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Meccanica dei tubi

Per tubo si intende un elemento cavo a sezione circolare all'interno del quale può essere presente un fluido. Rifacendoci al modello di piastra possiamo pensare al tubo come una piastra cilindrica dotata di simmetria polare, sia rispetto alla geometria che ai carichi. Ovviamente il modello di piastra cui facciamo riferimento è una piastra sottile ma con uno spessore abbastanza grande in modo da non far sviluppare i comportamenti tipici delle membrane. Ricordiamo quindi prima di partire con l'analisi, l'equazione che regge il comportamento dei solidi elastici bidimensionali :

dove D è la rigidezza della piastra e vale:

in genere il cubo dello spessore s viene moltiplicato per l'unità in modo da sottolineare il fatto che facciamo riferimento ad un tratto unitario. Ricordiamo inoltre che poiché siamo in regime di piccoli spostamenti è valido il principio di sovrapposizione degli effetti. Per quanto riguarda i carichi

Meccanica dei tubi Per tubo si intende un elemento cavo a sezione circolare all'interno del quale
Meccanica dei tubi Per tubo si intende un elemento cavo a sezione circolare all'interno del quale

dobbiamo ipotizzare che il sistema che sollecita il tubo è auto equilibrato e che la legge di variazione del carico deve essere di grado inferiore al terzo. La prima ipotesi sul carico ci dice che questa trattazione è improntata solo allo studio dei tubi riempiti di un liquido od in generale un fluido in pressione.

I risultati a cui perveniamo in termini di spostamento sono sempre epurati dei moti rigidi in quanto tutte le operazioni che facciamo le facciamo su sistemi auto equilibrati. Il comportamento meccanico del tubo viene dedotto studiando in primis la fibra (longitudinale) e l'anello (fibra trasversale) separatamente e poi imponendo la congruenza tra i due elementi. Poiché suddividiamo il tubo nei due elementi che lo

compongono dobbiamo suddividere anche il carico. Preso il carico

che grava

all'interno del tubo, affermiamo che su ogni fibra grava una aliquota del carico

presente all'interno del tubo , tale che :

dove:

è il carico che sollecita la singola fibra longitudinale; è il carico che grava sull'anello.

Fissato l'asse w parallelo e concorde ad x o y, rispetto al quale andremo poi a disegnare la deformata del tubo, possiamo osservare che la fibra longitudinale è vincolata a muoversi in maniera congruente alle altre fibre, e se venisse a mancare questa congruenza il tubo caricato di un liquido o un gas si deformerebbe come un bicchiere di plastica rotto. Per schematizzare quindi questa condizione vediamo la nostra trave come se fosse appoggiata su un letto di molle tutte dotate di una certa rigidezza.

Scriviamo la linea elastica della singola fibra longitudinale ricordando quanto appena detto riguardo all'aliquota di carico che viene assorbito dalla fibra stessa:

ed infine :

Fissato l'asse w parallelo e concorde ad x o y, rispetto al quale andremo poi a

Dobbiamo a questo punto valutare il carico che grava sull'anello

. Per farlo estraiamo dal tubo un

elemento anello e andiamo ad osservarne la deformazione di un arco. L'anello vede uno stato di sollecitazione come quello in figura: gli sforzi dovuti al

Fissato l'asse w parallelo e concorde ad x o y, rispetto al quale andremo poi a

carico

hanno direzioni diverse che si intersecano nel

centro dell'anello che coincide con un punto dell'asse del tubo. Se facciamo uno zoom e andiamo ad osservare quello che succede sul concio elementare che viene sotteso da un

arco di ampiezza

possiamo fare qualche

semplificazione. Infatti in quest'ottica possiamo supporre che il campo vettoriale sia composto da vettori aventi tutti la stessa direzione (vedi figura). Affinché il sistema sia equilibrato la componente orizzontale dei due vettori

deve essere uguale e la componente verticale di entrambi i vettori deve equilibrare il carico quindi l'equilibrio alla traslazione verticale di questo tratto infinitesimo di anello:

. Scriviamo

Poiché si è fatta una sezione orizzontale

è una costante e coincide

proprio con il modulo del carico calcolato ad una certa quota. Dall'espressione appena scritta possiamo dedurre assumendo

e facendo le dovute semplificazioni il valore di

:

Lo sforzo normale nell'anello può essere valutato sia in termini di tensioni che in termini di deformazioni:

Fissato l'asse w parallelo e concorde ad x o y, rispetto al quale andremo poi a

dove

è la deformazione assiale dell'anello. Tale deformazione a sua volta è esprimibile per definizione

come l'incremento di lunghezza della circonferenza media dell'anello diviso la lunghezza iniziale della

circonferenza stessa

Se andiamo ad osservare la sezione longitudinale del tubo deformato notiamo subito che il raggio dell'anello deformato è pari al raggio iniziale più lo spostamento w visto dalla fibra longitudinale. Possiamo sulla base di questa osservazione riscrivere la deformazione nella forma :

che rimaneggiata diventa:

Nota la deformazione dell'anello, possiamo andare a ritroso e calcolare lo sforzo normale come:

e dunque il carico agente sull'anello :

Per alleggerire la notazione facciamo la posizione:

Possiamo dunque utilizzare questo risultato per riformulare l'equazione della linea elastica della fibra longitudinale e pervenire all'equazione differenziale che regge il comportamento meccanico del tubo.

L'equazione differenziale assume la forma:

portando in forma canonica e ponendo

si ha :

con

L'integrale dell'omogenea associata fornisce una soluzione caratterizzata da una parte amplificativa e una smorzante.

L'integrale particolare invece si assume, per carichi con leggi di variazione inferiore al terzo ordine, pari a:

E'

possibile verificare ciò e giustificare il limite del terzo ordine sostituendo l'integrale particolare

all'interno dell'equazione differenziale. Facendo la sostituzione ci accorgiamo che rispettando il limite, il termine della derivata del quarto ordine si annulla e quindi l'equazione diventa una identità. Questa ipotesi non è molto stringente poiché nella pratica i tubi sono riempiti con gas in pressione (polinomio di grado 0) oppure con un liquido (polinomio di primo grado). Per quanto riguarda l'integrale dell'omogenea associata c'è da dire che il secondo addendo dell'equazione essendo un termine amplificativo farebbe tendere gli spostamenti a divergere per lunghezze molto grandi, per cui è una aliquota che in alcuni casi deve annullarsi affinché il modello sia rispondente alla realtà. I tubi come le travi su suolo elastico vengono divisi in due categorie: quella dei tubi corti dove è ammessa la parte amplificativa e quella dei tubi lunghi dove si ha la sola parte smorzante. Se volessimo dare una definizione potremmo dire che i tubi lunghi a differenza di quelli corti quando sono sollecitati ad un estremo, dall'altra parte del tubo non risentiamo della sollecitazione. Trascurando quindi la parte amplificativa, possiamo riscrivere l'integrale dell'omogenea associata :

in questa forma, le derivate della funzione sono molto semplici da sviluppare . Infatti è possibile ottenere

le derivate moltiplicando per

e sottraendo

all'argomento della funzione seno. Ricordando che la

rotazione è l'opposto della derivata dello spostamento e che quando passiamo da enti cinematici ad enti statici dobbiamo moltiplicare per D, possiamo dedurre:

Avendo posto in questa forma lo spostamento possiamo anche fissare una lunghezza che mi separi le tipologie dei tubi corti da quelle dei tubi lunghi. Assumendo infatti una lunghezza L del tubo pari a

e calcolando lo spostamento agli estremi del tubo:

notiamo che

. Assunto il valore di

scopriamo che dopo una sola

fase gli spostamenti sono meno dello

fissano i limiti:

di quelli iniziali. Sulla base di questa osservazione quindi si

Per risolvere problemi numerici nei tubi si fa riferimento in genere al metodo dei coefficienti elastici. Tale metodo si basa sul calcolo di spostamenti e rotazioni per enti unitari che sollecitano il tubo e tramite la scrittura di un sistema ci permette di risolvere il problema elastico imponendo l'equilibrio tra tutti gli enti che sollecitano la struttura. Tutto ciò è possibile perché ci si è messi nell'ipotesi di piccoli spostamenti ovvero è possibile applicare il principio di sovrapposizione degli effetti. Prima della determinazione dei coefficienti è opportuno fissare delle convenzioni in quanto i sistemi si scriveranno in base alle convenzioni stesse. In generale quando andiamo a disegnare i diagrammi degli stati di sollecitazione del tubo facciamo riferimento alla singola fibra longitudinale poiché ogni fibra vede lo stesso stato di sollecitazione. La fibra a cui si fa riferimento in genere è quella evidenziata nella figura qui a fianco e le convenzioni che fissiamo sono riferite a questa fibra. Nello schema seguente sono riportati per enti sollecitanti unitari il segno delle rotazioni e degli spostamenti. La convenzione sul segno degli enti è la classica: forza positiva se diretta verso destra e coppia positiva se antioraria.

notiamo che . Assunto il valore di scopriamo che dopo una sola fase gli spostamenti sono
notiamo che . Assunto il valore di scopriamo che dopo una sola fase gli spostamenti sono

Queste convenzioni sono molto utili nel caso stessimo studiando tubi a spessori variabili o collegati a piastre. E' ovvio che gli enti sollecitanti disegnati in questi schemi vanno intesi come forze o coppie

distribuite su tutto il bordo del tubo. Fatte queste precisazioni possiamo passare al calcolo dei coefficienti

distribuite su tutto il bordo del tubo. Fatte queste precisazioni possiamo passare al calcolo dei coefficienti elastici. Preso in esame un tubo svincolato e senza nessuna sollecitazione, assoggettiamolo ad una forza unitaria positiva. Per risolvere questo problema ci basta particolarizzare le due costanti presenti nell'espressione dello spostamento, e per far ciò imponiamo condizioni al contorno su taglio e momento

Trovate le due costanti C e

possiamo sostituirle nell'espressione dello spostamento e valutare lo

spostamento e la rotazione dovuti alla forza unitaria nel punto in cui la forza stessa è applicata. Quelli

dedotti saranno i coefficienti elastici. Svolgendo i calcoli si perviene a:

Analogamente si può procedere per la coppia unitaria. Calcoliamo spostamento e rotazione di una coppia unitaria nella sezione di estremità dove è applicata la coppia stessa imponendo le condizioni al contorno per la valutazione delle costanti di integrazione:

distribuite su tutto il bordo del tubo. Fatte queste precisazioni possiamo passare al calcolo dei coefficienti

Da cui:

Dovremmo inoltre trovare i coefficienti elastici dovuti al carico

. Tali coefficienti come possiamo

immaginare dipendono dalla legge di variazione del carico e per la loro valutazione si sfrutta l'integrale particolare dell'equazione differenziale che regge il comportamento del tubo. Infatti il coefficiente elastico dello spostamento del carico distribuito è uguale proprio all'integrale particolare mentre la rotazione è

ottenuta dividendo lo spostamento alla base per la lunghezza L del tubo:

Determinati i coefficienti elastici possiamo scrivere un sistema lineare di equazioni nel quale esplicitiamo la congruenza agli spostamenti e alla rotazione di tutti gli enti in gioco. Fatto ciò è possibile anche ricavare i diagrammi delle sollecitazioni del tubo andando semplicemente a moltiplicare gli andamenti di taglio e momento calcolati in funzione di forza e coppia unitaria per il vero valore degli enti dedotti dal sistema che impone la congruenza.

Infine, per concludere questa breve trattazione possiamo parlare della forma degli spostamenti e delle funzioni che ci restituiscono lo stress all'interno del tubo. Partendo dall'integrale soluzione dell'omogenea associata particolarizzato per i tubi lunghi, possiamo notare che le funzioni che moltiplichiamo per gli enti

concentrati sono armoniche fortemente smorzate, talmente smorzate che riusciamo a vedere gli effetti delle in termini cinematici e statici solo per una fase. Le funzioni inoltre sono caratterizzate dal valore che

assumono a

e dalla loro tangente calcolata nello stesso punto.

Per una

concentrata applicata all'estremità del tubo ci aspettiamo che la

funzione

parta da un valore unitario e poi vada riducendo il proprio valore. La

funzione momento per questo ente parte da un valore nullo come imposto dalle condizioni al contorno ed ha il massimo assoluto opposto al verso della forza (In

figura è rappresentato lo spostamento dovuto ad una forza unitaria).

Per una

applicata nell'estremità del tubo ci aspettiamo una funzione

Taglio che parte da un valore nullo e una funzione momento che parte da un

valore non nullo con tangente orizzontale .

concentrati sono armoniche fortemente smorzate, talmente smorzate che riusciamo a vedere gli effetti delle in termini

Per i

bisogna partire non dall'integrale dell'omogenea associata ma dall'integrale

particolare. I carichi distribuiti a cui si fa riferimento nella pratica sono, come detto precedentemente,

essenzialmente due: carico idrostatico con una legge del tipo

legge del tipo

. Assunto che lo spostamento dovuto al carico sia

e carico costante con una

da un punto di vista degli spostamenti

avremmo che per un carico idrostatico gli spostamenti sono crescenti dall'alto verso il basso , per un carico uniformemente distribuito gli spostamenti devono essere uguali in ogni punto del tubo. Se andassimo a valutare la rotazione derivando la funzione spostamento ci accorgeremmo che per un carico idrostatico la

rotazione è rigida e pari proprio a

, mentre per un carico uniforme la rotazione è nulla (poiché ogni

anello vede lo stesso stato di sollecitazione non possono essere presenti rotazioni).

Per qualsiasi tipo di

carico invece non si registrano variazioni di stress nelle fibre longitudinali in quanto se derivassimo ancora la funzione spostamento otterremmo valori nulli. E' necessario ricordare che tutti gli stress che stiamo calcolando fanno riferimento alle fibre longitudinali, infatti anche se in queste fibre non abbiamo nessun tipo di stress dovuto al carico negli anelli per carichi che gravano all'interno del tubo

concentrati sono armoniche fortemente smorzate, talmente smorzate che riusciamo a vedere gli effetti delle in termini

abbiamo degli sforzi normali pari proprio a trascurati.

che non vanno

Infine, Bisogna sottolineare come gli effetti degli enti concentrati si vedano solo nelle zone dove essi sono applicati, mentre gli effetti degli enti distribuiti si vedono solo in termini di spostamento. Per quanto riguarda gli stress infatti, per carichi distribuiti abbiamo distribuzioni uniformemente nulle mentre per enti concentrati abbiamo armoniche smorzate che tendono asintoticamente a zero. In termini di spostamenti invece, mentre per gli enti concentrati vale quanto appena detto per gli stress, per i carichi che gravano all'interno del tubo le distribuzioni hanno la stessa forma dei carichi distribuiti. Quello rappresentato nel grafico qui a fianco è l'andamento dello spostamento su di un tubo lungo due metri e mezzo riempito con acqua ed incastrato alla base. Applicando il principio di sovrapposizione degli effetti otterremo un diagramma degli spostamenti che vede nella parte iniziale prevalere gli effetti degli enti concentrati che si smorzano molto velocemente, infatti dal grafico è difficile vedere il punto a tangente nulla dal quale parte la deformata. Nella parte finale abbiamo una preponderanza degli effetti del carico distribuito.