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Saunders Mac Lane

Garrett Birkhoff

Mursia

1160X233

Saunders Mac Lane


Garrett Birkhoff

Algebra
S"ondo edizion,

Mursia

Titolo origin_Ie;
Algebra
Tradu~ione

dall'inglese di Pietro CancHa

Copyright Tbe MacMillan Company 1965-1967. All rights reserved


Copyright per [a IradU2ione italiana 1975-1978 U. Munia editore S.pA.
Proprjeto letterariu riservata . Printed in Italy
15~2/AC/ Ii . U. Mursia Editore . Via Tadino. 29 Milano

..

Prefazione

Gli ultimi anni hanna vista notevali sviluppj nell'organizzazione concet


tuale della Matematica. Questi sviluppi utilizuino aleuni nuovi coneetti quali
quelli di modulo , categoria e morfismo che sono di carattere algebrico e che passano venire introdotti in modo del tutto naturale sulla base
di materiali elementari. L 'efficienza di queste idee suggerisce una nuova presentazione dell'algebra.
II punto di partenza dell'intera sviluppo e stato !'u'so sistematico di roetodi astratti ed assiomatici, quali quelli dell'algebra modema della decade
1920-1930. A quell 'epoca divenne chiaro che ('algebra non ha solo a che fare
con la manipolazione di somme e prodotti di numeri (quali i razionali, i rcali
o i complessi) rna anche con somme e prodotti di clementi di ripo qualsiasi
- can I'ipotesi ehe la somma ed il prodotto per gli clementi considerati soddisfino a (eggi basilari opportune 0 assiomi ; pili esplicitamente agli assiomi di anello (addizione, sottrazione e moltiplicazione) 0 di campo
(Ie tre precedenti pili la divisione). Ci fu una trasformazione analoga nella
trattazione dei vettori. AlI'inizio un vettore nello spazio tridimensionale
era dato mediante Ie sue eomponenti rispetto ad un data sistema di assi,
eosicche un veUore risultava descritto come terna di nurneri. L'enfasi sulle
operazioni di addizione vettoriale e di moltiplicazione di un vettore per un
numero reale (uno sealare) rnostro ehe i vettori possono venire traltati meglio,
indipendentemente da qualsiasi sceita di assi, come elementi di uno spazio
vettoriale reale in cui queste operazion i sono definite e nel Quale si riehiede
ehe esse soddisfino ad assiomi opportuni. Gli stessi assiomi (e la maggior
parte dei teoremi) sono aneora applicabili quando gli scalari non sono numeri reali rna elementi di un campo qualsiasi. Ne segul ehe \'algebra delle
matrici apparve in una luee pili chiara ed invariante, come algebra delle
trasformazioni lineari . Altri rami dell 'algebra risultarono ehlarificati da riformulazioni analoghe. Per esempio, si vide ehe la teoria di Galois non aveva
a ehe fare con Ie sostituzioni sulle radiei di un polinomio rna ehe aveva ache
fare con iI gruppo degli automorfisrni del campo generato da queste radiei.
Tutte queste idee dell'algebra moderna si aprirono la strada nella seuola
nella decade seguente (quella dal 1930 al 1940), a Iivello di laureati con I'influente Moderne Algebra del van der Waerden e, piu tardi, al livcHo di studenti universitari con la nostra A Survey of Modern Algebra (.). Ora I'uso
di queste idec nell'insegnamento e generalmente accettato.
Nel frattempo la stessa algebra moderna ha continuato a svilupparsi
(.) Garrett Birkhoff c Saunders Mac Lane, A SUn't'y of Modern. AI!{t'bra. 1 cd.. cd;zio nc riveduta. 3- ed., New York. Macmillan. 1941 . 1953. 1965.

PREFAZIONE

vigorosamente. Per esempio. uno spazla vettoriale su un campo viene definito mediante assiomi sull'addizione di veuori e sulla moltipJicazione ~i un

vettore per uno scalare appartenente a quel campo. Se il campo degli scalari
viene sostituito da un anello di scalari, gli slessi assiomi hanna ancora sensa
e defmiscono la nozione di modulo Sll quell'anello. Questa nozione piu genefale di modulo si c dimostrata cti u\iJita malta grande in lopologia ed in geometria - ed anche nello studio degli spazi vettoriali. Analogamente, ['algebra lineare (ciot 10 studio delle trasformazioni lineari) e stala soppiantata
dalla studio dell'algebra multilineare (10 studio delle funzioni multilineari)
con i concetti che ne risullano di prodolto tensoriale e di prodotto esterno.
NeUo stesso tempo sl e approfondita la comprensione dell'algebra; e ora
chiaro che noi non studiamo solo una singola struttura algebrica (un gruppo
od un anello) per se stessa, rna che noi studiamo anche gli omomorfismi di
queste strutture, cioe Ie funzioni che applicano una struttura in un 'altra in
modo da conservare Ie operazioni (di addizione efo di prodotto).
Tuue Ie strutture di un dato tipo, insieme agH omornorfismi tra esse,
costituiscono una categoria )) che consiste di ({ oggett i )) (Ie st rutture) e di
{( morfismi (gli omomorfismi fra esse). L'operazione essenziale e quella
di comporre due morfismi per lormarne un terzo e gJi assiomi per questa
composizione definiscono la nozione astratta di categoria. 5i chiama ( funtore )0 un omomorfismo da una categoria ad un'altra e eerte coppie di fury tori
siffatti vengono ehiamate II aggiunte I). Per esempio, la costruzione del gruppo
libero su un dato insieme di genera tori determina un funt ore (sulla categoria
degli insiemi verso que\la dei gruppi ): questa funtore e aggiunto al funtore
immemore}) (da gruppi verso insiemi) che porta ogni gruppo G ne\l'insieme
di tuUi gJi elementi di G. Queste coppie aggiunte di funtori figurano molto
sovente, e Ie loro proprieti possono essere usate sistematicamente per organizzare molte parti della geomelria , dell'analisi e dell 'algebra.
Questo libra si propane di presentare l'algebra agli student i universitari
su lla base di queste nuove idee. Allo scopo di combinare il materiale standard
con queUo nuovo, e sembrato meglio partire in modo del lutto nuovo. Allo
stesso tempo. proprio come nella nostra Suroey, abbiamo ritenuto che
Ie idee generali ed astratte, che occorrono, dovrebbero svilupparsi natural
mente da istanze concrete. Tenendo presente questo fatto, siamo stati fortunati a non essere costretti ad iniziare can la nozione generale di categoria.
La categoria piu fondamenta le e 1a categoria i cui oggeHi sono tuni gli insiemi ed i cui morfismi sono tutte Ie funzioni (da un insieme verso un altro);
ne segue che possiamo iniziare il Capitola I can gli insiemi - piu precisamente can insiemi, funzioni e composizione di fnnzioni - come materiale
basilare. Su questa sfondo, iI Capitola II introduce gli interi come I'esempio
piu fondamentale di struttura algebrica. Tutte Ie altre categorie che ci occorrona sono categorie ({ concrete - ciascun oggetlo A nella categoria e un
insieme (con una certa struttura) e ciascun morflsmo da un oggeUo A. ad un
oggetto B nella categoria e una funzione (che conserva la struttura) sul\'in
sieme A verso l'insieme 8. Possiamo quindi dare nel Capitolo II una definizione facile ed esplicita di catcgoria concreta , lasciando la trattazione
completa della nozione piu generale di categoria al Capitolo XV. Nello stesso
spirito, l'idea fondamentale per la nozione di funtore aggiunto risulta essere
quella semplice di costruzione universale )). Questa idea, introdotta nel
Capitolo r per gli insiemi e nel Capitolo n per altre categorie concrete (quali

PRl:FAZIONE

quelle dei monoid; e dei retieol;) viene sviluppata con esempi succeSSlvi nel
ca'pitoli seguenti. In 'modo analogo la nozione di minimo confine superiore
e quella di massimo confine inferiore in un insieme parzialrnente ordinato
vengono introdotte (con esempi) nel Capitolo [[ in modo da essere pronle
per I'uso in diverse esemplificazioni successive.
Dopo questi due capitoli introduttivi, il libro presenta, in capitoli successivi, ciascuno dei tip; fondamentali di struttura algebrica: i gruppi ed i loro
(omo-)morfismi, incluso i1 gruppo quoziente GIN, il morfismo G -+ GI N
di proiezione}) e la proprieta universale di questa proiezione; gli anetli,
incluse Ie proprieta un iversali degli anelli quoziente, dei campi di quozienti
e della sostituzi one nei potinomi nonche la fattorizzazione unica per gli !nteri,
i polinomi e. piu in generale, per gli elementi di qualsiasi dominio ad ideali
principali; i campi, indusi i domini ordinati e Ie propriela speciali dei campi
reale e complesso; i moduli ed i loro morfismi come pure proprieta universali
de; moduli quozienli, dei moduli tiberi, dei moduli fattori e delle somme dirette (biprodotti); gli spazi vettoriali ed i loro morfismi (Ie trasformazioni
lineari) can spazi duali , basi e trasformazioni elementari di basi. Su quest;
fondamenti viene sviluppata I'algebra lineare. Cosi il Capitolo VIJI mostra
come una trasformazione lineare possa venire rappresentata da una matrice
relativa ad una data scelta delle basi, discute gli effetti di un cambiamento
nella scelta delle basi ed introduce i concelli, collegati a questi, di equivalenza, similitudine e di autovalori. II Capitolo rx sviluppa i determinanti
(come funzioni multilineari) i prodolti tensoriali e Ie sequenze esalle.
Fino a questo punta i capitoli seguono un ordine essenzialmente obbligato; da qui in avanti i capitoli sono largamente indipendenti. Cosi ne! Capitolo X viene svolto uno studio completo della similitudine di matrici su
un campo e si ricavano sia la forma canorrica razionale che quella di Jordan.
Si utilizzano in modo essenziale i moduli ; questi risultati ed il teorema di
scomposizione corrispondente per i .gruppi abeliani finiti vengono dedolti
da un teorema sui moduli generati in modo finito su un dominio ad ideali
principali. Nel secondo capitolo sulla teoria dei gruppi , che include i teoremi
di Sylow ed il teorema di Jordan-HOlder, si utilizzano solamente i risultati
sui gruppi abeliani. Tndipendentemente da questi, nel Capitolo XI vengono
studiati gli spazi con prodotto intern~ (euclidei cd unitari) e Ie forme quadraliche. Questi materiali vengono utilizzati nel capitola seguente sugli spazi
affini e proieltivi - capitolo che da una formulazione algebrica sistematica
di alcuni classici concelti geometrici. L'ultimo capitolo sull 'algebra multilineare e un seguito naturale dei capitoli precedenti sui determinanti e su i
prodotti tensoriali , mentre retieoli e categoric, usati negli esempi in tutto il
libro, vengono traltati sistematicamente nei Capitoli xrv e XV. Ci dispiace
che la mancanza di spazio abbia resa impossibile l'incJusione della teoria di
Galois, per la qua Ie rimandiamo alia monografla di Artin 0 agli ultimi due
capi toli della nostra Survey. Can questa disposizione degli argomenti, questo
libro e adatto a corsi semest rali 0 annuali sull'algebra moderna delle universita ; trascurando alcuni argomenti elementari (per esempio parti dei Capitoli T e V) esso fornisee iI materiale per un corso di algebra superiore.
Siccome la nostra presentaziorie dell'algebra sottolinea sistematicamente
I'uso di funzioni e di morfismi, si sono resi net:essari alcuni cambiamenti nella terminologia. Cosi una funzione f verra indicata con una freccia come in
f: X -+ Y ed avra sempre un dominio fisso X e (dualmenle) un codominio

PREFAZIONE

fisso Y; iI suo effelto su un elemento x del suo dominio verra indicato con
XI-+- I(x) con una freccia sbarrata. Un sottoinsieme S di un insieme X verra
spesso descritto mediante una funzione S _ X, pre<:isamente mediante la
funzione familiare st-+ $, chiamata inserzione, che porta ciascun clemento $
di Sin se stesso (in X). Ogo; concetto descritto con frecce ha un duale (frecce
invertite): ogoi volta che sara possibile, COReett; duali avranno nomi duali.
Cosi il prodotta diretto (di insiemi 0 di gruppi) diverra semplicemente il
prodolta DleRtre il suo duale e un ( coprodotto . Quando quest ; due
concetti coincideranno (come nel caso di moduli) parleremo di . biprodotto I).
La brutta paroJa n-upla vern\ sostituita con sequenza (di n elementi) ;
una siffatta sequenza e una funzione definita sull'insieme standard degli
indici b = {I, ... , n} che consiste dei primi n interi positivi. Distingueremo
fra semigruppi (insiemi con una moltiplicazione assoeiativa) e monoidi
(gli stessi con in pill la eondizione che ci sia un elemento identita). Su una
eategoria qualsiasi C definiremo oggetto graduato una successione Co,
Cl, ... , C.. , ... di oggetti della C; quindi, in particolare, un modulo graduato i una siffatta sequenza (di moduli) e non la corrispondente somma diretta. Da ultimo, e pili importante di tutti, useremo i1 termine clemento
universa!e di un fun tore cal significato esplicito che verra descritta nel
Capitola I.
II completamenlo . effettiva di un libra qualsiasi dipende dall ' aiuta di
malte persane; ci fa piacere riconoscere tale aiuto per iI nostro libro. Quel
erilico superbo che e Arthur Mattuck ha letto "intera manoscritto ed ha data
molti suggerimenti importanti, dalla maggior parte dei quali abbiamo tratto
grande profitto (probabilmente avremmo tratto un profitto ancora maggiore
dai rimanen!i). Analogamente abbiamo avuto un grande aiuto dai commenti
incisivi di M. F . Smiley edi L. J. Ratliff, jr. O. F. G. Schilling ha suggerito numerosi esercizi ed altri argomenti da includere. Paul Palmquist e Richard
H. rvan hanno letto parecchi capitoli del rnanoscritto con occhio d'aquila.
Studenti dei corsi dell'Universita della California (Riverside) e dell' Universita di Chicago hanna esaminato accuratamente un'edizione preliminare;
in particolare Louis Crane ha falto commenti di vitale importanza. Slesure
successive del libro sana slate dauiloscritte accuratamente da Dorothy Mac
Lane, Gretch.en Mac Lane e Merilee Benson. Dorothy Mac Lane ha preparato
I'indice, qui particolarmente necessario per organizzare la terrninologia necessaria per i nuovi concetti di questo libra. Aicune delle idee qui presentate
dipendono dalle ricerche altuali e devono quindi moltissimo all 'aiuto generoso e instancabiie che 10 Air Force Office af Scientific Researeh ha data per
molti anni aile ricerche di uno dei due autori (S. M.). A tutti questi - e ad
altri - esprimiamo i1 nostra grazie sincero ed il nostro apprezzamento.
SAUNDERS MAC LANE
GARRETT BIRKHO FF

Lista dei simboli

Simbolo

'"

Signijicalo

Uso

x ES
xS
Sc X
Sc G

x e un elemento di S
x non e un elemento di S
S e sottoinsieme di X
S e sottogruppo di G
L'insieme VUOlO

'"

( )

(xl -)

Tutti gli x (ali che

n
U

Sn T
Su T
S lJ T

()

(k, m)

Jntersezione di SeT
Unione di SeT
Unione disgiunta di SeT
Coefficiente binomiale

( )

(X, y)

(k
X

Jog
X~ Y

X - )o- Y
XI-+

x2

X~

yz

D, '!

xDy

V
/I

xV y
x /\ y

" /I v
x:y

min

k ;;;;;: m (mod n)
<J

J'

N<JG

IG: Sj
XIE
GI N
RIA
A ID

+ m)! /(k!)(m!)

Capilolo e
paragrafo

l.l

1.1
I.l

llJ.4
I.I
l.I

1.1
I.l
I.8

IV. I

Coppia ordinata di x ed y
ProdoHo di X ed Y

1.4

... implica. . . se e solo se Composto, f dopa g


Funzione su X verso Y
Funzione da costruire
Funzione che assegna X Z ad x
Bijezione (isomorfismo) X verso Y
Tutte Ie fun zioni su X verso Y

I.l
I.l

Operazione binaria su x, y
,unione di x ed y
r-intersezione di x ed y
Prodolta estemo di u e tl
x minoTe 0 uguale ad y
x contenuto in y (in un reticolo)
m divide n
k congruo ad m, modulo n
Funzione data dal polinomio f
N e sottogruppo normale di G
Indice di S in G
Insieme quoziente di X pe~ E
Gruppo quoziente di G per N
Anello quoziente di R per I'ideale A
Modulo quoziente

T.4

1.2
1.2
1.7
1.2
I.3
1.5

1.6
H.S
H. S
XVI.6
II.)

H.S
IV.S
U.5
IV.7
1ll.9

i!Itd ill. .1\


1.7

IU.1O
IV.)
VIA

10

LlSTA DE I SIMBOLI

U,a

Simb%

"
I.S

Numero complesso conjugato di z

Immagine di S per f

"

Immagine inversa di T per f


Spazio vettoriale duale di V
Mappa duale di t
Mappa aggiunta a t

. ,,(X)
P+

N umero degli elementi in X


Spazio delle traslazioni di P

f"T

"

Signijicalo

"

<Jl

A<JlB

<8>

A <8> B

II

101
lui
IAI

<>

( u, v)

J..

u J.. a

Biprodotto dei moduli A. B


Prodotto tensoriale di ..t, B
Valore assoluto di a
Lunghezza del vettore u
Determinante della matriCe A
Prodouo interno di u, [I
U ortogonale a v

paragrafo

V.7
1.2
1.2
VI.7
Vr.7

XI.6
11.6
XII.2
XII.2
VI.6
IX.8
V. I , Y.?

XU
IX.2
XI. S
XI.S

Go,
Ro,

Infinito (ca ratteristica)


Gruppo opposto
Anello Opposlo

IV.I
1lI.2

XO,

Categoria opposta

XV.2

<Xl

<Xl

Spazio affine di V

Capilolo e

Abbreviazione

Significato

standard
Aut(G)
Bilin (A, B, C)

Automorfismi di G
Funzioni bilineari A X B _ C

End (A)

Endomorfismi di A

hom (X, Y)

Morfismi di X verso Y

Hom (A , B)

G ruppo dei morfismi, A verso B


G ruppo affine di P

A(P)

GL(n, F)

Gruppo lineare generale

O.

Gruppo ortogonale

SL(n, X)
dim V

Gruppo Iineare speciale

rango A

Rango di A

D imensione di V

IV.2

Capito/a e
paragrafo
III.!
IX.to

IV.2,VI.2
1l.!O,XV.2
VI.2

XU.3
VJII.6, IX.3
Xl.7
rX,3
VU.2
VlI.3.VIJI.5

II

LlSTA DEI SIMBOLI

-- -~

Lettere con
significato costante

Significato

Capitofo e
porografo

A.

Gruppo alterno

Campo dei numeri complessi

Insieme d.ei numeri naturali

IT. I

Campo dei numeri razi onali

IV.5

Campo dei numeri reali

S.

Gruppo si mm etrico

Anello degli interi

(I , 2, . .. n}

lH.6
IIA
[1.3

t..

Gruppo diedrico

[[[,5

~"

Delta di Kronecker

"

Vettori unita

1I1.6
V.7

V.5

VilA
VI.5

Nota del traduttore

Non esistendo und termin%gia ita/iana sul/a quale tutti gli autori siano concordi,
mi SOIlO atrelluto il piu possibile alia termin%gia deg/i Autor; di questo libro. Quando
questo 11011 t stato possibile. no cercalO di (ellermi /edeie a quella clle mi sembruva
I'intenzione deg/i Autori stessi. CosI, per esempio, essi usono termini divers; per I'u",one e f'imerseziolle degli insiemi e per /e operazioni nei reticoli, precisamente ( union
e II intersection lIel prima caso e join e ( /Fleet nei secondo: Jw pre/erito nOli
complicare fa termin%gia, pur mtmtenendo /a dislinzione. Cos; 110 reso con ( r-unione
il termine join e COli ({ r-intersezione iI (ermine II meet .
P.e.

CAPITOLO I

Insiemi, funzioni e elementi universali

L'algebra inizia come l'arte di manipolare Ie somme, i prodotti e Ie potenze di numeri. Le regole per tali manipolazioni valgono per tutti i Rumeri.
di modo che si possono eseguire manipolazioni con leUere al posto di numeri .
Quindi e evidente che delle regole valgono per diversi tipi di nUmeri, razionali, reali 0 complessi e che Ie regale per la moltiplicazione si applicano anche
a cose quali Ie trasformazioni che non sono affatto numeri. Una struttura
algebrica, come la studieremo, e cos! un insieme di elementi di qualsiasi tipo,
sui quale operano delle funzioni, quali I'addizione e la moltiplicazione, alia
sola condizione che queste operazioni soddisllno ad aleune regole fondamentali.
Le regole per la moltiplicazione sono gli assiomi di gruppo , queUe per
I'addizione e la moltiplicazione sono gli assiomi di anello e Ie funrioni
che applicano un sistema ad un ahro sono i morfismi )}. Questa capitolo
inizia con Ie idee necessarie di insieme e di {( funzione e conduce al
concetto di elemento universale , sui quale si baseranno molti degli sviluppi ulteriori.
Molti sviluppi in algebra dipendono essenzialmente dalla definizione del
concetto esaUo. Quando la nostra presentazione raggiunge una definizione
qualsiasi, il termine da definirsi verra scritto in corsivo, come gruppo, anello,
campo e cosl via. Tuttavia, i termini poco usat; nel seguito, 0 una terminologia
alternativa a quella usata qui, si scri veranno fra virgolette ; cos! insieme
d 'arrivo sla per codominio e su sta per suril'ttivQ (efr. il 2 pill avanti).
Un riferimento Quale Teorema 3 riguarda il Teorema 3 del capitolo in
corso ; mentre Teorema IL3 si riferisce al Teorema 3 del Capitolo O. In modo
analogo, Corollario IV.5.2 si riferisce al Corollario 2 del Teorema 5 del Capitolo TV ed equazione (VI. I I) all'equazione (11) del Capitolo VI. In ogni
capitola teoremi e proposizioni sana numerati in un'unica sequenza. Verranno
contrassegnati con un asterisco gli esercizi e i paragrafi pit. diffieili che
si possono omeUere ad una prima leltura.

1. Insiemi
Intuitivamente un insieme e una collezione qualsiasi di elementi ed
una funzione e una regola qualsiasi che assegna a ciascuno degli e1ementi
di un insieme un elemento corrispondente jn un secondo insieme.
Gli esempi di insieme sono molti: l'insieme di tulte Ie relle di un piano,
J' insieme Q di tutti i numeri razionali , I'insieme C di tutti i numeri complessi,
I'im:ieme Z di tutti gli interi (positivi, negativi 0 zero). Si passono descrivere
insiemi avent i solo un numero finito di elementi diversi elencando tutti i loro

14

TNSTEMI. FUNZIONl E ELEMENTl U HI VERSALI

[Cap. I

,element i, sovente scnvendo tali elementi fra parenlesi graffe. Cosi J' insieme
di tutti gli interi pari fra 0 ed 8 compresi pull essere presentato lIeUa forma
{a, 2, 4, 6, 8}, rnentre I'insieme di tutti i divisori positivi di 6 e l'insieme
{I, 2, 3; 6}. L'ordine in cui vengana seritti gli elementi di un insieme non ha

importanza: {I , 3, 6, 2} = {I , 2, 3, 6}.

In modo pili formal e, x E S sla per x e un elemento dell'insieme .


S . InoUre x S signifiea che x non e un demenlo dell'insieme S. Poiche
un insierne e completamente determinato quando siano dati i suoi elementi,
due insiemi SeT sona uguali se e solo se hanno gli slessi elementi; in simboli:
S = T <=> per tutti gli x, xES se e soltanto se x E T.

(1)

(Qui la doppia freccia a due punle <= ) sta per se e solo se ). Inoltre S
so1toinsieme di T (ovvero e inc/uso in T) quando ogni elemento di S
e un demento di T; in simboli:

e un

Sc T

-<=>

per lutti gli x, XES

=- x

E T.

(Qui la doppia freccia ad una punta =- )) sta per implica ). Con questa
definizi one, Sc Te Tc U implicano S c U, mentre I'uguaglianza di insiemi ,
come la si e definita pili sopra, puo essere riscritta nella forma

s=

T-<=> S C T e

Tc. S.

Un insieme S e vuolO se non ha elementi. Per la regola di uguaglianza (I),


due insiemi vuoti qualsiasi sono uguali. Ne segue che parleremo dell'insieme
vuoto che verd indicato con 0 . Lo si chiama anche I'insieme nullo; esso e
sottoinsieme dr ogni insieme. Inoltre S e un so1toin.rieme proprio di un insieme
U quando eSC. U rna e S # 0 ed S # U. Sovente si descrive un sottoinsieme
particolare di un dato insierne U come I'i nsieme di tutti quegli dementi x
in U che hanno una proprieta specificata. Cost si denota il sottoinsieme di
quei numeri complessi z per i quali si ha Z2 = - 1 con {zl z E C e Z2 = - l},
menlre Ie formule

= {xix E Z

e x

= 2y

per un certo y E Z },

N = {XIXEZ ex ?; O}

descrivono rispettivamente I'insieme E di tutti gli interi pari e I'insieme N


di tutti gli interi non negativi. Proprieta diverse passono descrivere 10 stesso
sottoinsieme ; cos!

{n)neZ e 0< n< I}

{nlne Z e n2 = - 1}

descrivono entrambe l'insieme vuoto 0.


Se R ed S sono insiemi dati, la lora intersezione R
tutti gli clementi comuni ad ReS:

n S e I'insierne

di

Rns = {xlxE -R ex e S},


mentre la loro unione R uSe I' insieme di tutti gli elementi che appartengono
ad R ovvero ad S:
R u S = {xi x E R ovvero XES).

I]

15

JNSIEMI

Queste definizioni possono venire enunciate nel modo seguente:

x E (R n S)
. x ECRU S)

<;.
->

x E R e ~ XES,
x e R ovvero xES.

Questa formulazione indica che intersezione ed unione sono correlative dei


connettivi logici e ed 0 . II corrispondente del non e I'operazione
di complemento : se S e un sottoinsieme di U, il complemento S' di S
in U e I'insieme di tutti quegJi elementi di U che non appartengono ad S:

S' = {x!xEUexfS}.
Per esempio, per gli insiemi E ed N precedenti, En N e I'insieme degli interi
positivi pari, Eu N e l'insieme ~i tutti gli interi tranne quelli dispari e negativi, mentre il complemento ' di E in Z e l'insieme di tutti gli interi dispari.
Le operazioni di intersezione, unione e complemento soddisfano a vatie
identita. , valide per insiemi arbitrari. Una identita. tipica di questa genere
e la
(2)
Rn (su T) ~ (Rn S)U(Rn T),
valida per tre insiemi qualsiasi R, SeT. (Questa equazione dice che I'operazione intersezione e distributiva rispetto all'operazione unione ). Per
dimostrare questo enunciato, si consideri un elemento qualsiasi x. Per Ie
definizioni precedenti di n e u, si ha:
XE[Rn(SUT)J

->

xERexESuT

=-

x E Re (x E S ovvero x E T).

Per ragioni analoghe, si ha:


X

E I(R n S) U (R n

T)J

<>

(x ERe x eo S) ovvero (x E Re x E T).

Ora, tenendo conto delle proprieta familiari di e ed 0 , i due diversi


enunciati riguardanti la x alia destra nelle due righe precedenti sono logicamente equivalenti. Ne segue che i due insiemi in questione hanno gli stessi
elementi e percio sono uguali. In altre parole, questa dimostrazione riduce la
citata proprieta. dell'intersezione e dell'unione ad una proprieta esatlamente
corrispondenle dei connettivi logici e ed 0 I).
Un ragionamento analogo dil. un'altra legge distributiva:
RU(Sn T)

(RU s)n (RU T).

(3)

Altre praprieta algebriche dell'interseiione, dell'unione e del complemento


verranno considerate negli esercizi e nel 6. (Tuttavia, in questa libro si fara
scarso uso dei complementi).
Due insiemi R ed S saranno detti disgiunti quando eRn S = 0.
Dato un insieme U, si chiama insieme potenza di U I'insieme di tutti i
.sottoinsiemi S di U e 10 si indichera con P(U) = {SISc U}. Per esempio,
se U ha due elementi. ha quattro sottoinsiemi diversi che sono i quattro
elementi di P(U); esplicitamente, si ha P({I , 2}) = {{t, 2}, {I}, {2}, 0}.
Qui 0 e I' insieme vuoto (sottoinsieme di ogni insieme, come sopra).

16

INSIEMJ, FUNZrONI E ELEMENTI UNTVERSALI

[Cap. I

ESERCIZI
I. Stabilire Ie seguenti identil! per i sottoinsicmi R, S, T di un insieme U:
' (a) R nS = SnR,

(b) R uS = SUR,
(e) (R (5)' = R' uS',
(d) S

f"\

(S

u n - s,

R n ~s r'I
= (R r. S) ("\ T.
R v(SvT) = (R uS)uT.
(R v 5)' = R' n S',

Sv(SnT) = S.

2. Dimoslrare che una qualsiasi delle Ire condizioni S e T, S n T = S cd


S v T = T sugli insiemi SeT implica entrambe Ie allfe due.
3. Se e Sc U, dimostrare che e S n S'." '" cd S vS' = V.

4. Descrivere gli insiemi P(P({I} e P(P(P({ I }))).


5. Dimostrare che un insierne con n elementi ha 2" sottoinsiemi differenti.
6. Se e m < n, dimostrare che un insieme di n dementi ha (n!)/(n - m)!(m!)
sotloinsiemi diversi ciascuno con m elementi, dove e m! = I 2 ... m.

2. Funzioni
Se SeT sono due insiemi dati, una Junzione f con dominio S e con '0dominio T assegna ad ogni elemento S E S del dominic un e:\emento I(s) E r
del codominio. Questo elemento I(s) viene chiamato il fJolore della funzione
per I'argomento s; SI puc, scrivere can 0 senza parentesi, come I(s) oppu re
js 0 anche j. , come lorna piil comodo. Scriveremo I: s--.- T ovvero s-4- T,
con una freccia ~ per indicare che I e una funzione con dominio S e
codominio T. D iremo anche che lal e una funzione su S verso T (oppure che
lal e una mappa~) 0 una trasformazione) su S con insieme d'arrivo)~
T; Questa e una terminologia altemativa che flon useremo necessariamente).
L'immagine rml di I: S ~ T e I'insieme di tutti i valori f(s) per s E S; essa
e sempre un sottoinsieme del codominio. La funzione I e chiamata suriettiva )) quando la sua inunagine coincide col suo codominio, doe quando per
ogoi t E T esisle almena un s E Scan f(s) = ,.
Una funzione resta ~ delerm inata quando se ne specifichino il dominio, il codominio ed il valore che essa assegna ad ogn! elemento del suo dom1nio . Tenendo conto di questa, I'uguaglianza [ = g di due (ul1zioni signifiea
che e g hanno 10 stesso dominio, 10 stesso codominio e 10 stesso valore
s
s
r 0 I e emento s e oro omlnlO comune. eeon 0 questa
deHOIzlOnc:, due fun'Lioni non possono essere ugua I a me no che abbiano 10
stesso dominio e 10 stesso codominio. Per esempio, la funzione elevamento
al Quadrato )) f: R _ R sull'insieme R dei numeri reali verso se stesso,
ha f(x) = X2 per ogn; x E R. Se R+ denota I'insieme dei numeri reali
non negativL . esiste un 'altra funzi one c1evamento al quadrato g : R _ R+
che pure ha g(x) = X Z per ogoi x R. Ora qu'este due funzioni hanna 10 stesso
d ominio R e 10 stesso valore X2 per ogni clemento x di quel dominio. rna hanna
codOl:nini diversi; ne segue che esse conteranno come funzioni diverse: I,; g.
(per Quanta nel linguaggio del\'analisi conterebbero come !a stessa funzlone). Si noti che la funzione g : R _ R+ c surieuiva nel sensa sopra de-

2]

17

FUNZIONl

finito, percM ogni numero reale non negativo e un quadrato, laddove l'altra
funzione elevamento al quadrato I: R -+- R non e suriettiva. Cosi la nostra
convenzione" che sia I ~ g e necessaria se vo'gliaIno che proprieta quali la
suriettivita abbiano un sensa.
Per descrivere una funzione partioolare, ne daremo il dominio ed il codominio e se ne scrivera I'effetto su un elemento tipico < variabile ) del suo
dominio. Perci6 la funzione elevamento al quadrato I: R -+- R pu6 essere
descritta in uno qualsiasi dei seguenti modi: come la funzionel con/(x) = x 2
per un qualsiasi numero reale x, 0 come la funzione (-rZ, ove la - sta per
l'argomento, 0 come la funzione ch porta ogni x ERin X2, a come la funzione ottenuta con la posizione Xl-+ X2 per x R. Noi useremo sistematicamente la Ireccia sbarrata per passare dall 'argomento al valore di una funzione e la Ireccia semplice S -+- T per passare dal dominio al codominio.
Si noti che una lettera come la lo la g sta al posto di una funzione,
rnentr'e un'espressione come I(x) 0 g(x) Sla per il valore di quel.la funzione
per un elemento x del suo dominio. Per esempio, in trigonornetria, l'espressione sen x sla per un numero, perci6 non parleremo della funzione
sen x I) rna della funzione sen: R -+- R. Usando una freccia sbarrala. possiamo
descrivere funzion i particolari senza dare loro un nome, come/o g; per esempio. xt-+ x 2 + 3x + 2, con x reaJe, descrive una runzione R -+- R.
Per un qualsiasi insieme S, la funzione identita I s: S -+- S e quella funzione 31-+ s che applica ogni elemento s di S su se stesso. lnsiemi diversi
hanno funzioni identita diverse. Se S e un sottoinsieme di U, l'inserzione
i : S -+- U e quella funzione su S verso U che assegna ad ogni elemento di
S 10 stesso elemento, considerato ora in U. Si nOli che la inserzione e
una funz ione S -+- U e che la inclusione e una relwone Sc U; ogn; relazione di inclusione uo essere descritta mediante una funzione inserzlone.
a unzione composta g
g .1 ue unzlQnJ
la funzione che 5i
ottiene applicando successivamente prima la g e poi la f - , purche questo
abbia senso, purche, doe, il dominio della I sia il codominio della g. p ili
for malmenle, date Ie funzioni
g:R_S,
I:S _ T,

la loro composta e Ja funzione

f g : R -+-

T con i valori dati dalla: '

per tutti gIi r E R.


(4)
Si pub visualizzare questa definizione col sottostante diagramma delle
applicazion i :

R~T

\/
s
Andare direttamente dall'insieme R all 'insieme T per mezzo della funzione
composta f g 10 stesso che andare, passando per S, in due passaggi, il
primo per mezzo della g ed iI secondo mediante laf Si pu6 anche esprimere
questo ratto dicendo: questo diagramma triangolare e commutativo I).
La composizione di funzioni obbedisce alia:
legge associatifJa:

18

INSIEMI, FUNZIONI B ELEMENTT UNIVERSALT

[Cap. I

ogniqualvolta Ie funzioni composte che vi figurano sono definite. Cio e Qvvio


intuitivamente; entrambe, la (f . g) h e la f (g h), hanno ,'etretto di applicare prima la h. poi la g e, da ultima. 1a I . in questa ardine. Formalmente.
date h : P __ R, g : R _ S cd f: S __ T, entrambe Ie funzioni composte triple (I ' g) h cd f (g h) sono funzioni su P verso T, mentfe la prima
funzione composta assegna ad ogoi P E P i1 valore:
[(fg)h [p ~ (fg)(hp) ~ J(g(hp)) ~ Jgh)p) ~ [j(gh)jp;
(IP)"

III

II"

flsl")

qui ogm passaggio dipende daU'applicazione della definizione (4) di composizione alia funzione composta jndicata sotto il simbolo di uguaglianza
per quel passaggio. Per la definizione di uguaglianza di funzioni, resta cosl
dimostrata 1a Jegge associativa (Ig)h = f(gh) : P -+ T. Si noti che qui (come
sovente nel seguito) t spesso conveniente omettere il simbolo J) in f 8
e Ie parentesi in h(p) ed in (gh)p.
Rispetto alia composizione. ogni funzione I: S -+ T obbedisce a11a:

legge di identird:

f ls

=1 = IT f: s -+ T.

Per dimostrare la prima uguaglianza, si noti che. per la (4). si ha (f 1s)s =


1(1 sS) Is per tutti gli S E S; di qui segue che ell s = I. per la definizione
di u81.1aglianza per Ie funzioni. Tn modo analogo si dimostra la seconda
uguaglianza.
Esaminiamo ora I'effetto di una funzione g : U -+ V sui sottoinsiemi di
U. Si definisce immagine per la g di S c U que! sottoinsieme di V

8.(S) = {v lv E Ve v = gs per un certo s E S}.

(5)

D'altra parte, ogoi sottoinsieme Tc V ha una controimmagine per la g che


e il sottoinsieme di U consistente di tutti quegl i. elementi che per la g vanna
verso iI sotlo insieme T; in simboli:
(6)

Questo insicme e sovente indicato con g - I(T) e viene anche chiamato iml1U1gine
inversa di T per la g. Af'fermiamo che si ha:
(7)

Per dimostrare la prima inclusione, si prenda un elemento qualsiasi


v E g.(g.(T)). Per la definizione di g 51 ha 'V = gs per un certo s E g(T);
per la definizione di g., questo s e tale che gs E T; di qui segue v = gs E T.
eii> dimostra che e g.(g.(1)) c T. La dimostrazione della seconda inclusione
e analoga.
Si osservi che la g. e essa stessa una funzione. Esplicitamente, data una
funzione g : U -+ V, il porre S~ g. S con SC U. definisce un 'altra funzione
g. : P(U ) -+ P(V). Questa nuova funzione g. ha come dominio l'insieme
potenza P(U) (tutti i sottoinsiemi S c U), per cui g. e g non sono aft'atto
la stessa}) funzione. Quando e definita la funzione com posta I g, gil ef
fctti dif. e di g. si possono vedere nei seguenti diagrammi:

..

2J

19

FUNZIONI

U ---L.. V

P(U)

~1'

W.

PlY)

y.
~ P(W)
dcfinizion~(5)

Inoltre il triangolo a dCSlfa C C,lffi1l1Utativo: 1a

mostra che si ha
(8)

Ciascuna funzione g : U -+ V fornisce aClche la funzione g* : P(V) -+


che assegna ad ogni ~o[[oinsieme T c V la sua immagine inversa
g*Tc U. Si noli , in particoiare. che, quando g va da U a V, g* lo rna iodictro da V ad U. Nel di:tg ramma l'0rrisponuente:
-+ P(U)

.....L-

P(U)

P(V)

If'
P( W )

tutte Ie freecc nel triango la " dl:~lra ri ~tlltano ora cap\l\'olte. Percio la condizione affinche questa triangolo a destra sia commutativo e la

(f og) = g*

f*

(9)

(I'ord ine di f e g nel secondo membra e invertito).


Si dice che una funzi'one , : S -+ T e una restrizione di una funz io ne
f: U - > V quando 5i ha Sc V, T c V e res) = Its) per ciascun s E S. (Si
dice anche che la Ie un'estensione della funz ione r). Per esempio, dato un
sottoinsieme Sc V, l'inserzione i: S _ U e una restrizione de ll'identita
l u: v-v.
Siano dati una funz ione f: V _ Ve due sottoinsiemi Sc U e T c V.
AHora la f ha a l massim o una restrizione ad u na funzio ne S _ T; infaui
essa ha tale restrizione see solo se ef.(S)C Te questa restrizione e la funzione
data da SI-+ f(s) con s E S. Se i e j ind icano Ie inserzioni S _ VeT _ V,
si puo descrivere la restrizione c(11 seguente diagramma, come

,:

l'

v
T ~V

la funzione r (freccia punlcggiata) che rcnde (( commulativo il diagramma.


Qui ( comm utativo significa che si ha j r = f i.
ESERCIZI
I. Dimoslrare che la legge associat iva [ .
dei due membri e definito.

(g II)

= ([ . g) II e valida se uno

20

INS} EMJ, FUNZIONI E ELEMENTI UNIVERSALI

1. Dimostrare che nessuna delle due inclusioni della (7)


un uguagJianza.
3. Dimoslrare la (9), cioe dimostrare che
R c W.

e (f . g) R =

[Cap. I

e necessariarnente

g (J-R) per ciascun

4. Dimostrare che, per' Ie funzioni elevamento al quadrato, /: R -+ R e


f e g+ hanno domini diversi.

g ' : R -+ R + del teste, Ie funzioni conispondenti

S. Sia data la h : S-+ Te Tabbia almena due clementi. Se e T c. V, dimostrare


chc la h ha esattamenle una estensione S _ V, mentre se S e un 5oltoi nsierne proprio di un insieme U, la h ha piu di una estensione U -+ T.

3. Funzioni inverse

Definiremo ora certi

se per
mento

S E

I E

uno ed un

S con bs = /. La notazione ~. come in b : S ;;;;; T, indica che b e

una bijezione di S verso T.

Per esempio, fra Ie fun ziaoi Z -+ Z , 1a funzione nl-+ (- n) e una bijezione,


la funzione n 1-+ 2n e una iniezione rna non una suriezione e la funzione
nl-+ n2 non e ne una iniezione ne una suriezione.
Siste un ' altra terminologia parallela per queste idee:
[niezione S _ T = rnappa biunivoca )} di S in )) T;
di S su T;
Su riezione S_ T =- mappa
Bijezione S -+ T = mappa biunivoca
di SsuT,
ovvero , nell'ultimo caso, corrispondenza biunivoca )) di S verso T. Non si
usera in questo Iibro la terminologia pili vecchia (quelJa a destra).
Possiamo scrivere una funzione qualsiasi I come composta 1 = g h,
in cui g e iniettiva ed h e suriettiva . Infatti, se/: S _ Tha immagine/.. S c T,
la sua restrizione r : S -+ f .. S e una ~uriezjone, J'inserzione 1:/.. 5 -+ T e
UDa iniezione e la I stessa e la funzione composta f = i . r.
Certe funzioni hanno inverse )). Si supponga che si abbiano Ie fun zioni
g : T -+ S ed I: S -+ T in modo tale che la funzione composta f g risulti
definita . Se tale cornposta e I'identita I T = I g, si chiamera f un'inversa
sinislra di g e la g un'inversa deslra della! Quando Ie funzioni cornposte in
entrambi gli ordini sono 1'identita, doe quando 5i ha f . g = IT eg o/ = 1s ,
la I vernl chiamata inversa bUatera di g (e, quindi, g inversa bilatera di I).

Co

Ii

Teorema 1. Una / unzione avenle dominjo non wolo e


iniezione se
e solo se ha un'im;ersa sinisrra ed e una suriezione se e solo se ha un'jmJersa
deslra.

. ..L' .

3]

21

FUNZIONI INVERSE

Dhnostrazlone: Si supponga in primo luogo ehe la g: T -+ S ahbia


un'inversa sin istra-J: S -+ T. Allora e fg = 11', di modo ehe g(h) = g(t2)
impliea ehe si abbia fg{h) = Ig(h) e percio anehe 11 = 12. Dunque la g e
iniettiva. Vieeversa, si supponga la g : T -+ S iniettiva con dominio T oF 0;
si prenda un certo to E T. Poiche la g e iniettiva, per ogoi S E Svi e al massimo
un t con s':"" get); per cui una funzione f: S -+ T resta "definita da:
I(s)

= quel t con g(t) = s,


= to neg!i altri casi.

quando s E g.(T),

Questa funzione 1 rimanda eiascun g(t) II al punta di partenza )), eosieche


si ha f(g(t = t Iltr ogni t. Questb dice che eI ' g = 11' , per cu i la 1 e I'inversa sinistra richie'Sta per la g.
Si noti tuttavia ehe una in iezione g, ehe non sia una biiezione. avra
diverse inverse sinistre ; 'per esempio, una per ogni seeha del to di cui sopra.
Rimane da dlmo5trare la seconda meta del teorema. Si supponga in primo
luogo ehe una funzion e/: S -+ Tabbia un 'inversa destra g. Ora la. h =1 ' g
signifiea ehe 51 ha I = f(g l) , per tutti i t, di modo che eiaseun l E T appartiene
all'immagine della f e la f e surieuiva, come era riehiesto. Vieeversa, si supponga che la f: S -+ T sia suriettiva; cio signifiea che per ogni t E T vi e al. meno un s E Scan f(s) = t. Si scelga un s siffalto per ciascun I e si definisca
la g : T -+ S prendendo per g(l) l's seelto. AHara e f(g(t = I, per cui si ha
f g = ! '1', e la g e !'inversa destra richiesta. Resta cos! eompletata la dimostrazione del teorema.
Nota: Questa dimostrazione dipende dal falto di pater fare un numero (eventua!mcntc) infinito di setlte (un S E S conf(s) = (per ciascun t T). In una trattazione assiomatica della teoria degli insiemi, quando tulle Ie operazioni sugli insiemi
sana derivate da una !ista completa di assiomi formali sulla relazione di appartenenza X E S, uno degli assiomi enuncia che si puo fare un tale insieme di scelte.
Questa assioma, chiamato I( assioma di seelt.. ) afferma che per ciascun insieme
.'T, i cui elementi siano insiemi disgiunti non vuoti, esiste un insieme C tale che
ciascun C 1'\ S, can S E F, ha esallamente un elemento. In effeui questo assioma
e equivalente all'ipotesi che ogni suriezione abbia un 'inversa destra (Esercizio II ).
Coronario, Le seguenli proprieta di una funzione g : T
valenti fra loro:

-+

so~o

equi-

(i) g
una bijezione;
(ii) g ha sia un'jnversa sinistra
(iii) g ha un'jnversa bilatera.

f che un.'inversa destra h;

In questo caso, due inverse quaisiasi (sinistra, destra 0 bilateral di g sonG ugua/i.
Quest'unica irrversa della g (indicala con g - l) e bijett.iva e si ha:
(g - I)-1 = g.

(10)

Dimosh'azione: Si supponga dapprima che si abbia T #= 0 ed S #= 0,


modo da PQter usare il teorerna. Poiche una bijezione e sia suriettiva che
iniettiva, il teorema da subito J'equivalenza di (i) ed (ii). In quanta alia (iii),
un'inversa bilatera qualsiasi e semplicemente un 'inversa sia destra che sinistra; percio la (iii) implica la (ii). Viceversa la (ii) implica che si abbia:

In

f~f' ls ~f'

(g h)

(f . g) h

IT h

h,

22

INSIEMI, FUNZIONl E ELEMENTI UN IVERSAL!

[Cap. I

j[ che s ignifica che la/ = h e un'inversa bilatera per la g; dunque la (ii) da


1a (iii). Questa ragionamenlo rnostra inoltre che un'inversa siniSlra qualsiasi
f della g deve essere uguale a qualsiasi inversa destra h e questa e 1a seconda
parte del corollario. Infine l 'inversa/ = h della g ha 1a g per in versa bilatera,
per cui e anche bijettiva ed ha la g come sua inversa. E questa e la tesi (10)

~w_~.

Rimane sohanto it caso (privo di interesse) del corollario in cui To S


sia vuoto. Ora una funzione g : 0 _ S con dominio vuoto, deve assegnare
ad ogni elemento di 0 un elemento di S. Ma non esistono elementi' nell'insieme vuoto 0. per cui esiste una sola funzione 0 _ S (cioe solo quella che
non assegna niente). Se e S =I- 0 . questa funzione g non e una bijezione;
d'altra parte non puc, esistere alcuna funzione S -+ Qj, per cui la g non ha
inverse di sorta. Cosi in questo caso iI teorema e valido. Se fosse S = 0.
sarebbe valido banalrnente ; dunque e valida in tutti i casi.
Si noti per inciso che la fu nzione g : 0 -+ Scan S =I- 0 e iniettiva, rna
non ha inversa sinistra.
Se sia In g : T -+ S che la k : S -+ R sana bijezioni, 10 e pure la lora cornposta k g; !'inversa di questa e data dalla
(si inverta l'ordine).
Infatti si ha k - 1
ne segue

(\\ )

k = 1s e g- l g = I T, per cui, per la legge associativa,

e la g- lk-l e un'inversa si nistra di kg. Un calcolo analogo mostra che essa e


anche un'inversa destra , da cui la tesi e la (11).
Le convenzioni solie fun lioni differiscono. In Questa discussione (come
altrove in questo libro) abbiarno serino ciaseuna fu nzione alia si nistra del
suo argomento, come neUaf(s) - e come e d'uso in analisi ed in topologia.
Di conseguenza, la eomposta f o g significa ehe si deve applicaTe prima la
g e poi la! Si possono serivere Ie funzioni anehe alia destra degJi argomenti;
aUora una composta ha il sign ificato opposto .

ESERCIZI

], Se S = {O, I} e un insierne con due elementi soitanto, esibire tuUe Ie funzion i


S _ S e dire se sono iniettive, suriettive, bijettive 0 di nessuno di tali tipi.

2. Se la f K e definita e se sia la f che la K hanno inverse sinistre, dimostrate


che la f o g ha un 'inversa sinistra.
0

3. Dimostrare che la composta di due suriezioni e una suriezione e che la composta di due iniezioni e una iniezione.
4. Se la f e una bijezione e la f o g e definita, dimostrare che la g e una iniezione se e solo se 10 e la f K ed e una suriezione se e solo se 10 e la f g.

s. Se N e I'insieme degli inleri non negativi, dimostrare che. la funzione


f: N -+ N data dalla nl-+ n2 , non ha inversa destra ed esibire esplicitamente due
inverse sinislre.

4J

23

COPPlE ORDINATE

6. Se la f e inietliva e se sia la I
l g = / og' ". g = g'.

. r che 1a I . r' sono definite, dimostrare che

7. Fare un esercizio anaJogo al 6 per Ie suriezioni.


8. Se la/ : S .....,. T e una funzi one qualsiasi con S t:. 0 , costruire una funzi one
h: T .....,. S con Ihl = /. Dedurne i risultati del Teorema 1.
9. Dimostrare che una funzione che ha una sola inversa destra e necessariamente
bijetliva.
100 Dimostrare il corollario del Teorema 1 senza usare 1'assioma di scelta.
-II. SUppOSIO che ogni suriezione abbia un'inversa destra, dimostrare 10assioma
di scelta quale e stato enunciato nel testo. (SuggerifT/ento: Sia U J'unione di tutti
gli S e :T, si definisca la I: u.. . ,. .iF per mezzo della f(u) = S Quando u e S e si
dimostri che la 1 e surieltiva.)

4. Coppie ordinate
Si passono trattare Ie funzioni in due variabili in termini di coppie ordinate. La coppia ordina ta, c he consiste di due elementi s e 1 in quest o ordine,
verra indicata con (s, r). Definiremo l'uguagJianza di due coppie ordinate
mediante la regola :
(s, t ) = (s', t' )

<:>

s = s'

t = f'.

Definiremo prodotto carfesiono S X T di due insiemi SeT l"insierne di


tutte Ie coppie ordinate (s, t) di elementi, rispettivamente, di SeT. Percio

s x .T

= {(s, t) ls E

s,

T).

Cosi, se R e I' insieme di tuUi i numeri reali , R X R e I'insieme di tuUe Ie


coppie ordinate (x, y) di numeri reali ; in altre parole R X R e proprio I' insieme di tutte Ie coordinate cartesiane dei punti ne! pian o (relativamente a
due assi coordinati dati). Un prodotto cartesiano qualsiasi S X T puo essere proiettato )) sui suoi assi )), Se T:
S..?S x T4 T.

(12)

Queste proiezionj sono Ie funzioni p e q definite da p(s, t) = s e da q(s , t ) = t,


come nel diagramma

24

INSIBMT, FUNZIONI B ELEMENT! UNIVERSAU

[Cap.

Chiameremo questa diagramma il diagramma del prodotto cartesiano.


Si noti la bijezione S X T:;. T X S data dalla (.I', t)t-+ (t, s).

Le Ierne ordinate passaRO venire descriue in tennin; di coppie ord inate.


Dati r, s e tt 5i definisca 1a lerna ordinata (r .I', t) come coppia ordinata (r, (s , I.
Si scriva R x S x T per I'insiemc R x (S x T) di tutte tali terne (r, (.I',
con r E R. S E Se t E T e SI noti che il porre (r, (.I', tt-- r, .1'), t) da una bijezione R x (S x T) ;;;;; (R x S) x T. Quaterne ordinate (r , .1', I, u) e simili vengana definite in modo ana logo.
5i puo anche costruire i\ prodatto cartesiano di funzioni. Date due fun zioni u : S _ S ' e 11 : T _ T t , it lora prodotto cartesiano e la funzione u x 11 :
: S x T _ S' X T ' definita dalla (u X 'V)(s, I ) = (us, VI). Sia p' : $ ' X T'_
- S ' la proiezione; allora Ie funzioni composte p' (u X v) cd u p applicano
entrambe S x T su S ' e sono uguali. Tale uguaglianza p' (u X tI) = U P
dice che il quadrato di sinistra del diagramma

S ....--'P,"--- S

---"'--~.

"1

1,

S' _---"P'_ _ S' X T' --'"


<-~, T'

e commutativo.

Anche i1 quadrato di destra 10 e, perche Ie definizioni di x


e di q mostrano che si ha q' (u X v) = 'V q (ciascuna di queste due fun
zioni porta (s, I) in 'Vt E T '). Net caso che Ie funzioni composte u' u e V'tI siano
definite - vale a dire, se sono date due funrioni u' : S' _ S" e v' : T' - T"allora si ha:
(u' u) X (v ' v) = (u' X v') (u X tI).
(13)

(5i disegni il diagramma). Per Ie funzioni ideJltita esiste una facile regola:

IsxIT=ls xT :SXT-SxT.

(14)

II prodotto cartesiano e utile per descrivere te usuali funzioni di due 0 piu


argomenti; una funzione F con due argomenti S E Se / E T e con valori in
un terzo insieme W e una funzione
,~

F:Sx T _ W
suI prodotto cattesiano S x T verso I'insieme W. Tale funzione assegna ad
ogoi coppia ordinata (s, I) E S x T un valore F(s, I) E W.
5e X ed Y sono due insiemi qualsiasi , si chiama relazione binarja su X
verso Y un sottoinsieme R e X x Y (oppure una relazione fra Xed V).
AUora (x, y) E R viene 5critto abitualmente xRye viene letto x sta nella relazione R con Y, come, per esempio, in x ;;i; y )~ per numeri, ~)Vvero in
x divide y per gli interi x ed y. Cosi, per esempio, t'i nclusione di insiemi
Sc T e una relazione binaria suU' insieme potenza P(U) verso se stesso. La
relazione di uguagliallza J = Ix su un insieme qualsiasi X verso se stesso e
dato da xJy se e solo se e x = y.
L'inversa di una relazione Rc X x Ye la relazione R - c Y x X de
finita dalla yR- x se e solo se si ha xRy. Se R e una relazione su X verso Y,
la sua inversa e una relazione su Y verso X e si ha (R~)- = R.

4]

25

COPPlE ORDINATE

Cosi, per i numeri, la ~ e I'ioversa della ~.


La composla R S di una relazione R con una relazione S, in questa
ardine, e definila quando ~ Rc X X Yed Sc Y x Z; essa e la' relazione
R SeX X Z descritta dalla

x(R S)z

<:>

per un certo y

Y si ha xRy ed ySz.

Tn geomelria analilica si costruisce per ogoi fun zione R

-l>

R il suo

grafico come sOtloinsieme di R x R . La slessa costruzione va bene in

generale. Se la J: X -+

Ye

una funzione, il suo grafteo

e il

soUoinsieme

G(f) ~ {(x, y) lx E X, Y - J(x)

di X x Y. Percio il grafico di una funzione su X verso Ye una relazione su


X verso Y. Tutlavia non lulle Ie relazioni R sono i1 grafico di una funzione;
questo avviene solo nel caso in cui la retta verticale per ei8seun punlo di
X ineontra I'insieme ReX x Y in un solo punto (efr. la Figura L1). Questa
risultato, quale viene formulatc nel teorema seguente, da un altro modo per
eostruire funzioni (questa volta a panire dalle relazioni).
y

(x,ft)

L _ _ _ _ _ _.:.x_ _ _--'. X
FiGURA 1.1

Teorema 2. Una relazione Rc X x Ye il grafteo di unaJunzione X -l> Y


se e solo se per dascun x E X vi e uno ed un solo y E Y tale che si abbia xRy.
Dirnostrazione: Ciascun grafico G(J) ha la proprieta data. Vieeversa,
se una relazione ReX X Y ha questa proprieta, si puo assegnare a ciascun
x in X I'unico y in Y per il quale si ha xRy. La funzione risultante J: X -l> Y
ha R come grafico.
Consideriamo ora Ie relazioni di un insieme X verso se stesso. Si chiama
relazione di equroalenza una relazione R su X verso X quando possiede ciascuna
delle tre proprieta seguenti:

Rijfessiva :
Simmelrjea:
Transitiva:

xRx per tutti gli x E X;


xRy implica yRx per tutti gli x, y in X;
xRy ed y Rz implicano xRz per tutti gli x , y,

Z 10

X.

Per esempio, sia X un insieme i cui elementi x, y, z siano pure insiemi, mentre
( xRy significhi csiste una bijezione sul\'insieme x verso l'insieme y.

26

lNSIEMI. FUNZIONl E ELEM ENTI UNIVERSAL!

[Cap.

Cio definisce una relazione di equivalenza su X. Per ciascun x, "identita


I", e una bijezione x ;;;: x; se x;;;;; ye una bijezione, 10 e pure la sua inversa
y~ x; infine Ie bijezioni x~ y e y ~ z hann a come composta una bijezione
x ~ z. Ancora. se T e I'insieme di tutti i triangoli nel piano, la relazio ne
il triangolo s e congruente al triangolo I e la relazione i1 triangolo
s e simile al triangolo t , sono enlrambe relazioni di equivalenza su T verso
T. D'altra parte, la relazione di inc1usione S c T sui sottoinsiemi di un Insierne U e riftessiva e transitiva, rna non e simmetrica.
Ne! 7 torneremo suIle relazioni di equivalenza.

ESERCIZI
1. Dimostrare la (13) e la ( 14).
2. (a) Determinare Quali delle Ire proprietil riflessiva. {( simmetrica e
transi ti va possono essere applicate a ciascuna delle relazioni seguenti sull'insieme Z degl; interi:
m divide n )' ,

m ;:l! n ,

m< n.

m'l + m _ n2 +n.

(b) Fare la stessa cosa per ciascuna delle seguenti relazion; sul1 'insieme
R dei numeri reali:

x- y

e un

multiplo di 211:,

x2 + yl = 1.

3. Chiameremo cireolare una relazione R su un insieme X verso se stesso


se xRy e yRz implicano zRx. Dimostrare ehe una relazione e riflessiva e circolare
se e solo se e riClessiva, simmetriea e transitiva.
4. Chc cosa vi e di errato nella seguente dimostrazione ehe Ie leggi sime Iransitiva per una relazione R implicano la Icgge riflessiva?: Per la legge
simmetriea, xRy impliea yRx, per la legge Iransitiva, xRy e y R x implieano xRx I)
metri~a

.5_ Sia R una relazione binaria qualsiasi su un insieme X verso se stesso. Deserivere la minima relazione transitiva T su X con R e T. (Quesla relazione si chiama
aneeslrale di R . Perehe?)

6. Dimostrare che la eomposla di Ire relazion i, quando e defmita. e associaliva.

7. Se la eomposta R S

e definita,

dimoslrare ehe si ha (R S)- = S - R - .

8. Dimostrare ehe il composlo di gratici di funzion i eorrisponde al grafico

della eom posta nel senso seguenle (si nOli I'inversione deU'ordine): X ~ y.!,. Z
da G(~ ~ f) = G(f) G(g).
9. Sia R una relazionc su X verso X . Dimostrare che R e riftessiva se e solo se
R => Ix; simmetrica se e solo sc R - e Re Iransitiva se e solo se R R c: R.
0

10. Date Ie relazioni RI ed Rs su X verso Y, dimostrare ehe anche I'intersezionc


R. r. R2 , I'unione R, v R2 cd il compiemenlo RI ' di RI in X x Y sono relazioni
su X verso Y .
II. Dimostrare chc una relazione R su X verso Ye il grafico di una ceria funzione su X verso Y se e solo se 5i ha R R - ::> Ix e R - R c: I y . Dedurne che R
c iI grafico di una bijczione se e solo se R R - "" Ix e R- R = /Y.
0

5]

27

INSIEMI [II FUNZIONI

5. Insiemi di fuozioni
Si usera ripetutamente I'insieme di tutte Ie

icon dominio dato

X e codominio dato S.
(15)
Per esempio, si prenda per X I'insieme 1 = {I} it cui unico elemento e il numero I . Una funzione I: 1 -+ S e aIlora completamente determinata dal valo re 1(1) E Se clascun eiemento s di S determina una funzione siffatta. In
altre parole, it porre If-+- 1(1) dA una bijezione

b:S1;S,

b(f)

~ J(1).

(16)

Si puo anche dire; gli elementi s di un insieme S possono essere considerati


funzioni 1 -+ S.
Se X e I'insieme 2 = {I, 2}, una funzione I: 2 -+ S resta determinata
'da un a coppia ordinata di elementi 10), 1(2) di S. Per cui If-+- (/(1), 1(2
e una bijezione dall'insieme di funzioni S2 verso il prodolto cartesiano S x S.
Si consideri poi {D, l}x. Ciascun sottoinsieme Sc X ha una funzione
caratterislica /s : X -+ {D, I}, definita da

J,(x)

~ 1,
= 0,

sexeS,
se x!f:S.

(17)

Del resto, una /: X -+ {a, I} qualsiasi e funzione caratteristica di un certo


sottoinsieme di X, precisamente dell'immagine inversa 1* {I}. COS] il porre
St-+ Is e una bijezione dall'insieme potenza di X verSo I'insieme di funzioni:
P(X);;;

(0, i)'.

II diagramma del prodotto 'Cartesiano S..:-S x T 4 T della (12) da


una coppia di funzioni p, q can dominio comune S x T. Questa coppia di
'\
funzioni ha la proprieU. seguente :
ProposfzioDe 3. Per ogni coppia di lunzioni I: X -+ S e g : X -+ T,
con dominio comune X, esi.fte una ed una sola Junzione h ; X -+ S x T per
la quale si ha:
p . h=1 e q . h = g.
Dimostrazione: Siano date Ie funzioni I: X -+ S e g : X -+ T. Allora
la h(x) = (/(x), g(x definisce una funzione h : X -+ S x T con ph = I e
qh = g. Questo e il solo modo per definire una funzi one h siffatta , poich!!
la 'condizione (ph)(x) = I(x) obbliga il primo componente di ciascuna coppia
ordinata hex) e S x T ad essere I(x) e, analogarnente, per i1 secondo com. panente.
Posta in modo diverSo, questa proposizione implica che la hI-+- (p . h,
q h) sia una bijezione
(S

T)X~

SX X TX.

(18)

28

INSIEMJ , F UNZ IONI E ELEMENT! UN IVERSALI

[Cap. I

Questa proposizione pub venire iJlust rata con il di agramma:

..

Sono date Ie quattro fUDzioni rappresentate dalle quattro frecce a tratto


continuo : si aft'erma che vi e un solo modo di completare iI diagramma con
una funzione h sulla (coccia pu.nteggia ta in modo che si abbia p h = f e
q h = g, vale a dire in modo che entrambi i triangoli siano conunutativi.
Tale risultato descrive Ie runzioni h con un prodotto S x T come co-.
d ominic. Si considerino ora Ie funzioni con un pra datto X X Y come dominio. U na funzione/(x, y) in due variab ili viene spesso conside rata (in modo
informale) come funzione della seconda va riabile ]l i cui valori sono essi SIess;
funzioni della prima varia bile x. Piu formalmente. sia data la f: X x Y _ S
e si fiss! un y E y. n porre Xl-+ I(x, y) da allora una funzion e X -+ S che indicheremo con 1(-, y) oppure con I" : X -+ S e che ch iameremo lunzione
parziale di f (In analisi, la derivata parziale offox e proprio la derivata ordinaria della funzione parziale Iv). Ora, iI porre y I-+- I" determina una funzione
F: Y -+ Sx. rn altre parole Fe quella funzione (su Y) iI cui valore F(y) e
la funzione (su X) data da IF(y)](x) = I(x, y).

Teorema 4. Dati gli insiemi X ,Y ed S, iI porre It-+- F con [F(y)}(x) =


y) per tutti gli x E X e tutti gIi y E Y, dJ una bijezione

= !(~.

( 19)
Dimostraziooe: Per dimostrare che il porre II-+- F c una suriezione, si
prenda una qualsiasi F E (sx)Y. Cos! e F: Y -+ SX, per cui ciasenn y E Y
da F(y) : X -+ S e ciaseun x X da IF(y)](x) E S. Percio resta definita una
funzione I: X x Y -+ S mediante la I(x, y) = [F(}')}(x) e la II-+- F.
Per dimostrare poi che la /1-+- F e una in iezione, 5i supponga che si
abbia sia II-+- F che pI-+- F. AHara per tutti gli x X e tutti gli Y E Y si ha

fix. y) ~ [F(y)](x) ~ .(x. y).


cosicche Ie fu nzioni leg sono uguali : f = g.
Poiche la II-+- F e sia suriettiva che iniettiva, essa e bijettiva, Q.E.D.
Si chiarna sovente la bijezione (l~) /egge esponenziale per insiemi di fu nzioni; del resto lelegg; (16) e ( 18) sono anch'esse analoghe aile regale familiari
dell'aritmetica per prodotti e potenze di numeri .
La notazione esponenziale pub essere applicata anche aile funzioni .
Si fissi i'insieme X. Ciascun insieme S fornisce un insierne di fun zioni sx.
Analogamenle. ciascuna lunzione r : S -+ T fomisee una funzione r X : SX _
-+ TX da un insierne di funzioni verso un altro insierne di fun zioni . Questa
funzione (( esponenziale rX resta definita in modo evidente: ad ogni elemento
f del primo insierne di funzioni sx si assegni la funzione cornposta 1" f nel
secondo in sieme di funzioni TX, cosicche si abbia rX(f) = T f Quesla po-

5]

29

JNSIEMJ OJ FUNZIONI

sizione [1-+ [pub esserc illust rata d:11 diagrammn commutativo che segue:
x~x

f ...... Tof

Il " .. 1

5'''-

77.

~ .(

5 ----;--' T

(20)

Analogamentc, s1 fi s~ i I'insicme S. Cia~cul\:.I funziune : X -+ Y fornisce


una funzione S~: sy _ sx, definila neH'unico modo possibile: essa porta
ciascuna funzione g E SY nella composta g E; vale a dire che si ha S~(g) =
= g f, come nel diagramma commutativo:

X
g.

,1

go~<t-i

8ES

1.

'

$X

It sy.

(21)

Si noli che quando ~ va da X verso Y, S~ va all'indietro da SY ad SX.


Si possono combinare quesle due definizioni in questo modo: Ie funzioni
: S _ Tee: X _ Y insieme determinano una funzione .~ : SY _ TX (in
avanl; in S e in T, all'indielro in X ed in Y) definita per ciascun g E SY daile,

in cui

T~(g) = T . g . ~,

x-4. y-4.S4T.

Le due costruzioni SI-+- SX e .1-+ T X sono lipiche dei funtori e saranno


definite ed usate nel 8 piil avanti, mentre XI-+ sx e ~I-+ S! danno un funtore controvariante tipico ( 9).

ESERCIZI
1. Se con 2

~i

denola l'insieme {I, 2}, dare una bijezione SI;;; S

X S.

2. Per I'insieme 2 dell'esercizio preccdente, e per 3 = {I, 2, 3}, dimostrare che


I'insieme di funzioni 23 ha 23 elementi cd esibire tutti e quatlro gli elemenli dell'insieme di funzioni 2z.
J. Per ogni ter'na di funzwni /1 : X _ . SI , f~ : X _ S, ed b : X __ S, con il
dominio comune X, dimoslrare che esisle una sola funzione h : X -+ S, X SI X SI
per la Quale si abbia p, " h = jj per i ... I, 2, 3, in cui ciascuna Pi e la proiezione
evidente SI x S. X SI_ Sl .

4. Dimostrare chee "'x = '" seeX:#- 0. ma chec xe;;;


5. Quando Ie composte
(t

elK

T '

= tX

f!

eX

tutti gli X.

6. Se I .. e Ix sono funzioni identit;\.. che cosa sono

t'

{ l }~r

e f 1/ sono definite. dimostrare che si ha:


(I .. )A

ed AIX?

7. DimoslTare che e
= Tf . T" = TK S'.
8. Rimangono valide Ie formu le (18) e (19) se si sostituiscono gli insiemi S,
X, ... , con Ie funzioni T, f, . . . ?

,.I.
30

INSHlMi, FUNZIONl E ELEMENTI UNIVERSALl

[Cap.

6, Operazioni bioarie

111

La somma (m, n)1-+ m


ed n, danno Ie fuozioni

+n

ed il prodotto (m, n)1--Jo- mn di due interi

+:ZxZ_Z.

:ZxZ -+ Z

di addizione e di moltiplicaziope. per l'insieme Z di tutti gli inleri. Esistono


funtioni analoghe per I' insieme R dei numeri reali. Ancora, I'intersezione
(S, T)I-+ Sn T e I'unione (S, T)r-+ Su T forniscono Ie fuozioni:

n: P(U) X

P(U) ~ P(U),

per I'insieme potenza P(U) di tutti i sOllo insiemi S, T, .. "' di U. Conviene


avere una terminologia COffiune per Ie propriela di funzioni come queste.
Cniameremo operazione binaria sull'insieme X una fun 'd one X X X _ X.
Cosl addizione e molliplicazione sono operazioni binarie sU Z. II fatto che
i1 simbolo
per l'operazione di addizione sta seritto generalmente fra gli
argoment i, come in m
n, piuttosto che davanli, come in + (x, y) per una
funzione +, e solta nto questione di comod ita di notazione.
Pill in generate, funzioni quali Ie

u:X -+ X,

b: X x X -+- X,

r:X x X x X -+ X,

verranno chiamate, rispeltivamen te, operazioni unarie, binarie e temarie sulX X (n


I'jnsieme X. Se n e un numero naturale qualsiasi e X" = X X
fattori) e i1 prodolto cartesiano n-uplo di X con se stesso, allora un'operazione
n-aria su X sara definita come funzione f: X" -+ X. In particolare, se e n = 0,
si definisca XO l'insieme standard 1 = {I } con un solo elemento. Allora una
operazione nulfaria su X e una funzi one c: 1 -+ X. Come in (16), il dare la
funzione c equivale a dare l'elemento c(1) EX. Cioe ciascuna operazione
nullaria su un insieme X equivale a selezionare un elemento in X. .
Si denoti con 0 un 'operazione binaria arbitraria (x, Y)I-+ x 0 Y su un
insieme X. Si dice che tale operazione e:
commutativa
associalWa

quand o e x D y =y O x;
quando e x D (y D z) =(x D y) O z;

in entrambi i casi per tutti gli element i x, y, z E X. Inoltre un elemento u E X


e una unita (bilatera) per l'operazione 0 quando, per tutti gli x, si ha:
(u unital:

x O u= x =

Ii

Ox.

Un elemento unitS. per la 0 viene sovente chiamato elemenlo identita per la


D Se e soltanto x = u 0 x per tutti gli x, chiameremo u unita .~jnistra per
la O . Una seconda operazione binaria 'V su X e della distributiva rispello
ana 0 quando si abbia:
x 'V (y 0 ,) ~ (x 'V y) 0 (x 'V Z),

per tutti gli elementi x, y, z E X.

7]

31

INSIEMI QUOZIENTE

L'OPPOS1Q di un'operazione binaria D su x e I'operazione Dop sullo


stesso insieme X definita dalla x(D"p)y = y D x . Ne segue ehe D e commutativa se e solo se si ha D "P = D
Se U e un insieme fissato (U '= universo de! discorso ), consideriamo
ora 1= proprieta delle operazioni binarie n e U su P( U). Ne! I abbiamo gia
dimostrato, in (2) e (3), che I'intersezione e distributiva rispetto all'unione e
che I'unione e distributiva rispetto all'inlersezione. Dimostrazioni analoghe
provano che sia !'inlersezione che I'unione sono operazioni commutative
ed- associative. Tnoltre Ie definizioni mostrano che si ha 0 uS = S e che
Un S = s, cosicche I'insieme vuolO 0 e un'unita per l'unione e l'universo
U e un'unita per I'intersezione. Altre dul.; proprieta sono date dalle leggi di
idempotenza :
SnS = S,
SU S = S.
(22)

Se S ' e il complemento dell'insieme S in U (S' = tutti gli elementi di U che


non appartengono ad S), allora SI-+ Sf e un'operazione unaria su P(U).
Questa operazione soddisra con la n e con la u aile identita:

(Sn T)'
Nel Capitolo

xrv

(SU T)' = S' n

S 'u T' ,

r' ,

(S')' = S.

(23)

si studieranno queste identita per l'algebra degli insiemi.

ESERC IZI
1. Si supponga.che un'opcrazione binaria 0 su un insieme X abbia una unita
e soddisfi all'identitA x 0 (y 0 z) = (x 0 z) 0 y. Dimostrare ehe la 0 e associati va e eommulaliva.
2. La differenza simmetrica S fr. T di due sottoinsiemi S, T <: U

S fr. T = (S n T ') u (5' n

Dimostrare ehe la fr.


alia fr..

e associativa

e la

n.

e commutativa e ehe la

e distributiva rispello

3. Quali delle seguenli operazioni binarie (m, n)1-+ m 0 n sugli inleri m ed n


sono associative e qual i sono commutative?
m D n - m - n,

2(m

+ n),

- m -n.

4. L'operazione binaria (X, Y)I-+ XY su insiemi e commutativa

associativa?

5. Dimostrare che, se un 'operazione binaria D e associativa, 10 e pure I'operazione opposla.

7. Insiemi quoziente

, ./

Esiste un problema tipieo ehe compare nella costruzione di nuovi insiemi


e ehe puo essere illu strato con un esempio geometrico. Sia L I'insierne di tulle
Ie relle k, I, ... nel piano euclideo (solito) e k ill abbia il solilo signifiealo:
la retta k e parallela alia retta / . Allora la II e una relazione binaria su
L verso L; e ovviamente riflessiva, simmetriea e transit iva e, quind i, e una
relazione di equivalenza.

32

INS IEMI, FUNZIONI E ELEMENTJ UN IVERSAL1

[Cap. I

A questa punta e utile parlare della direziorie di una retta I, con l'iotenzione che due reUe dovrebbero avere la stessa direzione solo se sana paralIde; in simbol i:

kill

..;>

direzione (k) = direzione (J).

Ma che cosa e una direzione? Veramente non ha importan2a finchc c valida


1a proprieta sapra enunciata. Fotremmo aBara scegliere un sistema di coord inate e definire direzione di UJla retta /Ia sua inclinazione (con ,' inclinazione
CO per la retta} erticale); aHara e valida la propri eta enunciata. Oppure potremmo definiTe semplicemente djrezione della I l'insieme di (uUe Ie reUe
parailele alia J:
direzione (J) = {mlm E L e mill}.

(24)

Ora la kill implica che I'insieme di tuUe Ie reUe m paraJlele ad I e 10 stesso


insieme di tuUe Ie relte parallele alia k; viceversa, quando questi due i n si~ mi
sono uguali. k ed I devono essere parallele. Percio la definizione di direzione cosI enunciata soddisfa pienamente alia nostra richiesta.
Essenzialmente 10 stesso espediente servira in altre situazioni piil algebriche. per esempio nella costruzione (Capitolo
della strultura algebrica
dei numeri interi modulo fl. Consideriamo questo espediente in generale.
Per prima cosa si osservi che una funzione qualsiasi fomisce una relazione
di equivalenza sui suo dominio. Infatti, data la I: X --+ S, si definisca una
relazione binaria E, su X verso X con 1a

E,x

<>

Iz =Ix,

per x, z E X. Allora la E, risulta riflessiva (jx = Ix), sirnmetrica (fz = Ix ==- Ix = Iz) e transit iva (lz = Ix e Ix' = Iy =- Iz = Iy). Percio E, e una relazione di equivalenza su X. chiarnata nue/eo di equivo/enza della funzione f
Desideriamo dirnostrare che ogni relazione di equivalenza E su un insierne X e i1 nucleo di equivalenza di una certa funzione. Data la E. definiamo,
in primo luogo e/ruse di equivalenza rispetto alia E di un elemento qualsiasi
x E X I 'insieme:
PBX = {Yly E X e yEx}

di tutti quegli elementi y di X che stanno nella relazione E con x. Un sottoinsieme qualsiasi C di X che abbia la forma C = PBX per un certo x, verra
cruamato e/ruse d'equiva/enza per E (ovvero E-e/asse per brevitil.). L 'insieme
di tutte Ie E-classi possibili verra indicato con
X /E = {CIC c X e C = PllX per un certo x E X}

e verr:i chiamato in.rieme quoziente di X per E. PoicM la XI--+- psX assegna a


ciascun x in X una E-classe, e una funzione ps : X -+ X IE, chiamata projezione di X sui suo quoziente per E.
Teorema 5. Se la E
proiezione Pll : X --+ X /E

e una
e una

re/azione di equiva/enza su un insieme X, /a


suriezione can nue/eo di equiva/enza E.

7]

33

INSIEMI QUOZIENTE

Dimostrazione: PoichC gli elementi di X /E sono Ie c1assi di equivalenza


p x, la funzione pe e necessariamente surieuiva. Per la definizione di nucle'o
di equivalenza, rimane soltanto da dimostrare che xEz se e solo se PBX =

= PBZ,

Supponiamo in primo luogo che sia peX = peZ. Poiche la E e riftessiva,


si ha xEx. Percio si ha X E px = PRZ e quindi e xEz.
Viceversa, si supponga che sia xEz. Allora y E PBX significa che e yEx
e, percia, per la transitivita, che e yEz. Cia significa che ey EPEZ. Tale ragionamento mOSlra che ~ xEz irnplica PBX C peZ. Poiche la E e simmetrica,
10 stesso ragionamento dara PgZ C PEX. da cui segue PBX = PEZ.
La dimostrazione che la PH ha la E come Ducleo di equivalenza e cos!
completa .
CoroUario 1. Ogni elemento di X appartiene ad una ed una sola classe
di equivalenza per la E.

Questo corollario significa che possiamo descrivere la funzione PH : X -come la funzione che assegna a ciascun X I'unica E-c1asse C can X E C.

-+ X IE

Dimostrazione: Un elemento X appartiene ad una c1asse d 'equivalenza


se e solo se xEz e, percio, se e solo se PBX = peZ. Cosi la PBX e la sola
c1asse di equivalenza' che contiene X , Q.E.D.
E suggestivo e d'uso comune (rna non assolutamente necessario per i
nostri scopi) descrivere gli insierni quoziente come partizioni. Una partizione n di un insieme X e un insieme n i cui e1ementi sana sottoin siemi
di X tali che ciascun X E X e elemento di uno ed un solo SEn. II corolla rio
afferma che ciascuna relazione di equivalenza E su un insieme X fornisee
una partizione X/E di X, precisamente la partizione n = X /E nelle classi di
equivalenza per la E.
Co me esempio si prenda i1 prodotto cartesiano S x Tela E sia la relazione (s, t}E(s', I' ) se e solo se e s = s' ; in altre parole due punti di S x T
stanno nella relazione Ese e solo se hanna Ie stesse prime coordinate. Questa
re1azione E e rifiessiva, sinunetrica e traositiva; una classe di equivalenza e
una retta verticale {.~} X T per un certo oS E S, come 5i vede nella . figUra
seguente.
PEZ

Perci6 X /E e l'insieme di tutte Ie reUe verticali in S x T, mentre la PH: X __


__ XIE aS5egna a ciascun punto (s, I) la retta verticale_che contiene detto
punto .
. Ecco la proprieta fondamentale dell'insieme quoziente X / E.

34

rNSIEMI, FUNZIONI E ELEMBNT[ UNIVERSAL)

[Cap. I

Teorema 6. Dala una relazione di equivaJenza E sull'insieme X, sia


f: X -+ S una funzione qua/sias; tale ehe xEy implichi Ix = Iy. Alloro esiste
una ed una sola funzjone g : X /E -+ S per 10 qua/e si abbia f = g PH. Se
/0 f e una suriezione e 10 Ix = Iy implieD xEy. oJ/ora la g e una bijezione.
Si pUG visualizzare questa proprietA mediante il diagramma sottostante.
Siano date la J e 1a PB (frecce a tratto continuo); esi.ste un'unica g (freccia
punteggiata) che renda il diagramma commutativo.

Alternativamente. per ciascun insieme S, sia FE(S) l'insieme di tutte Ie


funzioni f su X verso S che rispettano la E; in altri termini:
F.(S)~{J I J:X ~ S

xEy~Jx~Jy}.

(25)

Allora PB E F{X/E) ed una quaIsiasi f r:= FE(S) si fattor izza in unlco modo
tramite la PE
Dimostrazione: Poich6 la yEx impliea la Iy = lx, la funzione J porta
tutti gli elementi y di una elasse di equivalenza PEX in un unico e1emento s
di S. II porre pex'r-+- s e quindi una funzione g ; X IE -+ S con g ps = J.
Questa e chiaramente I 'unica funzione siffatta, come era richiesto.
Sovente questa dimostrazione viene data in questa forma: per ipotesi. la
funzione I e costante su ciascuna classe di equivaleoza, per cui pua venire
considerata come una funzione g definita su queste c1assi di equivalenza.
CoroUario 1. Si puo scrivere una lunzione qualsiasi I; X -+ S come lunzione composta. I = g p,
X~XI E,..~S

dave fa g iniettiva e p la proiezione 'Oerso un insieme quoziente. precisamente


verso J' insieme quozienle di X rispetto af nucleo di equivaienza E, della J.

Dimostrazione : . Data la f, si costruiscano iI Dueleo di equivalenza E,


e la proiezione corrispondente p. Per il teorema, eI = g p per una eerta g;
resta solo da verificare ehe la g

e una

iniezione. Si supponga che si abbia

g(pz) = g(px). Cia signifiea Jz = lx, da cui z(E,)x e. quindi, pz = px. Percia

la g

e effettivamente ' iniettiva.


Ecco una decomposizione piu simmetrica:

Corollario 2. Una Junzione


ed immagine Imlc S. Allora la I

in

I:

X -+ S abbia nucleo di equivalenza E


= i . b P. come

e una lunzione composta I

. .

X-+XIE-+ lm/-+S,

(26)

7J

35

INSIEMI QUOZIENTE

(n cui p projetta X sull'insieme quozienre X /E, b


I'immagine di f nel codominio S.

e una bijezione ed j

inserisce
-

Dimostraziooe: Per il primo corollario e f = g p, con la g iniettiva.


Si restringa il codominio della funzione g alia sua immagine: tale restrizione
e una bijezione b : X/E ~ 1m g con g = i b, in cui i e l'inserzione di 1m g =
= 1m! Percio e f = (i . b) . p, come era richiesto.
Nella fattoriu.azione- f = i . b p, la mappa i e iniettiva, la b e bijettiva
e 1a p suriettiva. Inoltre 1a mappa originaria f iniettiva se e solo se i1 fattore proiezione p e I'identita X _ X, mentre la f e suriettiva se e solo se iI
fattore inserzione i e I'identita S _ S. Talvolta si chiama coimmagine
di f I'insieme quoziente XjE,. Questa nozione non e importante per noi,
giacche la coimmagine e soltanto una copia dell'immagine per 1a bijezione

b : XI'" 1m!
ESERCIZI
1. Si definisca una relazione binaria S per )'insieme T di tutti i triangoli I del
piano mediante la lSI' se e solo se t e t' sono simili. Dimostrare in modo inrormale
che l'insieme quoziente TjS puo venire considerato ['insieme di tutte Ie rorme
possibili di tria~go li .
2. Nella geometria piana, doe sernirette R ed S, oseenti dallo stesso punto,
rormano I'angolo da R ad S. L'angolo da R ad S e l'angolo da R' ad S' sono
uguali se -hanno la stessa misura (per esempio, in gradi calcolati in senso antiorario). Se X e l'insieme di tune Ie coppie (R, S) di semirette di tale tipo, deserivere
un insieme quoziente X jE i cui elementi siano gli angoli come Ii abbiamo definiti
or ora.
l. Per i punti (x, y) del piano coordinato reale R2, 5i convenga che (x, y)E(x', y')
5ignifichi che x - x ' ed y - y' sono entrambi numeri interi. Dimostrare che E e
una relazione di eQuivalenza e che l'insieme Quoziente R2jE PUD essere descritto
come l'insieme dei punti su un toro.
4. Si definisca una relazione D sui punti p, q della ciroonrerenza unitaria SI
richiedendo che si abbia pDq se e solo se p e q coincidono 0 sono diametralmente
opposti. Dimostrare che De una reJazione di eQuivalenza e descrivere ['insierne QUoziente Sl i D (10 5i chiama retta proiettiva I~.
il

5. Ripetere ['Eserdzio 4 sostituendo Sl con la sfera unitaria S2. (Qui


piano proiettivo ).
6. Costruire tutti gli insiemi quoziente dell'ins!eme 3

~/D

= {I, 2, 3},

7. Dimostrare che un insierne con quaUro e1ementi ha soltanto 15 insierni


quoziente differenti.
8, Data una relazione d. equivalcnza E su X, dimostrare che un SOltoinsieme
C c X e una classe di equivalen2:a per la Ese e solo se, per un cerlo y ' C, SI ha

z eC

<>

yEz.

, 9. Dirnostrare che ogni partizione n di X ha la rorma


r\!lazionc di cQuivalcnza E.

1r

= X /E per un'unica

10. Dimostrare chc ogni suriezione / : X _ S da una bijezione X/E, . S e


descrivere delta bijezione quando la /: S x T _ S e la (.r, 1)1-+ s.

36

INSIEMI, FU"NZIONI E ELEMENTJ UNIVERSAU

{Cap. I

Xli. Se la p : X-+- X!E e la q : Y -+- Y/F sono proiezioni su insiemi quoziente,


dimastrare che la p x q: X x Y __ (X/ ) X (Y/F) e una suriezione e descrivere
it suo nucleo di equivalenza.

8. Elementi univenali
L' organizzazione dell'Algebra utilizza sistematicamente J'idea di elemento universale )) che verra descritta in questa paragrafo e nel successivo.
II lettore dovrebbe studiare questi due paragrafi a fondo ora ed aoche pill
tardi, per esempio in re1azione aile proprieti dei polinomi nel Capitola IV.
Molte costruzioni della teoria degli insiemi forniscono nuovi insiemi a
partire da insiemi dati e, contemporanea!Uente, nuove funzioRi a partife da
funzioni date. eerte costruzioni di questa tipo sono note come runlori .
Un un/ore !T su insiemi verso insiemi e una re ola che asse na ad 0 ni
insieme Sun insieme ' S e ad 0 ni funzione : S -7 Tuna unzlOne
: (S) -7 .F(n, purche ta i POSIZIOnl so IS no a
entram e e con 1zionl:

(27)

la seconda ogniqualvolta la funzione compostaf g e definita. Tali condizioni


(per la g : R -+- S) possono essere visualizzate con i diagrammi commutativi:
0

6,S;JIa

~lf
T

'iR )

0". 'is) ;::) I . ..

~ 'iT).
1""

Tnfatti Ie condizioni (27) dicono che il funtore !F deve portare ciaseun diagramma commutativo quale e quello a sinistra in un diagramma commutativo
(precisamenle in quello di destra).
Abbiamo a pe rtata di mane parecchi esempi di funtori . Uno e i1 funtore
insieme olenza, fJ', che asse a a ciaseun insieme S I'insieme ~(S)
tuut
a unzlOne ~
I SUOI sottomslerru ea clascuna unZlone : -+che acta ciascun sottoinsieme XeS nel soUoinsleme sua irnma ne X c T.
s sla a unZlOne I entll per lfisleme S, Clascuna
e caso In CUI a
f.X eX, cosicche laf. e la funzione identita per I'insieme potenza fJI(S).
Se laf og e definita, aHora si ha (f og). = f. og come nella (8); a parole,
la f-immagioe della g-immagine di un sottoinsieme X e la (f . g)-immagine.
Dunque !P, qua1e e stato deseritto, e un funtore .
Se X e un insieme fisso, esiste un fun tore prodolto cartesiano per X.
uesto fUnloce Mse na a ciascun insieme S I'insieme X X Sea ciascuna funZlQne :S -7 Tla funzione Ix x
X
-7
X
OIC
Sl ha Ix x
X Is - Ixxse 1 X (f g) - (l x f) 0 (1 X g), come nelle (13) e (14), resta
cos! definito un funtore:

4i

SI-+ X X S.

/1-+

Ix x f

8]

37

ELEMENT! UNIVERSALJ

uesto funtore uo essere denotato con X X - . (Questo e un prodolto


con un attore lenuto costante ; .si pub costruire it prodotto T x S di due .
insiemi variabili come funtore di due variabili ).
Se X e un insieme ftsso vi e un fun tOTe es onenziale innalzamento
alia otenza X. Esso asse a a ciascun insieme S ' msleme I (unzlOn! SX
e a ciascuna funliane T: S _
a unZlone es nenZla e l'
_,
Quale e stata descritta nella (20). Queste poslzioni dan no uago e ettlvamente
ad unfuntoTe, perche(l s)Xe I'identitadi SXe e: R _Se 1': S_ Tdanno:

per tutte le/nell'insieme di funzioni RK : percio e rX . eX = (T . e)X come


era richiesto.
Si noti che un funtare !F agisce su tuui gli insiemi e su tutle Ie funlioni,
Si indichi con Ens la c1asse di tutti gli insiemi e con Map la c1asse
di tulle Ie funzioni. (Una c1asse e un insieme grande che non deve
venire usato come elemento d 'altr; insiemi, come nella teoria assiomatica
degli insiemi di Gci'del-Bernays che verra discussa nel XV.I). Ora un funtore
!F assegna a ciascun insieme S un nuovo insieme, chiamillmolo Fo(S), e a
ciascuna funzione luna nuova funzione. chiam iamola FM(/). Percie) si puo
descrivere un funtore $' come una co ia di funzioni randi Fo : Ens _
-+- Ens e F. : Ma _ Ma che soddisfino aile con IliOn! 2,
suggestl vo
chi<unare Fo la funzione sugJi oggetti ed FM 1a funzione suIle applicazioni : insieme esse costituiscono il funtore F = (Fo. FM).
Esistono parecchi funlori collegati al funtore insieme potenza. Per esempio, sia ..2(S) I'insiem'e di tutti i sottoinsiemi finiti di S; se I e una funzione
I: S - T, sia ..2(1) 1a funzione che porta ogoi sottoinsieme finito XeS
nel sottoi nsie me finito I .. X E ..2(T). Queste posizioni definiscono un funtOTe
fl. Poiche ciascun fl(S) e un sottoinsieme di 9'(S) e ciascuna !l(1) e una restrizione d i fP(1) = I .. , chiameremo !l un ( sottofuntore del fun tore
insieme potenza 9'. Un altro sottofuntore di questo tipo e Quello che assegna
ad ogoi insieme S I'insieme :!F(S) di tutti i sottoinsiemi conteneoti al massimo due elementi di S.
In generale un funtore t e un .~ottofuntore di un funtore :!F quando ogn;
~(S) e un sottoinsietne di $'(S) ed ogni gi'(f) e una restrizione di :!F(I) ,
Proposizioae 7. Sia:!F un IWltore e Go una lunzione ehe as.fegni ad ogni
in.fieme S un .fOttoinsieme Go(S) di "'-(S). Alfora Go e la lunzio"e .fugli oggetti
d; /hi sO,ltolUnlore (unieo) di !F se e solo se
I: S .... T e s

Go(S)

:!F(l)s E Go(T).

(28)

Si pub scriveTe 1a condizione (28) anche nella forma:


f: S~ T~ (S'I).[Go(S)j c Go(T).

(29)

Spesso chiameremo Go stessa sottofuntore) di :!F.


Dimostrazione: Questa cond izione e ovviamente necessaria. se esiste
un sottofuntore (Go, GM) di .1F. Viceversa, I'ipotesi (28) dice che la funzione

38

INSIBMT. FUNZIONI E ELEMENTl UNIVERSAl)

[Cap. I

"(f) : F(S) -+ F(T) porta il sottoinsieme Go(S) nel sottoinsieme Go(T) e


perci6 possiamo restringere /F(!) ad una funzione che chiameremo GM(!) :
: Go(S) -+ Go(1}. Ioolt re la restrizione dell'identita d i F(S) sara ]'identita
di Go(S) e la restrizione di una composta :JI'(f) . :F(g) san\ la composla
GM(/} G!tf(g) delle restrizioni. Ne segue che Ie TH>- Go(T)'/'r-+ GM(!) danno
effettivamente un funta re. Proprio per la sua costruzione. esso e un sottofuntore di :7, ed e \'unico possibile avente 1a Go come funzione sugli oggetti.
Per descrivere un sottofunto re f in base a questa risultato. e sufficiente
dare i sottoinsiemi 'Y(S) in modo da soddisfare aile (28). Per esempio, siano
X un insierne cd :F il funtace esponenziale !F = ( lX, cosicche Y(S) e
l'insieme di funzioni SX. Sia. E una relazione di equivalenza su x. Per ciascun
S si prenda per /F R(S) ]'insieme di tutte queUe fu nzi6ni f: X -+ S per Ie
quali si ha f(x) = fey) ogniqualvolta e xEy. Ora, per ciascuna r : S -+ T,
la funzio ne esponenziale rX e data dalla ff-* r f; poiche la f(x) = fey)
implica la (r of)(x) = (r of)(y) , questo Y s e un sottofuntore del funtore
esponenziale.
Arriviamo cos! al concetto piu importante dell'Algebra.

Si puo illustrare I'effetto della h can il seguente diagramma:


R

uE

~(R )

"S T
"
, E <l(S).

"

: IIIhJ

Dare un elemento universale per il fUnto re r significa dare sia un insieme R


che un elemento u dell 'insieme associato~) e questo in modo tale che ogoi
elemento s in ogni insieme @CS) abbia a formaq(h)u per un'unica funzione
h : .R -+ Sj piu in brev~ogni elemento di un insieme fI(S) proviene dall'elemento <universale u in un unico modo. Un elemento universale (u, R) verra
scritto sovente non come coppia rna solamente u E W'(R), oppure anche u,
quando l' insieme R sia chiaro dal contesto.
Gli insiemi quoziente X {E fom iscono esempi di elementi universali.
Dati un insieme X cd una relazione di equivalcnza E Sll X, abbiamo descritto
nella (25) un sotlofuntore .:FE di (~)X per mezzo della
J)'".(S) ~

(I II:

X ~ S e xEy ;mp!;ca

Ix ~ /Y).

Qual e un elemento universale (u , R) per il funtore .:FE? In primo iuogo, U


elemento di .Fe(R), doe u e una funzione u: X -+ R con U(x) = u(y)
ogniqualvolta si abbia xEy; in secondo iuogo, ogn i fun zione f: X -+ S con
fx = fy ogniqualvolta si abbia xEy puo essere scritta come funzione composta
f = f' . u per un'unica funzione f' ; R -+ S. Ora la proprieta fondamenta le
(Teorema 6) dell 'insieme quoziente Xf E d ice che la coppia (PII, X /E), consi-

e un

8]

39

ELEMENTI UNIVERSAL!

stente delrinsieme quoziente XI E e della prqiezione PE : X -+ XIE ha queste


due proprieta. Tn alt ri termini, p s E :FJ::(X/E) e un elemento universale per
il funtore Y z
.
Pili avanti compariranno molti altri esempi di dementi universali (si
vedano, per esempio, gli Esercizi 3, 4, 5, 6); con la varieta di questi esempi e
di altri ancora, si rendera phi chiara l' importanza del concelto generale. Vi
sono due proprieta che sono valide per tutti quest i elementi universali : Ie
enunceremo nella fo rma di leorema di rappresentazione e di proprieta
di unicita .
Teorema 8. (Teorema dj rappresentQzjone per elemenli universal;). Se
u E ~(R) e un elemen/o un fversale per if lun/ore t, esiSle, per ciascun insieme
S una bijezione
(I : SR';;'.. t(S),
h>-+ ( ~h)u.
che assegna a ciascuna lunzjone h E SR l'elemento (th)u E t(S ).
A parole, se un funtore t ha un elemento universale
degli insiemi t(S) e un insieme di funzioni SR.

E t( R), ciascuno

DimostrazjoD~: Ciascun (9h)u e un elemento s E t(S), mentre il dia


gramma precedente. che definisce gIl elementi universali , dice che ciascun
S E (9(S) ha la forma (@h)u per una ed una sola h E SR.
Cosi, per esempio, l'universaliU: della proiezione PE : X -+ X/E per il
funlore g: E d;i una bijezione S1XIT;)::;;- !F E{S).
n prossimo teorema dice che un elemento univcrsale e unico a meno di
bijezioni .

Teorcma 9. (Unicita degli elementi universali). Se u E ~(R) e u' E t(R ')


Sono entrambi elementi uni'CIersali per 10 stesso luntore t, esisle una bijezione
b: R ~ R' can <(b)u = u' .
Dimoslruione; Poicht u e universale, esiste una fun zione h : R -+ R '
can u' = t(h)u. Siccome u' e universale, esisle pure una funzion e I: R' -+ R
con u = t(/)u' . Pertanto si ha:
u

~ ~(f)u ' ~ ~(fW(h)u ~ ~(f .

h)u.

Ma f' e un funt ore, per cui f'( J R) e l'identitA; ne segue che u e pure f'(l R)U.
Cosi vi sono due fUnzioni, I H. e I h : R -+ R, che portano u in u. Ma I'es
sere u universa le significa che esiste una sola fun zione di tale tipo; ne segue
che e J R = I h. In modo analogo, I'essere u' universale dA 1H.' = h f
Cos! la h ha un 'inversa bilatera I; ne segue che e una bijezione h : R -+ R '
come era richiesto.
. Questa importante teorema afferma che un elemento universale qua lsiasi
per un fUntore vale quanto un altro. Per esempio, per discutere la {( direzione
deUe rette nel piano, come all'inizio del 7, sia L !"insierne di tuCle Ie reUe
nel piano, g: il funtore can 9"(S) = SL e f' iI sottofun tore descritto (come
nella Proposizione 7) per mezzo della:

E ~"(S)

IllIm~ g(l) ~ g(m)l ;

40

INSIEM I, FUNZIONJ E ELEMENT! UN1VF.RSA LI

[Cap. [

a parole, un a funzione g : L __ S appartiene a 'O quando assume valo ri uguali


su reUe parallele. Per esempio, 1a t(l) = inclin azione (I) e una funzi ~:m e t : L -+
-)0 R u {a:>} ed un elemento di ,o(R U {roD. Una funzione qualsiasi g E :9'o(S)
ha gV) = g(m) ogniqualvolta / cd m hanno la stessa incJinazione, cosicche
una qualsiasi g di questa tipo puo ven ire scritta nella forma g = g' t, per
un'uniea g'; in a ltce parole, ciascuna funzione g dipende veramente 501tanto dall'inclinazione. Pertanto t e un elemento univcrsale di ~o. D'ahea
parte, si prenda I'insieme quoziente L/II di L per la relazione essere parallele ; la proiezione P I : L -)0 L/II assegna a ciascuna reua lia sua direzione )1, come SI e gill descritto nella (24). Come per una qualsiasi relazione
di equivalenza, questa proiezione e anche un e1emento universale P I E @'o(L/II )
per il funtare <110 , Per il teorema di unicita, esiste percio una bijezio ne LIII ~
';;; R V {oo}. A parole, 5i possono descrivere in modo equivalente Ie di rezioni }) delle rette per mezzo di entrambe Ie funzioni universali inclinazione
o {( proiezione P.
Come altro esempio, 5i consideri per la retta rcale R e per ciaseun insieme S I' insieme @'(S) di tutte Ie funzioni f: R -+ S con periodo 27r;
queste sono Ie funz io ni con f(x
27r)"= /(x) per ciaseun . x E R. Cio suggerisee la relazione di equivalenza xEy su R data da x'- y e un multiplo
intero di 2n I); infatti f ha periodo 27r quando xEy implica f(x) = f(y).
Per questa relazione E, il fun tore !FE descriuo nella (25) e il sottofuntore di
(_ ) R con

Un elemento universale per questo funtore e percio una funzione un iversale di periodo 27f. Per esempio, la proiezione PE : R -+ RI E verso I'insieme quoziente e una funzione universale di questa tipo. Esistono alt ri esempi
fa miliari d i elementi universali per 10 stesso funtore . Per esempio, sia SI
la circonferenza di raggio I e sia w : R -+ SI una fu nzione che avvolga
la retta rea le R in modo uniforme attomo a questa eireonferenza. Si pub
scrivere una funzione qualsiasi f di periodo :bt come funzione composta
. f = g w per un'unica funzione g : Sl -+ S; eio dice che la funzione avvolgente w e anch'essa una funzione un iversale di periodo hr. Del resto, sia
J l'intervallo {yly E Re 0 ~ y < 27f}; la funzi one t : R -+ J che assegna a
ciaseun numero reale x quell 'y nell 'intervallo J con x - y multiplo .di 27f
e anch'essa univer5ale per Ie funzioni di periodo 2'T. Percib in tale caso vi
SO DO (almeno!) tre elementi universali diversi PH : R -+ RIE, W : R -+IS1 C
t : R -+ J per 10 stesso funtore !FE; essi sono clementi di !F E(R) per tre
insiemi diversi R = RI E, SI 0 J (e, per il teorema di unicita , esistono Ie bijezioni R/E';;; Sl;;;;: J ).
L'insieme quoziente XIE e soltanto uno dei tanti modi per costruire una
funzione P : X -+ XIE che sia universale. Posto in modo diverso, iI fatto che
si pub considerare un insieme quoziente X IE come una partizione di X no n
ha importanza; tullo quello che conta e l' universalita della proiezione X -+
-+ XI E.
Per fare un altro esempio di elementi universali, costruiamo dei ( coprodotti . In primo luogo il fun tare. Gli insiemi dati Xed Y determinano i
funtori esponenziali (_)X e (~)Y. II lora prodotto determinera un nuovo
funtore @'. In modo esplicito, per ogni insieme S, si ponga;

(f(S) ~ sx x S' ~ {(I. e)I!: X ~ S, e: Y ~S).

8J

41

ELEMENTl UNIVERSAU

mentre per ciascuna funzione


fini sce una funzione

WiT) : ~(S) =

T :

SX

S -+

1~

il porre (f, g)f+

(T /, T

g) de-

x s y -+ t(T) = TX x TY ,

e tali definizi on i fanno di "!J un funlore. Si noli che si puo raffigurare un


elemento (f, g) E l(S) come un diagramma del tipo seguente:

x4s../..:.-y.
Teorema 10. Se X e Y sonG dati, iI fumore "!J
elemento universalC'.

(_ )X x (-)Y ha un

Pili esplicitamente, mostreremo che un 'un ione disgiunta qualsiasi di


e universale. Qui la unione disgiunta degli insiemi Xed Y viene
definita con un diagramma della forma:
Xed Y

X --+ D -+--- Y.

(30)

dove la i e larsono iniezioni tali che I'immagine i.(X) sia il cornplemento di


j.{Y) in D. Quest'ultima condizione significa che:
(i"x)(\(j.y) = 121.

{i. X) V (J. Y) = D.

Dati Xed Y, esiste sempre un diagramma di questo tipo. Infatti , se e X n. Y =


= 0. si prendano D = Xu Ye, per i, j, Ie inserzioni di Xed Yin D, Se e
X n. Y ", 0 , si sost ituisca prima Y con una copia yl, -disgiunla da X. vale a
dire. si scelga una ceria bijezione b : Y""" Y' con X n. Y' - 121 e si usino Ie
inserzioni i ed j ' per formaTe iI diagramma

Ora affermiamo che una unione disgiunta di Xed Y dA un elemenlO uni


versale (i, j) E "!J(D) per il funtOTe "!J, Ci6 signifu,:;a ehe, dato un elcmento
qualsiasi if, g) E t(S), esiste una ed una sola funzione T : D -+ Seon T ' j = f
e T j = g . Ma ogn i elerncnto di D e, 0 un elemento i{x) per un cerlo x E X,
ovvero e un elemento j(y) per un certo Y E Y. rna non e mai tutti e due. Percio
1a funzione richie5ta T : D __ S e data dalle posizioni i(x)H-- f(x) e}(y) 1-+ g(y) ;
quesle danno l'unicaJunzione t per la quale si ha f(r){i,j) = (f, g).
Si pub visuali7.zare questa dimostrazione con il diagramma:

nel quale la prima riga in alto e un 'unione disgiunla. Sono date Ie fun zioni
rappresentate daJle quattro frecce a tratto continuo; si afferma ehe esiste un
solo modo per completare la freccia punteggiata con una funzione T in modo

42

INSIEMI, FUNZIONJ B ELEMBNTI UN IVERSAL(

[Cap. [

tale che si abbia T ' i = f e T ' j = g, vale a dire ;,t' modo che entrambi i
diagrammi triangolari siano commutativi.
In una uniane disgiunta. chiameremo rinsieme D del diagramma un .
coprodotto di Xed Y. Non e unico; infatti nella precedente costruzione delI'unione disgiunta, avremmo potuto usare una~ copia diversa di Y in modo
da ottencre una uniane di'sgiunta differentc il : X -+ DI e jl : Y -+ DI . Per
il teorema dell'unicita degli elementi universali, esisle tuttavia una bijezione
b : D ;;;:; Dl con b i = iL e b j = jt , come nel diagramma commutativo

Per ciasr;un Xed Y si seelga un coprodotto e 10 si indichi (per il momento)

con D = X \J Y. II teorema di rappresentaziODc per il funtaTe . t da una


bijezione
con il po rre rr+- (r . i, r j).
Tutti questi esempi di universalita trattano di fun tori su insiemi verso
lnslemi. Ne1 prossimo capitolo (roveremo e1ementi universali definiti per
funtori su altre c1assi di oggetti matematici verso insiemi.

ESERCIZI
/ 'Costruire un funlore 9' per il quale /F(S) sia I'insierne di lulte Ie relazioni
binarie R su S verso S e sia /F(f) = (f .x f) . DimOSlrare che resta definito un
sollofuntore / se si prende per ciascun C(S) I 'insieme di tulte Ie relazioni simmetriche
R, rna che l'insieme H(S) di tulte Ie relazioni transilive R su S non dol un sottofuntore di 9'.
I
2. Se < ed /F sono funlori dati su insiemi verso insiemi, dimostrare che Ie
equazioni
(, $'Ks)

'($'(S),

(, . $')(f)

'($'(f)

definiscono un nuovo funlore < . /F su insiemi verso insiemi : (Lo si chiama il


eomposto di t( con 9').

(a) Dimostrare ehe <(S) - S x S e C(f) = f x f definiscono un funtore. (II fUnlore quadralo eartesiano ).
.
- (b) Per 2 = {I, 2}, dimoslrare ehe (I, 2) e 2 X 2 e lin e1emento:universale
per il funlore C.
(e) Per T - {a, I}, dimostrare che (I. 0) E TxT e un elemento universale
per C ed esibire la bijezione b : 2 ;:;: T dala dalla .unicitil degli elementi universali.
(d) Per 3 = {I, 2, 3}, dimostrare ehe (1, 2) E 3_x .3 non e e1emento universale per r.
(e) Per 1 = {I}, dimostrare che (I, I) E 1 x 1 non e universale per /,
YOimostrare che I'idenlita Ix e un elemento
ziale (~)x.
.

~iversale per il funlore esponen-

9J

43

DUALITA.

5, Co!truire un demento universalc per il (untore ' con rI(S) = S X S X S


, '(f) - [ x [ x f

~ x. Ye U sono insiemi dati, costruire un c1emenfo universa1c per iI funtore ' con 'D(S) = sx X Sl' X SU , .
7Dimostrare che il funtoTe insieme potenza non ha un elemento universale.
8, Si fissino gli insiemi X ed Ye si premia il funtore " con '8(S) = (sx)Y
e '8(T) = (TX)Y. Sia U: Y __ (X x Y)x la funzione particolare con [U(y)](x) =
= (x, y).
(a) Dimostrare che U E' '(X X Y)
universale per '8.

(b) Dimostrare che la rappresentazione corrispondcntc


data nella (19).

proprio quella

9. Siano date Ie funzioni It, k : X -+ Y.


(a) Dimostrare che '(S) = {I l /: Y -+ 'S e /. It = j . k} definisce un sotlofunlore di Sl'.
(b) Costruire un elemento universale per Cd. (fale c1emento universale viene
chiamalo nucleo di differenza oppure (( equalizzatore per It e k).

10. Descrivere una unione disgiunta per i tre insiemi X, , Y e Z e dimostrare che
e un elemento universale per 'i1 funtore <: con Cd(S) = sx X Sl' X SZ.
It. Per ciascuna cop pia di insiemi X e Y, scegliere un insiemc coprodotto X 0 Y.
Per Ie funzioni f: X __ X ' e g : Y_ y ' definire f IJ K in modo che il coprodotto
divenga un funtore V (di due variabili).
12. Dimostrare che i! c;oprodotto dell'Esercizio 11
nel sensa che esistono Ie bijezioni :
X oY ;; Y OX, '

econunutativo ed associativo.

(X . o Y) oZ ;;;: x

O(Y OZ).

(Suggerimento: si utilizzi iI risultato dell '.Esercizio 10 e !' unicita).

9. Dualita
Un diagramma, parlando in modo informale, consiste di vertici P. q,
unitamente a frC"e da un vert ice ad un altro. con ogni vertice p contrasse'gnato da un insieme SI' e ciascuna froccia p ~ q contrassegnata da una funzione f su S1' .... erso Sq. Un cammino in un diagrarnma e una sequenza
di frecce quale 1a p ~ q4 r-~-H ciascun cammino determina la funzione
composta corrispondente h g . da
SI. Infine

per mezzo
un
freece.
un
j[ concetto
definito dal diagramma duale vern't chiamato (in modo
~ duale . Per esempio . iI duale di un diagramma prodolto S_ S X T ~ T
e j[ diagramma coprodotto X _ X tI Y __ Y or ora diseusso. Ancora. X
e il dominio della funzione/ significa che ( X e dalla parte della coda della
frecci a / , Poiche I'invertire Ie frecce scambia la punta con la coda, i1 con-

44

INSIEMI, FUNZIONl E ELEMNTI UNIVERSALI

[Cap. I

eetto duale non e altro che X e dalla parte della punta della freccia In,
il che sign ifica che X e iJ codominio della funzione f In tali casi. una volta
data un nome ad un concetto, il conceUo duale puo ricevere 10 stesso nome
col prefisso co . Ma, atlenzione, nessuna regola di terminologia e assoluta:
la ha un 'inversa sinistra e duale di la f ha un'inversa destra .
freece.

~( I s) = I ~(S)

W(g ' f)

(WI) , (Wg),

(31)

la seconda ogniqualvolta la funzione composta g f sia dennita. Si passano


visualizzare queste condizioni con i diagrammi commutativi seguenti:

v.
Si noti che

re

porta iI diagramma commuta ti vo di siniSlra nel diagramma

duale con tutte Ie frecce


pe'
parola funtore seoza un aggettivo qualificante, significhera sempre funtore covarianle.
Sana gia apparsi molti esempi di controvarianza. II un tore insieme 0tenza contrOfJariante & assegna a Ciascun insierne S I'insieme (S) di tutti
i suoi sottoinsiemi e a ciascuna funzione f: S -+ I:.la XU.!lzione &(ft~
che orta ciascun sottoinsieme Yc: T Iidb sua imma ine inversa *yc S.
La precedente proprieta (9) con 1*
I dice ch questo e un fun lore controvariante.
.
caso covariante.
DEFINIZIONE. Un elemento universale er un untore COn(rOMriante
'if e una coppia ordinata (ti, R), in cui R e un insierne e 17 e un e erne-nto 17 E WRl
con fa seguente proprield: dati un insieme S qualsiasi ed un elemento qualsiasi
s ttf(S). esule una ed una sola[unzione I: S -+ R per fa qua.!!.si ha "C,(j'yv _-=.!:..
In forma di diagramma, questa definizione risulta:
R

oE i!(R)

'I I ian
S

,E i!(S);

clascun s E 'if(S) proviene dall'elemento univetsaJe

17

tramite 'e(/) per una

9]

45

DUALlTA

ed una sola funzione f Si paragoni questa definizione con quella di elemento


universale per un funlore (covariante) t e si noti che la direzione della J
e stata invert ita. Si pUD dimostrare il
Teorema 11.

(Teorema dj rappresentazione controvariante). Se v E ~( R)


~, esiste per ciascun insieme S una

e universale per un Juntore ciJntrovariante


bijezione:

1>+ (Wllv

R'" W(S),

Come prima, questo impliea ehe I'insieme R e unieo a meno di una


bijezione }}.
Abbiamo gia avulo un esempio di elemento universale per un funtore
controvariante. Infatti, se SeT sono due insiemi dati, Ie formule
~(X) =

SX X TX

~(h)

S" X po

definiscono un funtore controvariante 'if; precisamente, un elemento di ~(X)


X -+ S e g : X -)0 T con il dominio eomune
X. Con questo linguaggio, fa Proposizione 3 diee esattamenle ehe Ie proiezioni p : S x T -+ Seq: S x T -+ T fomiscono un elemento universale
per questo funlore. lnoltre la rappresentazione corrispondente e la bijezione
(S x TY~ SX x TX gia dedotta nella (18).
Si noti la dualita seguente: il prodolto S x T da I'elemento universale
per il fuolore controvariante x~ SX x TX, mentre il coprodotto (0 unione
disgiunta) S tJ T da I'elemento universale per il {un tore covariante X~ X S x
X XT. (L 'ultimo enunciato non e che il Teorema 10, con notazione cambiata).

e una eoppia (J, g) di funziani f:

ESERCIZI
1. Se ~ e !!iJ sono entrambi funtori contravarianti, dimostrare che il lora
eomposto, definito in modo opportuna, e un funtore (covariante).
2. Dimostrare che lA
controvariantc AC -).

e un

elemento universale per il funtore esponenziale

3. (a) Dimostrare che {I} .9({O, I}) e un elernento universale per il funtore
conlrovariante insieme potenza.9. (SuggerimentQ: Si ricordi che ogni[; X _ {Ot I}
e funzione caratterislica di un certo SeX.)
(b) Dimostrare che {2} 9I'({I, 2}) e pure un elemenlo universale per il
funtore conlrovariante insieme potenza.
4. (a) Dati gli insiemi S, Ted U, c~~rujre un clemento universale per il funtore controvariante <If con ~(X) = sx x TX x UX e <If(h) >= SA X P X UA.
(b) Utilizzare I'uniciui dell'elemento universale per dedurre Ie bi.]ezioni
S x (T x U):;;;: (S x 1) x U e S x T ;; T x S .
5. Dimostrare il teorema di rappresentazione controvarianle.
6. Enunciare e dimostrare I'unicita dell'elemento universale (se c'e) per un
funtore controvariante.
7. Enunciare e dimostrare la proposizione analoga alia 7 per i soltofunlori di
un fUnlore controvariante.

CAPITOLO II

Gli interi

II nostro studio delle strutture algebriche iniziera con i gruppi (Capitola III) e con gJi anelli (Capitola IV). I gruppi piil fondamentali sono il
gruppo additivo Z degli interi ed il gruppo Z" , a queUo collegato, degli interi modulo n; I'anella piil fondamentale e I'anello Z degli interi; in questa
capitola studieremo queste strutture.
II punto di partenza e I'insieme N di tutti i numeri naturali 0, 1, 2, ...
Quale viene descritto dai postulati di Peano ( I). Questi postulati consistono
essenzialmente nel dare ( II) una proprieta basilare universale de1ia funzione successore 11 H n
I su N verso N._Le proprieta familiari dell'anello
Z verranno dedoUe sistematicamente (nei 2-4) dai postuiati di Peano,
mentte Z" vern\ castruita nel 5. Entrambe Ic eostruzioni, quella di Z da
N e quella di
da Z, illustrano il eoneetto fondamentale di II morfismo
( 7) ehe e essenziale per tutti i eapitoli successivi. Questo co"neetto viene pure
applieato a insiemi parzialmente ordinati. a retieoli ( 8) e a mon"oidi ( 9).
Da ultimo si eostruiranno clementi universali per eerte categorie ; queste
permetteranno la formulazione delle proprietA universali dei sistemi basilari N c ' Z.

z..

1. I numen naturali
Intuitivamente, I'insiemc N = {O, I, 2, ... } di tutti i numeri natural!' PUQ
venire descrilto nel modo seguente : N contiene un I( primo numero 0;
vi e una lunzione' successot'e (J : N--+N iIIustrata dallo schema
o~ I :....2~3~4H- ...

ed N e generato dalla (J a partire da O. Fonnalmente descriveremo N con


assiomi dovuti esseozialmeote a G. Peano (1858-1931).

Postulati eli Peaoo. 11 slstema N dei numer; naturali un insieme N con


una funzione (f : N---+N ed un elemento privilegiato 0 E N tale che: (i) (1 e
inietliva; (ij) 0 rt a".(N); (iii) qualsiasi sottoinsieme U c:: N con Ie due proprieta:
(a) 0 E U;

(b) per tutti gli n

deve essere /'intero insieme N.

E N,

nE U

l1(n)

U,

I]

47

J HUMERI NATIJRAU

terminologia, i
enunciano cos1: )'insieme N dei numeri
naturali ha un'operazione unaria (/ ed una operazione nullaria ( sceglieTe 0
tali che
n = m; (ii) an
e mai zero;
1
venire dedotte da questi
e della moltiplicazione.

I.

f,~;v;;,;jioi;t-~!f."<i~'fu~,iino dell'iterazione di qualsiasi operazione unaria f Ciascuna di tali operazioni /: X -+ X ha Ie iterazioni P = I f, JS = 11 J, e cosi via, con f1 = I e per l O la idcntita
I : X -+ X. Per n > I, la n-esima iterazioM eIn = I ... . J, funzione composta di n fattari f Invece di indicare questi n fattori con gli usuali Ire puntini,
possiamo scrivere In+l = I jn. Questa scrittura suggerisce la seguenle descrizione della n-esima iterazione in termini della funzione successore (/:

/0 =

lx,

/",. =1' ln : X-+X

per tutti gli . n E N_

(I)

Questa definizione viene detta i( ricorsiva in quanta da ciascuna iterazione


della f in termini delle iterazioni precedenti (e di f).
Due operazioni uRaric / e g su X sono permutabili fra 10m se C: f g =
= g f Questa dice che il diagramma quadrato corrispondcnte, riprodotto
qui satta, e commutativo.
f

Proposizione 1. Se J, g : X -+ X sono permutabili Ira lorD, a/lora, per


tutti gli m, n E N si ha:
(f . g)n = j1l ' gn.

(2)

La dimostrazionc servira per iIIustrare i ragionamenti per induzione


matcmatica . . Mostriamo in primo luogo che
per tutti gli n E N .

(3)

Si supponga che la / e la g siano permutabili fra lora e si consideri I'insieme


U di tutti quegli n E N per i quali si ha f1l g = g fll. Siccome e fO = I,
o E U. Se n E U, aUora /"" g = / . f1l g. Questa e uguale alia I . g In,
perche n E U, cd e quindi uguale a g / . j" = g Iffll, perche la f e 18. g sana
permutabili fra lora. Pertanto la" g = g fall; in altre parole n E U implica
un E U. Per I'assionta dell'induzione matematica, ne segue U = N e questa
e la proprieti (3).

48

[Cap. II

GLI INTER1

ARcora, si prendano una f ed una g permutabili fra loro. Quindi. per 1a


(3), sost ituendovi la g con gm, la In e la gm sono permutabili lfa lora, come
si era affermato nella (2).
Si PUQ dimostrare aoche la seconda equazione (/ . g)1I = In gn per
induzione su n. Sicc9me e [0 = lx = gO, J'cquazione e valida per n = O. Si
supponga che questa equazione valga per un certo n. (Questa 'C la (( ipotesi
induttiva I~. Allora, per 1a definizione di ilerazione e per questa ipotesi,
abbiamo :
Siccome la g e perrnutabile con la f, e pure permutabile con la In; pertanto,
facendo ancara usb delle definizioni di la" e di gan, si ha:

([ . gym = ". = J oin og og" = I'm. gun,


Questa e I'equazione desiderata, dove n e stato sostiluito dal suo successore
C1n; \'induzione e percio completa.
Si osservi che in questa seconda dimostrazione per induzione, come
anche sovente nel seguito, I' insieme U, che si sta considerando (tutti quegli
n eN per i quali si ha (I g)II = I" . gil), non viene nominato esplicitamente.
Siccome qualsiasi operazione I e permutabile con se stessa, questa proposizione implica (per tutti gli m e per tutti gli n) che si abbia I'll 0In = fll
fm. Questa da, in particolare, la [till = I .In = In. f, doe una definizione
di iterazione, alternativa di quella data precedentemente.
Per

ProposizioDe 2.

I:

X -+ X e per tutti gli m, n e N, si ha

(1 m )" =

= (/11)'''.

La dimostraziooe stabilira la proprieta per tutti gli m, si ha (Im)1I =


= (fll)m)) per induzione su n. Questo significa che l'assioma di induzione
verra applicato all'insieme Uc Neon n e V se e solo se si ha (['11)- = ([")"'
per ogni m e N. Siccome efo = 1, si ha 0 E U. Se n E V, allora, per ogni m,
si ha (fm)t111 = 1 m (/"')" = fm . (f1l)11I, per l'ipotesi induttiva (n e V). Sic-come la f e la fn sono permutabili fra \oro, per la (1) I'ultima espressione

diventa 1a (f f")m
piela l'induzione.

(Itl1I)m; q uesta mostra che (1n eVe, pertanto, com-

ESERCJZI
1. Utilizzando il falto che una composta di iniezioni e una InJeZIOne, dimostrare per induzione che I'essere f: X -I> X iniettiva implica che Ja In sia iniettiva
per tuni gli n e N.
1. DimOSlrare che \'essere la f:
tiva per tuni gli n E N.

-I>

surieniva implica che la f- sia suriet-

3. Dimostrare per induzione che si ha 0"'(0) = n per tutti gli n e N.


4. Dimostrare per induzione che 5i ha I + 2 + ... ~ n = n(n + 1)/2. (Si
passono uliliZ7are Ie proprielB. familiari dell'addizione e della moitiplicazione).

49

2) ADDlZlONE E MOLTiPLICAZIONE

5. Dimostrare, ana)ogamente, per induzione Ie seguenti formule riguardanti


somme:

+ 4 + 9 + ... + n2 = n(n + I) (211 + 1)/6.


1 + 8 + 27 + ... + n = [n(n + 1)/2]2.
(1 + 2 5 + ... + nS) + (I + 21 + ... + nl) = 2ln(n + 1)/2J4.

(a) 1

(b)
(e)

6, Costruire tre inverse sinistre differenti della funzione successore

11.

7. Si dice che una runzione s : N -+ X e definita da a X e da f : X -+ X per


({ ricorsivita semplice quando SI ha s(O) - a e sean) = [(sn) per tutti gli n eN.
(a) Se per 1a t : N -+ X si ha pure t eO) = a e t(l1n) = [(tn), dimostrare ehe

si ha s = t.
(b) Data [e Xx, dimostrare che la funz ione E: N -+ XX con (n) -=

[~

puo essere definita per ricorsivita semplice.


8. Che cosa infuma la seguente dimostrazione che tutti gli elementi di un
insieme finito sana uguali rra lor07 Tutti gli elementi di un insieme che non contenga
elementi sana ugua]i fra lora; 51 faccia allora I'ipatesi indutliva che un qualsiasi
insieme con n elementi abbia tutti i suoi elementi uguali rra loro. In un insieme con
n + 1 elementi, i primi 11 sana uguali rra lora e cosi pure gli ultimi n, per I'ipolesi
indultiva. Tali due insiemi hanno 11 - I e1ementi in comune e quindi tuUi gIi n + I
elementi sono uguali rra lora, cornpletando cosl I'induzione.
9. Trovare per ogni cop pia di pastula!i scella rra i postulati di Peano un insierne X can un etemento 0 ed un'operazione unaria ache soddisfi a tali due assiomi
rna non al lerzo. (Suggerime1l1o: in due casi su Ire bastano insiemi finiti).

2. Addizione e moltiplicazione
La somma ed il prodotto dei numeri naturali m ed n sono definiti d alle
m

+n =

mn

qft{m) ,

(a"')" (0) .

(4)

Queste sono Ie usuali definizioni eiementa.ri: per sommare n si addiziona n


volte I; per moltiplicare m per n si itera n volte l'operazione am consistente
nel sommare m. Ovvero si ponga nella defillizione precedente di somma la
definizione ricorsiva della iterazione eJ<f" = o a". Essa diventa Ja
m + O=m,

+ em =

o'(m

+ n) .

(5)

Queste formule . ricorsive) danno ciascuna somma m + on in tennini di


una somma precedente. Per esempio, si defini sca 1 = 0(0), 2 = o{ I), 3 = 11(2)
e 4 = 0(3); allora, da queste equazioni, si ha :
2

+ 2 ~ 2 + <>"(1) ~ .(2 + I) ~ .[2 + .(0) ~ . ,.(2 + 0) ~


~

.[.(2)

4,

proprio come sapevamo che avrebbe dovuto essere.

50

GLI INTER!

[Cap. II

Teorema 3. L'addizione e uno o~razione binaria commulotivQ ed associativQ su N con 0 come eiemenfo unild. Ssa ha Ie proprieliz di cancellazione :
k+n = m + n~k = m.
m+n = O<>m = n = O.
(6)

per tutti i k. m, n

N. Per quaJsiasi /unzionef: X ----+X e per lutti gli m, n

N,

sf ha:

(7)

In primo luogo dimostriamo per induzione su n cbe fa (7) e valida per


tutti gli m. E valida per n = 0; supposta valida per n, questa ipotesi, la ricorsivita per fan (due volte) e 1a ricorsivita (5) per m + I1n danno:
fm

.I'lla = /m f

Dfn

= f. fm jn = f . fm +fI = !tI(m+fI) = jm+tlfI.

Questa e 1a (7), per tutti gli m, con n sostituito da !Tn; J'induzione e cosi completa.
Successivamente, con una induzione su n, 5i dimastra che e !P'(O) = n.
Per dimostcare che J'addizione e conunutativa, si usino la definizione
di + e la (2) per ottenere:
m

+ n ~ <7"(m) ~ <7"(""'(0

= O""(n) = n

(u' ""') (0)

(u' <7") (0)

+m.

La dimostrazione della associativita utilizza la defioizione di


tativitA e la (7):
k

+. la

conunu-

+ (m + n) .;. ""'+'(k) ~ <7"+'(k) ~ (<7" <7'") (k) ~ <7"(.,.(k


~ (k+m)+n.

Siccome e 00 = IN. si ha m + 0 = aO(m) = m, e 0 e I'elemento unita per


la addizione.
Si dim'a stra la prima legge di cancellazione (6) per tutti ike per tutti
gli m per induzione su n. Per n = 0, la k + 0 = m + 0 dA, in modo banale,
k = rn . Se la legge di cancellaziooe vale per n, allora k + a(n) = m + O'(n)
implica la O'(k + n) = O'(m + n), . da cui segue Ie + n = m + n, perche la
0' e una iniezione (Postulati di Peano); pertanto e k = rn per I'ipotesi induttiva.
Si supponga, intine, rn + II = O. Se en", 0, e n = a(k) per un certo
kEN. Allora 0 = m + n = m + a(k) = aern + k) fa si cbe 0 sia il successore
di rn + k, iI che contraddice I'assioma che 0 non e un successore. Questa
contraddizione mostra che e, n = O. Dalla ~mmutativita otteniamo pure
m = 0, completando cos; la dimostrazione.
Passiamo ora aHa moltiplicazione. Daile detinizioni di mean) e di /fI"
si ha:
m(un) ~ (""')'"(0) ~ [<7'" . (.,.),] (0) ~ <1"(mn) ~ mn + m.
Pertanto la definizione di prodotto puo essere scritta in modo ricorsivo :
mean) = mn

+m .

(8)

2]

51

ADDIZIONE B MOLTTPLICAZIONE

La definizione di prodotto dA pure, per tutti i k, m, n EN:


(a"')'(k) ~ (a'")' [a'(O)J ~ a'[(a"')'(O)J ~ mn-+ k.

Con queste equazioni, lasciamo al lettore la dimostrazione del:


Teorema 4, La moitipUcazione e un'operazione binaria commulativa ed
associativa su N con I come elemento unitti. E distrihutiva rispello all'addi
zione e si ha mil = 0 solo se e m = 0 ovvero se e n = O. Ancora, per qual
siasi /unzione I: X -+ X e per tutti gli m, n E N, si ha:
(9)

Si osservi ehe i nostri teoremi includono Ie leggi sugJi esponenti


(7) , (9),
I~ ~ fl'll =

I"+-,

Dalla Proposizione 1 sappiamo ehe e f" lm =I"' f"; entrambi questi


fatti sono ora espressi nella forma I,,m. Analogamente la Proposizione 2
dava la (1 m)" = (f")"'; anche qui entrambi questi fani sono ora espressi
da f""',

ESERCIZI
1.

Dimostrare la formula (9) del 'Teorema 4.

2. (a) Dimostrare, utiliuando la formula (9). che la moltiplicazione


in N e commulativa ed associativa.
(b) Dimostrare ehe e m(n + n') = mn + mn', per IUlli gli m, n,
n ' eN.
3.

(a) Costruire una funzione

'I' :

N -+ N , diversa dalla

(1,

che soddisfi

ai postulati di Peano.
allora

(b) Dimoslrare che se la 'I' :.N -+ N soddisfa ai postu[ati di Peano,


{J(J dove fJ : N ,. N e una bijezione.

e Tfl =

4, (a) Se la (J e la funzione successore, trovare tulte Ie funzioni ~' : N -+


-+ N lali che si abbia ~(1 "" r1~.
(b) DimoslIare che se la T: N -+ N soddisfa ai postulati di Peano
ed (1T = T(J, allora
T = r1 "

5. Si definisca la p", : N -+ N mediante la P ...(n)

mn, e Iff" sia la

(P.)" (I).

(a) DimoslIare ehe m- puo venire definito in modo ricorsivo mediante Ie m" = I, m"", = m(mtl).
(b) Dimoslrare che e k"'''- ",
= (km)-, per tutti i k, m, n E N.

k"'k~,

k"''' "'" (k"')", e (k") (m") "=

6. Dedurre la prima legge di canceJlazione ' della addizione dal risultato dell'fuercizio 1.1.

52

GLI INTIIRI

(Cap.

3. Disuguaglianze
Si puo definire 1a relazione binaria usuale m < n, che afJerma che iI
Dumero naturale m e minore del Dumero naturale n, in termini delJ'addizione
dei numeri naturali :

m< n

<:>

esiste un X::F 0 in N tale che si abbia n = m

(Per la Jegge di cancellazione dell'addizione, tale x, se esiste,


e d 'usa, scrivererno:
m ~ 1I

n> m

+ x.

(10)

e unico).

Come

per m < n ovvero m = n,


per m< n.

Cosi, 1a ( > e la relazione inversa della < I); analogamente indicheremo


:?; la relazione inversa della ;S" ; tutte queste sana relazioni binarie su N verso N .
Da questc'- dcfinizioni dedurremo Ie usuali proprieta delle disuguaglianze.
Per esempio 1a (cgge transitiva afferma che

COD

k < m

m<n=>k<n.

Per dimostrarlo, si osservi che k + x =-= me m + y = n daono k + (x


= n e qui x + y pub essere zero soitanto se sia x che y sono zero.
Proposizione S (I. legge di trit:otom.la). Se m ed n
turaU dati, 'Oale una ed una sola delle seguent; relazioni:

m< n,

m = n,

~ono

+ y) =

due numeri na-

m > n.

Dimostrazione: Si noti in primo 1uogo che ne pub valere al Massimo


una. Per esempio, se si avesse sia m < n che m = n, si avrehhe n = m + x
per Un certo x '" 0, rna la legge di cancellazione darebbe x = 0, doe una contraddiziooe. Se si avesse contemporaneamente m < n cd m > n se ne dedurrebbe una contraddizione analoga.
rumane da dimostrare, per induzione su n, che per ogni m vale almena
una di tali alternative. Per n = 0 questo e ovvio (ogni moe 0 0 non e O),
Facciamo aHora I'ipotesi induttiva ch,e Ie alternative valgano per tutti gli
m N e per un certo n e mostriamo che, per a(n) e per ogni k E N vami
una delle:
k > an.
k = an,
Se e k = 0, vale la prima alternativa. Altrimenti e k i 0, cosicche e k = urn,
per un certo mEN; per la nostra ipotesi induttiva, abbiamo una delle alternative m > ~, m = n ovvero m < n. Si applichi Ja a ad entrambi i membri
di queste disuguaglianze ; questo da Ie tre alte'rnative scritte prima, poicM,
ovviamente. m < n implica che si abbia a(m) < <1(n).

3)

S3

D1SUGUAGLlANZB

Proposizione 6. L'addj:zjone e la moltiplicazione per i numer; naturali


sono isotone, doe, per tutti i k, m, n EN, si ha:
m< n
m< n

implicano
implicano

e
e

m+k< n+k;
km< kn.

La dimostrazione e lasciata al lettore.

Corollario.

Si puo semplijicare un laUore positivo k, doe

k>O

. km ='kn

implicano

n.

Altri~e~ti, per la legge di tricotomia, si avrebbe m < n ovvero m> n;


per la proposizione, sarebbe allora 0 km < kn ovvero km> kn, in contraddizione con I'ipotesi che si abbia km = kn.

Proposizione 7. (N e beoeordinato ). Ogm' in~jeme non vuoto V di


numeri Mturali contiefle un primo elemento J; doe un elemento I E V tale che
x E V implichi x ~ f
Dimostrazioae: 5i supponga ' che un certo V#'0 non abbia un primo
elemento. Per questo V dimostreremo per induzione su n che
X E

V::;.

X ;:;;.

n.

Per n = 0 questa proprieta e immediata. Si faccia I'ipotesi induttiva che I'implicazion ... valga per un certo n. Allora non si pub avere n E V, perche, se
cosf fosse, n sarebbe un' primo elemen~o di V. Percio n If: V, cosicche, per ogni
x E V si ha x> n; cioe x ~ un. Questo e I'enunciato da dimostrare can n
sostituito da un; pcrtanto questo completa la dimostrazione induttiva di
quell'enunciato.
.
Ora V non i: vuolo, cosieoche vi' e un certo elemento k E V: L'enunciato
dimostrato vale per n = k + I, iI che' da k i1:; k + I, doe una contraddizione.
La proposizione e cos! dimostrata.
Questa proPosizione fornisce un mod~ alternativo per costruire dimostrazioni per induzione. Ecco una apolicazione di questo metoda per induzione.
Corollario.

Non esisu nessun numero. naturale Ira 0 ed I .

Questo fatto sembra ovvio 'irituitivam~nte, rna noi desideriamo dimostrarlo a partire dai postulati di Peaf\o. Si supponga, allora, al contrario, che
esistano numeri naturali k can 0 < k < 1. L'insieme V di tutli questi numeri
non sarebbe quindi Vlloto, cosicche, per la proposizione, conterrebbc un
primo'elemento I con 0 < 1< I. Si moltiQlichino entrambi i membri di questa
disuguailianza. ~r il numero positivo
per la isotonia (Proposizione 6)
si avrc.bbe .0 < I t. < f. Quindi la sarebbe un altro numero deUa c1asse V,
minore defl'elemerito I di V, supposto, per ipotesi. minimo in V. Questa can
traddizione stabilisce il corollario,

i;

54

GLI JNTERI

[Cap. II

,
Questa affcrmazione [oroisee it seguente secondo principio di induzione matematica .
Teorema 8.

Se un insieme U c N ha per ogni n EN /0 proprieta:

n E U ogniqualfJolta per tutti gli mEN, m < n

aI/ora

eU=

=:>

m E U,

N.

Dimostrazione: Si supponga U ~ N. Per la propOSlZlOne precedente,


vi e un primo numero naturale f che non appariiene ad U. Siccome f e it
primo, ogni m < fappartiene ad U. Da questa supposizione, "ipotesi implica
che feU, doe una contraddizione. Pertanto e U = N.
Attenziooet: Applicando questo principio, si deve verificare I'ipotesi, in particolare, per n = 0; siccome "insieme di tutti i numeri naturali m < 0 e I'insieme
vuolo 0', questo caso dell'ipotesi significa : 1a ipotesi che cgni m e 0 appartenga
ad U, implica che 0 e U e questa non e allco che la 0 e U .

Si applica spesso I'induzione matematica solamente ai numeri naturali


positivi n (quegli n e N con n > 0). La prima forma del principio dice: se W
e un insieme di numeri natura.1i positivi tali che lEW e tali che, per ciascun
n positivo, neW implica (n + I) e W, allora W contiene tutti i numeri
naturali positivi. Questa e una conseguenza diretta deU'assioma di induzione:
basta prendere U = {O} u W.
Si possono usare Ie disuguaglianze per definire vari sottoinsierni di N.
In particolare indicheremo sistematicamente con n 1'insieme
D

= {m]m ENe

I ~ m ~ n}.

(II)

Questo sara il nostro insieme finito standard con n elementi: a = {I,


2, ... n}. Si noti in particolare che 0 e l'insieme vuoto 0 e che 1 = {I}
e un insieme con un solo elemento.
Una funzione I: D ..... X su tale insieme n resta determinata quando si
elenchino i suoi n valori, chiamiamoli II, II, ... , In. Ch..iameremo allora
sequenza una funzione I di questa tipo, ovvero una sequenza di n clementi
di X. Analogamente. una funzione A. : m X II -+ X verdI. chiamata matrice
m X n con Ie entrate)) neU'jnsieme X.
[nfine, una funzione s : N -+ X. avente per dominio "insieme N di tutti
i numeri naturali. verra chiamata successione ovvero successione di clementi di X. I suoi valori verranno indicati con So , Sl , Sa.
ESEROIZI

1. Dimoslrare che 1a rdazione ~ su N verso N e transitiva e riHessiva.


1. Dare una dimoslrazione della Proposizione 6.

4]

QU

55

INTERI

3, Dedurre iI (primo) principio di induzione matematica dal fatto che N e


beneordinato.
4. Dimostrare the non vi c nessun numero naturale fra n ed n

+ I.

5. Dimostrare che qualsiasi sOltoinsieme di un insieme beneordinato c esso


stesso beneordinato.
6. (a) Se SeT sono insiemi ordinati, dimostrare che la definizione (con s,
S' S, I. I' n(s, 1) '< (s ' , I') ..".(s< s' ovvero s - s' e t< I ') rende S x Tun

insieme ordinato, (Questo ordinamento di S x T viene chiamato les.sicografico ).


(b) Se SeT sono entrambi beneordinati, dimostrare che anche S x T c
beneordinato.
7. Dimoslrare che un insieme beneordinato S non puc, conienere una successione' (infiuila) de<:rescenle s, ci~ non esiste nessuna :t : N -+- S con:
.1"1> St> Ss> .,.

4. Gli iDteri
Questa paragrafo rnostrera come si possa costruire esplicitamente l'insieme Z di tutti gli interi can Ie usuali operazioni binade di addizione e rnoltiplicazione a partire dall'insieme N dei numed naturali. Da questa costruzione si deriveraono Ie proprietA familiari deU'addizione e della moltiplicazione in Z da queUe di N.
In N la sottrazione non e sempre possibile, cioe non c delto che uo'equa~
zione del tipo m
x = n, con m ed n dati in N debba avere una soluzione
x in N. Per rendere sempre possibile la sottrazione, amplieremo N in Z.
In modo informale, Z dovrs. essere l'insieme:

z=

{ .. " -3, -2, -I, 0, I, 2, 3, ... }.

In maniera piu formale, Z vieoe costruito a partire da N e dall'insieme P =


= {pIp E N'e p> o} di tutti i numeri naturaIi positivi, nel modo seguente: '
si prenda un insieme {-} con I'unico e1emento ~ ; nel pr"odoUo cartesiano {-} X Psi scriva una coppia ordinata (~, p) neBa, forma -po Allora
{-} x P cd N sono disgiunti; sia Z l'unione disgiunta ({-} x P) tl N.
Questo ci assicura cbe ogni elemento a E Zoe un numero naturale n ovvero
e il negativo (formale) -p di un numero naturale positivo, rna non e mai
tutti e due insieme.
In questo paragrafo, gli elementi di Z vcrranno indicati con a, b, c,
mentre gU e1ementi di N saranno k, m, n.
Teorema 9. L'insieme Z => N possiede un'operaz;one binaria $ commutatjva ed asS'ociativa con 0 come elemento unit(} e tale che:
(i) (Ltl sol!razione e possibile). Per ogni a, bE Z esiste un x in Z tale che
si abbia a $ x = b;
(ii) La somma di due element; m ed n di N e fa stessa in N ed in Z; doe
ri1+n = m(9n;
,
(iii) Per ogni elemento a E Z esistono m, n EN COn n ED a = m.

56

[Cap. II

GLi INTERI

La prima condizione da b - a = X E Z; la seconda condizione aft"erma


che 5i ottiene ,'addizione in Z estendendo l'addizione data in N, mentre I'ultima condizione afferma che tutt i i ouovi elementi aggiunti ad N sono erfettivamente necessari per reodert possibile la sottrazione.
La schema della dimostrazione e il seguenle. Dalla tesi (iii) 51 ha che agoi
iolero a E Z risulta essere <j differenza a = m - n di due numed naturali
m ed n. Partiamo quindi dall'insieme N X N di tutte Ie coppie (m, n) di nurneri naturali ed introduciamo una funzione differenza (m, n)1-+ m - n E Z.
Si definisca un'operazione binaria
Sll N X N mediante la:

(m, n)

+ (m',

n'l =

+
(m + m' , n + n'l,

m, m' , n, n"eN.

(12)

Con questa definizione, l'addizione in N X N risulta cornmutativa, associativa e con la coppia (0, 0) come elemento unita. Si definisca poi la funzione
differenza f: N X N -+ Z per tutti gli m, n, k E N can Ie regale:

fern, m + k)

fen

-k,

+ k,

n)

k.

Queste defini scono f(m, n) per tutte Ie coppie (m, n) perche la legge di tricotomia per I'ordine di N afferma che oem < n (e quindi n = m + k per
un certo k> 0) ovvero e m = n oppure em> n (e quindi e n + k = m
per un certo k > 0). Si puo rappresentare la funzionef come e stato fatto nella
figura JI.l. Le coppie u = (m, n) E N x N son o i punti can coordinate intere nel
primo quadrante del piano (x, y), mentre la funziQPe f proietta tutti i punti di
ciascuna retta x - y = a, inclinata di 450 sull'asse x, nel' valore a E Z. Le coppie della forma (m , m) verranno chiamate Ie coppie diagonali d. Si osservi che, per qualsiasi coppia u E N x N e per qualsiasi coppia diagonale d, si ha
feu

+ d) ~ feu).

(13)

-2

/
-1

NXN
(0, 1)
~--~~~~--~~~~--------t. %

(0,0)

(1,0)

(2, 0)

(3,0)

(4, 0)

l"'"/__~/
__~/~,/~~/_______ z

0-

FIGUR ...

II.!

La funzione differenza f e suriettiva; si puo definirne un'inversa destra


g : Z -+ N x N mediante Ie gem) = (m , 0) e g(- p) = (0, p), per p> O. AIlora e/g = t z , rna gfnoo e I'identita su N x N. TUttavia, per ciascuna coppia U E N x N, esiste una coppia diagonale d tale che

gf(u)

+ d~ u.

(14)

4J

GLI

INTUI

57

Infatti, se e u = (m, m + k), aHora e gJ(u) = CO, k); si prenda in questo caso
per d la coppia (m, m). Analogamente, se e u ;", (n + k, n), si prenda d =
= (n, n).
Lemma.

Esiste un'opera:zione binaria tIl : Z x Z -+ Z tale ehe si ha:


feu) '" f(v) ~ feu

+ v),

u,v E N x N.

(15)

Dtmostrazione: Si definisca la somma di due interi a e b qualsiasi me


diante la
(16)
a '" b ~ f(ga + gb).
Per quegli interi ' a e b che sono gia in N, si ha go = (a, 0) e gb = (b, 0), cosiccbe questa definizione da:
a'" b ~f[(a, 0)

+ (b,

O)J ~ f(a

+ b,

0) ~ a

+ b;

questa nuova somma coincide con quel!a data in N. Fer dimostrare che questa
somma soddisfa alia ( 15), si scriva u = gf(u) + d e 'I = g/(v) + d t mediante
la (14); allora si ha:
feu) "'f(v) ~f[gl(u) + gl(v)],
~ ![gf(u) + d + gf(v)
~f(u + v)

+ d'J,

per la definizione di ED,


per la (13),
per la scelta di dedi d' .

Questo dimostra la (16) e quindi iI lemma.


Oi passaggio si osservi che l'operazione m cosl definita e la somma
ordinaria in Z. Per esempio, se a e b sono entrambi negativi, in modo
da avere a = -p e b = -q con p e q inted positivi, aHora t ga = (0, p) e
gb = CO, q), cosicche si ha:

(-p) '" (--q) ~ f [(0, p)

+ (0,

q)] ~ f(O, p

+ q) ~ -{p + q).

Questo lemma afferma che la suriezione I: N x N -+ Z porta Ie somme


in N x N nelle somme in Z ; puo quindi venire usato per trasferire)) leggi
valide per Ie somme in N x N a Z. Fer esempio, per dimostrare cbe I'addizione e commutativa in Z, si usi la Ig = I ed iI lemma per scrivere a ED b
nella forma:
a ED b = Iga Wfgb =f(ga + gb).
Si utiliui ora, per proseguire, la legge commutativa, valida per l'add izione
in N X N ed it lemma:
a W b = ... = f(gb

+ ga) = 19b fI!J Iga =

b fI!J a.

Si dimostrano in modo analogo la legge associativa ed il [aHo che 0 e elemento unitA per I'addizione in Z.
Per dimostrare che la sottrazione e possibile in Z, si scriva a E Z nella
('I, m) =
forma a = I(m , n) c si ponga at = I(n, m). Siccome (m, 'I)
== (m + n, n + m) = d e una coppia diagonaie. si ha

a '" a' ~ fern, n) '" fen, rn) ~ f [ern, n)

+ (n,

rn)] ~ fed) ~

o.

58

GLI JNTERI . [Cap.

Pertanto a' e un inverso additivo di a in Z. Per qualsiasi b in Z si ha


a W (a' ED b) = (0 EEl a') EB b = 0 EB b = h, cosicche J'cquazione a e x = b
ha una soluzione x = a' ED h, come si richiedeva. Oa ultimo. ciaselln n N
. soddisfa alia 0 + n = n, mentre ogni nuovo clemento -p in Z e soluzione
dell'equazione p + (- p) = 0. Questa prava 1a proprietA (iii) e quindi 1a
dimostrazione del leorerna e completa.
A partire da questa leoterna e facile dimostrare che la sottrazione e
unica in Z; in altre parole, per a, b E Z esiste uno ed un solo x E Z tale che si
abbia a E9 x = b. Come al solita, scriveremo x = b - a e smetteremo di
usafe il simbolo speciale EEl per I 'addizione in Z.
Dati i numeri naturali N, mostreremo pio. avanti (Teoeema II.S; efr.
anche la Proposizione IV.3) che Ie proprieta dell'insieme Z :::> N e della sua
operazione binaria di addizione, quali sono elencate in questo teorema, de
terminano Z univocamente a menD di una bijezione; si oUem'! questo risultato
mostrando che l'inserzione N --)- Z e un elemento universale per un funtore
opportuno.
Un procedimento analogo fornisce la moltiplicazione de~1i interi.
Teorema 10. L'insieme Z ;:) N ha un'operazione binaria di moltiplica.
zione, commutativa e associatifJa, distribut;va rjspetto all'addiz;one del Teorema
9, con 1 = 00 come elemento unita e tale che II prOOollo di due element; di N
e 10 stesso in N ed in Z.
Dimostrazlooe: Se Ie differenze m - n ed m'-n' sono prcsenti in N,
it lora prodotto e dato dalla solita formula

(m - n)(m' - n/) = (mm'

+ nn' ) ~ (mn' + nm').

Definiremo un'operazione binaria di moltiplicazione in N X Neon la formula corrispondcnte:


(m, n)(m', n' ) = (mm'

+ nn' , mn' + nm' ).

(17)

Un semplice calcolo rnostra che questa operazione e commutativa cd associativa, con (I, 0) come elemento unita e che e distributiva rispetto all'addizione delle cappie definita piu sopra con la (12). Per esempio, per dimostrare
la legge distributiva, si usino Ie definizioni e si esegua iI seguente calcolo:
(r, s)[(m, n)

+ (m',

+
+

n')] ~ (r(m
m')
s(n
n' ), r(n
n' ) s(m
m'
= (rm + rm' + sn
sn' , r1'I + rn' + sm + sm').

Calcolando (r, s)(m, n)


(r, s)(m', n') si ottiene 10 stesso risultato; quindi
vale la Jegge distributiva.
Si definisca ora it prodotto di due interi a, b E Z mediante la :
ab

~ fga)(gb.

(18)

Allora la definizione differenza f: N X N --)- Z soddisfa alla:


f(uv)

(fu)(fo,

u,veNxN,

(19)

4]

59 .

GLI INTERI

cioe la/porta prodotti in prodotti . La dimostrazione e'analoga a quella del


lemma precedente, osservando che un prodotto Uf) E N X N i: una coppia
diagonale in N x N ogni volta che uno dei suoi fattoci e diagonale. Con
questo fatto ed it lemma, Ie legg; distributiva, associativa e Ie altre vengono
ora trasportate da N x N a Z come si voleva.
Siccome e Z :::> N, Z contiene I'ins ieme P di tutti g1i interi positivi m
(tutti &Ii m E N con 0 < m). Per questi si dimostra facilmente iI seguente:
Teorema 11. Somme e prodotti di inferi positivi sono positivi, menire,
per ciascun a E Z. 'Vale una ed una sola delle seguenti a/ternatitJe: 0 e a E P,
o e a = 0 O'O'Vero e (-0) E P.
Come per i numeri naturali, si definisce ora per Z una relazione d'ordine
< mediante la:

a< b

.e>

esiste un positivo m tale cbe si abbia a

+m=

b.

Seguono ora Ie solite proprieta di < ; esse verranno trattate piu dettagliatamente nel V.l.
...
Ora che abbiamo a disposizione Z :::> N con tutte Ie proprieta che ci
aspettavamo, non occorre piti. fare rife rimento alia funzione diff"erenza
/: N x N _ Z 0 alia sua inversa destra g, quali sono sta le usate nella costruzione. Questa funzione f e una suriezione; se E indica il suo nueleo di
equivalenza ( 1.7) e p : N X N _(N x N) / E e la proiezione sull'insieme
quoziente corrispo ndente, il teorema 1.6 aff"erma che esiste una bijezione
h : (N X N)/E -;;;:; Z con h p = / come nel diagramma commutativo sotl ostante.
N X N ~ (N X N) / E

~lh
Z
Quindi si sarebbe potuto costruire Z come insieme quoziente (N x N)/ E;
Ie condizioni sulla somma ffi e sui prodotto. satebbero allora:
p(u

+ 0) ~ (pu)

.. (PO),

p(uv)

(pu) , (PO).

ESERCIZI
1. Complelare la dimoslrazione della (9).

1. Dimoslrare 1a legge dislributiva in Z.


3. Dimostrare che esiste una sola oPf:razione binaria di addizione in Z che
soddisfi alia (15).

4. Dimostrare che la sottrazione in Z e unica. (Suggerimento: Si utilizzi la


Iegge di cancella~ione dell'addizione in M.
S. Dimostrare che esisle una sola operazione binaria di moilipiicazione in Z
che soddisfa alia (19).

60

(iLl fNTERt

[Cap_

6. Enunciare e dimostrare Ie proprieta appropriate della rdazione binaria


< in Z.

7. Sia E il nueleo di cquivalenza della f: N x N -+ Z.


(a) Dimostrare che e (m, n)E(m', n') se e solo se si ha m + n' = n + m'.
(b) Utilizzando la descrizione di E data in (a), dare una dimoslrazione diretta
che E e ri6essiva; simmetrica e transiliva.
(c) Utilizzare (a) per costruire operazioni binarie EEl e su (N x N)/E in
modo che la proiezione p : N x N -+ (N x N)/ E soddisfi alia p(u + (I) = (pu) m
ED (PV) e che si abbia p(tIV) = (pu) (PO) per tutti gli ", (I EN x N.
(d) Dimostrare che la bijezione II : (N x N)I ;;; Z con II P = f soddisfa
aile h(s EEl I) = (hs) + (ht) e lI(s r) = (hs)("t) per tutti gli s, t E (N x N) /E, dove

la ED c [a sono Ie operazioni binarie coscruite in (e).

S. Gli interi modulo n


Struuure algebriche finite tipiche sono queUe dei resti delIe divisioni per
un ~~ modulo intero n. Tali strutture algebriche finite hanno esse stesse
molti usi e suggeriscono anche metodi per costruire nuove strutture a partire
da strutture date.
Si consideri l'insieme
nZ = {nq/ tutti i q E Z}

(20)

di tutti i multipli di un numero fisso n. Questa insieme non contiene evidentemente nulla fra 0 ed n (si utilizzi il corollario della Proposizione 1). Ancota:

Lemma.

La dijferenza di due mu/tipli di n e ancora un multiplo dj n.

Dimostrazlone: Se i multipli sono nq ed nq', la dHferenza x = q' - q


soddisfa alia q + x = q'; per la legge distributiva e nq + nx = nq', cosiccM
la differenza nq' - nq e it multiplo nx.
II solita procedimento della divisione di UJl intero k per n oF 0 fornisce
un quoziente q ed un reslo r: k In = q + rln. Questo risultato puo venire
enunciato senza parlare. in alcun modo di ~~ divisione nel modo seguente:
Teorema 12. (L'algoritmo della divisione in Z). Se k ed n sono due inten
qua/siasi dati, con n> 0, esistono due interi q ed r tali che e:
k. = qn

+ r,

o~

r < n;

(21)

queste proprieta determinano unif)ocamente q ed r a partire do k e do n.


Dimostrazione: E suggestivo riscrivere Ie (21) nella forma r = k - qn
e considerare r elemento deU'insieme M di tuUe Ie differenze non negative
k - qn. Se k ed n sono dati, questa insieme:
M = {m/m E Ne qn

+m =

k per un certo intero q}

non e certamente vuoto; infatti 0 kEN e Quindi k E M, ovvero -k E N,


nel qual caso (-k)(n - I) + kn = k cosiccM si ha (-k)(n - I) E M.

5]

GLI INTERl MODULO

61

Siccome M non e vuoto ed N e beneordinato, M deve avere un primo


r. Se e r ~ n, aHara e r = n + x
elemento: 10 si chi ami r, can k = qn
per un certo xEN. cosicche si ha k=r+qn = x+(q+ l}n ed xEM
sarehhe minore di quello che avevamo supposto essere il primo elemento di
M; avremmo dunque una contraddizione. Pertanto il primo elemento r di
M soddisfa aHa condizione 0 ~ r < n e quindi Ie (21) hanna almeno una
soluzione.
In secondo luogo, per una qua/Siasi soluzione (q, r) delle (21) r e p ri mo
elemento di M. Altrimenti M conterrebbe un elemento minore m < r, nel
quai caso sarebbe r = m + y per un certo y > O. Allora si avrebbe q'n + m =
= k = qll + r = qn + y + m, e quindi q'n = qll + y con y differenza di
due muitipli di n e, pertanto, esso stesso multiplo di n. Ma e 0 < y ~ r < n
e non esistono multipli di n fra 0 ed n, il che porta ad una contraddizione.
Da ultimo si considerino due soluzioni qualsiasi lq, r) e (q', r') delle (21).
Sia r che r' sono primi elementi di M, cosicche s i ha r :S r' ed r ' ~ r, da cui
segue che e r = r'. Pertanto e pure qn = q'n, doe q = q'. Quindi due soluzioni
qualsiasi delle (21) sono uguali, come affermava il teorema.
I resti modulo n possono venire sommati e moltiplicati "rca loro. Si prenda
la solita somma 0 iI solito prodotto; se il risultato e maggiore di n, 10 si sostituisca con il resto della sua divisione per n. Per i resti Zs = {D. I, 2, 3,4}
questa somma @ e questo prodotto sono dati dalle seguenti tahelle:

'0"
1
2
3
4

0
0
1
2
3
4

1
2
3
4
0

2
3
4
0
1

3
4
0
1
2

4
0
1
2
3

0
0
0
0
0

0 0
I 2
2 4
3 1
4 3

2
3

3 4

0
3
1
4
2

0
4
3
2
1

(22)

Questa viene chiamata I'algebra Zs degli inleri modulo 5 )}.


Per ciascun intero positivo n, sia Z .. = {D. I, ... n - I } J'insieme di
tutti gli r COD 0 ~ r < n e sia e : Z _ Z .. la funzione che assegna a ciascun
intero k iI resto e(k) = r della sua divisione per n. Questa funnone (} e una
suriezione: mediante questa funzione I'addizione dei resti modulo n pu
venire descritta nel modo seguenle.

Teorema 13. Se e : Z _ Zn e fa Junzione che assegna ad ogni intero j/


suo resto modulo n, esiste una ed una sola operazione binaria @ su L. = {O,
I, .. . , n-I} tale che sf abbia
e(k

+ m) ~ (ek) '" (em)

(23)

per tutti ike tutti gli m interi. Questa operaz;orte @ e commutativa, associa
tiva ed ha 10 D come elemento unita. Per ciascun r E Z .. esiste un r ' E Zw con
rEElr'=D.

Dimostrazione: Siano r cd s due resti modulo n, doe due interi tali che
si abbia er = r e es = s. AHora J'equazione (23) afferma che rEEls deve es-

62

GLI INTERI

[Cap. II

sere e(r + s). A parole, I'unica operazione ED possibile e questa: per sommare
due resti in Z .. SI prenda la lora somma ordinaria in Z. e quindi il resto di
questa modulo n.
.
Questa addizione soddisfa alia (23) per tutti ike tutti gli m. lnfatti k
ed m abbiano i resti , ed $, cosicche si abbiR k = , + qn ed m = s + q'n
con q e q' interi. Allora e k + m = r + s + (q + q')n. in modo che i1 resto
di k + m e e(k + m) = e(r + s) che, per definizione, e , ED s. Pertanto e
e(k

+ m) =

res = (ek) m (Qm) come si richiedeva.

Si consideri ora la legge commutativa per la


ora dimostrata, si ha:

(ek) aHem)

= e(k + m) =

e(m

(D.

Per "equazione (23)

+ k) = (em)

.. (ek).

Questa mostra che due resti qualsiasi possono essere permntati fca loro in
c
Z ... Ma ogni elemento di Z .. e un resto, cosicche l'operazione ffi in
commutativa. Messa in altra forma: la e: Z -+ Z. e una suriezione;

z..

mostra
sl che la Ell sia associativa in
e che I'essere
10 elemento unitit per 1a
in Z, con e(O) = 0, rende 10 0 elemento unit!
per la ED. Per qualsiasi resto non nullo r, !,intero r + (n -r).ha resto zero,
cosicche si ha r ED (n - r) = O. Questa campleta la dimostrazione.
Ecco il risultato corrispondente per la moltiplicazione:

z..

Teorema 14.
chc sf abbia

Esiste una ed una sola operazione binar;a 0


e(km) = (ek)

0 (em)

in Z .. lale

(24)

per tutti g/i ;nler; k ed m. QueSIQ operozione if commutativa, associativa, distributiva rispetto aI/a ED e con 1 come elemenlO neulro.
Dimostrazione: Si prendano i resti r ed s L'ipotesi (24) mostra che it
\oro prodotto r 12> s deve essere e(rs). A parole: per moltiplicare due resti
in Z ... 5i prenda il lora prodotto in Z e quindi il suo resto modulo n.
Questa moltiplicazione soddisfa alia (24). Per due interi qualsiasi k =
= r + qn ed m = s + q'n. il resto di km = rs
(qs
rq' + qq')n e e(rs);
pertanto vale la (24). Siccome e e una surierione. identitd quali la Jegge diQ.E.D.
stributiva, valide in Z, sono ancora valide in
Questi ragionamenti mostrano che idemi/a, valide per I'addizione e la
moltiplicazione in Z, implicano Ie corrispondenti identita per l'add izione e
Essi non rnostrano che altre proprietA valide
la moltiplicazione nuove in
in Z si trasporti".o a Z .. ; per esempio. in Z si possono semplificare fattori
non Rulli, rna non necessariamente anche in Z ... Per esempio, e 2 =F 0 in
Z4, rna qui e 202=2 0 0 = 0.
fn questa costruzione delle strutture algebriche finite
e importante
il fatto che la (] : Z -+ Z,. sia una suriezione soddisfacente alia (23) ed alia
(24) per I'addizione e la moltiplicazione. mentre la scelta dei resti {O, I, ... ,
n - I} come elementi di Z .. e incidentalc. Pcr quel che importa, si sarebbe
potuto descrivere la struttura Z,. altrettanto bene come quoziente di Z rispetto ad una opportun a relazione di equivalenza, come mostreremo ora.

z.. ,

z.. .

z..,

5]

GLI INTERI MODULO

63

Si definisca la relazi one di e.quivalen:za ==:,. di congruenza modulo Ii


mediante la:
h :::: k(modn) <:> h - kenZ
(h, k eZ);
cioe e h 0::: k (mod n) se e solo se II - k e divisibile per n. Q~~~~~ . re tMionC( v
=.. e una relazio~ i egyivalenza su Z . L'insieme quozientc corrispondente
Z/( Ei: ,J hacome-elementlle'CIiisldJ"equlvalenza (qui dassi di ~Q.l.1~nza )),
dove la classe di congruenza contenente k e I'insieme di tulCiquegIJ he Z
con II E k (mod 71), cioe e l'insieme:

nZ + k = {nq + kl per tutti i qeZ}.


(Questo

insil!!~y~...nu[c...chiamato ,,. c1ass.e...di

resti

(25)

(.1aterale.) _.di..k..
+ 0,
nZ -+ I, .... , nZ + (71 -I): la proiezione p: Z -+ Z /( = ,,) consiste nel pOTTe
k ~ nZ + k il che porta ogni k nel suo laterale.
Si conftonti P(k) con la e(k). Per I'algoritmo della divisione, e e(k) =
= e(m) se e solo se e k ~ m (mod n). Quindi, per l'universalita della p (Teorerna I.6), esiste un'unica funzione 0: Z /( == ..) -4- Z .. per la quale si ha
8 p = e, come nel seguente diagrarnma commutativo. e 8 e una bijezione.
0

. IT!oilulo.l~). Nell'insiemc quoziente Z /( ~ .. ) esislono n laterali~Z

In modo esplicito, 0 applica ciascun laterale nZ

Proposizione 15.

+k

sui resto di k modulo n.

Esistono solo due operazioni binarie

+' e

x ' su Z /( = ,,)

tali che si Qbbja:


O(C +' D) -(OC) '" (OD),

per tutri g/i eiementi (larerali) C, D di

O(C x' D) - (OC)

(OD)

(26)

Z /( ~fI)'

Dimostrazione: Siccome 0 e una bijezione, si puo trasferire qualsiasi operazione su Z" ad un'opcrazione su Z /( ==fI) nel modo seguente: si
applichi la 0, Sl operi, si applichi la 0-1 In modo esplicito questo definisce
+' con la C +' D = 0-1(OC + OD); con questa definizione, vale la (26),

Q.D.E.
=

Per questa definizione la somma di due laterali C = nZ


nZ + m e iI laterale:
(nZ

+ k) +' (nZ + m) -

nZ

+ (k + m).

+ keD =
(27)

Tnvece di usare i resti per costruire Ie strutture finite di interi modulo n, si


sarebbe potuto partire altrettanto bene dai laterali. r due Teoremi 13 e 14
sull'addizione e sulla moltiplicazione valgono ancora quando si sostituisca
con Z /( =. ..), la G can la p e la ED e la 181 con la +' e la x' . Siccome i ri-

z..

64

GLI INTER I

(Cap. II

z..

sultati s()no equivalenti, nel seguito


indicherA sia l'insieme dei restj che
l'insierne de; laterali; ED e ovvero +' ex' verranno scriUe (senza decorazion i)
e " mentre la e = p : Z _ Z" verra chiamata 1a pr oiuione d i
Z sugli inted modulo n.

ESERCIZI
1. Costrui re Ie: lavole di a ddi zione e di moltiplicazione per Zs e dimaslrare
c he la moltipJicazione in Z. non soddisfa a lia legge di cancellazione.

2. Per ciascun

II

dimostrare che la relazione d; congruenza modulo n

e rifles-

siva , simmelrica e transitiva.

3. Dimostrare che Ie congruenze modulo II possono essere addizionate e molliplicate: 5e e a"" b (mod II) cd e C E d (mod II), a llora e pure :
e
ac = bd (mod /I),
a + e == b + d (mod II)
4. Se m

e un

inlero, dimostrare che

e m~

E!

9, 1 app ure 4 (mod 8),

5. Ulilizzare " Esercizio 4 per dimostrare che nessun intero k "" 7 (mod 8)
puo venire espresso come somma di Ire quadrati.

6. Dimostra re che la somma dei cubi di tre interi con!>(:cutivi qualsiasi


visibi lc per 9.

e di-

7. (a) Se C e D sono due laterali di nZ , dimostrare che C + ' D quale e deseritto nella (27), e esattamente I'insierne di tulte Ie somme c d con c C e d e D.
Dedurne che la somma nena (21) e indipendente dal1a scella di k E Cedi m D.
(b) Dimostrare i Teoremi 13 e 14 dODO aver sostit uito i resti con i latera li.
(c) Dimostrare che nella moitiplicazione di laterali il prodolto CD di due
laterali conticne I'insierne {cdl c C e d ED}, rna che non coincide necessariarnente
can questa insieme.

8. Nella solita notazione decimalc si possono verificare J'addizione e la moltiplicazione di numeri grossi can la regola della prova del 9 ; si sostituisce ciascun
numero che deve essere sommato can la somma delle sue cifre, Sl sommano queste
e si confronta il risultato can la somma delle cifre della risposta oltenuta (nel confronlo 5i usi la somma del le ci frc: della somma delle eifre ... ). Spiegare percht questa
regola funziona.
9. OUenere una regola analoga sostiluendo 9 can II.

6: lnsiemi finiti
I nostri numeri naturali sono sta ti intcodotti come numeri ord inali ,
cioe come numerl presi nell 'ordine zero, primo, secondo, ... Vi e un altro
modo di accosla rsi ai nurneri in termini di numeri cardinali . Si dice che
due insiemi Xed Y hann a 10 stesso numeco cardinale se e solo se esiste un a
bijezione f: X ~ Y. Tn panicolare un in sierne Ye finito sc, per un certo
numero naturale n esiste una bijezione f: D ;;: Y, dove n e l'insieme tipico
D = {I , .. . , n} descriuo dalla (11); questa significa che gli elementi di Y
possono essere contati , elencandoli in un certo ord ine come valori 11 , .. .
. . ., In della funzione f. Un ins ieme infin ito e un insierne che non e fin ito.

6]

65

INSIEMI F1NlTI

Gli insiemi finit; hanno varie proprieta particolar; familiari che gli insiemi
infmiti non hanno: per esernpio, qualsiasi iniezione g : Y -+ Y c una suriezione
se Y e finito.
Tutte queste pro prieta seguono dai postulati di Peano come verdt dimostrato in questo paragrafo. r lettod disposti ad accettarle ccme ovvie
possono sallare questo paragrafo.
ProposizioDe 16.

Se

en<

m, non esistono bijezioni

I:

n -+ m.

Dimoslrazione: Per n = 0 la proposizione e ovvia, in quanta nessuna


bijezione PUQ applicare I'insieme vuoto 0 = I2l su un insieme m non vuoto.
Si supponga allora, per induzione, che la proposizione valga per un cerlo
n e per tutti gli m> n. Si prenda l'insieme successivo D + 1 = D V {n + I}
e si supponga, contrariamenle alia tesi, che esista una bijezione I: D + 1 -+ m
per un cerlo m> n + I. Ora I'insieme n + 1 contiene il numero n + I ;
sia k =/(n + 1) il val ore di/in n + 1. Si scriy~ :

,t

["

~
m

1= (1,2, .. ., k,

I)

= {l,2, ... ,k,"-.:/m }

./'--,.

- {l,2, ... , k.... ,

}.

Qui t denota quella funzione I : m ---+ m che scambia k COil me che e I'identita
per quanto riguarda gli altri elementi; essa resta definita per qualsiasi argomento j E m dane
/(i) = k,

- m,
= i,

se i= m,
se i = k.
sei#mei#k.

Se capitasse k = m, questa funzione I sarebbe proprio l'identita su m. Altrimenti t scambia effettivamente k con m e viene chiamata scambjo di k con
m. In entrambi i ca~i si ha (I I)(k) = I(m) = k e (I IXm) = m, cosicche
1 t e I'identita. Quind.i 1a t e inversa di se stessa e, perlanlo, e una bijezione,
La composta g = 1 I: D + 1 - > m, come e mostrato dalla figura, e anche
essa una bijezione e, per di pili, si ha g(n + I) = m. Si restringa ora iI dominio della g a1 sottoinsieme n c: D + 1 ed il codominio della ga m - 1 =
= {I, . .. , m - I}; si definisca cioe la g' : n -+ m ~ 1 mediante la g'(i} =
= g(i} per ciascun JED, Questa funzione g' e una bijezione g' : D -+ m - 1
con n < m - I, il che contraddice all'ipotesi induttiva. Questa conlraddizione
completa 1a dimostrazione.
La funzione composta t f. usata in questa dimostrazione, PUQ venire
pure utilinata per dimostrare un risultato familiare, collegato a quello precedente.
Lemma.

Se n EN, ogni injezione I: n -+ D e una suriezione.

La. dimostrazione e anCOTa per induzione su n. Siccome il caso n = 0


e banale, Sl supponga che illemma sia vero per un certo n e si consideri una

66

GLI INTERI

[Cap.

II

iniezione f: D + 1_ n + 1; dobbiamo dimostrare che la f e stiricuiva. Si


utilizzi il diagramma precedentc con m = 11 + I per definire una funzione
cornposta g = 1 f: n + 1 -+ n + 1 ancora iniettiva, tale che si abbi"
g(n + I) = n + I. La restrizione g' : D -+ De allora iniettiva. L 'ipotesi in
duttiva afferma che deve essere una bijezione, il che. a sua volta, mostra che
1a g e quindi aDehe lal = , - 1 g, e una bijezione. Questa completa l'induzione.
Si dice che un insieme X e finito se esistono un numcro naturale 11 ed
una bijezione h : n -+ X. Se esiste anche una bijezione g : m -+ X per 10 stesso
insieme X e per un certo numero naturale m, la funzione composta g- t
h : n -+ m e una bijezione e la precedente proposizione mostra che e n = m.
Per ogni insieme finito X esiste pertanto un unico numero naturale n per iI
quale si ha una bijezione D ~ X (sebbene, per n > I vi sia pili di una bijezione
di questo tipo). Questa n viene chiamato iI numero cardinale di X; in simboli
*(X) = n. Ovviamente due insiemi finiti X ed Y hanno 10 stesso numero
cardinale se e solo se esiste una bijezione X ~ Y.

Teorema 17. Se I'insieme X


se e solo se e iniettiva.
Dimostrazione: Siccome X

e finito,

e frnito ,

una junzione h : X __ X

e suriettiva

esiste una bijez!one b : n

X. La

funzione composta n~ X ~ X~D e allora iniettiva 0 suriettiva a seconda che h sia iniettiva 0 suriettiva. Basta quindi dimostrare il teorema nel
caso in cui X e I' insieme finito particolare n. Ma illenuna or ora dimostrato
afferma che ogni iniezione j: n -+ n e suriettiva. Viceversa, se h: D __ D
e suriettiva, deve avere (Teorema 1.1) un'inversa destra g. Ora la h g = I
implica che ]'inversa destra sia iniettiva e, pertanto (ancora per il lemma),
sia bijettiva. Allora la h g = I dA h = g_l: quindi la h e bijettiva come si
richiedeva.
Un principio familiare del contare afferma che I'addizione e la moltiplicazione dei nUffieri cardinali corrispondono, rispettivamente, all'unione
disgiunta XIJ Yed al prodotto degli insiemi finiti X e Y; in simboli :
(28)

Per dimostrare queste regole, si ponga m = *(X) ed n = *(Y). Questo


significa che esistono due bijezioni j: m ~ X e g : 0 ~ Y; esiste dunque una
bijezione j x g : m X D ~ X X Y sugli insiemi prodotto. Pertanto *(X x
x Y) = *(m x 0) e, analogamente, *(XO Y) = *(m lJ D) ; dove m U n e
una unione disgiunta degli insiemi m cd 0" Le pre<:edenti equazioni (28) diventano ora Ie
(29)
* (m lJ 0) = m
n,
*(m X n) = mn.

Per dimostrare la prima di queste basta mostrare che I'insieme {I, " .. , m
n}
puc vedere questo faUo nella
figura seguente, dove Ie frecce indicano un'ovvia bijezione:

e una unione disgiunta degli insiemi m ed n ; si


(1,2, "" m+n )~ {I,

""

"' m}V {m+ I, m + 2,


{

"' m + n}

tt
I,

2,

""

"'

7]

67

MORFISMI

Per dimostrare la seconda equazione. ci basta trovare una biJezione rP da


m x p all'insieme {I. 2, ... , mn). Si pub dare tale bijezione in. forma esplicita
mediante la formula rfo(i, j) = n(i - I) + j can j E m ed j E P. Questa formula e quella farniliare. usata per comare gli elementi di una matrice m x n
o di una tabella: si inizia a contare la prima riga (i = I), poi si procede con
la seconda riga e cos! via. Lasciamo al 'Iettore la dimostraxione esplicita che
la rP e una bijezione. (Suggerjmento: Si usi I'algoritmo della divisione per
costruire J'inversa).
Si possono definire i numeri cardinali anche per insiemi infiniti . Per
esempio, un insieme X e detto numerabile quando esiste una bijezione
N ~ X. Vi sono infiniti insiemi che non sono numerabili; un famoso ragionamento diagonale, dovuto a G. Cantor, mostra che I'insieme potenza
P(N) non e numerabile. (Cfr. il sottostante Esercizio 8).

ESERCIZI

1. (a) Dimostrare che csiste una iniezione m -+ n se e solo se e m ~ n.


(b) Dimostrare che esiste una suriezione m -+ n !Ie e solo se e m ~ n.
2. Dimostrare che per due insiemi finiti Xed Y si ha +(X")

= (+X)~H).

3. Dimostrare che 1a unione disgiunta di due insiemi numerabili e nurnerabile.


4. Dimostrare che il prodotto cartesiano di due insiemi numerabili e numerabile.
S. Dimostrare che Z e numerabile.

6. (paradosso di Galileo). Se D e numerabile, dimoslrare che esiste una iniezione D -+ D che non e una bijezione.
7. (a) Facendo usa dell'assioma della sceita, costruire per ogni insieme infinito X una ioiezione N -+ X.
(b) Dimostrare che X e infinito se e solo se csiste una bijezione X:;;; S,
dove S e un sottoinsiemc proprio di X.
8. Dimostrare che NN non e numerabile nel seguenle modo: se s : N _ NN
e una qualsiasi successione di funzioni s.. : N -+ N. si definisea la g : N -+ N mediante
fa g(n) = s~(n) + I e si mostri che fa g to' NN non appartiene all 'immagine di s.

7. Moi-fismi
Si sono definiti somma ED e prodolto in Z" in modo tale che la proiezione p : Z -+ Z,. soddisfacesse aile relazioni:
p(k

+ m) ~ (pk) '" (pm),

p(km)

(Pk)

(pm).

fn altre parole, la p porta ) la somma ed il prodotto in Z nelle operazioni


corrispondenti in Z,,: diremo anche che la funzione p e un morfismo di
addizione e di moltiplicazione. Questa nozione di morfismo ha conseguenze
di grande portata. La nostra discussione prendera Ie mosse dalla definizione
di morfismo per operazioni binarie qualsiasi.

68

GLI INTERI

[Cap. II

Sia 0 un'operazione binaria su un insieme X, mentrc 1a 0' sia un'altra


operazione di tale tipo S11 un insieme X'. Si definisce morfismo f: (X, EJ)-+
-+ (X', 0' ) una funzione su X verso X ' che porti I'operazione 0 Sll X

sull'operazione 0' su X ' nel senso che si abbia:


J(x 0 y)

(Jx) 0' (Jy)

(30)

per tutti gli x, y E X. Nel primo membra si applica prima all'elemcnto


0 e poi la funzione /; nel secondo membra
si applica prima laf x fe quindi la Of. In altre parole. lale un morfismo
se e solo se iI soUostante diagramma e commutativo (/ . 0 = 0' (/ X f) :

(x, y) E X X Y I'operazione

:X

-+

X ').

x X X ----,,0,---+, X

rxrl

lr

X'xX'~X'

Per qualsiasi operazione binaria 0 su un insieme X, la mappa identita


e un morfismo Ix: (X, 0 ) -+ (X, 0 ). Se:

I x di X

J: (X,

0) ~ (X', 0'),

sono due morfismi. ilioTO composto g

g : (X' "

/e

D') -+ (X" , 0" )

aoch'esso un morfismo. Infatti :

(g J)(x 0 y) ~ g[f(x 0 yJ] ~ g[(jx) 0' (Jy)] ~ l(g J)x] 0 " I(g .J)y] .
Per esempio, gli usuali iogaritmi soddisfano aJla:
log (xy) = log x

+ logy

(31 )

per tutti gli x , y > 0 reali. Pili dettagliatamente, si scriva (R+, ) per I'insieme
di tutti i numeri reali positivi con l'operazione binaria di moltiplicazione e
(R, + ) per I'insieme di tutti i nllmeri reali con I'operazione binaria di addizione; allora illogaritmo (in una base qualsiasi) e un morfismo log: (R+, ) -+
~( R, + ).
Quando entrambe Ie operazioni binarie coinvolte sono operazioni di
addizione (0 entrambe di moltiplicazione) si parled di un morfismo di addizione (ovvero, rispeUivamente, di un morfismo di moltiplicazione). Cosl
l'addizione in Z e stata definita mediante la (15) in modo tale da rendere la
funzione differenza I: N x N -+ Z un morfismo di addizione I(u + v) =
= I{u) + I(v). Per la (19) essa e pure un morfismo di moltiplicazione. Funzioni di questo tipo, che sono simultaneamente morfismi per parecchie ope- .
razioni, ricorron o frequentemente. Per esempio, se U e un qualsiasi insieme
finito, la funzione
P( U) -+ N che assegna a ciascun sottoinsieme S c U
il numero :/F(S) dei suoi e1ementi soddisfa ( 6) aile

'*' :

e quindi e un morfismo per tre coppie diverse di operazioni binarie corrispondenti (0 e +, x e e Ie funzioni esponenziali).

7]

69

MORFISMI

I morfismi compaiono in forma pili generale. Se (X, h) e (X' , h' ) &ono


insiemi con operazioni unarie h : X --+ X e h' : X ' -+ X' , un morfismo I:
: (X, h) -+ (X', h' ) di operazioni unarie e una funzione I: X --+ X ' con (I '
h)x = (h' f)x per' tutti gli x E X.

X'

---I!."_,

X'

Questo dice che il diagramma precedente e commutativo. Se I : X3 --+ X e


un'operazione ternaria su X e I' e un 'operazione analoga su X ' , un morfismo
I: (X, t) --+ (X' , t ' ) di operazioni temarie e una funzione I: X -+ X ' con
<I ' tXx, y, z) = r' (Ix, Iy, Iz) per tutti gli x, y, z E X. (Se ne costruisca iI diagramma). Una definizione analoga si applica aile operazioni n-arie, con n
numero naturale qualsiasi. In particolare, se u : 1 --+ X e u ' : 1 --+ X ' sono
operazioni nullarie, un morfismo I: (X, u) --+ (X' , u' ) e una funz ione I : X --+
--+ X ' con I' u = u'. Ora I'operazione nullaria u consiste nello scegliere un
elemento u(l) = uj EX, cosicche un morfismo I di operazion i nullarie e
una funzione X --+ X' con I(Ul ) = U' I.
Si dice che un morfismo I: (X, 0 ) --+ (X', 0') e un
monomorfismo
epimorfismo
isomorfismo

se la funzione I e una iniezione,


se la funzione I e una suriezione,
se la funzione I e una bijezione e la 1-1

e un

morfismo;

spesso un morfismo viene anche chiamato omomorfismo )), .:Q!!.. ~o.m_-LmQ


(X, 0 ) --+ (X, 0 ) di (X, 0 ) verso se stessa viene chiamato endomorfismo l
2~.'~~f.~~~.-f.:J?iJ~1irvo, un' auromorfis!,!~-:-'Ques'ta'-termlnologla verrA usata' "
sistematicamente, per ogni tipo di moriismo (per esempio, per morfismi di
parecchie operazioni , binarie 0 meno). In uno qualsiasi di questi casi, il morfismo composto di due monomorfismi, quando risulti definito, e ancora un
monomorfismo; gli stessi fatti valgono per i composti di epimorfismi ovvero
di isomorfismi. Per di piu si ha i1 :
Teorema 18.

L'inverso di un isomorfismo

e aneora

un

;somorfis~o,

Dimostrazione: (per una operaz;one unar;a 0 ): Dobbiamo mostrare


che se una bijezione I: X ~ X ' e un morfismo, 10 e pure la funzione 1 -1 :
: X ' --+ X, inversa di f
Dobbiamo quindi dimostrare che si ha :
I-I(U 0' u) = <1 - 1 u) 0 (1 -1 u)

(32)

per tutti gli u, u E X '. Siccome 1a I e una bijezione, basta mostrare che efl.trambi i membri di questa equazione diventano uguali quando si applichi la
I: U O'tl = /1([-1u) (f - I tl}]' Ma la/e un morfismo, cosiccM il secondo
membro risulta (1/- 1 u) 0 ' (1/ -1 v) = u 0 ' u, come era richiesto.

70

[Cap:

GLI INTERI

II

Si dice che due insiemi (X, 0 ) e (X' , 0'), ciascuno con una operazione
binaria, sono isomorfi quando esiste una qualche funzione f che e un isomorfismo f: (X, 0 ) ~ (X', 0'). Siccome la funzione identica Ix e sempre un
isomorfismo e siccome I'inverso di un isomomsmo cd un composto di isomorfismi sono isomorfismi, ne segue che la relazione essere isoffiorfo
e riflessiva, simmetrica e transitiva. Tuttavia per molti scopi non e sufliciente
sapere solamente che due oggetti sono isomor.fi: oecorTe anche specificare
1'isomorfismo.
ESERCIZI
1. Trovarc tutti gli endomorfismi additivi di Z .

2. Elencare in ciascuno dei seguenli casi tuui i mortismi di addizione:

L - L,

L-L,

L -L ,

Z _ L.

3. Elencare tutti gli cndomorfumi (<Ii addizione) di 'L e di

z. .

4. Elencare tutti gli isomorfismi (L, + ) -+ (Q. 0 ), dove Q e I'insieme di


lutte Ie rotazioni del quadrato con ia composizione come opera'ione binaria.
5. Siano f: (X , O)-+ (X', 0') e g: (X', D') - (X', 0 '') due morfismi . .
(a) Se g ed f sono entrambi monomorfismi, dimostrare che g f e un monornorfismo.
(b) Dimostrare i'enunciato anaiogo per epimorfismi e per isomorfumi.
(c) Se il composto , f e un monomorfismo, dimostrare che f e un monomorfismo.
(d) Se il composto g of e un epimorfismo, dimostrare che, e un epimorfismo.
0

6, (a) Se m: Y _ Z e un monomorfismo, dimostrare che la m of = m o f',


con f, f' morfismi qualsiasi X _ Y, implica che si abbia f z= f'.
(b) Se t ; T _ X e un epimorfismo, dimostrare che la f t = f' e implica
che si abbiaf = f'.
0

7. Se f: (X, t) _ (X', t') e, : (X', t ')_ (X', t) sono morfismi di operazioni


ternarie, dimostrare esplicitamente che g of e anch'esso un morfismo di tale tipo
e tracciame un diagramma.
8, Se esiste un isomorfismo di (X, D) verso (X', 0'), dimostrare che esiste
una bijezione daJl'insieme di tutli gli isomorfismi f; (X, IJ) ;; (X', 0 ') verso I'iosieme di tutti gli aUlomorfisrpi di (X, 0 ) e quindi anche verso I' insieme di tutti gli
automorfismi di (X', 0 ').
non

9. Dimostrare che I'insieme dei numeri reali non nulli con la moitiplicazione
all'insicme di tutti i numeri reali con l'addizione.

e isomorfo

8. Ordine parziale e reticoli


La relazione di inclusione fra insiemi 0 fca strutture algebriche conduce
ai concetti di relazione di ordine parziale ed ai reticoli. !lei quaJi si definiscono
delle operazioni analoghe a queUe di intersezione ed unione di insiemi. De
scriveremo qui di seguito questi concetti e mostreremo come la nozione di
morfismo si applichi ad essi in modo de! tutto naturale.

8]

71

ORDINE PARZlALI! E RBTICOU

Si dice che una relazione binaria, che vena indicata con


X e antisimmetrica se, per tutti gli x. v E X, si ha:
x ;;:; y

y~

=>

x ~ y

su un insieme

x = y.
x

per
I
sono
d'ordine, mentre I'insieme potenza P(U) di
un insieme U e un insierne parzialmente ordinato per la reiazione di inclusione. Ancora, l'insieme di tutti i divisori positivi k di un dato intero n e parziaimente ordinato dalla relazione di divisibilita k divide m (in simbo li kim)
quando e m = qk per un certo intero q. Si pull visualizzare un insieme finito
parzialmente ordinato con un diagramma di inc/Wiione, quali sono i seguenti
diagrammi:

15

/45

'9

I~I

5 ............ .......--3

per i sottoinsiemi di {I, 2, 3}, per i divisori di 12 e per i divisori di 45. In un


diagramma di tale tipo, x e collegato ad v da un segmento ascendente solo
quando e x< ve non e x< z< y per alcun z.
Dati due insiemi parzialmente ordinati, un morfismo
(X, ;i ) -+ (X', < ')
di insiemi arzialmenle ordinali ovvero un mor smo di ordine arziale e
una umlOne : X -+ X tale che

r:

x ;:;; y

=>

f(x):;;;' f(y) per tutti gli x, y E X.

(33)

Come al solito, iI composto di due morfismi di insiemi parzialmente ordinati


morfismo di tale tipo e, per ciascun insieme parzialmente ordinato (X, :;:! ), Ja funzione identita Ix e un rnorfismo di insiemi parzialmente
ordinati. Per esempio, gli ultimi due diagrammi suggeriscono un isomorfismo dell'insieme parziaimente ordinato di tutti i divisori di 12 verso quello
di tutti i divisori di 45.
In certi insiemi parziaimente ordinati X si ,possono definiTe delle operazioni binarie di r-intersezione e di r-unione }). Siano xed y due elementi
di un insieme parzialmente ordinato X. Un elemento b E X e un confine
inferiore di xed y in X guando si ha b ~ x e b ~_ ~. Un elemento mE X
e una r-infersezione di xed y guando t un confine inferiore di x e y.. che conti.l;:~ Wtti..i..9tif\ni j_n.(~.r i ori b. In altre parOle,
t unar:!ntersezloii"edTx
e y se e:
b ;;; x e b:;:! y => b S m.
m;::::;x,m~y

e ancora un

,m

Se m ed m ' sono entrambi rintersezioni di x ed y, questa defrnizione mostra


che deve essere m ~ m' e m' ::;:; me, pertanto, per la antisimmetria, e m = m'.
Quindi una r-intersezione, quando esiste, tunica; la indicheremo con 1a

72

GLI INTERI

[Cap. II

scri ttura m = x A y. Tale ,-intersezione vienc pure chiamata ( massimo confin e inferiore (M.e.f.) di x cd y percbe e il massimo 'PI elemento nell'insieme di (utti i confini inferiori di x cd y.
Un clemento U EX e un con rle su eriore di x cd y uando si ha sia
x < u che
< u. Un clemento I e X e una f-Ur/jane ovvero un minima
confine su cfiore di x cd se e un confine Sll fl ore ed e contenuto in tutti
..,gli altri contini superiori di x cd y, Cl ot quan 051 a:
x~/,y~1

x,;iuey ~ u

=>

J ~ u.

.Si noti che s; puo ottenere questa definizione da que!la di r-intersezione sem-

'pticemente sostituendo la relazione x ; y con la sua relazione inversa ; di

femo c he la r-unione e dualc per J'ordine della r-intersezione ,


Dal risultato dualc corrispondenle per la r-intersezione segue che la r-unione I di due e\ementi x. y in un insie me parzialmente ordinato X e unica,
quando esiste; la indicberemo can I = xV y,
Un retieolo e un insieme parzialmente ordinato L nel guale due elementi
ualsiasi x ed banno sia una r-intersezione cbe una r-unione, p.!ndi~
e un reheolo. la r-intersezlOne e a r-umone sana operazlOni binar!....!\ : ,L x
x L -+ LeV: L x L -+ L. Per ese,mpio, gJi Jns~ .~ e Z con. la relazion..
di ordine naturale sono reticoli, percne il minore di due mimeri m ed n e la
essnla 'l o~i:~~~~ Aricora, I'jnsieme
lora r-intersezione ed 'jf maggio~e
potenza P( U) di tulti i sottoinsiemi di U e un relicolo per la relazione di inc1usione; la r-intersezione di due sottoinsiemi e la lora intersezione; la r-unione
e la loro unione.
Se Led L ' sana reticoli, un morfismo f: L -+ L' di retieoli e una funzione
f: L -+ L ' che e u n momsmo sia per l'operazione binaria di r-intersezione
cbe per I'operazione di r-unione . II composto di due rnorfismi di reticoli
e ancor.a ~n_ ~orfismo di rf!ticol.i,. mentre ~a.Ju.n.zioiieidenfitA- P.ei...I.!n qlJalsiasi
retic:olo L e ~n mqrJisma..L ::+ L. Troveremo pili avanti molti altri esempi di
reticoli e dei loro morfismi; nel Capitola XIV ne faremo Quindi uno studi o
sistematico.

fra

ESER 'CIZI
l. Trovare un isomorfismo di insiemi parzialmente ordinati dall'insieme di
tutti i soHoinsiemi di {I, 2, ]} verso \'insieme di tutti i divisori positivi di ]0. Trovare tutti gli isomorfismi di tale tipo.

2, (a) Se gli insiemi parzialmente ordinati X ed X' sana reticoli, dimostrare


' che un qualsiasi isomorfismo di insiemi parzia!mente ordinati X;;;;; X' c pure un isomorfismo di retieolL
(b) Mostrare con un esempio che un morfumo X -+ X ' di insiemi parziaJmenle ordinati non e necessariamente un isomorfismo di reticoli.
(c) Dimostrare ch.e qualsiasi morfumo di reticoii X - X' c un morfumo
di insiemi parzialmente ordinati.
3, (a) Sia U un insieme qualsiasi e P(U) il reticolo di tutti i sottoinsiemi di
U. Dimostrareche, per una qualsiasi funzione I: U -+ U, la funzione I .. : P(U) ._
_ P(U) e un endomorfismo di retico!i.
(b) Mostrare che, se I e una iniezione, allora I .. e un monomorfumo.

9]

73

SEMIGRUPPI E MONOIDI

4. Con U, P(U) cd f dcJl'Esercizio 3, dimostrarc che anchc f e un cndomorfismo di rc:ticoli, che c un monomorfismo di reticoli se la f e una suriczione.

5. Dimostrare che qualsiasi diagramma di inclusione per sottoinsiemi e pure


un diagramma (rappresenlanle) per funzioni inserzionc: opportune (ra questi
sottoinsiemi.

9. Semigruppi e monoidi

e u~_ il).si~rI).e ...j.~ ~~I:Lrm._ Q_ . m].LQ1!~x!!-_~Wi..ll:.arje_ .


a cerli.a.s~QlTl.i SJW;iijci (identita 0 altre condizioni). In
questo volume noi sarerno interessati principal mente a certi tipi di strutture
algebriche quali i gruppi (Capitolo III), gli anelli (Capitola IV), i corpi (Capitolo V), i moduli (Capitola VI) e gli spazi vettoriali (Capitolo VIl). Un
primo esempio di struttura algebrica e un monoide II; per noi ha particolare
importanza in quanto ci sara utile ad aiutarci a descrivere parecchie delle
strutture successive.
Un semigruppo I) (S. 0) e un insieme S con una o perazione binaria
: S X S -+ S che sia associativa. Un mQnoide M
u e un semi ru o
con un e emento u E
c e e e emento UOlt
Ctoe tale
c e 51 a bl3 u
X
x 0 u x per tutti g t ~. !if .M. orne SI gia osservato,
I'eiemenfo' scelto u pub essercconsiderato una operazione nullaria su Me
quindi un monoide e una st ruttura algebrica con due operazioni, 0 ed u.
Se X un insieme qualsia5i, J'insieme di funzioni Xx, consistente di tulte Ie
fumioni f: X _ X, e un monoide per la composizione di funzio ni come operazione binaria e con la funzione identitit Ix come elemento unita. In aritmetica si trovano molti altri monoidi; ne menzioneremo o ra aleuni.
Si chiami additivo )1 un monoide quando l'operazione binaria e indicata con
e I'elemento unita con O. Con questa notazione la definizione
A x A __ A soddisfano agli
di monoide additivo A diventa: 0 E A e
aSSlomi :
(34)
a (b
e) ~ (a
b)
c,
O+a = a=o + O
!JJ\il ~Jrl} J(u.!.a algebrica

.~y.A ..t;he . soddi~fi"!lo

+:

+ +

+ +

per tutti gli elementi a, b, c E A. Per esempio, N, Z e Zn sono tutti monoidi


additivi; essi sonG pure monojdi commutaJivj perche-, in tutti e tre tali esempi,
si ha a + b = b+a.
Analogamente un monoide moltiplicativo )1 e un monoide in cui I'operazione binaria viene indicata con la moltiplicazione e I'elemento unitA
{= elemento identitil. I)~ con 1. Quindi gli assiomi per un monoide M di
tale tipo sono:
a(be) ~ (ab)e,
10 = a = aI
(35)

per tutti gli elementi a, b, c E M. Per esempio, N, Z e Zn sono tutti monoidi


moltiplicalivi per la moltiplicazione come e stata definita io precedenza,
In un monoide moltiplicativo qualsiasi M si possono definire Ie potenze )1. Cosi on e aa ... a (n fatt o ri) in modo tale che ciascun n EN da Juogo
ad una operazione unaria Of-+- tr' SU M, ( calcolare la potenza n-esima .
Formalmente si definisce an ricorsivamente su n con Ie equazioni:
aO= I,

an+!

= aan.

(36)

74

GLI INTERI

[Cap. II

Inoltre 5i hanno. per tutti gli m, n EN, Ie regole:

u"'+" = a"'a",

(37)

Si passano dimostrare queste regole per induzione su n, proprio come nel caso
speciale della funzione iteratafn della (I). (In que! caso M e il monoide XX).

Formule analoghe valgono per i monoidi additivi, dove assumono Ie forme :


O a = 0,
(m

+ n)a =

rna

(n

+ 1)0 =

+ na,

no

+ a,

(mn)a = m(na).

(38)

(39)

Una qualsiasi sequenza ai, . .. all con n ~ 2 elementi in un monoide


moltiplicativo M ha un prodotto iterato n volte, che vern\ indicato con
ala! .. . a.. =

rr
.-.

aj,

Espresso espii,citamente con Ie parentesi, i1 primo membra avrebbe dovuto


esserc serino (C ... (0I Q 2) .. , )Un) rna, per la (egge associativa della moltiplicazione, I'eff'ettiva disposizione delle parentesi non altera il prodotto iterato
risultante. (Questo fauo viene spesso chiamato Iegge associativa generale ).
Formalmente il prodotto iterato n volte e definito ricorsivamente rispetto
ad n, partendo da n = 2, dalle ;

Questo prodotto n-uplo e una funzione M" -+ M; I'indice i, usato convenzionalmente nella formula del prodolto, PUQ venire sostituito da un qualsiasi
ahro indice, senza alterare il valore del prod otto. Scriveremo quindi inditrerentemente:

uliando Ie ultime due notazioni quando i1 dominio di i = 1,2, ... , n c chiaro


dal contesto.
Se il monoide A e additivo, i prodotti iterati diventano somme iterate,
che di solito si scrivono:
al

+ a2) + .. .) + a ... = L QI
<-'

ovvero, piil semplicemente, L1al .


In un monoide commul~livo. una permutazione sull'ordine degH addendi
(0 sui fattori. nel caso moltiplicativo) non altera In somma. Per esempio,
se b : m X n -+ A c una qualsiasi tabella rettaflgolare 0 <~ matrice di clementi
di un monoide additivo commutativo, si ha allora per Ie somme doppie
1a uguagHanza:
..
(40)

9] SEMfGitUPPf E MONOIDI

75

Consideriamo ora i mornsmi di Jl'ioftoidi. Siccome Uft ntOAoide (M,


e un insiemc dotato di due operazioni (una binaria cd una nuHaria)
un morfismo f: (M, 0 , u) -+ (M', 0', u' ) di moooidi e una funzione f: M -+
_ M ' che e un rnorfism.o per entrambe Ie coppie di operaztoni. Per esempio,
se M cd M' SORO moltiplicativi, \JA morismo f: M _ M ' di nloAoidi e una
fliMlziofte f soddisfacente aHe:

0,

u)

f(ab)

(faXfb),

f(1)

l',

(4l)

per tutti gli a, b E M e per gli dementi \lntta I ed }' di M. e di M'.


Per qualsiasi " E N lissato, l'operaziOfle a>+ a" (innalzare a aMa potenza
11) e \in 'operazione unarm su M, Un morlismo q\iakiasif: M -+ M' dt Moftooidi
e pure un mor'fismo per questa operaziolle unaria, percbC si pub dimostrare
cbe e /(a") = (fa)" per induzione su II, vtiiizzando Ie definizioni ricorsive
[Jf) = I, a"U = 00". Un ragionamento per Htduzione mostra che anche qual~
siasi morfismo di monoidi e pure un morfismo per I'operazione n-aria (01,
'."
0 .. )1-+- nlal.
Se Me un monoide, la funzione identita 1Mdi Me un morfisroo 1M: M -4
_ M di monoidi. Se f: M __ M ' e g : M ' -+ M il sono due morfismi di mo~
noidi, anche iI loro composto g f: M -+ M il e un morfismo di monoidi.
Mostreremo ora che il monoide additivo definito da N ha uo clemento
universale I.
Proposiziooe 19. Se a e un elemento del monojde M, vi e uno ed un solo
morfismo f: N -+ M di monoidi tale che si aMia !(l) = a.
Dimostraziooe: Le propriela al' = I eo... " = 0"'0" slabiliscono che la
a" porta somme in prodotti e definisce percib un morfismo del monoide
additivo N verso iI monoide moltiplicativo M . D 'altra parte, se f: N -+ M
t un morfismo qualsiasi di tale tipo con f(I) = a, allora si ha fen + I) =
= I(n)f(l) = l(lI}o. cosicche, per induzione su n, si ha fen) = a".
Questa proposiztone afferrna che l E N e un elemento universale per un
funtore opporrnno. Dati due monoidi Led M, si indichi I'insieme di tutti 81i
(omo~)morfismi L -* Mean :
n~

hom (L, M) = {hl h : L

Se f: M -+ M '
zione:.

e un

-+

M e un morfismo di monoidi},

altro mornsmo di monoidi, iI porre h 1-+-1 . II

e una fun-

hom (L. I) : hom (L, M) -+ hom (L, M ' ) .

Si tenga L fisso e, per il momento. si indichi con Jr(M) I'insieme hom (L. M)
e con !T(I) la funzione hom (L, f), Ailora !F assegna ad ogni monoide M
un insieme .F(M) e a ciascun morfismo f: M -* M ' di monoidi una funzione
:IF(/) : SF(M) -+ :F(M). Inoltrc ' .IF poria morfismi identita in funz ioni
identita e composti in composte, nel senso che:
(42)

dO'o'e la seconda equazione suss isle ogniqualvoka

e definita la composta g f

76

GLI INTERJ

dicendo che oF =

[Cap.

-)eun ~

1
una struttura
viene chiamato sovente un funtore dimentico .
La Proposizione 19 afferma che \'elemento 1 E <1I(N) e universale per
il funlore insieme sostegno 'fl. Data un qualsiasi a E <1/(M) esiste un unico
morfismo f: N _ M di monoidi tale che si abbia 'fI(!) l = a. Questa implica (come nel teorema della rappresentazione, Teorema 1.8) che la posizione
f ....... 'fI(f) e u na bijezione hom (N. M) ~ <1(M).

ESERCIZI

1. Dimoslrare che un semigruppo puo avere at massimo un clemento unita.


2. Se a e una sequenza di m
mostrare che 5i ha :

+ 11 elementi in

un monoide moltiplicalivo. di-

nat .
(n" Ul)("TIa"'''1) - ...
i- I

1-1

t_l

3. Dimostrare Ie regale (37) per un rnonoide moltiplicalivo.


4. Dimostrare la prima delle uguaglianze (40) per Ie somme dappie in un rna noide (;ommulalivo.
S. Per i monoidi (M, 0 , u) e (M', 0 ', u' ) moslTare con un esempio che un
morfismo /: (M, 0 ) -+ (M ' , 0 ') di operazioni binarie non e necessariamente un
morfismo di elementi unita.

10. Categorie concrete


J concetti di morfismo e di universalita ( 1.8) ricorrono per tutti i tipi
di strutture a!gebriche. Le loro proprieta generali possono venire espresse
tulle Ie strutture di un
data.
in termini di categori e

Pe
(i) Per ciascun oggetto P, la funz ion e identita
sieme hom (P. Pl.
(ii) Se P, Q. R sono Ire oggetti qualsiasi :

fehom( P, Q) e g e hom(Q, R)

~ (g

I -t' (p)

appartiene all 'in-

f) ehom(P, R).

10]

77

CATEGORlE CONCRETE

Si osservi che la composizione di morfismi in una categoria con creta


qualsiasi c associativa percM 10 c la composizione di funzioni.
Per esempio, un diagramma commutativo can quattro insiemi e quattro
funzioni tali che si abbia g' f' = g J, quale e queUo sottostante, determina
una categoria concreta.
P ~I-., Q

'1

l'

G li oggetti sono i quattro insiemi P, Q, R, Scan o!lt(P) = P, o!lt(S) = S, etc.


1 morfismi sono J, g,/', g', la composta h con h = g / = g' /' e Ie quattro
funzioni identita sono Ie I p, 19, 13. lR. Ciascun insieme hom c vuoto
o contiene un unico morfismo: cosi si ha hom(P, Q) = {I}, hom(P, R) =
~ (h). hom (P. P) ~ {lp}. menteo e hom (Q . P) ~ ". hom (S. Q) ~ ".
In modo analogo, qualsiasi diagramma commutativo di insiemi e fun~
zioni determina una categoria concreta i cui {( oggetti sono j simboli per gli
insiemi del diagramma ed i cui insiemi sostegno) sono questi insiemi,
mentre ciascun hom (P, Q) consiste di tutte Ie funzioni da P verso Q ottenutc
dalle identita ovvero dalla composizione di frccce del diagramma.
Le categorie concrete piu tipiche e utili sono malta pili ampie. fn reaita
ne abbiamo gia definite quaUro: la categoria dei monoidi, la categoria degli
insiemi. la categoria degli insiemi parzialmente ordinali e la categoria dei
reticoli .
La cafegoria de; monoidi h~ per oggeUi tutti i monoidi (M, 0 , u), con
tf/(M, 0 , u) = Me per hom L, O. u), (M, 0 /, u' I'insieme di tutti i morfismi II : L _ M di monoidi. La cafegoria degli insiemi ha per oggetti tutti
gli insiemi X, con o!lt(X) = X e per hom (X, y) l'insieme di tutte Ie funzioni
da X verso Y. La categoria degli insiemj parzialmente ordjnari ha per oggetti
tutte Ie coppie (X, .:1!), dove la relazione;::;; e un ordine parziale sull 'insieme
X, can %,(X, ~) = X e per hom X, ;;;i), (X', :;; ' )) l'insieme di tutti i morfismi (X, ~)-+(X' , ~) di insiemi parzialmente ordinati .
Un ( funtore sulla eategoria degli insiemi verso se stessa c gia stato
definito nel 1.8. AlI'ineirca nello stesso modo si pub definire un fUntore :F
su una categoria qualsiasi verso la categoria degJi insiemi: :F assegna a ciascun oggetto P della categoria un insieme !F(P) e a ciaseun morfismo I: P -+
_ Q della categoria una (unzione !F(f): $(P) -+ !F(Q) in modo talc
ehe si abbi~:
9'(g f) ~ (9'g) . (9'1);
(43)
quest'ultima equazione e valida ogniqualvolta il composto g . Ie definito.
Una eoppia (u, R), dove R c un oggeUo e u E :F(R), c un elemenfo unif)ersale
per il (untore!F se, per qualsiasi oggetto Peper qualsiasi elemento s E !F(P)
vi e uno ed un solo morfismo /: R _ P tale che si abbia :F(f)u = s. Un
lunfore contrOfJarianfe %' assegna a ciaseun oggetto P un insieme %'(P) e a
ciascun morfismo I: P -+ Q una funzione %'(f): "t'(Q) _ rt'(P) in modo
tale che si abbia:
'if(g I) ~ 'if(f) 'if(g).

(44)

78

GLI INTERI

(Cap. II

dove 1a seconda equaz.ione e valida ogniqualvolta e definite il cornposto


g f Per esempio. se Ro e un oggetto fisso in una categoria qualsiasi. rc =
= hom (-, Ro) e un funtece controvariante verso la categoria deg!i insiemi;
in forma esplicita, questa fUntace rc assegna a ciascun oggetto P J' insierne
'W(P) = hom (P, Ro) e a ciascun morfisrno f: P -+ Q 1a funzione "If(!);
:<t'(Q) -+ CC(P) data da <t'(/)h = h f, per ciascun h: Q -+ Ro.
In modo analogo si descrivono runtcri (covarianti e contravariant i)
su una categoria verso un 'altra categoria qualsiasi. Per it momento e particolarmente importante riconoscere gli esempi di categoric concrete e di fun tori quando essi si presentano. Nel Capitola XV ritorneremo ad uno studio
pili sistematico di queste nozioni generaii.

ESERCIZI
1. Dimostrare che la costruzione dell'insieme potenza (covariante) puo venire
considerata un funlore sulla calegoria degli insiemi verso quella degli insiemi panialmente ordinali.
2. In una calegoria concreta qualsiasi, dimostrare che hom (R a , - ), con Ro
oggetto rISSO, e un fUnlore verso insiemi.
.
3. In una t:ategoria concreta qualsiasi, dimoslrare che of! puo essere considerato
un fUDtore verso insiemi.
4. (Teorema di rappresentazione). Se (u, R) e universale per un funtore .:F,
ricavare una bijezione hom (R. P) ;; .fF(P ) per ciascun oggetto P.
5. (a) Dati una calegoria ed un insieme fuso A, Fo assegni a ciascun oggello
un sottoinsicme Fo(P) delJ'insieme di funzioni (<1iP).1. Per ciascun morfismo
f: P - Q della categoria, si supponga ch.e si abbia (f .1).Fo(P) c Fo(Q). Dimostrare
che Yep) """ Fo(P) e .:FU)h "" f h per lutti gli h e Fo(P) definiscono un funlore
sulla calegoria degli insiemi. (Un funtore di queslo lipo verd. chiamato un fun tore
concreto }}).
(b) Dirnostrare che il funlore h.om (R a , - ) dell'Esercizio 2 e un funlore
concreto.
(e) Dimoslrare che ogni sottofuntore (Proposizione 1.7) di hom (Ro. - )
e un funlore concreto.
P

6. Dati una categoria ed un iosieme B, CO assegni a ciascun oggetto Pun sottoinsieme Co(P) dell'insierne di funzioni B{lJP), cosicche f: P _ Q implichi
(BI) Co(Q) c Co(P). Dimostrare che~(P) = Co(P) e'C(/)h = h f. con h e Co(Q)
definiscono un funlore conirovariante <t' (II un funlore controvarianle concreto ))).
7. Descrivere la calegoria concrela di lutti i semigruppi ed un funtore da monoidi verso semigruppi ch.e dimentichi )} I'elemento unila.

-11. Ricorsivitlll
5i possono sostituire gli assiomi di Peano per N con un ahro assioma intrinsecamente pili semplice e pili adatto a1 nostro scopo perche si rifa direttamente a funzioni aventi N come domini o, doe a successioni s : N _ X.

11]

79

RICORSIVITA

Ora si possono descrivere i termini di certe successioni, quali la successione


sen) = 2n + J, mediante equazioni del tipo:
~O)

= 3,

sean) = aa(sn)

per tutti gli n EN;

infatti queste equazioni danno il termine iniziale s(O) = 3, poi il termine successivo s(l) = ao(3) = 5, quindi iI seguente s(2) = 7 e cosi via; ciaseun valore s(O'n) e determinato dal valore prece<tente sen), applicando sempre la
stessa funzione fusa aO'. In tali easi si dice clte Ia s e definita per ricorsivita
semplice) dalla funzione 1 = (J(J. L'assioma che desideriarno afferma che
Ie equazioni per ciascuna ricorsivitA semplice determinano univocamente una
successione s.
Assioma (Peano-Lawvere). L'insieme N ha un efemento 0 E N ed una
!unzione 0' : N -+ N. Per ogni altro insieme X con un elernento sulto a E X
ed una lunzione f: X _ X esisle una ed una soja successione s : N -+ X che
soddisfi alle lormuJe:

sean) = I(sn)

s(O) = a,

per tutti gli n E N.

Si ricordi che Ie iterate In di una funzione I: X


nel 1 mediante Ie :
/""(x) = (f . f")(x),

f'(x) = x,

-+

(45)

X erano state definite

XEX.

(46)

Queste equazioni mostrano che la successione s con sen) = I"(a) soddisfa


aile formule (45) di rieorsivitA semplice. Pertanto si puo enunciare I'assioma
nella fornia: per ogni funzione I: X -+ X esistono funzioni I" : X -+ X per
tutti gli n EN che soddisfano aile (46) e tale che qualsiasi s : N -+ X che
soddisli aile formule di ricorsivita (45) e data da s(n) = /"(a). In particolare
questo signifiea che Ie funzioni flO sono determinate univocamente dalla f
e dalle (46).
.
Questo assioma pub anche essere Dlesso in forma di diagramma, pllcch6
si rappresenti J'elemento a E X con la funzione a : 1 -+ X il cui unico valore
e a(l) = a e, analogamente, si rappresenli I'elemento 0 EN come funrione
o : 1 -+ N. Allora Ie equazioni (45) consi stono nella richiesta ehe la funzione
s (freccia punteggiata) renda commutativo il seguente diagramma.

y ,N~N
,
.,
.,
'--

(47)

"':.I X ~ X.

Mostreremo ora che i postulari di Peano passono essere dedolti dal postulato di Peano-Lawvere. In primo luogo dim9strererno ehe Ie successioni
possono essere definite anche con un tipo piu generaie di ricorsivit! chiamalo
ricorsivita primi~iva,
LemDlll 1.

sione

I : N -)-

Dati bEY e h : Y X N -+ Y. es;ste una ed una lOla sueeesY che soddisfa aile formule :

flO) = h,

t(an) = h(/(n), n).

per tutti, gli n EN.

(48)

80

. GLl INTER!

[Cap.

Diremo che questa successione t e definila dalla h per ~(ricorsivita pd


mitiva ~). Innanzitutto daremo esempi. La funzione fattoriale nl (can
nl = I . 2 ... n) e definita dalle:
01 = t,

per tutti gJi n e N.

(un)! = (n1)(O'n),

(49)

Questa c una ricorsivita primitiva con Y .... N e h(y, n) = y(un). Ancora.


fissato mEN. abbiamo osservato nel 2 che il prodotta mn t descriuo dalle
equazioni:

mO=O.

mean)

mn

+ n,

per tutti gli n EN.

Questa e ricorsivitll. primitiva per la successione I ... data dalla Im(n) = mn


con Y = N ed hey, n) = y
n.
Per dimostrare questa lemma a partiTe dall'assioma, si deve sostituire
la h con una certa funzione f: X ..... X per un X opportuno. Si prenda X =
= Y X N cd 1(Y, n) = (h(y, n), un) eX. Per la ricorsivit! semplice. Ie equazioni:
,(0) ~ (b, 0)
(50)
s(on) = fs(n},
per tutti gli n N

hanno allora un'unica soluzione $ : N _ X. Ora la $, in quanto funzione su


N verso it prodotto cartesiano Y X N, ha la forma sen) = (t(n), u(n per certe
funzioni I : N _ Y, u : N _ N. La ricorsivita semplice (SO) per la $ diventa
1(0) ~ b, .(0) ~ 0 , (I(an), u(an ~ J(I(n), .(n ~ (h(l(n), u(n, au(n). Tonendo conto del modo in cui e stata definita I'uguaglianza per Ie coppie
ord~nate, queste equazioni equivalgono -aile due equazioni:

l(an) = he,en), u(n.

u(an) = au(n).

La seconda, con u(O) = 0, e una ricorsivita semplice che definisce u; tuttavia


la funzi one identita per N soddisfa alia stessa ricorsiviti. cosicche u deve
coincidere con I'identit!. Si ponga ora u(n) = n nella equazione precedente
per I(an). Con teO) = b, questa diventa proprio la ricorsivita richiesta (48)
per la t. Se t ' : N _ Y e un 'altra sucC.essione cbe soddisfa aile (48), aUora la
$'(n) = ('(n), n) definisce una successione che soddisfa alia ricorsivita sem~
plice (SO). Per I'assioma e s' = s; pertanto e I ' = t ed illemmaedimostrato.
Deriviamo ora i postulati di Peano del I dall ' assioma di Peano~Lawvere.
Se

Lemma 2.

e n N, iI successore un non e m~O.

DlmostrazioDe: Si supponga, al contrario, che esista un k can uk = O.


5i prenda un qualsiasi insieme X = {u, fJ} can due elementi distinti u eve
si definisca la J: X _ X can Ie J(u) = J(v) = v e quindi la s : N _ X con
la ricorsivita semplice (45) con s(O) = u. Allora ok = 0 da s(O) = s(CTk) =
= f(sk) = 'D, doe u = 'D, che e una contraddizione.
Lemma 3.

La Junzione succeS$ore

(J :

N_ N

e iniettitla.

Dimostrazione: II porre (m, n)1-+ n definisce una funzione h : N X N- N. Per la ricorsivita primitiva (Lemma 1) esiste una successione p : N _ N
tale che e:

p(O)

0,

p(ln) = h(pn. n) ... n

per tutti gli n

N.

11] RICOIlSMTA..

81

(QueUo cbe fa lap t di assegnare a ciascun positifJO n iI suo predecessore ~~).


Per Ia seconda equazione di questa definiziane, p 0= IN; P e un inverso
sinistro di o. Per il Teorema I.I, questo prava cbe la 0 e iniettiva.

Lemma 4. Se U c N ha 0 E U e se n E U impJica on E U per lulli gli


n eN, allora e U = N.
u

DimostraDone: La seconda ipotesi faua su U atferma cbe U!-+ ou per


U definisce una funzione 0' : U -;-!- U. Per la ricorsivita semplice, esiste

aHora una funzione


del diagranuna:

.f :

N -+ U che rende commutative Ie prime due righe


N _ _-"'-_~. N

,,.

/~.
1 ~ U ---'---_.

~!JN

l'

IN.

D'altea parte I'inclusione U c: N da la funzione inserzionej: U --+ N che rende


commutative Ie uhime due righe. Ne segue che la funzione compostajs : N-+
--+ N da un diagramma commutativo:
N~N

y,
~

:Ja
NY

: j.

_-'----+
a
J N.

Ora anche IN ' al posto di js, rendeeebbe commutativo questo diagramma.


Per I 'assioma. esiste una sola funrione cbe pub rendere commutativo un diagramma di tale tipo. Pertanto e IN = js, cosicche I'inserzionej ha un'inversa
destra s ed e quindi suriettiva. Ma i1 dire che un'inserzione j : U -+ N e suriettiva significa proprio che U coincide con N, Q.E.D.
Gli ultimi due lemmi mostrano che I'assioma di Peano-Lawvere impliea
etrettivamente i postulati di Peano come si era affermato nel. 1. t1 vero pure
I'inverso; in molti testi sui fondamenti viene data la dimostrarione a partire
dai postulati di Peano cbe Ie equazioni (48) per una ricorsivita semplice definiscono univocamente una funzione I : N -+ X.
Si puo interpretare I'assioma di :Peano-Lawvere come un enunciato di
universalita. Lo si Jegge allora: (N, 0) e un insieme con uo'operazione unaria.
Dato un insieme qualsiasi (X, f) con una operazione unaria J, per ciascun
e1emento a E X esiste un unico mornsmo $ : (N, 0) ---+ (X, f) di operazioni
unarie (s 0 = f - $) con $(0) = a. In altre parole, 0 ENe elemento universale per il funtore insieme sostegno tf{ (.sulla categoria degli insiemi con operazioni unarie verso 1a categoria degli insiemi). 11 teorema di unicita per gli
elementi universali afferma allora in questo caso che (N, 0) - I'insieme dei
numeri naturali con la funzione successore - e determinato dai postulati
di Peano a meno di un isomomsmo (per Ie operazioni 0 eO).

82

GLI INTBlU

(Cap.

ESERCIZI
1. DimoSlrare che ogni ricorsi ...it! semplicc: puo venire consideraia una ricarsivila primitiva.
'2. Siano da ti un insieme

N con

un elemenlO

0 ed

una funzione

ii : N.. .,. N

che soddisfino tutti all 'assioma di Peano-Lawvere. Dare la dimoslrazione dettagliata


del fatto che esiste una bijezione f: N _ N con /0 - (; e f (J = if f.
0

3. (UnicitA degli uni versali). Se SF e un qualsiasi (unlore su una categoria


concrela verso insiemi con elementi universali (u, R) ed (u', R' ), dimostrare che esisle un isomorfismo J: R _ R' con $([)" = u'. (In qualsiasi calegoria, isomorfumo = mortismo invertibile in quanto funzione e morfismo con ioverso bilatero).
4. (Ricorsivil3 simullanea), Date Ie fuozioni h, k: X x X X N ....,.. X e gli
elementi a, b EO X. dimostrare che esiste una cd una sola coppia (s, t) di successioni
N _ X con s(0) "" a, teO) = b, soddisracenti aJle s(an) = h(s(n), t(n), n), t (O'n) =
= k(.s(n), t (n), n) per tutti gli n E N.

CAPITOLO III

Gruppi

Questa capitola introdurrA uno dei tipi phI semplici rna piu utili di struttura algetirica: iI gruppo.

1. Gruppi e simmetria
Si definisce gruppo un monoide in cui ogni clemento sia invertibile.
Quindi un gruppo G e un insieme G dotato di una operazione binaria G x G 04-+ G, jndicata con (a, b)1-+ ab, tale che:
(i) questa operazione sia associativa;
(ii) esista un clemento U E G con UQ - a = au per tutti gli a E G;
iii cr ueslo elemento u esista,
r ciascun elemento a E G, un eleu aa.
mento a E COD Qll

L'e1ernento ab chiamato il prodotlo di a e b in G, mentre u !'uni/a 0


identitd di G cd a' e l'im;erso di a in G. Qui "operazione binaria in G e stala

scritta come prod otto ; frequentemente essa PUQ essere scritta come somma
+ b: diremo aHara che il gruppo e moitip/icotif)o 0 addi/iN a seconda del caso. La leUera G indiched sia I'insieme deg1i elementi del gruppo
sia
i
unitamente aUa sua opc:razione binaria .
. "'- .:. G ~ G:~Lg'1'.1!pi~ Jlill!!4\!!!<i.Q""

(a, b)1-+ a

caso
significa che e t/{ab) = (fa)(tfob) per
i
a, bEG.
Noi abbiamo gia costruito esplicitamente vari gruppi di numeri. Per
esernpio, I'insieme Z degli interi con l'addizione e un gruppo; infatti it Teorerna II.9 dice che I'operazione binaria su Z e associativa ed ba 10 zero come
unit! e che per ciascun elemento a E Z esiste un x con a + x = 0 (e, quindi,
x + a .., 0). Analogamente, il Teorema 11.13 asserisce chi I'insieme Z degli
interi modulo n con l'addizione e un gruppo e che la proieiione Z -+ z..
e un morfisrno di gruppi. !..8ryJppi_Z e Z .. sono noti come ,rupyi cic1ici . In
particolare, it gruppo ciclico ZsniCinque eIementi, con a taoeTIi -oel1"addizio.ne illustrata in (11.22).
Qualsiasi gruppo finito G PUQ essere espticit!!-mente descritto da una tabella di questo tj~. Se G e un gruppo moltiplicativo con n elementi. allora
la sua tabeJla della moltiplicazione e una tabella quadrata n per n jntestata
sia a sinistra che sopra da una sequenza degli n elementi di G. In questa tabella I'entrata nella riga intestata a e nella colonna intestata b e it prodotto
A

84

QRUPPI

[Cap. ITI

ab in G. Non ogni tabella n x n di questa tipo deftnisce un gruppa; per esempio, la tabella della moltiplicazione (11.22) non rende Z~ un gruppa per la
moltiplicazione perche lela (sola) unili, mentre e 0 x T = 0 per ogtl i r,
cosicche il numero 0 non ha inverso in Z5 . D 'altra parte, se si omette 10 O.
i rimanenti elementi di Z~ hanno la tabella di moltiplicazione:

2 3 4

- -. -I

3 4

2 2 4 I 3
33 142
44321
da questa e evidente che 1 e una unitil e che ogni elemento ha un inverso.
mentre noi gia sappiamo che questa moltiplicazione e associativa. Dunque
questi quattta clementi formano un gruppo moltiplicativo G. In questa gruppa
G, 2z = 4, 23 = 3 e 24 = 1, cosiccM tutti gli elementi sono potenze del 2.
Cib suggerisce di confrontare Z, con G mediante la funzione sottoindicata:
~_G(mod5)

Of-+l=2
11-+2 =21
21-+ 4 = 21
3140-3=23

ne risulta che questa funzione ~ '. un morfismo del gruppo additivo Z4 verso
il gruppo moltiplicativo G.
Costruiremo altri gruppi familiari di numeri nei capitoli seguenti. Per
esempio, l'insieme p. dei numeri reali positivi con !'usuale operazione binaria della moltiplicazione e un gruppo, mentre !' insieme R di tutti i numeri
reali con l'addizione e un. gruppo. In questo caso la funzione loge: p
R
e un morf'lsmo di gruppi, perche si ha log. (xy) = loge X + log. y. Questa
funnone e addiriuura un isomorfismo; la sua inversa e la funzione xl-+ es
che e anch 'essa un morfismo di gruppi. (Si ricordi la proprieta familiare
......)o.

ez+1I

eaev).

Una eermutazione di un insieme X e una bijezione X......)o. X. Molti gruppi


importantJ consistono In permutaziom con, come prodotto, la composizione
di permutazioni. Infatti dal nostra studio ( 1.2 e 1. 3) delle funzioni, sappiamo che i1 composto di due permutazioni di X e un 'altra permutazione,
che questa operazione di composizione c associativa, che I x e una permutazione e che l'inversa di un a qualsiasi permutazione e ancora una permutazione. Queste
dicono che l'insieme SeX) di tutte Ie permutazioni
diXcon
di
eun
. In

",or",; I'immagine u( l ) dequella del secondo elel

85

1] GRUPPI E STMMETaTA

mento pua allara essere scelta in ,,- I modi fra gli elementi diversi da u(1)
e cost via.
Come altro esempio, si considerino Ie permutazioni dell'insieme F di
tutti i punti di una cerla figura geometrica nel piano. Chiamiamo una operazione f: F -+ F una sinunetria di F quando essa conserva Ie distanze,
vale a dire quando la distanza fra due punti qualsiasi p e q della Fe uguale
alia distanza fra Ie lora immagini f(p) ed f(q) per la f AHora la funzione
inveriaf-1 e ancora una simmetria di F. Inoltre la funzione composta di due
simmetrie di Fe anch'essa una simmetria di F, come 10 e la funzione identita
F -+ F. Ne segue che I'insieme di tutte Ie simmetrie della F con la composizione e un gruppo, chiamato il gruppo delle simmetrie della F.
I

2L-------~--------~3

Flo. III.I

Per esempio, sia F I'insieme T dei punti sui perimetro di un triangolo


equilatero T (Figura IlL I). Tre sirnmetrie ovvie sana Ie rotazioni in senso
antiorario di 1200. 24{)0 e 3600; Ie indicheremo can R, R R = R2 e R R
R = IT. Altre tre sinunetrie sono i ribaltamenti D1, Dz, D3 intorno aile
altezze per i tre vertici 1,2,3. Cia cia luogo ad un insieme a 3 di sei simmetrie
di T:
esse danno ogoi disposizione possibile dei tre vertici 1, 2. 3. Poiche una simmetria qualsiasi del triangolo equilatero T e determinata dal suo effetto sui
tre vertici, I'insieme d3 contiene tutte Ie simmetrie di T. N~ segue, come prima, che 83 con 1a composizione e un gruppo.
Si puo facilmente computare una tavola di gruppo per.6. 3 sia tenendo conto
di dove va ciascun vertice. sia per via sperimentale con un pezzo triangolare
di cartone. Per esempia, per trovare Dl R si ruoti dapprima il cartone di
1200, quindi 10 si ribalti rispetto all'asse che ora e verticale; I'effetto finale e
queUo di D,., per cui si ha Dl R = D2. Un calcolo analogo dA R DJ = D 3 ;
percia in questo gruppo si ha Dl R #- R D J ; la moltiplicazione in un
gruppo non e necessariamente cornmutativa.
Metodi analoghi possono essere applicati ad un poligano regolare con
" 1ati; tale paligano ha esattamente 2" simmetrie diverse. n di rotazione ed

,
86

GlUPPI

lCap. In

1'1 di ribaltamento. Esse formana un gruppo All di 2n elementi che verra studiato nel 5. Ad ognl simmetria s di tale poligono si assegni 1a permutazione
f(s) = q dei vertici effettuata da s; otteniamo per CiasCUR n un monomarfismo f: A .. -+ 5 .. di gruppi. Pcr n = 3.1 c una slKiezione e quindi un isomorfismo 1'l.3 ~ SI.
&istono gruppi di simmetrie analoghi per le strutt ~re algebriche. Per
esempio sia G un gruppo e 5i consideri l'insieme di tuui gli automorlismi
G ~ G. II composto di due automorfismi di questa tipo e di nu~vo un ntomomsmo e questa composizione e associativa. [naltce, l'identita I a e VA
automorfismo ed un automorfismo Qualsiasi ba un inverso bilatero cbe
per il Teorema ILlS, un automorfismo. Percio J'insieme di tutti gli automorfismi di un gruppo qualsiasi G e esso stesso IAR gr'Bppo eke indicheremo con
Aut (G). Per esempio il gruppo additivo Z. )La due automortisRLi, I'identita
ed al-+ ----0; il quadrato del secondo automorfismo e I'identitil., cosicch6 si
ha Aut L?t.4) ;;;: 'L .
Ai grupp(di riumeri ed ai gruppi di simmetrie aggiungeremo una terza
fonte di gruppi: la costruzione di nuovi gruppi da gruppi dati. Cos! se G e G'
sono due
i dati rnolti licativi ,illoro rodotto G X G' e I'insieme dei
prodotti di tutte Ie coppie (a, a' ), con a E G, 0 E G ,con operazloDe6iiiiri8:

e,

(a, a'Xb, b' ) ~ (ab, a'b')

(1)

G_ G X G'-+ G',

Per esempio, it prodotto 'LA X 'LA del gruppo additivo ZI con se stesso e un
gruppo additivo con quattro elementi 0 = (0, 0), a = (I, 0), b = (0, I) e
c = (I, I), con 0+0 = 0. b + b = O, ,c +c= O, o + b =c, b+c = a,
c
0 = b. Tale gruppo e noto come gruppo trirettango[o.

ESERCIZI
/oDare Ie tavole di moltiplicazione per S3 e per 63 .
...,r."'Esibire un isornorfismo del gruppo additivo Z~ verso il gruppo molliplicalivo che consiste di luUe Ie rotazioni di un pemagono regoiare su se slesso.
.,

..-a-: Dirnostrare che it gruppo trireltangolo Zt x Z.

non c isomorfo ~ Ze , rna


che e isornorfo al gruppo di tuUe Ie simmetrie di un rettangolo.
/.Descrivere Ie sei sinunetrie di un cuba quando si teoga fisso un vcrtice e
dirnostrare che esse formano per composiziooe un gruppo isomorfo a 53.
/oirnostrare che un cubo ha esattamente 48 simmetrie diverse .

."fJ: Dimostrare che il gruppo di tutte Ie simmetrie di un tetraedro regolare e


isornorfo ad 5,.

2]

87

REOOLE DI CALCOLO

A.Dimostrare em Z. , escluso 10 zero, non e un gruppo moltiplicativo, rna ehe


'Zn , escluso 10 zero, e un gruppo moltiplicativo, isornorfo a l gi-uppo additive Ze .
/Enunciare in modo esatto come si possa verificare una tavola di rnoltiplieazione proposta Dei riguardi (i) della prCSCDza di una identitA e (ii) della presenza di
un inverso bilatero per eiascun elemento.

/stabilire g1i isornorfi.smi G x G' ::::: G' x G e G x (G' x GJ


G~.

?-Per il grUppo additivo

Z. costruire un isomorfisrno

z.;;:;;:

(G x G') x

Zs x Zs .

ftSia R )'insieme di tutti i numeri rcali. Se a, b sono reali con at:- 0, il pom:
+ b e una trasformazione R _ R. Dirnostrare ehe 1'insierne di tulle queste
trasfonnazioni e un gruppo rispetto alia composizione.
xl-+ ax

~Siano a, b, c, d numeri reali con ad -

be = 1.
d) definisce una trasforrnazione del-

(a) Dimostrare che xl-+ (ax b)j(cx +


l'insieme R di tutti i numeri reali pill un simbol0 IX).
(b) Dimostrare ehe l'insieme di tutte tali trasformazioni
alia composizione.

e un gruppo rispetto

ft

Sia H I'insieme che consiste nelle seguenti trasformazioni del piano: tutte
Ie traslazioni e tutti i ribaltamenti intorno ad una retia qualsiasi del piano. Dimestrare cm H non e un gruppo rispetto alia eomposizione.
/-(a) Dimostrare ehe Z. ha due automorfi.smi e che e Aut (24) ;;;;; 24.
(b) Dirnostrare che Z. x Zt. ha sei automorfismi e ehe e Aut (Zs x 74) :;::"
~ S .
*(e) Dimostrare em e Aut (.dl) ::::: ~I.

2. Regole di calco)o
Gli assiomi per un groppo riehie,dono che la sua rnoltiplicazione:
(i) sia assoc:iativa;
(ii) abbia un'unitA bilatera u, con au = a = ua per tutti gli a;
(iii) abbia per eiascun elemento a un inverso bilatero a' con aa' = u =
= a'a.

Tali assiorni hanno numerose eonseguenze sempliei rna importanli. Le slabiliremo ora dettagliatamente per iIlustrare la nozione di dimostrazione formale a partire da assi~mi.
REOOLA

1.

In un qualsiasi gruppo G esiste uno ed un solo elemento

u con
au = a per tutti gli a E G

ua = a per tutti g1i a E G.

Sia I'una che I'allra di queste duc proprieta dctenninano u univocamente.


Pcr I'assiorna (ii) esiste almeno un ,elcmento siffatto u. Rimane da dimostrarc (per esempio) che una unitA dcstra qualsiasi r e ugualc ad u;

88

GRUPPI

vale a dire cbe ar =


1. r = ur
2. ur = u

3.

= u

[Cap,

per tutti gli a E G implica r = u. Ora:

(u e l'unita per l'assioma (ii;


(per ipotesi r t unitA destra);
(passaggi 1, 2; legge transitiva delia uguaglianza). Q.E.D.

L'unico clemento unit! u per un gruppo moltiplicativQ G verra indicato abitualmente con 1 e verra chiamato clemento ldentitd di G.

REGOL.\. 2. Un gruppo G qualsiasi soddisfa aile leggi di cancellazione


a destra e a sinistra: per tutti gli a, b, C E G:

ab = ac

=>

b = c;

ba =ca

=>

h = c.

Dimostriamo la prima di queste leggi (c( cancellazione a sinistra ).


Oato 0, SI prenda l'e1emento at data dall'assioma (iii). Allora:

(per ipotesi t ab = ac);


(assioma dell'associativitA);
(assioma <iii> per a'l ;
(u c unita sinistral.

I. a' (ab) = a' (ac)

2. (a'a)b = (a'a)e
3.
4.

ub=uc
b "'" c

Si puo dimostrare in modo analogo la legge di cancellazione a destra .


REooLA. 3. Per ciascun elemento a in un gruppo G esiste un elemento
a- I E G, cbiamato jrrverso di a in G per il quale si ha aa- l = u e a- l a = u.
Sia I'una che l'altra propricta determinano univocamente a- I.

Dlmostradooe: L'assioma (iii) da, per ciaseun clemcnto a, un elemento


siffatto a'. Dobbiamo dimostrare che, per esempio, un inverso destro
qualsiasi b per "clemento a e necessariamente uguale ad a vale a dire che
ab = u implica b = a'. Ma:
J

I . ab = u
2. ab = 00'
3. b = a'
RGOLA

4.

(ipotesi);
(assioma (iii); u = aa' );
(passaggio 2, canccllazione secondo 1a Rego1a 2).
Se u e l' identitA di G per tutti gli elementi a, b G si ha:

u-1 =

II,

Dimostruione : Poiche u e una identitA sinistra, si ha uu = u; questa


equazione dice che II e I'inverso sinistro (unico) u- l di u. In modo analogo.
la a- 1a = II dice cbe a e inverso sinistro di a -I e, percio, ugualc ad (a - I)-I.
Pcr Ia legge associativa si ha:

(b -'a- ')(ab)

b-'(a-'(ab))

b-'({a- 'a)b)

b-'(ub)

u.

2]

89

REGOLE 01 CALCOLO

Percio b-1a-1 e I'inverso sinistro (unica) di ab - ed e anche inverso destro.


Restano cosl dimostrate toUe e tre Ie lesi; sia illettore ad indicare i singoli
passaggi del ragionamento.
REGOLA 5. Se a e b sana elementi dati in un gruppo G, Ie equazioni
xa = b ed ay = b hanno, rispeuivamente, in G Ie uniche soluzioni x = ba- 1
e y = a-lb.

Dimostrazione: Se xa = b ha 1,lOa soluzione quaisiasi x. tale soluzione

e unica perche. per la legge di canceUazione a destra, la xa = b = XIQ implica


che si abbia x = XI. D'altra parte si ha (ba - ')a = b(a-Ia) = bu = h, per
cui X = ha- I e effeUivamellte una soluzione. Allo stesso modo si dimostra
che oy = b ha come unica soluzione ia y = a-l.b.
Precedentemente c stato sufficiente dimostrare una delle leggi a sinistra
e a destra perche gli assiomi di
sono simmetrici rispetto a sinistra
destra. Per la stessa ragione.

REGOLA

6.

II gruppo opposto di G

e un

gruppo.

Per un gruppo G qualsiasi la fUnDone identita 10 e un rnomsmo di gruppi;


inoltre, se la f: G _ G' e la f' : G' _ G" sana morfismi di gruppi, 10 C pure
it loro composto f' . f: G ...,. Gil. Percio i gruppi ed i loro rnorfismi rormano
una categoria concreta che verra discussa nel II. Come sempre si chiamera
monomorfismo, epimorfismo ovvero isomorfismo un morfismo f: G ...,. G'
di gruppi a seconda che la funzione f sia rispettivamente, iniettiva, suriettiva
o bijettiva. Le propriela generali dei morfismi (Teorema IUS) valgono in
particolare per i rnorfismi di gruppi. In aggiunta ad esse possiamo ora dimostrare iI seguente risultato particolare.

II

ProposiziODe 1. Un morfomo qua/stasi


un morfismo per /'identita e per l'imJerso.

rp : G -+ G'

di gruppi

e DlIche

DimostTazlone: Se u cd u' sono Ie identita di G e di G', dobbiamo dimostrare in primo luogo che si ha #,.u) = u'. Poiche si ha uu == u in G e rp e
un morfismo, si ha pure (rfou)(,pu) = rfou = (rpu)u'; per la callcellazione c'
rfou = u', come era richiesto.
[n secondo luogo. la af+ a-I C un 'operazione unaria su G; dobbiamo
dimostrare che tfo ~ un morfismo per tale operazione, vale a dire che c
4><a- l ) = (tfoa)-I per tutti gli a E G. Ma 00- 1 = U e tfo, in quanto morfismo,
danno (tfoa)(tfoa-l) = tfou = u' e tale equazione implica che sia (tfoO)-1 = tKo-I).
Percio un morfismo qualsiasi porta inversi in inversi. come era richiesto.
Negli Esercizi 6-8 vengono discussi sistemi di assiomi alternativi per i
gruppi.
~ chiamera ah~~~J0!P~ G quando la sua _l?p~~_z~o~.e ~ina!..i~ e.
commutauva. PerclO un gruppo rnofllpiicativo G cabeliano quandoe Ql)= Do
per tutll gil a, bEG. Tuuavia I'operazione binaria in un gruppo abeliano verra
scritta sovente soUo forma di addizione; aHora l'unita verrA indicata con 0

90

GRUPPI

[Cap.

III

e I'inverso di a con - 0 . Perci6 un gruppo abeliano additivo e un insiemc


A con una operazione binaria (a, b)t-+ a
b con Ie seguenti proprieta:
per tutti gli a, h, c:

+ (b' + c) ~ (a + b) + c
a+b=b+a

esiste un clemento 0

E A

(Iegge associativa);
(Iegge commutativa);

(2)
(3)

tale chc. per tutti gli a E A, si ha


(0 e una ( unita additiva )

(4)

e tale che per ciascun a E A esiste un clemento -a E A con


(---0 e un <dnvcrso additivo ).

(5)

Le regale 1-5 passono essere aneoea applicate; nella notazione additiva


esse diventano: la proprieta. (4) determina univocamente "clemento zero
0, a
b= a
c implica b = c, 1a proprieta (5) determina univocamente
il negativo --0 di ciascun a e

-() =

0,

--(-a)

a,

--(a

+ b) ~ (--;,) + (--1.

D, b dati. a
x = b ha un"unica soluzione x = b
mata abitualmente 1a differenza b - a.

Inaltre. per

+ (--0), chia-

ESERCIZI
/.Dimostrare in un gruppo ciascuna delle seguenti regole:
(a) la legge di cancellazione a destra;
(b) I'unicita dell'unita. destra;
(c) a(b(cd = (ab)c)d;
(d) ab-I)c)-I = (c - 1b)a-I .
se

. r.'"Dimostrare la seguente estensione dena Regola I in un gruppo qualsiasi G:


a per un elemento qualsiasi 0 E" G, allora 5i ha r = u.

e or -

A In un gruppo con 2n elementi, dimostrare che esiste un elemento dive;rso


dall 'unila che e inverso di se stesso.
~mostrare che due gruppi Qualsiasi con tre elementi ciascuno sono isomorft.

./. Dimostrare che un elemento qual5iasi b in un gruppo tale che si abbia


e I'elemento idenlita.

bb = b

A i a Sun insieme non vuoto con un'operazione binaria associativa tale che
siano valide entrambe Ie leggi di cance1lazione (vale a dire valga la Regola 2). Se
S e finito, dimostrare che S e un gruppo. Se S e infinito, dimostrare che S non e
necessariamente un gruppo.

/1:

Se una operazione binaria di moitiplicazione su un insieme X e associaliva,


ha un'identita. sinislra u (in modo che 5i abbla ua = a per tutti gil a X) e se ciascurJ
elemento a ha un inverso sinistro a' (tale che a' a = u), dimoslrare che X c un gruppo.
(Suggerimenlo: Si dimostri in primo luogo che la cancellazione a sinistra e possibile
e percio che u e un'identita destra e che 0' e un inverso destro).

3]

91

GllUPP[ CIcrJCI

/Dimostrare ehe sc un'opcrazionc binaria di moitiplicazionc su un insieme


non vuoto G e associaliva e se lultc Ie equazioni xa =- b e ay = b hanno soluzioni
x cd y in G, allera G e un gruppo. (Sucgerime"to: Si scelga un ao G qualsiasi, si
risch'a la uao = au rispctto ad u, si dimostri ehe talc U e un'idenlila sinislra c si appliehi I '&crcirio 7).
.
Aa) Dimostrare ehe Ie lTas(onnazioni (x. Y)I-+ (ex + b, y) del piano (x, y),
con e - I c b reale, formano un gruppo non abeJiano rispctto alia composizionc.
(b) Dimostrarc che Ic trasformazioni (x, y)1-+ (x + 0, ey) del piano (x, y)
con e = t ed 0 reale, (onnano un gruppo abeliano rispeuo alia composizione.
(e) Interpretare gcometricamenle Ie trasrormazioni definite dalle ferrnule
precedenti.

~Dimostrare ehe i postu!ati sesuenti definiscone un gruppo abeliano (addi.


tivo): (i) (0 + b) + c = 0 + (c + b) per tutti gli 0, h, c; (ii) esiste un elemente 0
con 0 + 0 ,.,. 0, per tutti gli OJ (iii) esiste per ciascun elemento 0 un clemente a'
cono' + o = O.

~ Se G

e un

gruppo quaisiasi, dimostrare chc la

of-+. 0- 1

C un isomorfismo

G ; 009.

ftse (G, .) e un gruppo, D un'oJ)Cirazione binaria su un insieme X e p : (G,


un epimorfismo di operazioni binarie (. verso D), dimostrare che
X e un gruppo per )'operazione O .
. ) -+ (X, 0 )

~Se un elemento b di un monoide ha sia un inveno sinistro che un inverse


deslro, dimostrare the dctti inveni sono usuali.

3. Grnppi cicllci
In un gruppo cielico moltiplicativo G con identita I, Ie potenze non nega
tive di un elemento g sono gO = I e g/l: = g ... g con k fattori,eome in un
monoide. In un gruppo si possono defi.nire anche Ie potenze negative g-/I:
di g mediante la g-/I: = (gt)-l.
Gli esponenti cosi dcfiniti hanno la proprieta chc
(6)

per tutti gli m, n interi. Abbiamo giA dimostrato tale proprietA per m ed n
entrambi non negativi (per induzione; efr. II.3?). Se entrambi gli esponenti
sono negativi, Ie definizioni danno:

come si voleva. Se
si ha:

em =

--:-h e 0

h ;;! n, si ponga k = n - h

0; allora

ancora come si voleva. I easi rimanenti della (6) vengono trattali in modo
. analogo. Con una eorrispondente suddivisione in sottocasi si dimostrera
che e:
(7)

92

GIlUPPI

[Cap. Dr

per tutti gli m ed n inteci. Con un ragionamento analogo si dimastfa la:


Proposlzlone 2. Un morfismo qualsiasi ~ : G .....,.. G' di gruppi (moltiplie, per ciascun inlero n, un morfismo di polenze n-esime, vale a dire sf ha:

catjt!~)

per tutti

g E.G e tutti gli n

La formula (6) dice che per ogni g 1a funzione n .... g"

Z.

e un

(8)

morfismo

Z -+ G del gruppo additivo Z verso it gruppo moitipJicativo G. Poiche un


morfismo qualsiasi di gruppi porta inveni in inversi, si ha:

n eZ.

(9)

lnoltre qualsiasi morfismo Z.....,.. G di gruppi ha 1a forma nl-+ gft per un certo g.
Teorema 3. Se g e un elemento fissa di un gruppo G, iI porre ,,1-+ g"
morfismo Z -+ G di gruppi ed e I'lPJico mor/ismo Z -+ G con t 1-+ g.

e un

Dlmofiraziooe:

q,(0)

Per un morfismo quaIsiasi

1,

q,(n

q, : Z -+ G si

+ 1) ~ q,(n)q,(I),

q,(-k)

ha:

q,(k)-',

dato che un morfismo deve portare I'unita additiva 0 neU 'unita moltiplicativa,
Ie somme in peodotti e gli inversi additivi in Quelli moltiplicativi. Si supponga
ora che si abbia ~l) = g. ;Le prime due equazioni diventano la definizione
ricorsiva di #,.n) = g", mentre I'ultima equazione e quella usata prima per
definire g-II<. In ahre parole la nostra definizione per gli esponenti e inevitabile se l'e1evamento a potenza deve ~sere un morfismo.

un gruppo additivo A, un esponente viene scritto generalmente davanti,


come multiplo, in modo che la definizione di detti multipli diventa:
Oa ~ 0,

(n

+ l)a ~ na + a,

(-kJa

--{ka).

(10)

Se consideriamo Ie prime due equazioni una ricorsivitA in n con parametro a,


esse definiscono una fUnDone Z X A -+ A. Nella traduzione in questa notazione di multiplo , Ie proprietA (6), (9) e (7) per gli esponenti diventano:
(m

+ n)a =

ma

+ nfl,

(-mJa

--{mal,

m(na) ~ (mn)a;

(11)

per tutti gli m, n E Z . Nel.caso che il gruppo additivo Asia abeliano, i multipli
hanno un 'ulteriore proprieta:

m(a

+ b) =

ma

+ mb,

meZ,

a, b eA.

(12)

3]

93

GRUPPI CICLICI

Nel caso particolare del gruppo additivo Z degli interi, il multiplo na c 10


stesso del prodotto na - infatti entrambe Ie fuuzioni sono definite dalle stesse
formule ricorsive.
tutti i suoi
sono

potenze di g t
proprio un
ciclico; 10
da
.

un

con
gruppo
ciclico, avente
come generatore it resto di I,
n. Dimostreremo ora che ogni gruppo
ciclico c isomorfo a Z 0 ad un certo Z ...
Per fare cia, si consider; di nu~vo il morfismo : Z -+ G con I = g,
cioe il morfismo:

1G

. . . -2,

... , Ii'.

-1.

o.

1.

2.

I I I g'.I

Ii'.

1.

g.

L'immagine della funzione f e il sottogruppo ciclico generato da g. Ci si


chiede quando succeda che due delle potenze indicate di g siano uguali. Se
dette potenze sono tuUe diverse, diremo che g ba ordine infini/o in G. Allrimenti e gt = r per un certo k < m. AUora si ha g ... -t = I, per cui una certa
potenza positiva di g e I'elemento identita. Si prenda I'intero positivo n mi
nimo tale che si abbia .. "'" I, e si cWami delto intero l'ordine dell'elemento
g. A ora ogm e emento di un gruppo
un eerto Intero POSltlVQ ovvero JO.
Iinito come proprio ordine. Si noti in' particolare che I'elemento unita di G
t I'unieo elemento di G avente ordine 1.
Teorema 4.

Un gruppo delico qua/siasi con genera tore di ordine infinito


00 in WI
gruppo G, i/ morfisnw Z -+ G con I _ g e un monomorfismo, avente come im
magine jJ gruppo dc/ieo generato da g.

i isomorfo a Z; piu in gener-ale, se un elemento qua/Siasi g ha ordine

DimostrazioDe: Abbiarno definito t< g ha ordine infinito intendendo


Z -+ G e iniettivo ; di qui il risultato.
Teorema 5: Un gruppo dc/ieo qualsiasi con generatore di ordine n, e
isomorfo a Z .. ; piu in genera/e, se un demento qualsiasi g ha ordine n in un
-gruppo G, un monomorfismo Z .. -+ G resta assegnato quando si associ ad ogni
resto r (modulo n) fa polenzq. gr.
DimostrazioDe: Abbia g ordine n, per cui si ha g" = I. Se gil e una potenza qualsiasi,si ponga k = qn + r con 0 ;;;; r < n mediante l'algoritmo
della divisione, in modo che si ha gt = ~"gr = g'. In tal modo il sottogruppo
generato da g e {I, g, .. "' g .. -l}. Questi elementi sono tutti differenti, poichC
g' = gs implica g'-' "'" I. Percil) rHo- gr e una bijezione dall'insieme Z .. =

94

GRUPPI

[Cap. III

= {O, I, ... n - ,I} dei resti modulo n verso il sottogruppo {I >g, . . . , g"-I}
generato da g. Ora, corne in (Il.23), rEDs = t e in Z .. quando I e il cesto di
r + s = qn + I; Quindi e g'g' = ~"+ I = (gll)i'gI = gt e in G. Cia afferma
cbe la iniezionc rl-+ g' porta somme in Z .. in prodotti in G. D unque e un
monomorfismo, come si era affermato.
Questo risultato mostra anche quando due potenze di un elemento g
di ordine n sono uguati:

gt = gm

<>

(g di ordine n).

m (mod n)

(13)

+:

Questa condizione dice che iI DueleD di equivalenza del rnorfismo


Z -+
-+ G con 4<1) = g e 1a relazione E n di congruenza modulo n. Questa suggerisee 1a seguente versione a lternativa della dimostrazione del tcorema. Per
i1 II.5, si ba Z,. ~ Z /( s ..), mentre per iI Teorema 1.61a proiezione p : Z -+
-+- z" e universale. Dunque esiste una funzione ",' : Z" -+ G can .p' p = .p,
come
raffigurato nel diagramma:

Ora sia
~'(pk

q,

che p sana rnorfismi; quindi si ha:

+ pm)

~'p(k

+ m)

</(k

+ m)

(~k)(~m) -

W(pk)[~'(pm)J.

Ma la p e una suriezione, per cui ogni elemento di Z .. e un pk per un certo


k e Z e I'equazione riportata dice percio che q,' e un morfismo: esso e proprio
iJ morfismo rf-+ g' del teorema.
.
Proposiziooe 6.
eic/ica.

Un'immagine epimorfa qualsiasi di un gruppo ciefico

Dimostrazione : Sia C il gruppo moltiplicativo ciclico con generatore


c. Se h : C -+ G e un epimorfismo, allora ogni elemento di G ha la forma
h{c1") = (hc)~ per un cerIa k E Z . Percib G e generato dall'immagine he del
generatore di C. Anche c" = I implica (he)" = I , per cui l 'ordine del generatore he di G deve dividere l'ordine di C.
Proposizionc 7.

Un sottogruppo qualsiasi di

lUI

gruppo eic/ieo

e cic/ieo.

Dimostrazione : Per il gruppa ciclico infin ito Z, dimostriamo in modo


pill esplicito che un sottogruppo qualsiasi di Z e !'insieme nZ di tutti i mu!tipli
interi di un certo n ~ 1. Infatli , sappiamo gia che tali insiemi nZ sana sottogruppi, dato che questa e cia che dice in realla illemma del 11.5. Viceversa,
sia S un sottogruppo proprio qualsiasi del gruppo addit ivo Z . Si sceJga iI
minimo positivo n E S; ogni multiplo intero di n e quindi in S. Viceversa,
se k e S, l'algorilmo della divisione d! k = qn + r can 0 ~ r < n ekE S
e qn E S implicano rES. Poicht n e I'clemento positivo minima di S, questa
resto r deve essere 0, cioe si ha k = qn. G li elementi di S sono quindi soltanto i m ult ipJi d i n.

3]

95

GRUPPI CICLra

Per un gruppo ciclico finito C con generatore c di ordine n, dimostriamo


in modo pin esplicito che un sottogruppo qualsiasi di C e ciclieo con generatore cl: di ordine n lk, in cui k e un divisore positivo di n. Infatti, dato k con
n = km, Ie potenze distinte di cl: sono I , cl:, en, ... , c<m-l )1: con C"'t = I;
esse formano un sottogruppo di C che e ciclico di ordine m. Viceversa se S
e un sottogruppo qualsiasi di C, si prenda I'intero positivo minimo k per il
quale si abbia ct E s. Poicbe 1 = C" E S, I'algoritmo deUa divisione mostra
ehe k e un divisore di neche S consiste' soltanto delle m = nlk potenze distinte di ct , proprio come si era richiesto.
Appeodice

I risultati precedenti sui gruppi ciclici forniscono come conseguenza una


interpretazione di universalita per la nostra costruzione degli interi Z dai
numeri naturali N. 10 scopo di tale costruzione era di arnpliare in tal modo
N da rendere possibile la sottrazione, vale a dire in modo da immergere it
monoide additivo N in un gruppo additivo. Si PUQ riformulare)1 risultato di
quella costruzione nel modo seguente:

Teorema 8. Datp ii monoide additivo N, Z un gruppo additivo e /'inserzione j : N -+ Z e WI morfismo di monoid; additivi. Se A e un gruppo qua/sias;
ed f: N -+- A e un morfifmo qua/siasi di monoidi, esi.fte WI unico morfismo
f' ! Z -+ A di grupf; con / = f' . i ! N -+ A.
Dimostrazione: Se

e /(1) =

a la

11 I-+-

na

e la

mappa richiesta

f'.

Abbiamo earatterizzato precedentemente il gruppo Z come gruppo Iibero su un unic() generatore (efr. Teorema 3).
Anehe il presente te.orema earatterizza il gruppo Z , questa volta come
{( estensione di N, dato che questo leorema afferma ehe I'inserzione j : N -+
-+ Z e universale. Precisamente e un elemento universale per il [untore che
assegna ad ogni gruppo A l'insieme di tutti i morfismi /: N -+ A di rnonoidi.
Poicht i e un monomorfismo, esso e anche un e1emento universale per il
funtore SF che assegna a ciaseun gruppo A I'insieme SF(A) di tutti i monomorfismi /: N -+ A di monoidi e a ciaseun monomorfismo a : A -+ A I di
gruppi la funzione /t-+- a / su SF(A) verso SF(A ' ).
ESERC]Z]

/Eleneare tutti i generatori possibili del gruppo cidieo Z. .


/Oimostrare ehe z.. ha soltanto n endomorfismi.
J.Oimostrare che ~ e generalo da un suo elemento qualsiasi che non sia
I'identit!.
~Dimostrare che il gruppo cidico Zit e genera to da uno qualsiasi fra sei
generatori.
,$.Oimostrare che il gruppo additivo ~ degli interi ha due e due soli generatori .
.......:'Per Sli esponenti di un gruppo qualsiasi, dimostrare che si ha (g'")" = g""' .
/ . fn un gruppo G dimostrare che si ha (gtgl)'" = gI"gl'" per lulti gli interi m
se e solo se si ha glgl = gtg l .

96

GRUPPI

/.Se eIII =

1 per tutti gli elementi

[Cap. UI

r di un gruppo a, dimostrare che G eabc,.

Liano.

xSe Aut

(G)

e il

gruppo di tutti gli autornorfismi del gruppo G, dimoslrare

che si ha:

Aut (Z)

Za,

Aut (4) :;:;: 'L..

Aut (z.) :;:;: L.

ftPer un intern positivo n dato si costruisca un funlore ~.. su gruppi verso


e "insieme {gl g G e If" = I}. Dimostrare che I E z..c un
elemento universale per tale funloce . (SuggerjmJ!1I1o : Si utilizzi i1 Teorema 5).

insiemi, dove 'fI..(G)

~Se Me un monoide commutativo che soddisfa alia leae di cancellazione,


dimoslrare che esiste un gruppo abeliano A ed un morfismo u : M -+ A' di monoidi
COD la seguente proprieta universale: se B e un gruppo qualsiasi e se f: M -+ B e
un qua/sias; morfismo di monoidi , esiste un unico morfisrno j' : A _ B di gruppi
conf=j' - u:M -+ B.

4. Sottogrupp;
Si possono ottenere parecchie informazioni sulla struttura di un gruppo
attraverso la conoscenza dei SUO t sottogruppi.
DEFINIZIONE. Un ru
Selin soltogruppo di un gruppo G, in simboli S c G uando S e un $ottoinsieme j
e Q unzlOne _
c e msensce
rinsieme S nel/'insieme G e un morfomo di gruppi.

In particolare 10 stesso insieme G e un sottogruppo di G. come pure I'insieme {I} che consiste soltaoto dell'ideotita di G; quest'ultiroo sottogruppo
viene generaJrnente denotato semplicemente con I. I souogruppi di G che
non siano i sottogruppi impropri G ed 1, verranno chiamati sottogruppi
prop'; di G. Se S e un sottogruppo di G, diremo anche che G e una esteTlsione
di S.

DEFINIZIONE. .Un sottomslem~ ._T _4i un gruppo moltiplicativo G


chiuso rispetlo all'operazione di moitiplicQzione in G quandO l'essere t, r' E T
imp/ica che si Q/)bia tt ' E

.r:

Quando iI sottoinsieme T di un gruppo G e un sottogruppo 7 Dato che


la inserzione T -+ G deve essere un morfismo di rnoltiplicazione, due elementi
qualsiasi t, I' E T hanno un prodotto in T uguaJe alloro prodotto in G. Pettanto T deve essere chiuso per il prodotto in G e tale prodotto. reslrizione di
queUo in G, deve fare di T un gruppo. Ne segue la condusione:
Proposizione 9. Un soltoiTlsieme T di UTI gruppo molliplicQlwo G e un
sottogruppo di G se e solo se T e cMuso per /a moltiplicazione di G ed e un
gruppo per f' operazione bin aria T x T _ T data dolla reSlriz.ione della mo/tiplicQzione in G.
Usualmente, la distinziOlle fra Ie due operazioni binarie TxT _ T
e G X G -+ G viene tralasciata, per cui il sottogruppo T di G viene definjt()
come un souoillsieme di G che sia un gruppo per Ia moltiplicazione di G.
La Dostra definizione in termini deU'inserzione S _ G ha i1 merito di definire

4]

97

SOTTOGItUPPI

anche un sottooggetto I) in una categoria concreta qualsiasi . Per esempio,


un monoide N e un sottomonoide di M quando N e un sottoinsienle di M e
I'inserziane N ....... M e un morfismo di monoidi.
In un. gruppo qualsiasi G, la gHo- g _l C una operazione unada, mentre il
selezionare l'identitA c una operazione nullaria. La cruusura di un sottoinsieme di G per dette operazioni viene definita come prima.
Teorema 10. Un sottoinsieme T di W1 gruppo mo/tiplicatiTJO G e un soltogruppo di G se e solo se T chiuso per Ie tre operazioni seguenti di G: identitd,
irrverso e moltiplicazione.

In altre parole T c un sottogruppo se e solo se


l ET,

teT => ,-l eT,

t, I'

E T => It' E T.

(14)

Dimostruione: Si supponga in primo luogo che T sia un sottogruppo.


AlIora T e chiuso rispetto alia IPoltiplicazione. In quanto gruppo, T deve
avert una certa mitA u, con uu = u in T. Allora u = u1 in G dA uu = ul
e quindi, per cancellazione, u = I, cioe l'unita in T e l'identita di G. Ancora,
ciascun t E T ha un inverso in T; dato che I'inverso in un gruppo G c unico,
questa pub essere solo il suo inverso in G. Cio dimostra che Ie condizioni di
chiusura (14) sono necessarie.
Viceversa, se T soddisfa a dctte condizioni di chiusura, ha un prodolto
con identita I e con inverso e detto prodotto c automaticamente associativo,
perchC 10 c il prodotto neU'insieme piil ampio G. Percio T soddisfa a tutti
gli assiomi di gruppo ed in tal modo e un sottogruppo di G, per la Proposizione 9.
5i noti che un sottogruppo gualsiasi di un gruppo abeliano c ancora abeIiano.

II

CoroUario.
finito G

e un

Un sot/omsleme non .(JUOlo T di un gruppo moiliplicativo


sottogruppo se e solo se e chjuso rispetto aI/a moltiplicazione.

Dimostraziooe: Per un elemento qualsiasi t in un gruppo finito Ie potenze t, 12, . non possano essere tulle diverse, per cui t ha un cerlo ordine
finito m. Percit) si ha I'" = I e 1-1 = I"H; la chiusura rispetto al prodotto
implica la chiusura rispetto all'identit! ed aU'inverso.
Per un gruppo qualsiasi G, la relazione di inclusione SeT sui souogruppi e riflessiva, transitiva e antisimmetrica (I 'ultima significa che SeT
eTc S implicano S = T). Dunque I'inclusione c un ordine parziale ( 11.8)
suU'insieme di tutti i sottogruppi di G. Tale ordine viene indicato nel diagramrna di inclusione per tutti i sottogruppi del gruppo additivo ZIZ, come
c raffigurato qui soUo:

98

GRUPPI

[Cap. III

Come nella Proposizione 7, ogni sottogruppo di ZIZ e cidico ed e generato


da un divisore k di 12 e tale e pure l'insieme kZu di tutti i multipli di k in
Zl ~; per esempio, 4Z1Z = {O, 4, 8}.
Esamineremo ora 1'insieme parzialmente ordinato dei sottogruppi di
un gruppo qualsiasi G.
Proposlrione n. Se SeT sono sottogruppi di G, fa inlersezione S n T
degfi insiemi SeT e un sotlogruppo di G che coTlliene ogni sollogruppo contenuto sia in S che in T .
.
Questa proposizione dice che S n T
II.S).

t 1a r-intersezione di SeT (cfr.

Dimostrazione: PoicbC sia S cbe T contengono l'identitA di G, la contiene pure la lora intersezione S n T. Dati gli elementi del gruppo u, f) E S n T,
. it lora prodotta U'fJ e quindi sia nel sottogruppo S che nel sottogrnppo T cd
e percic nell'intersezione S n T. Analogamente u- I appartiene ad S n T.
Per il Teorema 10, queste tre proprieta di chiusura di S n T dimostrano che
e un sottogruppo. Ovviamente, per un sottogruppo qualsiasi R, con ReS
ed ReT, si ha ReSnT.
C'e dell'altro di vera. Sia U un insieme qualsiasi i cui clementi S E U
siano essi stessi sottogruppi di G. L'intersezione
U degli elementi di U
c il sottoinsieme di G:

T=

s.u

$ = {tutti i glgeG ed SeU=>geS}.

(15)

Per i ragionamenti precedenti, questo sottoinsieme T e un sottogruppo di G.


Questa costruzione permette di definite dei generatori ~~ di un gruppo
G. Sia X un sottoinsieme gualsiasi del gruppo G. Si prenda per U I'insierne
di tutti Quei sotto.&n!Ppj S di G. ci~scun~ . dei ClY.ali ~~nte~ga, X. Allora I'intersezione T
U e un sotto ru 0 di G, recisamente it sotto ru 0
mini~~ ~i ~ ch.t: c~nti.~~ .! .:....!:o ~i~erem'? i gruppo generato da X.

Corollarlo. /I sottogruppo di G generolo dol sottoinsieme X e I'ins;eme


T che consiste di I e di tutti i prodotti Y1 . . . Y.. di n> 0 elementi qualsiasi,
ciascuno de; quali un elemento di X 0 I'inflerso di un elemento di X.

Dimosttazlooe: Questo insierne T e chiuso rispetto 'all'identita, al prodetto ed all'inverso, per cui e un sottogruppo per il Teorema to. D'altra
parte egni sottogruppo $ che contiene tutti Sli x E X dcvc con tenere tutti i
lora inversi e quindi tutti i prodotti Y1 Y... Ne deriva che e S ::> T. per cui
Tel'intersezione di tutti questi sottogruppi $, come era richiesto.

Proposiziooe 12. Se SeT sono due sottogruppi qualsiasi d; WI gruppo


G, esisle un sottogruppo minimo che,/i contiene entrambi, vale Q dire un sott<r
gruppo L di G tale che:
L ~ S;

L => T;

per un so/togruppo qUO/SillS; R.

implicano

R" L.

(16)

4]

99

'SOTI'OORUPPI

Dimostrulooe: 8ia U I'insieme di tutti j sottogru.ppi R di G che contengono sia S che T. Allora ,' tntersezione L di tutti gli insiemi R U e 'u n sottogruppo con la proprieta (16) richiesta.
Come in un insjeIPe parzialmente ordinato gualsiasi ( 11.8) chiameremo
detto- sottogruppo L r-uniQne dj SeT e !'indiCheremo con L
$ \1 T. Ge_
neral.mente 'e molto piu ampia dell 'unione degli ins.iemi SeT. Infatti S V T
e I'insieme di tutti quegli elementi di G che si possano scrivere, per un ~rto
k, corne prodotto g = Sih . . . s_tjj di 2k fattori Sj E S, If E T. (Dimostraz:ione:
)'insieme di tlitti questi 'p rodotti e un sottogruppo ed e iI minima sottogruppo
siffatto che cantiene sia S che T).
Le Proposizioni 11 e 12 implicano il seguente:
CoroUario. L'insieme, porziolmente ordinoto per 10 inclusione, di tutti
i soltogruppi S, T, ... di un gruppo G e un reticoio per Ie operazioni binarie
di r-intersezione (S, T)I-+ sn T e di r-llIIione~ (S, T)I-+- SV T.

Entrambe Ie operazioni sono associative e commutative, rna in generale


nessuna delle due e distributiva rispetto all'altra. Nel diagramma di inclusione
di tutti i sottogruppi di G, la r-unione SV T e il sottogruppo pio. in basso
situato (Iungo Ie linee che salgono) al di sopra sia di S che di T. Cosl per i
sottQgruppi di Zit nel diagramma precedente. si ha:
4Z12 V 6Zl1l = 2ZI2. ,

rna

ESERCIZI

,...r.1)imostrare che nel gruppo delle simmetrie di un esagono regolare, il soltogruppo ehe applica una diagonale data su se stessa e isomorfo al gruppo trirettangolo Zt x z..
7,Costruire un diagramma di incJusione per tutti i sottogruppi di (a) Ss;
(b) Zu; (c) 6 .

>."'Determinare la ,.-unione e la ,.-intersozione di ogni coppia di sottogruppi


di Za.
/.Dimostrare che un sottoinsieme non vuoto di G, chiuso rispetto al pmdotto
ed all'inverso. e un sottogruppo di G.
I-+-

/ .Dimostrare che un sottoinsieme non vuoto S di G chiuso rispetto alia (s,


un sottogruppo di G.

sr'e

t)l-+-

Aa) Dimostrare che gli elementi di ordine finito di un gruppo abeliano A.


formano un sottogruppo di A.
(b) Dimostrare che I'enunciato corrispondente per i gruppi non abeliani
e fal so.

"

~ Dirnostrare che un gruppo privo di sottogruppi propri deve essere cicJico


di ordine p.rimo.

Aa) In un gruppa abeliano moltiplicativo If, dimostrare che, per ciascun


intero n. g1i elemenli Q in If che soddisfano alia 0 - - I, costituiscono un sottogruppo. Dimostrare anche che questo risultato non e valido per gruppi non abeliani,
per esempio per Sa.

100

GllUPPI

e un

[Cap. III

(b) Dimostr:are chc, per ciascun n. "insieme di tutte Ie n-esime potenze in


sottogruppo.

"a:Oimostrarc che un soUoinsieme T di un monoide moltiplicativo' S


sottomonoide se e solo se T e chiuso rispetto all'identitA cd al prodolta.

e un

~Dimostrare che in un monoide J'insieme di tutti i sottomonoidi, parzialmente


ordinato per inclusione. e un reticolo.

S. Relazioni di definizioDe
Abbiarno gia vista come derivare la tavola di moltiplicazione del gruppo

ciclico moltiplicativo C con generatore c di oedine n dall 'unica equazione


e" -= 1, usando gli assiomi di gruppo. Poiche Ia relazione e" - I definisce
C a mene di un isomorfismo, 18 chiameremo relazione di definizione ~)

pcr

C.

r gruppi non ciclici hanne insiemi analoghi di relazioni di definizione sui

loro generatori. Cosl il gruppo diedrico A" viene definito come gruppo delle
simmetrie di un poligono regolare p" con n lati. Un elemento di A" e la rotazione R del poligono nel suo piano di 360 /n attorno al centro; deua rotazione
ha ovviamente ordine n (efr. il triangolo del I in cui si ha n = 3). Un altro
elemento di A" e il ribaltamento D del poligono attomo ad un asse per uno
dei suoi vertici, per esempio per it vertice che porta il numeto I ; questa ribaltamento ha ordine 2. ReD insieme generano 2n simmetrie diverse:
I, R, R=, ... , R"'-t, D, RD, ... , R"-lD.
Questa sequenza contiene tutte Ie simmetrie del poligono P" perche' UT\a simmetria qualsiasi viene detenninata dana propria azione sui vertici. l , 2, ... , n
di p,,; e se una simmetria porta il vertice I nei vertice i, 0 deve mantenere
i vertici neUo stesso ordine ciclico, come fa la RI - l, 0 deve invertire tale ardine, come fa ia Ri- ID. Percle) la sequenza preccdente e una sequenza completa delle simmetrie di P.. . Cosl iI gruppo A" contiene 2n elementi e viene
generato dai due elementi ReD.
La simmetria composta DR e uguale alia R".-ID, dato che entrambe
queste composte invertono I'ordine dei vertici e portano iI vertice 1 nel vertice n. Dunque D cd R soddisfano aile relazioni di de~izione:

Rn = I,

Dt

I,

DR = R,, - ID.

(17)

Queste tre equazioni determinano completamente la tavola di moltiplicazione


del gruppo diedrico A" . !nfatti, si scriva uno qualsiasi dei 2n elementi elencati
del gruppa nella forma standard RID' can esponenti i, oj negli insiemi 0 :$!
;:;; i < n, 0 ;;;;; j < 2. Per calcolare it prodotto di due elementi entrambi in
questa forma, ci basta utilizzare soltanto la terza delle equazioni (11) per spostare i fattori D verso destra dopo i fattori R e quindi usare Ie prime due equazioni, che danno gli ordine di R e di D. per ridurre i nuovi esponenti ad appartenere agli insiemi desiderati. Riassumendo, il gruppo diedrico viene descritto
dai generatod ReD soggetti aile relazioni 'di definizione (17).

5]

101

RBLAZIOMI OJ OBFlNizIONB

Come allro esempio. si consider! il prodolto E - B x C di due srupp i


ciclici finit! Bee con eneralori bee di ordini ris {tivi m ed n. Ogni elemento
in E ha la forma di un prodotto b'c' con espODentI mter! i e j. oiche eb- = I
e C" = I, si PUQ ridurre i modulo m ed j modulo n, ed E ha proprio mn elementi. Percjo E viene generato da due elementi b e c e si puO calcolarne di~ttamente 18 tavola di moltiplicazione dalle seguenti tre rdarioni di deftnizlOne:
bc = eb.
(18)
b- = I.
c"= I,
Infatti, a partire da queste relarioni, sl pub calcolare un prodotto qualsiasi
di due elementi di E nel modo seguente: (b'ef)(b-'e ) = bl+tcl+l, in cui si devono ridurre gli esponenti modulo m 0 modulo n, a' seconda del caso. Percib
Ie relazioni di definizione (18) sui generatori bee di E descrivono di nuovo
il gruppo a meno di un isornorfismo. (Possiamo enunciare tutto questo anche
come proprietA di universalit!, come neU'Esercizio 12).
Piu in generale. siano G ed H due gruppi qll(l/sitJsi con i generatod
{gl ... gm} e {hi .. . , h,,} ed i corrispondenti insiemi
e
di relazioni
di definizione. AHora G x H viene generato da {gl ... g_ , hi , ... h,,}
ed un insieme di relazioni di definizione per G x H con detti generatori e
_costituito da r, I e dalle relazioni di commutativit! g.h, = hlK' per tutte
Ie coppie di generatori. uno di G e I'altro di H. Cos! se D e it prodolto di due
gruppi ciclici intin!li con i ge.neratori bee. la sua uoiea relazione di definizione
e la be = cb.
Si PUQ dare in termini di morfismi una descrizione piu intrinseca dei
prodotti, che non dipenda dalla scelta di un particolare insieme di generatori.
Si consideri il prodotto G X H di due groppi (moltiplicativi) G ed H. Come
nella (I) essci consiste di coppie ordinate (g, h) di due e1ementi g E G e h E H
con it prodolto delle coppie definito dalla (g. h){g', hi) = (gg'. M '). Ne segue
che la gr-+- (g, I) e la hr-+- (I, h) definiscono i morfisrni di gruppi:

r e

G---+- G x H -+-H.
Poicht 5i ha (g, IXI, h) = (g. h) = (I, h)(g, I). questi mornsmi soddisfano
alia (yg)(17h) = (17h)(yg) per tutti i g EG e gIi h E H . Quest'ultima propriet!
e caratteristica per questi morfismi verso it prodotto, nel senso che segue.

Proposizione 13. Se ex : G _ K e {J : H _ K sonG due morfismi di gruppi


eon /0 stesso codominio K e eon (exg)({Jh) = ((Jh)(exg) pel' tutti gli element; g
e h. allora esiste un unieo morfismo T/J : G x H _ K di grupp; con T/J r = ex
,~~p.

e'"

Dimostruioae: Se esiste un morfismo siffatto T/J, esso deve soddisfare


alia ",(g, h) ~ ",[(g, 1)(1, h)) ~ ",(g, 1)",(1, h) ~ ("'ygX"'~h) ~ (.g)(fJh). Pertanto T/J, se esiste, e uniCOI Viceversa, dati ex e (J. questa formula detinisce una
funzione tit su G x H verso K per la quale si ha:
",)(g, h)(g', h' )) ~ (.(gg' ))(P(M')) ~ (.g)(.g' )(Ph)(Ph'),
[.p(g, h)) ["(g', ' h' )) ~ .gXPh)).g')(Ph')) ~ (.g)(Ph)(.g' )(Ph').

102

GltUPPI

[Cap. Dr

Ma per ipotesi si ha (phXag') = (ag')(jJIr); quindi questi risultati sono uguali


e 1/1 e un morfismo G X H _ K con y;(g, 1) = ag. e "'(I, h) = Ph, ptoprio
com"e era richiesto.

questa
i
per
Per
degli universali ('teor~ma I.9), tale" proprietA
determina il gruppo G x H a mene di un isomorflsmo.
II prodotto G x H ha . anche i sottogruppi:

G' ~ y. G ~ . (g, 1)1 tutti g

G j '" G,

H '=TJ. H = {( I . h}1 tutti gli hH}~ H

rispettivamente isomorfi aGe ad H. lnoltre 5i ha G' n H' = 1, G'V H ' =


= G X H ed cgni elemento di G' e permutabile con ogni e.i emento di H '.
Anche tali proprieta caratterizzano G X H nel modo seguente.
CoroD.rio.

Se un gruppa D ha due sottogruppi G ed H con


GnH= I,

GV H D,

gh = hg

(19)

l'ultirna relazione per tutti i g E G e gli h EO H, esiste un isomorfismo 1/1 : G X


X H ;;;;: D di grupp; con tf;(g, I) = g e tf;(I . h) = h per tutti i g E G e
gli h EH.
.
Dimostraxiooc: 8i prendano Ie inserzioni a : G -+ D e fJ : H -+ D dei
sottogruppi dati in D. 8iccome gh = kg, esse soddisfano all'ipotesi della
proposizione su a e su fJ. Percio esiste un morfismo 1/; : G X H -+ D con
I/; r a e1/; ." p. Quest ' ultima significa che ~ 1/;(g, I) g e 1/;(1, h) h,
come era richiesto. Rimane da dimostrare che 1/; e un isomorfismo.
In primo luogo ,1/;(g, h) =1/;(g', h' ) significa che e gh = g'k', per cui si
ha g(g')_1 = h'h-1 E G () H. Poicbe e G () H = I per ipotesi, questo implica
che sia g = g' e k = hi. Ne segue che 1/1 ~ un monomorfismo.
L'ipotesi GV H = D significa che ogni elemento dED ~ un prodotto
iterato di elementi di G ed H. Dato che si ha sempre gh = hg, cio implica
che d e un prodotto g' hi = 1/;(g', h'). Dunque 1/1 e un epimorfismo e, pertanto,
un isomorfismo, come era richiesto.
Un gruppo D che soddisfi all'ipotesi (19) di questo corollario pua essere
chiamato prodotto diretto dei suoi sottogruppi G ed H. Da questa definizione segue immediatamente che it prodotto diretto di due gruppi abeliani
e abeliano. Poiche un gruppo dclico qualsiasi e abeliano, un prodotto diretto
iterato di gruppi delici e abeliano. Piu aVanti, nel Capitolo X , dirnostreremo
un inverso parziale di questo risultato, 'mostrando che un gruppo abeliano
fin ito qualsiasi e isomorfo ad un prodotto diretto di gruppi cielid e, non solo,
rna anche ad un prodotto diretto di gruppi delici avente come ordine potenze
dj primi.
.

~]

103

RELAZIONI Dt DBPINIZlONll

ESERCIZI
/<a) Utilizzare Ie reluioni (i7) per calc6lare la tavola completa di mol1ipli.
cazione per il gruppo 6 .

(b) Dimostrare che 60 s generato anche dagli elementi denotati Dl e DI


(nel I) e scrivere Ie relazioni di definizione. per detti generatori di 60 s ~

-"~Determinare J'ordine di ogni elemento nel gruppo trirettangolo 64.


/ .Dimostrare che in 6!, gruppo del pentagono, ogni
oppure ordine 5.

e1eme~to ha ~riline 2

/ .Costruire un diagramma di inclusione per tutti i sottogruppi di .0.,.


/.NeI gruppo diedrico 4 .. , esprimere in funzione dei generatori ReD I'ope-razione di ribaltamento del poligono P. attomo all'asge per i1 vertice i.

7Dimostrare che .0. 1

e isomorfo

SI X SI .

.A(Trovare i generatori e Ie relazioni di definizione per il gruppo di tutte Ie


simmetrie di ciascuno dei seguen!i motivi ornamentali (inftniti):

(a)

(b)

--+
'--+
I--,f-~,f-~,--~/~

Aa) Dimostrare che Ie rclarioni at = 1, hI ., a l e h-1ah _ a-I definiscono


un gruppo di ordine 8 (si chiama gruppo dei quaternioni ).
(b) Dimostrare che questo gruppo non e isomorfo a 44 (anch'esso di ordine
8).
9. Se un gruppo K ha come sottogruppi G ed H con gh = hg per tutti i g e G
egliheH:
(a) Dimostrare che csiste un morfismo "': G x H _ K di gruppi con
.!f{g, 1) = g per tutti i g e G, e COD .'PCI, h) = II per tutti gli h e H.
(b) Dimostrare che '" e u~ monomorfismo se e solo se e GV H = :K.

~Dimoslrare che Z x Z conticne un elemento che e universale per il funtore


(su gruppi abeliani verso insiemi) che assegna a ciascun gruppo abeliano A I'insieme
di tutte Ie coppie ordinate (a, b) dei suoi elementi. (Tale risultato afferma che Z x Z
e il gruppo abeliano Iibero llU due generatori, come veml. definito pili avanti (
5 del capitolo VI).

~Per un n ~ 1 dato, trovare un elemento'universale per il funtore che assegna


a ciascun gruppo abcliano A I'insieme di tutte Ie sequenze costituile da n elementi di

A.

~Sia E il prodotto diretto di due gruppi cidici G cd H con i generatori bee


aventi gli ordini rispettivi m ed n. Se un gruppo K ha gli elementi /I, v con /I" = I,
v = 1 cd w = vu; dimostrare che esiste un unico morfismo 'P : _ K di gtuppi
con 'PCb) .,. u e 'PCc) = v. Dimostrare che questo e un risultato di universalit! per
un funtore opportuno.
.

104

GRUPP!

[Cap. II]

6. Gcuppi simmetrico e alterno


Come nel I, una permutazione q deU'insieme D - {I, .. " n} e una
bijezione <1 : D _ D cd iI gruppo simmetrico S .. di grado neil gruopo di tutte
Ie permutazioni di D rispetto all'operazione di composizione. Per esempio.
per n
5, Ie posizioni:

1 2 3

1 2 3

4 5

4 5

.: I I I I I <IIIII
2

3 4 5

definiscono duo permutazioni


forma:
2 3 4
<1 =
3 4 5

3 4 1 5 2

", '

;)

cho generalmente vengono scritte nella

T=G

2
4

3 4

~)

In questa notazione a due righe per una permutazione, Ie cirre (0 )eUere )


I, 2. 3, 4, 5 che devono venire permutate, sono clencate in ordine nella prima
riga; sotta ogni cirra vi e la sua immagine per la funzione in questione. Questa
simbolo a due righe rappresenta una bijezione precisamente quando la seconda riga <:ontiene tutte Ie circe in un certo ordine e (quindi) senza ripetizioni.
Net caso attuale, la composta q . Tela II-+- 31-+- 4,21-+- 41-+- 5, . .. , mentre
la T q e la II-+- 2 I-+- 4, 21-+- 31-+- I,
Nelia notazione a due Tighe si ha:
I 2 3 4
q . T = (4521

4 5)

~) ,

3.
5 2 3 '

quindi si ha q . T '# T q.
La precedente permutazione a consiste in un riordinamento circolare
dei simboli permutati, come e indicato nella Figura IfI.2. Una siffatta per
mutazione viene chiamata permutazione ciclica a cicIo. Per un cicio di questa

3~2
FIQ'-'U W.2

6]

105

GRUPPI SIMMEnICO B ALTERNO

tipo vi e una notazione pili breve (( ad una riga : SI scriva al primo posta
una qualsiasi delle cifre considerate, poi la sua immagine e cos! via, fino a
quando il cicio si chiude. Con questa notazione la precedente permutazione
o appare cosi in una qualsiasi delle formeequivalenti (I 2 345),(2345 I).
(3 4 5 I 2). (4 5 I 2 3) oppure (5 I 2 3 4). Tn questo caso si ha ~ = I
e Itt a ha ordine 5.
su k

Considerazio;:n~;~~~~~mioist~'ia~n~O~'~h~e~u~nia~pe~'~m~u~t~a~,~;
o~n~e~'~;'~I~;",~q~U~a~l~s~;a~s~;.
ha o~:ine
. .

-"'-~'-'

questa
Cos! la permutazione T raffigurata sopra scambia fra loro Ie
permuta ciclicamente 2. 4 e 5; quindi e la composta di questi
uno qualsiasi dei due ord ini :
'~(I

3) (2 4 5)

(2 4 5) (I 3).

Esiste una scomposizione simile per qualsiasi permutazione. [n primo


luogo si noti che i due deli di cui sopra - ciascuno considerato come permutazione su {I, 2, 3. 4, 5} - non hanno cifre ,in comune. In generale chiameremo disgiunte due permutazoni a, Pdi D quando non vi e alcuna cifra
mossa da entramhe (doe quando aU) '#' i e i E n implicano P(i) = i). Per
perml:ltazioni disgiunte, si ha a p = fJ a. dato che sia (a /1)(i) che (fJ a )(i)
sono a(i), fJ(i) oppure i a seconda che . p, oppure nessuna ,delle due muova i.
Toorema 14. Una permutazione qua/siasi a '#' J di WI insieri1e finito X
e una composra Yl . .. Yot delle permutazioni cicliche disgiunte y" ciQScuna
di lunghezza 2 0 pili. La a ha una sola decomposizione sifJatta a meno dj un
cambiamento nell' ordine dei lattori ciclici.
DimostraziODC: Si chiamino eguivalenti due punti x, y E X rispetto
alla a uando si abbia x
amy per un certo mtero m. I ale relazlOne e rlneSSIVa,
simmetrlca e transltlva perc
x
a x,
my implica la y = a-"'x
e Ie x = (lmye y = (lotz implicano x = a(mU1z. Si chiami orbita di (I una c1asse .
di e uivalenza C r detta relazione. Come per una relazione di equivalen?-8
qua SlaSI
ro arlo .. C1ascun x E X appartiene ad una ed ad una sola
orbita C; precisamente alia C = {amxlm E Z}. Poiche X e finito, i punti x,
. ax, u2x, . .. in questa orbita non possono essere tutti diversi; infatti x stesso
deve ricomparire come x = a'x. Si prenda il minimo intero positivo m tale
che si abbia x = (I"'X. Allora I'orbita consiste esattamente di m ponti:
{x, (IX, a2 x, . .. , 11 m - IX}. Si scelga per la permutazione ciclica la y = (xa x ...
" 11". - lX) di questi m punti in questa ordine; phi esattamente la permutazione di X che muove detti m punti ciclicamente nel modo indicato e che lascia
fermi tutti gli altri punti di X. Allora si ha .o x = yx se x appartiene a C mentre
si ha ' yy = y se y non appartiene a C.
Ci siano, per esempio, k orbite CI, ... , Cot di a e per ciascuna orbita,
C, una pennutazione ciclica y. uguale 8 a su C. ed all'identita. fuori di C, .
Se e j ", j, la y, lasda ferma ogni leUera mossa Yl e viceversa; yl e y" sono
disgiunte. Se una certa y ha lunghezza 1, essa e l'identita; la si ometta. Per
dimostrare infine che e a = YI . .. Y"'" si consideri I'effetto su un y E X qual.
siasi. Se e l1y = .2, allora ve z giacciono entrambi su una certa orbita C, con

[06

GRUPPl

",y =

la

z, mentre per ciascuna

)'1

con j "# i si ba

)'IY = Y

"1 ... y~ di cicli disgiunti.


. D'altra parte, pe,r 'una scomposizione qualsiasi '
(J

~ la composta

YIZ

[Cap. ill

= z. Pertanto

(1 = PI .. . PI di (f in
", cicli disgiunti P, . Ie leUcre mosse da ciascun cicio PI formano una delle orbite
C, di (f"e perc;io PI e il cicio corrispondente )', della precedente decomposizione
)'1 ~ )'11. Pertanto Ie due decomposizioni differiscono soltanto per I'or
dine dei fattori, come era stata affermato.

Corollario. L'ordine di una permutazione


delle funghezze dei suo; deli disgiunli,

e if

minimo comune mulliplo

"1 ...

Dimostraziooe: Nella rappresentazione per deli (J =


Y.t Ie y sono
disgiunte. per cui si ha y, i'J = i'J i" e, percio, per m intero qualsiasi, si
ha a"" = )'1'" ", . ),11- , Percio e 0'''' = 1 se e solo se si ha ciascun (Yl)'" = I,
quin~i se e solo se m e un multiple comune delle lungbezze di tutti questi
cicli Yl. L'ordine delIa .o ~ iI minimo m siffatto: di qui la tesi. (Per una discussione del minimo comune
cfr. il IV.lO).

Chiameremo questo automomsmo coniugio rispetto a r . Calcoliamone ora


l'effetto.
Proposiziooe 15. Se YES,.
niugato qua/.sillS; ryr- I di y.

e un cicio di lunghezza m,

e il cicio

DimostrazJone: Se y
che ryr- I 'e' il cicio:

10

e pure un

co

(Xl , ... , Xm), dimostriamo espliCitamente

(20)

, Infatti lao ryr- I agisca su una lettera qualsiasi y. Ora e y = r(r-1y). Se x =


= r -1y non e una delle Xl, l'azione di ryr- I su y e r(x)1-+- ~I-+- XI-+- r(x)~
mentre se e x = XI, essa e r(XI)~ XII-+- XI+11-+- r(XHI). Ma ql:lesto e esattamente I'effetto del cicio st;:ritto a destra nella nostra formula (20).
Si pu6 ora calcolare la coniugata r(1r-1 di una .,ermutazione qualsiasi
q. Si scriva la q cOme prodotto Yl . '. : 'Yk di cic1i disgiunti. oato che il coniugio
e un automomsmo, si ha mr-I = (rYlr- 1) .. , (rY.tr-1) e ciascun cicio a
destra e espresso come nella (20). A parole: per trovare la coniugata della
(1 per mezzo della r, si"appJichi la funzione r a ciascuna lettera nella rappre
sentazione mediante cicli disgiunti ' della u.

Proposlziooe 16.
scambi.

Data che
cicio. Ma ci6

eq

Una permutazione (1 qual.siasi di n

= i'l ... yk,

e facile:

e sufficiente

e una

compo.sla dj

dimostrare questa fauo per un

. (1 L .. m) - ([ m) ... (13)(12).

6]

107

GRUPPI SIMMETRICO B ALTERNO

Dimostriamo ora in che modo Je pe,m""IZ;'m;' .di


disparj
classi,
la q : n
con un
una
inversioni. Per esernpio, 10 scambio
6)manda3456
in 6
cui ha Ie cipque coppie (3, 4), (4, 6),
5), (5, 6) e (3, 6)
;~ve,~;~";'. In. g~e.rale, 10 scambio (h, k) con h <
e tuUe Ie coppie (h, i) e (it k) con h < j < k.
no.n e 5gn q, rna soltanto la. parita (_I)IP tJ = I.
elemento del gruppo moltiplicativo {+I, -'I} (ciclico di ordine 2).
Teorema 17. fA fu,!zione a~ (~I)~n tJ ehe assegna a ciascuna permutazione a la sua paritii e un morfismo Sn -+ {+ I, ~l} di gruppi.

~dle ari r dis ari da dis ari. e dis ari ; dis ad da ari.
[n quanto aUa dimostrazione, un Uon lnSlerne sla un sottot"nSleme
Len X II che non c6ntenga alcuna coppia (it i) e che contenga per ciascuna
delle due cifre i of- j in n una ed una soltanto delle due coppie (i, i) e U, i). Se
la a e una permutazione su D ed L e .un buon insieme, 10 e pure I'insieme a L
che consiste di tulte Ie coppie (ul, O'i) per (i, j) E L; inoltre 8i .ha ("r q)L =
= .r (qL). Si chiami una COppia (i, j) ED X D propria )) se e j < i; sia e()
il numero delle coppie proprie neU'insieme buono L e si panga ILl = (-I)'(l.l.
Affenniamo allora che, se (1 e una permutazione qualsiasi e 5e L e un buon
insieme qualsiasi, si ha:
(21)
luLl ~ (-I)"" "ILl,
In altre

Sia infatti (i, j) un'inversione di 0', cosicchC 5i ha j < j rna ui"> qj. Se L concoppia pr.opria (i,]), aHora qL contiene la coppia irnpropria (ai, oJ);
altrimenti L contiene la coppia impropria U, i) e qL la coppia propria (oj,
ai). Pertanto il numero sgn q .delle inversioni della a soddisfa alia e(aL) - eeL) E sgn u (mod 2). Cia prova la (21).
Se u e l' sono due pennutazioni, possiamo calcolare mediante questo
ri5ultato cbe 5i ha:

tien~a

(_I)qn(tJ oT)!L! =

1(11""LI =

(- 1)'81' al1'1..1 = (_l)(qn tJ)"'(qn Ti ILI.

Dunque e (~I)un(O'1") =-(_ l)(.~n (1)+-(llln T); questo dice che la Orr (_ I)qn tJ
morfismo, come era richiesto.
Qnesto risuliato ha parecchie conseguenze no(evoli ~ Per esempio, poiche
uno 5cambio qualsiasi e dispad, il prodotto di due scambi deve eS5ere pari;
inoltre:

e un

Corollario to

.sia dispari

Un prodotto di k scambi e dispari

par.i a seconda .che k

pari.

Si puo esprimere in molti modi una pennutazione q come prod otto di


trasposizioni; questo fauo mostra che se una fattorizzazione del genere ha
un l'Jumem pari di scambi, 10 ha pure ogni altra faUorizzazione dello stesso
tipo.

108

GRUPPI

[Cap. II]

Si puo calcolare la parita di una permutazione qualsiasi dalla sua rap


presentazione per cicli disgiunti. una volta chc si conosca i!l-..parita di ciascun
cicio. Ma questa e facile.
CoroUario 2.

Un ciclo }' di. /unghezzQ m ha podIa (_1)11")' = (_ 1) ... -1,

Dimosttazione: In un gruppo abeliano, due elementi coniugali sanD


uguali. PoicM la paritA e un rnorfismo verso un gruppo aheHano, permuta
zioni conjugate hanno la stcssa paril/!. Percil\ per 1a (20), 1a paritA di un cicio
qualsiasi di lunghezza m e la stcssa di quella del cicio (I 2 ... m). Ma tale
-cicio ha esattamente m - I inversioni; precisamente Ie coppie (I, m), (2, m),
... , (m - 1, m). Q.E.D.
Una conseguenza molto irnportante del Teorema 17 e iI
CoroUario 3. Per n> I, I'insieme All di tutte Ie permutozioni pari di
sotrogruppo di S" con (nl) /2 elementi.
Questo sottogruppo A .. viene chiamato gruppo a/terno di grado n.

De un

Dimostrazione: PoicM a 1-+ (-I)'an" "e un morfismo, al-+ Ie "tr+ 1


implicano a . "tl-+ 1. Percio Aft c: S.. e chiuso rispetto al prodotm (ed all'identita), per cui e un sottogruppo. Si elenchino j suoi clementi: (Jl, """' a l .
Si moltiplichi ciascuno di questi per una certa permutazione dispari opportuna, per esempio 1a (I 2). Si ottiene cosl una sequenza al(l 2), """' at(l 2)
di permutazioni dispari, anch'esse tutte differenti fra loro. Ma per una permutazione dispari qualsiasi" e si ha eO 2) = af pari. per cui e e = af(l 2)
e la e e nella sequenza. Conc1udiamo che iI numero delle permutazioni dispari e 10 stesso del numero delle permutazioni pari, cosicche ciascuno e la
meta del numero totaJe n! delle permutazioni in S ...
Applicheremo presto ad altri sottogruppi questa tipo di (( conteggio ,
faUo per il sottogruppo Art c Sft .

ESERCIZI

/Esprimere ciascuna delle scguenti permutazioni come prodotto di cieli:

1 2 3 4 5 6 ) (12 3 4 5 6)
( 3 5 6 1 2 4'
6 I 5 3 4 2'

(1

23456,\

6 4 5 7 3

I 2)'

trovale I'oedine e I'inversa di ciascuna di queste permutazioni.


"-cRappresentare Ie scguenti composte come prodoUi di cieli disgiunli:

(1 2 , 4 l)(1 l 6)(2 4 6),


(I 2X2 3)(3 4X4 5)(5 I).
Auali gruppi

(1

2 ,

4X2 ,

4 lX' 4 l

1),

simmelri~i e quali gruppi alterni sono abeiiani?

)l(Descrivere i seguenti sottogruppi di S. e determinarne I'ordine:


(a) Tutle Ie permutazioni che portano I'insieme {I, 2} nell'insiemc {I, 2}.
(b) Tulle Ie permutazioni che poltano {I, 2} 0 in {I, 2} 0 in {3, 4}.

7]

109

GRUPPI DI 11tASFOIlMA.ZlONl

, Xi-rovare quattro souogruppi diveni di S. isomorfi. ad S3 e trovame nove


isomorfi ad S .
,..t(Descrivere 30 sottogruppi diveni . di S.. isomor1i ad S .

A.

Ojmostrare che due permutazionj conjugate rI e 'l"rI'I"-1 hanno la stessa parita


rna non necessariamente 10 stesso numero di IDvenioni.

~Oimostrare che un prodotto di cieli non necessariamente disgiunti


se e solo se contiene un nwnero pari di deli di lunghezza pari.

e pari

/'Oimostrare che ogni permutazione di ordine 14 5U 10 lettere e dispari.


,c'Oimostrare ehe si puo scrivere ogoi permutazione pari come prodolto di
cieli dj Junghe:zza 3.
fioimostrare che S.

e generato

dai deli (I 2 ... n - I) e (n - 1 11) .

. ~Nel1'Esercizio II determinare Ie relazioni di definizione su questi due


heratori.
pmostrare ehe

S~ e generato dagli

ge-

scambi (1 2). (2 J), .. . , (11 - 1 11).

,...:'Nell'Esercizio 13dimostrarecheigeneratori 11 = (Ii


soddisfano aile relazioni di definizione ('1"1)1 = I , TITS -

+ I), i =
TI TI

I, ... tn-I,
se ; - j "F- I e

(TITH!)' = 1.

~Una scatola quadrata piatta- e riempita con 16 quadrati piatti di metallo.


numerali precisamente come-nella figura seguente:
1

10

11

13

14

15

12

L'ultimo quadrato v:iene rimOSSO t rendendo possibile 10 spostamento degli allTi


quadrati, (aandoli scivolare. Si consideri una sequenza qualsia5i di altri'Spostamenti
che termini con I'angolo destre inferiore ancora vuoto. Dimoslrare ehe le permutazioni po8Sitiili per tali :scquenze di spostamenti sono soUanto Ie permutazioni paTi
in All.

7. Gruppi di

trasfo~oDi

Un sottogruppo gualsiasi T del gruppo SeX) di tutte Ie permutazioni di


r
0 di 'ras ormazioni suU'insieme X. La caratterinaZlonc eJ sottogruppi oeJ eorema 10 mostrR che un gruppo di tcasformaZioni
T suo X \,UQ anehe venire descritto come un insieme di bijezioni I : X --+ X
che contlene l'identitA l,r! per ogni coppia di bijezioni la 10TO composta
e per ogni bijezi on~ la sua inversa. I gruppi di simmetrie sono gruppi di trasformazioni tipid.. Cos! i1 gruppo delle simmetrie del triangolo e un gruppo
di trasfonnazioni $uU'insieme dei punti del triangolo. Analogamente il gruooO
Aut Co} di tutti gli automorfismi di un gruppo G e un gruppo di trasformazioni sull'insiem~ G.
X viene chiamato

110

GRUPPI

Teorema 18.

[Cap.)[1

Un gruppa qua/Siasi G e isomorfo. ad un gruppo di

t,a.r;for~

mQz;on;.

Questa tcorema, dimostrato da Cayley mostra che glj assionll per I'operarioae di moltiplicazione in un gruppo implicano tutte Ie proprieta. fonnali
valide per l'operazione composizione di _permutazioni ~).
Dimostr~ooe: ,Ciaseun a e G fissato definisce Una fUIiZione f .. : G. -+ G
mediante 1a formula / ..(x) = ax per ciaseun x E G. Sia T l'insieme che consiste di tutte Ie funzioni della forma f ... Poiche si ha:

(f.I.)x

~ I.(f..) ~ I.(bx) ~

a(bx)

(ab)x

~ I."x

per tUld gJi x E G t ie Junzioni f ..fb ef..b sana uguali, per cui, in particoiare, la
funzione comPosta di due funzioni in Tt anOOTa in T. D'altia partc, Ji(x) =
= Ix = x, per cuifl = 1G e la fulltlone identita sull'insieme G; ne segue che
laji.-ll = I, cosiccbe (fa)-l ;"" A.-I) e in T. Pert~nto ogni e!emento / .. di T
e una. bijezione e T e un gnippo di trasformazioni sull'insicroe G. Ora la posizione a 1-+ /.. e una funziolie /: G -+ T. Siccome sl ha / ..1> = j,.fb, detta
funzione e un morfismo di gruppi. Poichc T e stato definito in modo da consistere soltanto delle/... it morfismo/e suriettivo. Ioohre e/.. l = a, cosicchc
a ", 'b iinplica I,. '" lb. Ne deriva che / e un monomorfismo e quindi e un
isomorfismo I: G ~ T di G verso un gruppo di trasfonnazioni T .
. Talc isomorfismo / PUQ essere visualizzato esplicitamente se G e finito,
ne! 'q ual caso T e un gruppo di perm\1tazioni dell'insieme finito G. Si osservi
che la"j.. e. data dalla moltipUcqpe a sinistra ( = t raslazione a sinistra )
per a. Se Xl , Xi, ... , X" e la sequenza di tutti gli elementi distinti di G, allora
1@;.J.. e la permutazione

I. ~ (x.

ax.

x. )
ax.

In altri termini laf.. e la pcrmutazione data dalla a-esima riga della tavola di
moltiplicazione per G.
.
Sovente un morfismo d j un gruppo G verso un gruggo d j tfaSforIDazioni
viene chiamato una ra rcsentazione di G (oppure una .rapprcsentazlone Ineare quando Ie tras ormazioni sono lineari secondo. it significato
descritto nel Capitolo VI, piii avanti). La particoiare rappresentazione f ,
costruita nella -dimostrazione di questo tt;orema, e nota. come la rappresentazione regolare a sinistra' )) di G.
Un dato gruppo PUQ avere mohe rappresentazloni. Cosi it gIllppo diedrico L\ .. e per deftnjj:ione il gruppo di tutte Ie simmetrie ~i un II-agono regolare.
Pn per cui viene definito come gruppo di trasformazioni sull'insieme di tutti
i punti di P" La funzione che assegna a 'ciascuna simmetria di P. la permutazione indotta sugli n vertici (numerati) e ovviamente' un isomorfismo di
L\. verso un sottogruppo di S .. ; per esempio, i generatori ReD di d" vengono
app!icati nelle. permutazioni:
R .....

(12 " ~3 43

2
n

3
n-

(22)

[11

7) . GR.UPPI 01 TllASFOR.MAZlONI

Qu!:sta c una seconda rappresentazione di A". D'altra parte il teorema di


Cayley rappresenta fl.". come sottogruppo ' di S2" (precisamente come permu~
tazioni dell'insieme di tutti i 2n elementi nel gruppo A,,).
Molte proprieta dei gruppi di trasformazioni sono valide anche nelle
circostanze piu generali che descriveremo ora.

(23).

Ix = x

Per esempio, se T c un gruppo di trasformazioni costituito dalle permuta~


zioni (di X, il. porre (I, x)f-+- (x) definisce un'azione di Tsu X. Pili in generaic,
una rappresentazione qualsiasi h : G _ T di G da, mediante la (g, x) ...
I-I>-.<hg)x una azione di G su X. In particolare, iI gruppo simmetrico S"
agisce suli'insieme n. Questa azione ne induce altre; per esempio, se L e un
sottoinsieme di n X a, allora rJL = {(rJi, rJj)I(i, j) E L} definisce, proprio
come nel caso del souoinsiemi buoni . usati nella dimostrazione del Teorema 27, un'azione di S" suU'insieme X di tutti gli LCd X d.
Si prenda un elemento g in un
moltiplicativo G. "''-''--'';!,,:~-''
x 1-1>delinisce un
XI-I>- gxg-1 e un automorfismo

la (g, x) 1-1>- gxg-1 definisce un ' ..done


e un sot~

G su se stesso; ogni gruppo G agi.sce su se .sle.s.so per coniugio. Se S


togruppo qualsiasi di G, I'insieme:
gSg-l = {g.sg-ll.s E S}.

(il coniugato di S per g)

e anch'esso

un sottogruppo di G; infatti esso e "immagine di S per la Xt-+gxg-1 Cos!: la (g, S) ... gSg-l defj.nisce un'auone di G sull'insieme di tutti
i souogruppi di G; si dice che G agi.sce .sui .suoi sottogruppi per coniugio.
Se un ru 0 G a isce su un insieme X, due unti x ed x' E X verranno
x.
ora e
chiamati e u;fJaiemi ris tto a G se eSlste un E con x

1-1>-

g-I x '

x, per CUI ta e re aZlone I eqUiva eDza Slmmetnca. Da ogamente,


per Ie condizioni (23), essa e riflessiva e transitiva. ragion per cui ripartisce
('insieme X in elassi di equivalenza disgiunte. Tenendo presenti gli esempi
geometrici, dette classi di eguivalenza possano venire chiamate Ie orbite di
G su X. L'orbita di un unto x~ E X per l'azione di G (vale a dire la classe
I e Ulva enza c e contlene ta e unto
mSleme gxo g
, In lca 0
vente con Gx~ .
A6blamo gla usato Ie orbite. Data una permutazione (1 di n, it gruppo
cielico generato dalla (1 agisce suU'insieme a; Ie orbite per questa azione sono
gli insiemi che figurano nella scomposizione della (1 in cieli disgiunti (Teorema
14). Quando G agisce per coniugio. un'orbita viene chiamata cJasse di coniugio e due clementi di G (0 due sottogruppi di G) vengono deui coniugali
.in G quando appartengono alla stessa orbita. Siccome it coniugio e un automorfismo, due elementi coniugati qualsiasi hanno 10 steS$O ordine - come
abbiamo gi.il visto nella (20) a proposito delle permutazioni coniugate.
Data un'azione G x X - X, un punto x E X e fi.sso per g E G quando
si ha gx = x. Dato x, i'insieme F", di tutti gli clementi h del gruppo che la~

112

GRUPPI

[Cap.

su
di
un qualsiasi x E X per detta azione e tuUo l'insicme
(Per un 'azione qualsiasi, un'oebita qualsiasi di G su X viene sovente chiamala insieme di tran.
sitivita ).
Si dice che un gruppo H agisce a destra su un insieme Y quando e data
una funzione Y x H -+ Y, denotata con (y, h) 1-+ yh, per la quale si .abbia
sempee yl = y e y(hlh3) = (yhl)h a Data tale azione a destra di H, 1a (h, y)t-+
1-+ yh definisce un'azione del gruppo opposto H op (efr. 2) a sinistra di Y.
Per esempio, in un gruppo qualsiasi G, il coniugio scritto nella forma XI-+1-+ g-lxg definisce un'azione a destra di G su se stesso.

Una osservazione sulJa notazlone: L'algebra comprende molli calcoli formali


chc traggono conseguenze dagli assiomi, cosicche la notazione dovrebbc cssere scelta
in modo da rendere efficienti tali calcoli. L'anificio di giustapporre due leltere u
e v, come in ltV, e cosl efficiente che viene usato con molti significati distinti, secondo
il significato procedememente conven'uto delle [eUere. Cosl, se II e una funzione
e v un elemento del suo dominio, In) denota il valore di u in v. Se entrambi ue v
sono funzioni col dominio di II uguale al codominio di tI, ltV denola la funzione composta. Se u e un elemento di un gruppo' moltiplicativo che agisce su un insierne che
ha tI come elemento, ltV denola il risultalo di tale azione. Ma se entrambi II e tI sono
elementi di un gruppo moltiplicativo, ltV denota sempre il loro prodotto, dalo che
si puo scrivere In)U- 1 il risultato dell'agire su tI per coniugio con It.

ESERCIZI

~erificare che Ie permutazioni che figurano nella rappresenlazione (22) del


gruppo died rico A ~ soddisfano aile rclazioni (17) usale pet' descrivere tale gruppo.
/Esibire la rappresentazione regolare a sinistra del gruppo simmetrico ' S, .
/ .Esibire la rapprcsenlazione regolare a sinistra del gruppo dicdrico A .
/sia T il gruppo di tutte Ie simmetrie del cubo. Rapprcsenlare il gruppo di
isotropia di un vertice come gruppo di permutazioni (dei vertiei).
/'Quanti sono i sottogruppi di isolropia per iI gruppo di trasformazioni S.?
Dimostrare che essi sono tutti coniugali in S.
/ .Dimoslrare che esislono tre Classi di elementi coniugali in S. e cinque in S .

..:r:

Dimostrare che la rappresentazione regolare a sinislra del gruppo additive


R dei numeri reali, rende R isomorfo ad un gruppo di traslazioni della reUa reale.
Dare una descrizione analoga del gruppo prodotto R x R.
/.11 gruppo G agisca transttivamenle suU 'iosieme X. Dati x ed y in X, dimostrare che iI $otlogruppo che lascia fermo x e coniugato a quello che lascia rermo
y. (Suggerimento: Utilizzare la g con gx = y) .
....,(Considerare A. come gruppo del quadrato (cioe come gruppo che agisce
sui quadrato). Dimostrare come ogni sotlogruppo di A. puo venire considerato un

8J

113

L\Tl!IlALI

gruppo di isotropia per un'azione opportuna di A. (Sugger;menro: Utilizzare azioni


sulle diagonali, lati, etc. del quadrato).
~e G agisce su X, si chiami invariante ~ per G un sottoinsieme I c: X
quando g G e x E I implicano gx E l. Dimostrare che ogni SOltoinsieme invariante
di X e una unione di orbitee che ('orbita di ciascun x X e iI sotloinsierne invariante
di X che contiene x.
~(a) Se G agisce su X cd H su Y con X cd Y disgiunti, dimoSlrare che la
(g, h)z -= gz oppure hz a seconda che Z EX ovvero Z E Y, definiscc un'azione di
GxHsuXOY.
(b) Dimoslrare che della azione non e transitiva e descrivere Ie orbile in
funzione di quelle di G e di H.
(e) Dedurne un monomorfismo S", x S.-+S",+- per tutti gli m, n e N .

....n:"'Se G agisce su U cd S e un sottoinsieme di U, dimostrare che (g, S)I-+ K.S


con Z.S immagine di S per g, definisce un'azione di G sull'insieme polenza P(U) .

..$.I segue"nli enunciati moslrano ehe ogni azione su X PUD essere descritta da
I,Ina rappresentazione nel gruppo SeX) di lutte Ie pennutazioni dell'insieme X :
(a) Se G agisce su X , mentte, per eiascung G, </>ge la permutazione xl-+.gx
di X, dimostrare ehe </> : G_ SeX) e un morfismo di gruppi (e Quindi una rappresentazione).
(b) Se </> : q _ SeX) e un morfismo di gruppi, dimostrare ehe la (g, x)H>H>-(t/>g)x definisce un'azione a: G X X-X di G sU X.
(e) Dimostrare ehe </>1-+ a e una bijezione (dalle rappresentazioni aile azioni) .
..l<'Se h e un elemenlo fisso in un gruppo G, il porre xl-+ xb da una bijezione
ge : G -+ G ehiamata mol/iplicazione a des/ra (oppure Iraslazione a destra )
per h. La funzione g : G _ S(G) si chiama rappresentazione rego/are a deslra di G.
Utiliuando il gruppo opposto G<>P del 2, dimoslrare che si !catta di un monomorfismo Gop _ S{G) di gruppi.
8, Laterali
Sia Sun sottOgruppo di un gruppo moltiplicativo G. La restrizione della
molti Iica.zione di G definiscc una funzione S X G _ G chc e uo'azi.Q!lL
S
1-+ S di S su G chiamata moltip lcazionc a sinistra per S. Le. orbite
di S per tale azione sana cruamate laterali sinislr; * di S in G. Cosi due elementl a, bEG appactengono allo stesso atera e Slnistro I
se e solo se
e b = sa per un certo s E S, vale a dire, se e solo se si ha ba- 1 E S. Resta cosi
definita una relazione di equivalenza fca a e b; Ie proprieta standard delle
relazioni di equivalenza ( I.7) stabiliscono la:
. Proposizionc 19. Se S e un sottogruppo di G, ciascun a E G apparliene
ad uno ed un solo lalerale sinislro di S in G, precisamenle al lalerale
Sa

= {tutti gli sals

E S}.

(24)

Se GIS denora I'insieme di lulli quest; laleral; sinislri, la a 1-+ Sa i una suriezione G _ GIS.
(.) A!cuni autori chiamano un 'orbila di questo tipo latecale dc:stro . Abbiamo scello
questa terminologia pcrchC rernie un laterate sinistro analQgo ad un ideale sinistro ( IV.3)
o ad un modulo slnistro ( YI.I).

114

GRUPPI

[Cap. ill

Oetto in aUro modo: laterali sinistri distinti di S sanD disgiu()ti e G

I'unione di tutti i lateral; sinistri di S. Si noti che due laterali sinistri Sa cd


Sb sana uguaJi - vale a dire sono insiem; uguaJi - precisamcnte quando 51
ha a = soh per un certo So E S. Per esempio, se G e cic1ico con i1 genera tore
c di ordine 12, iI sottogruppo cidico S = {I, c;4, cS} generato da c' ha quattra

latcrali sinistri divers;:

Ancora, nel gruppo additivo Z i laterali del sottogruppo nZ. scfitti additiva
. mente, sono gli insiemi nZ
k gia usati nel II.5 come dementi di Z .. .
L'ordine di un gruppo finita G c, per definizione. il nurnero =If(G) degli

lernent; dell'insieme G mentre I'indice di un sottogru

S c G e it numero

-!{G ISl de; latcrali sinistri dtstintl I In


ra a mo tIP IcazlOoe a estra
per a e una bijezione S -+ Sa, per cui un laterale sinistro qualsiasi di S ha
esattamente tanti clementi quanti ne ha S. Dato che G e I'unione dei suoi laterali sinistri, il numero degli elementi di tuHo it gruppo G e dato esattamente dal prodotto dei numeri de; laterali per il numero degli elementi in S:

ordine G = (indice di S in G) (ordine di S).

(25)

Spesso I'indice di S in G viene indicato con [G: S1; in particolare


'J denota I'ordine di G, cosiccM I'equazione precedente assume la
[oem. [G: 1J ~ [G : SliS: IJ.
Questo risultato comprende il c1assico risultato "seguente:

[G :

Teorema 20. (Logrange). L'ordine di un gruppo /illitO


dell'ordine di ciascuno dei suo; soltogruppi.

e un mu/tip/o illtero

II leorema di Lagrange limita con precisione gli ordini possibili dei sottogruppi. Per esempio e slato definito ordine m di un elemento g di G I'ordine
del sottogruppo cic1ico {I, g, gH, . .. , g"'-i} generato da g. Ne deriva it:
Corollario. pgni elemento di un gruppo jinito G ha come ordine un divisore dell'ordine di G.

Questo ci permette di trovare tutti i gruppi di un data ordine n, se n


ha pochissimi fattori prim;' Per esempio, se G ha ordine 5, tutti gJi elementi
hanno ordini che dividono S, cioe hanno ordine I oppure ordine 5. L'identita
e I'unico elemento che ha ordine I, per cui deve esistere almena un clemento
che ha ordine 5, per cui G e ciclico. In modo ana logo un gruppo qualsiasi di
ordine primo deve essere ciclico.
Un ragionamento analogo mostra che qualsiasi gruppo G di ordine 4
e isomorfo a Z, oppure a Zz x 'LJ. Infatti, se G contienc un elemento di.
ordine 4, esso e cic1ico e quindi isomorfo a Z . Altrimenti, tutti gJi elementi
g i' 1 devono avere ordine 2. Si cl\iamino questi elementi a, b ee. Per la
legge di canceJlazione, ab non puo essere a = a i, b = bl oppure I = aa;
dunque eab = e. Simmetricamente, si ha ba = e, ae = ea = b e be = eb = a.
Tutto questo, unitamente alle a2 = bt = e2 = 1 danno I'intera tavola di
moitiplicazione per G e mostrano che si ha G ~ Z2 X ~.

8]

115

LA TERALI

Se S e un sottogruppo qualsiasi, un laterale destro as = {asJs E S} e


I'insi"e me dei multipli a destra di a per tutti gli s E S. I ragionamenti precedenti
si applicano, mutatis mutandis, a questi laterali destri 'C. se S e finito. il nu
mero degi1 clementi in un laterale destro e 10 stesso dell'ordine di S e guindi,
10 stesso del numero de Ii e1ementi di un laterale sin istro. Tuttavia" 1H1 la
tera e cstro non e necessariamente un laterale sinistro. Per esempio, nel gruppo simmetrico S, si prenda iI sottogruppo che lascia fermo 4. Questo sotto
gruppo e (isomorfo a) Sa . II laterale sinistro S3(1 4) consiste di tutte queUe
permutazioni che portano 1 in 4, mentre illaterale destro (1 4)53 della stesso
scambio (I 4) consiste di tutte queUe pennutazioni cbe portano 4 in l.
Poiche ciascun laterale"Sa ha tanti elementi quanti ne ha S, eonosciamo
la dimensione delle orbite Sa per I'azione moltiplicazione a sinistra per S.
Ecco il risultato corrispondente per un'azione qua1siasiper mezzo di un gruppo
finito:
Teorema 21. Se un gruppa finito G agisce su un insieme X, alfora if nu
mero di punt; del/'orbita di un punto y E X e I'indice [G : Fill in G del sottogrup
po FII che lascia fermo y.
Dimostrazione: L'orbita consiste dei punti gy, mentre e glY = gay se
e solo se si ha ga-1gl E F II , vale a dire, se e solo se i laterali gaFII e glFI/ sono
uguali. Percio gFI/r+ gy e una bijezione dall'insieme di tutti i lateraH destri
verso I'orbita di y. Quando G e finito, entrambi gli insiemi hanno 10 stesso
numero di elementi; di qui il teorema.

ftimostrare ehe in un gruppo qualsiasi la bijezione a ~ a - I porta laterali


destri in laterali sinistri e, quindi, che il numero dei laterali destri (quando e finito)
.
e uguale al numero dei lateral i sinistri.
/ I n 6.e sia S il sottogruppo che lascia .fermo il vertice I. Descrivere (in funzione dell'effello sui vertice I) sia j laterali destri che i lateralj sinistri di S in A.
/ I n S( , sia Til soltogruppo che consiste di tutle Ie permutazioni che ponano
l'insieme {I, 2} in se stesso. Descrivere i laterali destri e sinistri di T(in funzione
degli effetti su insiemi quali {I,

2n.

/ (a) Se G e il gruppo di tutte Ie trasformazioni x t-? ax + b dell'insieme R


dei numeri reali, con a 'I- 0 e b reali, men~re S e i! sOllogruppo di tulte Ie trasfor
mazioni di questo tipo con a = I, descrivere i laterali destri e sinistri in S di G.
(b) Fare la stessa cosa per il sOllogrl./PPO T 'di tulle Ie trasformazioni pre.
cedenti con b = O.

/Se

SeT sono due sotlogruppi di un gruppo finito G, dimostrare che si ha:


[S: IJ[T: 1].;S; [S n T : I)[S V T: IJ.

Y.Dimostrare che qualsiasi gruppo di ordine 6 e isomono

"..?

7.Dimostrare che qualsiasi gruppo di ordine 10 e isomorf~

a ~ ovvero a Ss.
0

ZI O ovvero

Determinare tutti i gruppi di ordine 2p con p prinlo dispari arbitrario.

GRUPPI

[Cap. III

/(a) Dati i sottoJIUPpi S, Tc G, ciascun elemenlo a di G delermioa it IQT, SaT; che consisle di lutti i prodotti :fut con 3 S e I T. Dimostrare chc due lalerali doppi S - T sana disgiunli 0 uguali e che I'unione di
tutti i lalerali doppi di questo tipo e G.
(b) Se G agisce Iransitivamente su un insieme X, allora i1 sottogruppo F
che lascia fermo un punlo Xo E X, agisce anche su X. Dimostrare che esisle una bijezione daU'insieme di lutti i lalera1i doppi FgF verso t'insieme delle orbite di X per F .
tt:ralt: doppio S -

,...J8:"1>imostrare la seguenle generalizzazione del Teorema 21: se FII e it sottogruppo che laseia fermo y in un'azione di G su X, allora gF1I 1'7 gy e una bijezione
dall'insieme dei lalerali destri di FII in G verso l'orbita di y.

9. Nucleo e immagine
Sia if> : G -+ H un qualsiasi morfismo di gruppi. La sua immagine e
l'insieme
(26)
Im(~) ~ ~.G ~ {tuttii .p(g)lgEG}.
Questo sottoinsieme di H
scdta deU'identita, quindi

e ch.iuso rispetto al prodotto, aU'inverso ed alia


c un sottogruppo di H. D'altea parte, I'insieme:

K., (~) ~ {tutti i gig E G, o/>{g) ~ 1 E

e un

H)

(27)

sottogruppo di G chiamato nucleo del momsmo if>. Inoltre:


t/> : G -+ H

if> : G -+ H
if> : G -+ H

e un

epimorfismo
monomomsmo
c un isomorfismo

c un

= Im(~) ~ H;
-= Ker(t/ = lj
= K"(~) ~ 1 e

Im(~) ~

H.

II primo enunciato riformula semplicemente la deftnizione, dato che if> c


un epimorfismo precisamente quando la funzione t/> e suriettiva. In quanta
al secondo I'essere if> un monomorfismo significa che la funzione if> e iniettiva; quindi implica che si abbia Ker(t/ = 1. Viceversa, si supponga
Ker(if = 1. Se si ha #.g) = #.g' ), allora c #.g'g-l) = t/>(g')t/>(g)- 1 = 1 per
cui g'g- l E Ker (t/ e 1 e si ha g = g'; ne deriva che t/> e effettivamente iniettiva. La conclusione (iii) segue da (i) e da (ii).
Si consideri un laterale K del Dueleo K - Ker
. Poichc si ha k - I,
per tutti ikE K, tutti glj elementi di un laterale Kg hanno 10 stesso e emento
imma~ine h in H. Viceversa, #.g) _ t/>(g') implica g'g-l E K, g' E Kg e quindi
Kg. Pertanto ciascun hElm (t/ ha come suo insieme immache sla Kg'
gine inversa if> {h} un laterale del nucleo di t/> e la Kg I-+- if>g C una bijezione
~-~~
.
Per t/> : G -+ H , l'inserzione j : fm (if -+ H un rnorfismo di gruppi e
if> si scompone mediante 1m (t/ come composta

G~ 1m (t/-4. H,
in cui la restrizione t/>' di t/> c un epimorfismo. Dunque un morfismo qualsiasi
dj gruppo e un epimorfismo seguito da un monomorftsmo.

9].

117

NUCLEO: E IMMAGiNB

Consideriamo poi H comportamento dei sottogruppi rispetto at rnorfismo


c.:: G, J'insieme

4>. Per ciascun sottogruppo S

4>_ S = {hlh E H e h = ,p(s)

per un certo

E S}

(28)

e un sottogruppo di H, detto immagine di S per 4>. II porre Sf.+- 4>. S definisce


una funzione ,p. sull'insieme dei sottogruppi di G verso queUo di H. Quando
Sc.:: S' e in G, aHora rp.S c.:: rp.S' e in H ; in altri termini rp. e un morfismo
di inclusione.
Vi e un procedimento inverso. Per ciascun sotlogruppo T c.:: H, J' insieme:
~'T~

{glgEG, gET)

(29)

e un sottogruppo di G, deno eontroimmagine di T per rp; talvolta viene chiamate immagine ill1!ersa e viene denotato con rp-1T, anche se pub non esserci
alcuna funzione rp-l che sia un 'inversa di rp. Per esempio, I'immagine inversa
del sottogruppo banale I di He proprio it nuc1eo di rp, e I'immagine inversa
di un sottogruppo qualsiasi contiene sempre it nucleo. Ancora, rp- e un morfismo di inc1usione.
Teorema 22.
bijezione

Un morjismo qualsiasi

rp : G _

H di gruppi !ornisee una

{SIK"cScG) " {TlJcTclm)


ehe assegna a eiaseun sottogruppo S ehe eonliene Ker,p la propria immagine
e 10 OJi ;m;ersa assegna a ciaseun sottogruppo T eonlenuto in fm rp 10
propria conlroimmagine ,p-T. Ciaseuno di quesli insiem; di sotlogruppi e un
retie% rispetto alrordine parziale dato dall'inclusione e questa bijezione e
un isomorjismo di retico~i.

rp.S

DimostrazioDe: Se si ha Ker rp c S, e rp-(rp_S) = S. Analogamente,


se eTc 1m rp, si ha rp.(,p.T) = T. II porre SI-+- rp.S e percio una bijezione.
come era richiesto. Detta bijezione puo venire visualizzata con la figura
sottostante.

H
U

----Jo

1m q,

U
U
S -----+ T

Ker q, -------io 1
U

I
L'insieme di tutti i sottogruppi di G che contengono Ker rp va, per mezzo di
nell'insieme di tutti i sottogruppi di H contenuti in 1m 4>, e rp. e un morfismo di inclusione. La r-unione e Ja r-intersezione di due sottogruppi, che

rp_,

118

GRUPPI

[Cap. III

contengano Kef.p, e un sottogruppo che contiene Kef.p, per cui il primo


insieme di sottogruppi e un reticolo, come 10 e it secondo. Perci6 rfo in quanto
isomorfismo di inclusione. e un isomorfismo di reticoli.
Discuteremo ora una condizione necessaria Sll un sottogruppo S di un
gruppo G affinche S sia il DUeleo di un certe morfismo di gruppi. Nel prossimo
paragrafo diroostrcremo che, oltre all'cssere necessaria, tale condizione e
anche sufficiente.
DEFINIZION E. Un sotto ru 0 N di G e detlo normale in G (in sim
boli N <J G) se n EN ed a E G imp kano ona- 1 E

Cosi un sottogruppo normale (sottogruppo autoconiugato 0 {( Invariante ) deve contenere con uno qualsiasi n dei suoi elementi tutti i coniugati di t<!ole e1emento. Un sottogruppo qualsiasi di un gruppo abeliano e
normale in modo banale (perche qualsiasi coniugio e l'automorfismo identita).
D'altra parte, molli sottogruppi di gruppi non abeliani non S0l10 normali ;
per esempio. in S3 ~ d3 i tee sottogruppi cielici di ordine 2 non sono normali.
Teorema 23. /1 nucleo di un morfismo 1> : G
male nel suo dominio G.
DimostrazioDe: 8e K e it nueleo di
t/>{k) = I. Per un g E G qualsiasi:

-+

e un sottogruppo nor-

1>, aHora si ha k E K se e solo se

cOsiccM K contiene con ciascun k tutti i suo i coniugati gkg- l ,


fn particolare si ha A" <J S" perche il gruppo alterno A" e il nueleo del
morfismo parita )) S" -+ { I}. In un prodotto G x H, i sottogruppi G' =
= {(g. 1) lg E G} e H ' = {(I, h)lh E H } sono normali perche sono, rispettivamente, i nuclei delle proiezioni G X H -+ H e G X H -+ G.
Proposizione 24. Un sottogruppo N in G e normale in G se e solo se ogn;
laterale destro di N in G e un laterale sinis/ro (e percio anche se e solo se ogni
lalerale sinistro e un laterale destro).

Dimostraziooe: 8i assuma in primo luogo N<J G. Per ciascun g, la


n t-+ gng- 1 e allora una bijezione N -+ N; percio gn = (gng- I)g con gng-1 EN
mostra che e gN = Ng. Cn altri termini, ciascun laterale destro gN e un laterale sinistro. Viceversa . se il laterale destro gN e un certo laterale sinistra,
tale laterale sinistro contiene g, per eui deve essere il laterale sinistro Nt e
gN = Ng signifiea che ciaseun gn e un n'g con n' EN, per cui ciascun coniugato gng- 1 = n' e in N, come era richiesto perche fosse N <J G.
Ne e coroUario che un sottogruppo qualsiasi S di indice 2 in G deve
essere un soltogruppo normale. Infatti .un S di indice 2 ha soltanto due laterali destri . cioe S e gS; si ha, in modo banale, SI = IS, per cui gS = Sg
deve essere il complemento di S in G.

9]

119

NUCLEO E IMMAGINl!

ESERCIZI

'? _

p i a 4>:
H un morfismo' di gruppi.
(a) Se S ed S' sono soUogruppi di G, dimostrare che si ha : 4>*(4).S):>S
e che si ha 4>.(S (\ S' ) C (4).s) (\ (';.S'), 4>.(S V S') = (.;.S) V (,.S').
(b) Se T e T ' sono sottogruppi di H , dimostrare che si ha 4>.(.;nc T
e che si ha ';(T (\ T ' ) = (1)n (\ (';T'), ';(T V T') :> (';.i) V (';T').
/ .Dimostrare che As

e I'uni'co

sollOgruppO normale proprio in

S~.

/Nel gruppo diedrico 6" , p numero primo, dimostrareche I'unico sottogruppo


nonnale proprio C: iI gruppo ciclico di ordine p.
. .....,r.'Elencare tutti i sOIlOgruppi normali di 6, e di l!.$.
,.&11 centl:(l di
per i quali si ha ax =
(a) Dimostrare
male in G.
(b) Dimostrare
spari 0 pari.
(c) Dimostrare

un gruppo G C: l'insieme Z(G) di tulli quegli elementi a E G


xa per ogoi x E G.
che iI centro di un gruppo qualsiasi G C: un SOIlOgruppo nor
ehe il centro di l!..

e 1 oppure Zt. , a seconda che. "

che i1 centro di S. per ,,> 2

e sempre

sia dj

t.

Aa) Dimcistrare che la ,unione e I'intersezione di due sottogruppi normali


qualsiasi di G sono normali in G.
(b) Dedume che J'insieme di tutti i sottogruppi normali in G e un reticolo
rispetto all'incJusione.

~Se C: ,

G, si chiami x ..... gxg - 1 un automorfusmo interno di G,


(a) Dimostrare che I'insieme In (G) di tutti g1i automorfismi interni di G
un gruppo rispctto alia eomposizione.
(b) Dimostrarc che In (G)<:J Aut (G).
E:

8. Se un gruppo K ha i SOUogruppi nonnali G ed H con G (\ H = 1 e G V H =


esibire un isomorfismo (J: G x H ;;;; K per il quale si abbia fJ(g, h) = gh
per tUUi 'i g eG e gli h e H.

= K,

/,Se S C: un soUogruppo qualsiasi di G, dimostrare che I'intersezione di tuUi


i coniugali di S e un sotlogruppo normale in G,

~Se eSc G can G finito, mentre 1> : G_ H e un morfismo con nueleo N,


dimostrare che si ha [G: S] "'" [,.G : 1>.SJlN: S (\ N).
"..tr:'Dimostrare che per i gruppl diedrici si ha l!.s c:; 6$ come e 5uggerito dal diagramma sottostante (triangolo equilalero interno ad un esagono regolare). Deter'
minare tutti i sottogruppi coniugati di 6~ in 6 $,

~Generalizzare la r~wresentazione regolare di G (feorema 18 di CayJey)


. nel modo seguente: Se e T c G ed a G e fisso, dimoslrare che il porre gT ..... agT
e una trasformazione h..: G/ T _ G/ T dell"insieme Gf T dei laterali deslri di Tin
G. Quindi (variando Q) dimostrare che h : G _ S(Gln e un morfismo di gruppi.
Deserivere il nueleo di h; se e T = I, dimostrare che he la rappresentazione regolare
a sinistra di G.

120

oaUPPI

(Cap. III

10. Gruppi quoziente


Veniamo ora ad un metoda importante per costruire gruppi. Per it Teorcma
DUc\CO di un morfismo qualsiasi e un
nannale; viccvcrsa,
i

23, il

a
per
q",,,t. (',n'''on. p : G _ GIN e proprio Ia proiezione di G suI suo '
GIN, quale e stata definita nel 1.7.

quo-

Teorema lS. Se N <J G, con GIN insieme di Itllti j laterali sinisI'; di


N in G e fa p : G....,. GIN fa proiezione con p(g) = Ng, aI/ora esiste una ed
una soJa operazione binaria di moitipJicQzione su G IN lale che p sia un morfismo

dl moiliplicazione. Per della moitiplicazioM, GIN


fismo dl grupp; con flue/eo N.

e un gruppa e pun epimor-

DimostrazioDe: Dati due laterali sinistri C e D di N, si scelga un clemento in ciascuno. di modo che sia (per esempio) C = He e D = Nd. Se
p devc essere un morfismo di moltiplicazione, si deve avere:
N(cd)

p(cd)

(pc)(pd)

(Nc)(Nd).

Pertanto U prodotto dei laterali C e D. se definito. deve essere illaterale N(ed).


Forse illaterale N(ed) dipende dalla scelta di e e di d ; tuttavia questa ragionamento ha almeno mostrato che la rooltiplicazione desiderata in GIN. se
esiste. c unica,
Per definire ora iI prodotto di C = Ne e D = Nd. si considerino due
elementi qualsiasi e' E C e d' E D. Cos! si ha e' = me e d ' = nd per certi
e1ementi m, n ENe
e'd' = (me)(nd) = m(ene-1)ed = k(ed),

k = m(ene-1).

Ma ene! e un coniugato di 11; quindi appartiene al sottogruppo normale


Nj ne segue che si ha kEN. Percio it prodotto e'd ' c nello stesso laterale
N(ed) del prodolto cd. Un prodotto qualsiasi di un c1emento di C per un
elemento di D appartiene allo stesso laterale, per cui possiamo definire questo
laterale come prodotto:
(30)
(NcXNd) ~ N(cd).
Questa moltiplicazione su GIN soddisfa agli assiomi di gruppo. Infaui
la legge associativa in G rende it prodotto (30) associativo. Illaterale N = NI
che contiene l'identita di G, e una identita per i1 prodolto (30), data che
si ha (NI)(Nd) = N(ld) = Nd. Can questa identita, il laterale Nh- 1 e un
invers~ per Nh. Dunque GI N e un gruppo. lnfine. la funzione p e ovviamente
un epimorfismo ed ha nueleo N.
Si chiami GIN gruppo qlJ()ziente (0 (( gruppo faltore ) di G per N e p
la proiezione di G sui suo quoziente GIN. La proprietA essenziale di questo

10]

121

GRUPPI QUOZIBN'TE

i mostrano contemporaneamente qualche cosa 'di pm;


che p e p e r i morfismi 4> su G per i quali si ha tfo. N = I. Si pub
enunciare tale universalita. nel modo seguente.
Teorema 26. (Teorema principale sui gruppi quozienti). Sia N <] G. Per
eiascun mor/ismo 4> : G __ L di grupp; con 4>. N = I, esiste WlO ed un solo
morjismo .p' : GIN -- L per jJ quale si abbia 4> = 4>' p.

Dimostrazione: La situazione e quella indiC3ta nel diagramma sottostante; sono dati i mornsmi p e tfo e SI richiede un mommo 4>' che renda
commutativo it diagramma.
"
G~GIN

~l'
L

Per ipotesi e #,.n) = I per ciascun 11 E N. Percio 4> porta tutti gli clementi
di un laterale qualsiasi Ne in un singolo elemento tfo{nc) = .p(c) di L. Cia
significa che esiste una (cd una sola)funzione 4>' su GIN verso Leon 4>' p = tfo.
La funzione .p' e un morfismo. Infatti il prodotto (30) di laterali d3.:
~ ' (Nc)~'(Nd) ~ (~c)(~) -

4>(cd) ~ ~'[N(cd)l.

per cui 4>' porta prodotti in prodotti. E cosi la dimostrazione


Corollarlo 1.

e co~pleta.

Per if morjismo 4>' : GIN __ L precedente si ha:


Im~' ~ Im~.

Ke<

~ (K" ~)IN.

DimostrazioDe: Per quanto riguarda la prima tes;, la tfo'(pg) = #..g) e


I'essefe puna suriezione mostrano che 4>' e .p hanno la stessa immagine. Per
quanta riguarda la seconda tes;, sia X = Kef 4>. Per ipotesi si ha K => N.
Poichc N e normale in G, e certamente normale nel gruppo pill piccolo X,
di modo che it gruppo quoziente K IN e definito - e eonsiste di aleuni dei
laterali di N in G, per cui e effettivamente un sotlogruppo di GIN. Ora si ha
tfo'(Ng) = I se e solo se e q,(g) = I, vale a dire se e solo se si ha g E K, per cui
e Ng E (XIN). Percio Ker.p' = K IN.
Corollario 2. Se 4> : G __ L e un quaJsiasi epimorjismo di gruppi con
nucleo N , esiste uno ed un solo isomorjismo .p' : GIN ;;; L tale ehe .p sia iI
eomposto 4>' p.
Dlmostrazlone: Dato che.p e un epirnorfismo, si ha 1m 4>' = Im.p = L;
ne deriva che .p' e aneb'essb un epimorfumo. PoichC si ha Kef.p = N, ne segue che e Ker 4>' = N IN = 1 e .p' e quindi un isomorfismo come era richiesto.

122

[Cap.

q, : G -+ L

ha

GRUPP}

Questa corollario af'ferma che un epimorfismo qualsiasi


come codominio L un (copia di un) gruppo quozientc:
Codominio.p ;: Dominio ",/Ker 4>,

tP epimorfismo.

(II corollario dice qualche cosa di phi : specifica di quale isomorfismo si tcana).
CoroD.rio 3. Se tP : G -+ L e WI qua/siasi morjismo di grupp; con nucleo
N<J G, esiste uno ed un solo monomorfismo 4>' : G IN -+ L per if quale si aMia
4> = 4>' p. Ne deriva che 4> e ,p' hanrio fa steSSQ immagine.

Dimostraziooe :

Kef

rp

= N

da

Kef,p' = N /N

I, per cui

,p' e

un

monomorfismo.

Questa corollario affertDa (in parte) che si ha

1m ~ " (Dom;nio ~) IKer ~


se 4> e un qualsiasi morfismo di gruppi. Essa implica inohre la seguente fattorizzazione standard :
Corollario 4. Un qua/siasi morfismo 4> : G -+ J.- con nucleo N <J G ed
immagine T c: L pub essere scritto com.e composto i . fj p,

G~GIN~T-'+H
d()f)e /0 proiezione p
monomorfismo.

e un epimorfismo, fJ e un isomorjismo e J'inserzione i e un

Ecco alcune applicazioni. Sia R * it gruppo moltiplicativo dei numeri


reali diversi daUo zero e { I} it sottogruppo che consiste di I. Quale e il
gruppo quoziente R*/{ I}? Esso e iS9morfo al gruppo moltiplicativo p*
dei numeri reali positivi, poiche XI-+ Ixl e un epimorfismo R* _ p. con
nudeo { I} ; si applichi il Corollario I. Ancora, sia R + il gruppo additivo
dei numeri reali, Z c R + il sottogruppo degli interi. Quale e il gruppo quoziente R +/Z? Affermiamo che esso e isornorfo al gruppo moltiplicativo CI
dei Durneri complessi aventi valore assoluto I, perche la fUDz ione X 1-+ e2"b
e un epimorfismo R + _ C1 con nudeo Z. Qui, ed in motti altri casi analoghi,
si puo determinare un gruppo quoziente, Quale R +/Z , senza preoccuparsi di
prendere in considerazione i laterali che sono specificamente gli elementi del
gruppo quoziente. Ecco altri due esempi.
Proposizione 27. Se e N<J G ed eS c G, la r-unione N V S consiste
di tutti j prodottl' ns con n E N ed s E S.- Se e sia N (", S = I che N V S = G,
allora si ha GIN ~ S.
Dimostrazioae: Si consideri in primo luogo \'insieme di tutti i prodotti
ns: esso contiene I. Dato che N e norrnale in G, questo insieme e chiuso rispetto aUa moltiplicazione (run's ' = In(sn 's-l)] ss') ed all'inverso: (ns)-I =

10]

GRUPPI QUOZIENTE

123

= r1n-1 = (s-In-Is)s-I. Percio questo insieme e un sottogruppo "di G. Esso


contiene sia N che Sed e contenuto in qualsiasi sottogruppo che Ii contenga
entrambi. Quindi e la r-unione NV S.
Sia ora (J il composto S ---+ G ---+ GIN (inserzione seguita da proiezione).
PoicM e N f"'I S = I, si ha Ker (J = I. Dato che G = NV S e la r-unione
appena descritta si ha fm (J = GIN. Dunque (J e un isomorfisD'io S;;:;: GIN,
come si era richiesto.
Per un 'applicarione di questo rfsultato, cfr. l'Esercizio 5b.

Proposizione 28. Se NI <::J GI ed N, <::J G, sono sottogruppi normali,


prodotlo NI X Nz e soltogruppo normale nel prodotto G I X G, e si ha:

jJ

(31)
Dimostraziooe: Per j = I, 2 siano p, : G, _ G,/N, Ie proiezioni. AJlora f/!(gl , g~) = (Pig, , P,g2) per g; e G, definisce un epimorfismo. f/! : G1 x
X G2---+{GI/Nl) X (GI/N1). II suo nucleo e NI X Nz e quindi il suo codominio
e isomorfo a (Gl X G2)/(Nl X N~). Per esempio, il gruppo additivo Z e un
sottogruppo del gruppo additiv9 R dei numeri reali. II gruppo guozientc
R X R Z'x Z ;;;;: R Z X R Z viene chiamato
r ra ion. eometricbe
il gruppo el toro.
n gruppo quoziente fornisee un mezzo effettivo per costruire nuovi
gruppi a partire da gruppi dati. Ecco alcuni esempi.
Per ogni g E G, il coniugio per g e un automorfisrno y, : G _ G, y,(x) =
= gxg- I , chiamato (( automorfismo interno . Nel grupp.o Aut (O) di tutti.
gli automorfismi di G (con la composizione) si dice che due automorfismi
a e fJ appartengono alia medesima c1asse di automorfismi quando si ha
a: = Y fJ per un eerto automorfismo interno y. Si pua dimostrare (Esercizio
9.7) che gli automomsmi interni fonnano un sottogruppo In (G) normale "in
Aut (G). Percio Ie classi di automorfismi sono gli elementi di un gruppo
Aut (G)fIn (G), detto gruppo degli automorfismi esterni di G.
Si considerino i rnorfismi di un dato gruppo G verso gruppi abeliani.
Con i gruppi quorienti si puo costruire un morfismo universale di questo tipo
(Esercizio 7).
Un'azione qualsiasi di un gruppo G su un insieme X conduce ad un gruppo di trasfonnarioni su X nel modo seguente. Sia F I'insieme di tutti i g E G
con gx = x per ogni x; cosi Fe I'intersezione di tutti i sottogruppi di isotropia. Allora e F <::J G e I'azione data di G su X definisce un'azione di GfF
su X che rende GIF isomorfo ad un gruppo di trasforrnazioni su X (Esercizio

m Siano a, b, c, d quattro numeri reali con ad -be "# O. AJlora L(x, )/) =

= (ax + C)/, bx + dy) dev,nisce una bijezione L : R2 _ R2; tutti gli L siffaui
formano un gruppo, il gruppo lineare generale GL{2, R). Ciascuna bijezione L porta reUe per l'origine di R2 in relte per cui GL(2, .R) agisce suU'insieme X di tuUe queste rette. II sottogruppo normale F che tiene ferme tutte
queste. relte e il gruppo di tutte Ie bijezioni (x, )/)1-+ (kx, k)/) con k "# O. II
gruppo quoziente GL(2, R)IF viene chiamato gruppo proiettivo reale per la
dimensione I. Gruppi analoghi per dimensioni maggiori appariranno nei
successivi capitoli suU'algebra lineare.

124

GRUPPI

[Cap. Ul

ESERCIZI

/Se

S e il sottogruppo ciclico di ordine n nd gruppo diedrico 6.~ , dimoslrare


che si ha I::..IS ;;:;; z. .
AElencare tutti i _"Sruppi quozienti del gruppo ~ del quadrato.
/.(a) Per 4Z, doe per tutti i mu)tip!i intcri di 4, dimostrarc che si ha 4Z/20Z ;;;
e Ze/ 3Z. ;;;: Z~. (Ricordarsi chc i sottogruppi e Ie immagini cpimorfe dei
gruppi ciclici sono cicliche).
(b) Se me k sono interi positivi, determinaTe kZ/mkZ e (Z lmk'Z:) /(kZ /mkZ).
~ Z~

Se Q.

e i1 gruppo moltiplicativQ di tutti i numeri razicnali diversi dalle zero

c { I} e i1 sottogruppo che coosistc dei due elementi


morfo

Q /{I }?

+I e -I, a ehe cosa c iso-

.Aa) Dimostrare che ne1 gruppo simmetrico S. il scgucnte sottogruppo


male:

v~

e nOT-

{I , (I 2)(1 4), (I lXl4), (1 4X2 1)).

(b) Dimostrare che si ha S.! V ;;:;; S, e A./V ;;:;; L .

.A:"'Se Z e il centro di G, dimoslrare ehe G/Z e isomorl'o at gruppo degli auto


morfismi interni di G, (Cfr. Esercizio 9,7 per la terminologia),
A a ) Un commalatore in un gruppo G e un elemento della forma ,hg -1h-1,
Dimostrare che I'insieme [G, G) di tutti i prodotti Cl '" C. di commutator; C,
e un sottogruppo normale in G. (La si chiama il (( sottogruppo commutatore
di G),
(b) Dimostrare che G/ (G, G) abeliano e che la proielione G -+ G/[ G,GJ
e universale fra i morfismi.,G -+ A su G verso un gruppo abeliano A,

.y-Se

e N <J G, GIN ~ 'L. eN ; z" dimostrare che G e abeliano.


~Se i sottogruppi N c M di G sono entrambi normali in G, dimostrare che
,; ho (GIN)I(MIN) ~ GIM.
,.,KSe ~ : G -+ H
strare che

e T<J H

un epimorfismo di 'gruppi e T soltogruppo di H, dimose e solo se e ~T<J G; in questo caso dimostrare che si ha

G/(i>"T) '" H I T .
ft,'Siano E ed E'due relazioni di equivaienza sugli iasiemi X, X ' con Ie proiezioni p: X -+ X /E e p': X' -+ X '/E':
(a) Descrivere il nueleo di equivalenza della suriezione p x p ' : X x X '-+
-+ (XIE) x (X'I E').

(b) Prendere come gruppo X = G =- X ' ; 11 : G x G -+ G come prodolto


nel gruppo G ed E = E' come equivalenza per molliplicazione a sinistra per N<J G,
Applicare "universalila di p x p', considerala in (a) 'per C05truire il prodono in
GI N (come e suggerito dal diagramma),

G X G .E.l!.4 (GI N) X (GI N)

1"

"

GI N

Se G agisce su Xed F consiste di que; g E G che lasciano fermo ogo; x eX,


come nel testo, dimoslrare che F<J G, Sc p : G -+ GIF la proiezione, dimoslrare
che esiste una ed una sola azione di GIF su X per la quale 5i abbia (pg)x ",,'gx. Se
~ applica pg sul1a Irasformazione x ....... gx di X. dimostrare che ~ : GIF -+ S(X) e
un monomorfismo (verso un gruppo di lrasformazioni).

11]

LA CATJ;!OORIA DEI Gll.UPPI

125

11. La categoria dei gruppi


Costruiremo ora la categoria dei gruppi. Siano {( oggetti tutti i gruppi,
vale a dire lutte Ie coppie (G. 0) costituite da un insieme G con un'o!?(;razione
binaria 0 su G ehe soddisfi. agli assiomi di gruppo. Sia <WIG. 0 )
G. per
cui ~ assegna a ciaseun oggetto il suo insieme sostegno G. Sia hom la
funzione:
hom G, 0), (H, 0 ' = {PIp : G - H e un morfismo di 0 verso O'}.
Dato che ciascuna identita I G : (G, 0 ) _ (G, 0 ) e un morfismo di gruppi e
poiche i) composto di due morfismi di gruppi e ancora un morfismo di questo
tipo, questi dati determinano eft'ettivamente una categoria concreta nel senso
descritto nel n.lO. Nelle ulteriori discussioni su questa categoria useremo
la lettera G sia per il gruppo (G, 0 ) ehe per il suo insieme sostegno G.
Si considerino i funtori su gruppi verso insiemi , eioe sulla categoria
dei gruppi verso quella degli insiemi. Se si tiene fisso G, hom (G, -) e un funtore di questo tipo; 'esso assegna a ciascun gruppo L I'insieme hom(G, L)
ed a ciaseun morfismo a : L _ L ' la funzione q,~ a q, su hom (G, L)
verso hom (G, L ' ). Se N e un sottogruppo normale dato di G, I'insieme :F(L)
di tutti i 4> : G _ L con 4>. N = 1, da un sottofuntore :F di hom (G, -).
Il teorema principale sui gruppi quozienti (feorema 26) aft'erma che la proiezione p; G _ GIN e un elemento universale per il funtore :F, mentre i.
Corollario 2 dello stesso teorem.a impliea che un altro epimorfismo qualsiasi
G _ Leon nueleo N sarebbe pure un elemento universale per 10 stesso funtore. 5i osservi che questa universalita determina da sola GI N ~ L a meno di
un isomorfismo, per il teorema della unicitA degli universali (Teorema 1.9).
,Questo aiuta a spiegare perehe la universalitd della proiezione p : G _ GIN
e la eosa essenziale e non la costruzione particolare di GIN per mezzo di laterali. Cosi 1a nostra eostruzione del gruppo quoziente Z lnZ del 11.5, utilizzante i resti {o, I , ... , n -I), era un modo del (utto diverso per raggiungere 10 stesso scopo (efr. anche I'Esercizio 2).
Nella categoria dei gruppi un insieme hom (G, H) non e rnai vuoto,
poiehe contiene il morfismo banale t: G _ H che porta ogni elemento di
G nell'unita di H. II momsmo banale e il solo possibile I _ H ovvero G _ 1;
qui.l = {t} denota un (il) gruppo ehe consiste esclusivamente di un e1emento
identita. Un rnorfismo banale qualsiasi t : G _ H PUQ essere scritto come
composto G _ I_H.
5e "si tiene fisso H, hom(-, H) e un funtore controvariante sui gruppi
verso gli insiemi; esso assegna a ciascun gruppo L I'insieme hom (L, H)
ed a ciascun mortismo a : M _ L la funzione 4> _ '" a su hom (L, H)
verso hom (M. H).
11 nueleo di un mortismo qualsiasi q, : G _ H di gruppi PUQ o ra venire
descritto in termini di categorie (cioe mediante frecce e non con dementi);
piu esattamente, si pub descrivere non il soltogruppo Ker q, c G, rna il morjismo Ker 4> _ G che inserisce detto sottogruppo in G.
Proposjzi~ 29. Se '" : G _ H e un morjismo di gruppi, si assegni a
ciascun gruppo L I'insieme di tutti quei morfismi If : L _ G di grupp; per i
quali 4> '" e il morfismo banale. Questo definisce un sotto/untore (controoariante)
di hom (-, G). L'inserzione i: Ker 4> _ G e un elemento unitJersale per tale
solto/untore.

126

GRUPPI

[Cap.

Dimostrazione: fn primo 1uogo ciascun a : M -+ L porta i rnorfismi


!f; con t/; banale nei morfismi", a con .p (tf a) banalc; dunque dli. un

sottofuntore. Ora l'essere i universale richiede peT ciaselln T/I : L -+ G uno


cd un solo morfismo "" : L -+ Kef.p con tJ; = i . tf;', (Cfr. la figura', nella
quale i rnorfismi ,pI/; e rfoi, che so no banali, sono fattorizzati mediante I ).
L--~.1

I'~G~H

1/ /

Ker ($) ---+ 1

lofatti l'essere 44 banale significa che Tf; porIa tutto i1 suo dominic L in
Kef (4)), di modo che tf; 5i restringe ad un morfismo Tj;' : L -+ Kef (4)) e 1/; 5i
fattorizza mediante j : tf; = if', Ovviamente 1/1' e I'unico morfismo che potra
soddisfare alia iTf' = 1/1.
Questa descrizione dei nuclei mediante "universalita, ha due effetti. In
primo 1uogo la descrizione stessa di un Rueleo [unzioDa (e funziORa eH'ettivamente) in una categoria qualsiasi con morfismi banali . In secondo luogo
essa solleva una dornanda: se i e universale per ~ ; banale, quale morfismo
j e universale per j . ~ banale (cfr. I'Esercizio 3b)?
Esiste anche una descrizione categorica del prodotto G X G' di due
gruppi 0, pill esattamente, per Ie proiezioni

g +I(g, g')1--+ g'


di quel prodotto (definite come in (I)).
Proposizione 30. Se L e un gruppo qualsillS; e k : L _ G, k ' : L _ G'
coppia qualsiasi di morfismi di gruppi, esiste pno ed un solo morfismo
h: L _ G X G' per iI quale si abbia p h = k e p' h =k'.

e una
E

Dimostrazione: Per ciascun eiemento x E L, h(x) deve essere (kx, k'x) E


G X G' ; viceversa, Xl-+ (kx, k' x) e un morfismo h can la proprieta richiesta.

Q.E.D.
Questa proposizione puo venire rienunciata in termini del diagramma
sottostante. Dati pep' , k e k', esiste uno ed un solo modo di completare con
h questa diagramma in modo da rendere commutativi entrambi i triangoli .
L

;/l'~

G~GXG'~C'
In altre parole. (p, p') e un elemento universale per il seguente funiore controvariante su gTUppi verso insiemi: a ciascun gruppo L si assegni l'insieme

11]

127

LA CATEGORIA DEI GRUPPI

hom (L, G) x hom (L, G') di tune Ie coppie (k. k')j a ciascun morfismo
a : M __ L di gruppi si assegni la funzione (k, k')H>- (k a. k' al. Si potrebbe
,descrivere piu brevemente questa funlo ce come insieme pcodotto hom ( .
G) x hom ( , G') di due hom-funtori. Questa descrizioDe si appliea ad una
categoria qualsiasi e quindi suggerisce la seguente definizione:

In questi termini la Proposizione 30 che precede afferma ehe esis~e il


prodotto di due oggetti, qualunque siano i due oggetti nella categoria di tutti
j gruppi. Per questa ragione, I'essere G e G' aheliani impliea ehe G x G'
sia abeliano, per cui esiste pure un prodotto nella categoria di tutti i gruppi
abeliani. Nella categoria degli insiemi un prodotto esiste per la Proposizione
1.3.
In una categoria qualsiasi con oggetti prodotto esistono pure morfis~;
prodotto. IDfatti , dati due morfismi a : G __ He a' : G' __ H' delia categoria,
si costruiscano entrambi i prodotti G X G ' e H X H' e Ie lora proiezioni
eome nel diagramma :

G~GXG' ~G'
; .. x,(

1.

(32)

H X H' ~H'
(Ia freccia punteggiata deve essere aggiuDta dopo). Qui i due compost i a p
e a' p' hanna i codomini H e H ', mentre (q, q') e una coppia universale di
mornsmi verso questi codomini. Pereio esiste un unieo morfismo a X a ' per
1a freccia punteggiata che render! commutativo il diagramma. Chiameremo
questo morfismo a X a' : G x G' __ H X H ' morfismo prodotto. Nella categoria degli insiemi esso e proprio la funzione prodotto cartesiano del ( I.4);
per i gruppi esso e il morfismo (g, g' )1-+ (a(g), a ' (g'. Per una categoria
qualsiasi con prodotti si puo dimostrare che si ha:
10 X 10' =

1 0XG',

(p a)

(P' a') ~ (P

P') (a

a'),

(33)

la second a per una coppia qualsiasi di morfismi {J: H __ K, {J' : H ' __ K '
della categoria. Queste equazioni affennano che (G, G')I-+ G X G', (a , a')1-+
1-+ a X a' costituiscono un funtore (in due variabili).
La nozione di pradotto ha un duale nel senso del 1.9 .

DEFlNIZIONE: Un coprodotto di due oggetti G, G' in una categoril!,.


e un elemento universale er if un/ore hom G, x hom G' , . Se esiste
lin elemenlO di uesto ti 0 esso e una co ia i mor smi e: -+ ,e:
__
el a categoria con 10 s te:iSO co ominio C. Chiameremo questG C ominlo oggelto coprodotto e chiameremo e, e' Ie iniezioni dell'oggetlo coprodotto,

128

GRUPPl

[Cap. III

L'universaIitA dell'clemento (e, e') signifiea che per un oggetta qualsiasi


l' : G' -+ B esisle uno
ed un solo morfismo k: C-+ B per it quale si ha h e =/e h oe' =1'.
B e per una coppia quatsiasi di mornsmi f: G -+ B,

come nel diagramma commutativo seguente.

Nella categoria degli insiemi. abbiamo vista nel 1.8 che l'unione disgiunta
di due.insiemi e un oggetto coprodotto. In una categoria conerela arbitraria
non e detta che esistano coprodotti; nella categoria dei gruppi essi esistono
effettivamente (Esercizio II).
ESERCIZI
"y'{a) Si assegni aciaScun gruppo G J'insieme Sub (G) di tutti i suoi sottogruppi;
ad ogni morfismo ., : G -+ H di gruppi la funzione indotta t/!. : Sub (G) -+ Sub (H).

Dimoslrare ehe "esse definiscono un funlace su gruppi verso iosiemi.


(b) Utilizzare ". per ottenere uo corrispondente funtore controvariante.
(c) Dimostrare che il funtore "'. puo anche essere considerato un funtore
su gruppi verso imiemi parzialmente ordinati.

/.D~to N <J G, si scelga un elemento in ciascun laterale di N e sia K I'insieme


di tutti gli e1ementi seelti, menlre s: G -+ K assegni a ciascun e1emento g I'elemento
scelto s(g) del laterale Ng. Si definisca un prodotto 0 in K a partire da quello In
G mediante la k 0 J - s(kf). Dimostrare che (K, D ) e un gruppo e che s : G _ K
e uo morfismo di gruppi universale per quei r$ : G -+ L per i quali si ha ",.N - I.
Aa) Per un sottogruppo qualsiasi di G costruire un sottogruppo nonnale
N,.(S) avente Ie proprieti: (i) Sc:. N~(S); (ii) Sc. N<J G implica NA(S)c:. N , 11
sottogruppo N,,(S) viene chiamalo guscio nonnale di. S in G.
(b) II conucleo di un morfismo di gruppi r$ : G -+ H
il quoziente
H IN,,(r$.G) di H per il guscio normale dell'immagine. Dimostrare che I'insieme
di tutti gli V' : H -+ L con II' 0 ' " banali, definisce un sottofuntore di hom (H, - )
e che la proiezion~ H -+ H IN,,(r$.G) sui conucleo un elemenlo universale per lale

flintore.
X-Dati i morfismi '" : G -+ H e r$' : G' -+ H di gruppi, definire un funtore controvariante:F su gruppi verso insiemi dove .F(L) e J'insieme di tulte quelle coppie
(k. k') di morfismi k : L _ G, k' : L _ G' per i qua Ii si abbia ", . k = r$' k' . (Cfr.
la figura).
L ... ~ .. o) C'
0

Dimostrare che e5iste un elemento universale per'questo funtore. (Esso viene chiamalo
prodot1o fibrato di G e G' e fornisce il diagramma tira indietro raffiguralo
qui sopra).
.
.

,
11]

129

LA CATEGORIA DEI GRUPPI

~strUire la calcgoria CQnereta i cui oggetti 50no tutti i gruppi ed-i cui mor
. fismi ,s ono tutti gli epimorfismi di gruppi. Dimostrare che la proiezione G --+ GIN
e un clemento universale per un fUnlace opportuno su tale calcgoeia.
/oNella calcgaria di tutti j gruppi abeliani dimoslrare che hom (A. - ) X
x hom (A', -) ha un c1emento universale. (Suggerimento: Usare la Proposizione 13).

~mOSlrare che esistono prodotti nella catcgeria dei monoidi .


...(bimostrare che esiSlono prodotti nella calcgeria deBli insiemi parzialmente

ordlnali.
/oiffiostrare Ie regole (33) per iI prodotto di n:aorfismi.

~iano G, G' e 0- Ire oggetti in una calcgoria con pcodotti. Esibire in (G x


x G') X G un elemento universale per il funlcce cantrovacianle hom (~. G) x
x hom (-. G') x hom (----:-. (7).
M

......tr.Eseguire la seguenlc coslruzionc del coprodotto G.H (chiarnato anche


prodotto libero ) dei due gruppi G ed H.
(a) Sia una parola un prodolto fonnale w = Clhl ... 8.h. , cioc una sequenza di 2n dementi altemativamente di G e di H. Come elementi di G H si prendane Ie parole ridotte - quelle in cui non si 'abbia mai 081 ovvero hJ = I,
tranne, .eventualmente, Cl 'ovvero h. Dimostrare che si puc) portare ogni parola ad
una ed una sola forma, ridotta per combinazioni successive,
(b) Dimostrare che l'insieme G *H di tuUe Ie parole ridotte c un gruppo
col prod~tto dato ~r giustapposizione e conseguente riduzi'one.
(c) Dimostrare che la 81-+ g l ela hl-+ I h danno i morfismi e : G -+ G H,
e': H-+-,G.H.
(d) Dimostrare che la coppia (e, e')
coprodotto,

e universale, come e richiesto

per un

CAPITOLO IV

Anelli

1. Assiomi di anello
Un anello R = (R, +. ,I) e un insieme R oon due operazioni binarie,
addizione e moltiplicazione, ed una operazione nullaria, scegliere I I), tali
che:
(i) (R, +) e un gruppo abeliano per J'addizione;
(ii) (R, " 1) e un monoide per la moltiplicazione;
(iii) La moltiplicazione e distributiva (sia a dcstra che a sinistral rispetto
all'addizione.
L 'ultima richiesta significa che tutte Ie teme di elementi a, b. c in R soddisfano aile identita :
a(b

+ c) =

Db

+ aCt

(a

operazioni di somma e prodotta; ne


Z,
Q.
R,
C,

l'anello
l'anello
I'anella
I'anella

di
di
di
di

+ b)c =

s~mo

ac

+ be.

(1)

esempi:

tutti gli interi,


tutti i numeri razionali.
tutti j' numed reali,
tutti i numeri complessi.

Nel 5 di questa capitola costruiremo J'anello Q a partire da Z,omcntre studieremo gli ultimi due sistemi di numeri nel Capitolo V. Esistono anche anelli
finiti di numeri; per esempio, l'insieme Z" degli interi modulo 11 con I'addizione e la moltiplicazione quali sono state costruite nel U.5, e un anello.
Del resto l'insieme con l'unico elemento 0 e con I'addizione e la moltipJicazione date nel solo modo ossi bile dalle 0 + 0 = 0, 00
0, C un anello
10 chiameremo ( l'ane 0
ana e .
La definizione di aneno cOllslste in sostanza nell' affermare che un anello
e un insieme R con un elemento privilegiato IE R e due operazioni binarie
(a, b)r+ a + be (a, b)r+ ab che sono entrambe associative, doe tali che si

ha,

+ (b + c) ~ (a + b) + e,

a(be)

(ab)e

(2)

per tutti gli a, h, c E R; per il quale I'addizione e conunutativa, cioe tale che
si ha:
(3)
per tutti gli a, bE R;

IJ

131

ASSIOMf Df ANELLO

che contiene 1'llIIitd 1 e 10 zero 0 tali che si ha:

+0 =

per tutti gli a E R ;

al = a = la

a,

(4)

che contiene per ciascun clemento a WI inverso additivo (--0) tale che si ha:

+ (--0) ~O

(5)

e nel quale valgono entrambe Ie leggi distributive (I).


Al.cune delle proprieta elernentari degli anelli seguono dai fatti noti circa
. additivi 0 i monoidi moltiplicativi. Per
_0: -,-rzero e

--(--0)

a,

--(a

+ b) ~ (--0) + (--b),

Si definiscono, come in un qualsiasi gruppo, i multipli na di un clemento a


dell'anello secondo un intero n ed essi hanno Ie proprieU. familiari (m.ll)
e (111.12). Si(X;ome R e un monoide per la moltiplicazione, 1a sua unita I e
unica. Come in un qualsiasi monoide. si possono definire Ie potenze a" di
un e1emento a con un qualsiasi numero naturale n come esponente in modo
da soddisfare aile identita:

a"'-+" =

alii" = (a"')".

a"'a",

Gli anelli godono di alt~~.J?E.o2!:ieta 13 cui validita dirande in parte dalla


Ie e distributiva e che, rtanto, non sono conseguenze elb propdet del
gruppi a e lanl 0 el monO! I. ra queste proprle VI sono vane rego e amlhan dl calcolo, quail Ie seguenti:
REGOLA.

I:

Per tutti gli a E R si ha aO =

0 = QQ.

Dimostrazione: Siccome 0 e 10 zero dell 'addizione. a + 0 = a. Mottiplicando entrambi i rnembri per a, si ottiene a(a 0) = aa. Ora la Jegge distributiva e la definizione dello 0 danno:

aa+ aO = aa =aQ +0.


Sottraendo aa da entrambi i rnembri, si ottiene
sirnrnetrica della precedente, db. 0 = Oa.
REGOLA

2:

Se R non

e. l'aneJlo

an =

banale. si ha

O. Una dimostrazione

oF 1.

Dimostrazione: Se Fosse 0 = I, si avrebbe a = al = aO = 0 per tutti


gJi a. cosicche R conterrebbe solamente l'unico elemento 0: pertanto sarebbe
I'anello banale.
R EGeLA

3:

Per tutti gli a, b in R

SI

ha (------a)b = --(ab) = a(-b).

132

ANELU

[Cap. IV

Dimostrazloae: Per la Regola I e per la distributivita 5i ha:

o ~ Ob ~

[a

+ (~a)lb ~ 00 + (-.-,,)b.

Ma 1'inverso additivo di ob e stato definito come l'unica soluzione x dell'cqua.


zione 0 = Db + x; pertanto 8i ha -tab) = (-a)b; il caso a(-b) e analago.
Siccome e -{-a) = a, ne segue, come corollario. che 5i ha (---aX-b) =
= ab; in particolare e (-1)(-1) = 1. Un altro corollario e (---a) = {-I)o.
REGOLA 4:

(Legge distributiva generate). Per tuUi gli elementi

0 1,

.. ,' am e hl, .. '. b" in R 5i ha:


tal

+ ... + alll) (hi + ... + b.) = 2 L alb, .


1-1/-1

Per m = I la dimoSlrazione

e per

induzione su n, dove i1 caso n = 2

la prima meta della legge distributiva (I). Data questa regola per m = I
e per tutti gli n, una seconda i,nduzione, questa volta su m, da I'int::ra regala,
facendo ora usa deli'altea meta della lC&$c distributiva (I).
REGOLA 5:

Per tutti gli inted n e per tutti gIi a, b in R si ha:


n(ab)

(na)b

a(nb).

Dimostrazione: Per n positivo, la prima operazione e la ab + ... +


(0 + ... + a)b; pertanto c un caso particolare della legge distributiva generale. Per n negativo si fa uso della Regola 3.
Per gli anelli eommutativi, un 'altra regola importante e il teorema del
binomio (Esercizio 9).

+ ab =

.(a

+ b) ~ .(a) + .(b),

a(OO)

(.a)(.b),

.(I) ~ I '

(6)

per tutti gli elementi a, b E R, dove I e I'units. di Red I' e I'unit! di R'. Come
per i gruppi, un morfismo a di aneUi e chiamato mono-, epi- 0 isomorfismo a
seconda ehe la funzione asia, rispettivamente, iniettiva, suriettiva 0 bijettiva.
Per esempio, Ie inserzioni Z -+ Q -+ C sono monomorfismi di anelli. Per gli
interi modulo n, la proiezione e : Z -+ z" ehe porta eiascun intero nel suo
resto (mod n) e un epimorfismo di anelli (efr. i Teoremi II.13 e 11.14).
Per qualsiasi anello, la funzione identits. 1R : R -+ R e un morfismo di
anelli. Se p : R" -+ Rea : R -+ R' sono due
di anelli, anehe it
eomposto a : R" -+ R' c un morfismo di anelli.

[33

ASSJOMi DI ANELLO

I]

Per la (IlI.8) ciascun mortismo di gruppi e Un rnorfismo di -csponcnti.


Quindi ciascun rnorfismo a: : R _ R ' di anelli, in quanto inorfismo di gruppi
additivi, e un rnorfismo di multipli ncl scnso chc si hi o:(na) =-nCaa) per tutti
gli a ERe pcr tutti gli interi n, In particolare, da a{l) = I ' segue chc ea(nl) =
= nI ' . Questa Tauo dctcnnina I'effetto di- un qualunque morfismo di anelli
su tutti i multipli dell'elemento unitil I. Per esempio, ogni clemento nelranello
Z degli interi e un multiplo di I, cosicch6, dato R', vi e un solo morfismo possibile Z _ R'.
ProposbJone 1. Per ciascun anello R' esiste uno ed un solo morfumo
p:Z _ R'.
Dimostrazioue: Abbiamo or ora mostrat.o che per p vi e I' unica scelta
possibile pen) = nl ' , dove I ' e I'unita di R' . La funzione p cos!. definita e
ovviamente un morfismo di addizione e di unita. Per dimostrare che e un rnorfismo di moltiplicazione, ci basta far vedere che si ha:
(ml ')(;'I ' ) .~ (mn)I ',

m, neZ.

(7)

Se m non e negativo, si PUQ dimostrare questo fauo per induzione. Tnfatti


la (7) e imrnediata per m = 0; si faccia aHora I'ipotesi induttiva che la (7)
valga per un certo m ~ 0 e 'per tutti gli n. AHora si ha:

+ 1)1 ')(n l ') ~ (ml' + I')(nl ' ) ~ (ml')(nl') + nl '


~ (mn)I ' + nl ' ~ (mn + n)I' ~ m + l)n)I ' ;
quest'ultima non e aUro che la (7) per m + I e, quindi, I'induzione e
. m

ma
completa. Infine, se me negativo, la (7) segue dal caso di m positivo mediante
la precedente Regola 3.
Siccome questo morfismo p: Z _ R ' con p,(n) = nl ' dipende cssenrialmente dagli elementi unitA, verra ch.iamato morfismo unitale per I'anello R'.
Si definisce caratteristica di un anello R' I'ordine additivo della sua unita
I'. Cos! un ancllo R', non banale. ha earattenstLca Ita m se m J mlDlmo
Tni"ero positivo per il quale si ha ml' = 0 ed ha caratteris'tica OJ se' nessuno
di questi multipli mi' e zero. (Nota bene: alcuni autori parlano di caratteristica 0 quando noi diciamo (( earatteristica GO ). Per esempio Z ha
caratteristica GO, mentre ciaseun anello Z" ha caratteristica n.
Proposizione 2. Se un anello R' ha caratteristica 00, if morfismo .unitale
fJ : Z _ R'
un monom()rjismo di anelli. Se un aneJ/a R' ha caratteristica
finita m, allora esiste un monomorfismo Z .. _ R' di anelli per il- quare si ha
mZ
Ict-r- p,(k) = kl ' e l'ordine di ogni elemento del gruppo additivo di R'

e un

divLsore di m.
Dimostrazlooe:

Per il momenta si consideri it morfismo unitale p : Z _

_ R' semplicemente come morfismo di gruppi additivi. II suo nueleo, sottogruppo additivo di Z, e determinato dalla caratteristica di R'. Se R' ha ca-

rattcristica GO, questo nueleo e zero, cosicche p e un monomorfismo (d i gruppi


additivj e, quindi, anche di anelli). Se R ' ha caratteristica m, questo nuelco e

134

ANELLI

[Cap. IV

]'insieme mZ di tutt i i multipli interi di m, cosiccM # si fattorizza in It =


= p' (!, dove e : Z __ Z", e' la proiezione che porta ciascun k E Z nel suo
laterale mZ + k e }l(mZ + k) = kJ' e un monomorfismo di gruppi add itivi.
Per la rcgola di moltiplicazione dei laterali . aoche J.l e un morfismo di
moltiplicazionc e, quindi, un monomorfismo p' : Z", _ R' di anelli, come
avevamo affermato. Infine. per ciascun clemento a, 1a Regola 5 da
rna = m(l 'a) = (m l ' )a = 00 = 0, cosicche l'ordine additivo di a e effe(-

tivamente un divisore della caratteristica m.


Si riprenda o ra in considerazione la costruzione dell'anello Z degli interi
a partiTe dal sistema N dei numeri naturali. Le operazioni di addizione e di
moltiplicazioJlc in Z sona, c~me mostrano i Teoremi Il.9 e n.lO, estensioni
delle ana]oghe operazioni in N, mentre sia N che Z hanno la stessa unita per
1a moltiplicazione. Questi faUi equivalgono all'affermazione che I'inserzione
i : N -I- Z e un morfismo di addizione, di moltiplicazione e di unita moltiplicativa. Ne deriva la seguente caratterizzazione di Z come anello.

Proposizione 3. Se R' e un anello qua/sjasi e se fX : N -I- R' e un qualsiasj


morfismo di addizione, di moltip/icazione e dj unitd moltiplicativQ, esiste un
unieo morfismo a' : Z -I- R' di anelli per il quale si abbia a ' j = a.
Dimostrazione: L 'unico morfismo a' : Z __ R ' di anetH e i1 morfismo
unitale a' = Ji. D'altra parte, per iI morfismo unitale a' = fI 5i ha cffcttivamente a'(n) = nl ' = a(n), cosicche e a' i = a, come si era richiesto. (Si veda
iI diagramma commutativo sottostante).

) Z

.
.:o'
~
"

R'

Questa proposizione afferma che I'inserzione i : N -+ Z e elemento universale per un funtore opportuno ' su anelli verso insiemi. Questa funtore
' assegna a ciaseun anella R' I'insicme '(R') di tutte quelle funzioni a : N .....,...
-I- R' che sana rnorfismi di addizione, di moltiplicazione e di unita ed a ciascun morfismo (J : R ' -+ R" di anelli la funzione W'(R') -+ f(R") tale che si
abbia '({J)a = ~(J . a per ciascun mor1lsmo Q. Ovviamente i E 'd(Z) e universale e la usuale proprietA di unicita per un elemento univcrsale determina
univocamente I'anello Z degli interi a menD di isomorftsmi.
La nostra definizione di anello richiede la presenza di una unit! moltiplicativa; la Rostra definizione di morfismo di aneUi considera questa unita
- insieme aile operazioni di addizione e di rnoltiplicazione - parte essenziale
della struttura ) di un anello. Aleuni autori non richiedono nella definizione
di anello la presenza di una unita per la rnoltiplicazione; con questa definizione
sia I'insieme di tutti gli interi pari che ]'insieme di tutte Ie fUaLioni continue

f;

R--+R tali che si abbia

C!f(x)1 tix<

definizione nessuno dei due e un anello.

00

sono anelli. Con la nostra

2) COSTRUZIQNI DJ ANElLJ

135
ESERCIZI

1. Oimostrare che in qualsiasi andlo valgono Ie regale seguenti:


(a + b)(c + d) - ae + ad + be + bd,
a(b + c)d = abd + acd.
2. Dimostrace che in un qualsiasi anello valgono Ie regole seguenti per I'operazione (a, b) 1--+ a - b:
(a-b)(c-d) = ac + bd-(ad + be),
(a-b)c = ac - be,
a(b-c)=ab-ac.

3. I seguenti insiemi di numeri razionali sana anelli rispetto aile solite opera- .
zioni di addizione e di moliiplieazione ? Se si, percM? Se no, pereM no?
(a) Tutti i numeri razionali con i denominatori I, 2 oppure 4.
(b) Tutli i numeri razionali con denominatore I ovvero una potenza del 2.
4. Dimostrare che in ciascuno dei casi seguenti esiste uno ed un solo morfismo
fra gli anelli sottoindicati:

Zu -+ Zt.

Z II-+ Z.,

S. Dimostrare ehe non pub sussistere alcun morfismo Z. -+ Zt di anelli.

6. Se m ed 11 sono interi positivi, trovare condizioni affinehe esista un morfismo Z .. -+ Z. di anelli.

7. Dimostrare ehe qualsiasi anello con due e1ementi

e isomorfo

a Zt.

8. Dimostrare ehe qualsiasi anello con 7 elementi C lsomorfo a Z7.

9. II eoefficiente billOmiaie (k, m) definito per tutii i k, m E N dalla (k, m) =


+ k)! J[(m!Xk!)]. (Per tale coefficiente si usa anc.he la notazione (k, m) =

= (m

~ (' : m))
(a) Se k cd m sono numeri naturali, dimostrare che (k, m) e un intero.
(b) Dimostrare c.he e (k - 1, m) + (k, m - 1) = (k, m).
(e) In un qualsiasi anello commutativo K dimostrare per induzione la formula binomia/e per tutti gli a, b E K:
(0

+ b)n =

10. Dimostrare ehe si ha (n. 0)

t ..... _..

(k. m)o~b"'.
".

+ (n':"l,

1)

+ ... + (0.

11)

2n.

11. Ricavare una formula per la derivata n-esima del prodotto di due funzioni
reali ehe ammellano derivata n-esima e dimostrare questa formuJa per induzione
su n.

2. Costruzion i di anelli
Presenteremo qui parecchi mod,i per ottenere nuovi anelli a partire da
altri anelli.

DEFINIZIONE. Un anello S e un sottoanello di un anello R. in simholi


S c R, se S i un sottoinsieme dj R e se l'jnserzione S -+ R e un morfismo di
aneW.

,
JJ6

ANBLLI

[Cap. IV

Proprio come nel caso dei sottogruppi (Teorema III.IO) si ha:


Teorema 4; Un $ottoinsieme T di un anello R e un sottoanello se e solo
se e chiuso rispetlo aile seguenti operazioni di R: unita moiriplicativa, sottra
zione e mO/liplicQzione.
Dimostraziooe:

Queste Ire condizioni di chiusura sana:

(i) lET.
(I e l'unita di R)
(ii) s, t E T implicano s - t E T.
(iii) s, t E T implicano 51 E T.

I.e prime due rendono T sottogruppo additivo di R, menlre la terza e la prima


assicurano che e anche sottornonoide per la moltiplicazione. Allora Ie leggi
distributive - come Ie altre identitA - valgono automaticamente in T, cosicche T e un anella e j'inserzione T __ R e un (mono-)morfismo, come richie
devamo.
Qualsiasi morfismo a : R __ R' di aneUi, quando 10 si consideri solo come
funnone, ha come immagine un sottoinsieme 1m (a) di R'. Per il Teorema 4,
questa saltoinsierne e un sottoanello di R' . Per esempio, l'immagine del morfisrno unitale Z _ R ' e il sottoanello di R' cb.e consiste di tutti i muitipli deUa
sua unit! I'. Per la Proposizione 2, questa sottoanello e isomorfo a Z (se R
ha caratteristiea 00) 0 a ZJA (se R ha caratteristica m). In qualsiasi anello
R I'insierne di tutti i sottoanelli e parzialmente ordinato per inc1usione e,
pe( questa- inc1usione' (, Its). 'e 'un reticolo; se SeT sOOO sottoanelli di R ,
18 loro intersezione S n T, in quanto insierni , e un sottoanello per il Teorema
4. mentre ,' intersezione di tutti j sottoanelli ehe contengono sia T che S e'
pure un sottoanello. Quest 'ultimo sottoanello e la r-unione di SeT. mentre
I'intersezione S n Tela loro r-inte~sezione nel retieolo.
Per mostrare un altro esempio di sottoanelli. 5i 5upponga che" i soliti
Rumeri eomples5i a
bi, con , ~, b reali e i = ~ formino un anello C.
Si definisce allora imero gaussiallo un numero eomplesso della forma m
IIi
con m, II E Z. In particolare, Ie solitc regale per la 50ttrazione e la moltipliea.
zione dei numeri eomplessi danno:

(m

+ nil -(m' .+ n'i) =


(m + niXm' + n' i) =

(m - m') + (n - n') ;
(mm' - nn') + (mn' + nm')i.

Siccome 5i ha pure I E Z, ne segue che J'insieme G di tutti gli interi gaussiani e un sottoanello di C. Nel seguente 13 vedremo che e possibile costruire
questo anello G degli interi gaussiani direttamente dall'anello Zsenza 5upporre
di disporre gia dei numeri complessi .
. Si costruisca ora un peodono R x R' di due aneW R cd R ' dati, aventi Ie
unitS. 1 ed I'. Si prenda l'insieme R x R ' di tutte Ie coppie ordinate ~
di elementi r E R cd r' E R'! si prenda come unita 0, I ') in R x R' e si definiscanQ addizione e moltiplicazione in R X R' mediante Ie:
(r, r' )

+ {s,

.1')";" (r

+ $,

r ' + s').

(r, r')(s, s') = (rs, r's').

(8)

2)

137

COSTIlUZIONl DI ANELU

(Queste sono opcrazioni ( termine a termine ; propno come per i gruppi


~ facile verificare che rispetto a qu~ste opcrazioni R X R ' e un
in (III.
anello: il suo gruppo additivo e proprio il prodotlo dei gruppi additivi di
R e di R' ed il suo zero e (0, 0). Inoltre Ie proiezioni P, p' dell'insieme prodolto
sui suoi fattori danno gii epimorfismi di anelli:

I.

p(r, r ' ) = r,

p'(r, r ')

r '.

uesto anello R x R' e chiamato rodotto di Red R' ualche volta somma
diretta di Red R'). Si e scelto qUI i termlne {( pr otto . perc
a coppla
(p, pi) delle proiezioni ha la seguente proprieta universale analoga a quella
del prodono cartesiano di insiemi e a quella del prodotto di gruppi.
Teorema 5. Se S e un qualsiasi anello e se a : S ~ R ed a' : S ~ R'
coppia qualsia.ri di morfismi di ane/li, aI/ora esiste un unico morfismo
: S --+ R X R' di onelli per if quale si obbia p P = a e p' P = a'.

e una
f3

Dimostrazione: Si definisca f3(s) = (as, a's) E R X R' e si verifichi la


commurativita de.! diagramma sottostante.

~r,~

R~

RXR'

p'

.R'

Per il prodotto R X R' , if porre rHo- (r, 0) definisce una funzione R ~


e un morfismo di addizione e di moltiplicazione, rna non di
aneili, perche non conserva Ie unita. Detto in altro modo, tutti gli elementi
(r, 0) in R -X R' formano un anello rna non formano un sottoaneUo di R X R'.
II prodotto di due anelli commutativi e evidentemente commutativo.
Per esempio, il prodolto Zz x 'L? di due copie delI'aneHo Z? degli interi modulo 2 e un anello commutativo con quattro elementi. Ora Z4 e un altro anello
commutativo con quattro clementi; rna tali due anelli non sono isomorfi,
perche il gruppo additivo di Z ... e ciclico e queUo di 'La x 'L? non 10 e. (Questa
e iI
trirett~ngolo).
~

R X R' che

(f + g)(x) - fix)

+ g(x),

(fg)(x) - f(x)g(x).

(9)

Se e X = R ed R = R, que~te sono esattamente Ie definizioni familiari di


somma e prodotto di due funzioni reali quali sono usate nell'analisi. (Le
funzioni cos, sen: R ~ R hanno come prodotto la funzione cos sen che
di solito viene scritta xl--+- cos X sen x). In generale, Ie definizioni (9) danno
Ie operazioni binarie di addizione e di moltiplicazione nell'insieme .di funzioni RX di tutte lei: X _ R, mentre Ia I'(x) = 1 per tutti gli x E R seleziona
un elemento unita termine a termine l ' E R.

138

" NELLI

[Cap. IV

Proposizione 6. Se R e un anel/o, anche RX 10 e con unita, somma e prodo tto termine a termine. Se R e commulatiw, anche R X 10 e.

Dimostrazione: Dobbiamo verificare gli assiomi (1)-(5) che defi.niscono


un anello. Si consideri, per esempio, la prima delle leggi distributive {I} per
hex)] = f(x)g(x) + f (x)h(x)
tre funzioni f, g, h : X -+ R. Ora la J(x)[g(x)
vale per agni x E X perche in R vale 1a legge distributiva. Quindi. per Ie definizioni termine a termine (9), Ie due funzioniJ [g + h1ed /g + fh sono uguaJi;
questa dimostra la prima Jegge di stributiva in RX. Analoghi argomenti termine a termine stabiliscono la seconda iegge distributiva e ciascuno degli
altri assiomi richiesti per un anello. La zero 0' , I'unita I' e I' inverso additivo
- / sana tutti deftniti in RX termine a termine dalle:

O'(x)

0,

I ' (x)~

I,

(-f)(x)

-( Ix),

XEX,

Riassumendo, RX e un anello, commutativo se R e commutativo, .


Le funzioni particolari 0 ' : X -+ R ed l ' : X -+ R definite or ora, sono
chiamate fu nzion i costanti . Ciascun elemento r E R fomisee in modo analogo una/unzione costante r ' ': X -+ R definita da , '(x) = , per tutti gli x E XII po rre rl-+ r ' e un monomorfismo R -+ RX di 'anelli ; sovente si identifica
1'elemento , con 1a corrispoodente funzio ne costante , '; questa posizione
rende R sottoanello di RX,
Un esempio utile sorge quando X e I'intervallo unitario chiuso [0, I)
sull'asse reale e R = R e I'anello dei numeri reali ; in questo caso R IO, I) e
I'anello di tulle Ie funzion i a valori reali sull'intervallo un itario. Molti dei
suoi sottoanelli sono utili nell'analisi j fr a essi vi sono gli anelli di tutte Ie fun zioni limitate, di tutte queUe continue, di tutte queUe coo derivate cont inue
e di tutte Ie funzioni misurabili secondo Lebesgue su [0, I] verso R.
La costpuzione termine a termine di unita, somma e prodotto nell'anello
di funzioni R X pub essere applicata ad altre operazioni n-arie su un insieme
di funzioni, Per esempio. dati gli insiemi S ed X ed una operazione binaria
o : S X S -+ S, si pub definire UIU1 operazione binaria termine a termine
0 ' : $X x SX -+ SX ponendo (fO'g)x = (Ix) 0 (gx) per tutte Ie funzioni
1. g E SX, Si puo allora dimostrare che I'essere la 0 associativa, implica che
la 0 ' sia associat iva, che I'essere la 0 commuta,tiva implica che la
sia
commutativa e, p ili. in generale, che qualsiasi identita valid a per I'operazione
D e pure valida per l 'operazione termine a tennine 0 ' sull'insieme d i funzioni

ot

SX.

G li endomorfismi dei gruppi abeliani fomiscono una classe importante di


anelli; di solito quest] anelli non sono commutativi, Se leg sono due endomorfismi di un gruppo a6eliano addltlvo A, la loro somma termine a termine
1+ g ed ill oro composto I ' g sono definiti per tutti gli a E A dalle equazioni:"
( 10)
+ g)(a) ~ la + ga, (f . g)a ~ l(ga).
Sappiamo gia che il composto I . g e ancora un endomorfismo di addizione
. in A , La stessa cosa e vera per la somma tennine a termine, perche, per tutti
(f

gli a, b e A Sl ha
(f

+ g)(a + b) ~ I(a + b) + g(a + b)

(deftnizione di sonuna termine a


tennine),

2]

139

COSnUZIONI DI ANELLl

= fa
"'" fa
= (f

+fb + ga + gb
+ ga + fb + gb
+ g)(a) + (f + iXb)

(J. g sono morfismi di addizione),


(I'addizione e commutaliva in A),
(definizione di somma termine a
termine).

Per gualsiasi gruppo abeliano A, I'insieme End (A) di tutti Sli endomorfismi
di A e uindi una struttura al ebrica con due 0 ralioni binarie, addizione
(termi ne a termine) e moltiplicazione (per compOSIZlone ed un'operazione
nuilana, sceghere I'automorfismo Identlta.
Teorema 7. Se A e un gruppo abeliano, End (A) con Ie operazioni di
somma termine a termine, composizione e selezione di 1A e un anello.
Dimostraziooe: Per I'addizione termine a tennine, dei ragionamenti
analoghi a quelli faU; per la Proposizione 6 mostrano che End (A) e un gruppo
abeHano. i:: anche gilt nolO che la composizione e associativa e che possiede
come un.ita I'endomorfismo identita 1.4. Rimangono da verificare solamente
Ie due Jeggi distributive con i calcoli separati seguenti. Per ciascun a E A
Sl ha:
[(f + g) hJa (f + g)(ha)
I(ha) + g(ha)
(f . h
[h . U + g)Ja = h[U + g)aJ = hUa + gal
= hla + hga = (h I + h g)a.

+ g. h)a,

Si noti in modo parlicolare che it secondo calcolo utili.z;za iI fauo che h


rnorfismo di addizione.
g facile, per esempio, esibire End

e un

z_z

,
a
irnmagini e la composizione degli
i Ie moltiplica
Quindi il porre f-,....,.. f(J) e un isomorfismo End (Z) ~ Z di aneW.
(11 primo e il gruppo oddirivo degli interi;;1 secondo e l'anello degli interi).
Cli endomorfismi del gruppo Z X Z danno qualche cosa di nuovo. Per
esempio. J(r , s) = (s, r) e g(r, s) = (r, 0) danno g1i endomorfismi J. g di
Z x Z con (f . g)(r, .1') = (0, r) e (g f)(r, .1') = (.1', 0), quindi con J. g "'oF g . f In altre parole, l 'aneJlo End (Z x Z) non e commutativo - ed e
il nestra primo esempio di tale fatto.

sana
(per esempio,
sono richieste entrambe Ie leggi distributive) ne segue, quasi come per i gruppi
opposti nella Regola 6 del 111.2, che l 'opposto di un anello e un anello.
Abbiamo qui costruito sottoanelli, prodotti di anelli, anelli di funzioni,
anelli di endomorfismi ed aneJli opposti. Piu avanti in questo capitolo costru irerno anelli di polinomi ed anelli quoziente; nel Capitolo XVI definiremo
anelli di tensorl.

140

ANELLt

[Cap. IV

"E SERCIZI
1. Dimoslrare che Z e

Z~

1. Dimoslrare ehe Z. x

z...

non hanno sotloanelli propeL


ha tce e soli tre sOlloanelli.

3. Costruire un isomomsmo Z. :::: Z. x

Z~

di anelli.

4. Nell'anello C di tutti i numeri complessi . delerminare quali dei seguenti


sottainsierni sono anelli:

+ ny5j m,

n e Z}.

(b) {m

+ n ~1 m,

n e Z }.

(c) {k

+ m'2 + n'41 k,

(a) {m

m, n eZ}.

5. Dimoslrare che nell'aneUo Z IO i multipli di 5 formano un aneUo isomorfo


a Zz che non e un sottoanello di Z IO (unita differentc!).
6. DimOSlrare che per 1
;;;;; R X R di ane lli.

{I, 2}, /1-'; (f(I),

1(2 c un

isomorfismo R! :;;;;

7. Per ciascun mocfisrno a : R _

R' di a nelli si costruiSC8 un morfismo


tfFt = (Ix -. px
ogniqualvolta e definito il composlo a p. Dimostrare pure che I x il morfismo
identita. Dcdurne ehe, per un X fi.ssalO, (_ )X C: un funtore su anelli verso anelli.

aX : RX -+ R ' x di anelli (di funzioni) in modo cne 5i abbia (0

8. Costruire un isomorfismo di anelli (R X R')X ;;;; RX X R'Jl .


9. Per ciaseuna funzione $ : X -+ X' si costruisea un morfismo R : R X' -+ RX
di anelli (di funzioni) in modo tale che si abbia R (' t) = R t R ogniqualvolta e
definita la funzi one composta s t. Dimostrare anCM che R1 C: il morllsmo identita.
Dedurne che R - e un funtore controvariante su insiemi verso aneW. Se Ye un 501toinsieme di X, R Y e un sottoi nsieme di R X?
10. Dimoslrare che la molliplicarlone nell'anello End (La X 7.,.) non
mulaliva.

e com-

11. Se X e un insierne ed M e un monoide moltiplicativo, dimostrare che I'insieme di funzioni MX con la moltiplicazione e l'unilB. lermine a termine e un monoide.
11. (a) Se X e un insieme e se G e un gruppo moltiplicativo, dimostrare che I'i nsieme di funzioni GX con la moltiplicazione lermine a termine e un gruppo, abeliano
se G e abeliano.
(b) Dimoslrare che e (]I = G e che e G2 = G x G.
. 13. Date due operazioni binarie 'V e 0 su S e dato X, dimostrare che I'essere
la 'V dislributiva rispelto alia 0 implica che la 'iJ ' sia distributiva rispelto alIa
0', dove la 'V' e la 0 ' son91e operazioni termine a termine sulJ'insieme di funzieni
SX.

14. S e T siano due imiemi con Ie operazioni binarie 0 e O ' . Si definisca sulI'insieme prodolto S x Tuna operazione binaria 0 # con la formula (St , tt) 0 # (ss .
tt) - (Sl 0 s' . 11 0 ' II) per qualsias! $1, $1 e S e per qualsiasi h , t2 E T.
(a) Dimostrare che la 0 # e commutativa se e solo se la 0 e la 0 ' sono
entrambe commutative.
(b) Dimostrare che la 0". e associaliva se e solo se la 0 e la 0' sono entrambe associative.
(e) DimOSlrare che la 0 # ha una unil&' se e solo se sia la 0 che la 0' hanno
una unila.

3]

141

.\NELLI QUOZll!NTB

3. Aoelli quoziente
Come gia visto per i gruppi,.certi sottogruppi sono chiamati normali ;
it nueleo di un morfismo G - G' e un sottogruppo normale N del dominio
G e si costrui~e il gruppo quoziente GI N in modo che la proiezione G - GIN
sia un morfismo universale con nueleo N . .1n modo analogo per gli aneUi,
certi sottoinsiemi verranno cbiamati idea-lij il nudeo di un rnorfismo
R - R' sara un ideale A nel dominio R e si costruira I'ancilo uoziente R IA
In rno 0 c e a
rOleZlone R - A sia un mor rno umversa e di aneUi
con nueleo A.
II nuc/eo di un morfismo u : R - R' di anelli e I'insieme:
(II)

Ker a = {a la E Re a(a) = 0 in R' };

additivi. II
R rna non
, a
a
siano in Ker u. Pertanto ogni nudeo e un ideale in R
DEFlNIZIONE: Un idealC::.. (Illi~leroL~.-'n un anello R
non llUoto A di.Jt.J!!lL~he:

(i) 01 ed a2 eA =(ii) r E R ed a e A

,a
senso seguente:

e un sOlloinSJ.!!Ef!.

a1-a2 e A,
=- ra eA ed arEA.

In altre parole, un ideale e un sottogruppo additivo di R chiuso rispetto


a tlltte Ie 0 erazioni molt, licare er r ERa sinistra ovvero a destra .
n sottogruppo a itlvo C lUSO so amente rispetto a tutte Ie operaziom
01-+ ra e noto col nome di ideale sinistro in R).
II] .!l!L~!1.~IJQ.. c.2rmn...!!.t.~!b:.Q. .K... I' insieme Kb = {kb!k E K} di tutti i multipH di. un elemento fuso b in K e un ideale in K che verdI. indicato con
Kb'o; sem lice"mente-con e c e verra c Jamato 1. ea e -rlnCi"OaTe.Te"r
esemplO, In
1 nue eo
e a prOJezlOne -"
I ea ~ n
ooshtulto da
tuui i multipli di n.
L'insieme di tutti gli ideali di un aneHo R e un insieme parzialmente ordinato per I'inclusione. Se A e B sono due ideali in R. anche la loro intersezione
An B, in quanto insiemi, e un ideale. Anche I'insieme:
A

e un ideale

+B=

{tutti gli a + bla E A e h E B}

in R percM e chiuso rispetto alia soUrazione ed alia moltiplicazione (a sinistra cd a destra) per qualsiasi r E R. L'insieme A + Be chiamato
la somma degli ideali A e B. Esso e contenuto in qualsiasi ideale di R che contenga sia A. che B; pertanto e la r-unione di A e B nell'insieme parzialmente
otdinato di tutti gli ideali in R . Siccome in questo insieme parzialmente ordinato, An Bela r-intersezione di A. e B, I'insieme parzialmente ordinato di
tutti gIi idealj in R e un reticolo ( 11.8). In particolare, i1 sottoiosieme {OJ = 0
consistente del solo 0, e l'aneHo R stesso sono ideali in R e quindj elementi di
questo reticolo . .Jl,!esti due ideali 0 ed R sono ch.iamati ideali impropri in R;
tutti gli altr! ideali sono detti proprio

142

ANELLI

[Cap. IV

Si fissi ora un ideale A in R. Siccome A un sottogruppo additivo di R,


ciascun a E A agisce su R con la rl-+ a + r. L 'orbita di ciaseun elemento
r E R per questa azione iI laterale:

+r=

{a + r]per tutti gli a E A}

del sottogruppo additivo A in R. L 'insieme di tutti guesti laterali e l'insieme


guoziente R g i 13 proiezione p : R ~). R IA porta ciaselln r E R Rei suo laterale A + r.
Teorema 8. Per ciascun ideale A in un anellQ R vj sona due sole operazioni binarie di addizione e di moltiplicazione sull'insieme "quoziente R IA che
rendono la proiezione p : R _ R IA un morfismo sia di addizlone che di mo/liplicQzione. Con queste operazioni R IA e un onel/a con I'unifa P( I ) e p e un epimorfismo di aneW con nucleo A.

Dlmostrazione: Questa risultato e nota per I'addizione dalla costruzione faUa nel II I. 10 per il gruppo quoziente additivo RJA; la somma di
due laterali C e D e l'insielTle di tutte Ie somme c + dean C E C e d E D.
In forma esplicita:
(12)

questa formula mostra che la proiezione

rl-+

+ r e un

morfismo di addi-

llOne.

Consideriamo ora il prodotto. Dati due laterali C e D, affermiamo che


esiste un uniCQ laterale, da indicare can CD, che contien: (eventualmente in
modo proprio, efr, II.S. Esercizio 7c) tutti i prodotti cd di un elemento
c E C per un elemento dE D. Infatti, se e C = A + r ed e D = A + s, tale
prodolto cd e
.
(a

+ rXa' + s) =

(aa'

+ as + ra' ) + rs,

a, a' e A.

Siccome A c un ideale, ciascuno dei primi tre termini al secondo membro


e un elemento di A, cosiccbe tutta la somma appartiene al laterale di Ache
contiene r5, proprio come avevamo affermato. In forma esplicita questo prodotto di due laterali c:
(13)

per qualsiasi scelta di r nel laterale C = A + r e per qualsiasi scelta di 5 in


D = A + s. Con questa prodotto, rl-+ A + r e un morfismo p di moltiplicazione e questa e I' unica definizione di prodotto ehe faecia di p un morfismo
di tale tipo,
Da ultimo , con queste due operazioni, R IA c un anello. Sappiamo gia
chc R I A e un gruppo abeliano per l'addizionc. La legge distributiv8 r Is + tJ =
= rs + rl vale in .R; applicando it morfismo p di addizione e moltiplicazione,
5i ottiene:

questa

e la

medesima \egge distributiva. valida per laterali qualsiasi in RI A.

3]

143

ANEll1 QUOZlENTB

Con 10 slesso scmplice ragionamento si dimostrano I'altra legge distributiva


e I'associativita della moltiplicazione e si mostra che illaterale A + I e I'unita
moltiplicativa in RIA. Pertanto p : R __ RIA e effettivament e un morfismo
di anelli. Siccome 10 zero di RIA e illaterale A + 0, costituito dagli e1ementi
dell 'ideale dato A, il nueleo di questo morfismo e prqprio A, come 5i era
affermato.
Nel caso in cui B sia un aluo ideale in R can B ;:, A, Ie formul e (12)
e (13) per I'addizione e la moltiplicazione di laterali rnostrano che I' insierne
BIA = {tutti i laterali A

+ bib e B }

( 14)

e -un I terale bilatero in R A. Esso e I'imrna ine B di B ria rOJeZlone .


Pgni ideale dell 'anello quoziente RIA ha la fonna RIA per un certo
e
tipo considerato. Quindi, per ogni ideale A in R, iI porre 8 1-+- B/ A e una bijezione dall'insieme di tutti quegli ideali B oi R tali che B :J A verso l' insieme
di tutti gli ideali in R IA.
L'anella quoziente R IA .(spesso chiamato aneHo delle c1assi di resti )
puo venire caratterizzato dalla seguente proprieta della proiezione p.
,

,I

Teorem. 9. Sia A un qua/siasi jdeale nel/'anello R. Per eiascun morfismo


a : R --+ S dj anelliper ;1 quale s; abbia .A c Ker a, esiste un unieo morfismo
a' : RIA --+ S di anelli tale che if composto a ' p sia if morfismo dato a.

RI A

:...
.

~
P

Per questo morfismo a' si ha:

Ima ' = 1ma-,

Ker a' = (Ker a)!i#..

(15)

uesto teorema afferma che la colezione : R __ RAe un elemento


universale per un funtore opportun o
su anelli verso mSlemi...I?a~i R.. e
l'idcale A, questo funt ore assegna a ciascun anello S I'insieme '(S19iJ:utt~
i morfisrni a : R --+ S con A c Kef a. ed a dascun mo~fisl!':Q. __ P.....;'_- S '.. ~l
anelli la funzione .F{/!) : '(S) _ F(S ' ) con !F({J)a - P a~~.scu.!L~
II teorema afferma che er 0 nj a e F (S) e a
Y(a')p per un unico a ' e
guindi, che p e umve
e ~r
Dimostrazione: La richiesta che a' con <x' p = a sia un morflsmo di
addizione gia determina a ' come la funzione per la Quale si ha a'(A
r) =
= a{r) per qualsiasi rappresen tante .J dellaterale A + r. Questa formula mostra irnmediatamente che a ' e .un morfismo di. unita e di moltiplicazione e
mostra che la sua immagine e quella di a. II suo nudeo e I'insieme di tutti quei
laterali A + r tali che si abbia air) ". 0; doe l~insieme di tutti i laterali A + b
coo b e Ker a; con la notazione ( 14), questo nueleo e esattamente I' ideale
(Ke r a)IA di R IA. La dimostrazione e cosi cornpleta.
In particolare, se e Ket a = A, allora a' e un monomorfismo. Un enun
dato piu rapido rna meno completo, di questa caso e:

lm (a)

Dominio a /Kera,

a morfismo di anelli.

(16)

ANBLU

[44

[Cap. IV

In particolare, if codominio di un epimorfismo qwalsiasi e isomorfo ad un anello


quoziente del suo dominio. Si consideri, ad esempio. la proiezione R x R ' _ R
del prodotto di due anelli R, R' sui primo faUcre. II nuclco (10 si indichi con
Ox R') e l'insieme di tutte Ie coppie (0, r') con r ' E R'; quindi si ha R:;;;;
:;;;; (R X R')/(O X R'). Come allco esempio, si prenda iI morfismo Zl1 -+ Z a ,
dato, per ciasclln n e Z , da J2Z
nr+- 3Z
n. Questa e un epimorfismo
avente per nudeo I'insieme 3Z11 di tutti i multipli di 3 in Z12. Questa nucleo
e un ideale in Z12 e, per la (16). si ha Zlll/3Z12;;;: Z3.

ESERCIZI

1. Coslruire il diagramma di inclusione di tutti gli ideali dell'anello Z'8.


2. Dimostrare che. se un anelle commulalivo K conliene due ideali Bee
con B + C = K e B n C = 0, aHora Bee sono anelli e si ha K ~ B x C.

3. Dimostrare ch.e ogni ideale in Z

e I'insieme

dei muliipli di un intero n.

4. Trovare tutti gli ideali nel prodotto Z x Z.


5. Dimostrare che Ie operazioni binarie di intersezione e di somma di ideali
sono entrambe associative e commutative.

6. Dimostrare entrambi i seguenti isomorfismi di anelli: 'Zet./6Z"


Z,,/4Zo ::;:; Z4.

z..

7. Dimostrare che un sottoinsieme non vuoto di un anello commutativo K

e un ideale se e solo se contiene insieme a ciascuna coppia di elementi bl e Ih tutti


gli e1ementi della forma k1b l

+ kJJ'j

con kJ , ks E K.

8. Sia a : R -+ R ' un morfismo di anelli.

(a) Dimostrare che, se S e un sottoanello di R, la sua immagine a.(S) e


un sottoanello di R'.
(b) Dimostrare che, se S' un sotloanello di R', la sua immagine inversa
... (S')
un sottoanello di R.
(c) Dimostrare che S 1-+ .... S una bijezione dall 'insieme di tuui i soltoanelli
di R conlenenli Ker ... all'insieme di tutti i soltoanelli di R' contenuti in 1m GI.

9. Sia /: (S, o ) -+ (T, 0 ') un epimorfismo di operazioni binarie 0 e D '.


(a) .Dimoslrare che I 'essere la 0 commutativa implica che la o t sia commu

tativa.
(b) Dimostrare che I'essere la 0 associativa implica chc la

o t sia associa-

tiva.
(c) Mostrare con un esempio che I'analogo risultato non
di cancellazione.

e vero per la legge

4. Domini di integrita e campi


La parte restante di "questo capitola avrA a cbe fare can anelli commutativi K.
Una propriela familiare dell'anello Z degli interi e la:
se

e mn =

0, allora

em =

0 ovvero

en=

O.

(11)

4) DOMINI DI INTEGRlTAE CAMPI

145

Questa proprieta non sussiste in molti altri anelli. ,Per esempio, nell'anello
prodotto Z x Z, gli clementi r = (1, 0) ed s = (0, I), che sono diversi daUo
zero, hanno il prodolto uguale allo zero. Ancora, nel\'anello delle fum.i on i
RR (dove R e l'aneHo dei numeri rcali) Ie funzioniJe g con/(x) -;-Ixl + x
e g(x) = Ixl- x, hanno I(x) = 0 per x ~ 0 e'g(x) = 0 per x ~ 0, cosicche
il loro prodotto termine a termine c la funzione zero, sebbene non 10 siano

ne I ne

g.

DEFlN1Z10NE: Due elementi a, b di un anello eommutativo K sono


divisori dello zero in K se si ha a t 0, b i 0 e ab
O. Un dominio di integril3. e un anelfo eommulatiro non hanale. pri'lJO di divisor; dello zero.

In altre parole, un anello commutativo


Oil e vale la implicazione (11).

e un

dominio di integrita

5e

Proposizione 10. Un anello eommutativo K non hanale e un dominio di


integrita se e solo se soddi,ifa 0110 legge di cancellazione: per tutti g/i a, b, e
in K siha:
ab = ac ed a oF 0 :::> b = c.
( 18)
Oimostrazione: Se K soddisfa a questa Jegge di cancellazione, 'al1ora si
ha ab = 0 = 00; quindi 0 e a = 0 ovvero (sc e a' i. 0) c b = O. Viceversa,
se K e un dominio di integrita, allora ab = aced a i 0 implicano a(b - c) = 0
ed a", 0; pertanto, per la (17), e b - e = 0, cloe e b = e.
Un campo Fe un an'ello commutativo non banale in cui [utli gli elementi
a diversi dallo zero hann o un inverso molti licativo a~l. uesto fatlo gar.:mtisce c e lnSleme
e Ie emenli Iversi dallo zero IKe un ru
commutatlvo per la molll IicazlOne e, In partlcolare, c e I'inverso a~l di ciascun
e emento a i
e umco. cnveremo il prodotto ah ~l nel solito modo come
quoLiente alb. Questo quozienle x = alb e I'unica soluzione x dell 'equazione
bx = a. L'uguaglianza di due quozienti (con a, c oF 0) e definita dalla:
alb = cld

-=

(19)

ad = be.

Inoltre, somma, prodotto, opposto ed inverso di quozienti sono dati daJle:


(a lb) + (o ld) ~ (ad + bo)/bd,
(a lb)(old) ~ (ao) /(bd),
-(alb) ~ (- a) lb ~ al( - b),
(alb)-' ~ (b la),

b, d" 0
b, d" 0
b" 0
a,b",O.

(20)
(21)
(22)
(23)

Per esempio, per dimoSlrare la (20), x = alb ed y = cld denotino Ie soluzioni


delle equazioni bx = a e dy = e. Queste equazioni possono venire combinate
tra lora in modo da dare:
dhx

do,

hdy = he,

bd(x

Quindi x + y e l'unica so luzione t = (da


= da + bc.

+ y) =

da

+ he.

+ he)J(hd) dell 'equazione (hd)1 =

146

ANELLI

[Cap. IV

1 Rumeri razionali Q. i numed reali R ed i Rumeri complessi C costituiscaM tutti dei campi; sia R che C hanno molti sottocampi. Qui definiremo
sOllocampo S di un campo Fun sottoanello di F che sia esso stesso un campo.
n Teorema 4 per i sottoanelli ha come corollario il corrispondente fisultato
per i sottocampi:

Teorema 11. Un sotloinsieme di un. campo Fe un sol/ocampo se e so/a


se e chiuso ri.fpeUo aile operazioni unita mo/tiplimtifJa, .toltrazione. mcltiplicazione e inversQ mol/iplieatroo (deg/i elementi divers; daJlo zero).
Proposiziooe 12. Un aneJlo commutallvo non banale
se non no ideali proprio

e un campo se e solo

DimostraziOlle: Si supponga in primo Iuogo che F sia un campo. Se


A e un ideale in F. A#-O d;\ un clemento a-O in A, cosicche per ciascun
rEF 5i ha T - (ra-1)o, E A e quindi e F = A: gli unici ideali di F sono gli
ideali impropri 0 cd F.
Viceversa, si supponga che L sia un aneHo commutativo privo di ideali
proprio Se a::F- 0 e un elemento di L , I' ideate La di tutti i multipli d i a deve
coincidere con L. In particolare I'elemento un ita I e un multiplo 1 = ba,
cosicche ciascun a =I 0 ha un inverso b in L e quindi L e un !Campo.
Se Fed F ' sono campi, un morfismo di campi e una funzione a : F -+
_ F' cbe e un morfismo di anelli. Allora il nucleo di a, in quanta ideale in
F, deve essere improprio. Ora Ker a = F implicherebbe a{l) = O. .in F';
rna a(l) pure !'unira I ' in F', contraddicendo la 0 #' I ' che vale in un aneHo
F' non banale. reTtaoto jI nucJ eo di a deve cssere ]'ideale 0 ; in 3ltre parole.
.
gualsiasi morfismo di campi e Ull monomorfismo.
i definis anello con dwisione D un anello non banale non necessariamente CQmmutativo) nel Quale ogni clemento diverso a 0 zero a un Inverso
mQitjplicat jvo bilat~ro. Un aoello con divisione commutativo e gUindi la
stessa cosa di un campo. Un esempio di anello con divi sione non commutativo
e fomito dai quatecnioni, che verranno discussi n el Capitolo Vll.

ESERCIZI
I. Dirnostrare per un campo qualsiasi Ie (19), (21), (22) e (23).

cho

2. Se .4, b, c sono tutti e1ementi diversi dallo zero in un campo, dimostrare


(a/h)/(c/<f) ~ (adl/(hc ).

3, Fra Za,

z.,

L. e

z..

quali sono campi?

4. Djmoslrare che un dominic di integrila finito qualsiasi


~.

Dirnostrare che ogni soltoanello di un campo

e un

e un

campo.

dominio di integrita.

6. Dirnoslrare che un sotloinsieme d.i un campo finito c un sottCK;ampo se e


solo se e chiuso rispetto all'addizione ed alJa molliplicazione e contiene pili di un
elemento.

7. (a) Dimostrare che I'insierne di tutti i sottocampi di F. con I'ordine parziale


dato dalla inclusione, e un cricolo.

5J

147

IL CAMPO DEl QUOZIENTI

(b) Se u : F -+ F' e un momsmo di campi. dimostrare che S ~ u.S. con S


sottocampo di F e u.S sottocampo di F'. e un morfismo di reticoli.
8. Dimostrare che Qualsias.i morfismo <I : F _ F' di campi e un morfismo di
quozienti nel senso che b "#- 0 cd a in F danno o(atb) = (oa)f(ob) in F.

9. Si supponga che 0

R siano campi c, in (a), si prenda d = 7 ovvero 11 :

(a) Dimostrare che I'insieme O(y'dj di tutti i numeri reali a


a, b

0, e un campo.
(b) Dimostrare che a

+ byd, can

+ bV7~ a + bVIT non e un isomorfumo Q(/7) :;;:

" Q(y'li).
(c) Dimostrare che non esiste alcun isomorfismo 0(/1) ;;-

O(/iI) di

campi.

s.

II campo dei quozienti

II dominio di integrita Z non e esso stesso un campo rna e contenuto nel


campo familiare Q di tuui i numeri razionali. Ora ciascun numero razionale
x = m In, con m, n E Z ed n '# 0, puo venire descritto come la soluzione x
in Q dell'equazione nx = m a coefficienti n ed m in Z. Questo suggerisce che
it campQ 0 potrebbe esserc= cQstruita forma!mente a partire da Z come in_sieme di tutte Ie soluzionj m In di eguazioni di questo tipo. II campo 0 cosi _
.J:_o struilo risultera essere il minimo campo che contiene Zi in modo equivalente si pua dire che l'inserzione Z -+ Q e un monomorfismo di anelli,
unh'ersale per tutti i monomorfismi di Z verso un ' campo.
QUesta costruzione di un campo di quozienti non si applica solamente al
dominio Z degti interi rna anche a qualsiasi dominio di integrita D: essa irnmerged!. qud dominio D in un campo Q(D), il campo dei quozienti di D cbe
puo venire descritto nel modo seguente.
Teorema 13. Per dascun dominio di integrita D. esistono un campo Q(D)
ed un monomorfismo j : D -+- Q(D) di anelli taJi che ogni elemento x E Q(D)
e un quoziente Ua) /Ub). con a e b 0 element; di D. lno/tre qua[siasi monomorfismo a : D _ F di D verso un campo pub venire scritlo come composto
a = a' j per un unico morfismo a' : Q(D) -+ F di campi.

'*

Dimostrazione: Siccome gli clementi del campo Q(D) devono essere


quozienti alb di dementi a e b '# 0 di D. partlremo con tutte Ie coppie di tale
tipo (a, b), int rodurremo per esse una uguaglianza del tipo dena uguaglianza
per i quozienti alb e definiremo per esse operazioni di addizione e di moltiplicazione con Ie formule (20) e (21) usate per Ie somme e per i prod otti dei
quozienti effettivi.
Passando al dettaglio della dirnostrazione, sia D I'insieme di tutti g1i
dementi di D diversi dallo zero. NeU'insieme prod otto D x D si definisca
una relazione di congruenza mediante la:

(a. b)

= (a',

b')

<>

ab' = a' b.

(24)

Un ragionamento diretto mostra cbe questa relazione e riflessiva, simmetrica


e transitiva e, pertanto, essa e una relazione di equivalenza. Sia Q(D) I'insieme

148

.\NELLI

[Cap. IV

quoziente (D X D*) {(=) , cosiccht ciaSC\lD elemento di Q(D) t . la classe di


equivalenza di una coppia ordinata (a, b). Si scriva [0, b] per indicare questa
classe di equivalenza; ne segue, per la definizione (24) di congruenza, che 5i

ha
[a,

bl

[a',

b'l

ab' ~ a'b.

(25)

Si definiranno ora somme e pradolli in D X D* co n Ie formule:

(a, b)

+ (e , d) ~ (ad + be,

bd),

(a, bXc, d) = (ae, bJ).

Si osservi che, es send o D Ull dominic di integrita. b #= 0 e d"" 0 implicano


che SI abbia bd # O. Vogliamo anche che Ie definizioni di somma e di prodatto di classi di equivalenz.a siano tali che 1a proiezione
D x DO

(D

DO) /( E )

Q(D)

sia un morfismo sia di addizione che di moltiplicazione. Per raggiungere tale


scopo, dobbiamo mostrare che la (a, b) ;a (a', b' ) implica entrambe Ie congruenze:

(a, b)

+ (e,

d)

= (a',

b' ) + (e, d) e . (a, b)(e, d)

= (a',

b')(e, d).

Per esempio, per Ie definizioni di addizionc' e di congruenza, 1a prima congruenza diventa (ad + be)b'd = (a'd + b'e)bd e questa e una conscguenza
diretta dell'ipotesi ob' = a'b. Tn modo analogo SI dimostra la seconda congruenza. Ne concludiamo che in Q(D) vi sana operazi oni binarie di addizione
e moltiplicazione date sulle c1a,ssi di equivalenza (a , b] e Ie, dl dalle formule

[a,

bl +

[e,

dl ~

[ad + b:,

dl ~ rae, bdl. (26)


questc operazioni, e un campo. Si con-

bdl,

[a, b][e,

Verifichiamo poi che Q(D), can


sideri, per csempio, la legge distributiva. Per Ie definizioni di som ma e di
prod otto, possiamo farc i segucnti calco!i:

(fa , bl + Ie, dl* ,I ~ lad, + ba, bds),


[a, bif" 'I + Ie, dli" ' I ~ [a,d, + bm, b,dsl;
per la (25) questi due risultati sono uguali. Con ragionamenti analoghi si
dirnostrano Ie altre i'dentita ne<:essarie (Ieggi comrnutativa ~d associativa).
Ancora, 1a classe {O,
e uno zero per l'addizione, I'opposto dclla c1asse
[a, bl e la -[a, bI = ---0, bI e la [I , I} e l'unita per la moltip!icazione.
Pertanto Q(D) e un anello commutativo. Per mostrare che e un campo SI
noti che la, bI =F- 0 significa che e a4 0 in D e quindi che lb. a] e una c1asse
in Q(D) tale che si ha [b, aHa, bJ = Iba, ob] = [1, IJ ; in allre parole [a, b] cF
cF 0 ha come suo inverso moltiplicativo [b, a] - come avrebbe dovuto essere
perche, per i qu ozienti, e (a jb)-l = (b la). Questo fatto completa la dimostrazione che QW) e un campo.
n porre
1\ definisce una funzione j: D _ Q(D) che e inieltiva,
perch!: si ha [a, I = a', l) se e solo se e a = a' in D. Le definizioni (26)
di addizionc e di moltiplicazione rnostrano che questa funzionej c un morfismo
per entrambe queste operazioni. Siccome e pure j(l) = I, j e un morfismo

I!

al-+ la,

5]

149

lL CAMPO ..pEI QUOZlENTI

= la,

di anelli. Se x
b] e un qualsiasi elemento di Q(D); aHora e Ib, l)x
= lab, bJ = {a, I , cosicche x e un quoziente (ja) /Ub) come si richiedeva
nella prima parte del teorema.
Rimane da confrontarej con un qualsiasi morfismo a <,ii D verso un campo.
Se esistesse un morfismo a' di campi con a' j = a, come e indicato nel sottostante d iagramma commutativo, aHora a dovrebbe essere inieHivo ed a'
D

Q(D)

.
.:o'
~
y

dovrebbe soddisfare aIle:


a'la, bj ~ a'(Ua) /Ub)) ~ (aa) /(ab) ,

b::f: 0, a E D.

perche qualsiasi morfismo di campi deve portare quozlenti in quozient i.


Quindi a', se esiste, e univocamente determinato. Se a e iniettivo, la [a, b] .=
= [a', b' ] implica la (aa) /(ab) = (aa')f(ab'), cosicche questa formula definisce
effettivamente una funz ione a' :. Q(D) _ F che e un morfismo di campi,
perch6 Ie regole per sommare e molt iplicare Ie classi di equivalenza la, b}
sono I:,: stesse di queUe per i quozienti alb. Questo mostra che a' esiste ed e
unico, il che completa la dimostrazione del teorema.
uesto teorema afferma che il monomorfismo .. : D -+ D e unelemento
universale per un opportuno funtore
costruito a partire da D. Questo funtore'!i assegna a ciascun campo F l'insieme '!i(F) di tuUi i monomorfismi
a : D -+ F di anelli e a ciascun morfismo (j : F _ F' di campi, la funzione:

definita er com sizione dalla <


a er ciascun a E < F) . Questa
co:>truzione da. effeltivamente un untore
sulla categoria I ttitt l i campi
verso la categoria degli insiemi. Ancora, j e un elemento) E '!i(Q(D) ed il
teorema afferma chej e un elemento universale per <. II teorema di unicita
er elementi universali Teorema 1.9 afferma in uesto caso che il campo
Q(D} e determinato univocamente da D a menD I Isomor Ism I
come era
plausibile, guando si tenga presenlc la coslruzione di Q(D) faUa ut ilizzando
Ie proprieta dei guozienti.
comodo in quanta segue identificare ciascun elemento a del dominio di partenza D con la sua immagine lea) = fa, 1] E Q(D). Si puo eITetlUare questa identificazione sia sostituendo D con la sua immagine per j,
sia modificando Q(D) nel modo seguente. Si sostituisca ciascuno degli element i
[a, J) di Q(D) con I'elemento originale a E D, lasciando inalterati tuui gli
altri elementi di Q(D) e si faccia la stessa sostituzione in ciascuna formu la
per la somma e per il prodotto, rimpiazzando cosl il campo Q(D) con un
campo ad esso isomorfo. Questa identificazione, cornunque venga otten uta,
ha I'effetto di rendere il rnonomorfismo) : D -+ Q(D) una inserzione e quindi
di rendere D sottodom inio di Q(D). Abbiamo pertanto mostrato che ogni
Ifominio di integrita e un sottodominio di un campo Q(D).

ISO

ANELLI

[Cap. IV

In particolare iI campo Q dei numeri razionali resta ora definito come


campo dei quo:!:ienti Q(Z), contenente Z come sottodominio. Esso ha tuttc
Ie proprieta familiari dei numer; razionali"
n campo Q(D) dei quozienti puo anche essere caratterizzato (al solito,
a meno di isomorfismi) in questi termini:

coron.rio. Se un dominio di integrita D e un !iOItOUne/lo di un campo


F in cui ogni eJemento x e un quozienle alb di elementi a e b #- 0 di D, alfora
si ha Q(D) ~ F.
Dimostrazione: II monomorfismo a' : Q(D) __ F del teorema ha come
immagine un sottocampo di F; questa sottocampo deve coincidere con F
per "ipotesi faUa sugli elementi x E F.

ESERCIZI
I. Dimostrare dettagliatamenle Ie leggi commulativa cd associativa per la
moltiplicazione in Q(D).
2. Dimoscrare che Ii!. relazionc definica dalla (24)
transitiva.

e riflessiva,

simmetrica e

3. Dimoscrare che se Fe un campo, 5i ha Q(F) ;;; F.


4. Costruire per I'anello G degli inced gaussiani del 2 un isomorfismo del
campo quoziente QCG) verso I'ancllo di tutti i numeri complessi , + si can " s numeri razionali.
S. Dimostrare che 1a D ;;;;; D ' implica 1a Q(D) ;;;;; Q(D').

6. Dimostrare che qualsia5i monomorfismo D _ D' di domini fornisce un


monomorflSmo Q(D) _ Q(D') di campi .
7. Dimostrare che qualsjasi numero razionaJe ,Is", 0 pull venire espresso in
un solo trlodo nella forma rls = bl + b!/2 ! + ha/3! + ... + b_l n!, dove n e un
intero OPPortuno e dove ciascun hI< e un intero con 0 ;:; bk < k se e k > I e can hn '"
~ O.

6. Polinomi
Un polinomio a coefficienti interi

f= 3 - 7x

e una espressione quale

+ 2x~ + 5x

la:

- 9x'.

Oa una parte un'espressione di questo tipo e un'abbreviazione di una funzione: per trovare i suoi valori si introduca un numelO al PQsto della x.
D'altra parte i polinomi sono espressioni formali che possono esse stesse
venire sommate e moltiplicate rra lora; per esempio, dati due polinomi quadratici f e g, la loro somma e il polinomio quadratico:

6]

151

POLINOMI

rnentre il lora prodotto

e un

polinomio di quarto grado

Can queste due operazioni, i polinomi in quanto tali formano un anello,


come mostreremo. e questo ogni volta che i coefficienti jj e gj vengano
presi da un qualsiasi anello commutativo K.
r polinomi sono casi particolari di serie di potenze. Espressioni quali
f=fo + jix + f:tX'

+ .. ..

g = go + glx + g,x2

+ ...

con numeri realiji e gl come coefficienti sono chiamate serieformali di poten~


Ie. Una espressionefdi tale tipo rappresenta una funzione R ~). R: si ponga
x = c; se la serie di numeri reali che risulta fo + jic + fzc 2 + .. . convette,
converge al valore della funzionefin c. Tuttavia, disinteressandosi della con~
vergenza, si possono scrivere formalmente una somma f + g ed un prodotto
fg di due serie di potem:e datefe g in forma di serie:
f

+ g = (10 + go) + (II + gl)X + (I, + g2)X'J. +


fg = fogo + (/ogl + flgo)x + (fOg2 + figl + f2KO)x2 +
+ (lOg3 + jig2 + f2g1 + f8g0)X 3 +

(27)
(28)

In queste formule i coefficienti vengono calcolati esattamente come' per i


polinomi. Con questa somma e con questo prodotto, l'insieme di tutte Ie
serie formali di potenze can coefficienti in un anello commutativo K, e un
altro anello commutativo come ora mostreremo.
Per dimostrarlo, torna comodo sostilUire alia serie formal e di potenze
fo + fix + faX'}, + ... la successione (fo, ji, f2, ... ) dei suoi coefficienti
fi in K. Questa successione non e alleo che una funzione f: N _ K avente
per codominio I'anello K e per dominio I'insieme N di tutti i nurneri naturali.
Quindi l'insieme di tutte Ie serie formali di potenze non e altro che l'insieme
di funzioni KN. La somma di due funzi oni f, g e la lora somma termine a
termine definita, come nella (27), dalla formula:

(f + g).

~j.

n = O. 1,2, ...

+ g

II prodotto di due funzioni (spesso chiamato prodotto con'Voluzione)


ziane
N _ K definita per tutti gli n E N mediante la

r.g :

(f.g)n

fog ..

+ jig.. + f2g .. -2 + ... + f ..go


- I

(29)

e la

fun(30)

propriO come nella precedente (28). Con notazione pill compatta:

(fog).

L
I: ~ m _ ..

j,g.

1:-0

j",--,.

Teorema 14. Se K e un qualsiasi anello commurativo, /'insieme KN di


tuffe Ie successioni f: N - ). K con la somma termine a termine e col prodotto
convoluzione e un ane/lo commutativo, tlVente per unitii fa successione (I . 0, 0, ... ).
Se a : K _ L e un morfismo di anelli commutativi. tale e pure aN : KN _ LN.

152

ANELLI

[Cap. IV

Dim08trazione: Si verifica direttamente che KN con l'addizione termine


a termine e un gruppo abeliano. Siccome il pradotto in K e commutativo,
anche il prodotta convoLuzione (30) 10 e; la funzione particolare I"' : N -+ K
con 10' = I ed I .. ' = 0 per n > 0, serve quale unit! (I , D, 0, ... ) per questa
pradotto. Per dimostrare che la convoiuzione e associativa. si utilizzi due volte
ladefinizione (30) per ca1colare il valore di un prodotto tr iplo (f. g) . h per n:

[U.g).hl"

U.g).h.

.1:+", - ..

L (L /<gl)
k+m _ n

1+.1 _ '"

h.

jog,h.,

1 11+.I:_n

dove, nell 'ultimo passaggio, abbia fatt o usa della legge distributiva generale per una somma di m
I termin i. Un calcolo analogo per I f*(g*h)] ..
da come risultato il medesimo valore in K ; quindi Ie due funzioni (f.g).h
ef. (g.h) sono ugua li per tutti goli argoment i 11 e, pertanto, in quanto funzioni,
sono uguali. Un analogo ragionamento per la legge distributiva completa
la dimostrazione che KN e un anello.
Ciascun morfismo a : K -+ L di anelli commutativi induce una funzio ne
esponenziale corrispondente aN : KN -+ LN mediante la formu la aN)f)n =
= a(fn). :e. un lavoro di routine verificare che questa funz ione aN e un
morfismo per la somma e per it prodotto convoluzione. Inoitre, per it morfismo identitil I : K -+ K, si ha

I N = 1,

(a {f)N = aN . {IN,

(31)

dove la seconda va le ogniqualvolta e de6nito il composto a p. 11 sussistere


d i queste proprieta po rta come conseguenza che Kr+- J(N ear+- aN definiseono un funt ore (su anelli commutativi verso anelli commutativi).
Ciascun elemento a nell'anello di partenza K determina una succcssione
a' = (a, 0, 0, .. . ) E J(N corrispondente. mediante Ie formule:
ao ' = a, a,,' = 0 per

11

> 0,

(a' = a

+ Ox + Ox2 + ...).

Si ha ovviamente (a + by = a' + b' , (ab)' = a' . b' cd I' e l'unita di KN.


Pertanto iI porre ar+- a' e un monomorfismo K -+ KN di anelli che rende K
isomorfo alia sua immagine, la Quale e un sottoanello di Krf'. Da qui in avanti
noi {( identificheremo ciascun a con la sua immagine a' in modo che K
dive1lla un soltoaneUo di KN e ciaseun a = a'. Useremo pure per il prodotto
...onvoluzione la notazione [x, senza .
Chiameremo indeterminata x la particolare successione x
(0, 1,0, 0, .. 1
con XI
I e Xn
0 per tutti gli 11 i 1. Per claseun i E N la potenza (convolux ... x con i fattor i e la sue~ess i one Xl : N -+ K con:
zionel Xi
(x'), = I ,

(32)

come Sl puo dimostrare per induzione Sll i. 1I prodolto convoluzione ax i e


quindi la successione (0, . . . ,0, a, 0, ... ) che e zero tranne che per i. dove
il suo valore e Q E K. L'aneilo J(N di tlllte Ie successioni e chiamato anello
delle serte ormali di otenze su K nella indeterminata x e viene indicato so:
vente con K x .
- -- - ~-. - .- - - - -I possono ora dimostrare i fatti prineipali sui polinomi in modo diretto
a partire dai nostri risultati suile serle di potenze. Si definisca poIi1lomio una

61

153

POLiNOMI

serie di potenze avente solo un numero fin ito di coefficienti diversi dallo_zero,
doe una successione [ E KN per b guale esista un numero naturale m can
n - 0 er a in> m. 11 minima numero m - "k can tale ro rleta echiamato
ra 0 e oImomlO. In particolare Ia successione x e un polinomio di grade
I, la successione x' e un polinomio di grade i e ciascuna successione a
a
e un polinomio di grado 0 - chiamata anche polinomio costante. Eccezionalmente si dice che il polinomio costante 0' ha grado -'- C(). I poliriomi dj
grado 1,2, 3,4,5, ... sono detti lineari, quadratici, cubici, quartici, quintici, .
Sia I un polinomio diverso dallo zero di grado k ~ 0. Allora I e una
successione con al massimo k
I valori diversi daUo zero 10 , fi, .. . , Ii! e
con Ii! '" o. Affermiamo che I puo venire espresso (proprio nella rorma usuale )) 0 standard ) nella rorma
f

1 = 10

+ fix + f~z + ... + f,:xi!,

k = grado (f),

Ii!';' O.

(33)

valori
zero p~r tutti gli
dell 'argomento, cosicche la so mma "Lfix' e la successlone con i valori 10,
II , ... , f,: in 0, I, ... , k ed il valore zero per tutti ,!Ii altri valori dell'argomento. In altre parole questa somma e esattamente la successione I come
si era affermato.
Sia g = go
glX
+ glx'. Per la (29) la somma 1+ g e il polinomio che si ottiene sommando i coefficienti corrispondenti. Per la (30) -il
prodotto (convoluzione) fg e it polinomio:

+ ...

If .~).

Ig

logo

+ (fOgl + figo}x + .. . + (fi!gl)Xlr+l.

(34)

Queste sono Ie rormule solite ; esse mostrano che I'insieme di tutti i polinomi e chiuso rispetto aHa somma ed a1 prodotto ed all'unita ed e, quindi.
un soUoanello di KN.
k e la costante
ed

gfado (f + g) :s: Max (grado j, grade g)


grado (Ig) ~ (grado f) + (grado g).

(35)

Se k e un dominio di integrita. la seconda disuguaglianza puo venire sostituita


da una uguaglianza. Riassumendo, abbiamo dimostrato il:

Teorema IS. Per ciascun anello commutativo K, i polinomi lormano un


sottoanello di KN. Questo softoane/lo conliene K (piu esattamenle: un sottoanello
identificato con K mediante un isomorfismo naturale) ed una successione speciale x : N -+ K. Qualsiasi polinomio 1 #- 0 pub venire espresso in un solo modo
in termini di x nella forma (33) con un numero naturale k come gratio e con j
coefficienti 10, ... I .. E K. Se K e un dominio di integritii, tale e pure 1'0nello dei polinomi.

154

ANIlLLI

[Cap. IV

---''''''''i~~~~~~o~,~a'ci~

commutativo pili generale possibile


generato da K e da un nuovo elemento x; effettivamente la costruzione precedente e un modo universale per aggiungere un nuova eiemento ad un

anello commutativo K dato. A questa scopo dimostriamo in primo luogo i1:


Teorema 16. L'anello commutativo L comengo K come sottoanello. Per
ciascun eEL esiste un unico morjismo & : K[x] ~ L di aneW tale che si abbia
E(a)

= a

per tutti g/i a E K,

Ec(x) = c.

(36)

Dimostrazione: Si supponga in primo luogo che esista un morfismo


.& di tale tipo. Si scriva ogni polinomio f e K{x] n'ella forma standard (33).
Per Ie ipotesi (36) si ha Ec(f,) = ji per ciascun coefficiente e E.:(x') = cf.
Siccome .& e un morfismo. si ba:

&(/0

+ fiX + ... + f~Xk) = /0 + fie + ... + /.:CI: .

(37)

Questa prava che Ee, se esiste, e un ivocamente determinato da questa formula.


Viceversa , dato c, definiamo con la formula (37) una funzione Ee : K[x] -+
-+ L. Questa funzione .& e ovviamente un morfismo per I'addizione; per
quanto riguarda il prodotto (convoluzione), si noli che questo prodotlo puo
venue scritto nella forma di somma doppia:
(38)

Ma la definizione di e la legge distrib'Uliva generale danno:

E.(f.g) = ~ ~jjgjcj+J = (~f/cj) (7g1cJ) = (EJXEcg)


Questa mostra che E. e un rnorfismo per la moHiplicazione e, pertanlo, 1a '
dimoslrazione e completa.
,ul
che qualsiasi sosliluzione in una costante
quella coslanle, mentre la sostituzione d i c a1 posto di x in x dia c.
11 Teorema 16 afferma che ]'elemento x e un elernento universale per un
funtore opporluno. Si costruisca in primo luogo una categoria concreta nel
modo

6)

155

POLINOMI

Proposizione 17. Per ciascun morfismo a : X -+ X ' di ane/li commuta/jvi


esiSle un unico morfismo a + : X[x]-+ K' {x] con a .,.{x) = x e a +{a) = a(a)
per ciascun a E K.

Si osservi che llsiamo la stessa lettera x per una indetenninata sugli anelli
diversi K e K'.
Dimostrazione: Per Ie' serie fonnali di potenze, il morfismo aN : KN -+
del Teorema 14 porta ovviamente un polinomio in un polinomio e
pertanto definisce un morfismo a+ del tipo richiesto. Se il polinomio e scritto
nella forma standard (33), questo morfismo ~

-+ KN

quello che fa a +

e di

sostituire ciascun coefficiente 11 con la sua immagine


e unieo.

all; questa formula mos1ra cosi che a .,.

ESERCIZI
1. Dimostrare entrambe Ie leggi distributive per KN.

. 2. Dare una dimostrazione p<r induzione della (32).

3. Calcoiare in Zt;lxl i seguenli prodo!!i:


(3x2 + 2x _ 4)(4x 3 _ 2x + 3).
(3x6 - lxI

+ l X7x' + 2x + 2).
4. Si definisce derivala formale (If u'n polinomio f = 10 + /Ix +
+ ItXJ:
polinomio f' = /1 + 2f~ + ... + k/l.XJ: - I. Dimos!rare che. se i coefficienti ap-

il
parlengono ad un dominio di integrila, si ha:

(c) (fg)'

(b) (f g)' - I'


g,
(d) U ")' = nl,, - I[, .

(a) (aI)' ~ aI',

= fg' + [,g,
,

I"

'

S. Quando vale il segno uguale nella prima delle disuguaglianze (35) relative

al gradi?

6. (a) DimOSlrare che gli eieme.nii d.i Krxl, invertibili per la moltiplicazione.
sono Ie costan!i invertibili di K. purche K sia un dominio di ii'llegri!a.
(b) Quail sono gil elementi invertibili di KN?
*7. Dimoslrare che .in Q~ per qualsiasi inlero posilrvo n, i'equazione/" = I
ha la soluzione (serie' binomiale):

I<=<

+x

1+ -'n- x + -'n- (-'- I) ~ + _'_ (_1_- 1)(_1_- 2) ~ +


n
2!
n
n
n
J!

-8. Dimostrare che se F

e un

campo, il gruppo di tutti gli automorfismi di


+ b con a :;:. 0

F[x] che lasciano fermo Fe costituito dalle sostituzioni x t-+- ax


e b in F.

156

ANElLI

[Cap. IV

~ un anella R non e commutativo, si chiarn8 centrale in R un clemento


c per il quale

cr""' rc per ogni r e R. Costruire


partire da R, un anella R[x]
cQnlenente R come sottoanello ed un clemento centrale x tali che per qualsias.i anella
R' , con un clemento centrale c e conleneD!e R come 50ttoanello, esisla un unico
morfismo . : R[xj -+ R' con &(r) = r per tutti gli r E Re con &(x) = c,

,.J4r."Nella Proposizione 17 dimostrare che e I . = I e (0:' {J). = 0 .. . fl.,


se a (J e definito. Dedume che K ~ K Ix 1. a 1-+ a + e un fun tote su anelli commutativi verso anelJi comnlutativi .

.....rr:Se

S e un monoide additivo, il supporto di una funzione f: s~ K e "insieme di IUni quegli S E S Con f(s) "# O. Dimoslrare che I'insieme di tuUe Ie funzioni f con supporri finiti, con la somma tcrmine a termine, col prodouo convolu-

zione e con una unita opportuna e un anello K UI) e costruire un monomorfismo


X -+ XI S) di anelli. (Suggerimel1to : Se S e il monaide additivo N, K (S) e I'anella
Klx]). L 'anello KISI viene chiamato anello del monoide)) per S su K .

7. Polioomi come fuozioni


II simbolo Eclsignifica va.1utare il polinomio/per x = C)). Per ciascun
e uindi una funzione K _ K ----_
che chiameremo
olinomio iI orre el-+
.._._- ,
la funzione ': K -)- K. Cine 'e
; III a tre paro e:

1=/o + fix + '., + Iltx lt

da

I'e = 10

+ fie + .,' + Iltc

lt

(39)

Ovviamente la/, c' proprio la funzione che si associa di solito all'cspressione


polinomiale f Per esempio la funtione x 8 e proprio la funzione identita
I : K -)- K. Qualsiasi funtione su X verso K che pub cssere scritta nella forma
/' per un IE K[X] viene chiamata lunzione polinomiale. La maggior parte
dclle funzioni K -+ K non sono funzioni polinomiali: per esempio, sc X e
iI campo dei numeri reali, Ia. funzione esponenzialc xt-+ eZ nOD e una funzione
polinomiale, Si noti ancora Come abbiamo analizzato I'idea corrente di f(x)
poJinomialc ). n nostro I sta per la funzione I: N _ K che e la sequenza
d.ci coefficienti nella solita espressione polinomiale, mcntre la nostra I' : K _
_ K e la funzione ottenuta valutando questa espressione, Noi 'non useremo
la notazione familiare I(x) che, di solita. viene usata in modo amhiguo sia per
I'espressione di una funzione che per la corrispondente valutazione. Dopo
il prossimo paragrafo lasceremo quindi cadere la notazione speciale /' e
scrivcremo I(e) per /,e.

-F.ciascunTeorema
18. Sia K un anello eommutativo. /I porTe f'r+- /', che porta
polinomio J nella funzione polinomiaJe as:rociata /' : X -)- X, e un

orfismo K[xl - KK di anem, dove XX e l'anello dijunzioni con unita lermine


a termine, somma termine a termine e pTodollO termine a termine.
I
L'immagine di questo morfismo verca chiamata anello di Junzioni polinomiali.
Dim06traziooe: Per ciascun e E K, E. :
anelli, cosicche si ha:
&<fg)

x[xl- K e

(&f)(E4).

un morfismo di

"J

. .-'

1]

157

POLINOMI .COME FUNZIONl

Siccome .ora scriviamo f'e per

Eel.

. U + g)'c ~ f'c + g'c,

queste .equazioni divengono:


Ug)'c ~ U ' c)(g'c),

I'c = I.

Le prime due affermano che la funzione (f + g)' ovvero la (fg)' e la somma


termine a termine, ovvero, rispettivameflte il prodotto termine a termine
delle funzignij' e g', mentre la tena afferma che l'unita.. I di K[x] da la funzione unita termine a termine. Pertanto ft--+- j' e un morfismo di anelli, come
si richiedeva.
Si osservi anche che ciascun elemento a E K. considerato come polinomio
a' E K[xJ. da una funzione (at)' che e una /unzione costante K ~ K, cioe la
funzione cbe assegna ad ogni c E K il valore a (cine una funzione costantemente uguale ad a).
Non e .detto che questo rnorfismo ft--+- j' sia un m"n,orr.o<1ism,>;

so
x
Xi assume il valore
la stessa funzione polinomiale
che. I'essere K un dominio di

zero per ciascun c E Zi


del polinomio zero.

. universale.
Teorema 19. Se d e un elemento di un anello c;nmmutativo L. ciascun
morfismo a : K _ L di aneJ/i commutat;vi s; es(ende ad un unico morfismo
a' : K [xl_ L di aneW commutatifJi con a'(x) = d.
DimostraDODe: Si prenda il morfismo a. : K[x] _ L[x] della Proposizione 17 e la valutazione 14; iI loro composto:
J

E.

K-K[xl~L[xJ-L

e un morfismo a' =

&a+ con Ie proprieta a' (o) = a(o) per 0 EKed a'(x)


come si era richiesto. In forma esplicita, per qualsiasi polinomio J,

a'(fo

+ fix + ... + /tXk) =

(afo)

d,

+ (a/t)d + ... + (ab)dk ;

at sostituisce X con d e, contemporaneamente, agisce mediante a sui coefficienti. Questa formula mostra che a ' e unico e, quindi , la dimostrazione
e completa.
Si noti che questo teorema include come casi particolari iI Teorema 16
e la Proposizione 17.
In questa teorema, la condizione che a' sia una estensione del morfismo
a puo .venire scdtta nella forma a = a' j, dove j : K _ K [x] e I'inserzione.
II teorema afferma allora che j e universale fra i morfismi di K verso anelH L
con un elemento presceito d. Per costruire iI funtore appropriato, un anello
commutatifJo untoto L. d sia un anello con un elemento scelto dEL, cosic-che un anello commutativo puntato non a tro c e un ane 0 commutativo
con una ulteriore operazione nullaria scegliere d . La categoria concreta

158

ANBLLI

[Cap.

IV

de Ii anelli commutatiyi untati ha er 0 eui tutte Ie co ie L d di tale


ti o la funzioue
insieme sasle 0 asse a a ClaseUD 0 etto L
"in
sieme
L
L eg I e ementi e aoella Lea funzione hom assegna
a ciascuna coppia (L, d), (L', d') di oggetti l'insierne ham((L, d), (L', d'
di tutti uei morfismi P : L -+ L' di anelli con d
d'. Si consideri Sll uesta
categona 1 seg,uente untaTe
IpeD eote slall'anel 0 K. A ciascun oggetto
(L, d) si assegni "insieme:
<tI(L, d) = {a la: K -+ L

e un

morfismo di anelli};

a ciascun morfismo (j : (L, d) -+ (L' , d ' ) di anelli puntati si assegni la funzione:


'9(/f) : '9(L, d) ~ '9(L' , d' );

P a,

'9(/f)(a) -

a E '9(L, d).

L'inserzione ': K -+ K x e un elemento j E (1(1<. x x) di questa funtore.


II teorcma a erma che qua SlaS! e einenlo a E

I questa untaTe pu
venire seritto nella forma a = a' j = ((a)(j) per un unico morfismo a' :
: (K(x), x) _ (L. d) di anelli puntati. Questa fatlo non e altro che l'afferma
zione che (j, (K(x), x) e un elemento universale per il funtore t su anelli
commutativi puntat; verso iD siemi.
Questa discussione viene riassunta III modo preciso dal seguente:
Corollario. L';nserzione K _ K(x1 di un anello commulativo K nef suo
anello di polinomi Kix1 e unitJersale fra i morfismi di K verso anelli commulativj
puntati.

Si considerino ora; polinoroi in due indeterminate x ed y. Tali polinomi


possono venire scrilti come polinom; in y aventi per coefficient i de; polinomi
in x, come, per esempio:
(3

+ x + 7x 2) + (~2 + 9x -

X2)y

+ (1 _

4X)y2;

la stessa espressione puo venire riscritta come un polinomio simultaneo )


i.D x ed y:
3

+ (x _

2y)

+ (7x2 + 9iy + y2) -

(X2y

+ 4xy2),

ovvero come polinomio in x can coefficienti che sanD polinomi in y:


3-2y

+ yt + (l + 9y -

4y2)X

+ (7 _

y)x 2.

Can queste tre fonne possiamo costruire tre aDelli di polinomi Klx. y), apparentemente diversi rna evidentemente isornorfi. Questo fatto puo essere
trattato rapidamente con 1a tocnica deU'uDiversalita.
Teorema 20. Per ciascun anello commutarifJO K ~siste un aneilo commu
rolivo K[x, y] contenente K come sottoanello e due element; x e y con 10 proprieta universale"seguente : per ciascun anello commutativo L con due elemenli
scelli d, e E L e per ciascun morfismo a : K _ L di aneflj esiste un unfco morfismo a" : K [x, yi - L di anelli che estende a e per iI quale si abbia "(x) = d,
a l/(y) = e.

7]

159

POLINOMI COMB FUNZIONI

Dimostrazioae: Si supponga che K[x, y] sia (K[x]) [y) , cioe l'anello dei
polinomi in una indeterminata y a coefficienti nell'anello K[xl dei poiinomi
in una indeterminata x su K. Per iI Teorema 19, a si estende ad un morfismo
a' : K [x]_ Leon a'(x) == d. Ancora, per il Teorema 19, a' si estende ad un
morfisrno a"CK[x])[y]- Leon a"(x) = d e a~' (y) = e. Questo e il morfismo richiesto a"; per il Teorema 19 esso-e unico, proprio come si era dffermato.
Un anello commutati'Vo bjpUtltalo (L, d, e) sia un anello L con una coppia
ordinata (d, e) di elementi scehi, ed un morfisrno di anelli commutativi b!puntati sia un morfismo di anelli che conservi i punti (element i scelti. nell 'ordine). II teorema pub venire aUora rienunciato nel modo seguente :
CoroUario 1. L'inserzione K - (K [xJ)l y] i unjversalefra i morfismi dj
un anello commutati'Vo K verso anelli commutatjf)j bipuntati.
Nel teorema possiamo usare per K[x, yll'anello (K{yj) [x) dei polinomi
in una indeterminata x a coeffidenti nell 'anello KIY] dei polinorni in una indeterminata y su K. Allora, sempre per il Teorema 19, a : K _ L si estende ad
u.n morfismo a' : K [y) _ L con a' (y) = e e poi ad un morfismo a" : (K[y
[x] -+- Leon a"(y) = e ed a"(x) = d e, ancora, questo a " e unico. Questo
significa che l'inserzione K _ (K [y]) [x] e anch'essa universale. Per it teorema
di unicita degli universali, si ha :
CoroOario 2. Se x ed y sono indeterminate e se K i
tiro qua/siasi, esiste un isomorfismo

UtI

anello commuta-

B : (Klx])[y]:;: (K[y])[x]
di anelJi con fI(x)

x, fI(y) = y e fI(o) = a per ciascUtl a

K.

Questo e proprio .l'isomorfismo esibito pili sopra in un caso numerico.


che prende un polinomio in y, avente per coeftkienti polinomi in x,e 10 riscrive
corne polinomio in x a coeffidenti in y. Pertanto it teorerna generale di uAicita
per gli universali .prova che questo procedimento di riscrivere)) e un isomorfisino di anelli. (Una dimostrazione di retta di questa fauo risulterebbe
malta pill confusa).
Gli elementi x, y in Krx, yl vcogooo chiamati indeterminate simultonee
su K. Ciascun elementof E K[x, Yfe un polinomio in queste indeterminate e
<Jefinisce una funziol)e K x .K _ K. Infatti, si prenda per l'a del teorema
I' identlta K _ K. Si chiami iI corrispondente morfismo a" : K [.t, y) _ K
la valutazlOne: &,. : K[x,y] _ K. Esso e un morfismo di aneW con .tAx) =
= d, t,.(Y) = e, E4Aa) = a, a E K. Per ciascuna f E !{ [x, yJ fissata, il porre
(d, e)f-+ t..(/) e una funzione !' : K X K _ K con i valori !,(d, e) =
= f4,.j, esattarnente come nel caso di una sola indeterminata x.
La rnappa di valutazione Ec: K [x] _ L ~ stala usata con L = K per
rappresentare . ci"ascun polinomio f come funzione!" con f'(x) = E~! Pill
in g:enerale ~ i prenda L = K [x] ed un elem~mto i; di K [x], doe sia c = g
un po~i~omio. Allora il rnorfismo Eg : K[x] -+ [K)x porta x in g ed ogni polinomio f in .x nel polinornio corrispondente in g , cioe:

160
Cosf

ANELLI

EJ agisce

[Cap. IV

come una funzione composta; si pub dimostrare che

(Ej)'(c) = f'(g'c),

EX

e:
(40)

ESERCIZI

1. Dimoslrare che. per a e K,

e un auromorfismo di XIx).
E.uH e un endomorfismo di K[xl

E~+A

2. Dimostrare che, per a. b e K,


e Irovare
Ie condizioni necessarie e sufficienti a cui devono soddisfare a e b per renderlo un
aUlomorfismo.

3. Trovare tuni gli automorfismi di Q(xJ.

4. Dimostrare che qualsiasi endomorfismo di XIx) ehe sia ['identita su K, C


un Eg per un certo g e K[x) .
S. Dare una dimostrazione diretta del Teorema 19 (scoza fare usa del Teorerna

16

della Proposiziooe 17).

,. Con la notazione (b) per indicare I'ideale di tuUi i roultipli di b in un aDelia


commutativo come nel 3, stabilire segueDli isomorfismi fra anelli quozi~nte:
(a) Flxl/(x

+ I) ;;;: F.

(b) F[x, yll(x - y) ~ F[x],

7. Dimostrare cne, per ciascun numero naturale n,


monomorfismo di anelli.

E~:

Klxl _ Kfx) .c un

8. Util;zzare la proprieta di unicita della valutazione per dirnostrare la (40).


9. Enunciare e dirnostrare it teorerna analogo al Teorema 19 nel caso di polinomi in due indeterminate.
10. (a) Enunciare e dimoslrare per l'anello di polinomi Klxl, ... , x.1 in n
variabil i una propriet! universale analoga a quella: del Teorerna 20.
(b) Dedurne me ciascuna perrnulazione (/ nel gruppo simmetrico S. da
un automorfismo a. di Klxl, ... , x.l che e I'identit! su K e che perrnuta gli X I
nello Slesso modo di a.
11. Se (L, c) e un anello puntalo, non necessariamcnte commutativo, menlre
o : K _ L e un morf1smo di anelli (K e commutativo) lale che si abbia (oa)c = c(oa)
per eiascun a !; K, dimoslrare che 0 si estende ad un unieo morfismo 0 ' : (K[x), .1') _
(L, c) di aneUi con 0'(.1') = c.
.
12. Se X e un qualsiasi jnsieme, non necessariamente finito, costruire un anello
di polinomi KIX] con una propriela universale appropria~.

8, L'algoritmo della divisione


Dimostreremo presto che dalle nostre ipotesi su N segue che ogoi numero
diverse da 0 e da I, PUQ essere fattorizzato in un unico modo nel
prodotto di primi positivi e mostreremo che 10 stesso ragionamento si appliea
anche ai polinomi in una indeterminata su OJi. campo. Per dimostrare questi
risultati, partiremo da certe proprieta della divisibilita che si applicano ag)i
elementi di un qualsiasi dominio di integrit! D.
na~urale,

8)

161'

L' ALGOII.ITMO DELLA DlVISIONB

Se K

,u,""

eun qualsiasi anello

porremo la , ..

valenza.
In un dominio di integritA D, a e b sana associati se e solo se e a = bu
per un certo elemento invertibile u. lnralli alb e bla danno e1ementi e e d
con ac = b e bd = a; pertanto e aed = a. Se e a -F ala legge di cancellazione
(I8) dA cd = I, cosiccbe sia c che d sono invertibili. Se e a = 0, e pure b = 0,
cosicchC si ha a = bl con 1 invertibile. Viceversa, a = bu con u invertibile,
dA b = au-!; ne segue ch,e alb e cb.e bla. Un elemento u E D, invertibile in
D, t chiamato sovente elemento unitario in D.
Ogni elemento b nel dominio di inte rita D e divisibile r tutti i suoi
assocJati e r tutti I e ementl Invertl IIi
tutti I aSSOCJatl dl 1 . Tutti
guesti insiemi sono detti divisor; impropri di b in D. Se b '" a non ha dlVISOfl
.,p.ropri in D, e non t invertibile in D, viene detto primo in D.
In un campo F ogniefemento dTverso dallo zero e invertibile e non esistano e1ementi primi.
Nell'anello Z. gli unici e1ementi invertibili sono I. Ne segue che due
interi m ed n SOllO associati in Z se e solo se si ha m = n. Un intero p e
primo in Z se e solo se i suoi unici divisori sono I e p. Ogni primo e associato ad un numero primo positivo; i primi numeri positivi primi in Z
sono 2, 3, 5, 7, II, 13, 17, ...
Nell'anello D[x] dei polinomi a coefficienti in un dominio di ibtegrita
D, il prod otto Ig di due polinomi leg ha per grado la somma de~ grado di I
con it grado di g e come coefficiente direttore il
dei coefficienti direttori di Ie di g.

sono irrii
in quanto polinomi in
sono
I
sulla maggior parte dei domini D di
I e irriduelevato; per esempio, X2
cibile su Z[x].
Si ~onsid~ri ora l'anello F[x] dei polinomi a coefficienti in un campo F.
In ,questo anello gli clementi invertibili sono tuUe Ie costanti diverse daUo
zero e due polinomi I ed I' sono associati se e solo se si ha I' = cl per una
costante c '" 0 in F. Ogni polinomio !ineare e irriducibile ed ogni polinomio
e associato ad un poJinomio monico avente 10 stesso grado.
Per i polinomi su un campo vi e un algoritmo della divisione analogo
a quello per gli interi ( 11.5).

TeoreD\a 21. Sia D un dominio .di integrita e sia g un polinomio in D fX J


avente coelficiente direttore irroertibile in D. Per ciascun polinomio l E D x
esistono due e due soli polinomi '/., r in D[x} tali che si abbia:

1=

qg

+r

grado r < grado g.

(41)

162

ANELLI

[Cap. IV

Dimostrazione: Come nella divisionc di p olinomi in algebra elementare,


si puo calcolare il resta r sottrae.ndo tDultipli successivi del divisore g da f
fineM l'ultima differenza abbia grado minore di quello di g. Si puo trasformare
questa procedimento in una dimostrazione formale per induzione sui grado
dif Sia k il grado di/e si suppon"ga (secondo principio di induzione maternalica, Teorema n.S) che iJ teorema sia vero per tutti i poliDomi aventi grado
minore di k. Se si ha grado f = k < m = grado g, allara q = 0 ed r = f soddisfano aile (41). Se e k ~ m = grado g, siano It e g ... i coefficienti direttori
di f e di g. con gm invertibile in D per ipotesi. Allora (ftKm - l)xt:-mg ha coerficicnte direttore it e grado k. cosicche, se sottraiarna questa multipla da 1.
otteniarna un polinomio f' di grado minore di k che, per I'ipotesi induttiva,
pub venire scriuo nella forma I ' = q'g + r'. Allora si ha:

proprio come si desiderava.


Nella (41) iI quoziente q ed if resto r sana univocamente determir = I = qg
Fdarebbe r - ; = {Ii - .q)g
nati da I e da g. Jnfaui la qg
can grado (r - F) < grado g e can g -:F 0; di qui seguirebbe q - q = 0 ed
r = F. II resto r puo risultare zero (nel qual caso it suo grado, per Ie nostre
convenzioni, sarebbe -(0) e questo quando g e proprio .un divisore di I
in D[xJ.

Sia D un dommio di integrita. Se si divide un polinomio


per un poJinomio lineare m.~mjco g = x - c, if resto e!'e.

CoroUario 1.

IE DlxJ

Dlmostrazioae: Per I'algoritmo della divisione si ha:


J~

dove it i!rado di r

e minore

1'(e) = O

r=O

q(.-c)

+ r,

del grado 1 di x - e. Perta nto il polinomio r


elemento di D). 5 i valutino entrambi i me mbri di questa
equazione in e; siccome la valutazione Ec e un morfismo ed il valo.re di x - e
e zero, it risultato e EJ./) = f'(e) = r, proprio come si voleva.
In particolare questo corollario dA:

e una costante (un

..::>

..::>

/ = q(x - e)

<:>

(x - e)l/in D[x).

Si chiama zero 0 radice di (un elemento e E D per it guale sl ahbia f'c Abbiamo cosi dimostrato il:

J~.

CoroUario 2. Un polinomio / e divjsjbi~e in D[xJ per un polinomio lineare


e se e solo se c e uno zero di f
'

monica x -

Questa
Iineari.

e una

CoroUario 3.
in D .

proprieta fondamen.lale: gli zeri corrispondono a fattori


Un polinomio /E Dfxl di grado k ha, 01 massimo, k zeri

8]

163

L' ALGORITMO DELLA DIVISIONE

Dimostrazione: Sia c uno zero di f Per iI corollario preccdcnte, si ha


(x - c)q, dove q ha grado k - t. Per induzione su k, q ha al massimo
k - I 7.eri in D; siccomc D e un dominio di integrita, uno zero di 1 = (x- c)q e uno zero di q ovvcro (l'unico) zero c di x-c. Ne .. egue che 1 ha,
al massimo, k zeri.

1=

Corollario 4. Se D e un dominio di integrirQ infinito, it morfismo D [x]


del Teorema 18 e un monomorfismo.

-+

-+ DD

Dimostrazione : Si supponga, al contrario, che si abbial #; g rna/' = g'.


Allora 1- g ha un certo grado k ~ Oe. quindi, ha al massimo k zeri in D.
Ma e (I-g)' = 0, cosiccbe 1 - g ha tutti gJi (infiniti) elementi di D come
zeri, il che e una contraddizione.

ESERCIZI
1. Dimostrare che in qualsiasi anello commutativo
a l(b+,).

01 b

01 c

implicano

2. Dimostrare che. se gli elementi 0 '# 0 ed 0' sorro associati nel dominio di
integrita D. si ha cl 0 -e>- cl 0'; 01b ..... 0' I b; 0 primo in D ~a' primo in D.
3. lri un qualsiasi dominic di integritA D sia E la relazione binaria tale che si
abbia aEb se e solo se a e associato a b in D e sia p : D -+ DIE la proiezione di D
sui corrispondente insieme quoziente DIE.
(a) Dimostrare che PO :;; p'b se e solo se a I b in D definisce una relazione
binaria ;a su DIE che risulta essere un ordine pa~iaJe in DIE.
(b) Dimostrare che esiste un 'unica operazione binaria di moltiplicazione
in DIE che renda pun morfismo di monoidi moltiplicativi. (In particolare, questo
fatto richiede una dimostrazione che la moltiplicazione in DIE sia associativa e
possegga una unit!).

4. Dimostrare che Xl - 1 ha quaUro zeri in Zl$. Perche questo risultato non


contraddice al Corollario 3?
5. Dimostrare che Xl + t e irriducibile quando 10 si consideri elemento di
Q[xl rna che e riducibile quando 10 si consideri clemento di [xl .
. 6. Dimostrare che x 3

+ x + 1 e irriducibile

7. Elencare tutti gli associati di x,

+ 3x

l -

in L[x).

2x

+ 4 in Z~[xJ.

8. Se Fe un campo, dimostrare che un polinomio I quadratico


riducibile in F[x] se e solo se non ha zeri in F.
9. Nell'algoritmo della divisione in Z[xl. determinare per
quoziente q ed il resto r nei seguenti casi:

+ 9x2 + 5 il

g = x

+ 4,

g=x l

+ 2x,

cubico e ir-

1 = 7x' + 2x3 +

g - x'+x+ t.

-10. Sia D un dominio di integriU. finito con esaUamente n clementi distinti


CII. Si indichi con d il polinomio (x Cl) .. (x - c~).
(a) Dimostrare che due polinomil e g hannol' = g' se e solo se dl (I - g).
(b) Calcolare il polinomio d per D = Z4 e per D = L .

CJ, ,

164

ANELU

_ U. Siano co . "' c If
u\ilizzare iI polinomio

[Cap_ IV

I elementi distinti di un campo F. Per i = 0, .. "' n,

q/ = (x - eo) ...

(X -

CHXX -

per costruire un polinomio PI di grado

If

Clt l)

..

(x-c.)

in F[xj talc che 5i abbia:


per i #- j.

12. Dati i CI nello stesso modo deU'Esercizio II, e g1i clementi fa ... , a" E F,
dimostrare che esiste uno cd un solo polinomio / di grado n in F[x] con j'e. = D.
per i - 0, .. ". n. (Questa e la formula di irrterpolazione di Lagrange).
13. Dimostrare che, se Fe un campo finito. agni funzione in F"
polinomiale.
14. Se per f D[xJ si ha 1'0
divisibile per (x~a)(x-b).

0 ... f'b con

e una funzione

-t- b in D, dimostrare che f

9. Domini a ideaU priocipaU


L'algoritmo della divisione e slrettamente connesso aile proprieta degli
ideali.
Si ricardi che un ideale Bin anello commutativo K e un sottoinsieme di
K chiuso rispetto all'addizione ed alia moltiplicazione per qualsiasi elemento
di K. Quindi, se un ideale B contiene gli elementi hi, .... , h ... , deve contenere
tutte Ie combinazioni !ineari )) klhl + ... + k",h ... di questi e1ementi con
coefficienti k, E K. D'altra parte, dati m elementi qualsiasi hi ... , h". in
K. I'insieme

(b"

"" b.) - {tutti i k,b,

+ ", + k.b.lk"

"" k. e Xl

(42)

di tutte Ie combinazjoni Iineari di questi elementi e un ideate in K. E"So viene


chiamata l'ideale con la base bI, ... , b... ; qualsiasi ideate in K cbe con~
tiene bl . .. , b". deve contenere questa ideale.
In particoiare. I'ideale (h) di t!ill!Ll1).ultipli kb di un guaJsiasi b E K
viene chiamato ideaJe principole in K.
Gli ideali principali in un qualsiasi dominio di integritA D sono stretta~
mente associati aile proprictA della divisibilitA in D. Cosl (0) c: (b) significa
che e lJ = be per un cerio c in De quindi che bla in D; viceversa, blo implica
(0) c: (b). Si noti che un divisore proprio b di lJ determina un ideale principale pir1 aiJio di (a). Analogarnente si ha (a) = (b) se e solo se lJ e b sana assoclau in ; in particalare si ha (a) = D se e solo se a jnvertjbile in D.
Un dominio D ad ideali principali e un dominio di integrita in cui agni
ideale t principale.
---"
. ._- Teorema Zl. Se F.
ad irielJ/i principali.

e un

campo, I'anello di polinomi F[x}

e un

dominio

Dimostrazione: Sia B un ideale in F{x}. 0 e B = {O}. nel qual caso


B e I'ideale principale (0), ovvero B conticne un polirlomio divers~ dallo
zero. Si scelga un polioomio di tale tipo g E B di grade minimo d. Per cascun

9J

165

DOMINI A IDEALl PIUNCIPALI

polinomio bE B, l'algQritmo della divis ione fornisce un resto r di grade minore can r = b - qg: ne segue che r appartiene certamente all'ideale. Siccome si e scelio g di grade minimo, il resto r deve essere zero e quindi b = qg
e un multiplo di g. Pertanto e B = (g) come si era affermato.
Un ragionamento ana logo pui> venire applicato all'anello Z. Qualsiasi
ideale B # 0 in Z contiene un minimo intero positive m; l'algoritmo della
divisione in Z mostra aHora che e B = (m). Questa faUo prova il:

e un dominlo ad ideali prindpa/i,


fondamentale e nota come (( condiziane della

Teorema 23: L'anello Z degli interi

La seguente proprieta
catena ascendente)} per gli ideali. (Ci occorrera di nuovo nel X .2).

Proposizione 24. in un dominio ad idea/i principa/i D, qualsiasi success/one ascendente:


Cl c: C3 C . . . c: C" C . . .
di ideali e, da un cerro punto in poi, costan/e, doe esiste un indice m tale che s i
ha Cm=Cm+l = ...

Dimostrl2iooe: Siccome ciascun' Ct e un ideale,! l'unione C di tutti gli


insiemi Ct e chiusa rispetto alia somma ed ai multipli e, quindi , e un ideale
in D. Ne segue C = (c) per un certo elemento c. Questa elemento c deve
figurare in qualcuno degli ideali C" dell'uniOlie; sia questa C", . Anora Cm c C
coincide gia con C, cosicche e C m = C"' ~ l = ... , come si era affermato.
Molti domini non sono domini ad id eali principali. Per esempio, sia D
un qualsiasi dominio di integrila e sia n Ix, y] l'aneHo dei polinorni in due
indelelminate x e y su D. L'insieme B di tutti i polinomi in D lx, y] con i
termine coslante uguale a zero e ovviamente un ideale in questo anello;
infatti e il nueleo del morfi~ mo valutazione DIx, y} ~ D che porta sia x che
y nello zero. Ma questo insieme B non pub essere un ideale principale in
D[x, y] perche, se Fosse B = (f), x ed y E B sarebbero entrambi multipli
x = gfe y = hfdif Considerazioni sui grado mostrano chefdovrebbe essere
lineare, per esempio f = dlX + d2Y; rna se e d2 # 0, x non e multiplo di f
e se e dl ir- 0, Y non e multiplo di f Pertanto B non c principale. Tuttavia B
ha una base can due clementi; infatti qualsiasi polinomio fin x ed y can il
termine cosiante ugua[e a zero puo venire scrilto come combinazione !ineare
f = gx + hy di xed y con polinomi opportuni g ed h come coefficienti. Quindi
si ha B = (x, y), quando si usi la notazi one (42).

KSERCIZI

1. Dimoslrare ehe in Z[xl l'insieme di tutli i polinomi con il termine costanle


pari c un- ideale, rna non e un ideale prineipale.
. 2. Dimostrare ehe in Dlx, l'l. (x'.
base con due clementi ?

Xl'. l'2)

non

un ideale principale. Ha una

3. Se Fe un campo. determinare tutti gli ideali ne1l'anello quozienle FIx, l'l /(x 2 ,
Xl', l'2)

e dimostrare che questa anella possiede ideali ehe non sono principali.

ANELLI

166

[Cap. IV

4. Sc F cd F'sono due campi, dimoslrare che esistono due e due soli ideali
propri nell'anellc F x F ' e che tutti gli ideali in F x F' sono principali.

5, Dimostrare che 1'anello di tulti i numen razionali mIn COn denominalore n


dispari e un dominic ad ideali principali.
-' 6. Sia f'N I'anello di tuUc Ie sene formali di potenze a coefficienti in un campo
F.

(a) Descriven:: gli elementi dell'ideale principale (x'") in FN,


(b) Mostrare che ogoi ideale in f'N diverso daUo zero uno degli ideali (x"').

7. Dimostrare che I'insieme di tuui gli ideali principali in un dominic di iotet-+ (ab) e un monoide.

grit~ D con I'operazionc binaria 0), (b

8. Dimcslrare che in qualsiasi anellc commutativo K, la somma degli ideali


principali (hi) e (bt)

e I'ideale

(hi, b2).

9. Dimostrare Ie seguenti regole per trasformare una base di un ideale in K;


(bl. f>.:., .. 0.. ) = (b 2. bl, 03, ... b.. ),
(01. bs, ... , b ... ) ,.. (ubi. bl . . . , b.. ), con u invertibile in K.

(bl, bl , ... bm) = (bl

+ kfh,

b2, .. . b.. ), k e X,

10. Fattorizzazione unica


Ogni intero positivo n > t pub essere seritto come prodotto di primi positivi: per esempio, 90 = 2 5 3z ovvero \54 = 2 7 11; l'esperienza mostra ehe vi e una ed una sola fattorizzazione siffatta per ciaseun n. D'altra
parte ogni polinomi9 monico a coefficienti in un campo pub venire scritto
come prodotto di polinomi menici irriducibili. come per il polinomio xf-- 2x 3
XZ2x = x(X Z
I)(x - 2) con coefficienti in Q. Anche in questo
caso I'elenco dei fattori irriducibili di un polinomio f dato e unico a meno
dell'ordine. Ora, sia il dominio Z degli interi che il dominio F(x] di pol inomi sono domini ad ideali principali; mostreremo qui che questa proprieta
e il motivo per il quale vale la fattorizzazione unica in questi due domini.
Consideriamo in primo !uogo i divisori cornuni.
Un demento d e deno mas.~jmo comune diIJi.sore (M.C.D.) deg!i element!.,
a, b di un dominio D quando, per tutti j c in D si ha:

d la.

dlb;

cia e clb implicano cld.

Teorema 25. In un dominio D ad idea/i principaliqual.sia.si coppia a, b


di elementi, diIJer.si dallo zero, ha un M.C.D. che pub venire scritlo come combinazione lineare
d =.sa+ tb
(44)

di a e b con coefficienti opportuni .s,

lED.

10]

167

FA.TIOR1ZZAZJONE UNICA.

Dimostrazione: L'insieme C = (a, b) di tutte Ie possibili combinazioni


lineari xa + yb con x, y E D, e un ideale in De, pertanto, e un ideale prineipale (d) per un eerto d della forma sa + tb. Quindi tutti gli elementi di C e,
in partieolare, entrambi gli elementi dati a = la + Ob e b = Oa + Ib, sono
muhipli di questo' d. D'altra parte, se e e un divisore comune qualsiasi di a e
di b, eosiccbe si ha a = a'e e b = b'e per eecti due a ' e b' , aUoTa d = sa +
+ tb = (sa' + tb' )e e multiplo di e. Queste conclusioni mostrano che d ba
Ie proprieta (43) richieste per un M.e.D.
Se in uesta dimostrazione e a b = I, aUara a e b banno I come
M.e.D. in uesto caso scriveremo a,
I e diremo che a e b sono rimi
rela/;v; in D. In altre paro e ue e emenh i D sono pnml relatlvi Quando i
loro soli divisori comuni sono gli e1ementi invertibili in D. Phi in generale,
seriveremo talvolta (a, b) per I' elemento d - I'unieo M.C.D. positivo di a
e b in Z 0 per l'unico M.e.D. monico, dei polinomi a e b in F(x].
Corollario 1.

Se p

plab

=>

e un primo in un dominio D ad ideali principali, sf ha:


(a, b E D).

pia ovvero plb,

(45)

Dimostrazione: Per definizione un primo p ha come unici fattori gli


elementi invertibili 0 i suoi associati. Ne segue che il M.e.D. di p ed a 0 C
poe l'unita 1. Nel primo caso pia; nel secondo caso, si utilizzi la (44) per
scrivere iI M.C.D. nella forma I = sa + tp e, quindi. per scrivere b nella
forma
b = b I = sOO + tbp.
Qui p divide per ipotesi il prodotto ab ; ne segue che divide entrambi i termini
al secondo membro e ehe, pertanto, divide b, come richiedeva il corollario.
n ragionamento usato per dimostrare questo corollaria, serve anche per
dimostrare il:
Corollario 2.

Se e (a, c) = I e l'IOO, alfora elb.

Un elemento m E D e detto minima eomune multiplo (m.c.m .) degli elementi a, b in D se e un multiplo comune di a e di b che divide tutti j multipli comuni , cioe se per tuUi gli e E D si ha:
aim;

bjm;

aje e b je

=>

mle.

(46)

De un dominio ad ideali principali, tale m.c.m. esiste -sempre: l'ideale di


tutti i muhipli comuni e e un ideale principale (m) per un certo elemento m
e questo elemento m ha Ie proprieta richieste (46).
Si consideri un elemento a in D che po.ssa venire scritto come prodotto:
Se

a =P1P2 ... pm

(47)

di primi p, di D , non necessariamente distinti. Si possono trovare altre rappresentazioni di questo tipo dello stesso elemento a, permutando i fattori 0
sostituendo ciascun faHore p, con un suo associato ql = UIPI con u, invertibile
e con U1U2 U m = J. L'elemento a ha una Jattorizzazione unica in Jattor;
primi in D se puo essere scritto nella forma (47) come prodotto di primi in
un unico modo a meno dei citati cambiamenti di ordine 0 di associati.

ANILLI

168

[Cap. IV

Teorema 26. (Fattorizzazione unica in primi). In "un dominio D ad ideali


principali. ogni eJemento a#-O irrvertihile oppUTe e un prodotto a = PI ... pm
di primi p, . Se anche a = ql . . . q .. con ciascuno de; qf primo, a/lora n = m
ed esi.ste una permutazione q di {I, .. . , n} tale ehe ciascun q?, associaJo a PI

Dimosttazione : Mostriamo in primo luogo che esiste effettivamente una


fattorizzazione di questa tipo. Net caso in cui D sia il dominio Z degli interi,
5 i puo dimostrare per induzione che agoi 11 > I ha una fattorizzazione in prim!.

Infatti, se cia non fosse, il buon ordinamento degli interi positivi darebbe un
primo intero 11 > 1 che non avrebbe una fattorizzazione di questa tipo. Questa
intero n non sarebbe esso stesso primo perche aiteimenti si avrebbe 11 = n,
che sarebbe una fattoriuazione in primi. Quindi n ha almena due faUari
propr; positivi n = km. ~ia k che m sono minori di n e quindi entrambi sono
prodotti di primi: perlanlo 10 sarebbe anche il lora prodotto n = km, il che
e una conlraddizione. Nel caso in cu i D fosse iI dominio ad ideali prineipali
F[xJ di tutti i polinomi in una indeterminata su un campo, In esistenza di
una fatt orizzazione in primi puo essere dimostrata con un'induzione analoga,
Questa volta sui grado de; polinomi.
Per un dominio ad ideali principa\i arbitrario, questa ragionamento per
induzione maternaliea e sostituito dall'uso della condizione della catena
ascendente sugli ideali nel modo seguente. Si supponga che un certo elemento
a oF 0 in D non sia invertibile e non abbia una fattorizzazione in primi. AIlora a non e esso st esso un primo in D; ne segue che ha una fattorizzazione
propria a = albl . Ora delle fattorizzazioni in primi per a1 e per b1 si combinerebbero per dare una fattorizzazione di questa tipo per a ; ne segue cbe uno
dei due elementi al e bl, per esempio l'elemento al , non ha fattorizzazione
in primi. Ripetendo questo ragionamento, si avrebbe a1 = azb~ , dove a2 non
dovrebbe avere una fatlorizzazione del tipo considerato e cos! di seguito indefinitamente. Siccame ciaseun aot H, cosl ottenuto, risulterebbe divisore
proprio di a~, si otterrebbe una successione infinita, propriamente ascendente,
(a) c (al) c (a2) ... di ideali principali in D, contraddicendo la Proposiione
24.
Per rnostrare 1aunicita della fatt orizzazione nel senso indicato dal teorerna, dimostreremo per induzione su m che se a#-O ha una fattorizzazione can m fatt a ri prim i, questa fattorizzazione e uniea. Per m =. I questo
signifiea ch.e a = P e un primo e questa t allora in modo banale l'unica fattorizzazione. Si assuma ailora I'unicit! per un qualsiasi elemento che sia
prodotto di m fattori primi e si considerino due fattorizzazioni
.pJjJt ' .. p ... pm -l-l = a = qZq2 ... q ...

(48)

n primo P... H divide it primo membro, quindi divide anche il secondo membro
e, pertanto (Corollario 25.1), deve dividere uno dei fatl ori ql del s~ondo
membro. Siecome sono entrambi primi, pm H e ql Sono associati , cosicche
si ba ql = Upm -+!; semplificando entrambi i membri della (48) per Pm-+! ,
possiamo applicare l'ipotes i induttiva per completare 1a dimostrazi one.
La fattorizzazione in primi puo assumere fa nne speciali in particolari
domini.
.
Nel dominio Z degli interi agoi primo e associato ad un primo positivo.
Nella fattorizzazione di .un intero n, 10 stesso primo positivo pub figurare

10]

169

FATIORIZZAZIONE UNICA

pili volte. Raccogliendo queste occorrenze, scriveremo la faltorizzazione nella


forma:
(49)
2 :ii PI < f12 < ... < PI<
can numeri natura Ii el come esponenti. L'unicita della fattorizzazione afferma
ora ehe l'esponente f'1 a cui figura ogni primo PI e univocamente determinato
da n. Inserendo degli esponenti nulli si possono far figurare tulti i primi fino
all'ultimo PI<.
Teorema 27.

(Euclide). In Z esislono infinili numeri primi.

Se cosi non fosse, sia q l'ultimo. II numero n = I


q! da allot a resto
quando 10 si di vida per qualsiasi primo, rna ha esso stesso una fattorizzazione
in primi; ne segue ehe e divisibile per a lmeno un primo - il che e una con
traddizione.
Ne! dominio F [x] dei polinomi su un campo F, gli elementi invertibi li
sono Ie costanti di F e F ix] e ciaseun polinomio e associato ad un unico po
linomio monica. Quindi ciascun polinomio non costante f oF 0 h a una fat
torizzazione
c E F,
(50)
con i PI ,
., Pit irriducibili, mORici e distinti. La unicita afferma che f deter
mina gli esponenti ef di eiascun PI monico.

ESERCIZI
Tutti i scguenti csercizi si rircriscono ad elementi in un dominio ad ideali prin
cipali data.
1. Dimostrare che se si ha (a. b) = I, a I ce b I c, allora si ha pure ab I c.
2. Dimostrare il Corollario 2 del Tcorema 25.
3. Dimostrare ehe ab(Q, b) - I e il m.e.m. di a e b.
4. Dimostrare che, se e J = so + lb, allora a e b sana primi relativi.
5. Dimostrare ehe (a, c) = 1 e (b, c) - 1 implieano (ab, c) = I.
6. Dimostrare ehe tre clementi quaisiasi a, b, c hanna un M.en. che puo
essere espresso nella rorma so + tb + uc.
7. Se q "F 0 ha la pro prieta ehe q I ab implica sempre q I a ovvero q I b, di
mostrare che q e invertibile ovvero e primo.
8. Se q t:- 0 ha la proprieta che per 08ni a 0 5i ha q I a ovvero e (q, a) = 1.
dimostrare che q e invertibile 0 e primo.
9. Se. q e potenza di un primo, dimostrare ehe q I ab implica q I a ovvero q I bt
per una certa potenza di b.
]0. (a) Se si ha 0 = PI'I ... pt't e b = p I / ] . .. Ptft, dimostrare ehe il M.C.D.
(a, b) e PI"'l ... PI< dt, dove eiaseun dl e il minore fra e, ed II.
(b) OUenere una formula analoga per il m.e.m. di a e b.
U. Dimostrare che I'insieme parzialmente ordinato mediante J' jnclusione di
tutti gli ideali principali in D e un reticolo. con la ,-inlersezione data dal m.e.m.
e con la r-unione data da l M.eD.

170

ANElLI

[Cap. IV

11. Campi priml


In questo paragrafo raremo a1cune applicazioni elementari dei numeri
primi e della unicita della fattorizzazione in primi alia costruzione di campi.
Teorema 28.
un primo.

La carallerist;cQ di un dominio dj integritti D

Dlmostrazione:

Ne! I abbiarno definito caratteristica

e 00 ovvero e

m di

D I'ordine

additivo dell'elemento unita I ' di D. Se m fosse finita rna non primo, avrebbe
raUori positivi propri m = hk. Allora sarebbe 0 = ml' = (hk)I' = (hl')(kl').
Siccome D e un dominio di integritA, dovremmo avere 0 hI' = 0 Qvvero
kl' = 0 - rna sia h che k sono minori di m, contrariamente aUa seella di m
come minimo intero positivo per il quale e ml' = O.

Teorema 29.

Per ciascun numero primo p, Zp

e un

campo.

La dimostrazione iIlustrera l'uso della espressione del M.e.D. di due


interi come lora combinazione lineare sa + lb. Si prenda inraui iI laterale
pZ + a in Zp = Z jpZ. Allora pZ + a ::F 0 e I'essere p primo significano
che e (a, p) = I, cosiccM esistono interi s, t tali che si ha .sa
lp = I. II
morfismo Z ..."". Z /pZ, applicato a questa equazione, porta il primo p nella
zero e quindi s in un inverso pZ + s di pZ + a, come si richiedeva.
Si puo enunciare questa risultato anche in termini di congruenze. Se
p e primo ed e a ~ 0 (mod p) ciascuna congruenza xa ~ b (mod p) ha una
soluzione intera x = s che e unica, modulo p.

<a,:;o,na,n"ntc"anaiogo

~~~~l~ ;~n~te~rsezione

mostra~'h~e~.~~~~~~~~~~~:

di un insieme di sottocampi e ancora un sot;ocampo, )'intersezione di tutti i sottocam i di F e un sattocam delta sot(ocampo primo P di F. Pub essere escfltto anc e come z sottocampo generato da 1; come quaisiasi sottocampo di F, esso ha la' stessa caratteristica ( ex) ovvero un numero primo) che ha F. A meno di isomorfismi, gli unici
sottocampi primi sono Q e Zt.:

Teorema 30. Se F un campo a caratter/stlea 00, j[ morfismo unitaJe


fl : Z -+ F Sf es(ende ad un unieo morfismo tI : Q -+ F di campi; J'immagine
di v e it sOffocampo primo di F. Se Fe un campo a caraueristiea prima p, esiste
uno ed un solo morfismo v : ZJl -+ F di campi; questa e un monomorfismo avente
per immagine if sottocampo primo di F.
Dimostrazione: In entrambi i casi si parta con.il morfismo unitale
p : Z ....:;.. F. Se Fha carat(eristica 00, J'inserzione Z -+ Q di Z nel suo anello
di quozienti Q e universaJe, cosicche il monomorfismo Ii si estende \\ v : Q ..."". F
come nel diagramma sottostante.

'> :.
'"," v
F

121

171

L'.UGORITMO EUCLIDEO

Se F ha caratteristica P. it nucleo di p e I'ideale principale (P) che fornisce


cosi un monomorfismo v : Z" -+ F sull 'anello quoziente Z p = Z /(p). Questa
monomorfismo porta I E Z" in I E F ed ha come immagine il sottocampo
primo di F.
Z

Z/(P)

~i'
F

La decomposizione uniea dei palinomi entra anche nena descrizione


delle funzioni razionali su un campo dato F. Siccome l'anello di polinomi
Ftx} e un dominio di integrita , ha un campo dei quozienti costruito nel modo
illustrato nel 5. Questo campo viene ind icato can F(x) e viene chiamato
campo delle lunzioni razionali su F. B un campo che contiene F ed x, nel
quale ciascun clemento q e F(x) puo venire scritto nella forma di quoziente
q = I lg di du e polinomi leg neUa x, con g :F O. Siccome qualsiasi faU ore
comune ad I e a g puo ven ire semplificato . possiamo scrivere q nella forma
q = f Ig con leg primi reJalivi e g monico. Per in terpretare un quoziente di
tale tipo come funzi one, si devono evilare gli zcri del denominalore g, se in
F esistorio zeri d i tale tipo. Siano allora Cl , ... Ct tuUi gli zed di g in F
e F - {Cl ... , Cg} sia il complemento in F dell 'insieme di tutti questi zeri.
AHora q definisce una funzione q' : F - {Cl ' . . . , Cq} -+ F, precisamente
la fun zione avente i valori q'a = (f'a) f(g' a) per ciascun a E F.
Analogarnente il dom inio F Ix, y] di polinomi in due indeterminate ha
un campo di quozienti, indicato con F(x, y), deno campo delle funzi oni
razionali in due indeterminate x e y su F.

ESERC I ZI

1. Se Q e il campo dei Quozienti del dominio di integrita D, dimostrare che il


campo Q(x) delle runzioni razionali e (isomorro a) iI campo dei quozie nli di D (x].
2. Tn quail campi va le fa formula usuale per la risofuzione di un'eQuazione di
secondo grado?

*12. L'a]goritmo euclideo


tJei domini ad ideali principali Z e FIX } si ha un metodo diretto per calcolare sia il massimo cornun divisore d di due element i a e b del domin io
che i coeRicienti s e I nella espressione d = sa + lb di d come combinazione
lineare di a e b.
Per calcolare esplicitamente il M.C. D. di due polinom i ho e hI in F [x] ,
si divida in primo luogo bl) per hi con I'algoritmo della divisione, in modo da
oUenere un resto b2 d i grade minore; si d ivida poi b l per il resto b~. ottenendo
un nuovo resto b3 e cosi di seguito. Siccorne il grado dei resti va diminuendo,
un certo resto, chiamiamolo b.. 11 sara , ad un cen o punto, zero. Con i suc-

172

ANELlI

cessivi polinomi quozienti


equazioni
bo = qlbi

hi

q,.

questa procedimenlo fornisee la sequenz8 cti

+ b~

grado b2 < grado hi ,


grade h3 < grado b, ,

= q~b~+ b3 ,

b,, _3 = q.. -Ib.- l


b.. _1 = q.. b...

[Cap. 1V

+ bft ,

(51)
grado h. < grado b,,_1 ,

chiamata I'a/gorilmo euclideo per i polinomi bo e hi.


Si consider; ora in F[x]l'ideale (ho, hi) cti lotte Ie combinazioni Iineari
foo
gbl . Per 1a prima equazione dell'algoritmo, ciascuna cti queste combinazioni lineari puo venire scriua nella forma:

cosicche si ha (bo, bl) c (b, ,


gucndo si ha:

(b"

b~)

e, analogamcnte, (bl, In) c (bo hi). Prose-

b,) - (b, , 1>,) _ . .. _ (b. _"

b.) - (b., 0) - (b.).

(52)

Si ha cosi I'idealc (bo , bl) espresso come idealc principale (b .. ) e, quindi, i1


polinomic b .. e iI M.C.D. cercato cti bo e hi: brevcmcnte, il M.C.D. e rult imo
resta diverso dallo zero dell 'algo ritmo euc1ideo.
Per esprimere esplicitamente questo M.C.D. b.. come combinazione Ii
neare dei polinomi di partenza bo e hi , ci basta fare uso delle uguaglianze
(52). Si risolvano cioe Ie equazioni dell'algoritmo a ritroso a part ire dall'ultima, esprimendo b" in termini delle coppie successive dei b precedenti; si ha:

b" = b"-2 - q,,-lb,.-l = b"-2 - q"- I(b"-3 - q,.-2b,.-a)


= (1

+ q" _lq" _2)b,, _~ -

~ (-

q"-lb" -B = .. ,
-)b._,-(- - )bH - .. .

Si puo applicare 10 stesso algoritmo a Z, sostituendo i polinomi con


interi no n negativi ; aUora i resti diminuiscono in grandezza invece che in
grado. Per esempio, per ~alcolare i1 M.C.O. (14, 9) in Z si scriva:

14 _ 9

+ 5,

9 - 5 + 4,

5- 4

+ 1,

cd il M.C.D. desiderato e I (come era ovvio). Per esprimerlo come combinazione lineare, si risolvano queste equazioni nel modo seguente:

1 _ 5-4 - 5-(9-5) - 2 5-9 - 2(14 - 9) - 9 - 2 14 --3 9.


ESERCIZI

1. (a) In ciascuno dei casi seguenti, utilizzare j'aJgoritmo in Z per esprimere


i M.C.O. indicati come combina:zione lineare dei due inleri dati :
(i) (36, Il),
(ii) (ISO, 252),
(iii) (4148, 7684).

(b) Fare gli stessi esercizi in Q[x) per:


(i) (x 3 _ I , x' + x 3 + 2.:c1 + X + I),

(ii) (xli_I,

X 33

-1).

13]

173

ANELLI QU07JENTB COMMUTAnVl

2. Scomporre i seguenti polinomi in rattori irriducibili in Z3[Xj:

+ X + I,

x' + x' + x + J.
3. Elencarc tutti i divisori. a meno degli associati, di x _x in Q[~ l .
(a)

Xl

(b)

xB +x+ 2,

(c)

4. Scomporrc

Xl -

5x'

+6

in rattori irriducibili in Q [xl cd in R [x j.

5. Senza fare uso dcgli ideali, dimostrare dircttamcntc, partcndo dalle equazioni
(51) dell'algoritrno cudideo, che I'ultirno resto diverso dallo zero b~ e il M.CO,
diboebl.
*6. Oimostrare che l'insierne di tutti gli sm + tn, can m cd n interi positivi
qualsiasi, contie.ne tutti i multipli di (m, n) maggiori di mn.
7. Se G cd H sana due gruppi ciel ici finiti averiti gli ordini primi relativi, dimost rare che G x H e ciclico.
8. (Criteria di irriducibilit! di Eisenstein). Dimostrare che se p e un primo
e se iI polinomio monica f = 10 + ... + /t~lX ~ 1 + x ha coefficienti interi tali
che p J 10, '." p J f.t-l rna con 10 non divisibile per pt, allora/ e irriducibile in Z[x ).
9. Se m ed n sono interi positivi, dimostrare che l'essere (m, n) = I e I'essere

mn un quadrato, implieano che m sia un quadrato,

10. Per trovarc tutte Ic Ierne di interi x, y, z tali che 5i abbia x g yl = Z3,
basta supporrc ehe sia (x, y) = I. Dimostrare che x cd y non possono essere entrambi
dispari. Se y e pari, Sl applichi ]'Esercizio 9, per mostrare che e y = 2mn, dove m
cd n sono interi, can x = m 2 _ n 2, z = m'i + n 3 (Suggerimemo: Si faltorizzi Zl _ X2).

13. Anelli quoziente commutativi


In un anello commutativo K, ciaseun ideale C determina, come 5i e visto
nel 3, un anello quoziente commutativo K IC. Disponendo delle proprieta
.della divisibilita, possiamo ora descrivere pill dettagliatamente la struttura
di alcuni di questi anelli.
Proposizione 31. Se a e b sono due elementi primi reialivi quaisiasi in un
dominio D ad ideali principa/i, si ha un isomorfismo di anelli:
(53)

D /(ab) '" [D!(a)] X [D/(b)]

che porta ciascun iaterale (ab)


Dlmostrazioae:

+ r nella coppia di

laterali a)

+ r,

(b)

+ r).

Si eostruisca i1 diagramma

VI(a)

/r~
?

[VI(a)] X [VI(b)]

!.

VI(b)

dove i momsmi p e q proiettano D sui suoi anelli quoziente, menlre p ' e q'
proiettano l'aneHo prodotto sui suoi fauori. Per Ie proprieta fondamentali

174

ANELLI

[Cap. IV

del prodotto di anelli, possiamo inserire per p un unico morfismo di anelli


che renda commutativo i1 diagramma; in forma esplicita, p e la funzione
tale che
x e D.
P(x) - (px, qx) ~ a) + x, (b) + x)

Studiamo ora i1 nudeo e ]'immagine di

p.

Jl nudeo consiste di tutti gli

XED divisibili sia per a che per b; siccome e (a, b) = I, questi elementi sono

tutti e soli quegli elementi x divisibili per il prodotta abo L 'i mmagine consistc
di tutti gli elementi nell'anello prodotto. Si consideri infatti una qualsia~i
coppia di laterali a) + c), b) + d) con c, d E D. Siccome e (a, b) = 1,
la differenza c - d, come qualsiasi e1emento di D, pub venire scritta come
combinazione lineare: c ~ d = sa + tb. AHora, per l'elemento c - sa =
= x = d + tb in D si ha fJ(x) = a) + c, (b) + d) , come si era richiesto.
Siceome (J : D -+ [D /(a)} X [D /(b)} e un epimorfismo di anelli avente
per nueleo l'ideale principa!e Cab), il Teorema 9 sug!i anelli quoziente nella
rorma (16), d:\ I'isomorfismo desiderata (53) .
Si prenda ora D = Z e si ricordi ehe un elemento (a)
x dell 'anello
quoziente Z /(a) coincide con una classe di equivalenza per la relazione di
Congruenza modulo a. Con questa terminologia la proposizione diventa il
seguente:

CorolJario: (Teorema cinese de/ res/o). Se c, d, a e b sono in(eri qua/siasi


con (a, b) = I , fa coppia di congruenze:

= c(mod a),

ha una so/uzione inlera x che

d(mod b)

e determinata unif)ocamente

(54)

modulo ab.

n leltore dovrebbe costruirsi una dimostrazione diret1a di' questo corollario e convincersi che questa dimostrazione e effettivamente 10 stesso identico
ragionamento di quello usato per dimostrare la proposizione precedente.
Si considerino poi due tipi speciali di ideali. Un ideale M z!: K in un anello
commutat ivo K e massima/e quando qualsiasi ideale C per .H...<1!l1-.1.e_.!i ~~b~~.
M e C c K, e tale che c C
M ovvero C
K; in altre parole quando non
ci sana idcali in K compresi prapriamente rra Mel 'intero anello K. Un
idcale P # K in K e primo se, per tutt i gli elementi a , b _~JfLh~. I~ .proeri.eta~
ab E P

aEP

ovvero bEP.

(55)

5i ricordi che, per la (45), un elemento primo p in un dominia 0 ad ideali


principali ha una propriela analoga:
implica pia ovvero plb. Tn termini
dell'ideale prineipale
di
i
diventa: ab e(p) i; mlph"a
ovvero b E (p).
ideali

essere I = sc

un I
Ip,

non appartenente
si ha lEe e, qUI"or,

Proposizione 32.

Se A

e un

ideale qualsiasi in un anello commulativo

K, non banale,

A e massimafe -<=- KIA e un campo,


A e primo -<=- KI A e un dominio di integritd.

(56)
(57)

13J

175

ANELU QUOZIENTB COMMUTATlVI

DimostrazioDe: Per queUo che riguarda la prima tesi, 5i ricord i che, per
la Proposizione 12, un anello commutativo L non banal e e un campo se e
solo se L non possiede ideali proprio Ma, per la (14), gli ideali nell'anello quoziente K IA eorrispondono a ideali in K fra A. e K. Quindi KIA e un campo
se e solo se non ci sono ideali in K propriamente fra A e K, cioe se e solo se
A e massimale in K.
.
Per quanto riguarda la seeonda tesi (57), I"affennazione ehe K IP e un
dominio di integrita equivale alia legge di eaneellazione:
(P

+ a)(P + b) =

=>

+a =

P, ovvero P

+b =

Ma questa Coincide ovviamente con I'affermazione (55) che P


primo.
Eceone alcune conseguenze immediate.
Corollario 1. Ogni ideale massimale
CoroUario 2.

P.

e un

ideale

e prjmo.

Per ciascun numero primo p , Zp = Z lpZ' e un campo.

CoroUario 3. Se Fe un campo . ciascun polinomio irriducibile g apparteInente all'anello di polinomi F[x] , dd un anello quoziente F[xlf(g) che e un campo.
Come esempio di campo quoziente di tale tipo. 5i consideri I'insieme
Q(y2) di tutti i Dumeri reali della forma a + b v'2 con a e b raziooali. Somme
e prodotti di due numeri di questo tipo sooo dati dalle

+ b 0) + (c + d 0) ~ (a + c) + (b + d) 0
(a + by2)(c + dV2) ~ (ac + 2bd) + (ad + be) 0

(a

mediante queste formule si verifiea subito che Q(y2) e un anello (senza fare
nessuna ipotesi sui Dumeri real i). Qui la formula per il prodotto utilizza il
fatto che la v'2 e una radice di x 2 - 2 = O. Pertanto la valutazione XI-+- v'2
fomisce un epimorfismo Q [x] _ Q(y2) di anelli, avente per nueleo I'ideale
principale (x" - 2). Quindi (per il teorema principale sugli anelli quoziente)
si ha un isomorfismo Q[x] l(x 2 - 2);;: Q(y2); siccome x" - 2. e irriducibile
in QfxJ. Q(y2) e uo campo. fn altre parole l'aneHo quoziente pub essere
usato per costruire una radice y2 del polinomio x 2 - 2, prendendo per y'2
illaterale di x in Q [X]l(X2 - 2). Per di pili, gli elementi di questo anello quoziente risullano polinomi in questa V2 di grado massimo I.
Una descrizione analoga si ha per qualsiasi anello quoziente F{x] /(g)
con g polinomio in Fix] di grado n > O. Mediante l'algoritmo della divisione
si pub scrivere agoi polinomio f in F[x] nella forma f = qg + r con un unico resto r di grado min are di n. Quindi si pub scrivere ogni latera Ie (g) + f
nell'anello quoziepte F fxJ /(g) in un unico modo nella forma (g) + r. Se identificbiamo ciascun laterale (g) + r con questo resto r allora gli e1ementi di
F[xll(g) risultano resti modulo g Ipolinomi di grado minore di If = grado
(g)]; per sommare 0 moltiplicare due di tali rest i si facciano la lo ro somma 0
il loro prodotto in quanto polinomi e se De prenda quindi il resto della divi-

176

ANELLI

[Cap. IV

sione per g. Ma questa non e aitro che la'descrizione di Z .. come anella avcn~
te per elementi i resti interi modulo n ( n.S). Se indichiamo con il simholo '
ii resto x, abbiamo dimostrato che J'anello quo7.iente ha 1a forma seguente:
,
.Proposizione 33. Se F
un campo e se g = go glx + ' "
g .. xn
e un po/if/amio in FIx] di grado n > 0, menlre C e illaterale (g) x, aflora
ciaseu" elemento nell'anella quozicnte F[xll(g) pub venire serino in un unieo
modo nella forma:

r o, . . . ,Tn_IEE.

(58)

La somma di due element; di questa ripo e fa lora somma come po/if/omi in C;


if proJollo i if /OTO prodolta come poUnomi ridatto a questa/orma (58) mediante

10 relazione:
(59)

Tenendo presente questo risultato, sovente si descrive "aneUo quoziente


F[x] /(g) come anello generato da Fe da un nuo,o elemento C assoggettato
all'unica condizione (59); questa fatto puo venire costruito anche come proprieta universale (Esercizio 13).
Come caso particolare. Z[xl /(xl! + I) consiste di tutti gli elementi m
nC,
con m, n E Z e C'- = - I, cosicche questo anello non e altro che [' anello G
degli interi gaussiani esattamente come era stato descritto nel 2, rna con
C e 1;2 = - 1 a1 posto di i e di ;2 =-1Esaminiamo da ultimo alcuni sottoanelli del campo Q(D) dei quozienti
( 5).
.

Proposizione 34. Se P e un ideale primo in un dominio di integrita D,


allora l'inJieme Dp di tutti; quozienti alb can a, b E D e denominatore b E P,
e un sot/oanello del campo Q(D) dei quozienti di D.
Dimostnzlone: n dire che P e primo equivale a dire che b f P e d f P
implicano bd;' P. Nc segue che i1 prodotto (a /b)(cld) di due quozienti in
Dp e in D p . Per 10 stesso motivo Dp e chiuso rispetto all 'addizione. Siccome
si h.a 1 E Dp , Dp e un sottoanello di Q(D).
Questo sottoanello Dp viene detto localizzazione del dominio D all'ideale
primo P. Per esempio, la localizzazione di Z aU'ideale primo (2) e I'anel!<>
di tutti i numeri razionali aventi denominalore dispari. L'uso di quesle localizzazioni presenla il vantaggio di separare gli effeui dei differenti ideali
~~ina
.
ESERCIZI
1. Risolvere Ie seguenti congruenze simullanee:
(a) x 25 2 (mod 7),
x ~ 3 (mod 6).
(b) 3x = 2 (mod 5),
x "'" 6 (mod 7),
x

= 1 (mod

6).

2. Dimostrare che due congruenze in Z della forma


mx ~ c (mod a), J
111 i!i d (mod b)
hanno una soiuziolle comune x E Z quando i coefficienli soddisfano aile condizioni
(a, b) = I, (m, a) = I e (n, b) = I.

13]

177

ANELLI QUOZIENTE COMMUTATIVI

3. (Teorema cinese del resw per k congruenze). GIL interi al.


., a! vengono
detti ( primi rdativi a coppie quando i 1=- j implica (ai, all = L Dimoslrare che
in tale case per ciascuna sequenza di inleri CI, . . , C!, esisle un intero x tale che e
x == CI (mod a,) per i = I, ... , k e che questo x e unico, modulo il prodolto ala2 . ..
a.
4. Dimostrare che una congruenza mx == C (mod a) ha una soluzione x in Z
se e solo se (m. a) I c; in questo caso dimostrare che esistono esaUamenle (m, a)
soluzioni incongrue modulo a.
S. Se A e B sono due ideali in un anello commutativo K, con A
Slabilire J'isomorfismo
K /(A

6.. Se

en =

f'I

B) ;:;;: [K I A ]

+B=

K.

[K / B] .

PI" ... Pt'l: con PI, ... ,PI: primi distinti in Z, dimostrare che si ha

7. (a) Se p e primo, dimoslrare che ciascun coefficiente binomiale (k, p - k),


con 0 < k < p, e divisibile per p.
(b) Se un dominic D ha caratteristica p, dimostrare che e (b + c)p = b p + cP
per tutti i b, C D.
(c) Dedurne che b ~ b p e un endomomsmo di D.
B. Se gli anelli R ed R' hanno. rispe n ivamente, Ie caratteristiche finite m ed
m', dimostrare che la caralteristica dell 'anello prodolto R x R ' e iI minimo eomune
mulliplo di m ed m' .
9. Facendo uso della valulazione E: K [x, y] _ K che porta x ed y in 0, dimOslrare ehe 5i ha K[x , yJl(x. y) ~ K per quaisiasi anello commutativo K.
JO. Dimoslrare che per anelli di polinomi su un campo F si ha:
F[x] /(x' Flx] j(r

I) :;;; F [x] j (x ' -4).

+ I) ~

F lx] /(x'

F [x, yJl(x + y)

Fix].

+ 2x + 2).

11 . Stabilire gli isomorfismi Z[x] /(J, x)


12. (a) Dimostrare che I'ideale (x)
(b) Dimostrare che l' idea le (y)

L: e ZI... 1I(6) ;;;; Ze[xJ.

e primo
e primo

rna non massimale in Z[xJ.


rna non massimale in Q[x, y ].

13. Sia K = go + XIX + ... + g..x" un polinomio di grado n in Klx]. Nella


categoria di tutti gli anelli commulativi L che contengono K come sottoanello, si
po"",,

<it,(L) "'"

{'II"

fO

L e go

+ gl'l + .. . + g~,,~ = o}.

Dimoslrare che <11. definisce un 50llofunlore del funlore insieme sostegno descrillo
subito dopa iI Teorema 16 e ehe , l< K[xl j (g) e un elemento universaie per questo
sOllofun!ore <11
14. Se Me un ideale massimale in un dominio di inlegrita D. dimostrare che 1a
localizzazione D~ ha uno ed un solo ideale massimale.
IS. Costruire tutti i sottoanelli di Q.
16. Costruire Itutti i sottogruppi del gruppo additivo di Q che contengono il
sottogruppo Z.

CAPITOLO V

Campi speciali

1. Domini ordinati
In questa capitola presenteremo diversi fatti riguardanti i campi speciali
che hanna una parle importante nella matematica. Precisamente 5i tratte
raono iJ campo reale R. il suo sottocampo Q dei numeri razionali e la s ua
~te osione C (il campo complesso). Nella st udio di questi sono fondamentali
il concetto di ordine e quello, ad esso collegato, di limite ; inizieremo pertanto
con uno studio delle relazioni d'ordine negli anelli.
DEFlNIZ 10NE. Un anello R e ordinato se e dalo un sottoinsieme nOli
'Vllolo p eR, chiamato insieme degli elementi positivI di R, lale ehe

(i)o e PebeP
til') per ciascun a

':'>

~p. a

a + bePeabeP,

R vale una ed IIna sola delle seguenli

a/fernat~.:

O!. _~~r~_ (--=~) ~ p _1I:ril!.Ll!!!I@.

Chiameremo dominic ordinato UI/ allello ordinato che sia anche un dominio
di integrita; chiameremo ca~o ordinato un anil7jj ordTif.iJ.~'!;&_ ~Talinchf!_ un
campo.

Per esempio I'anello Z degli interi e un dominio ordinato quando sl


prenda per P l'insieme di tutti gli interi positivi. Analogamente, come il let~
tore riconoscera subito (sebbene non 10 si possa ancora dimostrare formalmente). il ca mpo Teale R e un campo ordinato se P e l'insieme di tutti i numeri reali positivi. Eff'ettivamente non si possono far diventare in altro modo
Z ed R anelli ordinati. come vedremo pill avanti, dopa H Teorema 3.

Proposizione 1. In un qua/siasi anello ordinato R tutti i quadrati di elementi diversi dollo zero SOnG positivi.
Dimostrazione: Si supponga a <# 0 in R. Per la tricotomia 0 a E P
ovvero (-0) E P. Siccome P e chi uso rispetto alla moltiplicazione, e a~ =
= (-a)2 E P in entrambi i casi, come si era afi'ermalo.
Ne e corollar~ o che l'uni1a 1 = 12 di R e semprc positiva, mentrc - 1
non 10 e mai o

Proposizione 2. Qua/siasi anello commulatifJ() ordinato R


di inlegrita uvente caratteristica co.

e un

dominio

IJ DOMINI

179

ORDINATI

*-

Dimostrazionc: Si supponga in primo luogo che a-#-O e b


0 siano
divisori dello zero con ob = O. Allora e ( o)( b) = 0; rna per L'ipotesi della
tricotomia, uno fra a e uno fra b e in P; ne segue.che qualcuno fra i quatlro
prodotti ( o)( b) drive essere in P, in contraddizione col fatto 0 f P. Dunque
R e un dominio di integrita (ordinato).
In secondo luogo, poiche e I E P, ne segue, applicando ripetutamente la
parte (i) della definizione, che I + .. . + 1, con qualsiasi numero di addendi,
deve appartenere aPe non puo, di cooseguenza, essere O. Pertanto la caratteristica di R e 00.
II ri sultato precedente pub essere considerevolmente rafforzato, utilizzando la nozione che segue di morfismo d 'ordine di anelli.

Si mostra faciJmente che qualsiasi morfismo' d'ordine h di anell i e un


monomorfismo. Infatti , se fosse Ker h '" 0, conterrebbe sia 0 che - 0 per
qualche 0 '" 0 ; ma 0 e 0 E P, ovvero e - 0 E P. In entrambi i casi e hex) =
= 0 E p i per qualche ' x = a in P, il che e. una contraddizione. Inohre
x E ? se e solo se "h(x) E pt.

II

Teorcma 3. Qualunque sio l'onello ordinalo R', iI morfismo unilale


It : Z _ R' e un morfismo d'ordjlle di anelli.
Dimostrazionc: Abbiamo cost ruito il morfismo unitale J1 : Z _ R ' nel
IV. 1. Per la Proposizione 2, questa e un monomorfismo di anelli. Ancora
si ha 1'(1 + .. . + I) = I' + .. . + I', qualunque sia il numero dei termin i,
dove I' e I'unit! di R'. Siccome si ha I' E P' in R' (per la Proposizione I),
I' + ... + I:-<t p i per la ' chi usura di p i rispello alia moltiplicazione. Gee
Jl e un mor~smo d 'ord ine; 'dunque e un monomorfismo d'ordine di anelli.
un anello
i '
i

m
essere faHo diventare un anello ordinato can almeno due
di P. Una di queste e iI seguente ordine (solito).

(m, n E Z)

EsEMPIO: ]n ZIvf2] . (m + n y'2) E P significhi che 0 e (a)m> 0 ed


> 2112 , ovvero che e (P)II> 0 e 2n! > m 2 Allora Z ly2] e un dominic
ordinato.
Lasceremo per esercizio la relativa dimostrazione. Per mostrare che la
scelta di P non e unica, utilizzeremo !a semplice osservazione che P non e
invariante per I'automorfismo m + II V21'+ m - II y2, menue 10 e la definizione di dominio ordinato. Dunque Z [vf2] e un dominio ordinato anche
relativamente all'insieme Pl di tutti i Rumeri m + n V2 tali che 0 e (a) m > 0
ed m 2 > 2n 2 ovvero e (p)n < 0 e 2n 2 > m 2

m~

ISO

CAMPI SPEClAl.I

[Cap. V

[n qualsiasi anello ordinato possiamo definire una relazionc binaria


minore di con la condizione:
a< b

<:>

(b - a) e P.

( 1)

Scriveremo anche b > a per a < b (COS! la > e la inversa della rclazione <)
cd a ~ b (ovvero b ~ a) per a< b ovvero a = b.
Proposizione 4. In un qua[siasi anello ordinato R la refazione < definita
dalla (I) IIa Ie seguenti propriela:
tricotomia: da ti a, b e R , vole uno ed uno solo delfe alternntive
Q < b, a = b, b < a
Iransilivila:
a<beb<e ~ a<e
is%nia dell'addizione:
b < e :;> (a + b) < (a + c)
iSOlonia per i [attori positivi:
a> 0 e b < e :;> ab < ae.

(2)
(3)

(4)
(5)

Dimostrazionc: Sostituendovi la definizione di <, la condizione (2)


afferma che, 0 e (b - a) e P, a e (b - a) = 0 0 e - (b - a) e P, che e la
condizione (i i) per P. La condizione (3) segue immediatamentc dal fatto che
si ha e-a = (e - b) + (b - a) che e in P se (c-b)eP e (b - a) e p ,
per la chi usura di P rispetto aU 'addizione. Segue ancora la condizione (4)
dall'essere (a + c) - (a + b) = c - b; e la (5) dall'essere ac - be =
= (0 - b)c E P se e Q E P e (c - b) E P per la chiusura di P rispetto alla
moltiplicazione.
Si puc dimostrare che, viceversa, se Ja ({ < e una relazionc binaria qualsiasi di II ordine su un anello R che soddisfi aile condizioni (2)--(5) e se P
e I'insiemc di tutti gli a e R can a> 0 in questo ordi ne, allora P soddisfa
aile condizioni (i) ed (ii) enunciate al\'inizio del paragrafo. In altfe parole,
si posseno usare Ie condi-zioni (2)-(5) come assiomi per gli anelli ordinatl.
Possiamo applicare iI concetto di valore assoluto a qualsiasi anello ordinato nel modo seguente.

Considerando in modo opportuno i casi a


sono dimostrare Ie regale familiari

labl

lal Ibl.

P, a = 0 e -.a P, si pos-

la+ bl ;> lal + Ibl

(6)

La seconda regola {Ia disuguagHanza triangolare )~) puc venire dimostrata


anche a partire dana (4). sommando insieme Ie disuguaglianze -Ial :! a ~
~ lal e - Ibl ,; ; b ~ Ibl. (Si osservi che la (4) vale sia per la reJazione ;:;;
che per la relazione <).

un

d'ordine di

2)

181

It CAMPO ORDJNATO Q

Teorema S. Sia R un anello ordlnato qualsiasi i cui elementi positivi


siano beneordina ti in R. AI/ora R e isomorfo per I'ordine all'anello Z degfi
interi.

Dimostralione: Si consideri il monomorfismo unitale d'ordine di anelli


It : Z __ R con immagine U = fl .Z c R . Supponiamo che R contenga un
elemento x non appartenente a d U :;;; Z. Allora non a pparterrebbe ad U
nemmeno (- x) E R mentre x ovvero (- x) dovrebbero appartenere a P,
cioe al sottoinsieme d egli elementi positivi di R. Sia m il minimo elemento
posit ive di R che non appartiene ad U: per I'ipotesi del buon ordinamento.
esso deve esistere. Ai10ra e m'# I, unita di R, perche 1 E P; inoltre, sc e
m> I , anche (m - I) < m apparterrebbe a P rna non ad U (perche?). contrariamente ai1'ipotesi. Quindi e m < I; ma questo implicherebbe m'l. = m
m < I m = m, altra cont raddizione. Abbiamo quindi una contraddizione .
in tutti i casi e la dimostrazione e completa .
ESER C IZI
I. Sia D un dominic ordinato qualsiasi con iI sOlloinsiemc positivo P e sia S
un sottodominio qua lsiasi di D . Dimostrare che S e un dominio ordinato con iI
~(sOtloinsicme positivo) S n P.

2. Dimostrare che in un anello ordinato quaisiasi valgono Ie regole seguenti:


(a) a + x < a + l' = x < y.
(b) a-x< a-y = x> y.
(c) Se e a< 0, allora e ax< ay - x> y.
(d) a> 0 e ax> 01' 0>- x> y.
(e) 0 < b _ 0 3 < b a
3. (a) Fare un elenco completo delle proprieta della relazione binaria x ;:;i; y
in un anello commutativo ordinato.
(b) Dimostrare che un dominio di integrita con una relazione binaria avente
Ie proprieta elencale, e necessariamente un dominio ordinato.
4. Dare una dimoslrazione dcnagliala delle regole (6).
S. Dimostrare che
siasi anello ordinato.

Oh .. ]

= b~"' ] (n

inlero positivo) implica

= b

in un qual-

6. Dimoslrarc che in un qualsiasi dominio ordinato D. si ha x 1 _ xl'


per lulli gli x, l' e D .

+ 1'2

.,. Far sl che I'anello zlvij ;;;; Z [xJl(x 2 - 3) sia un anello ordinato, definendo P in modo opportuno c senza fare alcuna ipotesi circa. il campo reale.

2. II campo ordinato Q
Nel IV.5 abbiamo mostrato come immergere qualsiasi dom inio di
integrita D nel suo campo dei quozienti Q( D). Applicando questa costruzione
al dominio Z . ottenia mo il campo razionale Q = Q(Z). Facciam o ora diventare Q un campo ordinato.

.82

CAMPI SPECIAL!

[Cap. V

Teorema 6. Sio D un qualsias; dominio ordinafo e sio Q(D) if suo campo


dei quozjenti. Allora esisre uno ed un solo modo per definiTe un ordine lciot.'
un $ol(oinsieme posifivo P l C Q(D) in Q(Dll /Ole che r;nserzione D -+ Q(D)
sia un morfismo d 'ordine. Questo ortline definilo dolla condizione:

(a lb)

E PI

se e solo se

Db

P in D.

(7)

Dimostrazione: II campo Q( D) quale c stato costruito nel IV.5 contiene D come sotl odominio, mentre agni clemen to di Q(D) c un quozicnte
alb in Q(D) di e1ementi a, b E D con b '#- O.
Supponiamo in p rimo luogo che Q(D) sia ord inato da un ceno insieme
PI di elementi positivi. Allora e alb = ab{I Jb)3. Siccome ( l /b)Z c ne<:essariamente in PI . alb E PI sc e solo sc ab E PI. Ma se l'i nserzione D ~ Q(D)
c un morfismo d'ordine, all ora si ha ab E PI in Q(D) sc c solo sc si ha ab E P
in D. Tuno questo mostra che PI deve soddisfarc alia (7).
Un'eguaglianza alb = a' /b' in Q(D) implica che sia ob' = a'b in D:
Molt ipl icando entrambi i membri per bb', Sl ottienc abb'2 = a' b'b7 e quindi
si ha ab E P se e solo se si ha a'b' E P. Cosi, da~o !'insieme P degli clementi
positivi in D, possiamo definiTe P, con la alb E P, se e solo sc ah E P, come
5i c proposto nella (7) d 'accordo con l'uguaglianza in Q( D) .
Definiamo ora PI mediante la (1) e prend iamo alb e c/d in PI . La loro
bc) jbd appartiene anCOTa a PI perche Ie ab E P
somma al b + c/d = (ad
e cd E P implicano la d 2ab E P e la b2cd E P, da cui segue Ja

bd(ad

+ be) =

(d 2ab

+ b cd) E P.
2

Questa, per la (7) da la ICa/b)


(e /d)J E PI . Le stessc ipotesi implicano
adbc = (ab)(cd) E P, da cui, per la (7), segue che 5i tia (alb)(c/d) E PI. Da
ultimo PI soddisfa alia cond izione di tricotomia Oi) del 1; infatti vale una
cd una sola delle condizioni ab E P, ab = 0 e (-a)b E P (cioe -(a/b) =
= (- a) /b E PI) perche P fa si che D sia un dominio ord inato.
Nel caso partico lare in cui 5i abbia D = Z, la costruzione precedente
da , ovviamente, il campo razionale Q con la sua solita nozione di positivila
e, pertanto lper la (I)J. con la sua solita relazjone d'ordine.
CoroUario.
a Q.

In qua/siasi campo ordinato F if soltocampo primo

e isomorfo

Dimostrazione: Per la Proposizione 2, F ha caralleristica ro. cosicche


il suo sotlocampo primo ( IV, II) e isomarfo a Q. in quanta campo. Questa
dcve essere un isomorfismo di o rdi nc perche, per il teorema precedente, I' unieo ordine in Q quello solita,
Vi sono molt i campi ordinati interessanti oltre a[ campo reale ed ai suoi
sottocampi; abbiamo per esempio la:

Proposizione 1. Sia D WI qualsiasi dominio ordinatQ .con i1 SOfloinsieme


positivo p, In D [x] definiamo
(00

+ aI.X + .,' + allx" ) E P* ,

all :F 0

(8)

se e solo se si ha a" E P in D. AI/ora D lx l. con if so1toi~ieme positivo P*,


e lin dominio ordinaro.

3]

183

EQUAZIONI POLiNOMIALI

Lasciamo la dimostrazione allettore. che PUQ anche verificare facilmente


Ie regole che seguono per Ie disugualianze. regole valide in qualsiasi campo
ordinato e che completano Ie regole (2)-(5) del I :

0< I/o .:0> a> 0,


al b < cl d <> abd' < lfI-cd.
0< a< b => 0< I/b< I/o,
al 1 + at! + ... + 0,,2 > 0 a menD che si abbia a. = a2 =

(9)
(10)

(II)
~

o. ( 12)

ESERCIZI
I. Dimostraro Ie fonnule (9}-(12) del testo.
2. Dimostrare che in un campo ordinato qualsiasi a < b < 0 implica 0 > I/a >
> lIb.
3. Qualunque siano a < b in un campo ordinato, dimostrare che esistono inti.
nili x che soddisfano alia a < x < b.
4. Dimoslrare che in nessun 'campo ordinato gli elementi positivi costituiscono
un i nsieme beneordinalo,
5. Dim05trare che in qualsiasi dominio ordinato si ha

!Ixl-IYII ,; ; Ix - yl.

6. Dimostrare che in un qualsiasi campo ordinato in cui tutti gli elementi


sitivi abbiano radici quadrale, 5i rui lxx' + yy' l ,;;;; V(x3 + yz)(X'2 + y'1),

p0-

'7. Dimostrare la Proposizione 7,


8. (a) Se De un dominio ordinato, Fun campo ordinato cd h : D _ Fun morfismo d'ordine di anelli, dimostrare che esiste uno ed un solo morfismo d'ordine
h' : Q(D) - F di campi per il quale 5i abbia h = h' . j dove J: D _ Q(D) e I'inserzione,
(b) Costruire un opportuno funlore per il quale la j della parte (a) sia un
e1emenlo universale.

3. Equazioni polinomiali
Moslreremo ora come t rovate con un numero finito di passaggi tutte Ie
radici (<<zeri I)~ razionali di un'equazione polinomiale data a' coefficienti razionali, Siccome Ie radici di una qualsiasi equazione polinomiale /(x) = 0
non sono alt ro che Ie costanli c tali che (x - c) e un faltore lineare (irriducibile) di / (Corolla do ~21.2). questo ci permelte pure di determinare quali
polinomi quadratid e cubici siano irriducibili in Q(x].
Proposizione 8.
/ = /0

Se iI polinomio

+ fix + ... + !k-1Xt - 1 + /txk, can tutti glif1 E Z, / J: "" 0,

ha una radice razl'anofe, alfora questa ha fa forma x = r/s dO'De


sana interi.

rl fo

ed

(13)

sl fl<

184

CAMPI SPECIALI

Dimostrazione:

[Cap. V

Supponiamo che la (13) sia soddisfalla da un cert o

b = m In E Q. Sempli~cando per il M.C.O . di m ed n, olteniamo b ridotto


ai minimi (ermini)) come quoziente b = rls degli interi primi relativi r
ed s. Svi luppando sY(rls) = D, oUeniamo:

o = /os'< + jisl< -lr + ... + !t_1Srt - J + fltT

Qui s divide agoi termine tranne \'ultimo, cosicche s l/krt-, Siccomc e (s, r) = 1,
questa implica che si abbia .1'1/1: . Analogamentc r divide ogoi termine tranne

il pri mo c, quindi , si hl r l/oSl: = - L Jist-IrS. Siccome e (r, $) = I, que

,.,

st' ultima impliea che si abbia r lfo, Q.E.D.

Coronario. Qua/sias; rodice Tazianale dj un polinomio monico a coefficient; in Z deve appartenere a Z.


Come esempio banale, I'equazio.ne x~ = p non ha soluzioni in Q , qua
lunque sia il primo p. Piu in generale, I'equazione xl. = n(n Z) non puo
avere soluzioni in Q a meno che, nella scomposizione in fattori primi di n.
succcda che I'esponente di ogoi fattore primo sia pari.
Possiamo appl icare il metodo deJla Proposizione 8 a qualsiasi polinomio
razionale. Per applicarlo, basta moltiplicarlo per il minimo comune multiplo
dei denominatori dei coefficienti (it (( minimo denominatore comune ))), in
modo da ottenere un polinomio a coefficienti inleri. Si puo poi applicare il
risultato della Proposizione 8 al polinomio cosl otten uto.
Per il momento osserviamo solo che qualsiasi poli nomio quadratico 0
cubico riducibile deve avere un fattore lineare. Q uindi il metoda descritto
dA pure un criterio effettivo per la irriducibilitd dei polinomi quadratici e
cubici sui campo razionale Q . Un 'ahra cond izione sufficiente per la irriduci
bilita e la scguente:
Prop'osizione 9.
D, ax 2

Qualsiasi palinomio quadratico

+ bx + c Q'(Jente negativo il discriminonle, b 2 -

Dimostraziooe;
ax 2

+ bx + c =

un dominic ordinato
4ac < 0, irriducibile.

Sfl

Per qualsiasi polinomio quadratico riducibilc:


(ax

+ /f){yx + Il) =

a yx Z

+ (lL() + fJy)x + {J&,

una sostituzione diretta dA ba - 4ac = (fJy _ all)'

O.

ESERCIZI
J. Verificare se Ie seguenti equazioni abbiano 0 meno radici razionali :
(a) 3x 3 -

(c)

8x 5

7x -= 5,
3xz = 17,

(b) 5x 3 + 8x1 + 6x
(d) 6x 1 - 3x = 18.

2. Dimoslrare che non esiste alcun intera n > I lale che la 30x
radice razionale.

4,
=

91 abbia una

4]

185

CONVERGBNZA NEt CAMPI ORDINATI

3. Determioare tutti i numeri razionali x tali che 3xl


4. Determinate la ridubicilit!
(a) x ' -

7x sia un intero.

la irriducibilita su Z3 e su

2.

(b)

Xl

Z~

di

+ x + 2.

S. Elencare tutti i polinomi quadratici moniei irriducibili su

~.

6. DeterminaTe tutti i polinomi cubici monici iTriducibili su Z .


7. Dimostrare che, se fo + /Ix + /ax! + ... + l..x" e irriducibile su un campo
10 e pure f,. + I .. -vc + 1.. _-u: 2 + ... + foX".

F. allora

se il polinomio I (x) e irriducibile su un campo F, allora 10


qualunque sia Q E F.

8. Dimostrnre che

e pUTe I(x + a).

9. Scomporre il polinomio x~ - 5xl


Q[.y2J ed 'anche sui campo reale R.

+ 6 in rattori irriducibili su Q, sui campo

-10. (a) Se/i; un polinomio monico a coefficienti in Z , dimostrare che la sua ieriducibilita modulo p impliea la sua irriducibilita su Q (p e primo).
(b) Dimostrare ehe se I e riducibile su Z, ogoi fa ltore deve essere riducibile
modulo p ad un fatlore dello stesso grado su Z~ .
(c) Utilizzare i risultati precedenti per verificare la irriducibilitA -0 meno su
Q di:
.xl

+ 6x2 + 5x + 25,

Xl

+ 6x1 + Ilx + 8,

x4

+ 8x' + x 2 + 2x + 5.

(Suggerimento: Tentare con primi piccoli p = 2, 3, 5. etc.).

4. Coovergenz.a Dei campi ordinati


Diremo che in un cam 0 ordinato F la successione ai , a~. 03, ...
convergenle al limite a E F (in simboli. Lim a..
a) set per qua SlaSI e >
in F. esiste un inter o positivo n
nee) tale che si abbia
per tutti i k ;;;; n.

(14)

La convergenza cosl definita ha diverse proprieta che Sl d imostrano fadlIllente in modo elementare (e che valgono pili in generale in qualsia~i dominio
o rdinato).
Lemma I.

Se

e Lim a", =

e Lim a.. = b. aflora

ea=

b.

Dimostraziooe : Sia e = la ~ bl{2. Se e a -# b, ee > 0 rna la laot - al < e


e la lat- bl < e non possono essere entrambe valide. Dunque la ( 14) non
PUD valer e per a ed allo stesso tempo per b.
Lemma 2.

Se

e Lim a.. =

a e Lim b.. = b. aUora

Lim (a",
un

+ b..) = a + b.

e
(15)

Dimostrarione : Per ipotesi, per qualsiasi e{2> O. esistono un 1m ed


tal i che si abbia lat - al < e/2 per tutti i k ;;;; ml e Ibt - hi < E/2

n/2

186

CAMPI SPECIALl

per tutti i k ?; m2 . AHora, se poniamo m = ml

+ btl -

[(at

Teorema 10.
/0 + fix

(a

+ b)1 <

+ mt si

[Cap. V

ha:

per t utti i k ~ m.

(16)

Per qua/siasi campo ordinalo F e per qua!siasi poJinomio


a impliea che 5; abbia Lim/ (a..) = /(a).

+ ... + JkX", Lim a" =

Con illinguaggio dell'analisi it Teorema 10 afferma che qua!siasi!unzione..


e continua. Per dimostrarlo, incominciamo a dimost rare prima il :

polinomiaie

Lemma 3. Dato un polinomio g e= F [XI, .. " xrl su un campo ordinato


F. sia

tP

jJ polinomio

che 5i ottiene do g quando 5i sosrjluisca ciasCUII coefficiente

con iI suo va/ore osso/uto. AI/ora:

[xJI;;;; dJperj = 1, ... , rimplica lg(xl , ... ,x.)i ;;;; tj>(dl , . .. ,d,). (17)
Dimostrazione: Siccome 101~ 0 ' e [bl ;S b' implicano labl :i db', un
semplice ragionamento induniyo most ra che ciascun termine di g nella (17)
e limitate in grandezza dal corrispondente termine di ~. Sommando i termini
Qi g e di .p, si ottiene iI risultato richiesto, applicando ripetutamente la disugua
glianza t riangolare.
lmma 4. Dati a, c > 0 ed I come nel Teorema 10, esiste una cos/ante
Me F tale che si ho ]I(a + h) - I(a)] ;a M]h ] per (utli gli h E F con Ihl ;:;; c.
Dimostrazione: In j(x + h) - j(x) i terntini che contengono solamente
la x Sl eliminano rra loro, cosicchC esiste un polinomio g(x, h) su F tale che e
I(x + h) -j(x) = h g(x. h). Sia ora M I'elemento ~Ia l , c) di F che si
ottiene sostituendo a ciascun coefficiente di g iI suo valore assoJuto, sosti tuendo
101 ad x e sostituendo c al posto di h. Dal Lemma 3 segue che e Ig(o, h)1 ;:;; M
per tutti gl i h con Ihl ; ; : c. Pcrtanto si ha:

I/ (a

+ h) -

l(a)1~ Ihl Ig(a, h)1~ Ihl . M ,

Q.E.D.

Dimostrazione del teorema: Sia dato un t> 0; si scelga M come nel


Lemma 4 ed 1} = e/(M + I). Siccome e Lim o~ = 0, possiamo trovare un
m eN cos! grande che k> m implichi 10"' - 01< 1}. Ne segue aHora che e:

I/(a",) - /(o) l< t=(M + 1)1] per tutti i k> m,

e la dimostrazione

e completa.

Avver tenza: Tn quanto precede abbiamo mostrato che a/cune delle proprieta
famil iari della convergenza ordinaria in R valgono anche in campi ordinati arbitrdTi.
M.a non e vero che tuUe Ie solite proprieta siano vere in generale. Per esempio, il
campo Q [[t]] delle sene forma li di potenze a coefficienti razionali diventa un campo
ordinuto se chiamiamo positiva una serit di polenze siffalta quando e positivo il suo
primo coefficiente diverso dallo zero, in modo che L.lnt" > 0 significa che, per un
certo k, si ha fu = .. . = b -l = 0 ed It > O. In questo campo ordinato la succes
sione 1, ~ . ~ , ... , non converge a zero perche non csiste un n tale che sia 11/" I < t
mentre C t :> O.

4)

187

CONVERGENZA NE I CAMPI ORDINATI

Considereremo o ra alcune p roprietA speciali della convergenza nel campo


reale R. A ta le scopo defi niamo successione di Cauchy in un campo ordinato
F una successione {x .. } XI, Xi. X3, tale ene, pcr q ualsiasi ~ > 0 in
F. esista un intero m tale cne si abbia
j>

nI,

k> m

=-

IXI -x&-I <

( 18)

1:.

Si puo dimostrare, ancora molto facilmente, il :

Lemma S. Se una successione XII in un campo ordinalo F ha limite a =


Lim Xn , aflora e una sequenza di Cauchy.

Dimostraziooe: Data ~ > 0, per la (14) esiste un intero m tale che si ha


IXI - al < t/2 e Ix&- - al < :/2 per tutt i gli j, k> m. Per tale m, la (18) vale
in modo ovvio.
L'jnverso del Lemma 5, sebbene nOli sia vero in Q, e vero nel campo speciale o rdinato R. a l Quale rivolgeremo ora la nostra atlenzione.

ESE R CIZI

1. DimOSlrare eM, se {x .. } e {yn} sono successioni di Cauchy di numeri razionali, allora 10 sana pure:
(a)

(e)

(x. + y.).
{- x.}.

(b)

(x.y.),

(d) {l ly .. }. se nessun y ..

0 e Limy" # O.

2. Si convcnga che {x .. } "" {XII'} signiflchi che Lim (x.. - x.. ') = O. Dimostrare
che questa c una relazione di equivalenza sulle successioni.
3. Dimostrare che, per Ie successioni di Cauchy, la relazione di equivalenz3
dell'Esercizio 2 ha, per Ie operazioni dell'Esercizio I, la proprieul. che {x .. } a {x. '}
implica che si abbia:

(x. + y.) = (x.' + y.)

(x.y.) = (x.'y.).

4. Sia S il sotloancllo delle succession i di Cauchy irr QN e la asia la rclazione


di equivalenza dell 'Esercizio 2.
(a) DimOSlrare che S/ *-, con Ie opcrazion i degli esercizi I(a) ed I(b), e un
dominio di inlegrilii..
(b(Dimoslrare che p: S -+ S /a e un morfismo di anelli.

S. Oimostrare che l'anello SI=

delJ'E~rcizio

e un

campo.

6. Convenendo che {o.. } > 0 in S/ ~ significhi che C: 0" > 0 per tulli gli n sufficientemenle grandi, dimoslrare che il dominic di inlegrila Sfa dell'Esercizio 4
e un dominio ordinato.
7. Quale dei risullati degli Esercizi 1-6 rimangono validi quando si sostiluisca
Q con un campo ordinato arbilrario, per esempio con Q l[xll?
8, Sia XI = 1 e sia X .... I = (x ..2 + 2) /lx" in Q. Dimostrare che x" e una successione di Cauchy in Q rna che non si ha Lim x .. = a per alcun a E Q. (Suggerimento:
Lim x ,. = y'2).

188

CAMPI SPECIAL!

[Cap. V

5. 11 campo reaJe R

DEFINIZIONE:

Un confine inferiore di un insieme S di elementi in

un dominic ordinato D (0 di un qualJiaS; a/lro insieme porzio/mente ordin!!..(!!).


un elemento b di D (non necessarjamente appartenenle ad Stale che si abbia
b < s er tutti Ii S E S. Un massimo confine inferiore M.C.I. di S un can,

ne in eriore b di S ,ale che si abbio. c :i! b er 0 ni altro CDn n!J~f!!li!.re c d,


S. Si de{iniscono duo/mente i cOlleelli icon ne supcrlore e j minima confine
superiore (m.e.s.) di S in D, $cambiando in /ulle Ie definizioni precedent; <
con > .
Nel caso in cui S = {a, b} sia un insieme consistente dei due soli elementi
a e h, a llora il M .e .I. {a.
= a 1\ bela ,intersezione di a e b gia definita
nel If.S cd il m.e.s. {a, b = a V bela lora r-unione.

hI

ProposizioDt 11. Sid X I ~ X2 ;;; X3 ~


una .!Uccessione non cre
scente di element; in un campo ordinato F, con M .C/. {x.. } = a. AI/ora e
Lim XII = 0 .
DimostrllZiooe: Sia dato . > O. Siccorne e a + t > a, a + . non puo
essere un confine inferiore per .{XII }. Ne segue che e x .. < a + E per un certo
n; rna siccorne la successione e non crescente ed a ne e un confine inferiore,
questo implica che, per tutti i k ~ n(E), si abbia a ~ Xt < a t e, quindi,
che si abbia
-01< . , dirnostrando cosi la (4).
Anche I'inverso e vero: se ne lascia la dimostrazione come esercizio.
Definiamo ora completo un dominio ordinato D quando ogni insieme non
vuolo S di elementi positivi di .p' .,!a un M.e .I. in D. 11 nostro assiorna fondamentale sui campo reale, del quale supporremo I'esistenza (efr. Esercizio
13, piu sotto) e il seguente:

Ixt

II

Assioma.

I flumer; reali costituiscono un campo ordinato complelo.

Da questo assioma seguono in modo quasi immediato alcune proprieta


di R. Per esempio abbiamo la:
Proposizione 12. In R ogni $ottoinsieme non flUOtO S, che ha un cO'!fine
in/eriort!, ha un M.e./. e, dualmente, ogni sottoinsieme non f)uoto T, che' ha
un confine superiore, ha un m.c.s.

Dimostrazione: Supponiamo che S abbia un confine inferiore b. Se


si sonuna I - b a ciascun numero s di S, si ottiene un insieme S di numeri
positivi s "":"" b + l. Per il nostro postulato, questo insieme S' ha un "M.e.1.
c'. Allora iJ numero c = c' + b - 1 e un M.C.1. per l'insieme originario
S, come si verifica subito.

SJ IL CAMPO REALE R .

189

Dualmente, se I'insieme T ha un confine superiore a, I'insieme di tutti


Sli opposti - 1 degJi elementi di T ha un confine inferiore --0, e, quindi,
per la dimostrazione precedente, ha un massimo confine inferiore b*. Si dimostra aHora che il ' numero 0* = -b* e un minimo confine superiore delI'insieme dato T, Q.E.D.
Proposizione 13. (Legge di Arehimede). Dati a > 0 e b > 0 in R, esiste
un numero naturale n tale ehe si ha na > b.
Dimostrazioae: Supponiamo che la tesi sia falsa per due numeri reali
a e b particolari, in modo da avere, per ogni n, b ~ na. L'insieme S di tutti
i multipli na avrebbe allora it confine superiore b e, quindi, anche un minimo
confine superiore b* . Pertanlo sarebbe b* ~ na per ogni n e quindi anche
1;* ;;: (m + l)a per ogni m. Questo implicherebbe b* - a ~ rna, cosicche
b* - a sarebbe un confine superiore per I'insieme S di tutti i multipli na
di a, sebbene sia minore del minimo confine superiore dato b.
Corollario. Dati i flumeri reoli 0 e b eon 0 > 0, esisle un (unieo) intero q
tale' che si obbia b = qa + reO ~ r < a.

Ne omettiamo la dimostrazione. Sj osservi che la Proposizione 13 non


vale nel campo ordinato (incompleto) R[ltll delle serie formali di potenze,
percbe si ha t > 0 ed I > 0 e, tuttavia, e fit < 1 per tutti gli interi fl.
Per iI Corollario al Teorema 6. il sottocampo primo di R e isomorfo
a Q. Se, mediante questo isomorfismo, 10 identifichiamo con Q, possiamo
esibire Q come sottoinsieme denso di R ne! senso che segue.
Teorema 14. Fro due numer; reali qua/sias; c> d eSiste un numero raz;onole mIn con e> mIn> d.
DimostrazioDe: Per ipotesi e c-d> 0, cosicche, per la legge di Archimede, esiste un intero positivo If tale che e n(c - d) > I. tale doe che e
l In < c - d. Sia ora m iI minimo intero tale che sia m > nd; allora si ha
(m -1)/n ~ ~, cosicche e:
m In = (m-I) jn

+ I /n<

d+(c - d) = c.

(19)

Siccome si ha m In > d, la dimostrazione risulta completa.

II

Corollario.

Ogni Ifumero reafe

e m.c.s. di Lin insieme di numeri rozionali.

Dimostrazlooe: Se c e un numero reale dato, si denoti con S l'insieme di


tutti i razionali per i quali si ha mIn ;i c. Allora c e un confine superiore di
S ; per il teorema, nessun numero reale minore d puo essere un confine superiore di S e, pertanlo, ceil minimo confine superiore di S.
COMPLETEZZA E SUCCESSlONI DI CAUCHY : Concluderemo questa paragrafo mostrando come la nostra definizione di completezza implichi la definizione in termini di successioni di Cauchy.

190

CAMPJ SPECIALI

[Cap. V

III R og,,; slIccessione {x.. } dj Cauchy cOl1fJerge ad un

Proposizione 1.5.

limite.
Dimostrazione: Osscrviamo in primo iuoga che ogni succcssione {x,,}
di Cauchy e li.m itata e che questa e vero in un qualsiasi campo ordinato F.
Ponenda infaUi t = I nella definirione di successione di Cauchy, otteniamo :
min

{Xl.

X:,

. . "

X,,(l)-l} & x-" ~ max {Xl ,

X 2 .. ". X"Cl)

+ I}

per tutti gli XI; neJ1a succcssione. Quindi in R, per la completcZ23, esistaRo
gli elementi a.. = m.c.s. {xtlk ~ n}. Ma la sllccessione {a.. } e, per definizione.
non crescente. Pertanto, per la Proposizione II , SI ha Lim all = a per un opportuno a E R. Siccome {x.. } e una sllccessione di Cauchy, ne segue che, per

qualsiasi t> 0, si ha :

IXt-al

IXt-a.t1+ lat-al < e

per tutti

k ~

n,

con n numero naturale sufficientemente grande. (Omettiamo i dettagli). Questo


mostra che e Lim X/r = a in R , come si era affermato.
ESERCIZI
1. Dimostrarc chc no n esiste aleun dominic ordinato D in cui ogfli insieme non
vuoto ha un m.d._ (Suggerimento: Mostrare che D stesso non pub avere un contine
superiore).

2. Dimostrare che il dominio ordinato Z

e c~ mpleto.

3. Siano Se T due insiemi di numeri rea li con i rispellivi minimi contini su


periori h e c. Quale e il minima confine superiore (i) dell 'insieme S + T di tulte Ie
somme .t + I (con .t 10 Set 10 n e quello (ii) dell'unione di insiemi S v T?
4. Dimostrare che un elemento a di un campo ordinato Fe un minimo confine
superiore per un insieme S se e solo sc (i) e s ;:iii a per tulli gli S E Se (ii) per ciascun
e E F positivo esiste un S E Stale che si abbia Is - a I < e.
S. Dimostrare che rra due numeri reali qualsiasi c < d csiste un cubo razionale
(mlnp tale che si abbia c < (mln)3 < d.

6, Dimostrare che se n > 1 e un numero naturale, allora {ra due numeri reali
qualsiasi c < d esiste un numero razionale della forma m Ink, con m E Z ek E N.
7. Dati i numeri reali posilivi a, b, c, d, dimostrare che e alb - cld se e solo
se flO > mb ... nc> md e no < mb ".. nc < md, per tutti gli interi positivi m, n.
8. Dimostrare I'inversa della Proposizione II.
9. Dimostrare il Corollario della Proposizione 13.

10. Dimostrare che ogni sOllocampo di R soddisfa alia Proposizione 13.


11. Dimostrare che Q([xll. come 10 5i
Proposizione 13.

e ordinato

nel testo, non soddisfa alia

12. Dimostrare che se un campo ordinato F soddisfa alia Proposizione 13, e5iste
un monomorfismo d 'ordine di anelli da F verso R. (Suggerimento: Si applichi la

6)

POLINOMI

su

191

condizione del Teorema 14 agli elemcnti di F per rapprescntare ciascun elemento


di F (e di R) come m.c.s. di un sottoinsieme opportuno di Q).
-13. (a) Dimoslrare che il dominio ordinato deU'Esercizio 6 del 4 c un campo
ordinato.
(b) Dimostrare che questo campo ordinalo C: completo.

*6. Polinomi su R
1 polinomi lineari sono irriducibili . in modo banale, Sll qualsiasi campo.
Abbiamo mostrato (Proposizione 9) che i polinomi quadratici a discriminante
negativo sono irridueibili su qualsiasi campo ordinato. Cosi, sui campo reale
R, entrambi gli insiemi precedenti di polinomi sana costituiti da polinomi
irriducibili. Nei 6-8 mostreremo che questi sono gli unici polinomi irridueibili su R (gli unici elementi primi di R[xj). Questa e uno dei risultati piu
importanti dell'algebra classica.
In questa paragrafo stabiliremo aleuni risultat i pi6 deboli. Molti di questi
sono corollari del:
Teorema 16. Sia f un po/inomio reale, ,sia 0< bed ,soddisfi 0110 f(a) <
< d< f(b). Allora I'equazione I(x) = d ha una soluzione (radice) x = c
con a< c< b.
Dimostrazione: Sia S I' insieme dei numeri reali x fra a e b che soddisfano
alla/(x).;i d. Siccome e/(a) < d, S non e vuoto ed ha b come confine superiore ; quindi ha un minimo confine superiore reale c. Mostreremo che e
f(c) ~ d.
A tale scopo basta ovviamente escludere Ie possibilitaf(c) < d ef(c) > d.
lnoltre, per iI Lemma 4 del 4 (can notazione 'cambiata) vi e un M> 0 tale
che la disuguaglianza If(x) - f(c)1 .;i Mix - cl vale per tutti gli x con
a .;i x .;i b.
Supponiamo ora che sia/{c) < de si panga h = [d - f(c)] J M, ovver o
(b - c)J2 a seconda di quale e iI minore. Allora, per la precedente disuguaII) .;i tl, in contraddizione alia nostra definizione di c eome
glianza. ef(c
confine superiore di S. D'altra parte f(c) > d implichercbbe flC - II) > d
per tUlti gli h .;i [J(c) - dJ/2M positivi. Questa contraddirebbe alia nostra
definizione di c come minima confine superiore di S, perche mostra che c- U(c) - d] J2 M sarebbe un confine superiore minore. Rimane l'unica possibilita f(c) = d, Q.E.D.
Da questo teorema si deducono faci lmente i:

Corollario 1. Se f e un poJinomio a coefficienti positivi, pritJo del termine


costante. e se it d> 0, aHora /af(x) = d ha una radice reale positioo.
Corollario 2. Se f ha grado dispari, aI/ora f(x) = c ha una radice reale
per ogni numero u 'a/e c.
Come caso particolare del CoroUario I otten iarno l' inversa della Proposizione I del I : in R un numero non e negativo se e solo se ha una radice
quadrata.

192

CAMPI SPECIALl

[Cap.

A sua volta questa risultato ha un ' ulteriore conseguenza, quando 10 SI


consideri alia luce del fatto ovvio che I'avere una radice quadrata viene conservato da qualsiasi 3utomorfismo di anelli. Siccome e a ~ b in R se e solo
se a ~ b ha una radice quadrata, ne concludiamo che qualsiasi automorfismo
di aneW di R e anche un automorfismo di ordin,e.
D'altra parte. la restrizione di un qualsiasi automorfismo a di anelli
di R al suo campo primo Q deve essere 1'identita IQ. Dunque, qualunque sia
a E R , a deve applicaTe I' insierne L di tulli i Rumeri razionali x con x & a
su se stesso. Siccome (come 5i e dimostralo or ora) a e necessariamente un
automorfismo d 'ordine di R, deve conservare i minimi canllni superiori. Ne
segue che e a(a) = a(m.e.s. L) = m.e.s. a(L) = o. Abbiamo cos! dimostrato
il risultato che segue:
Proposizione 17.

L'unico au/omorfismo del campo R

simboli Aut R = {h}.

e I'idenri/a:

in

e,

II Teoreroa 16. benche formulato come teorema sui polinomi. in effetti,


vero in generale per Ie funzioni continue [: R ~)OO R. La stessa cosa e vera del
seguente risultato, formulato come teorema sui polinomi in n variabili.
PROPRIETA 01 MINltoto:
Data una funzione polinomiale reale [: R" _ R
ed un insieme limitalo e c hiuso Sc RIO, esiste un punta c = (CI .. . , CII) E S
tale che e[(c) & [(x) per tutti gli x E S che, doe, rende mtnima [(x) su,S.
Spi~e:

fissalo,
se Lim

e Ix.1<
XI'"

Si dice che un insieme S c

R~

e IimiratQ quando, per un M > 0

M per tutti gli J( = (Xl, .. . , x~) e gli i = I ... , n. E dello chiuso


= 01 per I = I ... , n e per tutti gli XI. II ) E S implica (01 , . , a.) S.

Sebbene faremo uso pili avanti di questa proprieta di minimo, ne ornetteremo la dimostrazione in quanto appartiene essenzialmente all'analisi.

ESERCIZI
1. Dimostrare che, qualunque siano il numero reale positivo a e I'intero n,
l'equazione x" - a ha una ed una sola radice reale positiva ~Q.'

2. Dimostrare che x4 reale c> - 3/8.

c ha due radici reali, qualunque sia il numero

3. Dimostrare che un polinomio monico di grado pari assume un minimo va


lore reale k e, almeno due volte, ogni valore Teale c> k.
4. Dimostrare i Corollari I e 2 del Teorema 16.
5. (a) Se a e b sono reali positivi, dimostrare che e ox~+I > bx" per tutti gli x
positivi 5ufficientemente grandi.
(b) Dalo un polinornio f avente il cocfficiente direttore positivo, mostrare
come si possa oltenere un numero reale M tale che si abbia f(x) > 0 per tutti gli
x> M.

7]

193

Il PIANO COMPLESSO

-,. (al DimOSlrare che neWanello Q[[lll e x 2 = 1 +

per

(b) Mostrare che in R[[tl l la valuta2ione (-) eta, per qualsiasi


successione di Cauchy.

I E

R, una

-7. (a) Usare la (-) per calcolare'vS con quattro cifre decimal i.

(b) Calcolare

+ 1/49).
7.

V2' con

sei cifre decimali . (SlIggerimellto:

(5V2/1)1-

piano complesso

Si puo definire i1 campo compJesso C in molti modi che danno tutti campi
come anello
nel sensa del
IV.I J.
isomorfi. Lo definiremo
1

.,

e nQn

opera-

sono :

su

(x + y;) + (x' + y ' ;) ~ (x + x') + (y


(x + yi)(X' + y ti) = (xx' - yy' ) + (xy'

+ y');,
+ yx' )i.

(20)
(21)

lnoltre, come corollado del Teorema IV.9, abbiamo il :


Teorema 18. l/ compo compfesso C contiene un sotlocampo isomorlo
od R ed una radice quadrara di -1. In quaisiasi campo F che contenga R ed
una radice quadrata j di - 1, if sottocampo generato da Redo j dew essere isomorfo a C.
Si noti che non esiste alcun sottoinsieme positivo che renda C un c~
ordinato, pcrche I e un elemento negativo che non pub avere una radice
quadrata in qualsiasi campo ordinato (reorema 3). Si osservi anche che ,'inverso molt ipHcativo di x + yi #- 0 in C pub venire calcolato esplicitamente
con la formula:
(x

+ y;)-'

~ [x/ Ix'

+ y') ] + [-

y/(x'

+ y')];'

(22)

Per visualizzare il campo compl esso, rappresenteremo il numoro complesso z = x + y i con il punto P = (x, y) del piano cartesiano. Con questo
resta definito i1 piano compiesso. Se si rappresenta z can il vettore OP dalI'origine 0 = (0,0) a P, l'addizione di numeri complessi. quale e stata definita con la (20), diviene I 'addizione vettoriale mediante la legge del parallelogrammo (cfr. VII.I).

194

[Cap. V

CAMPI SPECIALi

Aneora, si eonsideri la funzione ehe assegna a eiaseun numero c'omplesso


x + yi iI suo compiesso coniugato z*
x yi. Geometricamente questa
z
non altro che la simmetria del piano complesso rispetto all'asse reaTe (l'asse
x, y
0); essa e una trasformazione continua. Quello che e ancora pill inter~ssante, e che e un automorfisrno di C.

II porre zl .. z*
fascia fermi tutti i numeri reali:
Proposizione 19.
(Zl

+ Z2)*

per tutti gli

Zl,

Zl*

Z2,

e un

automorfismo di anello di C che

+ Z2*,

(Z*)*

(23)

= Z,

in C.

Si verificano direttamentele prime due formule in (23) utilizzando Ie


(20) e (21); la terza formula in (23)
banale. Sebbene C abbia molti altri
automorfismi (per esempio, scambiando fra loco
non ha altri automorfismi continui.
Notevolissimi sono i collegamenti fra la moltiplicazione in C e Ie formule
trigonometriche che corrispondono alla precedente rappresentazione geoy2 la lunghezza (non negativa) del segmetrica. Precisamente sia r yx2
mento congiungente I 'origine al punto Z e sia (J I 'angolo dall'asse x a tale
segmento (cfr. Figura V.I), in modo che si ha

V2)

Izi . .- r

(X2

+ i~)1/2,

arg

= (J = tan-1(y/x).

(24)

Chiameremo r i1 va/ore assoluto del numero complesso z e chiameremo 0


argomento di z. Le coordinate polari r e (J determinano x e y mediante Ie formule:
y - r sen (J,
(25)
x - r cos 0,
z = r(cos (J
i sen (J),

che sono Ie sotite leggi per il passaggio dane coordinate poiari a quelle ortogonali. Si scrivono anche Ie (25) nella forma z = r eH1 , perche iI solito sviluppo
in serie di Taylor dA:
elfl = .

1 + if)

+ (

-+(
i)(J8
1)()2
--"--::3--=-!-

21

+ ... _.- cos (J + i sen (J.

y
,

,.,

it

,
,,
,

r 0

,
,,
,

--------x
x
,

,,

FIGURA
,

V.I

7]

195

IL PIANO COMPLESSO

Teorema 20. II vaiore assoluto del prodotto di numeri complessi e i1 prodotto dei valorf assoluti dei Jattori; i1 suo argo men to e la somma deg/i argoment; dei Jattori. In simboli:

Izz'l -izi lz'l,

arg zz' .~ arg z

+ arg z'.

(26)

o
FIGURA

V.2

Dimostrazione: Come nelle (25) si ponga z


= r'(cos 0'

r(cos 0
i sen 0'). Sostituendo nella (21) otteniamo la

zz' - rr' [(cos () cos 0'

sen 0 sen 0')

+ i sen 0),

z'

+ i(cos 0 cos 0' + sen 0 cos 0')]

che, per ben note formule trigonometriche, e equivalente alIa:

zz'

, rr' [cos (0

+ Of) + i sen (0 + 0')].

E questa e la tesi (26).


Non solo Ie proprieta moItiplicative dei valori assoluti s<!no valide per i
numeri complessi come per i numeri reali, ma anche , queUe additive (delle
disuguaglianze). Cioe si ha:

Izl>

tranne che nel caso z

Iz + z'l

0,

101

(27)

= 0;

Izi + Iz'l

(28)

Per dimostrarlo osserviamo che la fOllllula .(20) significa che la somma


z + z' puo venire trovata disegnando (Figura V.2) 1I parallelogrammo avente
tre vertici in z, 0 e z'; it quarto vertice si trovera in z + z'. Ora Ie formule
(27) e (28) seguono dall'identita rra valori assoluti e lunghezzegeometriche.
Chiameremo radici n-esime dell'unita Ie soluzioni complesse dell 'equazione
z" - I. Esse possono venire localizzate nel piano complesso mediante Ie formule (26); esse sono gli n numeri complessi Zk con Iziti - I e arg Zit - 2:rr:k/n
e quindi possono anche venire descritte come gli n vertici di un poligono regolare con n lati inscritto nella circonferenza unitaria Izi .- 1 e con un vertice
nel punto Izi - I. Per Ie (26) si ha Z"Zk = Zh+k, quando si prendano tutti
gli indici modulo n; inoltre e Zn
1. In altre parole ci sono esattamente n
radici complesse n-esime dell'unita; esse formano un gruppo per la moltiCC=

'

1%

CAMPI SPECIAL!

[Cap. V

plicazione e il porre k' ) Z/c e un isomorfismo del gruppo ciclico additivo


Z1l verso il gruppo moltiplicativo delle radici n-esime dell'unita.
Siccome si ha zlle
Zlc, i1 numero complesso Z1 - e2n (/1I genera questo
gruppo ciclico; gli altri generatori sono gli Zm con (m, n) - 1. Questi generatori sono chiamati radici primitive )) n-esime dell 'uni ta.; esse sono q uei numeri il cui ordine, nel gruppo moltiplicativo di tutti i numeri complessi diversi
dallo zero, e esattamente n.

8. IrriducibUita so C e su R
Completeremo ora la determinazione di tutti i polinomi irriducibili sui
campo reale e su quello complesso. La risposta e contenuta nel seguente risuItato fondamentale, chiamato talvoIta Teorema fondamentale dell'algebra )).

Ogni polinomio f, non costante, a coefjicienti in C, ha una

Teorema 21.
radice in C.

Dimostrazione: Siccome J{z) = amz m + am_lzm- 1 +


am =I- 0 ed m > 0 ha Ie stesse radici del polinomio monico

g(z) -;- zln

... + ao

con

+ (am_l/am)Zm -l + ... + (ao/am),

possiamo supporre che J sia monico senza ledere la generalita. Cerchiamo ora
una sceIta di z che renda minimo

(29)
Siccome it rendere minima Ig(z)1 e 10 stesso che rendere minimo Ig(z)12, e
questo e un polinomio reale in x e y, possiamo applicare la Proposizione di
minimo del 6.
Esplicitamente, sia S un qualsiasi disco Izl ~ R, con R sufficientemente
grande percbe si abbia Ig(z)12 ~ Ig(O) I = Icol per tutti gli z con Izl> R. Un
R siffatto esiste perche, per la (29), si ha

II + Cm-1Z-1 + ... + coz-ml, r - Izl,


dove il secondo fattore e maggiore di ! se r e maggiore del massimo dei nuIg(z) I -

rln

meri reaIi 2ml Cm-Il, ... , 2m vi col, cosicche ciascun termine nella parentesi
della (29) e minore, in valore assoluto, di 112m. Ne segue che, se R e maggiore
del rnassimo fra questi numeri e v2lcol, cosicche si abbia Rm/2 ~ Icol, si
avra Ig(z)j2 > leo I per Izi > R.
La proprieta di minimo ci assicura che Ig(z)i 2 (e quindi anche Ig(z)l)
assumeril iI suo val ore minimo Iglmln ~ leo I in S in un certo punto b; per it
paragrafo precedente, questo rendera minimo Ig(z) I neH'intero piano z. Sia
ora n it massimo intero tale che si abbia (z
b)1I1 [g(z). . g(b)]; aHora e:

g(z)

g(b)

(Az)"cp(z) ,

Az = (z

b),

(30)

8]

IRRIDUCIBILITA

s0

C E. SU R

197

per un certo polinomio tfo non divisibile per z


b e di grado m
n. Inoltre
e tfo(b) "# 0 per il Corollario IV.21.2. Per dimostrare it Teorema 21 basta
ovviamente far vedere che e g(b) - 0, it che seguira se, per ogni g(b} "# 0,
potremo trovare uno z tale che sia Ig(z) I < g(b)l. Raggiungeremo tale scopo
trovando uno z tale che g(z) sia interno al quadrato avente duevertici opposti
in 0 ed in g(b) e come diagonale il segmcnt0 da 0 a (!(b), come nella figura V.3 .

g(b)

FIGURA

V.3

A tale scopo osserviamo in primo luogo che, siccome Itfo(z> I Itfo{b + ~z)1
e limitato per ILUI ~ 1, possiamo rendere 1(~z)I"tfo(z)1 < !g(b) scegliendo
ILUI < e, con e costante posit iva
piccola. Poiche arg tfo{z)
e continuo in z se etfo(z) "# 0, possiamo rendere anche larg tfo(z) . arg tfo(b} I <
< n/4, scegliendo ILUI < 11, dove 'YJ e un'altra costante positiva sufficientemente
piccola. Si definisca ora ~ (e quindi z = b + ~z), ponendo:

'I~zl =

Questa scelta soddisfa sia alIa


arg

[(~z)ntfo(t)]

Per I'equazione (30),

- -4

+ arg g(b) . arg tfo(b/n.


1(~)"tfo(z)1 < !Ig(b) I che alia

arg ~z - (n

min (e, 11),

+ arg g(b)

e (~z)"tfo(z) '- g(z)

. arg tfo(b)

+ arg tfo(z).

g(b), e, per la scelta di 11,

< arg [g(z)-g(b)] -(n

(31)

+ arg g(b

<

'll

4 .

Ne segue che g(z) deve essere interno al quadrato della figura V.3 e la dimo.
strazione e completa.
Effettivamente i dettagli della dimostrazione del Teorema 21 (che appartengono all'anaIisi) ci interessano meno delle sue conseguenze, alcune.
delle quaJi seguiranno. Per it Corollario IV.21.2, it Teorema 21 implica che
ogni polinomio complesso ha un fattore !ineare complesso. Resta cosi dimostrato i1:

Corollario 1.

Un polinomio di C[z]

e irriducibile se e solo se e lineare.

Applicando it teorema della unicita della fattorizzazione per polinomi


su un campo arbitrario, otteniamo it:

Ciaseun polinomio f di grado m in C[z] puo venire seritto


in uno e (a meno di una permutaz;one de; fattori) un sol modo nella forma:
Corollario 2.

f
dove

e c "# 0 e Zl,

= e(z

. ,

. Zl)(Z

Z2) . . (z

Zm),

(32)

z'" sono numeri eomplessi.

198

[Cap_ V

CAMPI SPECIALI

Gli Z} nella (32) sono ovviamente Ie radici di fez); se un certo Z} vi fi


gura esattamente r volte, esso verra chiamato radice di moltep/icita r.
Consi deriamo poi I' effetto sulla rappresentazione (32) dell' automorfismo
zf-+ z*. Se fER [x] (doe se j suoi coefficienti sono reali) allora questo auto
morfismo deve permutare gJi (z
Zj) riella (32) fra loro e c - c* deve essere
reale, percheS si ha c*(z Zl*)(Z
Z2*) . .. (z
Zm*)
/*(z) - fez). Ab
biamo dunque la:
Proposizione 22. Le radid complesse non reali di un qualstasi polinomio
reale jigurano a coppie coniugate e Ie radici di ciascuna coppia jigurano con fa
stessa molteplicita.
.

Inoltre si possono moltiplicare fra loro i fattori lineari complessi coniugati di una coppia, z
z, e z zJ* nella (32) con Zj = a + bi, b 1= 0, in
modo da ottenere

(z

(a

+ bi(z

(a

bi) -

Z2

2az

+ (a + b2),
2

che un polinomio quadratico reale a discriminante negativo: 402


b2 ) 4b 2 < O. Abbiamo cosi dimostrato il

4(a2

Teorema 23. Qua/siasi polinomio rea/e pub venire fattorizzato in un solo


modo in fattori lineari (reali) ed in fattor; quadratici reali a discriminante nept~.
.
Facendo i1 confronto con la Proposizione 9, otteniamo il seguente:

Corollario. Un polinomio di R [x]


quadratico a discriminante negati'lJo.

e irriducibile se

e solo se

e lineare 0

ESERCIZI

1. L'anello quoziente C[zl/(Z2


la risposta.

+ 1) e un

dominio di integrita? Giustificare

2. Scomporre in fattori in C [z 1:

+ Z3 - z 1.
3. (a) Dimostrare che, se 1=10 + /1z + /2z2 + .. . + 1211z2,. soddisfa alia
/2 .. per tutti i k, allora e I(z) = zflg(Z + Z- 1), con g polinomio di grado n .
(b) Trovare i fattori irriducibili di Z4 + 3z 3 + 4Z2 + 3z + 1 in C[zj ed in
(a) z2

Ilc

+ z + 1 + i,

(b)

Z4

- 11:

R[z).

*(c) Generalizzare il risultato in (a) a polinomi di grado 2n

1.

4. Dimostrare che l'equazione z" = c ha n radici complesse distinte, qualunque


sia c#-O in C e che esse sono i vertici di un poligono regolare.

5. Sia lr < 4ac con a b,


bx + c).
j

*6. La 1= Z3
,

C E

R. Costruire un isomorfismo C ~ R[x]/(ax 2

+ 11z + /0 abbia Ie radici


[(Z1

Z2)(Z2

Z8)(Z1

(11 secondo membro di questa equazione

Z1, Z2, Z3. Dimostrare che

Z3)j2

4/13

27/02

e chiamato discriminante di f).

9]

199

CAMPI QUADRATICI

*7. Utilizzare Ie frazioni parziali per dimostrare che qualsiasi funzione razionale
suI campo C PUQ venire scritta come somma di un polinomio e di funzioni razionali
aventi ciascuna numeratore costante e come denominatore una potenza di una funzione lineare.
*8. Utilizzando la relazione cos 0 = (e,e + e- ifJ)/2, dimostrare che esiste un
polinomio Tn tale che sia cos nO = Tn(cos 0), (Questo polinomio e chiamato polinomio di Chebyshev di grado n).

*9. Campi quadratici


Una classe interessante di campi particolari e data dai cosiddetti campi
quadratici di numeri algebrici. Questi sonQ i sottocampi di C generati da Q
e dalla y'd. dove d e un numero razionale che non sia un quadrato di un numero razionale. L'elemento generico di un qualsiasi campo siffatto Q( y'a)
ha la forma a
r
s y'd (r, SEQ), e Ie operazioni di Q( y'd5 ' sono

+ S yd) + (r' + S' y'd) = (r + r') + (s + S'),yd,


(r + s v'd)(r' + S' y(i) - (rr' + ss'd) + (rs' + sr').yd.
(r

(33)
(34)

Evidentemente si ha Q(y'd);;:;: Q[t]!(t 2 . d). Inoltre, senza ledere la generalita (perche?), si puc prendere per dun intero Itbero da quadrati
cioe un
intero che non sia divisibile per il quadrato p2 di un qualsiasi primo p; nel
seguito faremo sempre questa ipotesi.
. Ciascun campo quadratico Q(y'd) con gli elementi a
r +_s y'd, ha,
come automorfismi, l'.identita e a I ) (J - r . s y'd. 11 prodotto a(J - r 2
s2d
verra chiamato norma. N(a) di a. Se de negativo, (J e ovviamenteil complesso
coniugato di a e siha N(a)
10'1 2 .In ogni caso
si
ha
N(aa')
N(a)N(a'),
. qualunquesiano i: due elementi a, a ' E Q(y'd} e a e una radice dell'equazione monica q.uadratica:

(z

. a)(z

a)

Z2

2rz

+ N(a)

O.

(35)

Una questione affascinante riguarda la unicita della fattorizzazione degli


interi in Q(Vd). Chiameremo intero quadratico un numero a E Q(y'a)
quandoi coefficienti
2r e N(a) nella (35) 80no entrambi interi. Un facile
criterioper que.sto fatio e la seguente:
Proposi~ione1.4.. II numero r
.

.
valgono Ie seguenti condizioni:

se
se

'e

+ s y'd e un intero

quadratico se e solo se

d -~ 2 <> d 3 (mod 4), r ed s sana interi,


(36)
..
e d ~- 1 (mod 4), a i ed $ $ono entrambi interi a entrambi la meta di interi
(r = m + t, $
n + t, m, n E Z).
(36')
-

,"

200

CAMPI SPECIALI

[Cap. V

Dimostrazlooe: Siccome 2r e un intero nella (35), ovviamente r deve


essere la meta di un intero; DC segue che ,2 deve essere un ioleTa ovvero avere
la forma 2Jc + !(k E Z). Siccome d e un intero Iibero da quadrati. s deve
percio essere un inteTa 0 la meta di un ioteea (qualunque sia r) per rendere
ioleTa N(o) = r t - std. Ne! secondo caso (r ed s entcambi meta di ioteri),
se h c iI resto di d (mod 4), allora la parte frazionaria di ,; - s2d e (I - h)/4
che e un intera se e solo se e h = I, doe nel caso della (36').
Proposiziooc 25. Gli interi quadratici di Q(y'd) costituiscono un sottoinsieme J(d) i cui elemenli invertibili sano gli inter; quadratic; (J awmt; N(u) =
= l.

DimostrazJooe: Nel caso (36), la verifiea che J(d) e un sottodominio


Ne1 caso (36'). la chi usura rispetto alJ'addizione e ancora banale. La
ehiusura ri spctto alia moltiplicazione nel caso (36' ) segue dalla formula
N(uu') = N(a)N(a' ) e dal fatto che a = r + syd (r ed s ent rambi meta
di interi) e un intero quadratico se e solo se N(u) e un intero razionale.

e banale.

Gu INTERI GAUSSIANJ. 11 easo partieolare pill interessante e quello con


d = -1 degli interi gaussian; m
ni (m, n E Z), gia eitati nel IV. 13. AffineM a = m
ni E G sia invertibile e necessario (e suffieiente) che sia N(a) =
= m2
n2 = 1. Le sole possibilita sono m = I con n = 0 ed n = I
con m - 0; ne segue ehe gli e1ementi invertibili di G sono I e i. Ne
ni ha esattamente quattro associati
risulta ehe ciaseun iotero gaussiano m
in G: m + ni, -m-ni, n - mi e - n + mi.
Dimostriamo ora "esistenza di un algoritmo della divisione in G.

Lemma. Qualunque siano gli interi gaussian; u e


ter; gaussian; Yj e C tali che s; ha:

0, esjslono due jn-

l' '"

N(i;)< N(r).

a =Yjr+C,

(37)

Dimostrazioae: Consideriamo il sottocampo G', G c G' e C, formato


da tutti i numeri complessi u + vi con u, v E Q e con I'addizione e la moltiplicazione (20H21). Siccome G' e un sottocampo, possiamo effeltivamente
dividere u per l' oltenendo all' = u tJi. Si seelgano ora gli interi m ed n
pill prossimi possibile rispettivamente ai numeri razionali u e tJ. AHora

0,/1' =

+ ni + r(u -

con [m-u] ;;;:;

1.

In-tJl ~

N(e) = (u -

m)

+ (tJ -

1 e,
m)!

n)i1 = YJ

+ ~,

YJ= m + ni,

pertanto,

+ (V -

fl)l:i

1+ 1<

I.

Possiamo ora scrivere I'equazione precedente nella forma


formule della norma, val ide anehe in ~', danno
Nr)

propri o come si voleva.

N( / )N(r) < N(r),

= YJr

+ ~r.

Le

9]

201

CAMPI QUADRATICI

Teorema 26.
principali.

Gli interj gaussian" costituiscono un dominio ad ideali

Dimostnzione: In qualsiasi ideale di G si scelga un e1emento di norma


minima e si applichi I'algoritmo della divisione.
Gli interi gaussiani hanna dunque una fattorizzazione unica in primi.
Gli esempi di domini di integrita studiati fino ad ora potrebbero suggerire che la fattorizzazione uniea in primi valga sempre. Ora non e affatto cos!.
Un controesempio ci e dato dal dominio J(-5) descritto nella Proposizione
25. In questo dominio I'intero razionale 9 ha due scomposizioni:

9 ~ 3 .3 ~ (2 + V S)(2-V5).

Tutti questi fattori 3, 2 +


5 e 2 - yCS sono primi perche la norma di
eiascuno di essi e 9, cosiccM qualsiasi lore fauore proprio dovrebbe avere
norma 3. Ma in 1(- 5) non ei passono essere elementi m + nv-5 aventi
norma 3, percM J 'equazione m 2
5n 2 = 3 non ha soluzioni intere. Inoltre
3 non e associato di 2 + V 5 percM la 3 = (2 + V -5Xm + n yCS> non
ha so iuzioni intere. Abbiamo cod esibi to UD easo esplicito in cui non si ha
fattorizzazione unica .

ESERCIZI
I. Scomporre gli interi gaussiani seguenti in primi gaussiani: S, J + i, I - 7i.
2. Trovare tutt!;.le fattoriuazioni possibili di IJ in primi gaussiani e mostrare
esplicitamentc cite"'aue qualsiasi di queste fattorizzazioni differiscono solo 0 per
I'ordine dei fattori 0 per dei loro assotiati.
3. Utilizzare l'aJgorilmo eudideo per trovare i1 M.C.D. di ciascuna delle seguenti coppie di interi gaussiani: (3 t 6i, 12 - Ji), (S + Ji, 1J + 18i).
4. Dimostrare che I'cssere N( fJ ) primo in Z implica che fJ sia primo in G.
S. (a) Dimostrare che un p primo in Z e pure primo in G se e solo se I'equazione
x2 +
p non ha soluzioni intere x ed y.
(b) Dimostrare che ogni primo raziollale avente forma p = 4r + J e primo
aoche in G.
6. Dimostrare ehe I'anello G ha due e due soli aUlOmorfismi.
7. Dimostrare che iI dominio J(7) ha due e due soli automorfismi.

r ..

8. Dimostrare che 8 + 3V7 e qualsiasi sua potenza sono invertibili in 1(7).


9. Costruire il dominio J(2), definirvi la norma e dimostrare che e un dominio
ad ideali principali.

+ v'2

10. Scomporre in 1(2) in fattori primi S, 2


e I + 3y2.
11. Dimostrare che qualsiasi elemento invertibile in J(2) ha la forma
(J +
12. Dimostrare che Zt(xll{xl + x + 1) e un campo con quattro elementi ed
esibire la tavola di addizione e quelJa di moltipiicazione per questi elementi.
13. Dimostrare che, qualunque sia i1 primo p, csiste un campo con p elementi .

vii-.

CAPITOLO VI

Moduli

Un modulo e un gruppo abeliano additivo i cui elementi possono venire


molti licati in modo 0 ortuno er Ii elementi di un cerlo anello R di scalari . I hanno rno u i I questo t1po per qua SlasI ane 0 R.
I usuali vettori geometrici (nel piano 0 nello spazio) costituiscono dei moduli sui campo
reale R. I polinomi su un qualsiasi anello commutativo K costituiseono un
modulo su K. Gli elementi di un qualsiasi gruppo abeliano additivo costituiscono un modulo sull'anello Z degli interi. In questo capitolo saranno traUate
Ie proprieta generali dei moduli su anelli arbitrari; nel prossimo capitolo si
studieranno proprieta particolari di moduli su campi
spazi vettoriali I~.

1. Moduli tipici
Sia R un anello qualsiasi. Lo chiameremo ( anello di scala ri e ne indicheremo gli elementi con lettere greche minuseole x, A, p, . . .

DEFlN1Z10NE: Un R-modulo A e lin rn () abeliano o.dditiw con


una unzione R X A -+ A, in leata con (x, a) 1-+ xa e soggetta at seguenti assiomi, per lutti gli elementi x. '" ERe a, b E A:
x(a + b) = "a + "h,
(x + A)a = "a + Aa,
(xlla _ x(la),

la

a.

(I)

(2)
(3)
(4)

Piu esplicitamente. tale modulo e u.n moduIQJ..ini.s:(t:Q.m:rche nella forma:


zione di "a. 10 scalare " e seritto alia sinistra dell'elemento a del modulo.
Un R-modulo e, quindi, una struttura algebriea A con un'operazione biDaria + : A X A -+ A e con un insieme di operazioni unarie A -+ A, una
per eiaseun sealare "nell 'anello R. Questa operazione 0.1-+ xa viene ehiamata
multiplo sea/are cO moltiplicazione scalare per x . Gli assiomi di modulo,
quali sono stati enunciati pin sopra, richiedono che A sia un gruppo abeliano
per la +, che valgano entrambe Ie leggi distributive (l) e (2), che valga la
legge associativa ( m'ista (3) e che la moltiplicazione sealare 0.1-+ 10. per
I' unita 1 dell'anello R sia la funzione identita A -+ A. (Senza questo ultimo
assioma, qualsiasi .gruppo abeliano A potrebbe diventare un R-modulo in
modo banale, ponendo ciascun multiplo scalare xa uguale a zero).
L'assioma (I) con x fisso, afferma che 0.1-+ xa e un morfismo A -+ A
di addizione. Siccome qualsiasi morfismo di addizione e pure (P,rQposizione

I]

203

MODU LI TIPICI

III. I) un morfismo per 10 zero e per I'inverso additivo, la ( I) implica che SI


abbia:
xO ~ O,
x(-a) = -{xa).
(5)
L'assioma (2) con a fisso afferma che x'"* xa e un morfismo R ~ A di add izione. Come prima questo fatto impliea ehe si abbia:
Oa

(6)

0,

Esami niamo ora aleuni esempi tipici di moduli.


ESEMi'IO I: I vet tor! con un'origine fissa 0 nel piano formano un modulo sui campo dei reali. Si rappresent i ciascun vettore Ii con un segmenlo
orientato OA uscente dalJ'origine O. Per sommare due vettod Ii e v, SI costrui
sea iI parallelogrammo avente Ii e tl come lati adiacenti e si prenda come somma
u + v la diagonale del parallelogrammo, COOle nella figura.

C?1
"

Questa addizione eassociati\;1ed ha come unita additiva il vettore di lu nghezza


nulla. L'inverso additivo di qualsiasi vellore e il vettore avente la stessa lunghezza e verso opposto. Dati un vcltore u ed un numero reale posit ivo Q,
costruiamo iI multiplo scalare eu prendendo il vettorc avente la stessa direzione e 10 slesso verso di u e lunghezza (! volle Ja lunghezza di u ~ ovvero,
se e e negativo, avente la stessa direzione e verso opposto di quel10 di u e
lunghe7..za 101 volte quella di u. Con queste opcrazion i i vettori del piano costituiseono un modulo suI campo R dei numeri real i.
Rispetto ad assi coordinat i x ed y qualsiasi nel piano, ciasclln vettore
u = OA e rapprescntato dalle coordinate (x, y) del SilO estremo A; inoltre Ie

("',J)

O~--~--------~r

operazioni di add i7jone c di multiplo scalarc diventano operazioni su queste


coppie:
(x, y)

+ (x',

y')

(x

+ x', y + y'),

e(x, y)

(ex, ey)

204

MODUl..I

[Cap.

VI

Osserviamo che Ie coordinate (x, y) del vellore dipendono dana scelta degli
assi.

EsEMP10 2: Sia R un anella qualsiasi. Nell'insieme R x R di tutte Ie


coppie o rdinate (6 , 6) di elementi fl E R, Ie equazioni:
(t

<,) + (~. "') ~ . + '7'. <, + "')


>t((l. 6}

(7)

(,,6 Xf2)

definiscono una somma termine a termine e, per ciascun x E R, un multiplo


scalare termine a termine. Controllando gli assiomi di modulo, si mostra che
questQ insieme R x R e un R-modulo per queste due operazioni. Nel piano
ciascuna scelta delle coordinate, come nell'esempio precedentc. da un isomorfismo deU'R-modulo dei vet tori piani verso il modulo R x R. Allo stesso modo
i vettori con una origine fissa nello spazio tridimensionale costituiscono un
modulo isomatfa al modulo R X R x R di tutte Ie terne (x, y, z) di numeri
reali .
Questc. costruzioni con coppie e terne possano venire generalizzate.
ESEMPIO 3: Dati un anello Red un intero positivo n, I'insieme R" di
tutte Ie sequenze ~ = (E, ... , E.. ) di n elementi E R con Ie operazioni termine a termine definite dalle:

e,

(el, ... , e.. ) + (If1 ,

... ,1),,) =

)t(EI, . .. ,

e. ) =

(el

+ 7)1,

... ,

e.. + ?j.t),

(8)

()t6, ... , x-l .. )

e un R-modulo. Si verificano subito gli assiomi di modulo; 10 zero dell ' addizione e la sequenza 0 = (0, .. . , 0) e l'inverso additivo di (el, ... , e. ) e
(-EI, ... , -!..). In particolare J(l e il modulo R X R menfre RI e 10 stesso
anello R considerato come modulo su se stesso. Si pub anche considerare
RD, cioe il gruppo abeliano {o} consistente dello zero soltanto con i multipli
scalari KO = 0, come R-modulo bona/e.
ESEMPIO 4: Qualsiasi gruppo abeliano A e automatieamenle un modulo
sull'anello Z degli inleri. fofani in un gruppo abeliano additivo A abbiamo
gia definito per ciascun intero n i multipli 01-+ no e Ie identita (Ul.I l) e (HI. 12),
cui questi multipJi devono soddisfare, includono quelle richieste in (1)-(4)
per un modulo su Z. Viceversa, in qualsiasi ZmoduJo, ciascun multiplo (sealare no e proprio il multiplo)) IUJ gia definito in (TlI.IO) per un elemento
o di un gruppo abeJiano. Infatli, per J'assioma (4) di modulo, 5i ha la = a;
per l'assioma (2) e (n + l)a = no + a; per la propriela (6) e (-n)a = --{na)
e queste sono proprio Ie equazioni (III. I0).
Brevemente, uno Z-modulo
un gruppo abeliano.

EsEMFIO 5: Qualsiasi anello T con un soltoanello R e T e un R-modulo.


Le operazioni sono I'addizione in Ted una restrizione della moltiplieazione
in T, precisamente la funzione (x, 1)1-+ "I che porta il prodotto di un elemento
:.: nel sottoanello per qualsiasi I nel1'intero anello T. n caso T = R da il modulo RI = R. Si nOli in particolare. iI easo in cui T = K[xl e l'an,lIo dei
polinomi su un anello commulalivo K, considerato solamente come/modulo
sui sottoanello K dei coefficiel1ti. Analogamente l'aneJlo KN delle serle formali

2J

205

TRASFORMAZIONl UNEARI

di potenze su K

e un

K-modulo; i suoi elementi

SODO

Ie successio ni / = (10 ,

/1, .. .,/t, ... ) di elementi /t E K con la somma termine a (ermine ed i mul-

e un esempio

lipli scalari pure termine a termine. Quindi questa


analogo a K"':

( infinito

ESERC[Z[

1. Oimostrarc che in un qualsiasi R-modulo 5i ha


interi n.

n(~a) =

x(na) per tutti gli

2. Verificare gJi assiomi di modulo (1}-(4) nel case del modulo R- .


3. Quali dei seguenti insiemi di polinomi in Klxl con K commutativo sono
X-moduli? (a) Tutti i polinomi aventi esatlamente grado 4. (b) Tutti i polinomi aventi
al massimo grado 4. (c) Tuui i polinomi monici. (d) Tutti i polinomi di gradd pari .
4. Dimostrare che il X-modulo di tutti i polinomi in K[xl di grado minote di
n, e isomorfo al K-modulo K-.

5. Dimo$trare che, se per un numero naturale n> I in un gruppo addi tivo


0 per tutti gli a E' A, allora A uno z..-moduJo.

e na =

6. Dimostrare che negli assiomi per un modulo ]'ipotesi della commulativit3.


per I'addizione e ridondante. (Suggerimenro: Si sviluppi (I + l)(a + h) in due
modi).
7. Dimostrare che un ideale sinistro A in un a nello R e un R-modulo.
8. Dimostrare che, se R
siderato un R-rnodulo.

e un sottoancllo di

T, ogni T-rnodulo pub venire con-

9. Dimostrare che, se A e un R-modulo, I'insieme di funzioni A- di tulle Ie


sequenze di n elementi di A. con I'addizione termine a termine e multipli scalari
opponuni. e un R-modulo.

2. Trasfonnazioni lineari
Dati due R-moduli A ed A' , un morfismo di R-moduli

t : A ~ A' tale che si abbia:

I(a

+ b) ~ I(a) + I(b),

t(~a) =

r tutti Ii a, b E A e r tutt i Ii scalari ~ E R.


egutva enti al tU nica richiesta c e si a ia:
.

t(~a

+ )'b) =

,,(ta)

'e una

funzione
(9)

x(ta)

ueste due condizioni sono

+ ..t(tb)

(10)

per tutti gli at b E A e 'efr tutti &Ii scalari ~. ), E R. Pili in generale, a partire
dagli scalari ~f e dagli e ementi a, del modulo. con i = I, ... n si possono
"na.. ; qualformare nel modulo A Ie combinazioni R-Iineari ,l(lal + .. .
siasi morfismo di moduli conserva tali combinazioni:

,II)

206

MODULI

[Cap. VI

che sono
o

; a
assegnamo come insieme sostegno I
U(A) di tutti gli eiementi del modulo A ; a ciascuna coppia
di oggetti A, A' assegnamo J'insieme dei rnorfismi :
hom (A, A') = {tJ t : A _ A ' e un mortlsmo di R-moduli}.

(12)

Allora (come si richiede per una categoria concrcta) ciascun morfismo t e


una funzione suJ1 ' insieme U(A) verso J'insieme U(A'). Fissato A , hom (A . - )
fornisce un [unlore sugH R-moduli verso insiemi, mentre, flssato A', hom (-,
A' ) e un funlare controvariante sugli R-moduli verso insiemi.
Possiamo ilIustrare Ie trasformazi oni li neari con gJi esempi seguenti,
numerati in modo da corrispondere a quelli del paragrafo precedente.
ESEMPIO I: Ndl'R-modulo V di tutti i vettori aventi una data origine
nel piano, per ciascun angola 0 si ha la funzione f (l : V __ V chc ruota il piano
in verso antiorario intorno all'origine dell 'angolo 0. Ora un parallelogrammo
ruota in un parallelogrammo e. per ciaseun e reale, il e-upla di un veUore u
mota nel e-upJo di f(lU; per tanto I'operazione f~ di rotazione eun endomorfismo
del modulo V.
Pcr ciaseun a rcale. I'operazione Sa : V __ V che allunga ciaseun veltore
'l! in modo che la sua lunghezza divenga a volte queJia originaria, e una mappa
ehe conserva parallelogrammi e multipli sealari e che e, pertanto, un endomorfismo di V. Molte altre trasformazioni geometriche sono lineari: il ribaltamento attorno ad una retta per I'origine, I'operazione di dHatare per un fattore reale positivo (f in direzione ortogonale ad un asse e paralIela all 'altro.
ESEMPIO 2: Per I' R-modulo R X R di tulte Ie cOPPlc ordinate aI, '2)
di elementi di R, ciascuna delle tre posizioni:

conserva ie operazioni termine a tennine del modulo R X R ed e, pertanto,


un endomorfismo di R X R. Nel caso gcometrico quando e R = R . la prima
trasformazione e il ribaltamento del piano coordinato R2 intomo alia bisettrice del primo e terzo quadrante, la seconda e i1 ( I taglio ) del piano parallelamente all'asse x (si pensi ad un mazzo di carte) mentre la terza proietta
cia~cun punto oftop:onalmenk suit ' ass~ x. \Cfr. la Figura Yll).
(x, y)

~L------l/7
FIOURA VI.I

U'Y)
(x, 0)

2]

207

TRASFORMAZIONl LINEAR.!

EsSMP10 3; Per il modulo R" di tutte Ie sequenze ~ : D -+ R di iI scalari


esistono parecchie trasformazioni Iineari R" -+ R quali queUe date dalle posizioni (EI ... , {..)t-+':I + Ell ovvero (El , ... , E,,)t-+ ~l Gli endomorfisrni
di R" (che verranno studial i sislematicamente nel VIII. I) includono quelli
ouenuti permutando Ie componenli e quelli dati dalle posizioni del tipo
della

EsEMPIO

4: Qualsiasi morfismo di gruppi abeliani

e, per la Proposizione

1n.2, un morfismo di multipli inieri e, pertanto, i momsmi di gruppi abeliani


coincidono con i morfismi di Z-moduli.
EsEMP[O 5: Se R e un sotloanello di T, un endomorfismo T ....,.. T di
aneW e un endomorfismo dell'R-modulo TpurchC lasei fermi gli elementi del
soltoanello R. D'allra parte, non e detto che un endomorfismo T -+ T di
moduli debba essere un endomorfismo di anelli. Un esempio di questa fatto
e la mappa K-[ineare Klx] -+ Klx] che moltiplica ciascun poli'nomio per x;
un altro esempio e la mappa Klineare f'r-+ f' che porta ciaseun polinomio
Ie K[xl nella sua derivata formale ( IV.6, Esercizio 4). Per ciascun c E K,
la va!utazione in c e un morfismo Ec : K[x1-+ K di K-moduli.
Consideriamo ora opecazioni sui momsmi stessi che renderanno I'insieme hom (A, A') di morfismi t : A ....,.. A' un gruppo abeliano Homli (A, A').

Teorema 1. Se A ed A' sono due R-moduli, {'jnsieme Homll (A, A' ) =


= {t it : A -+ A ' e un morfismo di R-moduli} con I'addizione lerminl! a lermine di morfismi un gruppo abeliano.

O'ora innanzi hom con la h minuscola indiehera l'insieme di


questi morfismi t e Hom con la H maiuscola indichen\ il gruppo di
questi J!lorfismi I.
Dimosttazione: La somma termine a termine di due morfis_~.!t .L:.A...-:+.
e la funzione s , definita er tutti Ii a E Adalia (s + t)a = sa to.
Per qualsiasi scalare x si ha (s + t) xa
x(sa + ta
x s I , COSICC
S + I e un morfismo per qualsiasi multiplo scala re a'r-+ xa . .E. anche un morfismo di addizione perehC, per due clementi qualsiasi a, be A, si ba:

-+ A '

(s
mentrc

+ t)(o + b) =

e:
(s

sea

+ b) + I(a + b) =

+ I)a + (s + t)b =

sa

sa + sb

+ ta + tb,

+ ta + sb + tb,

e questi due risultati sono uguali perche J'addizione in A' e eommutativa.


Questa sonuna di morfismi fomisee una operazione binaria (s, t) 'r-+ S + r
su Homll (A , A' ). In quanto somma termine a termine, essa e associativa .e
eommutativa. Lo zerO per questa somma e quel momsmo 0 che porta ogni
a 'nello zero (10 zeromorfismo 0 : A -+ A' ). L'inverso additivo di tela funzione
- I definita daJla (-/)a = -{ta). Pertanto HomR e effettivamenle un gruppo
abeliano.

-, MODULI

20S

[Cap. VI

Teorema 1. Per Ie mappe R-lineari nella configurozione:

va/gono enrrambe Ie legg; distributive:


k

(s

+ t) =

+k

t,

($

+ t) h =

s oh

+ t .. h.

( 13)

Per dimostrare 1a prima legge, prendiamo un qualsiasi b EA. Si ha:

+ t)]b ~ k(,b + tb) ~ k(.bj + k(tb) ~ (k . , + k t)b,


quando si faccia usa del faUa che k e lineate. La dimostrazione deJ1a se<:onda
legge distributiva e del tutta analoga.
[k(,

Corollario. Per claseun R-modulo A , ['insiemt:


Endn (A) = {t it : A _ A

e un

endomorfismo di R-modulo}

(J4)

con l'addizione termine a termine e con 10 composizione come moltip/icazione.


anello.

e un

DimostrazioJre: Per i1 Teorema I, End R (A) = Homn (A, A) e un gruppo


abeliano. Si sa che la composizione di endomorfismi e associativa e che ha
I A : A __ A come unita. Siccome. per il Teorema 2, valgono entrambe Ie
Jeggi distributive, l'insieme Endn (A) e un anello come si era af'fermato.
In particolare. quando sia R = Z, questo dimostra ancora una volta
cbe. per qualsiasi gruppo abeliano A, Endz (A) e un anello. come sj era gia
osservato nel Teorema IV.7, con una dimostrazione sostanzialmente' uguale.
Se R e un anello, qualsiasi R-modulo A e automaticamente un gruppa
abeliano, quindi uno Z-modulo e qualsiasi morfismo di R-moduii e automaticamente un morfismo di Z-moduli. Pertanto EndR (A) e un sottoanello di
Endz (A) con Ie stesse operazioni di somma tennine a tennine e di composizione. Se e R #; Z, Endn (A) c solitamenle un sottoanello proprio di Endz (A) .
Tuttavia, in qualsiasi contesto, in cui si parli solamentc di R-moduli per un
anello R lisso, scriveremo di solito semplicemente End (A) al posta di Endn (A)
e Hom (A, A') al posto di"Homn (A. A' ), lasciando cadere I'indice R.
Lemma: Se K e un anello commutatiw e tie I : A ..... A' e un morjismo
di K-moduli, (!/lora per ciascun ). E K jf mulliplo lermine a termine At e esso
slesso un morjismo di K-moduli.

Dimostnzione : Qui AI : A ..... A' e la funzione definita dall a (A t)(a) =


a EA. Ovviamente At e un morfismo di addizione. Inohre,
per qualsiasi scalare K e per qualsiasi a E A si ba:
= A(IO) per ciascun

Qui e A" = KA perche I'anello


fismo di K-moduli .

e commutativo. Pertanto At : A ..... A' e un mOf-

2]

209

TRASFORMAZIONl UNEAIU

Teorema ~3. Se A ed A' sana due moduli su un anello commutatioo K.


l'insieme Hom ... (A, A') eon l'addizione termine a termine e la moftiplicazione
seafare termine a termine, e essa stesso un K-modula.
La dimostrazione e una verifica diretta degli assiomi di modulo per i
multipli (J., t)1-+ At dellniti dal lemma.

ESERCIZI

L Quali delle scguenti trasformazioni del piano sono lineari?


(a) Una traslazione.
(b) Una simmctria rispetlo all'origine.
(c) Un ribaltamento inlorno ad una retia per I'origine.
(d) Un ribaltamenlo intorno ad una retta non passante per I'ongine.
2. Dimostrare ehe ciascuna delle seguenti trasformazioni di R x R
e deserivere geometrieamente loro effetti.
(x, y)

1-+

(x, -y),

(x, Y)I-+(~' y-lx),

(x, y)

1-+

e lineare

(3x, 2y).

(x, Y)H>-(-Y,

xl.

3. Si associ in R3 a ciascuna (x, y, z) il punto sOlloindicato. Dimostrare che in


ciascun caso la trasforrnaziooe risultante di R3 e lineare e descriverne geometricamente gli dfetli:
(x, y, -z);

(x, - y, - z);

(- x, - y, - z);

(lx, Jy, --42);

(x, y, 0).

4. Oeserivere analiticamente eiascuna delle seguenti trasformaziani di R ' e


determinare sc siano 0 non siano lineari:
(a) Una traslazione.
(b) Un (( taglio paralleJo aU'asse x .
(c) Una simmetria nspetlo al piano (y, z).
(d) Una rotazione di 90" intorno all'asse y.
5. Dimostrare Ie (It) per induzione su n.
H>-

6. Dimostrare che ogni mapPa R-lineare R x R ~ R ha la forma (~"


+ kel con ).1, .h R scalari opportuni.

.)

111

7. Costruire un isomorfismo Endx (K) ;;:; K di anelli can K anello commutativo


eonsiderato K-modulo.
8. Per i gruppi cidiei finiti Z ... , Z .. , dimostrare ehe e Horn z (Z.. , Z ..) ;;;: Z( ..... J
dove (m, n) denota il massimo comun divisore di m ed fl .

9. Siano A e C due gruppi abeliani e siano m ed n due interi tali ehe si abbia
mo = 0 ed riC = 0 per tutti gli e1ementi Q A e C C. D:imostrare che ogni elemento di Homz (A, C) ha per ordine un divisore del M.C.O. (m, rI).
10. Se K e un anella commutativo e se ( : K ~ A e un morfismo di X-moduli,
dimostrare che i1 porre t 1-+ r(1) definisce un isomorfismo Hom" (X, A) ;;;: A di
X-moduli.
I), Facendo uso del risultato dell'Esereizio 6 nel caso di un anello commutativo
~ K x K di X-moduli.

K. costruire un isomorfismo Hamil: (K x K, X)

210

MODUU
12. Dare un esempiq con R = Z X Z per mostrare che

[Cap. VI

c Homll (A,

A') '#

oF- Homz (A, A'),

13. Se A un R-modulo ruso, dimoslrare che A'!-+ Homu (A, A' ) fornisce un
funtare su R-moduli verso gruppi abeliani.

3. Sottomoduli
Un R-modulo D e un SQUomodulo d. un R-modulo A guando D e un
jQttoi~sieme di A e l'inserzione D -)- A e un morllsmo di R-=niodulCQuesto
chele-operizioil( di iddizlone 'aCmUl"tlpfl"scaJari in D Slano restrizioni delle operazioni di addizione e di multipli scalar! in A. Ne
che

impiica

Un solloinsieme D =F 0 di un R-modulo A e un sottomodufo


e c"iuJO rispetto al/'addizione e rispetto alia mo/tiplicQzione per

Teorema 4.
se e so/a se D

ciascun seafare x E R.

di A .

Come nel caso dei gruppi (Teorema Ill.lD) ed in


(Teorema
IVA) la chi usura di un sottogruppo D rispeno a tutti i
sca lari irnplica
aulomaticamente cbe gli assiomi di modulo (1)-(4) valgano per questi multipli
in D. Pertanto D e un soltomodulo, come si era richiesto.
Aheroativamente, un sottoinsieme D #: 0 di .A _c un sottomoduJo se
e solo se D contiene tutte Ie combinazioni R-lineari d.ei suoi elementi .
.Er.a i _sotto!!l.o~uli . di A yi sono A stesso e l 'insieme 0 consistente del solo
clemento zero. Oualsiasi sottomodulo di A, diverso da quest, dUe, viene detto
JotlolJlodu/o p,op'io~ L'insieme di tutti i sottomoduli D di A e ordinato parzialmente dalla relazione di inclusione c, dove Dl c D2 significa che Dl
e un soUomodulo di f>z.. Sc D ed E sono due sottomoduli qualsiasi in Questo
insieme parzialmente ordinato. tali sana pure .La !Q!.~.JQ.terseziQ-"-~p...o_E in
quanta insiemi e la lora JommIJ, definita come il ~.!~o i_nsj~~:
D

+E =

{tutti i d

+ ejd E D

ed e EE}..

(15)

ordinato parzialmente
'inclusione, e un reticol0 can (D, )H- D r. E come ,-intersezione
e (D, E)t-+. D + E come ,-unione nel senso descritto nel 11.8. Pitl in generate,
D , I'intersezione di tutti i
se Fe una qualsiasi famigJia di
D F e un sottomodulo di

3)

211

SQTIOMODULI

Si prenda un qualsiasi elemento a E A. II sottojnsieme di A:


(16)

Ra = {tutti i Ka!K E R}

e un sottomodulo di A, del\o modulo defieo con generatore at oyvero modulp


generato dail'elerilento al Se Ra e uno di questi moduli ciclici, il porre K~ Ka
e un ep1moriiOsmo R -+ Ra di moduli.
Si prenda una seguenza qua!sfasi al . .. a" di elementi di A. II modulo
somma:
+ Ran =

{tulli i -"lal

+ x..anlxl,

.,

K"

E R}

consiste di tutte Ie combinazioni Rlineari de Ii elementi a, della se uenza


ata e
un soUomo u 0 i , eUo sottomo u 0 generato da al .
a"
Esso e I'intersezione aT tutt CrsottomoOuli di Ache conten ono uesti ele
ment1 . Per convenzlOne, I SOUomo u 0 dl A generato a sottolDsleme vuolo
di A e il sottomodulo 0 che consiste sola mente dell'elemento zero di A. Si
dice che un modulo A e generalo in modo finilo (ovvcro che e di tipo fin ito)
se si ha A = Ral + I. + Ra" per una certa sequenza finila al, .. "' an
di elementi di A.
Per esempio. netl'R-modulo di tulli i vettod in uno spazio tridimensionale,
ciascun vettore non nullo to genera un sottomodulo che consiste di tUlli i
vellori su una retia per I'origine ...... precisamente la retta che contiene il vet
lore v dato. Ciascuna coppia di vettori non col1ineari genera un sottomodulo
consistente di tuUi i vettod in un piano per l'o rigine - precisamente il piano
che contiene j due vettori non collineari dati. Qualsiasi sottomodulo proprio
dello spazio t ridimensionale 0 e una di tali rette ovvero e uno di questi piani.
Se D ed E sono due sOtl omoduli rappresentati da due di questi piani, la loro
inlersezione D (""\ E e il sottomod ul o rappresentato dalla intersezione dei
loro piani: e una retia, tranne che nel caso in cui sia D = E.
Per mOTfismi, j soHomodu!i di un modulo 5i comportano come i sottogruppi di un gruppo. Sia I : A -+ A' un morfismo' di moduli. La sua immiigine
e J'insieme
(17)
lm (t) = I.A = {tutti i t(a) la E A}.
I

"

'

Questo sottoinsieme e chiuso rispetto all 'addizione e a tutti i muhipli scalaIi ;


_ne. segue che e un sottomodulo di A' . ll_nllc!eo di t e il so tJomodul9 di A :
KeT (I) = ({O} = {tutti gli ala E A e t(a)

O}:...

(18)

In uanto sotto TU 0 additivo di A uesto e ro rio it nueleo di t consierato come morfismo i ru i additivi. Come in que! caso, t e Ull monomor
smo se e so 0 se 51 a er t = 0 ed e un epimorfismo se e solo sc si ha
1m (/) ;, A '.
Se t : A __ A ' e se D e un sottomodulo di A, "immagine t.'v dell'insieme
De un sottomodulo di A', cbiamato immagine di D per t. Se D cd E sono due
sottomoduli qualsiasi di A, D c E implica f .D C t.E. Pertanto la funzi one
t. su sotlomoduli di A verso quelli di A' e un morfismo di inclusione.
Consideriamo poi Ie immagini inverse per t. Se D' e un sottomodulo di
A', I'insieme immagine inversa I*D', consistente di tutti gli a E A tali che 5i
abbia t(a) E D', e un sottomodulo di A chiamato immagine inversa di D'

MODULI

212

[Cap. VI

per t. Se D' ed ' sono due sottomoduli di A'. D' C ' ' implica t D' C t ',
Pertanto la funzione (. sui sottomoduli di A' verso queJli di A e un morfismo
di inclusione.
II Teorema Ill.22 per i sottogruppi ha il seguente analogo per i sottomaduli.

Teorema 5.

Quafsiasi morfismo 1 : A -+ A' di moduli fornisce una bije.

zione:

(DIKec(t)e D c A}'"

WIDe

D'e Im(t)}

ehe assegna a ciascun sottomodulo D contenente Ker(t) /a sua immagine t.D

e la cui invers(J assegna ad ogn; sottorrwdulo D' di 1m (I) la sua imniagine


inversa per t. Ciascuno dj quest; insiem; di sottomoduli con I'ordine parziale
dato dall' inclusione

e un reticolo e qU~$tQ bijezione e un isomorfismo di reticoli.

DimostrazioDe: Qualsiasi (.D e contenuto in 1m (f) , mentre Ker (t) c D


implica '* (1,,0) = D e Df c 1m (t) implica 1 .(,. D' ) = D'. Ne segue che D ........
}-+ t.D e una bijezione come si era enunciato. Siccome I'jntersezione e la somma
di sottomoduli, contenenti Ker (t), conterranno ancora Kef (I), questa insieme
di sottomoduli e un reticolo come 10 e J'insieme di tutti i D' c 1m (I). Siccome
DH- I.D e un isomorfismo di inclusione, deve portare ,-intersezioni ed ,-unioni, rispettivamente, in r-intersezioni ed r-unioni ed e cosi un isomorfismo
di reticoli.
ESERCIZI

di A

1. Dimostrare che, se A e un gruppo abeliano additiv~, un sottoinsieme D


e uno Z-sottomodulo del Z-modulo A St e solo se D e souogruppo di A.
2. Se R

e un qualsiasi anello, dimostrare che un R-soltomodulo deU'R-modulo

e esattamente

un ideale sinistro in R ( IV.3).

3. Ciascuna delle seguenti condizioni descrive un SOtloinsieme del modulo


R 3 di tulte Ie terne (~I , ~~, .fa) dj scalari. Quali di questi sottoinsiemi sana sottOo
moduli?
(b) (1 oYVero (. = 0,
(a) ~. = 0,
(c)~l= I,
(d) 6 + ~i + h = 0,
(e) (I + ~I + ~ = I.
4. Dimoslrare che 1'inlersezione e la somma di sottomoduli sono operazioni
binarie commutative cd associative su11'insieme di tutti j sottomoduli di A.
5. Se C, D, E sono trc sottomoduli di A, dimostrare la legge modulare: se
C => E, aUora C neD + E) = (C A D) + E.
6. Dimostrare che in QI il Q-souomodulo di tuUe Ie terne (el , ~a , 0) egenerato
da una qualsiasi delle seguenti coppie di elementi: (0, 1,0) e (I. 1,0); (2, 2. 0) e
(I, 3,0); (3, 2, 0) , (-3, 2, 0).
7. Sia D c: Q~ il Q-sottomodulo di tutte Ie terne (0, ~I , Ea) esia Eil Sollomodul0
generato da (I, I, 0) e (0, I, 1). Quali sono D A E e D + E?
8. Se t : A--+A'

e lineare e se D,

E sono sottomoduli di A, si dimOSlri che:

4]

213

MODULI QUOZIENTE
~.

Se t : A -+ A' e lineare eD', E' sono sottomoduli di A'. dimostrare che:

10. Dimostrare che se D cd E sono sottomoduli generati in modo finito di un


R-modulo A, lale e pure D + E.

11. Dimostrare the K[xJ. considerato come K-modulo, non e generato in modo
finilo.
12. Dimoslrare ehe un R-modulo A e generato in modo finito se e solo se esiste
per un eeoo numero naturale n un epimorfumo Rn __ A di moduli.
-13. Per ciascun ideale siniSlro C neWandlo R, dimostrare chc il gruppo quoziente (additivo) RIC e un R-modulo; piu precisamenlc dimoslrare che esiste uno
ed un solo modo per reodcrlo un R-modulo in modo tale che la proiczione R -+ RIC
divenga un morflSlllo di R-moduli.
-14. Dimoslrare che qualsiasi sottomodul0 cic1ico Ra c A e isomorfo ad un certo
modulo RIC eostruito nello stesso modo deJl'esercizio precedente.

15. (a) Sia I : A __ A' un morfismo di moduli coo nucleo D e sia j : D __ A


la relativa insefzione. Dimostrare ehe ogni morl'ismo s : A" __ A di moduli per iI
Quale si abbia , s ';" 0 puo veni re serino come composto s = i s" per un unico
mortlsmo .1" : AN __ D. (Si cQStruisca il diagramma!).
(b) Dimostrare come questo risu/tato significhi che i e un elemento universale per un funtore opportuno. (efr. la Proposizione 1ll.29).

4. Moduli quozicnte
La costruzione di moduli quoziente e analoga a quella dei
ziente ( llUO).
1
segue
esso un gruppo
i cui elementi sana .
D + = {d + aid D} di D e
proiezione p : A __ AI D che porta
ciascun elemento a A nel suo laterale pea) = D + a e un morfismo di gru ppi
additivi. Questa signifiea ehe la somma di due laterali qualsiasi in AI D e
definita, eome in ( m .30), dalla:

+ a) + (D + b) ~ D + (a + b).
Si osservi che i1 laterale D + a pub venire considerato il
(D

traslato del sottomodulo D mediante l'elemento a; per esempio, se a e un vettore di uno


spazio vettoriale tridimensionale. e D e un sottospazio bidimensionale. il
laterale D + a e un piano paral1elo al piano D e passanle per a.
Teorema 6. Sia D UII sortomodulo dell'R-modulo A ed AID sia if gruppo
quoziellte (additivo). In AI D es;ste un unieo ;ns;eme di operazion; di mo/tiplieazione sea/are per elementi x E R ehe Janno si ehe la proiezione p : A __ AID
s;a un morfismo di multip/i sealari. Con queste operazioni AID un Rmodulo
e p e un epimorjismo di moduli, avente nue/eo D.

Dimostrazione: La moltiplicazione scalare a 1-+ xa per x e un morfismo


x : A __ A di gruppi che applica DaD. II suo composlo con 1a proiezione p

214

MODULI

[Cap. VI

e pertanro un morflsmo p i( : A --+ A I D di gruppi che applica D su O. Sic


come p e un morfismo universa le che applica D a O.~ vi e un unico morfismo
x ' che rende commutativQ il diagramma:
A/ D

A/ D
Per i1 laterale D

+a =

pea) qUC5lta commutalivila comporta che si abbia

x'( D
Questa

e una

+ a) =

+ xa.

definizione del multiplo scalare :<'(D

(19)

+ a)

del laterale D

+a

pCf x cd e I'unica definizione che reoda p un mor fismo di mult ipli scalari .

Con 'questa definizio ne. gli assiomi (1)-(4) per i multipli scalari nel modulo
AID risultana verificati irnmediatamente e p : A --+ AID e un epimorfismo
come 5i era enunciato.
Questa modulo A ID e delto modulo quoziente di A per il suo sottomodulo
D. II {( leorema principale )} per questi moduli quozicntc e la seguenle proprieta universale per la proiezioDe p : A --+ A I D.
Teorema 7. Sia D un .fotlomodu/o dell' R-modulo A. Per ciascllna trasJormazione R-lineare t : A --+ AI if cui nucleo contenga D, esiste un'unica
trasJormozione R-lineore t' : AI D --+ AI per 10 quole .s; abbia I' P = t:

~---E-.A~~
,
,
v
A '.

Per questo morfismo t' si ha:


1m (I ') = 1m (I),

Ker t ' = ( Ker 1){D.

(20)

Dimostraziooe: Per il teorema principale sui gruppi quoziente {TeoremaIIJ.26).esiste un uDieo morfismo I' : AI D --+ A' di gruppi additivi per
iI quale si abbia (' p = t, proprio come nel diagranuna conunutativo precedenle. Per ciascun lalerale p(a) = D + a, questa condizione di commutalivi ta eomporta che sia I '( D + a) .= tea); q uesta formula e la definizione (19)
di muhipli scalari mostrano che I ' e anche un morfismo per questi multipli.
Le proprieta (20) di " seguono immediatamente dai risultati corrispondenti
per il caso del gruppo (Corollario IIL26. 1).
Se, in particolare..!..-e Ker 1 = D, aHora (' e"un monomorfismo. cosicche
si ha :
1m (I) .... Dominio t{Ker I,
I mappa li neare qualsiasi.
(2 1)

Per questo teorema p e universale fra i morfismi t su A con I.D = O. Questo


significa, piu esplicitame nte. ehe p e un elemento universate per il seguente

5]

215

MOOULI LIBERT E MODULI 01 FUNZlONJ

runlo re SF. Dati A ed il sottomodulo D, si assegni a ciascun modulo A'


I'insieme -"(A') d i tutti quei morfismi t : A _ A' per i quali si ha Ker (t) ~ D.
Allora .sF e un souofuntore del funtore ho m (A, - ), cosicche e un funto re
su R-moduli verso insiemi. II Teorema 7 afferma che P E SF(A ID) e un elementa universale di .:F. Questa propriel3 caratterizza il mo dulo A ID a m eno
di isomorfismi a causa d,lIa solita un idta degli univcrsali (Teorema 1.8).
Come itel caso dei g ruppi e nel caso degli anelli , il teorema principale
sui moduli quozienle. puo esserc usalo per determinare in fo rma espl icita
vari moduli quozicnte (efr. i sOttostanl i Esercizi 1-3).

ESERCIZI
I. Dimoslrare che, sc R e un anello qualsiasi, il porre a l , ei, el)

I-?

(el , fl)

c un epimorfismo R 3_ R i di R-moduli; se D c R' e l 'insicme d i lulle Ie terne (0,


0, fa), dedumc che D e sollomodulo di R3 con R'I D ;; R2 (isomorfismo di moduli).
2. Nello spazio vetlorialc tridimensionale V sui campo del numeri reali. sia
D il soUomodulo di tutti i vettori su una data retia per I'origine. Quale e il modulo
quozicnte VID?
3. Si consideri I'aoello di polinomi K (xj un K-modulo, con D sottomodulo di
tutti i polinomi fo + f.xl + ... + f:.x z nelle pOlenze pori della x. Dimostrare
che il modulo quoziente K [x ] ID e isomorfo (in quanto K-modulo!) a Klx] .
4. Si definisce conucleQ di un morfismo r : A _ A ' di moduli il modulo quoziente Coker (t) - A'/(lm I). Sia q : A' _ A'/(f m t) la proiezione corrispondente;
si osservi che e q 0 r = O.
(a) DimOSlrare che per qualsiasi morfismo $: A ' -+ A " di moduli tale che
sia $ . t = 0, esiste un unico morfismo $ ' : Coker (t)-+ A" con $ = $ ' q.
(b) Dato r, dimostrare che iI (jsuitato oltenuto in (a) descrive q come ele
mento universale di un funtore opportuno (un annu llatore unive~le sinistro ))
di I).
(c) Dimostrare che questa caratterizzazione del conucleo di t e duale (nel
senso del 1 9) della caratteri;r.zazione del nueleo data neU 'Esercizio 3. 15.
S. Usando il conucleo descrillo nell'Esercizio 4, d imostrare Ie seguenli pro-prieta della proieziane del conuclen e della inserzione del nueleo :
(a) Sc t : A _ A ' e un monomorfismo. a llora e A ~ Ker (A' _ Coker (t.
(b) Se I : A _ A ' e un epimorfismo. allora ~ A ' ~ Coker (Ker(t)- A).

6. 5i definisca II coimmagine )) di un momsmo t : A _ A ' ii quoziente Aj(Ker t).


Dimostrare che questo modulo e isamorfo a 1m (t).
-

7. Se Dl e lh sono sottomoduli di A, dimostrare che la proiezione p : A-+


.4 /(D1 + Dz) e universale fca i morfismi t : A _A' per i quali '.D1 = 0 =

'.Dt .

5, Moduli liberi e moduli di Cunzioni


Descriveremo ora iI modulo R" come R-modulo libero su n generatori, Siccome un elemento ~ = (':1, .. . , .:..) di R" non e a ltro che una fun zione
~ : n _ R sull'insieme st.a ndard D =;: {I ... n} di n eleme nti. il modulo If"

216

MODULI

[Cap. VI

non e ahea .che I'insieme di funzioni R" = {J;I J; : D -)0- R} con Ie operazioni
di modulo definite termine a termine. come in (7) e (8), cioe dalle:
(22)

iEd. K E R.

(Qui e Del seguito Ie sequenze in grassetto quali !; e 'I)'

funzioni su

D-

vceranno seritte con leucre

Sovcnte 10 spazio vettoriale eeale R3 e riferito ai suol tce tlettor; ullita

= (1, 0, 0), j = (0, 1.0) e k = (0,0, I); e5si sono i tre veltori ,di lunghezza
uno Delle direzioni positive sui tre assi coordinati. Analogamente in R" gli
j

II

elementi particolari

EI =

(I . 0, . .. 0),

E2

'. ~ (0, "" ",0, I)

= (0, I, "', 0),

(23)

sono chiamati gli n element; unita. Siccome il multiplo sealate E1EI c!: Ja sequenza
(El 0, .. . 0) e cos! via, qualsiasi elemento ~ di R " puo venire espresso come
combinazione lineare
(24)
degli clementi unita 1 con g li ~I come coefficienti. Ora ciasclln elemento
unit! ( e R!' e la sequenza ( : D -7 R data da:
se i = j
sei#j,

je a.

Inoltre iI porre il-+ ( C esso slesso una funzione : D _ R". In altre parole
questa funzione una sequenza di n elementi del modulo R". Essa una
sequenza universale di n elementi in un Rmodulo nel sense seguente.

Twrema 8. Se c : 0 _ A e una sequenza qua/sias; d; n e1ementi nell'Rmodulo A, esiste WI unico morfismo t : R" _ A di moduli tale che sf abbia
t = t , doe con 1(1) = c, per ciascun ; E D. Questa morfismo I e definito
dol/a formula
(25)
Dimostraziooe: Se esiste un qualsiasi morfismo I can t(EI) = C"
sedd isfa alia

esso

pertanto esiste al rnassjmo un I di taJe tipo. D'altra parte, data la sequenza t,


questa formula definisce el'fettivamente una funrione t : R" _ A; per completare la dimostrazione ci basta verificare che questa funzione e !ineare. Per
mostrarlo, prendiamo due elementi qualsiasi ~ ed 1] di -R" e due scalari qualsiasi K e ). e procediamo a1 seguente calcolo:

IIX(L ".,) + A(L ~",)l ~


=

IlL (X" + A~,)"l

L ()eft + ).I'}I)CI =

= Kt(L fll)

Questo prova che e

1[X'1; + '-1]] = K(( I;)

~ ~ ICj

+ ).t(L 1/11).

+ ).t(') .

+ ). ~ ' }ICI

come era richiesto.

5J

217

MOOULJ LIBBRI E MODULI DI FUNZION]

Per questo teorema E : B _ R" ~ un elemento universale "per un funlore


opportuno su R-moduli verso insiemi. Questo fun tore !F assegna a ciascun
R-rnodulo A l'insieme di funzioni %(A) = A" di tutte Ie sequenze di n elementi di A e a ciascun morfismo t : A -:-+ A' di moduli la fUllzione !F(I) =
= I" : A" _ A' ,. che porta ciascuna sequenza C : D _ A nella sequenza composta I C E A'" COD valori (I... C), = I(C,).
Una sequenza C di n elementi di A e essenzialmente un insieme di elementi di A presi in ordine come in CI , Ca .. . c" . Si possono ottenere pressapoco Ie conclusioni precedenti in termini deU'jnsieme X = {Cl' . .. , c.. }
di elementi, trascurando I'ordine, lncominciamo con una definizione.
DEFINIZIONE : Sia X un sottoinsjeme di un'R-modulo Fe sia j : X _ F
I'inserzione di X in F, Anora F "iene dello un modulo hbcro Sll X lea X viilie
deuo un i/JSieme di genera tori libc:.ri per if modulo
se, per ogniJunzione : X _
_ A fJerso un R-modulo A esjsle una e una so a ma a ineare I : _ A
ta e c e s; a ia I j
j come nel diagramma commulativo soltoslante:

j ed j sana junzioni;
t ~ un morfismo di moduli.

Teorema 9. II modulo R"

e libero sull' insieme

{El' .. " .En} de; ruo; n

elementi. unild.

Dimostrazione: Per X = {El ' . '." En}. la r j = jsignifica che ogni I( EI)
ej(E!). Quindi, data una qualsiasi funzi onej: X _ Ai dobbiamo dimostrare
che esiste un'unica mappa lineare I : R!' _ A tale che si abbia t( E,) = I( EI)
per i = 1, .. " n. Ma per una qualsiasi mappa lineare I di tale tipo si deve
avere taJ'EI) = L: ('(/E'), cosicche I e determ.inata univocamente, D'a1tra
parte si mostra subito che la funzione t : R~ _ A definita da questa formula
e lineare; il calcolo relativo e sostanzialmente quello gia fatto per it teorema
precedente. E con questa la dimostrazione e completa,

su X e un enunciato
di universal ita. Per dimostrarlo, supponiamo che sia dato I'insieme X. A
partire da esso si costruisca il funtore t su R-moduli verso insiemi che assegni
a ciascun R-modulo A l'insieme di funzioni f9"(A) = AI e a ciascun morfismo
t : A _ A' di moduli 1a funzione ff(l) = IX : AX _ A'x, che porta ciascuna
j E A X nella composta t ~ j E A'X, esattamente come in (1.20)_ Allora I'essere
X un sottoinsieme del modulo F significa che l'inserzione j : X _ F e un elemento dj t(FJ e I'essere Flibero su X, come 10 si e definito piu sopra, significa
esattamentc che j E !J'(F) e un elemento universale per questo funtote !J'.
Per il teotema di unicita per gli universali, possiamo concludere che un
modulo libero su X e univocamente determinato da X a menD di un , isomorfismo.

218

MODULI

[Cap. VI

Si definisce modulo libero F un modulo libero su (almena) uno dei .Slloi


sottoinsiemi.
moduli liberi R" sanD casi particolari di moduli di fuozioni I). Se A
e un R~mo dulo. 10 e pure I'insieme An di tutte Ie sequenze a : a -+ A di n
e1ementi di A. Pill in generaie, se X e un insieme quaIsiasi, il modulo di fun -.
zioni AX c !'iruieme di tutte Ie fuozioni f: X -+ A con Ie soUte operazioni di
modulo termine . a termine:

(f

+ g)(x) ~f (x) + g(x),

(Kf)(X)

K(fX),

xeX.

(26)

Si verifica subito la valid,ta degli assiomi di modulo per queste operazioni.


Nel modulo di funzian i RX si pub, per ciaseun x E X, definire un elemento e,. E RX mediante Ie equazioni:
t.(y)

~ O

se x = y,
sex::/:y,

X,

yeX.

(Per X = D questi sono proprio i precedenti elementi unila di Rn). Si denati


con R ( X ) i1 sottomodulo di RX generato da questi elementi t~ per tutti gli

xeX.
Teorema 10.
dijunzioni RX che

Se X e un- qua/sios; insieme, iI sotlomodufo R(XI del modulo

e generatQ dag/i t", e un R-modulo libero sull'insieme {to:lx e

EX}.
Dimostrazioae:

Diamo prima un'altra descrizione del sottomodulo


I: X -+ R il sotto-

R(XI. Si definisca supportO di una qualsiasi funzione

insieme di X:
supp (f) ~ (x\x

E X

e f(x) oF O}.

La definizione termine a termine (26) delle operazioni di modulo nel modulo


di funzioni RX mostra che
supp (f + g)c (supp/) U (supp g),

supp (:xl) c supp (f).

Pertanto J'insieme di tutte queUe funzioni/: X -+ R che hanno un supporto


finito e chiuso rispetto alia sonuna ed ai multipli scaJari ed e quindi un sottomodulo D di R X. Ora, ciascuna funzione eo: ha per supporto "insieme {x}
con un solo elemento, cosicche eo: E D. Se /e una qualsiasi funzione con supP9rto fi nito, diciamo {Xl, ... , Xn}, aHora I e determinala dai suoi n valori
I(x,) ed I e proprio Ja combinazione !ineare seguente:
1=/(Xl)tO:I

+ ... +f(xn)tz~.

(Entrambe Ie funzioni indicate coincidono per tutti gli x. e, quindi, per tutti
gH x). Pertanto il sottomodulo R (X) generato da tutt i gli e1ementi to: coincide
con 11 sottomodulo D di tutte Ie funzioni avent i supporto finito.
II porre XI-+- t~ da una funzione k : X ~ R ex) . Per mostrare che R (X) = D
e libero su {e",lx E xl, dobbiamo far vedere che per ciascuna funzione h

5]

219

MODULI LIBERI E MODULI DI FUNZIONI

su Xverso un R-modulo A esiste una ed una sola funzione R-lineare t :


_ A tale che si abbia t k = h. come e mostrato dal diagramma:

R(X) _

X~~R~
, ,
v

A
Ora t k = h afferma che t(e,,) = hex) per tutti gli x. cosicche per qualsiasi
mappa lineare t diquesto tipe si dcve avere t(f) = (fXI)(hxl) + ... + (fx,,)
(hx,.) per ciascuna funzionef a supporto finito come e illustrato pili sopra.
Questo mostra che. se "esiste. la t e unica; viceversa si puo verificare, come
prima, che la funzione r : R (X ) _ A .definita da questa formula e effettivamente R-lineare. Pertanto R(X ) e libero.
In questo modulo libero R (X j ciascnn elemento x E X vern\ identificato
con e" E R {XI . Abbiamo cos! costruito per ogni insieme X un R-modulo
li bero su X. La unicita degli universali (Teorema 1.9) prova che ogni R-modulo
libero su X e isomorfo ad R (XI. II teorema di rappresentazione per gli universali (Teorema 1.8) mostra che la posizione tl-+ h = t k del precedente diagramma e una bijezione
hom (R(X), A) ;:: AX
(27)
dall'insieme hom di morfismi verso l'insieme di funzioni AX. Ma questo
insieme hom (R(X ), A) e, 'come si eosservato nel 2. con l'addizi6ne termine
a tennine~ UIJ gr,uppg .!lbeliano Hom~ (RIX), A) mentre l'essere A 'un gruppo
abeJia.nci rcnde 'gruppo abeliano l'insieme di funzioni AX, anche qui con I'addizione tet.mine a termine. Siccome la nostra bijezione tl-+- t k porta somme
termine a termine in sornme termine a termine, e un isomorfismo:

HomR (R (X). A):;;, AX


di gruppi abeliani. Nel casojn cui R fosse un anetio commutativo K, sarebbe
vero qua1che cosa di pili; esso sarebbe un isomorfismo di K-moduli
(28)

Quando X e fin ito, diciamo X =


modo seguente:

D,

questo risultato puo essere enunciato nel

Proposiziooe 11. Se Fe un K-modulo libero su n generator; tiber; bl ,


b,. , e se A

e un

.. ..

qua/sia.c;i K-modulo. es;sre un isomorfismo


HomK (F. A);:: A"

(29)

di K-moduli che assegna ad ogni morfismo t : F _ A di K-moduli fa sequenza


t(bl), ... , /(b,,) in A".
La seguente proprieta dei moduli liberi

e particolarmente

utile.

Teorema 12. Se p : A _ A' un ep;morfismo di R-moduli, ciascun morfismo t : F _ A' {If)nte per dominio un R-modulo libero F PUQ f}enire seritto
come composto t = P s per un cerro morfismo s ; F _ A di R-moduli.

220

MODULI

[Cap.

VI

Dimostrazioae: II diagramma risulta i\ seguente:


F

///1'
A

"'---;;-+ A'.

e Iibero su un certa insieme X e la mappa orizzontale p e un epimor


fismo; vogliamo trovare una mappa lineace s che cenda commutativo il diagrarruna, come in p s = { (Diremo anene che t si fattorizza per mezzo
di ) p ovvero anehe che I solleva ad s).
Per ciascun x E X, t(ts) e un elemento di A' , Siccome J'epimorfismo p
e suriettivo, in quanto fUnzione, possiamo scegliere per ciascun x E X un
certo elemento as e A tale che si abbia p(as) = t(ts). Siccome F e libera,
esiste una mappa Iineare s : F -+ A tale che e $( .,) = Q", per ciascun x . AIlora e (p sXe.,) = tees} per ciascun generatore libero "" cosicche iLcomposto p s deve' essere t, come si vcleva.
F = R(.E)

ESERCIZI
I. Dimostrare che RI

e libero sull'insieme con i due elementi (0, I) e (1, I).


e libero su ciascuno dei seguenti insiemi di tre elementi :

2. Dimostrare che R'


(.) (0, 0, I), (0, I, I). (I . I, 1).
(b) (1 , 0, I), (0, I, I), (I, I, 0).

3. Dimostrare che ogni sottogruppo di Z

e uno

Z-modulo libero.

4. Se e X = N, insieme del numeri naturali e X e un anello commutativo, dimostrare che esiste un isomorfumo K<N") ~ K[xl di X-moduli.

5. Dimostrare che ogni R-modulo A e un'immagine epimorfa di un R-modulo '


libero; in forma esplicita; se X e l"insieme di tutti gli e1ementi di A diversi dallo
zero, dimostrare de A e un 'immagine epimorfa di R (X).
6. (a) Sia dato un insieme X. Dimostrare che, per eiascun morfismo I ; A -4- A '
di R-moduli, la funzione esponenziale IX di (1.20) e un morfismo IX : AX -+ A ' x
di moduli. Di,mostrare pure che ( IA)X e if morfismo identit! e ehe si h.a ($ t)x =
= (SX) ( IX) ogoiqualyolta e definito il composto S o l. (Queste propriell\, al'fermano
eM A 1-+ AX e t 1-+ IX definiscono un funtore su R-moduli verso R-moduli),
(b) Se X e dato, dimostrare che esiste un untoce su R-moduli verso R-mo- '
duli tale che si abbia A 1-+ A {X ) e I f-+ (Ixl, 'dove AIXI e I'insieme di tutte Ie funzioni
con supporto finito e ,(X ) e una restrizione di ,x. "

7_ Sia dato un R-modulo A, Dimostrare che, per ciascuna funzione h ; X -+ X ' ,


la funzione esponenziale A - di (1.2l) e un morfismo A-' : A;X' -+ AX di moduli, che Al e il morfismo identita e che si ha A I.- - -) = A~ A-- ogniqualvolta e
definito iI eomposto Jr' . h. (Queste proprieta al'fermano che X 1-+ AX e h 1-+ Al
definiscono un [unlore controvariante su insiemi verso R-moduJi).

S. Mostrare con UQ esempio che la mappa sollevata II s del Teorema 12 non


(Suggerimento; s dipende daUa scelta dell'e1emento a. usato nella dimostrazione).

e unica.

6]

221

BJPROOO'ITI

6, Biprodotti
n prodolto di due insiemi XI ed XI e ( 1.4) un insieme XI x Xt
prodotto cartesiano, fornito di due funlioni, Ie proiezioni ,

loro

che sono universali fra Ie coppie di fuozioni da un insieme Y verso Xl ed X:


(Proposizione 1.3). II coprodotto di due insiemi Xl ed Xt e un insieme XI tJ XI,
loro unione disgiunta ( 1.8), fornito di due fuozioni, Ie iniezioni )},

che sono universali fra Ie coppie di funzioni da


Abbiamo pure descritto il prod otto di due
( rV.2) ed abbiamo pure descritto che cosa
di due oggetti in una
o un

e XI verso un insieme Y.
( Ul.i) e di due anelli
avere .un prodolto ))
concreta qualsiasi (

III.!

per tutti gli elementi a, a,' E A, e per tutti ~Ii scalari x E R. Con questa addizione Al $ A2 non e aItro che iI rodotto i gru i abeliani Al ed At ed e,
guindi, esso stesso un gruppo abe lana i can questl mu tip I sea an per x E ,
la solita verifica termine a termine mostra che valgono i rimanenti assiomi
di modulo (1)-(4). Quindi Al ED Aa e un R-modulo. il biprodotto degJi R-moduli Al ed A3 . Per esempio, i! biprodotto R EB R non e altro che iI modulo
libero Rt , mentre il biprodotto R'" ED It" dei due moduli li beri Rift cd It" e
ovviamente isomorfo al ' modulo libcro R"'+fI.
Costruiamo ora Ie proiezioni p, e Ie ~nie2jOfJi e, del biprodotto Al ED AI.
Lemma 1. Per il biprodotto Al
quattro morfismi

di R-modult

A2 di due R-moduli AI ed A, esistono

cui composti saddisfano aile condizioni

p tel = I,

plea = 0,

pte! = 0,

Pte, = I ,

e /'identita
J

in AI;
e {'identitd in Aa ;
e l'identitd in Al -EB A,.

(32)
(33)

222

MODULI {Cap. VI

Le funzio ni PI ed e, definite per

Dimostrazione:

= 1, 2 dalle:

et(al) = (ai, 0).

ell(a5) = (0, at)

sono ovviamente deL,:morfismi che sodd isfano aile (32). 1 composti eipi ed
e2p2 sono entrambi endomorfismi di Al $ A2 , cosicche essi hanno una somma
termine a termine come

e stata

definita nel 2; per questa somma si ha :

Pertanto questa somma e I'identita di Al E9 All , come era ricbiesto daHa (33).
Mostriamo poi che Ie proiezioni PI e P2 del biprodotto daono effettivamente un prodotto nella categoria di tutti gli R-moduli.
Teorema 13A. Se B e un qualsiasi R-modulo ed i II : B -)- A ,sono due morfismi di moduli (i .= I, 2) , esisle un unico mor./ismo I : B -+ Al (fJ Az di moduli
tale che. si abbia PI t = h e P2 t = tz .
Dimostraziooe: Dati P( e I I dobbiamo dimostrare che il diagramma :

puo venire completato con un unico morfismo t in modo cbe risulti commutativo. Ora questa commutativitA PIt = h e pzt = (2 implica che si abbia:
elft

+ ~ t, =

eipil

+ ?]"l t =

(elpt

+ eapa)t =

t,

per la (33) e per la legge distributiva per somme e prodotti di morfismi. Ne


segue che t, se esiste, deve essere t = l'11t + ~t!. ViceverS<J questa somma
el h + 2ta e un morfismo B -)- Al E9 A,. Per Ie (33), (32) e anCOTa per Ie
leggi distributive, esso soddisfa aile:

+ 2t,) = plelh + PI2t2 = It + 012 = h,


+ e21,) = pzelll + Pze2t2 = Oft + h = 12;
segue che ( = elf! + l'ztz e il morfismo richiesto.
uesto teorema dice che Al EEl A, e un 0 etto rodot 0 perche afferma
pI(tth
/h(el(z

ne

che 1a coppia PI, P2) di proiezioni da Al $ Af e un elemento universale per


il fUntore rtf = hom (-, AI) X hom (-, At). Questo funtore .(cfr. 1ll.1I)
e un funtore controvariante su R-moduli verso insiemi ; fissati gl i R-moduli
Al ed A 2 , esso assegna a ciascun R-modulo B I'insieme:
'If(B) = hom (B, A,) x hom (B, A,)

di tutte Ie coppie (11, h) di morfismi li: B -+ AI. fnoltre la posizione


~ (11, I,) del teo rema e una bijezione:
hom (8, Al

(fJ

A,) ~ hom (B, AI) X hom (8, A2);

t~

(34)

6]

223

BIPROOOITI

jnvero questa bijezione non e altro cbe iI teorcma di rappresentazione (Teorema J.1 1) per I'elemento universale (pI, pI) del funtore 1. Nel caso presente
e vero anche qualche altra cosa: ciascun insieme hom (0, - ) di morfismi
pua essere ratto diventare un gruppo abeliano HomJf (B, - ) quando si definisca I'addizione come nel 2. Per questi gruppi abeliani vale il segqente:

Corollario. Per gli R-moduli 0, Al ed A2 esiste un isomorfismo :


HOffiR (B, Al ED A,)

HOffiR (B, AI) ED HomR (B, A2)

(35)

di gruppi abelioni, dato in termini delle proiezioni PI e P2 del biprodotto A, ED As


quando si assegni a eiascun t : B -+ Al ED A, la coppia (pI " t, Pt f). Se R = K
un anello eommutativo, questa posiziQne
un isomorfismo di K-moduU.

Si noti cbe il simbolo ED nel primo membro della (35) indica un biprodotto di R-moduli, mentre 10 stesso simbolo nel secondo membro denota un
biprodono di gruppi abeliani (Z-moduli) - ovvero di K-moduli, nel caso
commutalivo.
Dimostratiooe: Per la Jegge distributiva per i morosmi si ha PI(t + t') =
+ pd l ; ne segue che tr+ (Plt, P2t) e un morfismo di addizione. Siccorne
una bijerione, e un isomorfismo di gruppi abeliani. Nel caso in cui R = K
sia commutativo, ciascun gruppo abeliano HomK pua venire considerato
uo K-modulo (Teorema 3) e 11-+ (pII, Pt l) e anche un morfismo di K-moduli,
come si era richiesto.
Mostreremo poi che Al ED A2 , con Ie iniezioni el ed et , e un coprodotto
di AI ed A2 nella categoria degli R-moduli.

=
e

Pit

Teorema 13B. Se C un qua/siasi R-modulo e se Sl : A ,I -+ C sono due


morfismi di moduli (i = I, 2), esiste un unieo morfismo 3 : Al ED All -+ C di
moduli tale ehe si abbia s el = Sl ed s e2 = s, .
Dimostrazione:

Dati e. ed

Sl

dobbiamo rar vedere che il diagranuna

pUG venire completato con un unico morfismo s in modo da renderlo commutativo. Ora questa commutativita set = Sl ed se2 = .h implica che si abbia:
SIPl

+ 32P2 =

selpl

+ Setp2 =

s(elPI

+ e-zP2) =

s,

per l'ideotita (33) e Ie leggi distributive. Dunque s, se esiste, deve essere


s = SIPI + S2PZ. Viceversa, questa sonuna SIPl + 32P2 e un morfismo Al ED
ED At -+ C. Per Ie identita (32) e (33) si ha:
(Slpl
lSIPl

Dunque

e if

morfismo

+ S2P2)el =

+ StPt)et =
S

+ s2p2el =
Slple2 + $2Pt2 =
SlpleJ

richiesto dal leorema.

$1

32 .

224

MOOULI

[Cap. VI

Questo teorema afferma che Al ED AI e un oggetta coprodotto percbe


asserisce che la coppia (el , et) di iniezioni verso AI EEl AI e un elemento universale per il funtore ' = hom (AI, -) x hom (At, - ). Questa funtore
un funtore controvariante Sll R-moduli verso insiemi; fissati i moduli Al
ed A2 . esso assegna a ciascun R-modulo C I'insieme:

'(C) = hom (AI. C) X hom (At. C)

di tuUe Ie coppie (Sl' sz) di momsmi .1',


e la bijezione:

A, -+ C. i = 1,2. Inoltre la posizione

Sf.+ (.1'1 .it )

hom (AI E9 .42. C)

hom (AI, C) x hom (A2, C)

del teorerna di rappresentazione. Come nel easo precedente, questa fatto

da

il :

Corollario., Per g/i R-moduli AI, A. e C esiste un isomorjismo:

HOIIlR (AI ED A., C) ;;; HOffiR (AI, C) 01} Hornll (A2. C)

(36)

di gruppi abelilll/i, dato in termini delle injezioni el ed Cz del biprodollo Al EEl At


mediante fa posizione Sl-+ (s el , S e2). Se R = K e commutali'VO, questo e
un isomorfismo di K-moduli.

Ora abbiamo dimostrato che I'insieme Al E9 A2 di tutte Ie coppie (ai, 02)


ha entrambe Ie pfoprieta di modulo prodotto (coppia univcrsale di proiezioni) e di modulo coprodotto (coppia universale di iniezioni). Ciascuna delle
due proprietA determina Al E9 As univocamente .e. meno di un isomorfismo,
per il solito teorerna di unicitA per gli universali (Teorema 1.9). Del resto, la
dirnostrazione dei due teoremi di universalitA precedenti non ha fatto uso
degli clementi (ai, a2) del modulo Al E9 A2 rna ha usato solamente Ie identita
(32) e (33) che riguardano contemporaneamente Ie proiezioni e Ie iniezioni.
Pertanto queste identita caratterizzano il biprodotto Al E9 A~ a menD di isomorfismi (Esercizio
Useremo anche

I
per
prOlezlOm e Ie iniezioni di un
remo
biprodotto
aU'idea fondamentale di rappresentare una mappa
lineare t : R" -+ Rm con una matrice.
Ecco _ora un caso semplice di: quoziente dilbiprodotti.

e di

Proposizione 14. Se Dl e J), sono, rispettivamente, sottomoduIi di Al


A~, aI/ora si ha (AI E9 A~) /(Dl E9 D,,) ~ (AI / Dl) E9 (A 2/ D2).

Dimostrazione: Sia PI : Al -+ A l/D, la proiezione sui modulo;quoziente


per i = I, 2. Allora q(OI ' a2) = (pIal, !h02) definisce un epimorfismo q : Al E9
E9 A2 -+ (AI /DI) E9 (A2/Ih). II suo nueleo e PI E9 D2; dunque il suo codominio e isomorfo a (AI E9 A z)/(Dt E9 Da), ~ome si era affermato.

6J

225

BIPllOOOTn

Pressappoco nello steSSQ modo usato per il prodolta diretto di gruppi


(Corollario IILl3), possiamo descrivere il biprodotto di moduli non con mocfismi, rna mediante sottomoduli. Si noti in primo 1uogo che i1 biprodotto
Al $ At contiene i due sottomoduli
AI' = {tutti gli (01 t' O) con
A;' = {tutti gJi)O; a;) con

01

0;

E AI} ~ AI.
E A2} ~ AI.

La lora intersez.ione AI ' f'I A3' e 0; la lora somma AI' + All'


Questi fatti caratterimRo iI biprodotlo nel senso seguente.

e Al

ED AI!. .

Proposiziooc lS'- ~S(un~modulo B ha due -sottomoduli Al ed A2 tali che


si abbia :
Al n A, = O.
(37)
Al + Aa = B,

allora si ha ~un isomorfismo di moduli k : Al $ AI!. ;;: B tale che ciascun composta kef: Al ~ B e I'inserzione de! sortomodulo Af c B.
Dimostraziooc: Le inserzioni Al _ B +- AI!. d ei due sottomoduJi dati
forniscono un diagramma a1 Quale si applica la proprieta universale del Teorema~13B, cosicche si ha un morfismo k : Al III A, -+ B per il quale eiascun
kel eI'inserzione; in forma esplicita : k(al, at) = k(elal + e2QII) = al + at.
Se I'clemento risultante e zero, al = ~ appartiene ad Al () At ed e
quindi zero per ipotesi. Pertanto k e un monomorfismo. D'aJtra parte, la
seconda ipotesi Al + At = B assicura ehe k e un epimorfismo e, quindi,
e un isomorfismo, come si era affermato.
Con Ie eondizioni 3 ehiameremo B somma diretta dei suoi soUomoduli Al ed At . Chiameremo addendo diretto di B un soUomo u 0 J C
se esisteun altro sottomodulo A2 ehe con AI soddisfi aile (37).

Lemma 2. Se F e un modulo fjbero e I : B -+ F e un epimorfismo. aUora


e somma diretta di Ker I e di un SOltomodulo F' isomorjo ad F.

Dimostrazlooe: Siccome-F e Iibero e t e 'un epimorfismo, esiste, come


nel Teo rema 12, un morfismo , ' : F -+ B tale ehe sia t o, ' = )1' come illustra
il diagramma commutativo sottostanle.
F

,.... 1"
r

Sia F' I'immagine di t'. Siccome e tt ' = I, si ha Ker I n F' = O. Qualsiasi


be Be della forma b = (b - (Itb)
(' tb, con I' tb E F' e (b - t ' tb) E Kef t ;
questa significa che Ker t
F' = B. Pertanl'O Bela somma diretta dei suoi
sottomoduli Ker' ed F' come si era affermato, mentre t ' si restringe ad un
isomorfismo F ~ '.
Ne segue che F' e un modulo libero sulle t ' immagini dei generatori liberi di F e che e B;: (Ker t) III F.

MODULI

[Cap.

VI

ESERCIZ I

1. Stabil ire I'isomorflsmo di moduli Al

Az :;;;: A,

AI .

2. OimOSlnrre ehe il biprodotto di due moduli liberi qualsiasi e libero.


3. (a) 5i defmisca, per tre R-moduli Al , A i , A 3 dati, un funtore controvariante
su R-moduli verso insiemi tale ehc sia
hom (- , AI) x hom (- , A~ ) x
x hom (- , Aa) e si eostruisea un clemento universa le (PI , p z, fJ3) 'tf(A I e (A3 ED
E9 Al )).
(b) Trovare un elemento universale in f(/A . E9 Az) ED As) per 10 stcsso funtore e dedurne I'isomorflsmo di moduli Al E9 (A z E9 AJ) :;;; (A L E9 A 2) EB Aa.
(c) Enumerare e dimostrarc Ie proprieta universal i di Al Ell . . . EB A" .

rc

rc :c

4. Dimostrare ene, se il diagramma di R-moduli e di mappe Rlineari:

..

"z'

"I '

AI

~D=A I

"

soddisfa aile identi la (32) e (33), aHora De isomorfo ad A I Ell Az; in maniera pill
espl icila, esisle un isomorflsmo k : Al ED Az :;;; D ean p;'k = p i e k~j = e,' per i = I,
2. (Suggerimcnto: k ... e/PI
(32).

+ ez'Jh,

k-1

'""

~I P I '

S. Oimostrare che la (33) e plel '= I, pZet

+ n ih' ).

I implicano Ie rimanenti identita

6. Se B ha tre soUomoduli AI , A 2 , A3 con A I + Az + Aa = B c sia A , r>


n (Az + As) che A2 n As uguali a zero, slabilire un isomorflSmo appropriato
k : Al E9 Az E9 Al ~ B.
1. Estendere i ri5ultati dell'Esercizio 6 da Ire ad n fallori .
..

8.~Dimos trare

ehe ogni Z-sottomodulo di Z Ell Z e UIIO Z-modulo libero.

7. Moduli duali
In questa paragrafo faremo vedere come associare ad ogni modulo un
altro modulo, delto suo duale , e ad ogni morfismo di moduli un morfismo
duale appropriato.
.
Fin qui tutti i nostri moduli sono Slal i Rmoduli sinistri, con ciascun
moltiplicatore seala re seritlo a sinistra. O ra risulta che il duale di un R-mo
dulo sinistro -necessariamente un Rmodulo destro e viceversa. Qui un
R-modulo des/ro e un ru
abeliano A insieme ad una funzione A X R -+
seriua (a, ;e) I-+- ax che soddisfa aile version! estre eel enllt
I mo u 0
.( 1)-(4) ; _e~~. ~C!.n ~:
.-

(0

+ b)x =

ax

+ bx;

To

o(x

+ i.) =

ax

+ oJ"

al = 0.

Per esempio, I'anello R Slesso e sia un R-modulo sinistro che un Rmodulo


destro. Ovviamente lulte Ie proprieta sviluppate fin qui per i moduli sinislri,
si applicano. mutatis mutandis, ai moduli destri.
Disponiamo di una maniera sistematica per trasformare un modulo deslro in un modulo sinistro suJl'a nelio opposto ( rV.2) :

7]

227

MODULI DUAU

Proposizlone 16. Se ROfJ e l'anello opposto ad R. ogni Rmodulo destro


A divenla un RoP-modulo sinistro Ae p , quando AOp e /0 Slesso gruppo abeliano
dj A ma con multip/i sca/ari a sinistra \1 : R x A -+ A, definiti do x \1 a = ax
per tul1i gli a E A e tutti i x E R.
Dimostrazione: Vanello opposto Rop ha gli stessi element i di R rna ha
la moltiplicazione opposta 0 : Rep X Rop -+ Rop definita per gli elementi
x, ). da x 0). = ),i< (cfr, m ,2, Regola 6). Con questo prodotto 0 e con i
multipli scalari \1 , ciascuno degli assiomi precedenti di modulo destro si
trasforma neU'assioma corrispondente per un modulo sinistro; solo 1a iegge
associativa (3) richiede un'osservazione particolare. Per questa legge, se x,
). E R so no scalari qualsiasi, Ie definizioni di 0 e di \1 danno:

(x 0 i.) V a ~
0 i.) ~ a(i-")
= (OA)X = x 'V (a).) = x \I {}. 'V a);

questa

e la legge associativa per il prodolto 0 ed il multiplo scalare \1.


e un anello commutativo, si ha Kop ~ K. Questo fatto da il:

Se K

Corollario. Su un anello commulatioo K, ciascun K-modulo" destro


pure un K-modulo sinis/ro con multipli scalari sinislr; xa = ai<,

Dunque per moduli su un ancllo commutativo potremo scrivere (e


cosi facemo) i fattori scalari a sinistra 0 a dcstra come lornera comodo.
Sia ora A un R-modu[o destro su J!!!......9.ualsiasi anel10 R e si consideri
ranello R come R~modulo destro. -Per ciascun scalare x e per .claS~~i!i9_r
J~I1}9 f: A -+ R di R-moduli destri, il multiplo scalare sinistro .'!l...::. -:!~_R~ .
definito per ciascun_ a E A daJ4JE.. _.. x.(fa) . e anch'esso . un ~~rfi~.!!l.Q. g._I. .
R-moduli destri; iofalt i la funzione x/e ovviamente un morflsmo di addizione,
mentre, per qualsiasi scalare }.';si ha;
(x!)(aA)

cosiccM

x [lfa)A)

[x(fa))A

[(Yj)aJA.

xl e anche un morfismo di multipli scalari destri. Pertanto I'insieme

A = HomR(A, R) =

e chiuso

xl/(aA))

[II!: 1...::"'J!.

e un morfismo di moduli destri}

(38)

rispeuo alia somma e rispeUo ai multipli scalari sinistri definiti da


(f + g)(a)

fa

+ go.

(x!)(a)

x(fa)

(39)

per tutti gli a E A e tutti i x E R. La solita verifica termine a termine mostra


che Ai, con gucste operazloni. un R-modulo slnlst ro: esso vlene chlamato
i1 duale (talvolta it (( C0!.ll.!!sat9_~_ del modul9 destre A.
A mo' d'esempio. troviamo ora iI duale di un modulo destro libero della
forma R", Nel modulo destro R" ciascun elemento (6, ... , C',,) E R" ha i
multipli scalari destri (~lX, ... , e"i<). n duale risulta essere il modulo sinistro
R" - doe 10 stesso gruppo abeliano R", rna con i multipli scalari sinistri
(it6 , ... Ke,,).

Proposizlone 17. Esiste Un isomorfismo (I: R" -;;; (R") di R-moduli sinistri, che assegna a ciascuna sequenza I.L : n -+ R nell'R-modulo sinistro R"
il morfismo I: R" -+ R di R-moduli destri, definito per ciascun fER" dal/a:

(40)

228

[Cap. VI

MOOUU

In particolare (11 = 1) qu~sta afferma che e R ~ R ; "isomorfismo porta


ciaseun e1emento x E R nella mappa lincate destra R _ R data daUa moltiplicazione a sinistra per 1(.
Dimostrazione : II modulo R" e un R-modulo destra libero sugli 11 elementi unita 1 , Ell presi come generatori Iiberi. Possiamo quindi costruire
ciaseun f esattamente come 8vcvamo castruita ciaseun t per il modulo sinist ro R.n nel Teorema 8. Invero, per ciascuna sequenza !L di II elementi di
R esiste uno ed un solo morfismo f: R" - R di R-moduli destri conf(E!) =
= PI; per ciascuna i E D; questa morfismo porta ciascuna l; E R" in :

f(f . , ... , ,.)

-f

G..") - LfC"),, -

L " '"

R,

come e precisato daUa (40). Perlanto la posizione p.f+ f ~ 6(lL) e una bijezione 0 : RIO ;: hom (R'" R). Siccome sl ha 8(", + IL') = Op. + 0/L' e O(xp.) =
= x(OjoL), questa bijezione 0 e un morfismo di moduli sinistri, come si era
affermato.
PuC! da!}j che iI duale di un modulo diverso dallo zero risultf 10 zero.
Si prenda, per esempio, R - Z ed A l'unico rnorfismo
-+ Z (dj
gruppi abeliani) e iI morfismo zero e, pertanto, 5i ha (Z..)* = O.
.
Non solamente i moduli hanno i duali, rna Ii hanno anche i morfismi.
5ia t : B -+ A un morfismo di R-moduli destri. II suo duaJe e 1a funzione
,. : A* -+ P* dcfipita Rtr':'"ciascun elemento I ; A -+ R -del ' moduiO duale
A * come iI composto:

z.. .

z..

(4 1)

Si noti che rltoma indietro: ciot! (.: B


illustrato dalla sottostante figu ra.

-+ A

fornisce

elementi
di B*

(* :

A * -+ B* come

elementi
di A*

Proposizione J8. 11 duale di un morfismo di R-moduli destri


fismo di R-nwduli JiniJlri.

e un

mor-

DiJnostruiooe: - Dobbiamo far vedere che t* : A -+ B e lineare si


nistro per Ie operazioni termine a termine gia definite nei moduli duali A*
e B. Per Ie leggi distributive del 2, 5i ha :
I'U + g) - U+ g) I

f I

+g I

~ I'U)

+ I'(g),

cosicche t* e additivo. Poi, per tutti gli elementi bE B e tutti gli scalari x.
5i ha :
1"(4)j(b) - I(xf) Ij(b) ~ x lU . ,)(b) ~ 1x(I'f) )(b),

7]

229

MODULI DUALI

cosiccht si ha I-(X!) = x(/-!) per tutti gli scalari)t, e t- risulta lineare sinistro
come si era richiesto .
Consideriamo ora i duali di somme e di composti di mappe Uneari.
Per Ie somme si ha la:
Proposizlone 19. Se Be A sono R-modu/i destri, la posizione tt-+- tun morfismo di grupp; abelian;

HOITlR (B, A) _ HomR CA-, B-).

(42)

Se R = K e commutatjvo, esso risulta un morfismo dj K-moduli.


Dimostrazione: Per due morfismi h, 12 : B _ A di R-moduli destri,
Ie definizion i mostrano che e (11 + 12) - = h- + 12-; dunque fI-+ t- e un morfismo di addizione come aJferma la prima parte della proposizione. Se R =
= K e commutativo, tutti i K-moduli (e, in particolare, sia Ache A-) passono
venire scritti come K-moduli sinistri, mentre Hom I{ (B, A) e pure un K-modulo con i multipli scalari termine a {ermine At definiti, per ciaseun scalare A,
come nel Teorema 3, dalla (At)(b) = A(tb}. Per dimostrare che tt-+- I- e un
morfismo di K-moduli, dobbiamo dimostrare J'uguaglianza (At)- = AI- per
questi multipli scalari. Ora, per dimostrare un'uguaglianza (At) = AI :
: A- _ B- di funzioni, basta dimostrare che assumono valori uguaJi per
tutti gli leA-, come in (A t)I = (At)! Qui entrambi i membri sono funzioni su B verso K, cosicche, ancora, basta dimostrare che esse assumono
valori uguali per ciascun bE B. Questo e un lavoro di routine:

[(At)'J](b)

= [J ('/)](b) = J [(At)b[ = J ['(/b)]


= '[JUb)] = '[U o/)(b)] = '[(t'J)(b)]
= ['U'f)](b) = [(At')J](b),

In ciaseun passaggio di questo calcolo applichiamo (solamente) la definiziooe 0 1a proprietA pertinente,


Passiamo ora a studiare Ie duali di. mappe composte:
Proposizioae 20. Se I A e if morjismo identita di un modulo destro A e se
il composto t " s d; dUl! morjismi d; moduli destr; e dejinilo, aflora si ha:
(t s)* = s- " , .

(43)

. Dimostrazione: La prima uguaglianza e immediata. Per quanta riguarda


la seconda, J'essere I " s definito signifies che I , s, i 10ro duali ed i loro composti possono venire illustrati con i seguenti diagrammi commutalivi:

,0
G

--,-;-;-~,

'0

7"< A"
f

~' _ r

per ciascun/e A- si ha (s. 1*)/ = s*(/ . I) =I r. s = (l oS)*!. cosi.cche


vale la (43).

230

MODULI

[Cap.

Vl

La costruzione dei duali assegna dunque a ciascun modulo destro A


un modulo sinistro A' e a ciascun morfismo t di moduli destri un mor6smo
t* di modul i sinislri, in modo da soddisfare tutti aile (43). Questa signifiea
che At+ A', (1-+ / ' eo un [untace controYariante nd sensa definito in (If.44)
da R-moduli destri verso R-moduli sinistri. Simmelricamenle, possiamo definiTe il dualc di un modulo sinistro come un opportuno modulo destra. Questo procedimento da un funloce controvariante da R-moduli sinistri verso
R-moduli destri.
.
Studieremo ora i duali dei biprodotti.
Proposizione 21. Se Al 'II A2, con Ie iniezioni Cj e Ie proiezioni p.
un biprodotto di R-modu/i des/fi, aflora si ho un isomorfismo:

(44)
di R-modu/i sinistri che assegna 0 dosctln m orftsmo f: AI lEI A3 --+ R 10 coppio
OJ = (f el,J e2) ed iI cui im;erso assegno ad ogn; coppio di morftsmi f, : Al --+
--+ R l'elemento 0- 1(/1 , b) =JlPl
J2fJ2 : Al ED .4.2 --+ R.
0

Dlmostrazione: Siccome Al $ A 2 e un coprodotto con Ie iniezioni t':l


ed C2, la loro universalita (Teorema 138) mostra che ciascun f e determinato
daUa coppia d i composli J oe, ; pertanto 0, qn.ale e stato descritto, e una bijezione con \'inverso indicato. Questa bijezione () conserva somme e multipli
scal ari sinistri ed e quindi un isomorfismo di moduli, proprio come si era
affermato.
Possiamo rappresentare questo isomorfismo con un diagramma. Si prenda
I'i ntero diagramma del biprodO'tto Al ED .4.2, si applichi a tutti i suoi moduli
e a tutte Ie sue mappe (inVCrlendo COS! il senso delle mappe) e 10 si confronti
con il diagramma pcr il biprodotto A\* ED .4.2* con Ie proiezioni p,' e Ie iniezioni e/:

A,'

'1

A,

...!!4
.....-,

"'.

f #:,'

(A, (!) A, )'

l'

AI () AI!

...."'. 1,
<-'-

A,.

AI!

p,'

-'-'-+
<-;--

L'isomorfismo 0 del leorema diventa allora un isomorfisffio del diagranuna


del primo biprodotto verso il secondo, nel senso c he si ha:
p/O = el-,

i = 1,. 2.

(45)

Possiamo .verificare immediatamente queste uguaglianze a partire dalla definizione; cosl si ha p,'O(j) = p/(fel , Je2) = fel = e,-/ Riassumendo: il
duale porta biprodotti in biprodotti, rna porta Ie proiezioni PI nelle iniezioni
e viceversa.
Possiamo esprimere in un altro modo la connessione fra un R -modulo
destro cd un R-modulo sinistro A-, suo duale. Si assegni agli elementi [e A~

7]

231

MODULI DUAL!

ed a E A il valore {(a) di [ in OJ questa posizione dctermina una funzione


A* x A -+ R che scriveremo nella forma simmerrica (f, 0)1-+ ( I. a) , cioe:

( J, a)

~ [(a)

per f: A ...... R ed DeA.

Con questa notazione, la linearitA destra della

f diventa la condiz.ione:
(46)

per tutti gli al E A e tutti gli scalari XI E R, mentre Ie definizioni lermine a


termine delle operaziOlli di modulo sinistro nel modulo duale A* diventano:
(47)

per tutti gli jj : .4_ R e tutti gli scalari XI. Se leniamo fisso a, 13 posizione
a> dll una funzione ro(u) : A* -+ R i cui valori sono:

II-+- <I.

[.,(a)[(/) ~ ( J, a),

a e A.

A,
abbiamo

Proposizione 22.

Per ciascun Rmodulo deslro A esiste un morfismo


ID A :

A ...... (A*)*

(48)

di R-modu/i destr; tale che si abbia [w.A(a)]U ) = f(a) per ciasCWI a E A e


ciascun f E A*.
OJ.;Lqualsiasi morfismo t : B -+ A di R-moduli deslri forn isce un morfismo duale ,. : A -+ B di R-moduli sinistri e, guindi, a sua volta, un morfismo doppio duale (1)- : (B)- -+ (A"') nella Slessa direzione del I di partenza.
Proposizione 23. Per qua/stasi morfismo t : B -+ A dl moduli destrt,
morfismi 0) /1 cd Q),t dati dalla (48) !orniscol1u un diagramma commulat;vo

(49)

Dibtostrarione: Una verilica dirella a partire dalle definizioni mostra


che e Q),t ," t = (t)'" " roB cosicche questo diagramma e commutativo come
si era affermato.
.

232

MODULI

(Cap. VI

Studieremo siSlematicamente condizioni di commutativita, quali la (49),


nel Capitola XV.
II funtore controvariante Af-+ At = Homn (A, R), tl-+ t suggerisce
che. fissato un qualsiasi R-modulo deslro D, si dovrebbe ottenere anche un
fUntore controvariante con A 1-+ HOffiR (A, D). Si ricardi che gli elementi del
gruppo abeliano Homn (A, D) sono i morfismi f: A _ D di R-moduli destri.
Allora ciascun morfismo t : B _ A di R-moduli destri determina una funzione
t- : Homn (A, D) _ Homn (B, D),

I'U) ~ J . I

per

f: A _D,

che e un morfismo di gruppi abeliani. 'Si puo allara controllare (Esercizio 5)


cbe la posizione A t-+ Homn (A , D), tt+-, fornisce un funtore controvarianle
Sl1 R-moduli destri verso gruppi abeliani (ovvero verso K-moduli, nel easo
in cui R = K sia co~mutativo). Si suole ehiamare questo funtore Homlf (-,
D), con D lissa, mentre t* PUD venire seritto HOffiR (t, D). Simmetricamente
eiascun modulo D, lissato, fornisee un funtore cuvariante HOffiR (D, - )
su R-moduli verso gruppi abeliani; esso assegna a ciascun modulo A il gruppo
abeliano Homlf (D, A) e a eiascun morfismo t : A -+ 4' di moduli il morlismo
t. : Homlf (D, A) -+ Horon (D, A' ) di gruppi abeliani, definito da 1.U) =
= 1 . 1. per ciascun f: D -+ A.

ES' ERCIZI

t. Se si eoosidera Z .. come Z-modulo, dimostrare che e (Z ..)* = 0, mentre,


se si considera Z .. come Z,,-modulo, con n multiplo quaisiasi di m, dimoslrare che

e (Z .. )* ;;;:

Z .. .

2. Dimostcarc che, se X e un insieme quaisiasi, il duale del modulo destro IiR ( X ) e il modulo sinistro di funzioni R3.
(Sugger/mento: si usi la libertl di
R(X) per descrivere tutti gli f: Run -+ R).
hero

3. Dimostrare che, se
fismo.

eA =

R, oppure se e A =- R-, allora

IV",

e un isomoc-

4. DimOSlrare che, se D e un sotlomodulo di A, la proiezione p : A -+ A / D


fornisce un monomorfismo p* : (A /D)' -+ A'. Dedurne ehe (A ID)' e isomorfo
ad un sottomodulo di A'. (Quale?)
5. (a) Fissato un R-modulo deslro D, dare la dimOSlrazione dettagliala che
HomR(- , D) e un runtoce contravariante su R-moduli deslri verso gruppi abeliani.
(b) Dimostrare ana!ogamente che Homll (D, -) e un funlore (covariante).
6. Fissato un modulo D ed un monomorfismo t : A -+ A' di moduli, dimostrare che t, : Homll (D, A) -+ H9mR (D, A') e un monomorfLSmo di gruppi abeliani.
7. (a) Dimoslrare che se It e un gruppo abeliano (additivo) e se h: R-+
-+ EndR (A) e un morfismo di anem, allora xa = [h(x) Ja can x eo R ed a E A fa
51 che A sia un R-modulo sinistro.
(b) Dimostrare che possiamo otlenere in queslo modo ogni R-modulo sinistro da uno ed un solo gruppo abeliano A e da uno ed un solo morfismo h di anelli.
8, Dimostrare roe, 5e u ; R' -+ R e un morfismo di anelli e se A e un R-modulo sinistro, la definizione x' a = (u,,')o, con x' e R' ed a e A, rende A un R'modulo sinistro (chiamato modulo ollenuto da A per (( relroaz.ione lungo u).

8]

-s.

233

BIMQDULI

Bimoduli

La nozione di bimodulo getta luce sulla relazione reciproca fra moduli sinistri c destri e i loro duali (nel seguito i bimoduli non ci occorreranno).
Siano R ed S due anelli. Un R-S-bfmoJufo e un gruppo abeliano additivo
che e sia un R-modulo sinist ro che un S-modulo deslro in modo tale che si
abbia sempre :

(eb). = e(bo),

(!ER, b E B, aeS.

(SO)

(In altre parole, la moltiplicazione a sinistra per uno scalare (! e R e commulaliva con la moltiplicazione a destra per uno scalare a E S).
Per esempio, possiamo considerare qualsiasi R-modulo destro A come
uno Z-R-bimodulo, usando i dati multipli destri per scalari di R con i multipH sinistri a 1-+ na per inleri n definiti nel solito modo (na = a + ... + a, n
addendi). Possiamo considerare qualsiasi anello R un R-R-bimodulo can la
moltiplicazione per uno scalare da enlrambe Ie parti data sempiicemente dalla
moltiplicazione nell'anello, cosicche I'assioma (SO) per un bimodulo si riduce ad una rienunciazione dell'associativita della moltiplicazione in un
aneHo. L'insieme di funz ioni R~ di tutte Ie sequenze I; : n -+ R e anch'esso
un R-R-bimodulo, con la moitiplicazione destra e sin istra e; e ~a dennite
termine a termine per 1], q E R, cioe da (1] 1;)' = (!(~() e (I;a), = (!I)a. Nella
discussione precedente abbiamo osservato che l'insieme R" puo essere riguardato come R-morlulo sinislro ovvero come R-modulo destro; la situazione
complessiva e che si Iralta proprio di un R-R-bimodulo. Per un anello commutativo K , qualsiasi K-modulo sinist ro A puo venire lrasformato in un
K-K-bimodulo con nuovi multipli scalari destri aa, definiti per a E K, da
aa = aa; I'assioma (50) per i bimoduli diventa allora agb = eab, cosicche
e una conseguenza della commutativita di K.
Esaminiamo ora Ie possibili sl rutture di modulo su un gruppo abeliano
HORl/l: (A, B) di morl'ismi di R-moduli. Siano R, SeT Ire anelli e si supponga
che A sia un S-R-bimodulo e che B sia un T-R-bimodulo - situazione che
puo venire indicata schematicamente da
(51)

In particolare A e B sono entrambi R-moduli destri, cosicche possiamo, come


nel 2, costruire it gruppo abeliano additivo HOITlR (A , 8) di tutti i morfismi
I: A --+ 8 di R-moduli destri. Questo gruppo e un modulo nei seguenti modi:
(i) Homll (A, B) e un T-modulo sinislro, a causa della struttura di T-modulo sinistro di 8. fn forma esplicila, un multiplo scalare sinistro Tie definito,
per E T, dalla (Tf)a = .(fa); questo richiede che Tl sia un morfismo di
R-moduli des~ri, il che segue nel seguente modo dall'assioma (50) di bimodulo:
(rf)(ae) ~.r [j(ag)J ~ r[(fa)eJ ~ [r(fa)Jg = [(rf)aJe;
(ij) HOIllll (A, B) e un S-modulo destro a eausa della struttura di S-modulo sinistro di A. In forma esplicita un multiplo sealare destro fa e definito,
per a E S, dalla (la)a = 1 (qa) per ciascun a E A. Ancora, I'assioma (50)
di bimodulo ci permelte una dimostrazione forma le immediata che 1a funzione
fa cosi definita e un morfismo di R-moduli destri. Si noti anche che 1a politica

234

MODULI

leap. v J

di tenere i simholi in ordine (come nella definizione (fu)a = f(ua, significa


che ta st ruttura di S-modulo sinislro di A produce una slruttura di S-moduJo
destro su HOffili (A, B) ;
(iii) Homlt (A, H) e un T-S-bimodulo combinando (i) con (ii); 5i verifica
immcdiatamente "assioma (50) di bimodulo a partife dalle deflnizioni precedenO di rf e di fa.
Possiamo riassumere Ia discussione nello schema seguente:
(52)
nel [ormare un ~( Hom 5i perde scmpre una parte della data struttura di
modulo.
Facciamo ora aJcune applicazioni . Sia A un R-modulo destra. Siccome
R stesso e un R-R-bimodulo, Hafill (.4 , R) per q uesta schema, risulta essere
un R-modulo sinislro. Ma HOffin(A. R) e"il modulo duale ,4.; cosl it nostra
schema spicga pcrch6 il duale di un R-modulo destro un R-modulo sinistro
- e, anaiogamente, percht il duale di un R-modulo sinistro e un R-modulo
destro.
Sia K un anello commutativo ed A e B siano K-moduli destri . Si riguardi
B, come piu sopra, come K-K-bimodulo: aHora 10 schema (52) da che
Koml( (A, B) e un K-modulo sinistro, con il multiplo xf definito da (4)a =
= x(fa). Oppure si consideri A un K-K-bimodulo; allora 10 schema da che
Hom /( (A, B) e un K-modulo destro con il multiplo f)( definito da (fK)a =
= f(Ka). Ma f e una mappa di K-modulo, cosiccht\ il multiplo rlestro fx e
10 stesso del multiplo sinistro ;</ COS! 10 schema (52) spiega perche Hom
trasformi moduli su un anello commutaliuo Kin K-moduli (e non soltanto
in gruppi abelian i).

ESERCIZI
1. Dimostrare con lutti i deuagli ene, se liAs e IIBT' sono bimoduli. I'insieme
H omR (A, B) di luui i morflsmi f; A -+ B di R-moduli sinistri e un S-T-bimodulo.
2. Con una opporluna defin izione di morflsmi di bimoduli, dimostrare ehe,
flssato A nella (52), si otliene un funlore B t-+ Hom/! (A, B) su bimoduli verso bimoduli.

CAPITOLO VI[

Spazi vettoriali

finila.

vettoriali a

prosu
: ciascuno spazia vetnon sono vere per
tariale Va dimenSlone fioila C un modulo libero ed e isomorfo at suo spazio
_v~!l,?r i a~e_ slua!_e V, Qualsias i seguenza di g5:!!.~ra l o r i li beri di V vico\:: dena
({ base dlV,.il numl;ro ,n degl! e1ementi di una base e la dimensi one
.~i. V:, In gcnerale 10 stesso spazio ' V ha mollC basi 'ailferiiiTi:tutre con [0 stesso
numero di elementi; alia fine del capitolo prcsentcremo dei metodi di calcolo
per passare da una base ad un 'ultra e moslreremo come quest i metodi siano
collegali alia risoluzionc del sistemi di equazioni lineari.
10 questo capitola il campo F - il campo degli scalari ) x , J. , . .. e fi sso (Iranne in aleuni esempi) e spazio vettoriale signiflChera sempre
spazio velloriale su F , Tn partico!are denoleremo con V, V'. W spazi
venOTia!i destri (F-moduli destri); i lora duali V*, V i., W saranno anoTa
scritti come spazi vettoria!i sillislri (F-moduli si nimi). esattamenle come nel
VL? Questa convenzione ha il vantaggio che Ie nost re formule potranno essere applicate anche nel caso non commutativo , perche tutti i leoremj di questo
capito lo (tran ne due, che v erral! '!Q.1!.r~j~.!1_~, !..~~1~!10 _~,I)_che_ ".:C;!ri. ~~ iJ.. ~~.!!!p.0 F.
viene sostituit o da un qualsi!,l~ aneJl...2D_divisione,

I. Basi

seq uenze con


stesso uno spazio vettoriale ed una funzio ne
una sequenza di n sca lari (':1, "_, ~.. ), Come gia sappia mo. I';" ";,,me F" di lOtte
queste scq uenze 1;, can I'addi zione termine a termine ed i multipli scalari
termine a termine. e uno spa zio vcttoriale deslro.
Date Ie sequenze v di \'cllori c I; di scalari, la combinazione li ncare dei
vettori v, can i coefficienti .:, verra denotata in questa paragrafo nel modo
seguente:

e esso

(I)

Se '1 e un 'altra sequcnza di n scalari. all ora I;


gl i sca lari
+ 'J', ment rc :

e,

Lv(1;

+ Y}) =

vdcl +

'II) =

+ '1 e la

L'Vre,
, + LVII;.,
, =

[,.(1;)

sequenza de-

+ [,bl)'

236
Se

SPAZI VBTTORTALI
~

e uno

[Cap.
~,)(,

scalare qualsiasi. aHara f;x e 1a sequenza degli scalari

Queste due equazioni dicono che, per qualsiasi sequenza fissa

't',

VII
e

la:

L,:F"~V

(2)

e una trasformazione lineare (doe un morfismo di F-moduli destri).

fondamentali di generata, indipendenza e base per una sequenza v in uno spazio vettoriale V:
genera V
indj~ndente in V
y

, e linearmente
v

e una

base Qer V

L,

L,

e un eQimorfismo
e un _ffiQ!!Q!Ilorfismo..l
e un isomorfismo.
l

Pill dettagliatamente, 1a sequenza y gen~ ra V se e so!o se ogni vettore tI


di V puo venire espresso come combinazionelineare tJ ";' lI,of, dei vettod
nella data sequenza v. In particolare 10 spazioV e di tipo finito come -modulo, nel senso della Rost ra definizione precedente di modulo} se esiste una
certa sequenza (finita) v che genera V.
Analo amente una se uenza v di n vettori e line!!!!l~I:!!~ ~!!gi~nQc~N~_
In V quando per tutte Ie seguenze
ed
<:.L'!sCU!!.'!. ."-L1!.....~ala ri s.i.ha::

Siccome L tll!1 = L Vf''J1 implica L VI(!I - '71) = 0,


che, per ciascuna sequenza ; di n scalari, si abbia:

e sufficiente

richiedere

(4)

Una sequenza v di n vettori di V sara delta linearmente dipendente in


e Jinearmente iudi ndente, cioe se si ha vc!c 0!lir una certa
se uenza di sea an j non tutti zero. er esemplO, se un quasiasi vettore
in una sequenza v e multipl0 scalare di un altro, come in tI2 = VIX, la seq"uenza
e linearmente dipendente perche nella Vl(-X) + tl21 = 0 j coefficienti non
sono tutti zero
Tutto fa perno intorno alla espressione dei vettori .V E V come CQrnbinazioni Iineari 'V - 2 vlel della data seguenza v. La seguenza y genera V quando
o ni vettore ossiede almena una es ressione di ueSlo ti 0, e in,!!~!!.den.!:~
uando 0 ni vettore ha a massimo una es resslone di u e~J~ tip<? .ec!. ~ _!!~l!
base quando ogm vettore ha una, una .wla espresslone slffatt!l;. Per esempio,
I vettori unitli
V se non

= (1,0, ... ,0),

Ef

= (0, I , ... ,0),

Eo ~

(0, 0, ... , 1) (5)

I)

237

BASI

sorio (come nel VJ.S) una base per 10 spazio vettoriale F'" perche ciascuna
; E po ha I'unica espressione ~ = 2 ~I':I. Qui il coefficiente
dell'j-esimo
vettore unitA e la j-esirna coordinata di ~ nella base E .
Tn generale, b: D -+ V indichi una base hJ, .'" b.. di V. Quando un
vettore 'D di V e seritto come combinazione !ineate

e.

(6)

dei vellori base

Teorema 1. Ciascuna base b : n -+ V di uno spazio 1Iefforiale V conduce ad un isomorfismo

(7)
di spazi vefloriali; l'irwerso di 4 assegna a ciascun venore v
delle sue coordinate relative alia base b,

E V

la sequellza

Come nel YIS.


e un F-mQdulo liberQ, avente come generatori liberi
gli n vettor! uni tA 1. Questo isomorfismo L. : F"''''' V rende guindi V un
modulo libero avente come generatod !iberi Ie Lb-immagini L(11
b. dei
vettori unitA di PO. Questa e la dimostrazione dell'utile:
CoroUario. Uno spazio vetloriale V can base b
avenle i fJerrori di b come generator; liberj.

e un

F-modulo Iibero

Per la definizione di modulo libero questo significa: data una ~equen za


di n vettod Wi, , ' wp , in gualsiasi altro spazio vettoriale W, esiste un 'uni~
trasformazione lineare 1: V -+ Weon r(b,) = WI pc.! j = I, ,." n, Ricordiamo
la dimosttazione di questa faua: per la linearita. qualsiasi t siffatta deve essere
data dalla formula :

Vieeversa, questa formula definisce una funzione t : V -+ W ehe e lineare


e per la quale si ha t(b,) = w, '
Per esempio, per eiascun i E D, esiste una ed una sola trasforrnazione Iineare x,: V -+ F con x,(b,) = 1 e xI(b,) = 0 per tutti gli j oF j. Per questa
funzione x, si ha XI(2: bi e,) = ei; in altre parole, la XI : V -+ F assegna a
cincun vettore v la sua jesima coordinata rei b. Le funzioni coordinate song
dunque elementi x, E V,
In una base si puo permutare a piaeere )'ordine dei vettori,
P roposizione 2. Se v : n -+ V e una sequenza di n lIetforj di V, men!re
n e una qualsiasi permutaz;one. aI/ora v e una base di V (ovvero genera
V, OV/)ero e Iinearmenle indipendeme ;n V) se e solo se 10 sequenza composta
v a e una base per V (ovvera genera V, QVVero e linearmente indipendente
in V, secondo ; caM),
(J :

0 -+

238

SPAZI VETTORIALI

[Cap.

VII

Dimostraziooe: Se vela sequen7.a VI , .. " tJ.,. la sequenza co mposla


v (J' e la V",l " v" ... Ora l'ad dizione in Ve associativa e commulativa ,
cosicche possiamo scrivere qualsiasi I;ombinazione lincare L Vlel nella forma
L 'Vf~j = .L vale". Questa dimost ra 1\ risultato enunciat o.
Una base e slala definita come una sequenza ordinu/a hi . .. , b.. di vettori. Questa proposizione suggerisce che possiamo chiamare base anche I'insieme {hi, .. " b.. }. Per qualsiasi sottoinsieme finito X di V con n elementi
in X, Ie definizion i risultana: X e una base di V (ovvero genera V, ovvero e
lincarmente indi pendente in V) se vi e una cerIa iniczione v : D -+ V con immagine X che - considerata seq uen7.a - sia una base di V (ovvero generi
V. ovvero sia linearmente indipendente in V, secondo i casi). Se questo avviene per una di queste iniezioni v : 0 -+ V con immagine X, altretlan to sucaltra iniecede per qualsiasi alt ra iniezione di questo lipo, perche
zione siffalta ha la forma
per una certa
(J.
R-moduli destri su

~;;;g~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~i~L~c~v~d:efinizionrd;

gel/erato, i
come sono
state enunciate aile sequenze a : n - > A di element i di un R-modulo A di questo tipo. L'analogo del Teorema I vale in questo cnso; proprio come nel
suo corollario, un R-modulo con una base e un modulo libero . Tuttavia,
~do R non e un campo, non e delta che un R-m..Q.9.!!!Q.Jlbbia una base;
per esempio gli Z-moduli .
non l'hanno. Quando R e un cam~lyes.i stenza
di una base e una conseguenza della proposlzlone segue_nt_~J~5uL dirilOst!!!~ .
zione implica gli assiomi di campo (esistenza degli inversi) in .~!!'p}lnt0.cru
cia Ie.

.z..

Proposizione 3. Una seqU(!IIza v di velfori e linearmente dipendente in


V se e .rolo se qualcullo dei vl!ttori 'V~ della sequem:a i! zero ovvero e u/la combinazione tineare dei vettori precedenf; nella sequenza. III questo caso refimil/are
il vet/ore 'VI: dil una nuova sequenza -COli 10 .\/esso generato di v.

Dimostnzione : Se 'Vt e una combinazione lineare


dei vettori precedenti, allora e
VI'll

+ t/21):! + ... + V~ - I'l/(-l + v.-(-

Vl1J1

, - Vt - l

17t - l

I) = 0,

cosicche si ha una combinazione lineare con almeno un coefficienle (cioe - I)


che non Ii: zero c, pertanto, la sequenza v e effettivamente linearmente dipendente. Tnoltre sin IV un qua lsiasi vettore nel sott ospazio generato da lulli j
VI, ... , v~. cosicche e w = 2: Vie!. Rimpiazzando in questa espressione Vk .
con la sua espressione Vl1(1 + ... -1- Vt - 111~ -l. si viene a rappresentare IV
come combinaZlone lineare della sequcnza (VI, .. VA' - l , 't'HI, . . . , v .. ),
dove si e rimosso V.l' conte SI era affermato.
Viceversa, si supponga che la sequenza v sia linearmcnle dipendente;
all ora e L Vi!i = 0 per scalari !. non tutti zero. Sia k I'ultimo indice per iI
quale risulti un coefficiente e.l' #- 0, cosicche e VI'::1 + ... + Vk{t = O. Siccome Fe un campo, in F esisle ~c '; si moltiplichi per ~k - l e SI risolva riSpeHO

Vj' :

" I]

239

BASI

dunque il vettore VA" e effett ivamente una combinazione lineare dei vettori
precedenti, a menD che sia k = I , ncl qual caso questa equazione mostra che
Vt deve essere zero,

11 Corollario. Qualsiasi spazio f)('lIariaie di

tipoImito ha una base.

Dimostrazione: Siccome Ve di tipo finito, i ~ generato da una certa se


quenza fin ita v di n vettori. Se capita che questa sequenza v sia anche linearmente indipendente, essa e una base di V. Alt rimenti v e Iinea rmenle dipendenle; per la propos izione, possiamo el iminare dei vettori da questa sequenza,
uno ad uno, fin cht otteniamo una sequenza pill breve che genera ancora V
e che e indipendenle.
ESE~IZ I

1. DimoStrare che, in uno spazio vettoriale qualsiasi, una scq uenza con un sol
vettore e linearmente indipendente se e solo se il veltore e "diverso da zero; una sequenza di due vettori e Jinearmcnte indipendente se e solo sc' nessuno de; due vettori e multi pia sealare deH'altro.

2. Dimostrare che due vellori al, et) ed ('11, 'It) sono linearmente indipendenti
in F2 se e solo se si ha "1jI- ~'1j' -,t. O.
3. Dimostrare che, per qualsiasi scella deg!; scalari "', i.
A), (0, 1, II) e (0, 0, t) costiluiscono una base di P.

ell,

i vettori

(I , "',

4. (I, 2, 3), (2. 3, 4) e (3, 4, 5) costituiseono una base di Q 3?


S. (a) Dimoslrare che la sequenza 0, 1,0), (I , 0, I), (0, \, I) e una base di Q~.
(b) Trovare Ie coordinate dei vellori unila di Q3 relative a questa base.
6. Trovarc tulle Ie basi di (Z,)II e di (Za)2.
7. Dimostrarc che, se e "" + vA
10 stesso sottospazio di f) e IV.

+ w~ =

0 can XI' "#- 0, i vettori

/I

c v generano

8. Dimostrare che, se " e una scquenza lincarmcnle indipcndente di n vellori


di V, un vettorev e una combinazione lineare della sequenza w see solo se la sequenza
v, W" . , w" e linearmente dipendente.
9. Dirnostrare che, se II, fI e w sono Ire vettori linearmente indipendenti in uno
spazio vettoriale su Q, v + w, W + /I ed /I 1- v sono anch'essi linearmcnle indipendent i. La slessa co:;a e vera su ogni campo?
10. Se ( : V -+ We lineare e se y e una sequenza di vettori in V, dimoslrare Ie
seguenti proprieta della sequcnza composta t V = (I(VI) ... , I (V. :
(a) Se v genera V, allora I V genera 1m I.
(b) Se r v e /inearmcnte Endipendente in W, al10ra v c lincarmente indipendente in V.
(c) Se v c indipcndcnte in Ve sc I e un monomorfismo, aI/ora t V e indipendente in W.

240

SPAZI VETIORIALI

[Cap.

VII

2. Dimensione
L'csperienza insegna che quabiasi base di f' deve consistere di due e
due soli vettori e che qualsiasi base oi f'3 deve consistere di tre e Ire soli vettori.
In questa paragrafo 10 dimostreremo e dimostreremo anche di piu: se uno
spazio veUoriale V ha una certa base di n vettori, aUora qualsiasi base di V
contiene 10 stesso numero n di vettori. Chiameremo tale numero dimensione
della spazio vettoriale V. Ecco i1 ri sultato fondamentale:
Teorema 4. Se uno spazio vettoriale Ve genera/a do una cerIa sequenza
di n vellori ese, ino/lre, cQntiene una sequenzQ v di m vet/ori linearmente indipendemi, aUora e m ~ n. lnollre V e generato do una sequenza di n vetlori
contcnent; la sequenZQ data v.

Dimostrazione: Dato fI, dimostreremo entrambe Ie tesi per induzione


su m. Per m = 0 il risultato e immediatll. Si supponga allora che la tesi valga
per tutte Ie sequenze di m vettori indipendenti e sia l' una sequenza di m + I
vettori linearmente indipendenti . I primi m vettori di questa sequenza l' sono
ancora linearmente indipendenli, cosiccht, per I'ipotesi induttiva, e n - m ~
~ 0 eVe generato da una certa sequenza

(VI, til! , , .. ,

vm

WI,

""

(8)

W.. _m)

di n vettori che include VI, " . , tlm' In particolare, tlm+I, in quanto vetlore
in V, deve essere una eombinazione lineare di questi vettori generatori , diciarno
tim+! = vI6 + .,' + vmfm + WiI] 1 + ... + w" - m1'}n - m,
(9)
Possiamo ora dimoslrare ehe e m + I ~ n. Se non 10 fosse,sarebbe m = n,
non ci sarebbero vettori w, nella (9) e questa formula esprimerebbe Vm+1
in lermihi di VI, ,." tlm, contraddicendo all'ipotesi che la sequenza (VI
, .. , Vm, vm+J) sia linearmente indipendente,
Si aggiunga ora il vettore Vm+! alia sequenza (8) di n vettori in modo da
otlenere una nuova sequenza
(VI, Va, ""

Vm, Vm + I ', WI, " . ,

W.. - m)

di "n
I vellori che aneara genera V (percht COS! faceva la sequenza piu
coria (8)), Inoltre. per la relazione preeedente (9), questi n + I vettori sono
linearmente dipendenti, Per la Proposizione 3, possiamo eliminare qualche
vellore da questa sequenza, precisamente il primo che risulti combinazione
lineare dei vellori precedenti. Certamente il vetlore eosi eliminato non e uno
dei VI , "Vm+! , percht si sa che questi vettori sono linearme nte indipendenti.
Pertanto i1 vettore rimosso deve essere un vettore della sequenza w. ehiamiamalo WI' Abbiamo allora una nuova sequenza

(VI.

Vz, ... , Vm+!. WI, ... , WI _ I, Wj+l ...

w.. _... )

di n vettori che ancora genera Ve che eontiene I'intera sequenza 1', La dimostrazione per induzione risulta cos! eompleta.
11 metoda usato in questa dimostrazione e noto sotto i1 nome di procedimento di scambio .

2J

241

DlMENSIONE

Corolllllrio 1. (Invarianza della dimensione). Due basi qualsiasi di uno


Sj1Ozio velto riale V di tipo finilo colltengono 10 stesso numero di elementi.

OimostrlllZione: Siano (b l , . . . , b ... ) e (CI , .. . , ell) due basi aventi,


rispettivamente, m ed n vettori. Siccome b e linearmente indipendente e (:
genera V, iI teorema implica che sia m ;:;; n. Siccome c e indipendente e b
genera v, e n ~ m. Queste due conclusioni, insieme, danno n = m, come si
de.iderava.
Chiameremo i1 numero n dei vettori in una qualsiasi base di Via dimensione di Ve 10 indicheremo con dim V = n. Cosi dim Fn = n. Uno spazlo
vettoriale di tipo fin ito vjene chiamato anche spazio a dimensione finita.
Questo teorema implica pure il:
Corolllllrio 2.

In uno spazio vettoriale Va dimensione n:

(i) Qualsiasi sequenza di n


(ii) Nessuna sequenza di n -

Teorema S.

+I

vettori di V e /inearmente dipendente.


I vettori di V puo generare V.

In uno spazio vettoriale V a dimensione finita:

(i) qualsjasi sequenzQ Iinearmenle indipendente di vettori parte di una base,

(ii) quaisiasi sequenza di vellori che gene'; V comielle una parte che

e una

base.
(Nell'enunciato di questo teorema, ( parte ha I'ovvio significato: una
parte di una sequenza v : n -1> Ve una funzione composta qualsiasi v h : m -1-1> V, dove m ;;a II e un numero naturale e la funzione h : m -1> n e una iniezione. Quindi una parte di una sequenza v e una sequenza (VIl(I ) . . , VIl(",)
nella quale gli m jndici h(l), ... , hem) sana tutti diversi}.
Oimostrlllzione: Per diffioslrarc (ii) si parla da una sequenza che generi
V e si rimuovano j vettori dipendenti (Proposizione 3) finche la sequenza
che risulta e indipendente e, pertanto, e una base. Per quanto riguarda (i),
la sequenza v sia ind ipendente, mentre qualche altra sequenza generi V. in

quanto V e a dimensione finita. Allora il Teorema 4 fomisee una sequenza


che cont iene v e che genera V. Si rimuovano. come prima, i vettori dipendenti,
finche la sequenza diventi una base.
Corolllllrio.

In uno .spazio vettoriale V a dimensione n

(i) qualsiasi sequenza di n vettori linearmente indipendenti e una base;


(ti) quall'fasf sequenza di n vellorj che genera V una base.

Dimostrazlone: Per quanto riguarda (i), sia v una sequenza di n vettori


indipendenti. Per il teorema, v e parte di una base; per I'invarianza della dimensione, questa base ha esattamente n vettori e deve', pertanto, essere proprio la sequenza v da cu i siamo partiti. La dimostrazione di (ij) e analoga.
Per il corollario del Teorema I, qualsiasi spazio vettoriale a dimensione
finita e un F-rnodulo libero. Questo fatto ha parecchie conseguenze utili ed
importanti; per esempio:

242

SPAZI VETIORI ALi

[Cap. V II

Proposizione 6. Qualsiasi monomorjismo s : V -+ V' con cQaominio VI


a dimensioll e jil/ita ha un inve,~'o siniSlro !ineare. Qllolsiasf epimorfismo V -). V'
COli dominio V, a dimensione finita , ha un irwer.w des/fo lineare.
Si asseTvi , in primo iuoga , che se l' : m -+ V e una sequenza di vettari
di Ve se ( : V -+ V' C una mappa lineare, la fun zione composta tv : m -+ V'
e una sequenza di vettori di V'; diremo che t /rasporta (ovvero porta )))
la sequenza v = ('VI , . .. , 'V ,n) nella seqlll?nza compO.ftu tl' = (lVI, ... , l'V".).

Dimostrazione: Si supponga che V ' abbia dimensione n. Siccome s e un


monomorfismo. porta sequenze indipendenti in V in sequenze indipendent i
in V' , cosiccM V e anch 'esso a dimensione finita tn , con m ~ n. Si prenda
una base b di m vettori in V. La sequeoza composta sb e ancora indipendente
in V' e, quindi , 5i estende ad una base di V', chiamiamola sbt, .. . , sb m ,
bm ...t ' , ... , b,.'. Ora questa e una sequenza di generatori libed pe r I'F-modulo
[ibero V', cosicch.e possiamo definire una mappa lineare I: V' __ V, ponendo I (sbf} = bl per i E m e Ib / = 0 per ciascun j = m
I , .. . n. Allora
e (I s)bl = bl , cosicche I G S deve essere I'identila V __ V e, perlanto, I e
[' inverso sinistro richiesto.
5i lascia al leUore 1a dimostrazione de!la seconda tesi.

L.U) =

L v",e .. ,
"EX

come nella (I); siccome I; ha supporto finito, questa somma ha solamcntc un numero
finito di termini diversi dallo zero; poiche i'addizione in Ve commutativa ed associativa, non conta I'ordine nel quale i termini
. La funzione L. e
una trasformazione lineare PX ) -+ V.

;
i: una base per
X __ .V, avente B come immaginc,
di prima.

esistc un insicmc
appartenente a questo
mente dipendente,
dei vettori di M che M e una base.

3]

243

COSTRUZIONI DI BASI

L'invarianza del numero degli elementi di una base ha 'un analogo anche nel
caso inf'tnito I), vero per qualsillsi spazio veUoriale V; se B e B' sono due basi di
un qualsiasi spazio veuoriale V, csisle una bijezione B ~ H'. Ne o mettiamo la dimoSlrazione.

ESERCIZI
I . Dimostrare che una qualsiasi parte dt una sequenza li nearmente indipendenl e

e linearmcnle

indipendenle.

2. Dimostrare che, se " e una sequenza di vellori in Ve se una ceria parte di


w genera V. allora w genera V.

3. D imostrare che, se il vettore 'V non appaniene al sotlospazio S, rna ap partie ne


al sotlospazio generato da S e dal veitore w, a llOTa IV appan icne a l rottospazio generato da S e da v.
4. D imostrarc la .seconda parte della Pro posizione 6.

5. Se s : V ~ V' e un monomorfismo con dim V' > dim V (c con entrambe


Ie dimensioni fin ite) costruire due inversi)inislri differenti di s.

Esercizi sul/'appendict!
6. D imostrare che una famiglia v : X -+ V e linearmenle indipcndenle in V
se e solo se per ogni iniezione j : n -~ X la (sequenza fin ita) composta 'V ~ j : n ~ V
e hncarmente indipendente in V.

7. Dimostrare che una famiglia v : X -~ V genera II se e solo sc ogni veHore


di V appaniene al generato da una sequenza " j per una cena iniezione j : n ~ X.
8. Dimostrare che, se enlnlmbe Ie famiglie " : X ~ Ve ,,' : X ' ~ V sono iniezioni con la stessa irnmagine in V. il generato da " e il generato da v', che v e linearmente indi pendente se e solo sc 10 e ,,'. c che " e un a base per V sc e solo se Jo c ,,'.

3, Costruzioni di basi
Ciascuna d ell e costrui'.ioni di moduli del Capitolo V I, quando venga applicata a spazi vettoriali a dimensione finita dati , p ro durra un nuovo spazi o
di tale tipo. Mostreremo o ra in aleuni casi come si ca leo li la dime nsione di
q uesta nuovo spai'.io e come si possa o ttenere una base pe r questa nuo vo
spazlo a partire dalle bas i deglJ spazi da ti . Per esempio, due spazi vettoriali
V e V ' a d imensione fi n i' a sana isornorf! se e solo se hanno"fa stessa dimeo sione ; se t : V,;;; V ' e un iso-morfismo.~esso pOrta c iascuna' base- ti di V in un'a

base r-. bdlv'~-

Proposi7.ione 7,

Sf' S

e un

sottospazio di uno spazio veltoriaJe V a di-

mensione finila, ciascuna base di S e una parle di una base di V. Quindi si flo
dim S ;:;; dim V; inoltre e dim S < d im V oglliquaJvoJta S e un SO(IOSpazio
proprio di V.

244

SPAZJ VBTTORJALI

[Cap. VII

Dimoslrazione: Qualsiasi sequenza di vettori di S linearmente iodipendente in S e, Q fortiori, linearmente indipendente in V. Per i1 cOTallario del
Tcorema 5, ci3scuna sequenza di questa tipo e dunque parte di una base di
V. Inoltre una base per S PUQ essere una base per "jnlero spazio V solo se

ogoi vettore di V e gia in S.


Nei pochi tco rerni seguenti, avremo occasione di (~combinare due sequenze v = (til, " ' , tim) e W = (WI . ' . Wr) di vettori in un ' unica sequenza
che indicheremo (per iI momento) con:
VVW = (Vl, ... tim, WI, .. ,' Wr).

Teorema 8.

Se t : V _ V i

e una

trasformazione lineare con dominio

dimensione jinita, aUora:

+ dim (1m f) .
(10)
Piu dettagliatamente. se una base v per Ker t e parle di una base v V w per V,
aflora I . w e una base per 1m I.
dim V = dim (Kef t)

Se v ha m = dim (Ker t) elementi e w ha r e1ementi, questo ci dice che


si ha dim (1m I) = r e dim V = m + r, che non e altro che la (lO). JI rango
e la nullitd d . una mappa ,Iineare s sono definite da
cango r = dim (1m r),

nullitA t = dim (Ker r).

(lJ)

Con questa terminologia, la (10) afferma che (( rango pili nullita uguale di
mensione del dominio II (Talvolta Ker 1 e chiamato spazio nullo I) e 1m 1
( codominio di t).
Dimostralione:
lineare

Siccome qualsiasi vettore v E Ve una combinazione

per sequenze opportune I; ed 'I di scalari e siccome e tv, = 0, ciascun vettore


tv e.L (tW/) '71 ' Dunque la sequenza 1 ~ w genera 1m t. D 'a l~a parte .L (IW/)7/1 =
= 0 significa 1(2 '/1]/) = 0 ; dunque e L I'll'll E Ker t, Ma v e una base per
Kef t cosicche si ha L wl11 = L
per una certa sequenza I; di scalari.
Ma I'essere v V w Iinearmente indipendente ra sl che siano zero tutti gli 1]1
e tutti gli ~,. Nc segue che la sequen7'..a t w e linearmente indipendente in
Im I. Siccome e indipendente e, inoltre, genera 1m I, essa e una base come si
era affermato,

v,e,

Corollario J. Se due spazi vettoriali V e V' hanno rispettivamente Ie


dimensi'oni finite n ed n', aI/ora iI rango r di qualsiasi mappa /jneare I : V _ V i
e, al massimo, it minorefra n ed n', Per ciascuna mappa / di questo lipo esistono
una base b di V ed una base b' di V' tali ehe si ha:
rb 1 = b1', .'"

rb. = b.', Ib,+1=O, .' " Ib.. = O.

In altre parole, si possono scegliere, in entrambi gli spazi, vettori base


taJi che la mappa t porti vettori base 0 in vettod base ovvero nel vettore 0,

3J

245

COSTRUZIONI DI BASI

Dimostrulooe: I.e disuguaglianze r :ii n cd r ~ n' seguono dalle (10)


e (II). Per ottenere Ie basi indicate, usando la notazione del teorema, poniamo
b ==.,V " e rendiamo rw parte di una base b' di V'.
Corollario 2. Siano Ve V' due spazi fJefloriali aventi 10 slessa dimensione
finira. AI/ora qua/siasi epimorfismo 1 : V -). V' ed anche qua/siasi monomor
necessariamenle un isomorfismo.
fismo I : V -). V',

Questo corollario non vale per tutti i moduli di tipo finito su un anello
arbitrario R.
Dimostrarlone: Si ponga dim V = n = dim V' e si usi la (to). Se e
dim (1m t ) = n, Ja (10) implica che sia dim (Ker I ) = 0, cosicche I e un isomorfismo. Se e Ker I = 0, 1a (10) implica che sia dim (1m r) = n, cosicche
1m 1 deve coincidere con J'intero V', ed ancara r e un isomorfismo.
Corollario 3. Se S e un so flospazio qua/siasi dj una spiJZio fJefloriaJe V a
dimensione /infla, iI corrispondenre spazio qlloziente VIS ha fa dimensione
dim (VIS) = dim V-dimS.

(12)

Dimostrazione: Si applichi il teorema alia proiezione p: V -). VIS.


Corollario 4. Quals/ast sottospazio S di uno spazio fJl!floriale Va dimensione /inita e addenda diretto di V, cioe esisle un sottospazjo T di V ,ale che sf
ha S
T = Ved S n T = 0; moltre e T ~ V IS.

Dimostrazione: Si prenda una base di S e Ie si aggiungano j vettod


w'" in modo da ottenere una base di V. II sottospazio T di V generato
dai vettori aggiunti WI . .. w'" e tale che si ha S + T = V cd S n T = O.
come si riehiedeva; inoltre, appJicando H teorema alia pwiezione p : V-).
-). VIS si ottiene che la sequenza di laterali S + WI, , S + w,,, e una base
di VIS. Dunque il porre 2 WJt}JI-+- 2 (S + Wj)t}J e un isomorfismo T ~ VIS.
Si noti che sia questo sottospazio T ehe I'isomorfismo T r;;. V IS dipen- .
dono daUa scelta dei vettori WI aggiunti alia base originaria di S.
WI .

Proposizioae 9. Se uno spazio vettoriale W e somma djretta di due sOItospazi VI e Vi a dimensione finita, ollora qualsiasi base b' di VI e qualsiasi
base b" di V2 si combinano in una base b' V b" di W. Ne segue che la somma didim Vi.
retta W ha dimensione /inila e che e dim W = dim VI

DimostnziODe: Come in (VI.37), I'cssere W somma direua di VI e


Vs significa ehe e VI n VII = 0 e Vi
Va = W, cosicche ciaseun vettore
W E W pub essere seritto in un unico modo come somma W = VI
!It di vettori Vf E VI. Dalla descrizione di una base segue ehe til e combinazione Jineare in un unico modo dei vettori della sequenza b' e ehe 01 e una eombinazione analoga di b" . Dunque ciaseun w e combinazione !ineare in un solo
modo della sequenza b' V b" e, di qui, segue la proposizione.
Dato ehe ciascun biprodoUo VI $ Va e isomorfo ad una somma direUa. la proposizione determina anehe la dimensione di un biprodotto;

246

S PAZI VETTORIAU

{Cap.

VII

Corollario t. Se b' e b" sono basi per gli spazi vettoriali VI e V2 a dimensione fill/to, aI/ora lIel biprodollo VI EB V2 con Ie iniezioni l!, : VI _ VI EB
W V2 Ie sequenze l', b' e ezb" si combinano per dare una base t'l b' V e2b" per
VI G:l V~. In particolare VI EB Vs Ira dimensione finira ed e:
dim (VI ffi V~) = dim VI

+ dim

(13)

Vz

Corollario 2. Sf! SeT sana sO lfo.spa:; a dimensionl' finifa di uno spazia


vel1oriale, aflora anche if ,iOllospaz;o S + T ka dimensione finito e .vi ha:
dim S

-+ dim T =

( 14)
+ dim (5 + T).
La spazio quozicnte (5 + T) /S n Tela somma diretla
dim (5 n T)

Dimostrazione :
dei suoi sottospazi SIS n T c TIS n T. AHora i risulfal;
mensioni dei quozienli e delle somme di rcttc danno:

pr~cdenli

sulle di-

+ T) f Sn T) + dim (sn T)
dim (S/S n T) + dim (TI S ( l T)
dim (S ( l T)
= dim (S)
dim (T) - d im (S n T).
Q .E.D.

dim (5 -\- T) = dim (5

-+

Proposizione 10. Se V e uno spazio vettoriale a dimel1sione jinita, tale


10 spazio diJunzioni Vrn per cia.~cun intero positif)o m e si ha:

i pure

dim (Vrn) = m dim V.

(15)

La dimoSlrazio ne c per induzione su m. Per m = I , la (15) e immediata.


Si supponga o ra vera la (15) per un ce rlO m. Un elemento dello spazio di
fu nzion i Vm - I e una funzioneJ: {I, ... , m + l} - ;> V. A ciascuna di quesle
fumio ni si assegn i la coppia (J',J(m
I, dove I' c la funzioneJcon il
dominio riSlretto al sottoinsieme m = {I.
m}. Questa posizione c una
bijezione

Siccome Ie operazioni' somma e multiplo sca la re sono defin ite nella


spazio di funzioni termine a termine, q uesta bijezione e un isomorfismo.
Questo isomorftsmo c la (13) danno dim(V"HI)=d im Vm + dim V=
= (m + I) dim V, come si ric hiedeva per completa rc l'induzio nc.
Data una base di V s i puo costruire anchc una base di ciascun Vm (Eser
ci7.io 12).

Corollario. Se V
Hom (V. V') lid e:

l!

V' .\'0110

~pazi

veltoriali a dimensione finifa. /0

dim [Hom (V. V' )] = (di m V)(dim V' ).

e pure
(16)

( Nel caso in cui il campo F venll;3 soslituito da un anello COil divisione


capitolo.~lo corol . .
!ario non uo essere a HearD "erche Ho m /! V. V') a llo ra solamcnte un
gruppo abcliano c non un Dmo u 0).
D , come abbiamo spicgalo nell'introduzione a questo

3]

247

COSTRUZIONI DJ BASI

Dimostrazione: V abbia dimensione n. Allo ra Ve un Fmodulo libero


can generatori liberj i vettori hI , ... , h" di una qualsiasi base b. Per la proposizio ne VI.! I , Hom (V, V' ) e aHa ra isomorfo a (V')", che, per il leorema, ha
dimensione n(dim V' ) = (dim V)(dim V' ).

ESERCIZI
1. Siano SeT i sottospazi di Q 4 generali rispetti vamente dai vettori

5: ( I, - I, 2, -3), (I . I, 2, 0), (3, - I, 6, --6);


To (0, -2, 0, -3), (I , 0, 1, 0),
Calcolare Ie dimensioni di S, di T, di 5

f'I

T e di 5

T.

2. Dimostrare che, se SeT sono due sottospazi dislinli bidimensionaJi di uno


spazio tridimensiona le, allora fa loro intersezione 5 f'I T ha dimensio ne I. Quale e
il significato geometrico di questo fatto (per F = R)1
3. Sc We somma direua dei suoi sotlospaz-i V, e Vt, mentrc " e , " sono $C quenze di venor!, rispenivamenlc. in V, e in VI , dimostrare:
(a) Se ,.' genera V, e y" genera Vl , a llora la sequenza combinata y' V y"
genera w.
(b) Se y' e y" sono (ciascuna) Iinearmente indipendenti, tale e pure v' V v" .
4. Dale Ie trasfonnazioni lineari s: U -+ Vet : V _ W, can U e V spazi
veltoriali a dimensione lin ita, dimostrare che si ha:
rango(t $)
6

rango(I).

rango (I $)
0

rango ($),

nullila ( I $) 6: nullilil ($),


0

5. Nell 'Esercizio 4 dare un esempio per mostrare che la nullita (I $) non


necessariamente uguale alia nulJita (t).
0

6. Dimostrare chc. se Ire sOtiOspa7.i 5, T e T' di v soddisfano aile SA T _


f'I T ', 5 + T = S + T' c T c T ' , allora e T """ T ' .

7. Dati una trasforrnazione !ineare I : V -+ V', una sequenza y di vettori in


Kef I cd una sequenztl w di vettori in V, di mostrare che due qualsiasi delle pro
prieta seguenti impficano fa lena: (i) y e una base per Ker I; (ii) 1 0 " C una base
per rm I; (ii i) v V w e una base per V.

8. DimOSlrare che nessuna delle due affermazioni del Corollario 2 del Teorema
per spazi a dimensione intinila.

e vera

9. Dare una dimostrazione diretta della (14), costruendo una base per 5
a part in: da basi opportune per 5 f'I T, per 5 e per T.

+T

10. Si defmisca (( codimensionc di uno sottospazio S di uno spazia vettoriale


V fa dim (VIS), purche quest'uftima sia finita . Dimoslrarc che se SeT sono SOttospazi a codimensione linita in V, allorn anche S f'I T ha codimensione finit a ed

c:

codim 5
II. Se dim

Ve

+ codim T =

codim (S

n + codim (5 + n.

fmila, dedurre dalla (14) il risultato dell 'Escrcizio 10.

11. Dimostrare nel modo seguente la Proposizione 10. Si prenda una base
h i , ... , ha per V , 5i dcfinisca per ciascun i = J, . , . , me ciascun j = I, . . . , n, una
funzione hi): m _ V mediante Ie hl,(;) - hi c hi /(k) - 0 per i '# k e 5i dimost ri

248

SPAZ I VETIOIUAU

che una base di

v..

lCap. VII

e data dalla sequenza

(1111 , .. " hlft, h!I. _."

h2~ .. ,' h ... 1, .. ' . h ... ~).

13. Dimostrarc che 10 spazio vetloriale H om (V, V') non ha dimensione flnita
non appena uno (ra Ve V' non ha dimensione finila e I'allro non e zero.
14. Se Ve uno spazio veuoriale qualsiasi diverso dallo zero e se Ye un insierne
infinito, dimoslrare che neSSu no dd due spazl VY 0 VIYJ puo a..'ere 'dimensione
finita.

4. Spazi vettoriali accoppiati dualmente


Quando 5i consideri uno spa7.io vetloriale V come F-modulo deslro, il
suo duale e 10 spazla vettoriale V = Homp (V, F), considerato come F-rnodulo sj nistro. Gli elementi d i V 50no, per defini7.ione, Ie trasformazioni
F-Iinearif: V -+ F - deHe ancheforme lineari su F. Siccome Ve un modulo
libera. possiarno costruire queste forme lineari esplicitamente nel modo che
segue:
Teorema 11. Sia b una base con n veflori per 10 spazio vettoriale V.
Alfaro, per ciascuna sequenza I' di n scalari, esiSle una cd una sola jo;ma Iineare j: V -+ F ,ale che si abbia J 9 b = 1', doe la Junzione f dejinila, per ciascuna sequenza I; di n scolari. dalla
( 17)

Ina/Ire if porre jf-+ f b

e un isomorjismo

F'" di spazi vetIoriali sinistri.

Questo e nient'altro che un caso parlicolare del Teorema Vf. S e della


Proposizion;., VI. II sui m odu li liberi.
Corollario. Qualsiasi spazio vel/oriale V a dimensione finita ha la medesima dirnensione del suo spazio duale V .
Dlmostrazjooe :

L'isomorfismo V ;; po mostra che V ha d imcnsione

n = dim V.

Qui V
come nella
come F,

F"

e un

isomorfismo di moduli sinistri , mentre la base b da,


isomorfismo Lt.: P'";:: V di modu li destri - dove Fn,
considerato s ia F-modulo destro che F-modu lo sinistro.

4]

SPAZI Vl!TTOitIALI ACCOPPIATI DUALMENTB

249

CoroUarto. Se v ha una base bl , . . . , b. , iI suo duale V ha una base


X., che ~ costituita daJ/e forme lineari x, : V -+ F definite, per lED,
dalle :
x,(bl) = I,
(18)
(19)
XI(b,) = 0,
j = I , .. ,' n.
Xl, .. ,

Dimostrazione: L'isomorfismo ff.+- f b del teorema porta Ie fo rme


nei vettori unit! , = (0, , .. , I, " . 0) della (5) che, tutti insieme, costituiscono una base di W. Dunque Xl, .. " X. e una base di V .
Siccome si ha XICL b" ,) = ". la forma lineare XI : V -+ F non e altco
che la funzione che assegna a ciascun vettore v = LbJfj di V la sua i-esima
coordinata ~j, rei b - proprio come e slato osservato per la (6) in relazione
alia definizione dj coordinate, Ancara, I'equazione (17) del teorema afferma
ora che ogni fonna lineare f Sll V pub venire scritta in un solo modo come
combinazione lineare f = L PIX, di quesle forme coordinate x,.
Chiameremo la base XI . , XII d i V base dU{jle della base b data. Con
la seguente notazione de] delta di Kronecker per i. } E D :
XI

6u - I
~ O

seei-j,
se ej",j,

Ie candizioni (18) e (19) affinche una base x di V sia duale di una base
.
di V, diventanQ:
.x,b) =_~'~I~,_ __~i~,,-j~-,,-,I~,_,~,~.~,~nC

(20)

Ecco due fatti fondamentali relativi aile forme lineari:


Lemma 1.

mena un vet/ore

Per ciascuna forma /ineare f su V difJersa dollo zero, esiste alII lale ch,e si abbia f(fJ) = I .

Questo e del tutto banale. Dato che la f : V -+ F e una funzione. f #:- 0


significa che ef(u) '" 0 per qualche argomento u; un multiplo scalare opportunD to di u i: aHora tale che sj ha f(f) = 1.
,
Vale la proprieta simmetrica , purchC dim V sia finita. Lemma 2. Per qllOlsiasi fJel/ore IJ dive;so dol/a zero di uno spazio .f)ettodale V a dimensione finita esiste almeno una for:ma lineare f con feu) = I .

Dlmostraz!oae: Siccome e IJ #:- 0, u e lineaoncnte indipendente e, pertanto, e parte di una base di V. Si prenda per fla forma lineare carrispondente
nella base duale.
Coronario. Qualsiasi spazio lIettorja/e V a dimensione finita e isomorfo
al suc! doppio duale V per iI morfismo w : V "'+ V che porta ciascun fJettore to di V nella forma /ineare WfJ : V _ p, dove WfJ e definita. per ciascuna
f E V' , dalla (""')U) ~ f(') '

250

Sr'AZI YErrORIALI

[Cap.

VII

Dimostrazione: l! immediato (e gia nota. per la Proposizione VI. 22)


che 1a V~ W'V , come e stain definita, e una mappa lineare V -+- V, 11 Lemma 2
afferma che e Ker (w) = O. Dato che e pure dim V = dim V .. , ne segue
che w e un isomorfismo, come 51 richiedeva .
Si asser ... i che la mappa (t) : V __ V e stala definita senza fare aleun
riferimento ad una qualsiasi base, menlTe, nel Corollario at Teorema II,
si era usala una base pe r costruire ]'isomorfisrno V ~ V-,
Per meltere in cvidenza il parallelismo fra il Lemma I cd il Lemma 2.
indicheremo con ( J. v ) il valore f(v} della fo rma f E V sui veUo re v E V.
Questa da una fun zio ne
(f, v)>->- ( f, v>,
Esattamcnte come nel vi1, questa funzione e Jineare rispetto a ciascuno dei
suoi argomenti lev.
J.!!.~!!e rale 1-sJ:l'!' !.!l.l!~ sllazio vcUoriale sinistro .s~~..I.si_~.~i .e V e u~9 .SQ3Z!g
vettoria te destro sullo stesso cam
un acco iamt'nlo bil;neare di W e
-", verso Fe una fu nzio ne I : W x V _ F con Ie propneta: - - -- - - }'r(;(IWI

+ X:W2',. 1:') ~ ;(.lV~(WI ,

v)

+ XZV/'<W2 _, v) ,

(21)
(22) .

.Tfi.(w, ttl)! I_* ..!"2 )!~) = if/(W, Vl);(...!...t0'._ ~~2 .!..

per tutti gli scalar! ;(1 E F e tutti i veHori W E WLE E V, Queste propriela
dieono che !'espressi9ne ~" (w, v) !LJ!ti.are.2 J.illSjrl! in w e 1 ~~ar_~ . gestra in v
(quind i bilineare j . La precedente espressione ( f, v) e UrJ esempio di accoppiamento bi!in eare.
Sia VI : W x V _ F bi lineare. Per ciaseun veHore w, la posizione Vl-JoI-Jo- ifl (w, tI) e, per la Iinearita deslra (22). una fonna lineare t/t", : V --+ Fe,
quindi. un elemento VI", E V, (EfTettivamente f/; ", una funzlone parziale jj
nel senso deseritto nel Teorema 1.4). O ra la posizione WI-+ 1// "" per 1a Iinearita sinistra (21), e una trasformazione !ineare 'Y. : W _ V. Pertanto, a
partire dall'aceoppiamento 1/1, abbiamo definito una trasfOTmazione Iineare

'Y' : W --+ V,

['Y'(w)](v) ~ ;,(w, v).

.(23)

Una definizione simmetrica fornisee una seconda trasformazione di questo


tipo:
0/. : V --+ W*,
(24)
['Y.(v)](w) ~ "(w, v).

(i) Se

Wo

E We tfl(WO, v) = 0 per tutti i

(.I

E V, a lloTa

e Wo =

0;

(ij) Se Vo EVe I/I(w, vo) = 0 per tutti i WE W, allora e Vo = O.

uno spazio a dirnensione finita, la precedente posizione (f, v) 1-+ ( J. v )


aeeoppiamento duale V X V _ F p ereh~ la proprieta (I), per questo
aceoppiamento. e il Lemma 1 e la proprieta (ii) e il Lemma 2.

Se

Ve

e un

4]

251

SPAZI VEnORIAlI ACCOPPIATI DUALMENTB

Mostreremo ora ehe due spazi a dimensione finita sono aeeoppiati dua lmente preeisamente quando esiste un isornorfismo da uno qualsiasi dei due
verso il duale dell'altro.
Teorema 12, Se T/; : W x V _ F e un accoppiamento bilineare di uno
spado fJeltoriale sinistro Wa dimensione finita e di uno spazio ve/(oriale des/ro
V a dimensione finita verso if loro campo comune F di scolari, allora V' e un
accoppiamen(o duale se e solo Sf! 0 \F' : W -+ V O'/IfJero I.j>', : V -+ W e un
isomorfismo.
Dimostra:Lione: Se I'aceoppiamento T/J e duale, allora e Ker ey,) = 0,
cosicche 't', e un monomorfisrno I.j>'. : W -+ V ed e dim W ~ dim V =
= dim V. Analogamente, Ker ('Y.) = 0 impliea dim V ;'li dim W ; ne segue
ehe queste due dimensioni devono essere ugua li. 11 monomorfismo 'Y' : w -+
-+ V fra SpaZI vettoriali aventi la stessa dimensione e all ora necessariamente
un isomorfismo (Corollario 8.2). come 10 e il monomorfismo I.j>', : V -+ W' .
Vieeversa, data un isomorfismo I.j>" : W ;;;: V ; desideriamo dimost rare
'he e Ker (\Y.) = O. 5i prenda un qualsiasi vettore vo "" 0 in V; per la costruzione della base dua le (Lemma 2), esiste una fo rma Hnearef e V conf(vo) =
= I. Quindi , per il dato isomorfismo, 'Y' : W ;;;;; V esiste un w = (qr )~V E W
con '(w, vol = I. Quest'ultimo risultato mostra che V o non appartiene al
nudeo di \1-',. Una dimostrazione sirnmelrica mosua c.he I'essere I.j>', un ISOrnorfismo impliea che ' sia un aeeoppiamento duale.
Corollad o, Se 0 : W ;;;: V e WI isomorfi,~mo di spazi velloriali con W
a dimensione fit/ita , esiste un accoppiamento dUO/I! t : W X V -+ F con 'Y' = O.
Dimostrazione: Data una qualsiasi trasformazi one lineare 0 : W -+ V ,
il porre (w, V)I-+ (Ow)(v) definisce un accoppiament o bi lineare ' per i1 quale
la funzione ~" e uguale a O. Allora I'essere 0 = ~" un is.omorfismo impliea,
.per il teorema. che I'accoppiamento sia duale, come si richiedeva.
Si consideri ora il comportamen.t<? de;
un ac<:oppiamento

Annih

S =

{w)w E Wed $ E S

0::-

V/(W, $) = O}.

chiamato -annul/afOre di S i: chi usa ris etto alia somma ed al multi 10 seaare e, pertanto, e un soltospazio di W. Simmetricamente. ciaseun sottospazio
T di W determina un sottospa;Zlo Annih T c V, il suo V/-annullatore in V.
Possiamo ora serivere Ie eond izioni (i) ed (i i) nella defmizione di aceoppiamento duale nella forma:
-,"',--:.:A:::n"
n;:::h,,(.::
W-,)_~--=O,, _!:.
"'-,-,
-Ann_
ih_(~_
) _- _0_, ,..

Determiniamo ora la dimensione di un qualsiasi annuliatore.

252

SPAZI VEnORIALI

[Cap. YH

Teorema 13. Se '" un accoppiamento duole qualsiasi fra spazi tJettor;ali


W e Va dimensione jinita e se S Co Ve un qua/sias ; sottospazio, s; ha:

dim S

+ dim (Annih S) =
Annih (Annih S) =

dim V.

(25)
(26)

s.

Dimostrazione; Si scelga una base, chiamiamola hi, .. ,' h" per S e


la s; Ci>tcnda ad una base hi, . . , ' bit;, bk-tl, . . " b.. per ]' intero V. Si prenda
una base duale :I.. per V ; I'isomorfismo ('1',) -1 : V:;;; W porta la base x
in una base q pel" W; data cbe e x,h, = 6", si ha, per la (23), rr'q,J(b j) =
= ~~(ql , hJ) = /jiJ . Un vettore L l.lIq, di W RRnullen\ aHara agoi vettore di S
precisamente quando ~ una cornbinazione lineare di qtH, "', qn . Quindi
la dim (An nih S) e n - k e, perlanto, vale 1a (25). Ripetendo il ragionamento,
si olliene dim (Annih (Annih S)) = k. Ma W E Annih S ed s E S danno
T/J(I4I, s) = 0, cosicch6 Sl ha certamente Sc Annih (Ann ih S). Poiche entrambi
gli spazi han no la stessa dimensione k, essi devono coincidere, come affermaya la (26).
Come vedremo nel 6, questo risultato cantiene i faUi fondam en lali
sulla risoluzione dei sistemi di equazioni linead omogenee.

Teorerna 14. Un accoppiamento duale", fra due spazi We Va dimensione


[mila ed un sOllospazio S di V delerminallO un accoppiamento duale
X: (Wj AnnihS) X S-+F
dato, per ciascun lalerale Annih S
,) ~ ,,(w, ,).

+ w e ciascun s E S,

dalla );"(Annih S

+ 141,

Dimostrazione: L 'accoppiamento duale T/J dato fornisce un isomorfismo


'Y' : W ~ V*. L'inserzione j : S -+ V ha un inverso sinistro lineare. cosicche
il morfismo duale j* : V -+ S* ha un inverso deslro ed e quindi una suriezione. II composto W -4- V -+ S e pertanto una suriezione ed il suo nuc1eo
e precisamente il sottospazio Annih Sc W. AHora il teorema principale
per i moduli quoziente (Teorema VI.7), applicato a / : W -+ S, dA un isomorfismo I' : WjAnnih S;;; S. Come nel corollario al Teorema 12, questa
isomorfismo deve provenire da un certo accoppiamento duale X di WIAnnih S
ed S. Se 141' = Annih S + 141 e un laterale qualsiasi dello spazio quoziente in
questione, per questo accoppiamento si deve avere X(w', s) = (t ' W')(5) =
= l(i*'l")w]s = ('Y'I4I)(i5) = T/J(w, s). Ma questa non e altro che la formula
per X scritta piu sopra.
Quando si applichi questa teorema aU'accoppiamento duale V x V -+ F,
esso mostra che il duaJe di un sottospazio di Ve isomorfo alia spa!.i.Q.9.l!Q.zJ.ellte
del duale V e viceversa, come nel seguente:
Corollario.

Per ciascun sottospazio S di uno spazio tJettoriale V si hanno

gli isomorfismi

V jAnnih S,

(VIS) ;;- Annih S.

(27)

5]

253

OPERAZIONI ELEMENTARJ

Dimostrazlooe: n teorema fornisce un accoppiamento duale X:


: (V" jAnnih S) X S --+ F; il Teorema 12, applicato a questo accoppiamento,
dA un isomorfismo
Una dimostrazione simmetrica prova la seconda tesi,

ESERCIZI
1. Dimoslrare che, se Ve uno spazio vettoriale a dimensione finita, gli spazi
venoriali Hom (V, F) ed Hom(F, V) sono accoppiali dualmenle dalla (f, h)--+
--+ (f . h)(l). con f: V --40 F cd h : F --+ V.
1, Dimoslrare che un accoppiamenlo bilineare If : W x V --+ F e un accoppiamenlo duale se e solo se sono soddisfalle entrambe Ie condizioni seguenti : 1m ..... =
= V- e Im'Y. = W,
3. Dimostrare che il Teorema 12 rimane vera quando Sl supponga che soltanto
V (e non enlrambi V e W) sia a dimensione finita.

4. Dimostrare che, se ., : W x V....,.. F e un accoppiamenlo bi lineare e se


dim V '"" dim We linita, allora una qualsiasi delle seguenli candizioni basla a rendcre If un accoppiamento duale :
(b) Im't, = V",
(a) Ker 'Y' = 0,
(d) 1m '1"_ = W,
(c) Ker'l", = 0,
5. Dimoslrare che VI"'" 'Y' e una bijezione dall'insieme di tuUi gJi accoppiamenli bilineari "': W x V....,.. F verso J'insieme hom (W, P).

6. Siano SI ed SI due sotlospazi di uno spazio velloriale Va dimensione finita


e "': W x V --+ F sia un accoppiamenlo duale. Dimostrare ehe si ha:
(a) S. c::: S I .... Annih S. ;:) Annih S2 .
(b) Annih (SI + SI!) = (Annih SI) rI (Annih S2).
(e) Annih (SI rI St) = (Annih SI) + (Annih S,),

7. Dimoslrare che, se Fe un qualsiasi campo e se X e un insieme infinito qualsiasi, il duale dello spazio vettoriale lihero p...t l e il modulo di fuozioni F~.
8. Con F ed X del precedentc esercizio costruire un accoppiamento duale
x Fun....,.. F e dimostrare che la mappa lineare corrispondente q" : F'r,XI -Jo
....,.. (F'Xl )- non e un isomorf1smo. Perche queslo risultato non contraddice al Teorema 121
'" : F'X)

5. Operazioni elemeotari
Svilupperemo ora dei mezzi per verifieare sc una data sequenza di vettori
indipendcnte, genera ovvero e una base.
Una operazione eleme~!!lre S.1:1 ,1!na ~_eq~eI1]:~_ 4Lm""y"clt9!i. .iIl_ , r.~ _ ~!L~_
qualsiasi dci Ire procedimenti che seguono:

e Iinearmcnte

(I) Scambiare era loro due vettori qualsiasi delta seguenza.

254

SPAZI VETTOR IALI

( II) Moltiplicare un "cHore della seguenza per uno scalare

[Cap. VII

diyer~g

st..al1Q...

..?c;L0...,:.

( lIT) Sommare un mulliplo scalare di un vcHore dell~s~~!!~I!...!l.i~'!_


aIt ro veUore, sempre della seguenza .
Possia mo mostrare I'etretto su una sequenzI'! di una operazione lipica di
ciascun tipo cosi:
I (Vl,V:!,'VS, "" V...) = (V2, Vl,V3, ... ,tlm),

II ,. (VI, va. "', tim)


TIl .! (VI. 'V2 " v ... )

x oF 0,

= (XVI, V2, . " 'Vm).

= (v~

}.!J2. "V2,

"

tim).

Dato che una seguenza v di m vettori d.U:. ~" ~.n. .~'~_IJ1~n.tQ. Q~Hq . sp'az i Q
di funzioni VIIt ossiamo considerare ciascuna operazione elementare come
una funzione : Viii _ ~n elIeTtT come una tr~,;~orJ!lf.!.?~i)'I1~e~.ii_r,:_=",
_ V"' . l ' inversa di un.'opera7.ione elementare e aneora un'operaz ione di
questa tipo; pef esempio, nei casi lipid che abbiamo elencato, si ha:

1 . 1 =1.
Perlanlo ciascuna 0 erazione elementare e un au lomomsmo di V"'.
Diremo (( equivalen ti )) due sequenze v e v ,ciascuna i m vetton I V,
se esiste un composto di operazioni elemen tari tale che si abbia 4>(1') = v' .
Siccome I'jnversa di ciascuna operazione element are e una operazione elementare, la relazione d i equivalenza ora defin ita e riRessiva, simmetrica e transitiva.

i un composta qualsiasi di operazioni dementari e


Teorema 15. Se
se v if una sequenza di m fJetlOri di V, alfora i/ generoto do v eil generato do
+ v e +1' e linearmente indipendmte in V se e solo se 10 e v. Quil1di
v

e una

base di V ..;:;- +v

e una

base di V.

Dimostrazione: Basta considerare il caso in cui


sia elemenlare. Tn
ciascuno dei cas; r, II e 1If, ciascuna combinazione lineare della sequenza
origin aria v puc. venire riscrilta come combinazione lineare della nuova sequenza 4>1', oel modo seguente:

+ fJ:le2 +
+ tl26 +
t/J. ' \ + t!2~2 +

(I) fJl~1
(I Ix) fJl~\
(rnA)

= t!2~2
fJl1
= (VI )!)(~-I~J)
= (fJ\

+ ... ,

+ V22 + ... ,

+ t/2J.)$\ + t!2($2 ~ j'~I) +

Quind i qualsiasi vetlore che e combinazione lineare della sequenza v e anche


combinazione lin eare di +v e, se esiste una sequenza ; di scalari non tutti
zero tale che si abbia L tllel = 0, esiste una sequenza per +v con la stessa pro.
prieta, Q.O.E.
Oi quanto si puc. semplificare una sequenza di vettori mediante operazion i elementari successive? Per vederlo, chiameremo standardizzalu una
sequenza w di m vettor; di V per una fonn;nneare.~(E -V. se- Si ha -- --

J(w.) ~ J(w,) ~ _.. ~ J(w.) ~O .


ovve~o [(WI) - I
e [(",2) - .. ' - f(w m) = O.

5]

255

OPERAZIONI ElEMENTART

Lemma. Se v e una qualsiasi sequenza di In vetfori di V e se f E V'" e


una qual.liasi forma, esist' un compostu rf (Ii operazioni elememuri tuli elle
4>('1') e sfandardizzata per f
Dimoslrazione: Se ef(v,) = 0 per tutt i glij E m, v e gin st andardi7,zata.
Altrimemi vi e qualche indice j con f(Vi) oF O. Se sj moltjplica il veltore V j
per I'in verso f(V}) - 1 di questo scalarc (operazione del tipo II ), si oltiene
una nuova sequenza v' can I(v ,' ) = 1. Con scambi (operazioni del tipo I)
si porti questo veltore nella prima posizione. Nella sequenza 'I' " cosi oltcnuta
5i prenda per cia5cun j> I 10 scalare }.j = f(v /' ) e si sostiluisca v/ ' con
v/" = v/' ~ VI" ). j (operazione del lipo fll). Questo rende f(v/") = 0 ; cosicche la nuova sequenza , '" risulta ora standardizzata per f
Come breve applicazione di questo risultato, daremo un 'a ltra dimostrazione del teorema fondamentale sulla dimensione (Teo~ema 4): se uno spazio
vcttoriale V ha una base b di n vellori ed una sequenza y di m vellori ind ipendenti. allora e m ~ n. La dimostrazione e per induzione 5U n. II caso n = I
e evidentc; supponiamo allora che ia tesi sia valida per tutti gli spazi can una
base di 1/ ~ I vettori . Data una base b di n veltori per V, si prenda il primo
vcllorc XI nella base duale corrispondenle in V e si costruisca rf in modo tale
che 'IV = 4>(, ) sin standardizzata per Xl Questo dA una nuova sequenza
WI, .. , w'" (ovvero 11'2 , ... , 11' .. ) ancora indipendente. di almeno m ~ 1 vettori del nucleo di X I . Ma questo nucleo ha una base b2, ... , b" di n ~ I
vellori, e quindi. per I'ipotes i induttiva, em - I ;;;; n - J. Pertanto e m :iii n,
come si richiedeva per completare I'induzione.
Ora il procedimento base per semplificare Una sequenza consiste in successive standardizzazioni relative aile forme XI di una base duale.

base

DEFINIZIONE: Una sequenza w di m vettori di V


XI , .. , x .. di V'" se
(i) la sequenza w

e stalldardizzata

per

e a gradini

per /lila

Xl ,

(ii) la parte della sequenza w ill Ker (."1)


e, per ciascun i, i 3, . ..,jJL,

e st(JIJdardjzzala

per Xg ,

(iii) la parte della sequenza w in Ker (x!l0.~~Xg) () ... () Kef (xi- Il

e slalldardizzata

per

Xi.

Questa definizione significa in sostanza: la seguenza w


base x se:

ea

1.0 la sequenza w e standa rd ~zzata per XI i


(ii) la parte della sequenza '! in Kef (XI) C a grad ini per

gradini per la

x ~,

. .. ,

XII .

Potremmo chiamare quesla descrizione ricorsiva su /I (cfr. ~ 11.11 )


perche la nozione a gradin; per un o spazio Va dim ensione n c descritla
in termini della stessa nozione per 10 spazio Ker (xl) di dimen sione immediatamente infcri orc II - I (e co n base duale X2 . . . , x .. ). Allo stesso modo,
una dimostrazione per induziolle su n a partiTe dal lemma precedente di
standardizzazione pruva il:

256

SPAZI VETTORIALI

[Cap.

vrr

Teorema 16. Sia x una quaMiasi base per iI duale V di uno spozia vet
toriole V a dimensione jinila. A lIara, per ciascuno .fequenza l' di m veno,; di V
esisle una sequenzo q, di operazioni elementari tale che {v) a gradini per x .
Ecco Quale e l'eR'eltivo vantaggio di mcttere una sequenza nella forma
a gradini.

Teorema 17. Se w e a gradinj per x, i :el!l10r; in w diversi dallo zero sono


linearmente indipendenti,
La dimostrazione

e per

induzione sulla dimensione n di V, con il case

n = I immediato. Si supponga aHora vero il teorema per tutti gl i spazi vettoriali a dimensione n - 1 e 5i prenda una scquenza w a gradini in uno spazio
Vad n dimensioni. Se tutti i vettori WI diversi da zero sono in Ker (Xl), essi
sono ivi a gradini e, quindi, li nearmenle indipendenti per I'ipotesi indutti va
applicata a questa spazio Ker (XI) ad n - I dimcnsioni . Altrimenti eXl(Wl) = I
e Ws, .. " w"" sana tutti in Ker (XI) ed ivi " gradini; pertanto i vettori fra essi ,
che sana diversi daUo zero, sana linearmente indipendenti, aneora per I'ipotesi induUiva, Ma WI non e in Ker (Xl) e quindi non puo dipendere linearmente da W2 ,; questa completa I'induzione.
Questo risuhato fomisee un procedimento per (rovare la dimensione
del generato da qualsiasi !ista (1\ , 'Vm di vettori di V. In primo luogo si
utilizzino operazioni elementari per mettere la sequenza nella fonna a gradini.
otlenendo, per esempio, WI , . , w... (per una qualsiasi base durue opportuna).
Per il Teorema I S, questa sequenza w ha 10 stesso generato della sequenza
originaria v. Sia r il numero totale dei vellori WI, .... w. diversi dallo zero
in questa sequenza a gradini. Essi banno 10 stesso generato di ve sono linearmente indipendenti; ne segue che costituiscono una base per quel generato.
Pertanto la dimensione richiesta e r - ed abbiamo pure, in WI . , Wr,
una base per il generato dalla sequenza o riginaria v.
II meHere a gradini una sequenza v per x dipende dai valori XI(VI) della
fonna lineare Xl sui vettore VI . Possiamo esibire questi valori mediante una
tabella rettangolare n X m:

(v.)]

X'(V')
X~(VI)

X2('tlm)

X,,(VI}

x,,(v ... )

Su questa tabella possiamo visualizzare Ie operazioni elernentari. Invece di


parlart di tabelle) (che sono oggetti tipografici e non oggetti matematici)
definiremo la nozione matematica che corrisponde ad esse, doe la nozione
di matrice . Una /tIalrice A , n X m, con entrate in un campo F (ovvero
su un campp F), e una funzione A : 0 X m -+ F. lndicheremo i suoi val~ri
(entrate) con All. per i = I, ... " ed j = I . ... m e Ii esibiremo can la
tabella rettangolare n X m
A

~ [AU
A ..

51

OPERAZIONI ELEMENTARI

251

(Le entrale sono i valori di una funzione A e quindi Ii indicheremo con


All con la s/essa leuera A; di solito vengono indicati con aH, con la IeUera
minuscola corrispondenle a).
Possiamo interpretare una matrice A, n x m, come una sequenza di
m vettori di F.... precisamenle come la sequenza delle m colonne di A. Allora
polremo considerare Ie operazioni elementari sulle colonne di A come operazioni elementari su

questa~~~~~~dij;~~~~~~~~~~~~~~~

J' equi valenza per


~ una
i
(fra malrici deJla stessa grandezza sullo stesso campo).
Ora possiamo applicare il precedenle Teorema 16 aile malrici (interprelan do ciascun Xl E V* come quella fun zione XI su lle colonne che assume la
i-esima enlrata in ciascuna colonna). Allora ogni matrice rettangoJare A e
equivalente per colonne ad una matrice B in fO'l'ma a gradini . Qui possiamo descrivere la forma a gradini di una malrice per questa base duale x
ricor5ivamente nel modo che segue: una matrice Be in forma a gradini quando
la sua prima riga non luna zero e la riga (J , 0, ... , 0) e quando la parle di
,B sotto ucsta ri a, omettendo 1a rima colonna e anch 'essa in fo rma a ra......!!!!:....Per esempio, Ie malrici 3 x 2 in fo rma a gradini sono la mal rice zero e
Ie seguenli malrici (can entrale arbitrarie nelle posizioni segnate con un *)

Con altre parole, una matrice a gradini ha~come prima entrala diversa dallo
zero in ciascuna colonn.a I'entrata I e questo I figura in ciascuna colonna in
und riga pili in su del corrispondente I nella colonna successiva. Cosl, in una
malrice a gradini, Ie colonne scendono per gradini di altezza varia bile.
Ecco Ie operazion i e1emenlari necessarie per mettere una mat rice A nella
forma a gradin i (esattamenle come nella dimostrazione del Teorema 16):
si trovi la prima riga di A diversa dallo zero; in eS5a 5i sposti un 'entrata di
versa dallo zero fino all'estremo si nistro (can un'operazione dellipo I) e la
5i faccia diventare I (con un 'operazione dcl tipo II). Si rendaho zero Ie altre
enlrale in questa riga, sottracndo da ciascuna colonna un multiplo opportuno
della pri ma colonna (con un 'operazione del tipo HI). Si continui poi con Ie
righe soHoslanti , ricorsivamente.

Teorema 18. Se b e <: .yono due basi qualsiasi di uno spazio vettoriale a
dimensione finita, esiste una sequenza di operazioni elementar; che porro 10
c nella b.
Oimostrazione: Si prenda la base " duale della base b e, utilizzando
()perazton i elementari. si muti la c in una sequenza c' a gradini per ". Per il
Teorema IS, c' c anch 'essa una base, cosicche ha n = dim V vettori divcr~i
dal10 l.ero. Pertanto la matrice A con All = XI(C/), a gradini, deve risuhare

258

SPAZI VETIOII.IALT

(Cap. VB

nella seguente rorma particolare triangolare:

degli t lunga [a diagonale principale (dalla s in istTa in alto verso iI basso a


destra), zefi sopra la diagonale cd entrate (eventual mente) diverse dallo zero
sotta la diagonale. Ulteriori operazioni elementari su11a sequenza c' renderann o
zero lutte Ie ent rate sotto la diagonate principale; a tale scopa 5i sommi un
multiplo della seconda colonna alia prima colonna in modo che nella prima
colonna 51 ottenga uno zero nella seconda riga e cosi di seguilo, facendo divenlare zero tuUe Ie entrate indicate con un asterisco a partiTe dall 'alto. Dopa
tutte quesle operazioni , ia base c/' rappresentala dane nuove colonne ha XIC / ' =
= ~jJ per tutti gli i e glij, cosicche c" e la base duale della x e quindi e identica
a b. Con questo procedimenlo si e cost rui ta una sequenza di operazioni elementari che porlano (a base c nella base b, come Sl desiderava.
Siccome, per il Teorema IS, Ie operazioni elementari non mutano I'indipendenza lineare di una sequenza ovvero il generato da una sequenza , possiamo
utilizzare questo risultalo per rispondere ora a diverse questioni, quali que1le
che seguono.
Per verificare I'indipendenza lineare di una sequenza y di m veHor i: si
riduca 1a sequetUa alia forma a gradini w, relativa ad una cerIa x. Siccome
qualsiasi sequenza can un veHore zero e linearmente dipendente, la sequenza
originaria v e linea rmente indipendente se e solo se nessuno dei vettori in VII
e zero.
Per verificare se una seque nza v di n vetlori e una base per uno spazio a
dimensione n, basta verificarne I'indipendenza.
Per determinaTe la dimensione del generato da una sequenUl v di In vettori: la si riduca alia forma a gradini. Per il Teorem!l. ]7, la dimensione richiesla e il num.ero dei veuori a gradin i divers! dallo zero.
Per cost ruire una base per il generato da una sequenza v: si riduca y
alla forma (b i , ... b r , O.. . 0) can r ve tlori a gradini divers! dallo zero;
allora b e una base.
.
Per determ.inare se un vettore IN appartiene al generato da una sequenza
v: come prima 5i determini una base (bl .... b.) a gradini per tale gcnerato.
Se esiste una espressione di w come combinazione lincare w = 2: bJ'II, i
coefficienti I]J sono deter01inati Ilnivocamente. In forma esplicita questa equazio ne vetloriale w = L b'~1 e equivalente aile 1/ equazioni scalari:

,~

ncHe incognile 1)1. Ma la matrice (i. j)1-+ xfb, e a gradini. Questo significa
che il primo secondo membro di verso da zero da un 'eqllazione Xk(W) = I 'II ,
che de(ermina Ill, Ora 1/2 compare, per In prima volta. in una cqullzione in

51

259

OPERAZIONI ELEMENTARI

cui figura ulteriormente solo '11; questa equazione delennina 'fj'l a partire da
1Jl. In generale. la prima equazione in cui figura ,,/1 eontiene ' ]I con il coeffi.c iente I e contiene pure solamente 1/1 , .. . , 'lJ - l e determina cosi ' }J a partire
dagli 1)1 prect:den ti e da w. Trovati cosi gH un iei valori possibili per gli sca lari
'11 , ... , 'Ir con qut:sto proeedimento (( ricorsivo )), it vettore loll appartiene al
generato dalla sequenza origin aria v se e solo se si ha XI(W - L hi')') = 0
per ogni i.
Per esprimere un veltore loll, quando sia possibile, come eombinazione
Ilneare di una sequenza v: si riduca innanzitutto v ad una base a gradini b
per il genera to da v; possiamo utilizzare questo procedimento per esprimere
ciascun vettore hi della sequenza b come combinazione lineare di v. Per esprimere w come combinazione Hneare della seque nza b, Sl proceda come prima
ed in questa espressione si s03iiluisca la rappresentazione di ciaseun hi come
combinazione !lneare della sequenz.a origina ria v.
Per determinare il rango di una mappa line3re I : V -+ V' : 5i prendano
una base b di Ved una base b' di (V' )*. Siecome 1m (t) e genera la dalla sequenza Ib, si determini, come sopra, la dimensione del generato da tb; ques:a
dimensione e il rango desiderato. Tnoltre la forma a gradini per tb fornira
pure una base per 1m (I) .
Per determinare la null ita di una mappa lineare t: v.-+ V' : si determini,
come sopra, il r,ango dl Ie si applichi la (( rango pio null ita uguale dimensione
del dominio )~.
Questa nullita e per definizione, la dimensione di Ker I. Per o n enere non
solo la dimensione ma anehe una base per Ker t, ci occorre un'ulteriore os
servazione. Ciascuna operazione elementare rp su sequenze di m veUori si
applica non soitanlo a sequenze di m vettori di uno spazio V, rna si applica
nello stesso modo a sequenze di m vettori di qualsiasi spazio velloriale sullo
stesso campo F. In altre parole, un'o perazione elementare rp assegna in realta
a ciascun spazio veUoriale V una funzione rpy : V'" -+ Vm. QueSla runzione e
permutabile con ogni mappa lineare nel senso seguente.

Proposizione 19. Se tfo e un composlo di operazioni elementari su sequenze


di m vellori e se t : V -+ v' e una mappa lineare qua/siasi, allora. per ciascunQ
sequenza v di m vettor!' di V, si ha:
(28)
Basta dimostrare questo fauo quando rp e un 'operazione elementare. E
evidenle quando rp scambia due vettori (tipo I). Operazioni di tipo II e tipo III
conservano combinazioni lineari di vettori. Sicco me una mappa Iineare t
conserva Ie combinazioni lineari. il risu ltato (28)
immediato per delle ,rp
di questi tipi.
Possiamo ora determinare una base per il nucleo di t . Si prenda una base
hI, ... , b~ di Ve si costru isca un eomposto rp di operazioni elementari che
riduca la sequenza t b alia forma (Cl . .. , c r , 0, ... , 0) con r vettori diversi
da zero a gradini. Si appliehi la stessa operazione composta rp a b in modo
da ottenere rpb = b', iluova base per V (nella pratica, si eostruisco'no contem
poranearnente passo a passo rp e b'). Per la proposizione precedente si ha
Ib' = t(tfob) = 4{tb); cosicche t : V -+ V ' ha ora la form a:

260

SPAZI VETIOIUALI

[Cap. VI[

(come nel Corollario del Teorerna 8). Siccome c e a gradini. i primi r veltori sono linearmente indipendenti. Dunque gli ultimi n - r vettori br+l', . . .
.. ,' b,. ' della sequenza b' COSliluiscono una base per Ker t.
Siamo ora in grado di costruire anche un inverso di un endomorfismo
I : V -+ V avente rango uguale alia dimensione n di V. Si prenda una base
b di V. Siccome t ha rango n, la sua immagine genera V. cosicche tb e ancora
una base per V. Per il Teorema 18. questa base e equ ivalente a b, cosicche
esiste una sequenza di operazioni elementari con 4\tb) = b. Per la (28)
5i ha t(.pb) = b. Ma V c un modulo Jibero con i vettori di b come generatori
liberi e, pertanlo, possiamo costruire un a mappa lineare .~ : V -+ V tale che
s b sia la sequenza b. Qu~to signifiea ehe e (I s)b = I(b) = b, di modo
ehe l o S e i'identita su ciaseun vettore base: pertanto e I ' S = 1. Questo
0

impliea ehe s e I'inve rso di t cbe si desiderava.

Nota. Una matriee a gradini 0 una sequenza di vettod a gradini puo venire
ridotta uiteriormenle. Sia B una matrice gid a gradini. In ogni colonna diversa da
uro 5i consideri la prima entrata uguale ad I (diversa da zero); se tutte Ie entrale
nella riga alia sinistra di ciascuno di questi I sono zero, diremo ehe la malriee e
nella forma a gradini ridouQ. Per Ie applicazioni si vedano gli Esercizi I I e 12.

ESERCIZI
1. Esibire Ie forme di tutte Ie malrid 5 x 4 a gradini.
2. Dimoslrare che, nella definizione di equivalenza di sequenza, basta usare
solamenle Ie opcrazioni I, II e IlIA con A = I.

3. Ridurre ciascuna delle seguenti matrici alia (orma a gradini equivalente per
colonne :

(.) [

-6]

2 OJ (b) [I6 0427 3

- I --43
3
12:

(e) [

-240-3
5-22
.3 ;

2 4 2]

-\ 2 -2 - ]
3 1
3
4
.
.4 9 5

2 ...

~ .

'
.

4. Studiare Ie seguenti sequenze di vettorj in relazione a!l'indipendenza lineare:


(a) (I, 0, I), (0, 2, 2),0, 7. t) in Q 3 ed in R3.

(b) (I , 0, 0), (0, I, I), (I, I, 1) in R3 ed in (LoP.


(c) (1,2, 1,2, I), (2, 1, 2, 1,2), (1,0, I, 1,0) e (0,1,0, O. I) in Q 3.

In ciascuno dei casi in cui si abbia dipendenzalinearc, tTovare una seq uenza linearmente indipendente che generi 10 stesso sottospazio.
S. Studiare in Q 4 ciascuna delle sequcnze segUenti di vettori rispetto all'indj
pendenza ed in ciaseun caso trovare una base per iI sottospazio che esse generano:
(a) (2, 4, 3, - I, - 2, I), ( I, 1,2, I, 3. I), (0, -I, 0, 3, 6, 2).
(b) (2, I, 3, - I, 4, - I), (-1, I, -2, 2, - 3, 3), (I, 5, 0, 4, - 1, 7).

6. Con i dati dell'Esercizio 5, trovare una base per il soUospazio generato dalla
sequcnza combi nata a) e (b) insieme).

6)

261

SJSTEMI DI EQUAZIONI 'LINEARJ

7. In dascuno degli esempi che seguono, Testa determinata una trasformazione


lineare t : Q4 -+ Q~ quando si richieda chc porti i vettori unita in Q 4 (ordinatamente)
nelle colonne della matrice data. Trovarc rango e nullita di I .
2

-3

- I

22]

(b) - 0I

- 3 ;

~ -~ -~1

5 - 3 - 1

8. In ciascuna parte dell 'Eserdzio 7 determinare una base per iI nudeo di t.


9. (a) Dimostrare che, se v : m -+ Ve 'II' : m -+ V sene due sequenze linearmente indipendenti. ciascuna di m vettori e con 10 stesso generato, allora esiste un
composlo I/> di operazioni eleffientari con I/>(v) 11'.
(b) Dimostrarc: che due sequenze qualsiasi v e '11', ciascuna di m vettori in
Y, hanno 10 stesso generato se e solo se csistc un composto I/> di operazioni elementari
con ,,(v) = w.
0%

10. (a) Esibire Ie forme di tutte Ie matrici 5 x 4 in forma a grad;ni ridotta.


(b) Dimostrarc: che qualsiasi rnalrice e equivalenle per colonne ad una rnatrice in forma a grad;n i fidOlla.

n. Dimostrare che due malrici qualsiasi a gradini ridotte, n x m, differenti,


non pcssono mai essere equivalenti per colonne.

n . Dimostrare che, se x e una base per V- , ciascun sottospazio di V ha una ed


una sola base che e a gradini ridotta per x.
13. Dimostrare che qualsiasi operazione elemenlare di tipo I pub essere ottenuta
con un composto di quallro operazioni elemenlari dei tipi II e 111.. (Suggerimenlo:
Si provi con Ie matrici 2 x 2).

6. Sistemi di equazioni lineari


Sia A : m X II -+ F una mat rice III X n e sia x una sequenza di m scalar; del campo F. II sistema di eqUJlzioni Iineari con coefficient i A e con costant i
x nelle n incogni te Xi e:

"

L A"'l X, =
,-,

x",.

(29)

Una soluzione di questo sistema e una sequenza I; : n -+ F di n scalari tale


che 5i a~bia 2":f AilE) = Xi per tutti gli i E m. II sistema e omogene~ se
tutti gl i XI sono ze ro.
Se i e la soli ta base di vetlori un ita di P, possiamo interpretare Ie incognite XI co me elementi della base duale d i (F")., in modo che iI primo
membro della i-esima equazione
una forma Hneare jj = 2) AljXj : P ....,.

....,. F. Una soluzione del sistema e a llora un vettore ~ E F- tale che si abbia
1,(1;) = XI per tu tti gil j E m.
Le forme.li , .... I", generano un sottospazio T deJlo spazio duale (PO)-.
avente, al massimo, dimensio ne m. Ora (F-)- ed po sono accoppiati dualmente;

262

SPAZI VETTOKIALI

[Cap. VII

quindi una sotuzione del sistema omogeneo (29) (u n sistema con tutti i Yo! = 0)
non e altro c he un vettore nel sotlospazio Annin (T) C 'n. L'jnsierne di tulte
Ie so luzioni e i.\ sottospazio Annih (T); dunque questo insieme di soluzioni
e un sottospazio avente dimensione uguale al massimo numer(J d. soluzloni
linea rmente indipendenti. Come per qualsiasi spazio veltoriate, questa dimensione e indipendente dalla seetla della base usata per rappresentarlo ed e
determinala dal 'feoreroa 13 sugli annullatori nel modo seguente.
TeoreDl8 ZO. Un sistema di m equazioni lineari omogenee linearmeflle
indipendenti in n incognite a coefficient; in un campo F, lIa n - m soklZioni
lineormente indipendenti $U quel campo. Date n - m solu:;on; si,fJatte, qualsia.~i
altra soluzionl' e combinazionl' Uneare (Ii q/~l'ste.
Nel caso in cui Ie m equazioni del sistema non siano linearmente indipendenli, esse possono venire sostituile da un numero minore di equazioni che
siano indipendenti.
Due casi utili di questo teo rema sono dati dai seguenti corollari.

CoroUario 1. Su qua/siasi campo, n equazioni lineari omogenee linearmente indipendent; in n incognite, hanno I'unica soiuzione zero.
CoroUado 2. m equazioni lineari omogenee qualsiasi in n> m incognite
hanno sempre una sofuzione diversa dallo zero.
Consideriamo ora un sistema (29) non omogeneo. Una soluzione
vettore 'I E Fn tale che si abbia
f,( ~) ~ ""

fo(~) ~

x., ," , f.(~)

e un

~ x .

Questo fatto pub veni re espresso con f('l) = x , dove t : Fn -+ prt e la Irasfqrmazione linea re t: Fn -)- Fm data dana '1 1-+ (/1(1) , ... , fm( I)) . Dunque
I'insieme di lutle Ie soluzioni non e altro che I'immagine inversa '''(x); quando
sia )( '! 0, l'insieme delle soluzion i non e un sottospazio di p'. Pu6 darsi che
non ci siano soluzioni; effettivamente si ha una sola soluzione se e solo se x
appartiene a 1m (t). Se vi e una soluzione 1), la differenza ; = 1) - 1)' di due
soluzio ni qualsiasi 'I e 1)' e tale che si ha 't~) = O. Questo dimqstra il:
Teorema 21. Se 1)' e una so/uzione qua/siasi di un sistema (29) di equazioni lineari, aUora ogn; so/uzione 'I del .fistema puo venir~' I!spreua in un solo
modo nella lorma 1) = 1) ' + 1;, dove I; e una .~ofu!ione del corrispondente sistema omogeneo (con tutti i Xi = 0).
CoroUario. Se un sistema di n equazioni lim'ad nel me(Je.~;'n(' lIumero n
di incognite a coefficient; in Ull campo ha n prim; membri Jinearmen te intJipen~
den~i, allora ha Ilna ed una sola so/uzione.
Inratti, I'indipendenza lineare di fl , .. . , / .. significa che e Ker t = 0 e
quindi c he t e un isomorfismo, cosicche esiste una ed una sola soluzione
1) = t- I(X).
Possiamo utilizzare operazioni e!ementari per calcolare Ie soluzion i di
un sistema. Possiamo cons id erare dascuna equazione lineare f = X come un
vettore (f, y.) nello spazio (Fn)* $F ed un sistema di equ<lzioni lineari come
una sequenza di veUori siffatti.

6]

263

S ISTEMI DI EQUAZIONl Ll NEA RI

Lemma. Una operazione elementare .~ulla sequenza <fl, XI), . .. I (I... ,


Hm) non aluro l'insieme delle soluzioni delle equozioni corri!ipolldenti:

fl =

XI ,

. .. ,

f .. = x ...

La dimostrazione e immed iata. Per esempio. una operazione del tipo


HI .. rimpiazza Ie prime due equa:r.ioni con la (ji. + )/2, Xl + )..)("2) e con la
(12, X2); .se e fi( '1) = Xl ed fo.( '1) = Xt allora e <fl + }.ft)('1 ) = XI + ).)(2 e
12("1) = }(t e viceversa .
Si. osservi che Ie operazioni elementari si applicano ad entrambe Ie com
ponenti fe x di (J. x). cioe ad entrambi i membri delle equazioni. Si possana visualizzare quesle operazion i come operazioni sulle righe della rnatrice
mx(n + l) :

"1

(30)

Xm.

Come prima, operazioni eiernenlari successive t rasformano questa matrice


in una fo rma a grad ini per righe. (Questo significa che la scquenza ji , ...
. . ., 1m e messa in forma a gradin i per la base 1 , ... , ft di [(F"')* )* = F").
Questa procedimento. nota come eliminazione d i Gauss , dA un nuovo
sistema con la stessa soluzione. Possia mo descrivere iI fatto che questo sistema e a gradini in questa modo: Ie prime r equazioni abbiano primi membri
diversi da zero e I'incognita iniziale nella j-esima equazione sia xu (Ja j-esima
riga della rnatrice ha, come prima entrata diversa dallo zero, un I nella colonna I.). Allora e 1\ < 1'1. < ... < Ir ed il sistema e il

Xlt

=
=

XI '
X~ '

(31)
XI,

-I-

= xr'

0=
0=

}(,+I',
}(m '

con. al secondo membra , delle nuove costan t! ;.t/. (TUite Ie operazion i sono
state applicate ad entrarnbi i membri delle equazioni; la matrice originari a
A dei coefficienti e stata ridotta can operazioni elementari sulle sue righe
ad una forma che e a grad ini per Ie righe).
Se Ie m espressioni lineari originarie non sono linearmen te indi pendenti,
resleranno certe m - r equazioni senza incogn ite, del tipo 0 = it/. come se
ne sono scritte pit. sopra. Se qualcuno degli scala ri XI'. j = r + I... , m
e diverso da zero. Ie equazioni originarie no n hanna so luzioni. Se tutt i questi
scala ri sono zero, si possono trovare tutte Ie soluzioni nel modo seguenle.
5i scelgano dei valori arbitrari per Ie ,, - r incogn ile X1 can j "# II . , ., I,;
si risolvano quindi , successivamente, la r-esirna equazione rispetto a Xl, la
(r - l)-esima equazione rispetto a Xlr -!, ... , e, da ultimo, si risolva la prima

264

SP"ZI VBTTOR IA Lt

[Cap. VII

equazione rispetto ad Xn. NeJ caso omogeneo, in particolare, SI ottiene una


base di n - r saluzloni linearmente indipendenli. applicand o questa procedimento ad una base qualsiasi di incognil e X, libere (queUe con j '# 11
. . . , I.). Si puc> UsaIe, pef esempio. la base veUore unila , con uno di questi XJ = I e gli altri uguali allo zero

ESERCIZI

1. Trovare una base per;1 souospazio di tutti que; vettor; di Q4 che soddisfano
(a)

XI -Xll"", O =

(b) 3.~ -

2xI

X3 -

X4 ".

+ 4 X3 + X4 -

0=

Xl

+ x: -

3xI -

2x~ .

OO~ +n+ D - n+n + n -. + n + n - n+n + n - a

2. Trovare una base per J'insieme di tuUe Ie saluzion; raziona!i di ciascuno dei
seguenti sistem; di equazioni:

+ 2y - 4z = 0,
3x + y - 2z = 0.

(a) x

(b) .>:

+ )' + 'z + t =

0,

2x + 3y-z+t = O.
3x + 4y + 21 = O.

3. Ripetere ['Esercizio 2 nel caso in cui Ie equazioni siano congruenze modulo 5.

4. Risolvere Ie seguenti congruenze simul!anee:


x
ax

+ 2y -

Z == 4 (mod S),

x + y + Z !5! I (mod S).

5. Dimostrare che in un campo F qualsiasi, Ie due equazioni simuJtanee


= e, ex + dy = f can ad - be -F- 0 hanno I'unica solurione

+ by

x = (ed - /b) /(od - be),

y = (of-ce)/(od-bc).

6. Se un sistema di equazioni lineari simultanee a coefficient! in un ca mpo F


non ha soluzioni in F, dimost rare che non ha soluzioni neppure in qUalsiasi campo
pill ampio F ' => F.
7. Dimostrare che se un sistema di equazioni lineari omogenee ha j coefficienti in un campo F, aHara qualsiasi base per Ie soluzioni in Fe pure una base
per Ie soluzioni in qualsiasi campo . pill ampio p ' ~ F.
8. Dimostrare che due sistemi (29) di m equazioni lineari in n incognite hanno
Ie stesse soluzioni se e solo se Ie due matrici (30), m x (n + 1), annesse a questi si
stemi, sono equivalenti per rig.he.

7. I quaternioai
Abbiamo gia osservato co me la maggior parte delle pfoprieta degli spazi
veu oriali (modu li su un campo) siano condivise dai moduli Sll un anello can
divisione. Costruiremo ora i'anello dei qualernioni in quanto e I'esempio
pi" imporlante di tali anetH con di vis ion~. La costruzione raTa usa del campo
iy':'" z = x - iy di
C dei numeri compiessi e dell'automorfisrno z = x
C che porta ciascun Z E C nel suo compJesso coniugato

z.

7]

265

QUATERNIONI

Si denati con Q uno spazio vettoriale (destro) bidimensionale su C con


una base privilegiata di due elementi che verranno indicati con I ed j . Elementj di Q hanno dunque la forma q = fz t + jZt = 21 jZt ed r = WI
+ jW2 per i numeri complessi (uniei) 21 2:. WI e w: . Si definisca un prodotta
Q x Q_Q mediante 1a
.

qr =

(21

+ jZ2}{Wl + )wt) =

(ZlWI

- za"'W:l)

+ j(Zl*Wt. + Z2Wl).

(32)

In particolare, I'elemento I della base e elemento unita per questa prodotta;


casi particoiari della formula per il prodotto sana
qJ = q = Iq,

}2 = - I ,

zj = iz"",

(33)

Effetlivamente la de{lnizione (32) di prodotto e conseguenza ;necessaria di


questi tre casi speciali e degli assiomi di anello. Siccome e zj = jz", il prodotto
non e commutativo.
Teorcma 22. Jl gruppo additivo Q con iI prodotto (32) e un anello con
divisione aver/Ie C come sottoanello e tale che e xq = qx per tutti i q E Q e
gli xeR.
Dimostrazione: Un calcolo diretto mostra che il prodotto sopra definito e associativo, che ha I come unit! e che e distributivo a sinistra e a
destra rispetto alia somma nello spazio vettoriale . Pertanto Q e un anello;
data la notazione scelta con z = zi. i numeri complessi ne costiluiscono un
sottoanello come pure. di conseguenza, il campo R dei numeri reali. Inoltre
la formula del prodotto mostra che ogn i numero reale x = x + iO e permulabile con ogoi q E Q.
11 punta piu interessante e la dimostrazione che ogni quatemione q
diverso da zero ha un inverso moltiplicativo bilatero. Per dimostrarlo si
jZ'l)'" = Zl"' incominci col definire conjugato q'" di q I'elemento (zJ
- jZt. Dalla definizione di prodotto si ricava che e (qr)'" = r"'q"', cosiccbe
q).+- q'" e un isomomsmo di Q verso I'anello opposto Q"P. 5i definisca poi
norma) di q, N(q) = qq*, cosicchC si ha:

N(Zl

+ jZ2) =

(ZI

+ jZ2XZ1'" -

jZt)

= ZIZ1'"

+ z?Zt*.

AHora N(q) e uguale anche al prodolto q*q. Ancora piu.importante e il ralto


che, per qualsiasi Z E C, zz e un numero reale non n~gativo, positivo se e
Z i= 0; dunque N(q) e reale e positivo se e q"i= O. 5i:;;come N(r) = ,,* e reale.
e permutabile con ogni quaternione e si ha COS!:
N(qr) = qr(qr)'" = qrr*q* = qq"'". = N(q)N(r).

Pertanto N: Q --i> R

e un

morfismo di moltiplicazione. Se

e q oF

O.

Sl

ha

q[q'(Nq)-'j ~ (Nq)(Nq)-' ~ [q'(Nq) -'jq.

cosiccM q #= 0 ha un inverso bilatero q-l = q(Nq)-1 e Q e un anello con divisione.


Tale anello con divisione Q e chiamato anello dei quaternioni.

266

SPAZI VETI'ORIALt (Cap.

vn

CoroUario. I quaternioni costituiscono uno spazlo vettoriale quadridi


mensionale su R con base I , i, j e k = ij.
Dimostrazione; Q e statp data come spazio vettoriale su C con i multipli
scalari (q, z)1-+ qz. L 'usare soltanto i multipli per z reali rende Q uno spazio
vettoriale su R. Per ZI = Xo + iXI e Z2 = X2 - iX3, ciascun quaternione q
ha la forma

q=

ZI

+ jzz =

Xo

+ ix) + jX2 -

j ixs = Xo

+ i Xl + jX2 + kxa

per hitli gli XI reali, cosicchC Q ha la base I , i, j, k, come si era affermato.


Fin dall'inizio si sarebhe potuto descrivere Q come spazio vettoriale
quad ridimensionale su R con questa base e con il prodotto determinato
dag!i assiomi di anello e dalle regole:

ij = k= - ji,

jk=i = -kj,

ki =j = -ik.

In generale una algebra reale con divisione e un anello D co n divis io ne, avente R come sottoanello, in mo do tale che Sl abbia xd = dx per tuni
id E D e tutti gli x reali . Qualsiasi algebra con divisione siffatta puo essere
considerata uno spazio vettoriale su R con i multipli scalari dati dal prodotto
in D . Noi abbiamo costruito t re algebra siffatte (Ie prime due commutative):
R stesso, CeQ, aventi Ie dimensioni (finite) rispettive 1, 2, 4, quando Ie si
considerino spazi vettoriali su R. n suggerimento tentatore di continuare
in questo procedimento e errato; un ramoso teorema a fferma: quals iasi
algebra con d iv isione, reale, a dimensioDe fini ta, e isomorfa ad R 0 a C ov
vero a Q.
Se si laseia cadere dagli assiomi per un 'a lgebra con divisio ne la condizione
che la moltiplicazione sia associativa, si ha ancora uno ed un solo sistema
di questo tipo : i numeri di Cayley, a dimensione 8 su R.
ESERCIZl

1. Dimostrare che la moltiplicazione di quaternioni e associativa .


2. DimOSlrare che vi 50no infinili quaternioni q con

q~

"'" -

I.

3. Sia q = Xli + iXI + j.>{1 + kX3 un quaternione.


(a) Dimostrare ehe e q. = Xli - iXI - jx: - kx3 e che e N(q) = xo:
X\2

r' -

+ X2'i1 + X32.

(b) Dimostrare che q e q- sono entrambe radici del polinomio quadratico


+ N(q) nell 'indeterminata r.

2x/lf

4. (a) Dimostrare che gli otto qualernioni I, i, j e k formano un gruppo


moltiplicativo (chiamato il .gruppo dei quatemioni )).
(b) Dimostrare che ta le gruppo e definito dalle relazioni j4 = J; it = j2
e j-1ij = j - I come nell 'Esercizio IU.S.S.
S. Se r e un quaternione e se e qr

rq per ogni q

Q, dimostrare ehe r e reale.

6. Dimostrare che. se gli interi m ed 11 sono entrambi somme di quattro quadrati


ui interi. anchc il prodolto mil e una somma di quallro quadrati. (Suglfuimelllo:
U l ili7Za r~ 1;1 norma dei quaternioni).

CAPlTOLQ V[[I

Matrici

r calcoli espiiciti con una trasformazione lioeare r : V -+ V' di solj lo dipen dono da una rappresenlazione di quella trasformazione mediante una
matrice di scaJari. Rispetto a basi date per Ve per V' , ciascuna t : V -+ V'
ha una siffatta rappresemazione matriciale. [n questa capitola svil upperemo
modi per tradurre operazioni Sll trasformazioni lineari in o perazion i sulle
matric~ corrispondenti, come pure metodi per descrivere il cam biamcnto nella
matrice, che rappresenta una trasformazione, operato da un cambiamento
nella sceha della base.
1. Matrici e moduli liberi
Possiamo introdurre i1 collegamento rra trasformazioni lineari e roatrid
in due modi: in termini di moduli liberi ovvero in termini di biprodotti. [n
questa paragrafo descrivererno la prima via.
Se R e un qualsiasi anello, J'insierne di runzioni R " e un R-modulo libero
destro, avente per genera tori liberi gli n elementi unita EI chc indicheremo
qUI con E,ilft ' per distinguerli dagH elementi unita Ej( "' ) di un altro R ....
Teorema 1. Ciasel,ma mafriee A, m X n, a element; nell'anello R. determina un morfismo t.l : RrI -+- Rill di R-moau/i d~stri tale ehe s; Ira
1.l(E,irl))

JI porre A 1-+

dall'insieme
/ism; I : R"

l.l

e una

j = 1, . ... n.

( I)

bljezione

af tune Ie matrie; m
R'" ai R-maduli destrj.

R ""~ "
-+-

""
,-,

= ~ E,'mIA'/.

n .su R

v~r.~o

l'insieme

ai tutti i

mor-

Ilimortrazione: Sia data una matrice A: m X n -+- R. Per ciascu n


j E n, la j-esima colonna di A, avente Ie enlrale Al l, . .. , A"" determina un
elemento

2j E ji",I A 'J

del modulo Rm. Siecome

R~

t libero. un morfismo

, : R" -+- R m risulta delcrminato quando si diano in R'" Ie n im magini del


generatori liberi Eli"l, ... , E" i" ) e questo non e altro che quanto ra la rormula
(I) nel caso di t l\. Perlanto A 1-+ t .l e una bijezione co me si era atfermato.

268

MAlRlCI

[Cap. VIII

L 'insieme R"'x.. di tutte Ie matrici m X n su R e un R-modulo deslro


er Ie 0 erazioni termine a [ermine se uenli: er sommaTe due matrici s i
sommano Ie entrate coms pondenli ; per rno t1plicare a eslra una matrice

per uno scalare. si moltiplica a destra ciascuna enlrata per guello

scal~re.

(Questa non e a1lro che un caso parlicolare delle operazioni di modulo de~
finite nel VL5 per il modu lo di funzioni RX). Queste operazioni di modu lo
sulle malrici corrispondono esattamente aile opera7jon i sui morfismi corTispondenti.
Teorema 2.

La bijezione A 1-+

fA

delteorema pret;edenfe

e un isomorfismo
(2)

di gruppi abeliani. Se R = K

e commutativo, essa e un isomorfismo di K-moduli.

Dimostraziont: Se A e B sono due matrici m X n, si ha (A


+ B11 . Cosi il rnorfismo 1MB corrispondente di ( I) e

+ B)'J =

All

tHR(E, !n)

Anche Ja somma

=
tA

L, E, ("')AII + L, E, (m' B"

+ /8

di morfismi

= t.l(EJ(II')

e una .somma

+ 16(I(n) .

termine a termine:

Pertanta si ha IAtO = 1.11 + to sui generatori liberi El l") e, quindi, su tulli


gli clementi di "R", cosicche la bijezione A ... f .ll e un morfismo di addizione,
come si richiedeva.
Per ciascuno scalare x, e (Ax) 1I = A'Jx per lutti gli i E m e tutt i gli
JED. II morfismo corrispondente 1(.11,,) della (1) e cosi:
t (A,,)(j () =

L, 1' f/l lAux

= /tA(f/" ') ] X.

Ma, se K c commutativo, ciascun Hom" (- , - ) e un K-modulo quando il


multiplo Ix di un morfismo t per uno sca lare x sia definito termine a [ermine
(questa per i moduli destri, esattamente come si e fatto per i moduli sinistri
nel Teorema VJ.3). Cio signifiea che e (tAX)( EJ) = [tA{ EJ)]X per ogni E; quindi
che e t ( AI<) = (, .. )X. Dunque A ... 1.11 e un morfismo di K moduli come si
richiedeva.
Si definisce la moltiplicazione di maldci nel modo se~g~u~e~n~l~e~. ~ill~t!l\u .

" AIIB,It,
= }:

,-,

iEm, k e q.

(3)

Questa mat rice p rodotto AS risulta definita solo quando il numero n delle
colon ne di A e uguale al numero delle righe di 8 . Formiamo qu indi I'entrata

~ I)

MATRTO E MODULI L1BERI

nella riga i e colonna k di AB a partiee dalla riga j di A e dalla colonna k


di B, entrambe di lunghezza n, moltiplicando i termini corrispondenti e so m ~
manda, come e indicato nel diagramma schcmalico seguenle:
~n~

i
1

m riga

colonna k

r={oJ!1

.J

i [

Jt ratto essenzialt: in ucsla Jefiniziune di


concorda con la composlzio ne di rna e mean .
Teorema 3.

~q-

~q~

l .t 18
definilo
= t.toIB.

rodotto di malrici

e che

Se A e B sono matrid rellangofari su R , il morfism o composro


se e solo se e definito if prodolto AB di mauid e si ha 1.t8 =

Nel senso del se e solo se e definit o


morfismo di moll iplicazione .

e un

I),

la bijezio ne A I-+-

t.t

del Teorema

DimostrazioDc: Se A e una quals/asi matrice m X n e se Be una qualsiasi


malrice n X q, i corrispondenti morfismi tJl : Rq -+ ROt e t.t : ROt __ Rm hanllO
effe ttivamente un compOSlO l.t . I II COII i va lori :
(l.t

Ilf)(~{g!)

= 1.t(rnEk! q,) = t.t(

E:J1Ot JBJk) =

I-I

(I-I
~

EII/IIJAI/)Blk =

2: (t.tEt 1n) BJk


,

I-I

I IIIIJ (

~ AllB/~) .

J-1

Ma questa non e allro che t .tB( .t(q ) , da cui segue il teorema.


Se avessimo fatl o prima questo calcolo, avremmo potuto (~scop rire )
con questa formu la come s i sarebbe dovuto definire il prod otto di matrici.
Sappiamo ora che la fUllzione A 1+ t.t da malrici verso morfismi di modu li
tiberi e un isomorfismo di addizione e molti licazione. Possiamo al10ra trasferire aile matrici tutte Ie identita vaIide per i morfism i di moduli . In particolare resta dimostrato i1 :
Corollario 1. La molfiplicazione di matrici
(da entrambe Ie parti) rispetto alf'addizione.

e associativa

e distributif)a

Predsando megt io, il prodotto teiplo di matrici e associati vo ogniquatvoila e definito: se A em X n, Be n x q e Ce q x r, allora e A(BC) = (A B)C.
L 'enunciato dettagliato per la distributivita e analogo; per esempio, se A
e una matrice m x n c se B e B' so no enl rambe malrici n X q, allora e A(B +
+ B')=A B + AB'.

270

MATII.ICT

[Cap. VIII

Polremmo dimoslrare luUe queste leggi anche direttamente a parrice


dalJa definizione espiicila (3) del prodOHo di malrici. Nello stcsso modo si
puo dimostrare pure che si ha:
K(AB)

(KA)B,

(AK)B ~ A(KB),

A(B,-)

(AB)K,

qualunque siano 10 scalarc }c, la mal rice A, m x n, e la matrice D, n x q.


Per ciascun n, In morrice identila n X 1/

J = I,. =

caso il prodolta di d!lc matrici


particola riZl':a ne!:

(4)

aile matrici quadrate n X n. In questa


cd if risultato precedente si

e scmpre definito

Corollario 2. L'jnsieme j(t> "n di tutte Ie mafrici n X n su R , Con I'addj.l


done (termine a terminc) e /a moJriplicazione (/i moulci e con fa malrice idenlita n X n come IlIlita, e un anello. La bijeziolle A t+ tA e un isomorfismo di
qUl!SlO anello verso l'anel/o End (Rn) di tuni gli endomorfismi del/'R-modulo
/ibero R".

Per dist inguere il modu lo destro libero R" dal suo duale, il modulo si nistro Ji bero Rn, torna comodo consid erare ogni cosa)) (ri guardo ad Rn)
come mQtrice:
Considercremo uno scalare K come matrice I X I.
Consid ereremo una scgucnza Ii : Q --+ R, in quanto el~mento dell' R-mo.:
dulo destro Rn, come matrice ad una colon na (brevemente una colonna),
Cons idereremo una scquen7.3 fJ. : n --+ R, in quanta c1emento de!l'R-modulo dua le sini stro R ~ , come matrice ad una r i a (brevemente una riga).
V_I)_. !!!2!:.. ... !':!2. .f .=. R..:.--+ R m
ato a t = tJl per una cer~ mat rice A
e 91lindi verri'l considerato come matrice A, m X II.
Con queste cOiiVeiiZiOni rutH I prodolU dl mafrici hanno significa ti ovvi.
Per esempio il prodolto matriciale di una colonna I; per Uno sca lare x e

e questo non e altro chc il multiplo di I; per x nel modulo destro R". Analogamen te il prodolto matricia le di una riga j.L per uno scalare xcii multiplo si-

I]

271

MATRICI E MOOULI LIBERt

nistro per x, pereh6 si ha:

II prodotlo di una riga.,. per una colonna;

e uno sealare dato da

Se consideriamo .,. come elemen!o de l modulo duale (RIO)''', come nella Proposizione VI.17, quesl o scalare .,.~ non e altro che i1 valore della fo rma Iineare .,. : R" -.}o- R per I'argomento 1;. Da ultimo, il prod otto di una mat rice
A per una colonna; e il risultato deU 'applicazione del momsrno IA a ;,:
Teorema 4. Se ciascun elemento ; del modulo libero