvo 1l fascmo della grande filosofia storica del periodo romantico, e venivo come scoprendo
un hegelismo assai piu concreto e vivo di quello che ero solito incontrare presso scolari ed espositori? che ri.?ucevano Hegel.
una. sorta
di teologo 0 di metafisica platomzzante. A conferma dt. c10 sta 1l fatto che "ora, dopo piu di vent'anni,_ il Marx ha perduto m gran parte
l'ufficio di maestro, che aliora tenne; perch in questo
la
sofia e la dialettica sono risalite alle loro proprie fonti e Vl s1 sono nnnovate per trarne lena e vigore a piu ardito.
E lo stesso accento autobiografico lo s1 ntrova m una _nota :he
Gentile scrive nel 1937, quando riprende in mano le
_ragme
dei suoi studi su Marx. "Le ho rilette con la commossa cunostt
cui si rovista talvolta tra le nostre vecchie carte dimenticate per ravvivare antiche esperienze ed immagini sbiadite della
lontana. E ho riudito qua e l voci che non si sono ma1
m
qualche cosa di fondamentale in cui ancora mi
CUl
forse meglio di me potr ravvisare i primi germ1 d1 pe?s1en
piu tardi. E ho visto pertanto nel mio
pur tanto. mvecch1ato
valore documentario anche attuale, che m1 ha fatto ntrovare
v1ta
dove temevo fosse passata la morte per sempre... Documento d1 cose
pensate prima della fine del secolo
in Italia da me e
da altri si cominci a sentire la necessita di una filosofia che fosse
una filosofia." ..
E altrettanto, lo stesso Croce che dalla lettura di Labriola si era
sentito "di nuovo tutta accendere la mente," senza poter piu disto-

gliersi da quei pensieri e problemi che si radicavano e allargavano nel


suo spirito, cosi ne conclude: "Dal tumulto di quegli anni mi rimase
come buon frutto l'accresciuta esperienza dei problemi umani e il rinvigorito spirito filosofico. La filosofia ebbe da allora parte sempre piu
larga nei miei studi ... ""'
E infine ancora Gentile, dopo aver scavato le origini della filosofia
contemporanea, in una selva di kantiani e di hegeliani, di platonici
spiritualisti e di positivisti dilettanti, arriva ad un epilogo in cui perlomeno implicita la presenza di Marx che, alla fine del secolo, in Italia, chiude il vecchio discorso per aprirne un altro completamente nuovo. "La conclusione che, dopo il positivismo, non si torna piu indietro; - che la metafisica platoneggiante dei vecchi spiritualisti ormai una filosofia di trapassati, anche in Italia; ... - che bens1 acquisito il concetto immanente della verit che si genera attraverso l'esperienza e che non perci il presupposto, ma il prodotto, anzi lo stesso atto del conoscere; ma anche chiaro che questo concetto sarebbe assurdo,
se l'esperienza fosse concepita a quel modo che la concepiva naturalisticamente il positivismo, come una passivit dello spirito destinato in
conseguenza a chiudersi in una agnostica sfera di apparenza subiet. ti va, senza logica e senza libert: ... - che insomma lo spiritualismo
solo una mezza verit e una mezza verit pure il naturalismo; e
tutta la verit non pu trovarsi se non nell'idealismo, che l'unit e la
conciliazione di quelle due opposte esigenze." ..
"L'idealista," dir in un'altra opera, "che crede di possedere in
pugno l'universo, e di costruire con le categorie l'universo, pu credere
inutile o quasi l'esperienza"; e di qui viene il suo dogmatismo. Ma
l'idealismo vero quell'altro che, in questo campo, ha saputo fare
"lealmente i suoi conti col positivismo." A quest'ultimo appartiene, ad
esempio, con pieno diritto, Bertrando Spaventa, il quale "maturando
un concetto accennato nella Fenomenologia, scopre nella conoscenza
un sapere che non piu semplice sapere, ma in quanto sapere, agire,
operare." Ebbene "questo concetto, dallo Spaventa lucidamente esposto, , a nostro avviso, la chiave d'oro della nuova gnoseologia dopo
Kant; ed gran merito del nostro filosofo averlo rilevato nella Fenomenologia hegeliana e messo in luce. Esso fu pure una delle idee piu
profonde di uno degli epigoni tedeschi piu celebrati del filosofo di
Stoccarda, ignoto certamente, per questo rispetto, allo Spaventa, Carlo Marx.'' ..
Tutta la verit - dunque - nell'idealismo. E anche la verit
di Marx - per Gentile - nell'idealismo. Marx accanto a Bertrando

Spaventa. E noi ne possiamo ricavare queste considerazioni: che Marx,


in Italia, non stato confuso con il positivismo; anzi, servito per
combattere il positivismo, dopo averne sussunto in s l'esigenza migliore. stato mezzo e strumento, temporaneo e contingente, per quella
sintesi definitiva, che doveva segnare il superamento dell'antitesi tra
piritualismo e naturalismo, nel nuovo e moderno idealismo.
Marx servito per sbarazzare il campo da tutti i dilettantismi,
le improvvisazioni, la superficialit di un mondo culturale, allora dominante; e per riproporre la seriet, l'impegno, la profondit, di ogni
ricerca nel campo del pensiero. servito per scoprire sotto la veste
scientifica del "nuovo" pensiero il corpo pesante della "vecchia" metafisica; e per riprendere il discorso al punto in cui l'aveva lasciato la
grande tradizione della filosofia classica tedesca.
Marx dunque alle origini dell'idealismo italiano. E se per un
verso lascia un'impronta ben visibile sullo sviluppo di questo pensiero,
per un altro verso ne viene da esso radicalmente improntato. In Italia non stato soltanto Marx a civettare con Hegel; ma anche Hegel a
civettare con Marx. Conclusione: abbiamo avuto un H egel, tendenzialmente marxiano e un Marx decisamente hegeliano.
Ancora oggt, qui da noi, chi si avvicina a Marx si trova a riscoprirlo attraverso il filtro della cultura idealista; un filtro evidentemente
tendenzioso e deformante. In esso il fatto decisivo non stata la "liquidazione" del marxismo: a questa in fondo nessuno ha mai creduto; anche quando lo si spacciava per morto, se ne parlava come se
fosse ben vivo. Il fatto decisivo stato invece una certa "interpretazione" del marxismo: perch se Marx serve soltanto per riprendere il
discorso su Hegel, una volta ritornati a Hegel, Marx ormai liquidato. Oppure: se il marxismo stato solo un tentativo, parzialmente
riuscito, di rivedere e aggiornare, di riempire e di concretare la filosofia
hegeliana, allora, una volta che stato esperimentato ed pienamente
riuscito un nuovo e diverso tentativo, il marxismo ha assolto alla sua
funzione storica e pu ben considerarsi una cosa del passato. Prima si
fa gravitare tutto Marx intorno a Hegel, poi gli si toglie Hegel dal
centro e si dice: vedete che Marx non riesce a girare da solo.
Questo proprio il caso in cui l'interpretazione di una teoria
coincide con la sua liquidazione. Infatti proprio questo equivoco ha
spinto il pensiero di Marx ai margini del pensiero filosofico contemporaneo.
Dopo che il pensiero di Marx passato attraverso le maglie della
cultura idealistica, che cosa ne rimasto? Croce ha negato che esistes-

se un Marx "filosofo"-; Gentile lo ha concesso, ma lo ha considerato


contraddittorio e quindi improponibile; Mondolfo lo ha definito un
"filosofo della prassi." Ebbene, quest'ultima da considerarsi la conclusione logica che scaturisce da quelle premesse. Il marxismo come
"filosofia della prassi" ci che rimane del marxismo, dopo che stato
liquidato dall'interpretazione idealistica.
Rimane cio una teoria dell'azione, una filosofia della volont, una
guida per il comportamento sociale, una tecnica per il processo rivoluzionario, l'identit di conoscere e fare, di pensiero e prassi; un vichianesimo corretto dal moderno pragmatismo.
6. Gramsci ha dietro di s tutto questo passato. E senza capire
tutto questo passato, non possiamo capire Gramsci; tanto meno il
"marxismo" di Gramsci. C' una linea di sviluppo originale che il
marxismo assume in Italia: per il modo come viene introdotto; per
il modo come viene interpretato. Essa attraversa, ora sullo sf_ondo ora
in primo piano, tutto il movimento del pensiero contemporaneo; arriva all'opera dei Quaderni, e va ancora oltre.
In questo senso, Gramsci pensatore tipicamente e,_io direi, fondamentalmente italiano. L'Italia il suo ambiente naturale; in essa egli
affonda le sue radici nel piu profondo tessuto nazionale. Finiremmo
per restringere e non per ampliare, per diluire e non per approfondire,
la figura teorica di Gramsci, se volessimo dargli un respiro europeo.
I suoi problemi e il modo di trattare i problemi, la sua cultura e la
forma della sua ricerca culturale, i suoi interessi, il suo linguaggio, la
sua educazione, la stessa sua sensibilit umana, tutto vive in Italia.
Ecco perch, secondo me il punto fondamentale, anche se non esclusivo, di una ricerca intorno al pensiero di
deve fare perno intorno all'ambiente del pensiero italiano.
Si pu facilmente isolare, anche materialmente, una parte "filosofica" del pensiero di Gramsci; un tentativo cio di elaborazione teorica generale dei problemi fondamentali del marxismo. L'esigenza primaria la ricerca di quella "filosofia," che faccia reggere Marx sulle
sue proprie gambe, senza bisogno di altre "filosofie " ; la ripresa del
motivo di Labriola. Ma ci che in quest'ultimo era gi compiuto e
pienamente espresso nell'opera di Marx e di Engels, diventa in Gramsci un risultato che ancora da raggiungere, una posizione che ancora da conquistare, un obiettivo a cui bisogna tendere.
Abbiamo una teoria che "ancora allo stadio della discussione,
della polemica, dell'elaborazione"; che non ha raggiunto ancora "la

fase classica del suo sviluppo." Ogni tentativo di "manualizzarla" deve


"la sua sistemazione logica solo
e 1llusona: Ma s1 crede volgarmente che scienza voglia
d1re assol_utamente ststema e perci si costruiscono sistemi purchessia,
che del Sistema non hanno la coerenza intima e necessaria ma solo la
meccanica esteriorit." ..
. Occorre dar mano invece alla discussione, alla polemica, alla elabOrazine, per riuscire ad enucleare il nocciolo della nuova filosofia
per metterla in circolazione con una funzione non piu subalterna,
egemonica nei confronti delle altre "filosofie."
.
.di partenza di grande apertura, che pone dinanzi a s un
ob1ett1vo dt estremo impegno. Tra l'uno e l'altro il tentativo della soUna soluzione che, proprio per questo, appare aperta a diverse t?terpretazioni: perch rinuncia, in concreto, alla esposizione sisteformulazione precisa, alla definizione definitiva. Si pone, e
vive,.,; s1_ muove, .sempre, sul piano del problema. Per questo i "Quad1
sono una grande scuola contro il dogmatismo, contro 1l catechtsmo, contro la morta quiete del pensiero nelle braccia
di una "dottrina" assoluta, contro la facile volgarizzazione di un facile "sapere," conquistato una volta per tutte.
Ecco perch diciamo: il tentativo della soluzione. E potremmo
dire: il suggerimento, l'indicazione, la proposta, il dubbio, che sia
quella la
da
per arrivare ad una soluzione. Tutte parole
ed espress10m, queste, tipiCamente gramsciane.
Il marxismo vuole essere una concezione coerentemente storicistica di tutto il reale: in questo storicismo assoluto. Vuole essere una
metodologia critico-pratica del sapere e dell'agire umano: in questo
filosofia della prassi. Nel suo complesso la "neue W eltanschauung"
del proletariato moderno.
La sua origine nell'idealismo, anzi nello storicismo, che la "verit" dell'idealismo. Verit che stata da esso intuita, ma non compresa; accennata, ma non compiuta; scoperta e poi subito stravolta. Si
di riprendere lo stesso concetto, rendendolo totalmente comprensivo, coerentemente compiuto, corretto nella forma, reale nel contenuto. Il compito della nuova filosofia di rendere realmente "vera" la
verit inconsapevole dell'idealismo. In questo, si trova essa alla fine
di' un lungo travaglio di pensiero. "La filosofia della prassi come risultato e coronamento di tutta la storia precedente. Dalla critica dell'hegelismo nascono l'idealismo moderno e la filosofia della prassi. L'im-

manentismo hegeliano diventa storicismo, ma storicismo assoluto o


umanesimo assoluto.""
Ma da vedere anche se il movimento che porta da Hegel a Croce-Gentile non sia stato un passo indietro, una riforma "reazionaria."
"Non hanno essi reso piu astratto Hegel? Non ne hanno tagliato via
la parte piu realistica, piu storicistica? E non invece proprio di questa parte che solo la filosofia della prassi, in certi limiti, una riforma
e un superamento? E non stato proprio l'insieme della filosofia della
prassi a far deviare in questo senso il Croce e il Gentile ... ?""
Gramsci si accorge che, in Italia, il problema del marxismo strettamente legato al problema dell'idealismo. Si accorge che, tra l'uno e
l'altro, si sono intrecciati nessi profondi, si sono confuse questioni importanti: sono state fatte reciproche concessioni. Si trova egli stesso nella situazione di dover riscoprire il marxismo attraverso la lente dell'idealismo. La strada che da Croce-Gentile deve ricondurre a Labriola,
- per lui - la stessa strada che da Hegel ha condotto a Maq. Come
Marx la riforma e il superamento di Hegel, cosi la moderna filosofia
della prassi la riforma e il superamento del moderno idealismo.
L'anti-Croce pu dunque definirsi come l'anti-Hegel del nostro tempo. "Per noi italiani essere eredi della filosofia classica tedesca significa
essere eredi della filosofia crociana, che rappresenta il momento mondiale odierno della filosofia classica tedesca."'" L'anti-Croce rappresenta dunque il momento mondiale odierno della filosofia marxista.
Ed facile notare qui due cose: che per un verso, questa posizione antitetica conserva nel fondo della sua natura un riposto senso hegeliano - un'antitesi che si pone come negazione formale, allo
scopo di provocare il pieno sviluppo del lato positivo-affermativo e
quindi della tesi primigenia; per un altro verso, lo stesso recupero del
nesso Labriola-Marx attraverso il nesso Croce-Gentile, d per scontata,
nella premessa, proprio l'interpretazione che Croce e Gentile hanno
dato e di Labriola e di Marx. Voglio dire che, nell'uno e nell'altro
caso, c' una visione del marxismo, che contiene in s, acriticamente,
il modo con . cui l'idealismo stesso ha volut6 vedere il marxismo.
Eppure - per Gramsci - proprio qui appare quale sia il nesso
teorico per cui la filosofia della prassi, pur continuando l'hegelismo,
lo capovolge; ovvero - e non la stessa cosa - pur capovolgendolo,
lo continua. Il che non vuoi dire - come pensava e affermava il Croce - voler soppiantare ogni sorta di filosofia. Vuoi dire identificare, in
concreto, la filosofia con la storia della filosofia, e la filosofia con la
storia tutta quanta. "Si puq vedere con maggiore esattezza e precisio-

ne il significato che la filosofia della prassi ha dato alla tesi hegeliana


che la filosofia si converte nella storia della filosofia, cio della storicit della filosofia. Ci porta alla conseguenza che occorre negare la
filosofia assoluta o astratta e speculativa, cio la filosofia che nasce dalla
precedente filosofia e ne eredita i problemi supremi cosi detti, o anche
solo il problema filosofico, che diventa pertanto un problema di storia,
di come nascono e si sviluppano i determinati problemi della filosofia.
La precedenza passa alla pratica, alla storia reale dei mutamenti dei
rapporti sociali, dai quali quindi (e quin4i, in ultima analisi, dall'economia) sorgono (o sono presentati) i problemi che il filosofo si propone ed elabora.""
La tesi crociana dell'identit di filosofia e storia, il modo crociano di presentare lo stesso problema posto dalle Tesi su Feuerbach. Con
questa differenza: che per Croce, storia ancora un concetto speculalativo, mentre per la filosofia della prassi - secondo l'espressione di
Engels - la storia pratica, cio esperimento e industria. Il senso
dunque di quel capovolgimento che una continuazione della linea
Hegel-Croce-Gentile da parte della filosofia della prassi precisamente
questo: che alla identificazione idealistica e _quindi speculativa, si sostituisce una identificazione storicistica e quindi pienamente reale, tra
storia e filosofia, tra il fare e il pensare, fino a giungere "al proletariato
tedesco come solo erede della filosofia classica tedesca."
E questo, secondo me, il punto centrale del pensiero gramsciano. il punto che introduce e giustifica, nella sostanza, il suo determinato problema filosofico, la scelta del suo principale obiettivo polemico, l'uso particolare di una particolare terminologia. Si possono trbvare, nella sua opera, su questo problema, espressioni meno sicure e
apparentemente contraddittorie. Ma non certo questo che importa.
Con le opere di Gramsci, si possono organizzare "battaglie di citazioni," in cui ciascuno pu trovare la conferma scritta della propria attuale posizione; proprio per il carattere di quelle opere, fatte di appunti,
di ricordi, per una ricerca lasciata aperta e sempre problematica. Si
tratta allora, in ogni caso e per ogni questione, di trovare il nucleo
fondamentale della sua posizione, riconoscendolo non solo dalla sua
astratta formulazione, ma anche dal modo in cui si riversa e si ritrova
poi nella concreta ricerca pratica.
Ora, riguardo al nostro problema, la posizione di Gramsci questa: la filosofia della prassi ha subito una doppia revisione, cio stata
sussunta in una doppia combinazione. filosofica. Da una parte, alcuni
suoi elementi, in modo esplicito o implicito, sono stati assorbiti e in-

corporati da alcune correnti idealistiche (Croce, Gentile, Sorel, Bergson, il pragmatismo); dali'altra i cosiddetti ortodossi, preoccupati di
trovare una filosofia che fosse piu comprensiva di una semplice interpretazione della storia; hanno creduto di essere ortodossi, identificandola fondamentalmente nel materialismo tradizionale. La filosofia
della prassi servita dunque a formare eclettiche combinazioni, sia
con l'idealismo che con il materialismo filosofico. Bisogna ritrovarne il
nocciolo originale in un punto intermedio tra queste due posizioni
della filosofia . tradizionale.
E allora il marxismo come "filosofia della prassi" diventa, in
Gramsci, la scoperta e il ritorno a questo nucleo originario; diventa il
senso risolutore che bisogna dare alle prime contraddizioni teoriche
del marxismo; il concetto che rende possibile l'originalit e l'autonomia del marxismo; il punto decisivo che lo distingue sia dall'idealismo
che dal positivismo. Diventa, finalmente, la filosofia del marxismo.
"Cosa significher, in tal caso, il termine di monismo? Non certo
quello materialista, n quello idealista, ma identit dd contrari nell'atto storico concreto, cio attivit umana (storia-spirito) in concreto, connessa indissolubilmente a una certa materia organizzata (storicizzata), alla natura trasformata dall'uomo. Filosofia dell'atto (prassi,
svolgimento) ma non dell'atto puro, bensi proprio dell'atto impuro,
reale, nel senso piu profano e mondano della parola."'" Ecco qui il
senso gramsciano di una "filosofia della prassi."
Ma noi abbiamo visto qual stata, proprio qui in Italia, l'origine
teorica e storica di questa interpretazione. L'abbiamo vista nascere all'interno stesso dell'idealismo, anzi l'abbiamo vista presiedere alla prima nascita dell'idealismo stesso. In essa noi possiamo ritrovare non
solo - come Gramsci sostiene - i concetti che il marxismo ha ceduto alle filosofie tradizionali; ma possiamo e dobbiamo ritrovare anche il senso inverso: e cio i concetti che le filosofie tradizionali hanno
ceduto al marxismo. In questi ultimi sta la massima parte della confusione; non qua,ndo essi vengono criticamente ripresi e rielaborati, ma
quando vengono immediatamente e inconsapevolmente accettati.
In sostanza voglio dire questo: che non basta rot1esciare la prassi
degli idealisti per far camminare correttamente la storia; cosi come non
basta rovesciare la dialettica di Hegel per ritrovare il senso giusto, nel
movimento della realt. Non basta riempire la prassi per rendere reale
la storia; cosi come non basta concretare la dialettica per rendere storica la realt. Si tratta di capire che l'atto puro non esiste; che l'atto
sempre impuro. Si tratta di raggiungere col pensiero una particolare

r sempre determinata impurit, e cio concretezza, e


dell'altro pensiero, nel quadro di una particolare e determmata realta
..
fi "
1 d 1
oggettiva.
L'obiettivo di Gramsci, di trovare una filoso a
e. e
marxismo, che fosse altrettanto lontano dall'idealismo e dal
tradizionali, era legittimo. Ma esso non stato
La soluz10ne Sl
muove nell'ambito del primo indirizw. E oggt c1 trovtamo a formulare
lo stesso problema: l'esigenza di un
che . sia
lon:
s1
tano dalla filosofia della prassi e dal matertalz.smo dtalettzco; che
riduca ad una metodologia puramente tecnzca del sapere : del! agtre
umano, e che non pretenda di concludere in s
e
definitiva; un marxismo che si ponga, con semphClta, come sczenza.

Note
RoooLFo MoNDOLFo, Sulle orme di Mar:t,,
1919, p.
RoDoLFo MoNDOLFo, Il materialismo ;tonco dz F. Engels, M1lano, 1912, P 11.
1
HEGEL Enciclopedia, par. 7 e 38.
RoDOL;o MoNDOLFo, Il materialismo ttorico di F. Engels, cit., P 12.
Ibidem, p. 125.
Ibidem, p. 197.
1
In Sulle orme di Mar:t, cit., p. 110.
GIOVANNI GENTILE, La filosofia di Mal:t, PiSil, 1899", p. 62.
Ibidem, p. 151.
10
Ibidem , p. 66.
n
Ibidem, pp. 155-156.
M
'l consenso
u "Le conclusioni anche quando piu si accostano a arx, segnano t
. ff
he gi' in H egei. In fondo il Gentile concede a Marx che supen e etM
arx c
ll .

no a Marx talune
con un
d .
t
tivamente l'idealismo hegeliano. Nella migliore de e Ipotesi st nconosco
alla"
esigenze del piu vero H egei, di . u? H egei cio
antintellettualistica, concreta, rea!tstica. Ma non pm
questo948 (
311 334 )'
e Marx, in G. GENTILE, La vita e il pennero, vol. l, Ftrenze, l
, pp.

"' G. GENTILE, op. cit., p. 72.


Ibidem, p. 75.
10
U. SPIRITO, op. cit., p. 329.
a)
BENEDETTO CRocE, Matm'al'umo ston'co conomia mar:tiaica, Milano-P ermo, 1900, p . 17.
11
Ibidem, p. 16.
'" Ibidem, p. 157.
Ibidem , p. 21.

10

Ibidem, p. 124.

eli' "l
dd zamen
11 Marx, col sostituire all'idea la materia, non comp1 qu .
e
.
fi
to di cui si vanta, di un oggetto collocato capovolto, ma solo
'!n entt. meta
' ad un a1tra... ecc.." (B . CRocE , nell'VIII . "Quaderno
della Cnt1ca, lugho 1947.)
s1ca
.
.. B. CRocE, Mater. stor. ed econ. mar:tut., Clt., p. 153.
Il

ANTONIO LABRIOLA,

Ibidem, p. 17.
Ibidem, p. 81.

In memoria del Manifesto dei comunisti, Roma, 1895, p. 71.

m
"'

ANTONIO WBRIOLA,

Del Materialismo storico -

ANTONIO LABRIOLA, Discorrendo di socialismo e di


A. LABRIOLA, Del materialismo storico, cit., p. 66.
A. LABRIOLA, Discorrendo ... , cit., p. 141.

1896, p. 15 .
.., Ibidem, p. 32.
80

:
83

au A.
"' B.
1917.

LABRIOLA,
CROCE,

preliminare, Roma,
filosofia, Roma, 1898, p. 58.

Lettere a Engels, Roma, 1949, p. 146.


Discorrendo ... , cit., pp. 45-46.

A. LABRIOLA,
LABRIOLA,

A.

Ibidem, p. 82.

Del maten'alismo ston'co, cit., pp.

Prefazione alla 3 ed. di Materialismo rtorico ed economia mar:ristica,

'"' G. GENTrLE, Avvertenza alla ristampa dei saggi m Marx, 1937, in l fondamenti117 della filosofia del diritto, Firenze, 1955.
B. CROCE, Conllibuto alla critica di me stesso, 1915.
88
G. GENTILE, Le origini della filosofia contemporanea, Messina, 1917-1923, vol.
III, tomo 2, p. 229.
89
G. GENTrLE, Bertrando Spaventa, Firenze, 1920, p. 129.
40
MS, p. 131.
41
Ibidem, p. 105.

.a Ibidem, p. 241.

18

48

92

l bidem, p. 200.
Ibidem, p. 233.
Ibidem, p. 44.

Filosofia della prassi e filosofia dello spirito

di Emilio Agazzi