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DANTE

FRA IL SETTECENTOCINQUANTENARIO
DELLA NASCITA (2015) E IL SETTECENTENARIO
DELLA MORTE (2021)
Atti delle Celebrazioni in Senato, del Forum
e del Convegno internazionale di Roma: maggio-ottobre 2015
a cura di
ENRICO MALATO e ANDREA MAZZUCCHI

tomo i

S
SALERNO EDITRICE
ROMA

Eventi realizzati su iniziativa e a cura del


Centro Pio Rajna e della Casa di Dante in Roma
Con il sostegno di Livio Ambrogio
grande cultore di Dante e collezionista
di cose dantesche

ISBN 978-88-6973-180-8
Tutti i diritti riservati - All rights reserved

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Andrea Tabarroni
AMBIENTI CULTURALI PROSSIMI A DANTE
NELLESILIO: LO STUDIO BOLOGNESE
DI ARTI E MEDICINA

Debbo esordire con una captatio: non potr esser pari al compito assegnatomi dagli organizzatori di trattare in modo esauriente il
tema degli ambienti culturali prossimi a Dante nellesilio. Me lo
impediscono, oltre ai limiti soggettivi, anche quelli oggettivi ssati
dal poco, ancora troppo poco, che sappiamo con certezza intorno alle
tappe, alla cronologia e alle condizioni materiali e intellettuali dellesilio quasi ventennale del poeta.1 Intendo quindi sfruttare appieno la
formula felice della prossimit culturale per evitare di impegnarmi
a discutere le varie ipotesi biograche ancora di recente rilanciate, o
nuovamente avanzate, sui possibili soggiorni di Dante durante lesilio presso centri urbani culturalmente rilevanti come Lucca, Treviso,
Padova, Venezia, Verona o la stessa Bologna.2
Di pi: il mio contributo sar limitato di fatto a un solo ambiente
culturale, per quanto ben denito dal punto di vista geograco e istituzionale, quello costituito dallo Studio di medicina e arti di Bologna.
Di l dalla possibilit che Dante abbia effettivamente frequentato
questo ambiente ci che potrebbe essere avvenuto gi intorno al
1286, al tempo del sonetto sulla Garisenda, o ancora nel 1293-95, nel
momento della scoperta della donna gentile, e secondo autorevoli
1. Signicativo il confronto, a documentare da un lato la ricchezza delle implicazioni
psicologiche, politiche e letterarie della tormentata vicenda dellesilio e dallaltro la
scarsit delle attestazioni sicure su cui basare unattendibile ricostruzione, delle due
sintesi pi recenti sulla vita di Dante: M. Santagata, Dante. Il romanzo della sua vita,
Milano, Mondadori, 2012, e G. Inglese, Vita di Dante. Una biograa possibile, Roma, Carocci, 2015, cui occorre senzaltro afancare le indagini riunite in G. Indizio, Problemi
di biograa dantesca, pres. di M. Santagata, Ravenna, Longo, 2014.
2. Per Bologna (ne 1304-inizio 1306), Padova, Venezia e Treviso (1303-4, in relazione al primo soggiorno veronese) si veda G. Indizio, Le tappe venete dellesilio di Dante,
in Miscellanea marciana , xix 2004, pp. 35-64, ora anche in Id., Problemi di biograa,
cit., pp. 93-114; per Lucca (1308) cfr. Santagata, Dante, cit., pp. 171-82, e Inglese, Vita
di Dante, cit., p. 91.

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studiosi anche nel 1304-6, quando era intento alla composizione di
De vulgari e Convivio , di l dalla verosimiglianza di queste ipotesi,
peraltro ancora non sufcientemente dimostrate, mi pare si possa tuttavia sostenere che lo Studio bolognese di medicina e arti sia da annoverare a pieno titolo tra gli ambienti culturali prossimi a Dante nellesilio.3
Cercher pi avanti di portare qualche sostegno a questa mia affermazione, ma prima credo sia utile dedicare un poco di attenzione
alla realt storica e istituzionale che vorrei considerare. Gli anni scanditi dalla vicenda umana di Dante, dal 1265 al 1321, sono anche quelli che segnano infatti la prima affermazione e in seguito il faticoso
processo di riconoscimento pubblico del secondo Studio a Bologna,
dopo quello gi da oltre un secolo famoso di diritto civile e canonico.
1. Lo Studio bolognese di medicina e arti
A partire per lo meno dagli esordi del Duecento erano attive a Bologna scuole di medicina e di arti (logica, grammatica e astrologia, in
primo luogo) che rilasciavano titoli di studio sempre pi ambiti. Lungo tutta la seconda met del secolo studenti e maestri impegnati in
queste scuole produssero uno sforzo notevole per ottenere il neces3. Il sonetto sulla Garisenda, pur tuttora enigmatico, viene solitamente ricondotto
a unesperienza diretta dellautore (su questo insiste in modo particolare S. Natale, Il
sonetto della Garisenda visto da Strada Maggiore, in Lettere italiane , lxiii 2011, pp. 41647); si suole supporre un soggiorno a Bologna negli anni 1293-95 in connessione con
i trenta mesi dedicati alla frequentazione dantesca delle scuole dei religiosi e delle
disputazioni delli losofanti (Conv., ii 12 7), ma senza necessit secondo A. Pegoretti, Filosofanti, in Le tre corone , ii 2015, pp. 11-70 (con ampia bibliograa); inne
su Bologna come luogo di composizione dei due trattati losoci incompiuti si veda
soprattutto M. Tavoni, Introduzione a Dante Alighieri, De vulgari eloquentia, a cura di
M.T., in Id., Opere, dir. M. Santagata, Milano, Mondadori, i 2011, pp. 1067-1116, alle
pp. 1113-16; G. Fioravanti, Introduzione a Dante Alighieri, Convivio, a cura di G.F., in
Id., Opere, cit., ii 2014, pp. 5-79, alle pp. pp. 13-18, e ancora M. Tavoni, Convivio e De vulgari eloquentia: Dante esule, losofo laico e teorico del volgare, in Nuova Rivista di letteratura
italiana , xvii 2014, pp. 1-54, e Id., Qualche idea su Dante, Bologna, Il Mulino, 2015, pp.
227-49; si dichiara invece non convinto E. Fenzi, Introduzione a Dante Alighieri, De
vulgari eloquentia, a cura di E.F., con la collab. di L. Formisano e F. Montuori, Roma,
Salerno Editrice, 2012, pp. xix-lxii, alle pp. xxiii-xxiv; su posizioni scettiche Inglese,
Vita di Dante, cit., p. 83.

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sario riconoscimento come corpo giuridico da parte del Comune.4 A
questo sforzo si opposero con tenacia i rappresentanti dello Studio
di diritto che, forti di una tradizione universalmente affermata, anche a prezzo di precedenti lunghi conitti, avevano ottenuto, come
studenti (lUniversitas scholarium), un consistente pacchetto di privilegi
giuridici e sociali adeguato del resto alla loro condizione di forestieri che innescavano il principale volano delleconomia cittadina e
come maestri (i domini legum, specie quelli di origine bolognese riuniti nel Collegium doctorum), una solida integrazione con il ceto politico
dominante, poich tra loro comparivano sia gli eredi delle famiglie
dellaristocrazia urbana e del contado, precedentemente affermatasi
allepoca del regime consolare, sia i membri delle nuove lites emergenti che governavano il Comune, riunite nel Popolo e nelle Societ
delle Arti.5
In questa lotta per il riconoscimento istituzionale (e politico) il
futuro Studio di medicina e arti dovette gradualmente elaborare le
proprie norme, la propria organizzazione, le proprie pratiche didattiche, i propri valori culturali in una parola, la propria identit in
tensione costante, fatta di contrasto e di imitazione, con lo Studio di
4. Sulla fase iniziale dellinsegnamento di medicina e arti a Bologna nel XIII secolo
rimane ancora imprescindibile N. Siraisi, Taddeo Alderotti and His Pupils. Two Generations of Italian Medical Learning, Princeton, Princeton Univ. Press, 1981. Non si dispone,
tuttavia, di una ricostruzione delle vicende politico-istituzionali relative al sorgere
del secondo studium bolognese, sul modello delle ricerche magistralmente condotte
da G. Rossi, Universitas scholarium e comune (secc. XII-XIV), in Studi e memorie per
la storia dellUniversit di Bologna , n.s., i 1956, pp. 173-266 (ora anche in Id., Studi e
testi di storia giuridica medievale, a cura di G. Gualandi e N. Sarti, Milano, Giuffr, 1997,
pp. 141-264). In ci che segue anticipo il quadro sintetico che comparir a breve per Il
Mulino, in un volume su La losoa in Italia al tempo di Dante, a cura di Carla Casagrande
e Gianfranco Fioravanti.
5. Lo studio fondamentale quello di Rossi, Universitas scholarium, cit. Il migliore
inquadramento storico sul ruolo politico dei giuristi nellItalia medievale fornito da
E. Brambilla, Genealogie del sapere. Universit, professioni giuridiche e nobilt togata in Italia
(XIII-XVII secolo), Milano, Unicopli, 2005, e soprattutto da S. Menzinger, Giuristi e
politica nei Comuni di popolo. Siena, Perugia e Bologna: tre governi a confronto, Roma, Viella,
2006. Pi specicamente sul caso bolognese si veda G. Milani, Bolognas Two Exclusions
and the Power of Law Experts, e N. Wandruszka, Die soziale Herkunft bologneser Juristen
(12. bis 14. Jh.), entrambi in Europa und seine Regionen. 2000 Jahre Rechtsgeschichte, hrsg.
von A. Bauer und K.H.L. Welker, Kln-Weimar-Wien, Bhlau, 2007, risp. alle pp.
123-38 e 157-86.

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diritto e allinterno di una societ cittadina in quegli anni profondamente travagliata da fratture, da spinte e controspinte, di natura sia
interna che esterna: i conitti tra le fazioni dei guel e dei ghibellini
(Geremei e Lambertazzi), il contrasto sociale tra magnati e Popolo,
il gioco degli schieramenti nello scacchiere regionale e in quello internazionale, la lotta per la prevalenza economica e militare sui rivali
nel territorio e sui concorrenti in ambito industriale e mercantile.6
Nel corso di tale processo, per cos dire, di emancipazione accademica, le originarie scuole di medicina e arti si trasformarono
in un vero e proprio Studio, in cui trovava spazio per la prima volta
in Italia, sul modello parigino, linsegnamento istituzionale delle discipline losoche nella restaurata tradizione aristotelica. E fu proprio nellultimo decennio del Duecento, quando Dante afferma di
aver intrapreso a frequentarne le disputazioni, che i losofanti
italiani, tra i quali forse Giacomo da Pistoia e certamente Gentile
da Cingoli, poterono ottenere a Bologna un primo riconoscimento
professionale, allinterno dello Studio di medicina.7 La caratteristica
peculiare dellinsegnamento losoco in Italia appunto costituita
dallo stretto connubio con la medicina, che dal canto suo, sviluppa a
Bologna, e poi a Padova, Siena e Perugia, una particolare attenzione
per le questioni metodologiche, per linquadramento scientico delle esperienze e della pratica, per il confronto e la conciliazione con
la tradizione losoca.8 In questo ambiente accademico il regolare
6. Una sintesi agile, ma aggiornata e afdabile, della storia bolognese nel Medioevo
fornita da G. Milani, Bologna, Spoleto, Cisam, 2012; si veda inoltre la rassegna delle
acquisizioni storigrache pi recenti in M. Giansante, Ancora magnati e popolani. Riessioni in margine a Politics and Justice di Sarah R. Blanshei, in Archivio storico italiano ,
171 2013, pp. 548-70.
7. Cfr. Linsegnamento della logica a Bologna nel XIV secolo, a cura di D. Buzzetti, M.
Ferriani, A. Tabarroni, Bologna, Ist. per la Storia dellUniversit di Bologna, 1992.
8. Per un primo orientamento si veda P.-G. Ottosson, Scholastic Medicine and Philosophy. A Study of Commentaries on Galens Tegni (1300-1450), Napoli, Bibliopolis, 1984; J.
Agrimi-C. Crisciani, Edocere medicos. Medicina scolastica nei secoli XIII-XV, Milano-Napoli, Guerini- Ist. it. per gli studi losoci, 1988; N. Siraisi, Medicine and the Italian
Universities, 1250-1600, Leiden, Brill, 2001; C. Crisciani, Medicine and Philosophy in the
Middle Ages. Sisters, Companions, Rivals, in Medical Ethics. Premodern Negotiations between
Medicine and Philosophy, ed. by M. Gadebusch Bondio, Stuttgart, Springer Verlag,
2014, pp. 29-46.

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percorso didattico prevedeva dunque lo studio della logica e della
losoa naturale in preparazione della medicina, come del resto si
trova esplicitamente attestato alla ne del secolo (e comunque prima
del 1306) in un sermo pro conventuando in medicina, di cui promotore
Braccino da Pistoia:
Il maestro Biagio di Boemia, a onor del quale celebriamo cos degnamente la
presente cerimonia di laurea, volendo sin da principio fregiarsi della scienza
della medicina e facendo tesoro di ci che dice Averro nel proemio del Colliget, secondo cui chi vuole apprenderla deve essere del numero di coloro che
hanno studiato i fondamenti delle scienze naturali, dapprima si dedic allo
studio della dialettica e della losoa e solo in seguito si trasfer alla disciplina
medica [. . .].9

2. La tentazione: linvito dello Studio bolognese nelle Egloghe


Che rapporti intrattenne Dante con questo ambiente culturale?
Sotto quale luce dovette apparirgli nelle varie fasi e tappe del suo
esilio? Cominciamo dalla ne: che lo Studio potesse anche rappresentare per lui un attraente richiamo, lo desumiamo dallo scambio
poetico con Giovanni del Virgilio.
Nella sua egloga responsiva, imboccando a sua volta le tenui canne
dei pastori, il vocalis verna Maronis tenta di rivestire lambiente cittadino bolognese dei tratti agresti propri del genere bucolico.10
9. C. Piana, Nuove ricerche su le Universit di Bologna e di Parma, Quaracchi, Collegio S.
Bonaventura, 1966, pp. 5-6: Magister ergo Blasius de Boemia etc. pro cuius honore
presentem conventionem dignissime celebramus ex primordio adoptans medicinali
scientie decorari et cavens dictum Averoys in prohemio Colliget quod oportet quod
discere volentes eam sint de illis qui studuerunt in radicibus naturalium scientiarum,
primum in dyalectica et philosophya sufcienter studuit post quas se transferens ad
medicinalem [. . .] (trad. mia). Su Braccino da Pistoia, che nel 1306 fu chiamato a Siena
insieme con Dino del Garbo, cfr. A. Tabarroni, Gentile da Cingoli e Angelo dArezzo sul
Peryermenias e i maestri di logica a Bologna agli inizi del XIV secolo, in Linsegnamento della logica, cit., p. 412, e P. Nardi, Linsegnamento superiore a Siena nei secoli XI-XIV. Tentativi e realizzazioni dalle origini alla fondazione dello Studio generale, Milano, Giuffr, 1996, pp. 97-104.
10. Per il testo delle Egloghe faccio riferimento alla pi recente edizione di Marco
Petoletti, in Dante Alighieri, Epistole. Egloge. Questio de aqua et terra, a cura di M. Baglio, L. Azzetta, M.P., M. Rinaldi, intr. di A. Mazzucchi, Roma, Salerno Editrice,
2016, pp. 489-650.

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Con ripresa del canto xviii dellInferno, la nzione poetica viene in
esordio collocata in un antro naturale sub inriguos colles, ubi Sarpina Rheno / obvia t, viridi niveos interlita crines / nympha procax (Egl., iii 1-3), cio appunto a Bologna. Nei 97 versi nuovamente
indirizzati a Dante il magister bolognese muta la precedente richiesta
in un invito a tratti accorato e pressante: che lesule orentino, in
attesa di cogliere il meritato premio dellalloro presso lArno, venga
a Bologna e si lasci onorare dai tanti che lo ammirano e non chiedono di meglio che ascoltare dalla sua viva voce la lezione del suo
canto.11 Nellegloga di Giovanni infatti Bologna che chiama Dante
( Ut venias, locus ipse vocat ), sono le sue stesse scuole, ove vige,
secondo le glosse allegoriche riportate nello Zibaldone laurenziano
autografo di Boccaccio, lo studio indefesso ( Fons humidus intus /
Antra rigat ), ventilato dalle favole dei poeti ( virgulta abellant ),
soffuso dal profumo della losoa ( circiter origanum redolet ) e
dal papavero che induce incanto, generando un dolce oblio ( herba
papaveris est, oblivia, qualiter aiunt, / grata creans ) a detta di medici
e poeti.12 Qui dice Giovanni non ti far difetto alcun piacere intellettuale ( Nulla est cessura voluptas ), e tutti, discepoli e maestri,
non vedono lora di ammirarti ( Huc ades, huc venient, qui te pervisere gliscent / Parrasii iuvenesque senes , Egl., iii 66-67).
Come noto, nella sua seconda egloga, giunta forse postuma al
destinatario, Dante risponde mostrando di intendere questo promettente invito accademico come una sorta di richiamo delle Sirene
e trasformando la grotta naturale decantata da Giovanni negli aridi
sassi dei Ciclopi, nellantro etneo di Polifemo, che tiene in serbo per
11. Egl., iii 68-69: Parrasii iuvenesque senes, et carmina leti / qui nova mirari cupiantque antiqua doceri ; si noti che il verbo doceri, sia esso riferito alla poesia classica,
come vuole Emilio Cecchini (in Dante Alighieri, Egloge, a cura di E. Cecchini, in Id.,
Opere minori, a cura di P.V. Mengaldo et al., Milano-Napoli, Ricciardi, vol. ii 1979, pp.
655-89, a p. 679) o ai versi antichi, cio latini, di Dante, come pensano i pi recenti
editori, andr comunque ricollegato ad unattivit dinsegnamento presso lo Studio.
12. Egl., iii 52-55. Per quanto meccanica e persino forzata lesegesi allegorica del glossatore possa suonare alla nostra sensibilit, rimane indubbio che la prima ricezione dello
scambio bucolico ne abbia individuato con certezza lo sfondo accademico. Secondo Petoletti queste glosse provengono da un ambiente di scuola da collocare con altissimo grado
di probabilit proprio nelle aree frequentate da Giovanni del Virgilio e da Dante negli
anni estremi della sua vita: la Romagna (Dante Alighieri, Epistole. Egloge, cit., p. 632).

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lui la miserevole sorte di Aci, smembrato dinanzi agli occhi sconvolti
della sua Galatea. Ma se il motivo della reazione negativa dellesule a
Ravenna certamente di ordine politico sia esso o meno da riconoscere nella minaccia portata dalla designazione di Fulcieri da Calboli
come capitano del popolo a Bologna per il secondo semestre del
1321 , si pu cogliere tuttavia, pur nella ripulsa, un moto sincero di
adesione da parte di Dante: Sed quanquam viridi sint postponenda
Pelori / Ethnica saxa solo, Mopsum visurus adirem / hic grege dimisso, ni te, Polipheme, timerem (Egl., iv 73-75).13
Dante dunque non insensibile al canto delle Sirene. Come nel
sogno della femmina balba, anche qui come l Virgilio con li occhi tti pur in quella onesta (Purg., xix 30) anche qui, dicevo, occorre qualcuno che induca il disincanto. Il compito assunto da Alfesibeo, il medico certaldese Feduccio Milotti, sodale di Titiro, che
nella parte iniziale dellegloga mette in dubbio con accenti losoci che lEtna, cio Bologna, sia il luogo naturale in cui risiedere per
Mopso (Giovanni del Virgilio).14 Quando avr poi ascoltato il canto
magicamente riprodotto in forma articolata dal auto di Melibeo,
toccher ancora a lui mettere in guardia lamico pastore. Quel mirabile articio per lui opera di un dio: il auto canoro del giovane
pastore come le canne parlanti nate dalla buca del terreno a cui il
servo di re Mida sussurr limbarazzante segreto delle orecchie asinine del suo padrone.15 Titiro non deve credere allingannevole lusinga
( fortunate senex, falso ne crede favori , v. 55): la meravigliosa riproduzione della voce umana nasconde uninsidia, e chi non se ne avvede par di capire rischia di ritrovarsi le tempie ornate non gi del
divino alloro, bens del mostruoso contrassegno di Mida, che aveva
giudicato Pan migliore artista di Apollo.16
13. Lidenticazione, cos a lungo discussa, di Polifemo con Fulcieri da Calboli viene
ormai accolta senza troppi dubbi dagli interventi pi recenti: si veda G. Albanese,
Introduzione a Dante Alighieri, Egloge, a cura di G.A., in Id., Opere, cit., ii 2014, pp. 1595621; M. Petoletti in Id., Epistole. Egloge, cit., p. 623, e P. Pontari, Sulla dimora di Dante a
Forl: Pellegrino Calvi, Benvenuto da Imola e Biondo Flavio, in Studi danteschi , lxxx 2015,
pp. 183-241, in partic. alle pp. 185-87.
14. Egl., iv 16-27.
15. Egl., iv 50-53, con riferimento a Ovidio, Met., xi 85-193.
16. Rileva in questo intreccio la vena sottilmente parodica dellispirazione dantesca

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Ed inne sempre Alfesibeo rievocando con orrore le fauci insanguinate di Polifemo a scongiurare il suo vecchio sodale di non
cedere ad un desiderio cos infausto ( dira voluptas , in consapevole
antitesi al piacere intellettuale promesso dal maestro bolognese), di
non farsi rinchiudere il capo tra Savena e Reno, quando gi per quel
capo illustre il potatore divino sta ritagliando le sempreverdi fronde.17 Titiro accondiscende con un silenzioso sorriso allappello accorato dellamico pastore, ma lefcacia stessa della perorazione prova
della sua necessit. Dante veramente tentato dallinvito del maestro
bolognese, ma non crede alle rassicurazioni del suo corrispondente poetico, che aveva chiamato a garanzia della sua incolumit ogni
grado della gerarchia accademica ( namque dem celse concusso
vertice pinus / galdifereque etiam quercusque arbusta dedere ).18
Nello scambio poetico estremo tra Dante e Giovanni del Virgilio si
prola dunque un invito allesule orentino da parte dello Studio bolognese di arti e medicina, un invito se dobbiamo prestar fede al maestro di grammatica che non ha valore soltanto personale, ma che
esprime unaspirazione condivisa allinterno dellambiente accademico. Sappiamo del resto che a Bologna Dante pu contare su convinti
estimatori.19 Linvito fu respinto, e la morte inattesa del poeta sbarr
la strada ad eventuali ulteriori offerte, ma non si pu fare a meno di
notare che a nemmeno un anno di distanza dallultimo diniego dantesco, tutti i protagonisti dellarcadica nzione si trovano riuniti proprio
a Bologna: Mopso (Giovanni del Virgilio), eletto dagli studenti, tiene
il corso di retorica salariato dal Comune, Guido Novello da Polenta
il callido Iolla che sorveglia nascosto il dialogo dei pastori
Capitano del Popolo, e lo stesso Alfesibeo (Feduccio Milotti) viene
ospitato in casa di Mondino de Liuzzi, medico come Feduccio e reggente nello Studio come Giovanni del Virgilio. Quanto a Melibeo, il
G.P. Raffa, Dantes Mocking Pastoral Muse, in Dante studies , civ 1996, pp. 271-91.
17. Egl., iv 84-87, con implicito richiamo ad Apollo invocato in Par., i 13-15 e 22-27, e
allormai conquistata conclusione del poema sacro.
18. Egl., iii 73-74: anche qui le glosse dello Zibaldone laurenziano sciolgono lallegoria in senso accademico ( idest maiores, mediocres et minores te duciant ).
19. Cfr. per tutti S. Bellomo, Primi cultori di Dante a Bologna, in Bologna nel Medioevo.
Atti del Convegno di Bologna, 28-29 ottobre 2002, Bologna, Ptron, 2004, pp. 207-22.

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notaio orentino Dino Perini, esule come Dante, era probabilmente
solito spostarsi anche in precedenza tra Bologna e Ravenna.20
3. Dante e Cecco dAscoli: un rapporto professionale?
Tra gli estimatori di Dante in quel periodo nello Studio bolognese di medicina vi era certamente anche Cecco dAscoli. La sua anti-Commedia dimostra nelle forme dellemulazione come in quelle
della critica e persino dello scherno la misura di unammirazione
tanto sincera quanto spesso impaziente e quasi irritata da un modello
cos arduo di poesia losocamente ispirata.21 La reazione dellAcerba, comunque si voglia giudicarne la qualit poetica, sembra consistere nel tentativo di oltrepassare Dante sul suo stesso terreno, nel porsi
come pi riuscito esperimento di scienza in versi, e da questo punto
di vista pu essere considerata come rappresentativa dellinteresse
peculiare che gli ambienti losoci e scientici bolognesi potevano
nutrire nei confronti dellopera dantesca.22
Anche con Cecco Dante sembra aver intrattenuto una corrispon20. Su Giovanni del Virgilio si veda da ultimo G. Indizio, Giovanni del Virgilio maestro
e dantista minore, in Studi danteschi , lxxvii 2012, pp. 311-39 (e poi in Id., Problemi di
biograa, cit., pp. 449-69); su Guido Novello da Polenta, vd. ora E. Angiolini, Guido da
Polenta, in Dizionario biograco degli Italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana,
lxxxiv 2015, ed. on line: http://www.treccani.it/enciclopedia/guido-da-polenta_(Dizionario_Biograco)/ (consultata il 14.5.2016); per notizie biograche su Feduccio (o
Fiduccio) de Milotti occorre rifarsi ancora a G. Livi, Feduccio de Milotti medico certaldese,
caro a Dante, esule a Ravenna, in Miscellanea storica della Valdelsa , xxxv 1927, pp.
17-33; le scarne notizie su Dino Perini sono raccolte da A. Ciotti, Perini, Dino, in Enciclopedia Dantesca, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, v 1973, pp. 420-21.
21. Cfr. G. Frasca, I voglio qui che l quare covi il quia . Cecco dAscoli avversario di
Dante, in Dante e la scienza. Atti del Convegno internazionale di Ravenna, 28-30 maggio
1993, a cura di P. Boyde e V. Russo, Ravenna, Longo, 1995, pp. 243-63. A mio parere,
per inquadrare i rapporti tra Cecco e Dante non ci si dovrebbe troppo afdare alla
sfrontata invettiva di Acerba, iv 13 4668-86 ( Qui non se canta al modo de le rane
[. . .] ), con lostentata opposizione tra il vero stabiliano e le ane e le fabulle
dantesche: la scelta di personaggi ed episodi dellInferno che vorrebbe esemplicare
il modo del poeta che nge, imaginando, cose vane tradisce un punto dosservazione marcatamente bolognese e romagnolo (cui non sono estranei, a ben vedere,
nemmeno i casi del Conte Ugolino e di Vanni Fucci) e sembra quindi orientata a
delegittimare Dante presso il pubblico locale soprattutto dal punto di vista politico.
22. Tra gli ultimi interventi sul rapporto tra Cecco e Dante si segnalano, S. Ferrilli,
Archeologia della critica stabiliana. Cecco dAscoli tra i difensori di Dante, in Linguistica e

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denza, questa volta losoca, se dobbiamo prestar fede alla testimonianza dello stesso Ascolano, che nel xii capitolo del libro ii dellAcerba, a proposito della vessata questione della nobilt, propone in una
mossa un tipico problema medico-losoco: 23
Ma qui me scrisse dubitando Dante:
Son due gliuoli nati in uno parto,
E pi gentil si mostra quel dinante,
E ci converso, si come gi vedi.
Torno a Ravenna e di l non mi parto:
Dimmi, Ascolano, quel che tu ne credi.24

La risposta di Cecco inaugurata da un richiamo a quella stessa autorit del Centiloquium dello pseudo-Tolomeo cui anche Dante si riferisce e forse durante quegli stessi mesi ravennati nella Questio
e che traspare in ligrana anche in Par., ii 64-66 ( la spera ottava vi
dimostra molti / lumi, li quali e nel quale e nel quanto / notar si
posson di diversi volti ); si tratta del famoso verbum nonum dedicato
alle immagini astrologiche: Vultus huius saeculi sunt subiecti vultibus caelestibus .25 Essa rappresenta in certo modo il marchio della
nuova scienza delle immagini, modello di una forma di razionalit
scientica che a Bologna (come a Parigi, Padova e Montpellier) in
quel tempo si proponeva di ricostruire una teoria delluniverso come totalit causalmente connessa, pur tentando di mantenere aperto
alliniziativa umana lo spazio della dimensione etica: 26
letteratura , xxxix 2014, pp. 173-210, e S.B. Fabian, Correcting the Comedy with Applied
Astrology, New York, Columbia Univ. dissertation, 2014.
23. Sul contesto e sul merito di questa discussione tra Cecco e Dante si veda P.
Borsa, Sub nomine nobilitatis : Dante e Bartolo da Sassoferrato, in Studi dedicati a
Gennaro Barbarisi, a cura di C. Berra e M. Mari, Milano, Cuem, 2007, pp. 59-121, alle
pp. 80-82. D conto delle discussioni mediche sul problema dellereditariet M. van
der Lugt, Les maladies hrditaires dans la pense scolastique (XIIe-XVIe sicles), in Lhrdit
entre Moyen ge et poque Moderne. Perspective historiques, d. par M. van der Lugt e C.
Miramon, Firenze, Sismel-Edizioni del Galluzzo, 2008, pp. 273-420.
24. Acerba, ii 12 1439-44; per il testo ho seguito Cecco dAscoli (Francesco Stabili), LAcerba (Acerba etas), a cura di M. Albertazzi, Lavis, La Finestra, 2002.
25. Cfr. il commento di M. Rinaldi a Dante Alighieri, Questio, xxi 72, in Id., Epistole. Egloge, cit., pp. 738-39.
26. Cfr. N. Weill-Parot, Causalit astrale et science des images au Moyen ge: lments
de rexion, in Revue dhistoire des sciences , lii 1999, pp. 207-40, in partic. a p. 225;

336

ambienti culturali prossimi a dante nellesilio


Rescrissi a Dante, intendi tu che legi:
Fanno li cieli per diversi aspetti,
Secondo il mio losofo che pregi,
Per qualit delle diverse mustre
In un concepto varati effetti,
Secondo quelli channo lalme lustre.27

Vale forse notare, nella risposta di Cecco, lo speciale segno di riconoscimento indirizzato a Dante come pregiatore di Tolomeo, un
riconoscimento che si potrebbe denire di natura professionale e
che ci conduce a porre la questione fondamentale nellesaminare i
rapporti di Dante con lo Studio bolognese di medicina e arti: posto
che in quellambiente si trovava collocata in modo allora preminente
in Italia una comunit professionale di philosophi, cio di specialisti
della scienza aristotelica strettamente collegata allinsegnamento della medicina, lesule orentino poteva in qualche modo considerarsi
ed essere considerato parte di quella comunit?28
La domanda coinvolge direttamente il problema del rapporto di
Dante con la losoa e soprattutto quello della sua autocoscienza di
losofo. Non difcile notare, ed stato in effetti notato, dal Convivio
Id., Les Images astrologiques au Moyen ge et la Renaissance. Spculations intellectuelles
et pratiques magiques (XIIe-XVe sicle), Paris, Champion, 2002, pp. 416-18 e 562-64; J.-P.
Boudet, Nature et contre-nature dans lastrologie mdivale. Le cas du Centiloquium du Pseudo-Ptolme, in La nature comme source de la morale au Moyen ge, d. par M. van der Lugt,
Firenze, Sismel-Edizioni del Galluzzo, 2014, pp. 383-410; Id., Astrology between Rational
Science and Divine Inspiration. The Pseudo-Ptolemys Centiloquium, in Dialogues among Books
in Medieval Western Magic and Divination, ed. by S. Rapisarda and E. Niblaeus, ivi, id.,
2014, pp. 47-73.
27. Acerba, ii 12 1445-50.
28. Ma di professione per il losofo si pu parlare secondo Dante non come la
intende colui ch amico di scienza per utilitade (Conv., iii 11 10) a cui sono rivolti
quegli sferzanti accenti di Conv., iv 27 8-9, che paiono essere diretti in prima istanza
proprio contro lo Studio bolognese , ma solo nel senso di chi si dedica a dispensare
quello pane orzato del quale si satolleranno migliaia (e sulla concezione dantesca
del pane della losoa si veda il prezioso contributo di L. Bianchi, Noli comedere panem philosophorum inutiliter . Dante Alighieri and John of Jandun on Philosophical Bread, in
Tijdschrift voor Filosoe , lxxv 2013, pp. 335-55). Da questo punto di vista il rapporto
che si viene indagando di Dante con lo Studio bolognese di medicina e arti si mantiene
sempre su un piano ambivalente di afnit e di ripulsa, di cui le Egloghe portano evidente testimonianza, come verr messo in rilievo qui in conclusione.

337

andrea tabarroni
alla Monarchia una differenza sostanziale di atteggiamento in questo
senso.29 Se infatti nel prosimetro lautore si propone come un seguace della donna gentile, che non degno tuttavia di sedere alla tavola
ove si apparecchia il pane degli angeli, nel trattato politico si possono
invece cogliere aperte rivendicazioni di appartenenza alla categoria,
che accreditano lautore come qualcuno che in grado di compiere lattivit losoca, di losofare in prima persona.30 Si veda ad
esempio Mon., i 9 2, dove nel contesto della quinta argomentazione
a favore della monarchia universale si propone lordine astronomico
a modello dellorganizzazione politica del genere umano, senzaltro
assumendo che lordine dei cieli patente agli occhi del losofo: ut
phylosophando evidentissime humana ratio deprehendit, si vere sillogizatum est . Si veda ancora Mon., ii 2 3, un passo cruciale poich
inserito nella denizione del principio su cui si regge tutta largomentazione del secondo libro, dove si afferma che la regione celeste
lo strumento perfetto dellarte divina, ut ex hiis patet que de celo
phylosophamur .31 Ma soprattutto nel prologo al primo libro che
Dante si pone alla medesima altezza di Aristotele, Cicerone ed Euclide, rivendicando a s il compito di trarre dai suoi nascondigli la notitia
utilissima della monarchia universale.

29. Cfr. P. Chiesa-A. Tabarroni, Introduzione a Dante Alighieri, Monarchia, a cura


di P.C. e A.T., con la collab. di D. Ellero, Roma, Salerno Editrice, 2013, pp. xix-lxxxvi,
alle pp. xxii-xxv.
30. Secondo Gianfranco Fioravanti il mutamento di atteggiamento nei confronti del
fare losoa si rende sensibile allaltezza di Conv., iv, con la trattazione della questione
della nobilt: Dante comincia a fare autonomamente losoa nel quarto trattato.
Qui, sia nella canzone che nel commento, si procede davvero in modo sottile: non
pi parole di soavit e di dolcezza, n apparizioni di spiritelli gentili, n sospiri che
escono dal cuore, n elogi e allegorie di donna Filosoa ma un procedere lento ed
analitico, in grado di non tralasciare alcuna delle questioni che possono sorgere durante la esposizione del tema prescelto (G. Fioravanti, Il Convivio e il suo pubblico,
in Le forme e la storia , vii 2014, pp. 13-21, a p. 16). Ricordo che per Fioravanti Dante
compone il Convivio tra Bologna e Lucca nel 1304-8 (Fioravanti, Introduzione a Dante
Alighieri, Convivio, cit., pp. 9-19).
31. Cfr. P. Chiesa-A. Tabarroni, Dante demonstrator nel secondo libro della Monarchia,
in Leggere Dante oggi. I testi, lesegesi. Atti del Convegno-seminario di Roma, 25-27 ottobre
2010, a cura di E. Malato e A. Mazzucchi, Roma, Salerno Editrice, 2012, pp. 141-62.

338

ambienti culturali prossimi a dante nellesilio


4. Galeno nella Monarchia
Unulteriore signicativa traccia di competenza losoca (che, come si detto, in Italia e in particolare a Bologna si univa strettamente
con quella medica) pu essere rinvenuta nel trattato politico, ma
stata sin qui trascurata a causa di unerrata identicazione della fonte.
Nel xiii capitolo del primo libro Dante intende nuovamente dimostrare il primato politico del monarca universale in virt della sua
optima dispositio rispetto alla giustizia, riprendendo una linea argomentativa gi ampiamente sviluppata nel capitolo xi. Il ragionamento poggia sul principio secondo cui il processo causale sempre
di tipo comunicativo poich si fonda sullassimilazione a s dellagente nei confronti del paziente ( in omni actione principaliter intenditur ab agente [. . .] propriam similitudinem explicare , Mon., i 13 1).
Per questo la vera persuasione si ottiene pi con i fatti che con le parole. Il monarca, in virt del suo stesso primato, si trova necessariamente meglio disposto di chiunque altro a esercitare la giustizia e
pu quindi meglio di tutti rendere giusti ogni altro legislatore e governante. infatti la sua stessa condizione di suprema autorit che gli
sottrae ogni possibile brama di conquista, e questa condizione di immunit da ogni possibile cupiditas lo rende meglio di tutti disposto
verso la giustizia, cui lavidit si oppone come principale ostacolo e
principio corruttivo. Proprio come accade in ambito conoscitivo, dove chi immune dallerrore meglio disposto ad accogliere la verit.
Questultima affermazione avvalorata da Dante con un riferimento
implicito ad Averro ( facilius et perfectius veniunt ad habitum
phylosophice veritatis qui nichil unquam audiverunt, quam qui audiverunt per tempora et falsis opinionibus imbuti sunt , Mon., i 13 6),
cui si fa seguito una citazione esplicita, lunica presente in tutto il
corpus dantesco, di Galeno: Propter quod bene Galienus inquit tales
duplici tempore indigere ad scientiam acquirendam .32
32. Lallusione a un passo del grande commento di Averro a Met., ii 3 995a, quale
si pu leggere in Aristotelis Opera cum Averrois Commentariis, vol. viii. Metaphysica,
Venetiis apud Junctas, 1572, comm. 14 f. 34 lett. I, ed riportato anche dalle Auctoritates
Aristotelis (cfr. J. Hamesse, Les Auctoritates Aristotelis: un orilge medieval. tude historique
et dition critique, Lovain-Paris, Publications Universitaires-Nauwelaerts, 1974, p. 120:
Consuetudo audiendi apologos et fabulas magnum est impedimentum in cognitione

339

andrea tabarroni
Il passo, sulla scorta degli studi pionieristici di Edward Moore sulle
fonti dantesche, stato sin qui riferito al decimo capitolo di un breve
trattato di morale psicosomatica che il medico di Pergamo compose
su richiesta di un proprio allievo, il De cognoscendis curandisque animi
morbis, noto anche sotto il titolo De propriorum animi cuiuslibet affectuum
dignotione et curatione.33 Ma lo stesso Moore avvertiva che si trattava
probabilmente di una citazione indiretta, forse fruita da Dante con la
mediazione di un orilegio. In effetti, quello che si legge nellultimo
capitolo dellopera non corrisponde pienamente al discorso dantesco: vi si trova infatti che chi si esercita nellautocontrollo razionale
ottiene col passare del tempo sempre migliori risultati, senza alcun
riferimento al piano propriamente cognitivo rispetto al quale la presenza dellerrore nella mente del discente raddoppierebbe il tempo
necessario allacquisizione della conoscenza.34 Nonostante le cautele
di Moore, la sua stessa autorit di dantista ha certamente favorito
lindiscussa ricezione della identicazione della fonte in tutte le edizioni e gli studi posteriori.35 Solo di recente Vivian Nutton, ottimo
veritatis ). Per certi versi la citazione esplicita di Galeno potrebbe apparire funzionale proprio alla volont di sviare lattenzione dal richiamo a unauctoritas piuttosto
controversa, in cui trova espressione la polemica antireligiosa di Averro, e a cui far
riferimento anche Marsilio da Padova nel primo capitolo della Dictio ii del Defensor
Pacis, ancora un contesto in cui vengono elencati gli ostacoli (impedimenta) al raggiungimento della verit scientica: cfr. M. Grignaschi, Indagine sui passi del Commento
suscettibili di aver promosso la formazione di un averroismo politico, in Laverroismo in Italia. Atti
del xl Convegno internazionale dellAccademia Nazionale dei Lincei, Roma, 18-20
aprile 1977, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1979, pp. 237-78.
33. Cfr. E. Moore, Studies in Dante. First series. Scripture and Classical Authors in Dante,
Oxford, Clarendon Press, 1896, p. 297. Dal pi recente editore critico lopera viene considerata come la prima parte di un trattato complessivo sulle passioni e gli errori dellanima, cfr. Claudi Galeni Pergameni Per psiches pathon kai hamartematon, a cura di G.
Magnaldi, Roma, Ist. Poligraco dello Stato, 1999; inquadramento storico-critico e trad.
it. in Galeno, Le passioni e gli errori dellanima. Opere morali, a cura di M. Menghi e M. Vegetti, Venezia, Marsilio, 1984 (per la traduzione di questo trattato si veda alle pp. 23-59).
34. Per comodit di raffronto cito dalla trad. latina cinquecentesca di Johann Guinter dAndernach che accompagna il testo greco nelled. di riferimento: Quippe ubi
rationis particeps anima nondum exercitata maximis etiam affectibus imperavit, magis
id duplici temporis spatio, incremento accepto, factura esse liquet (Claudii Galeni
Opera omnia, edizionem curavit d. C.G. Khn, Lipsiae, in ofcina libraria Car. Cnoblochii, 1823, to. v p. 56).
35. Mi assumo le mie responsabilit: ancora alloscuro del contributo di cui alla pros-

340

ambienti culturali prossimi a dante nellesilio


specialista di storia della medicina, ha messo in guardia gli studiosi:
loperetta galenica in questione, infatti, fu tradotta in latino a Montpellier da Armengaud Blaise, nipote di Arnaldo da Villanova, non
prima del 1297 e lipotesi di una sua ricezione cos rapida nella Monarchia risulta quindi piuttosto onerosa. Inoltre, e questo pare decisivo,
la traduzione giunge solo sino a met dellopera, tralasciando quindi
anche il decimo e ultimo capitolo con il passo in questione.36
Nutton rileva inoltre che losservazione espressa dalla citazione
dantesca tipica di Galeno, ma che difcile individuarne la precisa
collocazione in unopera che potesse esser nota a Dante. Per una
circostanza fortunata ho potuto tuttavia rinvenire la traccia giusta in
un testo conservato a Cesena nel Malatestiano D XXVI 1, al f. 109r.37
Si tratta, con tutta verosimiglianza, di un discorso in occasione di una
laurea (sermo pro conventuando) di provenienza bolognese, risalente ai
primi anni del XIV secolo: prima di consegnare il libro e di conferire
la sua benedizione paterna al neo dottore, il maestro promotore, sulla
scorta di Alfarabi, sottolinea limportanza di tre fattori per riuscire
perfetti nella scienza: lassiduit dello studio, la ricchezza dellingegno e la guida di un buon maestro.38 Se manca questultima, e si viene
sima nota, anchio sono incorso nellerrore di uninsufciente verica della fonte: cfr.
Dante Alighieri, Mon., i 13 6, ed. cit., p. 56.
36. Cfr. V. Nutton, Dante, Medicine and the Invisible Body, in Dante and the Human
Body. Eight Essays, ed. by J.C. Barnes and J. Petrie, Dublin, Four Courts Press, 2007,
pp. 43-60, con rinvio a M.R. McVaugh, Armengaud Blaise as a Translator of Galen, in
Texts and Contexts in Ancient and Medieval Science. Studies on the Occasion of John E. Murdoch
Seventieth Birthday, ed. by E. Sylla and M.R. McVaugh, Leiden, Brill, 1997, pp. 115-33.
37. un miscellaneo membranaceo di argomento medico, un tempo appartenente
alla biblioteca di Giovanni di Marco, dalla cui decorazione si pu arguire la provenienza da unofcina bolognese attiva nelle prime due decadi del Trecento (F. Lollini,
Miniature nei codici di Giovanni di Marco, in La biblioteca di un medico del Quattrocento. I codici
di Giovanni di Marco da Rimini nella biblioteca Malatestiana. Catalogo della Mostra di Cesena, Biblioteca Malatestiana [1998], a cura di A. Manfron, Torino, Allemandi, 1998,
pp. 97-152). Contiene opere di Taddeo Alderotti, Alberto Zancari e Dino del Garbo,
oltre a testi di Galeno, Avicenna e Rhazi; per la descrizione cfr. la scheda di A. Manfron, ivi, pp. 207-9, e quella di P. Errani su Manus on line (http://manus.iccu.sbn.it//
opac_SchedaScheda.php?ID=15158, consultato il 16.5.2016), ma il testo che comincia al
f. 109r erroneamente identicato come un anonimo Commentarium in Alpharabi
Monita ad docendum .
38. Riporto qui lincipit: Principium autem a magistro, perfectio autem a studio
et ingenio esse debet. Hec est auctoritas Alfarabii in losophya sua. Circa quam au-

341

andrea tabarroni
fuorviati da un cattivo insegnamento, sar doppio il tempo richiesto
per arrivare alla meta, come afferma Galeno nel settimo libro del De
ingenio sanitatis. La formulazione dellanonimo magister ricalca da vicino quella di Dante e la citazione esplicita si lascia facilmente vericare nella versione di Burgundio di Pisa, ampiamente diffusa in ambito
bolognese, e di recente completata da Pietro dAbano:
Propter quod bene Galienus inquit tales duplici tempore indigere ad scientiam
acquirendam (Mon., i 13 6).
Si autem erronei magistri intentione discipulus fuerit annutritus, duplici tempore indigebit: primo in erroris eversione (?), secundo in veritatis
assertione, ut scribitur De sanitatis
ingenio libro 7o (ms. Cesena, Malat.
D XXVI 1, f. 109r).

Si vero et male sermonum heresi est


connutritus duplici huic opus est tempore. Altero quidem ut abiciat malas
doctrinas, altero vero ut exercitetur
in meliores (Galeno, De ingenio sanitatis, vii 3).39

Ricollocata anche questa signicativa tessera, a anco dellaltro implicito segnale che rimanda ad Averro e ai principia losoci, il tessuto
argomentativo di Mon., i 13 6, volto a corroborare la minore premessa
del sillogismo su cui si impernia tutto il capitolo, evidenzia ormai una
trama che rinvia al genere dei sermoni accademici di ambito losoco e medico, tipici esercizi retorici a quel tempo praticati dai maestri
dello Studio bolognese. proprio la traccia offerta dal sermo cesenate
a dare conferma dellintuizione di Moore, condivisa anche da Nutton: non necessario presuppore un accesso diretto di Dante ad un
manuale specialistico di medicina pratica come la Methodus medendi di
ctoritatem tria notanda occurrunt. Primum est qualiter principium habeatur a magistro, secundum est qualiter perfectio habeatur a studio, sed tertium est adaptatio
ad propositum . La natura encomiastica e loccasione del testo desumibile da passi
come questo: Et dico presentem auctoritatem merito adaptari, nam magister A. in
suo principio tam Bononie quam in aliis civitatibus inter doctores, dum fuit ipsorum
discipulus qui modo dignissimus est magister, semper sibi meliores elegit, et tale principium sic laudabile habuit per longa tempora (ms. Cesena, Biblioteca Malatestiana,
D XXVI 1, f. 109r).
39. Galenus, Liber de ingenio sanitatis (sive Therapeutice, sive Macrotegni, sive Methodus
medendi), vii 3, transl. Burgundionis Pisani, in Galeni Opera, Venetiis, Filippo Pinzi,
1490, ii f. 191va.

342

ambienti culturali prossimi a dante nellesilio


Galeno, la sua familiarit con loratoria universitaria basta a spiegare
la disponibilit di quellauctoritas.39
5. Dante magister?
Vale la pena di osservare come entrambi i passi della Monarchia
che sostengono unautocoscienza losoca di Dante (Mon., i 9 2 e
ii 2 2, si veda sopra, par. 3) si riferiscano a quella parte della losoa
che si occupa dello studio del cielo, vale a dire lastronomia. Ne siamo facilmente ricondotti alla Questio, ove si trovano altre, ancora pi
esplicite, dichiarazioni dantesche di appartenenza alla comunit dei
loso: e non si tratta solo delle espressioni velate di modestia con
cui lautore allinizio e alla ne dello scritto si presenta come inter
vere philosophantes minimus e come philosophorum minimus ,
bens del modo ben pi perentorio e autorevole con cui egli afferma
che chi non capisce la varia e necessaria inuenza che le diverse parti
del cielo stellato esercitano sulla terra extra limitem philosophie se
esse cognoscat , poich si tratta di qualcosa che manifestissimum
esse debet omnibus in philosophia nutritis .40 Del resto, e qui si entra
in un problema che mi pare ancora non sufcientemente considerato della biograa di Dante, la stessa esistenza della Questio sembra
presupporre che chi lha composta si consideri e da altri sia considerato autorizzato a compiere un preciso atto scolastico, che era allora
appannaggio dellautorit magistrale e dottorale.41
La Questio infatti si presenta tecnicamente, ed esplicitamente nel
proemio e nella conclusione, come una determinatio, cio come latto
con cui il magister, nella sua funzione professionale di ricercatore della
verit, dopo aver assistito alla disputa preliminare, in cui vengono
contrapposte e saggiate diverse argomentazioni rivolte alla soluzione del punto dubbio, assume a pieno titolo su di s il compito della
scienza e propone, di solito a distanza di alcuni giorni, la sua solu39.
40. Dante Alighieri, Questio, xxi 70-71, in Id., Epistole. Egloge, cit., p. 738.
41. Cfr. ora su questo problema M. Rinaldi, Nota introduttiva, ivi, pp. 653-70, alle
pp. 660-63, che lo ricollega alla fama di loico e dialettico attribuita a Dante e al dato biograco controverso del suo viaggio a Parigi, attestato da Giovanni Villani e da
Boccaccio.

343

andrea tabarroni
zione, attraverso proprie argomentazioni e confutando quelle degli
avversari.42 Con la Questio Dante dunque si appropria di unautorit
dichiaratamente magistrale, compie un atto professionale riservato
ad una ben precisa categoria di scienziati e docenti, e quindi implicitamente reclama il riconoscimento della propria appartenenza a
quella categoria, ad essere cio riconosciuto come magister.
Non sono in effetti del tutto assenti attestazioni di tale riconoscimento nei documenti contemporanei. Basti pensare agli atti in cui
ad Avignone, nellambito della preparazione dei processi inquisitoriali contro i Visconti, venne escussa la testimonianza di Bartolomeo
Cagnolati, dapprima richiesto dai signori milanesi dei suoi servizi di
negromante e affatturatore e poi arruolato dalla Curia avignonese
come informatore e agente segreto presso i medesimi Visconti. Se
ne trae che nel maggio del 1320 Galeazzo a Piacenza aveva tentato di
coinvolgere da Verona nellaffare magistrum Dantem Aleguirum
de Florentia .43 Lattestazione pu certo essere in qualche modo derubricata come proveniente da un laico forse non bene informato,
ma occorre notare che nella documentazione avignonese del processo il titolo accademico sembra essere attribuito con precisione notarile, tralasciato ad esempio nel caso di Pietro da Marano, lesperto
42. Sullatto scolastico della questione disputata si veda soprattutto B. Bazn-J.W.
Wippel-G. Fransen-D. Jacquart, Les questions disputes et les questions quodlibtiques
dans les facults de thologie, de droit et de mdecine, Turnhout, Brepols, 1985; gli studi di A.
Maier riuniti in University Training in Medieval Europe, Leiden-New York-Kln, Brill,
1994; O. Weijers, Queritur utrum. Recherches sur la disputatio dans les universits mdivales,
Turnhout, Brepols, 2009, e ora, specicamente sul caso bolognese, C. Crisciani-R.
Lambertini-A. Tabarroni, Due manoscritti con questioni mediche. Note e schede (prima met
del XIV secolo), in Frontires des savoirs en Italie lpoque des premires universits (XIIIe-XIVe
sicle), d. par J. Chandelier et A. Robert, Roma, cole franaise de Rome, 2015, pp.
388-431.
43. Cfr. K. Eubel, Vom Zaubereiunwesen anfangs des 14. Jahrhunderts, in Historischen
Jahrbuch , xviii 1897, pp. 608-31; G. Biscaro, Dante Alighieri e i sortilegi di Matteo e Galeazzo Visconti contro papa Giovanni XXII, in Archivio storico lombardo , s. v, xlvii 1920,
pp. 446-81; Id., Dante a Ravenna. Indagini storiche, in Bullettino dellIstituto Storico Italiano , xli 1921, pp. 1-142. Sul contesto politico e amministrativo di queste procedure
inquisitoriali si veda ora limportante studio di S. Parent, Dans les abysses de lIndlit.
Les procs contre les ennemis de lEglise en Italie au temps de Jean XXIIe (1316-1334), Roma,
cole franaise de Rome, 2014. Per la menzione di Dante come magister cfr. Eubel, Vom
Zaubereiunwesen, cit., p. 621, e Biscaro, Dante a Ravenna, cit., p. 129.

344

ambienti culturali prossimi a dante nellesilio


vicentino di arti magiche che cur la suffumigazione della statuetta
di cera di Giovanni XXII, mentre viene correttamente assegnato ad
Antonio da Parma, medico e losofo insigne dello Studio bolognese,
che fu inviato da Matteo Visconti a Verona a ne 1319 per procurare
che il sortilegio fosse adeguatamente preparato.44
E non si pu passare sotto silenzio forse la pi nota attribuzione
di unautorit magistrale a Dante, quella che il glio Pietro mette al
centro della sua canzone Quelle sette arti liberali in versi, scritta dopo il
1329, verosimilmente a Bologna, come reazione alla condanna della
Monarchia da parte del legato cardinale Bertrando del Poggetto. Tutte
e sette le arti liberali, nellelegia allegorica di Pietro, chiamano Dante
maestro, ma lAstronomia, com noto, a farne el mie maestro che
lesse a Bologna .45 Pur provenendo da un testimone molto vicino
a Dante, laffermazione certamente problematica: riesce difcile
pensare che la notizia di un insegnamento dantesco a Bologna non
abbia lasciato altre tracce e, soprattutto, che tale evento sia stato anche solo possibile, considerando le difcolt politiche che si dovevano frapporre ad un soggiorno del Poeta sotto le Due Torri.
Ma in questo caso come nel precedente e altri se ne potrebbero
aggiungere: la menzione di Dante come mio precettore rinvenibile nel Teleutelogio di Ubaldo da Gubbio e lepiteto onorico ma insinuante di magister che Giovanni del Virgilio utilizza nel suo scambio
poetico 46 in questo caso, dicevo, non mi interessa particolarmente il
44. Cfr. N.L. Carlotto, Pietro Nan da Marano: ritratto di un cortigiano scaligero, in Gli
Scaligeri (1277-1387). Saggi e schede pubblicati in occasione della Mostra storico-documentaria allestita dal Museo di Castelvecchio di Verona, giugno-novembre 1988,
a cura di G.M. Varanini, Milano, Mondadori, 1988, pp. 143-48; M. Toste, Antonius
Parmensis, in C.A.L.M.A. Compendium Auctorum Latinorum Medii Aevi (500-1500), vol. i
4. Antonius Galatheus - Augustinus de Obernalb, Firenze, Sismel-Edizioni del Galluzzo,
2001, pp. 394-96, e D. Calma, Pelacani, Antonio, in Dizionario biograco degli Italiani, cit.,
lxxxiv 2015, pp. 92-95.
45. Cfr. D. De Robertis, Un codice di rime dantesche ora ricostruito, in Studi danteschi ,
xxxvi 1959, pp. 137-205 (testo della canzone alle pp. 199-205); si vedano inoltre A. Stefanin, Pietro Alighieri rimatore, ivi, lxvi 2001, pp. 63-146, e G. Indizio, Pietro Alighieri autore del Comentum e fonte minore per la vita di Dante, ivi, lxxiii 2008, pp. 187-250, ora anche
in Id., Problemi di biograa dantesca, cit., pp. 353- 401, in partic. alle pp. 382-83.
46. Su Ubaldo di Gubbio cfr. L. Coglievina, La leggenda sui passi dellesule, in Dante
e le citt dellesilio. Atti del Convegno internazionale di Ravenna, 11-13 settembre 1987,
a cura di G. di Pino, Ravenna, Longo, 1989, pp. 47-74, in partic. alle pp. 59-64; Ead.,

345

andrea tabarroni
dato biograco, se cio Dante abbia veramente in qualche modo e da
qualche parte ottenuto la qualica di magister in artibus, e magari proprio in astrologia, quanto piuttosto mettere in rilievo come un ambiente quale quello dello Studio bolognese di medicina e arti potesse
per molti versi sentire Dante come non estraneo, come un interlocutore riconosciuto, per quanto anomalo e forse irritante per il suo
carattere irregolare. E daltra parte come anche per Dante lambiente
dello Studio bolognese, frequentato e illustrato da personaggi come
Gentile da Cingoli, Giacomo da Pistoia, Bartolomeo da Varignana,
Dino del Garbo, Angelo dArezzo, Mondino dei Liuzzi, Antonio da
Parma, potesse essere culturalmente prossimo.
6. Conformia vite
Torniamo, in limine, allultimo approdo delle Egloghe: dopotutto
questa lunica testimonianza diretta di come Dante veda il mondo
dei magistri bolognesi. Lultima egloga si apre con limmagine del sole
che, a mezza primavera, inonda di luce ogni cosa e i campi di calore.47
Pur se a un anno di distanza (a dar fede ancora una volta alla glossa
laurenziana), lautore raccoglie il lo rimasto in sospeso ssando
nuovamente linquadratura sullastro maggiore, la cui discesa tra i
monti aveva chiuso la responsiva di Giovanni del Virgilio. Ma come
l il canto taceva al sopraggiungere dei compagni pastori, ora invece
il dialogo bucolico ben presto occupa il proscenio, ancora per sotto
il segno del narcotico profumo della losoa.48 La piena luce del
meriggio, il riposo delle membra, il carico danni e desperienza dei
due vecchi pastori conducono alla speculazione. Dei due Alfesibeo
a salire in cattedra, sulla verticale del suo bastone di pero nodoso: a
Primi momenti della fortuna della Monarchia di Dante, in Ead., Dante. Letture critiche e lologiche, a cura di R. Abardo, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2014, pp. 141-59; E.
Bertin, Primi appunti su Ubaldo di Bastiano da Gubbio, lettore e censore della Monarchia, in
LAlighieri , xxx 2007, pp. 103-19; Id., Nuovi argomenti per lidiograa di un testimone del
Teleutelogio di Ubaldo di Bastiano da Gubbio, in Filologia italiana , iv 2007, pp. 79-87.
47. Egl., iv 5-6: resque refulgentes, solite superarier umbris, / vincebant umbras et
fervere rura sinebant .
48. Egl., iv 12-13: Tityrus hic annosus enim defensus acerna / fronte soporifero
gravis incumbebat odori .

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ambienti culturali prossimi a dante nellesilio


ognuno piace ci che conforme alla sua natura ( nam cuique placent conformia vite , Egl., iv 24) ogni creatura in ogni clima e sotto
ogni latitudine lo conferma e a noi uomini piace pensare alle stelle
da cui la nostra mente proviene, come possono allora a Mopso piacere gli aridi sassi dei Ciclopi alle pendici dellEtna? 49
Gli interpreti hanno indicato in Par., iv 49-54, il parallelo allesordio
del plazer losoco di Alfesibeo, che riconduce platonicamente la
mente degli uomini alle stelle natie. Il riscontro corretto, ma rischia
di velare il senso pertinente del discorso: qui non in questione, nella
terminologia di Conv., ii 13 5-6, la perfezione prima, cio la natura
stessa delle creature che formano la base dellanalogia (le menti degli
uomini, i cigni del Caistro, i pesci del mare, le tigri del Caucaso e i serpenti di Libia), bens la loro perfezione seconda, vale a dire la loro
operazione propria, cio conforme a natura, da cui deriva la delectatio,
secondo il principio esposto in Mon., i 13 2.50 E il motivo del dubbio
incredulo di Alfesibeo, e dei suoi compagni pastori che abitano le
campagne di Sicilia, che gli aridi sassi dei Ciclopi non sono il luogo
adatto ad esercitare loperazione propria di Mopso: la conquista della
scienza, losoca e poetica, che, a norma del medesimo passo del
Convivio, si pu chiamare cielo.
Afdata a Feduccio Milotti, il gregis magni alumnus, medico e losofo secondo la glossa, questa sentenza suona ormai a condanna,
denitiva perch ultima, da parte di Dante dello Studio bolognese di
49. Egl., iv 16-27.
50. Dante Alighieri, Convivio, ii 13 5-6, in Id., Opere, cit., ii p. 308: E la terza similitudine si lo inducere perfezione nelle disposte cose. Della quale induzione, quanto
alla prima perfezione, cio della generazione sustanziale, tutti li loso concordano
che li cieli siano cagione, avvegna che diversamente questo pongano: quali dalli motori, s come Plato, Avicenna e Algazel; quali da esse stelle, spezialmente lanime umane,
s come Socrate, e anche Plato e Dionisio Academico; e quali da vertude celestiale che
nel calore naturale del seme, s come Aristotile e li altri Peripatetici. Cos della induzione della perfezione seconda le scienze sono cagione in noi; per labito delle quali
potemo la veritade speculare, che ultima perfezione nostra, s come dice lo Filosofo
nel sesto dellEtica, quando dice che l vero lo bene dello intelletto. Per queste, con
altre similitudini molte, si pu la scienza cielo chiamare ; per il principio della delectatio cfr. Dante Alighieri, Monarchia, i 13 2, ed. cit., p. 54: omne agens, in quantum
huiusmodi, delectatur, quia, cum omne quod est appetat suum esse, ac in agendo agentis esse quodammodo amplietur, sequitur de necessitate delectatio, quia delectatio rei
desiderate semper annexa est .

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andrea tabarroni
medicina e arti. La tentazione alla ne coerentemente respinta, non
solo per il timore politico di Polifemo, ma per lo stesso motivo per
cui nel Convivio vengono condannati coloro che ricercano la scienza
solo per utilitade .51 Seppure culturalmente prossimo, lambiente accademico non conforme alla natura di Dante.

51. Cfr. Dante Alighieri, Convivio, iii 11 10, in Id., Opere, cit., ii pp. 464-67 (con il
relativo commento), e Fioravanti, Il Convivio e il suo pubblico, cit., pp. 18-19. Gli arida
Ciclopum [. . .] saxa sub Ethna sono giustamente ricondotti da Petoletti alle parole
di Venedico Caccianemico in Inf., xviii 63: recati a mente il nostro avaro seno ; la
ripulsa dellambiente dello Studio si ricollega al giudizio dantesco su Bologna, su cui
ancora fa testo la lezione di E. Raimondi, I canti bolognesi dell Inferno dantesco, in Dante
e Bologna nei tempi di Dante. Atti del Convegno di Bologna, 13-16 aprile 1966, Bologna,
Commissione per i Testi di Lingua, 1967, pp. 229-49 (poi in Id., Metafora e storia. Studi su
Dante e Petrarca, Torino, Einaudi, 1970, pp. 39-63).

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