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Quine: distruggere immagine manifesta.

In Parola e Oggetto (brillantemente tradotto da Fabrizio


Mondadori). Nel capitolo sesto, Fuga dall'Intenzione, abbiamo il paragrafo 45 (ed in misura
ridotto 43 e 44) dedicato a questa tematico. Vedi anche: Argomento dell'Indeterminatezza della
Deduzione (?). Il testo inizia con una domanda esplicita: Quale il nesso fra pensiero e linguaggio?
Che il parlare dipenda dal pensare -dalla dimensione intenziale dell'umano- evidente, giacch
parlare esprime pensieri. Dall'immagine manifesta da cui partiamo chi potrebbe dubitarlo? Partiamo
non dicendo, ad esempio, che non si pu dire se il parlare espre qualche cosa di interno finch non
avremo sviscerato i sistemi neuronali; come nell'immagine manifesta prendiamo sul serio il fatto
che parlare consiste nell'esprimere pensieri, che ci sono pensieri. Su questo Davidson non discute.
Nel paragragfo successivo: pu esserci pensiero senza parola? Naturalmente risponderemmo di s;
c' anche il cane che avendo inseguito uno scoiattolo nel bosco abbaiava contro l'albero sbagliato,
non difficile attribuire al cane la credenza che lo scoiattolo si trovasse su quell'albero. Di questo
D. non un gran ch convinto. Il vero argomento da portare come sbagliato l'argomento dei
comportamentisti, secondo cui pensare parlare a s stessi, un discorso silenzioso. Siamo nel 1975,
c' un sottile riferimento a Sellers. Davidson non pu risolverle il problema n accettando il cane e
le sue credenze, n confondendosi con i compartamentisti. Sotto la superficie di tali tendenze
scorrono correnti possenti. Tutte queste posizioni rendono o il discorso o il pensiero pi facili da
capire secondo la scelta che s'opera. Chiarire il pensiero partendo dal linguaggio o chiarire il
linguaggio partendo dal pensiero. Due forme di riduzionismo, chiarire il problema in una direzione
o un'altra. Ma n il linguaggio n il pensiero possono essere spiegati l'uno sulla base dell'altro e
nessuno dei due concettualmente prioritario; dunque, se intendiamo quell'immagine manifesta di
cui s' parlato, non possiamo partire da nessuno dei due. I due sono interdipendenti per Davidson;
ciascuno dei due richiede l'altro per essere capito.
Ecco una tesi che rifiuta l'autonomia in entrambi i lati del pensiero e della discussione,
difendendo piuttosto l'interdipendenza. Se noi guardiamo al bambino, guardiamo all'infante, una
conseguenza di questa tesi che ci saranno dei dubbi sul fatto di poter attribuire all'infante il
pensiero, in qualche misura soddisfacente.
Nella parte del saggio dedicata al pensiero, si chiede come attribuiamo pensieri ad un bambino.
Beh, gli attribuiamo atteggiamenti proposizionali: credere, conoscere, dubitare. Lo facciamo
normalmente usando verbi di atteggiamento proposizionale seguiti da clausuale enunciative (crede
che la terra sia rotonda, crede che 2+2=4, eccetera).
L'immagine manifesta dell'intenzionalit strettamente legata all'immagine manifesta dell'azione.
Come spiego che cosa sta facendo quell'uomo, quando va verso il frigorifero per prendersi una
birra? E mi aspetto, se vuole soddisfare quel desiderio, che utilizzi alcune delle credenze che ha per
avere un comportamento adeguato alle soddisfazioni di quel desiderio. Quando cercassimo
d'attribuire un pensiero ad una creatura senza linguaggio e, rimanendo nell'albero dell'immagine
manifesta, questo significa attribuire stati intenzionali (cosa connessa a doppio filo alla spiegazione
dell'azione), allora -ad esempio- quando un bambino tende la mano verso l'oggetto, dovremmo dire
che desidera quell'oggetto. Intendiamo quel comportamento come teleologico (il desiderio di
quell'oggetto cerca di soddisfare protendendosi per afferarlo). Ci dicendo, non attribuiamo al
bambino un pensiero? Secondo D. lo stiamo facendo ma non corretto che lo facciamo. Il
bambino non ha ancora linguaggio. Possiamo concordare che i pensieri che si attribuiscono in quel
modo possono essere un buon campione della totalit dei pensieri, gli altri che non possiamo
attribuire cos (o attribuiamo cos scorrettamente), perch non potrebbero essere sottoposti a criteri
d'attribuzione che sono parte di quel modello? La fisica attributiva in parte smentita, in parte
spiegata dalla fisica-fisica, d'altra parte. Si comprende se consideriamo il resto del suo discorso.
Il capitolo successivo riprende la tematica (??). Atteggiamenti primitivi: credenze e desideri. Il
pensiero che una pistola carica, suppone la credenza che ci sia una pistola, tanto per cominciare.
Probabilmente assieme a queste credenze, che sorreggono quel pensiero (definiscono quel

pensiero), quando noi attribuiamo un certo pensiero, lo definiamo in uno spazio logico (1) ed
epistemico (2). Logico perch quando crede che la pistola sia carica non possiamo attribuire anche
la credenza che sia scarica. Se in generale attribuire il pensiero che la pistola sia carica
comportasse anche attribuire il pensiero che sia scarica sarebbe l'irrazionalit universale! E' ben
difficile pensare che nell'immagine manifesta ci possa essere cotanta irrazionabilit. E dunque in
primis attribuendo un pensiero lo situiamo in uno spazio logico. Ma le cose non sempre sono cos
ragionevoli. Ed ecco la relazione epistemica: se qualcosa giustificato, qualcos'altro mi appare
giustificato (pur non essendo necessariamente logicamente inecceppibile).
S'arriva allora alla nozione di Ragione. Un pensiero razionale se non viola pensieri di logica ed
sorretto da credenze generali ragionevoli. Cio in realt -dice D.- il modello dell'immagine
manifesta di attribuzione di pensieri anche intrinsecamente il modello di attribuzione di ragioni e
quindi di razionalit. Questa immagine di noi stessi consiste in fondo di rappresentarci come
razionali, cio esseri che danno e ricevono ragioni. Quel comportamento che si sta ora spiegando
per lui razionale; non significa lo sia in s, ma non lo posso spiegare se non in termini di condizioni
(per lui) di razionalit. Quindi lo spazio di attribuzione di ragionementi lo stesso di attribuzione di
ragioni. Attribuire un pensiero attribuire qualcosa che sta dentro una spazio di ragioni.
Ma perch, caro D., vuoi farci pensare che quell'infante sia arazionale?
Se attribuire il pensiero che la pistola carica prima di tutto attribuirlo in senso di atteggiamento e
questo significa inserire questa credenza in una rete di credenze, ora, queste credenze che
caratteristica hanno? Significa che c' una certa serie di nessi logici ed epistemici. Non crederebbe
se non pensasse che ci che crede sia vero. Si pu credere senza linguaggio? L'idea che la
nozione di verit sia spiegabile solo in termini di possesso di linguaggio. Per avere una nozione di
verit bisogna essere degli interpreti. Verit = Interpretazione. Quello che manca al bambino la
capacit di essere interprete del discorso di altri, che pu benissimo essere non linguistico. Pu
essere un comportamente comunicativo/informativo. Per esempio fra persone di lingue diverse.
Solo nella misura in cui siamo interpreti possediamo una nozione intersoggettiva come quella di
verit. Al bambino manca tale intersoggettivit. Parimenti ci che manca al cane. In questo senso se
ci che caratterizza l'avere un pensiero il fatto che sia immenso in una rete di credenze ed una rete
di credenze riconducibile ad una rete di ragioni (perch ha a che fare con il concetto di verit) (e
cos come di verit di corretta), solo l'avere la capacit di essere un interprete, tale nozioni di
intersoggettivit ci giustifica l'attribuzione di credenze. Solo a lui potremmo attribuire ragioni, il
possesso di concetti che hanno inequivocabilmente a che fare con l'intersoggettivit. Sfidare questa
posizione significa sfidare almeno due cose in essa contenute:
1) C' solo questa forma di razionalit? Non possiamo invece ritenere d'avere a che fare con gradi di
razionalit?
2) E' intrinseco per qualunque criterio di razionalit che debba presentarsi in ambito di condivisione
intersoggettiva di criteri?
2b) Le caratteristiche tradizionalmente ritenute pi proprie della dimensione della razionalit -le
condizioni logiche, discendendo verso le basi di tali costruzioni, costituite da predicazioni -.
Non possibile che a quelle creature che non sarebbero dotate di pensiero si possano attribuire
strutture del genere? Protopensiero, qualcosa di molto simile al nostro pensiero?
Inferenza = ragionamento. Da premesse, ricavere conseguenze. Quali sono le inferenze che noi
utilizziamo? Ad esempio il metodo deduttivo. La cui caratteristica che sono inferenze governate
da nessi necessari di conseguenze. Vedi sillogismi aristotelici.
Sostanzialmente applichiamo caratteristiche per generalizzazione. Di tanto in tanto per stereotipi.
Sono comunque inferenze. Pi giustificato e logicamente accettabile. Si passa da un certo stato di
conoscenza/credenza ad un altro. Questa l'inferenza. A questo ci serve. Se arriviamo alla stazione

dell'autobus e non vediamo nessuno (sapendo che normalmente pieno di gente), inferiamo che
gi passato, o se la citt agitata da rivendicazioni sindacali che c' stato uno sciopero, o che invece
di esserci 25+ persone notiamo che ci siamo solo noi ed una vecchietta un po' fuori dal mondo
Viviamo nell'inferenza. Operiamo continuamente inferenza. L'aver realizzato che il bus non passa
una ragione del nostro prendere ed andarcene. Non un po' parrochiale proiettare i nostri criteri
-quelli pi profondi- sulla definizione di cosa sia avere un pensiero? A chi spetti?
Superamento della strada dei comportamentisti, non percorribile.
Saggio di S.: Eventi mentali. Mi hanno accusato di sostenere che senza linguaggio non c'
pensiero. Ma dice poi di non aver mai sostenuto niente del genere. Anzi, sono convinto che per
affrontare bene questo rapporto, dobbiamo essere meno provinciali, mentro antropomorfi e che
quindi almeno due cose dobbiamo mettere sul tappeto, considerare come un punto di partenza per la
discussione 1) che per essere viventi non troppo lontani da noi dobbiamo ammettere siano capaci di
predicazione; 2) dobbiamo distinguere fra organismi aristotelici ed altre creature che sono invece
humiane, capaci di connettere eventi Capovolgendo radicalmente l'impostazione data, il punto di
partenza per la comprensione della nostra razionalmente collocarci in questa direzione, sotto di
noi ci sono forme vere e proprie di pensiero. Proto-logica e proto-semantica da attribuire a creature
che non possiedono linguaggio.