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DUE DOGMI DELLEMPIRISMO:

RELAZIONE
Quine, in Due dogmi dellempirismo denuncia quelle che, a suo dire, sarebbero due assunzioni
non ulteriormente fondate dellempirismo moderno (ed in particolare dellempirismo logico). Esse
avrebbero origine da una mistificazione concernente la nozione di verit (di una proposizione).
La verit delle proposizioni (di cui consta ledificio della scienza) dipende sia da fatti linguistici che
da fatti extralinguistici. Questa duplice dipendenza crea in modo istintivo limpressione (non
suffragata da un adeguato apparato logico) che la verit di una proposizione sia scomponibile in
una dimensione linguistica ed in una fattuale (questultima empiristicamente intesa come una serie
di esperienze probanti). Questa scomponibilit porta ad assumere lesistenza di casi limite in cui
proposizioni sono vere solo sulla base della componente linguistica. Da questa constatazione
deriva laffermata distinzione tra proposizioni analiticamente vere (quelle appena definite) e
proposizioni sinteticamente vere; questa distinzione il primo dogma da Quine criticato.
Il filosofo americano si preoccupa di mostrare come le nozioni di analiticit, sinonimia e
significato si richiamino vicendevolmente, senza consentire una chiarificazione non circolare della
prima. Cos facendo, egli demolisce la discriminazione (nettamente asserita dalla tradizione
filosofica precedente) tra analitico e sintetico, mettendo in evidenza linconsistenza di una
distinzione di dimensioni (linguistica e fattuale) allinterno della nozione di verit.
La tradizione empirista, inoltre, ha sempre inteso la verit di una proposizione come basata su un
insieme di esperienze verificanti. La succitata distinzione tra dimensione linguistica e dimensione
fattuale della verit porta a declinare questa tesi in due asserzioni:
(I) ogni proposizione riducibile ad una registrazione diretta delle esperienze favorevoli
(riduzionismo);
(II) il significato di una proposizione consiste quindi nel metodo che occorre per verificarla o
infirmarla empiricamente (teoria della verificazione).
Infatti, se ha senso pensare a due componenti della verit di una proposizione e alla
trasformabilit di questultima in un asserto registrante dati sensoriali, ha quindi senso parlare di
significato della proposizione come di metodo della sua confermazione (o infirmazione) empirica,
al limite in modo vuoto (com nel caso di proposizioni analitiche), ossia indipendentemente da dati
di fatto.
(I) non altro che il secondo dogma oggetto di critiche da parte di Quine, in forza del quale viene
asserito (II). Ci che accomuna (I) e (II) lidea che per verificazione sintenda sempre
confermazione empirica di una proposizione presa singolarmente ed isolata dalle altre.
Quine respinge questa immagine del sapere scientifico: verifiche o confutazioni di ipotesi
scientifiche non coinvolgono singole proposizioni, ma un insieme solidale di asserzioni che
costituiscono ledificio delle nostre conoscenze. Con ci, pensare solipsisticamente al significato
di una proposizione come al metodo per provarla empiricamente risulta limitativo: in una serie di
esperienze probanti, ad essere coinvolto almeno linsieme di quelle proposizioni che, trovandosi
ai margini del nostro sistema di conoscenze, sono a contatto con lesperienza sensibile
(proposizioni, queste, ragionevolmente assimilabili a quelle delle scienze naturali). Se a tale
visione solipsistica (riduzionista e verificazionista a un tempo) d fondamento lassunzione per
cui esiste una distinzione tra dimensione linguistica e fattuale allinterno della nozione di verit,
tale discriminazione devessere rigettata cos come viene solitamente intesa (ossia, riferita ad una
singola proposizione, isolata dalle altre) ed estesa invece allintera rete di conoscenze
(scientifiche).
Se tale assunzione poteva consentire, mediante (II), una chiarificazione della nozione di
sinonimia e quindi di quella di analiticit, anche questultima possibilit di salvezza per il
discrimine analitico/sintetico viene meno. Si rivela evidente quindi lintimo legame tra i due dogmi
dellempirismo (distinzione analitico/sintetico, riduzionismo) e la loro comune origine nel
fraintendimento iniziale della nozione di verit.
Da ultimo Quine considera come non sia corretto parlare di contenuto empirico di una certa
proposizione particolare, ma come piuttosto di debba intendere per contenuto empirico qualcosa
che coinvolge una serie di proposizioni (periferiche) del sistema. Venendo meno la distinzione tra
analitico e sintetico, nulla vieta che una proposizione tra queste ultime possa essere ritenuta vera

malgrado qualsiasi esperienza contraria, e pi in generale che qualsiasi proposizione riceva


opportune correzioni (con alterazione del suo valore di verit) laddove razionali motivazioni
pragmatiche lo impongano. Sulla base di questo, anche le entit che si suppongono allo studio
della scienza non trovano consistenza epistemologica in una presunta datit empirica, ma piuttosto
in una postulazione culturale che motivata da solide argomentazioni razionali ed funzionale
allefficacia esplicativa di un complesso di teorie scientifiche.
Come si pu notare, le ripercussioni in campo ontologico ed epistemologico della critica ai due
dogmi dellempirismo da parte di Quine, sono notevoli e profonde. Vale la pena concentrarsi in
questa sede sul trattamento delle nozioni di significato e verit (di una proposizione) per come
traspare dal saggio quineano, con particolare attenzione per la critica alla discriminazione analitico/
sintetico condotta sulla base di riflessioni attinenti a logica e filosofia del linguaggio. Una pi
attenta considerazione delle conseguenze in campo ontologico ed epistemologico non pu qui per
questo motivo trovare adeguato accoglimento.

CRITICA DELLA DISCRIMINAZIONE ANALITICO/SINTETICO


Il primo assunto che bersaglio di critiche da parte di Quine la discriminazione tra proposizioni
vere sinteticamente (o sintetiche) e proposizioni vere analiticamente (o analitiche).
Le proposizioni sintetiche, dotate di un contenuto empirico, sarebbero proposizioni vere sulla base
di dati di fatto contingenti. Le proposizioni analitiche sarebbero vere, invece, indipendentemente da
dati di fatto, in virt del significato dei termini che in esse compaiono: esse non asserirebbero
alcunch intorno allesperienza sensibile, ma si limiterebbero a registrare la nostra decisione di
usare certi simboli [i termini che compaiono nelle proposizioni] in certi modi1.
Seguendo il testo di Quine, innanzitutto necessario distinguere, allinterno dellinsieme delle
proposizioni analitiche due sottoinsiemi:
1. un sottoinsieme di proposizioni vere per logica: presupposto un inventario di particelle logiche,
esse sono e rimangono vere per ogni interpretazione possibile dei termini che le compongono
che non siano particelle logiche;
2. un sottoinsieme di proposizioni vere per sinonimia: sostituendo un termine, che in esse
compare e che non sia una particella logica, con un termine sinonimo, esse possono essere
tradotte in proposizioni vere per logica (di cui al punto 1.).
Questo prospetto dellanaliticit non presenterebbe problemi, se facesse uso soltanto della
nozione di verit logica. In realt, limpiego del concetto di sinonimia comporta una maggiore
problematicit, data la necessit di un chiarimento di questa nozione.
Intuitivamente, due forme linguistiche (termini singolari o generali che siano) si dicono sinonime
quando presentano lo stesso significato in ogni contesto duso. Sinonimia devessere qui intesa
in senso conoscitivo: si ritiene impossibile il verificarsi di unidentit di associazioni psicologiche o
qualit poetiche.
Il punto problematico per: quando due forme linguistiche hanno lo stesso significato?
SINONIMIA PER DEFINIZIONE
Quine scarta innanzitutto lopzione per cui due forme linguistiche sarebbero sinonime per
definizione. Qualsiasi definizione che non sia una mera convenzione, si limita a registrare
sinonimie preesistenti alla definizione stessa, senza crearne di nuove:
1. nel caso di una definizione lessicografica, il definiens intrattiene con il definiendum un rapporto
(preesistente) di sinonimia diretta, limitandosi a rendere in termini pi familiari il significato del
definiendum;
2. nel caso di una definizione esplicativa, il definiens chiarisce il significato di un definiendum che
si trovi in contesti abbastanza chiari e precisi, volendo proteggerne luso corrente rendendo al
tempo stesso pi preciso luso di altri contesti; per far questo, la spiegazione si basa sulla

Cit. da Ayer, Linguaggio, logica e verit, Introduzione.

sinonimia (preesistente) di ciascuno dei contesti duso privilegiati del definiendum e del
contesto corrispondente del definiens.
Il caso della definizione per convenzione lunico in cui una definizione crei una sinonimia senza
poggiare su di essa: tuttavia, il suo impiego limitato a regole di traduzione che compaiono nei
linguaggi formali e che vengono introdotte per fini di brevit e praticit notazionali.
SINONIMIA COME SOSTITUIBILIT RECIPROCA SALVA VERITATE
I
Il filosofo americano prende quindi in considerazione lidea per cui due forme linguistiche sono
sinonime nella misura in cui possano essere reciprocamente sostituite in tutti i contesti senza
conseguente alterazione del valore di verit della proposizione allinterno della quale la
sostituzione avviene. Si concepisce quindi la sinonimia come sostituibilit reciproca salva
veritate. Fatta eccezione per il caso in cui ad essere sostituita da una forma sinonima sia una
forma compresa tra virgolette, questa nozione di sinonimia non sembra essere problematica. Ci si
pu allora chiedere se la sostituibilit reciproca salva veritate sia una condizione sufficiente (oltre
che necessaria) per stabilire se due forme sono sinonime.
Consideriamo (rifacendoci agli esempi quineani) due coppie di termini generali (predicati)
sinonimi, nel senso pi istintivo del termine: (1) scapolo, uomo non sposato; (2) creatura
con cuore, creatura con rene. Presupponiamo inoltre una lingua estensionale, in cui due
predicati che siano veri degli stessi oggetti (cio di identica estensione) siano sostituibili
reciprocamente salva veritate. Se veramente tale sostituibilit condizione sufficiente a stabilire
sinonimia, data identit di estensione si dovrebbe sempre poter parlare di sinonimia. Da una breve
analisi, si pu notare come per entrambe le coppie valga il principio di sostituibilit, data lidentit di
estensione dei termini di ciascuna coppia. Tuttavia, una considerazione altrettanto rapida della
coppia (2) ci porta a notare come i termini che vi compaiono non possano essere considerati
sinonimi. In effetti, lidentit di estensione qui garantita da dati di fatto contingenti (ossia, per nulla
necessari): nulla vieta che in un mondo possibile tale identit di estensione venga meno,
essendovi cos contesti in cui le forme non sarebbero sinonime in tutti i contesti duso. Nel caso
della coppia (1), invece, tale identit garantita dal significato dei termini, indipendentemente da
dati di fatto: ed in virt di ci possiamo definire essa sola come coppia di sinonimi.
Ne deriva che, quindi, il principio di sostituibilit non abbastanza forte da definire la nozione di
sinonimia, a meno che non intervenga la nozione di significato. Facendo intervenire la nozione di
significato, tuttavia, non perveniamo ad un ulteriore chiarimento della nozione di sinonimia: non
facciamo altro che ribadire, in nuova veste, che per sinonimia (conoscitiva) intendiamo identit di
significato in ogni contesto possibile.
II
Fino ad ora abbiamo ricercato una chiarificazione della nozione di sinonimia per poter render
ragione dellanaliticit di proposizioni del tipo Nessun scapolo sposato (= Tutti gli scapoli non
sono uomini non sposati). Tuttavia possiamo dire che la nozione di sinonimia che a noi interessa
devessere tale per cui se due forme a e b:
1. sono termini generali e sinonimi, allora la proposizione Tutti e soli gli a sono b analitica;
2. sono termini singolari e sinonimi, allora la proposizione a identico a b analitica;
3. sono proposizioni, allora la loro connessione mediante bicondizionale analitica (=
tautologica).
Definire la sinonimia in funzione dellanaliticit consente di aggiungere alle considerazioni
intuitive iniziali ulteriori informazioni, distinte per i diversi tipi di espressione. Si potrebbe parlare di
una sinonimia qui definita come sostituibilit reciproca (salvo che per forme allinterno di
virgolette) salva analytcitate. Sulla base di questi dati ulteriori si potrebbe valutare se il principio di
sostituibilit salva veritate sia una condizione sufficientemente forte per la sinonimia.
Il ragionamento di Quine muove dalla verit della proposizione Necessariamente tutti e solo gli
scapoli sono scapoli, dove nella lingua di riferimento compare un avverbio intensionale,
necessariamente. Esso consente di estendere la verit della proposizione in cui compare a tutti i
mondi possibili, anche se interpretato cos strettamente da essere applicabile solo a proposizioni
analitiche. Se scapolo e uomo non sposato sono reciprocamente sostituibili salva veritate,

allora risulta vera anche la proposizione Necessariamente tutti e solo gli scapoli sono uomini non
sposati. Dalla verit di questa proposizione si deduce lanaliticit della proposizione Tutti e
soltanto gli scapoli sono uomini non sposati, che condizione necessaria e sufficiente perch i
due termini generali che vi compaiono siano due sinonimi (come al punto 1. di cui sopra).
Come si potuto vedere, per dimostrare la sufficienza del principio di sostituibilit salva veritate si
dovuto far intervenire in questo ragionamento lavverbio intensionale (necessariamente):
avverbio che ha un senso solo laddove anche il termine analitico abbia ricevuto adeguati
chiarimenti, cio laddove lanaliticit sia stata presupposta.
Risultato di queste considerazioni ancora una volta la stessa conclusione: e cio che il principio
di sostituibilit reciproca salva veritate per forme linguistiche non una condizione sufficiente per
chiarire la nozione di sinonimia conoscitiva. Tale permanente oscurit non consente di chiarire la
nozione di analiticit, n tantomeno quella di significato.
III
Quine prende da ultimo in considerazione il fatto che, sebbene nel linguaggio naturale sia difficile
tracciare un confine preciso tra proposizioni analitiche e sintetiche, ci sia possibile in modo
preciso in un linguaggio formale mediante lintroduzione di opportune regole semantiche.
Possono esse dare, allora, una definizione sufficiente della nozione di analiticit?
La risposta negativa, in quanto la distinzione che esse pongono tra proposizioni, creando l
insieme delle proposizioni analitiche, una discriminazione che si basa su una nozione di
analiticit non ben chiarita. Non vale neppure sollevare lobiezione per cui, per definire lanaliticit
si potrebbe parlare di proposizioni vere secondo le regole semantiche: ad essere oscuro qui il
significato dellespressione regole semantiche, che dipende dalla nozione di analiticit.
Da queste ultime considerazioni Quine non pu che concludere lirrimediabile indefinitezza della
tradizionale discriminazione analitico/sintetico. In particolare, ripercorrendo le argomentazioni del
filosofo americano, si pu delineare un quadro del genere:
1. la nozione di analiticit si pu spiegare in funzione della nozione di significato e di
sinonimia;
2. la nozione di sinonimia, a sua volta, viene definita sulla base della nozione di significato e
non pu non essere chiarita che facendo uso della nozione di analiticit;
3. la nozione di significato viene qui trattata allinterno di una teoria dellanaliticit e della
sinonimia, senza ricevere definizioni chiarificatrici.
La circolarit di rapporti tra queste nozioni, qui tratteggiata, consente a Quine la demolizione del
primo dogma dellempirismo e la critica del secondo, che segue lesposizione qui riportata.