Sei sulla pagina 1di 129

Karoly Kernyi

Figlie del Sole

Bollati Boringhieri

Prima edizione nella collana Gli Archi gennaio 1991

1991 Bollati Boringhieri editore s.p.a., Torino, corso Vittorio Emanuele 86


I diritti di memorizzazionc elettronica, di riproduzione e di adattamento totale o par
ziale con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche) sono riservati
Stampato in Italia dalla Novalito di Torino
CL 61-9545-8

ISBN 88-339-0592-6

Titolo originale

Tiichter der Sonne


1944 Rascher Verlag, Zirich
Traduzione di Francesco Barberi
Copertina di Luisa Conte

Figlie del Sole/ Koiroly Kernyi. -Torino


141 p. ; 22 m. - (Gli Archi)
Rist. anast. dell'ed., Torino
L KERENYI, K>iroly
l. MITOLOGIA GRECA

CDD 292.08

(a cura di S. & T.

- Torino)

Einaudi, 1949

Bollati Boringhieri, 1991

Indice

Prefazione di A.

II padre

Brelich

il re

n dio che si rinnova ogni giorno

23

Il Titano

41

La ricerca della regina


La maga

61

L'assassina

79

La

met

L'aurea

Finis

97
ll5

initium

La cretese figlia del Sole


Nota finale

133
139

Prefazione

Il nome di Karl Kernyi gi da tempo familiare, anche in


Italia, agli studiosi della religione classica: instancabile peUe
grino delle regioni mediterranee, conoscitore d'ogni angolo della
nostra penisola, Kernyi ha sempre tenuto a far arrivare la su11
parola agli italiani, fidando forse in quella comprensione istin
tiva e quasi inconscia che deriva da recondite rispondenze ed
affinit, piu di qnanto potesse fidarsi della raffinata educazione
intellettuale dei paesi di cultura germanica. per questo che
oltre ad alcuni saggi apparsi su periodici strettamente sto1ico
religiosi italiani, oltre a diverse conferenze tenute a Rom-at
egli ha fatto pubblicare in Italia e in itaNano La religione antica
nelle sue linee fondamentali (Zanichelli, Bologna, 1940) - sin
tesi delle nnove ricerche salla particolare forma dello spirito
antico nelle sue due grandi espressioni: la religione greca e
quella romana -, uno dei primi tentativi seri del nostro secolo
di trovare la

propria

chiave per la comprensione del mondo

antico, di getta:re le basi del

proprio

umanesimo.

Da qualche anno per l'interesse

suscitato dallo studioso

ungherese pare stia evadendo dalla cerchia ristretta della gente


di mestiere , filologi, archeologi, storici della religione. tut
t'una classe

intellettuale -

numericamente

forse non

metto

l()

Prefazwne

ristretta di quella degli specializzati,

um

notevolmente piu com

posita e culturalmente in certo qual modo piu importante sw


uppunto per la sua variet che per la sua posizione d'avanguar
dia - che oggi comincia a tener conto di quel rwme, guidata
<lal vago ma non per questo merw significativo intuito che le
ricerche del Kernyi coinvolgarw qualcosa di piu di quanto
.Jebbt1 interessare unicamente i filologi.
Vn forte lavoro sul romanzo greco-orientale, pubblicato in

letesco a Tubinga nel 1927, ha valso a Kernyi la libera docenza


J.mit't!rsitaria come pu:re le p11ime critiche ostili dei colleghi.

La sua audacia di prendere sul serio i motivi religiosi nella let


leratunt decadente )) dell'ellenismo, ha segnato sin da questo
primo passo la direzione della sua attivit ultel'iore e, in JXlT
tempo, la reazione deUa scienza uf!iciale .
Ma solo dopo un periodo di silenzi<> e di preparazione che

le posizioni di Kernyi prendono una piU robusta consistenza.


In quel periodo ha luogo un avvenimento

nel

campo

degli

studi

, importante di per

storico-religiosi

particolarmente

importante per l' evoluzwne spirituale di Kernyi: la pubblica

zione, nel 1929, del volume Die Gotter Griechenlands di Walter


F. Otto {traduzione italiana: Gli di della Grecia, Firenze, 1941).
L'incontro con l'opera deU'Otto reca a Kernyi la liberazione,

la conferma, la consapevolezza delle proprie tendenze e vedute.

Die GOtter Griechenlands

la prima presentazione del mondn

rt>ligioso greco in cui appaiano in pieiW sia l'autonomia di valori


ia la profonda e intima realt della religione ellenica. Non si
trattava piii di considerare questa religione come un complesso

di

credenze largamente superate dall'umanit moderna, piii evo


luta '>;

di

((giustificarla>>

con una teoria generale

della

ntentalit prelogica )) o mitica : si trattava di ritrovare in


f:ssa la

forma

greca, la maniera di vedere, vivere ed affrontare

lu realt, maniera prop11ia al popolo che ha creuto la nostra

Prefazione

Il

civilt. Al contatto di un simile punto di vista, la religione greca,


anzich rimanere un curioso fenomeno storico, si rivelata come
limpida e perfetta espressione di valori spirituali di cui non
possiamo disinteressarci se non a prezzo di disinteressarci della.
nostra stessa esistenza.
L'opera di Otto il punto di partenza delle nu<We ricerche
di storia religiosa classica, ispirate a Un maggiore rispetto e a
una seriet piii profonda di fronte all'antichit, di quanto non
distinguesse 'la scuola << storico-filologica razionalista e, coscien
temente o inconsapevolmente, evoluzionista. Contemporanea..
mente alla cosidetta " scuola di Francoforte " (F. Altheim,
C. Koch ecc.}, anche Kernyi, in questo suo periodo, muove
dall'opera di Otto, per illuminare, con i rimwvati criteri e con
profonda penetrazione, sempre nuovi settori della religiosit
antica. Nascono cosi Dionysos und das Tragische in der Antigone
{1935}, i saggi del volume Apollon {1937), Orphische Seele
(1936}, Pyth.agoras und Orpheus {1937} ecc. Ci che per gi
in questo periodo distingue Kernyi dagli altri rappresentanti
del nuovo indirizzo storiro-religioso, una maggiore ricchezza
di pensie
ro, una originalit >> che, in fondo, consiste in una
maniera piU essenziale d'impostare i problemi, in un riferimento
piii deciso e radicale alle ultime questioni dell'esistenza umana.
L'accoglienza da parte degli studiosi della scienza ufficiale "
in questo periodo piU che mai ostile e negativa. Si rimprovera
a Kernyi un'esagerata fantasia, soggettivit, arbitrio e, soprat
tutto, troppa filosofz. Quegli studiosi parlano facilmente di
arbitrio e di costruzione, non appena qualcuno osi abbandonare
le loro categorie di pensiero, le quali in sostanza non sono che
l'eredit di costruzioni arbitrarie sorrette da una filosofia as.ai
triviale. Essi non si rendono conto del fatto che il loro tanto
vantato bzwn senso )), fungi dal coincidere con la (( 'Verit
assoluta )l, la precipitazione inerte di queUa singolare esalta
zione razionalistica che era ltn fenomeno storica.mente limitato

Prefazione

12

al tempo dei loro nonni e bislWnni, e cio che essi non sorw
che depositari di idee arretrate e scheletrificate. La penetrazione
filosofica del materiale storico oggi indispensahile appunto per
rimuovere le costruzioni morte e per ritrovare il contatto vitale
con la realt. forse fatale, in conseguenza delle dure necessit
della specializzazione, che oggi gli studiosi siano gli ultimi a
portarsi al livello dei tempi. Kernyi non esita a confessare, in
una le.tera a Thmnas Mann, di aver imparato il piu, intorno alla

realt mitica, non dai filologi, bensi dai romanzieri contempo


ranei, come Thomas Mann stesso, i Powys, i Lawrence; e dalle
sue opere il lettore intuisce quanto egli abbia imparato da
pensatori come Scheler, Heidegger, Huizinga, Ortega ecc. La
familiarit di Kernyi

con i rappresentanti

piu

squisiti del

nostro secolo pu aumentare soltanto la diffidenza degli studiosi


chiusi fra le pareti delle categorie antiche; ma tale diffidenza
non che la controprova della sua netta posizione di avan
guardia.
Non solo per ragioni di intima

qualit

che Kernyi si

distingue dalla scuola di Francoforte e dai seguaci dell'Otto


in genere: arriva un momento in cui il suo interesse stesso si
sposta in

rnodo

fondamentale. La

religione antica

fase dell'attivit di Kernyi: la fase aperta con


segno de
Egli

chiude una

Apollon,

uel

Gli di della Grecia.


non

pu

fermarsi

alla

considerazione

contemplativa

delle figure divine antiche e alla morfologia delle civilt clas


siche: intuisce che la chiave pizi segreta di quel mondo religioso
riposta n:el

mito;

non in uno o nell'altro mito, nel significato

dei singoli miti, ma nella funzione stessa del mito, nella sua
struttura e nella sua genesi. Sulla mitologia scientifica mo.J
derna, su questa disgregazione del mito in lingugJ e leggenda
senza contenuto spirituale - scrive a Thomas Mann nel

1938

potrei fare una poesia. W. F. Otto, l'unica eccezione fra i filo


logi, piuttosto un teologo (nel significato fondamentale del

13

Prefazwne

termine) che non un mitologo, e la prima breccia l'ho battuta


anch'io, dieci anni or sono, verso questa specie di teologia.
Ci pe, per cui io da piu &i vent'anni raccoglievo il materiale
scientifico e per cui io gi n:eUa mia gioventU mi occupavo, oltre
che dell'antichit classica, di indowgia, civettavo con l'orienta
Ustica e osservavo i mondi nordici ed esotici, quella cosa, alla
quale sono giunto adesso: w grande mitologia

in

genere ".

da questo momento che Kernyi persegue una ricerca


essenzialmente nuova, finora mai tentata: egli il primo ad
affrontare con altrettanto di esattezza scientifica, quanto di sen
sibilit intuitiva e di duttilit di pensiero, quel fenomeno - il
mito- che da qualche tempo, sotto l'una o l'altra forma e per
ragioni, si pu dire, misteriose, riafjora con singolare insistenza

sui generis

nella coscienza occidentale. Egli capisce la natura

del mito: in un autentico mitologema - dice nell Einfiihrung


'

in das Wesen der Mythologie (1941)'- il senso non qualcosa


che possa esser espresso altrettanto bene e completamente in
modo non-mitologico. Mitologia non una mera maniera di
espressione al cui posto potrebbe esser scelta anche un'altra
maniera, piii semplice e piU comprensibile .. Con ci tra
.

montata il tempo delle povere interpretazioni mitologiche,


delle traduzioni traditrici - nel linguaggio degli studiosi da
bibioteca - delle grandi immagini mitologiche. Da ci deriva
com:e atteggiamento giusto di fronte alla mitologia: lasciar por
lare i mitologemi per se stessi e semplicemente ascoltarli . Ma
il lavoro scientifico non viene in questo modo eliminato? Al con
trario: appena avviato. l miti, per natura loro, si presentano
sempre come tante variazioni su un tema >), ogni singola for
mulazione di un mito gi una val"iazione, come ogni singola
esecuzione di un pezzo di mU$ica gi un'interpretazione unica

1 Edizione italiana:
Einaudi, 19'48.

Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia,

Prefazione

14

e irripetibile; ora, tutte quest'e variazioni ci sono pervenute, per


giunta, in una forma estremamente frammentaria. Cercare attra
verso i frammenti vari delle piu differenti variazioni il tema
stesso - attraverso le singole formulazioni mitologiche il (( mito
logema

>>

e il suo ultimo e intraducibile senso - questo il

compito della nuova scienza che quindi, lungi dal concentrare


la sua attenzione su contingenze della piccola storia e dal voler
spiegare tutto con un povero meccanismo di influssi , de11e
gettar luce su un'attivit primordiale dello spirito umano, sca
turita e determinata dall'essenza stessa dell'uomo e della sutJ
posizione nel mondo,
Il contributo di C. }ung ai grandi mitolagemi del Fanciullo
divino e della Fanciulla divina dimostra l'interesse che la psico
logia contemporanea pu prendere a questo genere di ricerche
(C. }ung-K. Kernyi:

Einfiihrung ecc., 1941); ma la psicologia

del mito non afferra che un singola aspetto della scienza mito
logica perch la mitologia impegna qualcosa di piu in noi che
non la nostra psiche : impegna la nostra esistenza stssa, la
nostra umanit.
Dopo il preludio del

Die Gebnrt der Helena (1939}, l'Ein

fiihrnng apre quindi la nuova fase dell'attivit scientifica del


Kernyi, che coincide con la guerra e il vowntario esilio in
Svizzera dell'autore.

Hermes der Seelenfiihrer (1944) - una

monografia diviJUl., ma non piU nella maniera statica e circo

Tochter der Sonne (1944} e Prometheus,


il mitologema greco dell'esistenza umana (1946) sono i frutti

scritta dell'Otto -,

di quella solitudine che spesso offre in cambio, per i perduti


contatti molteplici e superficiali con i singoli uomini, un con
tatto profondo con l' umanit.

Figlie del Sole

dunque un'opera della piena maturit del

l'autore. Ci si rivela anche nella sua forma; non sol<> nella


solida e densa bellezza dello stile che cosi difficile rendere in
una lingua analitica come la nostra, ma anche nella presenta

Prefazione

l.j

zione priva di quella massa di note che formano l'orgoglio delle


dissertazioni tedesche. Ma la mancanza delle note non significa
abbandono del solido terreno del materiale. l numerosi miti,
culti, raflgurazioni, espressioni poetiche citati non hanno una
importanza in s: essi sono altrettanti frammenti che ricevono
vita e luce pulsante unicamente dal senso integrale del mitolo
gema solare. L'aderenza al materiale per Kernyi non piri
l'attaccamento inutile ai dati atomizzati e senza significato auto
namo, ma la fedelt al senso che sola ravviva i particolari. L'eli
minazione delle minuzie filologiche - di cui l'autore si dimo
stra padrone, ma alle quali d soltanto un valore strumentale non vuol dire n arbitrio, n astrazione. Kernyi non intende
propriamente darci una filosofia del mito: egli si rende sola
interprete religiosamente attento e fedele di un fauo umano di
portata universale: il mito. In Figlie del Sole Kernyi non fa
altro che raccontare miti greci. Di fronte a questi miti 1wi
moderni, malgrado le nastre particolari forme psichiche e le
sovrastrutture della nostra coscienza, non possiamo non avve1
tire nel nostro intimo una rispondenza profonda: questa rispan
denza garanzia dell'autenticit del mito solo ora risuscitato,
ed garanzia della nostra umanit.

ANGELO BRELICH

Figlie del Sole

Dedicato al Poeta in Montagnola


e
al Filosofo in Brissago

L'lperione

di Holderlin contiene singolari pensieri segreti

del poeta intorno al Sole, un mistero

>>

nel senso in cui egli

usa tale parola.


Sii

come questo!

esclama

Alabanda e accenna al dio

Sole, che nella sua eterna giovinezza risorge sempre gioioso e


fresco. I figli della Terra vivono unicamente per virtU sua. Vi
sono per anche figli del Sole, anime piu libere , che

egli'

educa. Un fratello di nome del Sole, del magnifico lperioae


del cielo , l'eroe del romanzo. Il Sole

in

lui. Quando ama,

l' zwmo generalmente un Sole, tutto gli si sco pre, tutto gli si
rischiara. Sotto l'influsso di Diotima si fa piu equilibrio nel
l'anima d'lperione, e all'improvviso egli sente le proprie forze
disperse e vaganti

<<

raccogliersi tutte in un aureo centro . Egli

ha cercato la verit. Ma

vero

per Hiilderlin il Sole. Come

spirito 'e aria, cosi verit e luce solare sono essenzialmente


uguali.

La

verit, che tutto ed eterno tutto

la si ritrova

ad un tempo fuori dell'uomo, nel Sole, e dentro di lui, nel suo


essere solare, come in un unico << seme aureo

da cui germoglia

in eterno l' aluero della vita.


Questi pensieri di un gramle poeta, che ho cercato di riassu
mere in una nuova edizione dell' lp erione apparsa nel 1941,

fiiHIIHIII IJIIi ,.,.,,,.,/ere il posto di prefazione: quasi parole di

l"'"'"il" '""wscenza del nucleo di u n mitologema da lungo


vuoi essere soltanto
t//..OJHilto.
HHII

'"'l"' M<'lllllparso, che nelle pagine seguenti

Il padre e

il

re

Ove .sei tu? ebbra l'anima mi trasogna


d'ogni tua volutt; poich ascolto
come d'aurei

suoni traboccante

l'incantevole giovinetto Eolare


il suo canto serotin'O su lira celeste suona;
eeheggiano intorno le selve

i poggi.

Ma lungi egli, a popoli pii


che ancora l'onorano, fuggito.
HOLDERLIN

Il

dio

che

si

rinnova ogm giorno

"Affinch il padre lo guardi! Non il mio, ma quello che


vede tutto ci: Helios! Con queste parole nel secondo dramma
dell'Orestiade di Eschilo il figlio dell'assassinato Agamennone,
reduce in patria, fa mostrare il manto insanguinato di suo padre.
Si dedusse da ci che la concezione di un dio Sole paterno deve
essere stata un tempo assai radicata in Grecia. Qui noi cogliamo
per l'appunto questo meno conosciuto aspetto paterno di Helios.
Rivolgendovi l'attenzione, ci

dato accostarci alla comprensione

di quanto in Grecia sopravanza di una mitologia solare, che in


epoca preellenica dov essere probabilmente phi imponente.
Al paragone dell'esuberante ricchezza della mitologia solare
egizia e delle altre antichissime, l'Ellade sembra presentarci
solo qualcosa di frammentario. Anzitutto quell'altro aspetto piu
noto di Helios: il raggiante volto del dio dei giuramenti, che
tutto vede ed ascolta ed per tutti il testimone p in fido. . .
Ascolta anche: n o n meno dello stesso Zeus egli possiede una
forma perfetta, degna di un dio greco. Il Sole non

soltanto

un disco simile a un occhio. Tuttavia in questo suo piti evidente

aspetto egli ha una particolarissima relazione con gli occhi degli


uomini. Raggio di sole, tu multiveggente madre degli occhi
invoca Pindaro. Infatti

<<

raggio

in greco femminile, come

Il padre e il re

24

in tedesco il sole stesso. Gli occhi attingono il senso e la sostanza


del loro essere dalla luce solare. Il dio Sole

il " procreatore

padre degli acuti aggi " - cosi di nuovo lo chiama Pindaro per virtu del q1:u1le

possibile sulla terra la vista. Egli, l'occhio

del mondo, che tutto vede, pu dire di s: " Omnia qui video,
per quem videt omnia tellus, mundi oculus

cosi Ovidio

ricapitola questa concezione ellenica.


Anche Oreste invoca Helios come testimone. Egli si richiama
al carattere oculare del Sole e lascia insieme apparire questo
carattere radicato nella sua patern-it. n procreatore gli

testi

mone '. Il momento etico della qualit di testimone del dio Sole
ha nella sua procreativit una naturale radice. I due aspetti,
ai quali setnhra principalmente limitarsi la mitologia solare
greca, non si escludono a vicenda. Soltanto assieme essi formano
tutto un mondo intorno agli uomini. Un corpo celeste che irradiasse luce e calore per conto suo non sarebbe ,ancora un mondo.

La duplice relazione del Sole con gli uomini, essa sola costi
tuisce quel mondo in pari tempo delimitato dal Sole e per
mezzo di questa delimitazione anche definito, che il mondo
greco, un mondo soprattutto solare, bench non il Sole ma
l'uomo stia al suo centro.
La prima delle due relazioni
vista, la quale

rappresentata dalla stessa

essenziale tanto per questo mondo, che si mani

festa nella vista, quanto anche per gli uomini, che senza la
vista sarebbero imperfetti.
Se l'occhio non fosse di natura solare,
non potrebbe guardare il sole.

cosi Goethe espresse questa relazion. e , l'intima partecipazione


dell'uomo al Sole per mezzo dell'occhio. Egli parla anche di
quell'altra relazione, che sta a significare una partecipazione
1

Zeuge, testimone; zeugen,. generare (N. d. T.).

dio

Il

2.j

che si rinnova

ancor piu profonda: la paternit del Sole. Nel suo ultimo col
loquio, pochi giorni prima di morire, disse a Eckermann: Se
mi si domanda se appartenga alla mia indole di ad.are il Sole,
rispondo: senz'.altro! Poich esso

una rivelazione dell'Altis

simo, e invero la piU potente che ci sia dato percepire, a noi


figli della Terra. lo adoro in lui la luce e la forza procreante

di Dio, in virtU della quale soltanto noi viviamo, ci muoviamo


e siamo, e con noi tutte le piante e gli animali , Si tratta qui
della medesima partecipazione, che nelle parole di Oreste, in
Eschilo, viene ancor piu alla luce quando la paternit di Aga
mennone riceve quasi un archetipo nella paternit di Helios.
L'essere dell'uomo e l'essere del Sole sono qui fusi in un unico
<<

contesto

>>

per mezzo della vista e

questo contesto il Sole

Lo si sciolga da questo

cc

della

procreativit.

In

anzitutto un essere mitologico.

contesto )) tr:aducendolo in pensiero:

rimarr un corpo celeste irradiante per conto suo luce e calore,


non sar piU il dio Helios. E neppure vi sar piU intorno
all'uomo un mondo divino-solare.
A questa situazione siamo giunti per gradi. Da una periferia
che circoscriveva e definiva un mondo, dove in .alto era la
originaria luce degli occhi per tutti gli occhi e in basso, in una
sfera invisibile, il primo padre gener:ante, il Sole venne tratto
al centro. Questo si dovette a Platone. Fu lui che in sostanza lo
trasferi li,

come immagine del sommo Bene,

trascendente

dell'essere.

Quindi Helios gi

della sorgente

nel

terzo

secolo

av. Cr., in seguito alla scoperta di Aristarco di Samo, l'antico


precursore di Copernico, risplendette anche come centro del
mondo degli astronomi. Anche allora, tuttavia, il Sole era ancora
piuttosto

una

divinit

che

non

il

mero

dato

fondamentale

di un'immagine eliocentrica del cielo. La scoperta di Aristarco


non penetr a fondo nel mondo antico, essa si muoveva troppo
sul piano della pura teoria. II dio Sole mantenne la propria
posizione al centro di un vero vivente

<< contesto

>>

cosmico.

[l padre

26

il re

finch dov ritrarsi davanti a un altro dio: al Dio trascendente


rispetto al mondo, al Dio assoluto del cristianesimo.
un singolare fenomeno nella storia della religione che poi
anche il Dio dei Cristiani si associasse elementi di culto della
mitologia solare, per potere occupare lo stesso centro. Soltanto
cosi il Sole venne rimosso dalla posizione spettantegli, e divent
nn quantum religioso difficile a manipolarsi. Poeti, teologi e
santi cristiani cercarono accortamente, con senso fraterno, di
ammansirlo e assegnargli un posto. Demonizzato fu solo ecce
zionalmente, al margine del cristianesimo, dove ci si sentiva
ancora esposti alla sua potenza. Al eentro torn di nuovo in
epoca moderna, totalmente spogliato della sua divinit - non
piU in un contesto )J, ma in un sistema da cui il divino si
era ritirato. Questo nuovo ordinamento eliocentrico, che si
dimostr alla fin fine soltanto uno tra innumerevoli simili, ba
in s per noi moderni cosi poco di divino, che pot essere rico
nosciuto perfino dalla Chiesa, appunto come creazione del Dio
trascendente.
Nessuno descrive con tanta efficacia la nostra situazione
la
simazione di noi uomini
rispetto al Sole, come il poeta
inglese D. H. Lawrence. Dobhiamo qui venire in chiaro di tale
situazione, prima ancora che tentiamo di cogliere i tratti
paterni di Helios. mera presunzione , ci dice Lawrence,
poco prima della sua morte, nel commentario all'Apocalisse,
credere che noi vediamo il Sole cosi come lo vedevano le
antiche civilt. Tutto ci che vediamo al posto del Sole
nn piccolo corpo di luce fisica, un globo di gas ardente. ei
secoli prima di Ezechiele e di Giovanni, il Sole era una snhlime
realt, si attingeva da lui energia e luce e gli si restituivano
in compenso venerazione, offerte e azioni di grazie. Ma in noi
ogni legame spezzato, i centri corrispondenti sono morti.
TI nostro Sole qualcosa di completamente diverso dal Sole
4l'osmico degli antichi, qualcosa di molto pill ordinario. Noi

27

Il dio che si rinnova

possiamo ancor oggi vedere quello che chiamiamo Sole, ma


Helios lo abbiamo perduto per sempre, e ancor phi il grande
disco dei Caldei. Abbiamo perduto il cosmo allorch siamo
usciti dalla corrispondente comunione con esso:

questa la

nostra piU grande tragedia. Che cos' il nostro meschino amore


per la natru:a - la natura a cui ci si rivolge come a una per
sona! - al paragone di quel sublime viverecol.Cosmo ed essere
onorati-dal-Cosmo!...
. . . Chi dice che il Sole non pu parlarmi? Il Sole ha una
grande ardente coscienza, e io ho una piccola ardente coscienza.
Se riesco .a liberarmi dal laccio dei sentimenti e delle idee per
sonali e scendo giU gill fino al nudo essere solare che in me,
allora il Sole ed io possiamo unirei ora per ora, da una parte
e dall'altra pu scambiarsi l'ardore; e mentre il Sole d a me
vita una vita solare, io mando a lui un piccolo esiguo fuoco
dal mondo del focoso sangue. Il gran Sole somiglia a un drago
cattivo che odia la personale, nervosa coscienza che in noi.
Ci debbono meditare tutti questi moderni amici del bagno
solare, poich essi vanno in rovina a causa del Sole medesimo
che li abbronza. Tuttavia il Sole, simile a un leone, ama l'igneo,
rosso sangue della vita e pu dare a esso un infinito arricchi
mento, purch sappiamo come riceverlo! Ma noi non sappiamo:
noi abbiamo perduto il Sole. Egli lascia cadere su nm

suoi

raggi e ci distrugge: lui, drago dell'annientamento invece che


datore di vita )).
Oltrech

descriverei

la

situazione

odierna,

queste

parole

contengono anche una teoria, la quale merita attenzione perch


scaturisce dalla spontaneit di un grande poeta. Noi uomini
saremmo resi intimamente partecipi al Sole non solo per mezzo
deg1i occhi, che sono di natura solare, e della paternit solare,
ma anche in virtU della nostra propria solare intimit,

nostra

''piccola ardente coscienza

perch anche il Sole ne ha una

della

(little blazing consciousness) )l,


grande: a great blazing con

Il padre e il re

28

sciousness

)),

Con la parola

consciousness

viene qui evidente

mente intesa quella propriet del corpo, per cui esso non gi
percepihile all'esterno dagli altri, ma all'interno esiste per s
ed h-a coscienza di s, anche se non ne dia un segno particolare
neppure a se stesso. Esso arde

per conto proprio e questo

suo ardere di natur:a solare, mentre la personale, nervosa


coscienza

(the nervous and personal consciousness)

in noi)) ,

la tJ.ale consta soltanto di sentimenti e idee personali )l,


rimane qualcosa di .accessorio e non ha in s nulla di solare.
Per parlare con maggiore evidenza

di

questa relazione che

unisce gli uomini al Sole come a un essere dotato di grande


ardente coscienza, il poeta ricorre all'antico simbolo orientale
del drago, una variante del simbolo del serpente. Egli paragona
il Sole rimosso dal suo posto .a un

<<

drago cattivo

>>,

a rm

<<

drago

dell'.annientamento, anzich datore di vita>>. Egli fa ci piena


mente consapevole del
<<

fatto che nella stessa simbolistica

piccola ardente coscienza>>

la

assume la medesima forma e mo

stra ora un buono ora un cattivo volto di drago ...


L'evocazione del drago come simbolo solare, il quale nel
significato che gli d Lawrence insieme il simbolo dell' aurea
fluente vita nel corpo )), ci conduce non lontano da1l.a mitologia
solare greca.

<<

Serpente nato dal fuoco>> vien detto una volta

Helios da Euripide,

con una parola che pone in risalto lo

sguardo del serpente, ed anche foneticamente sta alla base della


parola

<<

drago>>

in tutte le lingue occidentali. La nipote di

Helios, Medea, ricevette dal suo avo un vero e proprio cocchio


di draghi: tirato da serpenti alati. Come poco greco appare
questo cocchio, subito a prima vista! Sembra scelto a causa
della provenienza orientale di Medea, la quale infatti di casa
nella orientale terra del Sole. Basta questa semplice ipotesi a
sottolineare la

relazione

con

Helios.

Il

divino

fanciullo

di

Eleusi, Trittolemo, aveva anche lui un meraviglioso cocchio di

Il

29

dio che si rinnova

serpenti, noto a noi per mezzo della pittura vascolare del piU
puro stile attico. Trittolemo vola con esso su tutte le terre, per
recare agli uomini benedizioni e felicit col dono di Demetra.
Sta il suo cocchio a indicare che a lui come a tutti i rampolli
divini proprio lo splendore del Sole nascente, e pertanto solo
i serpenti sono in rapporto con la sfera ctonia di Demetra?
Oppure il cocchio solare gi di per s indica sempre una rela
zione ctoni.a, .anche quando non sia tirato da serpenti o da
draghi?
I serpenti rimandano sicuramente alla sfera ctonia - al
lato tenebroso dell'Essere, seppure non all'assoluto Non-essere.
Ma ci anche dei cavalli. Per Greci e Romani essi sono egual
mente animali ctonii - a Roma il cavallo sacro a Marte, in
Grecia a Posidone, signore degli abissi. Sacrifici di cavalli Ju.nno
valore di sacrifici ctonii. Un tale sacrificio riceve Helios sul
Taigeto. Non dappertutto lo si onorava con eguale solennit.
Il Greco faceva ci come figlio e cittadino del mondo solare,
rivolgendoglisi di solito col piU semplice segno d'amore:

col

gesto della mano che lancia baci. A Rodi tuttavia, dove Helios
aveva un solenne culto statale, si affogava in mare come sacri
ficio, in suo onore, un tiro di quattro cavalli. Non potrehh'es
sere posta in piU chiara luce la relazione del cocchio solare
tirato da cavalli, cosi spesso rappresentato. Si tratta di una rela
zione con gli Inferi. In una civilt anteriore, nella quale il
cavallo non rappresentava .ancora una parte caratteristica, nel
l'antica civilt mediterranea, il toro aveva una particolare rela
zione col Sole. E continu ad averla ancora dopo, se nell'Odis

sea

si parla di buoi di Helios, se armenti sacri vengono allevati

in onore del dio Sole sul Tenaro, un famoso luogo di accesso


all'Ade, presso Gortina in Creta e presso Apollonia in Illiria.
Ma tali armenti li possiede normalmente il re degli Inferi, Ade.
Fino a qual punto

tutti questi elementi

della mitologia

30

Il padre e il re

solare greca avessero un loro valore espressivo g1a 1n et pre


ellenica e da allora se lo portassero, per cosi dire, con s, non
facile stabilire. L'unione di Sole e cocchio compare sicura
mente non per La prima volta in Grecia. Essa si ritrova in un
ambito pili vasto ed forse connessa in generale con l'origine
del carro. Rivolgiamo solo per un momento il pensiero a tale
invenzione. La grande scoperta alla quale l'invenzione del carro
segui come spontaneamente, fu la ruota. Quanta genialit tecnica
ci volle perch si giungesse a questa macchina, grandiosa nella
sua semplicit! Seppure non abbia ragione Leo Frobenius di
ritenere che la sensibilit religiosa precede, nella storia di tutte
le civilt, Io spirito tecnico-pratico. Poich in questo caso il disco,
che compie ogni giorno il suo cammino in cielo, avrehhe fornito
lo spunto a un'imitazione cultuale e quindi anche pratica. La
funzione dei dischi e delle ruote come simboli solari presso dif
ferenti popolazioni preistoriche, anche italiche, rafforza questa
ipotesi. Fra i monumenti dell'antica civilt nordeuropea si cono
sce il carro solare di carattere cultuale. Il carro porta i l disco
solare come suo proprio e chiaro significato.
In Grecia il nesso tra Sole e carro semplice. Nel caso che
quest'ultimo possieda generalmente ancora un valore simbolico,
esso appartiene, conformemente al significato, ad Helios vianw
dante del cielo, il quale altrimenti costretto o ad andare a piedi
- come nell'Iliade e nel!'Odissea - ovvero a servirsi di altri
veicoli. Sarebbe stato concepibile anche un cocchio alato, simile
a quello di Trittolemo, ma senza animali ctonii. Bench dunque
il cocchio in s sia piuttosto solare >>, anche Ade ne possiede-
uno. Si attribuiscono a lui cavalli neri, all'opposto di quelli
bianchi di Helios: in tal modo risalta meglio il perfetto paralle
lismo. qui evidente ci che il nome Ade soltanto oscuramente
pu esprimere. Hades >> suona nella lingua omerica ancora
" A-ides , e significa colui che invisibile e rende invisibile,

31

Il dio che si rinnova

appunto corrispondendo all'opposta carattenstwa essenziale di


Helios: di colni, cio, che visibile e rende visibile. Giacch
presso Ade e nella sua dimora , il mondo sotterraneo dei
Greci, non si tratta ad esempio di un 'invisibilit spirituale,
che potrebh' essere anche nn elemento positivo, quasi nel senso
di

invisibilia non decipiunt ,

hensi della mancanza di qnella

vista e visibilit, che il Sole dispensa. Ci che Helios dona, qui


tolto. Ma se noi domandiamo: chi pu secondo la propria
essenza togliere vista e visibilit, se non quegli stesso che le 1ar
gisce? e se riflettiamo: non viene forse rivissuta l'invisibilit di
Helios ogni notte, e con la morte non la si sperimenta in modo
definitivo? La risposta facile: colui che invisibile e rende
invisibile probabilmente sempre Helios.
Ci a cui ci conducono intanto domande e rifles.sioni quel
rivivere, che alla fine trapassa in uno sperimentare la morte,
lUl

'unit che Iion stata ancora dissolta d.a alcuna domanda e

riflessione: l'unit appunto di colui che dispensa vista e vita, e


di colui che le sottrae. Quest'unit viene presupposta anche dal
genere di espressione di quel verso al principio dell'Odissea,
dove si dice che i compagni di Ulisse hanno divorato i buoi
di Helios, e questi pertanto tolse loro il giorno del ritorno

"

Che specie di giorno ha tolto qui Helios? Non gi un vuoto


giorno astronomico, in cui pu accadere ogni cosa, ma un d&'i..
sivo

giorno di vita

dei compagni di Ulisse, un giorno carico del

loro destino. Non direttamente decide Helios del loro destino.


Egli non una divinit che influenza il destino degli uomini,
come nell'astrologia. Egli lascia sorgere il giorno di vita di cia
scun uomo, con quel destino di cui sia carico. Ma pu anche
sottrarre i giorni di vita, e insieme

la

vista, la visibilit e la vita.

Da questo punto di vista non sembra tanto superficiale e


conforme soltanto all'apparenza sensibile la concezione secondo
ciui la porta del Sole viene considerata ingresso all'Ade,

ll
ome nell'ultimo canto

deli'Odissea,

padre e il re

Helios viene venerato presso

l'ingresso dell'Ade sul Tenaro, e infine il suo altare pu stare


persino in un recinto sepolcrale. Secondo la concezione egizia,
che vede l'apparenza piuttosto come qualcosa di materialmente
oggettivo e cosi la inserisce nella mitologia, il dio Sole scende
nel regno dei morti e intraprende con la sua imbarcazione un
viaggio sotterraneo da occidente a oriente, dove di nuovo ria p
pare. alla superficie. Una tale concezione affiora in tardi testi
greci, ma rimane anche li egizia. Ascoltami, o Beato

>l,

detto

in un'invocazione al Sole del grande papiro magico di Parigi,


io t'invoco, guida del cielo e della terra e del Caos e degli
Inferi, dove abitano le ombre degli uomini, che prima di noi
videro la luce: Ti prego ora dunque, o Beato, immortale signore
del mondo, quando tu scendi nelle oscure profondit della terra,
nella dimora dei trapassati, mandami quel!'ombra " .

Neii'Odissea

..

una tale concezione viene espressamente ripu

diata come intollerabile. detto in quei versi, la cui vigorosa


espressione risale all'immediata intuizione dello stretto legame
tra Sole e giorno - una concezione che pu venire espressa
anche usando la medesima parola per Sole e giorno, come nel
l'ungherese nap

: Helios tolse il giorno del ritorno ai com

pagni di Ulisse. Nel dodicesimo canto questa vicenda viene nar


rata nella lingua della mitologia olimpica dominata da Zeus.
He!ios apprende da sua figlia Lampetie che i compagni di
Ulisse hanno ucciso i suoi buoi e dice:
Zeus padre, e voialtri beati di sempiterni,
punite i compagni d'Ulisse figliol di Laerte,
che i buoi m'uccisem, infami! dei quali io
prendevo diletto salend-o nel cielo stellato,
e quando di nuovo- gill in terra scendevo dal cielo.
Ch se per i buoi a me non daranno un degn-o compenso
.scender

giU

nell'Ade,

plender

in

mezzo

ai

defunti.

Il dio ch:e

"

33

rinnova

Ci sarebbe intollerabile: Helios nel regno dei morti!

Zeus

risponde:
Helio.s, risplendi pure in mezzo agli di immortali,
e agli uomini
io prestQ

la

mortali

sulla terra feconda:

nave veloce con folgore ardoo.te

colpendo in pezzi far in mezzo al mar scintillante.

Anche questo svolgimento risale infine alla medesima conce


zione fondamentale, espressa nella frase sottrarre il di del
ritorno

>>:

Hellos risplende agli Immortali e agli uomini viventi,

non ai morti; ma per i suoi buoi divorati egli si prende in


compenso >>

delle estinte vite umane. In questo prendere egli

come Ade. E il significato di questo particolare genere di


riparazione (che razza di

c<

compenso>>

sono delle vite ni:nane

in cambio di buoi?) rivelato dal fatto che a Helios apparten


gono precisamente tanti buoi quanti giorni ha un anno. Si tratta
di giorni, che per i mortali sono vita...

In quanto prende giorni di vita, Helios Ade. Ma poi pro


prio nel sottrarli e nel m.antenerli sottratti, egli non c' piU.
Li infatti c' Ade, non Helios. Il pitagorismo elude questa
contraddizione per mezzo di un mondo diversamente formato.
In esso il Sole gira gi intorno .alla terra sferica, solida, e mentre
qui sopra notte, come dice Pindaro, pu risplendere l sotto.
Nell'.mhito della precedente, immediata concezione rimane Era
clito quando dice che il Sole nuovo ogni giorno>> . Ma poi la
sua particolare spiegazione (( scientifica
formi ogni mattino

ali'orizzonte dal

>>

su come il Sole si

fiammeggiare

di

ignei

vapori, trascura quella originaria concezione, e rimane per noi


aperto il problema, al quale la mitologia aveva risposto prima
ancora che venisse posto dai filosofi: di dove Helios risplende,
se non dai vapori ignei che si addensano al mattino?
Intanto anche Eraclito conosce un'altra opinione, che egli
deriva dalla mitologia solare greca e concilia con la propr5a

1l

34

padre e il re

teoria. l vapori si raccolgono secondo lni nell' orbita del Sole,


che va concepito come un vaso rotondo, una specie di scafa .
La

SILa

evidenza questa mitologica imbarcazione di Helios la

deriva dall'apparenza del Sole: non un vero e proprio battello,


ma un calice o

una

coppa, come lo chiamano i poeti.

Ma

_ cosi

possente che altre fonti parlano phi esattamente di un caldaio.


In tal modo viene anche raffigurato in

nna

famosa pittura vasco

lare, che mostra Eracle nella tazza del Sole. Come Eracle
venisse a troVarsi in tale situazione lo narravano testi epici, che
per noi sono andati perduti. Egli percorreva nel favoloso vascello
di Helios il cammina verso l'isola di Oceano, dove Gerioneo
custodisce i suoi buoi - sicuramente i buoi del Sole.
Helios medesimo viaggiante in barca fu un tema volentieri
cantato dalla poesia arcaica fino alla phi antica tragedia. Lo
s'incontra per la prima volta in un'elegia di Mimnermo:
Poich .sulle onde lo porta l'amabile letto,
concavo, dalle mani di Efesto contesto,
d'oro prezioso, alato. Sulla sommit delle acque
lo porta in fretta, dormente, dalla regione delle Esperidi
alla terra degli Etiopi, dove il veloce eocchio e i cavalli
aspettano, finch giunga Eos, figlia del mattino.
Allora sale il suo carro il figliol d'Iperione.

n cocchio pertanto il veicolo celeste, ed Helios Io sale


sotto il segno di Eos, dea del mattino. n caldaio, al contrario,
appartiene a quell'elemento che qui, agli estremi confini della
terra, non phi il mare, ma Oceano. Nell' aurea tazza

ci

viaggia Helios verso il .cuore della sacra tenebrosa notte, verso


la madre, la sposa legittima e gli amati figlioli

Cosi leggiamo

in Stesicoro, mentre in Eschilo detto in modo alquanto


diverso: Fuggendo l'oscurit della sacra notte coi suoi sacri
cavalii. In cielo sale, stando snl cocchio, anche la dea Notte.
Helios fugge la sua tenebra e scompare nella sua profondit.

Il

dio

che

si rimwva

35

Un poeta si accosta alla medesima situazione da una direzione,


un altro da una diversa. Qual' questa situazione?
II Sole i n un recipiente rotondo, natante; noi ritroviamo
nel culto qualcosa d'identico, o quanto meno di assai simile.
C' un po' d'acqua confluita in una cavit, e che la gente dice
sacra al Sole. Vengono mostrati li vicino anche due altari,
rivolti uno a occidente, l'altro a oriente, cosi Dionigi di Ali
carnasso ci rappresenta un luogo sacro al dio Sole nelle vici
nanze di Roma, presso l'antica Laurento. II dio Sole qui chia
mato Sol lndiges, con un nome esattamente rispondente al
padre Helios

Ma fu un errore credere che si trattasse di

un particolare culto solare italico. Come in tante concezioni


apparentemente originali della religione romana o paleoitalica,
anche qui si ritrova il grandioso prototipo greco. il rotondo
stagno cultuale nell'isola di Delo. A foqna di ruota , e quando
Apollo nacque nelle sue vicinanze, splendette d'oro tutto il
giorno, ci dice Callimaco nel suo inno a Delo. Anche se Apollo
non fosse il piu solare di tutti i solari rampolli divini, e l'aurea
luce intorno alla nascita di Apollo non attestasse il lato solare
dell'avvenimento, il rapporto dello stagno sacro col Sole sarebbe
pur sempre certo. Tutta una serie di arcaici leoni di pietra
stanno li accanto a lui: possenti statue dell'animale sacro al
Sole. Giacch il leone era tale non solo nella simbolistica del
l'antico Oriente, ma anche nelle monete greche di Rodi, Cnido,
Samo e Cipro.
L'intera situazione che abbiamo potuto fissare - il Sole in

un tondo recipiente natante - viene per in luce innanzitutto


nel mitologetna della natante isola di Delo. Non una terra
ferma, e neppure un'isola ferma dov costituire la scena della
nascita di Apollo, ma un minuscolo isolotto galleggiante. E a
quest'isolotto appartiene lo stagno rotondo. Se crediamo alla
testimonianza dei due altari presso Io stagno solare di Lau
rento, in essi venivano simboleggiati il tramonto e l'aurora,

Il

36

padre e il re

apparentemente contrastanti. Secondo l'una, Helios ahhando.'la


nn meraviglioso stagno
anche Teognide e

"

la stessa parola che impiegano

Callimaco

per lo stagno solare di Delo.

Secondo l'altra locuzione e intuizione, Helios sorge da Oceano


dalle profonde correnti .
L'intuizione mitologica concilia appunto questa contraddi
zione. Un piccolo circoscritto specchio d'acqua sospeso, come
in una coppa o in una caldaia, sulle primordiali acque scorrenti
senza fine. Considerati in base a questo quadro, lo stagno cul
tuale e il vaso cultuale rendono presente quello che altrimenti
era irraggiungibile:

Oceano. (Nessun genere di recipiente ha

rappresentato nel phi .antico culto greco una parte cosi grande
e misteriosa cotne il caldaio di bronzo). Uno stagno, in cui si
rispeechiano il tr.amonto e l'aurora, ovvero un caldaio, anche
esso piccolo, rotondo e circoscritto, racchiudono il medesimo
evento, al pari dell'infinito Oceano: il fuggire, l'inabissarsi e il
rinascere di Helios. Sembra quasi che si neghi il significato
della grandezza spaziale, dell'estensione, e anzi il significato in
genere del concetto di dentro e di fuori. Non troviamo qni forse
intorno allo stagno e in esso, dentro e fuori, il medesimo ele
mento, l'acqua? Analogamente avviene in quella situazione in
cui Helios fugge la notte e insieme ricerca la notte, dove egli
padre presso la sposa e i figli, figlio presso la madre. Stagno
solare e caldaio solare racchiudono il mistero di questa notte
- il mistero del rapporto di Helios con Oceano.
Un r:acconto, che in Grecia rappresenta, per cosi dire, un
masso erratico di una pili antica mitologia solare, ci permette
di parlare in senso assoluto di un mistero del caldaio , del
significato misterioso di questo arcaico arnese di culto. il
grande mitologema dell'eroe solare Giasone con la nipote di
Helios, Medea. In siffatti antichissimi mitologemi, il tema fon
datnentale appare risolto in diversi aspetti, allo stesso modo che
un tema melodico varia e si sviluppa nel drammatico giuoco.

Il

dio che

37

si rinnova

A Delo, secondo la mitologia classica, doveva certo trattarsi


soltanto di una nascita solare )) una nascita lavorata, per cosi
'
dire, col materiale mitico dell'aurora. Ma quando viene descritto

il nascere del Sole, ]a poesia omerica si serve di due espressioni


ddJ.e proprie variazioni. Giasone rappresenta qui l'aspetto eroico,
o piU esattamente viene rappresentato come una variazione
eroica, della melodia solare. Di essa la forma piu passiva
l'agnello d'oro, in questo mitologema il vello d'oro custodito dal
drago. E ci viene narrata un'impresa di arte magica della coa
diutrice e vendicatrice Medea, nella quale si deve riconoscere una
azione sacra per il rinnovarsi del Sole. Medea si mostra grande
nello smembrare: essa smemba suo fratello Apsyrtos, chiamato
anche Fetonte, che porta cosi un nome di Helios, e ne getta
i pezzi in mare. II preciso significato dell'azione diventa chiaro
in quanto Medea la compie come una specie di sacrificio: in
quanto essa fa in pezzi un ariete e ne getta i pezzi in un caldaio
ringiovanendo il vecchio animale sotto forma di agnello. Allo
stesso modo deve avere ringiovanito il vecchio padre di Giasone,
e anzi Giasone stesso.

II destino dell'animale solare sacrificato - ariete o hue che


sia - ci rivela il mistero del calda io: esso nasconde il dio Sole
in quella tenebra del sonno, anzi del lento addormentarsi, che
solo rende
giorno

>).

possibile Io

svegliarsi per un

rinnovarsi

ogni

Dove questa tenebra persiste eternamente, cio nella

morte degli esseri di un giorno ))

dei mortali che vivono una


'
sola volta, li deve parlarsi di nn regno che viene costituito per

mezzo della poten.za di Helios manifestantesi nel proprio sot


trarsi, cio per mezzo di Helios in quanto Ade: del regno dei
morti. Ma dove la sacra notte, durante il ringiovanente sonno
di Helios, nasconde pomi aurei avviluppati da draghi e vello
d'oro, tesori delle occidentali Esperidi e di Aiete colchico,
germi di Sole che si svilupperanno in giorni di vita, li trovasi
sicuramente nn altro regno che al di fuori della vicenda dei

ll padre

38

il

re

giorni e delle notti come la dimora di Ade - il regno di


Oceano.
Che cos' Oceano? La genesi degli di, anzi di tutto ci che

/l{tUle. Se si volesse tra


!;n_erebhe prescindere in

esiste, detto assai chiaramente nell'I


durre genesis )) con origine ))

bisfi

'
quest'ultima parola del carattere di zampillo e di

zma

sola vr>lta,

e rappresentarsi u n continuo fluire, che scaturisce da un inin


terrotto processo generativo. Oceano in tanto la genesi di
tutto, jn quanto fu il primo procreatore, insieme con la sua
compagna, la prima madre i n quest'umido elemento:

Teti de.

Dalla circostanza tuttavia, che Hera pu pretendere nell'Iliade


di riconciliare tra loro i due primi genitori, segue che quel pri
mitivo processo generativo cosmogonico non continua pill:
mondo

dell'olimpico

ordinamento

degli

di

non

piti

il
il

mondo della genesi, traboccante in forme nuovamente gene


rate.

Naturalmente

Oceano col

suo

flusso

primordiale,

che

mantiene il prodotto del fluire per entro il gi assicurato perpe


tuarsi di tutte le acque e i succhi vitali, Oceano, nella sua
forza possente si trova, anche tale, ancora li. Hera pot
visitarlo nella sua dimora

>>.

Ella invita anche Helios, quando

questi indugia, a far ci. E il suo sciancato figlio Efesto, che


lei per vanit ha scaraventato lontano da s, ascolta nella caverna
dove lavora per le sue salvatrici, le dee del mare, lo strepito
della corrente di Oceano spumeggiante l intorno e rifinente
senza fine. Poich costui scorre ormai pacato tornando su se
stesso. II resto si deduce dalla posizione della sua " dimora.
Chi lo raggiunge - e ci impossibile agli ordinari mortali
- raggiunge i confini della terra . Ma li cessa ogni ulteriore
delimitazione e quindi anche ogni precisazione spaziale e tent
porale. La delimitazione ha valore soltanto verso la terra, la
quale ha anche un'estensione - fino ai confini, che abbracciano
in cerchio essa e tutti i mari possibili e che

sono

Oceano. Giac

ch questo significa l'espressione confini di Oceano . Una

Il dio che si rinnova


delimitazione di Oceano

>>

39

non esiste fuorch in rapporto alla

terra, che sola circoscritta e circoscrivibile. Dal lato di Oceano


ogni estensione si annulla. Ci viene espresso per mezzo della
rapidit della corrente di Oceano. Helios deve soltanto salire
nella tazza , e in vertiginosa velocit giunge da occidente
a oriente. Ovvero l oriente ed occidente trapassano l'uno nel
l'altro. L'identit delle regioni orientali e occidentali stata
notata in un lavoro straordinariamente profondo sul

Oceano :

Kosmos di

Aia giace verso oriente, Aia giace verso occidente, e

tuttavia ambedue sono unite come sorelle in Aiete e Aiaia Circe,


geneticamente una cosa sola >>, scrive l'autrice,1 e accenna al
racconto che Aiaia Circe aveva originariamente abitato col fra
tello Aiete nella sua Aia, e poi il padre l'aveva portata in occi
dente. In tal senso viene lumeggiata anche la singolare situa
zione che si profila davanti a noi sia quando Odisseo nell'Aia
di Circe, che rivolta verso le tenebre, protesta inquieto di non
sapere dove Zophos e dov' Eos, dove Helios nasce e dove
.scende sotterra, sia quando poi si rende manifesto che in que
st'Aia occidentale sono la dimora e i luoghi di danza di Eos e
l'aurora del Sole.
Non qui, assolutamente necessario pensare a un trasferi
mento di Circe da occidente a oriente, bench gi Esiodo Io
abbia fatto. Quando Helios sale nella corrente di Oceano, l'ap
parente incomunicabilit tra occidente e oriente si risolve i n
una situazione che richiede le immagini dello scaturire e del
fluire. Cosi Eschilo parla delle sorgenti del Sole

"

trebbero rendere anche mediante corrente del Sole

che si po
"

Tiepido

fluisce l, dice altrove, e racconta inoltre non di un fiume ma


di uno stagno, che tutto alimenta, su Oceano . Soltanto i n
modo contraddittorio pu essere descritto quel luogo

ogni luogo,
' PAULA

fuori di

dove Helios sull'Oceano e insieme dentro la sua

PHILIPPSON, Thes.olisclw Mythologie (N. d. T.).

Il padre e il

re

corrente. Neppure il difuori " in rapporto alla terra risulta


determinato da quella posizione. Poich tutto ci di cui si rac
conta che giaccia fuori dei confini della terra, avvolto nella tene
bra, come la casa di Ade, viene anche trasferito nelle profondit
della terra. Tenebra ll e profondit terrestre '' sono soltanto
espressioni diverse per dire che qui v' qualcosa al di fuori della
vicenda di giorno e notte, e quindi non soltanto fuori di ogni
luogo, ma anche del tempo.
Per giungere a una situazione come questa, il filosofo Par
menide, nella visione introduttiva del suo poema didascalico,.
sale sul cocchio di Helios. Cosi egli crede, confermando invo
lontariamente l'intuizione fondamentale del mitologema della
tazza solare, di giungere, attraverso la porta della vkenda di
giorno e notte, a quello che per lui costituisce l'<< essere )), ma i
cui attributi convengono largamente anche ad Oceano. Insieme
con Oceano appare tuttavia - espresso cosi facibnente in ter
mini di mitologia ci che in termini filosofici cosi indicibil
mente difficile - la genesi stessa nella aspazialit e atempora
lit dell'Essere assoluto. E di qui affaccia il suo splendente volto,
nuovo ogni giorno, il padre Helios.

Il

Titano

Ogni mattino della nostra vita Helios rinasce, per donare


paternamente a tutti i mortali un giorno di vita. Il mistero della
sua rinascita non in primo piano nella mitologia greca: esso
rimane il segreto della sua tazza d'oro. Tuttavia le nascite di
rampolli divini, come quella di Apollo o del mistico fanciullo
divino di Eleusi, vengono abbellite con la perspicuit e lo splen
dore della nascita del Sole. Ricaduto o tornato nell'Oceano,
presso la sposa e i figli e presso la madre, riunitosi con la cor
rente della genesi, Helios solo ora veramente paterno, e in
sieme figlio. Non ci sorprende piu se al suo cocchio, ancora nel
chiaro cielo del giorno, sono attaccati gli animali ctonii che al
ludono alla generazione. E se ora anche il suo tramonto di tutte
le sere nascondesse pei Greci una specie di mistero? Da ci che
ci stato reso noto dalla mitologia solare greca, siamo autoriz
zati piuttosto a formulare una tale domanda anzich a supporre
affrettatamente che Helios sia per la sublime contemplazione
spirituale, con la quale questo popolo impar a vedere le divi
nit della sua religione, troppo elemento per aver potuto imper
sonare una forma spirituale deli'essere cosmico (ci che costi..
tuisce l'essenza di una divinit prettamente olimpica), troppo

ll padre e il re

42
luce

perch si potesse per mezzo suo esprimere il profilo fine

mente ombreggiato di una realt naturale vista da ogni lato.


Senza duhhio Helios rimane, non diversamente da Oceano,
alla periferia del nuovo olimpico ordinamento di di divenuto
classico. Ma proprio in relazione

Kosmos di Oceano :

.a

ci, detto giustamente nel

Oceano ed Helios, colui che col suo fluire

abbraccia tutto e colui che vola su tutto, il principio di tutte le


cose e colui che vede tutto, i due che non escono mai dal loro
tracciato, sono in questo aspetto del mondo i garanti della coe
renza e regolarit di questo mondo. E inoltre: con trasparente
evidenza i miti di questo cosmo di Oceano e di Helios rappre
sentano l'intuizione greca che luce e tenebra, giorno e notte,
aurora e tramonto, tutte queste manifestazioni polari e i loro
correlativi - vita e morte, nascere e morire, felicit e infeJi..
cit - siano particolari fenomeni costitutivi di un unitario e
originario fenomeno divino, la cui forma primitiva si esplica
polarmente in questi fenomeni e in essi diviene manifesta. Poich essi sono una cosa sola, - dice Eraclito di giorno e
notte .
Soltanto non va trascurato il fatto che Helios nella sua tazza
giunge oltre questo mondo, e le sue sorgenti preesistono a
questa polare esplicazione; che lui, analogamente a Oceano,
espresso filosoficamente un

proteron,

mitologicamente una piU.

antica divinit di carattere primordiale, la cui irruente forza


non s'inserisce in modo del tutto evidente nel nuovo ordina
mento del mondo. Il Sole non oltrepasser la sua misura

"

dice Eraclito. Ma aggiunge: Altrimenti le Erinni, ministre di


Dike, lo scopriranno

"

Soltanto dopo la cessazione del suo ori

ginario spiegamento di forze, Oceano pot divenire garante


della coerenza e regolarit di questo mondo >> . Anche la mode
razione di Helios pu essere intesa solo come attenuazione delle
sue forze originarie. Ma questo mondo, secondo i racconti greci
intorno alla sua origine, viene per mezzo di quelle forze costi

Il

43

Titano

tuito non meno che per mezzo della moderazione. Se intorno a


lui desideriamo apprendere qualcos'altro di ancor phi essen
ziale, dobbiamo tenere presente anche la sua funzione cosmo
gonica.

In una cosmogonia un mondo si esplica attraverso

nn

narra

tore. Per solo nei limiti di certe possibilit della umana capa
cit espressiva, in base alle quali vengono fissate insorpassabili
regole di stile. Una digressione necessaria per chiarire queste
regole, nel modo phi breve possibile.
Nessuna cosmogonia - nessun mitologema circa l'origine del
mondo, si tratti di creazione o di un sorgere spontaneo, di rac
conto libero

oppure canonico

>>

- pu rendersi indipen

dente dal mondo che gi esiste e che comprende lo stesso narra.


tore, n dalla sua pensahilit, in quanto questo mondo non
soltanto sensibile, ma anche concepibile, e pu schiudersi a un
essere pensante. Questo mondo si riflette in modo incancella
bile nel patrimonio lingnistico. Pertanto anche un mitologema
circa 1' origine del mondo pu venire formato solo nella materia
linguistica di questo mondo, in parole che hanno nn riferimento
al mondo gi formato

e da questo traggono il loro contenuto.

E il mitologema pu venire esposto soltanto nel modo in cui il

processo dell'origine del mondo si riflette nella coscienza di un


essere pensante. Da ci derivano due paradossi propri di ogni
"Cosmogonia.

Il primo paradosso questo: bench ogni racconto dell'ori


gine del mondo abbia come punto di partenza il Non-essere
ancora di questo mondo, tuttavia esso deve parlare di questo
Non-essere-ancora, come se qUalcosa gi ne esistesse. Il nulla
viene rappresent.?to e perci vi gi qualche cosa, ad esempio,
in molte cosmogonie, l 'acqua. Come paradosso proprio della
fonna di un mitologema cosmogonico si spiega la famosa diffi
colt !!"'ammaticale del

Genesi

biblico. Si dov dire : In prin

-cipio Dio cre il cielo e la terra, e la terra era desert a ...

>>

Se..

Il padre e il re

44

condo il senso grammaticale c' qui per qualcosa di apparen


temente assurdo: al principio della creazione della terra per
opera di Dio (in breve: al principio della creazione) la terra
era deserta.. Dunque la terra gi esisteva? Si, nel racconto. Il
nulla pu venire espresso in termini non filosofici, secondo lo
stile dei mitologemi, soltanto come se fosse qualche cosa : terra
o .acqua, o tutt'e due - soltanto, deserte. Con la logica non ci si
pu avvicinare a qUesta forma del racconto mitologico, perch
essa semplicemente forma e, come tale, inevitabile.
Secondo paradosso : bench si parli dell'origine del mondo
come di qualcosa accaduto al di fuori di colui che lo pensa,
questo accadimento viene rappresentato come un venir fuori
nella coscienza del pensante. Anche ci inevitabile. In tale
venir fuori la tenebra, conforme all'esperienza, precede la luce .
Se non si ponga di proposito la luce al principio come valore
piti alto, ve la ritroviamo, come chiarezza, gi nel momento
successivo, subito dopo la tenebra: la chiarezza su ci che nasce
nel pensante, cio il mondo. Non c' da stupirsi che non soltanto
luce e chiarezza in alcune lingue siano denominate con la mede
sima parola, ma che anche il mondo possa chiamarsi allo stesso
modo. Cosi l'ungherese

vilag

ha tutti e tre i significati. Nel rac

conto biblico della creazione Dio comanda : Sia la luce. E la


luce fu, prima ancora che fossero il cielo, il sole e le altre
stelle. Nessuna cosmogonia pensabile senza che il mondo sor

ga

"

Ed esso sorge non altrimenti che nella luce. S'intende, in

colui che pensa : in una cosmogonia si dovrebbe naturalmente


dire come il mondo per la prima volta sorse fuori! Qui noi in
contriamo il secondo paradosso, formalmente necessario, di ogni
racconto cosmogonico. N il vasto mondo, n la coscienza um.ana
possono essere esclusi quali presupposti delle cosmogonie.
E qui si presenta un terzo paradosso. Un mitologema cosmo
gonico, formato con materiale linguistico di questo mondo e
rivissuto dalla coscienza, ha esso stesso il carattere di creazione,.

Il

45

Titflll{)

al pari di ogni creazione spirituale. Esso possiede tale carattere


come opera che ci afferra alla maniera dell'opera d'arte. Al
carattere di creazione appartiene anzitutto il paradosso della
corrispondenza. Un'opera ha valore di creazione e non di mera
compilazione soltanto quando corrisponde a ci che nel nostro
mondo reale. Nel caso di un mitologema cosmologico questo
paradosso cade. Avviene qui come in un'opera musicale, la pre
tesa della corrispondenza non si solleva nemmeno. Nella forma
del sorgere si ha .appunto un unico processo, che possiamo se
gnire, e nessun altro, al quale questo debba corrispondere. Al
trimenti verrebbe seguito appunto quest'altro, questo reale
e

cosi

si avrebbe la cosmogonia propria

JJ

che non potrebbe

essere confrontata con nessun processo phi genuino . Un mi


tologema cosmogonico pu essere accettat soltanto senza con
fronti, altrimenti si tratterebbe di una serie di ipotesi scientifi
che, non di un mitologema.

n terzo paradosso della cosmologia come tipo di racconto


consiste dunque nel credito dato al mitologema della creazione,
da accogliere spontaneamente, come si accoglie un'opera musi
cale. Al carattere di creazione appartiene cio anche il para
dosso dell'autore. L'opera fatta di propria mano viene gi dal
suo autore - qualora si tratti realmente di creazione e non di
compilazione - accolta in tal modo, quasi giungesse a lui come
una specie di dono di una potenza piu alta, posta al di fuori
della sua coscienza. Il narratore - lo sa benissimo - non era
presente alla nascita del mondo. Ci che egli racconta opera
sua. E tuttavia pu riferirlo in modo credibile, perch la sua
coscienza per prima lo .accolse come rivelazione. In ci consiste
l'attestazione : lo si crede, perch lo credette anche quegli che
per primo lo udi - lo ndi soltanto. Per esempio dalle Muse,
come Esiodo.
Che cosa udi Esiodo? Segniamo la cosmogonia, che conte
nuta nel suo poema intorno alla genealogia degli di, la Teogo

46

Il

n.. Al

padre e il re

principio di tutto nacque il Caos, il vuoto, l'abisso. Poi

la Terra, l'elemento solido. Questa la prima esplicazione in


senso polare di quello che li comincia a svilupparsi. Ed Eros

fu il terzo elemento sorto con la prima emanazione,

causa di

emanazioni ulteriori. Dal vuoto abisso emanarono Erebos la


Tenebra, e Nyx la Notte; e dall'unione di questi due i loro
polari contrapposti: Aither la Luce celeste, ed Hemera il Gior
no. Quindi un'ulteriore emanazione polare da parte del Caos
- di ci che abbraccia, come un abisso. la nascita della Luce
e del suo equilibrato riscontro con la Notte : la nascita del Giorno.
Entrambi: Giorno e Luce sono qui vuote, infeconde, mere nega
zioni della Notte gravida di una genia di larve, manifestazione
di un pensiero che ritrova la sua particolare chiarezza nel mon
do, e che dotato di forte capacit di astrazione.
Dall'altro lato procede un'altra emanazione. E semplicemente
per il fatto che TWn viene tenuta presente la relazione temporale
di queste emanazioni - se accadano contemporaneamente e
con lo stesso ritmo, ovverG se il loro rapporto sia diverso, cpita a questa cosmogonia di rimanere fino al principio del re
gno di Zeus, fino al principio cio dell'emanazione del nuovo
ordinamento olimpico - del primo ordinamento in genere -,
totalmente fuori del tempo. Solo con l'assoggettamento dei Ti
tani e il collocamento forzato di Atlante a mantenere separati
Cielo e Terra, solo con questi atti di fondazione di Zeus venne
fissato un punto fermo, dal quale alla Notte e al Giorno fu pos
sihile cominciare a divergere l'uno dall'altro e armonizzare il
loro alternarsi. Atlante sta li davanti ,
scacciati, i quali rimangono dietro a lui,

<<

davanti ai Titani

dentro

>>

la profonda

tenebra, definitivamente foori '' dal mondo ordinato di Zeus.


Davanti a lui - si pu gi dire, nel futuro - si avvicendano
Giorno e Notte. Nella loro combinazione compare gi un fnturo.
Ma torniamo all'emanazione della Terra. Si tratta di un'ema
nazione di paesi - mari e monti - ma anzitutto di un'esplica

Il Titano

47

zione polare. Come all'altro lato procede l'esplicazione polare


dell'elemento privo di sostanza, cosi qui quella dell'elemento
sostanziale. La Terra, la materna Gaia, genera il suo sposo, il
Cielo stellato Urano. Dalla loro unione feconda nasce tutta la
serie dei Titani, con Oceano alla testa. Costui apre la serie, e
con Tetide la enumerazione delle Titanidi si chiude. Titani e
Titanidi sono ugualmente compresi nel ciclo della primordiale
generazione, :fin al piU giovane di essi, Crono, il quale ne provoc.a
con la forza la cessazione. Questa cessazione al'veniva anche in
quell'altra cosmogonia accennata nell'Iliade, ma li per discordia
tra i primi genitori. Oceano e Tetide compaiono in Esiodo in
sieme coi Titani, perch in questa cosmogonia si tratta qui per
la prima volta di qualcosa di piu che non una pura esplicazione :
cio di una genesi. Nessuno dei Titani ha un nome esplicito, lo
hanno piuttosto le Titanidi, che esplicano la prima dea Gaia,
e quindi il primo femminino.
l Titani hanno un nome enigmatico, in parte sicuramente
non gco. lperiore rappresenta forse un eccezione . l'naiee, eh.Q
non cond1v1ae la sorte ttel-rrltii"f" -;-h-,-,e &allo, Viene
accolto nell'ordinamento der moilo di 7eus . . Eglr;;hif'illm
fi-''lflibS:"'-MiSlHOS- --eyipure --m sostanza univoco, suona in
om;;.; ir'd;;'ppio nome del Sole: Hyperioli EeHoi.-If .noiie- iita:
nCO'TSempre alp:fiiiOposto:"La de;t;n;io; che si presenta
accanto a questa, Hyperionides, accenna al fatto che Helios ap
partiene a lperione solo in quanto figlio. Ed a ci corrispon.l
anle1aTiiiea genealogica di .Esiodo. co'n questo la misteriosa
unit non scompare dal mondo omerico. Il carattere titanico
appartiene alla piena dignit di Helios. Il siiO;;;>;-;; iii-Tit;,;;,
relatfvameiitt:_-faJi:a.r.e.;le : . press'a poco- equivalente al latino
..
superir: c potrebbe hiamru:&Uo stesso dio del Cielo.
- -Dei rilD.aniC! Titani, che Esiodo nomina in serie Koios,
Krios, Japetos, il primo porta un nome che probabilmente non
greco, ma significa egualmente qualcosa di simile. Koios
..

Il padre e il re

48

la forma maschile di Koia, un vocabolo raro, proveniente pro


babilmente dall'Asia Minore, e il cui significato si conservato.
Esso vuoi dire lo stesso che in greco sphaira, sfera ; in que
sto caso sfera del cielo . Per cui << Koios >> sarebbe, come
Sp hairos , dio del cielo. Con tale significato s'accorda anche
la serie genealogica che procede da lui. Sposa di Koios Phoibe,
loro figlie sono Latona e Asterie - questa con il nome traspa
rente di Stellata - e la figlia di Latona Artemide. La serie:
Phoibe-Latona-Artemide di carattere abbastanza lunare. Ac
canto .a questa corre la serie: Phoihe-Asterie-Ecate con una dea,
per nipote di Koios, forse ancora phi lunare. Il padre di Ecate
si chiama Perses, un nome di cui una forma collaterale por..
lata da un eroe di antichissimi mitologemi solari e lunari : Per
seo, l'uccisore della lunare Medusa e il liberatore di Andromeda,
ed esso stesso uno dei solari rampolli divini. Il significato dei
nomi Perses-Perseus e dell'altra forma di << Perses , Persaios,
confermato dal fatto che il vocabolo perra, foneticamente
affine, in greco una parola straniera per << Sole >> . Perses ,
insieme con Astraios e Pallante - il dio alato del Cielo -,
figlio del Titano Krios, il qnale per mezzo di tale prole (sep
pure non gi per mezzo del nome, che ha lo stesso suono di
krios, ariete , in questo caso probabilmente << .ariete del
Sole ) si dimostra parimenti dio del Cielo.
Iperiort; ha du,J!i'.t JUL<ke Urano, il._.il0. Egli porta
un nome che-"Sigiiifica press'a poco lo stesso. Suoi fratelli sono :
i di del Cielo Koios e Krios, la cui prole di nnovo dispiega
soltanto il Cielo. I suoi figli formano la trinit Helios, Selene,
Eos: Sole, Luna, Mattirio:-r.:a sua- sposa Conosciuta a1ii-MF
6
'(tcOfei
che
splende
lontano
,
tuttavia
soltanto
Eurypnaes!a,
nll .!!J.t, avverso a -iutt?-. c_ che misteioso, dell'omerico

Inno a Helios. In Esiodo questa Titanide, la madre di Helios,


.
noJ1 ha;i;}'Jime proprio: poih Theia vuol .dire semplice
mente la Divina . Shnilmente accade alla moglie di Helios,
..

49

Il Titano

che in Omero chiamata Perse, in Esiodo Perseis, figlia di


Perse . Ma quale? Una Perseis anche Ecate. Di Theia rivela
Pindaro che ha molti nomi, ma oltre a questo soltanto che Id
che rride l'oro- prezioso. Da- Iideriva ci che beatificante
nello splendore, 'il quale appartiene nello stesso modo al Sole
e al metallo sotterraneo. Theia pu in questo avere relazione
tanto con gli Inferi che col Sole. Con PersePerseis unita me.

eino

diante il nome anche Persefone, la regina del r

dei morti .

Il resto della parentela titanica rimane cosi tanto phi univoco :


un -turbine di di celesti stellari, che non ha il suo uguale in
tutta la mitologia greca.
Una tale ridda

guidata da lperione insieme coi suoi fra

telli Titani. Essi sono veri figli del padre loro : divinit celesti,
solari o stellari, nelle quali si esplica l'essenza dell'antico pro
genitore, il dio Urano, meno per nella ricchezza di forme con
cettualmente chiare, che non nella esuberanza di forza stellare,
per cosi dire di bruta solarit. Per l'interpretazione di Esiodo
non necessario stabilire se i Titani, come portatori di tale
forza, venissero onorati nei piU antichi culti greci e preellenici.
Una cosmogonia non vuole fissare la notizia di culti antiquati,
hensi le stesse potenze originarie che sono ancor sempre rag
giungibili dalla memoria mitologica, e che possono mostrare
con altrettanta immediatezza anche il loro allontanamento.
A nessuno dei Titani l' allontanamento si applica in modo

cosi conforme alla sua essenza come al piti giovane fratello di


lperione : a Crono. Non divagheremo troppo dalla lista dei .
Titani esiodei e dalla genealogia della stirpe di lperione se
dedicheremo qualche parola a Crono.
Il nome Kronos non trasparente. L'attributo di Crono,
la spada-falce, e la mutilazione di suo padre, che prepara la
fine del primo processo generativo, lo pongono accanto alla
figura dell'assai primordiale eroe solare Perseo. Anche l'altra
.sua orribile azione, quella di divorare i propri figli, ce lo fa

Il padre e il re

50

apparire come un antichissimo dio mitologico. Del suo carat


tere solare testimoniano il culto greco, e anche i Satumali ro
mani e le feste di Crono della tarda antichit. In Attica veniva
festeggiato in piena estate; in Olimpia nel giorno dell'equinozio
di primavera, mentre i Saturnali e feste posteriori cadevano nel
tempo del solstizio invernale. In Olimpia aveva inoltre anche
un altare in comune con Helios. l suoi sacerdoti si chiamavano
col Basilai, ci che non a caso nella sua radice, e certo anche
nel significato, corrisponde al vocabolo greco per re,

basileus.

Crono il re, da cui suo figlio Zeus ha ereditato il diritto a tale


dignit. E il regno di Crono sussiste anche phi a lungo : sol
tanto, nel confino a lui caratteristico. A lui appartiene l'et
dell'oro, lontana nel tempo e nello spazio, ritiratasi nelle re
mote Isole dei Beati. Un presago poeta del nostro tempo,
Hofmannsthal, lo dice in modo del tutto corrispondente al senso
di questo antichissimo mitologema :
Nelle terre del s-ole- sopravvivono
gli antichi tempi sublimi
ancor sempre - ancor se.mpre laggiii.!

Fu il piu giovane figlio di Crono, il successivo re degli di,


Zeus, che lo bandi dapprima, insieme con gli altri Titani, nelle
profondit della terra, e quindi in quella oceanica distanza.
Crono aveva fatto qualcosa di simile col proprio padre, quando
allontan la generante forza di Urano e costrinse lui a ritirarsi
nella sommit del cielo. La lontananza del cielo e quella delle
Isole dei Beati di Crono non sono essenzialmente diverse. E
corrisponde all'idea di questo re di paesi lontani il fatto che gli
astrologhi greci designarono col nome di Crono il pianeta piu
remoto, phi fosco e tardo, che i Babilonesi chiamarono " stella
del Sole " quasi un secondo Sole, piu piccolo e oscuro.
Una copiosa solarit, trasferita piu tardi a remota distanza,
risplende in quel momento dell'origine del mondo, in cui com-

Il

51

Titano

paiono i Titani. Nei suoi avi Helios, in Esiodo, si per cosi


dire moltiplicato in tutte le potenze del cielo. l poeti poste
riori, che Io invocarono semplicemente come il Titano, cono
scevano ancora intorno a lui qualche cosa di fondamentale. E
adesso che cosa ci dice di 1ui qnesto nome? Premettiamo che
la tradizione del carattere priapeo dei Titani coincide piena
mente con la loro situazione nella cosmogonia esiodea. Anche
a questo riguardo essi sono soltanto figli dell'insaziabile pro
creativit del dio del Cielo, i portatori solari di una paternit
celeste, che i Greci avevano sott'occhio non soltanto nel mito]o.
gema dell'iniziale unione di Urano e Gaia, ma anche nelle ripe
tute fecondazioni della terra dall'alto. Essi vedevano il ripetersi
di qiiesta situazione primordiale nella pioggia. Ma a Trittolemo
attribuirono il cocchio del Sole, con cui egli portava dall'alto
agli altri popoli la prosperit del seme di Demetra. Il mitolo
gema della nascita di Perseo, rampollo solare cosi titanico, nar
rava perfino di una fecondante pioggia d'oro ... Ancor piu vigo
rosamente di questi ridenti quadri, il nome Titano >> esprime
il celeste generarsi della nostra vita per virtu del Sole.
La parola titan sorse probabilmente nei Balcani, da - uno
..
stratolinguistico preelleErO iiolf neOOsSifrlamenl' nq_tr-in.
.roeurc;peo. se ne pot accertar con notevole sicurezza il signi
fi;.;t;;; in <jllanto una forma femminile, che foneticamente appa- '
tiene allo stesi<> ceppo' .,. avricina del tutto al significato rivelato
dall'interpretazione, venne usata da poeti greci. Questll_llarola
iit-'ChCOme--:VlDH--...,-_s.a! ad Eo_ e signif : no ,
<< gionlo , e anche
i . Per intenderlo appieno, do
(( . ino
.
vriimO rivolgere " ratlezid alcuni versi di Omero, come
Od. V 390, dove detto: Ma quando Eos, la dea dalle belle
trecce, port il terzo giorno . . . Nell'aurora c' quindi gi un
giorno intiero. Perci Tito significa ambedue le cose : Eos ed
Hemera, << mattino )) e giorno )). Il significato di giorno
spetta anche al nome dell'amante, o figlio di Eos, Tithonos >,

r_

ll padre e il re

52

foneticamente affine. n confronto con la parola albanese per


giorno,

dite,

permise di ricollegare queste a una radice di

egnale significato, a una parola che nel carattere solare del Ti


tano poneva in rilievo l'aspetto del compimento del giorno.
'
Il giorno portato a compimento dal Titano non pu in nes
sun modo essere la vuota Hemera, piena soltanto di luminosit.
A questa Esiodo assegn nella cosmogonia un posto separato dai
discendenti di Urano e di Gaia. Se a lui si attribuisce con diritto
l'affermazione che figlio di Aither e di Hemera sia Brotos, il

Mortale , il predecessore e modello di tutti noi, ecco riem

pirsi d'improvviso anche la vuota Hemera, e diventare gravida


della nostra vita. Empedocle chiam anche Aither Titano

"

e con ci colse in esso il lato solare. tuttavia assai dubbio se


l'autore della

Teogonia

tale dottrina. l

cc

debba essere preso in considerazione per

giorni di vita , in contrapposizione ai giorni

astronomici e puramente astratti, si possono chiamare piU pro


priamente giorni dei Titani che non giorni del Sole , e
appartengono quindi al lato di Gaia e di Urano. A questo lato,
alla prole di questi due, appartiene anche l'intero olimpico
mondo degli di, e infine l'umanit.
Quella titanica una fase fondamentale di tutta questa me
ravigliosa fioritura. La sua impetuosit ed anche quel partico
lare atteggiamento dello spirito, che Prometeo sostenne di fronte
a

Giove, dovettero rimanere relegati nella lontananza, come

pure vi rimase la dolcezza di una vita realmente solare sotto


l'aureo regno di Cron-o. Aureo giorno ! Esso non risplende
quaggiti mai << come prima! Nessun titanismo, costituito sol
tanto di forza e di astuzia, pot ricondurlo. Ma questa vita, che
i nostri giorni pur sempre contengono? Essa procede dalla pri
mitiva coppia divina : da un lato da Gaia e da sua nipote De
metra, dall'altro da Urano, da costui per non phi direttamente,
hensi attraverso suo nipote Helios. Una preghiera per la vita i

Il Titano

53

poeti clegli Inni omerici la rivolgono, oltre a queste due dee,


soltanto a Helios, e a nessun'altra divinit.
Helios comincia a cantare, o Calliope, figlia di Zeus,
il fulgido, che Eurifaessa dagli occhi bovini
gener al figlio di Gaia e di Urano stellato:
infatti lperione spos EurifaesFa preclara,
sorella germana, ch e a lui partori dei bei figli,
Eos dalle rosee braccia, Selene che ha splendide trecce,
e l'instancabile Helios, simile a un dio,
che splende ai mortali e ai numi immortali,
quand' .sopra il carro. Terribile guarda con gli occhi
dall'aureo elmo-. Fulgenti raggi da lui
brillano splendidi, intorn.o alle tempie i guanciali
dell'elmo lucenti dal capo rieopr{)no il volto grazioso
che guarda lontano, E into-rno al corpo lampeggia un abito bello,
di fine lavoro, al soffio del vento. E sotto a lui maschi cavalli...
Qui il cocchio frenando dall'aureo giogo, i cavalli
dirige, al tramonto, dal cielo all'Oceano.
Salve,

Signore, benevol o dona una vita piacevole.

Incominciando da te canter la stirpe' degli uomini


semidei, le cui gesta gli di ai mortali mostrarono,

Cosi suona l'america inno al dio Sole. L'impetuosit dei


Titani non scompare del tutto neanche nello stile dell'olimpico
ordinamento del mondo.
Un altro tratto titanico della mitologia solare greca non
rientra certo nella visione omerica del mondo di Zeus, tuttavia
le sopravvive per molti secoli, fino ai nostri giorni, Eschilo no
min una volta una regina con un vocabolo arcaico, cio con la
forma femminile della parola Titano " : Titene " Una forma
zione dalla stessa radice di Tito )) per mezzo di quella desi
nenza, in s arcaica, che noi conosciamo per caso nel nome
Athene. Un 'altra derivazione, titax, ha in !llOdo documentato
anche il significato di re )), Si pu affermare che questo fosse,
se non l'unico, almeno uno dei significati anche di Titano )),
L'aureo splendore dei grandi regni della storia mondiale sem

54

Il padre

il

re

bra sempre, consapevolmente o inconsapevolmente, fondarsi


sull'archetipa relazione di Sole e re. Spiritualizzato come nel
Hvareno dei re persiani, ovvero in oro massiccio, nel metallo
che fa per cosi dire apparire il Sole nelle profondit della terra:
si tratta sempre dello stesso splendore. Di quello splendore, in
base al quale si credette di poter intendere l'essenza di Theia,
la madre di Helios : Essa il fulgore, l'irraggiare essenziale,
la Divina , della cui magnificenza testimonia il Sole, ed an
che l'anima umana quando risplende nella beatitudine dell'al
timo perfetto . Cio, in quell'unico incomparabile momento
in cui si re )). Questa .appunto la caratteristica della ge
nuina regalit. Un re che non rappresenti soltanto l'imitazione,
attinente al diritto pubblico, di quest'alta possibilit umana,
bensi la realizzi, possiede anche nell'infelicit quell'essenziale
splendore. Senonch alla pienezza della regalit appartiene la
felicit, qualit solare. Non senza fondamento veniva, ad esem
pio, nella cerimonia di consacrazione degli antichi re indiani
dichiarato in modo particolare che il consacrato felice. Senza
dubbio anche re di questa terra, pervenuti alla pienezza della
loro dignit, possono direttamente riconoscere il proprio carat
tere solare. Il cerimoniale, la tradizione e la corte sorreggono
questo carattere; non possono sostituirlo. Ma anche il tardo
<< roi Soleil era ancora cosi consapevole di questa qualit, che
fece costruire in Versailles la sua camera da letto rivolta a
oriente con grandi finestre, per poter fare la sua leve qUoti
diana in corrispondenza con la levata del Sole.
Intanto, che cosa conosciamo noi di una regalit nell'antiea
Grecia? Giacch quella che cominci col solare Alessandro non
ci possibile affrontarla : l'elemento titanico ci travolgerebbe
addirittura. Non possiamo neanche seguire l'aureo splendore
sparso dappertutto nell'antica Ellade, bench potrebb'esserri
di guida Pindaro, per non parlare di Plutarco. . . Limitiamoci
pertanto a ci che nella lingua greca riecheggia una piU anti<a

Il Titano

55

dignit regale, e consideriamo un po' piu da viCmo il nome


greco di re, A questo nome, basileus, corrisponde la denomina
zione dei s.acerdoti di Crono in Olimpia, basi/es

fino alla desi

nenza. Qnest'nltima una forma maschile, una formazione in


s rara, che suggerirebbe l'esistenza di un piu antico femminile

basile, anche se di questo non vi fossero testimonianze. Basile,


una parola piu antica per basi/eia, regina, comp11re come nome
della regina deg,li Inferi in una fignrazione attica del ratto di
Persefone. La terminazione eus di basileus si riscontra del resto
(oltre che in nomi propri poco chiari) soltanto in parole deri
vate, per cui linguisticamente considerata la parola re
secondaria.

Non

cosi

basile, la denominazione

di

regina,

linguisticamente primaria. Le testimonianze circa le condizioni


matriarcali nelle antiche civilt mediterranee rendono anche
oggettivamente accettabile ci che lecito ammettere in base alla
formazione delle parole: che la regina rappresenta il fonda
mento della regalit,

o almeno lo rappresentava in quella


civilt preellenica, alla cui lingna non-indoeuropea appartiene
la radice della parola.
Una testimonianza relativa alla regalit di Helios sussiste
ancor oggi. Quanto spesso ci cpita di vedere in Grecia

nn

contadino o un pastore, il discendente di tutte le civilt che fiori


rono sul suolo dell'Ellade, gnardare il sole che per l'appunto
tramonta e dire: Helios ora re ! Perch, ci domandiamo ,
proprio al tramonto? Perch soltanto per il sole che tramonta
vale quella locuzione convenzionale, il cui originario significato
nessuno piu conosce. Una singolarit della lingua greca mo
derna: quando altri dicono del Sole che la sua corona caduta ,
qui si parla del suo grande atto regale! Ma forge comprendiamo
tutto ci riflettendo che questo il momento, in cui Titano
entra in Titene, l a regina. Appunto per questo e in questo egli
re .
Chi regina tra le dee? Prima di tutte le altre Hera, ]a

56

Il padre e il re

sposa del re degli di, Zeus. Saremmo propensi a credere che


essa ottenne la sna dignit di regina dal suo consorte. Platone
in ogni modo la pensa diversamente. Secondo lui la sovranit
viene non da Zens, ma da Hera. Sorprendente inoltre in quale
rapporto Zeus viene chiamato nel culto re . Accade general
mente di rado, ma sempre in uno stretto rapporto con la grande
regina degli Inferi, che compare nel duplice aspetto di figlia e
di madre, ma nella parte di regina piuttosto in quello di figlia :
Persefone. Si deve qui supporre che si tratti generalmente non
dello Zeus olimpico, ma del Katachthonios, lo sposo della regina
degli Inferi. Secondo la legislazione di Solone, Zeus Basileus
il dio dei giuramenti accanto a Demetra, e appunto in questa
sua qualit il suo aspetto infernale non pn essere dimenticato.
Hera, la dea, seduta sull'aureo trono conte Eos

>>,

solo in apparenza una figura puramente celeste. Neanche a lei


manca l'aspetto infernale, e la duplicit di Demetra e Per8efone.
Basti frattanto ricordare che la menzione di una regin.a

>>,

senza l'ulteriore precisazione per mezzo di un nome proprio,


allude sempre alla grande, misteriosa regina degli Inferi. La
giovane rapita, che vediamo nel rilievo del Pireo, si chiama
soltanto Basile. TI tempietto nascosto nei vigneti dell'isola di
Thera , secondo quanto dice la sua iscrizione,

dedicato a

Basileia : gi la sua somiglianza con un edificio funerario ci v-ieta


di pensare a una dea diversa dalla regina dei morti. Il nome
della piccola localit Despoine nel golfo di Corinto conserva
l'altra equivalente denominazione Despoina per indicare la
dea dei misteri che non pu essere nominata. lo stesso divieto
sacrale del nome proprio che s'incontra in Eleusi, dove si parla
soltanto di dea ; ovvero come nel caso della

<<

Divina

>>,

che

secondo Pindaro ha molti nomi, la sposa d'lperione; e come in


quello della Perseis esiodea, la moglie di Helios, che come
figlia di Perses neppure lei porta un nome proprio. Il quale
in tal modo viene ripetutamente soltanto mascherato.

.) 7

Il Titano

Non possiamo fare a meno di sospettare che sia un'unica


grande regina " che porta tutti questi nomi non propri. Da
lei Helios attinge la sua regalit, con lei padre. Ci troviamo
qui in realt di fronte a un mistero che tocca la sostanza della
nostra vita. Dove la regina degli Inferi compare sullo sfondo,
sia pure soltanto per dar valore all'oro, si tratta dell'oro dei
giorni della nostra vita. Il notturno entrare di Helios in lei,
riferito al sole astronomico, non ha senso. Il sole senza notte.
Al dio Helios, al contrario, conviene quella denominazione, con
la quale una volta la parola padre stata resa da C. F. Meyer
in liDO stile di sapore .antico : l'uomo deve riconoscere in lui.
non meno che nel suo padre carnale, l' Autore dei suoi giorni )) .
L'Autore non soltanto dei giorni riferiti

.ai

fisici corpi lumi

nosi , ma in pari tempo di quelli riguardanti noi uomini, di


quelli vissuti da noi. E le notti? Esse sono in generale qual.cosa
soltanto in quanto riferite a noi, in relazione ai giorni della
nostra vita; riferite al sole esse sono la pura negazione, un vuoto
elemento negativo. In quel contesto , formato dall'uomo e
dal mondo che lo comprende, la notte certo una gran dea.
Tuttavia, come condizione terrestre che ci comprende, riposa
su un'omhra : sull'ombra della terra e sull'esperienza d'omhra
dei suoi ahitanti. il nostro giorno di vita

al quale ap ar

tengono anche delle notti, ed il nostro Sole che vi entra e


viene di nuovo partorito.
La notte ancor piu nostra di quanto non siano Sole e giorno.
Essa ombra intessuta alla vita di tutti gli esseri mortali come
a fili d'oro. Ma quest'oro la notte lo accolse dal Sole. Il mistero ,
di fronte al quale noi qui ci troviamo, il segreto di questo
accoglimento. Nella dimora della dea Notte, o di Oceano, gen.,si
di tutti gli esseri - poich sappiamo che vi sono parecchie
denominazioni per quel luogo extraspaziale dell'origine

-,

il

Sole della mitologia, il dio Helios, non si trova solo. Autore


dei nostri giorni egli diviene per ezzo di un'autrice, intorno

ll padre e il re
alla quale nessuna astronomia, nessuna scienza pu conoscere
alcunch, ma solo e unicamente la mitologia, cio lo stesso tes
suto cosmico divenuto immagine e lingua. Seguiamone i fili :
forse torner di nuovo a manifestarsi il disegno dimenticato,
che accanto al padre e al re ci mostra anche la regina.

La ricerca della regma

Dal

cuore

del

mondo

ella

ascese,

ascese in alto, davanti allo sguardo am


mirato - e ascende, ascende nell'eter
nit come quella nelle cui mani spie
tate sono consegnati paradiso e inferno.
G. HAUPTMANN

La maga

Se si volesse parlare di figli di Helios nell'antico significato,


bisognerebbe sempre narrare di lui, dello stesso dio Sole. Egli
medesimo gi figlio >> : Iperionide. E d'altro cauto si discorre
gi di lui quando viene nominato suo padre lperione. Titanico
dov essere solo il padre, che porta questo nome di Titano. Lo ,
porta per anche Helios in Omero, allo stesso modo che la dea
Atena porta l'altro suo nome di Pallade. Anzi, ancora Fetonte, l
il figlio di Helios della mitologia postomerica, non altri che
suo padre, e come lui titanico. nota la sua caduta di Titano.
Egli sale il cocchio del Sole e oltrepassa la misura " dell'ordi
namento post-titanico. Perci Zeus lo colpisce col fulmine, ed
egli precipita in un'antica corrente solare, l'Eridano . . . (( Fe
tonte ,, lo splendente >> : cosi nell'Iliade e nell'Odissea vien
chiamato Helios medesimo, e al pari di Hyperion Eelios anch
eelios phaethon prova l'identit di padre e figlio.
Helios frattanto padre anche di figlie. Due figlie del Sole
custodiscono nell 'Odissea gli armenti di Helios: Phaethusa (cosi
suona la forma femminile di Phaethon) e Lampetie (il nome
significa parimenti la splendente ). Se si prende in conside
razione anche il tardo racconto di Fetonte, le sorelle sono tre:
oltre Phaethusa e Lampetie, Aigle, la lucente , oppure la

La ricerca della regma

62
luce

"

ed anche altre. Esse piangono il loro fratello precJ[H

tato e nell'afflizione si tramutano in pioppi : in alberi di luce


sulla corrente solare, dai quali stillano dorate lacrime di ambra.
Tuttavia esse sono sempre li, servono il padre, sono le Heliadi,
che al filosofo Parmenide attaccano i cavalli del Sole. In loro
ci appare qUella misteriosa femminilit, quel soccorrevole atteg
giamento sororale e al tempo stesso quell'aureo aspetto donnesco
che i Greci percepiscono nel Sole, oltre la paternit di Helios.
A questo accenna anche il femminile tedesco :

die

Sonne. Gli

antichi Lettoni cantavano appunto ci nelle loro canzoni intorno


alla figlia del Sole e alla madre

Sole. Si, grande la mia

stirpe , dice la materna dea Sole in uno dei canti,

quella

stirpe principalmente di sesso femminile.


Ci troviamo qui di fronte ,a un singolare fenomeno di pnmi
tiva intuizione del mondo. Accanto al mitologema della paterna
forza del Sole - ovvero, considerando da un altro lato, al puro
.aspetto solare dell'origine maschile della vita - vi sono mito
logemi di donne solari.

N oi qui intendiamo prendere con la

stessa seriet carattere solare e (( donna . Usciremmo dalla


mitologia, che ancora una volta va ascoltata come una lingua
iDtellegibile,

le

diventeremmo

estranei,

se

interpretassimo

donne solari soltanto come un'espressione presa a caso al

feilllninile per indicare il Sole o la sua raggiante apparizione.


In qualche modo si parla qui del Sole e allo stesso tempo anche
della donna. Sappiamo .anzi che le dee lunari hanno col destino
della donna e con l'essere femminile un rapporto almeno altret
tanto stretto che con la luna stessa. Luna e donna sono elementi
di eguale valore nella storia della divina giovinetta che rap
pare dopo essere stata

rapita..uccisa :

nel

mitologema,

cio,

della regina degli Inferi Persefone '.


L'aspetto lunare nell'essenza delle dee greche ci familiare,

JuNG

KERNYI, Prolegomeni

ecc,

La lTUlga

63

il rapporto tra luna e donna corrente. Tanto pm enigmatiche


ci appaiono delle figlie del Sole, le quali hanno l'aria di aver
ereditato qualcosa della sostanza patema, e hanno anche l'aria
di manifestarlo. In corrispondenza a ci, secondo il genere di
espressione proprio della genealogia mitica, il significato della
loro qualit di figlie, del loro essere Heliadi, sarebbe quello di
mostrare l'essenza di Helios sotto un nuovo aspetto, in una
particolare relazione. Ma dall'altro lato, non portano nulla con
s? Certo non a caso la madre di Phaethusa e di Lampetie porta
nell'Odissea un nome lunare: ella si chiama Neaira, la nuova >),
esattamente come in latino Juno, una forma femminile di juvenis;
soltanto che l si pensa piuttosto a una giovane donna, qui piut
tosto alla giovane luna.
Poniamoci sott'occhio di nuovo quello che in Omero e in
Esiodo, e poi anche in relazione con la storia di Fetonte, ci
viene tramandato delle madri che hanno partorito figli solari.
La madre delle figlie del Sole, che ne custodivano gli armenti,
venne chiamata col nome di Neaira. Una parte molto piti im
portante rappresenta nell'Odissea un'altra figlia del Sole.: Cice.
Sua madre si chiama l Perse, cio con un nome che sta come
forma femminile primaria al piuttosto secondario maschile Per
ses o Perseus, nello stesso rapporto in cui Basile sta con basileus.
Esiodo in luogo di Perse dice Perseis, quasi fosse lei la figlia di
Perse come Ecate, la piti lunare forse di tutte le dee greche
salvo Selene. Questa Perseis compare in Esiodo, per il quale essa
non s'identifica con la Perseis Ecate, nell'elenco delle figlie
di Oceano. Ma col suo nome primario di Perse ella sta li, per
cosi dire, nella .sua forma originaria. E vi sta non solo come
madre dei figli di Helios, che gi per Esiodo soltanto una
ninfa, una delle tante oceanine, bensi come la sposa di Helios,
la regina, nella quale il dio Sole entra per diventare ancor piti
intimamente se stesso - phi intimamente padre, re e fors'anche
piu intimamente Sole.

64

La ricerca della regina

Il poeta dell'Odissea pu voler indicare coi nomi di Neaira


e Perse differenti donne divine, amate da Helios : tuttavia la
situazione mitologica rimane sempre la stessa. li dio Sole trova
l'accoglimento che conviene alla sua essenza, e che anzi porta
a perfezione il suo carattere essenziale di padre e di re. un
concepimento per mezzo di una donna e presuppone una conce
pente. Quel concepimento dev'essere logicamente, non soltanto
rispetto a tutti i figli di Helios, ma anche rispetto allo stesso
Helios, padre e re, un proteron, un precedente. E gi appar
tiene a Iperione, al Titano, per cosi dire, al pre-Helios. L'ori
ginaria concepente, la Theia, non per necessario che sia una
pre-Perse. Colei che concepisce e partorisce il Sole pu rima
nere sempre la stessa. l differenti nomi accennano ai differenti
-lati della sua misteriosa essenza. E nessuno si adatta tanto a
quella misteriosa sua qualit, per mezzo della quale ella, secondo
l'espressione di Pindaro, d valore all'oro (il che vuol dire:
carattere solare al Sole), quanto appunto il primario-femminile
nome solare Perse .
l nomi che sono tramandati in connessione alla storia di
Fetonte illuminano la sua essenza da un altro lato. Ovvero,
parlando con piu esattezza, gettano l'ombra l dove risplende
il piu puro oro. Se la madre di quel giovane Helios che
Fetonte, figlio del Sole, si chiama Klymene, colei che esau
disce (e questo nome sembra gi di per s convenire alla
Regina degl'Inferi), accanto a lei viene nominato come sposo
un re Merops, equivalente a primo uomo Secondo una diffe.
rente tradizione ella medesima era Merope, la femmina della
specie umana , e il suo sposo, il padre di Fetonte, si chiamava
Klymenos, cio con un nome che si riferisce piuttosto al signore
dei morti che non al dio Sole. anzi lui che oocatus atque
nnn t'ocatus audit )l : colui che sempre esaudisce. l nomi Merope
Merops, Klymene-Klymenos, conservano nel carattere della
regina e sposa del Sole il lato d'ombra che conferisce mortalit.

65

La maga

E anche l'intuito poetico di Spitteler non ricollega forse l'in


nata dignit regale di Hera con il fatto che ella conferisce
potenza, e con la mortalit? La mortalit della regina, dalla
quale Zeus medesimo ottiene la signoria del mondo, era una sin
golare profonda intuizione, in risonanza involontaria col mitolo
gema di Klymene e di Persefone. Tuttavia la parola regina si
gni:fica per noi anche qualcosa di puramente umano, in cui non
pensiamo a ombra n a tenebra di morte. Vien in tale parola
espressa una possibilit dell'essere femminile, forse una delle
sue forme primordiali, come in madre )> o vergine . Si
tratta sicuramente di qualcosa, che dev'essere presa con altret
tanta seriet che carattere solare e

<<

donna . Finora sap

piamo soltanto che i mitologemi delle figlie del Sole presuppon


gono la misteriosa regina primordiale, allo stesso modo che
presuppongono il paterno, aureo Titano. Non rivelano forse i
discendenti qualche cosa di phi anche intorno all'essenza della
progenitrice?
Una figlia di Perse e di Helios era Circe, un'altra Pasifae.
Circe dovremmo conoscerla anche dal nostro Omero. La cono
sciamo

realmente?

Non troviamo

sorprendente,

all'udire

il

suo nome, che come prima delle figlie del Sole incontriamo
nella letteratura .grec.a la famigerata, malvagia incantatrice?
Cerchiamo,

senza

origine, d'imparare

pregiudizi
.a

che risalgono gi a d antica

conoscerla interamente nel senso del

l'Odissea. II mitologema di questa donna solare ha il fascino del

favoloso. la storia di una dea dalle belle trecce, terribile,


dalla voce umana " in virtu del suo canto seducente e forse piu
stridulo che melodico. Se a questo proposito ci sovviene il
ricordo di nostre favole, ci avviene Wlic.amente perch rac
conti relativi a figure divine preclassiche dei Greci solo in via
ecceZionale trovarono accoglienza nella loro letteratura classica,

66
ma

La ricerca della regma


poi furono avvicinate al sentimento di umanit diversamente

da quanto avvenisse di solito per i grandi Olimpici. L'elemento


arcaico .affiora attraverso lo stile omerico-classico e ci trasporta
nell'atmosfera di un mondo selvaggio, senza tempo, proprio di
un'antichissima poesia di miti.

ll luogo selvaggio qui letteralmente presente. La posizione


di questa Aiaie, l'isola di Circe, viene data nell'Odissea con
parole che - gi lo sappiamo - la trasportano oltre occi
dente
luogo

oriente.

Ascoltiamo

ora

questa

precisazione

del

O (',ari, poich non sappiam6 dov' aurora, dov' il tramonto,


n dove Helios che splende ai mortali discende sotterra,
n dove risorge...

Cosi si lamenta Ulisse, bench abbia vissuto nell'isola g1a


parecchie aurore e tramonti. Ebbe poi un suo particolare fonda
mento - un fondamento nella concezione mitologica

della

configurazione del paesaggio - quando i Greci credettero di


riconoscere l'isola di Circe,
sono la casa e le danze e di Helios

la

dove di Eos
splendida aurora,

davanti alle coste occidentali d'Italia : nell'odierno monte Cir


ceo. Questo si unito alla terraferma mediante una pianura
paludosa - le scomparse paludi Pontine -, tuttavia antica
mente ne era separato appunto da essa, in modo da formare
un'isola selvosa. In questo promontorio circondato dal mare e
dalla palude, ricoperto ancora di boschi quando io lo visitai,
in nn paesaggio che al chiarore lunare, come io l'ho visto,
sembra fatato, poteva benissimo avere la sua dimora quella
grande dea arcaica, di cui scopriamo le fattezze in Circe, se
leggiamo attentamente il decimo canto dell'Odissea.
Non c' da meravigliarsi che Ulisse, il quale aveva gi visto

La maga

67

salire il flllno dall'abitazione della dea - i


<<

dietro fitte boscaglie , uccida un cervo

megara

di Circe

straordinariamente

grande : una fiera gigantesca . Anche l'incontro, affatto natu


rale, con un tale cervo caratterizza una sfera determinata : la
sfera della grande dea dei luoghi selvaggi. Ancor piu ci ricor
diamo della

potnia theron, della

signora delle fiere ,, quando i

compagni inviati in missione raggiungono il palazzo di Circe :

V'erano intorno a esso lupi selvaggi e leoni,


che Circe aveva ammaliato con filtri cattivi.
N invero assalirono gl uomini, ma alzandosi in piedi
le lunghe code festosi agitavano.
E come intorno al padrone che viene da mensa
i cani scodinzolano, ch .sempre d ghiotti bocconi,
cosi intorno a quelli i lupi e gli unghiuti leoni
scodinzolavano ; ma essi temettero vedendo quei mostri.

Sono fiere incantate, trasmutate per mezzo delle tristi arti


di Circe. Erano in origine degli uomini? Lo .apprende p iti tardi
Euriloco, dopoch i compagni di Ulisse, gi tramutati in porci,
furono di nuovo trasformati in uomini. Ma

anche possibile,

e piu fedele allo spirito di tutto il racconto, che ai visitatori


di Circe foss riservata solo e unicamente la trasformazione
in porci. Non che Omero abbia voluto qui fare il moralista,
come gi opinarono certi suoi antichi esegeti. Egli descrive
soltanto le possibili forme di essere entro il dominio di Circe,
e questa divina incantatrice ha da fare anche con la sfera ctonia ,
come Demetra e Persefone, i cui animali sacri sono i porci.
Nel aegno di Circe, che seduce e in questo sedurre anche etra,
pu capitare all'uomo appunto quello che accadde ai compagni
di Ulisse : il trasformarsi e il conseguente perdersi in un'esi
stenza porcina. Ma quelle fiere incantate possono essere state
in origine ordinari lupi e leoni. Ci che esse hanno imparato
neli 'incantesimo, dice molto : esse si rizzano in piedi e si tramu-

La ricerca della regina


tano negli animali araldici cultuali della

potnia theron. Di

fronte ai compagni di Ulisse esse mostrano un comportamento


da cani, che tuttavia, a fian<!o di una grande dea, non disdice
a delle fiere favorite.
Arcaiche raffigurazioni della grande signora delle fiere, fian
cheggiata dai suoi selvaggi favoriti, fanno da sfondo alla molto
pill umana descrizione omerica Noi non siamo incappati, dietro
l'opera d'arte, in una mitologia con la quale la poesia di Circe
non abbia phi niente a che fare. Poich questa poesia ci comu
nica in maniera piti umana .ancor sempre il particolare incanto
dell'antica figurazione mitologica. Intorno a quella grande dea
la magia era ancora una forza direttamente divina, non era n
fattura, n malia. Cosi la conferma un'altra descrizione di stile
omerico, la quale insieme d mostra che la vergiuale Artemide
non

l'unica erede,

che tutto riassume,

della

preolimpica

potnia theron. Un inno omerico descrive Afrodite come signora


degli animali selvaggi :
a lei dietro
scodinzolando grigi lupi

leoni dagli occhi brillanti,

orsi, pantere veloci di caprioli mai sazie,


mossero. Nel vederli gioi la dea nel suo animo,
e ad essi nel petto ispir desiderio d'amore : insieme
giacquef'o tutti a coppie dentro le grotte ombrose.

L'inno ci mostra Afrodite, con un tale seguito, in un elevato


prato montano dell'Ida ricco di sorgenti , dove ha dimora
Cibele, la gran madre asiatica degli di e signora delle fiere.
Qui anche Afrodite pu essere soltanto una forma del suo appa
rire, come Anchise, che Afrodite visita e rende felice, pu essere
solo l'umanizzazione di Agdistis, la met virile dell'.antica dea
dai molti nomi, che si chiama anche Cibele. Il destino di Agdi
stis fn la perdita della sna virilit, affinch il lato femminile
nella figura della grande dea risorgesse onnipotente. Nel culto

69

La maga

di Cibele questa .grande signora dei monti e dei luoghi selvaggi


esige apertamente il sacrifici<> della virilit. Questo il pericolo
che minaccia tutti i suoi amanti, tutti gli Attis. Ma ascoltiamo
l'ammonimento di Hermes, quando munisce Ulisse di rimedi e
di consigli contro l'incantesimo di Circe: :
Ella impaurita t'inviter a coricarti con lei:
n tu dovrai rifiutare il suo letto,
acci che i compagni ti liberi e di te prenda cura.
Ma chiedile giuri col gran giuramento dei numi
di non tramarti qualche altro triste malanno,
affinch, spogliato, ti renda codardo e impotente.

In tale azione Circe

il suo incantesimo

l'erede di una dea ancora p ili grande.

anch'esso eredit, in quanto ogni incan

tesimo pu seguire soltanto alla potenza immediata di un incan


tesimo divino. Quale divino incantesimo originario si presenta
la potenza dell'amore che tutto trasforma. In un felice incontro
amoroso potenza e amore si equilibrano, e anzi l'una anche
l'altro. L'amore infelice genera quello squilibrio, che si mani
festa come magia d'amore, come volont di svegliare l'amore
per mezzo della forza, in luogo dell'impersonale destarsi dell'a
more come forza che doma gli amanti. Ogni altro incantesimo,
tutta quanta la magia, sta sotto il segno della -pura volont di
potenza,

ed

secondario

rispetto

all'incantesimo

d'amore.

Secondo queste considerazioni, Afrodite dovette essere la prima


incantatrice. Nella mitologia greca prime incantatrici sono la
nipote del Sole Medea

e,

prima di lei, Circe. Ma costei simile

ad Afrodite (che l 'inno omerico mostra in amoroso connubio


con Anchise, e

l'Odissea nel letto di Ares) anche in ci, che

essa fa come Her:mes aveva predetto.


L'immediato trapasso della malvagia incantatrice nella donna
amante crea la piu grande difficolt al moderno lettore del canto
di Circe

nell'Odissea. Qui appunto non si tratta n di donna

70

La ricerca della reg<na

n di femmina della specie umana, e neppure di una virago


ordinaria, ma di una Incantatrice, e questa fatta in tal modo
che, non appena vengono attraversati i suoi cerchi magici, una
essenza .afrodisiaca avvolge coloro che del resto sono fatati, non
esorcizzati. Il cerchio, quella delimitazione essenziale nell'in..
terno della quale la potenza incantatrice crea il suo particolare
mondo magico, per cosi dire intorno .al palazzo di Circe, e
anche nel suo stesso nome.
al latino

circus,

Kirkos,

foneticamente corrispondente

che sta alla base di

circulus,

si chiama in greco

un volteggiante uccello da preda, e anzi una volta una specie


di lupo aggirante in cerchio, in Omero un falco. Kirke

>J

ne

il femminile. Un nome adatto a una figlia del Sole, poich


circolare il moto del Sole. Nel che anche gli Egizi ricono
scevano senza duhhio il carattere solare del loro sparviero del
Sole. Nell'incantesimo d'amore i Greci impiegarono un piccolo
uccello con voce di sparviero: il torcicollo, che per nell'azione
incantatrice facevano volteggiare in cerchio. Ci indica donde
anche

l'incantesimo

d'amore

voglia

attinger

forza,

cio

da

quella potenza accerchiante nella quale anche Circe, in quanto


figlia, radicata.
Come incantatrice Circe non ha bisogno di rinnegare la pro
pria origine solare. Ella stessa certo non accerchia, al modo che
poteva farlo la signora delle fiere nella sua forma alata. Anche
nello stesso Omero appaiono talvolta ancora un dio o una dea
setto forma di uccello. Ma Circe, dobbiamo tenerlo per fermo,
rimane in tutte le sue azioni umana. Umana quando con la sua
potente bacchetta magica colpisce i compagni d'Ulisse e li rn
chiude nel porcile :
Ed essi di porci avean testa, etole, voce
e aspetto, ma la mente era quella di prima.
E come piangenti furon chiusi, ad essi Circe
gett da mangiare ghiande e corniole,
che sempre mangiano i porci che dormono in terra.

La maga

71

E umana anche quando canta intenta alla grande tela "


bench a questo seducente canto ci ricordiamo sinistramente
della voce mortalmente incantatrice delle Sirene. Ma il tessere !
Quanto phi questo avvicina lei a una reale donna umana, che
non faccia I'eterno pettinare della Loreley !

poi un'altra questione se qnesta domesticit di una dea, la


figlia di Helios e di Perse, appartenga

soltanto

al piano di uma

nit, ovvero, tutt'al piO, soltanto alle doti di un'ordinaria inc.an..


tatrice. Omero fa precedere espressamente le relazioni di paren..
tela di Circe, ed esse non vanno dimenticate. Una sorella ger
mana

(autokasignete)

del feroce Aiete

che vuoi dire? Aiete

, a giudicare dalla parte che rappresenta nel mitologema del


vello d'oro, un re degli Inferi, il lato Ade di suo padre. Il suo
nome connesso, secondo la medesima legge di formazione, con

aia,

la terra

gletes, con

>>,

aigle,

come ad esempio l'appellativo di Apollo, Ai.


la luce

"

Se inoltre nella coppia fraterna

di Aiete e Circe debba esser passato in eredit anche il carattere


solare del padre, ne consegue che, oltre il lato oscuro, sotter
raneo, la coppia deve avere una met chiara, celeste. Questa
met Circe. Solo apparentemente la sua domesticit la porta
giu sulla terra. Dobbiamo considerar meglio qnel grande tes
suto

)>.

Nel fortemente mitologico ambito culturale del Nord, nel


quale si sono conservate anche le canzoni lettoni del Sole
runi dell'epos mitologico del
pazioni caratteristiche

Kalevala,

filare e tessere sono occn

della numerosa discendenza

solare. In un'antica canzone svedese detto :


Donna Sole sedette su una nuda pietra
e fil sulla sua conocchia dorata
tre ore, prima che il Sole sorgesse.

della dea

La ricerca della regina

72

Nel 41 runo del Kalevala l'effetto cosmico del canto sciama


nico di VB.jniimOjnen viene descritto nel modo seguente :
Della luna la donzella
e del Sol la bella figlia,
.se ne stavan al telaio
ed alzavan le spolette
stoffa d'oro

ricamare

e d'argento ad adornare,
sopra l'orlo d'una nube,
sulla cima del grand'arco.
(trad. PAVOLINI).

Con questo viene indicato come loro cc luogo il margine


del cielo. E che cosa tessano, ce lo chiarisce una canzone estone,
in cui il tessere l'attivit dell'cc antico padre >>, dell'(( antico
sapiente >> : il Dio creatore.
Il rovescio fu tessuto al mezzogiorno,
la piega nella casa dell'aurora,
il resto nell'atrio del Sole.
Lavorato al telaio,
danzato al pedale
un

abito d'oro tessuto alla Luna,

un velo fulgido al Sole...

Sarebbero dunque fenomeni di luce, che vengono filati e


tessuti in tal modo. Mai per si tratta della spiegazione mitolo
gica di un fenomeno particolare, bensi, come espressamente
attesta la canzone estone, della creazione del mondo. Si fila e si
tesse continuamente il mondo. Luce pu essere qui altret
tanto poco la luce astronomica, quanto poco sotto il segno di
Helios giorno )) il giorno astronomico. In questa luce, nella
compagnia di questi fenomeni di luce, si svolge la vita. Conforme
allo spirito della mitologia solare greca si dovrebbe dire che cosi
vien filata e tessuta 1a vita, una vita .aurea, argentea, piena di

73

La maga
luce.

Ci

in realt corrisponde all'occupazione

delle Moire.

Omero le chiama esplicitamente anche Klothes, le Filatrici,


mentre d'altronde per lo phi soltanto la prima di esse chia
mata Klotho. Il verho che si riferisce a questo nome ha indub
biamente come oggetto non il puro vivere, ma un contenuto di
vita carico di destino, come Io

press'a poco il ritorno di Ulisse.

Esse sono li fredde dispensatrici del destino, come figlie asso


ciate Dra alla Notte, ora a Zeus e alla giusta Temi. E una di
loro dev'essere sempre quella che prende a filare. In Delfo se
ne riconoscevano soltanto due: la Moira della nascita e quella

della morte. Lo stame delle Moire greche semhra filato non di


luce solare o lunare, ma di misura e di morte. Che tuttavia,
contrariamente a questa apparenza, si tratti di un filo di ori
gine celeste, c e lo rivelano gli Ateniesi celebrando in un'iscri
zione Afrodite Urania come la piu antica delle Moire.
Di nuovo Mrodite, e precisamente quella Celeste ))' ci ri
conduce a Circe. L'afroditica incantatrice
Certamente non essa sola

nell'Odissea:

anche tessitrice.

il che, trattandosi di

un ovvio genere di occupazione delle donne antiche, non ha in


s nulla di sorprendente. Frattanto Penelope, colei che in appa
renza

la tessitrice puramente umana dell'Odissea,

a un tempo

quella che disfa il proprio lavoro. Il suo tessere corrisponde

questo riguardo al filare delle Moire. Forse anche il suo nome


di uccello

(penelops

significa " anatra ) tradisce qualcosa della

sua condizione preomerica: la fignra dell'anatra, posta in risalto


con tutti i mezzi nei vasi protocorinzi, accenna presumihilmente
a una grande dea dell'origine della vita e della morte. Ma noi
non intendiamo ora svelare i segreti di Penelope. Che tessere ))
possa esprimere il .generarsi della vita umana o del corpo, lo
dimostra il comparire della tessitrice nelle simboliche pitture
funerarie delle tomhe romane, e la parola greca
gna il seme virile come filo da tessere, ed
fidanzato cabiro.

mitas

che desi

il nome dell'antico

La ricerca della regina

74

Si deve forse relegare la luminosa figlia del Sole nelle oscure


profondit donde scaturisce la vita, dove nuovi esseri vengono
tessuti con due diversi fili? Circe non , anzitutto, una divinit
materna. vero che si ricordano figli di lei : figli e una figlia,
Cassifone. Secondo il nome questa sarebbe la fratricida
(quasi un altro nome di Medea, la quale in tal caso - cosi
potrebbe ricostruirsi questa variante del mitologema - sarebbe
la figlia della coppia di fratelli Aietes-Circe). Ma noi, nonostante
la digressione, restiamo fermi alla fignra della Circe omerica.
E questa, di certo, non materna. All'incantatrice appartiene

piuttosto l'elemento atmosferico che non quello sostanziale-crea


tivo della maternit. Questo elemento atmosferico, che ella crea
intorno a s gi col suo cantare, va riconosciuto come proprio
di un'etra, anche nel senso della rappresentazione omerica.
Circe inoltre colei che indica a Ulisse il cammino verso gli
Inferi, e anzi ve lo manda. Anche senza di ci l' etra ha una
relazione con la sfera mortale infera - per limitarci a ricordare
di nuovo le Sirene -; l'una e l'altra cosa unite legano forse
Circe alla profondit ctonia molto piu di quanto lo farebbe la
sola maternit. . .
Nell'antica Italia lo stretto rapporto tra morte e d etra par
ticolarmente palpabile. questa un'intuizione immediata, altrei
tanto libera da intenti moralistici quanto in Omero la metamor
fosi dei compagni di Ulisse. Pianto rappresenta nel

Poenulus

la casa di un ruffiano : Puoi tu vedere qui ogni spece d'uo


mini, come se .andassi nell'Averno >>. In un'altra commedia,

Bacchides,

il pedagogo designa la porta di casa di due giovani

libertine come << porta dell'Averno >>, e cita - staremmo quasi


per dire - Dante, comunque l'antico precursore italico del

Lasciate ogni speranza voi eh'entrate : Poich nessuno vi

entra se non ha perduto tutte le speranze di poter essere ancora


un uomo dahbene

Non si tratta di un 'esagerazione plautina

( stato opportunamente separato lo spirito piantino dal pro

La maga

75

verhio ongtnario, cio che si fa anche qui), ma del riscontro


complementare di quell'intuizione che faceva decorare le pareti
delle tombe etrusche con scene lascive. A questo riscontro si
accorda anche il fatto che l' etra viene in latino chiamata lupa,
mentre l'Ade etrusco compare in una celebre pittura funeraria
come dio Lupo. In corrispondenza con questa intuizione si
dovrebbe riconoscere in Circe stessa la lupa aggirante , tanto
piU che nell'Italia antica essa mostra, come progenitrice di
prische divinit latine, una discendenza lupesca.
Una dea che tesse e di nuovo scioglie nascite e morti
- l ' etra mortale che procura il piacere e divora gli uomini - :
queste sono le possibili forme di una mitologia preomerica,
grecoarcaica e in parte caratteristica dell'antica Italia, forme
sorelle che la figura omerica sfiora per poi spiccare tanto di phi
su questo sfondo oscuro. Circe rimane al margine di tutta questa
sfera ctonia : ella non accompagna Ulisse agli Inferi, ve lo
manda soltanto. Ella relega soltanto i compagni di Ulisse nella
condizione terrestre di porci, ve li tiene quasi in una specie
d'inferno, ma lei n condivide la loro condizione, n assume
una corrispondente forma animale. Essa ha da fare con tutto
ci poich opera la trasformazione, come anche la dea della
morte opera trasformazioni - soltanto piu sostanziali. Quello
che Circe opera e tesse non attiene alla sostanza, ]ascia intatta
la << ragione di coloro che sono stati trasformati, rimane al
margine del reale, come l'incantatrice medesima, la quale vive
ai confini del mondo, ma sempre a una giornata di viaggio dalla
zona estrema : da Oceano, dall'eterna Notte, dalla dimora di
Ade.
In contrasto con l'aspetto di lupa che divora, c' indubbia
mente un altro modo di essere etra. Esso mostra di contro
all'antico italico, un aspetto greco di questa possibilit dell'es
sere femminile. Non l'unico aspetto greco, ma appunto quello
che incontriamo nella sfera della celeste Afrodite. Afrodite "or

76

La ricerca della regina

risponde proprio nella sua qualit di celeste, di Urania, alla


grande dea orientale dell'amore, ed certo per questa ragione
che le sue ierodule, le etre del tempio, l'accompagnarono in
Grecia eome un'istituzione orientale. per altrettanto impor
tante che gli Ateniesi riconoscessero in Urania la piU antica
delle Moire, e che il suo santuario sull' Acrocorinto - questa
duadella celeste, sospesa in alto, che si doveva salire come
in pellegrinaggio per visitare le addette al tempio - entrasse
nel sistema dell'arcaico culto greco di Corinto. Arcaici sono
questi culti anche in d, che. il dio Helios nell'unione con Afro
dite rappresenta una parte dominante. Oltre Rodi, Corinto ,
insieme con le sue colonie, aveva la m.assima venerazione per
Helios. Rhodos, la dea dell'isola, era secondo Pindaro una figlia
di Afrodite. D tempio di Afrodite sull' Acrocorinto fu fatto
costruire, secondo una tradizione, da Medea, una sovrana della
stirpe di Helios - e insieme di Circe - l a quale, bench sol
tanto come nipote, prolunga tuttavia la linea delle Heliadi.
Tutto parla qui di un'antichissima comunanza di culto che si
riflette anche nel fatto che Esiodo conosce, come custode del
tempio di Afrodite, quel Fetonte che la dea stessa ha rapito con
s in alto. Senza il carattere solare nell'essenza di Urania, una
tale comunanza difficilmente sarebbe stata possibile. La giusti
ficazione della presenza di simili etre in un santuario greco di
Afrodite consisteva anch'essa soltanto in ci che esse esprime
vano qualcosa di quell'essenza. A un ricco corinzio, che aveva
regalato cento di tali schiave sacre, Pindaro diresse un encomio,
che celebra esse, le schiave, in modo caratteristico con parole
che quasi descrivono un armento di mucche della dea. Il che
ben si accorda con la concezione mitologico-ieratica. Difficile
sarebbe rendere in una traduzione il sentimento di venerazione
che nelle parole del poeta perfettamente intonato alla parti
colare situazione delle giovani donne sull'Acrocorinto. Tuttavia
una cosa dobbiamo ancora tener presente prima di tornare a

77

La maga

Circe. Dopoch Pindaro ha descritto quella singolare forma di


esistenza, butta l queste parole : Noi abbiamo mostrato il vero
oro . .
.

Cogliere in Circe l'etra

giustificato soltanto nel senso del

l'aurea esistenza acrocorinzia. E dobbiamo per di piU compene


trarci del fatto che in Circe s'incontra non il servire, l'imitare,
il rappresentare, ma l'essenza stessa. Ella mostra questa essenza,
quando rivolge a Ulisse le parole :
E quindi
saliamo sul mio letto, affinch mescolati
in amplesso d'amore, ci diamo fiducia,

ell'originale, in questo punto non si parla piu in modo


particolare di riconciliazione, bensi di fiducia, di quel supremo
abbandono in un'aperta dedizione di se stessi (questo significa
la semplice espressione greca di fiducia) nella quale l'attrihuto
di vero spetta anche al p'uro elemento corporeo - nel mede
simo senso in cui Holderliu chiama vero il Sole. Appartiene
allo sfondo di Circe che essa possa essere anche falsa , non
gi per riservatezza, ma in quanto ella si lascia andare oltre
la misura umana di Ulisse che si affida a lei, e lo annienta come
uomo. Perci ella deve anzitutto pronunciare il grande giura
mento. Questo fa quando i cerchi della sua fattura magica sono
spezzati, ed ella h a soltanto se stessa. E noi vediamo la figlia
del Sole, dopo aver dato il suo ultimo consiglio in spirito di
verit, sollevarsi dal fianco di Ulisse nello splendore che le si
addire, indossare un manto argenteo
fine, grazioso, e cingere intorno ai fianchi una zona
aurea, bella e coprirsi la testa di

un

Yelo.

L'assassina

Un'incantatrice afroditica al margine del mondo - cosi


Omero ci descrive la prima delle figlie del Sole : Circe. Questa

anche la situazione vera di una Heliade dal punto di vista


della mitologia solare. Considerato mitologicamente il dio Sole
non

gi il centro astronomico, ma ]a delimitazione del mondo,

che contesto dell'essere suo e di quello dell'uomo, ed ha


intorno a s uno sfondo di tenebre. Certo, questo sfondo
tenebra solo dal punto di vista dell'essere umano, ed esiste in
generale soltanto in questo << contesto

cosmico e non gi anche

per il sole astronomico. Se ci poniamo delle domande intorno


allo sfondo di tenebra, dal quale Circe emersa come figlia del
Sole e di una dea sconosciuta, se ci poniamo delle domande
intorno a questa dea e allo sfondo di Circe medesima, tali
domande hanno

nn

senso soltanto riguardo all'uomo nel mondo

e non gi anche all'astronomia. Ma in questo caso l'umano viene


di fatto concepito vasto quanto il mondo, sorpassante ogni indi
vidualit, e spinto fino a quel margine dove Circe e Medea e
dee ancora piu grandi ci mostrano il loro volto. Seppure esse
realmente lo mostrino e non rimangano nella tenebra dello

sfondo . . .
La posizione marginale di Circe pu intendersi anche nel

La ricerca della regina

Benso che dietro di lei sia da supporre anche una primordiale


madre ed etra, una dispensatrice di vita e di morte per noi
uomini, che per si risolva nella natura afroditica della figlia
del Sole e diventi qnalcos'altro, appunto un'incantatrice. Ci
sembr del tutto comprensibile che 1 'incantesimo in s possa
emanare dal carattere solare-afroditico, l'intima essenza di Circe,
e che anzi, come effetto immediato, non come fattura )) emani
'
unicamente da esso, Ma l'incantesimo della seduttrice non era
sema malvagit, era uno strumento della potenza e non del
l'amore, e dov essere spezzato da una forza piti grande, affinch
nella dimora di Circe potesse espandersi l'atmosfera della sua
essenza. Non si pu qui negare una oontraddizione. Vi qui
intorno a Circe un incantesimo malvagio, e appunto questo gli
antichi conoscevano come incantesimo )), Di dove proviene
esso, qual' la sua origine, l'origine della malvagit di una
Heliade? Come mai delle malvage incantatrici appartengono
alla stirpe solare, e Medea innanzitutto, che fu considerata la
pin malvagia?
Medea, la piu tenebrosa delle Heliadi, anzi di tutte le dee
greche in generale, non trov nessun grande poeta epico che,
in apertura di orizzonti vasta quanto il mondo di fronte alle
possibilit dell'essere, si avvicinasse a un Omero, il poeta di
Elena, di Calipso e di Circe, per non parlare qui delle dee
olimpiche. Tuttavia gli antichi lirici greci celebrarono ferma
mente la divina figlia del figlio del Sole, Aiete. Per Pindaro
ella non affatto soltanto la straniera esperta d'incantesimi )>,
bensi una dea e regina: la signora dei Colchi )l, che profetizza
con bocca immortale " . Thico e Simonide diffondono la fama
che Achille, assunto nell'immortalit, ottenesse in moglie non
gi Elena, ma Medea. Della omicida e vendicatrice del ciclo
mitico degli Argonauti, che smemhra o fa smembrare i suoi
persecutori o nemici, ci sembra appena concepibile, se quei
poeti non avessero conosciuto il senso originario dello smemhra-

L'assassina

81

mento : nel fratello fatto in pezzi il dio Sole che rinasce, nella
omicida colei che lo risveglia.
Una tale conoscenza non era impossibile ai tempi dei grandi
lirici; tuttavia ci non basta a sciogliere questo che
inquietante enigma

della mitologia

greca:

l'enigma

i l piu

di una

divina omicida. Pensiamo per un momento non ancora propria


mente a Medea che uccide il figlio, della quale fu affermato
che sia una creazione di Euripide, ma soltanto alla fratricida.
Apollonio Rodio, il poeta epico ellenistico che non tratta piu
come materia cosmica la spedizione degli Argonauti, similmente
a quanto Omero aveva fatto con l'avventura di Circe, ma la rie
lahora come soggetto letterario, per renderla accessibile al gusto
e alla comprensione di un pubblico moderno : anche questo
arte:fe, che indora un oro originario, non pu allontanare dal
raggiante capo della verginale figlia del re l'oscuro velo dell'a
sassina. Vi sono dati del soggetto mitologico, che penetrano a
forza anche nelle situazioni create da Apollonio. Ed egli non
pu fare a meno di costruire le sue nuove situazioni sugli antichi
dati, o di servirsi di questi come di materiale da costruzione.

un caso, ovvero un elemento di un antichissimo materi].


di culto, quando nella descrizione degli inquieti pensieri del
l'innamorata Medea viene fuori d'improvviso il c.aldaio, nel
quale il Sole si rispecchia? A quel modo che il riflesso del Sole
rimandato dall'acqua del caldaio saltella qua e l - e cir
cola ! - nella casa, similmente faceva il cuore nel petto della
giovane. O non ha piu profonde radici nella mitologia il fatto
che la dea Luna - denominata da Apollonio Titenis

Ti

tanide - riconosca la propria sosia in Medea che di notte


ricerca il suo amato? Non solo io dunque

...

comincia in

cielo il suo discorso la notturna Titanide, e con ci si affaccia


inevitabile la domanda se la figura mitologica della nipote di
Helios rappresenti in realt una bella e mortale variazione del
l'aurea melodia solare, ovvero, bench in stretta connessione

82

La ricerca della regina

col Titano del giorno, sia soltanto UJUl melodia argentea tratta
dal ciclo mitologico della luna. Ma il nucleo essenziale di Medea,
solare o lunare che sia, avvolto anzitutto da quella tenebra,
che le aleggia intorno anche in Apollonio.
II modo barbarico dell'uccisione, lo smembramento, il poeta
ellenistico lo tiene invero lontano dalla sua eroina, ed egli ne
mitiga la crudelt anche in questo, che nella sua descrizione
Medea si limita ad attirare il fratello, mentre Giasone ad uc
ciderlo. Ma poi Apollonio racconta la visita della coppia omi
cida a Circe. Gli Argonauti reduci in patria toccano anche quel
I'altra Aia, l'isola Eea (" Aiaie ") che in occidente. Li sor
prendono Circe nel momento appunto in cui lei si purifica in
mare dai sogni cruenti, che ha avuto come presentimento della
visita. Soltanto Giasone e Medea la seguono, gli altri eroi non si
lasciano sedurre dalle astute lusinghe della figlia di Helios. Ma
questi due si stabiliscono nella casa di Circe implorando prole
zione. Medea si prende il volto nelle mani, Giasone ficca in
terra la spada con la quale ha ucciso Apsyrtos-Fetonte. E sie
dono li, abbattuti, con gli occhi bassi.
Agli occhi e all'aureo sguardo di tutti i figli del Sole Circe
aveva riconosciuto Medea. Viene ora a conoscere anche la loro_
situazione e intraprende una grande cerimonia espiatoria, per
purificarli entrambi. Quanto volentieri ascolterebbe la lingua
della sua gente dalla bocca della giovane! La creazione di questa
situazione e la descrizione dell'incontro delle due donne discen
denti dal ceppo solare colchico caratteristica in Apollonio.
Un'essenziale differenza originaria, conosciuta soltanto, non
creata da Apollonio, emerge in primo piano quando l'azione
sanguinaria di Medea non trova comprensione in Circe. Il rac
conto degli Argonauti ella Io ascolta, il fratricidio Io indovina.
E senza tener conto dell'avvenuta espiazione respinge dal suo
focolare e dalla sua casa colei che stata purificata. Del poste
riore infanticidio non una sola volta si fa qui parola sotto forma

L'assassina
di profezia. Le due incantatrici di stirpe solare sono divise da
qualcosa di essenziale: la differenza tra la rete e il coltello,
tra la seduzione e l'uccisione. anche se quest'ultima serva sol
tanto al rinnovamento e al ringiovanimento dell'ucciso ...
Con la cerimonia purificatrice e la cacciata di Medea dal pa
lazzo di Circe Apollonia delinea il problema che ha di fronte.
Una nipote del Sole dal mitologico Oriente - per Apollonia
la Titenis Aia, la terra dei Titani - arriva in Grecia. Qui ella
viene onorata : in Atene, dove la si associa con Egeo, padre di
Teseo, il fondatore della citt, meno pubblicamente e piuttosto
nell'intimit di un culto familiare; in Corinto sulla rocca, nel
l'ambito cultuale del puro dio Sole. F-rattanto ella arriv.a gi
macchiata del fratricidio, e tuttavia pua. La purificazione
presso Circe supera questa contraddizione e lascia che Medea
rimanga sempre l'omicida, con la quale la pura figlia del Sole,
Circe, anche dopo la purificazione, non ha niente a che fare.
Da Apollonia la fratricida conosciuta anche come infanticida,.
e certamente non soltanto attraverso Euripide. II grande tragico,
l 'unico poeta i n cui Medea trov un degno cantore, aveva gi
davanti a s lo stesso problema, ed egli non se lo rese piU facile
col porre in primo piano l'infanticidio.
Con questo Euripide si pose in contrasto con tutta la poste
riore tradizione, la quale probabilmente gi prima di Apollonia
cerc di liberare la figura di Medea, oggetto di culto, dal peso
del suo passato omicida. Ma sarebbe stato possibile che lui per
primo imputasse l'orrendo misfatto deU 'infanticidio a una dea,
che nel culto apparteneva alla luminosa sfera di Helios? Questa
ipotesi in s una mostruosit e non viene resa piU verosimile
dal fatto che il Giasone di Euripide scorga nel fratricidio la
preparazione dell'infanticidio.
Poich salisti Argo bella-pr-ora,
ucciso al focolare tuo fratello.
Cominciasti di H...

La ricerca della regma


Gi questo inizio rendeva difficile a comprendere come gli
Ateniesi potessero. accogliere nella loro citt santa la donna cosi
gravata di onta. Sarebbe stata assolutamente un'empia presun
zione se Euripide avesse aggravato la sua eroina di 1ll1 nuovo
delitto, per poi farle domandare dal coro:
Come dunque la citt dai sacri fiumi,
e la terra che ospita gli amici
accoglier te infanticida,
tra tutti la piU empia?

E tuttavia avvenne cosi : il che costituiva una difficolt per la


comprensione logica e insieme religiosa, difficolt che poteva si
trovarsi in determinate situazioni di un cnlto tramandato da
tempi remoti, ma non poteva venire creata con la ragione.
Proprio la grandezza di questa difficolt deve avere attratto
Euripide. Alla fine della tragedia, quando Giasone cerca con la
spada la donna omicida, gli appare Medea snl cocchio tirato da
un drago, e accanto a lei i cadaveri dei figli :
Perch mai scuoti e sconficchi le porte,
dei morti in cerca e di me che li ho uccisi?
Non darti pena; se vuoi qualche cosa
da me, dillo : ma non mi toccherai.
Tal cocchio il padre di mio padre, Helios,
mi d in difesa da mano nemica.

Della sepoltura dei figli si preoccupa ella stessa:


a loro
con questa mano dar sepoltura
dentro il recinto di Hera, dea Aerea,
ch non li oltraggi un nemico
le tombe.

In

profani

questa di Sisifo terra

istituir una pia festa e mlii te.:


per espiare quest'empio omicidio.
lo poi
e

alla

terra n'and1 di Eretteo-,

abiter con Egeo Pandionide.

L'assassina

&5

Anche per Euripide queste non sono soluzioni, ma dati della


mitologia e del culto, la cui natura prohlematica posta abba
stanza in luce nella replica di Giasone :
O donna odiosa, la piU detestabile
a me, agli di e a tutti gli uomini,
tu che trafiggere osasti i tuoi figli
e me uccidesti, privat-o di loro;
ancora guardi la terra e il Sole,
avendo osato l'azione piti empia?

E .ancora piU acuto era questo problema, .accennato nel canto


col quale il coro cercav.a invano d'impedire l'infanticidio :
O Terra, e tu che tutto vedi
raggio di Sole, mirate mirate
la donna funesta, prima (:be la cruenta
mano getti omicida sui figli:
ch dell'aurea tua stirpe
sono germogli, e temo che sangue divino
sia versato da uomini.
Ma tu, _ lu-ce divina, trattienila,
arrestala.

In Medea infuria il gusto omicida di una Erinni. Come av


viene che questo demone possa sussistere in lei accanto alla pura
forza solare? Tale la questione per Euripide.
La risposta si trova gi nelle prime parole della sua eroina
tragica. Ella chiama dall'interno, prima di apparire sulla scena :
O maledetti
figli di trista madre, possiate perire
insieme al genit-ore.

Questo possiate perire insieme al genitore si converte qui


in tragedia, in una manifestazione tragica della natura femmi
nile, che non diminuisce la dignit di chi la compie.

Al

contra-

La ricerca della regina


rio: colei che respinta dal suo uomo, colei che soffre la dura
separazione, ritrova, come per una spietata legge di natura, sol4
tanto in un separare ulteriormente e in un tagliare pill a fondo
quel complesso vivente, che un tempo era formato da lui, da lei
e dai figli, il proprio potere e la propria esaltazione. l figli, (che
prima esistevano per formare e continuare quel complesso vi
vente, non hanno piU senso per lei se non per servire a questo
potere, per venire sacrificati a questa esaltazione. E poich ap4
partiene a Medea il gusto del sacrificio cruento, anche questo
sacrificio dev'essere cruento.
Essa parla delle ragioni di questo fatto inevitabile, come
d onna a donne :
Lui ch'era tutto per me - tu lo sai
riusci, il mio sposo, il peggiore degli uomini.
Tra tutti i vivi e i pensanti noi donne
siamo la specie la piU disgraziata.

A grande prezzo d-obbiamo acquistarci


prima un marito e signore del corpo;
ma questo il peggio, e il maggiore pericolo:
buono o cattivo tenercelo. Infatti
non onorevole il separarsi
a donne, n ripudiare il marito,

A nuove leggi e abitudini giunta


indovinar devi, ignara da prima,
come il compagno convenga trattare.

Se ci rieci a fatica e lo sposo


non controvoglia sopporti il suo giogo,
degna d'invidia la vita ; altrimenti,
meglio morire. Che quando poi l'uomo
si cruccia in casa coi suoi familiari,
mcito placa il disgusto volgendosi
a

qualche amico o a .suoi coetanei ;

noi invece abbiamo una !<ola persona .

Qnesta descrizione pu nei dettagli dipendere dal gusto nel


tempo. Tnttavia la relazione della donna con l'uomo prescelto

L'assassina

87

neJl'amore porta con validit naturale alla medesima situazionf".


Di qui l'accentuazione della passione amorosa di Medea :
Travolgenti passioni
non dnno agli uomini
onore n virtll. Ma temperata
se giunga Afrodite, non .altra dea
cosi gradita.
Giammai, o Signora, contro di me
scaglia dall'arco tuo d'-oro uno strale
avvelenato di passione.
Me prediliga temperanza,
il piU bel dono degli di;
n mai di litigiose ire,
di risse insaziabili
colpendomi Afrodite,
mi getti su leui altrui,
ma rispettando il pacifico coniugio
sorvegli accorta delle donne i talami.

All'appassionato attaccamento di una donna .altera al vincolo


matrimoniale come a un dato di fatto naturale corrispondono lr
trionfali parole che Medea rivolge a Giasone verso la fine :
Tu non dovevi, sprezzato il mio letto,
menar vita allegra e deridenni ..

E cosi ella rimane in Euripide, nonostante l'infanticidio col


quale punisce Io sposo, e anzi proprio in virtU di esso, degna di
se stessa, dell'alta nipote di Helios . Ovvero, considerata da
un punto di vista puramente umano :
Nessuno creda me volgare e debole
e tranquilla, bensi di opposta indole:
grave ai nemici e agli .amici benevola.
Solo di tali la vita onorevole.

Questa soluzione del problema di una Heliade che uccide i


proprii figli, un 'intuizione di Euripide. Una soluzione ben

La ricerca della regina

efficace! Ma aveva essa un fondamento anche l, dove Medea


era infanticida prima che apparisse sulla scena, vale a dire nel
cnlto? Euripide stesso ricorda che la popolazione di Corinto
celebra (( una pia festa e misteri per espiare questo omicidio >) ,
e indica anche il luogo del seppellimento, dove quella celebra
zione aveva luogo: il sacro recinto di Hera Aerea sull'Acroco
rinto. Una parola che egli qui impiega (tele) accenna a una
.
mistica festa. Un tardo scrittore, F'ilostrato nel suo H'eroikos,
la paragona con il lamento estatico nei misteri. Vien fatto una
volta perfino il nome di Adone, che veniva pianto in modo
simile.
Dello svolgimento della celebrazione sappiamo soltanto che
annualmente sette fancinlli e sette fanciulle venivano portati
nel santuario di Hera, e li dovevano passare l'intero anno,
come in esilio o nella morte. Il mitologema, sul quale ci venne
fondato, ci rimasto. Medea nascose i suoi figli, una volta nati,
nl santuario di Hera. Ella credeva - cosi ancora si aggiunge
nella tarda redazione, a noi tramandata, del mitologema - che
con ci i fanciulli divenissero immortali; ma Giasone, quando
scopri lo strano modo di agire di sua moglie, la ripudi. Questo
rendere immortale nascondendo non era dunque un'innocente
azione di Medea. La ripetizione di quest'azione per mezz.o di
quella simbolica offerta di quattordici fancinlli e fanciulle, il
mistico lamento e l'esplicito carattere funerario di tutta la festa,
non lasciano presagire nulla di buono. L'unico dato, col quale
si pu paragonare in suolo greco questa offerta, il sacrificio di
fanciulli e fanciulle ateniesi che, in numero pari a quello dei
corinzi, venivano spediti a Creta nel labirinto e divorati dal
Minotauro.
Si possono ricordare anche altre analogie mitologiche. Nella
precedente storia familiare della nipote di Helios era accaduta
gi una volta che un avo facesse scomparire i suoi figli appunto
dopo la nascita : era Crono, che divorava i propri figli. Azioni

L'assassina

89

siffatte sembrano essere familiari nel medesimo ciclo mitolo


gico, al cui centro si trova il Sole. TI Minotauro - con altro
nome Asterios o Asterion, (( lo stellato )) -, che divorava i
figli degli Ateniesi, era figlio della figlia di Helios, Pasifae. Al
labirinto legato anche il nome della figlia di Pasifae, Arianna,
la nipote di Helios. Ma ]a somiglianza, e a un tempo il contrasto .
tra la figura di Medea e quella di Arianna ce li sottolinea Apo].
Ionio Rodio, quando al suo Giasone fa raccontare della cretese
figlia del re e

fa quindi pronunciare a Medea le piu impressio

nanti parole del suo poema : Io non sono eguale ad Arianna !


Medea

l'antiarianna, colei che riconduce i neonati alla

morte, non come Arianna i gi morti all.a vita. Al centro delle


raffigurazioni del labirinto nelle monete cretesi si vede talvolta
in luogo del Minotauro, o della stella che accenna a lui, la falce
della luna. Il sette un numero lunare: sette giorni significano
un quarto della luna, due volte sette il crescere o il calare della
stessa. La ripetizione annuale della festa corinzia vieta, s'in
tende, di pensare a una semplice imitazione della luna nel suo
declinare e occultarsi. Nel caso vi sia in ci un rapporto emi
l'oscura met lunare, esso dev'essere collegato anche con un
rapporto al Sole. L'aspetto mortale, che veniva posto sott'oc
chio nel santuario di Her.a sull'Acrocorlnto mediante l'imita
zione della scomparsa dei figli di Medea, rientrava di sicuro in
una connessione phi complessa di quanto non fossero propensi

credere i sostenitori di una mitologia astrale. Nella stessa Medea


l'aspetto stellare e quello umano sono visibilmente intrecciati.

E noi non siamo ancora in grado di fissare il posto di lei in quel


grande contesto " formato dall'essere del Sole e dall'essere
dell'uomo.
Nel culto corinzio essa era un'occultatrice di figli, ci ohe
soltantO un'espreSsione attenuata per dire infanticida. In questo
infanticidio accadeva come nel fratricidio : dopo la scompar;a
avveniva la ricomparsa. Nel segno di Medea o di un'altra dea?

9()

La ricerca della regina

Noi l'abbiamo sempre incontrata soltanto nell'esecuzione di una


azione mortale, anche se questa - come nel caso del frateHo serviva al rinnovarsi di colui che vive in eterno. Il suo posto
l dove ella riduce in pezzi, dove il vivente tagliato e spartito,
dove viene ucciso. Ma noi la incontrammo .anche in connessione
con altre dee : sull'Acrocorinto con H era. Appunto l essa deve
aver fondato il tempio di Afrodite. Ad Apollonio Rodio ella
appariva come sosia della dea Luna. Ed ella , per lui e per
tutta l'antichit, soprattutto una sacerdotessa di Ecate. Forse per
mezzo di queste dee, o di una o dell'altra di esse, possiamo ap
prendere qualcosa di phi intorno a Medea.
Ecate in tutta la sua essenza esprime qualche cosa di lunare,
e in Euripide la dea familiare di Medea. Ecate che la donna
abbandonata supplica insieme a Temi con l'invocazione si
gnora Artemis

come sue testimoni nel giuramento. La lon

tana " dea (tale il significato del nome " E cate ") , colei che ha
scelto i crocicchi e i trivi per i suoi vagahondaggi e le sue appa
rizioni, colei che accerchia a mo' di cane selvaggio, in casa di
Medea prende il posto di Hestia, la dea del focolare :
per la signora che onoro .su tutte,
Ecate, e .scelsi mio aiuto, e che abita
nei penetrali del mio focolare -

cosi giura Medea in Euripide. A ci fa riscontro in Apollonio il


fatto che ella dimora costantemente nel santuario di Ecate come
sua sacerdotessa. Ecate l'ha istruita, da costei Medea apprese la
scienza delle erbe magiche, la preparazione dei veleni e con
travveleni. La magia di Medea piuttosto una scienza, quella
di Circe un'arte. A Ecate appartiene la non-apollinea scienza
segreta, in lei l'aspetto lunare mostra la sua esperienza delle
uscite e delle entrate piu segrete, dello sbocciare e dello spe
gnersi della vita.
Con ci si spiega la tradizione dominante intorno alla madre

Lassassina

9!

di Medea. Sussiste la possibilit che la coppia fraterna Aiete


Circe fosse in origine anche coppia coniugale e Medea, col non1e
di Cassifone la fratricida , una figlia di Circe; tuttavia que8ta possibilit non ha trovato posto nella concezione classica.
Sofocle conosce come sposa di Aiete Neaira col nome di Luna
nuova, ma forse soltanto come madre dell'ucciso fratello
Apsyrtos-Fetonte. Anche in Apollonio costui ha una madre di
versa da Medea. Ella si chiama Asterodeia, colei che vaga
intorno come stella o sotto le stelle . La madre di Medea
porta in tolta quella che divenuta la tradizione dominante il
nome univoco di Idyia o Eidyia, l'esperta . Un tale nome
conviene alla Luna, quando venga considerata sotto l'aspetto d
Ecate. Se una volta Ecate designata addirittura come madre
di Medea, ci supera soltanto nell'espressione quello che in so
tanz.a gi da prima era certo.
Mrodite, che abbiamo parimenti incontrato nell'essenza in
tima di Circe, s'impadronisce di Medea come dall'esterno: la
ammalia. Euripide e i poeti epici si servono di lei per spiegare
il legame passionale della loro eroina con Giasone. Ed una
significativa trovata quando in Valerio Fiacco, il rifacitore ro
mano della spedizione degli Argonauti, Afrodite appare nelle
sembianze di Circe. Ma non solo poeti piu tardi, bensi anche
Pindaro descrive particolareggiatamente l'intervento di Afrodite.
I tratti solari dell'incanto d'amore, che essa rivolge contro la
esperta vergine lunare, risaltano particolarmente belli nella rap
presentazione di Pindaro: per la prima volta .allora - cosi
press'a poco suona questo luogo della quarta ode Pitica - la
signora degli acutissimi dardi, la dea nata presso Cipro, port
daii'Oiimpo tra gli uomini il variopinto torcicollo, l'uccello
dell'amore delirante, incatenato in modo indissolubile al cerchio
di una ruota solare a quattro raggi, e insegn a Giasone l'arte
di supplicare, che era al tempo stesso uno scongiurare, per cui
Medea perde il rispetto dei genitori, e il desiderio dell'Ellade

La ricerca della regina

92

flagella e sospinge lei, l'ardente, con la oferza di Peitho, ancella


di Afrodite e dea della persuasione ...

nn

,genuino mitologema sulle origini quello che Pindaro

ci racconta. Afrodite port giU in terra l'incantesimo solare,


affinch la lunare nipote di Helios toccasse in sorte, in virtu
della sua forza ammaliatrice, all'eroe solare Giasone. Alle altre
cause del suo destino ci conduce tuttavia soltanto il legame di
Medea con la dea che anche presso Pindaro la promotrice
della spedizione degli Argonauti e - come i posteriori poeti
epici

dicono

l'Odissea

espressamente - muove Afrodite:

Hera.

Gi

a conoscenza che Hera portava amore a Giasone.

Ci viene completato dalla narrazione corinzia, che Zeus .amava


Medea e costei lo distolse dalla fedelt a Hera. Tutto questo
legame delle due dee - un parallelismo nella loro relazione
con Giasone e una comunanza d'interessi che si manifesta sul
l' Acrocorinto perfino in una comunit di culto - deve avere
ragioni phi profonde che non quelle soltanto poetiche.
Una comunanza di culto, come quella di Hera e di Medea
sull'Acrocorinto,

pensahile in generale solo sulla base di

un'intima affinit, dell'uguaglianza essenziale delle due dee,


ovvero della loro reciproca integrazione. A Hera, la cooperatrice
di Giasone e protettrice del matrimonio, corrisponde Medea
- la cooperatrice di Giasone, colei che vendica la violazione
del matrimonio con l'uccisione dei figli - proprio in quel punto
.,.senziale in cui Euripide intui la soluzione del suo problema.
Egli la rappresent sotto il seguo della comunanza di culto
corinzia, vista parimenti attraverso Hera. Egli fece ci, senza
sottolineare

in

modo

particolare

il legame

della

barbarica

nipote del Sole con la grande dea olimpica. questo un rap


porto assai singolare, il cui fondamento nell'essenza delle due
dee probabile dovesse anche rimanere segreto. Infatti dal
punto di vista della religione olimpica doveva sembrare strano

L'assassina

93

che Medea l'assassina potesse rappresentare le leggi della


sublime sfera di potere di Hera.
La Medea di Apollonio faceva questo in modo meno crudele,
ma egualmente esplicito, che la Medea di Euripide. La situa
zione, che deriva dal fatto che le leggi di Hera debbono venire
attuate nella seduzione di Medea malgrado l'intromissione di
Mrodite, doveva produrre un effetto quasi ridicolo, se non fosse
stato da intendersi dal punto di vista della dea del matrimonio.
Medea non viene rapita come Persefone. Ella segue Giasone, cui
ha dato aiuto per amore. Quando poi gli Argonauti fuggitivi
vengono raggiunti dai Colchi nella terra dei Feaci, Medea sup
plica la regina dei Feaci Arete di non consegnarla agli inse
gnitori e al padre. Arete cerca di persuadere in tale senso il
suo sposo, il re Alcinoo. Essi discutono confidenzialmente nella
notte la difficile contingenza. Alcinoo prende la decisione : nel caso
Medea sia gi moglie di Giasone, non verr restituita. Ma se essa
non sia ancora sposata, dovr tornare ad Aietes. Il re si addor
menta con questa decisione. La regina sorge dal suo fianco e fa
pervenire a Giasone la notizia.
Soltanto in seguito a ci viene celebrata in tutta fretta la notte
nuziale di Medea. Non si tratta appunto n di ratto n di libero
connubio, ma di matrimonio, quello che avrebbe dovuto con
eludersi nella casa paterna di Giasone. Questa sarebbe stata
l'intenzione dei due. Ma ora li stringe la necessit : la decisione
di Alcinoo. La tirannia della situazione non pu venir superata
facilmente, bench il poeta facesse di tutto per farla dimenti
care. La grotta di Makris, una divina nutrice di Dioniso, viene
scelta per la celebrazione delle nozze. Sul letto nuziale splende
il vello d'oro, il manto dell'ariete solare, il cui fulgore riempie
di dolce desiderio le ninfe, che si affrettano sul luogo. Esse
portano fiori, mandati da Hera. E gli eroi cantano il canto
nuziale, accompagnati dalla cetra di Orfeo. Cosi Hera onora il

La ricerca della regina

94

suo favorito e anche lei, insieme col suo mondo - il mondo


del matrimonio con le sue leggi -, vengono onorati.
La comunanza di culto delle due dee sull'Acrocorinto sarebbe
dunque da intendere nel senso che Medea col suo tetro culto
trov accoglienza nel sacro recinto della moglie di Zeus come
una barbara rappresentante del mondo di Hera? Vi giun.'!e
ella soltanto con la leggenda della spedizione degli Argonauti
e con Giasone, l'eroe favorito da Her.a? Giacch del carattere
barbarico del culto di Medea i Corinzi rimasero sempre consa
pevoli . Essi chiamavano semibarbari i figli di Medea, ono
rati col sacrificio dei loro propri figli. Se quel sacro recinto fosse
appartenuto in origine soltanto a Hera, la maestosa dea olim
pica, costoro avrebbero .avuto scarse prospettive di esservi accolti
a causa del loro padre Giasone. Contro una tale ipotesi parlan<>
sia lo stretto rapporto di Medea - e non gi dell'olimpica
Hera - con Helios, la cui presenza determina l'atmosfera cul
tuale dell'Acrocorinto, sia la stessa tradizione.
L'Ellade arcaica conosceva diversi mitologemi circa l'origi
naria ripartizione del mondo e distribuzione dei domini e delle
regioni a diverse divinit. Soltanto poche di queste narrazioni
ci sono rimaste. << Raccontano a noi uomini antiche leggenrle
- cosi suona un tale mitologema presso Pindaro - che quand<>
Zeus e gl'immortali si divisero la terra, Rodi non fosse ancora
visibile sullo specchio del mare, ma l'isola stesse nascosta nelle
salse profondit. E poich Helios non era presente, nessuno gli
assegn una parte. Cosi lasciarono lui, il dio puro, senza una
terra propria . Quasi ! Poich quando Zeus per amore del"
dimenticato vuole intraprendere una nuova assegnazione , Helios
vede emergere dalla superficie del mare una terra, e la sceglie :
l'isola di Rodi.
Nessun altro racconto avrebhe potuto esprimere in modo phl:
efficace di questo la posizione di Helios alla periferia del monrlo
divino dominato da Zeus. I Corinzi avevano evidentemente.

L'assassina

95

un'altra immagine del mondo, nella quale il dio Sole aveva


una parte decisiva. Secondo una loro tradizione, riferita dal
poeta epico Eumelo e dopo di lui anche da un antico compo
nimento prosastico, Helios distrihui la sua porzione del mondo
in tal modo che uno dei suoi figli, Aiete, ottenne ci che per
i Corinzi rappresentava sicuramente il centro del mondo :
Corinto stessa. Soltanto piu tardi costui si sarehhe ritirato nella
Colchide, al margine orientale del mondo. per questo che sua
figlia Medea pot piu tardi con pieno diritto regnare in Corinto,
e Giasone soltanto .a causa di lei sarebbe stato riconosciuto
come partecipe della sua sovranit . Non il Greco condusse
- cosi sapevano i Corinzi - una barbara dall'Oriente introdn
cendola come dea straniera nel mondo dei culti acrocorinzi, ma
la singolare fignra di Medea, in quanto figlia di un figlio del Sole
e regina, vi era di casa e legittimava il suo sposo ellenico.
Questa tradizione significa, tradotta in una concezione reli
giosa immediata, che l'Acrocorinto ero considerato come l'Aia
di Aiete, come una terra del Sole - soltanto non al margine
del mondo, ma sospesa in alto. Ogni luogo del mondo antico,
dove diversi santuari vengono riuniti in una zona di culto che
come paesaggio omogenea, una terra mitologica : esso
esprime allo stesso modo un aspetto del mondo - talvolta molto
complicato, ma sempre significativo - come lo esprime un
mitologema nelle sue diverse variazioni. Sull'Acrocorinto fu
creato un sopramondo celeste, una sfera del Sole, extraspaziale
ed extratemporale, la quale poteva stare egualmente bene al
centro come essere trasferita al margine : un aspetto del mondo,
in quanto la totalit del mondo poteva venire guardata anche
dal punto di vista della sua genesi come da una sorgente origi
naria fuori del mondo.
n mondo acrocorinzio della genesi ci si mostrato, nella
considerazione intorno a Circe, sotto il segno dell'Afrodite
celeste. Ora vediamo che anche quel sopramondo possiede

La ricerca della regma

96

almeno ancora un altro aspetto, che parimenti connesso col


Sole e tuttavia molto meno solare che lunare. Sono qui visibili
due lati, che s'integrano a vicenda. Eppure non stanno, ad
esempio, da un lato la vita e dall'altro la morte, hensi qni Afro
dite e l Hera. Si tratta in ambedue i lati di ricchezze e misteri
dell'essere, che non si possono interamente esprimere con un'u
nica parola, nemmeno con la doppia parola vita e morte .

Le civilt preelleniche credettero di poter afferrare tali


misteri senza dubbio piU per mezzo degli eventi celesti, per
mezzo dei destini delle stelle; i Greci, invece, piU per mezzo
<Ielle figure umane. Pei rappresentanti delle due diverse conce
zioni del mondo l'esistenza umana era radicata in un essere tra
e.cendentale di natura stellare - per esprimerlo in greco : Urano
e Gaia. Essi potevano perci dire del Sole e di tutta la sua
parentela celeste quello che C.

F. Meyer, o prima di lui Gian


Tels furent les

giacomo Rousseau, diceva dei propri genitori:

auteurs de mes jours

))

, questi furono gli autori dei nostri giorni.

Come figura apparve tuttavia ai Greci, in un mitologema che


esprimeva

orribili

misteri

intorno

all'origine

(( dei

nostri

giorni )) non la Luna stessa in quanto dea, ma una Medea.


'
Ma nemmeno la Titanide, quale sempre rimasta Medea,
soddisfaceva l'esigenza greca di cosi elevate e pure soluzioni dei
problemi e dei paradossi dell'essere, quali li rappresentano le
figure delle divinit olimpiche. Come il Sole, cosi anche la sua
nipote doveva inserirsi nell'ordinamento olimpico. Hera si pose
accanto alla sua precorritrice barbaric-a, o in ogni caso arcaica,
e l'avvolse della santit del suo proprio mondo. Ci avvenne
sulla base di un'effettiva affinit essenziale, che aiuta a sciogliere
l'enigma di Medea, allo stesso modo che il lato afroditico nel
I' essenza di Circe facilita la comprensione di questa figlia del
Sole. Circe e Medea sono ambedue in certo qual modo soltanto
<lei gradi preparatori, e cosi dobbiamo intenderle. l gradi phi
elevati si chiamano Hera e Afrodite.

La met

Invano cercheremmo nella mitologia greca il male personifi


cato, nn essere che rappresenti la malvagit in s. La genealogia
esiodea presenta dal lato del Caos, della tenebra e della Notte,
tutta una serie 'di figure letali, o figure infonni
Thanatos, la Morte stessa.

Ma

>>,

compreso

mortale non ancora, in s, dia

bolico. Gli di del destino e della morte, il Sonno e i Sogni, le


Esperidi e la Nemes i : questi figli della Notte sono di sicuro
non univocamente degli spiriti malvagi. I rimanenti di questa
serie di fratelli sono an eh' essi piuttosto neutral i : necessit ele
mentari, come Illusione, Amore e Vecchiaia, ovvero - come

Momos >> e Oizus >> : Biasimo e Affanno - punizioni, dalle

quali l'umanit viene colpita , forse per a proprio vantaggio.


Soltanto di Eris, la Discordia, dice Esiodo espressamente nelle

Opere e i Giorni,

ve ne sono di due specie: una buona e una

cattiva. Cosi aneh' essa non ancora in s diabolica, ma tra i


suoi figli la malvagit viene gi in primo piano : accanto alle
Piaghe, che in s possono essere senza malvagit e puramente
mortali, anche Phonoi )) e << Androktasiai )), in una parola
l 'Omicidio.
Letale non senz'altro malvagio : indubbiamente malvagio
l'Omicidio. Dall'altro lato della genealogia esso presente

La ricerca della regina

98

per la prima volta con i misfatti di Crono. Ci non significa in


e ancora che Crono sia

il

Malvagio. Al suo nome persino

associata la felicit dell'et dell'oro, una felicit senza alcun


gusto concomitante del male. Le sue azioni omicide sono certo
cattive, ma non di un unico e dello stesso genere. Un' azione
di queste era il separare : separare la primitiva unit generante
di Urano e della madre Gaia , e recidere le virilit del padre.
L'altra azione era l'incorporare: il divorare i propri figli. Se
ci gli fosse riuscito di fare con tutti i neonati, avrebbe in un
certo senso ristabilito la felice condizione primitiva, in cui i
genitori erano uniti: avrebbe conseguito un non-progredire, un
eterno rimanere nella stessa felicit. Considerata dal punto di
vista del nostro mondo sviluppantesi nel tempo, sarebhe stata
una mostruosit - tuttavia soltanto la mostruosit dell'et del
l'oro. Cosi la seconda azione sta contro la prima, e quella prima,
l'azione della falce che divide, omicida e cruenta, si rivela come
la prima propriamente malvagia . . .

Il problema che si affacci dopo la considerazione s u Circe


e che s'impone in modo assoluto dopo la conoscenza fatta di
Medea, concerne la malvagit. Di dove proviene la malvagit di
una Eliade? Questo dovevamo chiedere anzitutto in relazione
all'incantesimo di Circe, e ora chiediamo in generale circa il
sorgere del male in una dea. La magia di Circe era WlO stru
mento di potenza, che toglieva alle vittime la loro libert e la
dignit della loro propria forma, che le

divorava.

La potenza

in s qualcosa che divora, il che rispetto a ci che prima era


fuori, certamente demoniaco : il secondo tipo di malvagit
nel senso del mitologema di Crono. Nello sfondo di Circe stava
nascosta anche l'Etra che divora, la Madre che tesse, la quale
in pari tempo colei che di nuovo disfa, colei che ringhiotte
ci che ha inghiottito. Soltanto, la sorgente della sua magia
era qualcosa, di cui nulla che vivo pu essere spossessato e
liberato: cio la sua natura solare, Helios in essa ! La volont

La met

99

di divorare doveva venir dominata, affinch il male si risolvesse


m

un'esistenza puramente solare e aurea.


Cosi Circe al margine occidentale del mondo attira con forza

t-olare nell'ambito del suo potere divorante gli esseri viventi, se


essi non sono alla sua altezza. E quelli che lo sono? Essi ritor
nano attraverso il mondo degl'Inferi. forse in questo Circe
soltanto una copia di sua madre Perse, la misteriosa regina?
Dovremmo crederlo, giacch nelle generazioni divine, madri,
figlie, nipoti mai sono tra di loro del tutto dissimili. In questo
easo per noi abbiamo forse incontrato anche un'altra copia
della sposa del Sole. Medea, la figlia di re, al margine orientale
del mondo, la legittima regina della citt solare di Corinto ,
caduta nell'incantesimo .afroditico, che scaturisce dalla natura
solare. Ma la sua essenza e la sua magia sono lunari. Un essere
notturno, che tocca la malvagit di Crono in questo, che Medea
{(

nascondeva i propri figli : quasi volesse trasmutare la notte

in una felice eternit, allo stesso modo che quello l'aureo giorno.
Anche Medea si muoverebbe nel cerchio del secondo tipo di
malvagit, della potenza che divora, se non fosse rivolta all'O
riente, alla separazione. E cosi ella appare assai pill terribile
di Circe : come la vendicatrice del fallito divorare. forse la
cosa pill terribile e malvagia in genere : ammazzare perch la
propria potenza fallisce, uccidere come forma estrema del domi
nio. E proprio questo nel segno della nobile e pura regina
degli di, Hera ! Giacch, tuttavia, per entro l'antico ciclo della
mitologia solare Medea era forse soltanto colei che divora i
propri figli, e in ci non piu scellerata di Crono ; e quando
faceva in pezzi il dio Sole - originariamente, di sicuro, non
piU persone, Apsyrtos, Giasone e suo padre Aison, hensi in una
stessa persona padre, sposo e fratello - ci faceva soltanto
perch senza separazione non viene ad effetto nessuna nuova
nascita, e anche l'azione pill malvagia, omicida solo malvagia
rispetto all'unit originaria . . . Soltanto sotto il segno di Hera la

100

La ricerca della regina

omicida ci si presenta con un'azione della vera morte, e non


della vita che si rinnova, e potremmo dare alla nostra domanda
la formulazione virgiliana: Tantaene animis coelestibus irae?
l'ira cosi potente nell'animo dei celesti?
il problema di Hera che Virgilio rappresenta, anche se
egli la chiama col nome romano di Giunone. Noi parliamo in ogni
caso soltanto di Hera olimpica, figlia di Rea e di Crono, la
nipote di Gaia e Urano, Ma non dobbiamo in tal caso dimenti
care del tutto che senza un'affinit essenziale ella non avrebbe
potuto essere identificata con la dea romana, e che Giunone
domina il periodo della luna nuova. Sappiamo infatti che il
suo nome equivalente a quello della madre dei figli di Helios :
Neaira. Enumerare gli altri suoi tratti lunari sarebbe facile:
tuttavia la premessa di una nuova ricerca intorno a Giunone
sarebbe quella stessa intorno ad Hera. La nostra ricerca deve
prestare attenzione all'aspetto lunare nell'essenza dell'olimpica
regina degli di, anche se la ricerca stessa non tenda a un'inter
prefazione mitologicoastrale di Hera e Giunone come divinit
lunari nel senso di Mene, Selene o Luna. Per quanto riguarda
Hera, rimane abbastanza singolare che sua madre Rea nell'Asia
Minore rechi come Grande Artemide tratti prevalentemente
lunari e che a lei stessa venga attribuita per figlia anche Ecate.
La particolarit della situazione mitologica di Hera sta ora
nel seguente paradosso. Accanto allo Zeus olimpico, che non
affatto identico a Helios, essa non pu essere una donna lunare
e una sposa del Sole, come quella misteriosa i cui tratti si sono
delineati nella figura di Medea, e ci nondimeno Hera pot, pro
prio nella sua relazione con Medea e nella sua qualit di regina
degli di, essere la regina ... D'altro canto Zeus porta l'appel
lativo cultuale di re non in quanto olimpico ma in quanto
infero , katachthonios , e in questa qualit sembra appar
tenere alla coppia ctonia di Demetra e Persefone come marito
della figlia, la lunare regina degli Inferi. Sull'Olimpo egli

La met

101

padre degli uomini e degli di

D.

In corrispondenza di ci

anche Hera porta il titolo di regina soprattutto nel culto, ma


sull'Olimpo essa la sposa, con un 'accentuazione e un rilievo
di questa dignit, che rende come superfluo il risaltare delle
altre. In Omero la regina

rimane a tal punto nello sfondo

di un'immagine rappresentante semplicemente la sposa ))

che
'
e
qnesto
appunto

alla fine c' da domandarsi in generale -

il paradosso della situazione - se la regina titanico, la primi


tiva realizzazione di questa possibilit dell'essere femminile, sia
d.a riconoscere in Her.a la sposa, ovvero non venga in questione
a tale riguardo la figura di una dea tutta diversa. Medea era gi
solo zm aspetto della sposa

di Helios accanto all'afroditica

Circe...
Le scene coniugali tra Hera e Zeus sono nell'Iliade prodotte
da uno spirito nient'affatto parodistico, ma da quello spirito
omerico che solleva anche la tragedia a un'altezza pura e serena
e fa risuonare il liberatore riso degli di su ci che gli stessi
eroi piangerebbero. AI poeta preme a tal punto la raffigurazione
di Una situazione coniugale elevata a l piano extratemporale
dell'archetipo - non gi al piano di un paradigma morale! d.a subordinare, per cosi dire, gli di a questa situazione, e f.ar
loro rappresentare la parte di coniugi, come sono; da farli
quasi giuocare e .appunto con ci mettere in risalto l'idea di
sposo

e di sposa

D.

Solo nello spirito di qnesto giuoco

nel regno di una validit extratemporale - dell'eterno-umano,


si potrebbe anche dire, ma riferito a un piano piu profondo, nel
quale giuocano

delle forze che trascendono la vita indivi

duale - diventa del tutto comprensibile la famosa scena coniu


gale del primo . canto.

la dea Tetide, la figlia del vecchio marino Nereo, che pone


Zeus 1n una penosa situazione. In uno degli avvenimenti titanici

102

La ricerca della regina

che sono sempre soltanto accennati, svoltisi nella vita familiare


di Zeus con Hera,
quando di legarlo gli altri Olimpici minacciarono,
Hera e Po.sidone e Pallade Atena,

la dea del mare dai piedi argentei port aiuto a colui chr
era angustiato, Adesso lei sollecita da lui l'onore pel suo figlio
offeso, Achille. Ci poteva avvenire soltanto contro la volont
di Hera. Perci Zeus tace a lungo, seduto in disparte dgli altri
sulla piu alta vetta del frastagliato Olimpo.
Tuttavia Tetide si stringe forte alle sue ginocchia.
Avvinta in tal modo gli stava, e ehiesegli ancora di nuovo :
- Sincero a me dunque prometti, rivolgimi un cenno di assenso.
ovvero un diniego (ch niente tu devi temere) : ch'io sappia
quanto tra tutti gli di io sono

la

piU disprezzata -.

A lei seccatissimo Zeus che aduna le nubi rispose :


- Ah, brutt'affare! con Hera mi spingerai tu a litigare,
allora che m'irriter con parole insolenti:
con lei, che anche cosi in mezzo ai numi immortali
sempre m'assale col dir che sostengo in battaglia i Troiani.
Ma ora di nuovo allontnati, acci non saccorga
Hera ; e di quanto dicesti avr cura, finch non lo compia -.

Egli giuoca , come se questa deliberazione potesse essere


tenuta segreta davanti alla moglie - analogamente a quanto
avviene nei rapporti umani - ed egli stesso non facesse subito
tremare, col potente cenno del suo capo divino, tutto l'Olhnpo!
Anche Hera accetta il giuoco , come se non avesse notato
Tetide n indovinato la ragione dello scuotimento della sede
divina. alla mensa familiare a cui Zeus interviene non in veste
di re ma di padre, in compagnia degli altri di, che ella
comincia:
Quale dio dunque, o ingannatore, di nuovo con te ha concertato ?
Sempre t' caro tenerti in disparte da me,

La met

103

naseostamente pensare, decider ; n mai accondiscendi


a dinni una sola parola di quello che hai in mente.

Bench Zeus da parte sua insinui di nuovo per giuoco


che Hera non sa, tuttavia egli avverte chiaramente il tragico
della situazione di lei, cui ella stessa ha accennato con le parole
in disparte da me . la tragedia della distanza, del non
essere-uno, che sussiste tra uomo e donna anche allorquando
all'uomo non spetta, colne nel caso di Zeus, il phi elevato degli
di, una superiorit di rango :
Hera, non devi sperar di sapere i pensieri miei tutti :
difficile sarebbe per te pur essendo mia moglie.
Ma quel che conviene si sappia, nessun.o per certo
dei numi l'apprender prima di te. nessuno degli uomini.
Di quello che invece a parte dai numi mi piaccia pensare,
non devi ogni cosa tu chiedermi, n investigare.

Ma con questo cessa per Hera il tipico giuoco >> del non
.sapere umano, e ne subentra uno esistenziale e insieme ele
mentare. Ancor sempre un giuoco, giacch gli di giocano anche
quando si fanno .guerra, tanto non ne va mai di mezzo la loro
esistenza. Ma in questo divino giuoco di forze si scontrano gli
elementi Donna , Uomo >>, come due esistenze >> minac
ciate, divino contro divino nella spietata nudit delle loro qua
lit, e possono appartenere ad esse, la potenza, come nel caso
di Zeus, o la simulazione, che si tradisce nelle parole di Hera :
- Tremendo Cronide, quale parola dicesti!
Troppo, anche, son solita non chiederti n investigare,
e tu indisturbato decidi le

oo.se

che vuoi.

Ora per nel mio animo assai temo t'abbia sedotto


Teti dai piedi d'argento, la figlia del vecchio marino :
rh mattutina a te accanto s'assise, ti prese i ginocchi,
e a lei ho in so.spetto tu abbia accordato sincera ]Jromessa
che onore ad Achille darai, e morte a molti Achei presso le navi -.

La ricerca della regina

104

A lei rispondendo parl Zem che aduna le nubi:


- Perfida, sempre sos.petti, n mai mi concesso celarmiti.
Comunque tu niente otterrai, se non che dall'animo mio
sempre piU lungi sarai: e questo per te sar peggio.
Ch se la cosa in tal modo, solo a me essa deve piacere -.

La distanza vine qui espressamente definita come spaven


tosa per Hera, tanto piii spaventosa quanto piti grande diventa.
La minaccia che segue, difficilmente pu significare un di pill,.
dopo che il poeta ha gi prospettato il compimento della tra
gedia di Hera: del suo sempre crescente allontanamento da
Zens. Anzi qnesta esplosione della potente natura titanica di
Zeus attesta la solidit della posizione di Hera. Malgrado la tra
gica distanza, ella cosi saldamente unita a Zeus che a costui
non rimane contro di lei che un solo mezzo: le vie di fatto per
cavarsi d'impaccio.
Siediti dunque in silenzio,
ch invano non diano
se a te m'avvicino

un

prestami ascolto,

te aiuto gli di tutti d'Olimpo,

po' piO. e t'allung-o le mani invincibili.

Queste parole di Zeus spaventano Hera e diffondono sul


l'Olimpo un'atmosfera di dolorosa depressione. Esse risvegliano
il ricordo di una precedente e piti remota lotta, veramente tita
nica, della coppia divina. Efesto, il quale con la sua bonariet
intende sciogliere la tensione in un inestinguihile riso )) rac-
'
conta anche di quell'evento titanico :
Pazienza, mia madre, e sopporta per quanto angosciata,
acci che, pur cara qual sei, coi miei occhi non veda
percuoterti; allor non potrei, sebbene accorato,
aiutarti: difficile infatti opporsi all'Olimpio,
Ch gi un'altra volta, mentre tentavo difenderti,
presomi un piede mi scaravent dalla soglia divina:
precipitai tutto il giorno, e al tramonto del sole
in Lemno piombai quasi senza piU fiato ;
e li, non appena caduto, m'accolsero nomini Sintii.

ro;

La met
Dev'essere

stato

un

mitologema

preomerico

intorno alla

punizione di Hera, nel quale Efesto, il lemnio dio del fuoco,


appariva come un sosia del Sole, partecip al volo della ruota
solare e - quasi un personificato segno di svastica, il simbolo
del volo solare - rimase eternamente zoppo. Di ulteriori part
colari titanici c'informa Zeus, quand'egli si desta al principio
del XV canto, dopo l 'inganno ad opera di Hera. Titanico qui
non soltanto ci che violento, ma anche ci che stellare,
l'immagine della Luna nel pendere di Hera, immagine che tra
spare in questa situazione nient'affatto classica :
Certo il tuo perfido inganno, imposihile Hera,
Ettore divo sottrasse al combattere, impauri le sue genti.
Ora io non so se della tua frode luttuosa
anche per prima godrai,

e ti sferzer coi miei colpi.

Non ti ricordi di quando pendesti dal cielo, e ai piedi


ti misi due incudini, e intomo alle mani gettai una catena
d'oro infrangibile? Nell'etere tu, tra le nubi
pendevi;

fremevano i numi d'Olimpo,

ma non potevano scioglierti, stando vicini, e quel che afferrassi


gi dalla soglia scagliavo, finch non giungesse
a terra, sfinito.

Ci avvenne come puniziOne a causa della persecuziOne di


Eracle, l'eroe che Hera rese famoso (poich questo significa il
suo nome). La piu enigmatica relazione di tutta ]a mitologia
greca, una relazione che apparentemente deriva soltanto dal
l'odio e tuttavia largisce fama ed eternit . . . L'odio di Hera si
trova certamente alia base di ci, ma intanto quest'odio odio
e amore insieme, una condizione di continue lotte e ribellioni,
che per hanno sempre il medesimo oggetto, saldo come roccia :
Zeus. Un frutto della ribellione di Hera contro Zeus era Efesto
stesso, un figlio che ella, secondo Esiodo, ha generato e parto
rito in ira e in gara con Zeus, senz.a di lui, da se stessa. Senza
dubbio un figlio zoppo e brutto, che lei medesima, secondo un
mitologema, ha scaraventato via. Che lo abbia fatto forse non

106

La ricerca della regina

unicamente per ragioni di vanit, ma perch l'amore di Hera


sempre anche odio? Non ha essa all'amato Giasone fatto dono
di Medea?
Secondo un'altra descrizione degli antichi rapporti, Efesto
era il primo figlio di Hera e di Zeus. Un figlio mostruoso, nel
quale si personifica tutto il lato tempestoso e sismico di sua
madre - cosi ci narra l'inno omerico ad Apollo Pizio - era
Tifone terribile oioso , flagello ai monali,
che partori Hera adirata eontro Zeus padre,
quando il Cronide dal capo Atena famosa
gener ; e subito Hera sovrana fu presa da ira,
e in mezzo ai nomi immortali parl:
- U ditemi, di tutti quanti e voi tutte, dee,
come comincia a .sprezzarmi Zeus che aduna le nubi
per primo, lui ch'ebbe in me una moglie fedele ;
ora in disparte da m e gener l'occhicerula Atena,
che eccelle tra tutti i beati immortali;
ma quello che io partorii, il figlio mio FJesto,
nacque tra tutti gli di il piU infermo, ai piedi deforme,
Presolo in mano lo .scaraventai giti nel mare;
ma Teti dai piedi d'argento, la figlia di Nereo,
l'accolse, l'educ insieme alle proprie sorelle.
Poteva un favore diverso recare ai beati !
Funesto ordito-re d'inganni, che altro- ora mediti?
Come da solo osasti generare Atena occhicerula?
Non c'ero io? Io ero chiamata tua moglie
tra gl'immortali che hanno dimora nel cielo.
Bada ora, che dietro non mediti qualche malanno-.
Si, adesso- io pure far che venga alla luce
da me un figlio, distinto tra tutti gli di,

senza macchiare il sacro tuo letto n il mio.


Non verr piU nel tuo letto, ma stando lontana

da te, rimarr tra gli di immortali -.

Ella se ne va via di l piena d'ira e si ritira presso gli antichi


genitori, che qui sono, non come nell'Iliade, Oceano e Tetide,
ma Urano e Gaia. Essa comincia a pregare:

La met
E

107

batt con la prona mano la terra e preg :

- U.ditemi ora, Terra, e tu vasto Cielo di sopra,


e voi di Titani, che avete .dimora sotterra
nel Tartaro grande, dai quali ebber nascita uomini e di :
uditemi ora tutti e datemi un figlio
senza Zeus, non meno gagliardo .di lui,
anzi piO forte, di quanto Zeus pit'i forte di Crono
Detto cosi il suol.o percosse con mano potente;
si scosse la terra nutrice ; ed ella vedendo,
nel cuore gioi: pens infatti che tutto .sarebbe avvenuto.
Da allora in avanti, fino alla fine dell'anno,
mai piU .:;i acoost al letto di Zeus prudente,
mai piii al trono ornato d i fregi, come una volta,
sedendo a lui presso, gli dava accorti consigli;
ma rimanendo nei templi assai supplicati
Hera sovrana dagli occhi OOvini godeva dei riti,

E allora

che il giro di notti e di giorni fu pieno,


e al v;olger dell'anno. vennero nuove .stagioni,
lei part1>ri, dissimile

uomini e a di,

Tifone terribile o.dio.so, flagello ai mortali.

Da1la sua propria natura, ereditata dall'ava Gaia, Hera par

tori un essere tellurico privo della calma della Terra,

un

funesto

dio vulcanico, che inghiotte e spazza via tempestosamente. In


realt cosi che Zeus pot far uscire da se stesso Pallade Ateno,
mentre Hera non avrebbe potuto partorirla. Qual il figlio.
che e1la secondo la concorde tradizione, omerica e esiodea, par
tori

Zeus? Ares, l'abhominevole dio della guerra, rispetto al

quale lo stesso padre si serve nel quinto canto dell'Iliade di


queste parol e :
Per m e il piU odioso sei tu, dei numi che stanno in Olimpo;
ch sempre discordia t' cara, e guerre e battaglie.
Tu hai da tua madre il furore sfrenato e implacabile,
da Hera, che

.a

.stento addomestico con le parole.

:'\lon senza ragione Virgilio mise la moglie del re celeste in


relazione con gli spiriti infernali e coni )a famosa massima

108

La ricerca della regina

di Giunone: Flectere si nequeo superos, Acheronta nuwebo >>


(se non riesco a piegare i celesti, metter in movimento l 'in
ferno). di nuovo Zeus, che nell'ottavo canto dell'Iliade
accenna al fatto che Hera, quando si ritira, ricorre alle antiche
potenze titaniche. E non solo con la preghiera, come nell'inno,
ma nel fatto che ella condivide l'esilio sotterraneo degli antichi
di celesti. E se in quest'occasione Zeus la chiama cagna ,
ci da intendere piU nel senso di accanita e che sbrana, che
di cc svergognata )) :
Dell'ira tua non mi curo,
neppur se agli estremi confini giungessi
della terra e del mare, l dove Giapeto

Crono

siedono senza godere n i raggi del Solelperione,


n i venti, e profondo hanno il Tartaro intorno;
neppure se l tu giungessi raminga, di te non mi euro
sdegnata, poich di te non c' niente pill cane.

Dalla superficie di una descrizione poeticotipica siamo g1a


da un pezzo pervenuti a quelle forze delle profondit cosmiche
ate:mporali, il cui giuoco che determina l'eterno-umano si ogget..
tiva nei phi antichi mitologemi titanici e nei primitivi culti
divini. Le nltime parole di Zeus si riferiscono a quella condizione
di Hera, cui corrispondeva nel culto il suo appellativo Chera ,
cc colei che rimasta vedova , o qui forse pili propriamente
colei che rimasta sola . Queste parole esprimono un grande
sprofondarsi e quindi un rimanere sprofondato nella tenebra,
che sarebbe altrettanto facile riconoscere nella seconda met del
periodo lunare, quanto facile riconoscere nella prima met
le altre due fasi di Hera, indicate nel culto per mezzo degli
appellativi : la Pais , la fanc'iulla , e la Teleia , colei
che giunta a compimento . Ora il telas, il compimento di
cui qUi si tratta, non certo sotto il segno di Hera un fenomeno
astronomico, hensi il matrimonio.

La met

109

tempo di prendere in seria considerazione il fatto che Hera

rappresentava per i Greci la dea del matrimonio. Per mezzo


della sua figura, quale abbiamo imparato a conoscerla, il matri
monio non fu gi giustificato come un'istituzione morale o anche
soltanto vantaggiosa, bensi illuminato nella sua essenza. Illumi
nato come una forma totale dell'esistenza, la cui validit di
natura in tutte le umane forme sociali viene dimostrata appunto
con questo, che Hera vi appare insieme al suo lato tenebroso:
che tali tenebre - il tragico allontanamento, le lotte e le ribel
lioni - vengono comprese nel matrimonio e non lo smentiscono.

Il matrimonio anzi la premessa che rende tragico quell'allon


tanamento, e possibili le lotte e le ribellioni. Esso
da questa totalit di luminoso e di oscuro, e

cosi

costituito

viene ricono

sciuto nel culto di Hera come dato di natura. Matrimoni umani


possono andare in rovina, urtando contro una simile totalit )) :
Hera invece non soltanto si trova come

teleia

nel matri..

monio, nta percorre il matrimonio come qualcosa di intero ,


quasi un ciclo .
Hera e Zeus sono nella mitologia greca

la

coppia, proprio

nel senso che soltanto il loro matrimonio mostra questa totalit.


Zeus stesso vi trova una pienezza. E.gli riceve in relazione alla
sua unione con Hera l'appellativo di
egli non

teleios .

Ma

pierw

gi come Hera, nel punto culminante di un ciclo,

che ha il suo significato soltanto allo zenit; hensi in quanto inte


grato dall'altra met - quella lunare e ctonia - ha nel suo
ampio potere il mondo intero. Quando Hera si ritira completa
mente nella tenebra, proprio allora Zeus possiede il mondo con
tutte le sue tenebre. Hera
sposo ci che essa

sempre soltanto in rapporto allo


: anche Chera, colei che rimasta sola. Ella

rimane compresa in un ciclo, che in ognuna delle sue fasi viene


determinato dalla relazione con Zeus. L'intera sna essenza si
esaurisce in una forma dell'essere, che per lei significa, anche
come pienezza, soltanto un esser la met . Ella pu avere

La ricerca della regina

IlO

intorno a Zeus Ull4 vaata scienza, ma la potenza sta dal lato del
nipote di Urano, dell'erede del Cielo che tutto abbraccia . Il tra

gico nonessere-una-cosa-sola con Zeus tiene Hera a distanza

da quel centro - l'essenza di Zeus - stando nel quale la


potenza rappresenta nn comprendere altrettanto ovvio quanto
l'essere compresi dalla luce del cielo.
Bench tutt'e tre gli appellativi delle fasi di Hera - Pais ,
Teleia, Chera - ci siano stati tramandati soltanto dall'arcadica
Stinialo, le fasi stesse vennero celebrate anche in altri luoghi
del suo culto. Esse corrispondono alle tre forme sotto cui appare
la divina fanciulla , la sposa che si mostra madre tenera nei
riguardi della propria figlia, ma piena d'ira nei riguardi d..Ilo
sposo violento, il rapitore. Come qui madre e figlia sono nel lol'O
nucleo essenziale identiche, cosi la figlia di Hera, Ehe, appare
essere soltanto la sosia di sua madre, anzi la sua propria forma
verginale, che conservava accanto a s, come accompagnatrice,
la grande dea ormai sviluppata, la Teleia. Ci voleva essere
l'espressione statico-plastica di quello che si raccontava nella
forma mitologia corrispondente al ciclo : Hera che riemergeva
sempre vergine dal bagno nella sorgente Kanathos. Questa cor
rispondenza nello sviluppo delle forme delle due sorelle Hera
e Demetra - che diventavano qui Hera e Ehe , l Demetra
e Kore - viene confermata anche dal fatto che in un'iscrizione
di Paro Demetra designata come Hera, e in un'altra dello
stesso luogo perfino Demetra e Kore come Herai >> : Here
al plurale. Come se in quell'isola Hera fosse in generale so].

tanto un titolo per indicare una signora

)>

e regina

)>

divina,

che l era Demetra.


Alla base della 'corrispondenza c' di sicuro la medesima
sostanza, un primordiale, altrimenti irraggiungihile, elemento
femminino e a un tempo lunare, che per mostra in Hera aspetti
diversi che in Demetra. La differenza non appare in nessuna
parte cosi acuta, come da

nn

Iato nella Kore rapita e dall'altro

lll

La met

in Hera Pais o Parthenos, moe in Hera vergine. Il racconto,


che Hera riacqui!!la la verginit per mezzo del bagno cultuale
- giacch veniva immersa la sua statua di culto - ci viene tra
mandato come un mitologema segreto

dei

suoi

misteri

)J.

Questo racconto trae origine da!l'mbito del santuario della


grande dea di Argo, Hera Argeia, quella che contava per gli
eroi di Omero. La sorgente Kanathos sgorga nei frutteti in vici
nanza di Nauplia, e rinfresca l e ospiti di un piccolo chiostro

di suore. La stessa usanza con analogo significato si trovava di


sicuro anche in altri luoghi di culto, dove veniva onorata Hera
Parthenos, come in Ermione, e principalmente nella grande
isola di Hera, Samo, che si chiamava anche Parthenia.
La differenza essenziale tra una vergine tipo Kore come
Nemesi o Artemide, ed Hera che riemerge dal bagno cultuale
nella sua originaria verginit, consiste in ci che essa non viene
rapita, ma anzi la sposa volontaria. Ed Pais o Parthenos
solo in rapporto a Zeus, come in rapporto a lui era Teleia e
Chera. Il senso della riacquistata verginit sta appunto nel
sacrificarla a lui. Per la dedizione che la fanciulla faceva di
se stessa, Hera rimaneva il modello. Ci che le accade non
n ratto n violenza, come fu il destino di Persefone, ma il
connubio di una divina coppia di fratelli, nel quale la met
femminile ritrova quella maschile a lei strettamente affine. Il
tabu umano dell'incesto ha qui tanto poco valore quanto nel
caso di Kore Persefone, la quale fu rapita dallo zio, o in quello
della madre Demetra, che venne perseguitata e violentata dal
fratello. Le forze primigenie si mostrano in un libero giuoco.
L'Iliade nel XIV canto parla affatto apertamente della prima
unione di Zeus e Hera :
quando in amore si unirono la prima volta
recandosi

letto nascosti ai lor genitori.

Non si tratta qui, appunto, di vero e proprio letto matri

ll2

La ricerca della regina

moniale )), ma di un'usanza nota anche altrimenti e che era


diffusa nell'antichit, particolarmente a Samo. L si riferiva
quest'usanza, che precedeva lo sposalizio, ad Hera e Zeus, e si
pretendeva che la scena dell'unione divina fosse stata Samo.
Secondo una narrazione, dur trecent'anni. Il suo frutto fu cosi si affermava, e in questo ci si scostava da Esiodo - Efesto,

il

difettoso. A Ermione si sapeva che Zeus si era conquistata la

vergine Hera sotto forma di cuculo.


Tale, Hera Pai s : n Artemide, n vittima, come la figlia
di Demetra, m a la compagna del giovane uomo, che godeva
d'accordo con lui. Forse accenna a questo il nome di colei che le

essenzialmente identica, Ebe

il

fiore di giovinezza da

godere -, ma di sicuro vi accennava il piU drastico soprannome


di Pynna . Anche la moglie Hera fu nel giuoco erotico e nel
Jlieno abbandono a Zeus rappresentata in un modo, che sarebbe
stato impossibile per qualunque altra dea. Le fonti letterarie
ardiscono menzionare questa scena che si vedeva nel rilievo di
nn

tempio,

soltanto perch credono trattarsi di

simbolismo

naturistico. M,a in fondo si tratta di un riattaccarsi al marito


(ome un lattante alla propria madre, un estremo sforzo per
raggiungere un'unit originaria, perfetta.
L'impulso verso la primitiva unit e l'essere condannata alla
distanza costituisce l'essenza dell'eterna avversaria e ribelle, e
l'essenza di quella forma di essere che ne costituisce il fonda
mento - il matrimonio - quale sussiste in tutti i tempi sotto
il segno di Hera. Questa nipote di Gaia e di Urano ricevette
dalla iniziale unit degli antichi genitori la sna piu profonda
essenza, e insieme, dalla prima malvagia azione di Crono suo
padre, la ferita della separazione violenta. Necessaria era l'a
zione, necessaria la separazione. L'antica madre Gaia, che volle
partorire, l'ha provocata. E tuttavia la separazione rimane ci
che Holderlin ha espresso in nna poesia di quattro versi in modo

La met
quasi altrettanto penetrante che

113
mitologemi di Hera o di

Medea:
Volevamo dividerei, credevamo fo.sse bello e ben fatto;
'
ma perch quest'azione ci atterrisce, come un delitto?
Ahi, poco ci conosciamo,
giacch in noi comanda un dio.

Hera porta in s la separazione: tnebr.a separata dalla luce


del cielo, tenebra che inghiotte, collera titanica, malvagio pia
cere di vendetta. Fin quando rimane nell'orbita luminosa di
Zeus, confinata nel suo proprio ciclo, tutto ci non la domina
in modo definitivo. L'impulso la tiene nel complicato rapporto
del conregnare nella vicinanza e del ribellarsi nella distanza.
Lasciata fuori e scacciata da un tale ciclo, Medea ha le qualit
di Hera, fondamentalmente identica a essa. Nel suo destino
si compie il distacco originario, che genera l'omicidio. L'origine
dell'omicidio ci si fa chiara, non per la sorgente di quella
dignit di regina, che rende possibile a Omero di chiamare Zeus
il tonante sposo di Hera , .anzich pronunziare il suo nome.
Colei che partecipa della sovranit dell'Olimpo e che sempre
di nuovo si solleva <( sul trono aureo >> possiede, malgr:ado tutte
le tenebre dell'abisso, questa dignit: l'aureo mistero, che ci
attira oltre . . .

L'aurea

Quell'aurea fattezza femminile che andiamo rintracciando in


questo studio, quelia letificante qualit deli'inteia stirpe solare
che sembrava emanare non soltanto dal paterno dio Sole, ma
anche dalla natura regale delia sposa del Sole e delia madre
del Sole, l'abbiamo incontrata neli'essenza della figlia del Sole,
Circe. Era il suo incantesimo afroditico. Uguale incantesimo
solare dov appartenere anche a Medea, sedurre lei stessa e
insieme circonfonderla, in quanto fu attratta e legata da Gia
sone, e Giasone da lei. Se frattanto consideriamo questa nipote
del Sole sotto l'aspetto di Hera, una dea olimpica che mostra
meno il suo proprio sfondo titanicosteliare che non l'idea
intrecciata in forma umana, allora riconosciamo indubbiamente
anche un altro presupposto di queli'aspirazione ali'unit e alla
vendetta, causate dall'esser separata, che sono caratteristiche di
Medea. Questo presupposto il carattere di met.
Appartiene alie profondit delia mitologia greca il fatto che
tra le sue figure appaia come dea anche questo fenomeno in
apparenza esclusivamente umano, il primitivo carattere di met.
Circa questa peculiarit di una grande dea si pensi non gi a
una casuale imperfezione, ma a una forma primitiva piena di
significato. In Hera l'essere femminile si mostra non come qual

La ricerca della regina

116

cosa che soltanto per caso rimasto met. Questa primordiale


femminilit pu venire rappresentata nelle medesime fasi come
un'eterna forma dell'essere in s. Cosi nella Fanciulla che in
Demetra madre e rinasce di nuovo in Kore. Nel suo proprio
ciclo Demetra fu madre solo per riapparire in sua figlia come
l'eterna indistruttibile Kore, la Fanciulla. Considerata sotto que
st'aspetto, perfino la maternit viene riferita alla femminilit
come a una forma dell'essere che possiede il suo valore e rango
in se stessa, e non gi in una funzione come la fecondit >>.
Attribuire a una dea la fecondit >> come significato esclusivo,

possibile solo nel senso di una concezione che riconosce in


generale nella donna soltanto una funzione e non gi qualcosa
che ha una sua propria esistenza,
Anche il ciclo autonomo-femminile di Demetra non sta iso
lato nel (( contesto >> cosmico di tutte le forme dell'essere. L'e1e
mento virile penetra in esso come una potenza nemica - come
assalitore, rapitore e violatore - e determina anche l'elemento
femminile pienamente riferito a se stesso.

Sotto il segno di

Hera il medesimo ciclo rimane completamente chiuso e cionon


dimeno manifesta il riferimento di tutte le sue fasi .ali'elemento
virile. Quel ciclo non si mostra come qualcosa d'imperfetto,
che in s e per s non pu .avere nessun senso, ma COJDe (( met >>
fornita ugualmente

di significato.

L'essere

met significa

in

questo caso il riferimento di un tutto >> ad un .altro tutto


a esso corrispondente.

Questo riferimento

dell'esistenza fem

minile vista come ciclo in Hera altrettanto esclusivo quanto


esclusivo il riferimento a se medesimo dello stesso ciclo nel
destino di Demetra e di sua figlia. Demetra divent madre per
essere di nuovo se stessa. Her.a allo stesso modo si rinnov in
Ehe. In tutt'altro modo ella fu la madre di Efesto, Ares, Tifone .
Ci accadde in virtU non di una fecondit materna e disinteres
sata, ma della sua essenza, che l' essere met >> e appunto per

ll7

L'aurea

questo desidera quella potenza che ogni tutto " possiede in


se stesso.
N Medea n Hera sono

<<

regine >> in virtll del loro essere

met. La regina degli Inferi , la rapita e ritrovata Demetra-Kore,


possiede questa dignit in una forma genuina, e tuttavia essa
non met. In Virgilio si chiama

domina Ditis )>,

la

<<

cc

Juno inferna )), essa

Signora di Dite )), ma costui viene desi

gnato non come suo signore >), bensi come suo zio,
una

patruus :

r.elazione che risale a un ratto e indubbiamente a una

fondazione del regno. A una fondazione del regno, inquan


toch il primo ratto di fanciulla fu anche la prima morte,
il primo presupposto del regno dei morti. Persefone e Ade
s'integrano ,a vicenda. Ambedue esprimono il medesimo I'e
gno, Ade, molto pill impersonalmente che non la misteriosa
e tuttavia

assai

pill caratterizzata figur:a

della

sua

regina.

Sappiamo anche che alla innominabile, inesprimibile fanciulla,


l'Arretos Kura dei m-isteri, ci si avvicina con un ramo d'oro,
nel quale essa riceve, per cosi dire, l'oro della nostra vita; lo
conserva, e certo, lo restituisce anche... Ed essa, l'accoglitrice
di tutto l'elemento aureo, che proviene dal padre Helios e che
senza

di lei si disperderebbe come polvere priva di v,alore,

anche regina. Si manifesta forse qnesta forma primordiale del


l'elemento femminile soltanto nell'accogliere che conserva, nel
tener saldo la polverizzante potenza titanica? Dove risplender
a noi l'idea della

BWlile,

Basi/eia?

Come una particolare persona divina Basileia compare in


un tardo racconto mitologico, un 'invenzione di Dionigi Skyto
brachion nel secondo secolo av. Cr. II materiale per non li
inventato : n l'antico re Urano, n sua moglie, l'antica madre
Titaia, piu tardi denominata la Terra

ll ,

n i loro figli, i

Titani. Da Dionigi Skytobrachion proviene solo l'affermazione


che si tratti di racconti degli Atlantici intorno a dei loro re,
piu tardi considerati divinit. Fu indubbiamente anche lui che

118

La ricerca della regina

in qusta preistoria atlantica fece di una Titanide, la phi antica


dei figli di Urano e di Titaia, due persone : Basileia e Rea. Egli
descrive Basileia in tal modo, come se fosse lei la grande Magna
Mater dell'Asia Minore.

Questa, la Rea

Cibele,

appartiene

infatti a quelle dee che nel loro culto venivano onorate come

regine . Tuttavia anche Dionigi rimane fedele alla forma pri

mitiva di quella

regina , verso la quale ci hanno portato le

nostre prime considerazioni, quand'egli racconta che Basilei.a,


la prima Titanide, sarebbe diventata moglie d'Iperione, e per
opera di lui madre di Helios e di Selene.
Non si pu dire neppure che la figura di Basileia risplenda
per la prima volta - ma piuttosto che affiori da una mitologia
popolare non classica - quando compare sulla scena dell'antica
commedia attica. Negli

Uccelli

di Aristofane Prometeo, il ne

mico degli di, che al corrente dei loro segreti, d a Pisthe


tairos il consiglio di chiedere in moglie Basileia ali'imbarazzato
re degli di, Zeus. Per mezzo delle nozze con lei, la phi bella
fanciulla divina, si otterrebbe la signoria del mondo. La parola

Basileia

significherebbe, con diversa

accentazione,

regno .

La scena finale delle nozze, l'incoronazione del nuovo signore


del mondo Pisthetairos, riposa frattanto non soltanto su un
giuoco di parole, ma sull'idea che riC<Inoscemmo alla fine delle
considerazioni intorno al padre Helios, che

regina.

regno

derivi dalla

Ascoltiamo come la coppia signora del mondo viene salu

tata dal coro aristofaneo:


In fila! Indietro ! Scstati! Inchinati !
Sciamate intorno
al fortunato co-n buon augurio.
Oh, oh, che grazia, quanta bellezza!
O tu che hai procurato alla citt
i felici sponsali !
Grandi immense fortune pioveranno
sulla stirpe degli uccelli
grazie

quest'uo.mo.

119

L'aurea
Ma, orsU, con imenei
e con canti nuziali ricevete
lui stesso e Basileia.
Con simile imeneo
un

di le M-oire accolsero

insieme ad Hera Olimpia


il .signor degli di
dal trono etereo.

La situazione, nella quale la dea Basileia compare in carne


e ossa, quella della sposa che viene condotta a casa, la festa
in cui essa presente: le nozze. La Chiesa greca ancor oggi
nella cerimonia nuziale incorona la coppia di sposi e allude in
quest'occasione al

Cantico dei Cantici

e alla sua prediletta. Co

noscitori delle canzoni popolari siriache trovarono dei paralleli


a ci in canti nuziali nei quali ogni sposo appare COJlle re,
ogni sposa come regina, e questa dignit deriva direttamente
dalla felicit nuziale della propria esistenza. La perfezione
regnare, regnare in due non sui sudditi, ma in una regalit di
natura, sufficiente a se stessa...
Pei Greci la sovranit di Zeus sul mondo non altro che
l'ampliamento di una tale sovranit nuziale, e viene fondata per
mezzo di nozze solenni. Le prime nozze di Zeus, quelle con la
dea Temi, la rappresentante di tutte le leggi primitive della
madre Terra, sono descritte in nn inno di Pindaro : Dapprima
le Moire condussero su cavalli d'oro la saggia Temi celeste dalle
sorgenti di Oceano alla sacra pendice dell'Oiimpo per una strada
lucente, affinch divenisse l'antica moglie di Zeus ... " Ma le
nozze che suggellarono la signoria del mondo furono evidente
mente quelle con Hera : quel prototipo delle nozze di Basileia,
al quale si richiama Aristofane, il prototipo delle nozze greche,
in quanto il tratto del rapimento non in esse prevalente. Hera
nella sua pienezza nuziale potrebbe quindi rappresentarci la
forma originaria della regina.
Come facesse, ce lo mostra Omero.

Nel

XIV canto del-

La ricerca della regina

120

l'Iliade la sit=zione della battaglia per i Greci, protetti di


Hera, preoccupante. Posidone, quello tra gli di che nutre per
Hera sentimenti fraterni, con premurosa assistenza infonde co
raggio agli sconfortati. Egli solo, peraltro, non potrebbe aiu
tarli. Entra in scena la moglie e sorella di Zeus. TI poeta dedica
quasi l'intero canto al suo operare e alla sllil epifania, la quale
nient'altro se non la preparazione e il compimento di un ma
trimonio, la ripetizione delle sue

<<

sacre nozze

Come gli di stessi in Omero, cosi qui un dato

con Zeus.

momento

divino viene sciolto dall'ordinamento del calendario festivo, e


rappresentato in una forma indipendente. Dobbiamo leggere
l'intera aurea scena. Oso chiamarla cosi, giacch essa - sebbene
sia la phi grande scena di Hera - sta sotto il segno di qnella
che per Omero la dea aurea : Afrodite.
Hera dall'aureo trono guardava con gli ()Cebi
stando su in vetta all'Olimpo, e subit-o .seorse
nella battaglia affannato, che gli uo-mini onora,
il fratello e cognato, e gioi nel suo cuore;
ma

Zeus in cima dell'Ida che ha molte sorgenti

vide seduto, e l'odio riempi la sua anima.


Studiava poi Hera sovrana che ha gli occhi bovini
come ingannare la mente di Zeus egioco.

L'appellativo di Hera boopis, la dea


vini

dagli occhi ho
Sacre mandre di mucche formano il possesso di tutte

quelle divinit greche che nei culti preellenici appartenevano


alla discendenza del Sole. Hera possedeva in Argo le sue mandre,
e in Omero guarda sempre .ancora con gli occhi, che un tempo
si rivolgevano al toro solare.
E questo, pensando, le parve il migliore consiglio :

andare sull'Ida d,opo essersi bene abbigliata,


e se a lui venisse la voglia di stendersi accanto in amore
al corpo di lei, un sonno beato e soave
sulle sue palpebre infondergli, sull'animo accorto.

l2l

L'aurea
E s'avvi verso il talamo: il figlio lo aveva costrutto,

Efesto, e porte robuste ai stipiti aveva adattato,


con un chiavistello segreto, che nessun altro dio apriva.
lvi ella entr, e chiuse le lucide porte.
Con linfa ambrosia dapprima l'amabile corpo
nett d'ogni macchia, spalm d'olio lene
balsamico ambrosio, che aveva odoroso,
e al solo agitarlo nel bronzeo palazzo di Zeus
in terra e nel cielo se n'effondeva il profumo .
Con esso- i l bel corpo si unse, quindi l e chiome
pettin, c-on le mani ann-o d le splendide trecce,
belle divine, cadenti dal capo immortale.
D-opo-, un magnifico peplo indoss, che a lei Atena
aveva tessuto, mettendo-vi molti ornamenti;
con auree fibbie se l'appunt sopra il seno.
Cinse una zona di cento pendagli contesta,
poi gli orecchini infil nei lobuli bene forati,
a tre gemme, lucenti: ne splendea molta grazia.
D'un velo sul capo s'avvolse la dea tra l e dee,
splendid-o, nuovo, e bianco era, simile al .sole;
ai nitid4 piedi d'i sotto leg bei calzari.

Non un abbigliamento usuale quello che qui viene descritto .


Per poterlo

apprezzare

in tutti

particolari bisogna

porlo

accanto alla corrispondente descrizione che si trova nel grande


inno omerico ad Mrodite.

l'innamorata dea dell'amore si

prepara per l'incontro conclusivo con Anchise.


Poich visto l'ebbe Afrodite che ha caro il sorriso,
s'accese d'amore, terribile l'animo prese una brama.
Venne a Cipro, nel tempio entr vaporante d'incenso,
a Pafo : vi a lei un luogo sacro e un altare odoroso.
Qui penetrata serr le lucide porte ;
qui la lavarono e unsero d'olio le Cariti
ambro.sio, di quel che cosparge gli di sempiterni.
E tutte indossate abilmente le splendide vesti,
ornatasi .d'oro Afrodite che ha caro il sorriso
mosse su Troia, lasciata Cipro odorosa.

Sul monte Ida ella venne accompagnata da fiere - ricor

La ricerca deUa regina

122

diamoci di questa epifania - e cosi si present davanti ad


Anchise nelle sembianze di una vergine :
Vedendola, Anchise consider ammirato l'aspetto,
l'alta statura e le fulgide vesti.
Ch indosso a lei un peplo splendeva piU ancora che raggio
[di fuoco,
aveva fermagli ricurvi, orecchini lucenti,
collane bellissime intorno al morbido collo,
d'oro, di vari colori : simile a luna
sul molle seno splendevano, prodigio a vedersi.

Ovvero abbigliata come quando, dopo la sua prima epifania,


]a sua nascita, viene fuori dal mare nei pressi di Cipro:
le Ore delle aul'ee bende
l'accolsero liete, l'avvolsero in veli
sul capo immortale le posero

un

divini;

.serto ben fatto,

bello, aureo; nei lobi forati


un fior d'oricalco e di oro prezioso;
il morbido collo

il .seno d'argento

ornarono intorno con auree collane...

Hera indossa da sola il suo abito delle epifanie e delle nozze,


non l'aiutano n le Cariti n le Ore, che altrimenti le sono
associate nel culto e nelle rappresentazioni cultuali. Tutto
cosi com'era nella solitudine primordiale, al di fuori del mondo,
dov'ebbero luogo le sue prime nozze con Zeus. Temi, la prima
sposa di Zeus, fu secondo ,Pindaro dalle sorgenti di Oceano
condotta alle nozze sull'Olimpo: per Hera caratteristico il
fatto che rimanga l sotto >> (vi sono, come sappiamo, diffe
renti espressioni per quella posizione) all'Oceano il sacro termine
del cielQ, che Atlante regge,
e fonti ambrosie sgorgano
presso il palazzo di Zeus,
dove la feconda divina terra accresce
felicit agli di.

123

L'aurea
Cosi un
luogo

coro

nell'lppolito

di

Euripide

abbellisce

quel

fuori del mondo. Anche un altro tratto di queEto

mitologema caratteristico : secondo questo, la Terra faceva


crescere per le nozze di Hera l'albero dei pomi aurei delle
Esperidi; ovvero Hera stessa presentava a Zeus questo aureo
dono nuziale. Come se le antiche nozze si fossero svolte intera
mente nel segno del dio Sole tornato alla sua regina !
Ma quanto piu freddo lo splendore dell'abito nuziale di
Hera che

non l'abbigliamento

di

Afrodite!

Uno

splendore

argenteo come luna brilla intorno ai seni della dea cipria, che
certo erano scoperti come il petto delle donne cretesi. Appren
diamo ora dagli inni omerici che questo singolare abbigliamento
presentava un'evidente relazione con la Luna. Peraltro Mrodite
carica d'ornamenti d'oro. Le fibbie di Hera, che le chiudono
l'abito sul petto, sono si anch'esse d'oro, ma il suo velo
bianco - cosi detto letteralmente - come il Sole . Anche
la sua cintura non d'oro, come quella di Circe. l molto arti
stici fregi - i

daidala

- del suo abito erano per lei egual

mente caratteristici, poich da tale artistica materia prendevano


nome anche le quattordici bambole che in una sua grande
festa, i Daidala , venivano bruciate.

(Quattordici anche

il numero delle ninfe di Giunone in Virgilio e il numero dei


fanciulli sacrificati a Medea). Il velo noi lo vediamo in un
famoso rilievo di Selinunte, dove ]o solleva Zeus nell'atto di
avvicinarsi alla sua sposa.
E quindi, vestite le membra con ogni ornamento,
usci dal suo talamo e a parte chiamata Afrodite
dal resito dei numi le disse :
- Vorrai tu ubhidirmi, mia figlia, in ci che ti dico,
o rifiutarti, avend.o rancore nell'animo
perch io i Danai, e tu sostieni i Troiani? Rispose a lei quindi la figlia di Zens Afrodite:
- Hera, dea eccelsa, che del grande Crono sei figlia,
di' quello che pensi : il cuor mi comanda di farlo,

La ricerca della regina

124

se pur posso farlo e la co.sa pu essere fatta -.


Con ingannevole animo Hera sovrana le disse :
- Dammi ora l'amore, la brama con cui tutti quanti
domi gli di immortali e

gli

uomini m{)rtali.

Ch andr a visitare i confini della fertile terra,


Oceano padre dei numi e Teti la madre,
che nelle case loro m'hanno nutrito, educato,
avendomi presa da Rea, quando Zeus tonante
pose Crono .sot-terra e sotto il mare infeco-ndo.
Andr a visitarli, a comporre le eterne contese:
ch infatti da molto stan l'uno dall'altra divisi
di letto e d'amore, poich l'ira prese il ]oro animo.
Se con le parole riesco, persuasi nel cuore,
a farli salire sul leno e unire in amore,
sempre da loro sarei detta cara e pietosa -.
Rispose a lei quindi Afrodite che ama il sorriso :
- Non si pu, n conviene negar ci che chiedi:
giacch nelle braccia di Zeus altissimo dormi -.
Disse e dal petto si sciolse il cinto trapunto,
variopinto, dove tutti gli incanti teneva riposti:
ivi l'amore, la brama, il parlar lusinghevole,
la seduzione, che il .senno .sottrae anche .ai saggi.
Lo consegn nelle mani di lei e disse chiamandola a nome :
- Ecco, ora, riponi nel fieno codesta cintura
variopinta, ove tutto fu messo: e ti dico
non tornerai senza fatto ci che nel tuo animo brami -.
Cosi disse, e rise Hera diva dagli occhi bovini,
e quindi ridendo la pose nel seno.

ll

kestos himas,

la cintura di Afrodite, variopinto come

il mondo, che agli amanti risplende di una profusione di colori,


altrimenti sconosciuta, piena d'incantevoli illusioni. L' incante
si'rno dev'essere qui inteso, in senso affatto naturale, come l'ori
ginario incantesimo d'amore, che anche l'incantesimo fonda
mentale di Circe, Anche se illusorio col suo effimero splendore
- illusorio come l a felicit, che per noi mortali ha dell'eterno
soltanto nella sua intensit e non nella sua durata -, quell'in
cantesimo tuttavia caldo e schietto, come i raggi del Sole.
Sono il calore e la schiettezza della passione che infiammano

L'aurea

125

l'essenza di Afrodite, come l'oro solare tutto il suo sembiante.


Hera appare fredda anche sotto questo riguardo, bench non

sia iteppur lei senza passione. Ma noi riconosciamo in lei, rah..


brividendo, un'altra calcolata passione. Hera sa di aver bisogno
dell'incantesimo di Afrodite - di quel puro incantesimo atmo
sferico che abbiamo imparato a conoscere in Circe - se essa
vuole celebrare le nozze, e regnare. Nessun matrimonio pro
spera nessuna regina si solleva da un puro essere met . Ma
Hera possiede adesso anche qualcos 'altro. Ella prende al suo
servizio anche Hypnos, il Sonno, e passa dalla preparazione
all'esecuzione.
Ed Hera veloce sali verso il Gargaro, vetta
dell'alto Ida; e Zeus la vide, che aduna le nubi.
E come la vide, amore annebbi la saggia sua mente,
come allorch in amore si unirono la prima volta
recandosi a letto, nascosti ai lor genitori.
E si ferm innanzi a lei, le disse chiamandola a nome:
- Hera, dove t'affretti giungendo qui dall'Olimpo?
Non hai n c-avalli n carro sui quali montare -.
Con ingannevole animo a lui disse Hera sovrana :
- A visitare mi reco i confini della fertile terra,
Oceano padre dei numi e Teti la madre,
che nelle lor case m'hanno nutrito, educato;
andr a visitarli, a comporre le eterne contese.
Ch infatti da molto stan l'uno dall'altra divisi
di letto e d'amore, poich l'ira prese il loro animo.
Ai piedi dell'Ida che ha molte sorgenti stan fermi i cavalli
che mi porteran sulla terra e sul mare.
Ma ora per te dall'Olimpo qui sono- venuta,
ch poi non ti adiri se io in silenzio
vado alle case d'Oceano dai gorghi profondi
A lei rispondendo parl Zeus che aduna le nubi:
- Hera, col si pu andare anche phi tardi,
ma ora, suvvia, godiamo sdraiati l'umore.
Ch mai come adesso la brama di donna o di dea
l'animo in petto mi avvilupp, soggiog,
neppure allorch m'infiammai della moglie d'lssione.

La ricerca della regina

126
Comincia

quindi

il famoso

elenco

di

Leporello del

l'Iliade, quello che qui recita lo stesso Zeus. Non si creda che
con ci il poeta abbia di mira un particolare effetto comico.
(Ridere dobbiamo, nel senso di Omero,

su l'intero

giuoco

divino : ridere appunto perch lassu soltanto giuoco quello


che quaggiu procurerebbe a noi insanabili ferite. . .)

la

pas

sione amorosa - non quella che lega ed legata a una persona,


ma l'oro di Afrodite che fluisce libero e impersonale da tutte
le reminiscenze d'amore - ci che parla per bocca di Zeus,
incantato dalla meravigliosa cintura. Ed il lato paradossale
di questa passione che essa, nonostante quelle reminiscenze,
creda di essere nel momento attuale la piu forte :
- ... come ora amo te e una dolce voglia mi prende -.
Con ingannevole animo a lui disse Hera sovrana:
- Tremendo Cronide, quale parola dicesti?
Dunque ora in amore desideri tu qui giacere
in vetta dell'Ida, visibile da ogni parte?
Che cosa accadrebbe

se

alcuno degli di .sempiterni

dormir ci vedesse, e andando tra tutti gli di


lo riferisse? lo certo non tornerei alla tua casa,
alzata dal letto : sarebbe una cosa OOio.sa.
Se proprio lo vuoi, e la voglia riempie il tuo animo,
il talamo hai, che fabbric il caro tuo figlio
Efesto, e porte robuste adatt ai pilastri :
l i andiamo a giacere, dacch t' venuta l a voglia
A lei rispondendo parl Zeus che aduna le nubi :
- Hera, non devi temere che qualcuno ci veda,
o dio o uomo: t'avvolger d'una nube
d'oro, tal che attraverso neppur Helios ci vedrebbe,
del quale la luce la pill acuta a vedere -.
Dise, e il figli-o di Crono afferrO tra le braccia la sposa,
e sotto di loro la terra divina produsse erba fresca,
e rorid-o loto, e croco e giacinto
morbido folto, che li tenea sollevati dal suolo.
Giacquero li e .s'avvolsero di una nube
bella d'oro : e .stillava brillante rugiada.
Immobile il padre dormiva cosi sulla vetta del Gargaro,
vinto dal sonno d'amore, e avea tra le braccia la .sposa.

127

L'aurea

Proprio nella sua qualit di dea delle nozze Hera si chiama


anche Antheia , la dea dei fiori . Come tale, in Apollonio
Rodio spedisce ninfe con fiori alle nozze di Medea e Giasone.
Anche in ci nipote di sua ava, la Terra che dispensa fiori.
Essa d espressione al lato piti oscuro e freddo, il lato ctonio
dell'evento nuziale: quello piti chiaro e caldo appunto ci che
corrisponde all'incantesimo di

Afrodite,

quel lato passionale

che avvolge di auree nubi la coppia divina. Ci non ctonio :


infatti anche Mrodite una dea celeste. Appare come qualcosa
di regale in s, un regnare per s

s'intende, sotto il segno

di Mrodite, mentre per Hera un mezzo per regnare

e se

qualcosa, proprio questo il dono d'una regina . . .


Afrodite altrettanto poco dea della fecondit che Demetra
o Hera. In Lesbo, dove trov in una grande poetessa, Saffo,
un'adoratrice intimamente affine, un fiume prendeva

da lei

il nome di Afrodisio. Le donne che vi si bagnavano, cosi si rac


contava, diventavano sterili. Certo, ella appare come dea del
matrimonio : ad ogni modo non in Omero, presso il quale dimo
stra piuttosto l'indipendenza costitutiva del suo essere, contra
stante con l'esclusivit del vincolo matrimoniale. Il poeta del
l'Iliade non conosce, o non riconosce, il suo matrimonio con
Efesto.

L 'Odissea

rappresenta lei come violatrice del matrimonio,

ed Efesto nella posizione ridicola del marito ingannato, il quale


tenta di trattenere nella sua rete la sovrana inafferrabile, sfug
gente come perla. Se nella disperata preghiera di Penelope
detto che Mrodite abbia voluto impetrare da Zeus per l'orfana
figlia di Pandareos il compimento

il

telos

nel matrimonio,

essa fa ci come protettrice materna di quella fanciulla.

Il matrimonio appartiene alla sfera di Mrodite. Costei viene


anche invocata in generale come
ciuile

cc

la dea nuziale delle fan

Non invano fidanzate e le loro madri le offrono sacrifici

avanti le nozze. Ma con riferimento a ci essa reca in Sparta,


in modo affatto straordinario, il nome di un'altra dea come

La ricerca della regina

128

soprannome che la circoscrive e definisce p iii da vicino :

si

chiama Afrodite-Hera. La sconcertante domanda di Mimnermo,


se si dia in genere vita e godimento di vita senza

<<

l'aurea Afro

dite >> , se senza di lei la vita sia ancora vita, vale in modo
affatto particolare p-el matrimonio, proprio in quanto esso non
soltanto serve alla fecondit >>, ma pu essere per donna e
uomo

il

momento piu alto della vita. La parola

essere impiegata, come


frumento >> ,

dionysos

hephaistos

per

<<

per

<<

fuoco )) ,

afrodite
demeter

pu
per

vino >,, per indicare il piacere amo

roso. Bisogna pensare anche a questo piacere quando Omero, e


presso di lui in modo del tutto particolare Paride, il privilegiato
per i << bramati doni

di Afrodite, chiama aurea

la dea,

ovvero quando Esiodo non dimentica di usare questo aggettivo


anche l

dove col nome di Afrodite designa semplicemente una

feconda unione amorosa.


Poich nel segno di Afrodite non si tratta tuttavia di qualcosa
di cupo e telluricamente opaco, di un incosciente risolversi nel
l'essere-uno, ma di qualcosa di oltremodo luminoso e chiaro.
La figura deli'Anadiomene, di colei che emerge dalle profondit
marine, per cosi dire la trasparente purezza, divenuta visibilit,
del perfetto essere-uno. Per mezzo di Afrodite il mondo intero
diviene trasparente, e cosi radioso e ridente appunto perch
ci che in esso vi era di piU contrario fu risolto in un'unit, e
quest'unit rivela a ogni essere vivente la possibilit della stessa
condizione, che noi oggi potremmo chiamare
matica

<<

non

proble

mentre in greco detta simile alla calma del mare

Secondo il mitologema della sua nascita dal mare, che Esiodo

ci riferisce, la primitiva unit, spezzata dalla cruenta azione di


Crono, si salv in Afrodite con ci che il reciso membro virile
trov accoglienza nel materno grembo del mare e di qui venne
fuori la grande dea dell'amore, quest'unica nella generazione
dei Titani la cui madre non sia Gaia. Hera porta la ferita di quel
tragico antichissimo evento , Afrodite ne porta la guarigione.

L'aurea

129

In corrispondenza di ci il culto ciprio di Afrodite pre


senta un tratto ermafroditico : la dea venne l onorata anche
come dio, come Aphroditos. Pare che in quel culto, insieme

ai raggi del Sole e della Luna, anche quelli di un altro astro


si unissero in quel contesto celeste-terrestre, che costituisce
per gli uomini l'essere. La posizione del pianeta Venere, che
nell'Asia Minore era onorato al terzo posto, accanto al Sole e
alla Luna, corrisponderebbe esattamente alla situazione cul
tuale di Afrodite sull'Acrocorinto, ovvero anche alla sua pre
senza accanto e fuori dei veri e propri Titani e Titanidi, so
lari e lunari, in Esiodo. Ma per la religione greca, che si
molto allontanata

da

quello

sfondo

titanico-astrale,

rimane

significativo che nella tarda antichit si sia voluto attribuire a


Hera l'astro di Venere, bench sia phi aureo e solare che ar
genteo e lunare. Nel mondo olimpico, dopo l'inobliata prima
coppia di Urano e Gaia e dopo la coppia titanica di Crono e
Rea, domina la costellazione Zeus-Hera : non identica al Sole
e alla Luna, e tuttavia per molti riguardi a essi corrispondente.
Tra !'.altro anche per questo, che accanto a loro non pu sus
sistere, con pari diritti, un terzo astro dominante.

' gi secondo questo principio che Afrodite in Omero ap


pare tra le figlie di Zeus. La dea, che essa ottenne per madre,
abbastanza misteriosa. Costei si chiama Dione, con un nome

che appartiene come forma femminile alla radice della parola


Zeus , In Dodon.a, un antichissimo luogo di culto di Zeus,
era lei la sua moglie. Foneticamente il suo nome non corri
sponde al latino Juno , ma piuttosto a Diana , e sembra
avere con la Luna la medesima relazione che hanno tutte qne
ste dee: Diana non meno di Giunone-Neaira, In un elenco dei
Titani e delle Titanidi essa viene inserita accanto a Theia, la ma
dre di Helios. Quando piu tardi si pretende che sia la figlia di
Theia, allora naturalmente diventa sorella del dio Sole. An
tichi teologi sapevano bene del suo carattere lunare; ma nella

130

Da ricerca della regina

poesia essa si risolve nella sua grande figlia Afrodite, e diventa


un altro nome della dea dell'amore.
Afrodite, un tutto maschile-femminile risplendente in
aurea purezza, fa impallidire ogni carattere di met . Essa
presente quando da una met nasce qualcosa d'intero e con
trari risolti diventano indissolubile seme anreo della vita. In
questo somiglia pure - per quanto la sua essenza non sia di
carattere ctonio - a quella regina notturna, presso la quale
Helios ritrova e raccoglie per una nuova nascita la sua aurea
essenza sperperata. I tratti notturni di Afrodite sono profondi,
anche se la tradizione classica li passava sotto silenzio almeno
dove non si trattasse di notte d'amore, ma di notte di morte.
Cionondimeno ci viene una volta rivelato che in Delfi si ono
rava anche un'Afrodite dei sepolcri , epitymbidia. Nella )ll"a.
gna Grecia meravigliosi monumenti ci mostrano dirett.alD.ente
come la dea degli Inferi Persefone possa apparire afroditica e
come fosse inteso in modo sentitamente religioso l'insegnamento
dei Pitagorici che vi sono due Afroditi: una celeste e una sot
terranea. Afrodite aveva anche il suo aspetto di Persefone e pre
cisamente dove si sapeva questo, nella citt greca di Taranto, si
chiamava regina .

Finis initinm

the wells
Which boil nnder our being's inmost cells,
The fountain.s -of

(mr

deepest life, shall be

Confused in Passion's golden purity


As roountain-springs under the morning-sun.
SHELLEY

(le sorgenti
.che ribollono sotto le piO. intime cellule del nostro essere,
le fonti della nostra vita piU profonda, saranno
confuse nell'aurea purezza della Pas.sione
come palle montane sotto il sole dell'alba).

La

cretese figlia del Sole

Il tessuto mitologico privo di orli. Si potrebbe cominciare


da una profondit sempre maggiore, spingersi sempre phi in l,
e propriamente non finirla mai. Nella ricerca della regina ab
biamo seguito dei fili, dai quali si poteva sperare che saremmo
stati condotti a quel disegno che ci mostra accanto al re Sole
anche la figura della sua vera compagna, avvolta dalla Notte piena
di tnistero. Circe, la figlia, Medea, la nipote, Hera, la lunare,
e Afrodite, che ha la sua propria stella rilucente nel cielo not
turno, costituirono i fili che si perdettero al nostro sguardo non per in un'oscurit inesprimibile o in una mer.a figura d'om
bra - in quel punto dove potevamo attenderci l'apparire lumi
noso della regina. Raggi d'argento e d'oro si uniscono l con
quelli del Sole, diventato notturno, quasi in una costellazione
generante e di nuovo partoriente.
Ci serviamo di un genere d'espressione astrologico per un
processo mitologico, soltanto allo scopo di renderlo phi acces
sibile al pensiero astratto. I processi mitologici avvengono fuori
del tempo e sono fondamento e modello per l'intera esistenza
umana, indipendentemente dalla sua occasionale determinazione
temporale. Le costellazioni sono per l'astrologia soltanto un
diverso genere di espressione, senza dUbbio piu ricco e mitolo

Finis initium

134

gico, per esprimere la determinazione temporale. Nel senso della


mitologia come modello vincolante del fondamento

avveniva

in Grecia che gli uomini innamorati invocassero Helios, le donne


innamorate la Luna: cosi era detto in uno dei perduti cori ver
ginali di Pindaro.

stato un ardimento, dal punto di vista della mitologia di

stile omerico ed esiodeo, gi soltanto di menzionare in generale


l'antica concezione orientale degli astrologi e la relazione, phi
asiatica che greca, di Mrodite col suo pianeta. Nella stella del
mattino e del vespero i Greci di Omero vedevano piu volentieri
due figure di adolescenti che non un 'unica possente divinit
astrale, la dea dell'amore degli Orientali. Eppure Esiodo attesta
ancora qualcosa di piu che l'affermazione della relazione di quel.
l'astro dal chiaro splendore con Mrodite. II figlio di Eos e di
Kephalos, la stella del mattino altrimenti detta Phosphoros, egli
lo chiama Phaethon, e con ci gli attribuisce un carattere solare,
e di questo secondo, piu piccolo Sole racconta che Mrodite lo

avrebbe rapito fanciullo e ne avrebbe fatto nn custode del suo


tempio. I santuari della dea dell'amore tanto in Grecia che nel
vicino Oriente stavano sotto la medesima stella.
Abbiamo dovuto osare tali sco11finamenti perch in realt
siamo giunti ai confini della grecit omerica. Se penetriamo an
cora un poco piu a fondo in quel tessuto di miti seguendo un
filo aureo che si pu paragonare a quello di Circe, siamo nel
l'antica Creta. L'altra figlia del Sole, di grande importanza mito.
logica, Pasifae, la sorella di Circe, era una regina cretese, un'as
sai degna e nobile figura di donna, malgrado l'umanizzazione
che in lei assumeva il significato di un'indegna passione per un
animale. Ancora la piu tarda fonte letteraria, l'unica che ci
parli della sua morte, la racconta in questi termini: che, cac
ciata e rinchiusa da suo marito, il re Minosse, mori di dolore
per la perdita della propria dignit di regina.
Questa dignit di regina proviene da una civilt preellenica.

135

La cretese figlia del Sole

L'amore per un toro, che nel mondo olimpico appare cosi mo


struoso, rimanda a un ordinamento preolimpico del mondo, nel
quale questo fatto orrendo era possibile e forse non era per
nulla orrendo, ma tale da provocare brividi, nel senso di quel
brivido religioso che ci prende davanti alla manifestazione del
divino. Ci che fa rabbrividire - originariamente in senso reli
gioso, piu tardi in senso profano - non l'apparire dell'amante

in forma di toro, nella storia di Pasifae. Quest'animale avrebbe


potuto nascondere in s, anche nella mitologia greca classica, un
dio olimpico, anzi il piu eccelso. Sotto forma di toro Zeus rapi
la madre di Minosse, Europa. Pasifae, moglie di Minosse,
cosi intimamente unita all'amante taurino - e non gi soltanto
a uno che rappresenti la parte di toro per capriccio divino che gli partorisce un figlio simile : il Minotauro. Come donna e
madre, doppiamente raccapricciante, ella sali in un primo tempo
la scena attica, per poi apparire nella letteratura ellenistica come
infelice vittima di Afrodite.
Un antico dio cretese, al quale secondo una mitologia pri
mordiale l'aspetto di toro apparteneva in modo preminente,
divent agli occhi dei rappresentanti di una piu tarda conce
zione del mondo un toro particolarmente bello, e la dea a lui
associata, una donna colpita da follia afroditica. Furono per
soltanto i poeti alessandrini e romani che spiegarono con la ven
detta di Afrodite adirata questa storia d'amore, eccitante per
la sua innaturalezza.

Euripide,

che

uell'Ippolito

descrive la

funesta passione amorosa di una figlia di Pasifae, la nipote del


Sole Fedra - la splendente

-, dedic una tragedia, i

Cretesi,

anche alla madre folle d'amore, ma faceva risalire la sua follia


all'ira di Posidone, che non aveva ottenuto il toro sacri:ficale a lui
spettante. Il poeta ateniese trov nella leggenda intorno alla
casa regnante cretese un'atmosfera afroditica cosi carica, che ebbe
bisogno soltanto di una motivazione piuttosto superficiale per

Finis initium

136

poter rappresenU!re la regina e la figlia del Sole come esempio

di un'inaudita passione.
Quest'atmosfera era in origine intorno a Minosse, ovvero
intorno a Pasifae? Esiste un racconto, variato secondo il gusto
dei tardi mitografi, intorno alle arti magiche della regina, so
rella di Circe, con le qn;li essa impediva l'unione di Minosse
con altre donne. Serpenti e scorpioni uscivano fuori dal re
q'uand'egli voleva amare un'altra donna. Ma secondo una va
riante anche la stessa Pasifae doveva subire questa qualit di
Minosse - antica qu.alit mitologica, in origine certo non rihut
tante, di un amante ctonio che aveva aspetto di serpente. In
forma di serpente il Zeus sotterraneo dimorava presso la re
gina Persefone per .generare con lei il mistico fanciullo Dio
niso Zagreus, che i Cretesi di Euripide veneravano in modo
particolare. Amori di serpenti e di tori presuppongono in Creta
appunto la regina come centro. Da lei procede uno splen
dore afroditico che ricorda Circe, splendore che per i Greci
irraggia perfino dal suo nome.
Pasiphae pu in s nascondere una parola straniera, un
antico nome cretese per significare la regina ; in greco significa
colei che risplende a tutti . La forma maschile Pasiphaes
compare nell' orfico inno al Sole come attributo di Helios. In
Thalamai, sulla costa messeno-laconica del Peloponneso, vi era
un tempio alla dea Ino con un oracolo per mezzo di sogni.
Anche Pasifae veniva l OJiorata come dea degli oracoli, e Pau
sania, che vide nel santuario l'immagine di Helios e di Pasifae,
spiega il nome come appellativo della dea Luna. C' inoltre
la tradizione

di un'Afrodite

Pasiphaessa :

una

denomina

zione che permetterebbe di considerare la regina cretese addi


rittura come una forma della dea dell'amore. La sua paredra
nel Peloponneso,

Ino - altrimenti chiamata Leucotea,

la

dea bianca >> , e in Italia Mater Matuta, la madre mattutina ,

La cretese figlia del Sole

137

- domina il sorgere del Sole. Il suo regno l'alba, che prima


dello spuntare del Sole avvolge anche l'astro del mattino e la
Luna. Venne allora in primo piano nel mondo greco la Luna
come compagna di Helios. Ma la phi antica relazione rion fu
del tutto dimenticata :

Afrodite mantenne come

aggettivo

il

nome di Pasifae.
In Creta Pasilae congiunta al mondo astrale anche per
mezzo del nome del suo figlio raccapricciante. Giacch costui
si chiama non soltanto Minotauro, ma anche Asterios o Aste
rion, dimodoch egli un essere astrale. Antiche raffigurazioni
mostrano in mezzo al labirinto nn uomo dalla testa di toro
nella caratteristica posizione col ginocchio piegato - un
accenno arcaico al simbolo solare -, ma insieme anche la stella.
Egli per cosi dire un piccolo Sole, il dio Sole che appunto
rinato, ma ancora sprofondato nella notte. Pasifae era sua ma
dre e sposa del grande dio Sole, che in Creta era tutt'uno col
dio-toro. La figura del toro viene espressamente attribuita a
Talos : cosi suona un nome cretese del Sole. E ci viene traman
dato che il dio Sole appariva in Creta ai colonizzatori sotto
forma di toro per condurli alla fondazione di una nuova citt.
Il mondo cretese e anzi l'intero mondo mediterraneo del
culto del toro era, sembra, nn mondo della religione solare.
Noi abbiamo raggiunto i suoi confini e non intendiamo proce
dere piti oltre. Poich il modello ricercato pur sempre per
noi riposto nel contesto greco, quand'anche sia (cosi sem
bra) non soltanto dimenticato, ma - come tutto ci che si
riferisce alla regina degl'Inferi - anche occultato gi fin dalle
origini. Malgrado ci i contorni della Luna e di Venere comin
ciarono a divenirci chiari. L'essenza afroditica della dea cretese
che risplende a tutti, la madre di Fedra, la riempie per cosi
dire di un oro ancora piti caldo. La figura, che p<;>trebbe con
durci ancora piti addentro in questa notte gravida di Sole, sa-

138

Finis initium

rehhe quella figlia di Pasifae, la cui corona brilla nel cielo


delle stelle greche : Arianna. Essa, la trasfigurata sposa di Dio
niso, ci mostra la via che, se noi la percorressimo, costituirebbe
un nuovo inizio, l'ingresso, forse l'irruzione, nel regno di un
grande dio dei misteri.

Nota finale

Questo libretto deve finire uu poco bruscamente, al pari di


quelle conferenze dalle quali nato e che, secondo il loro ca
rattere di libera ricerca e indagine, narrativo e asistematico,
non potevano offrire nulla di conclusivo. Risultati definitivi
non ve ne sono, in generale, nello studio della mitologia, poi
ch non vi sono equazioni. Helios non il sole non-mitolo..
gico, e in generale nessun eroe, nessun'eroina

qualche cosa

di non-mitologico. Un'equiparazione siffatta non restituirebbe


ai mitologemi la loro comprensibilit, bensi li ricondurrebbe a
qualcosa di diverso da ci che essi sono. Appunto per questo
nella nostra nuova esposizione interpretativa ogni fine per
noi soltanto un principio:
La conferenza dal

finis initium.
titolo Padre Helios fu

tenuta il

ago.

sto 1943 al convegno Erauos di Ascona, ed apparsa nella sua

forma originale, con note, nell' EranosJahrbuch " del 1943.

Ad essa corrisponde la prima parte del presente volume. Que


sta conferenza venne proseguita negli

greche,

Studi mitologici sulle dee

che formarono l'oggetto di un ciclo di conversazioni

allo Ziircher Psychologischen Club ,, nell'ottobre del 1943.

Essi costituiscono, alquanto completati, il resto di qilesto libro.

Alle note ho dovuto rinunziare. Gli eruditi troveranno i testi

l .W
e

Nota

finale

monumenti che stanno alla base della trattazione,

ranno anche che talvolta le mie interpretazioni


nuove, ma :

cJ.Lcip"t"up?v

note..

sono certo

o3v cis(8ro.

Del modello vincoL.nte del fondamento parla con que


ste stesse parole Thomas Mann. Esse si trovano nel discorso di
Giuseppe davanti al re Sole, e possono essere qui riportate nel
loro contesto: Ci che tramandato come modello proviene
dal profondo che sta sotto, ed ci che ci vincola. Ma l'io
da Dio, e appartiene allo spirito, che libero. Senonch la
vita civile consiste in quest<>: nel fatto che il modello che vin
coLi si riempie della divina libert dell'io, e non v' civilt
umana senza l'una e senza l'altra

D.

Villino del Sogno. Ascona, 2 1 dicembre 1943.

'

di di Palerm o
Univ ersit degli Stu
di tene o
Siste ma Bibliotec ario

Albero genealogico della stirpe solare


illustrato nei suoi tratti principali secondo Esiodo

Chaos

Erebo - Nyx

'-T

Aitber, Hemera

Eros

Gaia

l
a.'---;U;--- RANO

Gai

Oceano, Koios, Krios, IPERIONE

1,

URANO

TREIA, Rea, Crono

----,---

PERSE

(is)

HELIOS

Zeus - Hera

11--.-'--ARIETE, CIRCE, PASIFAE

l
MEDEA

, l
'-

ARIANNA

- - .

Afrodite