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Marco Rocco

OTTAVIANO E LE SPOGLIE OPIME DI M. CRASSO


Lusanza di consacrare le spoglie del comandante nemico ucciso
in battaglia per mano del condottiero romano risale a Romolo, come ci
informa Tito Livio1. Il re fondatore avrebbe fatto erigere il tempio di
Giove Feretrio proprio allo scopo di contenere gli spolia opima,
regibus ducibusque hostium caesis. Una breve descrizione della
cerimonia di consacrazione, come avveniva in epoca repubblicana, ci
fornita da Plutarco2, in riferimento alla dedicazione fatta da Marco
Claudio Marcello celebrando il trionfo sui Galli, nel 222 a.C.:
Tagliato un tronco diritto ed alto di quercia tenera, lo ridusse alla
forma di un trofeo. Sopra vi leg saldamente le spoglie del nemico,
disponendo ben in ordine ogni pezzo al suo posto. Quando la
processione si mosse, lo caric in spalla e mont sulla quadriga. Sfil
cos per la citt un simulacro, che portava il trofeo pi bello e notevole
di tutta la processione. Lo seguiva lesercito, adorno delle sue armi
migliori. I soldati cantavano tutti assieme certe canzoni appositamente
composte e peani di vittoria in lode del dio e del loro generale.
Attraversata tutta la citt, Marcello entr nel tempio di Giove Feretrio,
dove piant e consacr il trofeo3.
Lo straordinario onore di dedicare le spoglie opime tocc, dopo
Romolo, soltanto a due personaggi4: Aulo Cornelio Cosso, che nel 437
o nel 428 a.C. uccise Larte Tolumnio, re di Veio5, e il gi citato
Marcello, che durante la battaglia di Clastidium uccise il re gallico
Viridomaro6.
Tuttavia, esiste un altro romano che avrebbe potuto ricevere tale
onore, e che invece non lo ottenne mai: si tratta di Marco Licinio
Crasso, console nel 30 a.C. e nipote dellomonimo triumviro morto a
Carre nel 53 a.C.7 Crasso, durante il suo proconsolato in Macedonia,
condusse una campagna militare di due anni contro le popolazioni
della Tracia e della Mesia, nella zona balcanica, assoggettando gran
parte di quelle regioni al dominio romano. La guerra si svolse nel

29/28 a.C., e si concluse con il trionfo del proconsole, celebrato nel


luglio del 27 a.C.8 Il particolare che ha diviso storici antichi e
moderni, e di cui ci occuperemo in queste pagine, riguarda la mancata
attribuzione a Crasso dellonore di consacrare le spoglie opime di un
comandante nemico, da lui effettivamente ucciso in combattimento.
Infatti, si sempre dato credito allipotesi che sia stato Ottaviano a
impedire a Crasso la dedicazione, vedendo tra i due personaggi una
sorda rivalit risalente ai trascorsi politici di Crasso, che, come ci
informa Cassio Dione9, era stato partigiano di Sesto Pompeo e di
Marco Antonio.
Capire se a Crasso fu esplicitamente negato tale onore, e se
questo eventuale rifiuto abbia coinvolto Ottaviano, pu aiutare a
definire in maniera pi precisa modi e limiti dellintervento di
questultimo nella sfera costituzionale-militare, in quegli anni decisivi
che precedettero la restaurazione repubblicana del 27 a.C. Val
quindi la pena, innanzitutto, di riesaminare le fonti che descrivono la
vicenda, per puntualizzarne e discuterne i passi controversi, e di
passare in rassegna gli interventi in merito degli studiosi moderni, per
fare il punto della situazione sulla questione e stabilire se esistono
nuove interpretazioni dei fatti trattati.
Lunico autore antico in nostro possesso che tratti largomento
Cassio Dione, il quale, probabilmente, in questo caso si rif poco al
modello Livio, in quanto lepisodio narrato nellepitome di Floro
riguardo alla guerra contro i Mesi10 manca nei cinque capitoli dedicati
alla campagna di Crasso dallo storico greco11. Le stesse periochae
CXXXIV e CXXXV dellopera liviana accennano soltanto di sfuggita
alla guerra condotta da Crasso, senza menzionare una querelle
riguardante le spoglie; tuttavia, un accenno indiretto ad essa si pu
trovare nel quarto libro di Livio, come vedremo in seguito.
In assenza della testimonianza liviana, preziosa in quanto
contemporanea agli eventi, dobbiamo affidarci unicamente a Cassio
Dione. Lo storico greco ci informa12 che lintervento militare dei
Romani nei Balcani fu causato dallinvasione della popolazione scitica
dei Bastarni, che avevano oltrepassato il Danubio e si erano spinti fino
ai territori dei Traci Denteleti, legati a Roma da un trattato; Crasso,
nella sua veste di proconsole della Macedonia, per aiutare il re dei

Denteleti, ma soprattutto per stornare dai confini dellimpero il


potenziale pericolo rappresentato dai barbari, decise di intraprendere
contro di loro una sorta di guerra preventiva e li mise subito in fuga.
Dopo aver invaso e saccheggiato la Mesia, Crasso raggiunse i
Bastarni presso il fiume Cedro13, dove essi si erano fermati in attesa
degli eventi, e accolse una loro ambasceria, inviata per pregarlo di non
attaccarli perch non avevano commesso alcun torto contro i Romani.
Crasso seppe sfruttare abilmente la situazione: fatti ubriacare gli
ambasciatori, riusc a farsi svelare pnta t boylemata atn; poi,
durante la notte, nascose lesercito nel cuore di un bosco e pose alcune
sentinelle al suo limitare, per attirare i nemici. I Bastarni caddero nel
tranello: attaccarono le sentinelle e, per inseguirle, finirono diritti nella
trappola di Crasso, che li attendeva con tutto lesercito schierato.
Durante la carneficina che segu, Crasso uccise di sua mano Deldone,
il re dei Bastarni. A questo punto, Cassio Dione precisa che Crasso
avrebbe dedicato a Giove Feretrio le sue armi come spoglie opime, se
avesse avuto un imperium indipendente14, t skla ato t
Feretr Di q ka pma nqhken, eper atokrtwr strathgj
gegnei15.
Si capisce che questo particolare stava a cuore allo storico, o alla
sua fonte, perch egli lo ribadisce poco dopo16: non ottenne per il
titolo di imperator, come dicono alcuni, che fu concesso solo a
Cesare, o mntoi ka t to atokrtoroj noma, j g tinj
fasin, laben, ll' Kasar mnoj at prosqeto. Pur nella
stringatezza di questi accenni, dunque, Cassio Dione evidenzia il fatto
che Crasso non era atokrtwr strathgj, ovvero imperator che
conduceva la guerra sotto i propri auspicia17, e che per questo motivo
non gli era concesso di dedicare le armi di Deldone. Lo storico,
quindi, prosegue il racconto della campagna militare, senza fare pi
cenno alla questione.
Quasi un secolo fa, il Dessau pubblic un celebre articolo,
intitolato Livius und Augustus18, nel quale lo studioso affrontava il
problema delle spoglie negate partendo dallanalisi di un
interessante passo di Livio, in cui il Patavinus si occupava di una
questione riguardante altre spoglie, quelle di re Tolumnio, dedicate,
come accennato allinizio, da Aulo Cornelio Cosso19. In questo brano,

Livio afferma di aver precedentemente dichiarato, in ossequio a tutta


la tradizione, che Cosso ricopriva il grado di tribunus militum al
momento della consacrazione delle spoglie, e ammette di doversi
correggere, poich, in base ad una recente scoperta fatta da Augusto in
persona nel tempio di Giove Feretrio, bisogna credere che Cosso, in
realt, fosse console20. Queste sono le parole dello storico: Omnes
ante me auctores secutus, A. Cornelium Cossum tribunum militum
secunda spolia opima Iovis Feretri templo intulisse exposui; ceterum,
praeterquam quod ea rite opima spolia habentur, quae dux duci
detraxit nec ducem novimus nisi cuius auspicio bellum geritur, titulus
ipse spoliis inscriptus illos meque arguit consulem ea Cossum cepisse.
Hoc ego cum Augustum Caesarem, templorum omnium conditorem
aut restitutorem, ingressum aedem Feretri Iovis quam vetustate
dilapsam refecit, se ipsum in thorace linteo scriptum legisse audissem,
prope sacrilegium ratus sum Cosso spoliorum suorum Caesarem,
ipsius templi auctorem, subtrahere testem... stato ipotizzato che
tutta la digressione antiquaria di LIV. IV 20,5-11 sia uninserzione
dellautore, successiva alla stesura del quarto libro, per il fatto che, in
un brano successivo21, Livio pone ugualmente il consolato di Cosso
nel 428 a.C., nove anni dopo la morte di Tolumnio, ma le opinioni
sono discordi22.
La ritrattazione liviana, come dicevamo, fu interpretata dal
Dessau come unintenzionale falsificazione, da parte di Augusto, nella
lettura delliscrizione di Cornelio Cosso, falsificazione che avrebbe
riflettuto la polemica del princeps contro lattribuzione del titolo di
imperator e delle spoglie opime a Crasso23. Questultimo, infatti, era
proconsole, e Augusto avrebbe motivato il suo rifiuto a riconoscergli
lonore di dedicare le spoglie24 affermando che solo i portatori degli
auspicia ne avevano il diritto, come dice Livio: ea rite opima spolia
habentur, quae dux duci detraxerit, nec ducem novimus, nisi cuius
auspicio bellum geritur25. Proprio per giustificare tale asserzione con
un autorevole precedente, Augusto avrebbe intenzionalmente
falsificato la lettura della dedicazione di Cornelio Cosso.
Il Mazzarino condivideva lipotesi del Dessau e poneva
laccento sul fatto che Augusto non fece il minimo accenno a Crasso
nelle Res Gestae, pur ricordando, al capitolo 31, una legazione di

Bastarnae giunta a Roma per chiedere amicitiam. Perci, Mazzarino


non credeva alla buona fede di Ottaviano, il quale, secondo
Hirschfeld, poteva aver frainteso il cognome Coso (scritto con una s
per aplografia) nelliscrizione, interpretandolo come cos.26: al
contrario, non gli sarebbe stato difficile sospettare che in Coso cera
aplografia. Mazzarino, a differenza di Beloch27, non credeva neppure
che Cosso, nelliscrizione della corazza lintea, davvero si designasse
come consul.
In sostanza, secondo Mazzarino, Ottaviano, nella sua pretesa
tipicamente monarchica di essere lunico titolare di spolia opima,
avrebbe falsificato il contenuto giuridico arcaico del concetto spoglie
opime, inducendo Livio a falsificarlo ugualmente: infatti, ancora
Varrone sapeva che si definiscono spoglie opime quelle tolte al dux
dei nemici, anche se da un qualunque soldato28, mentre Livio afferma
che lo sono solo quelle che il dux romano toglie al dux dei nemici29.
Per ammissione dello stesso Livio, la testimonianza autoptica di
Ottaviano non quadrava n con tutta lannalistica precedente, che
confermava che Cosso dedic le spoglie nel 437 a.C., quando era
soltanto tribunus militum30, n con il fatto che, al tempo del consolato
di Cornelio Cosso, per circa tre anni non vi furono guerre a causa di
una pestilenza e di una carestia31. Lo storico patavino, pur non
ponendosi neppure il problema se la testimonianza di Augusto fosse
attendibile o meno, terminava il capitolo affermando che vana ogni
discussione riguardo le aporie che essa comporta, e si limitava a
ventilare, pur escludendola, la possibilit che Cosso avesse fatto
scrivere il falso sulla corazza di Tolumnio: ea libera coniectura est,
sed, ut ego arbitror, vana; aversari enim omnes opiniones licet, cum
auctor pugnae recentibus spoliis in sacra sede positis Iovem prope
ipsum, cui vota erant, Romulumque intuens, haud spernendos falsi
tituli testes, se A. Cornelium Cossum consulem scripserit32.
Il passo di Varrone sulle spoglie opime, riportato da Festo,
lunico che dichiari esplicitamente che anche i soldati semplici
avevano diritto di dedicare le spoglie. Esso prosegue fornendo altre
interessanti e dibattute informazioni: [...] testimonio esse libros
pontificum; in quibus sit: Pro primis spoliis bove, pro secundis
solitaurilibus [=suovetaurilibus, vd. A. ERNOUT - A. MEILLET,

Dictionnaire tymologique de la langue Latine, Paris 19392, pp. 10031004], pro tertiis agno publice fieri debere; esse etiam Pompili regis
legem opimorum spoliorum talem: Cuius auspicio classe procincta
opima spolia capiuntur, Iovi Feretrio darier oporteat, et bovem
caedito, qui cepit aeris CC<C>[...] Secunda spolia, in Martis ara in
campo solitaurilia utra voluerit caedito [...] Tertia spolia, Ianui
Quirino agnum marem caedito, C qui ceperit ex aere dato. Cuius
auspicio capta, dis piaculum dato. Dunque, bisognerebbe
distinguere, in base ad una legge risalente a Numa Pompilio, tra spolia
prima, secunda e tertia, da consacrare rispettivamente a Giove
Feretrio, a Marte e a Giano Quirino.
Come fa notare il Versnel33, n Varrone n Plutarco, che ha
anchegli familiarit con questa lex Pompilii e con la sua
classificazione delle spoglie34, spiegano che cosa significhi
esattamente la differenziazione tra spoglie prime, seconde e terze.
Lunica spiegazione che ci viene dagli antichi quella fornita da
Servio35, il quale ritiene, sulla scorta di Virgilio, che Numa intendesse
stabilire a quali dei bisognava consacrare le spoglie, a seconda che
esse fossero le prime, le seconde o le terze catturate nel corso della
storia. Il Versnel considera errata questa interpretazione36, mentre
accetta quella, gi avanzata dallo Hertzberg37, secondo la quale gli
spolia prima erano quelli catturati dal comandante supremo, gli spolia
secunda da un ufficiale e gli spolia tertia da un soldato semplice38. A
sostegno di questa tesi ci sarebbero alcuni accenni di Valerio
Massimo, Floro e Cassio Dione39, secondo i quali alcuni Romani, nel
corso della storia, catturarono le spoglie opime, ma non ebbero il
permesso di consacrarle a Giove Feretrio perch non erano
comandanti supremi.
Come fa notare il Rich40, tuttavia, non sopravvivono
testimonianze di eventuali dediche di spoglie seconde e terze, e il
testo varroniano tramandato da Festo estremamente oscuro. Come
osservava Mazzarino, inoltre, pu darsi che il brano implichi una
distinzione tra luomo che vinse gli spolia prima e il comandante sotto
i cui auspici le spoglie furono vinte41, ma esistono molte altre
interpretazioni delle parole di Varrone42, nessuna delle quali
definitiva.

Alla luce del passo varroniano, il Versnel, come gi il Beloch,


sembra essere incline a considerare genuina la testimonianza augustea
riguardante liscrizione di Cosso, nel senso, pi limitato, che, in virt
di essa, a Crasso non sarebbe stato concesso di dedicare gli spolia
prima a Giove Feretrio, perch era privo degli auspicia e
dellimperium. Lo studioso rafforza questa conclusione attraverso un
corposo excursus riguardante il valore magico-rituale della cerimonia
e letimologia dellaggettivo opima43, aspetti sui quali non ci
soffermeremo in questa sede: basti dire che Versnel collega
strettamente la formula trionfale auspicio, imperio, felicitate, ductu,
con le condizioni necessarie per poter dedicare le spoglie opime.
Su una linea simile a quella del Dessau si posto, invece, il
Daly, il quale, facendo notare come difficilmente un corpetto di lino
avrebbe potuto conservarsi integro per quattro secoli, allinterno di un
tempio che negli ultimi anni era in rovina44, sostiene che Augusto
abbia fatto fabbricare ex novo la prova, per tacitare le pretese di
Crasso45. Il Daly procede, poi, a confutare le tesi del Versnel, e
sottolinea un fattore fino a quel momento trascurato, ovvero la
circostanza che Cosso non poteva comunque avere il comando
supremo quando sconfisse Tolumnio, perch serviva sotto il dittatore
Mam. Aemilius, come afferma chiaramente LIV. IV 17-1946. In
conclusione, il Daly ritiene che la codificazione dei diversi tipi di
spolia, attribuita a Numa, si debba, in realt, allattivit dei pontefici, e
vada posta tra la dedicazione di Cosso (437 o 426 a.C.) e quella di
Marcello (222 a.C.), essendo essa proprio una conseguenza del fatto
che Cosso dedic le spoglie senza avere il comando supremo: in
questo senso, la formula era valida al tempo di Livio, ma non al tempo
di Cosso, che dunque non necessitava del grado di console per poter
dedicare le spoglie di Tolumnio.
importante rilevare come la tesi avanzata per la prima volta
dal Dessau, oltre a riguardare latteggiamento di Livio nei confronti di
Augusto, sia fondamentale soprattutto per la conclusione politica a cui
essa conduce, e cio che labile modifica costituzionale di Augusto del
27 a.C. sarebbe la naturale conseguenza dellincrescioso (e finora
soltanto presunto) incidente delle spoglie opime47. Infatti, come gi
affermavano Dessau e Groag48, lecito pensare che il ripristino della

repubblica imposto da Ottaviano fosse lunica mossa possibile per


liquidare le velleit di Crasso, il quale, al comando di un esercito
vittorioso, avrebbe potuto ostacolare i progetti di potere del futuro
princeps. Una volta restaurata la repubblica e restituito il potere al
senato e al popolo, gli stessi metodi usati da Ottaviano fino a poco
prima, basati sulla forza degli eserciti, sarebbero divenuti fuorilegge, e
in questo modo Crasso non avrebbe pi potuto impiegarli. Perci,
Ottaviano avrebbe inventato liscrizione di Cosso, ottenendo il
duplice risultato di mostrarsi, davanti al senato, ligio alle pi antiche
tradizioni di quella repubblica la cui restaurazione gli era necessaria, e
di privare il temibile avversario Crasso dellonore quasi regale degli
spolia opima.
Fino a pochi anni fa, questa tesi sembrava essere universalmente
accettata49. Lunica obiezione avanzata da alcuni studiosi riguardava
lattribuzione del titolo di imperator a Crasso, attribuzione negata da
Cassio Dione. Questi, lasciando intendere chiaramente che non tutti
gli autori antichi erano concordi sul fatto che Crasso non avesse
ottenuto il titolo di imperator in seguito alla vittoria sui Bastarni50, ha
dato origine ad unaccesa discussione tra i moderni, alimentata dalla
presenza di uniscrizione rinvenuta sul basamento di una statua eretta
in onore di Crasso ad Atene. Liscrizione51 una dedica fatta dal
popolo ateniese a M. Licinio Crasso, che definito nqpatoj ka
atokrtwr, vale a dire proconsul et imperator. Questo dato,
evidentemente, in aperta contraddizione con quanto afferma Cassio
Dione: come spiegarlo? Gi il Dessau, nel commento alliscrizione,
tent di trovare una soluzione, ipotizzando che il titolo di imperator
gli fosse stato conferito nella provincia dopo la vittoria sui Traci e i
Bastarni, ma che non gli fosse stato riconosciuto dal senato a Roma.
Interpretazione simile a questa era quella del Groag52, secondo il quale
Crasso avrebbe assunto il titolo in virt dellacclamazione delle sue
truppe, per deporlo successivamente su ordine del senato, istigato da
Ottaviano.
Pi recentemente, sempre in base al dato fornito dalliscrizione,
alcuni studiosi53 hanno invece inferito che la testimonianza di Cassio
Dione errata, ritenendo che essa vada addirittura ribaltata, in quanto
solo Crasso, e non Ottaviano, pu aver ottenuto il titolo di imperator

in occasione della vittoria sui Bastarni. Il presupposto di questa teoria


risale allarticolo di Badian, il quale afferma che difficile trovare dei
fondamenti legali in base ai quali un comandante, al quale in seguito
sarebbe stato permesso di celebrare il trionfo, potesse essere privato
del titolo di imperator, sul cui effettivo conferimento, grazie
alliscrizione di Atene, non dovrebbero sussistere pi dubbi. Stando
cos le cose, diventa necessario ipotizzare che Cassio Dione sia in
errore, e che solo Crasso fu acclamato imperator.
A questa interpretazione, tuttavia, si oppongono altre due
iscrizioni54, le quali attestano il fatto che Ottaviano fu imp. VI e imp.
VII nel corso del 29 a.C. La sesta acclamazione attribuita da Orosio
alla vittoria di Azio55, mentre la settima non assegnata ad alcun
evento in particolare, perci, grazie allappoggio fornito da Cassio
Dione, sempre stata collegata alla vittoria di Crasso sui Bastarni56. Il
Badian e coloro che hanno seguito i suoi passi risolvono questo nodo
affermando che, se lacclamazione avvenne gi nel corso del 29 a.C.,
difficilmente credibile che gli Ateniesi, durante il lungo lasso di
tempo in cui la statua in onore di Crasso fu commissionata ed
eseguita, non siano stati informati che il proconsole avesse dovuto
rinunciare al titolo di atokrtwr, e che non abbiano, di
conseguenza, corretto e aggiornato la dedica.
Lo Schumacher, in particolare, afferma che collegare la settima
acclamazione di Ottaviano con i successi di Crasso in contrasto con
il dato fornito dalla monumentale iscrizione celebrativa di Nicopoli,
citt fondata da Ottaviano vicino ad Azio, in perenne memoria della
vittoria su Antonio57. Ora, nelliscrizione egli designato come
[cons]ul [quintum, i]mperat[or se]ptimum58, e considerando lintento
propagandistico del monumento, Schumacher ipotizza che la dedica
sia stata curata da Ottaviano in persona, quando nellestate del 29 a.C.
da Samo torn a Roma, passando per Corinto e Brindisi59. Poich a
Roma, dal 13 al 15 agosto, Ottaviano celebr il suo triplex triumphus
de Dalmatis, ex Actio Aegyptoque60, risulta automaticamente
impossibile che la settima acclamazione a imperator sia dovuta alla
vittoria di Crasso sui Bastarni.
Se si accettano le suddette interpretazioni, rimane solo un
dubbio da sciogliere, ovvero a quale vittoria vada collegata questa

settima acclamazione. Qui i pareri variano: Badian pensa possa essere


la vittoria, attestata dalla grande iscrizione trilingue egiziana61,
conseguita dal prefetto Cornelio Gallo, che non aveva alcun diritto
allacclamazione; Schumacher ritiene, invece, che si tratti della presa
di Alessandria del 30 a.C., epilogo della campagna di Azio; il Brunt
respinge lipotesi di Badian, in quanto Augusto non ebbe acclamazioni
per le successive imprese di suoi prefetti delle quali si vanta nelle res
gestae62, ma accetta quella di Schumacher, ritenendo, di conseguenza,
che in ILS n 80 la dicitura imp. VI sia un errore del lapicida per imp.
VII.
Il Rich, avendo fatto suo lassunto che Crasso, contrariamente a
quanto afferma Cassio Dione, avesse il titolo di imperator, si spinto
oltre, traendo la conclusione che non sia mai esistita una querelle tra
Ottaviano e Crasso riguardo alle spoglie opime del re dei Bastarni, e
confutando cos la posizione del Dessau63. Dopo unintroduzione
riguardante il precedente delle spoglie dedicate da Cosso, Rich passa
in rassegna i pi importanti interventi degli storici, soffermandosi
naturalmente su quello, capitale, del Dessau. Nella sezione successiva,
lo studioso cerca di dimostrare che il punto debole della teoria del
Dessau risiede nellimpossibilit di trovare dei fondamenti
istituzionali sulla scorta dei quali Ottaviano potesse istigare il senato a
rifiutare la richiesta di Crasso. Largomentazione avanzata dallo
storico inglese si articola in tre punti:
a) se Crasso non era comandante supremo, atokrtwr
strathgj, come vorrebbe Cassio Dione, allora era subordinato di
Ottaviano64 e quindi, si pu supporre, suo legatus, rango posseduto
normalmente dai governatori delle province di Augusto dopo il 27
a.C. Ma questo non possibile, perch a Crasso furono concessi onori
(supplicatio e trionfo65) tradizionalmente riservati ai detentori di
imperium autonomo che avessero vinto una guerra condotta sotto i
propri auspicia66; inoltre, egli definito esplicitamente proconsul sia
nei Fasti Triumphales67 sia nella famosa iscrizione ateniese, dunque
non era legato di Ottaviano.
Crasso, rispetto agli altri governatori di provincia che, nel
periodo compreso tra la fine del secondo triumvirato e il 27 a.C.,
erano proconsoli e ottennero il trionfo e lacclamazione a imperator,

rappresenterebbe uneccezione, se accogliessimo i dati forniti da


Cassio Dione. Per questo Rich si trova daccordo con quegli studiosi i
quali affermano che Cassio Dione, o la sua fonte, si sia sbagliato
nellattribuire a Ottaviano piuttosto che a Crasso lacclamazione a
imperator68, tanto pi che lo storico greco non sarebbe nuovo ad errori
di questo tipo69. Cassio Dione sarebbe in errore anche nellattribuire
ad Ottaviano il trionfo per le vittorie di Crasso70, perch dai Fasti
Triumphales risulta che solo questultimo lo celebr;
b) un altro motivo che poteva essere addotto per negare a Crasso
le spoglie opime, suggerito da Syme71, consisterebbe nel fatto che il
vincitore dei Bastarni era proconsole e non console: Rich confuta
anche questa tesi, affermando che, innanzitutto, le fonti parlano della
necessit di essere dux, non consul, per dedicare gli spolia, e in
secondo luogo che le cariche di console e di proconsole non
differivano minimamente dal punto di vista dellimperium, tanto che i
proconsoli ebbero sempre diritto al trionfo72;
c) non accettabile neppure lipotesi, avanzata dal Richardson73,
secondo la quale i proconsoli non possedevano gli auspicia militiae
perch questi erano stati concentrati nelle mani di Ottaviano: infatti
tale situazione attestata soltanto per gli anni successivi al 27 a.C.74
Piuttosto, il Rich sembra accettare la doppia testimonianza di
Cicerone75, secondo la quale i promagistrati, quando deponevano la
carica di magistrato, perdevano gli auspicia posseduti
precedentemente. tuttavia evidente, dalle parole dello stesso
Cicerone, che nelluso pratico non cera pi differenza, ormai da molti
anni, tra il comando militare esercitato da un console e quello
esercitato da un proconsole. Secondo il Rich, quindi, si trattava
semplicemente di una sottigliezza da auguri e da antiquari, che non
poteva valere come discrimen nel caso di Crasso, tanto pi che in
nessuna fonte antica si parla della necessit di prendere gli auspici
prima della cerimonia degli spolia opima. Se Livio fa preciso
riferimento agli auspicia, solo per chiarire il significato del termine
dux, da lui utilizzato nel senso di comandante supremo.
A questo punto, Rich avanza la sua originale ipotesi: Crasso,
comprendendo che una sua eventuale dedicazione delle spoglie opime
di Deldone avrebbe indispettito, per ovvi motivi, Ottaviano, potrebbe

aver deciso di propria volont di rinunciare allo straordinario onore; in


alternativa, Ottaviano stesso potrebbe aver dissuaso Crasso,
direttamente o tramite intermediari, ma comunque per via informale,
dal dedicare le spoglie. Non solo questa teoria , secondo il suo
propugnatore, la pi verisimile, ma anche sostenuta dal fatto che
nelle fonti antiche non si fa parola di un rifiuto opposto pubblicamente
dal senato alle richieste di Crasso, cos come mancano garanzie per
affermare che tra Ottaviano e Crasso cera dellostilit.
Avendo ridimensionato cos la vicenda rispetto al Dessau, lo
studioso inglese esclude che essa possa avere avuto un forte impatto
sul successivo riordinamento costituzionale voluto da Augusto, se non
per il fatto che il princeps non pot incorporare i Balcani tra i suoi
possedimenti personali come provincia non pacificata. Ancora,
lintervento di Augusto nella questione della corazza lintea di Cosso,
perdendo la sua importanza politica, andrebbe semplicemente
inquadrato nellattenta partecipazione dellimperatore alla vita
culturale del tempo76. Tuttavia, lerrore di interpretazione
delliscrizione, commesso in buona fede dal futuro princeps, e passato
nelle pagine dello storico Tito Livio, fin per influenzare tutte le fonti
di et augustea, e diede credito al principio secondo il quale solo un
dux poteva dedicare gli spolia opima77.
Come appare evidente dai paragrafi precedenti, le tesi del Rich
costituiscono una vera rivoluzione rispetto a quelle del Dessau. Esse
sono state riprese e confermate dallautore in un successivo articolo di
argomento affine78. Tuttavia, pur riconoscendo la puntualit delle
osservazioni dellautore, possibile individuare due punti deboli nelle
argomentazioni dello storico inglese.
La prima critica riguarda la pars destruens dellarticolo di Rich.
Come detto sopra (punto a), egli, per togliere fondamento giuridico
allipotesi del Dessau, parte dal presupposto che Crasso, se fosse stato
subordinato di Ottaviano, avrebbe avuto il rango di legatus, perch
dopo il 27 a.C. i governatori delle province augustee possedevano
questa carica. Tuttavia, poco dopo (punto c), Rich utilizza un tipo di
ragionamento esattamente opposto a questo, affermando che
Ottaviano, al momento della diatriba con Crasso, non accentrava
ancora nelle sue mani tutti gli auspicia militiae, perch, secondo le

fonti, Augusto fu unico detentore degli auspici solo dal 27 a.C. in poi.
Questo breve appunto, naturalmente, non intende togliere validit alle
altre e numerose osservazioni avanzate da Rich per affermare che il
senato non possedeva alcun appiglio giuridico per negare a Crasso
lonore degli spolia opima.
Pi debole e meno cogente appare, invece, la pars construens
dellargomentazione, che anche a livello meramente quantitativo
costituisce solo una piccola percentuale dellarticolo. Qui Rich,
riconoscendo che Ottaviano non poteva certo gradire i successi di
Crasso e, ancor meno, riconoscergli un onore degno di Romolo,
espone la sua tesi, secondo la quale fu il proconsole stesso, proprio per
tali motivi, a rinunciare di sua volont alla dedicazione delle spoglie;
lunico fondamento a sostegno di questa teoria quello della maggiore
verisimiglianza rispetto alle altre. Lassenza di testimonianze antiche
che la sostengano, un fattore spesso utilizzato dallo stesso Rich per
scardinare ipotesi altrui, qui salta subito allocchio, evidenziata anche
dallestrema scarsit di note presenti nelle pagine in questione. Ora,
evidente che uno storico devoto ad Augusto come Cassio Dione79
avrebbe probabilmente passato sotto silenzio il fatto che Ottaviano
avesse impedito ad un proconsole, tramite pressioni non ufficiali, di
dedicare le spoglie opime, preferendo mettere in evidenza soltanto il
fatto che Crasso non aveva questo diritto perch non era comandante
supremo; resta, tuttavia, il fatto che la tesi di Rich non suffragata da
alcun tipo di prova, ed emerge in negativo dalla confutazione di
altre ipotesi.
La posizione del Rich stata sostanzialmente accolta da unaltra
autrice anglosassone, H.I. Flower80, la quale, appoggiandosi a CIC., de
domo sua, 121, sottolinea anche il fatto che normalmente non era il
senato a dare il permesso per le dedicazioni nei santuari, ma il collegio
pontificale81, e che quindi non si pu pensare, come faceva il Groag,
che Ottaviano avesse istigato il senato a negare a Crasso lonore delle
spoglie opime: semmai, egli pu aver influenzato la decisione del
collegio pontificale, di cui era membro82, in un incontro la cui natura
rimase comunque essenzialmente privata.
Limportanza dellarticolo della Flower, per, ben altra, e
risiede non tanto nellanalisi dellepisodio di Crasso, bens

nelloriginale punto di vista assunto dallautrice nel considerare


lorigine stessa degli spolia opima, la cui tradizione sarebbe stata
inventata da M. Claudio Marcello, lunico personaggio per il quale
la dedicazione delle spoglie ben attestata, e reinventata da
Augusto83. Secondo la Flower, tutta la carriera di Marcello rivela la
figura di un uomo religioso (fu augure e dedic diversi templi) e di un
comandante di successo, che per fini politici usava la propria
immagine come quella di un uomo favorito dagli dei. In questo
quadro, e considerando il fatto che lannalistica romana conosceva
molti altri personaggi risultati vincitori in singoli duelli ma non
dedicatari di spolia opima, come Manlio Torquato e Valerio Corvino,
lautrice ritiene che il rituale di dedicazione delle spoglie a Giove
Feretrio sia stato elaborato per la prima volta da Marcello, ma che sia
stato attribuito a Romolo per aumentare il prestigio del vincitore di
Clastidium. A sostegno di questa tesi vi la considerazione che i Fasti
Triumphales registrano lonore delle spoglie opime solo per Marcello,
e non per Romolo n per Cosso84.
Inoltre, gli spolia opima non sembrano avere unimportanza
cruciale nel ritratto che Livio fa di Romolo85; lo storico, lungi
dallesaltare lepisodio, sembra insinuare che lostentazione del re non
fosse inferiore alla grandezza della sua impresa: ipse cum factis vir
magnificus tum factorum ostentator haud minor86. La natura stessa del
tempio di Giove Feretrio non chiara, ma sembra sicuro che esso non
fosse stato inizialmente costruito per lesposizione di trofei militari87.
Anche per quanto riguarda Cosso, la Flower nutre seri dubbi riguardo
alla storicit della sua dedicazione, in quanto la confusione circa la sua
carriera e le sue imprese indicherebbe reiterati tentativi di riscrivere la
sua vicenda, forse proprio in virt della propaganda di Marcello.
A sua volta Augusto, per farsi spazio nella tradizione
riguardante gli eroi insigniti degli spolia opima, avrebbe tentato in
vari modi di rivitalizzarla, non solo con il restauro del tempio di Giove
Feretrio e la sospetta scoperta delliscrizione di Cosso, ma anche
attraverso gli accenni alle spoglie in Livio, Virgilio e Properzio88, con
la fastosa cerimonia dei vessilli restituiti dai Parti89 e, forse, con
linusuale deposizione di una corona dalloro nel tempio di Giove

Feretrio alla morte del figliastro Druso90, che in tutte le battaglie aveva
cercato di uccidere i duces nemici per poter dedicarne gli spolia91.
Ci che la Flower non mette in evidenza la stranezza di questo
atteggiamento di Druso. Perch il figliastro di Augusto, le cui gesta
guerresche erano comunque gi celebrate in tutto limpero92, avrebbe
dovuto cercare con tanto accanimento di conquistarsi lonore di
uccidere in battaglia un comandante nemico? Secondo la Levick93,
dalle parole di Svetonio sembrerebbe che gli intenti di Druso vadano
collegati ai suoi presunti sentimenti filorepubblicani94, ma, come
osserva il Rich95, anche Augusto si professava devoto alla libert del
popolo romano, perci tali sentimenti sono di scarsa importanza. Una
risposta, invece, potrebbe essere ricercata facendo riferimento al
problema dinastico della successione augustea.
noto che Ottaviano aveva designato come suo primo
successore il giovane nipote M. Claudio Marcello, discendente
omonimo dellultimo celebre detentore di spolia opima, dandogli in
moglie la figlia Giulia96. Questa considerazione induce a ritenere che
Augusto, per motivi di prestigio politico e militare, intendesse legare
indissolubilmente a s e ai propri eredi al trono la tradizione delle
spoglie opime, con la conseguente esclusione da essa di estranei come
Crasso. Ma se la deduzione precedente corretta, non si potrebbero
inserire in un contesto analogo anche i tentativi di Druso di ottenere le
spoglie dei capi germani? Considerando il fatto che, secondo le fonti
antiche, Livia brig in ogni modo affinch il marito Augusto
scegliesse come successore il primogenito di lei, Tiberio97, a
vantaggio della famiglia dei Claudi, si tentati di inserire anche il
comportamento di Druso, fratello di Tiberio, in questo spietato gioco
per imporsi in famiglia. Infatti, se lonore degli spolia opima era
divenuto esclusivo appannaggio della famiglia imperiale, era
necessario che i figli di primo letto di Livia ne divenissero anchessi
partecipi o, ancor meglio, materialmente detentori, in vista della
designazione al trono di uno dei due.
Del resto, evidente che tra Augusto e Druso intercorreva un
rapporto particolare. Il secondogenito di Livia era nato in casa del
patrigno, tanto che si vociferava che egli fosse figlio di Ottaviano e
non di Claudio Nerone98; in seguito, Augusto aveva dato in moglie a

Druso la nipote Antonia, figlia dellamata sorella Ottavia99. Inoltre tra


il 12 e il 9 a.C., anno della sua morte, Druso ottenne onori sempre
maggiori, fino al consolato100, ed difficile credere che il patrigno gli
avrebbe negato quello delle spoglie opime, soprattutto nellanno in cui
il giovane generale era console, se vero che, dopo la vicenda di
Crasso, era necessario il consolato per dedicare le spoglie101.
A tal proposito interessante notare come Augusto avesse
progettato, proprio per il 9 a.C., una speciale cerimonia per celebrare
le vittorie di Druso in Germania, il cosiddetto trionfo albano, ovvero
una processione trionfale da tenersi fuori Roma, sui monti Albani, in
occasione delle Feriae Latinae102. Il dato significativo, perch
collega idealmente Druso a Marcello e a Cesare, che celebrarono
anchessi un trionfo albano, rispettivamente nel 211103 e nel 44104. Se
la morte non gli avesse negato questo onore, Druso avrebbe fatto un
notevole passo avanti nel cammino verso il trono, trovandosi accostato
ai due personaggi che pi di tutti davano lustro alla storia della
famiglia imperiale, e ai quali, in modo pi o meno evidente, era legata
la dedicazione delle spoglie opime105.
Non da escludere, in definitiva, che il conferimento a Druso di
onoreficenze sempre pi importanti e significative, frutto forse delle
pressioni della fazione dei Claudi, capeggiati da Livia, gli avrebbe
permesso, un giorno, di scavalcare i due eredi designati, Lucio e Gaio
Cesare106, ancora minorenni nel 9 a.C., a scapito anche del suo fratello
maggiore Tiberio, notoriamente poco amato da Augusto107. Non si
dimentichi che, dopo la morte, Druso ottenne onori eccezionali, tra i
quali ladozione del cognomen Germanicus, che sarebbe stato
trasmesso al figlio108, e la costruzione di un arco di trionfo sulla via
Appia109. E forse proprio il fatto che il princeps, nell8 a.C., in
memoria del figliastro defunto, decise di non celebrare il trionfo110,
ma prefer deporre la corona dalloro nel tempio di Giove Feretrio,
luogo centrale della tradizione degli spolia opima, testimonia il
particolare occhio di riguardo che egli aveva verso il secondogenito di
Livia111.

NOTE
LIV. I 10,6-7.
2
PLUT., Marc., 8,1-3.
3
PLUTARCO, Vite parallele. Introduzione e traduzione di Carlo
Carena, I, Torino 1958, pp. 816-817.
4
Abbiamo notizia di altri due celebri personaggi il cui nome legato
anche alle spoglie opime: Cesare, al quale era stato decretato, tra gli
altri, anche questo onore, come se avesse ucciso di sua mano un
comandante nemico (vd. DIO XLIV 4,3) e Druso, che spesso
inseguiva i capi dei Germani con la speranza di sconfiggerli in duello
e ottenere, cos, i loro spolia opima (vd. SUET., Claud., 1,4).
5
Vd. LIV. IV 19,1-6; 20,5-11; 32,4; DION. HAL. XII 5,1 (dove Cosso
detto chiliarco, ovvero tribuno militare). Altre fonti danno la data del
426 a.C.: VAL. MAX. III 2,4; FRONTIN., strat., II 8,9; INC. AUCT., De
vir. ill., 25; SERV. AUCT., ad Aen., VI 841. Vd. anche Fasti
Triumphales in A. DEGRASSI, Inscriptiones Italiae, XIII, 1, p. 538. In
entrambe queste date, i Romani combatterono contro una coalizione
fidenate-veiente.
6
Vd. VERG., Aen., VI 855-859; PROP. IV 10,39; VAL. MAX. III 2,5;
FRONTIN., strat., IV 5,4; PLUT., Marc., 7-8; Rom., 16,7-8; comp. Pel.
et Marc., 1,2; FLOR. I 20,5; EUTROP. III 6; AMPEL. 21; INC. AUCT., De
vir. ill., 45; LIV., per. XX 11; OROS. IV 13,15. Vd. anche Fasti
Triumphales in DEGRASSI, Inscriptiones Italiae, cit., p. 550.
7
Per il rapporto di parentela tra i due personaggi si faccia riferimento
allalbero genealogico fornito da F. MNZER in RE, XIII, 1, 1926, s.v.
Licinius (Crassus), coll. 247-248, ritenuto valido ancora oggi.
8
Come fonti antiche per le notizie sulla campagna vd. DIO LI 23-27, e
gli accenni contenuti in FLOR. II 26 e LIV., per. CXXXIV 3; CXXXV.
Per la datazione vd. E. GROAG in RE, XIII, 1, s.v. Licinius (Crassus),
n 58, col. 272, e F. PAPAZOGLU, The Central Balkan Tribes in preRoman Times. Triballi, Autariatae, Dardanians, Scordisci and
Moesians, Amsterdam 1978, p. 417. Per il trionfo celebrato da Crasso
vd. Acta Triumphalia Capitolina in DEGRASSI, Inscriptiones Italiae,
cit., p. 571; Fasti Triumphales Barberiniani in DEGRASSI,
Inscriptiones Italiae, cit., p. 345.
9
DIO LI 4,3.
1

10

FLOR. II 26: Moesi quam feri, quam truces fuerint, quam ipsorum
etiam barbari barbarorum horribile dictum est. Unus ducum ante
aciem postulato silentio: Qui vos estis?, inquit, responsum invicem:
Romani gentium domini. Et ille ita inquit fiet, si nos viceritis.
Accepit omen Marcus Crassus. Illi statim ante aciem inmolato equo
concepere votum, ut caesorum extis ducum et litarent et vescerentur.
Deos audisse crediderim: nec tubas sustinere potuerunt. Non
minimum terroris incussit barbaris Comidius centurio satis barbarae,
efficacis tamen apud tales homines stoliditatis, qui foculum gerens
super cassidem, agitatum motu corporis, flammam velut ardenti capite
funditabat.
11
Per questa ipotesi vd. E. SCHWARTZ in RE, III, 2, 1899, s.v. Cassius,
n 40, col. 1698, e R. SYME, Roman Papers, I, Oxford 1979, p. 450.
Cassio Dione dedica alla campagna di Crasso i capitoli 23-27 del libro
LI.
12
DIO LI 23,2-24,4.
13
Forse lattuale Cibrica, vd. U.PH. BOISSEVAIN, Cassii Dionis
Cocceianis Historiarum Romanarum quae supersunt, II, Berolini
1895-1898, p. 375, n. riga 9.
14
La traduzione di R. COMBS, Imperator. Recherches sur lemploi
et la signification du titre dImperator dans la Rome rpublicaine,
Paris 1966, p. 163.
15
DIO LI 24,4.
16
DIO LI 25,2.
17
Il parallelismo tra i termini imperator e atokrtwr stato
esaurientemente spiegato da J. BRANGER, Recherches sur laspect
idologique du principat, Basel 1953, pp. 50-53, e da COMBS,
Imperator, cit., pp. 2; 111-114: nel mondo greco, atokrtwr era il
termine con cui si designava il detentore di un potere sciolto da tutti i
controlli normalmente esercitati su di esso; inizialmente, per
esprimere la parola latina imperator, i greci la traslitteravano in
mpertwr, oppure la rendevano con lequivalente di consul, patoj,
ma a partire dal periodo della dittatura di Silla, come attestano alcuni
senatusconsulta, si utilizz il termine atokrtwr. Secondo Combs,
fu proprio Silla a suggerire questa traduzione del suo titolo di

imperator, per collegare la gloria militare suggerita dalla parola latina


con lautonomia decisionale (di fronte al senato, sintende) sottintesa
da quella greca. Come fa rilevare il Branger, infatti, esistono due
accezioni del termine latino imperator, che indica il portatore di
imperium ma anche il generale trionfatore. Il termine atokrtwr
unisce queste due qualit, cos, mentre sotto la repubblica esso
indicava essenzialmente il comandante in capo, che poteva essere il
dittatore (vd. POLYB. III 86,7; 87,9), il governatore di una provincia
(vd. IOSEPH., ant. iud., XIV 225), o un triumviro (vd. Epistula ad
Rhosenses in H. MALCOVATI, Imperatoris Caesaris Augusti Operum
Fragmenta, Augusta Taurinorum 19695 [prima ed. Augusta
Taurinorum 1921], pp. 33-34), durante il principato esso indica
limperatore, latokrtwr appunto. Sembra accettare le medesime
conclusioni anche il recentissimo G. TRAINA, Marco Antonio, Bari
2003, p. 65, quando afferma che atokrtwr traduceva il latino
imperator, generale vittorioso, ma che gli orientali lo intendevano
nellaccezione di imperatore.
Giova sottolineare che qui Cassio Dione non fa uso del termine
gemn, corrispettivo del latino dux (vd. BRANGER, Recherches, cit.,
p. 49), parola che, secondo Liv. IV 20,6, indica colui sotto lauspicio
del quale condotta una guerra; tuttavia, la scelta di intendere
ugualmente atokrtwr strathgj come imperator dotato di
auspicia giustificata dallo studio di G. VRIND, De Cassii Dionis
vocabulis quae ad ius publicum pertinent, Roma 19712 (ristampa ed.
Den Haag 1923), pp. 35-44, il quale opera alcune distinzioni per
quanto riguarda luso di atokrtwr in Cassio Dione: secondo
Vrind, infatti, tale termine designa sia colui che ha riportato una
vittoria sul campo di battaglia, sia colui che possiede un imperium
maius e conduce unazione (rem) sotto i propri auspicia. In
questultimo caso, se si tratta non del princeps, ma di un qualsiasi
magistrato, Cassio Dione utilizza la dicitura atokrtwr strathgj,
che ricorre, appunto, in DIO LI 24,4 in riferimento a Crasso. Se Vrind
nel giusto, sembra logico concludere che DIO LI 25,2, dove invece il
termine atokrtwr usato da solo, non ha il medesimo significato
di DIO LI 24,4: nel primo caso Cassio Dione afferma che a Crasso fu

negato il titolo stesso di imperator, mentre nel secondo lo storico,


influenzato, a torto o a ragione, da Livio, intende dire che a Crasso fu
negato lonore delle spoglie opime perch egli non conduceva la
guerra sotto i propri auspici.
18
H. DESSAU, Livius und Augustus, Hermes XLI, 1906, pp. 142151, ora anche in Augustus, herausgegeben von Walter Schmitthenner,
Darmstadt 1969, pp. 1-11.
19
Il passo in esame LIV. IV 20,5-11.
20
Questa correzione, come ammette Livio stesso, costringe a postdatare di nove anni la battaglia in cui Tolumnio fu ucciso, poich il
consolato di Cosso risale al 428 a.C. (vd. T.R.S. BROUGHTON, The
Magistrates of the Roman Republic, I, New York 1951, pp. 65-66). In
realt, Livio dichiara, in base agli annali citati da Licinio Macro, che
Cosso fu console non nove anni dopo il 437, ma dopo sei, septimo
post demum anno; tuttavia, in accordo con R.M. OGILVIE, A
Commentary on Livy: Books 1-5, Oxford 1965, pp. 565-566, possiamo
ritenere che Livio si sia confuso, e leggere decimo post demum anno.
Altri autori antichi, a loro volta, danno a Cosso o il rango di tribunus
militaris consulari potestate (SERV. AUCT., ad Aen., VI 841), carica da
lui effettivamente ricoperta nel 426 a.C. (vd. BROUGHTON, The
Magistrates, cit., p. 66), oppure quello di magister equitum (VAL.
MAX. III 2,4; FRONTIN., strat., II 8,9; INC. AUCT., De vir. ill., 25),
magistratura ricoperta sempre nel 426 a.C. (vd. BROUGHTON, The
Magistrates, cit., p. 67).
21
LIV. IV 32,4.
22
Vd. R. SYME, Livy and Augustus, HSCP LXIV, 1959, pp. 43; 4750 (larticolo ora disponibile anche in Roman Papers, I, cit., pp.
400-454). Al contrario OGILVIE, A Commentary on Livy, cit., pp. 73;
564, afferma che non ci sono prove sufficienti per affermare che il
libro quarto sia stato scritto alcuni anni prima della digressione
antiquaria sulliscrizione di Cosso.
23
Oltre al gi citato articolo del Dessau, vd. anche SYME, Livy and
Augustus, cit., p. 45; P. GRENADE, Essai sur les origines du principat,
Paris 1961, pp. 166-181; S. MAZZARINO, Il pensiero storico classico,
II, 2, Bari 1966, pp. 269-271; L. BRACCESI, Introduzione al De viris

illustribus, Bologna 1973, pp. 119-120; PAPAZOGLU, The Central


Balkan Tribes, cit., p. 415 n. 83.
24
Ottaviano non gli neg, invece, il riconoscimento del trionfo e
degli onori trionfali, come afferma erroneamente BRACCESI,
Introduzione, cit., p. 120: come gi detto, infatti, Crasso celebr il
trionfo nel 27 a.C., seppure in assenza di Augusto, che si trovava in
Spagna (su tale assenza vd. SUET., Aug., 26,3; DIO LIII 22,5; K.
FITZLER-O. SEECK in RE, X, 1, 1917, s.v. Iulius (Augustus), n 132,
col. 344). Probabilmente si scambiato laccenno di Mazzarino alla
negazione del titolo di imperator a Crasso, con una mancata
attribuzione del trionfo stesso.
25
LIV. IV 20,6.
26
O. HIRSCHFELD, Kleine Schriften, Berlin 1913, pp. 398-400.
Successivamente SYME, Livy and Augustus, cit., p. 44, ha fatto notare
che in un documento risalente al V sec. a.C., colui che deteneva
limperium supremo sarebbe stato definito praetor piuttosto che
consul. Per la buona fede di Augusto propende, invece, F. CASSOLA,
Livio, il tempio di Giove Feretrio e la inaccessibilit dei santuari in
Roma, RSI LXXXII, 1970, pp. 5-31, il quale suggerisce che
liscrizione si trovasse in un adyton. J.W. RICH, Augustus and the
spolia opima, Chiron XXVI, 1996, p. 122, riprende lappunto del
Syme e confuta la tesi dellHirschfeld, facendo notare che i
cognomina sono assenti dalle iscrizioni pi antiche; tuttavia, poich
anchegli convinto della buona fede di Ottaviano, Rich avanza
lipotesi che la corazza vista da questultimo fosse un rifacimento
risalente allepoca dellultima dedica, quella di Marcello, e che
lindicazione del consolato alludesse solo al fatto che Cosso ricopr
tale carica durante il suo cursus honorum.
27
J. BELOCH, Rmische Geschichte, Berlin/Leipzig 1926, pp. 298-300.
28
Vd. Sextii Pompei Festi de verborum significatu quae supersunt
cum Pauli epitome, edidit W.M. Lindsay, Lipsia 1933, p. 204: M.
Varro ait opima spolia esse, etiam si manipularis miles detraxerit,
dummodo duci hostium [...].
29
LIV. IV 20,6. Forse su influsso di Livio, anche PLUT., Marc., 8,5
riporta questa notizia, affermando che si tratta dellopinione
prevalente; pi tardi, SERV., ad Aen., VI 855 usa unespressione molto

simile a quella usata dal patavino stesso: [Marcellus] opima retulit


spolia, quae dux detraxerat duci, sicut Cossus Larti Tolumnio.
Tuttavia, da notare che, altrove, Livio definisce duces anche
comandanti chiaramente subordinati, vd. LIV. IV 28,7; VII 34,15; vd.
anche CAES., bell. gall., III 21,1; VI 8,4.
30
In realt, come gi detto pi volte, esiste almeno unaltra tradizione,
che pone la dedicazione delle spoglie nel 426 a.C.
31
LIV. IV 20,8-9.
32
LIV. IV 20,11.
33
H.S. VERSNEL, Triumphus. An Inquiry into the Origin, Development
and Meaning of the Roman Triumph, Leiden 1970, p.308.
34
Vd. PLUT., Marc., 8,5.
35
SERV., ad Aen., VI 859.
36
Vd. VERSNEL, Triumphus, cit., p. 308. Al contrario, accetta
linterpretazione serviana B. LIOU-GILLE, Une lecture religieuse de
Tite-Live I. Cultes, rites, croyances de la Rome archaque, Paris 1998,
pp. 42-55, secondo la quale, inoltre, non era necessario essere il
comandante supremo per dedicare le spoglie, che comunque venivano
sempre offerte a Giove Feretrio.
37
G.A.B. HERTZBERG, De spoliis opimis questio, Philologus I,
1846, pp. 331-339.
38
VERSNEL, Triumphus, cit., pp. 308-309.
39
VAL. MAX. III 2,6; FLOR. I 33,11; DIO LI 24. I Romani in questione
sono Tito Manlio Torquato, Valerio Corvino, Scipione Emiliano,
Lucio Licinio Lucullo e, appunto, M. Licinio Crasso. Per quel che
riguarda questultimo, tuttavia, dal testo di Cassio Dione non risulta
affatto chiaro se egli abbia dedicato le spoglie ad un dio diverso da
Giove Feretrio, come vorrebbe il Versnel, o se non le abbia dedicate
affatto, come opinione comune e come si presume in queste pagine.
40
RICH, Augustus, cit., p. 124.
41
S. MAZZARINO, Intorno ai rapporti fra annalistica e diritto:
problemi di esegesi e di critica testuale, in La critica del testo. Atti del
secondo congresso internazionale della societ italiana di storia del
diritto, Firenze 1971, I, pp. 462-465. Vd. anche LIOU-GILLE, Une
lecture religieuse, cit., pp. 49-51.

42

Per lesposizione e il commento, succinti, di queste teorie, vd. RICH,


Augustus, cit., pp. 124-126.
43
VERSNEL, Triumphus, cit., pp. 309-313.
44
Tesi gi sostenuta da OGILVIE, A Commentary on Livy, cit., p. 563.
45
L.J. DALY, Livys veritas and the spolia opima, AncW IV, 1981,
pp. 53-54.
46
DALY, Livys veritas, cit., p. 57.
47
Vd. E. BADIAN, Crisis Theories and the Beginning of the
Principate, in Romanitas-Christianitas. Untersuchungen zur
Geschichte und Literatur der rmischen Kaiserzeit. Johannes Straub
zum 70. Geburstag am 18. Oktober 1982 gewidmet (a cura di Gerhard
Wirth), Berlin/New York 1982, p. 19.
48
H. DESSAU, Geschichte der rmischen Kaiserzeit, Berlin 1924, pp.
57-59. GROAG in RE, cit., coll. 284-285. Solitamente, tutti coloro che
sostengono la tesi del Dessau accolgono anche questo corollario; fa
eccezione, ad es., il Syme, il quale dapprima ader a questa posizione
(vd. R. SYME, La rivoluzione romana, Torino 1962, tr. it. ed. Londra
1939, pp. 309-310; Tacito, I, Brescia 1967, tr. it. ed. Londra 1963, p.
479 e n. 9), per riconsiderarla in seguito (SYME, Livy and Augustus,
cit., p. 47), ma anche J.A. CROOK in The Cambridge Ancient History,
X, Cambridge 19962 (prima ed. Cambridge 1934), p. 80.
49
Alcuni autori hanno anche allargato il campo della presunta rivalit
tra i due personaggi: A. MCSY, Der vertuschte Dakerkrieg des M.
Licinius Crassus, Historia XV, 1966, pp. 511-514, ha cercato di
dimostrare che Crasso, durante le sue campagne balcaniche, sconfisse
anche i Daci, ma che per volont di Augusto questa vittoria fu passata
sotto silenzio nei documenti ufficiali; B. LEVICK, Primus, Murena,
and fides: notes on Cassius Dio LIV. 3, G&R XXII, 1975, pp. 156163, invece, ipotizzava che, dietro al processo intentato a Marco
Primo nel 23 a.C., e volto forse a colpire Augusto, ci fosse la mano di
Crasso, che intendeva vendicarsi dei torti subiti.
Tra i pochi manuali universitari di storia romana che si occupano della
questione, val la pena di ricordare L. PARETI, Storia di Roma e del
mondo Romano, I, Torino 1952, pp. 450-451, dove lautore, ritenendo
spuria la dedicazione di Romolo, giudica impossibile che per quella di
Cosso, la prima della storia, esistesse una prassi giuridica come quella

indicata da Livio; in L. BESSONE - R. SCUDERI, Manuale di storia


romana, Bologna 1994, p. 250, la Scuderi accoglie in pieno la tesi di
Dessau e Groag, sottolineando che uno solo era limperator,
Ottaviano, mentre i generali erano suoi luogotenenti privi di auspici
propri; anche il Voisin, in M. LE GLAY - J.L. VOISIN - Y. LE BOHEC,
Storia romana, Bologna 2002 (tr. it. ed. Paris 1999), p. 188, evidenzia
il momento di rottura rappresentato dalla crisi provocata da M.
Licinio Crasso, che avrebbe rivelato la precariet della situazione
costituzionale dopo Azio.
50
DIO LI 25,2: non ebbe per il titolo di imperator, come dicono
alcuni, che fu concesso solo a Ottaviano.
51
IG, III2, 1, n 4118=ILS, II, 2, n 8810. Non sembra tenere in
considerazione questa importante iscrizione COMBS, Imperator, cit.,
pp. 163-165, quando affronta largomento delle spoglie opime negate
a Crasso.
52
GROAG in RE, cit., col. 283. Anche MAZZARINO, Il pensiero storico,
cit., p. 269, ritiene che Ottaviano abbia fatto in modo che il titolo non
fosse riconosciuto a Crasso.
53
BADIAN, Crisis Theories, cit., pp. 38-41; L. SCHUMACHER, Die
imperatorischen Akklamationen der Triumvirn und die Auspicia des
Augustus, Historia XXXIV, 1985, pp. 209-211; M. REINHOLD,
From Republic to Principate: an Historical Commentary on Cassius
Dios Roman History Books 49-52 (36-29 B.C.), Atlanta 1988, pp.
162-163; P.A. BRUNT, Roman Imperial Themes, Oxford 1990, p. 448
n. 33; RICH, Augustus, cit., pp. 96; 98-99.
54
ILS, I, nn 80-81.
55
OROS. VI 19,14.
56
Vd., ad es., GROAG in RE, cit., col. 275.
57
SUET., Aug., 18,2.
58
Vd. AE 1977, n 778. Il monumento descritto da DIO LI 1,3.
59
STRAB. X 5,3; DIO LI 21,1; OROS. VI 19,21.
60
AUG., res gest., 4; DIO LI 21,5-8; LIV., per. CXXXIII,2; MACROB. I
12,35. Vd. anche Fasti Triumphales Barberiniani in DEGRASSI,
Inscriptiones Italiae, cit., pp. 344-345.
61
IGRR I n 1293=OGIS n 654.
62
Vd. AUG., res gest., 26.

63

RICH, Augustus, cit., pp. 85-127.


Per questa ipotesi vd., ad es., COMBS, Imperator, cit., pp. 163-165.
65
DIO LI 25,2.
66
Alcuni passi antichi illustrano chiaramente questo punto: LIV.
XXVIII 9,10; XXXI 48,6; XXXIV 10,5; VAL. MAX. II 8,2. Anche vari
studiosi moderni hanno affrontato largomento: vd., tra gli altri,
VERSNEL, Triumphus, cit., pp. 164-195.
67
Vd. Fasti Triumphales Capitolini e Fasti Triumphales Barberiniani
in DEGRASSI, Inscriptiones Italiae, cit., pp. 86-87; 344-345; 571.
68
RICH, Augustus, cit., pp. 93-97.
69
Infatti, in DIO LIII 26,4 si trova la notizia che la vittoria di M.
Vinicius sui Germani nel 25 a.C. frutt ad Augusto il titolo di
imperator, mentre stato dimostrato che lacclamazione di quellanno
da ricondurre ai successi in Spagna, vd. T.D. BARNES, The Victories
of Augustus, JRS LXIV, 1974, p. 21; R. SYME, Some Imperatorials
Salutations, Phoenix XXXIII, 1979, p. 310 (ora in Roman Papers,
III, Oxford 1984, p. 1200); SCHUMACHER, Die imperatorischen
Akklamationen, cit., pp. 211-212. Per altri errori commessi da Cassio
Dione riguardo a questo periodo storico, vd. RICH, Augustus, cit., pp.
97-98; SCHUMACHER, Die imperatorischen Akklamationen, cit., pp.
191-202.
70
DIO LI 25,2.
71
SYME, Livy and Augustus, cit., p. 44. Altri studiosi hanno adottato
questa posizione, ad es. D. KIENAST, Augustus: Prinzeps und
Monarch, Darmstadt 1982, p. 220; M. GRIFFIN in B. BRAVO-M.
GRIFFIN, Un frammento del libro XI di Tito Livio?, Athenaeum
LXVI, 1988, pp. 520-521; S.J. HARRISON, Augustus, the Poets and the
spolia opima, CQ XXXIX, 1989, p. 409.
72
RICH, Augustus, cit., pp. 99-100.
73
J.S. RICHARDSON, Imperium Romanum: Empire and the Language
of Power, JRS LXXXI, 1991, p. 8.
74
RICH, Augustus, cit., p. 101.
75
CIC., de div., II 76: bellicam rem administrari maiores nostri nisi
auspicato noluerunt; quam multi anni sunt, cum bella a proconsulibus
et a propraetoribus administrantur, qui auspicia non habent. ...Ubi
ergo avium divinatio? Quae, quoniam ab eis, qui auspicia nulla
64

habent, bella administrantur, ad urbanas res retenta videtur, a bellicis


esse sublata. CIC., de nat. deorum, II 9: maximae rei publicae partes,
in his bella quibus rei publicae salus continetur, nullis auspiciis
administrantur, ...ex quo in procinctu testamenta perierunt, tum enim
bella gerere nostri duces incipiunt cum auspicia posuerunt.
76
Per tutte queste argomentazioni dellautore vd. RICH, Augustus, cit.,
pp. 101-116.
77
RICH, Augustus, cit., p. 127.
78
Vd. J.W. RICH, Drusus and the spolia opima, CQ XLIX, 1999,
pp. 545-546.
79
Per i giudizi positivi espressi da Cassio Dione riguardo al sistema di
tipo monarchico instaurato da Augusto vedi gli esempi riportati da
SCHWARTZ in RE, cit., col. 1716; E. GABBA, Storici greci dellimpero
romano da Augusto ai Severi, RSI LXXI, 1959, pp. 376-378; B.
MANUWALD, Cassius Dio und Augustus, Wiesbaden 1979, pp. 21-26;
REINHOLD, From Republic to Principate, cit., p. 14; J.W. RICH,
Cassius Dio. The Augustan Settlement (Roman History 53-55.9),
Warminster 1990, pp. 13-18.
80
H.I. FLOWER, The Tradition of the Spolia Opima: M. Claudius
Marcellus and Augustus, ClAnt XIX, 2000, pp. 49-53.
81
Vd., ad es., LIOU-GILLE, cit., p. 51.
82
Vd. AUG., res gest., 7,3.
83
FLOWER, The Tradition, cit., pp. 34-64.
84
Vd. DEGRASSI, Inscriptiones Italiae, cit., pp. 534; 538; 550.
85
LIV. I 10,4-7.
86
LIV. I 10,5.
87
Vd. FLOWER, The Tradition, cit., p. 42, con relative note. Contra
vd., ad es., LIOU-GILLE, Une lecture religieuse, cit., pp. 39-40.
88
Per tali accenni vd. FLOWER, The Tradition, cit., pp. 53-55.
89
Vd. DIO LIV 8,3: Ordin [...] che fosse decretata la costruzione di
un tempio a Marte Ultore sul Campidoglio, a imitazione di quello di
Giove Feretrio, per consacrarvi le insegne.
90
Vd. DIO LV 5,1.
91
SUET., Claud., 1,4: fuisse autem creditur non minus gloriosi quam
civilis animi; nam ex hoste super victorias opima quoque spolia
captasse summoque saepius discrimine duces Germanorum tota acie

insectatus; nec dissimulasse umquam pristinum se rei publicae


statum, quandoque posset, restituturum.
92
Per la popolarit di Druso, anche post mortem, vd. TAC., Ann., I
33,2; II 41,3; VI 51,1.
93
B. LEVICK, Tiberius the Politician, London 1976, p. 34.
94
Sia Svetonio che Tacito accennano al fatto che Druso aveva
intenzione di ripristinare le libert repubblicane; vd., oltre al passo
citato infra, nota 91, anche SUET., Tib., 50,1: odium adversus
necessitudines in Druso primum fratre detexit, prodita eius epistula,
qua secum de cogendo ad restituendam libertatem Augusto agebat;
TAC., Ann., I 33,2: Drusi magna apud populum Romanum memoria,
credebaturque, si rerum potitum foret, libertatem redditurus; TAC.,
Ann., II 82,2: vera prorsus de Druso seniores locutos: displicere
regnantibus civilia filiorum ingenia, neque ob aliud interceptos quam
quia populum Romanum aequo iure complecti reddita libertate
agitaverint. Come afferma Tacito, per, si trattava pi che altro di una
diceria (credebatur) diffusa tra il popolo. Per quanto riguarda la lettera
nominata da Svetonio, nessunaltra fonte ne parla.
95
RICH, Drusus, cit., pp. 544; 546-547. Secondo lautore, la diceria
che tra Druso e Augusto ci fosse dellostilit sarebbe nata in epoca
posteriore, dopo la morte sospetta di Germanico, per essere poi
accettata come veritiera da Svetonio e Tacito.
96
Per le notizie su Marcello vd. E. GROAG - A. STEIN, Prosopographia
Imperii Romani, II, Berolini et Lipsiae, 19362 (prima ed. Berolini
1897), n 925, pp. 213-215. Marcello mor prematuramente nel 23
a.C.
97
Vd. TAC., Ann., V 2,1; SUET., Claud., 4,1-7. Livia era sospettata di
aver fatto eliminare, a favore di Tiberio, sia Marcello (vd. DIO LIII
33,4) che Gaio e Lucio Cesare (vd. TAC., Ann., I 3,3; DIO LV 10a,10).
98
SUET., Claud., 1,1; Tib., 4,3; VELL. II 95,1; TAC., Ann., I 10; DIO
XLVIII 44. Vd. anche A. FRASCHETTI, Augusto, Bari 1998, p. 127.
99
Per le fonti vd. E. GROAG - A. STEIN, Prosopographia Imperii
Romani, I, Berolini et Lipsiae, 19332 (prima ed. Berolini 1897), n
885, p. 172.
100
Vd. in proposito RICH, Drusus, cit., pp. 547-552, dove sono passati
in rassegna anche i contemporanei avanzamenti di carriera di

Tiberio. Per il consolato di Druso vd. DEGRASSI, Inscriptiones Italiae,


cit., pp. 139; 522-523.
101
Druso, inoltre, deteneva limperium proconsulare dal 10 a.C.; vd.
F. HURLET, Les collgues du prince sous Auguste et Tibre, Roma
1997, pp. 86-87.
102
Vd. DIO LV 2,5. Questa pratica, det medio-repubblicana,
permetteva di trionfare a comandanti ai quali il normale trionfo era
stato negato dal senato; vd. RICH, Drusus, cit., p. 551. Le Feriae
Latinae erano una festivit dedicata a Iuppiter Latiaris, e si tenevano
appunto sui monti Albani, poco distante da Roma, vd. E. SAMTER in
RE, VI, 2, 1909, s.v. Feriae Latinae, coll. 2213-2216.
103
LIV. XXVI 21,1-6; PLUT., Marc., 22,1; VAL. MAX. II 8,5; INC.
AUCT., De vir. ill., 45,6. A Marcello, dopo la presa di Siracusa, non fu
concesso il trionfo perch la Sicilia non era completamente pacificata.
104
DIO XLIV 4,3; 10,1. Vd. anche Fasti Triumphales in DEGRASSI,
Inscriptiones Italiae, cit., pp. 86-87; 567. da notare che Cesare, in
questoccasione, non aveva riportato alcun successo militare.
105
Ricordiamo che anche a Cesare era stato decretato lonore delle
spoglie opime, vd. DIO XLIV 4,3.
106
La LEVICK, Tiberius, cit., p. 32, appoggiandosi su SUET., Claud.,
1,5, conclude che Druso, nel testamento di Augusto, fosse coerede
insieme a Gaio e Lucio.
107
Vd. SUET., Tib., 51,1; 68,3. Leggermente diversa la conclusione di
RICH, Drusus, cit., p. 555, secondo il quale Druso, nella sua ricerca
delle spoglie opime, rispondeva allenorme pressione a eccellere alla
quale egli, come gli altri giovani membri della famiglia di Augusto,
era soggetto.
108
OV., Fasti, I 597; Tristia, IV 2; PS.-OV., cons. Liv., 337; 457;
SUET., Claud., 1,3; FLOR. II 30,28; DIO LV 2,3.
109
SUET., Claud., 1,3; DIO LV 2,3. Vd. anche HURLET, Les collgues,
cit., pp. 94-95.
110
Vd. SUET., Claud., 1,5; DIO LV 2,2.
111
A. FRASCHETTI, Livia la politica, in Roma al femminile (a cura di
A. Fraschetti), Bari 1994, pp. 138-139, sottolinea che Livia non
avrebbe pianto pi dello stretto neccessario la morte di Druso, dal
momento che mise fine al lutto non appena il cadavere del figlio fu

deposto nel Mausoleo di Augusto; anche vero, per, come ricorda lo


stesso Fraschetti, che Seneca spiegava questo comportamento
adducendo il fatto che la donna non voleva prolungare il lutto finch il
marito e laltro figlio erano ancora in vita (SEN., cons. ad Marc., 2-5).