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Cammino per strada, le mie finte Birkenstock che non dureranno un decimo del prezzo pagato per

averle affondano nell'asfalto appena rifatto. Vorrei sprofondare. Come quando ero bimbo, mia
madre, i crackers salati, Pantelleria, mi tuffavo per toccare il fondo, i polmoni, la testa che
scoppiava, poi la superficie, lei sulla riva intenta ad asciugarmi.
Non colpa mia, non la potevo salvare.
Agosto. Oggi non lavoro. Devo ammettere che ho paura. Entro in una trattoria, ultimamente mangio
spesso da solo, osservo una coppia di cinquantenni viscidi, abbronzatura da barca, uno pensa, l'altro
parla ad alta voce della cameriera. Vino bianco, mezza frizzante, pasta cozze e sugo.
Lavoro nei pub, dietro il bancone, le persone da quel punto di osservazione sembrano essere felici.
Sono triste per mia madre, mia madre morta qualche mese fa, non me ne vergogno.
Ho acquistato due birre bionde dall'indiano sotto casa, Giuseppe e Maria in qualche metro quadrato
vendono alimentari. Lui conserva i suoi soldi, io li sperpero in cibo e birra, siamo entrambi infelici.
Le persone vogliono essere felici. Le persone vogliono, questo il problema.
Bisognerebbe vivere, provarci almeno, non si dovrebbe passare la vita a riflettere su come
vorremmo fosse la nostra vita. Questo, un giorno di Maggio su uno scoglio del Mediterraneo, mi ha
mostrato un amico. L'aria in paese era pesante, la freschezza della campagna tenera, gli amici
bevevano vino, mangiavano carne rossa, tra una risata e un canto, mi narrava le storie di quando era
ragazzo, io docile mi lasciavo cullare dalle sue parole.
Non colpa nostra, non lo potevamo salvare.
Al bar poche facce amiche, un Negroni, due. Non molto. Il Negroni un cocktail che va allungato
con l'acqua del ghiaccio, il ghiaccio che gira, i movimenti del barman, momenti che mi
restituiscono, almeno per poco, i miei occhi di bimbo.
Come quella volta che io, Fabbri e Gianluca abbiamo svuotato il solito bar, Palermo e Lampedusa.
Mi mancano i mie fratelli. Un Americano decisamente sbagliato, di certo nelle proporzioni, poi
Vodka, canti e abbracci. Quello sguardo, perso, che a volte ritroviamo, come un segno che indica la
vicinanza dell'uno all'altro.
Fate i bravi amici miei, a presto.