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Giampiero Bagni

TEMPLARI A BOLOGNA

Identificazione precisa dei


luoghi e dei personaggi
coinvolti nel locale processo
attraverso anche nuove fonti
coeve (1309)
Analizzando le fonti disponibili coeve si
ritrovano notizie sulla partecipazione dei
bolognesi alle crociate, in particolare nel
Chronicon Bononiense(1) che pone landata
dei Bolognesi oltremare, nellambito della
quinta crociata al 1220. Si hanno inoltre
notizie di partecipazioni a spedizioni fin
dalla prima crociata nel 1096 e tra il 1217
e il 1220.
Sicuramente nei secoli successivi molte famiglie nobiliari sentirono il desiderio
di annoverare tra i propri avi un crociato
e ci port, a volte, alla creazione di false
notizie nobilitanti. Ci rende quindi difficile azzardare una stima precisa della presenza bolognese in Terrasanta. Secondo il
Vitale(2) lorigine dei raggruppamenti guelfi e ghibellini bolognesi si cre quando nel
1217 giunse in citt lappello di Giovanni
di Brienne per una crociata in Terrasanta.
Si formarono infatti due schiere di crociati, una di ghibellini, capeggiata da Bonifacio Lambertazzi e una di guelfi con a capo
Baruffaldino Geremei.
Venendo pi strettamente allOrdine
Templare, informazioni precise ci provengono dagli atti del processo ai Templari
bolognesi tenuto dal nostro arcivescovo di
Ravenna, Rinaldo da Concorezzo, conservati allArchivio Arcivescovile di Ravenna.
documentato infatti che a Bologna il 24
agosto 1308 frate Nicol Tascherio, inquisitore per Bologna e la Lombardia inferiore, provvide alla cattura dei Templari
e al sequestro temporaneo dei loro beni,
affidandoli in custodia ai suoi vicari, Guidone Bontalenti e Francesco dei Mussoni. Le magioni sequestrate per apparvero
spoglie probabilmente in quanto i cavalieri, consci di quello che era avvenuto in
Francia lanno precedente, avevano provveduto a nascondere almeno una parte

delle loro ricchezze e dei beni. LArcivescovo per intervenne allinizio del processo locale, sul finire del 1309, ordinando che i beni dellOrdine fossero consegnati ai vicari arcivescovili. Egli infatti era
a capo della Commissione pontificia per
lAlta Italia di cui facevano parte anche
frate Giovanni, arcivescovo di Pisa e i Vescovi di Firenze, Lotterio della Tosa, e di

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Ex Magione
templare e
chiesa di S.
Caterina in
Strada Maggiore.

Cremona, Rainiero de Casulo. I due arcivescovi erano inoltre nominati curatori


ed amministratori dei beni dellOrdine(3).
Ma il vescovo di Firenze era ammalato e
morir nel marzo del 1309 e non venne
sostituito nella Commissione. Il Vescovo di Cremona, in difficolt nella propria
diocesi, visse a lungo in esilio avendo ben
poco tempo per occuparsi di questo nuovo compito. Infine lArcivescovo di Pisa,
dopo aver partecipato al convegno bolognese sullordine templare organizzato
nel settembre 1309 da Rinaldo, nomin
un procuratore per la Toscana, per la provincia ravennate, per lIstria e il Patriarcato di Aquileia ma segu direttamente
solo i processi in Toscana.
Larcivescovo Rinaldo fu una figura straordinaria, collaboratore stretto
di Bonifacio VIII e nunzio pontificio in
Francia sul finire del XIII secolo. Conosceva bene quindi Filippo il Bello e gli
intrighi di corte francesi. Venne designato arcivescovo di Ravenna da Bonifacio
VIII poco prima di morire. Comp i propri
studi a Bologna, negli anni in cui altre
eminenti figure frequentavano la Citt e
lUniversit: Bertand de Got, futuro papa Clemente V, Dante Alighieri, Pietro da
Bologna. Dante in particolare soggiorn
per la prima volta a Bologna dal 1282 al
1286(4).
LArcivescovo quindi venne ospitato
nella domus templare dal settembre del
1309 sino a fine anno. Organizz il suddetto convegno di studi sulla questione
templare convocando non i vescovi ma i
fedeli che erano a conoscenza delle persone e dei beni dellOrdine nelle varie diocesi
di competenza.
I due arcivescovi di Ravenna e Pisa
quindi, come gi accennato, nominarono ciascuno un delegato per ognuna delle tre grandi regioni ecclesiastiche del
centro-nord Italia: si trattava rispettivamente per la regione Toscana di Cambio, cantore ravennate nominato da parte
dellArcivescovo Rinaldo e di Tancredi di
Monte Rinaldo designato dallArcivescovo di Pisa. Per la Provincia ravennate, di

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Giovanni da Castiglione, arciprete della


pieve di Porto Maggiore e vicario arcivescovile nominato da Rinaldo, di Rainiero Gatoso di Pisa da frate Giovanni. Infine per Istria e Patriarcato di Aquileia,
di Enrico da Monteversano, abate di S.
Maria in Cosmedin nominato da Rinaldo
e di Enrico da Monte Arso da frate Giovanni. Il loro compito era quello di pubblicare, in tutte le diocesi e le principali
citt, le bolle pontificie e le lettere di nomina dei due arcivescovi quali curatori e
amministratori di tutti i beni dellOrdine
del Tempio e di acquisire dagli inquisitori
locali tali beni previo accurato inventario,
al fine di amministrarli saggiamente fino
a nuovo ordine. Nel 1310 quindi si susseguirono in tutta la Provincia ravennate,
di cui Bologna faceva parte, le inchieste
nelle singole diocesi.
Si svolsero quindi due Concili provinciali dedicati alla questione templare nella
regione sotto lautorit dellarcivescovo Rinaldo. Il primo, dal 13 al 15 gennaio 1311
a Ravenna, nel quale si esaminarono i
verbali delle inchieste diocesane sui Templari, ma non si giunse a una sentenza.
Il secondo Concilio comincer, sempre
a Ravenna, solo il 17 giugno del 1311 e
sar un vero e proprio processo con lesame diretto dei Templari, che peraltro risultavano non imprigionati ma residenti
nelle rispettive sedi in una sorta di provvedimento arresti domiciliari ante litteram.
Furono interrogati i cavalieri piacentini Raimondo e Giacomo Fontana, Mauro, Giacomo, Alberto e Guglielmo da Pigazzano, Pietro Caccia, i cavalieri bolognesi Bartolomeo Tencarari, Alberto degli
Arienti, Pietro da Monte Cucco o Acuto,
Alberto da Bronzano, Giovanni Bono e il
faentino Gerardo da Bologna. Tutti negarono gli addebiti mossi(5).
Nella sentenza che segu, larcivescovo
Rinaldo, il 18 giugno 1311, stabil allunanimit con il proprio Concilio che:
1. Gli innocenti dovevano essere assolti e
i colpevoli puniti secondo la legge.
2. Si dovevano ritenere innocenti coloro

che avevano confessato per timore della tortura, se avevano poi ritirato quella confessione oppure se non avevano
osato ritirarla per timore di nuove torture, purch ci risultasse certo.
3. I beni dellOrdine dovevano restare allo stesso Ordine, se la maggioranza dei
Templari fosse risultata innocente.
4. Quanto ai colpevoli, dopo il pentimento, dovevano espiare la pena entro lo
stesso Ordine(6).
LArcivescovo consegn ai Cavalieri una
lettera che i frati dovevano consegnare
successivamente ai vescovi, per procedere
alla purgazione dai peccati, eventualmente commessi, con laiuto di almeno sette
testimoni di fede cattolica. Il 26 giugno
1311 infatti il frate bolognese Bartolomeo
Tencarari, in ottemperanza alle disposizioni di Rinaldo di Concorezzo, si present
al vescovo di Bologna Uberto dichiarando
la sua ortodossia e assoluta innocenza.
Ben dodici persone, tra cui otto ecclesiastici, si presentarono a deporre a suo favore.
Una sentenza rivoluzionaria, quella
ravennate, che provoc la reazione del
papa Clemente V il quale il 27 giugno
1311 scrisse ai propri commissari dellAlta Italia, per rimproverarli di negligenza
nellinchiesta e del mancato uso della
tortura. Larcivescovo di Pisa si adegu
alle indicazioni del Papa, Larcivescovo
Rinaldo, per tutta risposta, diede avvio
ai preparativi per recarsi al Concilio di
Vienne.
Papa Clemente V, per quanto possibile, tent di conseguenza di estromettere
larcivescovo di Ravenna dalle decisioni
prese nel Concilio di Vienne. Non venne
fatto sedere alla destra del Papa, come da
antico diritto, bens insieme ai cardinali e
agli arcivescovi. Inoltre a capo della Commissione conciliare per lesame dei verbali
processuali, nomin il Patriarca dAquileia, che nellinchiesta italiana era subordinato allo stesso Rinaldo. Infine, per il
trasferimento dei numerosi beni templari
allOrdine di S. Giovanni nella stessa provincia ravennate, non deleg pi larcive-

scovo ravennate, bens il fedele abate di


Pomposa.
In un interessante elenco di cavalieri templari e ospitalieri bolognesi redatto nel 1616 dallAlidosi(7) compaiono alcuni nomi presenti anche nei documenti
dellArchivio di Stato di Ravenna relativi al
processo di cui abbiamo parlato, intentato dallarcivescovo Rinaldo.
In particolare ritroviamo i nomi di Bartolomeo Tencarari, Alberto degli Arienti,
Giacomo Soragna, Pietro Roda.
LAlidosi ci fornisce anche la testimonianza che allinizio del seicento vi era
una lapide funeraria ancora presente
presso lantica magione dei templari in
Strada Maggiore con dedica a Pietro Roda, gi insigne cavaliere templare, morto nel 1329. Questo Pietro Roda lunico
templare bolognese ricordato in modo importante e significativo.
Inoltre nellelenco relativo ai cavalieri
templari lAlidosi definisce Pietro Roda come Generale Procuratore dellOrdine della Milizia del Tempio, cos trovasi nominato in una scrittura, che fece, per mettere
una sua nipote nellOrdine delle Monache
di S. ChristinaUna raccomandazione
ante litteram parrebbe, ma molto utile al

21

Sala dei Cavalieri, di prop.


della chiesa di
S. Caterina
Vergine e Martire.

fine di questa ricerca. Ci ritorneremo successivamente.


Lattendibilit delle informazioni fornite dallAlidosi pare confermata dal fatto
che, incrociando le fonti, alcuni dei nomi dei templari da lui elencati sono i medesimi che si ritrovano citati nel verbale
conciliare di Ravenna del 1311, custodito
nellArchivio Arcivescovile di Ravenna, di
cui si tratter nel dettaglio in unaltra occasione.

Il templare Pietro da Bologna(8)


Un dato certo la presenza, tra le file
dei Templari, in un ruolo dassoluto rilievo, del frate cappellano Pietro da Bologna,
esperto di diritto che si era perfezionato
presso lo Studio di Bologna. Negli stessi
anni in cui Pietro studiava a Bologna, un
giovane nobile francese, Bertrand de Got,
condivideva con lui le medesime lezioni:
nel 1305 diventer papa col nome di Clemente V.
Pietro da Bologna fu uno dei quattro
procuratori che nel 1310, nella fase pi
difficile del processo ai Templari, venne
designato da cinquecentosessanta suoi
confratelli a difendere lOrdine a Parigi.
Il cappellano fu scelto per la sua cultura
giuridica e la sua dotta eloquenza.
Il 31 marzo 1310 quindi Pietro da Bologna con altri tre cavalieri iniziarono la
difesa dellOrdine e dello Stato Maggiore
nel processo di Parigi. Essi richiesero di
essere scarcerati e che le deposizioni fossero svolte a porte chiuse. Affermarono
inoltre che le confessioni precedentemente rese, nel 1307-8, erano state estorte
grazie alla tortura. Gli esiti dellinchiesta
pontificia a Parigi si fecero incoraggianti
per lOrdine nella primavera del 1310: i
cavalieri infatti ammisero di aver firmato
confessioni solo perch sottoposti a tortura.
Purtroppo per loro mor il vescovo di
Sens, nel cui comprensorio ricadeva anche la Citt di Parigi. Visto che costui aveva il potere di convocare i singoli templari

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residenti in citt anche davanti al proprio


tribunale provinciale e in questo modo influenzare linchiesta pontificia, lelezione
del successore apparve subito una questione delicata. Re Filippo fece sentire tutta la sua influenza e impose a Clemente V
quale successore Filippo de Marigny, vescovo di Cambrai. Giovane e spregiudicato, fedele al re.
Egli convoc infatti subito un sinodo
per l11 maggio 1310.
La domenica di Pentecoste, il 10 maggio, i procuratori richiesero una seduta
alla commissione pontificia e Pietro fece
notare che numerosi testimoni in difesa
dellordine erano stati convocati al suddetto sinodo sottraendoli cos allinchiesta
pontificia. La Commissione non si oppose. Pietro propose un appello al papa che
avrebbe dovuto sospendere immediatamente ogni processo. Lappello non venne
accolto n quindi inviato. Alla Curia pontificia.
L11 maggio, primo giorno del sinodo,
larcivescovo di Sens fece condannare
al rogo cinquantaquattro templari, tutti
quanti testimoni precedentemente comparsi dinanzi al tribunale pontificio(9).
Laria era cambiata di colpo. Il 18 maggio 1310, si scopr che Pietro da Bologna
era sparito, visto che non si present alla
commissione pontificia la quale peraltro
sospese le sue indagini. Di lui non si seppe pi nulla(10). Almeno cos si pensato
fino ad oggi.
Intanto a Bologna si erano svolti i processi locali che nel giugno del 1311 portarono al concilio provinciale, con lassoluzione dei templari bolognesi, di cui si
gi trattato. Tra loro vi era Pietro da Monte Acuto, personaggio eminente del gruppo(11).
Il 16 ottobre dello stesso anno fu indetto il Concilio di Vienne, con lescussione
di un gruppo di sette templari armati e
pronti a difendere con ogni mezzo lOrdine. Ma ormai era sicuro che il Papa, in
balia di Filippo IV, avesse deciso di sopprimerlo.
Con la bolla Vox in excelso il 13 aprile

Elenco dei beni


della Commenda di Santa
Maria del Tempio nel 700
(Asbo. S. Maria
del Tempio, b.
19/2098).

1312, infatti, fu decretato lo scioglimento


dellOrdine, e ad esso segu la destinazione, con la bolla Ad providam Christi vicarii, dei beni templari allOrdine di San Giovanni di Gerusalemme.
Infatti a Bologna in esecuzione della
bolla pontificia tra il luglio e lagosto del
1312 frate Atto, dellOrdine di S. Giovanni, provvedeva a nome del suo Ordine a
prendere possesso delle case e delle chiese dei Templari, gestite fino a quel momento dai curatori arcivescovili nominati
da Rinaldo da Concorezzo.
Un ulteriore contributo alla conoscenza
della situazione pu provenire dallanalisi
di un documento ritrovato presso lArchivio di Stato di Bologna(12). Dalla trascrizione, si evince la presenza di un certo Pietro
da Monte Acuto (o Cucco), gi precettore(13) dei Templari per Bologna e Modena,
che risulta essere una delle parti in causa relativamente ad alcune questioni con-

nesse al probabile trasferimento di alcuni


beni al vice-priore per Venezia dellOrdine
di S. Giovanni di Gerusalemme.
Quindi si pu ipotizzare che Pietro da
Bologna, che sparisce misteriosamente dalle carceri di Parigi ai primi di maggio del 1310 sia lo stesso Pietro da Monte Acuto (o Cucco) presente al Concilio
provinciale bolognese a met giugno del
1311, nonch la medesima persona che
compare in questo documento notarile
dellottobre 1313, nel quale risulta precettore dei Templari per Bologna e Modena con la qualifica ulteriore di camerario
dellarcivescovo di Ravenna e che infine
sia lo stesso citato dallAlidosi come Pietro Roda, precettore generale dellOrdine
poi passato ai Cavalieri di Malta e di cui
ci viene riportata la lapide tombale con la
data del decesso al 1329. Ci confermato anche dal documento coevo del 1309
che analizzeremo in seguito.

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La Magione di Santa Maria del


Tempio a Bologna
La magione templare bolognese era nota come una delle pi ricche della provincia ecclesiastica ravennate, per i possedimenti annessi e per il numero di frati
templari che vi risiedevano, oltre che per
la sua posizione geografica strategica.
Il materiale a disposizione degli studiosi stato finora comunque esiguo: quello
che si conosce con sicurezza che i Templari bolognesi dimorarono nella magione
di Santa Maria del Tempio, ove alla magione stessa era annessa la Chiesa di S.
Maria Maddalena, situata in Strada Maggiore tra Via Torleone e vicolo Malgrado.
In passato questo luogo era contrassegnato coi civici 214 e 215(14) allangolo con via
Torleone e 213 e 213/1 allangolo con Via
Malgrado, ora civici 80-82-84 di Strada
Maggiore. La magione fu, come dabitudine, costruita fuori dalle mura cittadine
della penultima cerchia, lungo la via Emilia verso est.
Sempre fuori le mura, lungo la Via
Emilia lOrdine inoltre possedeva anche
la piccola chiesetta di S. Omobono.
Le notizie che sono state utilizzate finora provenivano dalla serie Memoriali del
gi citato ufficio omonimo che raccoglieva
le registrazioni degli atti stipulati dai notai bolognesi e da qualche raro atto ritrovato in serie diverse. Nel fondo relativo a
S. Maria del Tempio del fondo demaniale delle Congregazioni Religiose Soppresse, conservato allArchivio di Stato di Bologna, vi sono documenti datati a partire
dai primi decenni del XV secolo e hanno
un carattere eminentemente tecnico-giuridico e di rendiconto. Non vi erano perci
documenti coevi disponibili rilevanti ai fini di questa ricerca, anche se molto utili
sono stati i cabrei, cio le mappe settecentesche delle propriet della Commenda di S. Maria del Tempio di propriet,
allepoca, dei Cavalieri di Malta. Invece
la ricerca nel fondo notarile, in parte gi
pubblicato nel Chartularium Studii Bononiensis, stato inizialmente molto utile

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per ricostruire il patrimonio posseduto


dai Templari bolognesi. Interessante inoltre la notizia riportata dal Pini(15), il quale
cita una lettera inviata da papa Innocenzo III, il 30 ottobre 1213, a Bologna indirizzata agli abati dei monasteri di S. Stefano, S. Procolo, al priore di S. Giovanni
in Monte, alla Domus Hospitalarii Gerosolimitani e al maestro della Domus Militiae Templi perch vengano consegnate al
suo inviato le somme di denaro depositate
presso di loro.
Ci a dimostrazione del fatto che la
magione gi esisteva ed era ben conosciuta.
Grazie ad uno dei cabrei conservati
allArchivio di Stato di Bologna(16), datato 1741, si presentata poi la possibilit
di visionare le immagini della magione e
delle sue dipendenze con una descrizione
dei vari piani in cui era suddiviso il palazzo. La posizione delledificio e parte della
forma originaria, compreso il chiostro
ed una sala risalente presumibilmente
allinizio del trecento, denominata ancora
oggi Sala dei Cavalieri, da allora paiono
rimaste inalterate. Chiaramente ci sono
stati molti rifacimenti nel corso dei secoli
che hanno alterato la struttura originaria, senza contare i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale che hanno
infine distrutto completamente la chiesa
annessa. La Chiesa di S. Maria Maddalena era lunga 60 piedi (quasi 23 metri)
e larga 25 (9 metri e mezzo), era ad una
sola navata con labside quadrata liturgicamente orientata, cio rivolta verso via
Malgrado col fianco su Strada Maggiore(17).
Di ci che rimane dellantica Magione,
quello che oggi pu essere osservato, la
forma, seppur rimodernata, del palazzo e
una sala interna che viene utilizzata per le
esigenze parrocchiali, ma che fortunatamente conserva il soffitto in travi di legno
e le spesse mura intervallate da finestre
ad arco acuto.
Da altri documenti registrati presso
lUfficio dei Memoriali, nel registro 133 del
1317 e nel registro 165 del 1329 si ha la

conferma dellattribuzione della Chiesa a


Santa Maria Maddalena(18).
Le mappe (cabrei) del settecento, che
hanno consentito una prima ricostruzione dei luoghi templari, trovano comunque
riscontro puntuale in vari documenti medievali, spesso contratti di compravendita
o arbitrati.
Almeno fino al reperimento di 18 pergamene coeve che tratter in seguito ma
di cui si ha lanalisi di un primo documento nellultimo paragrafo di questo articolo.
Quello che visibile allArchivio di Stato di Bologna lelenco dei beni attribuiti
alla commenda settecentesca, dei Cavalieri di Malta, di S. Maria del Tempio.
Bisogna osservare come da questa
commenda sia stata staccata poi una parte, eretta a commenda indipendente nella
zona di Castel S. Pietro Terme nel 1693
con il nome di S. Giovanni Battista. Una
Commenda con denominazione analoga,
S. Giovanni Battista, era inoltre la commenda gi presente a Bologna citt ed
apparteneva, fin dallorigine, ai Cavalieri
Ospitalieri o di Malta.
Dallelenco, quindi, si desume la propriet dellOrdine sulla Magione di S. Maria del Tempio con annessa Chiesa di S.
Maria Maddalena, sulla piccola Chiesa
di SantHomobono, nella parrocchia degli Alemanni, e sullOsteria della Pellegrina (o del Giardino), nellattuale Via de Pignattari, oltre a un numero considerevole
di terreni e case in citt e nel contado, di
minore importanza ai fini della nostra ricerca in quanto non direttamente riconducibili allepoca medievale e al possesso
da parte dei Templari.
La Magione di S. Maria del Tempio
corrisponde ai civici 80 e 82 di Strada
Maggiore. Il Guidicini(19) ci da notizia del
fatto che, con i beni dei Templari, i cavalieri Gerosolimitani eressero nel 1315
un ospedale detto di S. Giovanni Battista, che poi nel 1390 fu innalzato a Commenda dellOrdine Gerosolimitano di Rodi poi di Malta. Nel secolo XVIII la facciata della magione, che risultava antica

AAra 12575
Pag.VIII.

e rozza per il gusto del tempo, fu rimodernata abbattendone il portico di legno.


La chiesa comunque nella sua lunga esistenza ebbe lonore di ospitare papa Clemente VII quando venne a Bologna nel
1530 per lincoronazione dellimperatore
Carlo V.
La commenda venne soppressa dai
francesi il 12 giugno 1798 e il governo di
allora si impossess di tutti i suoi beni,
allora goduti, dal commendatario, don
Cesare di Egano Lambertini, ultimo della
Aara 12575
dettaglio Petrum de Rotis.

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sua famiglia e pronipote di Benedetto XIV.


La parrocchia di S. Maria del Tempio venne soppressa nel 1807 e il 16 agosto 1808
la Chiesa fu chiusa e annessa alla Chiesa
di S. Maria dei Servi, il palazzo della magione venduto a privati dopo la requisizione del Governo filo-francese.
Ne venne infatti in possesso Luigi Aldini, al tempo segretario dellAgenzia
dei Beni nazionali dal 1796 al 1811, che
provvide a vendere molti dei beni ivi contenuti.
Dopo vari passaggi durante i quali la
propriet fu anche della Cassa di Risparmio di Bologna e del cav. Enrico Pietro
Salaroli, ledificio della Magione attualmente di propriet dellOpera Pia dei Poveri Vergognosi, a cui stato donato nel
1942. La suddetta propriet lha ora concesso in affitto alla Polizia Giudiziaria, alla Polizia di Stato e alla Provincia di Bologna. La Sala dei Cavalieri di propriet
della parrocchia di S. Caterina Vergine e
Martire mentre la chiesa di S. Maria Maddalena, come gi accennato, andata totalmente distrutta dopo la seconda guerra
mondiale.

Nuove Fonti Coeve per il


processo ai Templari bolognesi
ed elenco dettagliato dei beni a
loro spettanti
Grazie ad una ricerca durata circa 2
anni ho potuto reperire molto materiale
coevo al processo ai templari (1308-1311)
nella zona emiliano-romagnola e in particolare 18 pergamene relative ai beni templari a Bologna e nel suo contado, ai personaggi coinvolti nel locale processo e alle
varie fasi del medesimo.
Alcune di queste pergamene sono state trascritte e pubblicate in varie fasi sia
nel secolo XIX che XX ma mai con la finalit di indagare i beni templari a Bologna e il locale processo. In questo articolo mi voglio occupare di solo una di
queste pergamene, datata 1309, e pubblicata in trascrizione nel 1964 da Renzo

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Caravita(20) ma con unerrata segnatura


archivistica (AAR n. 12275) e con unindividuazione approssimativa dei luoghi
identificati come propriet templari a
Bologna e provincia. Ci probabilmente
ha impedito finora uno studio scientifico del documento in questione e di tutti
gli altri ad esso correlati, che spero potr
colmare in una futura congrua pubblicazione.
Per ora mi occuper di questo straordinario elenco dei beni templari la cui esatta collocazione AARA 12575 composto
da un quaderno di pergamena di sei fogli
di cui il primo foglio sia nel recto che nel
verso illeggibile perch abraso. Lauspicio comunque quello di poterlo decifrare
con uno studio scientifico apposito.
Gli altri fogli sono ben leggibili. Il documento datato 19 merzo 1309 e contiene
linventario dei beni dei Templari nel bolognese fatto redarre su ordine dellinquisitore domenicano Nicol Tascherio dopo
aver ricevuto le bolle papali che gli hanno
ordinato il sequestro dei beni templari e
larresto dei frati per la qual cosa egli delega Guidone Bontalenti e Francesco de
Mussoni come si evince dal documento allegato al termine della nostra pergamena
e datato 24 agosto 1308.
Quindi si pu supporre che nei sei mesi intercorsi fra questa nomina e la redazione dellinventario che stiamo esaminando, i suddetti delegati abbiano verificato e visitato i beni templari del bolognese al fine di permettere con questo
inventario una loro corretta utilizzazione.
Sappiamo poi che a loro subentrer direttamente dal settembre 1309 lArcivescovo di Ravenna Rinaldo da Concorezzo
che utilizzer quindi probabilmente questo inventario. Di sicuro il pi importante documento, coevo e dettagliato, mai
analizzato, relativo ai beni dei templari
bolognesi.
La pergamena abrasa nelle prime due
facciate leggibile sono dal punto in cui
lelenco gi nel vivo con lindividuazione dei terreni di propriet dei Cavalieri templari a Bologna e nel contado per

Mappa dei
terreni e delle
case a Bologna
citt.

27

poi, nelle ultime pagine, elencare gli immobili di loro propriet nella citt di Bologna.
Curiosamente tutti i terreni citati e le
case possedute si collocano nel quadrante est-nord-est della Provincia bolognese e lo stesso dicasi delle case possedute
tutte nella zona est della citt di Bologna. Per ogni terreno ci sono forniti i 4
confini siano essi fiumi, strade pubbliche o altri terreni posseduti da persone
o comunit.
I terreni identificati sono in maggioranza nellattuale localit di Marano (di
Castenaso) con 15 terreni, inoltre a Russi (di San Lazzaro di Savena) con 5 terreni, Idice (di San Lazzaro di Savena) con
3 terreni, Castel de Britti (di San Lazzaro di Savena) con 1 terreno, Ozzano con
2 terreni, Varignana con 1 terreno, le
varie localit di Medicina con 6 terreni,
Vigorso (di Budrio) con 4 terreni, infine
Sesto(nel Comune di Pianoro) con 2 terreni e C dei Fabbri (nel Comune di Bentivoglio), 1 a Quarto di Granarolo, Castel
S. Pietro con 1 terreno, Galliera con 1
terreno.
Vi sono inoltre nella Guardia bolognese, cio nel territorio vicino alla Citt di
allora e ora in gran parte allinterno del
Comune di Bologna, 3 terreni in localit Fossolo, 3 nella zona fra S. Egidio e
S. Sisto, 2 nei pressi di SantHomobono sulla via Emilia nei pressi degli Alemanni.
Allinterno della Citt di Bologna del
XIV secolo sono identificate molte propriet di case e terreni di cui le pi importanti
attorno alla Magione di Strada Maggiore
(civico 80 e 82 attuali) con 8 case e terreni
tra Vicolo Malgrado e Strada Maggiore, 1
nei pressi di Via San Vitale, 1 nei pressi di
Via S. Donato 2 nei pressi di Via S. Stefano e la Chiesa di S. Giuliano e 3 tra via S.
Stefano e via Castiglione.
Lapprossmativo totale delle tornature in possesso dei Templari a Bologna e
contado di 303 tornature a prevalente
arativo,21 a prevalente vigneto,69 a prevalente orto e 18 tornature con prevalen-

28

za di prati. Vi sono poi 490 clusi di orti


in Citt, il cluso corrisponde a 1\100 di
tornatura. Il totale quindi delle tornature
possedute, considerate per difetto perch
le prime due facciate sono abrase e non in
ogni registrazione sono riportate il numero di tornature corrisponde a pi di 400
tornature. Il valore della tornatura varia
da zona a zona del bolognese, comunque
prendendo come riferimento il valore considerato nei rogiti cittadini coevi, una tornatura corrisponde a 2.080,44 metri quadri. Quindi 400 tornature corrispondono
a pi di 832.000 metri quadri posseduti
pari a pi di 83 ettari.
Relativamente poi al vino e al grano
conservato nella Magione, vi erano tini
per un totale di 31 castellate di vino, che
considerando una castellata bolognese
corrispondente a circa 786 litri, ci porta
ad un totale di pi di 24.000 litri di vino. Infine relativamente al grano vi erano
contenitori pari a 153 corbe, e che considerando la corba per granaglie nel bolognese corrisponde a circa 79 litri pari
a 79 metri cubi, vi potevano essere conservati quindi pi di 12.000 metri cubi di
grano. Un vero magazzino di una piccola
citt!
A questi calcoli vanno aggiunte le case
cuppate e i casamenti posti sopra i terreni anzidetti e in Citt.
Il totale di 24 case, un palazzo, 2 chiese e 3 casamenti. Di queste l80% poste in
Bologna o nella Guardia bolognese. Vi sono a corredo di ci orti e torri colombarie.
Analizzando con attenzione il documento si desume unaltra notizia importante: in 2 dei poderi posseduti sono posti a capo 2 frati della Magione che ritornano gi in tutti gli altri documenti del
processo: frate Pietro Roda e Alberto degli
Arienti!
In particolare frate Alberto degli Arienti
posto a capo di un podere a Vigorso di
Budrio in una casa cuppata con colombaria e anche gli altri poderi attigui sono
affidati al medesimo frate per un totale di
4 poderi, per un totale di almeno 41 tornature, case e orti.

Mappa dei
terreni nella
Provincia di
Bologna.

Invece frate Pietro Roda posto a capo


di un podere molto pi vicino alla Citt, in
localit Fossolo. Questo podere coltivato
ad orti, per 26 tornature, con quattro case
sopra di esso.
Nella revisione dellinventario compiuta il 27 marzo del 1309 sono inoltre
elencate suppellettili, libri e paramenti
sacri rinvenuti nella Chiesa di SantHomobono.

Ulteriori ricerche di approfondimento su questo straordinario documento ci


permetter di individuare nel dettaglio i
confini dei terreni posseduti dai Templari
grazie alla persistenza nei secoli di molti
toponimi di fiumi e localit nonch lidentificazione di molti confinanti di un sicuro interesse storico, come Romeo Pepoli,
confinante con il terreno di propriet dei
Templari a Castel S. Pietro.

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(1) Ortalli G., Alle origini della Cronachistica Bolognese: il Chronicon Bononiense o Cronaca lolliniana, Villa, Citt di Castello (Pg), 1999, p. 47.
(2) Dondarini R, Bologna medievale, Patron, Bologna,
2003, p. 233.
(3) Tutti gli Uomini del Cardinale, Atti del Convegno,
cit, p. 99 e ss.
(4) Poli M., Accade a Bologna, Bologna, Costa, 2005,
pp. 27 e ss.
(5) A.A.Ra., 8011, in Tarlazzi A., Appendice ai Monumenti ravennati dei secoli di mezzo del conte M. Fantuzzi, 1-2, Ravenna 1869, vol. 1, p. 624.
(6) Tutti gli Uomini del Cardinale, Atti del Convegno,
cit, pp. 101 e ss.
(7) Pasquali Alidosi Nicol Li Cavalieri bolognesi di
tutte le religioni et ordini, Bologna, 1616.

(13) Il termine precettore (praeceptor o praceptor) significa procuratore, capo, maestro delle precettorie
(domus) o magioni dei cavalieri Templari e Ospitalieri site nelle varie Province. Il termine con il passare
del tempo viene sostituito da Commendatario, con
analogo significato.
(14) Guidicini G., Cose notabili della Citt di Bologna,
ossia Storia cronologica de suoi stabili sacri pubblici e privati(riproduzione anastatica), Sala Bolognese,
Forni 1972, vol. III, pp. 13 e ss.
(15) Pini A.I., Gli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme a Bologna nel XII-XIII secolo: prime ricerche,
in Riviera di Levante tra Emilia e Toscana, GenovaChiavari-Rapallo 2001, p. 389 e ss.
(16) ASBo, Fondo Demaniale S.M. del Tempio, b.
19/2098.

(9) Oursel R., Le procs, Parigi, 1955, p. 81.

(17) Opera Pia Poveri Vergognosied aziende riunite,


Palazzo Salaroli, Strada Maggiore 80, Bologna. Lavori di ristrutturazione:relazione storica dellEdificio,
Bologna, Maggio 2007.

(10) Puddu P., Echi bolognesi del dramma dei Templari,


in Saecularia nona, n. 1 (nov.-dic. 1987), pp. 77-80.

(18) ASBo, Ufficio dei Memoriali, Reg. 133 (1317) c.


120v e Reg 165 (1329) c. 1v.

(11) A.A.Ra., 8011, in Tarlazzi A., Appendice ai Monumenti ravennati dei secoli di mezzo del conte M. Fantuzzi, cit., vol. 1 p. 624.

(19) Giudicini G, Cose notabili della Citt di Bologna,


cit., vol. III, p. 13.

(8) Bagni G., Pietro da Bologna, Bup, Bologna 2008.

(12) ASBo, Ufficio dei Memoriali, Reg. 127 (1313) c.


110r.

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(20) Caravita R. Rinaldo da Concorezzo arcivescovo di Ravenna al tempo di Dante-VII centenario della
nascita di Dante L.S. Olschki, Firenze 1964.