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ALLE SCIENZE NATURALI DI NAPOLI ( '

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R. ISTITUTO DINCORAGGIAMENTO
ALLE SCIENZE NATURALI

DINAPOLI

'TOMNO XL

NAPOLI
snmuuznro TIPOGRAFICO DEL mm: ISTITUTO DINCORAGGIAMEMO
Nel Reale Albergo de Poveri

1863
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AVVERTIIVIENTO

Come fu detto innanzi al volume IX l Istituto proponeoasi di chiudere


col rolume X la prima Serie de suoi Atti, ed aprirne una seconda se
pra pi caste cedute. L Istituto sperava che le modiche ai suoi Statuti,

le quali apriranno pi largo campo alle sue pubblicazioni, avessero po


tuto in breve tempo essere attuate, pure non stato cos per cagioni in
dipendenti dalla sua volont. Essi Statuti sono oggi in via di approva
zione. Intanto essendo cresciuta la mole de lavori accademici dopo la

pubblicazione del volume X , lIstituto pubblica ora il volume XI, ed in


breve il volume XII, e spera con tale volume chiudere la prima serie
dei suoi Atti , e dar cominciamento alla seconda.

DESCRIZIONE DI ALCUNI F0SSILI


DELL ISOLA PIANOSA PRESSO QUELLA DELL ELBA
CON ILLUSTRAZIORI E COMENTI

SULLA FISTULANA ECIIUVATA DEL BROCCHI, SOPRA I DENTI FOSSILI DEL GENERE
SABGUS E CIIRYSOPHBYS DEL VALENCIENNES, SUL GENERE SPHAERODUS
AGASSIZ, E SOPRA LE SPECIE A TAL GENERE ATTRIBUITE

PEL PROF. 0. G. COSTA

Letta al Il. Istituto d' incoraggiamento alle. Scienze Naturali,


nella tornata de 7 agosto 1862.

IL Signor Ministro di Pubblica Istruzione ebbe il buon pensiero di


acquistare, nello scorso anno, una magnica collezione di minerali e

di fossili provenienti dall Isola dell Elba e da quella detta Pia


nosa, isoletta dalla prima per un buon tratto disgiunta. Gli uni
come gli altri sono stati raccolti diligentemente e conservati dal Si
gnor Capitano Pisani, il quale ne fece pubblica mostra nella espo
sizione italiana in Firenze, nell autunno dellanno decorso 1861.

La collezione suddetta fu destinata alla Scuola di Applicazione


per gl ingegneri in Torino e per parecchi altri Musei dItalia.
L onorevole Professore cav. Bartolomeo Castaldi, alle di cui cu

re sono afdate le collezioni del suddetto Istituto, qual suo Segretario,


gentilmente mi permetteva esaminare codesta collezione dellElba; e,

Tom. Xl.

_2__
tralasciando i minerali, i quali, comunque pregevoli, nulla oll'rivano
di nuovo, limitai il mio esame ai soli fossili di Pianosa. Al primo
sguardo gittato sopra di essi, mi fu facile avvedermi di alcuni denti
di pesci identici a quelli che io trovava in Cerisano (Calabria Citra),
e che poscia si discoprirono ancora sulle coste settentrionali di Af
frica in Staoneli; i quali denti si trovano da me elligiatie descrit_
ti nella Paleontologia del Regno di Napoli e nella Ittiologia fossile
italiana, e dal Valenciennes negli Annali di Scienze Naturali di Pa
rigi (Seconda serie, 1842).
Maggiore interesse indi mi destarono parecchi altri denti e cer
te armature dentarie, ancor esse di pesci; sicch e per loro stessi,

e perle relazioni loro con gli analoghi o identici delle altre loca
lit sopraccitate, mi strinsero a farne il subbietto di accurato stu
dio, associandovi quanto altro di notevole vi era in quella specia
le collezione. Il risultamenlo di tale disamina forma ora I argo
mento della presente memoria; nella quale debbo ancor consagrare
tre speciali articoli, richiesti da una maggiore chiarezza di cui so
no tuttora bisognevoli i soggetti ai quali si riferiscono.
CAPITOLO 1.
DELLA LOCALIT DEI FOSSILI , E CATALOGO DEI MEDESIMI.

I fossili di cui si ragiona si sono ricavati propriamente dall'I


soletta Pianosa, divisa, come si detto, da quella dell Elba per

un ampio canale. Il terreno che li racchiude tufaceo, ove pi ore


meno'compatto, con tritumi di testacei, echinodermi, polipar, e parti
staccate di pesci, mescolati a ghiaia e ciottoletti. Il sito proprio
in cui si sono raccolti conosciuto col nome locale di Cannella ,

il quale presso il lido del mare battuto dalle onde: sicch la

....3__

roccia e tutta erosa ed annerila nella supercie, e sovente ritiene


a nudo gli avanzi organici rispettati dallazione erosiva delle onde
marine; ed per questo che di silfatti fossili si fatta non me

diocre raccolta (d).


In altro sito detto Carlini, il sullodato Signor Pisani disco
prira un deposito di ossami, la pi parte de quali appartenenti a
Buminanti, a Cetacei, e qualche simbolo di Pachiderme. Il prele
dato Signor Gastaldi attende a ristaurare talune di queste parti , e
si occuper indi a darcene chiara e ben determinata notizia. Per ora
possiamo affermare. che i generi ai quali si mostrano essere questi
avanzi appartenuti sono:
RLMINANTI

E malagerole cosa il dar nome specico ad un


Boe . . . . . avanzo organico, il quale non presenta qualcuno de
Cercus elaphus gli organi primarii d onde la scienza procede.
Capra. . . . . Vale per esso la osservazione superiormente espressa.
Sorrrcm
Equus . . . . Denti, dei quali non vale la pena discorrere.
Pacnmrnm

Sus scrofa. . . Zanne e denti molari.


(Imam
Un apparato auditivo (2).
(I) lo giudico cos perch, oltre lo aver osservato in parecchi esem

plari la roccia nella condizione descritta con denti di pesci ad essa attac
cati, anche sopra taluno di questi ossi si trovano de piccoli balam' re
centi. La roccia dunque a dovuto essere lambita dalle onde del mare dopo
essere stati quelli sepolti.
(2) Un simile apparato auditivo io ottenuto dalla calcarea tenera a

grana na di Lecce , e trovasi descritto nella Paleontologia del Regno di


Napoli. Se non vado errato esso appartiene al genere Delno.

_4_.
Tssmcm

Fistulana Italica, Costa (4).


Cardium rusticum.
Pectunculus glycimeris (2).
Pecten latissz'mus.

Illlll

sanguineus.
obbliquus.

-----

Jacobaeus.
cristatus.
Pes-lutrae.

. .
. . . . . .
Hinm'tes Gastaldi, Costa.

--

operculams.

Ostrea crispa, Costa (3).


(Imonnsncnr

Patella vulgata.
Bnncmonem
Terebratula citrea.

--

_-

biplz'cata, Br. (4).

semiglobosa?

(1) Vedi larticolo seguente su questo soggetto.


(2) Serba esso ancora il suo colore naturale, come. (1 ordinario si tro
va nelle conchiglie del terreno Plistiocene di Taranto ed altrove.
(3) ldentiea a quella tuttora vivente nel mare di Napoli, e che trova

si elligiata da noi nella Tav. I, g. 1 a b (Fauna napo]. inedita); ora


rappresentata dalla g. 9 a b della Tav. I.
Fossile anche nella Calabria.
.
(4) In seguito delle anbologie introdotte dai moderni scrittori, la
Terebralula biplicata, s nettamente ellgiata e descritta dal Brocchi, riscos
so un critico esame, al quale si sono aecinti i Signori Saemann e Triger.

Le di costoro conclusioni per obbligano a dovere aggiungere ancora qual.

-5_

Cmnorsnr
Balanus sulcosus.
GASTEBOPEDI

Turri-tella oermicularis, Br. (l).


Scalaria contracta, Br. (2).
Cancelleria cancellata.
--varietas.
Trochus frugaroides.

Natica mammillata ?
Strombus coronatus.
Cypraea pyrus.
Conus mediterraneus.

Turbo rugosus.

Helioe . . . . . . ?

Bissoa. . . . . .?
Ecumonenm
Clypeaster attua.
rosaceus.

Spatangus lacunosus.
Echinolampas Kle-imi.

Cidarites vulgaris.

Echinus lieidus.

che altra osservazione per meglio chiarire la ricognizione della specie, e le


sue relazioni coi terreni nei quali giace. Perocch iprelodati autori ne n
no troppo ristretti i conni, e circoscritta la forma, mentre altri, dalla
modicazioni appunto della sua forma totale, dalle diverse sue dimensio
ni, e da qualche altra abberrazione o eventual mutamento, pretendono co
stituirne altrettante specie. Si ricorso per ne alla microscopica punteg

giatura della esterna supercie della conchiglia per ricavarne un carattere


diagnostico delle suddette specie.
La T. biplicata si trova abbondevolmente nelle Calabrie e nella Terra
d Otranto. Nell Italia superiore, nellAstigiano, merita special menzione
Monglietto, ove, nel luogo detto Vigna del forno, si trova copiosissima ed
esclusivamente sillatta specie, presentandosi sotto svariate dimensioni e con
gurazioni.
(i) Inviluppata nella massima parte dal Balanus sulcosus.

(2) Identico a quella trovata in Terreti (Calabria).

_6__
P0umnn

Frammenti svariati da non potersi ben denire.


h

Mancosrnacm

Chele isolate e svariate, una delle quali identica a quella di


Capo dell Armi, nella Calabria ultra prima, descritta nella Paleon
tologia del regno di Napoli, Par. III.
e

'.

ITTIOLITI

Carcharodus myphoides.
Oxyrhina . . . . . . ?
Galeoccrdus reclus.
mino-r.
Sphirna prisca.

'

Sphaerodus cinctus, (7).


-- annularis.
-- depressus.
-- lens.
-- crassus.
-- globulus.

CAPITOLO II.

SSERVAZIONI e sennnmnnrr suu.a FISTULANA ITALICA, nob.

Il chiarissimo Brocchi descrisse una specie di Fistulana sot


to la generica denominazione di Tercdz'ne , per serbare l uniformi
t dell adottato sistema Linneano; senza mancar per di riferirla

al genere Fisllana di Bruguier , ritenuto da Lamarck. Ed in quan


to alla specie cred ravvisare nel fossile che aveva fra le mani li
(1) Vedi sul genere Sphaerod_us il Gap. IV di questo medesimo lavoro.

__7__
dentico di quello a cui Lamarck assegnato aveva il nome di Fistu
lana cchinata. Con ci cadde il Brocchi nel doppio errore , del
la mal concepita identit della specie , e della non vera ricognizio
ne del genere. Nel quale secondo errore per in tratto dall auto
rit dello stesso Lamarck , il quale si era illuso ancor egli; men
tre la sua Fistulana echinata una Clavaglla , siccome fu poste
riormente emendato dal Sig. Deshayes.
Questi due errori del Brocchi mi obbligano ora ad entrare in
qualche discussione, onde chiarirci intorno alla nuova specifica deno
minazione che io credo doversi assegnare a questa Fistulana, men
tre son certo di aver fra le mani la pretesa F. cchinata del Brocchi.
Tralasciando tutte le altre cose sottoposte a disamina dal no
stro autore , che lungo e fuor di proposito mi sembra il volerle
riandare, cosa certa che la Fistulana fossile dell I. Pianosa i

dentica a quella descritta dal Brocchi, proveniente dal Piacentino, e

da lui rappresentata nella Tav. XV, lig. I a b. Il chiaro autore


5 illuso intorno a quelle scabrosit che sogliono trovarsi allo ester
no della clava , pi o meno numerose, mancanti in gran parte di
quella supercie , e non di rado del tutto. Egli ravvisava in esse
quelle spinuzze che costantemente adornano la Clavagella echinata
( Fistulana echinata Lamarck ), le quali sono vere produzioni
del guscio , cave allo interno, e listelose ec.; ma che negli esem

plari che aver doveva fra le mani il Brocchi in realt non sono la
li. Basla rallrontare le due gure per restarne immantinenti con
\into ; siccome trovasi poi giudicato dai posteri conchiologi. Le sca
brosit della nostra Fistolana sono gli avanzi delle piccole stola
nc, le quali vi si attaccano appena che gli uovicini sono espulsi
dalla madre loro , e che si distaccano quando sviluppata in cer
ta guisa la clave. Queste scabrosit perci si trovano svarialameu

te aggwpate, e scarse, o mancanti del tutto, come si detto,


Q

__8_
essendo puramente eventuali. Non cosi nella Clavagella echinata
de contorni di Parigi , nella quale gli aculei stulosi sono costanti,

ordinati e simmetrici.
Or non potendo ritenere questa Fistolana col nome assegnato
Ie dal Brocchi, e dovendola essenzialmente distinguere dalle altre

gi note , mi sembra convenevole appellarla Fistulana italica.


La specie alla quale molto si accosta, tra quelle descritte che
io conosco, la Fistulana ampullacea di Lamarck (I), per la
sola forma esteriore del tubo e della clava insieme; ma le valvole

della interna conchiglia mancano di quella caratteristica espansione


laterale delle natiche, la quale succede ad una specie di seno; e
sono inoltre meno sbadiglianti di quelle dell ampullacea.
I maggiori esemplari della Fistulana italica nno il diametro
longitudinale o maggiore della clava, o corpo ellittico a b , ugua
le a millimetri 30 , ed il trasversale o minore uguale a 20. Vi si
trovano nondimeno de piccoli individui non pi lunghi di M milli
metri; siccome ben naturale il persuadersi che il loro accresci
mento comincia da molto minori grandezze. Di fatto, alla superfi
cie esterna de maggiori individui si trovano aderenti le piccole por
zioni di tubo , che sono servite di attacco ai primordii degli ani
maletti schiusi dall uovo: e son questi residui per lo appunto quel
li che ebbero ad illudere il detto Brocchi, credendoli avanzi di

quelle spine che armano la Clavagella echinata , di cui superior


mente si detto. Alcuni di tali piccoli individui si trovano attacca
ti ed aggrappati sopra una valvola di Pecten, tre de quali sono
rappresentati di naturale grandezza dalla gura li- della nostra pri
ma tavola.

Siccome a primo sguardo potrebbesi credere che quel nostro


(l) Deshay., P1. 1, g. 11, '18, 20, 28.

_9__
Telhyolites Tenorii di Pietraroja fosse lo stesso che la presente
specie di Fistulana , cos giova in questo luogo avvertire quelle
cose che , tanto per lo esterno, che per lo interno, 1 una dallal

tra distinguono. Nella Fistulana italica, siccome nella massima


parte delle specie di questo genere, in uno de lati della clava ap
pariscono allo esterno le rughe degli accrescimenti successivi della
interna valvola , la quale aderente, mentre laltra libera. Nina
segno di ci si avverte in alcune de tanti individui della Teziolite
da me esaminati. Allo interno poi trovi le valvole della conchiglia
ben distinte ; e tra la interna parte della clava e la esterna della
valvola libera vi uno spazio vuoto. La Teziolite per opposto non
offre vestigio di tali cose, e tutto lo interno suo ugualmente col
mo , senza veruno indizio di regolare organamento; siccome sta
to gi dichiarato l dove se n data la descrizione (4).
Non senza interesse il notare ancora come nella interna mas
sa calcarea, che forma la esterna invoglia della conchiglia, si tro

vassero ancora minutissime altre conchiglie di generi differenti e tra


loro lontani.
Io vi o trovato un microscopico Cerizio, forse il pullo del gra
nulato, il quale a lasciata la sua impronta, come la si vede elligia
ta in 8 della Tav. I.
Similmente un altra conchiglia, ancor essa microscopica, e del
genere Trochus , che vi sta impiantata ed occulta dalla superior par
te, lasciandosi nettamente scorgere dalla parte inferiore , nella quale
trovasi un largo ombellico. Tav. citata, g. 7.
Entrambe queste conchigliette si trovano nella spesSezza della
parete della clava, nel sito indicato dalle linee a puntini.
(1) Accademia Pontaniana , tornata speciale per onorare la memoria
del Socio Cav. Tenore.
Tam. IL

--I.h.

./Sa

_10_

In ne vi pure scoperta una terza conchiglia, hivalve, pic


cola, ma molto maggiore delle precedenti. Essa trovasi elgiata sotto
il numero 5 della medesima tavola. Non saprei dire a qual genere
appartenesse; ma sospetto che fosse il primordio della stessa Fistulana.
CAPITOLO III.
na DENTI rossm DI rescr.

Tra i fossili di cui e parola dell I. Pianosa, destavano in me


il maggiore interesse i denti di pesci,
li, identici del tutto a quegli altri che
e poscia furono discoperti nell Algeria,
servati dal Soldani nelle terre Sanesi,

specialmente quelli i qua


prima trovava in Cerisano,
e ch erano stati pure os
sono tuttavia mal deniti.

Arrogi pure che la loro associazione ed il loro giacimento sono


argomenti di molta importanza per la geologia, e per la paleonto
logia, come vedremo. Io discorso di tali denti 'iteratamente nella
Paleontologia del Regno di Napoli (I) ; ma ora son costretto ri
venire sopra di essi, poich tutto quello che gli accompagna, e
quanto vi di nuovo od ignoto , interviene opportunamente a ri
schiarare quantaltro si sapeva , e quel che si pure creduto n
qui, senza per pretendere di dissipare del tutto le oscurit nelle
quali si giace.
E poieh l argomento il comporta, e la chiarezza lo esige, mi
permetter ripetere alcune cose di quelle esposte ne due soprac
cennati luoghi, per aggiungerne altre onde completarne la storia.
I denti di cui principalmente intendesi qui parlare, e de qua
li per chiarezza se ne d pure limmagine, furono noti ai nostri
(1) Parte I, pag. 193: Parte II, pag. 361.

_ii_
maggiori. Il Soldani li trovava nel Sanese, e propriamente in S.
Quirico. Egli ne fece menzione nell Appendice al Saggio orittogra
co, pag. 125, Q. CLXXXI con tanta propriet, da non lasciar dub
bio veruno nellanimo di chi il presente il soggetto.
Glossopetrae, dic egli, seu dentes rhomboid-ales aut cubici
et grandiusculi: quorum alii hinc canaliculati, inde leviter con
eewi: alti e;e parte radicis quandoque rotundati, ac lucido-ni
gerrime colorati, ad alterum cero emiremum, sino ad partem
superiorem subeiricli colore esporsi, et aliquantulum complana
li : alii masones uormvmu ne.vrns non cozoae suo FIGURA zxmnumvr:

alii irregulares ecc.


Dalle quali parole apertamente ricavasi, eh egli ebbe fra le ma
ni denti di Squalidei, di Sferodo, e di quelli di cui in principul
modo qui intendesi ragionare.
l\'iuno per a citato il Soldani; ed io medesimo lo trascurai
in sulle prime, ducioso nell accuratezza di coloro che mi nno
preceduto, i quali supposi logicamente, che avessero gi consultato

i predecessori. Laonde il loro silenzio era per me sicuro indizio


che niuna per lo innanzi ne avesse fatto parola.
Debbo ancor confessare un altra illusione, nella quale caddi
dapprima, ed appena saprei divinare perch: dir voglio delle aver
riferiti celesti denti al genere Helodus dell Agassiz: errore del qua
le teste mi avvidi ed emendai.
Trovai pi tardi, che l onorevole Sig. Valenciennes, negli An

nali di Scienze naturali di Parigi (Anno 1842, col. 2, pag. 99)


aveva pur descritti alcuni denti fossili, che il Sig. Luogotenente Me
doni ricavati aveva da una roccia madreporica (i) di Staoneli, pros
(l) Il terreno madreporico in parola stato denito dai Sigg. Rozet
e Poillon de Bomblaye per terziario superiore subappennino: e dicesi esse

_p__
I

simo luogo ad Algeri ed a Sedi-Ferruch. Il chiaro autore riferisce


tali denti, altri al genere Sargus, ed altri a Chrysophrys: e propria
mente i denti de quali qui intendesi ragionare sono dal Valancien
nes riguardati come spettanti al genere Sargus.
Panni or dunque opportuno che, riunendo i copiosi elementi
raccolti, si potessero talmente chiarire le cose annunziate da ri

manere ben poco nel buio, no a che altre scoperte non vengano
a dissiparlo del tutto.
Prenderemo le messe in siffatta disamina da quei denti di Pia
nosa, che costituiscono la parte primaria dellargomento. Si nno
in questa localit:
I. I denti rappresentati nella Tav. Il, lig. I a b, allatto iden
tici a quelli cui il Valenciennes dato il nome di Sargus Jarn
m'tamts, e da me riferito al genere Helodws (Pal. P. I.). Tra gli e
semplari di questa localit ve n taluno sensibilmente maggiore dei
pi grandi chio trovati in Cerisano; avendo la corona alla mill.

43 (1) e larga mill. 15; mentre tra quelli di Cerisano il maggio


re la corona alta mill. M e larga mill. 12. Il Valenciennes as
segna ai suoi esemplari 1 altezza di M mill. e la larghezza 42 m.
In tutti i casi la larghezza si trova sempre maggiore dellaltezza
nella corona.
Parimenti gli altri denti che gli accompagnano sono di mag
gior dimensione de simili nostrali.
Taluni di tali denti nno la corona col margine superiore ta
gliente e parallelo alla base, ossia al limite che costituisce il colla
re una breccia bianca a conchiglie spatizzate, della stessa et degli strati
che racchiudono pesci fossili in Orano.

(I) L altezza complessiva di 24 mill., cos ripartita -corona 43,


radice H.

____,__.

___M

-__-_-_.-,_4>

__43_
re; i lati dritti e paralleli, la supercie esterna appena convessa; la
interna sensibilmente concava, spezialmente presso il margine superiore.
Ile ne sono per degli altri in cui il margine superiore con
sumato, sicch apparisce la interna dentina distinta dallo smalto e

steriore ben spesso, e sempre di color gialleggiantc tendente a quel


lo di arancia; la qual cosa provviene dalluso.
E s incontra poi cqtesto margine da pi in pi obliquo, e mag
giormente consumato, secondo che i denti, a creder mio, spettano

alla posterior parte dell arco dentarie, oppure che avessero appar
tenuto ad individui di et maggiore. In tal modo e con questo con
cetto sono stati in serie rappresentati nella nostra Paleontologia del
Regno, Parte II, Tav. Il, g. 17-24.
La radice non quasi mai determinabile nelle sue dimensioni,
perch sempre rotta pi o meno. E per ben distinta dalla corona,
non solo per la mancanza di smalto, ma pure per la consistenza mi
nore e pel colore bianco della dentina. Il collare a una strettissima
zona leggermente increspata. La radice forse uguale in lunghez
za alla corona; e dico forse, perch ne denti con corona intiera
meno lunga, mentre apparisce non esser completa. Tale incertezza
nondimeno di poca importanza, spezialmente nella quistione che

ora si agita.
Lo smalto della corona costantemente di color giallo daran
cia: quello del collare e della radice bianco, come pure quello
della dentina.
Fin qui niuna differenza per minima che fosse sincontra tra
quelli dell Affrica, e questi delle diverse contrade dellItalia. Se
nonch, fra i molti da me ricavati da Cerisano, ve ne sono taluni

di diversa forma; e che pare appartenessero alla parte posteriore


dell arco dentarie, siccome stato esposto nel citato luogo della

nostra Paleontologia del Regno di Napoli.

_M__.
Vanno quasi costantemente associati con essi altri denti del ge
nere Sphaerodus Ag. Cos in Cerisano, massimamente nell I. Pia
nosa, ed a quel che traluce dall espressioni del Soldani, anche in
S. Quirico. Nell Affrica vi qualche simbolo di denti di tal genere
che, come vedremo, si liga con gli Sferodi; ma probabile che
i denti reperibili col non siano caduti tutti nelle mani del Sig.

Luogotenente Medoni che gli altri raccolse.


Nella collezione fattasi dellIsola Pianosa gli Sferodi gurano
maggiormente per copia, ed anche per grandezza. E dippi vi si
trovano de denti conici di non ordinaria dimensione, de quali non vi
esempio nelle altre localit. Contrariamente, nel travertino aquila
no se n trovato qualche esemplare minqtissimo, che vedesi rappre
sentato nella nostra Tav. III, g. M a A. Esso non a che 0,0048

mill. di altezza sopra una base del diametro di 0,0028 mill.


Incontransi pure altre forme, non esclusa quella, che solo cre
de il Valenciennes caratteristica del genere Chrysophrys. Alla qual
forma strettamente si associa quella da noi rappresentata nella cita
ta tav. IH, g. M ab. Questo dente nero con una zona di tre
sottili strie verso il terzo di sua altezza, ed altra simile termina

trice della base.


Dalle quali cose esposte sorgono naturalmente i seguenti quesiti.
il. Tutte queste svariate forme di denti appartengono ad una
sola specie, od a pi specie di un medesimo genere, ed anche di
genere diverso?
2. Potendosi riferire ad una sola specie, sar dessa del ge
nere Helodus, Sargus, o Chrysophrys? de quali generi e stata ti
nora creduta; ovvero deve fondarsi per essa un genere nuovo?
3. Se spettano a pi specie, quale di esse pu riferirsi ad
uno de summentovati generi?
Ben si comprende quanto sia malagevole la soluzione di code

sli problemi; n altrimenti si pu rispondere che per probabilit ed


analogie, mancanti come siamo di quelli elementi ch entrar debbono
a calcolo per un fondato giudizio. Convinto dunque di non poter da
re adequata e completa soluzione ai proposti quesiti, esporr quelle
considerazioni che per me si possono, e per le quali credo acco

starmi alla meno dubbia probabilit.

I.0 Il trovarsi tali denti tutti e quasi costantemente cos asso

ciati in una medesima localit non d certezza della pertinenza loro


ad un medesimo genere, e molto meno ad una stessa specie; pu
tenersi ci solo come un grande elemento di probabilit. E poi
ch non vien questa contradetta dalle analogie, acquista ancora for
za maggiore.
II.0 La Fauna attuale, non diversamente che lantica, ne porge molti

esempii di armatura dentaria cosi svariata in un medesimo pesce; di


versi essendo cio i denti che armano gl intermascellari da quel
li degli archi deatarii, e de palatini, quando questi esistono. E
nel caso attuale trovasi dippi una quasi completa simiglianza tra
le diverse forme di denti fossili de quali e parola con quelli di cer
ti Sparoidei tuttora viventi, come del genere Sargus e Chrysophrys,
ai quali di fatto sono stati assimilati. Se nonch gl incisivi fanno gran
dissima eccezione, non avendo i fossili neppure una lontana simiglian
za con quelli de Saraghi nostrali, e molto meno con quelli della Dc
rata. Perch la discrepanza sia manifesta a tutti, anche quando non
siasi informato punto n poco di anatomia comparata , si son rap
presentati gl incisivi del Sargus Salviam', e quelli della Chrysophrys
-rulgaris del Mediterraneo, nella nostra Tav. II, fig. A. Nella Dora
la gl incisivi sono pressocch cilindrici, o appena compressi ne lati
che stanno a contatto tra loro, e la estremit della corona unguicula
tal, lig. I e 2. Nel Sarago per opposto sono sommamente compressi,
tanto nella radice quanto nella base della corona, la quale poi di

_]6__

latasi in senso contrario, si fa concava quasi dalla faccia interna,


corrispondentemente convessa dalla esterna , e si assottiglia man ma
no no a divenire tagliente nel margine estremo: sicch si conver
tono in un vero scalpello concavo, ed emolano quelli che armano
le mandibole de ruminanti, spezialmente del genere Ovis. Paragonati
ora gl incisivi fossili in disamina con questi della Dorata e del Sa

rago, risulta chiaro essere ben lontani dagli uni come dagli altri
in quanto alla forma.
'
Molto pi si scostano poi per la loro struttura, ch ne denti
de due generi Sarago e Dorata la corona e costituita da uno smalto
duro bianco e quasi cristallino, con pochissima o niuna parte di den
tina; mentre ne fossili la dentina abbondevole, e lo smalto de

licato, comparativamente, gialliccio, opaco, e di facile sdrucimento,


come stato avvertito superiormente.
III.o Dalle quali cose emerge, se non vadderrato, che non sia le
cito assimilare ai due summentovati generi il; pesce cuiappartennero

gl incisivi fossili di cui-sifragiona. Quindi denitivamente opino do


versi istitnire per essi il genere Anthropodontus, che vuol dire denti
simili a quelli dell uomo, per designare il pesce al quale codesti. denti
appartennero. Ben altrimenti va poi la cosa per rapporto ai denti mo-
lari
esternidel
ed Sarago,
interni, Squanto
ne qualiconsi trovano
Stretti- rapparti,
con quelli
gli altri.talidella'iD0rata,
che lauto
non

avrei ripugnanaa didirliperfettamente identici, ass0cia'ndomi allopi


nione dello Scilla , e de quali andremo pi oltre a discorrere.
Qui succedono ora quegli altri denti aggrappati e di pi ordi
ni, sovrapposti gli uni agli altri, rappresentati nella Tav. Il, liv. 2 e 3.
questo per quanto io mi sappia un esempio nuovo in quanto a nu
mero e disposizione, e spezialmente quello, che secondo io mi av
viso, esprime un apparato dentario della regione linguale, rappresen
tato nella citata tavola g. 2. Non manca vero la Fauna vivente di

_41_
analoghe combinazioni. Anzi negli stessi due generi di Sparoidei Sa
rago ed Aurata, si trovano denti interni nella cavit degli ossi e man
dibolari sottoposti agli esterni. Ma in essi gl interni non fanno conti
nuit con gli esterni, e sono anche isolati; n una moltiplicit tale
di ordini (8 a 10) ci stata ancora offerta. Una certa analogia di
soprapposizione continua si trova solamente negli ossi mascellari del
Mola od Ortagorisco, . essendo nondimeno di all'atto diversa natura, e
per da non potersi con questi gli altri associare. Ma ove mai, il
che sembra improbabile, questi denti facessero parte dell armatura
dentaria di quel medesimo pesce al quale spettano i precedentemen
te esaminati, crescerebbero le difficolt a poter dire che il pesce
fosse del genere Sargus o Chrysophrys, o di altro genere della fami
glia degli Sparoidei. Laonde io opino per ora doversi costituire per
essi un genere distinto, imponendoli il nome di Plintodus. IlediCapo V.
Che se poi tutti codesti denti provenissero da due o pi specie,
e queste specie fossero ancora di genere diverso. i soli che trova
no esatta corrispondenza con quelli del genere Sargus e Chrysophrys
sono quelli, che, secondo lAgazzis, dovrebbero riferirsi al suo genere
Sphaerodus. In seguito del numero abbondevole di denti di questo
genere raccolti da diverse localit, e poich largomento il com
porta, anzi lo esige, mi credo nel caso di poter di essi discorrere
in una maniera pi positiva di quella con la quale ragion il chia
rissimo Agassiz. Laonde, per procedere con ordine analitico e dimo
strativo, parmi indispensabile richiamare ad esame tutto ci che si
detto da lui, compararlo coi documenti raccolti, e che fra le ma
ni, e dare un pi fondato giudizio, tanto sulla propriet del ge
nere Sphaerodus , quanto sopra la convenienza delle sue specie;
facendo discendere ancora come un corollario l opinione di gi pro
nunziata di doversi fondare un genere distinto col nome di Antro
dont_a. Ecco ci che forma largomento del seguente capitolo.
Tam. X].

_ 48 _
CAPITOLO IV.
ESAME CRITICO DEL GENERE SPHAERODUS E DELLE SUE SPECIE.

g. I.
Esiste egli un genere Sphaerodus? domandava a s stesso lA
gassiz. L questa una quistione, prosegue a dire lillustre auto
re , che mi sono proposto molte ate , dopoch cominciai a ren
dermi familiare coi differenti tipi di pesci trituratori di epoche re
mote. Ma egli non pot dare dapprima alcuna soluzione al problema;
e giustific la fondazione del genere sulla considerazione che, tro
vando ne terreni giurassici e cretacei molti denti isolati , a super
cie levigata , i quali presentano la medesima struttura di quelli
de veri Picnodi , ma che ne differiscono per la forma essenzial
mente circolare; e non trovando alcun tipo in mezzo ai rottami

scheletrici de pesci di tal epoca, al quale avesse potuto riferirli ;


si vide perci costretto a fondare un tal genere , al quale diede il
nome di Sferodo, per esprimere la forma circolare e quasi di seg
mento di sfera.
Vacill poscia da questo primo concetto per essersi avveduto,
che anche nel genere Lepidoto vi sono denti affatto simili a quelli
del suo genere Sferodo; e fu in procinto di cancellarlo. Si asten-- ne nondimeno dal farlo, come esso stesso dichiara , per la so
la ragione, che le localit in cui sincontrano denti di sfere-
da non racchiudono veruno avanzo scheletrico di veri lepidoti; e
riceversa. Andiede successivamente rafforzando questo suo primi
tivo giudizio con altre osservazioni: una delle quali fu lo aver
trovato sopra le montagne di Neuchatel un frammento di mascella

con il denti dello sferodo da lui detto gigante (Sphaerodus gi

....19...

gas), ordinatamente disposti e bene spazieggiati. L altra osservazio


ne riposa su i lavori dellOwen, il quale a dimostrato, cheidenti di
sferodo nno una diversa struttura di quelli de Lepidoti. Conservo
quindi il genere Sfcrodo , ma pure provvisoriamente , sperando di
pervenire un giorno alle scoprimento di qualche avanzo scheletrico
che giusticasse codesta sua preveggenza.
Tal lo stato in cui lasci la cosa il chiaro autore delle Re

ehcrches sur les poissons fossiles; n dopo di lui altri a sommi


nistrato alcun fatto valevole a rischiarar largomento. Se non che,
rimontando alquanto al passato , troviamo che lo Scilla erasi avve
duto, che codesti denti erano analoghi a quelli dell durata dema
ri attuali; malgrado che in quei tempi regnasse ancora 1 errore ,
che fossero occhi di serpenti e di rane , onde andavano registrati
col nome di Bufoniti. Della quale dimostrazione fatta dallo Scilla,
l Agassiz non ebbe notizia, o, preoccupato dal principio che le at
tuali genio per nulla convenissero con quelle dell et giurassica (I),

cred di non doversene tener conto: si ferm sulla forma cmisferica


predominante, e ne stabili il genere (2).
Codcste analogie tra gli Sferodi ed i denti che armano la in
terna parte mascellare di molti Sparoidci non sono da porsi in dub
bio. Ma non parimenti possibile convenire della loro generica i
(1) Vedi la nota apposta allo Sphacrodus annularis.
(2) Anche il Soldani riconobbe in tal sorta di denti 1 analogia con
quelli del genere Sargus. Egli nel
CLXXXIlI del suo Saggio Orillolo
gico, cos si esprime. Glossopetrac orbiculares et hemisphaericae , ca: qui-
bus majorcs eia: lupini magnitudineni emeadentes. Sunt plcrumque lucidis

simae , nigrac, rcl subeim'di colore conspersac : forte dentes molarcs Lu


pi marini, aut etiam piscia, cui nomen Sargus , Spargus ec. Ab auclo
ribes appellanlttr Bufonites, Batrachites , Chelonites, Lycodontes , Scu
tellatos , aliisqus barbarie nominibus.

__20_
dentit. Laonde, senza ritenere come assolutamente ben fondato il

genere sferodo , conveniamo che provvisoriamente giovasse conser


varlo, fino a che altri fatti non intervengono per ben chiarirci su
tale quistione.

g. 11.
Non lo stesso per delle specie che sotto questa denomina
zione generica registr l Agassiz.
Enumera egli in fatti ben 19 specie di Sferodo, tredici delle
quali descrive, e ne porge la figura; e di sei altre di soli nomi,
promettendone la descrizione e limmagine. In ci fare per non
cur 1 autore di assicurarsi se le differenze di forma e le piccole
variazioni di struttura fossero da attribuirsi a differenze positive di
pesci, cui quei denti appartennero, o fossero di parti distinte del
larmatura dentaria duna sola specie. In fatti, esaminando l ar
matura dentaria , sia del genere Crisofrz'de od durata ( Chryso
ph1ys culgam's ), sia del genere Sargus, e lieve cosa avvedersi della
diversit di forma de denti che spettano agl intermascellari da quel
. li dellosso dentario, e maggiormente degli altri che armano il pa
lato : lo stesso intendesi degli omologhi che appartengono alle man
dibola. Sono incisivi o fatti a scalpello i primi, e proprio corris
pondono al tipo de denti de Mammiferi ruminanti. Sono molari i
secondi, quasi emisferici, e rappresentano gli Sferodo della Fauna
antica; e quelli che l Agassiz denomina Sphaerodus lens, irregu
Boris , depressus cc. sono le svariate forme che ricuoprono il pa
lato, le gingive interne ec. Quegli altri poi che egli appella Sphae
rodus mitrula, com'eus, cc. possono appartenere anche all esofago,
quando non fossero di quelli che armano la parte posteriore delle
mascelle e delle mandibola. Lo stesso Agassiz , diseorrendo dello

._21_.

Sphaerodus lena dichiara, essercene de pi o meno allungati,


cilindrici, appiattiti pi o meno, e de conici pi 0 meno rilevati.
E qui I A. soggiunge = inutile ripetere che queste determinazim
ni non possono essere riguardato come definitive, se non quando si
sar trovata una mascella intera.
Con quella franchezza poi che si addice al vero ministro della
scienza della natura dichiarava lA.medesimo avere de dubbi so
pra la identit di quelli eflgiati sotto i numeri (il a 67, a cagione
) della loro grandezza. Io li riguardo provvisoriamente, dice egli,come
{18"

una grande variet della Sphaerodus lena, salve a farne pi tar

di una specie distinta, quando possederemo pi ampie conoscen


ze su questo genere rimarchevole .
Dalle quali cose evidentemente risulta, che le specie del gene
re sferodo, in mano dello stesso suo autore, non furono che deno

minazioni poggiate sopra certe configurazioni e modicazioni della


corona , quali si offrono alla vista di ognuno; e non gi il risul
tamento di osservazioni ricavate dalla natura nello stato normale;

ovvero da modicazioni intime dellorganismo. Epper, codeste mo


dificazioni, avverandosi sopra denti di una medesima specie di pesce,
e solamente appartenenti a diverse parti della intera armatura den
taria, non sono bastevoli per esser prese in considerazione di ca
ratteri specifici , siccome attualmente figurano. Laonde , non poten

dosi neppure definire recisamente quali di siffatta sorta di denti ap


partengano a specie distinta, e quali altri siano di pertinenza loca

le di una medesima specie , conviene provvisoriamente eonservarli


coi nomi appellativi co quali sono stati indicati nora , anche per
non indurre confusioni od equivoci nelle loro applicazioni in geologia;
ma senza pregiudicare con ci la scienza, e con riserva di poter
rivenire su questo argomento quando potremo spandere alquanta luce
maggiore per rischiarare le cose che restano ancor dubbie per ora.

._22_

Per la medesima ragione quindi giuocoforza distinguere con


un proprio nome specifico tutti gli altri , che non si possono rife
rire alle specie gi denominate , da cui si distinguono per partico

lari caratteri, mantenendo il principio regolatore dal quale fu gui


dato 1 figassiz.

5. III.
Enumerazione delle specie descritte dall Agassiz, loro ca
rattere distintivo , e critiche osserrazioni intorno alla forma ,
pertinenza, e localit o terreni ne quali si trovano.
i. Sphaerodus g-igas, Ag.
L addiettivo di questa specie indica gi essere il maggiore di
quanti se ne conoscono. E qui da notare che le dimensioni non
sono caratteri essenziali, ma di semplice relazione. Il carattere pi
proprio potrebbe riporsi con fa. nella sottigliezza dello strato di smal
to; la qual cosa dice pure relazione alla spessezza dello smalto delle
altre corone. Egli per certo che in questi grossi denti emisferici
lorlo della corona non proporzionahnente cosi spesso come le
sue dimensioni potrebbero richiederlo; e si termina con pochissi
mo o niun collare; differenza che meglio si avverte quando dire
mo della seguente specie.
Lo Sphaerodus gigas vuolsi pertanto caratteristico della for
mazione del Giura , perch ivi fu incontrato dell gassiz.
Noi lo abbiamo ottenuto dall Eocene delle basse falde della
Maiella. Lo abbiamo rappresentato nella Tav. III. g. 4. In questo
esemplare trovasi un indizio angustissimo di anello basilare sopra
met della sua periferia; ma in altro identico esemplare questo in-,'

_23_.

dizio manca del tutto; e nell uno come nellaltro lo smalto della co

rona sottilissimo, almeno per quello che lascia vedere lestremo


suo lembo. Di color verde glauco 1 uno, un poco torchiniccio 1 al
tre , ed un poco gialleggiante sul margine. Diametro 13 mill. L al
tezza sta al diam. :: 9: 16 - 31: 84 in altro.

2. Sphaerodus annularis, Ag.


Il carattere ch eminentemente distingue questa specie consiste,

secondo 1 Agassiz, in una depressione circolare, che trovasi presso il


margine inferiore della corona, il quale mostra di essere quasi circon
dato da un anello. Meglio si direbbe per esser questo anello una zona
pi o meno larga, che talora scende perpendicolarmente sul piano, tal
altra segue il cammino curvilineo della supercie convessa; ma sem
pre s interrompe, si restringe, e si costituisce da rughe trasver
sali pi o meno numerose, or poco, ora bene espresse. Cosi le si veg
gono sopra gli esemplari elgiati sotto i numeri 4 a 6.
L esemplare elligiato sotto il numero 2 lanello cosi netta
mente espresso, da non lasciar dubitare della sua perfetta identit
col tipo ch ebbe presente lAgassiz quando istituiva questa specie;
negli altri varia alquanto; siccome si modica la forma , la gran
dezza ed il colore.
desse emisferico, stando 1 altezza al diametro :: I: 3. Il

diametro e uguale a millimetri 0,0095". un poco appianato nel


mezzo per effetto di usura.
'
Il suo colore fosco-giallastro ,' con anello nero marginale ,
quasi trisulcato, con delicatissime strie perpendicolari, g. 2 a.
Dentina crassa , profondamente scavata nel centro , g. 2 b , per
linserzione del sottoposto germe.
Proviene dalla calcarea tenera di Lecce, ove non infrequente.

_21_
Trovasi simigliante del tutto a questo in Pictraroia (Tav. III,
fig. 3 a A), nel quale diverso solo il colore, fosco verdiccio cio
nell emisfero, giallo darancia essendo la fascia terminale od anel
lo, con profonda lirica separatrice; la fascia si dilata alquanto gra
datamente in gi.
Il diametro uguale a 0,0105, il quale sta allaltezza :: 7: 12.
Non diverso da questo un altro proveniente da quella stessa
calcarea tenera di Lecce.
Di questa medesima localit molti altri, ritenendo gli stessi
fondamentali caratteri, variano solo, ora per la intensit della tin

ta, ora per essere quella dellanello nera, ed arancina quella del
lemisfero.
La fig. 4 ne rappresenta uno, nel quale lanello squisitamen
te distinto, essendo cilindrico, increspato cc. Le figure 5, 6, 7,

ed 8 , rappresentano le altre variet pi rimarchevoli , passando


tutte da grado a grado insensibilmente.
La figura 6 ne rappresenta uno, il cui emisfero abbassato o
quasi appianato obbliquamente, prodotto senza meno dalla compres
sione dell opposto.
Nero del tutto , e non perfettamente circolare nella base quel
lo eigiato sotto il numero 9 , proveniente da Cerisano (I).
(I) Mostrasi sorpreso il chiarissimo Pictet per aver letto nel Giorna

le di Leonard e Bronn , che io trovato avessi il Corna; falcatus insieme


allo Sphaerodus annularis in Cerisano.
n Io non so che pensare, dice egli, delle specie indicate dal Sig.
Costa sotto nome di Come: falcatus Ag. ( superiormente riunito al ge
nere Hcterodon
questo stato trovato in Cerisano ( reame di Napo

li ), e se devesi prestar fede al Signor Costa , associato con delle


specie triassiche (Sphaerodus annularis) e terziarie. (Pictet, Paleont.
n ediz. 2, pag. 2I0

_23_
3. Sphacrodus crassus, Ag. (Tab. 70, g. 101-102).
Distingue con tal nome il precitato Autore quegli Sferodi, la

corona de quali a uno smalto crasso , oppostamente a quella della


Sph. gigas, col quale in ogni altra parte conviene.
llla, dimanderei io al Signor Pictet, da quali fatti emerge che lo
Sphaerodus annulmis fosse specie esclusivamente triassica?
L Agassiz, che pel primo distingueva tale specie, la ricev del Conte
Muenster, e dubitativamente la cred del Ceilan: poscia n' ebbe un altro
dal Signor Alberti, trovate r.e depositi sabbionosi superiori del KEUPEII,
il quale dice essergli sembrato della stessa specie. Non dunque detto per
alcun modo che lo Sphaerodus annularis fosse specie triassica.
Ma , di grazia, quando l'Agassiz cos scriveva, era egli consapevole

che in niun altro terreno di epoca diversa si fosse trovata questa forma di

denti? S egli era ancora incerto del genere ; e se le specie sono mal de
nite, e per lo pi nominali, come pretendere che ciascuna fosse caratte
ristica non dubbia di questa o quella formazione! Se le ricerche istituite
nora non sono che troppo anguste , anzi intinitesimali , con qual criterio
si possono stabilir leggi senza eccezione veruna?
Per non rivenire su tale argomento unaltra ata, piacemi riferire qui
ci che lo stesso chiarissimo Pictet poco innanzi notava ( pag. 205
a Il Signor Costa (e qui si riferisce a Leonard e Bronn-Gioruale ecc., 1851)
cita talune delle precedenti specie ( del gen. Sphaerodus cio ) nei ter
a reni giurassici dei contorni di Napoli. Queste sono lo Sphaerodus annu
n laris, e Sph. cinctus trovato in Cerisano, e lo 'Sph. gigas nella Ma

iella.
Questo articolo, con buona pace dell egregio A., racchiude alcuni erro
ri talmente ligati tra loro , chio non saprei da quale prender le mosse
per distrigarli ed emendarli. Far dunque notare dapprima che n io, n

altri detto che gli Sferodi di Cerisano' giacessero in terreno giurassico:


n in Cerisano vi traccia di sill'atto terreno. Quelli provenienti dalla Ma
iclla , stato detto essersi trovati in Bucchianico , nelle basse falde del
Tom. X].

-f-'12v- 5M,

'

'

__26_
Veramente per constatare siffatte differenze convien disfare la
corona. N poi saprei quanto apprezzar si potessero; mercecch potreb

bero esser cagionate codeste differenze da cause puramente eventuali,


o almeno da condizioni parziali, nelle quali gl individui cui apparten
Ia Maiella, ove il giurassico, se tale fosse il calcare di quel filante,
svanito, e vi succede il terreno subappennino.
dunque un arbitrio les
sersi detto che coteste specie di Sferodi siansi trovate in terreno giuras
sico; n da me stato asserito.
Maiella e Cerisano sono poi tanto discosti da Napoli , quanto Ginevra
da Torino, da Chamberi. Quindi non par vero che siasi potuto dire star
Cerisano e lilaiella ne contorni di Napoli.
Per altra parte , sa tutto il mondo, che i terreni de contorni di Na
poli souo vulcanici, almeno per un raggio di 15 miglia. I pi prossimi
terreni di sedimento sono il Monte S. Angelo di Castellammare , da un la
to , ed il 'laburno dall altro , essendo poi ancora indeciso se questo for
mazioni appartengano al terreno giurassico o al cretaceo.
Il Pictet stabilisce per canone esser proprie dei terreni giurassici le
seguenti specie:
_
Sphaerodus microdon, Agas.
- rugulosus, Egert.
semiglobosus, Dunk. ( non Pictet ).
minor, id.
gigas, id.
de terreni terziarii.
annularis, id.
lena, Ag.
semiglobosus , Dunck.
lruncritus , id.
subannularis, llIuenst.
irregularis, id.

hybridus, id.

depressus, id.

tetragonurus, id.
subradiatus, id.
de terreni cretacei.

_- neucomt'enst's , Agas.
-_ milrula , id.
_ erassus , id.
tennis , Reus.

__.4

_4.-_

..

parvus, id.
-- einctus , id.
-_ pygmaeus , Muenst.

subtruncatus , id.
-_ cingulatus , id.
_ poliodon, Sism.

____,_,-Jm __-

...21....

nero si trovarono a vivere. Nullameno, ritenendo per fermo questo ca


rattere, lo si trova nel maggior numero degli Sferodi dell Is. Pianosa.
In questi, di grande dimensione, avendo i maggiori un diametro di
14 millimetri, lo smalto veramente assai spesso; ma nel resto

de loro caratteri non differiscono dallannularis, avendo come que


sto lanello ristretto, striato , ed anche di colore diverso, come i

precedentemente descritti; e ne trovi de pi o meno convessi, re


golari ed irregolari, depressi taluni nel mezzo , ec., tutti sono poi

di un colore giallo-termo poco splendente.


Di tal natura pur quello che trovasi in mezzo ad altri nel;
la calcarea tenera di Lecce (Collez. nostra n. 1), e nel quale
l anello basilare nettamente espresso, come vedesi nella g. 2
della nostra Tav. III, mentre la corona e crassissima , come la si

vuole nel crassus.

In ne novera le quattro tre seguenti specie come appartenenti a terreni


di et indeterminata , cio:

Sph. discus , Ag.


conieus , id.
oculus serpentis, id.
Ed avvertiremo che nella prima edizione della sua Paleontologia lo
stesso onorando Pictet riposo lo Sphaerodus annularis e mini-mm ne ter
reni triassici , mentre nella edizione seconda si trovano registrati tra quel
li de terreni giurassici.

Conchiudcndo questa nota mi si permetta ripetere = essere ancor tem


po di ricercare, ed estendere le investigazioni paleontologiche , troppo
ristrette sembrandomi quelle graffiature fatte n qui sull epidermide ter
restre; ed io avr tra breve occasione di darne limpidissima prova. Per
ora serva di esempio la presente monograa degli Sphaerodus de terreni
terziarii d Italia.

_ 23 _
t. Sphaerodus lena, dg. (Tab. 10, fi. 22-61).
Non si pu altrimenti discorrere di questa pretesa specie, se
non riferendo testualmente quel che ne dice il medesimo autore.
))

Si trova nel terreno terziario di Osnabruck una quantit di pic

))

coli denti , che sebbene di forma molto variabile , mio nondime

no una certa aria di famiglia, la quale fa si che non si provas


)) se punto ripugnanza d identicarli. Essi sono in generale assai
)) piccoli ed nno tutti una bella tinta giallo-rancio. La loro forma
)) comunemente circolare; ci nondimeno ve ne sono pure dei
)) pi o meno allungati ;altri sono anche cilindrici, questi sono
)) senza meno gli anteriori. Nel numero de denti circolari ve ne so
i) no de molto appiattiti, ed altri che , pel contrario, s0no conici
)) e pi o meno rilevati.
inutile ripetere che queste determinazioni non possono ri
)) guardarsi come definitive che quando si sar trovata una mascel
la intiera. Frattanto , io non debboppunto nascondere di aver dei
)) dubbi sopra la identit delle gure fil-67 , a cagione della lo
)) ro grandezza. Io li riguardo provvisoriamente come una grande
)) variet delle Sphaerodus lens , salve a farne pi tardi una spe
)) cie particolare quando possederemo pi ampie conoscenze su que
sto genere rimarchevole .
Dopo queste si chiare manifestazioni dell Autore, io non trovo
necessario aggiungere una sola parola per dimostrare su quali in
certezze e sopra quali vaghe conghietture camminava l Agassiz lor
eh discorreva di tal sorta di denti. Pare impossibile che un uomo
di tanta sagacia e si acuto di mente siasi potuto accontentare di
siffatta leggerezze per gittare le basi di un genere , e per separar'
tante specie l
Che se si dovesse ora ritenere come specie la sopraindicata, nei
))

_n

__-_%ff -f

_29_

troveremmo dapplicarne gli esempi a quei molti provenienti da


Poggio piceno , volgarmente Poggio Piacenza, presso Aquila. Tut
ti piccoli fino ad averne di un millimetro di diametro; or convessi,
ora depressi, alcuni allungati, altri conici, ed altri cilindracei;
tutti per costantemente di un bel nero lucente (1). Non mancano

per di simiglianti denti nella pi volte citata calcarea leccese , ne


quali solo il colore giallo-arancio. Uno ancora ne abbiamo ottenuto
dalle basse falde della lllaiella , 1. d. Bafente di Caramanico; inca
stonato in un masso conchigliare terziario con Turritelle, Cerizii, ed
altri testacei, strettamente cementati tra loro con poca calcarea. Ci

tiamo per questo esemplare la fig. 28, della Tav. 73. Agas.
Farsi un giorno si scopriranno altri denti in Poggio-Piceno
per i quali verr chiarito il dubbio, che per ora rimane, se i gi
descritti possano appartenere al genere di cui e parola, ma di spe
cie diverse. Lo stesso d attendersi per quelli di Lecce e delle ri
manenti localit.
5. Sphaeroclus irregularis, Ag. ( Tab. 73, fig. 64-81).
Di forma ellittica o circolare; mezzanamenle tumida, poco elevata,

stando l altezza al diametro :: I: 3. Smalto della corona molto spesso ,


e di un bel nero. - Proveniente da terreno terziario.

Nella nostra Tav. III, la figura 12 esibisce 1 identica forma


proveniente da Gerisano.
(I) Nella prima parte della Paleontologia del Regno di Napoli, Tav.
IX , g. 23 , 25 e 26 se ne sono rappresentati taluni , riferendo il pri
mo allo Sp. irrcguluris, il secondo e terzo alla Sph. lena.
Tutte le svariate forme di denti trovate in Poggio-piceno convengono
con quelle dell armatura dentaria della Chrysophrys culgaris del nostro

Mediterraneo.

_30__
A questa specie sarebbe da riferirsi ancora il dente elligiato
nella medesima Tav. lig. Ifi. N diverso da questi si trova laltro
rappresentato dalla g. I0 della Tav. Il. Faremo notare per che
il primo (Tav. III, g. IO) meglio rappresenterebbe loculus-ser
pentis; il secondo e terzo differiscono soltanto da quelli ch ebbe fra
le mani 1 Agassiz pel colorito , ch i nostri nno tutti una tinta
giallo-terra e qualche volta di arancia.

Tutti per trovano la loro simiglianza col maggiore de mola


ri interni del genere Sargus, e meglio ancora con l omologo della
Chrysophrys, Tav. Il, g. A 8. In quanto al colore ne pu
re uno bianchiccio , ma di minore dimensione , e questo meglio

conviene coll identico citato della Crisoide vivente.


6. Sphaerodus depressus, Ag. (73, g. 3-I0)
Corona poco tumida ed anche quasi piatta.

questo il carattere che l Agassiz assegna come distintivo


della specie; ma non cessa di dichiarare, che sotto altri rapporti
essa poco di'erisce da quella dello Sph. irregularis e Sph. par
cus. Sempre si nuota dunque nelle medesime incertezze. Ed io sog
giungo, che non diverso trovo il Phyllodns umbonatus Mucnster, pro
veniente dal llliocene di Vienna, del quale si nno 5 esemplari cosi
etichettati sotto il n.0 II904 della collezione della Scuola di Applia
cazione del Genio Civile in Torino. Sono essi di color bruno nero,

taluno pi grande di quelli che ne rappresenta lAgassiz, e che e


videntemente somiglia al molare posteriore maggiore della tuttora
vivente Chrg ophrys, come i due altri superiormente notati. Tra
lirregulari: dunque ed il depressus non si pu trovare alcun li
mite.

_ 31 __
1. Sphaerodus pareus, Hg. ( Tab. 73, g. 3-10 ).
Corona di forma circolare e molto alta per rapporto al diametro ;
taluno de denti piatto nella supercie per effetto di locorazione. E ti/[i
n cilissimo e quasi impossibile , soggiunge l 11., distinguere questa specie
pel solo disegno dallo Sph. irregolaris, di cui non sar probabilmen
te che una variet locale .

llla saregli lecito fondare una specie sulle semplici dimen


sioni , mentre la natura ne porge inniti esempi di armature den
tarie svariatissime per grandezza de denti, come per la loro forma,
tutti riuniti in una medesima specie? Le Sphaerodus pareus, che
l Agassiz rappresenta nella g. M a 13 della citata tavola, non
dill'erisce punto da quello da me elligiato sotto il numero 2, quan
do se n eccettnano le dimensioni : e della grandezza di quelli che
ebbe sotto gli occhi 1 Agassiz , ancor io ne posseggo taluni, i
quali provengono dallo stesso terreno di Cerisano, ed accompagnano
l annularis , quale io lo ritengo per i suoi eminenti caratteri.
L Agassiz ebbe i suoi esemplari dai terreni terziari di Cassel.

8. Sphaerod-us discus, hg. ( Tab. 73, g. 62-61).


Circolari , regolari , corona delicatissima.

9. Sphaerodus cinctus, Ag. (Tab. 63 , g. 68-10 ).


Ecco una ripetizione di quello che l Agassz diceva parlando

delle Sph. lens.


Io riunisce , dice egli, sotto tal nome denti di forma dif
ferentissima , ma che credo ci nondimeno identici perch prove
nienti da un medesimo giacimento, e che quindi nno essi un ca

__32__

in

rattere comune che li distingue da tutte le specie n qui cono


sciute; questo consiste nell essere distintamente pieghettati nella
base ( fig. 78 e 79
Io vi ravviso in conseguenza il dente del
la g. 68 come un dente anteriore; e quelli delle gure 69 e
79 come spettanti al fondo della gola.
L Autore ripete dunque sovente dallo giacimento comune il pri

mo criterio della identit specica , senza punto curarsi della diver


sit della forma. Lo stesso dettato trovi, anche pi largamente, nello

Sph. lens. Assegna poi per carattere distintivo comune le aver nella
base della corona delle pieghe o rughe verticali sensibilissime. Se
si vuol ritenere questo carattere quale si trova espresso nella g. 68
citata dallo stesso Agassiz, nel quale le pieghe o rughe sono assai
bene pronunziate, io dichiaro non esservene alcune tra tanti che ne

posseggo che possa a questa specie riferirsi. Ma se pel contrario


con ci si volesse esprimere qualsiasi rugosit, piega , o rima qua
lunque , non ve n e alcune in cui non si trovassero di tali pieghe.
A questa specie allora sono da riferirsi quelli da me efgiati nella
Tav. Il, g. 4-5, provenienti dall I. Pianosa; i quali daltro lato

anderebbero tra gli Sph. parvus, g. I8, e truncatus g. I9, ma


di gran lunga maggiori. Il prof. Sismonda trova tale specie in Pie
monte (Pesci e Crost. del Piemonte. Tav. I, g. I-I).
IO. Sphaerodus mitrula, Ag. (Tab. 73, g. 7I-73 ).
DI forma regolarz'ssz'ma , di mezzana statura, corona molto spessa ,
e di color bruno-carica

II. Sphaerodus conicus, Ag.


Pr0rri: :-r'amente distinto per la sua forma elevata e subcom'ca. Si
accosta mm. uno alla gigas per molti rapporti, fra quali per le sue di

__33_.

mensioni. A una tinta particolare che sembra indicare un giacimento (li


eerso da quello.

Qui non ci dice I A. qual sia il colore della presente specie.


Tace sopra i molti altri rapporti che dice avere col gigas , e gli
assegna un nome che nella sua applicazione trova appena esser
sub-conico.
12. Sphacrodus oculas-serpentis, Ag. (Tah. 73, g. 20-21).
I denti di questa specie sono rimarchevoli per una tinta gialla par
ticolare che richiama molto gli occhi dc serpenti. Anno poi una emargi
natura che non saprei se fosse costante anomale, sembrandomi una fiat
tura nei due esemplari che sotto gli occhi.

Questo dattato dell Agassiz credo che trova la sua completa


applicazione nel dente da me elligiato sotto il numero 10 , ove la
smargitura naturale. Ma sarei di avviso che con tal nome andreb
be meglio insignito uno di quei tanti esemplari provenienti da Pog
gio-piceno , il quale realmente per la sua colorazione rappresenta
un occhio di serpente. Esso trovasi effigiato nella Tav. III, g. 16,

a. A. B. -Depresso, subovale, con pupilla nera , iride gialla,


e cornea nera.
Specie che sembra propria del terreno cretaceo, dice l Agas
siz. Ma quello da noi descritto proviene dal calcare mioceno del
lAbruzzo ultra secondo.
13. Sphacrodns trancatus, Ag. (Tah. 73, g. 19).
Rimarcherolc per la sua forma massiccia ed elevata, e conseguente
mente troncala. Nella base della corona qualche grossa piega irregolare.
Tam. X1.

._34_
L Agassiz dubitava perno se questo dente appartenesse alfge
nere Sphaerodus; nel qual caso dichiarava, ch esser non pu che
un dente anteriore; alla quale sentenza lo confortava la simiglianza

rlt esso coi denti anteriori di Placodus.


L esemplare esiste nella collezione del Conte Miinster, e pro
viene dal terreno terziario di Osnahruck.
Dopo ci l Agassiz fa menzione di altre sei specie, che pro
mette descrivere pi tardi, dandone per ora i soli nomi specifici.
Essi sono i seguenti :
-- mammillaris.
Sphaerodus minimus.
-- microdon.
_- Neucomiensis.
-- rhomboidalis.
-- minor.
A questa serie si potrebbero aggiungere molte altre specie ,
quando adottar si volessero le norme che nno guidato l Agassiz
in sitfatte speciche determinazioni. Ma io la convinzione che molte
di codeste differenze possono benissimo appartenere ad una specie
sola; della qual cosa ne porgono esempio non equivoco i due ge
neri Sargus e Chrysophrys , come tante fiate si ripetuto (t).
(1) Le critiche osservazioni preposte per ben intenderci in ci che
noi pensiamo intorno alle specie del preteso genere Spizaerodus, sono ap

plicabili eziandio alle specie de generi Garcarodo-n, Oxyrhyna, Lamna ,


Otodus ecc. ; ne quali generi si trovano mutarsi le forme, le grandezze
e qualche altro carattere passando dai denti anteriori mediani ai laterali
e posteriori.
Che se io seguito 1 Agassiz nel trattare di tal sorta di denti, nel
la Panteologia Napolitana, contro il mio avviso , ci stato fatto per non
indurre mutamenti a danno della reciproca intelligenza fra icultori di que
sta branca di naturali dottrine; senza con ci aver mancato farne avverti
to' il lettore in parecchi luoghi di quella trattazione.

.___.4*)A

iii

_.35_

Se non che giova far notare per maggior chiarezza delle conclusio
ni alle quali giungeremo:

i. che nell Algeria, i denti incisivi per i quali si propo


ne il genere /lnirodonta, sono accompagnati solo con qualche raro
dente molare posteriore ( Chrysophorys silifensis Valanc.), e simil
mente de molari emisferici (Sphaerodus, Ag.), che il Valanciennes
non impropriamente riferisce al genere Sargus.

2. che gli stessi incisivi, in Cerisano, sono accompagnati da


altri identici per sostanza, strottura e colore, de quali non trovo in

alcune altre deposito esempio di sorta. Sono frequenti altronde i


molari emisferici (Sphaerodus, fig. ); e rarissimi poi i molari po
steriori dellarco dentarie.
3. che nella calcarea leccese si trovano non infrequenti i
molari emisferici , comunque svariati di forma; ma n qui non si
trovato un solo di quelli incisivi.
-'1-. Similmente, nella calcarea di Poggio-piceno si trovano
frequenti i molari emisferici di ogni grandezza , e di svariata for
ma , quasi costantemente neri, eccetto qualche caso raro; senza
essersi incontrato alcuno, sia degl incisivi, e sia de molari esterni
o laterali.
5. L I. Pianosa ci offre ora in copia tutte codeste forme
dentarie; e per dippi quell altra armatura linguale e palatina, di

cui sar data la descrizione qui appresso.


Si potrebbe supporre dunque che siffatta discrepanze derivasse
ro, non solo da circostanze eventuali, ma pure dalle ricerche pi o
meno assiduo ed accurate. Senza negare del tutto queste possibilit,
debbo qui dichiarare che, in quanto a ricerche, quelle praticate in Lec
ce sono per assiduit di molti anni, e per estensione superiori a
quante altre se ne sono fatte altrove fin qui. Quelle fatte in Ceri
sano non sono state ancora scarse. Laonde da questi diversi risul

_36_

lamenti parrebbe doversi conchiudere , che non sempre i denti emis


ferici, o Sferodi, debbono appartenere a quella stessa genia di no
tanti, alla quale spettano gl incisivi che formano lattuale nostro ar
gomento. Contrariamente per le associazioni loro convengono nelle
quattro localit; Staoneli, Cerisano , Pianosa e S. Quirico.

L Isola Pianosa ne porge per dippi quella sorta di armatu


ra dentaria interna (I), la quale escluderebbe a parer mio l asso

ciazione di molari emisferici , tanto per la ben diversa struttura e


sostanza, quanto per la inconcepibile loro posizione.
Mentre dunque da ritenersi , che gl incisivi da Valanciennes
deniti del genere Sargas, e de quali fa la specie di S. Jamni
tanus, i molari chegli crede spettare a specie diversa, S. resoc
eurritanus , i due del S. sitifensis - quelli che denisce per
molari di Sargus, g. 9-II -e quello di cui fa la Crysophrys,
non sono che denti di un medesimo genere, e forsi anche di una
stessa specie, e solo di diversa posizione, come tutto ci realmente
si trova ne due summentovati generi. Il genere per non pu essere
n Sargus n Chrysophrys, per quello che stato precedentemen
te esposto, e per quanto altro si trova cosegnato nella terza parte
(pag. 125) della Paleontologia del Regno di Napoli.
Egli dunque chiaro, se non mi sono illuso, doversi fondare
per questa specie di combinazione dentaria un genere nuovo, chio
propongo col nome di [Introdonla , cosi denito:
Incisivi larghi e grossi, con radice quasi uguale alla coro

), na in larghezza ed altezza. Molari esterni conici o quasi conici.


>> Molari interni emisferici di svariata grandezza ed anche di figu
ra diversa (2).
(I) Vedi la descrizione nel capitolo seguente.
(2) Calcolam il Signor Valenciennes, che la dimensione del pesce, a

_31_.

Localit. - Staoncli nellAllrica. - Cerisano inCalabria. Pianosa presso lI. Elba. - S. Quirico nella Toscana.
Altro genere poi convien creare per quello apparato dentarie
della Pianosa , pel quale propongo il nome di Plinthodus.
CAPITOLO V.
DEL cesena PLINTIIODUS n0b.
Amatore dentaria del palato e della faccia interna delle ma
scelle costituita da denti quasi piatti, posti e modo di mettonata ,
e soprapposti gli uni agli altri similmente e per pi strati. Denti
esterni coniei 0 quasi teli?
cui appartennero gl incisivi in parola, avesse attinto la lunghezza di un me
tro e mezzo, fatta proporzione tra i denti fossili con quelli del genere Sar
gus de mari attuali.
Se si potesse ritenere per fermo, che la grandezza de denti fosse sem
pre proporzionale a quella del capo , codesta dimensione io non le troverei
esagerata. Perocch in un Serge di un piede di lungo (peso rot. i), il
diametro olerghezza della corona del maggiore incisivo uguale a milli
metri 0,0028: quello dellincisivo fossile di millimetri 14, dimensione
alla quale non giungono gli esemplari esaminati dal Signor Valenciennes.
I pi grandi esistenti nella collezione della Scuola di applicazione di
Torino bene la larghezza di millimetri 13%. Quindi si la proporzione di

282 140, o di i: 5. Sarebbe quindi il pesce fossile di piedi 5.


Ma costante in natura che il capo sia il primo a svilupparsi: e pe
r la sua grandezza non cresce in ragione che sviluppa esso ed il corpo.
Quindi a me sembra non doversi tenere per esalta la proporzione stabilita
dal Signor Valenciennes.
\
_(l) Iliavo; opera laterizio, ed Oboe; dente.

_38__

da questa disposizione semplice e chiara che si ricavato il


carattere proprio del genere , e la sua denominazione, ch esatta
mente la esprime; cio, dentatura fatta a modo di mattonata, od

opera laterizia , come i romani la dissero.


Non pu dirsi lo stesso de denti che armano lorlo delle ma
scelle, o denti esterni, de quali non se ne conosce veruno normal
mente ad esse attaccato, od impiantato nel proprio alveolo. Si tro

vano vero riuniti insieme in un medesimo luogo, tanto i predetti


denti palatini e mascellari interni, quanto i denti conici o di altra
forma citati gi tra gli Sferodi, ma ci a parer mio non basta per
potere affermare che gli uni come gli altri appartennero ad un me
desimo pesce. Questa sorta di criterio, di cui non ignoro essersi
avvaluto taluno, come lAgassiz , parmi insufficiente per un giu
dizio esatto ed incontestabile. Che se ci fosse ammissibile , si do

vrebbe del pari convenire che i pretesi Sferodi, e quegli altri


denti che il Valanciennes riferisce al genere Sargus, spettasser0
ugualmente ad una stessa specie, ed almeno ad un medesimo ge
nere, perocch tutti coaliti si trovano nella stessa roccia, e quasi
in un sol punto. Se nonch, lapparato palatino, del quale qui
parola , solamente nell I. Pianosa che siasi trovato associato con
quei denti a foggia d incisivi umani, o del genere Sargus , come
li vuole il Ilalanciennes. Nel Piemonte, ove una specie congenere
al nostro Plintodus trovava il Prof. E. Sismonda, era questa ac
compagnata solo con sferodi conici ed emisferici, come meglio ve
dremo qui appresso.
Per tutte coteste considerazioni a me pare che, almeno per
ora , la sorte di armatura dentaria palatina della quale trattiamo ,
debba esser considerata di un genere ben distinto; e per si as
sunto per tipo, ritenendo come probabile solamente, che quei den

ti conici, siano eppur n del genere sferodo , e di specie distin

**A-

"AA-

_-A_

-K

_39_
in , armassero lorlo esterno della mandibola e degl intermascellari.
Egli vero che una stretta analogia si trova tra questo no
stro genere ed il genere Phyllodus Ag,, quando si considerassc
la sola sovrapposizione de denti , anche facendo astrazione , se co
si si volesse , della diversa loro spessezza. Il numero di tali so

vrapposizioni di denti da 4 a 10 anche meglio ne rafforzarebbe la


loro convenienza. Ma la forma e la disposizione dc denti del nostro
Plinthodus, e soprattutto di quelli che appartengono alla faccia in
terna della mandibola , sono ben lontane da potersi assimilare e rin

nire sotto un medesimo tipo generico coi Phyllodus.


Nel genere Phyllodus i deati sono laminari; e quantunque lo
spessore non oltrepassa un quarto di linea , e quindi non differis
sero in ci da quelli del nostro genere Plinthodus, pure, parago
nato al loro diametro , rende i primi lamellari, mentre i secondi

sono quasi pisiformi. Nei Pltyllodus v a, come nei Pycnodus, u


na serie longitudinale nel mezzo dell apparato linguale, o palatino
di denti laminari assai larghi, accompagnati da denti minori dispo
sti in serie laterali; mentre nel Plinthodus nulla di ci sincontra,

anzi procedono in senso contrario, come anderemo a dimostrare.


Plinthodus Pisani, nob.

Tav. IL", g. 2-3.


La g. 2.a rappresenta 1 apparato linguale e palatino di gran
dezza naturale. Come vedesi dessa la gura di un della, colla
pice troncato , cdi lati cssuosi. Tutto il piano coperto di denti,
molto fra loro stivati, sicch da tondi divengono quasi quadrilateri
per la reciproca compressione laterale. La supercie loro poco con

vessa, ben levigata, smaltata e splendente. I maggiori in larghezza

_14,()_

sono nel mezzo della la posteriore, dai quali allontanandosi gli altri
gradatamente impiccioliscono. Ve ne sono 4 ordini simmetricamen
te soprapposti gli uni agli altri, alla guisa stessa di un mattonato,

donde il nome generico. I maggiori sono bianchi come l avorio;


gli altri, a misura che da questi si scostano ed impiecioliscono acqui
stano colore giallo di arancia.
Quelli che armano la parte laterale interna delle mandibole e
degl intermascellari, rappresentati dalla gura 3 11, B, C, non dis

somigliano essenzialmente dai linguali; sono per un poco meno qua


drilateri de precedenti, scusa essere perci completamente roton
di, n tutti simili ed uguali, come si veggono nella fig. 3 B.
Sottoposti a questi, che formano lo strato superiore, si trovano al
tri 8 a 40 strati di simili denti, pi depressi e pi tendenti alla
gura quadrangolare. In ciascuno strato se ne contano 7 sulla linea
laterale corrispondente al mezzo della cavit boccale, g. 3 C; 10
sulla linea posteriore che guarda il faringe, fig. 3 A; ed anterior
mente si riducono a 4- o 5, che non bene e distintamente tutti ap

pariscono. Essi si trovano normalmente attaccati ad una porzione


dellosso mascellare, qual si vede in tutte le diverse posizioni del
le citate figure ingrandite due volte.
Non voglio lasciar senza ricordo, che anche nel Sargus si tro
vano alla interna cavit della mandibola, e proprio nella parte sua
posteriore, alcuni denti accessori sottoposti ai molari esterni corri=
spondenti; ma ci non lo stesso che quello che ci porge il pre
sente caso del nostro Plinthodus. Quelli del Sargus si possono ras
somigliare alla seconda dentizione che in molti mammiferi si avver
te. Questi del Plinthodus trovano la loro analogia nelle diverse ar
mature dentarie de Plagiostomi.

_ M __

Noter da ultimo lo aver trovato in due frammenti della stessa


roccia, alla quale sono attaccati tutti i gi descritti, due altri pic
coli denti. Uno di essi, g. 12, della stessa natura di quelli gi
descritti, riferibile al preteso genere Sphaerodus Ag. Esso pic
Iolissimo, non avendo pi che 3 mill. di diametro; a gura circo
lare, quasi globosa, un poco depresso nel mezzo della faccia supe
riore della corona, e con una fossetta profonda nel centro; la sot

toposta faccia radicale e leggiermente concava; lo smalto spesso

e di color gialliccio tendente allo arancio.


L altro rappresentato dalla g. 13 , di naturale grandezza, par
mi riferibile al genere Srna, senza pretendere che sia di specie
distinta , non iscorgendosi alcun carattere che lo distinguesse da quel
li della Sma prisca Agas.

7bl-

X].

_4.3_

SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE.

Tevere I.

Figura 1, 2 e 4. Fistulana Italica di tre diverse dimensioni ed et.


Fig. 3. E la stessa che la g. 2, a semplici tratti, per esprimere le rughe
trasversali degli accrescimenti successivi della interna valvola cor

rispondente, i quali si lasciano vedere alle esterno della involu


cro calcare per la sua tenuit e sottigliezza.

. 5. Embrione di conchiglia trovato allo interno di una piccola Fisio


lana, la cui grandezza naturale di 2 millimetri, come la si
vede accanto dellindividuo ingrandito, congiunto per una linea
a puntini.
. 6. Conchiglia della Fistulana di naturale grandezza, quale si trova
racchiusa nella eleva mernose.

. 7. Impronta di un Trochus microscopico, racchiuso nello spessore del


lo involucro marnoso della clave.

. 8. Simile di un Cerithium.
. 9. L Ostrea crispata di naturale grandezza - A veduta dalla parte
esterna - B della interna- C di prolo.
Fin. IO. Terebralula semiglobosa? veduta delle tre diverse posizioni.

L"!l

-_.ti
TAVOLA Il.

Fig. A. Mandibola destra della Chrysephrys rulgart's del Mediterraneo, di


naturale grandezza , armata de suoi denti incisivi e molari, i quali
si trovano sul contorno isolatamente ingranditi per dimostrarne me
glio la ferma rispettiva.
N. I. Primo dente incisivo anteriore, ingrandito, e vedute di lato.
- 2. il successivo posteriore: il 3. poco minore e poco diverso.
- I e 5. i due successivi, a corona conica, e base cilindrica; i suc
cessivi vanno mano a mano mutando di gura e decrescendo.

- 6. il settimo alquanto ovale, a corona convessa. E desse il posterio


re de molari.
- 7. il posteriore demolari della la interna, il quale perfettamente somi
glia ad uno Sphaerodus, stando tra l annularis ed il depressus Ag.

- 8. Lultimo molare interno, depresse, e di gura ovale, vedute di


prolo; il quale completamente conviene con le Sphaeredus depres-'
sus Agassiz; ed a questo sono riferibili , tanto quello elligiato setto il num. II, di questa medesima tavola, quanto quello della

Tav. III, g. 6, il quale conviene col depressus g. b, Ag.


Fig. B. I. Rappresenta il primo incisivo del Sargus Salviam'. -a veduto

dalla faccia interna concava - b vedute di profilo: entrambi


ingranditi.

2. il maggiore de melari interni, di grandezza naturale, ed in


grandito; il quale conviene col molare della Chrysophrys, in

dicato dal N. 7.
Tavor.a Il. 6

Fig. 2. a, A. Rappresenta I apparato dentarie palatino e linguale del Plin


thodus, di naturale grandezza, e qual esso trovasi impiantato so
pra la roccia.
In A. si rappresenta ingrandito ed a semplici contorni, onde meglio
apparisse la disposizione, gura, e proporzioni dei diversi den
ti di cui si compone.

__._._

.4.4______

-45
In (I. vedesi la parte posteriore, ingrandita come la precedente, ed

al medesimo oggetto.
In D. viene rappresentata dalla parte inferiore quella porzione che tre
vasi a nudo , e che mostra la concava struttura dei denti.
Fig. 3. In A, si rappresenta un gruppo di tali denti appartenenti al lato ma
scellare sinistro, veduto dal lato interno.

In B, lo stesso veduto dal lato superiore.


In C, ed a semplici contorni, dal lato posteriore.
Tutti egualmente ingranditi due volte.
Fig. 4. Rappresenta uno dei denti conici (faringiano?), il quale e colorato
a met nero, e laltra met giallo-rancio. Esso le seguenti di

mensrom:
porzione a b = m. 7
- b e
m. 7
Totale millimetri 14

base millimetri

08, 5

Fig. 5. Altro dente quasich simile al precedente , ottuso per, e meno

regolare , di color nero , con una fascia media di color giallo


rancio; alla base esso dilatasi assai pi dal lato concavo, ma ir
regolarmente.
Fig. 6 e 7. pi piccoli, campaniformi, alquanto diverso luno dallaltro;

entrambi di color giallo-rancio, con una piccola zona nera nel'mezzo.


Fig. 8. Conico ottuso, molto basso e dilatato nella base, con leggiera
zona bruna nel mezzo.
Fig.

9. Conico-ottuso, irregolare, pi acuto nell apice , giallo-muoio nel


la met superiore, fosco nella inferiore.

Fi di 10. Depresso, analogo al maggiore posteriore della Cbrysophrys.


Fi U: 11. Emisferico , depresso nel mezzo, di color giallo-ranch, con una
zona alla base pi chiara, alla quale succede l altra bruno-nera
Fin

di regolare larghezza. Questo simile a quello della fig. 6, tav. III.


12. Minimo , globoso , con un l'assetto nel mezzo.

Fig 13. Dente di Sphirna prisca.

_ 46 _.
Tavoci III.
ti

m,w >s?>s

Sphaerdus gigas Ag. di naturale grandezza.


Lo stesso ingrandito ed a semplici contorni, vedute di profilo.
Sphaerodus annularis, Ag.
Lo stesso come sopra.
Veduto dalla inferior parte.
Variet del medesimo.

. Sphaerodus lens, Agas g. 28. ma di gran lunga maggiore,


avendo quello dell Agassiz il diametro di 2 linee appena.

. Sphaerodus depressus Ag. (Tav. 73, fig. 6


Altre variet delle Sph. annularis.
Sphaerodus cinctus , Agas.
Sphaerodus oculare-serpentis, Ag.
Sphaerodus depressus, Ag.
Sphaerodus irregularis, Ag.
Sphaerodus depressus Ag.! Identico a quello rappresentato dal
prelodato autore sotto il numero 3 della Tav. 13.
L Agassiz dichiara esser conico ed elevato, e perci stiman
dolo anteriore, mentre gli altri che egli riferisce alla poste
rior parte sono stiacciati, come 1 indica il nome.
Sphaerodns cinclus? Ag.
Sphaerodus depressus, Ag.
Id. Farsi meglio oculus-serpentis. Consulta il testo.

Fin.
14.
E)
Fig. 15.
lig. 16.
Fig. '11. Sphaerodus lens. Ag. g. 22. conviene completamente.
Fig. 18.
Sphaerodus lens. Ag. g. 22.
Io non avrei punto distinto come specie un tal dente, che non dis
somiglia essenzialmente dai precedenti 'annularis, se non perch
ai solchi trasversali, che costituiscono lanello 0 zona basilare, si
associano le crespe perpendicolari, le quali si annunziano pure
nellannularis rappresentato dalla gura seconda , ove sono so
lamente meno sensibili.

RELAZIONE
INTORNO ALLE PRINCIPALI OPERE DI BONIFIGAMENTO
1srmrnesa o rnocrrrarr: NELLE enovmcm NAPOLETANI:
Letta nella tornata del 12 febbraio 1863.

Ozvoamnrssun Accznamcr

Ne commetteste 1 incarico di rispondere prontamente ad alcu


ne non facili domande, fatte a questo Corpo Accademico dallAm
ministratore Generale delle Boniche, e nonostante che la brevit

del tempo che ci assegnaste non ci ha conceduto presentarvi un


lavoro compiuto, pure quel tanto che la Commissione vi riferisce ,
varr a provarvi lo zelo posto a soddisfare alla meglio i vostri de
siderii.
Il Signor Prefetto della Provincia di Napoli con lettera del 21
Gennaio decorso n. 281 , 2. Uffizio , 1. Carico, invita questo
Reale Istituto a far conoscere all Amministratore Generale di Beni
cazione :
1. Tutto quello che possa contribuire a dargli esatto concet
to di ci che sinora fu fatto intorno alle opere di bonicamento;
2. Quanto converrebbe ancora fare;

3.0 Quello che nel seno di questo Istituto si per 1 oggetto

discusso e pubblicato.

E noi rispondendo, terrem via, che pi si accosta all indole spe


ciale delle nostre Istituzioni, senza punto discendere a quei par

_48_

ticolari darte, che sovrabbondano nei documenti di gi raccol


ti dall Amministrazione anzidetta , sorta e sostenuta in questo no
bile intendimento della bonicazione de terreni paludosi, e del re
gime delle acque dei torrenti, dei laghi e dei umi.
Qui in questa terra di poesia tra lolezzo dei prati e degli a
grumi, spira sovente lalito avvelenato del miasma. E quel fulgido

sole, che sconfina agli sguardi nostri le volte del rmamento, e ne

rende ubertose di liete messi la terra, desta spesso insidiose infer


mit e la morte di costa al lavoro ed alle speranze dell agricoltore.
Slimasi che la quinta parte dei terreni piani dellantico Ileame ,
siano infestate.dalle acque stagnanti, mentre sul resto, acque di

sordinate e potenti dilagano dai monti al piano , a distruggere in


un istante il lungo lavoro e le opere della natura e delluomo. E
coi fatti lungo la riva del Tirreno il lago di Fondi, a cui seguo
no le maremme del Garigliano , quindi il Bacino inferiore del Vol
turno , le gore fangose del Sarno, le lagune, i ristagni, i tonzi
di Pesto e di Policastro, e pi in l le acque infette di S. Eufe
mia , di Rosarno e delle Ciamhre di Gioia , e pi in l ancora lo
stagno di Bivona e le maremme lungo il Ionio e l Adriatico. E
perch a sostenere la vita, i rigorosi gli dei monti, scendono al
piano e li fecondano del loro sudore , doloroso vederli incontra
re assai sovente la morte. Cosi l Abruzzese lavora ne campi insa
lubri del Fucino e di S. Germano, il Viscianese, il Lancusano , il

Cilentano, nei piani ferali di Pesto e di Eboli; il montanaro della


Sila , dove imperversa il Basento; quello del Gargano , dove 1 O
fanto , il Celone, il Salsola, il Volgano , il Cerraro, il Triolo

spandono fertilit e miasmi; e l abitante del Tifata si caccia tra


gl impadulamenti del Volturno e del Scene.
I presidii di Capua, Pescara , Catanzaro , cc. non di rado

vanno stranamente travagliati dalle febbri daria: e nella stessa Na

___z.9__
poli gli eliti maleci delle acque dei campi Flegrei, e delle val
lata del Sebeto , hanno qualche volta sostenute erissime febbri,
come ne fanno areazione le nostre cronache.
Questi esizieli effetti, occuparono mai sempre gli abitatori di
queste contrade; per modo che Etruschi, Greci, Lucani, Siberiti,
che popolerono Pesto , l arricchirono di canali, ecquidotti, bacini,

fossati, e quantaltro mai bisognava ad intrattenervi l uhcrtosit e la


salute (V. Bamante. Le Antich. Pest. l\'ap. 1819, p. 40 e seg.); ed
ancora le iscrizioni e le storie ricordano opere di bonicamento qui
intraprese degl imperatori romeni. Cosi Domiziano , costru la strada
del suo nome presso il Volturno , eresse un magnico porta sullo
stesso , e questo ume, vagabondo e 'sdcgnoso del proprio suo el
reo, e delle proprie ripe, restrinse nel suo retto corso , e viet ,

che indi innanzi per le sue gonezze, e sboccementi le vicine cem


pagne inondesse (V. Bergierio. De puhlicis, et militaribus Imp. Rom.
viis lib. 2 , sect. 27, Al. 1

1V di ci pago , rese alla navigazione le sue acque, come


con enfatiche lodi, lo ricordano i versi di Stazio, (Rinaldi. Ist.

Val. 2., pag. 310 e seg.). E scendendo dun tratto ai tempi de


gli Angioini , trovasi che Carlo I.0 dAngi , ferecissimo re, fa si

tenero dellagricoltura e della pastorizia, che f redigere le costi


tuzioni pe maestri massari , popol di animali e di piante la Basi
licata , la Terra di Bari , di Capitanata e di Curno , le regie mas
serie di Puglia ed i giardini di Manfredonia, fece prendere dei la
ghi di Ugento e di Salpi diecimila anguille e le f gettare nel la
go di Lagopesolc, cav il porto di Manfredonia, lerricchi dope
re diverse, ed in Bari, Barletta, Brindisi, Mel , Venosa, dette

mano ad opere costosissime , costrusse torri ed arsenali lungo le


coste , ersc un fare nel porto di Brindisi , e f cavare il porto di

Otranto. Cosicch percorrendo i registri engioini del 1269. D. al


Tam. X1.

_SO_

I'277. il. si potranno raccorre utilissime notizie intorno alle opere


intraprese per rendere all agricoltura ed alla vita, le terre infette
Cosi ancora nell anno I393 Bartolomeo di Ariano , cittadino

di Pozzuoli, con diverse opere rese di bel nuove navigabile il lol


turno, e Re Ladislao l ebbe ordinate Console per tal fatto (Pel
legrino. Campagna Felice , p. I66 ) e se con diligente pazienza
si scrutasse, e il Repertorio del Manna , ed i Privilegi, capitoli,

lettere regie , della Fedele citt di Capua dal 1109 al 1570 .


si troverebbero parecchie idee intorno alle bonifiche dell agro cam
pano , che mostrerebbere quanta cura in ogni tempo vi sifosse po
sta. Cosi nei parlamenti pubblici del II7I , si torna a favellare al
la lunga delle opere da farsi intorno al Volturno , e nel I53I ,
trovansi le disamina fatte da Antonio Dixar , inviate cel dal Vice

r Pietro di Toledo, invaso dal pensiero di renderlo navigabile.


llla lasciando da parte questo inonerate memorie dei nostri avi,
ci faremo a dire rapidamente di lavori, che ancora sorgono a testi
moni della potenza dellarte, del genio dei costruttori, del volere
di colore , che tenendo in mano lo scettro di queste contrade, nen
obliarone queste utilissime imprese.
I.
CLANIO I592-I6I6.

Rettica del ume Clanio , fatta da Domenico Fontana, ed at


tuata sotto il vicereame del conte Lemos , regnando Filippo III di
Spagna. ( Il. Cusan-i , Panegirico del Conte di Lemos ). Il boni
camento di questo bacino fu recato a compimento dall ingegnere
Bartolomeo Grasso ai tempi di Ferdinando II.
(I) V. Privilegi et Capitoli concessi alla delissima Citt di Napoli.
Venezia I588.

_.51_

FONDI 1638-1850.

Il Municipio di Fondi tenta bonicare le vaste pianure, che


gli appartengono. Cede alla principessa di Stigliano 7000 moggia
di terra di antica misura, cio 7, del territorio piano, a patto di
rinsanirne l aria. I feudatarii si godono le terre, mancando ai pat
ti, ed il municipio li chiama in giudizio. Nel 1793, Ferdinando IVI
ordina: che le opere di bonica s intraprendessero prontamente coi
denari tolti a prestanza dai banchi pubblici ; e gl ingegneri Pollio
e Baratta regolano questi lavori sino al 1700, cio sino a che la
rivoluzione ne sospende lattuazione.
La Cormnissione feudale restituisce le terre al municipio, e le
fa cespite d una amministrazione speciale , incaricata di condurre
innanzi la bonifica, ed in pari tempo condanna lex feudatario a
concorrere alle spese in proporzione del territorio, che possedeva.
Dal 1811 al 1847 si spendono a Fondi, senza alcun pro, du
cati 141,474 , dal governo e dal municipio.

Ferdinando II volle che fosse bonicata quella pianura , anti


cipandosi le spese dalla Tesoreria Generale : e la Direzione Gene
rale dei Ponti e Strade , costru con poco frutto un canale asse
gnato a condurre a mare le acque vive , separandole dalle piovane
con la spesa (1 oltre 50,000 ducati.
In processo di tempo, assegnati 15,000 ducati annui allimpre
sa, da condursi senza limitazione di tempo, nel 1856 s intrapresero
di bel nuovo i lavori con progetto dell ingegnere Stefano Mililotti.
Pomo E BONIFICAMENTO DI BRINDISI 1781-1843.
Pigonati pubblica una Memoria del riaprimento del porto di

Brindisi sotto il regno di Ferdinando IV. Napoli 1781.

__52__

Nel 1833 GIULIANO m: Fazro pone a stampa a Napoli le Os


servazioni sul ristabilimento del Porto e sulla Bonicazione del
- l aria di Brindisi. Da ultimo queste idee, portate al livello dei tem
pi, furono trattate da ancrnzo DEGLI Unnnrr. Mera. del Porto di
Brind. Nap. 1835, e dal Tenente Colonnello DOMENICO Caravan
nellopuscolo ; Per la stabile ristaurazione del Porto di Brindisi.
Napoli 1843.
VALLO m Duno 1780-1838.
Ferdinando IV intraprende il bonicamento del Vallo di Diano,
esteso bacino nel quale corre il Tanagro , che pel Fossato di Mal
tempo scarica le sue acque , unite a quelle dellintero bacino, nel
sottoposto Calore.
_
Questa pestifera palude, fu presa a bonicare prima dal Pol
lio, poscia dal Grasso. Si prescrisse un letto pi certo al Tana
gro , si allacciarono i torrenti, e parve per parecchi anni assicu
rato il bonicamento; ma le torbide, rialzato il fondo di quel ume
e strettane la sezione , lo resero insufficiente a contenere le acque

raccoltevi , onde di bel nuovo presero origine , stagni e miasmi.


Difficile opera era quella di bonicare un bacino lungo 21 miglia,
largo 3, irto d altissimi e nudi monti, e le cui acque non hanno
che una sola uscita in un adito aperto a forza nella roccia, lascian
do voluminosi depositi di ghiaia , di sabbia e di macigni. In tanta .
malagevolezza di cose, ordinatosi da Ferdinando II di per mano
alla bonica , fu preso a studiare un progetto per protndare il let
to del fossato di Maltempo, cavare il canale denominato Fossato
Maggiore , regolare le pendenze dei torrenti, e dare opera al rim
boschimento dei monti (V. Annali delle Bonicazioni V01. 1. p. 18).
Ma sino a giorni nostri moltissime altre cose sono state operate nel
Vallo , di cui ignoriamo i particolari.

._53_

VALLATA DI Vrnarno 1810-1855.

Il Dottore Niccola Pilla, riceve ordine dal Governo di studia

re le malattie che imperversano a Venafro, ed esso pone a stampa


1 opuscolo: Memoria sulla endemia del circondario di Venafio.
A p. 33 , scrive che la depressa Valle di Venafro , traversata
verso il N. E. dal umicello di Tricerno, da dove nei tempi esti
vi si fa derivare 1 acqua, la quale stagnando, produce metismo.
Egli reclama dal governo degl ingegneri, pagabili dal Circonda
rio, per trovar modo (1 ingrandire e migliorare il letto del ume,
condurvi le acque infrenate, allontanare le derivazioni. Quindi si fa
a proporre di servirsi delle acque di S. Bartolomeo , convenevol
mente incanalate sotto la direzione di un ingegnere di Ponti e Stra
de, per irrigare senza inconveniente (p. 33
Pi oltre si fa a
discorrere della necessit di disseccare le paludi dell0fanto, di Va
rano , Fortore , Pescara , Tronto ec., cita ad esempio il prosciu
gamento del vasto lago , che era una volta nelle pianure tra Nola _
ed Aversa, e che fu disseccato sotto il Vicer , Conte di Lemos ,

coll incanalamento detto dei Lagni.


Queste idee del Pilla, abbiamo voluto ricordare, perch que
sto rapporto tra lopera protettrice ed intelligente del governo e
gl interessi dei comuni, stato messo di continuo innanzi, in tut
ti i voti e deliberazioni dei consigli dipartimentali della Francia, e

messi dal 1816 al 1850.


Il Signor Ernesto Capocci, Socio ordinario dell Istituto dIn

coraggiamento, legge innanzi a questo Consesso , una Memoria:


Sulla sorgente intermittente di Tricerno nell Agro Vena/ione,
e sui mezzi di regolare il corso delle sue acque ane di evi
tare i danni che ora producono e colgorle a protto delle po
palazioni. Prende egli ad esaminare le acque, che bagnano la ferti

_5r_
le valle di Venafro , cio quelle del Volturno , del ume S. Barto

lomeo , e quelle del Triverno , e nelle due prime trova tanta pu


rezza e regolarit di corso da non poter corrompere l aria , tolto
il caso in che gli ortolani per mal condotte irrigazioni non le fa
cessero stagnare. Ma punto non avviene lo stesso di quelle del Tri
verno , di loro natura intermittenti , mancando e riapparendo con

alterna vece con intervallo di mesi e di anni. Questi disparimenti


ingenerano nelle parti basse nocivissimi ristagni ed impadulamenti ,
che corrompendo le sostanze organiche, si fanno cagione di pesti
fere esalazioni, colpendo di morte gl' indigeni ed i montanari, che
scendono a lavorare in quei piani.
L Autore non oblia che Pontano , Valle , Monachetti , Pilla ,
Cotugno , Sannicola si fecero a descrivere le endemie, che mietono
tante vittime e ad invocare provvedimenti, che rinsanissero la contrada.

L Autore reca il fenomeno dell intermittenza ad un mento sifoni


forme , che mette in comunicazione un serbatoio nellinterno dei

monti soprastanti e la scaturigine, per la qual cosa ristretta la lu


ce d uscita se ne potrebbe moderare l efflusso e renderlo peren
ne , a vantaggio dellindustria e dell agricoltura. Da ultimo propo
ne egli di allacciare le acque, che pullulano in quei contorni, mu
tando la malsana proteiforme palude in lago perenne , che potreb
be servire a vivaio di lamprede e di anguille, le quali di gi pro
sperano abbondevolmente in quelle acque.
Bacnvo DEL VOLTURNO I8I2-I863.

Il Volturno superbo d onde , indomito, biondeggiante per tor


bide , percorre da Capua al mare un cammino tortuoso di 26 mi
glia; mentre fra questi due punti intercede a mala pena la distan
za di miglia II. Le sue sponde per una vasta campagna di poco

declivio , formano due dorsi o selle, che gradatamente si abbassano


dai due lati e si congiungono in due linee di massima depressione,
segnate sulla sinistra dal Clanio e sulla destra dall Agnena. E l ar
te impossessandosi di questa conformazione , ha secondato l ope
ra inviolabile della natura , rettificando, migliorando e mantenendo i
corsi, dove si congiungono le acque degli opposti versanti di Mon
te Massico , dei monti di Carinola e de Camaldoli , cc. Lungo il
lido dal Monte Massico a llliseno , sorge una duna alta ([5 a 30
palmi sul livello del mare , e chiude alle spalle terreni depressi,

dove impaludano le acque. Elci , ontani , querce ed altri alberi e


piante, allignano rigogliose in quei depositi d alluvione, dove una
propizia tempra di sabbia calcarea e silicea, di detriti vulcanici e
di argille ha creato suolo propizio alla loro vegetazione. Ed in
quest argine compattissimo debbonsi aprire il varco le acque uenti
del bacino , e l arte deve sforzarsi di tenere aperti gli sbocchi,
contro l avversa azione dei marosi, delle marce, e delle rimosse

sabbie, intente mai sempre a riposarsi nei nuovi depositi.


Uno dei pi imponenti fenomeni della natura osservasi ne ter
reni, che attergano le dune; imperciocch il loro fondo formato da
un liquido caotico , costituito in gran parte da materie vegetali pu
trefatte , d onde sotto 1 azione dei raggi solari , muove miasma fe
rale alla specie umana. Nella parte pi depressa questa melma
coperta da un tto tessuto di radici di piante palustri, che in tut
to costituiscono una platea essibile, la quale sotto al piede oscilla
a grande distanza; e nella parte pi alta essa coperta dalle sue
cessive stratificazioni delle torbide delle acque che la copersero.
L esperienza ha mostrato che quest impasto vegetale , sepolto pu
re che sotto potenti strati di sabbie d alluvione , non ismette di
esalare miasmi, e che il solo dividerlo e travolgerlo con le sab
bic.istesse, mcrc le colture, lo rende inerte.

Di tal natura era sino a qualche anno or fa il suolo del bo


sco di lllendragone, del pantano de Remiti, del bosco di Castel
lo sulla sinistra dellalveo delle Piane. Lungo il corso delle Bagna
ne, ed altre parti, che trovansi di livello inferiore o poco diverso
da quello del mare , il suolo e ingombro d acque, di ristagni, o di
laghi siccome quello di Patria, Licela, Fusaro ed Acqua morta.
Questa vasta sorgente di malessere presso la capitale , e citt
e villaggi popolatissimi non potea non richiamare l' attenzione del
governo , in ogni cerrer di tempo.
Fin dal I812 o I3 s incominci a pensare alle bonificazioni
di Castel Volturno; vaste demanio dello Stato, comprese tra il fiu
me Volturno ed i Regi Lagni.
La caduta del Re Alurat fece sospendere le opere, ed anda
re a male le gi fatte.
Nel I8l7 quella bonicazione fu data in concessione al Prin
cipe Nugent Austriaco per rimunerarlo dei servigi resi alla causa
della legittimit. Area 1 obbligo compiere la bonica in anni trenta.
Poco e quasi nulla fece: intanto si godette la pingue rendita del
Demanio di circa due. I3,000 annui, giacche il Real Governo gli
regal quel Demanio a patto di bonicarlo.
Nel I838 si pens di estendere la bonicazione a tutto il ha
cino superiore del Volturno. E s intrapresere studii preliminari. Si
pens bonicare per essiccazione le parti superiori: per colmato le
parti basse; ossia le conche pi depresse: essendoch se procuran
do le scolo alle acque stagnanti dietro la duna, si riusciva a pro
sciugare i terreni elevati sul livello del mare, non potevasi certo
dare uscita alle acque delle conche depresse e sottoposte a questo

livello, ,onde dovevasi rialzare la campagna con soprapposizioni di


nuove terre e perci col metodo per alluvione o colmata. E le es
siccazioni e colmata, debbono darsi strettamente la mano, altramen

_51__
te i canali rischiano d andar manomessi e perduti, e le boniche

operare in controsenso del lavoro giornaliero della natura. Coi fat


ti i canali conducendo le torbido non pi sulle terre, ma diretta
mente al mare; le materie terrose ch esse portano in sospensione,
vanno perdute, ed il suolo non pi si rialza col tributo de monti,

ma per contrario s afferzan le dune del lido , e spiaggia a spiag


gia s aggiunge, costringendo larte a protrarre i canali, ed esse
re perennemente attiva per ismaltire le acque e curare le feci. Que
ste considerazioni recavano poscia alla mente lidea di riunire tut
te le acque fluenti in pochi potentissimi corsi, atti e vincere la re
sistenza del mare e delle sabbie (V. Mililotti b0nicamento del
bacino inferiore del Volturno. Nap. 1858 par. 3
Mentre si studiavano i progetti per le colmato, si escguivano
i lavori di essiccazione. Si aggiunse alle opere idrauliche propria
mente dette, una vasta rete di strade ordinarie nella contrada tra

il mare e la Consolare di Roma.


'
Tutta la Campagna da bonicare fu divisa in due vaste zone.
Campagna alla destra del Volturno, campagna alla sinistra del u
me medesimo.
La direzione superiore delle operazioni nella campagna alla de
stra del Volturno fu data in prima al Sig. Raffaele Ruggi, oggi I
spettore di prima classe del Genio civile. Pi tardi all ingegnere
Giuseppe Transo, oggi Ispettore al ritiro.
Gli studii della Campagna alla sinistra del Volturno furono af
dati allo Ingegnere Vincenzo Antonio Rossi, autore della Memoria
per un piano di lavori pel bonicamento della Campagna Vica
na. Nap. 1843; che servi poscia di base alle operazioni posterio
ri. Ed a dir vero questi lavori furono messi sotto la sua direzione
pel tratto, il pi difcile tra i Regi Lagni ed il conne meridio
nale della Terra di Lavoro, e sotto la direzione di altro ingegne
Tom. X1.

I!

_53_.
re il tratto tra il ume Volturno ed i Legni. Ma poscia per ragio
ni di arte gli fu pure afdata 1' alla direzione delle opere in tutta
la campagna alla sinistra del Volturno tra esso ume ed il conne
meridionale della Provincia di Terra di Lavoro.
Pi tardi si volle estendere la bonicazione anche alla Provin
cia di Napoli. E perci la direzione delle operazioni tra il conne
meridionale di Terra di Lavoro e Baja furono afdate allingegne
re Luigi Giordano, oggi Ispettore dei Porti e Fari, e la direzione
delle operazioni al di qua di Baja sino in Napoli fu afdata allin
gegnere Ambrogio Mendia.
I lavori alla destra ed alla sinistra del Volturno procedettero
rapidissimi. Escluso il demanio di Castelvolturno , gi concesso a
Nugent, che avrebbe avuto 1 obbligo di fare, e che nulla fece.
Lenti andarono le operazioni nella Provincia di Napoli.
Al 1816 i lavori di essiccazione alla destra del Volturno era
no molto avanzati; era stata compiuta lunica strada da Cancello
di Arnonc a Cappella Reale. Ma pi volte gravissimi danni erano
avvenuti a quelle opere; e specialmente a detta strada pei trabocca
menti del Volturno. Purtuttavolta grandi estensioni di terreni erano

asciugati presso Sant Andrea del Pizzone, e nella contrada di Mon


dragone; cosicch i demanii comunali di S. Andrea del Pizzone ,

parte di quelli di Mondragone; ed alcuni altri erano dati a coltura


per mezzo di locazioni con certi obblighi speciali.
Alla sinistra del Volturno , sotto la direzione dellingegnere
Vincenzo Antonio Rossi si eseguirono i seguenti canali.
Tra i Itegi Legni ed il Lago di Patria.
1.0 Controfosso all argine di difesa sinistro .
2.0 Canale Salvatore . . .. . . . . .

chilometri 7. 370
.

20.125

3.0 Controfossi al canale Salvatore.

10. 278

__09_

1. Influenti del Salvatore: cio

a) Filoriccio .

bs.

....IIII.,
. . .
_ chilometri 10. 866

0)) G;::i,oveccho'

d) ControioSso del canale vecchio:

.,

5. Canale di servizio tra il vecchio ed il Salvatore.


6.
7.
8.
9.

Canale lllaria Vergine . . . . . . .


Controfosso al canale Maria Vergine . . .
Fosso sinistro dell argine strada . . . .
Controfosso al fosso sinistro dell argine strad .

0. 676

))

))

' 8. 551
3. 731
3. 726
1. 988

19. 312

i)

8. 055

6. 653

7. 000

))
))

10. 000
7. 065

1. 736

Tra i Begi Lagni ed il Volturno.


1. Canale Apramo .

2. Controfosso all argine di difesa destro, e quin


di al canale Apramo . . . . . . .
3. Influenti del canale Apramo: cio
a) Canale Cardito . . . . . .
b) Canale di scarico laterale alla stra
da di Arnone . . . . . .
e) Canale di scarico laterale alla strada
Vaticali . . . . . . . .
4. Canale detto Rivo di Santo Tammaro . .
5. Canale di servizio tra esso Rivo ed _il terzo
tratto dell Apramo. . . . . . . .

Su questi canali furono costrutti, oltre quelli inservienti alle

strade, molti ponti, e di legno o di fabbrica.


Per li canali tra i Regi Lagni e Patria si essicc tutto lAlto
Pantano di Vico, pel quale si andava in gondola. S imped che le
acque di straripamento del Volturno fossero arrivate sino a Patria,

_00_
come innanzi. Il demanio comunale di Vico fu in gran parte mes
so a coltura; e la sua rendita immediata divenne nove volte pi
grande di prima; anzi molto pi perch i terreni affittati, che da
vano detto aumento di rendita, furono e sono suballittati a prezzi
assai maggiori, e con pari proporzioni aumentarono le rendite dei
fondi dei privati.
Nell aprire alcuni tratti dei detti canali, alla sinistra dei La
gni, s incontrarono gravi e perigliose difcolt: soprattutto nei luo
ghi detti Vena della cappuccia, in prossimit di Canal di Vena ,
ed in molti altri siti, che i naturali del luogo, credevano impossi
bile potersi traversare.
Coi Canali tra i Begi Lagni ed il Volturno, si provvide mas
mimamente ad assicurare dannosissime acque poste presso la citt
di Capua specialmente nel luogo detto la Marchesa; ad asciugarei
stagni esistenti in Carditello; cosicch molti di quei parchi potette
ro mettersi a coltura, ed a prosciugare tutta quella vasta contrada,
nota specialmente col nome di Mazzoni di Capua: e quello che
pi essi servono a scaricare pressoch chiare le acque di trabocca
mento del ume Volturno.
Oltre a questi canali furono fatti pi chilometri di robuste ar
ginature: e fu aperta nuova foce all antico Clanio in mare, oggi
Regi Lagni, con opportune opere. Questi lavori furono visitati nel
I8rfi da una Commissione (1 ingegneri nominata dalla Sezione Te
cnologica del Congresso dei Scienziati tenuto in Napoli, e ne fece
re altissima lode. Fu di poi, espressamente visitata lopera della
Foce dei Regi Lagni dall ingegnere francese Sig. Banmgarten, che
ne pubblic una Memoria negli Annali di Ponti e Strade di Fran
cia, e pi tardi lImperatore Napoleone mandava in Italia I inge
gnere Sig. Daguenet per conferire col Sig. Rossi sul soggetto. Ma
succeduti in quel servizio altri ingegneri, quellopera riusc ottima

_(_

mente al suo scopo sino oltre il 1854; ma poi per una rotta av
venuta in uno degli argini sopracorrente, e propriamente nella spon
da sinistra; e la quale non fu presa per negligenza ad altra causa,
quell opera and perduta nel suo scopo; perciocch per essi, e
specialmente per la palieata. sommersa il traforo , il umicello
Clanio fu reso navigabile dal mare per oltre venti chilometri, ed 0
ra non lo pi, come innanzi.
Nel tratto di paese tra il fiume Volturno ed il meridionale con
ne della provincia di Terra di Lavoro furono aperte e costrutte le
seguenti strade.
i. Strada da Aversa a Vico di Pantano, e suoi cinque rami; cio:
da Aversa a Ducenta e Trentola; dal tronco principale a Tren
tola per S. Marcellino; dal tronco principale a Frignano pic
colo; dal tronco principale a S. Cipriano: insieme dello svi
luppo . . . . . . . . . . . chilometri (14.000
2. Strada argine che mena alla Paneta . . .
8. 805
3. Strada da Vico di Pantano a Qualiano.

5. 009

4.
5.
6.
1.

.
.
.
.

.
.
.
.

H. 850
7. 407
40. 010
24. 000

Strada da
Strada da
Riduzione
Strada di

Trentola al Corso Pantano .


Vico di Pantano ad Arnone.
dellantica strada vaticale .
Castelvolturno . . . . .

Tutta questa rete di strade d lo sviluppo di chilometri 81. 090


Ma di queste strade lultima fu costrutta sotto la Direzione del
1 Ingegnere Giovanni Biegler , oggi Ispettore del Genio Civile. Le
altre tutte furono progettate dall Ingegnere Vincenzo Antonio Rossi,
e sotto la di lui direzione costrutte. Per queste ultime strade fu

rono costrutti 26 ponti dei quali quattro in isbiego assai risentito:


uno de quali di nuova costruzione.

_(;a_
I

La strada argine, che mena alla paneta fu di difcile costruzio


ne ; e soprattutto nel tratto di circa cinquecento metri che traversa

il canal di Vena. Per questo tratto il suolo malfermo, e costituito


di semiliquida cuora , tanto che una pertica lunga poco meno di et
to metri , lasciata verticale , si affondava da se per quasi tutta la
lunghezza sua. E pure tale difcolt fu affrontata felicemente e su
perata per via di bene immaginati reticelati e lavori di Resta.
Anche la strada di Arnene, che una strada argine traversa
gno, se non ebbe pari difcolt, pure non fu facile determinarne le
dimensioni e le forme , e ben costruirla. Ed il fatto rispose all aspet
tativa ; perciocch resistette sempre senza ricever danni ai pi straor
dinarii traboccamenti del Volturno ; mentre la strada da Arnene a

Cappella Reale situata in identiche condizioni, pei medesimi traboc


camenti rest immensamente danneggiata si per la caduta di un pen
te , si per distruzione del rilevato.
Contemporaneamente qualche cosa fu fatta nelle due contigue;
sezioni della Provincia di Napoli.
In ordine alle bonicazioni propriamente dette , fu continuato,
il cos detto Alveo dei Camaldeli, nello scopo di portare le torbide
per colmare il Lago di Licela. Quest opera fu diretta dall Ingegne

re Luigi Giordano.
Fu intrapresa la colmata di acquamorta, con terra trasportata
con carri a rotaje; fu fatta la colmata di alcuni piccolissimi stagni
presso il Castello di Baja. La prima colmata fu appena iniziata: la
seconda, che fu eseguita con terra trasportata a schiena (1 uomini,
fu compiuta. Questi lavori furono diretti dall Ingegnere Signor Am
brogio Mendia.
Sotto la Direzione di questo Ingegnere fu fatto 1 altro tratto del
la strada da Vico di Pantano a Qualiane, simile a quello di Terra

di Lavoro. Dall Ingegnere Giordano furono progettate e dirette le

strade da S. Rocco di Capodimonte a Marano, e la strada Campa


na , per la quale fu fatto un bel Ponte.
Compiuta , o quasi compiuta la Bonicazione per essiccazio
ne , 1 alla Amministrazione volle mettere in coltura iterreni essicca

ti, che erano stati gi pantani. Non credendo alla riuscita dell ope
ra , volle che gllngegneri medesimi avessero dato 1 esempio di tan
to fare. Insinu che i due Ingegneri Direttori si fossero associati;
almeno per poco coi grandi coltivatori, che prendevano in tto , i
luoghi reputati i pi difcili a coltivare: ma allora eravi un partito
composto di uomini che anelavano salire al potere; esso mise in
accusa quanto erasi fatto dal ministro da cui dipendevano le opere
suddette , e dai suoi dipendenti.
Costoro riuscirono ad ingannare il Governo, e fargli credere che
le Bonicazioni suddette, e gli uomini adoperativi erano cagioni
di malcontento. Riuscirono far cambiare tutto il personale, sospen
dere e quindi ritirare gl Ingegneri collo specioso argomento che
erano interessati nella coltura delle terre, in quella coltura in che gli
alti poteri voleva si fossero interessati, a malleveria delle riuscite boni
cazioni. Aveva il Rossi, secondo gli ordini ricevuti, formato il pro

getto per le colmato del Basso Pantano di Vico, e del Lago di Pa


tria, colle acque torbide del Volturno e questo progetto presentato
nel 1843 fu dal Consiglio di acque e strade approvato; proponendo
ad un tempo pel suo autore promozioni ed onori, che gli furon fatali.

Il Re istesso, avea immaginato bonicare con un sistema di fos


si, e punto non gli garb che se ne fosse dimostrata linconvenienza.
Cambiato il personale in quella honcazione , alla destra del
Volturno furono incominciato le colmate di llIondragone verso il 1850,
servendosi delle torbide del Savone (Milil. par. 2.) producendo pic
coli e parziali.rialzamenti di suolo, alla sinistra pi nulla fu fatto,
meno qualche lavoro di compimento delle cose progettate e quasi
del tutto costrutto.

_61_

Abbiamo di sopra veduto che sino al 1850, eccettuane poche


opere di colmamento, attuate colle torbide del Savane, nella parte
bassa del demanio di Mondragone, quasi nulla erasi fatto per col
male, e tutta la parte depressa del bacino del Volturno di poco
avea migliorato. Varii progetti 5 erano posti innanzi per procedere
sicuri in questa malagevole operazione , e fra essi uno dell inge
gnere Stefano Mililotti, che fu approvato con rescritto del 4 agosto

1854, e pubblicato negli Annali delle Bonicazioni nel 1858. In que


sto lavoro si dichiara che alla bonica per colmata pu dirsi che
non ancora siasi messo mano. Sarebbe impossibile seguire lau
tore in tutti icapi che prende a trattare, ma pregio dellopera,
dire delle precipuo idee, che tenevano concitati gli uomini dellarte
in quel volger di tempo.
Ed in prima si dubit se fosse pi utile nelle campagne sulla
dritta del Volturno, dare smaltimento alle acque per una o due fo
ci, conservando soltanto quella delle Piane, ch continuazione del

lAgnena, o ritenendo ad un tempo laltra delle Bagnane , ma


i pi inchinarono ad ammettere una sola foce, onde gone ed im
ponenti le acque della terra, recassero guerra e non quieto tributo
a quelle del mare (1). Quindi assunto lalveo delle Piane, siccome
quello dove dovessero confluire tutte le acque dei canali di scolo ,
si dovette subordinare la elevazione definitiva della supercie della
nuova campagna allaltezza di quell alveo, e cercare un sistema di
canali, che raccogliendo tutte le acque della destra, convergessero a

(1) Il Rossi per bonicare Vico di Pantano , progett quattro canali


principali, alimentati da molti secondarii, che andassero tutti a riunirsi
in un solo alveo con foce unica (V. Ann. Civ. 1844 p. 113 Tratti) pure

della quistione delle prese d' acqua e dei volumi dei materiali lasciati dal
le torbide cc. (id. p. 144, 145

f'

_-k m;:rr#

'_--_-- _7 ,_

l.

--

guisa di raggi alla fece di quell alveo. E perch la campagna rie


manesse sempre asciutta si opin che essa si dovesse elevare di cir
ca 1 palmi al disopra del pelo dacqua de prossimi canali di sco
lo, servendosi delle torbido del Volturno.
E qui, come primo problema, sorse la determinazione della

pendenza da darsi al canale diversivo, e quella fu preferito di pal


mi 0.35 per 1000, ossia di palmi 2. 15 a miglio, adottata dal
lingegnere Rossi nel suo elaborato progetto di bonificazione della

campagna Vienna a sinistra del Volturno (Annali cit. p. 169).


I gomiti sporgenti delle varie Innate del Volturno presentano
punti assai convenevoli per stabilire l incile dun canale di deriva
zione: ma a quali di essi dare la preferenza? Istituendo un para
gone fra i diversi canali possibili a tracciarsi, le loro utilit rispet
tive, e le spese a cui darebbero luogo, specialmente per compen
so di suoli occupati e prezzo di materiali, si prefer stabilire la
presa d acqua sottocorrente 1 abitato di Cancello rimanendosi con
tenti a vedere principiar le colmate quando il polo del ume si e
leva di palmi 3 su quello delle acque magre di estate, e venendo
obbligati a guadagnare per ampiezza di sezione la maggiore altez
za d acqua che si sarebbe imboccata nel canale ove la presa si
fosse attuata sotto Grazzanise o in altro gomito intermedio.
Ripartite le campagne in vasche di colmata, si opin doversi
successivamente riempiere, onde gran tratto di terreno non si ri
manesse sommerso e perduto per 1 agricoltura. E 1 alveo istesso
delle Bagnane, dette Braccio di mare, che con larghezza media di
300 palmi percorre la duna per oltre due miglia, in linea paralle
la al lido, potrebbe essere colmato direttamente dalle torbida del
Volturno, ultimata che fosse la colmata in tutta la campagna circo
scritta dall argine di cinta esteriore.
'
Tam. Xl.

_6(;_
Si calcol che la supercie da bonicare con colmate, era di
20,075 moggia legali, che era necessario accumulare per deposito
I,I82,5II canne cube di materiali, e che per questo accumulo e

rano necessari circa II anni di tempo.


La spesa complessiva di tutti gli anzidetti lavori si stim es
sere I18,000 ducati senza tener conto dei compensi da darsi ai
proprietari, che si stim ascendcre a circa 72,000 ducati, e senza
le spese di manutenzione dei canali e delle vasche, e le impreviste
per danni straordinari.
Il lavoro erada attuare in cinque periodi compresi dal I835
al I8(ifi , dividendone le spese in rate annuali, di cui la maggio
re sarebbe di ducati 38,800, la minore di 7,000.
Questo progetto, nei I2 anni in parola generava allAmmini
strazione un deficit di 78,800 ducati, onde si domand che tal som

ma fosse anticipata dalla Tesoreria generale, e rimborsata dalla tas


sa che si sarebbe imposta alle terre bonicate.
Ferdinando II nell approvare il progetto , e nell accordare i
fondi richiesti dalla Tesoreria , vi apport talune modicazioni che
potevano produrre circa 25,000 ducati di economia.
Da ultimo postosi all aSta pubblica laggiudicazione dei lavo
ri riferibili ai movimenti di terra si ebbe un ribasso del 24 per I00 ,
e questa economia aggiunta alle precedenti, ridusse di molto le
spese prevedute. Con questi dati si pose mano al lavoro e si pro
cedette al loro compimento con opere grandiose e tali, che alta
mente onorano l ingegno del Mililotti.
Norma SUL Breme an Vor.rvmvo.

Il Direttore Generale di Ponti e Strade Afan de Rivera, pone

a stampa una Memoria intorno al bonicamento del bacino infe


riore del Ifolturno. Nap. ISI7.

_ '(;1 ._

L Autore non si rimane alla sola disamina del bacino del l'ol
turno, ma dei ventitr capi, ne quali divide la sua opera, consa-'
gra il XX.0 al bonificamento delle contrade comprese tra il Monte
di (lama ed il promontorio di Coroglio, ed il XXI. al bonica
mento della Valle del Sebeto.
Noi richiamiamo l attenzione degli uomini dell arte , su que
sto lavoro poco citato o taciuto, da moltissimi, che posteriormen
te v attinsero idee che posero a partito.
L analisi critica dei lavori eseguiti dal principe d Ischitella
tra i Lagni ed il Lago di Patria, la disamina della quistione del
le aperture delle foci dei laghi, la dimostrazione dei vantaggi che
si traggono dall imitare i miglioramenti, che si fanno presso le al
tre uazioni , non mancano (1 interessare i cultori dellarte , per la

utilit dei concetti ed il profondo amore del proprio paese.


Il Signor GIUSEPPE Non , ullziale di Artiglicria , Socio cor
rispondente del B. Istituto , pubblica una serie di lavori nei quali
ripetutamente si tratta del Volturno. Egli prende in sulle prime ad
analizzarne le arene nella memoria: Le arene del Volturno ed i
terreni donde derivano ( Annali Civili fase. CXIII ): mostra po
scia i successivi mutamenti del suo alveo , il lento rialzarsi del suo

bacino ed il prosciugamento delle acque nei laghi, che circuivano


Capua , dando cos fede alle parole di csto Tifata etiam lacus
jumta Capuam . Scopre i ruderi dell antica Gasilino sotto le acque
del Volturno , e mostra le necessit di rinsaldire le sponde o di
arginarle a conveniente distanza nel piano della campagna ,. onde
le traripanti sue acque abbiano un limite nei danni che apportano
in quel vasto bacino( Casilin e le sue rovine , Pol. Pittoresco,

Anno XVIII, n.0 40 e seg. ). In altro lavoro descrive lorigine


e lo svolgersi del ume, la sua velocit e profondit in varii luo

ghi, l altezza delle sue piene , i suoi continenti, le scafo , i pon

_68._.

ti, i guadi che servono a traghettarlo. (Il Teatro della Guerra dal
Pescia
Settembre
si faala Novembre
ricordare lazione
1860, che
p. 4,
s ebbero
5, 8,nelI0,
bacino
I8 del
, 55Vel
turno i tremuoti sul corso ed il volume delle acque correnti ( Iscri
zioni , Monumenti e Vice. Nap. I861, p. IO e seg. ), e rac
colti i risultamenti delle trivellazioni e delle scavazioni fatte lungo

il Volturno , promette dare la sezione geologica di quei terreni.


(Collezione delle Opere, Memorie e scritti varii di G. Nevi. Nap.
186I p. II).
Da ultimo il Nevi , testimone degli sforzi fatti sul Volturno
per stabilirvi dei melini ed altre macchine idrauliche, avuto l agio
' di studiarne le acque, per lincarico di Direttore del ponte pro
vinciale di S. Iorio, preggetlava di riunire le braccia dei diversi go
miti delle Innate con canali preceduti da bacini e protetti da Ponti
tura a pi luci. Egli ponendo mente alle difcolt inerenti al rad
drizzamento degli alvei, riassunti nel: Coup d oeil rapide sur
les causes qui amnent le ravage des torrents et rivires et sur
la manire simple de 8 en garantir: ourrage dans quuel on
fait aussi voir le danger de redresser les contea-re d une ri
vire par G. M. capitaine da Gnie, si proponeva derivare u

na parte soltanto del ume, attuando le prese d' acqua e lo sboc


co nel punto pi favorevole , e feggiando la sezione, e la direzio
ne del canale in modo; che bellamente si prestassero a resistere al
limpeto della corrente. (La Gemma. Gior. I86I p. 74 ).
Diverse di queste idee furono poste a profitto senza citare la
fonte, e parecchie altre onerevolmente menzionate, come si pu leg

gere a p. 6 dell elaborato progetto : Per la costruzione di un


Ponte sul Volturno ad uso della ferrovia per la Frontiera, re

datto nell Aprile del I857, dal cav. Crsaar Frame ufziale del
Genio.

.-69
Il Bonicamento del Bacino del Volturno ha occupate tante e
si nobili intelligenze, che malagevolmente si pu assegnare ad 0
gnuna la parte che le va dovuta, n facile opera riesce dare in
accordo adeguate idee di quanto si fatto alloggetto. Sar dun
que utile ricordare le fonti dalle quali si possono ritrarre pi si
cure notizie de lavori attuati e delle grandi quistioni di arte , che
vi hanno attinenza - Relazione fatta da Regi Ingegnieri in tut
to il territorio del Gaudo (nel tenimento di Aversa) Nap. 1711.
DeLagni in Terra di Lavoro. Napoli 1833. - Decreto dei 13 A
gesto 1834. - Circolare del Ministro dellInterno del 12 Ot
.v tobre 1839. - Rossr, Memoria per un piano di lavori pel bo
nilicamento delle Campagne Vicane. Nap. 1843. - Di una el
cacissima pratica per istabilire la sussistenza delle sbocco dcfiu
mi in mare. - Nota sul soggetto dei Fusari di Terra di Lavoro
nel Regno di Napoli. Firenze 1851. - Se possono e pur no
derivarsi le acque di un fiume torbido. Catania 1850. -Su certi
fenomeni marittimi, ed intorno ad alcune opere relative allo sbocco
dei umi in mare. Nap. 1858. - Bonicazioni e Strade nelle
Paludi Campane (Annali Civili 1844 p. 130 - AFAN DE RIVEIIA.
Memoria intorno al Bonicamento del Bacino inferiore del Vol
turno. Nap. 1847. - Annali delle Opere pubbliche e dell Ar
chitettura. Nap. 1850 e seg. - Cucono SAVAIIESE, Bonicamen
to del bacino inferiore del Volturno. Nap. 1856. - Mrzrzorrr
Bonicamento del Bacino inferiore del Volturno. (Annali delle bo
nicazioni 1858 ) )).
.
L Ofcio Topograco di Napoli ha pubblicato 14 fogli della
carta dc contorni di Napoli rilevata in 15 fogli ad '/,,m , nel qua

le lavoro ( premiato allesposizione di Londra del 1862 ), vedesi


di un tratto l ampiezza dei lavori di bonica in queste belle regio
ni, state sinora preda di acque stagnanti e di pestifere esalazioni.

._ 70_

- Il. Freno. 1810-1802.

Dopo i lavori del Fazio (1) del Rivera


e di tanti altri,
che presero a trattare della bonicazione di quel lago (3) , voler
ne dire pi innanzi, sarebbe opera, che assai ne dipartirebbe dai
limiti di una semplice relazione. Faremo solamente notare, che nel

rendiconto de lavori esposti nell opuscolo Me'moire sur le des


schement da lac Fucino et la reconstruction de l emissaire de
Claude. Turin 1801 , gl ingegnieri francesi direttori, affermano ,

che con queste bonicazioni saranno restituiti allagricoltura oltre


10,000 ettari, di fertilissime terre , ritolte dalla potenza dellarte

dalle acque accumulate in un bacino di circa 05,000 ettari , che


la natura ha lasciate senza comunicazioni visibili coi corsi di acque

delle prossime valli. Essi aggiungono : che la profondit del lago,


la quale nel 1783 era di 13, 10 , nel 1801 giunta a 10,11,

(1) Relazione della visita del Fucino fatta in Luglio ed Agosto del

1810. Nap. 1817.


(2) Considerazioni sul progetto di prosciugare il Lago Fucino , e di
congiungere il Mar Tirreno all Adriatico per mezzo di un canale di navi
gazione. Nap. 1823. - Considerazioni su i mezzi di restituire il valor
proprio ai doni che ha la natura largamente conceduto al Regno delle due

Sicilie. Nap. 1832-42. - Progetto della restaurazione dell Emissario


Claudio , e dello scolo del Fucino. Nap. 1830.
(3) V. Cenno sullo stato in che ritrovansi ilavori pel nettamente del
1' Emissario di Claudio al mese di Novembre del 1831-. Nap. 1834. - Il
Professore Cav. Ferdinando de Luca ha pubblicato con note ed osservazio
ni una memoria del Signor Ignazio Stile sul Fucino e l emissario Claudio
( Annali Cirili, Faso. CI, p. 30
Lo Stile fu inviato dal Governo a
studiare quella regione, ed il rapporto che redasse, fu tenuto in pregio
da Afan de Rivera, che ne trasse partito.

_71_
onde parecchi villaggi son minacciati della sorte dArehippa, Pen
ne e Ilarruvio se si arresta il finire delle acque; e ci tanto mag
giormente in quanto che i volumi dacqua crescono in proporzioni
d assai pi grandi. Cosi p. e. nel 1835, per 1 altezza minima ve
ricatasi del lago di 10', 32, il volmnc fu 715,657,300 metri
cubi; e nel 1861 stato 2,500,000,000 metri. Or tutte le osser

vazioni fatte nelle pianure d Avezzano, mostrano che il Fucino, in


qualche circostanza straordinaria si elevato oltre ilimiti di 23 me
tri, che si riguarda come la massima altezza a cui siano giunte

le sue acque (anno 1816 ); cosa dunque n avverrebbe ora se que


sti fatti si riproducessero? Una grave quistione ora insorta tra la
Societ per le bonicazioni ed i proprietari delle terre immerse ,
per linstabilit del lago , la quale tiene in forse il Ministero dei
Lavori Pubblici, la Gran Corte civile, e molti uomini dellarte ,

essendosi malamente negletta questa parte di giustizia e di recipro


chi dritti nell atto della concessione.
voce che il Signor Torlonio , abbia mente di aprire una
strada tra Avezzano e Roma , di circa 32 chilometri , la quale le

gala a benezii della bonica rialzarebbe di molto le condizioni del


la Marsica.
Pmcaa Pasrna 1819-1861.

Il Bamante nella sua opera le Antichit Pestane (p. 15 e


seg. ) si fa ad esaminare la condizione malsana dell aria di Pesto
ed incoraggia il governo a lavori di bonica.
In fra i lavori dei Soci dellIstituto debbonsi noverare quelli
del Signor Giuseppe Nevi , ufziale di artiglieria , presentati in i
stampa a questo consesso in tempi diversi. Sono essi pubblicati nel
Poliorama Pittoresco col titolo Pesto e le vicine pianure, e nel

__72_
lopuscolo: Iscrizioni monumenti e Vice. Nap. I86I, al capitolo,
L Agro pestano. Questi lavori sono da tenere siccome parte di un
progetto (1 arte presentato all Intendenza di Salerno nel I850 , dai
Signori Nevi e Guppy quando agitavasi la quistione del ponte da
costruirsi sul Sole, se di fabbrica e di ferro, e sul sito a presce
gliere.

LAutore passando in rapida rassegna la potenza e la ricchez


za grandissima che si ebbero quelle contrade sotto gli Etruschi ,
Greci, Lucani, Sanniti e Romani , corre di volo ai tempi, in che

Visigoti, Normanni, Longobardi e Saraceni si centesero quel lem


bo di terra, e lo condussero allestrema rovina. Ed a tanto pro
sperevole passato oppone i rari e deserti fabbricati doggidi , isel
raggi veprai , i ristagni , gl impadulamenti , il consorzio ferale del

le acque marine con quelle dolci, i lutulenti bufali , gli estenuati


_ pastori e coltivatori , e laria esiziale ed opprimente, che spande
talvolta il funeste suo alito sino alle costiere d Amal. E vedendo
Pesto, Picenza , Tuscia sparite nelloblio de secoli , mette innan
zi il pensiero di creare nuovi centri di vita in quelle feraci contra

de , non appena saranno restituite a pi benigno vivere sociale. Il


suo concetto espresso cosi a p. 50 del citato opuscolo. Stabili
re un ponte di ferro presso S. Cecilia ( sul Scie ) , instituire una
livellazione generale dai monti al mare, sterrare i canali dell anti
ca Pesto, giovarsi de torrenti e dei umi a regolare le scolo di ta
lune acque nelle essiccazioni, porre in atto il metodo delle colmate
e dei pozzi artesiani di assorbimento, ove il bisogno il chiedesse;
da ultimo costruire parecchi villaggi presso Grumolo, Capaccio cc.
adoperare aratri a vapore e macchine diverse , si a rompere il tra
vertino o sedimento calcare , deposto dalle acque sulla terra vege
tale, si a ridurre a prospera coltura la parte piana posta tra Sa
lerno , Eboli e Pesto .

_._73_.

Uno dei principali abusi che si fanno colei delle acque sono le
irrigazioni stemperate , che si attuano nella state sopra larghe su
perficie , coltivate a fomentone , derivando le acque dei umi Pi
centino , Tusciano e di altri corsi minori ; la quale infrenata ope-
razione produce ristagni (1 ogni maniera ed accresce fomite alla pro
duzione del miasma. L autore senza punto sconoscere i vantaggi che
reca all agricoltura ed al commercio , lirrigazione artificiale nellal
la Italia , in Olanda , in Inghilterra, nella Cina , e presso noi nel
la vallata del Sebeto, a S. Germano, nell agro Nocerino, nelle ter
re di S. Severino , richiama lattenzione del Governo sulle inchie

ste fatte ed i
miglioramento
dere con sani
sigli generali

giudizi pronunziati in Francia dal 1846 al 1850 sul


del regime delle acque , e sulla necessit di esten
prinpipii le applicazioni dell idraulica agricola. Icon
di [tantelltfna , del Commercio e delle Manifatture ,

i consigli generali"dei varii dipartimenti, accordandosi tutti nel ri


conoscere , nelle derivazitmi assegnate a fertilizzare il suolo , uno

dei principali elementi di progressi materiali del paese , fanno vo


ti che siano prontamente disseccate le maremma e distrutti i rista
gni insalubri , invocano energiehe misure legislative, e sperano che
il governo metta in ogni dipartimento, salve poche eccezioni, un in
gegnere speciale, che centralizzi tutti gli studi relativi al regime
delle acque , esamini e proponga progetti; onde liniziativa lenta ed
indecisa dei privati safforzi, si prosternino le resistenze indivi
duali, ed i proprietari e le compagnie industriali diano a queste
utili intraprese l estensione e le cure che gl interessi del pae
se reclamano. Questi divisamenti sono si semplici, e tante iden
tiche le condizioni di resistenze private, per vedere di quanta pro
sperit sarebbe feconda nelle pianure pestane lapplicazione di
questi principii. Contro questi proprietarii, i quali credono , che
facendo ognuno da se, senza tener conto duna generale livella
Tam. Xl.

10

__74_.
zione, e di esistenti e creabili servit, si possa facilmente ri
donare a quelle sfortunate contrade la pristina prosperit, non re
sta altre partite, se non che giovarsi della santit del pubblico
dritto e delle leggi. Chi ama un bufalo oltre luomo, meriterebbe,
al dire.di congettureso scrittore, scontrarsi in una nuovo Circe, che

in quel lutulento bruto lo trasformasse. Coi fatti le pi gravi dif


colt , che sono da vincere negl interessi pestani sono sostenuti dal
lindustria dei bufali e dei latticinii. Le grandi difese ove si pasce
e nudrica quell animale , abbondano di ristagni , dove nei calori e
stivi vanno a tuffarsi le terme, che con le loro deiezioni li commu

lane in breve in pestiferi pantani. Molti epinarono doversi precider


di un tratto ogni quistione astringendo iproprietarii a costruire stal
le, a piantare ombrosi viali, al cui rezze potessero le terme refri
gerarsi: cos la vernaglia non sarebbe per met calpestata nei tem
pi piovosi e pi rare si renderebbero le epizoozie: ma il Signor
lVovi dopo aver a lungo descritto gl istinti del bufalo ela mal con
dotta fabbricazione dei latticinii pestani , opina esservi una via di
mezzo tra il bisogno di deliziarsi nel loto del bufale e la pubblica

salute. Coi fatti se dai corsi principali si facessero derivare circo


scritti volumi dacqua in bacini, e d ivi a propria posta si faces
sero riversare nel corso primitivo , sarebbe possibile sodisfare quel
1 insaziabile istinto senza rendere pestiferi quei tonzi. Queste mi
sure unite alla produzione dei prati articiali, evocati su terre sot
tratte al letale dominio delle acque , renderebbe possibile allevare
maggior quantit di bestiame di ogni specie , ed in istate igienico
pi prosperevele, il che grave quistione ora che il caro della car
ne si fa sentire in quasi tutti i mercati dEuropa; ora ch dimo
strato, che il cibo animale svolge le forze muscolari e sostiene le
forze nel lavoro servilc. E quei poveri lavorieri, che a migliaia corro
no nella Piana di Salerno e di Pesto a guadagnare la vita, si cibano

--75

di raponzoli, di pane sovente multe , e vi scontrano le febbri e


la morte. N questi soli vantaggi si trarranno con lo svolgersi della
sana agricoltura e pastorizia in quell infette contrade: perch si
scemer il tributo di cavalli, bevi, cuoi, lane, che si paga allo

straniero , e coi migliorati feraggi venendo a migliorare lindole


del latte , si potranno istituire cascine, che potran dare tuttaltra
merce di quella di Grumolo e delle umili casipolc dei Mandriani.
Quando Errico IV e Sully richiamarono a nuova vita 1 agri
coltura in Francia , aprirono a Luigi XIV ed a Colbert la via del
le grandi invenzioni manifatturiere , essendo mai sempre l agricol
tura la base dell industria , in quei paesi in cui natura largi cli
ma c suole propizio alla coltura delle materie lavorabili.
Vi dunque un legame intimo tra le bonicazioni d incolli e
siziali terreni, i sapienti sistemi d irrigazione, la oridezza della
pastorizia e dellagricoltura; lo svolgimento delle industrie, la sa
lute delle popolazioni, l energia degli eserciti, che non si pu sco
noscere dall universale.
,
Questo simultaneo concorso di tante forze concorre

all inces

sante accrescimente materiale della ricchezza pubblica, e della pe


tenza delle nazioni.
Le acque, che nelle mani dell uomo sono una ricchezza nata
ralc , un capitale ciao, sono nelle pianure pestano, e lungo il loro
lido, insana cagione di miseria e di morte. A che , coi fatti, er

gere edici rurali dove lacqua dilaga spesso infrenata , e dove il


miasma miete le speranze e la vita ? Unintelligente governo delle
acque , pu creare ad un tratto nelle pianure Pestane immediata ric
chezza , e nei siam sicuri, che savii provvedimenti governativi, ren
deranno a quella travagliata contrada quella uhertesit, che la ren
dcttero celebre nellantichit e nelle tradizioni della Storia.
L esperienze fatte nel bacino del Volturno animarono il Gover

'- 70
no ad estendere le boniche ad altri luoghi del regno e dietro pro
getto dellingegnere Dombr , fu iniziato il metodo delle colmate
nelle pianure di Eboli e di Pesto. E nel 1800 per opera dellAm
ministrazione delle Boniche fu messa a stampa la carta topogra
ca delle pianure del Bacino del Sele , con la descrizione delle col
mate della Fonte e di Aversana, la colonia di Battipaglia, la strada
da fare da Forno a Pesto, col ponte sul Sele per unire i due tratti
di questultima strada. Innanzi tutto erasi occupato di queste boni
che l Architetto Signor Giovanni Rosalba , che nel 1811 peso
a stampa in Salerno una memoria col titolo : Sul Bonicamento
del Paese Piano tra Salerno ed Eboli. Nel qual lavoro non si
saprebbe se pi ammirare il coraggio di dire a voce alta il vero ,
.o la giustezza delle idee. Pochi di coloro, che se ne avvalsero, ne

fecero menzione.
Inne non da obliare , che nell anno 1852 , fu redatta u

na carta assai particolareggiata del Sele, e che il professore cav. Fer


dinando de Luca pubblic una breve monograa di quel fiume e dei
terreni paludosi delle pianure, che percorre, nel fascicolo (1 degli
Annali Civili, anno 1851.
Anno comune ma ronnznrr m POLLENA 1824.

Questo canale di 1 miglia di lunghezza fu costruito dal Capi


.tano del Genio Signor Caletta, regnando Francesco I. nello sco
po di ricevere a trasportare al mare le acque del Vesuvio. Ebbe o
rigine dopo gl immensi danni prodotti dall alluvione del 1822.
BONIFICA DELLA REGIONE mm DELLA CAPITANATA E Pomo m Varano
1829-1802.

In questo torno di tempo le condizioni topograche della Ca


.pilanata , richiamano lattenzione del Governo. Il Direttore di Pon

__71_
ti e Strade Carlo Afan de Rivera , comincia le opere di colmata del
lago Salpi , merc le torbida dell 0fanto e del Carapelle. Si argi
nano i torrenti Candelaro , Salsola e Celone dal Signor 0herty ,
ma poscia abbandonate queste opere al caso, i naturali agenti, gli
armenti , e 1 uomo le volsero cos a rovina , che in una perizia in
stituita nel 1857 fu riconosciuto che a ripristinarle , era mestieri
spendere 56,000 ducati, cio una spesa uguale alla somma in origi
ne fatta. Nel 1858 furono per di bel nuovo intrapresi ilavori.
Non da obbliare, che sin dal 1823 area il Sig. Francesco
Sponzilli, allora tenente del Genio, avuto il medesimo pensiero di
colmare il Lago Salpi con le torbido di quei due umi: e questo
concetto trovasi in una memoria trasmessa allAmministratore gene
rale della Dogana Sig. Raimondo de Liguori, che aveagli commes
so di studiare i modi da bonificare quel lago. Ultre a ci nel 1838
Afan de Rivera pose a stampa una Memoria su i mezzi di ritrar
re il massimo protto dal lago Salpi , coordinando quest impre
sa con quella pi vasta di bonicare e migliorare la pianura
della Capitanata.
Il Signor Ferdinando Fonseca pone a stampa a Torino un o
puscolo col titolo: Della Capitanata e de modi di migliorare la
sua regione piana. Tor. 1862. Scrive in esso, che la regione piana,
detta Mediana, nella state pregna- di una umidit malefica, che ema
na dalle paludi giacenti tra Manfredonia e le feci dell Ofanto ; ou
de gli abitanti sono astratti nel forte caldo a vestirsi di lana ed u
scire in campagna portando seco il solfato di chinina. La siccit
diviene cosi eccessiva che Ogni vegetazione erbacea vi si spegne, e
1 aria cosi zeppa d insetti e calida che si fa insopportabile.
Proviene la malaria verso Settentrione dal Lago di Lesina, di
22 miglia quadrate , posto in comunicazione col mare e ricchissi

mo di pesci. Verso levante , tra le feci dellUtente e Manfredonia,

_78_
lungo il mare una bassa zona di terra , di circa 30 miglia qua

drate , sparse di stagni, di laghi e paludi, tra quali il Lago di


Salpi , lo stagno di Giordano e di Zapponeta, il Lago di Verzen
tino e Pantano Salso.
Da essi emana il miasma , che cacciato dai venti orientali
nelle pianure , colpisce ogni annoi 7, dei lavoratori agricoli, che

spesso vi lasciano la vita , sempre la salute.


La regione Garganica ha nel suo territorio il Lago di Varano
di circa IO miglia quadrate , il quale separato dal mare merc
una stretta duna , e per la sua posizione e la profondit delle sue

acque potrebbe diventare porto e cantiere delle navi mercantili (I).

(I) Poich la quistione del Porto di Varano esce di bel nuovo in cam
po, e da diversi capitalisti si spera costituire una societ per lattuazio
ne di seducente concetto, non sar fuor di proposito aggiungere iseguenti
particolari.
Quando la Reale Accademia di Belle Arti di Napoli propose un pro
mio, per la ricerca (1 un novello Gran Porto sulla costa delle Due Sici
lie, furono presentate otto memorie , fra le quali una sul Lago di Varano.
Il Comm. Francesco Sponzilli, ora Generale, avuto lincarico di di
saminare queste memorie, tutelate dal velo dellanonimo, combatt con ra
gioni di arte e con numerosi esempi, lidea di convertire quel Lago in
Porto, ed emetteva il parere che nel Lago di Varano non mai il mare
entrer per farne un Porto; e che se mai per ben diverso consiglio en
trar vi si facesse, il mare ne far presto un bel campo n. Noi invitiamo

coloro che si vogliono mettere a quest impresa di leggere negli Annali


delle Opere pubbliche e dellArchitettura Anno I. I853, la memoria ori

ginale del Sig. Sponzilli, onde a ragion sicura trovino modo da dominare
gli ostacoli naturali, di cui in essa si fa menzione.

Dopo ci nel Giornale di Napoli del I6 Luglio I802 N. I6I e nel-.


laltro Il Popolo dItalia del I5 delle stesse N.I94 si annunzia un o

_19_
La popolazione della regione piana novera appena 130 abitan
ti per ogni miglio quadrato a causa delle triste condizioni econo
miche e topograche in che si trova : il che veramente da deplo
rare avendo queste pianure non meno di 1000 miglia quadrate di
estensione.
Nessuna impresa attuabile per migliorare questo stato deso
lante di cose , senza opera di boniche , e senza strade , che dia
no facili mezzi di comunicazione. La dimora dei coloni nelle fatto
rie , il mantenimento degli animali nelle stalle , lo svolgimento del
I alboricoltura , i regolari avvicendamenti nella coltura dei campi ,
il benessere delle popolazioni ne saranno le conseguenze.
Il fondo di queste acque malsana trovasi quasi sempre al di
sotto del livello del mare ; onde le boniche per colmate dovreb
bero attuarsi su grande scala. Cos la ferrovia , che deve congiun
gere la Capitanata con Bologna, Torino e Napoli, dovrebbe esse
re alacremente condetta innanzi. Oltre di ci bisognerebbe costitui
re nella provincia una Societ di credito agrario e fondiario ed af
francare le terre del Tavoliere di Puglia.

Idee analoghe si trovano nellopera : Il presente e l avveni


re della Provincia di Capitanata , per Scipione da Vincenzo Staf
fa. Napoli 1860.
Non da omettere che il passato governo non potendo dun
tratto abolire nella Capitanata la pastorizia errante , cerc popola
puscolo del Consigliere Lauria sul Porto di Varano, lodando il concetto
dell autore e la utilit di quel Porto per la Marina Italiana.
L Ol'licio Topografico di Napoli, ha pubblicato 13 loin della Carta
di Cabotaggio della Costa del Regno delle Due Sicilie bagnata dallAdria
tico, dal ume Tronto al Capo S. Maria di Leuca, alla scala di ],oo,ooo

ridotta per dal rilievo di ,o,m , ed al foglio 4 vedesi il Lago di Vara


no in tuttii suoi particolari, e gli scandain delle acque innanzi la duna.

__80_
re le pi deserte contrade con le nuove colonie di S. Cassano e
delle Saline, e volle intrapreso il bonicamento del lago Salpi cel
mando i bassi fondi per mezzo delle torbide de fiumi Carapclle
ed Ofanto (V. Afan de Rivera. lllem. intorno al bonicamento del
Bacino inferiore del Volturno. Napoli I847 p. I e 39). Ne biso
gna obliare che le due fertilissime pianure della Campania e di Ca
pitanata, costeggiate lungo il lido da dune e ristagni, che vi span-'
dono csiziali miasmi , si trovano in condizioni economiche assai di

verse , imperciocche le prime popolate da gente eminentemente in


dustriosa ed agricola non vincolata da secolari pastoie, risorse pre
sperevole dalle lunghe calamit politiche, non cos le seconda, che
devastata ed erbata d abitatori nella seconda guerra Punica , ebbe
preclusa ogni via di risorgimento con la stabilita pastorizia errante.
Il Signor Ferdinando Fonscca domanda al Governo nel I862
concessione di bonica, pei laghi e stagni della Capitanata posti tra
la foce dell Ofanto e Manfredonia. Essa suscita una viva discussio
ne nel Ministero dei Lavori pubblici. Il Governatore della Provincia

riconoscendo l importanza ed utilit dell intrapresa, consiglia il Go-'


verno ad attuarla per proprio conto.
Diverse sessioni si tengono in Torino , alle quali intervengo
no parecchi uomini d arte di diverse provincie; male opinioni so
no cosi divise , che il lllinistro pei Lavori Pubblici Signor Depre
tis stima utile pel momento differire ogni decisione, n sappiamo
in prosieguo quale determinazione sia stata presa alloggetto.

Conmssross nanrs rsn LE Par.vnr CAMPANE I833.

Il Governo istituisce una Commissione composta di quattro ri


putati architetti per sottoporre a rigoroso esame le opere fatte ese

_31__
guirc dalla Direzione Generale di Ponti e Strade nelle Paludi Cam
pane. Essa pone a stampa il risultato delle sue osservazioni nello
puscolo Perizia di quattro architetti intorno allo stato presente
delle opere de Lagni di Terra di Lavoro , ed a talune quistio
ni riguardanti l opera medesima, con annotazioni. Nap. 1833.
Nella perizia detto che le terre poste lungo i Lagni di Terra di
Lavoro da Carditello a Nola sono in gran parte sotto limpero del
le acqne , e l aria malsana non solo nelle adiacenti campagne ,
ma anche negli abitati, cominciando dall agro aversano e giungen
do sino a Marigliano ed a Nola. Oltre di ci si approva l abbas
samento di fondo nel lagno Gergone o Barcone e negli altri se
condarii, per incanalare le acque basse, e si assicura che ivastissi
mi demanii di Sagliano e Frassitelli con tutti i terreni convicini vede
vansi competentemente bonicati.
L esistenza dei wari , o gore di macerazione della canapc
e del lino, era una potente causa d infezione, onde si pens n da
quel tempo ad instituirli presse del mare ed in acque fluenti. Coi
fatti posteriormente essendosi macerata quelle piante in Castel Vol
turno ed a Santa Maria la Fossa colle acque del Volturno, si eb
bero ottimi risultamenti. ( Annali Civili 1844 p. 134 e 135
FIUME Tescnuo 1838.

L Architetto Giovanni Rosalba , pubblica un Rapporto Anali


tica intorno al regolamento amministrativo delle acque del ume Tu
scian0 , nel quale tratta della quistione dei cosi detti frontisti del

le due sponde , e richiama lattenzione del governo sulle inonda


zioni, allagamenti , dispersioni d acque e mal condotte irrigazioni
dei privati, che generano infezione daria e malanni.
Tam. X].

Il

._82_
CANALE NAVIGABILE vai Forum E Maurnsnosri 1838.

Si progetta riunire Foggia al mare mettendo in studiata comuni


cazione il Pantano Salso , il lago Verzentino, il ume Marana, ed

un canale animato dalle acque del Celene. Si stima essere impos


sibile navigare per le anzidettc acque , possibile stabilire un cana
le artefatto e navigabile tra Foggia e Manfredonia , utilissimo il ser
virsi delle acque correnti ad irrigare oltre 300,000 moggia di ter
re nella Capitanata. ( V. Di una navigazione mediterranea in Ca

pitanata e della irrigazione di quelli terreni per Vincenzo An


tonio Rossi. Nap. 1813 ).
Giover ricordare che fra i primi a careggiare lidea di scr
virsi delle acque dei umi e dei laghi per stabilire un sistema di
navigazione interna comunicante col mare, fu certamente il Lippi,
il quale scrisse un Programma per l unione dell Adriatico col
Mediterraneo, Napoli 1820. Prime idee concernenti il miglio
ramento delle nostre istituzioni, Napoli 1820 cc. Ultime parole
pel bene della Patria, Napoli 1818 cc.
Pochi anni dopo Carlo Afan de Rivera tratt di bel nuovo la
quistione di congiungere il Tirreno all Adriatico per mezzo (1 un
canale di Navigazione nellopera Considerazioni sul progetto di
prosciugare il Lago Fucino, Napoli 1823.
vans DI SAN V1rr0nm0 1810.

Queste pianure infestato dai straripamenti del ume Velino fu


presa a bonicare nel 1810, sul progetto dellingegnere Giuseppe
Transo. Il corso di quel ume fu arginato e retticato, e parec
chie opere accessorie furono attuate per impedirne i dilagamenti.
( Ann. delle Boa. p. 33 ).

-83_.
CALORE-VOLTURNO 1812.

Giovanni Sannicola nella sua Breve Monograa di Caiazzo,


p. 41 , discorre dei vantaggi che si trarrebbero dalle acque del
Volturno per le arti e 1 agricoltura. Cita le irrigazioni bellamente
riuscite all Est di Raiano , verso Puglianello, e fa menzione di un

progetto del Signor Cassitto per rendere navigabile il Volturno ed


il Calore sino a Benevento.
IL TORANO 1812.

Il Torano , che nasce appi delle Montagna di Piedimonte e

d Alife , traversa questi due Comuni e si scarica nel Volturno. Es


se nel suo corso anima molte macchine di private industrie, ma
nelle piene ingrossato da torrenti di Valpaterno e di Rivo, reca
gravissimi danni. Valle il Governo sin dal 1812 che si tutelasse
quella industre popolazione, e meglio di 100mila ducati furono spe
si ad arginare il Torano ed infrenare i due anzidetti torrenti. L al
luvione del 13 Settembre 1857 distrusse tutte le opere fatte , e re
c danni immensi : onde si pose di bel nuovo mano a ripristinar
le , ed un nuovo corso fu assegnato al torrente di Valpaterno , ol

tre 1 abitato di Picdimonte, per allontanare la riproduzione di si


malaugurato avvenimento. ( Ann. delle Ben. p. 32 ). In questa oc
casione le acque del Volturno crebbero cosi improvvise che in bre
ve tempo nella contrada S. Iorio si elevarono 10 palmi sopra il
pelo ordinario , recando danni e rovine lungo le sponde.
Bovrrrcazrone- DELLE rranvnv DEL Sanno 1813.

Assumiamo questa data siccome quella d un rescritto Sovrano


16 agosto 1843 , che preeide d un tratto una quistione da pi se

__84_
coli eramente sostenuta; imperciocch in quel rescritto si riassume
questa sentenza: se vi sono spedienti di arte che possono dar ripa
ro agl inconvenienti prodotti dagli ostacoli esistenti sul ume si pro
pongano, nel caso negativo si distruggano le cause del male.
Ragioni di guerra faceano concedere, dagli Aragonesi, nel 1463,

il feudo di Scafati al Conte di Celano Piccolomini. E da credere che


passato questo feudo a casa Perretti fu costrutta, e forse nei primi
anni del I6. secolo, la prima parata del ume , la quale cos su
bitaneo cangiamento indusse nello stato sico di quei luoghi che i
nondazioni , malignit dell aria , e grande mortalit ne seguirono.
Le popolazioni di Sarno, di Nocera, di Scafati, di Striano, di S.
Pietro di S. Valentino, di Lettere , di Angri, di S. Marzano , e
di altri luoghi ne sentironoi maleci effetti, onde ricorse al Consi

glie collaterale, nel Gennaio I630 fu ordinata la demolizione della


palizzate sul ume. Noi non seguiremo in tutte le sue fasi, questa
lotta secolare, tra l" egoismo e l umanit, tra la prepotenza ed il drit
to delle popolazioni. Il Galanti nel I788 nella Descrizione delle Si
cilie ha con potente eloquenza descritto questo orribile stato di ce
se , csclamando che ottomila Due. di rendita dei mulini combattono
lesistenza di I00,000 abitanti!

Esiste una raccolta di Documenti per servire a dimostrare


la Giustizia de reclami delle popolazioni adiacenti al ume Sar
no , per la demolizione delle Parate peste nel corso di esso u
me , perch queste son la cagione dell aria malsana, delle inon
dazioni de terreni in quella vallata, e dell impedimento della na
vigazione del ume stesse. Napoli I8I6 , nella quale sono XI im
portanti documenti , dal I630 al I8I6 , e tra essi v una lettera
di P. Colletta Direttore Generale dei Ponti e Strade all ispettore
Romano, ed ingegnere Malesci, nella quale sono le seguenti solen

ni parole a La querela tra i Signori Angri, Valle ,. e Genzane

_85._

un episodio della gran causa ore figurano la vita di numerose p0


polazioni, e la coltura di estesissime contrade. Perci nostro de
bito trattar questa di preferenza, e non abbandonarla, finch gl in

teressi della umanit, e dell agricoltura richieggono i nostri soccor


si . Nel 1843 nominata una commissione , per redarre un prog
getto di bonicazione , il Tenente Colonnello del Genio VINCENZO na
cu Unnnr1 , membro della stessa pose a stampa il suo parere nel
lopera Sul ume Sarno, discorso storico idraulico Napoli 1844
desiderando che con le memorie di quei luoghi bonicati durasse
quella del desiderio del bene chegli ebbe mente recare. (p. 7 del
la 2. ediz.).
Il suo divisamento sta in questo: che a bonicare la vallata su
periore del Sarno, bisogna dare al ume la perduta libert del suo
corso e ridurre lalveo all antico suo stato. E perci gli ostacoli,
che lo attraversano , secondo la loro particolare qualit ed inuen
za , o si debbano affatto distruggere, o ridurli a modo che non nuo
cano , o si debbano evitare nella discesa del ume (p. 57 e 64).
Cost vi ha una chiusa; si rechi alquanto pi sopra , perch la
differenza di livello, che ne deriva, mi dia facolt. Mutate le cose

da mutare , abbassate il ume ; sicch acquisti quelle ripe che ora


sono annegate; ed il canale Bottaio invece di cominciare il suo cor
so sulla destra sponda, dove ora lo comincia, principii in quell al
tro luogo (p. 97 ).
Egli si fece in ultimo a controbattere lidea di bonica-re quel
le tcrre chiudendo il Sarno tra contro canali , e conducendo le ac

que per sifoni , perch questi lavori daranno tregua ai mali, ma


non li distruggeranno. Il Signor Annibale Corrado ingegnere di pon
ti e strade pubblic un opuscolo col titolo Osservazioni intorno al
disceso Storico-Idraulico nel fiume Sarno. Nap. 1844 e nel Luci

fero del 30 Agosto apparve altra critica di quel concetto, onde pre

_86_
se a difendersi l Uberti in una seconda parte pubblicata nella 2.a e
dizione del citato discorso.
Fu pure pubblicato a Palermo, sotto il velo dellanonimo, un

opuscolo Sulla bonicazione della valle superiore del Sarno.


Pal. I846.
.
Col Tea. Colonnello Uberti , erano nella Commissione (I843),
Carlo Afan de Rivera, e Ferdinando Visconti, uomini chiari per dot
trina, ed ognuno di essi rec in mezzo le sue speciali opinioni, e
stinandosi a sostenerle: cosicch le cose rimasero come pel passato.
llla eliminando le personalit , quelle dotte polemiche, apri
rono il campo a pi sicuro avvenire , onde istituita l Amministra
zione Generale di Bonificazione, ed ordinatasi dal re la rettica del

Sarno, furono prescritte tali opere, per le quali rivendicandosi i


dritti della regalia e luso comune del fiume pubblico, fossero con
servate le industrie esistenti nelle mani de possessori delle dighe a

busive. La direzione de lavori, fu divisa in due parti ed affidata ai


due ingegneri, Agostino della Rocca ed Annibale Corrado, che con
lode li hanno condotti inanzi ( V. Ann. delle Ben. p. 30 ).
Tanti lavori intellettuali e pratici si fecero fecondi daltri no
tevoli risultamenti. Lo stesso Uberti, incitato da quelle polemiche, po

se a stampa un Discorso sui canali navigabili, che si potrebbe


ro costruire nel Regno di Napoli, e della loro utilil. compara
tivamente al Regno di Napoli. Nap. I845. E lungo la nuova inal

veaziene del ume Sarno, presso la Polveriera di Scafati, essendosi


trovato in sito dei tronchi di cipresso, ne fu fatta disamina da una
Commissione dellAccademia delle Scienze , che ne redasse la rela

zione nella tornata del 24 Sett. I858. Essendosi pur trovati IO gros
si vasi di terra cotta, il Signor Domenico de Guidobaldi, con pe
regrina erudizione si fece a scrivere. Intorno a varii delii rrina
rii rinvenuti al Musigno sul Sarno vicine Scafati, con pochi ceri

_87_
ai su l origine del nome Nuccria Alfaterna: Nap. 1859: dalla
quali diligenti memorie, si traggono importanti nozioni sullo stato to
pograco di quelle contrade nei tempi antichi , e la sua prosperit
e commercio : cose non affatto inutili ai presenti, quando trattasi di
ridonare per arte al suolo , quella prosperit, che la barbarie e l e
goismo gli tolsero.
Noi non potremmo chiudere questo cenno del Sarno senza e
sporre un episodio di si lunga lotta, cio la costruzione dei canali
del polvericie, che non mancher tra breve di ridcstare nuovi li
tigi, ora che quello stabilimento e passato dalla Finanza alla Guerra.
CANALI DEL POLVERIFICIO DI SCAFATI.

Il Polvericio di Scafati fu progettate ed impiantato nel 1851


sotto la direzione dell ingegnere Signor Luigi Manzclla, e direttore
tecnico Filippo de Grandis. Nel 1854 fu dall anzidette ingegnere pro
posta la retticazione del Ramo inferiore del Sarno per convertirlo in
canale di navigazione, onde le polveri si potessero con sicurezza ,
trasportare sino al mare. A conseguire la trasformazione del suddet
to Ramo inferiore del Sarno in canale di navigazione sorgeva il bi
sogno di distruggere le steccaie costrutto lungo il ume. Siffatta di
struzione fu invocatadi bel nuove dall ingegnere direttore, e la Fi
nanza, conscia degli antecedenti, tradusse in Giudizio i possessori delle

steccaie , che indi furono condannati del Consiglio (1 Intendenza di


Napoli a dismetterle, pagando danni ed interessi, a favore del De

manio Pubblico , a cui appartenevano le acque medesime. Esegui


ta la decisione, i proprietarii si rivolsero al Re , chiedendo che in
un modo qualunque si fosse conciliata la quistione, per non perde

re i capitali impiegati per la costruzione de loro mulini. In questo


mentre il Manzclla dimostr la indispensabilit di ridurre tutte le pic

_88_
cole cadute delle acque , in due od al pi tre, originandone una
in prossimit del Polvericio per avere il mezzo di animare le mac
chine delle rafnerie del nitro e del zolfo e del carbone, una sega,
e nalmente per disporre d una forza sufciente nel caso che si das
se maggior svolgimento al Polvericio. Le altre cadute poi sottocor
rente propose che fossero poste all incanto per opici privati.
Nel 1850 1 Amministrazione delle Bonicazioni ottenne dal Re,

che il Sarno passasse alla sua dipendenza; dopo di che si fece do


manda , all ingegnere dello Stabilimento , di qual volume di acqua
avesse bisogno per le sole macchine delle rafnerie; ed in riscontro
fu dichiarato, che la forza motrice non poteva essere minore di die
ci a dodici cavalli. Con questo dato furono preparate tutte le opere,
per introdurre le acque nel Polvericio. Sorta la necessit di aggre
gare allo Stabilimento di Scafati, quattro piccoli laboratori, per con
tenere le macchine, ch esistevano nel Polvericio di Torre-Annunzia

ta , per produrre le polveri del tipo inglese, il Re dispose che 1 In


gegnere direttore ne avesse curata l esecuzione insieme alla costruzio
ne del canale di navigazione, sino al Ponte della Persico. Il lavoro
fu incominciato con la truppa ma andando a rilento senza che ne vo

nisse economia alcuna, lo stesso ingegnere propose un appalto in


regola. Questa proposta fu accolta, e tutto progrediva per sollenniz
zare un appalto. Durante un tal procedimento lAmministratore Ge
nerale delle Boniche , domand ed ottenne dal Re che i lavori si ese

guissero sotto la sua dipendenza distribuendo le acque a suo talento.


Il Polvericio non ebbe pi le acque necessarie ai suoi bisogni,
e lAmministrazione delle nanze per animare discretamente le macchi
ne della rafneria fu costretta adoperare una macchina a vapore, con
esito annuale per combustibile ed altro di lire 12,000: e ci presso
acque motrici, ed in fabbricazione di tal natura , in che il fuoco
va sempre evitato.

.. 89 _.
LAGO DEL Frsano 1819-1860.

Il Professore Oronzio Gabriele Costa , Socio dellIstituto, isti

tuisce perizia intorno alle cagioni produttrici della morte de pesci


e delle ostriche, lamentata nelle acque del Fusaro, sin dal 1831, da
gli aflittatori dello stesso. Il risultato delle sue accurate osservazio
ni consegnato nel 1819 in un rapporto diretto al Signor Ventimi
glia , Amministratore Generale de Dazii indiretti , vide la luce nel
1860 in una Memoria del titolo : Del Fusaro , della sua indu
stria, alterazioni avvenute , dei mezzi per allontanarlo , e dei
miglioramenti da introdurci. Descrizioni e proposte, con quat

ytro tavole litagraehe. La gura del lago , la sua estensione , le


sue condizioni topograche, i fenomeni che vi prendono svolgi

mento , vi sono ampiamente descritti; ed al cap. 5.0 ove trattasi


del piccolo lago dell acqua morta, si prende a dire delle colma
te fatte per suggerimento del Trentanella e del metismo generato
da acque, a cui appena le marce imprimono leggerissimo moto

per mezzo delle acque del Fusaro. N va obliato che le acque di


questultimo lago sono frammiste alle marine , e che quelle di ac
qua morta sono dolci all intuito. Or questo lago che nel 1782 fu.
censito per 510 ducati annui , in 70 anni, prosperando sempre pi
1 industria, ha dato di rendita, in serie crescente, da 1200 ducati

a 6000 ducati annui.


Le cagioni alteratrici, che recano danno_alle ostriche, dipendo

no dalla melma o bolletta che si depone nel fondo e le soffoca ,


ed essa originata dalle acque stagnanti o morte del laghetto con
tiguo alla foce , che nei calori estivi disseccatosi in parte , versa
nel Fusaro nelle prime piogge dagosto e di settembre una melma
putrida ed esiziale.
Lo stesso fenomeno si riproduce nellestremo opposto o coda,
Tam. Xl.

12

--00
dove precipuamente le acque sono sempre stagnanti , e coperte di
piante acquatiche. Per tutte le quali cose 1 egregio autore mostra
va la necessit di bonicare quei due ristagni, onde laria riacqui
stasse le sue qualit vitali, ed il Fusaro non accogliesse nel suo
seno una melma ferale all industria delle ostriche ed alla vita dei
pesci, lasciando agli uomini dell arte i particolari dellesecuzione.
Il Sig. V. Rossi immagin condurre un canale di derivazione del
Volturno nel lago del Fusaro, in quello di Licola e sino al Porto
di Baia, per imprimere tale moto ed elllusse in quelle acque da
evitare la malaria ed accrescere la produzione del pesce (Ann. Civ.
ISII- p. I49). La traccia di questo canale vedesi segnata nella ta
vola
litograca
delle Paludi
alla ne
del fascicolo
68.0 Campane, pubblicata nei citati Annali
I

VALLE DEL Sumo I8Ii3.

La valle del Sebete , ora rigogliosa di fertilissimi orti, cene


sciuti col nome di Paludi di Napoli , era un tempo palude pesti
lenziesa ed incolta, dove il Sebeto, le acque che scendono da Ca

podichino e da Casoria, e parecchie sorgenti impaludavane. fama,


ma dubbia, che prima Pietro di Toledo e poscia il Conte di Lemos
ne avessero intrapreso la bonica. Ivi I20,000 moggia legali, di
vise in pi di I5,000 orti sono stati posti a procue colture (V.
Afan de Rivera. Mem. intorno al Bonicamento del Bacino infe

riore del Volturno. Nap. I847 p. 74 - Maiuri, Del Bonicamen


to delle Paludi di Napoli, p. 38
Nel I855 furono riempiuti i fossi delle Paludi con le torbide
dell alveo comune di Pollena, furono rialzate le stradette, che ser

peggiavano fra gli orti e vendute adatte ai trasporti , e si cerc


di porre in armonia le cadute articiali del Sebeto, con la neces

-91

sit d incnalarvi le acque piovane ( Annali citati p. 23 Noi non


staremo ad annoverare i danni che le opere dell uomo , siccome i
molini, il muro nanziero , le due strade ferrate di Capua e di
Castellammare, l ingordigia dei coloni cc. recano al bonicamen
lo di quelle belle contrade , cose tutte che si possono leggere nel
1 elaborata memoria del Signor Antonio illaiuri.
L Amministrazione delle Bonicazioni , ha pubblicato una Pian
ta Topograca delle Paludi di Napoli, Velia e contorni alla
scala di /,,,,, rilevata dal Signor Pietro Fossi e bellamente incisa

su pietra dal Signor Bruno Colao. In esse sono segnati i canali ir


rigatorii , le vasche coi canali di conduttura , quelle con pozzi cc.
Questo primo foglio , appartiene ad un lavoro generale inedito in
5 fogli del rilievo del terreno anzidetto di gi eseguito.
E qui aggiungeremo cosa nota a pochi , cio che dopo imi
glioramenti intrapresi nella Valle del Sebeto , il Maggiore di Arti
glieria Francesco Pacces , progettava alleviare linterno della capi
tale diparecchie vetuste caserme , per addirsi ad uso pubblico ,
costruendo invece loro ampie caserme, presso il ponte di Casano
va , per le tre armi di artiglieria, cavalleria e fanteria. E strate
gicamente si faceva a mostrare limportanza del suo progetto ; e

per condizioni igieniche ed economiche della Capitale , si facca a


provare la necessit di ampliarla verso quel lato , diradando la p0
polaziene dai malsani bugigattoli, nei quali trovasi ammucchiata, ed
aumentando i traliichi, il commercio, i mercati nella prospercvole

valle di cui e parola. Questo progetto accompagnato da 5 gran


di tavole; delle quali una rappresenta , la pianta topografica di una
parte della citt e della Valle del Sebeto.
Quest avvenire non sar molto lontano , e sar unicamente do

vuto ai benezii delle bonicazioni.

...92_

Lacvsr: DELLA Pascana I852-I853.

Le lagune, che circondavano la Piazza di Pescara, ne rende


vano malsana ed infetta laria , ed esse furono colmate negli anni
I852 e I853 ( Ann. delle Ben. p. 33
Per debito di cronisti
dobbiamo aggiungere che prima del I838 , Afan de Rivera avea
preso a bonicare lo stagno detto la Palata, che appestava la Piaz
za di Pescara , aprendo nelle dune una foce , tenuta costantemen
te in comunicazione col mare dalla met di maggio a tutto ottobre
di ogni anno. E questa esperienza fatta nello stagno della Palata ,
lo incit a proporre in una memoria pubblicata nel I838, il medesi
mo sistema per bonicare il Lago Salpi di I8 miglia quadrate di
superficie ( V. Mem. intorno al bonif. del bae. inf. del Vol. Nap.
I847 p. 39 ) - Memoria su i mezzi di ritrarre il massimo
protto dal Lago Salpi. Nap. I838.
LlBl-GARIGLIANO I 85I .

In diversi tempi si son messi innanzi varii progetti per ren-


dere navigabile il ume Liri e togliere gl impadulamenti prodotti

dal ume Cari e da altre acque , che rendono laria di S. Ger


mano una delle pi insalubri del Distretto di Sora. ( V. Zarlenga
malattie endemiche della Valle di S. Germano
Il Signor Giusep
pe Spremolla , sotto intendente di quel Distretto progett i modi
di evitare gli straripamenti nella citt di Sera, e migliorare la pub
blica salute con lapertura di canali e di strade. Gli avanzi di pon
te , che sono presso S. Eleuterio , gli altri del ponte Tirezio, pres
so Traetto , il ponte di Ceprano , rifatto dallimperatore Adriano,
e la tradizione che ricorda un ponte di 2I archi presso Sessa Aum

nea , dan fede alla credenza : che la navigazione del Garigliano e

_93_

del Liri in remoti tempi si effettuasse per altre alveo (V. Pol. Pit.
1854. Vol. 15 p. 10 ).
Oggidi dei sandali dalle foci del Garigliane risalgono su pel
Liri , mantenendo considerevole traffico con le spiagge di S. Am
brogio e di S. Apollinare. Nel capitolare del Principe Sicardo, an
no 836 si fa parola di navigazione dei mercatanti di Traetto e Illin
turne per via del Garigliane , e verso l anno 1580 trovasi menzio
,ne di un tal Pietro Velasquez e di Cristofaro Grimaldi, che spin
sero pel ume Gari i sandali sino a S. Germano.
'
Quest idea di ristabilire la navigazione. nel Liri , Gari e Ba
pido , dovea tuttora perdurare nel passato governo, perch non so
lo si prescrisse al Generale Fonzeca, Direttore della ferrovia da
Capua a Ceprano, di rispettare tutte le sorgivc , che sono presso
la casa di Varrone e S. Germano , per costruirvi un piccolo per
te , ma si volle che nei progetti del ponte da farsi sul ume Liri
si fossero cosi determinate le luci , da dar passaggio a zatte e

sandali con operazioni d alaggio.


Il Rapido , il Vilneo , ed altri numerosi corsi d acqua gene
rano miasmi nella parte bassa di S. Germano e dopo 1 inondazio
nedel 1858 , che copri la strada rotabile , si cominci seriamen

te a pensare ai danni che poteva ricevere la strada ferrata da Ca


pua a Ceprano in quel tratto. Quindi il Generale Fonzeca, ordin
all ingegnere Topografo Signor Vinci di.rilevare le pianure di S.
Germano nell idea di bonificarle incanalando le acque , e questo
rilievo fu alacremente attuato.
Lazione delle acque in quelle pianure, chiaramente si dime
stra dai depositi di calcare palustre , o concrezioni calcaree , che
servono come pietre da edicare in S. Germano e contorni.
Il nome del Garigliane e la sua navigazione, ricorda il Lip
pi', e la prima idea dei ponti in ferro , che quel versatile inge

:f

_94_
gno volea attuata su quelle acque (V. Lippi. Ponte pensile sul Ga
rigliano. Nap. 1817 - Corollarii pel ponte pensile proposto pel
Garigliano cc. Nap. 1818
Cosicch quest idea dei ponti pen
sili in ferro, enunciata prima in Italia da Fausto Veranzio in sullo
scorcio del 10. secolo (V. Machinae novae Fauin Verantii Si

ccni cum declaratione latina, italica , hispanica, gallica, et


germanica. Venetiis cum privilegiis ), cadde di bel nuovo in
mente al nostro Lippi, pel ristabilimento delle comunicazioni sul
Garigliano , essendo probabile che questultimo avesse ignorata
lopera del Veranzio, rarissima e non mentovata affatto dai bi
bliogra.
IL FIUME Team 1851.
L Architetto Giovanni Rosalba pone a stampa una Rela
zione sul Regolamento amministrativo per le acque del ume
Tenza. Salerno 1851 . In questo lavoro , con arditissimo di
re, si combattono gli abusi delle mal condotte irrigazioni, si re
clama un regolamento poggiato sui precetti delle Scienze e delle
Arti , e si mostra il luttuoso quadro di pianure desolate dal mias
ma derivante dai fossi privi di scolo, bassi fondi, strade inca

vate, putridi impadulamenti, e pestiferi stagni. Da ultimo si fa


menzione di un canale in fabbrica, costrutto dallautore in quel
torno di tempo per condprre le acque della Tenza pel tratto di
un miglio dalle interne gole de monti a S. Vito, il quale poi per
pi miglia percorre i campi per canali di terra.
LAGENE DI Poucasrno 1855.

Fu voto secolare delle popolazioni di Policastro , di veder


prosciugato le ferali paludi, che le faceano lottare incessantemen

._93_

te con la morte sopra una spiaggia segregata ed inospitale. Que


sto voto espresso al re dal Vescovo di quella diocesi, ebbe il suo
compimento , perch correndo 1 anno 1855 furono intraprese e
compiute le colmata degli stagni pi micidiali, e quindi s intra
prese l arginazione del ume Busento sotto la direzione dell inge
gnere Errico Dombr , lottandosi con la malagevolezza dei siti e
1 impeto del ume ( Ann. delle Ben. p. 31 ).
Porro Grumo 1857.

Vien deciso d attuare 1 ardito progetto di ridurre il Lago (1 A


verno a Porto Militare , e nonostante 1 avverso parere d una Com
missione e (1 altri uomini darte, il Re Ferdinando II si ostina ad

intraprendere lopera , riversando sull appaltatore le conseguenze


delle difcolt d esecuzione , con istrumento del 11 gennaio 1858.
Due canali navigabili doveano costruirsi, per dare al lago dop
pia comunicazione col mare e rendere all aria le sue qualit vitali,
uno per navi di lungo corso laltro per barche. Il primo aver do
vea lunghezza di palmi 1000 e profondit di 31, e 1 altro la stessa
lunghezza di palmi 1000 e profondit di 8.
La spesa totale fu ridotta a 533,000 ducati , e 1 opera ri

mase aggiudicata al Sig. Tommaso Guppy ingegnere inglese cono


sciuto in fra 1 altro per la costruzione della nave Gran Brettagna
e per essere a capo (1 uno stabilimento meccanico importantissimo (1).

(1) Questi dati li abbiamo tratti dalla Memoria de fatti relativi alle
quistioni promosse dalla pubblica amministrazione a danno del Sig. Tomma
so Guppy sul contratto da costui stipulato col Governo del Re di Napoli.

Essi dilfeiiscono dagli altri riportati dal Sig. Giuseppe Carelli negli Anna

n delle Bonificazioni n. vi. p. 280 e 296.

_96__

Ma gi presentavasi nella mente del Re, lidea d un gran ba


cino da raddobe sulla sponda meridionale del lago, e dun vasto ar
senale, per le quali opere erano necessari oltre i 20 milioni di ducati.
Non a dire di quali sussidi avesse mestieri quest intrapresa,
onde il Guppy dovette costruire strade a rotaie pel trasporto del
le terre , e potenti pompe a vapore per l esaurimento delle acque,

in un suolo dove le pomici e le sabbie formavano un ltro vastis


simo lungo i canali che si cavavano.

Contemporaneamente si ordin all Amministrazione delle petrie


re, la colossale costruzione dell avamporto , che dovea tutelare lo

sbocco del canale grande e vi fu dato immediatamente opera.


al trono Francesco Il volse in animo
sospendere il con i
tratto Asceso
col Guppy.

E qui sorge un periodo nel quale si svolge una serie di fatti,


inesplicabili, essendosi negata ogni proroga all appaltatore, in si dif
cile opera , richiamato all obbligo di deporre i materiali di sterro,
dove pi talentava allAmministrazione delle boniche, negati i pro
messi acconti sulle misure, e messi innanzi tali intralci, che il.Gup

py il 4 febbraio I860 sospese denitivamente i lavori, facendo atto


legale di protesta contro il Governo."
'
Egli davvero dolorosovedere sciupate tante somme senza un
piano ben ordinato , ed da sperare che i lavori intrapresi fosse
ro continenti sino al punto di bonicare almeno quelle acque, se
inutile opera si ravvisa quella dun porto militare.
Lasciando stare le antiche scritture , che non son rare ne man

canti di pregio , le memorie, che concitrono la pubblica opinione in


torno allesistenza del Porto Giulio, e la utilit e inutilit della sua
rinnovazione , furono le seguenti.

DI Curscro (Giuseppe) L antico Porto Giulio. Napoli I856.

L autore sostiene che i due laghi Averne e Lucrino, formavano

__91._

anticamente il Porto Giulio, e che leruzione del 1538, avendo fat


to emergere il Monte Nuovo, ingombr in gran parte il Luerino,
il quale sarebbe da colmare siccome fonte d aria infetta. Per tal guisa
rimarrebbe il solo Averno, da porsi in comunicazione col mare, dan
dogli il Monte Nuovo vantaggio sull antico porto, perch lo difende
dai venti del mezzod.
Sronzu.u (Francesco) Socio Corrispondente dell Istituto. Il Pre
teso Porto Giulio Memorie quattro, coi titoli
1.a Ricerche storiche-geognostiche sullaria di Baia. Agosto 1858.
2.Il Ricerche Archeologiche sul preteso Porto Giulio. Dicem
bre 1858.
3.8 Ricerche idrauliche sul Preteso Porto Giulio. Marzo 1859.
4. Considerazioni militari sul preteso Porto Giulio. Maggio 1859.
L autore opina non essere ragionevole voler riaprire un per
lo , che non fu mai aperto, e collocare stabilimenti marittimi e mi
litari in una pestifera contrada.
Oltre di ci dimostra che una otta ivi ancorata esposta a
tutti gli eli'etti dei bombardamenti, inne si reca a credere che nuo
ve opere idrauliche col costrutte debbano avere la medesima sorte
di tutte quelle del passato , dicui si ammirano le maestose reli
quie nel fondo di quell indissime acque.
Scncnuao (Giovanni) Di una antica strada sotterranea tra la
Citt di Cuma e il lago d Acerno. Annali delle Bonicazoni 1858.
Ivi in fra laltro si parla del metodo delle colmato adoperato a ri
fare la strada detta Domiziana e d un acquedotto fatto da Agrippa
pel Porto Giulio.
Dei Laghi Lucrino e Acerno tra le Citt di (lama e Poz
zuoli (id).
Dell aria di Baia al tempo dei Romani (id).

Carona: ( Giuseppe) Restituzione dell antico Porto Giulio ad


Tam. X1.

13

._98._.

uso della Real Marineria Militare col bonicamento dell Agro


Raiano , e riapertura d' un antica via sotterranea fra Canta e
l Averno.
In questa memoria si d un reso conto dei scandagli fatti dal
Capitano di fregata Sig. Vincenzo Lettieri nel lago (1 Averno e nel

le spiagge di Baia, dei lavori di trivellazione attuati dal Commissario


di marina Signor Camillo Quaranta , di una pianta di que luoghi
rilevata dal Signor Imbert tenente di vascello. Si dice della neces
sit di risparmiare il Lucrino per ragioni (1 economia, e dei diver
si progetti di canali per porre l Averno in comunicazione colmare.
Genera. Storia delle Due Sicilie, T. Il.

Annali delle Opere pubbliche e dellArchitettura. Anno 7.


La creazione di un porto nell Averno careggiata da Alfonso II
sin dal M94, dal lllarchese del Carpio , vicer per Carlo II, nel
'I685 , e durante loccupazione militare del Reame , ebbe un se

lenne oppositore in Giuliano Fazio, che nelle sue Osservazioni Ar


chitettoniche sul Porto Giulio I834, ne mostr la malagevolezza
dell esecuzione. Secondo la opinione di taluni essa sarebbe attua
bile se una generale bonicazione fosse recata ad effetto ne Campi
Flegrei. , potendo sempre larte delle difese trovar modo da evita
re gli effetti immediati di un bombardamento , ora che le batterie

corazzate permanenti e galleggianti, e potentissimo artiglierie pos


sono controbattere le stesse navi e bombardiere corazzate.
Dicesi che lAmministrazione delle Boniche porr a partito i
lavori fatti dal Guppy , per migliorare le condizioni di quelle acque
e dei terreni circostanti.
Focaarvna I857.

In questanno si fa un saggio di fognatura e drennaggio in

_99__

Carditello , e lingegnere Signor Stefano Mililetti ne pubblica il


rendiconto negli Annali delle Benicazioni N. IV. e V, an. 1858.
Sopra questo soggetto della fognatura si trovano parecchi la
vori pubblicati negli Annali Civili , facendo astrazione di quanto ne
dissero Columella, Palladio , Plinio, Olivier de Serres,

Walter

Bligh, il Trinci da Pistoia, Berti Pichat, Leclerc, Barral, Na


dault de Bulfen , Herv Mangon , Lamairresse, Figuier cc.
Lane DI AGNAN0 1860.

In diverse epoche venne in mente di prosciugare il Lago di


Agnano e le acque limitrofe , essendo il suo fondo , nella piuppar
te della sua estensione, di livello superiore alle acque del mare.

Nel 1860 una societ, rappresentata dal Signor Campanile dimen


d al Governo autorizzazione ad imprendere lopera , e se siamo
bene informati, pare che gli studii fatti dall ingegnere Sig. Men
dia sul Lago di Agnano , fossero serviti di base alla intrapresa ;
e che siasi conceduta lopera alla societ in parola.
Nel giornale La Guerra. Napoli 1861 p. 62, si allude a
questaproposta quando si pongono a disamina le note del chiaro
ingegnere ELIA Lour.menvr intorno ad una sua Memoria sulla na
tura dei Laghi, ed alle opere intese, a regolarne l afflusso.
Cmcomtn mentre LE Berarrcur: - 1861.

Il Dicastero dellinterno, il 21 febbraio 1801, scrive ai Go

vernatori delle Province Napoletane, la seguente circolare.


Signori -- Il prosciugamento delle contrade paludose, che
restituisce allindustria agricola il dominio di notevoli estensioni di
terre, gi fecondo di svariati prodotti, e favoreggia efcacemente la

1.5

-100
tutela della pubblica salute, allontanando le cause di esiziali mias
mi, uno dei precipui doveri di un Governo, che conscio della
sua missione, intende ad accrescere la ricchezza nazionale , ed a

migliorare le condizioni morali e materiali dei popoli alle sue cure


commessi.

Mosso da tali principii, non pu non essermi di grave rincre


scimento lo scorgere, come-in queste province meridionali, cele
brate per la loro non comune fertilit, una grande supercie di ter
re, tramutate in paludi e stagni, sia sottratta ai benecii dell a
gricoltura; onde io ho deliberato di proporre al pi presto a S.
A. R. il Luogotenente Generale del Re i rimedii pi opportuni per
far cessare questo avanzo di barbarie , che fa onta alla civilt dei
nostri tempi , ed a nuovi ordini politici fra noi liberamente intro
dotti.
E pertanto necessario che io mi abbia una esatta notizia di

tutto ci che pu riguardare il bonificamento di tali luoghi, per


formare una compiuta statistica delle contrade da prosciugare; e
per la prego di fornirmi con suo particolareggiato rapporto le se
guenti notizie :
1.0 Quale in codesta Provincia I estensione e la natura del
le terre sommerse;

2.0 Se giacciono o no sotto il livello del mare;


3.0 Quali malattie ne derivano ;

1. Quali sono le popolazioni circonvicine;


5 E quali da ultimo i mezzi pi efcaci di prosciugamento.
Domande di simil natura sono state di tratto in tratto poste
innanzi, pi a mostra di bene che ad utile dell universale: imper
eiocch a rendere un fatto simili desiderii, i mezzi non le parole
son necessarii. E se altramente si fosse operato, a tanta dovizia
d interrogazioni, a questora avrebber risposto importanti dati stati

-101
stici, e non si sarebbe tuttora sul mendicare vaghe e falsate nozioni
in un campo ove le scienze esatte ed applicate hanno il primato.
CANALI D ammazmnc E DI NAVIGAZIONE SUL VOLTURNO ED IL GARIGLIANO 1861.

Il 12 febbraio di questanno un decreto segnato da S. A. R.


il Principe di Savoia-Carignano accorda al signor Augusto Craven,
rappresentante una compagnia estera, concessione per 30 anni dun
canale per navigazione, irrigazione ed altri usi, da animarsi colle
acque del Volturno e del Garigliano.
Landamento della irrigazione sar dal Garigliano per tutta la
piana di Sessa, versandone lesuberanza nel mare. Dal Volturno

saran condotte le acque per tutti i fondi ove sar ci possibile dal
le prese dacqua al mare.
11 concessionario dovr per mano a lavori fra due mesi dal
1 approvazione impartita ai progetti darte, e compierli sotto pena
di decadenza dalla concessione senza indennit, nel termine di an

ni cinque dalla data del decreto.


Scorsi i trentanni tutte le opere di terra e tutti i canali di
verranno propriet dello Stato.

Per la irrigazione estiva, la quale sar affatto volontaria pel


proprietari, presenter il concessionario un progetto di regolamento
in cui sar stabilita la tariffa, oltre della quale nulla potr preten
dersi dallo stesso.
La relazione, intorno a questa domanda del Craven, fu fatta
dal signor Luigi 0berty, Consigliere di Luogotenenza incaricato del
Dicastero dei Lavori pubblici, (Giorn. 01110. di Napoli del 15 feb
braio 1861
Il 30 lllarzo, dietro proposizione dello stesso sig. Oberty, la

durata della concessione fu prolungata ad anni 60 (Giorn. ollic. di


Napoli 11 aprile 1861).

-I02

Cracomnr DEL Mmsrnno m AGRICOLTURA E Corinnncm I862.

Il Ministero di Agricoltura e Commercio il 5 Agosto I862 ,


trasmette una Circolare a Comuni , alle Accademie, ed ingegneri,
concernente le irrigazioni ed il bonicamento delle terre. E ad es
sa unisce una tabella con 35 domande intorno a questo argomen
to, colf invito di farvi scrivere nella parte lasciata bianca le cor
rispondenti risposte.
L Istituto d Incoraggiamento il IO Dicembre dellanzidetto anno
restituisce lo specchio ricevuto al Ministero con le risposte indicate.
Il.
In quanto al da farsi, lIstituto non avendo a mano il nove
ro dei lavori gi attuati o in corso , n quello dei progetti darte
di nobilissimi ingegni , presentati allAmministrazione delle Boni
che , non pu se non che esprimere un voto pel prospero avve
nire d intraprese, le cui conquiste sono legate ai pi alti interes
si dellumanit e dellagricoltura. Conciosiach , non il caso di
proclamare nellarte delle verit ormai conosciute ed ammesse, n
quello di suggerire ripieghi e trovati che uscissero dal noto , ma

ci si vuole entrare risolutamente nel campo delle utili applicazioni;


ed a far ci studi preliminari, cifre, piante e proli son necessa
rie e non parole. Tuttavolta sar bene incitare gli animi ancor dub
bi, se in tanta bisogna dubbie potesse essere, ricordando, che se

I arginazione dei umi salva le valli ed i piani ; se i dilagamenti


o sommersioni fertilizzanti invernali concimano le terre ,

e le irri

gazioni estive le fertilizzano; se i canali navigabili e produttori di


forze metrici accrescono i trallichi; la bonicazione dei ristagni di

-103-_
acque , quistione di vita o di morte per le popolazioni stabilite
intorno a quei pestiferi centri.
E nella stessa Francia , di cui ammiriamo l opera civilizzatri
ce , un voto unanime si levato in tutti i dipartimenti (1846-1850)
quando s agit la quistione delle boniche. Imperciocch tutti re
clamarono lopera protettrice del governo , tutti concordemente con
vennero della necessit di afdare questo difficile carico ad inge
gneri speciali, che non sperperassero la pubblica e la privata for
luna.

E se'in mezzo a tanto sapere ne a dato esprimere un desi


derio , vorremmo che innanzi tratto fosse redatta una carta oro

graca ed idrograca generale , lavoro ancora non fatto; alla qua


le fosse aggiunta una esattissima monografia dei nostri umi , la
ghi , maremme , paludi e stagni. Onde i volumi delle loro acque,
le principali sezioni, le piene, le velocit , le pendenze, lindole
degli alvei , le lunghezze del corso , l ampiezza degli svolgimenti,

lindole geologica delle sponde, il numero e la specie delle mac


chine a cui dan moto , le foci, le marce , le distanze dai laghi e
dai mari , le dune e via innanzi fossero conosciute. E pei laghi le
altezze , i volumi delle acque , i meati naturali o artefatti , 1 am
piezza delle terre sommergibili nelle piene, le piante palustri, gli

esseri viventi nelle loro acque , i umi e torrenti , che vi dan ca


po cc.
Degli studi generali dovrebbero essere senza posa attuati, stu
diati del pari gli speciali progetti, raccolti tutti i documenti , che
esistono negli archivi e nelle tradizioni della storia , cosicch non
appena ad nn individuo , ad unassociazione, al governo , venga
in mente di stabilire una industria , di bonicare un suolo , di fer

tilizzarlo con le irrigazioni, di solcarlo' con canali, ferrovie cc. si

abbia gi tanto di base nei calcoli dellimpresa da giudicare di lan

lr-|_

,_iet
cio della sua convenienza e inutilit, e da avviarsi al lavoro. Ed

in questopera di civilt e di progresso la pubblica amministrazio-


ne dovrebbe suscitare incoraggiare , agevolare, dirigere gli sforzi
de privati, maneducendoli per vie studiate, connesse ad un piano
generale , e che con la minima spesa e nel minimo tempo condu
cessero allo scopo. Che di pi: lodevole temperamento sarebbe
quello di premiare con menzioni onorevoli e con mezzi materiali ce
loro, che n1erc il sussidio delle acque, bellamente condotte e go
vernate , convertissero delle terre stagnanti in prati, e che per e
pera di bonicamento restituissero terre allagricoltura , o con im
boschimenti ed altre opere d arte , frenassero le irrompenti acque
dei monti.
._
Conservare, fertilizzare , accrescere il suolo coltivabile, resti

tuire allarte le sue qualit vitali, lo scopo precipuo delle boni-.


cazioni. Le arginazioni, la regolarizzazione de corsi (1 acque ,_le
colmata, le essiccazioni , le fognature, i pozzi artesiani , le dori-l
vazioni, la consolidazione dei pendii, i rinsaldimenti, linfrena
mento delle dune, i bacini, le ture, le palicate, lapertura del.
le feci, i canali, le strade d argine, leliminazione degli abusi ne.

sono i mezzi.
Questa intima conciliazione degl interessi dellagricoltura, del-L.
\

lindustria e della pubblica salute , e lalto mandato commessoal

limpresa delle boniche, e noi non sapremmo non associarci a-,


gli sforzi degli uomini che alacremente v intendono , ed augurar
:
loro lieta fortuna in questo nobile e lantropico scopo.
.,,_
1-;

III.

-.'- .,

Da ultimo, prendendo a dire dei lavori letti e presentati a que-:


sto Istituto d Inceraggiamento intorno alle bonicazionf, ed -alle-.

-105
pera da esse svolta in questi notevolissimi studii : egli da per
mente che la sua istituzione avendo in mira le scienze naturali nei
loro pi stretti rapporti col bene universale, questa sua opera non
potea essere se non che d incoraggiamento e di sussidio ad altri,
ma non mai produttrice di speciali progetti (1 arte , che avrebbero
innalzato il suo mandato, oltre i dritti dellAmministrazione Genera

le. Ed perci che nel fatto delle boniche; vedesi la sola ini-'
ziativa dellIstituto nei limiti del suo mandato e non pi (1). Imper
ciocch avvi stretta attinenza fra le scienze e le arti, fra le facili

comunicazioni e la ricchezza, fra ligiene e la produzione, fra la


ricchezza ed il ben essere, fra questo e la privata e pubblica pre
sperit, per non careggiare le boniche , che si altamente promo
vono il progresso delle societ civili. Le spontanee emigrazioni , il
caro dei viveri, la necessit di lavoro, che si verica nelle egnor

crescenti popolazioni , manifesta la necessit di rendere all agri


coltura i suoli perduti, di produrre con lo stesso lavoro oltre lu
sato , e fornire ad un industria, magicamente potente, le materie pri
me, che nelle sue mani si trasformano in oggetti di permute e di
commercio. E perclr nc campi nascono i pi numerosi ed attivi di
fensori della patria , e dai campi esce il pi largo sovvenimento
dei pubblici erarii; al migliorare dell aria e delle condizioni igie
niche del colono e del bracciante migliorano vitali elementi della

prosperit e forza nazionale.


Da ultimo se linvasione della barbarie rincul le popolazioni
nei monti e gl isterili, devastando ed impaludando i piani, ora per
lopposto linvasione della civilt deve attirare le popolazioni nei
piani e nelle valli , bandire le acque stagnanti , fertilizzare le ter
(1) V. ilavori citati de socii Professori Costa e Capocci, del Com.
Sponzilli , dc Cav. Del Giudice, Nevi, De Luca cc.
Tam. X].

-100
re , e rimboschire i monti, a salute delle sottostanti convalli e pia
nnre.
E bene intese, questo Istituto quest altissimo ne sociale, non
essendosi rimase in ogni riscontro di suggerire le colture , gli u
tensili , le macchine , che poteano prosperare le terre, entrate nel
dominio utile dellindustria , sussidiando la mente creatrice delluo

mo dellarte , del conforto , del plauso e del consiglio. Ne n pro


va in fra laltro quanto oper nel tristo avvenimento del Fucino del
1810, cose che qui ripetiamo dalle Notizie Istoriche del B. Istituto
(p. 210), redatte dallegregio Segretario perpetuo Cav. Fr. del Giudice.
Nell anno medesimo le acque del Fucino furono malevoli pi
dell usat0 , in guisa. che gravissimi furono i danni, che patirono i
paesi alle sue sponde , i quali in parte rimasero sommersi, co
si copiose furon le piene dei torrenti e degli altri corsi di acqua
che andarono a metter ne in quel vasto bacino, isterico per se
e famoso pei vicini campi Palentini e la olezzante erta Salviana ,
cui l incuria umana non valse a togliere il pi bel riso di natura.
L Istituto fece pure una volta redivivere le gravi quistioni inerenti
a quel lago; ramment lacquedotto di Claudio , il partito che se
ne poteva trarre per ritornare all agricoltura ottantacinque miglia
quadrate di IIIDCPIOSO terreno; i diritti che avevano quelle popo
fazioni di essere liberate da un nemico che sovente le attaccava
e distruggeva ; e pose in luce le ricerche dei suoi soci Lippi e
Tommaso Bregi di Avezzano intorno a tale argomento. Non fu va
na ed all intut o dimenticata lopera dell' Istituto; ch sempre in
un modo o in un altro il Fucino fu studio del tempo, no a
quando il benenurito Carlo Afan de Rivera , Direttor generale del
R. Corpo di Ponti e Strade , non si fosse adoperato, merc la
spesa di centomila murali , se la memoria non ci falla , e con
la perseveranza propria di chi cerca attuare un cospicuo pensie
l

-107

re , a mostrare anche a pi ostinati increduli ed oppositori che


1 acqua del Fucino poteva passare per quell acquidolto; come di
fatti fecela passare. E qui il nostro cuore riman contristato dal ve
dere che un antica e colossale opera rmuaua , frutto della sapien

za degli avi nostri , fatta ricordare dai nostri archeologi e dalle no


stre Accademie, disotlerrala quasi e posta in evidenza da un ita
liano , Oggi deve essere rislaurala da mani straniere! Vero chei
nostri ingegneri non hanno uopo di gloria maggiore di quella da
cui son circondati, ma il ripristimrmcuto dell acquidotlo di Clau
dio era da affidarsi a menti e braccia italiane , e non ad ingegne

ri ed operai venutici di Francia; abban.lzmunlo all industria priva


ta ,' se cosi piaceva , il risultato della nobile intrapresa. E dite che

n dal 1818 , 1 Istituto continuando ad occuparsi del Fucino, rice

v e fece plauso ad una memoria del signor Domenicantonio Jalo


sti , uomo culto ed intraprendente di Avezzano , il quale promette
va nella sua scrittura , fra le altre cose , di restringere le acque
del Fucino in giusti limiti , ricevendo in compenso non altro che la
dodicesima parte della estensione dei terreni che avrebbe sottratto
al dominio delle acque. Oggi tutte esse terre si appartengono al
concessionario! llla non questo il luogo di muovere tali lamenti;
e per ricordiamo solamente, come ci narra Svetonio, che l Impe

ratore Claudio sera dato allimpresa del Fucino, mosso non me


no dalla speranza di condurlo ben presto a ne ,che dall' amore di
gloria; non ostante che alcuni avessero offerto di asciugarlo a loro
spese private, a patto che fossero loro conceduti i terreni disseccati.
Altro identico argomento, ma ancor pi vasto, nel 1816 oc

onp il nostro Istituto. Quali fossero state per lo passato , quali


sono tuttavia in molti luoghi, le esiziali opere dei nostri umi
Volturno, Garigliano , Ofanto , Liri e via discorrendo , risaputo.

Per le naturali vicende, e pi di esse , per le barbarie proverbia

-I08
li dei secoli trascorsi, le acque di quei umi non pi contenute
nei loro corsi naturali, congiunte a quelle dei monti spogliati di
boschi da mani o ignoranti e malvage , fan patire da lunghi anni
la desolazione e la morte, l dove la natura non nega veruno dei
suoi doni. La regione Campana , un di delizia dei dominatori del
Mondo , l Opicia de Greci, la Campania feelix dei Latini, fu tra
le pi devastata dalle ingiurie delle acque stagnanti. L Istituto
raccogliendo quanto nel tempo a cui accenniamo veniva detto e
pubblicato , specialmente in quanto alla ricordata regione , fe

ce oggetto di studio il rinsanimento di essa , cosi dal lato scien


tico dei mezzi alluopo necessarii, come dal lato economico ,
agrario, sanitario , e statistico. Bast che largomento si fos
se cosi posto a disamina, perch man mano il Governo continuas
se ad occuparsene , or con maggiore or con minore energia ; e
ci gode lanimo nel vedere oggi solcar I aratro e verdeggiar la
messe in molti luoghi di quel vasto bacino del Volturno , i cui _or
rori ci sono ancora presenti alla mente. E ben si possono atten
dere nuovi e pi prosperi risultamenti dalle opere con no accor
gimento e grande corredo di scienze compiute dal valente ingegne
re cav. Stefano Mililotti .
Con questo rapidissimo cenno 1 Istituto ha cercato di soddis
fare i desiderii espressi nella lettera del Signor Prefetto , del 24
Gennaio , citata nell esordire , saldo nel suo divisamento d inco

raggiare sempre pi i concetti, che s attengono alle conquiste del


I agricoltura, sulle acque infette; potendosi davvero ritenere siccome
assioma che: questa specie di conquista pacica egualmente appro
vata dalla morale e dalla ragione, non solamente non costa alcun

dolore , ma accompagnata dalle lodi e dalle benedizioni de con


temporanei e della posterit.

GIUSEPPE Non Relatore

RELAZIONE
SULLO STATO FISICO-ECONOMICO-AGRARIO
DELLA PRIMA CALABRIA VLTERIORE
MEM0RIA

scnma pan coaconso E cononara DEL ranno PREMIO DELLA MEDAGLIA nono
Nella solenne tornata del 20 Maggio 1862

PER GIUSEPPE ANTONIO PASQUALE


SOCIO CORRISPONDENTE
_._..--_

PREFAZIONE

Il. Reale Istituto d Incoraggiamento alle Scienze naturali di Napoli


in data de 20 Dicembre 1860 emanava il seguente Programma:
Volge oltre un anno che questo Istituto , fedele al grande
scopo cui con incessanti cure ha sempre mirato, quello cio di ren
dere patrimonio universale il progresso delle scienze nelle applica
zioni di esse alle pi nobili industrie, faceva argomento di pubbli
co concorso quanto gli sembr giovevole ad impor modo a gravi
disastri dellindustria serica, che fattisi compagni de mali pe"qua
ti si renduto tristemente popolare l innocente nome di Tucker,
tanto guasto han recato a due delle principali risorse, da noi con '
molto accorgimento cavate dalla terra. Esso non ebbe a pentirsi de
gli avviamenti operati e delle nobili spinte date agli studi di esser
vazione intorno al ferale morbo del prezioso lugello: ch se il buon
volere di molti, e le onorevoli fatiche di taluni membri dell Istitu

_ tuo
to non giunsero a risolvere uno di que problemi i cui elementi se.
vente la natura involge in densissimo velo, valsero puruondimeno
potentemente a diffondere la maggior luce che era possibile in quel
le improvvise tenebre. Oggi nel maraviglioso risorgimento della no
stra patria , il Reale Istituto d" locoraggianwnlo volendo che la scien
za pronunzi i suoi oracoli sopra pi vasto campo di ricerche per la
prosperit di questa cospicua parte meridionale dItalia, invoca il
concorso de detti per la risposta al seguente
QUESITO

Descrivere minutamente lo stato attuale dell'agricoltura, del


la pastorizia, dell' industria e delle moni/alture in una qualun

que di queste provincie nopolitane, indieondone i vantaggi ed


i difetti; e dichiarare quali provvedimenti sieno i pi urgenti
e di pi spedita attuazione per migliorare quelle sorgenti della
pubblica ricchezza nella provincia medesima.
Una medaglia di ore del valore di trecento ducati promette I Isti
tuto a colui fra i concorrenti che convenientemente risponder all intero
quesito; ed inoltre tre medaglie del tutore. ciascuna di ducati cento, a tre
de concorrenti che assolveranno una parte solo del quesito medesimo.
Dichiarato lo stato presente dell'agricoltura e fottono osservare i
particolari, i corner-venti dovranno specicare i miglioramenti che sarebbe
ro a sperare n<n solo dalla nmggiore perfezione nelle specie di coltivazio
ni che troveranno in alto, ma ancora dalle nuove coltivazioni, e mal note,

o ignorate affatto. Lo stato di salubrit de luoghi, icorsi delle acque non


contenute dalle ripe, i torrenti pi devastatori c spodestati nelle stagioni
piovoso, dannosi alle campagne ed ain uomini, saranno denunziati alla
pubblica attenzione, essendo risaputo che dove laria ha reo qualit, de

ve le acque possono di leggieri distruggere le fatiche del campagnuolo, ivi


non pu esservi che una stentato pratica agraria. I pascoli, i ricoveri pel
bestiame, le malattie dominanti in esso, son cose che saranno prese in par

-111
ticolar considerazione. Lo stato attuale delle industrie, sicn0 quello proprio _
a preparare pel mercato i prodotti del suolo , sicno quello proprio per la

fabbricazione degli oggetti necessari a bisogni, a comodi, al lusso della


vita, dovranno necessariamente condurre i concorrenti non solo sulle cen

siderazioni delle cattive pratiche da porsi a conto dei produttori, ma an


cora sulle condizioni attuali dei veicoli e degli sbocchi per terra e per ac
qua. Dove non pu con ngcvolczza trasferirsi la derrala da un luogo ad un

altro, ivi non vi possono essere consulcrabili industrie.


'
I) La qual particolarit e da porre gratulemcnlc a colonie nei casi di
lavoro delle cave e delle miniere , non ignorate ricchezze di molti luoghi,
ma disprcgiale o non curato per la ragione tcsl ricordata.
)) LIstituto reputa necessario avvertire i concorrenti che far gran
conto de fatti statistici, delle' cifre numeriche desunte dagli elementi che
si potranno raccogliere, delle. nozioni proprie (le luoghi; ma richiede le
maggiori esattezze in ci, le pi chiare e precise pruuve dcin assorti. In
somma senza velo e senza mistero l Istituto dice ai concorrenti, che se a
nimati da carit di patria vogliono che le loro ricerche ed i loro pensamen

ti sicno larga messe al bene pubblico, lascino parlare i fatti e non le pro
prie opinioni, i propri convinciman , che per avventura potrebbero farli de
viare dal retto sentiero, con.quali Conseguenze superfluo qui dichiarare.

i) In quanto ai possibili miglioranwnli delle nostre industrie e mani


fatture per una determinata provincia, i concorrenti dopo che avranno espe
sto, se I'tIilllt'lllllO opportuno, i loro giudizi, spingendo gli sguardi mol
to lungi, terranno in particolar.consideraiimw qne provvrnlimcnti che mag

giormente si appalesano urgenti non solo, ma di attuazione che non sia scon
linnta, o pel tempo, o per i grandi mezzi che richiederebbe. Lo scopo del

lIstituto quello di rendere utili in prossimi fatti le fatiche dei concorrenti.


a Le memorie saranno scritte in idioma italiano , e dovranno perve
nire all Istituto entro il mese di settembre dellanno 186l con lindiriz

zo: Al Segretario Perpetuo del Reale Istituto d Incoraggiamento alle Scien


ze Naturali.
II Ciascuna memoria sar distinta da un molto che verr ripetuto so
pra una sclu-da suggellata che conterr il nome e l indirizzo dell autore.
a Le nmnorie non premiate, o che non abbiano ottenuto l accessit,

-112
_ saranno conservate nell Archivio dellIstituto, dopo che seguendo le ordi
narie formalit accademiche, saranno state bruciate le corrispondenti schede.
Compiutisi dal Reale Istituto gli studi che occorreranno per emet

tere il suo pi esatto giudizio intorno al merito delle memorie che in tem
po debito saranno mandate al concorso, le schede contenenti i nomi degli
autori delle memorie che saranno reputate meritevoli del premio, e quelle
che conterranno i nomi degli autori delle memorie, se vi saranno, merite
voli dell accessit, saranno aperte in un adunanza dellIstituto con linter
vento di quelledotte corporazioni e di quei personaggi che il Consigliere
del Dicastero di Agricoltura e Commercio creder opportuno dinvitare.
a Le memorie che saranno premiate , e quelle che potranno venir distin
te dallaccessit, faranno parte del volume. X degli atti del R. Istituto, dando
si delle memorie cinquanta esemplari agli autori con particolari frontespizi.
vietato il concorrere a questo programma a Soci Ordinari del R. Istituto.
LIstituto spera di veder carenate le sue premure da memorie dotte
ed utili a questo meridionali province non mai scarse di peregrini ingegni.
Dalla residenza del Il. Istituto li 20 Dicembre 1860.
Il Presidente, Firm. --D. Muncum
Il Segretario perpetuo, Firm. -- GAY. F. DEL Glamour.
In risposta all esposto programma io ha preso a scrivere la presente
relazione animato dal forte desiderio di rendermi con essa utile alla mia
grande Patria e specialmente alla mia provincia natia. Senza pretendere di
avere scritta una statistica agraria della provincia, al qual compito non mi
obbligava il programma, in mi lusinga in questo lavoro offrire non pochi

fatti statistici, e la risoluzione di vari problemi di economia rurale spet


tanti alla provincia stessa.

Mi corre l obbligo esprimere n da questo istante i miei ringrazia


menti a coloro che mi l'area di conforto, coi loro lumi e con le loro be
nevole comunicazioni. I nomi di costoro saran consacrati in questo scritto,
assieme con qne di altri benemeriti della provincia stessa, de quali le opere"

ed opuscoli gi pubblicati mi hanno servito al compimento di questo lavoro.


N. B. Per conformarmi alla decisione della Commissione, nel pubblicare la memoria
ne ho ristretto molte parti, che sono per intero nell originale.

PARTE PRIMA
mcvannamrn LO STATO FISICO
Congurazione della 1. Calabria Ulteriore.
La sua posizione tra il grado 38 , e 34 minuti, e l gra

do 38 , e minuti 35 di longitudine or. dal meridiano di Parigi ,


e tra il grado 31 e 51 min., ed il grado 38 e 33 min. di lati
tudine boreale. La sua lunghezza di chi]. 68 ( miglia 37 ). La
massima larghezza dalle foci del Mesima sul Tirreno a quelle di
Assi sul Ionio di 56 chil. ( 30 migl. e mezzo): la minima larg.
tra il Capo dell Armi al Capo Spartivento chi]. 37 ( miglia 20 ):
in supercie quadrata di chil. 2632 (925 miglia quadrate), cio
ettare 263200. Ha gura di parallelogrammo diretto pel suo lun
go da greco a libeccio.
La 1. Calabria Ulteriore costituita dalla estremit meridio
nale della catena dell Appennino , la quale circondata ad est a sud
ed ovest, dai due mari Ionio e Tirreno, e a nord dalla 2.a Cala

bria Ulteriore , forma di se quel che dicesi da geologi zampa di


oca. Dalla via di nord , o dal continente, la schiena delle monta

gne , essendo toudeggiante e piatta , procede da alto piano in al


to piano (cos detto pianoro):sentra nella Provincia pel Monte Fa
ma , o meglio per 1 alto piano detto Croceferrata, e dopo una
leggiera depressione lungo il suo cammino ( da nord-est a sud
ovest ) negli acrocori detti Limina e Stimpato , in modo da ferma
re ivi il collo , s innalza in un gruppo di monti , detto di Aspro
monte , dei quali il pi alto Montalto , punto culminante della
zampa d oca e di tutta la provincia. La sua altezza giunge a me
Tom. X].

15

- II4 -

tri I074, 28 (I). Di l come dall apice di una piramide , si scende


pi e men ripidamente , poi due mari Ionio e Tirreno , e pel ca
nale di Messina , il quale, come intermedio tra questi, gira per

I estremo punto meridionale della italica penisola.


La montagna vi manda dei promontorii e capi, i quali gu
rano da dita , e gl intermedi tra I uno e laltro , o gl interdita ,
sono dei bassi piani i quali son costituiti dalle colmate delle spo

glie della stessa montagna, che le acque vi han trascinato e de


positate lungo il loro corso. Codeste cobnate differiscono grande
mente per estensione, avendocene di qualche centinaio di passi
no a quella di IO miglia circa di lunghezza e di larghezza. Tale
la prima ad incontrare entrando nella provincia dal lato occidenta
le , e che per essere la pi vasta pianura della Provincia si addi
manda dai paesani la Piana.

E in prima diciamo di questa Piana di Palmi, o PIANA, pro


priamente detta. Ha la schiena dellAppennino ad ovest, e i due
prolungamenti, o promontor, che la cingeno dal lato settentrio
nale, e dal meridionale, terminando luno al Capo Vaticano,
e laltro al Capo S. Elia su Pabni. Costituisce cosi un vasto ba
cino aperte dalla via del mare, o ponente, cio dal golfo di Gio

ia, e chiuso dagli altri lati interno intorno dalle montagne. I due
(1) Aspromonte: passi geodctici 1066 uguali a metri 1974. 28
In Calabria Ulteriore secon
da e Calabria Cilra.

Monte Poro.

393.

727. 84

Torre dei Galli . . . 34.0. . . . .


629. 68
Sila, Monte Negro . . 1022. . .
. 1892. 74.
Cocuzzo . . . . . . 83g. ' . . . 1553. 83
N. B. Il passo geedelico uguale a palmi 7. Queste misure le abbiamo ricevute dal
nostro Ucio Topograco. Non siamo di accordo in quanto all altezza di Aspromonte col
prof. Basilio Lo Faro , alla cui gentilezza dobbiamo non poche notizie relative alla topo
graa della Provincia.

-115
prolungamenti che vanno a terminare ai due detti capi, dai loro al
tipiani sono denominati Iilina e Poro da settentrione, Piani di (Io
rona a mezzogiorno. La Piana della 1.0 Calabria ulteriore il pri
mo e pi grande interdita della zampa di oca. Essa d chiara
mente a divedere essere stata una volta golfo, ora riempiuto dal
le contribuzioni delle montagne attorno, come addimostra la sua
moderna costituzione geologica in cia di formazione (1).
Le altre colmate, o interdita della provincia sono meno este
se e molto meno rientranti, ed han gura di strisce, o zone lungo
il mare. Dal Capo S. Elia su Palmi no ad Alta Fiumara (cir
ca 14 chilom.) la montagna mostra il suo anco roccioso (di gneis)
nudo e tagliato a picco sul mare per forse 800 metri di altezza.
Le citt di Ragnara e Scilla sono fondate sul pendio di questa roc
cia , ed appiede il gruppo di case di Favazzina nel punto medio
tra queste due citt , sito su di una piccola colmata formata dal
torrente che vi si precipita sul mare. Tutti i torrenti di questo trat
to corrono sul mare da precipizio a precipizio, come da immani
cateratte.

In seguito da Pirgo , o Punta del Pezzo , no al Capo Pel


laro ci ha laltro interdito, che la bella piana di Reggio; poi
l altro tra questo e Capo dell Armi , e la quarta rivolta perfetta
mente a mezzod , e che costituisce la punta dello stivale, o lo e
stremo meridionale della Penisola Italiana. Questa corre dirittamen

te da Capo d Armi a Capo Spartivento per circa 38 chilometri.


La 5.Il volge all oriente tra Capo Spartivento e Capo Bruzzano ,

per poi passare in una pi lunga zona ( o colmata marittima )


(1) Vedi Discorso intorno lorigine del Villaggio S. Ferdinando e sopra le prin
cipali cose che quivi si coltivano di Guglielmo Gasparrini , ricavato dall' opera periodica
Le Utili Conoscenze a pag. 9. Donde rilevasi un segno come il golfo di Gioia vada a
poco a poco (geologicamente parlando ) raddrizzandosi e scomparendo.

-II6
che si stende senza interruzione dal detto Capo Bruzzano no a
Punta di Stile , presso cui termina la provincia a nord-est limi
tata dal ume Assi.
Dall esposto si deduce facilmente che l estrema parte della
catena appennina , divide la provincia in tre versanti principali, due
che sono i maggiori, cio, il versante del Ionio , e orientale,
il versante tirreno , ed occidentale , ed il terzo meridionale, che

si addimanderehbe meglio versante del Mediterraneo. Basta ascen


dere sulla schiena dellAppennino , o meglio sulla cima di Montal
to per osservare i detti tre mari ad un tempo. notevole che i
geogra par che vogliano confondere il mare meridionale col mar

Ionio che orientale riguardo alla provincia.


Montagne, colline , e ratti.

Dalla schiena delle montagne e dal gruppo di Aspromonte scendono i


fiumi ed i torrenti, i quali dopo breve corso si gittano nei mari suddetti,
e contribuiscono moltissimo a modicare la faccia della Provincia ; percioc
ch dal versante orientale per la loro azione corrodente vedi risultare una
Serie di colline le quali scendono al mare in direzione pi o meno perpen
dicolare all asse della catena formando coi detti colli le spine della cos
della schiena di pesce. Da questa parte le colline non presentano altipia
ni, e acrocori, anzi spesso terminano in creste, ed a seghe , come se
no quelle su cui vi fabbricato buon numero di citt , e villaggi: come
Mammola, Grotteria, Roccella , Siderno, Gerace, Ardore , Cendoianni ,
S. Ilario ce. se. i quali animano il paesaggio , assai per sua natura pit-v
toresco.

Alquante diverso lo aspetto delle colline, rese dalle acque , che


scendono lungo 1 estremo meridionale , dove ancor non di rado si vedono
terminate a creste ed a sega. Cos presse lillito il monte Uncz si presem
ta confermato in cinque punte, come le cinque dita della mano, onde il

nome di Pentidattilo a quel villaggio situato nella sua china. Conformazie

-M'l
ne che si ripete spesse volte in quei terreni sedimentar e di trasporto ; ed
in un altro luogo presso Natile, ed in altro presso Antonimina nel monte

detto Tredzla per consimile conformazione. Se non che il versante meridio


nale e pi breve , pi sfrangiato , ed i torrenti e le valli sono pi corte

di assai che negli altri due lati. Da per tutto poi vedi smottamenti e frane.
Se la china orientale scende eontinuatamentc verso il mare , comunque

sia frastagliate dai frequentissimi torrenti e umi che scorrono gi per le


gronde valli e vallate, la occidentale procede per altro modo. E tal die
ronza consiste in ci che la china occidentale , per uno spazio di circa 30

clrilom. tra Torre delle Pietre Nere e Punta del Pezzo, la montagna mo
stra il suo anco tagliato a picco sulmare. Oltre a ci la china stessa
da su in gi interrotta da grandi e piccoli piano-ri: i quali si succedo
no 1 un dopo laltro a guisa di palchi di un anteatro. Cos cominciando
dagli acrocori della schiena appennina, che sono i piani di Prateria, I/i
arina , Gardeto , Quattrofaggi ee., e poi scendendo in altri , come a quel
li del Piano della Elina su Galatro , di Cubasina presso (ii/fono; e di

altra parte il Piano di Zerco , Piano di Aspromonte , Piano di Corona


( il quale corrisponde per livello a quello del Poro nella prossima provin
cia di Catanzaro ) piano di Mette, di Campo, di Matam'te' ( resi gi fa
mosi per la fermata di Garibaldi alla presa di Altaumarer il 23 Agosto

l860) e pi gi, presso la citt di Reggio, i piani di Cwndam' di Modena


e poi di Terete', Trapezi, ed Aretino. I pi elevati, in quel di Reggio, si

addimandano volgarmente campi, che toccano le falde di Aspromonte e


Basilic. I detti alti piani son tutti dedicati alla coltivazione dei cereali, i
quali vi vanno emigrando dai bassi piani, oggi quasi tutti alberati.
ben da osservare che codesti piani formerebbero delle pianure uni
te e continuato per lunghe estensioni, e 1 una sottoposta allaltra, ove

non fossero frastagliati dalle azioni delle acque corrodenti, sicch ora non
si reggono che a pezzi interrotti da pi o men larghe vallate con le pro
de e i anchi rotti, come tuttora seorgonsi. Ma 1 occhio, chele guardi da
un punto superiore tutte insieme , non tarda a scorgervi il connato aspet
to di anteatro naturale, di cui il tempo e le acque ne hanno interrotta

la continuit. Le pi basse e principali pianure, sono tre:.

_<"____4_4_1__._,_

_N,_-_*P-v

-118
1. La prima ad occidente , detta propriamente per la sua grande
estensione La Piana, cio la Piana di Palmi; che ha forma di bacino ,
come si detto di sopra, ed offre una larghezza presso che eguale alla
sua lunghezza , cio di 20 chilometri, e 100 chilometri quadrati.
2.a Una seconda detta piana di Reggio che a guisa di zona costeg
gia la marina, ed estendesi da punta di Pezzo a Capo dell Armi in dire
zione di settentrione a mezzoggierno, larga due chilometri , e lunga 32 ,
amenissima , ricca di colture di aranci e gelsi ; tra i quali spiccano per
il loro sublime portamento i datteri.
3.a La terza la piana che si estende da Capo Bruzzano al ume

Assi termine della provincia. Questa-ha una larghezza di circa quattro chi
lometri su di una lunghezza di quarantotte , in direzione da Libeccio a
Greco , formando il Iittorale orientale della provincia con pochi o nessun
seno , corrente diritto da un capo all altro. Di tutti i piani della Provin
cia, i quali sono, a dire pi esattamente, dei semipiani, quest ultimo ,
stretto e lungo, si va, pi ripidamente che gli altri, innalzando in dolce
pendio verso la montagna, inclinato in varie maniere, e formando da perlat
to supercie ondolate, e pianerottoli , su per le colline che son molto pit
toresche. In quel di Roccella i colli di marna calcarea bianca, sono di
aspetto tutto particolare; perch le preminenza e comignoli son tondeggian
ti e mammellonati : quasi sempre nudi di vegetazione , eccetto sul piane
rottolo che sta in cima a ciascuno, il quale suole mostrarsi verde per il
pratcllo che la veste , e che costantemente fa sfoggio di Sulla.
Fiumi e torrenti.

La schiena dell Appennino prima di sollevarsi nel gruppo di Aspro


monte, parte per la lunga la Provincia in direzione di greco a libeccio.
I umi e torrenti sieguono le valli dell una e dellaltro versante. In questa
provincia, non avendosi idea di veri umi, si d questo nome a dei gros
si rascelli che sono guadabili d inverno e di estate, e valloni si addamanda
no i torrenti: si d ancora il nome vernacolo di umara ai umitorrenti
(I) Glu'mmaro, si addimandano i piccoli torrentelli , come quelli che vedonsi per

-MS
Sono frequentissimi, come l alternare, incessante di colli e burroni,
e per lo pi non sono che di torrenti rapidissimi, i quali in buona parte
precipitano da cateratta in cateratta no al mare , specialmente in quel
tratto tra Bagnara e Capo di Armi, e scendendo formano colmato e solleva
menti di terreno , portando devastazioni alle campagne ed abitati vicini.

Questo il pi terribile agello della bella riviera Reggiana. I pi brevi


torrenti, come i pi lunghi, elevando il loro letto , giunti in certi punti
straripano da un anco e dallaltro , e si bipartiscono, tripartiscono, ed
anche quadripartiscono , come si pu osservare alla Fiumara di Valanidi
presso Reggio, per circa un chilometro prima di giungere al mare. Dopo

Capo dArmi dei torrenti di corso brevissimo hanno interrati da pochi.an


ai in qua, londachi e villaggi , oltre a vasti tenimenti (1). Di consimili
disastri si vericano allo spesso, e ad ogni piena. Lascio dal dire delle
straordinarie alluvioni del 1821 e del l856 , per le quali molti paesi ri
masero grami , e le basse valli furono ricolmate per l altezza di 6-1 me
tri. Da questo agello minacciato specialmente la bella Reggio; percioc
che il torrente Calopinace, che lambisce 1 estremo meridionale della citt,
si trova col suo letto a circa 10 metri sopra il livello dellabitato , e il
minaccioso disastro si ripara con dighe di fabbrica.
Ma per considerazioni speciali alla citt, si vuole la merc di un gin
dizioso progetto apportar rimedio pi ellicace. Il quale consiste in allonta
nare il detto torrente dalla citt , e versarlo per mezzo di un canale nel

laltro seguente a mezzod e pi lontano, detto di S. Agata. Questo pun


to allins della citt detto Riparo dalla banda del Calopz'nace, e Sam
parato, e Sansparato dallaltra banda del torrente S. Agata. Il tratto di
terra che vi si frammette , non che un chilometro e di facile taglio. la
Calabria Ultra 1. di simili congiungimenti tra umi e torrenti si potrebbero
le contrade degli abitati: da %ry.ap05 ovvero X.erpqpaS. - Passando un giorno di Aprile
presso Pescia nella Toscana; ed avendo io dimandato ad un bimbo come si addimanda quel
ume? Non ume, codesto, ei rispose, ume l Arno; l una pescia. in questo sen
so in Calabria Ultra 1. non ci sarebher umi, ma si bene pescie tuttal pi.
(i) Dei casini rimasti in piede, a met riempiti, ne fan testimonianza e misura della cui
mala di una certa data in qua.

-I20
fare spessissimo, tanta la vicinanza tra loro. Cosi tra lo Seiarpotamo e
il Vocale nella Piana ( se pur ci fosse bisogno) al luogo detto S. File ;

e nel basso ume tra lAmusa, lo Alaro, e il Pargariti , i quali giunti a


qualche chilometro dal mare si ravvicinano per modo da farsi quasi con

flueuti.

In quanto alla guadabilit i fiumi di questa provincia sarebbero tali


da potervi quasi sempre passare a piedi , o a cavallo , o tutto al pi col
carrettone , come si fa attualmente al ume Buon Amico. E si valicano
senza ponti con ogni maniera di vettura, anche l inverno, itorrenti di Reg
gio, Catena ec. Ma in molti di essi avviene che non essendo il loro let
to ghiaioso , come in quelli del reggiano, ma sihbene argilloso, vi si ren
de pericolosissimo il guadarli ance a piccola e lieve corrente. I naturali
dicono impillare, cio calar nella bolletta o meta, il che assai facile ad
avvenire lungo tutto il Iittorale ionio, anche guadando qualche piccola poz
za , o ruscelletto , specialmente lungo il tratto tra Roccella e Monasterace.
I mulattieri pratichi della rotta sanno evitare cosilfatti pericoli, e col pas
sare sulla ghiaia, o arena lavata del lido , o risalendo pi in su , o se.
guendo la stessa rotta , cui essi chiamano il minato.
molto interessante osservare e determinare le basse correnti di det
ti umi e torrenti, i quali, ad una certa distanza del mare, colmano e rial

zano il loro letto. Al di l di questa linea verso le radici della montagna


non avvengono punto di riempimenti o colmate. Ora sarebbe di grande
interesse tracciare in una carta la linea che disegna questa zona del Iitto
rale , da denominarsi zona delle colmato.
Le loro acque sono lasciate in balia di se stesse senza arginatura ,
senza canali di derivazione. Si eccettua solo il Budello presso Gioia ch
grosso ruscello incanalato con opera di mura a secco. Ci ha ancora le ar
ginature di salci e pioppi
Del Mesima e Vacale, le quali per man
(I) Ropulus nigra , Salire alba , S. purpurea; S. ammanm'ana, Tamariz africana
Questi alberi piantati in una larga zona di circa 30 metri formano la fascia boscosa del
basso Mesima , e dellultimo tratto del Metramo e Vocale. Da per tutto ora si va deva
stando questa bella opera di arginazione per far tavole dagli altissimi pioppi e salci : sia
ad uso dei ponti e strade regie, sia ad usi privati.

-121
canza di custodia si vanno distruggendo. Quindi in tutto il ricco littorale
di questa Provincia non ci ha che terre inondato dinverno e malariosc di
est. Molti tratti di terre restano a secco, mentre si potrebbero bene irri
gare la mcrc di canali di derivazione. PressoRosarno, dal Metvamo, vi
un piccolo ed imperfetto saggio di canale che trae lacqua dal ume, nel
punto detto il Portellone. Siderno ancora ne ha un piccol saggio, comun
que rozzo e senza alcun arte, onde la bella sua marina ha presso a se
un mulino , e delle terre irrigue. Laria non ne resta infetta per siffatto
utilissime opere (1), le quali ove si moltiplicassero cambierebbero la condi
zione economica di tutta la provincia. Lungo il littorale tra Bagnara e Pel
laro si supplisce alla siccit naturale colle Norie (dette Siene) di nuova co
struzione, le quali si fan desiderare lungo il littorale Ionio.
Metton foce nel Tirreno, correndo pi o meno rapidamente da oriente
ad occidente, i seguenti tra torrenti e umi.
1. Fiume Mesima , in cui conuisce a sinistra: il Capone tra Ser
rata e Candidone dal Monte Capone ; il Metramo , dopo di aver ricevuto
il Potami e il Firmano (presso Galatro ), I Eja, lo Sciarapotamo , il
Vocale, 1 Anguilla, e presso la foce il Vena, che ha origine dall Acqua
bianca ; a sinistra , cio nel territorio di Calabria Ultra 2.3 i conuenti so

no il Modi ed il Mammella. Nel basso ume il Mesima ha una velocit di


passi 64 per minuto: incominciando dalla sua foce e rimontando no a chi].
30 , e pei suoi conuenti, forma un bacino comunicante con gli altri dei
conuenti, tutto malarioso.
_

2. Fiumicello Gudello o Budello che vien da Drosi e Rizziconi.


sempre abbondante d acqua, ed incanalato: potrebbe forse servir di
naviglio. Anche malarioso: oggi meno duna volta.
3. Marro o Petrace ( uno dei Metauri
Il suo bacino e malario
se no a 20 chilometri. Riceve a sinistra il ume Secco, f. lince, f. Jo
na , I. Calabr, f. Castellaci, f. Vasi, t. Torbolo, f. Lago e f. Cu
mi, i quali due ultimi scendono dal pi alto gruppo di Aspromonte. Ha

una corrente pi celere del Mcsima; cio di passi 108 a minuto. 4. f.


(I) Un buon modello di coltura per la contrada offre il tenimento dei Signori Felleti.
Tam. XI. _

16

-I22
Grimolo, di cortissimo corso. 5. f. di Bagnara, di simil corso. 6. f.
di Salone, di simil corso. 7. f. di Favazzina, di simil corso. 8. f. Fiu

mara grande di Malta. 9. Fiumara di Catena , che vien dal villaggio di


Fiumara di Muro. IO. f. Gallico. II. I. Scaccioli. I2. f. di S. Caterina

e Nunziata. I3. f. Calopinace presso Reggio, di cui lambisce il lato meri


dionale. II. f. di S. Agata. I5. Vallone 1 Armi. Tra questo e il seguente
il villaggio di S. Gregorio. IO. f. Vallanidi, che quadripartito lungo il
corso per la colmata.
I seguenti metton foce nel mare di mezzogiorno , e sono torrenti e
fiumi torrenti di brevissimo corso, seguendo la direzione da settentrione a
mezzogiorno:

I7. Fiume Macellaro presso Pellaro. I8. Torrente di Capo dArmi.


I9. t. delle Saline. 20. f. del Pantano. 2|. Torrente della Monaca. 22.

f. Alice, presso Matite. 23. f. Piscopio. 24. f. Daria. 25. f. Peristeria.


26. f. Palizzi. 27. t. Spropolo.
Quai che seguono sboccano nel Ionio , nella direzione da Occidente ed

Oriente.
.

28. Torrente dell Amendolara. 29. t. Cannizsolo. IO. t. Mischia.


31. t. Londra. 32. t. Coloniello. 33. t. di Caccialupi. 34. t. di Capi
taniello. 35. Fiume La Verde. Fiume malarioso per gli acquitrini: si sca.
rica nel mare tra il Capo Bruzzano ed il Bianco Nuovo , _un miglio circa
a mezzogiorno di questa; vien dall Aspromonte, ed ha per connanti le
acque di Precacore e Caraffa; ha un corso di I5 miglia ed una corrente di
III passi per minuto. 36. t. Ottavi. t. di Pogliano 0 Bianco nuovo. 37. f.
Buonamico. Malarioso per 4 miglia dalla foce; si scarica a settentrione di

Bianco dopo I2 miglia di corso, ed ha una celerit di I30 passi a mi


nuto. 38. f. Petito e Giornali. 39. f. Tredita, che viene dal monte Tre
dita presso Antonimina e passa a mezzogiorno di Portigliola. 40. f. Me
rico o Mericio. M. f. Norito. Tra queste e il precedente sta la citt di

Geraca. 42. t. Tamburri. I3. Fiumara delli Marri. II. Fiume Torbido 0
Turbolo (Locano degli antichi), che riceve a sinistra il I. Chiaro che lam
bisce Mammola , il Nibl ed il Belverde o Valverde o di Grotteria ed

a destra il torrente Zarapoti. Ha un corso di 26 chilometri e si scarica

-l23
alla marina di Gioiosa dopo averne bagnato a mezzogiorno il suo territo
rio. 45. Torrente Romanot' presso Gioiosa. 46. t. Mecim'o. 41. t. di
Frisa. 48. t. di Calcinara. 48 bis. t. del Cafone. 49. f. Amusa. 50.
f. Maro
Ha un corso di circa 38 chilometri, vien dalle montagne
di Serra , e passa per le terriere di Mongiana , donde ha origine ; rice
ve le acque di Nardo di Pace, S. Nicola, Fabrizia. Ha una corrente di
124 passi a minuto. 51. f. Precariti. Questi tre ultimi umi nel basso
sono tra loro prossimi e si scaricano tutti e tre quasi insieme nel mar Ionio
ai paraggi di Castelvetere, e verso la marina son malariosi. 52. Torren
te di Riace. 53. f. Stillaro che passa per Bivongi e Stilo: e malarioso
presso la foce. 54. f. Assi; che limita la Provincia a Nord-est.

Dalle enunciate celerit di loro correnti si rileva che il Illesi


ma nel basso ume , cio nella Piana, sia il pi lento a corre
re. Questi umi o torrenti, o ruscelli, o umi-torrenti , sono la

sciati in balia di se stessi senza arginature , senza canali di deri


razione. Si eccettua solo il Budello o Gudello ( grosso ruscello )
ch incanalato con operedi mura a secco, interealati con pezzi
di fabbrica di pietra e calce
Gioia ha vantaggiato moltissimo
dopo questo incanalamento , e la sua popolazione ha preso un no
tevole incremento n dallepoca di della bonica. La quale, qualo
ra fosse associata con la bonica della (Ii-ambra o Delta del Petra
ce, nirebbe di restituire tutta la regione con l ameno villaggio di
Gioia alla salubrit e oridezza di commercio: a cui par destina
(x) Il Sagra degli antichi , famoso per le battaglie tra
(41) Dei ducati 17464 introitati a tutto marzo 1842 sul
sull olio che si estrae da quella marina , molte somme si
) perizia o per mancanza di esecuzione: altre son rimaste

Locresi e Crotoniati.
dazio di due carlini a botte
son perdute , o per difetto di
in mani infedeli , il lavoro

I non si finito , e solo una frazione , nell' interesse del signor Duca di Terranova che

i ha anticipate le spese , la sola atta a ricever le acque r ( Raso ) Quadro stati


alt'0 de distretti di Palmi e Geracc. Napoli 1843.

-124io , e come un dei principali caricatoi di olio dItalia;, e per es


sere ancora l unico sbocco commerciale della Piana, non che del

lintero circondario di Palmi.


Vi sono ancora le arginature di salci e pioppi del basso Mesi
ma e Vocale , come abbiam di sopra descritto. Si era progettato
a far lo stesso col Petrace fin dal 1833 , ma non ha avuto tal

progetto esecuzione, ed il Petrace rimasto sfrenato come tutti gli


altri umi della provincia. Quindi terre inondato dinverno e ma
lariose di estate.
Il sistema di canalizzazione per uso (1 irrigazione, comunque
in piccolissime proporzioni, bene inteso e praticato presso Beg

gio , di cui i contorni lussureggiano di una coltura, specialmente


per gli agrumi e comangiari, che non ha la simile 0 riscontro nel
resto della provincia, e forse ancora delle meridionali provincie.

Le arginature della Provincia sono di varie maniere. 4. Co


me quelle di lllcsima che sono di Alberati a bosco di alto fusto ,
occupanti una zona di 40 metri larga , di pioppi, salci, tamari

ci ., ec. Di conto del Governo solo questo tratto di arginatura ci


ha. Nel rimanente le impioppate si fan dai privati.
2. L incanalamento con ripe di mura a secco , e letto sel
ciato : cosi incanalato solo il Budello per conto del Governo.
3. Per ria di mura grosse no a palmi 24, come si vede per
conto privato in quel di Mammola e Gioiosa, e di conto pubblico
in quel di Reggio.
4. Per gabhioni di pietra tenuta da pezzi di legno concca
ti nel suolo e passanti a traverso i buchi incavati in altri pezzi o
rizzontali , sia di tronchi di pioppi, noci, castagni cc. E si addi

maudano arginature alla Cosentina , perch i vanghieri cosentini le

.
b.____
-

__7,4 .

__

-- ma _
costruiscon0e disegnano, se ne reggono per conto de privati lun
go il Metramo, l Eia cc. Non si usano in retromarina.
5. Per inzuccata, cos detta una palatta, di cui i pali so

no di grossi tronchi di alberi messi in la , interrandoli in un pro


fondo fosso per la parte inferiore. Poi si rivestono di frasche di
alberi e colmi di gran turco, per non far trapelare l acqua del u
me che batte con la sua corrente.
Non mai i Calabresi di questa provincia ricorrono ad ingegne
ri in fatto di arginature, quando anche queste fossero di mura: ma
vi suppliscono gli stessi proprietari, quantunque in queste opere
impieghino capitali vistosi no ad otto, dodici e pi mila lire.

Delle acque stagnanti e loro prosciugamento.

In questa provincia non vi sono che pochissimi stagni, o pa


ludi , non punto di laghi. Nientedimeno le marine sono spesso ma
lariose: e talora la malaria si estende no al anco della monta
gna. Cagione principale di questo infortunio sono pi che i laghi
e le paludi , che sono pochissime , gli straripamenti dei umi, u
micelli , o rigagnoli non arginati. Ed ancora i fossi i quali fatti
nellinteresse dei particolari , senz arte , o regola , vi ristagnano
lacqua e dan luogo alle piante palustri. Ancora i ristagniele poz
ze che si formano dietro le dune , come spesso si vede nel tto

rale Ionio tra Boccella e Monasterace. Una volta nel circondario di


Palmi ci avea diversi laghi e laghetti , ma ora disseccati non si
son ridotti che ad un laghetto presso S. Bruno vicino Sinopoli ,
lungo un venti metri e largo dieci. Esso trovasi in fondo di una
valle fruttifera , senza che mai l acqua ne manchi, anzi ne cresce
colle piogge. Vi si fa pesca di anguille. Di tutti gli altri laghi in

- 126 -
torno se n eseguito il prosciugamento per via di emissar, e per
via di colmate (I).
Le parti pi intestate dalle febbri endemiche sono , nella Piana di
Palmi, Rosarno , S. Ferdinando , Gioia, Riziconi , Drosi, Melicucco,
Ferolete , e Plaisano , i quali sono nei luoghi pi bassi di essa Piana e
pi dappresso ai luoghi uliginosi anzi che palustri. Meno si fan sentire
da Radicena, Iatrinoli , Polistena, Anoia, Cinquefronde in sopra. E fran
chi ne sono quelli ad un livello assai superiore come Giifone, S. Gior
gio , Santa Cristina (dopo il prosciugamento del lago) , Pedavoli , Para
corio cc. Buonissima laria da Palmi no a Capo d Armi. Poi ricomincia
a farsi cattiva in quel di llllito nella punta meridionale della Provincia ,
per tornare ad infettarsi nella marina del Ionio da Brancaleone al Bian
(1) Ecco un accurata relazione storica di questa regione pantanosa e lacustre, ora re
stituita all' agricoltura ed allindustria , non che alla vita. La debbo alla gentilezza del mio
amico Sacerdote Domenico La Cava da S. Cristina.
Erano nove i laghi, tra i quali si fa speciale menzione dei due pi grandi, cio
quello di Cumi il maggiore di tutti , e quello di Tricuccio. Il lago di Cumr' , lungo pal

mi 5000 ( m. x3:3.oo ), largo 2650 , e profondo palmi 160: in questo lago entravano
le acque di due umi e si prosciugato mediante un canale di palmi 280 , e di larghezza
36 e 16 profondo. Quello di Tricuccio era lungo palmi 4100, largo 450 , e 72 profon
do. In questo lago entravano le acque di un ume , e si prosciugato come quello di
(lumi , tagliando profondamente il terreno. - Nel ripartimento di Oppido Nuovo , si ve
devano pure molti altri laghi , dei quali due sono nominati come i pi vasti, uno quel
le del Birba , la cui lunghezza era di 3150 palmi, la larghezza palmi 1000 , e 120
palmi di profondit: questo lago si prosciugato , tagliandone un canale lungo pal. 1500,
largo 230 , profondo 110 , e poi venne appianato con colmatura di terra. Quello detto dei
Preti era lungo palmi 2820 , largo palmi 256 , e profondo palmi 140 , si prosciugato
mediante un emissario lungo palmi 2112, largo 256, e profondo 14.0, e si poi appiana

to con colmatura di terra. Nel tenimento di Sitizzano con le rovine del tremuoto si forma
rono tra laghi e laghetti 55 , i pi rinomati erano il lago di Cucco , Venere , Pazzi;
]llurella, Pietre , Calderone , Rampt' , Carmine , Pecoraro , Molino, Speziale , Calu0e ,
Arena , Vaccari, lagnarz'o , Troise , Pilla , Casetta , Verso , e Morti:

tutti questi

laghi si prosciugarono per emissari e colmato a.

Durava no a pochi anni or sono un grande lago presso Cosolelo , e Sitizzano ,


si prosciugato mediante emissar di fabbrica , larghi sette palmi , nel mezzo appunto di

-127
co (1) , e specialmente in quella landa stretta e lunga, presso il mare
da Roccea a lllonasterace.
Di laghi non se ne trovano. Se non che le gore di Aquila e Peschic
ra non meriterebbero nome di laghi, sibbene quel di pantani. Il primo ha
lunghezza di metri 481, (palmi 1848), e la larghezza di metri 106, la

maggior profondit di metri 4. Il secondo ha circa un chilometro di lun


ghezza 28 metri di larghezza, e meno profondo del precedente. Questo
proviene da due piccoli fonti detti Barone ed Amella.
Il prosciugamento di questi due laghi o paludi, che giacciono nel
la conne 2.a Calabria ulteriore , costerebbe poche migliaia di lire, ma
dee far parte del generale sistema di bonifica della valle del Mesima in
cui si trovano. Intanto non inutile il notare che ancor essi contribuiscono
ad inccr l aria dei comuni vicini no a quei di Candidoni e Lanreana.
detto lago vi era un vuoto , in modo che fu d' nopo prosciugarlo con colmatnra di terra;
I estensione di tredici tomolate ( circa 5 ettaro ).
Nel tenimento di S. Bruno vi erano 72 tra laghi e laghetti. I pi rinomati erano,
quello detto di S. Bruno , grande quanto il Carni, occupava cinque contrade dette Mad
damma , Spirano , Trodi , Plalv , ed Esa , Ratti , Piraino, Costa , Fabio , Papero ,
Lind , Piet , Lucio , Carlieri , Dron , Gom , Bozzrlta , S. Nicola , To/ilo , Passo.

Furono prosciugali con canale, e colmato. In alto molto vicino a S. Bruno non esiste che
un laghetto lungo quattordici metri, e largo sette circa. E posto in fondo di una valle
tutta piena e c0perta di alberi di olivi , di chi e di altre piante fruttifere. Rimane sem
pre con acqua , la quale per s ingrossa o manca secondo le piogge , nello stesso si fa
pesca di anguille , ma l acqua essendo ristagnante , non hanno buon sapore.
1) Nel tenimento di S. Cristina vi erano dodici laghi ed i pi rinomati si chiamarono
quello di S. Cristina , Sparacara, Scrisello, Corrado , Corte. Quel di S. Cristina era lun

go 4500 palmi , ( metr. 1272 ) , largo i700 (metr. 450 ) e profondo 22 ( 6 metr. )
a Si prosciugato ultimamente tagliando profondamente un emissario per dare alle acque
del ume libero corso ; gli altri laghi furono prosciugati con emissar'i e colmata n.
n Debbo aggiungere che quando si delle scolo alle acque del lago di S. Cristina al
la profondit di circa 35 palmi dell emissario , si trovarono i tronchi di due grossi abeti,
che al contatto dellaria si riduceano in polvere , senza che si osservasse nessuna quanti
t di Iignite. Nel terreno soprapposto si osservarono tronchi di alberi secolari, ma neanche

la tradizione fa precxsare la data 1).


(l) Pantano Grande e Pantano Piccolo , sono due contrade dove si veggono di acque
stagnanti che nella state innoltrata si asciugano.

-rzs
Il lilcsima col Vena, ed il Petrace fanno nei loro anchi e nella lo
ro foci dei delta, donde lacqua ristagna. Cos la volgarmente detta
Ciambra, che il delta del Petrace, molesta Gioia nel Circondario di
Palmi: or migliorato di assai nelle sue condizioni sanitaria dall incanala
mento del Budallo in poi ; e nirebbe a puricarsi del tutto il suo atmo
sfera col bonicare la detta Ciambra. Allora si , che s informerebbe di
novella vita questo amdnissimo villaggio ed emporio del ricco circondario
di Palmi!
Lo stesso pel Illesima: le boniche che si fecero n dal I820 appor
tarono grandiosi vantaggi alla propriet , ed alla pubblica salute di Re.

sarno , ed il grazioso villaggio di S. Ferdinando, deve la sua esistenza


a questi miglioramenti
Si ricorda da tutti del Comune di Rosarno, che prima delle boniche
del lllesima, tutto era macchie ed acquitrini. La propriet fondiaria dei
terreni buoni era del valore non pi del terzo dell attuale. A modo di e

sempio la tenuta Parrone ttavasi per ducati I70 annui , ora per 6I0,
( gi quotizzato
La contrada Pratola si ttava per ducati 80 annui ,
ora per 440 ( e cosi quotizzato
Le Gorne dei Monaci si davano per
ducati 20 ad uso di pascolo , ed ora si ttano ducati I60 ; il fondo Mons
giari conventuale si ttava per ducati 260 e cos via via.
Da qui percorrendo la Provincia si trova presso Melito un laghetto
dietro una dona di circa I50 metri lungo, e 40 largo, il quale fomite
di malaria. E perch oggi pi ristretto di una volta, la sua inuenza
maleca ancor notevolmente meno estesa. detto Pantano del Falcone,

ovvero Lago della salina. Essendo a pi di una ripida collina e presso un


torrentello detto Torrente del Falcone , che si trova in alto pel suo letto
colmato , vi si potrebbe fare scorrere dentro la bassura e colmarne il la
ghetto, o meglio detto pantano. Opera di pochissime costo, non giungen
do a mezzo migliaio di lire , spesa capace di un particolare , che ne sa
rebbe rivelato dalla rendita del terreno che ne diverrabb ubertuosissimo.

(1) Vedi: Discorso interno 1 origine del Villaggio di S. Ferdinando e sopra le prin

eipali cose che quivi si coltivano di Guglielmo Gasparrini. Napoli 1836.

-129
In quel di Bruzzano, e Ferruzzano son dei pantani. E tra questi pri
meggiano il cos detto Pantano Piccolo presso_Bruzzano sul torrente del<
la Lontra , che dissecca in estate , 1 altro Pantano Grande sul ume La
Verde che perenne. Onde e che Bruzzano, Fcrruzzano , Brancaleone ed
altri villaggi no al Bianco nuovo, son tutti molestati dalle endcmie del.
le febbri; e la popolazione scarsa e grama in questa estrema punta dItalia.

Bonicate questo contrade, un giorno potranno godere di un altro


ancor maggiore benecio. Perciocch ivi presso il Capo Bruzzano , che
per tutta quella costa ionio si offre acconcio a dare qualche riparo ai
naviganti, in grazia della sporgenza del capo, e del seno che dal suo
lato nord vi lascia. Che poi in tutto il resto del Ionio non ci ha pi ha
ia o sono alcuno , ed ivi 1 approdo da pertutto difcile. Questo Cir
condario ionio o di Gerace, bislungo come , oltre alleconomista ed al go
rernante , non che all agronomo , un campo vergine d ogni progresso.
Nella landa tra Boccella e lllonasterace per circa 12 chilometri, lun
go il mar Ionio, son dei ruscelletti i quali non sboccano in mare, e la
sciano, dietro le dune, delle paludi e laghetti di qualche 26 metri, i qua
li rendono malsana, anzi pestifera, quella contrada. E che sia cosi, ecco

un fatto che ne d la ragione. Nella marina di Monasterace, sono oltre


una dogana di 3.a classe , un gruppo di case , presso il mare, in un la
tifondo di propriet del marches_e Francia. Li appunto presso le case il
prosciugamento di uno aequitrino, largo un centinaio di metri eseguitosi
a spese di questo diligente proprietario, ha portato tal miglioramento alla
ria , da potervici abitare senza gran pericolo della vita. Il Signor Ricevi
toro Francesco Bottari pu fare testimonianza del grande ammendamento
dell aria, come del suolo , di cui la sua persona stessa, e la sua fami
glia che ivi abitano ne fan pruova. Ora lesempio del lodato Sig. Mar
chese , ove si moltiplicasse per tutto il detto littorale , vi restituirebbe
quella ricchezza, prosperit, e commercio di che era fornito quando in

antico il suo Dromo passava per tanti centri di civilt. Locri, Gauloni ,
Stillaro , citt antiche della Magna Grecia, erano in questa via.

Tam. X1.

17

-130
Ora a prosciugare tutti i sudetti acquitrini , stagni, e paludi
non ci sarebbe duopo di emissari , pozzi , od altro mezzo costo
so , ma bens basterebbero le sole colmato , sovrastando le colline

a gran pendio sopra di essi. Opere fattibili dagli stessi comuni, e


privati proprietari attorno del luogo. Il governo per dovrebbe dar
ne liniziativa , associandosi con esso i municipi e i particolari.
Non inutile il ricordare che il Circondario di Gerace colla
sua popolazione di 100,000 abitanti in 50 Comuni e villaggi, si

trova tutto spiegato, come ad una stretta zona lungo il mare. La


sua terra eminentemente granifera ; il suo clima dolcissimo, ca
pace di ogni gentile coltura , onde fa sfoggio la riviera di Reg
gio : in pruova di che noi rechiamo in mezzo ad esempio le col
ture variate e di lusso di Gioiosa , Siderno, e Castelvetere.

A pochi anni dopo le facili bonifiche la ricchezza raddoppie


rebbe e con essa la sua popolazione.
Crediamo pregio dellopera portare ad esempio del governo,
e dei particolari il prosciugamento del lago di Pauduri presso Ca
reri, comune riunito a Natile, nello stesso Circondario di Gerace,

eseguito a spese degli abitanti di questo villaggio per le savio sug


gestioni del dotto Sig. D. Marcello Grillo , contro la spesa di cir
ca 500 lire ; ora l aria ivi purissima. Tutta la contrada mole

Stata n da tempi immemorabili , fu restituita alla salubrit , che

fonte di ogni ricchezza.


Gnocnosu

S. I. Minerali in uso.
Ferro idrato, ematite bruna , limonite. - Miniera di Pazzano, don

de si scava per portarlo ad alimentare le fonderie di Mongiana. D circa


30,000 cantaia lanno di minerale.

-l3l
Lo Stabilimento Nuovo sul limite della Provincia si trova pi vicino
alla miniera, ed in mezzo ai boschi. La sua fonderia (per ora sospesa)

guadagnerebbe immensamente se invece dellacqua fosse animata dal vapore.


Ferro ossidolalo magnetico, ferro speculare, ferro oligisto. 'lrovasi in
via di esplotazionc presso S. Eufemia.

Piombo argentifero , presso Campoli , sotto Campanaro , fu saggiato.


Steatite di Campoli. Serve all opicio di Mongiana, per la costruzio
ne degli alti forni.
Eleantrace, o Carbon fossile in Agnana. - In esplotazione (vedi C.
Montagna op. cit. )
Torba di S. File presso Polistina. - uno strato di torba compo
sto di frantumi di piante dicotiledoni, alto quattro palmi che si mostra
per la lung. di 2 chilom. in terreno di trasporto alla profondit di 20
metri, brucia con odore empirematico spiacevolissimo. Non si usa.
Petunze, detto quzo dai Geracesi. lmpatinano di vernice bianca i
vasi di creta. men no del kaolino che trovasi a Tropea in Calabria

Ultra 2. ed a Bova.
Argilla bianca di Boccella, di Gerace, di Terranova e di Seminara.
Serve alla fabbricazione dei casi da creta bianchi.
Argilla bruna di Polistina. -Se ne fan vasi rossi. Vi si trasporta da
Rizziconi alla distanza di 40 chilometri. Non molto buona, mai vasi da
bere riescono porosi.

Marna calcare, dura scrivente: a Boccella detta volgarmente Mamma


sca. - Serve per la Fonderia della Mongiana , e per fare una specie di
calce idraulica usata nel paese.

Arenaria, o gres granitico tubolare. - Per uso di fabbrica ( detto


armisa) Maropati, Anoja ec.
Arenaria di S. Agata , Casignana e Stile. Serve per macine.
Calce carbonata, serve a far la calce, e da materiale per la fabbrica.
Calce solfata, o gesso. Presso Mammola, in piccola quantit. Abbon
dante presso Benistare.
.
Argilla sabbiosa, detta Molis dei Geraccsi , serve a far fornelli re
frattari.

- 132 Tufo conchiglil'ero, su cui fondato Gerace. Serve da pietra alla lab
brica , e talvolta a far calce.
Granito. Serve a molte opere da piperniere. Se ne fanno le macine
per i trappeti. Son rinomate le macine di Guvala. Da esso si hanno ge
neralmente le pietre per la fabbrica delle case. 'lrovasi in blocchi.
La calce carbonata presso Bivongi da materiale capace di polimen
te. Ho veduto di questo marmo colorato dei piccoli saggi presso il Signor

Barone Crea in Stilo.


Nitro. -Per tutto il Iittorale Ionio, l dove predomina lelemento ar
gilloso, si produce del nitro. La collina su cui fabbricato Gerace, in par.
te la succennata argilla refrattaria detta ivi Molis; dovunque su queste roc
ce elllorisce il nitro che grattano; ovvero si taglia in pezzi la roccia e si
espone all aria, oltre che lassociano con mo per prodursi il nitrato di
potassa. Vi si vorrebbero costruire delle tettoie e capanne se lindustria
vi fosse concessa

5. II. Dei terreni destinati alla vegetazione e agrologici , e dei


terreni geologici.
(a, terreni geologici).

In questa provincia si manifestano a grandi tratti le due ma


niere di terreni, ovvero le due principali categorie di terreni di
che dai geologi sintende composta la crosta prescrutabile della
terra. L una dei terreni Pnuromcr, massicci, tali sono lo Gneis

ed il Granito , con tutte le loro maniere o passaggi diversi.


(1) Ci passiamo dal qui enumerare diverse altre specie minerali, come quelle che so
no rimaste nel solo campo della scienza , fuori quello della industria. In questo novero tro
vasi la tanto frequente Pirite cuprica, che il volge suole scambiare con l' oro, il minerale
di Zinco delle Pirare presso Mammola , il Piombo solforato presso Campoli , 1 Amianto
in forma di paglie, la Barite solfata. rinvenuta dal Sig. La Cava presso Antonimina ec.
Niente di meno questa provincia merita speciale attenzione per il riguardo mineralogico.
Vedete la lista di rocce riportata qui appresso a pag. 134

-l33

L altra dei terreni Narrvuum', straticati, generalmente for


mati dall azione delle acque , e questi costituiscono la scorza este
riore , o come fosse il mantello ai primi. E ce n ha delle catego
rie diversissime, per la loro struttura , e successione dei tempi.
Onde prendon nome di rocce quarzose , scistose , argillose, cal
caree, carboniose, a tessitura fogliosa, compatta, conglomerata.
Di pi sono in essi i fossili , marini, lacustri, terrestri , vegeta

bili ed animali.
Ci ha delle altre rocce le quali risultarono dallazione perdu
rante del calore interno sulle straticazioni esteriori , le quali han
dovuto subire tali modicazioni da formare la categoria di quelle
altre intermedie denominate rocce metamor/iche. Tale lo scisto

argilloso, e la roccia calcare , la quale manifestasi in questa pro


vincia senza alcuna straticazione, e che si vede in posto a Stilo e
Gerace, ed in cappelli sparsi di qu e di l su per le montagne.
Lo Gneis la roccia fondamentale, ed il Granito vi sta so

prapposto, e ne fa passaggio.
A quest asse sta addossato. il sudetto calcare cristallino, qual si
vede in grandi masse, e montagne distaccate, da Stilo a Gerace no
a Capo (1 Armi. Forma una zona di livello elevato circa 800 metri
sul mare.
'
Le rocce d Alluvioni vengono dalla scomposizione di questi e
lementi costitutivi della crosta terrestre di questa provincia, e quasi
da pertutto la cuovrono a spese delle rocce primitive e secondarie
e terziarie, e che ancora si reggono in via di formazione la merc
dei umi, e torrenti. Le colline , che si elevano a modo di creste

presso Mammola Grotteria S. Giovanni sul Ionio sono di conglome


rati incoerenti appartenenti a questa formazione.
Gneis. La formazione dello Gneis in questa provincia si vede
a grande estensione tra Palmi e Torre di Cavallo: e man taglio

-131
naturale della montagna, elevato a picco sul mare, la quale lungo
questa linea diretta da N N E - S 0 per circa un 30 chilometri
mostra il suo anco come se un tempo da un cataclisma vi fosse

rotto , quindi in tutta la sua altezza, di circa duemila piedi, a per


pendicolo sul mare, fa mostra delle sue viscere. Lo Gneis vi si ve
de da pertutto erepacciato , e commosso , come se la roccia cri
stallina , d un pezzo una volta , per replicate convulsioni, ne aves
se subito quella forma. La sua generale direzione da N E a _S 0.

Ecco le rocce enumerate dal celebre mio maestro L. Pilla (1) in una
sua collezione riportata da un viaggio eseguito in questa provincia.
I. DELLO Gms.

1. Gneis alquanto scomposto. Forma la cima pi alta delle montagne


di Aspromonte (Montalto).
2. Idem a piccola grana.
n 5. Gneis alterato con intonaco di Grate, di Torre di Cavallo.
n 6. Gneis portiroide. Umbone vicino Reggio, a Salice.
'l. Gncis porroide di bellissima e singolare struttura, specialmente

allorch si osserva in grande nella sua natural giacitura , a Montebello.


12. Gner's scomposto in cui predomina il feldspato, Monti di Roccaforte.
16. Gneis con granati disseminati, Fiume Ccnide presso Reggio.
Rocce subordinate allo Gneis.

11. Gneis feldspatr'co in letti: ciina di Monte Zampelli vicino Roccaforte.


18. Afam'te terrosa in letti. Del Piano di Aspromonte vicino Montalto.
n 19. Anbolite scistosa in letti. Nel torrente S. Agata.
(1) Catalogo di una collezione di rocce delle Calabria disposte secondo l'ordine del_
la loro posizione relativa. Annali Civili del Regno delle Due Sicilie fase. XXV Gen. Feb.
1837 pag..5z.

-i35
23. Diorite seistosa in letti: delle vicinanze di Arasi presso Reggio.
25. Micasc-isto in lotti, Posticella vicino Bora.

26. 21. Scistt' cloritice' a Golella vicino Roccaforte.


i) 28. Clorite disseminata di Cristalli di Ferro solforato, in letti, nel luo
go detto di sopra.
29. Ferro ossidato compatto in ammasso, nel vallone di Jeruleo pres
so Roccaforte.
_

30. Afam'te tenace in grossi letti.


ii 3L Feldspato con cristalli di Anbolo, ovvero sienite a grossi grani,
in letti. Torrente di S. Agata.

)) 32. Grant'to sienitico in letti.


33. Granato graco(Leptinite) , in massi erratici presso Valanidi.
34. Feldspato compatto in letti irregolari. Roccaforte.
35. Feldspato scomposto (Petunze
Vicinanze di Roccaforte.
36. Feldspato scomposto (Petunze impuro) in grandi ammassi, ap
pi della roccia su cui edicato Calanna
n 31. Feldspato scomposto farinoso (Kaolino). Bova.
38. Quarzo di diverse specie.
44. Roccia quarzosa con intonaco di rame carbonato in ammassi irre
golari. Torrente Salic sopra Valanidi.

45. Rame idrocarbonato terrose, intonacante le pareti di un cunicolo


aperto dai Sassoni nella roccia anzidetta, luogo detto Lamia sopra Valanidi.
47. Calcare granelloso in grossi strati. Vallone Jeruleo sopra Roccaforte.
48. Calcare granelloso disseminato di punti piritosi, in piccoli letti
nell alveo del ume Piscopro vicino Africo.

49. Ferro carbonato misto di spato calcare, in vene ed in ammassi.


S. Giovanni d Avalos nella marina sottostante Bova.

50. Piombo solforato laminoso su roccia calcarea laminosa erratica


vicino Grotteria.

(r) Labbiamo trovato in massi vicino Gerace, dove lo chiamano quzo, di cui si ser

vono i vasai di creta per verniciare in bianco. Come di grana grossa mista con la na,
gli fan subire la lavazione. Noi perci non la crediamo Kaolino. V. sopra pag. 131.

-136

11. DEI. Grumo.

Secondo il Pilla il Granito di formazione posteriore, ed indipenden


te dallo Gneis; non ne un passaggio, e trovasi addossato allo Gueis,
o sovrapposto.

Noi abbiamo osservato il granito in posto col collega Pasquale La


Cava sull Aspromonte, e poi ci riuscito vederla in maggiore estensio
ne sulle montagne di Stilo. Qui il granito biancastro mezzo scompo
sto. E da a divedere come nel resto della provincia il non trovarsi pi in
sito, ed in grandi estensioni, sia l elfetto della degradazione a cui an
data soggetta questa roccia. La qual cosa viene confermata dal vedere tut
la la schiena appennino. in questa provincia costituita non pi dalla roccia
granitica in posto, ma da blocchi di smisurata grandezza, i quali con ciot
toli stan misti in conglomerati e costituiscono le montagne della pro
vincia, in massima parte. Il Calcare ha subito la stessa sorte, e si trova
in blocchi e grandi massi e piccole montagnole. Non per a Stilo dove la
roccia calcare e in posto. Il granito sempre appartiene alla variet grigia.

64. Granilo grigio a grana mezzana de monti di S. Giorgio.


)) 65. Idem in massi erratici. Capo Palizzi.
06. Granito grigio come sopra ma impastato di mica nera ed anni
dante pezzi di granito a grana piccolissima. Monti di S. Giorgio.
61 a 14. Granilo por/roide a piccola grana, ed a grana ordinaria.
Rocce subordinate al Granato.

'l'l. Diom'le a masse orbicolari (Kugeltrapp W.) in letto molti piedi


spesso, nella strada dallo Stabilimento Nuovo a Pazzano nel luogo detto
Pirarella.
83. Pordo rosso in massi erratici vicino Reggio.
84. Protogino di color grigio verdiccio, in massi contenenti un gran
de conglomerato. Vicino Pentidattoli.

- 137 III. Formzroun DEGLI scrsrr crusrar.um morrnnosm.

Gli scisti cristallini sono sovrapposti allo gneis ed al granito, ovvero


si elevano in montagne senza visibile sovrapposizione.
'
85. Micascisto passato in Fillade soprapposto allo gneis nel torrente
di Bruzzano,

n 86. Fillade lucente. Bagaladi.


87. Fillade micacea argentina. Bagaladi.
88. Fillade carburata, a Condofuri.

n 89. Fillade comune, a Pazzano al monte Campanaro.


u 93. Afanile scistosa. Vicinanze di Pazzano.
Bocce subordinate agli scisti cristallini.
95. Allume eloreseente sulla llade alluminifera. S. Lorenzo.
96. Scislo cotario in piccoli letti subordinati alla Fillade. Stilo.
n 97. Fillade carburata in letti subordinati alla Fillade, a Bivongi.

98. Diorite compatta tenacissima in grossi letti subordinati all afani


te scistosa. Bivongi.

99. Calcare compatto color grigio scuro, in letti subordinati alla 61


lade, Bivongi ed Assi.
n 100. Ferro solforato con altre sostanze metalliche, in lone nella l

lode. Bivongi
IV. Fonmzronn or rannsrzxons.

n 107. Ferro idrata, in banco spesso molti piedi, interposto tra la l


lade n. 89 e la roccia n. 109. Vicino Pazzano, somministra il minerale
delle ferriere di lilongiana.
(I) V. Sulla giacitura e sulle forme del Ferro solforato della provincia di Reggio.

Osservazioni di Pasquale La Cava negli Annali dell Accademia dein Aspiranti Naturali
4Ii di Napoli. Napoli 1844., vol. 2, pag. 277.
Tam. X1.

-'
18

- 138
108. Ocrea che si raccoglie in tondo delle vasche in cui lava il mi
nerale anzidetto

n 109. Calcare lamelloso di color rossiccic soprapposto alla Fillade li.


89, a Pazzano.

HO. Calcare grandioso variegato, soprapposto allo gneis vicino Agnana.


Ml. Sciato argilloso calcarifero, soprapposto ai terreni scistosi cri
stallini della Calabria, e sottoposto al calcare appennino della Basilicata ,

per modo ch esso forma 1 anello di comunicazione de due terreni sopraddetti.


V. Fonmznm seconmmn.

A. Formazione carboni/era.

n Questa formazione riposa in parte nel granito, in parte sul calcare di


transizione n. 0.
)) 3. Crea friabile con avanzi di vegetabili (Calamites arenaceus?) Vi

cinanze di Agnone.
H4. Gres compatto con numerose impressioni e moduli interni di due

specie di Conchiglie, delle quali una marina (lsammobia gari) ed una di


acqua salmastra (Ampbidesma rubiginosa ), vicino Agnana.

5. Scislo inammabile in strati subordinati alle due rocce prece


denti (2).
HG. Eleantrace laminoso (Zoolitantrace T.) in strati spessi da uno

a pi piedi subordinati alle rocce numeri 113 e HL


H'l. Calcare bituminifero in istrati subordinati alle rocce come sopra.
B. Formazione giurassica.

H8. Calcare giurassico compatto di color bianco gialliccio, soprappo


sto allo Gneis, forma il monte di 'liriolo
120. Calcare lamelloso grigio (Lias?) in massi spezzati e straticati;
foce del torrente della. Monica nella estrema punta della Calabria.

(1) questo il Cervino cosiddetto dai minatori di Pazzano?

(a) Detto ivi Scbz'ath'na perch al fuoco crepita.


(3) In Calabria Citra. la stessa formazione del monte di Stilo di questa provincia?

-139
121. Calcare arenaceo straticato. Forma la sommit del monte su cui
situata la citt di Bora.
C. Formazione terziaria.

122. Marna calcare, in istrati, nelle colline argillo-sabbionose, che


ancheggiano la foce del ume Deri nella marina di Bora.

gille

citt

123. Ferro argillifero in piccoli ma copiosi strati subordinati alle ar


azzurre terziarie. Vicino a Gerace.
124. Calcare grossolano. Della sommit del colle sul quale posta la
di Gerace.
121. Argilla arenaria.

n 126. Gesso di Squillace (1) in Calabria ulteriore seconda.

Della geologia di questa provincia scrissero parecchi geologi,


che l hanno visitata , e taluni di loro vi han fatta lunga dimora.
Nientedimeno , come per tutto il regno italico, si desidera la carta
geologica , alla quale grandissima impresa ha rivolto la sua attenzio

ne il Governo. Questa provincia ne presenta pi che ogni altra il biso


gno , e limportanza. Parimenti si sente il bisogno di una carta
topograca e statistica. Per noi la Geologia non la parte nostra;
onde stimiamo meglio rimandare i curiosi a coloro che ne scrissero
come il Melograni (2) , il Pilla (3), il Tchihatchel'f (Pierre de) (4),

(I) La calce solfata trovasi in questa provincia ( giacch Squillace nell altra ) in
grandi massi a Benistare, Bovalino, Mammola, Canolo, e se ne fa grande uso per fabbrica
delle case. Benistare e Bovalino a S. Nicola, Canolo , ne fabbricano anco le mura ester
ne, onde ne vengono ben presto degradate dal tempo, se non si tonichi con calcistruzzo.
(2) Descrizione geologica e statistica di Aspromonte e sue adjacenze del Signor Giu

sePp Mdograni , in 8. Napoli 1823.


(3) Annali Civili , fase. XXV. Feb. 1837, pag. 52.

(4.) Coup d oeil sur la geologia des provinces meridionales, du R. de Naples per
Pierre de Tchihalchell'. Berlin 1842.

-110
il La Cava (Pasquale) (1), il Montagna (2). Da costoro la carta
geologica del paese potr prendere buone iniziative riguardo alla no
stra Provincia come a grande opera desiderata.
Ora per quel che alla industria agricola riguarda, non avre
mo che far capo dalle formazioni terziarie , incominciando dalle pi
moderne , da quelle cio prodotte dalle alluvioni , che ancor sono
in via di formazione e che sono tutte quelle pi o meno estese pia
nure o pianerottoli verso il littorale , dove le correnti vi stanno per
tando la contribuzi0ne di tutte le maniere di rocce superiori, inco
minciando da pezzi di Gneis , e Granito , e di calcare talvolta, sia

in forme di sabbie, o di ghiaie o ciottoli.


Chi vede di questi frantumi pei bassi torrenti obassi umi cre
der trovarsi la roccia primitiva nei luoghi superiori: ma ascenden
do per sulla montagna, scorger sempre conglomerati, pi o meno
straticati, di ciottoli, e sassi, e blocchi granitici, non mai roccia

in posto. Del pari dei blocchi calcarei e cumignoli di questa roc


cia non mai straticata : e dai detti conglomerati tolgono i umi
il loro ciotolame.
Queste straticazioni alluvionali poggiano su di un altra for
mazione, ancor essa terziaria, che costituita dai banchi conchiglia
ri pi antichi, come il banco di tufo conchiglifero su cui fab
bricato Gerace. Ne ho veduto di questi banchi compatti, composti
di pezzetti e frantumi di conchiglie, n su i pi alti pianori, delle
montagne tra Mammola e S. Giorgio , nel piano detto Le stimpa
te , sul piano della Limina ec. L Arenaria in grossi strati che pro
cede al livello di S. Agata al Bianco e Casignana, giunge no a Sti
(x) Annali dell Accademia degli Aspiranti Naturalisti di Napoli. - Napoli 1843-50.
(2) Giaciture e condizioni del Terreno carbonifero di Agnana e dintorni , ossia ulti
mo rendiconto dell esplorazione scientica eseguitavi negli anni 1853-56 da Cc. Montagna.

Napoli 1857, in 4. con 5. tavole.

--ttl
lo , dove si vede addossata sul calcare cristallino: sopra essa fab
bricato la citt di Stilo. La sabbia granitica, che abbonda sull oc
cidental versante , e forma dei banchi e colline, mobile e sterile

nelle creste, fertile nelle bassure. Il Bacino della Piana quasi


tutto costituito di celeste sabbia mista con humus o terriccio.
Le Puddinghe, che sono pi o meno compatte , e che quan
do sono compattissir'ne da cemento assai tenace, costituiscono il
pi inammendabile terreno. Tali sono quelle puddinghe granitiche, le
quali formano le creste e le pendici dei colli che si elevano come
ad una zona di colline e montagne tra Reggio e illclito. Presso
Pollaro se ne veggono giungere no al mare e mentir lo aspetto
di antiche fabbriche , come qualcheduno vi crede (I). Tutte quel
le colline nude formano mirabil contrasto colle falde e col sottostan
te littorale verdeggiante di agrumeti.
Le Brecce, pi o meno coerenti, no a quelle di calce car
bonato compattissima con incrostamcnti di conchiglie , vedonsi ver
so 1 estrema parte della provincia , da Pellaro a Bora, e presso

Roccella, sempre in blocchi.


Le Marne. Queste occupano un posto assai distinto e rilevan
te come la calcare, pi nell orientale che nell occidental versan
te. Una specie di zona ricinge verso il mare, no a circa 300-400
metri (2) sopra esso , la provincia dalla piaggia orientale e meri
dionale. Dalla parte occidentale di queste marne se ne veggono pres
(1) Su queste rocce anche di tanto intanto si mostra la bella Euphorbia biglandulosa,
tra le poche piante che vi possono allignare.
(e) Montagna, op. cit. p. 4 e 5. - a Le marne , come oggi rimangono, dopo le
11 sofferte vicende , col loro contorno pi all interno del paese , formano una linea sinuo

r sa , le parti preminenti delle sponde , son sulle creste separanti una valle dall altra ,
n distendendosi sempre verso la parte montuosa , e le rientranti sviluppansi nelle valli,
n inoltrate sempre verso il mare .

-l12

so Palmi al di sopra il livello del Petrace, e s internan0 alternando


con le argille verso la montagna, formando il labbro meridionale
del bacino della Piana. Non ricomparisce pi lungo il littorale oc
cidentale della Provincia ; ma vi si vede ancora verso Bova.

Marne di Roccella. Ricordiamo le marne calcaree che i Roc


cellesi chiamano juzzo ( da non confondere con un altro juzzo dei
Geracesi) o meglio Maramusea. Marna bianco-grigiastra, tenera,
scrivente , che fa pasta diluendola con acqua , e che studiata per
uso della fonderia di lllongiana si trova a contenere 25 per 100
di argilla e di altri silicati cdi silice , rimanendo gli altri 80 per
carbonato di calce e pochissime_tracce di carbonato di magnesio e
di ferro (1). Si usa per la fusione del minerale di ferro della Mou
giana; mettendosi con esso minerale alla ragione presso a poco del
10 per 100. Di detta lllarna calcarea nel paese si fa una specie
di calce idraulica ad uso delle cisterne. Queste marne non interrot
te per lungo tratto nel Rocccllese, si conformano in modo partico

lare; poich di quelle colline si presentan nude biancastre, sol


cato dolcemente e rilevate, arrotondite nei seni e comignoli. La
loro superficie allinuenza atmosferica si spolvera (2). Nel versan
te orientale predomina lelemento calcareo e l elemento argille-cal
careo; nell occidentale il granitico, cio nei depositi e trasporti al
luvionali , oltre le rocce primitive. Le sabbie, ghiaie, ciottoli, gres
granitiche , argille, son tutte alternanti in letti pi o meno incli

nati verso 1 ovest , od il mare , e seguendo il corso dei mni. Si


distinguono i gres tabulari (3), e di altre-maniere conformati. '

(i) Montagna l. cit.


(2) Vedi appresso: Modo di ammendare le colline di Maramusche del Roccellese.
(3) Come lungo i anchi del ume Eja presso Maropati ci ha delle tavole di gres
di molti palmi lunghe e larghe.

-143
Di tutti questi terreni il moderno per l agricoltura del pae
se il pi importante. codesto il terreno ammendato dalla natura,
in cui vengono in massima parte le diverse maniere di albereti di
che principalmente coverta la provincia.
( b ,Serie di terreni agrologici ).

I. Saura.
Terreni a base silicea.

1. Ghiajoso e ciottoloso. Tutti gli sbocchi dei torrenti e n


mi di cortissimo corso, attualmente in corso , o che abbiano ab

bandonato il loro letto. I terreni dellalta Piana nel contorno del ba


cino che la costituisce sono disseminati di ciottoli. Tutta l alta
Piana di Cittanuova ha sottosuolo (alla profondit di uno a due o
tre metri ) costituito di ciottoli. Tutti i terreni tra -Villa S. Gio
vanni e Pellaro sono ghiajosi. Le ghiaje a loro son venute dalla
scomposizione delle puddinghe superiori. Ghiajos sonoi terreni che
si veggono lungo la costa jonia, i quali sono alternanti per considere
voli estensioni coi marnosi ed argillosi esenti da ghiaje. Bovalino ,
Siderno , Gioiosa , ne mostrano esempi. Buoni per alberatura. l\iei
ghiaiosi si veggono il Nerium Oleander, la Linaria stricta ec.
Roeeiosi. Le rocce in posto di natura silicea sono costituiti ,
in massima parte di gneis , che crepacciato, e che le radici pe
netrano per le fenditure. Bellissimi esempi tra Bagnara e Scilla e
Mammola. Crescono spontaneamente la Cineraria gibbosa, Sinapis vir
gata, Opuntia vulgaris, Dianthus Bisignani, Adianthum obovatum cc.
I eonglomerati si sgregano in ciottoli e ghiaje, eccetto le colline
lungo la costa reggiana che formano una lunga serie di colline di
breccie e puddinghe sterili.
_
2. Sabbiosi. Tutta la marina intorno intorno a questa pro

__ Mi. _.
rincia (vedi la regione botanica marittima). Pi le colline e banchi di
sabbia bianca, o pi o meno sterili. Nell alta Piana ce n ha che
alternan con le colline argilloso. Lo Gnaphalium italicum., l Ar
temisia cariabilis Ten., la Vicia pseudo-cracca a fiori bianchi,
la Plantago Bellardi oc. , ne sono i vegetabili spontanei che indi
cano la loro sterilit. Ed oltre a ci dominano, Herodium cicuta
rium , Bellis annua , Dactyloctenium aegyptiacum , Tillaea muscosa,

Rumox bucophalopharus , Gnaphalium italicum.


3. Sabbio-argillosi (1). Nella stessa Piana, dove il terreno geo
logico un alternanza di letti argillosi e sabbiosi, e di gres', so
vrapposti , lun su l altro, si mostrano le colline fertili , e che

costituiscono la terra cosiddetta aperta. Il gran banco che forma la


collina , che va dal lllosima per Borello e sale n su presso Lau
reana un colle sabbie-argilloso. Ed fertile, tanto pi che non
manca di un piccolo elemento calcareo prestatovi dalle conchiglie,
come pettini, turbini, denti di squali cc.
4. Sabbio-umifori. Tutta la bassa Piana, nel circondario di
Palmi, che forma la parte pi ricca della Provincia, e che costituisce
la regione degli Uliveti (2), di questa natura. Una volta vestita di
boschi, come ne accennano ancora i residui. La Quercia, l Ulivo

ed ogni albero domestico provano a meraviglia con celerit ed am


piezza straordinaria. Di questa terra sabbiosa ed umifera del Bosco
di Rosarno e Gioia dovrebbero provvedersi i giardinieri oristi di
Napoli, i quali invece servonsi dell humus puro delle selve ceduo,
che non molto atto, come sarebbe il terreno in parola, alla coltura

degli alberetti d ornamento. Vi allignano le seguenti piante natia.


Saccharum cylindricum, Lupinus luteus, L. angustifolius, Croous
longillorus, Dictamnus albus var. il. roseo.
(r) Son denominati con linguaggio del paese lipoji aperti, che poi vanno ai
forti negli argillo-sabbiosi: son tutti di terreni fertili.
(2) Vedi la carta agrologica qui annessa.

lipoji,

-1-15
Il. SERIE
Terreni a base alluminosa.

1. Argilla-ghiag'osa. Terreni tenaci e forti, e nel contempo a


perti dalle piccole pietruzze d ogni natura che vi sono mescolati, ma
quasi sempre del sistema granitico, come pezzetti di granito grigio,
gneis , scisto argillosi , lladi cc. Questi terreni sono fertilissimi ma

(1 ordinario non si presentano che in pendio nelle colline d alluvio


ne moderna. Tutti i colli di Mammola, S. Giovanni, Grotteria, ne

mostrano esemp, essendo di conglomerati di suddetti minuzzoli, con


impasto di argilla. Nel reggiano superiore , dove le rocce graniti
che si mostrano di terzo e quarto periodo di scomposizione e ri
composizione, in ne tutti seni coltivabili del gruppo di Aspro
monte abbondano di questa maniera di terreni. Vi fan bene gli al
beri e le binde.
2. Argilla-sabbiosi. Sia che vuolsi considerare i letti argillo
sabbiosi provvenienti dalle moderne alluvioni di origine uviatile ,
alternanti con i gres tabulari e sabbie granitiche, sia che vuoi in
tendere il passaggio e la transizione che talora si fa ancor con l ar
te dai depositi sabbiosi agli argillosi, vi si hanno in questa catego
ria una continua succession di tali terreni lungo il littorale tra Reg
gio e Melito, etra il capo Bruzzano e la punta di Stilo. Sono i mi
gliori terreni di quei versanti , i quali sempre son misti a qualche
elemento calcareo, comunicato ad essi dalle marne calcaree. Corri

sponde codesto terreno alle terre franche de francesi, allorch vi


abbonda la sabbia e si avvicina cos al lipojo chiuso de paesani.
terreno acconcissimo ad ogni maniera di colture specialmente il grano
turco , e tra gli alberi il melo. Vi crescono la Tussilago Farfara ,
l Equisetum hiemale, E. Telmateja.

Tam. X].

la

-146

3. Argilla-ferruginose. Argille variopinte, Argada', o Agradi


volg. Dall Argilla ferrifera , che incomincia dal minerale di ferro di
Pazzano, no alle argille rosse di tutti i luoghi dove si fan casi da
creta di color rosso, e tutti i terreni rosseggianti, dove trovasi quel

la specie di pietra rotonda che dentro tiene un altro nucleo mobi


le (1), e che in Calabria non rara; dovunque le argille da gri
gie , rosse ed azzurragnole coloransi, sono di terreni Argillo-fer
ruginosi. E che spesso costituiscono i cos detti ( dai naturali tra
Bova , Cimin , Roccella) terreni argadosi o agrade, che prima di
esser per lungo tempo concimate e colturate sono per se stesse ste
rili
Non vi nascono piante eccetto qualche Tussilago Farfara. LA
carna gummifera cc.
1. Argilla-mamme, Argilla-calcari. Poich la marna bianca
del littorale jonio si trova lungo la costa interrotta dalle argille, che
vengono dagli scisti argillosi superiori. Spessissimo queste due manie
re di terreno fan passaggio 1 una nell altra, perdendo della. sterili
t propria dell argillosa pura ed accostandosi alla fertilit della cal
care. Le biade , le civaie , ma non gli alberi, vi fan bene; onde

questi terreni vanno compresi in quella regione nella nostra carta


addimandata regione della Sulla.
5. Argilla-salifera. Di questa natura buonissima parte del
littorale jonio , dove quei terreni a base alluminosa, nei prolunga
ti giorni sereni si vedono ei'llorire di sali di potassa. [Geracesi ra
schiando le loro rocce traggono il nitro, e ne fanno industria: do
vunque grattano le'loro rocce traggono nitrato di potassa. Nei tem
pi sereni da per tutto vi si veggono per quelle campagne special

(1) Detto petra-prena da volgari del paese , perch scuotendo un ciotolino di questa
dentro vi si sente il rumore del nucleo quasi fosse un feto.
(2) Vedi 1 articolo destinato ai terreni argadosi od argillosi pel modo di emendarle.

-l47
mente ne horroncclli dell elorescenze , che hanno per base la po

tassa (od altro alcali). Nascono: Moricandia arvensis, Grocus pusil


lus, Anemone Coronaria, Gynara horrida, Mandragora ollicinalis cc.
III. SERIE

Terreni a base calcare


Della parte occidentale della provincia, se eccettui il piccol trat
to tra Petrace e Palmi , (I) e le piccole pezze di boschi che sono

situati sovra blocchi del calcare ch proprio della formazione di


Stilo, calcare cristallino, che spesso forma delle montagnuole, e la

lora di monti, in estensione di pi miglia, come quelli di Stilo e Paz


zano. Questa lista di calcare pi o meno interrotta sta verso la
schiena appennina e propriamente nella parte pi elevata di quel ver
sante jonio, e che, la merc de materiali che appresta per la fab
brica, fa si che quelle pendici siano popolato di edizi rurali: come
delle casipolc case e casini, e stalle. Onde contribuisce al cangia
mento di scena che scorge chi dall occidentale passa all orientale ma
rina. Il terreno vi ancora fertile , ed ha un valore superiore ad
ogni altro ch lass nelle montagne. La mcrc di questo terreno, che
i naturali addimandano di pietra morta (in opposizione alla pietra
granitica che chiamano pietra viva), i terreni delle loro montagne
producono bene i cereali e le civaje, ance ad una regione di al
tezza considerevole. Il terreno calcare, o di pietra morta, si limita ad
una certa zona superiore: e scende in gi, come no a Mammo
la , Giojosa e simili paraggi pei trasporti di detti blocchi calcarei,
che formano dei materiali preziosi per la costruzione delle case.
(1) Che mostrano la stessa zona marnosa terziaria come dell altra parte del promon
torio \'aticano, e simile a quella del littorale jonio.

-148

Si rimescolano via via onde si formano i terreni calcari propria


mente detti dei quali non vi ha che una maniera , e de misti con
gli elementi granitici o sia a base alluminosa. Gli alberi non vi cre
scono molto , ma i loro frutti sono pi sostanziosi sia in olio, sia
zucchero, o resine. Vi nasce lo Scornabecco (Pistacia Terebinthus );

il Rosmarino ( Rosmarinus ollicinalis ) , il Lathyrus grandiflorus ,


e molte specie di piante leguminose ed aromatiche. La Quercia non
vi distende moltoi suoi ramiIV. SERIE

A base mamosa ( terra da Sulla )


Ci ha le marne nello stato duro, cio intrattabile della zappa
ma trattabili col piccone, e formano le nude pendici di varie colli
ne pi .o meno estese di Roccella. Questa marna composta secon
do il Montagna (2) di 25 per cento di Argilla il resto quasi tut
ta calcare. Noi indicheremo a suo luogo il mezzo come renderla
coltivabile. I terreni in questa zona mamosa sono:
l. Mamo-ghiag'osc', e quindi pi aperti.
2. Mamo-calcari, le quali costituiscono le terre fertili di
tutto il circondario di Gerace , e che iRoccellesi addimandano ter

ra agliocana, molto da loro pregiata contro all altra detta argado


sa ( argillosa). Noi abbiamo riferito in vari luoghi (Vedi Rotazio
ni) delle colture di biade e civaje a cui questi terreni si adattano
(I) Aquesti terreni vanno associati i terreni gessosi, che si veggono pi estesamente
in quel di Bovalino Benistare S. Nicola. Vi abbiamo trovata sempre da presso , anco in
Mammola (vicino le rocce di calce solfata) la Gypsophila Arrostii, che si tien come pianta
propria di questi terreni.
(e) Montagna loc. cit.

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_,.__.__f-- f .

(15' Vedi la carta agroiogrca pag. 5.- 71 nascono: glia hil0lltl, Krnm italicnm, A.
proboscideum, C3clamen neapolitunum e molte altre piante.

t...i il 't'lrh A ti di Il ).l . ti iii "a


[LELLA 1R_0 IZVL'L-l 1)] 191/6610

______.

W --(2) Montagna loc. cit.

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-149
mirabilmente, e che meriterebbero maggior cura, studio, e spesa
da parte del proprietario.
3.o ilIarno-argz'llacee: sono preponderanti di principio argillo
so , ossia argadoso detto dai paesani. Vi si fanno in questi e nel
le precedenti, biade, legumi ed alberi da frutto saporitissimi. I po
poni di Gerace e Roccella, che sono assai rinomati nella provincia,
provano bene in questa maniera di terreno.

U. SERIE
Terreni ricchi cl amo (terreni pillosi colg.)
Un fortissimo strato di terriccio convertito ad humus, se ne ha
in tutta la regione de boschi (1) specialmente de monti una sor
gente inesausta. Calpestato il terreno umifero manda un polverio
come a tabacco imbrattante , e dai naturali di tutta la provincia

chiamato con 1 unico vocabolo di Pilla o Picld-e , che dove trova


si accumulata va soggetta ad incendiarsi , come avviene a taluni

campagnuoli della Piana , i quali non possono tenere a lungo in


un luogo il focolare. Ma la coltura consuma e rimescola

con

gli

strati di terreno lhumus, di cui la presenza necessaria per fer

tilizzare tutti i terreni precedenti designati qui sopra.


Regioni agrarie delle 1. Calabria Ulteriore.

Sebbene variatissime siano le colture di questa estrema parte


dItalia , come variato frastagliato e rotto il suolo , pure le re
gioni agricole ne sono ben denite dal predominio di certe pian
(1) Vedi la carta agrologiea pag. 39.-Vi nascono: Scilla bifolia, Arnm italicum, A.
proboscideum, C)clamen neapolitanum e molte altre piante.

-130

te che con maggior profusione sono coltivate, e per certe estensio


ni pi o meno grandi. Le quali colture formano il principale ce
spite delle regioni che occupano, nonch conciliano a queste una
sonomia propria, sill'attamentc da distinguere 1 una dallaltra.
1.l la regione degli oliveti; 2.a Regione degli agrumi; 3.
Regione della sulla, e delle biade. La Regione dei boschi ccdui
e d altofusto marittimi e moptani. Vedete la carta agrologica qui an
nessa, dove sono esse segnate da quattro diverse tinte: non per
con esattezza geodctica; ma segnatevi soltanto per approssimazione
al vero.
La regione degli oliveti occupa la piana' di Palmi, e buona
parte delle pendici che fan corona a questa. La stessa regione ,
guardata da sopra i monti, si ravvisa come ad un mare di color
fosco, dovuto alla tinta oscura degli oliveti. intersecata dai umi
e ruscelli, i quali con le loro sponde coltivate a pane, agrumeti
e gelseti , scompartono lictamente la pianura olivetata : come tan
te zone di color verde allegro , frammiste in un vestito di colo
re oscuro. Le terre scapole non irrigue sono ancora di estesi pia
ni , come pezze in mezzo agli oliveti, e distinte da questi pel
diverso colore. Vi si reggono ancora di estesi vigneti come quei
della Mensa 'vescovile di lllileto, del Sig. Augimeri cc. presso
Palmi, del Sig. Nunziante a S. Ferdinando, e vigneti presso Gio
ia, Rosarno cc.

La 2.a regione degli agrumi si manifesta nella sua pienezza


nel littorale semipiano che si stende da Villa S. Giovanni no a Ca
po Pellaro : da una parte lambisce il mare , dallaltra rasenta le
aride colline del Reggiano. intersecata tutta la regione da vigneti
e. gelseti , i quali lasciano la pianura irrigua sempre verdeggiante
per salirsene su gli aridi colli. I datteri che di tanto in tanto si

estollono in tutta la loro sublimit su i loro stipili di 20 e pi

-151
metri alti, con le loro chiome e regimi dominano maestosamente
il paesaggio di quella campagna incantevole.
La 3.a regione della Sulla si distingue principalmente da que
sta pianta, che non solo di tanto in tanto si coltiva, ma viene natu
relmente su per tutto il littorale Ionio. Da ogni dove terreni sca
poli coltivati a grano. Ma la Sulla la base su cui poggia la pic
cola rotazione agraria , e la pastorizia. Tale la vegetazione su
per tutte quelle campagne ondolatc e colline argilloso e marnose ,
che si fan da lungi distinguere dal loro colorito bianchiccio. Non
pertanto, in questa regione ci ha ancora dei terreni sabbiosi e ghia
iosi , che alternano cogli argillosi e marnesi. Qui trovansi vigneti,
licheti, gelseti ed agrumeti, specialmente in quel di Gioiosa, e
Roccclla , presso cui vedesi il gran vigneto del Signor Gappcllieri.
La 4.al regione delle selve ceduo, si estende specialmente tra
Palmi, S. Anna , S. Eufemia , Solano, Bagnara, Scilla cc. cc.,

e poi va interrottamentc costeggiando su per le montagne in tutto


il versante occidentale , internandosi con i boschi di querce, e giun
gendo no ai faggi. Questa regione delle selve ceduo merita mag
giore attenzione , ed estensione su per quelle pendici inaccessibili
alla coltura: e circondar la Provincia intorno intorno pel mezzogior
no, vestire quel deserto di montagne che si estende tra Precaco
re , Motticella , Bova , Roccaforte, S. Lorenzo , Cardcto, e S.

Stefano. E poi passare a popolare le alte pendici che guardano il


Ionio , sul qual versante non ci ha esempio di questa ricca indu
stria silvano : se neccettui piccol tratto di castagneti cedni presso
Natile. Gi nella provincia non si conoscono di altri boschi ccdui,
che quei di castagno.
La 5.l regione dei boschi montuosi ben limitata dal fag
gio, e talvolta dai coniferi come l abete ed il pino laricio, che
formano la base dei boschi dei 5 circondar silvani della provincia.

__ _.-__'_

,_5

- 452 A questi boschi montani si aggiungono i boschi marittimi i


quali si riducono, atteso la irresistibile tendenza del coltivare , a
quello solo di Rosarno e suoi vicini, tra il Vena ed il Budello ,

nella Piana di Palmi: il qual bosco si va semprepi restringendo

atteso specialmente alla divisione dei beni demaniali.


La qui annessa carta agrologica disegna lo insieme delle re
gioni suddette.
Clima
a. Meteorologia.

Non ho trovato altri dati certi meteorologici della provincia, ol


tre a quei lasciatici dal benemerito Signor Salvatore Arcovito in
Reggio , presso cui le sue osservazioni ebber luogo; cio quelle
relative alla temperatura, stato barometrico, quantit di pioggia, e
venti di Reggio all altezza, sul livello del mare, di metri 23,996

pari a palmi n. 91, a piedi parig. 73, poll. 5', e 9 decimi di


linea , pei tre anni 1841, 1842 , e 1843. Dei quali presentiamo

qui sotto i risultati


Nel 1841 il massimo grado di calore fu il giorno 11 Luglio di gr.
29 e 1 decimi di Beaumur.
Il minimo in il di 1. Febbraio di gr. 1 e 6 decimi.
Ed il medio di tutto lanno ricadde a gr. 16 e 231 millesimi, e fu

a 5 e 20 Maggio , ed a 12 e 16 Novembre.
La massima altezza barometrica nel corso dellanno

1841 fu a 15

Agosto in pollici 28 linee 'l, e 5 decimi di linea.


(1) Vedi Atti della Societ Economica della 1.ma Calabria Ulteriore , vol. 3, fase. 5
e vol. 2 , fase. 6.

-153
La minima fu a 9 Giugno in pollici 27. 00. 0.
E la media di tutto l anno ricadde a poll. 28 , lin. 2 e 166 mill.
di linea, e fu ne giorni 16 Gennaio , 13 , 14 e 19 Febbraio , 4 e 9
Aprile: 9 e 29 Maggio, 16 , 17 e 27 Giugno; 1, 9, 19, 22 , 23 ,
24, 27, e 31 Luglio; 2, 3, 1, 5 e 7 Agosto; 10,18, 21,

e 28 Settembre ,
Nel 1842 il
25 e 5 decimi di
Il minimo fu

23

ed al 1 Novembre.
massimo grado di calore fu il giorno 17 Luglio di gr.
Ileaumur.
il dl 25 Gennaio di gr. 7 e 5 decimi.

Ed il medio di tutto l anno ricadde a gr. 16 e 36648 centomillesi

mi, e fu a 3 , 4, 17 , 18 e 30 Maggio; ain 11 Ottobre , ed a 12,


13 e 11 Novembre.
La massima altezza barometrica nel detto anno 1812 , fu a 12 Feb
braio in pollici 28 , lin. 7 , e 7 decimi di lin.
La minima fu a13 Settembre in poll. 27 e fin. 3.
La media di tutto lanno ricadde a pel]. 28 , lin. 1 e 80538 cen
tomillesimi di linea, e coincide a7 Febbraio, a 5 e 12 Marzo, ed ai
29 Aprile.
Nel 1813 il massimo grado di calore fu il giorno 4 Agosto di gr.
23 e 8 decimi di Reaumur.
Il minimo fu il 2 e 3 Marzo di gr. 9.

Il medio di tutto lanno ricadde a gr. 15 e 93187 centomillesimi ,


e fu a 19 , 20, e 21 di Maggio e a10 Novembre.
La massima altezza barometrica nell anno 1812 fu a 12 Febbraio in
pollici 28 , lin. 7, e 7 decimi di linea.
La minima fu a 13 Settembre in pollici 27 , e lin. 3.
La media di tutto lanno ricadde a poli. 28 lin. 1 e 80538 cento
millesimi di linea, e coincide a 7 Febbraio, a 5 e 12 Marzo ed a 26
Aprile.
La quantit di acqua piovana nell anno 1841 fa (1) in volume palmi cu

(1) Le osservazioni furono eseguite con Pluviometro di palmi riformati napolitani due
in q uadro, ciascuno eguale a 0,264569418 di metro: vedi S. Arcovato nel luogo sopracitato
Tam. X1.
20

- 151- bi 10 e 499 millesimi di palmo cubo, ed in altezza palmi lineari 2 e 62688


centomillosimi di palmo , eguali a 0,69118 centomillosimi di metro, cor
rispondenti a piedi parigini due, pollice uno, linee sette, e 12111 con
tomillesimi di linea.

Nel 1812 in volume palmi cubi 9, e 6695 decimillosimi di palme


cubo ; ed in altezza palmi lineari 2 e 11117 centomillosimi di palmo e

guale a 0,63916 centomillosimi di metro corrispondenti a piede parigino


uno , pollici 11 e lin. 1 o 41 centesimi di linea.

E nel 1813 in volume palmi cubi 8 e 2555 diecimillosimi di palmo


cubo ; ed in altezza palmi lineari due e 06391 centomillosimi di palmo
eguale a 0,51581 centomillosimi di metro , corrispondenti a piede pari
gino uno , pollici 8, lin. 1 e 5963 diecimillesimi di linea.
1811. I venti predominanti in questo anno furono in primo luogo Tra
montana, in secondo Mezzogiorno, ed in terzo Greco-Tramontana.

1 meno predominanti furono Maestro-Ponente, Ponente, Libeccio-ponente.


1812. I venti predominanti in questo anno furono in primo luogo Mae
stro-tramontana, in secondo Tramontana, ed in terzo Mezzogiorno.
I mono dominanti furono Ponente, Maestro-Ponente, Levante, o Sci
rocco-Levante.
1843. I venti predominanti in questo anno furono in primo luogo Mae
stro-tramontana, in secondo Tramontana, ed in terzo Seiroccomezzogiorno.
I meno dominanti furono Levante, Libeccio , Ponente, Greco-Levan
te, e Scirocco-levante.
Nella provincia abbiamo due climi opposti tra loro nei due versanti,
est, ed ovest, assai diversi da quel di Reggio e del Mezzogiorno. La
cagione di questa diversit principalmente dovuta alla schiena dell Ap.

pennino che la partisce per lo lungo in due. Onde i venti sieguono nei
due versanti cammini opposti. Il vento di Ponente che spira quasi sem
pre leggermente dal mare verso la montagna nel versante tirreno, gua
dagna la schiena e scende precipitoso e forte pi o meno nel versante
di levante o ionio ; onde quei di retro-marina presso la montagna temo
no i venti di ponente, ch essi addimandano vento della montagna, ov
vero vento della Piana. Perfettamente al contrario avviene col versan

te tirreno , quando spira dal mare Ionio 1 est,salc leggiero per la mon

tagna per scendere precipitoso nella Piana, tirando dalla montagna al mare.
Il vento di Est e costantemente periodico in tutta la Piana, in sul nir
di Aprile (il di di S. Marco), e ripete verso il principio di Maggio (ven
to della Croce), e verso gli otto dello stesso mese ripete per lultima

volta nellanno ( detto vento di S. Michele 0 Micheletto), e suole apporta


re in questi di, come in ogni altro tempo dellanno, assai danni alle
colture erbali ed arboree, specialmente in certi anni. L 11 e 12 Marzo
1842 nein oliveti della Piana ha fatto pi di 100,000 ducati di danni:

cos 1 anno 1852. ( Vedi articolo grano turco


Il vento di Est e Sud-est piovoso durante l inverno.

In S. Ferdinando, villaggio bagnato dal mare tirreno, si os


serva costantemente, come probabilmente per tutto il littorale di
Gioia, nel corso della estate, il vento di mare durante il giorno ,

che salubre: il vento di terra o levante dal cader del giorno


no al di appresso, che nocivo.
Lo stato del cielo spessissimo in opposizione tra idue ver
santi di Est e di Ovest. A chi parte da una marina per andare
all opposta , accade di osservare nel contempo questo fenomeno.
Stato igrometrico de due circondari di Palmi e Gerace (1).
Circondario di Gerace, in un anno solo si ebbero di pioggia pollici .
di Palmi

11

18

nel primo giorni piovosi n. .

52

nel secondo n. .

14

Ne siamo pi fortunati di aver dati certi sullo stato termometrico.


Dal citato Signor Raso si rileva che il massimo calore nelle vicinanze
(1) Vedi Raso, Quadro Statistico dei distretti di Palmi e Gerace. Napoli 1843. p

36,

con l avvertenza che 1 autore da queste cifre con tutta la riserva possibile , atteso la man
canza assoluta di dati esatti.

-136
dei monti e di gr. 28 Reaumur, e nelle caloroso giornate del luglio
1811 il termometro si clev a gradi 29 e linee. Il freddo durante 1 in
verno non mai forte nei paesi presso le radici dei monti dove suole

scendere la temperatura a gr. 5 sopra zero; ma talvolta le forti gela


te ci danno a divedcre che il termometro nella pi bassa temperatura
dee scendere pi di un grado sotto lo zero: la dove gelano gli aranci,
le olive. Onde non possiamo accettare lopinione del Signor Raso che di

ce solo nei giorni 2 e 3 febbraio 1813 il mercurio essere sceso ad un


grado sotto zero. assai pi probabile la verit della cifra di tre gra
di sotlo lo zero, come minima di questa prmincia (vedi Re: Descrizio
ne del Regno). Noi, giudicando dagli effetti delle forti e durevoli gelate,
opiniamo la temperatura sui monti scendere no a sette gradi sotto zero.
La neve cade in ogn inverno; ma talvolta non si vede questa meteora
n sui luoghi bassi n sulle montagne, eccetto il gruppo di Aspromonte che
in tutti gl inverni si mostra pi o meno coverto nelle sue pi alle vette: non
cos la state. Caduta la neve sulle montagne tosto vi si discioglie col ven
to di sud e sud-est (che chiamano ivi la mojazza ); gela alla supercie se
il tempo divicn sereno. Il ghiaccio molle, cos detto dai toscani, vi raro.
La gragnuola un fenomeno piuttosto frequente ne mesi di Aprile di
maggio , e Giugno. Talora devasta contrade intere: come in lultimo anno
1860 (1) in certe localit della Piana, che la grandine ruppe e guast tut
te le angurie, rovin vigne ed uve cc. Per tale agello sempre parziale
in estensione , non si pu aver miglior rimedio che le assicurazioni, co
me si dir nella parte economica di questa relazione.
Un fenomeno meteorico, di cui molto si parla, la cos detta dei
paesani Lupa. Nelle ore del mattino delle giornate di maggio si vedo
no attorno lorzzonte, presso la marina, 0 sul mare, alzarsi delle nubi, le
quali nella notte si diffondono per l atmosfera in forma di nebbia. allo
ra che suole seguire nelle tenere foglie del gelso, nei raccmi de ori del
a vite, e talvolta nelle nuove messe del melo, una specie di cancrena in
forma di macchie color castagno sulle foglie, che disegnano un pezzo di tes
(i) E nel prossimo passato anno nel mandamento di Laureata e Polistena.

,____v _._.

_-_.\_,_,d

-I5
suto cancrenato o come fosse cauterizzato. frequente pi nei luoghi bassi
delle valli , che su pe poggi. Par che risponda a ci che chiamano gli auto
ri nebbia : nome dissacconcio perch non ogni nebbia esercita cos funestc

conseguenze in ogni tempo e luogo. I microgra vi reggono una specie di


fungo (vedi Gelso) che si moltiplica prodigiosamcntc in quelle condizioni
atmosferiche or descritte.

b. Le regioni naturali della provincia secondo le loro altezze pos


sono essere rappresentate dalla vegetazione nella seguente maniera.
( I. Regione marittima.
(a, piante che nascono nelle sabbie del lido).
Pancratium mritimum, Eryngium maritimum, Athanasia maritima, E
chinophora spinosa, Ambrosia maritima, Polygonum maritimum, Trifoliutn
subtierraneum, Glaucium luteum , Ephedra distachya ( cuovre le dune ) ,
Convolvulus Soldanclla, Salsola Tragus, Centaurca sonchifofolia, Inula
Ghritbmifolia.
(b, Sulle rocce che spargono in mare).

lauta acutifolia nob. Tra Scilla e. Torre di Cavallo.

altra specie di

versa da quella che viene ne luoghi inondati salsi. Cincraria gibosa Guss.
Grithmum maritimum , Dianthus Bisignani Ton. Euphorbia dendroidcs, A
maryllis Belladonna (soltanto a Scilla) , Scilla maritima ( si estende su
oltre alle colline).
(c, Nelle lande marittime e colli della stessa regione).
Pistacia Lcnliscus, e Myrtns communis, si estendono no presso la re
gione de boschi montuosi, Phylliraea media (si estende con le precedenti):
I.ycium curopacum, Vith Agnus-castus, Tamarix africana, Passerina bir

-158
sula (sul versante Jonio), Quercus Subcr (non Q. pseudo-suber), Quercus

Ilex (sale fino alle alle regioni de' boschi), Bellis annua, Carex schoenoi
des, Dactyloctenium aegyptiacum, Ixia Bulbocodium (Sale no alle pi
elevate regioni.

(2. Colline marittime


Euphorbia biglandulosa, Agave Americana, Scilla maritima (nel ver
sante jonio ), Ricinus communis, Phylliraea latifolia et media, Anagyris
footida.

(3. Ne colli summontani


Vicia pseudo-cracca rar. oribus albis (variet costante), Crocus longi
orus Ralln(scende finopalle pianure marittime), Satureia Cosentina, Da
phne Laureola, Spartium junceum, Genista ovata, Myrtus communis, .e
Pistacia Lentiscus (scendono fino al lido del mare e finiscono qui), Erica

arborea , Senecio erraticus, Lamium bifidum Cyr. comune nei luoghi colti,
Daphne Gnidium ( comune colla regione marittima), Salix Caprea; Iasio
ne montana, comune con le regioni superiori, Geranium abortivum.

(4.al Prima regione dei boschi


Quercus Bobur, Castanea vesca , Quercus Ilex, Corylus Avellana, Al
nus cordifolia, llex Aquifolium, Vitis vinifera ( qui terminano i vigneti),
Aquilegia vulgaris, Allium pendulinum Ten. (non viene lAllium triquetrum)
Dentaria bulbifera, Woodwardia radicans (rara in qualche burrone), Aspi'
dium Filix mas.
A

(4.al Seconda regione de boschi o regione del Faggio


Fagus sylvatica. La pi alta cima di Montalto , ch il punto culmi

nante del gruppo di Aspromonte coverta di faggi piccoli e distorti. Pinus

--159
sylvestris? Pinus Laricio, Abies pectiuata, Iunipcrus hemisphoerica in A
spromonte, Sorbus praemorsa Guss. Bubus idaeus (raro) in Aspromonte ,
Plantago humilis Ian (non P. subulata ) Saxifraga rotundifolia (la sola Sa
xifraga propria delle regioni montuose di questa Provincia), Rinanthus Ele
phas, Melissa granditlora, Cacalia alpina, Scilla bifolia, Galanthus plicatus,
Soldanella alpina, ch al termine superiore della regione.
Pyrola secunda: nasce con la Soldanella alpina al termine della regio
ne montana, donde dovrebbe incominciare la regione alpina, che manca
in questa provincia. Dove notevole la mancanza del genere Gentiana.

(a, Prati montuosi che sono in questa regione.


Viola gracilis Il. coeruleo et Il. luteo , Festuca ovina ( fa tappeto)
loa pratensis (fa tappeto), Potentilla calabra, Colchicum autumnale et: nea
politanum , Ajuga acaulis (rara ), llypericum humilusum.
Piante comuni a tutte dette regioni

Ixia Bulbocodium, Cynodon Dactylon, Alyssum maritimum, Alnus glu


tinosa (auzano volg.) de luoghi palustri montuosi e marittimi, Narcissus ne

glectus Iasione montana.


Non si hanno misure barometriche di queste regioni botaniche: n del
le regioui agrarie. La istruzione, e il progresso ripianer questa lacuna.

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-160

PA BTE SECONDA
RIGUARDANTE LO STATO ECONOMICO

I due versanti.

Lo stato fisico , descritto nella prima parte, ci traccia la via


alla soluzione de problemi economici che formano il soggetto di

quest altra. Le condizioni cosmo-telluriche nelle quali si trova un


popolo , formano il punto di partenza naturale del suo sistema eco
nomico : e questo alla sua volta ne dirige lAgricoltura e gli al
tri rami d industria.
E primieramente ci facciamo a considerare come le condizio
ni economiche , considerato in relazione con quelle delle altre pro

vincie , sono in un disquilibrio naturale prodotto dalla sua posizio


ne geograca , come estrema parte del continente italiano. Dippi
riguardo a se stessa si trova in un altro disquilibrio; perciocch il
versante occidentale ha molti vantaggi economici sull orientale: 1.
per la sua maggior vicinanza coll ex capitale delle meridionali pro
vince, e con tutto il resto della costa occidentale: mentre la par
te orientale, o ionio, non solo trovasi segregata, cio , priva di
vie di comunicazione col resto del continente , ma ancora , per la
sua conformazione oreograca , trovasi segregata dal versante occi

dentale , o tirreno. 2.o Questa.parte vicina al porto di Messina.


3. Questa stessa comunica colla limite provincia per mezzo di una
grande via, ch la sola in tutta la provincia. Insomma la met o
rientale della 1.a Calabria ulteriore segregata dalla occidentale e
dal resto del continente. Tutte le quali condizioni dipendono in par

-161
te dalla natura, in parte dall abbandono secolare dellazione 'am

ministrativa. Agl inconvenienti naturali, e governativi, si possono


opporre i rimedii provenienti dalle vie di comunicazione col ravvi
cinare, o collegare:
1.0 La parte orientale colla limite provincia, e quindi col
continente.
2. Col ravvicinare, o collegare il versante orientale coll oc
cidentale.
g
3. Con creare dei centri di consumo e di attivit commerciali
lungo la costa ionia.
Ii. Inne , una costruzione di strada ferrata che giungesse
dalle provincie interne per la costa ionia , non solo toglierebbe al
la occidentale riviera il naturale monopolio che ha nella provincia

a discapito dell orientale; ma questa avvantaggerebbe e sorgereb


be a novella vita, assieme con quella.
Cosi l estrema provincia dItalia, non solo non sarebbe pi
estrema economicamente considerata , ma rientrerebbe (come cur

va di cui gli estremi si toccano ) nel corpo del continente italiano.


Vie di comunicazione della I. Calabria ulteriore, e suoi veicoli.
L unica strada di questa provincia quella che vi entra pel Ponte di
Mesima e giunge no a villa S. Giovanni, di circa 55 chilometri, da questo
punto a Reggio (circa 18 chilometri) la strada non che tracciata, non es
sendoci ponti sui torrenti Scaccioti , Gallico, Catona, e non avendo abba
stanza ampiezza, c il suolo poco fermo. Questo ultimo tratto no all'anno 1859
era di pertinenza della provincia , ma di allora in poi fu dichiarato dello
stato. Nella stessa condizione l altra traccia seguita tra Reggio e Meli
to. Oltre di che la strada regia come vuolsi cos compiuta da Mesima a
Villa S. Giovanni ha vari inconvenienti ancor essa, e questi sono il ponte

di Mesima , o meglio i ponti di Mesima e Metramo, i quali romponsi a


Tom. XI.

2|

--162
qualunque caso di piena; si per la loro cattiva costruzione, e si per la inop
portuna scelta del luogo. Onde allo Stato costa circa 6 mila ducati l anno,
ed il commercio di tutta la Provincia col resto del continente rimane per
pi mesi allanno interrotto. Il tratto di strada che scavato tra le rocce di
gneis tra Bagnara e Scilla merita sempre pi di essere studiato e reso pi
sicuro dalla caduta dei sassi da sulle rupi tutte crepacciate; ed il ponte di
Favazzina da costruirsi in pietra in voce di quel di legno che vi esiste e

sta per colmarsi.


Oltre a questa strada vi da gran tempo principiata, e sempre mai
lasciata incompiuta, una traversa che da Gioia a Cittanuova di chilometri
19 (m. 10 epalmi 2599) e da qu a Gerace per la via di S. Jeiunio, ad
dimandata da questo nome, di chilometri 26 (m. 13 e palmi4650
Il go

verno attuale ha dato gli ordini perch essa si compia al pi presto.


Oltrccch la sua importanza grande, perch riunirebbe le due marine di
Gioia e Sidcrno, nello stato attuale ancora di estrema necessit ai bisogni
ed alla prosperit di quella provincia. Un altro tronco semplicemente trac
ciato , e parimenti cieco , quello che da Mongiana va a Pazzano senza pas
sarvi pi innanzi , nemmeno n alla vicina citt di Stilo , e quindi rimane
quasi inutile pel commercio, restando di solo interesse delle fonderie dello
Stabilimento Nuovo, e della Mongiana, pel trasporto del minerale di ferro,
e del combustibile. Egli intanto a notare che dal detto Pazzano alla mari

na di lllonasterace non ci ha che poche altre miglia di facile discesa. Una


tal congiunzione riunirebbe le due marine del Pizzo sul Tirreno con le due
altre marine di Monasteracc e Roccella sul Jonio.
Un altra traversa di qualche importanza e quella che si parte dalla stra
da regia sul piano di Corona e scende no a Seminar-a. Per ora nell in
teresse di questo solo comune. Ma qualora si prolungasse per 6 a 1 chi.
lometri per congiungersi colla suddetta traversa di Gioia a Gerace, passan
do il Petrace su pel ponte vecchio (di cui esistono tuttavia gli antichi pi
loni di pietra) si potrebbe tutto a un tratto rendere d interesse provinciale.
Ed ecco tutto le strade di questa provincia sia fatte, e tracciate, le qua
li pochissime come sono, rendonsi ancora quasi inutili alla provincia stessa ,
perch essendo cieche non fan rete, n circolo alcuno. Tutto al pi appor

-163
tano un disquilibrio economico a benecio dei pochi comuni per deve pas
sano. In realt per noi si riducono no ad oggi alla sola regia via che
da lilesima va no a villa S. Giovanni e di qui ad una traccia lino aReg
gio sopra descritta. Onde il monopolio di tutta la provincia 1 han Gioia ,
Palmi , Bagnara, Scilla, villa S. Giovanni, Reggio. Li commercio, vita
progresso: il restante della Provincia, quasi tutt essa, nello squallore c
miseria. La terra fertilissima e fruttifera, intanto si langnisce in mezzo al
labbondanza delle produzioni. Da qui ne viene laltro gran male, che an
nullato com il commercio interno, per la mancanza di dette vie di comu
nicazioni, gli abitanti avvalendosi della prossimit del mare, la cui merci:
il paese aperto al commercio esterno, si danno tutta premura di far ri
durre al minimo, o al niente i prodotti che servono allinterno consumo ,
e quindi piantano in furia oliveti, gelseti, agrumeti, per estrarne il pro
dotto all estero, mentre si va restringendo il terreno che dar potesse luo
go alla coltura del grano e degli alberi da frutto, ed orti: e quindi colo
re che non ne hanno a casa di simili prodotti non ne trovano a comprare:
e pure se qualcheduno, per incanto consiglio ne producessc troppo, non a
vrebbe a chi venderli perch manca la strada per farneli portar via. E quan
do da ultimo ti spinge nel commercio, il trasporto assorbisce quasi tutto il
prodotto. In questa provincia per la mancanza di strade la opulcnza mi
seria. Infatti un comune li si tien per ricco per il gran numero di muli od
altri animali da soma chevi governa e destina alla colica, come ivi si di
ce. Ed i mulattieri o reticoli, i quali diresti pi defaticati del loro giu
mento, trovandosi a viaggiare per sentieri malagevolissimi, non gi per stra
de, che non ce ne ha , tolgono molta parte ancor essi alla produzione,
la quale ove ci fossero le strade se ne allranchircbbc. Tutti i bei prati ar
ticiali di gioglio perenne, di sulla, di farragine, di lupini ed orzo, e di fa
ve, che ce n ha buon dato, lungi dal servire a convertirsi a cibo di uomo de- ,
von0 servire pel bestiame da trasporto. Ed perci che l in mezzo ai bei
prati non si mangia che raramente la carne di castrato, rarissimamente quella
di vaccine; per niente si conosce il butiro: scarsissimi i formaggi; doven
do tutto il prato servire pei ginmcnti, e bevi da trasporto.
Il Cairo. -- Ci ha il carro, il quale per sua cattiva costruzione (in

-164vero per accomodarsi ai bisogni delle strade) con due ruote, solide, tutte di
un pezzo, pesantissime e di corto raggio, non pu portare pi del triplo di
quel che porta un mulo , con grandi stenti ed affanni del bovaro, o car
rose, e con estremo sforzo degli animali. Aggiungi una circonferenza di detta
ruota tagliente cerchiata di ferro inchiodato da grossi chiodi, che vi taglia
no e guastano il sentiero rendendolo pi malagevole, e tal fiala impraticabile.
Al discapito della economia sicguon gli altri della pubblica salute del
la umana dignit e della morale. Gli uomini vi si assoggettano a portare
sulle spalle, e le donne sulla testo degli enormi pesi, d onde le frequenti
malattie cardiache e di altro genere, specialmente nelle regioni montuose.
I mulattieri ed i carresi, classe numerosa, son di tal gente, di cui la vita

non che una continua ed incredibile lotta contro le difcolt dei sentieri
straripevoli e fangosi. La robustezza delle loro membra spesso non supplisce
al difetto della bestia nel pericolo, e visi dee chiamare il sovvenire di al
tri. Che dire dell orribile dimenarsi, e bestemmiare quando la mula imbra
ga fino alla pancia, od il pesante carro scende fino al mozzo della ruota
nel fango? Le bestie sono alle prese con questo e si sobbarcano alla tempe
sta di bastonate, .ed il mulattiere od il carrese si fa grosso d ira e di rab
bia che st li li per iscoppiare. Di cbnsimili scene ne trovi ad ogni tratto
di strada, che al ricordarlo il cuore ti. si stringe. E ch a dire se i luoghi
sono argillosi, come quasi tutto il versante del Ionio? Li non appena piove
specialmente in quel di Roccella, Siderno , Gerace, Cimin, Bianco, che
bisogna dismettere il pensiere per pi giorni di seguito dal viaggiare. Ci ha
ancora le vie asciutte , i- luoghi ghiaiosi, o rocciosi; ma i pericoli dell an
dare per essi sono non minori che negli altri l'angosi; percicch ci ha dei

senticruzzi tagliati nelle rocce non dallarte (poicb larte non mai vi ha
luogo) ma delluso del calpestio, o dai torrentelli, e quindi sono preci
pilosi, spessissimo all orlo di orribili precipizi, si che il passarvi cagiona
ansia (nonch pentimento di non esservi disceso da cavallo. Di tratto in trat
to sentite dirvi: di qui . precipitato con tutto il cavallo il tal signore, il
tal altro mulattiere con tutta la sua mula carica: di l precipitato un pre.
te, onde il nome di timpa del prete; di l una donna onde si appella tim
padella femmina; li dell uomo morto del Cavaliere cc. e cosi via dicen

,,

__,_

7..

A:

m:=r'L.

-165
de. Il carro a ruote raggiate si sta introducendo a Reggio, (1) e raramen
te va rimpiazzando il carro antico, a ruote solide, nel littoralc Ionio. Ma ce
tale progresso va con gran lentezza, pel suo gran costo, giugnendo il prez
zo del nuovo carro a lire 170 ; attese le poche ricerche che se ne fan
no. Gi in quel di Mongiana e Reggio stesso se ne costruiscono a minor

prezzo. Il carro antico cio a ruote dun pezzo dovr durare per lungo tem
po , no a che non si faran le strade per adattarsi alla disugualianza del
suolo ed alla economia dei proprietari, non costando che circa 20 lire.
Lo scapito del carro a ruote solide su quello a raggi e meglio del 50 per
100; potendo carreggiare uno il triplo e laltro il sestuplo e pi del mu
lo. N la legge che proibisca il carro a ruote solide e taglienti in quella
provincia potr seguirsi, se non dopo che sar fatta la tanto desiderata re
te delle strade.
Progetti di strade nella I . Calabria Ulteriore.
In questa provincia i bisogni economici si legano tutti ad uno come al
principalissimo , col quale tutti, o quasi tutti gli altri, che sono pur mol
tissimi, nno intima attinenza; e la satisfazione dell uno apporterebbe quella
degli altri. Questo consiste nelle vie di comunicazioni, le quali mancano qua
si del tutto , e quelle poche che sono (circa 80 chilometri), perch non

circolano, sono mezzo inutili. Con esse vie sintende: 1. congiungere que
sta estrema provincia con la limite del suo lato settentrionale pel quale con
na- 2. congiungere le due marine del Ionio e del Tirreno-3. congiun

gere comune con comune.

'

In quanto alla prima parte, lopera principiata da molti anni colla

strada regia che entra nel lato occidentale pel ponte di Mesima e si esten
de no a Villa S. Giovanni. Nel resto la traccia eseguita da qui no a Beg
gio e Melito.
Ora questa opera sarebbe compiuta e rispondente al suo scopo qualo
(r) Tirato gi da un paio di bovi ; non mai cavalli. Di traini nella provincia non cc
11 ha alcuno.

--166
va girando attorno la provincia per la via intrapresa la costeggiasse come
si tracciato per la via a Capodarmi e Melito , cosi da questo punto per
Bora Bruzzano , Bianco , (1) Bovalino , Siderno , Monasterace: o da qui
continuasse pel Iittorale della seconda Calabria Ulteriore. Questa grande stra
da starebbe su quella naturale traccia pianissima rimastavi n dagli antichi
tempi locresi, per dove oggi passa, e dei quali non Conserva che il nome
originale greco, il Dromo , come oggi da tutti col volgarmente si appel
la. Il Dromo adunque una strada naturalmente tracciata lunghesso il mar
Ionio tra un mezzo a due chilom. discosta dalla riva
Nel seguire questo proggctto, che sarebbe il pi naturale, non vi sa
rebbe a far tagli di rocce , eccetto a S. Giovanni dAvalos, e capo Brazza
no. Cammina per le pi ubertuoso campagne del Iittorale Ionio , e quasi
tutti i 10 Comuni di quello importantissimo Circondario ne sono a pochiss
simo distanza.
Ma la traccia del Iittorale, che il Dromo, ha dei gravissimi inconve.
nienti per 1 esecuzione duna strada regia; e sono 1. il gran numero di
considerovolissimi ponti che dovrebbero costruirsi su per circa 55 tra umi
e torrenti; 2. i ponti avrebbero luogo in punti dove non ci ha anchi ad
appoggiarli , e dove le colmato portano lo straripamento e la bifurcazione
dei torrenti e umare in punti superiori al ponte, 3.iponti avrebbero p0
co durata per le stesse colmato.
Ad evitare questi inconvenienti non farebbe d uopo altro espediente ,

(1) Da Reggio a Bianco il progetto porta 93 chilom. Nella qual linea si dee fare un
taglio di roccia a S. Giovanni d' Avalos, come si praticato per capo dell Armi. Altri chi
lometri 55 saranno di strada da fare da Bianco a punta di Stilo. Onde tutta la _slrada fatta
e da farsi lungo il litlorale della provincia giungerebbe
Fatta da Ponte Mesima a Villa S. Giovanni. .

. chilometri 55

Tracciato da Villa S. Giovanni a Reggio . . . . - .


n
18
Id. da Reggio a Melito e da fare da Melito al Bianco. .

93
Pi dal Bianco a Punta di Stilo approssimativamente . .
n
55
(a) I naturali dicono ancora propriet sotto o sopra Dromo , secondo si tratta di pro
priet o di sopra o di sotto la detta traccia. Onde non convenghiamo con qualche autore il
quale da a divedere tal nome darsi a tutto il piano della costa ionia.

-101
che di fare allontanare la linea ora naturalmente tracciata un mezzo miglio,
o tutto al pi un miglio o mezzo pi in su e dentro verso la montagna ,
pove trovando il anco fermo e roccioso di questa, si allontana dalle tan

te funeste colmate: ed i torrenti e umi trovandosi incassato il letto nella


roccia , i ponti che ne sarebbero ancora pi piccoli, poggerebbero su sodis
simi fianchi. Questo progetto consisterebbe in quello della esistente traccia
modicata. Ed una simile modicazione tornerrbbe assai pi vantaggiosa ai
comuni che sono situati in maggior numero sul pendio nella prossima mon
tagna che sul littorale, oltre all acre da per tutto pi sano in questa ul
tima linea. 0 presto, o tardi per la strada regia di questa provincia (ance
per tratti gi tracciati tra Reggio e _lllelito) a questo partite si dovr veni
re ; perch gl interramenti e colmate nelle bassure sono inevitabili per qua
lunque mezzo, o precauzione si vorr usare dall arte. Perch non tengono
soltanto, come si pretende da molti al dissodamento delle colline superiori,
ma si tiene ancora, e questo pi, alla natura delle rocce tutte frenate
e creparciate del sistema granitico ivi esistente (1), non che agli scisti argil
losi , di loro natura sgregati e fatiscenti, e pi ancora ai gres , brecce ,
puddingbe e conglomerati diversi, pi, o meno incoerenti. Da pertutto v in
contri 1 istessa tessitura grognostica.
Nulla dico di altro progetto di strada principale su per la schiena del
1 Appennino , la quale tutta piana, entrando da Mongiana n dove giun
ge il largo sentiero oggi fatto, pei piani di Fabrizia, Prateria, Limina .
Quattrofaggi cc. Questa sarebbe la meno costosa , non dovendo transitare

n umi ne torrenti, e per suolo piano Ma a che servirebbe codesta stra


da, se la civilt dalla montagna oggi scende verso il mare ? Ne si trove
rebbe alcun centro di abitazione lungo la via a cagione degli ostacoli at
mosferici a cui si va incontro.
Onde non rimane a seguire se non il progetto della strada lungo il
anco della montagna, in livello superiore alla regione delle colmate , e
degli straripamenti. Qursta via rappresenterebbe l arteria principale che
stabilirebbe il circolo commerciale della provincia col continente. Ma con
(I) Vedi appresso terreni geologici.

-168
essa sola non vi sarebbe diretta comunicazione del versante ionio col tir
rene, e quello rimarrebbe come per lo passato diviso da questo, e dal

resto del continente italico.


la merctdelle traverse, che si otterrebbe un tanto desiderato sco

po. Ed eccone le principali, quali le abbiam rilevato in un nostro viaggio


d ispezione (1).
.
La prima la traversa di Gioia a Gerace, o meglio a Siderno, detta
di S. Ieiunio ( per la discesa di S. Ieiunio per dove passerebbe ) , ope
ra incominciata da molti anni, n dalla istituzione dei consigli provincia
li , per la quale si sono erogate dalla provincia somme considerevoli, e
sempremai rimasta in principio colla perdita del gi fatto e senza mai aver
ottenuto l intento desideratissimo, qual quello di congiungere le due ma
rine di Siderno e Gioia , che sono i caricatoi dei due versanti di Retroma

rina, e della Piana. Ed oggi a malgrado delle disposizioni e cure del real
governo , ove non si proceda con alacrit e sollecitudine maggiore in questa
opera, si avr da capo lo sconfortante effetto di vedere perduto il gi fat
te prima che I opera fosse compiuta. Col compimento di questa traversa
seguircbbe una nn0va epoca economica nella Provincia , specialmente allor
quando il progetto della strada principale cio del Dromo sarebbe posto
ad effetto; perciocch lagricoltura, e segnatamente la silvicoltura, ri
ceveranno un novello impulso, e per meglio dire soppianteranno i cos
detti pascoli, e campi, quasi del tutto oggi improduttivi. Le estese
montagne rese un giorno , forse non molto doggi lontano, saranno rin

saldite da boschi di alto fusto non dissimili da quelli della montagna di


Stilo , e da selve ccdue emule di quelle di Palmi e Bagnara. A questa
traversa toccher fra breve la sorte di equilibrare , almeno in parte , le
impari condizioni economiche, le svantaggiose cio del littorale Ionio con quel
le pi vantaggiose del 'Iirreno.
'

(I) In virt di ufcio del di 11 Gennaio 1861 commanicatoci da parte del Sig. De
Vincenzi , allora Consigliere incaricato al Dicastero dell Agricoltura , intraprendevamo un
viaggio dispezione per questa provincia nellinteresse dell'Agricoltura, Industria e Commercio.

_,_

.-_,

--169
Ma in questa scritta noi abbiamo a lamentare ,

a cagion del cattivo

sistema degli appalti, la lentezza del lavoro, e contemporaneamente la niu


un beneca inuenza di questo sulla classe povera della Provincia.
Compiutasi la detta traversa quandochesia, se ne propongono delle al
tre secondarie cher hanno termine in essa. Cos il comune di Bovalino con
deliberazione decurionale del 26 Dicembre 1860, seduta numero l80, pro
poneva la costruzione di una strada che passasse dalla marina di Bovali
no per Benistare, Platl, Cirella presso Careri e Natile (a sinistra), tra
versando l Appennino e scendendo per Molochio, e quindi congiungendsi
con la costrutta traversa da Gioia a Cittanuova.
'
Ancora il Municipio di Mammola nelloccasione che si proponeva, e
si principiava la via detta dellElce, giustamente e lodevolmente reclamava
il trasferimento di questa, che ' sulla destra del Torbido, alla sinistra di
questo ume; quindi passare per I' alto piano di Cardcto presso il mon
te di Limina o Locano, e scendere per lo Scris, Omomorto, e passa
re per Mammola e S. Barbara, presso le citt di Grotteria, e Gioiosa. La
quale strada quantunque dovesse transitare i quattro torrenti , o umi tor
renti di Mammola ( ume Chiaro ), Ne_bl , Grotteria e Gioiosa (che son
due torrenti ), pure questi di leggieri si potrebbero transitare con car
ri , ed a piede, senza opera di ponti, essendo di letto ghiaioso. An
cora il suolo per dove passerebbe questa strada sodissimo, e sassoso ,
non punto l'angoso , come quella gi abbandonata sulla destra del Tor.
bido. Vi prenderebbero parte molti comuni a ci interessati, Grotteria ,

S. Giovanni, Martoni, Mammola, Gioiosa , e ne avvantaggerebbero Gitto


ne, Fabrizia, Mongiana , con tutto il resto della Provincia limite. Que
sta strada si congiungerebbe con quella che or vien da S. Giorgio per so
pra i piani di Cardito, e terminerebbe ai Quattrot'aggi , ove passa la sud
descritta di S. leinnio , cosicch non sarebbe pi di 24 chilometri.
L altra , e sarebbe 1 ultima traversa della provincia , quella che
congiunge la marina di Monasterace sul Ionio con la marina del Pizzo sul

Tirreno.
Di questo progetto la esecuzione non solo sarebbe facile, ma ancora la

massima parte gi eseguita: cio, la strada fatta tra Pizzo e Mongia


Tam. X].

22

-170
na , e ben tracciata da qui fino alle gallerie del minerale di Pazzano, e
puoi dire fino a Stilo (1). Resterebbe discendere da questa citt per cir
ca 10 chilom. fino alla detta Marina di Monasterace. La traccia seguita fino
ra da Pazzano a Mongiana non serve ad altro che al solo trasporto del mi
nerale di ferro a lllongiana ed allo Stabilimento nuovo. Laddove prolun
gandosi fino alla marina ricongiungerebbe quella di Monasterace , Roccel
la, Castclvetere , Biace cc. , con quella del Pizze e golfo di S. Eufemia.
I comuni sono sprovvisti di strade che li mettessero in comunicazio
ne tra loro , per modo che l accessione dell uno allaltro e difcile , e
dinverno talvolta impossibile. Vi son dei comuni ricchi e popolosi , vici
ni 1 uno all altro di qualche miglio, e non pertanto disgiunti per mancan
za di strade. D inverno i viandanti con vettura o senza , irrompono nelle
propriet limiti, e ne apportano gran guasto, sia qualunque la diligenza
del proprietario.
Le gare municipali , l egoismo , lodio tra municipio e municipio ,
come tra i particolari, si scorge dalle strade comunali , le quali quando
pur ci sono , non son mai dirette da unit di scopo dei comuni vicini per
congiungersi lun l altro: anzi luno a dispetto dell' altro, cerca con bassa
gara , far delle strade parallele verso il mare, le quali poi restano interrotte
e sul bel principio abbandonate, cieche ed inutilizzate. Con lieto animo ab
biam veduto sorgere la quistione nel Parlamento italiano, per la quale si
voluto provvedere al consorzio dei comuni e dei privati nelle opere pub
bliche, specialmente delle strade. I proprietari ed i comuni, la merc di
questa provvisione facilmente entreranno in associazione al compimento di
uno scopo tanto supremo per la vita del commercio, quanto quello delle ar
terie pel corpo umano. Seminara in tutta questa Provincia lunica citt
che siasi fatta una soddisfacente traversa che la congiunga con la strada re
gia. Ora perch non si continua quest opera dalla della citt per la via
del Ponte Vecchio sul Petrace( di cui esistono ancora i piloni di pietra)
per uscire verso Cannav sulla traversa di Cittanuova? Si vorrebbe congium

gore i molti paesi della Piana, per questa via diretta, con la riviera
(I) In questo p. p. anno 186:: gi compiuto il tratto tra Pazzano e Stilo.

F i:

_.,__,_ 1-

"W'j

- m di Reggio, e quindi ravvicinarli al porto di Messina. La Piana certa


mente la pi ricca contrada della Provincia, che bene a ragione addiman
derebbesi, per le sue condizioni economiche e topograche, la Lombardia
della Calabria ultra 2. sparsa di comodi villaggi e ricche citt, tra
le quali primeggiano Oppido, Radicena , Cittanuova , Polistena. Ora niu
na strada comunale si mai fatta che lun l altro stringesse-i rappor
ti d interno commercio, scambio didee, d affetti, tra luno e laltro Co
mune. Tutto al contrario. Le vie di Polistena son dirette per altra linea,
che non son quelle della vicina Radiccna, quelle di Oppido per tutt altra
di quella del vicino Varapodio cc. Cinquefrondi dista circa un miglio da
Polistena per strada pianissima , nientedimeno d inverno non si pu che
a stento e pericolo passare dall uno all altro paese , cos dici di Anoia,
Maropati , Galatro, i quali villaggi e borghi sono in una linea da Setten
trione a Mezzogiorno con Radicena, per dove passa la traversa detta di S.
Ieiunio. Son 10 comuni: Laureana, Stillitanoli, Feroleto, Plaisano , Ga
latro, Anoia, Cinquefrondi, Polistena, Radicena, Iatrinoli, in una linea di
circa 22 chilom.
da nord a sud ), i quali si congiungerebbero con Se
minara , e tra loro , e per essi tutta la Piana superiore e media si avvi
cinerebbe vieppi al porto di Messina. Questa strada dinteresse circonda
riale , sarebbe ancora di vantaggio a tutta la provincia. La sua costruzio
ne facilissima per la pianura e vicinanza del ciottolame; stantechv tut
ta la Piana di Cittanuova poggia su di uno strato di conglomerato di ciot
toli granitici , di grande spessezza , stantevi sotto qualche metro. I umi
torrenti guadabili anche nelle pi forti piene (1) , eccettone il Petrace , il
suolo piano , sono condizioni favorevoli alla esecuzione di questa via cir

condariale per conto dei comuni. I comuni di Cittanuova, S. Giorgio, S.


Martino, Terra Nuova , ne avvantaggerebbero , e certo con essi si asso
cierebbero allopera di somma utilit i ricchi proprietari, de quali ce n ha
molti, e taluni milionari.

(I) Questi sarebbero il Metramo guadabile anche nella pieno per mezzo del carro ti
rato dai bevi , ed i minori L;'a , Sciarapotamo , Vocale.

--112

Via per mare.

Per vie di sbocchi a questa provincia ne presenta assai il mare. Ma


una provincia come questa, cinta ( pel suo lato occidentale, meridionale,
ed orientale , e per una lunghezaa di circa 220 chilometri) dal mare ,
non ha porto , n naturale , n articiale ; ha pirrnondimeno

moltissima

costa approdabile. Nessuna opera d arte che possa agevolarne 1 imbarco,


allinfuori di una banchina a Reggio, la quale rotta. Eccettuati due fana
li, uno a Reggio e laltro a Scilla sotto il forte, tutta la costa, durante la
notte, rimane alle scuro , a malgrado delle rimostranze di questa necessit
almeno per un fanale al capo Spartivento (1) ed un altro al Capo Stilo ( o
meglio della Punta di Stilo ), ed un terzo sul forte di Scilla. La Co
sta Ionia tutta approdabile, ma esposta ai venti, corre diritta senza un

riparo ai naviganti. E soprattutto pericoloso e il voltar dalla costa orien


tale per la meridionale a cagion dei contrasti di venti contrari a Capo Spar
tivonto. Ora li presso ci ha il Capo Bruzzano, donde scuovresi ad un trat
to tutta la costa orientale: si offre per unica sporgenza, o promontorio ,
o che dal suo lato settentrionale potrebbe accomodarsi a porto. Porti si son
progettati ancora presso Reggio, cio a Pintimle , e nella Citt al Forte
nuovo. Illa di questi progetti , perch troppo grandiosi , noi non facciamo
gran caso. Piuttosto ci contenteremmo fare delle banchine a Gioia, Siderno,
Reggio, in cui quella che vi ha meschinissima. Vorremmo delle botti di

ormeggio oltre quelle solo tre che sono in Reggio , almeno nei caricatoi
di Gioia e Siderno. Il commercio marittimo di questa provincia non che
di cabotaggio: l esterno si fa pel vicin porto di Messina.

(1) Pel qual faro il Governo ha di gi provvisto in questo p. p. anno 1862.

--113
Stato collettivo de legni sul piede del 31 dicembre 1860 desunto
dalla Matricola Centrale in Reggio

Non. con- TONNELLAGGIO


PLESSIVO m
COMPLESSIVO
mascara m CIASCUNA srrcm
sracm

SPECIE DE LEGNI

Brick Scuner
Paranze . .
Paranzelli .

.
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Pielago .

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10
9
6

035
121
115

66
51
50

56

38

1
2
30
30
3
15
11

31
68
131
1065
153
691
669

42
12
84
15
93
86
112

Tartanone
Martingane
Bovi . .
Braccieri.
Sciabecchi
Mistici .
Velaccieri

.
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Speronara

13

30

Barche di 20 tonnellate e meno

210

1518

04

Barcelle o gozzi di palmi 26 o meno .

261

261

00

116

6481

19

Totale. ' .

Osservazioni sul cabolaggio della provincia.


La mancanza di viaggi periodici tra la costa orientale, Roccella, Si
dcrno , Bovalino, Bianco, con l occidentale, Reggio, Villa S. Giovanni, Ba
gnara, Gioja , fa si che le derrate soverchie in taluni punti della provin
cia non si possono portare in altri. Onde qualche volta, come nel Novem
_bre e Dicembre del passato anno 1860, la citt di Reggio rimaneva per
qualche tempo priva di pane, mentre era abbastanza accumulato del grano
in Sidcrno. Il commercio si fa tra le nostre marine con quel porto di Mes

- m sina con i legni qui notati in questo stato, e pochissimo direttamente tra
punto e punto della stessa costo; per la difcolt d approdo, e la inco
stanza dei venti; specialmente pei pericoli che si passano nel traversare o
viaggiare per lungo il canale di Messina. Si verrebbe a vantaggio dell a
gricoltura della provincia, dei mercati marittimi, donde le derrate e spe
cialmente le frutta si spedissero per Napoli e tutte le citt italiane marit
time. Come si fa con gli aranci pel commercio esterno: cos si potrebbe
praticare con le frutta commerciabili , tra i quali il Fico d India, il quale ven
desi in Napoli ogni due o tre un grano; mentre in detta provincia si ven
dono dai rivenditori di piazza a dodici o quattordici ogni grano. Ed a cer
ti paesi, come Bova, coni Fichi dIndia s ingrassano i maiali. Oltre a ci

lo stesso cabotaggio di questa costa con Napoli si fa spesso con vapori pic
coli, e pericolosi, e nella provincia non ci ha altro punto in cui si goda
di questo benecio. L Agricoltura di questo svantaggio ne risente tutto lo

inconveniente ed il genio agricolo degli abitanti n per conseguenza tarpato.


Sul commercio esterno.

Questo si fa per la estrazione dell olio , degli aranci, delle essenze,


de bozzoli, delle frutta, del legname. Caricaloi principali sono Reggio, Do
gana di prima classe; Scilla, Bagnara, Gioja e Roccella, Dogane di secon
da classe; Villa S. Giovanni, Gallico, lllelito, Marina di Riace propriamen

te lllonasterace, Gerace e Bianco, Dogane di terza classe.


Il commercio esterno si esercita con le Isole Ionio , Malta , Marsi

glia, Amsterdam , Pietroburgo, Trieste (1), oltre degli altri porti ita
liani come Genova e Livorno , che una volta guravano nel commercio e
sterno , ora restano compresi nel cabotaggio , il quale dovr prendere un
ascendente molto importante non che nuovo, nella provincia
(I) Vedi Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, vol. XLVIII e LII anno 1853-54.
La franchigia sull importazione dei frutti secchi nei porti della Francia e del Bel
gio e forse ancora del Regno Unito, non pu non apportare favorevole impressione nel
I arboricoltura per gli alberi da frutta della provincia , che gi languisce per la decadenza
del gelso.

-Ii_.
Sui mercati periodici.

Di ere annuali vi sono in molti comuni: di mercati settimanili o mon


suali pochissimi, presso che quattro: in Reggio, Palmi, Cittanuova, Gio
josa. Per tal decienza i piccoli capitali non circolano ; le derrate, o per
lungo tempo rimangono invendute, o vanno perdute; ed i pagamenti si
diileriscono no al ritorno delle ere , specialmente quella di S. Orsola ,
che ha luogo ogni anno, nell ultima domenica di Settembre , nella Citt
di Badicena. Essa una delle pi celebrate ere delle provincie meridio
nali , dove convengono con ogni maniera di prodotti non solo dalle tre
Calabrie , ma ancora da Sicilia, e da Napoli.
DEL mono come sr connucono 1 ronsm.
Mezzadre.

La Colonia parziaria o Mezzadra pei fondi in cui non sia


no piantagioni nobili , come olivi, agrumi, gelsi , e quando que

sti esistono si escludono dalla colonia parziaria , lasciando per so


lo conto comune la terra , le frutta , la vigna.

Il colono in generale nei buoni terreni, ed in giusta distan


za , dal luogo di abitazione, e di buon aria , entra a coltivarli a

met. In condizioni contrarie coltiva a terzo , a quarto , a quinto


pel padrone. In quest ultimo modo si fa pei terreni liberi nelle
alte pianure montuose , o in quelle dei terreni alberati ec.
Per la vigna in generale il mezzadro che vi presta tutta la
coltura vi percepisce la met del mosto , il terzo delle frutta. Ec
cetto in quel di Reggio ( principal centro di consumo ), dove il
colono coltiva col patto di ritenersi del prodotto della vigna non pi
del quarto; e dei prodotti erbacei, interealati tra le viti, la met
o il terzo.

-176
Queste mezzadrie in Calabria ulteriore hanno il carattere co

stante di non durare (almeno in diritto) pi di una rotazione agra


ria , che ivi suol essere di due o di tre anni. Effetto ordinario di

questo sistema la costante progressiva deteriorazione del fondo :


se pure il padrone di questo non vi concorra con opere sue, di
rette al miglioramento. Onde in una vigna data a mezzadria , que
sti non la rinnova mai con propaggini, se il padrone non vi met
ta la sua parte con esso per questa importante operazione. Pota i
vitigni a molti occhi ( pota a rocina ), e ne fa tosto invecchia
re i vitigni. Il colono d altra parte suol essere sempre povero (1),
e vi trova l occasione da chiedere imprestiti dal padrone, i quali
si sogliono addimandare col nome di avvalimenti , e questi per
quanto siano piccoli, altrettanto sono concessi a condizioni rovi
nose; onde spesso in questa provincia per la mancanza dei pie
coli capitali, il colono non che la vittima designata del proprie
tario del fondo. Quindi bene a ragione la classe dei coloni la
pi povera, dopo quella dei braccianti giornalieri. Il rimedio a ci
sarebbe nella prestazione dei capitali con tenue interesse ( vedi i
stituzioni di credito agrario
Colonia o mezzadria estiva. Di grande importanza economi
ca questa mezzadria nella nostra provincia : e perch si eserci
ta per le colture di estate e non pi al di l , noi 1 abbiamo in
titolata col nome di colonia o mezzadria estiva, usata generalmen
te presso tutti i terreni , dove si coltiva il grano turco e suoi an
nessi. Segno evidente di nuovi bisogni nell agricoltura del paese ,
(i) Egli vi generalmente invalso il gran pregiudizio presso la gente benestante o
civile di disdegnare il mestiere del mezzadro o colono: onde non siamo qui al caso del
la mezzadria toscana , la quale tenuta da persone non che comode , talvolta 'ricche in
capitali circolanti. Mancanza codesta che cagione tra noi di progressiva diminuzione nel
prodotto, e deterioramento della propriet fondiaria.

- l'17 segno evidente d ignoranza di scienza, e di pratica tradizionaria. l\'ol


vedremo in che sta l' inconveniente e la sua cagione, e ne additc

remo il rimedio.

'

Questa colonia consiste in ci, che il proprietario, od il mas


saro , vi fa i lavori preparatori del terreno. con l aratro. Iii semi

na il grano turco, e lo sotterra di suo conto. Allora preparate tut


te le cose no a questo punto , d il seminato in colonia ai brac
cianti zappatori , ad uno a due o pi, i quali entrano a diverse
condizioni ad i-ncalzare, sarchiare, raccogliere, e sgranare il grano

turco, fagiuoli, zucche cc. Nelle migliori condizioni di terreni ac

quabili, fertili a seminagione primaticcia, si divide il grano turco


a tre parti , due delle quali vanno al padrone una al cotone. I fa

giuoli si dividono per met. Talvolta in queste migliori condizioni


del terreno , il mezzadro in compenso obbligato a metter egli la
semenza. Ed oltre a ci paga una prestazione a titolo di regalia,
o di anteparte di ducati 10 (liv. 42.50) il tomolo (125 litri) di se

menza. E per sopraggiunta paga, il che ragionevole , la guar


dia , che sempre un importo equivalente, presso a poco alla se
menza. Ancora il colono fa lirrigazione , e paga lacqua , cio

una parte di essa , secondo le condizioni. E come il colono sem


pre povero, cos tutte queste contrilmzioni si prelevano dal monte
ancor indiviso del grano turco. Or vi di terreni da quali il pro
dotto abbondante e quasi certo) , e tutte queste condizioni vaglion
bene pel proprietario: e pel colono o bracciante la cosi detta mi

sa, o prestazione in antiparte di sopra detta, comportabile; ma


talora o il terreno creduto buono gli anni antecedenti , nel corren
te poi, come suol succedere, e deteriorato pel cattivo sistema
di coltura o per mal annata ,

ne viene che il povero colono

spesso si riduce, al nir del ricolto, restar senza un granello del


I' atteso cereale, dopo prelevate, la misa, la semenza, la guardia,
Tam. X1.

_-_-:--=-,.

23

-- l78 lacqua, la trebbia o sgranamento del grano turco. E siccome la


prestazione in antiparte delle l. 42. 50 per ogni tomolo od anco
meno fino a l. 20, si dee dare in contante, e ci pria che il muc
chio di gran turco sia diviso: cosi il colono corre dall usuraio a
prenderne ad imprcstito la della somma a qualsiasi ragione per po
tersi prelevare la sua porzione di fromentone che dee pagarlo di

tutte le dure fatiche fatte ne campi estivi, e che dovr lormar la


sua annona per tutto lanno. Guai a lui se non gli dura almeno
fino alla nuova messe! Avendo il pane, ( che li suona gran turco, giac
ch non d altro pane si ciba il contadino o bracciante di. questa
provincia ) egli conta con le sue fatiche od industrie sopperire a
gli altri suoi bisogni e pagare il debito al pi presto possibile per
non cumularne gl interessi.

Ora perch sta questa maniera di condotta? Questa colonia e


stiva figlia della necessit da parte del padrone; perch ivi la
gricoltura non avendo fatto i progressi che altrove ; pei secondi la
vori ci ha bisogno di assai mano dopera o di molte braccia per
scalzare ed incalzare e sarchiare: operazione che in quei terreni

mal coltivati e peggioranti (1 anno in anno, per la fatica di estrarre la gramigna cipero ed altre piante a rizzomi, costa pi che i
lavori- preparator. La mancanza di aratri coltivatori e di zappe a

cavallo , o rincalzatori (l) , costringono i proprietari o massari a


questo mezzo o maniera di mezzadra estiva, la quale spesso am
miserisce vieppi il povero colono , oltre che lo conduce spesso al
sepolcro per isp0ssamento di forze, consumate dalle incessanti fati
che, senza respiro, nella stagione calda.

Ci ha ancora un altro abuso dalla parte de proprietari o t

(1) Tutte queste pratiche si legano ad una sola, cio nel seminare a volata non a
righe ( vedi appresso grano turco ).

Il

-110taiuoli impresari : che per la misa o prestazione di antipartc a ra

gione di ogni tornato di sentenza , questa si gitta a ghiosa dal


massaro , e quindi oltre ad elevar la misa , ne cresce per soprap
pi la fatica al colono per diradare il seminato spesso. Alla fin dei
conti gran che pel colono se riesce a contare di averne pagate
le giornate di suo lavoro alla ragione solita di una lira: ovvero di
pagare il gran turco alla ragione di due. 1. 20 (l. 5) il tomolo,
ovvero di sostentar la sua vita cosi miserabilmente da vederlo sfor
mato in viso e deteriorato in sanit alla ne dell anno. Questa re

gola pu fare eccezione solo per il colono capitalista.


l\'oi nutriamo speranza che in vista dei bisogni del pane nel
paese, dappoich tutto il terreno ivi si va alberando, ad oliveti spe
cialmente, i proprietari incominceranno a persuadersi di lasciar le

vecchie pratiche tradizionarie per la coltura de terreni arator , e


n elevassero la produzione a quel grado proporzionato se non u
guale che oggi si vedono le industrie olearie, seriche ( di cui spe
riamo voglia cedere il morbo dominante), e degli agrumi cc. Ci
dovrh principiarsi se non con la introduzione delle macchine agra
rie , almen con le seminagioni a righe che risparmiano tanta

semenza sprecata e tante braccia ( Vedi coltivazione del grano tur


co
Seminagioni a righe che risparmia le forze alla produzione
della provincia, per versarle nelle lande del Ionio, dove le colture e
stive non esistono per mancanza di braccia.
Cosill'atla mezzadria estiva la pi flagrante pruova del rovi
noso sistema tradizionale , coltura disordinata che comincia dalla se

minagione alla volata. La buona pratica chiama l altra. Da qui si


dee cominciare per persuadersi della necessit di pratiche e strumenti
agricoli opportuni. La seminagione a righe vi in uso soltanto in
qualche orto di Mammola: mentrt; vi offrirebbe il lavoro alle don

ne ed ai ragazzi. La seminagione alla volata la cagione diretta

-l80

ed indiretta di gran parte di dette miserie. Fatto che da se solo


qualica il posto relrivo , quanto ad agricoltura di questa provin

cia rimpetto a quella di diverse altre , e specialmente di Terra di


Lavoro , di Avellino , Benevento cc. Dove quattro donne bastano a
seminare in una giornata un ettaro : tenue spesa che isso-fatto

compensata dal risparmio di tre quarti della semenza; oltre a gran


di vantaggi consecutivi.
Deflo affitto (1).
Laltra cagione di condurre i poderi in questa provincia lo
affitto o estaglio, sia in genere , sin in danaro. Questi aftti per
lo pi si fanno a corto tempo , talvolta per una sola rotazione a
graria, tal altra per due, e tuttal pi per nove anni , il che
rarissimo. Anzi si crede contrario , non so per qual pregiudizio ,
ai diritti del padrone: pattuire un fitto al di l di questo termine.

Onde poco o nulla sar il miglioramento del podere , e quindi del


la condizione del proprietario, e sempre dimessa quella del fit
taiuolo. Un continuo difdare tra padrone e ttaiuolo: ed il mi
glioramento della propriet nullo. E quando il tempo certo, co

(1) In quel di Reggio gli orti di prima classe si fittano per ducati ventiquattro a tren
ta la quattronata , ossia I. ma a 127 ogni 6 are. In S. Ferdinando , tenimento Nunzian
te. La terra ( alberata a gelsi ) si tta ducati 8 ( I. 34 ) la tomolata ( 18 are).
Qui il tlaiuolo fa la noir-[cala dei bachi, entrando a met del prodotto dei bozzoli.
Il gelso nell aftto non va compreso.
In Cinquefrondi gli orti di prima classe si fittano ducati trenta a quaranta ( l. 127
a mio ) la ton;olata ( 18 are
In Cimin le ottime terre granifere marnose si danno in fitto a ducati tre ( I. n. 7.1.)
la tomolata ( 18 are ). In quella stessa costa, a Roccella, il prezzo vi triplicato e qua
druplicato. I terreni irrigui non entrano in-questa categoria, i qualisi elevano ad un prez

10 molto superiore. .

- 181 -

me era per legge canonica quello concesso pel tto dei beni ec
clesiastici , s incorre negl inconvenienti della mezzadra , senza nep
pure averne ivantaggi.
Tali inconvenienti cesserehhero si dalla parte della propriet
e si dal ttaiuolo , quante volte il tempo si allungasse per laltret
tanto tempo pi che l ordinario : ed il ttaiuolo fosse possessore
dicapitali ssi e circolanti.
Colonia o mezzadra en'teutiea presso Reggio. In quel di
Reggio ci ha una maniera di colonia enteutica che dura ventino
ve anni. Questa migliora d assai la propriet e quella del colono,
od utilitarie se cosi vuolsi dire.. Ci pu osservarsi su per quegli
aridi colli che fan triste contrasto di sterilit con la pianura sotto
stante , e tanto ridente che si estende da Villa S. Giovanni a Me

lito. Ila luogo specialmente pei vigneti. Moltissimi di quei poggi


che una ala erano nudi ed improduttivi, oggi sono di bei vigne
ti e verzieri. Entra ivi il cotone o ttaiuolo in terra libera per

piantarvi la vigna ed altri alberi , vi fa parimenti il palmento e la


casa , e giungendo l' epoca del frutto , che a quattr anni , ne
d met al padrone diretto , e vi aggiunge per soprappiir pattuito
due lamelle anticipatamente prelevate da ogni salma. Alla ne dei
29 anni il colono , o meglio utilitario va via ed il vigneto con ca

sa , palmento e tutto resta franco al direttario , senza alcun dirit


to: di ulterior compenso da parte del colono. Ove si paragoni que
sta maniera di mezzadria entiteutica temporanea con tutti gli altri
sistemi onde la propriet si conduce in altri luoghi della provincia,

non vi ha riscontro alcuno , e ne d a dived'ere quanto sia supe


riore il valore della propriet prediale in quel di Reggio Su quel
lo degli altri circondari, e laumento della produzione derivata dal

sistema in parola. L inconveniente si trova da parte di questo si


stema nel cader del periodo colonico , cio verso gli ultimi anni ,

__1182 .....

quando 1 enfiteuta-mezzadro, sia per trarre il massimo frutto dal


fondo , sia per una specie di reazione che vi fa contro il padrone
tende a deteriorare il fondo, e la sua forza produttiva. appun
to in questi ultimi anni che il padrone dee invigilare la sua pro
-prietl Dall altra parte il colono lamentasi della brevit del perio
do di ventinove anni ; ma a ciascun che non nuova la vegetazio
ne delle meridionali province , dove fan benissimo il fico , le vite,
i mandorli , le frutta di ogni maniera, i quali hanno una presta
crescenza , un tal periodo non sembrer molto breve. Da altra par
te la descritta maniera di condotta suppone la vicinanza dun cen
tro di spaccio , come la Citt di Reggio.
Enteusz. L enfiteusi in questa provincia suol essere perpe
tua (1) , e sincontra variatissima e diffusa per tutta la estensio
ne del versante del lonio , e sono antiche di origine e di varie
maniere.
Verso le montagne l utilitario corrisponde il quinto in ogni
specie di derrata del fondo al direttorio. Quindi ogni anno ci ha
la perizia , alla ragione del quarto e terzo e met, regge in mol
la parte di campagne verso i luoghi marittimi in ragion della fer

tilit e vicinanza a centri di popolazione. Vi ha il censo fisso in


danaro, od in genere di derrata determinata. E questa maniera
pi semplice perch non ha bisogno di perizia , e domina ancora.
Altra maniera quella a canone mobile. In questa maniera ab
bastanza diffusa in quel di Gerace, l utilitario ed il dirittario o
gni quattro anni portano un perito ciascuno , per periziare il fon
do e rilevare le migliorie o le deteriorazioui avvenutevi, per ope
ra dell utilitarie o della natura. Se ci ha delle migliorie fatte dal
colono nel quatriennio, in piantagioni od altro, il canone aumen
(z) Eccetto la colonia enfiteutica in uso a Reggio. Vedi pag. 18:.

-183

ta in proporzione a favore del direttorio. E se, per cagione indi


pendente doll utilitarie, fosse avvenuto detrimento , in tal caso il
canone diminuisce. Una tal diminuzione ed aumento dee corrispon
dere ad una met del prodotto netto aggiunto o tolto secondo
altri al quarto. Quanti inconvenienti in ci debbano essere, non ci

chi nel veda!


_
La merc dell enteusi in quel del Ionio trovansi quasi tutti
contadini proprietari , e pochi son nullateneuti. Questo certamen

te una condizione vantaggiosa per quelle popolazioni. Politicamente


e, no ad un certo segno, moralmente lodevole. Ma ci no ad un

certo punto, al di l del quale 1 economia del paese , avvantag


giata fin qui per essa entensi , diviene d oro in poi stazionario,
senza speranza di progresso. N lagricoltura si vedr mai orire
pel concorso della industria sorella. E di vero come vi potr esser
progresso agricolo industriale l dove la propriet dipende da po
veri utilitar che tutt al pi son di piccoli proprietari (in buona

parte mendichi) e da ricchi direttori , che han contrari interes


si dei loro condomini? Il vero progresso non trovasi che nella pro
priet libera. Intanto essendo spessissimo povero l utilitarie ( for
se per la tenuit del cespite), questi ha relazione col suo diretto

rio che suol essere talvolta un ricco. Luno vorrebbe impoverire


sempre pi l altro , perch venda a lui il dominio utile. E lusu-
ra in quei luoghi, come obbiam veduto esercitata sui poveri mez

zadri , cos vedesi_ora a carico degli utilitar. I quali ricorrendo


agl imprestiti ad usura un po elevata ne addivengono dipendenti dei
padroni diretti per quest altro titolo. Onde bene a ragione codesti
utilitar addimandano il padrone diretto del fondo , loro signore( la
gnuri men ) ed essi s inviliscono col nome troppo modesto di co
lane.

- ISl- La Masseria della Piana.

In una provincia di suolo quasi tutto alberato , i terreni se

minator formano parte secondaria, onde si insigniseono col nome


di Masseria : un podere addetto alla coltura de cereali con l as

sociazione della pastorizia bovina. Il massaro padrone della mas


seria , o almeno dellarmento. In mezzo a dei campi e poderi
scapoli, da uno no a cento ettari. Vi abitano de pastori ,' guar
diani , o hifolchi attissimi ad arare, e presso vedi tutto l arma
mentario rusticale in uso del paese, come aratri, carri, ce. , una
larga aja adiacente , mucchi di letame, animali domestici agirante
si intorno, oltre quelli dell armento grosso, galline, maiali, asi

ni : gl inesorabili cani. Tutto questo insieme si addimanda masseria.


Il qual nome pi strettamente si d alla suddescritta riunione di
edilizi rurali. Per traslato ancora al campo propriamente detto:
del campo non che un littaiuolo; ma pi spesso egli n padro
ne , s della masseria e si del pedcre annesso: e degli altri vi
cini sar fittaiuolo.
'
Il Massaro adunque un conduttore di codesti terreni ara- _
torii, proprietario almen dei bevi da lavoro ed altri capitali annes
si. Sono una maniera di ttaiuoli che maneggiano de capitali; ma
essi lavorano il terreno , e dirigono personalmente i lavori, onde
sono una variet de fermiers dei francesi ; ed ancora differiscono
dai nostri stessi ordinarii ttaiuoli; onde il nome di massaro ti
tolo di classe, come di famiglia.
Da piccolo massaro , e piccolo proprietario , spesso divien gros
so e ricco, e da semplice ttaiuolo, ne addiviene padrone di este

s1 campi.
Tra le classi agricole, i massari occupano il primo posto,
esercitando una naturale inuenza non pure sul loro campo , ma

-185

nell azienda de compaesani. Le loro case, nel vicin borgo o villag


gio , sono il centro dellamministrazione, ed il personale della mas
seria l viene e di l ritorna da mattina a sera. L, dove la mas
cara vi fa il pane ( di granturco sempre) e la grascia ed ogni ma

niera di alimenti pel servidorame; di l parte per la masseria. Lit


vengono i ricolti di grano turco , fremente, segale, orzo , fagiuo
li , ce. E la loro casa ti offre in vederla una scena di quelle clas
siche lasciateci scritte dal primo pittor delle memorie antiche.
Perciocch naturale, che il massaro , avvantaggiate, come suo

le spesso avvenire , le sue condizioni nanziarie , e divenuto poi


ricco , esce dal limite de campi e impiega i suoi capitali cumu
lati da tanti anni per opere d industrie , e ne compra poderi di
varia natura, vigneti, verzieri , selve ceduo, querceti , gelseti; e

la sua casa addivien sempreppi centro di raccolte ricchezze ; cosi tu


vi vedi di li il granaio , di l il cellaio , il pollaio , di l la stal
la de giumenti che sono destinati all andare e venire ( gi sempre
carichi ) {dalla masseria. In queste case non vi trovi mai segno di
lusso , non libri di conti, n scrittura semplice n doppia , e for
se nemmanco libro di cassa , n manco giornale (ci chda bia
simare); perch (1 ordinario il massaro di Calabria non sa legge
re (1) , o tutt al pi vi trovi qualchelibricciuolo del ragazzo che
va alla scuola , e che dovr un giorno lasciar la masseria per ad
dirsi al sacerdozio , al foro, alla medicina , a differenza dei suoi

fratelli i quali restano, forse con miglior consiglio, a condurre in a


iuto del padre lo stabilimento agricolo ; ch una masseria della Pia
na, nel suo modo patriarcale e rozzo, uno stabilimento agricolo

bello e buono, ed una fattoria , in cui convengono tutti gli elemen


(i) Intendo dire della generazione vecchia; giacch i massari giovani oggi sono pi

o meno istruiti , si da poter regolare la loro azienda con libri di registro.


Tam. X1.

25

--186
ti agricoli del paese , tra i quali occupa il primo posto la pasto
rizia dellarmento bovino. E il solo caso in cui la pastorizia non
sia del tutto errante, e si associa con l' agricoltura alla produzione.
Per darne una descrizione pi fedele di una delle migliori masserie
della Piana stimo prezzo dellopera qui trascriverla tal quale mi stata di
retta per lettera da parte dun famoso massaro di Anoja; il massaro Roc
co Arc. La lettera d un suo figlio, degno quanto istruito Sacerdote, il
Sig. Fortunato Arc, di cui io mi pregio essere amico.
ti Amabilissimo Sig. D. Peppino - Lincarico di cui mi avete onora
te e nobile, m incresce per non poterlo compire con quella dignit che
I l opera esigercbbe , m ingegno intanto approntarvene alla meglio che pos4
)) so linformc massa delle materie, per dar voi quel colore che pi calzi
o a proposito. - Di Anoja 9 Giugno 1860.
Masseria. - La nostra masseria viene costituita di 25 paia di
buoi.(l), d un branco alquanto numeroso di vacche , di 12 foresi, due
guardiani di terreni, che addimandiamo barchi acquabili promenlini (cio
irrigui primaticci) (2); seccagni (non irrigui) liberi, ed alberati. Prodot
to principale di questa masseria il granone (Gran turco).
0/[icio dei foresi nella masseria. - L ofcio principale de foresi
quello di arare; guidare i buoi al pascolo; trasportare oggetti coi carri od
allaja, od alla casa del padrone (sia del massaro o de coloni); costrui
re le stalle per gli animali, sorte di capanne pi e men grandi di cui la
ossatura di legname grezzo, e poi vestite di steli di lupini cc. I custo
di dellarmento son tenuti guidarlo al pascolo; pi manipolare il latte e
farne formaggio cc. cc. Quello dei guardiani poi di prestar cura sopra

(I) Dal numero di paia di buoi si misura la ricchezza ed ancora diciarn cosi il grado
del Massaro. Onde che ancor per questo riguardo il Massaro Rocco Arc tiensi per il
primo della provincia. E le sue terre (comunque in buona parte a canone) sono estese
pi che a Massaro si eonvenghi. La sua propriet di mezzo milione di lire: cosa eccezio

nale pel suo ceto.


(2) Vi sono gli aequahili, tardivi.

-187
ogni possidenza del padrone (il massaro) per evitarne i furti. Fra i foresi
il padrone sceglie uno di maggiore abilit e vigilanza, e lo stabilisce a
capo di tutti gli altri. _insomma costui un vero sostituto del lllassaro o
Padrone. per suo ucio speciale la costruzione degli aratri, lassetto
dei carri ed utensili tutti di masseria
Il Capo-vaccaio indipendente
dal Capo-foreee, e perci indipendenti ne sono ance i vaccai. Di tal che
tra i loro uzi distinti ci ha lordine che nei pascoli non si permette al
Capo-vaccaio condurre le vacche innanzi ai buoi; che in ci il Capo-forese
avrebbe il diritto d impedirnelo.

Salario de Foresz'. - Il loro salario non eguale per tutti, ma si


da a seconda della maggiore o minore abilit, costituzione sica, et. Per
ci il capo tra essi ha qualche cosa di pi, assiemecon la maggiore re
sponsabilit sugli altri. Quindi il nostro Capo-l'orese ha per salario annua
le la somma di due. t. 80 (l. 'H. 40) e ettolitri il di granone. Questo
stesso salario viene consegnato al Capo-mandriano delle vacche o Capo-vac
caio. I foresi subalterni han per salario duc. 14.40 (I. 61.20) e ettoli
tri 10 di grauone. Per vi son di quelli che hanno meno per ragione delle
cause suesposte. Intanto il padrone a tutti ugualmente dee passare per e
gni giorno il companatico, consistente in tre o quattro once di salume,
salame, peperoni, cipolle, ulive salate cc. cc., a seconda dei giorni di
camere o scamcro, e la minestra, che suol essere di l'agiuoli per ogni
sera. Nelle tre feste di Natale Pasqua e Carnevale si passa a ciascuno una
piastra (1. 5.12) in danaro che nei addimandiamo jussi. Nel di del Na
tale e propriamente la vigilia gli si passano cinque o sei paia di zeppole
a ciascuno: nella Pasqua la Sguta (cosi addimandata quella maniera di
pane colluovo che i napolitaui chiamarlo casatiello). Nel Carnevale e pro
priamente nelle ultime tre sere si passa loro della carne e maccheroni la
vorati in casa di farina non molto na. In tutti i giorni festivi che vengo
no in paese ad ascoltar messa si fa loro da mangiare. Si permette a co
storo alternativamente, una sera la settimana, andare in propria casa, e ci
(r)Quindi insieme fa l utizio del carradore: condizione economica molto importante
a notare.

-188
per cambiarsi, pulivsi, veder la moglie, abbracciare i figli cc. cc. Il sa-t
lario, che altri lilassari passano ai di loro foresi come siegue: Il Capo.
foresc solito avere noce e nove altri otto e otto e ci ha di quelli a qua
li si passa sei e sci; perle ragioni di su esposte. La detta formola di uso
generale nel linguaggio forcse significa nove ducati (I. 38. 25) e nove to
rnola di gran turco (che risponderebbero a tout. 12 legali, o ettolitri 6. 61
litri) e cosi otto ed otto, sei e sci.
Ogni forese esige ducati quattro (I. 11) per panno arbagio (sorta di
panno-lane usatissimo in tutta la provincia, e di fabbrica casereccia, e
grossolanissimo ma resistente); la calzatura va in conto del Massaro. Poi
questo gli dee passare giornalmente un grosso pane di farina mista di gra
none e grano germano, eompanatico e minestra per ogni sera. Hanno an
cora i cos detti jussi (o regalie duso) consistenti in oggetti cascrecci,
nelle tre solennit del Natale, Pasqua e Carnevale: e consistono in farina
di fromcnto circa 5 litri, 12 uova, due libbre di formaggio, sei lib
bre di carne, e cose del tempo come zeppole, sgute, maccheroni(sempre
neri) e carne le tre ultime sere. di Carnevale: nel resto trattano come noi
praticbiamo coi nostri nel modo su espostovi .
)) Parchi (Barchi volg.)
- questa una grande estensione di
terreni che noi possediamo nel territorio di Rosarno. Queste terre quantun
qua acquitrinose, sono feracissime, capaci ed adattate quasi ad ogni spe

cie di cereale, di legume, di lupini, patate, canapa e lino

Ma 0 sia

per la mancanza delle braccia, di cui veramente non siamo abbondevoli,

o sia perch non vogliamo prenderci la pena di aprire fossi larghi e pro
fondi per asciuttarli, ovvero, il che maggiormente io credo, ci acconten

tiamo di quel frutto che quasi sp0ntaneamente ci offrono, noi ci serviamo

di esse pel solo seminato di ostia; cio del prodotto che ci danno in gran
turco. Ogni anno costantemente senza alternativa veruna si sementano in

(I) Questa denominazione e data comunemente a tutta quella estensione di terreni sca
poli presso Rosarno: della origine di tal nome vedi appresso.
(2) La coltura di questi tre ultimi generi in vero troppo ristrtta, specialmente del
le patate , che ivi si potrebbero avere primaticce nel mese di maggio. Vedi artic. Patata.

-189
gran turco
Anzi se qualche pezzettino o qualche porzione si semina a gro
no ad orzo, eseguita appena la messe, si acconciano i terreni pel gran turco
tardiro. Lunico impiccio di cui deve occuparsi il padrone , che per ogni
tre o quattro anni deve espurgare quei fossctti scolatoi che si trovano. A
questo ueio si adibiscono i vanghieri, che in compagnie vengono dalla pro
vincia di Cosenza, e si stabiliscono per tutto linverno no a Pasqua in
questi paesi, Anojn, Rosarno , Melicucco, Rizziconi, Gioja ec.
una clas
se di lavoratori di vanghe e pala o badile, organizzata in compagnie co
mandate da un capo ciascuna, addetti a questi ulzi; cio di fare ed espur
gare fossi specialmente, ed a far piantagioni cc.
Il compenso ordina
rio di questa classe di travagliatori di grana 25 (l. 1. 06). La coltura
di questi campi non la facciamo di conto proprio, meno che quei ritagli di
Questi
terreno,coloni
pel quali
son dinonbraccianti
troviamo i coloni,
quali coltivano
il che veramente
il gran turco,
ben
e durano
raro nel
la masseria no a tutto raccolta, e no a che non si sciolgono da ogni
obbligazione che hanno col massaro. In questa epoca cio alla raccolta del
gran turco, entra il massaro a lavorar di suo conto sullaja assieme col

colono; il quale obbligato di togliere i sfogli od involucri alle spighe ,


che dicesi spogliare, a che si adoperano donne uomini e fanciulli. Intanto
il lllossaro fa venire dai paesi del versante del Ionio i cos detti pestatori,
specialmente di Giojosa. Costoro per avere il benecio di venire a lavorare
alla nostra aja regalano a nei dieci pese, rot. 50 (M chilogr.) di chi
secchi (A). A loro diamo la minestra la sera, ed anche del pane qualora
(1) Ed aggiungi che di rado ci ha bisogno della irrigazione. Sono di terreni umidi,
e durante l' inverno quasi inondasi per mancanza di drennaggio. Ci ha ifossi ma con tor
tuosi, mal fatti, e non si espurgano bene. Ma se non fosser codesti fossi, resterebbero im
produttivi.
(2) Nella Piana ne vengono almeno un migliaio lanno. Sono laboriosi , robusti, fru
galissimi. Non maneggiano mai la zappa; ma sibbene il zappone, fanno opere di chiusura
a parapetti, e rialti, con fossi, attorno ai poderi. Oltre alle fosse per piantagioni e propa
gini sono assai svelti e destri a nettar gli alberi, onde si destinano per polare e nettar gli
olivi. Sono pi lenti ne loro lavori in confronto de paesani, ma li superano in precisione.
(3) Vedi a pag. 176 colonia parziaria estiva.
(4) Una pesa di chi secchi e [2 libbre e mezzo.

- 190 non rompono, nel postare, le spighe: il che val dire far la sgranatura con
esattezza e precisione. Ci ha poi nell aja degli sgrauatori a parte in un
mero di dieci circa, i quali sono addetti a sgranar con le mani i rima
sugli di spighe sfuggiti dalla mazza (grande clava curva), di raccogliere

i tuteli delle spighe, ed involucri, e gusci di fagiuoli e conservare tut


ti questi oggetti in un locale alloggetto; giacch formano il foraggio dei

buoi nella stagione invernale; pi debbono prestare aiuto ai carresi (cio


i foresi stessi) i quali trasportano da' barehi o poderi le spighe, detti mjozzi,
sui carri in sacchi alti due metri e larghi uno o pi; nello scaricarli ac
cudire attentamente alla divisione che se ne fa del grati turco e dei fagiuo
li; non che al trasporto dello stesso cereale per via di sacchi dallaja ai
magazzini (i); e prestare insomma l opera loro in tutte le cose minute. E
per tanti travagli quale mercede ne ritraggono? Eccovela. Di tutto il gra
none ammonticchialo esigono un trentaduesimo per ogni tomolo di esso an
cor non diviso col colono. In modo che la sgranatura vien pagata egual
mente dal massaro e dal colono
La coltura del gran turco incomincia
al finir di maggio (3) e termina con la sarchiatura, detta dupra, al tiuir
di Luglio .
a Noi perch abbondiamo di questi barchi e terreni umidi (che sono
in quel di Rosarno ), e non vi proporzione veruna tra il numero dei no
stri buoi (4) e le terre, per aiutarci alla meglio che possiamo, facciamo ag

giogare sedici paia de nostri buoi dallo spuntar del solo no al suo tra
monto. Pi, facciamo venire massari della stessa Piana coi rispettivi loro

(1) Nelle masserie oltre alle capanne sono spesso, come in questa, delle case e magaz
zini, ma ci raro nella Piana; onde il cereale quando in gran quantit si porta al
paese in casa del Massaro.

(2) Vedi colonia parziaria estiva.


(3) L' umidit del suolo e dell' atmosfera di quei siti porta la necessit di tale ritardo.
(4.) In verit l questa una condizione del tgtto eccezionale in questo ricco massaro;
eh ordinariamente i massari della Piana, come (1 altro paese della provincia, trovansi nella
contraria condizione; cio di avere sempre pi buoi che non abbiano bisogno i terreni di
sua propriet o poderi. Onde spesso debbono prenderne in tto; e quindi in ogni casa son
sempre essenzialmente di veri ttaiuoli.

-101
buoi, che paghiamo a grana 60 (I. 2. 55) ciascuno, oltre al companatico al
forcse bifolco. Aggiungiamo ancora ne mesi di gran lavoro delle persone
intendcnti di masseria, che paghiamo a mesata cio a I. 10 a 13 al me
se, oltre il pane, companatico, e minestra, per ogni giorno I. 0.50.
Costoro debbono formare il soprannumero ai nostri foresi , ed arare coi no.
stri buoi. Non tutte le 25 paia si aggiogano all aratro, sibbene sedici; il
rimanente si lascia per riserva .
Atlnch si avesse pi certa norma delle spese e del prodotto di ta
le coltura estiva a colonia, come si .detto di sopra (1) riportiamo qui il
bilancio eseguito sopra una porzione, ad esempio di sci tomolate (2)_(un

ettaro ed otto are circa


Per lavori preparatori no a tutta sementa si richie
dono paia 12 buoi (cio 12 paricchiate volg.) che a grana 60 (1.2. 55) ciascuno sommano . . . . . .
Il colono appresta un tomolo di sementa che sono
tre quarti granone(litri 55), un quarto (litri 18)fagioli
bianchi (suriaca turchisca) e paesani (fagioli dallocchio).
Venti giorni dopo la seminagione si zappa il grano
turco e fagioli e zucche (cio si scalza e rincalza e pu
lisce il terreno in una stessa operazione addimandata zap
pa o rincalzatura
Trenta uomini a grana 25 (I. 1.06)
oltre qualche cosa di companatico
. . . . . .
Dopo altri venti giorni si dupra ( si sarchia e rin

Ducati- Lire
1. 20-29. 95

2. 4-0 - 8. 90

1. 50-30. 25

calza ancora un poco) 15 uomini al prezzo suddetto . . 3. 15-15. 91


Per inalliare tre volte, uomini sei a grana 30 (I. 1. 28)
oltre il companatico . . . . . . . . . . . .1.80- 1.65
Per raccolta di fagiuoli (annata mediocre) donne

numero 20.

. 2.00-18.50

(1) Vedi ancora mezzadrla estiva pag. 176.


(a) Una tomolata di terra ivi uno spazio quadrato di cui ogni lato a 26 passi di ti
palmi, cio ogni lato di p. 156, (in altri luoghi il lato di passi 28) cio 25,336 pal
mi quadrati uguali prossimamente a 1773 metri quadrati, cio 18 are circa.
(3) Talvolta in caso di scarsezza di braccianti si pagano no a I I. In.

102

.-

Per raccogliere il gran turco si adoperano donne 12


che si pagano a grana 12. 06 ciascuna .
. . . 1.50- 6.31
Trasporto dei carri dai barchz' all aja: distanza d un
miglio e pi. Tre carri impiegano una giornata, 4 viaggi

ciascuno..............

.1.50-'- 6.31

Per levare gl involucri dalle spighe, detto la spoglia


dei mjozzz' donne 12. . . . . . . . . . . . 1.20- 5.85
" -" Per sgranare le spighe portate in mucchio allaja si
paga il trentaduesimo (ossia lo scutello) a tomolo che so
no 40 di quaranta tomoli (grossi) di prodotto, di che
capace il campo: alla ragione di due. 4. 80 il tomolo . 2.25- 9.06

All esito a carico del colono in favor del massaro si


aggiunge la prestazione a titolo di antiparte detta misa,
di ducati 40 per ogni tomolo di semenza . . . . . 10. 00 - 42. 50
Qui si debbono aggiungere le cifre equivalenti al com
panatico e mezzo pane, dati ai sgranatori, oltre le assi
stenze del colono che ha dovuto adibire per la seccazio
ne del grano turco nell aja per intere giornate, tutto ri.
detto in cifra si pu giungere a . . . . . . . . 8. 00 - 34. 00
49. 00-208. 2t

Introito: grano turco tom. 40 alla grossa, cio circa


53 tom. napol. cio 30 ettolitri circa, a due. 2.00 dopo
disseccato, curato, esportato in magazzino .

. 80. 00-339. 99

Pi, fagiuoli tom. 12 ( 15 tom. legali) a due. 2. 40

(cio a ducl, I. 80 il tom. legale


Zucche e camangiari .

.28. 48-H9. 48
2. 00- 8. 50
HO. 48-408. 21

Di questi la met del massaro . 55. 00-233. 14

L altra met del colono

. 55. 00-233. 14

Il primo ha speso i lavori preparatori e la met de 40 sculelli o tren

-103

taducsimi cio due. 1. 20 pi due. 1. 20 =8. 40 (I. 34. 00), quindi gli
restano di prodotto di raccolta due. 46. 60 (I. 105. 60).
L altro ha speso due. 49. 00 meno i due. 8. 40 suddetti, spesi dal
massaro, cio due. 41. 00. Quindi gli resta di prodotto franco di spese due.

s. 00 (1334. 00) .
La qual somma cosi piccol guadagno che sparisce nello spa
zio di tempo e nelle straordinarie eventualit, e nello sciupio di vi
ta cagionato dalla malaria allinuenza di cui lavorano, e nelluso

de medicamenti necessari a curarsi dalla febbre. Onde si pu cal


colare che nullo il lucro. E bene, in cambio

di che costui si

addice a questa maniera di mezzadria? Per avere un lavoro certo; e


quindi la diaria certa della sua fatica. Dippi cumula alla ne del
la stagione la somma dei prezzi delle sue giornate, in un sol ri
colto. In questa mezzadria vi ha adoperato la moglie, i gliuoli. Da
ultimo in paesi in cui non ci ha mercati, vi fa entrare il pane in
casa, senza andarlo cercando di qu e di l, con timore di non
trovarlo. Ma quel che tutto per lui sta nello avere assicurato la
sua giornata: e quando ci si vericasse ne resterebbe contento ;
giacch le cose non van sempre cosi bene come in questo caso di
sopra esposto. Ma questo il pi certo e costante. Io vi dico,
che ponendo qualunque considerazione, al colono il fruttato della

terra di sei tomolate non gli viene a costare, ngendo che l aves
se voluto comprare, pi di carlini 14 il tomolo (grosso), cio con

tandolo nel magazzino od a casa sua; cio al 25 per cento di meno.


Terreni ir-rigui primaticci (promentini bolg.) La coltura di queste
terre precede di alquanto la coltivazione de barchi (o terreni umidi di so
pra descritti). E la maturazione del seminato avviene ancor pi anticipa
ta; poich quantunque questi campi son di costa ai cosiddetti barchi, pu
re sono di questi pi prosciugati. Di fatti la maturazione ne barchi avvie

ne in Novembre, negli altri campi in Settembre ed Ottobre, e la qualit


Tam. X].

. .f\__- .w_.____M

25

- lM tardiva ci vien sempre di qualit inferiore alla primaticcia. Perciocch ci


non va dovuto solo alla qualit dcduo terreni diversi, ma ancora alla scel
ta delle semente diverse. l barchi, terreni umidi ricchi in terriccio, com
portano quella variet denominata marino; cio da sementa grossa di for
ma piatta, di color sbiadato; laddove i terreni asciugati preferiscono la
sementa piccola, detta perci sementella, di colore pi vivo, rotondo, pe
sante, in somma di qualit superiore al cosiddetto granone marino. Insom
ma di qualit superiore allaltra e la contrattazione colonica diversa.

Tal diversit a carico del colono; poich il ricolto invece di divi


dersi a met si fa a terzo al cotone: i fagiuoli si dividono a met. Ugual
mente che ne precedenti il colono vi mette le semenze, ne paga la presta
zione in anteparte di 10 ducati ogni tomolo di semenza, paga la guardia,
la rata della irrigazione. E sempre si calcola che alla fine il colono riesce
con il prezzo delle sue fatiche giornaliere, ovvero calcolato in altro modo
compra il grano turco portato in casa propria alla ragione di due. 1. 40 il

tomolo grosso del paese, cio al 20 per 100 meno del prezzo corrente in
un annata media. ,

a Fromcnto, Segala (lermano colg.), Orzo. - La coltura di questi


cereali accade nel tempo della raccolta del granone. In vero i tempi in cui
si accumulano le nostre faccende agricole sono Maggio, Giugno, Luglio ,

Ottobre, Novembre e Dicembre; perch in questi mesi si eseguono opera


zioni diverse, e nella nostra aja si verica tal confusione da non potersi
descrivere. Quindi alla meglio che si pu, con laiuto di persone assolda
te a mese per le faccende straordinarie, e dei buoi di altri massari, si pre

parano i terreni per la sementa de cereali dinverno. Per siccome vi di


cevo, la moltiplicit degli affari non permette eseguirsi la seminagione nel
Novembre, tempo veramente opportune, e si esegue poi in Dicembre pi
o meno innoltrato: anzi ricordo che mio padre di quando in quando ripe
te: e rispose il Massaro che le senwn;e son buone no al Gennaro. E di
fatti in questo mese tante volte ha seminato mio padre; quindi il ricette
di questo cereale da noi sempre scarso, e ci perch le terra non sono
da questo genere ed anco perch la coltura non si esegue a tempo. debito.
r Coltura del Grano. - Siccome le terre non sono adattate pel gra

-195
no, n preparato a dovere, n a tempo debito, di unita al grano nasce
immensa quantit di erba, siam soliti adoperare i ragazzi col sarchiello
A
a zappettare
ciascuno ch
(valdidire
annisarchiare)
10 a l'3 ilsi grano,
d la mercede
e tagliardi lgrana
erbe 10
estranee
(42 cent.)
Passato alquanto tempo dalla savchiatura rinasce nuovamente l erba estra
nea, e certo prenderebbe il disopra sul grano; quindi in Aprile ed anche
nei primi di Maggio adopriamo le donne per nettarlo, estirpaudo con ma
no le delle erbe estranee (2): e si pagano un carlino la giornata (42 c.).
Messe.- Giunto il mese di Giugno i nostri campi cominciano a
biondeggiare, ed il padrone si avvede ch vicino il tempo della messe.

Quindi si contratta lopera della mietilura ad estaglio con due o tre brac
cianti per un certo determinato prezzo in danaro, e per un determinato pe
so di companatico, da distribuirsi a rata giornaliera nel tempo della mes
so. Ma quando cos non possiamo eseguire l opera, mettiamo i mietitori a
giornata pagandoli a gr. 25 (l. l. 06) al giorno, e dandogli doppio com
panatico: ovvero due carlini al giorno, tre volte companatico e la minestra
la sera: il pane gli si da a piacere; una razione di vino
In tutto vien

meglio che lire 2.


Sopra un tomolo di semenza (per circa 18 are)

Ducati - Lire

Semenza tomolo l grosso ( 14 litri)

. 4. 00 - H. 00

Ragazzi per zappettare o sarchiare .


Donne per nettare. . . . . .
Mictitura quattro uomini I. . . .

.
.
.

.
.
.

.
.
.

.
.
.

. l. 00- 4. 25
.3.00-l2.15
.1.20- 5.05

Totale dellesito .

. 9. 20-41. 05

Questo calcolo come vedete gi approssimativo; perch le circostan


ze possono accrescerne o diminuirne le spese, come lo introito ossia pro
dotto, il quale suole essere il sestuplo della semenza cio tomoli sci (cir
(1) Vedi coltura del grano.
(a) Come si fa pel lino e si addimanda questa operazione''are.
(3) Altri usano di dare ai mielitori i tagliolini con le fn'llole: cio carne porcina con
servata nella sogna.

-196
ca 8 ettolitri(l), che corrisponderebbero a due. 24, dai quali tolti due.
9. 70 di spese darebbe un tomolo di semenza quasi equivalente ad una to

molata di superficie (1. 59. 80) 14. 30 ducati.


a Questa norma variabil per lorio; poich in un annata fertile
capace un tomolo di semenza darne 13 e pi.
I mietitori armati di falce (falce a sega mietono il grano od orzo
o segala a manipoli, che lasciano sparsi pel campo. Vengono appresso i
ligatori, i quali di ogni quattro manipoli fanno un fascio, che addimanda
no gregna, e poscia ammonticchiano quattro a sei di questi ultimi fasci e
.f'ormano il corone; in modo ch- entrando in un campo mietuto l osservate

sparso di codesti covoni. Qui vengono i carri che li trasportano all aja,
ed altri foresi sono addetti ad assestarli a biche (timogne volg.).
Trebbia. - Per la trcbbia costume che si mettano a catena, cio
ligati dal collo circa sei giovenchi, i quali formano la cosi detta treccia.
La quale guidatae frustata corre per l'aja sulle spighe ammucchiatevi: e
ne sgrana i semi col calpestio. Si toglic'col tridente la paglia, si ammuc
chia il grano misto ancor con la pala; il quale passato per ventilabro si

conserva a.
Masseria di Roccella.

Il padrone ordinariamente un Signore, ed a se ticn un in


dustria di Masseria , per uso di. coltivare il terreno da pane , ara
re i terreni alberati , ed effettuire tutti i lavori necessarii a semi
nagione di cereali, civaie e cotone, tener chiusi i fondi e cosi via

discorrendo. Per tali scopi diversi mantiene al suo servizio due ,


tre , quattro foresi secondo i bisogni, e secondo le sue condizio
ni economiche. Oltre a ci un bovile adattato alla custodia de bo
(1) Miserabile e rovinosa condizione specialmente dove si abbia riguardo alla grande
fertilit del suolo , comunque dicasi non atto a grano. La stessa produzione si ha in quei
terreni altissimi al fremente sul versante del Ionio; cio nelle migliori annate il 6 per i

-191
vi che erano, e di qualche vacca per sostituirne la perdita di qualf
che bue.
Dei garzoni ossia foresi, uno fa da massaro, ed intento al Ia-

voro degli altri subordinati, a sparger le semenze di ogni sorta ,


ad addire uno de suoi subordinati alla custodia degli animali, e
finalmente scegliere il tempo ed il luogo quando e dove si dovr
sementare. Tali garzoni stipendiati dal proprietario esigendo annual
mente ognuno o una prestazione in solo danaro che non superer
mai i ducati 30 (I. 121'. 50), oltre le spese giornaliere; oppure
uno stipendio di due. 12. 15 (I. 51), oltre il vestiario e la caIzatura per quanto possa consumare.

Una volta la masseria Roccellese era costituita di terreni Ii


beri, priva affatto di alberi. Ora generalmente ancor cosi: ma
da che un illuminato Signore di quella citt, il Barone Giuseppe
Nanni, incominci a piantare alberi da frutta in un suo tenimcnto,
gli altri seguirono il suo esempio : ed ora vi vedi di tanto in tan
to lulivo, il mandorlo , il carubo, e pi di frequente il co ,.
ed estesi vigneti, tra i quali primeggia quel de Signori Cappellie
ri. La marina di Roccella- in via di gran progresso agricolo per
la introduzione delle siene o norie di recente costruzione.
I poderi d intorno presentano il raro , anzi lunico esempio
per questa provincia, di trovarsi divisi in tanti apprezzamenti 0 cam-'
pi quanti son gli anni di sua rotazione agricola (cio dii anni),
la qual rotazione incomincia col spargersi egualmente ciascun eam-
po ogni quattro anni di concio, cio di 100 carichi ogni moggio.
Il coneio un misto di letame e di immondezze: queste hanno il

valore di gr. 2/, (e. 11) a sacco, cio carico duomo; due
sacchi formano un carico da giumcnto. Vi si conserva in fosse. E!
sarebbe meglio che si cuovriSse con suolo di marmi calcare (mara-
museo volg.), o di calcina..

-198

Classi agricole.
Dei 141,000 contadini che sono in questa provincia, sono
diverse classi che naturalmente si presentano e distinte con spe
ciale denominazione. In un paese del tutto agricolo non poteva
esser diversamente. Dei 320,000 abitanti (Vedi Stato della po
polazione di Calabria Ult. 1. a tutto l anno 1855 ) , pi di un
terzo sono segnati nella statistica come contadini. Al certo co
storo sono quelli che vivono del mestiere della campagna , lavo
rando a giornate per conto altrui, o per conto proprio. Pochissi
mi contadini sono che non posseggono nulla di fondi rustici od ur
bani; ma i loro poderi sono cosi assottigliati (1) che egli mestie
re darsi al lavoro di campagna ed alla pastorizia per conto altrui.
Tutti per san maneggiare la zappa , che par ne sia il segno en
de distinguerli. L aratro ( quello del paese ) riserbato ad una pic
cola parte di essi, che ha diverso nome come andremo qui ap
presso dicendo :
Zappatori , e manuali, o braccianti- E questi possono es
sere nulla-tenenti, ed allora faticano di continuo alla giornata , e
si addimandano jornatar , o prendan colonie o tti di terreni e si
mili. Spessissimo sono insieme zappatori e possidenti, ed allora
spesso stanno in un agiatezza da farli vivere assai contenti e pa
ghi , perch il lavoro a giornata nell altrui con la zappa non pu
esser continuo , essendo interrotto da tempi di pioggia , di vacan
za di lavoro , ovvero da indisposizioni o malattie. Allora il contadi

no rivolge le sue cure al suo poderetto , il quale gli garantisce il


(I) Per quaste ed altre ragioni , vi sono codesti proprietari divengono: mendichi , dei
quali la statistica pur troppo ne conta 24,oool Noi in vari luoghi di quest opera ne ab
biamo riutracciata la cagione. Vedete Colonia estiva , enteusi , istituzioni di credito agra

rio; come utilizzare tutti giorni dell anno in favore delle classi agricole.

_too_
lavoro pei giorni vuoti , e nel variar fatica gli porge sollievo e di
letto. Ma la condizione del zappatore giornaliero ben dura , per
ch la zappa adoperata di continuo dal primo all ultimo della settimana , e poi da una settimana allaltra , predispone il contadi
no zappatore assai male per resistere contro l aggressione di qual
che morbo che venghi a sorprenderlo. E questo il vero caso del
la volgar massima che: il contadino una volta cade ammalato, ma

quando ci cade muore. Gli zappatori Calabresi sono indefessi, for


ti alla fatica , zappando s incurvano sul terreno , non mai si alza
no , e zappario sempre senza posa. L alzarsi ritto per riposo ap
puntato a difetto. Un ora di colezione e di pranzo soltanto nella
giornata; sono sobri. Mangiano, come la massima parte de possi
denti , pane di grano turco , o di segala , o misto, che assai
migliore di amcndue. Vestono di felpa e di arbacio ( sorta di pan

no grossolano del paese ) di un abito corto e stretto , di cui le


brache giungono no al ginocchio , la gamba coverta di calze a sti
taletta di panno , la giacca cuovre tutta quanta la cassa toracica ,
ed un berretto pendente per tre o quattro decimetri indietro cuo
vre la testa e la collattola. I calzari sono di due maniere, le qua
Ii distinguono i campagnuoli del mezzod della provincia da quei
del settentrione. Qtiesti usano scarpe di grosso cuoio del paese,
ben solide e ferrate di sotto , quelli i cosi detti zampitti o calan
drelli, che sono formati d un pezzo di pelle , che conservi il pe
lo , il quale avvolge il piede e vi si allaccia ed assicura alla gam
ba. Son di montanari, come quei di S. Stefano, Solano , Cera

mida ,_ Bova cc. ec., i quali dall agilit delle loro gambe e dalla
stretta e Ieggiera calzatura del piede ti danno a divedere come sie
no svolti nello scendere e salire per gli alpestri loro luoghi natali.

Coloni. Ci ha i coloni parziar , che sono ancora de zappa


terra , per lo pi poveri, e che impoveriscono ancora il loro pa.-f

-200
dronc. In alcuni paesi addimandansi i coloni celonari, ed in tal
altri celonaro chiamasi dai coloni il padrone.
Iii sono i contadini agiati e fittaiuoli , i quali migliorano la lo
ro condizione , e quella de padroni de fondi rustici o loro affida
ti (1). Egli da noi notato in pi luoghi di quest opera come il con
tadino di questa parte dItalia, non ha che due soli stromcnti per
maneggiare o rivoltare il terreno: e questi sono la zappa , e la
ratro ; cio l unico e semplice aratro del paese. I padri danno in
mano a loro figliuoli , giunti a 10 anni , il sarchiello (2) , che
non che una pi piccola zappa del paese. In costui il padre guar
da con certo compiacimento il sostegno avvenire di sua famiglin
la: e se ha di altri bimbi come solito, perch la povert suol
essere prolifica , li addice a guardia di animali domestici e della
casa , giacch la moglie sar andata a faticare alla giornata, spes
so col beniamino in braccia, adagiandolo in qualche canto del campo.
Per la giornata del bracciante e della donna vedi all artico
lo ll1assaria.pag. 184.

Il zappatore in Calabria Ultra 1.a per lo pi proprietario ,


cosi che alcuni contadini zappano nel loro e non mai nell altrui po
deve, e questi sono proprieteri zappatori, o manuali ( giacch
zappatore o zappaterra non loro gradita parola ) agiati; e quin
di si danno alle intraprese agricole. Sempre per la ricchezza del
villano una botte di nino ed un costone di grano ( prover
bio volgare del paese), cio di gravi turco (3).

(1) Vedi a pag. 186.


(2) Vedi Masseria di Calabria Ultra r.ma pag. 184,.
(3) Per 1 annona di una famiglia di bracciante commodo , composta di quattro figliuo-
li e i due genitori, vi vuole per tutto un anno:

-2M
Il Bavaro che s intitola impropriamente massaro, come in
citt un umile artigiano s intitola artista, ha uno o due paia di
hovi di suo proprio, che tiene in bovile, costruito a m di pa
gliaia, in campagna. Questa stalla nessuno ardisce chiamar masse
ria (vedi a pag. 484 ). Lavora a giornata i poderi altrui: qua
si sempre proprietario di una casa e di un poderetto. Il suo
ullicio di aratore non si mescola mai con quello di zappatore.
Gli Alboricollori. Sono pochi codesti, destinati allufcio del
la potagione degli alberi, loro nettatura , innestamenti , e pianta
gioni. Talora vi si addicono de braccianti istruiti a maneggiar pen
nato e scure; ma tal altra ci ha di gli benestanti che, invece di

dannarsi all ozio, si danno a quest arte assai importante nel paese.
La classe de periti di campagna ancor pi ristretta , costi

tomoli grossi
Di grano turco tomoli grossi.

Di
Di
Di
Di

frumento . . . . . . . . . .
grano germano . . . . . . . .
legumi di diverse specie . . . . .
grascia e salami diversi di porco cantaia

. 24%

.
.
.
I.

ettolitri

litri

14

3 .
3 .
5 .
1 quint.

I.
I.
2.
o.

67
67
78
89

Di cacio rotola 25 pari a ehilogr. 22. 275 gr. 4


Di peperoni all' aceto . . . .
Cipolle num. 1000
Olive salate . . . . . . .
Di peperoni secchi ( amenti ) .

Di pomidori secchi .

o.

60

.
.

.
.

.
.

.
.

1/, .
'/. .

.
.

.
.

_
. o.
. .

88
30

15

Di sale cantaia mezzo ( chil. 4.4. 550 gr.


Olio rotoli 60 ( chil. 53. 460 gr.
V
,Tabacco da naso lib. 6 (circa 2 chil.) - Detto da fumo lib. 8 (circa 3 chil)
Galline sei da mantenere in pollaio.
Due salme di vino ( circa 700 kilogr. ) non solo per bere , ma per supplire a qual
che bisogno straordinario con la vendita di una parte di esso.
ll vestito e la biancheria generalmente si fa di roba del paese , come per panno ar6a
eia, tela di casa cc.
Tam. X1.

mt"

26

-292
tuita generalmente da persone analfabcte , che periziano praticamen
te. pi numerosa sul versante Ionio , a cagion delle prestazioni.
dei canoni in parti aliquote delle derrate.
I Mannesi. Sono i pi robusti contadini della provincia , ad
detti al taglio de castagni cedui e lavorar il legname grosso o da
tratto: e fan doghe , e spesso passano a far l arte dei bottai. I
mannesi pi rinomati della provincia sono quei di Bagnara.
Come utilizzare tutti giorni dell anno a pro delle classi agricole.
Senza voler fare della nostra popolazione , essenzialmente a
gricola , degli operai di professione manifatturiera, nei ricordia
mo , che molti giorni dellanno restano , per circostanze atmosfe

richc, per loro vuoti, i quali si potrebbero adoperare ed utilizza


re in qualche manifattura domestica. Molti paesi del Regno italiano
usano a questo modo. I contadini lavorano al campo nelle giornate
propizie , e generalmente per tutta la buona stagione. Durante lin
verno si riducono in casa a tessere diverse maniere di tela. Gli uo
mini della mia provincia non sono usi a questa maniera di lavoro;
e per malintesa abitudine aborrono da qualunque lavoro, che si
adatti a donna , come appunto il tesscr la tela. Ora pensando a
quanti giorni di ozio , e di stenti son condanna-ti, in occasione di

piogge i nostri zappatori , specialmente nei terreni argillosi del cir


condario di Gerace , mi faccio a proporre l introduzione dei buo
ni telai nelle case della provincia per uso degli uomini. I quali af
finch non vergognino di venire agli usi creduti da loro feminili ,
reco loro in esempio i Napoletani, i Lombardi ec., i quali, usci
ti dal lavoro della zappa , si riduc0no nella inclemente stagione a
far da tesserandoli in casa. Ipropretarii del paese potrebbero som
ministrare di telai meccanici, e materie grezze; e quindi essere pa

-203

gati a giornata , a tesser la tela cotonina , di lino , il fustano,


l arbacio, ec., ovvero , siccome nella provincia sono dei contadi

ni comodi , si potrebbero da loro procurare mezzi da ci: e si


enrerebbe che fosse telaio non all antica maniera , ma quello alla
spola volante , che nel paese disgraziatamente ignorato ancora
delle donne , che passan la vita in questo mestiere.
Delle istituzioni di credito agrario e delle associazioni agricole.
Per questa provincia io non ho veduto in agricoltura opere di
Governo , o di private associazioni; ma ho veduto todevoli stor

zi di alcuni privati ricchi, e talvolta ancora di piccoli proprieta


ri. In quelli si ha qualche accenno a novit: in questi tutto tra
dizionario ; e tradizionarie e patriarcali sono le opere agricole del
la classe meno agiata: in questa ci ha ancora povert , miseria e
squallore. Il proprietario ed il ltaiuolo son costretti ad associare
il loro lavoro assiduo e materiale con quello dei giornalieri. Ci
per altro sia a loro lode. Nessuna associazione, nessun mutuo soc
corso , tutto isolamento. La societ vi si regge pel soli vincoli
naturali , civili e religiosi ; ma nulla vi ha di vincoli economici,
nessuna solidariet tra le famiglie o tra gl individui, e tra questi
col governo. Le opere delle citt , borghi e villaggi con i loro
campi, addimostrano l effetto di questo stato. La statistica porta
a circa il quinto della popolazione i mcndichi, cio 25,000. L e
conomista qui trova tutto da fare. Il Governo qui ha pure un gran
de e bel compito da compiere, almeno col dar l iniziativa e l indi
rizzo ai popoli sulla via delle istituzioni economiche. Un soggetto
interessantissimo sarebbe quello delle istituzioni di credito agrario,
che si riconoscono da vari nomi, come Casse di prestanze agra
rie , Monti frumentari, Monti pecuniari e da pegni, e Monti di pie

- 204 l. Sceverare gl istituti economici da quei di pubblica beneficenza,


ed eccitar la cristiana piet ad appoggiare e fecondare simili istitu
zioni. Ci ha opere di beneficenza, che sono per lo pi di legati
pii , i quali rimontano ad epoca , in cui i testatori non solo non
erano economisti, ma non gustavano neppure questa scienza , per
disgrazia lin oggi non accettata, e meglio sconosciuta nella pratica
popolare. I legati pii , che si trovano in ogni comune, a bene
cio specialmente della classe inferiore , e che crea compresi nel
lamministrazione di beneficenza, han bisogno di una nuova nor
ma, non per eangiare o invertire il vero scopo dei testato
ri 0 fondatori, ma per regolarne 1 uso , e rimuoverne 1 abuso.

Intanto nel passato governo , sotto il titolo (1 istituzione di luoghi


pii, mascheravasi ipocritamente una falsa fede per servirsene a tem
po del danaro della classe pi produttrice , e destinarlo a tutt al
tre che alla sovvenzione. Ci ha di monti di piet in diversi comu
ni da servire per prestar piccole somme ai contadini in tempi di
bisogno per la coltura dei campi. Ora di queste istituzioni il popo
lo non ha mai fruito: ed il povero ttaiuolo dee ricorrere all u
suraio per pochi ducati di che ha bisogno; perch la sua piccola
industria agricola andasse innanzi. ili son de comuni che di questi
legati dispongono no a 2000 ducati annui. Ora a rendere vera
mente utili e proficue consimili pie istituzioni vi sarebbe bisogno di
regolamento novello , o col togliere gli ostacoli che si oppongono,
perch il danaro servisse allo scopo, o con l invertirlo ad istitu
zioni di credito agrario. Nella propriet molto divisa , come in
questa provincia, il terreno non frutta , e frutta poco, per man

canza dei piccoli capitali circolanti : ed il piccolo ttaiuolo o pro


prietario per la mancanza di una tenue somma a tempo , impove

risce ed inabissa.

-205
I Monti di pegm' sarebbero, tra le istituzioni di credito agrario, il mi
gliore e pi facile sussidio; perciocch i contadini di questa provincia,

quasi tutti son proprietari di beni rustici ed urbani, ed in conseguenza di


quegli attrezzi di casa, che hanno un valore, e che destinano spesso alla
loro comodit rustica, o alla dote delle loro tigliuole. Ciascuno ha le sue

telerie grosse, e ne, i suoi oggetti doro, di rame, come la caldaia, il


paiuolo , la padella cc. Onde i Monti di pegni sarebbero assai opportuni. In
questa provincia sono scarse queste istituzioni: circa otto o dieci tra mon
ti pecuniar e frumentart. I monti frumentar hanno taluni inconvenienti,
nella morosit dei prestatori, e nella negligenza dei rettori. Onde tra quel
li, cbe esistono, in quattro comuni, ci ha qualcheduno , che si riduce a nien
te per limpuntualit dei debitori. Ma checch ne sia, rimediando aglin
convenienti, sono istituzioni, che meritano di esser promosse e favorite.
Ed ai Monti frumentar sarebbe bene aggiungere la prestazione delle
patate , le quali perph incariscono nel tempo di loro sementa, raramente
si coltivano dal piccolo proprietario e fittaiuolo e colono; mentre che que

sto genere di nutrimento, a coltivarlo si all bene la pi minuta propriet.


Casse di risparmio. Pare sia grande difficolt, che ne comuni agrico
li, come son tutti della Calabria Ult. 1., possono reggersi le casse di
risparmio; perciocclr, essendo in massima parte (non esclusi i poveri)
proprietari, talora diretti, e tal altra indiretti, di fondi rustici, hanno in
questi la loro cassa di risparmio. Ma a far cassa di risparmio il fondo ru

stico, ci ha bisogno distruzione, e buon volere. Il cumulo deglingrassi


gli edilizi rustici, le buone chiudende, gli strumenti rustici, le quali tut

te cose suppliscouo alla mancanza di pubblica cassa di risparmio. Ma da


altra parte son pur ivi nelle campagne troppo generalizzate, l ubbriachez
tra, il giuoco, il lusso (2), la deboscia , forse pi che nelle grandi citt.

La Cassa de risparmi vi diminuirebbe al certo il gran numero di mendi


chi che ascendono a 25,000.
Le associazioni nelle classi agricole per mutuo soccorso, sarebbero
assai procue e potrebbero apportare molte utili conseguenze da non po

tersi a pieno prevedere. La tendenza all aiuto scambievole in tutti, spe


cialmente nei villaggi. E non manca, perch questa preziosa attitudine del

-200
l animo nostro fosse procua e feconda di utile, che della istituzione. Per
questa forse quel tal confronto che vi scuovre una affligente differenza tra il
ricco che gode, ed il povero onesto che languisce, sarebbe meno sconfortante
all anime di chi sente di essere uomo. Una mancanza d igienica precau
zione a tempo, un rimedio tardi adoperato , o non mai, in una malattia ,

la mancanza di un aiuto in momento di disastro, apportan ruina, ed effetti


talmente tristi al bisognoso, che per lungo tempo , e forse per tutta la vi
ta, ne lamenta gli effetti; ed i vicini ne sentono pena, mentre tutto code
ste scene affligenti sarebbero evitate, se il soccorso a tempo fosse arriva
to
llla non solo lassociazione di mutuo soccorso va diretta ti soddisfa
re ai bisogni della persona, ma ancora alla mancanza di alcuni capitali ,
come distrumenti rustici, ciascun de quali, ove si volesse comprare da un
solo, non basterebbe il valore del podere.
Associazione per la guardia dei campicelli, i quali, ove si volessero
recingere tutti di siepi, questo occuperebbero buona parte di terreno:
Associazione per riunire i prodotti della piccola pastorizia, senza la
quale che ne farebbe ehi tiene una vacca, poche pecore o capre? Riunen

do il latte in una cascina se ne trarrebbe guadagno, e si avrebbe un valo


re che prima non esisteva:
Associazioni contro le aggressioni degli animali nocivi, specialmente
per quelle miriadi d insetti contro cui i zoologi, specialmente del nostro
paese, non han mancato di dar dei piani di difesa, provenienti dal pro
fondo studio biologico degli animali stessi, e de quali oramai l agricoltu
ra se ne dovrebbe avvalere:
Associazioni per diffondere ogni buona pratica, o istituirvi semenzai
comuni:
Associazioni per impedire le violazioni della legge tutrice de comuni

interessi:
Associazioni per Casse di Assicurazioni , senza ricorrere ad interes

(1) I rimedi dallarte salutare suggeriti possono talora essere di virt incerte: non co
si gli specici: sopra i quali tutti primeggia il Clu'nino con altri Chinaeei, i quali son ora.
mai non che di pertinenza medica, ma sociale e domestica.

-207sati capitalisti; specialmente pei disastri cagionati dalle piene de torrenti


o umi-torrenti , i quali comunque spedestati, nelle loro innite curve, di
qui annientano dei beni-fondi , e di l rispettano i vicini. Frequenti sono
i casi che per siffatti straripamenti , delle famiglie , jeri benestanti, oggi
si veggon povere in mezzo a molte rimaste illeso. Nessuna maniera di as
sicurazione tornerebbe cos opportuna ed efficace quanto questa , contro i

danni degli straripamentil


Insomma vorremmo, che nelle popolazioni agricole si sviluppasse que
sta tendenza, che si sente pi nei villaggi che nella citt. Oggi pi che
mai vi ha bisogno di codeste associazioni, che si estendesscro da comune
a comune , con lo scopo di allratellarli , non mai dividerli. La emancipa
zione e lindipendenza dee portare associazione, non divisione, come talu
no , attaccato ai vecchi sistemi, vorrebbe, non che crederebbe.
Delle istituzioni dette Banche fondiario il Governo sta prendendo seria
considerazione.
Ancora la istituzione delle banche di circolazione, per le quali emes
sa una parte de capitali in biglietti, questi potrebber servire a facilitare

le transazioni merce delle girate senza il bisogno di tutte quelle solennit


e spese di notaio cc. Ci sarebbe soprattutto necessario per le piccole com
pre-vcndite di fondarelli, i quali talora non valgono pi di un centinaio di
lire, e a servire pel cambio di essi allin di riunire o concentrare sempre
pi la propriet che vi eccessivamente divisa, al quale inconveniente si
legano i pi gravi mali della provincia.
Asili infantili temporanei.
In questa provincia vi ha un gran bisogno da parte delle madri di fa
miglia, e per la prole ad esse afdata; e questo consiste nel non aver
dove collocare un bambino, e pi (sotto settanni) nel tempo che impe

rioso circostanze, in epoche di faccende agricole, chiamano la povera geni


trice al lavoro: come raccolte di olive, durante la stagione olearie: rac.
colle di granone, di spica ec., non che sarchiare frumento, e pulire lino,

ed altrettali operazioni, che vi si sogliono ben compiere dalle donne; in

-208
questo caso la necessit imperiosa apporta, che debbe la madre portar se
co il bimbo in campagna sulle braccia, e depositarlo in un cantuecio del

campo, ovvero lasciarlo in balia degli eventi in paese, tutto al pi racco


mandato a qualche persona. In tal caso si vorrebbe aver nel comune qual
che asilo infantile, temporaneo almeno, che durasse fino al tempo in cui
l opera della madre addivenisse necessaria fuori casa. Tali tempi sono per
certi paesi quelli della raccolta delle olive, e per altri quelli della raccol
ta del gran turco, e via discorrendo.

Inconvenionze e piaghe della piccola propriet rustica,


e dei villaggi.
l\oi non tocchiamo della gran piaga dell assentismo, il quale e
sercita come in ogni parte, in quest ancora, la sua mortifera influen
za: nemmeno della mancanza de capitali circolanti, e di quella di
sbocchi o di centri di consumo; ma diremo degl inconvenienti e del
le piaghe le quali son tanto pi visibili, quanto pi rimediabili.
(I. L uso delle siepi interne, che mangiano la miglior par- '
te de fondarelli. Siepi esterno, non siepi interne, e il bisogno dei
piccoli poderi.
2. Gran bisogno, specialmente dei piccoli poderi di af
franchirli dalla soggezione delle pendenze dellalbero del limite e
sua raccolta, per la quale si manomette buona parte del fondarel
lo. Sappiamo che vi son leggi da ci; ma queste sono insufcienti,
e non dirimono gli interminabili piati e risse tra i piccoli proprie

tarii: non fosse altro la spesa del litigio. Bisognerebbe imitar le


sempio del marchese Gagliardi, il quale duna legge che esiste si
fatto il dovere di eseguirla non solo, ma di lasciare il frutto del

le pendenze in favore del limite.

'

3.0 La pastorizia errante, specialmente l uso delle capre e


becchi erranti fra i detti fondarclli.

,,.

vV!-_______AH

___,

-200
4. Gli animali domestici dogni natura (non custoditi),
non esclusi ipolli od uccelli razzolanti. La gallina, si dice, non
ha dente e fa luomo pezzente.
5. Le male intese affezioni al podere, per le quali non si

d luogo ai cambi, per riunire in un comprensorio i fondarelli di


visi e sparsi qn e l. La riunione per cambi dei fondarelli ru
stici dovwebbe avere anco una protezione nella legge per renderne
pi agevoli i contratti .: o_ pure dovrebbesi ricorrere alla istituzione
di banche di circolazione?
6. Il monopolio di certe cose comuni a tutti del villaggio,
come le immondezze, le acque lorde delle lave cc. Di tutti i det
ti inconvenienti il rimedio sta nei savii regolamenti municipali e leg
gi precise da ci.

Sull estensione de poderi, sul capitale, e sui padroni.


I poderi sono eccessivamente divisi, si per la costituzione della proprie
t, e si per la supercie disugualissima e montuosa. La divisione giunge a
tal segno che i piccoli proprietari in buona parte sono costretti a lavorar
nell altrui, abbandonando spesso il proprio, ed esponendosi, per mancanza
delle risorse industriali, al pericolo della mendicit. Onde il numero deimen
dici in questa provincia giunge ad una non piccola cifra; cio a 24000 (1).
Da altra parte ancor vero che di questi mendici vi sono molti proprieta
ri di uno o pi fondarelli: di uno no a tre quattro e pi ore ciascuno.
Da questo estremo limite inferiore fino al massimo delle grandi propriet ci
una continua gradazione nella estensione de beni fondi. La piccola pro
priet frequentissima nel piano si rende esclusiva verso la montagna; eccet
tuati le foreste e i boschi. L estensione di due a tre ettari costituisce quel
le che in questa provincia dicesi un bel pezzo di fondo. Gi s intende che
(1) Vedi statistica del 1855 , dopo della quale epoca, per la malattia dei bachi da seta,
ha dovuto aumentarne il numero.
Tam. X1.

27

/
-1.-

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-210
ciascun proprietario possiede parecchi di questi cespiti, pi o men distan
ti tra loro
Dall altra parte il latitondo rarissimo: o forse non vi e

siste ed addimandasi grande propriet quella che giunge allestensione di


venti a trenta ettari.
Da ci ne viene che a rimediare linconveniente della ristrettezze del

lo spazio coltivano promiscuamente alberi ed erbe. E gli alberi si piantan


cosi tti nelle piccole propriet, che nessuna teoria agronomica giustiche
rebbe , se non fosse la ragione dal canto loro: di moltiplicare la superfi
cie fruttifera, e nel contempo far contribuire alla produzione gli strati infe
riori del suolo inerte, e sottostante sottosuolo, non che latmosfera. Da
altra parte i poderi estesi, sono per lo pi alberati: da per tutto predomi
ne in modo eccessivo il sistema di alborare. Da questo ancora avviene un
frequente dissesto economico da parte dei proprietari di questa provincia ,
che quello di fissar troppo i capitali circolanti sul capitale fondiario. E
quindi 1 improvvido proprietario si lascia sfuggire dalle mani il migliore agen
te produttore; per lerrore in cui comunemente s incorre, che il fondo pa
gher a grande usura le spese, comunque improvvidamente erogate. Ma di
sgraziatamente a questo non pu corrispondere il fatto; poich egli e soli
sma, in cui moltissimi cadono , che il capitale circolante venga dal prodot
to del fondo. Dal capitale viene il prodotto non dal prodotto il capitale. Onde
nei, facendoci da parte dei sommi economisti crederemmo, anzich far senza
del capitale circolante, elevarlo al declupo della rendita del fondo. Per questi
errori troppo comuni avviene che i pi belli fondi della provincia, e talora. i pi

estesi poderi, passino in mano di proprietari ricchi in capitali circolanti, che


(1) La pastorizia, nel senso come volgarmente sintende, non pu associarvisi, e solo
trovasi in quei poderi addimandati Masseria (vedi a pag. 184); n la rotazione agraria nel
senso degli agronomi, fondata nello appezzamento (assuolamento) del fondo in diverse col
ture contemporanee e continuamente alternatesi. Onde vi mancano i migliori elementi del<
1 azienda rurale: la quale nel grande sminuzzamento de fondi sparisce: ed quasi inutile
dire che la piccola coltivazione ha luogo si ne piccoli e si ne grandi poderi; perciocch i
grandi poderi sono tutti alberati e le operazioni agricole si eseguono tutte con strumenti a
mano, non avendo luogo le macchine. L aratro del paese non strumento da servire a quel

che dicesi coltivazione in grande. Dicendo noi della pastorizia proporremo qualche rimedio
a questi sconci.

-2H
ordinariamente son torestieri, e specialmente dellaltra Ulteriore Calabria (1).
Da ci ne viene che proprietari di estesi poderi, comunque sobri e vir
tuosi e strenui alla fatica, veggonsi non di rado cadere in povert.
In mezzo alla gran folla dei piccoli poderetti e poderi mezzani, spic
cano di grandi propriet, le quali meritano forse il nome di latifondi. Tra

questi non solo per la loro estensione, ma ancora per la intensivit di col
tura si lanno ad ammirare. Noi ne citeremo qualcheduno, facendoci princi
palmente da parte della Piana, dove il latifondo (cosiddetto) pi frequen
te che nelle altre contrade della provincia. Cosi Cannav tenimento del Sig.
Duca di Cardinale Luciano Serra, incontrastabilmente il pi esteso e pi ric

co fondo della provincia. L oliveto antico e nuovo capace di 2000 botti di


olio (ettolitri 10460). Gli ulivi sono tutti egualmente grandi ciascuno capace

di circa - ettolitri di uliva (24. tomoli

Da presse e il castagneto ce

duo il quale comunque non paja giusticato economicamente dalla perfetta


pianura in cui si trova, di circa 40 ettari: pure ricercatissimo il legname
per la sua qualit. I terreni seminatori giungono a l100 ettari. Oltre a ci
vedonsi pi di 100 ettari di terreni irrigui con gelsi. In centro al tenimcnto
per magnici viali si perviene al villaggetto. L orizzonte chiuso dal cupo oli
veto, e l aria tetra della inamena pianura, ravvivata alquanto dalla fragran
za di un riquadrato giardino di agrumi, di circa 15 ettari. Il villaggetto in
centro fornito di tempio, e di fontana che ha costato al la Duca di Ter
ranova non meno di 14,000 ducati: un grande abbeveratoio serve agli a
nimali da lavoro ed ai viandanti. I lrappeti sono nel villaggio; ma la
sanza si porta al vicino trappeto a lavatoio, che un edizio occupantc

-"l2 are di terreno con 10 macine e 24 torchi.


L Amato, della ricca casa Gagliardi di Monteleone, e l da presso. Te
-nimento considerevolissimo per la sua estensione e ben intesa coltura , di

circa 100 ettari di oliveto , 50 di agrumcto, 10 di vigneto , 25 di casta


gneto ceduo , 8 di terre seminatorie con costruzioni e macchine a lavato
(r) Per garentire il proprietario di beni fondi dalla caduta o fallenze non ciba miglior

guarentigia che I esatto rendiconto della loro azienda rurale. Si dice malauratamente dal p0
polo: Se il massaro si facesse fanti conti non trarrebbe masseria. Ma chi tiene bene i con
'ti non fallisce.

. _

A_v _, _ __-w.

-2l2
io, dirette a premer lolio di olive e ad estrarre il cos detto oliolavato.
Un altro tenimento, di propriet della casa Nunziante, S. Ferdi

nando presso le feci del Mesima, sul mare; oggi in mezzo vi un villag
gio dallo stesso nome, di cui abitazioni e suolo son possieduti dalla casa
stessa , oggi di circa 2000 persone. La variet ed estensione di colture ,
vigneti, agrumeti, gelseti (non punto di oliveti) e terreni aratorl. Diver

se industrie vi si annettono : come la fabbrica di spirito da cereali e


chi dIndia. In vari luoghi di questopera abbiam richiamata l attenzione.

sui belli esempi di colture ivi iniziate. La pastorizia si regge, ma in pic


colo. Ciascuna bestia si d in guadagno ad un inquilino del villaggio, e
si untriscono durante linverno sul prato naturale o tappeto che si forma
sulle dune. Undici forni fanno il pane alla popolazione: esempio da imi
tare a tutt'i comuni della provincia, i quali soglion essere privi di forni

pubblici. Da ultimo bello il ricordare che il celebre nostro tologo G.


Gasparrini vi dimorava per qualche anno il 1834-, per dirigerne le coltiva
zioni. Vi si ammirano le grandi siepi fruttifere ed impenetrabili di Opun
tia culgaris var. spinosa, che alimentano coi loro frutti la fabbrica di
alcool. La sua estensione supera i 300 ettari.
Molte altre grandi propriet sono in questa Piana, come l Auddelle
ria delBarone Rodin di circa l00 ettari, lllrogallo Pat e Caradace,
che fanno un solo tenimento di circa trecento ettari, del Marchese Avati
diviso in oliveti e gelseti. L esteso tenimento denominato S. Filippo della
lllensa Vescovile di lllileto, che contiene il pi esteso vigneto della pro
vincia. La grande propriet, ancor ben coltivata, spicca lungo la costa me
ridionale tra ltlelito , e Capo Spartivento ; il tenimento del Barone Rami
rez, presso Melito , dove ammiransi i gelseti piantati al modo dell Italia
superiore: e no all estrema punta della penisola ( presso il Capo Spar
tivento ) a Palizzi, il latifondo, onde s intitola il Barone de Blasio : che
allestensione riunisce la bene intesa coltura: l sin dove per estremo li
mite giunge il bergamotto. L1 vicino un altro vasto tenimento del Signor
Nessi da Reggio. Lungo la costa Ionia presso Siderno ci ha Donisi dei
Signori Felleti; il fondo denominato il Cardillo del Signor Cappelleri a
Roccella; le Cento-camere presso Gerace, tenimento or posseduto dal Sig.

-2I3
Macrl da Gioiosa: e da ultimo alla marina di Monasterace un esteso
podere del Signor Marchese Francia, che fa ammirare nelle sue nuove col
ti razioni ed industrie la non comune intelligenza del suo nobile proprieta
rio. E cos direte di molte altre vaste propriet , appresso le quali avr
luogo il progresso della nuova agricoltura; specialmente in quei latifondi

presso Bruzzano Brancaleone Bianco, in tutto ed in buona parte ancora


jncolti, e che attendono, nello sviluppo delle forze economiche della pro
vincia, ad emulare e vincere i compagni.
Per tutte queste vaste e piccole tenute la scena contrasta mirabilmen
te. In quelle lassenza del proprietario rende la campagna deserta, che l
una vasta scena senza protagonista: o in altri termini pare che il fondo
cercasse il padrone: in questo i padroni eercassero il fondo. Luna e
l altra condizione causa di grandi mali economici e di miserie (I), contro
la quale siede il mezzane podere; il quale comunque in questa provincia
sia circoscritto in ristretti limiti (a nostro credere tra i cinque a sei etta
ri) (2) in quanto alla supercie, pure ne cresce il prezzo la sua alberature.

APPENDICE
Della. industria manifatturiera e suo confronto con
l industria agricola nella Provincia.
Divsi i 321,000 abitanti per una supercie di 263,000 etta
ri, viene circa I individuo ad ottava. Questa proporzione diminuisce
pel circondario di Gerace dove I00,494 ettari contengono non pi
(I) L assentr'sma da parte de ricchi, e dei maggiorenti , i quali non solo sono lonta
ni dai loro poderi, ma ancora dalla provincia , non pu che esser cagione delle pi tri
sti conseguenze alleconomia del paese. Secondo a noi pare, quel gran Re, che richiama
va vicino a se tutti i feudatari delle provincie , forse col ne di ruinarli ,commetteva due
funesti errori, 1 una morale e 1 altro economico.

(a) In Francia si addimanda mezzane un podere qualora sia intorno a 30 ettari ( ve


di Girardin ); mentre in questa provincia si tien tra la grande possessione.

-214
che 97,000 abitanti, e cresce in quel di Reggio, che il circon
dario pi popolato. Da questa popolazione si pu dedurre oltre a
molte altre ragioni di fatto, che questa provincia non che essenzial
mente agricola. Manifatture , non ve ne sono nel senso di opici o
fabbriche. Ma vi potranno attecchire nelle attuali sue condizioni, nelle
quali la scarsezza de capitali non che della popolazione, fa deside
rare migliori svolgimenti e progressi da parte dellagricoltura stes
sa e delle sue industrie agricole (come vedremo a suo luogo
E
gli vero che la mancanza de centri di consumo, fuori della cerchia
della coltura de campi, lascia questa in assai meschino stato. Mala

grande via del commercio esterno nelle attuali tendenze al libero scam
bio, ed il cabotaggio stesso di botto elevatosi a pi grande scala, son
baslevole appoggio e molla a nostri mezzi produttori di ricchezza
dalla parte agricola. Elevare il valore delle terre granifere, special
mente del eircondario di Gerace , perfezionare la industria olearia,

vinicola, pomologiea , cotoniera, delle essenze, e de sughi acidi;


perfezionare la trattura della seta ed offrirla, in luogo di grezza, or
ganzina ai mercati , ampliare la Silvicoltura distendendola sul versan
te Ionio ec., saran progressi, quantunque lenti, certi e senza rischi,
i quali suppliranno in gran parte alla mancanza delle lusinghe delle

industrie manifatturiere.
Nella provincia adunque, se togli la trattura della seta (vedi
industria serica) le manifatture non escono dalla cerchia domestica,
si da soddisfare a bisogni pi pressanti della vita : come qui an
dremo descrivendo, passandoci di ci che sar comunal cosa a ridire.
La statistica porta a 20,000 tutti gli artieri della provincia.
Ma questi stessi assieme con i Professori di arti liberali i quali ag
giungono alla cifra di 4452, dividono ordinariamente il tempo del
lanno tra le cure ed i lavori della campagna e quelli della loro
arte o mestiere in paese.

-215
Mestieri e manifatture della provincia.
Del sarto. L arte del sarto va divisa fra quei destinati pei contadi
ni , e quei per i signori. Quei cuciono larbaggio, che panno del pae
se (I), ed il londrino ancor panno del paese , come la pentiuella , e la

tela grossa. Gli altri fan di tutto ad imitar la moda delle citt. Ci ha
di buoni sartori in Reggio (i quali faticano ancora in Napoli), Polistina,
Cittanuova, Palmi cc.
Del muratore. La malta si fa dalle sabbie granitiche trasportate , o
dal granito in scomposizione in posto, miste con la calce. Le pietre sono
di calce carbonata stessa della pietra morta, o di gres granitici , e di
gneis , e di granito grigio , onde le mura sono sempre pesantissime. Tal
volta i materiali son di terra ridotta a parallelepipedi , detti bisali , o
breste (2) , le quali una volta servivano per mura esterne, tonicandole di
malta; ma ora, che si abbandon, in segno di crescente ricchezza, l uso
di fabbricare in terra, le bisale si lascian per le mura interne. I murato
ri qui quasi sempre fan da architetti . non essendovi di questi che una
diecina in tutta la provincia. Le fabbriche son da per tutto solide , ma
sotto questo aspetto quelle del Io'nio vincono quelle del Tirreno , e so
pratutto si notano per tal riguardo quelle di Roccella. Si fabbrica ancora
col gesso in Canalo , Benestare , Bovalino, anche per le mura esterne,

il che produce linconveniente dell assorbimento dell umidit da parte del


le mura, la loro scomposizione e degradazione.
Fabbri fermi e Magnani. Questi detti ivi forgiari , fabbricano stro
menti di agricoltura. Fanno le zappa e le danno a credito per pagarli do
po un anno, e si obbligano agli accomodi dello strumento. Ma non cede
no le loro zeppe che alla ragione di un grano loncia , ed anche pi. In
Reggio si fabbricano lettini ed altre opere di ferro d' uso domestico. Da

pertutto si fabbricano gli oggetti di serrami ed altre opere da Magnano.


(I) Vedi pag. 219.
(2) Queste si sciolgono all acqua quando sono scoverte. Ma sono ottime per forni.
La mancanza di materiali leggieri farebbe sentire il gran bisogno della pozzuolana , che

si dovrebbe trasportare da Napoli.

-210
Calzolai. Ci ha ottimi calzolai , che imparano larte in Napoli, spe.
cialmente in Reggio. Per luso di campagna ordinariamente si servono
dei coiami paesani, e lavorano per uso degli agricoltori, a credito. Non ci
nella provincia bicocca o villaggio , che non sia provvista di calzolai.
Imperoccb oggi tutta la gente va a pi calzato: segno ancora di ricchez
za avanzata.

Conciapellz'. Questi sono di proprietarii , che fan tutto di loro conto,


e tengono, a lavorare le pelli, la loro officina nella casa del domicilio, ed
il calcinaio presso la campagna. Non si servono per conciarle ne del sommac
co , n della corteccia di quercia, ma-delle foglie di mirto, che compra
no a cantaio , dai luoghi marittimi. Ci ha conciapelli in Galatro , Cinque
frondi, in Mammola cc., e si provvedono di pelli dai dintorni ; ma bene

spesso vanno a lllessina per comprarle. Fabbricano la cordovana dal mon


tone , 1 agliaslro , le fodere , la suola, e la sacchetto. Son coiami duri
e rigidi, ma resistono contro 1 umidit.
Falegnami. Ciascuno lavora di grosso e di lino insieme, e si servon
sempre dei materiali del paese. Il noce, ed il ciliegio apprestano le tavole
per opere di lusso. Il pioppo, il pino , 1 abete , specialmente il casta
gno, per opere grosse. Per tarsiare usano il legno di scornabecco , di a
grifoglio : ma'pi di tutto all economia del paese , interessa il faggio, il
quale appresta molti utensili, e sedie specialmente, e da materie di la
voro ai maestri di montagna , per la fabbrica dei barili , dei remi cc.
I bottai son per lo pi di mannesz' , che lavorano al taglio dei bo
schi, ed a far doghe ; onde son rinomati quei di Bagnara. Oltrcccb di
queste si spediscono grandi quantit per lestero.
Del panettiere. Sarebbe molto a dire di quest arte nel paese. In Reg
gio si fa dagli uomini , nel resto dalle donne. In questa provincia ci ha
molto ad innovare intorno a questarte: non vi sono istituiti di forni pub
blici nei comuni ; sicch ognuno cuoce il pane nel forno in casa; il che porta
spesa sovcrchia di combustibile, ed in ciascuna casa trovasi forno grande
e piccolo. Ma in [leggio ci ha i forni pubblici. Un tal costume esiste
ancora nel villaggio di S. Ferdinando di circa 2000 abitanti, di proprie
t della casa Nunziante, ove sono undici forni.

-217
Il pane di questa provincia si fa generalmente di granturco , di fro
mento, e di segale detta jermano. Pan di fromento mangiano i ricchi, e
tutti quelli che abitano lungo la costa da Gioia a Pellaro. Il pane di gran

turco ha il grande inconveniente che si sminuzzola per mancanza di glutine, e


quando raffermo , assai aspro in bocca ed in gola. Al contrario quello di
segala assai tenace, nero e di odor proprio, ed in uso nel paese. In altri
comuni, specialmente in Cittanuova, si usa la farina di grano turco con quella
di segala , ed il pane specialmente biscotto saporito; per modo, che pu
mangiarsi senza companatico. Ci ha il grande difetto di lasciare il pane
stantlo per molti giorni , nch mulsce , e ci si fa per due ragioni ;
s per risparmiare combustibile, perch non vi sono forni pubblici , e s
per offrire al palato , ed allo stomaco , cibo pi ruvido , e meno appeti
toso. Il pane grossolano sazia e nutrisce , forse ancor meglio del ne, ma
l esser molto stanto effetto di mala intesa economia. Non parlo delle

regole della fermentazione, delle maniere diverse di fabbricare il pane, spe


cialmente del pan francese , che si fa solo in Reggio e Palmi. Se non
che a notare che da pochi anni in qu si porta nei mercati il ore di
farina dalla via della costa di Napoli ed Amal , dal quale il pane suol

venire buonissime.
Non si suol panizzare la patata, e poco si panizza la melica ( vedi
il catalogo al genere Sorghum tra le graminacee) : taluni mischiano col

frumento la farina di cece.


L arte del mugnaio da per tutto la stessa, all antica. Solo in Pal
mi una societ introdusse due mulini volti col vapore. Unico esempio, do
po di quelle della landa di Fumigalli in Villa S. Giovanni, d introduzio
ne di macchine a vapore in questo paese. E facciam voti, che questo au
silio si voglia per bene della umanit diffondere in diversi rami dell in
dustria.

L arte tintoria esercitata nei comuni da persone ignoranti della


chimica , e spesso analfabeti. La radice di robbia si raccoglie della spe
cie selvaggia ( Rubia peregrina ), e non si procura della coltivata (Ru
bia tinctorum ). Parimente si raccoglie selvaggia la Reseda lutea, per tin

gere in

iallo, e si chiama erba della grattoneria. Compi-ano l indaco ,


%om. X].

a-_\qv--"h_.@\ ._

28

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M-I-v-l

- 218 la terra oriana , il verzino, il legno rosso del Brasile , la coccinglia. Ed


notevole che tra i mordenti nessun conosce, anzi che usi, i sali di stagno.
Quest arte si esercita ancor tra le donne di casa: specialmente per tin
gere in nero 1 arbaggio, si servono della corteccia di Ontano (Al-nus glu
tinosa ) detto quivi uzano. Ed ecco in quest arte non pi una industria
manifatturiera, o da opicio, sibbene unarte domestica. Purnondime
no meritan distinzione i tintori di Palmi, S. Eufemia,Scilla e Reggio.
L arte del tessitore quella che tra le manifatture pi si alf con
la vita agricola e domestica della provincia. Ed per che a questo ra
mo d industria manifatturiera si rivolge 1 operosit dei nostri economi;
tantoppi che ci ha molto affare per questo articolo nella provincia. Sen
za tener conto di qualche telaio, che in Reggio tesse drappi di seta, noi
rivolgiamo lattenzione al resto della provincia , e troviamo che le donne,
e non gli uomini si adattano a questarte. Anzi gli uomini avrebbero a
vergogna se si proponesse loro (Ved. pag. 202) luso del telaio, come
ad arte donnesca. Forse un tal pregiudizio si lever tosto che al comu
ne telaio allantica si sostituir qualche altro meccanico , specialmente il
telaio alla spola volante, che in quella provincia ignoto. E noi non
pretenderemmo avanzare i desidcrii al di l di questo; cio di vedere le
nostre donne tessere col detto telaio. E poi saremmo vieppi contenti se

vedessimo gli uomini esercitare quest arte. In Reggio ne conservatorii di


donne , si usano di questi telai (l).
Si tesse nelle case da per tutto tela grossa di lino , e di canape,
e tela fine ; tela cotonina, addimandata pentinella grossa , mentre la ne
la comprano dal commercio. Dopo questo articolo, il pi importante nell ar
te, la specie di pannolano, del quale abbiamo discorso poco sopra. u
so ancora tessere la tela di ginestra, di cui parleremo in appresso.
Insomma su questo dobbiamo esprimere in conchiusipne il nostro de

siderio di vedere occupati gli uomini a tessere, e le donne a lare, lin


verno, come nel succitato luogo dicevamo. .
(1) Un telaio semplice, alla spola volante ben solido, e che si pu ancora usare alla
maniera antica , si ha ne contorni di Napoli per 25 a 30 lire, ed ancora si potrebbe benis
simo costruire dai cosiddetti falegnami di montagna nella provincia; ch poi non differisco
no in nulla dai comuni, oltre al meccanismo della spola.

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-219
Tutti contadini e pastori di questa provincia portano il loro abito di

arbaggio; onde la sua confezione un soggetto esteso di arte ed industria


domestica. Se ne fanno ancora cappotti e pastrani pei ricchi, i quali poi
l ornano di pelliccerie dello stesso paese. Ora come le altre arti ed indu
strie della provincia, questa fabbricazione e nelle mani de contadini e dei
pastori.

La tana del paese, ch ruvida, si scalda per lavarsi, e quindi si


carmiua, si pettina, e si la, da quelle stesse donne, che dovranno tes

serla a spiga, con 1 ordinario telaio della tela. Sul telaio ha la larghezza
di circa un metro; ma poi passato alla gualchiera si restringe alla lar.
ghezza di circa 60 centimetri. La tintura, sempre in nero, si fa con la
corteccia dellAlnus glutinosa (uzano volg.) bollita col vetriolo. Ed co
co nello spazio di un par di mesi compiuto larhaggio, panno fortissi
mo, per opera delle stesse persone di casa. Si suol vendere il migliore ai
mercati a 10 carlini (l. 4. 25) la canna antica, e quello d inferiore qua

lit a minor prezzo no a grani 50 la canna (metri 2. 10


Di gualchiere nella provincia ce n ha molto, e destinate pel solo arbag
gio. Maropati, Cinquel'rondi, Mammola hanno di codeste gualchiere. Questa
macchina esige ad ogni canna di arbaggio gr. 2'/, ( H cent.).
Una donna che imprende questa industria, comprendendo le sue fati
che, viene a produrre ordinariamente l80 per 100 sul capitale.
Vasai e crclai. Le arti ceramiche di questo paese si riducono a far
quei vasi di creta grossolani, che servono alla vita domestica. Ce ne ha
pentolai in Boccella rinomati per le brocche, dette cccumi , le quali tra
sudando di continuo per la loro porosit, mantengono l acqua fresca, e
di questi ci ha dieci fornaci. Parimenti dieci fornaci che lavorano di cre
ta bianca , sono in Gerace. Si in Boccella che in Gerace , usano vernicia
re i loro vasi col cos detto juzzo. questo minerale un granito scompo
sto , ma come non in massima parte che feldspato, cos si avvicina al
caolino. Col juzzo, assieme col piombo, fan la patina bianca i detti cre
tai. Ma prima lo macinano, e lo sottopongono alla Iavazione. I cretai
da Gioiosa, fan pure vasi da bere. Nell altro versante del Tirreno ci ha
Polislina e S. Giorgio, in cui i vasai lavorano in creta bruna (rossa

-220
con la cottura), che fan venire da Bizzicoui. Ma i grossi vasi detti giarre
ivi, 0 :.iri, si lavorano in Seminara , e poco in S. Giorgio. Se ne fanno
della capacit di una botte, da mezzo cantaio a 5 dolio (quintali 4 circa);
e son solidissimi ed assai pregiati per eonservar lolio. Al contrario nel
la nostra provincia ne portano da Soriano in Calabria Ultra Il. ; ma es
si son fragili ed infedeli per la conservazione del detto liquido.
I dolcieri di Reggio, Bagnara , Simpoli, sono rinomati pei loro la
vori ni , che portano a vendere per le ere e tengono in magazzini. Si
fabbrica il torrone, per cui son rinomati i Signori Gardena di Bagnara ,
che un articolo proprio di questi dolcieri. Ancora son pregiati di que
sti le cosidette dita degli Apostoli ed i sospiri alla monaca. Il leuzzacca
ro, tanto conosciuto da per ogni dove in queste prmincie meridionali
si pu dire esclusivo di Reggio , come la copeta, ch un impasto di

miele, e semi di giuggiolena , che si suol vendere a lira LI'I (gr. 40)
il rotolo.

Le fabbriche di sapone sono al numero di 10 in Gioia, altre poche in Pal


mi ed in Polistina , ed altre in Piale. Queste fabbriche d ordinario fan

sapone duro dalla soda , che procuran da Sicilia. Ora, senza pretendere
di elevare le nostre fabbriche di sapone al grado di contendere con quel
le di Francia , noi crediamo esser cosa utilissima al paese fecondare que
sto ramo di arte chimica, che trova in casa una dei principali materiali
grezzi nellolio grosso del paese. E. se vi si aggiungesse I uso di estrar
la potassa dall erbe terrestri, e la soda dall erbe marittime, si appor
terebbe gran vantaggio alleconomia, e gran favore all igiene de' nostri
contadini, i quali sogliono essere poco amanti della propriet. Si po.
trebbe mettere a profitto la massa dei vegetabili, che si bruciano nei
boschi, o nei maggesi , e creare in questo articolo una nuova produzione (1).

Le fabbriche suddette non bastano finora ai bisogni della provincia. Onde


se ne importa da Soriano nella limite provincia di Catanzaro.
Calderai. Un arte considerevole nella provincia quella del Calderajo.

(I) Oggi si trova miglior conto estrar la soda dal sal marino , pel qual uso il Gover
no no rilascia la met del prezzo di privativa.

- 22!
I calderai sono di circa venti tra S. Eufemia e Reggio. Costoro son di be
nestanti capitalisti, che mettono in circolo per la loro arte da venti a tren
tamila lire l uno; e provvedono di vasi di rame quasi tutta la provincia.
Se non che da Dipignano in Calabria Gitra vi vengono ancora a vendere
loro utensili di rame. Nientedimeno non vi sono Ramai che facesser ope

redi fabbricato. Sibbenc comprano le cosi dette scorse da Messina, e poi


le riniscono a casa loro. Nella provincia i concia-caldaje del suddetto Di
pignano van girando cogli arnesi addosso (come, manticc, palo, tanaglie cc.)
e van conciando gli utensili da cucina.
Stagnai. In quanto ai bisogni del paese sono specialmente in Reggio,

Palmi e Polistena. Funajuoli vi sono in quel di Reggio e Polistina. Sedici


in Palmi e Reggio.
Di molti altri mestieri sono nella provincia, ma in cos stretto ed in.
sufficiente numero, che sarebbe superuo il farne motto; stantech ciascuno
si provvede daltronde dei rispettivi articoli: cos il cerajuolo , il carroz

ziere e carradore (che si riducono a soli due a Reggio), e gli oreci e gio
jellieri, che son pochissimi in Reggio e Palmi, e cos di altri. Del sciiti
cio, se ne discorrer pi a lungo nella industria serica.

-222

PARTE TERZA
RIGUARDANTE L AGRICOLTURA

Carrror.o (1. nuu. Acnrcomvm IN ornamu:

Strumenti da preparare il terreno e da coltivare le piante.


Gli strumenti da preparare il terreno sono: .l. la Zappa, stru
mento per fare tutti i lavori, primi e secondi. 2. l Aratro antico
del paese, vedi g. annessaa pag.229. 3.lo Zappone (detto nel paese
Marrabello) di raro uso. 4. il Badile (Pala) per cavar terra gi
mossa, o prender fango o letame ec.
Gli strumenti per coltivare o lavoreggiare sono: la Zappa, e la
Zappa mezzo consumata; la Zappetta, per lavoreggiar la terra de
gli orti tra i cavoli, detta perci zappa da cavoli; la Zappetta pic

cola, propriamente Sarchiello, maneggiato dai ragazzi del paese e


dalle donne; la Zappetta da cipolle che innanzi al taglio non pre
sentasi di pi di tre dita traverse di larghezza.
Non si conosce il bidente, n il tridente, n l erpice.
Veramente dovrei far forza a me stesso a proporre aratri mec
canici l dove la propriet molto divisa sotto il dominio di pro
prietar , che non vogliono far niente che sia nuovo. Dove non si
semina n pianta mai a righe! Anzi che proporre la introduzione
de coltri ed aratri nuovi, sarebbe meglio indurre gli agricoltori ad
apportare questa interessantissima modificazione (vedi grano turco);

-223
e poi passare all altro gradino di perfezionamento. Ma che che ne
sia noi dobbiamo attendere al meglio, anzi allottimo. Onde facen

doci a scegliere coltri da introdurre nella provincia in esame, io pro


porrei l aratro Lambruschini, dal vomero triangolare e lungo , di
cui la curva fa continuazione con quella dellorecchio, che di su
perficie elicoide. L aratro Bidolfi, che lo stesso dell anzidetto,

con piccola modicazione alla curva dellorecchio, e senza carretto.


Ma di aratri bisognerebbe proporne molti per scegliere e a
dattare al terreno , ed alle circostanze economiche. l\'e vorrei di

quelli semplici senza carretto (I), e di quei che si tirino con un


paio di buoi, e degli altri che ne abbisognino dippi per rompe
re terre fortissime come quelle argillose dell oriente della provincia.
Ma pi che aratri vorrei introdurre nella mia provincia stru
menti de quali si ha pi prossimo bisogno. Sarebbero questi il bi
dente pei terreni forti ed induriti, o pel sottosuolo compatto: e dip
pi gli aratri coltivatori (v. grano turco). La grande difcolt e pro
blema da risolvere e questo: sarchiare il grano turco , e rincal
zarlo con minore spesa di quel che oggi vi occorra. perci che
si vorrebbe introdurre il rincalzatore. Ma non mi basta l anime di
proporre nuovi strumenti di costo e complicati, quando qui manca
perno la notizia che nel mondo agricolo ci ha uno strumento che
si chiama erpice, e bidente, e no venga. La introduzione deller
pice di grande importanza, specialmente in terreni forti.

Il rullo o rotolo sarebbe bene usarlo nei terreni leggieri. Do


po uscito il grano vi si passerebbe sopra per rendere pi compat
(1) In generale questa maniera, cio senza carretto, di generale uso ancor dove la
gricoltura bene intesa. Pei lavori pi profondi si potrebbe associare il Ripuntatore. Del
resto riscontrisi il giudizioso: [fagguaglru intorno ad alcuni strumenti e macchine agrarie
della mostra universale di Francia ec. del Cav. F. Dar. Grumcz. Napoli 1856, in 4.
con tavola.

--224
to il terreno leggiero come quello della Piana, e per far ritenere 1 ad
mido. Le piantoline cestirebbero ancor meglio.
Tutto si pu fare se si verr al gran mezzo del vis unita for
tior. Se le associazioni avran luogo, se si ecciti il sentimento di
comunanza e solidariet, e pi il credito, ch ivi nullo; si potr
fare acquisto di qualunque strumento non che macchina.
Della zappa. Lo strumento agrologic0 pi generalmente usa
to la zappa. La vanga non si conosce. Questa adoperata dai
cosiddetti vanghier che vengono annualmente dalla Calabria Citra,
e l usano per fossi, piantagioni cc. La marra o la zappa del con
tadino di questa provincia adoperata ad ogni maniera di lavori.
Lo zappatore con la zappa in mano supplisce alla mancanza dogni

altro strumento agricolo: ed il solo adoperato a rincalzare le pian


te, non avendoci n zappa a cavallo, n rincalzatore. Con la zap

pa il lavoratore specialmente della montagna fa il rinnuovo (zappa


re la margiu) ed il terreno lavorato ossia lo zappato si addiman
da maggese (propriamente mag'ise) quasi traslato del vero Magge
se. Con la zappa pi forte ovvero pi spessa nella lastra , e pi
ristretta zappona i luoghi sassosi come il Mammolese, Pazzanese,
Bagnaroto, Scillitano. Con la zappa vecchia mezzo consumata (det
ta mezza zappa) fa i secondi lavori per colturare, cio atterra i
semi, scalza ed incalza le piante, sarchia ed erronea, e con la
zappa fa I aje; cio raschia il terreno sotto gli ulivi, per raccoglier

ne il frutto. Con essa aprendone l angolo che fa col manico , fa


opere di fosse, e formelle per piantarvi alberi. E talvolta, armato
di becco il dorso della zappa, rimuove le pietre che ingombrano il
terreno, come fa il lavoratore di Scilla e Bagnara.
Che altro il sarchiello e la zappetta, e mezza zappa, se non
lo stesso strumento impicciolito?
Insomma posto da banda l aratro che sta in mano del bifol

.- 225 -

ce, che in questa provincia non di rado lo stesso conduttore, e


talvolta ancora il proprietario de bevi (vedi classi agricole), non
resta a tutte maniere di muovere ed accomodare il terreno che la
zappa. Nemmen l erpice si usa; poich con la zappa il lavoratore
dirompe e sgretola le zolle a suo piacimento, con le dita tira su
e butta via lerba cattiva. Ed in ci fare or la prende (a mo de
sempio la gramigna) a lo a lo, or a manata, da non farne re
stare un lo.
La zappa costituita da una lastra di ferro di figura di un paralle
logrammo, un po ristretto verso il taglio (cio cuneiforme); dal lato op
posto ci ha in mezzo locchio, entro cui va il manico , come si dir ap
presso. Gli angoli posteriori da una banda e dallaltra si addimandano orec

chi pi o meno acuti o sporgenti, ed acconci a molti usi, come di sgre


tolar zolle dirompere ancora qualche cosa dura come anche sasso, o coc
cio cc. Tutto il lato opposto al taglio cio il dorso, tra i due orecchi as
sai massiccio, si addimanda cozza, la parte spianata sputa.

Ce n ha di diverse maniere, le quali possono classicarsi in due ca


tegorie; cio quelle che hanno l occhio fuori lastra e quindi sporge fuori
del dorso, ma sempre nello stesso piano: e quelle che han locchio nella
lastra, e quindi il dorso resta continuo, pi e men concavo, fra i due an
goli posteriori detti orecchi.
L angolo della zappa col suo manico circa di gradi 45. Ma il ca
labrese con piccola fatica pu aprire lo stesso angolo facendo una tacca
sulla faccia piana del manico in quella stessa linea dove poggia la corda
dell occhio di gura mistilinca. Quando la zappa fa angolo molto aperto
col manico, vicino cio al retto o no al retto, si addimanda impropriamen
te zappa a piccone; e serve agli utzi di questo e pi propriamente di

far fosse da piantagioni o da propaggini. Cosi dicesi zappa aperta o chiu


sa secondo il detto angolo, sia pi o meno de gradi 15. circa.

inutile

dire che l estremit elevata del manico si stringe nellocchio per opera di
spacacatura a lettera T in cui vi si ccano a forza tre piccoli cuoci di legno.
Tam. X1.

29

-226
In una nostra escursione agraria per la provincia ne abbiamo 'ritratta
la gura delle pi rilevanti maniere: cosi la zappa piccola massiccia di

Pazzano, quella di Reggio che e all opposto ampiissima; quella di Mammola


che pesantissima; quella della Piana che leggiera, e di lastra sottile;
quella di Scilla che ha sul cozze un come dello stesso metallo, e che ad

dimandano a becco. Il loro peso oltre il manico e da 2 a 3 chilogrammi.


Fatta la piegaja, ivi detta taglia, ch 1 angolo del terreno sodo col
tagliato verso il piede, tira appresso altro colpo, e cosi di seguito, me
nando le fette dietro di se circa un metro e pi. Se la zappa non doves
se scendere pi gi di quel che ha fatto il primo colpo, si direbbe allora
il lavoro ad un colpo. Ed in tal caso la prima fetta sul sodo cadrebbe
nella piegaja, anzi che menarla in dietro, supponendo fatta la prima pie
gaia. Cosi veramente il lavoro di zappa riescirebbe assai imperfetto, e la
faccia erbosa delle pote quasi tutta rimarrebbe allo scoverto. Ma sulla
stessa linea o piano del primo taglio si scende pi gi con altro colpo, e
la terra quindi in dietro e sopra il lavorato. Ancora un terzo, 1 angolo di
vien pi profondo ed acuto e quest ultimo terreno si spinge ancor pi in

dietro del primo circa un metro e mezzo a due metri. Codesto lo zappa
re del calabrese a tre colpi, donde escon tre fette: la prima ch pinta
pi o meno erbosa cade nel fondo della piegaja, la seconda pi su ed in

dietro del piede delle zappatore, e la terza fetta detta mollica o mujz'ca
(quasi dicesse mollica di pane) dallimo della piegaja allinsopra e pi
indietro ancora. Si fa il rinnuovo a tre colpi per fare il lavoro prepa
ratorio, cio tutto il lavoro, de seminati specialmente estivi o da orto. Collo
zappare ad un colpo impossibile covrir tutta l erba delle piota, col se
condo si, e col terzo anche meglio. Anzi gli zappatori calabresi zappando
ad un colpo e mezzo come soglion far per le vigne, e dicono corpo e cor
petto, riescono a covrir per intero ogni segno di verde derba e di piota;

perciocch, e ci importa notare, la zappa gitta e rovescia la piota a vo


lont delle zappatore. Talvolta guardato indietro e vedutovi delle disugua
glianze, vi trae un altro colpo in fondo alla piegaja, prende del terren so
do e quindi lo sparge sul lavorato a riempirne il suolo ed agguagliare il
diretto.

-221
Dello scasso o seassz'nare (detto scugnare
pu zappare a quattro colpi ed a cinque ancora
dere di scassare il suolo inerte. In tal caso di
della zappa col manico debba esser pi aperto ,

o scirpare calabr.). Si
qualora si volesse richie
lavoro profondo langolo
altrimenti battercbbe sul

piano della lastra della zappa e ne renderebbe impossibile lo scendere del


taglio. Se vuolsi lavoro profondo si apre la zappa, ma se ne avr pi
poco in date tempo: al contrario si chiude la zappa, cio se ne rende pi
acuto 1 angolo del manico con essa.
Del lavoro pi profondo. Ma per riuscire tal ata a rompere taluni
sottosuoli pi profondamente, colui che tira la zappa sempre nella vstessa
direzione, non pu farla scendere in fondo alla piegaja 0 taglia. Allora

che egli scende nel solco e si pon di traverso e zappa in fondo il sol
co , come se facesse un fosso di ricinta, menaudo sullo zappato la terra
del sottosuolo e quante volte lungi la voglia. Cosi talvolta, ma di rado,
fanno nel piantar la vigna scassinando il terreno per una profondit di
circa un metro, e tal lavoro lo scasso chiuso ivi addimandato scirpa voltata.
La qual coltura se si commenda da noi, per dare luogo a cammi-"""-s;\
nervi le radici arboree in suolo che n era impenetrabile. Ma codeste ma
niere di scassare, specialmente lultima rara. La prima quasi sempre

voluta, sia nel buon lavoro della vigna, sia degli oliveti , con le debite
cautele (vedi oliveto), sia pi di frequente nel zappare per uso di orto

o di colture estive ed ancor pi per lino, cc. La seconda rarissima. Gi


spesso in tali lavori il calabrese resla sorprese di veder fallita o scemata
la raccolta fatta sul zappato; a cagione dell isterilimento temporaneo del

la supercie del terreno.


Si dice zappare a dovere: Quando non si scorge erba e cotenna sul

lavorato ; quando uguale senza zolle grosse ( lavoro di buona grana ),


sopra la supercie; quando specialmente vedesi qu e l qualche spicchio

di sottosuolo ( detto rustico


Paragone della zappa con l aratro e con la vanga. Non solo il lavo
ro di zappa la vince di gran lunga su quel dellaratro del paese , ma la
vince ancora su quello del Ridolii e del Dombasle e quanti ce n ha di fog
ge diverse. Dippi, in terreni forti il lavoro di aratro superficialissimo,

-228
onde noiconsiglieremmo quei di retro-marina, Bianco, Cimin, Roccel
la, ec. di afdare di tanto in tanto i loro terreni graniferi alla zappa ,
la quale ha la punta d oro
E qualora lamentino la scarsezza delle
braccia si contentino di assegnare una maggior parte delle avvicendamen
to al prato perenne di sulla, lupinella, medica, trifoglio, il qual d mag
gior prodotto e risparmia le braccia pel lavoro. Come volete migliorare le
vostre argude (terreni argillosi) , o le vostre colline di maramusca (mar
na calcare ) senza zappouare , n zappare, n vangare, n badilarc , n
scalzare ed incalzare , n arroncare , n sarchiare ? ( Vedi larticolo col
tivazione del grano turco
L'aratro rende qualche buon servigio ne ter
reni leggieri , dove pu scendere la punta del suo vomero no a 30 cen
timetri ; ma non comparabile al servigio che rende la zappa e la van
ga. I nostri zappatori zappando vi associano l altra pi importante ope
razione di nettar con la mano la gramigna, il grame'gnone (Holcus
halepensis ), il che non farebbe perfettamente stando con vanga o badilc
allerta. La zappa riguardo alla vanga ha il singolar pregio di esser stru
mento preparatorc e coltivatore. Onde i braccianti di questa provincia ri
ducono tutto il loro armamentario alla sola zappa. Niente di meno io bra
merei che i miei compaesani vangasscro o hadilassero piuttosto che zap
passero ; e ci per amor della umanit, che discapita meno in dignit ed

in sanit, non che in avvenenza di forme, con luso della vanga e badile,
che con quello della zappa. - I vanghieri che vengono da Cosenza (do
ve invero godono miglior aria ) in compagnie nella provincia di Calabria
Ulteriore I.a , per addirsi ad opere di fossati, arginature , potagioni, son
talvolta venuti a disda coi nostri zappatori; gli uni a vaugare, e gli al
tri a zappare: questi li han vinto in estensione e quantit di lavoro. La
differenza nella qualit piccolissima. Ma qual compostezza, e sveltezza della
persona si ammira nei vanghieri in paragone dei curvi e gibbosi nostri
zappatoril

(1) Si dice la vanga ha la punta doro: il quale apoflegma calza ancor perla zap
pa , i quali strumenti alla fin ne danno un siml lavoro.

A9.

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Una la maniera d aratro di questa provincia. Una volta so
no stati introdotti dal Signor Duca di Terranova l aratro Dom
basle, ed il cos detto belgico , come l aratro coltivatore Howe.
Ma quanto a nostra notizia la detta introduzione non si este
se oltre ai tenimenti del Duca. Anzi lavcrli adottati per gli olive
ti gi cresciuti ed allevati con altro aratro antico (cio lantico del
paese ) ha portato grandi svantaggi all oliveto medesimo ( vedi o
livo
Il non essersi adottati dagli altri in quanto alla coltura dei
terreni aratorii, pu dipendere da varie cagioni; essendo le quistio
ai agricole ed economiche tra loro legate. Ma luna delle principa
li la ignoranza e rozzezza in che si trova il popolo. Dallaltra il
bisogno pei terreni alborati non richiede perentoriamente luso di
aratri a macchine, come il terreno aratorio: e cos si tira avanti,
come facevano i nostri antenati, no a che listruzione e la civilt

non prepari il terreno alle utili introduzioni, tra le quali ha il pri


mo posto 1 aratro detto coltro; mentre l esempio od il fatto ne
persuada l ignorante cocciuto e scettico.
Descrizione di esso aratro

costituito da un puntale e dentale;

come nella gura il n. 2, che fa un sol pezzo col manico, detto volgar
mente manuzza n. 4. Questo pezzo di legno di quercia , pi particolar
mente di Leccio. Il vomere di acciajo una specie di gronda prismatica
rostrata qual si vede al n. 1 , che s incastra al puntale , parte anteriore
del ceppo. Verso il calcagno del dentale o ceppo sono da ambo i lati due
tavolette dette pinne, rispondenti ad orecchi, n.3 e 'l disposte a trian
golo e ssate nella parte posteriore da un assicella che passa a traverso

nel dentale , e nelle tavolette , e forma la base o lato posteriore del tri

(1) lo stesso bovaro, come sopra a suo luogo si detto, il costruttore dellaretro.
Nelle masserie (cosi dette in Calabria Ultra I.ma), il Capo-forcse dee costruirlo con la scu
re o accetta: se si pagasse in tutto col vomcre costerebbe 10 lire.

-230
angolo orizzontale n. 1 (i), di cui i lati sono costituiti dalle due pinne: al
n.7, si vede da su in gi quella di sinistra e di destra. Ambedue le pinne o

gli orecchi dall estremo anteriore sono incastrati ciascuno in un incavo nel
puntale o ceppo. Il manico verso la base porta incastrata la bure 6, della
asta , e fermata col cuneo (cagna) Sbis , che si ficca dal lato superiore
della bure A. Circa 5 decimetri dal detto incastro la bure ( azia volg. )
porta una mortisa nella sua spessezza, per cui passa l assicella 5 , ch
una tavoletta lunga 80 centim., restando sporgente un poco sopra bure, e
nel contempo traversa il dentale verso le punte anteriori delle orecchie o
pinne fino ad uscire a livello della faccia inferiore , ma senza sporgenza.
Quest assicella con un orlo avanti e laltro indietro diretta da su in gi
d avanti in dietro, e col cuneo 8 fermata nella mortisa della bure. Al
n. 10 un cavicchio d appoggio ad un legame ritorto a cercine , addi
mandato ghaghalo , che lega la bure lunga circa metri 2. 64 sul giogo a
cui sono aggiogati il paio di buoi. Questo cavicchio si pu cambiare di
luogo in a , b, e. Da ultimo presso lestremit del manubrio un cavicchio

n. 9 , serve ad assicurare le corde che legano i bovi , passando la fu


ne ( detta paricchiara per la corona dei bovi e fermandone la testa de
gli animali sul giogo , e da questo venendo con ambi i capi la detta fu
ne ad assicurarsi al manubrio sul cavicchio ti. 9.
Il peso di un aratro tale che il bifolco lo pu comodamente por
tare tutto insieme sulla sua spalla.
Il bifolco aratore, o bovro ( coaro ), si appoggia, brandendolo con
la mano sinistra, sul manico (stegola detto dai toscani), e nel contempo
la destra brandisce la ralla ( bastone armato di chiodo detto centra ) e
spinge i bovi al lavoro.
L aratro da noi presentato a due orecchi (binae aurea, Virg.) quin
di la sua opera allo andare simile a quella del ritorno: e che ha per
ci gli stessi inconvenienti di tutte le infinite maniere di aratri delle me
ridionali provincie e della Toscana ancora. i. Spacca la terra; 2. Tra

versa o come dicono i pacsani dupra; 3. Interza, e se viene al 4. la


(I) Questassicella addimandasi dal paesano Vrdqfu.

-23I
vero si dice' inquarta, otvcro con questultimo atterra, cio cuovre le se
menze. Da ultimo, covcrte le semenze , tira dei solchi lontani da 3 a 4 me
tri e paralleli, che dicono i paesani sporijare.
L aratro buono ( s intende quello del paese ), e tirato da buoni bo-.

vi fa il lavoro pi profondo , no a 25 centimetri sotto la superficie del


sodo: e ci nella terra forte , e fermando la bure pi in su come ad a.

Ma se il punto di attacco si scende a b, il lavoro non va pi l di 20


centimetri, e fino a 15 se si porta pi gi a c. Che se si volesse appro
fondire il lavoro, oltre a 25 centimetri, no a 30 , egli d' uopo aprire
vieppi 1 angolo della bare col dentale. E ci praticasi la merc del cuneo
posteriore a n.8bis, che ne da la tempera; quindi la bure (aza) si sol
leva un due o tre millimetri sulla sputa n. 5 e si ferma col rispettivo cu
neo. Il volere aprir troppo il detto angolo rende impossibile il lavoro; poi
che il ceppo o dentale, perde il parallelismo col suolo ; il calcio s in
nalza indietro, ed il 'vomere camminando staltella. Il bifolco guarda il cal

cio del dentale, e trovandolo un due centimetri sul suolo, lo stima segno

di lavoro profondo come a quello della zappa ordinaria , non mai per
preferibile; giacch la fatica delle zappatore divisa tra la zappa e le sue
dita, onde migliora sempre la propriet.

Lavori preparatorii.
L aratro di questo paese non serve che a lavori preparatorii
ed a cuovrire semenze. Dopo il primo atto viene il secondo e ter
zo, come si detto sopra. Ma tra 1 uno e laltro non ci ha uso di
erpicare: e nemmeno dopo. Nientedimeno in quel di S. Ferdinan
do, dove' le coltivazioni sono dirette da persone pi intelligenti, si
fa il primo lavoro di aratro , e per rompere le grosse zolle si fa
passare sopra il cosiddetto ragho ch una graticcia di frutici spi
nosi. S intraversa con un secondo lavoro e poi si ripassa di bel
nuovo il rughe anche per spolverare sempreppi il terreno: cosi
s interza con altro lavoro. Allora sul terreno cosi preparato vi si

--232
semina, e cuorrono la semenza col quarto lavoro; e taluni massa

ri vi passan sopra ancor per la terza ed ultima volta il ragho, che


sarebbe a desiderare fosse erpice; o almeno gli stessi frutici intela
jati in un armaggio apposito di assicelle.

Il principalissimo difetto consiste nella presenza de due orec


chi orizzontali, i quali possono mescolare ed anche rompere le zol
le, ma non mai rovesciarle.

La mancanza dell erpice la pi dcplorevole. Almeno si sup


plisse col rastrello, che si tiene per uso di aje; per raccogliere e
togliere la gramigna od altre erbe estranee.
Alla mancanza della zappa a cavallo e del rincalzatore, semi

nando in file si pu supplire con la zappa, la quale adoperata con


questa maniera di seminagione corre pi spedita, che nel caso di
seminagione a volata. Ma noi portiamo opinione che laratro del
paese potesse accomodarsi a rincalzatore ore le due tavolette diver

genti delle orecchie si facessero pi grandi, almeno 20 centimetri


pi lunghe, e del doppio pi larghe: vedi la tig. a n. 3bis e ibis.
Come si acconciano i terreni.

Ammendamentz' meccanici. Di acconciamenti terrosi sia diret


ti alla meccanica costituzione del terreno , sia a concigliarne prin
cipii stimolanti, eccone quali sono le pratiche:
Si trasportano le terre sulle terre , o si fan colmato di rin
rimento (vedi Berti Pichat), in cui veramente ci ha misto qualche
cosa di organico ancora. Sono principalmente le colmate di piano

o di rifiorimento , dette nel paese angre: e tutte quelle che si


praticano con traversagnoli su pei monti. Le angre sieguono i an
chi de umicelli (vedi colmate a pag. 249 ).

Non si conosce l interrare con arena il terreno forte , se non

_233_.
si ha qualche torrentello vicino. Il Marna-re nemmen si conosce ,
neppur l dove la marna vicina. Le argade che sono de' terreni
improduttvi per essere argillosissimi , si potrebbero concimare con
le marne calcari standovi vicine e meglio con la suddetta sabbia.
Molto meno si pratica lo interramento con le conchiglie l'ossi
li di cui si ha dei banchi, uno dei quali quello su cui sta la
Citt di Gerace, ed in quel di Laureana. Non si conosce la ges
satura. Il gesso abbonda in quel di Benistare e Mammola. E tutti
dovrebber ricordare che Franklin dopo aver gessato un prato scri
vea Sulla porta dingresso: questo prato gassate.
Molte volte la salute di un terreno starebbe in rimescolarvi del
le pietre e pietruzze e ghiajc: come sono le colline diluviane, for
mate di un misto di frantumi di rocce diverse con terreno argillo
so. Cosi il rapo di Mammola e Grottera, di che son costitui
te quelle colline circostanti.
Debbio delle stoppie. Della combustione delle stoppie in cam
po mietuto si servono per addebbiamento , bruciando la stoppie. Il

debbio de prati detti folimi (vedi pag. 225), si fa sui prati mon-_
tuosi di tutti gli alti piani. Il debbio , secondo a noi pare, ma
niera di acconciar terreni piuttosto dannosa che utile: perch bru
cia tutto ci che ci ha di organico , senza nulla aggiungere al ter
reno , se pur non fosse la potassa. La incinerazione si dovrebbe
fare pei campi argillosi , specialmente per le cos dette argade ( v.
a pag. 251ammendamento delle cos delle argade) di Melito, Bo
va, Roccella , servendosi dei prodotti del combustibile delle calca
re , come dei cocci delle stesse.

In terreni di alluvione dove alterna largilloso col ghiajoso e


sabbioso, come si vede spesso sul versante del Ionio : dove ad 0
gni passo alternano coi fondi rustici argillosi , i torrenti ghiajosi
Tam. X1.

50

-234
ed arenosi , come vedesi in Siderno per lungo tratto , ed in Beva

lino e Giojosa.

Sul versante del Tirreno incessantemente alternano gli strati


sabbiosi ed i poggi e banchi sabbiosi cogli strati e colli argillosi.
Li appunto questi ammendamenti si farebbero senza grande spesa;
nondimeno sonovi generalmente sconosciuti.
_
Son noti gli ammendamenti con fango da strade , e con mel
ma 0 meglio helletta nelle colmata di riorimento.
La marna calcare detta dai Roccellesi maramnsca , comunque
compalta esposta all aria ed alla luce solare , la sua supercie si
riduce in polverio: e quelle colline di Roccella sono perci in con
tinua fatescenza (l) ; pur nondimeno ivi restan condannate ad una
sterilit assoluta.
La calcinatura secondo Filippo Be , additando la pratica dei
Bresciani (di circa 428 miriagrammi per ogni ettare abbondan
tissima) opera costosissima , ma in certe condizioni dove ibloc
chi di calce carbonata ( pietra morta volg. ) sul luogo , pu
riuscire benissimo. Stilo , Pazzano , Campoli , Gerace , Canale ,
Mammola , cc. ec., potrebbero bene calcinare i loro terreni. N si

deve scoraggiare l agricoltore dallo insuccesso immediato del primo


anno, che talora per la incalcinatura e marnatura resti il campo
infecondo ; ch tal difetto sar compensato negli anni avvenire.
In una provincia cinta di mare e dove l erbe marine conte
nenti soda , sono comunissime , noi non sappiamo che se ne fac
cia incinerazione per aver soda n acconciar la terra.
'
Questo dovevamo ricordare delluso degli ammendamenti ed
acconciamenti meccanici. Ora andremo a dire degli
(1) Ci va dovuto al doppio elemento , argilloso che all asciutto si restringe, ed al
calcare che si spolvera.

Ingressi e letami , o concimi.


Tutto si conosce su questo riguardo, ma niente si pratica. La qui
stione degl ingrassi in questa provincia nel difetto di loro economia.
Sempre che si ha ivi concimi di qualsiasi maniera si adoperano ad ingras4
sare la terra; ma il problema l averli. quistione economica, facilmen

te solvibile in principio, ed in teoria: non cos in pratica. La pastorizia

errante sar maisempre il nodo da sciogliere per trovare il bandolo in que


sta quistione complessa de sistemi rustici del paese. Ma la pastorizia col
tivata vi si dir non si pu avere nella piccola coltura, e quindi siamo
sempro da capo. Ebbene, riducete la pastorizia coltivata alle proporzio
ni della piccola coltivazione e scioglierete il problema. Un cavallaro , un
asinajo, porta spesso seco una pecora, e talvolta vi associa nelle stalle,
asino pecora e vacca. Dimanderci a costoro quanto letame fanno all anno,
e se gli bastasse pel suo campo , il quale non supera un citare o mez
zo. Egli risponder son sicuro di si: or anche vero che buona parte
degli escrementi di questi animali va perduta, pel cattivo metodo di rac
cogliere e conservare ed anche , mi si permetta lespressione , di molti
plicare. L urina per lo meno si perde sempre in tutte le stalle , non di

co dell urina delluomo, della quale non vi si fa uso, n si tien con


to , n trovato modo come raccoglierla

Ei bisognerebbe fare andare degli agricoltori della mia pro


vincia a studiare, od almeno vedere, la pratica dei toscani per la
raccolta de cessi , latrine in pozzetti murati , come ancora prati
cano questi di Napoli, onde formano il cos detto pozzonero , o bot
tino. 'I lucchesi in ci sono famosi, e traggono meravigliosi ricol

ti di Mais cinquantino , al cui piede prima della sarchiatura versa


(1) Nel Reggiano s incomincia a far uso delle crisalidi morte, rimaste dopo la trattu
ra della seta, con mescolarle con la calce. Per lo innanzi si suolevano adoperare senza di
questa.

-236
no il materiale liquido. In Napoli si pratica ma per le ortaglie ;
nella provincia in discorso non si conosce affatto questa pratica. Il
polverino , il guano , ed altri ingressi non sarebber da consiglia

re , se non dopo fatto senno e seria economia sui letami che ci


stanno pei piedi , o sotto il naso.
In quel di Reggio e di Roccella , se ne fa una certa econo

mia e ne ha stabilito perfino un certo prezzo. Un carico di due


sacchi d immondezze ( un sacco quanto pu sollevare un uomo )
presso questa citt costa in sito dove si trova grani cinque a sei,
e sopra un moggio (48 are) se ne sparge carichi 1220 ogni qual
tro anni. Il letame da Roccellesi vi si tiene in fossa coverto da marna.
Il time di cavallo, la bovina, la pecorina , sono dispersi so

venti per lo errare di delle bestie , e le orine per non esserci pres
so le stalle o bovili de pozzetti. Questo ricordiamo ai massai.
Ma il crederestc? se voi a costoro ed agli altri agricoltori e
contadini del paese proponeste tutte codeste economie, vi tasserebbe
ro di spilorceria, e vi direbbero che di cotali materie ce n ha a buon

dato e tanto da non aver bisogno di tutte queste minuzie per in


grassare il campo: e viceversa al voltar della pagina, se gli ob
biettate, perch mai ne fosser si poco accorti da sovesciare e non
letamare , essi vi rispondono che sarebbe impossibile procurarsi tan
to (1 ingrasso da ingrassare un campo : e talvolta nemmeno un or
to! Lascio stare delle sciupio , che se ne fa lasciandolo a mucchio
scoverto, e quel che peggio spargendolo sul sodo (energia)
molto tempo innanzi del rinnuovo.
L istruzione ed i bisogni, non che gli esempi, potranno indur
re i campagnuoli e proprietari a far buon governo della massa din
gresso raccolto e specialmente delle egestioni umane.

-237
Dello Stabbio (detto curtagghz'a). maniera comunissima di ingras
sare i terreni aratori ed alberati, con le greggi condotte in campo e rin
chiuse negli agghiacci fatti di verghe di castagno o di canne messe in fila
ri concatenate con corde, o pure senza agghiaccio (come si fa sopra le
montagne
Codesta maniera si dice nel paese metter la mandra all oli
veto 0 campo, a una notte o a due: e poi cangiando di luogo lo stecca
to, il di vegnente si cambia di sito. I pastori vi si conducono ancor essi
sul luogo da ingrassare con tutti iloro attrezzi. Ma ci ha un grande in
conveniente (comunque estrinseco alla cosa), ch il mal governo che fan
del podere codesta gente rozza; specialmente per trarne combustibile per
la loro cascina ambulante. Del resto lo stabbio maniera antichissima nel
la provincia, usatissima e di gran momento. I campi montuosi dan tutti
grandi raccolte di cereali con questo mezzo assai economico e potrebbcsi in
tal modo render fertile qualunque terreno per sterile che sia. Gli oliveti
specialmente si ingrassano a questo modo: come in quel di Radicena, Cit
tauuova, Oppido cc. I Giffonesi fanno le loro abbondanti raccolte di Gran

turco per siffatto metodo d ingrassare ; cos quei di Melito, di Brancaleone cc.
Ma ci che pi da provvedere ance per intervento dell autorit,
alla nettezza delle contrade dei villaggi e borghi e citt della provincia:
e togliere in maniera decisiva il monopolio delle immondezze delle vie, ca

gione dimmondizie assai pi potente. Ciascuno si crede nel diritto di but


tar fuori ogni mondiglia e brutture nella contrada: questo luogo pubbli
co! dice il rozzo villano; ma quando un diligente agricoltore vi passa e
con la zappetta ne raccoglie le spazzature, l il repetio e la rissa: largo
mento si ritorce, e l immondezza di chi ve la gitta fuori. Non vi dico
nulla delle latrine e sporcizic che sincontrano per via in tutti i comuni po
polosi, come in Mammola, Cinquefrondi, Polistena, Palmi, Seminara ec.;
e poi tutti i villaggi e villaggetti chi pi chi meno lurido nelle contrade,

per le egestioni giltate per la via, le quali rendonsi di privativa del vici
ne; parlo di fatto non di diritto.
I terriccialz' e le composte non sono conosciute e nemmen praticate (I);
(I) Eccetto quello composto di spazzature di strade ch in parte praticato anco nei
villaggi, dove si veggono ammucchiate innanzi le porte.

-238
perciocch od un podere grande e si coltiva in grande e le raccolte di
nocevoli vegetali sembra cosa di piccol conto: o si tratta di piccola colti
vazione, specialmente col colono, e questi vede tutto nel presente, secca e
brucia, per farvi su la zucca od altro con che possa mangiar subito e ho

ne: non importa come lasci il terreno. Le egestioni non si uniscono con
questi prodotti avventiz del suolo stesso; ne con strame. Ci ha somma ne.
gligenza nelle case od abituri contadineschi nel paese, dove numerose
famiglie si acconciauo in casipola bassissima, di cui nella entrare toc
chi col capo i tegoli del tetto. Ivi dentro in prima, verso il forno, ti si pa
ra il porcile, nel quale per mancanza di strame sutliciente, il maiale o pu
re siano conigli e cavie, si adagiano sulle materie escrementizie, e l abi
turo diresti tutto esso un porcile. Ora ne paesi come a questi in cui la
propriet assottigliata, non che molto divisa, bisogna mettere a profitto tut

te. Perci si mandino i ragazzi a raccogliere erbe secche, foglie secche


e fresche e cannucce ed ancor muschi, e metterli per giacigli. Ed cosa
fattibile pure per coloro che guidano branchi di piccolo armento di farli
giacere su strame; che 50 pecore le quali ogni sera si adagino sopra mez
zo palmo di lettiera, sia derbacce secche, e di paglia, o di foglie, pro
ducono in un mese tanto letame, quanto in tutto lanno coricandosi sul
proprio escremento.
Egli vero che tutte le maniere d ingrassi che si portano al pode
re spesso sono in miscela da potersi dire composta; ma perch si pratichi
questo efficacissimo mezzo dammendamento di suolo magro, specialmente
per gli alberi, eccone il metodo pi agevole a far composte o terriceiati.
Bammucchiata ogni fatta di materie vegetali peste, infranto, o triturate
)) 1 erbacce pi legnose , facilmente si fanno fermentare in una fossa ore
a acqua esterna non,penetri e nella quale si facciano entrare acque putrido,
o meglio se di fogne cloache cc. Se vi getterai ceneracci, foligine, ogni
sorta di lavature; purch l ammasso risulti ammollato e non sommerso,
tutte quelle paghe, foglie, erbacce ec., fermenteranno, e seomponendo

si diverranno atte ad utlicio di letame; purch la maggior dose compen


si la inferiore qualit. L inatliamento ripetesi varie volte, (Pichat ) a.

-239
I diligenti coltivatori di lor propri poderi non pertanto ne fan di di
verse maniere
I coloni, i proprietari, i fittaiuoli a corto tempo, non raccolgon mai mas
se di letame, o di terricciati, sempre debbiano. Molto meno pensano ad
emendare la costituzione meccanica del terreno.
Il bisogno e gran persuasore di buone pratiche, specialmente dello in

grassare i campi e gli orti. Il sovescio molto in uso nella provincia, spe
cialmente nella Piana: quando sar supplito dal letame, la produzione a

gricola della provincia aumenter di tanto quanto il maggese relativo (quale


il sovescio) ne toglie. Nientedimeno noi lodiamo non poco il sovescio fi
no a quando glingrassi mancheranno.
Sovesci in uso.

Lupini-Pei terreni profondi che non incontrino sottosuolo impermea


bile. il pi generale sovescio praticato nella Piana. Si semina primaticcio,
specialmente per gli Oliveti.

Fave -- Si usa per sovescio la fava a seme minuto detto fasullo o fa


cuzzo: si semina pi tardi del precedente, nei terreni in cui il lupino non

si fa , perch incontra il sottosuolo impermeabile.


Nella Piana non si conoscono di altre piante da sovescio. Nel versan
te del Ionio, e meridionale si usano ancora le seguenti: Vicia sativa sem.

albo (Posellino) Ervum Lena ( Lenticchia) Lathyrus sativus ( Cicerchia ),


Pisum sativum (Pisello Le quali si sogliono usare ne terreni sabbiosi spe
cialmente per ingrassare agrumeti , ed oliveti.
Non si usa in questa provincia di sovesciare di altre piante come 1 or
(1) Vogliono i chimici che il terriccio o humus , convertendosi in acido ulmico , questo
si combini 1 ammoniaca derivante dagl ingrassi animali, ed entri cos a nutrire le piante.
non che ritenere il detto principio fertilizzante. Leggasi l interessante operetta intitolata:
La fabncazr'one economica de' concimi che si fanno in dodici giorni, dove si voglia e
senza bestiame, e graduate secondo le diverse nature de' terreni, di Prnrno Jaurparrr:
con due tavole. E le eloquenti Lezioni orali di Agraria del Marchese Cosmo Brnonrr, Fi
renze 1862, vol. I, lezione Vl-X.

-- 240 -,
zo , 1 avena, la segale ed altri. Molto meno le rape (a grosse radici ton
de schiacciate) od altra pianta crocifera. Si sceglie maestrevolmente 1 in

tervallo tra due colture. Sempre sul campo sovesciato cade la coltura del
granturco : ma come questa non si pratica sul versante orientale (ne terreni

non irrigui), cos i sovesci non sono ivi in uso generale anzi non si usano
che in qualche oliveto od agrumcto.
Socesci di piante selvatiche.
Quella felce (Pteris aquilina) che tanto ingombra i campi di questa pro
vincia specialmente ne terreni umiferi e sabbio-umiferi costituisce un capita

le naturale nelle colture di montagna ed ance de bassi campi, quante vol


te trovasi vicina. Essa suol nascere cos fitta che si pu roncare colla ron

cola o col pennuto e raccogliere a manipoli. Pel sovescio si taglia tenera


e si porta a mazzi innanzi al lavorato per sotterarla. ormai pratica dif
fusa. La coltura estiva e la successiva invernale raddoppiano il prodotto.
I teneri rami degli aceri, e de querciuoli, sono destinati allo stesso fine.
Gli oliveti, i vigneti, i campi, e talvolta anco gli orti, si ingrassano col sovescio.
Non pertanto si vorrebbe introdurne di altre specie: quelle piante segnata
mente che crescono subito per adattarsi negli intervalli tra coltura, e col
tura, e che verrebbero in ore al cader dello inverno per non ritardarei lavori.

Sovesci primatici spontanei, che si potrebbero anche coltivare.


Sinapis dissecta: fiorisce in Marzo.
Brassica campestris: amareji volg. viene ne colli.

Baphanus Sativus: Ravanello


Landra: razza volg.: ne terreni argillosi, e nei sabbiosi.
Brassica oleracea: Cavolo ordinario.
Vicia Pseudocracca var. il. albo, che nasce ne banchi di sabbia, e pei
luoghi sabbiosi puri, orisce in Aprile.
Spergula arvensis ; orisce in febbraio, marzo. Viene ue luoghi sab
biosi.

-___\_

-249
tondo degli agrumi, e che qui ricordiamo per essere una maniera d irri
gazione diversa per iscopo e per modo di come si fa ordinariamente. Per
ciocch, attorno i piedi degli agrumi sta una fossa rotonda o quadra ben
due metri larga. Codeste fosse si riempiono dacqua, e vi si lascia a per.
manenza di alquanti giorni per il ne di rimediare ai cattivi effetti delle
gelate. Dal punto inferiore si d uscita all acqua. Ci si fa in inverno in
quei giorni sereni, quando durante le notti avviene il gelicidio, tanto dan
noso ai frutti e agli alberi di agrumi.
Non ci ha lo strumento idraulico semplice e di poco costo ch in uso
presso Napoli per irrigar gli orti; cio 1 altaleno.

Per le irrigazioni di monte di buoni esempi nella provincia porgono il


comune di Giffoni, il quale una borgata di tremila anime sulla montagna
a livello de faggi; il quale comune, fondato da circa un secolo fa, da pochi
pastori, ora ci vive quasi intieramente la merc di codeste irrigazioai prati
cate su per terrazzi nella china de monti, e che produce grano turco in ab
bondanza. S. Giorgio piccola citt antica sui monti, come a Gillone, che
guarda il golfo di Gioia od il Tirreno. Trae ancor esso gran parte di suo
sostentamento da codeste irrigazioni di monte. E cosi dici pei versanti di
oriente di Mammola paese di diecimila abitanti, i quali sono ammirabili ,
non men di quei di Bagnara e Scilla a convertire le chine de monti in ter
razzi irrigui: e cosi Stilo, Castelvetere, Gioiosa, S. Luca cc. E sarebbe
pi esatto il dire che tolta quella lista di lido con qualche piccola landa;
quasi tutti comuni di questa provincia vivono di colture di monti: e prin
cipalmente traggono il pane dalle irrigazioni, fuor delle quali le colture e
stive non sono che piccola cosa.

Delle colmata dette angre.


Le colmate in questa provincia hanno luogo di costa ai umi
o umi torrenti. Le colmato di monte di rado si praticano, e se
guendo in ci la pratica tradizionale. Ma siccome le correnti ivi av
vengono per valli e burroni in gran pendio , cosi le colmata che
Tom. X1.

52

-250

essi l'anno, dettevi angre, talvolta vi tengono luogo di quelle dette


di mente. la fatti per esse elevano il livello della bassura , e ri
pianano tal altra il burrone, ed apprestano non solo concimazione
al sabbione di sua natura sterile , ma ancora difesa ed argine con
tre la corrente medesima. Questa maniera di colmare dei calabre

si pare sia diretta a fertilizzare dei terreni sterili: ma indiretta


mente essi ottengono per questo metodo di ammendamento un ri
sultato assai superiore a quello a cui costoro attendevano. Ed ove
si estendesse nelle vallate prossimamente minacciate dallo straripa
mento del torrente, di cui il letto si per piene antecedenti rialza
to , forse ovvierebbero al gran agello che soprast alla miglior
parte della provincia. Ma sventuratamente si oppone a questo gran

de rimedio la stessa loro coltivazione preziosa di albereti i quali


col sistema delle colmate andrebbe per lungo tempo perduto. On
de i Reggiani si arrestano al loro rimedio palliativo di erger dighe
sopra dighe: e cosi i villaggi e giardini e parte della citt stes
sa di Reggio si sottopone pi e pi al agello delle alluvioni.
Mai nostri calabresi nel fare le loro colmate dettevi angre a
tutt altro pensano che ammendar questi difetti.
Di costa al ume incominciano ad elevare muro a secco col
ciotolame che si ha sul campo stesso , e che il ume una volta
ivi area trasportato, e poi ha lasciato a secco. Queste mura si e

levano allaltezza dell uomo ed anche meno pel primo anno , e si


dirigono in linea trasversale all alveo del torrente ovvero per tra
verso all asse della valle , e della bassura: e questo mura traver
sali sono sempre al coverto della corrente, e sono pi o meno e

levati a seconda del terreno che incontrano pi e men basso. i


nutile il dire che queste mura a secco le fanno ad una o due fac
cc , secondo che possono disporre di meno o di pi di pietre. A
queste mura traversali , le quali bastano allo scopo principale di

-2I
colmare per fertilizzare il campo, aggiungono ancora talvolta dei
longitudinali coi quali fanno delle chiuse a parallelogrammi , o qua
drilateri pi o meno regolari. Fatto ci foderano la faccia delle mu
ra che guarda la montagna, ossia superiore, di fascine ed erbe e
colmi di gran turco , o di fclce , o di qualunque cosa , fosse an

co di sabbia stessa. E preparate cos le cose da un punto supe


riore a lontananza determinata dal pendio della vallea o dalla cir
costanza in cui si trova il fondo da colmare , derivano dalla cor

rente un canaletto o braccio, il quale vi porta l acqua chiara o tor


bida come si trova nell area delle mura a secco , le quali come
in casse ve la ritengono a dilagamento, e permanenza nch vi de
posita tutte le materie che in se contenesse diluite , e nel contem
po, con egual proporzione o minore, trapelando dal muro a secco

per discendere nell aja inferiore e dilagare per quest altra cassa,
e cos di seguito. Talvolta l acqua riempiuta una cassa , scende
nellaltra per tracimazione , e quindi passa da traversagno a tra
versagno , e nel contempo deposita in fondo la belletta che porta
seco. Alle prime torbide, lacqua torbida di sostanze inorganiche
ed organiche vi cuovre di alquanti millimetri , e talvolta centimetri
il suolo antico , e n dal primo incominciare la cohnata di rifiori
mento (vedi Berti Pichat )Y fatta: e l angra si pu coltivare a
piante erbacce , invernali ed estive. Dapprima non appena son fat
te le colmata vi soglion seminare il prato del Gioglio perenne, che
disgraziatamente per troppa avidit non lasciano in campo oltre al

maggio vegncnte , per seminarvi sopra i fagioli ed il granturco.


L operazione delle angre non si finisce in un anno, ed in una vol
ta, ma sibbene si progredisce per una serie di anni. lmpcrciocch
il proprietario, od il conduttore in sua vece, ad ogni piena o torbi
da , v introduce lacqua , la quale vi deposita dilagando, tutti i
materiali che seco portava, ed allo strato di belletta precedente ne

-252
aggiunge dei novelli: sicch non solo ingrassa, ma sensibilmente
ne innalza il suolo, e tanto che talvolta dee alzar le mura traver

sagne e longitudinali ed il campo gi concimate e colmato , e


per giunta diviso in terrazzi, che da poi si addimandano scali od
angrlz': e se vai rimontando verso il monte , la valla prende a
spetto di larga gradinata: ci che appena si avverte quando il pen
dio poco sensibile. Gi al terzo 0 quarto anno si piantano gli
alberi, od in piano come gelsi, agrumi, od in filari attorno come
pioppi , noci : gi alberi da frutta di ogni maniera; sicch 1 inu
tile sabbione divenuto, in un lustro presso a poco, un verziere

o giardino. Di questi poderi il costante flagello sta in quei torren


ti stessi dai quali 1 ingegnoso proprietario li avea rubato, per cosi
esprimermi, per non dire li avea creati l dove non ci era nulla:
ch se si ha creazioni in fatto di agricoltura , son questesse le an
gre o colmato. Onde il proprietario , diretto ed utile, che sia, ri
volge dora innanzi tutta la sua attenzione e tutti i suoi capitali
alle opere di arginatura in cui dovr riconoscere la garentia del
suo novello podere, e quindi le arginature per mura per alberi,
e per impietrate , come se ne veggono in quel di Mammola, Gio
josa, Reggio , Bagnara , e nella Piana in quel di Radieena, Po
listena, Cinquefrondi, Anoia cc. cc. Dove le migliori propriet non
consistono in altro che in siffatto angr'c.

Se in questo paese avran luogo , come c impromettiamo , le associa


zioni tra i proprietari saranno assaissimo efficaci ad assicurare le sudde
scritte colmato contro l impeto dei torrenti o fiumi torrenti, e creare u
na solidariet tra i vicini al mantenimento scambievole dei propri interes
si. In questa maniera di colmato non ehi n0n veda l ammendamento non
solo alla sterilit del terreno , ma ancora al pendio ed alla bassura ch
spesso cagione d improduttivit.

f-._,-- ...

-253
Coltura di monte per interrazzamento o ciglione.

L altra pratica generale di coltura di monte si ha in quella a ciglioni;


per le colture irrigue, e per quelle a secco. Con la differenza che quel
le richicggono che i terrazzi sieno perfettamente piani e col solo leggie
ro pendio necessario all irrigazione: queste comportano una certa irrego
larit nel terreno: non per quanta se ne d.
Vi son di quelle munite di muro a secco, e cos ben costruite da l'or
mare mura a scarpa, di faccia bene unite. Mammola, Grotteria, Giojosa,

si distinguono per queste opere di livellamento per via di mura a secco;


ma pi che ogni altra regione della Provincia per siffatti terrazzi vuolsi
distinguere la campagna o i territori di Bagnara e Scilla. Sul fianco , o
meglio dire, sulla scarpa naturale di quella montagna tagliata quasi a per
pendicolo sul mare, ove non ci ha di terreno , ma nuda roccia di gncis
tutta crepacciata e sfrantumata, han luogo i terrazzi cos stretti e serra
ti sovrapposti 1 uno sull altro , si che quei tenimenti sul mare clevansi

a fogge d immense gradinate. Le viti vi si acconciano a pergole assai


- basse ; perciocch ivi non ci ha penuria di luce, e molto meno di calo
rico. Ivi ci ha molta profusione di legname nelle opere di ccrchiati e per
gole ; peroccb le selve cedue di castagno sonovi vicine , da apprestarvi
pali, tronconi, staggi e correnti di ogni maniera. Cosicch la vite in quei
luoghi caldissimi dove il raggio del sole si riflette dallo scoglio come da
specchio, a quel modo disposta, trovasi a far di se ombra a se stessa;
che altrimenti secchembbero le uve. l chi , il fico dIndia, i gelsi , ed
altri alberi fruttiferi si piantano su per queste veramente sublimi terrazzi.
Onde oltre ogni dire pittoresche riescono quelle inaccessibili rupi. Al che
aggiungesi per variet di scena , che l dove le scogliere non offrono ba

se per dar luogo ai terrazzi, vi piantano s0pra il fico (1 India, che ivi
prova benissimo , e porta frutti in gran copia ed abbondantissimi.

-25-i

Difetti di questi terrazzi.


Per quanto sien industriosi e dispendiosi questi mezzi di am
mendamento dei luoghi in pendio , per altrettanto sono difettosi.
Perciocch manca il migliore elemento della colmata di monte, ch
la direzione delle acque. Difetto pel quale i terrazzi presto o tar
di franano o scoscendono. Questo difetto consiste nella mancanza

di scalini che si dovrebbero fare a pi delle mura a secco, e con


ducenti in fossi acquai, dove de traversagni ne impedissero il rosic
chiamento, e la caduta precipitosa temperassero. Quindi ne viene
che le forti piogge ne dilavano il or della terra, e ne solcano per
Ogni verso la superficie.
Eppure praticativi da tempi remotissimi, cotesti mezzi d immensa pro.
duzione dovrebbero ricevere modicazioni e progresso al pari di tutte le
opere della umana industria. Intanto tutto ivi tradizionale, per ci che

riguarda all agricoltura.


'
Ci ha altra maniera di terrazzi per ciglioni semplici , intagliati con
la zappa: e specialmente pei terreni irrigui , i quali estesi oggi su per
tutti i monti dove possa acceder 1 acqua costituiscono delle mirabili crea.
zioni di prodotti, che una volta nello stato selvaggio si credeano per av

ventura impossibili.
Da ultimo su questo sistema di coltura di monte dobbiamo notare le

errore funesto di alcuni, di volerlo mettere in pratica ad ogni costo ed in .


ogni caso , anche qualora per la pendice sianvi degli antichi oliveti od

altri alberi. Allora fare i ciglioni sarebbe mettere a repentaglio la vita


di tutti quegli alberi da presso.

'

In tal caso noi abbiamo osservato un altro spediente praticarsi da tat


Inno , e questo consiste in fossi ciechi traversali i quali dan ricetto alle
piovane , rattemprandone la forza di loro corso , e riempirsi d utilissimo

terriccio, che si sarebbe trasportato in gi alla valle e quindi al torrente.

_255

Del debbio.

Soglionsi praticare diverse maniere di debbio.


Dal lavoro di zappa , e talata ance di aratro , o dalla ronca che
arronca anticipatamente le erbe estranee ed i cespugli, che ingombravano
il campo, raccolgono tutti cosillatti materiali, li ammucchiano e li brucia
no; perciocch in questo paese non si conosce il terricciato, e quindi
non si pratica (l). La cenere si utilizza al medesimo punto dove brucia
no i detti mucchi ; perch ivi piantano qualche pianta da orto come zuc
ca. Ancora addebbiano le stoppie, aspettando il vento favorevole a ci.

Lincendio talora cagiona dei danni agli alberi attorno ; perch non vi
fanno lavorar con anticipazione le stoppie che gli son da presso ; o pure
perch non si servono del giudizioso mezzo con cui si serviva il trappo
liere di Cooper: mezzo talvolta usato da qualche nostro che ne era in co
noscenza daUa leura di quel ronnnmo ishutvo.
Ma pi notevol maniera di addebbiamento quella addimandata dai

paesani folimz'. Ivi nei terreni lasciati a novali delle pianure montane si for
ma una cotica costituita da prato di graminacee o leguminosc ed altre
piante bassissime , le quali formano uno strato di qualche decimetro, tut
to prodotto dallintrecciamento di loro radici ed erba. Il contadino nei me
si estivi ( Luglio ) taglia in fette questa cotenna con la zappa, e ne le
rovescia esponendole al sole, le quali in uno o due giorni ne vengono
arrostite , non che secche. Allora queste fette si raccolgono a mucchi e
si dispongono a fornelli, e dentro si rimbottiscono di erbe secche , come
felce ad altra di che non si ha mai penuria su per quei pascoli. Appic

ciano il fuoco , il quale alimentandosi del combustibile aggiunto e dalle


erbe delle stesse piote , in breve ora si riduce tutta la parte organica in
cenere.

(I) Talvolta l'anno senza volerlo dei terricciati nella raschiatura degli oliveti (v. olivo).

-256
In far queste debbiature troviamo il gravissimo inconveniente che tut
to ci ch d organico , e che poteva convertirsi in terriccio , atto ad
ingrassare il terreno per pi anni avvenire , tutto se ne va in fumo , re

stando quei pochi sali , in forma di cenere , la quale ove non si zappi ,
si disperde col vento. Sali i quali in ultima analisi non sarebbero man
cati se non si avesse addebbiato. Il ricette del primo e secondo anno sui
cos detti felimi vien buono e netto: ma il terreno ricade poscia in tale
sterilit da doversi abbandonare un altra volta al rovinoso novale se pu
re non ricorrono al facile mezzo delle stabbio;

cio con le mandre in

agghiaccio.
Il debbio tale operazione agricola che dee farsi in casi ecceziona
li : laddove il terreno dinesa1ista fertilit, e forse pure dove il cu

molo d erbe estranee recasse ingombro , il che raro ; potendosene sem


pre far terricciato, ovvero la dove conviene fare scansare dei cumoli di

rizzomi dei quali rigermoglierebbero l erbe perenni sporcanti il terreno;


ovvero quando ci ha da combattere insetti nocivi. Ch altrimenti io trovo
esser pi utile ridare al terreno gli avanzi dei prodotti organici. Anche pi
riprovevole luso di bruciare i colmi di grano turco , i quali son di fa
cile marcimento ed ingrassano bene il terreno.
Insomma il debbio in tutti i casi opera di misarabil colono, pi che
(1 industrioso ed economo proprietario.
\

Esttrpaztene della felce ( Pteris aquilina ).


In terreni ricchi e Ieggieri come i terreni sabbio-umiferi di tutta la
Piana , e su pei pianeri montuosi, la felce con i suoi profondi rizzomi in
gombra i campi e scende alla profondit di un metro e pi talvolta. Ne
gli oliveti il terreno coverto senza alcuna interruzione, a malgrado dei
lavori che vi si facessero, sotto dei quali ne serpeggano i rizzomi. Nei
secondi lavori di estate costa assai la sarcbiatura e la rincalzatura. Onde
non pochi si fan dovere di sradicarla dai loro campi, e si fa cos:

Si ara o si zappa come meglio si pu: fatto_ il rinnovo, la felce a


malgrado di ci, nella primavera risorge dai suoi profondi rizzomi.E alle.

-257
ra che uomini o donne con ambe le mani, ritenendo luna stretti i rami in
feriori, laltra la base del fusto, tirau su la pianta , la quale sen vic
ue tutta quanta fin dall estremit inferiore che era legata con la parte o
rizzontale del rizzoma. Perlocch portando questo le sue gemme termina
li, il resto del rizzoma rimane privo di altre gemme e muore, e se ne
ha appresso di poche agli estremi di altri rami , queste sviluppando e ve
nendo su saranno allo stesso modo diradicati. Cos replicando questa ope
razione facile , se ne trover il campo libero , a capo di due o tre anni,

con gran miglioramento del fondo.

inutil dire che questo processo , si

curo sempre, riesce pi agevole sullo zappato che sull arato.


E meglio pulire un campo che ingrassarlo. E la fclce un ospite in
comodo e spaventevole. Se ne trae non pertanto profitto di sovescio quan
do si ha vicina nelle montagne ( vedi sovesci

Come si dovrebbero ammendare e bonicare i terreni argillosi


puri, detti argadi dai paesani.
Nel versante del Ionio , e del mezzogiorno , ci ha di molti
luoghi di detta natura.
Ci ha il debbio, costosissime, cio di cuocere il terreno stesso ridu

cendolo a modo di forni, e rendendolo spolverato ed incoerente. Il me


scolarvi la calce , o la marna calcare ivi vicina e detta maramusca. 0
meglio il tufo conchiglifero come in quello su cui trovasi fabbricato Gera

ce. 0 la sabbia da trasportare per via di un ruscello o torrente , o con


rovesciarla sopra, se trovisi sotto. Le ghiaje , le pietre, o meglio i cocci
o rottami di argilla cotta, e tutti i residui delle calcare, sia de va
sai , sia di calcare da calce; la cenere di ogni pianta; i calcinacci; i
lavori profondi , e le lavorazioni estive. In queste contrade al contrario si
abborriscono le coltivazioni estive. Il continuo e profondo rimuovere del
terreno, ed esporlo all aria. L arare a quaderni o a ridossz'. In questo
paese non si conosce altro modo che 1 arare in piano ; quindi il terreno
intavola ed ammattona.
Tam. XI.

53

__25_.

Asciugare con solchi e ridossi , e lavorando pi che con laratro con


la zappa del paese. l\' si guardi il costo , perch una volta che sia il
terreno argadoso ammendato rendesi fertile pi di ogni altro.
Introdurre coltivazioni di piante da seminare in file , ed a fossette.

E specialmente il cavolo: e le colture sotterranee, tra i quali il Tartufo bianco.


Come si doc1cbbero bonicare le colline di marna calcare dura, della
colgarmenle maramusca.
Tra le colline che scendono in dolce declivio sul Ionio ci ha verso le
loro basi una zona costituita di poggi di marne pi o meno compatte che

si manifestano da lungi dal loro colorito bianco ( onde il nome di bian


cana dato da toscani
Questa roccia di marna calcare detta ivi marm
1nusca , e dai roccellesi con laltro equivoco nome di quzo. Dico equi

voco , poich il lusso pei Geracesi tuttaltra cosa. Codesta marna cab
care forma dei poggi che si estendono lungo la marina del Ionio , e si
compatta,
manifesta specialmente
ma sporcantenelil territorio
panno , allorclvdi Roccella,
vi si instriscia
tutta la
sopra
sua un
forma.
pezzo,
si che molto si approssima alla creta. Quei poggetti sono assai pittoreschi
per le loro forme ritondate nelle loro sporgenze, e per i dolci incavi che
vi cagionano le piccole correnti: si che diresti che i loro cumignoli sian di
forma mammellonari. Ora questa manta dura ma nellinverno pu tagliar
si con zapponi. Cotta vi forma calce idraulica, e si mescola nella fonderia

di ferro, alla ragione dell 8 per cento , per lavare il minerale di Pazzano.
In quanto allagricoltura questi colli o poggi sono inetti alla vegeta
zione, sebbene la marna calcare sia uno dei pi potenti concimi usati ad

emendare terreni. Or la ragione di questa sterilit nel Roccellese sta nel


la sua compattezza e quindi impenetrabilit alle radici delle piante. Ma
rimossa una volta la sua crosta con i mezzi artificiali , ovvero con 1 in
fluenza meteorica , si converte testo in terreno fertilissime. Ora la sua cro
sta esteriore cade in continua fatiscenza, e diviene polvere allaria asciut
ta, ed al sole. Ma poicb ci ha il forte pendio , questo terreno super

--25

cialc n portato via gi al piano ; sicch la maramusca resta sempre a


nudo e bianca e nel contempo sterile.
Non cos la superficie sovrastante i poggi suddetti , che pianeggia,
la quale ritenendo in sito lo strato esteriore scomposto o spolverata, d luo
go a rigogliosa vegetazione spontanea di erbe prative, specialmente della
Sulla.
Ora il problema che all agricoltore si para d innanzi, in vedere que
sic contrade per la suddetta faccia prive di vegetazione, e di trovare il
modo come ammendarle perch si rendessero coltivc, e capaci di produrre
vegetabili sia erbacei , sia arborei. A tale scopo noi ci facciamo a propor
re, i seguenti mezzi :
Colmate di monte. Primo e principalmente , secondo noi, luso delle
colmate alla Bidolfi, o come questo grande italiano le addimanda di mon
te
Raccogliete quella crosta divenuta polverosa e fatevela rimanere nei
bassi fondi dei solchi e botri: e dirompete le sporgenze con la zappa e
piccone, zapponando pi che zappando: e lasciate i pezzi di zolle esposte

alle vicende atmosferiche; quindi colmate ed adeguate quelle pendici tut


te solcato ed iutersecate da pi o meno profonde concavit. Insomma pra
ticate le colmato di monte, al modo come faceva il Testaferrata ed il Ridolfi
a llleleto in Toscana , con le quali si lo scopo di far giro le acque chia
re dopo di aver depositato nella pendice tutto quanto avea di principi ter

rosi e fertilizzanti. Ad ammehdare il difetto dellelemento sabbioso-siliceo


basterebbe con adattati mezzi farvi entrare delle piene dei torrentelli stes

si che vengon da su pe burroni ingombri di ghiaie e sabbia silicee.


Le piantagioni e colture verrebbero a coadiuvare lopera. Nei luoghi
pi profondi si pianterebbero alberi: e tra questi sceglierei il Carubo, co
me albero che prova benissimo ivi, e di cui ci ha qualche individio gigan
tesco in qualche sito: e tra i frutici sarmentosi la vite. Ma pi sceglierei
quella pianta che la natura mi addita come propria ed acconcia al luogo

(1) Vedi: Istituzioni scientifiche e tecniche di Agricoltura di Carlo Berti Pichat v.


III lib. XII, cap. XVI, pag. 879, Torino 1851: e Ridolf sulle colmate di monte, ri
pertato nel Gran Dizionario di Agricoltura del Gera (supplemento) v. 25, p. 749.

-260
ed all economia del nostro paese, ch il Cappero (Capparis spinosa)(l)
che ivi nasce con frequenza. Se ne farebbe una piantagione pei punti pi
impenetrabili agli strumenti rustici. Una volta di questo piccolo frutice fa
cevano raccolta i poverelli, andandovi alla libera pei campi. Ma il mag
gior danno apportarono gli animali domestici, e specialmente le capre, che
vi pascolavano senza alcun freno e ne ruinavano i capperi. Ora i proprie
tari ne hanno difesa la raccolta, con impedire si gli uomini che gli ani
mali dal danneggiare i capperi. Ora non rimane che a coltivarlo metodica
mcnte. Il commercio esterno ammette 1 estrazione de capperi come si fa
nel Barese. Le sue radici lunghissime concorren-bbero ad ammendare col
fondere la roccia marnosa.
L ammendamento con le colture si fa ancora, e meglio, con lo stesso
prato di Sulla, o per ragion di variare , seminandovi la Lupinella ( Ono
brychis sativa
E cosi zappando nel terreno cedevole o rasclriando nella
marna, e zapponando questa, io son sicuro che di quella regione quasi
nuda si farebbero terrazzi deliziosi e fruttiferi: meglio di quel si fa pres
so Bagnara.
In agricoltura l dove ci ha tutto da fare 5 incominci a fare; ch da co

sa nasce cosa e cosa fatta capo ha.

Ancora per questo terreno si vorrebbe introdurre la- coltivazione del


'lopinanbour, il quale oltre all utile diretto dei suoi tuberi non teme sicci

t n calore estivo. Anzi viene a fiorire in Agosto e darebbe sovescio coi


suoi steli, e materiale da arginare i solchi e burroni del campo stesso. E

non avrebbe bisogno i serie cure. Anzi una volta introdottovi non ci via
a toglierlo pi.
Delle mine. Da ultimo non vogliamo tralasciare un mezzo il quale
quanto utile altrettanto facile ci sembra ad ammendare quelle. colline di

(1) Vi si pu introdurre l altra specie anche pi pregevole che viene in Sicilia sulle
rupi calcari, e su per le mura della citt di Napoli, ch il Capparr's mpestris, (Chiap
peri cerasoli dei siciliani), di cui le tenere cime e le Bocce de fiori sono preferibili al Cap
paris spinosa. In Sicilia nascono ancora il Capparis sicula Duham. ( Vedi Gussone Syn.
F1. Sic. tom. II, p. 5.
D

- 261 -
marna. Considerando che queste nella loro supercie vanno di continuo in
fatiscenza ed in polverio; dico io: aumentatemi questa supercie e lavre
te in parte ammendato. Ora 1 opera delle mine con la polvere da sparo o
con altro mezzo chimico riuscirebbe a questo intento. Quando altro non fos
se che a produrre delle crepacce, per entro le quali s insinuerebbero ra
dici dei frutici e sull'rutici, non meno che quelle profondissime della Sulla,
e della Liquirizia. Le quali alla lor volta coadiuverebbcro a muovere e
scomporre sempreppi la roccia. Da altra parte il nitro per la polvere da
sparo vi si trova a fabbricare su per quegli stessi terreni, per la qual fab
bricazione qualora servisse al detto bisogno agronomico, il Governo volen.
ticri ne darebbe franchigia.

Dei terreni smottanti , e loro rimedii.

In una provincia del tutto montuosa, di cui i terreni sono di


colline formate da detriti trasportati dalle acque, dove alternano in
cessantemente i conglomerati, i gres , con le argille a strati, i quali
fanno ostacolo al feltramento delle acque , e talora dan luogo dal
anchi e dalle frastagliature, a sorgenti, e stillicidii, sempre in pen
dio , si verifica facilmente le smottamento ed il franamento , o me

glio scoscendimentp.
Questo fenomeno assai dannoso non che disastroso ( potendo colpire
dei luoghi abitati) ai possessori di beni rustici, frequente in quel del lo

nio , o nel circondario di Gerace. Ivi quando un proprietario avr in un


ripiano o in pendice costituito un bell albereto , o verziere od orto, che

sia , tutto ad un tratto si accorge il suo podere fondersi per lungo, o tra
verso , e scosccndere dal luogo in cui trovavasi: scendere tutto insieme pi
e men basso, gi per la china, e fino alla vallea. E cosill'atti scoscemli
menti o frane si veggono talvolta avvenire su pei boschi come nei luoghi
coltivi, su pei luoghi macchiosi , come nudi. Nelle colline argilloso ed in
pendio, della provincia, cosa ovvia. Presso Geracc, sulla via di Gasignm

"i

-- 262 na nel discendere al ume Buonamico, in quel di Cimin, presso Mammo


la , e da per tutto da quel versante.
Questo fenomeno spaventevole si addimanda ivi da villici ribellimento,
( o riguggln'menlo
Il volge l attribuisce allacqua ristagnante disotto al
terreno , per modo che rammollendosi o diluendosi la base su cui poggia
la montagna di sopra , questa crolla e discende tutta in un pezzo con se
pravi tutto quel che area. Ed in ci il volge non s inganna e combina col
pensare depi moderni agronomi
Annunciatasi dal volge la cagione non
cerca punto di togliervela ancorch ne sia avvisato a tempo, credendo ci,
come di fatti , superiore alle forze umane, quand anche ci avesse de mez
zi , e capitali disponibili.
Ora gli agronomi han rivolta la loro attenzione ad ammendare questo
difetto, il quale dipende dalla struttura geologica del luogo, e dalla inop
portuna riunione dell' acqua su quel terreno o strato che costituisce la ba
se del peggio, e del_monte , e delle colture che vi sono. Cosicch talvolta

si vede smettere un terreno ancorch poggi su d uno scoglio. Spessissi


mo il particolare avvisato, ed il governo prevenuto intorno alla minaccia del
le smottamento pu prevenirlo con far dirigere altrove le acque provenieti

dai luoghi superiori, ed allora dee la loro investigazione e cura uscire dal
limite dello spazio minacciato per risalire in su nella propriet altrui, do

ve sta la cagione del frammento. Quindi per scalini e canali dar via al
raccoglimento di acque superiori, il quale spediente il rimedio preserva
tivo. Ovvero discendere e penetrare per via di pozzi e forofogne nello stra
to pantanoso che sostegno al terreno soprapposto , e sgorgarne l ecces
so del liquido. Quindi richiedonsi opere di traforo, e di trivellazioni, si
verticali come orizzontali tutte cose che n per iscopo di smaltire le acque

che impantanano e cagionano il disastro detto ribeltimento del terreno o


smottamento, o franamento. Opere di fognatura spessissimo costose , ma
all esecuzione delle quali potr, e talora dovr, concorrervi l associazione di
proprietari interessati, e tal altra del Governo per la difesa di villaggi e
case abitate.
(1) Vedi Istituzioni scien. e tecu. di Agricoltura libri XXX di Carlo Berti Pichat vol
3. lib. XII, Cap. X pag. 996 Torino 1851.

__7_

_ z.

.._.__

__. _,____.a

-1-263
In quanto ad ammendar questo difetto col mezzo delle piantagioni di
alberi (come ci diceva voler praticare il nostro caro amico Gesualdo Gril
lo da Cimin) noi non ahbiam molta ducia, eccetto il caso in cui la ca
gione dello smottamcnlo fosse superficiale ed in piccola inclinazione , si che le
radici degli alberi vi avesser presa attorno attorno ed in gi nel terreno sodo.

Delle chiusure e difese.


cosa notevole che la propriet fondiaria sia pi ben chiusa
e difesa dal versante occidentale , che dall orientale; sebbene sia-'

no dall una pi che dallaltra i latifondi. I quali oggi si van chiu


dendo con un nuovo metodo, come sarem per dire appresso.
Ancora le strade vicinali si fanno a spese degli stessi ricchi pro
prietar ; ma queste opere non sono continue per la mancanza di
associazione.
In Calabria ultra le si chiudono i poderi con mura di fabbrica, ed
a secco , con siepe morta, e viva, con fossato, e con lassociazione di que

sti mezzi insieme.


Le mura si adoperano spesso presso le citt, come Reggio, Palmi ,
Polistena, Cittanuova, cc; ed ance nei villaggi dove la propriet elevata
di prezzo. Nessuna maniera di chiusura pi del muro vantaggiosa alla e
conomia privata e pubblica.
/
Le mura a secco 0 macerie dette armacera , o dimacera son prati
cate assai volentieri in quei paesi, ove ci ha vicine le pietre; per esem
pio si praticano molto lungo i torrenti presso i luoghi rocciosi, e simili.
Si distingono per siffatte chiusure tutte le campagne che da Reggio vanno
a Melito, Scilla, Bagnara, Mammola , Grotteria cc. Spessissimo le mura
a secco son carenate dalla siepe viva che si distende sopra, e rendesi pi
che ogni altra difesa impenetrabile.
S le mura fabbricate, che a secco, soglion fare da sostegno al ciglio

ne di limite.

'

-264
Le altre maniere di chiusura che per brevit non descriviamo sono :

I fossi: troppo spesso praticati a spese delle strade vicinali: i parapetti di


terra , e quei di terra e frasche disponendo queste a letti coi pedali per
fuori e le cime per dentro , che rendon le difese fortissime; i rilevati di

piote o zolle tagliate dal vicin tappeto: da ultimo le siepi a secco, e le


siepi vive , le quali, tra alberi arbusti e piante sarmontose, si riducono al
le seguenti specie pi comuni:
Bubus fruticosus, Buccitu volg. ; Rosa sempervirens (tra tutte accon
cissima ); Smilax aspera, strazzacraca volg.; Asparagus acutiflorus , spa
racara volg.; Asparagus albus ( a Pellaro ); Cytisus infestus , splasso ;
Lycium europaeum , spina santa, nel littorale ; Agave americana, detta
zammra a Reggio ; Sambucus nigra ( ne terreni pingui ); Myrtus com
munis; Viburnum Tinus; Quercus Bobur, cozza volg. Ulmus campestris,

ed U. suberosa; Crataegus oxyacanlha, spinapulici volg.; Pyrus communis,


Pyrus cuneata pirainu volg.; P. lilalus; Prunus spinosa, e P. insiticia; Cle

matis Vitalba, Ligonia volg.; C. cirrhosa (a Betromarina ed a Rosarno);


Lonicera Caprifolium; Vitis vinifera.
Tutte le siepi vive son fruttifere, se non altro pel combustibile ;' ma
ce n ha di frutici ed alberetti, che danno un prodotto pi notevole come
le seguenti :

Humulus Lupulus, Lupari volg. (ha l inconveniente che seccano tutti


i fusti durante l inverno; ma nel contempo son tenacissimi ); Agave ame
ricana; Opuntia vulgaris var. spinosa ; Prunus domestica, Pyrus comma.
nis ; Mespilus germanica ( nespolo ); Punica Granatum; Salix vitellina,
( salcio da legare ); Castanea vesca (per luso dei legami), vedi il ca

talogo delle piante posto in fine.


Piante esotiche ed indigene da introdurre per uso di siepi.
Gleditschia triacanthos; G. borrida; Bobinia pseudo-acacia, ( Acacia
volg. ); Paliurus australis. Non usate nellItalia inferiore , come nella su

periore; Rosa bractcata, assai preferibile per difese alla Rosa sempervirens ;

cestisce meglio ed pi servibile per le sue armature; Maclura aurantiaca.

-"_"_._f

-265

SISTEMI DI comune.

1. Del Maggesi di Calabria Ultra 1.


In questa Provincia diffusa pei terreni aratori questo siste
ma di coltivazione (d). Da riposi estivi ed invernali di pochi mesi,
che si addimandano maggesi relativi, agli assoluti: da biennali agli
indefiniti , cio di molti anni, si praticano tutti , dagli orti in fuo

ri. Puraondimeno codesta maniera di coltura , pi o meno contra


ria alla economia , non cos conservata nei terreni marittimi di

occidente, come vi pertinacemente nel littorale di oriente e ionio.


Pi generahnente, ed in grande, sostenuta sui pianori dellAp
pennino , detti terreni di montagna. Questi, oggi in cui i terreni
inferiori Si cuopr-ono di alberi, si son resi importanti per la coltu
ra dei cereali, e specialmente per quella del granturco.
A scanso di equivoco, bisogna sapere che in dialetto del pae
se si addimanda maggese quel pezzo di terreno lavorato di zappa,
o di aratro, per la prima volta dopo che pel riposo antecedente si
era reso sodo (detto terreno margiu); risponde quindi a quel che

i toscani addimandano rinnuoco.

(I) Maggese , o novale , detto dai francesi Jachre ( da iaeere , o riposare ) che
si pratica in diverse regioni della Francia e dellItalia , collo scopo di far riposare , spol
verare e migliorare il terreno con diversi lavori per la coltura seguente. Lo scopo del no
vale biennale del circondario di Gerace principalmente il prato naturale: cosi lo scopo
dei navali pi prolungati, ancor esso di avere i cosiddetti pascoli: non mai di prepararee
migliorare il terreno. Perciocch il Calabrese quando ha lavorato, pulito e spolverato il
terreno , vi semina tosto sopra ; e se ne anticipa il lavoro di qualche mese , prima della
semina , non collo scopo di migliorarne il terreno , ma sibbene di trovarsi a tempo uti
le coi lavori preyrator , per la semina di primavera , o di autunno.
Tom.
54
1.

RV_\___ N___

V__

'

-266-

'

Maggesi assoluti dell oriente , o della marina del Ionio.


Questa zona di terra in dolce pendio tra la costa e la montagna, che

su di una lunga zona alimenta tutto il circondario di Gerace, si da noi


addimandata regione della Sulla.
La Sulla (Hedysarmn coronarium) pianta che vi nasce spontanea
mente su quel suolo argilloso-calcare ( marne-calcare ), e vi licea il suo
fittone s profondamente da superar per questo riguardo qualunque altra
pianta erbacea. La sua nascita, o rimessa, per la duplice via della spon
tanea seminagione e delle radici, e s costante, e sempre ad un modo ,
che, no ad un certo segno, pare che vi si semini dalla mano dell uomo,
laddove non che spontanea e naturale. Cos in quel di Bianco, Cimin,
Roccella, Biace , ec.
)
In questi terreni del tutto liberi ci ha la pratica della coltura amag.

gese biennale. Un anno vi si semina il grano ed un altro vi si lascia a


pascolo, di cui lerba predominante la Sulla. una specie di maggese,
che a tutti i difetti di questo sistema, e per soprappi di rovina, vi re
sta in campo nel seminato del frumento dell anno vegnente. Il frumento vi

si semina sui lavori fatti di recente. Quindi in questa maniera di riposo


biennale non si ha il compenso del maggese assoluto dein agronomi, e
di taluni paesi in cui nellanno di riposo si tende la terra e si rivolta, e
si pulisce dall erbe perenni ed a radici serpeggianti ; sistema che ancor
esso ha inconvenienti. Il novale calabrese del Ionio ruinoso per se; cb

nellanno vuoto il prato naturale dimezza la produttivit del suolo, peggio


ra coll imbrattare il terreno di ogni maniera di erba estranea: e dimez

za colla promiscuil dell erbe prative , la raccolta del frumento dell anno
avvenire.
Descrizione di detto nwggese.

Si ara il terreno con aratro del paese suddescritto; vi si semina il


grano in autunno , ovvero vi si ara in talune circostanze sul cadere dello

inverno; specialmente per la seminagione del grano marzuolo, detto mini.

_.__\f___ __, ,_,_.,

-267 Il frumento si sarchia di gennaio , e febbraio, ed i sarchiatori guardano


la Sulla che vi si trova frammista , canzaudola dal taglio del sarcbio. Il
frumento cresce ed in giugno si miete. Da quel tempo in poi no all au
tunno dell anno appresso il terreno si abbandona a se stesso ; quindi dei
24 mesi , la durata del riposo e di sedici, del seminato di otto.
Dappeich ogni coltura succeduta dal riposo , abbiamo il maggese
biennale, o alternantc. Il quale com in questa contrada difcilmente ha ri
scontro con altri novali praticati altrove. E poich talvolta alterna e sue
eede alla coltura del fermento, dell orzo, del grano marzuolo, detto mini,
delle civaie, cio fave: piselli (di rado), cicerchia, cece, deve prender
nome da queste colture! cosi dicesi quel maggese renale, orgiata, cicero
ia, posejata , facata. Ancora il rinnuovo prende consimili nomi; zappare
o arare la ranata, fatela, cc
Danni ed inconvenienti prodotti dal suddcsem'lto maggese, in confronto
al suo vantaggio.
1. Egli certo che il prato naturale della Sulla, talvolta emula il pra
to articiale; ma tralasciando questaltro paragone, almen per ora, dicia

mo come sia evidente il principal danno di lasciare il terreno non prepa


rato n migliorato per l anno avvenire: anzi deteriorato dalla presenza di
piante perenni che convivono con la Sulla, e che tutte insieme nel seguen
te anno rendono sempreppi scarso il ricolto del vegnente seminato, il qua
le dee ancor dividersi il campo coi naturali nemici delle piante coltivate,
che sono le selvagge. E sarebbe minor male se queste fossero la sola Sulla.
2. La coltura del grano non favorisce, anzi apporta danno alle svi

luppo della Sulla , la quale nel riposo si trova in discapito. Quindi cosif
fatta triste alternanza di una coltura e di un riposo, stabilita in modo
che 1 una nuoecia all altra. Il che contrario allo scopo dellagricoltura,
la quale considerata come industria deve dare con la minore spesa il mas
simo prodotto ; lasciando sempre migliorato il terreno. da altra parte ec

cezionale fertilit di codesti luoghi con supercie] lavoro trarre, senza mai
interrompere, fromento un anno , foraggio un altro.

-268
3. Il fatto viene a giudicare da se codesta interruzione biennale di col

tura: e ci , che il grano non d nelle pi ubertuoso annate che il sei per
uno , ordinariamente il quattro per uno. La miseria di un anno accresce.
r quella dellanno appresso. Ed il prato naturale si vende lire 42 a 14
la tomolata ( 18 are
4. La siccit, che suol precedere o accompagnare la maturazione dei
cereali, e assai pi funesta per le raccolte, che se non vi fosser miste in
sieme di altre piante estraneo: a parte la supercialit del lavoro.
Confronto con altri migliori sistemi di cottura usati nelle stesse Circondario.

Ci ha di tanto in tanto qualche proprietario, che accortosi del deplo


revol costume di mantenere la terra a novale, prese ad estirpare ogni er
ba perenne tra le quali la Sulla , e vi coltiv il frumento, il quale ha da
te no al ventiquattro per uno. E cosi le campagne attorno Gerace sosti
tuiscono con gran vantaggio al sede il prato articiale della Sulla, la qua
le viene alla sua volta, in assai migliori condizioni, e pi produttiva che
nel pascolo. Il prodotto del prato naturale discapita nella quantit e nella
qualit; per tante note ragioni.
In quel di Bianco qualche proprietario ha seminato il grano in terre

no lavorato a dovere e netto dogni erba prativa; e ne ha ottenuto il 20


e 24 per uno nelle buone annate. Ma senza portar degli esempi sparsi e
particolari, raccolti di qua e di l, noi abbiamo a presentare la coltura di
Roccella in questo circondario , dove come vedremo , sta una rotazione: il
frumento ivi d per medio il 10 e l2 per uno. E ci porta che il valore

delle terre ivi elevato a due. 300 (I. 1214) la tomolata (l8 are).

Come si deve rimediare a questo dannose sistema.


Si dee ricorrere al sistema voluto da ogni societ incivilita ,
e reclamato dai bisogni crescenti della popolazione. La quale vuol

mettersi a portata delle societ civili in quanto alla soddisfazione di

-269

nuovi bisogni che ogni di si va creando: mentre dallaltra parte


non fa crescere il prodotto della terra , la quale resta coltiVata nel
lo stesso modo che a tempo dei patriarchi.
Ma i buoni processi agronomici , ed il sistema delle rotazio
ni si adattano a questo grande bisogno dellindustria; cio: pro
durre il pi con la minore spesa e lasciare il terreno migliorato,
non che distribuire le parti del campo in proporzione ed in corris
pondenza- coi mezzi e Cogli elementi dellazienda. Effetto che non

solo non si ha col riposo alternante di questi luoghi, ma si ve


rilica il contrario, per tutti i riguardi sudetti. Si dice: mancano
le braccia. Ebbene , a cosiffatto bisogno dee sovvenire la rotazio*

ne col prato. Il prato articiale, il quale perdurasse pertre a quat

tro anni, sia di sulla ,_sia di lupinella , o trifoglio. Sarebbe imi


tabile lesempio della campagna Roccellese, la quale presenta lu
nico esempio di una rotazione nella provincia ,. se non fosse il di.
tetto dell elemento prativo, e la scarsezza delle colture estive; re-
stringendos, quanto a queste, al solo cotone.
Altra maniera di maggese dei terreni di" montagna, detta a Barca.
Gli alti piani, 0 pianori dellAppennino, si coltivano per quattro anni,
e poi per altri quattro si lasciano a prato naturale o pasciona,dove si la
scia vagare l' amento. Tutto questo spazio di pasciona addimandasi ivi

barco. Onde io lo chiamo navale a barca, ugualmente difettoso e dannoso


di quello suddcseritto. Ma ne ha laltro svantaggio del dar luogo alla pa
storizia errante, la quale ove fosse coltivata e governata a prato artificia
le perennc, come trifoglio di Lombardia, medica, lupinella , con calcolata

rotazione, si avrebbe il quadraplieato e quintuplicato effetto, ed il miglio


ramento del terreno pel cumolo d ingresso, che col sistema errante va in
gran parte disperso: e sarebber compiuti i bisogni di una buona azienda.

Per buona fortuna; di questa pratica si e ristretto il limite alla regio

--270
ne montuosa; restando la bassa pianura riconquistata allagricoltura meglio

intesa. Onde il nome di Barchi 0 Barca (l), e rimasto ancora per quegli
ubertosissimi terreni presso Rosarno, dove ora ci ha rotazione agraria in
luogo di navale a barca , come era in tempi pi infelici che non sono oggi.
Sulle montagne lestensione destinata a barca cio a navale, si chiu
de con forte siepe costrutta da rami di faggio a traverso i passaggi a fine
(1 isolare gli armenti nel barca ed impedire che passino nel coltiva vicino.
Unaltra maniera di navale di montagna a tempo indenito, e col
debbio. In molti pianori, o alti piani, il tempo del riposo a cui si abbando
na la terra indefinito, durante il quale, il terreno ridotto in miserabile
condizione improdutliva, si torna a rivestire di cotenna erbosa. Quando tal
cotenna erbosa si formata e la terra abbia riacquistato la sua natural ve
stitura, e con essa la sua forza produttiva, il calabrese robusto , armato
di zappa, ne taglia a colpi di questo strumento la detta cotenna in fette.
Ci fa nel tempo pi caldo di estate, Luglio ed Agosto, quando rovesciate
ed esposte al sole si disseccano durante qualche giornata. Prende queste
fette (che sono costituite dalle radici dellerba del prato, dall erbe stes
se e dal fior del terreno) che addimandansi folimi, e le ammucchia ordi
nandoli a mo di fornelli, e ne riempie il vuoto di stipa secca. Quindi ap

piccia il fuoco, e tosto i folimi addivengono cenere, essendosi bruciata


tutta la parte organica.
Questa maniera di addebbiamento apporta piccol vantaggio per le col
ture immediate, ma smungono la terra di quel p di terriccio che la natu
ra avea fatto in tanti anni di riposo.
_
Delle inconcenienze dei detti nocati di montagna. indubitato che
codesta maniera di riposo cosi prolungato su per le montagne e legato pi
strettamente che quel di marina con la pastorizia errante. Ma questa col
lavanzare di civilt e col crescere dei bisogni si dee per necessit aboli
(1) Il nome di Barco suona nel vocabolario per campo chiuso dove si conduce la sel
vaggina per la caccia. Ora il vocabolo calabro di Barco non ne differisce gran fatto, ove
si riette che gli armenti condottivi vi stanno in modo errante e selvaggio come se fosse
selvaggina; ma noi crediamo meglio si accosti a Parco, luogo dove pascolano gli armenti
che i francesi dicono Parquer.

-2'll-

re, e sostituirle la coltivata. Giacch il crescere della popolazione sulla mon


tagna, dove e buon acre e non ci ha malattie endemiche e con laria sa
lubre e purissima abbondanti acque freschissime, la quistione si fa da
se ed il problema si risolver certamente. Percioccb l dove i terreni ver
gini, di recente dissodati, come son quelli de boschi montuosi son capaci di

ogni coltura invernale ed estiva: e ne stan dando pruove vantaggiosissime


di produzioni; stante che il pane in massima parte viene da su le monta
gne nella provincia, dove la parte bassa tutta alberata ad oliveti, gel
seti, agrumeti, vigneti, ficheti, frutteti cc. Quindi la necessit non che il

bisogno far degli attuali novali quella giustizia che se n fatta finora dei
terreni incolli e degli criceti presso gli abitati di mezzo secolo fa. E cos
in pari tempo la pastorizia si acconcer, con immenso vantaggio dell eco
nomia, coi prati coltivi. Alla fine un breve passo e ci si arriver: ed

quest essa la desiderata soluzione del problema:


Sostituire il prato articiale perenne, in talune contrade doro manca
no le braccia, e dove n il bisogno per la pastorizia, al pascolo o al
prato articiale annuale che pi rolentie-ri diffuso. Il che risponde al
I adottare bene intese rotazioni.
Ora a sapere che in questa provincia si fa molto uso di prato ar
ticiale; ma questo non che annuale
Sconoscendosi del tutto quel
lo artificiale di due, tre, quattro anni. N pel naturale sintende quello
che dovrebbe essere (2).
Rimedio principalissimo per abolire i navali adunque la introduzio

ne del prato di due, tre, quattro anni.


notevole che il gioglio perenne
in questa provincia non si coltiva che per un solo anno! Si semina in maggio
tra il grano, e si miete nella seguente primavera e si sovescia per coltivar
vi su il granturco. Ora per quei luoghi specialmente dove si dcplora la
mancanza di braccia; perch non si lascia la detta erba per due tre e

quattro anni? E cos dici della Sulla coltivata, l dove si pratica: come

(1) Vedi appresso l articolo Prati artificiali.


(e) Ancora il prato naturale si dee seminare a governare in certa maniera, acciocch

le erbe non vi vengano a casaccio.

-272abbiam veduto rarissimamente in qualche luogo lungo la riviera tra Pelle


ro e Melito.

De maggesz assoluti relativi o parziali.


I soli campi irrigui hanno una rotazione piena, e gli orti. I non irri
gui vanno soggetti a delle interruzioni o riposi non per lo scopo di far ri
posare o far preparare la terra; o come dicon gli agronomi far maggese:
ma sibbene per la necessit di non poterla occupare sotto 1 inuenza de
gli estremi gradi di temperatura. Cos sulle stoppie non si fa nulla e no
all autunno restano in riposo: sarebbe minor male se pur questo non si e
stendesse no a tutto l inverno. Ma ci addiviene di rado; perciocch vi si
soglion seminare i lupini o le fave od altro cereale d inverno. Che se vi
si lascia il maggese per seminarvi in primavera il granturco, allora che
durante lautunno e linverno la terra conterr seminato da sovescio che si
sotterra verso 1 Aprile. La qual pratica quantunque denominasi ancora mag
gese (relativo ), pure commendevole, relativamente allo stato in cui si
trovano in quella provincia i campi pei quali non si usa, perch manca il
letame, di conciar la terra collo spargervi questo sopra. Sibbene in luo

go di sovescio usano la stabbiatura recandovi gli animali sur esso campo.


questo ancora un tempo che vi si adopera per migliorare il terreno: ancor
esso un maggese relativo. Nel solo Roccella il campo 5 ingrassa collo spar
gervi in una volta ogni quattro anni il letame o concio qualsiasi.
Ma per quanto sieno lodevoli certi maggesi parziali relativi, i coltiva
tori potrebbero trovare maggior lode, se alla inattivit temporanea supplis
sero con qualche ferragine da mietere o mangiar sul campo gli anima
li. Dopo le prime piogge di Agosto si ricorre a seminarvi i lupini le lenti
l avena. E perch non si semina il granturco, per uso di pascolo? L igno
ranza in cui si di molte piante e del loro destino a eno od altro , fa
s che, dopo la messe, il campo si lascia per pi mesi in riposo, e quel
ch peggio, sempre sodo.

Si renderebbe un servizio all economia di questa provincia qualora vi


"si trovasse 'una sentenza che farebbe in estate, come di altre in autunno;

--273
se pure non fossero i cavoli come tutte le altre specie di crocifcre, le qua
li non si tengono per piante da campo, sibbene per orto ad uso di mine
stra. N mai si coltivato la Rapa per foraggio n per scroscio, ne al
cun altra di quelle crocifere che altrove sono commendate per pascolo (lei
bestiame.
Tutto ci che si fa per dare a mangiare (ma con metodo) agli a
nimali domestici si dee tenere come bellissimo prodotto, e come se si desse
sotto altra forma all uomo. Un tal principio estraneo dalle menti di quei
naturali, dove sono abituati a vedere gli armenti errare a trovarsi il cibo

selvatico e spontaneo. Si crederebbe peccato dare ad un bue o ad una vac


ca de cavoli, delle rape, endivie, carote , cc. Vedete il seguente artico
lo Relazioni agrarie.

Del Panico. Un erba acconcia alla stagione estiva e da prato il Pa


nico, che da gran prodotto in erba e presto. Questo fa ancora ne terreni

leggieri.

2. Relazioni agrarie della provincia.


Le vere rotazioni, nel senso che sintende dagli agronomi, non
possono praticarsi nei piccoli poderi: in questi si pu tutto al pi
avere degli avvicendamenti di anno ad anno, che si vorrebbero me
glio addimandare successioni agrarie. Ma si potrebbero benissimo
eseguire ne fondi di mediocre estensione, dividendo il campo in tanti
appezzamenti quanti sono gli elementi della rotazione. Or questa
relazione si lega massimamente con la pastorizia coltivata, la quale

dee aver costantemente lo appezzamento destinato a prato articiale.


Rotazione della Piana.

I. Anno, Granturco con fagiuoli e zucche. 2. Anno, Frumento, o


Segala o Orzo: si miete e resta la terra a riposo no alla sementa sc
gucnte. 3. Anno, Lupino da semenza. Si raccoglie il Lupino in Agosto.
Tam. XL

38

-274
1. Anno e 2. come sopra, poi si lascia no alla primavera quando
ritorna il Granturco.
l. Anno, Frumento: sopra le stoppie in Agosto e Settembre si seminano
i lupini da sovesciare a Marzo. 2. anno Granturco sul sovescio. 3. Anno Fru
mento, od Orzo, o Segala secondo la maggiore o minore fertilit del terreno.
4. Anno come sopra, da Settembre si seminano i lupini soli o in
farragine con orzo ed avena per pascolo da falciare o pascere sul campo
in inverno e primavera; lasciando i pedali a terra, e sovesciandoli. 2. An
no, sementa di granturco con fagiuoli e zucche. Questa successione comun
que poco variata buona.
Rotazione de terreni sabbiosi e Ieggieri.
l. Anno, Segala ed Orzo, si miete e si lavora subito seminandovi
il fagiolo dallocchio nero. 2. Lupino per sovescio, e poi sopra fagiolo
dall occhio nero.
i. Anno, Fagiolo dallocchio nero. 2. Segala, Orzo, Avena.
N. B. Talvolta i colli arenosi non ammettono altro che due variet di
fagioli dall occhio nero, cio il Dolichos melanophtalmus DC. ( Suriaca
paisana volg.), e Fagioli a semi piccoli detti Suriachetta, Suriaca risa.
1. Anno, granturco; 2. piselli e fave da semente. Nella stato (non
sempre) i fagioli _dall occhio nero; 3. alla fine grano, orzo, e segale.
1. Anno, melloni (coltura detta orto di ori ); 2. grano e sega
la, ed orzo; 3. lupini da sementa.
l. Anno, granturco ec.; 2. lino.

Rotazione di terreni irrigui.


l. Anno, granturco con fagioli e zucche; 2. grano, e segala ed

orzo no a Giugno, e poi sopra di bel nuovo granturco con fagiueli e zuc
che; 3. in luoghi arcuesi si fa il prato di Gioglio perenne (giegghiarina
volg.), il quale si falcia a primavera e testo si sotterrane i pedali, e ap

presso il granturco di bel nuovo.

IF3

-273
I. Anno, granturco; 2. favetta per semenza, e poi si fa il rinnuo

\'0 di zappa od aratro: ci a Giugno e si risemina di bel nuovo il gran


turco.
I. Anno, palate (in piccolo
Estirpatc, si lavora per granturco con
fagiuoli e zucche; 2. grano, od orzo e segale. Lavorasi lo stoppiaro, ed
in Giugno stesso si semina il granturco coi fagiuoli.
l. Anno, lino; estirpato il lino si lavora il terreno e si semina il gran
turco con i fagiuoli; 2. grano, si miete e subito si lavora per. seminarvi
il granturco; 3. o si ritorna a granturco nella primavera, ed in tal caso
si semina la favetta per sovescio, o per pascolo.
I. Anno, gioglio perenne (Gioyghz'arina) si miete a primavera. Se
il terreno sabbioso, di colmata come sono le angre, si lavora e si semi

nano sopra i fagioli, specialmente il fagiuolo dallocchio nero, o fagioli


bianchi, ma sempre con essi si unisce qualche poco di granturco: ovvero
in condizioni migliori si fa granturco. 2. Frumento Segala o orzo.
Rotazione di Retromartna.

Sulla costa del Ionio pei campi non irrigui, ne terreni mamo-calca
rei (l) vi ha una certa rotazione in Roccella, la quale da porre ad esem
pio a tutta la provincia, per il lato delle ingresso, ed la seguente.
I. Anno, sull appezzamento ingrassato le Fave o altra civaja, 2.
Frumento (grano duro); 3. Frumento (grano tenero detto Majorica) od
altro cereale dinverno; 4. Cotone, e talvolta poponi.

Vi da notare che il campo sistematicamente s ingrassa con concio


misto di letame e immondezza di strade, spargendovelo ugualmente sopra
il terreno che apre la rotazione. Ne mai vi si fan sovesci.
Ci ha da notare per che non si mette a profitto il terreno dopo le
stoppie, o col muoverlo a maggese, o seminandovi qualche erba dato
raggio dopo le prime piogge di Agosto. Dippi nella sua rotazione non ci

(I) Ivi si addimandano cosiffatti terreni terre agliocane in opposizione de terreni ar


gadosi o agradosi che sono pi o meno vicini agli argillosi puri.

-216
ha altra pianta a ttone che il cotone. Mentre vi sarebbero le rape il ca.
volo ed altre crocifere durante linverno, da coltivare per mangiare, e per
dare agli animali. Manca del tutto il prato sia annuale, sia perenne;
onde con difficolt si procurano l ingrassa, che, secondo il loro federalis
simo costume, deve spargersi ogni quattro anni sul terreno come base su
cui poggia la rotazione quadriennale.
Nei terreni detti Argadosi (argillosi) di Roccella ci ha quest altra
rotazione, ancor buona rimpetto agli altri avvicendamenti agricoli.
l. Anno, dalla met di Dicembre si lavora il terreno con l aratro.
Si semina cicerehia o cece a Febbraio. 2. Nel Novembre si semina il gra
no, talora in Ottobre e vien meglio. Nel Marzo vi si getta dentro la se
menza di Sulla. 3. 4. e 5. Prato articiale di Sulla; il quale si rom
pe quando si vede degenerare.

Questa una rotazione buona, ed anche unica nella provincia; perch


vi il prato artificiale durevole per pi anni. E sarebbe in perfetta con
cordanza con la economia rurale della contrada, se la rotazione fosse ve
race; cio poggiata sugli appezzamenti o scompartimenti del campo, cosi:

l. Appezzamento.

2. Appezzamento.

3' Appez'zamemo'

Cicerchia o Cece.

Cereale dinverno.

Sulla, seminata e durevole


.
per due anni.

ma vi manca la coltivazione estiva e sarchiata, che sarebbe il cotone o il

gran-turco, quindi si potrebbe meglio fare cosi;


1 . Appczzamento. 2.Appezzamcnto. 3. Appcz-zamento. 4.Appezzamenta

Cotone sul rinnno- Fave o Cicerchia Frumento od altro


v0 ingrassato.

o Cece.

cereale d" inverno.

Sulla per tre


anni.

Altra rotazione. l.Annc, Frumento. Quando si sarchia in Gennaio vi


si semina la Sulla. 2. Sulla (sembrata lanno precedente) la quale si
falcia in Aprile, poi si lascia saldo fino allAutorino e si ritorna da capo.

_. H- _

-211

' Si dee conchiudere che la rotazione della Piana si compie es


senzialmente in due anni con la coltura estiva e con la invernale.
Questa stessa rotazione forma la condizione de contratti di fitto o

di colonia parziaria. Che essa d ordinario falsa, non poggiando


sull appezzamento simultaneo del suolo in tanti scompartiment quan
ti sono le maniere di seminagioni, o meglio gli anni.
Modificando in varie guise la coltura invernale, la estiva sem
pre costituita dal granturco. La canapc, i ceci, i fagioli dall oc
chio nero, o d altra specie, isolati, non sono che colture parziali ed
eccezionali. In questa stessa regione fortunatamente non si pratica
maggese completo n riposo.
.
Nelle montagne e nella marina ionia si usa I avvicendamento
delle colture con il riposo della terra, di quattro anni in quelle,
di uno in questa.
Nell intervallo da Giugno a Novembre ci ha qualcheduno il
quale fende con aratro il terreno in Agosto per arrostire (come si
dice) il terreno, e pulirlo delle piante perenni; ma codesto lavoro
rarissimo, da non meritare alcuna menzione. Sarebbe assai be
ne trar protto con riseminare questo campo con erbe che venisse

ro su testo , e fornissero qualche prato naturale da falciare a pri


mi di di Novembre. Lo stesso granturco una graminacea che verreb
be benissimo in poco tempo e darebbe largo pascolo agli armehti
in autunno, e in inverno disseccandosi.

In una nostra escursione agraria per la parte meridionale del

la provincia con soddisfazione abbiam rinvenuto un prato di Sulla


lasciato a dimora da tre anni, a Lazzaro, villaggio sulla strada che
mena a Pellaro. Di prati artificiali perenni non ne abbiam visto

mai pi.

'

Della Rabbia. A confortare il paese della mancanza di braccia,


oltre al prato perenne, ci ha le colture che richiedon molti mesi di

--278
dimora e che nello stesso tempo non smunge od esaurisce la fer
tilit del terreno. Tra queste la Robbio. Coltura che richiede ter
reni sciolti vero, ma viene ancora negli argillosi, e che cuovri
rebbe con sommo vantaggio molli bassi piani 0 lande lasciate allo
improdultivo riposo, come in quel di Iliace, Monasterace cc.
Rotazione degli orti non irrigui (l).
I. Anno, ortaggi da autunno fino alla primavera nei luoghi non ir
rigui: dalla primavera fino a tutto Agosto granturco con fagiuoli e zucche
insieme per poi tornare da capo: 0 in 2. anno grano, e poi ortaglie, ov
vero sovcsci di lupini e favette.
I. Anno, ortaglie da autunno no alla primavera; da primavera no
ad Agosto canape. 2. Anno, farragine di lupino o favetta, con avena od
orzo, e poi in primavera granturco con fagioli cc. In questa rotazione tal
volta si ha il gran torto di usare i sovesci anzich ingrassi animali o mi
sti. Segno di somma pigrizia, ed ignoranza insieme, a procurarsi i concimi.
Rotazione degli orti irrigui.

In Mammola. Si divide il terreno in ajuole solchi e porche.


I. Fagiuoli tabaccbini (detti fagiuoli a una mano Si pianta in es
si il granturco alla distanza di 40 centim., quando i fagiuoli son maturi,
e il granturco 30 e. alto, s estirpano e si Iaseian a disseccare sul terreno.
Siegue il granturco a crescer solo. In Settembre, 0 meglio Agosto, tra il
granturco si piantano i cavoli, i broccoli neri detti smuzzatura, i broccoli
(Brassica oleracea asparagoides), ed il Cavolrapa (cavolo di rizza volg.).
Intanto crescono i cavoli, il granturco si taglia col pennato da gi, e si tro'
va fatto lorto da minestre: 2. Sieguono le lattughe le cipolle, le quali
si trapiantano dal semenzuio in Gennaio e Febbraio, con le lattughe.
(1) Noi adotliamo costantemente questo vocabolo di Rotazione ance per gli avvicenda
menli mensuali.

-- 219 -.v
la Cinquefrondi. Settembre (I ad 8) si semina la 'semenza di cipolla
sulle porche, lasciandone i anchi di queste pei seguenti: si pianta il Cavolo

rapa , lEndivia (Cychorium Endivia) detta scarola, le cipolle da semente ,


i broccoli natalini; o si pianta tutto ci che matura in Dicembre e Gennaio
come finocchi, appio. Gennaio e Febbraio: si piantano i cappucci, le piantoli
ne di cipolle. Marzo ed Aprile: si piantano lattughe; cavoli detti bianchi che
maturano in estate. Dalla ne di Maggio in poi restano li ain e le cipol
le da semenza; i quali estirpati, la terra si occupa di vivai di cavoli da
torso (Brassica oleracea caulorapa), di broccoli; per trapiantarli agli l-8 Set
tembre come sopra.
Tra Maggio e Giugno si pianta alla rinfusa, nelle ajuole, col piuolo, il
granturco molto spesso; sicch un pi disti dallaltro '15 centim., il quale
matura a Settembre; e poi si ritorna alla piantagione delle ortaglie.
Dunque la base della rotazione degli orti di Cinquefrondi sono ivivai
di cipolle di cavoli e di altre ortaglie, e le cipolle stesse. Di questi pro
dotti fauno commercio con i comuni vicini, non eccettuato la stessa Reggio.
In Reggio. l." Gennaio, piantansi i pomidori cio le piantoline di uno

a due decimetri, i cipollini, cappuccini. 2. Si cstirpano le cipolle e cap


pucci in Maggio; restano solo i pomidori per tutto lanno.
l. Gennaio: Cipolle, lattughe, cappucci; 2. Luglio, peperoni inter
zati con le piantoline di cavolore.

l. Gennaio, si piantano le lattughe sole, si cstirpano in Marzo. 2.


Aprile 0 Marzo, pomidoro interzato con altre piante, le quali estirpate, re
sta il pomidoro per tutto l autunno.
Gennaio, cappucci e verzi (di tutti itcmpi), od altra maniera (1 or
taglia; in Aprile canape; lll Autunno caulorapa a fusto grossissimo (rizza
grossa) e a fusto men grosso (rizza piccola ), o nocchi, carote, endivie.
La base delle rotazioni complicatissimo quanto ragionate degli orti di
Reggio (ovvero il cespite principale degli orti) e il pomidoro, il quale re
gola l avvicendamento di tutte le maniere di eamangiari e fortumi (vede

te: coltivazione degli orti di Reggio).

-280

Se in lutti campi si ponesse in rotazione lo appezzamento


ad orto sia da ortaglie o da melloni, l agricoltura sarebbe bella e
progredita (ved. parte III, Orti). Ci si potr fare quando, in
trodotta la pastorizia coltivata, pel governo di questa si destine

r una parte del campo a prato articiale, e specialmente perenne


a risparmiar braccia e spese, e procurar concime. Ancora sar
raggiunto codesto progresso quando tra i foraggi s introdurranno
le rape e turneps od altre crocifere a grossa radice carnosa.
Anvrcono Il.o Comvazroru con LE connrsronnsnrr movsrrun.

Coltivazione del Granturco.

Se si mettesse in paragone la coltura


la del frumento in questa provincia, sia in
portanza economica, sia per le operazioni
tura che ricevono, il primo vincerebbe di

del granturco con quel


riguardo della loro im
preparatorie e di col
lungamano il secondo.

Sul versante del Tirreno specialmente nella Piana, e su per gli

alti monti e pianori della schiena dell appennino, e su pel grup


po di Aspromonte, da per tutto , nei terreni arator , ed in alcu
ni alberati, si coltiva il fromentone. Non cosi sugli alti piani del
circondario di Reggio (nei cosiddetti campi). N sul versante del
Ionio, deve, comunque terreno granifero per eccellenza , la coltu
ra del granturco si limita soltanto pei campi irrigui; lungo le stret
te zone che costeggiano i umi Bonamico, Alaro, cc. Al contra
rio il frumento in associazione con la Sulla, il principal prodotto
di questa regione che tutta quanta nella sua lunghezza di chil. 61
(miglia 33), e media larghezza di chil. 6 (circa miglia 2'/,) cio
366 chil. quadrati, ovvero ettaro 30500, si distingue per le sue
colture a cereali d inverno. Questa nota differenziale tra i due ver

-281

santi e abbastanza notevole e signicativa per le regioni agricole


della provincia. La Piana, ed i pianori dellAppennino del circonda
rio di Palme, in estate son da per tutto verdeggianti, fino allestre
mo autunno, e le popolazioni in muovimento per la coltivazione del

granturco. Ivi questo cereale la misura della fertilit de terreni:


e il punto di partenza delle rotazioni in uso nel paese , e lo sco
po dogni lavoro che si fa della terra destinata al pane : siccome
per pane ivi il popolo non sente che granturco. Perciocch il pane
del popolo in questa provincia si fa di formentone o granturco. A
molti altri usi secondari serve questa preziosa pianta: la pannoc
chia de fiori maschi , che Si suol cimare un po troppo presto , le
foglie che parimenti troppo presto si sogliono strappare, le sfoglie
od involucri delle spighe , i tuteli (detti majarozzolz' ), i saginali:
tutto si adopera a diversi noti usi. _
Ancora la principale pianta erbacea, che cuovre promiscua
mente , con i fagiuoli e zucche, il nostro terreno durante lestate
e parte di autunno , che ha di vita da due a quattro mesi , per
poi lasciar libero il campo ad altra coltivazione, e sempre in ista
to migliore, e dopo di aver dato quaranta per uno (termine medio
tra seme e ricolto), al conduttore o al proprietario.
malgrado di questa direm cosi deferenza per la coltivazione
in parola, il granturco non basta ai bisogni del pane del popolo.
In quanto a lavoro di terra, la sua coltivazione ne offre il tipo, ed il
compendio di tutti i lavori acconci a muovere la terra , per prepararla:
e pei secondi lavori, per coltivare le piante seminatevi. A malgrado di questa
importanza essa molto arretrata riguardo 7alle altre provincie napolitane ,

e pi alla Toscana.
Il terreno, sia sabbio-umifcro, come la Piana di Rosarno e Gioia e

Bizziconi cc. , sia argilloso-calcareo , come quello di Palmi e Gera


ee; ma specialmente argillo-sabbioso-siliceo (lipoio volg. terres franchcs
Tam. X1.

56

--282
Fr. loams ingl.), come sono tutte le estensioni pendinose attorno la schie-i
na dellappennino , rose e frastagliate dai torrenti e umicelli. I terreni
cos detti freschi sono i terreni pi acconci a questa coltivazione. Singras
sano alluopo ordinariamente con lo stabbio (con la mandra volg.)
,
o col sovescio.
Si ara o si zappa i] pi profondamente che si possa. La zappa si a
dopera pel granturco dovunque, eccetto nelle masserie della Piana, dove
i lavori preparatori si fanno con 1 aratro.
'
Il lavoro di zappa si profonda da 25 a 30 centimetri o pi: a iii-20 con
l aratro, comunque questo possa ricever tal tempra da giungere fino a30
centimetri sotto il sodo. Pel granturco quantunque sia senza fittone, non
mai inutile il lavoro profondo , specialmente pei terreni non irrigui. Ilpro
verbio dei paesani: la buona coltura combatte la mal annata, non e mai

tanto vero quanto in questa coltivazione


Lo zappato o larato non che lopera di una sola volta; e spessis
simo nello stesso di che si zappa e si ara ( verso sera ) si semina. Gi
s intende, l aratro fonde intraversa interza, ed inqnarta talvolta prima di se
minare (vedi aratro
Spesso si rimuove la terra qualche mese prima
L erpicatura non si pratica n punto n poco in questa provincia.
il principal difetto tra tutti i difetti: specialmente sullarato, dove ogni
ragione di erbe vivaci , si lascia in campo con gran pregiudizio del fondo
e del rendiconto ; ragion per la quale non ci ha poi braccia che possano
bastare a sarcbiare ed incalzare il granturco. Allopposto lo zappatore zap
pa incurvo per due ragioni, per la natura del suo stroment_o e per nettar
lo zappato. Ei sente maggior fastidio ad abbassarsi e trarne fuorii rizzomi
e piante perenni, che a menar la zappa. Lopera di estrarre gramigne ed
altre simili radici , specialmente del Sorghum halepense , in suolo mezza
namente imbrattatone , occupa per lo meno altrettanto di tempo e lavoro.
(I) Vedi stabbio all art. come si acconciauo i terrazzi pag. 237.
(2) a notare per che il lavorar soverchio la terra umifera non senza danno del
la pr0priet , perch lhumus terreno transitorio.
(3) Anzi s incomincia a fare i detti lavori di zappa n dal Febbraio , non per ragion
di maggese , ma sibbene per economizzar tempo.

-283
I nemici principali sono la gramigna, la suddetta Saginella selvatica
(jcrocastro volg.) il mentastro, lebolo , il cipero (ziparo volg.),ordina
ri ospiti del buon terreno.
'
Il conduttore come il proprietario, non che lo zappatore dee pensare
al presente ricolto, ed all avvenire del podere. Ora codesto avvenire dipen
de massimamente dalla costante indefessa estirpazione di dette piantacce_.
Semenla. Sullarato o sulle zappato si semina ordinariamente appe
na il lavoro finito, cio verso sera. Il tempo della seminagione prima
ticcia, come nelle marine, e il Marzo; nei luoghi interni 1 Aprile. Ma la se
menta primaticcia, sia qualunque l ostacolo dell abbassamento di temperatura
capace a far ritardare l accrescimento, sempre suol garantire dal agello della
siccit. Il promcnlino (primaticcio) promette, dice il proverbio volgare del
paese. E se talora come suole avvenire per vicenda atmosferica , come for
te pioggia sopravveniente al seminato, incrosta il terreno al primo apparir
del sole, e la piantolina non vien sopra , si in tempo di riseminare il
campo. Anticamente ricordano i contadini vecchi non si seminava se non
giungeva la settimana di S. Marco 25 Aprile
Oggi si trovato as
sai vantaggioso ( pei terreni a coltivazione secca) 1 anticipare. Cosi anco
ra se avvengono dei vuoti nel seminato, si possono riempir di nuove se
ntenze, dello stesso granturco o del cinquantino, o di fagiuoli dallocchio,
come si suol fare pi di frequente. N riesce che a stento la pratica del
trapiantamento delle piante sulla zolla tolta con un colpo di zappa.
Si semina alla volata o alla minuta cosiddetta dagli autori toscani.
Precedentemente il lavorato diviso in tante zone per solchi, lontani 1 un
dallaltro quattro o cinque metri. Sempre per si dee gittar seme pi del
bisognevole , a malgrado del volgar pregiudizio che si ha (e si verica)
che un seminato spesso resti sempre spesso. Nella coltivazione a secco le
piante si fan distare circa 50 centimetri lun dallaltro. Non pertanto gli
avidi coloni o proprietari soglion perdere tutto il ricolto per non volere di
radarc. Non ci ha miglior precauzione contro la siccit del seminar rado;
ed in tal guisa le piante portano a maturit due spighe invece d una. Gi
di piantare o seminare a righe, (detto pollica-mlo ), non si usa punto, ec

cetto in qualche orto come a Mammola.

-28
Secondi lavori. La coltivazione di questo cereale in questa provincia
ditl'crisce da quel di altrove in alta Italia e fuori. Venute le piante e giun
te ad avere cinque foglie, il tempo opportuno e perentorio del rincalza
mento , che la prima coltura del granturco che ivi si addimanda la zap
pa del granone, la pi importante ed indispensabile , e talora la sola che
vi si pratichi quando il terreno fosse nel primo lavoro preparato ; cio ben
nottate dalle erbe a rizzomi. La rincalzatura in questa operazione si fa si
multaneamente colla sarchiatura ; anzi il ritardarla a pi oltre , cio da
quando a sei foglie in appresso , rende dare il tessuto delle piantoli
ne e non creswrebber pi oltre. Si fa sempre con la zappa , gi s inten
de (l), la quale l unico e il solo stromcnto del bracciante di questa
provincia, ed il solo stromcnto preparatore e coltivatore insieme. Si ta
glia con essa il terreno e lerbe, e si scalzano intorno intorno le pian
toline del granturco , fin quasi a farle cadere, e tosto poi si rincalza
no , con la mano diritta di concerto con la sinistra: in quel che estraggo
no I erbe cattive ed estranee. Tutto ci 1 opera di pochi istanti, e poi
tiniscesi coll ammontare attorno al piede quanta terra pi si possa; men
tre che con laltra mano porta fuori terra le foglie della giovine piantoli
na. Oltre a ci si tagliano a colpi di zappa le piantoline superflue , e si
Iascian via o si sovesciano l per la ( standovi attento Il presente il con
duttore e proprietario
Per la quale complessiva operazione si richiede
molta pratica e sveltezza, facendo in un tempo (cio ad una volta) quel
che altrove si fa in due operazioni, e due tempi diversi.
Ed ecco appunto in che sta l ostacolo forte di questa coltivazione e
che reuisce allo svantaggio generale economico della provincia. Imperciocclr
allora la grande ricerca di braccia; si eleva il prezzo fino a lire I. 90
non se ne trovano , e talora va perduto per tal ragione ( ma di rado )
il ricolto. La coltura di questo cereale sul versante del Tirreno richiama
un gran numero di zappatori che vengono nella Piana da Retromarina; cio
da Mammola, Grotteria, S. Giovanni; e dallaltra provincia, cio da Spa

(1) I secondi lavori non si possono eseguire che con la zappa. Si scelgono a ci le

zeppe pi Icggicre e mezzo consumate.

'

-285
tela, Fabbrizia , ec.; mentre dallaltro versante del Ionio poco si fa di
simile coltura.
_
Per l opera del rincalzo, che si esegue insiememcnte colla sarchiatu
ra e diradamento delle piante, cambia di faccia il terreno , che addivien
tutto gremito di piccole disuguaglianze , piccoli rilievi e piccoli abbassamenti;
essendo tutte le piante alla rinfusa, il rincalzo avviene come in piano su
cui il terreno sia di supercie scabra di piccoli mucchi e piccoli avvalla
menti: il granturco prende da questo'tempo rapido incremento. E quan
do la pioggia non cade s testo da render mezzo frustrata lopera; ma ca
de dopo un certo numero di giorni , allora il ricolto quasi assicurato.
Perciocch il granturco in buona terra va bene a perfezione ance la merc
di una sola pioggia ( di un acqua volg. ) dopo la rincalzatura.
Ci ha in questa suddcscritta operazione a rimediare ad un altro in
conveniente, ed che talvolta per la crosta sopravveniente alla seminagio
ne, e per difetto del seminatore (che i paesani dicono per botta di mano),
o per altre cagioni, accadono degli spazi vuoti. Per riempire i quali e vi si
trapiantano delle piantoline di granturco del campo stesso che si prendon
con un colpo di zappa in zolla e vi si collocano,o visi ponga semenza del
granturco cinquantino, o meglio vi seminino i fagiuoli dallocchio (Doliehos
melanophtalmos) che pi di tutte 1 erbe coltivate in estate resiste ai celeri
estivi. Ma io ho sempre trovato che codesti processi supplimentari non riesco
no bene. Dovrebbe farsi a parte con anticipazione da uno addetto, e con
stromento apposito; il che torna sempremai difficile.
La sarchiatura ( Dupra volg. ) si fa quando il granturco giunge al
laltezza di circa 0, 50, cio quando va ad avvicinarsi al ginocchio delluo
mo , o prima , in caso (1 ingombro di erbe : si tagliano non solo le erbe
e nel contempo si rompe la crosta del terreno e si ravvicina qualche po
di terreno al piede. Onde questo ultimo rimaneggiamento del terreno non
si dovrebbe dire, n , il roneare; ma il sarchiare, e qualche cosa di pi.

Talvolta l arroncare , o meglio 1 estirpar l erbe estranee che nei terreni pin
gui vengon su rigogliosamente, richiede unaltra operazione e da ultimo. Ma
ci non si pratica che di rado. Anzi talora in terreni ben netti il solo rin

calze si veduto bastevole alla rigogliosa riuscita del granturco.

-286La sarchiatura richiede men della met lavoratori che la rincalzatura


(zappa) in un ettaro circa dieci uomini: per la rincalzatura almeno venti
e pi: pel rinnuovo quaranta.

Altra maniera di coltura. In piccolo e negli orti, dove ci ha una ro


tazione di produzioni quasi mensile, come in quel di Mammola, Cinque
frondi , Radicena, cc. , e soprattutto Reggio. Il granturco si pianta col
piuolo ed in le; ma altre volte senza ordine alcuno. Vedi sopra: rotazio
ne degli erti. Si potrebbe usare con protto il pollicare, ma ci nel pae
se non si pratica che con le fave.
La cimazione si fa nell epoca della oritura, ed ance prima talvolta,
come fanno i Giflonesi. Pratica biasimevole non solo per la mancante fe
cendaziane( sebbene qualche pannocchie rimasta in sito supplisce al difet
to); ma ancora perch in terreni fertili si vedono andare in rigeglio le piante,
portando scco presso le spighe, e sotto, dei getti soprannumerari ed avven
tizi , che guastano la pianta. In certi comuni come in quel di Rosarno ,
non si suol cimare. Del resto , purch la cimazione non si faccia troppo
presto , cio prima dellemissione pollinea, indifferentc per la spiga.
Ma in certi terreni assai pingui, come in quel di Rosarno, starebbe meglio
a non farla.
.

Raccolta. In Agosto e in sul suo nire s incomincia a raccogliere il


granturco da seme piccolo ( detto sementella
Si tiene generalmente per
segno di maturit perfetta, e quindi della raccolta, il rovesciamento della
spiga. Alla raccolta si adoperano uomini, donne, ragazzi, i quali lasciano
ogni altra cura domestica e di campagna per addirsi a questa capitale ope
razione, da cui dipende lannata avvenire della vita del contadino. I vil
laggi si vuotano di gente a questepoca, che incomincia da Agosto, e con
tinua mano mano per Settembre ed Ottobre, e s impiega ancor Novembre;
per cura e trasporto del granturco tardivo (vedi art. Masseria).

Si portano a seconda si raccolgono le spighe coverte dagl involucri o


sfoglie all aja, sia alle scoverto, sia al coverte entro le capanne, cio
pagliai e legge, come si addimandano. Allo scoperto si denudano dagli
involucri, adeperandevi le donne, le quali armate da un piccol ponteruolo
di legno spaccano in cima gl involucri, ne Il revesciano e testo ne rom

-281
pone il punto di attacco alla base della spiga. Questa operazione si fa per
lo pi di notte.
La sgranamento vi si fa da uomini robusti con un rozzo strumento ad
dimandato mazza (I). una grossissima clava di legno curva in mezzo, lun.
ga circa m. 2, 20 , che dal mezzo all estremo ingrassa a poco a poco.
I pestatorz' vi battono il mucchio delle spighe ( vedi masseria e mezzadria
Non vi si usano macchine da sgranare , nemmeno il semplice stromento det
lo coreggiato : che in questa provincia non si vede mai adoprato per nes.

suna operazione agricola! Lopera dello sgranamento del granturco la com


piano le donne ed i ragazzi , occupati a raccogliere i tuteli, e mondarne
i grani rimastivi aderenti con le dita. Quindi il granturco si passa al ven
tilabro , che non altro che una pala a lungo manico (v. Masseria
Altra maniera di conservare le spighe del granturco.
Nelle colture tardive occorre di raccoglicr le spighe talvolta non per
fettamente mature e secche. Vi si lasciano gl involucri e si portano nel
le case dove si appendono, per mezzo di poche sfoglie rovesciato a delle
corde e pertiche in luogo molto asciutto e ventilato. Cosi lasciatevi si
possono sgranare a parte a parte nelle giornate oziose d inverno. Ci u
sano in quel di Mammola; e ciascuno in sua casa pu sgranare da uno
a pi ettolitri di granturco in siffatta maniera.
Conservazione del granturco. Prima di conservarsi si distende sur aje

sul nudo suolo, come si fa in grande presso le cosiddette masserie, ovve


ro con pi propriet sulle tele grossolane , dette solalde. E quando ben
secco si porta al magazzino dove si conserva in grandi ccstoni, che sono
di vasi di figura cilindrica, costruiti di listerellc di verga di castagno (2),
intrecciate tra loro , della capacit di ettolitri 2 a 20. Non ci ha modo pi
asciutto e proprio di questo a conservarla ; alla stessa maniera come si fa
pel grano. Di rado in questa provincia vi si tiene da qualcheduua am

(I) Mazza di mjozzi ( cio spighe ).

(a) Si costruiscono specialmente a S. Giorgio.

__ ,

_;=,

a. I: -

- .._,,____a

-288
mucchian in sull astrico del magazzino: non mai in tosse , delle quali
fanno uso nella limitrofa provincia, assai pi che questa graniiera.
Ostacoli a questa coltivazione e loro rimedi.

l. La magrezza del terreno si 'acconcia con anticipati sovcsci: ivi


praticati con i lupini e le fave minute, talvolta nelle piccole coltivazio
ni degli orti con letame misto ad immondezze. Pi spesso col metodo del
lo stabbio 0 dell agghiaccio, detto con la mandra. Il che sulle montagne
d risultati sorprendenti.
2. La crosta dei terreni tenaci un dei pi spaventevoli inconve
nienti, che si manifesta troppo di frequente dopo la pioggia caduta sul
seminato; fa perdere n dal principio la speranza di un abbondante ri
colto. Questo dispiacevole accidente si potrebbe evitare col concime in
polvere sparso sulla supercie del zappato e dell arato prima della semi
na, o col sovescio. Ma pi che questo col causare il mal costume di sep
pellire la semenza molto profonda no a "MO centimetri. E basterebbe
cuovrirla nei terreni leggieri non pi di 2-3 centimetri: nei forti a 1-2

centimetri. Ancora pi sicuro non che procuo rimedio sarebbe di spargere


del concio sulla supercie dello stesso campo gi seminato.
Dallaltro lato si trova una pratica tutta opposta'a quella che gene
ralmente si usa: quando la semenza si gitta sul zappato ancor fresco della
giornata stessa: verso sera in tal caso si suole sotterrare col dorso della
zappa. Vi si risparmia mano (1 opera; ma il granturco, se piove lorte,ri
mane in parte scovcrto. Non importa poi se radichi supercialmente.
Ma se l erpice a denti non viene in soccorso dello allenamento del
la semenza, potrebbe costruirsi l erpice di frutici spinosi incastrati in tela
jo di legno: sarebbe il camuna] rughe accomodato ad erpice con facilissi
ma maniera e nessuna spesa.
Malattie della Zea Mais. Il verme (cio la larva del Botys silacea
lis ) che viene da su in gi si uccide col tagliar presto la pannocchia;
gi sintende a tempo sempre, non prima della oritura.
Il fungo l Ustilago Maidc's che si mostra a forma di borse levigate e
succhia lumor della pianta. Questo male per non si suol mostrare epidemico.

-289
Del vento. Contro questo terribile inimico del grano turco, ch' il

vento, proponiamo luso delle corde distese intorno intorno agli appezza
menti, specialme_nte dal lato opposto al vento predominante. La spesa sa
rebbe mitissima appello alle devastazioni cagionatc in talune contrade, co
me a Gill'one.
Un altro grande ostacolo, il quale dipende dalla condizione statistica ed
economica del paese, sta nella mancanza delle braccia ed il loro caro nei
tempi de secondi lavori, specialmente della riviealzatura: onde molti pospon
goue questo perentorio lavoro con gran detrimento della coltivazione: e ta

lora si giunge a perdere perch l abbandonano pel euro delle braccia (I).
Scarsezza e caro (secondo 1 economia del paese) che fa si che molti non
intraprendano questa coltivazione e specialmente quei sul Ionio , e privano
la popolazione dun prodotto abbondevole e che lascerebbe il terreno sem
preppi migliorato.

Or bene a quali rimedi ricorrere? Lo spargere i semi alla vo


lata (detto dai nostri toscani a spoglio o alla minuta) cagione
di grande discapito nella produzione del primo cereale della provin
cia qual il grano turco; e di danno alla generale economia del
paese; come abbiam fatto rilevare in pi {neghi di questa relazio
ne, e specialmente dicendo della mezzadria estiva (pag. 111
Il
rimedio quindi contro questo male sta nel seminare a righe sui ri
dossi, o nei solchi che vi fa l aratro, sia che ci si faccia a mano o

con l aiuto di seminatore meccanico. Seminate pellicande a righe e


piantate a righe: e poi adoperate, se volete e p0tele, la zappa a caval
lo, ed il rincalzatore. Ovvero per non urtare nello scoglio, tanto temu

to dalla nostra economia, delle macchine, usate la comune] zappa;


(I) Ance se ne soglion pagare (cosa rara) no a lire a alla giornata.
Io , pi sopra, mi faceva a proporre cosa facile, allorch indicava convertire laratro
stesso del paese a rincalzatere con aumentare la larghezza e lunghezza delle due orecchie
e pinne e nel contempo la loro divergenza. In tal caso si potrebbe lo stesso aratro far ti
rare da un beve, accorciando la bure e adattando altro apparecchio per trarlo.
Tam. X1.
57

__,_ _,____

-_-\_._

_. W.__. f-_.-<_ ____

___-.__

-290
ch tutte codeste operazioni con le piante in la si fanno in meno tem
po e con minor fatica. Il rendiconto torner pi vantaggioso, le braccia
allora basteranno ancora per quelle estensioni di terreno che duran
te la state stanno a nudo; cio le lande e colline lungo il Ionio.

A file si semina in altre provincie come in Terra di Lavoro, Avel


lino, Molise cc.

Ma chi pianta o semina codeste semenze? In quei tempi ci ha


le donne e i ragazzi che si possono bene adoperare a questo lavoro,
cos poco pesante, come di gittare (pollicare) in un solco dei semi
in fila, o praticarvi de buchi con acconci piuoli (I) e porvi i semi
dentro. Il solo risparmio di semenza compensa la mano d opera.
Si pianti a le luna circa mezzo metro lontana dallaltra, ed
i semi si pongano nella fila assieme con fagiuoli alla distanza non
maggiore di I0-l2 centim. per averne a sufcienza e non a difetto.
Non insistiamo sulla introduzione della zappa a cavallo per
sarclriare e pulire il terreno, n su quella dell aratro rincalzatore;
perciocch tanto progresso non ancora ivi sperabile. Ma dicendo
dell aratro del paese abbiamo appena cennato un progetto di con
vertirlo in rincalzatore. Or la coltura estiva del granturco elevereb
be di molto il prezzo di quelle estese terre rose, che pel barbaro
sistema del maggese biennale ne peggiora la condizione. E le agra
de e terreni argillosi che sono al bacio (al monouso volg.) diver
rebbero produttive anch esse dun cereale che d l 80 per uno e
lascia il terreno migliorato. AI qual proposito quei del Ionio devo
no sapere che la siccit pi tollerabile nel loro terreno argilloso
calcare, che nel sabbioso o leggiero della Piana.
Esempio di seminagioni a righe. Passando nel passato inverno
per alcuni tenimenti lungo la sponda sinistra del Buonamico mi ri
(I) Ce n ha di semplici e a due braccia.

-291
corda di avere incontrato (l), e con piacevole sorpresa come cosa
affatto nuova in quelle contrade, le seminagioni di fave e fremen
te a righe. A maggior ragione si dovrebbe imitar lesempio pel grano
turco, per cui sono necessari i secondi lavori pi diligenti e fatico
si; e pei quali nel sistema di seminagione a volata richiedesi mag

gior numero di braccia.


Gran mezzo di aumentare la produzione del granturco lo
spargimento dell ingrasso liquido verso il tempo della oritura, co
me si fa in Toscana (Ridol, Cuppari) un po prima della rincal
zatura, operazione che li l ultima: mentre in questa provincia
la prima. Il pozzonero tal mezzo produttore , che da una banda
raddoppierebbe la produzione: e dall altra sarebbe novella risorsa

pel paese che n oggi lascia del tutto perdere le umane egestioni,
che continuano ad insozzare le contrade degli abitati specialmente

popolosil
Delle altre colture estive associate col Grano turco.

Vi si associano le diverse specie di Fagiuoli , il Sorge, il Cece, le


Zucche, il 'lopinambour (di raro). Le patate ancora si sogliono coltivare pro
miscuamente , col granturco, ch la base ed il principal cespite della col
tivazione promiscua. Purnondimeno in certe annate ne prendono il di sopra
i fagiuoli.
.
Di questa coltivazione simultanea non saprei dirne male; pel riguardo
che il terreno viene ad essere occupato non solo dalle radici superciali del
granturco, ma ancora delle profondo del fagiuolo delle zucche (che vi si
piantan rarissime
Le zucche sono cos soggetto di grande coltura, e ce
n ha di varie specie: la pi comunale e che da grande ricelto la zucca
da majali , che se ne cibano: e spesso le mangiano mature dinverno gli

(1) Nel tenimento del Sig. Ameduri.

-292 uomini col nome di zucca da vermicelle: o le zucchette che fanno la pi


genera] minestra estiva (vedi il catalogo delle piante) come si fa per la
Cucurbita Pepe 0 cecezziello di Napoli (1).
Le zucche si pintano in buche con in fondo del concio consumato ,
o dimmondezze di strade, e cenere di debbio; ma ne terreni pingui se
ne fa senza.
Vi s intersane , specialmente nei terreni ricchi, di certi camangiari, co
me lattughe, cavoli, rape , per farne insalate e minestre; non punto di
barbabietole.
da confessare che negli orti spesso si moltiplicano troppo
questi accessori.

Nelle campagne coltivate a granturco 1 estate passa deliziosa e ricca


e lieta ad ogni classe di persone; purch la pioggia venga a tempo. Nel

caso contrario ci ha grande sonoramente. Ma egli da osservare che an


ce in questa peggiore condizione la coltivazione a granturco torna pi van
taggiosa del riposo estivo , che lascia la terra conspurcata di erbe a riz
zomi ed il campo peggiorato. Laddove il granturco, ancor disseccato dalla
mancanza di pioggia, buonissimo per eno, ed il campo migliorato non
che preparato per la sementa del frumento.
In un ettara in terreni non irrigui, in annata mediocre, si raccolgono
ettolitri 15, oltre ad altri accessori. Ma in terreno irriguo si giunge al dop
pio e talvolta come in quel di Gil'fene dove si coltiva la variet grossa si

giunge a 32 ettolitri oltre a 4 ettolitri di fagioli: e nei terreni da orto


sotto le lare degli abitati no a 45 oltre a IO ettolitri di fagioli. Onde non

si sta in dietro in paragone alla Toscana, dove un ettare d in media


quantit 30 ettolitri (vedi Ridel, Lezioni orali di Agraria). Pel rendicon
to di questa coltura riveggasi 1 art. Masseria a pag. 189.

(I) La zucca in esame la Cucurbita chrysocarpa Gaspar. che nei credevamo descri
ver come nuova col nome di C. longicaulis: vedi nell ultima parte il nostro Catalogo.

-293

Del Frumento, Segala, Orzo, Arena, ed altri ccreafi(l).

Coltivato e raccolta il granturco (Zea Mais) e con esso ita


giuoli, le zucche e le patate, il terreno resta bello e preparato per
la coltura del grano (Ranujancu volg.). La coltura di quello serviva
di base a questo, e la rotazione agraria del paese si apriva con
la coltivazione estiva. Nei lavorati di zappa come si trovano costan
temente presso la montagna, il terreno coltivata a granturco rima
ne assai netto e ben preparato alla seminagione dei cereali din
verno. E tanto ci vero che sulla schiena dell Appennino, negli
alti piani, il grano si semina in Agosto, quando si dee dar lulti
mo lavoro al Formentone. allora che un uomo vi gitta la matti
na il grano a volata e poi nella giornata fa la sarchiatura colla so
lita zappa al Formentone, e cuovre la detta semenze di Frumento.
L sulle montagne quando vengono le gelate o le nevi, trovano gi
il seminato adulto e resistente. N si perde gran che di semenze;
poich il germogliamento e crescimento , la merc del calorico in
grado medio, assai pronto. Onde per quei luoghi, riguardo alle
cattive pratiche generalmente in uso per la coltura del frumento ,
questa maniera non la cattiva. Al di sotto degli alti piani, la semi
nagione si fa come (1 ordinario in Novembre, od al pi presto al
cader di Ottobre.
Si fanno per dovecchessia i lavori di aratro sui stoppiai o sul
sodo (come a Retromarina
Ma nelle buone coltivazioni di granturco si
suol seminar sopra dopo una leggiera passata di aratro. Il lavoro di a
,ratro sempre in piano, sia qualunque la natura del terreno, non mai si
(1) Vedi le variet, che si coltivano, nel Catalogo ai generi Triticnm, Secale, Hordeum,
Avena , Panicum, nella famiglia delle Graminacce.

-294
inquaderna, n insolca n imporca
Arano prima, cio tendono il ter
reno, intraversano, ed interzano, e poi vi seminano sopra senza erpicatura.
Si semina il grano a volata, e poi si cuovre con lo stesso aratro, il
quale divide il seminato, come or dicevamo, in piccoli solchi provvenienti
dalla natura dellaratro; i quali solchi allontanano le semente da una ban
da e dallaltra sui ridossi e ne lasciano ancora in fondo al detto solchetto.
Se pel granturco la piantagione a righe 0 la seminagione a righe era
resa rarissima, pel grano n all'atto sconosciuta
E pure avendo ri
guardo al risparmio che si avrebbe in prima sulla semenza pi del 50 per
100, seminandolo a righe, 0 meglio piantandolo, non possiamo. fare a
meno di non proporlo, e di non augurarlo al bene ed al progresso econo
mico di questa provincia: la quale in fatto di coltura di terreni aratori
pi dogni altra addietro.
Se voi diceste a loro piantate il grano, vi darebbero mille volte la
baja. Dove son tante braccia? Eppure di braccia come di bocche ce n ha
abbastanza. Si potrebbero applicare le donne , che sono pi diligenti nel
le operazioni minule e leggiere. E poi la seminagione a le non richie
de gran numero di braccia come la piantagione. Basta un uomo ed una
donna, o un ragazzo che vada innanzi allaratro per gittarvi in la sul ri
dosso la semenza (sopra surcu volg. ), ovvero dietro laratore a gittarvi
similmente in la nel fondo del solchetto che vi lascia il dentale (sotto
surcu volg. ): ed ecco 1 aratro stesso cuovre sul ridosso nella prima ma
niera, che da preferire nei terreni umidi i quali si lasciano talvolta senza
semina, e nei solchi per gli asciutti.
In quanto alla piantagione si esiegua, almen per ora, quello che voleva
e scriveva Filippo Re, senza aspettare la introduzione di seminatoi mecca
nici, la quale sar chi sa quanto lontana dall oggi. Ciascun proprietario o

conduttore col ne di rivalcrsi di tante semenza sprecate invano gittate a


josa, o come suol dirsi in paese a mano aperta (cio seminare alla vo
(1) Ci ha di alcune campagne , come presso Brancaleone e Slaiti , dove i bilolchl
seminano sul sodol Ma ci raro.
(2) Ne vidi seminato a righe un sol podere sul Buonamico appartenente al Sig. Ame
duri da Giojosa.

-295
lata aprendo la mano che tien dentro i semi), si riservi una piccola parte
del campo alla piantagione del grano. Gi nella mia provincia dove i cam
picelli sono tanto divisi e sminuzzati e ridotti ad una estrema piccolezza,
varrebbe bene il prezzo dell opera che le stesse proprietarie istruito 0 cam
pagnuolo faccia da se questa operazione tanto leggiera e facile quanto im
portante. Il lavoro di sarchiatura che si fa nel Gennaio e Febbraio non so
lo diverrebbe pi spedito, tra riga e riga, ma diverrebbe ancora opera di
rincalzatura, onde il grano cestirebbe (imperchierebbe) assai meglio.
Nei terreni argillosi e marnosi si potrebbe seguire l esempio di quei
di Terra di Lavoro e Benevento, che nello atterrare le semente tirano dei
solchi alla distanza di circa un metro lun dall altro; ci serve a prosciu
gare i terreni umidi.

Sarehiulura. A ci si adoperano gli uomini le donne ed i ragazzi da
dieci anni in su (vedi articolo masseria pag. 184). Non pi d una volta
si sarchia o zeppelin il grano ed ogni altro cereale (zappuliarc
Un al
tra volta nel Maggio, quando} 1 erbe estranee grandcggiano, vi fanno entrar
le donne per estirparle.
Dellerpice. Prima di estendere i desideri nostri troppo oltre, vor
rebbesi anzitutto introdurre nella provincia luso dellerpice, che vi sco
nosciute, ed in uso in tutte le nostre meridionali province dove lagri

coltura meglio intesa, come in Terra di Lavoro. La introduzione di que


sto facile e poco costoso quanto necessario strumento segnerebbe una epo

ca novella nell agricoltura d un paese dove il Frumento non d mai pi del


ti per 1 (parlo in generale ).' In S. Ferdinando vi si adopera su dogni

aratura una maniera di erpice naturale detto velg. rughe, ch costituito duna
fascina piatta di frutici spinosi come delle Spin bianco, e del Pero Sol,
raggio ed altra cosa simile, e con esso si passa larato. Ivi la produzio

ne assai superiore che altrove. Imitate almeno il vicino. Or questa ma


niera di erpice si potrebbe rendere pi accencia con intelajarla in due per.
ja dassicelle verso i due orli anteriore e posteriore.

La messe. La falce grande lo strumento de mietitori addetto per


mietere il frumento , mentre la falce piccola e pi rozze detta cazzone, ser

ve per mietere il liceo; e luna e l altra han taglio a sega onde meritano

-296
il nome di seghe piuttosto che di falci/Dei manipoli fanno i covoni, e
questi riuniti in fasci pi grossi o gregne, vi si lasciano allerta sul cam
po mietuto, donde si portano all aja per imhiearle in bica che ivi addi

mandano timogna (vedi quel che abbiam detto nell art. Masseria
Luso delle macchine mietitrici non si all' molto in questa provincia
dove le grandi possessioni sono alberate; ed in quel del Ionio il suolo gra
nifero abbastanza disuguale.
I terreni leggieri della Piana si adattano pi a Segala che a Frumen
to, al quale pi volentieri si addiconoi assieme colla Sulla icampi argillo
si del versante Ionio. La Segala (Secolo cereale) si coltiva assai pi ne
terreni sabbio-umiferi della Piana, che nel littorale Ionio. L Avena, si li
mita in pochi luoghi di montagne. L Orzo si vede coltivato in ogni manie
ra di terreno e non ricusa i migliori terreni da orto nellultimo anno della
rotazione agraria.
tra i cereali quello che d maggior prodotto in semi
ordinariamente il 20 per I, e non va soggetto a malattie n a tempo; 01
tre che con la Segala ha il pregio di maturare circa un mese prima del
Frumento.
I cereali invernenglri si seminano in autunno, nel Novembre. Ed per
Caso eccezionale, come avvenuto questo anno I86I, per cagione del
tempo cattivo di autunno, in cui si seminato in Gennaio e Febbraio, in
molte parti: e nondimeno si ottenuto buon ricolto (vedi Masseria ).'On
de in generale non si ha variet e specie particolari de grani marzuoli nel
la provincia. Nondimeno in quei paesi graniferi del versante Ionio se ne

coltiva una ed il cosiddetto Mini 0 Dimint, che si vorrebbe vieppi


ditl'ondere nei limitro circondar. Assieme con questo grano m'arzuolo vor
rebbesi diffondere la Spelta (Triticum Spelta) o Farro , e laltra addi
mandata Farro mondo (Triticum polonicum) che si coltivano in altri luo

ghi delle altre Calabrie. E con ci si avrebbe il terreno impiegato ad al


tre colture durante linverno. E ci specialmente nelle condizioni in cui non
si possa mettere il terreno a Formentone od altre coltivazioni estive. Del re
sto si sempre pi sicuri del Frumento autunnale che marzuolo.

- 291 Malattie de cereali d inverno.

Oltre alla ruggine (Uredo rubigo vera), ed al balene (Tilletia carics,


lizzonello volg.) micromiceti che si sviluppano e dominano per l umidit,
ci ha nei seminati di montagna, come in quel di Mammola lo Sclerotium
elarus o Segala cornuta. Questa per buona fortuna si limita in piccoli spazi nei
luoghi suddetti, donde i farmacisti del paese si procurano per uso delle
loro farmacie la detta Segala cornuta. Ila non mai questa malattia della Se
gala vi ha eccitato serie apprensioni per la pubblica igiene.

Proposta di altri cereali.

L orzo false e riso di Germania (Ilordeum Zeocriton Lia.)


sappiamo che sia stato proposto altre volte (1), ma non si mai
coltivato. Cosi il Riso secco cinese, di cui la coltivazione sappiamo
essere stata introdotta nella limite provincia, ancora non si pra
ticata in questa di Reggio. La Piana attorno Rosarno, e le Lande
di Riace e Monasterace, sarebbero atte a ci. Dobbiamo la intre

duzione di questo cereale novello fra noi alla proposta fattane la


prima volta dal eh. Cav. G. Gussone.
_
Dei Panichi. Sono andato cercando delle piante che potesse
ro occupare il terreno durante quel riposo a cui si costrette di
lasciarlo dopo la messe no alla nuova semina. Si pu, appena fat
ta la messe e lavorato il terreno, seminare il Miglio grosso, detto
in Terra di Lavoro, Miglio (2) , ed il Miglio piccolo (3) detto ivi
Panico, dove sicoltiva per darne i semi agli uccelli. Questi oltre
(1) Vedi negli Atti della Societ economica di Reggio la nota del Sig. Pietro Greco
su questo cereale, vol. I , fase. 5 , pag. 132. Reggio 1839.
(a) Panicum miliaceum album.
(3) Panicum italicum.

Tam. X].

58

-298
all eccellente feraggio per estate ed inverno, danno ancor semi da
panizzare. Dopo che si fatta la seminagione non si ha a far al
tre che neltarli delle erbe quando sono grandi. da preferire per
foraggio il Panico, per seme il Miglio. Si ricordi soprattutto che
queste piante meritano essere considerate dal latopdella loro resi
stenza contro la siccit.
Dei Serghi: vedi il catalogo delle piante utili. Se ne vorreb
be una pi estesa coltivazione per uso di pane.
Delle piante da tuberi.
i. Della Patata (Solanum tuberosum
Nel nostro paese questa der
rata merita una singolare attenzione dal lato del tempo di sua raccolta, che
in due tempi; in primavera luna, in autunno laltra. In Napoli si veg
gono le prime patate, grosse quanto una mela, ben mature (in quanto al
l uso di mangiarlo) dal nir di aprile e principiar di maggio. Ora son que
sti due mesi, come ognun sa, quei in cui si fa pi sentir la fame; si per
ch venga a mancar l annena; e si per le fatiche che in questi tempi si
vanno a fare. Il euro, si dice in questa provincia, sotto la falce; cio
nel tempo della messe. Anchio con grande compiacimento in questa pro

vincia di Calabria Ultra i.ll veggo portare al mercato, e pei villaggi le pa


tate estirpate in (lingue. Visi vendono alla ragione di lir. 2 il tom. le
gale: son desse mature. Ora se la della raccolta si potesse fare al tempo

stesso che si fa dai napolitani, sarebbe opera grandemente meritoria del


lumanit. Egli e daltra parte vero che inapolitani s inducono a questa
precoce estirpazione per lo smercio ad un prezzo maggiore; e pei bisogni
de coloni e ttajueli. Ma in questa provincia nelle regioni marittime non
gela mai, e molto meno le colture ed i prodotti sotterranei verrebbero a
patire durante le notti serene

(1) In questa provincia la grande malattia delle patate provveniente dalla Rolrytis in
festqu , non ha dominato che per poco, e non molto epidemicamcntc come negli Abruzzi:

-299
Onde noi proponghiamo ai proprietari o conduttori dei poderi maritti
mi di anticipare la seminagione delle patate con lo scopo di averle in casi
di bisogno, conie sarebbe stato nella primavera di questo anno 186], an
ro in istato di mezzana maturit ne mesi di Aprile e Maggio: piantarle in
detti luoghi n dal Novembre.
Semiagt'one a righe. In questa provincia dove si coltiva con lavori
profondi di zappa, questa pianta tanto beneca, e per la quale non si ri
sparmia fatica n secondi lavori, n ingrassi, si ostinati a seminare od
a piantare disordinatamente. Si aprano i solchi diritti 1 un distante dal
laltro 0.lln 60, e nei solchi vi si getti un pugno di letame ogni due a tre
decimetri, ponendovi sopra i pezzettini con locchio di patate. chiaro che
a righe la rincalzatura sar pi agevole spedita e perfetta.
Ragione della scarsezza delle patate. Le coltivazioni di questo gran
succedaneo del pane si reggono praticate in piccoli pezzi di terra. Ora
da sapere che in questa provincia non si cura molto dal ricco a coltivarle
per ragion di lucro; ma sibbene dal povero colono, o piccolissimo proprie
tario che ancor povero. Venuto il tempo della semina la patata incarisce,
e non trovansi i mezzi a procurarsi i tuberi. Ed io mi ebbi pi volte a con
vincere che la semenze (ossia tuberi da piantare) costituisce larticolo pi
interessante (almeno per il contadino) della piantagione. Onde io dico che
questo genere pi che altro sente il bisogno de soccorsi dei Monti frumen
tar. Tutti pianterebbero patate in quel tempo destinato a ci; ma allo
Della malattia delle patate comparsa nell' anno 1846 negli Appennini Marso-Sannitr',
di Lionardo Dorotea, con tavola, in 4. Napoli 1848:, e nel Rendiconto della Societ B.
Borbonica, anno settimo, pag. 16.

Verso il Maggio mi occorso di vedere dei campi (sempre piccoli ) di patate qua
si interamente perdute. Le loro foglie erano bruciate. Questa malattia dipende , secondo i
contadini, dal tempo; e dicono le patate allupate. l tuberi non erano tocchi da alcuna crit
togama. In questa occasione vidi che altri campi in luoghi ventilati, e dove le patate era
no distanti per circa due a tre palmi, non erano tocche dal morbo. Dippi nelle ajuole
delle patate ammalate, gli orli esteriori erano covcrti da eccellenti individui. La piantagio
ne di questi campi era molto stretta di circa un 15 centimetri una pianta dallaltra. Dun
que o vuoi crittogama , o colpo di nebbia , le patate voglionsi piantare rade piuttosto che
spesse.

-300
ra che il povero ne manca, e manca dei mezzi per procurarsele. Laltra

cagione della scarsezza sta nel costo della raccolta. Ci un giorno si to


glier con luso delle macchine da estirpare; o almeno con luso del bi
dente e tridente.
2. Del Topinambur. Il Topinambur (Elianthus tuberosus) cono
sciuto presso qualche paese della montagna, come a Gillone, che lo col
tivano interealandolo di tanto in tanto nelle loro colture di gran turco. Ma
sarebbe meglio dire che ve lo tengano perch capitatovi, anzi che ve lo
eoltivino a bella posta. E pure questo elemento agricolo posto.in campo
oceuperebbe un posto distinto nelle nostre colture per le seguenti ragioni.
l. non richiede molte cure: 2. ama qualunque terreno anche il pi ar
gilloso (vedi argade e maramusche, e loro modo di coltivarle): 3. vie

ne a orir d est nellAgosto e Settembre, e rimane vittorioso contro i ca


lori e siccit estive (gran agello di questo paese): 4. Ollrircbbe perci
erba e ioraggio e materiale da sovcsciare ance in questi mesi: 5. Oltre
nei suoi tuberi un bel cibo per luomo sia crudo sia cotto (specialmente
fritto), o per gli animali: 6. si possono i detti tuberi raccogliere a poco

a poco secondo il bisogno.


3. La Patata dolce (Convolvulus Batatas) a nostro credere rimarr
tra le colture di lusso per pi lungo tempo, almeno no a che non vi si
potesse riunire lindustria del fabbricarne liquori alcoolici. Ma la grande
difficolt; onde questa coltura si tenne sempre addietro, stata la man
canza dc mezzi di moltiplicazione. Ora questo problema par che siasi riso

luto. Cio si possono conservare i piccoli tuberi (o radici tuberilormi) per


tutto 1 inverno, nella sabbia asciutta. Avendo a disposizione di questi lo
beri si possono porre in terreno da fame vivai.
da questi che si pren
dono le talee di pochi pollici, di lunghezza, e dopo pizzicate, cio tolte le

lamine delle foglie si piantano su porche nellorto, a distanza di circa

0. 80. (Si _adaeqna ec.


(1) Si pu riscontrare oltre alle opere classiche, la memoria sulla coltivazione di que
sta pianta del Sig. Marcello Grillo da Cimin, benemerito Socio di quella Societ Econo
mica di Reggio, e l altra memoria del Sig. Greco , al quale 1 agricoltura del Reggiano
deve molto utili introduzioni, durante tutto il tempo del suo Segre'ariato in quella Societ. .

_A.ZP

-Lbl--3.__L_

A_.____q-Afw

-301
La introduzione di questa pianta nella nostra provincia si deve alle
cure del Sig. Pietre Greco-verso il 1851, allora Segretario della B. 50

ciet Economica, e direttore dell orto agrario di Reggio.


In questo scorso anno, un proprietario di Reggio ha estirpate di que
ste radici circa sessanta cantaia, che ha vendute in piazza alla ragione di
grana tre il rotolo. Facciam voti che lesempio di costui abbia imitatori.
4. La Igname cinese (Dioscoraea satira
Se ne sta nella provincia
diffondendo la coltivazione. Ha il vantaggio di mettere a profitto gli strati

profondi del terreno; scendendo il suo tubero perpendicolarmente in gi per


circa 80 centimetri: d quindi considerevol peso di patate piantandone an
ce una piccola aiuola. Quindi in questa provincia dove un contadino non ha
che un pezzetto di terra, fosse. ance un cento palmi quadrati, sarebbe sicu
re (purch non vi tenga talpe e sarei) di raccogliervi cento tuberi del po
se di un eantaio circa. Noi labbiamo in questa provincia coltivato con buon

successo. Non teme gelate n siccit.Ila molti altri'prcgi (t).

Delle civaje.
Le civaje che si coltivano in questa provincia sono le Fare, i
Piselli, la Cicerchia, la Veccia (peselliho volg. ), la Lenticchia, i
Ceci e loro variet come si pu rilevare dal Catalogo alla famiglia.
dei leguminosi (2); ai quali aggiungonsi i fagiueli, da noi accen
nati in ne alla coltura del Grantureo.

Le Fave, ed i Piselli si soglion coltivare con due metodi, ed a fos'


setta con il letame dentro, o a pien campo. In quel di Beccella le Fave
si coltivano bene nella rotazione agraria; poich la pezza di terreno addet
la si ingrassa con letame ogni quattro anni, esepra vi si seminano le fave.

Ma egli da. notare che il letame crude che si pone in fondo alla fossetta
(1) Leggi le Istruzioni sulla coltura della Dioseoraea di V. Tenore , opuscolo in 8.'
Napoli 1858.
(a) Parte IV. Ervum, Dolichos, Pisum, Phascolus, Vicia, Cicer, Arachis cc. ec.

-302
serve di letto caldo. Nei terreni leggieri della Piana si dee coltivare a fos
sette tanto i Piselli quanto le Fave, specialmente sui colli sterili: ma ini
quei terreni marnosi di Retromarina le Fave provano bene ance senza leta
me, come generalmente fanno, ma con minor ricolto e tornaconto.
Dell' Orobanche della Fava. Questa pianta parassita che tallata distru

ge le intere colture di fave della Puglia, ed altri luoghi, io non lho ve


duta mai nel mio paese n in altri della mia provincia, per quante inda
gini avessi adoperato e per quante inchieste avessi dirette. Bensl ho trova
ta l Orobanche Spartii , 1 O. Iavandulacea, ed altre specie sopra le radici

di diverse piante. Questo anno, da ultimo, interrogatone un istruito conta


dino di Mlito , ch terra della estrema punta della provincia , mi ha da
te ad intendere, che ivi si qualche volta trovata codesta Orobanche del
la Fava e che Iaddimandano ivi brigghiozzo. Qual ne sia la cagione della
rarit di questa malattia nella provincia in esame, io non la saprei attribui

re che alla ristrettezza di delle colture, in quella regione. Perciocch io mi


penso, che l dove gli esseri viventi sono pochi, i contagi o non vengono
e sviluppan meno per mancanza di seme: e se trovinsi e sviluppino, luo
mo nella condizione allora d impadronirsene e limitarne la propagazione.
Ma ci non che una opinione che io esprimo, e che se non in tutto
vera, lo certo in parte.
_
I Piselli non si coltivano gran fatto: mentre questo legume prova be
ne sui colli arenosi sterili (deve in tal caso piantarsi a fossetta con il le
tame ): e la frasca di che ha bisogno a buon dato per le selve cedue e
boschi di ogni maniera, o per potagione di alberi, specialmente gelsi. In
quel di Reggio se ne coltivano molte variet (ma e bisogna che non si me
scolino ) ed or si van diffondendo per tutta la provincia. Tra queste variet i
nani sono preziosi perch si possono piantar nei vigneti, come alle cicerchie,
senza molto pregiudicare la vigna ch' bassa. E tra i nani sceglierei a questo
scopo la verde tedesca. Di pi i piselli nani sono pi precoci; e sarebbe
bene fame di maniere diverse, e tardive e precoci.
Le lenti si coltivano pi volentieri a Retromarina: come la leccia sa

tira che ivi addimandano posellino.


Il Cece costituisce ancora un avvicendamento della rotazione agraria in

-303
quel
tra tutte
del Ionio:
le civaje
mentre
quelladalcheversante
meno teme
Tirreno
il secco
non forma
ed il coltura
calor della
esclusiva.
stagione

estiva.
I fagiuoli sono pure coltivati simultaneamente col granturco; raramen
te soli come il Dolichos melanophtal-mos o fagiuole dallocchio. Il quale
da se solo occupa de campi arenosi, compiacendosi pi di questa che di al
tre maniere di terreno. Di fagiuoli nani tabacchini, e bianchi detti ad una
mano, e di quelli da orto, se ne fa coltivazione in grande in quel di Mam
mola nella rotazione de loro orti.
Malattie delle Cicoje. I fagiuoli dallocchio nero sono rovinati dal cimi
ce (detto ivi piditara). Il rimedio non si pratica, che sarebbe la distruzio
ne diretta delle insetto, e fa strage di queste coltivazioni, facendo rimancr
racbitiche piante e frutti. Un altro bruco del ceca , di cui ancor non ab
biam determinata la specie , che si divora foglie e legumi.
Ma pei fagiuoli, e fave il peggior inimico lade (pulicc volg.), che
ammazza tutte le delle colture , se pur le piante non vengano favorite da
abbondanti piogge e da migliori condizioni.
Di altri insetti delle civaje vedete la pi volte citata opera del Cesta

( Achille
Dei prati articiali
Non molte piante erbacee sono coltivate a prato. La Sulla, il Gioglio
perenne , il Lupino , la Fava (a piccoli semi), lArena, l Orzo, ed ulti
.mamente introdotto il Trifoglio incarnato (Vedi trifolium
Moltissime sono
le erbe da pascolo, e che fan pascione, pi o meno estese , le quali si
possono percorrere nel nostro catalogo delle piante utili della provincia,
parte IV. Per ora volendo toccare de prati articiali soltanto osserviamo la
Sulla primeggiare su tutte, sia che la vuoi considerare come pianta spon
tanea o da pascolo, sia che la vuoi pianta da prato artificiale. Essa occu
(i) Vedi Parte II, cart. 51; e Parte IV. Catalogo delle piante utili: leguminose, egra
minacce.

--30i
pa una regione appositamente designata per se nella carta agrelegca. Ve
di carta agrologica parte I, a pag. 9. Questa regione della Sulla, sta in
tutta quella zona marnosa del versante orientale. Ma la Sulla (Hedysarum
corenarium ) non risale pi in su della sua zona; ed allora noi vediamo

i nostri prati articiali mancare di una pianta, che la rappresenti, come


pianta perenne e leguminosa. E perci che nei richiamiamo l attenzione

dei nostri eomprovinciali alla seminagione del Trifoglio pratense ( detto


ancora della Lombardia ) specialmente da occupare i prati montuosi. La
Medica ( liledicago saliva ), laltra. E per i prati montuosi, che sono_
presso le rupi calcari raccomandiamo la Lupinella (Onobrychis sativa) se
pra tutte.
11 Giegtio perenne ancora mediecremente introdotto nelle colmate ,
dette angre ; e se ne seminano duecento ettaro e pi di terreno in quel di
Cinquefrondi, Polistina, Melicucco, nei campi arenosi, ed irrigui. Ma
hanno il torto di zapparne il prato ogni anno, a Maggio, e sovesciarne i
pedali e radici. Il Cioglio perenne si pu portare sui prati montuosi, e man
tenerlo come si fa nelle localit basse a mezza marcita durante linverno,
e lasciarlo a prato perenne per pi anni, ed alluso inglese. Dei prati
annuali di lupini e fave, ed orzo ed avena in farraginc, si trovano ab
bastanza estesi nella Piana , e si falciano per mangiarsi verdi e sul cam
po ; non conservandone affatto di questi per l inverno, essendo esse stes
se coltivate dinverno. Di questi prati artificiali ne vorremmo

in

maggior

quantit e di pi specie di piante , per tenere occupati i terreni durante


gl intervalli tra una messe e I altra.
perci che noi siamo andati tro

vando ed abbiam proposte delle piante che vengono tardi come il Panico
italico ; e laltra detta Miglio ( Panicum Miliaceum
Sarebbe un far tor
te dire che i prati si sconoscano dai miei concittadini. Ma egli vero che
non ancora si fan servire a tutta quanta la pastorizia, e per tutto l anno.
Anzi la massima parte di prati di Calabria Ultra I.a , ch ce n haa buon
dato , non servono che ad un mezzo della produzione, non tanto alla diretta
produzione; cio ai veicoli. Il che si tradurrebbe col dire che il mezzo si man

gia il fine. Ma il far prati porta sece pastorizia coltivata, e questa richiede
ancora alla sua volta di codesti prati. Un solo elemento della pastorizia er-g

, _>-:--_ cwvrv-bn.
"
f
Mz-bcL

-305
tanto refrattario a questo eterno desiderio di ogni uomo illuminato, e di
ogni popolo che vuole spingersi a civilt. E questessa la capra; prati
articiali e non prati naturali: pecore e non capre: vacche e non capre,
Ogni animale domestico si adatta al prato articiale, eccetto la capra.

Piante da far tela.


Il lino, la canape, la ginestra di Spagna, ed il cotone , so

no le piante dalle quali si fa tela nel paese.


Del lino. Si sceglie terreno forte, si zappa o si ara per ben tre vol
te. Ogni tomolo di seme spargesi sopra una supercie di terreno della
larghezza e lunghezza di 156 palmi, cio 24336 palmi quadrati , pari a
due moggi e mezzo legali circa. Il terreno non s ingrassa di molto ,_per1
che il lino non vada a cadere. Devessere profondo e ben spolverato e li
vellato. Il che si dovrebbe far colle_rpice, che in questa provincia non si
usa. Onde spesso avviene, specialmente nel lavorarlo, che il lino venga

su disugualmente. S. Giorgio e Polistina con ispecialit, e, poi tutti gli


altri paesi del circondario di Palme, coltivano il lino. Nel versante del lo

nio pi rara la coltura, che in quel del Tirreno


Giunto a orire , o qualche tempo prima, vi si fanno entrar le don
ne per nettare il lino (dicono lliare il lino ) dalle erbe estranee, co
me sono la Senape frastagliala (Sinapis dissocia) la Silene annulata (Thore),
il Gioglio velenoso, il Gioglio linicola cc. Giunto il lino a quasi maturi
t, cio quando biondo, si estirpa con le mani,

si fa disseccare un

poco sul campo , e poi s abbica (sinfrulla volg.), cio si raccoglie, ia-_
cendo stare allerta le gregne in una specie di bica di gura cilindrica,
che termina a cono , e da ultimo si covre con un fascicolo di lino, lega
(r) uso in quel di Terra di Lavoro dividere il terreno da lino in piccole zone tar
ghe circa un metro , da solchi a modo di viottoli; per modo che le persone per nettare il
lino possano camminare per essi: da parte il prosciugamento del terreno che ne deriva da
questa pratica.
Tam. X].
39

- 306 -'
to in cima, e poi rovesciato. Se la pioggia sorprende il lino estirpato sul

campo, si annerislxe per una crittogama, che invade la sua corteccia.


Il lino in questa provincia viene grossolano e non raggiunge mai la
nezza di quello che viene da Mannelli, nella provincia di Calabria Citra,

che ne provvede ancora quella di Reggio.


Il lino marzuolo si fa raramente. Il linseme detto linosa, si sgrana con
la stessa mazza, con cui si posta il granturco. Gi in questa provincia non
si conosce coreggiato, e molto meno altra macchina da trebbiare, o sgra
nare i semi. Sogliono nettare il linseme collo spanderlo su di un panno ,
e darle alle galline, le quali vi beccano tuttoci che di seme estraneo,
e vi lasciano intatto il linseme.
Canape. I canapai di Reggio sono i pi rinomati della provincia (l).
Ha il grande vantaggio di non dover essere lavoreggiato. Si pulisce dalle
erbe estranee: sebbene in questa provincia si fa ci anche di rado; perch
ordinariamente la canape soffoca ogni altra maniera di piante.

Venuto 1 Agosto , dopo fattasi la fecondazione , e gialleggiando le


piante maschio ( ivi delle femmine), si estirpano anticipatamente, ed in

tanto dopo alquanti giorni , maturati gl individui feminei (ivi detti maschi),
con i loro frutti si estirpano, ed aceomodansi a fasci. La canape general
mente si tiene al coverto ; perch altrimenti si vedrebbe annerire indele
bilmente dalle crittogame ; ma spesso questa precauzione non si usa.

Del macero. Presso i umi, e rigagnoli si fanno i maceri, che con


sistono in gore pi o meno profonde no al petto delluomo pel lino, e
canape: no al ginocchio per la ginestra (2). Da un punto del lato infe
riore si pratica un emissario superciale, per modo che esca l acqua per
tracimazione, senza rimescolare la massa del liquido sottoposto. Il lino si
gitta dentro , e si ferma con pietre. Lacqua , restando ferma , macera la
corteccia delle piante tigliose, nella quale azione formasi un principio pro
prio che vi sta disciolto , e che i contadini del paese chiamano pricadu,

(I) U miglior canape si fa presso Gallico , villaggio presso Reggio.


(a) Talvolta il macero in piccolo , specialmen'e per la ginestra, si fa in mezzo allal

veo del ruscello, attraverso il quale si erge un',arginetto di pietre od altro.

-301
senza del quale, come a principio fermentescibile, ritardorebbe la ma
cerazione. Pi volte si va a studiare lo stato di essa macerazione, e quau
do e nel punto richiesto, che tra il crude (come dicono) e lo sfulle,
(I) ne le levano , lasciugauo all aria, e lo portano nellabitato dei vil
laggi , e talora dei borghi e delle citt.
La macerazione seguita dalla pestatura. Un uomo con grossa clave
alla destra, e colla sinistra prendendo un manipolo di lino , il quale sia
stato infornate (2), lo sottopone ai colpi della mazza su di una pietra. Do

po pestato il lino , si macinlla. A maciullare il lino sono addette le don


ne della via del Tirreno ; e gli uomini ne paesi del Ionio.

Della ginestra ( Spartium junceum ).


Da questo frutice si fa in Calabria Ultra 4. la tela detta di
janestra , e forma soggetto d industria dei campagnueli di molti
paesi sul Ionio e sul Tirreno. Per a sapere, che questa pianta
in questa provincia non punto si coltiva. Onde la gente si parte, al

modo dei paesi selvaggi , da un paese ad un altro, da una regio


'ne ad un altra , per cercarla a tempo utile. Questa industria no
in non ha richiamato lattenzione dei proprietarii, come della pove

ra gente (3).

(x) A far prova di ci prendono un fascette della pianta tigliosa, ne rompono colle
dita il fascette , ed isolano la corteccia dalla lisca, e poi fan prova a colpi di trazione per

vedere se il tiglio resiste. Se la corteccia non si separa dalla lisca , dicesi crudo , se facil
mente si separa e si rompe , dicesi {fatto , e passato di garna.
(a) Il lino si asciuga e dissecca con l infornatura a lento calore , cio tale, da poter
vi star dentro al forno-riscaldato una donna per un istante cogli occhi aperti. Cesill'atto ter
mometro era inventato prima di quelle di Reaumurt
(3) In seguito di una nostra memoria sul soggetto , diversi proprietari di queste pro
vincie ne han fatta coltivazione. Vedi: Sulla tela dello Spartium junceum: Memoria di G.
A. Pasquale, inserita nel Giornale di Farmacia di L. Del Grosso. An. IV, n. n.

-308--'-
Una volta i colli e le montagne macchiose del Ionio, abbondavano di
questo grazioso frutice; ma la raccolta sregolata che se ne faceva in se
guito , rimanendone il taglio abbandonato alla indiscrezione degl industrian
ti , tutti povera gente , se ne distrusse ogni vestigio in quel versante. On.
do i contadini di l, come di Mammola, Grotteria , Canalo ec., passano
dalla banda del Tirreno , e ne vanno in cerca nei territorii di Anoja, Cin
quefrondi , Maropati, Feroleto, Laureana , Varopadio , cc. ; nei quali han

diffuso il loro metodo di estrarre il lo e farne tela. Questa grossola


na, ma forte da servire per sacchi e vestimenta della gente da campagna.
E per siffatta industria ci vivo molti in tempi estivi, qualora non rimane
da fare altro in campagna, e vi si adoprano ragazzi e donne specialmente.
Allorch se ne volesse introdurre la coltivazione si dovrebbe comincia
re dal semenzaio , e piantonaio per fare i ginestreti.
Come si preparano la ginestra per estrarne il lo. Tra il Luglio e
1 Agosto , eseguono il taglio dei rami novelli dello stesso anno, lascian
do gl individui potati , e preparati per il novello getto dellanno venien
te. I rami tagliati e ridotti in fascio si trasportano presso il ruscel
lo 0 ume, dove il macero; e ci si fa il di seguente alla raccol
ta. Si divide la ginestra in manipoli , i quali, ripiegati in tre volte se
pra se medesimi, e forte legati, si gittano nella caldaia piena di ac
qua bollente, in cui bollono per poco, nch divenga verde gialliccia ,
e poi si toglie fuori. Scaldata che , si depone nel macero (vedi ma
cero) dove sta quattro o sei giorni, secondo il tempo pi o meno cal
do. Tratta dal macero, come sopra si detto, si decorticano i detti

rami. A quale scopo i fascicoli ancor umidi si rotolano nella sabbia, allm
che tutta rimanga imbrattata. Allora colla sinistra si prende il ramo prin
cipale da piede, e vi si tien fermo , mentre colla destra prontamente strin
gendo in se tutto il l'ascolto , e calando in gi con forza la mano, la qua
le col favor della sabbia ivi attorno. imbrattata, ne scende lintera parte cor
ticale o tigliosa : rimanendo nellaltra gli assi legnosi , denudati e netti ,
i quali si destinano al fuoco. La parte tigliosa, sporca di terra com ,
e della materia mucillagginosa, di cui le leguminose abbondano, nonch
della parte colorante, si porta nel prossimo ume a lavarsi, e sbrattarsi

-309
di tutti i detti corpi estranei. Se_vi rimanesse sabbia imbrattata , il pesta
Jniento successivo ne romperebbe le bre del tiglio. Si riduce al bianco
quanto si pu, si asciugher al sole, ed eccone la steppa. Questa bian
ca pi o meno gialliccia, la quale con la parte bresa o tigliosa contie

ne la epidermide, ridotta in larghe forfere. Per separarnela si ritorna a


pestare con mazza di legno sopra pietra levigata, e quindi si carmina,
e si-pettina come la stoppa del lino e del canape , e come questa si la
e si tesse.
La tela che se ne fa, di tre maniere dai naturali addimandata tela

sengra, renarica, e mischia di lino e ginestra. Della prima si servonoi po


veri di diversi paesi, come Mammola , Grotteria , Bava , Gallician cc. ,
per far camicie e lenzuoli: la seconda si adopera per sacchi e coverte da
letto. Di questa stessa usa a preferenza lo stabilimento della Mangione pel

trasporto del minerale di ferro , ed ogni maniera di recipiente, onde ad


dimandasi saceatura. La terza intessuta colle stame di lino o canape, e
con la trama di lo di ginestra, e forma tela, che appena differisce da
quella di lino o canape grossolano! Per conchiudere riferiremo il bilancio
delle spese e dell introito, per vederne il tornaconto di questa industria,
la quale, ove si facesse con le piante coltivate , ed in grande, ci sa.
rebbe un tornaconto pi vantaggioso.
La stoppa grezza si pettine e ne cade l epidermide in forma di for
fore, delle quali si servono a ricmpir guanciali, materassi, abbastanza
sofci e durevoli.

Introito : quindici canne di tela a tessitura doppia detta renarica,


o per sacchi, detta ancor seccature, larga palmi IO , si vendono ducati

6 ( lire 25. 50 cent. ).


Spese. Raccolta di dieci mazzi di ginestra, trasporto Due. - Lire
al prossimo ume , bollitura ed immersione nel ume ,
una giornata di un uomo e duna donna . . . . . 0. 30- I. 21
Decorticazione dei dieci mazzi in una giornata: otto
donne ed un uomo , nel tempo stesso per lavare, pe

stare e rilavare. Si hanno quindi 40 rotoli di stoppa grezza. l. 00 - 4. 25

-310-
Pestatura dei 40 rotoli di stoppa per nettarsi: una
donna in un giorno . . . . . . . . . . . . 0.10- 0.43
I 40 rotoli di stoppa grezza postata riducensi a re
toli 21 : per la carminatura con le mani, in un giorno

duefemine . . . . . . . . . .
Pettinatura; in un giorno due donne .

.
.

.
.

.
.

.0.20- 0.86
. 0. 20- O. 86

Filatura della stoppa pettinata . . . . . . . 2. l6- 9.18


Tessitura delle sopraddette 15 canne di tela, che

il prodotto di dieci mazzi di ginestra grana


Totale

. 0.15- 3. Il)

.4.11-20.04

I proprietarii che danno la ginestra agl industrianti , sogliono esigere


la met stoppa grezza. Ci ha di alcuni che affittano la ginestra per circa

due grani il mazzo ( il mazzo quanto pu portare una donna in testa ).


Dal rendiconto si rileva essere nello stato attuale una meschina industria;
ma che potrebbe addivenire importante per la gente povera, se da errante
selvaggia qual, si riducesse nello stato coltivo , e su di una proporzio
ne maggiore.
Del Cotone (I).
Il cotone si coltiva sul versante del Ionio, come Castelvetere , Pla
canica, Siderno , Roccella, Ardore, Bevalino. Se ne coltivano due spe
,cie, una il Siamese (2), delle ivi di Malta, laltro detto paesano, 0 er
bacee. Di questo si fa coltivazione nei terreni non sussidiati dalla irriga
zione ; di quelle nei terreni irrigui; perciecch si veduto, che il siame
(1) Vedi Tenore. Memoria sulla specie e variet di cotone coltivato nel Regno di Na
poli, nel t. VI degli Atti del Reale Instituto d Incoraggiamento. Napoli 1840, con 2 tav.
(e) Goss5pium Siemense Ton. Erbacee, annuale: si distingue facilmente dal G. herba
eeum per le foglie a lobi acnminati , e pei petali non macchiati alla base: per la capsula
del doppio pi grande ed i semi coverti da lanuggine verdastra , non che per la lana pi
lunga e sericea:

-3ll-
se viene a maturare pi tardi dellaltro , qualora si colliri in terreni non:
irrigui, cosicch in quel di Bovalino ed Ardore, per compensare questo

ritardo, estirpano le piante a mano, e le debbono infornare, acciocch si.


aprano le capsole. Onde il Cotone siamese rimane ad occupare i terreni sab

biosi di colmata e irrigui di Cstelvetere ed altro comune: mentre lerbaceo


( G. herbaceum ) prova nei terreni argillo-calcarei. Di ambedue le specie
ci ha le semenze con lana bianca, e quelle con lana ceciata.

Si afdano i semi verso la met di Aprile. Il terreno in cui prova


d ordinario il leggiero ; ma in quel circondario di Gerace prova benissimo
ancora nei terreni argillosissimi, per che abbiano del marnoso. Si prepara
il terreno con due arature. La semenza prima di afdarsi al terreno si mon

da dalla piccola lana o lanuggine con infonderla in acqua e poi stropic


ciarla con terra: quando le piantoline sono a 5 o 6 foglie, si zappa il

terreno , senza rincalzare le piante. Giunta allaltezza di un palmo si sar


chia ( si dupra
In Roccella ci ha dodici case per trarre la bambagia dai semi, coi

quali si sogliono ingrassare gli animali. I semi son detti zirria o zilia
quasi Eu)ua
La coltura del cotone costituisce lunica coltivazione estiva, che vi

sia in quei territorii privi d irrigazione. La raccolta principia da Settembre


e dura a tutto Ottobre e no a Novembre :1 in questo mese per le capsole
si devono fare aprire dal calore articiale; onde questa bambagia d in
ferior qualit.
Quarantanni fa n era pi estesa la coltura a c5gion della ricerca(2);

poi i campi venivano coverti dal gelso, dagli agrumi , olivi ec. Ora _ li
(1) A credere dell' erudito nostro amico Gesualdo Grillo da Cimin, questa coltivazione
ivi dee essere antichissima , almeno rimontare all' epoca delle Colonie greche; In appog
gio di questa opinione alliga il vernacolo nome di Xilia che danno quei naturali al seme
del cotoniere: nome che i greci davano alla pianta (ukov e la lana Eprou ukou) prima
che la riconosceser colla egizia denominazione di Gossz'pz'on.
(a) Sappiamo che in questo anno 1863 in Roccella ci un incettatore, il Signor Gros
si , il quale compra il cotone a lire 42. 50 il cantaio, adoperando di suo conto un congegno
nuovo per quelle parti , per la estrazione della sentenza.

-.W---& -M_\_ VV___V

__\_

-3t2
mitata presso il mare, bastando la bambagia a piccola parte de' bisogni in
terni. Un ettare da di cotone chilogr. 130-450. Taluni terreni si dice, dia
no dippi. Potrebbe al certo raddoppiare il prodotto se vi s introducesse
il metodo seguito presso Torre Annunciata e Scafati cc. presso Napoli.
Le nostre sperienze seguite nell Orto Botanico di Napoli compruova
no sempreppi quelle del nostro celebre maestro M. Tenore ( vedi la me
moria citata ), che appresso noi non proverebbe alcuna specie di cotone
arboreo o perenne.
Dell Agave americana.
Quantunque sia estesa la coltivazione di questa pianta per uso di sie
pi , specialmente nella punta meridionale della provincia tra Pellaro e B0
va, pure di essa non si trae lo. Onde i nostri costruttori di sedie si re
cano in quel di Sicilia per portare il lo di agave, detta zambra. Il suo
fusto appresta ancora un succedanco al sughero.

Lo stesso dici dell Aselcpas fruticosa. ( albero da seta ) della quale


ma si fa uso.

Delle piante tintorie.


Nella provincia servonsi i tintori e le donne, nella economia"
domestica, per tingere, delle seguenti piante del paese, che raccol
gono nello stato selvaggio: la corteccia d Ontano (Alnus glutine
sa ), la Reseda luteola (Grattuneria) , la Rabbia (Buhia peregri
na ), la Madreselva, la corteccia di Melagrane, le pellicole di ca
stagne cc. (1).
Della Rabbia , Bubia tinctorum. In generale inostri contadini van rac
cogliendo per le siepi e macchie i rizzomi della nostrale Robbie ch la
(i) Riscontrisi il Catalogo delle piante utili nella parte IV.

-313

Bubia.peregrina che.an vendendo a cent. 2| latente: cioun fascette di


circa i chilogr. Essi badano che sia raccolta ne luoghi esposti al solette.
fMa da pi anni si introdotta a S. Ferdinando la coltivazione della
nebbia dei Signori Nunziaqle. Ivi un pratico agricoltore di Angri presse
Napoli ne dirige la coltivazione. Il terreno n sabbie-umifere di recente
dissodamento assai acconcio a detta pianta.
Ai 30 mesi da che si seminala, o ai 18 da che si piantata ,
nel Settembre, si estirp la radice di Rubbiafche si scuopre aprendo un
taglio di circa due palmi profondo. Un uomo ivi n cstirpa rot. 8 a M in
una giornata. La si 'paga un ,uomo lira 1 alla giornata. Una tomolata ro
sarncse, are 20, dava al proprietario gr. 80 (l. 3.40) di rendita: oggi la
robbie ne d ducati '20 ( I. 85 ) netti allanno. La radice di rabbia im
ballasi e mandnsi in Napoli.

Questa coltivazione pu estendersi nei terreni sciolti di colmata , ed


ancora argille-ferrugiuesi (vedi Girardin Agr. vol. I, p. 3i ), che si tro
vano lnugo il Ionio , come presso le Centocamere, Monasterace cc., e su
neluoghi interni della provincia.
Di altre piante tintorie. Una volta si coltivata, in quel di Reggio,
I' Indigofera liucteria Lin. E se n ebbe, pel benemerito ex Segretario del
la Societ Economica Signor Pietro Greco , buon risultameuto. Ma dopo
non seppi che pi siasi ritentnta la coltivazione. Parimenti, n il Polygenum
tinelorium, n l [salvia liucteria, che nasce spontaneamente , si coltivano.
Della Liquirizia (Glyeyrrhiza glabra L. )
In Gioiosa esiste una fabbrica di estratto e pasta di Liquirizia di per.
tinenza del Signor lllacr. Si fa incetta della radice della pianta spontanea
che si va estirpandelungo il littorale senza pagarvi altrechc la mano di
opera della raccolta e il trasporto. Una volta ne esisteva un altra fabbrica a
Stignane , di propriet del Signor Baracca , che adesso non esiste pi ;
un'altra al Bianco , che si ancor dismessa n da molti anni. Ci ha

dovuto prevenire dallo incarimente della materia prima. La radice che ma

raccogliendo selvaggia nei territori di Bianco, Bovaline, Ricci cc. si paga


Tam. X1.

40

-3II
[L 80 il cantaio. I campi , i quali sono infestati da questa pianta, tal
volta si danno ai vanghier cosenthri , i quali la estirpano di loro conto.
La pasta o estratto di Liquirizia, accomodata in forma di bastoncelli(e se
ne fabbricano in molte cantaia) si manda a vendere in Napoli. Perch que
sta industria potesse ulilmente progredire bisognerebbe coltivare la pianta ,
e provvedere all economia del combustibile che vi scarseggia.
Delle piante da semi oleosi.
Il Ricino non si coltiva, n si fa caso di quel che viene spontaneamente.
La senape si coltiva per uso dei semi , cio per farne mostarda (ma di
rado), e per l uso de senapismi. Si sogliono seminare degli angoli nein orti,
e dei ritagli di terra rimasta alquanto scoverla negli agrumeti. Da queste pic
cole coltivazioni, che si osservano per tutto il littorale da Villa S. Giovanni
no a Pellaro, il circondario di Reggio raccoglie e manda allestero (poi
cb nel paese non si fa altro uso fuor del medicinale) circa duecento cinquan
ta cantaja all anno di seme.
La Giuggiolena (Sesamum orientale) Giurgiulena volg. Si coltiva in quel
di Melito, S. Pantaleo, e Roccella: e si vede talvolta spontanea: ed di
facilissima coltivazione ; poich una volta 'seminata e natavi (il che la pi
dillicil cosa) non ha bisogno di molte cure. La semenza di Giuggiolena per
seminarla si mescola con sabbia in un paniere e vi si gitta a volata. Una
pianta di Sesamo pu dare tanto seme da riempire e colmare una mano.
Un tomolo (litri 64) di semi di Giuggiolena si vende I. 25. 50, e giunge
il suo prezzo talvolta a I. 40. Si ritiene tutto il prodotto per luso inter
no. Ne fanno la pasta dolce detta in Reggio Copta. Dippi ne gremisco
no la supercie di diverse altre paste e talvolta del pane.
In quel di Roccella si coltiva, ma di rado: si suol dare talvolta ai
piccioni, il che non da approvare; potendosi i colombi nutrire di altri

semi pi vili e meno costosi. Il terreno in cui si fa la Giuggiolena mari


noso-calqare. prodotto delle suddette contrade e non altrove, e giunge il
5110 risolto il oautaja IO ('564 chilogr.) da servir per 1 interno consumo.

L Arachia. hgp_ogaea. tra le piante oleifere di coltivazione estiva, as

- 313 sai riputata; e per mangiarne i semi crudi o tostati. Il suo' olio che si fa
dei semi preferibile a quel di Mandorle. Tutta la Piana si presterebbe a
questa cultura ove si volesse introdurre nella provincia.
DELLA commzroar: nnu. omo a neu. mousrnta 0LEARIA.

A. Degli olivi e degli oleastri (1).


In due classi possono distinguersi gli olivi di questa previaa
eia , le quali te_ngonsi in due regioni diverse: nell Occidente, do

v la regione degli oliveti, non si coltivano che olivi selvaggi, ed


oleastri , cio con frutti piccoli noccioluti , poco polposi , quindi
non buoni a mangiare ; ma si da fare olio : ed in olivi da frutto,
che fan olio e si mangiano , i quali si moltiplicano per innesti sui
selvaggi , e si coltivano nel versante orientale , e meridionale della
provincia. Non intendiamo per oleastri quelli che vengono dei semi
nei boschi, ma comprendiamo sotto questo nome tutte quelle varie
t coltivate collo scopo di fare olio , e che sono un intermedie tra
l olive originario dei boschi, e le variet domestiche. Sono delle
variet del tipo selvaggio che non si propagano per la via de se
mi, sibbene per talee e polloni. Queste due classi van distinte, ol

tre ai frutti, ance ai caratteri dell abito. Le foglie dei selvaggi so


no meno coriacee, pi verdi, specialmente nella loro faccia supe
riore, pi larghe, e pi spianate: i frutti pi piccoli meno polpa

ti , contenendo in proporzione pi nocciolo; il legno pi duro ,


la ramicazione pi folla e pi leggiera. Il fusto pi alto no a 24
metri, eccetto il galatrese, il quale fa albero altissimo, e nondime.

no in tutto il restante si accosta ai domestici; non per si coltiva


(1) Questa doppia denominazione la troviamo usata nel senso qui sotto espresso da

quei del Circondario di Gerace: onde noi l' abbiamo adottata.

-316
in dietromarina; l abito di esso di color pi verde; la carica

tura del frutto sempre maggiore dei seguenti, e direi quasi, in


ragione inversa di sua grossezza. I domestici han fusto pi basso,
foglie pi strette, pi bianche, argentine da sopra e da sotto, pi
coriacee, e verso i margini revolule: il frutto pi grosso, pi pol
puto, contenente un nocciuolo in proporzione assai minore, pi dolce

a mangiare. Il fusto pi basso; il legno meno duro; i rami sono


orizzontali, onde l albero cresce in latitudine pi che in altezza
Nella Piana l dove predomina il terreno sabbio-umifero ,
come al circondario di Palmi, gli olivi selvaggi vengono ad acqui
stare dimensioni colossali, e caricano di frutti, in modo da non

poterne sostenere il peso talvolta, capaci di 18 ettolitri e pi di


olive. Oltre a ci , provato in molti punti dello stesso circondario
ad allevare gli olivi domestici del Ionio, non vi danno che scarsis
simo prodotto in frutto; onde si levano via quei pochi che si tro
vano ab antico. Cos in un paese denominato Galatro si coltiva una

variet di olive domestico: e se ne ha ivi la pruova in grande di


quel che nei asseriamo, in suo svantaggio. Daltra parte nel cir
condario di Cerace gli olivi domestici provano bene in quei terreni
sassosi : spesso calcarei o marnosi, pi o meno argillosi; ma pi

volentieri in colli sassosi di alluvione (rapo volg.); ma non vengono


cos elevati, grandi e robusti, come gli oleastri: soffron meno la
potagiorie e son di legno pi tenero , onde son soggetti al vento,
assai pi che i selvaggi; ed hanno in quanto all economia ( con
siderata secondo le attuali condizioni della industria olearie) lo svan

taggio che messi ne camini , non vi reggono pi di dieci e quindici


giorni ; oltre il qual tempo vanno in guasto, non tenendo, come ivi

suol dirsi, pi nelle gabbie sotto la pressione del torchio.

'1

(1) Vedi le variet enumerate nel catalogo delle piante.

-___.--

.__

. -

___._..__M

_.,

-3i'l
Per siffatto ragioni vi sono di molti proprietari del circonda
rio di (ierace o Ionio, i quali cercano propagare appo loro gli 0
leastri della Piana.
Maltiplicazionc degli olivi. Nell Occidente si moltiplicano , per nove
li 0 puppole ( lappurelli volg. ), dai quali si l'anno i piuutonai ( det
ti currim' ), e per polloni (detti portatori) , che vengono ai piedi degli
olivi; di rado per rami o talee. Per aver gli uovoli ricorrono nell inver
no a trarre dalla base dei tronchi, con la scure, quelle bozze da cortec
ce lisce , e giovani, che accennano al facile germoglio, per le gemme av
ventizie, che vi si costituisrono.
Non cos nel Circondario di Gerace, dove si van trovando nei boschi

e colli i veri oleastri: quei piedi di olivi cio che son venuti da semi,
e si piantana in sito per poi innestarli. Aurora fan venire i piantoni dal
la Piana, i quali ivi addiununlano agliastri della Piana: li piantano e
poi ne l innestano api o men lungo tempo ( dopo 4 o 6 anni e pi).
Non ci ha altra maniera di moltiplicare che questa in della parte: seb
bene i proprietari di l oggi si van fornendo di vivai da novoli , che si
fan venire della Piana
Ci sorprende come in questo circondario, dove
si ricorre al mezzo lungo dellinnesto, non si praticlrino i vivai per pinoli
da. rami degli stessi alberi domestici, come si fa nella 2. Calabria Ulte
riore ( per esempio a Girifalco
L economia avvantaggwebbe di molto ,
tanto pi se i detti pinoli si procurassct'o dai rami giovani, rotti dai ven
ti dinverno , o primavera.
Il piantonaio deve esser chiuso. Si piantano gli uovoli, o puppole al
la distanza di 50 centimetri ,_l uno dallaltro , e poi si lasciano crescere

le vermene , le quali , giunto alla grossezza di un braccio, si diradicano ,


e si portano a piantarli in sito. Prima di porli , si tagliano tutti i rami ,
e ramoscelli, senza lasciarvi nemmeno una foglia , o traccia di ramo , e
la lunghezza del piantone si lascia a circa metri 2. 50. Questi son detti
(I) Si giungono a pagare detti novoli circa l. a: al migliaio. Il quale oggetto suo
.I_e nequistarsi ordinariamente per furto.

__

-_-\

__...

-- 318 olirarclli da rurcino , i quali sono i pi pregiati piantoni da olive, e si


vendono alla ragione di I. I. 50: a differenza dei polloni detti pedalan',
i quali si strappano dalla base dei detti olivi, e questi sono meno pregia.
ti, e si hanno per meno di una lira. Questi debbono portare al piede una
bozza tenera , che accenni al pronto radicamento, e spesso sono fornite
di radici.

Piantagione. Nell' Occidente della prmincia_sono gli antichi oliveti:


per esempio in quel di Palmi, Sant Anna,

Seminara , Radicena,

che

sembrano boschi per la strettezza degli alberi , piantativi cos alla rinfu
sa , in modo che solo le cime superiori vengono a frutticare , guardando.
la luce. I moderni oliveti van disposti in altro modo.
Si pongono in perfetto quinconce , e per modo che ogni triangolo e
quilatero del quinconce abbia una lunghezza di metri 19. Ci nei terreni
sahbio-umil'eri della Piana , dove gli olivi acquistano dimensione gigantesca ,
e giungono ai quarantanni a toccarsi i rami delluno con quelli dellaltro;
cosicch la loro chioma ha un diametro di metri l9 , ed altezza ancor
maggiore , confermandosi ad ovoide , di cui il maggiore diametro , che

il perpendicolare , giunge ai 26 metri ( circa 100 palmi


Nei punti designati si fan buche, di cui il vano un parallelepipedo
di m. i. 30 di lungo e un po meno di larghezza o profondit. Nel pian
tarli, molto si bada a situarvi il piede del piantone, calcandovi col pie
de la terra attorno per modo che il piantone rimanga all erta da se.

In sul primo anno si veggono in vavii punti del tronco del piantone
formarsi delle gemme avventizie, donde poi i rami. Se ne tolgon tutti que
sti , eccetto i superiori nell ultimo tratto di circa venti centimetri. Talvol

ta vi si mantiene verde per tutto lanno , per germogliare poi il secondo,


e tal altra il terzo anno.

Del secco e sue ragioni. La principale cagione della secca


gione ne la tenacit o impermeabilit del suolo , o l umido la
tente. In questo caso vi si vede la fossa fatta da pi tempo innan
zi , contenere per pi giorni dell acqua. Candizione questa assai

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-- 319 -

irppropizia per la presa degli olivi. Ipiantoni , messi in questa con


dizione vanno a seccar tosto , o tardi , e se nei primi anni radi
cano e provano bene , la piantagione non sicura , no a molti
anni appresso. E se per fortuna vi provano, le loro radici non so
no che negli strati superiori permeabili; essendo morta la parte in

feriore conccata negli strati impermeabili. Quindi le piantagioni


quand anche rinscissere in siffalte condizioni, crescendo van sog

getti al vento.
Altra cagione del secco I esservi delle radici vecchie, e di
albero antico presso la fossa. Io ho verificato la ragione di questo
fenomeno , trovato da me stesso in varie fosse di piante secche da
molto tempo innanzi. Ci consiste, in che la radice vecchia riducesi in

cellulosa ( che i naturali del paese chiaman supra) , la quale di


venuta come una spugna di continue impregnata dacqua, si richia

ma un perenne umidore , il quale , unito all acqua latente, cagio


ne prima, ne produce la seccagione dellalbero. Onde la cagione
del disseceamento si dee attribuire ancora in questo caso all umido.
E di vero , io ho trovato celeste radici secche dell albero antico ,

ed imporrite, appartenere ad albero, il quale era diseccato ancor


esso , per la della cagione dell acqua latente. Mi passo dal dire
di altre comuni cagioni accidentali.
In quanto a contagio come cagione del secco negli olivi, non
abbiamo fatti in compruova. _Nell oliveto di Morogallo in Anoia del
Marchese Avati , degli olivi giovani piantati da circa venti anni, van
seccando in diversi punti. Il suolo vi e tenace, il sottosuolo ancor

pi: ed aggiungi a nostra memoria ivi era un bosco di quercie.


Allenamento dell olive. Allo interno del piede del giovine albero si

mantiene per pi anni di seguito la scalzalura. La coltura dellolivo sia in


piccolo, sia in grande, sempre la stessa. Ogni anno nellinverno si di
radano i remi novelli no. a lasciamo sul piantone non pi di tre e quat

--320
tre. L accrescimento dei rami in seguito si favorisce sempre col nettamen-i
to, e si lasciano andare in su e per largo, nettando ogni tre o quattro
anni colla scure od il pennuto i rami interni, e fuori luce, e che fanno
ingombro. Nell insieme la chioma si lascia distendere, ed i rami novelli
si lasciano pendere, come solito no allaltezza di un uomo a cavallo.

Per quanto sian tendenti i rami ad allungarsi verso gli estremi, non mai
si troncano le loro cime. Al contrario in et alquanto adulta si potano dal.
la cima, in qualche luogo , come in quel di Laureana: dicono per arroc
chire 1 albero.
'
In generale nel Circondario di Palmi si molto generosi a diradare
i rami dein olivi. Al contrario nel circondario di Gerace sono assai par
chi a nettare gli olivi domestici, detti ivi nella loro gi0vinezza innesti:
anzi in quel di lllammola si tiene (e ci bene a torto) come nocivo al
I albero, e per soprappi di cattivo governo sogliono per loro sistema rom
pere i rami, lasciandovi in modo assai barbaro i monconi, irregolari di
qu e di l, onde gli alberi vengono sformati. Aggiungon cos per arte ,

danno al danno prodotto dal vento, al quale gli olivi domestici sono as
sai soggetti. Dicono gli agricoltori del paese , che il ferro inimico ai lo
ro olivi! La nostra esperienza, oltre alla teoria, ci ha dato sempre a dire
dere la falsit di questo assorto 1: sul luogo stesso. Nella Piana lanetta
tura dei rami secchi od impovcrili per vecchiaia, si tiene in gran conto:
e si dice che vale una stabbiatura. E la ragione di ci va col fatto stes
so. Ben vero che diradamento si pratica, potagione no. In molti luoghi
nonpertanln vi il difetto di nettar troppo i rami lungo il loro corso, e
lasciarveli caricare molto oltre verso le loro cime: onde poi la facile ca
duta e presa al vento. Contro tal difetto sarebbe da apporre per rimedio
la potagione usata dai Laureanesi, i quali, mozzando le cime, dicono rin
forzare lalbero, e dargli congurazione pi concentrata ( arrocchire detto

volgarmente
La nettatura e potagione degli olivi richiedono uomini da ci , ed in vero
si adoperano i Cosentini, quegli stessi pi volte da noi nominati in questa
opera; i quali vi salgori sopra senza l' aiuto di scale, e fanno la dette e
perazione in grande, e mctodicamente negli oliveti della Piana. Ci ha an

-32I
cera i Cittanuovcsi di ci molto esperti. Alla scure essi aggiungono una
rancola legata alla cima di un lungo bastone. Sarebbe bene che i detti
urnghieri o Cosentini, ed i potatori della provincia facessero uso delle sca
le a piuoli:,come fanno quei di Terra di Lavoro per la potagione dei lo
ro altissimi pioppi e delle viti annesscvi. La coltivazione dell oliveto con
siste nella coltura del terreno, come se fosse terra da cereali, facendo ba
se nclla relazione dalle colture estive: come il grano turco, fagioli cc., e
poi nella coltura invernale limitarsi quanto pi si pu. S ingrassanp gli
oliveti colla stabbiatura; cio colle pecore e capre in agghiaccio attorno a
ciascun piede (vedi art.o concime), ad una notte o a due, come dicono.
Pi generalmente ancora s ingrassat;o gli oliveti con il sovescio dei lupini,
e fave: di lenticchie e vecce in quel di Siderno.
Queste maniere dingresso si replicano ogni quattro o cinque anni,
secondo il bisogno. La zappatura, o araluia a modo di maggese, o con col
tivazione si dee fare quasi annualmente, per rompere le bar-be delle radi
ci, le quali sono assai tendenti a venir in fra le due terre. Oltre a ci
nei piccoli oliveti presso labitato vi si porta vicino al piede qualunque
specie di concime.
Difetti dell allcramcnto degli alberi di olivi. Uno dei,difetti quello
di ammontar terra attorno ai piedi; perci la corteccia si cevre di radici

e vermene; e quindi fan delle bozze pi o meno grandi alla base dei fuin
per tutto l oliveto , il quale sempre pi diviene difettoso, ed obbliga il
proprietario nell avvenire a replicare la stessa pratica.
.
L altro opposto difetto quelle (1 insister molto a far degli scalzamenli
profondi, a costo ancora di tagliarvi radici di considerevole grossezza. Que
sta pratica quando non sia stata eseguita da principio, pu riuscire fatale
alla piantagione, per la ragione , che gli olivi giovani e vecchi, tendono
aperture tutto il sistema radicale in su; e quindi, tagliato questo , gli
alberi e seccano o sono rovesciati dal primo vento avvenire.
Tra 1 una e laltra pratica ci ha laltra da eseguire , come la pi
naturale , che di coltivare _l oliveto in piano. A questo ne conviene cam
biar direzione nel lavoro se di zappa, e portare il terreno attorno al
piede cquabilmente da ogni interno. Unaler difetto nel coltivare gli oli
Tom. X].

-322
veti si vede spesso nella troppa generosit del proprietario. Allorch un o
liveto in aumento, e in istan , non pi lecito cambiare il suo siste
ma radicale, togliendolo collo scopo di far pi profondare le sue radici.
lmperciocch i lavori profondi, sia coll aratro, o colla zappa , possono
determinare la morte, ed un gran deterioramento all oliveto, specialmen
te l dove poco profondo il terreno. Ci abbiamo lesempio in grande
dell oliveto di Cannav, appartenente al Duca di Cardinale , gli albori

del quale dotati una volta della migliore chioma che oliveto possa mai ave
re, ora da pi anni si veggon tutti sparsi di seccumi, e ci n da che
introdotto un nuovo aratro coltre, questo calando pi gi il lavoro, ne
recise una buona parte delle radici superiori. Una serie di lunghi anni in
appresso appena baster a ritornare l oliveto al pristino stato.
Alleeamento degli olivi domestici. Nel versante del Ionio , quando i

soggetti detti oleaslm' sono in buon rigoglio , l innestano con loro alberi
domestici, a scudo, apponendovi il pezzetto di corteccia con uno o pi
gemme in essa, e ve l adattano in una corrispondente apertura del soggeb
le gi precedentemente petalo. Il taglio della corteccia o portello vi si fa
a lettera T maiuscola, ovvero sottraendo. dal soggetto un pezzetto di con

teccia a lettera V maiuscola. Ci ha diverse cose a notare a difetto dei


loro nestamento. Prima sogliono farlo cadere sul tronco vecchio, e non
sui rami nuovi. Onde la miglior pratica di nestare gli oleastri d inte
starli precedentemente ad altezza di uomo, quindi farvi crescere rami no
velli , sui quali dovrebbe cadere l importante operazione del nestamento (1).
Secondo, la incisione della corteccia la portano lino all' estremo del mon
cone, onde le meteore vi s insinuano pi facilmente. Rimedio di ci
portarvi pi gi lincisione sudetta. Ancora la coltura degli oliveti dilet
tosa , perch si allevano promiscuamente con altre piante erbacee, fruti
cose, ed arboree , ed il terreno si occupa pi con coltivazioni invernali,
che estive; e sono quasi sconosciuti i sovesci, sia di lupino o fave, o di

altre erbe da ci; onde in generale i proprietarii del Ionio si lagnano del
la poca produttivit dei loro oliveti. Ma in questa lagnanza ci ha da os
(1) Vedi gelso : suo innestamento.

'

J'

0.0
-- o2.
-

servare per essere giusti, un' altra ragione della poca produttivit degli
oliveti. E questa consiste nella ragione economica dei paesi, e dei pode
ri marittimi ; percioech ivi si potrebbe trar protto maggiore da colture
pi utili, che non sono gli olivi: sibbene sono gli agrumi, gelsi cc.

Si calcola dai proprietarii bene intesi, che tornerebbe meglio sostituire a


gli oliveti , gli agrumeti ed i gelseti; Io che sarebbe vero nei terreni irrigui.
Da altra parte, comparati i pericli , ce ne ha, specialmente oggi, pi
della parte dei gelsi , ed agrumi, che degli olivi, dei quali pel passar
dei secoli son noti ormai gl infortunii , le malattie e gl inconvenienti eco
nomico-commerciali, sempremai vinti dalle vantaggiose rendite olearie, che
costituirono maisempre le grandi risorse dei proprietarii della provincia.
Dobbiamo insistere purtutlavia non mai doversi calcolar la rendita di quest
albero su di una piccola serie di anni ; ch il calcolo ne sarebbe fallace.

E bisogna contare sopra una media rendita di dieci anni. Onde il buono
economo non dovr mai attenersi ad una sola specie di cespiti di rendita.

Da altra parte le variet dell olive di lietromarina sono piuttosto


basse, e la loro ramicazione si estende in ampiezza , e non in altezza,

sicch scema , in confronto degli olivi della Piana 1 area produttiva. N


vale il dire, che in quelle contrade si tragga protto dal terreno con le
colture erbacee; perciocch di tutti gli alberi I olive il meno capace di
permettere colture erbacee sotto di se, percioccb se d inverno adag
gia, se di stato ne accresce siccit. Onde il prodotto erbacee de
gli oliveti appena compensa la spesa di sua coltura , ammesse anche le
felici condizioni or detto. Se non che a coltivare simultaneamente gli olivi
con altre piante bisognerebbe disporre a bello studio la piantagione della
chiudendo: e ci sarebbe assai miglior consiglio che coltivarli esclusivamente.
Altro inconveniente consiste nell innestamento in campo, il qual mo
itivo ritarda di molto laccrescimento dellalbero; si per lo aspettare del
laccrescimento del soggetto , e si per la frequente fallita del nestameuto.
Innestisi dunque in nestaiuola , o piantinsi talee domestiche in piantonaio.

Biennalit dell oliva. Importa molto sapere per leconomia


della provincia, che in tutto il bacino della Piana da noi addiman

-324-
dato Regione degli oliveti, comunque essa si estenda per circa

cento miglia quadrate (185 chil. e 183 metri quadr.), gli olive
ti concorrono contemporaneamente tutti ad eccezione di pochi indi
vidui (tra cento cinque) ad esser carichi o scarichi negli anni al
terni, sicch lannata piena olearia, e lannata vuota in tutti

i suoi cinquantotto comuni e villaggi ad un tempo stesso. Noi no


tiamo questo fatto come cosa di gran rilievo per leconomia del
paese. Nell annata vuota tutti i comuni son privi di quella grande

risorsa invernale; onde si vive in questa regione nei mesi d inattivit.


Questo fenomeno di coincidenza non pu aver la spiegazione
nell influenza cosmo-tellurica ; perciocch negli anni vuoti ci ha dei
gli individui , circa cinque tra cento, i quali maiscmpre in tal tem
po vcngono a caricare , e sempre ad un modo negli anni alterni!
N la ragione pu stare nel perduramento del frutto sull olivo; per
ciocch ci ha di molti anni ,' in cui le olive vanno a precipitosa ca
duta n dal Novembre , e purnondimeno lanno appresso non vsie
gne il carico del frutto. Negli anni vuoti suole avvenire che , oltre
al poco frutto, questo vien guasto, quindi non torna conto di rac
coglierlo al proprietario , onde lo lascia alla povera gente.

Le annate piene dellaltro versante non coincidono con quel


le del versante occidcntale, e nemmen tra di loro quelle della mon
tagna con quelle della marina jonio.
In quanto alleconomia , lannata vuota , che portasse poco

frutto di qualit perfetta, apporta un rendiconto in qualche manie


ra utile , potendo bastare I olio , come avvenne nell annata vuota
del 60 , forse pel consumo interno della provincia.
Da che proviene la bicnnalit dell oliva. un fenomeno dipendente
dalla struttura e progresso organico dell olivo ; cio i raccmi oriferi ven
gono nelle ascelle delle foglie dei rametti del passato anno , e non del

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\-A_.__._.

corrente (I). Quindi se questo forte, robusto, e di maggior lunghezza


(come cose legale fra di loro), e ancora di maggior numero di meritalli,
i raccmi fioriferi sono ancor essi pi numerosi. Ma, dapoich nel cor
rente anno ( per esempio nel 1861 ) la oritura ha preso i meritalli del
lanno passato, la gemma terminale di questa primavera, che essenzial
mente feglifcra , non che sottile , e di due , ed un sol meritallo , non

offre luogo ai raccmi oriferi ( tutti ascellari, non punto terminali ) nel
venturo anno 1862 , in cui, invece sviluppando la gemma terminale (che

e foglifera ) e dando pi meritalli , e venendo pi robusti , offre il luogo


per il 1862 di portare gemme orifere , che son tutte ascellari , le quali
saranno in ragion diretta del numero degli intcruodi o meritalli o della lun
ghezza di essi rami.
_
Noi non ammettiamo ( istruiti dalla esperienza delle pi precipitose , e
prematuro cadute delle olive) che le olive abacchiate, e raccolte in Novem
bre possano per tal ragione far mignelare i loro ramescelli nell anno seguen
'tc. (2) Si eccettuane alcuni casi straordinarii. La gemma terminale nell e
stremo autunno ordinariamente trovasi sviluppata e compiuta in quel tempo

di Novembre : il tessuto legnoso e la forza del ramoscello dellanno spirau


te son gi finiti : sovrasta linverno e nelle sue ascelle non si formano gem
me orifcre. Eccetto il caso che per un forte, ed eccessivo rigoglio, stan
do una serie di giorni ticpidi nell estremo autunno non continuasse il suo
sviluppo anche in questa stagione. Ed in ci consiste l eccezione.
Che se, poniamo il caso era detto, la gemma terminale nell annata pie
na venisse molto prolungata da portar molti meritalli, allora si pu dare il
raro caso, che ance lanno alterne parti dei raccmi ascellari fioriferi.
Cos avviene in qualche variet a finttica'zione annuale: come in quel.
la nel paese della Ottobrarico, a frutto acuto incurvo propriamente contrad
distinta col nome di Ottobrarico-perciasacco; ma ci e rare. Pi dordinario

in questi olivi che portano frutto ogni anno avviene che una porzione dei
(1) Detti dai botanici rami annotini.
(a) Lascio da parte la caduta de' ramoscelli per abbacchiatura destinati a portar frutto
nell' anno avvenire.

.-L

-326
suoirami nell' anno sono fruttiferi mentre il resto vuoto: e viceversa l an
no vegnente. Onde in questa maniera d olive, quantunque il prodotto sia
annuale, i suoi rami sono essenzialmente biennali!
Delle variet annuali.

Il vero mezzo di ovviare il gran difetto economico dell olivo


per la sua biennalit, cio che porti frutto ogni anno (1), di ri
correre a moltiplicare la or della variet in uno abbondantemente,
in altro scarsamente.
Questa specie della Ottobrarica, o meglio Ottobrarieo-percia
sacco ha tra tutte le variet dell ulivo il pregio di produrre olive
ogni anno. Noi conosciamo dei lati fondi costituiti tutti della detta
variet, come il feudo del Marchese Avati detto Morogallo in Anoja:
e quasi tutti i piccoli proprietarii ne hanno un certo numero nei lo

ro oliveti. Per giunta di pregio questa variet pi fronzuta e pi


forte nel suo legno.
'
I
Noi proponiamo di moltiplicarsi questa variet coi mezzi con
suoli degli uovoli non solo , che sono scarsi a fornire vivai: ma
ancora col mezzo di pinoli, dei rami, che cadono pel vento ,0
vengono potati a bella posta , e farne piantonai, siccome sopra di
cevamo. Non proporremo mai il metodo dellinnesto, purch non
venisse fatto in piantonaio (4).
Ma anzicch fondare speranze positive sull annualit della ren
dita dell olivo da ineulcare i piccoli proprietarii a ricorrere ai si
(1) La potagione dei rami, specialmente quando vanno molto in rigoglo , costringe
l' olive e frutlicare talvolta ogni anno. E ci ricordiamo specialmente a quelli del versan
te del Ionio, i quali sogliono essere cosi restii a potare, e nettaret che se ne l'anno un si

stema a non voler adoperare il ferro per gli olivi; contro il detto volgare: dell' 0500 6
del co devi essere inmico.

'

'

-327
stemi economici , che garantiscono luomo , durante la buona come
durante la cattiva annata. Ch l olive un albero abbastanza in
do , qualora si calcoli la sua rendita nel giro di pochi anni; non
cos quando si calcoli a periodi lunghi. [piccoli proprietari del cir
condario di Palmi sieguano da una parte il sistema delle colture si
multanee di quei del circondario di Gerace ; ma questi dispongano
meglio spazieggiando
le loro
piantagioni
disegno pre I
concetto
a- tal ne; e vieppi
soprattutto
ingrassino
i loroconoliveti.

D. Raccolte delle olive, loro conservazione, ed oleicio.


Dal nir d Ottobre incominciano le operazioni della raccolta olearia ,
le quali nella carica di buona qualit si possono differire ad un mese, come
pi tardiva, ed anche pi appresso: nella cattiva, in cui il frutto matura,
e precipita tosto , si dee pi presto dar di mano alle cennate operazioni,
le quali van divise in quelle di campagna, ed in quelle del fattoio optrappe.
lo. lenit hyems; teritur Sicyonia bacca trapetis, (Virg. Georg. I. 2. v. Siti).
La raccolta olearia richiama a se le intiere popolazioni della regione

degli oliveti , che di circa 60 comuni nel circondario di Palmi. I ragaz-.


si e le ragazze da sei anni in sopra, gli adulti di ambo i sessi, i pro
prietarii ricchi e mediocri, i proletarii; tutti vi sono applicati, durante
1 autunno e porzione dellinverno : e nelle annate piene , e di qualit per
fette no alla primavera. Si ricorda di varii anni, e specialmente nel 1857,

che le olive si raccoglievano ancor nel mese di Giugno , cadenti dall al


beroper terra secche , e sonanti , e cariche di olio (1).

(1)
olivi del
go ). Ci
braio in

Il proverbio che l oliva pi pende pi rende , cosa verissima ; almeno per gli
mio paese che sono intermedi tra gli olivi domestici e loleastro ( vedi il catalo
ha p. e. il Sinopolese ed il Ciciarello che danno abbondantissimo olio da Feb
poi, e pi in Marzo , e se il podere adugiato o al bacio, 1 Olivo suddetto

rende poco ordinariamente; ma se viene Marzo , e le olive pendono ancora , allora danno

gran proporzione di olio. La ragione di questo fenomeno sta nella inuenza della luce e

--:szs
Pel riguardo del tempo questa raccolta dee distinguersi da ogni altra;
percioccb d occupazione alle popolazioni, in tempi quando ogni altro
lavoro campestre interrotto, e la campagna animata dalla frequenza di
gente , che vi accorre da ogni intorno sotto gli olivi, durante gli stride
ri del verno; e se vi aggiungi le opere dei lattoi eseguite al coverte, ed
al caldo dei fornelli, i quali si ollrono al povero della contrada come a
pubblici scaldatoi , in economia rustica, non troverai raccolta di frutto ,
che superi in eccellenza la raccolta dellolivo.
Prima operazione. Si raschia ( rampa val". ), con zappa ( sempre
la descritta zappa) il terreno, o la sua colonna, ch sotto gli olivi, pro
cedendo i lavoratori a ritroso. Baccolgonsi tutte l erbe miste

con

terra ,

che la raschialura, in ridossi (l) diritti o curvi, ma quanto si possono pi


regolari, che dividano l eia sotto gli olivi in varii scompartimenti, i qua
li a modo di tante aie delle rampe, oll'rono una supercie netta,
col
tempo vieppi battuta e soda, merc le piogge , ed il calpestio. Questa
operazione ivi addimandasi rampare. Due uomini in una giornata possono
rompere , o raschiare otto piedi di olive di la o poco pi, se sono rav
vicinati ad una settantina di palmi lun dallaltro. Col rovescio della
zappa rassodano la supercie dei ridossi , che una maniera di mazza

rengare.
Altra maniera di raschiare. In quel di Cittanuova non raschiano gli
oliveti, ma zappano il terreno per pnlirlo dall erbe , le quali 0 abbra
ciano o sovesciano ( che meglio ); e poi coll orecchio, e col piatto
della zappa, rompono le zolle, ed appianano lo zappato, nonch il maz
zarengano. Le piogge in seguito perfezionano il lavoro. Colesta maniera di
nettare gli oliveti , pregio dell opera farla nei pi caldi giorni di Set
tembre, quando , arroncate l erbe, non vi rinascono. Onde questo lavoro

diretto al doppio scopo di coltivare l oliveto, e nel contempo di pre


del calorico di primavera. questo un fatto comprovalisaimo dai nostri proprietari , special
mente di codeste variet d' olivi. Vedi ancora su ci Giovanni Presta: Degli olivi, della
offre, e della maniera di cavar l olio. Napoli 1794, in 4., a pag. li.
(1) Ed ecco in questi ridossi , senza il volerlo , il calabrese vi compone il cos detto

terricciato, tanto inculcato dain agronomi : e da noi a pag. 237.

_29_
pararncil terreno alla raccolta delle olive. Questa maniera per troppo
limitata.
Nel circondario di Gerace o del Ionio, dove ci ha molti comuni olei

fer , da olivi domestici, non si fa la detta operazione di raschiare (la

rampa

Appena vi si mietono con la roncola l erbacce, che ingombra

no il terreno. Ci porta, che la raccolta, che una donna ne fa col , a


malgrado delle olive assai pi grosse, prende pi tempo, che non in.quel

la degli oliveti della Piana. Oltre di che in questa parte si ricorre gene
ralmente per la raccolta in parola alla granata (I).

Ci ha gli scopatori , che sono uomini destinati a raccogliere colla


granata, dimenandola e venteggiandola assai leggermente per terra, le oli
ve in piccoli mucchi, e con le olive le foglie, ad altri corpi estranei,
che vi si trovano insieme. Le ccrnilrici ( cemitura, o rocciolijatura, co
si detta la donna che fa questo mestiere ) raccolgono i detti mucchi nel
cernitoio ( cemiglio ) (2) vogliano il tutto per segregare le materie stra
nee dalle olive, queste, facendo rimanere nette, e quelle buttando via ,
con un colpo di mano. Nella quale operazione non tutte le donne sono
pratiche.
Questo mezzo grandemente economico della granata non sempre si pu
usare, per diverse ragioni; principalmente pel terreno che non si presta,
come sarebbe nei luoghi molto pingui , dove i lombrici vi fanno le loro
pallottole, e dove ci ha molte pietruzze, o ghiaia, come avviene in tutto

quello di Retromarina. Dunque gli uomini colle granate, che spazzano lo


aie raschiate , le vagliatrici che vagliano , i ragazzi e le donne , che rac
colgono, con cofani, sacchi c vetture, la sera si radunano a portar le oli
ve al trappeto , ognun con la sua porzione addosso. Ivi si gittano nei ca
(1) Si prende un palo di un metro , che termina in forcata , alla quale si assicura
no con legami di salcio o spago dei fascetti di verghe di melagrano o di spina della spalas,
( Cytisus infeslus ) o di Erica arborea; e cosi assicurate si mettono sotto soppressa, per
ch codeste granate prendessero una forma piatta.
(e) Strumento che costruito di un cerchio di faggio con fondo di verghe delle _Ui'
lette fornite dal Cartliamus lanatus, legate fra di loro, ed inlate nel detto cerchio coi
loro estremi.

Tam. XI.

l2

-330
mini, che sono ricinti fabbricati, di gura parallelepipedo, di due o
tre metri larghi , e pi lunghi , due o tre metri profondi. Ci ha dei caro:
mini di gran lunga maggiori. Un del fattoio entra nel cammino tosto dopo
messevi le olive, e ve le piggia coi piedi , e poi con zoccolo (I) di le
gno, ne le piggia ancora , con lo scopo di farle durare ivi dentro lnnga
mente : e di fatto durano l dentro prima che vi si macinino da uno a tre
mesi.
Il cammino in un angolo del suo fondo , porta un buco, donde esce
la morchia e va a scaricarsi per un canale nascosto nella cosi detta gor
na , ch detta inferno dai toscani. Una donna, ed una ragazza bene e
sercitata , che raccoglie a mano le olive ( si ricordi che sono selvagge 0
minute) capace di raccogliere no ad etto]. I. 50 in una giornata. S

pagano a l. 0. 50 l ettolitro.
L uomo colla granata capace raccogliere ettolitri sei e pi, ed ha
circa l. 1 al giorno. Con lui vanno due donne, che cernono, e che. han

no lira 0. 60 al giorno.

Raccolta e commozione nel circondario di Gerace. Nel cir


condario di Retromarina la raccolta non si fa che direttamente col
le mani, le olive non s incamminano che per pochi giorni, al pi
dieci; oltre a qual termine, si corre il rischio della totale perdita
del ricolto. Cosicch ivi la espressione dell olio quasi contem
poranea con la raccolta , e se aggiungi la sollicitazione della per
ticatura , nisce nelle migliori annate a tutto Dicembre 0 Gennaio
mentre in quel del Tirreno si guardan bene di perticar le olive pel
gran danno che questa operazione apporta agli olivi mutilandolo de
ramuscelli che nellanno vegnente sarebbero apportatori di frutti, oltre
alla difcile ripresa de rami avvenire. Quindi in questa regione I e
spressione dell olio si protrae no a tutto Giugno. Questa preroga
tiva delle olive della Piana, ossia selvagge, sopra le domestiche ap
(z) Detto pedam'mo volg. o malao.

-33l
porla nelle attuali condizioni economiche del paese grande vantag
gio: nel tempo stesso che cagione di depreziamento della quali
t dell' olio espresso dalle olive incaminate, il quale viene di cab

tiro odore e stomachevole. Malgrado di ci gli olivi della Piana nel


gran commercio non discapilano riguardo a quelli di Betromarina,
i quali anzi si vendono un poco meno (5 per 100) per ragioni io;
pogratiche, e per aver ancor essi de difetti.
De Trappeti e de Frullini. I trappeti propriamente detti (l) oggi son

ridotti ad un modo: cos detto alla genovese: lantico trappelo detto alla
Longa o alla Romana e del tutto obliato. Ce ne ha ad un frantoio a due,
o pi; e similmente ad un torchio , a due o pi. Il frantojo porta la ma!
cina o macello (non mai pi d una) perpendicolare molto grande e pe
sante essendo di granito grigio. Due facce, una applicata allalbero inr
torno a cui gira, di un diametro di circa un metro e dieci centimetri, ed
un altra opposta di minor diametro. Vi si aggioga il cavallo ordinariamen
te , ed il bue in mancanza di questo.
La quantit delle olive da.frangere si addimanda una macina, la quale
in. alcuni paesiicome quelli dellOccidente si usa a circa tre tomoli (un po
meno di 2 ettolitri): in quelli dellOriente la macina e doppia. In una gior-.
nata, ovvero in una tirala il trappeto colla sua ciurma di fattoiam' preme
da tomoli 15 no a 24 ( massimo termine
Dopo pu continuare l ope
razione unaltra ciurma. Questa consiste in un paliere, il quale guida il ca-_
vallo , che gira, e mescola colla pala le olive sotto la macina (2), di due
fattoiani, che mettono la pasta nelle gabbie, e movono il torchio , e di
un aiuto, che bada 'al fornello ed aiuta i l'attoiani. Dei due, che stringo
no vi il primo detto pontiere , ed il secondo trappetaio semplice. Que
(x) Cosiddelti alla greca i fattoi mossi da forze animate, non da congegno idraulico.
(a) D ordinario nei trappeli l albero manca del doppio braccio di ferro, l uno all e
sterno della macina per raderne l orlo e nettarlo della pasta adesavi , e l' altro piegato ad
angolo che rado la parete interna della pila; maa questo oliciol supplisce il pahcze; non
scsendo la vasca ad orlo perpendicolare ma aperto.

_332
sti va all esterno della stanga detta tera con cui stringesi il torchio, e
quello appunta la stanga nei buchi del torchio. Ambedue girano l arga
..ne , e nella massima pressione si aggiunge anche lajutante. Le olive tran

te, e ridotte in poltiglia s immettono nelle gabbie , che son di verga pe


sta di castagne , e queste soprappongonsi a modo di pila detto castello e
dai paesani censo luna sull altra: e quindi il torchio le stringe per la
prima volta.
in questa prima stretta, che lolio esce nella maggiore
quantit. Smontano la pila delle gabbie col rallentare il torchio, e quindi le
rovesciano, e poi le riadagiano come prima, e le ristringono di bel nuovo.
Fatta questa prima estrazione della detta polpata, la sanza si riporta per
la seconda ed ultima volta sotto il frantoio, ed ivi rimacinata si rimette di
nuovo nella gabbie. Questa sanza rimacinata si addimanda nocciolata. In

quel che ripongono le gabbie piene di questo pastone sotto il torchio, l a


iutante vi versa dellacqua bollente, e con un legno ne rimescola la pasta,
e cos 1 una dopo l altra riempiendo le gabbie (zimbili volg. ) e scaldan
do il contenuto, se ne rif il castello o come; e quindi si stringe ben ha

ne, e riposa un tantino. Si smonta da ultimo il castello, si gitta via la


sanza per mandarla al lavatoio , o frullino. Da ci rilevasi che non si usa
far la terza espressione per raccoglier lolio detto sansino dai toscani (v.
Cuppari); poich si trovato che il prodotto non pagherebbe la spesa.
In quei paesi, dove la quantit di ogni macinatura e doppia , la pa
sta delle ulive s introduce in un numero anche doppio di gabbie e quindi
se ne l'anno due pile o castelli sotto il torchio.
In altri paesi il pastone non si rimacina, ma soltanto si ripassa alla
scaldatura. questo il processo solito dei trappeti idraulici a frollino o la
valoio, allorquando ivi si spreme l" olio direttamente dalle olive.
Finite le macine di tutta la giornata ( tirata volg.) si raccoglie lo
lio del tino , e le morcbie si mandano allo inferno (volg. gorna
Gi
costume generale senza eccezione di riunire tutto il prodotto estratto, si dal

la polpata , c si dalla nocciolata, in un solo ricipiente detto tinello , to


scanamente sottino (l).
(I) veramente il sottino de toscani un po diverso , perch fornito di tubo comuni.
canta che scaccia via le morchie (vedi Cuppari).

-333
In questo grande recipiente si'lasciano due o pi mesi le morcbie. Per
mezzo un tubo comunicante scavato nella Spessezza del muro, di cui la par
te inferiore circa trenta centimetri sul fondo dello inferno , le morchie

hanno un uscita continua e si rinnovellano, lasciando andare la parte oleo


sa a galla. Il proprietario raccoglie lolio della gorna dopo aver fatto cir
ca 200 macine e questa operazione si replica due otre volte, durante lan
no. Essa richiede molta diligenza dalla parte del padrone per estrarne lo
lio puro dalla massa galleggiante del morehione. Usano di mescolarla a gran
quantit di sanza , metter la pasta nelle gabbie, e quindi stringerla al tor
chio. L olio ne esce purissimo, quantunque letente , ed bene accettato
nel commercio.
Il fondaccio dello inferno ( goma vola.) detto pastaccio, ove non si
volesse assoggettare al lavatoio per trarne l olio, si suol disseccare, riponen
dolo in una aiuola allo scoverto. Ne viene un combustibile, che abbrucia come

il carbon fossile, emanando in combustione un odore ingratissimo empircu


matico, ed di non raro uso domestico a ci
Della sanza , e de Trappeti a lavalojo. Una volta la sanza non ser
viva che ad alimentar fornelli o tutt al pi ad ingrassar majali: tutte cose di
poca utilit. Non cos oggi da circa un quarto di secolo, in questa provin
cia si sono indrodotti i mulini a lavatoio o come i toscani addimandano frul
lino, e che in paese dicono quasi per Antonomasia Macchina: la sanza
ha un prezzo stabilito di mezza lira al tomolo (L. .I ad ettolitro, circa).
Il proprietario del trappeto calcola di pagar con esso tutte le spese del trap
peto, e gli resta per soprappi qualche altra cosa, oltre il nocciolo lava
to, ottimo combustibile , che brucia senza alcun odore, facendo amma vi
va simile a quel del Gas dilluminazione. Di questo si fa uso peri fornel
li degli stessi trappeti.

'

l trappeti propriamente detti non rimangono oggi nei luoghi dove ci

ha lacqua corrente. 1 trappeti idraulici o da sanza gli hanno sostituiti


da per tutto dove ci ha acqua corrente; perciocch nello stesso trappeto a
_
(I) Quel che se ne fa ancora da questo fondaccio veggasi il catalogo delle piante sl
h famiglia dei funghi ( Agarz'cus ostrealus )-77

_ 334 _
laratoio o frullino ci ha il.frantoio, il torchio da estrarre lolio delle olive

ed il levatoio insieme(l). Per essi fattei il prodotto olearie del paese rad
doppiato. Lolio cos detto lavato e da senza dopo aver ricevuta la cottura
in caldaie di rame riesce di color verde sambuco ed molto ricercato dal
commercio esterno; onde il suo prezzo giunge ad uguagliare spesso quello
delle olive. Dallaltra parte i trappeti a lavateio, animati dalla forza del
lacqua, frangono le olive pi presto che nel trappeto comune.
Numerazione dei trappeti. In generale osserviamo i trappeti a lavato
io numerosi ( circa 100 ) nella nostra regione degli olivi, cio nella Pia
na , scarsi ( circa 20 ) in quel del Ionio dove ci ha molti trappeti a sec-.
ce. Ancora dobbiamo fare osservare che i trappeti di Retromarina, comun

que numerosi (307) essi non macinano, che no al tempo della raccolta;
per la ragione, che le loro olive non soffrono la lunga dimora in camino.
Al contrario nella Piana i trappeti macinano per pi di due otre mesi do
po la raccolta, talvolta no a tutto Giugno.
Volendo segnare con una cifra approssimativa i trappeti di.tntti i
60 comuni del Circondario di Palmi, diciamo non andar lungi dal vero ,
se li portiamo al numero di 1200 e pi per questo circondario , i quali
sommati coi 327 dellaltro circondario di Gerace, e 100 del circondario di
Reggio, abbiamo una cifra di circa 1100 trappeti, come rappresentanti la
industria olearia della provincia
Conscrcazione dellolio e sua rendita. Si conserva da tutti i proprie
tari della provincia in ziri o giarre di argilla. cotta, e da taluni grandi
proprietari in cisterne appositamente fabbricate. Le giorre si portano da
(1) Nei contratti si distingue lolio lampante tratto dal torchio direttamente, da quello
che si fa col mezzo del frullino, il quale dinferior qualit ed addimandasi ancora olio la
vate. Questo non pertanto si fa quando per esser le olive guasto o passate non possono as
sbggettarsi al torchio: ed una volta , prima della introduzione del fmllino, erano del tutto
perdute: con la lavatnra si ottiene bene o male lolio. Una volta in tempi di guasto e di
prematura caduta il piccolo proprietario perdeva tutto, ed il grande buona parte del suo ricolto.
(a) Un l'attoio ordinario con un torchio ed una macina costa 1. 2000. Un trappeto a la
vatoio (sempre mosso da congegno idraulico) costa non meno di l. 5000; trovandos'ene di
quelle che han costato no a 20,000 lire , come a quella del Principe di S. Giorgio nel te

nimcnto di Polistena, quella del Duca di Cardinale a Cannav ec.

'._'hf

>

_,_.__ ,__

-335
Soriano nella Calabria Ultra 2.al sopra schiene di asini o di muli per tutta
la parte settentrionaledella provincia. Ma queste sono assai fragili. Seno
fan di migliori in Seminar-a, dove si fabbricano massicce e forti, edin S.
Giorgio. Nella parte meridionale della provincia si provvedono iproprietari

dalle fornaci di lilelito e sue vicinanze. Ogni ziro o giarra pu contenere


da un cantaio no a 4- e mezzo, (quint. 4 e chilogr. 05) cio no ad una

botte. Generalmente si crede che l olio col tempo acquisti pregio di finez
za in quanto alla purit; e che non punto discapiti di gusto. La qual cre
denza fa si, che le giarre si covrano imperfettamente. E si sa che lolio
in contatto dellaria acquista un senso ingrato.
L altra maniera di conservare lolio in grande, colle cisterne co

struite di mattoni ben cementati. Di queste sono costituiti i magazzini di


Gioja, ed in esse cisterne va a raccogliersi o depositarsi lintera massa
dell olio, che si estrae per fuori, del circondario di Palmi. Ciascuna cister

na pu contenere cento botti (405. IO quintali metrici)(l). Qualche gros


(1) Ecco il quadro di tutti i magazzini di Gioja , earicatoio del Circondario di Palmi
con la capacit delle loro cisterne , pi le frazioni in depositi fuori cisterne.
Prop"etarr' de ma9azzt'ni
Carlo Porta .

in Chi].
Botti Ca
-p acr't
Quint.

4.000

16204. 00

Piria . . . . .
Rocca, due case .

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.V
.

7000
7000

28357. 00
28357. 00

Gitl'one .
Arlot'ta .

.
.

.
.

.
.

,
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

2500
2000

rocca. 00
8102. 00

Gagliardi.

aooo

8102. 00

700 --

31 5. 00

Duca di Cardinale.

Franco .
Bianchi .
Monaco .

.
.
.

.
.
.

.
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.
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.
.
.

Frazioni.

Ajocsa

.
.
.

Totali.

_.

1000
1000
500

--

zoo 5goo

40 I. 00
4051. 00
2025. 50

810. 20
20055. 00

32900 - 133291. 70

Questa cifra rappresenta la grande massa d'olio del Circondario di Palmi a cui possa
ascendere nelle annate piene; anzi nelle perfette questi recipienti si riempiono e pi di una
volta; onde in questo caso la massa d olio del detto circondario supererebbe le 60,0o0
I)0tti , ( quint. 243,600

so proprietario ha fatto fuori di questo caricatoio della Piana nel proprio


paese le cisterne da olio, come sono quelle del Marchese Avati in Polisti
no, ma non sappiamo, che egli ne abbia fatto uso; onde costui colla ge
neralit di tutti i proprietari mandano il loro olio al deposito di Gioia.
Costoro no a che tengono lolio in giarrc nei loro magazzini, ne fanno
una certa qual manipolazione, per dividere la cos detta cima di giarra dai
bassi, cio il no dal grosso: questo o si lascia a depurare da se, ovvero
misto con l acqua bollente, o con rimescolarlo con la sanza, e ripassar

Io al torchio, lolio no si ltra per la sanza, e cola fuor delle gabbie,


lasciando ogni impurit nella sanza stessa. L olio che si raccoglie da ci
ma a fondo nel tino del trappeto alla ne della giornata tutto quanto mi
sto, come di buono e cattivo, addimandasi olio mosto che lolio mer
cantile, come d ordinario si manda con tal nome a Gioja.
Lolio lampante non deve avere parte alcuna del basso.
L olio [cima di giarra si destina per l uso di cucina, o di. piazza, e
si vende a pi caro prezzo delle due suddette qualit.
Alla marina si manda I' olio in otri, sempre a schiena di cavallo, o
di mulo: un carico di mulo corrisponde ad un terzo di botte, ossia un
terzo di cinque ettolitri, e ventitr litri. Al vaticale non si d il prezzo del
viaggio in danaro; poich costui si prende l olio dai magazzini di monta
gna di suo conto, ed il vende alla marina di Gioja al mercante. L, oltre
alle differenze eventuali di prezzi, vi trova per mcrccde ssa di ciascun
viaggio, uno stajo dolio, dovendo consegnare 44 staja, avendone preso
45 dal proprietario della montagna. Non a dire quanto astuzie, e mali
zie vi han luogo in questa manieradi commercio tra il vaticale , il pro
prietario di montagna, ed il mercadante della marina. Talvolta il proprie
tario crede meglio mandar di suo conto l olio alla marina; ma teme far
cosi per le strade, o meglio sentieri che sono assai malagevoli.
Ivi giunto l olio, il proprietario riceve il danaro dal mercadante, od
un biglietto ad ordine per quando vuole realizzarlo il proprietario stesso al
prezzo che sar per correre al giorno del conteggio. Deducesi gi una som

ma per l aggio del deposito.


Maniero per depurare lolio detto grosso. Si fa come pi detto di

-33'l..
sopra, facendolo ripassar per la sanza; o per frullino nel mulino a lava
toio; e quindi facendolo passare per olio lavato; e per acqua bollente de
cantando lolio, che va a galla; o per semplice bollitura, come soglion

praticare i genovesi. Ond che la morehia o si vende ai saponari , o si


manda al lavatoio.
Si chiarisce ancora per via dell acido solforico. Pochissimi usano que
sto mezzo ellicacissimo, ne che da ben pochi conosciuto. Ci ha dei ca
si, in che bisogna ricorrervi per lolio torbido, che non chiarisca altri
menti. Sarebbe questo un buon mezzo a puricar 1 olio, e non mica co
stoso, come dice alcuno. Ma il mezzo della soluzione di termino non si co
nosce per precipitare dallolio la materia albuminosa.
Mezzi usati per iscorrire l' impurit dell olio. Lolio scuovre col l'uo
co qualunque porzione di acqua, che possa esservi insieme con mucilagine
mescolata, facendolo bollire in padella: l olio pure non fa rumore. Ovvero
facendolo accendere con lucignolo di bamba_gia, od [un brandello di carta

imbevuta ed accesa al fuoco: la amma per lo contrario strepita, se ci ha


dellacqua con mucillagine.
Qualit degli olii della provincia. L olio di Retromarina e pi atto a
mangiare di quello della Piana; perch privo di tanto di terra, o di ran
cido; ma non esente da un senso di grasso, che proviene forse dallal

bumina; onde riesce pi sazievole. Si dice perci, che condisce di pi di


quello della Piana; il che a discapito della delicatezza e del gusto.
L olio della Piana ha tutti i difetti per rendersi pi o meno disgu
stoso, per i metodi di raccolta e di conservazione delle olive. Ma se que.
ste raccolte, e fresche si sottoponessero allo strettoio, lolio verrebbe pu

rissimo senza alcun sentore, meno albuminoso di quello di Retromarina e


pi dilicato.

Tam. X1.

#5

-338
Le inconcenienze dei metodi usati nella provincia, sono per la
raccolta delle oltre, per la loro conservazione, e per
l estrazione dell olio.
A questi sommi capi si possono ridurre codeste inconvenienze.
L agricoltura si accomoda con lindustria , e col commercio. Si

chiede quantit, e non qualit, e lindustria siegue la ricerca. L


agricoltura alleva alberi d olivo di grandezza sterminata, inaccessi
bili alla raccolta a mano, appena capaci ad essere abbacehiati. Da
altra parte si tien per fermo universalmente che: l elica pi pen
de pi rende, secondo il proverbio del paese. Tutte queste ragio
ni fan si che il proprietario si d per la raccolta delle olive al mo
todo in uso sopradescritto, pel quale le olive cascano da se a po
co alla volta, s imbrattano di terra, e si feriscono, e poi sammuc
chiano ed incamminano, e fermentano, e rancidiscono, e talora sa

ponilicano. Inconvenienti in parte evitati da quei di Retromarina. Se


non che in questa parte lasciano a fomentare le olive per sette a
dieci giorni. Altro inconveniente sta da parte dei fattoi, iquali so
no oltremodo improprii, e lolio, quando anche riunisse tutte le
qualit volute dal buon gusto, ne riuscirebbe impregnato del tanto
dello stesso torchio della machina, e delle gabbie, e dello stesso
tino. Ma vi ha ancor pi di rilevante tra gl inconvenienti di code
sti metodi, che riguarda anche leconomia, ed che quando le oli
ve imbechiscono, ritardarne la raccolta torna a discapito della quanti
t: pi poi, se si lasciano ammonticchiate per Inth tempo; ch
allora le olive incaminate diminuiscono con la polpa la di lor facol
t oleifera, pel baco contenuto dentro: a parte, che il ricolto po
trebbe andar perduto, per la fermentazione.
Rimedii. Buona parte di questi inconvenienti da sperare che
si levino con la moltiplicazione dei trappeti, e mezzi da estrarre

-339...

l olio. Tutte le regole per la buona estrazione dellolio consistono


in questo: raccogliere le olive colle mani da sopra lalbero, e spre
merle testo in apparecchio tersissimo: ed ecco lolio pi pure, che
la natura e larte possa dare. Ed a ci da preferire le olive sel
vagge della Piana alle domestiche di Retromarina. Il lacutojo o
fruilino supplisce ed equivale a molti trappeli; perciocch in esso
ci ha la macina delle olive, animata dalla forza dell acqua, oltre

il corrispondente torchio per estrarne lolio. Se non che il trappo


to antico si dee conservare pei luoghi lontani dalle correnti, donde
torna pi comodo di mandar la sanza al lavatoio, che le olive stes
se. Onde e che i proprietarii dei trappeti si accordano coi proprie
tarii dei lavatoi, e vi rilasciano tutta la sanza del loro trappeto al
prezzo corrente, che suol essere alla ragione di c. 30 a tomolo
(55 litri). La sanza nei trappeti si ammucchia no a che non ven
gano i sanzaioli a rilevarnela.
Si avverte che mal costume di ammucchiar la sanza si nel
lavatoio che nel trappeto , e farla dimorare cos per pi tempo;
imperocch produce tal riscaldamento, da distruggere no all' ulti
ma goccia d olio contenuta nella sanza stessa! Onde questa appe
na si porta dal trappeto si deve infondere in vasca d acqua che la
compenetri tutta quanta. Il trappeto a lavatoio eseguir debba sulla
sanza le seguenti operazioni:
I.a Immersione della sanza nell acqua fresca, senza ritardo.
Ci si trascura del tutto.
2. Separazione delle pellicole e del parenchima (dette buc
chicttc da toscani) dai noccioli con la macina (I) e col frullo (det
to volgarmente rasthlo ).

3.a Asportazione delle hucchiette (dette mollicata) e della ma


teria grassa sulla supercie delle pile 0 vasche.
(I) Nel paese la sanza (4 ettolitri, misura 11 una lavatura) sta sotto macina per 1 ora.

-340
4. Miscuglio di queste materie, e riscaldamento coll acqua
bollente. Nel paese si bolle in gran caldaia di rame fino a che ac
quista color verde-sambuco. Questa operazione addimandasi volgar
mente cotta.

5. Messa al pressoio, e quindi pressione.


osservato che si possa lavare la senza con l acqua marina,
senza che se ne alteri lolio (Maison rustique).
C. Della malattia dell olioo, e delle olive.

Tra tutti gli alberi delle piantagioni di questa provincia, certamente


lolivo il meno soggetto a malattie proprie, le quali ne cagionino la
morte. La sua longevit ne fa di quest albero un cmqu della quercia. In
questa provincia se ne veggono dei colossali, di cui il tronco ha un diame
tro di pi dun metro. lalbero antico del paese. Purnondimeno ha delle
malattie, le quali son dirette piuttosto a danneggiare il suo frutto. Queste

vengono dallesterno. Noi le consideriamo divise in due categorie,in quel.


le che vengono dal regno animale, ed in quelle che vengono dal vegetale.
In questa provincia il nemico temibile e costante, che apporti malat
tia epidcmica, rninesa perla raccolta olearia, una sola, consistente
nella mosca dellolivo.
Quella moltitudine d insetti nocivi a quest albero ed al suo frutto

qui non ha mai eccitato seria apprensione. Sia per la ragione, che gli e
liveli di questa provincia sono costituiti di variet selvagge (essendo i do
mestici piuttosto rari, e quasi tutti sul versante del Ionio), sia chela sua
volta non sia venuta no ad oggi, gli altri insetti divoratori non hanno
mai cagionato epidemie considerevoli. Ad esempio la malattia del collonello
dai nostri conosciuta con questo nome, proveniente dalla Psylla olieina
(Costa) annienta i racemi orali, l dove li assale; ma non si dilata a
prender parte considerevole dellalbero. Ci ha una pi seria malattia che

proviene dalla 0eoophora oleaella o tignuela, o meglio Bruco minatore, il


quale divorando le mandorle delle olive, ne fa cadere ben testo il frutto.

-341
Il popolo suole spaventarsi alla vista di questa caduta, ma io non ho mai
trovato , che il Bruco minatore prenda tale estensione nella sua opera di
struggitricc, da scemare considerevolmente la raccolta delle olive; forse
per la medesima ragione della di sopra; ch essendo i nostri olivi selvag
gi, ed il carico strabocchevole, la della caduta non stata mai in propor
zione considerevole colla massa del frutto
Nientedimeno nelle annate
vuote nisce collo scemare del tutto la piccola risorsa della raccolta olea
ria. Al Sig. Achille Costa dobbiamo lillustrazione compiuta della biologia
di questo insetto, dalla quale risulta che la tignuola dell olivo passa per
diverse generazioni su diverse parti dellalbero, e nalmente la estiva si
colloca nella mandorla che divora.
La prima generazioae di essa depone le sue uova durante linverno,
sulle tenere foglie e getti; di l passa alla seconda generaziene di prima
vera a divorar gli ovarii dei ori allora esistenti. Finalmente la terza ge
nerazione, che l estiva, divora la mandorla del frutto, e cade. Quindi

bisogna attendere o alla raccolta delle foglie, che contengono la larva del
la prima generazione, ovvero alla distruzione dellinsetto perfetto.
La cocciniglia dell oliva (Coccus oleae) che il Costa(padre) crede,
come la identica specie della Cocciniglia degli agrumi, non ha mai eccita
to serii timori nella nostra provincia, come altrove.

La cos detta rogna degli olivi (2) che ho veduto dominare negli olivi

(1) Per la biologia di questo insetto , come di tutti gli altri che riguardano lolivo e
molti altri alberi, raccomandiamo a tutti i possidenti , noneh persone letterale , la lettura
della classica memoria intitolata: Degl insetti che attaccano l'albero ed il frutto dellalf
l'0, del ciliegia, del pera , del melo , del castagna e della vite , e la sentenza del pi"
sella, della lenticchia, della fata , e del grano; loro descn'zfone e biologia, danni che

arrecana , e mezzi per distruggerlr'; per Acn1nnn Cosma: Opera coronata dalla Reale
Accademia delle Scienze di Napoli, con dieci tavole in rame. Napoli 1857, in 4. -I)i
consimili opere si vorrebbero per le mani di tutti i nostri campagnuoli , od almeno pro.
prietarii istruiti.

(a) Molte memorie si sono scritte nel nir del secolo passato su questa malattia, vedi
il Moschettin: Dissertazione della Bagna degli olivi, Napoli 1790. Presta, Deglt'at'ci,

delle alice cc. Napoli 1794, in 4. con tavole.

_ 342 _
dei terreni calcarei marnosi, che proviene dal Coccus Pollini (?) non l' ho
trovata mai cos ditl'usa in queste contrade di terreni sabbiosi silicei gra
nitici. Molto meno il pidocchio dell olivo Tbm'psr's oleae , che qui fa dan

no di nessun conto.
Dunque la malattia delle olive , che produce 1 annata scema detta col
vocabolo del paese, annata guasta, consiste nella prepagazione della mo
sca delle olive , ( Mucca oleae , Bah, Dacua oleao Fab., Oscinis oleae ,

e Tephm'tis oleae , Latr. ), la quale bacando le olive cagiona milioni di


lire di danni nella nostra regione degli oliveti. Questa mosca , supersti

te. dai rigori dell inverno in sul uir di Luglio, ed entrar di Agosto , in
comincia colla sua trivella a depositare un uovo per ciascun frutto. Dopo
dieci o quindici giorni , ne sbuccia la larva, la quale buca la polpa del
1 oliva , e poi dopo trenta o quaranta giorni si cangia in pupa, e dopo
altrettanto tempo in insetto perfetto.
Il volge ignorando la biologia di questo , come di tutti gl insetti ,
non si accorge della deposizione delluovo , sotto l epicarpio. dell oliva, e

quindi credo che il verme sia generato spontaneamente per linuenza del
tempo
Una volta che la mosca ha depositato 1 uovo sotto l epicarpio
dell oliva (2) non ci ha mezzo alcuno di arrestarne il progresso. La ge
nerazione si compie , e si prepara ad una nuova deposizione di uova nel
Settembre ed Ottobre.
cosa costante nei nostri oliveti , di vedere nelle
annate guasto le olive tutte quante, niuna eccettuata , bechite. Vi riesce
impossibile rinvenirne una sola oliva, che ne sia esente. Al contrario nel
le annate sane, vi riesce assai dillicile di trovarne una bechita.
Ogni mosca dell olive, secondo il Costa , non contiene molto al di

l di un Centinaia di uova, e la depositione di ogni singolo uovo non


si ripete mai sullo stesso frutto , n dalloslesso individuo , n da altro.

(l) Il nostro volge crede costantemente alla generazione spontanea degl insetti , e spe
cialmente di quelli che infestano le frutta: errore funesto all economia!

(2) I proprietarii pi istruiti oggi conoscono il segno delle ferite prodollevi dalla
mosca nel deporre 1' uovo , che consiste in un punto nero, come se vi fosse fatto da pen
na con inchiostro sul frutto.

-343
Prognostico riguardo alla bacatura delle oli-ve. Il tempo bu
ascoso, o meglio procelloso del principio di Agosto , impedisce
la bacatura dell oliva. Ed nostra osservazione ancora , che se il

tempo burrascoso di Agosto, cio dei primi giorni, vien seguito da


altro tempo Ugualmente burascoso nell entrar del Settembre, le o
live, in quell anno, saranno franche di baco. Un altro fatto importante
che: La temperatura elevata e protratta ammazza la mosca de!
l altro. Intorno a ci abbiamo osservato, io nella mia provincia, ed
un giovane naturalista ( il Signor Pasanise ) nella provincia di
Lecce , dove consimili osservazioni si possono estendere in largo
campo , che se la temperatura del nir di Luglio e dell Agosto ,

e porzion di Settembre si mantiene straordinariamente e costante


mente elevata , come fu nel passato anno , la larva nella polpa, od
anche la mosca di fuori, viene a morire , ed in quell anno le e

live sono assicurate dal baco (1). Ma se le mosche dellolivo in


Agosto e Settembre, vi avran bacate le olive , non ci ha pi spe
ranza nelle ulteriori vicende atmosferiche; ch la generazione del
I insetto continuer al danno del frutto, senza rimedio.

La moltiplicazione all innito della mosca favorita dal me


todo della raccolta , che in questa provincia si usa, tenendo am
mucchiate le olive per pi tempo in un canto del magazzino 0 del

trappole. Se tu vi ti aecosti , vi vedrai nuvoli di moscherini , che


il volge funestamente crede alla generazione spontanea ,, mediante
la fermentazione , onde non ravvisa in quelle mosche i distruttori
del suo ricolto , e li guarda con indilfcrenza.
(1) Nel momento di chiudere questo lavoro siamo assicurati ( 25 Sett. 1861 ) che in
Calabria Ultra l.ma lannata olearia piena in questo anno , sar per riuscire ancor franca
di baco; e ci per la straordinaria elevazione di temperatura protratta , per modo che
questanno tutte le colture di granturco a secco si sono falciate per eno. La temperatura
elevata e protratta dunque a par dell' opposta condizione ammazzava la mosca dell olive.

-3H
Tentativi per ovviare il agello della mosca dell'oliro. Se molti tra
gli agronomi e gli entomologi han messo il loro cervello a tortura per e
scogitar mezzi valevoli ad allontanare dagli oliveti le mosche nemiche , le
quali nelle nostre provincie sono il costante agello delle olive , senza ve
nirne a capo del loro scopo , ci l'eremo noi a ripeterne le pi o meno giu
diziose conclusioni teoriche , calzautissime con la verit, ma ineseguibili
lino ad oggi coi mezzi che possediamo ? Giudizioso il rimedio proposto
dai pi savii, di anticipare la raccolta delle olive , ed eseguirne testo la
macinatura. Ma questo precetto per quanto vero in teoria, cio adatto al
la certa distruzione delle uova , e delle larve dellinsetto, dovrebbe essere
eseguito contemporaneamente in tutti gli oliveti non solo di una provincia ,
ma ancora di altre limitrofe (vedi Pollini). E poi si sarebbe certo di a
vere esaurito tutto quanto il numero delle olive pendenti dagli alberi 0 na

scosti nel terreno ? Bastano poche mosche a'rimpopolare gli oliveti , pei
quali si eran fatti tanti sacrici privati e pubblici.
Comecch sia, l' umanit dee dichiararsi sempre obbligata verso que
gli uomini bencmeriti della societ , i quali hanno illustrata la bio
logia degl insetti nocivi , e quindi hanno stabilito le basi, ed il punto di
partenza , su cui dirigere gli utili processi distruttori di questi cattivi ospiti

inimici delle nostre coltivazioni. E bisogna non perdersi di anime e tener


Presente il l'atto della malattia della vite , che ha trovato un potente nemi
co. Da altra parte egli ancor esso a considerare che iril'eriti mezzi pro
postici dagli scienziati, agronomi e naturalisti, sarebbero certamente valevo

li e sicuri a distruggere l insetto , qualora si trattasse di piccole coltiva


zioni: e qualora si trattasse di grandi, si ricorress alle associazioni di
molti alla unit dello scopo. Vorremmo che contro questo insetto si pre
sentassero dei campi di erbe vischiose, le quali han nome di acchiappa.
mosche a simiglianza delle seguenti: laDionea muscipula , ch rarissi
ma, la Sileno musct'pulu, S. smaltata , S. viscosa, S. viscosissima, S.
glntr'nosa, IApocr'mnn musct'pulum , lArauja albens , detta dai napo.

lelani acchiappapalombe, e molte altre piante di eonsimile attitudine,


cio di acchiappare insetti di ogni natura, specialmente volatili, com'

la mosca dell olive. Di consimili piante vorremmo se ne semiuassero per

--3't'modo da rimpiazzare le piante selvagge, che sono inutili o che ingombrano gli oliveti. Le stesse piante vischiose acchiappamosche si potrebbero
da altra parte utilizzare usandolo per sovescio.

Delle malattie procmienlz' dal regno vegetale. Alcuni individui, spe


cialmente in terreni forti e rigogliosi , ma sempre vicino a umi ed alle
valli li abbiam voduti presi dal nero. Non ha rimedii conosciuti; n un
nemico molto inicslo. I licheni sono piuttosto elletlo che cause del males'
sere delle piante , n sono temibili parassiti per se; ma si per esser essi

ricetto ad insetti pi o men nocivi. Onde non si saprebbe abbastanza con


sigliare di mondarne i tronchi e i rami.
D. Olive da mangiare.
Oltre all economia olearia, lolivo da tenersi come albero da frutta. Le
olive domestiche si confeltano, in quel del Ionio e del Tirreno, diversamente:
l. Le olive domestiche di Mammola , Grotteria, San Giovanni, Mar
toni cc. si raccolgono in Ottobre , quando hianchcggiano , e prima di ros
seggiare si mettono in acqua salata no alla perfetta saturazione. Prima di
far ci si macerano in acqua dolce per circa una settimana. Le olive co
si in salamoia, per raddolcirsi da se, han bisogno di un anno. Son dette
olive a mollo. 2. Le olive dette carolei, o glatresi della Piana, si con
servano in salamoia , essendo gi mature e nere. Sono cos molto buone,
e digeribili , ma sporcanti. Son di uso generale nella Piana , dove invece
delle carolct', usano ancora un'altra maniera di oliva dolce detta tom
barclla di Ilosarno. 3. Le olive mature si scaldano, si satana , e si con

fettano con olio , origano, peperone, nocchio. 4. larimente le olive


mature si scaldano , si confetlano come sopra, e poi s iniornano. Son que
ste le alice infornate. 5. Le olive schiacciate: di questo si fa commercio
nel versante Ionio, e nel lllczzogiorno della provincia. Per ottener ci si
raccolgono in Settembre verdi , si schiacciano rompendo la sola polpa, non
il nocciolo, che si toglie via; poi cos schiacciate , si macerano in acqua
dolce per otto giorni , mutando mattina e sera l acqua, inne si acconcia

no con sale , olio , origano, peperone, e nocchio. 6. Olive imbuth di


Tom. X1.

-310
Crottcria. Si preferiscono le variet pi grosse, come sono le cos delle
ivi carolei: questo si preparano come quelle cennote al n. 3., e si con
fettano in aceto. 1. Olire morte; caduto a terra le olive domestiche, e
raccolte mature sull albero, patiscono una specie di fermentazione spon
tanea , senza che si ammucchino; onde divengono color tabacco. Perdon

cosi lamaro, e divengen dolci: le chiamano oliva morte, le quali si


mangiano generalmente. Si direbbe esser questa una confettura naturale.

Si potrebbero proporre diverse altre maniere per confettar le olive, le


quali si possono apprendere ne libri da ci.
E. Progresso della industria olearia in Calabria Ultra 1.
Il Progresso di questa industria ha portato immense guadagno non
solo nella mano d opera della estrazione , ma ancora a creare il novello
prodotto dell olio della sanza, detto in commercio olio lavato. Altro pro v
gresso la emancipazione della industria dellestrazione dellolio eserci

tata da proprietarii benestanti ed istruiti, i quali non hanno oliveti: come-'


spesso si vede nella provincia. Progresso il quale promette alla provincia=
miglioramento nella industria stessa.

All' antico e patriarcal modo dellestrazione col piede, si associa..


va l' altro ancor barbaro del trappole alla longo e romana. Dopo del
quale segn grand epoca nella nostra industria il trappeto alla genovese
qual oggi si vede. Ma ancora fino a circa trent anni dietro , i nostri
trappeti ci mandavano quellinsopportabile puzzo della sanza bruciata nei.
fornelli. Gran capitale che mandavasi in fumo. Allorquando, introdotti.
i molini da sanza o a levatoio, vi si pass al doppio vantaggio di riu
nire nello stesso edificio il frantoio e levatoio ( o frullino detto dai nostri!
toscani ), animato dalla forza motrice dellacqua. Lolio lavato , nuova

creazione della industria, forma oggi un articolo importantissimo del com-


mercio, che al solo" circondario di Palmi d pi di un milione di lire
l' anno.Ha talvolta un prezzo uguale allolio delle olive, e d ai fornelli

un
che brucia
bella amma
de combustibile
il trappeti ne purissimo,
han guadagnate
ancor con
da questa
parte. senzascntore; on<

it

-.--M'l
ll molino a levatoio non rifiuta lantico trappole, il quale stando lon
tano dall acqua corrente, da al lavatoio la sanza. Ma se un giorno si faran
no le strade comunali e vicinali, le olive, si trasporlcranno tutte allo stret
toio del trappeto a frullino.

Introduzione dello strettoio a pressione idraulica.


Ma le 1100 macchine da estrarre olio che sono in questa pro
vincia , sono e par un minacciate di abolizione con la novella intro
duzione della pressa idraulica ? questa una macchina semplicis
sima che adoperasi nei paesi dove non ci ha corrente di acqua;
il suo effetto sorprendente a stringere qualunque materia si trovi
dentro, si fa col mezzo di poe acqua (1) e con l opera di un uomo.
Nel Barese , nel Salernitano , in Terra di Lavoro , questo stretto
io idraulico d sorprendenti risultati. Due uomini , che mettono in

muovimento, due stantuffi, possono in questa pressa esercitare una


pressione uguale al peso di molte centinaia di cantaia. In Calabria
il Duca di Cardinale l avea introdotto (non nella nostra provincia ),
ma si ruppe perch forse la ghisa n era molto fragile. Ma se 119
posson procurare di buona fabbrica (2).
Questo pressoio riduce la sanza a tal grado di prosciugamen
10 da contenere ancora il cinque per cento dolio; si che l indu
striante che nel Barese a me (1 esempio , non ha frullino per la
mancanza di corrente, rimacina la detta sanza e di nuovo la sottopo

(I) Gi le olive per mettersi nella macchina a pressione idraulica debbono essere fran
tc e mattinate prima. Quindi inseee di sopprimere le macine , il torchio _,a pressione idrau

u ne richigderebbe di pi.

(a) Una pressa idraulica completa della fabbri di Guppy ,e lanima conta due. 400
.>'.i_

in fabbrica.

H.

.a'

--348
ne al pressoio (i). Ch se il pressoio stringesse la pasta delle olive,
con fretta, dell olio ne rimarrebbe fino a un decimo. Ad ogni mo

do il trappeto a frullino o lavatoio trova la sua opportunit. A par


te poi se le olive sieno stantre o rancide, donde l olio non esci
rebbe cosi bene come col lavatoio. Quindi i trappeti a lavatoio non
n da temere la concorrenza dei pressoi idraulici.

Da cosa nasce cosa. Servir nel paese l olio estratto col pie
de , servir il trappeto alla genovese , servir il lavatoio' , e pre

ster ancora immenso servigio lo strettoio idraulico. Un bisogno chia


ma un altro. Aumentando i mezzi di estrazione si aumenteranno e
miglioreranno i mezzi della raccolta.
E quali saranno codesti mezzi? Or vel dir. In una provincia,
come a questa, che vive di arboricoltura , non ci ha scale in cam

pagna per salire comodamente sugli alberi! Tutti i frutti, forse an


che le arance, si lascian cadere per terra per mancanza di mezzi
di raccolta. Per gli olivi altissimi di questa provincia, si richiede
rebbero di scale simili a quelle che si usano in Terra di Lavoro
pei pioppi. In questo paese 1 oliva si porta al fattoio mista con

terr. Ora perch non ricorrere , almeno per"una buona parte del
ricollo, al mezzo della tela grossolana detta soccatura per distender
la a terra nella raccolta? e quindi la introduzione dei ginestrai,
(che nel paese potrebbero occupare una parte dei nostri burronilaf
sciati alla discrezione dei torrenti) donde fabbricar la nota tela da
ginestra. Quando pi la nostra industria olearia non potr andar pi
altre in estensione e quantit, dovr spiegar la sua direzione mi
gliorandone la qualit dell olio , e diminuendo con mezzi meccani
(i) la senza che nel Barese prima si buttava al fuoco, oggi si mescola con acqua a
strato a strato , e poi si ripassa al pressoio idraulico. Da un tomolo di essa sanza traggono
un poco pi di un chilogrammo d olio: e calcolo fatto, un industriante nella giornata (ci0

su in ettolitri di olive strette) si guadagna sei lire netto di spesa.

-349
ci la mano d' opera della raccolta. Se si aumenter il prezzo di
50 lire a ciascuna botte, avremo creata un entrata di pi dun mi
lione di_lire ogni due anni. Intanto i proprietari non temano perde
re i loro edifici fabbricati a grandi spese; perciocch questi servi
ranno ancora colla introduzione del torchio a pressione idraulica.

Lo strettoio idraulico potr usarsi per diversi altri scopi , si


potr stringere la faggiuola per trarre olio anco da questo frutto
abbaddanato nei nostri boschi ; le uve, come s0glion fare da pi
tempo in Puglia: e per tante altre cose simili. E chi sa che un
giorno, volendo convertire in liquori fermentati tanti altri articoli oggi
abbandonati, non si abbia a ricorrere a questo potente mezzo com
pressorio?
Dei mezzi chimici per estrarre t olio dalla sanza.
In Toscana introdotto il nuovo metodo che consiste nel trarre

l olio col solfuro di carbonio , il quale elcacissimo a ci; ma noi


non sappiamo apprezzarne il vantaggio economico, che cosiffatto si
stema abbia su quello del lavatoio; perch non ne abbiamo sulli
ciente esperienza. Usandosi per la sanza , questa cederebbe tutto
l' olio e meglio di quel che ora fa il lavatoio: onde dispenserebbe
di questo mezzo; essendoch l olio lavato o di sanza, non si adat

ta che alla fabbricazione de saponi. Dippi il solfuro di carbonio


liquido volatilissimo ( a dir vero puzzolentissimo) che si raccoglie
per distillazione, senza sensibile perdita, dopo aver lasciato l olio;

quindi il detto mezzo non si va a consumare , almeno nel senso

chimico.

'

-- 350 Elenwntirr'guardanli il prodotto ed il valore dell' Oliveto.


Un oliveto della Piana di 25 piedi di olivo piantati in perfetto quin
conce distanti circa 10 palmi 1 un piede dall altro occupa 1 area di
122,000 palmi quadrati (are 80 circa). Ciascuno di essi porta una sal
ma di otto tomoli grossi del paese (circa 6 ettol.) , danno nell annata
piena e perfetta, cio non bacata, tomoli 200 ( 146 ettol.) o 100 ma
cine di olive che danno di olio 4 botti (quintali 16. 20), il quale al

_ prezzo medio di due. 80 (I. 340) la botte, importa di rendita lorda in


Ducati -

Lire .

320. 00- I359. 00


Da 200 tomoli grossi di olive si ottengono 100
di sanza. Di questi si fan due cotte e mezza al frul
lino o lavatojo; una cotta la raccolta della bucchiet
ta (mullicata volg.) con la materia grassa nuotan
te sulle vasche del trappeto, dalla lavatura di tomoli 40
(circa 20 ettol.) In tutto di olio lavato calisi10. Cio

il dieci per cento in misura sull olio espresso: importa.


Totale del prodotto franco di spese.

24. 00 -- 102. 00

. 344. 00-146l. 00

Nell annata cattiva, cio ad olive bacate, la pro


porzione della sanza maggiore; ma per ottener due
'calisi e mezzo a cotta fa d uopo metter pi sanza al
lavatoio cio tomoli 43 in voce di 40, e danno in tut

to calisi 'l e mezzo (chilogrammi 120) a due. 2.


il catiso due. Il. 48 invece di 24-.

Da detta rendita si dee sottrarre : per rampa o


raschiatura 1. IO, per raccolta con la granata l. 25,
per trasporto al trappeto lontano circa un chilometro
l. 21; per il ventesimo dovuto al trappeto 10 in tutto
I. 120 . . . . . .
28.00- I20.00

Resta prodotto franco di spese .

c_._
WMN _)--.\,_-_4 W_ 7

. 216. 00- I34I. 00

-35l-_
5.; _Questa rendita si ripeterebbe negli anni alterni se non fosse la buca
tura delle. ulivo, la quale dimezza il prodotto: e se non fosse lulivo di frut
ticazionc biennale; quindi contando nel periodo di dieci anni cinque anna
te pieno, e di questo una sola piena e perfetta, e le altre quattro dimezzate
pel baco, abbiamo nei dieci anni il cumolo di l. 1341 pi la met di que
sta somma l.610. 50 presa quattro volte uguale al. 2682. 00: in tutti i
dieci anni]. 4033, le quali divise per IO, danno la rendita annuale di I.

400 circa, le quali divise a 25 alberi di olive di media grandezza, cio di


eHol'. 6 ciascuno, corrisponde a I. 46 annui come prodotto di rendita di
ciascun piede di olivo approssimativamente: questo prodotto si pu supporre
netto perch le spese di coltura e peso fondiario sono compensati dalle col
ture erbali nell oliveto piantato come sopra e dippi dal combustibile da ra- I
mi e da noccioli lavati, non ch dai cosiddetti bassi ed olio grosso, non

contati nel compito suddetto.


Un piantone d olive giovane, tosto che , bene appreso al terreno, rico
noscibile dallessere germogliato da su, ha il prezzo convenzionale di l. 4. 25,

iricomincia a dar frutto dal decimo anno (I chil. dolio) no al suo stato di
accrescimento naturale, che in medio si pu ritenere come sopra di 6 etto- .
litri di oliva. ancora a sapere, ch general costume de proprietari de
gli oliveti vendere le olive pendenti dellintero oliveto n dal novembre al
la ragione di chil. 50 a chil. 69 olio (casi 4)la salma (circa 6 ettol.):
in Retromarina a chilogr. 39 a 55 olio la macina (circa 4 etto]. e 50 litri).
Consegnabile I olio nel magazzino del proprietario, a tutte spese di raccol
ta e di estrazione dellolio di conto del compratore che si addimanda col

nome di gabhelliere.

COLTIVAZIONE DEL GELSO ED INDUSTRIA SERICA.

A. Del Gelso.

Le specie di Gelso che si hanno in Calabria sono:


Il Gelso nero (MOTtl8 nigra ). Non se ne conoscono variet.

Il Gelso bianco (1) (Morus alba) con le sue variet ( vedi


il Catalogo delle piante ).
i .

Il Gelso delle Filippine (Moms cucullata Bonaf.llort.).

Il Gelso lllorettiano (Moms lllorettiano).

'

Del nero non si reggono che di una specie proveniente da se

mi , o barbatelle: n vi si pratica innesto di sorta alcuna. La sua


foglia viene pi e men grande , a seconda della coltura. Il terreno

molto pingue, ma pi che questo, il nettamente de rami vecchi ap


porta ingrandimento indefinito sulla foglia. I novellini han foglie. tal
volta quanto quelle del fico: irami vecchi ronchiosi le portano quan
te una moneta di cinque lire.
,
Dal versante occidentale , e specialmente nella Piana, non si
veggono di altri individui del nero che i vecchi, ch erano prima del
lintroduzione del Gelso bianco, il quale in Reggio si e porta
te nella grande coltivazione da circa 00 anni. Nella riviera di Reg
gio si piantano di Gelsi neri ne giardini , ma di rado. Non cos
dal versante del Ionio, dove il Celso nero pi diffuso: come in Mam
mola, Gretlerin, Marina di Siderno, di Roccella, Castelvctere, Biace.

Il Gelso lllorettiano conosciuto soltanto nei contorni di Reg


gio. La sua foglia piana grande , il frutto grosso rosso-nereggian
te e peduncolato, ne le fan distinguere. Quei della provincia nello

interno ricevono i pinnteni misti con i cappucci (o bolognesi di Reggio);


questi conservano, e quelli innestano; non riconoscendone per 1 Uso
che cappucci. La ragione perch il cappuccio produca pi, sta nella

maggior quantit di foglia in peso, e nella brevit deglinternod.


Sulla lllaclura auraatiaca ( Gelso degli Osagi ) Vedi il catalogo.
(1) Vi ancora un Gelso di cui i ori son tutti maschi; i quali di buon ora prece
dono lo sviluppo della foglia. Questo, secondo noi, il maschio del Gelso bianco (variet co
si detta nel paese). Sarebbe buonissimo per la mancanza del frutto; ma la foglia e debole:
e spesso le gemme sogliono essere soltanto orifere. Si pu proporre per fecondare i frut

ti degli individui femminei (vedi il catalogo Parte? IV ).

_ . / " _. ___WN H..W


_-_
_

va-_

-353
Coltivazione del Gelso.

La coltura de gelsi guadagnava ogni anno nuovo terreno in que


sta provincia: erasi distesa per tutte le sponde de umi e rigoglio
li , cuovriva tutti i colli pi aridi, e si tenea generalmente come

l albero di maggiore rendita: non solo paragonato agli altri alberi,


non eccettuato 1 olive; ma ancora come una fonte di ricchezza fa

volosa anzich verisimile. Gi l agricoltura seguendo i fausti risul


tati della industria serica, ed il favore del commercio, aeeonciavasi
tutta alla sua produzione. 0gni greppo si dissodava per piantarvi
gelsi. Quando, poco appresso allo Oidio del Tuker, o bianco della vi
te , seguiva la ferale epidemia del baco da seta. Onde questo al
bero rimetteva di pregio. E ci ha per tino qualcheduno nella pro

vincia che ne ha abbattuti gli alberi in parola per dar luogo a col
tura pi utile: risoluzione preeipitosa , non che ruinosa. Che che
ne sia nei seguiremo a dire di questa industria agricola e mani
fatturiera fino alla trazione della seta; augurandoci migliori desti
ni per l avvenire di questo principal cespite di rendita dItalia non
che della Provincia
Piantonai. Si prendono i semi del Gelso propriamente detto bianco del
paese e si seminano in ajuola, nel Febbraio 0 Marzo 0 fra dall autunno pas
sato. Le piantoline allorch giungono alla altezza dun palmo o pi, si
trapiantano
Giunti alla grossezza
alla distanza
d undibastone
uno o sdue
innestano
palmi nel
allapiantonajo
altezza di (curoino
tre palmi.volg
L in
nesto ad occhio , (a pezza volg. ), e quello a Zufolo (a schietto volg. )

sono i pi usati

Ila da notare che gl innesti a Zufolo non prendon

(1) Vedi la memoria sulla coltura del Gelso bianco del Sig. Cav. D. Saverio Melissari
negli Atti della S. Ecco. di Reggio V. 1. fase. 3. Reggio 1835.
.
(a) Leggasi il Bacchio, manuale completo dell' educatore de' bachi da seta commenta i

trattati di Dandolo ec. pag. 259 volume unico Milano 1835.


Terza Xl.

A;

-354
bene se non in terreni irrigui. li getto si lascia da se stesso durante la sta
gionc. In inverno si pota lo stesso getto verso la base cio rasente il punto

,d innesto. Allora nella stagione si vede spiccar fuori un. ramo che.alluuga
diritto e schietto per circa otto palmi. Si estirpa allora il piantonajo intero
e si traspongono i gelsi a dimora.
Sono ancora in voga le propagini, o verghe gittate in terreno a margotta
re
In tal caso ci sarebbe pregio dell opera non far di codesti margot
ti 0 propagini se non delle specie da restare in sito; che sarebbe fuor con
siglio piantar propagini per poi innestarle.

Si usa a piantar talee di Gelso delle Filippine , le quali radicano fa


cilmente e quindi s innestano come sopra. E poi a tempo si estirpano per

piantarle a dimora. I gelsetti tal altra tinta si estirpano da vivai non inne
stati; quindi da innestar sul campo. Il qual metodo assai riprovato, con
trario all economia , e barbaro.
Una volta venivan nella provincia grandi quantit di gelsctti selvatichi da
Monterosso della provincia di Catanzaro. Ora in Retromarina, Giojosa speQ
cialmeirte , i piantonai si son moltiplicati quasi da emulare Reggio.

Piantagione. Dove vi ha terren chiuso o sottosuolo impermeabile ; o'


che contenga dell umidit latente, sarebbe miglior consiglio non vi pinne
tar gelsi: come n olivi, e forse nemmen chi; che tutti o nella et gio-'
vane o adulta seccano, o pochi ne rimarran superstiti.
.
Cagt'oni della seccagione. Discorrendo dell olivo abbiam detto delle ca
gi0ni del 'secco. Talora, pi che negli oliveti, nei gelseti, e pi nei c'here
ti la seccagion'e epidemica: e guai a queste piantagioni quando visi vede
seccarne uno; che gli altri dordinario seguiranno la stessa sorte.
Pur troppo si verica di tanto in tanto la cosiddetta Moria de Gelsi,
(eotnede chi) la quale si attribuisce dai fitolOgi ad un fungo microscoli

pico che singenera nel sistema discendente cio nellewadici de gelsi: non
altrimenti che in quelle dell Erba medica altrove : per questa appellasi ile
fungo sottilissimo Rizoclonia medicagim's, e per quelli Rizoctom'a Mori :

(I)
questa la trq'ata detta da Reggiani : oltre a cosiddetti caviglioni
Ice piantate.
.. -'

sono di tu _

'._.
e,
..
\"

'

.i.,

I...a

n uu
dada)

l'unge di cui non ancora si veduta la frutticazione; masibbe_ne il'rapi-'


do ramiearsi del sottilissimo micelio visibile con microscopi .Jdil fortissimo
ingrandimento. La detta crittogama si propaga da terra a terra da fossa a los
sa. Il popolo nella provincia ne conosce la funesta natura contagiosa; on:

de al vedere seccare un gelso taluno ne sfossa le radici (e sarebbe bene


il 'bruciarle ), ne lascia aperta la fossa. Ma tal conoscenza non comune,
e molto meno la pratica della precauzione. Il praticar delle circonvallazio
ni od altri mezzi isolanti nella idea del popolo, ma non si haquasi mai
il coraggio e la ferma ducia su tal rimedio; si che di rado si adopera.
Vi ancora di altri morbi epidemici de gelsi , i quali evidentemente
non Son 'c0ntaggiosi, e che provengono da condizioni cosmo-tellu'riche; spe
cialmente dalla natura del suolo, il quale avendo un sottosuolo impermea
bile no ad un certo punto hanno bene alimentato i gelsi; da li in poi per
istraordinarie condizioni igrometriche del suolo non ne comportano pi la ve,
getazione. In tal caso la seccagione e contemporanea in tutto il gelseto. Co
s dopo la singolare alluvione del 55 si son veduti degelseti, superstiti al

aggello delle piene, perire in seguito nellanno corrente od in quello ap


presso. Ma il carattere della moria per contaggio discernibile da quella sem
plicemente epidemica; per la successivit o simultaneit degli individui morti;
Governo de Gelsi e disposizione in lari distaccati. Dove si piantana

gelsi ci sarebbe bene far colture estive; o meglio dette sarchiate; cio di
granturco o simili: e per linverno occupare il terreno ad ortaglie od a fa,

ve, e lupini da sovescio o da pascolo. Ch cos il gelseto viene assai testo,


e rigoglioso. Nientedimeno dove si coltiva con lausilio della irrigazione
comportevole ancora la coltura invernenga ; rimuovendo dopo la terra per la
solita coltura di granturco sulla stoppia.

Potagione ed acconciatura dei rami. Sonovi due sistemi di


potagione nella provincia , che dominano grandemente sul governo
di questi alberi , e sulla economia di questa industria. L una vuo
le lasciar crescere il gelso da se stesso da una certa et in poi ,

come diremo qui appresso , e questo il sistema della rimanda,

e."

-336

l altra di poterli ne grossi rami a periodi di quattro anni (poco pi


o meno ), e questo diciamo propriamente sistema della potagione
od impalcatura. Nel Reggiano e pel versante del Ionio si siegue
il prima: nel solo circondario di Palme si vede diffuso laltro me
todo. Nientedimeno nell uno e nellaltro no alla et di circa sei
anni il gelsetto si porta a palco (l) , per modo che nell inverno,
quando i rami sono spogliati e potuti, sono conformati a cono re.
vescro.
Se volessi dire distesamente sugl inconvenienti e vantaggi dei due si
atemi di nettatura o rimondatura, e d impalcatura o incoronamento, molto mi
dilungherei: siccome ad argomento che si lega con la fisiologia vegetale, e

dall' altra parte con la economia. Riassumiamo la quistione alorislicamente.


[gelsi potuti, od intestati ed impalcati, dan rami vergati con foglia ri

gogliosa, di facilissima raccolta. L albero non invecchia mai: la potagione


allunga indenitamente la vita dellalbero, come alla vite ( dal pi al
meno ). Non moltiplica le ferite; anzi le diminuisce di numero, tagliando
i rami da un certo livello, in sopra del quale starcbber molti tain nel
l altro sistema. Inconvenienti suoi sono la diminuzione in quantit pel pri
mo anno della foglia; la foglia rigogliosa meno salubre al baco ; ma in

generale non si lamenta che del primo inconveniente.


I gelsi rimondati , non ridotti a palco , lasciano crescere ed espande
re a grande distanza le branche, moltiplicano pi i rami nelle estremit, e
danno maggior quantit di foglia , quindi maggiore rendita. La foglia pic

cola pi adatta alla sanit del baco. Suoi inconvenienti sono che la sfre
nata moltiplicazione delle gemme agli estremi apporta vecchiaia precoce ,
e rottura dei rami; sicch si debba ricorrere talliata ai staggi o puntelli;

percioceh tutta la chioma degli alberi centrifuga. Ha l inconveniente del


la ditlicolt della raccolta per cui richiede molte braccia nel tempo della
(1) Della coltivazione del gelso e del governo del tilugello di Aut. Ciceone: pag. 99,
g. 3x e 3a.

----

NM_

-35'i
stessa, in cui questo soglion scarseggiare. Porta gli alberi senza regolarit
carichi delle ferite fatte per la nettatura e rimonda; i rami torti ronchio

si ; per modo che dei rami i soli estremi si rendono produttivi. Se il ter
reno non e profondo, n ricco, n irriguo, l albero viene bruttissimo e scar
so; facendo vedere piccoli ramoscelli allo estremo dei grossi rami, su per

la supercie dei quali non vedi che la vecchiaia improduttiva , e che ti fa


paura a salirvi e mal senso a guardarli.
Conchiudo: I proprietari della Piana di Palmi alcerto avrebber volu

to trarre pi dai loro gelsi; onde non mancarono di coloro che ricorso
ro allo sperimento e ne trovarono impossibile la pratica reggiana. Tosto
han dovuto ritornare all impalcatura, come praticavano e come praticano
i loro vicini
Non solo che i ramuscelli si sono accorciati, e le foglie
impicciolite , la rendita invece di crescere non pur ne diminuiva , ma an
cora si perdevano gli alberi stessi.
Or donde proviene questo effetto? Proviene da che lalbero cresce nel
le radici come nella chioma. Se queste non trovano fondo o sottosuolo a
perto da sassi , ghiaia, scogliere rotte e sfrantumate , come a Reggio ,
a Mammola cc., e nel contempo terriccio od ingresso sottogiacente , le ra
dici medesime non trovano umore nutritivo, o non vi possono passare co
me accade ncllo strato compatto. La qual condizione si verica nel
la Piana , dove il sottosuolo e impermeabile, sia di m'pillo detto da pao
sani , sia di masso. Allora ne avviene il languore nella parte aerea , come
nella sotterranea; e lunico rimedio far restringere il sistema radicale ,
col polare i rami di'su. Ogni potagione da aumento ai getti, e pi ge
nerosamente si pota pi i getti son vigorosi. llla che la potagione non ca
da su] vecchio. Aduuque dove trovate terreno profondamente ricco aperto
delle pietre o ghiaie , come a Reggio e Retromariaa, si lasci espandere

la chioma da se : e cosi si ha il sistema della rimonda o reggiano, dar


maggior prodotto.

Sia qualunque la buona riuscita dei gelsi non potati , la loro vita

(I) Feroleto , Galatro , Maropati , Anoja, Cinquefrondi, Polistina , Rizzicoui, Citta


nuova. Tutti intestano o impalcano ogni quattro anni i gelsi.

-338
pi breve dei pelati. Ed- invecchiati che sono, non si possono pi p0tare',
eccetto il caso, in cui un novellino si vedesse, per caso eccezionale, verso

la base delle branche; che allora petalo sopra ne ringiovinirebbe lalbero.


Abbiamo degli esempi dei due riferiti sistemi. Nel Reggiano , dei gel
si che posson dare fino a cantaia sette ( quint. 6 e chil. 24) di foglia:
cos in Retromarina; ma ci avviene nelle felici condizioni di sopra dette.

Osservinsi quei degli aridi colli sopra Reggio, e si vedono ronchiosi pove
ri di rami con fronda eccessivamente meschina. In Mammola nei giardini,
sovente vanno a morire dei grandissimi gelsi. Cos nel latitondo del Mar
chese Avati in Anoia
Mentre osservate i gelsi impalcati della Piana, di
gura globosa, carichi di foglia rigogliosa e forte: per tutti gli orti di

Galatro , lllaropati, Feroleto , Citlanuova, Anoia , Cinquel'rondi , Polistina,


i gelsi ivi non invecchiano mai , quantunque non diano mai pi di uno a
due cantaia. Nell anno della potagione si aumenta l aia del terreno col
tivato a cereale. Ora la massima delle regole in agricoltura e di lasciare
la propriet in condizioni migliori per lavvenire. Per questo riguardo il
sistema delle potagioni o della impalcatura , la vince su quel della rimon
da; ma per laltro, di trarre il massimo prodotto con la minore spesa, tal
volta la vince il sistema della rimanda o nettamente.

Inneslamenti. Si usa linnesto ad occhio generalmente, sul tron


co , o sui rami nuovi venuti dall intestatura. Quest ultima maniera assicu
ra la riuscita specialmente se il soggetto gelso lippino ; si perch lo

innestamento sui rami giovani pi sicuro, e si perch facendolo sui rami


nuovi vi si mettono pi gemme o pezze. Il nestamento a zufolo si fa in quel
di Reggio. Purtuttavia praticato questo sui gelsi non aiutati dalla irrigazio
ne , spesso fallisce. S innestano in campo e in nestajuola, nel primo succhia

di primavera e nel secondo di Luglio ed Agosto, quando la corteccia del


le nuove messe incomincia a farsi grigia, e la nuova gemma compiuta.
Impalcato il gelso, cio resa la_sua primitiva ramicazione dicotoma
o tricotoma, i rami coronali intestati don tosto molte messe nellapertura

delle gemme; onde d uopo spollonarli. Questa operazione indispensabile

(I) A parte il morbo delle radici.

'

_' .. -_

-359
per molte ragioni, una delle quali , che la robustezza de rami in ragione
inversa del numero delle gemme o getti , e con le dita si diradano e si
tolgono, lasciando pochi, due o tre (e per riserva si lascia una quarta e
quinta messa ) alternanti sul ramo petalo. Questa faccenda da farsi in pi
volte comune ancor con la vite , e si addimanda nella provincia col no

me di spclgra ( debourgeonnement dai francesi

L dove la coltivazione e stentato si dee usare il grande rime


dio di far la potagione ed intestatar prima della frondescenza. I
rami dell inverno 0 i primitivi sono sempre fortissimi. Impereiocch
queste gemme sono le medie delle triplici gemme ascellari : laddo
ve raccolta la fronda e poi intestato il ramo , non rimangono che
le due gemme laterali. Oltre questa principalissima ragione organi

ca", ci ha laltra siologica: che 1 umore sarebbe andato a tutto


il ramo su, che si tagliato. Onde in terreno scarsissimo, anzich
abbandonarne la piantagione , si vorrebbe renderla biennale.
Secondo il metodo della rimanda che usano i reggiani , fino a che
questi scapezzano e non nno peranco scapolato , come dicono , non rac
colgono mai la fronda. Esempio da imitare dai compaesani. Al settimo od
all ottavo anno e non prima ne fan raccolta. Non cosi altrove come alla
Piana, dove raccolgono fin dai primi anni, e quindi han rami deboli, tut
t al pi della grossezza di un dito. Ma lasciare il gelso per sette od otto
anni senza produzione, anchc'troppo, pei piccoli possidenti, secondo il

Signor Melissari ( Mem. cit. p. 39

Nelle migliori condizioni si pu in

cominciare a raccogliere dal quarto anno della piantagione , quando la di


cotomia dei rami impalcati giunta al terzo ordine, cio ad otto rami

Macchi volg.) dalla intestatura , se han proceduto a due a due , il che


il minimo: ovvero a ventisette , se a tre a tre, il che il massimo

dei rami scavezzati a questa et.


'
Gelss' selvaggi. Gelsi selvaggi si addimandano quei venuti da semi; e
sono. maghi e l'eroina. Non si allevano mai; ma sempre vi s innesta so

-360
pra essi il gelso cappuccino e bolognese (detto cos dai reggiani): n sid
mai foglia ai bachi di gelso selvaggio, credendola nociva e vencca ad essi.

E meriterebber di esser conservati degl individui maschi, per fecondare i


gelsi bianchi ( ceuzi jancln' volg. ) d ordinario tutti feminei di cui il frut
to di che abbondano, suol essere inlecondo. Ancora il gelso selvaggio ,
come il gelso selvaggio detto dai paesaui bianco ( ceuzu jancu ), dareb
be buoua foglia per le prime et del baco, giusta gli ammaestramenti del

Dandolo.
'
Gelso delle Filippine. un errore l allevare gelsi delle Filippine nei
luoghi dove non si allanno di altre specie. Se la umidit del terreno sotto
posto toglie la vita dei gelsi selvatichi o cappuccini, il Filippino perde
ancor esso le radici che vanno al detto sottosuolo , e restano le super
ciali; perch facilissimo a radicare. Ma 1 albero vegneute sur esso non
pu esser duraturo e fermo. In quel di Villa S. Giovanni si usa per al
levare i bachi schiusi precocemente come nel Marzo: e si potrebbero alle
vare n dal Febbraio; ma su queste colture di bachi precoci non bisogna
molto fidare.

Si vendono i gelsetti da vivai nellinterno della provincia: i selvaggi


di Monterosso della grossezza di un dito mignolo cent. 5 : i lippini ognu
no cent. 5: i domestici cappucci , venuti da provveuienza ignota, se da
innesto su lippino , e da selvaggio da seme cent. 22: i domestici cap
pucci reggiani, detti bolognesi, innestati sopra selvaggio , grossi quanto
un bastone cent. 50: detti da propagine cent. H.

Raccolta della foglia. Nel versante del Ionio si adoperano uomini per
salire sui gelsi , cos ancora in quel di Reggio. Nella Piana e per tutto loc

cidente si applicano le donne, le quali salgono i gelsi , ancorch non sia


no intestati o scavezzati. I vasi di che si servono seno i sacchi di gros
sa tela , e talora i cestoni. Sul gelso portano attaccato lo stesso sacco al
la ciotola e ne lo van riempiendo a poco a poco. Prendono i ram'etti quan

do sono vergati e ad una tirata di mano, di gi in su, raccolgono ad una


manata tutta la foglia del ramo stesso ; quando il gelso non potato , al
lora sono obbligati a raccoglier la foglia a pizzico e non a manata, con

impiego di pi tempo, e con pericoli ancor maggiori. Onde pei gelsi pota

-361
ti si possono applicare ancora delle ragazze 0 ragazzi: non cos pei gelsi
non petali.

I raccoglitori dei gelsi potati l anno precedente, stando sull albero,


appena raccolta una verga, la rompono, lasciando la met rotta l stesso
pendente , e lasciando sempre ad una determinata lunghezza di un braccio
circa i rami vergati , i quali perci conserveranno, come per lo innanzi ,

la forma istessa nello insieme della chioma. Ma in luogo di rompcrle con


verrebbe potarle.

I gelsi neri debbonsi raccogliere in altra maniera, o come ivi dicono


pizzicando; duopo che restino col ciuffo delle foglie terminali.
La foglia ammucchiata sotto il gelso nalmente s insacca , ed in ci
fare se ne cca' a forza quanto pi ne cape, e si tta la stipauo da de
ver chiudere i sacchi con verricelli. Nel giungere a casa, la foglia si tro
va riscaldatissima; trasportandosi talvolta da una distanza di tre ore, e ta
l altra anco di pi.
La raccolta in Retromarina si paga cosi: Ad un uomo per raccoglier
foglia a giornata gli si d gr. IO (43 cent. ), e tre volte al giorno man
giare, in tutto l. I. 60. Lo stess uomo raccoglie e porta sulle spalle in casa.

Una donna ha nella giornata gr. 5, e la spesa come sopra, cio c. 85;
nella Piana , alla donna alla giornata gr. 1. 6, pi due pranzi , cio e. 12;
ad una ragazza gr. 5 al giorno, e spesa come sopra cio c. 642 se rac
coglie a viaggio e. 21, da lontananza tale da poter raccogliere e portare
un sol viaggio , ch come sopra. Luso delle scale eccezionale pei ra
mi molto eccentrici e inaccessibili: generalmente per ogni maniera di rac
colte , non se ne usano.

Elementi sul valore e sulla rendita de'gelseti. Presso Villa S. Giovann


nel circondario di Reggio. In una quattronata ( 12 are ) di giardino si pian
tano 14 gelsi bianchi alla distanza di oltre 30 palmi (8. 00) ne terre
ni aridi n. 20. La spesa di gr. 15 (L0. 64): per ogni piantone gr. 5

(1.0.2!) letame gr. 5 (1.0.21 ). Pei primi 9 anni non da rendita ed oc


corre ogni triennio gr. I? letame, scalzamento'gr. 5. La vita del gelso

di anni 50. La vendita da 9 a I5 anni di mezzo cantajo (chil. 44.550)


al prezzo medio di due. I. 50 (chilogr. 10.133)a piede. In ogni tre an
Tam. X1.

46

-- 302

ui occorre carichi 20, due. 2. 40 (I. IO. 20) di letame per tutta la quat
tronata; zappa due. 3 (I. 42. 75). Dippi per zappa annuale due. I. 03
(1. 4.46). La spesa come la rendita ne luoghi aridi variano, e si pu ri
durre a met della precedente.

B. Allevamento de' bachi alluso paesano.


Nello entrare dell Aprile quando le gemme dei gelsi sono per sboc
ciare , le donne mettono in caldo, come dicono, le uova del baco da se
ta. Per far ci, queste, contenute e conservate in pezzuolina di tela di li
no , e poi avvolto in altra di lana, si mettono in stanza in cui una
braciere con brage , senza misurarne la temperatura con termometro , ma
regolandone il calore con la prudenza. La notte si passa linvelto suddet
to sotto le collrici del letto dove si dorme. A capo di cinque o sei gior

ni esce , o meglio incomincia ad uscire il baco.

allora che si apre la

pezzolina detta di sopra , collocandola cosi aperta in una cesta. Sopra al


baco si appone della stoppa carmiuata, ed aperta a modo di velame. So
pra della stoppa cosi disposta, e quindi sul baco, si adagiane depam
pani o cime di mm , che allora ha la foglia assai tenera e pelosa. lba
chi schiusi passando a traverso la stoppa son vanno sulle foglie del rovo.
Dopo una o due ore si vanno a- prendere le dette cime gremito di bachi
e si collocano nella cesta (I) , a distanze di 15 centim. luna dall altra.
Quindi la stessa operazione or detta si ripete tre o quattro volte nella gior

nata per ben tre giorni, spazieggiando sempre ogni rametto nelle ceste ,
1 uno dall altro 25 centim. distante. Si prende della foglia di gelso, e tri
tata nemente si sparge sul baco , e attorno esso : incominciando a far
ci n dalla prima delle descritte cime. A questepoca (prima et del ba
co, detto in allora angiolella, quasi agnolilla denap. ) e si d due
volte il giorno della foglia tritata; cio mattina e sera, no all ottavo
giorno , quando incomincia a dormire. In questo stato non si sospende il
cibo perch dicesi che ancor vuol mangiare. Dopo tre giorni s incomincia
(r) Detta ferta*za o sporta, costruita di liste di castagno.

-363
a vedere qualche baco svcstito della sua prima veste (l).
allora, e non
prima che si sospende la somministrazione della foglia, e non se ne d
per circa tre giorni; afnch, dicono , venissero ad agguagliarsi tutti i

bachi. Si d per due altri giorni cibo, e poi levansi i bachi dal loro let
to , collocandoli in altre coste e graticci , guadagnando sempre spazio.
Mangia il baco in questa sua seconda et per altri cinque a sei giorni,
e si pone a dormire per far la seconda muta: dorme per altri tre giorni
( e dormendo mangia ) ed al termine di questo tempo si sotterra sotto il
suo letto per far la suddetta seconda muta
Fattasi questa , mangia
per altri cinque giorni , dandogli foglia tritata per tre fiale al giorno; sem
pre nella cesta; ma dilatandone la massa in un numero maggiore di ce
ste , d ognuna facendone tre; e ci dopo due giorni di pasto. In questo

cangiamento ovvero diradamento, si mutano i letti. In siffatto periodo du.


ra altri cinque giorni, come nella seconda et. Ed questo terzo pe
riodo, o et, che dai paesani si addimanda trita: quasi dicesse terzam'ta.
Al termine di questo periodo ch di giorni cinque, incomincia a dormi
re per la terza spoglia o mula. E dicesi che il baco spoglia trita. al
lora che dopo fatta la muta gli si d a mangiare per due giorni, tre o
quattro volte al giorno , e tosto si cambia dalle ceste , e quindi dal suo
letto
Ogni , castello
per portarlo
costa di
nei otto
graticci
a dieci
postigraticci
in sitodasulcanna,
castello
lunghi
( detto
metriandito
2.38 e

largo metri 1.58. Ivi si adagia il baco, dopo di averlo fatto salire sulle ci
me di gelso , anzich sulle foglie gittatevi sopra nelle ceste. Questa ope
razione si fa prendendo con le mani i bachi raccolti a grappoli e passan
doli sui graticci, luno distante dall altro circa 13 centimetri. Tosto si d
il pasto, e cos si ripete tre o quattro ato al giorno (3). Mangia per
otto giorni, e poi si pone a dormire per tre giorni, a termine dei quali
cio di dieci altri giorni , fa la quarta muta ( detta vol. quarta spoglia )

(|) Entra allora nella seconda et detta a Retromarina Z'.


(a) Quei di Retromarina chiamano questa seconda et del baco altra.
(3) Il giorno de nostri hacai si comprende per l ordinario dal far del giorno ad una
o due ore di notte. Non curandosi mai di visitare durante il resto della notte il castello.

-364
per entrare nella quinta et , che si addimanda Cufarro o Casarre. Duran
te questo periodo gi detto , non mai si cambia il letto, e si somministra
foglia a gittata di mano , tutta_ intera. Spogliato il baco, o meglio muta
to dell ultima sua veste, entra nei forti pasti. 0nde prima di venire a
questi si cangia il letto; ripulendo i graticci e ricollocandovi sopra il
netto i bachi a parte a parte. Si d in questa et quattro o cinque pain
al giorno , somministrando foglia fino a tre o quattr ore di notte; abban
donando i bachi per le altre otto e nove ore no al mattino a se stessi.
Il tempo di questa et varia" secondo le semente. La sementa napolitana
mangia dieci giorni, il natolo almeno dodici giorni ( sempre col metodo
or detto ) il persiano otto giorni , il romanello giorni sei.
Il d innanzi che il baco vuole salire al bosco, si nettano i graticci
dai loro letti.
.
Intanto da sapere che tutto questo governo i nostri bacai il fanno
nelle stanze alloscuro , per timer della mosca, ed in atmosfera stantxo,
senza alcuna ventilazione. Talvolta in istanze con sollitto

ben connesso ,

talvolta in casa senza soffitto; cio immediatamente sotto le tegole. In niun


caso si adopera sfogatoio , n cammino. Solo usano di far vampate di sar
menti nei tempi sciroccosi, n ci si pratica se non sia salito al bosco.
Perch dicono che con tempo siffatto non lega seta.
Il bosco generalmente si fa di erica, di cui le foglie si sica fatte ca
dere per seccagione precedente. In mancanza si adopera il mucchio (Ci

atus salvifolius). In altri paesi come presso Reggio adoperano le foglie del
I Arundo festucoides , detto silipo, e nel bisogno i rami di quercia , la

felce (I) , o pi comunemente i cespugli di Gnaphalium italicum.


Quando i bachi salgono al bosco, la stanza si chiude-vieppi con ac

curatezza grande , perch il vento non gli rompesse la bava , no a che


non sieusi chiusi nel bozzolo. Allora vi si aprono le finestre. Al settimo

ed ottavo giorno della salita al bosco, si raccolgono i bozzoli.


Questa la pratica generale; ma ogni paese , ed ogni donna ha le
sue particolari usanze, che qui sarebbe lungo il dire , e noi ce ne ri
(2) La felce si gitla sulla conocchia o fascicolo di erica gremito di troppo dai bachi.

__LWW _"IL_;

stiamo come a cosa presso che uguale da per ogni dove. N coll esporre
questo metodo alla paesana, io non voglio intendere che nella provincia non
si usino ancora dei metodi quali sono indicati dallarte, come ogni persona
benestante ed istruita pu fare , secondo i dettami facilissimi del Lambro
schini, del Dandolo, del Ciccanc (l), e degli scrittori della stessa provincia.
Onde nei rimandiamo agl immortali scritti di costoro, per apprendcrne la
vera arte di governare i. tilugelli , ed all esempio de buoni bacai della pro

vincia.

hconvem'entz" di questo metodo.


l. La sebisa delle uova, dette semenze , non contempof
ranea per mancanza di un covatoio o stufa;

2. Non si ha misuratore del calorico, cio termometro, quindi la temperatura non potr. esser regolata secondo il bisogno del-
la schiusa e del governo nelle diverse et;
3. Un altra principalissima , che durante la. notte, i bachi si
lasciano per molte ore digiuni. Ci non toglie che qualche baeaja
diligente tenga la muta in una compagna per la notte.
Ex." I letti si- cangiano di rado.
Conservazione dbozzoli e modi di uccidere la crisalid. In apposite
ceste si conservano i bozzoli fino al tempo della vendita o della stufa. Nei
paesi di nostra provincia che fan 1 industria, per prevenire l uscita delle
(1) Vedi il Bacofilo manuale completo dlledcatore dei bachi da seta contenente i
trattati di Dandolo , Freschi e Berti.Pichat su questa materia, quello del Bonafous e Sprem
co , sulla coltivazione dei gelsi , e il trattato del Gera , sul modo di trarre la seta dai

bozzoli , premessavi una breve istruzione ai bacai di Rall'aello Lambruschini , opera corre
data del gran quadro in litograa e colorato dal Freschi, di 27 incisioni in legno, di
quadri sinottici, e del ragguagli dei pesi e misure cc. Vol. unico. Milano 1853, in S.'
Della Coltivazione del gelso e del governo del lugello. Trattato teorico pratico di Am
Ionio Ciwone. Torino 1854..

-3titi
farfalle si espongono i bozzoli al sole quando fortissimo. Ma un tal mez
zo non sicuro , quindi si usa generalmente linforuatura, e da buoni
landieri della riviera Reggiana si usa la stufa a vapore, e per meglio dire

il bagno a vapore : di che l uso si vorrebbe diffondere. Riscaldasi dalle


donne del paese il forno no a che la mano vi possa star dentro senza scot
tarsi , per pochi istanti
Vi s immettono i bozzoli con le ceste, e vi si
tien dentro no a che non si sente pi rumore della interna crisalide. Si
toglie dal forno e per poco tempo si ammucchia cos caldo, e coverto da
una coperta di lana si affretta ancor pi la morte dello insetto. Di poi si e
spande di rado e si attende al suo spaccio.
Vendita de bozzoli. l compratori dei bozzoli nella provincia vengono
dai paesi lungo la costa Reggiana. Regna allora nei comuni sericoli gran

de muovimento ed ansiet: per sapere del prezzo de bozzoli (detti fbllaro


o fonicqjo) e farne i contratti coi compratori.
Questi, nella provincia in discorso, comprano a misura, non a peso! Quin.
di ci ha inniti abusi e recriminazioni, e no risse e liti; per siffatto bar
baro modo di commercio. Tutta la massa dei bozzoli della provincia si por
ta ai negozianti di Villa S. Giovanni, Reggio e comuni vicini (vedi la stati
stica de landieri a pag. 372). Perciocch non ci ha latoio nella provincia,
o se ve n ha qualcheduno non sostiene la concorrenza con la riviera Beg

giana , di cui le condizioni meteorologiche sono assai favorevoli a ci. Non


per tanto in qualche comune nel resto della provincia, come in Brancaleone,
si trae la seta. Qualche anno si trae ancora a Cimin, a Giojosa, a S.

Giovanni, a Stilo: a Cittanuova non ancora sappiamo che siasi messa in uso.

t]. Tratturo della Seta.

Tra tutte le industrie del paese questa e la sola che sa pi


di manifattura e che esce dal campo della industria agricola. A que
sta industria soltanto dedicata quella incantevole ed amena con
(1) Non raro che si vegga col mezzo del forno perduta qualche partita di bozzoli.

-3ti'l
trada che si apre in orizzonte ventilato, e suolo asciutto, ed anima-
lo daere vivicante e salubre: dove non si conosce che cosa sia
gelata, n forte nevigata: dove il cielo sempre bello, e corto il tem
po delle piogge, e nullo quello delle nebbie. Quindi riesce agevo
le metlere in pratica i precetti dell arte, che ivi sopra ogni altro
luogo si conosce e tiensi ad onore. Coloro che imprendono questa
industria si chiamano filandieri, titolo che si tiene ad onore ancor
dalle persone della nobilt del paese. I lilandieri di Reggio Villa S.
Giovanni e paesi annessi sono pi o meno istruiti nell arte di trar
re la seta ; condizione senza la quale a loro potrebbe portare dan
ni economici di gran rilievo. Tra i pi istruiti ci ha in Reggio il
Sig. Cav. Melissari, autore di opuscoli che noi ci pregiamo di ci
tare ad onor del paese (I); il Sig. Cav. F. lllusitano , noto lan
tropo, e promotore di questa nobile industria. Dei Signori (briglia
no di Villa S. Giovanni, di cui uno l integgerimo magistrato Sig.
Pietro Corigliano, autore di vari articoli pubblicati riguardo il sog
getto in esame. Ed altri landieri ancor di grido come i Signori
Bognetta, Lucisano, lo Faro, cc. ec., tutti bene intendenti dell ar

te della trattura della seta.


Che se si volesse designare nella stessa provinciaun altra re
gione che potesse concorrere con la Reggiana a questa industria ,
io mi farei a proporre quella di Siderno , e Giojosa, e Roocella,
come del pari asciutte e ventilate, e dove le piogge sogliono scar
seggiare pi che altrove.

(1) Memoria sulla latura della seta del Sig. Cav. D. Saverio Melissari negli atti del
la Societ Economica della la Calabria Ulteriore- V. a. fas. 6. Reggio 1846. Oltre alle
altre due memorie l una sulla coltura del Gelso, da noi sopra citata, e l' altra della Illlilt'
tia de bachi da seta dello stesso benemerito Socio di quella Societ Economica.
I

-- 308 -

Sul metodo di trarre la seta in Reggio e suoi dintorni


.e proposta di miglioramenti su questa arte.
Dall opuscolo citato del Sig. lllelissari si rileva che le trattu
re generalmente sono animate da fuoco da legna. Ora questo un
grave inconveniente per cagion del fumo che non dovea ist'uggire
alla sua sagacia a proseriverlo, sostituendovi il carbone. Poich u
sando di legna, anche stabilendo un solo ordine di mulinelli nella Fi
landa, si va incontro al detto inconveniente. Usavasi una volta in

quelle Filanda il sistema di un sol fornello per ciascuna caldari


ne e tal metodo durava no a quel tempo che scrivea I accurato
bacologo Sig. Melissari. Da allora in poi nelne di risparmiar com
bustibile , fumo, e complicazione, generalmente si adottato di far

servire un solo fornello per due caldajette (4), le quali nel Beg
giano sono comunicanti tra loro, e divise soltanto per un tramezzo
graticolato (2). Ma ancor con tutti questi risparmi non si giunge
certamente allo scopo di ogni industria, ch quello di ottenere il
massimo prodotto con la minore spesa. Onde si pensato bene da
un negoziante inglese, il Sig. Hallam, di stabilire, in Villa S. Gio
vanni una landa a- vapore animata dal fuoco d' un sol fornello da

riverbero. Con questa modicazione si ha il vantaggio non solo di


gran risparmio di combustibile , ma ancora di evitare il grande in
conveniente del fumo ; essendo il fornello situato fuori trattura , e ,

si pu avere, come ivi si ha, l altro vantaggio di bruciar carbon fos


sile. In questa maniera di trattura si conserva il precetto voluto da
(x) Il fornello a doppia caldaja immaginato dal Vaucauson , e riformato da Ottolini,
ricevette posteriormente perfezione dallitaliano Santorini , e dopo di questi altri immagina

tono ( Gera ).
(a) Questa introduzione dovuta al Milanese Giuseppe Fumigalli.

-369

tutti gli scrittori di far che ciascun mulino sia indipendente dallal
tro , nella debita lontananza; cio che chi assista all uno non sia

d impedimento all altro. Ma oltre alla detta economia dalla parte del
combustibile ci ha laltro ausilio e gran mezzo economico di met
tere a profitto la forza del vapore, col quale si animano merc d un
. solo volante tutti molinelli della trattura ,e ci ha da quest altra
parte grande risparmio di forza nel premere le calcolo (pedato
le) e di complicazione, facendone a meno di questa leva motrice
di ciascun mulinello (l). Dippi col movimento dei mulinelli prodot
to da congegno unico si ha l uniformit nel girare de mulinelli, e
quindi meno soggetto a rompersi il lo.
Ma non tutte le tratture saranno, e per lungo tempo, modicate con
questo sistema del vapore. Continueranno perci il loro metodo ordinario
dei fornelli a doppia caldajuola, il lodevole uso voluto dal Sig. Melissari
ed oggi generalizzato della trala di porcellana, invece di vetro ed otto
ne (2); faranno bene la strusa vedendo di apportare modicazione alla spaz
zola che nel paese addimandano mezzane, e che fanno rozzamentc di rami
di Hypem'cum crispnm, e che potrebber fare meglio dalle hbre radicali
della comune Gramigna (3), e dell Andropogon Ischaemum, come si hanno
in commercio. Quindi si farla strusata per modo che la seta salga sul
laspa e non sulla spazzola tra il laticcio o strusa
E badi che le
maestre o trattrici altendano alla doppia croce, se e secondo il sistema
di Villa S. Giovanni; ovvero alla croce semplice secondo usano presso Reg
(1) Nelle non grandi tratture invece di applicare la forza del vapore si pu seguire
1' altro sistema di far girare una ruota da un uomo. Questa ruota motrice come a volante
si addimanda nel paese Mr'nalc. Un uomo solo con essa pu girare ventiquattro molini.
(a) E questa trala fu sostituita da molti da un altra che ivi addimandano coll' asso
Iuto nome di macchinetta, merc la quale il lo fa doppia croce prima di giunger sullaspa.
(3) Vedi nel Catalogo Cynodon Daclylon.
(4) Allora dicono che le strusa, addimandate malafrc' dai paesani, sono ricche di seta
godibile.
.
Tam. X1.
47

-370
gio. Che badi alla temperatura dell acqua, non sia n molto calda e mol.
to fredda, che in ambi i casi ci ha discapito da parte dell'intraprendito
re. Che badi alla mescolanza de bozzoli che sono attualmente sotto la tra
fila, dei quali una parte debbe esser di mezzi e vecchi (come dicono)
ed un altra di novelli. Insomma dal proprietario si dovranno indettare tut
ti i precetti e farli eseguire. Onde i Reggiani fan bene che nell imprese
di loro Tratturo fan da direttore essi stessi.

Le donne sono pi acconce alla trazione della seta. Onde si scelgono


ivi le contadine che abbiano le qualit fisiche e morali richieste a ci ,

e che sieno bene ammaestrate da altre maestre dopo un tirocinio di pi


anni nell arte. Le apprendiste si chiaman discepole, debbono assistere le
maestre, e sono ivi deputate a muover le calcolo, dove non si fa uso del
cosiddetto minato, e tal altra volta sotto la direzione della trattrice che

ivi si addimanda maestra dipannare i bozzoli nella caldajuola, od altre 0

perazioni pi e men delicate. Ci ha ancora una tra tutte le maestre o trat


trici che sopraintende a tutte. E lincaricato dal Filandiere o Direttor ge
nerale, ch il padrone. Questi sopratutto non dovr fare incominciare il
lavoro prima che nella Trattura non sia penetrata la luce. N mai inco

mincer il lavoro con tempo piovoso; o quando l aria sia umida di trop
po far ritardare ad ora pi tarda lo stesso lavoro (I). Egli ne ordiner il
titolo di 22, 24 cc. danan', come dicono, e quindi ne lo esamina al Pro
vino. Questo provino bene che stia sempre in tratturo, per esaminare
di tanto in tanto se si mantien la dovuta esattezza
La sua visita non
sar meno di due o tre volte al giorno. La istituzione de premii, tanto in
culcata dal Gera, non sar, come non , trascurata dai landieri Beg

grani.

(1) Non pertanto il filandiere dovendo adempire alla consegna della seta presso i ne
gozianti con cui si obbligato di consegnarla in dato tempo, non bada ad eseguire tutti i

precetti di sopra detti: di travagliare alla luce e col tempo sereno. E perci, occorrendo ,
fa lavorare le sue donne di notte e dinverno.

(e) Si costuma nel Reggiano di multare di gr. 5 quelle maestre o trattrici , le quali
per poca attenzione fan si che il titolo sia minore o maggiore del richiesto.

" "

_ --m_lf-_h,__ -\

-3'lI

Ma soprattutto chi vuole imprendere questa industria ci biso

gna che badi a trovarsi al caso di sostener la concorrenza coi no


stri compatrioti Piemontesi e Lombardi. Gi in (quanto alla qualit
della seta si rileva da un rapporto fatto dal Sig. lllompiani nel Con
gresso degli Scienziati in Napoli nel 1845 (I) che le sete organ
zine (sic) di Reggio son cosi buone da far invidia ai migliori
fabbricanti stranieri.
Ma non solo alle qualit delle sete, ci bisogna attendere an
cora al rendiconto ed alla concorrenza dei prezzi. perci che si
vorrebbe che i ricchi landieri rivolgessero lanimo alla introduzio
ne di nuove macchine, che apportino economia, senza che ne di

scapiti la qualit, e che si diano di proposito a questo genere di


tecnologia, visitando e studiando sui nostri connazionali dellItalia
superiore (2). Nel Lombardo, come nel Veneto da tempo remo
te si lavorano milioni di libbre di trama con l applicazione del
1 Apparato Asti agli attuali fornelli; sicch ci ha una economia di
circa due lire a libbra: cosicch, su 233 mila libbre di seta che si

traggono si verrebbe ad aumentare il prodotto di risparmio di pi


di 500 mila lire (3). Questo congegno dell Asti d ancora il rispar
mio di tempo, facendosi contemporaneamente (i) la seta greggia e
(1) Vedi Atti del detto Congresso, Sezione di Agronomia e Tecnologia , Rapporto del
Sig. Mompiani sui campioni presentati ivi dal Segretario perpetuo Sig. Pietro Greco. Ve
ramente le non sono organsine ma gregge.

'

(a) Il Sig. Fumigalli, a cui si debbono molte utili introduzioni nel modo di trarre la
seta , ed il giovane assistente, o delegato , Sig. Luigi Prisco, sono ambidue lombardi.

(3) Vedi il Giornale Il Cattolico di Genova 18 Settembre 1853 , ed il citato libro il


Bacchio, Milano 1853 pag. 359.

(4) Mentre col sistema in vigore la seta greggio si dee portare al filatojo , che pochi
(tra i quali il Fumigalli) possiedono. Ma oltre a questa contemporaneit secondo il con.
gegno di Asti , si ha ancora la trama cilindrica non vergolata, e d un risparmio di struse.
Sarebbe ancor desiderevole diadoperar tra noi i congegni atti 'a lare i cosiddetti
slrazzi e malafn'; acci tutto si metta a profitto. vero si che quei di Villa S. Giovanni
e Reggio li van vendendo nellinterno della provincia alle donne per operarli in manifat
ture caserecce; ma ci ha sempre in ci perdita di tempo, e fatica sprecata.

_312
l organzina; cio svolgimento del bozzolo, prima abinatura e tor
citura, e poi lavoro (1 incannaggio e seconda abinatura.
Nelle tratturo Beggiaue si paga cosi: Le maestre due carlini ciascu
na (0. 85
Le maestrine, cio le discepole pi istruite gr. quattordici
(0.60). Le discepole un carlino(0.l3). Gli uomini addetti a girare la
ruota che muove i mulinelli grani quaranta (I. 70
La capo-maestra e

tutti gli altri assistenti, ciascuno grani quaranta (l. 10

Un delegato,

due. 40 a 60 per la stagione (631 lire


Le tratturo o lande nella provincia, che son quasi tutte comprese tra
Bagnara e Melito, giungono al numero di centoventi. Nelle quali tra opera
ie ed operai (questi in piccol numero) sono circa 3000 (l).
(I) Notamento delle landa di seta della Provincia di Reggio nel 1863.

Reggio. Gaetano Monsolino.


'

Antonio Baldassaro.
Giuseppe Mega1i .

. Libbre 6000
.
.

a
)

Rosario Altomonte.

Antonino Suraci
Cav. Felice Musitano .
Canonico Margiotta.
Antonino Grimaldi.
Santo Lagan . . .

Fortunato Giunta . .
Fort. Giunta fu Pietro.
Antonio Gatto .
Pasquale Nesei . . .
Vincenzo Guiaei . .
Diego Candeloro
Baccilliere e Branca .
Domenico Megali .
Nicola Putorti . . .
Francesco Nicol . .
Demetrio Destefano.
Francesco Vazzana.
Domenico Pellican
Paolo Labate
.Salvatore Rognetta.
Domenico Delno .
Salvat. Mariella Grilli-

Vincenzo Rognetta.
Domenico Dascola.
A riportarsi .

Riporto .

. Libbre 46400

1200
900

Domenico Cutrupi .
Santo Conforti . .

.
.

n
i

600
600

1200

Marchese Ramirez.

9000
4000
900
900
900 Gallico.

Consolato Minuiti .
Giuseppe Cuzzucrea
Giuseppe Minniti .
Matteo Maraoti .
Fratelli Doldo . .

Il

1200

.
.
.
.
.

600
600
300
600
3000

3000
2000

Antonio Trapani . .
Giovanni Mottareale .

1800
600

a
n

n
r
n
a

1000
Antonio Crupi .
.
1000
Giuseppe Passalia . .
600
Fratelli Neri. . . .
600
Giuseppe Gangemi. .
300
Nicola Lugan . . .
400
Francesco Crupi
600
Vincenzo Mottareale .
600 Calano. Matteo Marra . . .
500
Francesco Crisar . .
600
Crisar e Barill .
600
Vincenzo Romano .
900
Giuseppe Cama.
3000
Francesco Adornato .
3000
Fratelli Abrami.
.
600 Villa S. Gian. Tommaso Hallam

)
r
i

600
600
600
600
600
600
300
1800
00
300
1800
900
900
900
1

a
)

1200
900

landa a vapore. .
Francesco Aric . .

r
n

25650
3300

46400

A riportarsi .

))

78950

_313-_
La cifra qui sotto notata sul quantitativo della seta tratta dalle trat
tare della provincia, potrebbe sembrare esagerata nel tempo attuale, sotto
la inuenza della general moria de lugclli; ma egli a considerare che
i Reggiani fanno incetta di bozzoli nelle altre due Calabrie, e perno a
Taranto. Donde ne importano per no un terzo.

D. Delle malattie del Gelso e dei bachi.


La malattia pi comune che intesta il maggior numero degli anni la
foglia del Gelso quella che dicesi macchia o lupa. Compariscono sulle

foglie delle macchie prima non maggiori d un punto che poi si van dila
Riporto . . .Libbre 78950
Rocco Caminiti . . .
n
2700
Giov. Corigliano fu Gina.
3300

Riporto. . . Libbre 178770


Giuseppe Bambara. .

1350
Francesco Lamonica

1600

Giov. Camiuiti fu Dom.

5400

Vincenzo Lol'aro

1600

Giovanni Franz .

1600

Fratelli Santoro

3300

Giuseppe Zagarella

4860

Eredi di Dom. Santoro.

Giusep e Reitano .
Gius. ' agarella fu Aut.
Giuseppe Bambara.
Antonio Bambara .
Fratelli Lopresti

4860
Fratelli Messina
3300 Salice. Fratelli Pacino .
2160
Giuseppe Golosi.
1600
Fratelli Postorino
5400
Fratelli Marciano

6i80
61.80

Fratelli Lucisano . .
Giuseppe Corigliano
Filippo Corigliauo . .
Antonio Lofaro. .
Matteo Santoro. .
Giuse pe Lofaro .
Frate li Calabr .
Gius. Corigliano di Fr.
Aut. Corigliano di Fr.
Fratelli Sauloro divisi

1
a
1
a
a

5400
Famiglia Marra.
6750
Giuseppe Infaro .
4860 Pellaro. Domenico Romeo .
3300
Agostino Romeo
3300
Antonio Nesci .
1600
Bartolomeo Catizzone
2700
Saverio Calarc0. .
1350 Molla. Francesco Maropiti
1350 S. Lorenzo. Bruno Rossi.
Fiale. Natale Barbera.

in 4 lande . .
Famiglia Sciarrone.

n
a

5860
4800

Francesco Cotroneo
Scilla. Fratelli Zagari. .

Francesco Calabr.

1600

Scido. Gaetano Germano .

Antonio Lucisano .

Aecv'arello. Rocco Lofaro .


Fratelli Belmusto r

Antonio Caminiti
.
Cannitello. Dom. Messina fu B.
Famiglia Floccari . .
Pasquale Suraci . .
-

1600

.
.
.

1350
3300
1600
5000
3000

.
.

i
n

1600
2600

.
.
.
.
.
.
.

1
n
n
a

1600
1800
600
600
1200
600
600
600
600
900

600
1500

600

450

600
300
15000
-_

.
.
.

Campo. Rocco Condello.


Luigi Raniero .

810 Raccella. Fratelli Nanni.

)
a
a
a

1500 Castelvelere. Barone Musco .


1600 Stilo. Vincenzo Lamberti.
3300 Diverse altre lande . . .
1600
-

A riportani .

a 178770

.
.
'

Totale Libbre. 234,200

Pari a chilogrammi.

75,128

-3'la
landa no alla larghezza di un unghia e pi e si moltiplicano in maggior
numero. Nel tessuto della foglia par sia venuta una causticazione , e la
macchia apparisce color castagno. I micromicologi (il Sig. Montagne) lat
tribuisce ad una crittogama
Le cagioni almeno rimote sono provenienti dallo stato nebhioso atmo
sferico. La mattina nei giorni di maggio {verso i lembi dellorizzonte sin
nalza una densa nube che poi si eleva e spande sull atmosfera: e la notte
e la mattina nebbia intorno. Questo stato atmosferico che apporta consi
mili malattie, e che contemporaneamente si vede inuire sopra altre pian
te , i paesani addimandano lupa, e la malattia stessa ance lupa.
Sulle malattie del baco. Farei opera lunghissima a dir delle tanto trat
tate malattie del baco, e specialmente della recente. Sulle quali tanto si
scritto e pubblicato, che io farei opera lunga a solo citarne le opere stam
pate. Solo-mi piace riferire del fatto dellesistenza abantico della moscar
dina in questa provincia. Le bacaje di Mammola addimandano imbalsamati
i pochi bachi (perch il morbo della Botrytis Bassiana tu qui sempre spo
radico) presi dal mal del calcino (2), e se ne dilettavano e li conservava
no, vedendoli induriti e mummilicati, e poi in seguito coverti d una patina
bianchissima come fosse calce. Una vecchia mia nonna, assai pratica in al
levar lilugelli, tenea quel fatto per fermo indizio di buona riuscita di nutri
cato, ignara del pericolo che in quel fatto morboso si nascondea: e che
in altre contrade quel morbo era cagione bene spesso di generale rovina
della industria
Delle antiche malattie ne fan cenno accurato le memo

rie del Sig. Cav. lllelissari da Reggio, consacrato negli Atti di quella So
ciet Economica, e che io mi pregio a citare qual lavoro d un mio com

(1)
questa malattia consistente nel Frutlsporitml Mori del Montagne: micromicete
che si trova in mezzo alla descritta macchia. Le condizioni d' umidit atmosferica, come al
l'0idium ne favoriscono lo sviluppo. Nei luoghi ventilati il Gelsone patisce meno.
(a) Il Melissari nota ancora questa particolarit.
(3) De la Muscardine (Bolrytis Bassiana) , Memoria del Sig. A. Ciccone, premiata dalla
Soc. imper. di agric.; e Descrizione e cura delle malattie de bachi del Sig. O. G. Costa,
negli Atti del R. htituto d' incoraggiamento, Napoli 1820.

-373
patriota della stessa provincia di cui io sto scrivendo

Egli rcassume

le malattie antiche cio prima della dominante ad undici: I la Scottatura;


2 lo Appassimento o macilenza; 3 la Enliagioue; 4 la Gallina o Gallinel
la; 5 il Giallone; 6 la Chiarella; 1 il Calcinaccio o mal del sogno; 8

Morti bianchi o Morti ilosci; 9 il Negrone; IO lIdropisia; Il Corti o (1112.

zoli. Le quali malattie tutte sono ed erano stato mai sempre conosciute ,
pi o meno fatali (non epidemiche nel paese), e notate con nomi vernacoli
dalle bacaje (1 ogni comune, quando per una nuova malattia, o vecchia ed an
tica, ora resasi epidemica, si son vedute con sorti disuguali disertate le ba
clrcrie, e non punto risparmiate le piccole coltivazioni de nostri campagnuo
li. Insomma il nuovo morbo dell Atroa (2) sia per estensione, sia per gra
rit sta faccndo delle nostre industrie scriche assai peggio di quel che il
mal del segno faceva nella Italia superiore. Si che per quanta estimazione
e voga area no a pochi anni addietro la industria in parola, ora lo sco
raggiamcnto si impadronito di tutte queste popolazioni essenzialmente se
ricole. Ma un fatto contemporaneo ci dee dare qualche fondamento di spe
ranza che questa industria perduri nella et avvenire: ed il morbo della
vite, quello delle patate, quel dei pomidori, e di altre ed altre malattie di
vegetabili, i quali comunque inferociti a segno da minacciarne il totale ester
minio, tutti codesti prodotti sono tornati: se non nello stato primiero per la
vite , almeno da rimanerne la industria vinicola, comunque in diverse condi
zioni di prima. Il Ciccone (3), il Costa padre e figlio, ed il Briganti, facendosi
ad esaminare il morbo dominante con le loro dirette osservazioni e coadiu
vati da una schiera di corrispondenti i quali si faceano dalle province a di.
chiarare il prodotto delle loro investigazioni, ire componeano una Memoria

(1) Memoria sulle malattie de bachi da seta, Reggio 1835; eSupplimento a detta Mc
moria nel voi. I, fase. 4 , Reggio 1838.
(a) Detto altrimenti idropisia della farfalla.
(3) Nel pubblicare questo lavoro ci giunge fra le mani iI classico libro del nostro gran
de amico Sig. Antonio Ciccone intitolato: Sulle malattie del Baco da seta, Memorie di
A. Ciccone , con 16 tavole litogr., Napoli 1863, in 8. In questo volume ei pubblica la
memoria sul calcino premiata dalla Soc. Imperiale di Agricoltura di Parigi, e l altra sul.
la malattia dominante premiata dall' Istituto Lombardo.

- 376 dottissima intitolata Relazioni intorno alla malattia dominante nei bachi

da seta nell est del 1858, in risposta al Programma del di 8 aprile 1858,
pubblicato dal Ii. Istituto d incoraggiamento alle Scienze naturali, scritte
dai suoi socii ordinarii O. G. Costa Fr. Briganti e A. Costa. Napoli 1859,
in 4. con tav. n.

DEGLI Acnvru A.
E DELLE
Deglimousrnrn
Agrumi.ANNESSEVI

Una volta davasi a questa provincia il nome di Orti esperids'


del Regno di Napoli: oggi si vuole addimandare dallaltro di Or
ti esperilz' del Regno d Italia.
Questa provincia infatti si distingue in tutta Italia per le sue
piantagioni di agrumi. Oltre alla regione da noi designata da que
sta bellissima famiglia di piante , che in massima parte occupa
ta da agrumeti, ne sono ancor diffuse per tutta la provincia del
le estese coltivazioni. Mediante l esportazione all estero delle a
rance e limoni, e delle essenze e degli acidi, questa coltivazione,
pel commercio coll estero, va prendendo sempre maggiori dimensio
ni , ed aumenta considerevolmente limportazione di numerario. Es
sa siegue da presso il mare, e si giova massimamente della irri
gazione , che in quel Iittorale adusto si fa per mezzo delle norie
di novella costruzione e che si vanno ogni di pi moltiplicando , e
perfezionando , non che estendendo per la riviera del Ionio. Sie.
guono ancora gli aranci il cammino dei umi , e sinternano ver
so la montagna. Sicch oggi, dove son ruscelli o bassi umi che
irrigano sulle loro ripe , certamente troverai agrumeti.
(1) Vedi il Catalogo delle piante utili qui inserito , in cui si registrano circa 70 va
riet distinte, che si coltivano in Calabria Ultra r.ma.

--377
Cosi nella Piana, all Occidente, abbiamo agrumeti dalle fo
ci del Mesima ( a S. Ferdinando ) no agli alti umi suoi con
uenti, come lungo il Metramo , presso Galatro , lungo lo Sciara
potamo presso Anoja , e Cinquefrondi; pi, lungo Vocale presso
Polistena, e nell altra valle del Pelrace, lungo il suo conuen
te Marro presso Radiccna, Iatriuoli, e Varapodio. Dopo il pro
sciugamento della valle del Budcllo , gli agrumi si cstescro lungo
questa dalla marina di Gioia no a Rizziconi. Tutte le piccole li
ste di Lido tra Bagnara e Scilla sono piantate ad agrumi. Fi
no a che , apertasi la pianura tra punta di Pezzo , Pellaro, e

Melito, da pertutto vedi agrumeti misti con gelseti. questo tratto


appunto , che noi designavamo col nome di regione degli agrumi,
( vedi la carlaagrologica ). Vengono in seguito , dopo Melito , i
terreni pi o meno argillosi, che interrompono per lungo tratto
questa coltivazione, per ricomparire lungo il ume di Ammendolea,
Palizzi e Galati. Di l cedono il posto gli agrumi ai terreni ara
torii , del Bianco, Boralino , Ardore , Boccella, Monasterace , a
datti alla coltura dei cereali, e della Sulla. Se non che dei terre

ni di alluvione ghiajosi, sabbiosi, che s intercalano in questa re


gione, quali sono quelli di Siderno, Gioiosa , Castelvetere , dan

no luogo alla coltura degli aranci, anzi in Gioiosa e Gastelvetere


trovi quasi le emolc di Reggio per la coltura degli agrumi, che lo
superano in quanto a coltura dell arancio ; ma restano di lunga
mano inferiori in quanto alla coltura del bergamotto , e cedrino.
L Amusa , e l Allaro presso l antica Caulonia, sono costeggiati da
agrumeti. Ed assai rinomati sono per squisitezza le arance di F0
c presso la stessa Castelvetere.
Dal lato occidentale della provincia , gli agrumeti sono in terreno si

liceo , ed esposti ai venti del Nord. In terreno che partecipa del calcare,
Tam. XL

'

"\

-\,\_..M_,__Q__L__,_M_ ___._\4_-_ \.-

-318
ed esposti al Sud-Est , sono gli agrumeti della costa orientale. In ci con
siste la ragione della maggiore squisitezza delle arance di Castelvetere ,

Gioiosa, Mammola, e Siderno, sopra quelli di Gioia e di Reggio (I) e di

tutta la parte occidentale, la quale naturalmente esposta ai venti di


Nord0vcst, tanto contrarii a questo coltivazioni.
Limiti sici degli agrumi. In quanto all elevazione, alla quale giun
gono gli agrumeti, non ho risultati barometrici. Cos dal versante del Tir
rene, gli ultimi limiti verso la montagna sono le selve cedue. Dal versan
te del Ionio ho veduto i pi elevati agrumi a S. Agata ai Bianco, cio
un gruppo di aranci in un orto del Signor Francesco Rossi. Da Il in s
non trovi che per poco le vigne,- per dar luogo alle selve. Cos in Mam
mola nellalto ume Chiaro , pi non provano come presso la citt: sin
nalza sopra la vigna , e poi sieguono i boschi di castagno. Finalmente Sti
lo ha i suoi giardini di agrumi ; ma a qualche paio di centinaia di pie
di sotto la citt. I vigneti , salendo su pei colli, lasciano in gi l aran

cio, e pi gi ancora il limone. I pi elevati agrumeti sono a Palmi, Se


minara, Galatro, Anoia e Cinquefrondi; ma dei piedi di arancio, formano
alberi di circa 12 metri di altezza
Dei ciuf di rami di melango

lo difendono quei di arancio dalle gelate. I limoni vi s innestano su que


sti stes.si alberi di melangolo , e ne sono difesi ancor dal gelo. I limo
ni stessi si piantano sotto gli alti alberi di oliva , e cos ne restano in
columi anche in questa elevazione.

(I) Sono eccettuati le arance di S. Giuseppe , comune del Mandamento di Calanna,

a 8 chilometri circa dal mare presso lorigine del ume di Gallico, nella esposizione
di Est , sono le pi ricercate in commercio. I frutti son grossi, con pochi semi e la cor
teccia forte. Resistono a lunghe navigazioni in preferenza di tutti Si pagano sempre 10
a 12 carlini dippi di quelli di altri siti. In questo anno 1863 si son pagati a ducati 4. 50
(I. 19. 12) il migliaio , e mai meno di ducati 3. 40 (l. 14.4.0).
(a) Sull Aspromonte presso al Convento della Madonna di Polsi vegetano molte

piante di melangolo : da questo frutto si estrae essenza ricercata in ogni anno da Francia
per uso di profumerie.

--379
Come resistono all abbassamento di temperatura. In quanto a questo si
dee notare, che il mauderino di tutti gli agrumi resiste pi al freddo. Mi
sono accertato di questa verit nellinverno delfanno.l845 , quando una
temperatura di circa sette gradi sotto il zero danneggi tutti gli aranci del
1 Orto Botanico a Foria , ad eccezione dei mandarihi, i quali son rima
sti incolumi. Un poco appresso al manderino, resiste l arancio forte , al
quale succede 1 arancio di spina, e quindi le altre variet. Pi soggetto
il bergamotto , ed ancor pi i limoni , e nalmente i 'cederni.
Piantonai. Si moltiplicano per seme, per talee ( caviglione detto a

Reggio ) e per innesti. Si scelgono i melangoli ( aranciamari ) e si te.


gliano in due met per traverso , allinch ne spiccino le semenze, le qua
li, messe da parte in un bacino, si lavano con acqua. Questa piccola
precauzione si crede utile dai pratici di Villa S. Giovanni; perch altri
mente ne sarabbe difcile , come dicono , la germinazione. Seminate in a
iuole nella primavera, vi si laseian uscire e crescere lino allaltezza di
0.1125 circa, cio no allanno veniente. Allora si trapiantano in linee al
la distanza di 0.111 25 luna dallaltra. Prima di far ci recidono il t
toncino, lasciandone poche barbe, perch sanno che il ttone sottrae
della forza. vegetativa delle barbe SUperiori , le quali in sua assenza esten

donodi pi, e guadagnano una maggior supercie. Il che non da far


si dove si va soggetto ai venti. Vi si lasciano nel vivaio , nch giunga
no alla grossezza di un dito, allorquando s innestano a diverse maniere
di agrumi. Innesto in riccio. La sola maniera d innesto, che vi si pratica per
i piantoni , come per i grossi alberi , quella a scudo , detta ad occhio,
n si vuol parlare, non che praticare, d innesti a marza. Si allevano col
le solite cure gl innesti. Quando sono allaltezza di quattro a cinque pal
mi, e gi nottate n dallanno precedente al piantonaio , dalla inutile
moltiplicit dei rami , si trapiantano a dimora. Si mandano pei mercati i
piantoni, e si vendono a grana _I5 e 20 luno. Fanno di queste pianto
ni commercio interno quei da Reggio e da Castelvetere. Ma talora nella gran

de ricerca ne portano dalla Sicilia, pi o men maltrattate dal viaggio.

-380
Le talee, dette eam'glioni di cedri e di limetta , si pongono in vi
vai , per poi innestarne i getti. In quel di Grotteria si usa ma a torto
d innestare sui cedri.
Il bergamotto, perch venga pi duraturo , ed anche pi grande ,
si suole innestare sull arancio forte, e sul melarangio di spina , sulla li
metta: i frutti danno pi essenza, ma la vita pi breve , e la man

canza di sufciente irrigazione fa perdere il ricolto sulla limetta , detta li


moncello di Spagna (Citrus limetta ), di cui si soglion dai Reggiani stes
si porre i semi , come abbiam detto pei ccdrangoli allo stessa ne d in
nestarvi bergamotti (1).
Le semenza di melangnli sogliono scarseggiare; onde si supplisce
coi detti semi di limetta , ovvero coi semi di mclarancio. Da questi vi na
sce larancio cos detto di spina.

Pr'atzlagr'one a dimora. Raramente si fan piantagioni in autunno; qua


si sempre si piantano gli agrumi nellinverno o pria. In quel di Reggio
si usano le spalliera, a cerchiate, a siepe di limite, e si fanno spesso di
quei cos detti laberinti; le quali cose tutte aggiungono bellezza all utile.
Ma la ordinaria maniera quella di disporre gli agrumi a dimora in per
fetto quinconce. Vi si fanno le fosse circa un metro profonde nei terreni

leggieri , meno nei forti. Vi si pianta in modo da lasciar la cicatrice del


I innesto sopra terra. Attorno vi si lascia una formella, o scalzamento.
La distanza che vi si da da un albero all altro in quel di Reggio di

20 palmi (5. 20) pel bergamotto , e si aumenta questa distanza per


gli aranci, od altri agrumi. Spesso se ne veggono delle piantagioni a di
stanza minore, e quindi gli alberi vengono di forme irregolari , non ro
tonde , n colpite intorno intorno dalla luce. Altre volte vi sono delle pian
tagioni pi rare , ed allora si mette a protto il terreno per le colture
erbacce , le quali non formano che soggetto molto accessorio nellagrumeto.
Con la potagione si fa conservare la forma sferica , ovvero elissoide,
e si nettano dai rami interni e dai scccumi. I rami del bergamotto si la

(1) Innestato sul limone si han piante gigantesche, ma clan poco frutto , e la vita
breve.

-381
troiano pendere , e giungere no a terra. Quando le piante sono molto ri
gogliose e dan scarso frutto, si scapezzano gli alti rami che (1 ordinario
essendo colpiti da venti dan poche frutta , e si diminuiscono glingrassi.
Gli agrumeti si debbono coltivare a modo degli orti. E se in un po
dere qualunque si destina qualche parte ad agrumcto , questo prende la
denominazione di quadro: ed recinto di siepe , e chiusura propria che
le divide da ogni altra coltivazione. Vi si entra per cancello chiuso a chiave.

La della denominazione di quadro dei reggiani si d a quella parte


dell agrumete , coltivata per diletto del proprietario , e dove puoi scor
gere sempre delle variet pi prelibato, che potrai riscontrare nel citato
nostro catalogo posto in ne di questa memoria. L agrumete s ingrassa
con ogni maniera di cencio, con letame bovine generalmente , e con quel
lo cavallino nelle terre forti , e si adopera anche il sovescio di fave , lu
pini, cd in quel di Gioiosa di lente piselli, rocce. La scalzatura attorno
al piede si va aumentando in ragion dell et, non solo per riporvi ingras

se, ma ancora per ricevere lacqua d irrigazione.

Come si presercine gli agrumi dalle gelate.


Durante linverno , e sul linir di autunno , le notti serene ap
portano il gelicidio, il quale cagiona limmediata caduta del frut-
te , e quando seguitane per pi notti ( tre e quattro al pi ) le
gelate , il ricelte in pochi di cade a terra , ed quasi tutto per
dute , si per lesterno che perl interne commercio. Celeste gela
te seno il peggior agello di queste coltivazioni , ma lungo la ma
rina sono rarissime , pi frequenti verso la montagna (1). Oltre a
ci il gelicidie nuoce ancora allalberetto, sformandene la chioma,
ma ad uno o due anni si rimette nel primiere stato. Il danno pi
costante riguarda il ricette. Ad ovviar linconveniente si ricorre al
le inalliamente , il quale consiste a fare entrar 1 acqua negli agru
(x) Sulle arance gelate: vedi quel che si dir appresso.

-382
meli , e riempire d acqua a permanenza le fosse che sono attorno
ai piedi , lasciando corrispondente scolo dal punto inferiore della
grumeto. codesta una irrigazione per inondazione , anzicch un
inalliamento. La. quale acqua , stando sotto l albero , come avviene

in queste contrade, non gela mai per impedito irraggiamento del


calorico , stante la coverte dei rami : impedisce dippi l irraggia
mento del calorico del terreno sottostante e lo difende contempo
raneamente dall esteriore abbassamento di temperatura. Questa ma
niera d irrigare quindi ha relazione con quelle di Lombardia dette
Marcite.
B. Raccolta dei prodotti ed industria di essi.
'
La raccolta delle arance si fa in pi volte: quelle che si mandano
allestero , si cominciano a raccogliere per la prima volta alla fine di Set
tembre, allorch incominciano a prendere una tinta giallastra. In tale sta
te se ne manda fuori poca quantit, e sono allora meno soggetti a guastar
s. La seconda raccolta si fa in Novembre 0 Dicembre: vera epoca del co
si detto incasso delle arance. Ancora in Gennaio 0 al pi tardi in_Febbra

io , per la spedizione dei mari gelati , affinch i legni vi giungessero a


tempo in cui il mare ne sia sgombro. La terza ch degli avanzi, si fa
in primavera per le arance da servire pel commercio interno , non poten
do far lunghi viaggi. Oltrecch nella grande ricerca del commercio ester
no tutti i proprietarii si dismcttono delle raccolte fin dal primo tempo. Le
melangole si usano verso i paesi di montagna a mangiarsi nellarsura del
la stagione estiva. Un arancio pu giungere a dare fino a 2000 frutti. An
cora vi sono di alcuni individui venuti da semi, o pure innestati sopra gi.
ganteschi melaugoli di cui il tronco offre il diametro di 0.55 centimetri.
Ma questi sono degl individui isolati, fuori agrumeti, ed eccezionali, i qua

li danuo fino a 4000 frutti. L arancio se non biennale come llolivo ,


va soggetto ad alternanza di copia e di scarsezza di frutto.

Epoca del ricotta. .Dall entrare di'01tobr nella provincia di Reggio,

i negozianti mandano i commessi per linterno della provincia alla ricerca


delle arance. Ne comprano il frutto, e con essi i limoni, e n dallora ne
assicurano il prezzo al proprietario. Posson comprare o collo scopo di la-.
re essenze delle arance, e quindi raccoglierle al tempo stesso; per estrar-g
ne nello stesso luogo 1 essenza. 0 compran le arance anticipatamente per
raccoglierle a loro piacimento alla ne di Dicembre, allin di mandarli l'uo
ri in casse. Quei della Piana spediscono le arance in cassa alla marina di
Gioja , come quei del circondario di Gerace alle marine di Siderno, Giojo
sa, Monasterace, Boccella: e da li e da tutte le altre marine, annualmente

si estraggono centinaia di migliaja di casse di arance ineartatc. E quindi nel-


linverno vedi un continuo trafco dagli agrumeti verso la marina, per por
tar casse di arance e limoni. Gli agenti deglincettatori, se contrattano per

gli aranci col ne di trarre l essenza, comprano a massa; secol ne d in


cartare comprano a numero, cio 12 a 21 lire il migliaio. Queste vendite
sono sicure per parte del proprietario; perch i contratti si fan prima delle
gelate. Non cosi da parte del compratore.

noto che i detti incartatorz', cio i compratori delle arance, le rac


colgono iu modo particolare. Li strappano con tutto il peduncolo dallalbe
re, sicch portan seco delle foglie, ed in modo assai barbaro. Poi col eol
tello ben tagliente ne recidono il peduncolo rasente il frutto; lasciando da
parte, per vendere a minute nel paese, quei frutti, che secondo il loro giu
dizio , non son buoni pel commercio, e questi addimandano arance da scar
to. Ogni arancia 1 avvolgono in mezzo foglio di carta, detta da pallone, o

da incerto, e meglio carta arancia e quindi la ripongono in cassetta di ta


volette di faggio, le quali non si fanno nel paese, ma si portano da Illes
sina segate e buone.
Estrazione dell essenza
La nostra regione degli agrumi da Villa
( 1) Si estrae essenza contando dalla maggiore alla minore quantit che se ne manda fuori ;
1. Dal Bergamotto.
n. Dall arancio.
3. Dal limone.
4. Dai cedri.

5. Dal Mellarosa.

6. Dall arancio amaro o Mclangolo.

A. ._.___._ _ _ __._*

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___* i

-384
S. Giovanni "a lllelito distinguesi per la coltura del bergamotto , donde si
trae l olio essenziale per due maniere: o con l antico metodo, o con la
nuova macchina. Gol primo si recide la corteccia in quattro o pi parti, e
con le dita picgandone ciascuna, ne fan spiccare l' essenza, che si racco
glie in ispugne, e poi si passa inwasi. Con la macchina, d' invenzione reg
giana, per mezzo della contusione rotatoria si estrae l' essenza. Questa mac
china non introdotta , che da pochi anni, e ci ha un rilevante guada
gno sulla mano (1 opera di estrazione circa il 50 per 100. La macchina non
costa che circa due. 50. (L. 212. 50
Questa ha per linconveniente di
contundcre la corteccia di troppo; e quindi alterare la puril dell essenza
assieme con la limpidezza; di ricusare le bergamotto non rotonde; di dove
re attendere ad una certa maturit di frutto. Nomlimeno sempre da pre
ferire la macchina, la quale potr ricevere dei miglioramenti nell avvenire,
alluso impiccioso dellestrazione a mano.
_ Simile estrazione di essenza si fa dalle arance vendute, come si disse;
ma sempre con discapito di economia da parte del proprietario. Si estrae
ancor lessenza dal limone, dalle limette, ma pi di rado; dal cedrino di

Reggio: ed ancor di rado (comunque pregiato) dall arancia forte. Tostoch


si sono scortecciati i detti frutti per uso di essenza, si sottopongono al
torchio per estrarne il sugo , che si addimanda agro-grezzo, sia di berga
motto , sia di limone , il quale , concentrato col calore del fuoco, si chia
ma agrocotlo. L agrocotto delimoni, dopo estratlane lessenza, va in com
mercio con prezzo superiore a quel di bergamotto.

Elementi sul valore e sulla rendita degli agrumeti. Una quattronata di


Reggio comprende la estensione di palmi quadrati 17408 (circa are 12). In
essa si piantano a quinconce piante 48. La spesa per ogni piantone gr. 15
( cent. 64 ) per far la formella gr. 5 ( c. 11
La spesa occorrente li
no ad anni 6 in cui la pianta viene in frutto e: per scalzatura in ogni bien

nio gr. 3 (e. 13); letame gr. 8. (c. 34) per irrigare ogni anno gr. 10
(e. 43 ). Dopo i sei anni la vendita compensa la spesa non solo, ma rinfran

ca ogni esito. Le spese di piantagione e coltura sono le stesse per tutte le


specie di Agrume. La rendita, se coltivasi a bergamotti , una quattronata

( 12 are) da anni 6 a 12 d libbre 20 (una libbra 360 trappesi) es

-- 385 --.
senza che al prezzo medio di due. 4. 20 ( l. 5. 40 ) franco di spese di

mano dopera , sono annui due. 24 ( l. 402

Da 42 anni a 30, ch

la vita del Bergamotto, ogni quattronata (42 are) d annue libbre 36, che
al prezzo come sopra importano due. 43. 20. ( l. 483. 60) lordi di spe
se di coltura e contributo fondiario.

.,

Per una, quattronata ( 42 are ) coltivata ad aranci ( portogalli volg. )


la spesa la stessa , la rendita nei siti superiori presso le sorgivc de umi

a S. Giuseppe nel Circondario di Reggio, da 6 a 42 anni la rendita an


nuale, ed ognianno si ottengono num. 44400 arance che al prezzo medio

di due. 3 (I. 42. '15) a migliajo sono annui due. 43. 20(1. 483. 60)
lordi di coltura e peso fondiario. Da 42 a 30 anni la rendita biennale,

ma compensatamente n il doppio. ,
,
_
Per una quattronata (,42are) coltivata a limoni la rendita annuale,
da 6 a 42 anni di limoni 9600 che a due. 4. 50 il migliajo sono due.
44. 40 (l. 64. 20). Da 42 a 24 anni, vita ordinaria del limone, annual

mente si anno 24,000 limoni che importano due. 36 lordi di spese e pe


so fondiario.

La industria dei cedri. Di questa riviera anche esclusiva 1 industria


de cedri, che si riducono in pezzi, e s imbottano per mandarli all estero:

oltre a ci si mandano intieri fuori, in Oriente, dove gli Ebrei sogliono u


sarlo nelle sacre cerimonie.
'
Da] solo circondario di Reggio si estraggono per 1 estero

Essenza di bergamotto .

[libbre 100,000

Essenza di limone . . . . . . libbre


Essenza di arancia detta portogallo .. libbre

Arance dette Portogalli in cassa .

20,000
6,000

. casse 400,000

Limoni in cassa . . . . . . . casse 60,000


Cedri per imbottaggio . . . . . botti
500
Acido citrico, cio sugo del frutto . botti 42,000
Idem retticato, ossia tirato a consistenza
molto stretta, detto agro cotto . . botti
4,600
.
Di questo acido ci ha due specie: 1 uno tratto dalla polpa di ber

gamotto dopo tratta lessenza. L altro del limone, dopo tratta lessenza.
Tam. X].

- -

49

'

-- 380
ll pastone , o residuale della pasta dopo spremuto il sugo acido, a-'
sciutto, serve ad animare i fornelli, e la cenere si sparge pei campi. Dip
pi il detto pastone si da per cibo ai bovi, ed alle capre. Similmente si
danno a bovi ed alle capre che ne son ghiotti le cortecce di arance , da
cui si sia , o no tratto l olio essenziale : ancora ai bovi si danno le cor

tecce dei bergamotti, da cui si tratto l olio essenziale col metodo or


dinario.

Dalla marina di Siderno: arance (portogal


li volg.) in cassa (in un anno). . casse 28,550
Vi si comprende Gioiosa.
Dalla marina di Roccella . .
Monasterace . . . . . I.
Marina di Bianco e Bovalino .

.
.
.

. casse
. casse
. casse

13,000
5,821
1,000

Totale del Circondario di Gerace.

51,311

_ Dalla marina di Gioja arance in cassa, casse

21,000

' Questo lo sbocco di tutti gli agrumeti del circondario di Palmi.


Dunque si estraggono di arance in casse
.
Circondario di Reggio arance 0 limoni. casse 20,000
Circondario di Palmi arance e limoni. casse

24,000

Circondario di Gerace arance elimoni. casse 51,311


Estrazione totale (1 arance in casse

95,371.

C. Come utilizzare le arance cedette per le gelate.


Ne paesi interni avviene non di raro che le gelate facciano ca
dere i limoni e le arance nello spazio di Pochi giorni in seguito di
notti serene. Allora si vedon cadere per terra tutti ad Un giorno a

rance, e limoni ( onde di questi ultimi alberi, pi soggetti, non

--387_.
se ne piatane ); sicch il ricelto va totalmente perdute. Dal prece
dente specchietto si rileva che la industria tutta concentrata pres
so Reggie , e che i paesi lontani non ancora senesi rivolti ad uti
lizzare il sugo degli agrumi. Onde dei limoni , trattene lessenza,
come si fa ancora da melangoli , e come si fa per gli aranci, la
polpa acida va perduta. Similmente perduta va la grande massa dei
frutti cadutipel gelo.
Ora non se ne potrebbe estrarre l agro da detti frutti? Le
arance appena gelate non ha subito guasto chimico nella loro polpa.
Si potrebbero tutti codesti frutti metter sotto i pressoi che ivi se
no frequenti ne trappeti : co