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Citazioni di Dante Alighieri (1265 1321), il Sommo poeta italiano.

Divina Commedia
Inferno
Incipit
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ch la diritta via era smarrita.
Ed ecco, quasi al cominciar dell'erta | una lonza [lince o leopardo][2] leggiera
e presta molto, | che di pel maculato era coverta; | e non mi si parta dinnanzi
al volto, | anzi impediva tanto il mio cammino, | ch'i fui per ritornar pi volte
volto. (I, 31-36)
Ma non s che paura non mi desse | la vista che m'apparve d'un leone[3]. | Questi
parea che contra me venisse | con la test'alta e con rabbiosa fame, | s che parea
che l'aere ne tremesse. | Ed una lupa[4], che di tutte brame | sembrava carca n
ella sua magrezza, | e molte genti f gi viver grame, | questa mi porse tanto di gr
avezza | con la paura ch'usca di sua vista, | ch'io perdei la speranza dell'altez
za. (I, 44-54)
Temer si dee di sole quelle cose | c'hanno potenza di fare altrui male; | de l'a
ltre no, ch non son paurose. (II, 88-90)
Donna gentil nel ciel che si compiange | di questo 'mpedimento ov' io ti mando,
| s che duro giudicio l s frange. (II, 94-96)
Per me si va ne la citt dolente, | per me si va ne l'etterno dolore, | per me si
va tra la perduta gente. | Giustizia mosse il mio alto fattore; | fecemi la divi
na podestate, | la somma sapenza e 'l primo amore. | Dinanzi a me non fuor cose c
reate | se non etterne, e io etterno duro. | Lasciate ogne speranza, voi ch'intr
ate. (III, 1-9)
Non ragioniam di lor, ma guarda e passa. (III, 51)
[Su Papa Celestino V]... Colui | Che fece per vilt lo gran rifiuto. (III, 59-60)
Vuolsi cos col dove si puote | ci che si vuole, e pi non dimandare. (III, 95-96; V,
23-24)
Caron dimonio, con occhi di bragia | loro accennando, tutte le raccoglie; | batt
e col remo qualunque s'adagia. (III, 109-111)
Figliuol mio, disse 'l maestro cortese, | quelli che muoion nell'ira di Dio | tutti
convegno qui d'ogni paese; e pronti sono a trapassar lo rio | ch la divina giust
izia li sprona, s che la tema si volve in diso. (III, 121125)
[Su Virgilio] Onorate l'altissimo poeta. (IV, 80)
Mira colui con quella spada in mano, | che vien dinanzi ai tre s come sire: | que
lli Omero poeta sovrano. (IV, 8688)
Poi ch'innalzai un poco pi le ciglia, | vidi 'l maestro di color che sanno [Arist
otele] | seder tra filosofica famiglia. (IV, 130 - 132)
Democrito, che 'l mondo a caso pone. (IV, 136)
La prima di color di cui novelle | tu vuo' saper mi disse quelli [Virgilio] allott
a, | fu imperadrice di molte favelle. | A vizio di lussuria fu s rotta, | che lbito
f licito in sua legge | per trre il biasimo in che era condotta. | Ell' Semiramis,
di cui si legge | che succedette a Nino e fu sua sposa: | tenne la terra che 'l
Soldan corregge. | L' altra colei [Didone] che s' ancise amorosa | e ruppe fede
al cener di Sicheo; | poi Cleopatrs lussurosa. (V, 52 63)
Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende, | prese costui de la bella persona | ch
e mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende. | Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
| mi prese del costui piacer s forte, | che, come vedi, ancor non m'abbandona. |
Amor condusse noi ad una morte. | Caina attende chi a vita ci spense. (Francesc
a da Polenta: V, 100-107)
E quella [Francesca] a me: Nessun maggior dolore | che ricordarsi del tempo felic
e | ne la miseria; e ci sa 'l tuo dottore. (V, 121-123)

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