Sei sulla pagina 1di 37

Integrazione dispensa storia economica generale

A cura di:
Valentina Tamborrino
Edoardo Positano
Umberto Lobina
Tommaso Vitiello
Daniela Costa

1. LA STORIA ECONOMICA
1.

Storia economica come storia dello sviluppo economico

Lo sviluppo economico del mondo occidentale avviene nel periodo fra la rivoluzione industriale inglese e la
prima crisi energetica. lepoca del trionfo del capitalismo e dallaffermazione di una societ industriale,
periodo caratterizzato dalla fiducia nel progresso e nella scienza, dalla consapevolezza del suo potere di
dominio sulla natura, dalla convinzione che labbondante dotazione di risorse naturali avrebbe consentito
una crescita duratura ed esponenziale della crescita e dei consumi. Si conosce anche un progressivo
allargamento della crescita, fino a coinvolgere sempre pi numerosi paesi del Terzo Mondo.

Offerta dei fattori della produzione:

In tema di lavoro, negli ultimi anni in molti paesi occidentali sono emerse difficolt legate alleccesso di
offerta, aggravate dai sempre pi consistenti flussi di manodopera originati dal surplus di popolazione dei
paesi arretrati.

Per quanto riguarda terra e risorse: sfruttamento della natura, abuso delle fonti energetiche primarie e
completo disinteresse per gli aspetti ambientali.

Produzione

I continui progressi della scienza e della tecnica hanno reso obsolete le tradizionali forme fordiste di
organizzazione della produzione. Le nuove forme di organizzazione dell0attivit industriale, produzione
flessibile, distretti industriali, sembrano avviati a ridimensionare la catena di montaggio e la fabbrica
tradizionale.

Istituzioni

Dopo la crisi fra le due guerre, quando la mano pubblica, chiamata a porre rimedio ai fallimenti del mercato,
provoc a sua volta eccessi e fallimenti, divenne necessario ripensare in termini nuovi il rapporto statomercato, con formule che assicurano al tempo stesso benessere ed efficienza, una sfida che oggi accomuna
tutti i paesi occidentali.
Una nuova etica delleconomia propone di sviluppare attivit non-profit che sarebbero in grado di porre
rimedio a molte delle contraddizioni emerse negli ultimi ventanni.
Nellattesa che questo si realizzi, oggi, il problema dello sviluppo deve tener conto delloccupazione,
dellambiente, della globalizzazione dei mercati, dellenergia e della risorse (nuove rispetto al passato)

CRESCITA E SVILUPPO
Crescita: concetto pi omogeneo e ristretto, vuole indicare mutamenti essenzialmente di carattere
quantitativo = aumento dellofferta totale dei beni e dei servizi prodotti da una determinata economia.
Sviluppo: mutamento strutturale del sistema, implicando dunque anche trasformazioni di carattere
qualitativo (sfera sociale, culturale e politica).
=> secondo questo ragionamento potrebbe esistere la crescita senza lo sviluppo ma non lo sviluppo senza
crescita.
stato per dimostrato che la crescita senza sviluppo non produce significative trasformazioni dinamiche.
Kuznets (premio Nobel) Modern economic growth (1966) esistono 6 caratteristiche della crescita:
1) Elevati saggi della crescita del prodotto pro-capite e della popolazione delle nazioni sviluppate
2) Aumento di produttivit, ovvero il prodotto per ogni unit di fattore produttivo elevato anche se
comprendiamo tra i fattori produttivi elementi diversi dal lavoro (fattore pi importante)
3) Il saggio di trasformazione delleconomia elevato, portiamo particolare attenzione sul passaggio
dalle attivit agricole a quelle extra agricole, quello dallindustria ai servizi, il cambiamento delle
attivit produttive e la trasformazione dellimpresa personale a varie forme di organizzazione
societaria delle imprese.
4) Rapidi cambiamenti anche nelle strutture sociali e nelle ideologie. Le componenti principali che i
sociologi attribuiscono alla modernizzazione sono la scolarizzazione e lurbanizzazione.
5) I paesi economicamente sviluppati manifestano la tendenza ad espandersi verso altri paesi,
giungendo allunificazione del mondo.
6) Diffusione dello sviluppo economico moderno limitata.

2.

Storia economica, economia e storia


2

la storia di settori, di aree specifiche, di organizzazioni economiche, di famiglie, di gruppi sociali, di uomini.
La spiegazione la funzione basilare della storia economica ed ci che la differenzia dalleconomia, il cui
obbiettivo fondamentale la previsione.
Vi un dibattito per difendere la autonomia disciplinare che la storia economica deve mantenere nei riguardi
delleconomia.
Da un lato abbiamo coloro che affermano che la storia economica deve sottomettersi allo statuto della pi
scientifica economia. Vi dunque ricorso alla teoria economica, non solo per stabilire relazioni causali fra
determinate condizioni iniziali e levento storico in esame, ma anche per offrire una palestra di applicazione
di sofisticati modelli teorici.
Dallaltro ci sono coloro che rivendicano la necessit di uno statuto metodologico autonomo.

3.

Il cammino della storia economica

Nei suoi primi decenni di vita (fra 800 e 900), in Europa come in America, la storia economica crebbe
sotto linfluenza della scuola storica tedesca, per la quale le astrazioni della teoria economica venivano
riconosciute di scarsa utilit per lindagine storica.
Le premesse per una svolta metodologica si possono rintracciare negli sviluppi che caratterizzarono la teoria
economica la teoria economica a partire dagli anni 30: da una parte gli studi sul ciclo di Schumpeter fornivano
un importante contributo allanalisi di lungo periodo, cercando di combinare in modo originale teoria e storia.
Dallaltra la pubblicazione della General theory e la quasi immediata elaborazione di alcuni concetti
keynesiani in una teoria dinamica dello sviluppo offrivano nuovi strumenti di analisi per un campo di ricerca
che parevano assolutamente congeniali agli interessi della storia economica.
Durante gli anni 60 e i primi 70, gli sbocchi della storia economica non sembravano cos scontati.
La new economic history (NEH): il nuovo modo di fare la storia economica, in netta rottura con la
precedente, pi tradizionale. I campi dindagine privilegiati da questa nuova metodologia furono i due temi
pi classici della storia economica americana:
- Limpatto delle ferrovie sulla crescita della giovane nazione
- Ruolo avuto dalla schiavit
La NEH ha sempre pi limitato limpiego delle ipotesi alternative ai modelli particolari di equilibrio economico
generale, mentre si fatta strada la convinzione di contemperare leleganza con la spiegazione storica. In
questo percorso la storia economica stata confortata anche dagli sviluppi nellambito della teoria della
crescita, dove R. Solow ha affermato ormai necessario riconoscere che la validit di un modello economico
pu dipendere dal contesto sociale e che ci che c oggi potrebbe non esserci domani.
Negli ultimi anni, significativi risultati sono stati ottenuti nellanalisi della crescita economica di lungo periodo
e in quelle della convergenza dei paesi arretrati verso i livelli di sviluppo del mondo occidentale e del catching
up dei paesi di seconda industrializzazione nei confronti delle economie prime arrivate.

4.

Alla ricerca di una teoria della storia economica

Si cerca di porre i tasselli per ledificazione di di una teoria della storia economica in grado di superare la
questione della tensione fra fatto e concettualizzazione e di risolvere le necessit derivanti da premesse
economiche.
Due economisti hanno cercato di concettualizzare laspetto della discontinuit e della rottura che dovrebbe
accomunare la fase iniziale dei moderni processi di crescita delle economie. Il tratto comune della rottura si
risolve nei due autori in due diversi concetti analitici:
3

Il decollo (take-off) rostowiano (Walter Rostow) presuppone una forte discontinuit nel sistema
economico complessivo e dovrebbe essere applicabile alla totalit delle esperienze dello sviluppo
economico moderno. Secondo Rostow esistono 5 fasi ( 1. Societ tradizionale, 2. Condizioni
preliminari, 3. Decollo, 4. Maturit industriale, 5. Societ dei consumi di massa) di cui la centrale
appunto quella del take-off, caratterizzato da:
- un forte aumento del saggio di investimento
- attivit inizialmente concentrata in uno o pi settori trainanti
(questo alla base di forti squilibri)
Il concetto di grande balzo (big spurt) di A. Gerschenkron meno ambizioso di quello di decollo:
si limita ad applicarsi ai paesi second comers e late comers, ed il suo campo di applicazione si
restringe ai settori industriali.
tanto maggiore larretratezza di un paese, tanto pi rapido e dirompente il suo balzo iniziale
sulla via dellindustrializzazione, poich a maggiori condizioni di arretratezza fanno da contrappeso
maggiori possibilit di intervento dei fattori sostitutivi di quelli che sono stati i prerequisiti della
crescita britannica. I paesi ritardatari possono sfruttare i vantaggi dellarretratezza importando dai
paesi pi sviluppati tecnologia, capitali e modelli istituzionali.

2. PROGRESSO, SVILUPPO E CICLO NEL PENSIERO


ECONOMICO CONTEMPORANEO: UNINTRODUZIONE
I.

Alle origini del capitalismo industriale

Perch necessario attendere il Settecento per assistere ai primi progressi sensibili nellandamento della
popolazione, nellattivit innovativa, nella produzione manifatturiera, nelle pratiche agricole? E perch
tutto inizi in Inghilterra?
La risposta di Keynes metteva in luce lassenza di tecnologia e di accumulazione di capitale. Egli osservava
come let moderna si fosse aperta con linizio dellaccumulazione capitalistica, che egli faceva risalire al
Cinquecento, in occasione dellaumento dei prezzi determinato dalle grandi quantit doro e dargento
che la Spagna import sul vecchio continente dal nuovo mondo.
Segue una rapida enumerazione di precondizioni dello sviluppo economico moderno che si accompagna
e spiega lemergere dellidea di progresso materiale come condizione umana possibile e desiderabile.
unidea che si afferma e trova via via sistemazione rigorosa in una nuova scienza: leconomia politica.
1) Cambiamento di mentalit avvenuto allinizio dellet moderna
2) Corollario della medesima trasformazione culturale era lemergere delle categorie di spazio e di
tempo. Simbolo di ci fu lemergere dellorologi meccanico nelle citt del tardo medioevo, la
progressiva affermazione delle fiere e dei mercati nei borghi tardo medievali.
3) La scoperta della natura fu un avvenimento molto importante: spostamento degli interessi delluomo
dal mondo celeste a quello naturale (simboleggiato dai viaggi di Marco Polo e dalle esplorazioni
nellAtlantico).
4) La riforma protestante che nelle regioni da essa conquistate sanziona una nuova etica, per la quale
laffermazione individuale in campo economico nella vita terrena pu rappresentare un mezzo di
avvicinamento alla salvezza eterna.
5) Progressiva affrancazione della scienza dalla magia (Copernico, Galileo,)
Nella rivoluzionaria concezione newtoniana, luomo, spinto da un desiderio innato di dare un
significato alluniverso, veniva posto nella posizione di capire, prevedere e manipolare la natura.
6) Evoluzione della tecnologia e della sua stessa concezione, a sua volta strettamente connessa con
levoluzione del mercato.
7) Espansione della domanda aggregata fra Seicento e Settecento, come conseguenza della rivoluzione
demografica (in atto soprattutto in Europa settentrionale), dellevoluzione del rapporto cittcampagna, della comparsa sul mercato mondiale di nuovi attori (colonie delle Americhe).
8) La nascita dello Stato moderno accentrato

II.

Progresso, sviluppo e la scuola classica delleconomia politica

La componente dinamica derivava dalla stessa natura dellanalisi classica, ovvero dalle questioni dello
sviluppo e della crescita della produzione, in particolare della manifattura, che assumeva valenze prioritarie
rispetto al problema dellallocazione e della distribuzione equa della risorse allinterno di un dato sistema
economico, seppur molto importante. Vi era infatti la convinzione che il benessere della societ potesse
essere raggiunto pi efficacemente espandendo il volume complessivo della sua attivit economica ( e non

accettando come un dato di fatto le risorse disponibili e limitarsi dunque ad una pi equa ed efficace
riallocazione di esse fra i diversi settori dellattivit economica).
ADAM SMITH: fondatore della scuola classica, da cui emerge la convinzione che la condizione ottimale della
societ fosse data dallo stato progressivo, quando la societ continuava ad aumentare la ricchezza,
provocando dunque unespansione della domanda di lavoro e della crescita dei salari al di sopra del livello di
sussistenza. Questo non avviene quando la societ in stato stazionario, ovvero quando arrivata al pieno
complemento delle ricchezze consentitole dalle leggi e istituzioni in vigore.
Smith riteneva che lo stato stazionario fosse stato sconfitto ed era convinto che almeno nel caso
dellInghilterra il progresso verso il miglioramento delle condizioni di vita e lopulenza non sarebbe mai finito.
Il concetto centrale della teoria di Smith era che lincremento della produttivit dipendesse dalla crescente
divisione e specializzazione del lavoro. Il lavoro specializzato per Smith era pi produttivo perch il lavoratore
specializzato pu perfezionare le proprie competenze pi rapidamente, sprecando meno tempo nei passaggi
da unoperazione allaltra. La divisione del lavoro tuttavia era proporzionale alla dimensione del mercato. Vi
erano provvedimenti quali la riduzione delle barriere doganali, delle tariffe e delle imposte, il contenimento
dei costi di trasporto, la redistribuzione del reddito in favore di chi era troppo povero per acquistare. Da qui
si ottenne lintervento dello stato a sostegno dellestensione del mercato e quindi della divisione del lavoro,
della specializzazione , dellaaumento della produttivit e del progredire della ricchezza delle nazione.
MALTHUS testimone degli sconvolgimenti politici e sociali della rivoluzione francese e il rapido
deterioramento delle condizioni sociali nelle citt industriali, cresciute nellInghilterra della prima rivoluzione
industriale. Lessenza del pessimismo di Malthus appariva come un crescente conflitto fra popolazione e
risorse: la crescita della popolazione a ritmo molto pi rapido di quella dellofferta di beni alimentari avrebbe
precluso ogni possibilit di accrescere lo standard di vita, anzi per unapprossimativa applicazione della legge
dei rendimenti decrescenti, lavrebbe peggiorata. Solo il rallentamento della crescita della popolazione
attraverso una diminuzione delle nascite avrebbe potuto rinviare limminente disastro.
DAVID RICARDO: ci che pi lo preoccupava era il divario di crescita di produttivit che si sarebbe creato fra
il settore manifatturiero e quello agricolo, squilibrio fra lincremento della popolazione e la fissit dellofferta
di terra: lincremento di un input variabile (lavoro) rispetto ad altri input fissi (terra) in un determinato
processo produttivo avrebbe provocato in una prima fase una crescita del prodotto finale; tuttavia una volta
raggiunto un determinato punto di equilibrio dove si realizzava la combinazione ottimale dei due fattori,
lincremento di output risultante dallaggiunta di ulteriori quantit del fattore variabile avrebbero cominciato
a rallentare il suo ritmo fino a diventare asintoticamente pari a zero. Tale diminuzione si spiegava con il fatto
che le nuove dosi della risorsa variabile avevano sempre meno risorse fisse con le quali combinarsi.
In sostanza a fronte di un aumento assoluto della quota delle rendite e relativo della quota salari, si sarebbe
avuta una diminuzione della quota profitti che avrebbe finito con lo scoraggiare la stessa attivit produttiva
bloccando il processo di accumulazione e aprendo la strada allo stato stazionario.
Per Ricardo il primo fondamentale rimedio a questo problema era il ritiro delle restrizioni alle importazioni
di grano, che avrebbe portato ad uninversione del processo, abbassando le rendite e innalzando i profitti.
JOHN STUART MILL: cosciente della legge dei rendimenti decrescenti che influenza la tendenza alla crescita,
ma riconosce anche limportanza e le conseguenze del progresso tecnologico nel posporre lavvento dello
stato stazionario. Laspetto pi importante della dottrina di Mill caratterizzato dalla convinzione che la
dottrina di Smith e di Ricardo fosse completamente errata (quella secondo la quale lunica esistenza decente
quella assicurata da uneconomia continua, dalla progressiva crescita e nella quale capitale e popolazione
dovevano crescere pi o meno di pari passo). Secondo lui lo stato stazionario non doveva rappresentare un
6

incubo, si poteva anzi garantire quel livello di sviluppo grazie ad un rigoroso controllo sullaumento della
popolazione (vero attore maligno della situazione)facendolo divenire un obbiettivo di politica economica
e una valida alternativa morale alla sfrenata corsa allaccumulazione e allo sfruttamento delle risorse naturali.
MARX: ha una visione critica del sistema capitalistico, secondo lui la spinta decisiva verso la rottura sarebbe
giunta esogenamente dalle sovrastrutture socio-politiche ( e non per ragioni economiche).
La trasposizione marxiana della legge di Ricardo dei rendimenti decrescenti trae origine dal progressivo
impiego non proporzionale di capitale e lavoro nel processo produttivo. Poich il profitto estratto dal
capitalista corrisponde alla quota di salario non pagato al lavoratore (plusvalore), lincremento della quota di
capitale per addetto, imposto dal continuo avanzare della tecnologia, si tramuta in una diminuzione
tendenziale del saggio di profitto, oltre che in una diminuzione delloccupazione. Il conseguente aumento
della capacit produttiva si tramuter a sua volta in un aumento della domanda di lavoro e quindi in un
incremento del monte salari e in una diminuzione della disoccupazione
In conclusione per Marx, come per Ricardo e Mill, leconomia capitalistica possedeva al suo interno delle
forze in grado di posticipare pressoch indefinitamente nel tempo lo stato stazionario e di mantenere in
crescita (stato progressivo) lumanit. Queste forze erano rappresentate dallo sviluppo del commercio
internazionale che avrebbe consentito lo sfruttamento delle enormi risorse oltremare, da una crescita
demografica controllata e soprattutto dalla consapevolezza crescente (da Ricardo a Marx) del ruolo del
progresso tecnico.

III.

Sviluppo, equilibrio, ciclo

Marx riteneva che lemancipazione delle societ del Terzo mondo sarebbe avvenuta soltanto tramite
lespansione del capitalismo occidentale ed era dunque ilo funzionamento di questultimo che meritava tutta
la sua attenzione.
Molto importante era anche lattenzione posta alle crisi cicliche, in quanto perturbatori del sistema di
equilibrio. Nel tempo si era individuata al presenza di diversi tipi di fluttuazioni nellambito dellattivit
economica:
- Il ciclo Juglar di durata compresa fra i 7 e gli 11 anni ripartito fra le quattro fasi classiche (recessione,
depressione, ripresa e boom)
- Il ciclo breve o congiunturale (di Kitchin) di durata non superiore ai 40 mesi
- Ciclo di lungo periodo di durata cinquantennale costituito da due fasi grossomodo della stessa lunghezza,
una ascendente e laltra discendente.
A differenza di Marx e di Schumpeter, secondo i quali landamento ciclico costituisce lessenza stessa del
processo di sviluppo capitalistico, essendone un elemento costitutivo ed ineliminabile, nella tradizione
marginalista si assume che landamento di equilibrio sia la condizione naturale del sistema economico e che
gli scostamenti ciclici siano dovuti a squilibri ripetuti ma temporanei , essi possono dunque essere isolati e
studiati separatamente . linterpretazione analitica delle fluttuazioni viene ricondotta nellambito
delleconomia reale a fattori quali linstabilit degli investimenti e la carenza di domanda globale.
Secondo Schumpeter il fenomeno delle fluttuazioni cicliche va reinterpretato come un modello di equilibrio
stazionario (alla Mill) nel quale il sistema economico in grado di riprodursi nel tempo, mantenendo
inalterata la propria struttura.
Le fluttuazioni sono dunque la conseguenza necessaria della rottura dellequilibrio stazionario e
rappresentano la forma che lo sviluppo assume nellera del capitalismo.
7

Le determinanti dello sviluppo, e quindi della fluttuazioni, sono laccumulazione di capitale in Marx e lattivit
innovativa in Schumpeter.
Schumpeter distingue invenzioni da innovazioni:
- Invenzioni: procedono in modo autonomo e hanno spesso una matrice scientifica poich rappresentano il
procedere della conoscenza che si realizza indipendentemente da un bisogno concreto. Sono un elemento di
scarso interesse per lanalisi economica.
- Innovazioni: si sviluppano endogeneamente al sistema economico in risposta a determinati bisogni e danno
vita a nuove combinazioni di fattori produttivi, rendendo spesso economicamente sfruttabili i risultati delle
invenzioni.

Il rischio iniziale ripagato dai maggiori profitti derivanti dalla posizione di rendita monopolistica che
linnovazione assicura temporaneamente ( poich presto linnovazione tender ad essere imitata dalla
concorrenza, portando dunque alleliminazione del guadagno differenziale e riconducendo il sistema verso
lequilibrio stazionario finch non avverr una nuova innovazione).
Tuttavia le innovazioni tendono ad affollarsi in grappoli e a concentrarsi in settori specifici come nel caso dei
miglioramenti dell0industria tessile ai tempi della rivoluzione industriale inglese. Schumpeter dedica infatti
la sua attenzione alle onghe lunghe di Kondratieff (cicli di lungo periodo):
- il primo (1786-1842) caratterizzato dalle numerose innovazioni nel settore tessile e metallurgico della prima
rivoluzione industriale
- il secondo (1843-1897) caratterizzato dalle ferrovie e dalle attivit innovative ad esse collegate
- il terzo (1897-1938) epoca dellelettricit, della chimica e dellautomobile
Allinterno di questi cicli maggiori si situano poi i cicli Juglar e i cicli congiunturali che danno vita a un unico
movimento ciclico.

IV.

Le moderne teorie della crescita

Adesso lattenzione rivolta ai paesi arretrati e al problema di urgente dello sviluppo economico dei paesi
sottosviluppati. Tale interessa matur inizialmente nellambito delle organizzazioni internazionali. La crescita
economica diventa lelemento essenziale e prioritario per luscita dalla povert e per il consolidamento
politico dei nuovi stati nazionali, che avevano sostituito le vecchie colonie.
Anche nel mondo occidentale stava emergendo una nuova sensibilit per i problemi dello sviluppo, tanto che
lobbiettivo della crescita divenne prioritario nelle politiche economiche dei paesi gi industrializzati. La
guerra aveva mostrato che un elevato prodotto nazionale e tassi crescenti di produttivit erano essenziali
per mantenere sicurezza e posizioni di forza,mentre la progressiva affermazione del welfare state richiedeva
crescenti livelli di reddito.
Nel Novecento, gli aumenti quantitativi degli input spiegavano in misura molto parziale lincremento del
prodotto totale, mentre la gran parte di esso sfugge allanalisi e rimane non misurabile, e dunque considerato
come residuo.
SI pu soltanto affermare con ragionevolezza che esso formato soprattutto da tecnologia, riallocazione
delle risorse, miglior qualit degli input, in particolare del lavoro: il ruolo della formazione del capitale umano
e dellistruzione nel processo di crescita New growth theory
8

La consapevolezza che il cammino seguito dai first comers non pu essere imitato pedissequamente dai
cosiddetti paesi pi arretrati. Emerge per la prima volta la differenza fra crescita e sviluppo.
Il mantenimento di un elevato tasso di progresso tecnologico risulta sempre pi indispensabile per sostenere
un tasso di crescita accelerato.

4. LA DINAMICA DEMOGRAFICA
Lo sviluppo della popolazione mondiale ha subito una brusca accelerazione negli ultimi 250 anni.
Il problema era che qualora questaccelerazione non venisse compensata da un incremento equivalente delle
risorse, la pressione demografica si tradurrebbe in un netto declino della qualit di vita, nellassottigliamento
delle capacit di sopravvivenza, in una pi accesa competizione per laccesso ai beni.
Il problema pi rilevante degli ultimi decenni proprio stato laumento della popolazione mondiale

1.

Un dualismo demografico

La divaricazione sempre pi accentuata fra landamento dei paesi sviluppati e quello delle aree in via di
sviluppo non riflette infatti la pluralit dei modelli demografici esistenti, ma solo le due soluzioni estreme. La
duplice rottura avviene dopo il 1750.
Fino agli ultimi decenni del Settecento le due curve sembravano procedere in modo parallelo: si registra cio
la stessa moderata crescita dei secoli precedenti. Nel corso dellOttocento si assiste ad una divaricazione;
lincremento della popolazione nelle regioni sviluppate risulta infatti molto pi accentuato: mentre gli
abitanti delle aree in via di sviluppo crescono in termini assoluti della met, quelli delle prime si moltiplicano
per 2,5.
Fin dai primi anni del XX secolo, la popolazione europea e quella nordamericana riducono visibilmente il loro
tasso di crescita naturale, nelle altre regioni invece la popolazione aumenta con una progressione che, se
dapprima lenta, subisce una brusca e drammatica impennata dalla met degli anni 50.
Per quanto riguarda il continente asiatico invece notiamo una crescita del 50% durante il XIX secolo, portando
la popolazione oltre i 3,5 miliardi di abitanti alla fine del secolo.
Levoluzione demografica dei paesi europei presenta un andamento del tutto divergente, e anche il Nord
America segue lo stesso passo.
Lo sviluppo della popolazione mondiale, uniforme fino ai primi decenni del Settecento, sembra dunque
essersi biforcato da allora in due modelli distinti:
- dalla seconda met del XVIII fino al termine di quello seguente, i paesi oggi definiti avanzati hanno subito
una brusca accelerazione del tasso di crescita della popolazione. Essi abbinarono dunque sviluppo
demografico e sviluppo economico. Laumento parallelo della popolazione e della produzione dur circa un
secolo: dalla fine dellOttocento, momento in cui la crescita economica, soprattutto industriale, iniziava a
consolidarsi e generalizzarsi in modo irreversibile.
Due fasi nettamente distinte ma complementari compongono dunque il modello demografico inaugurato
dalle regioni sviluppate negli ultimi decenni del Settecento: unalternanza fra crescita sostenuta prima e lenta
contrazione dopo.
Levoluzione demografica nei paesi in via di sviluppo presenta una dinamica completamente diversa.
Solamente dopo la seconda guerra mondiale si assiste ad una rottura con il modella tradizionale. Le ragioni
di questa vera e propria esplosione demografica sono il drastico abbassamento del tasso di mortalit
ottenuto in parte grazie a un sensibile miglioramento delle diete alimentari e soprattutto alladozione
massiccia di pratiche igienico-sanitarie, dei vaccini, antibiotici nelle campagne, disinfestazioni contro malattie
(es: malaria). Spesso la contrazione del tasso di mortalit stata superiore a quella dei paesi europei, grazie
alla fascia giovanile a minor rischio di morte che occupano una porzione ben maggiore nella piramide dellet
di quelle popolazioni (questo fenomeno non stato nemmeno accompagnato da un aumento del tasso di
fecondit, che avrebbe potuto spiegare il calo del tasso di mortalit).
Osservando le stime riguardanti la crescita della popolazione di queste regioni risulta evidente che il futuro
della terra sar in larghissima misura influenzato dai comportamenti demografici delle aree in via di sviluppo.
Ipotizzando che il tasso di mortalit rimanga costante anche in futuro, le cause di un rallentamento della
crescita potrebbero derivare solamente da una contrazione del tasso di fecondit tramite pianificazione
coatta delle nascite (modello cinese) o attraverso la scelta consapevole degli individui. La prima via
presuppone lesistenza di uno stato in grado di imporre un controllo burocratico capillare, ma presuppone
10

anche lassenza di valori religiosi e morali contrari a qualsiasi forma di limitazione della riproduzione. La
seconda via pu essere percorsa solo in presenza di condizioni economiche e sociali tali da favorire una
trasformazione dellattuale gerarchia di valori di quelle popolazioni. Per questo il modello demografico dei
paesi occidentali assume unimportanza fondamentale.

2.

Una transizione demografica: la rivoluzione industriale

Fra il XVI e XVII secolo la popolazione europea crebbe circa del 50%; la crescita non fu graduale, ma
procedette per sbalzi e con forti oscillazioni. Vi fu una rivoluzione dei comportamenti demografici, una
trasformazione della struttura e della distribuzione della popolazione, un profondo cambiamento dei suoi
movimenti e delle modalit di insediamento.
LInghilterra fu il paese precursore, poich la sua tendenza verr poi seguita dagli altri paesi europei. Il tasso
di sviluppo della sua popolazione aument a partire dalla seconda met del Settecento. Una crescita di lungo
periodo del tasso di incremento della popolazione la conseguenza ovvia di una modificazione dellequilibrio
demografico precedente, ovvero di una trasformazione del rapporto fra tasso di mortalit e tassodi
fecondit. Il regime demografico preindustriale operava infatti allinterno di un sistema che si auto bilanciava,
nel quale ogni variazione generava cambiamenti che tendevano a compensare la prima e a riportare
lequilibrio originale. I tassi di mortalit e fecondit di inseguivano dunque lun laltro, compensandosi a
vicenda (causando anche oscillazioni) causando stagnazione demografica o crescita molto contenuta. Il saldo
annuale cominci a crescere pi per un mutamento strutturale delle sue componenti (natalit e mortalit)
che per un semplice cambiamento dei valori.
Si tratt di un processo lento, favorito da un lato dalla diffusione delligiene e dalla somministrazione di
vaccini, dalladozione di culture alternative e dal netto miglioramento dei sistemi di trasporto commerciale.
[Il colera ebbe un impatto minore sul tasso di mortalit di quanto ci si aspetterebbe, mentre le carestie non
sparirono del tutto, per esempio in Irlanda nel 1845 vi fu una carestia spaventosa dovuta a una malattia delle
piantagioni di patata il 20% della popolazione fu spazzata via dalla crisi o fu costretto ad emigrare per
sopravvivere. Se questo non condusse ad una significativa diminuzione del livello medio, port ad una
tendenziale diminuzione dei picchi la fecondit ora non avrebbe pi dovuto colmare vuoti demografici,
ma si sarebbe semplicemente limitata a rafforzare la crescita della popolazione.]
Un ulteriore incentivo alla fecondit provenne dalla trasformazione della distribuzione della mortalit per
fasce det: i membri delle fasce giovanili e centrali della popolazione crebbero in modo considerevole le loro
speranze di vita. Laccresciuta consistenza delle fasce centrali della popolazione , quelle che detenevano il
potenziale riproduttivo, si riflesse sul tasso di fecondit generale, provocandone un ulteriore incremento.
Un altro mutamento della mortalit riguard la sua distribuzione sociale. Lappartenenza a una categoria
professionale o ad una determinata fascia di reddito divenne nel corso della rivoluzione industriale il criterio
selettivo di fronte alla morte. Il fenomeno colp citt delle regioni industriali pi avanzate. La mortalit
infantile nei quartieri operai di York a fine Ottocento era 3 volte superiore a quella delle famiglie benestanti.
Questa forte sperequazione sociale della mortalit non direttamente riconducibile al processo di
industrializzazione. Altre aree ad alto sviluppo capitalistico fecero infatti restare i tassi di mortalit
relativamente omogenei e neppure troppo superiori rispetto a quelli delle zone rurali. dunque pi plausibile
imputare lincidenza differenziale della mortalit alle precarie condizioni di vita nelle quali si trovava chi era
stato costretto a inurbarsi in modo disordinato e precipitoso.
Nuzialit, fecondit e mortalit sono strettamente connesse e si influenzano fra loro.
In un primo periodo la dimensione delle fasce centrali della piramide (i giovani) produsse un aumento del
ritmo di sviluppo delle nascite, soprattutto nelle aree maggiormente interessate ai processi di
industrializzazione.
Laccesso a un maggior benessere accompagnato da una riduzione delle dimensioni delle famiglie. La curva
sub uninversione, iniziando una discesa irreversibile che continua ancora ai giorni nostri.
La riduzione del tasso di fecondit fu dunque essenzialmente la conseguenza di una contrazione delle
dimensioni medie delle famiglie, un esito a cui di regola si perviene in tre modi:
- restrizione degli accessi al mercato matrimoniale e lallargamento del celibato definitivo
11

- limitazione del periodo di fecondit ottenibile mediante linnalzamento dellet del matrimonio
- sistemi di controllo e pianificazione delle nascite
Al di la delle variazioni regionale (seppur spesso molto sensibili) non esistono prove che la rottura del modello
demografico preindustriale abbia comportato anche una trasformazione del modello europeo di et del
matrimonio: per almeno tutto lOttocento questa rimase infatti arrestata su valori medi piuttosto elevati.
Il decremento della natalit non poteva dunque essere la conseguenza di una riduzione del periodo di
fecondit della donna: esso dipese con tutta evidenza dalladozione generalizzata di pratiche di controllo
delle nascite.
In questo periodo la Francia sembra anticipare molto la tendenza al declino della fertilit che diventer in
seguito dominante nel continente. Si era diffusa ladozione di tecniche finalizzate al contenimento deliberato
della natalit. In ogni caso a partire dalla seconda met dellOttocento, il fenomeno si generalizz toccando
ogni stato sociale: le medie famiglie si assottigliarono in tutti i gruppi socio-economici (si ricorreva a diverse
tecniche anticoncezionali)
Non stato raggiunto un accordo unanime sulle motivazioni che ispirarono il nuovo atteggiamento di fronte
alla natalit, alcune di esse sono:
- conquista dellaffettivit romantica
- scoperta dellinfanzia, ovvero lattenzione dedicata alla salute, alleducazione e allidentit dei figli
- trasformazione dei tempi di lavoro
- aspettative individuali: migliorare il proprio tenore di vita
La contrazione del tasso di natalit della popolazione costitu in ogni caso, accanto alla trasformazione
dellincidenza della mortalit, il perno del nuovo modello demografico instauratosi a partire dalla rivoluzione
industriale. Il regime a fecondit media e ad alta mortalit che aveva caratterizzato lo sviluppo demografico
dellEuropa preindustriale, fu sostituito da un regime caratterizzato da una drastica riduzione di entrambi i
parametri. Sul breve periodo si produsse comunque una crescita impetuosa, dovuta al calo della mortalit
pi che allaumento della fecondit. In una seconda fase la fertilit declin in misura vistosa e il successivo
aumento della popolazione non dipese dal maggior numero di nascite, ma essenzialmente dal crescente
allungamento della vita.

3.

Le teorie sulla popolazione

I maggiori esponenti del pensiero settecentesco avevano fornito uninterpretazione ottimistica del ruolo
della popolazione nello sviluppo economico. Essi si basavano sul principio che la crescita demografica
comportava un incremento del reddito individuale.
Il saggio di Malthus ribaltava questa correlazione: partendo dalla teoria di Adam Smith secondo la quale i
prodotti della terra costituiscono la fonte principale del benessere economico, Malthus ricav il principio
che il livello di produttivit della terra determina il livello massimo della popolazione che vi trova il suo
sostentamento. Essendo la capacit moltiplicativa della popolazione superiore a quella della produzione
agricola, laccrescimento demografico raggiunge rapidamente il limite imposto dalle condizioni
dellagricoltura: non potendo frenarlo deve frenare la propria corsa.
Vi sono due tipi di freni:
- I freni repressivi: conducono ad un accrescimento del tasso di mortalit. Laumento della pressione
demografica sulle risorse alimentari ne diminuisce la quantit pro capite, dunque la mortalit incider
maggiormente sulle fasce pi deboli della popolazione
- I freni preventivi: intervengono invece sulla fecondit, abbassandone il tasso attraverso un incremento
dellastinenza dai rapporti sessuali (ottenibile per Malthus tramite linnalzamento dellet al matrimonio)
Lipotesi maltusiana ha trovato molte conferme nella ricostruzione dei modelli demografici preindustriali. Per
esempio landamento della popolazione cinese nel corso dellOttocento contrassegnato da due fasi distinte:
12

- la prima, fino a met secolo, di notevole incremento stimolato dai progressi delle tecniche agricole e di
estensione di culture che migliorarono nettamente i livelli di sussistenza alimentare.
- la seconda durante la quale lassenza di innovazioni tecnologiche e la recessione delle terre coltivate, in
aggiunta a un ciclo di rivolte su ampia scala, innescarono una spirale perversa di carestie, epidemie e
inondazioni: si assistette a un regresso che riport gli abitanti del paese alla stessa quota di inizio secolo.
Il caso inglese dimostra che le fasi di crescita della popolazione erano accompagnate sia da prezzi crescenti
sia dalla caduta dei salari reali; viceversa le fasi di recessione o ristagno erano caratterizzate da calo dei prezzi
e aumento del potere dacquisto dei salari. Qui la funzione regolatrice la nuzialit che governa direttamente
la natalit. In Inghilterra furono dunque i freni preventivi a regolare lequilibrio demografico, impedendo a
quelli repressivi di entrare in azione.
Al crescere della popolazione di verifica un rialzo ancora pi pronunciato del costo della vita. Allinizio del XIX
secolo si verifica la rottura definitiva del modello: nonostante il tasso di incremento demografico salga al
punto pi alto mai raggiunto nella storia inglese, la correlazione scompare e si apre una nuova era.
La nozione di plafond demografico (ovvero tetto oltre il quale non vi pu essere crescita) viene dissolta
dallinstaurarsi di un ritmo di sviluppo economico prima impensabile.
Per Malthus le risorse si identificavano essenzialmente con i prodotti della terra e in particolare con ci che
forniva la base alimentare delle popolazioni: ora invece una proporzione consistente della produzione di beni
era di origine industriale e non derivava direttamente dalla terra (eppure in campo agricolo si stavano
registrando miglioramenti tecnologici: meccanizzazione, fertilizzanti, selezione delle sementi che
contribuirono allaumento delle rese dei terreni poich richiedevano meno manodopera, liberando quindi
forza lavoro)
Il controllo delle nascite dalla met dellOttocento in poi miglior ulteriormente il rapporto fra sviluppo
economico e sviluppo della popolazione.
Quali sono gli elementi strutturali che mutano nel quadro di equilibrio fra popolazione e risorse?
- Inghilterra del XVII secolo (epoca preindustriale): regime di bassa pressione demografica. Il cardine di questo
tipo di regime il ciclo di freni preventivi incrementato dal legame fra salari reali e saldo migratorio
- Inghilterra allinizio del XIX secolo: completa sparizione del di quel rapporto positivo fra popolazione e prezzi
dei generi alimentari: lagricoltura inglese seppe elevare la produzione in maniera congrua allenorme
crescita della popolazione. Vi fu un rafforzamento del feedback (controreazione) fra salari reali, domanda di
prodotti industriali e domanda di forza lavoro.
- Inghilterra alla fine del XIX secolo subisce una vera e propria disintegrazione del sistema preindustriale. Vi
ora una forte connessione fra la crescita del reddito e quella del terziario e del secondario. Non esiste pi
traccia dei residui frani preventivi: anche il legame positivo fra salari reali e nuzialit scomparso. Perdi pi
la vecchia fortissima relazione fra matrimonio e fertilit risulta indebolita dalladozione generalizzate di
tecniche per il controllo delle nascite da parte delle coppie sposate. Infine decrescono i tassi di mortalit
urbana e si indebolisce linfluenza del costo del cibo sul reddito (sebbene esso continuasse ad assorbire una
quota consistente del budget familiare, ogni incremento dei salari reali ne riduceva limportanza relativa
rispetto agli altri generi).
vedi diagrammi p.95 libro
In Francia, fra gli altri casi, si pass rapidamente da un sistema di freni repressivi a uno di preventivi. Tutti i
casi erano accomunati da un elemento di trasformazione: quella rottura del legame positivo fra il volume
della popolazione e i prezzi dei generi alimentari rappresent il cambiamento pi rilevante avvenuto nei due
secoli di passaggio da uneconomia preindustriale a una industrializzata.

13

Ester Boserup dellopinione che il progresso tecnologico esso stesso funzione della crescita di
popolazione. NellInghilterra del primo Ottocento, per esempio, incremento demografico e innovazioni
tecnologiche andarono di pari passo.
Un obbiettivo prioritario da perseguire in tutte le occasioni in cui vi una minaccia di sovrappopolazione
quello di una dipendenza sempre minore dai freni repressivi. Fra i meccanismi utilizzabili a questo fine i
fenomeni migratori hanno svolto (e svolgono tuttora) un ruolo molto importante.

4.

Inurbamento, migrazioni interne ed emigrazione

Una delle conseguenze pi importanti del passaggio da un sistema preindustriale a uno industrializzato fu
laumento del numero di abitanti delle citt. Questo fu favorito dalla stagnazione demografica che la
popolazione urbana mantenne fino ai primi decenni dellOttocento la crescente domanda di manodopera
da parte delle industrie poteva essere soddisfatta soltanto con linurbamento di popolazioni provenienti dalla
campagne. La Germania e lAustria offrono unimmagine paradigmatica di questo processo. Nella seconda
met del secolo, quando si verific unimpetuosa crescita industriale, lincremento demografico delle citt
ne segu il ritmo.
Linurbamento per non un fenomeno limitato alla fase di prima industrializzazione dei paesi
sviluppati, anzi, nellultimo cinquantennio, mentre a teso a regredire nel mondo occidentale, esso esploso
in quello in via di sviluppo, dando luogo ad una serie di vere e proprie megalopoli.
Salvo qualche rara eccezione la fuga verso le citt non determinata da un aumento della domanda di
manodopera in specifici settori produttivi: essa sollecitata essenzialmente dalla totale mancanza di
opportunit di lavoro nelle campagne dei paesi in via di sviluppo. Qui linefficienza e larretratezza che
contraddistinguono le economie agricole (soprattutto quelle pi povere) hanno impedito
quellaccumulazione di ricchezza che poteva fungere da volano per altre attivit e creare posti di lavoro.
Si scappa dunque nelle citt per costrizione. Chi si inurba non appartiene necessariamente alle fasce giovanili
e dunque pi forti e produttive; si insedia in quartieri spesso degradati, abbassando lo standard generale di
vivibilit; spesso non insegue lintegrazione nella cultura urbana, ma rimane saldamente ancorato al villaggio
di provenienza; sopravvivendo in condizioni igieniche insufficienti diventa vittima e veicolo di malattie
contagiose, gravando sui servizi sociali urbani e portandoli al collasso.
La differenza fra le aree sta nellesistenza o meno di un mercato del lavoro che stimoli spostamenti definitivi
sul territorio, senza incanalarli necessariamente in direzione dei centri urbani. Questa condizione ha
permesso in molti casi di smorzare gli squilibri fra citt e campagna indotti durante la fase della prima
industrializzazione.
Mancano il potere di attrazione del mercato del lavoro, sono stati gli eventi o i fenomeni congiunturali (dalle
catastrofi naturali ai conflitti etnici) a costringere masse a spostarsi entro breve periodo allinterno di uno
stesso paese: nelle aree in via di sviluppo le migrazioni regionali hanno seguito proprio questa dinamica,
contribuendo ad alimentare i gi forti squilibri presenti nella distribuzione territoriale della popolazione.
Gli effetti positivi si sono avuti l dove le correnti migratorie non appaiono frutto di coazione, ma di scelta
individuale. il caso dei flussi internazionali (fenomeno che fra Otto e Novecento ha conferito unimpronta
originaria alla configurazione sociale ed economica, oltre che demografica, di interi continenti). In questo
caso lemigrazione dallEuropa, prevalentemente verso le Americhe, occupa il posto di maggior rilievo.
Lesodo fu incoraggiato dalle prospettive di immensa espansione che le terre daccoglienza sembravano
promettere, ma anche dalle condizioni che si erano venute a creare nel paese dorigine. Il divario fra
lincremento della produzione industriale e quello della produzione agricola aveva prima depauperato, poi
liberato, manodopera contadina. Infine il miglioramento dei mezzi di trasporto e la loro maggiore accessibilit
avevano contribuito allincremento della propensione a emigrare.

14

In ordine emigrarono: inglesi, irlandesi, tedeschi, poi scandinavi, belgi, francesi e russi, nei decenni a cavallo
fra Otto e Novecento vi fu un grande afflusso proveniente dal bacino mediterraneo, in particolare dallItalia
meridionale.
Lafflusso negli USA di un numero di immigrati cos elevato e concentrato in un arco di tempo molto ristretto,
provoc una serie di conseguenze specifiche che andarono dalla scomparsa delletnia indiana alla perdita di
importanza percentuale della popolazione dorigine africana, dai problemi di assimilazione alla coesistenza
di culture eterogenee (quando non antietiche).
Oltre allovvia benefica riduzione della pressione demografica sulle risorse, lemigrazione caus spesso
squilibri che sul breve periodo si riverberarono negativamente sul tenore di vita della prime: furono i maschi
giovani i primi a partire, lasciando cos un vuoto demografico che poteva essere colmato solo qualche anno
dopo col richiamo delle donne in quella che era diventata la patria delezione. Nelle comunit parzialmente
depauperate della loro componente vitale, tardarono a diffondersi quelle pratiche di controllo delle nascite
che altrove erano divenute correnti.
Le influenze pi rilevanti si fecero sentire nei paesi darrivo. Lappartenenza degli immigrati alle fasce det
prevalentemente giovanili, quindi il maggior peso della componente pi feconda della piramide dellet della
popolazione, elev il tasso medio di natalit; un fenomeno al quale contribu anche un certo abbassamento
dellet del matrimonio, favorito dallassenza di quei controlli sociali che nei paesi dorigine frenavano la
formazione precoce delle coppie.
La struttura per et della popolazione degli USA appare simile a quella delle societ preindustriali: una
stragrande maggioranza di abitanti che nel 1900 conta meno di 40 anni e un riequilibrio generale delle classi
det nella popolazione fotografata al 1940. Bastarono dunque pochi decenni perch la pianificazione
familiare e il processo di invecchiamento generale agissero con efficacia nel mutare completamente la
fisionomia della popolazione.
Migrazioni di cos ampia portata non hanno eguali. Di solito i flussi migratori internazionali sono molto pi
contenuti, sia per la mancanza di una domanda sostenuta di forza-lavoro, sia per latteggiamento restrittivo,
se non disincentivante, di molti paesi sviluppati. Gli immigrati, oltre allindubbio vantaggio economico che
arrecano ai paesi ricchi, sembrano lunico antidoto demografico di fronte alle prospettive di una stagnazione
delle popolazioni di pi antico insediamento. Il trasferimento di persone di persone verso le regioni pi
sviluppate non pu per risolvere il problema che molti dei paesi in via di sviluppo hanno identificato come
il pi drammatico: la prospettiva di vedere bloccata ogni possibilit di crescita a causa dellenorme
sovrappopolazione prevista per il prossimo futuro.

5.

La sovrappopolazione: vero o falso problema?

Il regime di alta fecondit e alta mortalit che ha contrassegnato lo sviluppo demografico dei paesi in via di
sviluppo si bruscamente interrotto alla fine della seconda guerra mondiale, quando, per la concomitanza
dei progressi farmacologici, della diffusione di vaccini e antiparassitari e del miglioramento delle diete
alimentari, si drasticamente ridotta la mortalit neonatale e infantile. Di conseguenza si sviluppato un
modello demografico ad alta fecondit e bassa mortalit, che dopo aver fatto impennare la curva della
crescita della popolazione mondiale non sembra destinato a modificarsi nei prossimi cento anni. Molti
studiosi ritengono che la crescita dei beni di consumo, e in particolare quella delle risorse alimentari, possa
sostenere a lungo un tasso di sviluppo demografico cos elevato. Il tasso generale di crescita, ad esempio,
gi adesso in fase di forte contrazione essendo passato dal 2,2% degli anni settanta all1,7% fra il 1980 e il
1992.
Pochi dubbi per rimangono sul fatto che lo sviluppo sociale ed economico, contrariamente a quanto pensava
Malthus, tende a ridurre la fertilit in misura significativa, questo giustifica lipotesi di un crescente squilibrio
nella distribuzione della popolazione. I paesi in via di sviluppo stanno attraversando oggi la stessa fase di
transizione demografica che lEuropa e il Nord America sperimentarono durante la rivoluzione industriale.
15

Laumento demografico acquista per significativit solo in relazione ad altre variabili, a cominciare dal
reddito e dalla produzione di beni di consumo, soprattutto alimentare.
L a produzione mondiale complessiva di beni alimentari ha dal canto suo oltrepassato negli ultimi 2 secoli
lespansione della popolazione in netta controtendenza rispetto alle aspettative dei maltusiani. Quanto alla
sua distribuzione regionale, vero che rimangono enormi divari di produttivit fra le aree avanzate e le altre
e che gli incrementi maggiori oggi si registrano nei paesi in via di sviluppo e pi precisamente l dove la
crescita demografica pi sostenuta. La produzione alimentare pro capite aumentata nel mondo del 3%,
ma del 22% in Asia. Il rischio che il mantenimento di ritmi di crescita agricola cos sostenuti possa richiedere
in futuro investimenti sempre maggiori, e provocare pertanto un rincaro dei beni, sembra anchesso smentito
dai dati relativi agli ultimi decenni: i prezzi di riso, grano, mais, sono calati rispettivamente del 42%, 57% e
37 %.
La produttivit agricola dei paesi sviluppati gi soggetta a quel processo di rendimenti decrescenti che
potrebbe domani riprodursi in quelli in via di sviluppo; cos come un rialzo sostenuto nel livello dei consumi
di questi potrebbe aggravare in modo considerevole linquinamento globale del pianeta. Lobbiettivo di una
crescita equilibrata non pu dunque essere perseguito se non attraverso ladozione generalizzata dello
strumento preventivo per definizione : il contenimento della natalit (freno che Malthus aveva
precocemente individuato). [Per esempio in Cina vi fu un controllo compulsivo delle nascite con la legge del
figlio unico.] Un altro modo era di indurre una riduzione volontaria della fecondit offrendo alle famiglie
maggiori opportunit deducazione, garantendo una riduzione della mortalit infantile, migliorando i servizi
sociali e coinvolgendo di pi le donne nei processi produttivi e nelle scelte politiche: ripercorrendo cio lo
stesso cammino che ha portato i paesi sviluppati a raggiungere livelli di natalit molto bassi e un grado di
benessere elevato.
La dinamica demografica del prossimo futuro dipender tutta dallalternativa fra queste due scelte.

16

5. LENERGIA, LE RISORSE, LAMBIENTE


1.

Lenergia, alimento primario delle societ industriali

1.1 Lenergia costituisce la principale risorsa in grado di determinare lo sviluppo economico. Il termine denota
la capacit di lavoro di un sistema fisico: concetto messo a punto intorno al 1850 quando si comprese che le
diverse potenze naturali potevano essere convertite luna nellaltra secondo rapporti definiti ed erano
manifestazioni diverse di una grandezza che, al pari della materia , si conserva nel tempo in un sistema isolato.
Il concetto di energia si form dunque congiuntamente al principio della sua conservazione (primo principio
della termodinamica). La seconda rivoluzione scientifica dei decenni centrali dellOttocento seguiva le
profonde trasformazioni tecniche e produttive che si convenuto di definire rivoluzione industriale.
Poich lenergia uno stato fisico, diventavano di pertinenza della fisica campi di ricerca prima collegati ad
altre discipline. ( nuova vitalit a questa disciplina)
La misura dellirreversibilit delle trasformazioni energetiche di un sistema detta entropia.
Solo alla fine del Seicento si trovato il modo di trasformare il calore in energia meccanica, cio di superare
i limiti naturali che condizionavano le utilizzazioni dellenergia e segnando una netta discontinuit nella storia
umana tanto che, per alcuni storici delleconomia, la rivoluzione industriale non sarebbe stata altro che il
processo che permise di intraprendere lo sfruttamento su una vasta scala di nuove fonti di energia per mezzo
di convertitori inanimati
1.2 Le conseguenze di questa rottura possono essere apprezzate esaminando le variazioni di lungo periodo
nella dotazione giornaliera pro capite di energia. Luomo un convertitore molto pi efficiente degli animali
perch trasforma circa il 20% dellenergia assunta con il cibo (mentre gli animali ne trasformano solo il 10%).
Nelluomo per di pi lenergia pu essere organizzata e finalizzata grazie al lavoro di squadra. In molte civilt
ad elevata densit di popolazione si preferita la coltivazione dei cereali a quella dei foraggi (Cina),
contenendo al minimo lallevamento degli animali, che da un punto di vista energetico rappresentano un
lusso.
Lincremento delle risorse energetiche ha moltiplicato per sette il consumo individuale giornaliero, mentre
lefficienza nellutilizzazione dellenergia raddoppiata e il reddito medio cresciuto 14 volte. I consumi
energetici sono aumentati esponenzialmente nei paesi che si industrializzavano grazie alle innovazioni
tecnologiche che consentivano usi sempre pi efficienti dei combustibili fossili e lutilizzo dellenergia delle
diverse fonti primarie in una nuova forma (elettricit) che ne permette facile trasporto e utilizzazione comoda
e flessibile nelle quantit desiderate.
1.3 Ogni periodo in cui predomin una certa fonte di energia costituisce un paradigma energetico. Nel tempo
si sono dunque succeduti diversi paradigmi, ciascuno frutto di determinate innovazioni tecnologiche: si pensi
alle innovazioni in siderurgia, allaffermazione del gas illuminante e della chimica organica durante il
paradigma del carbone o al trionfo della petrolchimica e delle materie plastiche durante quello del petrolio.
La transizione tra paradigmi energetici stata segnata da profondi rivolgimenti tecnologici (adozione di nuovi
convertitori), da nuovi flussi internazionali di combustibili e da fenomeni di riallocazione del potere
economico e della divisione internazionale del lavoro.
Lenergia una risorsa naturale e la sua appropriazione d luogo a un surplus la cui formazione analizzabile
secondo le categorie economiche della rendita. La successione dei paradigmi energetici si concretizzata
nel passaggio da un tipo di energia a maggior costo e minor disponibilit, da un sistema energetico pi
complesso e rigido a uno pi semplice e flessibile, ha comportato la progressiva dematerializzazione delle
fonti con enorme aumento del rapporto tra quantit di energia e volume occupato: una semplificazione
17

compensata dalla crescente complessit tecnologica di convertitori e apparati di sicurezza (focolare


macchina a vapore reattore nucleare).
Ogni paradigma energetico caratterizzato da proprie modalit di estrazione/produzione, trasporto e
utilizzazione dellenergia che hanno originato filiere o sistemi energetici tanto pi efficienti quanto pi
integrate erano le fasi che li componevano.
Per affrontare questo tema bisogna distinguere i termini paesaggio, territorio e ambiente. Il primo ha
valenza scientifica anzich estetica: il paesaggio non pi solo paesaggio naturale, ma paesaggio umano,
una struttura territoriale in continuo divenire sicch il territorio non nasce dal paesaggio ma il paesaggio
nasce entro e dal territorio. Ambiente: luogo generico e ambiguo (ecosistema, biosfera)

2.

La successione dei paradigmi energetici: dal legno al carbone

2.1 Le civilt prima del Settecento furono civilt di legno per limportanza che esso ebbe nelle costruzioni,
nella meccanica, nella fabbricazione di utensili e soprattutto come fonte di energia [LEuropa, molto ben
ripartita dal punto di vista forestale, ha trovato in ci una delle ragioni della propria potenza. Di fronte a lei
lIslam stato minato sul lungo periodo dalla penuria delle risorse di legname e dal loro progressivo
esaurirsi.] labbondanza di legname a differenziare le dotazioni energetiche delle due civilt, tanto pi
che proprio tra il 1400 e il 1800 la Cina aveva attraversato una prolungata crisi energetica, perdendo la sua
supremazia tecnologica rispetto allEuropa. La diversa disponibilit di risorse spiegherebbe anche linferiorit
tecnico-militare degli imperi orientali di fronte allaggressiva penetrazione europea. Vele e cannoni furono
la macchina bellica occidentale per imporre la propria presenza commerciale tra Oceano Indiano e Pacifico,
ma senza lampia dotazione europea di foreste gli europei non avrebbero potuto imporsi nello stesso modo
in cui lo fecero.
La legna era il principale sistema energetico europeo e prevedeva circuiti di approvvigionamento diversi in
relazione alle differenti contingenze geografiche: dorso di un mulo raggio di 30 km), via dacqua con
imbarcazioni o tramite fluitazione. Ai circuiti regionali si affiancavano quelli internazionali, ma in questi casi,
per via degli altissimi costi di trasporto, questi scambi riguardavano pi il legname pregiato che il semplice
combustibile.
Vere divoratrici di foreste erano le attivit industriali basate sullenergia termica. In alcune regioni della
Francia, la deforestazione assunse livelli elevatissimi con gravi ripercussioni sul regime delle acque e
sullassetto geologico, inducendo forti rincari del combustibile.
In Inghilterra, gi dal Seicento, elevato costo del legname, incremento demografico e casuale disponibilit di
fossile condussero alla progressiva adozione del carbone nelle lavorazioni in cui si richiedeva semplice energia
termica con leccezione della siderurgia. A parit di peso esso ha potere energetico doppio rispetto al legno.
II.2 Nel primo decennio del Settecento due innovazioni tese a risolvere problemi ben diversi assegnarono a
tale combustibile un ruolo del tutto nuovo, avviando il paradigma del carbone. Esse innescarono un circolo
virtuoso tra espansione del consumo fossile, sviluppo della meccanica, decollo della siderurgia,
meccanizzazione dei trasporti e ulteriore diffusione e intensificazione della domanda di carbone che avrebbe
impresso al sistema economico una ininterrotta spinta propulsiva destinata a esaurirsi solo verso fine
Ottocento.
La prima fu la messa a punto di convertitori inanimati per ottenere energia meccanica dal calore. Nel 1698 T.
Savery brevett un congegno per eliminare facilmente lacqua dalle miniere: lamico del minatore
La seconda innovazione decisiva consent di utilizzare il fossile nella fusione del minerale di ferro.
18

Le due innovazioni destinate a rendere decisivo il ruolo del carbone nello sviluppo economico sono dunque
pressoch coeve. Tuttavia sarebbero dovuti trascorrere molti anni prima della loro significativa diffusione nel
sistema economico. I miglioramenti ai modelli e ai processi originari avrebbero poi assegnato alle innovazioni
stesse peso e portata ben maggiori di quelle iniziali.
Fra il 1769 e il 1775 James Watt cre il primo convertitore termidinamicamente efficiente che consent la
dissociazione spaziale tra il motore e la sua fonte denergia. Le macchine di Watt furono adottate nelle
miniere di stagno in Cornovaglia; esse vantavano una discreta tenuta fra pistone e cilindro e perci un
rendimento migliore anche da un punto di vista meccanico: consumavano 4 kg di carbone per HP/ora contro
i 15 delle macchine Newcomen.
Nonostante limportanza cruciale di esse, il loro ruolo effettivo fu marginale per tutto il Settecento. La forza
motrice per eccellenza rimaneva quella idraulica anche in un paese come lInghilterra che non ne era
particolarmente dotata.
In effetti le macchine che rivoluzionarono la produzione tessile, a partire dal filatoio idraulico (1769), furono
progettate per esser mosse da ruote dacqua o da animali.
Nel 1830 quando il vapore stava ormai trionfando nellindustria inglese, della potenza installata nel settore
cotoniero era ancora di origine idraulica.
() leffetto combinato di diversi miglioramenti permise di operare a pressioni maggiori e di comprendere
meglio il funzionamento della macchina, che in quel cinquantennio fece per la scienza pi di quanto la
scienza abbia mai potuto fare per essa, determinando la nascita della termodinamica.
Lalta pressione venne indotta pressoch contemporaneamente (1800) e in modo indipendente, da
Trevithick in Inghilterra e da Evans negli USA. Essa consentiva di aumentare la potenza delle macchine (ora
era la pressione del vapore e non pi il vuoto a generare la maggior parte del moto), avviava la riduzione
delle loro dimensioni e poneva le premesse per un ulteriore contenimento dei consumi. Avviato il processo
di miniaturizzazione si comprese che le macchine di dimensioni e peso contenuti potevano essere rese
mobili, pur dovendo portare con se acqua e combustibile a scapito del carico utile.
Pur dopo le numerose innovazioni, la siderurgia continu a dipendere dal carbone di legna.
In Inghilterra, nel 1790 i forni a coke erano 81, quelli a carbone di legna 25, pi dell85% della produzione era
andata concentrandosi nei bacini carboniferi; 50 anni dopo si fondevano circa 2 Mt (milioni di tonnellate) di
ghisa, pi che in tutto il resto del mondo. Continui perfezionamenti ed economie di scala permisero in
siderurgia laffermazione della grande industria pesante. Va per ricordato che questo sarebbe stato
impossibile senza lutilizzo della forza vapore per azionare diversi apparati (mantici, laminatoi,)

3.

Il trionfo del carbone e del vapore

3.1 il modello energetico instauratosi in Inghilterra durante lindustrializzazione era del tutto peculiare e
plasmato sulle dotazioni di risorse del paese: energia idraulica relativamente diffusa che poteva fornire per
solo potenze modeste e abbondanza di energia fossile trasformabile in energia meccanica grazie a
convertitori adeguati. La meccanizzazione tessile, dapprima muscolare, utilizz poi la forza idraulica; miniere
e ferriere invece, dopo laffermazione del coke esigevano intensit di energia ben maggiori. La domanda
proveniente da attivit in cui il fossile un tempo era oggetto e attore despansione, era cos elevata che anche
convertitori rozzi e scarsamente efficienti risultarono decisivi. Derubare la Gran Bretagna delle sue macchine
a vapore sarebbe derubarla del suo carbone e del suo ferro, privarla delle sue fonti di ricchezza, rovinare la
sua prosperit e annientare la sua colossale potenza. Carbone e vapore non fecero la rivoluzione industriale,
ma ne permisero lo sviluppo e la diffusione.
19

Dallesperienza inglese infatti, ogni paese adott le lavorazioni e le tecniche pi congeniale alla propria
dotazione di risorse, modificandole e adattandole alle proprie specificit. Acqua, carbon fossile, legname
carbone di legna e coke si combinarono in vario modo per soddisfare la domanda di energia dei singoli paesi
in base allofferta e dunque ai costi relativi. Lindustrializzazione si avvi sul continente proprio quando i
miglioramenti di macchina a vapore e altoforno ridussero gli elevatissimi consumi unitari settecenteschi e i
late comers poterono approfittare di tutti i vantaggi del ritardatario, utilizzando un asola volta tecnologie che
avevano impiegato pi di un secolo per raggiungere un livello considerato accettabile.
Il processo si avvi prima in Belgio, ben provvisto di carbone e con una configurazione geomorfologica simile
a quella inglese. Le attivit tessili furono inizialmente alimentate dalle ruote, mentre il vapore interess
miniere e ferriere.
Il binomio industria tessile/energia idraulica oper quasi ovunque nella prima met dellOttocento (Francia,
Germania, Svizzera, New England, Alto milanese): il vapore sostitu rapidamente la ruota solo dove il carbone
era abbondante (Belgio) o quando se ne scoprirono giacimenti rilevanti (Germania e USA). Dove invece le
dotazioni erano pi modeste si impose accanto allutilizzo della forza idraulica, uno sfruttamento pi
efficiente dellenergia termica. Per esempio in Francia ci fu sempre unattenzione particolare rivolta alle
innovazioni energy saving, con buoni successi, soprattutto nella tradizione ferroviaria. Al Nord il cotonificio
approfitt precocemente dei vicini giacimenti di carbone, mentre in Normandia si continuarono ad usare le
ruote. Nella siderurgia francese, ancora nel 1844 si utilizzava la forza idraulica. In Francia del resto si
realizzarono anche i pi consistenti miglioramenti ai convertitori idraulici (ruota Poncelet e turbina
Fourneyron), quadruplicando i rendimenti. Lenergia idraulica domin incontrastata in tutta la regione alpina
e consent lo sviluppo dellindustria tessile in Svizzera, territorio ricco di legname.
Importanti risorse idrauliche caratterizzarono anche leconomia in New England, della quale era nota
lindustria leggera.
Negli USA invece le ricchezze forestali permisero di soddisfare la domanda di energia termica, di alimentare
macchine a vapore, limitando cos il ricorso al carbone che abbondava solo in Pennsylvania e nella regione
dei grandi laghi, dove si era insediata lindustria pesante.
In America la straordinaria abbondanza di legno ne ampliava luso fin dove possibile in luogo del pi costoso
ferro (case, dighe, chiuse, persino tubature di gas). Nel 1860 il consumo pro capite di legno era ancora 5 volte
quello inglese. Labbondanza di legname consent anche di evitare economie di combustibile nelle macchine
ad alta pressione di Evans. Lenergia del legname continu a sovrastare quella proveniente dal fossile fin
verso il 1890.
Il caso tedesco quello in cui il binomio carbone/industria pesante ha dispiegato tutte le sue potenzialit. La
chiave del processo fu lo sviluppo del bacino carbonifero della Ruhr che si trasform nella regione con la
maggiore concentrazione mondiale di industria pesante.
3.2 In siderurgia la sostituzione del coke al carbone vegetale venne completata met degli anni 50 in Belgio,
negli anni 60 in Prussia e solo dopo il 1875 in Francia. In America invece della ghisa prodotta nel 1845 erano
ancora dovuti al carbone a legna.
In Europa il sorpasso del carbone sul legno avvenne verso il 1850, con 30 anni danticipo sugli USA dove, nel
1900 il contributo del legname al bilancio energetico ammontava ancora al 23%
Le realizzazioni pi eclatanti si ebbero nella navigazione marina dove, per economizzare combustibile, dopo
il 1870 si generalizzarono macchine a triplice espansione.

20

4.

Produzione centralizzata e reti di distribuzione dellenergia

4.1 Il nuovo sistema di fabbrica impose di ampliare il limite naturale della giornata con lilluminazione
artificiale per assicurare la massima produttivit del capitale. In Inghilterra le guerre, americana e
napoleonica, avevano ostacolato lapprovvigionamento di olio di balena e sego di Russia rincarando
fortemente lolio per lampade e candele, sorgenti che spesso generavano incendi nei cotonifici, portando i
cotonieri ad interessarsi a nuove fonti di luce economiche e sicure. La distillazione fossile per ottenere coke
originava catrame e un sottoprodotto gassoso, maleodorante ed infiammabile, che andavano dispersi: le
ricerche sul gas di carbone si svilupparono autonomamente dalla produzione del coke. La prima illuminazione
a gas (di legna) avvenne a Parigi nel 1798, ma solo in Inghilterra si ebbero le condizioni per svilupparla
(domanda diversificata, abbondanza di carbone adatto e savoir faire nella cokificazione. Il primo stabilimento
illuminato col gas fu quello di Boulton & Watt nel 1802, ma la diseconomicit di piccoli impianti isolati indusse
a progettare la produzione centralizzata con distribuzione mediante condutture stagne. Questo richiedeva
investimenti superiori ai mezzi di aziende familiari: radunati i finanziatori, F. Winsor promosse nel 1812 la
Gas Light and Coke Co. La luce a gas era inadatta ai piccoli ambienti dove causava disturbi e dolori alla testa;
solo dopo il 1840 nuove tecniche di purificazione e utilizzazione superarono gli inconvenienti e le reti del gas
comparvero nelle maggiori citt europee provvedendo anche allilluminazione pubblica.
La centralizzazione mirava alle eco di scala e allutilizzazione del capitale fisso ma, associando produzione e
distribuzione, fu strumento efficacissimo di appropriazione della rendita energetica grazie alla
trasformazione dellenergia primaria in una pi duttile energia secondaria e al controllo dello spazio attuato
grazie alla rete di distribuzione, pur limitatamente alla cerchia urbana. Dopo il 1850 si diffusero anche altri
usi termici e le compagnie conobbero ottima fortuna.
Il sistema energetico basato sul carbone ebbe effetti ambientali modesti durante lestrazione e trasporto. La
combustione invece produce CO2, ossidi di azoto e di zolfo, fumi, polveri e ceneri. Gli effetti dei trasporti sugli
ecosistemi erano trascurabili, erano invece osservabili quelli vicino alle motrici fisse e alle aree urbane
(riscaldamento), nelle regioni fortemente industrializzate o in distretti siderurgici (Londra, Manchester,
Ruhr), con conseguenze gravi sulla salute della popolazione. La produzione di gas aggrav la situazione: la
purificazione originava un liquido velenoso di odore nauseante (blue billy) che era disperso di notte nelle
strade o scaricato nelle fognature inquinando fiumi e distruggendo pesci. Residui ammoniacali raggiungevano
poi le condotte corrodendole e rischiando esplosioni.
Per la chimica i sottoprodotti della distillazione del fossile si rivelarono una fonte preziosa, soprattutto il
catrame fu utile nella costruzione di una ricca miniera di composti sintetizzati in laboratorio a imitazione di
prodotti naturali o con propriet del tutto nuove. Tra i pi importanti il benzolo che genera naftalina e
antracene (alla base d una vasta famiglia di coloranti che sostituirono i coloranti naturali nellindustria tessile,
molto pi costosi).
4.2 Prima della pila Volta (1799) lunico mezzo per produrre elettricit erano le macchine elettrostatiche e
strofinio atte a generare alte tensioni ma non correnti apprezzabili. La pila permise di ottenere corrente
continua e di evidenziare fenomeni quali induzione elettromagnetica, elettrolisi e possibilit di trasmettere
segnali lungo un circuito elettrico. Nei primi decenni del XIX secolo, la teoria delle correnti ricevette una prima
sistemazione e applicazione laddove erano sufficienti tensioni poco elevate (telegrafia,)
Gi dal 1802 erano note le propriet illuminanti dellarco elettrico ma solo verso il 1850 si costruirono le
prime lampade soddisfacenti, mentre i tentativi di illuminazione su scala commerciale fallirono per
inadeguatezza delle batterie di pile come fonte di energia. Una fonte costante e relativamente potente di
21

elettricit consent di adottare lampade ad arco presso fari e opifici, sostituendo il gas per efficacia e
sicurezza, nonostante i costi pi elevati (in pi ogni dinamo poteva alimentare un solo arco) [la prima fabbrica
illuminata fu quella di Gramme a Parigi]
La parabola tecnologica dellelettricit ha ripercorso quella del gas. Inizialmente ogni utente aveva il proprio
generatore: per giungere alla produzione centralizzata occorreva risolvere problemi di distribuzione, ogni
lampada doveva fornire uguale luminosit indipendentemente dalla distanza dal generatore e non risentire
dellaccensione di altre lampade. Tra il 1878 e il 1881 Edison risolse congiuntamente gli aspetti tecnologici
del problema grazie a un sistema di illuminazione a incandescenza in cui tutti i componenti furono progettati
per limpiego congiunto nella produzione centralizzata a costi che risultassero concorrenziali al gas. Il primo
limite del sistema Edison (corrente continua) era il breve raggio (15 km). Trasformatore e generatore
permisero il trasporto su lunghe distanze dellenergia con perdite contenute.
1879 W. Von Siemens aveva realizzato e presentato allesposizione di Berlino il primo esempio di ferrovia
elettrica a corrente continua.
Affinch la produzione elettrica uscisse dal ristretto ambito dellilluminazione, per interessare anche la
distribuzione di energia motrice, occorrevano drastiche riduzioni dei costi.
Le centrali idroelettriche ebbero un ruolo decisivo nellindustrializzazione di paesi ben dotati di risorse
idrauliche e poveri di carbone (Svizzera, Italia, Canada, Giappone). La turbina a vapore fu anche applicata
nella propulsione navale.
Il trasporto dellelettricit consent di centralizzare la produzione entro un raggio ben pi vasto di quello del
sistema Edison e delle reti del gas. Il contenimento dei costi, frutto di innovazioni ed economie di scala, e le
caratteristiche della nuova forma di energia condussero alla sua rapida affermazione. Prodotta in impianti di
grande scala distribuita capillarmente anche a utenti dispersi, dosabile secondo la richiesta, presenta
facilit e pulizia duso senza costi addizionali n comporta alcuna forma di inquinamento durante il consumo.
Lelettricit trasform la fabbrica: le macchine erano collegate ognuna al proprio motore elettrico di
semplicissima manutenzione e ogni apparecchio poteva funzionare indipendentemente dal resto del
macchinario. La macchina a vapore consent alla fabbrica di liberarsi dalle rigidit esterne che lenergia
idraulica le imponeva in termini di localizzazione e di disponibilit stagionale, mentre lelettricit eliminava
ogni rigidit e diseconomia interna ai modi di produrre anche perch consente di controllare e regolare
esattamente lenergia che serve alla produzione.
Rispetto al carbone miglior il rendimento dei convertitori e del trasporto: i cavi elettrici sono pi efficienti
delle ferrovie nel convogliare energia. Tra il 1900 e il 1914 lelettrificazione fu rapidissima: in Germania la
produzione crebbe nove volte, in Inghilterra 15, ma solo met degli stabilimenti era elettrificata contro l80%
di Germania e USA.
Inizialmente le reti elettriche avevano scala urbana (come quelle del gas)
La concentrazione tecnica (e la parallela concentrazione finanziaria) portava il controllo dello spazio e
allappropriazione della rendita energetica su scala ben pi ampia di quella delle reti del gas. Produzione e
distribuzione elettrica infatti si svolgono in condizioni tendenti al monopolio naturale: accordi di cartello
spartirono il mercato in zone di influenza in cui ogni impresa agiva come monopolista. Nel secondo
dopoguerra nei principali stati dellEuropa occidentale lattivit fu nazionalizzata per ovviare alle distorsioni
che si generavano.
SI dalle origini si ebbe unelevata concentrazione oligopolistica nella produzione elettromeccanica: nel 1913
essa era per il 35% di provenienza tedesca, per il 40% americana e il 16 inglese, mentre il mercato
22

internazionale era dominato dalle esportazioni tedesche. [le 4 principali imprese produttrici erano tedesche
e americane: General Elettric, Westing-house, Siemens, AEG]. La diffusione della produzione centralizzata
miglior considerevolmente i rendimenti termici riducendo la produzione di inquinanti per unit di energia,
ma ne centralizz anche lemissione con gravi conseguenze sugli ecosistemi prossimi agli impianti che
risentivano anche dellinquinamento termico delle acque di raffreddamento.

5.

Dal carbone al petrolio

5.1 Nel 1913 tra i paesi industriali, solo gli Usa erano autosufficienti circa combustibili, minerali di ferro e altre
risorse strategiche. I maggiori produttori europei di carbone importavano altre materie prime ed erano privi
di petrolio. LInghilterra forniva il 60% del fossile esportato ma non era autosufficiente sotto altri aspetti; la
Germania, secondo esportatore di carbone, ne importava 18 milioni di tonnellate. In USA e nel Regno Unito
la produzione fossile era frammentata e originava un mercato concorrenziale mentre in Germani aera
dominata dal potente cartello di produttori Renania-Westfalia. Il fossile inglese dominava i mercati serviti dai
porti atlantici, nel Mare del Nord, del Baltico e del Mediterraneo, quello tedesco raggiungeva i mercati
francesi e dei Paesi Bassi, lamericano, pi a buon mercato, perdeva competitivit nel tragitto ferroviario
verso i porti.
Le materie prime erano il carbone, il minerale di ferro, il cotone e la lana; il cibo era il frumento, tutto ci
veniva prodotto dai paesi del centro, in misura tale da coprire abbondantemente il proprio fabbisogno,
inoltre USA e Europa erano complementari tra di loro. Il principale prodotto che era carente in questi paesi
era la lana, prodotta in grosse quantit in Australia e Argentina. A parte ci le principali esportazioni dei paesi
del centro erano olio di palma, pellicce, cuoio e pellame, legname, caff, t.
Tuttavia gi alla fine del secolo innovazioni tecnologiche, sviluppo di nuove industrie e rivoluzione dei
trasporti mutarono la situazione contribuendo ad asservire molti paesi alle monoculture coloniali.
Il carbone rimase il combustibile principale fino al 1960 e fino al 1930 fu la prima fonte di energia meccanica.
Il carbone tocc il culmine della fase espansiva alla fine degli anni venti e il petrolio negli anni ottanta: per il
primo il declino relativo prese avvio con la grande crisi, per il secondo con i 2 shock petroliferi degli anni 70.
5.2 Lolio minerale era usato gi in antico come combustibile nei luoghi di affioramento, ma limpiego a scopo
commerciale vien fatto convenzionalmente risalire al 1859. Fino al 1890 luso, limitato a illuminazione e
lubrificazione, fu un fenomeno essenzialmente americano; il petrolio lampante (kerosene) si diffuse poi
anche in Europa dove i giacimenti rinvenuti nella zona del mar Caspio e in Romania fornivano il 55% della
produzione mondiale contro il 40% americano. Una tonnellata di petrolio ha il potere di 1,43 tonnellate di
carbone, ma occupa meno spazio: un liquido pu essere stivato in spazi inutilizzati e alimenta la combustione
per gravit senza richiedere personale apposito (fuochisti). Ladozione del petrolio in altri usi termici era
frenata da numerosi fattori: elevati costi di trasporto imposti dalle ferrovie, eccessive e repentine oscillazioni
dei prezzi, ma soprattutto dal fatto che tutta limpiantistica era progettata per il carbone: il paradigma
dominante ostacolava laffermazione della nuova fonte.
La sua penetrazione pot avvenire solo in ambiti del tutto nuovi, grazie alladozione di nuovi convertitori. Il
motore a scoppio nacque per consentire utilizzazioni pi flessibili dellenergia, rispetto alla macchina a
vapore. Esso era alimentato a gas e collegato alla rete urbana. In assenza di gas si utilizzarono i vapori di un
fastidioso sottoprodotto della distillazione del petrolio: la benzina. Nel 1892 Rudolf Diesel ide il motore che
da lui prese il nome, alimentato con una frazione media del petrolio (nafta) forniva un rendimento doppio
delle macchine a vapore pi moderne. Tali innovazioni decretarono lavvento di mezzi di trasporto pi
flessibili delle ferrovie e fornirono convertitori che costituirono spesso una valida alternativa
allelettrificazione; anche lagricoltura riusc a meccanizzarsi pi efficacemente di quanto non fosse avvenuto
23

con il vapore. A fine ottocento la mancanza di convertitori adatti alle nuove esigenze produttive costituiva
un avverso per lintero sistema economico ed era avvertita come un problema critico cui fornire una rapida
soluzione.
Con il nuovo secolo luso del petrolio si diffuse anche fuori dagli usa, che per ne rimasero il maggior
produttore e consumatore fino al 1973. In America il nuovo paradigma energetico si afferm
progressivamente e il mercato assunse quei caratteri oligopolistici che avrebbero sempre dominato il settore.
Gi dagli anni ottanta dellOttocento, il mercato era controllato quanto a trasporto, raffinazione e
commercializzazione da una sola grande impresa: Standard Oil (Rockfeller).
Le rivoluzioni del 1905 e del 1917 segnarono il declino della produzione russa: i cospicui giacimenti rinvenuti
in aree di influenza europea stimolarono la nascita di compagnie per il loro sfruttamento. Nel 1907 la Royal
Ducht e la Shell si fusero dando vita ad un colosso di dimensioni analoghe a quelle della Standard Oil. La
conversione al petrolio della Royal Navy, lultima grande flotta ad abbandonare il carbone, indusse
lAmmiragliato britannico a garantirsi i rifornimenti acquisendo il controllo della Anglo-Persian Oil Company
per controllare i giacimenti iraniani.
Con la guerra il petrolio questo divenne una risorsa strategica.
() dal predominio del petrolio lampante si pass a quello di carburanti e olio combustibile. In Inghilterra nel
1920 circolavano 650 mila autoveicoli ma in usa gi nel 1916 ne circolavano 3,5 milioni.
Dal 1945 la diffusione generalizzata della motorizzazione accrebbe in modo esponenziale i consumi dei
carburanti.
Il carbone presente in quasi tutti i paesi che si industrializzarono origin un forte autoconsumo; il petrolio
invece si trovava tra i paesi industriali solo in Usa e in Urss. Giacimenti rilevanti vennero scoperti in paesi
arretrati come America Latina, Medio Oriente, Africa, Indonesia; non cera petrolio in Giappone e nei paesi
industriali europei. Incremento dei consumi, distribuzione dei giacimenti diversa da quella del carbone e
relativa facilit di trasporto originarono nuovi flussi di energia, dai campi petroliferi ai mercati di consumo,
che sostituirono un nuovo sistema ad alta intensit di capitale ed elevato contenuto tecnologico al
precedente ad alta intensit di lavoro.
Nel 1928, 5 compagnie americane e 2 inglesi strinsero un accordo (cartello di Achnacarry) circa la produzione,
trasporto e vendita del petrolio a prezzi convenuti sotto un unico controllo per approvvigionare ogni mercato,
possibilmente dalla fonte pi vicina. Ne deriv il sistema Golfe Plus che fissava il prezzo internazionale in base
ai costi di produzione e trasporto del greggio proveniente dal golfo del Messico, indipendentemente dalla
sua origine. Al petrolio che giungeva in Europa dal golfo Persico e aveva costi di estrazione e trasporto
inferiori, si applicarono questi costi fittizi che assegnavano alle grandi compagnie una consistente rendita
differenziale il cui peso complessivo cresceva via via che lEuropa passava dal paradigma del carbone a quello
del petrolio. Con esso lo sviluppo economico diventava indipendente dal possesso diretto delle fonti di
energia che cessarono di essere un semplice fattore economico per diventare anche un motivo di scontro
politico. [NB: il paradigma del petrolio si afferm solo dopo il 1945]

6.

Il dopoguerra, crisi petrolifere, gas naturale e nucleare

6.1 Al termine della seconda guerra mondiale larea mediorientale cadde sotto la piena egemonia americana:
le riserve di greggio controllate da compagnie usa passarono dal 10% (nel 1940) al 50% (nel 1950), ma 70%
del petrolio proveniva ancora dal continente americano. Dal 1900 i costi di estrazione del carbone erano
cresciuti 8 volte pi di quelli del greggio ma il fossile conservava ancora un vantaggio del 40%. Fino al 1970 il
prezzo del petrolio scese mediamente del 2% lanno in termini reali, diventando 2 volte pi competitivo del
24

carbone. Questo era dovuto dalla valorizzazione dei giacimenti mediorientali da cui le multinazionali grazie
al loro prezzo di cartello, traevano unampia rendita differenziale. Elevata elasticit della domanda e limitate
riduzioni di prezzo generavano rilevanti incrementi dei consumi, le compagnie attuarono una strategia di
espansione basata sullo stop and go dei prezzi (riduzione per incoraggiare industriali e consumatori ad
attrezzarsi con macchinario che utilizzava petrolio, e successivo aumento che i clienti erano ormai costretti a
subire]
La rapida sostituzione del carbone in Europa e Giappone procur elevati profitti alle grandi compagnie ma
gener in questi paesi un rilevante effetto deflattivo sui prezzi riducendo, rispetto agli usa, lo svantaggio nei
costi medi dellenergia. Tra il 1945 e il 1960 il fabbisogno mondiale di energia primaria raddoppi: la domanda
aggiuntiva venne soddisfatta da idrocarburi. Il greggio divenne il combustibile di riferimento e il suo prezzo
segn il limite superiore del prezzo degli altri. Fra 1950-70 la produzione usa scese dal 52% al 20% del totale
e dal 1968 il paese divenne un importatore netto; maggior produttore divent lurss, mentre di prod si
concentrava in Medio Oriente: larea con le maggiori riserve.
Negli usa, tra le due guerre nuove tecniche di raffinazione e scoperte avevano dato avvio alla petrolchimica.
Dal 1950 il greggio soppiant il catrame di carbone quale fonte di composti organici. Anche lagricoltura
trasse numerosi vantaggi dai nuovi fertilizzanti chimici.
Si innesc la consapevolezza che il pianeta non poteva continuare ad essere considerato un digestore senza
limiti in grado di riciclare ogni sorta di immissione.
6.2 Ladozione del petrolio nella produzione elettrica fra 1960 e 1973 ne aggrav le ricadute ambientali
procurando danni agli ecosistemi prossimi ai campi petroliferi; la raffinazione poi immette nellatmosfera i
prodotti di combustione. Il consumo genera delle emissioni che inducono gravi danni agli ecosistemi,
soprattutto se lemissione si concentra in aree ristrette. Linquinamento da carburanti in aree densamente
urbanizzate responsabile di numerosi danni alla salute umana. Questi sono anche alla base delle piogge
acide che hanno danneggiato gravemente le foreste dellEuropa centrosettentrionale del Nord America.
I problemi ambientali originati dai combustibili fossili sono pi contenuti quando si utilizza gas naturale. In
caso di fughe durante lestrazione il gas si disperde nellatmosfera senza danni e il trasporto avviene
attraverso condotte che non disturbano neppure il paesaggio. La combustione genera vapore acqueo e
anidride carbonica.
Negli usa, erano stati rinvenuti solo giacimenti di gas, per questo motivo fino al 1950 gli usa utilizzavano l85%
del gas commercializzato nel mondo (oltre loro anche Urss e Venezuela ne consumavano quote elevate)
Durante gli anni sessanta furono scoperti rilevanti giacimenti in Olanda, Urss e Nord Africa che furono
valorizzati dalla crisi petroliera del 1973: lunghe condotte da Siberia, mare del Nord e Sahara riversarono
grandi quantit di gas in Europa occidentale. Il Giappone var navi metaniere per il trasporto del gas
liquefatto.
Il petrolio il combustibile con minor impatto sul territorio e paesaggio nelle fasi di produzione e trasporto,
e quello che ha le conseguenze minori sugli ecosistemi con cui in contatto e sulla biosfera (durante il
consumo).
6.3 Alla fine degli anni sessanta gli usa divennero importatori di greggio perch la concorrenza mediorientale
aveva posto fuori mercato molti giacimenti marginali. Allinizio del 1973 Nixon riteneva che un aumento del
petrolio del 65% avrebbe restituito competitivit allindustria estrattiva interna e inferto un grave colpo alle
concorrenti economie europee e giapponese, pi vulnerabili ad un aumento dei prezzi. La quarta guerra
arabo-israeliana e la decisione araba di ridurre la produzione fecero quadruplicare il prezzo del greggio
25

innescando in Europa e Giappone uninflazione accompagnata da recessione industriale mentre rilevanti


flussi di valuta si incanalavano dai paesi importatori verso i produttori.
Pare che si venne a creare una triplice complicit tra multinazionali petrolifere e opec da un lato e usa
dallaltro. I produttori arabi infatti fornivano l80% del greggio ai paesi europei ocse, il 74% al Giappone e solo
il 40% agli usa.
Le due crisi vennero interpretate come manifestazione di scarsit assoluta di greggio.
Limpennata dei prezzi riport sul mercato molti pozzi americani, rese convenienti giacimenti poco
competitivi e stimol innovazioni di processo Energy saving particolarmente fruttuose.
Il Giappone ha migliorato le proprie prestazioni energetiche del 44%. Le crisi petrolifere ridestarono
linteresse per le fonti rinnovabili. Per attenuare la dipendenza dal petrolio si attu una diversificazione
basata sul ritorno del carbone e il crescente ricorso a gas naturale e nucleare.
La contrazione della domanda petrolifera indusse a ridurre il prezzo del greggio a limiti pi accettabili. I due
shock petroliferi ebbero effetti disastrosi sulle economie del Terzo Mondo, incapaci di reggere i nuovi prezzi,
tarpando ulteriormente ogni possibilit di sviluppo. Ancor pi gravi furono poi le conseguenze ambientali,
con pesanti ricadute sullecosfera a causa del ritorno alla legna. La deforestazione fu particolarmente grave
in Indonesia, Brasile e Africa ed ebbe conseguenze gravissime sul lungo periodo.
6.4 Nel 1953 Eisenhower lanci il programma onu Atoms for Peace che prometteva assistenza scientifica e
tecnologica per la costruzione di reattori elettronucleari ai paesi che rinunciassero agli usi militari della nuova
fonte (nuova era che avrebbe consentito di liberarsi dal vincolo delle energie fossili)
Il ventennio 1953-73 fu segnato da un ottimismo verso la nuova fonte per la sottovalutazione delle difficolt
finanziarie, industriali e di sicurezza, ma vide una prima standardizzazione del convertitore nucleare.
Sotto la presidenza Carte vi fu un rallentamento per timore di proliferazione nucleare militare da incrementi
nei costi di costruzione rispetto alle previsioni; in Europa solo Francia e Urss proseguirono nei programmi.
A completare il ridimensionamento degli entusiasmi per il nucleare si aggiunsero le preoccupazioni circa i
costi di smantellamento degli impianti esauriti e le difficolt di smaltimento e stoccaggio delle scorie irradiate,
attive per migliaia di anni. I due incidenti di Three Mile Island (1979) e Chernobyl (1986) ebbero un effetto
importante nel promuovere il disarmo atomico tra le super potenze.
Nel 1989 circa il 17% dellelettricit prodotta era di origine atomica (75% in Francia), in gran parte presso le
4 potenze nucleari (usa, Francia, urss e Regno Unito). La Francia il paese che ha perseguito con maggior
determinazione e coerenza il programma nucleare conseguendo la leadership in molte tecnologie.
A differenza di molti combustibili tradizionali il nucleare non multi produttivo, non genera cio una pluralit
di prodotti finiti ma solo calore. I costi fissi si possono allora ridurre solo espandendo i consumi elettrici per
elevare il tasso di utilizzazione delle centrali e banalizzando la costruzione del reattore nucleare, rendendolo
cio riproducibile in serie. Ma proprio dal 1973 lespansione dei consumi elettrici cessava di seguire la legge
di Ailleret* e il reattore non riusciva a raggiungere lo stadio della serie standardizzata a costi decrescenti, non
superando la fase della forma produttiva aleatoria perch realizzato prima che fossero risolti i problemi di
ritrattamento e stoccaggio delle scorie radioattive.
Lo sfruttamento dellenergia atomica lunico a svolgersi entro un sistema chiuso senza cambi con lesterno
e dunque senza emissioni inquinanti nellatmosfera, anche se si ha inquinamento termico delle acque di
raffreddamento e occorre adeguato stoccaggio delle scorie radioattive ad elevata vita media.
26

7.

Energia e ambiente: un approccio globale

7.1 Da quando i combustibili furono usati come fonte primaria di energia il loro successo stato legato pi a
fattori connessi allevoluzione complessiva del sistema economico, alle innovazioni tecnologiche e alle
caratteristiche di ciascuno che non alla loro scoperta, mentre si sono pressoch ignorati i costi sociali di
ciascuna fonte.
Ogni paradigma energetico ha iniziato a manifestarsi con la comparsa dei primi convertitori affidabili, circa
50 anni dopo le prime scoperte che lo riguardavano e ha poi richiesto un tempo di penetrazione di 50-60 anni
per passare dall 1% al 10 % dei consumi mondiali e di circa un altro secolo per affermarsi completamente
con convertitori maturi.
- caso del carbone: le prime invenzioni si collocano nel primo decennio del Settecento: il decennio 1760-70
vede linizio della diffusione (Watt) che tra il 1820-30 conosce lapplicazione ai trasporti; negli 1870-80 il
paradigma carbone vapore ormai trionfante.
- caso petrolio: il primo pozzo perforato nel 1859, i primi convertitori efficienti compaiono a fine secolo e
la generalizzazione dei consumi si afferma a partire dal 1960.
- caso del gas (manifatturato e poi naturale): le invenzioni si sono manifestate rispettivamente fra 1850 e
1940, la conseguente ondata di innovazioni ha avuto luogo tra il 1900 e il 1950 e dopo quella data iniziata
la rapida ascesa di questa nuova fonte.
Il consumo di energia un indicatore di sviluppo economico, ma si nascondono ancora sprechi rilevanti e il
maggior giacimento di energia risiede proprio nel risparmio energetico.
Accanto alla riduzione dei consumi specifici, dovuti a miglioramenti nei processi produttivi o nel rendimento
dei convertitori, ulteriori risparmi si possono conseguire per via termodinamica.
I paesi industriali inquinano latmosfera, il proprio e laltrui territorio, espandendo le loro economie, gli altri
denudano e spogliano le loro terre cercando di sopravvivere o uscire dalla povert.
Si sostiene che compito della crescita economica eliminare tali sperequazioni e salvaguardare lambiente.
I temi energia, ambiente e sviluppo vengono in genere affrontati in modo isolato: circa lenergia si fanno
proiezioni sulla domanda globale, gli ambientalisti mettono in guardia contro leffetto serra mentre gli
economisti vorrebbero giungere ad elevare il livello di vita nei paesi del terzo mondo e a eliminare dai paesi
avanzati squilibri, disoccupazione ed emarginazione, ma in genere non ci si preoccupa di attenuare le distanze
tra esigenze eco e ambientali. Lobbiettivo della crescita indefinita postulata dagli economisti in palese
contraddizione con la constatazione che gli ecosistemi naturali smettono di crescere quando raggiungono i
limiti rappresentati dalle risorse disponibili. Le risorse energetiche sono beni economici oggetto di transizioni
e il prelievo tende a privilegiare quelle pi disponibili e a costo minore, mentre aria e acqua sono sempre
state ritenuti beni liberi e disponibili in quantit illimitata.
Lattenzione per i problemi ecologici frutto dello sviluppo economico: solo societ liberate dai bisogni di
sopravvivenza possono nutrire preoccupazione per lambiente (dopo aver contribuito al suo degrado). Ogni
sistema energetico ha ricadute sullambiente.
7.2 Confrontando la successione dei paradigmi energetici con i cicli economici di lungo periodo e utilizzati da
Schumpeter per correlare le fasi espansive con la comparsa di grappoli di innovazioni tecnologiche si pu
27

rivelare come linizio della ripresa si sia sempre accompagnato allintroduzione di una nuova fonte primaria
di energia alla quale si sarebbero associate le ondate innovative.
Lenergia atomica, decollata troppo rapidamente, ha subito un brusco rallentamento per difficolt non di
sola natura tecnica, mentre gli elementi che dovevano garantirne il successo permangono: elevata de
materializzazione della fonte, disponibilit senza strozzature di carattere geopolitico, costi concorrenziali
rispetto ai combustibili fossili, minori effetti sullambiente rispetto ai combustibili tradizionali.
Considerando il tempo di penetrazione dei precedenti paradigmi energetici, lenergia nucleare ha ancora la
possibilit di diventare una fonte dominante forse grazie a convertitori di nuovo tipo, di cui si comincia a
ipotizzare la realizzazione.

28

8 .TECONOLOGIA E SVILUPPO ECONOMICO


A partire dal 1750 lEuropa consolida la sua superiorit tecnologica, gli imperi orientali si iniziano ad isolare
dal resto del mondo.
Dalla met del 700 la crescita che caratterizz lEuropa fu cos rapida che questa vide aumentare la propria
popolazione ed estendere il proprio potere politico sullintero mondo. Successivamente questo fenomeno
fu chiamato dagli storici: rivoluzione industriale.
Tale crescita non pu esser quantificata con un tradizionale indicatore in quanto:

Gli anni della rivoluzione furono anni di crescita demografica cosi che la curva del reddito pro capite
attenuata da tale aumento demografico
Lo sviluppo economico non richiede necessariamente lo sviluppo industriale, pu esser dato dal
settore agricolo o del commercio.
Il reddito pro capite non in grado di rappresentare la crescita economica in periodi di rapido
mutamento.

Tale rivoluzione verificatasi tra 1730-1860 nata in Inghilterra ma rapidamente gran parte delle tecnologie
sono state esportate e diffuse in tutto il mondo, in particolare negli USA. Le innovazioni inizialmente
colpirono il solo settore industriale successivamente si diffusero in vari ambiti.
Per una pi attenta analisi del loro processo di evoluzioni possiamo suddividerle in quattro macro gruppi:

Le fonti di energia: la macchina a vapore rappresenta il simbolo per eccellenza della rivoluzione
industriale. Questa nata da un lungo processo di evoluzione nel corso del quale nomi illustri come
Torricelli, Papin, Newcomen, Watt e molti altri hanno contribuito. Watt, noto come il padre della
macchina a vapore introdusse linnovazione che rese questa realmente efficiente ed utilizzabile.
Successivamente quando fu ulteriormente incrementata lefficienza, oltre ad essere utilizzata sui
treni, fu introdotta anche sulle navi e battelli incrementando notevolmente la loro produttivit.
Anche lenergia idraulica ebbe grandi miglioramenti ad esempio con la ruota a getto che permetteva
di utilizzare questa anche nelle piene dei corsi dacqua. Ci che diede particolarmente slancio al
settore fu la turbina introdotta da Leonard Eulero nel 1823. Tuttavia lenergia idraulica rimase
sempre totalmente dipendente dalle condizioni naturali e questo fu un suo grosso limte.
La metallurgia: la sua diffusione vi fu gi prima della rivoluzione industriale, a partire dal 1760 per
le notevoli innovazioni introdotte permisero di migliorare la qualit del ferro prodotto e di inserire
nuove leghe quali lacciaio. In particolare un forte passo in avanti fu fatto in seguito allutilizzo del
coke che permise di avere rendimenti molo maggiori degli alti forni. Questi forti passi in avanti
inizialmente furono frutto di sperimentazioni empiriche, successivamente con il suo sviluppo venne
utilizzata la chimica.
I tessili: anche qui linnovazione fu frutto di diversi innovatori. Particolari problemi e criticit si
riscontravano nel settore della filatura. Arkwrigtht, su progetto di Paul, svilupp un sistema di filatura
automatico che increment notevolmente la produzione. Questo fu migliorato nel corso del tempo
aggiungendo anche la macchina a vapore. Tali innovazioni per non su diffusero particolarmente in
quanto erano necessari ingenti investimenti per attuarle.
Le innovazioni tecnologiche negli altri settori: le precedenti innovazioni furono possibili grazie ad
incrementali miglioramenti delle gi esistenti tecnologie. Come ad esempio la caldaia per la
macchina a vapore. Il settore chimico per la metallurgia e molti altri.
Importanti innovazioni furono anche quella della lampada a gas i del pallone areostatico dei fratelli
Mongolfier. Queste permisero di contribuire allo slancio economico che caratterizz gli anni della
rivoluzione industriale
29

La seconda rivoluzione industriale:


Fino all850 linnovazione fu indipendente dal scienza, i cambiamenti erano dati quasi tutti da scoperte
empiriche fatte nel corso dei processi produttivi. Da questa data in poi si inizi a ragionare sempre pi in
termini di scienza la quale permetteva di avere enormi risultati a livello pratico in tutti i settori:

Laccaio, la chimica e lelettricit: dal 1850 in poi let del ferro era pressoch conclusa grazie a
convertitore di Bessmer si pot iniziare a produrre acciaio di qualit a basso prezzo. Questo era
molto
pi
durevole
e
flessibile
rispetto
al
ferro.
La chimica fu un alto settore nel quale la ricerca scientifica ebbe un ruolo predominante. Qui ad
aver il primato in diverse scoperte furono i tedeschi i quali avevano una lunga tradizione di ricerca
sistematica. Bayer, uno tra i pi noti nel settore, nel 1880 riusc a sintetizzare lindaco.
Solvay nel 1861 defin una via univoca e sicura per la produzione della soda. Goodyear defin la
vulcanizzazione della gomma. Faraday nel 1808 scopr il motore elettrico e la dinamo.
Nonostante ci lenergia elettrica fu molto ostacolata dai problemi di logistica, diffusione e
produzione.
I mezzi di trasposto: qui le innovazioni furono il frutto dellunione di altre innovazioni gi
esistenti. In particolare le ferrovie e le navi a vapore nacquero da una serie di miglioramenti
incrementali che andarono a migliorare sempre di pi questi due mezzi di locomozione
fondamentali per l800. La nave a vapore entr effettivamente in funzione a partire da met 800
in poi. Nel 1885 fu introdotta la bicicletta frutto di pi evoluzioni. Cos come lauto che nacque
da pi invenzioni unificate e poi sviluppate incrementalmente nel corso degli anni.
In questo ambito importanti furono la benzina e il diesel. Nel 1900 in poi con i fratelli Wright si
arriv ai primi prototipi di aeroplano che con la prima guerra mondiale si diffusero poi
definitivamente
L american system of manufactoring: questo pu esser definito come lapplicazione di machine
utensili specializzate a una sequenza di operazioni in modo da ottenere maggiore velocit
operative e di movimentazione dei materiali. Lidea si basava sullintercambiabilit delle
componenti. In America si diffuse a partire dalla produzione di Massa in Europa questo non fu
altrettanto possibile in quanto con tale sistema si perdeva qualit a cui lEuropa badava molto
anche a discapito del prezzo.
I settori tradizionali alimentari e tessili: nel settore agricolo importanti invenzioni permisero di
velocizzare la produzione per queste non furono elastiche in modo da adattarsi da paese a
paese ma si svilupparono secondo caratteristiche diverse a differenza del paese. Inoltre alcuni
limiti furono rappresentati dalla chiusura del mondo agricolo, dalla scarsa presenza di capitali e
dalle difficolt a livello logistico nel trarre fonti energetiche. Le tecniche di conservazione dei cibi
sviluppate ad inizio 800 diedero anche lopportunit di non dipendere pi dallofferta alimentare
giornaliera.
Nellambito tessile nel corso della seconda rivoluzione industriale fondamentale fu lintroduzione
della macchina da cucire

Le tecnologie dellinformazione
Importanti cambiamenti investirono il settore dellinformazione, linnovazione pi celebre fu la macchina da
scrivere, inventata da Sholes nel 1874. Novit importanti vennero introdotte anche nelle tecniche di stampa,
nel 1846 fu inventata la rotativa, ma linvenzione pi importante fu realizzata da Ottamar Mergenthaler, un
immigrato tedesco negli Stati Uniti, che invent la linotype. Fu introdotta anche la fotografia, che si basa sulle
30

propriet dei sali dargento di annerirsi se esposti alla luce. Inoltre, nel 1841 Eastman introdusse la Kodak, la
macchina fotografica che contribu alla diffusione della fotografia anche fuori dalla professione di fotografo.

Le innovazioni tecnologiche fra le due guerre


La guerra mondiale sconvolse il mercato delle materie prime, il fabbisogno mondiale spinse a utilizzare al
meglio il petrolio greggio, venne messa a punto la tecnica del cracking termico che permise di raddoppiare la
benzina che si poteva ricavare da una tonnellata di petrolio. Gli anni di guerra segnarono anche importanti
progressi delle tecniche di comunicazione con lo scopo di aumentare lamplificazione e la modulazione del
segnale radio ed eliminare il rumore di fondo. Una di queste fu quella dellamplificazione intermedia che
permise di trasmettere segnali a lunghissima distanza. Nel 1912, si fecero le prime prove di selezione
automatica per eliminare lintervento dei centralini. Negli anni trenta le principali innovazioni tecnologiche
riguardarono i processi catalitici nellindustria del petrolio e dei combustili sintetici, tutte ricerche promosse
nel contesto delle politiche autarchiche che caratterizzano questo decennio. Anche se la produzione di
acciaio fu lenta tra le due guerre, vi furono numerose scoperte nel campo dei trattamenti che ne migliorarono
le prestazioni. Vennero realizzati acciai di maggiore resistenza, vennero migliorati i processi di purificazione
dei metalli ed elaborate teorie per risolvere i problemi dei difetti cristallini, fondamentale per lo studio della
plasticit dei metalli. Gli anni fra le due guerre furono soprattutto gli anni della tecnologia radiofonica. In
questo settore si possono distinguere tre gruppi di innovazioni: i trasmettitori continui, le tecniche di
amplificazione, i dispositivi per sintonizzarsi facilmente sugli emittenti desiderati.

Il secondo dopoguerra: la terza rivoluzione industriale?


Al centro di questa rivoluzione ci sono i progressi nelle tecnologie dellelettronica e delle telecomunicazioni.
Il settore portante del mutamento tecnologico del secondo dopoguerra rappresentato dallinvenzione del
calcolatore e dalla diffusione dellautomazione. Il primo calcolatore elettronico lENIAC(costruito
nelluniversit di Pennsylvania), questo funzionava a valvole termoioniche e rel, per questo era molto
grande. Nel 1948, lautomazione si estese alla produzione civile(come negli impianti della Ford),ove riguard
i processi di trasporto delle componenti e il loro posizionamento automatico per le lavorazioni di maggiore
precisione. Le nuove macchine vennero inizialmente utilizzate per il calcolo, ma ben presto attorno al 195758, il loro uso venne esteso al controllo dei processi di produzione, che variano con continuit : nelle
raffinerie, nelle centrali elettriche, negli impianti chimici. La terza generazione di calcolatori fu caratterizzata
dalla sostituzione dei circuiti integrati ai transitor. Questi erano costituiti non pi da un solo elemento a
circuito attivo o passivo, ma da un intero circuito realizzato su un blocco unico, miniaturizzato e senza
saldature. Il vantaggio principale del circuito integrato rispetto ai transistor era leccezionale riduzione della
dimensione dei dispositivi elettronici. Anche in questo caso ebbe un ruolo importante la domanda militare,
sempre alla ricerca della maggiore applicazione possibile delle tecniche di comando automatico delle armi,
soprattutto per laeronautica, dove era possibile utilizzare i calcolatori di seconda generazione a causa delle
dimensione eccessive. Le caratteristiche dei calcolatori di terza generazione erano : 1. La possibilit di
eseguire contemporaneamente pi programmi sulla stessa macchina 2. La riduzione dei tempi di risposta
delle macchine al comando automatico 3. La possibilit di lavorare per pi utenti contemporaneamente.
Laltro campo caratterizzante della terza rivoluzione fu quello delle comunicazioni che benefici
sostanzialmente di due dispositivi: transitor e circuito integrato.
31

Inoltre, il secondo dopoguerra vide lo sviluppo di tra altri settori: chimica, metallurgia, aeronautica e
nucleare. In questo periodo ci fu la definitiva affermazione della chimica del petrolio rispetto a quella del
carbone. La seconda guerra contribu a orientare verso le applicazioni militari la ricerca di base che, alla fine
del decennio precedente, aveva costruito la teoria delle forze nucleari a partire dalla quantistica dei campi.
Nel dicembre 1942 entr in funzione a Chicago il primo reattore nucleare basato sul controllo della reazione
a catena delluranio naturale.

Dove, quando e perch il progresso tecnico


Tra i fatti salienti della storia vi sono le enormi differenze che le varie societ mostrano per quanto riguarda
la capacit di generare innovazioni tecniche adatte ai propri bisogni economici. Per Marx, ad esempio il
dinamismo tecnologico legato direttamente alla storia delle istituzioni capitalistiche. A suo avviso il
capitalismo porta a un enorme incremento della produttivit perch crea incentivi e istituzioni
particolarmente efficaci nellaccelerare tanto il mutamento tecnologico quanto laccumulazione del capitale.
La ragione di ci che la classe capitalistica rappresenta la prima classe dominante della storia dominante
della storia i cui interessi sono legati al cambiamento tecnologico, anzich alla conservazione dei rapporti
sociali di produzione esistenti. Invece, Landes e Rosenberg-Birdzell hanno cercato di stabilire che cosa ci sia
di unico, nella storia dello sviluppo europeo, che possa spiegare perch la moderna tecnologia industriale sia
emersa nellEuropa Occidentale. I due si soffermarono su due aspetti importanti, in primo luogo, lEuropa
aveva vissuto tra 1400 e 1600,uno sviluppo politico, istituzionale e giuridico che offr un campo di azione pi
ampio che altrove allimpresa privata. Il secondo tratto saliente dello sviluppo europeo consiste nellelevato
valore attribuito alla manipolazione razionale dellambiente. La cultura europea mise in risalto ladattamento
razionale dei mezzi ai fini. Si form insomma una cultura in cui la superstizione e la magia furono
progressivamente relegate in sfere sempre pi ristrette.
Uno dei problemi chiave nellesame del progresso tecnico che esso assume forme diverse. Per progresso
tecnico non si intende una sola cosa, ma pi cose. Mokyr, parla del progresso tecnico come una forza potente
della storia che ha dato allumanit molti pasti gratis, ovvero ha permesso aumenti di prodotto non
proporzionali alla crescita degli sforzi e dei costi necessari per realizzarli. Il punto di partenza degli economisti
che osservano il cambiamento tecnico quello del risparmio dei fattori produttivi consentito da
uninvenzione. Hicks, ad esempio, sostiene che le invenzioni hanno lo scopo di ridurre lutilizzazione di un
lutilizzazione di un fattore che sta diventando relativamente costoso, lavoro, capitale o risorse. In questa
direzione va la vasta letteratura sulla sostituzione del carbone al legno come fonte di energia. Secondo
Habbukkuk la scarsit di lavoro e labbondanza di risorse port a una ricerca di invenzioni risparmiatrici di
lavoro e dunque della massima intensit di capitale possibile.
Infine, sia secondo la prospettiva schumpeteriana che in quella internalista dello studio minuto delle
innovazioni, il cambiamento tecnologico viene trattato come una variabile esogena, che ha conseguenze
economiche di grande rilievo ma che non ha nessuna causa economica facilmente identificabile.

32

14.LISTRUZIONE E LA FORMAZIONE DEL CAPITALE UMANO


Economisti e storici attribuiscono un ruolo chiave allistruzione come fattore cardide della crescita moderna.
Tuttavia, nel tempo, si sono susseguite una moltitudine di argomentazioni di economisti e storici
delleconomia su due temi fondamentali:
a) Se listruzione sia il veicolo per introdurre le innovazioni tecnologiche e, attraverso di esse, per
accelerare la crescita economica;
b) Se listruzione favorisca, pi in generale, il fenomeno del mutamento sociale noto come
modernizzazione, facilitando cos ladozione delle forme moderne dello scambio

LISTRUZIONE E LO SVILUPPO ECONOMICO: I MODELLI AGGREGATI


La variabile istruzione venne integrata nei modelli di sviluppo economico a partire dagli anni 50, quando il
capitale umano inizi ad essere considerato unimportante fattore nella crescita aggregata della produttivit
. Con il termine capitale umano si intendeva una forma di capitale che non incorporata in beni di
produzione e macchinari, ma appartiene alluomo.
Theodor Schultz, osservando la crescita del capitale umano degli Stati Uniti, trov che circa un quinto della
crescita del prodotto era spiegato dal sistema di istruzione.
Listruzione venne misurata in un primo tempo con lalfabetizzazione e, successivamente, in termini della
media degli anni di scuola della popolazione.
Anche gli storici delleconomia hanno sostenuto, in termini pi o meno generici, la tesi del ruolo chiave
dellistruzione nello sviluppo economico. A questa tradizione appartengono anche tutte le molteplici
definizioni qualitative delleducazione che, per la loro genericit, comprendono il ruolo della scuola nel
promuovere la mobilit geografica occupazionale e lofferta della imprenditorialit.
Gli entusiasmi degli anni cinquanta e sessanta si sono placati dopo che lanalisi di molti casi nazionali ha
messo in evidenza la scarsa affidabilit statistica della correlazione tra crescita del prodotto pro capite e
istruzione e, talvolta, lirrilevanza dellistruzione per la crescita.
Di fronte a tali evidenze alcuni nuovi economisti dello sviluppo hanno riformulato il modello collegando
listruzione non direttamente alla crescita, ma alla capacit di generare tecnologia, a sua volte fonte chiave
di crescita. I principali risultati empirici ottenuti da questo approccio sono tre:
1) i tassi di crescita tra paesi possono essere differenti a causa di differenti dotazioni di capitale umano;
2) un paese che non leader tecnologico, ma ha uno stock di capitale umano pi elevato raggiunge il
leader tecnologico;
3) il paese che ha il capitale umano pi elevato pu emergere come leader tecnologico e mantenere
questa posizione finch rimane il suo vantaggio in termini di livello educativo.

LISTRUZIONE E LA TECNOLOGIA
Due ruoli listruzione in grado di esercitare sullo sviluppo: uno pi specifico che permette a uneconomia di
introdurre le innovazioni tecnologiche; e uno pi generico che contribuisce al processo di modernizzazione
di un paese.
Secondo lapproccio generale, listruzione ha soprattutto un valore culturale serve cio a diffondere il
calcolo razionale nello scambio di mercato. Esso spazia dallXI al XX secolo come arco temporale a cui
applicabile.

33

Secondo lapproccio tecnologico, istruzione e sviluppo tecnico, sono strettamente correlati. Esso limitato a
poco pi di cento anno, grosso modo dal 1870 ad oggi. La storiografia concorda infatti sulla scarsa importanza
dellistruzione formale nella rivoluzione industriale, quando la maggior parte della tecnologia era dovuta al
lavoro di artigiani e costruttori con preparazione scientifica scarsa o nulla.

Listruzione invece ritenuta indispensabile per lo sviluppo a partire dallultimo quarto del XIX secolo. Il
confronto tra Stati Uniti e Europa come diversi percorsi di sviluppo del sistema educativo mostra gli evidenti
motivi della leadership americana precedente alla prima guerra mondiale.
In Europa la trazione preindustriale continu a influenzare il sistema educativo. I curricula della scuola
secondaria continuarono a fondarsi sullistruzione classica e sulla matematica, sulla teologia, la legge e la
medicina. Anche i programmi universitari erano mirati a formare gentiluomini destinati alle professioni
liberali, allimpiego pubblico o alla vita ecclesiastica.
In Francia, ad esempio, gran parte dellistruzione era concentrata su lezioni tradizionali e poco sullattivit
specialistica di laboratorio. Quest organizzazione si rivel particolarmente inadatta nel campo della chimica
organica e dellelettrochimica, dove la parte sperimentale era essenziale. Questa situazione di relativa
arretratezza fu comunque in parte temperata dalle iniziative intraprese nella formazione secondaria negli
anni sessanta dellOttocento e nel campo universitario.
In Inghilterra il processo di cambiamento fu molto difficile. La formazione universitaria non fu
sostanzialmente toccata dalle trasformazioni della seconda rivoluzione industriale e anche i cambiamenti
dellasse formativo dellistruzione superiore furono lenti e poco efficaci.
In Germania, la superiorit del sistema educativo sottolineato dagli studiosi contemporanei dipendeva
essenzialmente dalla capacit di soddisfare le nuove esigenze derivanti dallapplicazione della scienza alla
produzione industriale che caratterizza lultimo scorcio del XIX secolo. In questa fase si venne affermando
lesigenza di una maggiore specializzazione nel campo dellelettricit, della chimica, della metallurgica e della
meccanica. Gli istituti tecnici tedeschi riuscirono a soddisfare queste esigenze, affiancando a una formazione
generale una formazione specializzata su base regionale.
In Italia linsegnamento tecnico venne introdotto solo nel 1859, nellambito di una riforma del sistema di
istruzione nazionale che si rifaceva al modello tedesco. Esso si articolava in scuole tecniche e istituti tecnici.
Accanto a questi istituti operavano poi le scuole di arti e mestieri che, a partire dagli anni ottanta
dellOttocento, divennero punto di forza dellistruzione tecnica in Italia. In ambito universitario, i luoghi
deputati alla formazione degli ingegneri furono i politecnici (Milano, Torino e Napoli).
Negli Stati Uniti il sistema educativo fu fondato sulla formazione tecnica e su quella degli ingegneri sin dalla
met dellOttocento. Le strutture formative, superiori e universitarie, furono orientate sin da subito verso la
specializzazione e le conoscenze applicate. Uno strumento importante per la formazione media superiore fu
il Morill Act del 1862 che concedeva terreni gratuiti e sussidi agli istituti superiori di istruzione tecnica sia
agricola che meccanica. Listruzione ricevette inoltre un grande impulso anche dalle donazioni di privati. Il
sistema di formazione degli ingegneri fu influenzato dal modello tedesco.

34

La relazione tra istruzione formale tecnica e sviluppo industriale stata messa in discussione proprio nel
confronto tra il caso tedesco e quello inglese. Si sostenuto, ad esempio, che il sistema inglese stato in
realt superiore a quello tedesco nella combinazione di formazione scolastica e formazione professionale.
Gli storici sociali hanno infine suggerito che in realt non vi un nesso tra sistemi educativi e sviluppo
economico dei diversi paesi, perch tutti i paesi (Gran Bretagna, Francia, Germania, Stati Uniti) sviluppano le
scuole di ingegneria e di commercio nel periodo considerato. Lo scopo di questa tradizione storiografica di
dimostrare che i sistemi scolastici sono lo strumento di ascesa delle classi medie nei confronti delle classi
dominanti piuttosto che un mezzo intenzionale per migliorare le capacit del capitale umano. La conclusione
rispetto alla domanda se listruzione favorisca lo sviluppo dunque sostanzialmente ribaltata a favore di
categorie pi generali, relative agli aspetti sociali e istituzionali dei processo di modernizzazione.
Lavanzamento tecnologico basato sulla scienza ovviamente non accresce la domanda di lavoro specializzato
se non per un gruppo di lite di scienziati e ingegneri, non quindi chiaro se il cambiamento tecnologico
esogeno influenzi, in termini di competenze e requisiti educativi, anche la maggior parte della forza lavoro.
Pu accadere che la domanda di competenze specifiche sul lavoro e la domanda distruzione in generale si
muovano in direzioni diverse.
Si pu sostenere anche che, nel caso della forza-lavoro di medio livello, le competenze che essa acquisisce
sul lavoro abbiano pi valore di quelle ottenute attraverso listruzione formale. In linea generale, per gli
operai comuni, poco importante listruzione per utilizzare la tecnologia basata sulla scienza. In Germania si
sottolineato che i produttori tedeschi di ferro e di alluminio riconobbero il bisogno di una base tecnica per
listruzione degli operai di basso livello non prima del 1920.
Il cambiamento tecnologico ha sviluppato dei sostituti per la forza-lavoro istruita, se questa era scarsa nella
categoria degli operai di basso livello. Lespansione delle imprese science based stata ad esempio
accompagnata dallaffermazione della grande impresa, nella quale le economie di scala e lorganizzazione
gerarchico funzionale hanno accentrato le responsabilit decisionali, riducendo limportanza dellistruzione
diffusa.
Gli argomenti a sostegno dellimportanza dellistruzione sono vari: unistruzione diffusa contribuisce
allindustrializzazione perch facilita la mobilit sociale, e in questo modo allarga la base del reclutamento di
talenti per le posizioni qualificate.
Attraverso listruzione, i lavoratori acquisiscono alcune caratteristiche di comportamento che sono
necessarie per una forza-lavoro industriale, come labitudine alla disciplina e alla gerarchia e il possesso di un
certo livello di razionalit procedurale, caratteristiche necessarie allo svolgimento delle mansioni proprie
delle grandi fabbriche moderne. Queste attitudini generali possono essere diffuse attraverso istituzioni
diverse dalla scuola: la religione, le tradizioni culturali, al famiglia e la stessa organizzazione del lavoro
possono sostituire la scuola e perfino produrre risultati migliori.
Si pu affermare che il crescente ruolo della scienza nel generare lavanzamento tecnologico alla fine del XIX
secolo ha fatto aumentare limportanza delleducazione formale delle fasce intermedie dei lavoratori addetti
a compiti di sorveglianza e di supervisione; non altres possibile escludere che labilit acquisita da parte
escludere che labilit acquisita da parte di questi lavoratori sul lavoro sia stata uguale e forse persino pi
importante dellistruzione nel renderli capaci di padroneggiare il cambiamento tecnologico.
Limportanza dellistruzione per la crescita si basa sul possesso di uno stock di conoscenze tecniche necessarie
a svolgere compiti complessi, ma allistruzione collegata anche la capacit di autonomia decisionale in
campo tecnologico. Listruzione tanto pi importante per lavanzamento tecnico e la crescita quanto

35

maggiore il decentramento delle decisioni. Nel settore agricolo di numerosi paesi, la figura dellagricoltore
tradizionale si mantenuta molto pi a lungo, e il processo decisionale rimasto decentralizzato.
I miglioramenti tecnologici avvenuti nellagricoltura di Germania e Scandinavia nel tardo XIX secolo sembrano
confermare limportanza dellistruzione della genesi e diffusione di molte innovazioni. In Germania
lintroduzione della barbabietola da zucchero e il nuovo sistema di rotazione del raccolto coincise con
lallargamento dellistruzione nelle campagne; cos in Scandinavia lintroduzione della scrematrice e di altri
miglioramenti delle tecniche casearie, come lutilizzazione di nuovi fertilizzanti, furono accompagnati della
crescita dellalfabetizzazione dei contadini. In realt lalfabetizzazione difficile sostenere che questa fosse
indispensabile per la loro diffusione. Il ruolo giocato dai contatti personali stato di frequente pi importante
della diffusione per mezzo della stampa e della scrittura.
Altri fattori possono influenzare ladozione di nuovi tipi di raccolto. Le variazioni locali di clima e suolo
riducono la possibilit di scoperte scientifiche e di miglioramenti in agricoltura. I nuovi sviluppi tecnici in
agricoltura richiedono investimenti notevoli che precludono la loro applicazione in presenza di ostacoli
istituzionali come la mezzadria.
In line generale lesperienza dei paesi in cui presente sia una forza- lavoro agricola relativamente istruita
sia una forza-lavoro non istruita, dimostra la modesta influenza dellistruzione sulla diffusione della
tecnologia e, di contro, il ruolo centrale dei contatti personali e limportanza degli accordi istituzionali e dei
vincoli di capitale.
In generale, la crescita dellimportanza della basi scientifiche dello sviluppo tecnologico durante lultimo
secolo ha fatto crescere la richiesta di manodopera istruita in alcuni egmenti della forzalavoro. Lestenzione
esatta di questi segmenti storicamente incerta. In nessun settore infatti emerge un nesso di necessit tra
listruzione di massa e il cambiamento tecnico. Nellagricoltura, come nellindustria, non possibile correlare
inequivocabilmente listruzione e i miglioramenti tecnici.

Listruzione e la modernizzazione
diffusa la considerazione dellistruzione come prerequisito per la costituzione di una forma mentis adatta
alla <<istituzioni moderne>> generate dalla nascita del capitalismo: il mercato, la propriet privata e le
istituzioni nate per gestire le transazioni che si fanno su queste basi. Lo sviluppo delle transazioni economiche
richiede una maggiore istruzione proprio per la crescente proporzione forza-lavoro inserita in attivit
manageriali, imprenditoriali e soprattutto impiegatizie. la presenza di personale qualificato nel settore della
transazioni a essere correlata positivamente con la crescita. NellEuropa occidentale del X-XV secolo si
osservato un innalzamento dellistruzione fra gli addetti al commercio e allamministrazione. Listruzione
considerata un fattore sempre pi importante del successo economico di un paese via via che cresce la scala
e la complessit.
Gli storici della <<modernizzazione>> hanno associato altri aspetti dello sviluppo commerciale alla diffusione
dellistruzione formale: lofferta di capacit imprenditorialit, labilit commerciale, lorientamento del
mercato, la mobilit sociale e geografica, ladattabilit al cambiamento ecc.
In linea generale si osservato, sul lungo termine, che lorganizzazione del commercio ha accresciuto
limportanza di unalfabetizzazione di base e anche, pi probabilmente, di pi alti livelli di istruzione nella
forza-lavoro.

36

Mercato e gerarchie si basano estesamente sulluso di registrazioni, di conti e contratti ed quindi possibile
pensare che proprio lemergere di questa burocrazia manageriale spieghi la crescita dellistruzione che si
registra nel settore dei servizi.
Usare piccole transazioni di mercato al posto di un coordinamento burocratico un modo in cui uneconomia
pu compensare pi bassi livelli di alfabetizzazione nella condotta di attivit commerciali.

Gli altri modi di formazione del capitale umano


Gli economisti concentrano lattenzione sullistruzione formale per rappresentare il capitale umano, perch
ci permette loro di stimarlo quantitativamente e quindi di trattarlo come un qualsiasi input del processo
produttivo.
Le indagini empiriche di tipo microeconomiche, e quelle storiche e antropologiche, mostrano vari tipi di
esperienze informali e spontanee che sono state capaci di sostituire listruzione e di sviluppare le capacit
umane in modo da contribuire alla crescita economica e, pi in generale, ladattabilit al cambiamento.
Alcuni storici delleconomia hanno sottolineato come la composizione occupazionale della forza-lavoro
influenzi il carattere dellapprendimento e dellesperienza acquisita sul lavoro cos come lorganizzazione in
settori pi o meno innovativi.
Un fattore alternativo allistruzione formale per lo sviluppo delle competenze spesso indicato dagli storici
lurbanizzazione, per i legami che la citt offre allo scambio di conoscenze e competenze. Un altro limpatto
sullo sviluppo delle competenze della distribuzione e dellorganizzazione del potere in una societ.

37