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Articoli della Costituzione e commenti

Articolo 1

L'Italia una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.


La sovranit appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Commento
Il primo articolo della Costituzione fonda le due caratteristiche principali dello Stato italiano, sorto dalla guerra di liberazione:
lItalia una Repubblica, e a norma dellart. 139 non potr pi tornare alla forma monarchica, ed finalmente, grazie al
suffragio universale e alle istituzioni previste dalla II parte del testo costituzionale, una democrazia. Democrazia
rappresentativa, in cui il potere appartiene al popolo, costituito da tutti i cittadini, che concorrono al governo della cosa
pubblica attraverso gli istituti e i meccanismi previsti dallordinamento della Repubblica.
Inoltre fondamento della democrazia non la propriet, con i conseguenti privilegi di classe dello Stato liberale, ma il lavoro,
diritto e dovere di ciascuno per il progresso personale e sociale.

Articolo 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si
svolge la sua personalit, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidariet politica, economica e sociale.

Commento
Il secondo articolo indubbiamente uno dei pi importanti della Costituzione Italiana. Infatti con esso la Repubblica Italiana
riconosce e garantisce i diritti delluomo, che sono stati spesso violati nellarco di tutta la storia, non esclusa quella italiana
(basti pensare alla persecuzione degli Ebrei durante il Nazifascismo).
Il riferimento iniziale, come successivamente nella Dichiarazione Universale dei diritti delluomo, di tipo giusnaturalistico: lo
Stato riconosce diritti che gli preesistono e di cui ogni persona titolare fin dalla nascita, inoltre tali diritti sono inviolabili,
costituiscono cio un limite invalicabile per i poteri pubblici, che potranno con legge limitarli, ma mai eliminarli. Il retroterra
storico appunto quello della Shoah e, pi in generale, dei regimi totalitari, nazismo e fascismo, che avevano compiuto
gravissime violazioni dei diritti umani in nome di superiori interessi dello Stato.
Viene inoltre richiamato il principio personalista, per cui luomo non un individuo separato e in competizione con gli altri, ma
un essere in relazione, che si sviluppa e coopera nelle formazioni sociali, come la famiglia, la scuola, le associazioni.
Esiste infine una necessaria e stretta correlazione fra diritti e doveri, per cui tutti sono chiamati ai doveri inderogabili di
solidariet politica, economica e sociale: il principio solidarista su cui si basa tutta la Costituzione, che prende quindi le
distanze dallindividualismo liberale e dal perseguimento dei soli interessi egoistici.

Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignit sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di
lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando, di fatto, la libert e
l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i
lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Commento
Nel I comma riaffermato il principio delluguaglianza formale, di origine liberale, gi rivendicato dalla Rivoluzione francese e
previsto anche dallo Statuto Albertino, ma gravemente violato dalle Leggi razziali. Si tratta delluguaglianza davanti alla legge,
enunciata in tutti i tribunali con la formula La legge uguale per tutti. Vengono citate sei possibili ragioni di discriminazioni,
fra cui primariamente quelle derivanti dal sesso, dalla razza, dalla religione, che hanno determinato nella storia persecuzioni,
sopraffazioni e gravi ingiustizie. Il termine razza, proprio per il suo intento discriminatorio, oggi fortemente criticato e gi in
Assemblea Costituente ci fu la proposta, non accolta, di sostituirlo. Se oggi, nella Repubblica italiana, non esistono pi, anche
grazie alle sentenze della Corte Costituzionale, discriminazioni a livello legislativo, non si pu certo dire che, nel contesto
sociale, siano spariti tutti gli atteggiamenti discriminatori.
Il II comma enuncia un obiettivo radicalmente nuovo rispetto alla concezione liberale: luguaglianza sostanziale, che richiede un
intervento attivo di tutte le componenti della Repubblica per realizzare quelle che oggi vengono definite pari opportunit.
questo il compito precipuo dello Stato democratico-sociale tramite le politiche di welfare, che comprendono il diritto alla
famiglia, allistruzione, alla salute, al lavoro, alla previdenza e allassistenza sociale.

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilit e la propria scelta, unattivit o una funzione che concorra
al progresso materiale e spirituale della societ.
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In questo articolo il lavoro, considerato fondamento sociale del nostro ordinamento repubblicano fin dal primo articolo della
Costituzione, viene riconosciuto come diritto di tutti i cittadini, in quanto costituisce il presupposto per l'esercizio di ogni altro
diritto (v. art. 2).
E' per questo che lo Stato repubblicano si impegna a promuovere le condizioni che lo rendano effettivo.
In conseguenza dell'affermazione del principio lavorista, lo Stato si deve impegnare concretamente nel promuovere specifiche
politiche sociali ed economiche di sviluppo che favoriscano le condizioni per il pieno impiego, nell'interesse generale della
nazione. Da questo presupposto derivano tutti quei diritti che sono definiti nell'articolo 35 e negli articoli seguenti (Titolo III -

Rapporti Economici). Tali diritti vengono riconosciuti al lavoratore, sia in qualit di singolo cittadino che all'interno delle
organizzazioni in cui esercita un'azione collettiva (v. art. 39).
Il lavoro va considerato non solo come un diritto, ma anche come un dovere che il cittadino deve svolgere responsabilmente,
secondo le proprie possibilit e la propria scelta, nella consapevolezza che ogni tipo di lavoro, manuale o intellettuale,
contribuisce in pari misura al bene della collettivit.
Sia a livello materiale che spirituale il lavoro, inteso nel nuovo ordinamento repubblicano come frutto di una libera scelta,
contribuisce concretamente al progresso della societ civile, in ogni suo aspetto.
L'adempimento del proprio lavoro riveste inoltre un elevato significato morale, attraverso il quale ogni cittadino partecipa, in
prima persona, allo sviluppo della vita democratica della nostra Repubblica.

Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il pi
ampio decentramento amministrativo; adegua i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dellautonomia e del
decentramento.
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Con questo articolo viene ribadita l'unit e l'indivisibilit del territorio nazionale, unit conseguita attraverso il processo storico
iniziato nell'et risorgimentale. La confermata unit del territorio dello Stato esclude, pertanto, qualsiasi ipotesi di scissione. La
Costituzione, contrapponendosi all'ordinamento fascista che aveva attuato uno Stato fortemente accentrato, riconosce e
promuove il pluralismo territoriale, attraverso le autonomie locali (v. art. 114 e ss.). Si riconoscono i Comuni e le Province,
preesistenti allo Stato repubblicano e si promuovono le Regioni. Questi enti territoriali sono considerati come strutture
autonome, fondate su assemblee elette che, all'interno delle leggi della Repubblica, possono esprimere, attraverso il voto degli
elettori, orientamenti politici diversi da quelli del governo centrale. Il secondo canale del decentramento rappresentato dagli
uffici decentrati dei Ministeri che, se da una parte stanno a rappresentare gli strumenti del decentramento, dall'altra hanno il
compito di rappresentare il potere centrale su tutto il territorio nazionale.
A partire dalla legge n. 59 del 15 marzo 1997 (cd. Legge Bassanini), fino ad arrivare all'attuazione della riforma costituzionale
(L. cost. del 3/2001) , con cui stata riscritto quasi completamente il titolo V della parte seconda, si giunti a ridisegnare le
funzioni degli enti amministrativi e delle comunit locali. La riforma ha inoltre previsto e istituzionalizzato la Citt
metropolitana (v. art. 114). La riformulazione dell'art 114 non pone, tuttavia lo Stato e gli enti locali sulla stesso piano; infatti,
come viene evidenziato dalla sentenza della Corte Costituzionale (sentenza n. 274 del 24 luglio 2003), lo Stato mantiene la sua
funzione preminente, sia nel rispetto di questo articolo, sia nel rispetto dell'esigenza di tutelare l'unit giuridica ed economica
del nostro ordinamento.
La potest legislativa dello Stato e delle Regioni, nel rispetto della Costituzione e dei vincoli derivanti dall'ordinamento
comunitario e dagli obblighi internazionali, come pure le materie in cui lo Stato ha legislazione esclusiva, vengono elencate
nell'articolo 117 della Costituzione.

Art. 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
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La Repubblica italiana si impegna e tutelare le minoranze linguistiche e tale impegno deve ricadere sulle comunit territoriali in
cui queste minoranze sono presenti.
La storia del nostro paese stata connotata fin dall'antichit dalla presenza di popolazioni diverse fra loro per etnia e per
lingua, minoranze che fanno parte a pieno titolo del nostro Stato. Il riferimento riguarda le minoranze linguistiche appartenenti
al gruppo franco - provenzale in Valle d'Aosta, al gruppo germanofono in Trentino - Alto Adige, a quello sloveno, in Friuli Venezia Giulia, a quello ladino nelle valli dolomitiche, ma riguarda anche quelle comunit di ascendenza greca o albanese,
stanziate nelle nostre regioni meridionali.
La norma costituzionale, nel rifarsi al precedente articolo 3, vieta qualunque discriminazione che possa scaturire dalla diversit
linguistica e, allo stesso tempo, si impegna alla tutela del patrimonio linguistico e culturale delle minoranze, conformemente ai
principi di pluralismo e di tolleranza. Durante il regime fascista era stata utilizzata una politica di repressione nei confronti
delle minoranze, politica finalizzata all'attuazione di una politica nazionalistica, che ne prevedeva l'assimilazione forzata.
Anche la Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea, con l'articolo 21, sancisce il divieto di qualsiasi discriminazione
fondata sulla lingua e, nell'articolo 22, prosegue affermando il rispetto per le diversit linguistiche oltre che culturali e
religiose.
Grazie alla legge n. 482 del 1999, sono stati assicurati interventi di tutela sia per le minoranze nazionali gi riconosciute (le
lingue appartenenti all'area francofona, germanofona e slovena, ladina), che per tutte le altre minoranze storiche come le
albanesi, greche, catalane, friulane, croate, sarde.
Le scuole, le universit e le amministrazioni pubbliche hanno il compito di promuoverne la conoscenza e la conservazione,
nell'ottica della tutela e dell'arricchimento del patrimonio umano e culturale del nostro paese.

Art. 7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono
procedimento di revisione costituzionale.
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Lo Statuto albertino definiva la religione cattolica come "la sola religione di Stato". Gli artt. 7 e 8 della Costituzione
repubblicana vedono il superamento del concetto stesso di "religione di Stato" e disciplinano i rapporti tra Stato e confessioni
religiose sulla base di due principi: il principio della distinzione degli ordini e il principio di bilateralit. Alla Chiesa cattolica
vengono comunque riconosciute indipendenza e sovranit.

Il fenomeno religioso viene considerato sostanzialmente estraneo all'ordinamento dello Stato. Il principio di bilateralit
riconosce comunque alle istituzioni religiose la possibilit di negoziare accordi con lo Stato, secondo il modello delle relazioni
internazionali, nelle materie di loro competenza. Con l'art. 7 la Costituzione recepisce i Patti Lateranensi, cio gli accordi
sottoscritti l'11 febbraio 1929 da Mussolini (per l'Italia) e dal Cardinale Gasparri (per la Santa Sede). Il 18 febbraio 1984 stato
sottoscritto tra il Governo italiano e la Santa Sede un nuovo accordo, contenente "modifiche consensuali del Concordato
lateranense": si tratta di un documento che, ispirato ai principi di eguaglianza e neutralit espressi dalla Costituzione
repubblicana e, al tempo stesso, pi consono ai valori espressi dal Concilio Vaticano II, ha introdotto rilevanti novit nei rapporti
tra Stato e Chiesa, riaffermando il principio di laicit dello Stato.
Si cos concretizzato quel principio pattizio, esplicitato nell'ultima parte di questo art. 7, in base al quale lo Stato italiano si
impegna a stabilire di comune accordo con la Chiesa ogni modifica dei Patti Lateranensi. da osservare che se tale accordo non
viene raggiunto, diventa necessaria una Legge costituzionale che, tramite abrogazione di questo articolo, consenta la revisione
unilaterale dei Patti.

Art. 8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino
con lordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
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Il primo comma di questo articolo applica in mbito religioso il principio d'eguaglianza sancito dall'art. 3. La Costituzione pone
sullo stesso piano tutte le religioni che non abbiano usi in contrasto con le leggi. La Repubblica si ispira, dunque, ad un
atteggiamento di neutralit nei confronti dei diversi culti e si impegna a tutelare senza distinzioni tutte le confessioni religiose.
Pur in forme diverse dal Concordato che regola i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica, vale anche per le altre confessioni
religiose il principio pattizio, in forza del quale i rapporti tra Stato e singole confessioni sono regolati mediante accordi tra le
parti. A partire dal 1984 lo Stato italiano ha cominciato a dare attuazione a questa norma, stipulando l'intesa con la Tavola
Valdese. Successivamente sono state sottoscritte ulteriori intese con altre confessioni religiose.
Questo articolo, col riconoscimento del pluralismo confessionale, segna il definitivo superamento dellart. 1 dello Statuto
albertino, che dichiarava "la religione cattolica, apostolica romana sola religione di Stato". La garanzia di un effettivo pluralismo
confessionale , peraltro, assicurata dal principio di neutralit e laicit dello Stato: lo Stato, cio, tutela la libert di religione
in quanto non determina situazioni di privilegio n ostacola in alcun modo qualsiasi altro culto diverso da quello cattolico.

Art. 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
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L'articolo pone, in termini di promozione e di tutela, le premesse della cosiddetta Costituzione culturale, che trover pi
ampia definizione nei successivi articoli 32-35. Qui vengono enunciati due principi fondamentali: quello della promozione dello
sviluppo di cultura e ricerca e quello della tutela del paesaggio (da intendersi, questo, nel senso pi ampio di beni
ambientali) e del patrimonio storico e artistico.
Solo in apparenza l'articolo mette insieme temi diversi; in realt, a ben riflettere, se del tutto evidente che non concepibile
uno sviluppo culturale scisso da un contestuale sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica, altrettanto evidente che la
cultura pone le radici di un suo possibile sviluppo nella conoscenza e, dunque, nella valorizzazione e nella tutela dell'intero
patrimonio ambientale, storico, artistico, che rappresenta la vera essenza culturale, sedimentata per secoli, della Nazione.
Nella definizione di paesaggio va identificato il cosiddetto ambiente visibile, in cui rientrano a pieno titolo tutti gli aspetti
relativi al rapporto tra uomo e natura. Nella definizione di patrimonio storico e artistico (in altre parole, i cosiddetti beni
culturali) vanno identificati tutti quei beni, mobili e immobili, di propriet pubblica o privata, che rivestono interesse artistico,
storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico, bibliografico. L'osservanza di questa norma costituzionale ha portato
all'istituzione del Ministero dei Beni culturali (1974), successivamente Ministero per i Beni e le attivit culturali (1988) e del
Ministero dell'Ambiente (1986).
Articolo 10

L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero regolata dalla legge in conformit delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libert democratiche garantite dalla
Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.

Commento
Larticolo in questione afferma che lItalia applica le norme generali di diritto internazionale e che offre asilo politico agli
stranieri provenienti da Paesi in cui le libert fondamentali sono impedite da governi totalitari ed antidemocratici. Lo straniero
non pu essere estradato se viene perseguito dal suo Stato di appartenenza per reati politici.
Con questo articolo la Costituzione afferma un principio internazionalista contro il precedente nazionalismo fascista.

Articolo 11

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali; consente, in condizioni di parit con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranit necessarie
ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni
internazionali rivolte a tale scopo.

Commento
Larticolo 11 della Costituzione Italiana precisa che la Repubblica Italiana ripudia la guerra sia come mezzo di offesa o di attacco
verso altri popoli, sia come soluzione ai problemi internazionali. Infatti la seconda Guerra Mondiale, a quel tempo, si era appena
conclusa e con questo articolo si voleva allontanare ogni idea di propaganda bellica e di dottrine che giustificano o approvano la
guerra, dato che essa aveva portato povert, devastazione e tragedie, costituendo la pi palese violazione dei diritti inviolabili
delluomo.
Anche altre Costituzioni, come quella tedesca e giapponese, propongono questo assoluto rifiuto della guerra e lONU sorta,
subito dopo la II guerra mondiale, proprio con lintento principale di garantire la pace.
In tutte le manifestazioni pacifiste degli ultimi anni gli striscioni riportavano la prima parte dellarticolo 11, contestando le
missioni militari in cui era impegnata lItalia.
Secondo alcuni, per, la Costituzione italiana non totalmente pacifista, ammettendo implicitamente la sola guerra di difesa,
nellipotesi, al momento irrealistica, che ci sia unaggressione diretta contro lo Stato italiano.
Con la seconda parte di questo articolo la Repubblica Italiana favorisce le organizzazioni internazionali che aiutano la diffusione
della pace e della giustizia fra le Nazioni. Anche grazie a questo articolo lItalia, nellimmediato dopoguerra, ha potuto aderire
alle Comunit europee, a partire dalla C.E.C.A., che prevedono una limitazione della sovranit nazionale per costruire
progressivamente unorganizzazione sovranazionale, com attualmente la UE, che ha il potere di emanare regolamenti
vincolanti per i cittadini degli Stati membri.

Art. 12
La bandiera della Repubblica il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.
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La storia del tricolore ha il suo inizio con le repubbliche giacobine in Italia e si ricollega alla data del 7 gennaio 1797 quando
diviene la bandiera della Repubblica Cispadana. Napoleone Bonaparte nel 1805 adotta il tricolore, con le bande in verticale,
come bandiera del Regno d'Italia.
Nel 1848, anno della prima guerra di indipendenza, il tricolore sostituisce lo stendardo azzurro del Regno di Sardegna,
aggiungendo al centro lo scudo sabaudo.
Con la nascita del Regno di Italia, il 17 marzo 1961, il tricolore, viene adottato come bandiera nazionale e, tale scelta, verr
confermata anche nel 1946, con l'eliminazione dello stemma sabaudo, a seguito del risultato del Referendum istituzionale che
sancisce la nascita della Repubblica.
La descrizione della bandiera nazionale stata riportata in un articolo della Costituzione per evitare che una qualsiasi
maggioranza politica abbia la possibilit, attraverso una legge ordinaria, di alterare la bandiera, inserendo simboli che si
richiamano ad una ideologia.
Per quanto riguarda la posizione dell'asta e la tonalit dei colori, si deve far riferimento alle consuetudini appartenenti alla
tradizione storica del nostro paese.

Art. 13
La libert personale inviolabile.
Non ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, n qualsiasi altre restrizione della libert
personale, se non per atto motivato dall'autorit giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessit ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorit di pubblica sicurezza pu adottare
provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorit giudiziaria e, se questa non li
convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libert.
La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.
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Questo articolo apre la parte della Costituzione dedicata ai diritti e doveri dei cittadini. Il rispetto dei diritti e delle libert
fondamentali della persona si colloca qui nella tradizione di documenti fondamentali della moderna cultura giuridica, quali il
Bill of Rights del 1689 e la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789.
Circa l'inviolabilit della libert personale, va rilevato che essa non viene enunciata in modo generico,ma viene garantita da
tre specifici presdi giuridici: la riserva di legge, in forza della quale unicamente il potere legislativo pu stabilire casi e
modalit con cui possibile limitare la libert personale del cittadino; la riserva di giurisdizione, in base alla quale solo il
giudice legittimato ad emettere o convalidare provvedimenti limitativi della libert; la motivazione dei provvedimenti, per
la quale l'ordinanza del giudice deve indicare in modo esauriente i motivi che l'hanno portato a privare l'individuo della libert
personale.
Va osservato come questa norma presupponga e renda indispensabile, a garanzia del cittadino, l'autonomia e l'indipendenza
dell'autorit giudiziaria dagli altri poteri dello Stato e, in particolare, da quello esecutivo (Governo), che dispone, viceversa,
dell'autorit di Pubblica Sicurezza. Inoltre, affidando alla tutela dell'imparzialit della legge le restrizioni della libert
personale, la Costituzione intende impedire che si verifichino casi di persecuzione nei confronti di un cittadino. Le leggi
sull'argomento sono state, negli anni, di tenore diverso, anche in rapporto a vere e propri emergenze determinate dalla
necessit di combattere la mafia o il terrorismo.
Il terzo comma proibisce esplicitamente la tortura, in qualunque forma.

Art. 14
Il domicilio inviolabile.
Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie
prescritte per la tutela della libert personale.

Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanit e di incolumit pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi
speciali.
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Poich la libert di domicilio espressione della pi ampia libert personale, ne riconosciuta l'inviolabilit, anche se l'autorit
di polizia o la magistratura possono adottare, con le opportune garanzie previste dalla legge, misure quali ispezioni,
perquisizioni, sequestri.
La libert di domicilio viene tutelata anche dall'art. 7 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (firmata a Nizza il
7 dicembre 2000), che prevede che ogni individuo ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del domicilio e
delle sue comunicazioni. La tutela garantita dalla Carta europea ricomprende, quindi, anche diritti (come il rispetto della vita
privata e familiare) che la nostra Costituzione non cita espressamente.
Il terzo comma dell'articolo stabilisce che i provvedimenti di indagine decisi dalla pubblica amministrazione per motivi di sanit
(ad esempio per verificare le condizioni igieniche di un luogo di lavoro), di incolumit pubblica (ad esempio per verificare le
condizioni di sicurezza di un locale aperto al pubblico), economici o fiscali (ad esempio per verificare il regolare adempimento
degli obblighi tributari), quando consistono in semplici verifiche su cose e luoghi, non comportano le garanzie che assistono
l'attivit di polizia e magistratura. Tali interventi devono, comunque, essere previsti da apposite leggi.

Art. 15
La libert e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.
La loro limitazione pu avvenire soltanto per atto motivato dall'autorit giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.
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La segretezza della corrispondenza, che non pu essere violata neppure dai familiari, attributo essenziale della libert
personale in quanto garantisce i contatti del singolo, consentendogli di far giungere ad altri, senza interferenza alcuna, il suo
pensiero. Libert e segretezza vanno, dunque, considerate congiuntamente perch l'una trova fondamento nell'altra e nessuna
delle due si realizza compiutamente in assenza dell'altra.
Non specificato chi sia il titolare del diritto inviolabile, se si tratti cio del mittente o del destinatario; sono perci assicurate
pari dignit e pari tutela sia a chi invia la comunicazione sia a chi la riceve. L'inviolabilit, assicurata ad ogni forma di
comunicazione, deve intendersi estesa, ovviamente, anche alla telefonia, alla telematica e ad ogni altra tecnologia.
Il secondo comma prevede che le limitazioni della libert e segretezza delle comunicazioni devono essere accompagnate da
apposite garanzie di legge, le quali devono individuare gli scopi della misura limitativa, la durata massima della stessa, i casi e i
modi in cui la restrizione pu essere adottata. Tale tutela, che prevede necessariamente un atto motivato di un giudice, si
giustifica sia per la segretezza delle intercettazioni telefoniche o postali sia per il carattere interpersonale delle comunicazioni,
che comporta anche il coinvolgimento di tutte le persone con le quali venga in contatto, per qualsiasi motivo, chi soggetto ad
intercettazioni.

Art. 16
Ogni cittadino pu circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la
legge stabilisce in via generale per motivi di sanit o di sicurezza. Nessuna restrizione pu essere determinata da ragioni
politiche.
Ogni cittadino libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.
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In questo articolo prevista la libert per ogni cittadino italiano di circolare e stabilirsi in modo temporaneo o permanente in
qualsiasi parte del territorio nazionale. In stretta corrispondenza l'articolo 120 della Costituzione, che vieta alle Regioni di
"adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libert di circolazione delle persone e delle cose".
Va ricordato che la libert di circolazione e di soggiorno riguarda i cittadini degli stati appartenenti all'Unione Europea. Sono
previste limitazioni di carattere generale per motivi sanitari, ad esempio nel caso di epidemie, e tali limitazioni vengono
dettate dall'esigenza di tutelare la salute dei cittadini; oppure, pu essere prevista la limitazione della libert di circolazione
nei confronti di individui che siano ritenuti potenzialmente pericolosi per la vita, il patrimonio di altri cittadini o per le
istituzioni. Non prevista nessuna restrizione della libert di circolazione e di soggiorno che possa essere determinata per
ragioni politiche: la nostra Costituzione ha inteso ripudiare con fermezza l'utilizzo del confino che il regime fascista aveva
applicato in maniera indiscriminata.
La libert degli spostamenti al di fuori del territorio italiano subordinata al possesso di un documento di riconoscimento. Fra
gli obblighi di legge, che rappresentano restrizioni temporali all'uscita del territorio nazionale, vi il dovere per il cittadino di
presentarsi in giudizio
Art. 17
I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorit, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di
sicurezza o di incolumit pubblica.
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L'art. 17 della Costituzione tutela il diritto di riunione, purch essa venga svolta pacificamente.
Si deve partire dal presupposto che la riunione, diversa dall'assembramento che si configura invece come un'adunata casuale, si
presenti come un confronto democratico fra cittadini, durante il quale non vi siano prevaricazioni o il ricorso all'uso della
violenza e delle armi. Per luoghi aperti al pubblico si fa riferimento a quei luoghi come ad esempio cinema, teatri, circoli, dove
si accede a talune condizioni, quali il biglietto di accesso o l'essere socio.

Per luogo pubblico si intendono le piazze, le strade, i giardini pubblici, gli edifici di propriet pubblica, etc. La richiesta di
preavviso non sta a significare una richiesta di autorizzazione da parte delle autorit, quanto piuttosto una comunicazione. Sar
l'autorit, nel momento in cui vi siano fondati rischi per la sicurezza e l'incolumit pubblica, a vietare la riunione.
La libert di riunione insieme alla liberta di associazione (v. articolo 18) sono garantiti anche dall'articolo 12 della Carta dei
Diritti fondamentali dell'Unione Europea e tali libert, che sono attribuite ai cittadini, dovrebbero estendersi anche agli stranieri
regolarizzati che soggiornano e ai quali, secondo il Testo unico sull'immigrazione, deve essere consentita la partecipazione alla
vita pubblica locale e, di conseguenza, deve essere garantito il diritto di riunione che ne sta alla base.
Art. 18
I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge
penale.
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di
carattere militare.
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La nostra Costituzione legittima il diritto di associazione, inteso come la libera unione di cittadini (la formazione sociale a cui si
fa riferimento nell'art. 2) e tale diritto si esplica senza l'autorizzazione dell'autorit, differenziandosi dalla politica di controllo
esercitata dal regime fascista.
Il diritto di associazione, che per sua natura pu avere un carattere stabile e duraturo, viene tutelato costituzionalmente,
sempre che mantenga i caratteri di legalit, di trasparenza e di non violenza. Nei successivi articoli 39 e 49 verranno presi in
considerazioni sia l'associazionismo sindacale che quello partitico, considerati importante riferimento per lo sviluppo
democratico della societ civile. La norma vieta tutte quelle associazioni costituite per fini vietati ai singoli dalla legge penale:
sono pertanto vietate le associazioni per delinquere e per scopi eversivi.
Sono proibite le associazioni segrete, associazioni che non rendono nota n la sede, n i nomi dei propri affiliati e mantengono
segrete le loro finalit.
Non consentito dalla nostra Costituzione che vi siano associazioni che possano interferire impunemente e illegalmente
all'interno delle istituzioni del nostro paese. (A tale norma si fece riferimento, nel 1981, a proposito della Loggia massonica P2).
Sono vietate, infine, tutte quelle associazioni che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di
carattere militare. Il divieto diretto nei confronti di associazioni strutturate al loro interno in modo militare con fini violenti
ed eversivi; implicito il richiamo ad ogni forma di ricostituzione dello squadrismo fascista, fondato su gruppi paramilitari.
Art. 19
Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne
propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purch non si tratti di riti contrari al buon costume.
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Si tratta dell'applicazione dell'articolo precedente allo specifico ambito religioso. Viene pienamente riconosciuta la libert
religiosa: l'equiparazione tra le diverse fedi totale; ne consegue che ha pari dignit anche il rifiuto di ogni credo religioso. Va
rilevato che il diritto in oggetto viene sancito erga omnes, cio per chiunque risieda nel territorio nazionale, sia esso cittadino o
straniero. L'esercizio del culto trova un limite nell'osservanza del buon costume, cio di comportamenti rispettosi della
pubblica decenza.
La norma rappresenta un'ulteriore conferma della laicit dello Stato, che si realizza quando viene riconosciuta la libert di
religione e delle confessioni religiose, senza che venga individuata una religione "ufficiale" dello Stato. E' opportuno ricordare
che l'art. 1 dello Statuto Albertino, dichiarando la religione Cattolica, Apostolica e Romana "sola Religione dello Stato" (mentre
gli altri culti venivano "tollerati conformemente alle leggi"), prefigurava, invece, uno Stato confessionale.
Conseguente a questo articolo il divieto di ogni forma di discriminazione per motivi religiosi (si veda, in proposito, quanto gi
affermato al precedente art. 3): perci, in coerenza col dettato costituzionale, l'art. 8 della Legge 300/70 (Statuto dei
lavoratori) vieta qualsiasi tipo di indagine sulle opinioni religiose del lavoratore sia ai fini dell'assunzione sia durante lo
svolgimento del rapporto di lavoro.
Art. 20
Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali
limitazioni legislative, n di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacit giuridica e ogni forma di attivit.
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Per "gravami fiscali" devono qui intendersi gli eventuali oneri imposti dal fisco per la costituzione di un ente e per lo svolgimento
della sua attivit (ad esempio: tasse per la stipula dell'atto costitutivo o per gli acquisti effettuati, vincoli di destinazione
specifica di determinati utili, ecc.). Per "capacit giuridica" si intende l'idoneit ad essere soggetti di diritti e di obblighi stabiliti
dalla legge. La capacit giuridica prerogativa intangibile di tutti i cittadini (come ulteriormente precisato dal successivo art.
22), dunque anche degli enti legalmente costituiti: il carattere religioso di un ente non pu comportare alcuna limitazione alla
sua capacit giuridica.
Questo articolo impedisce, in sostanza, l'introduzione per legge di trattamenti discriminatori a carico degli enti religiosi rispetto
ad altre associazioni che perseguono scopi diversi: tale garanzia viene assicurata a tutti gli enti religiosi, a prescindere dalla
confessione di appartenenza, a tutela del principio dell'eguale libert di fede religiosa.
Art. 21
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non pu essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si pu procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorit giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla
stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei
responsabili.

Il tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorit giudiziaria, il sequestro della
stampa periodica pu essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre
ventiquattro ore, fare denuncia all'autorit giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro
si intende revocato e privo d'ogni effetto.
La legge pu stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge
stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
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La libert di manifestare liberamente il proprio pensiero, connotato fondamentale di ogni sistema democratico, va qui intesa in
riferimento sia alla libert di esprimere le proprie opinioni (pluralismo ideologico) sia alla libert di informazione (cio di
informare e di essere informati). Perci viene preso in considerazione non soltanto l'uso della parola e dello scritto, ma anche
ogni altro mezzo di diffusione (quindi la radio, la televisione, il cinema, le riproduzioni audiovisive, Internet). Tuttavia,
l'articolo detta norme specifiche solo sulla stampa e mira, in sostanza, ad eliminare i controlli di tipo poliziesco (autorizzazioni,
censure) introdotti dal fascismo. Ci spiega anche la particolare attenzione rivolta alla problematica relativa ai casi di
sequestro.
Di speciale interesse il penultimo comma, il cui dettato in funzione della trasparenza dei mezzi di finanziamento della
stampa periodica; si tratta di una norma tesa a salvaguardare il diritto del cittadino-lettore di conoscere quali interessi
(economici, politici o di qualsiasi altra natura) sostengono il giornale che egli acquista, posto che gli assetti proprietari delle
testate giornalistiche influiscono, com' ovvio, sugli orientamenti che le stesse assumono. La norma tende altres ad impedire
aventuali finanziamenti occulti con finalit illecite. In questo medesimo ambito normativo si collocano le disposizioni legislative
tendenti ad evitare la concentrazione delle testate giornalistiche e a regolamentare la diffusione delle emittenti radio e
televisive, nel senso di impedire che l'informazione venga controllata da poche centrali, garantendo viceversa, in condizioni
paritarie e di trasparenza, spazio, libert e autonomia ai soggetti che fanno informazione, s da realizzare il necessario
pluralismo nel sistema dei mezzi di comunicazione.
Va detto che una disciplina compiuta dell'editoria intervenuta solo nel 1981, con l'istituzione dell'autorit garante, cui spetta
il potere di dichiarare nulle le cessioni di testate giornalistiche qualora determinino una posizione dominante nel mercato
editoriale. Inoltre, per quanto riguarda il settore delle comunicazioni radio-televisive, soltanto con la Legge n. 249 del 1997
stata istituita l'Autorit per le garanzie delle comunicazioni con il preciso compito di vigilare sul rispetto del divieto di posizioni
dominanti, considerate di per s ostacoli al pieno realizzarsi del pluralismo dell'informazione.
Art. 22
Nessuno pu essere privato, per motivi politici, della capacit giuridica, della cittadinanza, del nome.
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La norma si ricollega allarticolo 2 in cui si sono garantiti i diritti inviolabili della persona e allarticolo 3 che sancisce il principio
di uguaglianza; essa risponde al compito di tutelare le basi democratiche dellordinamento repubblicano, impedendo che si
possano un giorno ripetere le politiche razziali e antidemocratiche del regime fascista, che determinarono la privazione della
cittadinanza agli appartenenti alla comunit ebraica (che si videro privati dei diritti di cittadinanza a causa delle leggi razziali,
sancite con il decreto legge del 17 novembre del 1938) e ai fuoriusciti che svolgevano attivit antifascista.
Il regime fascista impose inoltre litalianizzazione dei cognomi di quei cittadini appartenenti a minoranze linguistiche.
Nel nostro ordinamento repubblicano deve essere tutelata la personalit giuridica del cittadino nella sua integrit e nessuno
pu essere privato della capacit giuridica, ossia dellidoneit a essere soggetti di diritti e di obblighi, della cittadinanza,
come appartenenza alla comunit statale, con i diritti e i doveri che ne conseguono, del nome, senza il quale nessuno potrebbe
essere individuato come cittadino. Per paradosso, un neonato a cui fosse negato il nome, sarebbe escluso da qualunque rapporto
civile.
Con il trattato di Maastricht del 1992 e con il trattato di Amsterdam del 1997 stato affermato il diritto di cittadinanza
europea, considerato come complementare a quello di cittadinanza nazionale.
Art. 23
Nessuna prestazione personale o patrimoniale pu essere imposta se non in base alla legge.
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A nessun cittadino pu essere imposto arbitrariamente di fare (prestazione personale) qualcosa oppure dare qualcosa
(prestazione patrimoniale) allo Stato se non per legge e quindi attraverso lo strumento legislativo che viene esercitato in
Parlamento.
Per prestazione personale sono da intendere tutte quelle di carattere fisico o intellettuale che possono essere imposte dalla
Stato per un superiore interesse pubblico. Ad esempio, sono prestazioni il servizio militare, lobbligo di rendere testimonianza,
le prestazioni obbligatorie dei medici, lintervento in caso di calamit. Per prestazioni patrimoniale sono da intendere, in primo
luogo, il pagamento dei tributi, inteso come dovere di contribuire alla spese pubbliche.
Il pagamento del tributo, ossia delle tasse, delle imposte e dei contributi deve essere individuato e applicato dalla legge, in
modo che non possano esserci arbitrii nella loro riscossione da parte degli enti preposti.
Art. 24
Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.
La difesa un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.
La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.
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La nostra Costituzione riconosce a tutti, sia come soggetto singolo che soggetto collettivo, il diritto di rivolgersi a un giudice per
avviare un processo giudiziario a difesa dei propri diritti e dei propri interessi legittimi; se, invece, si viene chiamati in giudizio,
si ha diritto alla difesa in ogni momento delliter processuale.
Ai non abbienti garantito il patrocinio gratuito, ossia la difesa senza spese e, lindividuazione di colui che non dispone dei
mezzi per difendersi, viene stabilita dal legislatore. Questo sostegno da parte dello Stato rispetta il principio delluguaglianza

sostanziale (v. art. 3) per cui devono essere rimossi gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscano leffettiva parit
dei cittadini nei confronti della legge.
La legge prevede la riparazione degli errori giudiziari nel momento in cui una condanna penale irrevocabile venga riconosciuta
come ingiusta, con il conseguente proscioglimento dellimputato.
A richiesta della vittima, o degli eredi, la legge prevede la corresponsione di una somma di indennizzo proporzionale al tempo
della pena detentiva, ingiustamente subita.
Art. 25
Nessuno pu essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.
Nessuno pu essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.
Nessuno pu essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.
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Per garantire l'imparzialit del giudice, gi nello Statuto Albertino si diceva che "Niuno pu essere distolto dai suoi giudici
naturali" e si vietava la costituzione di tribunali straordinari: ci, tuttavia, non imped al regime fascista di reprimere
l'opposizione politica attraverso l'istituzione di "Tribunali speciali per la difesa dello Stato". La Costituzione repubblicana ha
confermato la garanzia del giudice naturale, ma ha anche previsto, col successivo art. 102, l'esplicito divieto di costituzione di
tribunali straordinari. Il "giudice naturale precostituito per legge" il giudice che la legge individua in base a criteri certi ed
oggettivi (cio relativi, ad esempio, alla materia del contendere e al territorio sul quale si svolto il fatto), definiti comunque
in precedenza rispetto al fatto portato in giudizio.
Nel secondo e nel terzo comma l'articolo sancisce il principio di legalit sia delle pene sia delle misure di sicurezza. In
particolare, nel secondo comma, il principio di legalit penale prevede la cosiddetta riserva di legge e la non retroattivit
della norma. La riserva di legge esclude che possa essere punito un determinato comportamento se non in presenza di una legge
che lo configuri come reato: solo il Parlamento pu, quindi, stabilire per via legislativa quali siano i comportamenti penalmente
rilevanti. Il principio di non retroattivit vieta di applicare la legge penale per fatti commessi prima della sua entrata in vigore.
Il principio di legalit in materia penale sancito anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
L'ultimo comma prevede la riserva di legge anche per le misure di sicurezza (quali, ad esempio, la libert vigilata, il divieto o
l'obbligo di soggiorno, l'espulsione dello straniero dallo Stato): il costituente ha cos inteso limitare la discrezionalit del giudice,
trattandosi di misure comminate in ragione della pericolosit sociale di un soggetto, indipendentemente da una sua eventuale
responsabilit penale. Si voluto, quindi, evitare che tali misure possano trasformarsi in pene arbitrarie, come si verific in
epoca fascista a danno degli oppositori del regime.
Art. 26
L'estradizione del cittadino pu essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali.
Non pu in alcun caso essere ammessa per reati politici.
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L'articolo, che costituisce una precisazione del precedente art. 10, impone che l'estradizione del cittadino sia consentita
soltanto nei casi e nei modi previsti dai trattati internazionali, individuati, a tal fine, come l'unica fonte legale per eventuali
provvedimenti di estradizione. Il divieto , invece, assoluto per i reati politici.
Questo articolo va interpretato anche alla luce di quanto previsto dal successivo art. 27, che vieta la pena di morte: non ,
quindi, ammissibile l'estradizione verso uno Stato il cui ordinamento ammetta come sanzione, per il reato al quale si riferisce la
richiesta, proprio la pena di morte. Peraltro, anche la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea vieta di allontanare,
espellere o estradare una persona verso uno Stato in cui questa rischi di essere sottoposta alla pena di morte o alla tortura o a
pene e trattamenti inumani e degradanti.
Art. 27
La responsabilit penale personale.
Limputato non considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanit e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Non ammessa la pena di morte.
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Larticolo sancisce i principi della personalit della pena e di non colpevolezza fino alla condanna definitiva. Quella di
responsabilit penale la condizione di chi subisce le conseguenze del proprio agire: ad esempio, una sanzione detentiva
comminata a seguito del riconoscimento di colpevolezza di un reato che la prevede. Non possibile, quindi, sostituzione
personale nella responsabilit penale, come lo , viceversa, in quella civile, cio nellobbligo al risarcimento dei danni causati
da un atto illecito. Un imputato, che opponga ricorso contro una sentenza di condanna, non pu essere considerato colpevole
della colpa per cui pure condannato in prima istanza fino alla pronuncia della sentenza definitiva sulla stessa imputazione.
Vige, dunque, nel nostro sistema la presunzione di non colpevolezza fino alla condanna definitiva: questo principio, affermato
gi da Montesquieu e presente anche nella Carta dei diritti fondamentali dellUnione europea, ha trovato piena attuazione solo
col codice di procedura penale del 1989.
Il secondo comma attribuisce alla pena una funzione rieducativa, ripudiando ogni trattamento contrario al senso di umanit: il
diritto di ogni individuo a non essere sottoposto n a torture n a pene o trattamenti inumani o degradanti viene garantito
anche dalla Costituzione europea e va ad inserirsi nella pi ampia tutela della dignit umana (v. il precedente art. 3) e del
diritto allintegrit della persona (v. il successivo art. 32). A questi principi ispirata la Legge 354/75 di riforma
dellordinamento penitenziario.
Il terzo comma, nel testo approvato dallAssemblea Costituente, recitava: Non ammessa la pena di morte, se non nei casi
previsti dalle leggi militari di guerra. Il testo attuale frutto della Legge costituzionale n. 1 del 2 ottobre 2007, che ha
eliminato la pena di morte anche dai codici penali militari di guerra. La norma costituzionale, nella sua formulazione originaria,
appariva ormai in conflitto con levoluzione sia dellordinamento italiano sia di quello europeo nonch contraddittoria con lo
stesso art. 2 della Costituzione. La modifica apportata ha, tra laltro, reso pi forte la posizione dellItalia nella richiesta di
sospensione universale delle pene capitali (la cosiddetta moratoria internazionale sulla pena di morte).

Art. 28
I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e
amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilit civile si estende allo Stato e agli enti
pubblici.
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L'affermazione della responsabilit diretta anche dei pubblici dipendenti e funzionari costituisce un'importante garanzia dei
diritti del cittadino: ci spiega la collocazione di questa norma nel titolo dedicato alle libert civili. In effetti, nessun principio
operante se non viene applicato da chi di fatto tenuto ad attuarlo, perci la Costituzione impone ai funzionari pubblici
particolari responsabilit e garantisce tutti i cittadini che i danni eventualmente causati da loro vengano comunque risarciti
dalle rispettive amministrazioni (Stato, Regione, Provincia, Comune o qualsiasi Ente pubblico). La norma appare particolarmente
attuale, soprattutto se si considera che in una societ complessa come la nostra l'intervento dello Stato (e la conseguente
possibilit di abusi) sicuramente maggiore che in passato.
Va notato che la responsabilit del funzionario o dipendente qui considerata solo quella civile: quella penale , infatti, gi
considerata in generale dal precedente art. 27 e, se relativa al comportamento di un impiegato pubblico nell'esercizio delle
proprie funzioni, non estensibile all'amministrazione di appartenenza, ma comporta un aggravamento di pena per il reo o la
configurazione di specifiche ipotesi di reato (ad esempio, peculato, corruzione e, in generale, tutti i reati contro la pubblica.