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LA BELLEZZA E VALIDITA DELLA VITA CONSACRATA OGGI

Una riflessione nellAnno della Vita Consacrata


La felicit porta con s un'aura di bellezza. La bellezza la simmetria imperfetta.1

Mi piace cominciare questa riflessione citando la prima delle attese di Papa


Francesco, nella Lettera Apostolica in occasione dellAnno della Vita Consacrata.
Proprio in questa attesa lui presenta sinteticamente i tre grandi nuclei che
costituiscono la Vita Consacrata: la esperienza di Dio, la comunit fraterna e la
missione apostolica. E precisamente in questo contesto lui parla della gioia, della
felicit che dovrebbe caratterizzare i consacrati, tanto a livello personale che
comunitario, e quindi della bellezza della Vita Consacrata, quella che la rende
visibile, credibile, attirante e feconda, anche dal punto vocazionale:
[Mi attendo] Che sia sempre vero quello che ho detto una volta: Dove ci sono i
religiosi c gioia. Siamo chiamati a sperimentare e mostrare che Dio capace di
colmare il nostro cuore e di renderci felici, senza bisogno di cercare altrove la
nostra felicit; che lautentica fraternit vissuta nelle nostre comunit alimenta la
nostra gioia; che il nostro dono totale nel servizio della Chiesa, delle famiglie, dei
giovani, degli anziani, dei poveri ci realizza come persone e d pienezza alla nostra
vita.
Che tra di noi non si vedano volti tristi, persone scontente e insoddisfatte, perch
una sequela triste una triste sequela. Anche noi, come tutti gli altri uomini e
donne, proviamo difficolt, notti dello spirito, delusioni, malattie, declino delle
forze dovuto alla vecchiaia. Proprio in questo dovremmo trovare la perfetta letizia,
imparare a riconoscere il volto di Cristo che si fatto in tutto simile a noi e quindi
provare la gioia di saperci simili a Lui che, per amore nostro, non ha ricusato di
subire la croce.
In una societ che ostenta il culto dellefficienza, del salutismo, del successo e che
marginalizza i poveri ed esclude i perdenti, possiamo testimoniare, attraverso la
nostra vita, la verit delle parole della Scrittura: Quando sono debole, allora che
sono forte (2 Cor 12,10).
Possiamo ben applicare alla vita consacrata quanto ho scritto nella Esortazione
apostolica Evangelii gaudium, citando unomelia di Benedetto XVI: La Chiesa non
cresce per proselitismo, ma per attrazione (n. 14). S, la vita consacrata non
cresce se organizziamo delle belle campagne vocazionali, ma se le giovani e i
giovani che ci incontrano si sentono attratti da noi, se ci vedono uomini e donne
felici! Ugualmente la sua efficacia apostolica non dipende dallefficienza e dalla
potenza dei suoi mezzi. la vostra vita che deve parlare, una vita dalla quale
traspare la gioia e la bellezza di vivere il Vangelo e di seguire Cristo.
1

Fabiola Gianotti, Direttrice del CERN, Io, tra Dio e il Big Bang. Intervista pubblicata da
Repubblica 28.12.14

BELLEZZA E VALIDIT DELLA VITA CONSACRATA OGGI!

Ripeto anche a voi quanto ho detto nella scorsa Veglia di Pentecoste ai Movimenti
ecclesiali: Il valore della Chiesa, fondamentalmente, vivere il Vangelo e dare
testimonianza della nostra fede. La Chiesa sale della terra, luce del mondo,
chiamata a rendere presente nella societ il lievito del Regno di Dio e lo fa prima di
tutto con la sua testimonianza, la testimonianza dellamore fraterno, della
solidariet, della condivisione (18 maggio 2013).

Questo stesso pensiero stato ribadito da Francesco nel messaggio inviato ai


Consacrati e consacrate radunati nella Basilica di San Pietro per linaugurazione
dellAnno della Vita Consacrata, indicando ancora una volta tre parole
programmatiche:
Essere gioiosi, mostrando a tutti che seguire Cristo e mettere in pratica il suo
Vangelo riempie il cuore di felicit.
Essere coraggiosi perch chi si sente amato dal Signore sa di riporre in Lui
piena fiducia, potendo "come i propri fondatori" aprire vie nuove di servizio al
regno di Dio.
Essere donne e uomini di comunione. Siate instancabili costruttori di fraternit
specialmente nei confronti dei pi poveri, mostrando che la fraternit
universale non unutopia, ma il sogno stesso di Ges per lumanit intera.

1. Bellezza della Vita Consacrata


Prima di tutto importante capire bene che cosa si intende dire quando parliamo
della bellezza della vita consacrata. Papa Francesco la identifica con un tratto
generale e con tre cose particolari diverse ma complementari. Anzitutto viene
identificata con la gioia che, al solito, caratterizza o dovrebbe caratterizzare i
cristiani, e in conseguenza, i religiosi, come nota distintiva. Ma poi Francesco la
specifica come felicit, frutto dellesperienza di Dio che colma il nostro cuore.
Quindi la assimila con la allegria che scaturisce dallautentica fraternit. Infine,
lidentifica in terzo luogo, il che non indifferente - con la realizzazione e
pienezza personale come conseguenza della nostra totale consegna agli altri.
Riscoprire e testimoniare la bellezza della vita consacrata significa quindi andare
allesperienza primigenia del nostro essere consacrati, una indimenticabile
esperienza di Amore che ci afferr, conquist il nostro cuore, s da lasciare tutto
per seguire ed imitare lAmante Amato, il Signore Ges. S, perch Lui ci riemp di
una gioia tanto grande e bella che nessuno ci pu mai rubare. proprio questo
primo incontro, la vocazione, che diede un immenso dinamismo alla nostra vita,
ci fece alzarci in piede, uscire da noi e metterci in cammino verso gli altri.

BELLEZZA E VALIDIT DELLA VITA CONSACRATA OGGI!

La bellezza della vita consacrata dipende, in altre parole, da una testimonianza di


vita gioiosa, espressione dellAmore di Dio, unico capace di colmare le aspirazioni
profonde del cuore umano, che si allarga con-naturalmente ai fratelli e sorelle
ricevuti come dono di Dio in comunit, e che porta alla donazione totale di noi.
Lunica cosa degna di fede dunque lAmore, allorigine della nostra vita e
vocazione, come contenuto della nostra testimonianza e missione, e come meta
alla fine della nostra esistenza.
Questo era stato gi, in qualche modo, illuminato da Benedetto XVI, nel
Messaggio per la Giornata mondiale di preghiere per le vocazioni, del 29 aprile
2012. In esso, lui aveva additato le famiglie, proprio in quanto comunit di vita e
di amore, come il luogo per riscoprire la bellezza del sacerdozio e della vita
consacrata.
Il tema della Giornata, Le vocazioni dono della Carit di Dio, spronava a
riflettere sulla verit profonda della nostra esistenza, racchiusa in un
sorprendente mistero, laddove ogni creatura, in particolare ogni persona
umana, frutto di un pensiero e di un atto di amore di Dio, amore immenso,
fedele, eterno. La scoperta di questa realt [dellamore] ci che cambia
veramente la nostra vita nel profondo, ci ricorda Papa Benedetto. Si tratta di un
amore senza riserve che ci precede, ci sostiene e ci chiama lungo il cammino della
vita e ha la sua radice nellassoluta gratuit di Dio. Ogni specifica vocazione
nasce, infatti, - spiegava ancora Papa Ratzinger - dalliniziativa di Dio. Lui a
compiere il primo paso e non a motivo di una particolare bont riscontrata in
noi, bens in virt della presenza del suo stesso amore riversato nei nostri cuori
per mezzo dello Spirito Santo. La misura alta della vita cristiana consiste allora
nellamare come Dio. E nellapertura allamore di Dio e come frutto di questo
amore, nascono e crescono tutte le vocazioni. Parola, preghiera ed Eucarestia
sono il tesoro prezioso per comprendere la bellezza di una vita totalmente spesa per
il Regno di Dio. Sollecita quindi Benedetto XVI le Chiese locali a farsi luogo di
attento discernimento e di profonda verifica vocazionale, offrendo ai giovani un
saggio e vigoroso accompagnamento spirituale, e cos anche nelle famiglie
comunit di vita e di amore i giovani possano riscoprire la bellezza e
limportanza del sacerdozio e della vita consacrata. (Sottolineature nostre)
Tutto ci significa che la grande sfida e, nello stesso tempo, la grande opportunit
per raggiungere questa gioia, felicit, allegria, e piena realizzazione consiste nella
comprensione della vocazione come un dono del Signore, che ci ha chiamati per
stare con lui, non da servi ma da amici, per amare come Lui ci ha amati e dare
un frutto duraturo che ci renda suoi discepoli, per partecipare alla sua stessa
gioia e questa sia perfetta (cfr. Gv 15).

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Vocazione allora vuol dire lesperienza di sentirsi guardati con predilezione, amati
personalmente, chiamati per nome proprio ed inviati con la sua autorit. Non
siete voi ad avere scelto me, ma io che ho scelto voi (Gv 15,16). LAmore dunque
il punto di partenza, il cammino da percorrere, e la meta da raggiungere.
Questa comprensione della vocazione, non come un mero progetto personale ma
come un sogno di Dio su di noi, ci libera di molte tentazioni: di viverla
temporaneamente, di realizzarla part-time, di interpretarla alle nostre luci, con i
nostri tempi e scadenze.
Se allinizio, come primo Amore, c Dio, normale e doveroso che dobbiamo
tornarci una ed altra volta al primo amore, nellintimit, per familiarizzarci con
Lui, per condividere la sua amicizia, per imparare i segreti del Regno e la
grammatica del Vangelo, per trasformare la nostra mente rovesciando tutti i
nostri valori per far emergere e assimilare i valori del Regno, e, soprattutto, per
pensare, sentire, amare, reagire come Lui, con il cuore del Buon Pastore, con le
viscere piene di misericordia dinanzi alla immane sofferenza dei nostri fratelli e
sorelle, per entrare nella logica della croce.
Allora riusciamo a vedere lunit inscindibile tra il primato di Dio, la fraternit e
la missione. Allora trovano senso linvito di Papa Francesco a scoprire e
assaporare la dolcezza di sostare davanti a un crocifisso o in ginocchio davanti al
Santissimo e semplicemente stare davanti ai suoi occhi! (EG 264); la sfida di
scoprire trasmettere la mistica del vivere insieme, di prenderci in braccio, di
appoggiarci, di partecipare a questa marea un po caotica che pu trasformarsi in
una vera esperienza di fraternit, in una carovana solidale, in un santo
pellegrinaggio (EG 87); lesortazione a sviluppare il gusto spirituale di rimanere
vicini alla vita della gente, fino al punto di scoprire che ci diventa fonte di una
gioia superiore (EG 268), fino ad arrivare a questa espressione suprema: la
missione al cuore del popolo non una parte della mia vita, o un ornamento che
mi posso togliere, non un appendice, o un momento tra tanti dellesistenza.
qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io
sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. (EG
273).
Ecco quanto Papa Francesco intende dire quando ci invita a riscoprire la bellezza
della vita consacrata! Non un sentimento estetico n una mossa ingenua del
cuore. Si tratta di una immensa passione per Ges e, al tempo stesso, di una
passione per il suo popolo. (cfr. EG 268).
molto illuminante costatare come in questo vulcano di idee e di parole, che
cercano di infiammare il cuore dei discepoli missionari di Cristo, Francesco
molto incline a usare il termine mistico, tanto se applicato alla comunit cristiana
descritta attraverso le relazioni nuove generate dalla fede in Cristo Ges: Oggi
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sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la mistica di vivere insieme (EG, 87),


la fraternit mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del
prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano (EG 92), come presentando
la spiritualit del nuovo evangelizzatore chiamato a godere il piacere dessere
popolo, popolo di Dio: quando viviamo la mistica di avvicinarci agli altri con
lintento di cercare il loro bene, allarghiamo la nostra interiorit per ricevere i pi
bei regali del Signore. (EG, 272) E, con lo stesso significato di mistica, Francesco
parlando delle sfide delle culture urbane adopera il termine contemplativo
quando scrive che abbiamo bisogno di riconoscere la citt a partire da uno
sguardo contemplativo, ossia uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita
nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze (EG, 71), e ricuperare uno
spirito contemplativo(154. 264).
In tutti questi casi la parola mistica o contemplativo va associata con lidea di
passione per Dio e passione per lUomo, e con il paradigma delluscita di se
allincontro degli altri per rendersi solidali e dare spazio alla novit di Dio. Da
questa prospettiva facile vedere che il mistico inseparabile del profeta e del
servo, che lesperienza di Dio trova il suo luogo teologico e la sua verifica di
autenticit nel servizio ai fratelli, ad incominciare da quelli di comunit, e quindi
ai pi poveri, abbandonati, esclusi, privi della loro dignit e diritti. (Cfr. EG, 262)
Questa insistenza sulla passione mi porta alla memoria il testo di Luca 12, 49:
Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse gi acceso!. Il
brano evangelico di cui forma parte questo versetto, sorprendente per la sua
radicalit, ci presenta un Ges insolito, sconosciuto. Non certo il Ges cui
siamo abituati, quello che ci piace tanto ricordare, mite ed umile di cuore. un
Ges cui non riusciamo ad assuefarci. E pure la radicalit con cui Ges si
esprime in questo testo rispecchia assai bene la sua persona, il suo pensiero, la
ragione della sua vita e le esigenze che imponeva a chi voleva seguirlo.
Ges presenta la sua azione rinnovatrice con limmagine di fuoco che venuto a
gettare sulla terra. Si tratta del giudizio finale, s, (cfr. Lc, 3:9) ma soprattutto del
fuoco della Pentecoste (cfr. Atti 2:3), perch il giudizio definitivo di Dio sul mondo
il dono del suo Spirito Santo. Lo Spirito Santo lamore di Dio per lUomo, che
scaturisce dalla morte stessa del Figlio.
La vita nuova che il credente, che il discepolo di Ges, comincia a vivere frutto
dello Spirito Santo, che infonde e diffonde in noi lAmore, che, come fuoco,
dobbiamo mantenere acceso nei nostri cuori. Si tratta di un amore evangelico,
come quello del Padre che manda la sua pioggia e fa splendere il solo su tutti,
buoni e cattivi. un amore che da sempre il primo paso, che esce allincontro,
che diventa relazione personale, che porta alla solidariet, alla compassione
soffrendo con chi soffre, facendosi carico dei suoi bisogni.
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Ma lamore, appunto perch fuoco, per mantenersi acceso ha bisogno di


bruciare sempre qualche cosa, ad incominciare dal nostro proprio ego, che ci
porta ad essere incentrati su di noi stessi, per poter essere liberi per amare Dio e
il prossimo, e creare la fraternit che Ges vuole vedere incendiando tutto il
mondo. Se questo valido per tutti i cristiani, a pi ragione lo per i consacrati.
Ed proprio questo Amore che rende bella, buona e beata la nostra vita!!!

2. Validit oggi della Vita Consacrata


La domanda che ci sta dinanzi comunque se la vita consacrata ancora valida
oggi, nella Chiesa e nel mondo; se ha qualcosa di significativo da offrire a questa
societ. E la risposta non si deve dare per scontata. Ha bisogno di giustificarsi. Lo
facciamo ricordando brevemente il cammino fatta dalla vita consacrata del
Concilio Vaticano II fino ad oggi.
Dobbiamo riconoscere che poche istituzioni ecclesiali hanno posto un impegno
tanto grande nel prendere sul serio linvito del Concilio Vaticano II al
rinnovamento quanto la Vita Consacrata. Tuttavia, dopo 50 anni e dopo tanti
cambiamenti operati, ci troviamo ancora in un processo di cambiamento, senza
aver raggiunto il traguardo atteso. Il che ci insegna, credo, che oggi la vita
consacrata debba anzitutto accettare che lunico modo di rendersi attuale quello
di essere in trasformazione continua, cos come avviene per la vita, e
congiuntamente di non anteporre nulla a Dio e al servizio ai fratelli e sorelle,
specie agli ultimi del mondo, cos da diventare veramente consacrata.
Pi che di crisi di identit, ritengo che per la vita consacrata si debba pensare ad
una crisi di visibilit e di credibilit. Ci troviamo - come non ammetterlo? - in una
situazione di stallo. Il Congresso Internazionale della Vita Consacrata, svoltosi 10
anni fa a Roma, alla fine di novembre dellanno 2004, ha preso ispirazione da una
duplice icona: quella della Samaritana (Gv 4) e quella del Buon Samaritano (Lc
10). Queste figure sono segni della profonda sete per Dio e della immensa
compassione per lumanit, che devono caratterizzare i consacrati e le consacrate.
Il messaggio trasparente: nel mondo la vita consacrata ha la missione specifica
di rendere prossimo e avvicinare Dio alluomo ferito e abbandonato ai margini del
cammino; diventare cio una vita samaritana, assettata di Dio e compassionevole
con il bisognoso. Ed questo che la rende visibile, credibile, attraente, bella!
Infatti, la visibilit non principalmente la cura dellimmagine, bens la bellezza
della testimonianza gioiosa, buona, piena della nostra vocazione. La credibilit
non frutto di una campagna mediatica per far conoscere opere ed attivit, bens
la coerenza di una vita veramente evangelica al servizio dei pi poveri. Questo
quanto rende affascinante la nostra vita, specialmente per i giovani, quando la
rende feconda tanto nella sfera spirituale, che pastorale e vocazionale. Ecco
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perch, alla luce della passione per Dio e passione per lUomo abbiamo voluto
definire la vita consacrata come una vita samaritana.

La connotazione samaritana
Ovviamente definire la vita consacrata come una vita samaritana implica non
solo di guardare allitinerario spirituale percorso dalla samaritana e dal buon
samaritano, ma anche di assumere e fare propria la condizione sociale di un
gruppo, come lo erano i samaritani ai tempi di Ges, che vive ai margini della
societ e della Chiesa.
Diventare samaritani, sotto questo profilo, vuol dire per noi accettare il rifiuto del
mondo e della societ; comporta di rinunciare ai privilegi di cui come consacrati
abbiamo goduto fino a pochi anni fa, e non soltanto a livello sociale ma anche
ecclesiale, dove i nuovi movimenti sembrano avere oggi la parte migliore anche a
livello vocazionale. Vuol dire sposarci con la povert, intesa anche come scarsit
di mezzi economici, ma soprattutto come mancanza di potere e di privilegi, e
camminare nella vita con maggiore semplicit ed umilt, diventando oggetto di
pregiudizio da coloro che hanno una immagine diversa della vita religiosa.
Per secoli la vita consacrata stata il fiore allocchiello della Chiesa; il suo ruolo
sociale nellevangelizzazione e nella promozione umana stato insostituibile nei
diversi ambiti dellagricoltura, delleducazione, della salute, dellattenzione ai pi
poveri, , cos come continua ad esserlo in America Latina, Asia, Africa. La sua
presenza in campo sociale, con un ruolo di supplenza dello Stato, stata cos
grande da correre il rischio di adulterare la sua missione, che non
semplicemente quella di fare delle opere con efficacia e gratuit, ma di diventare
una metafora di Dio, un segno della sua presenza tenera e salvifica nel mondo.
Assetati di Dio (Gv 4,1-42)
Il racconto di Giovanni ci presenta un Ges stanco ed assetato, che si reca al
pozzo di Giacobbe, dove giunge anche una donna samaritana, alla quale egli
chiede da bere. Sorprende che il bisogno fisico porti Ges a rompere le barriere
etniche e culturali. In questo contesto di marginalit infranta, Ges si presenta
come dono di Dio, come la sorgente di acqua viva.
Ges il dono della vita eterna per chi crede in Lui. Egli meglio di nessun altro
conosce i bisogni pi profondi degli uomini, la loro sete immensa di senso, di
felicit e di salvezza. Ges risveglia nella samaritana il desiderio della sorgente
dellacqua viva da Lui offerta. appunto lanelito di felicit ci che ha portato la
donna samaritana a cercare un appagamento, senza successo, passando da una
esperienza ad unaltra.
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Alla luce di questo testo, la vita consacrata ha bisogno di fare una seria revisione,
per rendersi conto, con onest e coraggio, anche se con sofferenza ed umiliazione,
delle mancanze di fedelt al suo Signore, della sua ricerca di sicurezza talvolta a
prezzo di perdere identit e rilevanza. Forse bisognerebbe identificare i nomi e i
volti dei successivi mariti, con i quali la vita consacrata ha perso la gioia,
lincanto, la passione. Dove ha cercato di appagare la sua sete? A quali acque?
Come la donna samaritana la vita consacrata pu sentirsi insoddisfatta e vuota,
senza gioia e senza entusiasmo, senza dinamismo e senza passione, senza
bellezza e forza di attrazione. Come la donna samaritana essa deve incontrare
Ges, sorgente di acqua viva, per ritrovare il senso, la gioia e la passione della
vita, per essere credibile ed attraente; deve ripartire da Cristo con uno slancio
evangelizzatore per ritornare significativa e feconda. La nuova evangelizzazione
ha bisogno di nuovi evangelizzatori, che parlino di Dio non per sentito dire, ma
perch Lo hanno incontrato, e che quindi non possono tacere lesperienza di
questo incontro e sentono lurgenza di comunicarlo.
Non basta lavorare per il Regno o per i valori del Regno; necessario riconoscerci
al servizio del Re, sentirci servi dellunico Signore. Solo Ges pu essere
fondamento della nostra vita. Solo Ges merita tutto il nostro amore. Solo Ges
d ragione di ci che siamo e di ci che facciamo.
Solidali con lumanit (Lc 10,25-37)
In Luca il buon samaritano non una persona reale, ma un personaggio di
una parabola, per mezzo della quale Ges risponde ad un maestro della legge che
lo ha messo alla prova. Lo scriba, essendo disposto ad adempiere il precetto
divino, vuole identificare chi deve amare. Ges, da buon pedagogo, risponde in
modo che lo scriba stesso dica quanto gi sa; difatti, vedendo la risposta corretta,
Ges gli dice: Fa questo e vivrai. La vita eterna non si raggiunge attraverso una
scienza rivelata cui abbiamo accesso un gruppo di eletti, bens attraverso il
dinamismo trasformatore e divinizzatore dellAmore (cf. 1Cor 13).
Alla vita consacrata pu capitare ci che capitato allo scriba, di avere cio solo
una conoscenza teorica di Dio e di Ges. Essa pu pensare infatti che tale
conoscenza basti per ottenere la salvezza, senza rendersi conto - o non voler
accettare - che la salvezza non una realt estrinseca, come se fosse il premio per
le nostre scelte o la ricompensa per le nostre rinunce o la retribuzione per il
nostro adempimento formale della legge; la salvezza invece realt intrinseca,
vale a dire, la trasformazione che lamore opera in noi. Anche a noi il Signore oggi
ripete: Fa questo e vivrai.

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La parabola del buon samaritano urtante, specialmente per noi consacrati.


Essa pone in contrasto latteggiamento spensierato ed egoista degli uomini che
per professione dovrebbero essere pi sensibili ai bisogni degli altri, e quello del
samaritano buono che si prende cura di quel povero uomo che stato assaltato,
derubato, ferito ed abbandonato ai bordi della strada. Nel mondo inventato da
Ges, coloro che per vocazione sono consacrati al culto di Dio (il sacerdote e il
levita) e dovrebbero essere a Lui pi vicini si mostrano indifferenti verso chi nel
bisogno, mentre colui che emarginato socialmente e ritenuto lontano dal vero
culto (il samaritano) si mostra sensibile e si avvicina a chi trova casualmente
ferito.
Oggi come ieri la vita consacrata chiamata ad essere un segno della vicinanza di
Dio, della sua tenerezza e misericordia, della sua autentica incarnazione, della
sua radicale solidariet con luomo fino alla morte in croce. Ma oggi a differenza
di ieri la vita consacrata si trova con la sfida e lopportunit di rinnovarsi
spostando laccento dal formalismo, esteriore e farisaico, allautenticit della
carit, interiore e cristiana, insomma di essere come Ges che pass
beneficando tutti.
I bisogni del prossimo ci indicano il luogo dove Dio ci aspetta le frontiere
geografiche e culturali e le periferie sociali ed esistenziali e sono uno stimolo per
la fantasia e la generosit apostolica della vita consacrata. Ed essa, se
samaritana, dovr realizzare quello che urgente oggi e prestare attenzione a
quello che necessario per domani: curer le ferite, preoccupandosi di offrire un
rimedio non momentaneo ma duraturo; caricher su di s i bisogni delluomo che
trova per strada e si incaricher del suo pieno recupero. Oggi la vita consacrata
diventerebbe irrilevante, la sua testimonianza invisibile, se non prendesse sul
serio il mandato di farsi prossimo al bisognoso, se non uscisse dal nido e si
incaminassi verso le periferie. Se la vita consacrata vuole sopravvivere in un
mondo dove c una eclisse di Dio (Martin Buber), dovr trovare Dio nellunica
icona vivente di Lui, luomo (cf. Gn 1,26), specie il prossimo che soffre ed ha
bisogno, quella che la sua via daccesso a Lui.
Non so se a volte la concezione di missione che abbiamo non ci porti a reagire
costruendo barriere sociali, culturali, religiose, sessuali, facendone un bel
pretesto ed una buona scusa per non intervenire. Non so se non dovremmo essere
pi audaci, pi profetici, meno calcolatori, assumendo di pi il rischio. Certo
questo esigerebbe di cambiare la nostra mentalit, ci porterebbe ad essere pi
flessibili, a saper fare i conti con gli imprevisti, ad essere disposti a cambiare i
nostri piani pur di portare compassione e solidariet a quanti lattendono, anche
se non la chiedono.

BELLEZZA E VALIDIT DELLA VITA CONSACRATA OGGI!

Nella grazia di unit


Dare a Dio il primato che gli corrisponde non vuol dire diventare schiavi di orari e
di programmi, ma di servirLo l dove Egli ci attende: Ho avuto fame, sete, ero in
carcere, o ammalato (cf. Mt 25 31-46). La sete di Dio e la solidariet con
lumanit sono inseparabili; essi sono accolti e vissuti come grazia in unit.
Occorre, mi si permetta di dire questo come salesiano, recuperare la passione del
Da mihi animas cetera tolle, il programma spirituale ed apostolico di Don Bosco
e la ragione del suo instancabile operare per la gloria di Dio e la salvezza delle
anime. Si tratta della passione per Dio e per lumanit, che trova la sua sorgente
nel cuore di Cristo ed il suo nutrimento nel fuoco dello Spirito. Tale passione
implica la capacit di patire, ossia una passione che sofferenza per amore, e
richiede di essere innamorati, ossia una passione che innamoramento e
fascino.
Il da mihi animas pone al centro della vita del consacrato il senso della paternit
di Dio, le ricchezze della morte e della risurrezione di Cristo e la potenza dello
Spirito, che sono donate ad ogni uomo. Nello stesso tempo sollecita nel
consacrato lardente desiderio di comunicare a tutti e di far gustare ad altri questi
doni, perch abbiano una vita felice, illuminata dalla fede, in questo mondo, e
labbiano salva per leternit.
Il cetera tolle motiva il consacrato a prendere le distanze da un certo modello
liberale, light, di vita consacrata. Lattribuzione della crisi della vita consacrata
alla cultura imperante, cio a fattori quali il secolarismo, il consumismo,
ledonismo, non sufficiente. La vita consacrata storicamente nasce come
proposta alternativa, come movimento contro-culturale, come contestazione e
ripresa della fede in situazione di stallo. la debolezza di motivazioni e di identit
di fronte al mondo, assieme alla mancanza di passione, che oggi la rende fragile e
senza incanto.

3. A modo di conclusione
Sono convinto che la vita consacrata rappresenta una vera terapia per la nostra
societ e un dono alla Chiesa, a condizione che essa sia un segno visibile e
credibile della presenza e dellamore di Dio (mistica), che sia unistanza critica
nei confronti di tutto quanto attenta alla persona umana, intesa secondo il
disegno di Dio (profezia), e che sia solidale con lumanit, specialmente la pi
povera, bisognosa, esclusa o messa in disparte (diaconia).
La vita consacrata torner ad essere bella, luminosa, irradiante, affascinante se
torner pi decisamente a Dio e alluomo come i due poli attorno ai quali gira la
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sua vita: Dio come fonte e culmine del nostro essere e del nostro operare e luomo
bisognoso come destinatario e luogo del nostro culto a Dio. Sembra che oggi pi
che mai ci che ci viene chiesto sia di ascoltare lo Spirito e lasciarci guidare da
Lui.
Con e come Papa Francesco dobbiamo avere il coraggio di sognare una scelta
missionaria capace di trasformare ogni cosa, perch le consuetudini, gli stili, gli
orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per
levangelizzazione del mondo attuale, pi che per lautopreservazione. La riforma
delle strutture, che esige la conversione pastorale, si pu intendere solo in questo
senso: fare in modo che esse diventino tutte pi missionarie, che la pastorale
ordinaria in tutte le sue istanze sia pi espansiva e aperta, che ponga gli agenti
pastorali in costante atteggiamento di uscita e favorisca cos la risposta positiva
di tutti coloro ai quali Ges offre la sua amicizia. (EG 27)
Dobbiamo essere capaci di sognare una Vita Consacrata saldamente centrata nel
Signore Ges, totalmente consegnata al Regno, con un profondo senso di Chiesa
e in cammino allincontro dei pi poveri ed emarginati, gli ultimi della societ.
Linsistenza sulla gioia con cui Papa Francesco si espresso nella Esortazione
Apostolica, Evangelii Gaudium, il termine ricorre 59 volte ha il carattere del
lieto annuncio che costituisce il Vangelo, che d vita alla Chiesa e rappresenta il
contenuto di ogni azione evangelizzatrice (vecchia o nuova).
Intende cio riconnettere la Chiesa con lesperienza fondamentale da cui ha
origine, quella della Pasqua. Se difficile immaginare una comunit in uno
smarrimento pi profondo di quello dei discepoli di Emmaus due giorni dopo la
morte di Ges in croce, impossibile immaginare una gioia pi grande di
scoprirlo risorto.
Se non si riprende oggi contatto con questa esperienza sorgiva e non se ne apre
laccesso a coloro a cui ci si rivolge, qualunque iniziativa di evangelizzazione e di
rinnovamento della vita consacrata rimarr nellambito delle tecniche di
comunicazione pastorale o dei fuochi di artificio, ma senza riuscire a incidere
davvero nella vita delle persone.
Certo, la Chiesa tutta intera si fonda sullesperienza pasquale, ma un conto
saperlo, un conto metterlo in pratica. quindi particolarmente efficace che
Francesco indichi la gioia del Vangelo come criterio di verifica di ogni autentica
vita cristiana, di ogni autentica evangelizzazione, e di una vita consacrata
credibile.
Nel CG 27, Testimoni della radicalit evangelica, i Salesiani abbiamo voluto
entrare decisamente in questo progetto pastorale di Papa Francesco e riscoprire e
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testimoniare la bellezza della vita consacrata. Licona della vite e i tralci sintetizza
assai bene il programma di vita con linvito a essere radicati profondamente in
Cristo, a rimanere uniti a Lui, a dare frutto ed essere gioiosi. E i tre nuclei che
tracciano il profilo del Salesiano oggi mistico profeta servo, da una parte,
sono inseparabilmente uniti perch corrispondono ai tre elementi essenziali della
nostra consacrazione apostolica: consigli evangelici comunit fraterna
missione apostolica; e, dallaltra parte ci domandano una triplice conversione:
spirituale fraterna pastorale, che si concretizza nella centralit di della nostra
vita in Dio, nella profezia della nostra fraternit, nellassoluta disponibilit al
servizio dei giovani, specialmente i pi poveri ed esclusi.
Nel Capitolo Generale XXIII, le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno preso come tema
Essere oggi con i giovani casa che evangelizza che hanno tradotto in tre scelte
chiare in chiave di conversione pastorale. Esse sono state formulate tenendo
conto delle parole chiave del tema del Capitolo: a) Trasformate dallincontro. b)
Insieme con i giovani. c) Missionarie di speranza e di gioia. Ad ogni scelta fanno
seguito delle linnee di azione allinsegna della concretezza.

Concludo. La ferma certezza dessere amati da Dio al centro della nostra


vocazione. Siamo chiamati ad essere segni e portatori dellAmore di Dio e del DioAmore, segni tangibili della presenza del Regno di Dio, un anticipo della gioia
eterna del cielo. Ma solo se la nostra testimonianza gioiosa, radiante, sar
feconda e attrarremo i giovani a Cristo. E la gioia autentica se scaturisce dal
cuore, se nasce da Dio, e si nutre di una vita di preghiera, della meditazione della
Parola di Dio, della celebrazione dei sacramenti e della fraternit.

Don Pascual Chvez V., sdb

BELLEZZA E VALIDIT DELLA VITA CONSACRATA OGGI!

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