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Biografie

Il bardo in tutte le Toplakar Nai, arretrate o avanzate, tradizionali o modernizzate, un simbolo del
prestigio e dellimportanza del gruppo sociale. Lo sviluppo diverso delle varie parti della societ ha
differenziato il bardo nella posizione e considerazione sociale, nellambito, impiego e
apprezzamento delle competenze.
I bardi veri hanno dalla loro un grande intelletto, che permette di essere versati in pi ambiti e di
acquisire una grande cultura. I bardi cittadini mantengono il carattere della conoscenza
TIPI DI BARDI
1 Bardi di mondo (ambasciatori, diplomatici e biografi; spie); livello medio/alto o molto bravi
2 Barbieri (bardi cittadini); livello basso [part]
Elbise Langirt
3 Saluk (bardi girovaghi, non nomadi); livello variabile
Al-Mawlid
4 Bardi nomadi (infodump ambulanti); livello basso
5 Bardi capopopolo nomadi; livello medio/alto
Antara ecc.
6 Bardi darksuniani (cittadini); livello medio/basso
Pis Fahis

Popolo di Nai! ...Benritrovati! Prima di tutto,


ringrazio tutti quelli che hanno continuato a
crederci, a pigiare il tasto "aggiorna" nella
speranza di trovare un nuovo articolo: ho
sempre continuato a scrivere, ma una serie di
motivi che si sono risolti solo a fine settembre
mi hanno costretto a un lavoro ridotto; inoltre
la mole di idee da trattare e la complessit di
fondo dell'articolo hanno contribuito

molto alla lunga pausa. Ma poco


importa: sono tornato.
Ci eravamo lasciati con un articolo vagamente autoreferenziale sulle correnti letterarie delle
Toplakar Nai: partendo dal fatto che alcune cose soddisfano di pi chi le progetta e scrive piuttosto
che chi le legge, l'articolo aveva una doppia finalit. Per creare un'ambientazione viva necessario
pensare anche al sostrato quotidiano che costituisce solo lo sfondo delle avventure ma che le rende
pi vere; in tal senso un'informativa su miti, leggende e tendenze letterarie (perch la letteratura, in
vari livelli e forme, diffusa in tutti gli strati sociali) risulta comoda per descrivere certe situazioni.
L'obiettivo tuttavia era anche quello di parlare dei bardi delle Terre di Nai, poich per definirli ho
visto necessario definire le forme della loro espressione (nelle Terre di Nai ha pi seguito
l'espressione artistica della parola che della musica, per la preminenza dell'importanza sociale
dell'oratoria nella societ). Per procedere sull'argomento, per comprendere come i bardi si
presentano nell'immaginario della gente. trovo che sia utile descrivere le personalit che
effettivamente hanno plasmato e categorizzato la figura del bardo. Questo articolo quindi una
raccolta di biografie di bardi famosi, dove ciascuno corrisponde effettivamente a un tipo di bardo
diverso. Per i pi raffinati, corredato a ognuna di queste figure c' un approfondimento sulla loro
importanza artistica.

I bardi di mondo: Elbise Langirt, alla corte del Califfo Vathek


I bardi sono creature cittadine: la citt, con tutti i suoi anfratti, le sue contraddizioni, le piazze e i
vicoli oscuri, sono il palcoscenico perfetto perch un bardo possa interpretare il suo ruolo, vestendo
la maschera di virtualmente tutti i personaggi. I bardi che vivono dentro la citt vengono chiamati
"barbieri", in virt della professione tipica, che mescola la sveltezza con le lame, fiducia del cliente,
con l'affabulazione e il disvelamento di segreti. Ovviamente sono molto pi di semplici
parrucchieri. Il loro atteggiamento verso la legge pu variare, ma in genere mostrano un minimo di
rispetto per la convenzione sociale: la citt molto pi di uno sfondo, la loro ragion d'essere,
possono violare la legge, ma non causarne la disgregazione. I bardi pi disposti alla rettitudine e pi
inclini al potere possono riuscire a scalare la societ molto rapidamente, come vi dimostrer Elbise
Langirt.
La lunga saga del "Sultano Rosso" il frutto del genio cervellotico di Elbise Langirt, letterato
geometrico e "dittatore illuminato" del panorama letterario. La sua opera stata caratterizzata da
una continua opera di ricerca di genere, sperimentando ogni forma artistica, dalla satira, alla
storiografia, al trattato, alla lirica. Nellimmaginario popolare Elbise Langirt un demiurgo e il
protagonista di favole e storie. Elbise Langirt uno di quei personaggi che hanno salvato
lidealismo shir da s stesso, ma per farlo ha dovuto accompagnarlo verso la senescenza e,
lentamente, impercettibilmente, ucciderlo. Langirt ha cambiato marcia parecchie volte passando
dallidealismo pi genuino dei primi tempi a successive elucubrazioni a volte apprezzabili, a volte
forse un po' troppo pretenziose. Come tutti i geni anche Langirt ha vissuto momenti critici e grandi

squilibri, con riflessi pi o meno pesanti sulla produzione letterario. La grande differenza lha fatta
il grado di sintonia di Langirt con la propria arte e con lambiente culturale: migliore la sintonia con
il clima artistico circostante, migliore il risultato finale. Elbise non uno di quei poeti che reputa
lispirazione poetica immediata come elemento supremo: ogni suo componimento nasce da un
preciso scopo teorico, filosofico, artistico, e infatti scrisse lavori di ogni genere e ispirazione. La sua
vita si quasi sempre accompagnata al potere e alla corte; luci e ombre non mancano nella sua
carriera.
Elbise Langirt nasce nel 53 DR da una famiglia povera (lui racconta che era solito vendere pesce
lungo il canale di [Basra] per aiutarla). Nonostante le difficolt economiche continu a cercare di
raggiungere un buon livello di istruzione (infatti si incontrava con un gruppo di giovani presso il
templio di Basra per discutere di vari argomenti scientifici e filosofici). Non riteneva che i bardi
"mendicanti" e cittadini offrissero la giusta risposta alla ragion d'essere bardo, cos Elbise continu i
propri studi e, a venticinque anni, poteva definirsi esperto di poesia, storia, Cammino Dorato e
filosofia (Vathek nel suo califfato incentiv la cultura, quindi pot sgraffignare i trattati che gli
interessavano con facilit). Mentre si trovava ancora a Basra, Elbise scrisse un testo che parlava
dell'istituzione del Califfato e della fine della Frammentazione: tale testo ha rappresentato l'inizio
della sua carriera di scrittore, che sarebbe poi diventata la sua professione. Attir lattenzione degli
ambienti letterari e il Califfo, che desiderava fare della sua corte il migliore tra i
circoli culturali possibili, lo chiam a s. Con la sorpresa di molti, il giovane Elbise entr in
confidenza in breve tempo con il Califfo plenipotenziario; le voci che circolano si sprecano ancora,
a pi di cinquant'anni dal Califfo Rosso (il soprannome di Vathek, poi trasmesso a Elbise).
La sua prima opera a corte : Il Libro della Corte del Califfo, che per molti aspetti il suo lavoro
pi memorabile. Alla corte del Califfo, dopo lo sfolgorante successo della prima opera, per un lustro
si dedica a collaborazioni, alla critica letteraria, alla direzione del movimento idealista e soprattutto
come scrittore di opere Adab (il suo campo di ricerca era la linguistica Midani [NdDM la lingua
parlata, portata da Nailah]). Alla corte quindi negli anni successivi ha tempo di affermarsi come
letterato a tutto tondo e anche discreto incantatore: parteciper anche lui al colossale torneo magico
indetto nel 89 DR, pur senza risaltare. I guadagni che ottenne, la posizione privilegiata come
intellettuale e il forte ascendente sul Califfo lo resero per pi di un decennio l'intellettuale pi
potente del mondo, e probabilmente quello con nemici pi pericolosi.
Le favole non durano in eterno: il Califfo Vathek presto rimane trappola delle tentazioni del
Giaurro, e scompare, non prima di aver ucciso i suoi due figli (e tante altre nefandezze). Alle prime
avvisaglie delle instabilit di Vathek, la corte divent improvvisamente ostile al poeta: molti
pensarono in buona fede che le insensatezze di Vathek fossero causate da qualche suo incantamento,
quelli in malafede vi vedettero l'occasione ideale per liberarsi di un personaggio cos scomodo. Alla
fine, quando il Califfo scomparve definitivamente il poeta decise di scomparire con lui, scappando
da Ashantir e dai luoghi del potere in generale, imbarcandosi verso la citt di Uqbar, il porto della
Bandiera Fihr sull'Okyanus. Lontano da tutti. Ma il Fato ebbe altre sorprese per lui: il
Sunbuk naufraga sulle coste dellArcipelago Lunare dopo una tempesta memorabile. La corte del
principe Yelkovan accolse con molti onori un cos importante letterato, che qui trov un'isola di
pace, pagata solo con alcuni panegirici. La Guerra di Successione tuttavia sta per scatenarsi anche
sullArcipelago Lunare, configurandosi qui come guerra civile tra le due fazioni del Principe

Yelkovan e dellemiro Acrux (poi vincitore e futuro Sultano, dinastia Osman). Animato da
unindole principalmente libertaria, come sar poi Al-Mawlid, Elbise offr la sua persona (e poesia)
al servizio dellesercito del Principe contro lemiro Acrux, che vedeva come usurpatore e distruttore
di pace. La guerra civile Lunare si concluder con la sconfitta del Principe, che verr giustiziato, e
tutti i buoni propositi poetici, filosofici e sociali di Elbise andranno in esilio insieme a lui nellIsola
Selvaggia (sar isolato fisicamente dal mondo, ma in realt ha scambi epistolari fittissimi con tutta
lelite poetica grazie ad alcuni suoi amici sufi e maghi). In questo periodo compone il suo primo e
unico poema epico, il Libro del Principe Yelkovan.
Le esperienze dolorose indurirono la sua sensibilit, cos che, in occasione di unamnistia di Acrux
(102 DR) che gli permise di tornare nella Bandiera Osman, presenta il poema che aveva scritto
nell'esilio, che assurse a opera iconica di una nuova cultura e per questo epocale. Quasi sapesse di
dover ormai abdicare a una nuova generazione di letterati il Califfo Rosso lancia il suo urlo; un
canto del cigno, forse, ma anche una lezione ai posteri. Il cielo senza stelle, gli angeli cadono e il
Califfo sta per congedarsi dalla sua corte. Questopera il definitivo traghettamento dellidealismo
shir in una nuova era. Elbise, che stato il nume tutelare degli idealisti, dei classicisti, ora diventa
il nume titolare degli espressionisti. Langirt critica apertamente la nuova vecchia letteratura
dinosauro, che degenerava in grandi circoli manieristici e dallintelligenza molto ridotta, mentre
esalta i piccoli poeti indipendenti e intelligenti dellespressionismo. Dopo il successivo ritorno ad
Ashantir e la presentazione de Il Libro della Disciplina la vita di Elbise Langirt smette di essere
fortemente legata al potere, e da allora si occupa dellorganizzazione del movimento della
Disciplina; significativa importanza per la sua produzione ha avuto lincontro con Il Cane [vedi
sotto], uno di quelli che vengono chiamati "corrieri cosmici". Riappacificatosi con Ashantir, da un
decennio lavora allUniversit di Ashantir, insegnando e presiedendo a svariati circoli, le cui fasi
della produzione poetica sono tutte condivise e tutte assolutamente top secret. Ha smesso di
occupare i posti di potere, ma un'eminenza grigia in citt. Ad alimentare segreti sulla sua vita e su
quello che fanno l dentro linvecchiamento assai rallentato. Chiss cose bolle in pentola (le
indiscrezioni vogliono che stia cercando di raccogliere e rielaborare tutto il materiale di unoscura
tradizione poetica, nonch di ritrovare il vecchio amico canino)...

Strano personaggio Elbise Langirt. Strano e unico personaggio in un mondo letterario che, almeno
all'epoca dei suoi esordi, derivava da un humus culturale e di costume legato indissolubilmente alla
letteratura religiosa (il Cammino Dorato e le sue esegesi, agiografie, hadith di Nailah e degli
Imam), allepica mitica (i tempi immediatamente successivi alla creazione del mondo, quando gli
uomini ancora non dominavano ed erano in conflitto con molte altre creature; questa parte una
vestigia dei miti pre-nailiani), eroica (lepica delle guerre di Nailah e degli Imami e degli Askerler
valorosi; questa parte si formata nel periodo dellImamato e nei primi anni della Frammentazione)
e storica (le stelle e le cadute degli Stati nella Frammentazione, ma anche le storie avventurose di
singoli personaggi come lodissea di Antar, i viaggi di Sindibad, la tragedia di Rostam...). Il
problema intrinseco della poetica era il legame troppo forte con lepica: la rinascita di un Regno
unitario e universale necessita di una letteratura nuova, che si staccasse dalla letteratura legata a un
interregno dannato, come si voleva far passare allepoca la Frammentazione. Il primo lavoro di
Langirt ragiona a partire dalla differenza con il passato: lunificazione c stata grazie alle nuove

capacit della mente, che si aperta alla magia, quindi la letteratura dei nuovi tempi doveva
necessariamente partire dalla mente.
Il Libro della Corte del Califfo si presenta come una mostra dei personaggi, delle storie, dei
costumi della corte del Califfo Rosso, ma ad una lettura approfondita si tratta di una visione critica
di ogni singolo aspetto della societ, reso possibile dal largo uso di allegorie, simboli e associazioni
mentali immediate, nonch vera enciclopedia del sapere filosofico di allora. Ma i contenuti contano
fino a un certo punto, la rivoluzione nello svolgimento dei singoli passaggi. Il poco pi che
ventenne Elbise Langirt crea un approccio mentale e ideale (prima che compositivo) che esce dalle
vecchie traiettorie della poesia come forma viscerale, emotiva, popolare, funzionale allo svolgersi di
stanchi rituali di stupefacente conformismo artistico; la poesia prima di Elbise era la poesia delle
saghe epiche, degli eroi del popolo, delle storie tradizionali e della campagna, lui fonda lidealismo
shir (vedi qui), e dopo di lui la poesia sar una commistione di elementi classici, filosofici, religiosi
ed espressionisti. Tutti i pezzi nascono da idee iniziali, che vengono enormemente sovraccaricate di
impatto filosofico con divagazioni simboliche (ovvero che partono dalla rappresentazione
delloggetto che, senza la minima modificazione, al tempo stesso diventa la rappresentazione di un
oggetto assolutamente diverso al quale poi si passa, e cos via), e di tensione drammatica (di grande
impatto visivo la descrizione dellevocazione della Strega del Fuoco).
Lavoro epocale, tra grandeur, enfasi e inquietudine del profondo, poema di saldissima struttura,
potente, delicato, iper-razionale ma anche di impeto e tempesta, questa opera il passaggio
preparato, studiato e consapevole verso un nuovo genere, e lo non tanto e non solo per quello che
verr scritto in futuro, ma anche per quello che codifica, per il pensiero estetico, culturale e per le
ambizioni che manifesta, e per la sua influenza: con questa opera inventa lidealismo shir. Il primo
lavoro presenta delle ingenuit letterarie, ma era un rapporto artistico ancora vergine, sostenuto
dalleuforia del momento e dal favore di vento. Nei lavori successivi per percepibile il graduale
deterioramento nei rapporti tra poeta e amici, e il conseguente sgretolamento di quella poesia
idealista che Elbise aveva inventato, compensato da una maturazione artistica invidiabile. La vita
movimentata ha influito sullo stile e sullispirazione, ed ha contribuito al mutamento dellambiente
a lui circostante che tanto ha influenzato la sua produzione.
Dopo il primo lavoro, come gi detto, Elbise Langirt si dedica alla letteratura delladab e allo
scambio epistolare con altri letterati, curando lo sviluppo del neonato movimento. Da questo
periodo provengono trattati linguistici, di eloquenza, favole per ogni et, bestiari e un trattatello
sulla superiorit dei Corvi [NdDM: termine con cui sono conosciuti i neri] sui bianchi.
Successivamente al naufragio, entra nella corte del Principe Yelkovan, dove si cimenta nei
panegirici (azione che poi disprezzer: Perch unire loro della verit con il rame della
menzogna?) e in un poema didascalico. Vale la pena spenderci due parole: Ragazze di Entipari,
dove Entipari il nome di una localit balneare rinomata, popolata da Emiri, Sceicchi, Geni, maghi
e ricchi mercanti, segna la fine del poema didascalico: dedicato ormai allargomento pi basso
possibile (lamore per nulla idealizzato), il genere stato portato al minimo possibile delle sue
potenzialit. Il buon successo dellopera ha significato che ormai il poema didascalico, in passato
mezzo privilegiato di divulgazione filosofica, ha esaurito la funzione di veicolo delle idee
filosofiche per diventare un semplice esercizio di stile e a suo modo commerciale e senza pi

contenuti. Tale era il significato dellazione di Elbise: un altro cadavere da aggiungere alle forme
letterarie uccise.
E lopera successiva, il poema epico Il Libro del Re e della Lucertola (e gi qua si osserva il suo
eclettismo letterario: oltre alla poesia totale della prima opera, ovvero pluristilistica e surreale,
trattatistica, favolistica, panegirici e lodi, un poema didascalico e ora si cimenta col genere epico), a
consacrarne ulteriormente la fama. Senza dubbio uno dei testi pi elaborato ed ermetici di Elbise, il
Re e la Lucertola si presta a pi livelli di lettura.
Il poema inizia con un prologo sospeso fra sacro e profano, antico e moderno. Dopo esser
mitologicamente venuto alla luce, generato dalla Natura, il Principe Yelkovan si trova proiettato sul
palcoscenico della vita, rappresentato da un delirante circo in cui locculta forza persuasiva
dellinsegnamento e lincessante roteare di uno specchio ipnotizzante nascondono quello che invece
visibile agli occhi vergini del protagonista: il caos organizzato di un circo, che rappresenta un
mondo alla rovescia in cui gli elefanti, noti per la lunga memoria, hanno dimenticato, i forzuti
hanno perso la loro forza e i leoni sono liberi di azzannare. Questa parte satireggia gli svogliati ed
ipocriti riti della vita borghese, tutte quelle attivit inutili e senza senso che, come i piatti roteanti
del circo, distraggono, nascondono la fastidiosa sensazione di incompletezza (la marionetta con un
sol filo, gli scacchi senza pezzi) ed impediscono alle persone di vivere una vita reale. Nel circo si
ritrovano cortigiani, emiri, sceicchi, geni, Nasnas: nessuno sfugge all'incantamento della vita falsa.
Poi, la narrazione. Ad un primo livello tratta del principe che si prepara ad una grande battaglia; la
struttura segue la struttura preparativi-scontro-epilogo formalizzata durante la Frammentazione. Il
Principe Yelkovan, generale e ammiraglio Lunare (oltre che uomo di interessi vari ed eclettici),
figlio del Sultano Rumi Yelkovan della dinastia Fe, come i suoi genitori era appassionato di
Filosofia Mistica e Ermetica (vedi qui sui filosofi mistici dellermetismo). Loro maggior ambizione,
in un percorso di rigenerazione individuale e collettiva, era quella di realizzare una radicale riforma
politica e religiosa della societ: in sintesi portare un governo unificato politicamente e
spiritualmente, dove avrebbero imperato in concerto Fede e Scienza, dove il potere legislativo
sarebbe stato affidato a menti sagge, ragionevoli e illuminate (auspicava i Filosofi Mistici al potere).
Ma il cambiamento dei poteri sullo scacchiere internazionale (la scomparsa di Vathek) favor il
ritorno sulla scena della Dinastia Osman, da mezzo secolo scacciata dai suoi territori storici,
costretta ad arrangiarsi sullIsola Selvaggia.
Dopo il prologo si mostra il principe abbandonato nei pensieri, desideroso di raggiungere
lilluminazione, il modo per uscire dalla spirale di noia e illusione della vita. Il problema che
dovrebbe prima uscire dallottica nailiana, unesperienza dolorosa, per la quale non si ritiene ancora
pronto.
Larrivo di un messaggero che comunica lavanzata delle Lucertole introduce alla fase dei
preparativi. Questa fase di sconvolgimento viene alla fine accettata dal Principe: l'uomo deve
accettare la dissoluzione della vecchia natura e deve essere capace di trovare la verit da solo. Ma,
cambio di scena, la mesta voce di un fantaccino introduce la feroce battaglia finale in cui i soldati
"Bruciati dai sogni e tesi per la paura" si preparano ad affrontare il pericolo venuto dal continente. Il
testo in questo caso una metafora della battaglia interiore del protagonista, il quale, anche se
nell'incertezza e nel timore per un esito non scontato, ormai non pu pi tornare indietro. Tra laltro

si cita un torrione distrutta da un fulmine: un ulteriore rimando al fatto che Yelkovan per proseguire
debba distruggere il proprio ego.
La battaglia descritta la Battaglia di al-Naseby: l'esercito Osman, nettamente superiore e meglio
organizzato, grazie anche a task force di Carnichi, ebbe la meglio sui realisti; ivi mor Yelkovan, e
con esso la dinastia Fe. La sconfitta di Yelkovan allora richiamata nellultimo libro del poema (Il
Lamento del Principe Yelkovan).
YES, un poeta mistico, aveva concluso il loro armageddon con l'efebica voce di un angelo, ed Pis
Fahis, un barbiere, si era affidato al desolato urlo di un ascaro morente; Langirt sembra prima far
morire il tutto in un sepolcrale silenzio, ma nellepilogo a sorpresa si leva lanima di Yelkovan sul
mondo e ritorna il tema del circo, che oltre a chiudere il cerchio rappresenta l'acquisizione di una
nuova consapevolezza: il Principe ora finalmente libero dalle frenetiche illusioni del circo che,
viste da una nuova prospettiva, con una veloce carrellata dall'alto, perdono il loro aspetto
minaccioso mostrando tutta la loro futilit.
La sconfitta fisica di Yelkovan diventa occasione di rinnovamento spirituale. Questa nuova
consapevolezza sar quella condivisa da tutte le genti che sono rimaste sconfitte nella Guerra di
Vathek, e dar inizio al declino dellidealismo. La definizione di pi grande opera di tutti i tempi
firmata Al-Mawlid suona per Il libro del Re e della Lucertola come un suggello dimmortalit: il
compendio di un'intera stagione ormai al crepuscolo, ma anche un vademecum imprescindibile per
la poesia del futuro.
Particolare in tutto il poema lutilizzo degli animali simbolici come la lucertola (anche simbolo
araldico degli Osman, ed possibile intenderla come un drago, animale simbolo degli Dei Falsi),
lorso, il cigno, il pavone. Daltronde Elbise Langirt si era distinto anche per un bestiario di
pregevole fattura.
Il percorso di rinnovamento poetico viene perseguito anche nel successiva Il Libro della
Disciplina, dove, servendosi stavolta della poesia mistica, analizza pi nel dettaglio la questione
filosofica e stilistica, tratteggiando un mondo che confluisce naturalmente nella disciplina (intesa
non come rigore etico-comportamentale, ma come perfezionamento delluomo): passando per un
inizio di non-disciplina e caos, che portano lanimo umano allo scetticismo e alla passivit, e per poi
crescere fino alletereo e sorprendentemente pacato punto darrivo. Se Il Libro del Re e della
Lucertola era lopera di transizione tra i due mondi, Idealismo e Espressionismo, questa il primo
capolavoro del secondo (i poeti che seguiranno la sua idea saranno chiamati infatti "Seguaci della
Disciplina").

Riquadro: La maschera del Califfo Rosso.


La figura di Elbise Langirt sempre stata accompagnata da una maschera di seta gialla dai richiami
rossi. In quasi ogni apparizione pubblica, da quando arrivato alla Corte di Vathek fino alla
pubblicazione del Libro del Re e della Lucertola, ha sempre avuto i lineamenti celati da questo
morbido schermo, che veniva retto sul viso da qualche incantesimo di adesione. Anche durante
lesilio la ha portata con s, ma durante gli anni la tinse di rosso. La prima volta in cui si present

senza la maschera fu appunto il ritorno nella civilt, dove sorprese la folla venuta a salutarne il
ritorno alla civilt.
Varie sono le speculazioni: chi parla di una malattia della pelle alla quale ha trovato il rimedio solo
nellesilio (dove si dice abbia incontrato la Signora delle Acque Danzanti, che gli ha donato una vita
pi lunga di quanto Nai avesse voluto), chi invece parla di un ausilio per gli incantamenti; le
malelingue raccontano che conferisce a chiunque la indossi il potere ammaliatore di un Peri.
La maschera forse ha solo un significato psicologico: lui la chiama di un la maschera delluomo
schizzato, probabilmente, nata allinizio come un espediente per vincere limbarazzo del pubblico,
diventata per lui la rappresentazione del velo che separava il regnante dalle Toplakar Nai
(argomento sul quale ha insistito nel Libro del Re). Non un caso che la prima volta in cui si
palesato senza maschera stata la prima recitazione pubblica del Libro del Re e della Lucertola.

I Su'luk: Al mawlid, cantore delle stelle e della solitudine


Non tutti i bardi vivono nelle citt per sempre: i bardi si sono sviluppati prima nelle societ nomadi
e rurali, poi sono migrati nella citt. In questi luoghi svolgevano il ruolo di cantastorie e di custodi
dei segreti della trib, ma anche di capipopolo e di eroi, di protettori dal male: le loro canzoni, i loro
componimenti infatti potevano allontanare o comandare i geni, anche i pi perniciosi. Con la
Riunificazione si perse questa figura, ma il recupero e la reinvenzione di questa tradizione ha nome
e cognome: Ran al-Mawlid.
Unallucinazione, la pi sfuggente e controversa dei Disciplinati. Chi lo ha conosciuto lo descrive
come uno schizofrenico e ossuto signore, gentile e dallo sguardo che ogni tanto si blocca come a
fissare chiss quale oscura premonizione nel vuoto. Al-Mawlid un crocevia di antitesi ben
espressa in ogni aspetto della sua arte.
I bardi veri sono capaci in tutto, e lui ne stata la dimostrazione perfetta. Nato nel 79 DR (Dalla
Rifondazione) nella Bandiera Hajjah da una famiglia di calligrafi e, a tempo perso, attori (da questi
al-Mawlid impar la teatralit dei gesti, che conserver sempre), al-Mawlid mostr subito un
intelletto vivace, che gli permise di controllare, pure con buoni risultati, musica, poesia e magia
elementale ancor prima di compiere ventanni. La prima sliding door della sua vita si apr nei mesi
finali della Guerra di Successione. Arruolatosi per la gloria della Bandiera, fu inserito nelle
operazioni militari che portarono a liberare la Cintura Nord [NdDM la parte settentrionale dei Monti
Jabal, che separa la Bandiera Hajjah dalla Bandiera Sheliak] dalle popolazioni stanziali di Carnichi
(supportati dalla Bandiera Candarl). Era arruolato come mago invocatore, quindi aveva il ruolo di
artigliere, ma comp il grave errore che accomuna molti giovani maghi troppo ambiziosi o
incoscienti: usare troppa magia in una volta sola (vedi qui alla voce Effetti della magia sul mago).
Durante unazione la magia prese il sopravvento sulla sua anima cos che, dopo aver fatto saltare in
aria la postazione presa di mira, vag idiota per giorni nelle pianure salate della Bandiera. Fu
difficile reclutare soldati con sufficiente coraggio per catturare e recuperare quel mago. Alla fine fu
ricondotto nella civilt e riabilit la propria salute mentale presso una delle speciali case di cura per
maghi impazziti (che lui, nelle sue poesie, definir Casa senza porte). Lesperienza port con s
importanti mutamenti: il rifiuto categorico di utilizzare la magia (un paio di volte sgarr solo perch

un suo sfidante voleva a tutti costi lo scontro magico); la conseguente dedizione alla letteratura, in
particolare fu uno dei fondatori del nucleo originario dei Seguaci della Disciplina (con Elbise
Langirt [vedi sopra] e Pis Fahish, il grande poeta della citt). Dora in avanti sar sempre guidato da
una forte tendenza alle nevrosi e soprattutto dalla consapevolezza dellinteriorit sofferta e malata
delle Terre di Nai.
La sedentariet non si addiceva ad un personaggio come al-Mawlid, sicch ben presto scelse (e in
un certo senso reinvent) la via del saluk, del poeta che vaga di citt in citt, di corte in corte per
cantare la follia della magia e dellinsanit che essa porta con s. Divent sempre pi irrisorio verso
la societ, pi in pubblico che in privato, cos che i suoi scherni e le sue idee lo resero un
personaggio sempre pi politicamente scomodo. La societ nailiana di allora e di adesso cerca di
glissare sugli aspetti negativi del progresso e sulle contraddizioni; al-Mawlid, che sguazzava in
entrambe, fu presto preso di mira.
Il successo presto ottenuto gli garant la sicurezza: dora in avanti Emiri e Sceicchi, estasiati dalle
sue liriche, faranno a gara per assicurargli protezione fisica e politica (e dare aiuto ad al-Mawlid
divenne sempre pi il simbolo di ribellione politica; LUI divenne il simbolo del rivoluzionario).
Condannava il nailismo (e questo gi da solo basterebbe per essere accompagnato al patibolo),
componeva liriche tanto belle quanto raggelanti, criticava aspramente lo sviluppo della societ: tutto
questo lo port a scontrarsi con numerosi potenti e ad essere ricercato in varie Bandiere, malgrado
le protezioni di una frangia della nobilt (fu incarcerato due volte per eresia nella Bandiera Nailah,
una volta per lesa maest nella Bandiera Sheliak, gli lanciarono pure una Fatwa ma la spezz). Nel
108 DR una fuga dalla legge particolarmente rocambolesca lo port a perdersi nelle foreste di
Alssahria: dai Peri pass tre anni, che mitigarono la sua vena iconoclasta (ma si accentu quella
pessimistica, probabilmente dopo aver osservato la maestosit e la lunga vita dei Peri in confronto a
quella degli umani; si dice che il cambiamento in lui avvenuto sia dovuto anche a un incontro con il
Sogno Tangibile [vedi sotto]). Nel 111 DR torn nel mondo conosciuto, ma restrinse le
peregrinazioni ai territori delle Terre Desertiche, in particolare assurse a capopopolo dei nomadi
Laji (fuggitivi in Midani), ai quali si dedic a tempo pieno (questi lo soprannominarono il
Vate). I Laji erano una popolazione composta da popoli diversi che nel corso della Guerra di
Successione sono stati cacciati dai loro territori storici della Bandiera Candarl (tra i quali i Lisergi
di cui ho parlato qui), la regione di Madain, che tuttavia vennero generosamente ospitati dai Sultani
Nailah e Fihr. Il sogno di tornare nelle loro amate terre non si era mai assopito, cos che Al-Mawlid,
da sempre sensibile ai problemi della libert e dellidentit dei popoli, si mise a capo del movimento
dei rientranti. Aggiunse cos alla lista dei mestieri esercitati quello del diplomatico, riuscendo
bene: la Bandiera Candarl si oppose al progetto di far rientrare le popolazioni, ma al-Mawlid riusc
a far riconoscere gli obiettivi e la legittimit dei Laji tra i diversi sovrani, ottenne il supporto dei
Nailah e la non ingerenza da parte del Califfo (allora cera il predecessore di Kaitos, Ve Kemiren) e
delle altre potenze esterne. Il contrasto tuttavia si configur presto come un conflitto tra le Bandiere
progressiste (Candarl, Osman) e conservatrici (Nailah, Fihr, Hajjah, che prendevano le parti
dei Fuggitivi). Il Vate partecip lo stesso in qualit di comandante; contro tutti i pronostici i Laji
ottennero diversi successi contro le milizie dei Candarl (grazie anche alla forza dei barbari Lisergi),
e il Califfo, consigliato da Kaitos (allora un emiro Sheliak), temendo la sconfitta dei Candarl e la
fine del controllo Sheliak nella Hayal, decise di prender parte alla guerra inviando i Janisser

califfali. I giannizzeri non risolsero immediatamente la soluzione, ma giunsero alla vittoria solo
dopo mesi di combattimenti serrati e perdite relativamente numerose; la vigliaccheria della mossa e
il prolungarsi della guerra port Ve Kemiren a un tracollo di popolarit. Prov a ritirarsi, a
dimettersi: non sufficiente per al-Mawlid, che aveva messo tutto s stesso nei Faji. Persa la guerra,
si un ad un gruppo di ex-ribelli della Guerra dei Fuggitivi e insieme organizzarono una punizione
esemplare per il Califfo emerito; niente parve meglio loro della morte. Il Vate volle sferrare
personalmente il colpo fatale. Fu acciuffato e processato dal tribunale Nailah (il tribunale pi
importante e prestigioso), e venne condannato alla decapitazione. Ma lepopea di al-Mawlid non
finisce qui: al-Akhba, il mago di corte Nailah, e Segin, lEducatore di corte Nailah, un Peri pure lui
bardo, lo fecero evadere dal carcere in cui era rinchiuso in attesa dellesecuzione (questa la verit;
nessuno o quasi venne a saperla, e quelli che la sanno la tengono ben stretta), con il benestare del
neo Califfo Kaitos (da sempre un grande ammiratore del Vate; si racconta che conserva gelosamente
nei suoi appartamenti un ghazal [equivalente di un sonetto] inedito scritto da al-Mawlid in persona).
Per salvargli la vita lo iscrissero sotto falso nome a una spedizione navale che avrebbe dovuto
raggiungere le isole Wak Wak (un arcipelago quasi mitico molto a Nord). Il Fato ormai si doveva
esser stancato di questo poeta cos irriverente, cos che la spedizione fu perseguitata dalla sfortuna.
Una tempesta distrusse due navi su tre, ma il vate si salv; il naviglio superstite approd quindi ad
unisola, ad Ovest dellArcipelago Lunare, apparentemente sicura, in realt pericolosissima a causa
dellesalazione di alcuni gas tossici. Met equipaggio (dodici uomini) venne lasciato sullisola, gli
altri ripresero la via del mare. Gli effetti psichici del gas si manifestarono presto, strani eventi
iniziarono ad accadere: ogni alba una persona veniva assassinata in modo sempre diverso (chi
soffocato, chi gettato in mare, chi strangolato con una corda). Quando rimasero in due, al-Mawlid
inizi a scrivere una delle sue opere pi ispirate, che diventer uno dei suoi capolavori: il poemetto
in due libri La piaga dei navigatori, un resoconto degli ultimi giorni di questa avventura. Quando
una mattina il Vate trov il suo pugnale conficcato nel corpo esanime del capitano, inizi a essere
tormentato da incubi, illusioni, fantasmi, follia (il secondo libro infatti molto pi nervoso del
primo). Una settimana dopo la sua nave venne trovata da alcuni pescatori alla deriva nellUwshan
Wasat, vicino allIsola Maggiore dellArcipelago Lunare. Al-Mawlid venne trovato morto (ma il
corpo era intatto) nella cabina mentre stringeva una penna nella mano e alcuni fogli nellaltra.
Aveva unespressione felice. Le ultime parole che ha scritto erano:
Campi di battaglia e maest, cos' la Libert di Scelta?
Qual il mio posto nello spettacolo...? Di chi la mia voce?
Non mi sento troppo male ora: credo che la fine sia l'inizio
Inizio a sentirmi molto contento ora:
Tutte le cose sono una parte
Tutte le cose sono separate
Era il 119 DR.

Autobiografia, pessimismo e volont didattica si mescolano nei suoi lavori. Gli psicodrammi di AlMawlid hanno rappresentato alcuni dei vertici dell'intero movimento letterario dei Disciplinati.

Nelle liriche del Vate non ci sono fiabe, Peri e storie damore, ma l'angoscia del vivere, espressa
attraverso parole liriche ed epiche. Questo grondante pessimismo deriva dallesperienza della
Guerra di Vathek e dalla sua instabilit mentale.
Al-Mawlid stato un poeta seminale: con lui nacque la poesia di matrice pessimista (in opposizione
allottimismo degli Idealisti), quella etnologica e nostalgica, la poesia decadente. Con lui nasce lo
spirito di far poesia indipendente, nichilista e eversiva, che sar sempre pi patrimonio dei poeti
nuovi. Il limite della distruttivit di al-Mawlid (e che lo differenzia invece da altri come Pis Fahish,
veri e propri poeti della metropoli) lattenzione focalizzata unicamente sulla follia e sul disagio
spirituale e mentale. Al-Mawlid ha sempre guadagnato bene dalla vendita delle sue opere, cos che
non si mai trovato in situazioni disagiate; ha vagabondato molto, ma veniva ospitato di continuo
da sceicchi e emiri e non ha mai incontrato il vero degrado delle citt e delle campagne: era una
sorta di aristocratico nomade. La sua vita lo ha portato quindi a focalizzarsi sulle malattie mentale,
che invece conosceva bene, piuttosto che ad abbracciare il disagio tutto, sia fisico che spirituale.
Il diwan di al-Mawlid vasto, avendo egli iniziato a scrivere in adolescenza e fermandosi solo al
momento della morte. La sua produzione abbraccia esclusivamente il campo della poesia lirica.
Le liriche di al-Mawlid si allontanano stilisticamente dai capisaldi della poesia artistica di allora,
quelle di Jabril, di Langirt: tutti questi allora avevano tutto sommato tematiche ottimiste, atmosfere
fantastiche, e le eccezioni si contavano sulle dita di una mano. I testi di al-Mawlid, invece, erano
tutto fuorch ottimistici: vi un' inquietudine di fondo, nei suoi componimenti, un sub-strato di
dolore perenne e continuo che sembra affliggere l' uomo in tutto il suo arco di vita; anche nelle
rarissime poesie damore chiaramente percepibile, nelle frasi serene o nelle parole melodiose, uno
stato di ansia basilare e fondamentale, una paura primordiale per la fine imminente; una serenit
"desertica", che sa che presto deve finire. Come se non bastasse, le immagini evocate richiamano
temi ultraterreni, occulti, esoterici; i soggetti preferiti erano assassini che la bipolarit rendeva
contemporaneamente angeli e criminali, tiranni potenti e crudeli, creature amorfe che strisciavano
limacciose nelloscurit. I testi di al-Mawlid sono tutti incentrata sul dramma della sua persona, che
nelle sue liriche diventa il dramma condiviso di tutta lumanit, al quale solo la morte pone fine:
solitudine (in particolare), incomprensione, paura, pazzia... le angosce che regnavano nel suo animo
e che potevano riflettersi nella vita di ogni uomo. Levoluzione stilistica lo porter ad assumere
unatmosfera sempre pi drammatica e angosciosa. Le tematiche principali di al-Mawlid sono tre: il
pessimismo che abbraccia tutta lumanit (che poi andr identificandosi sempre di pi con la
solitudine), il criticismo verso la religione di Nai e la libert dei popoli antichi.
Le sue prime liriche sono spesso qaside dallo sviluppo breve e dallandamento rapido; i temi sono
quelli suoi tipici, ma immersi in unatmosfera pi pastorale e meno violenti degli sviluppi futuri. La
critica verso la religione qui ancora assente. In breve inizi a farsi un nome negli ambienti letterari
e non: nella lirica Lo squalo paragona il mago ad uno squalo degli abissi che uccide tutti i pesci che
gli capitano a tiro, ma che alla fine rimane solo, evitato da tutti, compresa sua madre (Lo squalo
stato uno dei suoi successi maggiori, tanto che ancora oggi i maghi vengono sprezzantemente
chiamati Squali); la qasida Dopo linondazione racconta del viaggio del sopravvissuto ad una
specie di diluvio universale che ha annichilito tutte le vestigia umane e di altre creature; il ghazal
Perso recupera la popolare metafora dellamore come danza, ma in questo caso sono i ricordi della

vita di coppia a stimolare nellennesimo tormentato personaggio atroci sofferenze, paragonando la


negativit della solitudine del presente al felice passato con lamata. Perso la prima opera della
fase pi matura, dove il tema della libert e della critica al nailismo cresceranno dimportanza. Era
un profondo rivendicatore della libert, che intende anche come libert metafisica: la vita di nessun
uomo deve essere regolata da un altro uomo, cos come non deve essere regolata da unentit
inconoscibile e astratta (forse ignorava il fatto che gli incantesimi dei sufi procedono direttamente
da Nai). La rappresentazione pi immediata del suo pensiero sulla Chiesa di Nai lincipit dellinno
La grande piovra, dove rimaneggia il testo del famosissimo inno La grande gioia: per esempio,
linno originale inizia con: Ave a Lui che lunico, mentre al-Mawlid scrive: Ave a Lui che sono
lunico.
Dopo il viaggio dai Peri (dal quale ritorna con una personalit cupa, ma meno sferzante) e durante il
periodo come capopopolo tra i Faji, al-Mawlid recupera un po di stabilit mentale; preso dagli
impegni scrive pochi lavori, tra i quali spicca la mosaddas (tipo di poesia strofica) Fuggitivi, una
ballata curiosamente romantica e equilibrata, permeata di una dolce tristezza, dove descrive la storia
dei Faji. Qui si dedica anche al recupero delle poesie popolari e in alcuni componimenti utilizza il
dialetto e le lingue autoctone (anche se successivamente Jabril il Grande far molto meglio). Ma
questa breve parentesi, romantica e vagamente felice, termina bruscamente: dal tradimento di Ve
Kemiren alla morte, al-Mawlid torna bruscamente per terra, pi malato di prima; in questi anni
completa il suo percorso filosofico. Una lettera spiega la sua tarda poetica: Posto di fronte
allinfinito nulla, possa esso rappresentare il mare o labisso della psiche umana, lIo inizia a
mettere in discussione la consistenza e addirittura lesistenza di tutti i punti di riferimento
tradizionali: il conoscere, il pensare, lessere. Totalmente smarrito in questo nulla, luomo inizia a
dubitare di aver mai conosciuto altro, pregiudicandosi non solo il futuro ma anche il presente,
arrivando a cancellare anche il passato e con questo eliminando definitivamente ogni traccia della
propria esistenza. Che io sia un uomo un pregiudizio. Ma io ho gi vissuto spesso fra gli uomini e
conosco tutto ci che gli uomini possono provare, dalle cose pi basse fino aquelle pi alte.
Lopera simbolo di questo periodo lultima fatica, nonch vertice assoluto della sua produzione,
La piaga dei navigatori. Dopo che il protagonista (al-Mawlid) ha perso tutte le certezze ed
scivolato nella follia (riemergendone varie volte), alla fine si appaga dellannullamento dellio
psicologico (Non mi sento troppo male ora: credo che la fine sia l'inizio / Inizio a sentirmi molto
contento ora) e di quello fisico (la morte del protagonista del poema, che coincide con la morte di
al-Mawlid), contento perch ha sconfitto definitivamente quei tormenti che lo hanno roso in vita.

Al-Mawlid, il cantore delle stelle e della solitudine (79 DR 119 DR): Unallucinazione, la pi sfuggente e controversa dei Discepoli. Chi lo ha
conosciuto lo descrive come uno schizofrenico e ossuto signore, gentile e dallo sguardo che ogni tanto si blocca come a fissare chiss quale oscura
premonizione nel vuoto. Al-Mawlid un crocevia di antitesi ben espressa in ogni aspetto della sua arte.
I bardi veri sono capaci in tutto, e lui ne stata una dimostrazione. Nato nel 79 DR (Dalla Rifondazione) nella Bandiera Hajjah da una famiglia di
calligrafi e, a tempo perso, attori (per questo al-Mawlid ebbe una teatralit molto accentuata in tutte le sue azioni), mostr subito un intelletto vivace,
che gli permise di controllare, pure con buoni risultati, musica, poesia e magia elementale ancor prima di compiere ventanni. La prima sliding door
della sua vita si apr nei mesi finali della Guerra di Successione. Arruolatosi per la gloria della Bandiera, fu inserito nelle operazioni militari che
portarono a liberare la Cintura Nord [NdDM la parte settentrionale dei Monti Jabal, che separa la Bandiera Hajjah dalla Bandiera Sheliak] dalle
popolazioni stanziali di Carnichi (supportati dalla Bandiera Candarl). Era arruolato come mago invocatore, quindi aveva il ruolo di artigliere, ma
comp il grave errore che accomuna molti giovani maghi troppo ambiziosi o incoscienti: usare troppa magia in una volta sola (vedi qui alla voce
Effetti della magia sul mago). Durante unazione la magia prese il sopravvento sulla sua anima cos che, dopo aver fatto saltare in aria la postazione

presa di mira, vag idiota per giorni nelle pianure salate della Bandiera. Fu difficile reclutare soldati con sufficiente coraggio per catturare e
recuperare quel mago. Alla fine fu ricondotto nella civilt e riabilit la propria salute mentale presso una delle speciali case di cura per maghi
impazziti (che lui, nelle sue poesie, definir Casa senza porte). Lesperienza port con s importanti mutamenti: il rifiuto categorico di utilizzare la
magia (un paio di volte sgarr solo perch un suo sfidante voleva a tutti costi lo scontro magico); la conseguente dedizione alla letteratura, in
particolare fu uno dei fondatori del nucleo originario dei Seguaci della Disciplina (con Elbise Langirt [vedi sotto] e Pis Fahish, il grande poeta della
citt). Dora in avanti sar sempre guidato da una forte tendenza alle nevrosi e soprattutto dalla consapevolezza dellinteriorit sofferta e malata delle
Terre di Nai.
La sedentariet non si addiceva ad un personaggio come al-Mawlid, sicch ben presto scelse (e in un certo senso reinvent) la via del saluk, del poeta
che vaga di citt in citt, di corte in corte per cantare la follia della magia e dellinsanit che essa porta con s. Divent sempre pi irrisorio verso la
societ, pi in pubblico che in privato, cos che i suoi scherni e le sue idee lo resero un personaggio sempre pi politicamente scomodo. La societ
nailiana di allora e di adesso cerca di glissare sugli aspetti negativi del progresso e sulle contraddizioni; al-Mawlid, che sguazzava in entrambe, fu
presto preso di mira.
Tuttavia il successo presto ottenuto gli garant la sicurezza: dora in poi Emiri, Sceicchi estasiati dalle sue liriche faranno a gara a assicurargli
protezione fisica e politica (e dare aiuto ad al-Mawlid divenne sempre pi il simbolo di ribellione politica; LUI divenne il simbolo del rivoluzionario).
Condannava il nailismo (e questo gi da solo basta per essere accompagnato al patibolo), componeva liriche tanto belle quanto raggelanti, criticava
aspramente lo sviluppo della societ. Tutto questo lo port a scontrarsi con numerosi potenti e ad essere ricercato in varie Bandiere, malgrado le
protezioni di parte della nobilt (fu incarcerato due volte per eresia nella Bandiera Nailah, una volta per lesa maest nella Bandiera Sheliak, gli
lanciarono pure una Fatwa). Nel 108 DR una fuga dalla legge lo port a perdersi nelle foreste di Alssahria: dai Peri pass tre anni, che mitigarono la
sua vena iconoclasta (ma si accentu quella pessimistica, probabilmente dopo aver osservato la maestosit e la lunga vita dei Peri in confronto a
quella degli umani; si dice che il cambiamento in lui avvenuto sia dovuto anche a un incontro con il Sogno Tangibile [vedi sotto]). Nel 111 DR torn
nel mondo conosciuto, ma restrinse le peregrinazioni ai territori delle Terre Desertiche, in particolare assurse a capopopolo dei nomadi Laji
(fuggitivi in Midani), ai quali si dedic a tempo pieno (venne soprannominato il Vate). I Laji erano una popolazione composta da popoli diversi
che nel corso della Guerra di Successione sono stati cacciati dai loro territori storici della Bandiera Candarl (tra i quali i Lisergi di cui ho parlato qui),
la regione di Madain, che tuttavia vennero generosamente ospitati dai Sultani Nailah e Fihr. Il sogno di tornare nelle loro amate terre non si assop
mai, cos che Al-Mawlid, da sempre sensibile ai problemi della libert e dellidentit dei popoli, si mise a capo del movimento dei rientranti.
Aggiunse cos alla lista dei mestieri esercitati quello del diplomatico, riuscendo bene: la Bandiera Candarl si oppose al progetto di far rientrare le
popolazioni, ma al-Mawlid riusc a far riconoscere gli obiettivi e la legittimit dei Laji tra i diversi sovrani, ottenne il supporto dei Nailah e la non
ingerenza da parte del Califfo (allora cera il predecessore di Kaitos, Ve Kemiren) e delle altre potenze esterne. Il contrasto tuttavia si configur presto
come un conflitto tra le Bandiere progressiste (Candarl, Osman) e conservatrici (Nailah, Fihr, Hajjah prendevano le parti dei Fuggitivi). Il Vate
partecip lo stesso in qualit di comandante; contro tutti i pronostici i Laji ottennero diversi successi contro le milizie dei Candarl (grazie anche alla
forza dei barbari Lisergi), e il Califfo, consigliato da Kaitos (allora un emiro Sheliak), temendo la sconfitta dei Candarl e la fine del controllo Sheliak
nella Hayal, decise di prender parte alla guerra inviando i Janisser califfali. I giannizzeri non risolsero immediatamente la soluzione, ma giunsero alla
vittoria solo dopo mesi di combattimenti serrati e perdite relativamente numerose; la vigliaccheria della mossa e il prolungarsi della guerra port Ve
Kemiren a un tracollo di popolarit. Prov a ritirarsi, a dimettersi: non sufficiente per al-Mawlid, che aveva messo tutto s stesso nei Faji. Persa la
guerra, si un ad un gruppo di ex-ribelli della Guerra dei Fuggitivi e insieme organizzarono una punizione esemplare per il Califfo emerito; niente
parve meglio loro della morte. Il Vate volle sferrare personalmente il colpo fatale. Fu acciuffato e processato dal tribunale Nailah (il tribunale pi
importante e prestigioso), e venne condannato alla decapitazione. Ma lepopea di al-Mawlid non finisce qui: al-Akhba, il mago di corte Nailah, e
Segin, lEducatore di corte Nailah, un Peri pure lui bardo, lo fecero evadere dal carcere in cui era rinchiuso in attesa dellesecuzione (questa la
verit; nessuno o quasi venne a saperla, e quelli che la sanno la tengono ben stretta), con il benestare del neo Califfo Kaitos (da sempre un grande
ammiratore del Vate; si racconta che conserva gelosamente nei suoi appartamenti un ghazal [equivalente di un sonetto] inedito scritto da al-Mawlid in
persona). Per salvargli la vita lo iscrissero sotto falso nome a una spedizione navale che avrebbe dovuto raggiungere le isole Wak Wak (un arcipelago
quasi mitico molto a Nord). Il Fato ormai si doveva esser stancato di questo poeta cos irriverente, cos che la spedizione fu perseguitata dalla
sfortuna. Una tempesta distrusse due navi su tre, ma il vate si salv; il naviglio superstite approd quindi ad unisola, ad Ovest dellArcipelago
Lunare, apparentemente sicura, in realt pericolosissima a causa dellesalazione di alcuni gas tossici. Met equipaggio (dodici uomini) venne lasciato
sullisola, gli altri ripresero la via del mare. Gli effetti psichici del gas si manifestarono presto, strani eventi iniziarono ad accadere: ogni alba una
persona veniva assassinata in modo sempre diverso (chi soffocato, chi gettato in mare, chi strangolato con una corda). Quando rimasero in due, alMawlid inizi a scrivere una delle sue opere pi ispirate, che diventer uno dei suoi capolavori: il poemetto in due libri La piaga dei navigatori, un
resoconto degli ultimi giorni di questa avventura. Quando una mattina il Vate trov il suo pugnale conficcato nel corpo esanime del capitano, inizi a
essere tormentato da incubi, illusioni, fantasmi, follia (il secondo libro infatti molto pi nervoso del primo). Una settimana dopo la sua nave venne
trovata da alcuni pescatori alla deriva nellUwshan Wasat, vicino allIsola Maggiore dellArcipelago Lunare. Al-Mawlid venne trovato morto (ma il
corpo era intatto) nella cabina mentre stringeva una penna nella mano e alcuni fogli nellaltra. Aveva unespressione felice. Le ultime parole che ha
scritto erano:
Campi di battaglia e maest, cos' la Libert di Scelta?
Qual il mio posto nello spettacolo...? Di chi la mia voce?
Non mi sento troppo male ora: credo che la fine sia l'inizio
Inizio a sentirmi molto contento ora:
Tutte le cose sono una parte
Tutte le cose sono separate
Era il 119 DR.

Autobiografia, pessimismo e volont didattica si mescolano nei suoi lavori. Gli psicodrammi di Al-Mawlid hanno rappresentato alcuni dei vertici
dell'intero movimento letterario dei Discepoli della Follia. Nelle liriche del Vate non ci sono fiabe, Peri e storie damore, ma l'angoscia del vivere,
espressa attraverso parole liriche ed epiche. Questo grondante pessimismo deriva dallesperienza della Guerra di Vathek e dalla sua instabilit
mentale.
Al-Mawlid stato un poeta seminale: con lui nacque la poesia di matrice pessimista (in opposizione allottimismo degli Idealisti), quella etnologica e
nostalgica, la poesia decadente. Con lui nasce lo spirito di far poesia indipendente, nichilista e eversiva, che sar sempre pi patrimonio dei poeti
nuovi. Il limite della distruttivit di al-Mawlid (e che lo differenzia invece da altri come Pis Fahish, veri e propri poeti della metropoli) lattenzione
focalizzata unicamente sulla follia e sul disagio spirituale e mentale. Al-Mawlid ha sempre guadagnato bene dalla vendita delle sue opere, cos che
non si mai trovato in situazioni disagiate; ha vagabondato molto, ma veniva ospitato di continuo da sceicchi e emiri e non ha mai incontrato il
degrado delle citt: era una sorta di aristocratico nomade. La sua vita lo ha portato quindi a focalizzarsi sulle malattie mentale, che invece conosceva
bene, piuttosto che ad abbracciare il disagio tutto, sia fisico che spirituale.

Il diwan di al-Mawlid vasto, avendo egli iniziato a scrivere in adolescenza e fermandosi solo al momento della morte. La sua produzione abbraccia
esclusivamente il campo della poesia lirica.
Le liriche di al-Mawlid si allontanano stilisticamente dai capisaldi della poesia artistica di allora, come quelle di Jabril, di Langirt: di fatto tutti questi
avevano tutto sommato tematiche ottimiste, atmosfere fantastiche, e le eccezioni si contavano sulle dita di una mano. I testi di al-Mawlid, invece,
erano tutto fuorch ottimistici: vi un' inquietudine di fondo, nei suoi componimenti, un sub-strato di dolore perenne e continuo che sembra affliggere
l' uomo in tutto il suo arco di vita; anche nelle rarissime poesie damore chiaramente percepibile, nelle frasi serene o nelle parole melodiose, uno
stato di ansia basilare e fondamentale, una paura primordiale per la fine imminente. Come se non bastasse le immagini evocate richiamano temi
ultraterreni, occulti, esoterici; i soggetti preferiti sono assassini che la bipolarit rendeva contemporaneamente angeli e criminali, tiranni potenti e
crudeli, creature amorfe che strisciavano limacciose nelloscurit. I testi di al-Mawlid sono tutti incentrata sul dramma della sua persona, che nelle sue
liriche diventa il dramma condiviso di tutta lumanit, al quale solo la morte pone fine: solitudine (in particolare), incomprensione, paura, pazzia,
morte... le angosce che regnavano nel suo animo e che potevano riflettersi nella vita di ogni uomo. Levoluzione stilistica lo porter ad assumere
unatmosfera sempre pi drammatica e angosciosa. Le tematiche principali di al-Mawlid sono tre: il pessimismo che abbraccia tutta lumanit (che
poi andr identificandosi sempre di pi con la solitudine), il criticismo verso la religione di Nai e la libert dei popoli antichi.
Le sue prime liriche sono spesso qaside dallo sviluppo breve e dallandamento rapido; i temi sono quelli suoi tipici, ma immersi in unatmosfera pi
pastorale e meno violenti. La critica verso la religione qui ancora assente. In breve inizi a farsi un nome negli ambienti letterari e non: nella lirica
Lo squalo paragona il mago ad uno squalo degli abissi che uccide tutti i pesci che gli capitano a tiro, ma che alla fine rimane solo, evitato da tutti, sua
madre compresa (Lo squalo stato uno dei suoi successi maggiori, tanto che ancora oggi i maghi vengono sprezzantemente chiamati: Squali); la
qasida Dopo linondazione racconta del viaggio del sopravvissuto ad una specie di diluvio universale che ha annichilato tutte le vestigia umane e di
altre creature; il ghazal Perso recupera la popolare metafora dellamore come danza, ma in questo caso sono i ricordi della vita di coppia a stimolare
nellennesimo tormentato personaggio atroci sofferenze, paragonando la negativit della solitudine del presente al felice passato con lamata. Perso
la prima opera della fase pi matura, dove il tema della libert e della critica al nailismo cresceranno dimportanza. Era un profondo rivendicatore
della libert, che intende anche metafisica: la vita di nessun uomo deve essere regolata da un altro uomo, cos come non deve essere regolata da
unentit inconoscibile e astratta. La rappresentazione pi immediata del suo pensiero sulla Chiesa di Nai lincipit dellinno La grande piovra, dove
rimaneggia il testo del famosissimo inno La grande gioia: per esempio, linno originale inizia con: Ave a Lui che lunico, mentre al-Mawlid
scrive: Ave a Lui che sono lunico.
Dopo il viaggio dai Peri (dal quale ritorna con una personalit cupa, ma meno sferzante) e durante il periodo come capopopolo tra i Faji, al-Mawlid
recupera un po di stabilit mentale; preso dagli impegni scrive pochi lavori, tra i quali spicca la mosaddas (tipo di poesia strofica) Fuggitivi, una
ballata curiosamente romantica e melodica, permeata di una dolce tristezza dove descrive la storia dei Faji. Qui si dedica anche al recupero delle
poesie popolari e in alcuni componimenti utilizza il dialetto e le lingue autoctone (anche se successivamente Jabril il Grande far molto meglio). Ma
questa breve parentesi, romantica e vagamente felice, termina bruscamente: dal tradimento di Ve Kemiren alla morte, al-Mawlid torna bruscamente
per terra, pi malato di prima; in questi anni completa il suo percorso filosofico. Una lettera spiega la sua tarda poetica: Posto di fronte allinfinito
nulla, possa esso rappresentare il mare o labisso della psiche umana, lIo inizia a mettere in discussione la consistenza e addirittura lesistenza di tutti
i punti di riferimento tradizionali: il conoscere, il pensare, lessere. Totalmente smarrito in questo nulla, luomo inizia a dubitare di aver mai
conosciuto altro, pregiudicandosi non solo il futuro ma anche il presente, arrivando a cancellare anche il passato e con questo eliminando
definitivamente ogni traccia della propria esistenza. Lopera simbolo di questo periodo lultima fatica, nonch vertice assoluto della sua
produzione, La piaga dei navigatori. Dopo che il protagonista (al-Mawlid) ha perso tutte le certezze ed scivolato nella follia (riemergendone varie
volte), alla fine si appaga dellannullamento dellio psicologico (Non mi sento troppo male ora: credo che la fine sia l'inizio / Inizio a sentirmi molto
contento ora) e di quello fisico (la morte del protagonista del poema, che coincide con la morte di al-Mawlid), contento perch ha sconfitto
definitivamente quei tormenti che lo hanno roso in vita.
Nota di Al-Akhba [mago di corte Nailah; i miei PG sanno di chi parlo]: Scrive le architetture poetiche pi contorte e verbose della storia e a volte
non riuscire a mettere in croce due periodi giusti durante l'arco di una conferenza di due ore e mezza. Un mio amico che lo accompagnava mi ha
raccontato che un giorno arriv ad Ashantir di mattina, rimase coinvolto in un diverbio cos che fiss un duello a mezzogiorno; nel frattempo tiene
una conferenza sugli effetti dellelementalismo, passa unora di preparazione degli incantesimi ad arrampicarsi come un gatto a caccia di mezzo
incantesimo preparato correttamente, a mezzogiorno incontra questo e senza fare una piega lo elimina in due incantesimi eseguiti alla perfezione.
Un matto di quelli seri, ma anche una testa di quelle serie.

Elbise Langirt, alla corte del Sultano rosso: al mutanabbi


La lunga saga del "Sultano Rosso" il frutto del genio cervellotico di Elbise Langirt, letterato geometrico e "dittatore illuminato" dei circoli letterari
che presiede e ha presieduto. La sua opera stata caratterizzata da una continua opera di ricerca di genere, sperimentando ogni forma artistica, dalla
satira, alla storiografia, al trattato, alla lirica. Nellimmaginario popolare Elbise Langirt un demiurgo e il protagonista di favole e storie. Elbise
Langirt uno di quei personaggi che hanno salvato lidealismo shir da s stesso, ma per farlo ha dovuto accompagnarlo verso la senescenza e,
lentamente, impercettibilmente, ucciderlo. Langirt ha cambiato marcia parecchie volte passando dallidealismo pi genuino dei primi tempi a
successive elucubrazioni a volte apprezzabili, a volte forse un po' troppo pretenziose.
Come tutti i geni anche Langirt ha vissuto momenti critici e grandi squilibri, con riflessi pi o meno pesanti sulla produzione letterario. La grande
differenza tra i lavori del poeta lha fatta il grado di sintonia di Langirt con la propria arte e con lambiente culturale: migliore la sintonia con il clima
artistico circostante, migliore il risultato finale.
Il suo stile rispecchia il rigore e lorgoglio del personaggio, e da l acquista spessore e consistenza. Elbise non uno di quei poeti che reputa
lispirazione poetica immediata come elemento supremo: ogni suo componimento nasce da un preciso scopo teorico, filosofico, artistico, e infatti
scrisse lavori di ogni genere e ispirazione.

Elbise Langirt nasce nel 53 DR da una famiglia povera (lui racconta che era solito vendere pesce lungo il canale di [Basra] per aiutarla). Nonostante le
difficolt economiche continu a cercare di raggiungere un buon livello di istruzione (infatti si incontrava con un gruppo di giovani presso il templio
di Basra per discutere di vari argomenti scientifici e filosofici). Elbise continu i propri studi e, nei successivi venticinque anni, divent esperto dii
poesia, storia, Sentiero Dorato e filosofia (Vathek nel suo califfato incentiv la cultura). Mentre si trovava ancora a Basra, Elbise scrisse un testo che
parlava dell'istituzione del Califfato e della fine della Frammentazione: tale testo ha rappresentato l'inizio della sua carriera di scrittore, che sarebbe
poi diventata la sua professione. Attir lattenzione degli ambienti letterari e il Califfo, che desiderava fare della sua corte il miglior circolo culturale
possibile, lo chiam a s, entrandoci in confidenza in breve tempo.
La sua prima opera a corte : Il Libro della Corte del Califfo, che per molti aspetti il suo lavoro pi memorabile. Alla corte del Califfo, dopo lo
sfolgorante successo della prima opera, per un lustro si dedica a collaborazioni, alla critica letteraria, alla direzione del movimento idealista e
soprattutto come scrittore di opere Adab (il suo campo di ricerca era la linguistica Midani [NdDM la lingua parlata, portata da Nailah]). Alla corte
quindi negli anni successivi ha tempo di affermarsi come letterato a tutto tondo e anche discreto incantatore: parteciper anche lui al colossale torneo
magico indetto nel 89 DR, pur senza risaltare.
Le favole non durano in eterno tuttavia: il Califfo Vathek presto rimane trappola delle tentazioni del Giaurro, e scompare, non prima di aver ucciso i
suoi due figli (e tante altre nefandezze). Alle prime avvisaglie di instabilit di Vathek, la corte gli divent improvvisamente ostile: molti pensarono che
le insensatezze di Vathek fossero causate da qualche suo incantamento, e quando il Califfo scomparve definitivamente il poeta decise di scomparire
con lui da Ashantir e dai luoghi del potere, imbarcandosi verso [nella Bandiera Fihr sul mare]. Il viaggio tuttavia naufraga sulle coste dellArcipelago
Lunare per una tempesta memorabile. La Guerra di Successione intanto sta per abbattersi anche sullArcipelago Lunare, configurandosi come guerra
civile tra le due fazioni del Principe Yelkovan (della precedente dinastia ) e dellemiro Acrux (poi vincitore e futuro Sultano, dinastia Osman).
Animato anche lui, come al-Mawlid, da unindole principalmente libertaria, offre la sua persona (e poesia) al servizio dellesercito del Principe contro
lemiro Acrux, da molti considerato un usurpatore. La guerra civile Osman si concluder con la sconfitta del Principe, che verr giustiziato, e tutti i
buoni propositi poetici, filosofici e sociali di Elbise andranno in esilio insieme a lui nellIsola Selvaggia (sar isolato fisicamente dal mondo, ma in
realt ha scambi epistolari fittissimi con tutta lelite poetica grazie ad alcuni suoi amici sufi e maghi). In questo periodo compone il suo primo e unico
poema epico, il Libro del Principe Yelkovan.
Le esperienze dolorose indurirono la sua sensibilit, cos che, in occasione di unamnistia di Acrux (102 DR) che gli permise di tornare nel mondo
civile, il poema appena scritto assurge a opera iconica di una nuova cultura e per questo epocale. Quasi sapesse di dover ormai abdicare a una nuova
generazione di letterati il Califfo Rosso lancia il suo urlo; un canto del cigno, forse, ma anche una lezione ai posteri. Il cielo senza stelle, gli angeli
cadono e il Califfo sta per congedarsi dalla sua corte. Questopera il definitivo traghettamento dellidealismo shir in una nuova era. Elbise stato il
nume tutelare degli idealisti, dei classicisti diventa il nume titolare degli espressionisti.
Langirt critica apertamente la nuova vecchia letteratura dinosauro, che degenerava in grandi circoli manieristici e dallintelligenza molto ridotta, ed
esalta i piccoli poeti indipendenti e intelligenti dellespressionismo. Dopo il successivo ritorno in patria e la presentazione de Il Libro della
Disciplina la vita di Elbise Langirt smette di avere grandi sussulti, e da allora si occupa dellorganizzazione del movimento della Disciplina;
significativa importanza per la sua produzione ha avuto lincontro con il poeta pazzo Il Cane [vedi sotto]. Riappacificatosi con Ashantir, da un
decennio lavora allUniversit di Ashantir, non insegnando ma presiedendo a svariati circoli, le cui fasi della produzione poetica sono tutte condivise e
tutte assolutamente top secret. Ad alimentare segreti sulla sua biografia linvecchiamento assai rallentato. Chiss cose bolle in pentola (le
indiscrezioni vogliono che stia cercando di raccogliere e rielaborare tutto il materiale di unoscura tradizione poetica, nonch di ritrovare il vecchio
amico)...

Strano personaggio Elbise Langirt. Strano e unico personaggio in un mondo letterario che, almeno all'epoca dei suoi esordi, derivava da un humus
culturale e di costume legato indissolubilmente alla letteratura religiosa (il Cammino Dorato e le sue esegesi, agiografie, hadith di Nailah e degli
Imam), allepica mitica (i tempi immediatamente successivi alla creazione del mondo, quando gli uomini ancora non dominavano ed erano in
conflitto con molte altre creature; questa parte una vestigia dei miti pre-nailiani), eroica (lepica delle guerre di Nailah e degli Imami e degli
Askerler valorosi; questa parte si formata nel periodo dellImamato e nei primi anni della Frammentazione) e storica (le stelle e le cadute degli Stati
nella Frammentazione, ma anche le storie avventurose di singoli personaggi come lodissea di Antara, i viaggi di , la tragedia di Rostam...).
Il problema intrinseco della poetica era il legame troppo forte con lepica: la rinascita di un Regno unitario e universale necessita di una letteratura
nuova, che si staccasse dalla letteratura legata a un interregno dannato, come si voleva far passare allepoca la Frammentazione. Il primo lavoro di
Langirt ragiona a partire dalla differenza con il passato: lunificazione c stata grazie alle nuove capacit della mente, che si aperta alla magia,
quindi la letteratura dei nuovi tempi doveva necessariamente partire dalla mente.
Il Libro della Corte del Califfo si presenta come una mostra dei personaggi, delle storie, dei costumi della corte del Califfo Rosso, ma ad una
lettura approfondita si tratta di una visione critica di ogni singolo aspetto della societ, reso possibile dal largo uso di allegorie, simboli e associazioni
mentali immediate, nonch vera enciclopedia del sapere filosofico di allora. Ma i contenuti contano fino a un certo punto, la rivoluzione nello
svolgimento dei singoli passaggi. Il poco pi che ventenne Elbise Langirt crea un approccio mentale e ideale (prima che compositivo) che esce dalle
vecchie traiettorie della poesia come forma viscerale, emotiva, popolare, funzionale allo svolgersi di stanchi rituali di stupefacente conformismo
artistico; la poesia prima di Elbise era la poesia delle saghe epiche, degli eroi del popolo, delle storie tradizionali e della campagna, lui fonda
lidealismo shir (vedi qui), e dopo di lui la poesia sar una commistione di elementi classici, filosofici, religiosi ed espressionisti. Tutti i pezzi
nascono da idee iniziali, che vengono enormemente sovraccaricate di impatto filosofico con divagazioni simboliche (ovvero che partono dalla
rappresentazione delloggetto che, senza la minima modificazione, al tempo stesso diventa la rappresentazione di un oggetto assolutamente diverso al
quale poi si passa, e cos via), e di tensione drammatica (di grande impatto visivo la descrizione dellevocazione della Strega del Fuoco).
Lavoro epocale, tra grandeur, enfasi e inquietudine del profondo, poema di saldissima struttura, potente, delicato, iper-razionale ma anche di impeto e
tempesta, questa opera il passaggio preparato, studiato e consapevole verso un nuovo genere, e lo non tanto e non solo per quello che verr scritto
in futuro, ma anche per quello che codifica, per il pensiero estetico, culturale e per le ambizioni che manifesta, e per la sua influenza: con questa opera
inventa lidealismo shir.
Il primo lavoro presenta delle ingenuit letterarie, ma era un rapporto artistico ancora vergine, sostenuto dalleuforia del momento e dal favore di
vento. Nei lavori successivi per percepibile il graduale deterioramento nei rapporti tra poeta e amici, e il conseguente sgretolamento di quella
poesia idealista che Elbise aveva inventato, compensato da una maturazione artistica invidiabile. La vita movimentata ha influito sullo stile e
sullispirazione, ed ha contribuito al mutamento dellambiente a lui circostante che tanto ha influenzato la sua produzione.
Dopo il primo lavoro, come gi detto, Elbise Langirt si dedica alla letteratura delladab e allo scambio epistolare con altri letterati, curando lo
sviluppo del neonato movimento. Da questo periodo provengono trattati linguistici, di eloquenza, favole per ogni et, bestiari e un trattatello sulla
superiorit dei Corvi [NdDM: termine con cui sono conosciuti i neri] sui bianchi.
Successivamente al naufragio, entra nella corte del Principe Yelkovan, dove si cimenta nei panegirici (azione che poi disprezzer: Perch unire loro
della verit con il rame della menzogna?) e in un poema didascalico. Vale la pena spenderci due parole: Ragazze di Entipari, dove Entipari una
localit balneare rinomata, popolata da Emiri, Sceicchi, Geni, maghi e ricchi mercanti. Questo segna la fine del poema didascalico: dedicato ormai
allargomento pi basso possibile (lamore per nulla idealizzato), quindi il genere stato portato al minimo possibile delle sue potenzialit. Il buon
successo dellopera ha significato che ormai il poema didascalico, in passato mezzo privilegiato di divulgazione filosofica, ha esaurito la funzione di
veicolo delle idee filosofiche per diventare un semplice esercizio di stile. Tale era il significato dellazione di Elbise: un altro cadavere da aggiungere
alle forme letterarie uccise.
E lopera successiva, il poema epico Il Libro del Re e della Lucertola (e gi qua siamo a: poesia totale della prima opera, ovvero pluristilistica e
eclettica, trattatistica, favolistica, poema didascalico e ora genere epico), a consacrarne ulteriormente la fama. Senza dubbio uno dei testi pi
elaborato ed ermetici di Elbise, il Re e la Lucertola si presta a pi livelli di lettura.
Il poema inizia con un prologo sospeso fra sacro e profano, antico e moderno. Dopo esser mitologicamente venuto alla luce, generato dalla Natura, il
Principe Yelkovan si trova proiettato sul palcoscenico della vita, rappresentato da un delirante circo in cui locculta forza persuasiva

dellinsegnamento e lincessante roteare di uno specchio ipnotizzante nascondono, come un velo di Maya, quello che invece visibile agli occhi
vergini del protagonista: il caos organizzato di un circo, che rappresenta un mondo alla rovescia in cui gli elefanti, noti per la lunga memoria, hanno
dimenticato, i forzuti hanno perso la loro forza i leoni sono liberi di azzannare. Questa parte satireggia gli svogliati ed ipocriti riti della vita
borghese, tutte quelle attivit inutili e senza senso che, come i piatti roteanti del circo, distraggono, nascondono la fastidiosa sensazione di
incompletezza (la marionetta con un sol filo, gli scacchi senza pezzi) ed impediscono alle persone di vivere una vita reale.
Poi, la narrazione. Ad un primo livello tratta del principe che si prepara ad una grande battaglia; la struttura segue la struttura preparativi-scontroepilogo gi usata durante la Frammentazione.
Il Principe Yelkovan, generale e ammiraglio Lunare (oltre che uomo di interessi vari ed eclettici), figlio del Sultano Rumi Yelkovan della dinastia Fe,
come i suoi genitori era appassionato di Filosofia Mistica e Ermetica (vedi qui sui filosofi mistici dellermetismo). Loro maggior ambizione, in un
percorso di rigenerazione individuale e collettiva, era quella di realizzare una radicale riforma politica e religiosa della societ: in sintesi portare un
governo unificato politicamente e spiritualmente, dove avrebbero imperato in concerto Fede e Scienza, dove il potere legislativo sarebbe stato affidato
a menti sagge, ragionevoli e illuminate (auspicava i Filosofi Mistici al potere). Ma il cambiamento dei poteri sullo scacchiere internazionale (il Califfo
Vathek era scomparso, uccidendo nella sua follia gli eredi vicini) favor il ritorno sulla scena della Dinastia Osman, da mezzo secolo scacciata dai suoi
territori storici, costretta ad arrangiarsi sullIsola Selvaggia.
Dopo il prologo si mostra il principe abbandonato nei pensieri, desideroso di raggiungere lilluminazione, il modo per uscire dalla spirale di noia e
illusione della vita. Il problema che dovrebbe prima uscire dallottica nailiana, unesperienza dolorosa, per la quale non si ritiene ancora pronto.
Larrivo di un messaggero che comunica lavanzata delle Lucertole introduce alla fase dei preparativi. Questa fase di sconvolgimento viene alla fine
accettata dal Principe: l'uomo deve accettare la dissoluzione della vecchia natura e deve essere capace di trovare la verit da solo. Ma, cambio di
scena, la mesta voce di un fantaccino introduce la feroce battaglia finale in cui i soldati "Bruciati dai sogni e tesi per la paura" si preparano ad
affrontare il pericolo venuto dal continente. Il testo in questo caso una metafora della battaglia interiore del protagonista, il quale, anche se
nell'incertezza e nel timore per un esito non scontato, ormai non pu pi tornare indietro. Tra laltro si cita un torrione distrutta da un fulmine: un
ulteriore rimando al fatto che Yelkovan per proseguire debba distruggere il proprio ego.
La battaglia descritta la Battaglia di al-Naseby: l'esercito Osman, nettamente superiore e meglio organizzato, grazie anche a task force di Carnichi,
ebbe la meglio sui realisti; ivi mor Yelkovan, e con esso la dinastia XXX. La sconfitta di Yelkovan allora richiamata nellultimo libro del poema (Il
Lamento del Principe Yelkovan).
YES, un poeta mistico, aveva concluso il loro armageddon con l'efebica voce di un angelo, ed Pis Fahis si era affidato al desolato urlo di un ascaro
morente; Langirt sembra prima far morire il tutto in un sepolcrale silenzio, ma nellepilogo a sorpresa si leva lanima di Yelkovan sul mondo e ritorna
il tema del circo, che oltre a chiudere il cerchio rappresenta l'acquisizione di una nuova consapevolezza: il Principe ora finalmente libero dalle
frenetiche illusioni del circo che, viste da una nuova prospettiva, con una veloce carrellata dall'alto, perdono il loro aspetto minaccioso mostrando
tutta la loro futilit.
La sconfitta fisica di Yelkovan diventa invece occasione di rinnovamento spirituale. Questa nuova consapevolezza sar quella condivisa da tutte le
genti che sono rimaste sconfitte nella Guerra di Vathek, e dar inizio al declino dellidealismo. La definizione di pi grande opera di tutti i tempi
firmata Al-Mawlid suona per Il libro del Re e della Lucertola come un suggello dimmortalit: il compendio di un'intera stagione ormai al
crepuscolo, ma anche un vademecum imprescindibile per la poesia del futuro.
Particolare in tutto il poema lutilizzo degli animali simbolici come la lucertola (anche simbolo araldico degli Osman, ed possibile intenderla come
un drago, animale simbolo degli Dei Falsi), lorso, il cigno, il pavone. Daltronde Elbise Langirt si era distinto anche per un bestiario di pregevole
fattura.
Il percorso di rinnovamento poetico viene perseguito anche nel successiva Il Libro della Disciplina, dove, servendosi stavolta della poesia mistica,
analizza pi nel dettaglio la questione filosofica e stilistica, tratteggiando un mondo che confluisce naturalmente nella disciplina (intesa non come
rigore etico-comportamentale, ma come perfezionamento delluomo): passando per un inizio di non-disciplina e caos, che portano lanimo umano allo
scetticismo e alla passivit, e per poi crescere fino alletereo e sorprendentemente pacato punto darrivo. Se Il Libro del Re e della Lucertola era
lopera di transizione tra i due mondi, Idealismo e Espressionismo, questa il primo capolavoro del secondo (i poeti che seguiranno la sua disciplina
saranno chiamati infatti: Seguaci della Disciplina).

Riquadro: La maschera del Califfo Rosso.

La figura di Elbise Langirt sempre stata accompagnata da una maschera di seta gialla dai richiami rossi. In quasi ogni apparizione pubblica, da
quando arrivato alla Corte di Vathek fino alla pubblicazione del Libro del Re e della Lucertola, ha sempre avuto i lineamenti celati da questo
morbido schermo, che veniva retto sul viso da qualche incantesimo di adesione. Anche durante lesilio la ha portata con s, ma durante gli anni la
tinse di rosso. La prima volta in cui si present senza la maschera fu appunto il ritorno nella civilt, dove sorprese la folla venuta a salutarne il ritorno
alla civilt.
Varie sono le speculazioni: chi parla di una malattia della pelle alla quale ha trovato il rimedio solo nellesilio (dove si dice abbia incontrato la Signora
delle Acque Danzanti, che gli ha donato una vita pi lunga di quanto Nai avesse voluto), chi invece parla di un ausilio per gli incantamenti; le
malelingue raccontano che conferisce a chiunque la indossi il potere ammaliatore di un Peri.
La maschera forse ha solo un significato psicologico: lui la chiama di un la maschera delluomo schizzato, probabilmente, nata allinizio come un
espediente per vincere limbarazzo del pubblico, diventata per lui la rappresentazione del velo che separava il regnante dalle Toplakar Nai
(argomento sul quale ha insistito nel Libro del Re). Non un caso che la prima volta in cui si palesato senza maschera stata la prima recitazione
pubblica del Libro del Re e della Lucertola.

Genesis, i camaleonti del progressive


Innumerevoli cambiamenti di stili e di formazione hanno segnato la storia dei Genesis, una delle pi
celebri band del "progressive rock". Ma la loro stagione pi felice resta quella segnata
dall'istrionismo teatrale e dal camaleontico trasformismo di Peter Gabriel
I virtuosi del rock barocco
Nati dalle ceneri dei Nice, Emerson Lake & Palmer hanno dato vita a una delle saghe
pi suggestive e al contempo controverse del rock progressivo. Tra sinceri slanci
sinfonici e virtuosismi acrobatici
Yes, armonia e motore del prog-rock
Con le loro suite, gli Yes hanno occupato un ruolo centrale nell'evoluzione della musica rock,
esplorando nuove forme espressive tanto con gli strumenti, quanto con le armonie vocali. Fra
scioglimenti e reunion, l'epopea della band inglese prosegue a tutt'oggi

Poesia cosmica
Un gruppo che rifugge tutte le catalogazioni, e che forse non nemmeno da considerarsi letterario,
il gruppo dei cosiddetti poeti pazzi. Sono poeti particolari: misconosciuti, vivono poco
(solitamente non raggiungono i trentanni di vita) e spesso trovano la morte in circostanze

particolari o inquietanti, il loro diwan (ovvero opera omnia) costituito da pochi versi, tutti criptici
e malevoli. Sono solitamente suluk, ovvero poeti girovaghi che inneggiano contro la civilt sempre
pi cittadina, ma nei loro viaggi spesso visitano Malaun a lungo (e a quanto pare, intrattengono
buoni rapporti con i Kheri). Non si sa se si conoscano lun laltro, ma tutti adottano pseudonimi
altrettanto sinistri, come il Nuovo, il Cane, il Nefasto, il Sogno Tangibile, il Tempio. Per
fare un paragone con gli altri poeti, gli shir vogliono condurre il lettore in paesaggi mentali
spettacolari, mentre i pazzi ti prendono per mano, ti portano in un paesaggio desolato e desertico per
farti osservare le stelle. Qualcuno li chiama corrieri cosmici proprio per questo. Alcuni, come il
Sogno Tangibile o il Cane, parlano molto del cielo e del cosmo, mentre altri sono pi demoniaci, il
Nefasto su tutti.
Le loro liriche parlano di mostri, di grandi Div che osservano il mondo (pi raramente di Feveres)
oppure veri e proprio viaggi allucinati (e allucinanti) cosmici provocati da non si capisce bene che
esperienze. Da un punto di vista formale laspetto cos vario che non si pu neanche dire che non
ci sia una forma ben definita. Il genere preferito da questi autori qua il poemetto, o carme nel caso
di quelli pi brevi, che si presenta come un collage di diverse situazioni, solitamente slegate tra di
loro e accostate seguendo una logica assurda. Il linguaggio solitamente oscuro, e spesso presenta
lunghe serie di termini onomatopeici, senza senso oppure di lingue sconosciute. Il [krautrock] un
genere largamente sconosciuto, esisteranno solo pochissime decine di persone in tutte le Terre di
Nai esperte di poesia cosmica allesterno del movimento, e tra queste due terzi sono Filosofi Mistici
(vedi qui).

Il Nefasto
E stato luomo pi importante per le Toplakar Nai dopo Nailah, ma poco importa, nessuno sa
quello che realmente successo. Si ignora dove nato, dove ha vissuto, chi ha conosciuto, cosa ha
fatto; si conoscono solo gli ultimi giorni di vita. Nella citt di XXX infatti venne aggredito dai due
cani di un mercante di passaggio. Ne scatur una lite che fu sedata solo dallintervento degli ascari,
sicch i due vennero portati davanti al qad per essere giudicati. Al poeta tocc la prigione, tuttavia
nottetempo evase e entr nella dimora del mercante per vendicarsi; ma si sbagli e fu sbranato dai
suoi cani, che lo attaccarono con unaggressivit inaudita, tanto che il mercante li allontan a fatica
dal cadavere che continuavano a straziare malgrado fosse diventato ormai una massa sanguinolenta
informe. Luomo comunque gett il resto del Nefasto nella strada con le sue poche cose. I dieci
fogli con i suoi componimenti invece li affid ad un suo amico, che li port nella biblioteca di
Iskandria. Un passante caritatevole, sempre durante la notte, lo seppell fuori citt con le sue cose,
segnalando la tomba con una grossa pietra; quando il sole sorse si scopr che qualcuno, non visto,
dopo la buona azione del passante, aveva inciso sulla pietra alcuni dei versi che portava con s,
ovvero: Il Fato disse: Sii libero! / E tu gli hai / Ubbidito e Immaginiamo noi di esistere / o di
non esistere?.
I suoi pochissimi componimenti sono criptici, ma non insondabili: gli uomini che, dinanzi allo
spettacolo immane dell'universo, si domandano dubbiosi e spauriti se esistono o no costituiscono la
visione pi commovente tramandata da tutti i poeti pazzi.
Il Cane
Nel panorama dei pazzi, popolato di cosmici e apocalittici, il Cane figura un po' come lasceta.
E il poeta krautrock del quale si conoscono pi cose, e tutto unicamente per una casualit. Un
pomeriggio infatti, Elbise Langirt, mentre era intento a sorseggiare un caff in un locale allaperto
in piena crisi artistica, nota per strada una persona dai tratti sud-orientali [NdDM cio delle persone
dei Monti Jabal] che salmodia strane nenie rivolte al cielo, che parlavano appunto di Madre Cielo,

incurante delle persone e dellambiente circostante. Incuriosito da questo personaggio bizzarro,


Elbise volle conoscerlo, perch risvegliava la sua vena artistica sopita. Poche volte aveva visto un
tipo cos, sinistro e innocente, viscerale e istintivo. Elbise continu a incontrarlo fino a diventare
una specie di amico, e lapporto del Cane risult fondamentale in [Tago Mago]. Tuttavia la sua
natura aberrante presto rese impossibile mantenere il buon rapporto instauratosi, sicch dopo una
serie di litigate, i due si lasciarono, e male. Ad Elbise importava relativamente: con le sue movenze
spastiche e urla beduine aveva ormai riacceso la scintilla creativa. Abbandonato il suo
anfitrione/pigmalione, il Cane incontr serie difficolt economiche, e come tutti i cani che si
rispettano, prova a tornare dal suo padrone; con ogni probabilit non riusc a incontrare pi il
Califfo Rosso. Dopo varie peripezie diventa un capitano di una nave, forse di pirati, ma dopo una
decina danni decise di accasarsi; tuttora un vecchio maligno che vive davanti al mare, nella costa
settentrionale della Bandiera Fihr, isolato dallaura di paura che emana. Si racconta che ha gli occhi
gialli, che abbia fitti contatti epistolari (anche con Elbise Langirt) e che conservi nella sua
abitazione diverse bottiglie con dentro pendoli di piombo ai quali piace parlare.
Nella poetica del Cane, tutto per definizione casuale, e legarsi allubriachezza del momento
passionale: i suoi (pochi) pezzi non hanno inizio n termine, lo sgorgare continuo di un punto
verso linfinito. I suoi brani sono sommessi, frammentati, ritualistici, e presenta atmosfere
visionarie e occulte; assurge a maestro indiscusso della destrutturazione (quella che Langirt insegu
in tutta la sua carriera) e il trattamento iper-cinetico della lingua non manc di influenzare alcuni
shir. Pur non arrivando ai livelli del Sogno Tangibile [vedi sotto], la lingua impiegata tesa verso
la massima espressione del divenire: non esistono sostantivi, esistono invece verbi impersonali,
qualificati da suffissi (o prefissi) monosillabici con valore avverbiale. Per esempio, non c' una
parola che corrisponda alla nostra parola luna, ma c' un verbo che sarebbe luneggiare o allunare.
Sorse la luna sul fiume la rende con: verso su dietro semprefluire luneggi, o hop, dietro
perscorrere lun.
Il Sogno Tangibile
Il Sogno Tangibile stato un rampollo della nobilt Fihr e fu compagno di giochi (e di bravate) del
principe Theemim. Quando il futuro Sultano fu condannato allesilio, assegnatogli per luccisione di
un Akiri, il Sogno Tangibile lo volle accompagnare nel viaggio. Theemim venne mandato in un
monastero quasi isolato dal resto del mondo. Quello che non avevano saputo i reali genitori era che
nei dintorni agiva una sadica setta adoratrice del Dio del Fuoco [NdDM: il culto del fuoco era una
delle credenze religiose pi forti tra quelle antecedenti il nailismo, e in alcuni posti del Sud-Est
ancora diffuso, sia sotto forma di sincretismo che in forma integra]; non appena il Sogno la scopr si
un ad essa con entusiasmo, e prov a convincere il principe di fare lo stesso. Stufo dei suoi reiterati
rifiuti, e irritato dalla minaccia di contattare i Vigilanti (la milizia para-militare che agisce, nel
territorio Fihr, a difesa dellortodossia e a protezione dei credenti dalle varie sette pseudo pagane,
diretto dallenergica Morgiana, consorte del Sultano Fihr e madre di Theemim), il Sogno Tangibile
rap il principe per usarlo come vittima sacrificale per una delle cerimonie. Il rito fu celebrato, ma
quando il giovane principe stava per essere arso vivo, i Vigilanti fecero irruzione e Theemim venne
tratto in salto. Nella lotta il Sogno Tangibile sembr essere stato ucciso; in realt aveva solo
simulato la morte, invece scapp nelle foreste di Alssahria. Qui visse per un decennio tra Peri e
Silat, dopodich le sue peregrinazioni si spinsero pi a Nord, nella Bandiera Candarl, dove ebbe
modo di riallacciare contatti con gli umani.
Ai testimoni si presentava come un alto signore che tradiva i suoi nobili natali nella cura della
persona e nella scelta dei vestiti. Sulla faccia presentava un tatuaggio blu un po scolorito sulla parte
sinistra, ma soprattutto aveva sempre le occhiaie, come se cercasse di continuo di sfuggire al sonno.
Tutti i testimoni concordano che ci che lo spaventava di pi era lincapacit di vedere;

disgraziatamente per lui la sua vista peggiorava di continuo (da una prima forma di noctalupia,
ovvero di cecit notturno, si pass a una perdita della vista sempre maggiore). Da sveglio assumeva
sostanze per prolungare oltre tempo la veglia, e quando sentiva il crollo imminente beveva una
pozione che garantiva un sonno senza sogni. Un osservatore avrebbe potuto dire che qualcosa gli
stesse consumando lanima.
Una notte, un pescatore raccont di essere stato tenuto sveglio fino allalba dalle escandescenze del
vicino, che pareva ubriaco e alternava bestemmie inestricabili con frammenti di canzoni lamentose:
o meglio, con frammenti d'una sola canzone lamentosa. Aveva attribuito quell'insistente baccano
all'amicizia di un passante per il proprio vino... Ma all'alba, trov l'uomo morto nella sua casa. Nel
delirio, gli erano cadute dalla cintura alcune monete e un cono di metallo lucente, del diametro di un
dado. Un bambino, che volle raccogliere questo cono, non ci riusc. Un uomo lo sollev, ma con
gran fatica. Un contadino propose di gettarlo nel fiume tumultuoso, ma alla fine fu venduto a uno
straniero per pochi dinar. Nessuno sapeva nulla del morto, tranne che veniva dalla frontiera.
Questi coni piccoli e pesantissimi (fatti d'un metallo che non di questo mondo) erano limmagine
della divinit presso certi SiLat. In una mano ghermiva una fiaschetta (tanto che anche da morto fu
necessario luso della forza per strappargliela dalle dita): era ancora tappata. Il Sogno aveva ceduto
prima di riuscire ad aprirla.
Il Sogno Tangibile stato uno dei pi importanti poeti pazzi. Tutta la sua produzione
unesasperazione dellidealismo, shir e filosofico. Per il Sogno Tangibile luniverso visibile
illusione, sofisma; tanto per capire il tipo, sosteneva che specchi e paternit sono abominevoli
perch moltiplicano luomo. Il mondo per il Sogno una seria eterogenea di atti indipendenti e
consequenziali, ovvero lo sviluppo della realt non avviene nello spazio, che nel suo pensiero ha
perso di importanza, ma nel tempo, che lunica vera dimensione della realt (alcuni studiosi
vedono in questa somiglianza tra il Sogno e Al-Mawlid la prova che il Vate conosceva la poesia
cosmica). In altre parole luniverso del Sogno una serie eterogenea di atti indipendenti;
successivo, temporale, non spaziale.[presupponendo un idealismo intrinseco al mondo]. La ricerca
linguistica operata per seguire le idee filosofiche nella poetica rasenta il folle: dal momento che
niente realmente esiste, e dal momento che tutto quanto non altro che una percezione delle
illusioni, il Sogno ha elaborato una variante del Midani priva di sostantivi. La cellula primordiale
non il verbo o il nome, ma l'aggettivo monosillabico. Il sostantivo si forma per accumulazione di
aggettivi; per esempio non si dice mare, ma agitato-blu-cedevole [posizionato] accanto a
calpestabile-duro-abitato, o azzurro-tenue del basso-terreno, o qualsiasi altro aggregato. Questo
sistema faticosissimo per descrivere gli oggetti reali, ma per certi intenti poetici fulminante nella
sua immediatezza impressionista-surreale. Nella sua letteratura abbondano gli oggetti ideali,
convocati e disciolti in un istante secondo le necessit poetiche. Determina questi oggetti, a volte, la
mera simultaneit; alcuni si compongono di due termini, uno di carattere visivo e uno di carattere
uditivo: il colore del giorno nascente e il grido remoto d'un uccello; altri di pi termini: il sole e
l'acqua contro il petto del nuotatore, il vago rosa tremulo che si vede con gli occhi chiusi, la
sensazione d chi si lascia portare da un fiume e, nello stesso tempo, dal sogno. I sostantivi cos
formati possono combinarsi con altri; il processo, grazie a certe abbreviazioni praticamente
infinito. Uno dei suoi componimenti pi famoso (ovvero conosciuto da una dozzina di studiosi che
non siano suoi simili o esseri mostruosi) composto da una sola, lunghissima, parola, che
corrisponde a un solo oggetto, loggetto della poesia del Sogno Tangibile. Eliminando i sostantivi
come categoria a s stante paradossalmente ha reso il loro numero interminabile. Questa sua lingua
sostanzialmente inutilizzabile per parlare: tale lingua infatti oltraggia in ogni modo possibile la
convenzionalit e limmediatezza delle lingue parlata. La sua poesia si compone pi di affreschi
mentali che di poemi.

Tarafa (part)

Antara
Nato da un emiro della famosa trib degli Abs, Shaddd, e dalla schiava corva Zabba catturata in
una razza, Antar dovette vincere tutti i pregiudizi dovuti alla nascita disonorevole e al colore della
pelle. Fin dall'infanzia egli diede prova di grande forza, coraggio e generosit entrando per questo
nelle grazie del re Zuhayr prima ancora che in quelle del padre Dopo aver ripetutamente salvato la
trib dal pericolo, il padre Shaddd lo riconobbe come figlio e Antar venne sollevato dalla
condizione di schiavo a quella di nobile cavaliere. Innamorato della cugina Abla egli riusc a
sposarla solo dopo aver adempiuto a pericolose missioni impostegli dallo zio, padre di Abla, per
acconsentire alle nozze. Divenne il protettore della trib e sottomise i pi forti eroi dell'epoca,
spesso divenendone poi amico. Vince pure una tenzone poetica contro i pi valenti cantori e il suo
poema, la "muallaqa", venne appesa sul tempio di Nai ad Ashantir. Si sposta successivamente in
Irq per ottenere mille cammelle di specie pregiata promesse in dono al padre di Abla e diviene
buon amico dei re di quel paese. Lo stesso accade con gli "shah" di Persia, dopo averli per qualche
tempo combattuti. In Siria and ad uccidere l'avversario di un suo amico e, divenendo per una serie
di fatti tutore del re minorenne, regn per qualche tempo sul paese. Entr in contatto, sia d'incontro
che di scontro, con gli Estranei. Su invito del Sultano del Sultanato Hajjah si rec a Costantinopoli
ammirato e festeggiato. Ma era una trappola: il Re degli Estranei aveva preteso la consegna di Antar
prigioniero in cambio della libert per il Sultanato. Riusc a evadere, trovando rifugio in unisola
deserta, dove misteriosamente trov un modo per rientrare nelle Terre di Nai (le ipotesi leggendarie
si sprecano); tornato nel Sultanato guid la controffensiva nailiana contro gli Estranei, ricacciandoli
in parte tra le montagne. Poi pass in Spagna sconfiggendone il re e percorre da vincitore le
province dell'Africa del nord, dal Marocco all'Egitto. Libera Ashantir da un assedio. Inoltrandosi
nelle Terre Desertiche dopo tanto penare, per punire i Sudanesi, egli arriva nel regno del Salomone
che scopre essere il nonno della madre Zabba. Antar muore infine, ucciso da una freccia avvelenata
che gli trafisse la colonna vertebrale, scagliata dal suo nemico Wizr, che egli aveva fatto accecare:
questi, dopo essersi allenato a colpire le gazzelle seguendone i rumori, coglie l'eroe, ma muore
immediatamente dopo per il timore di averlo mancato. Antar morente, sul suo fido destriero Abjar,
riesce ancora ad allontanare i nemici da s e mor insepolto ma non profanato.
I temi principali che si intrecciano nei suoi versi sono l'amore per abla, lerotismo, la vita nel
deserto, la descrizione della natura e degli animali; i suoi testi, di natura autobiografica o oratoria,
sono impregnati di tono epico.
Celebre nelle Toplakar Nai fin dalla sua apparizione, le sue gesta sono ancora declamate nei caff
dell'Egitto e della Siria.

Tarafa
Tarafa che porta il male sotto il braccio fu personaggio dotato di sprezzante coraggio e di rude
quanto raffinata poesia, caratterizzata da una vivida e inusuale capacit espressiva. Insieme a Antar
e altri annoverato anche fra i corvi a causa del colorito scuro della pelle che, nel caso di Tarafa,
era dovuta al fatto che sua madre, dei Ban Kayn, era di pelle nera.
Appartenente alla trib degli Azd, fu da
Appartenente alla trb degli Azd, fu dalla sua stessa trib messo al bando (di solito ci avveniva
per gravi colpe, come un omidicio) e successivamente preso prigioniero dai Ban Shabba per
essere poi riscattato non dalla sua trib ma da quella dei Ban Salmn, anch'essi dei Ban al-Azd.
Shanfar poi condusse un'esistenza solitaria nell'inospitale deserto dellHijaz. Allinterno della trib
che lo aveva riscattato si innamor della figlia di uno dei sayyd dei Banu Salaman, ma il
matrimonio gli venne impedito. Tanfara mor di morte violenta, epilogo logico e forse ambto dal
poeta, inadatto a vivere una vita placida nell'impegnativo mondo della Desolazione dei primi anni
della Frammentazione: dopo unesperienza solitaria nel deserto, allontanato dalla trib di nascita e
emarginato da quella di adozione, volle vendicarsi di entrambi riuscendo, manipolando il territorio,
del quale aveva una padronanza unica, a innescare una spirale di sospetti e sgarbi reciproci che
sfociarono in una guerra distruttiva per entrambi i gruppi. Tra vecchi e nuovi compagni ne rimasero
cento, che a loro volta giurarono di ucciderlo: egli ebbe cos la possibilit tanto agognata di
obnubilare tutti i suoi familiari nemici. Sarebbe per morto dopo averne uccisi solo novantanove,
anche se il suo teschio, insepolto e sporgente dal suolo, avrebbe causato la caduta e la morte del
centesimo, permettendo cos al poeta di compiere, postuma, la propria vendetta.
Circa il suo soprannome esistono diverse spiegazioni. Senza considerare le leggende, una prima
spiegazione fa riferimento alla sua spada, apportatrice di morte, che il poeta usava portare nel suo
fodero, sotto il suo braccio, ma la spiegazione pi conosciuta e fascinosa parla invece di un incontro
di Tarafa con una ghl che viveva nel deserto, pronta ad uccidere i malcapitati viandanti.
In un luogo chiamato Rah Bit n, nel territorio dei B. Hudhayl, Tarafa si imbatt dunque in questo
genio antropofago al femminile, e l'avrebbe uccisa malgrado le tentazioni quando essa aveva tentato
di sbarrargli la via.
Messosi poi il corpo sotto braccio, Tarafa torn tra la sua gente e per ci si guadagno il suo
soprannome.