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Raddoppiamento fonosintattico

In italiano, con raddoppiamento fonosintattico (o geminazione


sintagmatica o raddoppiamento sintagmatico) si indica il raddoppiamento subto nella
pronuncia dalla consonante iniziale di una parola legata alla precedente:

<andiamo a casa> [andjamo akkasa]


<detto fra le righe> [detto fra(l)lerie]
<non so che cosa faremo> [nonsk kekksa faremo]
<parler Sara>, <parler Daniele> [parlerassara], [parleraddanjle]

Nel primo esempio, la parola casa viene interessata dal raddoppiamento. Si tratta di un
fenomeno non solo legato alla pronuncia ma, come suggerisce il nome, di un fenomeno
di sintassi. Infatti, la catena del parlato normalmente non prevede pause tra le parole: la
pronuncia delle parole pu quindi essere influenzata dalla loro posizione nella frase. Nel
caso pi tipico, il raddoppiamento dovuto alla presenza, prima della consonante
raddoppiata, di un monosillabo oppure di una sillaba accentata (nel primo e nel secondo
esempio, la consonante rinforzata preceduta da una preposizione).
Il fenomeno tipico del toscano e dell'italiano centro-meridionale, ma quasi totalmente
assente al Nord. Poich regolare nei dialetti toscani e centrali, fa parte della pronuncia
normativa (ortoepia) dell'italiano standard, tanto da essere insegnato nelle scuole di
dizione, e rintracciabile nella grafiauniverbata di diverse locuzioni
fisse: affinch, appena, davvero, sicch, soprattutto...

Origine e diffusione geografica


Pare che l'origine del raddoppiamento sintattico sia da attribuire all'assimilazione di
consonanti finali latine:

(lat.) Ad Brundisium > (it.) A Brindisi

In pratica, nell'esempio avremmo l'incontro tra una d ed una b, il quale porterebbe alla
formazione di una b doppia.
Il raddoppiamento fonosintattico, in quanto fenomeno tipico della lingua parlata, non
presenta una fenomenologia uniforme in tutte le variet regionali dell'italiano.
Diversamente dalla norma scritta, pi facilmente interiorizzabile perch
inequivocabilmente fissata sulla pagina (stampata, web, ecc.), le regole del
raddoppiamento fonosintattico vengono variamente interferite nelle diverse regioni dalle
norme dialettali soggiacenti. Cos, ad esempio, il rinforzamento si effettua soprattutto a
sud della linea La Spezia-Rimini, poich a nord di essa i dialetti tendono a evitare le
consonanti doppie, mentre nell'Italia meridionale, dove a livello dialettale si riscontrano
sistemi di raddoppiamento, si tende ad applicare il raddoppiamento anche dove la lingua
standard non lo prevede.

Il suo uso regolato fa parte della lingua standard ed sicuramente uno dei punti di
maggior interesse per i programmi dei corsi di dizione rivolti a giornalisti, attori ecc.
Due sono i pi autorevoli strumenti su cui verificare la congruenza di una pronuncia
(compreso il rinforzamento fonosintattico) con quella standard: il Dizionario di
Ortografia e di Pronunzia di Bruno Migliorini, Carlo Tagliavini e Piero Fiorelli (che
riporta la pronuncia classica), e il Dizionario di Pronuncia Italiana di Luciano
Canepari (per lo standard moderno).
All'interno di parlate specifiche ristrette ad isolati contesti geografici, il raddoppiamento
fonosintattico pu avere valore fonetico distintivo, ovvero la sua presenza o assenza
determina una differenza di significato in quanto viene pronunciato. Si veda per esempio
in romanesco a Roma /a roma/, "la Roma", intesa come squadra di calcio, e a Roma /a
rroma/ "in, verso (la citt di) Roma".

Casi tipici in italiano standard


Il raddoppiamento (RF) avviene soprattutto:
1. quando la consonante preceduta da una parola tronca (polisillabo ossitono)
La citt nuova /latittannwva/

2. quando la consonante preceduta da un monosillabo forte, oppure il monosillabo


usato metalinguisticamente
Andiamo a casa /andjamo akkasa/

3. quando la consonante preceduta dalle parole: come, dove, qualche e sopra


come va? /komevva/; dove sei? /dovessi/; qualche volta /kwalkevvlta/; sopra la
tavola /soprallatavola/

4. con le parole: dio, di, dea, dee quando precedute da vocale, Maria in "Ave
Maria" (ma esiste anche la variante senza raddoppiamento), e Santo in "Spirito
Santo"
mio Dio /mioddio/; /avemmaria/; /spiritossanto/

Utilizzando la terminologia del fonetista Canepari, i casi 1, 2 e 3 sono detti


di cogeminazione, mentre il 4 di pregeminazione. Non tutti i monosillabi sono geminanti
(esempio, l'articolo determinativo lo rifiuta) non provocano il raddoppiamento
fonosintattico gli articoli e i pronomi clitici (lo, la, li, le eccetera). Inoltre non tutte le
parole sono geminabili: esistono cio parole che, ad esempio, pur seguendo un
monosillabo geminante, non raddoppiano l'iniziale consonantica, e ne esistono poi altre
(dette "autogeminanti") che invece raddoppiano anche se non precedute da una parola
geminante.

Per ciascun dialetto e per ciascuna forma d'italiano regionale non varranno comunque le
stesse regole del dialetto fiorentino o dell'italiano standard. Tuttavia la maggioranza dei
casi la stessa in tutta l'Italia centromeridionale.

Monosillabi cogeminanti
I monosillabi producenti raddoppiamento sono tutti sillabe aperte, finenti in vocale o
con dittongo ascendente (i monosillabi con dittongo discendente, es. poi, non producono
RF), questi ultimi, in genere, possiedono gi un accento scritto che, come nei polisillabi,
indica gi l'obbligatoriet dell'RF cos come avviene per quelli monovocalici
con accento distintivo.
La lista dei monosillabi italiani la seguente:

Verbi
(essere) , fu; (avere) ho, ha; (andare) vo (lett.), va (ind. e imp.) ; (dare) do, d (ind. e
imp.); (fare) fo (lett.), fa (ind. e imp.), f (ant.); (sapere) so, sa; (stare) sto, sta (ind e
imp.); (potere) pu.

Nota bene: gli imperativi in forma elisa, e perci apostrofata, va', da', fa', sta' non
producono raddoppiamento fonosintattico.

Congiunzioni
che (o ch), e, ma, n, o, se.
Pronomi
che, chi, ci, s, tu; me e te (questi ultimi da non confondere con le varianti delle
particelle mi e ti davanti ai proclitici lo, la, li, le, ne).
Preposizioni
a, da , su , tra e fra ; e anche le particelle preposizioni de e ne usate in poesia o
davanti ai titoli.
Avverbi
su e gi; qui e qua, l e l; s, no e ni; gi; pi; (o)'ve, mo' (adesso).
Sostantivi
blu, co, d, gru (animale e macchina), gnu, pro (vantaggio), re , sci, t, tre;
i troncamenti: f(de), fra(te), a mo'(do) di, pre'(te), pi(de), pro'(de);
i nomi delle lettere: a, bi, ci, di, e, gi, i, pi, qu (o cu), ti, u, vu (o vi) (ma
anche gli antichi be, ce, de, ge, pe, te, ca); le
greche: mi, chi, ni, xi, pi, rho, phi, psi;
Nomi delle note: do, re, mi, fa, la, si.