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REGIONE LOMBARDIA IX LEGISLATURA

CONSIGLIO REGIONALE ATTI 1011

PROGETTO DI LEGGE N. 0027

di iniziativa del Consigliere regionale

Cremonesi

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Giovani e casa in affitto


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PRESENTATO IL 18/06/2010

ASSEGNATO IN DATA 22/06/2010

ALLA COMMISSIONE REFERENTE V


CONSULTIVE I
RELAZIONE

Il Progetto di legge è mirato a favorire l’accesso dei giovani all’alloggio in locazione.


Le politiche regionali di sostegno nel campo del mercato privato delle abitazioni sono state finora
orientate nell’ambito delle scelte dell’acquisto, da un lato, e, dall’altro, all’erogazione di contributi
per l’affitto a favore di famiglie in condizioni di difficoltà economiche (FSA). In entrambi i casi, gli
interventi regionali si sono rivolti alla popolazione nel suo insieme, senza una articolazione capace
di cogliere specifiche situazioni in un corpo sociale, invece, assai differenziato.
Molto diverse sono infatti le situazioni che anche in Lombardia maturano e assumono l’aspetto di
snodi cruciali per la stessa evoluzione della società lombarda.
Ci sono dunque ragioni pregnanti per attivare politiche capaci di intervenire in modo più “fine”,
tenendo conto non tanto di esigenze – pur pressanti e socialmente rilevanti – di uno specifico
momento, quanto di esigenze e possibilità di sviluppo di più lungo respiro.

Il punto focale della presente proposta è infatti avviare, a partire dal problema dell’abitazione, una
politica per la promozione di scelte autonome di vita.
Con questo provvedimento si vuole intervenire sulle condizioni di autonomia e di ampliamento
delle possibilità di scelta perché i giovani possano iniziare a costruire i propri progetti di vita,
personale e di coppia. Da un lato, si tratta di attivare strumenti che permettano di avviare una vita
autonoma anche in assenza di disponibilità economiche delle famiglie di provenienza: si tratta di
intervenire per colmare un eventuale divario, per cui condizioni casuali (come qualcuno la chiama,
la “roulette della nascita”) diventano ostacoli insormontabili a causa delle ingiustizie e delle
inefficienze del mercato dell’abitazione. Dall’altro, si intende facilitare lo stabilirsi in Lombardia
per ragioni di lavoro e studio, proprio per rendere possibile che la concentrazione di opportunità
economiche e formative che in Lombardia si è venuta realizzando possa attirare continuativamente
nuove forze e capacità, dall’Italia ed anche dall’estero. Dall’altro ancora, si interviene sulla
condizione di avvio di una vita autonoma e si apre così una scommessa virtuosa che fa leva sulle
risorse delle persone: un atto di fiducia e di investimento per il futuro di tutti e non solo degli
specifici soggetti beneficiari. Quest’ultimo argomento ha un rapporto stretto con l’esigenza di
rimettere in movimento una società che appare sempre più bloccata, in una sorta di fermo-immagine
al nastro di partenza, in cui la grande maggioranza nemmeno riesce a partire.

In secondo luogo: la scelta – ma è dubbio, alla luce di quanto fin qui sostenuto, che si tratti davvero
di scelta, nel senso di autonomia e libertà che tale termine implica – dell’acquisto della casa
produce elementi di rigidità e, sotto alcuni profili, di irreversibilità che devono avviare una
riflessione critica più matura e decisamente spostata verso la definizione di politiche di medio-lungo
periodo.
Vi sono almeno tre aspetti fortemente problematici. Il primo è la pressione continua per il consumo
del suolo libero: la lievitazione del costo della casa nelle aree storicamente (e robustamente)
urbanizzate spinge progressivamente verso la corona più esterna, in vista di costi di costruzione
inferiori ed anche per il mito della tranquillità fuori dalle convulsioni delle città maggiori (anche se
si continua a trascurare l’effetto negativo sulla qualità della vita dovuto al pendolarismo sempre più
accentuato). Il secondo è il continuo processo di svuotamento di residenti delle città, con effetti non
solo sulla loro consistenza fisica ma anche sul loro profilo generale, come luoghi di cultura ed
istruzione diffuse, e la tendenziale trasformazione in luoghi “usa e fuggi”: si pensi, per fare un
esempio, alle conseguenze sociali e psicologiche di intere aree e quartieri che si svuotano al termine
delle attività di lavoro, studio o servizio che ospitano. Il terzo è quello del progressivo
invecchiamento della popolazione residente e della modificazione della composizione sociale: se le
due piramidi cambiano e si irrigidiscono, muta la natura stessa delle città e, in particolare, si allarga
il fossato tra chi le utilizza e chi vi abita.

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In terzo luogo, si è venuta addensando una vera e propria emergenza economica: il livello del
mercato dell’affitto, in particolare nell’area metropolitana milanese ma in generale nei capoluogo di
provincia, è da tempo lievitato ben oltre le possibilità di equilibrio economico di quanti vorrebbero
trovare così soluzione al problema dell’abitazione. Il segnale più rilevante è certo costituito dal fatto
che le famiglie si caricano – e spesso addirittura sovraccaricano – di impegni a lunga e lunghissima
scadenza, dal momento che l’onere per l’affitto è della stessa dimensione dell’onere per il mutuo.
Questo meccanismo, però, se è vero che aumenta la patrimonializzazione, al tempo stesso contiene
in sé la spirale perversa del rialzo continuo e parallelo delle due possibilità di scelta: vediamo,
addirittura su scala globale, quali siano – in prospettiva estrema – i rischi di crollo della “bolla del
mattone”, dell’accumulo di insolvenze, dei mutui cosiddetti subprime e dei derivati-spazzatura.

Vanno considerati due ulteriori aspetti del problema. C’è la questione proposta da una evoluzione –
almeno teorica – della società attuale che chiede disponibilità a muoversi, nel corso della vita
personale, lavorativa, di formazione. Per molti, anzi, più che una disponibilità questo è un valore in
sé: ragione di più per iniziare a mettere in moto meccanismi che non cristallizzino all’eccesso in un
determinato territorio valori – sia economici che di relazione – tali da controbilanciare le spinte
positive o le vere e proprie occasioni legate al trasferimento. E vi è, da ultimo, l’obiettivo di
promuovere una modificazione del rapporto tra domanda ed offerta, da molti anni assolutamente
squilibrato. Certo occorre un certo lasso di tempo per fare sì che si dispieghino gli effetti desiderati.
Il contributo, infatti, è uno strumento che permette di sostenere le difficoltà economiche dei soggetti
interessati ma, intervenendo sul lato della domanda, di per sé non produce effetti modificativi sulla
offerta di alloggi in affitto. La combinazione di questo provvedimento con altri di natura fiscale –
oggetto della legislazione nazionale – e con quelli relativi alla politica urbanistica e della casa
possono progressivamente mutare le condizioni di contesto e correggere le distorsioni – non più
accettabili – di un mercato particolarmente inefficiente.

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Il PdL consta di 5 articoli.

L’art. 1 esplicita l’obiettivo della legge di contribuire a rendere sostenibili i canoni di mercato degli
alloggi in affitto.

L’art. 2 definisce i requisiti dei soggetti beneficiari – giovani tra i 22 e i 30 anni con reddito non
superiore a 23.000 euro Isee-Erp, senza diritti reali su altro tipo di alloggio. Il contributo è indicato
nella misura mensile massima di 200 euro e per una durata massima di 4 anni. Sono poi indicate le
tipologie degli alloggi il cui affitto dà diritto al contributo e la modulazione dei livello di reddito
nel caso la richiesta venga fatta da coppie di giovani.

L’art. 3 prevede che la Regione e i Comuni stabiliscano intese operative per determinare una
diminuzione dell’Ici a carico dei proprietari degli alloggi dati in affitto nell’ambito della
applicazione della presente legge, compensando a carico del bilancio regionale la diminuzione di
gettito.

L’art. 4 rimanda al bando la definizione delle modalità di accesso al contributo, la precisazione


delle modalità di verifica e controllo, facendo esplicito riferimento alla possibilità di differenziare il
contributo in base alle condizioni territoriali ed economiche, non uniformi nella regione. Data la
complessità dell’intervento e la necessità di verificare gli effetti anche sotto il profilo delle
implicazioni “di sistema”, è previsto, in prima applicazione, che la commissione consiliare
competente esprima parere obbligatorio sul testo del bando e che dopo il primo anno di attuazione
del provvedimento ne esamini i risultati, anche per ricorrere – in quell’anno medesimo o nei
successivi – alla analisi di valutazione attraverso una specifica missione.

L’art. 5 rimanda la disposizione finanziaria alla valutazione in sede di legge di bilancio.

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PdL – Misure per favorire l’accesso dei giovani all’alloggio in locazione

Art. 1 (Oggetto)

1. La presente legge persegue l’obiettivo di aiutare i giovani o nuclei di giovani con limitate
disponibilità di reddito a sostenere i canoni di mercato degli alloggi in locazione.

Art. 2 (Beneficiari)

1. A partire dal 1°gennaio 2011, la Regione corrisponderà un contributo mensile massimo di


200 euro per un massimo di 4 anni per giovani tra 22 e 30 anni con un reddito non superiore
a 23.000 euro, determinato con il metodo ISEE-ERP.
2. I soggetti interessati, residenti o domiciliati per ragioni di convivenza, di lavoro o di studio
in un comune della Regione Lombardia, dovranno essere in possesso di un regolare
contratto di locazione registrato per un alloggio non superiore a mq. 70 e compreso nelle
categorie catastali A/2, A/3, A/4, A/5; non dovranno, inoltre, essere titolari
- di diritti reali di godimento relativi ad alloggio adeguato alle esigenze proprie o del
nucleo, in qualsiasi località;
- di assegnazione in alloggi di edilizia residenziale pubblica;
- di assegnazione di alloggio in cooperativa edilizia a proprietà indivisa.
3. Nel caso la richiesta di contributo provenga da coppie di giovani, i requisiti indicati nei
commi 1 e 2, sono richiesti ad entrambi i componenti. Il limite di reddito è elevato a 28.000
euro. Il diritto al contributo cessa in caso di superamento del limite di reddito.
4. I requisiti di cui al presente articolo devono essere certificati per ciascun anno della durata
del contributo.

Art. 3 (Ruolo dei Comuni e contributi ai locatori)

1. La Regione stabilisce protocolli d’intesa con i Comuni per determinare le modalità e il


livello di riduzione dell’ICI sugli alloggi dati in locazione ai beneficiari di cui al precedente
articolo.
2. La perdita di gettito è compensata dalla Regione a valere sulla dotazione finanziaria della
presente legge.

Art. 4 (Modalità)

1. Il bando, approvato con delibera della Giunta regionale, definisce le modalità di accesso al
contributo, le modalità e i criteri per le verifiche e i controlli, la previsione di applicazione
delle clausole di decadenza, nonché le modalità di erogazione dei contributi. Il bando
dispone in particolare la differenziazione del contributo in base alla
a. classe demografica del comune di abitazione del richiedente;
b. qualità di comune capoluogo di Provincia;
c. collocazione nella area metropolitana;
d. dinamica del livello degli affitti.
2. In sede di prima applicazione, la commissione consiliare competente esprime parere
obbligatorio sul bando di cui al comma 1.

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3. Dopo il primo anno di attuazione della presente legge, la Giunta riferisce alla commissione
consiliare competente i risultati ottenuti, al fine di verificare la congruità delle modalità
impiegate e degli elementi di differenziazione di cui al comma 1, anche al fine di attivare
una specifica missione valutativa e di implementare i bandi degli anni successivi.

Art. 5 (Norma finanziaria)

1. Agli oneri derivanti dalla presente legge si provvede con apposito provvedimento in sede di
approvazione del bilancio regionale, avvalendosi anche di quote destinate alla politica della
casa derivanti dagli stanziamenti previsti nelle leggi finanziarie nazionali.

Art. 6 (Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla data di pubblicazione nel
Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia.

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ALLEGATO – scheda di accompagnamento ai progetti di legge, ai sensi dell’art. 81, comma 2, del Regolamento generale del Consiglio
regionale

(A)QUANTIFICAZIONE SPESA (B)COPERTURA


(1) (2) (3) (4) FINANZIARIA

intervento SPESA Riferimento Natura UPB IMPORTO UPB IMPORTO


CONTINUATIVA PDL spesa
O RICORREN
TE (art. 22 lr
34/1978)
Contributo ai Ricorrente Art. 2 Corrente
giovani tra i 22 e i
30 anni per spese di
locazione

NOTA: per la Giunta oltre all’UPB occorre anche l’indicazione del capitolo/i, sia già esistente sia di nuova istituzione

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