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Questa meditazione stata tenuta dalla prof. Bruna Costacurta al

quinquennio della formazione permanente del clero di Roma, il 30

marzo 2009, alla Casa Bonus Pastor. Il testo stato tratto direttamente dalla

registrazione e non stato rivisto dallautore. Anche la sistemazione redazionale


nostra e ha il solo scopo di facilitare la lettura online.
La redazione di Presbiterio Romano

Vi propongo la semplice lettura di un capitolo bello del Nuovo Testamento che

mostra il volto di Dio come Dio buono, che perdona, come Dio Padre. E il famoso
capitolo 15 del vangelo di Luca. E il capitolo delle parabole della misericordia e del

perdono che Ges narra in risposta agli scribi e ai farisei, che si scandalizzavano
del fatto che egli accoglieva i peccatori e mangiava con loro. Il capitolo

organizzato con le prime due parabole piccole, molto simili tra di loro, quella della
pecora perduta e quella della dramma perduta e poi la grande parabola, molto pi

articolata, la parabola dei due figli, del figlio maggiore e del figlio minore. Tutto il

capitolo ben pensato; bisogna leggerlo tutto insieme, a cominciare dalle prime
due parabole: il pastore con la pecora perduta e la donna che perde la dramma.

Il pastore e un donna, un maschio e una femmina, un modo per dire la totalit.


Due personaggi che dicono per il credente in quanto tale. E formano ununit.
Tutto comincia: Allora egli disse loro questa parabola e poi questa parabola sono

le due, come se fossero un unico blocco. E dopo, invece, c la parabola dei due
figli che comunque riprende la tematica della altre due. tutto in relazione.

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Perch dei due figli uno se ne va di casa e laltro, invece, rimane; e per

rimane perdendosi, perch bisogna che poi il padre vada in cerca pure di

lui. Questi due figli richiamano in qualche modo le due parabole precedenti: la

pecora se ne andata, si persa come il figlio minore che se ne va e si perde. La


dramma pure si perduta, per rimasta dentro casa, come il figlio maggiore che,

perso, per rimane dentro casa. Questa tematica del perdere e del trovare quella
che fa da collegamento a tutto quanto, insieme alla grande tematica della festa e

della gioia, quando si ritrova quello che si perde. Vediamo da vicino questi due
blocchi: le prime due che formano in realt una parabola, e poi quella dei due figli.

Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli

scribi mormoravano: Costui riceve i peccatori e mangia con loro. Allora egli disse
questa parabola.

Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel

deserto e va dietro a quella perduta, finch non la ritrova? Ritrovatala, se la mette


in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi
con me perch ho trovato la mia pecora che era perduta. Cos, vi dico, ci sar pi
gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non
hanno bisogno di conversione.

O quale donna, se ha dieci dramme e se ne perde una, non accende la lucerna e


spazza la casa e cerca attentamente finch non la ritrova? E dopo averla trovata,

chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perch ho ritrovato la


dramma che avevo perduta. Cos, vi dico, c gioia davanti agli angeli di Dio per un
solo peccatore che si converte.

Tutto comincia perch i farisei e gli scribi dice Luca mormorano contro Ges,

perch riceve i peccatori e mangia con loro. Mangiare con i peccatori: una cosa
che ritorna nei vangeli. Mangia con i peccatori, mangia con le prostitute, un

mangione, un crapulone C questa idea di Ges che mangia, l dove il mangiare,

sia come esperienza antropologica delluomo, sia come simbolica tipica del mondo
biblico, ha una grande forza simbolica, perch mangiare vuol dire prendere il cibo e

farlo diventare parte di s, vuol dire prendere il cibo e farlo diventare vita. Di fatto
mangiando che noi alimentiamo la vita e quindi il cibo qualche cosa che noi

prendiamo dal di fuori e che trasformiamo in vita nostra. Allora, se noi mangiamo

insieme con altri lo stesso cibo, come se stessimo condividendo con gli altri la
stessa cosa che ci fa vivere. Mangiare insieme vuol dire attingere alla stessa fonte

per vivere. Le stesse cose ci fanno vivere, diventano la nostra vita e quindi c una
comunione nel mangiare che diventa veramente comunione del vivere. Non a caso

lalleanza al Sinai termina con un banchetto. Le alleanze avevano sempre questa


conclusione, perch c una comunione di vita che poi si esprime nel fatto che si
condivide la vita, cio si condivide il cibo. Il fatto dunque che Ges mangi con i
peccatori qualche cosa di scandaloso. Questa mormorazione degli scribi e dei

farisei una cosa seria. Non un modo con cui dicono: Questo mangia, noi invece

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facciamo penitenza! Adesso quaresima, quello mangia e noi no! Laccusa che
viene fatta a Ges gravissima! Si dice di Ges che lui condivide la vita con i
peccatori! Questi scribi e farisei, che sono i cosiddetti uomini giusti, quelli che non

ammettevano mescolanze con i peccatori e con i pubblicani, che erano i


collaboratori dei Romani, quindi in contatto con i pagani. Questi giusti che

vivevano una giustizia capita come separazione, come rifiuto dellaltro e

superiorit nei confronti dellaltro, da cui bisogna tenersi separati e che


adesso, invece, si scontrano con un maestro che vive la giustizia non come

separazione, ma come vicinanza. Vicinanza, non contagio. Vicinanza non vuol


dire diventare come loro, cio diventando anche lui peccatore, ma farsi s come

loro, non per diventare lui peccatore, ma perch i peccatori diventino come lui. Che

un po tutta la linea di un certo intervento di Dio nella storia di Israele secondo la


Scrittura. Basti pensare al profeta Osea. Mandato a far diventare santa la moglie
infedele, la prostituta, anzi, mandato a trasformare la prostituta in vergine, perch
poi tutto finisce che lei donna di prostituzione, ma tutto finisce con Io ti porter
nel deserto e parler al tuo cuore e mi fidanzer con te e ti rifar vergine. Osea

mandato a trasformare la prostituta in vergine, non separandosi dalla prostituta,


ma addirittura prendendola in sposa. E l la prostituta rappresenta Israele. E

questo popolo che si sta prostituendo a Baal. Pensate al canto del Servo, a questa
entrata radicale dentro il peccato, questo prendere su di s, questo lasciarsi

piagare dal peccato degli uomini per salvarli, per risanarli, per uscirne verso la

luce, portando con s i peccatori resi in questo modo santi. Allora Ges vive una
dimensione di rifiuto del peccato, ma non del peccatore, che invece la posizione
degli scribi e dei farisei che rifiutano i peccatori e i pubblicani. Peccatori e
pubblicani che, invece - dice Luca - si avvicinavano a Ges per ascoltarlo. I giusti, i
santi accusano Ges, non capiscono, rifiutano la salvezza portata da Ges e,

invece, i peccatori si avvicinano per ascoltarlo. Con questo atteggiamento di


apertura del cuore, loro s, per lasciarsi convertire, per lasciarsi cambiare. Gli altri,
dallalto della loro presunta superiorit, si avvicinano per metterlo alla prova. E

allora Ges risponde ai pubblicani e ai peccatori che volevano ascoltarlo, dicendo:

Dio perdona! E i pubblicani e i peccatori erano l allora a ricevere questo annuncio


di gioia e di perdono, ma con queste parabole, Ges risponde non solo ai pubblicani

e ai peccatori, ma anche agli scribi e ai farisei. Queste parabole servono a spiegare


perch Ges mangia con i peccatori, perch lui rivela il volto del Padre, perch il

Padre uno che perdona, anzi, che fa festa, quando finalmente pu perdonare
qualcuno.

E allora, ecco la prima parabola, quella della pecora perduta, la scena abituale.

Ges fa riferimento a un ambiente conosciuto, sia dai peccatori che dagli scribi e
dai farisei, lambiente della pastorizia. Probabilmente forse c anche con un po di

ironia perch il mestiere di pastori era un mestiere considerato basso e


disprezzato, invece, dai dottori della legge e dagli scribi. Che cosa racconta di

questo pastore? Una cosa che era normale, che avveniva. Ogni tanto, qualche

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pecora si perde, e allora, il pastore lascia le 99 pecore per andare a cercare

quellunica che si persa. Il voluto contrasto: quelle che rimangono sono 99, quella
che si perde una sola! Se uno si vuole basare sui numeri e sulla quantit deve

dire: Va bene! Se n persa una! Una cosa minima! 99 pecore sono tante e, se
badiamo ai numeri, allora sono quelle, quelle che contano e 1 non conta niente.
Invece le priorit di Dio non si basano sui numeri. La priorit di Dio
lamore per chi ne ha bisogno, per chi in pericolo. E vero che 99 sono

tante e 1 poco, ma quelluna ha bisogno, sta perdendosi, in pericolo. E

allora 1 diventa pi importante di 99. I numeri non contano! E le altre 99


vengono lasciate per andare a cercare quellunica che si persa. Allora, le 99
pecore lasciate l per quellunica che si persa, potrebbero anche risentirsi, il

fratello maggiore, che era rimasto e che si risente perch il padre fa festa per

quellaltro che se era andato. Le 99 pecore potrebbero dire: questo che fa! Ci molla
qua per andare dietro a una, quella si persa! Affari suoi! Ha fatto male lei a
perdersi e noi qui! Ma il modo con cui ragiona un pastore, che poi il modo con cui
ragiona Dio : se c qualcuno in difficolt, lo vai ad aiutare! Se perdi una pecora,
vai a cercarla! Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati dice

Ges e io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori! E dunque Ges,

buon pastore, va in cerca di quella che si persa e, quando la trova, il contrasto e


il paradosso si fa ancora pi evidente. C gi qualcosa di paradossale nel fatto di

lasciare 99 pecore per cercarne 1, perch, mentre lui cerca quella, le 99 rimangono

l. Potrebbero perdersi, potrebbero sbandarsi, rimanendo senza pastore! Allora


finisce che, per cercarne 1, tu ne perdi 99! Il paradosso continua, perch, quando

lui ritrova la pecora, se la mette in spalla grande scena di tenerezza ma


soprattutto ecco la cosa paradossale non ritorna dalle 99, ma continua a
lasciare le 99 sole per andare invece a casa a chiamare tutti a fare festa per
questunica pecora che lui si portato dietro e che stata ritrovata. Le altre
restano nel deserto e lui, invece, rimane con la pecora trovata e fa festa perch

lha ritrovata. C questa idea dellesagerazione che tipica dellamore di Dio, per
cui si fa festa per 1 ritrovata, senza tenere conto che le altre 99 forse si perdono, e
c lidea dellamore totalizzante, tipico di Dio per cui questunica trovata

talmente importante; diventa cos totalizzante il rapporto con lei e la gioia per
averla ritrovata che le altre 99, in qualche modo, si dimenticano. Adesso lei il
tutto. Ebbene questo Dio quando perdona. E questi siamo noi, quella pecora che,

se si lascia perdonare, diventa tutto per Dio! Quando Dio ci perdona, come se
esistessimo per lui solo noi! E allora fa festa! Nel vangelo apocrifo di Tommaso, c

la parabola del pesce grosso. Secondo il vangelo di Tommaso, Ges dice questa
parabola. Avviene nel regno dei cieli come quando un pescatore va a pescare.

Getta le reti, le tira su e sono piene di pesci. Ci sono tutti i pesci messi nella barca
e lui controlla questa grande pesca che ha fatto. Tanti, tanti piccoli pesci; solo che

in mezzo a quelli trova un pesce grande. E allora, impazzito di gioia, per aver
pescato il pesce grosso; butta via a mare tutti gli altri pesci piccoli nella gioia di

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aver pescato un pesce grosso. Questa la follia di Dio e anche di chi entra nel

modo di pensare di Dio, e quindi entra nel regno di Dio. Trovi il pesce grosso, il
regno e quindi butti tutto il resto! Uno direbbe: No! Un minimo di intelligenza!
Tieniti il pesce grosso, sii contento e fai festa, ma tieniti pure i pesci piccoli! No!

Non questa la logica del regno: se si trova il pesce grosso, si butta tutto il resto,

perch tutto il resto non conta pi! Ebbene, se questa la dinamica del regno, di

chi trova il regno, facendo adesso lapplicazione alla parabola: questo ci che fa
Dio e noi siamo la pecora, ma siamo anche il pesce grosso! E tanta la gioia di

averci ritrovati, tanta la gioia di averci potuto perdonare che tutto il resto per Dio

non conta; contiamo solo noi! La stessa cosa nellaltra piccola parabola, quella
della dramma. La donna che perde la dramma. Qui le proporzioni sono diverse; l

erano 99 a 1, qui 9 a 1. Perch la donna di dramme ne ha 10. 9 a 1: questo vuol

dire che la preziosit di una dramma cresce rispetto a quella di una pecora. 1 su 99

ha un po meno valore; qui 1 su 10. Quindi un valore enorme. Di fatto la dramma

equivale a un denaro. Sarebbe la paga quotidiana di un operaio. 10 dramme da


parte della donna il suo tesoro che gli serve per vivere, a cui attingere in caso di

bisogno. Siccome lha persa, non pu lasciarla perduta e la cerca in casa; si mette
a spazzare nella speranza che venga ritrovata, soprattutto che la moneta tintinni

sul pavimento cos da ritrovarla e, quando la trova, allora di nuovo la festa, il punto
fondamentale questo: la gioia! Dio che fa festa per noi. A queste due parabole di

una cosa persa lontano e di unaltra cosa persa vicino, nella casa stessa, fa da
completamento la parabola dei due figli.
.

Disse ancora: Un uomo aveva due figli. Il pi giovane disse al padre: Padre,
dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze.

Dopo non molti giorni, il figlio pi giovane, raccolte le sue cose, part per un paese

lontano e l sperper le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso


tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominci a trovarsi nel

bisogno. Allora and e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che

lo mand nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che
mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientr in se stesso e disse:
Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di

fame! Mi lever e andr da mio padre e gli dir: Padre ho peccato contro il cielo e

contro di te; non sono pi degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno
dei tuoi garzoni. Part e sincammin verso suo padre.

Qui adesso il problema riguarda dei figli e quindi entriamo in una zona pi
dolorosa del perdere una pecora o del perdere del denaro. Qui c un padre

che perde un figlio e lo perde veramente, perch landarsene di questo figlio non

semplicemente un andarsene normale. Succedeva spesso nellantichit come

adesso che si dovesse lasciare il proprio paese, la propria casa per emigrare, per

cercare fortuna, per farsi strada nella vita. Quella del figlio minore non una
partenza da emigrante; un andarsene brutale che taglia radicalmente tutti i

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legami con il padre. Questo figlio non se ne va semplicemente, ma prima di

andarsene chiede leredit e la brutalit di questo chiedere leredit sta nel fatto
che in questo modo il figlio sta dicendo al padre che lunica cosa che vuole da lui
denaro, che questo solo il padre ha da dargli. Non linsegnamento, non la sapienza,

non laiutarlo a crescere, non laffetto, non limparare a vivere nel timore di Dio.

Non questo quello che il figlio chiede a questo padre, ma soldi, come se questo
solo fosse ci che il padre ha da dargli! E per di pi non gli chiede soldi, gli chiede i
soldi delleredit, come se questo padre fosse morto. Simbolicamente il figlio qui
sta dicendo a suo padre: Tu non mi servi pi e tu per me sei morto! Allora dammi

quello che, da morto, serve a me per vivere! Tutto si gioca tra il padre e questo
figlio. Il figlio maggiore comparir solo dopo; la madre non compare per niente! E

questo normale perch una parabola che centrata sul volto del padre, che
deve rivelare il Padre che nei cieli. Poi tratta questioni maschili. Leredit il
padre che la d. Il figlio che se ne va chiaro che un figlio maschio, che va in

cerca di fortuna e che va a sperperare i soldi. Queste sono attivit prettamente


maschili; non c una figura femminile in tutta questa storia, per credo che non si

faccia fatica a capire che dietro al volto di questo padre c anche il volto di una
madre, c anche tutta la tenerezza di una madre che si esprime attraverso lamore
e la tenerezza di questo padre. Un padre che non rifiuta la richiesta del figlio; un

padre che si sente dire: tu per me sei morto e accetta di morire in qualche modo.

E un po come se questo padre accettasse questa morte simbolica, accetta di dare


la vita, dando al figlio leredit, accettando anche questo giudizio che il figlio d su

di lui, come se lui come padre avesse esaurito tutta la sua funzione e avesse fallito

nel suo compito di padre, perch non ha insegnato nulla a questo figlio e questo
figlio da lui vuole solo cose, soldi e soldi da sperperare! Il ragazzo se ne va in giro,
sperpera le sue sostanze vivendo da dissoluto, poi il figlio pi grande, il fratello,
dir che questo suo fratello minore ha divorato gli averi paterni con le prostitute.

Linterpretazione del figlio maggiore molto precisa, il figlio minore sperpera tutta
leredit ricevuta e quindi adesso non ci sono neppure pi i soldi a tenere questo

ultimo legame che tiene insieme il padre e il figlio. Sono finiti pure quelli! E finito
anche lultimo legame e questo figlio sperimenta la morte. Ha rifiutato il padre
come origine della vita e adesso questo si rivela per ci che e cio: una scelta di

morte! E adesso il figlio fa questa esperienza; quello che poteva aiutarlo a vivere
apparentemente, perch lo fa vivere da dissoluto, non lo fa vivere veramente, non

lo fa vivere come figlio, quello che apparentemente lo teneva almeno in vita,

adesso finito e non c nemmeno pi quello. E adesso si verifica un evento di

morte, perch viene la carestia, e il figlio per sopravvivere deve fare il servo che

tiene a bada dei porci. Porci! Credo che la traduzione vada bene, con questo
termine un po forte. In italiano si potrebbe dire

maiale e farebbe meno

impressione di porco, ma credo che sia giusto dire cos, perch per un israelita,

quellanimale l lanimale impuro per eccellenza. E quello che non bisogna


toccare, quello a cui non bisogna avvicinarsi, quello che evoca tutta la

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dimensione dellimpurit, della morte, delle cose da rifiutare, che non si possono
accettare. Anche la parola forte serve a dire che questo ragazzo, adesso, alle
prese con gli animali che fanno schifo e non semplicemente perch sono sporchi,

ma proprio perch vanno a toccare tutta lidea di purit e di impurit su cui

fortemente si basa la vita di un israelita. La separazione dal padre per questo figlio
diventata talmente netta che

adesso persino separazione dalla propria

tradizione religiosa, sociale e culturale. Fare il guardiano di porci era una cosa che
un israelita non poteva fare. Questo ragazzo ha rinunciato anche alleredit del

proprio popolo. Davvero la rottura con la sua famiglia diventata assolutamente


definitiva e per altro anche inutile, perch questo lavoro comunque non gli

consente di sopravvivere, di vivere neppure materialmente. Perch non c cibo


abbastanza e lui si ritrova a guardare con invidia questi animali schifosi, perch

sono gli animali impuri, guardarli con invidia, perch loro almeno mangiano le

carrube e lui non ha neppure quelle. Questa labiezione a cui ha portato il rifiuto
del padre come datore di vita. E allora, una volta che il ragazzo ha toccato il fondo,

decide di tornare a casa, perch a casa persino i servi stanno meglio di lui. Nella

storia della sposa di Osea a un certo punto, lei dice: Torner dal mio marito di
prima, perch con lui stavo meglio. Adesso la stessa dinamica del figlio minore.

Torna dal padre, ma non torna dal padre mosso damore per il padre. Questo figlio

continua ancora a lasciarsi guidare dallinteresse e soprattutto continua ancora a


non capire chi il padre. Perch decide di tornare dal padre per interesse, perch l

almeno stava meglio. Nonostante tutto, Dio si accontenta anche di questo! Il Padre

si accontenta anche di questo ritorno determinato dallinteresse! Lui vuole ritornare


per interesse e continua in realt a rifiutare il padre come padre, continua a non

considerarlo padre. Perch dice: Io torno da mio padre; dir: ho peccato! E qui va
bene! Esprime questa doppia dimensione: ho peccato contro di te e contro Dio!
Dice: ho peccato! Ma non capisce che il padre padre! Perch gli dice: Io non sono

degno di essere tuo figlio e allora trattami come uno dei tuoi servi! E quindi, non

ha capito niente! Continua a non considerare il padre padre, perch un padre non

pu trattare un figlio come un servo. Un padre, se davvero padre, non pu fare


questo! E dirgli questo vuol dire continuare a non capire lamore del padre. E

allora, quando dice: Io non sono pi degno dessere chiamato figlio, questo figlio
non sta solo dando un giudizio su di s, ma in realt sta dando un giudizio sul

padre. Perch non padre chi tratta un figlio come servo. Ma se lui non stato
capace di essere figlio e non capace ancora, nonostante tutto, di riconoscere il

padre come padre, il padre invece continua ad essere padre e il padre si

accontenta anche di un figlio che torna, pur continuando a non capire. Questo figlio
che torna anche senza capire lamore del padre. Il padre saccontenta.

Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si

gett al collo e lo baci. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro
di te; non sono pi degno di essere chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi:

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Presto, portate qui il vestito pi bello e rivesti telo, mettetegli lanello al dito e i
calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,

perch questo mio figlio era morto ed tornato in vita, era perduto ed stato
ritrovato. E cominciarono a far festa.

Ora lattenzione della narrazione si concentra tutta sul padre e non pi sul figlio. Il

padre si dice lo vede da lontano. Questo vuol dire che questo padre non ha
rinunciato ad aspettare il figlio. Sta continuando ad aspettarlo, sta a guardare l per
vedere se lo vede tornare. Eimpressionante come figura di Dio questo padre. E un
Dio mai rinunciatario. E un Dio che, dopo che noi ce ne siamo andati, dicendo: Tu

per noi sei morto! Dacci leredit; non sappiamo che farcene di te! Lui continua,
invece, non solo a sperare che noi si torni, ma continua a star l ad aspettare in

modo da prevenire il nostro ritorno, in modo che appena vede che arriviamo da
lontano, pur con questidea: torniamo solo perch l stavamo meglio! Lui ci pu

correre incontro cos che noi non si debba neppure fare tutta la strada, perch tutta
la strada per andare incontro al padre pu essere penosa e umiliante. E un tornare

in cui noi dobbiamo dire: Avevi ragione tu! E un tornare in cui dobbiamo dire: Ho
peccato! In cui dobbiamo chiedere scusa, in cui dobbiamo patire questo avvicinarci

al padre, dicendo: sono qua e senza sapere quello che lui fa, se ci accoglier
oppure no! Un po la paura, un po lumiliazione, un po la fatica di tornare!

Dio uno che ci vuole perfino risparmiare questo! E allora ci corre


incontro, in modo che noi non si debba neppure fare questa fatica e questo

cammino che potrebbe umiliarci. Ed commosso dice Luca e per dire che il
padre commosso utilizza un termine che fa riferimento allo sconvolgimento delle
viscere. E un termine che evoca una dimensione materna dello smuoversi che

tipico delle viscere materne, che tipico di quella tenerezza che trova il suo modo
di esprimersi in quello che secondo lantropologia era il luogo dei sentimenti, degli

affetti, della tenerezza tipicamente materna. E si mette a correre cos da prevenire

il figlio e lo previene proprio in quellatteggiamento che il figlio aveva di tornare

senza tornare ad essere figlio. Perch lo abbraccia. Ora il ragazzo dice: Mi lever e
andr da mio padre e gli dir: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non
sono pi degno di essere chiamato tuo figlio! Trattami come uno dei tuoi servi!

Questo figlio arriva; il padre lo abbraccia e in questo modo gli impedisce di

gettarglisi ai piedi; in questo modo fa il gesto preveniente, che previene ogni

parola del figlio, mostrando amore. Il figlio non deve pi interrogarsi su che cosa
far questo padre. Questo padre senza parole, prima ancora che il figlio
parli, gli dice: io ti voglio bene; tu per me sei figlio e lo abbraccia! E poi lo

bacia che un altro modo per dire lamore totalizzante. Perch questo

figlio era stato in terra pagana, era diventato impuro; non bisognava
neppure toccarlo, ma lamore non tiene conto di questo! E allora lo

abbraccia, lo bacia e poi gli impedisce di dire la frase maledetta. Perch il


figlio comincia la frase che aveva deciso di dire: Padre, ho peccato contro il Cielo e

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contro di te; non sono pi degno di essere chiamato tuo figlio! Ma la frase doveva
terminare con: Trattami come uno dei tuoi servi! E il padre gli impedisce di
terminare la frase Ma il padre invece, disse ai servi: Presto! Portate il vestito pi

bello! Quel pezzo maledetto di frase che il pezzo del figlio che non ha capito il
padre, lamore del padre tale che addirittura gli impedisce di dirlo! Impedisce a
questo figlio di dire e di mostrare che non ha capito. Porta questo figlio ad

essere finalmente figlio, anche se questo figlio sembrava non esserne pi

capace. Gli impedisce di dire la frase sul servo e invece fa tutti i gesti che dicono
che questo ragazzo non un servo, ma un figlio. Il vestito bello che il dono che il

padre fa al figlio preferito. Ricordate Giacobbe che regala la tunica bella al figlio
Giuseppe. Il vestito bello che dice che questo il figlio preferito; lanello con lo

stemma di famiglia, con il sigillo che serviva per i documenti, che reintegra
totalmente il figlio come figlio e poi i calzari ai piedi, che portavano i figli e non i

servi, perch i servi andavano a piedi nudi. Tutti gesti che dicono che questo non
un servo; un figlio. Non gli permette di dirlo e invece lo fa diventare figlio. E poi il

vitello grasso per fare festa. La festa come quella per la pecora perduta, come

quella per la dramma ritrovata; adesso la grande festa! Una grande festa
nellassoluta gratuit, perch fa tutto il padre; il figlio in realt non fa niente. Il
figlio ha deciso di tornare, poi fa tutto il padre. Non neanche il figlio che

arriva, perch il padre che gli va incontro; fa tutto lui! E il Padre che ci fa
figli! Non siamo noi che figli gli permettiamo di essere padre. Solo che i
figli erano due.

E il figlio maggiore si trovava nei campi.. Al ritorno, quando fu vicino a casa, ud la


musica e le danze; chiam un servo e gli domand che cosa fosse tutto ci. Il

servo gli rispose: E tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello
grasso, perch lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbi, e non voleva entrare. Il

padre allora usc a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti
anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un

capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio ha divorato i

tuoi averi con le prostitute tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli

rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ci che mio tuo; ma
bisognava far festa e rallegrarsi, perch questo tuo fratello era morto ed tornato
in vita, era perduto ed stato ritrovato.

Il figlio maggiore: anche lui un figlio mancato! Neppure lui ha mai capito il
cuore del padre come laltro figlio. Il figlio perbene, proprio come i farisei e gli

scribi, che ringraziano Dio di non essere come questo pubblicano. Il figlio perbene
che non ha mai abbandonato, che sempre rimasto dentro casa, che non ha mai
trasgredito un comando; tutto sempre bello, pulitino, con il vestito stirato, che non

ha mai capito niente del padre, perch si sempre comportato da servo. E lo dice:
io ti servo da tanti anni. Questo figlio che ha vissuto nella casa del padre come un

servo che obbedisce e non come un figlio che vive della vita del padre. Un figlio

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mancato che ha vissuto unobbedienza servile, senza libert, senza gioia. Un figlio

mancato un fratello mancato. Perch adesso il fratello che fa emergere


tutto il suo risentimento. Uno che crede di non aver bisogno di perdono; io sono

sempre stato qua e che non accetta che laltro sia perdonato. Questo il problema
del figlio maggiore. Sono tre i problemi tutti connessi:

1. Non ha mai capito il padre e non ha mai agito nei confronti del padre come un

figlio, non contento nei confronti del padre, perch si sempre comportato da
servo.

2. Crede di non aver bisogno di perdono.

3. Non accetta che laltro sia perdonato! Questo il fratello maggiore che protesta
in maniera apparentemente ragionevole: Io sono sempre rimasto qui; ti ho servito;
addirittura non ti ho neppure mai chiesto un capretto per fare festa con gli amici!

Arriva questo che se ne andato con le prostitute e tu addirittura prendi il vitello,

neanche il capretto; a me neanche un capretto e a lui il vitello! E lui con le


prostitute e io qui con te a servirti!

E chiara la contrapposizione di questo figlio maggiore che, in questo modo, non

solo dice che lui non si mai comportato da figlio, perch un figlio vive quello che il

padre gli dice: figlio, qui tutto era tuo! Perch se sei figlio, quello che mio tuo e
invece questo figlio non ha mai capito questo! E allora, se voleva fare festa con gli
amici, pensava di doverlo chiedere al padre e non osava chiederlo. Un figlio non

chiede il capretto! Questo un servo; non un figlio! Se fosse stato un figlio,

quello tuo padre, quindi fai festa! Prendi il capretto! Tu sai che tuo padre vuole
che tu sia felice. Invece questo figlio ha vissuto il rapporto con il padre
come un rapporto che non fa felici, come un rapporto di non-libert, tanto

che se ne pu uscire con quel questo tuo figlio!. Il padre gli rovescia
tutto, dicendo: questo tuo fratello! Allora questo tuo figlio ha sperperato tutto

con le prostitute. Qui emerge il cuore di questo fratello maggiore che fa il


confronto. Io qui senza neppure un capretto; lui l con le prostitute. E implicito

che questo figlio maggiore sta pensando che, tutto considerato, stare l
con le prostitute era meglio che stare qua senza capretto. Qui il figlio
maggiore sta dicendo che lui ha fatto fatica, che lui ha servito il padre, che

quellaltro invece s divertito e ha fatto la bella vita! Se il figlio minore tornando


stava dando non solo un giudizio su di s, ma anche un giudizio sul padre,

dicendogli: trattami come un servo! Qui adesso questo figlio maggiore sta dando
un giudizio sul padre, come un padre che non gli ha permesso di vivere felice. E

invece per vivere felici bisogna andarsene e andare con le prostitute! Per vivere
felici bisogna sottrarsi a questo padre a cui uno non ha neppure il coraggio di

chiedere un capretto. Questo figlio maggiore, arrabbiandosi perch il figlio minore


tornato e si fa festa per lui, sta dicendo tutta la sua fatica, tutto il suo disagio nel
vivere con il padre. Sta dicendo: io ho fatto tanta fatica a vivere con il padre! E

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questo si divertito, e adesso fanno festa per lui e per me no! Ma un figlio, uno

che vive la vita con il padre e in casa come una vita faticosa, come una vita da
servo, come una vita in cui non puoi neanche avere un capretto?

Ma questo il nostro modo con cui pensiamo la nostra vita con Dio?

Perch poi questo che ci porta a non accettare che il fratello minore sia
perdonato. Perch se noi vivessimo la nostra vita con Dio come una vita di

gioia, una vita in pienezza sarebbe bello veder tornare il fratello! Io tanto

qui sono stato felice! Io qui sono stato contento; io qui ho avuto tutto! E allora
adesso, se torna mio fratello, sono contento, perch a me non mancato niente! Io

qui sono stato felice! Allora chiaro che posso accogliere il fratello! Se non lo

accolgo perch io non sono contento; perch io non ho vissuto come una gioia
la mia vita nella casa del padre e adesso questo si rivela. Io ti servo da tanti anni e
questo invece stava con le prostitute!

E questa incapacit di perdonare che dice soprattutto la nostra fatica di


vivere con il Padre e quindi di vivere la fede. E questa incapacit di
perdonare al fratello minore perch noi ci crediamo perbene, ma viviamo

questo nostro perbenismo come qualche cosa che ci toglie in realt la


gioia, la libert, ci fa vivere da servi, ci tocca obbedire! Se vogliamo un
capretto, dobbiamo chiederlo! Se noi interpretiamo cos la nostra vita di fede, il
nostro vivere con il Padre, allora prima di tutto quello non un Padre, noi non

siamo figli e quindi non riusciamo ad accogliere il fratello. E infatti questo figlio
maggiore non accoglie il fratello, non accetta il perdono del padre e si rifiuta di
entrare in casa. In casa si stava facendo festa. Questo fratello si rifiuta di fare

festa! Il percepire il Padre come un padrone, percepire Dio come qualcuno a cui
bisogna solo obbedire e che non condivide invece tutto. Figlio, quello che era mio,

era tuo; no! Il non capire questo, il rifiutarsi alla logica dellamore gratuito del

Padre, questo vuol dire, in realt, rifiutarsi alla gioia, rifiutarsi alla festa, vuol dire
condannarsi ad una vita di tristezza, a una vita da servo e talmente triste che non

entri neanche in casa nel momento in cui stanno facendo festa. Il suo rifiuto di

entrare non solo il rifiuto di incontrarsi con il fratello, perch non lo vuole
perdonare, ma il rifiuto di fare festa!

E il rifiuto di entrare nella gioia! E allora il padre esce di casa e va incontro al figlio.

Questo padre non si stanca mai! Non solo va incontro al figlio minore, ma
va perfino incontro al figlio maggiore. Questo padre che non smette mai di
essere padre, che ne ha persi due di figli, anche se uno lha perso dentro casa,

come la dramma. Ne ha persi due dei figli, ma va in cerca di tutti e due! E se quello
gli ha detto: questo tuo figlio! Lui gli dice: questo tuo fratello! E lo invita a entrare!

E linvito alla gioia che aiuta a uscire da s, a fare festa e non a fare festa con gli
amici e con il capretto, ma a fare festa per il ritorno dellaltro. E il volto del

padre che si manifesta anche al figlio maggiore, un volto damore, che


un amore senza pretese, capace solo di dare e di dare a chi se ne andato

e anche a chi rimasto dentro casa; di dare a chi ritorna e a chi non

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capace di ritornare, perch non capace di entrare, a chi si lascia


perdonare e a chi, invece, non capace di perdonare. Questo lamore del
padre.

La parabola finisce con la rivelazione di questo amore, davanti al quale la parabola


non ci dice che cosa fa il figlio maggiore. Noi non sappiamo se il figlio maggiore ha
finalmente capito lamore del padre ed entrato dentro casa. Non sappiamo se
questo figlio maggiore si lasciato anche lui perdonare ed ha perdonato. Non

sappiamo se questo figlio maggiore stato capace di essere figlio e di riconoscere


il padre come padre. Non sappiamo se ha voluto fare festa anche lui. La parabola si

ferma qui e ci fermiamo qui anche noi. La parabola non lo dice, perch adesso
bisogna che ognuno di noi faccia terminare la parabola come lui vuole Adesso
bisogna che ognuno di noi faccia finire la parabola, decidendo come figlio maggiore
che cosa fare, se entrare dentro casa oppure no! Perch, che il figlio minore torni,

non c problema; che noi come figli minori torniamo, questo successo tante
volte! Adesso, la domanda che ci pone la parabola : ma tu, come figlio

maggiore, tu cos perbene, tu che ti sei perso rimanendo dentro casa, tu

adesso che fai? Accetti di perdonare tuo fratello? Accetti di essere


perdonato nel tuo non aver voluto perdonare? Accetti questo volto del

Padre che fa festa per tuo fratello? E accetti di fare festa anche tu?
Insomma: accetti lamore gratuito? A noi tocca di rispondere e di decidere

se entrare. Abbiamo il resto della Quaresima per pensarci! E decidere se a Pasqua


vogliamo entrare dentro casa a fare festa!

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La peccatrice ai piedi
di Ges e il nostro
perbenismo
Liturgia del giorno
Colore liturgico:

Verde

Lc 7,36-8,3

Dal Vangelo secondo


Luca

Lc 7,36-8,3In quel
tempo, uno dei farisei
invit Ges a
mangiare...
Liturgia delle ore

Primi Vespri
Compieta dopo i Primi
Vespri
Invitatorio
Ufficio delle letture
Lodi mattutine
Ora
media
Secondi Vespri
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SALASTAMPA

11.06.2016
Ai Partecipanti al Convegno
per Persone Disabili, promosso
dalla Conferenza Episcopale
Italiana (11 giugno 2016)
11.06.2016
Ai Partecipanti alla Scuola
estiva di Astronomia della
Specola Vaticana (11 giugno
2016)
10.06.2016
Alla Delegazione del Direttivo
della Comunione Mondiale
delle Chiese Riformate (10
giugno 2016)
10.06.2016
Silenzio sonoro (10 giugno
2016)

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