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Concorso Allievi Agenti Polizia di Stato 2016

Scienza e tecnica

Concorso Allievi Agenti Polizia di Stato 2016 <a href=C ONCORSO V IGILI DEL F UOCO 2016/2017 Prova preliminare / Prova orale Manuale Gratuito 2° Volume Gran parte delle nozioni presenti in questo testo sono tratte da Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons A ttribuzione-Condividi allo stesso modo Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 1 " id="pdf-obj-0-11" src="pdf-obj-0-11.jpg">

Prova preliminare / Prova orale

Manuale Gratuito 2° Volume

Gran parte delle nozioni presenti in questo testo sono tratte da

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1

Dato il successo riscosso dal primo volume, e l’insistenza con cui gli aspiranti candidati al Concorso Vigili del Fuoco 2016 ci hanno chiesto la pubblicazione del secondo, vi anticipiamo una versione non definitiva del secondo volume.

Come materie mancano all’appello, ancora Matematica e

Geometria solida. Ci auguriamo di finirlo il prima possibile

Entrambi i volumi sono costruiti collazionando anche le voci di Wikipedia relative a quegli argomenti che la redazione ritiene possano essere oggetto di domanda nel corso della prova preliminare e di quella orale.

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consigliamo

di

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allo

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Per scoprire quali servizi di Concorsando.it puoi utilizzare per esercitarti efficacemente leggi con attenzione questo post.

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Buono studio!

Concorso Vigili del Fuoco 2016

Indice sommario

Indice sommario

CAPITOLO 1° 8 Scienza e tecnica 8 1.1. La materia: le sue forme e le sue
CAPITOLO 1°
8
Scienza e tecnica
8
1.1.
La materia: le sue forme e le sue trasformazioni
8
1.1.1.
8
1.1.2.
8
1.1.2.1.
9
1.1.3.
10
1.1.3.1.
Sostanze
10
1.1.3.2.
12
1.1.4.
Gli stati di aggregazione della materia (o fasi)
...................................................................................
12
1.1.4.1.
Stato
................................................................................................................................
13
1.1.4.2.
Stato gassoso o
13
1.1.4.3.
Stato
13
1.1.5.
I cambiamenti di stato della
13
1.1.5.1.
13
1.1.5.2.
14
1.1.5.3.
14
1.1.5.4.
14
1.1.5.5.
..........................................................................................................................
14
1.1.5.6.
15
1.1.5.7.
Brinazione (o
15
1.1.6.
Le reazioni
15
1.1.6.1.
Le reazioni endotermiche ed esotermiche
16
1.1.6.2.
Fattori causali, condizioni ed
16
1.1.6.3.
Fattori quantitativi
16
1.1.6.4.
Attivazione e velocità di
17
1.1.6.5.
Reazioni e stati della
17
1.2.
La combustione e l’incendio
18
1.2.1.
18
1.2.1.1.
18
1.2.1.2.
Triangolo del
18
1.2.1.3.
Limiti di
19
1.2.1.4.
La velocità di combustione
19
1.2.1.5.
La combustione spontanea
.........................................................................................................
19
1.2.1.6.
I prodotti della combustione
20
1.2.1.7.
I tipi di
20
1.2.2.
25
1.2.2.1.
25
1.2.2.2.
Le
........................................................................................................................................
25
1.2.2.3.
26
1.2.2.4.
Le sostanze
27
1.3.
Concetti elementari di Dinamica
28
1.3.1.
28
1.3.2.
La
29
1.3.3.
Il
29
1.3.4.
L’inerzia e il primo principio della
30
1.3.5.
La forza e il secondo principio della dinamica
30
1.3.6.
Il terzo principio della dinamica: il principio di azione e
31
1.3.7.
31
1.3.7.1.
31
1.3.7.2.
Attrito
31
1.3.7.3.
Attrito volvente
32
1.3.7.4.
Attrito interno
32
1.3.8.
32
1.3.9.
33
1.4.
L’energia: le sue forme e le sue trasformazioni
34
1.4.1.
34
1.4.2.
34
1.4.2.1.
Energia meccanica
......................................................................................................................
34
3
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Concorso Vigili del Fuoco 2016

Indice sommario

 

1.4.3.

Energia

 

37

1.4.4.

Energia

................................................................................................................................

37

1.4.4.1.

La fissione nucleare

38

1.4.4.2.

La fusione

38

1.4.4.3.

Il decadimento

38

1.4.5.

Energia

 

38

1.4.6.

Energia termica o

38

1.4.6.1.

Propagazione del

39

1.4.7.

Energia solare

.....................................................................................................................................

40

1.4.8.

Trasformazioni

...............................................................................................................

41

1.4.8.1.

Le due leggi della

42

1.5.

Le macchine ...............................................................................................................................................

43

1.5.1.

Nozione di

.........................................................................................................................

43

1.5.2.

Le macchine semplici

.........................................................................................................................

44

1.5.3.

Le macchine

44

1.5.3.1.

Nozione

44

1.5.3.2.

44

1.5.4.

Le

45

1.5.4.1.

45

1.5.4.2.

46

1.5.4.3.

48

1.5.5.

Le

49

1.5.5.1.

49

1.5.5.2.

Tipi

50

1.5.5.3.

52

1.5.6.

Il piano inclinato

 

53

1.5.6.1.

53

1.5.6.2.

54

1.5.7.

Gli ingranaggi

 

56

1.5.7.1.

56

1.5.7.2.

58

1.5.7.3.

61

1.5.8.

Le

63

1.5.8.1.

Nozione

63

1.5.8.2.

Legge di

64

1.5.8.3.

Molle in serie

..............................................................................................................................

66

1.5.8.4.

Molle in

66

1.5.8.5.

66

1.6.

Concetti elementari di cinematica

 

70

1.6.1.

Nozioni iniziali

...................................................................................................................................

70

1.6.1.1.

70

1.6.1.2.

71

1.6.1.3.

La

71

1.6.2.

Moto

71

1.6.2.1.

Domande di

72

1.6.3.

Moto

72

1.7.

L’equilibrio dei corpi

 

73

1.7.1.

73

1.7.1.1.

74

1.7.2.

L’equilibrio dei corpi sottoposti a

75

1.7.2.1.

Somme di

75

1.7.3.

L’equilibrio dei corpo

 

76

1.7.3.1.

Nozione di

76

1.7.3.2.

Condizioni di equilibrio

76

1.7.4.

L’equilibrio dei corpi

77

1.7.4.1.

78

1.8.

I fluidi: il loro moto e il moto all’interno di essi

78

1.8.1.

78

1.8.2.

Alcune nozioni di

 

79

1.8.2.1.

Il peso

.........................................................................................................................

79

1.8.2.2.

La

80

1.8.2.3.

Il concetto di pressione in

83

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Indice sommario 1.4.3. Energia 37 1.4.4. Energia ................................................................................................................................ 37 1.4.4.1.

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4

Concorso Vigili del Fuoco 2016

Indice sommario

1.8.3. La pressione idrostatica. ..................................................................................................................... 85 1.8.4. La pressione atmosferica. ................................................................................................................... 85 1.8.5. Portata. ............................................................................................................................................... 86
1.8.3.
La pressione
idrostatica. .....................................................................................................................
85
1.8.4.
La pressione
atmosferica. ...................................................................................................................
85
1.8.5.
Portata. ...............................................................................................................................................
86
1.8.6.
La perdita di
carico. ...........................................................................................................................
87
1.8.7.
Il rapporto tra pressione e velocità: il principio di
87
1.8.8.
La legge di
Pascal. .............................................................................................................................
88
1.8.9.
Principio dei vasi
comunicanti. ..........................................................................................................
91
1.8.9.1. Applicazioni
91
1.8.10.
Il galleggiamento dei corpi: il principio di
91
1.8.10.1.
93
1.8.11.
Le forze che agiscono su un corpo in moto in un
93
1.8.11.1.
La spinta
93
1.8.11.2.
La portanza (e la
94
1.8.11.3.
La
95
1.9.
L’elettricità
96
1.10.
96
1.10.1.
La carica
97
1.10.2.
Conduttori e isolanti
97
1.10.3.
Corrente
.............................................................................................................................
98
1.10.3.1.
98
1.10.3.2.
L’intensità di
98
1.10.3.3.
La corrente
99
1.10.3.4.
La corrente
99
1.10.4.
La resistenza
...................................................................................................................................
100
1.10.5.
Circuito
100
1.10.5.1.
100
1.10.5.2.
Il
101
1.10.5.3.
Componenti di un circuito
102
1.10.5.4.
Collegamenti tra elementi di un circuito
103
CAPITOLO 2°
104
Geometria piana
104
2.1.
Nozioni inizali
104
2.1.1.
La geometria euclidea come sistema di postulati e
104
2.1.2.
Le figure geometriche, il luogo geometrico ed i concetti di perimetro e di
104
2.1.3.
Unità di misure per le
105
2.1.4.
Unità di misure per le
105
2.1.5.
Gli enti
105
2.1.5.1.
106
2.1.5.2. Piano
.........................................................................................................................................
106
2.1.6.
Similitudine, equivalenza, congruenza (o uguaglianza) e
107
2.1.6.1. Similitudine,
107
2.1.6.2.
108
2.1.6.3.
108
2.1.6.4. Congruenza o uguaglianza
108
2.2.
Rette, semirette e segmenti
108
2.2.1.
108
2.2.1.1. Premessa: la
108
2.2.1.2.
108
2.2.1.3. Posizione della
109
2.2.1.4. Complanari e
109
2.2.1.5. Divergenti e
112
2.2.1.6. Fascio di
112
2.2.1.7. Relazioni tra le rette e gli altri enti
112
2.2.2.
113
2.2.3.
114
2.2.3.1.
114
2.2.3.2. Relazioni tra
114
2.2.3.3. Operazione con
115
2.3.
Angoli
116
2.3.1.
116
2.3.2.
Misurazione dell’ampiezza degli
116
5
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Concorso Vigili del Fuoco 2016

Indice sommario

 

2.3.2.1.

Misura degli angoli in forma normale

 

117

2.3.2.2.

Operazioni. ...............................................................................................................................

118

2.3.2.3.

Moltiplicazione di un angolo per un numero intero

.................................................................

119

2.3.2.4.

Divisione di un angolo per un numero intero positivo

120

2.3.3.

121

2.3.3.1.

In relazione al fatto di contenere o meno i prolungamenti dei lati: concavo e

121

2.3.3.2.

In relazione alla loro

 

121

2.3.3.3.

In relazione alla loro ampiezza rispetto a quella di un angolo retto: acuti e ottusi

122

2.3.3.4.

In relazione alla loro posizione

 

122

2.3.3.5.

In relazione al valore della loro

123

2.3.4.

Particolari

 

124

2.3.4.1.

124

2.3.4.2.

124

2.3.4.3.

124

2.4.

Poliganali e Poligoni

 

124

2.4.1.

124

2.4.2.

125

2.4.2.1.

125

2.4.2.2.

Angoli interni ed

127

2.4.2.3.

128

2.4.2.4.

Poligono

128

2.4.2.5.

Poligoni inscritti e

 

129

2.4.2.6.

Poligoni

130

2.4.2.7.

Poligoni

130

2.5.

Triangoli

130

2.5.1.

130

2.5.2.

I punti

132

2.5.2.1.

132

2.5.2.2.

132

2.5.2.3.

Baricentro o

133

2.5.2.4.

133

2.5.2.5.

Excentro

133

2.5.3.

134

2.5.3.1.

In base ai

134

2.5.3.2.

In base agli

135

2.5.4.

Il

136

2.5.5.

136

2.5.5.1.

Formula

136

2.5.5.2.

Formula per il triangolo

 

136

2.5.5.3.

Formula per il triangolo rettangolo

136

2.5.5.4.

Formula per il triangolo

136

2.5.5.5.

Formula

di

137

2.5.6.

Il teorema di

137

2.5.6.1.

Generalizzazioni del teorema di

 

138

2.5.6.2.

Le terne

138

2.5.7.

Relazioni fra triangoli e

 

138

2.5.8.

I criteri di similitudine dei

139

2.5.9.

I criteri di congruenza dei

139

2.5.9.1.

Nel caso dei triangoli

139

2.5.10. Triangoli equicomposti e figure equicomposte di

140

2.6.

Quadrilateri

 

140

2.6.1.

140

2.6.1.1.

L’area dei quadrilateri avente le diagonali

 

141

2.6.2.

141

2.6.2.1.

Classificazione

141

2.6.2.2.

142

2.6.2.3.

142

2.6.3.

142

2.6.3.1.

142

2.6.3.2.

Il

143

2.6.3.3.

143

2.6.3.4.

Parallelogrammi

143

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Indice sommario 2.3.2.1. Misura degli angoli in forma normale 117

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6

Concorso Vigili del Fuoco 2016

Indice sommario

  • 2.6.4. Relazioni tra quadrilateri e

145

2.7.

Circonferenza

145

  • 2.7.1. Nozione. ...........................................................................................................................................

145

  • 2.7.2. Relazioni tra circonferenze e

146

  • 2.7.3. Relazioni fra circonferenze e

147

  • 2.7.3.1. Retta esterna ad una

147

  • 2.7.3.2. Retta tangente ad una circonferenza

147

  • 2.7.3.3. Retta secante una

147

  • 2.7.4. Relazione fra circonferenze

..............................................................................................................

148

  • 2.7.5. Lunghezza della circonferenza e

149

  • 2.7.6. Cerchio. ............................................................................................................................................

149

  • 2.7.6.1. aeree. ...................................................................................................................................

La

149

  • 2.7.7. Angoli alla circonferenza e angoli al

150

  • 2.7.7.1. circonferenza. ........................................................................................................

Angoli alla

150

  • 2.7.7.2. centro. ......................................................................................................................

Angolo al

150

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Indice sommario 2.6.4. Relazioni tra quadrilateri e 145 2.7. Circonferenza

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7

Concorso Vigili del Fuoco 2016

Scienza e tenica

Capitolo 1°

S c i e n z a

e

t e c n i c a

1.1. La materia: le sue forme e le sue trasformazioni

1.1.1.

Nozione.

L a

m a t e r i a

è

t u t t o

c i ò

c h e

o c c u p a

u n o

s p a z i o

e

h a

u n a

s u a

m a s s a

(vedi par. 1.3.2.).

 

La materia è composta da atomi. Ogni atomo possiede proprietà peculiari, derivanti dalla sua struttura atomica.

1.1.2.

Atomi.

La t o m o

(dal greco a (negazione) + tomê (divisione)), così chiamato perché

inizialmente considerato lunita più piccola ed indivisibile della materia, è la più piccola parte di ogni elemento (vedi infra) esistente in natura che ne conserva le caratteristiche chimiche.

In particolare, latomo è composto da un

n u c l e o

carico positivamente e da un certo numero di e l e t t r o n i , carichi negativamente, che gli vibrano attorno senza unorbita precisa (lelettrone si dice infatti delocalizzato), nei cosiddetti gusci elettronici.

Il

nucleo

è

composto

da

p r o t o n i ,

che

sono

particelle cariche positivamente e da n e u t r o n i

che

sono particelle prive di carica 1 . Si definiscono due quantità per identificare ogni atomo:

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tenica Capitolo 1° S c i e ni s o t o p i ed hanno medesime proprietà chimiche. Un esempio di ciò è l ’ atomo di idrogeno: in natura è presente in grande maggioranza formato da un protone ed un elettrone. Vi è però, in minore quantità, anche il deuterio che è formato da un protone, un neutrone ed un elettrone (con esso si forma l acqua pesante) e il trizio (estremamente raro) formato da un protone, due neutroni ed un elettrone. Chimicamente, idrogeno, deuterio e trizio hanno però identiche proprietà. Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 8 " id="pdf-obj-7-131" src="pdf-obj-7-131.jpg">
 

n u m e r o

d i

m a s s a : la somma del numero di neutroni e protoni nel nucleo;

 

n u m e r o

a t o m i c o :

il numero dei protoni nel nucleo, che corrisponde al

 

numero di elettroni esterni ad esso 2 .

 

Se

il

numero di

elettroni

in

un

atomo è

pari

a quello

dei

protoni, si

dice

che la

sua

c a r i c a

n e t t a , data dalla differenza tra protoni e elettroni, è nulla.

Latomo con una carica netta diversa da zero viene chiamato i o n e . Se gli elettroni sono più dei protoni latomo risulta carico negativamente (ione negativo), viceversa se i protoni sono più degli elettroni risulta carico positivamente (ione positivo) 3 .

  • 1 Gli elettroni sono 1840 volte più leggeri dei protoni, per cui si può dire che la massa dell’atomo è tutta concentrata nel nucleo.

  • 2 Per ricavare il n u m e r o

d e i

n e u t r o n i

si sottrae al Numero di massa il Numero atomico.

  • 3 Due atomi possono differire anche nellavere numero atomico uguale ma diverso numero di massa: simili atomi sono detti i s o t o p i ed hanno medesime proprietà chimiche. Un esempio di ciò è latomo di idrogeno:

in natura è presente in grande maggioranza formato da un protone ed un elettrone. Vi è però, in minore quantità, anche il deuterio che è formato da un protone, un neutrone ed un elettrone (con esso si forma lacqua pesante) e il trizio (estremamente raro) formato da un protone, due neutroni ed un elettrone. Chimicamente, idrogeno, deuterio e trizio hanno però identiche proprietà.

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tenica Capitolo 1° S c i e ni s o t o p i ed hanno medesime proprietà chimiche. Un esempio di ciò è l ’ atomo di idrogeno: in natura è presente in grande maggioranza formato da un protone ed un elettrone. Vi è però, in minore quantità, anche il deuterio che è formato da un protone, un neutrone ed un elettrone (con esso si forma l acqua pesante) e il trizio (estremamente raro) formato da un protone, due neutroni ed un elettrone. Chimicamente, idrogeno, deuterio e trizio hanno però identiche proprietà. Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 8 " id="pdf-obj-7-253" src="pdf-obj-7-253.jpg">

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Concorso Vigili del Fuoco 2016

Scienza e tecnica

Ad esempio:

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica Ad esempio: H: l ’ atomo di

H: latomo di idrogeno contiene un protone ed un elettrone; la sua carica netta è nulla; H + : ione positivo dellidrogeno che ha ceduto un elettrone ed è rimasto con un solo protone carico positivamente, la sua carica netta è pari a +1; O 2 : ione negativo dellossigeno che nel suo stato fondamentale ha 8 protoni ed 8 elettroni; qui ha acquistato due elettroni e quindi presenta una carica netta pari a 2. Gli elettroni determinano sia se un atomo reagirà con altri, sia come reagirà. Lidrogeno (caso a) che ha un solo elettrone sarà rappresentabile con un nucleo centrale ed un elettrone che si muove allinterno del primo livello energetico (il primo livello energetico può contenere fino a due elettroni) Lossigeno (caso b) con 8 elettroni avrà 2 livelli energetici, dei quali il primo può contenere solo due elettroni, mentre il secondo ne contiene 6, anche se in realtà può accettarne fino ad 8. Questo spiega la tendenza dellossigeno ad acquistare elettroni trasformandosi in O 2 . Gli atomi tendono infatti a completare il loro livello energetico esterno riempendolo col massimo numero di elettroni che può contenere. Una tale situazione conferisce loro una maggiore stabilità. Una reazione chimica (vedi infra) consiste in una ridistribuzione degli atomi in molecole o aggregati diversi da quelli esistenti precedentemente e quindi nella formazione di sostanze nuove, costituite dagli stessi elementi di quelli da cui hanno preso origine. Queste trasformazioni comportano solitamente la rottura di alcuni legami nei reagenti e la formazione di nuovi legami, che andranno appunto a caratterizzare i prodotti. 1.1.2.1. Radioattività. La r a d i o a t t i v i t à può definirsi come una fuga molto veloce di particelle o gruppi di particelle dallinterno di un nucleo. In molti casi può liberarsi energia, e pertanto questo tipo di radiazione non è particellare ma è costituito da onde elettromagnetiche come quelle della luce. La rottura dellequilibrio delle forze provoca il fenomeno della radioattività, può essere spontanea o indotta artificialmente. Il fenomeno di rottura dellequilibrio con emissione di particelle o energia si chiama disintegrazione nucleare. 1.1.2.1.1. Tipi di radiazioni. La disintegrazione dei nuclei può provocare come visto, lemissione di componenti di vario tipo, ne conseguono diverse forme di radioattività.

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica Ad esempio: H: l ’ atomo di

r a d i a z i o n i a l f a : radiazione corpuscolare composta da due protoni e due neutroni, è dotata di due cariche positive (dovute ai protoni). Molto ionizzante- debolmente penetrante (100 volte meno dei raggi beta) fa circa 7 cm di percorso in aria;

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica Ad esempio: H: l ’ atomo di

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Concorso Vigili del Fuoco 2016

Scienza e tecnica

r a d i a z i o n i b e t a : radiazione corpuscolare dotata di una carica negativa, è simile allelettrone, da cui differisce solo per la sua origine nucleare. Molto ionizzante-debolmente penetrante (100 volte meno dei raggi gamma) in aria percorre circa 5 mt;

r a d i a z i o n e

g a m m a :

radiazione elettromagnetica simile alla luce,

ovviamente, priva di carica elettrica e di massa. Poco ionizzante-molto penetrante.

In aria percorre circa 3 km;

 

r a d i a z i o n e

x : radiazione elettromagnetica simile alla gamma da cui

differisce per la sua origine, in generale per lenergia associata. Poco ionizzante -

fortemente penetrante.

1.1.3. Sostanze. Gli atomi, aggregandosi in m o l e c o l e 4 , formano i vari tipi di s o s t a n z e presenta la materia (tali sono, per es. il vetro, l’acciaio, l’acqua, etc.).

con cui si

Ad esempio, lossigeno, è formato da una molecola fatta con due atomi di ossigeno, mentre l’acqua è una molecola composta da due atomi di idrogeno legati ad un atomo di ossigeno.

Le molecole, e dunque le sostanze, si formano attraverso una reazione chimica (vedi infra) che consiste in una rottura e formazione di legami chimici tra atomi 5 .

1.1.3.1. Sostanze pure.

Le s o s t a n z e

p u r e hanno una composizione fissa e ben

definite proprietà chimico-

fisiche. Comprendono elementi e composti.

1.1.3.1.1. Elementi.

Gli e l e m e n t i sono sostanze pure che non possono essere suddivise in altre sostanze pure ancora più semplici (per es., ossigeno, ferro, iodio). Un elemento chimico è una sostanza pura costituita da un unico tipo di atomi, quelli che appunto lo caratterizzano e si distinguono da quelli degli altri elementi per il numero atomico. Gli elementi possono presentarsi in diverse forme:

sotto forma monoatomica: i gas nobili (He, Ne, Ar, Kr, Xe, Rn). sotto forma molecolare: alcuni esempi sono H 2 , N 2 , O 2 , O 3 , F 2 , P 4 , S 8 , Cl 2 , Br 2 , I 2 .

  • 4 Le molecole, che non sono altro che un insieme di atomi uniti da un legame chimico, sono rappresentate da una formula ed un nome. La formula descrive la composizione della sostanza attraverso i simboli degli elementi in essa contenuti. Ad esempio lossido di ferro, indicato come FeO, contiene un atomo di ferro ed uno di ossigeno. Spesso nelle formule sono presenti gli indici che rappresentano il numero di atomi di quellelemento contenuti nella molecola. Così ad esempio in H 2 O, il 2 sta ad indicare che in ogni molecola di acqua ci sono 2 atomi di idrogeno ed 1 di ossigeno; nel metano (CH 4 ) si ha un atomo di carbonio legato a quattro atomi di idrogeno.

  • 5 Fra le molecole di una stessa sostanza esiste una certa simpatia per cui si attirano fra loro cercando di stare

vicine. La forza che attira le molecole di una stessa sostanza si chiama c o e s i o n e . Tale forza può essere notevole ed allora le molecole restano vicine, qualche volta invece la coesione è minore ed allora le molecole scorrono le une sulle altre. In alcune sostanze, al contrario, non esiste questa simpatia molecolare e le molecole invece di avvicinarsi tendono ad allontanarsi. Tale proprietà è chiamata e s p a n s i o n e . La forza di attrazione che si determina tra molecole di corpi diversi chiamasi a d e s i o n e . L’acqua bagna il vetro perché vi aderisce e cioè l’adesione dell’acqua con il vetro supera la coesione delle molecole dell’acqua, la

matita scrive su un foglio di carta perché la graffite aderisce alla carta.

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica  r a d i a zossigeno, è formato da una molecola fatta con due atomi di ossigeno, mentre l ’acqua è una molecola composta da due atomi di idrogeno legati ad un atomo di ossigeno. Le molecole, e dunque le sostanze, si formano attraverso una reazione chimica (vedi infra ) che consiste in una rottura e formazione di legami chimici tra atomi . 1.1.3.1. Sostanze pure. Le s o s t a n z e p u r e hanno una composizione fissa e ben definite proprietà chimico- fisiche. Comprendono elementi e composti. 1.1.3.1.1. Elementi. Gli e l e m e n t i sono sostanze pure che non possono essere suddivise in altre sostanze pure ancora più semplici (per es., ossigeno, ferro, iodio). Un elemento chimico è una sostanza pura costituita da un unico tipo di atomi, quelli che appunto lo caratterizzano e si distinguono da quelli degli altri elementi per il numero atomico. Gli elementi possono presentarsi in diverse forme:  sotto forma monoatomica: i gas nobili (He, Ne, Ar, Kr, Xe, Rn) .  sotto forma molecolare: alcuni esempi sono H , N , O , O , F , P , S , Cl , Br , I . Le molecole, che non sono altro che un insieme di atomi uniti da un legame chimico, sono rappresentate da una formula ed un nome. La formula descrive la composizione della sostanza attraverso i simboli degli elementi in essa contenuti. Ad esempio l ’ ossido di ferro, indicato come FeO, contiene un atomo di ferro ed uno di ossigeno. Spesso nelle formule sono presenti gli indici che rappresentano il numero di atomi di quell ’ elemento contenuti nella molecola. Così ad esempio in H O, il 2 sta ad indicare che in ogni molecola di acqua ci sono 2 atomi di idrogeno ed 1 di ossigeno; nel metano (CH ) si ha un atomo di carbonio legato a quattro atomi di idrogeno. Fra le molecole di una stessa sostanza esiste una certa simpatia per cui si attirano fra loro cercando di stare vicine. La forza che attira le molecole di una stessa sostanza si chiama c o e s i o n e . Tale forza può essere notevole ed allora le molecole restano vicine, qualche volta invece la coesione è minore ed allora le molecole scorrono le une sulle altre. In alcune sostanze, al contrario, non esiste questa simpatia molecolare e le molecole invece di avvicinarsi tendono ad allontanarsi. Tale proprietà è chiamata e s p a n s i o n e . La forza di attrazione che si determina tra molecole di corpi diversi chiamasi a d e s i o n e . L’acqua bagna il vetro perché vi aderisce e cioè l’adesione dell’acqua con il vetro supera la coesione delle molecole dell’acqua, la matita scrive su un foglio di carta perché la graffite aderisce alla carta. Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 10 " id="pdf-obj-9-153" src="pdf-obj-9-153.jpg">

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Scienza e tecnica

sotto forma di insieme continuo (cristallino o amorfo) di atomi legati covalente: per esempio C, Si, B, Sb.

in modo

sotto forma metallica: la maggior parte degli elementi sono metalli, alcuni esempi sono il ferro, il sodio, loro, il calcio, luranio.

Lo stesso elemento può esistere in diverse forme allotropiche come il diamante e la grafite, nei quali il carbonio possiede strutture cristalline diverse, oppure lossigeno diatomico O 2 e lozono O 3, che differiscono per la struttura molecolare.

Gli elementi vengono armoniosamente classificati nella t a v o l a strumento di sintesi estremamente potente.

Gli elementi rinvenuti sulla Terra sono 91 (dallidrogeno alluranio con esclusione di tecnezio e promezio) di cui 81 hanno almeno un isotopo stabile, al momento ne sono stati preparati artificialmente altri 26, quindi in totale sono noti 117 elementi.

1.1.3.1.2. Composti.

I c o m p o s t i sono sostanze pure formate da due o più elementi combinati in proporzioni fisse e definite (per es., acqua, carbonato di calcio, ammoniaca).

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica  sotto forma di insieme continuo <a(cristallino o amorfo) di atomi legati covalente: per esempio C, Si, B, Sb. in modo  sotto forma metallica: la maggior parte degli elementi sono metalli, alcuni esempi sono il ferro, il sodio, l oro, il calcio, l uranio. Lo stesso elemento può esistere in diverse forme allotropiche come il diamante e la grafite, nei quali il carbonio possiede strutture cristalline diverse, oppure l ossigeno diatomico O e l ozono O che differiscono per la struttura molecolare. Gli elementi vengono armoniosamente classificati nella t a v o l a strumento di sintesi estremamente potente. p e r i o d i c a , uno Gli elementi rinvenuti sulla Terra sono 91 (dall idrogeno all uranio con esclusione di tecnezio e promezio) di cui 81 hanno almeno un isotopo stabile, al momento ne sono stati preparati artificialmente altri 26, quindi in totale sono noti 117 elementi. 1.1.3.1.2. Composti. I c o m p o s t i sono sostanze pure formate da due o più elementi combinati in proporzioni fisse e definite (per es., acqua, carbonato di calcio, ammoniaca). 1.1.3.1.2.1. L’acqua . L’ a c q u a è il composto più diffuso ed abbondante sulla Terra. La sua molecola è H O: due atomi di idrogeno e uno di ossigeno. L’acqua pura è un liquido inodore e insapore, che presenta una debole colorazione blu osservabile solo nelle acque profonde. A pressione atmosferica, ha punto di fusione 0 °C e punto di ebollizione 100 °C; raggiunge la massima densità, pari a 1 g/cm , alla temperatura di 4 °C e solidifica aumentando di volume. La molecola dell’acqua è costituita da un atomo di ossigeno e da due atomi di idrogeno, disposti a formare un angolo di circa 104°. L’alta elettronegatività dell’ossigeno, che consiste nella sua proprietà di attirare con maggior forza gli Dal punto di vista chimico, l ’ acqua è uno dei solventi più comuni; favorisce la ionizzazione dei sali e delle molecole in soluzione; reagisce con alcuni sali elettroni di legame, fa sì che la distribuzione delle cariche elettriche nella molecola non sia uniforme, ma polare. Questa caratteristica è responsabile di diverse proprietà specifiche dell’acqua, tra cui il fatto di avere una densità maggiore allo stato liquido che allo stato di trasformandoli nelle rispettive forme idrate, con gli ossidi formando acidi e idrossidi, e partecipa come catalizzatore in molte reazioni chimiche. ghiaccio. I o n i z z a z i o n e : formazione di atomi o molecole elettricamente carichi. Allo stato fondamentale gli atomi sono elettricamente neutri, perché il numero degli elettroni, di carica negativa, uguaglia quello dei protoni, di carica positiva. Quando, ad esempio, il sodio si combina con il cloro per formare cloruro di sodio, ogni atomo di sodio trasferisce un elettrone all ’ atomo di cloro, generando uno ione sodio con carica positiva e uno ione cloro con carica negativa. Nel cristallo che si genera in seguito a questo processo, l ’ attrazione elettrostatica fra ioni di cariche opposte è così forte da determinare la formazione di un legame ionico che tiene gli atomi estremamente vicini. Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 11 " id="pdf-obj-10-82" src="pdf-obj-10-82.jpg">

1.1.3.1.2.1. L’acqua.

L’a c q u a

è il composto più diffuso ed abbondante sulla

Terra. La sua molecola è H 2 O: due atomi di idrogeno e uno di ossigeno.

L’acqua pura è un liquido inodore e insapore, che presenta una debole colorazione blu osservabile solo nelle acque

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica  sotto forma di insieme continuo <a(cristallino o amorfo) di atomi legati covalente: per esempio C, Si, B, Sb. in modo  sotto forma metallica: la maggior parte degli elementi sono metalli, alcuni esempi sono il ferro, il sodio, l oro, il calcio, l uranio. Lo stesso elemento può esistere in diverse forme allotropiche come il diamante e la grafite, nei quali il carbonio possiede strutture cristalline diverse, oppure l ossigeno diatomico O e l ozono O che differiscono per la struttura molecolare. Gli elementi vengono armoniosamente classificati nella t a v o l a strumento di sintesi estremamente potente. p e r i o d i c a , uno Gli elementi rinvenuti sulla Terra sono 91 (dall idrogeno all uranio con esclusione di tecnezio e promezio) di cui 81 hanno almeno un isotopo stabile, al momento ne sono stati preparati artificialmente altri 26, quindi in totale sono noti 117 elementi. 1.1.3.1.2. Composti. I c o m p o s t i sono sostanze pure formate da due o più elementi combinati in proporzioni fisse e definite (per es., acqua, carbonato di calcio, ammoniaca). 1.1.3.1.2.1. L’acqua . L’ a c q u a è il composto più diffuso ed abbondante sulla Terra. La sua molecola è H O: due atomi di idrogeno e uno di ossigeno. L’acqua pura è un liquido inodore e insapore, che presenta una debole colorazione blu osservabile solo nelle acque profonde. A pressione atmosferica, ha punto di fusione 0 °C e punto di ebollizione 100 °C; raggiunge la massima densità, pari a 1 g/cm , alla temperatura di 4 °C e solidifica aumentando di volume. La molecola dell’acqua è costituita da un atomo di ossigeno e da due atomi di idrogeno, disposti a formare un angolo di circa 104°. L’alta elettronegatività dell’ossigeno, che consiste nella sua proprietà di attirare con maggior forza gli Dal punto di vista chimico, l ’ acqua è uno dei solventi più comuni; favorisce la ionizzazione dei sali e delle molecole in soluzione; reagisce con alcuni sali elettroni di legame, fa sì che la distribuzione delle cariche elettriche nella molecola non sia uniforme, ma polare. Questa caratteristica è responsabile di diverse proprietà specifiche dell’acqua, tra cui il fatto di avere una densità maggiore allo stato liquido che allo stato di trasformandoli nelle rispettive forme idrate, con gli ossidi formando acidi e idrossidi, e partecipa come catalizzatore in molte reazioni chimiche. ghiaccio. I o n i z z a z i o n e : formazione di atomi o molecole elettricamente carichi. Allo stato fondamentale gli atomi sono elettricamente neutri, perché il numero degli elettroni, di carica negativa, uguaglia quello dei protoni, di carica positiva. Quando, ad esempio, il sodio si combina con il cloro per formare cloruro di sodio, ogni atomo di sodio trasferisce un elettrone all ’ atomo di cloro, generando uno ione sodio con carica positiva e uno ione cloro con carica negativa. Nel cristallo che si genera in seguito a questo processo, l ’ attrazione elettrostatica fra ioni di cariche opposte è così forte da determinare la formazione di un legame ionico che tiene gli atomi estremamente vicini. Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 11 " id="pdf-obj-10-101" src="pdf-obj-10-101.jpg">

profonde. A pressione atmosferica, ha punto di fusione 0 °C e punto di ebollizione 100 °C; raggiunge la massima densità, pari a 1 g/cm 3 , alla temperatura di 4 °C e solidifica aumentando di volume.

La molecola dell’acqua è costituita da un atomo

di ossigeno e da due atomi di idrogeno, disposti a

formare un angolo di circa 104°. L’alta

elettronegatività dell’ossigeno, che consiste nella sua proprietà di attirare con maggior forza gli

Dal punto di vista chimico, lacqua è uno dei solventi più comuni; favorisce la ionizzazione 6 dei sali e delle molecole in soluzione; reagisce con alcuni sali

elettroni di legame, fa sì che la distribuzione delle cariche elettriche nella molecola non sia uniforme, ma polare. Questa caratteristica è responsabile di diverse proprietà specifiche

dell’acqua, tra cui il fatto di avere una densità

maggiore allo stato liquido che allo stato di

trasformandoli nelle rispettive forme idrate, con gli ossidi formando acidi e idrossidi, e partecipa come catalizzatore in molte reazioni chimiche.

ghiaccio.

6

I o n i z z a z i o n e :

formazione di

atomi o molecole elettricamente carichi. Allo stato fondamentale gli

atomi sono elettricamente neutri, perché il numero degli elettroni, di carica negativa, uguaglia quello dei protoni,

  • di carica positiva. Quando, ad esempio, il sodio si combina con il cloro per formare cloruro di sodio, ogni atomo

  • di sodio trasferisce un elettrone allatomo di cloro, generando uno ione sodio con carica positiva e uno ione cloro

con carica negativa. Nel cristallo che si genera in seguito a questo processo, lattrazione elettrostatica fra ioni di cariche opposte è così forte da determinare la formazione di un legame ionico che tiene gli atomi estremamente vicini.

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica  sotto forma di insieme continuo <a(cristallino o amorfo) di atomi legati covalente: per esempio C, Si, B, Sb. in modo  sotto forma metallica: la maggior parte degli elementi sono metalli, alcuni esempi sono il ferro, il sodio, l oro, il calcio, l uranio. Lo stesso elemento può esistere in diverse forme allotropiche come il diamante e la grafite, nei quali il carbonio possiede strutture cristalline diverse, oppure l ossigeno diatomico O e l ozono O che differiscono per la struttura molecolare. Gli elementi vengono armoniosamente classificati nella t a v o l a strumento di sintesi estremamente potente. p e r i o d i c a , uno Gli elementi rinvenuti sulla Terra sono 91 (dall idrogeno all uranio con esclusione di tecnezio e promezio) di cui 81 hanno almeno un isotopo stabile, al momento ne sono stati preparati artificialmente altri 26, quindi in totale sono noti 117 elementi. 1.1.3.1.2. Composti. I c o m p o s t i sono sostanze pure formate da due o più elementi combinati in proporzioni fisse e definite (per es., acqua, carbonato di calcio, ammoniaca). 1.1.3.1.2.1. L’acqua . L’ a c q u a è il composto più diffuso ed abbondante sulla Terra. La sua molecola è H O: due atomi di idrogeno e uno di ossigeno. L’acqua pura è un liquido inodore e insapore, che presenta una debole colorazione blu osservabile solo nelle acque profonde. A pressione atmosferica, ha punto di fusione 0 °C e punto di ebollizione 100 °C; raggiunge la massima densità, pari a 1 g/cm , alla temperatura di 4 °C e solidifica aumentando di volume. La molecola dell’acqua è costituita da un atomo di ossigeno e da due atomi di idrogeno, disposti a formare un angolo di circa 104°. L’alta elettronegatività dell’ossigeno, che consiste nella sua proprietà di attirare con maggior forza gli Dal punto di vista chimico, l ’ acqua è uno dei solventi più comuni; favorisce la ionizzazione dei sali e delle molecole in soluzione; reagisce con alcuni sali elettroni di legame, fa sì che la distribuzione delle cariche elettriche nella molecola non sia uniforme, ma polare. Questa caratteristica è responsabile di diverse proprietà specifiche dell’acqua, tra cui il fatto di avere una densità maggiore allo stato liquido che allo stato di trasformandoli nelle rispettive forme idrate, con gli ossidi formando acidi e idrossidi, e partecipa come catalizzatore in molte reazioni chimiche. ghiaccio. I o n i z z a z i o n e : formazione di atomi o molecole elettricamente carichi. Allo stato fondamentale gli atomi sono elettricamente neutri, perché il numero degli elettroni, di carica negativa, uguaglia quello dei protoni, di carica positiva. Quando, ad esempio, il sodio si combina con il cloro per formare cloruro di sodio, ogni atomo di sodio trasferisce un elettrone all ’ atomo di cloro, generando uno ione sodio con carica positiva e uno ione cloro con carica negativa. Nel cristallo che si genera in seguito a questo processo, l ’ attrazione elettrostatica fra ioni di cariche opposte è così forte da determinare la formazione di un legame ionico che tiene gli atomi estremamente vicini. Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 11 " id="pdf-obj-10-154" src="pdf-obj-10-154.jpg">

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Scienza e tecnica

L a c q u a

è

l u n i c a

s o s t a n z a

c h e

s i

t r o v a

i n

n a t u r a

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t r e

s t a t i

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a g g r e g a z i o n e :

s o l i d o ,

l i q u i d o

e

g a s s o s o . Allo stato solido

è presente sotto forma di ghiaccio, nella neve, nella grandine, nella brina e nelle nubi; allo stato liquido si trova sotto forma di pioggia e rugiada, ma soprattutto ricopre i tre quarti della superficie terrestre costituendo oceani, mari, laghi e fiumi; allo stato gassoso, infine, è presente come nebbia e vapore ed è il principale costituente delle nuvole 7 .

1.1.3.2. Miscele. Una m i s c e l a è materia formata da due o più sostanze che conservano ognuna le proprie caratteristiche. Le miscele si dividono in miscugli e soluzioni.

Un

m i s c u g l i o

(acqua e sabbia).

è una miscela eterogenea, in cui le singole sostanze sono separate

Una s o l u z i o n e è una miscela omogenea in cui le singole sostanze non si distinguono più.

1.1.4. Gli stati di aggregazione della materia (o fasi). La materia che forma le varie sostanze è costituita da particelle piccolissime (atomi e molecole), tra le quali si esercitano forza di attrazione più o meno intense. Queste forze di attrazione sono all’origine dei tre diversi s t a t i d i a g g r e g a z i o n e in cui può esistere la materia: quello gassoso, quello liquido e quello solido 8 .

  • 7 La quantità di vapore presente nellatmosfera viene espressa per mezzo del tasso di umidità relativa, calcolato come il rapporto tra la quantità di vapore acqueo presente a una determinata temperatura e il valore massimo possibile nelle stesse condizioni termiche. Per effetto della gravità, lacqua filtra attraverso il terreno e le rocce nel sottosuolo, dove va a costituire la falda che alimenta i pozzi e le sorgenti dei corsi dacqua. L’acqua costituisce una frazione compresa tra il 50 e il 90% del peso corporeo degli organismi viventi, potendo raggiungere in alcuni invertebrati marini addirittura il 95% del peso totale. Il protoplasma cellulare è una soluzione colloidale macromolecolare in cui lacqua rappresenta lelemento disperdente; grassi, carboidrati, proteine, sali e altre sostanze chimiche vengono disciolte e trasportate in soluzione acquosa, e ciò permette le numerose reazioni chimiche indispensabili per i cicli fisiologici. Il sangue degli organismi animali e la linfa delle piante sono costituiti prevalentemente da acqua, che ha la funzione di trasportare le sostanze nutritive e di rimuovere i prodotti di rifiuto. Lacqua svolge inoltre un ruolo fondamentale nel metabolismo delle cellule, prendendo parte a diverse reazioni di idrolisi. L’acqua ha sul nostro pianeta un ciclo costante, che ha inizio con levaporazione dai suoli e dalla vegetazione, dalla superficie degli oceani, dei laghi e in generale di tutti i corpi idrici presenti sulla terraferma. Lumidità atmosferica prodotta dallevaporazione condensa in nubi, che successivamente restituiscono lacqua alla superficie terrestre sotto forma di precipitazioni: pioggia, neve e grandine. Le precipitazioni ripristinano continuamente lumidità del suolo e rialimentano le falde acquifere sotterranee, ma soprattutto, attraverso il deflusso superficiale di ruscelli, torrenti e fiumi, restituiscono lacqua al mare, chiudendo così il ciclo. La disciplina che studia la distribuzione dellacqua sulla superficie terrestre in tutte le fasi del ciclo è lidrologia. Poiché l’acqua ha un elevato potere solvente, raramente può essere trovata in natura allo stato puro. La pioggia e la neve, ad esempio, assorbono dallatmosfera anidride carbonica e altri gas, nonché tracce di sostanze organiche e inorganiche. L’acqua discioglie le sostanze minerali presenti nelle rocce e nel suolo, arricchendosi di composti chimici quali solfati, cloruri e carbonati di sodio, potassio, calcio e magnesio. Lacqua di superficie spesso contiene sostanze inquinanti di origine industriale, agricola e domestica. Nei pozzi poco profondi sono presenti quantità variabili di composti azotati e clorurati di derivazione umana e animale; mentre i pozzi più profondi sono ricchi principalmente di sali minerali. Nellacqua potabile sono normalmente presenti quantità rilevanti di fluoruri. Nell’acqua marina, oltre al cloruro di sodio, sono contenuti numerosi altri sali, che derivano dalla continua azione di dilavamento che le acque dei fiumi operano sugli strati superficiali del terreno. Lapporto dacqua dolce, nei mari e negli oceani, viene equilibrato dal processo di evaporazione che mantiene pressoché costante la concentrazione dei sali.

  • 8 Nella scienza moderna in realtà questa semplice classificazione risulta inadeguata a descrivere esaustivamente le numerose possibilità che ha la materia di organizzarsi. Il p l a s m a è stato probabilmente il primo nuovo

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica L ’ a c q u ap l a s m a è stato probabilmente il primo nuovo Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 12 " id="pdf-obj-11-133" src="pdf-obj-11-133.jpg">

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Scienza e tecnica

Una stessa sostanza può esistere in più stati di aggregazione, a seconda delle condizioni ambientali (temperatura e pressione): tipico esempio è l’acqua che può essere presente come solido (giaccio), come liquido e come gas (vapor d’acqua).

  • 1.1.4.1. Stato solido.

Nello s t a t o s o l i d o le molecole (o, a seconda dei casi, gli atomi) che compongono la materia sono strettamente legate fra loro e formano un reticolo cristallino rigido o una struttura amorfa isotropa. In altri termini nei corpi solidi la forza di coesione tra le molecole è grande.

I solidi sono poco comprimibili (nel senso che di solito non diminuiscono il loro volume se sono compressi) e hanno una forma e un volume proprio.

  • 1.1.4.2. Stato gassoso o aeriforme.

Nello

s t a t o

g a s s o s o

le molecole interagiscono solo debolmente e si muovono

indipendentemente le une dalle altre occupando tutto il volume loro disponibile.

Le sostanze gassose non hanno pertanto forma né volume propri e sono comprimibili (nel senso che diminuiscono il loro volume se opportunamente compressi).

  • 1.1.4.3. Stato liquido.

 

Nello s t a t o

l i q u i d o

le molecole sono legate solo debolmente e, sebbene siano ben

compatte fra loro, sono libere di scorrere le une sulle altre.

Le sostanze liquide pertanto hanno volume ma non forma propria (in particolare assumono la forma del recipiente che li contiene).

1.1.5. I cambiamenti di stato della materia.

  • 1.1.5.1. Introduzione.

Le forze di attrazione tra le particelle, e quindi la loro mobilità, sono influenzate dalla somministrazione o dalla perdita di energia, sotto forma di calore: l’acquisto di calore aumenta la mobilità delle sue particelle, indebolendo le forze di attrazione; la perdita di calore provoca l’effetto opposto.

Variazioni di temperatura (e di pressione) possono quindi determinare il passaggio della

materia

uno c a m b i a n t i

o

da

stato

di aggregazione a un altro. Questi passaggi vengono definiti

p a s s a g g i

d i

s t a t o .

stato della materia ad essere aggiunto a questa catalogazione, ma ce ne sono molti altri, i quali compaiono in condizioni particolari di temperatura e pressione come i vari tipi di ghiaccio (denominati ghiaccio I, ghiaccio II, ghiaccio III e così via fino al ghiaccio X) e lo stato superfluido che lelio raggiunge a bassissime temperature. Altri stati della materia di moderna concezione sono lo stato supercritico, colloidale, Condensato di Bose - Einstein e lo stato di cristallo liquido

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica Una stessa sostanza può esistere in piùvolume ma non forma propria (in particolare assumono la forma del recipiente che li contiene). 1.1.5. I cambiamenti di stato della materia. 1.1.5.1. Introduzione. Le forze di attrazione tra le particelle, e quindi la loro mobilità, sono influenzate dalla somministrazione o dalla perdita di energia, sotto forma di calore: l’acquisto di calore aumenta la mobilità delle sue particelle, indebolendo le forze di attrazione; la perdita di calore provoc a l’effetto opposto. Variazioni di temperatura (e di pressione) possono quindi determinare il passaggio della materia uno c a m b i a n t i o da stato di aggregazione a un altro. Questi passaggi vengono definiti p a s s a g g i d i s t a t o . stato della materia ad essere aggiunto a questa catalogazione, ma ce ne sono molti altri, i quali compaiono in condizioni particolari di temperatura e pressione come i vari tipi di ghiaccio (denominati ghiaccio I, ghiaccio II, ghiaccio III e così via fino al ghiaccio X) e lo stato superfluido che l elio raggiunge a bassissime temperature. Altri stati della materia di moderna concezione sono lo stato supercritico, colloidale, Condensato di Bose - Einstein e lo stato di cristallo liquido Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 13 " id="pdf-obj-12-107" src="pdf-obj-12-107.jpg">

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13

Concorso Vigili del Fuoco 2016

Scienza e tecnica

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica 1.1.5.2. Fusione. La f u s isolido. Esso avviene per sottrazione di calore In particolare la solidificazione avviene quando la temperatura scende al di sotto di una temperatura caratteristica, che varia da sostanza a sostanza, detta p u n t o d i s o l i d i f i c a z i o n e . La solidificazione si può ottenere anche per aumento di pressione, o per una combinazione di questa con il raffreddamento. 1.1.5.4. Sublimazione. La s u b l i m a z i o n e è il passaggio di una sostanza dallo stato solido direttamente allo stato gassoso (senza passare allo stato liquido). Esso avviene per somministrazione di calore. 1.1.5.5. Vaporizzazione. La v a p o r i z z a z i o n e è il passaggio di una sostanza dallo stato liquido allo stato gassoso. Avviene per somministrazione di calore. Si distingue in e v a p o r a z i o n e , se il passaggio è graduale e avviene alla superficie del liquido (esso può avvenire a qualsiasi temperatura), e in e b o l l i z i o n e , quando il passaggio è tumultuoso e interessa l’interessa massa liquida. 1.1.5.5.1. Ebollizione. L ’ ebollizione si verifica quando la tensione di vapore del liquido eguaglia la pressione. Il punto di solidificazione coincide con la t e m p e r a t u r a d i f u s i o n e in quanto coincide con la temperatura a cui avviene il fenomeno inverso della solidificazione ovvero la fusione. La p r e s s i o n e d i v a p o r e o t e n s i o n e di vapore di una sostanza è la pressione parziale del suo vapore a cui si verifica l ’ equilibrio fra la fase liquida e la fase gassosa ed è strettamente dipendente dalla temperatura. Quando c ’ è questa condizione di equilibrio dinamico tra il liquido ed il suo vapore si parla di Vapore Saturo. Durante questa fase di apparente stabilità macroscopica fra il liquido ed il vapore, il numero di molecole che, per unità di tempo, abbandonano il liquido (evaporazione) è in media uguale a quello delle molecole che vi rientrano (condensazione). La pressione esercitata dal vapore viene chiamata pressione del vapore saturo, poiché, quando il volume sovrastante il liquido è saturo, esso non può più contenere altre molecole in fase gassosa, sicché per quella particolare temperatura la pressione presenta il suo valore massimo. La pressione del vapore saturo di un liquido aumenta al crescere della temperatura perché le molecole acquistano via via un ’ energia cinetica più alta ed hanno così una maggiore tendenza ad evaporare. La temperatura alla quale la pressione di vapore coincide con quella atmosferica è la temperatura di ebollizione. Infatti dall ’ andamento Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 14 " id="pdf-obj-13-10" src="pdf-obj-13-10.jpg">

1.1.5.2.

Fusione.

La f u s i o n e

è il passaggio di una sostanza dallo stato solido allo stato liquido. Esso

avviene con somministrazione di calore.

 

La temperatura (a pressione atmosferica costante) che permette ad un solido di fondersi

viene detta t e m p e r a t u r a

d i

f u s i o n e

o

p u n t o

d i

f u s i o n e .

1.1.5.3.

Solidificazione.

Si definisce s o l i d i f i c a z i o n e

il passaggio

di una sostanza dallo stato liquido allo

stato solido. Esso avviene per sottrazione di calore

 

In particolare la solidificazione avviene quando la temperatura scende al di sotto di una

temperatura caratteristica, che varia da sostanza a sostanza, detta p u n t o

d i

s o l i d i f i c a z i o n e 9 . La solidificazione si può ottenere anche per aumento di pressione, o

per una combinazione di questa con il raffreddamento.

 

1.1.5.4.

Sublimazione.

La s u b l i m a z i o n e

è il passaggio di una sostanza dallo stato solido direttamente allo

stato gassoso (senza passare allo stato liquido). Esso avviene per somministrazione di calore.

1.1.5.5.

Vaporizzazione.

La

v a p o r i z z a z i o n e

è il passaggio di una sostanza dallo stato liquido allo stato

gassoso. Avviene per somministrazione di calore.

Si distingue in e v a p o r a z i o n e , se il passaggio è graduale e avviene alla superficie del

liquido (esso può avvenire a qualsiasi temperatura), e in

e b o l l i z i o n e ,

quando il

passaggio è tumultuoso e interessa l’interessa massa liquida.

1.1.5.5.1. Ebollizione. Lebollizione si verifica quando la tensione di vapore 10 del liquido eguaglia la pressione.

9 Il punto di solidificazione coincide con la t e m p e r a t u r a d i f u s i o n e in quanto coincide con la temperatura a cui avviene il fenomeno inverso della solidificazione ovvero la fusione. 10 La p r e s s i o n e d i v a p o r e o t e n s i o n e di vapore di una sostanza è la pressione parziale del suo vapore a cui si verifica lequilibrio fra la fase liquida e la fase gassosa ed è strettamente dipendente dalla temperatura. Quando cè questa condizione di equilibrio dinamico tra il liquido ed il suo vapore si parla di Vapore Saturo. Durante questa fase di apparente stabilità macroscopica fra il liquido ed il vapore, il numero di molecole che, per unità di tempo, abbandonano il liquido (evaporazione) è in media uguale a quello delle molecole che vi rientrano (condensazione). La pressione esercitata dal vapore viene chiamata pressione del vapore saturo, poiché, quando il volume sovrastante il liquido è saturo, esso non può più contenere altre molecole in fase gassosa, sicché per quella particolare temperatura la pressione presenta il suo valore massimo. La pressione del vapore saturo di un liquido aumenta al crescere della temperatura perché le molecole acquistano via via unenergia cinetica più alta ed hanno così una maggiore tendenza ad evaporare. La temperatura alla quale la pressione di vapore coincide con quella atmosferica è la temperatura di ebollizione. Infatti dallandamento

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica 1.1.5.2. Fusione. La f u s isolido. Esso avviene per sottrazione di calore In particolare la solidificazione avviene quando la temperatura scende al di sotto di una temperatura caratteristica, che varia da sostanza a sostanza, detta p u n t o d i s o l i d i f i c a z i o n e . La solidificazione si può ottenere anche per aumento di pressione, o per una combinazione di questa con il raffreddamento. 1.1.5.4. Sublimazione. La s u b l i m a z i o n e è il passaggio di una sostanza dallo stato solido direttamente allo stato gassoso (senza passare allo stato liquido). Esso avviene per somministrazione di calore. 1.1.5.5. Vaporizzazione. La v a p o r i z z a z i o n e è il passaggio di una sostanza dallo stato liquido allo stato gassoso. Avviene per somministrazione di calore. Si distingue in e v a p o r a z i o n e , se il passaggio è graduale e avviene alla superficie del liquido (esso può avvenire a qualsiasi temperatura), e in e b o l l i z i o n e , quando il passaggio è tumultuoso e interessa l’interessa massa liquida. 1.1.5.5.1. Ebollizione. L ’ ebollizione si verifica quando la tensione di vapore del liquido eguaglia la pressione. Il punto di solidificazione coincide con la t e m p e r a t u r a d i f u s i o n e in quanto coincide con la temperatura a cui avviene il fenomeno inverso della solidificazione ovvero la fusione. La p r e s s i o n e d i v a p o r e o t e n s i o n e di vapore di una sostanza è la pressione parziale del suo vapore a cui si verifica l ’ equilibrio fra la fase liquida e la fase gassosa ed è strettamente dipendente dalla temperatura. Quando c ’ è questa condizione di equilibrio dinamico tra il liquido ed il suo vapore si parla di Vapore Saturo. Durante questa fase di apparente stabilità macroscopica fra il liquido ed il vapore, il numero di molecole che, per unità di tempo, abbandonano il liquido (evaporazione) è in media uguale a quello delle molecole che vi rientrano (condensazione). La pressione esercitata dal vapore viene chiamata pressione del vapore saturo, poiché, quando il volume sovrastante il liquido è saturo, esso non può più contenere altre molecole in fase gassosa, sicché per quella particolare temperatura la pressione presenta il suo valore massimo. La pressione del vapore saturo di un liquido aumenta al crescere della temperatura perché le molecole acquistano via via un ’ energia cinetica più alta ed hanno così una maggiore tendenza ad evaporare. La temperatura alla quale la pressione di vapore coincide con quella atmosferica è la temperatura di ebollizione. Infatti dall ’ andamento Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 14 " id="pdf-obj-13-147" src="pdf-obj-13-147.jpg">

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14

Concorso Vigili del Fuoco 2016

Scienza e tecnica

Siccome la tensione di vapore non è mai nulla, abbassando sufficientemente la pressione si può provocare lebollizione a temperature anche vicine al punto di congelamento. Per questo motivo, nello spazio esterno alla Terra non esistono corpi liquidi, se non racchiusi in atmosfere che esercitino una sufficiente pressione gravitazionale. Viceversa, alzando la pressione a temperatura costante si interrompe lebollizione.

Siccome la tensione di vapore aumenta, allaumentare della temperatura, si ha che, a parità di temperatura, raffreddando un liquido in ebollizione, lebollizione cessa, mentre scaldando un liquido non in ebollizione, lo si porta in ebollizione. Tuttavia, continuando a scaldare un liquido già in ebollizione, se si mantiene costante la pressione, la temperatura non aumenta, in quanto tutto il calore somministrato viene assorbito dal fenomeno dellevaporazione. Pertanto, la temperatura di ebollizione a una data pressione è una caratteristica di una sostanza o miscuglio, detta “p u n t o d i e b o l l i z i o n e .

Il punto di ebollizione varia in presenza di composti disciolti nel liquido in esame (ossia di un soluto) 11 .

  • 1.1.5.6. Condensazione.

La

c o n d e n s a z i o n e

è

il

passaggio di una sostanza dallo stato gassoso allo stato

liquido. Avviene per sottrazione di calore.

  • 1.1.5.7. Brinazione (o brinamento).

La b r i n a z i o n e è il passaggio di una sostanza dallo stato gassoso direttamente allo stato solido. Avviene per sottrazione. Lorigine del termine italiano si ricollega alla brina che si forma sullerba quando, a causa delle basse temperature, il vapor acqueo nellaria si trasforma in aghetti di ghiaccio che si depositano sullerba.

1.1.6. Le reazioni chimiche. Per r e a z i o n e c h i m i c a si intende il processo chimico, che avviene senza variazioni misurabili di massa, in cui due o più sostanze interagiscono, trasformandosi in sostanze con composizione molecolare diversa da quella di partenza. Le sostanze che interagiscono sono dette r e a g e n t i , quelle finali p r o d o t t i .

I fenomeni che hanno luogo durante una reazione chimica vengono rappresentati mediante una equazione chimica.

Le reazioni chimiche non provocano un cambiamento di natura della materia, perché non influenzano i suoi costituenti fondamentali (gli atomi) ma solo la maniera in cui sono aggregati in molecole; non influenzano nemmeno laggregazione di molecole simili, quindi le trasformazioni puramente fisiche, come i cambiamenti di stato (fusione, solidificazione,

lusura e lerosione, la frattura, etc. non sono reazioni chimiche.

della pressione del vapore saturo dellacqua, in funzione della temperatura, si può osservare che a 100 °C la pressione del vapore è quella atmosferica.

11 L’ebollizione dell’acqua: se la pressione atmosferica è di 1 Atm, la temperatura di ebollizione dell’acqua è di 100 °C; per valori di pressione inferiori, anche la temperatura di ebollizione è più bassa. È questo il motivo per

cui in montagna, dove la pressione atmosferica è minore di quella misurabile al livello del mare, l’acqua bolle a

una temperatura inferiore e i cibi cuociono in tempi più lunghi. Al contrario, nella pentola a pressione, dove viene creato un ambiente a pressione molto elevata, anche la temperatura di ebollizione è maggiore, e i cibi cuociono in tempi più rapidi.

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica Siccome la tensione di vapore non èsoluto) . 1.1.5.6. Condensazione. La c o n d e n s a z i o n e è il passaggio di una sostanza dallo stato gassoso allo stato liquido. Avviene per sottrazione di calore. 1.1.5.7. Brinazione (o brinamento). La b r i n a z i o n e è il passaggio di una sostanza dallo stato gassoso direttamente allo stato solido. Avviene per sottrazione. L ’ origine del termine italiano si ricollega alla brina che si forma sull ’ erba quando, a causa delle basse temperature, il vapor acqueo nell ’ aria si trasforma in aghetti di ghiaccio che si depositano sull ’ erba. 1.1.6. Le reazioni chimiche. Per r e a z i o n e c h i m i c a si intende il processo chimico, che avviene senza variazioni misurabili di massa, in cui due o più sostanze interagiscono, trasformandosi in sostanze con composizione molecolare diversa da quella di partenza. Le sostanze che interagiscono sono dette r e a g e n t i , quelle finali p r o d o t t i . I fenomeni che hanno luogo durante una reazione chimica vengono rappresentati mediante una equazione chimica. Le reazioni chimiche non provocano un cambiamento di natura della materia, perché non influenzano i suoi costituenti fondamentali (gli atomi) ma solo la maniera in cui sono aggregati in molecole; non influenzano nemmeno l ’ aggregazione di molecole simili, quindi le trasformazioni puramente fisiche, come i cambiamenti di stato (fusione, solidificazione, evaporazione, ebollizione. ..), l ’ usura e l erosione, la frattura, etc. non sono reazioni chimiche. della pressione del vapore saturo dell ’ acqua, in funzione della temperatura, si può osservare che a 100 °C la pressione del vapore è quella atmosferica. L’ebollizione dell’acqua: se la pressione atmosferica è di 1 Atm, la temperatura di ebollizione dell’acqua è di 100 °C; per valori di pressione inferiori, anche la temperatura di ebollizione è più bassa. È questo il motivo per cui in montagna, dove la pressione atmosferica è minore di quella misurabile al livello del mare, l’acqua bolle a una temperatura inferiore e i cibi cuociono in tempi più lunghi. Al contrario, nella pentola a pressione, dove viene creato un ambiente a pressione molto elevata, anche la temperatura di ebollizione è maggiore, e i cibi cuociono in tempi più rapidi. Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 15 " id="pdf-obj-14-106" src="pdf-obj-14-106.jpg">

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Concorso Vigili del Fuoco 2016

Scienza e tecnica

Allo stesso modo, non fanno parte delle reazioni chimiche le trasformazioni dei nuclei atomici, cioè le reazioni nucleari. Pur tuttavia tali reazioni assumono anche un certo interesse in chimica e vengono studiate dalla chimica nucleare.

Le reazioni chimiche, dunque, riguardano esclusivamente le variazioni dei legami tra gli atomi (legame covalente, legame ionico, legame metallico).

  • 1.1.6.1. Le reazioni endotermiche ed esotermiche

Una reazione può sviluppare calore, in tal caso è detta esotermica, o assorbire calore, ed essere quindi endotermica.

Una r e a z i o n e

e s o t e r m i c a

  • di calore dal sistema 12 allambiente.

è

quindi una reazione che comporta un trasferimento

Similmente

una

r e a z i o n e

e n d o t e r m i c a

è

una reazione che comporta un

trasferimento di calore dallambiente al sistema. Necessita dunque di energia esterna per

procedere.

  • 1.1.6.2. Fattori causali, condizioni ed effetti.

Una reazione non può avere luogo, o viene rallentata fino a fermarsi o addirittura a regredire se non è soddisfatta una serie di condizioni come presenza dei reagenti in misura adeguata e condizioni di temperatura, pressione e luce adatte alla specifica reazione.

  • 1.1.6.3. Fattori quantitativi

Dal

postulato

fondamentale

di

n u l l a

s i

c r e a ,

n u l l a

s i

d i s t r u g g e ,

t u t t o

s i

t r a s f o r m a ,

deriva necessariamente che la somma delle

masse dei reagenti è forzatamente uguale alla somma delle masse dei prodotti di reazione. Anche il numero degli atomi a destra e a sinistra dellequazione deve restare invariato. Ad

esempio nellequazione:

NaOH + HCl → NaCl + H 2 O

che rappresenta la reazione tra idrossido di sodio ed acido cloridrico per produrre cloruro

  • di sodio, che conosciamo bene come sale da cucina, troviamo esattamente lo stesso numero di

atomi dello stesso tipo sia nella parte sinistra (reagenti) che nella parte destra (prodotti) della

reazione, ma combinati in maniera diversa.

In questo caso, essendo questa una reazione tra un acido 13 (HCl) e una base 14 (NaOH) la reazione procederà verso la neutralizzazione completa a meno che uno dei reagenti non sia in eccesso rispetto allaltro: in questo caso, la soluzione rimarrà acida o basica a seconda del reagente in eccesso.

Alcune reazioni per avvenire hanno bisogno, o vengono facilitate, della presenza di una terza sostanza (rispetto a reagenti e prodotti) detta c a t a l i z z a t o r e . Il catalizzatore

  • 12 Il s i s t e m a è la parte delluniverso oggetto di studio (nel nostro caso sistema chimico, ad es. solvente, reagenti e prodotti presenti in un becher (che rappresenta il contorno del sistema)), mentre lambiente è tutto cio che circonda il sistema stesso. Sistema + ambiente costituiscono un sistema isolato: luniverso è un sistema isolato.

  • 13 Un a c i d o è una sostanza che dissociandosi in acqua produce ioni H + .

  • 14 Una b a s e è una sostanza che dissociandosi in acqua produce ioni OH - .

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica Allo stesso modo, non fanno parte dellenuclei atomici, cioè le reazioni nucleari. Pur tuttavia tali reazioni assumono anche un certo interesse in chimica e vengono studiate dalla chimica nucleare. Le reazioni chimiche, dunque, riguardano esclusivamente le variazioni dei legami tra gli atomi (legame covalente, legame ionico, legame metallico) . 1.1.6.1. Le reazioni endotermiche ed esotermiche Una reazione può sviluppare calore, in tal caso è detta esotermica, o assorbire calore, ed essere quindi endotermica. Una r e a z i o n e e s o t e r m i c a di calore dal sistema all ’ ambiente. è quindi una reazione che comporta un trasferimento Similmente una r e a z i o n e e n d o t e r m i c a è una reazione che comporta un trasferimento di calore dall ’ ambiente al sistema. Necessita dunque di energia esterna per procedere. 1.1.6.2. Fattori causali, condizioni ed effetti. Una reazione non può avere luogo, o viene rallentata fino a fermarsi o addirittura a regredire se non è soddisfatta una serie di condizioni come presenza dei reagenti in misura adeguata e condizioni di temperatura, pressione e luce adatte alla specifica reazione. 1.1.6.3. Fattori quantitativi Dal postulato fondamentale di Lavoisier, n u l l a s i c r e a , n u l l a s i d i s t r u g g e , t u t t o s i t r a s f o r m a , deriva necessariamente che la somma delle masse dei reagenti è forzatamente uguale alla somma delle masse dei prodotti di reazione. Anche il numero degli atomi a destra e a sinistra dell ’ equazione deve restare invariato. Ad esempio nell ’ equazione: NaOH + HCl → NaCl + H O che rappresenta la reazione tra idrossido di sodio ed acido cloridrico per produrre cloruro di sodio, che conosciamo bene come sale da cucina, troviamo esattamente lo stesso numero di atomi dello stesso tipo sia nella parte sinistra (reagenti) che nella parte destra (prodotti) della reazione, ma combinati in maniera diversa. In questo caso, essendo questa una reazione tra un acido (HCl) e una base (NaOH) la reazione procederà verso la neutralizzazione completa a meno che uno dei reagenti non sia in eccesso rispetto all ’ altro: in questo caso, la soluzione rimarrà acida o basica a seconda del reagente in eccesso. Alcune reazioni per avvenire hanno bisogno, o vengono facilitate, della presenza di una terza sostanza (rispetto a reagenti e prodotti) detta c a t a l i z z a t o r e . Il catalizzatore Il s i s t e m a è la parte dell universo oggetto di studio (nel nostro caso sistema chimico, ad es. solvente, reagenti e prodotti presenti in un becher (che rappresenta il contorno del sistema)), mentre l ’ ambiente è tutto cio che circonda il sistema stesso. Sistema + ambiente costituiscono un sistema isolato: l ’ universo è un sistema isolato. Un a c i d o è una sostanza che dissociandosi in acqua produce ioni H . Una b a s e è una sostanza che dissociandosi in acqua produce ioni OH . Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 16 " id="pdf-obj-15-176" src="pdf-obj-15-176.jpg">

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16

Concorso Vigili del Fuoco 2016

Scienza e tecnica

permette o reazione 15 .

facilita la reazione, ma viene ritrovato invariato (o quasi) tra i prodotti di

Le trasformazioni che hanno luogo durante una reazione chimica spontanea portano ad una diminuzione dellenergia totale del sistema. In effetti, in una molecola o in un cristallo, lorganizzazione reciproca degli atomi implica unenergia, lenergia di legame; perché un legame venga rotto è necessario fornire al sistema una quantità di energia almeno pari allenergia di legame. Quando gli atomi si ricombinano, formando nuovi legami, tale energia viene liberata. Al termine di una reazione, lenergia immagazzinata nei legami dei prodotti di reazione è minore di quella inizialmente presente nei legami dei reagenti iniziali.

1.1.6.4. Attivazione e velocità di reazione.

Durante la reazione, tuttavia, esiste un momento in cui i vecchi legami si sono rotti e quelli nuovi non si sono ancora formati, è lo stato di transizione dove lenergia del sistema è massima, cosa che costituisce una vera barriera per la realizzazione della reazione

Lo studio dellaspetto energetico delle reazioni chimiche è la termodinamica, che ci permette di verificare se una reazione può o meno avere luogo e quanta energia è necessario fornire per superare la barriera dellenergia di attivazione; ma esiste un altro parametro importante: la velocità di reazione.

Alcune reazioni sono molto rapide, addirittura violente, come le esplosioni, altre sono talmente lente che possono continuare per anni, o secoli. Alcune sono talmente lente che i reagenti coinvolti sembrano in realtà composti stabili, come nel caso dellossidazione dellalluminio, si parla in tal caso di composti “‘metastabili”‘ (la forma stabile, in ambiente con presenza di ossigeno, è lossido di alluminio, mentre quella metastabile è lalluminio metallico); ad occuparsi di studiare la velocità di reazione è la cinetica chimica.

La cinetica di una reazione dipende da numerosi fattori, il più importante è la temperatura:

lenergia termica permette sia di superare la barriera dellenergia di attivazione più facilmente, sia di avere un numero maggiore di collisioni tra le molecole reagenti.

1.1.6.5. Reazioni e stati della materia

Un altro parametro importante è lo stato (o fase) in cui si trovano i reagenti. Da questo punto di vista le reazioni maggiormente favorite sono quelle in fase gassosa o liquida, dove i reagenti sono mescolati tra loro e possono facilmente venire a contatto.

In tutti gli altri casi, cioè per reazioni tra:

un solido e un gas;

un solido e un liquido; un solido e un solido; un liquido e un gas; due liquidi immiscibili;

dette r e a z i o n i

e t e r o g e n e e , la reazione può aver luogo esclusivamente

nei punti

di contatto tra le due fasi, quindi sarà più veloce se i reagenti vengono dispersi luno nellaltro

come nel caso di:

15 In biologia i catalizzatori sono denominati enzimi.

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica permette o reazione . facilita la reazione,molecola o in un cristallo, l ’ organizzazione reciproca degli atomi implica un energia, l energia di legame; perché un legame venga rotto è necessario fornire al sistema una quantità di energia almeno pari all ’ energia di legame. Quando gli atomi si ricombinano, formando nuovi legami, tale energia viene liberata. Al termine di una reazione, l ’ energia immagazzinata nei legami dei prodotti di reazione è minore di quella inizialmente presente nei legami dei reagenti iniziali. 1.1.6.4. Attivazione e velocità di reazione. Durante la reazione, tuttavia, esiste un momento in cui i vecchi legami si sono rotti e quelli nuovi non si sono ancora formati, è lo stato di transizione dove l ’ energia del sistema è massima, cosa che costituisce una vera barriera per la realizzazione della reazione Lo studio dell ’ aspetto energetico delle reazioni chimiche è la termodinamica, che ci permette di verificare se una reazione può o meno avere luogo e quanta energia è necessario fornire per superare la barriera dell energia di attivazione; ma esiste un altro parametro importante: la velocità di reazione. Alcune reazioni sono molto rapide, addirittura violente, come le esplosioni, altre sono talmente lente che possono continuare per anni, o secoli. Alcune sono talmente lente che i reagenti coinvolti sembrano in realtà composti stabili, come nel caso dell ossidazione dell alluminio, si parla in tal caso di composti “‘ metastabili ”‘ (la forma stabile, in ambiente con presenza di ossigeno, è l ossido di alluminio, mentre quella metastabile è l ’ alluminio metallico); ad occuparsi di studiare la velocità di reazione è la cinetica chimica. La cinetica di una reazione dipende da numerosi fattori, il più importante è la temperatura: l ’ energia termica permette sia di superare la barriera dell energia di attivazione più facilmente, sia di avere un numero maggiore di collisioni tra le molecole reagenti. 1.1.6.5. Reazioni e stati della materia Un altro parametro importante è lo stato (o fase) in cui si trovano i reagenti. Da questo punto di vista le reazioni maggiormente favorite sono quelle in fase gassosa o liquida, dove i reagenti sono mescolati tra loro e possono facilmente venire a contatto. In tutti gli altri casi, cioè per reazioni tra:  un solido e un gas;  un solido e un liquido;  un solido e un solido;  un liquido e un gas;  due liquidi immiscibili; dette r e a z i o n i e t e r o g e n e e , la reazione può aver luogo esclusivamente nei punti di contatto tra le due fasi, quindi sarà più veloce se i reagenti vengono dispersi l ’ uno nell ’ altro come nel caso di: In biologia i catalizzatori sono denominati enzimi. Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 17 " id="pdf-obj-16-129" src="pdf-obj-16-129.jpg">

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17

Concorso Vigili del Fuoco 2016

Scienza e tecnica

aerosol (fini gocce di liquido disperse in un gas); emulsioni (dispersioni di gocce di un liquido in un altro immiscibile); miscugli di polveri; sol (dispersioni di polveri in un liquido); schiume (bolle di gas disperse in un liquido).

in questo modo vengono massimizzate le superfici di contatto tra i reagenti e quindi la possibilità di reazione.

Per i solidi questo può esser quantificato

misurando la

s u p e r f i c i e

s p e c i f i c a ,

ossia la superficie esposta per unità di massa; una polvere o un solido poroso hanno elevati

valori di superficie specifica.

1.2. La combustione e l’incendio 1.2.1. Combustione. 1.2.1.1. Nozione.

La

c o m b u s t i o n e

è

una

che

comporta

combustibile da parte di un comburente (che in genere è rappresentato dallossigeno presente

nellaria), con sviluppo di calore e radiazioni elettromagnetiche, tra cui spesso anche radiazioni luminose.

1.2.1.2. Triangolo del fuoco.

Il

t r i a n g o l o

d e l

f u o c o

consiste nei tre elementi

che sono necessari allo

svolgersi della reazione di combustione. Questi tre elementi sono:

c o m b u s t i b i l e :

è la sostanza che nel processo di combustione viene ossidata.

Può essere di vario tipo, ad esempio: idrocarburi, legname o carbone;

c o m b u r e n t e :

una

sostanza

che

agisce

come

combustibile

in

una

reazione

di

combustione.

Il

comburente per eccellenza è l’ossigeno presente nell’aria,

ma anche altre sostanze possono comportarsi da comburenti (es. ozono, idrogeno, etc.);

i n n e s c o :

la

reazione

tra

il

combustibile

e

il

comburente non è spontanea ma avviene ad opera di un innesco esterno. L’i n n e s c o può essere rappresentato

ad esempio da una fonte di calore o da una scintilla. L’innesco rappresenta l’energia di attivazione necessaria

agente ossidante di un
agente
ossidante
di
un

alle molecole di reagenti per iniziare la reazione e deve essere fornita dall’esterno. In seguito l’energia rilasciata dalla reazione stessa ne rende possibile l’auto

sostentamento, senza ulteriori apporti energetici esterni.

Mancando uno degli elementi del triangolo l’incendio non si sviluppa o si estingue.

Spegnere un incendio è infatti possibile per sottrazione (esaurimento o allontanamento) del combustibile, per soffocamento (separazione dell’ossigeno/comburente per mezzo di una

sostanza coprente) o per raffreddamento (fermando la reazione a catena di autosostentamento

dell’innesco).

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica  <a href=aerosol (fini gocce di liquido disperse in un gas);  emulsioni (dispersioni di gocce di un liquido in un altro immiscibile);  miscugli di polveri; sol (dispersioni di polveri in un liquido);  schiume (bolle di gas disperse in un liquido). in questo modo vengono massimizzate le superfici di contatto tra i reagenti e quindi la possibilità di reazione. Per i solidi questo può esser quantificato misurando la s u p e r f i c i e s p e c i f i c a , ossia la superficie esposta per unità di massa; una polvere o un solido poroso hanno elevati valori di superficie specifica. 1.2. La combustione e l’incendio 1.2.1. Combustione. 1.2.1.1. Nozione. La c o m b u s t i o n e è una reazione chimica che comporta l ossidazione di un combustibile da parte di un comburente (che in genere è rappresentato dall ossigeno presente nell aria) , con sviluppo di calore e radiazioni elettromagnetiche, tra cui spesso anche radiazioni luminose. 1.2.1.2. Triangolo del fuoco. Il “ t r i a n g o l o d e l f u o c o ” consiste nei tre elementi che sono necessari allo svolgersi della reazione di combustione. Questi tre elementi sono:  c o m b u s t i b i l e : è la sostanza che nel processo di combustione viene ossidata. Può essere di vario tipo, ad esempio: idrocarburi, legname o carbone;  c o m b u r e n t e : una sostanza che agisce come combustibile in una reazione di combustione. Il comburente per eccellenza è l’ossigeno presente nell’aria, ma anche altre sostanze possono comportarsi da comburenti (es. ozono, idrogeno, etc.);  i n n e s c o : la reazione tra il combustibile e il comburente non è spontanea ma avviene ad opera di un innesco esterno. L’ i n n e s c o può essere rappresentato ad esempio da una fonte di calore o da una scintilla. L’innesco rappresenta l’ energia di attivazione necessaria agente ossidante di un alle molecole di reagenti per iniziare la reazione e deve essere fornita dall’esterno. In seguito l’energia rilasciata dalla reazione stessa ne rende possibile l’auto sostentamento, senza ulteriori apporti energetici esterni. Mancando uno degli elementi del triangolo l’incendio non si sviluppa o si estingue. Spegnere un incendio è infatti possibile per sottrazione (esaurimento o allontanamento) del combustibile, per soffocamento (separazione dell’ossigeno/comburente per mezzo d i una sostanza coprente) o per raffreddamento (fermando la reazione a catena di autosostentamento dell’innesco). Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 18 " id="pdf-obj-17-188" src="pdf-obj-17-188.jpg">

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Scienza e tecnica

  • 1.2.1.3. Limiti di infiammabilità.

Come abbiamo già sottolineato, affinché la combustione avvenga è necessaria la presenza contemporanea di un combustibile, di un comburente e di una temperatura al di sopra di una certa soglia.

Risulta però necessario che il rapporto tra combustibile e comburente sia entro certi limiti, noti appunto come l i m i t i d i i n f i a m m a b i l i t à . I limiti di infiammabilità nel caso di combustibili gassosi vengono espressi come la percentuale in volume di combustibile nella miscela aria - combustibile. Si distinguono in limite inferiore e limite superiore di infiammabilità.

Il

l i m i t e

i n f e r i o r e

d i

i n f i a m m a b i l i t à

rappresenta la minima

concentrazione di combustibile nella miscela aria-combustibile che consente a questultima, se innescata, di reagire dando luogo ad una fiamma in grado di propagarsi a tutta la miscela.

Il

l i m i t e

s u p e r i o r e

d i

i n f i a m m a b i l i t à

rappresenta la concentrazione

massima di combustibile in presenza della quale il comburente,

cioè

laria,

risulta

insufficiente per dar luogo ad una fiamma in grado di propagarsi a tutta la miscela.

Se il gas o vapore infiammabile è diluito con un eccesso daria, il calore sviluppato dallaccensione è insufficiente a far salire la temperatura degli strati adiacenti di miscela fino al punto di accensione. La fiamma non può propagarsi attraverso lintera miscela ma si estingue. Se nella miscela è presente un eccesso di combustibile (al di sopra del limite superiore di infiammabilità), questo funzionerà da diluente, abbassando la quantità di calore disponibile agli strati adiacenti di miscela, fino ad impedire la propagazione della fiamma.

  • 1.2.1.4. La velocità di combustione

Per poter accelerare la combustione si può adoperare una turbolenza, la quale aumenta il mescolamento tra combustibile e comburente, velocizzando la combustione.

La velocità di combustione può essere aumentata anche polverizzando il combustibile e miscelandolo con l’aria, in modo da aumentare la superficie di contatto tra combustibile e comburente; dove è richiesto uno sviluppo d’energia molto veloce, ad esempio nella

propulsione di un razzo, il comburente deve essere incorporato direttamente nel combustibile durante la sua preparazione.

  • 1.2.1.5. La combustione spontanea

Per

c o m b u s t i o n e

s p o n t a n e a

si intende l’infiammazione spontanea di una

sostanza che ha luogo senza lapplicazione di fonti di calore esterne.

La combustione spontanea può avvenire quando grandi quantità di materiale infiammabile, ad esempio di carbone o fieno, vengono conservati in una zona in cui vi è poca circolazione daria. In questa situazione possono svilupparsi reazioni chimiche, come lossidazione e la fermentazione, che producono calore.

Il calore intrappolato fa crescere la rapidità con cui si sviluppano nuove reazioni chimiche, con ulteriore produzione di calore, che può scaldare a tal punto il materiale infiammabile da sviluppare una fiamma spontanea.

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica 1.2.1.3. Limiti di infiammabilità. Come abbiamo già

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Scienza e tecnica

  • 1.2.1.6. I prodotti della combustione

I prodotti della combustione dipendono dalla natura del combustibile e dalle condizioni di reazione. Essi di regola sono:

anidride carbonica: è un gas prodotto dalla combustione che a concentrazioni massima del 10% è asfissiante risultando letale se respirata più di qualche minuto;

ossido di carbonio: è un gas tossico che si sviluppa durante la combustione, in ambienti chiusi una concentrazione dell1% è sufficiente a procurare svenimento e la morte dopo qualche minuto. Il gas si combina col sangue formando la carbossiemoglobina che altera il meccanismo di trasporto dellossigeno ai tessuti da parte del sangue, causando conseguentemente perdita di coscienza e/o collasso;

vapore acqueo;

composti intermedi gassosi: si sviluppano per decomposizione di sostanze organiche e possono anche essere tossici;

fumo: sospensione di particelle solide (catrami o particelle di carbonio) e/o liquide,( vapore dacqua), presenti nei gas derivanti dalla combustione;

fosgene:

gas altamente tossico, è presente

in

tutti gli

incendi

dove vi

sono

materiali che contengono cloro, la presenza di tale gas è da temere

particolarmente, si consiglia luso di autoprotettori negli incendi in luoghi chiusi.

  • 1.2.1.7. I tipi di combustibili.

1.2.1.7.1. Combustibili solidi: il legno in particolare.

I c o m b u s t i b i l i

s o l i d i

sono i più abbondanti e quelli che

vengono usati da più

tempo. Ad essi appartiene il più antico ed il più noto fra i combustibili: il l e g n o . Questo si

produce continuamente nelle piante come risultato di sintesi biochimiche tra lanidride carbonica e lacqua con lutilizzazione dellenergia solare.

Il legno è costituito da cellulosa (il componente fondamentale), lignina, zuccheri, resine, gomme e sostanze minerali varie, che danno luogo, al termine della combustione, alle ceneri. Stesse caratteristiche presentano tutte le sostanze che derivano dal legno come la carta, il lino, la juta, la canapa, il cotone, ecc.

Il grado di combustibilità di tutte queste sostanze può essere alterato a seguito di particolari trattamenti (ad es. pittura). Il legno può bruciare con fiamma più o meno viva - o addirittura senza fiamma - o carbonizzare a seconda delle condizioni in cui avviene la combustione.

La temperatura daccensione del legno è di circa 250°C, tuttavia se il legno è a contatto con superfici calde per molto tempo possono avvenire fenomeni di carbonizzazione con possibilità di accensione spontanea a temperature anche molto minori.

Una caratteristica importante del legno è la pezzatura, definita come il rapporto tra il volume del legno e la sua

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica 1.2.1.6. I prodotti della combustione I prodotti
Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica 1.2.1.6. I prodotti della combustione I prodotti

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superficie esterna. Se un combustibile ha una grande pezzatura vuol dire che le sue superfici a contatto con laria sono relativamente scarse ed inoltre ha una massa maggiore per disperdere il calore che gli viene somministrato.

In pratica un pezzo piccolo di legno prende fuoco facilmente anche con sorgenti a relativamente bassa temperatura, mentre un pezzo di legno sufficientemente grande prende fuoco con molta più difficoltà.

In generale, sia per i combustibili solidi che per quelli liquidi, si ha che quando il combustibile è suddiviso in piccole particelle, la quantità di calore da somministrare è tanto più piccola quanto più piccole sono le particelle, sempre che naturalmente si raggiunga la temperatura di accensione. Così il legno che in grandi dimensioni può essere considerato un materiale difficilmente combustibile, quando invece è suddiviso allo stato di segatura o addirittura di polvere può dar luogo addirittura ad esplosioni.

Per un combustibile solido diventa quindi fondamentale la sua suddivisione. Una grossa pezzatura comporta un basso rischio di incendio, mentre con una pezzatura piccola lo stesso materiale risulta molto pericoloso.

Va notato che nel caso di materiali di grossa pezzatura diventa rilevante non solo il fatto che la sorgente di calore abbia una temperatura elevata ma anche il tempo di esposizione alla sorgente di calore.

La bassa conduttività del legno (proprietà di trasmettere il calore) determina una minore velocità di propagazione della combustione.

Come è ovvio il legno mantiene le suo proprietà combustibili anche quando viene destinato ad altri usi (essenzialmente nellarredamento e nelledilizia) e di questo si deve tenere conto nel progettare le misure antincendio degli edifici.

1.2.1.7.2. Combustibili liquidi. I c o m b u s t i b i l i l i q u i d i sono, tra i combustibili, quelli che presentano il più elevato potere calorifico per unità di volume. Vengono adoperati sia nei motori che negli impianti di riscaldamento. Nella combustione allinterno dei motori è particolarmente importante il miscelamento con laria, che prende il nome di carburazione. Il combustibile miscelato con laria può essere sotto forma di minuscole goccioline di liquido oppure sotto forma di vapore.

In generale tutti i combustibili liquidi sono in equilibrio con i propri vapori, che si sviluppano in misura differente a seconda delle condizioni di pressione e di temperatura, sulla superficie di separazione tra liquido e mezzo che lo sovrasta.

Nei liquidi infiammabili la combustione avviene quando, in corrispondenza della suddetta superficie, i vapori dei liquidi, miscelandosi con lossigeno dellaria in concentrazioni comprese nel campo di infiammabilità, sono opportunamente innescati. Pertanto per bruciare in presenza di innesco, un liquido infiammabile deve passare dallo stato liquido allo stato vapore.

Lindice della maggiore o minore combustibilità di un liquido è fornito dalla temperatura di infiammabilità, in base alla quale i combustibili liquidi vengono così catalogati:

categoria A: liquidi aventi punto di infiammabilità inferiore a 21°C

categoria B: liquidi aventi punto di infiammabilità compreso tra 21°C e 65°C

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica superficie esterna. Se un combustibile ha una

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categoria C: liquidi aventi punto di infiammabilità oltre 65° e fino a 125°C

Altri parametri che caratterizzano i combustibili liquidi sono la temperatura di accensione e di infiammabilità, i limiti di infiammabilità, la viscosità e la densità dei vapori.

Tanto più è bassa la temperatura di infiammabilità tanto maggiori sono le probabilità che si formino vapori in quantità tali da essere incendiati.

Particolarmente pericolosi sono quei liquidi che hanno una temperatura di infiammabilità inferiore alla temperatura ambiente, in quanto anche senza subire alcun riscaldamento, possono dar luogo ad un incendio.

Fra due liquidi infiammabili entrambi con temperatura di infiammabilità inferiore alla temperatura ambiente è comunque da preferire quello a più alta temperatura di infiammabilità in quanto a temperatura ambiente emetterà una minore quantità di vapori infiammabili, diminuendo così le possibilità che si formi una miscela aria - vapori nel campo dinfiammabilità.

Ulteriori elementi negativi per quanto riguarda il pericolo di incendio sono rappresentati

da:

bassa temperatura di accensione del combustibile, che comporta una minore energia di attivazione per dare inizio alla combustione;

ampio

campo

di

infiammabilità,

in

quanto

risulta

più

esteso lintervallo di

miscelazione vapore -

aria per

il

quale è possibile linnesco e la propagazione

dellincendio.

Unultima considerazione si deve fare a proposito della densità dei vapori infiammabili, definita come la massa per unità di volume di vapori del combustibile.

I combustibili più pericolosi quelli più pesanti dellaria, in quanto in assenza o scarsità di ventilazione tendono ad accumularsi e a ristagnare nelle zone basse dellambiente formando più facilmente miscele infiammabili.

1.2.1.7.2.1. I petroli.

I combustibili liquidi

artificiali sono pochi e di scarsa importanza,

mentre ben più

importante è la classe dei combustibili liquidi naturali, alla quale appartengono i p e t r o l i .

Il petrolio non è ununica sostanza, ma una miscela formata prevalentemente da un gran numero di idrocarburi (composti chimici formati esclusivamente da carbonio ed idrogeno) con proprietà chimiche e fisiche molto diverse. Nei diversi tipi di petroli possono essere presenti anche sostanze diverse dagli idrocarburi, ad esempio composti dello zolfo (che determinano il tenore di zolfo), che sono una delle principali cause dellinquinamento da anidride solforosa nelle grandi città.

Si deve tenere presente che, anche se il petrolio nel suo complesso è un liquido, i diversi idrocarburi che lo compongono possono essere liquidi, solidi o gassosi (il fatto che una miscela liquida possa contenere sostanze solide e gassose non deve stupire, basta pensare che lacqua di mare è una miscela di acqua e di diversi sali tutti solidi).

Il petrolio viene estratto in diverse regioni del mondo mediante luso di pozzi e piattaforme marine. La sua origine è stata lungamente discussa ed oggi è certo che esso deriva dalla lenta trasformazione, a pressioni elevate ed in assenza di aria, di materiali organici accumulatisi su fondale di bacini marini e portati nel sottosuolo dallevoluzione geologica.

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica  categoria C: liquidi aventi punto di

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Il petrolio appena estratto viene chiamato

greggio e

non viene usato

come tale, ma

trasportato in diversi modi (oleodotti, navi cisterna o camion) fino a particolari impianti,

chiamati raffinerie, nei quali viene lavorato per ottenere i suoi derivati più importanti.

La

principale

lavorazione

a

cui

viene

sottoposto

il

petrolio

greggio

è

una

d i s t i l l a z i o n e 16 .

La prima grossolana distillazione consente di separare frazioni che

distillano in intervalli di temperatura piuttosto ampi.

Successivamente queste frazioni vengono ulteriormente distillate per ottenere i prodotti finali: gas di raffineria, benzine, cherosene, gasolio. La parte liquida che rimane come residuo della distillazione costituisce gli oli pesanti, quella solida il bitume.

Le b e n z i n e

sono la frazione che si separa fra i 60° ed i 200°C ed il loro impiego più

importante è come carburanti nei motori a scoppio, ad esempio nelle automobili.

Il c h e r o s e n e è la frazione che distilla fra 160° e 270°C, molto usata nel riscaldamento domestico, ed il gasolio quella che distilla fra 250° e 340°C, che trova limpiego più importante nei motori Diesel.

Gli

o l i

p e s a n t i

vengono di solito sottoposti a trattamenti che consentono di

trasformarli in benzine, ben più preziose, mentre il bitume viene usato prevalentemente per la

pavimentazione delle strade.

1.2.1.7.3. Combustibili gassosi. I gas in base alle loro caratteristiche fisiche vengono divisi in: gas leggeri; gas pesanti.

Si

definisce

g a s

l e g g e r o

(idrogeno, metano, ecc.).

un gas avente densità rispetto allaria inferiore a 0,8

Si definisce g a s

p e s a n t e un gas avente densità rispetto allaria superiore a 0,8 (GPL,

acetilene, ecc.). Un gas pesante quando liberato dal proprio contenitore tende a stratificare e a permanere nella parte bassa dellambiente.

1.2.1.7.3.1. Idrocarburi gassosi.

Fra

i

combustibili

gassosi

naturali,

i

più

importanti

sono

senza

dubbio

gli

i d r o c a r b u r i g a s s o s i : metano 17 , etano, propano e butano (il primo è il comune

gas

da cucina usato nelle grandi città, lultimo il gas contenuto, ad esempio, nelle bombole dei

fornelli da campeggio).

Questi combustibili sono migliori dei combustibili liquidi naturali perché sono generalmente molto puri, possono essere miscelati facilmente con laria (e quindi con lossigeno) per avere unottima combustione e bruciano senza dare origine a sostanze incombuste e a fumi. Lunico rischio, comune peraltro a quasi tutti i combustibili naturali, consiste nella possibile formazione di monossido di carbonio se la disponibilità di ossigeno è limitata.

16 La distillazione è una tecnica che consente di separare i diversi componenti di una miscela liquida scaldandola lentamente e raccogliendo i vapori delle sostanze componenti man mano che evaporano alle diverse temperature. 17 Il m e t a n o è molto diffuso nel sottosuolo di un gran numero di paesi, inclusa lItalia, e spesso si trova associato ai giacimenti petroliferi. In questi ultimi casi a volte la sua raccolta può addirittura risultare economicamente sconveniente e per questo motivo si preferisce distruggerlo incendiandolo prima di iniziare lestrazione del petrolio. Come si può facilmente intuire luso principale del metano è nelle attività domestiche (fornelli ed impianti di riscaldamento a gas), ma non mancano naturalmente gli impieghi industriali.

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica Il petrolio appena estratto viene chiamato greggio

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Scienza e tecnica

Inoltre, possono essere trasportati e distribuiti con facilità allacciando le abitazioni direttamente alla rete delle società del gas, evitando pericolosi e costosi depositi ed immagazzinamenti. Altro vantaggio è la facilità di regolazione del flusso di gas e quindi della quantità di calore prodotta.

1.2.1.7.3.2. L’idrogeno.

Fra i combustibili gassosi artificiali merita un cenno li d r o g e n o , ottenuto a partire dallacqua attraverso un procedimento chiamato idrolisi ed attualmente oggetto di un gran numero di studi per il suo possibile impiego come combustibile pulito (lunico prodotto della sua combustione è lacqua e non cè il rischio della possibile formazione di monossido di carbonio).

Come per i liquidi infiammabili, anche per lidrogeno risultano fondamentali alcuni parametri quali: · temperatura di accensione; limiti di infiammabilità; densità rispetto allaria.

1.2.1.7.3.3. Conservazione dei gas. I gas vengono conservati allinterno di contenitori (grandi serbatoi, bombole, bottiglie ecc.), in genere sotto pressione oppure liquefatti in maniera da consentire una più semplice stoccaggio. La modalità con cui lo stoccaggio viene eseguito, è rilevante al fine di prevenire eventuali cause dincendio.

G a s

c o m p r e s s i : sono quelli conservati allo stato gassoso sotto pressione alla

temperatura ambiente in appositi recipienti. Tali recipienti vengono riempiti di gas fino al raggiungimento di una data pressione di carica che è funzione della resistenza della bombola stessa

G a s

l i q u e f a t t i :

sono

quelli

(butano,

propano,

ammoniaca,

cloro)

che

alla

temperatura ambiente vengono conservati in appositi recipienti allo stato liquido sotto una pressione relativamente bassa. La pressione allinterno del recipiente, fin tanto che sono presenti le due fasi, dipende esclusivamente dalla temperatura. Il gas liquefatto è molto più concentrato di quelli compressi (1 litro di gas liquefatto può sviluppare nel passaggio di fase fino a 800 litri di gas). Il riempimento del recipiente non deve essere mai completo in quanto un aumento della temperatura provoca un aumento di volume del liquido ed un aumento della pressione, per cui il recipiente potrebbe scoppiare. Per evitare tale rischio, è prescritto un limite massimo di riempimento.

G a s c r i o g e n i c i : Sono conservati allo stato liquido in particolare contenitori, ma a temperature e pressioni molto basse. Questi gas non possono essere conservati indefinitamente in un contenitore, poiché anche la temperatura dellambiente circostante può generare delle condizioni di pressioni non sostenibili per qualunque recipiente. Enecessario quindi rendere possibile una minima evaporazione, che consenta di restituire, come calore di evaporazione, il calore assorbito dallambiente esterno.

G a s

d i s c i o l t i : sono

conservati

in fase

gassosa disciolti entro un

liquido ad una

determinata pressione (ad esempio, acetilene disciolto in acetone, anidride carbonica disciolta

in acqua gassata-minerale).

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica Inoltre, possono essere trasportati e distribuiti con

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1.2.2. L’incendio.

  • 1.2.2.1. Nozione.

Con i n c e n d i o si definisce una combustione, con presenza di fiamma, non controllata di materiali generici.

  • 1.2.2.2. Le fasi.

Nellevoluzione dellincendio si possono individuare quattro fasi caratteristiche quali:

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica 1.2.2. L’incendio. 1.2.2.1. Nozione. Con i n
  • 1.2.2.2.1. Fase iniziale.

La sua durata dipende diversi fattori quali:

infiammabilità del combustibile, legata alla natura del combustibile che può essere solido, liquido, gassoso.

propagazione della fiamma - dipende anchessa dalla natura del combustibile, (legno, lenta; liquido, veloce) ma anche dalla sua disposizione.

distribuzione del combustibile nellambiente.

geometria e volume dellambiente - questa caratteristica aumenta o diminuisce la velocità di propagazione delle fiamme e del calore.

  • 1.2.2.2.2. Estensione

Questa fase è caratterizzata da:

ridotta visibilità a causa dei prodotti della combustione; produzione di gas tossici e corrosivi; aumento della velocità di combustione; aumento dellenergia e della temperatura di irraggiamento. Può essere influenzata da:

effetti camino e azioni dovute alla ventilazione naturale, forzata;

azioni meccaniche.

  • 1.2.2.2.3. Incendio generalizzato o flash over.

Caratterizzato principalmente da:

brusco aumento della temperatura; aumento della velocità di combustione; aumento dellemissione di fumi e gas; autoaccensione di tutti i materiali combustibili.

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica 1.2.2. L’incendio. 1.2.2.1. Nozione. Con i n

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  • 1.2.2.2.4. Estinzione.

Raggiunta laccensione completa dei materiali combustibili presenti nellincendio il fenomeno comincia a rallentare e la temperatura comincia a decrescere fino allestinzione dellincendio.

I meccanismi per cui avviene lestinzione possono essere riassunti in:

se p a r a z i o n e fra materiale combustibile non incendiato da quello interessato dal fuoco;

s o f f o c a m e n t o

con linibizione del contatto del comburente (ossigeno

contenuto nellaria) con il combustibile;

r a f f r e d d a m e n t o

con

la

riduzione

della

temperatura

del

materiale

combustibile al di sotto di quella di accensione;

i n i b i z i o n e

c h i m i c a con larresto delle reazioni che si verificano

durante la combustione. Intervenendo sulla catalisi negativa con larresto dei radicali liberi della combustione e con il conseguente blocco della propagazione delle fiamme.

1.2.2.3. Tipologia.

  • 1.2.2.3.1. Classe A: fuochi di solidi, detti fuochi secchi

La combustione può presentarsi in due forme: combustione viva con fiamme o combustione lenta senza fiamme, ma con formazione di brace incandescente.

Lagente estinguente raccomandato è lacqua (agisce sul calore) ma in

alternativa

si

possono

usare

ossidazione) (A-B-C).

estintori

a

polvere

polivalente

(agisce

sulle reazioni di
sulle
reazioni
di
  • 1.2.2.3.2. Classe B: fuochi di idrocarburi solidificati o di liquidi infiammabili, detti fuochi

grassi. È controindicato luso di acqua a getto pieno ma non a getto frazionato o nebulizzato. Gli altri agenti estinguenti sono la polvere polivalente (A-B-C), la polvere di classe (B-C), il biossido di carbonio (CO 2 che soffocalincendio abbassando la temperatura) e la schiuma antincendio (elimina il comburente), oppure estintori idrici. Lagente estinguente migliore è la schiuma antincendio (che varia dal tipo di sostanza coinvolta nellincendio).

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica 1.2.2.2.4. Estinzione. Raggiunta l ’ accensione completabiossido di carbonio (CO che “ soffoca ” l ’ incendio abbassando la temperatura) e la schiuma antincendio (elimina il comburente), oppure estintori idrici. L ’ agente estinguente migliore è la schiuma antincendio (che varia dal tipo di sostanza coinvolta nell ’ incendio). 1.2.2.3.3. Classe C: fuochi di combustibili gassosi. Questi fuochi sono caratterizzati da una fiamma alta ad alta temperatura, la fiamma non si dovrebbe spegnere ma bisognerebbe raggiungere la valvola a monte e chiuderla per evitare che uno spegnimento continui a rilasciare gas altamente infiammabile nell ’ ambiente con conseguenze devastanti in ambienti chiusi (esplosione). L ’ acqua è consigliata solo a getto frazionato o nebulizzato per raffreddare i tubi o le bombole circostanti o coinvolte nell ’ incendio. Gli altri agenti estinguenti da utilizzare sono le polveri polivalenti (A-B-C), quelle di classe (B-C) e il biossido di carbonio. Quest ’ ultimo è il più efficace tra tutti i precedenti e permette uno spegnimento molto rapido della fiamma. Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 26 " id="pdf-obj-25-134" src="pdf-obj-25-134.jpg">
  • 1.2.2.3.3. Classe C: fuochi di combustibili gassosi.

Questi

fuochi

sono

caratterizzati

da

una

fiamma

alta

ad

alta

temperatura, la fiamma non si dovrebbe spegnere ma bisognerebbe

raggiungere la valvola a monte e chiuderla per evitare che uno

spegnimento

continui

a

rilasciare

gas

altamente

infiammabile

nellambiente con conseguenze devastanti in ambienti chiusi (esplosione).

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica 1.2.2.2.4. Estinzione. Raggiunta l ’ accensione completabiossido di carbonio (CO che “ soffoca ” l ’ incendio abbassando la temperatura) e la schiuma antincendio (elimina il comburente), oppure estintori idrici. L ’ agente estinguente migliore è la schiuma antincendio (che varia dal tipo di sostanza coinvolta nell ’ incendio). 1.2.2.3.3. Classe C: fuochi di combustibili gassosi. Questi fuochi sono caratterizzati da una fiamma alta ad alta temperatura, la fiamma non si dovrebbe spegnere ma bisognerebbe raggiungere la valvola a monte e chiuderla per evitare che uno spegnimento continui a rilasciare gas altamente infiammabile nell ’ ambiente con conseguenze devastanti in ambienti chiusi (esplosione). L ’ acqua è consigliata solo a getto frazionato o nebulizzato per raffreddare i tubi o le bombole circostanti o coinvolte nell ’ incendio. Gli altri agenti estinguenti da utilizzare sono le polveri polivalenti (A-B-C), quelle di classe (B-C) e il biossido di carbonio. Quest ’ ultimo è il più efficace tra tutti i precedenti e permette uno spegnimento molto rapido della fiamma. Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 26 " id="pdf-obj-25-181" src="pdf-obj-25-181.jpg">

Lacqua è consigliata solo a getto frazionato o nebulizzato per raffreddare i tubi o le bombole circostanti o coinvolte nellincendio. Gli altri agenti estinguenti da utilizzare sono le polveri polivalenti (A-B-C), quelle di classe (B-C) e il biossido di carbonio. Questultimo è il più efficace tra tutti i precedenti e permette uno spegnimento molto rapido della fiamma.

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica 1.2.2.2.4. Estinzione. Raggiunta l ’ accensione completabiossido di carbonio (CO che “ soffoca ” l ’ incendio abbassando la temperatura) e la schiuma antincendio (elimina il comburente), oppure estintori idrici. L ’ agente estinguente migliore è la schiuma antincendio (che varia dal tipo di sostanza coinvolta nell ’ incendio). 1.2.2.3.3. Classe C: fuochi di combustibili gassosi. Questi fuochi sono caratterizzati da una fiamma alta ad alta temperatura, la fiamma non si dovrebbe spegnere ma bisognerebbe raggiungere la valvola a monte e chiuderla per evitare che uno spegnimento continui a rilasciare gas altamente infiammabile nell ’ ambiente con conseguenze devastanti in ambienti chiusi (esplosione). L ’ acqua è consigliata solo a getto frazionato o nebulizzato per raffreddare i tubi o le bombole circostanti o coinvolte nell ’ incendio. Gli altri agenti estinguenti da utilizzare sono le polveri polivalenti (A-B-C), quelle di classe (B-C) e il biossido di carbonio. Quest ’ ultimo è il più efficace tra tutti i precedenti e permette uno spegnimento molto rapido della fiamma. Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 26 " id="pdf-obj-25-191" src="pdf-obj-25-191.jpg">

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Concorso Vigili del Fuoco 2016

Scienza e tecnica

  • 1.2.2.3.4. Classe D: fuochi di metalli.

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica 1.2.2.3.4. Classe D: fuochi di metalli. Questicloruro di sodio. Tutti gli altri agenti estinguenti sono sconsigliati (compresa l ’ acqua) dato che possono avvenire reazioni con rilascio di gas tossici o esplosioni. 1.2.2.4. Le sostanze estinguenti. Le s o s t a n z e e s t i n g u e n t i sono sostanze chimiche e naturali che attraverso vari meccanismi, provocano l ’ estinzione del fuoco. 1.2.2.4.1. L’ acqua. L’ a c q u a è la sostanza estinguente più comune e diffusa (anche per il suo basso costo). Esercita un azione di raffreddamento separazione e soffocamento. Risulta molto efficace sui fuochi di classe A (incendi di legname, di carta, di bosco, di sterpaglie ecc.), può essere usata su fuochi di classe B solo quando il combustibile ha una densità maggiore dell ’ acqua. Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco utilizza principalmente l ’ acqua per estinguere gli incendi. Nei vari Comandi e nei Distaccamenti presenti sul territorio nazionale sono conservate le piante della dislocazione degli idranti sul territorio per rifornimenti in soccorso, gli stessi vanno periodicamente controllati e manutentati. L ’ uso dell ’ acqua nell ’ estinzione di alcuni incendi anche di classe A deve essere adeguato al tipo di incendio e limitato all ’ estinzione e all ’ eventuale procedura di smassamento dei materiali per eliminare focolai nascosti nelle braci. L ’ acqua in quanto buon conduttore elettrico non deve essere usata per spegnere incendi di apparecchiature elettriche sotto tensione, è controindicata nei fuochi da metalli e da polveri particolarmente reattive perché potrebbe dare origine a reazioni pericolosi; 1.2.2.4.2. La schiuma. La s c h i u m a è costituita da una miscela di acqua, liquido schiumogeno e aria o altro gas inerte. Esercita un azione meccanica di separazione tra il combustibile e il comburente ossigeno presente nell ’ aria, di raffreddamento (azione endogena) e di soffocamento. L ’ uso della schiuma è indicato particolarmente per i focolari di classe B, principalmente per serbatoi contenenti liquidi infiammabile. L ’ erogazione del prodotto ai fini dello spegnimento avviene per mezzo di particolari lance, in uso al Corpo Nazionale VVF. Sul mercato vi sono disponibili vari tipi di schiuma in funzione del prodotto che si vuole estinguere, del tipo di incendio e del tipo di intervento che si vuole attuare. 1.2.2.4.3. Le polveri antincendio. Le p o l v e r i a n t i n c e n d i sono costituite da miscele di sostanze chimiche combinate insieme: bicarbonato di sodio o di potassio, solfato di ammonio fosfato monoammonico etc; sono inoltre presenti additivi l ’ idrorepellenza, e per la compatibilità con le schiume. per migliorare la scorrevolezza, Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 27 " id="pdf-obj-26-13" src="pdf-obj-26-13.jpg">

Questi fuochi sono particolarmente difficili da estinguere data la loro altissima temperatura e richiedono personale addestrato e agenti estinguenti speciali. Gli agenti estinguenti variano a seconda del tipo di materiale coinvolto nellincendio ad esempio, nei fuochi coinvolgenti alluminio e magnesio si utilizza la polvere al cloruro di sodio. Tutti gli altri agenti estinguenti sono sconsigliati (compresa lacqua) dato che possono avvenire reazioni con rilascio di gas tossici o esplosioni.

1.2.2.4. Le sostanze estinguenti.

Le s o s t a n z e

e s t i n g u e n t i

sono sostanze chimiche e naturali che attraverso vari

meccanismi, provocano lestinzione del fuoco.

  • 1.2.2.4.1. L’acqua.

L’a c q u a è la sostanza estinguente più comune e diffusa (anche per il suo basso costo).

Esercita un azione di raffreddamento separazione e soffocamento. Risulta molto efficace sui fuochi di classe A (incendi di legname, di carta, di bosco, di sterpaglie ecc.), può essere usata su fuochi di classe B solo quando il combustibile ha una densità maggiore dellacqua.

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco utilizza principalmente lacqua per estinguere gli incendi. Nei vari Comandi e nei Distaccamenti presenti sul territorio nazionale sono conservate le piante della dislocazione degli idranti sul territorio per rifornimenti in soccorso, gli stessi vanno periodicamente controllati e manutentati.

Luso dellacqua nellestinzione di alcuni incendi anche di classe A deve essere adeguato al tipo di incendio e limitato allestinzione e alleventuale procedura di smassamento dei materiali per eliminare focolai nascosti nelle braci.

Lacqua in quanto buon conduttore elettrico non deve essere usata per spegnere incendi di apparecchiature elettriche sotto tensione, è controindicata nei fuochi da metalli e da polveri particolarmente reattive perché potrebbe dare origine a reazioni pericolosi;

  • 1.2.2.4.2. La schiuma.

La s c h i u m a è costituita da una miscela di acqua, liquido schiumogeno e aria o altro gas

inerte. Esercita un azione meccanica di separazione tra il combustibile e il comburente ossigeno presente nellaria, di raffreddamento (azione endogena) e di soffocamento. Luso della schiuma è indicato particolarmente per i focolari di classe B, principalmente per serbatoi contenenti liquidi infiammabile.

Lerogazione del prodotto ai fini dello spegnimento avviene per mezzo di particolari lance, in uso al Corpo Nazionale VVF. Sul mercato vi sono disponibili vari tipi di schiuma in funzione del prodotto che si vuole estinguere, del tipo di incendio e del tipo di intervento che si vuole attuare.

  • 1.2.2.4.3. Le polveri antincendio.

Le

p o l v e r i

a n t i n c e n d i

sono

costituite

da

miscele

di

sostanze

chimiche

combinate insieme: bicarbonato di sodio o

di

potassio,

solfato

di

ammonio

fosfato

monoammonico etc; sono inoltre presenti additivi lidrorepellenza, e per la compatibilità con le schiume.

per

migliorare

la

scorrevolezza,

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica 1.2.2.3.4. Classe D: fuochi di metalli. Questicloruro di sodio. Tutti gli altri agenti estinguenti sono sconsigliati (compresa l ’ acqua) dato che possono avvenire reazioni con rilascio di gas tossici o esplosioni. 1.2.2.4. Le sostanze estinguenti. Le s o s t a n z e e s t i n g u e n t i sono sostanze chimiche e naturali che attraverso vari meccanismi, provocano l ’ estinzione del fuoco. 1.2.2.4.1. L’ acqua. L’ a c q u a è la sostanza estinguente più comune e diffusa (anche per il suo basso costo). Esercita un azione di raffreddamento separazione e soffocamento. Risulta molto efficace sui fuochi di classe A (incendi di legname, di carta, di bosco, di sterpaglie ecc.), può essere usata su fuochi di classe B solo quando il combustibile ha una densità maggiore dell ’ acqua. Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco utilizza principalmente l ’ acqua per estinguere gli incendi. Nei vari Comandi e nei Distaccamenti presenti sul territorio nazionale sono conservate le piante della dislocazione degli idranti sul territorio per rifornimenti in soccorso, gli stessi vanno periodicamente controllati e manutentati. L ’ uso dell ’ acqua nell ’ estinzione di alcuni incendi anche di classe A deve essere adeguato al tipo di incendio e limitato all ’ estinzione e all ’ eventuale procedura di smassamento dei materiali per eliminare focolai nascosti nelle braci. L ’ acqua in quanto buon conduttore elettrico non deve essere usata per spegnere incendi di apparecchiature elettriche sotto tensione, è controindicata nei fuochi da metalli e da polveri particolarmente reattive perché potrebbe dare origine a reazioni pericolosi; 1.2.2.4.2. La schiuma. La s c h i u m a è costituita da una miscela di acqua, liquido schiumogeno e aria o altro gas inerte. Esercita un azione meccanica di separazione tra il combustibile e il comburente ossigeno presente nell ’ aria, di raffreddamento (azione endogena) e di soffocamento. L ’ uso della schiuma è indicato particolarmente per i focolari di classe B, principalmente per serbatoi contenenti liquidi infiammabile. L ’ erogazione del prodotto ai fini dello spegnimento avviene per mezzo di particolari lance, in uso al Corpo Nazionale VVF. Sul mercato vi sono disponibili vari tipi di schiuma in funzione del prodotto che si vuole estinguere, del tipo di incendio e del tipo di intervento che si vuole attuare. 1.2.2.4.3. Le polveri antincendio. Le p o l v e r i a n t i n c e n d i sono costituite da miscele di sostanze chimiche combinate insieme: bicarbonato di sodio o di potassio, solfato di ammonio fosfato monoammonico etc; sono inoltre presenti additivi l ’ idrorepellenza, e per la compatibilità con le schiume. per migliorare la scorrevolezza, Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo;possono applicarsi condizioni ulteriori 27 " id="pdf-obj-26-149" src="pdf-obj-26-149.jpg">

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Concorso Vigili del Fuoco 2016

Scienza e tecnica

Le polveri si possono dividere in due categorie principali: p o l i v a l e n t i , idonee per lestinzione di fuochi di classe A-B-C; b i v a l e n t i , polveri a base di bicarbonato di sodio o

  • di potassio, specifiche per lestinzione di fuochi di classe B-C.

Nello spegnimento di un incendio la polvere estinguente produce i seguenti effetti: I) soffocamento; II) raffreddamento; III) schermatura ed ignifugazione delle parti incombuste.

Le polveri antincendio risultano normalmente dielettriche, quindi utilizzabili su apparecchiature elettriche sotto tensione. La norma EN3-7:2004 prevede infatti che la prova dielettrica venga effettuata solo su estintori a base dacqua escludendo le altre tipologie. La finissima granulometria delle polveri ne sconsiglia luso su impianti elettronici e su apparati digitali e C.E.D. in quanto le particelle potrebbero danneggiare i componenti .

1.2.2.4.4. Anidride carbonica.

La n i d r i d e

c a r b o n i c a

(CO 2 )

è

un

gas

intermedio

cui

si

sfruttano

le

caratteristiche soffocanti. Si conserva in bombole sotto forma di miscela liquido-gassosa.

La sua azione di agente estinguente si sviluppa in raffreddamento e soffocamento o inibizione dellossigeno. A causa della bassa conduttività elettrica è impiegata a protezione dei quadri elettrici sotto tensione.

1.3. Concetti elementari di Dinamica 1.3.1. Introduzione.

Il ramo della meccanica 18 che ha per oggetto lo studio del moto dei corpi in relazione con le forze che lo producono è detto d i n a m i c a . Due sono dunque i suoi scopi e cioè quello di stabilire quali cause (forze) abbiano prodotto un determinato movimento di un corpo e quello

  • di stabilire quale movimento avrà un corpo assoggettato a determinate forze.

Lo sviluppo di questa disciplina, come dellintera meccanica, risale al XVII e XVIII secolo e si deve principalmente a Galileo Galilei e Isaac Newton. I tre principi da essi formulati, detti appunto principi della dinamica, permettono di determinare il moto di qualunque sistema

18 La m e c c a n i c a è il ramo della fisica che ha per oggetto le leggi del moto dei corpi. La meccanica si suddivide in tre branche distinte: la cinematica, che studia i moti a prescindere dalle cause che li hanno prodotti; la dinamica, che stabilisce la relazione tra il moto e le sue cause (le forze); e la statica, che studia le condizioni di equilibrio dei corpi. Le principali grandezze fisiche coinvolte nella descrizione meccanica del moto sono spazio, tempo, velocità, accelerazione, massa, forza, energia, lavoro. La formulazione delle leggi della meccanica risale ai secoli XVII e XVIII e si deve principalmente a Galileo Galilei e Isaac Newton. Al primo è riconosciuto il merito di aver impostato il metodo scientifico e di aver compiuto le prime osservazioni del mondo fisico in modo rigoroso. In particolare, Galileo compì studi approfonditi su uno dei moti più comuni tra quelli osservabili nel mondo macroscopico: la caduta dei gravi; mostrò che la velocità di un grave in caduta libera aumenta a un ritmo costante nel corso della caduta e che questo ritmo, se si trascurano gli effetti dellattrito, è uguale per tutti i corpi. Poco più tardi il matematico e fisico inglese Isaac Newton definì rigorosamente i concetti di forza, massa e accelerazione, ed enunciò il principio, noto oggi come seconda legge della dinamica, che definisce la relazione tra queste grandezze. Le leggi di Newton sono tuttora valide per la descrizione dei fenomeni ordinari. Si sono invece rivelate inappropriate per la descrizione dei sistemi microscopici latomo, il nucleo atomico e le particelle elementari e di quelli che coinvolgono velocità dellordine della velocità della luce; per i primi, a partire dagli inizi del XX secolo, è stata formulata la meccanica quantistica; per i secondi, la teoria della relatività di Albert Einstein.

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica Le polveri si possono dividere in due

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Concorso Vigili del Fuoco 2016

Scienza e tecnica

meccanico, note le forze a esso applicate e la posizione occupata dal sistema all’istante iniziale 19 .

  • 1.3.2. La massa.

La m a s s a è una grandezza fisica che esprime l’attitudine di un corpo a opporsi alle variazioni del suo stato di quiete o di moto (ossia ne fornisce una misura dell’inerzia), e la sua

caratteristica di essere sottoposto alla forza di gravità.

Nel primo caso si parla più precisamente di

m a s s a

i n e r z i a l e ,

nel secondo, di

m a s s a

g r a v i t a z i o n a l e 20 .

La massa può essere misurata con una b i l a n c i a

a

b r a c c i

u g u a l i . In una bilancia a bracci uguali, i piatti sono appesi a un

giogo che poggia nel fulcro di un sostegno, e un indice solidale al giogo indica quando sui piatti sono poste masse uguali. Poiché entrambe le masse sono soggette alla stessa attrazione gravitazionale, la pesata avviene per confronto ed è indipendente dalla località.

  • 1.3.3. Il peso.

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica meccanico, note le forze a esso applicate

Il p e s o di un corpo è la forza, proporzionale alla sua massa, che lo attrae verso il centro della Terra. È una grandezza vettoriale, e quindi è definita da unintensità, una direzione e un verso. In formula:

P

mg

dove m è la massa e g

rappresenta l’a c c e l e r a z i o n e

d i

g r a v i t à .

Benché, anche in questa dispensa si è soliti (per comodità didattica) indicare il peso utilizzando l’unità di misura della massa (Kg, g, etc.), va evidenziato che il peso essendo una forza, non si misura in Kg bensì in Newton 21 (N).

Il peso di un corpo può essere determinato con il d i n a m o m e t r o . La deformazione della molla dipende dalla locale attrazione gravitazionale: perciò un dinamometro indicherà pesi differenti per la medesima massa (o quantità di

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica meccanico, note le forze a esso applicate
  • 19 Non sono validi, invece, per sistemi dotati di velocità paragonabili alla velocità della luce, per i quali vanno apportate le correzioni relativistiche, e per i sistemi microscopici, per i quali valgono le leggi della meccanica quantistica.

  • 20 Le definizioni dei due tipi di massa, inerziale e gravitazionale, vengono ricondotte a due principi fisici differenti. La m a s s a i n e r z i a l e è definita in base alla seconda legge di Newton (F = ma), come la costante di proporzionalità tra la forza applicata a un corpo e l’accelerazione che esso acquista per effetto di tale forza. Essa esprime quindi l’inerzia del corpo, ovvero una forma di “‘resistenza”‘ che il corpo offre all’azione di

cause che possono alterare il suo stato dinamico. A parità di forza applicata, maggiore è la massa inerziale,

minore è l’accelerazione acquistata dal corpo. La m a s s a g r a v i t a z i o n a l e è invece definita in base alla legge di gravitazione universale (F = GmM/R 2 ), secondo la quale due corpi aventi masse rispettivamente pari a m e M interagiscono per mezzo di una forza attrattiva di intensità direttamente proporzionale al prodotto delle due masse e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza. Questa legge si applica sia al moto dei pianeti (e costituisce la giustificazione teorica delle leggi che ne regolano il moto), sia ai corpi in caduta libera sulla superficie terrestre.

  • 21 N e w t o n : unità di misura della forza adottata dal Sistema Internazionale. Si indica con il simbolo N ed è intitolata al fisico britannico Isaac Newton. La sua definizione discende direttamente dal secondo principio della dinamica - formulato appunto da Newton - secondo cui la forza F che agisce su un corpo di massa m è direttamente proporzionale allaccelerazione che il corpo acquista per effetto della forza: in formule, F = m a. 1 N è quindi definito come la forza che, agendo su una massa di 1 kg, produce su di essa unaccelerazione di

    • 1 m / s 2 .

Concorso Vigili del Fuoco 2016 Scienza e tecnica meccanico, note le forze a esso applicate

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Concorso Vigili del Fuoco 2016

Scienza e tecnica

materia) in luoghi che risentono di un’attrazione gravitazionale diversa.

Tanto è vero che il peso di un corpo di massa fissata dipende così dalla sua posizione sulla

superficie terrestre; in particolare, diminuisce all’aumentare della quota e, per effetto della

forza centrifuga dovuta al moto di rotazione della Terra, nonché per effetto del rigonfiamento

equatoriale terrestre, aumenta spostandosi dal polo all’equatore (all’equatore il peso si riduce

di 1/193 rispetto al polo).

  • 1.3.4. L’inerzia e il primo principio della dinamica.

Li n e r z i a è la proprietà intrinseca della materia di opporsi a qualunque cambiamento del proprio stato di quiete o di moto.

Dal punto di vista teorico questa proprietà è descritta dal p r i m o

p r i n c i p i o

d e l l a

d i n a m i c a ,

detto anche

principio dinerzia, introdotto da Galileo e successivamente

riformulato da Newton; esso afferma che un oggetto conserva il proprio stato di quiete o di

moto a meno che non intervenga una causa esterna (una forza) a modificarlo o, in altre parole,

un oggetto, n o n

s o g g e t t o

a

f o r z e

e s t e r n e ,

m u o v e

d i

m o t o

r e t t i l i n e o

u n i f o r m e .

r i m a n e

i n

q u i e t e

o

s i

Il principio di inerzia non è di banale osservazione: consideriamo per esempio una biglia (assimilabile nella nostra trattazione ad un punto materiale) che rotola su una superficie piana orizzontale molto estesa. La nostra esperienza ci dice che con il passare del tempo la biglia

rallenta fino a fermarsi; questo è dovuto al fatto che interagisce con il piano e con l’aria. Si

può osservare, comunque, che facendo diminuire progressivamente questi attriti (rarefacendo

l’aria e lisciando il piano per diverse volte) la biglia percorre sempre più strada prima di fermarsi. L’idea che sta alla base del primo principio è che facendo diminuire gli attriti fino a

renderli nulli (in teoria), il corpo non rallenti e quindi non si fermi mai, cioè persista nel suo

stato di moto rettilineo uniforme.

Si può ottenere una misura dellinerzia di un corpo misurando la sua massa inerziale: è infatti questa grandezza fisica a determinare la risposta di un corpo allapplicazione di una forza, come prescrive la seconda legge della dinamica. Il secondo principio della dinamica (sempre formulato da Newton) infatti afferma che una forza applicata a un corpo gli imprime un’accelerazione che risulta proporzionale alla forza stessa e inversamente proporzionale alla massa inerziale del corpo. Così, se un corpo ha massa inerziale maggiore di un altro, sarà necessario utilizzare una forza più intensa per imprimergli la medesima accelerazione.

  • 1.3.5. La forza e il secondo principio della dinamica

In fisica per f o r z a si intende qualunque azione che alteri lo stato di moto (o di quiete) o che produca una deformazione del corpo su cui agisce 22 .

Una forza è completamente determinata quando se ne conoscono i suo tre elementi: I) punto di applicazione; II) direzione; II)I intensità.

Il secondo principio della dinamica definisce qual è la relazione tra una forza e leffetto che essa produce sul moto di un corpo: in forma matematica si scrive

22 La forza è un vettore, vale a dire una grandezza dotata di intensità, direzione e verso.

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Scienza e tecnica

dove F rappresenta la forza, a laccelerazione acquisita dal corpo ed m, costante di proporzionalità tra le due grandezze, la massa del corpo.

Dunque, se la forza è nulla (o è nulla la risultante, vale a dire la somma vettoriale di tutte le forze agenti), laccelerazione non può che essere nulla, e il corpo rimanere in quiete, o al più muoversi di moto rettilineo uniforme (primo principio della dinamica); se invece la forza è diversa da zero, il corpo acquista unaccelerazione tanto maggiore quanto più piccola è la sua massa inerziale.