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QUADERNI DELLISTITUTO DI STORIA DELLARCHITETTURA

SAPIENZA- UNIVERSIT DI ROMA

DIPARTIMENTO DI STORIA, DISEGNO E RESTAURO DELLARCHITETTURA


NUOVA SERIE, FASCICOLI 57-59 / 2011-2012

GIORNATE DI STUDIO
IN ONORE DI ARNALDO BRUSCHI
VOLUME I

Roma, Facolt di Architettura, 5, 6, 7 maggio 2011


A CURA DI

FLAVIA CANTATORE
FRANCESCO PAOLO FIORE
MAURIZIO RICCI
AUGUSTO ROCA DE AMICIS
PAOLA ZAMPA

BONSIGNORI EDITORE
2013

QUADERNI DELLISTITUTO DI STORIA DELLARCHITETTURA


SAPIENZA- UNIVERSIT DI ROMA

PROPRIET LETTERARIA RISERVATA

DIPARTIMENTO DI STORIA, DISEGNO E RESTAURO DELLARCHITETTURA


NUOVA SERIE, FASCICOLI 57-59 / 2011-2012

2013
Bonsignori Editore s.r.l., via Giuseppe Tornielli 16, 00153 Roma
2013
Sapienza - Universit di Roma
Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dellArchitettura, piazza Borghese 9, 00186 Roma
ISBN 978-88-7597-433-6
ISSN 0485-4152

Direttore
Francesco Paolo Fiore (responsabile)
Consiglio scientifico Daniela Esposito, Paolo Fancelli, Donatella Fiorani,
Francesco Paolo Fiore, Antonella Greco, Giorgio Muratore,
Augusto Roca De Amicis, Paolo Rocchi, Maria Piera Sette, Alessandro Viscogliosi.
Comitato direttivo Lia Barelli, Clementina Barucci, Calogero Bellanca, Simona Benedetti,
Maurizio Caperna, Tancredi Carunchio, Annarosa Cerutti, Piero Cimbolli Spagnesi,
Fabrizio De Cesaris, Daniela Esposito, Paolo Fancelli, Donatella Fiorani, Francesco Paolo Fiore,
Daniela Fonti, Antonella Greco, Giorgio Muratore, Susanna Pasquali,
Maurizio Ricci, Augusto Roca De Amicis, Paolo Rocchi, Maria Piera Sette,
Maria Grazia Turco, Alessandro Viscogliosi, Paola Zampa.
Redazione Flavia Cantatore (coordinatore)
Ogni contributo viene sottoposto ad almeno due revisori scelti fra i membri del Dipartimento
in base alle loro specifiche competenze nel settore della Storia e Restauro dellarchitettura;
tali pareri sono integrati da pareri di studiosi italiani e stranieri esperti nei temi affrontati.
Traduzione in inglese Erika G. Young
Grafica e impaginazione Roberto steve Gobesso
Stampa CTS Grafica S.r.l., via Vito Vincenti 23, localit Cerbara 06011 Citt di Castello (PG) - telefono 075.8511555
Corrispondenza e norme editoriali
Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dellArchitettura
Piazza Borghese 9, 00186 Roma - telefono 06.49918825 - fax 06.6878169 - web w3.uniroma1.it/storiarch
Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 131/87 del 06/03/1987
Il presente fascicolo stampato con il parziale contributo di SAPIENZA - UNIVERSIT DI ROMA
Abbonamenti e distribuzione
Bonsignori Editore s.r.l., via Giuseppe Tornielli 16, 00153 Roma
telefono 06.99709447 - redazione@bonsignori.it - www.bonsignori.it

Francesco Paolo Fiore


PRESENTAZIONE

SCRITTI DI ARNALDO BRUSCHI

Stefano Pittaccio
SANTA MARIA IN TRASTEVERE,
ASPETTI INEDITI DI UN PROGETTO ALLANTICA.
ORIGINI E FORMAZIONE

Massimo Bulgarelli
LA SAGRESTIA DI SANTA TRINITA A FIRENZE.
ARCHITETTURA, MEMORIA, RAPPRESENTAZIONE
Flavia Cantatore
IL TEMPIETTO DI SANTANDREA A PONTE MILVIO
TRA ARCHITETTURA E SCULTURA
NELLA ROMA DEL SECONDO QUATTROCENTO

Francesco Benelli
LA FACCIATA DELLA CHIESA DI SANTAGOSTINO A ROMA:
UNA NUOVA LETTURA
Renata Samperi
IL GUSTO DELLA VARIETAS
NELLARCHITETTURA ROMANA
DEL SECONDO QUATTROCENTO:
CAPITELLI COMPOSITI E MIXTA LINEAMENTIS
NELLA CHIESA DI SANTAGOSTINO

Simonetta Valtieri
IL PALAZZO DI SANTE BENTIVOGLIO A BOLOGNA

Richard Schofield
LARCHITETTURA TEMPORANEA
COSTRUITA PER IL MATRIMONIO
DI GIAN GALEAZZO SFORZA E ISABELLA DARAGONA (1489)

Christof Thoenes
PERSISTENZE, RICORRENZE E INNOVAZIONI
NELLA STORIA DELLA BASILICA VATICANA

Francesco P. Di Teodoro
INEDITI RILIEVI DALLANTICO
IN ALCUNI FOGLI DEL XVI SECOLO
ALLA BIBLIOTHQUE DE LINSTITUT DE FRANCE
... DONT PLUSIEURS PARAISSENT TRE DE LA MAIN
DE DONATO DANGELI LAZZARI, DIT BRAMANTE, DURBINO
Marcello Fagiolo
BRAMANTE E IL PALAZZO DELLA CANCELLERIA:
LA PORTA-CITT E LA LEZIONE DI GEOMETRIA

PAG

5
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Maurizio Caperna
CONSIDERAZIONI SULLA LUNGARA DI GIULIO II E BRAMANTE

PAG

113

Bruno Adorni
GIULIO ROMANO ARCHITETTO NEL PERIODO MANTOVANO:
PRECISAZIONI SU QUALCHE RIPRESA DA RAFFAELLO

121

Flaminia Bardati
DOMINICO CORTONENSI ARCHITECTANTE A PARIGI (1530-1545):
IL PROGETTO DELLHTEL-DE-VILLE

143

Rossella Ongaretto
BALDASSARRE PERUZZI E I TEATINI

Enzo Bentivoglio
ANTONIO DA SANGALLO IL GIOVANE E SIMONE MOSCA,
PER LA PRIMA INTRATA DI PAOLO III A ORVIETO

Flavia Colonna
IL FORTE SAN MICHELE A OSTIA
UNA PICCOLA OPERA DI ARCHITETTURA MILITARE
NEL SISTEMA DIFENSIVO COSTIERO PONTIFICIO

Augusto Roca De Amicis


SUCCESSI E LIMITI DEGLI ARCHITETTI-SCULTORI
NEL CINQUECENTO: IL CASO DI SIMONE MOSCA

Amedeo Belluzzi
UN CASO STORIOGRAFICO:
LA VILLA FIORENTINA DEI COLLAZZI

Adriano Ghisetti Giavarina


QUALCHE CONSIDERAZIONE SU PALLADIO E ROMA:
UNA VEDUTA TOPOGRAFICA E I DISEGNI DALLANTICO

Paola Zampa
LO IONICO MODERNO

Maurizio Ricci
UN CARDINALE CERCA CASA. FILIPPO BONCOMPAGNI
E OTTAVIANO MASCARINO TRA BOLOGNA E ROMA
Bartolomeo Azzaro
FACCIATE PULSANTI E SPAZIO URBANO
NELLA ROMA DEL CINQUECENTO

Mario Curti
NOTE SUI TRACCIATI ARMONICI
NELLA STORIA DELLE TEORIE ARCHITETTONICHE

RIASSUNTI / ABSTRACT

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151
155
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191
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223

231

Fig. 1 - Veduta topografica di Roma stampata su una carta piegata allegata


allopera di G.G. Trissino, LItalia liberata dai Goti, vol. II, Venezia 1548 (foto CISA, A. Palladio, Vicenza).

QUALCHE CONSIDERAZIONE
SU PALLADIO E ROMA:
UNA VEDUTA TOPOGRAFICA
E I DISEGNI DALLANTICO
di ADRIANO GHISETTI GIAVARINA

d Arnaldo Bruschi si devono alcuni


importanti saggi inerenti gli studi di
Palladio sulle architetture romane antiche
e moderne e le opere da lui realizzate a Roma 1; ed a questo particolare aspetto delle
ricerche dellillustre studioso, come al suo
interesse per i disegni antichi di architettura 2, che si richiama il presente contributo.

A parere del pi illustre biografo di


Gian Giorgio Trissino, il poema eroico
LItalia liberata dai Goti, dato alle stampe
in tre volumi negli anni 1547-1548, venne
iniziato poco prima del 1527 3. Come no-

to, lopera si ispira alle imprese compiute


dal generale bizantino Belisario nel liberare lItalia dal dominio dei Goti per ordine
dellimperatore Giustiniano, e una sua parte dedicata allassedio di Roma, che si era
offerta a Belisario, da parte dei Goti che intendevano riconquistare la citt.
Allo scopo di rendere pi chiara la narrazione degli episodi attinenti a questo assedio e ai relativi luoghi citati, nel secondo
volume della prima edizione del poema
contenuta una veduta topografica che non
stata sinora oggetto dellattenzione degli
studiosi 4. Il motivo probabile di questa

QUADERNI DELLISTITUTO DI STORIA DELLARCHITETTURA . 57-59/2011-2012

omissione potrebbe risiedere nel fatto che


solo in alcuni esemplari dellopera essa si
presenta come una vera e propria tavola di
pi grande formato piegata e inserita alla fine del suddetto volume; pi di frequente, in
altre copie, la veduta non invece completa, e solo parte di essa stampata su due pagine dello stesso formato del libro, con
lesclusione di una zona centrale comprendente la raffigurazione di una parte del
Pantheon per una lunghezza di circa 11
millimetri, e di una fascia inferiore per unaltezza di poco pi di 8 millimetri 5 (figg. 2, 3).
Nella sua versione completa di carta

183

piegata delle dimensioni di 19 centimetri


di base per 16 centimetri di altezza, la veduta raffigura, per lo pi in assonometria,
il territorio nei dintorni di Roma e quello
compreso allinterno della cinta delle mura aureliane, con il Tevere e i suoi affluenti, le strade e i ponti, i rilievi collinari, campagne, alberi, i casali principali e, naturalmente, torri, porte, il castel SantAngelo, i
principali monumenti antichi e alcune
chiese (fig. 1). Limpostazione della veduta
non si presenta simile alla analoga tavola di
Roma antica allegata al volume di Lucio
Fauno, Delle antichit della citt di Roma,
edito a Venezia nello stesso anno 1548, la
cui composizione ed il cui orientamento
corrispondono invece alla tradizione quattrocentesca che comprende le miniature di
Roma di Pietro del Massaio (1471) e laccurato disegno di Alessandro Strozzi (1474) 6.
La tavola del libro di Trissino si mostra
decisamente pi aggiornata, rifacendosi soprattutto alla veduta topografica della

Campagna Romana di Eufrosino della Volpaia, del 1547 7 (fig. 4), della quale, riducendo di circa un quarto le dimensioni, riprende la parte relativa alla citt di Roma e ai
suoi pi immediati dintorni e segue piuttosto fedelmente lorientamento con il nordest in alto, lorografia, lidrografia e il perimetro delle mura aureliane 8; nonch, per
quanto riguarda limmagine dei principali
monumenti, riproponendo pressoch la
stessa rappresentazione delle basiliche extra-moenia di San Lorenzo, di San Paolo e
di San Pancrazio, di San Pietro e del Pantheon. Differenti appaiono invece le raffigurazioni di castel SantAngelo pi dettagliata quella nella veduta del Trissino, sino
a mostrare la statua di san Michele e unimmensa bandiera al vento, ma del tutto fuori scala di Ponte Milvio, delle torri e delle
porte della cinta muraria, in genere pi accurate nella veduta trissiniana.
Sempre riguardo ai monumenti di Roma antica disposti allincirca nella corret-

Fig. 2 - Particolare della veduta topografica di Roma stampata


su una facciata dellopera di G.G. Trissino, LItalia liberata dai Goti, cit.

ta posizione topografica, ma isolati e per lo


pi in veduta assonometrica, ancora secondo la forma di rappresentazione della tradizione quattrocentesca rispetto alla veduta di Eufrosino della Volpaia, la tavola
del Trissino presenta, tra le numerose integrazioni, le rappresentazioni in icnografia
delle terme di Diocleziano, di Costantino
e di Antonino, che parrebbero ispirate a
quelle presenti nella veduta della Roma antica disegnata da Giovan Battista Palatino
per il volume di Bartolomeo Marliano, Urbis Romae topographia, del 1544 9. Anche
questultima veduta, infatti, sebbene in
modo pi schematico, si presenta con lo
stesso orientamento di quella di Eufrosino
della Volpaia, e questo, oltre alla sua attendibilit, dovette suggerire a Trissino la possibilit di riproporre nella tavola del suo
volume alcuni dei pi importanti monumenti di Roma antica, sia nella stessa posizione che con la medesima forma di rappresentazione. Del resto, nel momento in

Fig. 3 - Particolare della veduta topografica di Roma stampata


su una facciata dellopera di G.G. Trissino, LItalia liberata dai Goti, cit.

cui lo stesso umanista vicentino dovette accingersi a dare alle stampe la seconda parte della sua opera, le immagini di Roma pi
recenti ed attendibili erano proprio le due
ultime qui ricordate, che ritengo siano alla
base della sua veduta.
Dalla tavola del Marliano la veduta di
Trissino sembra riprendere, oltre alla rappresentazione in pianta dei resti degli impianti termali, anche lidea di dotare limmagine di una legenda, di cui una parte,
unitamente a una parte dellerrata-corrige
del testo del poema, stampata sul verso
della tavola; e entrambi gli elenchi sono
completati in due pagine in appendice al
volume 10.
Sia pure senza il rigore della pianta di
Roma di Leonardo Bufalini del 1551, frutto di un accurato rilievo durato sette o forse anche ventanni 11, anche la veduta del
Trissino presenta inesattezze ed errori che
rispondono ad una precisa volont dellautore, come il fuoriscala per la rappresentazione dei monumenti e la vista zenitale del corso del Tevere, o le piante di alcuni
monumenti antichi combinate con i principi che sono alla base di una veduta a volo
duccello, in cui lautore stabilisce degli
elementi cardine [come] lorografia, il
tessuto viario, i ruderi e su di essi imposta
tutta limmagine12.
Il disegno delledicola contenente il titolo nel frontespizio della prima edizione dellItalia liberata dai Goti, ripetuto con limpresa del Trissino il Vello dOro su un albero custodito da un serpente con il motto
adattato da Sofocle
in chiusura del secondo volume
della stessa edizione (fig. 6), e quello dellaccampamento di Belisario nella tavola piegata contenuta nel primo volume talvolta
ritenuta la sola tavola illustrativa del poema
sono stati convincentemente attribuiti a
Palladio rispettivamente sulla base di confronti con le edicole della facciata di un
palazzo in un suo progetto giovanile e con
altre sue rappresentazioni dello stesso genere 13; sembra perci inevitabile chiedersi
se anche la veduta di Roma in questione
possa essere stata disegnata dallo stesso Andrea. In assenza di documenti le sole possibilit di confronto sembrano essere offerte
dalle tavole incise allacquaforte che quasi
tre decenni pi tardi Palladio disegn per
il Dellimprese de Greci, de gli Asiatici, de
Romani et daltri di Polibio (Venezia 1564)
e per i Commentari di Cesare (Venezia
1575). Osservando le tavole per il Polibio
dellesemplare conservato presso la British
Library di Londra (293.G.20) possibile
trovare analogie con la veduta di Roma del
Trissino nel modo di raffigurare e di aggregare le piccole case che appaiono nei perimetri delle citt o sparse nelle campagne;
ma anche i caratteri a stampatello di alcune

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Adriano Ghisetti Giavarina . QUALCHE CONSIDERAZIONE SU PALLADIO E ROMA: UNA VEDUTA TOPOGRAFICA E I DISEGNI DALLANTICO

Fig. 4 - Particolare della veduta topografica della Campagna Romana di Eufrosino della Volpaia
(Roma 1547, da A.P. Frutaz, Le piante di Roma, vol. I, Roma 1962).
Fig. 5 - Vettorializzazioni della veduta topografica allegata al secondo volume de LItalia liberata
dai Goti del Trissino - rappresentata dalla sequenza di punti - e quella di un settore della
veduta topografica di Eufrosino della Volpaia - rappresentata dai tratti continui - (elaborazione
di D. Palumbo, Dipartimento di Architettura dellUniversit degli Studi di Chieti-Pescara).

QUADERNI DELLISTITUTO DI STORIA DELLARCHITETTURA . 57-59/2011-2012

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iscrizioni e i numeri di riferimento aggiunti a penna su alcune delle stesse tavole, riconosciuti come autografi del maestro, corrispondono a quanto pu osservarsi nella
nostra veduta; tra le tavole dei Commentari, invece nella raffigurazione di Alesia e
del suo territorio (fig. 7) e di Nicopoli e della sua edilizia (fig. 8), che si pu riscontrare
qualche affinit con la rappresentazione
dellItalia liberata dai Goti 14. La maggiore
accuratezza nella definizione dellorografia
e delle alberature, riscontrabile tanto nelle
tavole del Cesare che in quelle del Polibio,
potrebbe spiegarsi sia con let pi matura
di Palladio che, forse pi verosimilmente,
con la sua consapevolezza che lincisione in
rame avrebbe assicurato una definizione assai pi dettagliata della xilografia.
Non mi sembra pertanto azzardato affermare che, anche nellelaborazione di
questa tavola illustrativa della sua opera,
Trissino abbia avuto accanto Palladio, al
quale dovette chiedere di compilare una
veduta di Roma corredata dai riferimenti ai
luoghi citati nel suo libro, eseguita sulla base della cartografia in quel momento disponibile, e che si riferisse il pi possibile allepoca (peraltro alquanto approssimativa,
trattandosi di finzione letteraria15) dellassedio descritto nel poema, riguardo al quale, nella veduta, sono sinteticamente raffi-

Fig. 6
Tavola con limpresa
di G.G. Trissino
da LItalia liberata dai Goti, cit.

Fig. 7 - A. Palladio, Battaglia di Alesia, particolare dellincisione


in rame per i Commentari di Giulio Cesare (Venezia 1575, da Andrea
Palladio e larchitettura della battaglia con le illustrazioni inedite
alle Storie di Polibio, a cura di G. Beltramini, Venezia 2009, p. 209).

gurati gli accampamenti dei Goti. E il risultato, considerando anche il piccolo formato dellesecuzione, appare alquanto felicemente riuscito.
Qualche anno dopo la morte di Trissino,
Palladio avrebbe dato alle stampe il suo piccolo libro sullAntichit di Roma ispiratogli forse proprio dalla preparazione della
veduta della citt con i suoi monumenti
preparata alcuni anni prima del quale conosciamo ormai il debito nei confronti dellanaloga opera di Lucio Fauno 16. Nellintroduzione, comunque, Palladio cita i suoi
principali riferimenti bibliografici, tanto
consultati che combinati o semplicemente
citati pi o meno estesamente nel suo testo17. Si tratta dello stesso procedimento da
lui usato, evidentemente su suggerimento
del Trissino, nel comporre la veduta sin qui
esaminata; ed anche nel risultato, raggiunto con un approccio scientifico, il contributo palladiano appare simile: tanto nel volumetto dellAntichit, come nella veduta topografica di Roma, infatti ugualmente
raggiunto lobiettivo di una sintetica e il pi
possibile attendibile descrizione.
Tra gli autori moderni, citati da Palladio
nellintroduzione alla sua Antichit, compare anche Andrea Fulvio, autore dellopera Antiquitates Urbis, edita nel 1527, che si
conclude con lelenco delle invasioni bar-

Fig. 8 - A. Palladio, Battaglia di Nicopoli,


particolare dellincisione in rame per i
Commentari di Giulio Cesare (Venezia 1575,
da Andrea Palladio e larchitettura della battaglia, cit., p. 219).

bariche e con cenni al saccheggio dei Goti, alla riconquista di Belisario ed al successivo assedio: unopera che doveva aver letto anche Trissino nel momento in cui il suo
poema era agli inizi; ed allo stesso umanista doveva essere ben nota anche laltra
opera del Fulvio, Antiquae urbis Romae
cum regionibus simulachrum, stampata a
Roma nello stesso 1527 18 con le incisioni di
Tolomeo Ignazio da Fossombrone, dal vicentino Ludovico degli Arrighi, editore del
Trissino negli anni immediatamente precedenti. E, a mio parere, entrambe queste
opere devono essere aggiunte ai possibili
testi di riferimento che sono alla base della composizione della veduta dellItalia liberata dai Goti.
Ma, nonostante nella stessa introduzione allAntichit di Roma Palladio scriva che
i monumenti da lui descritti siano stati oggetto di suoi rilevamenti19 da tempo assodato che, tra i suoi numerosi disegni, non
pochi rilievi di monumenti antichi fossero
stati copiati da altri autori 20; ed anche in
questo si scorge lo stesso metodo di lavoro
praticato nelle occasioni gi ricordate: la
raccolta del maggior numero di fonti possibili ed attendibili e infatti tra i disegni
palladiani vi sono a volte raffigurazioni diverse dello stesso monumento al fine di
giungere ad una propria personale rappresentazione di determinati edifici. Che lo
stesso metodo di lavoro riscontrato nella
progettazione delle opere di Andrea: attingere agli esempi antichi per combinarli con
quelli di sua invenzione 21.
A partire dalle osservazioni formulate
da Wolfgang Lotz in riferimento agli studi
di Gian Giorgio Zorzi sui disegni di antichit di Andrea Palladio, stato giustamente supposto che il maestro avesse formato
la sua vasta raccolta in gran parte copiando
disegni eseguiti da altri. Si trattava di un
materiale eterogeneo, riferibile talvolta alla cerchia sangallesca, riunito da Palladio
forse soprattutto negli anni Quaranta del
XVI secolo o poco prima.
Esaminando i rilievi di monumenti antichi appartenuti ad Andrea e conservati a
Vicenza e a Londra, Zorzi aveva infatti osservato che, nei fogli caratterizzati da una
calligrafia giovanile del maestro che presenta un ductus diverso da quello delle note apposte su fogli redatti in et pi matura
e diverso da quello delle scritture autografe luso della rappresentazione in prospettiva, la ricchezza dei particolari decorativi, le fitte ombreggiature non corrispondevano alle caratteristiche riconoscibili nella maggior parte del corpus dei disegni; per
di pi le misure in piedi, passi e pertiche veronesi rinviavano a un autore di Verona,
profondo conoscitore dei monumenti di
questa citt come di quelli di Roma e di Pola, indizi che, a parere dello studioso vicen-

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Adriano Ghisetti Giavarina . QUALCHE CONSIDERAZIONE SU PALLADIO E ROMA: UNA VEDUTA TOPOGRAFICA E I DISEGNI DALLANTICO

Fig. 9 - A. Palladio, particolari del teatro di Marcello in Roma (London, R.I.B.A., X/20r,
da Palladio and His Legacy. A Transatlantic Journey, ed. C. Hind, I. Murray, Venice 2010, p. 26).

tino, portavano a riconoscere tale autore in


Giovan Maria Falconetto 22, del quale per
non sono noti scritti autografi n altre testimonianze grafiche. A queste osservazioni,
da condividere riguardo al riconoscimento
del carattere veronese di una parte dei disegni appartenuti a Palladio, fecero seguito gli studi di Heinz Spielmann 23 e di Howard Burns, il quale sostenne convincentemente come, a proposito dei fogli attribuiti a Falconetto, oltre alle annotazioni, anche gli stessi disegni fossero di mano del
Palladio e probabilmente copiati da originali del maestro veronese 24.
mia opinione che almeno la maggior
parte di tali copie furono eseguite da Palla-

QUADERNI DELLISTITUTO DI STORIA DELLARCHITETTURA . 57-59/2011-2012

dio a Vicenza, e che principale fonte dei disegni copiati non dovessero essere i fogli di
Falconetto, ma la cospicua serie di disegni
eseguiti da Michele Sanmicheli sia a Verona che negli anni trascorsi nellItalia centrale 25. verosimile infatti che questultimo,
tornato a Verona nel 1526, ebbe presto rapporti con Vicenza e con Girolamo Pittoni e
Giovanni da Porlezza con il quale aveva
un rapporto di parentela i maestri della
Contra di Pedemuro nella cui bottega Palladio svolse la sua attivit di scalpellino e gli
esordi di quella di architetto 26 e dove verosimilmente potrebbe aver eseguito le sue
copie giovanili di disegni dallantico 27. Pertanto, ancor prima di compiere i suoi viag-

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gi a Roma in compagnia del Trissino, Palladio pot aver avuto il modo di disporre dei
disegni del maestro veronese raffiguranti i
monumenti antichi di Verona e di altri luoghi, come Roma, lUmbria o Pola 28, anche
diversi anni prima che questi, nel 15411542, si fermasse qualche tempo a Vicenza
per formulare un parere riguardo alla ricostruzione delle logge della basilica 29. E, negli anni seguenti, Andrea pot confrontare
alcuni dei soggetti di questi fogli con la realt dei monumenti antichi anche sulla base di suoi nuovi rilevamenti.
Un foglio della raccolta londinese di disegni di Palladio, relativo a particolari del
Teatro di Marcello 30 (fig. 9), a mio parere
rappresenterebbe verosimilmente la copia
di analoghi disegni appartenuti a Sanmicheli. Qui, accanto alla trabeazione ionica
del teatro, si legge questa annotazione di
mano di Palladio: largeza di dentelli le menuti 11 et li menuti di cavati m 5 segondo
quela cha disegnata et [?] M. michiele, cosa che lascia supporre che Palladio abbia
avuto modo di vedere un rilievo di Sanmicheli della stessa cornice 31. Come disegnatore il maestro veronese doveva essere piuttosto accurato, dal momento che egli, come attesta Vasari, giunto a Roma allet di
sedici anni, studi di maniera le cose darchitettura anticha e con tanta diligenza, misurando e considerando minutamente ogni
cosa, che in poco tempo divenne, non pure in Roma, ma per tutti i luoghi che sono
allintorno, nominato e famoso 32.
Meno conosciuta, al riguardo, lattivit del legnaiolo ed architetto pistoiese Ventura Vitoni, al punto che non sempre si
voluto dar credito a quanto di lui scrisse lo
stesso Vasari in appendice alla vita di Bramante. Qui si legge infatti che il grande Donato si serv, nelle sue opere, della collaborazione del maestro toscano, il quale aveva buonissimo ingegno e disegnava assai
acconciamente. Costui si dilett assai in
Roma di misurare le cose antiche, prima
di tornare nella sua citt, entro il 1509 33.
Dalle ricerche svolte sul Vitoni non sono
emersi documenti che possano suffragare
laffermazione vasariana, tuttavia si pu osservare che, tra il gennaio del 1503 e il novembre del 1506 34, non risultano a Pistoia
notizie riguardanti larchitetto e, se stata
dimostrata infondata lipotesi che egli potesse trovarsi nel 1504 sul cantiere della
chiesa tudertina di Santa Maria della Consolazione 35, non si pu escludere che in
quel torno di anni egli frequentasse a Roma
la cerchia di Bramante. Ipotesi, questa, che
potrebbe chiarire unaltra nota apposta da
Palladio sullo stesso foglio relativo al Teatro di Marcello, in cui viene precisato che
la trabeazione ionica e disegnata secondo
la mesura de ventura ebenche la sia mesurata a palmi ma io lo reduta ala mesura del

188

brazio fiorentino et nota che la dita cornise


secondo la mesura de ventura la corona
non e inchavata soto (ossia priva del gocciolatoio).
Si pu supporre pertanto che Palladio
disponesse di due disegni dello stesso soggetto e, conformemente al suo metodo di
lavoro, li riunisse in ununica copia in cui
fossero combinati particolari ed informazioni tratti da entrambi 36. In tal caso, mentre si pu considerare la nota relativa ai
dentelli della trabeazione disegnata da
messer Michiele, come una integrazione
di Palladio alle misure viste sul secondo foglio a sua disposizione quello con il rilievo di Ventura si pu spiegare il trasferimento in braccia fiorentine delle misure in
palmi prese forse da Vitoni, con la necessit di uniformare le misure dei due disegni,
dando la preferenza allunit di misura del
rilievo di Sanmicheli. Ma una seconda, pi
credibile ipotesi, pu fondarsi sulla considerazione che Palladio non avrebbe avuto
motivo di trasferire le misure in braccia fiorentine, dal momento che egli si serviva di
misure in piedi vicentini e, ad esempio nel
disegno della raccolta di Vicenza relativo al
Tempietto del Clitumno, appunto in tale
misura che egli trasfer le originarie misure
in palmi romani 37. In questo secondo caso
si dovrebbe pertanto considerare la nota
relativa al rilievo di Ventura come copiata
da Palladio da un solo foglio in suo possesso e a mio parere elaborato da Sanmicheli e quella riguardante messer Michiele
come unaggiunta di Andrea alla copia,
funzionale ad un ulteriore chiarimento.
Il braccio fiorentino era una unit di misura in uso anche nella cerchia sangallesca,
come provano i disegni del Codice Coner
noti anche a Palladio 38, e la conoscenza di
questo codice da parte di Sanmicheli, vicino allambiente di Antonio da Sangallo il
Giovane, pu spiegare quale sia stato il tramite attraverso il quale alcune copie di disegni tratte da esso siano presenti tra i fogli
di Palladio. Come per i disegni di alcuni
monumenti antichi dellUmbria copiati da
Andrea negli anni giovanili 39, anche per un
certo numero di disegni relativi ai monumenti di Roma da lui copiati negli stessi anni parrebbe perci lecito ipotizzare la stessa fonte: e cio la ricca raccolta dei disegni
di Sanmicheli, tra i quali dovevano trovarsi, oltre ai rilievi da questi eseguiti, anche
copie di disegni di altri esponenti della cerchia bramantesca e sangallesca da lui frequentata negli anni trascorsi a Roma, e
quindi eventualmente anche qualche copia
di rilievi eseguiti dal Vitoni.
Anche della rappresentazione di un
frammento di trabeazione e dei particolari di una semicolonna, del fregio e di una
delle mensole dellordine dorico di un
avancorpo della Basilica Emilia, in un foglio della raccolta palladiana di Vicenza (D

5v fig. 10), Burns 40 ha osservato come essa costituisca forse la sintesi di due disegni
di mani diverse, perch sia le mensole che
i triglifi appaiono nei particolari con qualche differenza rispetto allassonometria sezionata dinsieme; ma di un certo interesse osservare che le misure riportate sono in
braccia fiorentine e che lo stesso soggetto,
sia pure con misure, angolazione e dettagli
pi o meno diversi, compare tanto nel Codice Coner che in fogli di Antonio da Sangallo il Giovane e della sua cerchia 41. E di
una certa importanza sono anche le annotazioni riportate da Palladio, e presumibilmente da lui copiate insieme ai disegni,
perch la principale di esse identifica il soggetto come Cornise del foro boario ia jn
Roma, specificando che et adeso non ce
se non le rieliquie che sono jn porta al palatio de adriano jn borgo la quale cornixe
le doricha. I resti dellavancorpo della Basilica Emilia furono infatti demoliti ad iniziativa di Adriano Castellesi, probabilmente entro i primi mesi del 1505 ma di certo non erano pi in situ nel 1514 e una
parte degli elementi dellordine dorico fu
trasportata nel cantiere del palazzo che lo
stesso cardinale, da alcuni anni, aveva in
costruzione lungo la via Alessandrina in
Borgo Nuovo, per essere destinati, verosimilmente, ad una ricomposizione nellarchitettura del portale delledificio, idea abbandonata forse alla morte di Bramante e
di certo prima del 1516 circa 42.
Lannotazione copiata da Palladio, con
il suo riferimento alla porta del palazzo bramantesco e al suo committente, che lasci
Roma nel 1517 e mor quattro anni pi tardi 43, parrebbe perci rinviare probabilmente ai primi due decenni del Cinquecento, gli stessi anni in cui Sanmicheli compiva a Roma, nella cerchia di Bramante e dei
Sangallo, la sua vasta campagna di rilevamento dei monumenti antichi. E sembra
questa una conferma di quanto ho potuto
osservare riguardo ai disegni di Palladio
delle antichit dellUmbria, che rivelano
talvolta anche dalle annotazioni come essi
siano stati copiati da esemplari eseguiti negli stessi anni che il Sanmicheli trascorse
nellItalia centrale 44.
Infine, una riduzione del disegno principale di questo foglio riconoscibile in
una incisione del Vitruvio di Daniele Barbaro (fig.11) opera alla quale, come noto, collabor anche Palladio che raffigura lassonometria sezionata di un frammento di trabeazione dorica45. Limmagine si
presenta, come poteva accadere, ribaltata,
ma pur nelle ridotte dimensioni rispetto alloriginale da cui deriva, a parte il pi basso profilo della sima e lassenza dei ricchi
intagli visibili nel disegno, di questo conserva proporzioni e linee delle forme; alla
patera della metopa qui efficacemente sostituito un bucranio, tratto anchesso per,

Adriano Ghisetti Giavarina . QUALCHE CONSIDERAZIONE SU PALLADIO E ROMA: UNA VEDUTA TOPOGRAFICA E I DISEGNI DALLANTICO

Fig. 11 - A. Palladio, Figura de i modioni sotto la cornice


nellopera Dorica (da I dieci libri dellarchitettura di M. Vitruvio,
trad. e commento di Daniele Barbaro, ed. Venezia 1567, lib. IV, p. 170).

Mi rendo conto come queste mie osservazioni configurino una ricerca che certamente non pu dirsi n completa, n definitiva, e ritengo pertanto che essa rappresenti semplicemente una proposta problematica [...] da riverificare ancora, da
approfondire e controllare: espressioni,
queste, usate da Arnaldo Bruschi nellintroduzione alla sua grande monografia su
Bramante, dove egli avvertiva inoltre come

gli fosse sembrato onesto non dare per assodato e per sicuro come ancora in Italia
spesso cattivo costume quanto solo
possibile, verosimile, incerto o addirittura
solo basato su supposizioni e congetture.
Abbondano quindi i sembra, i forse,
gli possibile, probabile, ecc.46.
Ed a questo atteggiamento, in cui si afferma la problematicit della storia, lininterrotto progredire della ricerca e il frequente impossibile raggiungimento di
conclusioni definitive, che ci si ispirati
nellaffrontare gli argomenti di studio sin
qui esposti.

dio della Storia dellarchitettura, in Principi e metodi della storia dellarchitettura e leredit della scuola romana, Atti del convegno internazionale di
studi (Roma, 26-28 marzo 1992), a cura di F. Colonna e S. Costantini, Roma 1995, pp. 199-202).
3. B. MORSOLIN, Giangiorgio Trissino. Monografia di un gentiluomo letterato nel secolo XVI, Firenze 1894, pp. 286 e 289.
4. Alla veduta hanno accennato B. Morsolin
(Giangiorgio Trissino, cit., p. 279) e, con qualche
precisazione, M. Daly Davis, (Andrea Palladios
LAntichita di Roma of 1554, in Pegasus. Berliner Beitrge zum Nachleben der Antike, 9, 2007,
p. 189, nota 39). Cfr., per la definizione e lattendibilit di questo genere di vedute, G. PANE, Napoli
seicentesca e la veduta di A. Baratta (I), in Napoli
nobilissima, IX, 1970, pp. 118-119. Ho potuto
consultare la copia del volume di Trissino custodita nella Biblioteca del Centro Internazionale di

Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza


(F.A. I 31) grazie alla cortesia del direttore Guido
Beltramini e di Daniela Tovo, che ringrazio anche
per la riproduzione fotografica della veduta.
5. Cos si presenta, ad esempio, lesemplare della Biblioteca Civica R. Spezioli di Fermo, in base
alla descrizione cortesemente fornitami dalla dottoressa Maria Chiara Leonori, che qui ringrazio:
Prendendo in mano il nostro esemplare, ho verificato che costituito da un solo volume contenente pi legati. Le do brevemente di seguito la composizione fisica del nostro esemplare in un solo volume: 1. LItalia liberata dai Goti del 1547, libri 19, corrispondente alla descrizione di SBN, la quale contiene una carta di tavola finale piegata (Castrametazione di Belisario); 2. libri 10-18, del 1548,
che dopo lerrata corrige ha una carta di Roma su
due facciate, ma non si tratta di una carta piegata;
3. libri 19-27, del 1548, senza carte piegate. An-

Fig. 10 - A. Palladio, particolari della basilica Emilia in Roma (Vicenza, Musei Civici, G.D.S.D.
5v, da L. Puppi, Palladio. Corpus dei disegni al Museo Civico di Vicenza, Milano 1989, p. 17).

sebbene in una diversa resa grafica e con un


allungamento dovuto alle differenti dimensioni della metopa, da un particolare del
fregio illustrato da Palladio a margine dello stesso foglio vicentino. Procedimento,
questo, che mi pare rappresenti ulteriore
conferma del metodo di progettazione usato dal maestro, se egli ne autore, anche
nella organizzazione della veduta di Roma
che si qui commentata.
NOTE
1. A. BRUSCHI, Bramante, Raffaello e Palladio,
in Bollettino del Centro Internazionale di Studi
di Architettura Andrea Palladio, XV, 1973, pp.
69-87; ID., Roma antica e lambiente romano nella
formazione del Palladio, ivi, XX, 1978, pp. 9-25;
ID., Palladio architetto a Roma e la sua attivit per
lospedale di S. Spirito, in Studi in onore di Renato
Cevese, a cura di G. Beltramini, A. Ghisetti Giavarina, P. Marini, Vicenza 2000, pp. 61-81; ID., Palladio e gli architetti del suo tempo. Qualche brevissima considerazione, in Palladio 1508-2008: il simposio del cinquecentenario, a cura di F. Barbieri et
al., Venezia 2008, pp. 96-99.
2. Cfr., ad esempio, Alcune osservazioni sul disegno dallantico: colloquio con Arnaldo Bruschi, a
cura di C. Loi, in Il disegno di architettura, 9,
1994, pp. 3-5 (ma desidero qui ricordare che ad un
invito e ad un suggerimento dello stesso Bruschi si
deve il mio: I disegni antichi come fonti per lo stu-

QUADERNI DELLISTITUTO DI STORIA DELLARCHITETTURA . 57-59/2011-2012

189

cora a titolo di esempio, osservo che la stessa impaginazione della veduta di Roma si riscontra nella copia della stessa edizione appartenente alla Biblioteca Histrica dellUniversidad Complutense
di Madrid, e sarebbe interessante verificare se le
due differenti impaginazioni corrispondano alle
due varianti di stampa riscontrate per il secondo
volume dellopera: entrambe edite a Venezia da
Tolomeo Gianicolo, la variante A nel mese di ottobre del 1548, la variante B nel mese di novembre
dello stesso anno.
6. Cfr., in proposito, almeno: F. CANTATORE,
Piante e vedute di Roma, in La Roma di Leon Battista Alberti. Umanisti, architetti e artisti alla scoperta dellantico nella citt del Quattrocento, a cura di
F.P. Fiore e A. Nesselrath, catalogo della mostra
(Roma, Palazzo Caffarelli, 24 giugno-16 ottobre
2005), Milano 2005, pp. 173-175.
7. T. ASHBY, La campagna romana al tempo di
Paolo III. Mappa della campagna romana del 1547
di Eufrosino della Volpaia, Roma 1914.
8. Larchitetto Donato Palumbo, del Dipartimento di Architettura dellUniversit degli Studi
di Chieti-Pescara, ha eseguito per me lelaborazione di fig. 5: qui sono state portate alla stessa scala
e sovrapposte, sulla base di punti di ancoraggio comuni, le vettorializzazioni della tavola di Trissino
(rappresentata dalla sequenza di punti) e quella di
un settore della veduta di Eufrosino della Volpaia
(rappresentata dai tratti continui), con il risultato,
egli scrive, di un insindacabile grado di sovrapposizione che, in determinati casi, sfiora la coincidenza perfetta, pur tenendo sempre in considerazione incertezze date dalla diversa natura delle due
fonti.
9. Cfr., per la mappa del Marliani, la scheda in
A.P. FRUTAZ, Le piante di Roma, vol. I, Roma 1962,
pp. 56-57; M. DALY DAVIS, Bartolomeo Marliani
(1488-1566), in Archologie der Antike. Aus den
Bestnden der Herzog August Bibliothek 15001700, Ausstellung im Zeughaus der Herzog August Bibliothek Wolfenbttel vom 16. Juli bis 2.
Oktober 1994, Wiesbaden 1994, pp. 42-45; A. SIEKIERA, Delineare con le parole. Le guide di Roma nel
Cinquecento, in Saggi di letteratura architettonica
da Vitruvio a Winckelmann, vol. II, a cura di L. Bertolini, Firenze 2009, pp. 156-157; J. MAIER, Come se resuscitata dalla tomba: la pianta di Roma di
Leonardo Bufalini, 1551, in Rappresentare la citt.
Topografie urbane nellItalia di antico regime, a cura di M. Folin, Reggio Emilia 2010, pp. 160-161.
10. Negli esemplari del libro ai quali non allegata la mappa piegata, la legenda e lerrata-corrige
sono invece stampate di seguito su pagine consecutive.
11. J. MAIER, Come se resuscitata dalla tomba,
cit., p. 164.
12. Cfr., per queste osservazioni riferite alla
pianta di Bufalini: D. STROFFOLINO, I tipi delliconografia urbana, in Limmagine delle citt italiane
dal XV al XIX secolo, a cura di C. de Seta, catalogo
della mostra (Napoli, Palazzo Reale, Appartamento storico, 30 ottobre 1998-17 gennaio 1999), Roma 1998, pp. 113-114.
13. Cfr., per il frontespizio, H. BURNS, Giangiorgio Trissino. La Italia liberata da Gotthi, in Andrea
Palladio 1508-1580. The portico and the farmyard,
catalogue by H. Burns, L. Fairbairn, B. Boucher,
London 1975, pp. 81-82; e, per la tavola della castrametatio, G. BELTRAMINI, Andrea Palladio (?).
Castrametatione di Belisario, in Andrea Palladio e
la villa veneta da Palladio a Carlo Scarpa, a cura di
G. Beltramini e H. Burns, catalogo della mostra

190

(Vicenza, Palazzo Barbaran da Porto, 5 marzo-3


luglio 2005), Venezia 2005, pp. 295-296; ID., Palladio e le Storie di Polibio, in Andrea Palladio e larchitettura della battaglia con le illustrazioni inedite
alle Storie di Polibio, a cura di G. Beltramini, Venezia 2009, p. 17.
14. Cfr., riguardo ai Commentari di Cesare, rispettivamente le tavv. 25-26 e la tav. 36 in Andrea
Palladio e larchitettura della battaglia, cit., pp. 208209 e 219.
15. B. MORSOLIN, Giangiorgio Trissino, cit., p. 286.
16. M. DALY DAVIS, Andrea Palladios LAntichita di Roma, cit., pp. 179-181.
17. ANDREA PALLADIO, Lantichit di Roma 1567,
presentazione di F.P. Fiore, Milano 2006, p. 3.
18. M. DALY DAVIS, Andrea Fulvio (1470-1527),
in Archologie der Antike, cit., p. 40.
Sebbene, come ha osservato M. Daly Davis
(Andrea Palladios LAntichita di Roma, cit., p.
162), tra i disegni quotati di Palladio non compaiano i monumenti di cui egli fornisce le misure nel
volumetto sullAntichit.
20. W. LOTZ, Osservazioni intorno ai disegni palladiani, in Bollettino del Centro Internazionale di
Studi di Architettura Andrea Palladio, IV, 1962,
pp. 61-68 (dove lautore scrive che, copiando materiali eterogenei, Palladio mise insieme una documentazione il pi possibile completa e rappresentativa).
21. H. BURNS, Disegno e progetto, in Palladio, a
cura di G. Beltramini e H. Burns, Venezia 2008, p.
300. Pi in generale, specie riguardo agli ordini architettonici, A.A. PAYNE, Creativity and bricolage
in architectural literature of the Renaissance, in
Res, 34, 1998, pp. 20-38.
22. G. ZORZI, I disegni delle antichit di Andrea
Palladio, Venezia 1959, pp. 34-39.
23. H. SPIELMANN, Andrea Palladio und die Antike. Untersuchung und Katalog der Zeichnungen
aus seinem Nachla, Mnchen-Berlin 1966, p. 12
e passim.
24. H. BURNS, I disegni del Palladio, in Bollettino del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, XV, 1973, pp. 170-171;
ID., Nota sui disegni cinquecenteschi dei monumenti antichi veronesi, in Palladio e Verona, catalogo
della mostra a cura di Paola Marini, Venezia 1980,
p. 84.
25. A. GHISETTI GIAVARINA, Disegni di Michele
Sanmicheli e della sua cerchia. Osservazioni e proposte, Crocetta del Montello (TV) 2013, pp. 11-12.
26. L. PUPPI, Palladio. Introduzione alle Architetture e al Pensiero teorico, San Giovanni Lupatoto (VR) 2005, pp. 9 e 26.
27. H. BURNS, I disegni del Palladio, cit., p. 173.
28. Come suggerito da H. Burns (Nota sui disegni cinquecenteschi, cit., p. 83) riguardo a Verona,
da L. Puppi (Michele Sanmicheli. Opera completa,
Roma 1986, p. 190) e da chi scrive (A. GHISETTI
GIAVARINA, Palladio e le antichit dellUmbria, in
Annali di architettura. Rivista del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, 18-19, 2006-2007, pp. 125-126) riguardo allUmbria, e ancora da L. Puppi (Schede storico-artistiche, in Gabinetto Disegni e Stampe dei Musei
Civici di Vicenza. I disegni di Andrea Palladio, a cura di M.E. Avagnina e G.C.F. Villa, Milano 2007,
p. 140) e da P. Davies e D. Hemsoll (Michele Sanmicheli, Milano 2004, p. 289) riguardo a Pola.
29. G.G. ZORZI, Contributo alla storia dellarte
vicentina dei secoli XV e XVI. Il preclassicismo e i
prepalladiani, Venezia 1937, p. 52.
30. London, R.I.B.A., X/20r, per il quale cfr.

G.G. ZORZI, I disegni delle antichit, cit., pp. 9192; W. LOTZ, Osservazioni, cit., pp. 61-63; H. SPIELMANN, Andrea Palladio und die Antike, cit., pp.
155-156; G. BELTRAMINI, Andrea Palladio. Elevation, section and details of the Theatre of Marcellus,
Rome, in Palladio and His Legacy. A Transatlantic
Journey, ed. by C. Hind and I. Murray, Venice
2010, pp. 26-28.
31. Ipotesi gi espressa da G. Zorzi (I disegni
delle antichit, cit., p. 92) e da W. Lotz (Osservazioni, cit., p. 63).
32. G. VASARI, Le vite de pi eccellenti pittori,
scultori ed architettori con nuove annotazioni e commenti, ed. a cura di G. Milanesi, Firenze 1906, vol.
VI, p. 341.
33. Ibidem, vol. IV, p. 165. G. Milanesi (ibidem,
p. 168), in una nota di commento, afferma che il Vitoni non usc mai dalla Toscana e che pot conoscere le opere di Bramante soltanto attraverso i disegni; e, in genere, anche negli studi successivi, poco
o nessun credito stato dato alla notizia vasariana.
34. F. QUINTERIO, Regesto e documenti, in Ventura Vitoni e il Rinascimento a Pistoia, catalogo
della mostra a cura di M.C. Buscioni, Pistoia 1977,
p. 72; A. BELLUZZI, Giuliano da Sangallo e la chiesa della Madonna dellUmilt a Pistoia, Firenze
1993, p. 43.
35. G. DE ANGELIS DOSSAT, Sul Tempio della
Consolazione a Todi, in Bollettino dArte, XLI,
1956, pp. 207-213; U. NOFRINI, Il Tempio del Bramante a Todi, Introduzione di A. Bruschi, Todi
1970, pp. 59-62.
36. W. LOTZ, Osservazioni, cit., p. 63.
37. H. BURNS, I disegni, in Mostra del Palladio.
Vicenza/basilica Palladiana, direttore della mostra
R. Cevese, s.l.n.d. (ma Milano 1973), p. 153. Cfr.,
per una scheda aggiornata su questo foglio, L. PUPPI, Schede storico-artistiche, cit., pp. 129-130.
38. W. LOTZ, Osservazioni, cit., pp. 61-63.
39. A. GHISETTI GIAVARINA, Palladio e le antichit dellUmbria, cit., pp. 125-126.
40. H. BURNS, I disegni, cit., p. 136. Su questo
foglio v. anche: L. PUPPI, Schede storico-artistiche,
cit., p. 133.
41. Tuttavia non si pu dire che il disegno di
Palladio sia in stretto rapporto con quello del Codice Coner che il Lotz (Osservazioni, cit., p. 66)
ha messo invece in relazione con una tavola dei
Quattro libri relativa allordine dorico dal momento che essi si differenziano per limpostazione
dellassonometria sezionata, per la scelta di raffigurare elementi della semicolonna o della parasta,
per i particolari della rappresentazione dei triglifi,
dei mutuli, delle mensole e dei bucrani.
42. A. GHISETTI GIAVARINA, La Basilica Emilia
e la rivalutazione del Dorico nel Rinascimento, in
Bollettino del Centro di Studi per la Storia dellArchitettura, 29, 1983, pp. 17-18; A. BRUSCHI,
Larchitettura dei palazzi romani della prima met
del Cinquecento, in Palazzo Mattei di Paganica e
lEnciclopedia Italiana, Roma 1996, pp. 9-14.
43. Ibidem, p. 12.
44. A. GHISETTI GIAVARINA, Palladio e le antichit dellUmbria, cit., pp. 124-125.
45. I dieci libri dellarchitettura di M. Vitruvio,
traduzione e commento di Daniele Barbaro, ed.
Venezia 1567, lib. IV, p. 170. V. in proposito, L.
CELLAURO, Palladio e le illustrazioni delle edizioni
del 1556 e del 1567 di Vitruvio, in Saggi e memorie di storia dellarte, 22, 1998, pp. 96-97 (senza
riferimento al foglio D 5v di Vicenza).
46. A. BRUSCHI, Bramante architetto, Bari 1969,
p. XVIII.

Adriano Ghisetti Giavarina . QUALCHE CONSIDERAZIONE SU PALLADIO E ROMA: UNA VEDUTA TOPOGRAFICA E I DISEGNI DALLANTICO

RIASSUNTO /ABSTRACT
QUALCHE CONSIDERAZIONE
SU PALLADIO E ROMA: UNA VEDUTA

TOPOGRAFICA E I DISEGNI DALLANTICO


Soltanto ad alcuni esemplari del secondo volume della prima edizione del poema
eroico di Gian Giorgio Trissino, LItalia liberata dai Goti (1548), risulta allegata una
veduta topografica di Roma che, sino ad
oggi, stata quasi del tutto trascurata dagli
studiosi. Essa raffigura la citt e i suoi immediati dintorni secondo la stessa impostazione della veduta topografica della Campagna Romana di Eufrosino della Volpaia
del 1547, con integrazioni ispirate talvolta
alla veduta disegnata da Giovan Battista
Palatino per il volume di Bartolomeo Marliano, Urbis Romae Topographiae del 1544.
Nella stessa edizione dellopera di Trissino
altre due illustrazioni, ledicola che inquadra il frontespizio e la tavola con il disegno
dellaccampamento di Belisario, sono state convincentemente attribuite a Palladio
e, in base al confronto della veduta di Roma con le incisioni del Polibio edito a Venezia nel 1564 e dei Commentari di Cesare
del 1575 di cui lo stesso Andrea disegn i
soggetti , sembra lecito attribuire allo stesso autore anche la terza delle tavole in questione. Ma anche dallanalisi di alcuni fogli
in cui sono riuniti diversi disegni di antichit di Roma, copiati da Palladio verosimilmente da originali di Michele Sanmicheli,
si evince lo stesso metodo di lavoro, per cui
fonti diverse confluiscono nella definizione di un nuovo contesto, seguendo un procedimento simile a quello riscontrato nella
genesi della tavola trissiniana.

QUADERNI DELLISTITUTO DI STORIA DELLARCHITETTURA . 57-59/2011-2012

CONSIDERATIONS ABOUT PALLADIO


AND ROME: A TOPOGRAPHIC VIEW
AND DRAWINGS OF ANTIQUITY
Only a few copies of the second volume of
the first edition of the heroic poem by Gian
Giorgio Trissino, LItalia liberata dai Goti
(1548), included a topographical view of Rome; this view has so far been almost completely neglected by scholars. It illustrates the
city and immediate surroundings using the
same topographical viewpoint of the roman
countryside by Eufrosino della Volpaia
(1547) with additions inspired by the view
drawn by Giovan Battista Palatino for the
book by Bartolomeo Marliano, Urbis Romae Topographiae (1544). Two more illustrations in the same edition of Trissinos book were convincingly attributed to Palladio:
the aedicule framing the front cover and the
table with the drawing of the encampment
by Belisario. A comparison of the view of Rome with the engravings by Polybius published in Venice in 1564, and the Commentari by Cesare in 1575 in which Andrea himself drew the main features show that the
third table is very probably by the same author. An analysis of several sheets representing drawings of antiquities in Rome, which
Palladio probably copied from the originals
by Michele Sanmicheli, shows that the same
work method was used in both. As a result,
several sources elaborate a new context based on a procedure similar to the one used by
Trissino to create his table.
Adriano Ghisetti Giavarina
[aghisetti@unich.it]