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1 CLASSICI BLU Faerie ena 1 G1 Hagakure Mace tna Yamamoto Isunetomo Avi ricuaiaa er ntor ittreedsirocercag nr tCornya voglia prendere le distanze dalla massa, Il senso Hagakure comune chiama il ore cbianco», e il samurai lo dice, Pincay eck coe tenes cues toe ort Il codice dei samurai certo sentiero, si tratta sempre dello stile di vita d popolo, Vero, Tuttayia, ci si pud spingere oltre: un semurai insegue il senso della vita, e pud trovarlo Pat lame no Noto ase cs onsen sione di un pensiero che ha sospeso il vero e il falso: per Tsunetomo, la morte & Punico baluardo, HOw aero aur LUE NOVITA P4HYUEVEY OJOUIL Talvolta anche una perscna Yamamoto Tsunetomo (1659-1721) Gor er niece Neat nal ul Cec uum ance ae CTR Serive Hagakure, i codice dei samurai, lui che visse Pocus rome arn una tiatte ESTE To read eae tine ilsuo padrone, ne stronco preniaturamente (a carriera Deane irate ticee tite orn e feonletan nara teat Teor bone autre taietet ero nec itolo; Alombra delle foglie, apparentemente inutile si rivela un abile samurai dalla forza Clan es Torna are iano rando Cla era ar eiprertcurearct (ema ter e che il suo cuore sie con quello del suo padrone, Coenen ISBN 88-17-10694-4 eee |i ae Sa a BUR Yamamoto Tsunetomo Hagakure Il codice dei samurai BUR I CLASSICI BLU Proprietlettrara riservata (© 2003 RCS Libri pA, Mil a cura di Leonardo Vittorio Arena Prima ediione Superbur Clssci: maggio 2003, Terzaedizione I Classic Blu: aprile 2004 er conoscereil mondo BUR visita il sto wow burseslibe.t lsrivit alla nostra newsletter (per ulterior\informazioné:infopoint@res.i)- INTRODUZIONE, UN SAMURAI BUDDHISTA E LA SUA FORTUNA «). Sin dall’anno prima, perd, Mitsushige aveva messo al bando la pratica. In una certa oc- casione, stroncd sul nascere la possibilita di un suicidio di massa. Cid avvenne allla morte di Yamagi Naohiro, membro dei Nabeshima, allorché poco pid di una trentina di guerrieri si preparavano allo sventramento per sfuggire alla condizio- ne di rénin. Ma Mitsushige lo apprese e intervenne tempest vamente, diffidandoli con una minaccia: in caso di disubbi- dienza, i loro discendenti sarebbero stati diseredati.' Quelli si arresero alla volonta del padrone, e pid tardi si giunse a una interdizione formale in accordo con lo spirito di un’epoca che impediva Peroismo, Lunica alternativa era quella di farsi monaco. Tsunetomo serive tra le foglie, ¢ la sua voce proviene da una capanna che non risente del fragore mondano. C’é da chiedersi se il suo vissuto possa dirsi quello del guerriero, in base a un’esperien- za inconcludente e al training incompiuto. Egli non ha nulla da rimproverarsi: equipara la tonsura e la sua nuova condizione alla morte. L'ideale di un samurai viene rispettato. Visto che non si pud morire per il proprio si- gnore, lo si riverisce con la morte civile, forse pit dolorosa. ‘Tsunetomo crede di aver preso la decisione giusta. In un li- bro di massime, Gukenshu, imputera la propria scelta al kar- ‘ma, traendone ampi spunti di riflessione. Dalle ceneri di un 1H, Sato (a cura di), Legends of the Samurai, Woodstock, New York 1995, p. 289. 10 samurai, forse mai nato, ha origine uno scrittore a tutto van- taggio della letteratura giagponese. Le sue osservazioni, ancorché meticolose, richiedono una precisazione. II padrone ere ammalato, ancorché seriamente, € la decisione di Tsunetomo si riveld prematura. Questi sep- pe, in realta, schivare per tempo un destino di rdnin che non riusci a colpirlo, Anche gli eremiti hanno dei discepoli, attratti dal loro sti- le di vita. Mancava solo un tassello per completare la leggen- da di Tsunetomo, il samurai teorico. Questi trovo a chi detta- re le proprie annotazioni per consegnarle al mondo: Tashiro Tsuramoto (1678-1748), il Max Brod della circostanza. Non voglio azzardare una comparazione tra Tsunetomo e Kafka, ma il ruolo di Brod rammenta quello di Tashiro. Lo scrivano apre la sua prefazione di Hagakure con una dichiarazione di infedelta. Tsunetomo si sarebbe rammaricato del suo com- portamento: infatti, gli aveva ordinato di bruciare il mano- scritto in modo da distruggere qualsiasi possibilita di fama postuma! Dalle osservazioni di’Tashiro si evince che il mona- co, meno nobile di Kafka, voleva solo evitare che i personag- gi nominati potessero adombrarsi per le descrizioni concrete € le osservazioni sul loro conto. Un samurai non é affatto im- mune all’opinione altrui, di cui, anzi, si preoccupa molto. Per altri versi, Tashiro risulta quasi un coautore, in quanto completa ¢ integra le note del maestro; fino che punto, non & dato di sapere. Ecco perché alcuni parlano, non a torto, di un Hagakure composto da Tsunetomo/Tashiro. La doppia attri- buzione non sembri sospetta. Il titolo dell’opera suone «AI riparo del fogliame>, ¢ si ri- ferisce al romitaggio di Tsunetomo. C’t anche un’allusione alla collocazione di Hizen, il feudo di cui egli era vassallo nel- Visola di Kyashi. Qui Patmosfera & ovattata, estranea allo scompiglio dei grandi centri di Kyoto ed Edo (Tokyo). Sara per questo che Tsunctomo impiega la parola «urbano» con una punta di sarcasmo o persino di disprezzo. u I miti del bushidd Leepoca richiedeva il bushid®, la Via del guerriero. Tsune- tomo risente del suo habitat culturale, in cui aveva illustri pre- cursori. Yamaga Sokd (1622-85) aveva scritto una serie di libri in cui prendeva corpo lo spirito della Via del samurai, chiama- ta anche shidd. Fu lui il precursore di Tsunetomo, uno dei pri- mi a impiegare il termine bushidd. Deplorava la lunga inatti- vita della casta e il suo declino presso i Tokugawa, raccoman- dando lapprendimento delle arti marziali e delle strategie bel- liche dell’ Occidente. Riteneva che l’esempio degli eroi avreb- be suscitato 'interesse dell’intera popolazione, stimolando al- Femulazione. Secondo lui un samurai doveva accettare l’et’ pacifica, ma tenersi pronto, armi in pugno, ad affrontare un re- pentino cambiamento sociale con lo scoppio di una guerra? Pochi anni prima della stesura di Hagakure la storia dei 47 ronin sconvolse il Giappone, offrendo un barlume di eroismo come modello di fedelta alla tradizione. Questi ex samurai vendicarono il loro signore, Asano, costretto al seppuku per aver offeso Kira Kozukenosuke, esperto di cerimoniali. Poi si sottoposero tutti al suicidio rituale, prevenendo l'inevitabile ‘condanna. L’episodio, sconvolgendo il tranquillo clima del- epoca, mostrava che certi valori non si erano smarriti. Ispird decine di opere teatrali letterarie e, pid tardi, cinematografi. che. Avenuto nel 1702 precedette di poco Hagakure, la cui stesura finale risale al 1716. Chikamatsu, lo scrittore del ka- buki, lo immortald in una piéce di grande valore, Chishingu- ra («ll tesoro dei cuori lealiv), tuttora replicata di frequente 2, Turnbull, The Samurai. Military History, Richmond (Surrey) 1996, pp. 262-63. Sulla storia dei 47 rénin, ft: L. V. Arena, Samurai, Milano, Monda- dori 2002, pp. 233-57. 2 Un altro, negletto precursore Un’altra opera, assai simile, regge il confronto con Ha- gakure, A detta di alcuni la supera persino, ma cid 2 opinabi- le: di sicuro appare meglio argomentata. Quantunque i giap- ponesi non si curino spesso della logica formale e dei principi della dimostrazione, vi si ricorre a vari stilemi retorici, che ‘Tsunetomo propende a lasciarsi dietro. I motivi delle prefe- renze per Hagakure, quindi, divengono trasparenti. Daidoji Yizan Shigesuki ¢ Pautore del Budéshoshinsha, il cui titolo* & stato reso in inglese come The Code of the Samu- rai («Il codice del samurai»). Anche lui rientra nel periodo ‘Tokugawa, ma precede Tsunetomo di circa trenta 0 qua- rant’anni un intervallo che fa la differenza. Siz gid nell’epoca della lunga pace nazionale e le brevi scaramucce sono rintuz- zate dal governo. I samurai non sono pit all’altezza delle pre- stazioni del passato, e eroismo appare un ricordo sbiadito. Le somiglianze con il libro di Tsunetomo sono rimarche- voli. Entrambe le opere si aprono con un richiamo alla mor- te, Daidoji, pitt razionale, spiega e illustra: un samurai deve tenerla da conto perché, in una esistenza dal sapore di rugia- da, cio’ transeunte, si ignora quando la vita finira. «Un uomo pud vivere oggi, magari, ma non domani; cosi, si dovra essere consapevoli che la giornata presente potrebbe essere ultima occasione di servire il proprio signore o di prowvedere ai ge- nitori» (Buddshoshinshai, 1). D’altra parte, la longevita & au- spicabile. In questo si coglie una differenza con Tsunetomo, volto ad altri ideali. Daidoji sottolinea che ogni preoccupazione nei confronti della morte denuncia una mentalitd da mercante, non da sa- murai. Cid contraddice le tracce taoiste suindicate, mentre ‘Tsunetomo non rende esplicite certe osservazioni. E che i * Qualcosa come: «I primi rudimenti nella Via del guerrero». § Cir W. L. King, Zen and the Way of the Sword, Oxford - New York. 1993, p.124, B ‘mercanti stavano incrementando il loro potere: arriveranno, di fatto, a dominare la societ’, malgrado la sfera d'influenza dei guerrieri. Tsunctomo non ha bisogno di mettere in luce un fenomeno in ato: ’ascesa di una nuova classe, da cui di- penderanno le sorti dello Stato. Nel periodo Tokugawa sono i cittadini (chdnin) a beffarsi dei samurai, riscattandosi da una dipendenza secolare. Cominciarono a farlo nella lettera- tura satirica 0 nel teatro, ma era il presagio di un mutamento nei rapporti di forza. Un altro aspetto: Daiddji 2 molto attento al feticismo del- a spada, mentre Tsunetomo non vi accenna, dando per scon- tato che un samurai non si separa dalla sua proprieta specifi- ‘ca, esclusiva: ai soli guerrieri, infatti, era consentito I'uso di quest’arma. Entrambi insistono sulla superiorita dei samurai, sulla necesita dello studio e della cultura. Essi riprendono una lunga tradizione, diffusa soprattutto tra gli strati pitt ele- vati della casta guerriera. Tuttavia, entrambi lasciano inten- dere che una eccessiva dedizione allo studio pud infiacchire il samurai, facendogli trascurare i suoi doveri. Tsunetomo svi- luppera la questione tentando di delucidare il difficile equili- brio tra le arti marziali e la cultura per delimitarne i rispettivi ambiti. Daiddji appare pid sbrigativo: & giusto coltivare la let- teratura in tempo di pace, ma non in caso di necesita, cio® di intervento militare; in certe occasioni si dovra ricorrere alla forza e praticare un duro addestramento. Altri valori, confuciani, sono parimenti condivisi da Tsu- netomo e Daidoji: per esempio, la pieta filiale e 'ubbidienza nei confronti di genitori persino in torto. Il coraggio, un altro ideale confuciano, ® al centro della discussione. La negligen- za 2 stigmatizzata sin dal primo capitolo del «Codice» 0 di Hagakure. 1! senso della giustizia confuciana, ciot 1a com- prensione delle distinzioni sociali, & da entrambi coltivato, cosi come l’appello alla laconicita, segno di eloquenza e forza 6 Cr: Katd S,, Storia della letteratura giapponese, Venezia, Marsilio 1989, 1, p.218. 7 di carattere. Rientra nel discorso anche lo spirito di gruppo, Pesigenza di mantenere una salda coesione con i colleghi del clan. Questi consigli, ricavabili da entrambe le opere, posso- no tornare utili al giorno d’oggi. I due autori tracciano una precisa linea di demarcazione tra il singolo samurai e i suoi compagni, il proprio clan e gli altri: ci viene suggerito di non sparlare del signore, né di sé: un elemento dell’arte della pru- ia di certe attitudini rimane nelle industrie nip- ;piegati fanno gruppo a sé, persino i membri delle rispettive sezioni di una stessa ditta perseguono una di- stinta autonomia, separandosi da quelli delle altre e restando relegati alla propria realta aziendale specifica.” Riguardo al difficile rapporto tra esigenze spirituali, vale a dire buddhiste, e culturali, pertinent alla Via del guerriero, sia Daiddji che Tsunetomo dicono la loro: il secondo con maggior coinvolgimento, vista la sua adesione al monachesi- mo. Daiddji osserva amaramente che l'addestramento di un bonzo é molto pit serio e impegnativo di quello di un samu- rai. Cosi, auspica un cambiamento, una disciplina pit rigoro- sa; per lui il samurai deve conoscere soprattutto tattica e stra- tegia, In questo sembra pid esigente di Tsunetomo, che si li- mita a caldeggiare la cultura generale. Entrambi suggerisco- no al guerriero di studiare la storia e le tradizioni del feudo. «Un vassallo fedele e leale sa che esiste il suo signore, mentre ignora l’esistenza di se stesso.» Daidoji lo cita come un detto antico, che Pautore di Hagakure non potrebbe che condividere. Cid implica un debito, Pobbligazione verso un superiore che si chiama on.E un sentimento di antica data, e risale ai tempi della introduzione del buddhismo in Giappo- ne, che perd nel periodo Edo o Tokugawa acquistd un signifi- cato speciale. Con le loro osservazioni in proposito, i due scrittori rispettavano lo spirito del tempo. Kaibara Ekiken (1630-1714) aveva evidenziato la stretta 7 Chr: G. Katzenstein, Tokyo: viaggio in un’altra dimensione, Bologna, Cappelli 1990, pp. 42 e sg. 15 affinita tra la lealta e la pet’ filiale confuciane, da un lato, il debito di riconoscenza di un samurai verso il proprio signore, dall’altro. Daiddji e Tsunetomo, implicitamente, vi si ispira- no. Il padrone é un benefattore, cui si é legati da un vincolo di gratitudine, Cosi, si insiste sulla fedelta, un valore spesso trascurato in passato, come rivelano i tradimenti decisivi per le sorti di una battaglia o le fortune dei leader militari. ‘On pud essere reso con «gentilezza» o «gratitudine», in quanto il termine allude a un sentimento che le comprende entrambe. Talora questo senso del dovere si pud definire giri, termine che riguarda qualsiasi debito di riconoscenza o grati- tudine: tutte le obbligazioni ¢ i doveri sociali, la cortesia e al- cuni rapporti giuridici. Lo si chiam anche gimu, ed entrd spesso in contrasto con ninjd; il sentimento o la passione uma- na, determinando la trama di molti romanzi od opere teatrali. Tn ultima analisi, non & che Daiddji sia stato trascurato dalla Storia, D'altra parte, la fortuna di Hagakure lo ha eclis- sato, Difficile afferrare sino in fondo le motivazioni del feno- ‘meno. Si pud osservare che l’opera di Tsunetomo appare ca- ratterizzata da una pitt ampia messe di riferimenti. Il che non fa la differenza, ma rappresenta una cifra stilistica assai ap- prezzabile: i giapponesi preferiscono volgersi al dato storico call’esempio illustre, denigrando la logica del raziocinio. Tsu- netomo risulta pitt partecipe, inoltre, nella rievocazione di fatti che pure non ha visto; Daidoji 2 pit distante dal lettore, proprio perché analitico, meticoloso e preciso. ‘Tsunetomo si esprime sulla morte in questi termini, ap- passionati e risolutivi, senza neppure chiamarla in causa: «Tutti noi amiamo la vita. Per lo pit, fondiamo la nostra visione del mondo sulle cose che ci piacciono. Se perd conti- nuiamo a vivere avendo disatteso il nostro progetto esisten- ziale, siamo dei codardi» (n. 6). ® Queste sentenze, tutte tratte dal cap. di Hagakure,siriferiscono al- Ja numerazione adottata nella presente edizione. 16 Invano cercheremmo in Daidoji certi passi, sorretti da un’analoga forza evocativa. Egli, talvolta, schiva le contrad- dizioni, cui Tsunetomo inveve si alimenta. Un confronto sleale Quando Hagakure entra nel mito ha pochi rivali a conten- dergli il primato. Esistono vari codici militari o feudali, ma quest’opera conserva un valore a sé stante. E la memoria sto- rica relativa a una molteplicita di guerrieri, non di una sola fazione o di un clan. Oggi lasi accosta a un altro prodotto let- terario: I! libro dei cinque anelli (Gorin no sho) di Miyamoto Musashi. Questo, perd, tratta dei residui della guerra civile, uno dei periodi pid tormentati del Giappone, per poi inol- trarsi tra i primi vagiti dell’era Tokugawa. Qui i samurai com- battevano ancora. Il paragone tra Musashi e Tsunetomo & quasi improponi- bile. Il primo, spadaccino invitto, bellicoso e feroce, ® uno dei pid importanti eroi popolari del Paese. Sono state scritte molte pagine su di lui, ¢ la sua vita & stata ripercorsa al cine- ma con grande dovizia di particolari. Gli autori di copioni e romanzi si esprimono come fossero stati testimoni oculari delle sue imprese. Musashi incarna il superuomo, ’autono- mia delP’autorealizzazione. Anche quando é al servizio di qualcuno, egli continua a perseguire i propri interessi. Si pie~ ga, ma nella consapevolezza della forza, e ubbidisce, ma sempre per tornaconto. Ai suoi tempi, il bushidd ancora non esiste: non & un mito, bensi una realt concreta che traspare nei codici dei clan, Tsunetomo, invece, combate con il pe nello. E appare smunto, in confronto allo spadaccino. Di lui & importante opera, non il personaggio, mentre per Musa- shi vale la considerazione opposta, sempreché sia lui ’auto- re del Gorin no sho. Noi ce lo immaginiamo libero, esuberante: uno che si im- pegna in duelli estenuanti che lo vedono sempre vincitore. 7 Invece, non riusciamo a concepire Tsunetomo in questi pan- ni. E un paradosso che sia l’opera di Musashi ad assurgere al rango di Classico, piuttosto che quella di Tsunetomo, lo scrit- tore colto, La differenza si mostra attraverso l’egoismo, de- plorato in Hagakure e centro di gravita del Gorin no sho. Tut- tavia, entrambe le opere possono assurgere a manuali di un successo non necessariamente militare. UM nobile seppuku di uno scrittore Sul percorso della ricezione di Hagakure si incontra, in un ruolo non secondario, lo scrittore Mishima Yukio, il quale & anche responsabile di una bella traduzione dell’opera: una versione in giapponese moderno che non si ostina a restare fedele all’originale e che, cid nonostante, aderisce alla menta- lita del autore. Mishima riscrive quasi Hagakure, arricchen- dolo con i tratti della propria personalita: Dopo sopraggiun- gera il clamoroso seppuku in diretta, di un samurai moderno, anacronistico, che forse non vi era autorizzato. Mishima po- trebbe rientrare nel novero ristretto dei lealisti, i guerrieri fautori dell’ Imperatore, tra cui spicca il nome di Kusonoki Masashige. Agli studenti che, in piena contestazione giovani- le, ne deploravano le simpatie destrorse e il culto della forza, Mishima replicava: «A differenza di me, voi mancate di un jolly: 'Imperatore». Commentare l'inattualita di certi atteg- ‘giamenti é superfluo. La morte dello scrittore, al pari di quel- la di tanti guerrieri, si staglia su uno sfondo di vanita, nel du- plice senso della parola: sembra inutile, nonché dettata da un marcato narcisismo, lo stesso che incontriamo nella Storia dei samurai, Malgrado le apparenze, la fine di Mishima non ha senso: non é dettata dall’ossequio ai valori, bensi dal nichili- smo. Il connubio tra ’etica normativa ¢ il Nulla, cui non & estraneo Tsunetomo, inaugura un interessante capitolo della vicenda dei guerrieri giapponesi. 18 Olire lo Zen Alcuni tentano di qiiietare le acque, per rinvenire una coe- renza in Hagakure. Affermano che un guerriero deve tener con- to delle esigenze del padrone, in quanto si affida ciecamente a una scala di valori. Cid dovrebbe, secondo alcuni critici, cancel- are ogni traccia di nichilismo. 1 nulla, invece, ritorna alla ribalta nel suo abbraccio con la morte: nel seppuku trionfa un’afferma- zione della vita che non potrebbe attuarsi diversamente, Hanno un bel dire tutti quelli che interpretano il celebre incipit mini- mizzando l'appello alla morte: «Non dichiar® forse, Tsunetomo, che tutti noi si preferisce vivere?>. Cid comporta una distorsio- ne del messaggio. La sua tanatologia non pud essere elusa da una lettura occidentale che pretende di imporre ai giapponesi le proprie tavole della legge. Perché la vita, si chiedevano i tacisti, andrebbe preferita alla morte? Ai samurai spetta il merito di aver intravisto il nesso indissolubile tra il nulla e la morte, oltre- passando gli schemi Zen che, pure, avevano introiettato? Un pensiero del Nulla o del nonsense La logica di Hagakure ® paradossale per Mishima. Lo serittore ha ragione a suggerire che Tsunetomo voglia pren- dere le distanze dalla massa. Il senso comune chiama il fiore «bianco, ¢ il samurai lo dice, percid, «rosso». E quando Tsu- netomo deplora un certo sentiero, si tratta sempre dello stile el popolo."° Vero, Tattavia, ci si pud spingere oltre: un samurai insegue il senso della vita, e pud trovarlo solo nella : jone di un pensie~ er Tsunetomo, la morte & __ In base a certe considerazioni, rsulta troppo semplicistica la posi- sulla risoluzione a morire, non cestituisceaffatto un sistema etico di valo- 1 (fr: «Bushidd: Mode of Ethic», Traditions, 3,n.2,p-67). Mishima Y., La via del samurai, Milano, Bompiani 1988, p.47. 19 unico baluardo. Hl nonsense: che il nichilismo venga scongiu- rato con il pitt vigoroso appello al Nulla."! Il Nulla? Ma la concezione nipponica non predica il ritorno attraverso la reincarnazione? Certo, ma non si creda a un intento edifican- te: non é che si accetti la morte in virti di una rinascita. Il sa- murai @ pragmatico, e talora aderisce al buddhismo per op- portunismo. Non 2 detto che creda a una condizione post mortem: & gid onorevole morire una volta sola nelle spoglie del guerriero. E rispettato lo spirito bellico, che si riscontra sin dall’inizio della tumultuosa Storia del Giappone, incro- ciandosi con i miti shintoisti che Ia fondano. La spada, si sa, ® uno dei tre tesori della sua cultura. Per una tanatologia tattica 11 Classico strategico nella cultura dei samurai fu L’arte della guerra di Sunzi,non Hagakure. Ma le affinita tra le due opere sono evidenti. In entrambe la morte svolge un ruolo determinante. Sunzi suggerisce ai soldati di diventare im- perscrutabili, in modo da non svelare la propria tattica al ne- mico. Il culmine di questa consapevolezza si attinge quando lo stratega si considera morto: solo a quel punto questi non trovera pitt ostacoli. Non sara pit assillato dal pensiero del- la vita né da quello della morte, né dalla vittoria né dalla sconfitta: andra incontro all’aversario senza alcun timore 0 calcolo. «Come potrebbero i soldati considerarsi morti, ed evitare che l’estrema concentrazione delle forze nemiche riesca a soggiogarli? In effetti, poiché l’esercito nemico li coinvolge tanto nella lotta, essi non hanno il tempo di impaurirsi (...) ™ Riguardo a questa posizione filosofica, si veda: L. V. Arena, Del non- sense, Urbino, Quattroventi 1998, II ediz. Rinvio anche alle pagine relative al diario filosofico nella mia pagina web: www.geocitiescomllichtzu.geo. 20 Da cid traggo queste conclusioni: i soldati sono portati a di- fendersi per natura, senza bisogno di un particolare addestra- mento; ottengono risultati, senza perseguirli; si sentono uniti, senza un vincolo particolare, e combattono efficacemente, senza bisogno di ricevere ordini. Vietate ogni ricorso agli au- spici, ed eliminate i dubbi: la paura della morte non avra do- ve attecchire.»!? Tsunetomo raccomanda di non staccare mai il pensiero dalla morte. Sunzi rammenta al guerriero che non deve limi- tarsi a considerarsi morto: egli, addirittura, lo é gia, Due pro- spettive che alludono all’alleanza con la forza indomabile del presagio della fine. Attraverso un efficace «doppio legame» (double bind) entrambi gli scrittori sottolineano un messaggio ambivalente, percid stesso irresistibile: combattete per soprav- vivere, come foste gid morti;lottate per la vittoria, come foste gia sconfitti. Entrambi sano che l'unico avversario dell'uomo @ lui stesso. Una volta sconfitta la tanatofobia, la forma pid aspra di angoscia, ogni battaglia é vinta. E giusto dire che il combattente sa gia, in partenza e prima ancora di lottare, se trionfera o meno; non occorve attendere riscontro dalla sorte. ‘Tsunetomo e Sunzi, entrambi taoisti a modo loro, esorta- no il guerriero alla flessibilitA. Solo chi sappia adeguarsi allo sviluppo imprevedibile della lotta, come fa l’acqua al suo pas- saggio tra i detriti, trionfera. A ogni stimolo si da pronta ri- sposta: solo cosi non si sperimentera la sconfitta. Tuttavia, a differenza di Sunzi, Tsunetomo ammette la possibilita del seppuku, una sorta di vittoria in seno alla sconfitta. Egli si ri volge a un guerriero indomabile, il quale trionfera anche per- dendo; soprattutto perdendo. Sunzi sembra relegato al duali- smo vittoria/sconfitta, Tsunetomo no. Nella tattica strategica, lo scrittore giapponese condivide gli assunti di Sunzi: muoversi all'insegna del paradosso, ricorrere ® Sun-tzu (Sunzi), L'arte della guerra, a cura di L. V. Arena, Milano, Rizzoli 2002, X ediz.,p.88. 2 all’inganno e alla simulazione per attirare "avversario in trap- ola, indurlo a battersi quando si dispone di forze soverchianti, € cosi via. Solo sulle questioni di tempismo, talora, le opinioni divergono. Si tratta di una questione fondamentale nelle arti marziali. E meglio occupare per primi il campo di battaglia? Su questo, nessun dubbio: per i samurai e gli strateghi cinesi @ que- sto il requisito preliminare alla vittoria, Sin dai tempi della grande faida tra i Minamoto e i Taira si rispettd il principio. Poi, per, Sunzi raccomanda Pattesa: meglio che sia il nemico a compiere la prima mossa. Su questo si fonda il jado, arte marziale che ritorce contro Paggressore la sua stessa forza. Tut- tavia, non sempre i samurai hanno seguito il consiglio, prefe~ rendo soggiogare il nemico con blitz micidiali, fornendo una prova di tempismo, Cid indica flessibilita, o l’eliminazione degli schematismi. Era la tattica preferita da Minamoto Yoshitsune.'* Lisolamento dei Tokugawa, con la chiusura del Paese agli stranieri,risponde a un suggerimento di Sunzi.'* Tsunetomo ne subira gli effetti: un Giappone talmente pacifico da mandare in pensione, o quasi,* i samurai, Non si pud dire che L’arte della {guerra non sia stata riletta e assimilata persino dagli Shogun. La spada nei cieli Hagakure fu il compagno di volo degli aviatori kamikaze nella seconda guerra mondiale. La stessa strategia lo richie- deva: avventarsi come morti contro il nemico, secondo le rac- comandazioni di Tsunetomo. Molti di loro avevano la spada del samurai appesa alla cintola, mentre, facendo il saluto mi- litare, si avviavano al viaggio senza ritorno.”’ Li si potra con- © Ibid, p.52. 4 Chr. Samurai, cit.,cap. 1. 'S Cfr. arte della guerra, cit., pp. 1 Scoppiarono moltissime rivolte interne, soppresse talora a stento ai samurai governativ 1 Cfr.z H. Cook, Samurai. The Story of a Warrior Tradition, New York 1998, p. 129. 2 siderare per questo dei samurai, eredi degli ideali di una ca- sta indomita? Certo, il viceammiraglio Ito Seiichi, comandan- te della Yamato, una delle principali navi da guerra giappo- nesi, ricofdd un motto del bushido, avviandosi alla sua mis- sione suicida: «Un samurai vive sempre in modo da essere preparato alla morte».'* Ma i kamikaze si sottoponevano a un seppuku insolito, ¢ la continuita con la tradizione resta al- meno problematica. Hagakure cadde in proscrizione nel Giappone postbellico per un breve periodo, avendo alimentato certe velleita stra- tegiche. Divenne un libro maledetto al pari del Mein Kampf, latore di un’eredita scomoda di cui occorreva sbarazzarsi. Fini per assoggettarsi alla dinamica dei corsi e ricorsi storici molto pit di altre opere, fornendo un’ulteriore prova dell’i- nesistenza di ideologie innocenti. Un semplice manuale del successo? Al giorno d’oggi, si dibatte della funzionalita dell’opera di ‘Tsunetomo 0 del Libro dei cinque anelli di Musashi. Si tratta di letture strategiche, utili al management? Oppure gli occi- dentali ne hanno distorto il senso, tentando di adattarle al contesto economico? Si 2 pensato che Hagakure contenesse il segreto di una strategia finanziaria, prescrivendo regole comportamentali adottate dalla Sony e altre aziende giappo- nesi. Questa chiave di lettura, perd, & stata smentita con osti- nazione.”” I Tokugawa si intendevano di poli tiva, non di tattiche militari: cosa avrebbero potuto ricavare da Hagakure o da Musashi? Non erano pitt confuciani che ™ Cir: R. O'Neill, Suicide Squads of World War II, London 1981, p. 119, 8 Cf G, Cameron Hurst IIT, Samurai on Wall Street: Miyamoto Mu- sashi and the Search for Success, «Ino, Journal of Alternative Perspecti- ves», gennaio 2001 (Internet: htty://ejmascomijalt).. strateghi, passivi testimoni di un’epoca pacifica? L’osserva- zione & problematica, ma non risolutiva. Da pit parti si & giunti a contestare la possibilita di un confucianesimo «pu- To», accolto dagli Shogun della linea di Ieyasu.” Ma non & questo il problema. Si afferma che Popera di Tsunetomo non verte sulla stra- tegia finanziaria, per screditarne le possibilita di un’attualiz- zazione. Chi sviluppa questa linea argomentativa non coglie nel segno. Non 2 determinante che i Tokugawa o i giapponesi di oggi si servano di Hagakure come di un manuale di succes- so personale o nell’arte della politica, bensi che i suoi sugge- rimenti si possano applicare a certi campi. La risposta non pud che essere immediata e affermativa. La psicologia, se non l’economia, & il banco di prova delle idee di'Tsunetomo. Ache altro alludono le sentenze seguenti? «ll mero possesso della saggezza e del talento rappresenta il tipo di utiita pid infimo» (n..9). «Se non si& capaci di saggezza autentica, sarebbe meglio consultare i saggi o le persone di buon senso. Non essendo personalmente coinvolta nella questione, un’altra persona rappresenta una garanzia» (n. 14). <« grandi uomini non amano parlare> (n. 22). La prima frase suggerisce al lettore di sviluppare i talenti interiori, anziché quelli correlati allo studio (la saggezza), 0 innati (il talento). Il suggerimento torna utile in qualsiasi st le di vita: per approfittarne, non occorre essere un samurai. La seconda riguarda un consiglio che ogni équipe di lavo- ro dovrebbe tesaurizzare, Ancora, non & ristretto all’ambito dei samurai o all’epoca Tokugawa. "Cin: 255. P Portner-J. Heise, Die Philosophie Japans, Stuttgart 1995, p. ora La terza comporta un assunto basilare nella cultura cinese e giapponese. Leggendo la frase, si indotti a profonde riflessio- ni, Non importa se Tsunetomo si rivolgeva alla classe dei sa- ‘murai, 0 se i manager nipponici non tengono in considerazione assunto: destinatario di certe sentenze & ’'uomo universale. ‘Questi esempi si potrebbero mottiplicare, essendo reperibili in ‘moltissimi passi dell’opera. Anche le storie del passato, riferite da uno scrittore che non poté esserne testimone oculare, mira- no a stimolare il lettore, fornendo modelli di comportamento. Al pari di altre opere del pensiero sinogiapponese, Hagakure possiede un valore didattico da non sottovalutare. Sul piano della Storia é sostenibile che il libro si rivolgeva, ai samurai o che i broker giapponesi mancarono in un primo tempo di apprezzarlo; sul piano psicologico e filosofico, perd, non si pud negare che Hagakure contenga un messaggio extratemporale disponibile per molteplici usi. Come opera di Sunzi, esso indica uno stile di vita che non & circoscritto a un unico settore, sia esso economia, etica o la strategia. Noi occidentali, come al solito, pretendiamo di separare una di- sciplina dall’altra: a cultura cinese o giapponese ruota invece intorno a pochi principi basilari, che restano gli stessi nell’ar- chitettura come nella gestione aziendale. Cid indica una di- versita che, lo si voglia o no,2 presente. E singolare che siano gli americani a misconoscere 'universalita di opere quali Ha- gakure 0 Il libro dei cinque anelli dopo averla scoperta, enfa tizzata ¢ indicata agli stessi giapponesi. A mio avviso il tao, in quanto Via dell’'uomo, non va arginato, e occorre viverlo in tutte le sue articolazioni, Delimitarlo significa tradirlo. Cisi cauteli, dunque, dal tentativo di appiattire le diffe- renze culturali e negare la specificita di altri mondi; diversa- mente, si finirebbe per ribadire la superiorita dell’Occidente. Senza, per questo, cadere nell’esotismo e ritenerli ideali o su- limi senza passarli al vaglio della critica. LEONARDO VITTORIO ARENA, Dicembre 2002 NOTA BIBLIOGRAFICA La presente traduzione & condotta sul testo originale giap- ponese stabilito da Sato Masahide e Sagara Toru; cft.: Yama- moto Tsunetomo, Hagakure, «Nihon Shisd Taikei», Tokyo 1974, AA.VV,, Ideals of the Samurai, tr. di W. Scott Wilson, San- ta Clarita, California 1995. ‘Ames R.T,,