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C RITICHE AL N O AL

REFERENDUM
Analisi delle obiezioni pi comuni

Vengono presentate le tipiche 20 argomentazioni contro la riforma


costituzionale e, in breve e con le dovute fonti, si mostra che 18 di esse
possono essere agevolmente confutate.

Alex Grisafi
18/11/2016

18/11/2016

CRITICHE AL NO AL REFERENDUM
Analisi delle obiezioni pi comuni
Il 4 dicembre siamo chiamati a votare ad un referendum privo di quorum per confermare
oppure bocciare la riforma della Costituzione detta Renzi-Boschi e approvata il 12 aprile
2016 in parlamento. Il presente documento non si occupa di spiegare il contenuto della
riforma (due spiegazioni esaurienti si trovano qui e qui), n di motivare attivamente il
sostegno al s (motivato relativamente in breve qui dal sottoscritto o per esteso qui dal
comitato Basta un s); si occupa, invece, di mostrare come le venti critiche pi
comunemente mosse alla riforma costituzionale sono in larghissima parte scorrette e si
pu rispondere facilmente ad esse.
Di questi argomenti, allincirca i primi dieci sono i meno seri. Alcuni non meriterebbero
neppure attenzione, se non fosse per lenorme diffusione che hanno avuto. Per questa
ragione verranno a loro volta confutati, pur se pi in breve. La seconda met invece
presenta gli argomenti pi seri. Alcuni di questi sono falsi, altri imprecisi, alcuni si
limitano ad omettere dei dettagli chiave, alcuni non sono cos critici come appare a
prima vista, e naturalmente qualcosa di vero c e in tal caso, verr limpidamente
riconosciuto.
Questo non un documento di propaganda di partito, lautore non tenuto a difendere
ogni singolo elemento della riforma nascondendone le criticit. un sostenitore del S al
referendum, ma non del Partito Democratico, n del Nuovo Centrodestra o qualsivoglia
altra forza parlamentare che ha sostenuto la riforma. Fatte queste doverose premesse,
segue lelenco delle obiezioni con una risposta a ciascuna di esse. Buona lettura.
1. LA NOSTRA LA COSTITUZIONE PI BELLA DEL
MONDO, NON HA BISOGNO DI ESSERE CAMBIATA
Complessivamente abbiamo una Costituzione molto buona. Fosse anche la migliore del
mondo, comunque, non perfetta, e contiene in s stessa i meccanismi per poter essere
modificata. LAssemblea Costituente era composta da personalit di opinioni politiche
divergenti, e la Costituzione riflette questo fatto essendo il punto di incontro, talvolta
riuscito, talvolta meno, di diverse correnti. Il Presidente della Commissione per la
Costituzione, Meuccio Ruini, disse nel discorso per la votazione finale il 22 dicembre
1947, quando la Costituzione venne approvata:
Questa Carta [...] si verr completando ed adattando alle esigenze
dell'esperienza storica. Pur dando alla nostra Costituzione un carattere rigido,
come richiede la tutela delle libert democratiche, abbiamo consentito un processo
di revisione, che richiede meditata riflessione, ma che non la cristallizza in una
statica immobilit. Vi modo di modificare e di correggere con sufficiente libert
di movimento. E cos avverr; la Costituzione sar gradualmente perfezionata; e
rester la base definitiva della vita costituzionale italiana. Noi stessi ed i
nostri figli rimedieremo alle lacune ed ai difetti, che esistono, e sono inevitabili.
[...] Difetti ve ne sono; vi sono lacune e pi ancora esuberanze; vi sono incertezze
in dati punti [...] Noi, prima di tutti, ne riconosciamo le imperfezioni. [...] La
seconda parte della Costituzione ordinamento della Repubblica ha
presentato gravi difficolt. [] Avevamo tutto da fare. Non abbiamo risoluto con

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piena soddisfazione tutti i problemi istituzionali. Ad esempio, per la composizione
delle due Camere ed il loro sistema elettorale, rimesso del resto alla legge
ordinaria.
Il 4 marzo 1947, Piero Calamandrei intervenne nellAssemblea Costituente dicendo:
Indubbiamente, nel progetto di Costituzione vi una parte positiva. Ma inutile
che io vi parli di essa. [...] Vi per la parte negativa, quella in cui i partiti non
sono riusciti a trovarsi daccordo con sincerit nella sostanza: ed questa la parte
che secondo me pecca di genericit, di oscurit, di sottintesi. [...] Noi avevamo
sostenuto [...] qualche cosa [...] in cui si riuscisse, con appositi espedienti
costituzionali, a rendere pi stabili e pi durature le coalizioni, fondandole
sullapprovazione di un programma particolareggiato sul quale possono
lealmente accordarsi in anticipo i vari partiti coalizzati. Ma di questo, che il
fondamentale problema della democrazia, cio il problema della stabilit del
governo, nel progetto non c quasi nulla.
Giova anche ricordare che la Costituzione gi stata modificata quindici volte: nel 1963
(due volte), nel 1967, nel 1989, nel 1991, nel 1992, nel 1993, nel 1999 (due volte), nel
2000, nel 2001 (due volte), nel 2003, nel 2007 e nel 2012. E non si stanno considerando le
decine e decine di leggi costituzionali che non modificano il testo della Costituzione, ma
riguardano listituzione/modifica degli statuti speciali delle regioni a statuto speciale, o
che aggiungevano nuove norme costituzionali o deroghe alle norme costituzionali
esistenti, a partire dal 1948.
2. NON VOGLIO VOTARE UNA RIFORMA FATTA DA RENZI /
DA CHI HA FATTO IL JOBS ACT / LE UNIONI CIVILI / LA
RIFORMA DELLA SCUOLA
La riforma della Costituzione non ha alcuna pertinenza con qualsiasi altra riforma del
governo. Che vinca il s o il no, quello che fatto fatto. Che la legge sia stata scritta da
Renzi, da Boschi, da Berlusconi, da Vendola, Alfano o chiunque altro, il 4 dicembre
voteremo per un testo scritto che quello, indipendentemente da chi lo sta sostenendo.
Nel momento in cui si pu giudicare qualcosa di cos importante come una riforma della
Costituzione per ci che prevede, essendo il testo pubblicamente accessibile a tutti,
giudicarlo per chi lo sta proponendo o avversando e per le proposte non pertinenti di chi
lo propone o avversa, a tutti gli effetti un errore di ragionamento. Questo vale allo
stesso modo per chi vota S perch nel fronte del No ci sono fascisti, leghisti,
berlusconiani, grillini, sentinelle in piedi, comunisti e quantaltro: per quanto deplorevoli
alcune presenze possano essere dalluna o dallaltra parte (e nel S ci sono Renzi, Verdini
e Alfano!), questo non intacca i meriti e demeriti della riforma.
3. VOTO NO PER MANDARE A CASA RENZI
Simile al 2 anche se sotto un certo punto di vista pi difendibile. Votare non guardando
alla riforma costituzionale bens a un calcolo politico dimostra una mancanza di
interesse per la Costituzione dando invece priorit alle contingenze del momento.
Discutibile, ma si tratta di una scelta politica legittima. Analizzando le conseguenze,
per, una buona fetta di chi sostiene questo argomento, specie da sinistra, potrebbe
ricredersi. Innanzitutto non c alcuna garanzia che Renzi si dimetter in caso di vittoria
del No (e ha smesso di parlarne da tempo, oltre ad aver smesso di personalizzare il

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referendum fortunatamente, essendo stata unidea sciagurata). Inoltre, in caso di
vittoria del No, sia il M5S che Berlusconi vogliono riformare la legge elettorale in modo
che si abbia un sistema proporzionale puro. Insieme alla minoranza PD potrebbero
anche riuscire ad approvare una legge elettorale fortemente proporzionale, che sia solo
per il Senato o anche per la Camera. Se non si riuscisse a cambiare la legge elettorale,
invece, si avrebbe lItalicum per la camera e un proporzionale puro per il Senato (ossia la
situazione attuale). A seconda delle varianti, quindi, ci si troverebbe o con le due camere
fortemente tripolari senza un vincitore chiaro; o con la camera a maggioranza m5s
oppure PD e il senato fortemente tripolare. E i governi che si potrebbero formare
sarebbero i seguenti:
Camera
M5S con maggioranza
PD con maggioranza
Tripolare

Senato
Tripolare
Tripolare
Tripolare

Governo
Nessuno. Stallo
Larghe intese centrosinistra + centrodestra
Larghe intese centrosinistra + centrodestra

Ci si ritrova quindi in una situazione di stallo in cui non si riesce a formare un governo,
oppure alle ennesime larghe intese di centrosinistra e centrodestra perch non c altro
modo di formare un governo (si gi visto che il M5S non d la fiducia a nessun governo
che non sia monocolore M5S, ma vuole il sistema proporzionale puro che rende
matematicamente impossibile questo esito). Ciascuno valuti se questo effettivamente
lo scenario che preferisce politicamente a quello che si avrebbe con la vittoria del S (il
cui esito sarebbe un governo PD oppure un governo M5S a seconda di chi vince al doppio
turno i sondaggi mostrano che una coalizione di centrodestra perderebbe contro
entrambi di larghissimo margine, al ballottaggio).
4. I COSTITUZIONALISTI SOSTENGONO IL NO
Ci sono importanti costituzionalisti (come Zagrebelsky) e giuristi (come Rodot) che si
sono espressi per il No alla riforma costituzionale. Hanno anche sottoscritto un appello
insieme a un totale di quarantotto costituzionalisti e giuristi, per motivare la contrariet
al referendum. Questo appello diventato molto noto, dando per lappunto vita
allargomento i costituzionalisti sostengono il No. Queste persone tacciono per
dellesistenza di un altro appello, speculare, di centottantaquattro costituzionalisti e
giuristi per il S. Essendoci divisione tra gli stessi costituzionalisti, si torna al punto di
partenza: la riforma va letta, capita e valutata in base alle nostre convinzioni, non a
quelle di qualcun altro, per quanto autorevole.
5. QUESTA RIFORMA UN PERICOLO PER LA
DEMOCRAZIA. CI PORTA AD UNA DERIVA AUTORITARIA
Si tratta di un argomento sensazionalistico, che cerca di dipingere con toni apocalittici lo
scenario seguente alla vittoria della parte avversaria. Ultimamente si tratta di una
costante di ogni referendum e ogni elezione, ma non c alcun pericolo per la democrazia
in atto. Lo stesso appello dei costituzionalisti per il No, sopracitato, inizia dicendo:
Non siamo fra coloro che indicano questa riforma come lanticamera di uno
stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di
nuovo autoritarismo.
Come si vedr pi in dettaglio allargomento 12, i famosi pesi e contrappesi delle
istituzioni italiane rimangono ben presenti. Questo argomento viene dal timore che

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essendoci un vincitore certo alle elezioni che pu governare senza dover allearsi con le
opposizioni, ci sia facilmente una deriva autoritaria. Ma questo riguarda solo le leggi
ordinarie (lelezione del Presidente della Repubblica, dei membri della Corte
Costituzionale e le modifiche della Costituzione non sono fattibili dal partito di
maggioranza da solo, come prima). Inoltre grazie al meccanismo delle preferenze
dellItalicum, che accentua la fisiologica presenza di correnti diverse interne ad un
partito, il governo non potr legiferare come vorr su tutto soverchiando il Parlamento.
Ne esce rafforzato rispetto a prima, vero. Ma non ne esce onnipotente.
Da quando siamo una repubblica, dal 1946, il numero di governi che durato 5 anni
senza cadere, senza dover fare un rimpasto, senza dover formare un governo diverso, un
governo tecnico o tornare prematuramente alle elezioni zero. Letteralmente zero.
Ciascuno valuti se ci troviamo in una situazione in cui il governo troppo forte e un suo
rafforzamento allinterno di un quadro di pesi e contrappesi porti ad una deriva
autoritaria.
6. LA RIFORMA ILLEGITTIMA IN QUANTO VOTATA DA UN
PARLAMENTO ELETTO CON UNA LEGGE
INCOSTITUZIONALE
La Corte Costituzionale con la sentenza n.1 del 2014 ha scritto espressamente che
lillegittimit della legge elettorale (il Porcellum) non inficia la legittimazione giuridica
n politica delle Camere della XVII legislatura. Inoltre, se questo destasse dubbi, si
consideri che con la partecipazione al referendum degli stessi titolari della sovranit
popolare, ossia i cittadini in nome dei quali esercitata la rappresentanza parlamentare,
potranno scegliere se approvare o rifiutare la riforma.
7. LA COSTITUZIONE DEVE ESSERE SEMPLICE, CON LA
RIFORMA DIVENTA CONTORTA E ILLEGGIBILE
Questo argomento fa riferimento al fatto che larticolo 70 della Costituzione, e solo
quello, si allunga sensibilmente, passando da 9 parole a 439. Larticolo prima della
riforma quello che fa s che lItalia sia un Paese con bicameralismo paritario, ossia in
cui Camera e Senato hanno le stesse funzioni, gli stessi poteri. Nel momento in cui si
vanno a differenziare importante scendere nel dettaglio per determinare chi fa cosa, e
come. Larticolo 74 della Costituzione tedesca, che regola le diverse competenze delle due
camere come il 70 italiano, di 505 parole. vero che pi lungo, falso che sia
contorto e illeggibile: , al contrario, preciso e dettagliato per evitare conflitti di
attribuzione. E che la lunghezza di un articolo della Costituzione sia un difetto
alquanto dubbio.
8. LA RIFORMA STATA DETTATA DA JP MORGAN E DALLE
MULTINAZIONALI
Questo argomento fa riferimento al documento The Euro area adjustment: about
halfway there pubblicato da JP Morgan a maggio 2013. un documento di 16 pagine da
cui alcuni hanno estrapolato 21 righe, nella convinzione che dimostrino che la riforma
stata decisa in realt dalla societ finanziaria (il paragrafo The Journey of national
political reform, p.12-13). Il documento fa unanalisi delle situazioni economiche,
politiche e istituzionali di vari Paesi, tra cui lItalia, indicando una serie di misure da

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loro viste favorevolmente. lo stesso tipo di attivit che pu fare una qualsiasi altra
associazione, societ, sindacato, etc., pubblicando dei rapporti che promuovono un certo
tipo di politiche. Vedere la longa manus di JP Morgan dietro la riforma solo perch
alcuni di questi passaggi identificano problemi che sono gli stessi che la riforma cerca di
superare (come lesecutivo debole e lo stato centrale debole rispetto alle regioni) sarebbe
come ritenere che in realt dietro la riforma ci sia la volont del Partito Comunista
Italiano, perch il PCI e Berlinguer volevano abolire il bicameralismo paritario (in prima
pagina e a pagina 7 de LUnit del 10 dicembre 1981 qui). Sono punti talmente generici e
auspicati da talmente tante parti diverse in gioco che ha poco senso identificare JP
Morgan arbitrariamente come la sorgente della riforma costituzionale. Tanto pi che in
quelle 21 righe vi sono anche auspici che non trovano alcun riscontro nella riforma:
viene indicato come negativo il diritto di protestare per cambiamenti politici non
desiderati, ad esempio, ma non c nulla nella riforma che infici questo diritto.
A proposito di somiglianze generiche, un argomento simile che la riforma uguale a
quella di Berlusconi del 2006, rifiutata. Si pu riscontrare facilmente che non vero (si
vedano qui le differenze), e che la riforma Berlusconi aumentava enormemente i poteri
del presidente del Consiglio e in generale dellesecutivo arrivando a poter eleggere
Presidente della Repubblica e la maggioranza della Corte Costituzionale.
9. C UNA CLAUSOLA CHE CI RENDE SCHIAVI
DELLEUROPA E DI BRUXELLES
Questa menzogna si riferisce al fatto che il nuovo articolo 117 inizia cos:
La potest legislativa esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della
Costituzione, nonch dei vincoli derivanti dallordinamento dellUnione europea e
dagli obblighi internazionali.
Basta guardare lattuale articolo 117, che cos dal 2001, per accorgersi che recita:
La potest legislativa esercitata dallo Stato [70 e segg.] e dalle Regioni nel
rispetto della Costituzione, nonch dei vincoli derivanti dallordinamento
comunitario e dagli obblighi internazionali.
Si tratta di un semplice aggiornamento lessicale, essendo lordinamento comunitario
definito come lordinamento dellUnione europea nel Trattato di Lisbona. Le rispettive
competenze degli organi dellItalia e quelli dellUnione europea sono definite dal Trattato
di Maastricht del 1992 e dal Trattato di Lisbona del 2009 (votato dal parlamento italiano
allunanimit, Lega Nord compresa). La riforma costituzionale non modifica in nessun
modo le competenze rispettive dellItalia e dellUnione europea: rimangono esattamente
le stesse.
10. I COSTI DELLA POLITICA SONO RIDOTTI DI POCHISSIMO
50 MILIONI ANZICH 500 COME DICHIARATO
Secondo la ministra Boschi si risparmiano 500 milioni di euro lanno, secondo il
parlamentare di Forza Italia Malan sono solo 50. Lui tiene conto solamente del Senato e
non anche dellabolizione delle province e del CNEL. Lei non tiene conto del fatto che i
senatori, pur se non stipendiati, avranno dei rimborsi spese di ammontare non ancora
definito. Lui dimentica che viene introdotto un tetto di stipendio massimo ai consiglieri
regionali e che vengono aboliti i finanziamenti ai gruppi consiliari regionali. E via

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dicendo. Stime apparentemente pi corrette indicano il risparmio dovuto alle modifiche
al Senato di 80 milioni. Difficile riuscire a trovare i numeri corretti. Pi facile
individuare alcuni punti fermi:
-

I risparmi sono effettivamente briciole. Nella pi rosea delle previsioni sono 7


euro di costi in meno per ogni cittadino, nella pi pessimista 70 centesimi in
meno.
I risparmi sono effettivamente risparmi. Conviene tenere a mente anche questo.
Si tratta di un punto assolutamente marginale nella riforma costituzionale, ed
scorretto indicare i risparmi dei costi della politica come punto forte della
riforma, come sta facendo il Partito Democratico.

In quanto punto marginale si pu considerare come pressoch irrilevante per decidere se


la riforma convincente o meno. Una manciata di euro di risparmio molto meno
importante rispetto ai grossi cambiamenti nellassetto istituzionale italiano e nei
rapporti Stato-regioni.
11. TRIPLICANO LE FIRME NECESSARIE PER LE LEGGI DI
INIZIATIVA POPOLARE, QUINDI LA POLITICA TIENE
ANCORA MENO CONTO DEL PARERE DEI CITTADINI
Questo punto stato presentato anche da moltissimi politici ed di rara disonest,
poich omette tutti i dettagli realmente importanti. Il numero effettivamente triplica: da
50.000 firme il requisito diviene di 150.000. Questo di per s poco rilevante, un
adeguamento alla popolosit attuale: quando stata scritta la Costituzione cerano 28
milioni di aventi diritto di voto, adesso sono 50 milioni e mezzo, e soprattutto c internet
che permette una coordinazione di gran lunga maggiore. La parte rilevante invece
quella che costringe il parlamento a discutere e votare le leggi di iniziativa popolare.
Allo stato attuale, il parlamento pu decidere di ignorare del tutto una legge di iniziativa
popolare. Dal 1979 al 2014 hanno ottenuto abbastanza firme 260 leggi, ma 137 (il 53%)
sono state direttamente cestinate. Delle altre, solamente 3 sono diventate effettivamente
leggi. Con la riforma, il parlamento sar obbligato a discutere e votare ogni legge: non
potr pi cestinarle come fa adesso il 53% delle volte.
E non lunico punto della riforma che aumenta la partecipazione popolare: vi anche
lintroduzione dei referendum propositivi e consultivi, oltre ai gi presenti abrogativi.
Infine, se una proposta di referendum abrogativo ha ottenuto almeno 800.000 firme (il
minimo continua a rimanere 500.000), allora il quorum per rendere la votazione valida
si abbassa: non pi il 50%+1 degli aventi diritto, bens il 50%+1 dei cittadini che hanno
votato alle ultime elezioni politiche della Camera dei deputati.
Dunque nella riforma sono presenti solo elementi che aumentano la partecipazione
popolare (considerando anche la presenza delle preferenze nella legge elettorale
nonostante questa non sia propriamente parte della riforma), mentre non vi sono
elementi che la diminuiscono. Lunico apparente laumento di firme necessarie, che si
visto essere un adeguamento alla popolosit.

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12. CON LA RIFORMA IL PARTITO DI MAGGIORANZA PU
ELEGGERE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E LA
MAGGIOR PARTE DELLA CORTE COSTITUZIONALE
Falso. Attualmente, per lelezione del Presidente della Repubblica occorrono i 2/3 dei voti
degli aventi diritto alle prime tre votazioni, il 50%+1 dalla quarta in poi. Con la riforma,
il quorum si alza: servono i 2/3 dei voti; dalla quarta alla sesta votazione, i 3/5 dei voti;
dalla settima in poi, i 3/5 dei voti, non degli aventi diritto ma dei presenti in aula. Se
passa la riforma, la Camera rimane di 630 deputati, il Senato diviene di 100 senatori.
Grazie allItalicum, il partito di maggioranza ottiene 340 seggi alla Camera. Non
possibile sapere in anticipo quanti senatori otterr il partito di maggioranza, non
essendoci neppure la legge definitiva, ma assumiamo unipotesi grossolanamente
esagerata: che in Senato il partito di maggioranza ottenga il 55% dei seggi, ossia 55
senatori.
In totale quindi, secondo queste stime assolutamente gonfiate, il partito di maggioranza
ha 395 parlamentari su 730. Per eleggere il Presidente della Repubblica nei primi tre
scrutini, per, ne servono 482 (i 2/3 di 750): ben 87 in pi di quelli che questo partito gi
gigantesco rispetto a come sar in realt, ha a disposizione. Dal quarto scrutinio in poi,
invece, occorrono 438 voti (i 3/5 di 730): continuano ad essere ben 43 in pi. Dal settimo
scrutinio in poi il numero assoluto di voti necessari pu scendere, ma i rapporti di forza
rimangono uguali, dal momento che occorrono sempre i 3/5 dei presenti.
Si vede dunque come lelezione del Presidente della Repubblica sia impossibile per il
partito di maggioranza, senza il consueto dialogo con le opposizioni per trovare un
candidato trasversale che sia un rappresentante dellItalia e non di questo o quel partito.
Cadendo questo argomento, cade automaticamente anche quello sulla nomina dei
membri della Corte Costituzionale, visto che il pericolo sembrava configurarsi solo
perch il Presidente della Repubblica ne nomina 5, e se questo fosse scelto
unilateralmente dal partito di governo, avrebbe la possibilit di scegliersi quei 5 come
pi desidera. Essendo salva lindipendenza del Presidente della Repubblica, salva
anche quella dei membri della Corte Costituzionale.
13. CON LITALICUM UN TERZO DELLA CAMERA SAR
NOMINATO DAI PARTITI E NON ELETTO
Innanzitutto da sottolineare che la legge elettorale non parte della riforma
costituzionale, ed gi stata approvata. Lobiezione non comunque banale e vale la
pena di valutare anche gli effetti che la legge elettorale combinata alla riforma
producono. Un primo punto da sottolineare riguardo queste critiche , di nuovo,
lomissione di com la situazione al presente: fino alle ultime elezioni, non sceglievamo
nessuno dei parlamentari, erano tutti nominati dai partiti dal primo allultimo. Se con
lItalicum la quantit di deputati scelti direttamente dai cittadini diventa i due terzi
anzich zero, comunque un consistente miglioramento. Inoltre, come si vedr tra poco,
la quantit di deputati scelti dai cittadini molto pi alta di due terzi (e, per converso,
quelli nominati dai partiti sono molto meno di un terzo). Vediamo perch. Per seguire il
ragionamento occorre tenere presente che nella misura in cui un capolista bloccato un
leader importante di un partito, tale per cui sarebbe stato certamente scelto anche con le
preferenze, solo virtualmente nominato dal partito. Nella simulazione che segue (di
Roberto Ceriani) vengono considerati come nominati dai partiti solamente quei candidati

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eletti grazie al meccanismo dei capilista bloccati, che non sarebbero stati eletti se
lItalicum avesse avuto le preferenze integralmente, anche per i capilista.
Si immagini il seguente risultato elettorale, piuttosto realistico stando alle ultime
elezioni e ai sondaggi degli anni pi recenti: abbiamo sei partiti, che ottengono queste
percentuali:
Partito
Voti

A
29%

B
28%

C
25%

D
7%

E
7%

F
4%

Al ballottaggio tra A e B vince B, che ottiene 340 seggi. Tolti i 12 seggi assegnati
allestero, le rimanenti liste A, C, D, E, F si ripartiscono i restanti 278 seggi della camera
in modo proporzionale ai voti ottenuti al primo turno, visibili sulla tabella. Quindi i seggi
saranno:
Partito
Seggi

A
112

B
340

C
97

D
27

E
27

F
15

La situazione per i piccoli partiti


Ora, i partiti D, E, F sanno gi di essere minoritari e di non poter ottenere dei seggi in
tutti i 100 collegi elettorali. Vorranno per che, tra i loro pochi eletti, ci siano tutti i loro
10 leader pi importanti, quindi li mettono capilista in 10 collegi ognuno (il massimo
ammesso dallItalicum). In questo modo altamente probabile che ognuno dei 10 leader
venga eletto in uno o pi collegi. In un determinato collegio questo sar lunico eletto
perch, per un piccolo partito, praticamente impossibile eleggere 2 o pi candidati nello
stesso collegio. A questo punto, per, un capolista eletto in 4 collegi dovr dare 3
dimissioni, lasciando il posto ai candidati con maggior numero di preferenze espresse
dagli elettori.
Si consideri lesempio del partito F, che ha ottenuto 15 seggi. Le dimissioni conseguenti
allelezione multipla di alcuni capilista liberano 5 posti a candidati scelti con le
preferenze. A prima vista risultano cos 10 nominati dai partiti e 5 scelti dagli elettori,
ma il calcolo inesatto per due motivi:
-

Anche se i capilista non fossero stati bloccati, una scelta intelligente da parte del
partito F dei collegi in cui inserire i suoi leader avrebbe garantito nei fatti
lelezione di almeno alcuni di loro. Se supponiamo che questi siano 4, i nominati
dai partiti diminuiscono di 4 unit, scendendo a 6.
Nella scelta dei collegi in cui rassegnare le dimissioni del plurieletto, la
segreteria del partito F far in modo di favorire, fra i primi per preferenze degli
elettori, quelli pi graditi al partito. Con questa astuzia la segreteria aumenter
di fatto i nominati dal partito, pur se a posteriori. Supponiamo che cos facendo i
nominati dal partito aumentino di 2 unit, salendo a 8.

In conclusione fra i 15 eletti nella lista F ne avremo circa 8 (53%) nominati dai partiti e 7
(43% scelti dagli elettori).
Con calcoli simili si vede che fra i 27 eletti nelle liste D ed E, circa 10 (37%) sono
nominati dai partiti e gli altri 17 (63%) scelti dagli elettori. In totale, fra i 69 eletti nelle
liste minori ne risultano circa 28 (41%) nominati e 41 (59%) scelti.

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La situazione per i grandi partiti
I tre partiti maggiori hanno ottenuto percentuali vicine, sconosciute per prima del voto.
Puntando tutti e tre al ballottaggio, faranno scelte praticamente uguali. Con che criteri
procederanno? Essendo grandi partiti, hanno numerosi leader nazionali da fare eleggere.
Supponiamo che siano una trentina; possono cos decidere di mettere ogni leader come
capolista in 3 o 4 collegi, garantendo cos lelezione dei 30 grandi. In molti casi per
questi 30 grandi sarebbero stati eletti comunque, anche senza il blocco dei capilista
dellItalicum, grazie alla loro notoriet e al numero elevato di eletti nelle loro liste. Se
supponiamo che questo sarebbe comunque successo nell80-90% dei casi, per le liste A e
C avremo, di fatto, solo 3-4 nominati dai partiti in ogni lista. In conclusione, fra i 209
eletti delle liste A e C circa 7 (3%) saranno nominati dai partiti e 202 (97%) scelti dagli
elettori.
Si potrebbe pensare che i grandi partiti A, B e C mettano 100 capilista diversi in
ciascuno dei collegi elettorali, aggiungendo altri 70 sconosciuti. Non lo faranno per
almeno tre motivi:
-

A parte il caso del partito vincitore, che per ignoto prima delle elezioni, non
tutti i 100 capilista verrebbero eletti, rischiando cos di sacrificare alcuni dei 30
grandi.
I 30 grandi sono noti a livello nazionale e, come capilista, richiamano lelettorato
che porter pi voti anche nei 2-3 collegi in cui poi si dimetteranno a favore di
altri candidati.
Con 100 capilista non esisterebbero plurieletti che, grazie al meccanismo delle
dimissioni, sono lunica speranza per gli altri candidati di essere eletti. Se
mancasse questa speranza gli altri candidati non avrebbero motivo di fare
propaganda elettorale, riducendo cos i voti alla loro stessa lista.

La situazione per il partito vincitore


Con 340 eletti, i capilista sarebbero stati tutti eletti, anche in assenza del blocco, quindi
per questa lista il 100% degli eletti sono di fatto scelti dagli elettori.
Conclusioni finali
Con questa simulazione i deputati nominati dai partiti sono circa 28 nelle liste dei
partiti minori e circa 7 nelle liste dei partiti maggiori. In totale sono quindi il 5,5% dei
630 deputati eletti. Facendo simulazioni con dati un po diversi la percentuale potr
variare, ma difficile che il risultato finale risulti maggiore del 7-8% e ampiamente
impossibile che raggiunga il 33% come dichiarato da molti esponenti del No al
referendum.
14. NON VERO CHE SI SEMPLIFICA LITER LEGISLATIVO:
ANZI, MOLTIPLICA FINO A DIECI I PROCEDIMENTI
LEGISLATIVI
Viene spesso affermato che non si supera davvero la lentezza del processo legislativo
poich si passa da un unico modo di approvare le leggi a ben dieci. Questo non tiene
conto del fatto che liter pi comune pre-riforma spesso inefficiente e lento
(lapprovazione sia della Camera che del Senato, e se una delle due propone una modifica
il testo riveduto viene rimbalzato allaltro ramo del parlamento, fino a che non viene

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approvato lo stesso testo da entrambe), mentre i procedimenti legislativi post-riforma
sono pi snelli.
Si dice che non viene davvero superato il bicameralismo paritario, perch c un lungo
elenco di materie che, anche con la riforma, dovr essere approvato sia dalla Camera che
dal Senato. Queste sono (le si trova nellarticolo 70):
-

leggi costituzionali

leggi di attuazione della Costituzione su alcune specifiche materie

leggi riguardanti lordinamento degli enti locali

leggi di principio sulle associazioni fra comuni

leggi sulla partecipazione a formare/attuare il diritto UE

leggi sulle prerogative dei senatori

legge elettorale per il Senato

leggi di ratifica dei trattati UE

leggi di attuazione del titolo V (specifiche leggi riguardanti regioni, enti


locali).

Sembrano moltissime, ma per la loro stessa natura sono leggi che si fanno una tantum
o quasi. Come si pu vedere consultando gli archivi del Parlamento, nel corso della
presente legislatura, da marzo 2013 a luglio 2016, su 260 leggi, solamente 7 sarebbero
state approvate a procedimento bicamerale se ci fosse gi stata la riforma:
-

lItalicum (che nellelenco figura due volte)

le modifiche alla legge elettorale per il Parlamento europeo

la legge sullequilibrio di genere nei consigli regionali

la legge Del Rio sulle citt metropolitane, le province, e le unioni e fusioni di


comuni

la legge contenente disposizioni varie sulla funzionalit degli enti locali


(forse)

la legge sul conflitto di interessi (forse, tenendo conto delle regole sulle
incompatibilit nellelezione dei senatori)

le legge sulle modifiche dei territori delle province di Bergamo e Cremona.

Ossia il 2,7% del totale. Aggiungendo tre leggi costituzionali si sale a 10 su 263, il 3,8%
del totale. E non sono state inserite nel calcolo le 75 leggi di conversione di decreti legge
pi recenti, nessuna di queste bicamerale ai sensi della nuova riforma, con cui la
percentuale calerebbe ancora sotto il 3%. Il bicameralismo dunque superato per circa il
96-97% dellattivit legislativa.
Gli altri procedimenti legislativi oltre alle sparute leggi bicamerali appena viste sono:
Leggi non bicamerali: esaminate dal Senato solo se, su richiesta di un terzo dei suoi
membri, decide di farlo entro 10 giorni dallapprovazione della Camera, con poi 30 giorni
per fare le sue proposte di modifica. Lultima parola spetter alla Camera, che potr
accoglierle o respingerle a maggioranza semplice.
Procedimento a data certa: la Camera, su richiesta del Governo, potr deliberare di
esaminare un disegno di legge in via prioritaria in quanto essenziale per il programma
di Governo. In questo caso i termini per lintervento e lesame del Senato sono ridotti

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rispettivamente a 5 e 15 giorni, e la Camera dovr deliberare in via definitiva entro 70
giorni.
Conversione dei decreti legge: il Senato dovr disporre di esaminare il testo entro 30
giorni dalla presentazione del ddl alla Camera e ne avr 10 anzich 30 per formulare
proposte di modifica.
Leggi a esame necessario: lesame del Senato sar automatico anzich su richiesta in
due casi:
-

Quando lo Stato usa la clausola di supremazia per intervenire su materie non di


sua competenza esclusiva. In questo caso, se le modifiche proposte dal Senato
sono adottate a maggioranza assoluta, anche la Camera per rifiutarle dovr
deliberare a maggioranza assoluta.
Per la legge di bilancio, in cui il Senato avr 15 giorni anzich 30 per mandare le
proposte di modifica alla Camera.
15. MA LA LEGGE FORNERO STATA SCRITTA E APPROVATA
IN 21 GIORNI. NON IL BICAMERALISMO IL PROBLEMA,
QUANDO VOGLIONO LE COSE LE FANNO.

La riforma pensionistica era larticolo 24 di un decreto legge (il n. 201 / 2011). I decreti
legge sono atti normativi adottati dal Governo teoricamente in casi straordinari di
necessit e urgenza, che entrano immediatamente in vigore ma dagli effetti provvisori
se il Parlamento non li converte in legge, cos come sono scritti, entro 60 giorni dalla
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
Il fatto che i decreti legge siano approvati in tempi record non un buon argomento
contro la riforma costituzionale, dal momento che significa che la celerit c soltanto
quando il governo prende il sopravvento ed elimina la discussione parlamentare.
Come si pu vedere dai dati dellattuale legislatura, mediamente una legge di iniziativa
parlamentare ci mette in media 262 giorni ad essere approvata alla Camera e 247 al
Senato (e deve passare da entrambi), contro i 56 (alla Camera) e 82 (al Senato) per le
leggi di iniziativa governativa. Per i decreti legge, la media di 17 giorni alla Camera e
13 al Senato.
La legge per introdurre il reato di tortura stata presentata al Senato il 15 marzo 2013,
approvata dopo 355 giorni, passa alla Camera che dopo 400 giorni, il 9 aprile 2015, lha
modificata, rimbalzandola nuovamente al Senato, in cui dopo pi di 560 giorni (e pi di
1320 in totale), attualmente in attesa di nuova approvazione. La legge sul dopo di noi
stata approvata seguendo un iter simile dopo 1176 giorni, lo Ius Soli attualmente in
attesa di approvazione del Senato dopo pi di 1320 giorni.
Liter parlamentare attuale oggettivamente ingolfato e pesante. Quando le leggi sono
approvate in poco tempo perch il governo ha soverchiato il parlamento, e non un
buon segno. Con la riforma non saranno solo i decreti legge ad essere rapidi, e inoltre si
introdurr finalmente una corsia preferenziale istituzionalizzata per le leggi di
iniziativa governativa che non siano i decreti legge (che da misura durgenza sono
diventati la norma, il 45,63% dellattuale legislatura se non si considerano le ratifiche di
trattati internazionali).

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La corsia preferenziale auspicata almeno fin dal 1982 dal presidente Spadolini. Con
questa (istituita nel nuovo articolo 77) il governo potr proporre una propria legge alla
Camera, che avr 70 giorni (prorogabili di altri 15) per discuterla, emendarla e votarla,
anzich 60 giorni per accettare cos com il testo del governo. Inoltre i limiti per la
decretazione durgenza sono molto pi stringenti di quelli attuali: la legge deve
contenere misure di immediata applicazione, e di contenuto specifico, omogeneo e
corrispondente al titolo. Questo limita sia labuso del Governo dei decreti legge, sia la
formazione di decreti che contengono decine e decine di argomenti diversi e spesso molto
controversi (come il famoso decreto milleproroghe, oramai diventato consuetudine).
16. IL SENATO DEI CENTO UN SENATO DI NON ELETTI,
VENGONO SCELTI DAL CONSIGLIO REGIONALE
Una doverosa premessa che un Senato non eletto direttamente, che piaccia o meno
politicamente (al sottoscritto non piace) non un attentato alla democrazia e non
sarebbe un unicum italiano. Al contrario, in UE 15 Paesi su 28 non hanno una seconda
camera. Dei 13 Paesi che sono bicamerali, solo in 5 sono eletti direttamente dai cittadini
(e tra questi, il senato spagnolo solo in parte eletto, unaltra parte designata dalle
Comunit Autonome). Di questi 5 eletti, solo in Italia, Polonia e Romania la seconda
camera ha poteri legislativi rilevanti. E solo lItalia ha un sistema parlamentare in cui il
Senato ha esattamente gli stessi poteri della Camera. In Francia e Germania il Senato
ha poteri legislativi rilevanti, ma non eletto direttamente dai cittadini.
In ogni caso, nonostante la riforma costituzionale indica che sar il Consiglio Regionale
a nominare i senatori, non specificato con quali modalit. Questo perch le modalit
vanno definite da una apposita legge elettorale, che non pu essere discussa e approvata
prima dellesistenza del Senato a cui si riferisce. Non si potevano inserire nella riforma
le precise modalit di elezione.
stato comunque scelto ufficialmente il testo di legge base che verr discusso e votato se
la riforma viene approvata. la proposta Fornaro-Chiti, e prevede lelezione diretta da
parte dei cittadini. A prescindere dalla proposta, comunque, nella nuova Costituzione si
dice che il Consiglio Regionale dovr nominare i senatori in conformit alle scelte degli
elettori. Ovviamente in parlamento potrebbe venire modificata anche in modo radicale,
ma per il momento la volont politica questa di tutto il PD (compresa la minoranza
contraria alla riforma) di accettare questo testo.
Questa legge elettorale prevede che il giorno delle elezioni regionali i cittadini ricevano
anche una seconda scheda, per scegliere i senatori assegnati a quella Regione (quindi si
vota la specifica persona che si vuole come senatore, non solo il partito). Sulla base delle
scelte degli elettori si definir una graduatoria regionale e si attribuiranno i seggi della
regione in modo proporzionale nei singoli collegi che sono invece uninominali. Il
Consiglio regionale, quindi, elegger i senatori-consiglieri come indicato dalla nuova
Costituzione, ma dovr prendere atto della scelta degli elettori senza poterla modificare.
Questo rende la scelta del Consiglio regionale solo simbolica, perch di fatto avremmo un
Senato eletto direttamente dai cittadini, con sistema proporzionale e preferenze.

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17. I SENATORI DOVREBBERO FARE DUE LAVORI (ANCHE
SINDACO O CONSIGLIERE REGIONALE), QUINDI
FAREBBERO MALE ENTRAMBI
Questa obiezione sembra riferirsi al Senato attuale, la cui attivit intensa e continua.
Come si visto al punto 14, solo il 3-4% delle leggi dovrebbe essere discusso anche dal
Senato post riforma. Non c motivo per cui lavori in permanenza come la Camera. Il
Bundesrat tedesco, che a sua volta composto da membri dellequivalente delle regioni,
si riunisce e vota un venerd ogni tre settimane, ad esempio.
18. COL NUOVO SENATO VIENE DATA LIMMUNIT A
SINDACI E CONSIGLIERI REGIONALI, UN MODO PER
SALVARE I CRIMINALI
Una prima premessa che attualmente limmunit per i 315 senatori che attualmente
abbiamo, quindi leffetto netto che post riforma godranno di immunit parlamentare
215 persone in meno.
Una seconda premessa che il senato attuale composto da persone nominate dai
partiti, mentre quello post riforma, con tutta probabilit (vedasi il punto 16) sar eletto
con le preferenze, per cui ai cittadini sta il potere e la responsabilit di non eleggere
degli impresentabili.
Infine, bisogna specificare che cos attualmente limmunit parlamentare, essendovi
molta confusione in merito. Prima del 1993 occorreva lautorizzazione della maggioranza
del Parlamento per indagare, processare e anche incarcerare dopo la sentenza definitiva.
Dal 1993 non pi cos: limmunit consiste nellinsindacabilit delle opinioni espresse
in Parlamento, che non possono essere portate in tribunale (ad esempio per
diffamazione); inoltre, si richiede lautorizzazione a procedere per perquisizioni,
intercettazioni e custodia cautelare prima della condanna. La protezione non vale contro
larresto in flagranza di reato. Se un parlamentare viene condannato in via definitiva ad
una pena detentiva, non gode di alcuna immunit. Sino ad ora il Senato ha acconsentito
a procedere circa due volte su tre.
Perch non viene tolta del tutto? Alcuni potrebbero porsi questa domanda, e vedere
limmunit parlamentare come un privilegio ingiusto che crea una casta di intoccabili.
Se da un lato specie prima del 1993 questa criticit presente, dallaltro occorre
ricordare che la funzione dellimmunit di proteggere i parlamentari dallessere
perseguitati dal potere esecutivo o giudiziario per eliminare avversari politici. Erdogan
in Turchia ha eliminato limmunit parlamentare nel maggio 2016 e questo mese sono
stati arrestati parlamentari di rilievo dellopposizione.
19. METTENDO LE QUOTE ROSA IN COSTITUZIONE SI FORZA
UNA PARIT DI MASCHI E FEMMINE CHE POTREBBE
IMPEDIRE DI SCEGLIERE LE PERSONE PI MERITEVOLI
Viene stabilito costituzionalmente il principio per cui vi deve essere lequilibrio tra
donne e uomini nella rappresentanza nei consigli regionali, nella Camera e nel Senato.
Come questo principio verr applicato demandato a specifiche leggi. Nel caso
dellItalicum, si possono esprimere fino a due preferenze ma devono essere un maschio e
una femmina. Non si sa come verranno declinate le quote rosa per quanto riguarda gli
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altri enti. Se si trattasse di forzare una presenza 50 e 50 di donne e uomini nei Consigli
Regionali e al Senato, in effetti, molto facile che si debbano sacrificare donne o uomini
pi di valore o pi preferiti in nome della parit perfetta. Nel caso dellItalicum leffetto
distorsivo forse anche pi strano perch forza a scegliere due candidati di sesso
diverso, impedendo in taluni casi al cittadino di inserire le sue preferenze reali, qualora
fossero due donne o due uomini, per poi non avere neppure una garanzia che il risultato
finale sia un parlamento in cui uomini e donne sono egualmente rappresentati. Ciascuno
valuti se gli effetti collaterali delle quote rosa siano tali da inficiare la bont della
riforma e della maggiore presenza femminile nelle cariche politiche.
20. LO STATUTO DELLE OPPOSIZIONI VIENE DECISO DALLA
MAGGIORANZA
La mancanza di norme organiche volte a disciplinare la posizione, il ruolo, le funzioni e
le garanzie dell'opposizione (o delle opposizioni) parlamentare nella nostra Costituzione
considerata un problema da tempo e da molti costituzionalisti.
La loro introduzione, di conseguenza, di per s sarebbe una buona notizia. Il fatto che gli
specifici contenuti, per, siano poi demandati a delle leggi che dovr fare il parlamento,
quindi il partito di maggioranza, non una buona notizia. Ci che riguarda la tutela
delle opposizioni dovrebbe avere carattere costituzionale in modo che debba essere
approvato col requisito della maggioranza qualificata, che richiede laccordo con almeno
parte delle opposizioni.
Stanti cos le cose, i contenuti dello statuto delle opposizioni saranno un buon passo
avanti oppure no a seconda della seriet del partito di maggioranza che si ritrover a
decidere dello statuto (se passa la riforma, ragionevolmente il Partito Democratico). Si
pu solo sperare che venga scritto un buono statuto, ma si tratta di fatto di un punto di
criticit della riforma.

CONSIDERAZIONI FINALI
Queste non sono tutte le obiezioni che vengono mosse alla riforma costituzionale su cui
si voter il 4 dicembre, e certamente ve ne sono anche di pi serie. Trattarle tutte va
ampiamente oltre le possibilit ma anche oltre gli scopi del presente documento:
lobiettivo di fornire delle risposte corredate di fonti alle critiche pi comuni, per
sgomberare il campo dalla disinformazione e dal pressapochismo.
Sia il s che il no hanno buone ragioni. Semplicemente, almeno 18 di queste ragioni del
no, cos per come sono comunemente formulate e diffuse, non sono buone ragioni.
Una volta che le notizie false, imprecise o fuorvianti sono dissipate, ciascuno potr
valutare nel merito questa riforma costituzionale e decidere, come cittadino, se rifiutarla
o approvarla.
Buon voto.

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