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Geografia del turismo

(modulo 221 TESTO*)

Mirella Loda
Universit di Firenze

* Nota di Redazione:
le immagini citate nel modulo sono contenute in un file pdf aggiuntivo,
raggiungibile dal link sottostante a quello utilizzato per scaricare il testo.

Ultima revisione 08 Ottobre 2007

ICoN Italian Culture on the Net

M. Loda Geografia del turismo

Presentazione del modulo


Il modulo fornisce un inquadramento generale dei vari aspetti concernenti la geografia del turismo e
intende fornire allo studente gli ordini di grandezza del fenomeno turistico (flussi, introiti) tanto a
livello mondiale, quanto europeo e italiano. Illustra inoltre le principali linee evolutive del
fenomeno, dalle sue origini nel Sette-Ottocento, sino alle soglie del 2000, caratterizzate dal turismo
di massa. Fornisce inoltre allo studente le principali categorie teoriche per affrontare la descrizione
e lo studio del fenomeno turistico sia negli aspetti economici, sia in quelli sociali e culturali. Sulla
base di alcuni esempi concreti, il modulo tematizza la questione del rapporto fra la domanda e
l'offerta turistica, con particolare riguardo ai modelli di sviluppo turistico sostenibile.

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Guida al modulo

Scopo del modulo


Scopo del modulo conoscere la definizione basilare di turismo sotto l'aspetto economico,
presentare alcuni dati qualitativi e quantitativi sul fenomeno turistico a livello mondiale, europeo,
italiano, fino alla comprensione dei problemi e della natura dell'attivit turistica in Toscana, con
particolare attenzione all'utenza tipo e alle sue esigenze.

Lista degli obiettivi

UD 1 - Il fenomeno turistico: uno sguardo complessivo


Obiettivo di questa unit didattica conoscere la definizione di "turismo", le prospettive attraverso
cui catalogarne i vari aspetti, gli indicatori economici che caratterizzano le attivit turistiche, le
modalit di calcolo e alcuni dati qualitativi e quantitativi sul turismo su scala mondiale.
Sottoobiettivo: conoscere la consistenza del fenomeno turistico nel mondo.
Sottoobiettivo: apprendere i dati relativi alla distribuzione geografica dei flussi turistici.
Sottoobiettivo: conoscere le premesse storiche della popolarit dell'Italia come meta di
flussi turistici.
Sottoobiettivo: conoscere sommariamente le trasformazioni che portarono dal turismo
d'lite a quello di massa in Italia.

UD 2 - I flussi turistici in Italia


Obiettivo di questa unit didattica saper tracciare i caratteri di un quadro generale del turismo in
Italia sul piano quantitativo e qualitativo: flussi, localizzazione, strutture ricettive, modalit
dell'esperienza turistica.
Sottoobiettivo: conoscere la consistenza e la localizzazione dei flussi turistici in Italia.
Sottoobiettivo: apprendere i dati relativi alle tipologie di pernottamento dei turisti nel
nostro Paese.
Sottoobiettivo: conoscere le principali motivazioni che spingono i turisti a visitare l'Italia
e le durate medie dei loro soggiorni.
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Sottoobiettivo: conoscere le tipologie e le variabili in materia di strutture ricettive nelle


varie regioni d'Italia.

UD 3 - Significato economico del turismo


Obiettivo di questa unit didattica possedere le informazioni basilari per rappresentare un
panorama macroeconomico del turismo, soprattutto attraverso la conoscenza del concetto di
"prodotto turistico", del significato economico di ogni attivit legata al trasporto, all'accoglienza e
all'intrattenimento dei turisti e dei procedimenti attraverso cui possibile quantificare e comparare
le varie realt economiche legate al turismo.
Sottoobiettivo: conoscere cosa si intenda per "prodotto turistico" e saper definire le
peculiarit di questo prodotto rispetto ai consueti prodotti costituiti da singoli beni o
servizi.
Sottoobiettivo: apprendere i metodi adatti a quantificare la portata macroeconomica del
turismo nei vari ambiti.
Sottoobiettivo: conoscere nel dettaglio l'impatto macroeconomico del turismo nel contesto
dell'economia generale italiana.

UD 4 - Impatto ambientale e sociale del turismo


Obiettivo di questa unit didattica saper definire sommariamente aspetti e problemi legati
all'attivit turistica e l'impatto che questo genere di attivit ha sull'ambiente e sulle societ
coinvolte. L'unit didattica intende anche descrivere le nuove prospettive legate al concetto di
sviluppo sostenibile in ambito turistico.
Sottoobiettivo: conoscere cosa si intenda per "ciclo di vita" del prodotto turistico e saper
delineare le strategie di base che permettano di allungare il pi possibile tale ciclo.
Sottoobiettivo: conoscere le conseguenze del turismo di massa su ambiente e societ e i
fondamenti teorici per la quantificazione e la definizione qualitativa dell'impatto delle
attivit turistiche sulla societ e sull'ambiente.
Sottoobiettivo: conoscere le formule per calcolare alcuni dei pi comuni indicatori di
impatto ambientale, come l'"indice di intensit turistica", l'"indice di densit turistica" e
definire cosa sia l'"indicatore del potenziale di sviluppo edilizio".
Sottoobiettivo: apprendere il concetto di "sviluppo turistico sostenibile" e le nuove
prospettive che esso apre nella progettazione e nella gestione delle economie turistiche
complesse.

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UD 5 - Evoluzione della domanda turistica


Obiettivo di questa unit didattica conoscere le caratteristiche dell'utenza che genera la domanda
turistica, in particolar modo le motivazioni che spingono il turista a scegliere determinati luoghi e
tipi di vacanza.
Sottoobiettivo: conoscere cosa sia cambiato, nel passaggio dall'economia fordista a quella
post-fordista, nelle aspettative del "vacanziere" medio.
Sottoobiettivo: apprendere alcuni dei parametri e criteri scientifici con cui possibile
qualificare le aspettative dei vari turisti in relazione a fattori di natura sia soggettiva che
oggettiva.
Sottoobiettivo: sapere cosa si intende per turista "psicocentrico" e "allocentrico".
Sottoobiettivo: conoscere nel dettaglio le aspirazioni e le tipologie fondamentali dei turisti
tedeschi o stranieri che si recano in Toscana.

UD 6 - Domanda e offerta turistica nella campagna toscana


Obiettivo di questa unit didattica conoscere un'area turistica, la Toscana, e una particolare utenza,
quella dei turisti intenzionati a soggiornare nelle strutture extra-alberghiere delle campagne;
individuare le tipologie di turista e le aspettative generali ed esaminare quindi nel dettaglio alcune
questioni relative alla fruizione e al miglioramento dell'offerta turistica toscana.
Sottoobiettivo: conoscere come si sia passati dal "tradizionale" agriturismo al "turismo in
campagna" e quali siano in sintesi le caratteristiche di questo nuovo tipo di soggiorno.
Sottoobiettivo: conoscere aspettative e reazioni delle tipologie di turista medio (descritto
nell'unit didattica 5) in relazione all'offerta turistica nelle campagne toscane.
Sottoobiettivo: apprendere come sia possibile fare leva sulle aspirazioni di una certa
tipologia di utenti per promuovere un modello di sviluppo turistico sostenibile nelle
campagne toscane.

UD 7 - Le politiche del turismo


Obiettivo di questa unit didattica conoscere, sia pure attraverso una rassegna, i mutamenti della
legislazione e delle politiche volte a normare e incentivare l'attivit turistica in Europa e in Italia;
conoscere il concetto di "sistema turistico locale" e saper delineare le varie tipologie di sistemi
turistici locali in Toscana.
Sottoobiettivo: conoscere in estrema sintesi le linee-guida della politica della Comunit
Europea in materia di turismo.
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Sottoobiettivo: conoscere in linea generale i principali mutamenti intercorsi nella


legislazione italiana in materia di turismo (con riferimento a: decreti del Presidente della
Repubblica n.6 del 14 gennaio 1972 e n. 616 del 24 luglio 1977; legge n. 217 del 1983;
referendum dell'aprile 1993; decreto legislativo n. 112 del 1998 in attuazione della legge
n. 59 del 1997).
Sottoobiettivo: apprendere le innovazioni e le disposizioni apportate dalla legge n. 135 del
2001 in materia di turismo.
Sottoobiettivo: conoscere in particolare la definizione, le caratteristiche e gli scopi
dell'oggetto definito come "sistema turistico locale".
Sottoobiettivo: saper descrivere la realt toscana alla luce delle disposizioni della legge n.
135 del 29 marzo 2001.

Contenuti del modulo


Il modulo composto da:
1. il testo delle unit didattiche;
2. un corredo iconografico;
3. tabelle;
4. schede e voci di approfondimento:
- Burckhardt, Jacob
- Kavalierstour e Bildungsreise
- Turismo in Italia: gli ultimi dati

Attivit richieste
Lettura e studio dei materiali che compongono il modulo. Svolgimento degli esercizi.

Materiale facoltativo di approfondimento


Lettura di alcune pagine tratte dai seguenti moduli:
- m00010 [Il sistema produttivo in Italia]: 3.3
- m00043 [Le campagne, i paesaggi e le pratiche di ieri e di oggi]: 6.1, 6.4, 7.2
- m00045 [Beni ambientali e culturali]: 4.1, 4.4, 6.1, 6.2
- m00318 [Il terziario in Italia]: 5.1, 5.2, 5.3, 5.4, 5.5
- m00344 [Sociologia della vita globale]: 3.1
Lettura di voci di approfondimento:
- Gregorovius, Ferdinand
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Indice delle unit didattiche

UD 1 - Il fenomeno turistico: uno sguardo complessivo


L'unit didattica presenta alcune definizioni relative al "turismo" e all'economia ruotante intorno a
esso, quantifica entit e caratteristiche del fenomeno turistico a livello mondiale, europeo e in
particolare italiano, presenta una sinteticissima rassegna storica del fenomeno turistico in Italia.
1.1 - Definizione e indicatori
1.2 - Consistenza del fenomeno turistico nel mondo
1.3 - Distribuzione geografica dei flussi e degli introiti
1.4 - Il fenomeno turistico in Italia
1.5 - Il turismo in Italia dal secondo dopoguerra

UD 2 - I flussi turistici in Italia


L'unit presenta dati quantitativi e qualitativi sulla tipologia e sulla natura dei flussi turistici
soprattutto dal punto di vista regionale e territoriale.
2.1 - Andamento del turismo in Italia
2.2 - Tipologia di pernottamento
2.3 - Ripartizione territoriale dei flussi
2.4 - Motivazione e durata del soggiorno
2.5 - Le strutture ricettive

UD 3 - Significato economico del turismo


L'unit didattica presenta la non facile definizione di "prodotto turistico" e le metodologie di calcolo
e valutazione macroeconomica delle attivit nel settore turistico. L'unit didattica fornisce inoltre
dati sul "peso" dell'Italia nell'ambito europeo e sull'incidenza delle attivit turistiche nell'economia
nazionale.
3.1 - Peculiarit del "prodotto turistico"
3.2 - Metodi di misurazione dell'impatto economico
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3.3 - Impatto macroeconomico del turismo in Italia

UD 4 - Impatto ambientale e sociale del turismo


L'unit didattica presenta i problemi relativi al turismo di massa e alle sue conseguenze sui luoghi e
sulle popolazioni interessate dai flussi. Viene presentato il concetto di "ciclo di vita" del prodotto
turistico, quello di "sviluppo turistico sostenibile" e i criteri di valutazione dell'impatto delle attivit
turistiche su un luogo, inteso come ecosistema, e su una popolazione.
4.1 - Principali conseguenze del turismo di massa
4.2 - Il concetto di sviluppo turistico sostenibile
4.3 - Categorie interpretative dell'impatto turistico
4.4 - Indicatori di impatto

UD 5 - Evoluzione della domanda turistica


L'unit didattica prende in esame le caratteristiche dell'utenza che genera la domanda turistica, in
particolar modo le motivazioni che spingono il turista a scegliere determinati luoghi e tipi di
vacanza. Viene qui presentata in particolare una tipizzazione dell'utenza media straniera che sceglie
la Toscana per le proprie vacanze.
5.1 - La differenziazione della domanda turistica
5.2 - L'analisi delle motivazioni
5.3 - Esempi di analisi motivazionale

UD 6 - Domanda e offerta turistica nella campagna toscana


L'unit didattica esamina in particolare un'area, la Toscana, e una particolare utenza, quella dei
turisti intenzionati a soggiornare nelle strutture extra-alberghiere delle campagne. Individuate le
tipologie di turista e le aspettative generali, l'unit didattica esamina quindi nel dettaglio alcune
questioni relative alla fruizione e al miglioramento dell'offerta turistica toscana.
6.1 - Dall'agriturismo al turismo in campagna
6.2 - Rapporto tra motivazione, aspettative e comportamenti: primo esempio
6.3 - Rapporto tra motivazione, aspettative e comportamenti: secondo esempio

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UD 7 - Le politiche del turismo


L'unit didattica presenta una rassegna dei mutamenti della legislazione e delle politiche volte a
normare e incentivare l'attivit turistica in Europa e in Italia. presentato il concetto di "sistema
turistico locale" e sono esaminate le varie tipologie di sistemi turistici locali della Toscana.
7.1 - La normativa comunitaria sul turismo
7.2 - La normativa italiana sul turismo
7.3 - Le innovazioni della legge 135/2001
7.4 - I sistemi turistici della Toscana

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UD 1 - Il fenomeno turistico: uno sguardo complessivo


L'unit didattica presenta alcune definizioni relative al "turismo" e all'economia ruotante intorno a
esso, quantifica entit e caratteristiche del fenomeno turistico a livello mondiale, europeo e in
particolare italiano, presentando una sinteticissima rassegna storica del fenomeno turistico in Italia.
1.1 - Definizione e indicatori
1.2 - Consistenza del fenomeno turistico nel mondo
1.3 - Distribuzione geografica dei flussi e degli introiti
1.4 - Il fenomeno turistico in Italia
1.5 - Il turismo in Italia dal secondo dopoguerra

1.1 - Definizione e indicatori


Per turismo si intende lo spostamento dal luogo di residenza abituale verso altra localit "con lo
scopo di arricchire le proprie conoscenze, oppure di migliorare la propria salute o ancora di
divertirsi ed evadere dai normali comportamenti della vita quotidiana" (Nano 1991: 289).
Il turismo in senso moderno prende le mosse attorno al sec. XVIII, per il successo che i viaggi in
paesi esotici (specialmente l'Italia) o soggiorni in localit termali (come Bath, in Inghilterra)
cominciarono a incontrare presso la nobilt e la borghesia colta dell'Europa. Successivamente, in
seguito alla rivoluzione industriale e al crescente protagonismo della borghesia, il fenomeno
turistico cominci a crescere quantitativamente, interessando nuove localit termali (Vichy, in
Francia), lacustri (lago Maggiore, lago di Garda, in Italia) o montane (Chamonix, in Savoia).
I primi decenni del Novecento videro il primo sviluppo del turismo balneare (Nizza, in Francia). A
partire dalla met circa del Novecento, con la diffusione dell'urbanizzazione e
dell'industrializzazione in Europa e nel Nord America, il turismo cominci a interessare anche le
classi lavoratrici e assunse i connotati di un vero e proprio fenomeno di massa.
Per inquadrare correttamente la problematica del turismo necessario tenere presente che si tratta di
un fenomeno complesso. Una prima distinzione si stabilisce attraverso il cosiddetto "turismo
passivo" e "attivo". Si parla di turismo passivo con riferimento alle attivit e ai servizi predisposti in
un determinato luogo in quanto meta di flussi turistici. Si parla invece di turismo attivo con
riferimento ai flussi di domanda turistica che da un luogo (normalmente una nazione) si orientano
verso altri paesi. Si pu poi distinguere fra differenti tipologie di turismo in relazione alla
destinazione, alla motivazione del viaggio, alle modalit di soggiorno (pernottamento). In rapporto
alla destinazione si distinguono ad esempio il turismo balneare, montano, termale, nelle citt d'arte.
In rapporto alla motivazione, si distingue fra turismo per svago e vacanza, turismo per motivi
culturali, sportivi (escursionismo), turismo d'avventura e persino turismo di guerra (il fenomeno
stato osservato ad esempio nelle zone della ex-Jugoslavia, teatro di guerra).

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In rapporto alle modalit di soggiorno/pernottamento si distingue ancora tra turismo alberghiero ed


extra-alberghiero, a seconda che il turista scelga di pernottare in strutture ricettive ufficiali
(alberghi), oppure in strutture alternative (le cosiddette "strutture ricettive complementari":
residenze turistiche, agriturismi ecc.).
Il turismo si pu inoltre osservare tanto dal punto di vista dell'offerta, cio delle strutture ricettive e
dei servizi disponibili principalmente nelle localit turistiche (anche se non esclusivamente, si pensi
alle agenzie turistiche nei luoghi di partenza dei flussi), quanto dal punto di vista della domanda,
cio dei flussi di persone originati dalle decisioni di spostamento. Questi ultimi vengono misurati
attraverso una serie di indicatori fra i quali i principali sono gli arrivi (distinti in nazionali e
internazionali) e le presenze (il numero di giornate, conteggiate moltiplicando il numero degli arrivi
per le giornate di soggiorno nella localit di vacanza). Per calibrare correttamente il punto di
osservazione dal quale esaminare il fenomeno infine essenziale fissare la scala di osservazione: ad
esempio il significato economico del turismo varia grandemente a seconda del sistema territoriale al
quale si fa riferimento (nazionale, regionale, oppure locale).

1.2 - Consistenza del fenomeno turistico nel mondo


Comunque lo si guardi, il turismo ha rappresentato negli ultimi decenni un fenomeno in continua
crescita, sia nella componente internazionale, che in quella nazionale. In base ai dati della
Organizzazione mondiale per il Turismo (d'ora innanzi Wto, World Tourism Organization),
nell'arco di tempo compreso fra 1950 e 2001 gli arrivi internazionali sono aumentati di oltre 25
volte, raggiungendo la quota di 699 milioni come si vede nella seguente tabella:

Andamento mondiale del turismo 1950-1999


Anno
Arrivi* (migliaia)
1950
25.282
1960
69.320
1970
165.787
1980
285.997
1990
457.217
1998
636.581
1999
664.437
*Escluso turismo giornaliero

In Italia, secondo un recente studio della Confesercenti, mentre all'inizio degli anni Sessanta solo il
13% della popolazione (6,5 milioni) poteva permettersi un periodo di riposo durante l'estate, nel
2001 il 61% degli italiani (34,5 milioni) poteva godere di almeno un periodo di vacanza fuori dalla
propria residenza abituale, di durata non inferiore a quattro giorni.

1.3 - Distribuzione geografica dei flussi e degli introiti


Contrariamente a un'opinione diffusa, la gran parte della mobilit turistica ha tuttavia origine e al
tempo stesso destinazione all'interno delle aree economicamente pi sviluppate del pianeta: i paesi
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dell'Europa insieme a Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia e Nuova Zelanda originano e
ricevono una quota che si aggira attorno al 50% del movimento internazionale (tabella 1), ma dopo
la caduta del muro di Berlino cresciuta - fino a raggiungere un terzo del totale - la quota che
interessa i paesi dell'Est e i paesi in via di sviluppo (paesi cosiddetti new comer; fig. 1).

Tabella 1

Paesi industrializzati
Paesi in via di sviluppo
Europa centrale ed orientale

1990
61.5
28.3
10.2

1996
55.8
31.0
13.2

particolarmente interessante lo sviluppo turistico dell'area del Sud Est Asiatico e del Pacifico, che
giunge a conquistare nel 2000 una quota di mercato pari al 16% del totale (tabella 2).

Tabella 2

Africa
Americhe
Est Asia/Pacifico
Europa
Medio Oriente
Sud Asia
Mondo

1985
9,7
64,3
31,1
212,0
7,5
2,5
327,1

1990
15,0
92,8
54,6
282,7
9,0
3,2
457,3

1995
20,1
108,9
81,4
323,4
12,4
4,2
550,3

1999
26,5
122,2
97,6
380,2
18,2
5,8
650,4

2000*
27,6
129,0
111,9
403,3
20,6
6,4
698,8

* dati non definitivi

Il paese in testa dal punto di vista degli arrivi internazionali stabilmente la Francia (con oltre 75
milioni di arrivi nel 2000), seguita dagli Stati Uniti (51 milioni), dalla Spagna (48 milioni), e
dall'Italia (41 milioni). L'Italia peraltro il paese compreso fra i primi cinque per numero di arrivi
che presenta - dopo la Cina - il maggior tasso di incremento dal 1999 al 2000 (rispettivamente
+12,8% e +15,5%, a fronte di un incremento del 3,4% della Francia). Dal punto di vista delle
entrate connesse alle attivit turistiche questa gerarchia tuttavia si modifica, in quanto le maggiori
entrate valutarie si registrano negli Stati Uniti, per una quota corrispondente al 18% del totale
mondiale nel 2000. L'Italia figura nel 2000 al quarto posto, con una quota di mercato pari al 5,8%
(tabella 3).

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Tabella 3
Paesi

Quota di mercato 2000

Usa

17.9

Spagna

6,5

Francia

6,3

Italia

5,8

Uk

4,1

Germania

3,7

Cina

3,4

Austria

2,4

Canada

2,3

10

Grecia

1,9

11

Australia

1,8

12

Messico

1,7

13

Hong Kong (Cina)

1,7

14

Turchia

1,6

15

Fed. Russa
Mondo

100,0

1.4 - Il fenomeno turistico in Italia


La fortuna turistica del nostro Paese nell'universo culturale occidentale si pu far risalire con buona
approssimazione alla tradizione mitteleuropea del viaggio in Italia, viaggio che, a partire all'incirca
dalla seconda met del Settecento, costituiva una tappa fondamentale nel percorso formativo della
borghesia colta.
In una prima fase le varie forme di viaggio in Italia (di pellegrinaggio, Kavalierstour, Bildungsreise
ecc.; vedi la voce Kavalierstour e Bildungsreise) avevano prediletto i centri della cultura grecoromana classica (Roma, Napoli, la Sicilia) e, in seguito, le forme "eroiche" (in particolare
vulcaniche) che la natura assume nelle regioni meridionali, molto apprezzate dal gusto dominante
del primo Romanticismo (Farinelli e Isenburg 1981).
A partire dalla met dell'Ottocento l'interesse per l'Italia, anche in ragione della nuova realt politica
italiana, subisce invece una profonda metamorfosi. La grande tradizione classica della
Bildungsreise si conclude nel 1874, suggellata simbolicamente dalla partenza da Roma di Ferdinand
Gregorovius (vedi la voce Gregorovius, Ferdinand). L'attenzione per l'Italia si diversifica (vedi il
modulo Il terziario in Italia 5.1 e 5.2), si sposta su nuove mete e trova nuove forme di espressione,
con la comparsa di libri di memorie e soprattutto di guide (Tresoldi 1997).
Un elemento centrale di questo spostamento di accento rappresentato dai viaggi che Jacob
Burckhardt (vedi la voce Burckhardt, Jacob) svolse ripetutamente in Italia a partire dal 1838-39: la
sua radicale rivalutazione dell'arte rinascimentale rispetto al modello classico greco-romano segn
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l'inizio di un'attenzione nuova anche verso regioni prima disertate dai visitatori, regioni che avevano
accolto le massime espressioni di tale periodo artistico. Da passaggio geograficamente obbligato,
ma culturalmente marginale, della Bildungsreise, queste regioni (prima fra tutte la Toscana) si
trasformarono in meta centrale per i nuovi viaggiatori. Per tutto quel periodo l'interesse storicoartistico per l'Italia mosse tuttavia una quantit numericamente ristretta di viaggiatori.
invece a partire dal Novecento, soprattutto dal secondo dopoguerra, che - con l'avvento dello
sviluppo economico e del benessere nei paesi del Centro-Nord Europa - il turismo si trasforma da
fenomeno di lite in fenomeno di massa. Nei paesi sviluppati la disponibilit di redditi crescenti ha
consentito lo spostamento progressivo di quote delle risorse familiari dai beni di consumo verso le
spese in servizi. In particolare aumentata la spesa verso quelli ricreativi, specialmente verso
soggiorni e vacanze. Nei paesi di destinazione il turismo, da settore economicamente marginale,
andato trasformandosi in un importante volano di sviluppo economico per molte localit.

1.5 - Il turismo in Italia dal secondo dopoguerra


L'Italia, gi codificata nell'immaginario europeo come meta attrattiva della borghesia colta, ha
goduto a partire dal secondo dopoguerra di una sorta di rendita di posizione, riuscendo ad
accaparrarsi quote importanti degli spostamenti internazionali per le vacanze.
Accanto al fascino esercitato dal patrimonio storico-artistico, un'attrazione crescente veniva
esercitata da fattori paesaggistico-ambientali e climatici, che ben incontravano il gusto e le
aspettative di vacanza dei nuovi "viaggiatori" provenienti dai paesi industrializzati e dalle realt
metropolitane dell'Europa centro-settentrionale (specialmente Germania, Austria, Inghilterra e i
paesi scandinavi).
Sono quelli gli anni in cui si assiste al massimo sviluppo del turismo balneare, specialmente lungo
le spiagge friulane, venete e romagnole (vedi il modulo Il terziario in Italia, 5.5). A partire dagli
anni Cinquanta e Sessanta (successivamente al "miracolo economico", vedi il modulo Il terziario in
Italia, 5.3), accanto alla componente estera della domanda turistica comincia a crescere anche la
componente nazionale, che si orienta secondo mete e modelli di vacanza non dissimili da quelli
degli stranieri, tendendo a privilegiare le localit balneari e, in minor misura, quelle montane.
Pi recentemente, come vedremo, la diversificazione della domanda turistica ha provocato un certo
riorientamento dei flussi, che hanno penalizzato alcune localit turisticamente consolidate,
favorendone altre con caratteristiche pi consone ai nuovi gusti. Nel complesso tuttavia i flussi
turistici degli ultimi decenni, alimentati da una domanda costantemente in crescita, si sono orientati
in ragione delle caratteristiche ambientali e paesaggistiche nonch della dotazione infrastrutturale
(specialmente ricettiva) delle diverse regioni, dando vita a fenomeni di vera e propria
specializzazione turistica regionale e locale. (vedi la scheda Turismo in Italia: gli ultimi dati).

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UD 2 - I flussi turistici in Italia


L'unit presenta dati quantitativi e qualitativi sulla tipologia e sulla natura dei flussi turistici
soprattutto dal punto di vista regionale e territoriale.
2.1 - Andamento del turismo in Italia
2.2 - Tipologia di pernottamento
2.3 - Ripartizione territoriale dei flussi
2.4 - Motivazione e durata del soggiorno
2.5 - Le strutture ricettive

2.1 - Andamento del turismo in Italia


Come abbiamo visto il turismo rappresenta da decenni un fenomeno in costante crescita. Questo
vale a tutt'oggi, nonostante le drammatiche vicende dell'11 settembre, che hanno impresso una
frenata soltanto momentanea agli spostamenti per vacanza.
In Europa l'incremento di arrivi internazionali nel 2000 cresciuto del 6,2% rispetto all'anno
precedente; in Italia nel 2001 si registrato un incremento degli arrivi di turisti stranieri di oltre il
3,5% rispetto all'anno precedente, per quanto il 2000 fosse stato un anno particolarmente fortunato
per il settore turistico (a causa del Giubileo).
Analizzando il fenomeno turistico in Italia dal punto di vista della domanda osserviamo che nel
2000 gli arrivi complessivamente censiti negli esercizi ricettivi sono stati oltre 80 milioni,
corrispondenti ad oltre 338 milioni di presenze. Come rileviamo dall'istogramma [fig. 1], queste
cifre rappresentano un incremento costante durante tutti gli anni Novanta, sia della componente
straniera, sia, specialmente nell'ultimo intervallo, di quella nazionale, che rappresenta attualmente
circa il 60% del totale delle presenze negli esercizi ricettivi ufficiali.
Per quanto riguarda il segmento straniero, i visitatori di gran lunga pi numerosi provengono dai
paesi dell'Unione Europea, e in particolare dalla Germania (con oltre 52 milioni di presenze nel
2000). Fra i paesi extraeuropei spiccano le presenze degli Statunitensi (8,5 milioni) e dei
Giapponesi (3,2 milioni).

2.2 - Tipologia di pernottamento


La maggior parte delle presenze viene registrata negli esercizi alberghieri (oltre due terzi), ma una
quota importante e crescente si registra nei cosiddetti esercizi complementari. Come si pu rilevare
dal grafico [fig. 1], verso gli esercizi complementari si orienta soprattutto la domanda turistica
italiana e una quota importante di quella tedesca.
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2.3 - Ripartizione territoriale dei flussi


Dal punto di vista della ripartizione territoriale, i flussi turistici diretti in Italia si distribuiscono
prevalentemente in alcune regioni del Centro-Nord. Il primato per quanto riguarda le presenze
detenuto dal Veneto, con 54 milioni di presenze nel 2000. Seguono Toscana, Trentino-Alto Adige,
Emilia Romagna e Lazio (particolarmente premiato nel 2000 dai festeggiamenti per il Giubileo). A
parte il Veneto, che detiene stabilmente il primato, la gerarchia delle principali regioni turistiche
italiane si tuttavia modificata negli ultimi anni, con un'ascesa particolarmente vivace della
Toscana, che passata dal quarto al secondo posto, scavalcando Trentino ed Emilia Romagna (si
veda la tabella 1).

Tabella 1
1998

2000

22.878.473

22.839.872

Trentino Alto-Adige 36.343.908

36.842.348

Veneto

42.922.358

54.870.715

Emilia-Romagna

33.579.428

36.402.429

Toscana

32.743.561

37.298.562

Lazio

21.700.842

29.832.033

Campania

19.259.743

20.698.965

ITALIA

299.508.387

388.885.143

Lombardia

Nel Veneto risultano maggioritarie le presenze straniere, in Emilia Romagna sono ampiamente
maggioritarie le presenze italiane, in Toscana e Trentino-Alto Adige la componente italiana e quella
straniera sono sostanzialmente in equilibrio [fig. 1].

2.4 - Motivazione e durata del soggiorno


Dal punto di vista della motivazione, una recente indagine dell'ENIT (Ente nazionale italiano per il
Turismo) ha rilevato che tra le ragioni che spingono i turisti stranieri a recarsi in Italia il primo
posto occupato dall'interesse per l'arte e la cultura in quasi tutti i gruppi nazionali (vedi il modulo
Sociologia della vita globale, 3.1). Solo gli Olandesi e gli Svizzeri indicano al primo posto il clima
mite.
Come vedremo oltre, le motivazioni non hanno per normalmente un carattere esclusivo e pi
motivazioni si combinano nella stessa vacanza. Il richiamo per l'arte e la cultura non esclude ad
esempio la fruizione delle attrattive paesaggistiche e climatiche - che spesso, specialmente nei
soggiorni estivi, costituiscono una componente importante anche nelle vacanze organizzate

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all'insegna dell'interesse storico-artistico. La durata media dei soggiorni realizzati in Italia oscilla fra
i sette giorni dei turisti giapponesi ed i 10-15 giorni dei restanti gruppi.
I mesi prediletti sono maggio, luglio e agosto (vedi tabella):

Nazione

Prima motivazione

Durata della vacanza Periodo della scelta

Austria

Arte e cultura

11-15 giorni

Maggio

Belgio

Arte e cultura

8-15 giorni

Agosto

Francia

Arte e cultura

11-15 giorni

Agosto

Germania

Arte e cultura

11-15 giorni

Agosto

Giappone

Scoprire posti nuovi

7 giorni

Agosto

Gran Bretagna

Arte e cultura

2 settimane

Maggio

Olanda

Clima

11-15 giorni

Maggio

Spagna

Arte e cultura

11-15 giorni

Luglio

Stati Uniti

Arte e cultura

10 giorni

Agosto

Svizzera

Clima

8-15 giorni

Luglio

2.5 - Le strutture ricettive


Se ora osserviamo il turismo in Italia dal punto di vista dell'offerta, vediamo che la maggior
concentrazione delle strutture ricettive presente nel Nord del Paese, e in particolare nelle regioni
del Nord-Est, cio nelle stesse regioni dove si concentra gran parte dell'attivit industriale
manifatturiera.
La specializzazione territoriale dell'offerta turistica si accompagna quindi, per lo meno a livello di
grandi aggregazioni territoriali, ai pi elevati livelli di sviluppo economico. Sono invece nettamente
inferiori al peso in termini di popolazione sia il Nord Ovest, sia soprattutto il Sud e le isole, dove
l'offerta ricettiva turistica non presenta ancora indici relativi di specializzazione rispetto alle altre
regioni italiane [fig. 1].
Come si ricava dal grafico [fig. 2], rispetto al totale dei posti letto disponibili, quattro regioni si
staccano dalle altre: Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Trentino-Alto Adige, seguite dalla
Lombardia - dove tuttavia la ricettivit assolve prevalentemente a un ruolo di accoglienza per
motivi extra-turistici - e dal Lazio. All'interno di questo gruppo, nel periodo considerato, sono
cresciute pi della media nazionale (+8%) solo il Trentino e la Toscana. In sostanza si avuta
quindi una redistribuzione della specializzazione ricettiva verso altre regioni, prevalentemente del
Sud, mentre la Toscana e il Trentino hanno registrato un netto aumento della propria quota.
Esaminando il tipo di ricettivit disponibile nelle principali regioni turistiche italiane [fig. 3]
vediamo che l'Emilia Romagna detiene il primo posto della ricettivit alberghiera e paraalberghiera, seguita dal Trentino-Alto Adige e dal Veneto.
La Toscana presenta in questo comparto una specializzazione pi bassa, ma segna una dinamica per
certi aspetti sorprendente (+ 11,5%), tre volte superiore al dato medio nazionale. Questo dato
segnala la specificit della crescita della ricettivit alberghiera della Toscana, da attribuire a un
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particolare segmento che qualifica dinamicamente la Toscana nel panorama nazionale: quello delle
residenze turistiche alberghiere (o Rta). Tutto ci indica un'alta specializzazione della Toscana
acquisita prevalentemente nel corso degli anni Novanta, in corrispondenza all'emergere di
importanti fenomeni di differenziazione della domanda turistica. Ci confermato anche dalla forte
specializzazione della Toscana per i posti letto extra-alberghieri, e per i posti letto negli agriturismi.
Quanto alla ricettivit extra-alberghiera la Toscana affiancata dal Veneto [fig. 4]; mentre per la
ricettivit negli agriturismi essa condivide il primato con il Trentino-Alto Adige [fig. 5].

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UD 3 - Significato economico del turismo


L'unit didattica presenta la non facile definizione di "prodotto turistico" e le metodologie di calcolo
e valutazione macroeconomica delle attivit nel settore turistico. L'unit didattica fornisce inoltre
dati sul "peso" dell'Italia nell'ambito europeo e sull'incidenza delle attivit turistiche nell'economia
nazionale.
3.1 - Peculiarit del "prodotto turistico"
3.2 - Metodi di misurazione dell'impatto economico
3.3 - Impatto macroeconomico del turismo in Italia

3.1 - Peculiarit del "prodotto turistico"


Da quando gli spostamenti per turismo hanno assunto la connotazione di fenomeno di massa il
turismo passato a costituire un settore economico di grande rilevanza. Secondo dati del Wto le
entrate valutarie generate dal turismo a livello mondiale (escluse le spese di trasporto
internazionale), entrate che raggiungevano 2.100 miliardi di dollari Usa nel 1950, ammontavano nel
2000 a ben 475,8 miliardi di dollari Usa (tabella 1), con un incremento del 4,5% rispetto al 1999.

Tabella 1
Anno

Introiti* (miliardi US$)

1950

2.100

1960

6.867

1970

17.900

1980

105.320

1990

263.647

1998

440.986

1999

454.553

2000

475.800

* Escluso introiti trasporto internazionale

A livello mondiale la quota di gran lunga maggiore di questo mercato viene assorbita dagli Stati
Uniti (18%), seguono Spagna e Francia con 6,5%, poi Italia e Regno Unito rispettivamente col
5,8% e 4,1%.
Se tuttavia da un indicatore generale, quale quello relativo alle entrate valutarie, si passa a trattare il
significato del settore turistico per un determinato sistema economico, il terreno diviene meno
agevole e assai pi complesso. Una volta fissato il sistema territoriale di riferimento (ad esempio
una nazione o una regione) si tratta infatti di definire la natura e i confini del "prodotto turistico".
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Nonostante il crescente volume di affari collegato al turismo ne faccia uno dei principali campi di
attivit economica, la difficolt di tracciare i contorni del prodotto turistico ha ostacolato a lungo
una trattazione sistematica del settore. A differenza di quanto accade per la maggior parte degli altri
beni e servizi, la produzione del bene turistico non si risolve infatti all'interno di un determinato
settore, ma risulta dal concorso di numerose ed eterogenee attivit produttive. Si pensi ad esempio
al caso relativamente semplice del "prodotto" offerto da un normale albergo. Questo consiste nella
messa a disposizione di locali per il soggiorno, degli arredi per i locali, della biancheria, dei pasti
ecc. La produzione di tutti questi beni e servizi (lavanderia, ristorazione, eventualmente di
intrattenimento ecc.) coinvolge a monte settori produttivi differenti, ciascuno dei quali richiede
professionalit differenti.
Per la trattazione socio-economica del fenomeno turistico inoltre necessario tenere presente che:
quasi tutti i servizi forniti ai turisti devono essere erogati nel momento e luogo stessi in cui vengono prodotti. Di
conseguenza la qualit dell'interazione sociale tra l'erogazione del servizio (come ad esempio il cameriere, il personale
di volo, o l'addetto alla ricezione dell'hotel) e i consumatori, fa parte del "prodotto" acquistato dal turista. Se alcuni
aspetti di tale interazione sociale non sono soddisfacenti (il cameriere brusco, il personale di volo non sorridente, o
l'addetto alla ricezione scorbutico), allora ci che si acquista in effetti un prodotto differente (Urry 1995: 67).

Un'altra caratteristica peculiare del "prodotto" turistico data da quella che stata definita una sorta
di "fissit spaziale". Da un lato l'innalzamento dei redditi e l'abbassamento dei costi di trasporto
tendono a rendere i consumatori sempre pi mobili, mettendoli ormai in grado di consumare servizi
turistici su scala globale. Dall'altro "ci che consumato in realt il luogo stesso in cui si trova il
produttore del servizio" (Urry 1995: 67). Il servizio turistico cio rigidamente ancorato ad uno
specifico luogo. La qualit, in senso lato, del luogo in cui il servizio turistico viene erogato fa cio
parte del prodotto turistico stesso. La capacit di tale luogo di convogliare appropriati significati
culturali e simbolici condiziona l'attrattivit e la competitivit del servizio turistico. Questo ci
introduce a discutere gli aspetti problematici connessi allo sviluppo turistico e i suoi limiti.

3.2 - Metodi di misurazione dell'impatto economico


Da un lato le peculiarit del prodotto turistico assicurano all'attivit turistica un grado molto elevato
di interdipendenze settoriali e quindi un ruolo chiave nei processi di sviluppo. Alla produzione dei
molteplici elementi che compongono il prodotto turistico concorrono infatti praticamente tutti gli
altri settori di attivit economica, quindi i redditi prodotti dalle attivit turistiche si redistribuiscono
significativamente sugli altri settori di attivit (le attivit turistiche hanno cio un elevato effetto di
"moltiplicatore").
Dall'altro lato queste stesse particolarit impediscono una valutazione sufficientemente precisa del
significato macroeconomico del settore turistico, a partire dai dati dell'offerta, alla produzione della
quale concorrono appunto - pur in diversa misura - tutti i settori di attivit di un sistema economico.
L'eterogeneit dei settori che concorrono alla produzione del bene turistico non consente cio di
esaminare il turismo impiegando direttamente i dati della contabilit nazionale, che classificano i
settori proprio secondo criteri di omogeneit degli input e dei processi produttivi (Del Bono e
Fiorentini 1987).
Per inquadrare correttamente l'importanza macroeconomica del settore turistico per un determinato
sistema economico si rende quindi necessario partire dalle spese effettuate per consumi turistici,
definendo il settore come sommatoria delle attivit produttive e di servizio in grado di soddisfare
tale domanda. Una volta nota l'entit della spesa turistica - di regola rilevabile soltanto attraverso
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inchieste dirette - e noto il numero delle presenze turistiche, il metodo pi completo per stimare
l'importanza del settore in un determinato contesto economico dato dall'analisi input/output (Loda
1994). In base alle interdipendenze settoriali interne ed esterne al sistema economico considerato,
tale analisi in grado di elaborare grandezze significative per valutare la rilevanza economica di
una determinata componente della domanda turistica finale. Con questo metodo si possono anche
calcolare con buona approssimazione i cosiddetti effetti di spill over, cio quella parte degli effetti
prodotti dalla spesa turistica che ricadono all'esterno del sistema territoriale, in quanto la produzione
di una o pi componenti del prodotto turistico viene realizzata da ditte esterne (con sede ad esempio
in una regione diversa da quella considerata nell'analisi).
Attraverso il calcolo del moltiplicatore della spesa turistica possibile stimare in particolare il
valore aggiunto, cio l'ammontare dei redditi complessivi distribuiti nel sistema analizzato in
seguito alla "variazione unitaria" (ossia la variazione per ogni unit di spesa compiuta dal turista,
ossia le variazioni delle spese sostenute dal turista nella valuta locale) della domanda finale. In
rapporto al settore turistico vengono applicati normalmente il moltiplicatore "leonteviano", che
misura gli effetti diretti (ad esempio quelli prodotti dalla spesa per l'affitto di una casa per vacanze)
e indiretti (ad esempio quelli prodotti sul settore alimentare che rifornisce alberghi e ristoranti) della
spesa turistica, o il moltiplicatore "keynesiano-leonteviano", che misura anche gli effetti indotti
(prodotti dalla spesa dei redditi percepiti in relazione ad attivit turistiche): "I tre effetti tendono a
mettere in evidenza che se il consumo turistico produce in prima istanza una variazione nel livello
di produzione di pari importo, questa, a sua volta, genera ulteriori variazioni nei livelli di
produzione" (Costa 1984: 616). Per quanto il calcolo in base al secondo tipo di moltiplicatore sia
pi completo dal punto di vista della teoria economica, esso comporta un maggior margine di errore
rispetto al primo, in quanto non viene considerato lo scarto temporale che intercorre tra il
percepimento del reddito e il momento della spesa degli individui.

3.3 - Impatto macroeconomico del turismo in Italia


In base ad analisi condotte secondo questi princpi, l'impatto macroeconomico del turismo in Italia
stato calcolato in un valore aggiunto pari per il 1999 a 99 miliardi di dollari Usa, se si considera
l'industria del turismo in senso stretto, e a 205,5 miliardi di dollari Usa, se si considerano anche gli
effetti indotti (economia del turismo). Questa seconda cifra incide sul Prodotto interno lordo (Pil)
per il 16,1%, a fronte del 14,1% nell'intera Unione europea (tabella 8). Sempre al 1999 il settore
turistico contava direttamente 2,1 milioni di occupati. Nel complesso, tuttavia, gli occupati collegati
direttamente o indirettamente alla produzione di servizi turistici risultava di 3,7 milioni: il 18.4%
dell'occupazione nazionale, a fronte del 14,5% nell'Unione Europea (tabelle 1 e 2).

Tabella 1
V.A. del turismo
in senso stretto

Quota su PIL
nazionale

V.A. del turismo


allargato

Quota su PIL
nazionale

Italia

99,0

6,0%

205,5

16,1%

UE*

418,8

4,7%

1.262,7

14,1%

22

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Tabella 2
Occupati dal turismo in
Quota su
senso stretto (Industria del occupazione
turismo)
nazionale

Occupati dal turismo


allargato (Economia del
turismo)

Quota su PIL
nazionale

Italia

2.100

8,8%

3.700

18,4%

UE*

7.500

4,8%

22.100

14,5%

* I dati si riferiscono a quando lUnione Europea comprendeva 15 Paesi: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia,
Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, Gran Bretagna.

In confronto agli altri paesi dell'Unione, l'Italia si caratterizza quindi da un lato per la maggiore
specializzazione turistica - il dato significativo soprattutto considerando che nell'Unione Europea
sono comprese Francia e Spagna che, come abbiamo visto, occupano posti di primo piano a livello
mondiale - dall'altro per il fatto che le attivit turistiche si presentano a elevata intensit di lavoro.
Per concludere questa breve rassegna sull'impatto economico del turismo necessario ricordare che
- accanto alle attivit turistiche pi tradizionali connesse alla ricettivit alberghiera, alla ristorazione
ecc. - le attivit turistiche comprendono anche i cosiddetti tour operator, cio le agenzie che
raccolgono, organizzano e orientano una quota crescente della domanda turistica. L'attivit di tali
agenzie di grande rilievo perch, data la posizione strategica di mediazione tra domanda e offerta
turistica, esse sono in grado di condizionare sia le scelte concrete dei turisti, sia le modalit secondo
le quali gli operatori del settore organizzano l'offerta in determinati luoghi.
Tale forza di condizionamento naturalmente direttamente proporzionale alla forza economica
delle agenzie. In Italia si contano ormai numerose agenzie di rilevanza internazionale, tra cui le
principali per volume di affari e numero di clienti sono il gruppo Alpitour e Costa Crociere, con un
fatturato al 2000 rispettivamente di 2.000 e 1.108 miliardi di vecchie lire, e con un pacchetto clienti
di 1,2 milioni e 363.000 (tabella 3).

Tabella 3
Fatturato
(miliardi di lire)

Var. %
2000/99

Clienti
(migliaia)

Var. %
2000/99

Gruppo Alpitour

2.000

12,4

1.200

nd

Costa Crociere

1.108

8,5

363

0,4

I Viaggi del Ventaglio

914

24,3

539

nd

Gruppo HIT

475

13,1

nd

nd

Gruppo Hotelplan Italia

412

0,7

188

6,6

Valtur

405

25,4

nd

nd

Teorema Tour

370

29,8

300

25,0

Kuoni Gastaldi Tours

306

3,8

nd

nd

Eurotravel

210

20,0

300

7,1

10

MSC Crociere

188

nd

nd

nd

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UD 4 - Impatto ambientale e sociale del turismo


L'unit didattica presenta i problemi relativi al turismo di massa e alle sue conseguenze sui luoghi e
sulle popolazioni interessate dai flussi. Viene presentato il concetto di "ciclo di vita" del prodotto
turistico, quello di "sviluppo turistico sostenibile" e i criteri di valutazione dell'impatto delle attivit
turistiche su un luogo, inteso come ecosistema, e su una popolazione.
4.1 - Principali conseguenze del turismo di massa
4.2 - Il concetto di sviluppo turistico sostenibile
4.3 - Categorie interpretative dell'impatto turistico
4.4 - Indicatori di impatto

4.1 - Principali conseguenze del turismo di massa


Lo sviluppo del turismo, da fenomeno di lite a fenomeno di massa, non ha solo assunto per le
localit turistiche un importante significato economico, esso ha provocato anche una serie di
ripercussioni negative sia di carattere ambientale (vedi il modulo Beni ambientali e culturali, 4.4)
sia socio-culturale. L'espansione del fenomeno turistico determina una crescente preoccupazione
ambientale per il traffico generato dagli spostamenti turistici, per la concentrazione di consumi e
scarichi, per la pressione esercitata sull'ecosistema, per il concentramento delle presenze in ristretti
periodi dell'anno, per il sovraffollamento delle localit balneari o montane e dei centri d'arte.
Il turismo di massa ha determinato un consumo a ritmo straordinariamente accelerato di risorse non
rinnovabili (suolo, falde acquifere, paesaggio ecc.) tale da provocare un drastico peggioramento
delle qualit fisico-ecologiche dei luoghi. Gi nel 1950 Nebel scriveva "Il turismo occidentale
rappresenta [...]una delle grandi pestilenze occidentali, che, in quanto ad efficacia negativa, ha
poco da invidiare alle epidemie asiatiche, mentre le supera certamente per perniciosit" (Nebel
1950).
Si pensi all'edificazione di migliaia di chilometri di stabilimenti balneari (vedi il modulo Beni
ambientali e culturali, 4.1) lungo tutta la fascia costiera del Mediterraneo (Popp 2001; Capacci
1997; Rocca 1997), oppure agli effetti prodotti dalla proliferazione degli insediamenti e degli
impianti sciistici nei fragili ecosistemi delle valli alpine. Le ripercussioni negative di tali forme di
sviluppo turistico sono tali da ridurre anche le qualit estetiche dei luoghi, minandone in definitiva
la stessa attrattivit turistica: "Il turismo mangia se stesso".
Dal punto di vista socio-culturale le conseguenze negative si associano soprattutto allo
scompaginamento del senso di identit della comunit locale provocato dagli intensi sviluppi
urbanistici e alla conseguente modificazione nella percezione dei luoghi, cos che l'ambiente di vita
degli abitanti si degrada progressivamente a scenario della rappresentazione turistica "altrui". La
dipendenza pi o meno completa di economie locali dal settore turistico induce inoltre negli abitanti
l'accettazione di un peggioramento considerevole della qualit della vita, che si manifesta ad
esempio nell'aumento dei prezzi oppure nella commercializzazione degli spazi pubblici.
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Le divergenze di interessi che si creano fra gli stessi abitanti sono all'origine del declino di
comunit tradizionali (ad esempio quelle delle zone rurali interne). Tali aggregazioni sociali si
polarizzano in una frazione premiata dallo sviluppo turistico e una frazione penalizzata dallo stesso,
oppure premiata in forma solo molto subordinata. La prima frazione risulta beneficiata anche per
alcune propizie condizioni iniziali (propriet di beni immobiliari adeguatamente dislocati, una
maggiore imprenditorialit di fronte alle opportunit offerte dal turismo, competenze varie, ad
esempio linguistiche); la seconda risulta invece beneficiata solo marginalmente, ad esempio sul
piano occupazionale, ma solo con attivit meno qualificanti (servizi di pulizia, ristoro, ecc.).

4.2 - Il concetto di sviluppo turistico sostenibile


La progressiva consapevolezza degli aspetti problematici connessi allo sviluppo turistico di massa
ha dato origine a un'ampia riflessione. Questa riflessione da un lato si risolta in critiche radicali e
concezioni pi o meno elitarie dell'arte di saper viaggiare (ad esempio Korol 1988; per una rassegna
si veda Krger e Loda 1993); dall'altro ha imboccato una direzione pi costruttiva, fondata sulla
convinzione che l'estensione della possibilit di viaggiare rappresenti comunque un'importante
conquista della societ moderna.
Questo secondo filone ha portato alla definizione di un turismo sostenibile, inteso come turismo
ecologicamente e socialmente compatibile, che si inserisca in un percorso di sviluppo locale
endogeno (Turismo e diffusione territoriale 1997) (vedi i moduli Beni ambientali e culturali, 6.1 e
6.2 e Le campagne, i paesaggi e le pratiche di ieri e di oggi, 7.2). Questa concezione di turismo,
indubbiamente complessa e di difficile realizzazione, presuppone la necessit di concepire lo
sviluppo turistico e gli strumenti di intervento (politiche, finanziamenti ecc.) non in una logica
strettamente settoriale, ma congiuntamente alle pi diverse misure di sviluppo, cio dal punto di
vista del sistema territoriale nel suo complesso.

4.3 - Categorie interpretative dell'impatto turistico


Un fattore di importanza decisiva per guardare al turismo in una visione territoriale complessiva
dato innanzitutto dalla possibilit di valutare (quindi misurare) l'impatto del turismo in relazione
alle risorse localmente disponibili.
Per realizzare tale misurazione (in realt estremamente complessa) stata messa a punto una serie
di ipotesi che si incentrano sul concetto di saturazione (Bartaletti 1997) e sull'idea che lo sviluppo
turistico attraversi determinate fasi cicliche (analogamente alla teoria del ciclo di vita del prodotto).
Si distingue tra saturazione esterna, prodotta dalla stagnazione della domanda turistica a livello
nazionale, e saturazione interna, che relativa alle singole localit turistiche. Il primo fenomeno
pu avere conseguenze negative per una serie di luoghi turistici, ma pu anche generare una
situazione concorrenziale in grado di assicurare ad alcune localit considerevoli vantaggi. Il
secondo fenomeno, pi rilevante in rapporto alla questione dell'impatto ambientale del turismo, pu
a sua volta essere di tipo assoluto o relativo.
La saturazione interna assoluta - le cui soglie possono essere fissate da assunzioni normative o, in
casi estremi, dal completo sfruttamento delle risorse (non rinnovabili) - pone limiti precisi allo
sviluppo di una stazione turistica tanto di ordine ambientale quanto spaziale.
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In presenza di una saturazione interna relativa, invece, i limiti possono essere superati se si rinnova
e si ristruttura il tipo di offerta, ad esempio rivolgendosi ad altri segmenti di mercato: il caso ad
esempio di localit il cui declino legato al mutamento della "moda" turistica. Il concetto di
saturazione relativa si basa sul presupposto che una stazione turistica attraversi diversi stadi di
sviluppo, in analogia con la teoria del ciclo di vita di un prodotto, che da alcuni studiosi stata
utilizzata per interpretare l'evoluzione del turismo [fig. 1].
La prima fase corrisponde alla "scoperta" di una localit, che essendo ancora priva di strutture ricettive, accoglie i
"pionieri" in strutture elementari direttamente gestite dalla popolazione locale. La fase successiva, quella iniziale,
caratterizzata dal crescente afflusso di turisti e dallo sviluppo di numerose infrastrutture, che consentono alla localit di
inserirsi a pieno titolo nel mercato turistico. A essa segue il vero e proprio decollo, caratterizzato dalla rapida crescita
della domanda e dell'offerta e della progressiva diminuzione del controllo della popolazione locale sul concetto di
sviluppo. La fase del consolidamento caratterizzata da un aumento sempre pi modesto delle presenze turistiche e
dalla schiacciante prevalenza del turismo sulle altre attivit. Si passa quindi allo stadio della maturit (o saturazione),
caratterizzato dalla stagnazione delle presenze e dall'atteggiamento critico di alcuni segmenti della popolazione locale
verso le conseguenze dello sviluppo (urbanizzazione del territorio, perdita di identit culturale ecc.), mentre le attrattive
naturali tendono a porsi ormai come "sfondo", cedendo il posto a quelle artificiali (vetrine, alberghi e ritrovi frequentati
da personaggi famosi, "immagine" mondana della localit). A questa fase [] pu seguire il vero e proprio declino, se
la stazione turistica non pi in grado di trattenere la clientela acquisita e di mantenere la posizione da tempo occupata
sul mercato (Bartaletti 1997: 222).

In realt alla fase di maturit non segue necessariamente quella di declino nel caso in cui gli
operatori locali riescano a realizzare una "riconversione" della localit che la metta in grado di
adeguarsi alle esigenze della domanda. Questa operazione pu avvenire, a seconda dei contesti,
attraverso soluzioni differenti.
Nel caso delle localit montane sono stati realizzati ad esempio collegamenti tra differenti bacini
sciabili, oppure sono stati realizzati investimenti di ammodernamento nelle strutture ricettive
(costruzioni di piscine, saune ecc.) e di miglioramento dell'immagine urbanistica (un esempio di
questo genere costituito dagli investimenti effettuati a Sestrires dopo la crisi della seconda met
degli anni Settanta). Nel caso delle localit marine e lacustri si provveduto ad esempio a
importanti investimenti nella costruzione di depuratori (un esempio costituito dal depuratore ad
anello realizzato dai comuni del Lago di Garda), come pure a "sostituire" le tradizionali possibilit
di balneazione con bacini artificiali (acquasplash ecc.).

4.4 - Indicatori di impatto


La possibilit che interventi di questo genere riescano effettivamente a salvaguardare o a ripristinare
l'attrattivit turistica di una localit dipende tuttavia dalla valutazione effettuata a monte riguardo
alla reale capacit di assorbimento delle stazioni turistiche.
Per affrontare tale problema stata elaborata una serie di indicatori quantitativi che mirano a
stimare il carico massimo sopportabile da un determinato territorio. Al riguardo viene utilizzato il
concetto di capacit fisica, che esprime ad esempio il numero assoluto massimo di turisti, stanziali o
giornalieri, che una localit pu accogliere, oppure (con riferimento a un bacino sciabile) il numero
massimo di sciatori che possono essere presenti contemporaneamente sulle piste. Esistono per
anche indicatori di capacit ecologica, le cui soglie di sopportabilit del carico turistico sono in
genere molto pi basse di quelle espresse dalla capacit fisica. Esistono infine indicatori di capacit
psicologica, attraverso i quali si cerca di valutare ad esempio le soglie di accettazione dei turisti di
fronte alle altre presenze turistiche, oppure le ripercussioni delle presenze turistiche sul senso di
coesione e di identit della popolazione locale.
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evidente tuttavia che, trattandosi di fenomeni molto complessi, la precisione con cui questi
indicatori "misurano" l'impatto turistico molto relativa. Essi costituiscono tuttavia un primo
importante strumento di riflessione sul tipo di modello di sviluppo turistico seguito da una
determinata localit e sulle sue possibili evoluzioni. Esempi di questi indicatori sono l'indice di
intensit turistica (Iit = presenze alberghiere ed extra-alberghiere/popolazione residente), l'indice di
densit turistica (Idt = presenze/superficie dell'unit amministrativa), o l'indicatore del "potenziale
di sviluppo edilizio", che esprime, in modo unitario, popolazione, posti di lavoro, ricettivit turistica
e fabbisogno di aree edificabili.
Un esempio di calcolo del grado di saturazione nei comuni turistici delle Alpi italiane sulla base di
questi indicatori contenuto nella figura 1.

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UD 5 - Evoluzione della domanda turistica


L'unit didattica prende in esame le caratteristiche dell'utenza che genera la domanda turistica, in
particolar modo le motivazioni che spingono il turista a scegliere determinati luoghi e tipi di
vacanza. Viene qui presentata in particolare una tipizzazione dell'utenza media straniera che sceglie
la Toscana per le proprie vacanze.
5.1 - La differenziazione della domanda turistica
5.2 - L'analisi delle motivazioni
5.3 - Esempi di analisi motivazionale

5.1 - La differenziazione della domanda turistica


Il passaggio di una localit turistica dalla fase di espansione, a quella di maturit ed eventualmente
di declino, sulla curva dello sviluppo turistico riprodotta in 4.3 (fig. 1), dipende in gran parte dalla
misura in cui gli operatori turistici locali sono in grado di organizzare l'offerta in relazione alle
trasformazioni della domanda turistica in generale o di suoi particolari segmenti.
Agli inizi della fase espansiva del turismo di massa (anni Cinquanta e Sessanta) la domanda
turistica presentava una struttura motivazionale abbastanza semplice e sostanzialmente omogenea.
Accanto alle semplici esigenze di svago e riposo, la vacanza svolgeva un ruolo che potremmo
definire di promozione sociale, ed era soprattutto la presenza in un determinato momento e in una
determinata localit a siglare la promozione sociale dell'individuo: essere "a Rimini ad agosto"
(Benini e Savelli 1986) significava in quegli anni essere interamente partecipe della realt ma anche
dei sogni e dei miti del "miracolo economico". L'individuo nella vacanza - anzi, in quello specifico
tipo di vacanza, solare, lussuoso, evasivo - proiettava e concentrava, come contraltare alla vita
quotidiana, i bisogni di riscatto e di realizzazione innescati dai contraccolpi fisici (urbanizzazioni
caotiche) e psicologici (passaggio repentino dalla societ agraria tradizionale alla societ urbanoindustriale) di una modernizzazione accelerata. Col passare del tempo, il moltiplicarsi delle
esperienze di turismo e le complesse trasformazioni connesse al passaggio dell'organizzazione
sociale da un assetto fordista a uno post-fordista (vedi il modulo Il sistema produttivo in Italia, 3.3),
questa struttura motivazionale relativamente semplice andata via via diversificandosi, producendo
un ventaglio molto ampio di bisogni in qualche modo associati al turismo e altrettanti modi di fare
vacanza.

5.2 - L'analisi delle motivazioni


Nell'analisi delle motivazioni alcuni autori, cercando di mostrare la "versatilit" del fenomeno
turistico, hanno addirittura collegato la pratica turistica a una sorta di catalogo dei cosiddetti
"bisogni fondamentali", quali quelli fisiologici (turismo terapeutico), di sicurezza e di appartenenza
(turismo familiare ed "identitario"), di riconoscimento sociale (turismo "da raccontare"), di
autostima (turismo sportivo e culturale).

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Da un punto di vista geografico appare molto pi proficua un'analisi delle motivazioni che cerchi di
mettere a fuoco i fattori di spinta (push) che agiscono sul turista prima della partenza, inducendo la
scelta di andare in vacanza e la meta del viaggio, oppure i fattori di attrazione (pull) esercitati dalle
diverse localit turistiche (Savelli 2000). Questo schema, peraltro utile sul piano analitico,
dev'essere applicato con cautela, dato che alla scelta di viaggio presiede sovente un complesso
intreccio tra le motivazioni soggettive, il livello e la qualit dell'informazione, la percezione delle
localit e le connotazioni "oggettive" delle localit turistiche [fig. 1].
Alcune caratteristiche dei luoghi presentano una validit costante (ad esempio un equo rapporto fra
la qualit dell'offerta turistica e il prezzo richiesto, una buona qualit ambientale, una disposizione
positiva della popolazione locale nei confronti dei visitatori). Altre possono invece assumere un
segno differente, in conseguenza dei dettami della "moda" turistica, nonch in rapporto alle
esigenze specifiche dei singoli segmenti della domanda.
Da quest'ultimo punto di vista stato ad esempio elaborato un modello (modello di Plog, Innocenti
1998: 198), in cui si prende in esame la personalit del turista, individuando due tipi estremi: gli
psicocentrici, persone ansiose che si preoccupano anche dei piccoli problemi quotidiani e paventano
qualsiasi situazione incognita (avventura), e gli allocentrici, persone sicure di se stesse, curiose e
dotate di spirito d'avventura. Questi aspetti contrapposti della personalit si riflettono nella scelta
della meta di viaggio, che nel primo caso rimane circoscritta a localit geograficamente prossime al
luogo di residenza e a situazioni molto sicure e preventivamente controllabili, mentre nel secondo
caso si spinge in localit lontane e ricche di incognite, quindi in grado di soddisfare il desiderio di
conoscenza e avventura. Fra i due tipi estremi di personalit esiste naturalmente una gamma di
situazioni intermedie tanto sul versante psicologico quanto nelle corrispondenti decisioni di viaggio.
In generale comunque il complesso dei bisogni espressi dalla domanda turistica stato raggruppato
in cinque motivazioni di base (Isnart 1996: 16):
a) soggettualit - esprime una scelta di vacanza fortemente condizionata da caratteristiche
soggettive, di personalit, quali il senso di curiosit, di interesse, di scoperta;
b) sicurezza - si riferisce al senso di sicurezza che i luoghi di vacanza devono trasmettere, come una
sorta di seconda casa;
c) trasgressione - esprime una concezione della vacanza come "straordinario" rispetto all'ordinario
della vita quotidiana, come sensualit;
d) economicit - si cerca soprattutto di accedere senza eccessivo sforzo finanziario a un consumo
visto ormai come necessario;
e) status - esprime l'idea che un viaggio sia prima di tutto gratificazione e promozione sociale,
qualcosa da mostrare.
Queste motivazioni giocano naturalmente un ruolo differente a seconda delle caratteristiche
biografiche e socio-economiche dei turisti. La motivazione che pi spesso presiede alla scelta di
viaggio riconducibile alla soggettualit, seguono, a pari merito, la ricerca di status e la
trasgressivit. Motivazioni come l'economicit e la sicurezza valgono naturalmente soprattutto per i
turisti anziani, mentre per quelli pi giovani conta l'economicit, non essendo questi ultimi utenti di
regola entrati a pieno titolo nel mercato del lavoro e quindi dotati di reddito, e solo raramente lo
status.

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5.3 - Esempi di analisi motivazionale


Le indicazioni fornite da queste cinque categorie di motivazioni sono peraltro di carattere molto
generale e possono servire solo da primo orientamento. Per riuscire a definire tipologie di
motivazione pi specifiche, utili ad esempio per mettere a fuoco il particolare segmento di domanda
che si rivolge ad una determinata localit turistica, invece necessario ridurre il raggio di
osservazione e spostarsi dalla considerazione del turismo in generale a quella di settori particolari.
Un tentativo di questo genere stato condotto ad esempio studiando la motivazione dei turisti
tedeschi che scelgono di soggiornare nella campagna toscana, e che vi rappresentano ben il 60%
della domanda turistica complessiva. Dal punto di vista della meta prescelta tutti i turisti in
questione si potrebbero definire allocentrici (vedi 5.2), essi hanno scelto infatti come meta di
viaggio una localit molto lontana e differente dal luogo di residenza abituale.
Tutto il segmento di domanda inoltre accomunato dalla ricerca di un turismo alternativo a quello
di massa. A un pi attento esame gli elementi che accomunano questa porzione di domanda
appaiono tuttavia meno rilevanti, mentre acquistano significato fattori di distinzione che
evidenziano la presenza di due tipi principali di struttura motivazionale:
A) un primo tipo definito "tradizionale-accumulatore";
B) un secondo tipo definito "alla ricerca di esperienza" (Krger e Loda 1993: 55).
Nel primo caso l'obiettivo principale dei turisti quello di compiere un programma di visita che si
ispiri alla gerarchia dei valori tipici dell'industria turistica cos come essi sono codificati nelle guide
turistiche, giornali e riviste ecc. I turisti di questo gruppo viaggiano seguendo le mete "importanti,
da vedere". Il mondo appare da questa prospettiva come un insieme di mete, delle quali necessario
accumulare il maggior numero possibile, attraverso un efficiente e sistematico programma di
viaggio, concepito a met tra la promozione e l'obbligo sociale. Il distacco dal turismo di massa
esprime quindi in questo caso solo la ricerca di condizioni pi confortevoli ed economiche per
compiere la vacanza, ma non la ricerca di un vero e proprio modello alternativo. Riprendendo le
cinque categorie generali prima citate, possiamo osservare come in questo caso sia presente
soprattutto lo status, inteso come "collezione di mete turistiche alla moda" e poi la categoria
dell'economicit.
Nel secondo caso (B) l'elemento predominante invece il forte senso di rifiuto provato nei confronti
dell'industria turistica e la ricerca di un contatto diretto (cio senza il filtro dell'industria turistica)
con il luogo visitato. I turisti di questo tipo cercano di costruire una propria originale gerarchia di
valori, indipendente da quella consolidatasi attraverso l'industria turistica, che appare loro come una
sorta di sovrastruttura omologante di fronte all'universo vivo e variegato delle particolarit locali.
Nella loro prospettiva la mediazione dell'industria turistica va anzi superata per riuscire ad avere un
incontro reale con la natura (nascosta ai turisti convenzionali) del luogo visitato, in una relazione
"autentica" che conferisca al viaggio il carattere di "vera esperienza". evidente, tornando alle
categorie generali, come in questo caso ci si trovi di fronte a una prevalenza della soggettualit.
Al di l di un interesse conoscitivo di ordine generale, studi motivazionali di questo genere
rivestono una considerevole importanza per coloro che debbono organizzare l'offerta di una localit
turistica oppure, sul piano politico-amministrativo, contribuiscono a definire le linee di indirizzo e
di sviluppo del settore.
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UD 6 - Domanda e offerta turistica nella campagna toscana


L'unit didattica esamina in particolare un'area, la Toscana, e una particolare utenza, quella dei
turisti intenzionati a soggiornare nelle strutture extra-alberghiere delle campagne. Individuate le
tipologie di turista e le aspettative generali, l'unit didattica esamina quindi nel dettaglio alcune
questioni relative alla fruizione e al miglioramento dell'offerta turistica toscana.
6.1 - Dall'agriturismo al turismo in campagna
6.2 - Rapporto tra motivazione, aspettative e comportamenti: primo esempio
6.3 - Rapporto tra motivazione, aspettative e comportamenti: secondo esempio

6.1 - Dall'agriturismo al turismo in campagna


L'individuazione della struttura motivazionale costituisce un elemento centrale per comprendere e/o
prevedere le aspettative dei turisti, il loro comportamento concreto, nonch per organizzare in base
a ci l'offerta.
L'organizzazione dell'offerta non va per intesa come adeguamento meccanico alle aspettative e alle
esigenze dei turisti. tuttavia evidente che dalla capacit dell'offerta di incontrare le esigenze della
domanda dipende l'attrattivit del luogo e la tenuta stessa dello sviluppo turistico nei tempi mediolunghi.
Per un lungo periodo dal punto di vista delle mete turistiche lo sviluppo stato subto passivamente,
entro una logica di massimizzazione dei profitti in tempi brevi, ma sempre pi spesso si assiste alla
tendenza a progettare lo sviluppo turistico (vedi il modulo Il terziario in Italia, 5.4). L'esito del
progetto naturalmente tanto pi positivo, quanto pi gli attori locali sono in grado di definire con
chiarezza le caratteristiche del modello di sviluppo prescelto e individuare il segmento della
domanda atto a supportarlo.
Da questo punto di vista diventa quindi cruciale la capacit di individuare, all'interno della domanda
turistica complessiva, un particolare segmento che, per le specifiche caratteristiche motivazionali,
possa costituire il target sul quale calibrare l'offerta in relazione al modello di sviluppo prescelto.
Illustreremo queste osservazioni sull'esempio del turismo rurale, in particolare delle nuove forme di
turismo nella campagna toscana (vedi il modulo Le campagne, i paesaggi e le pratiche di ieri e di
oggi, 6.1 e 6.4). Se infatti originariamente il turismo rurale si poteva identificare con l'agriturismo,
cio con soggiorni effettuati in aziende agricole alle cui attivit e ai cui ritmi l'ospite poteva in varia
misura partecipare, pi recentemente il turismo in campagna si articolato in tipologie di vacanza
molto differenti, abbracciando anche soggiorni in dimore private spesso lussuose e vari tipi di
escursionismo (equiturismo, trekking).
Lo stesso agriturismo, per quanto ufficialmente praticato in aziende agricole, si allontanato
dall'originario modello di turismo "povero" per assumere i connotati di una vacanza relativamente
lussuosa, condotta in dimore rurali finemente ristrutturate e dotate di molti comfort (piscina, tennis
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ecc.). Pi che di agriturismo nell'accezione originaria del termine sembrerebbe quindi opportuno
parlare oggi di un nuovo turismo in campagna.
Questo nuovo turismo in campagna costituisce un segmento molto interessante del turismo
complessivo, innanzitutto perch la componente certamente pi espansiva della domanda, in
grado di compensare in buona parte la crisi di forme di turismo pi consolidate e tradizionali (nel
caso della Toscana ad esempio il turismo balneare e il turismo nelle citt d'arte). Su questo settore
sembra inoltre convergere una tipologia di domanda atta a supportare modalit di sviluppo non
intensivo (sostenibile), praticabili come percorso di stabilizzazione economica e demografica per
vaste zone rurali interne, rimaste ai margini dello sviluppo degli scorsi decenni e altrimenti a rischio
di degrado (la "Toscana minore", ossia le aree collinari e montane interne, escluse dallo sviluppo
turistico degli anni Settanta) (vedi la scheda Turismo in Italia: gli ultimi dati).

6.2 - Rapporto tra motivazione, aspettative e comportamenti: primo esempio


Nel capitolo precedente abbiamo visto come, dietro alla scelta di soggiornare nella campagna
toscana, possano nascondersi motivazioni differenti, sino a configurare due distinte tipologie di
turisti (tipo A, "tradizionale-accumulatore"; tipo B, "alla ricerca di esperienza": vedi 5.3).
Ora passiamo a esaminare come alle diverse tipologie corrispondano differenti aspettative nei
confronti dei luoghi visitati, diversi comportamenti e in che misura tali aspettative possano
coniugarsi con un modello di sviluppo turistico sostenibile (Krger e Loda 1993).
Un primo terreno di osservazione pu essere costituito dal rapporto intrattenuto dai turisti con la
localit rurale nella quale hanno scelto di soggiornare. Il turista "tradizionale-accumulatore" (A) si
interessa sostanzialmente alle attrazioni classiche della Toscana, fra le quali non si annoverano le
zone rurali della Toscana minore (vedi 6.1). Queste ultime interessano solo come luogo di
pernottamento tranquillo e relativamente economico, a partire dal quale si pu compiere il normale
programma di visita nei famosi centri storici della regione o sulla costa, senza sopportare gli
svantaggi delle localit turistiche pi note (prezzi elevati, sovraffollamento). La "centralit" rispetto
alle attrazioni storico-artistiche o paesaggistiche classiche pu quindi rappresentare una risorsa
strategica per alcune aree della Toscana minore, ma solo nel senso di alimentare localmente la
domanda di ricettivit di tipo extra-alberghiero.
Viceversa il turista "alla ricerca di esperienza" (B) si contraddistingue per uno spiccato interesse nei
confronti della localit rurale nella quale soggiorna. Questa gli piace appunto perch un luogo
"normale" dove "vivere per la durata della vacanza immersi in una situazione autenticamente
italiana". La visita ad alcune attrazioni classiche della regione normalmente prevista anche in
questo caso, ma assume un significato secondario nell'economia della vacanza, che invece
imperniata sul soggiorno in una "normale" localit della campagna toscana. Mentre i turisti del
gruppo A, pur scegliendo di pernottare in ambiente rurale, si limitano a generarvi una certa
domanda di alloggi a prezzi convenienti, i turisti del gruppo B si configurano come l'effettivo punto
di riferimento per una valorizzazione turistica (sostenibile) della campagna toscana.
La forte apertura dei turisti del gruppo B nei confronti delle localit rurali non impedisce d'altra
parte che si verifichi talvolta una discrepanza tra aspettative ed esperienza concreta, discrepanza che
rischia di minare l'immagine e l'attrattivit turistica della campagna. Tale discrepanza pu essere
descritta in maniera paradigmatica nel caso della percezione del paesaggio. Il paesaggio senz'altro
assurto a simbolo centrale nell'immagine turistica della Toscana, anche se la sua funzione simbolica
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non esprime una parallela ascesa delle localit rurali nella gerarchia delle attrazioni turistiche della
Toscana, ma si ricollega piuttosto a quella letteratura di viaggio di impostazione vedutistica che
contribu a diffondere un'immagine idealizzata del paesaggio e in generale della regione (Loda
1997). Proprio il particolare fascino esercitato dal "bel paesaggio" risulta essere l'unico elemento
che assolutamente tutti i turisti associano alla scelta di compiere un viaggio in Toscana.
In molti casi per l'esperienza che i turisti compiono di tale paesaggio risulta nei fatti meno
appagante di quanto essi avrebbero desiderato, per un insieme di ragioni legate a carenze sul
versante dell'offerta, e, nel caso specifico, dovute a quella che potremmo definire la difficile
accessibilit del paesaggio (sentieristica carente, mancanza di guide specifiche ecc.), che frustra i
tentativi dei turisti di compiere del paesaggio un'esperienza concreta e diretta. Pi che esperirlo in
senso proprio, il turista continua spesso a fruire del paesaggio dalla prospettiva automobilistica
(durante gli spostamenti da un centro storico all'altro), oppure lo coglie impressionisticamente come
lo scenario lontano intravisto a scorci dalle vie del paese o dalla finestra della propria dimora.
Lo scarto tra aspettative ed esperienza concreta ingenera una frustrazione che pu minare alla lunga
il fascino del "bel paesaggio toscano". Questo rischio - di cui sarebbe necessario tenere conto nel
momento di organizzare l'offerta turistica - viene confermato dal fatto che l'ambiente rurale toscano
appare bello e originale, ma anche desolato e noioso, e che il senso di noia maggiore nei turisti
che effettivamente conoscono la zona rispetto a quanti ancora non la conoscono, come possiamo
rilevare dal profilo di polarit della figura 1.

6.3 - Rapporto tra motivazione, aspettative e comportamenti: secondo esempio


Un secondo terreno di osservazione pu essere rappresentato dal rapporto tra la struttura
motivazionale e l'importanza assegnata ai mezzi di trasporto alternativi all'auto privata. I molteplici
problemi connessi all'incremento della mobilit automobilistica individuale (traffico, inquinamento,
ecc.) portano a dibattere la possibile riduzione dei flussi di traffico anche in relazione alle presenze
turistiche in ambiente rurale. Questo genere di turismo impatta infatti su piccoli borghi rurali e su
una rete viaria sviluppatasi come collegamento della rete poderale, e, nei periodi di particolare
afflusso (Pasqua, Pentecoste, il periodo estivo), pu provocare effetti di ingorgo nei centri e di
relativo congestionamento del traffico. Le localit turistiche sembrerebbero dover sopportare
inevitabilmente un peggioramento delle condizioni del traffico e conseguentemente della qualit
della vita, soprattutto considerando che tutti i turisti, indipendentemente dalla motivazione,
ritengono l'auto privata un mezzo di trasporto assolutamente insostituibile per recarsi dalla propria
residenza al luogo di vacanza.
A un esame pi approfondito del rapporto tra struttura motivazionale, aspettative e comportamento
dei turisti si rileva tuttavia che tale scenario ha solo apparentemente i caratteri della necessit e che
esistono in realt margini di manovra per organizzare un'offerta turistica che riduca le conseguenze
negative della mobilit turistica. A differenza degli altri turisti, i turisti con una disposizione
positiva verso forme di turismo alternativo (i turisti "alla ricerca di esperienza") - che rappresentano
all'incirca 1/3 del totale - manifestano infatti un interesse spiccato per la disponibilit in loco di
mezzi di trasporto alternativi all'auto privata [fig. 1].
Se quindi l'auto privata viene considerata indistintamente da tutti i turisti (anche da quelli "alla
ricerca di esperienza") come il mezzo di trasporto assolutamente insostituibile per recarsi dalla
propria residenza al luogo di vacanza, l'interesse dei turisti "alla ricerca di esperienza" nei confronti
di mezzi alternativi segnala una disponibilit pi elevata della media a rinunciare all'auto, una volta
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giunti sul luogo. La misura in cui tale disponibilit riesce a tradursi in comportamento concreto
(riduzione dell'uso del mezzo privato a favore del mezzo pubblico) dipende naturalmente dalle
modalit di organizzazione dell'offerta, nello specifico dalla frequenza, dalla puntualit, dai percorsi
ecc. dei servizi locali di trasporto pubblico.

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UD 7 - Le politiche del turismo


L'unit didattica presenta una rassegna dei mutamenti della legislazione e delle politiche volte a
normare e incentivare l'attivit turistica in Europa e in Italia. presentato il concetto di "sistema
turistico locale" e sono esaminate le varie tipologie di sistemi turistici locali della Toscana.
7.1 - La normativa comunitaria sul turismo
7.2 - La normativa italiana sul turismo
7.3 - Le innovazioni della legge 135/2001
7.4 - I sistemi turistici della Toscana

7.1 - La normativa comunitaria sul turismo


Il fenomeno turistico stato a lungo percepito come un fenomeno fondamentalmente sociale e
culturale; solo pi recentemente si teso a metterne in luce anche la forte valenza economica.
L'accentuazione del significato economico del turismo coincisa con uno sforzo per realizzare,
anche sul piano degli strumenti giuridici e normativi, una vera e propria politica del turismo,
laddove la normativa precedente mirava piuttosto a una regolamentazione generica del fenomeno,
specialmente per quanto concerne gli standard delle strutture ricettive.
Questa situazione trova riscontro innanzitutto nel fatto che non esiste una vera e propria politica
comunitaria del turismo e nel fatto che la materia del turismo in quanto tale non gode di esplicito
riconoscimento tra quelle definite "comunitarie" nel trattato di Maastricht, questo bench le attivit
legate al turismo rappresentino in media il 5,5% del Pil e il 6% del totale dell'occupazione
nell'Unione. La prima azione concreta della Comunit Europea a favore del turismo stata la
decisione del Consiglio europeo di proclamare il 1990 "Anno europeo del Turismo". La valenza di
tale iniziativa, nel cui quadro sono stati erogati complessivamente 7,74 milioni di ECU, stata
peraltro fortemente inficiata dal fatto che fra le misure dirette intraprese in quest'ambito sono state
riscontrate gravi irregolarit.
Il settore ha tuttavia assunto un rilievo crescente anche in ambito comunitario e in esso confluita
una significativa serie di interventi di natura indiretta. La maggior parte dei finanziamenti UE a
potenziale vantaggio del settore turistico sono infatti forniti mediante vari strumenti di assistenza
che non sono suddivisi per settore di interesse, ma che sono stati ideati per raggiungere uno dei
principali obiettivi della Comunit, come ad esempio l'occupazione, la coesione, la sostenibilit, la
ricerca ecc. Un significato particolare stato assunto dai mezzi veicolati grazie all'istituzione del
Fondo europeo di sviluppo regionale.

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7.2 - La normativa italiana sul turismo


Anche il quadro nazionale caratterizzato da una lenta ma progressiva evoluzione del quadro
giuridico da una generica attivit di tutela e regolamentazione verso una pi efficace attivit di
promozione e pianificazione del settore (politica del turismo).
Le tappe giuridiche di questo percorso sono rappresentate innanzitutto dai decreti del Presidente
della Repubblica n. 6 del 14 gennaio 1972 e n. 616 del 24 luglio 1977, con cui stato avviato un
alleggerimento dell'apparato statale competente nel settore e un trasferimento di competenze verso
le Regioni. Tali competenze, inerenti dapprima a funzioni e compiti amministrativi, in seguito si
sono estese anche a tutti i servizi, strutture e attivit pubbliche riguardanti l'organizzazione e lo
sviluppo del turismo regionale.
Un'altra tappa di rilievo costituita dalla legge n. 217 del 17 maggio 1983, che - per quanto
complessa e per molte parti inapplicata - norma a tutt'oggi il settore, nelle more dell'applicazione
del nuovo testo legislativo del 2001 (vedi 7.3); e soprattutto dall'esito positivo del referendum
dell'aprile 1993, ossia l'abrogazione della legge n. 617 del 31 luglio del 1959 che istitu il Ministero
del Turismo e dello Spettacolo. Questo provvedimento fa avanzare ulteriormente il quadro verso il
binomio organizzazione pubblica del turismo - decentramento delle competenze. La politica del
decentramento amministrativo ha ricevuto ulteriore impulso con il decreto legislativo n: 112 del 31
marzo del 1998 che, in attuazione della legge 59 del 15 marzo 1997, ha attuato un ribaltamento
rispetto al modello tradizionale, elencando infatti le funzioni rimaste allo Stato in materia turistica e
assegnando automaticamente tutte le altre alle istituzioni periferiche.

7.3 - Le innovazioni della legge 135/2001


Tuttavia solo con la legge n. 135 del 29 marzo 2001 che si tent effettivamente di dettare i
fondamenti di una politica nazionale nel settore del turismo.
L'aspetto pi significativo della nuova legge consiste infatti nel fatto che, per la prima volta, al
turismo non viene riconosciuta importanza solo sotto il profilo culturale e sociale, ma anche sotto
quello economico. La legge propone poi una organizzazione pubblica del settore assai innovativa
rispetto al passato da almeno tre punti di vista:
a) ridistribuzione delle funzioni pubbliche e delle competenze in materia di turismo incentrata sui
principi del decentramento e della sussidiariet. Riguardo a questo punto la nuova legge ratifica di
fatto l'avvenuto passaggio della stragrande maggioranza delle competenze alle Regioni. Allo Stato
viene mantenuto solo un ruolo di coordinamento intersettoriale, tramite il Ministero dell'Industria,
del Commercio e dell'Artigianato, soprattutto nel campo delle attivit promozionali all'estero aventi
rilievo nazionale. In questo modo si propone un nuovo, innovativo modello di governo del settore
basato sul coordinamento tra Stato e Regioni. Pu tuttavia apparire limitativo il fatto che il principio
di sussidiariet si configuri esclusivamente come strumento di regolamentazione delle competenze
in capo agli enti territoriali e allo Stato, senza estendere la sua operativit alla sfera delle imprese
private;
b) istituzione di una Conferenza nazionale del turismo. Tale Conferenza - formata da una serie di
organismi tra cui i rappresentanti dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e
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Bolzano, i rappresentanti dell'Associazione nazionale dei Comuni italiani, e i rappresentanti


dell'Unione delle Province italiane - viene convocata almeno ogni due anni. Essa rappresenta una
sede istituzionale che pu fungere da tramite fra il governo del settore e le rappresentanze di
categoria. Ha infatti il compito di verificare l'attuazione delle linee guida previste dalla legge "con
particolare riferimento alle politiche turistiche e a quelle intersettoriali riferite al turismo e di
favorire il confronto tra le istituzioni e le rappresentanze di settore";
c) introduzione dei cosiddetti "sistemi turistici locali", che rappresentano la vera scommessa del
nuovo apparato pubblico in ambito turistico. Essi sono definiti quali "contesti turistici omogenei o
integrati, comprendenti ambiti territoriali appartenenti anche a regioni diverse, caratterizzati
dall'offerta integrata di beni culturali, ambientali e attrazioni turistiche, compresi i prodotti tipici
dell'agricoltura e dell'artigianato, o dalla presenza diffusa di imprese turistiche singole o
associate". Le risorse a sostegno di tali sistemi vengono tratte da un fondo di cofinanziamento
appositamente costituito. I sistemi turistici locali, che ciascuna Regione individua nell'ambito della
propria attivit di programmazione, si configurano quindi come una sorta di comprensori
sovracomunali o sovraprovinciali, in grado di soddisfare meglio dei tradizionali ambiti territoriali le
esigenze in campo turistico. L'individuazione dei sistemi da parte delle Regioni ha lo scopo di
favorire l'integrazione tra politiche del turismo e politiche di governo del territorio e di sviluppo
economico. I sistemi turistici esprimono in effetti una nuova filosofia di sviluppo del settore, che
sposta l'attenzione dalla singola impresa al sistema territoriale nel suo complesso. L'adeguata
definizione delle caratteristiche di quest'ultimo sistema diviene quindi un momento fondamentale
per individuare lo specifico modello locale di sviluppo turistico e impostare una adeguata politica di
interventi.

7.4 - I sistemi turistici della Toscana


Un esempio di applicazione di questo principio rappresentato dall'individuazione dei sistemi
turistici operata dall'Irpet per la Toscana (Bacci 2002).
In funzione della diversa intensit e tipologia di sviluppo turistico, nonch delle differenti
combinazioni che il settore turistico presenta con le altre attivit produttive, sono stati individuati
nella regione quattro sistemi turistici locali [fig. 1]:
a) sistemi turistico rurali;
b) sistemi turistico-industriali;
c) sistemi turistico-urbani;
d) sistemi turistici specializzati.
Il primo sistema (a) raccoglie Comuni localizzati prevalentemente nelle aree collinari interne della
Toscana, dove il turismo assolve al ruolo di integratore di reddito e di valorizzazione economica
delle risorse paesaggistiche, riuscendo a far affluire reddito in realt altrimenti rimaste ai margini
dello sviluppo regionale (Val d'Orcia, il versante senese del monte Amiata). Questo modello di
sviluppo turistico resta caratterizzato da elevata instabilit e dal rischio di una ricaduta nell'area
della marginalit economica.

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Il secondo (b) identifica quelle realt in cui le attivit turistiche si trovano affiancate, non solo
geograficamente ma anche sul piano economico-sociale, ad attivit di tipo industriale. Sono sistemi
sorti storicamente lungo la costa, ma ormai diffusi (in forme a minor impatto ambientale) anche
nelle aree interne (Chianti fiorentino, alta Val d'Elsa). Questo modello si presenta pi stabile del
precedente, ma soggetto a rischio di conflitto tra le due tipologie di attivit.
Il terzo (c) il modello diffuso in numerosissime citt d'arte della regione, ma soprattutto a Firenze.
Anche in questo caso si pone il problema della convivenza non sempre facile tra l'attivit turistica e
le altre attivit economiche presenti sul territorio, ad esempio per gli effetti di congestione causati
dalla presenza dei flussi turistici, congestione che pu provocare dislocazioni di funzioni sia
produttive che residenziali.
Il quarto (d) quello in cui le attivit turistiche costituiscono il motore dello sviluppo locale. Qui in
molti casi l'attivit turistica ha assunto le sembianze di una vera e propria industria intorno alla
quale il resto della attivit produttive si dimensiona e si qualifica (arcipelago toscano, Versilia). Il
turismo tende a diventare monocoltura produttiva con i rischi che ne possono derivare, in quanto
una eccessiva specializzazione produttiva espone queste localit ai rischi del "ciclo di vita" delle
localit turistiche.
evidente come le specifiche problematiche dei sistemi qui brevemente schizzati richiedano
altrettanto specifiche politiche di intervento. Nel complesso comunque lo spostamento di attenzione
dalla singola impresa turistica all'intero sistema territoriale esprime un'accresciuta consapevolezza
del legislatore e in generale degli attori pubblici riguardo alla natura complessa del prodotto
turistico e alla molteplicit dei fattori che concorrono a qualificare l'offerta. Fra questi fattori va
sottolineata in particolare quella che possiamo definire la "qualit ambientale", ovvero quell'insieme
di caratteri fisici, culturali, simbolici, che determinano la qualit della vita di un determinato luogo,
elevandone l'attrattivit e suscitando il benessere dei frequentatori. Questo elemento riveste una
grandissima importanza nelle strategie odierne di sviluppo turistico, poich ormai evidente che la
competizione non pu svolgersi su un terreno puramente quantitativo. Su questo piano paesi a
sviluppo turistico "maturo" come l'Italia subiscono infatti inesorabilmente la concorrenza di altri
paesi mediterranei con un'offerta molto agguerrita sul versante dei prezzi (ad esempio Tunisia e
Marocco). invece sul terreno della qualit che si gioca oggi la concorrenzialit del sistema
turistico italiano: qualit delle strutture ricettive, qualit dei servizi, qualit del territorio, qualit
ambientale, in altre parole una sorta di "qualit totale". Non un caso che le politiche turistiche
sviluppate dalle realt pi avvertite si concentrino oggi sul tentativo di ottenere per aziende,
strutture, servizi, e soprattutto per interi sistemi territoriali, la certificazione di qualit Iso 9000 e la
certificazione di qualit ambientale Iso 14000.

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Letture consigliate
Rainer Krger e Mirella Loda (1993), Quale turismo per la Toscana minore? Indagine sulla
struttura motivazionale dei turisti tedeschi nellarea delle colline pisane, Milano, Irpet/Franco
Angeli: 47-71 e 98-108.
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Sitografia
Per notizie riguardanti gli enti privati ricettivi :
www.confesercenti.it
Per le leggi approvate in materia di turismo:
www.parlamento.it
Per i dati del Wto:
www.wto.com
Per lente del turismo in Italia:
www.enit.it
Per unanalisi dettagliata delle aziende, dellindustria e dei prodotti legati al turismo in Italia:
www.promozione-italia.com

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