Sei sulla pagina 1di 17

28

Divergenze parallele.
La nozione di testo
in Greimas e Lotman*
di Gianfranco Marrone

Generalmente si immaginano le posizioni teoriche di Greimas e Lotman in modo divergente, se non opposto, soprattutto per quel che riguarda loggetto principale di studio della ricerca semiotica: la testualit. Laddove Greimas insisterebbe soprattutto sulla dimensione interna
del testo, Lotman rifletterebbe su quella esterna, sulle funzioni testuali
nella cultura. Ma vedremo si tratta di una differenza di superficie,
del tutto apparente, poich la struttura interna del testo e quella esterna del meccanismo culturale sono per entrambi gli autori isomorfe.

1
Hors du texte point de salut!
La semiotica cosiddetta generativa, tenendo sullo sfondo la lezione
di Hjelmslev, concepisce la testualit come manifestazione empirica
di un discorso sottostante, come lunit per cos dire naturale dogni
significazione umana e sociale. A prescindere sia dalle sostanze dellespressione che esso adopera sia dalle interpretazioni che riceve. Cos,
nella riflessione di Algirdas J. Greimas il testo, di qualunque specie e
dimensione esso sia, costituisce loggetto della conoscenza semiotica,
oggetto di cui vanno spiegate le condizioni di possibilit, i requisiti
desistenza, le leggi di trasformazione. E ci per una ragione abbastanza evidente: soltanto i testi (e non i segni, i codici, i linguaggi...) sono
da considerare come griglie formali mediante cui gli uomini le socie* Tratto da G. Marrone, Linvenzione del testo, Laterza, Roma-Bari 2010, pp. 4166 (con tagli).

427

la competenza semiotica

t, le culture... accedono a un senso che per definizione li precede, e


che essi cercano di cogliere per dare a loro volta un qualche significato
alla propria esistenza fisica e culturale, sociale e politica. Compito della semiotica quello di ri-costruire la griglia testuale, nellaccezione
precipua di costruire di nuovo: portandola alla luce, ove essa fosse stata occultata o rimossa; esplicitandola, ove essa fosse invece implicita
e inconsapevole. Il testo va rilevato e costruito, ritrovato e prodotto,
inventato nel doppio senso che questo termine ha per lantica retorica (inventio come ritrovamento) e per la scienza moderna (invenzione
come creazione ex nihilo). E questo sia per il semiologo, alla ricerca
delle basi formali dogni significazione sociale e culturale, sia per qualsiasi soggetto (individuale e collettivo) alla ricerca dei propri percorsi
desistenza, ossia duna qualche identit.
In termini pi tecnici, il testo la punta di iceberg del cosiddetto
percorso generativo del senso, il luogo dove tale percorso, dotandosi
di una materia espressiva, assume una concretezza empirica e si manifesta, si rende comunicabile, conoscibile, contattabile. Ma a sua volta
il percorso generativo del senso non che la simulazione dei diversi
livelli di pertinenza il cui il senso si testualizza, si esprime mediante
una qualche specifica concrezione. Ogni significazione umana e sociale, cio, pu essere descritta dal semiologo e ancor prima pu essere
colta dai soggetti sociali a diversi livelli di pertinenza, pi o meno
astratti, pi o meno semplici: a livello per esempio di strutture molto
elementari, dove un pacchetto di relazioni e operazioni di trasformazione fanno emergere i primi vagiti del senso ( il quadrato semiotico);
oppure a livello di strutture gi narrative, dove le relazioni elementari si
antropomorfizzano dando luogo a tensioni e scontri fra forze in gioco,
e le operazioni portano a trasformazioni identitarie; oppure ancora a
livello discorsivo, dove un qualche soggetto enunciante fa proprie le
strutture soggiacenti dotandole di precisi attori, spazi e tempi, e inscrivendole in tematiche e figurazioni. Il testo, in questo quadro, lesito
di una manovra differente: quella, appunto, della testualizzazione, che
consiste nel bloccare il percorso generativo manifestando il livello in
cui ci si trova: quello del quadrato, quello del racconto, quello del discorso, con tutte le loro specificazioni e sottospecificazioni.
Da qui laffermazione di Greimas, secondo la quale fuori dal testo, non c salvezza. Non c salvezza per il semiologo, altrimenti
imbricato in oggetti di studio tanto sedimentati nella tradizione linguistica e filosofica quanto imbarazzanti dal punto di vista di una te428

28.divergenze parallele

oria scientifica della significazione: il segno, il linguaggio, la frase, il


codice, le pratiche e simili. Non c salvezza per luomo qualunque, che
trova nei testi dati o meno, cos definiti o no lncora per fissare un
qualche significato alla propria esistenza, uno strumento per costruire
e modificare la propria soggettivit, un progetto per inscriversi in un
mondo sensato e, per questo, un po pi vivibile. Dai testi non si esce,
insomma, come diceva Derrida; e per fortuna, aggiunge Greimas, altrimenti non avremmo scampo.
Diamo una scorsa, per approfondire la questione, al luogo testuale
dove Greimas ha enunciato il suo slogan. Nel 1983, alla fine di un importante convegno a lui dedicato, messo pubblicamente in discussione
Greimas affermava:
la prima formazione che ho ricevuto stata quella del filologo; e grazie a un
maestro eccellente pretendo di esser stato formato come un buon filologo:
che gi qualcosa! Voglio dire, quindi, che io ho rispetto per il testo, per la
referenza, per il pensiero altrui. Questa influenza ugualmente importante
per ci che concerne le pratiche testuali. I preliminari di ogni analisi semiotica sono nella filologia, nella preparazione filologica del testo. , questo,
un sottinteso ineludibile. Che si sia storici, linguisti o logici, occorre innanzitutto sapere che cos un testo; il testo il punto di partenza e il punto di
ancoraggio delle nostre vociferazioni; potremmo dire: le giustifica e le fonda.
In seguito, nel corso della descrizione, ci si allontana considerevolmente dal
testo; ma esso lunico rapporto che abbiamo con il nostro reale, diverso dal
reale matematico, dal reale naturale e cos via.

Poco dopo, rispondendo a unaltra domanda sulla fenomenologia,


diceva:
Ho spesso avuto occasione di parlare dellimportanza dei modelli figurativi
nella costruzione delle teorie del linguaggio. Considerate il gioco degli scacchi; un esempio che si ritrova in tutti i grandi pensatori: Husserl, Saussure,
Wittgenstein. In essi il linguaggio costantemente confrontato al gioco degli
scacchi. Per quel che mi riguarda, il modello figurativo che mi ha guidato,
lho trovato nellopera di Merleau-Ponty: il cubo. Cos il cubo? un po
in una trasposizione verso la geometria dellimmagine ci che la cera era per
Descartes. Potete guardarlo da ogni lato: ogni volta una faccia diversa; ma il
cubo in quanto tale resta identico per leternit. Ecco una buona definizione
del discorso come oggetto autonomo: fuori dal testo non c salvezza!.
una definizione che ci permette di parlare del discorso indipendentemente

429

la competenza semiotica

dalle variabili costituite dallemittente e dal ricevente. C sempre il testo,


come il cubo; c la struttura testuale o narrativa, come uninvariante sulla
quale possono fondarsi le nostre analisi. Diversamente da quanto spesso si
fatto, questinvariante non pu essere ridotta n al soggetto dellenunciazione n allenunciatario (come per esempio nellestetica di Jauss); non si pu
ricondurre tutto al produttore o al lettore. Tra i due c di mezzo loggetto.
Si pu offuscare il suo ruolo ma non impedire che loggetto semiotico esista. Questo il punto di partenza che mi ha obbligato a mettere in scena il
concetto di esistenza semiotica, un po come la realt degli oggetti matematici. Penso che la semiotica possa immaginare lesistenza di questi simulacri,
di queste costruzioni, di oggetti che possono essere definiti semioticamente
e il cui tipo di esistenza permette, in altri termini, di eliminare il problema
dellessere, i problemi ontologici. Cosa molto importante1.

La posizione di Greimas sembra abbastanza chiara: il testo il referente del semiologo, loggetto specifico delle sue indagini, delle sue
vociferazioni. Ci non significa per che esso sia un oggetto dato,
un referente al modo banale di un Morris. Il testo infatti, come gli oggetti dei matematici, va progressivamente costituito, preparato allo
stesso modo in cui i filologi passano dai loro testimoni variabili nel
tempo e nello spazio allinvariante testuale pazientemente ricostruita.
Tale preparazione si configura come leliminazione di ogni dato produttivo o ricettivo esterno, come una chiusura testuale nel senso dei
formalisti o dei new critics. Daltra parte, per, questa chiusura conformemente al principio di immanenza di Hjelmslev non lassunzione ontologica di un dato naturale ma una strategia metodologica
precisa che permette di passare come per il celebre cubo presente
di Merleau-Ponty dalle molteplici percezioni dei singoli dati desperienza alla determinazione cognitiva di un tutto unico. Cos come il
cubo paradossale della Fenomenologia della percezione non sta nella sua
appercezione immediata ma nella sintesi cognitiva che ne pu venir
fatta a posteriori, di modo che esso progressivamente per diviene oggetto di percezione possibile (senza di fatto mai assumerlo come dato
ontologico), egualmente il testo per il semiologo un oggetto paradossale: viene costruito come punto di partenza, sta alla fine solo in
virt dellessersi gi dallinizio ancorati a esso. grazie alle molteplici
1. A. J. Greimas, Greimas in discussione (ed. orig. 1983), trad. it. di G. Marrone in
Greimas (1995, p. 98 e p. 138).

430

28.divergenze parallele

pertinenze con le quali viene messo a fuoco (i livelli del percorso generativo) che il testo si conferma essere, alla fine, loggetto sottoposto
gi dallinizio ad analisi. Per questo motivo, e soltanto per questo, il
testo sta, come si dice, alla fine del percorso: alla fine del percorso
percorso conoscitivo, non genetico che lespressione riemerge come
un piano autonomo, essendo stata per tutto il tempo dellanalisi un
qualcosa che ci ha accompagnati momento dopo momento nella ricostruzione delle articolazioni semantiche del testo. Cos, per Greimas,
non c come pure si dice prima il contenuto e solo dopo lespressione: i due piani si costruiscono reciprocamente, secondo la lezione del
solito Hjelmslev. Ma con una differenza: se per il linguista il contenuto
il supporto per far emergere le articolazioni del significante espressivo, per il semiologo (che vuol superare le impasses semiologiche della
specificit dei singoli linguaggi) il contrario: lespressione a essere
supporto per far emergere le articolazioni di un contenuto culturale
che, per definizione, trascende le differenze fra sostanze espressive, e
viene semmai con esse incessantemente tradotto da un sistema di segni a un altro. E anche quando, seguendo il noto principio della non
conformit dei piani, occorre studiare il contenuto come tale, sempre
sullo sfondo di unespressione che immancabilmente lo supporta.
Da qui un certo numero di conseguenze teoriche. Innanzitutto,
loggetto che la semiotica pone al suo cosiddetto livello empirico la
semiosi non ha nulla di banalmente empirico: non un dato come
tale, ma viene costruito culturalmente come se fosse un dato naturale: naturale nel senso di ovvio, abitudinario, del va-da-s del Barthes
nelle Mythologies, o se si vuole nel senso in cui questo aggettivo ricorre fra i linguisti quando parlano di lingue naturali. C dunque alla
base della prospettiva semiotica una doppia operazione costitutiva, secondo la quale loggetto di conoscenza qualcosa che al contempo
dato, ossia punto di partenza delle descrizioni immanenti, e costruito,
laddove la costruzione deve essere giustificata, motivata al livello del
metodo, della teoria e dellepistemologia. Non a caso nel Dizionario
ragionato delle scienze del linguaggio (alla voce Semiotica) Greimas
afferma molto chiaramente che ogni semiotica-oggetto, ossia qualunque grandezza manifestata che ci si propone di conoscere (punto
di partenza dellanalisi), esiste soltanto nel quadro di un progetto di
descrizione e presuppone perci una metasemiotica che si ritiene se ne
far carico. Lempiria della semiosi non ha nulla di dato, di naturale,
se non nel senso gi ricordato, di ci a cui siamo abituati (un po come
431

la competenza semiotica

labito, in Peirce, il blocco della fuga degli interpretanti, lassunzione culturale di un dato segnico). Alla voce Testo, poi, si riprende
la questione, precisando che le grandezze semiotiche da analizzare, le
semiotiche-oggetto, sono sempre e comunque dei testi, i quali si edificano a partire dai livelli di pertinenza che si decide di prendere in
considerazione. Da qui appunto lidea per cui il testo costituito
unicamente dagli elementi semiotici conformi al progetto teorico della descrizione: progetto che ovviamente va esplicitato e giustificato
(per questo teorico), e non lasciato allarbitrio della soggettivit
del ricercatore (si ricordi il richiamo iniziale alla filologia).
Di conseguenza, il lavoro del semiologo si divide in quattro diversi ambiti empirico, metodologico, teorico, epistemologico che si
compenetrano fra loro giustificandosi vicendevolmente: come se diverse anime della ricerca (empirica, metodologica etc.) si facessero da
sponda, senza che nessuna domini sullaltra. Ma la semiotica, secondo
Greimas, non una sorta di applicazione di una teoria e di una metodologia, filosoficamente controllate, a un dato empirico qualunque.
Se, come s detto, lempiria semiotica costruita progressivamente a
partire da una metodologia accertata teoricamente e filosoficamente,
occorre pensare agli ambiti di esercizio della semiotica come inseriti
in una circolarit, o forse in una rete, di modo che per quel che ci
riguarda in questa sede lepistemologico e lempirico sono gi e sempre in relazione fra loro. Sono le scelte filosofiche a monte circa lindividuazione di un oggetto danalisi a permettere di ri-costruirlo come
testo da analizzare. Cos, per esempio, la decisione filosofica circa la
natura della passione (qualcosa che non soppone alla ragione e allazione) a permettere lanalisi della dimensione testuale della passione
medesima (Semiotica delle passioni). Oppure, lassunzione preventiva
non di una continuit fra percezione e significato a dar luogo a una testualizzazione dellestesia (Dellimperfezione). Il livello empirico non
il primo livello gerarchico della semiotica, ma viene posto come tale a
partire da una preventiva operazione di costruzione del dato, la quale
pu venire dimenticata, oppure nascosta, oppure non sufficientemente
giustificata, ma che in ogni caso costitutiva della semiosi. Del resto,
loggetto di conoscenza della semiotica, quanto meno da Saussure in
poi, non n una cosa n un concetto, ma soltanto una relazione fra
luna e laltro. Occorre dunque ipotizzare unistanza di qualche tipo
culturale, storica, sociale, scientifica , un soggetto costruttore in432

28.divergenze parallele

dividuale o collettivo che si occupi di porre la relazione, di renderla


pertinente, di farla valere nelluniverso socio-culturale.
allinterno di questo quadro concettuale che bisogna intendere
laltra nota affermazione di Greimas, che introduce la sua celebre, lunga analisi di Deux amis di Maupassant, per la quale il testo il selvaggio del semiologo: non un dato oscuro e incomprensibile da aggredire
in un modo o nellaltro, ma lesito di una negoziazione continua fra
modelli precostituiti e resistenze socio-culturali allanalisi. Cos come
per letnologo il selvaggio condizione e stimolo per una messa in discussione delle proprie categorie concettuali, e prima ancora mentali,
analogamente per il semiologo il testo devessere sollecitazione per un
approfondimento dei propri modelli danalisi. E cos come il selvaggio
non buon selvaggio, ossia umanit pura e incontaminata, condizione naturale dellesistenza umana ma soggettivit prodotta e condotta
entro specifiche, altre condizioni culturali, analogamente il testo non
mai innocente, non mai da prendere come elemento puro ma come
ipotesi di descrizione della significazione. Tutto il libro di Greimas su
Deux amis non fa che confermarlo: non si tratta di presentare una lettura critica del racconto, n tantomeno di proporne uninterpretazione o di offrirne una valutazione estetica; ma, molto diversamente, di
descrivere larticolazione interna della sua significazione, di rilevarne
le condizioni di possibilit in quanto grandezza semiotica, unit di
senso. Alla fine del libro, come ha notato Ricoeur, viene fuori una visione originale del senso del racconto, una sorta di lettura ermeneutica; ma si tratta, per cos dire, di un effetto collaterale dellanalisi, non
del suo obiettivo di base. Certo, si potrebbe obiettare, Deux amis un
oggetto semiotico che senzaltro un testo, qualcosa che nella nostra
cultura definiamo senza alcuna difficolt come opera letteraria. Ma anche in questo caso si tratta di un effetto secondario dellanalisi. Come
dimostrano le innumerevoli altre indagini testuali di Greimas (e dopo
di lui dei tanti ricercatori della sua scuola) che hanno preso in considerazioni situazioni pragmatiche concrete (si pensi allanalisi della
sfida), condizioni affettive inscritte nel significato di lessemi (collera,
nostalgia), intere narrazioni mitologiche (come quella lituana), e poi
ovviamente immagini, gestualit, poesie e quantaltro.
Cos, lepistemologia semiotica per Greimas al modo dellermeneutica e del testualismo americano radicalmente costruttivista, e
non potrebbe essere diversamente. Ed questa, a ben pensarci, una delle principali differenze fra la scienza della significazione e le altre scien433

la competenza semiotica

ze umane. Se pure queste ultime discutono costantemente problemi


metodologici, non si pongono quasi mai problemi di costruzione del
dato, finendo per cadere nellillusione di unempiria esterna e oggettiva da conoscere a prescindere dalle ipotesi di descrizione di cui pure
preventivamente ci si dota, nonch dei saperi presupposti e dei metodi
gi allestiti che servono per portar avanti quellipotesi. Non bisogna
allora confondere, come pure accade, la questione del metodo, che la
semiotica condivide con altre scienze umane e sociali, con quella della
costruzione delloggetto di conoscenza, della preparazione del testo,
che (in linea con certa filosofia o sociologia della scienza) la semiotica
costitutivamente si pone, e che propone o dovrebbe proporre come
ricerca di maggiore consapevolezza epistemologica allintero campo di
studio sia di altre scienze umane sia, a ben pensarci, delle scienze cosiddette naturali o esatte.
Occorre cos tornare sulla distinzione fra testi-oggetto e testimodello. In fondo, dice Greimas, tutti i testi sono costruiti, salvo che
certuni obliando o nascondendo il lavoro necessario per produrli
divengono oggetti, dati ontologici; altri mantengono la consapevolezza del loro essere costruiti, e possono essere usati per fabbricare realt testuali ulteriori. Cos, non esistono testi propriamente detti e,
poi, altre cose che metaforicamente pensiamo, per nostra comodit
interpretativa, alla stregua di testi. Se riuscissimo a fuoriuscire per un
momento dalla nostra specifica condizione culturale, saremmo portati
ad ammettere che le cose stanno diversamente. Ci sono, in generale,
griglie formali dordine testuale, diverse da cultura a cultura, che permettono la costruzione e la gestione del senso umano e sociale. Alcune
di queste, in particolare, ogni cultura tende a considerarle come testi
naturali, a partire dallapposizione di specifiche marche di riconoscimento, le quali tendono a istituzionalizzarne la valenza significativa:
per esempio, nella nostra cultura, le copertine dei libri, i frontespizi,
le cornici, le sigle, i titoli di testa e di coda, i sipari; tutto ci che in
qualche modo costituisce una chiusura, una discontinuit fra un interno e un esterno del testo. Ci che tendiamo a considerare come testi
propriamente detti in quanto esseri umani semiotici, prima ancora
che come soggetti costruttori di metalinguaggi semiotici per lanalisi
testuale ci che la nostra cultura ha voluto e saputo costruire come
tali: si pensi per esempio alla costruzione del libro come oggetto-testo,
che ha comportato non pochi secoli di lavoro (Genette), e che per
noi oggi dimentichiamo, pensando i libri come strumenti ovvi per la
434

28.divergenze parallele

trasmissione del sapere; per non parlare dellinvenzione del quadro


come oggetto artistico dotato di cornice (Stoikita), che ha subto il
medesimo destino doblio e di naturalizzazione dellimmagine in cornice. Tali operazioni di costruzione sono state per lo pi dimenticate
come le verit di Nietzsche: metafore che hanno dimenticato lartificio retorico per costruirle , di modo che siamo portati a considerare
come testi veri e propri quelli che sono dotati dei corretti segnali
che li fanno appunto percepire come testi. Ci sarebbe insomma una
preventiva testualizzazione nascosta che produce una successiva naturalizzazione del testo, dalla quale discendono le differenze fra testi e
non testi: fra testi ed esperienze, fra testi e pratiche, fra testi e oggetti,
scene, situazioni, strategie e forme di vita.
Ogni testo-oggetto, se ne ricava, in realt un testo costruito a partire da modelli culturali preesistenti. La sola differenza che possiamo
fare allora quella fra le produzioni culturali silenziose dei testi (date
allinterno di ogni cultura, sulla base di forme implicite di valorizzazione e conseguente disvalorizzazione del noi e degli altri, del qui
e dellaltrove, della cultura e della natura etc.) e le produzioni
semiotiche esplicite dei testi (che hanno obiettivi di conoscenza metalinguistica, e che sono, in fondo, operazioni culturali esse stesse, legate
a precise mire valorizzanti). Per questa ragione, Greimas opera unimportante sostituzione: alla dicotomia naturale vs costruito preferisce
quella di semiotiche scientifiche vs semiotiche non scientifiche, dove
le prime sono semiotiche-oggetto trattate nel quadro di una teoria
semiotica esplicita, e le seconde sono grandezze del mondo umano
e sociale costruite in maniere del tutto implicite, e perci considerate
come naturali.

2
Omeomorfismi fra testi e culture
La nozione di testo in Jurij Lotman al tempo stesso centrale e problematica. Centrale poich a pi riprese, ma non senza oscillazioni, egli
la intende come perno e oggetto fondamentale di una semiotica come
studio di qualsiasi fenomeno umano dotato di senso, qualsiasi avvenimento culturale. Problematica per pi ragioni: innanzitutto perch,
avendo Lotman lavorato spesso di concerto con altri ricercatori, ab435

la competenza semiotica

bastanza complesso, ma in fin dei conti inutile, distinguere fra ci che


di questo autore e ci che daltri studiosi; in secondo luogo per una
questione di lingua, il russo, e delle sue traduzioni non sempre convergenti; infine perch il termine in questione viene usato con molteplici accezioni di senso (sembra che nel costituendo lessico dellopera
lotmaniana se ne rintraccia un numero molto alto), spesso divergenti
fra loro, con tutti gli equivoci del caso. Due di queste fluttuazioni semantiche del termine testo costituiscono il luogo problematico che
occorre qui provare a sviscerare. Da una parte, loscillazione fra testo
come opera letteraria e testo come prodotto culturale in senso pi
ampio, che comprende per esempio un rituale o un comportamento
quotidiano, un artefatto o un quadro. Daltra parte, la tensione fra ci
che allinterno di ogni cultura viene percepito come testo (che, con
ascendenze linguistiche e antropologiche, definiremmo emic) e ci che
invece indipendentemente da ci, e talvolta in contrasto, lo studioso
dallesterno considera tale (versione etic). Ora, evidente che queste
due dialettiche, non coincidendo, si intersecano fra loro: sia perch,
ovviamente, ogni studioso, per quanto miri allobiettivit, sempre
coinvolto in una qualche cultura (Geertz docet), finendo spesso per
sovrapporre la propria idea della testualit alle sue stesse modellizzazioni teoriche e metodologiche; sia perch, forse pi interessante, non
tutte le culture pensano il testo allo stesso modo in cui viene inteso da
molti teorici che sin qui abbiamo incontrato (prodotto scritto, verbale,
conchiuso etc.). Cos Lotman ci mostra come, a fronte delle insistenti
disquisizioni circa il preoccupante uso metaforico della nozione di
testo per lo studio di qualcosa che di per s non lo sarebbe (una prassi
concreta, unesperienza, una porzione di spazio...), in periodi storici
nemmeno cos lontani da noi certe forme di comportamento quotidiano, essendo estetizzate, venivano considerate a tutti gli effetti come dei
testi, oppure, in altre, certe citt venivano intese alla stregua di forme
testuali, scritte e lette come codici miniati. In altre parole, non affatto detto che nelle versioni emic il testo sia sempre e soltanto loggetto
libro, mentre in quelle etic esso sia un modello danalisi: per la semplice
ragione che anche per alcune culture il testo usato come modello,
al punto che, per esempio, non il libro a farsi metafora della citt
ma proprio il contrario: lagglomerato urbano a essere utile per comprendere, poniamo, i testi sacri o quelli poetici.
Si spiega cos lequivoco, spesso additato come limite di certe metodologie testuali o testualiste , secondo il quale lidea semiotica
436

28.divergenze parallele

del testo come modello formale danalisi non fa che riprodurre lideale
simbolista (che Lotman del resto conosce e considera) del Libro come
immagine del mondo, dunque collocandosi in una precisa prospettiva
estetico-metafisica. Rilevare che il testo artistico come opera darte un modello finito di un mondo infinito (Lotman, 1976, p. 253)
pu effettivamente creare molti equivoci, poich pu essere letto sia in
senso emic (per esempio a proposito di Mallarm) sia in senso etic (per
esempio additando unopera di Pukin come caso tipico della cultura
romantica russa). E diverse altre affermazioni di Lotman fomentano
queste ambiguit enunciative. Linsieme della sua opera comunque
sembra non lasciar dubbi sullo scarto di livello fra le due posizioni,
fermo restando linteresse semiotico per entrambe. Il problema, come
sempre, la pertinenza con cui si imposta la problematica blumemberghiana della leggibilit del mondo, ora internamente ora esternamente a una cultura: rilevando da un lato la tendenza a considerare il mondo come un testo e lanalisi filologica come modo precipuo della sua
comprensione (che periodicamente risorge nella storia, da Confucio al
folklore russo, da Galileo ai simbolisti)2; insistendo dallaltro sul fatto
che semioticamente possibile intendere come testo in senso lato
qualsiasi comunicazione registrata in un dato sistema segnico [...]: possiamo parlare di un balletto, di uno spettacolo teatrale, di una sfilata
militare e di tutti gli altri sistemi segnici di comportamento come dei
testi, nella stessa misura in cui applichiamo questo termine a un testo
scritto in una lingua naturale, a un poema o a un quadro3.
Punto di partenza della riflessione lotmaniana sul testo leredit
del formalismo russo, con la quale egli deve e vuol fare i conti, sul fondale del marxismo sovietico che domina nellambiente culturale entro
cui, per gran parte della sua carriera, lo studioso si trova a operare. La
nozione di testo viene adoperata da Lotman per indicare la struttura
interna allopera letteraria, che si fa garante della sua espressivit grazie
ad alcune caratteristiche necessarie come la delimitazione e la gerarchia
dei livelli di organizzazione interna, sia paradigmatici sia sintagmatici.
Il testo, al modo dei formalisti, una sorta di oggettivazione dellopera
o, meglio, la possibilit di una sua descrizione operativa, se non propria2. J. M. Lotman, B. Uspenskij, Introduzione a Lotman, Uspenskij (1973, pp. xiv-xv).
3. J. M. Lotman, Il problema del testo e del sistema segnico, in Lotman, Uspenskij
(1973, p. 61, nota 2).

437

la competenza semiotica

mente scientifica, quanto meno discutibile e condivisibile, nientaffatto


intuizionista e soggettivante. Questa oggettivazione dellopera mediante la sua descrizione testuale, per, non considera solo il lato formale del
procedimento pi o meno straniante, secondo il noto insegnamento
di Sklovskij, Tomaevskij, Tynjanov e compagni, ma va arricchito, seguendo la linguistica strutturale, anche del piano del contenuto, senza il quale un testo non sarebbe propriamente tale. La solidariet fra
espressione e contenuto permette una maggiore dinamicit delloggetto
testuale, poich inevitabilmente lo apre sia alle tattiche conoscitive di
chi lo analizza sia al suo specifico contesto storico e culturale. Emerge
la relativit del testo, la cui conformazione si stabilisce (e qui Lotman
palesemente incontra Greimas) in funzione del progetto di descrizione dello studioso: il medesimo materiale documentario come il Viaggio
sentimentale di Sterne acquista valori e significati diversi a seconda se
viene considerato come semplice frammento testuale, progetto estetico
non finito e meccanicamente deteriorato, oppure come realizzazione
del progetto artistico dellautore, dunque come un vero e proprio testo.
Da cui limportanza di una definizione del testo in funzione del suo
contesto: che non da intendere, alla maniera del marxismo pi greve,
come struttura economica profonda che detta deterministicamente la
funzione allopera spirituale, ma come collegamento semiotico con il
progetto di poetica autoriale, la tradizione letteraria, le norme di genere, la lingua comune, linsieme delle credenze culturali, la vita quotidiana. Cos per esempio la nozione di straniamento artistico coniata
da Sklovskij cambia di senso a seconda se la si intende come una deviazione dalle abitudini percettive, uno stravolgimento dei canoni letterari
o una deviazione delle regole linguistiche standard: sono la pertinenza
descrittiva e il contesto di riferimento a determinare ci che viene straniato, nonch il suo significato. Nella tensione costitutiva fra struttura
testuale interna e strutture culturali esterne pensata come relazione
percettiva dinamica fra una figura e il suo sfondo si determina il senso
dellopera, ma soprattutto la possibilit di descriverlo coerentemente, di
oggettivarne lintenzionalit.
Cos, piuttosto che limitarsi ad adeguare i testi ai contesti, cercando
in questi ultimi le spiegazioni dei primi, lo sforzo di Lotman quello
di ricostruire modelli antropologici molto ampi a partire da analisi testuali molto minute, siano esse condotte entro lambito letterario cos
come entro quello religioso, storiografico, folklorico, culturale etc. La
poesia, da questo punto di vista, per Lotman il campo testuale dove il
438

28.divergenze parallele

lavoro sul linguaggio finisce per avere esiti che trascendono limmediata
intenzionalit artistica, producendo stili di vita che sono al tempo stesso
creazioni estetiche e organizzazioni sociali. Cos, lopera di Pukin, su
cui Lotman tornato pi volte, non semplicemente un corpus poetico
dove ci si esercita in modo pi o meno gradevole nellarte della composizione e della versificazione: essa soprattutto il luogo a partire da cui
comprendere a fondo tutta una sensibilit, quella romantica, e, dunque,
tutta unepoca, quella tardo-ottocentesca. Analizzare la struttura di un
testo artistico significa, in questo quadro, spiegare come esso diventi
portatore di un pensiero determinato, di unidea e, nello stesso tempo,
come la struttura del testo si rapporti a questidea (Lotman, 1976,
p. 11). In altri termini, non c secondo Lotman da un lato il pensiero (contenuto) e dallaltro il testo (forma) che lo dice a suo modo; c
semmai unorganizzazione strutturale interna del testo che produce un
determinato pensiero, salvo poi prenderne le distanze e interagire con
esso. La relazione tra testo e contesto si fa cos dialettica, per quanto
asimmetrica e conflittuale. Da un lato il tempo storico viene identificato con il rumore che, secondo la teoria dellinformazione, produce
la necessaria dose di entropia comunicativa. Da un altro lato lesteticit
del testo quel sovrappi di significazione che, garantendo al testo la
sua efficacia informativa, costituisce la configurazione generale del periodo storico entro cui esso viene prodotto o circola. Se, in altri termini,
non si danno testo e poeticit senza un orizzonte socio-culturale entro
cui pensarli o fruirli, allo stesso modo solo a partire dai testi e dalla
loro carica estetica interna che si producono e, soprattutto, sussistono
gli orizzonti socio-culturali stessi. Cos, i grandi modelli culturali possono essere ricostruiti solo a partire dalle microstrutture, apparentemente
inessenziali, dei singoli testi, in un gioco che, per Lotman, non ha nulla
di meccanico o di deterministico. Esso semmai dinamico, imprevedibile, cangiante.
Da qui tutta la riflessione lotmaniana fra testo e contesto, che costituisce una delle chiavi di volta della intera opera di questo studioso.
Da una parte le strutture gerarchiche interne ai prodotti testuali, da
unaltra i vari fenomeni culturali che, agganciandosi ai primi, possiedono strutture semiotiche analoghe, da unaltra ancora i principi di
autodescrizione interna dogni cultura affidati a metatesti che soppesano i valori dogni testo e dogni fenomeno culturale. Il tutto a partire
da quei metameccanismi o modelli culturali che Lotman ri-costruisce
per descrivere il modo in cui, opponendosi fra loro, le culture erigo439

la competenza semiotica

no la propria identit specifica. Fra questi diversi elementi non c una


differenza ontologica a priori ma una gerarchia variabile di relazioni:
ci che testo pu diventare contesto secondo una diversa prospettiva
culturale (un componimento poetico che diviene modello di produzione estetica); ci che comportamento pu essere descritto e valutato da metatesti culturali interni (le dichiarazioni di poetica, le tavole
dei generi, i manifesti delle avanguardie, ma anche i manuali di buone
maniere, i catechismi etc.); ci che metatesto pu a sua volta essere
inteso come testo al grado zero (una ricetta di cucina letta come una
poesia); ci che appartiene a un genere pu col tempo essere ripensato in un altro (una preghiera o un trattato scientifico divengono per
esempio opere letterarie). E cos via. Il testo della cultura sia il singolo
testo che una cultura produce al suo interno sia la testualit intera di
quella cultura: le due cose essendo, in molti casi, isomorfe, e facendo
da modello luna allaltra.
Cos, appare evidente perch il testo pu essere inteso come il
programma condensato di tutta una cultura4. Una cultura un insieme di lingue somiglianti ma diverse, asimmetriche, in dialogo e conflitto fra di esse, conviventi grazie a un meta-meccanismo culturale pi
ampio, che esso stesso una lingua, o forse un testo, spesso a carattere
normativo, che decide, per esempio, se pi importante limmagine
o la parola, quale ruolo affidare alloralit rispetto alla scrittura, che
importanza dare alla vita vissuta rispetto allopera darte, alla cosa rispetto al segno etc. (come insegnano fenomeni a prima vista di dettaglio come la natura morta, i ritratti pittorici o le bambole). La cultura
un insieme di testi dove il referente del primo diviene significato per
il secondo, e cos allinfinito, e dove anche i metatesti poetiche pi
o meno prescrittive hanno il medesimo ruolo di testi culturali. La
celebre nozione di semiosfera si innesta qui, descrivendo la cultura attraverso limmagine dellessere vivente, con innumerevoli organi e innumerevoli funzioni, ma soprattutto con tutti i problemi di adattamento
allambiente e di conseguente trasformazione che vengono convocati da
un simile immaginario biologico. Cos, lesistenza del testo paragonabile a quella di un organismo vivente: la sua vita possibile sempre
e soltanto in relazione ad altri esseri, entro campi dazione fortemente
4. J. M. Lotman et al., Tesi per unanalisi semiotica delle culture (ed. or. 1973), in
Lotman (2006), p. 131.

440

28.divergenze parallele

conflittuali in cui lotta quotidiana per la sopravvivenza al tempo stesso


funzione della continua trasformazione delle lingue e delle culture. E la
cultura umana non viene pi intesa alla stregua del primo strutturalismo come un sistema statico che deriva da una primaria modellizzazione del mondo compiuta dalla verbalizzazione linguistica. C invece
un intreccio dinamico tra lingua e mondo, tra cultura ed extra-cultura:
latto semiotico che produce la lingua e, per contraccolpo, il mondo, la
cultura e, per presupposizione, la natura. Cos, scrive Lotman, lo spazio, che si estende al di fuori della lingua e al di l dei suoi confini, entra
nella sfera della lingua e si trasforma in contenuto come elemento costituente della dicotomia contenuto/espressione. Parlare di contenuto
non espresso un nonsenso (Lotman, 1993, p. 9). Secondo Lotman, il
referente esterno, in quanto oggetto inerte e privo di significazione, sostanzialmente non esiste. Non nel senso che non esiste la realt (naturale
e sociale); ma in quello per cui essa non esiste di per s, al di fuori di una
lingua che lo fa proprio, che lo inserisce al suo interno come contenuto
specifico, ogni volta diversamente strutturato. Si pone cos, nella dinamica culturale, il problema non tanto di mettere in relazione la lingua
con il mondo, ma di ristabilizzare senza sosta il mondo come contenuto
della lingua e il mondo come realt extralinguistica, laddove sia il primo
sia il secondo si danno in questa continua problematizzazione e trasformazione. Ma cos la realt extra-linguistica? La risposta di Lotman
lampante: il contenuto di unaltra realt linguistica. Se ci sono allora
quanto meno due livelli di oggettivit (uno interno e uno esterno a una
data lingua, a una data cultura) perch ci sono sempre, in effetti, almeno due lingue, due culture. Se in unesperienza immediata prendiamo
atto duna relazione immediata tra la lingua e il mondo (o tra il soggetto
e loggetto) perch ipotizziamo la presenza un solo linguaggio, il quale,
se osservato in profondit, invece la risultante di tante lingue diverse,
tra loro intersecantesi. A sua volta, il reale posto al di fuori della lingua
la risultante dei contenuti espressi in altre lingue.
Per quel che ci pertiene nel dettaglio, viene fuori in tal modo lidea per cui ogni cultura stabilisce al suo interno che cosa testo e che
cosa non lo , quali configurazioni semiotiche acquisiscono dignit
testuale, hanno valore, dunque senso, per la cultura medesima (hanno
un significato globale per chi li enuncia e li recepisce, come anche
funzione globale per lo studioso della cultura), e quali invece non
lo acquisiscono: da cui le opposizioni assiologiche fra oralit e scrittura, testi religiosi e testi scientifici, vita e scrittura etc. E lo studioso,
441

la competenza semiotica

sottolineando il carattere testuale di alcune configurazioni in quella


cultura, rinverr al contempo il carattere anti-testuale di altre, la culturalizzazione (dunque la testualizzazione) di ci che, per quella cultura,
non testo. Per esempio, quando si diffonde la natura morta, divenendo percepita come un testo degno di considerazione, accade che le
cose, che prima venivano considerate come elementi bruti del mondo,
cambiano di statuto, e iniziano a essere percepite come segni: non ci
sono pi bottiglie, brocche, prugne o fagiani, ma i segni di tutto ci.
Lesistenza culturalmente rilevante del genere pittorico determina una
trasformazione nel modo di percepire la realt.
La conseguenza di tutto ci, ancora una volta, la constatazione
per cui, a ben vedere, non lo studioso che, analizzando il mondo culturale, per esigenze di descrizione pone come testo qualcosa che non lo
, studiando questo qualcosa come se fosse un testo, forzando un po
le cose pur darrivare a un qualche risultato interessante. Pi profondamente, sono le culture a modellizzare il mondo, generando un metameccanismo che distribuisce le sue emergenze ora in testi ora in cose
che non lo sono, essendo in realt modellizzate anchesse in quanto,
per esempio, anti-testi che si oppongono ai primi, oppure in semplici
non testi, pure cose. Le cose, in altri termini, costituiscono lantimodello del modello testuale, sono dunque modelli in negativo, modelli a loro volta. Una citt pu essere progettata, in certi periodi, come
modello razionale del mondo, realizzazione dellutopia illuministica;
oppure pu emergere in altre culture come anti-modello: luogo del
disordine, del caos, dellanti-ragione, della non cultura. Il fatto che,
dice ancora Lotman, ogni testo emana la sua aura di contesto: se
pure tolto dal suo contesto originario, ne forma subito un altro, come
un crocifisso che viene spostato da una chiesa in un museo perde il suo
valore sacrale ma ne acquisisce immediatamente uno estetico. Ogni testo crea la propria esteriorit in funzione del significato globale di cui
esso portatore, entra in dialogo col suo esterno, come un edificio che
col suo stile d un senso agli altri che gli stanno intorno in una strada,
per analogia o per contrasto.
Riecheggia cos lidea derridiana dellimpossibilit teorica ed effettuale del fuori-testo, dellessenziale paradossalit del nesso interno/esterno: ogni volta che tale distinzione viene prodotta, qualunque
sia la sua declinazione specifica (testo/contesto, cultura/natura, citt/campagna, noi/altri etc.), essa viene negata a un livello superiore,
quello del metameccanismo culturale che pure la rende operativa, in
442

28.divergenze parallele

qualche modo producendola: il contesto un testo, la natura culturale, la campagna sta dentro le mura cittadine, gli altri siamo noi... Non
appena si produce una separazione (per esempio, citt/periferia), ecco
che immediatamente si genera un omeomorfismo, per definizione paradossale, fra il tutto e le sue parti (la periferia dentro la citt, o viceversa). per questo che Lotman insiste, praticamente lungo tutta la sua
opera, sul fenomeno del testo nel testo (romanzo nel romanzo, teatro
nel teatro, film nel film, casa nella casa, citt nella citt...), che non
il caso sporadico, pi o meno rilevante esteticamente, della mise en
abyme, ma una sorta di meccanismo essenziale della semiosfera, quello
per cui, per esempio, la semiosfera stessa a sua volta il luogo unitario
dove si generano molteplici semiosfere, e cos allinfinito. Torna lidea
della pertinenza, di modo che sia per una determinata cultura, sia per
lanalisi testuale un medesimo oggetto come le Novelle di Belkin di
Pukin pu essere considerato a seconda dei casi ora un testo unico ora
un insieme di testi ora la semplice parte di un testo pi ampio (il genere
della novella russa dellOttocento).

Riferimenti bibliografici
greimas a. j. (1995), Miti e figure, Esculapio, Bologna.
lotman j. m. (1976), La struttura del testo poetico (1970), Mursia, Milano.
id. (1993), La cultura e lesplosione, Feltrinelli, Milano.
id. (2006), Tesi per una semiotica delle culture, a cura di F. Sedda, Meltemi,
Roma.
lotman j. m., uspenskij b. (a cura di) (1973), Ricerche semiotiche, Einaudi,
Torino.

443