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G. BERRUTO M. CERRUTI, LA LINGUISTICA.

UN CORSO INTRODUTTIVO (UTET 2011)


CAP. 1 IL LINGUAGGIO VERBALE
1.1 LINGUISTICA, LINGUE, LINGUAGGIO, COMUNICAZIONE
Definizione di linguistica: ramo delle scienze umane che studia la lingua.
Si pu suddividere in due sottocampi principali:
- La linguistica generale, che studia cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue;
- La linguistica storica, che si occupa dellevoluzione delle lingue nel tempo, dei rapporti fra le lingue e fra
lingua e cultura.
Oggetto della linguistica sono dunque le cosiddette lingue storico-naturali, cio le lingue nate spontaneamente
lungo il corso della civilt umana e usate dagli esseri umani: litaliano, il francese, il romeno, lo svedese, il russo, il
cinese, il tongano, il latino, il sanscrito, lo swahili, il tigrino, il piemontese.
Tutte le lingue storico-naturali sono espressione di quello che viene definito il linguaggio verbale umano, facolt
innata nellhomo sapiens e uno degli strumenti e dei modi di comunicazione che questi ha a disposizione. Da
questo punto di vista, non c differenza tra lingue e dialetti, perch tutti i sistemi linguistici sono manifestazione
specifica del linguaggio verbale umano. La distinzione, semmai, basata su considerazioni sociali e storicoculturali e in questo caso entra in campo la sociolinguistica.
Per inquadrare il linguaggio verbale umano fra i vari tipi di comunicazione utile partire dalla nozione di segno.
Un segno qualcosa che sta per qualcosaltro che serve per comunicare questo qualcosaltro (comunicare significa
mettere in comune).
Si pu avere una concezione molto larga oppure molto stretta di cosa vuol dire comunicare. La definizione di
comunicazione in senso largo implica il fatto che tutto pu comunicare qualcosa (anche i fatti di natura) ed
suscettibile di interpretazione. In senso lato, dunque, comunicazione equivale a passaggio di informazione. pi
utile, per, intendere comunicazione in senso pi ristretto, che implica come ingrediente fondamentale
lintenzionalit. Si ha dunque comunicazione in senso stretto quando c un comportamento prodotto da un
emittente al fine di far passare uninformazione che viene percepita da un ricevente in grado di recepire il
messaggio come tale; altrimenti si ha un semplice passaggio di informazione.
Con pi precisione, allinterno del fenomeno generale della comunicazione si possono distinguere tre categorie, a
seconda del carattere di chi produce il messaggio (emittente), di chi lo riceve (ricevente) e dellintenzionalit del
loro comportamento:
A. Comunicazione in senso stretto:
1. emittente intenzionale;
2. ricevente intenzionale
(es., linguaggio verbale umano, gesti, tutti i sistemi artificiali di comunicazione: segnalazioni stradali, ecc.)
B. Passaggio dellinformazione:
1. emittente non intenzionale;
2. ricevente (interpretante) intenzionale
(es., parte della comunicazione non verbale umana: postura, paralinguistica, prossemica; orme animali;
sintomi fisici; ecc.);
C. Formulazioni di inferenze:
1. nessun emittente
(presenza di un oggetto culturale interpretato come volto a fornire uninformazione);
2. interpretante
(es.: case dai tetti aguzzi = qui nevica molto, ci si veste in un certo modo, ecc.).
Da A a B a C il codice di riferimento che permette di interpretare linformazione diventa meno forte e rigoroso e
lassociazione fra un certo segnale e linformazione che veicola pi lasca, pi soggetta a fraintendimenti.
Comunicazione quindi da intendere come trasmissione intenzionale di informazione.

1.2 SEGNI, CODICE


Il segno lunit fondamentale della comunicazione.
Esistono diversi tipi di segni. Una possibile classificazione (tassonomia) dei segni, basata sui due criteri
fondamentali dellintenzionalit e della motivazione relativa, cio del grado di rapporto naturale esistente tra le due
facce del segno (il qualcosa e il qualcosaltro per cui il primo sta) pu essere:

1. INDICI (sintomi): motivati naturalmente, non intenzionali


2.
3.
4.
5.

(basati sul rapporto causa-effetto. Es. starnuto = avere il raffreddore; nuvole scure = sta per piovere);
SEGNALI: motivati naturalmente, usati intenzionalmente
(es. sbadiglio volontario = sono annoiato);
ICONE (dal gr. immagine): motivati analogicamente, intenzionali
(basati sulla similarit di forma o struttura, riproducono propriet delloggetto designato. Es. carte
geografiche, mappe, fotografie);
SIMBOLI: motivati culturalmente, intenzionali
(es. colore nero/bianco = lutto; rosso del semaforo = fermarsi; colomba con ramo dulivo = pace, ecc.);
SEGNI (in senso stretto - in ing symbols): non motivati (arbitrari, immotivati, convenzionali), intenzionali
(es. messaggi linguistici; il suono del telefono di una linea occupata; segnali stradali; comunicazione
gestuale, ecc.).

Dalla categoria 1 alla 5 la motivazione che lega il qualcosa al qualcosaltro che viene comunicato diventa
sempre pi convenzionale, immotivata, meno diretta. Da 1 a 5 aumenta quindi la specificit dei segni: mentre gli
indici, in quanto fatti di natura, sono di valore universale, uguali per tutte le culture in ogni tempo, i simboli e ancor
pi i segni in senso stretto sono dipendenti da ogni singola tradizione culturale.
In conclusione, i segni linguistici (es. la parola gatto o la frase ho mangiato una mela, ecc.) sono segni in senso
stretto, prodotti intenzionalmente per comunicare, essenzialmente arbitrari.
Nella comunicazione in senso stretto c dunque un emittente che emette, produce intenzionalmente un segno per
un ricevente. Ma cosa consente al ricevente di interpretare un segno? Il fatto che il segno riconduce a un codice di
cui fa parte e che permette di attribuirgli un significato.
Per codice pi precisamente si intende linsieme di corrispondenze, fissatesi per convenzione, fra qualcosa
(insieme manifestante) e qualcosaltro (insieme manifestato) che fornisce le regole di interpretazione dei segni.
Tutti i sistemi di comunicazione sono dei codici e i segni linguistici costituiscono il codice lingua.
1.3 LE PROPRIET DELLA LINGUA
Ci si chieda ora quali propriet presenti il codice lingua (o il linguaggio verbale umano o, meglio ancora, ogni
lingua storico-naturale), quali di queste propriet siano condivise con altri codici e quali di queste propriet siano
invece caratterizzanti.
1.3.1 BIPLANARIT
Una prima e ovvia propriet di tutti i segni e anche di quelli linguistici, la biplanarit, cio il fatto che ci siano in
un segno due piani compresenti, il qualcosa e il qualcosaltro, ovvero il significante (o espressione o forma)
e il significato (o contenuto). Il significante-espressione la parte fisicamente percepibile del segno che cade
sotto i nostri sensi (es. la parola gatto, pronunciata o scritta); il significato-contenuto la parte non materialmente
percepibile, ossia linformazione (il qualcosaltro, nel nostro es. il concetto di gatto) veicolata dalla parte
percepibile. Tutti i segni sono costituiti da significante e significato e un codice un insieme di corrispondenze fra
significanti e significati.
NB. Dora in poi i significanti saranno indicati in corsivo e i significati tra virgolette.
1.3.2 ARBITRARIET
Altra importante propriet dei segni in senso stretto e quindi anche linguistici l arbitrariet. Non c alcun
legame naturalmente motivato derivabile empiricamente o per via di ragionamento logico tra il significante e il
significato di un segno. Il significante gatto non ha nulla a che vedere, intrinsecamente, con lanimale gatto. I
rapporti che ci sono tra significato e significante non sono dati naturalmente, ma posti per convenzione e quindi
sono arbitrari.

Se i segni linguistici non fossero arbitrari, le parole nelle diverse lingue sarebbero molto simili. Ma, non essendo
cos, ci implica che tra la natura di una cosa e la parola che la designa non c alcun rapporto se non quello posto
dalla convenzione del codice linguistico adottato.
Esistono, per, quattro tipi o livelli diversi di arbitrariet, e le entit in gioco, in questo caso, non sono pi due
(significante e significato) ma tre. La cosa spesso presentata con il cosiddetto triangolo semiotico, dove i tre
vertici rappresentano le tre entit in gioco: un significante, attraverso il significato che veicola e con cui si associa
(dando forma al segno), si riferisce a un elemento della realt esterna, extralinguistica, un referente. La parola
sedia, segno formato dalle due facce del significante e del significato, si riferisce alloggetto reale e lo identifica.
La linea di base del triangolo tratteggiata perch il rapporto tra significante e referente non diretto ma mediato
dal significato. In base a questo schema possiamo allora definire i quattro tipi di arbitrariet della lingua:
a. A un primo livello, arbitrario il rapporto tra segno e referente (o designatum), cio non c alcun
legame naturale e concreto fra un elemento della realt esterna e il segno a cui associato;
b. A un secondo livello, arbitrario il rapporto tra significante e significato, cio il significante, come
sequenza di lettere o suoni, non ha alcun legame, se non per convenzione, con il significato a cui
associato nella lingua italiana;
c. A un terzo e pi profondo livello, arbitrario il rapporto tra forma (struttura, organizzazione interna) e
sostanza (materia, insieme di fatti) del significato;
d. A un quarto livello, infine, arbitrario il rapporto tra forma e sostanza del significante, perch ogni
lingua sceglie secondo propri criteri le entit rilevanti della materia fonica. Il significante dei segni
linguistici, infatti, primariamente di carattere fonico-acustico, costituito cio da onde sonore che
rappresentano la sostanza su cui ogni lingua effettua le sue pertinentizzazioni. Un esempio di identica
sostanza fonica organizzata in maniera diversa dalle diverse lingue pu essere dato dalla quantit o durata
delle vocali.
Al principio dellarbitrariet radicale dei segni linguistici esistono alcune eccezioni. Tra queste ci sono le
onomatopee, che riproducono o richiamano nel loro significante i caratteri fisici di ci che designano. Certe parole
(ad es. miagolio, tintinnio, sussurrare, ecc.) che imitano nella loro sostanza di significante il suono o il rumore che
designano, presentano quindi un aspetto pi o meno iconico. Sarebbero pertanto pi icone che simboli o segni in
senso stretto. Inoltre, anche le onomatopee possiedono un certo grado di integrazione nella convenzionalit
arbitraria del sistema linguistico che le adotta.
Pi strettamente iconici sono invece gli ideofoni, cio espressioni imitative o descrittive che designano fenomeni
naturali o azioni, spesso usate nei fumetti, come ad es. boom-bum (fragore), zac (taglio netto), glu-glu
(trangugiare).
Riguardo il carattere iconico del linguaggio verbale recenti concezioni tendono a ridurre limportanza cruciale
dellarbitrariet, notando come anche nella grammatica esistano meccanismi iconici, dunque motivati. Per esempio,
la formazione del plurale con laggiunta di materiale linguistico presenta pi materiale fonico che non la forma
singolare e obbedirebbe, dunque, a un principio di iconismo.
Unaltra prospettiva che vede pi motivazione nei segni linguistici quella che sostiene limportanza del
fonosimbolismo, affermando che certi suoni sono per loro natura associati a certi significati. Il suono i, per
esempio, vocale chiusa e fonicamente piccola (prodotta con minima apertura della bocca), sarebbe connesso con le
cose piccole e, quindi, designerebbero di preferenza la propriet della piccolezza.
1.3.3 DOPPIA ARTICOLAZIONE
Altra importante propriet del linguaggio verbale umano, la doppia articolazione consiste nel fatto che il
significante di un segno linguistico articolato su due livelli nettamente diversi.
A un primo livello, il significante di un segno linguistico organizzato e scomponibile in unit (mattoni) che sono
ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate (con lo stesso significato) per formare altri segni (prima
articolazione); la parola gatto scomponibile in due pezzi pi piccoli gatt- e -o che recano ciascuno un proprio
significato (rispettivamente felino e uno solo) e suscettibili di comparire col medesimo significato in altre parole
(gatt-i, gatt-ino, gatt-are, ecc.).
Tali pezzi costituiscono le unit minime di prima articolazione che non possono essere ulteriormente scomponibili
in elementi pi piccoli che rechino ancora un significato. Ogni segno linguistico analizzabile e scomponibile in
unit minime di prima articolazione che chiameremo morfemi.
Ad un secondo livello (seconda articolazione), i morfemi risultano ulteriormente scomponibili in unit pi piccole
che per non sono pi portatrici di significato autonomo. Tali elementi, che non sono pi segni perch non hanno
un significato, sono i fonemi, che costituiscono le unit minime di seconda articolazione.

Non esistono altri codici di comunicazione naturali che possiedano una doppia articolazione piena e totale come la
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