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epistemologia/filosofia/psicoterapia

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a cura di Pietro Barbetta


e Dario Toffanetti

Divenire umano
von Foerster e lanalisi del discorso clinico

MELTEMI

Questo libro dedicato alla memoria


di Gianfranco Cecchin

Indice

p.

In(contro) a von Foerster


Pietro Barbetta, Dario Toffanetti

23

Ma chi era mai questo von Foerster?


Gianfranco Cecchin, Pietro Barbetta, Dario Toffanetti

47

Elementi di poetica foersteriana nella pratica


psicoterapeutica
Marcelo Pakman

73

Possibilit e responsabilit. Letica di Heinz von Foerster,


il postmoderno e la pratica clinica
Paolo Bertrando, Marco Bianciardi

100

Universo macchinico: von Foerster e Deleuze


Pietro Barbetta, Michele Capararo

112

Bibliografia

118

Gli autori

Possibilit e responsabilit. Letica di Heinz von


Foerster, il postmoderno e la pratica clinica
Paolo Bertrando, Marco Bianciardi

Il pensiero di Heinz von Foerster, che ha avuto una forte influenza sia sulla teoria, sia sulla terapia sistemica, caratterizzato da un accentuato interesse per le questioni e
gli interrogativi etici sollevati dalla consapevolezza della
piena responsabilit soggettiva di come ciascuno di noi vive la propria esperienza nel mondo.
Von Foerster ha anche proposto un proprio imperativo etico, la cui versione pi nota forse la seguente: Agisci sempre in modo da accrescere le possibilit di scelta.
In questo saggio, vorremmo inquadrare questo principio etico nel pi ampio pensiero di von Foerster e nel
contesto dellepistemologia contemporanea, discuterne
criticamente i nodi problematici, e proporre qualche idea
per le possibili implicazioni in campo clinico.

Etica e imperativo etico


Occupandosi di questioni legate alletica, quasi inevitabile pensare in termini di imperativi categorici, tra i
quali il pi celebre ovviamente quello kantiano1. Limperativo di Heinz von Foerster ha per alcune peculiarit
che vale la pena indagare.
Prima di tutto, utile sottolineare il legame, strettissimo in von Foerster, tra etica ed epistemologia. Von Foerster (1973) propose il proprio imperativo al termine di una

PAOLO BERTRANDO, MARCO BIANCIARDI

conferenza dedicata alla costruzione di una realt, e lo


perfezion successivamente, nel 1981, nel corso di unaltra conferenza fondamentale per il suo percorso epistemologico, ove sostiene che ordine e disordine non
possano essere considerati come caratteristiche della realt
(le quali possono essere scoperte dallosservatore), bens debbono essere considerate come invenzioni dellosservatore stesso (1984).
Il contesto stesso degli scritti in cui von Foerster propone il proprio imperativo etico evidenzia quanto e fino
a che punto la sua etica si configuri come una etica tutta
interna a una opzione epistemologica, ovvero come un atteggiamento soggettivo necessariamente implicato dalla
consapevolezza dellautoreferenza dei processi di conoscenza, e quindi in qualche modo implicito nella relazione tra un osservatore e la sua realt. Si tratta di una posizione etica che appare cos radicata nellopzione epistemologica, da potersi considerare inevitabile e necessaria.
La responsabilit rispetto alla visione soggettiva del reale , e deve considerarsi, una responsabilit di per s etica. E in quanto la responsabilit epistemologica di per
s etica, meglio non esplicitarla nemmeno pena il rischio di farne una prescrizione imposta dallesterno, piuttosto che mantenerla ben nascosta nel cuore della posizione soggettiva, ove essa si pone nel momento stesso del
porsi dellindividuo come soggetto responsabile del mondo
che definisce e costruisce.
Nel ripercorrere i testi di von Foerster si pu notare
chiaramente come il passaggio dalle riflessioni sui processi di conoscenza alla proposta di unetica sia tuttuno
con il passaggio dal concepire lordine e lorganizzazione
(e, quindi, il computo dellesperienza) come scoperta,
al concepirli come invenzione:
Se quindi sosterr la posizione dellinvenzione, diverr chiaro che colui che inventa , ovviamente, responsabile della

POSSIBILIT E RESPONSABILIT

propria invenzione. Ma, nel momento stesso in cui entra in


campo il concetto di responsabilit, ci troviamo a che fare
col problema etico. Presenter allora il concetto fondamentale di unetica che rifiuta ogni principio ordinatore che mira a organizzare laltro mediante lingiunzione: Tu devi, sostituendovi un altro principio organizzatore, cio quello dellauto organizzazione mediante lingiunzione: Io devo
(Foerster 1984, p. 194).

In questa formulazione, come abbiamo anticipato,


von Foerster trascende la prima enunciazione del suo imperativo Agisci sempre in modo da accrescere il numero totale delle possibilit di scelta (1973, p. 233),
che, detta in tal modo, restava pur sempre una prescrizione rivolta allaltro. Anche la semplice raccomandazione Agisci rischierebbe, infatti, di essere ricondotta a unetica di tipo normativo, forse addirittura un
modo di voler rendere laltro prevedibile, a mo di macchina banale (1985).
Nella nuova enunciazione, limperativo diventa una
proposta a se stesso, in cui letica , prima di tutto, una
presa di responsabilit della propria costruzione del
mondo:
La teoria della societ ha bisogno di agenti che spieghino la
coesione della struttura sociale. Tradizionalmente, questi
agenti sono visti come insiemi di prescrizioni enunciate con
un certo qual tono dittatoriale, generalmente nella forma:
Tu non . chiaro che tutto ci che ho detto stasera non
solo contraddice, ma addirittura rifiuta simili concezioni.
Le tre colonne su cui poggia la mia posizione, ossia lautonomia, la responsabilit, la possibilit di scelta, sono rivolte
nella direzione opposta (1984, p. 202).

Altrove, von Foerster osserva: proprio a causa della


mia interdipendenza col mondo posso solo rivolgermi a me
stesso per suggerire a me come agire e pensare dovrei
non dovrei (1993).

PAOLO BERTRANDO, MARCO BIANCIARDI

E ancora: Ogni volta che agisco nel qui e ora non solo cambio io ma cambia anche luniverso. Questa posizione
lega il soggetto con le sue azioni in maniera inseparabile
a tutti gli altri, stabilisce quindi un prerequisito per fondare unetica (ib.)
Da qui la definitiva formulazione dellimperativo etico:
Agir sempre in modo da accrescere il numero totale
delle possibilit di scelta2. Dove ladozione della prima
persona delimita una volta per tutte la sua personale concezione delletica: unetica in cui ciascuno si deve assumere
piena responsabilit di ogni propria scelta dei domini descrittivi, del linguaggio, del mondo che si costruisce. In cui
superata lidea stessa di prescrizione, in favore di unetica implicita, la cui regola e il cui pensiero risiedono nellazione (nella scelta) medesima.
bene ricordare che von Foerster si rif sovente in modo esplicito alla concezione delletica proposta da Ludwig
Wittgenstein, di cui era nipote3:
Non intendo parlare di etica in senso aristotelico, come la disposizione a fare le azioni giuste e a usare il giusto ragionamento al fine di vivere una buona vita. Non il tu devi, tu
non devi, io devo e cos via. Non letica come giudizio morale. Non intendo quindi proporre un discorso sulle virt dellumano n sulle sue caratteristiche e abilit, n sulle qualit
necessarie al successo di una vita in rapporto alle tipologie
di problemi. E neppure un discorso sulle azioni sbagliate,
sui meccanismi di premi e punizioni. Scelgo di usare il concetto di etica come lo intende Wittgenstein, che ha messo in
luce come letica non possa essere formulata come una mera lista di proibizioni e norme, ma possa essere colta solo allinterno della logica dellazione stessa. Nella proposizione
6.421 del Tractatus logico-philosophicus Wittgenstein sostiene: chiaro che letica non pu essere articolata, non pu
avere a che fare con premi e punizioni (1993)4.

Von Foerster, in pieno accordo con Wittgenstein, afferma:

POSSIBILIT E RESPONSABILIT

Io parlerei piuttosto di un atteggiamento etico e non di


una teoria. Un atteggiamento pi forte di una teoria totalizzante, esteso, determina la mia condotta nei confronti del mondo intero, influenza i miei rapporti con il cane del vicino, con gli altri uomini, con i fiori (Foerster,
Prksen 1998, pp. 149-150).

E, ancora:
Io ho sempre proposto, a tale riguardo, la distinzione tra etica e morale. La mia opinione : la morale esplicita, letica
dovrebbe rimanere implicita, dovrebbe essere in un certo
senso intessuta nelle azioni del singolo (). La mia opinione che si tratta sempre di Devo!, in quanto solo delle mie
azioni io posso disporre e non di quelle dellaltro (p. 160).

In una parola, nella sintetica definizione che von Foerster propone nel Glossario che conclude Sistemi che osservano: Etica = Come parlare; non si pu parlare delletica senza fare del moralismo (1982, p. 235).

Von Foerster, letica e la clinica: riserve e aporie


Letica di von Foerster, obiettano spesso i clinici, facile da enunciare nei cieli limpidi dellastrazione, in cui valgono soprattutto la coerenza interna dei discorsi e limplicito riferimento a un se stesso che molti di noi (e certo
tutti coloro che scrivono di etica) sentono come implicitamente morale. Ma le cose si fanno pi complicate se entriamo nelle turbolenze della clinica (e non solo, in altri
campi potrebbe essere ancora pi complicato). Qui concetti come autonomia e responsabilit si fanno pi ambigui, e le posizioni etiche rischiano in ogni istante di accartocciarsi nel paradosso.
La psicoterapia, dopo tutto, nata sostituendo alla
cura morale della psicopatologia da un lato, alla cura or-

PAOLO BERTRANDO, MARCO BIANCIARDI

ganica dallaltro, una cura fondata sulla parola (e quindi


non su un qualche organicismo pi o meno velato), ma in
cui la parola veicolo di categorie scientifiche, nel senso, per, delle scienze dure, come direbbe von Foerster.
bene ricordare, a questo proposito, che, dopo tutto,
quando Freud, nellultima delle Nuove conferenze sulla psicoanalisi (1932) deve delineare la visione del mondo, la
Weltanschauung psicoanalitica, finisce per affermare che
la psicoanalisi non ha una sua visione del mondo, ma aderisce a quella scientifica, e chiaramente allude a scienze
quali la fisica o lastronomia.
Le categorie scientifiche di Freud, per, sono al servizio di un progetto etico di ampio respiro, che esita in una
sorta di revisione della morale vigente5. Sotto i colpi della
scienza freudiana, cedono i capisaldi delleducazione repressiva tardo vittoriana. Sulla scia del maestro, alcuni neofreudiani e postfreudiani (Wilhelm Reich, Karen Horney,
Erich Fromm), prendono posizioni sempre pi recise contro la tirannia del devo, posizione raccolta soprattutto
in America anche da terapeuti destrazione assai diversa,
come Rogers o Ellis (cfr. Tjeltveit 1999, cap. 6).
Tutti i terapeuti che si basano, pi o meno velatamente, sulleredit della critica di Nietzsche ai pregiudizi morali devono prima o poi fare i conti con il fatto che impossibile in terapia sfuggire alle categorie (al dominio)
delletica6. La stessa idea che un cliente viene in terapia per
stare meglio, o addirittura per raggiungere una migliore salute psichica, unidea pi etica che scientifica (nel
senso di scienza classica, o dura, come labbiamo intesa poco sopra). Cos, ai vecchi valori etici se ne sostituisce
uno nuovo, quello di autonomia (volta per volta intesa anche come indipendenza, libert ecc.), in nome del quale
tutti gli altri pregiudizi etici sono criticabili.
Tutte le psicoterapie, a esaminarle con attenzione, condividono il pregiudizio (nel senso di Cecchin et al. 1997)
dellautonomia, come dimostra la grande fortuna di con-

POSSIBILIT E RESPONSABILIT

cetti quali separazione-individuazione (Greenberg, Mitchell 1983) o differenziazione (Bowen 1978), o lidea che
le cosiddette terapie postmoderne debbano produrre
clienti autonomi dalle idee di base, dominanti nel discorso culturale, che a un certo punto hanno fatte proprie
(White 1995).
Ma siamo sempre certi che nel conflitto tra ideologia e
individuo debba sempre vincere lindividuo? Non anche
questo un postulato etico che rientra fra i nostri pregiudizi, ma che non necessariamente valido? Secondo
Doherty (1995) il terapeuta di coppia dovrebbe convincere
le persone a restare dentro il matrimonio a ogni costo. Unilaterale, dogmatico, senza dubbio. Ma noi agiamo di solito per massimizzare la realizzazione o ridurre linsoddisfazione individuale dentro la coppia: non altrettanto
unilaterale e dogmatico?
Ebbene: il problema dellautonomia si amplifica proprio qualora cerchiamo di riprendere in esame limperativo etico costruttivista di von Foerster, e di applicarlo alla clinica.