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I testi che seguono sono tratti dal CD-ROM IL SEICENTO Guida Multimediale della

civilt europea a cura di Umberto Eco, Milano, Opera Multimedia, 1995.


Il romanzo italiano
Genere enciclopedico e moderno, il romanzo italiano secentesco non viene codificato da
una sistemazione teorica che ne limiti la capacit espressiva. Vera e propria "macchina
stupenda", esso sperimenta la pura logica narrativa e lintrospezione psicologica,
orientandosi alle nostalgie eroico-cavalleresche o prospettando una letteratura
"borghese".
Geografia e storia del romanzo italiano secentesco
Cronologicamente collocato tra il 1625 e il 1670 circa, il romanzo italiano risente
dellinfluenza dei modelli europei, spagnoli e francesi in particolare.
Numerose risultano le traduzioni, tra cui assai fortunate risultano quelle di Alexander
Barclay e di Jean-Pierre Camus.
Non si pu comprendere la peculiarit del genere solo pensando a filiazioni dirette,
magari divise tra una Genova iberica e una Venezia gallicana.
Senza dubbio Venezia appare inizialmente il centro pi vivo di produzione e diffusione,
anche per latmosfera spregiudicata del contesto sociale e letterario, egregiamente
rappresentata dallAccademia degli Incogniti.
Anatomie romanzesche
La guerra e lamore sono i nuclei intorno ai quali si elaborano le situazioni
romanzesche, assecondando lesperienza viva dei lettori. Lanalisi della ragion di stato e
della logica del potere avvince chi abituato a seguire le vicende storiche
contemporanee, fornendo una lettura psicologica e sfumata delle personalit dei potenti.
Lispirazione politica caratterizza la produzione dellIncognito "virtuoso" e "prudente"
Giovan Francesco Biondi, che conosce uno straordinario successo con lEromena,
romanzo cortigiano di buone maniere e trasgressioni delittuose.
La natura analitica dello storico si compiace nel presentare la trama "al rallentatore",
facilitando lidentificazione da parte del lettore che respira atmosfere psicologiche
appassionate.
Pi decisamente orientato verso la patologia morale, il medico Francesco Pona narra di
omicidi, infanticidi, stupri, con gusto necrofilo di una certa efficacia, anche se del tutto
frammentario.
Non risulta facile accordare analisi delle passioni e coerenza narrativa; la microscopia
psicologica impedisce spesso lo svolgersi dellazione, la quale non tollera troppi indugi.
Essa prevale nellaffastellato ritmo del Cavalier perduto di Pace Pasini, fondato sulla
logica combinatoria della metafora analogica in base alla quale le relazioni pi o meno
casuali tra i personaggi muovono il racconto: entrano in gioco la ricerca didentit del
protagonista e linseguimento di unimmagine di cavaliere amante, amico, nemico da
parte di una serie di interlocutori delleroe.
Lesercizio analitico caratterizza invece la produzione di Ferrante Pallavicino, pi noto
forse per la vita trasgressiva e sfortunata che per limpegno letterario nel conciliare
storia e invenzione.

La "scienza del cuore", requisito fondamentale del romanziere secondo Fontenelle,


manca allo storico Maiolino Bisaccioni, al quale non sembra possibile svelare i segreti
della verit politica. Alla fine non pare che la vocazione fisiognomica sviluppi la
dimensione psicologica del romanzo italiano che tende pi alla caricatura che al
carattere, almeno nei risultati.
Luomo non che "un giuoco di fortuna"
Accanto allofficina veneziana, si colloca la produzione degli scrittori genovesi, attenti
elaboratori della logica dellazione.
LIstoria spagnola di Anton Giulio Brignole Sale sviluppa coerentemente una vicenda
complicata damore eroico senza appesantire con inutili digressioni il ritmo agile e
snello del racconto. Lo stile piuttosto elegante testimonia la volont letteraria
dellautore, che trascrive la sensibilit stilizzata dellambiente aristocratico. Propende
per la casistica sentimentale nella Stratonica Luca Assarino che valorizza la sua
pensosit disincantata nei Giuochi di fortuna, un viaggio rocambolesco di meditazione
sulla relativit dellesistenza umana.
Il pi illustre rappresentante del romanzo italiano secentesco il genovese Giovanni
Ambrogio Marini. Il suo Calloandro realizza pienamente laspirazione totalizzante del
genere: ripropone la tradizione cavalleresca distesa in una complessa struttura narrativa
concepita secondo la legge del parallelismo simmetrico; suscita fantasticherie evasive
tra eroismo e patetico, moltiplicate allinfinito dal gioco illusionistico delle
duplicazioni; difende la libert come caratteristica peculiare dellinvenzione. Lamore
che odio e gelosia muove le figure femminili, la ragione di stato limpedimento
avanzato dagli uomini, i quali alla fine si riscattano sposando le eroine.
Nel ritrarre il sentimento il Marini semplifica e teatralizza lavventura nel labirinto
interiore. Ogni aspetto della vita appare "strano", ma non per questo va analizzato;
conviene piuttosto assecondare la paradossalit dellesistenza casuale, intricata, incerta
anche nelle questioni didentit: i personaggi si assomigliano tutti, non mostrano vero
spessore psicologico. La poetica dellirrealt coinvolge societ, storia, etica nella
vertigine dellillusione barocca. La serialit provoca un effetto di solitudine, ma
Calloandro non sa soffrire neppure quando dubita sulla propria identit: anche questo un
gioco funzionale alla trama, costruito con antitesi ed ossimori.
La propaganda dellazione appare anche nella variante religiosa del romanzo: per
Poliziano Mancini si tratta di evangelizzare il barbaro Oriente con la violenza
imperialistica della ragione politico-militare; dal pubblico al privato muove la vicenda
di Bernardo Morando, tra protestanti inglesi, musulmani del Mediterraneo e cattolici
inclini a mercanteggiare le proprie convinzioni per poi ripiegare in ritirate meditazioni.
E la versione mondanamente melodrammatica della spiritualit secentesca, pi
lacrimosa che filosofica.
La vocazione mondana
Prodotto di mercato, il romanzo italiano secentesco sfrutta abilmente i vantaggi impliciti
nella censura: la curiosit del lettore attirata dal proibito, per cui conviene aspirare ad
essere colpiti dallInquisizione, si legge nellAnima di Ferrante Pallavicino. Bisogna
persuadere il pubblico a comprare e leggere, e dopo la met del secolo il successo
investe il romanzo di costume. Girolamo Brusoni ambienta la sua trilogia nel contesto
veneto, ritratto abbastanza realisticamente. Glisomiro rappresenta linquieto
smarrimento delluomo secentesco, senza proporsi come eroe romanzesco sempre
uguale a se stesso al modo di Calloandro. Partecipa alla guerra dei Trentanni col
generale Wallenstein, e "conversa" con gli amici veneziani sulla sua esperienza di vita

trasformando lazione in evento, la storia in cronaca, letica dellonore in rispettabilit


chiacchierata e provinciale.
Sullo sfondo risalta Venezia, la pianura e le cittadine padane, i canali, le ville, la
gondola, il carrozzino, la "peota".
Senza dubbio il romanzo del quotidiano rappresenta la novit pi interessante del
secondo Seicento. Anacronistico pare il tentativo dellaristocratico Giuseppe Artale,
concettista nostalgico, illustre spadaccino sanguinario e affossatore delleroismo
cavalleresco.
Dal punto di vista della struttura narrativa il romanzo italiano viene decostruito da
Francesco Fulvio Frugoni il quale nel suo Cane di Diogene moltiplica mostruosamente
lo spazio delle digressioni, comunicando un senso di soffocamento dellimpulso
creativo.
Nellultimo trentennio del secolo lestenuarsi dellinvenzione viene testimoniata dalla
massiccia presenza di traduzioni, come pure dalla produzione proteiforme di Gregorio
Leti, aperto allEuropa e teorico del valore educativo del "viaggio". Il movimento
dellazione narrata sembra non soddisfare del tutto il pubblico che vuole provare
davvero a cambiare la scena dellesistenza: la rivoluzione scientifica e filosofica filtra
per lo meno come abito mentale di accoglimento del reale. Lesperienza del mondo
significa anche straniamento e critica: Giovan Paolo Marana esplora con spirito di
tolleranza le contraddizioni della societ occidentale. Il limite provincialistico di
Girolamo Brusoni e della narrativa italiana secentesca sembra aprirsi a prospettive
europee.
Qui sembra di cogliere unorigine romanzesca dellilluminismo settecentesco.
Bibliografia essenziale
M. Capucci, "Introduzione" a I romanzieri del Seicento, a cura di M. Capucci, Torino,
UTET 1974
A. Asor Rosa, "La narrativa italiana del Seicento", in Letteratura italiana, vol. III/2: Le
forme del testo. La prosa, a cura di A. Asor Rosa, Torino, Einaudi 1984, pp. 630-45
E. Raimondi - A. Battistini, Le figure della retorica. Una storia letteraria italiana, Torino,
Einaudi 1990
Romanzo spagnolo
Il romanzo spagnolo vive nel Seicento il momento di massimo fulgore. Nel quadro
dellevoluzione del romanzo picaresco e della novella cortesana, a fronte del testo
fondamentale e illuminante del Don Chisciotte cervantino (trattato in un altro libro)
stanno altri due celebri classici: la Vida del Buscn (Il trafficone o Il pitocco), di
Francisco de Quevedo e Il criticone, di Baltasar Gracin.
Il declino del romanzo picaresco
Nel "secolo doro", la prosa narrativa deve sottomettersi a una rigida precettistica di
stampo aristotelico che, se in certe espressioni estreme giunge al punto di metterne in
discussione il diritto di esistenza, in generale la obbliga a perseguire un fine morale ed
esclude cos una narrativa di mero divertimento.
I lettori secenteschi, daltro canto, divengono via via pi esigenti, sia dal punto di vista
quantitativo, sia da quello della qualit.
Nel XVII secolo, inoltre, si assiste in Spagna a una forte urbanizzazione, a seguito della
quale si forma una classe media che si presenta, per molti aspetti, simile a quella
borghesia che sta lentamente affermandosi in altri paesi europei.

Il pubblico urbano, che spesso lo stesso che assiste estasiato alle brillanti commedie di
Lope de Vega, avido di storie avventurose, complicate e galanti che gli consentano di
trascendere una piatta e monotona quotidianit, stuzzicando magari un certo desiderio di
ascesa sociale.
Schiacciato sotto il peso dellangusto aristotelismo dianzi ricordato (che gli impone, fra
laltro, una nozione di verosimiglianza la quale implica necessariamente una visione
selettiva e castigata della realt), il romanzo picaresco condannato a un graduale, ma
inevitabile, declino.
Del resto, una societ come quella della Spagna secentesca, che si va sempre pi
ripiegando in un conformismo benpensante, non avrebbe pi potuto apprezzare la
crudezza, le stramberie ed il pessimismo di fondo del genere picaresco pi autentico.
In un paese in cui ogni gloria ed ogni speranza sta oramai tramontando, il pubblico sente
lesigenza di rifugiarsi in una letteratura pi rassicurante, in grado di fornire certezze e
consolazione.
Il trafficone di Quevedo
Nellambito del genere picaresco, la Vida del Buscn (conosciuta anche come Il
trafficone o Il pitocco) occupa un posto particolare. Quevedo la scrive intorno ai ventitr
anni e in seguito non produrr altre prose del genere.
Il picaro protagonista narra in prima persona la sua vita, partendo dalla sua nascita a
Segovia. Figlio di un barbiere ladro e di una madre mezzana e fattucchiera, egli descrive
in modo vivido e colorito i suoi studi (compiuti prima presso un terribile precettore, poi
allUniversit di Alcal), lamicizia con Don Diego (da cui dovr poi separarsi), la
cattiveria sadica dei suoi compagni, la furfantesca esperienza madrilena, lamicizia con
Don Toribio, i due tentativi di matrimonio falliti, lavventura con la troupe di comici e,
infine, la partenza da Siviglia per lAmerica in cerca di un domani pi sereno.
Pur scrivendo un romanzo picaresco, Quevedo non vi inserisce sostanzialmente quella
critica sociale che, per contro, aveva raggiunto toni rabbiosi e sdegnati nei romanzi del
secolo precedente (soprattutto nel Lazarillo de Torms). Invero, Quevedo in questopera
si limita a canzonare in qualche caso i reietti e gli umili, e rifugge totalmente da
problematiche complesse o compromettenti.
La Vida del Buscn soprattutto un gioco intellettualistico, un capolavoro di vivacit
creativa e di grazia verbale; pi che una generosa rappresentazione della realt, esso
una sequela di virtuosismi concettuali e di castelli intellettuali di metafore e di iperboli;
il lettore non pu fare a meno di partecipare a tanto mirabolante festa dellingegno, in
cui personaggi e situazioni vengono anatomizzati e ricomposti secondo una logica
inusuale e sconcertante, ma precisa e rigorosa.
Il Criticone di Gracin
Il criticone di Baltasar Gracin senza dubbio la sua opera di pi ampio respiro. Il
coltissimo gesuita intende comporre un libro che offra agli uomini una solida guida
morale, mostrando, fra laltro, i pericoli che li minacciano, le virt che li proteggono e
la possibilit effettiva che si prospetta loro di conseguire la felicit.
Disingannato conoscitore della miseria umana, Gracin aspira a migliorare con i suoi
scritti il carattere ed i costumi dei contemporanei: tutte le sue opere, infatti, abbondano
di sentenze, consigli ed alti modelli degni di essere imitati (si veda in particolare il suo
Oracolo manuale e arte di prudenza).
Il criticone, romanzo simbolico di ispirazione araba, si compone di tre parti (cui
corrispondono le tre et della vita umana) ed una vera e propria epopea dellesistenza.

Nella prima parte dellopera, Critilo (luomo saggio), che ha fatto naufragio presso le
coste di S. Elena, salvato da un giovanissimo selvaggio cui dar il nome di Andrenio
(luomo naturale). Critilo gli insegna a parlare e gli fornisce uneducazione completa. Si
recano poi in Spagna, ove Andrenio si lascia trasportare dagli istinti e viene tosto
corretto dalla razionalit del suo mentore: a Madrid, infatti, lastuta Falsirena inganna
Andrenio e Critilo lo cautela contro la malizia delle donne.
Nella seconda parte del romanzo, i due protagonisti salgono sul monte dellet matura,
abitato da uomini riflessivi e studiosi con i quali si intrattengono piacevolmente. Si
dirigono quindi verso la Francia, ove incontrano la ninfa delle Belle Arti e della
Letteratura, il che offre una valida occasione per dare un giudizio (peraltro equilibrato)
sui maggiori scrittori spagnoli contemporanei. Dopo aver criticato gli ipocriti, essi
vanno poi alla casa dei folli, nella quale vedono rappresentata tutta quanta lumanit.
Nella terza ed ultima parte del romanzo, i due si recano a Roma, dove osservano la ruota
del tempo, la fragilit della vita umana e la morte. Raggiungono infine lisola
dellimmortalit, cui si pu pervenire soltanto attraverso il sentiero della virt e del
valore. Come sempre, anche in questopera lo stile di Gracin si presenta agile, preciso,
tagliente e denso di concetti e di immagini.
Altri esempi del genere picaresco
Di fatto, il genere picaresco resta ampiamente coltivato durante tutto il Seicento, anche
se, come si detto dianzi, seguendo precetti e modelli assai diversi da quelli del secolo
precedente.
Francisco Lpez de Ubeda scrive La picara Giustina, un romanzo che pone (abbastanza
arditamente, invero) al centro di una vicenda tipicamente picaresca una protagonista
femminile.
Nellopera, del tutto priva di rivendicazioni sociali, lautore lascia fluire la propria
svagata e brillante immaginazione.
Una posizione del tutto particolare nella letteratura picaresca occupa poi La figlia di
Celestina del novellista e commediografo Alonso Jernimo Salas Barbadillo; in effetti,
la personalit della protagonista, Elena, si distacca nettamente da quella consueta
delleroe picaresco: mentre questo visto come martire di una societ ingiusta, la figlia
di Celestina si mostra baldanzosa, aggressiva e, quando necessario, implacabile fino
allomicidio.
Pi che da quei miseri avanzi sociali che sono i picari, personaggi di tal sorta
discendono, pi o meno direttamente, dalla terribile maliarda Celestina, indimenticabile
protagonista dellomonima, celeberrima, commedia cinquecentesca.
Lopera secentesca pi vicina allo spirito picaresco autentico , comunque, la seconda
parte del Lazarillo di Juan de Luna.
Il protagonista del racconto ne possiede tutti i requisiti necessari: un fantoccio sbalzato
qua e l da un destino infausto e spietato.
La novella cortesana
Mentre le autobiografie degli avventurieri del secolo (quali, per esempio, Jernimo de
Pasamonte, Alonso de Contreras e Diego Duque de Estrada) risentono fortemente
dellinflusso del romanzo picaresco, la novella cortesana, invece, nella maggior parte
dei casi se ne distacca in maniera decisa.
Materia di questo genere narrativo, infatti, non sono soltanto le rocambolesche
avventure di poveri reietti, ma altres storie damore, dorrore e di sangue; inoltre, esse
sono destinate ad un pubblico scelto cui gli scrittori intendono offrire unimmagine
positiva e idealizzata del divenire sociale contemporaneo.

Antonio de Eslava, Juan de Pina e Mara de Zayas y Sotomayor, sempre ispirandosi ai


grandi novellieri italiani e spagnoli dei secoli precedenti, sono gli autori che
compongono le prose pi convincenti ed originali; oltre ad una certa aristocraticit di
fondo, peculiarit comuni a molte di queste agili narrazioni sono una gioiosa minuzia
descrittiva, unaggraziata leggerezza di tono ed un impegno morale mai rigido o
pedante.
Bibliografia essenziale
F. de Quevedo, Il trafficone, trad. it. a cura di M. G. Profeti, Milano, Rizzoli 1990
B. Gracin, Oracolo manuale e arte di prudenza, a cura di A. Gasparetti, Milano, TEA
1991
Letteratura inglese della Restaurazione
Nellet della Restaurazione inglese (1660-1700) si impone, in campo letterario, il genio
di John Dryden, poeta cesareo, saggista raffinato e autore drammatico di successo. Ma
alla corte di Carlo II si distinguono anche, per i loro atteggiamenti libertini, i poeti John
Wilmot e Charles Sedley. La satira, in cui eccelle Dryden, trova altri maestri in John
Oldham, Samuel Butler e Charles Cotton, mentre la narrativa e il romanzo fanno le
prime prove nelle opere di Aphra Behn e di John Bunyan.
La Restaurazione inglese
Dopo la morte di Cromwell, la restaurazione della monarchia in Inghilterra sembra
essere lunico modo di garantire la stabilit politica, purch venga rispettata la libert di
culto e i poteri del re siano bilanciati dalle prerogative parlamentari.
Carlo II, invece, sceglie la via dellassolutismo, combattendo insieme il Parlamento e
lestremismo puritano. La situazione peggiora con Giacomo II che tenta di ripristinare il
cattolicesimo come religione di stato, inimicandosi i protestanti, che lo depongono e
chiamano al trono Guglielmo III dOrange.
Quello della Restaurazione dunque un periodo di grande fermento religioso, che vede
fronteggiarsi cattolici, anglicani e puritani. Anche i letterati prendono parte attiva nello
scontro, schierandosi, nelle loro opere, a favore delluno o dellaltro partito.
I poeti di corte
I poeti di cui si circonda Carlo II sono i successori di quei poeti cavalieri rimasti sempre
fedeli alla causa monarchica, magari in un forzato esilio al di l della Manica. Educati a
un gusto e a un costume raffinati, essi contribuiscono a creare a corte un clima di
spregiudicato edonismo, che intende contrapporsi al rigorismo puritano.
Libertini impenitenti, John Wilmot, conte di Rochester, e sir Charles Sedley sono nobili
cortigiani che compongono per diletto. La loro poesia erotica ha accenti licenziosi e
lascivi, celebra lamore dei sensi in versi aggraziati e musicali.
John Dryden
Anche John Dryden un sostenitore convinto della monarchia, il cui ritorno coincide
per lui con il ritorno della giustizia e della stabilit. Nominato poeta cesareo, la sua
satira sferzante colpisce tutti i nemici della monarchia, bollati come eversori dellordine
costituito. Dryden stato spesso accusato di opportunismo perch, dopo aver sostenuto
la necessit di aderire alla chiesa anglicana, cui si appoggiava Carlo II, con lascesa al
trono del cattolico Giacomo II si converte al cattolicesimo e si impegna nella sua difesa
nel poemetto La cerva e la pantera.

In realt il problema religioso per Dryden secondario: quello che pi gli importa la
difesa dellautorit, la sola in grado di garantire i valori di ordine, decocoro, armonia,
che, per Dryden, reggono la societ e, secondo la sua concezione classicistica, anche la
poesia.
Dryden sa adattarsi alle mode letterarie del suo tempo: insuperabile nella poesia
doccasione, capace di trattare con abilit i soggetti pi diversi, passando dal tono
malinconico dellelegia a quello pacato ma vigoroso dellencomio, come nel caso dei
versi celebrativi in onore dellamico William Congreve.
Dryden fornisce inoltre prove convincenti nei due generi teatrali pi seguiti dal pubblico
nellet della Restaurazione: la commedia di costume con il Matrimonio alla moda e il
dramma eroico, nel quale si serve con grande maestria dello strumento metrico da lui
pi amato e perfezionato, ossia il distico rimato.
Lopera di Dryden accompagnata da una costante riflessione critica sullarte,
sollecitata dalle questioni di volta in volta poste dalla sua produzione letteraria: i suoi
drammi e le sue traduzioni sono spesso introdotte da prefazioni che discutono la natura
e i problemi principali sollevati dal genere in oggetto.
Il genere in cui Dryden consegue, tuttavia, i suoi migliori risultati la satira, di cui
conosce tutte le sfumature e i registri, dallironia al sarcasmo, dalla burla allinvettiva.
Ad essa fa ricorso, di volta in volta, contro i nemici della monarchia o contro i poeti
rivali.
Gli altri poeti satirici
Ma nellambito della satira non vanno trascurati il talento geniale, nella scia di
Cervantes e Rabelais, di Samuel Butler, creatore di Hudibras; il motteggio acre e
beffardo di Oldham; lamaro pessimismo di Rochester cui si deve la Satira contro il
genere umano.
John Bunyan e la tradizione puritana
La letteratura della Restaurazione non si esaurisce comunque nella cerchia dei
"beglingegni" della corte di Carlo II. La tradizione puritana, per quanto messa in
secondo piano e ostacolata dalla cultura ufficiale, non viene soffocata e anzi produce
alcuni dei suoi frutti migliori nellopera di Bunyan.
La vita stessa di Bunyan, predicatore battista, costretto a passare dodici anni in prigione,
mostra qual il trattamento riservato dallo stato agli oppositori. Tuttavia lo spirito di
Bunyan esce rafforzato da questa esperienza, ed egli pu pubblicare le sue opere di
argomento religioso, che aprono la strada agli sviluppi del romanzo inglese.
Il destino finale delluomo oggetto delle opere di Bunyan, che nel Viaggio del
pellegrino descrive allegoricamente il cammino del cristiano verso la salvezza, mentre
ne La vita e la morte di messer Malvagio rappresenta con immediatezza anche
maggiore, e senza pi ricorrere allallegoria, il percorso inverso del malvagio verso la
dannazione.
La prosa del capolavoro di Bunyan, Il viaggio del pellegrino, si rif, per la vivacit del
linguaggio e per la concretezza delle immagini, allo stile della Bibbia e soprattutto a
quello dei sermoni popolari che, dovendo trasmettere ardui concetti teologici a gente
semplice, si servono di una tecnica che Bunyan, in quanto predicatore, padroneggia alla
perfezione.
Altri prosatori della Restaurazione
La tendenza verso la semplificazione e la chiarezza espressiva condivisa anche da altri
prosatori del periodo della Restaurazione che pure praticano generi molto diversi, come

Temple che nella sua produzione saggistica, pubblicata in varie Miscellanee, tende a una
stilizzazione urbana e raffinata, oppure John Evelyn e Samuel Pepys che nei loro diari ci
presentano uno spaccato interessante della societ contemporanea.
Bibliografia essenziale
B. Dobre, John Dryden, Londra, Longmans-Green 1956
R. F. Jones, The Seventeenth Century. Studies in the History of English Thought and
Literature from Bacon to Pope, Stanford (California)-Londra, Stanford University
Press-Oxford University Press, 1951
Il romanzo francese
Conclusasi lepoca sanguinosa e inquieta delle guerre di religione, la produzione di
romanzi aumenta: nel periodo compreso fra il 1600 ed il 1660, vengono pubblicati
infatti dai cinque ai sei romanzi allanno, e ci non poco se si considera che solo
unesigua minoranza di persone era alfabetizzata. I grandi autori del romanzo francese
secentesco, Honor dUrf, Madeleine de Scudry, Paul Scarron, Charles Sorel e
soprattutto M. me de La Fayette occupano, nella letteratura occidentale, un posto
tuttaltro che secondario e possono, in fondo, essere considerati dei "classici".
Honor dUrf
Honor dUrf, accorto diplomatico, raffinatissimo dilettante della scrittura e moralista
stoico-platonico, scrisse il romanzo pastorale pi celebre, vasto e riuscito del secolo:
lAstrea, il cui nucleo narrativo costituito dagli amori del pastore Cladon e della
pastorella Astrea; solo dopo mille e mille avventurose peripezie, e altrettante
interminabili digressioni, tuttavia, i due protagonisti potranno coronare il loro idillio,
trovando la tanto sospirata felicit.
LAstrea, situata cronologicamente in un remoto e poco credibile V secolo d. C. ,
ambientata nel Forez (paese dorigine di dUrf) e presenta numerosi riferimenti alla
biografia dellautore ed alla societ dellepoca.
Ai dissoluti e materiali costumi dellaristocrazia cortigiana, lAstrea veniva a
contrapporre un ideale amoroso naturale, puro e fondato sulla fedelt.
Limpido, musicale e mai troppo affettato, lo stile di dUrf conquista molti estimatori
nei salotti preziosi ove, tuttavia, si porteranno sovente alleccesso certe sue tendenze e
maniere.
Di fatto, linflusso di questopera sul romanzo (non solo pastorale e galante, ma anche
storico, eroico e psicologico) e sul teatro del Seicento europeo enorme.
Madeleine de Scudry
Di Madeleine de Scudry, scrittrice fecondissima e animatrice di uno dei salotti pi
vivaci della Parigi preziosa, si possono ricordare tre romanzi: Ibrahim, Ciro e Clelia.
Ibrahim lavventurosa storia di un gentiluomo di Genova che riesce a diventare un
gran Visir del Sultano di Turchia; in esso, lamore riesce sempre ad avere la meglio su
conflitti di passioni e gelosie.
Ciro un testo di dimensioni mastodontiche (ben dieci tomi) in cui sono narrati gli
amori e le gesta di Ciro, il celebre conquistatore persiano del IV secolo a. C. .
Lampio intreccio di Clelia (anchesso in dieci tomi) ambientato in uninattendibile
Roma dei Re; esso imperniato sulla vicenda di una fanciulla che, data in ostaggio agli
Etruschi, diviene lamante appassionata del figlio del re Porsenna.
La de Scudry utilizza la storia antica come pretesto per ritrarre i personaggi pi in vista
del suo tempo e gli abituali frequentatori del suo salotto: anche per questo motivo,

naturalmente, i suoi romanzi diventano tra i libri pi letti ed apprezzati da quel


sceltissimo pubblico.
Dai romanzi della de Scudry traspare unimmagine idealizzata e un po leziosa della
migliore societ francese sotto il regno di Luigi XIII; seppure espressi in uno stile
artificioso, monotono e, a lungo andare, stucchevole, questi monumenti del preziosismo
hanno il fascino del grandioso e contengono, inoltre, alcune sottili analisi caratteriali.
La principessa di Clves di Marie Madeleine de La Fayette
Sostenere che La principessa di Clves di Marie Madeleine de La Fayette precorre per
molti versi il romanzo di introspezione moderno non significa necessariamente prendere
un abbaglio o fare della vuota retorica encomiastica.
In effetti, il libro, che il pi celebre di questa scrittrice colta e sensibile, pur essendo
ancora saldamente vincolato alle consuetudini estetiche e sociali, al gusto ed alle
tecniche del Seicento, si presenta non solo di una essenzialit allora piuttosto insolita,
ma anche di una profondit psicologica tuttaltro che consueta.
La principessa di Clves, pur adottando come quadro storico di fondo i regni di Enrico
II e di Francesco II (XVI secolo), vuole dare unimmagine critica e disvelante della
corte di Luigi XIV, che la La Fayette conosceva fin nelle sue pieghe pi recondite. Alla
corte di Enrico II, la signorina di Chartres (che diverr poi la principessa di Clves)
colpisce tutti per la sua bellezza soave e discreta. Il giovane principe di Clves si lascia
ben presto conquistare dal suo fascino e riesce ad ottenerne la mano, per quanto la
fanciulla non provi nei suoi confronti sentimenti forti. Durante un ballo, ella conosce
poi il duca di Nemours, che se ne innamora perdutamente; quantunque sia in procinto di
sposare la figlia del re, egli tenta di conquistare la bellissima principessa, ma si vede da
lei opporre una sia pur interiormente contrastata resistenza. La protagonista decide
quindi di confessare questa divorante passione al marito che, pur prestando fede alla sua
innocenza, muore consumato dalla gelosia. Nemours torna allora allattacco, ma la
donna, dopo avergli confessato che lo ama, ma che la sua coscienza le impedisce di
sposarlo, lo respinge per ritirarsi in convento.
Incapace tanto di conoscere se stessa, di penetrare cio nella propria interiorit, quanto
di vivere in una corte ipocrita ove rivalit e foschi intrighi sono allordine del giorno, la
principessa di Clves, personalit tormentata e inquieta, pone costantemente lonore al
di sopra di ogni altro valore.
Ella ha una forza interiore degna di uneroina del teatro di Corneille; solo grazie ad essa,
pur essendo torturata dalla passione amorosa, riuscir a non cederle.
Attenta lettrice di Descartes, di Pascal e di La Rochefoucauld (per molti anni suo
platonico amante), la La Fayette nelle sue narrazioni (tra le quali La principessa di
Montpensier e Zayde) fuse abilmente la lezione dei grandi moralisti del Seicento con la
cospicua eredit culturale di un preziosismo che, dopo essere stato alla ribalta per un
buon mezzo secolo, cominciava allora a declinare. In un linguaggio ancora
squisitamente prezioso, la scrittrice seziona lanima dei suoi personaggi con
unattenzione gi moderna alle ineffabili fluttuazioni della coscienza.
Paul Scarron e Charles Sorel
Paul Scarron, scrittore mordace e satirico implacabile, merita un posto di riguardo nella
storia letteraria del secolo non solo per quel capolavoro di realismo acre e disilluso che
il Romanzo comico, ma anche per la cospicua produzione di versi burleschi.
Pur non approfondendo lo scandaglio interiore dei suoi bizzarri personaggi, egli offre al
lettore unimmagine grottesca e corposa di quella realt popolana ed umile che sempre
descrive con piglio suggestivo e divertito nelle sue prose.

Anche Charles Sorel mira a ritrarre in modo realistico e scanzonato il mondo che lo
circonda e lo diverte. Egli non si limita a prendere una direzione antitetica, rispetto al
gusto sopraffino diffuso, nel delineare i suoi soggetti, ma intende altres mettere in burla
le convenzioni sentimentali e le risonanti ampollosit del romanzo pastorale.
Nel Pastore stravagante, romanzo di sapore chisciottesco, Sorel schizza unimmagine
spiritosa della distanza sussistente fra il mondo ideale del pastore protagonista e la dura
realt quotidiana di una Francia paesana.
Nella Vera storia comica di Francion, narrazione picaresca fortemente autobiografica, la
societ parigina viene radiografata nella sua globalit, in maniera acuta, disincantata e
senza troppi scrupoli.
Bibliografia
G. Giorgi, "LAstre" di dUrf tra Barocco e Classicismo, Firenze, 1974
G. Macchia, La letteratura francese dal Rinascimento al Classicismo, ed. con
bibliografia aggiornata, Milano, RCS Rizzoli 1992, pp. 125-45 e 442-56
A. Guiducci, "Il femminismo della camera blu e Madame de La Fayette", saggio
introduttivo a M. me de La Fayette, La principessa di Clves, Milano, Rizzoli 1986
Il romanzo tedesco
La multiforme, policroma e scenografica poetica barocca, sempre tesa a dipingere un
mondo in continuo, frenetico divenire, trova nel romanzo uno dei suoi generi letterari
favoriti. Grazie soprattutto alle traduzioni tedesche sia del colossale romanzo spagnoloportoghese Amadigi, sia della monumentale Astrea di Honor dUrf, sia ancora di Ciro
il Grande della Scudry, anche in Germania si diffonde il gusto per un romanzo in cui
siano presenti motivi pastorali, storici (o pseudostorici) ed eroico-galanti.
Il romanzo eroico-galante
Riallacciandosi ai temi del romanzo borghese, iniziato nel secolo precedente da Jrg
Wickram, Philipp von Zesen, intellettuale raffinato ed accademico, scrive nel 1645 la
Rosamunda adriatica, lacrimoso racconto degli infelici amori di un tedesco e di una
veneziana, separati dalla differente confessione religiosa.
Predominante risulta invece lelemento storico-politico nellErcole e Valisca (1659) di
Andreas Heinrich Buchholtz, rigoroso ministro luterano; questo ecclesiastico,
scrivendo, si pone come fini primari la purificazione dei costumi e ledificazione degli
animi. In concreto, le sue opere si presentano come un rapido succedersi di assassin,
battaglie e avventure di ogni sorta.
Il principe Anton Ulrich von Braunschweig ambienta i suoi due maggiori romanzi
sentimentali, Aramena (1669-73) e Ottavia romana (1677) in tanto remoti quanto
improbabili contesti storici. In essi dominano sentimenti violenti ed eroiche rinunce.
Daniel Casper von Lohenstein non soltanto il drammaturgo barocco celebratore di
unalta virt stoico-cristiana, ma anche lautore di ben quattromila pagine di un testo
rimasto incompiuto: Il magnanimo Arminio, poderoso romanzo epico (1689-90); in esso
Lohenstein intende esaltare le glorie passate del popolo germanico, cantando le gesta
ardimentose del condottiero Arminio che sconfisse le legioni romane di Varo. Lo stile di
Lohenstein, bench gonfio, pesante e traboccante di artifizi squisitamente barocchi, non
raggiunge tuttavia la pomposit enfatica di quello di Banisa lasiatica di Heinrich
Anselm von Ziegler und Klipphausen (1689).
Per comporre questampia avventura esotica lautore si serve non solo di svariati
documenti storici, ma anche di numerose relazioni di viaggio. I mille crimini, conflitti e

colpi di scena riscontrabili nellopera, che termina comunque con un insperato lieto fine
(le nozze dei due protagonisti), sono ambientati in una Birmania misteriosa e fantastica.
Grimmelshausen e il romanzo picaresco
I romanzi eroico-galanti e pastorali spagnoli e francesi, tuttavia, non sono le sole fonti di
ispirazione dei romanzieri tedeschi del Seicento; in molti casi, infatti, essi traggono
preziosi spunti anche dai romanzi picareschi spagnoli del secolo precedente, e in special
modo dal diffusissimo Lazarillo de Tormes, anonimo capolavoro del genere.
Dopo tanti idilli pastorali ed altrettante idealizzazioni storiche, materia principale delle
narrazioni diviene, cos, la totalit del reale, di frequente indagata con attitudine
spregiudicata, pessimistica e cinica. La societ viene rappresentata dal punto di vista del
picaro, personaggio astuto e (a volte) disonesto, che non perde occasione per
smascherarla, mostrandone i lati pi indecenti e sgradevoli. Prima di diventare scrittore
affermato e sindaco di Renchen, Hans Jakob Christoffel von Grimmelshausen deve
affrontare molte traversie e superare mille difficolt: la fuga dalla casa natale, la cattura
da parte dellesercito croato, prima, e di quello imperiale, poi, i lunghi e penosi anni di
vita militare durante la guerra dei Trentanni. Gran parte di queste forti esperienze
confluiscono nelle sue opere maggiori, rendendole pi che mai vicine ai mille volti della
vita. Solo pochi autori (come Boccaccio, Rabelais, Cervantes) avevano dato, prima di
lui, unimmagine altrettanto convincente delle contraddizioni e delle gioie
dellesistenza.
Tutta la vasta e poliedrica produzione di questo genio bizzarro e idealista prende
decisamente le distanze dallimmensa e ormai sclerotizzata produzione di romanzi
pastorali, galanti e davventura.
Lavventuroso Simplicissimus (1668-69) , nellambito delle prime prove del romanzo
occidentale moderno, uno dei libri pi riusciti e universali.
Linterminabile sottotitolo dellopera ben rivela le intenzioni dellautore: in maniera ad
un tempo piacevole ed utile (si rammenti che la tesi secondo cui "giovare e dilettare"
sono i fini della letteratura propria non solo di gran parte delle poetiche classiche e
rinascimentali, ma altres di molte fra quelle barocche), Grimmelshausen intende narrare
le avventure di un uomo che, dopo avere esplorato in lungo e in largo il mondo del suo
tempo e le sue molte realt, decide finalmente di ritirarsi per vivere nella pi completa
solitudine.
La sua vita in fondo si compendia in un viaggio. Simplicio, figlio di umilissimi
boscaioli dello Spessart, gettato fin dallinfanzia in una dimensione dolorosa e crudele.
Una soldataglia scatenata distrugge la sua capanna e lo costringe ad una repentina fuga
da casa. Viene poi raccolto da un eremita che si sforza di dargli una formazione
religiosa e di metterlo in guardia contro le insidie del mondo; dopo la sua morte, quindi,
il giovane forzato ad intraprendere un lungo viaggio nel "mondo alla rovescia",
violento ed impietoso, della guerra dei Trentanni. In questo grande teatro tragico egli
riveste i panni del paggio, del buffone, del brigante, della donna, del soldato, del
moschettiere, e poi ancora del brigante, del soldato ed infine del contadino. Nel corso
dei suoi viaggi, ha modo di visitare Parigi (ove si mette a fare il galante e busca il
vaiolo), Vienna e Mosca.
Nella continuatio (proseguimento) del romanzo, dopo un frenetico susseguirsi di
avventure, viaggi e sogni allegorici, Simplicio, a causa di un naufragio, viene sbalzato
su di unisola deserta, dove vivr come un autentico eremita, scrivendo un libro per
edificare i suoi contemporanei e preparandosi ad una buona morte.

Pi che un documento storico degli orrori della guerra dei Trentanni lampia narrazione
costituisce una descrizione intensamente partecipata di un mondo sempre incerto,
vacillante, cupo e caotico.
Leroe, che (come molti altri personaggi di Grimmelshausen) ha ereditato dal
protagonista del Lazarillo de Tormes una falsa ingenuit ed unastuzia disingannata e
cinica, illumina in maniera paradigmatica molte delle sfaccettature dellanima barocca:
un vorace ed esuberante desiderio di vita, unaspirare al contemptus mundi (disprezzo
del mondo) e alla rinuncia ascetica, un corposo naturalismo descrittivo ed una retorica
non aliena dal preziosismo e dalla pompa.
Probabilmente le parti pi attraenti dellopera sono quelle dedicate allambiente
militare, sempre descritto con un realismo genuino, senza remore o falsi pudori.
Nel carattere di Simplicio non si riscontrano soltanto i tratti dei picari spagnoli, ma si
nota altres una componente del tutto diversa: ingenuit generosa, quasi uninnata
inclinazione alla bont e alla giustizia che neppure il folle fluire di un mondo impazzito
riesce a soffocare. Il lungo e periglioso viaggio che Simplicio costretto ad
intraprendere non altro, per lui, che lo stimolo a ricercare la sua propria intima essenza
e valori nuovi su cui fondare una vita autentica. In realt, in tutto il romanzo, che segue
passo dopo passo il lento maturarsi della coscienza del protagonista, si avverte il sincero
impegno morale dellautore. Uno dei momenti pi interessanti , a questo riguardo, la
discesa di Simplicio al centro della terra attraverso il simbolico lago Mummel (senza
fondo); il re dei Silfidi, mediante discorsi ed ammonimenti filosofici e teologici, lo fa
meditare sul valore della vita eterna. A seguito di tale esperienza decisiva, leroe torna
profondamente cambiato al campicello dei suoi genitori, pronto a lasciare le vanit del
mondo per finire i suoi giorni nella serenit della sua isola solitaria.
Il suo itinerario, dopo una lunga, faticosa e spesso amara esperienza di vita, si conclude
cos nel porto rassicurante della morale.
Reuter, Schelmuffsky
Quantunque privo dellampio respiro dellepopea di Simplicio, anche lo Schelmuffsky
di Christian Reuter, scrittore "maledetto" dotato di forza satirica e freschezza rare, deve
essere considerato un capolavoro del genere avventuroso-picaresco.
Il protagonista di questo effervescente romanzetto un borghesucolo fanfarone che,
cercando di affermarsi a livello sociale, si compiace nel raccontare mirabolanti imprese
e invidiabili successi mondani; il suo narrare tuttavia cos intriso di assurdit e di
trivialit da far comprendere facilmente a chiunque che le sue avventure sono il mero
frutto di una bizzarra immaginazione.
Letto e apprezzato da molti romantici tedeschi, questo libro irrequieto e frizzante una
vera e propria messa in burla dei contenuti e delle forme del tipo di romanzo che
imperava ormai da un secolo in Germania, con la sua retorica sovrabbondante ed
artificiosa, col suo idealismo moraleggiante e convenzionale.
Si pu affermare che il realismo graffiante di questa operetta rovescia i capisaldi della
poetica barocca, rivelandola ormai impraticabile ed irrimediabilmente sorpassata.
Bibliografia essenziale
I. A. Chiusano, Storia della letteratura tedesca, vol. I, Milano, Fabbri 1969
L. Mittner, Storia della letteratura tedesca, vol. I/2: Dai primordi pagani allet barocca,
Torino, Einaudi 1977